Seduta n.245 del 24/10/2006 

CCXLV SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Martedì 24 Ottobre 2006

Presidenza del Vicepresidente SECCI

indi

del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente SECCI

La seduta è aperta alle ore 10 e 25.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di lunedì 2 ottobre 2006 (239), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Gian Luigi Gessa e Alessandro Frau hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 24 ottobre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che in data 18 ottobre 2006 l'onorevole Andrea Biancareddu è stato nominato Presidente del Gruppo U.D.C..

Comunico, inoltre, che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute dell'11, 18, 21 e 25 luglio 2006 e del 2 e 8 agosto 2006.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

"Salis - Balia - Maninchedda - Masia - Serra. Modifica all'articolo 20 della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12, sulla definizione dei piccoli comuni".
(Pervenuta il 19 ottobre 2006 e assegnata alla prima Commissione).

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Dedoni - Pisano - Vargiu - Cassano sulla limitazione all'iscrizione degli allievi ai primi e ai secondi anni dell'obbligo formativo prevista dalla deliberazione della Giunta regionale n. 46/10 del 9 novembre 2004". (87)

(Risposta scritta in data 20 ottobre 2006)

"Interrogazione Vargiu sulle autorizzazioni ai parchi eolici in Sardegna". (399)

(Risposta scritta in data 20 ottobre 2006)

"Interrogazione Diana - Liori sulla possibile riconversione della centrale elettrica di Fiumesanto". (562)

(Risposta scritta in data 20 ottobre 2006)

"Interrogazione Capelli - Amadu - Biancareddu - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio sull'imminente passaggio dell'azienda FMS all'ARST e sui paventati drammatici effetti sul piano sociale e occupazionale e sul trasporto pubblico nel Sulcis". (627)

(Risposta scritta in data 20 ottobre 2006)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle strane procedure del concorso interno per l'accesso al livello della dirigenza dell'Ente foreste della Sardegna". (660)

"Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione delle corse nella tratta marina per La Maddalena". (661)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'eventuale proroga della scadenza per la presentazione delle domande per i contributi "fitto casa" a favore degli studenti universitari che frequentano corsi di laurea non presenti in Sardegna". (662)

"Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sulla revoca dell'adesione allo sciopero generale del 18 ottobre 2006 del solo settore della pubblica amministrazione". (663)

"Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'organizzazione del Settore usi civici". (664)

"Interrogazione Corda, con richiesta di risposta scritta, sulle preoccupanti condizioni in cui versa il ponte sul fiume di Padrongianu sulla strada statale n. 125 - Olbia - San Teodoro". (665)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione, da parte delle Ferrovie della Sardegna, delle corse domenicali nella tratta Alghero-Olmedo-Sassari". (666)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di conflitto di interessi riguardante il direttore generale della Presidenza della Regione". (667)

"Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sul drastico ridimensionamento della portata dell'invaso artificiale del Butule-Calambru, previsto dal nuovo studio di fattibilità proposto dalla dirigenza del Consorzio di bonifica del nord Sardegna". (668)

"Interrogazione LIORI - DIANA, con richiesta di risposta scritta, sul cattivo funzionamento del servizio di anagrafe canina e, più in generale, del servizio veterinario dell'Azienda sanitaria locale n. 8". (669)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust sulla situazione inerente la mobilità di 34 lavoratori posta in essere dalla Vitrociset Spa presso lo stabilimento di Capo San Lorenzo nel salto di Quirra". (203)

Commemorazione di ex consigliere

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, commemoriamo l'onorevole Pietro Pinna, recentemente scomparso.

Sino a qualche mese fa frequentava con una certa assiduità il Consiglio regionale, parte attiva e diligente dell'Associazione degli ex consiglieri, l'onorevole Pietro Pinna, scomparso a fine agosto, all'età di 81 anni. Fu consigliere regionale per due legislature, la quarta dal 1961 al 1965, e parte della sesta, dal 1969 al marzo del 1972, quando si dimise per candidarsi al Parlamento. Fu eletto senatore per tre legislature.

Aveva partecipato da partigiano alla guerra di liberazione. Inizialmente sardista, affascinato dalla forza magnetica di Emilio Lussu, come era solito dire, e in seguito socialista, esponente del P.S.I.U.P., dopo la scissione, e al tramonto di quel partito la confluenza nel P.C.I.; passaggi che non misero mai in dubbio la coerenza sui grandi temi di fondo dello stare a sinistra, dal socialismo allo stato sociale.

Pietrino Pinna si era formato alla scuola delle lotte sindacali, da quella per l'occupazione delle terre alla riforma agraria, nel primissimo dopoguerra, a quelle con i minatori, secondo una tradizione importante e significativa per i movimenti popolari della sinistra sarda.

Da consigliere regionale nella prima legislatura si occupò in particolare di agricoltura, foreste demaniali e disciplina annonaria e nella seconda di bilancio, rinascita, credito, per ritornare successivamente all'agricoltura. Da senatore si interessò soprattutto di dazi e dogane, facendo parte, tra l'altro, della Commissione interparlamentare per la tariffa doganale. Essendo all'opposizione presentò un numero molto rilevante di interrogazioni, ritenendo che fosse la sola strada allora praticabile per portare all'attenzione del Parlamento i problemi della Sardegna.

