Seduta n.150 del 20/06/2001
CL SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Mercoledì 20 Giugno 2001
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
indi
del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 07.
biancU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 28 marzo 2001, che è approvato.
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
Interrogazione CASSANO sulla richiesta di irrogazione di sanzioni da parte dell'Ufficio delle entrate relativamente all'opera di potenziamento dell'acquedotto del Bidighinzu condotta principale per Sassari e i Comuni di Ossi, Tissi, Ittiri, Usini di cui al P.S. 25/74. (265)
(Risposta scritta in data 18 giugno 2001.)
Interrogazione MANCA sulla situazione dell'impianto di depurazione centralizzato per gli scarichi industriali del Sologo e per i reflui dei Comuni di Galtellì, Irgoli, Loculi e Onifai. (292)
(Risposta scritta in data 18 giugno 2001.)
Interrogazione DETTORI Bruno - DEIANA sul contenzioso in corso tra C.R.A.S. e Consorzio Interprovinciale Frutticoltura (CIF) (Cagliari, Oristano, Nuoro) per i terreni dell'azienda in agro di Illorai, località Iscra". (319)
(Risposta scritta in data 18 giugno 2001.)
Interrogazione ORRU' - CALLEDDA - MARROCU - PUSCEDDU sulla chiusura del Centro Unificato Automazione (CUAS) sede di Cagliari da parte delle Poste Italiane S.p.A. (337)
(Risposta scritta in data 18 giugno 2001.)
Interrogazione ORRU' - FALCONI - PINNA - CUGINI sulla domanda di autorizzazione per l'apertura di una grande struttura di vendita nel comune di San Sperate. (347)
(Risposta scritta in data 18 giugno 2001.)
Continuazione della discussione della mozione Cugini - Fadda - Balia - Cogodi - Biancu - Dettori Ivana - Pusceddu - Calledda - Deiana - Demuru - Dore - Falconi -Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico Pinna - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo sul grave stato di paralisi ed inefficienza della Regione sarda" (42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 42.
E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, alcune brevi considerazioni saranno sufficienti ad inquadrare una situazione che per la maggioranza - non so se la si debba chiamare già ex maggioranza - si sta sempre più complicando. Credo che con la discussione odierna la commedia degli equivoci e degli inganni, iniziata all'indomani delle elezioni regionali del 1999, abbia raggiunto il suo apice. I suoi protagonisti hanno ridotto ai minimi livelli la credibilità delle istituzioni autonomistiche: stessa regia, stessa tecnica, uguale tattica. Personaggi politicamente poco decorosi giocano con le istituzioni, dando prova di una superficialità che è a dir poco allarmante.
In un simile contesto non sorprende che il nostro livello autonomistico sia spudoratamente vilipeso; sono indispensabili per voi consoli e proconsoli, o romani o milanesi, per farvi quadrare il cerchio. Vi chiedo: con quale coraggio parlate e discutete di autonomia politica e amministrativa per la Sardegna? Con quale credibilità fate riferimento, come spesso vi accade, ad autonomie di provata e sicura storia, quando voi avrete al massimo, come autonomia, quella personale, e qualcuno neanche quella? In questa situazione non è dato sapere in che modo l'attuale maggioranza e la sua Giunta possano proseguire nell'azione di governo.
Infatti, fin dalla sua formazione, l'Esecutivo, più che per governare e fare proposte, ha utilizzato il suo tempo per occupare il potere e riempire tutte le caselle del sottogoverno. Forse, ma non ne sono tanto sicuro, solo in questo settore il programma iniziale è stato ampiamente rispettato. Non credo che siano in tanti, nei banchi della maggioranza - quasi assente, a dire il vero, oggi - a continuare a invocare la volontà popolare e a minacciare il baratro, qualora venissero meno le condizioni per vedervi al governo. Ormai la gente ha ampiamente compreso che la loro volontà, manifestata o non manifestata chiaramente, può essere tranquillamente disattesa per sostituirla con espressioni di governo che rispondono ad altri equilibri. La situazione politica è ormai precipitata e rischia di coinvolgere tutti e tutto, sia l'azione della Giunta, sia l'operatività del Consiglio regionale, tra le più basse della recente storia autonomistica. In sei mesi del 2001 soltanto la legge finanziaria - presentata in Consiglio più per soddisfare strategie elettorali che per fare gli interessi della Sardegna - è stata approvata, chiaramente con quattro mesi di colpevole ritardo da parte della maggioranza; progetti di legge fondamentali per la nostra economia giacciono in Commissione senza possibilità di essere mossi, perché le Commissioni si riuniscono raramente e i loro Presidenti, per mancanza di maggioranza, vengono ormai eletti per motivi "geriatrici". Non se ne dolgano i colleghi, chiaramente rispettabilissimi, ma la cruda realtà è questa e non la si può nascondere. Se di tutto questo non se n'è ancora presa coscienza, consentitemi di dirvi che il fatto è ancora più grave.
In questi due anni circa di governo del centrodestra in Sardegna nessuno degli obiettivi programmatici è stato raggiunto; tutte le mirabolanti e fantasmagoriche promesse elettorali non hanno avuto seguito. Se poi esisteva, visti i personaggi, un programma segreto, allora ditelo e fatecelo conoscere. Non riesco a immaginare quali argomentazioni e quali pretesti possiate accampare per trovare giustificazioni a un così evidente insuccesso. Ma ciò che preoccupa è che i leader, veri o presunti, delle forze politiche di maggioranza non dimostrano di essere in grado di affrontare una così profonda crisi politica evitando di conoscerne le ragioni. Le ragioni sono quelle note e principalmente riguardano la vecchia, sperimentata lotta per il raggiungimento e il soddisfacimento delle ambizioni e degli appetiti personali più che politici; appetiti di singoli esponenti o dei Gruppi della variegata maggioranza. Il risultato è che tutte le azioni della Giunta e del Consiglio sono ingessate da tempo, condizionate pesantemente da posizionamenti strumentali e di vero e proprio ostruzionismo da parte della stessa maggioranza. I danni che questo andazzo procura non sembrano destinati a diminuire, anzi è ormai molto probabile il rischio di registrare la perdita delle ingenti risorse che derivano alla Sardegna dall'essere sicuramente per l'ultima volta nell'Obiettivo 1; rischio che fu da noi già paventato nel mese di febbraio, durante la discussione della manovra finanziaria, ma, chiaramente, nessuno prese sul serio il nostro allarme.
Questo sta a dimostrare la diffusa incapacità a spendere le somme messe a disposizione dai fondi europei dei quadri comunitari di sostegno, e di conseguenza il divario che separa l'economia sarda dall'economia del resto d'Italia e da quella europea non si attenuerà. Interi settori continuano a patire l'assenza di azioni concrete di governo che ne garantiscano la ripresa; l'agricoltura al tracollo e la zootecnia malata sono forse gli esempi emblematici dell'inefficienza della Giunta e della sua maggioranza. Alla politica del fare avete dimostrato di preferire quella dell'affare; ma non poteva essere diversamente, considerando che questa Giunta non è nata dal confronto politico, ma dal potere di ricatto dei singoli consiglieri regionali.
Comunque nel dibattito è assente uno degli argomenti principali, e cioè il fatto che il presidente Floris è stato sfiduciato da quattro componenti del suo Gruppo più il rappresentante del CDU, quindi da cinque consiglieri su quarantacinque. Cinque consiglieri della sua maggioranza le tolgono la fiducia, signor Presidente, e lei deve prenderne atto e agire di conseguenza. Un uomo di grande esperienza politica come lei non può non dare a questo fatto la giusta interpretazione. Vi è da augurarsi che tutta questa messinscena finisca presto, che la pantomima sia alla fine.
Nell'interesse di tutta la Sardegna ritengo opportuno che la maggioranza, se non è in grado di reggere le sorti di questo Esecutivo, valuti tutte le possibilità politiche per dare al più presto alla nostra Isola un Esecutivo più degno e autorevole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo perché ritengo che sia oltremodo doveroso, in un momento come questo, esprimersi per evidenziare le opportunità che questo Consiglio continua a perdere. Non intendo quindi esprimere il dubbio, d'altronde anche forte, che si possa andare avanti con una maggioranza a cui costantemente mancano i numeri per potersi reggere e che continua a dibattere su chi deve guidarla, su come devono essere distribuiti gli Assessorati, su quali pesi devono in qualche modo essere rivisti per renderli un po' più corrispondenti ai risultati dell'ultima tornata elettorale, che ha visto tutto il Consiglio fortemente assente, nonostante le esigenze che la nostra regione ha, nonostante il forte ritardo con cui è stata approvata la legge finanziaria e l'impossibilità di attuarla, visto che i disegni di legge ad essa collegati non sono stati ancora approvati.
Intervengo, invece, per evidenziare il fastidio e la disattenzione che questo Consiglio dimostra per l'opportunità che l'opposizione ha offerto con la presentazione di questa mozione, cioè quella di poter fare una riflessione per evitare che questa maggioranza, che non vuole essere disturbata, continui a spartirsi le "spoglie", continui a spartirsi quelle opportunità che dovrebbero essere dei sardi e che invece pare siano solo ed esclusivamente di coloro che intendono gestirle.
Questa maggioranza, si diceva ieri, non ha alternative. Io credo che un'alternativa esista: prescindendo dai numeri e da chi deve guidare la maggioranza, io credo che l'unica alternativa, sia quella di mettersi a lavorare, visto il bilancio fallimentare di un anno e mezzo di governo del centrodestra. Credo che si possa anche entrare nel merito di questo argomento, visto che in quest'anno e mezzo non si è concluso proprio un bel niente, si è solo parlato tanto, e anche nell'ultima tornata elettorale è stato ribadito tutto ciò che si potrebbe fare. D'altronde mi pare che siano noti a tutti i discorsi sulle opportunità che la nostra regione potrebbe cogliere; discorsi che ha fatto anche l'onorevole Pili, nonostante il bilancio fallimentare di un anno e mezzo di governo di questa maggioranza, che non ha portato a nulla se non a esaurire la credibilità di questo Consiglio, e quindi anche la dignità di ciascuno di noi che, qui dentro, si trova del tutto impossibilitato a dare il proprio contributo, perché le Commissioni non funzionano, numerosi progetti di legge sono fermi dall'inizio della legislatura e sono troppe le risorse non spese. L'alternativa, questo bisogna sottolinearlo e prenderne coscienza, è quella di cominciare a lavorare. Questo lo dico perché l'unico argomento che sta tenendo banco pare sia quello di sapere se diventa assessore Tizio o Caio, in rappresentanza di un territorio piuttosto che di un altro. A questo punto, Presidente, io ritengo davvero che noi ci dobbiamo scrollare di dosso questo modo di fare politica, che i sardi credo non vogliano.
La vera alternativa è dunque quella di mettersi a lavorare, per il semplice fatto che le occasioni per poter produrre sono tante. Stiamo per affrontare la nuova stagione turistica, e a questo proposito voglio porre all'Assessore competente e all'intera Giunta una domanda: cos'è cambiato rispetto all'anno scorso per quanto riguarda le opportunità che la nostra regione, che si è candidata da tempo ad avere un'economia principalmente basata sul turismo, può offrire? Abbiamo visto che il fenomeno degli incendi si è intensificato, ci siamo resi conto che vi è una totale disattenzione per l'immagine che della nostra Isola dobbiamo offrire all'esterno, e lo dimostra anche quella recente e fastidiosa vicenda - probabilmente inevitabile, ma non entro nel merito - che ha costretto dei turisti a fare velocemente le valigie e ad andar via da un albergo che stava per essere demolito. Non sarebbe successo nulla se si fosse rinviata la demolizione alla fine della stagione turistica. Su questa vicenda era stata presentata un'interrogazione, nel tentativo di evitare che la parte abusiva del complesso alberghiero in questione fosse demolita, ma probabilmente pochi consiglieri non avevano questa forza. Ci sarebbe voluto l'intervento di tutto il Consiglio, sicuramente della Giunta, e anche lei, Presidente, forse avrebbe potuto fare qualcosa in quella direzione.
Io non voglio entrare nel merito della specificità dell'argomento, parlo in particolare dell'immagine che noi continuiamo a dare all'esterno, l'immagine cioè di una regione disorganizzata e disattenta rispetto alle sue stesse esigenze. Parliamo di incendi e ci ritroviamo costantemente disarmati, ogni anno si ripete la solita situazione, allora io dico che davvero non è cambiato nulla. In un anno e mezzo questa maggioranza non è riuscita a fare niente di diverso da quello che si era fatto in passato e ha disatteso gli impegni da lei stessa assunti. In un anno e mezzo, questa è la realtà, abbiamo dovuto far fronte alle calamità che si sono abbattute sulla nostra regione, quali la siccità e il morbo della lingua blu che ha causato gravissimi danni al settore della zootecnia; abbiamo dovuto stanziare ingentissime risorse finanziarie - che potevano essere utilizzate in maniera diversa - anche per combattere i danni provocati dalle alluvioni. Il nostro territorio è del tutto privo di strutture, la viabilità è assolutamente inadeguata, le linee ferroviarie tagliano la nostra regione in due, e questo Consiglio e soprattutto questa maggioranza non reagiscono come dovrebbero, perciò ritengo che sia davvero il caso di incominciare a cambiare.
C'è qualcosa che non funziona e non credo che sia soltanto una questione di numeri; credo invece che questa maggioranza debba avere una mentalità diversa, che è quella di non occupare poltrone, di farsi carico delle responsabilità che ha assunto, e se ha i numeri governi, se non ha i numeri lasci spazio, perché chi li ha, probabilmente riuscirà a imporre una linea che modifichi la situazione attuale.
Io ritengo che questa sia in particolare l'analisi che si può fare. Il bilancio fallimentare evidenzia che c'è qualcosa che non ha funzionato. Abbiamo visto che da questo Consiglio diversi consiglieri, promossi al Parlamento, sono andati via, altri ne sono arrivati e credo che stiano apprendendo con sconcerto qual è il lavoro che questo Consiglio sta cercando di portare avanti. Appena arrivati si ritrovano a discutere di argomenti che non riguardano il bene della nostra regione, ma che riguardano una situazione che sicuramente nessuno di loro avrebbe voluto trovare e nessuno di noi vorrebbe portare all'esterno, perché i sardi che ci guardano proprio in questo momento credo che non ci capiscano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevole colleghi, sono passati ormai due anni da quando i sardi ci hanno conferito un mandato politico che, se da un lato ci onora, dall'altro ci attribuisce grandi responsabilità per le scelte che siamo chiamati a fare.
Non è un mistero per nessuno che questo Consiglio nasca da una legge elettorale ambigua e superata, sicuramente non adatta ad accompagnare il cammino di profonde riforme che la nostra Isola deve iniziare con forza, se non vuole vedersi presto tagliata fuori dai grandi processi di sviluppo in corso a livello nazionale e internazionale. Il bipolarismo oggi è entrato profondamente nella sensibilità della gente, ma a suo tempo ha diviso l'area laica, l'area liberale e socialista, costringendo molti di noi a fare scelte in campi opposti. Sappiamo bene che se la rotta deve procedere dritta verso la meta, bisogna che il timone sia manovrato con mano ferma, ma è anche evidente che da una legge poco moderna e tecnicamente mal congegnata non poteva che derivare un quadro di difficile governabilità e un costante rischio di instabilità politica per la nostra regione. Ma questo non può essere e non deve essere un alibi per nessuno. In troppe occasioni questa nostra Assemblea, più che per l'impegno sulle grandi questioni politiche, sociali ed economiche che sono sotto gli occhi di tutti, si è distinta per il tempo impiegato in interminabili discussioni fatte in politichese, discussioni sterili rispetto alla soluzione dei problemi che i sardi ci hanno chiamato ad affrontare.
Secondo me era perciò necessario ripartire dalla chiarezza. Serve, come anche altri colleghi di altri Gruppi hanno affermato, una stagione di vere e grandi riforme; riforme così grandi e importanti per il futuro della Sardegna da non poter fare a meno del contributo di uno solo di noi, indipendentemente dal fatto che appartenga alla maggioranza o all'opposizione, anche con la costituzione dell'Assemblea costituente. Forza Italia sarà della partita, con impegno e convinzione. Su questi temi, come su tutte le grandi questioni che riguardano il futuro della nostra terra, vogliamo confrontarci con le idee e i progetti delle altre forze politiche. Siamo consapevoli del ruolo che gli elettori sardi ci hanno dato due anni fa e hanno confermato più volte, nel 2000 e nel 2001, fino ad oggi, ma nello stesso tempo siamo lontani da miopi tentazioni egemoniche. In questo cammino vorremmo trovarci domani più numerosi, vorremmo che l'innesto di idee e proposte provenienti da quella grande cultura politica che si ritrova negli eredi nella tradizione laica e autonomistica dell'Isola contribuisse a fare più ricco il progetto politico che abbiamo iniziato; vorremmo raccogliere e interpretare, insieme a loro, quella fortissima domanda di cambiamento che proviene dai cittadini, dal mondo economico e dalla società sarda; vorremmo tradurre tutto ciò in progetti e proposte politiche chiari e condivisi, da realizzare in tempi certi e con il contributo di tutti.
Nel 1999 l'esito delle elezioni regionali ha segnato un momento di forte discontinuità rispetto a un passato remoto e recente di governo delle sinistre, il cui risultato negativo era sotto gli occhi di tutti. Questa maggioranza ha iniziato un percorso difficile, ponendosi da subito obiettivi programmatici ambiziosi; diverse volte ha saputo resistere alle inevitabili burrasche della politica di tutti i giorni, dando prova di compattezza interna e senso di responsabilità. E anche oggi ciascuno di noi deve riflettere a fondo: deve riflettere sull'importanza di un governo forte e autorevole per il futuro della Sardegna e deve ritrovare la saggezza e il coraggio di far prevalere, oggi più che mai, ciò che ci unisce, ed è moltissimo, su ciò che potrebbe dividerci. Personalmente, conoscendo la passione politica e la serietà dell'impegno di molti colleghi della maggioranza, credo che sarà possibile, proprio da un momento di aperto confronto, ritrovare compattezza e forza nel sostegno dell'azione del governo.
Con la stessa lealtà e chiarezza vorremmo confrontare da domani le nostre posizioni sui grandi temi dello sviluppo: occupazione, turismo, agricoltura, trasporti, infrastrutture, riforme. Se questa sfida sarà vinta sarà un successo di tutti e innanzitutto dell'istituzione regionale che riacquisterà agli occhi dei sardi il prestigio che merita, e per il quale i padri della nostra autonomia hanno profuso, al di là delle parti, anni di appassionato impegno politico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Non posso nascondere un po' di delusione, in quanto mi sarei aspettato da alcuni colleghi dell'opposizione interventi più dettagliati e approfonditi, che ci chiarissero meglio, dal punto di vista tecnico, il perché della carenza di risultati, invece che proporre solamente un insignificante ordine cronologico dei ritardi. Non parlo di interventi risolutivi, perché le soluzioni non spetta a voi indicarle, ma di interventi costruiti con dati che spieghino secondo il vostro punto di vista il perché dell'insoddisfazione.
Sono certo che più avanti alcuni colleghi, che ne hanno le qualità, faranno interventi di questo genere - perché finora non ne abbiamo sentito nemmeno uno - dando un contributo vero, serio, ma soprattutto nuovo. La lista è fatta da questa maggioranza e la conoscevamo già; l'opposizione, che si è dimostrata spenta e ripetitiva, basa ormai da mesi la strategia e la speranza dei propri risultati politici su qualcun altro che deciderà o che giudicherà senza guardare mai all'interno delle proprie miserie. E' giusto che un'opposizione come questa raccolga dagli elettori solo le ceneri dei grandi ideali che la vostra stessa gente non riconosce più in molti di voi, per come parlate, per come avete parlato e per come vi siete comportati. Ogni volta auspicate in aula dibattiti di alto profilo; dovreste riascoltare quanto detto da alcuni di voi un mese fa, sei mesi fa, un anno fa. Provate a riascoltarvi, siete come un disco incantato, che ripete sempre la solita musica. Trovate voi l'alto profilo di cui siete capaci! Dove sono i Democratici di Sinistra e che lingua stanno parlando con la propria base? Caro Gian Mario, dove siete finiti voi del Partito Popolare Italiano, con chi siete? Per trovarvi bisogna chiedere il permesso ad altre sigle che vi hanno completamente fagocitato, che vi stanno cancellando e oscurando!
FADDA (Popolari-P.S.). Che cosa stai dicendo?
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Noi tre siamo qui, il PPS c'è, ci siamo e la nostra autonomia di partito non è messa in discussione.
FADDA (Popolari-P.S.). Dov'è?
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Questa maggioranza nasce da un sistema proporzionale nel quale, come PPS, ci riconosciamo con forza; questa maggioranza nasce con un atto chiaro e trasparente, frutto di mesi e mesi di crisi che non hanno ribaltato nulla, perché nulla e nessun governo c'era.
FADDA (Popolari-P.S.). Il segretario dove ce l'avete?
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). E come PPS siamo orgogliosi di averlo creato e di poterlo ancora migliorare da veri protagonisti. Siamo cresciuti nel territorio grazie a una scelta di campo chiara e basata su un programma altrettanto chiaro che la gente ha capito e gli elettori hanno saputo ben interpretare. Ma ci chiediamo, sempre di più, come ancora non riusciate, voi, a vedere i vostri sbagli, sanciti dal voto popolare. Eravate infatti così impegnati a parlare dei nostri tre voti, che non avete più parlato con la gente, con le imprese, con i sindacati, e nel frattempo avete perso migliaia di voti in tutto il territorio. Tutto questo per la vostra incapacità di fare un esame di coscienza e di rinnovarvi politicamente; vi siete basati solo su attacchi insignificanti e ben lontani dalle risposte che la gente di centrosinistra, che manifestava palesemente con il dissenso il proprio disagio, si attendeva.
Da quando abbiamo fatto la nostra scelta come PPS i risultati elettorali ci hanno dato sempre ragione, a voi le conclusioni. Chi si è sbagliato? Non lo sappiamo, rifletteteci. Siamo comunque ancora convinti che una stagione di vero e maturo confronto ridarebbe vigore a un'autonomia forse presunta, che i nostri padri politici hanno impostato, ma non rafforzato e seguito sufficientemente secondo l'evolversi dei tempi. Non tutte le colpe sono da attribuire alla politica di nuova generazione; spesso, sempre più spesso, dobbiamo recuperare seri e forti ritardi accumulatisi nel tempo, ma siamo pronti a condividere con tutti voi gli sforzi per le grandi riforme. E anche noi non possiamo dimenticare gli ambasciatori del centrosinistra venuti in più occasioni e in tempi diversi; potrei fare tanti nomi di commissariamenti, ma ne voglio ricordare uno per tutti: un leader della Margherita mandato per definire le vostre liste politiche, che ha preferito clamorosamente candidati estranei alla nostra terra e alla nostra regione, creando nel centrosinistra lacerazioni interne ancora vive, delle quali oggi, secondo voi, non si dovrebbe parlare.
FADDA (Popolari-P.S.). Dove?
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Non ci pare che questo ambasciatore della Margherita abbia rispettato le aspettative di alcuni vostri candidati e l'autonomia delle vostre scelte.
LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Lascialo parlare!
FADDA (Popolari-P.S.). No!
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Se vogliamo continuare così, elencando ambasciatori e proconsoli, continuiamo pure; se questo è il livello del riferimento politico e soprattutto delle grandi speranze che tramite i vostri ragionamenti volete dare alla gente, continuate pure. Noi risponderemo colpo su colpo.
I programmi della Giunta, le riforme, l'attenzione per gli enti locali sono dati a disposizione che la maggioranza, a fine dibattito, avrà modo di valorizzare. C'è tanto da fare, e per onestà e chiarezza non siamo soddisfatti di tutto quanto fatto dall'Esecutivo, ma è giusto riconoscere a questa maggioranza ancora del tempo, lo stesso tempo che tanti altri hanno avuto, e ci sono colleghi del centrosinistra che hanno avuto quasi quattro lustri per dimostrare quanto valevano. Non siate così pignoli e insofferenti, abbiate pazienza.
Infine, la preoccupazione e il disagio che alcuni colleghi della maggioranza manifestano, caro Presidente, saranno comunque motivo di riflessione e di rafforzamento e chiedo che, oltre al rilancio programmatico, ci siano motivazioni forti, che lei ha il dovere di mettere in campo per garantire la stessa maggioranza che l'ha espresso. E' giusto che lo faccia oggi più di ieri; più giusto oggi di ieri, affinché tutti coloro che hanno composto questa maggioranza non si sentano colleghi occasionali, ma veri protagonisti, capaci di credere ancora e ancor di più nel cambiamento tanto auspicato che ancora oggi è alla nostra portata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari-P.S.). Ritorniamo alle cose serie, dopo una breve parentesi di folclore, anche del virtuale, perché bisognerebbe parlare di cose più terrene. Ma comprendiamo che vi sia un certo nervosismo.
Caro signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, sono trascorsi oramai due anni di questa legislatura e da circa un anno e mezzo la Sardegna vive l'esperienza di una Giunta di centrodestra. Una Giunta che ha avuto origine, come ben sappiamo, non certo da una legittimazione popolare inequivocabile, bensì da un'azione riprovevole, dai contorni ancora oscuri, mascherata da un improrogabile bisogno di governabilità, che ha contraddistinto l'azione di alcuni temerari ed eroici colleghi. Non voglio ripercorrere e ricordare con quanta fatica, gaffe e vergogna si riuscì a dar vita ad una maggioranza, e quindi a un governo. Sono passaggi che purtroppo appartengono alla vita di quest'Aula e che saranno per sempre ricordati.
Espressioni come "il grande cambiamento", "la svolta epocale", "il ponte passerella", "il progetto Sardegna-Mediterraneo", riecheggiavano pomposamente in quest'aula, facendo quasi sperare, anche ai più scettici, che nell'arco di qualche mese la nostra Isola avrebbe interpretato un ruolo da protagonista nello scenario internazionale, al pari di altre realtà politiche ed economiche già esistenti. Altro che Isola dimenticata, pigra, rinunciataria, devastata! Un sussulto di autentica passione riformista, nazionalitaria, federalista avrebbe scosso l'intera comunità isolana. Vennero chiamate a raccolta tutte le realtà produttive, l'associazionismo, le comunità locali, l'intellighenzia sarda, per presentare le linee portanti del programma di governo. Diciamo anche che parecchi, come al solito, sono accorsi in aiuto del vincitore e non hanno lesinato consigli e incoraggiamenti, dando una fiducia illimitata nel tempo, senza riservarsi verifiche future. Singolare atteggiamento, visti i precedenti. Comunque il tempo corre, le azioni si manifestano, i risultati emergono, e considerando che diciotto mesi non sono cento giorni presumo che chi aveva da dire o fare di tempo ne abbia avuto a sufficienza.
Cosa ci rimane di questa prima fase di legislatura? Quali grandi iniziative dobbiamo commentare? Per quale risultato dobbiamo gioire? Dobbiamo forse gioire per la riforma dello Statuto, o meglio per la miriade di riforme annunciate? Credo di no. O dobbiamo semplicemente accontentarci dei richiami periodici dell'amico Fantola all'impegno su questo fronte? Casualmente questi richiami si ripropongono quando la crisi costante di questo Esecutivo si acuisce. Forse possiamo plaudire allo shock burocratico, alla semplificazione delle procedure, allo snellimento degli uffici? Credo sinceramente di no. Anche se lo shock è stato causato nell'apparato amministrativo, per come sono stati defenestrati validi dirigenti. Si può affermare che la spesa sia stata contenuta? Certo, non spendendo e indebolendo ulteriormente la già provata economia isolana. Task force per l'occupazione, leggi a sostegno del lavoro, politica del credito, Master Plan, turismo: a parte qualche gita in Costa Smeralda, che cosa è stato fatto e quali risposte sono state date?
Viviamo obiettivamente una stagione non propriamente esaltante; stiamo gradualmente esaurendo la spinta autonomistica, perdendo la nostra fisionomia di terra orgogliosa, temprata, mai doma, mai assoggettata a nessun tipo di potere o lobby. Purtroppo passano le occasioni e la Sardegna sta vivendo gli ultimi scampoli di una sussidiarietà che molti osteggiano e vorrebbero cancellare. La preoccupazione che io personalmente vivo è la distanza sempre più marcata tra questo Governo, questa maggioranza e la realtà.
Le spinte neocentraliste negano tutto ciò che era stato base di proclami elettorali e di passi dei programmi di governo sia di Pili sia di Floris. La superficialità nell'affrontare temi strategici fondamentali per l'Isola sinceramente non fa pensare a un futuro sereno per le persone che quest'Isola animano. Dove si è spenta la Sardegna immaginata, nazionalitaria e federalista? Oggi si stanno soffocando le autonomie, si stanno potenziando i centri di potere regionali, cagliaritani. Quelle piccole conquiste dei comuni, con leggi approvate da questo Consiglio, vengono cancellate con colpi di mano della Giunta e dal silenzio colpevole della maggioranza consiliare. I rapporti di sudditanza, sempre più evidenti, mortificano tutti noi, anche la minoranza di questo Consiglio; una sudditanza politico-culturale, un futuro che sempre più viene tracciato da centrali romano-milanesi, personaggi, o meglio lanzichenecchi, che dispongono a loro piacimento delle risorse umane, politiche e ambientali della nostra terra.
Caro Pili, non è proprio questa la Sardegna che immaginavano Lussu e Dettori. Di quella tensione istituzionale tra Regione e Stato, di quella passione, di quel travaglio, di quella insoddisfazione continua e costruttiva voi non potete appropriarvi, perché l'unica tensione che vi contraddistingue è quella della mano alla ricerca della benevolenza del leader massimo, del cittadino onorario di Olbia (a proposito, dov'è l'onorevole Pili? Non aveva promesso un assessorato per Olbia, durante sua campagna elettorale?), un uomo che adesso vedremo all'opera e constateremo se ha più a cuore la sofferenza della nostra Isola oppure l'opulenza prevaricatrice delle regioni del Nord.
Sì, cari colleghi, cara Giunta, quale posizione assumeremo di fronte alla devoluzione che una forza politica notoriamente "vicina" al Mezzogiorno sta guidando? Quali argomentazioni produrremo per tamponare il distacco sempre più evidente tra noi e la parte d'Italia che viaggia a pieno ritmo?
Cara maggioranza, cara Giunta, vi siete dati un calendario dei lavori che ci porterà dritti dritti al baratro. Oggi notiamo la vostra difficoltà, vi vediamo annaspare di fronte alle speranze puntualmente tradite; l'unica risorsa rimasta è l'appello al Governo centrale per l'elemosina di turno, per risollevarvi dal fallimento certo di questa esperienza della destra nella nostra Isola. Beata autodeterminazione, svilita e tramortita da una baldanza e tracotanza irresponsabile di una quasi maggioranza! Non resta che attrezzarsi per limitare i danni. E se, come qualcuno dice, il bilancio dovremo farlo a fine legislatura, figuriamoci in che stato ci troveremo nel 2004, se non invertiamo la rotta. La verità è che in questo scorcio di legislatura è venuto a mancare il requisito essenziale per una Giunta e una maggioranza, cioè una realistica cultura di governo che coordinasse e guidasse le strategie e la programmazione su un terreno di estrema concretezza; strategie adeguate alle esigenze e ai bisogni urgenti e non proiettate all'inseguimento dei sogni o modelli di sviluppo diversi dal nostro, senza verificarne la compatibilità. Presunzione imperdonabile questa, sommata all'atteggiamento quotidiano che si tiene nelle Commissioni consiliari (assenze continue, numerosi provvedimenti accantonati e inevasi) e al rapporto con le amministrazioni locali, estremamente deficitario e mortificante per le stesse.
Insomma, se ci troviamo in questa condizione, qualcuno avrà qualche responsabilità! E se ci troviamo oggi a discutere una mozione che rileva la drammatica situazione non è per responsabilità del centrosinistra. E' il naturale sbocco, dopo settimane di malessere strisciante che ha assalito il centrodestra; un malessere maldestramente gestito e goffamente minimizzato. L'approdo in Aula serve a chiarirsi e a chiarire all'esterno la vera natura della crisi, che nulla ha a che fare con una normale verifica dell'attuazione del programma, bensì è una vera resa dei conti legata all'ennesima spartizione degli ultimi condomini dell'Isola.
Noi oggi denunciamo il vostro fallimento, l'inadeguatezza della vostra azione, la superficialità amministrativa, l'inconcludenza e la parzialità. A proposito, onorevole Ladu, mi dica quando appalterà la Siniscola-Siniscola?
LADU (P.P.S.-C..D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Avvicinati al microfono. Non ho sentito una parola di quello che hai detto.
GIAGU (Popolari-P.S.). Non ascolta attentamente, ha il prosciutto nelle orecchie. Le chiedevo: quando appalterà la Siniscola-Siniscola?
Ma rivolgiamo anche una preghiera al vostro buonsenso, al buonsenso dei contendenti: non provocate ulteriori ritardi e danni alla nostra terra. Accantonate sogni impossibili e lavorate sodo pensando al quotidiano, sarebbe già tanto! Oppure cedete responsabilmente il passo.
Signor Presidente della Giunta, amici del Consiglio, la lancetta della bussola che indicava Barcellona-Dublino, oggi inequivocabilmente indica Timbuctù, con tanto rispetto per gli amici e fratelli del Mali.
Presidenza del Vicepresidente Carloni
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Ancora una volta questo Consiglio si riunisce su richiesta dei Gruppi dell'Ulivo e di Rifondazione Comunista per consentire il dibattito sul grave stato di paralisi e di inefficienza della Regione. Non è certo una novità che siano le forze politiche di minoranza a promuovere e a svolgere il dibattito in quest'Aula. E' presente a tutti noi quale sia stata la partecipazione dei colleghi della maggioranza ai dibattiti, anche importanti, che si sono svolti in quest'Aula nell'ultimo anno e mezzo; basti ricordare quelli sulla programmazione dei fondi comunitari e quelli sulla legge finanziaria del 2001.
Abbiamo visto una maggioranza totalmente assente, il che avrebbe potuto far pensare a un segno forte di coesione e di fiducia sulle proposte che venivano dalla Giunta regionale. Gli avvenimenti che si sono succeduti hanno invece dimostrato un totale disinteresse rispetto ai problemi che riguardano l'intera comunità sarda. Di contro questa maggioranza ha mostrato una grande attenzione agli assetti interni e alla spartizione del potere; basti ricordare quanto è avvenuto nella stagione delle nomine negli enti e per le candidature, che di fatto hanno prodotto una condizione di pressoché totale e costante paralisi istituzionale.
Il giudizio negativo che i Democratici espressero sul voto di fiducia alla sua Giunta, onorevole Floris, è più che mai attuale. La coalizione da lei guidata, infatti, pur avendo raggiunto una soluzione numerica - e Dio solo sa con quali strumenti -, non è mai stata in grado di esprimere un chiaro e condiviso progetto di governo per la Sardegna. Lei e la sua maggioranza, onorevole Floris, avete avuto in dote, dalle battaglie dei governi di centrosinistra che vi hanno preceduto, ingenti risorse che a tutt'oggi non siete stati in grado di utilizzare proficuamente per consentire alla Sardegna di recuperare il ritardo di sviluppo nel quale si trova.
La programmazione dei fondi strutturali comunitari e le politiche di bilancio avevano creato grandi aspettative nel popolo sardo, quale occasione forse irripetibile per rilanciare lo sviluppo dell'Isola. La sua Giunta regionale e la sua maggioranza di centrodestra, onorevole Floris, pur avendo a disposizione, come mai era accaduto in passato, notevoli risorse finanziarie, derivanti sia dall'Unione Europea che dallo Stato, oltre 25 mila miliardi di lire, non è riuscita, di contro, a individuare e aproporre una linea guida in grado di superare i limiti strutturali dell'economia sarda.
A una esigenza di concentrazione dei fondi straordinari, provenienti dal Quadro comunitario di sostegno per il periodo 2000-2006, indispensabile per garantire il salto di qualità del sistema Sardegna, la Giunta regionale ha risposto con il sistema di finanziamento a pioggia, tipico della politica clientelare, politica che ritenevamo ormai superata, capace sicuramente di generare consenso, ma non in grado di risolvere i problemi e di dare vita a una economia competitiva.
Queste risorse straordinarie, a nostro avviso, dovevano e debbono essere utilizzate non solo per la realizzazione di grandi infrastrutture, ma soprattutto per investimenti materiali legati all'uomo, alle intelligenze, alla formazione, all'informatica e telematica, alle imprese ad alto valore aggiunto, alla ricerca di nuovi mercati. Sarebbe stato utile, come abbiamo avuto modo di affermare in altre occasioni, anche alla luce degli ultimi preoccupanti avvenimenti, definire una politica per lo sviluppo che partisse dalle potenzialità esistenti, in particolare il turismo, nel rispetto e con la valorizzazione del patrimonio ambientale.
Inoltre, la manovra finanziaria, approvata con quattro mesi di ritardo, poteva, anzi doveva essere anticipatrice delle riforme in senso federalista, con il decentramento delle funzioni di gestione da assegnare al livello di governo più vicino ai cittadini, mantenendo alle Province e alla Regione solo quelli che gli enti locali in sono in grado di garantire.
La risposta della sua Giunta regionale è stata invece quella di proporre un neocentralismo clientelare contro le amministrazioni locali e contro la Sardegna, contraddicendo palesemente gli impegni da lei assunti nelle dichiarazioni programmatiche. Diceva, infatti, in merito alle riforme: "L'azione di governo risulterebbe certamente non adeguata agli obiettivi indicati se non ponessimo in campo, in via prioritaria, la riforma complessiva della Regione e dei suoi enti. Unitamente alla modifica della legge elettorale, il primo passo da compiere è quello della modifica della legge regionale numero 1/77. Lo Statuto vigente deve essere attuato avviando un confronto serrato con il Governo; la nuova stagione autonomistica e delle riforme deve vedere un impegno comune, forte della Giunta e del Consiglio regionale". Questo è quello che lei diceva nelle sue dichiarazioni programmatiche. Quali sono stati i risultati? L'unica azione posta in essere con grande determinazione è stata, invece, non già quella per le riforme, bensì quella per la lottizzazione a tutto campo, in una dimensione mai vista.
Anche sulla riforma elettorale l'assenza della maggioranza è stata totale, sicuramente prigioniera delle contraddizioni presenti al suo interno; contraddizioni che non ci impediranno, comunque, di andare alle prossime elezioni con una legge chiaramente bipolare. Infatti, l'articolo 3 della legge costituzionale 31 gennaio 2001, numero 2, prevede che dalla prossima legislatura, se e fino a quando il Consiglio regionale non avrà diversamente disciplinato la materia, si applicheranno anche in Sardegna le leggi che disciplinano l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale nelle Regioni a Statuto ordinario.
Questo determinerà che anche la nostra Regione non potrà più essere guidata da un Presidente che rappresenta una esigua minoranza degli elettori sardi. Le scelte spettano agli elettori, sulla base delle proposte presentate al momento del voto e non già rinviate ad accordi successivi, spesso in dispregio della volontà popolare; accordi, come nel caso della Giunta presieduta dall'onorevole Floris, conseguiti su terreni oscuri e non certo condivisibili.
Nelle sue dichiarazioni programmatiche, diceva ancora, presidente Floris: "Ritengo che il Consiglio regionale debba essere impegnato in una grande sfida, in particolare una commissione speciale, con tempi definiti e rapidi, dovrà predisporre una proposta politica e legislativa per elaborare un modello sardo-catalano". Nei fatti, colleghi della maggioranza, l'unico modello che è stato attuato è il "modello Arcore". Anche in questi ultimi tempi, nel mezzo di una crisi che si vive interamente fuori delle istituzioni, siete dovuti ricorrere al proconsole Comincioli, con buona pace dell'autonomia e dei partiti sardi che hanno composto questa maggioranza che continua a essere solo numerica.
(Interruzioni)
Presidente Floris, Parisi è sardo, è un rappresentante nazionale, e non viene certamente in Sardegna a dire come bisogna equilibrare i conti all'interno della maggioranza.
FRAU (A.N.). Non ci piace né Comincioli né Parisi, tanto per capirci
BIANCU (I DEMOCRATICI). Presidente Floris, non credo che a lei sfugga la paralisi istituzionale nella quale si trova la Regione da diversi mesi, determinata dall'assenteismo nelle Commissioni... Chiedo scusa, è lei il rappresentante dell'onorevole Floris?
PIRASTU (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Lo rappresento.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Non mi sembra un comportamento corretto. Vuol dire che noi dobbiamo svolgere il dibattito in assenza dell'interlocutore principale.
PRESIDENTE. Un rappresentante della Giunta è presente, non è indispensabile che il presidente Floris assista a tutto il dibattito.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Non ci sono né Pili, né Floris, è così? Credo che vada stigmatizzato questo comportamento, che non mi sembra molto corretto in un momento che noi riteniamo importante. Evidentemente non è tale né per la maggioranza né per il presidente Floris.
Presidente Floris, non credo che a lei sfugga la paralisi istituzionale nella quale si trova la Regione da diversi mesi, determinata dall'assenteismo nelle Commissioni e dal disimpegno della sua maggioranza, segno evidente che non esiste più il consenso per la Giunta che lei esprime. Se a questo si sommano le contese intestine tra i partiti della maggioranza, alle quali abbiamo assistito nell'ultimo periodo e che tendono a determinare nuovi assetti interni, viene da chiedersi come mai non abbia ritenuto, lei, Presidente, di riportare in quest'Aula il dibattito, per evitare che ancora una volta si compongano o si ricompongano maggioranze con metodi e strumenti in parte ancora oscuri in totale dispregio...
PRESIDENTE. Il tempo se n'è andato, onorevole Biancu. Credo che sia opportuno...
BIANCU (I DEMOCRATICI). Il tempo se n'è andato, ma se n'è andato in funzione delle interruzioni che si sono prodotte. Io credo di essere stato interrotto per almeno due minuti.
PRESIDENTE. Onorevole Biancu, mi dicono che si è tenuto conto anche di questo. Ma colgo l'occasione per invitare i colleghi a consentire il regolare svolgimento degli interventi, evitando le interruzioni.
(Interruzione del consigliere Biancu)
PRESIDENTE. Lei, adesso sta facendo perdere dell'altro tempo. La prego di concludere entro due minuti. Le prossime interruzioni non saranno tollerate.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Grazie, Presidente. La mozione oggi in discussione non risponde a tatticismi della minoranza, che peraltro sarebbero un legittimo diritto, ma risponde a una viva preoccupazione, perché questa Regione ancora una volta, pur in presenza di risorse notevoli e di una congiuntura favorevole, non si dimostra all'altezza delle aspettative dei sardi.
Presidente Floris - ancora assente -, per verificare se la sua maggioranza da tempo è investita da una crisi dapprima strisciante e poi sempre più palese, stando alle insistenti esternazioni fatte agli organi di informazione da diversi componenti della sua maggioranza, non ritiene che debba essere questo, il Consiglio regionale, il luogo deputato al confronto per la definizione delle scelte istituzionali?
Non tifiamo, presidente Floris, né per lei, né per il collega Pili o per chiunque altro, anche perché questa maggioranza, al di là del presidente che individuerete, rimane comunque il prodotto di quel regista che ha negativamente segnato questa legislatura sin dal suo avvio. Noi vorremmo che le vostre discussioni, anche in questa lunga e interminabile verifica, si concentrassero invece non già sugli assetti di potere, come avete fatto finora, ma sulle aspettative dei sardi, in particolare sulle aspettative delle donne, dei giovani e dei molti padri di famiglia che attendono con ansia scelte da parte di questa Regione capaci di generare occasioni di lavoro a cui hanno diritto e che voi avete dimostrato di non essere in grado di dare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, l'obiettivo della nostra mozione era ed è quello di cercare di riportare nella sede istituzionale propria la discussione sulla crisi in atto ormai da settimane, cercare cioè dicapirne gli sviluppi e possibilmente di dare un contributo per rimuovere e superare le cause della paralisi e della inefficienza dell'istituzione regionale.