Un'attività febbrile la sua, che lo indicava come un politico ricco di interessi. Fu un esemplare autodidatta ed ebbe sempre un grande rispetto per la cultura; lesse e scrisse moltissimo. Scrisse di tutto: interventi, lettere, ma anche studi e ricerche storiche ed economiche che gli valsero il titolo di pubblicista. Dal 1990 apparteneva sindacato degli scrittori. Ebbe premi e significativi riconoscimenti. Presidente dell'ISPROM (Istituto di studi e programmi per il Mediterraneo), brillò per attivismo e partecipazione. Pubblicazioni e giornali, soprattutto i quotidiani sardi, sono testimoni dell'attività pubblicistica. Lo accompagnò nella politica e nella vita l'entusiasmo e la familiarità con la gente, la voglia di fare, di essere partecipe. Fu anche tra i precursori dei rapporti con i paesi dell'est, in particolare con l'Ungheria. Negli ultimi anni si era indebolito nel fisico, non nello spirito, quella curiosità che è dote importante nella politica non lo ha mai abbandonato sino alla fine. Ai familiari esprimiamo il nostro sincero cordoglio.

Osserviamo un minuto di raccoglimento in memoria dell'onorevole Pinna.

(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto.)

Discussione della risoluzione sulla modifica dell'articolo 8 dello Statuto speciale per la Sardegna (6/19)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della risoluzione numero 6/19.

(Si riporta di seguito il testo della risoluzione numero 6/19:

Terza Commissione Permanente Programmazione Economica E Sociale, Bilancio, Contabilità, Credito, Finanza E Tributi, Demanio E Patrimonio, Partecipazioni Finanziarie

composta dai consiglieri

Cucca, Presidente - Contu, Vice Presidente - Salis, Segretario - Ladu, Segretario - Barracciu - Biancu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Cugini - Diana - Licheri - Marracini - Marrocu - Porcu - Scarpa - Vargiu

approvata il 12 ottobre 2006

RISOLUZIONE

sulla modifica dell'articolo 8 dello Statuto speciale per la Sardegna

La Commissione,

RICHIAMATI in relazione alla vertenza delle entrate i dibattiti avvenuti in Consiglio, il confronto con le forze politiche e le parti sociali e gli ordini del giorno approvati in Consiglio;

A CONCLUSIONE della discussione sulla modifica, prevista dall'articolo 102 del disegno di legge finanziaria dello Stato per l'anno 2007, dell'articolo 8 dello Statuto speciale per la Sardegna approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3;

CONSIDERATO che il regime delle entrate della Regione, previsto dalla Legge 13 aprile 1983, n. 122, ha fatto sì che il volume complessivo delle entrate regionali sia andato sempre più impoverendosi, con evidenti negative conseguenze economiche e sociali per la Regione;

PRESO ATTO delle dichiarazioni rese in Aula il 2 ottobre u.s. dal Presidente della Regione in merito alla modifica del regime delle entrate della Regione proposta dal Governo;

PRESO ATTO degli ulteriori chiarimenti resi in Commissione dall'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio sulla stessa proposta;

ATTESO che la proposta del Governo, così come formulata dall'articolo 102 del disegno di legge finanziaria dello Stato per l'anno 2007, recepisce gli obiettivi previsti dall'articolo 7 - APQ 7, relativo al regime delle entrate fiscali di cui all'Intesa istituzionale di programma del 21 aprile 1999, stipulata tra il Governo della Repubblica e la Giunta della Regione autonoma della Sardegna;

CONDIVIDENDO la proposta del Governo contenuta nell'articolo 102 del disegno di legge finanziaria dello Stato;

RILEVATA l'opportunità di chiedere l'anticipazione, rispetto ai termini previsti dal comma 6 del predetto articolo 102, dei tempi relativi all'entrata a regime della riforma, perché la stessa possa produrre nei tempi più celeri, significativi effetti nello sviluppo economico della Regione;

RILEVATA altresì la necessità che, per una migliore comprensione della norma, il comma 2 del predetto articolo 102, nella formulazione definitiva, venga ricompreso nell'articolo 8 dello Statuto, come comma 2,

esprime

PARERE FAVOREVOLE sui contenuti dell'articolo 102 del disegno di legge finanziaria dello Stato per l'anno 2007,

impegna il Presidente della Regione

a promuovere ogni idonea iniziativa diretta ad ottenere:

a) l'anticipazione, rispetto ai termini previsti dal comma 6 dell'articolo 102, dell'entrata a regime della riforma;

b) che nella formulazione definitiva del testo della finanziaria dello Stato, il comma 2 del predetto articolo 102 venga ricompreso nell'articolo 8 dello Statuto come comma 2.)

PRESIDENTE. L'esame della risoluzione in discussione è assimilato a quello di una mozione, per cui sono previsti venti minuti per l'intervento del relatore, dieci minuti per ciascun intervento dei consiglieri e venti minuti per la replica della Giunta.

Sospendo i lavori per un minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 34, viene ripresa alle ore 10 e 35.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della risoluzione ha facoltà di illustrarla.

CUCCA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, formulo questo mio primo intervento in qualità di Presidente della Commissione bilancio con grande emozione, evidentemente.

Siamo chiamati a trattare di una materia estremamente rilevante che ha visto coinvolto l'operato della Giunta, del Consiglio e delle forze sociali e politiche di tutta la Sardegna. Dobbiamo, oggi, discutere la risoluzione che è stata approvata a maggioranza dalla terza Commissione, nella seduta di giovedì scorso, 12 ottobre, e che ha per oggetto la modifica dell'articolo 8 dello Statuto della Sardegna. Tale modifica, prevista dall'articolo 102 del disegno di legge finanziaria dello Stato per il 2007, costituisce sicuramente un risultato eclatante conseguito dalla Regione Sardegna dopo la pressante azione condotta nei confronti del Governo nell'ambito della "vertenza entrate", di cui ho già detto.

La Commissione si è riunita accogliendo l'invito della Presidenza del Consiglio formulato in conclusione della discussione in Aula sulle comunicazioni del Presidente della Regione inerenti all'esito della riunione con il Consiglio dei ministri, al termine della quale aveva dato l'assenso sulla formulazione dell'articolo 102. Come dicevo, accogliendo l'invito della Presidenza del Consiglio, il 12 ottobre la Commissione si è riunita per un ulteriore approfondimento dell'argomento. L'assessore Pigliaru in quella riunione ha fornito chiarimenti che personalmente reputo assolutamente esaustivi e all'esito del dibattito avvenuto in Commissione, la terza Commissione ha inteso formulare la risoluzione che viene portata all'esame di quest'Aula. Questo, credo, costituisca il termine di quel procedimento complesso che era stato avviato con l'intesa fornita dal Presidente della Regione al Consiglio dei ministri e riguardante l'articolo 102 del disegno di legge finanziaria dello Stato.

Io credo che sia preliminarmente doveroso, nell'esercizio del ruolo istituzionale, ma sento di doverlo fare anche personalmente, formulare un ringraziamento sia al Presidente della Regione sia all'assessore Pigliaru per l'attività che è stata svolta e che ha consentito, ovviamente, il raggiungimento di un risultato di così grande importanza. Credo che sia altrettanto doveroso - tengo a sottolineare che non si tratta di piaggeria, ma di un effettivo sentire di chi vi parla - ringraziare tutti i membri della terza Commissione per il contributo prezioso che è stato dato fino ad oggi e che, ne sono convinto, essi stessi vogliono continuare a dare per portare a casa il risultato in maniera definitiva. Dico questo perché anche i componenti dell'opposizione hanno assunto, durante la discussione nella terza Commissione, un atteggiamento di grandissima responsabilità. L'opposizione, infatti, non ha inteso partecipare al voto o addirittura, come ha fatto il commissario sardista, ha preferito astenersi dal voto reputando di dare un giudizio definitivo e completo all'esito del dibattito in Aula. Credo che questo atteggiamento debba essere letto in maniera tutt'altro che negativa, anzi ne devono essere colti gli aspetti positivi perché, evidentemente, denota grandissima sensibilità nei confronti di questo argomento e del contenuto della legge finanziaria dello Stato, della quale ci occupiamo e, pur con la prudenza che necessita inevitabilmente in questa vicenda, considerata la complessità dell'argomento, denota anche da parte di tutti la consapevolezza che, se riusciremo a portare a casa questo risultato, il nuovo regime delle entrate aprirà per la Sardegna nuovi orizzonti, dei quali probabilmente ancora oggi non riusciamo a individuare l'esatta portata.

In forza di queste considerazioni, auspico che quest'Aula, che rappresenta l'intero popolo sardo - e stiamo appunto parlando di una battaglia che è stata condotta dall'intero popolo sardo -, ritrovi l'unitarietà di intenti e la coesione che avevano contraddistinto tutto il percorso che ha condotto a questo risultato e riesca, all'esito del dibattito odierno, a pervenire a una votazione unanime. Questo perché tutti noi abbiamo la consapevolezza, ripeto, che proprio l'azione comune portata avanti da tutte le forze politiche di opposizione e di maggioranza, da tutti i rappresentanti del popolo, dalle forze sociali e da comuni cittadini ha consentito il conseguimento di un risultato così eclatante. Con questo non voglio togliere evidentemente niente a chi ha condotto questa azione in prima persona, semplicemente in virtù del ruolo istituzionale che ricopre. E torno al Presidente della Regione e all'assessore Pigliaru, che, come dicevo, si sono fatti portatori di questi interessi in prima persona, in ragione del ruolo che rivestono, conseguendo un risultato di elevata importanza.

Ho anche la convinzione, peraltro, che non sia necessario celebrare nessuno o usare toni trionfalistici, anche perché, in effetti, in questo momento il risultato è solo annunciato e c'è ancora tanto da fare perché possa essere portato a casa. E questo anche in considerazione del fatto che le nostre rivendicazioni, così come da più parti è stato sottolineato, anche dall'opposizione, in buona sostanza erano di ben altra portata. Quindi non è necessario usare toni trionfalistici pur di fronte a un risultato che non può che essere considerato assolutamente innovativo, eclatante e straordinario e che consentirà di aprire nuovi orizzonti per lo sviluppo della nostra Isola.