La mozione, che è stata presentata dall'opposizione, doveva essere un punto di vista di parte, a cui nella normale dialettica democratica si sarebbe dovuta contrapporre una posizione nettamente diversa, opposta, quella della maggioranza, appunto, con una ricostruzione puntuale di dati, di atti di governo, di atti legislativi, di risultati, di obiettivi raggiunti, tali da confutare quella ricostruzione precisa, accorata, ma obiettiva, che Gian Mario Selis ha sinteticamente esposto in apertura di questo dibattito.
Io ho ascoltato con attenzione gli interventi della maggioranza, tutti gli interventi, ma non ho sentito nessuna difesa convinta - forse ho sbagliato, forse non ho capito bene -, né tanto meno il tentativo di suffragarla con dati e considerazioni politiche, anche di parte, ma comunque una difesa, non dico un contrattacco. Qualcuno parla d'altro, delle riforme che non arrivano mai, della legge elettorale del '93 che sarebbe responsabile di tutti i guai del mondo, altri si arrampicano sugli specchi, qualcun altro - il partito di maggioranza - timbra il cartellino e aspetta gli eventi, non si sa mai, sbilanciarsi in questa situazione può essere pericoloso.
Presidente Floris, io sarò un neofita di questa Assemblea, ma un po' di esperienza l'ho maturata: lei è solo, intendo politicamente; ed è solo perché non ha un gruppo politico che difenda il suo rappresentante, che difenda il suo presidente, ed è forse ancora più solo fuori di questo palazzo. Come lei sa bene, coloro che tatticamente difendono lo status quo non difendono lei, il suo programma di governo, ammesso che ci sia ancora, o una coalizione politica; no, difendono sé stessi, la posizione di potere acquisita, piccola o grande che sia. Però sono tesi, lei li vede, li vediamo anche noi, sono tesi come corde di violino, pronti a scattare in tutte le direzioni, a giocare su tre tavoli, a cambiare posizioni e giudizi, ad abiurare dichiarazioni solenni che sono state rilasciate cinque minuti prima. Più che di una compagine di governo, state dando l'immagine di una compagnia di ventura, dove l'occupazione principale è quella di guardarsi le spalle, non quella di guardare avanti. E tuttavia lei non ne prende atto, cioè non prende atto di una situazione così palese da essere persino, credo, imbarazzante per il suo passato politico in un partito, in una forza politica che aveva, alla fine, il senso dello Stato, il senso delle istituzioni.
Lei sta ancora lì, anche perché l'alternativa che si è fatta avanti, anziché proporsi autorevolmente, in virtù del consenso ricevuto, consenso confermato anche il 13 maggio scorso al suo partito, che rappresenta il 30 per cento degli elettori sardi, da chi si fa proporre? Da un collega che disprezza questa istituzione, che non sa neppure cosa significa lavoro politico-istituzionale! Ma quel che dovrebbe far riflettere di più l'onorevole Pili è che chi non lo propone e non lo sostiene è la maggioranza del suo Gruppo. Ma anche in questo caso, perché non se ne prende atto? Perché si rimane in quella posizione?
Ora, in virtù di che cosa la sua indicazione come Presidente della Regione autonoma della Sardegna può essere credibile, se egli accetta che a condurre le consultazioni per Forza Italia, e non solo, sia un signore, oggi senatore, che viene da non so dove? Io penso che i 152 mila elettori sardi abbiano sbagliato, probabilmente, ma hanno sostenuto quella indicazione, non hanno votato tal Comincioli. La rappresentanza politica è un principio democratico, è un valore della democrazia e come tale non è nella disponibilità né dell'onorevole Pili, né dell'onorevole Berlusconi. Se al suo posto fosse stato candidato Comincioli, non so se ci troveremmo in una situazione migliore o peggiore; penso migliore, ma certamente non in questa situazione. Questo è il senso del dovere di rappresentanza.
Ma anche questa Assemblea ha subito qualche involuzione - mi perdonerà il presidente Serrenti - nella sua espressione più rappresentativa. Forse sta cercando di recuperare una sorta di imparzialità, un po' come quell'arbitro che anziché sbagliare una volta sola, sbaglia due volte. Noi pensavamo - a torto - che quel fatto che tutti ricordiamo fosse stato un incidente di percorso, una presa di posizione politica contro il centrosinistra. Ci siamo sbagliati, presidente Serrenti, lei non aveva una posizione politica di parte, ancorché discutibile; lei, da quella posizione rappresentativa, sfiducia anche il Presidente di centrodestra. Io non so se sia mai accaduto prima, credo di no, ma certamente è accaduto in questi due anni e non verrà ricordato come un esempio autorevole, un passaggio importante della nostra storia autonomistica.
Sarò pure un neofita, ma ritengo di non essere un ingenuo, e non sono abituato a dividere il mondo e neppure questa Assemblea in buoni e cattivi, da una parte tutte le virtù, dall'altra tutti gli aspetti negativi. Il mondo, come sappiamo, è più complesso e anche questo microcosmo non sfugge a questa regola. E' un'assemblea parlamentare che può e deve avere uno scatto di dignità, può avere più o meno qualità rispetto ad altre, però deve adempiere il suo dovere di rappresentatività democratica.
Questa situazione, lo stato di degrado, la vendita all'incanto non solo dei principi, ma della prassi autonomistica, non danneggia solo chi governa; l'opposizione non ha molto di cui gongolarsi in una situazione di questo genere, perché danneggia e svilisce questa istituzione in quanto tale. L'opposizione deve cercare di fare la sua parte, la sta facendo, a mio avviso, si sta schierando contro questa deriva, non propone ribaltoni o ribaltini per inquinare ulteriormente le acque. La maggioranza faccia anch'essa la sua parte, dando prova di dignità politica e di rispetto delle istituzioni. Se le massime cariche istituzionali non prendono atto di una situazione del genere, c'è il via libera per tutto e per tutti.
Quindi si può dare maggiore dignità rappresentativa a questa Assemblea, si può ripartire dal punto negativo da cui si è iniziato; la maggioranza, se c'è, faccia la maggioranza, faccia accomodare Comincioli in un albergo di lusso, paghi il conto come qualsiasi turista ed elegga o confermi il suo Presidente e la sua Giunta, sulla base della rappresentatività politica. Se non ci riesce passi la mano.
Così avviene nelle democrazie normali, dove non vige il sistema presidenziale. Quando ci sarà questo sistema, che è già in atto peraltro, le regole saranno più chiare, però questa sostanza non cambierà. C'è certamente anche un'altra strada: continuare a galleggiare, subire questa situazione di inerzia o magari tentare di approvare, come mi è parso di sentire, l'unica riforma che si pensa sia possibile, quella di aumentare il numero degli Assessorati, ma stante tutto ciò che è stato diviso in questi due anni mi sembra difficile che la pace possa regnare, perché non sarà mai sufficiente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). La mozione dell'opposizione su cui stiamo discutendo da ieri sera è perfettamente comprensibile. E' comprensibile perché giustamente la funzione dell'opposizione non può che essere di critica e di pungolo, in certi casi anche brutale rispetto a chi governa.
Detto questo, la situazione in cui si pone questo dibattito effettivamente è una situazione che tutti quanti conosciamo. Tutti sapevamo fin dall'inizio, non lo abbiamo appreso adesso, dopo un anno e mezzo durante il quale abbiamo visto gli effetti prodotti dal sistema elettorale sulla vivibilità e gestibilità del Consiglio e della Giunta, che questa legislatura sarebbe stata in qualche modo di transizione rispetto a un altro sistema istituzionale e sicuramente rispetto a un altro sistema elettorale. Ma sapevamo anche che sarebbe stata una legislatura in cui, comunque, pur nella transizione, si sarebbero dovuti governare alcuni processi economici, istituzionali, amministrativi e sociali.
Occorre veramente aver presente che dobbiamo governare la transizione, ma anche governare l'esistente. Sapevamo che sarebbe stata una legislatura di transizione perché è nata senza che il meccanismo elettorale indicasse chiaramente una maggioranza. Chiunque avesse governato l'avrebbe fatto grazie all'apporto di consiglieri eletti nell'altro schieramento; questo lo sappiamo noi, come lo sapevate voi. E' cattiveria ricordare, carissimo Gian Mario Selis, che i componenti la Giunta da lei proposta in quest'Aula - vogliamo leggere l'elenco? - erano stati tutti eletti nello schieramento di centrosinistra? Non ci risulta che sia una cattiveria. Allora era evidente ed è evidente che qualunque ipotesi di governo avrebbe dovuto comunque tenere conto di questo condizionamento.
Si è formato uno schieramento che andava al di là dei risultati elettorali, e che, con tutti i suoi limiti, comunque si è assunto una responsabilità. Ora, in questa condizione, dopo un anno e mezzo in cui questo Governo regionale e questa maggioranza comunque hanno tenuto in piedi un percorso che qualche risultato positivo ha dato, tutti sappiamo perfettamente quali sono i limiti, anche riguardo ai risultati ottenuti. E d'altra parte la situazione di disagio che vive questa maggioranza non può che nascere anche da questi limiti e dai risultati che non sono stati quelli che tutti avremmo sperato, anche perché il sistema effettivamente non dà una stabilità tale per cui si possa governare con celerità ed efficienza.
Però, adesso, a questo punto, quali strade possiamo scegliere di percorrere? L'opposizione, per esempio, può scegliere la strada del tanto peggio tanto meglio: "Peggio governate voi" - potreste dire voi dell'opposizione - "peggio governa il centrodestra, meglio ci troveremo alla vigilia della campagna elettorale per il rinnovo del prossimo Consiglio regionale e, chissà, se siamo fortunati toccherà a noi". Da parte di quei partiti o di quei singoli consiglieri che hanno consentito la nascita di questa maggioranza il ragionamento potrebbe essere invece questo: "Otteniamo il massimo profitto dalla nostra superiorità numerica, particolarmente determinante per la sopravvivenza di questa maggioranza", tenendo quindi la maggioranza stessa nella condizione di dover giungere a continui patteggiamenti per tenere salda quella percentuale che consente di governare. Analogamente la maggioranza, o chi dell'attuale maggioranza si è presentato fin dall'inizio in questo schieramento, potrebbe essere tentato di ragionare in questi termini: "Tentiamo comunque di resistere in qualche modo per sopravvivere e per non cedere alcuna posizione di rendita".
Credo che se effettivamente facessimo questo tipo di ragionamenti ci ritroveremmo a perdere cinque anni di legislatura; sarebbe alla fine una legislatura di transizione, ma nel senso più deteriore del termine. Credo che questa transizione possa essere responsabilmente governata da tutti, in maniera diversa: dall'attuale maggioranza, dall'opposizione, da quei partiti che in qualche modo determinano l'attuale maggioranza, pur non essendosi presentati alle elezioni dichiaratamente in questo schieramento. Credo che maggioranza e alleati debbano oggi tentare veramente di costruire, o meglio, ricostruire un progetto di governo guardando al futuro.
Chiedo davvero ai colleghi di Alleanza Nazionale, del CCD, del CDU, del PPS, ai colleghi Riformatori e a quelli che ruotano intorno a quella sigla che inizialmente è stata definita Convergenza Sarda, se c'è ancora la possibilità di raggiungere un'intesa che non mortifichi la dignità di alcun consigliere, ma neanche la minima possibilità di realizzare un progetto politico, in cui bene o male anche i più cinici di noi credono, perché comunque, idealisti o cinici, un progetto politico dobbiamo averlo, non possiamo non averlo. Lo abbiamo di fatto, vogliamo recuperarlo concretamente? Può essere questo un discorso non retorico, ma concreto? Io credo di sì, credo che testardamente si possa ancora dire, in questo momento, che la crisi strisciante, esistente o meno, che oggi abbiamo di fronte, comunque non si fonda sui destini personali di Tizio o di Caio, di Mario o di Mauro. Non è quello il problema, tutti sappiamo coscientemente che il problema è ricostruire quel progetto politico da cui siamo partiti; su quel progetto politico occorre coagulare la maggioranza esistente o quella eventualmente da ricostruire, da riformare, da ricompattare o anche da rimodulare.
Colleghi dell'opposizione, io so perfettamente, tutti noi sappiamo, che attraversate un cammino difficile, così com'è difficile il nostro, ed è un cammino degno del massimo rispetto, perché l'esito del vostro cammino interessa la Sardegna e quindi anche noi. Interessa, cioè, che esista una sinistra seria e propositiva, interessa che esista un'area sardista capace di recuperare le sue radici e anche la sua capacità progettuale. E' possibile comunque, qualunque sia il nostro destino, ricostruire all'interno dei diversi progetti politici un confronto dialettico, ma corretto, in quest'Aula e nelle Commissioni, che dia la possibilità di raggiungere alcuni risultati, di cui anche voi dell'opposizione potreste accollarvi l'onere, ma anche il merito. Questo è accaduto in tanti momenti di questa legislatura, e di alcuni di essi ne sono stato personalmente testimone durante i lavori della Commissione che presiedo, quando ci si è accollati l'onore, ma anche il merito di alcuni risultati raggiunti o raggiungibili, almeno sul piano istituzionale o secondo quelli che sono alcuni grandi obiettivi della politica economica e sociale. Vogliamo tentare di individuare alcuni risultati da raggiungere?
Io credo che se manteniamo un progetto politico forte, se tentiamo di rafforzarlo ciascuno per quanto gli compete, ci sia ancora la possibilità che questa legislatura sia di transizione, ma anche dignitosa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Signor Presidente, colleghi, siamo a un punto cruciale della legislatura. Il collega La Spisa si è appena occupato dei problemi dell'opposizione, ma per la verità il problema più serio l'avete voi della Giunta e della maggioranza, che siete alle prese, da una parte, con i vizi di nascita della coalizione e, dall'altra, con i limiti di buona parte del personale di governo.
Sui vizi di nascita hanno detto altri colleghi; io mi limito a dire che con quelle robe lì - operazioni trasformistiche, mercato dei voti - non si produce nulla di serio e di stabile, non si produce una maggioranza politica, si produce un coacervo, questo sì. I latini dicevano: beatus ille qui procul negotiis, beato colui che sta lontano dai traffici, dagli affarucci, dal tramestio che abbiamo visto.
La contesa Pili-Floris non è affar nostro; potrei cavarmela dicendo: "Questo e quello per me pari sono", ma sarebbe una battuta scontata, banale. Se c'è una maggioranza scelga il Presidente e la Giunta che ritiene; se non c'è una maggioranza allora è un altro discorso. Io penso che sul piano numerico, non sul piano politico, ci sia ancora una maggioranza, ma non per governare; c'è una maggioranza per tirare a campare ancora un po'. Questa mi sembra la situazione. L'inganno e l'illusione, per alcuni l'inganno, per altri l'illusione, che bastasse sostituire a una Giunta e a una maggioranza di centrosinistra una Giunta e una maggioranza di centrodestra per affrontare efficacemente e risolvere i problemi dei sardi, devono consumarsi sino in fondo, che si consumino dunque.
Io non vedo, lo dico con chiarezza, altri scenari, non vedo all'orizzonte un governo di centrosinistra, non vedo soluzioni di altro genere; qui le sabbie mobili inghiottono tutto, forse si può dire che anche il fango si mangia tutto. Quindi non ho un'opinione ottimistica sugli sviluppi della legislatura. Giocate la vostra partita; personalmente sono certo che continuerete a giocarla male, purtroppo per la Sardegna.
Noi assolveremo il dovere democratico dell'opposizione, e dovremo farlo con serenità, con efficacia, con concretezza, con fermezza. Ciò non significa rifiuto del dialogo e delle intese possibili sulle riforme istituzionali o sulle grandi questioni. E' necessario, però, credo che questo noi pensiamo, tenere rigorosamente distinti i due piani: su quello politico, battaglia tra due schieramenti alternativi; su quello istituzionale, certo, dialogo per ragionare insieme su ciò su cui è giusto ragionare insieme. Costruzione del nuovo Statuto, riforma della legge elettorale, della forma di governo, ridisegno della Regione, queste grandi partite richiedono sicuramente un dialogo e forse anche un accordo di fondo, ove questo sia possibile.
Una considerazione sul piano del governo: il nostro giudizio severo non è frutto di propaganda. Ho poco tempo, quindi non la faccio lunga, vi invito soltanto a considerare le politiche economiche e finanziarie, che non riguardano un assessore, ma riguardano l'intera Giunta: il bilancio, la finanziaria di quest'anno, la vicenda dei collegati. E' un naufragio, potete anche non ammetterlo, ma è così. L'intesa istituzionale di programma cammina al 10 per cento delle sue potenzialità, presidente Floris, credo che lei ne sia consapevole.
POR: noi ripetiamo ancora una volta che si sta perdendo tempo. A proposito, dov'è il DPEF? La Giunta doveva approvarlo entro il 15 maggio, il Consiglio dovrebbe esaminarlo e approvarlo entro il 30 giugno, cioè domani. Una lettura onesta dei dati sulla Sardegna, i dati sul PIL, sul mercato del lavoro, porterebbe - una lettura intellettualmente onesta - a una riconsiderazione positiva degli atti e degli effetti della politica economica della Regione nella passata legislatura.
Una considerazione sul piano istituzionale: sta mutando l'impianto dello Stato, Titolo V, le altre cose che sappiamo e la Sardegna rimane muta, a Cagliari e anche a Roma. Stanno mutando le regole della politica, cioè la dislocazione dei poteri. Il bipolarismo, che sicuramente rappresenta un progresso rispetto al sistema precedente, ha però un forte inconveniente: un marcato centralismo sul piano politico, cioè sul piano della formazione delle linee e dei gruppi dirigenti della politica. Se i vertici della politica regionale sono fondamentalmente nominati da Roma, badate, non c'è devolution che tenga, perché io, Governo centrale, do i poteri a chi è un prodotto della mia scelta politica. C'è molto da riflettere.
Comincioli, non c'è alcun dubbio, non se ne abbiano i colleghi del centrodestra, è l'apice, nel senso che è il simbolo, l'immagine del dominio e della sottomissione. Il problema, però, non riguarda solo uno schieramento; è un problema che riguarda la Sardegna, che riguarda tutti in forme diverse. Penso che stiamo rischiando di assistere alla liquidazione dell'autonomia e dell'autonomismo. Questo è grave per qualsiasi Regione, ma per noi di più, per la tradizione che abbiamo, per la nostra aspirazione all'autogoverno, per il nostro sentirci popolo. Dov'è il nostro autonomismo? Non si tratta di ubbie o di ginnastica intellettualistica; se non si risolve questo problema non si risolve la questione dello sviluppo economico e civile dei sardi. Le Regioni più forti, quelle che vinceranno, sono quelle dotate di coesione, di consapevolezza, di soggettività, di cooperazione, di fiducia reciproca.
Quando si parla, lo dico in una battuta, di regionalizzazione dei partiti e di Assemblea costituente si parla di questo. Discuteremo dell'Assemblea costituente, si può essere d'accordo o contro, legittimamente, a me basta instillare il dubbio, perché dubium sapientiae initium, il dubbio è l'inizio della sapienza. Queste sono questioni forti, che non si possono eludere, che si debbono affrontare; sono questioni di portata strategica per la Sardegna. E voglio dire, amichevolmente, anche una cosa, dopo averne dette delle altre al centrodestra e ad alcuni amici e compagni del centrosinistra: questa è la mozione sulla Giunta Floris, non sull'Assemblea costituente. Io ragiono così e chiedo, fraternamente, se la logica è vincere o perdere, se è allargare e unire con la discussione il centrosinistra o dividerlo e restringerlo. Se parliamo della Giunta Floris è un conto, se parliamo dell'Assemblea costituente è un'altra storia.
Al centrodestra non ho altro da dire. Se avete la maggioranza andate avanti con questo Presidente o con un altro; se non l'avete aprite una crisi, una crisi politica del centrodestra. Un fatto però è incontrovertibile: è stato giusto portare questa discussione in Aula, e l'Aula va ora portata al voto. La cosa più discutibile e anche piuttosto vergognosa sarebbe svuotare il voto in Aula per riprendere il giorno dopo la verifica, cioè la crisi sostanziale, anche se non formale, perché questa, amici, sarebbe una presa per i fondelli per il Consiglio regionale e per la Sardegna. Siete naturalmente liberissimi di farlo, ma se così fosse la Sardegna non sarebbe governata oggi e nemmeno domani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo aver ascoltato gli interventi dei colleghi dell'opposizione mi sono preoccupato, in particolare dopo l'intervento dell'onorevole Cugini, il quale ha cercato di mettere in evidenza le manchevolezze - a suo dire - del Presidente della Regione, della Giunta e della maggioranza politica che la sostiene. Mi sono chiesto: "Saranno vere le affermazioni di questi politici, oppure saranno state dettate dall'invidia e dalla gelosia per essere stati messi da parte per seguire un nuovo corso in sintonia con i risultati elettorali che, nel giugno del '99, avevano chiesto un rinnovo della classe politica dirigente? Quello del centrodestra è un nuovo modo di governare, in riferimento preciso al messaggio dell'elettorato che aveva chiesto la "testa" di Palomba, delle sue Giunte e dei fallimenti dei programmi sbandierati per cinque anni.
Io mi sono sentito inizialmente mortificato da quell'intervento, però poi, ricordando i misfatti perpetrati dal centrosinistra prima e dalla sinistra-centro dopo, nella precedente legislatura, cioè da quegli stessi personaggi politici che oggi ci accusano e che ieri erano i colpevoli, mi sono sentito sollevato. Non è un incubo, ho pensato, sono sempre loro i responsabili dell'arretratezza della nostra economia e la causa principale di una inversione che sta determinando la lenta ripresa della nostra Isola.