D'altro canto ho anche la consapevolezza, come credo l'abbiano i rappresentanti dell'opposizione, che le condizioni economiche del nostro Paese non consentono di conseguire un risultato migliore di questo. E non è un caso che i rappresentanti delle altre Regioni abbiano percepito la portata enorme di questo risultato, considerando le somme che saranno assegnate alla Sardegna una volta che il nuovo regime entrerà a pieno titolo e comincerà a funzionare, e hanno quindi già annunciato grande battaglia per rivendicare quanto meno lo stesso trattamento di grandissimo favore che è stato riservato alla Sardegna. In questo senso, quindi, credo sia necessario che quest'Aula prosegua, ovviamente tramite i rappresentanti della Regione, il dialogo con i nostri rappresentanti al Senato e alla Camera, affinché portino avanti la battaglia nelle aule parlamentari e difendano il risultato che è contenuto nell'articolo 102, così com'è stato fatto fino ad oggi, indipendentemente dall'appartenenza politica, per evitare che esso sia in qualche maniera sminuito dall'azione che inevitabilmente sarà portata avanti dai rappresentanti delle altre Regioni.

Nell'estendere il ringraziamento ai parlamentari sardi, che hanno contribuito, lo sottolineo ancora, indipendentemente dall'appartenenza politica, al raggiungimento di questo risultato, comunico che la terza Commissione, nella medesima riunione del 12 ottobre, ha anche stabilito di avviare un dialogo e quindi fissare un incontro con i parlamentari sardi al fine di richiedere la prosecuzione dell'azione comune. Per i motivi che ho esposto prima, proprio in considerazione delle ingentissime somme che saranno portate a casa quando la norma sarà applicata a regime, cioè nel 2010, la Commissione ha, seppure a maggioranza, inteso formulare parere favorevole all'articolo 102 del disegno di legge finanziaria.

Attualmente l'entrata a regime è prevista per il 2010. I dati che ha fornito l'assessore Pigliaru - chiedo di evitare inutili polemiche sulle cifre e su quello che sarà o potrebbe essere - sono assolutamente certi, anche valutati in prospettiva, e consentono di affermare, senza timore di smentita, che arriveranno somme ingenti, perché, per esempio, pur nella previsione assolutamente meno ottimistica che si possa fare, è prevista un'entrata di almeno 1.500 milioni di euro annui dal gettito IVA. Credo che la novità più clamorosa dell'articolo 102 della finanziaria riguardi proprio il gettito IVA. Infatti, come base di calcolo non si utilizzerà più l'IVA riscossa nel nostro territorio, bensì l'IVA generata. E considerato che noi importiamo moltissimi beni, questo consentirà di introitare delle somme assolutamente elevate e senza nessuna proporzione rispetto a quello che viene corrisposto alle altre Regioni. Inoltre, la quota annuale dell'IVA, che attualmente dev'essere contrattata di anno in anno, dal 2010, secondo la nuova proposta, sarà pari ai nove decimi dell'IVA generata, il che porterà un'entrata di circa 1.500 milioni di euro, al netto anche della spesa sanitaria, che attualmente è di circa 900 milioni di euro all'anno. Anche in proiezione, quindi, si può ragionevolmente pensare che l'entità della somma sarà quella.

Espresso il proprio parere favorevole, per altro, la terza Commissione ha ritenuto che siano necessari alcuni aggiustamenti e in particolare un'azione incisiva, unitaria e coesa diretta a ottenere l'anticipazione delle entrate a regime. In questo senso la risoluzione raccomanda al Presidente della Regione di farsi interprete di questa esigenza, chiedendo che l'entrata a regime sia anticipata di uno o due anni e quindi, in buona sostanza, che il nuovo sistema entri a regime nel 2008 o al limite nel 2009. Si è ritenuto infatti che, in considerazione dell'urgenza del rilancio della nostra economia, l'anticipazione di uno o due anni produrrebbe una ricaduta immediata in termini di sviluppo economico, con benefici assolutamente intuibili per l'intero sistema nell'immediatezza e non invece in prospettiva. Peraltro, tengo a sottolineare che anche ove l'entrata a regime dovesse rimanere fissata per il 2010, l'attività programmatoria della Regione potrebbe guardare al futuro con assoluta fiducia e serenità, consentendo nell'immediatezza l'assunzione di impegni che saranno evidentemente coperti una volta che il nuovo sistema entrerà a regime.

Un'ulteriore richiesta che è stata avanzata dalla terza Commissione è quella di una migliore formulazione dell'articolo 102 del disegno di legge finanziaria dello Stato. In particolare, la terza Commissione auspica che nella formulazione definitiva di questo articolo, il comma 2 venga ricompreso nell'articolo 8 del nostro Statuto come comma 2, al fine di rendere più organica e comprensibile la norma stessa. Il comma 2 dell'articolo 102, in effetti, fa riferimento a entrate particolari, cioè a quelle entrate che seppure relative a fattispecie tributarie maturate in Sardegna affluiscono a uffici finanziari situati fuori della Sardegna, cioè affluiscono nelle casse di altre Regioni. Si pensi, per esempio, ai bolli auto. Poiché il comma 2 dell'articolo 102 ha una portata di grandissima rilevanza per le somme che affluiranno nelle casse della Regione Sardegna, anche perché introduce nuove entrate, alla Commissione è parso più coerente inserire questo comma nel corpo dell'articolo 8 dello Statuto, che contiene, come dicevo, l'elenco di tutte le entrate della Regione. In effetti, l'articolo 8 recita: "Le entrate della Regione sono costituite:…", segue l'intero elenco. Quindi, alla Commissione è parso utile e necessario indicare nell'articolo 8, e cioè in una norma di rango costituzionale, anche le entrate di cui al comma 2 dell'articolo 102.

Questo è, in buona sostanza, il contenuto della risoluzione. Come dicevo, l'auspicio è che possa trovare grande condivisione in quest'Aula. Auspico che tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione riescano a guardare al di là, passatemi il termine, della punta del proprio naso, in direzione di una prospettiva futura, con la consapevolezza che questa non è una battaglia del presidente Soru, ma è una battaglia che il presidente ha condotto in prima persona, spendendosi personalmente, impegnandosi personalmente anche in virtù del ruolo istituzionale che egli ricopre. E' stata una battaglia condotta nell'interesse di tutti i sardi, che noi rappresentiamo, e che dobbiamo continuare a portare avanti con autorevolezza, come abbiamo fatto finora, e con altrettanta incisività. Abbiamo dimostrato, credo, che il risultato lo si porta a casa stando uniti e in forza di questi argomenti credo che nessuno di noi voglia correre il rischio di sprecare l'occasione assolutamente straordinaria che ci è stata offerta. Eviterei pertanto i distinguo e le differenziazioni. L'invito, come dicevo prima, è a esaurire il dibattito sui contenuti effettivi della norma, cercando di arrivare a una posizione unitaria, così com'è accaduto fino ad oggi, perché solo in questo modo possiamo portare a casa un risultato innegabile, lo riaffermo con assoluta certezza, perché la matematica non è un'opinione!

Credo che in forza di questi obiettivi che possiamo oggi agevolmente raggiungere abbiamo il dovere di condurre ancora una volta una battaglia unitaria, per portare a casa l'intero risultato che, certamente, offrirà al popolo sardo nuove prospettive di sviluppo e soprattutto consentirà la rinascita definitiva della nostra Isola.

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, la risoluzione della terza Commissione, a firma Cucca e più, rappresenta un esempio edificante dei tempi che noi viviamo. E' un esempio certamente dei tempi duri che quest'Isola e questa Regione stanno attraversando, ma anche di come si possa lavorare con le parole, per ottenere, però sempre a parole, gli obiettivi che ci interessano, piegando le parole stesse alle finalità che più stanno a cuore.

Ma la realtà colleghi è un'altra, ed è una realtà certamente più dura, che stride pesantemente con gli impegni e i dibattiti richiamati dalla stessa risoluzione, una risoluzione che, a leggerla, sembra dire che tutto va bene, che non c'è da preoccuparsi perché tutto si sta incanalando nel verso giusto, quello di un'intesa con lo Stato che risale al 1999, cioè a un'era geologica fa, se parliamo con i tempi della politica. Voi vi fate forti di un'intesa lontanissima nel tempo per affermare che la manovra finanziaria nazionale in corso attua, appunto, quell'intesa e dunque chiedete che lo Stato trasferisca subito una maggiore quota finanziaria alla Sardegna. Tutto qui. Continua, secondo me, quella che ho definito la "farsa dei visi comunicanti", come ho avuto modo di spiegare la settimana scorsa, cioè continuate a dare ragione al presidente Soru perché siete costituzionalmente incapaci di dargli torto e di affermare, invece, senza preconcetti, la drammaticità della realtà. La realtà è che c'è una Sardegna in subbuglio; quella Sardegna che ha votato noi e che ha votato pure voi, ma che non è detto sia intenzionata a perseverare. C'è una Sardegna in subbuglio, perché lo sviluppo si è fermato. Voi l'avete fermato con la vostra ansia devastatrice, sotto l'impulso della distruzione di quanto di buono era stato fatto pure in questi anni. E così, è sotto gli occhi di tutti, la formazione professionale, con i suoi duemilasettecento addetti licenziati, e il mondo dell'industria scendono in piazza e si fermano davanti a voi, sotto i palazzi della Giunta e del Consiglio, per dirvi che state sbagliando tutto. La vostra risposta è negli atti dell'Assessore del lavoro, che quando parla di cassa integrazione raggiunge l'apice dei risultati possibili. Come se quello fosse il risultato a cui tendere, come se quello fosse il traguardo al quale guardano con ansia tutti i lavoratori sardi.