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue TUNIS.) La fine indecorosa della precedente legislatura, con le ricorrenti crisi che hanno accompagnato il cammino della Sardegna, in quei tristi anni, dal '94 al '99, ha determinato, purtroppo, uno strascico che non possiamo dimenticare nella legislatura in corso: sei mesi di balletti tra una maggioranza e l'altra, tra chi voleva lo sfascio e chi invece cuciva per dare alla Sardegna un governo stabile di legislatura, per costituire una maggioranza basata su un progetto politico da realizzare, al di là dei personalismi prevaricatori, in un contesto di libera dialettica e di sano confronto democratico. Sei mesi di balletti, ripeto, tra una maggioranza e l'altra hanno penalizzato la Sardegna lasciando il segno sulla pelle del sardi.
Sappiamo benissimo che stiamo vivendo tempi diversi dal passato, tempi moderni in cui si consuma in pochi minuti ciò che prima si consumava in anni, e quindi questi sei mesi rappresentano un'eternità. Quei primi sei mesi di legislatura, anche se non lo vediamo, hanno sicuramente prodotto lentezze e ritardi, che in qualche modo si sono dovuti recuperare nell'anno successivo, cioè in quest'ultimo anno.
Se a tutto questo si aggiungono le disgrazie che la Sardegna ha vissuto, le alluvioni, la siccità e le epidemie disastrose, non mi sento più personalmente mortificato per le accuse e i giudizi contrari che l'opposizione rivolge alla maggioranza, anche mediante la mozione oggi in discussione, bensì mi sento di affermare che fare un bilancio negativo oggi è quanto meno azzardato.
Cari colleghi, ho voluto richiamare le calamitàche si sono abbattute sulla Sardegna proprio perché nell'affrontarle si sono avuti precisi segnali di novità. Con una tempestività inaudita e non usuale negli enti pubblici, in un anno, mediante l'applicazione di una legge regionale nuova e dinamica, concernente interventi per far fronte ai danni provocati da eventi calamitosi, ripresa dalla successiva legge sulla blue tongue (entrambe approvate all'unanimità dal Consiglio), si sono spese tutte le risorse stanziate. Così, occorre precisarlo, non è stato per i provvedimenti riguardanti la siccità, perché il Consiglio regionale, oltre a una legge specifica, ha dovuto, con atto successivo, adeguarsi alle direttive dell'Unione Europea sulla concessione degli indennizzi. Quindi secondo me quello in carica è un Governo finalmente all'altezza situazione. Si è trattato di una rivalutazione culturale e politica, che ha visto impegnate tutte le strutture della Regione. Inoltre, per la prima volta nella storia dell'autonomia, per far fronte a eventi calamitosi simili ai nostri, una delegazione piemontese è arrivata in Sardegna per accertarsi di persona del modo in cui abbiamo superato i drammi e per ispirarsi alla nostra legge regionale di facile applicazione, rapida e soddisfacente nell'attuazione degli interventi. Per una volta siamo stati copiati noi.
Vorrei, per difendere l'operato di questa Giunta, ricordare che sono stati già approvati due DPEF, due leggi finanziarie, la legge sulla continuità territoriale, che ci si trascinava dall'inizio dell'autonomia, e sono state prese decisioni importanti riguardanti la metanizzazione. Vorrei inoltre sommessamente ricordare ai colleghi dell'opposizione che ci criticano alcuni provvedimenti adottati da questa bistrattata Giunta regionale: adeguamento normativo per consentire la spendita di risorse finanziarie che altrimenti sarebbero rimaste inutilizzate, provvedimenti relativi ai consorzi fidi, legge 21 sull'agricoltura, interventi per la cooperazione, il commercio, l'artigianato, il turismo, la piccola e media industria e il settore terziario, modifica della struttura del bilancio attraverso l'aggregazione dei singoli capitoli in UPB (Unità previsionali di base), aumento delle risorse per investimenti nei settori produttivi, eliminazione degli interventi improduttivi e degli sprechi, pagamento di tutti i debiti pregressi determinati da anni di mal governo delle sinistre, interventi riguardanti la legge regionale 28, stanziamento di 600 miliardi prima e 500 miliardi poi per la sanità, di 400 miliardi per l'edilizia scolastica, di 150 miliardi per i consorzi fidi, e altre rilevanti partite.
La Giunta regionale ha inoltre attivato importanti fondi per il turismo (legge regionale numero 9) e per l'industria (legge regionale numero 15); ha cofinanziato con risorse regionali gli strumenti della programmazione negoziata (Patto territoriale Area Vasta di Cagliari, Patto territoriale del guspinese, Patti verdi in agricoltura, Contratti di programma); ha avviato il programma di alfabetizzazione informatica, per un importo di 50 miliardi, e quello relativo ai centri storici, per 93 miliardi.
Si era chiesto che qualcuno prendesse le difese dell'operato della Giunta e questi sono alcuni esempi dell'impegno profuso da questa maggioranza, dal Presidente della Regione, dalla Giunta, dalle Commissioni consiliari e dal Consiglio regionale. Appare quindi normale che dopo un anno e mezzo nella maggioranza ci sia voglia di fare di più, pertanto la verifica politico-programmatica in corso di svolgimento, volta ad individuare le priorità da trattare, mi sembra che sia un fatto da esaltare.
In conclusione, noi non ci sottraiamo al confronto con chicchessia, gelosi custodi della nostra autonomia decisionale e delle nostre prerogative.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io non riprendo le cose dette dai colleghi del centrosinistra, in particolare sulla genesi di questa Giunta e di questa maggioranza, perché le condivido ed è inutile ripetere le cose condivise.
Riporto invece le mie considerazioni al tema principale, cioè alla discussione di questa mozione. Abbiamo cercato, nel corso della discussione che si è sviluppata in aula, in questi due giorni, di fare quello che voi non avete fatto e non avete voluto fare finora, dare cioè un senso a questa legislatura, fare il punto su questa legislatura, preoccupati per la paralisi istituzionale, per la paralisi dell'azione di governo e dell'azione legislativa. Quindi non è chiamata in causa solo la Giunta, ma anche la maggioranza. Queste sono le nostre preoccupazioni, che ritengo fondate e ragionevoli, e ormai sono preoccupazioni anche dei cittadini sardi.
Non vogliamo un confronto sulla staffetta, che non ci appassiona, non è nostro; noi vogliamo un confronto sui temi reali, sui problemi veri. La staffetta se volete farla fatela pure, non ci riguarda e ce ne estraniamo. Da noi si chiama "staffetta" l'ultima bicchierata tra amici al bar, ma alla staffetta che volete fare voi noi non intendiamo partecipare. Vogliamo invece partecipare ai lavori di questo Consiglio, con senso di responsabilità. Altro che "tanto peggio tanto meglio", collega la Spisa! Noi dimostriamo il nostro senso di responsabilità tutti i giorni nelle Commissioni, e rimarchiamo, anche attraverso dei comunicati, che generalmente sono presenti quattro rappresentanti della minoranza e due della maggioranza, siamo quindi noi che mandiamo avanti i lavori. Altro che "tanto peggio tanto meglio"! Noi siamo preoccupati del fatto che non c'è un'azione di governo e non c'è una produzione legislativa.
Queste sono le considerazioni che ci spingono anche a rivedere alcune questioni concrete, portate ad esempio, che negli ultimi tempi hanno caratterizzato l'azione della Giunta. Mi riferisco solamente agli ultimi tempi perché dagli interventi dei collegi di maggioranza è trapelata una duplice via di fuga: una via di fuga pubblica, che è la Costituente, e una via di fuga interna a quest'Aula. La via di fuga qui dentro diventa una sorta di opposizione al passato, e in particolare al governo Palomba. Allora, condonandovi almeno il primo anno di governo, perché eravate in "luna di miele" e dovevate assestare e attrezzare il cantiere, parliamo degli ultimi tempi.
Poco fa il collega Tunis ha accennato alla legge 28. Noi due anni fa, da questi banchi, vi abbiamo detto - si possono ascoltare le registrazioni dei nostri interventi - che bisognava modificare la legge 28 e notificarla all'Unione Europea, perché era "fuori legge". Voi vi siete dichiarati contrari, anzi avete detto che stavate trattando con la Commissione Europea per farla approvare. Non era vero, ma la cosa triste è che non l'avete detto solo a noi, ma l'avete detto anche a quei poveri giovani disoccupati, prendendoli così in giro. C'erano diversi testi di legge, ma non c'era un disegno di legge della Giunta e non si stava trattando assolutamente nulla con l'Unione Europea. Nel frattempo, avete accantonato, questo è vero, è stato ricordato, 600 miliardi, miliardi "ingessati" che, ahinoi, molto probabilmente non potranno essere spesi in quella direzione. Questo è il vostro comportamento nei confronti dei lavoratori socialmente utili e nei confronti dei lavori consiliari. Avete fatto discutere animatamente per due mesi la Sesta Commissione, poi è intervenuta la Giunta regionale dicendo: "Lasciate perdere, non si attua nessuna soluzione prospettata dai tre Assessori intervenuti e dalla maggioranza, ma si procede diversamente", e senza nemmeno consultare gli stessi lavoratori socialmente utili.
Questi due esempi rappresentano un po' il modo di fare di questa Giunta: forte con i deboli, molto forte con i giovani disoccupati e con i lavoratori socialmente utili. E' emblematico, e mi riferisco solamente agli ultimi due casi. Però è forte la vostra azione verso le riforme: proprio in quella partita relativa ai lavoratori sociali utili avete cercato di scardinare, con un emendamento, quella difficile riforma che la precedente legislatura riuscì a portare a casa, cioè la riforma dell'EMSA.
Poc'anzi sono state ricordate le leggi di settore: non ne avete riconsiderato neanche una, non avete discusso dei testi unici, non avete reso operative tante leggi che pure esistono. Quindi riscontriamo questo non governo delle cose e riscontriamo queste vie di fuga dal vostro programma, non dal nostro. E' il vostro stesso programma che non state rispettando! La risposta che date pubblicamente, in particolare il collega Fantola e gli altri colleghi Riformatori, è quella di proporre alle fasce deboli della società sarda una grande stagione di riforma con la Costituente. Ma sono queste le risposte che vogliono i sardi, le risposte concrete, reali, che soprattutto i più deboli attendono?
Avete ragione di evocare una fuga dai vostri fallimenti, dalle vostre responsabilità. Avete veramente ragione! Quando in quest'Aula parleremo di federalismo e di Assemblea costituente sarà certo un bel lavoro per voi, soprattutto per voi del centrodestra e della Giunta regionale, districarvi fra le proposte, antitetiche fra loro, di Bossi, del Presidente della Regione Veneto, Galan, o del pugliese Vito, tutti e tre del centrodestra. Allora ne parleremo con cognizione di causa, approfondendo insieme gli argomenti nelle Commissioni, perché prima di discutere in Aula di determinati problemi se ne deve parlare appunto nelle Commissioni, seguendo l'iter procedurale che noi stessi abbiamo stabilito. Iniziamo a rispettare le regole, tutti noi, se vogliamo riconsiderarle insieme.
Per quanto riguarda il dispositivo della nostra mozione, noi non abbiamo chiesto una crisi regionale al buio, non abbiamo detto: "Andatevene perché vogliamo ribaltare la situazione e governare noi". Non siamo disponibili, e ci rendiamo conto della realtà dei numeri, ad alcun ribaltone, ma allora che cosa si fa? Qualcuno di voi ci ha chiesto dei suggerimenti su come andare avanti, ma la prima cosa da fare insieme, colleghi consiglieri, è quella di instaurare un nuovo rapporto Giunta-Consiglio regionale.
La Giunta, in alcuni passaggi, ha dimostrato chiaramente che considera il Consiglio un'appendice fastidiosa. Badate, questo non è a danno dei soli colleghi della minoranza, ma è a danno di tutti noi, se non reagiamo. Mi rivolgo a quei colleghi che hanno dimostrato, anche in questa discussione, quella sufficiente onestà intellettuale per non riconoscere grandi meriti a questa Giunta, per rimarcarne i ritardi, per dire che molte cose non vanno: è con questi colleghi che io voglio collaborare per pensare a un assetto dei poteri diverso da quello attuale e denunciare insieme a loro i ritardi e le inadempienze.
Vi chiediamo, in questo, uno scatto di stile, di orgoglio come rappresentanti del popolo sardo, per porre fine a questo spettacolo indecoroso che si sta verificando in questi giorni, nelle trattative che si stanno tenendo fuori di quest'Aula, fuori di questo palazzo e anche fuori della Sardegna. Se ne stanno occupando avventurieri, assenteisti, pluri-inquisiti, faccendieri interessati personalmente; questi sono i personaggi che come avvoltoi stanno volteggiando sulla politica sarda. Vi chiediamo di collaborare con noi per far tornare in scena, in quest'Aula, la politica vera, lo stile, la sardità seria che da tempo si è liberata dei proconsoli e dei viceré.
Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
Piana (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Oggi stiamo discutendo una mozione presentata dall'opposizione, che giustamente svolge il suo ruolo incalzando la maggioranza sui programmi e, non nascondiamocelo, su una verifica che in questi giorni si sta aprendo all'interno della maggioranza, che non è solamente, come ho sentito dire e come è scritto nella mozione, una questione di poltrone o di cambio di Assessori, ma è anche una questione programmatica. Credo che a due anni dall'insediamento di questo Consiglio e a un anno e mezzo dall'insediamento di questa Giunta, una riflessione debba essere fatta in particolare su quello che è stato fatto e su quello che si dovrà ancora fare.
Da questo dibattito, comunque, devo dire che mi aspettavo, da parte dei colleghi dell'opposizione, e del centrosinistra in particolare, alcune riflessioni anche di carattere generale, che in questi giorni hanno investito il Consiglio regionale nel suo complesso, quindi maggioranza e opposizione. Mi aspettavo alcuni passaggi sulla legge elettorale, che ha creato delle difficoltà anche nella formazione della maggioranza in questo Consiglio regionale. Ricordiamo le difficoltà che prima Pili, poi Selis, hanno avuto all'inizio della legislatura nel tentativo di formare una Giunta. La legge elettorale è la causa di questo grosso problema che è sorto in questa legislatura, ma è anche vero che è l'ultima volta che si è rinnovato il Consiglio regionale con un sistema elettorale così inefficiente. Ormai la legge nazionale prevede l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale, in un'ottica di bipolarismo che si sta affermando in campo nazionale. Per cui uno degli impegni che noi tutti, come consiglieri regionali avremmo dovuto prendere - quindi non mi riferisco solo alla maggioranza, ma anche alla minoranza - era quello di adeguarci, con una nostra proposta, a ciò che la legge nazionale già impone, appunto l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale, per andare alle prossime elezioni regionali con una legge elettorale completa, che faccia gli interessi della Sardegna e dia stabilità a questo Consiglio regionale.
Mi aspettavo anche un riferimento - lo voglio dire perché non ne ha parlato nessuno - alla legge regionale numero 31/98, che crea grosse difficoltà al mondo politico, soprattutto agli Assessori, nel tentativo di dare gambe a quello shock amministrativo di cui parlò il Presidente della Giunta regionale nel presentare il suo programma di governo in quest'Aula. Oggi ci ritroviamo con una legge regionale, appunto la legge numero 31, che dovrebbe essere modificata, perché vincola troppo la Giunta per quanto riguarda i programmi di indirizzo politico, i quali si scontrano con l'eccessivo potere a mio avviso attribuito ad alcuni dirigenti dell'amministrazione regionale, il che forse andava bene quando parlare di mondo della politica era quasi come parlare di cattiva amministrazione e solamente i dirigenti e i funzionari erano "bravi".
Oggi, però, credo che sia necessario modificare la legge regionale numero 31, distinguendo quelli che sono i poteri di chi fa politica, di chi assume decisioni politiche, da quelli di chi invece deve dare gambe a queste decisioni, nei vari uffici amministrativi. C'è proprio uno squilibrio, secondo me, tra il potere attribuito con la legge 31 ai dirigenti dell'amministrazione regionale e il potere posto in capo ai politici.
Nel dibattito sulla mozione sono stati rivolti attacchi al centrodestra, a questa maggioranza, da parte di colleghi che meno di due anni fa facevano parte di un altro schieramento che oggi è all'opposizione. Forse qualcuno ha dimenticato le sei Giunte Palomba, le lotte intestine, gli Assessori che cambiavano dopo pochi mesi? Insomma, tutto ci potete dire, però non potete negare che dopo un anno e mezzo di governo del centrodestra il Presidente della Giunta non è cambiato, non si è mai aperta una crisi e la Giunta è sempre la stessa. Queste cose ce le dobbiamo dire, non le dobbiamo dimenticare, perché sembrerebbe che tutte le colpe e tutte le difficoltà siano nostre. Assolutamente no! Io respingo con fermezza le accuse che in quest'Aula oggi e anche ieri ci sono state rivolte.
Vi ricordo che nella precedente legislatura, in quella sì, le continue crisi di governo evidenziarono un attaccamento inaudito al potere, con frequentissime sostituzioni di Assessori, trabocchetti tesi qua e là, e così via. In questo anno e mezzo di governo del centrodestra, invece, tutto questo non è successo. Inoltre, a proposito della cattiva amministrazione, voglio ricordare che per esempio per quanto riguarda il settore agricolo - ci sono l'Assessore dell'agricoltura e il Presidente della Giunta che possono confermarlo - quando è iniziato il governo di centrodestra ci siamo resi conto, e ve ne siete resi conto anche voi, che forse solo due leggi erano state notificate all'Unione Europea, il che ha causato un danno economico incredibile alla nostra agricoltura. Devo riconoscere che la Commissione agricoltura ha discusso per ben cinque mesi sulla legge 21 del 2000, con la piena collaborazione della opposizione, che ha dimostrato la sua disponibilità, e non soltanto nel caso di questa legge, sia in Commissione, sia in Aula. La legge 21, che mi auguro venga al più presto definitivamente approvata dall'Unione Europea, ha sanato circa otto anni di disastri per il settore agricolo. Allora, con quale coraggio chi interviene oggi dai banchi della opposizione può dire che per l'agricoltura non si fa niente, quando voi stessi avete causato un vuoto nel settore agricolo non notificando importanti leggi all'Unione Europea e rendendovi così responsabili dei gravi danni che si sono verificati nel settore agricolo? Qualcuno, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, dovrà pagare per quei danni, qualcuno dovrà pagare per il fatto che quelle leggi non sono state notificate. Non possiamo dimenticarcene e addossare alla maggioranza attuale e alla Giunta in carica errori commessi in passato che sono costati centinaia di miliardi, anche a causa di leggi non notificate, che non interessano solamente il settore dell'agricoltura, ma interessano anche altri settori, come quello del turismo. Agli agricoltori, per esempio, è stata chiesta la restituzione dei contributi ricevuti in base alla legge 44 del 1988. Qualcuno dovrà pagare, qualche Assessore, qualche dirigente, non so chi esattamente, ma occorre fare una verifica anche su questo disastro, a cui il centrosinistra non è estraneo, anzi ne è il principale artefice.
Non solo, e il mondo della sanità? Ci vogliamo dimenticare del mondo della sanità, che fa registrare un indebitamento senza precedenti?
FADDA (Popolari-P.S.). Non è vero, ho smentito anche l'assessore Oppi su questo.
Piana (C.C.D.). No, onorevole Fadda, le ricordo che vi sono degli atti che rivelano quanto sto dicendo. In modo particolare, la ASL numero 1, i cui bilanci non venivano controllati da tre anni - immaginiamoci un po' - ha sfondato per quanto riguarda tutte le spese. Queste sono gravi responsabilità che non possono essere addebitate a questa maggioranza e a questa Giunta che sta operando, che sta cercando di risollevare la china, sta cercando anche di risanare la situazione. Indubbiamente è una delle cose che non dobbiamo sottacere.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato, onorevole Piana. E' iscritto a parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
Sanna Salvatore (D.S.). Signor Presidente, colleghi, non voglio soffermarmi più di tanto sul modo in cui si è costituita questa maggioranza, altri colleghi lo hanno fatto e altri ancora lo faranno. Non capisco, però, quei colleghi della maggioranza che partono dalle 152 mila preferenze avute da Mauro Pili per giustificare la vittoria elettorale del centrodestra del '99 e si arrampicano poi sugli specchi per giustificare la presidenza di Mario Floris con i 3 mila voti da lui ottenuti.
Cari colleghi, se si accetta questo stato di cose come ineluttabile, per garantire la governabilità, come dite, significa che questa straordinaria vittoria non c'è stata e che solo grazie ai ribaltoni e ai tradimenti si è potuta costituire l'attuale maggioranza, che si è trasformata inevitabilmente in una trappola mortale per qualsiasi buona intenzione di cambiamento. Infatti, l'essenza stessa di questa maggioranza è l'ambiguità, la confusione istituzionale, la doppiezza etica e politica nell'affermare una cosa e farne un'altra, e questo connotato di base impedisce, a mio avviso, qualsiasi possibilità di cambiamento. Non si è mai visto, da nessuna parte, che dei soggetti politici partecipino attivamente a smantellare un sistema che li tiene in vita.
Quindi non è solo la mancanza di un progetto complessivo di governo che vi caratterizza; è che il perverso sistema di potere clientelare e familiare - e gli esempi si possono sprecare - messo in piedi per soddisfare le vostre esigenze è esattamente, colleghi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale in modo particolare, tutta la corda che vi ha messo a disposizione, con antica sapienza, il presidente Floris pur di conservare per sé e gestire il vero potere. Per questo vorrei che il collega Fantola, per esempio, ci spiegasse, come può pensare, anche per un attimo, che da questa maggioranza, da questo Governo, possano arrivare segnali forti, atti concreti che introducano quelle innovazioni che andate predicando dal famoso forum di Aritzo e che sinora, per vostra stessa ammissione, non sono arrivate. Non sono le calamità naturali, collega Balletto, e neanche l'azione ostruzionistica dell'opposizione, per altro legittima, e non possono essere neanche le pesanti eredità dei precedenti governi (oramai governate da due anni in Regione, nelle Province, nei grandi e medi Comuni) la causa della vostra incapacità di governare. E alla vostra conclamata incapacità di governare si aggiunge, come dicevo, l'impossibilità di uscire da questa gabbia che vi ospita tutti quanti e che vi costringe a stare insieme per forza con tutte le vostre enormi contraddizioni che non riuscite a risolvere in maniera limpida e trasparente. E' la vostra condanna, è il prezzo che dovete pagare e che vi faranno pagare gli elettori per tutte le promesse che avete fatto e non avete mantenuto. Ma il dramma vero è che il prezzo di tutto questo lo sta pagando e lo pagherà la Sardegna.