No, colleghi, il traguardo è lo sviluppo armonico di tutta la Sardegna e di tutti i suoi territori; il traguardo è la difesa della scuola, della formazione professionale, la valorizzazione in chiave moderna del settore agricolo; il traguardo è una sanità che abbia risorse per garantire a tutti i sardi il diritto di essere curati nello stesso modo, cioè bene e non alla meglio come avviene oggi, con profonde discriminazioni, nemmeno fosse una colpa quella di nascere o vivere in un paesino al centro della Sardegna. Il diritto alla salute dovrebbe essere uguale per tutti, ma noi, oggi, sappiamo bene che non è così e, purtroppo, anche quando avremo approvato in Aula il nuovo Piano sanitario regionale sapremo che le cose forse miglioreranno, ma lasceremo, ancora una volta, una sanità che in Sardegna viaggia e continuerà a viaggiare a due, se non più, velocità.

Presidente, a noi non basta una risoluzione, non ci bastano nemmeno le promesse di un Governo che voi definite amico e che sono riportate nella finanziaria nazionale, che è certamente la peggiore finanziaria che si sia mai vista finora, capace di scontentare - questo sì che è un vero traguardo! - tutti quanti in un colpo solo e di riportarci indietro di almeno vent'anni. Non ci bastano le rassicurazioni, presidente Soru, beato lei che è ottimista! Vorremmo almeno che ci spiegasse come fa a essere ottimista in una situazione come questa. Ci dica, però, esattamente quante risorse arriveranno in più da questo Governo amico, grazie a questo Governo amico. Ma ce lo dica con i numeri e, soprattutto, ce lo dimostri con i fatti! Voi affermate che la Sardegna…

(Interruzione)

Parlerà al momento opportuno. Non credo di averla mai interrotta una sola volta, non credo di offendere nessuno.

Voi affermate che la Sardegna si sta impoverendo sempre più per effetto della diminuzione dei trasferimenti da parte dello Stato, ma non dite tutto! Siamo più poveri anche perché voi, oramai è certo, è certificato, spendete male perché non attivate dei processi virtuosi di progettazione per avere risorse massime anche dall'Unione Europea. Ammettiamo anche questo quando ci lamentiamo del fatto che gli enti locali pensano sempre alla Regione quando servono più soldi e ammettiamo che anche noi facciamo altrettanto con lo Stato e chiediamo soltanto delle risorse in più.

Diciamo la verità, siete incapaci di generare risorse nuove perché non avete un modello di sviluppo economico e la vostra strada, per continuare a spendere quel poco che resta, è tracciata, cioè: denari dallo Stato, punto e basta. Nel frattempo la Sardegna affonda e i vostri elettori - i vostri elettori, non soltanto i nostri - scendono in piazza contro di voi! E questo se ancora non ve ne foste accorti. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio,

la risoluzione numero 19, approvata il 12 ottobre scorso, a maggioranza, dalla terza Commissione, certifica, se ce ne fosse bisogno, una sconfitta morale e sostanziale della Regione e una mortificazione istituzionale e politica del Consiglio regionale. Sconfitta e mortificazione dalle quali prendiamo le distanze, perché non ci appartengono, volute e perseguite dal Presidente della Regione, dalla sua Giunta, dalla maggioranza e dai componenti della terza Commissione che con la risoluzione numero 6/19 (abbiamo sentito l'intervento del Presidente) ne certifica la condivisione e la corresponsabilità. E' una sconfitta morale e sostanziale della Regione, con ricadute che noi riteniamo negative e pericolose per l'intero sistema economico della Sardegna, in quanto si è in presenza di un impegno privo di certezze e di garanzie; è una mortificazione istituzionale e politica perché, ancora una volta, si mette il Consiglio regionale di fronte al fatto compiuto, strumento usato come coperchio a una pentola bucata. L'uno e l'altro sono sistemi, metodi, conclusioni e decisioni che contrastano con i più elementari principi di democrazia e di rispetto del ruolo e delle funzioni rappresentative calpestate nei loro diritti fondamentali. Sistemi, metodi e decisioni che respingiamo e condanniamo nell'interesse e a tutela di quei cittadini e di quella società che noi rappresentiamo e le cui speranze nessuno può conculcare, perché, cari colleghi, anche il dissenso è democrazia, anche le ragioni del dissenso devono essere rispettate; su di esse si fonda la ricerca della verità, da una parte, e delle soluzioni più idonee alle questioni pressanti della società, dall'altra. Non giova a nessuno minacciare ritorsioni, come hanno fatto certi esponenti governativi, di fronte alla questione dei rifiuti della Campania, giustamente rifiutati, ma accettati dalla Giunta regionale e dal Presidente, che fingono di ignorare l'emergenza dei rifiuti che c'è in Sardegna, con la raccolta differenziata che tarda a decollare. Per colpa di chi? Dei ritardi della stessa Regione e non solo dei comuni comunque tartassati con penalità milionarie.

Al di là delle cose dette, noi riteniamo che sia necessario fare alcuni approfondimenti. Gli effetti decantati e non provati della proposta del Governo di modifica del Titolo III dello Statuto preoccupano e noi esprimiamo totale dissenso sui metodi e sui contenuti. Il dibattito odierno conferma una prassi, lo ribadisco, una procedura irrituale, perché irrispettosa del ruolo, della funzione primaria di questa Assemblea legislativa, ovvero di quella funzione attraverso la quale il Consiglio esprime valutazioni e detta criteri che la Giunta esegue.

Oltre al metodo, sul quale ritornerò per alcune valutazioni, e ai contenuti concreti, l'irritualità e perciò l'inutilità politica e pratica di questo dibattito e della risoluzione della terza Commissione sta nel fatto che il Presidente della Regione e la sua Giunta hanno già dato al Governo l'intesa, sulla quale il giudizio che oggi ci viene richiesto andava espresso prima che l'atto stesso fosse stato sottoscritto. L'atto dell'intesa noi lo consideriamo non un provvedimento generico, occasionale e accademico, ma un provvedimento di rilevanza giuridica, un vero e proprio contratto, che ha regole ed effetti dai quali non si può prescindere. Questa intesa è vincolante per i contraenti. Politicamente e moralmente l'intesa obbliga la Regione, così come obbliga il Governo, lo Stato. Ma gli obblighi politici, economici e giuridici della Regione non li assumono unilateralmente la Giunta e il Presidente della Regione. Dove sta scritto? Stiamo parlando di competenze e prerogative primarie del Consiglio; il Presidente e la Giunta le attuano e firmano i documenti, ma dopo! Oggi, invece, siamo chiamati a esprimere un giudizio, a fare da coperchio, come dicevo, a una pentola bucata, che ha già perso e sta continuando a perdere il contenuto. E il contenuto è nelle precedenti risoluzioni, caro Presidente, nei precedenti ordini del giorno, nei precedenti dibattiti. Richiamo, per brevità, la risoluzione numero 8 del 13 luglio 2005, sulla puntuale applicazione della legge numero 122 e sul rifinanziamento dell'articolo 13 dello Statuto, con tutte le specificazioni dei tributi spettanti alla Sardegna. Ben dieci pagine fitte di note e definizioni, che sono un macigno rispetto ai contenuti modesti del proposto articolo 102 del cosiddetto Governo amico. Se poi prendessimo in considerazione i dati della relazione di Gianfranco Macciotta, nella sua veste di componente del CIPE, ne deriverebbe una condanna ancora più forte dell'atto di sottomissione firmato dal presidente Soru col Governo Prodi, tale è la differenza dei valori e dei contenuti in campo.

Circa la copertura della spesa sanitaria da parte della Regione è significativo rilevare che il presidente Soru ha disatteso totalmente gli indirizzi del Consiglio regionale, contenuti a pagina della nota che accompagna la risoluzione numero 8 del luglio 2005, approvata dalla sua stessa maggioranza; indirizzi che dettano la strada da percorrere. E' significativo che, oggi, la stessa maggioranza, con la risoluzione numero 6/19, al nostro esame, si rimangi gli indirizzi dati e le scelte fatte neanche un anno fa e indichi un percorso che peraltro il Presidente e la Giunta hanno già concluso in perfetta solitudine, venendo meno, anche sotto questo profilo, all'impegno unitario assunto all'unanimità a conclusione della discussione della mozione sulla vertenza Stato-Regione, che dava mandato al Presidente della Regione e al Presidente del Consiglio di coinvolgere tutte le parti attive istituzionali della nostra comunità per conseguire il massimo degli obiettivi. Così però non è stato: il Presidente e la maggioranza hanno voluto tagliare il traguardo da soli. Uno strappo istituzionale e politico che pesa come un macigno!

Questi sono i contenuti già fuoriusciti in maniera singolare, direi, ma i contenuti che si stanno perdendo e che si perderanno sono quelli indicati e ricompresi nell'articolo 102 del disegno di legge finanziaria dello Stato per il 2007, che di per sé è una legge di lacrime e sangue per le Regioni e per gli enti locali, oltre che per l'economia, come testimoniano le manifestazioni in atto in tutte le parti d'Italia.

Per quanto riguarda la Sardegna, l'articolo 102, oltre a essere per gran parte della sua estensione, una riscrittura pedissequa - andate a verificare - della legge numero 122, registra un'involuzione e un arretramento non solo delle richieste, ma delle fondate speranze che si nutrivano. D'altra parte, finora non è dato avere, signor Presidente della Commissione, riscontro delle somme certe nel bilancio dello Stato che vincola le risorse da destinare all'accordo con la Sardegna.

Mi domando, in assenza di un tale riscontro, come possano diventare certe matematicamente, e non aleatorie, le cifre fornite dal presidente Soru e dalla Giunta, specie quelle riferite all'IVA, la cui disciplina di riscossione rende problematici e quindi non certi i punti di riferimento. Ma dove siamo? Ma di che cosa stiamo parlando? Facciamo le persone serie! Avevamo dato mandato al Presidente di contrattare gli arretrati, non la modifica dell'articolo 8 del Titolo III! Il Presidente della Regione non ha mai ricevuto nessun mandato per fare questo!