Non mi soffermerò su tutte le macroscopiche inadempienze da addebitare esclusivamente a voi della maggioranza; altri colleghi dell'opposizione tratteranno questo argomento approfonditamente. Per quanto mi riguarda vorrei fornire alcuni dati relativi all'attività della Prima Commissione, di cui faccio parte, che dovrebbe tra l'altro occuparsi di riforme. Sono dati che confermano le mie affermazioni precedenti e che dimostrano la vostra inadeguatezza e incapacità. Vorrei partire dai mitici e perennemente sbandierati, in qualsiasi occasione, disegni di legge dell'assessore Masala. Io non so se i colleghi di AN siano davvero convinti che l'azione riformatrice si concluda con l'approvazione in Giunta di qualche disegno di legge. Ho questa impressione nel sentire con quanto zelo parlano degli straordinari risultati ottenuti in questo settore. Ebbene, invito i colleghi di AN a leggere l'opuscoletto relativo al carico dei disegni di legge pendenti all'esame della prima Commissione per rendersi conto della straordinaria capacità riformatrice di questo Assessore.
Non mi pare che dalla lettura di questo elenco traspaia una proposta organica di riforma, un lucido disegno che partendo dalla Giunta vincoli la maggioranza a sostenerla durante tutto l'iter parlamentare fino alla definitiva affermazione, perché, caro Presidente della Giunta, e non governatore, lei non è stato eletto dal popolo, nonostante ritenga di poter essere assimilato ai suoi colleghi governatori delle Regioni ordinarie, solo perché il Parlamento nazionale, e non quello sardo, ha approvato, anche per la Sardegna, la legge costituzionale sulla forma di governo e sul sistema elettorale. Non può giocare a nascondersi dietro la presunta e generale improduttività del Consiglio, intanto perché lei insieme alla sua Giunta è espressione di questo Consiglio, o meglio, della maggioranza di questo Consiglio e quindi ne porta tutte le responsabilità relativamente alle cose fatte o non fatte. Non vale quindi l'affermazione da lei spesso ripetuta: "Io lavoro, la mia Giunta lavora, il Consiglio non lavora, il Consiglio ci impedisce di fare". Se lei è davvero il capo di questa maggioranza sia conseguente nell'agire, obblighi o convinca i suoi a fare il proprio dovere, magari cominciando dal suo Presidente del Consiglio, il quale, anziché preoccuparsi di garantire normali condizioni di lavoro e di produttività del Consiglio stesso, anche nei giorni scorsi ha provveduto a sfiduciarla, dopo averla eletta con un voto ambiguo, espresso a discapito di consolidate prassi. Quindi è da qui, colleghi della maggioranza, che dovete partire per fare chiarezza, per mettere ordine al vostro interno.
Al collega Frau, che vuole modificare il Regolamento, magari per frenare l'opposizione in nome di una più veloce e snella attività del Consiglio, ricordo che nella passata legislatura proprio l'attuale maggioranza, allora opposizione, impedì, per altro legittimamente, una revisione più avanzata del Regolamento stesso.
Aggiungo, come mio contributo alla vostra esigenza di chiarezza, che una modifica importante del Regolamento potrebbe, per esempio, riguardare l'intangibilità del ruolo e della carica del Presidente del Consiglio, perché se tale ruolo non è più super partes, come non lo è stato sinora in questa legislatura, vista anche la recente sfiducia al Presidente della Giunta, se è al contrario un ruolo di maggioranza, tanto vale che rientri anch'esso nella vostra normale spartizione di maggioranza, o se preferite rotazione. Per semplicità e chiarezza, tra l'altro, vi ricordo che a gennaio 2002 ci sarà la rotazione degli incarichi, quindi...
Per tornare sul tema, cosa dire ancora delle riforme o meglio delle mancate riforme? Poco altro, se non che siete riusciti, per esempio, a fare abortire il processo istitutivo delle nuove province, avviato nella passata legislatura, complimenti! Avete cavalcato il più becero campanilismo pre-elettorale e ora non se ne parla più. L'assessore Milia, nonostante gli impegni certificati e assunti in Commissione, non ha diffidato i comitati di controllo perché commissariassero i comuni inadempienti e oggi siamo al punto di partenza. Abbiamo perso due anni di tempo.
Che dire ancora delle comunità montane e dello scioglimento dei cocico? Che dire della farsa del contratto dei dipendenti regionali, prolungato per due anni per poca chiarezza da parte della Giunta, con forti dubbi di illegittimità, e che dire del giochetto fatto a proposito del coran, con scadenza ad orologeria? Che dire della riforma dell'ente foreste, mai entrata in vigore per il vostro ostruzionismo e già sottoposta a pesanti tentativi di modifica? Che dire dell'imbroglio del commissariamento degli enti, messo in atto, contro la legge, per soddisfare la vostra incapacità - solo momentanea, lo riconosco - di spartirvi le poltrone? Comunque avete recuperato bene, complimenti! Che dire dei preannunciati tentativi di smantellare la legge 31 per riportare sotto il controllo degli Assessori la gestione amministrativa? Che dire, infine, delle importanti norme di attuazione, concernenti il collocamento, l'agricoltura, il recepimento del decreto legislativo numero 112 del 1998, approvato con il nostro contributo determinante, nonostante la sottovalutazione di alcuni esponenti importanti della maggioranza, che probabilmente sono ancora del tutto inattuate solo per la vostra inerzia e incapacità? Il risultato è che, oltre al ritardo dell'ingresso di tali norme nel nostro ordinamento, noi registriamo un'ulteriore distanza anche rispetto alle Regioni ordinarie, con buona pace della indispensabile capacità competitiva nell'era della per voi mitica globalizzazione e della logica di mercato. Già, perché a questo dovrebbero servire le riforme, ad ammodernare e rendere competitivo, ma nello stesso tempo solidale, un sistema che non funziona più, a renderlo capace di reggere la sfida e la concorrenza al fine di migliorare complessivamente le condizioni di vita delle nostre comunità, a cominciare dallo sviluppo e dal lavoro; la sburocratizzazione, lo snellimento delle procedure, la delegificazione, il decentramento e tutto il resto, non come fine, ma come strumenti di progresso al servizio dell'interesse generale e non a difesa di pochi. E se guardiamo con attenzione a un'altra legge costituzionale approvata dallo scorso Parlamento, per la quale saremo chiamati a un referendum confermativo, nonostante la vostra opposizione, la legge di riforma del Titolo V della Costituzione, ebbene...
Presidente. Il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
Ortu (R.C.). Le cose da dire sono tante e dieci minuti sono pochi. Sinceramente debbo dire che il clima in cui si svolge questa discussione è, per certi versi, rispetto ai problemi che esistono fuori di quest'Aula, surreale e viene descritto dai colleghi della maggioranza in un modo strano, quasi che quanto sta accadendo sia una sorta di invenzione. C'è un atteggiamento, da questo punto di vista, differente all'interno della maggioranza: alcuni ammettono le difficoltà e i problemi, altri tendono a cancellarli, altri ancora tendono a giustificarli facendoli derivare da quanto questa maggioranza e questa Giunta avrebbero ereditato, dimenticando ciò che accade oramai da settimane, dimenticando che sui giornali, oggi, alcuni articoli dicono che dopo la conclusione di questa discussione incomincerà la verifica e si discuterà a carte scoperte; altri sostengono che i prossimi dieci giorni saranno decisivi per la verifica.
Presidenza del Vicepresidente Spissu
(Segue ORTU.) Quindi tutto avviene, e tutto avviene fuori di quest'aula.
In quest'aula la maggioranza interviene con l'atteggiamento di cui parlavo poc'anzi: una parte di essa giustifica, un'altra parte attutisce, un'altra parte ancora ammette, però nel suo complesso la maggioranza tende ad accantonare e a rimandare i problemi veri, che noi pensiamo debbano essere discussi anche in Aula.
Noi avremmo voluto, e abbiamo avanzato una richiesta in tal senso nella giornata di ieri, che dopo l'illustrazione della mozione, proprio per consentire all'Aula una discussione reale, entrando nel merito di un dibattito politico di cui il Consiglio non deve essere espropriato e che deve svolgersi alla luce del sole, il Presidente della Giunta avesse svolto un intervento che consentisse alla maggioranza, e anche all'opposizione, di fare il punto della situazione. Questo non è accaduto, ecco perché la discussione in corso è strana, è una discussione che di fatto non cambierà nulla di quanto la maggioranza si è prefissa, e a pagare ancora una volta saranno i sardi per quello che sta accadendo in questi giorni e per quello che è accaduto nelle settimane e nei mesi scorsi. Anche di questo debbiamo parlare. La crisi oramai è aperta; della crisi e della verifica se ne parla da settimane e, tra l'altro, pesa in modo determinante quanto è accaduto nel corso di questi mesi, che ha portato al risultato che tutti conosciamo, cioè ha posto il Consiglio in condizione di non poter far fronte nemmeno all'ordinaria amministrazione. Non dimentichiamo che nel corso di questi primi sei mesi del 2001, questo Consiglio ha approvato solo il bilancio e la legge finanziaria, senza che tra l'altro di quel bilancio sia stata spesa una sola lira, così come, in gran parte era accaduto nel corso dell'esercizio precedente. Non dobbiamo dimenticare che quell'esercizio si era chiuso con 1.151 miliardi non spesi, che a tutt'oggi non risultano ancora spesi, cioè di fatto si procede solo ed esclusivamente con l'ordinaria amministrazione.
Di questo ne stanno pagando le conseguenze in modo drammatico la Sardegna e i sardi, nonostante l'onorevole Balletto, ieri, nel suo intervento, abbia affermato che, complessivamente, il quadro economico e sociale dell'Isola è in crescita, quindi il bilancio che potrebbero trarre questa Giunta e questa maggioranza, tutto sommato, dovrebbe essere positivo. E richiama a sostegno di questa sua affermazione, i dati sull'occupazione, dimenticando, per esempio, che proprio la Banca d'Italia, a fine maggio o inizio giugno, ha pubblicato i dati sulla situazione economica nella nostra Isola, che definisce disastrosa e disarmante. La condizione economica e sociale è considerata preoccupante, e per quanto riguarda il numero degli occupati proprio la Banca d'Italia dice, contrariamente a quanto afferma l'onorevole Balletto, che il numero medio degli occupati anche in Sardegna è invariato rispetto all'anno precedente, e si aggira sempre intorno alle 515 mila unità. Cala l'occupazione nell'industria, aumenta il precariato, aumenta il lavoro interinale, aumenta il lavoro atipico.
Questo è il quadro rappresentato dai dati forniti dalla Banca d'Italia: un'Isola in difficoltà, nonostante il prodotto interno lordo tenda a crescere; un'Isola che dipende sempre di più dalle importazioni e dove i problemi pressanti e presenti dell'economia rimangono drammatici, come dimostrano i dati relativi all'agricoltura, nonostante le cose dette dall'onorevole Piana. L'agricoltura, infatti, versa in condizioni drammatiche per il calo della produzione del settore, per l'indebitamento e per il fatto che questa amministrazione regionale non riesce nemmeno a compiere l'ordinaria amministrazione. E ordinaria amministrazione sarebbe, per esempio, riuscire a definire in sede comunitaria l'approvazione e quindi l'accoglimento della legge 21, che riordina gli interventi in agricoltura, che può consentire la normale amministrazione per quanto riguarda questo settore. Ebbene, questa legge, approvata dal Consiglio regionale alla fine dell'anno scorso, ancora oggi non può essere utilizzata.
Ecco ciò che accade in questa regione, mentre, ripeto, si dà un'immagine virtuale e irreale di quest'Isola, e la controprova è data dal titolo riportato oggi da uno dei maggiori quotidiani isolani: "Agricoltura: via alla riforma", cioè si dà l'idea che stiano avvenendo grandi cambiamenti capaci di modificare profondamente il settore agricolo, invece si parla solo della bozza di un provvedimento che è stato presentato dagli Assessori dell'agricoltura e degli affari generali.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ortu, il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N). Signor Presidente, che delusione, dopo due anni di assenza, rientrare in questo Consiglio e dover assistere a una discussione come questa!
SANNA EMANUELE (D.S.). Puoi rinunciare!
SCANO (D.S.). La situazione è anche peggiorata!
LOCCI (A.N.). Sicuramente! Trovo delle istituzioni vecchie, degli strumenti parlamentari vecchi, trovo all'opposizione un centrosinistra che avevo lasciato in una maggioranza che, seppure criticabile, appariva forte, forte della propria cultura, della propria tradizione, dei propri valori di riferimento. Francamente dalla lettura, dall'impostazione e dalla scelta dello strumento che ha utilizzato oggi il centrosinistra appare paradossalmente debole. Ha scelto uno strumento antico, io direi vecchio, un vecchio arnese, una vecchia ferraglia di un vecchio Regolamento parlamentare per far discutere inutilmente per due giorni, al fine di lasciare le cose come stanno.
Credo che la classe politica di una regione che si trova in una difficoltà economica e sociale come la nostra, dovrebbe essere altra, perché vi sono temi che appartengono al centrosinistra e vi sono temi che appartengono al centrodestra, ma vi sono anche temi che non appartengono né all'uno né all'altro. Allora, per quanto riguarda l'impostazione dei lavori di quest'Aula (ammesso e non concesso che possa piacere o non piacere il Presidente, ma l'Aula siamo soprattutto noi), vogliamo darci una nuova e diversa organizzazione dei lavori? Vogliamo prendere atto che esiste già la Regione presidenziale, senza che si sia affrontata tutta la relativa riforma istituzionale, e che non solo rischiamo di rendere inutile questa legislatura, ma stiamo, con la nostra omissione, preparando il terreno anche ai futuri fallimenti di questa Regione? Questo terreno non appartiene al centrodestra o al centrosinistra, appartiene alle istituzioni. Allora vorrei riscoprire, anche da quella parte dell'emiciclo, quel senso delle istituzioni che non ho ritrovato nel dibattito di ieri e di oggi, perché ho assistito a un dibattito sterile e partigiano e, lasciatemelo dire, in alcuni passaggi, di basso livello: Comincioli, i poteri e via dicendo. Scusate, io non intendo entrare nel merito di queste questioni, ma con grande cordialità voglio rispondere ad alcune affermazioni dell'amico Cugini: state attenti, perché la politica che state impostando è quella del " tanto peggio tanto meglio" e nel frattempo avete perso tre province su quattro, avete perso la la città di Sassari - la tua città, Cugini - e l'avete persa pur con i problemi che questa maggioranza ha dimostrato di avere. Quindi, attenzione, perché non è detto che incassiate risultati elettorali dall'eventuale nostra inefficienza. La politica è infatti cambiata; la politica è comunicazione, la politica è ciò che appare e non ciò che è. Potreste rischiare e rischierete seriamente di perdere anche le prossime elezioni regionali, attenzione. Io forse non ci sarò, non lo so, ma voi rischiate seriamente, perché state autodenunciando qui la vostra pochezza. Avete smarrito per strada i grandi valori della sinistra, di quella sinistra che interpretava Pier Sandro Scano, per come l'ho conosciuto io negli anni passati. Mi sembra, invece, che ci sia un forte immiserimentodella politica e voi state contribuendo fortemente a questo passaggio. Attenzione, nelle istituzioni ci siamo tutti!
Si parlava dei ritardi, Presidente: è vero, ci sono ritardi che dovremo colmare, ma quando si parla di ritardi occorre farlo con onestà intellettuale. Ho riletto, nei giorni scorsi, le prime dichiarazioni programmatiche della Giunta Palomba, e allora, cari ragazzi, cari amici, non si può non riconoscere che alcuni ritardi, forti ritardi, sono figli anche di quella stagione. Stamattina ho ascoltato l'enunciazione di tutta una serie di argomenti, ma, scusate, la riforma della Regione non era stata enunciata dal centrosinistra fin dalla prima Giunta Palomba? Ma non si era parlato di federalismo interno? Non si era parlato di una Regione centralista e matrigna verso gli enti locali? Ebbene, il centrosinistra, in quegli anni, che cos'ha fatto? Su quali posizioni si è attestato? Badate, se vogliamo fare una critica a questa maggioranza, e io sono il primo a voler essere critico, potrei ricordarvi - ma omettiamole queste cose, perché non servono alle istituzioni - che ho assistito qui alla "Giunta del bigliettino". Altro che Giunta Floris, la Giunta Floris in confronto è oro! E' oro, è nobilitazione delle istituzioni in confronto a certe cose a cui in quest'aula abbiamo dovuto assistere. Il presidente Palomba, in alcune delle crisi che ci ha portato qua in aula, parlò di interferenza, non di Comincioli, ma di poteri forti.
Anche su questo terreno, badate, c'è una grossa differenza tra noi e voi, perché i poteri di cui ora parlate sono almeno poteri che hanno un nome, un cognome e un indirizzo; quando voi lamentaste le interferenze rispetto al potere del Governo e dell'autonomia regionale, parlaste di poteri forti e occulti. Quindi, non so neanche se dobbiamo confrontarci su questo piano, perché so, nella mia coscienza di uomo, prima che di politico, che siamo un attimino più avanti di voi, nonostante tutto.
Alla maggioranza, signor Presidente, voglio dire una cosa: badate che assomigliamo troppo al centrosinistra in alcuni errori di fondo; in alcuni errori culturali assomigliamo troppo all'attuale centrosinistra, a quello che non vogliamo essere, a quello che diciamo di volere respingere. Allora anche noi, come Alleanza Nazionale, su alcuni temi dovremo porre fermo il timone, dovremo recuperare, come abbiamo già fatto, i nostri margini di autonomia e dovremo insieme individuare alcuni obiettivi, che potranno essere intermedi o di legislatura, intorno ai quali vogliamo vedere una maggioranza convinta e compatta. Invitiamo invece l'opposizione, per quanto riguarda alcuni temi che non appartengono né al centrosinistra né al centrodestra, a verificare quali sono le reciproche reali intenzioni e se c'è la volontà di innalzare davvero questo Consiglio regionale a livelli più alti. E voi sapete che per fare ciò occorre la reale volontà di cambiare le istituzioni, occorrono le migliori potenzialità che esistono in quest'Aula.
Nei prossimi mesi vedremo se la vostra politica sarà ancora quella del tanto peggio tanto meglio, o se invece potremo lavorare insieme anche su questioni di carattere istituzionale.
CUGINI (D.S.). Si vede che manchi da due anni e mezzo!
LOCCI (A.N.). Lasciami ambientare!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembra che nonostante le manovre e le convulsioni della maggioranza delle ultime settimane e anche nonostante il fastidio di qualche collega della maggioranza, di cui abbiamo appena avuto una testimonianza nell'intervento del collega Locci, che pure stimo, il Consiglio si stia riappropriando della sua funzione politica e della sua sovranità.
Chi pensava che la Coalizione autonomista, magari giocando intempestivamente la carta della sfiducia, avrebbe offerto, con questo dibattito, o una zattera di salvataggio alla Giunta Floris o un'arma ai congiurati che scalpitano per mettere in sella l'onorevole Mauro Pili, e chi sperava che noi avremmo assecondato questo inverecondo gioco di palazzo temo che rimarrà deluso alla fine di questa sessione.
Vedete, cari colleghi della maggioranza, prima della convocazione straordinaria del Consiglio regionale voi avete fatto molti vertici, siete passati attraverso conciliaboli, incontri ufficiali e riservati, avete chiesto l'intervento dell'amministratore delegato del vostro massimo azionista di riferimento nazionale, avete cercato insomma, con ogni mezzo, di sedare i vostri conflitti, disarcionando il Presidente della Giunta e mantenendo comunque in piedi quell'anomala coalizione che si è formata all'inizio di questa tormentata legislatura.
Per diverse settimane, collega Locci, abbiamo assistito allo spettacolo avvilente di schiere di giornalisti e troupe televisive, accampate nei corridoi e nelle scale di questo palazzo, per scrutare le vostre manovre e per tentare di informare correttamente i sardi su quanto stava incubando negli ambulacri della politica regionale. Intossicati dai giochi di potere e inebriati dalla vittoria del 13 maggio, avete pensato che ogni confine di etica e di responsabilità democratica potesse essere impunemente superato, "tanto" - vi siete detti - "si voterà fra tre anni, andiamo dunque alla resa dei nostri conti di potere", poco male se la Regione è paralizzata e il Consiglio regionale è svuotato e violato, come ha detto ieri, con parole amare e condivisibili, il collega Gian Mario Selis. No, avete fatto male i vostri calcoli, cari colleghi, perché, come questo dibattito sta cominciando a dimostrare, noi, anche dopo la compravendita dell'autunno del 1999, non abbiamo i numeri per sostituirvi nel governo della Sardegna, ma abbiamo sicuramente le energie politiche sufficienti per stanarvi dai cunicoli in cui state immiserendo il nostro istituto autonomistico. La crisi adesso è in Aula, nella sede elettiva dove ogni Governo della nostra Regione autonoma riceve il mandato per governare, e qui la crisi dovrà trovare un epilogo rapido e limpido, sotto lo sguardo vigile della pubblica opinione.
L'incisiva e autorevole illustrazione della nostra mozione, che ha fatto ieri il collega Gian Mario Selis, a nome della Coalizione autonomista, gli interventi degli altri colleghi della minoranza, e in particolare quello molto netto e rigoroso svolto ieri sera dal Presidente del mio Gruppo, hanno messo su binari molto chiari le questioni e i nodi politici fondamentali che questa seduta straordinaria del Consiglio deve affrontare. Non ci sono più margini per sceneggiate o manovre dilatorie e a conclusione di questo confronto l'Aula dovrà verificare se l'onorevole Mario Floris ha ancora una maggioranza che lo legittima a governare.
Io vorrei molto schematicamente affrontare, nei pochi minuti che ho a disposizione, la questione che mi sembra più pressante, più importante, in questa delicata fase politica. Riguarda la maggioranza e le possibili alternative in caso di un suo probabile e - io aggiungo - auspicabile disfacimento, e all'interno di questo problema c'è da esaminare sia la linea di condotta che adotterà nelle prossime ore il Presidente della Giunta, sia la funzione e la linea di condotta del Presidente dell'Assemblea, che spero mi ascolti, almeno attraverso l'impianto audiovisivo a circuito interno.
Vede, signor Presidente della Giunta, è ormai di solare evidenza che la genesi di questa crisi viene dallo stesso seme che ha dato vita, alla fine del 1999, alla maggioranza e alla Giunta che lei presiede. Solo il collega Balletto, lasciatemelo dire, nel suo zelante ruolo di gendarme della coalizione, può continuare in questa sorta di training autogeno, per convincersi che questa maggioranza è la più rispettosa della volontà popolare. No, questa maggioranza non viene dagli elettori. L'onorevole Mauro Pili, che pure ha avuto uno straordinario successo personale, non è il leader di un partito o di una coalizione che ha vinto le elezioni regionali del 1999. Si continua a mistificare e a confondere le preferenze date al leader del Polo, con i voti dati alle due coalizioni che si sono confrontate democraticamente nel voto del 1999.
L'onorevole Mario Floris, in un sistema proporzionale di governo parlamentare, non fu quindi un usurpatore; fu solo l'abile tessitore e il principale beneficiario di una maggioranza fondata sul più spericolato trasformismo e sul più spregiudicato utilizzo del potere di coalizione dei Gruppi minori. Per governare fu fatto un patto di potere scellerato e fu anche calpestata la sovranità popolare, cari colleghi. Che titolo avete, oggi, per invocare il voto dei sardi, per alternare uomini e continuare a mercanteggiare sulla massima carica istituzionale della Regione?
Ha ragione il collega Cugini, voi avete davanti due strade: o macerate nell'impasto tossico che avete allestito all'inizio della legislatura, o prendete atto che quella maggioranza anomala, che si regge sull'appoggio esoso e infido di una pattuglia di consiglieri, che si muove come una sorta di Legione Straniera della politica sarda, non può reggere alla prova del governo e delle esigenze della società isolana, e quindi rimettete nelle mani del Consiglio o degli elettori il futuro dell'autonomia sarda. Se questa maggioranza si decompone, in quest'Aula sovrana si cercherà comunque una soluzione democratica.
Sempre dagli ambulacri della politica arriva il suggerimento obliquo di qualche soluzione straordinaria e fantasiosa. L'onorevole Massimo Fantola l'ha evocata ieri, con apparente preoccupazione, in quest'aula, come una sorta di ultima spiaggia per questa infelice legislatura della nostra autonomia: una Giunta delle regole e poi la parola al popolo sovrano.
Noi, lo voglio dire con nettezza, non ci lasciamo suggestionare né dai catastrofisti, né dalle sirene del consociativismo, e ancor meno dai fautori della governabilità a qualsiasi prezzo che può portare ad arruolare in qualsiasi maggioranza i soldati di ventura e i voltagabbana, subendone poi i ricatti e le imprevedibili contropartite. Adesso, però, è ineludibile l'esigenza di sgombrare le istituzioni da una Giunta che ha perso una parte consistente della sua base parlamentare.
Noi ascolteremo con attenzione l'intervento conclusivo del Presidente, però io auspico che il presidente Floris non si faccia ingabbiare in una esiziale logica di pura sopravvivenza. Ci sono alcuni dati politici, cari colleghi, che attendono una risposta responsabile e ineludibile, non c'è solo il leader del principale partito della coalizione che sgomita per arrivare comunque alla Presidenza della Regione. C'è un Presidente sfiduciato dal suo Gruppo residuale e invitato a dimettersi dallo stesso Presidente dell'Assemblea. Un fatto, quest'ultimo, cari colleghi, non solo senza precedenti, ma di una gravità istituzionale assolutamente insostenibile.
Il Presidente del Consiglio, come sappiamo, ha introdotto un vulnus molto preoccupante nella prassi istituzionale e nella storia ormai lunga di questo Parlamento autonomistico. Il 5 novembre 1999 ha votato la sfiducia alla nascente Giunta Selis e oggi minaccia di votare la sfiducia alla Giunta Floris, nata un anno e mezzo fa, con il suo voto determinante. Votò allora, disse, per la governabilità; vota, o sembra disponibile, oggi, a votare per l'ingovernabilità. Per quell'atto irresponsabile c'è chi lo vuole premiare e chi lo vuole, forse, oggi, ulteriormente condizionare e utilizzare per alterare il fisiologico gioco democratico. Noi non abbiamo dimenticato quel mercimonio istituzionale. Non tiri ulteriormente la corda, se mi sente, il Presidente del Consiglio regionale, altrimenti quella fune rischia di diventare un cappio che strangola la funzione e la residua credibilità di questa istituzione.
Noi, comunque, ne sia certo, come opposizione democratica, vigileremo e opereremo con la massima fermezza, nelle prossime ore, per arginare il degrado e il crepuscolo della nostra logorata, ma comunque preziosa e insostituibile autonomia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (F.S.D.). Io mi aspettavo, per la verità, che il dibattito in Aula su questa mozione iniziasse con l'intervento del Presidente della Giunta, perché la mozione stessa, nelle sue ultime righe, chiede espressamente alla Giunta di riferire sullo stato di attuazione delle dichiarazioni programmatiche rese a suo tempo dal presidente Floris.
Così non è stato, e il dibattito, invece che incanalarsi verso una valutazione delle differenze, cioè la cosiddetta sottrazione di Fantola, la sottrazione fra i propositi e le realizzazioni, si è disperso nella grande prateria dell'astratto della politica, piuttosto che nello spazio ampio, ma delimitato e definito, della pratica e della concretezza dell'azione politica. In quest'aula, infatti, la maggioranza deve ancora decidere se adottare la politica delle cose quotidiane, quella che cambia e migliora la vita di ogni giorno della gente, oppure adottare la politica delle elucubrazioni teoriche che non trovano riscontro pratico nelle opere e nel lavoro quotidiano dei consiglieri, all'interno di questo palazzo.
E' sotto gli occhi di tutti che questa Giunta, oggi, non ha più neppure una maggioranza numerica, giacché quella politica non l'ha mai avuta. E mai poteva averla, dipendente come era e come è dal capriccio e dal ricatto di pochi consiglieri regionali, perché costruita sul rapporto con alcuni consiglieri regionali, invece che sul rapporto con i partiti. Questa Giunta, infatti, contempla i partiti, ma non si regge sui partiti, si regge bensì sul consenso e sugli umori di alcune singole individualità.
E' perciò ben evidente che il lavoro dei consiglieri nelle Commissioni, in Aula e all'interno dei Gruppi è improduttivo, perché non finalizzato, ma fine a sé stesso. Questo è il motivo principale per cui questa Giunta non aveva e non ha futuro ed è stata in affanno fin dall'inizio della sua esistenza; questo è il motivo per cui non può e non potrà produrre nulla, ed è lo stesso motivo che giustifica e spiega la sua inefficienza. E che questa sia una Giunta inefficiente e improduttiva lo ha detto anche il collega Fantola ieri nel suo intervento; purtroppo ha anche detto che, pur tuttavia, è una Giunta senza alternativa perché avrebbe, comunque, posto premesse importanti per la realizzazione di grandi cose. La bravura di Fantola a fare l'illusionista non è però sufficiente a renderlo credibile. Sono d'accordo sul fatto che le riforme sono importanti, anzi fondamentali per il futuro e per la produttività di questo Consiglio, ma mi stupisco del fatto che un confronto serrato e articolato non solo non si è svolto nel merito, ma non è stato neppure mai richiesto o ricercato, né in Commissione né in Aula.
Noi, spero, riusciremo a portare in quest'Aula il dibattito sulle riforme, seppure passando attraverso la inusuale metodica della petizione, che un nostro compagno di partito ha presentato al Presidente del Consiglio. Eppure voi potevate farlo di più e meglio di noi, e non lo avete mai fatto perché mi viene il sospetto che nella realtà delle cose a voi interessi soltanto dire che volete le riforme, ma non vi interessa parlarne e tanto meno farle. Noi dovremo fare un dibattito fra chi è favorevole al sistema elettorale proporzionale e chi caldeggia invece il sistema maggioritario; ne parleremo, ci conteremo, noi ovviamente siamo per il proporzionale, seppure un proporzionale corretto con un premio di maggioranza, ma comunque proporzionale. E siamo per questa modalità non perché essa rappresenti un modo piuttosto che un altro per attribuire seggi, ma perché siamo convinti che questo sia uno strumento che consente di realizzare la democrazia nel nostro Paese e nella nostra regione. Questo sarà per noi lo spartiacque che nella realtà delle scelte politiche e dei comportamenti, per quanto riguarda il problema istituzionale, dividerà due schieramenti.
L'argomento è così fondamentale che una Giunta che contempli al suo interno una cosa e il suo contrario, è una Giunta schizofrenica perché incapace di capire sé stessa e di rendersi conto di quali prospettive di sopravvivenza possono godere i suoi componenti. Pietrino Fois si dichiara favorevole al proporzionale e mi pare che anche i colleghi degli altri Gruppi del centrodestra - CCD, CDU e UDR - si considerino proporzionalisti, ma come possa Alleanza Nazionale, anche in considerazione dell'intervento svolto dall'onorevole Locci, sentirsi complementare con Fantola e con Forza Italia, questo non è dato ancora comprendere. Se così dovesse essere, un partito importante come Alleanza Nazionale, non solo nell'ambito del centrodestra, ma nella politica generale del nostro Paese e in particolare della nostra Regione, in questa fase storica, accetterà di essere fagocitato o vorrà mantenere la sua identità e perpetuare la possibilità di un suo ruolo politico? Non mi nascondo che lo stesso spartiacque divide anche all'interno del centrosinistra, perché Democratici e DS sono su una posizione diversa rispetto, per esempio, a quelle di noi Socialisti, dei Sardisti, dei Popolari e dei Comunisti.
Il collega Corona, nel suo intervento, con delicatezza ha invitato anche il centrosinistra ad assumere atteggiamenti non pregiudiziali su questo argomento, ed è un invito che accettiamo, purché sia bilaterale, purché non sia di circostanza o a scadenza. Ma, allora, ci sentiamo di proporre l'ipotesi di ripartire da un progetto che comunque non abbia paletti e se arriveremo alla costituzione della così detta o in altro modo detta Assemblea costituente lo faremo partendo da premesse comuni, da un percorso comune e da un'interpretazione finale univoca, affinché tutti coloro che convengono sulla sua utilità siano nettamente distinti da tutti coloro che la ritengono invece inutile e inopportuna.
Contraddizioni profonde, pertanto, stanno portando la Giunta e la Sardegna, lentamente ma inesorabilmente, verso una sempre più consapevole eutanasia. E non sono sufficienti le giustificazioni addotte dal collega Balletto e il modesto elenco di numeri che egli ha snocciolato per dare di questa Giunta l'idea di un'inversione di tendenza: dove non ci sono idee non ci può essere governo e dove non c'è governo non ci possono essere risultati.
Il collega Frau ha rilevato che nelle grandi democrazie si può governare e si governa anche con un solo voto di maggioranza, e questo certamente è vero, ma questa maggioranza, purtroppo, non ha niente di grande, né grandi idee, né grandi progetti e, al di là delle intenzioni, dei buoni auspici e delle cose dette con garbo e con molta delicatezza da Giorgio La Spisa, nel tentativo di dare dignità a un contenitore senza contenuto, il problema rimane tutto drammaticamente aperto.
PRESIDENTE. Onorevole Ibba, il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevoli colleghi, onorevole Locci, credo che il ruolo di chi gioca al tanto peggio tanto meglio non lo stia svolgendo l'opposizione, e infatti in questo anno e mezzo di lavori parlamentari non ho ancora assistito a un'azione ostruzionistica portata avanti dalla opposizione. Debbo dire che le assenze nelle Commissioni e in Aula e il blocco, che ormai va avanti da mesi, dell'attività della Giunta e della maggioranza sono i fatti salienti, questa è la situazione. Non c'è bisogno che l'opposizione svolga un'azione tendente a paralizzare la situazione, perché questo è già nelle cose, anzi, debbo ricordare, e per fortuna qualche consigliere della maggioranza l'ha ricordato anche stamattina, che proprio grazie all'atteggiamento responsabile dell'opposizione, sia in Commissione sia in Aula, è stato possibile varare provvedimenti importanti. Quei pochi provvedimenti che in questa legislatura sono stati approvati portano infatti il segno, l'impegno dell'opposizione, e questo va riconosciuto, altrimenti davvero da parte di questa maggioranza non ci sarebbe stato proprio nessun contributo.
Con la presentazione della mozione numero 42 noi abbiamo inteso portare nella sede istituzionale naturale la discussione sui problemi della nostra Isola; una discussione che non è alla base della crisi, che è nei fatti, di questa maggioranza e di questa Giunta regionale. Questo non lo avete fatto voi, lo facciamo noi, svolgendo fino in fondo la nostra funzione di opposizione che deve stimolare, che deve controllare, che deve, insomma, mettere al centro della politica sarda i problemi dei sardi. Problemi che non sono contemplati nella discussione interna alla maggioranza, perché questa maggioranza non è nata da un progetto, ma da un'operazione che meglio di me hanno definito anche oggi altri colleghi, cioè da un'operazione trasformistica priva di prospettiva; è nata da un'idea fondamentale, che è quella di occupare il potere, di gestirlo in tutte le forme possibili e immaginabili. Ma come si può pensare di riformare il potere regionale in tutte le sue articolazioni, se lo si occupa a tutti i livelli? Come è pensabile che una Regione e i suoi enti diventino uno strumento di politica nuova, efficiente, capace di dare risposte ai cittadini, se tutto in modo scientifico viene lottizzato, dato agli amici, ai parenti e quant'altri? Non è possibile annunciare, da un lato, una politica di riforma e dall'altro praticare una politica di lottizzazione. Questa è la contraddizione di fondo che questa maggioranza non riesce a superare; questa è la causa vera della crisi dalla quale questa maggioranza non riesce a uscire.
Voglio ricordare il caso emblematico dell'ESAF: è stata approvata, nella scorsa legislatura, la legge che prevede la privatizzazione dell'ESAF. Ebbene, nei progetti di questa Giunta e degli amministratori dell'ESAF sono previste 500 assunzioni, che non si capisce bene come debbano essere fatte. Questo sta avvenendo in aperto contrasto con la legge approvata da questo Consiglio che prevede la privatizzazione di questo ente. Ma non c'è solo questo. Voglio ricordare anche diversi altri elementi relativi a quello che si sta facendo e a quello che non si sta facendo: per esempio, vi sono 2.500 miliardi di residui passivi dell'Assessorato dei lavori pubblici, che è quello che da questo punto di vista detiene il primato, quindi vi è il blocco totale della spesa da parte di questo Assessorato; la legge numero 21 concernente le provvidenze a favore dell'agricoltura, approvata nel settembre scorso con il contributo determinante della opposizione non è ancora operante; per quanto riguarda i trasporti, l'ex assessore Manunza, che è stato eletto al Senato della Repubblica, ancora non è stato sostituito. E' vero che quando c'era non ci siamo accorti della sua presenza e infatti questa legislatura ha un altro primato: quello di non avere avuto e di non avere l'Assessore dei trasporti.
Cari colleghi, la continuità territoriale è cosa diversa dalla politica sui trasporti di questa Giunta: la continuità territoriale è nata a casa del centrosinistra, è nata a Roma, e la sta portando avanti il Ministero dei trasporti. Arriveremo a questa conquista importante, ma questa Giunta non ha nessunissimo merito, anzi! Da diversi mesi le Ferrovie dello Stato, a Roma e a Cagliari, stanno portando avanti una politica di smantellamento della rete ferroviaria sarda, senza che ci sia da parte di questa Giunta regionale nessun segnale, nessuna azione concreta.
Insomma, questa crisi, cari colleghi della maggioranza, nasce dalla mancanza di un progetto politico. Io mi auguro che riusciate a ritrovare il bandolo della matassa, però anche la discussione che si sta svolgendo in quest'aula, in questi giorni, sta a dimostrare che in mancanza di un progetto non si risolve la crisi. Il centrodestra non ha più' motivi per criticare né Palomba, né i governi di centrosinistra; il centrodestra governa a tutti i livelli e deve, ormai, passare dalle chiacchiere ai fatti. La volontà popolare gli ha assegnato il compito di governare, lo faccia e se non ne è all'altezza allora questa Giunta si dimetta e si discuta delle prospettive.
Comunicazioni dell'assessore Pirastu
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per fare una breve comunicazione, l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.
Pirastu (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Voglio fare soltanto una breve comunicazione, in quanto, ieri, alcuni colleghi hanno sollevato il problema dell'occupazione del Pozzo Sella, a Monteponi, da parte dell'onorevole Pinna.
Pur non condividendo né il contenuto, né il metodo della dimostrazione, che sta arrecando gravi disguidi, in termini strumentali, all'attività dell'IGEA, il commissario liquidatore dell'Ente minerario sardo, su mia indicazione, oggi ha disposto la riattivazione della corrente elettrica all'interno del Pozzo Sella. A ciò si provvederà nelle prossime ore, pur declinando qualsiasi responsabilità, perché la permanenza all'interno della miniera dell'onorevole Pinna e degli altri minatori è un grave pericolo per la loro stessa integrità fisica. Volevo fare soltanto questa comunicazione.
Continuazione della discussione della mozione Cugini - Fadda - Balia - Cogodi - Biancu - Dettori Ivana - Pusceddu - Calledda - Deiana - Demuru - Dore - Falconi -Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico Pinna - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo sul grave stato di paralisi ed inefficienza della Regione sarda" (42)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io sono convinta che questa riflessione pubblica, sollecitata dai colleghi della opposizione, abbia un senso che non tocca soltanto noi ottanta consiglieri dentro quest'aula, ma che interessa anche i sardi fuori di qui, che sono quelli che hanno deciso di farsi rappresentare da noi tutti. Sono anche convinta che sia necessario non essere omertosi, ma ritengo che nell'omertà interventi come quello svolto ieri dal collega Cugini, che io ho giudicato brutto sia sul piano politico sia su quello personale, possano essere di utilità al chiarimento e di informazione per coloro che, fuori di qui, vogliono sapere che cosa stiamo facendo.
Credo, invece, che la mozione numero 42 contenga alcune affermazioni, riprese in particolare dall'onorevole Selis, sulle quali è opportuno riflettere; per la verità ne contiene delle altre che sono gratuite e inutili e sulle quali sorvolerò. Mi pare che il collega Fantola, nel suo intervento di ieri, abbia colto con molta onestà alcuni aspetti positivi (onestà che peraltro è stata ingiustamente e in modo molto brutale criticata dal collega Cugini), perché si pongono alcuni problemi politici che meritano di essere posti al centro della nostra attenzione.
Io ritengo che le cose che voi dite possano essere considerate facendo riferimento a due piani, che sono separati ma contigui: il piano politico e il piano istituzionale. Sul piano istituzionale è direttamente interessato il Consiglio regionale nel suo complesso; sul piano politico, invece, intervengono le diverse valutazioni della maggioranza e della opposizione. Sul piano istituzionale credo che si ponga - ed è un problema nostro di maggioranza, più ancora che vostro di opposizione - il problema di ridare ruolo a un Consiglio che di fatto spesso viene relegato al ruolo di notaio di scelte fatte dall'Esecutivo. Credo che questo problema, però, vada affrontato all'interno della nuova legge approvata dalla Camera nella scorsa legislatura, perché effettivamente una modifica si impone. Ora bisogna capire come noi vogliamo gestire e governare questa modifica, e parlo di noi consiglieri regionali. Io ho riflettuto più di una volta anche sul fatto che obiettivamente ci sono degli ostacoli che non so come possano essere rimossi, ma di fatto la scarsezza di risorse finanziarie e umane impedisce al Consiglio regionale di svolgere la sua funzione legislativa e di controllo. Pensate, per esempio, che tutto il lavoro delle Commissioni viene seguito da un unico funzionario, il quale, per quanto bravo e laborioso, non è certamente un tuttologo, ed è impedito, in qualsiasi modo, l'utilizzo di esperti e consulenti che, nel caso in cui si discutano grosse riforme o leggi quadro, dovrebbero essere indispensabili. Siccome nessuno di noi ha la pretesa di essere uno scienziato o un tuttologo, credo che questo sia un obiettivo ostacolo per l'attività consiliare e dovremo valutare come può essere superato. Al contrario, invece, l'Esecutivo è dotato di grossi mezzi finanziari, che poi sono anche quelli che consentono l'utilizzo di numerosi consulenti. Credo che da questo nasca la sovrapposizione tra il ruolo della Giunta e il ruolo del Consiglio, perché è innegabile che il Consiglio sia stato sommerso da una serie di provvedimenti legislativi della Giunta, che forse non erano direttamente di sua competenza. Va anche detto, sul piano istituzionale, che spesso le Commissioni, pur oberate di progetti di legge, sempre con questa organizzazione assolutamente striminzita, si sono dovute soffermare ad esprimere un parere su provvedimenti che in alcuni casi erano addirittura già stati attuati e quindi quel parere era assolutamente inutile. Questi sono aspetti che non possono essere addebitati alla Giunta o al Presidente del Regione. Sono aspetti che toccano l'intero Consiglio, il quale avrebbe tutti gli strumenti per entrare direttamente nel merito.
Vi risparmio tutto quello che è stato detto sul Regolamento, mi limito a dire che effettivamente il Regolamento, che dovrebbe regolare il buon funzionamento di questo Consiglio, in realtà, sembra il mezzo studiato apposta per creare le difficoltà. Non entro nel merito, dico solo che è un obiettivo ostacolo.
Sul piano politico, invece, ritengo assolutamente paradossale la posizione assunta dal centrosinistra in quest'aula. E' incredibile che voi del centrosinistra facciate finta di essere arrivati qua "domani", non due anni fa, e che tutto quello che è successo in Sardegna negli ultimi vent'anni non vi riguardi. Credo, invece, che gran parte dei problemi, delle esigenze, delle priorità che giustamente avete evidenziato nella vostra mozione sia proprio determinata dalla vostra politica degli ultimi vent'anni. Di questo dovete assumervi la responsabilità. Io sono contenta che voi abbiate evidenziato le carenze che ci sono state; badate, non avete evidenziato carenze da poco; avete evidenziato carenze sui grandi problemi della Sardegna, che riguardano la scarsità d'acqua, i settori produttivi, il settore del credito, la sanità; ma questi problemi non sono nati un anno e mezzo fa e se solo voi aveste voluto, anche nella precedente legislatura, avreste potuto affrontarli. Questo non è stato fatto. Quindi assumetevi le vostre responsabilità, perché noi non abbiamo né una bacchetta magica, né una spugna, ma dovremmo comprare TIR di spugne per cancellare quello che c'è stato in questi vent'anni.
Voglio fare riferimento soltanto ad alcune questioni che io considero emergenze. Lo shock burocratico: non può esserci nessuno shock burocratico se tutti insieme, noi e voi, non smettiamo di pensare che la legge 31, che è stata difesa anche stamattina durante il dibattito, garantisca la massima tutela dell'amministrazione regionale. La legge 31 tutela semplicemente un apparato burocratico che punta esclusivamente alla sua autoconservazione e che voi stessi avete messo in piedi, perché i burocrati di oggi sono quelli che voi avete assunto scegliendoli tra i vostri portaborse, non certamente tra i nostri. L'autoconservazione è l'esatto opposto dell'essere al servizio dei cittadini sardi, e io non condivido il concetto, implicitamente contenuto nella legge 31, che i politici sono tutti ladri e delinquenti e che ci si può fidare solamente dei burocrati, i quali, a mio avviso, vogliono soltanto i benefici di questa legge, ma non vogliono farsi carico degli oneri, non vogliono assumersi responsabilità e quindi bloccano, paralizzano, fermano.
L'acqua: la siccità non è arrivata due anni fa, esiste da almeno quindici anni. Quindici anni fa, infatti, io ho dovuto riattivare il pozzo della mia casa in campagna a causa della carenza d'acqua. In vent'anni voi avete pagato tanti progettisti per fare nuove dighe, ma il problema dell'acqua non lo avete risolto, così come in un giorno non lo risolveremo noi, ed è inutile che addebitiate sul nostro conto un cosa che con un po' di buona volontà avreste potuto almeno iniziare a risolvere, ma non lo avete fatto, forse perché quelli da voi adottati non erano i modi e i sistemi giusti, in quanto l'acqua non può essere direttamente legata al numero di progettisti che si commissionano.
Detto questo voglio soltanto aggiungere che Forza Italia è una forza di cambiamento e per questo l'elettorato ci ha votato. Noi non discutiamo di poltrone, cari colleghi, noi discutiamo di politica, chiediamo a questa maggioranza di ritornare ai programmi originari e chiediamo che questi programmi siano condivisi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, con la mozione che abbiamo presentato io credo che abbiamo offerto un'ottima occasione alla Giunta e alla maggioranza per chiarire, nella sede deputata, cioè in quest'Aula, e chiarirlo anche a tutto il popolo sardo, quali siano stati l'oggetto, le problematiche, i motivi intorno ai quali si è aggrovigliata questa paralizzante e insopportabile crisi. Pensavamo fosse anche un'ottima occasione per il centrodestra per fare un bilancio dell'attività fin qui svolta dalla Giunta presieduta dall'onorevole Floris.
Non mi pare che questa opportunità sia stata colta, perché non sono stati addotti né validi argomenti, né fatti concreti da poter esibire a sostegno dell'azione da voi fin qui portata avanti. E credo, presidente Floris, che sia avvenuto in maniera direi clamorosa e plateale anche l'isolamento politico all'interno del quale lei si trova. Non mi pare che ci siano stati interventi convinti da parte della maggioranza che dessero sostegno alla sua persona in quanto Presidente dell'Esecutivo.
Noi abbiamo visto, al contrario, che i fatti e la vostra azione sono una plateale, manifesta testimonianza di un fallimento che è davanti agli occhi di tutto il popolo sardo. Avevate criticato, qualche volta a ragione, la litigiosità dei precedenti Esecutivi; ci avevate detto che avreste fatto meglio, che i sardi non avrebbero subìto l'onta dei litigi ai quali avevano assistito in passato, ma io credo che già con l'avvio della legislatura voi avete messo in campo un Esecutivo, non frutto di un'inequivocabile volontà popolare, come è già stato ricordato, ma un Esecutivo che si porta appresso il marchio del ribaltone, della compravendita dei voti e del tradimento effettuato già allora, e mi pare che si stia ripetendo il copione, con la benedizione e la tutela notarile del proconsole di Berlusconi in Sardegna. Mi dispiace per l'onorevole Locci, a cui non piace che queste cose vengano dette, ma sono fatti inconfutabili e davanti agli occhi di tutti. Parlare di litigiosità e di inefficienza di questo Esecutivo diventa quasi un eufemismo; il confronto non regge, caro onorevole Piana, la vostra è una crisi permanente, che è iniziata il giorno stesso in cui vi siete insediati. La verità è che voi nuotate in acque poco trasparenti, direi quasi torbide, perché tra di voi non c'è alcun tipo di fiducia, non c'è un progetto politico che vi sostenga e quindi è evidente che scoppiano puntualmente, giorno dopo giorno, le contraddizioni al vostro interno. E come potrebbero i galantuomini che sono presenti nelle vostre file fidarsi di coloro che continuano a tessere trame oscure, per niente chiare, per niente trasparenti?
Onorevole Fois, altro che trasparenza dei vostri atti e dei vostri atteggiamenti! Altro che Casa delle libertà e del buon governo! La vostra è una casa senza armonia, perché è sempre sotto tutela. E qual è la libertà di cui disponete se il padrone della vostra casa ogni tanto fa un viaggetto, viene qui, e di volta in volta decide se deve essere sfrattato oppure no, come dire, il capocondominio, il capofamiglia? E' un fatto che è davanti agli occhi di tutti, e allora come si può invocare una nuova stagione di riforme per la Sardegna e annunciare pomposamente la volontà di imprimere un'accelerazione quando, solo per fare un esempio, le proposte e i disegni di legge depositati nella prima Commissione, come ricordava il collega Salvatore Sanna, sono complessivamente ben quarantasei? L'attività legislativa non è stata bloccata dall'opposizione, ma dal pressappochismo, dall'assenteismo e soprattutto dalla mancanza di una volontà riformatrice. Il neoeletto Presidente della prima Commissione, l'onorevole Satta, avrà tanto da lavorare per cercare di dare un'accelerazione adeguata ai lavori della Commissione stessa.
Credo che questa vostra mancanza di volontà riformatrice sia dovuta, cara collega Pilo, alla necessità di non fare alcuna riforma degli enti, per dare risposte ad amici e parenti, e alla smisurata voracità di occupare e spartire il potere. Altro che nuovo che avanza! E poi come può essere credibile, onorevole Fantola e onorevole Corona, una maggioranza che invoca l'Assemblea costituente del popolo sardo come la panacea di tutti i mali, se non riesce neppure ad affrancarsi dalla tutela umiliante e mortificante esercitata dal proconsole di Berlusconi?
Con questi atteggiamenti non mortificate solo voi stessi, questa maggioranza e questo governo, ma mortificate tutto il popolo sardo. E a questo proposito, qual è, nel merito, la differenza di atteggiamento tra l'onorevole Pili e l'onorevole Floris? A me pare che non ve ne sia alcuna: entrambi ossequiosi e pronti ad eseguire gli ordini del proconsole di Arcore, potremmo dire, perché se dicessimo "di Roma" forse non darebbe bene l'idea. Non ci interessa, quindi, la contesa e non ci appassiona per niente questa crisi; è tutta vostra, è stato detto, è tutta interna alla maggioranza, cercate di sbrogliarvela. Purtroppo, però, i danni, cari colleghi, al di là delle annunciazioni di tipo propagandistico, li stanno pagando e continueranno a pagarli i sardi.
E' stato detto, e lo ribadisco, che voi avete i numeri per amministrare, ma non avete assolutamente ancora esercitato alcuna capacità di governo, che non si è mai dispiegata. Credo sia giusto e corretto dire che noi non ci vogliamo sottrarre alle nostre responsabilità, cioè a quelle che ci competono come forza di opposizione, ma dire che noi abbiamo fatto ostruzionismo è dire una menzogna grande e grave, perché i fatti sono davanti agli occhi di tutti. Noi abbiamo garantito il numero legale in tutte le Commissioni e nessun provvedimento sarebbe passato se non ci fosse stata la nostra azione responsabile e di governo per le cose che riguardano i sardi. L'ostruzionismo è stato esercitato da voi, dai vostri contrasti e dalle vostre beghe interne.
Siccome il tempo scorre, signor Presidente, colleghi, io vorrei soffermarmi brevemente sul fatto che questo Consiglio viene sistematicamente violato e credo che in qualche caso sia stato superato ogni limite di tollerabilità istituzionale. Non so se esistono precedenti nella storia di questa Regione, ma posso dirvi che un importante e fondamentale documento come il Complemento di programmazione del POR Sardegna, che è stato approvato dal Consiglio regionale il 6 dicembre 2000, è stato modificato con una delibera della Giunta regionale del 22 marzo 2001. Io credo che questo fatto non debba passare sotto silenzio e sotto silenzio non lo faremo passare, perché abbiamo presentato una interrogazione e anche una mozione affinché vengano dati chiarimenti su questo punto. Non è tollerabile, non è pensabile che il Consiglio regionale possa essere arbitrariamente violato e possano essere modificate delle scelte fondamentali fatte da questo consesso; se passasse una logica di questo tipo noi dovremmo dire che il Consiglio regionale non esiste.
Un altro cenno brevissimo: credo che sia il caso di dire che oggi voi, cari colleghi, dovete guardare un po' in avanti e non avere sempre il capo rivolto all'indietro per vedere quello che ha fatto la Giunta Palomba in passato. Occorre che vi mettiate a lavorare per evitare che si continuino a perdere risorse fondamentali come quelle dell'Unione Europea, perché sui Progetti integrati territoriali sussiste un'improvvisazione che non è assolutamente tollerabile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Presidente, colleghi, la mozione presentata dalla Coalizione autonomista contiene, quale dispositivo finale, la richiesta e l'impegno per la Giunta di riferire al Consiglio sullo stato di attuazione delle dichiarazioni programmatiche a suo tempo approvate a maggioranza dal Consiglio regionale.
Le circostanze e la gravità della situazione politica regionale non consentono di fare dell'ironia, altrimenti si potrebbe dire che il Consiglio, con questa mozione, affida alla Giunta un compito di facile svolgimento; infatti ci vorrà poco tempo e poca fatica per riferire sul poco che è stato attuato del programma esposto nelle dichiarazioni programmatiche. La mozione elenca tutta una serie di impegni, che costituivano la parte fondamentale e caratterizzante del programma di questa Giunta, sui quali il presidente Floris ha chiesto la fiducia e che sono stati quasi totalmente disattesi.
Una maggioranza che scaturisce da libere elezioni ha il diritto di governare, ha l'obbligo di presentare e attuare il programma con il quale ha chiesto il voto, e sull'attuazione di questo programma verrà giudicata, a consuntivo, dagli elettori. In un sistema parlamentare, qual è il nostro, è consentito il costituirsi di una maggioranza anche se i numeri elettorali non l'hanno indicata con chiarezza; questa maggioranza si aggrega sulla base di un programma condiviso ed esprime una Giunta che attui tale programma. Una maggioranza che così si costituisce, nella chiarezza di un disegno politico e di sviluppo, e che ugualmente nella chiarezza elegge un Presidente e affida a una Giunta l'attuazione del programma concordato, non solo è legittimata a governare, ma ha anche il dovere di governare.
Oggi ci troviamo a dibattere, con la mozione in discussione, sui gravissimi ritardi e le inadempienze della Giunta e della sua maggioranza. Questi ritardi hanno causato e causano gravi danni all'economia della Sardegna; hanno ritardato una ripresa che muoveva i primi passi, spinta dai provvedimenti e dagli strumenti messi in essere dal Governo di centrosinistra, sia nazionale che regionale, della precedente legislatura; una ripresa che aveva iniziato ad avere alcuni positivi effetti sull'occupazione e sugli indicatori di sviluppo della Sardegna. Questi ritardi e inadempienze fanno correre il serio rischio di perdere consistenti risorse finanziarie del Quadro comunitario di sostegno, compromettono la possibilità di recupero del ritardo di sviluppo della nostra regione e vanificano gli sforzi che la precedente maggioranza aveva con successo fatto, garantendo importanti risorse per la nostra Isola.
Il Consiglio ha il dovere di porsi alcune domande sui motivi che hanno determinato e determinano questa situazione di stallo e di confusione politico-istituzionale, caratterizzata da una sconcertante contrapposizione tra il Presidente della Giunta regionale e pezzi della sua maggioranza.
Dicevo prima che una maggioranza che si costituisce su un progetto politico e di sviluppo chiaro e definito è legittimata a governare. In questi giorni gli organi di stampa ci ripropongono la cronaca degli avvenimenti che hanno portato al costituirsi di questa maggioranza e di questa Giunta, e in molti di noi e in molti cittadini è maturata la convinzione che maggioranza e Giunta siano nate non su di un progetto politico, ma su di un patto di potere e di spartizione di esso. Questa convinzione ha avuto una valida conferma dai risultati deludenti relativi all'attuazione del programma di governo. Questo è il vero motivo dell'inerzia e inefficienza della Giunta e della maggioranza, l'assenza cioè di un disegno politico e di sviluppo condiviso.
Voglio appena accennare agli interventi esterni di sapore e significato colonialistico che allora ci furono e oggi riappaiono, solo per stigmatizzarli, per far rimarcare quanto danno arrechino all'immagine della Sardegna e alla sua autonomia e quanta offesa all'intelligenza dei sardi. Per quanto concerne alcune scelte allora fatte e oggi ricordate da singoli consiglieri, che tante critiche suscitarono per aver rotto un patto elettorale, non voglio richiamare i severi giudizi a suo tempo espressi, voglio solo dire che rifiuto la tesi che tali scelte non siano state dettate da motivazioni politiche, bensì da altre motivazioni che tanto discredito getterebbero sui singoli responsabili e indirettamente e incolpevolmente su tutti noi.
Questi brevi richiami alla cronaca di quei giorni e alla modalità del formarsi di questa maggioranza e di questa Giunta sono un'altra risposta alla domanda sulle cause, sui motivi di questa situazione che è venuta a crearsi.
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue DEMURU.) Ogni tanto affiora il tentativo, da parte della Giunta e del suo Presidente, di scaricare la responsabilità e le colpe dell'inefficienza e dei ritardi sulla scarsa produttività del Consiglio. Di contro, alcuni consiglieri della maggioranza, non potendo negare che ciò abbia un qualche fondamento di verità, sono tentati, a loro volta, di ribaltare questa responsabilità sull'opposizione. Sia chiaro che se responsabilità di questo tipo ci sono, sono da attribuirsi totalmente alla maggioranza.
Si parla di ostruzionismo e tra gli esempi si cita la verifica del numero legale nelle Commissioni e in Aula, e qualcuno, per risolvere questo problema, si spinge a teorizzare e proporre di mettere in capo all'opposizione l'onere di garantire il numero legale. Bisogna essere seri, certo qui non si vuole richiamare e prendere a esempio quei principi che ispirano e regolano i comportamenti delle opposizioni in alcune democrazie occidentali, che si traducono nel contrastare e contestare, sempre e comunque, l'operato di maggioranza e Governo, ma è evidente che non ci deve essere confusione dei ruoli. Dalla maggioranza si deve pretendere l'assunzione piena della responsabilità per quelle azioni che attengono al governo, e primo fra tutti l'onere di garantire il numero legale nelle Commissioni che presiede e in Aula; all'opposizione spetta il compito del controllo, un controllo attento e costante affinché siano rispettate le regole democratiche, l'equilibrio dei poteri, le prerogative e i poteri delle singole istituzioni, primo fra tutti il Consiglio; spetta anche il compito di respingere i tentativi, come anche nella recente discussione della legge finanziaria di bilancio è avvenuto, di alterare questo equilibrio di poteri a vantaggio della Giunta. E allorquando, per la difesa di questi principi fondamentali, le minoranze sono costrette a esercitare con forza il loro diritto-dovere di opporsi, non si deve parlare di ostruzionismo.
PRESIDENTE. Onorevole Demuru, il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il tentativo di non intervenire era ed è forte. Sento, infatti, un grande disagio nel prendere la parola, perché sono convinto che in parte, ma solo in minima parte, le argomentazioni politiche riportate nella mozione e negli interventi svolti in aula dall'opposizione sono senz'altro valide.
Non concordo certamente sul fatto che la Giunta di centrodestra non abbia prodotto niente, perché questo non è vero e i fatti lo dimostrano. Nel breve e medio periodo in cui ha amministrato, caratterizzato per altro dal susseguirsi di calamità naturali, emergenze e disastri vari, la Giunta non poteva produrre più di tanto; certo è che alcune cose sono mancate e continuano a mancare, ma c'è ancora il tempo per risolvere alcuni problemi, per completare le iniziative già avviate e per dare le risposte che giustamente i cittadini sardi si aspettano.
Si sa, il governo non paga, non ha pagato gli altri, non pagherà probabilmente neanche noi, ma se si dovessero ricercare delle responsabilità, non si può sottacere che le responsabilità sono tante e sono gravi, ma non stanno da questa parte. , ma Visti i precedenti recenti queste responsabilità stanno principalmente da un'altra parte. Questa è una considerazione obiettiva, è una riflessione su cui tutti noi, maggioranza e minoranza, dobbiamo soffermarci. Però noi sappiamo che l'obiettivo vero della presentazione di questa mozione, come è emerso dagli interventi dell'opposizione, non è il rendiconto di ciò che ha fatto o non ha fatto la Giunta regionale. In Aula aleggia uno spettro, oggi, così come nei giorni scorsi: è lo spettro della crisi politica, di una crisi strisciante, che nessuno vuole, che nessuno cerca, che nessuno vuole alimentare, ma che di fatto si sta insinuando, subdola, nascosta, frutto, per altro, è questa la cosa strana, di un tentativo di cannibalismo politico che è nato all'interno di una forza che fa parte della maggioranza. Questo cannibalismo, che a mio parere non è ancora sazio della mattanza e del banchetto che nel novembre del 1999 ha compiuto e consumato, oggi, probabilmente, vuole dare il colpo di grazia a quella vittima sacrificale. Forse questa è un'analisi politica sbagliata, ma è la mia convinzione personale. Questo accade nella totale noncuranza dei problemi che attanagliano la nostra Isola, della disperazione dei disoccupati e delle loro famiglie, della mancanza di progettazione, del mancato utilizzo dei grossi incentivi comunitari che, pur nel breve periodo, dobbiamo mettere a disposizione della nostra economia.
Si persegue un progetto destabilizzante, manovrato dall'esterno da ben note figure grigie. Ma perché ci nascondiamo? Questa è la realtà, perché dunque non se ne parla? Noi siamo l'espressione più alta del popolo sardo ed è necessario che affrontiamo i problemi con trasparenza, con coerenza, con lealtà, dicendo le cose come stanno, perché solo così potremo risolvere il problema Sardegna. Rispettiamo il mandato che il popolo ci ha dato, cerchiamo di esserne degni, siamo leali con noi stessi.
Io ho riflettuto tanto in questi giorni su questo problema e ho fatto dei calcoli, cercando di far quadrare i conti, ma nessun conto tornava. Allora, dico io, qual è il progetto? E' quello di cambiare la guida della Regione? Se questo è necessario lo si faccia, ma lo si faccia nei modi e nei tempi dovuti, con trasparenza, con lealtà, confrontandosi sulle formule di governo e coinvolgendo le forze di centro, le forze autonomistiche, tutti coloro i quali possono dare una mano a risolvere i problemi, che non sono più solo tali, ma sono delle catastrofi che ci stanno cadendo addosso. Non è certamente nel modo in cui li si sono affrontati sinora che possono essere risolti questi problemi.
Se si deve arrivare a un confronto, che sia un confronto leale, in cui eventualmente si presentano i conti a chi devono essere presentati, ma con lealtà, con concretezza, con un progetto politico, quel progetto politico che abbiamo presentato due anni fa, che è stato mortificato in quest'aula e che dobbiamo ripresentare ai sardi.. Oggi stiamo ributtando indietro e smentendo quanto abbiamo detto allora, ma la Sardegna ci sta guardando! Chi ci ha votato ci guarda con apprensione, con preoccupazione, come se non fossimo più quelli che si sono presentati con un progetto di rinnovamento, con un progetto autonomistico, con le speranze, con le promesse al popolo della Sardegna. I sardi guardano a noi né più né meno come due anni fa guardavano alle forze del centrosinistra, di cui proprio a causa di questo modo di governare è stata decretata la sconfitta.
Attenzione, noi stiamo cadendo nello stesso identico errore, non ci stiamo distinguendo per niente dal centrosinistra. Non voglio dilungarmi, perché è un argomento complesso e occorrerebbe molto tempo per approfondirlo, dico solo che questo è il discorso che io avrei voluto sentire oggi in aula. Ma ci porterebbe lontano, e non è giusto parlare tanto perché si finisce per distruggere anziché costruire, e invece la mia intenzione è proprio quella di costruire.
Trovo giusto che dopo due anni si chieda conto alla Giunta del suo operato. Ad oggi, per quanto mi riguarda, debbo dire che il risultato di questo operato è positivo; certo, non si può avere il 100 per cento, ma è comunque un risultato positivo. Alcuni obiettivi sono stati centrati, dobbiamo ammetterlo, è nei fatti, ma, come ho detto poc'anzi, se ci deve essere un confronto, che il confronto sia sui programmi, su formule di governo trasparenti, che non abbiamo regie esterne, più o meno occulte. Fare politica significa confrontarsi su un progetto che veda coinvolte, come ho detto poc'anzi, le forze di centro, moderate e autonomistiche. Però manca un progetto autonomistico, questa è la verità sacrosanta e questo volevo dire.
Non abbiamo il diritto di deludere chi ci ha votato; non abbiamo il diritto di deludere coloro i quali hanno creduto in noi e hanno riposto in noi le loro speranze. Ripeto, è necessario che recuperiamo la nostra dignità e la nostra identità, per riproporre ai sardi il nostro progetto politico, ma nei modi e nei tempi adeguati, con la compiutezza, la trasparenza e l'onestà politica necessarie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, la discussione che facciamo oggi, sulla condizione di crisi, che ormai dura da sei mesi, della istituzione regionale, non può naturalmente essere disgiunta dai danni che essa sta provocando in Sardegna, perché è a questi ultimi direttamente collegata. E stupiscono non poco i toni, le analisi e le contraddizioni di alcuni colleghi, emerse anche nel dibattito che si è svolto in quest'aula ieri e oggi, sulla valutazione della situazione economica della Sardegna e sui risultati che questa Giunta avrebbe ottenuto in questo anno e mezzo di governo.
Io credo che si possa affermare, con l'assoluta tranquillità di non essere smentiti dai fatti, che le cose in Sardegna evolvono positivamente per alcuni parametri e per alcuni indicatori, nonostante l'azione di questo Governo regionale sia stata assolutamente neutra. Così è, infatti, se si guarda alla capacità di spendita di questo Governo regionale in riferimento alla finanziaria del 2000; così è nei fatti se si guarda alla finanziaria del 2001, di cui ancora non è stato attuato nulla, neanche per quanto riguarda le rimesse agli enti locali o, per esempio, una "banalità" come la legge 25.
La verità è che esiste una condizione di grande difficoltà governativa, che esiste una condizione di grande difficoltà a orientare le risorse e le misure verso la società sarda, esiste una grande difficoltà di questo Consiglio regionale, e naturalmente la maggioranza ne ha la più grande responsabilità, a produrre un buon impianto legislativo. In circa due anni di attività di questo Consiglio regionale la produzione legislativa è stata bassissima e, tolto tutto quanto è quasi routine e le modifiche di leggi passate, il numero delle leggi approvate si può ridurre a dieci, incluse le leggi finanziarie. E non serve dire che questo è avvenuto a causa dell'ostruzionismo portato avanti dalla minoranza, perché non è vero, non corrisponde ai fatti. Esistono, invece, una pesante responsabilità e una capacità autolesionista della maggioranza, che non riesce, nelle Commissioni e in Aula, ad essere appunto una maggioranza.
Una dimostrazione eclatante di questo, per esempio, sta nei collegati alla finanziaria. In sede di conclusione dell'esame del disegno di legge finanziaria, un paio di mesi fa, si era detto che si stava perpetrando un imbroglio ai danni della comunità sarda, quello di approvare un ordine del giorno in cui si sosteneva che sarebbero stati approvati nel giro di due mesi tutti i collegati alla legge finanziaria. Chi di noi - e io ero fra quelli - sosteneva che questo significava appunto imbrogliare la gente, aveva assolutamente ragione, infatti, ad oggi, non è stato approvato nessun collegato alla legge finanziaria. Siete in ritardo col DPEF e rischiamo di perdere fondi del Quadro comunitario di sostegno.
Credo che il Governo da voi diretto abbia introdotto un virus pericoloso nella società sarda; credo che abbiate abbassato la capacità delle forze economiche, sociali, culturali e civili della Sardegna di svolgere un ruolo propositivo e progettuale. Voi ritenete che tutto possa essere risolto sul piano scivoloso dello scambio politico fra le parti, fra il Governo regionale e le singole categorie sociali. Non c'è traccia di un nuovo profilo autonomistico, non c'è traccia della ricerca di un disegno strategico, politico ed economico che coinvolga i gruppi dirigenti sardi. Questo è il vero attentato all'autonomia che stiamo consumando, che la maggioranza sta consumando: una subordinazione ai poteri costituiti, un servilismo politico e istituzionale intollerabile. Ed è in questo quadro che si inserisce e viene metabolizzato come fatto ordinario l'invio di un missus per mettere pace nella periferia dell'impero. Prima, almeno, nella prima Repubblica, se ne occupavano i segretari dei partiti, cioè i legittimi rappresentanti, democraticamente eletti, di organismi essenziali per la nostra democrazia.
In questo quadro si inserisce il tormentone della crisi nella quale da mesi vi state arrotolando; una crisi di idee, un deficit politico di base da ricercare nella modalità con cui questa vostra maggioranza è nata e che non potrà avere pace, perché, come diceva giustamente e onestamente l'onorevole Rassu, che mi ha preceduto, la mattanza del 1999 non è finita, ma soprattutto quella mattanza sarà insaziabile. La scelta tra Pili o Floris, quindi, è un falso problema; è la lepre che è stata messa a correre in queste settimane e in questi mesi per farci parlare di una cosa che in realtà non esiste.
Io credo che possiate fare tutti gli aggiustamenti e le verifiche che volete, ciò che però non vi è consentito è di continuare in questa invereconda e perniciosa commedia nella quale state travolgendo tutto e tutti, istituzioni e popolo. Dite che il problema è che questa maggioranza non ha alternative e che quindi siete costretti a governare. E' una tesi un po' bizzarra, che teorizza il pantano e tutto quanto di colloso e di opaco si trova appunto nei pantani. Una maggioranza che resta insieme perché mancano alternative è ben poca cosa. Abbiate il coraggio civile e politico di aprire, in Aula, in questa sede, nella sede istituzionalmente più alta, una crisi nella quale siete ormai intrappolati, e di ricercare in Aula e di fronte all'opinione pubblica una soluzione trasparente per il governo della Sardegna, senza indugio.
La mozione del centrosinistra ha questo senso: restituire dignità e pienezza di poteri al Consiglio regionale e risparmiare al popolo sardo e anche a noi stessi l'interpretazione dei sospiri dell'onorevole Capelli - con tutto il rispetto per i sospiri dell'onorevole Capelli - o i piccoli spostamenti del Presidente del Consiglio regionale che, di tanto in tanto, scende in campo e da arbitro diventa giocatore.
Questo credo che il popolo sardo si aspetti da noi, questo credo che noi abbiamo il dovere di dare in termini di restituzione di potestà piena a questo Consiglio regionale nelle prossime ore e nelle prossime settimane.
PRESIDENTE. Questo era l'ultimo intervento. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 13 e 56.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione Cassano sulla richiesta di irrogazione di sanzioni da parte dell'Ufficio delle Entrate relativamente all'opera di potenziamento dell'acquedotto del Bidighinzu, condotta principale per Sassari e i Comuni di Ossi, Tissi, Ittiri, Usini di cui al P.S. 25/74. (265)
Così come richiesto, di seguito si espone la posizione e le azioni promosse da questo Ente con riferimento all'argomento oggetto dell'interrogazione:
§ in data 8 novembre 2000 sono stati notificati all'ESAF due avvisi di liquidazione d'imposta, protocollo 3725 e 3727, relativi agli atti registrati il 22 aprile 1998, rispettivamente con il n. 1102 e il n. 1103, per un addebito complesivo di lire 42.250.000;
§ in data 12 gennaio 2001 l'Ente, tramite il patrocinio dell'Avv. Giorgio Concas, ha depositato presso la Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari, ricorso avverso gli avvisi ricevuti;
§ non risulta, a tutt'oggi, fissata la data dell'udienza per la discussione del ricorso e parrebbe non siano state presentate contro-deduzioni da parte dell'Ufficio delle Entrate.
Gli avvisi di liquidazione contengono una pretesa tassazione in termine fisso per "imposta di registro", "imposta catastale" e "imposta ipotecaria" in relazione a ogni singola partita insita nell'atto di esproprio.
Lo scrivente ritiene invece, così come esposto nelle motivazioni dei ricorsi, che l'Ufficio sanzionante non abbia riconosciuto l'agevolazione territoriale prevista dall'art. 23 del D.P.R. 601/78, che vede come destinataria proprio la "Cassa per il Mezzogiorno" relativamente agli atti e contratti relativi allo svolgimento della sua attività.
Le somme erogate dalla "Cassa" agli organi dello Stato, agli Enti locali e agli altri enti pubblici individuati dall'art. 32 del D.P.R. n. 1523/67 (l'Esaf è uno di questi), per il conseguimento delle proprie finalità, scontano infatti all'origine un'imposta sostitutiva in luogo delle imposte afferenti alle operazioni poste in essere da detti enti nella veste di affidatari o concessionari delle opere medesime.
Pertanto nessuna imposta andrebbe essere pretesa dall'Erario, oltre quella fissa già scontata al momento della registrazione.
Infine, per quanto concerne l'imposta "ipotecaria", l'art. 19 del D. lgs. N. 347/1990 contempla l'esenzione di tutte le operazioni inerenti al servizio ipotecario eseguito nell'interesse dello Stato. Nel caso specifico, le operazioni di esproprio sono sicuramente eseguite nell'interesse dello Stato (in tal senso sembra esprimersi la Risoluzione del Ministero delle Finanze del 18.01.1992 n. 350638).
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Manca sulla situazione dell'impianto di depurazione centralizzato per gli scarichi industriali del Sologo e per i reflui civilid ei comuni di Galtellì, Irgoli, Loculi e Onifai. (292)
L'impianto di depurazione consortile in oggetto è stato realizzato dal Consorzio per l'area di sviluppo industriale della Sardegna centrale, con sede in Nuoro, secondo le previsioni del Piano regionale di risanamento delle acque approvato con delibera della Giunta regionale del 25 maggio 1995, n. 25/80, pubblicata sul s.o. del Buras n. 40 del 25 novembre 1995. Il Piano prevede, nello schema n. 211, la realizzazione di un unico sistema depurativo al servizio dei comuni di Galtellì, Irgoli, Loculi e Onifai, oltrechè dell'area industriale del Sologo. Tale sistema è stato completato in tutte le sue fasi, ma non è ancora entrato in esercizio.
A tal proposito, si evidenzia che, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, della legge regionale n. 14 del 19 luglio 2000, nelle more dell'approvazione del Piano di tutela di cui all'articolo 44 del decreto legislativo n. 152 del 1999, deveono essere attivati gli schemi fognario - depurativi già realizzati in conformità del vigente Piano regionale di risanamento delle acque. Pertanto, in attuazione del citato articolo, i Comuni facenti parte dello schema fognario - depurativo n. 211 sono tenuti a confluire i reflui presso l'impianto di depurazione in oggetto al fine dell'attivazione immediata dello schema medesimo.
La mancata attivazione dello schema è da imputarsi al mancato accordo tra le parti interessate sulla metodologia di computo della quantità di acque reflue da sottoporre a trattamento, fermo restando che le tariffe fognario - depurative sono stabilite dalle norme statali.
Si fa presente che la legge 5 gennaio 1994, n. 36, all'articolo 14, rubricato "tariffa del servizio di fognatura e depurazione", prescrive che "al fine della determinazione della quota tariffaria di cui allo stesso articolo, il volume dell'acqua scaricata è determinato in misura pari al volume di acqua fornita, prelevata o comunque accumulata".
Nelle more della definizione dell'accordo, i competenti uffici dell'Assessorato stanno coordinando una serie di riunioni tra i vari enti coinvolti. Sono pertanto in corso, tra il Consorzio ASI della Sardegna centrale e il Consorzio per l'acquedotto sul Rio Govossai, le trattative per raggiungere gli accordi per il passaggio della gestione dell'impianto di depurazione dal primo al secondo al termine dei due anni decorrenti dall'entrata in esercizio dell'impianto di depurazione consortile, tenuto conto che il Consorzio per l'acquedotto sul Rio Govossai gestisce nel territorio in questione diversi servizi idrici.
Si evidenzia, infine, che in merito all'attuazione del Servizio idrico integrato, la legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, recante "istituzione del servizio idrico integrato, individuazione e organizzazione degli ambiti territoriali ottimali in attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36", ha stabilito le procedure e l'organizzazione per la costituzione e il funzionamento dell'Autorità d'ambito dell'unico ambito territoriale ottimale istituito all'art. 3 della stessa legge. Si è a conoscenza che l'Assessorato regionale dei Lavori pubblici ha predisposto una bozza di statuto d'ambito ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 29 del 1997, inviata alle Province e ai Comuni; non si è a conoscenza degli ulteriori sviluppi. L'attuazione piena della legge 36/94 è indubbiamente un adempimento da cui non si potrà prescindere anche in vista del prosieguo delle procedure per i finanziamenti comunitari di cui al Q.C.S. 2000-2006.
L'Assessorato della Difesa dell'Ambiente manifesta in proposito la propria disponibilità alla collaborazione con quello dei Lavori pubblici.
Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione Dettori Bruno sul contenzioso in corso tra CRAS e Consorzio Interprovinciale Frutticoltura (CIF) (Cagliari - Oristano - Nuoro) per i terreni dell'azienda in agro di Illorai, località Iscra. (319)
In riferimento all'interrogazione in oggetto si trasmette la nota n. 553/Gab. pervenuta a questo Ufficio di Gabinetto in data 4 Giugno 2001 dall'Assessorato degli Affari Generali, Personale e riforma della Regione.
In ordine alla vicenda contenziosa in oggetto - nel premettere che gli atti adottati dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio inerenti alla materia controversa vengono sottoposti all'esame dell'Assessorato dell'Agricoltura, competente ad esercitarne il controllo ai sensi dello statuto dell'Ente - sulla base degli atti in possesso si ritiene di dover esporre alcune considerazioni che potranno consentire di inquadrare correttamente la fattispecie in esame.
Con delibera n. 375 del 25 novembre 1998 il CIF ha rideterminato la propria dotazione organica, stimando il fabbisogno di personale di ruolo in n. 104 unità. Il personale in servizio alla data di adozione della delibera suddetta era di n. 225 unità, di cui n. 43 impiegati di ruolo e n. 182 dipendenti fuori ruolo con contratto privatistico (con riferimento a quest'ultimo personale svolgente mansioni impiegatizie l'Ente stava procedendo ad una "ridefinizione della posizione contrattuale", il cui esito non è dato conoscere, atteso che gli atti venivano inviati per il controllo all'Assessorato dell'Agricoltura).
Dalle premesse dell'atto citato si evince che presso il Consorzio opera:
1) personale di ruolo, svolgente mansioni impiegatizie, cui si applica la normativa disciplinante il trattamento giuridico ed economico dei dipendenti regionali;
2) personale (non di ruolo) il cui rapporto di lavoro è regolato dal contratto degli operai agricoli e florovivaistici, occupato prevalentemente in attività agricole (attività di ricerca e sperimentazione e riguardanti processi vivaistici), ma utilizzato altresì per lo svolgimento di mansioni impiegatizie.
Esposto quanto sopra, è opportuno richiamare l'attenzione sia sulla disciplina posta dall'art. 1 della L.R. n. 16/1998, recante "Acquisizione di aziende da parte di Enti regionali", richiamata nella stessa interrogazione, sia la disciplina prevista dall'art. 2112 del c.c. in tema di trasferimento d'azienda, cui fa espresso rinvio l'art. 37 della L.R. n. 31/1998.
Si ritiene al riguardo che la soluzione della controversia in esame possa essere rinvenuta nella normativa predetta, la cui finalità va ricercata da un lato nell'esigenza di un puntuale controllo da parte degli Organi di governo regionali (Commissioni consiliari competenti e Giunta regionale) sull'opportunità di determinare iniziative degli Enti regionali, che coinvolgano situazioni o interessi rilevanti in ambito economico, sociale e lavorativo, dall'altro nell'esigenza di salvaguardare diritti o aspettative di lavoratori occupati.
È vero che nel caso di specie non si tratta di un'acquisizione ex novo quale sembra essere quella cui si riferisce l'art. 1 della L.R. n. 16/98 - oggetto dell'acquisizione in argomento è, infatti, un immobile rivendicato dal legittimo titolare, per scadenza della concessione in uso disposta a suo tempo - ma è altrettanto vero che la valutazione circa l'opportunità di rientrare in possesso del bene ormai detenuto sine titulo dal CIF non può essere disgiunta dalla valutazione circa le modalità e le condizioni cui dev'essere sottoposta tale restituzione, considerate le ripercussioni sull'attività aziendale intrapresa e sui livelli occupazionali in essere.
L'eventuale decisione della Giunta regionale, che comporti il trasferimento dell'attività e del personale occupato, trova adeguata disciplina, come sopra detto, nell'art. 37 della L.R. n. 31/1998.
Risposta scritta del Presidente della Giunta all'interrogazione Orrù - Calledda - Marrocu - Pusceddu sulla chiusura del Centro Unificato Automazione Sede (CUAS) di Cagliari da parte delle Poste italiane S.p.a.. (337)
In riferimento all'interrogazione in oggetto si trasmette la nota n. 1309/Gab. del 9 Maggio 2001 inviata al Ministro delle Comunicazioni, al Presidente e all'Amministratore delle Poste Italiane.
Con la presente intendo richiamare l'attenzione delle SS.LL. sull'esigenza di soprassedere a qualsiasi iniziativa che possa compromettere il già precario assetto dei servizi postali dell'Isola, ad oltre due anni dalla presentazione del Piano d'Impresa delle Poste Italiane S.p.A..
Tale richiesta trova forte motivazione nell'attuazione, da parte delle Poste, di alcuni processi riorganizzativi di grande rilevanza caratterizzati, peraltro, dalla soppressione di servizi e conseguenti riduzioni di personale.
Tali processi mostrano di avere un forte impatto sul territorio dell'Isola, sia dal punto di vista strettamente occupazionale, che sotto il profilo dei servizi, nonché della qualità, diffusione e accessibilità degli stessi.
Le scelte organizzative delle Poste sono certamente il frutto della necessità di una maggiore economicità della gestione su tutto il territorio nazionale.
Tuttavia la risposta a tale necessità non può prescindere da una profonda analisi delle condizioni dei territori regionali e delle prospettive di sviluppo degli stessi.
Su questo piano va riconosciuto il ruolo fondamentale dell'attività postale, intesa come elemento infrastrutturale di primaria importanza, funzionale, dunque, al miglioramento delle attività generalmente rivolte ai cittadini ed alle imprese.
L'attività postale, pertanto, vista come elemento di servizio alle persone e trainante della comunicazione interna ed esterna al territorio della regione.
Tale aspetto trova ulteriore conferma all'art. 7, punto 1, dell'Intesa Istituzionale di Programma stipulata fra il Governo nazionale e la Giunta regionale il 21 aprile 1999, dove è sottolineata la necessità di definire "accordi quadro di programma " relativi, fra l'altro, alla rete postale, "subordinando ad essi ogni decisione operativa".
Inoltre l'attuale impianto contrattuale riconosce ruolo e responsabilità alla contrattazione di livello territoriale, istituendo momenti importanti del confronto sul piano della discussione regionale.
L'attività di riorganizzazione delle Poste italiane, attualmente in corso, mostra la tendenza evidente a scelte indirizzate all'esclusiva salvaguardia di economie di scala, non orientate a politiche di sviluppo sui territori.
Tali indirizzi oltre a riproporre forti negatività sul piano delle ricadute occupazionali non sembrano tenere in alcuna considerazione né le specificità locali (piccoli centri) né le prospettive di crescita e sviluppo infrastrutturale della regione.
Per le considerazioni su esposte ribadisco la necessità di una moratoria sui progetti riorganizzativi che dovranno essere assunti nell'Isola, in maniera tale da consentire l'immediata apertura di un tavolo di confronto tra Governo, Regione, Poste e Sindacati, orientato ad una verifica delle reali compatibilità, del Piano d'Impresa e delle riorganizzazioni in atto, con una politica di valorizzazione infrastrutturale fondamentale per la Sardegna.
Compiuta tale verifica, sarà necessario definire l'accordo di programma quadro previsto nella succitata Intesa Stato-Regione.
In questa sede la Regione potrebbe apportare delle soluzioni innovative in vari campi tali da potenziare il ruolo del servizio postale nell'Isola.
Per quanto premesso, rimango in attesa di conoscere le determinazioni che le SS.LL. intenderanno adottare in merito, rappresentando fin d'ora la mia personale disponibilità per poter addivenire, in tempi ragionevolmente brevi, ad un soddisfacente Accordo di Programma Quadro, unico strumento ritenuto correttamente valido, nel caso di specie, sia dal Governo nazionale che da quello regionale in occasione dell'Intesa istituzionale del 21 aprile.
Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione Orrù - Falconi - Pinna - Cugini sulla domanda di autorizzazione per l'apertura di una grande struttura di vendita nel Comune di San Sperate. (347)
I lavori della conferenza di servizi relativa all'oggetto si sono conclusi nella seduta del 21.05.2001 con il diniego dell'istanza.
L'Assessorato, nel manifestare il proprio voto, ha tenuto conto del parere del Ministero dell'Industria, Commercio e Artigianato - Direzione Generale del Commercio, delle Assicurazioni e dei Servizi.
Si allegano copie del verbale della conferenza, della delega e del parere del Ministero.
Il testo degli allegati è agli atti del Consiglio regionale della Sardegna.
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