Per quanto riguarda l'IVA, domando: a che cosa ci stiamo riferendo? E' vero che qui c'è scritto che vengono dati i "nove decimi del gettito dell'imposta sul valore aggiunto generata sul territorio regionale da determinare sulla base dei consumi regionali delle famiglie rilevati annualmente dall'ISTAT", ma, a parte la difficoltà di reperimento dei dati, a quale IVA ci stiamo riferendo? Le aliquote dell'IVA sono diverse: sono del 4, del 10, del 20 per cento! Come fate a fare i conti e a stabilire qual è la cifra che spetterà alla Regione? Facciamo le persone serie! Stiamo parlando di dati che non esistono! E anche qui si aprirà, signor Presidente, un grande contenzioso sull'interpretazione, com'è avvenuto per la legge numero 122 del 1983.

Ma ciò che è inaccettabile è la parte che riguarda la sanità, non ho però più tempo per dire in merito la mia opinione. Comunque, noi esprimiamo un giudizio del tutto negativo sulla risoluzione, sull'intesa e sull'impianto dell'intero articolo 102, che deve essere totalmente rivisto se si vogliono fare veramente gli interessi della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, onorevole Soru, la battaglia sulle entrate, che ci ha visto partecipi, in linea di principio, nell'ottobre del 2005, è nata a seguito di pronunciamenti della Commissione e dello stesso Consiglio regionale, ma, dico di più, anche di diverse parti sociali importanti, direi tutte. In quella circostanza, come è già stato rilevato dal collega Floris, fu dato mandato al Presidente della Regione di intraprendere una battaglia forte nei confronti del Governo di allora - io ritengo che lo si sarebbe dovuto fare anche col Governo di adesso - per rivendicare il mancato trasferimento di importanti risorse alla Regione Sardegna. Questo era il mandato che era stato dato al Presidente della Regione, poi le cose si sono modificate in corso d'opera. E qui nasce il primo problema. Il primo problema, colleghi, lo trovate nella relazione che è allegata alla modifica dell'articolo 8; una relazione che non abbiamo steso noi, ma che fa riferimento solo ed esclusivamente al comma 5 dell'articolo 54 dello Statuto. Io spero che non si creino problemi, visto che è vero che questo articolo dice che il Titolo III dello Statuto, e quindi l'articolo 8, può essere modificato con legge ordinaria, ma avremmo potuto discutere sul fatto che una legge ordinaria possa essere inserita all'interno di una legge finanziaria. Avremmo gradito di più un disegno di legge del Governo nazionale da trasmettere, secondo i canoni del comma 2 dell'articolo 54, al Consiglio regionale, che si sarebbe pronunciato proprio in base a questo comma, ove si dice testualmente che i progetti di modificazione dello Statuto devono essere trasmessi al Consiglio regionale. Non alla Giunta o al suo Presidente, ma al Consiglio regionale!

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue DIANA.) E' chiaro che la risoluzione sta diventando un fatto tecnico per aggirare una norma, sta diventando un fatto procedimentale: non è stato fatto quel passaggio e quindi si corre ai ripari con la risoluzione. Dico, però, che la risoluzione serve a poco o a niente; avremmo anche potuto evitare questa riunione del Consiglio per discutere un documento che di fatto riprende e condivide interamente non ciò che noi abbiamo chiesto, non ciò che questo Consiglio regionale in diversi pronunciamenti ha proposto al Governo, ma ciò che il Governo ha detto al Presidente della Regione e che il Presidente della Regione, supinamente, ha accettato. Quindi questo è il primo problema: mancato coinvolgimento di tutti quei soggetti che nell'ottobre del 2005 parteciparono a diversissime manifestazioni, ma soprattutto mancato rispetto dell'Aula. Ed è ovvio che nel momento in cui nella relazione si fa riferimento all'articolo 5 non si intende assolutamente condividere lo spirito del comma 2 dell'articolo 54. Ho già detto che se avessimo esaminato attentamente quella norma, il Governo avrebbe dovuto trasmettere a noi il testo della modifica dell'articolo 8 e noi l'avremmo concordato col Presidente della Regione e con tutte le istituzioni. Poi magari si sarebbe arrivati a questa stessa soluzione, ma non ci si è arrivati con quel coinvolgimento che tutti quanti speravamo ci fosse fin dal primo momento in cui abbiamo condiviso la battaglia che si era iniziata.

E allora, ripeto, questo è il primo grosso problema, il fatto cioè che questa Assemblea continua a non essere tenuta in considerazione. Il Presidente della Regione ha dato un parere positivo senza interpellare nessuno, probabilmente sulla base di una sua valutazione. D'altronde, che sia una valutazione lo abbiamo sentito dalle sue stesse parole, quando ha detto, in quest'Aula, testualmente: "Se non ci va bene diciamo di no". E' riduttivo questo modo di operare, non si possono dire queste cose, onorevole Soru. Nessuno qui fa battaglie per evitare che arrivino risorse nuove nelle casse della Regione Sardegna, non è questo il problema. Il problema è che noi ci saremmo aspettati, così come ha detto il Presidente della Commissione nella sua relazione, molto di più di quanto con questa modifica dell'articolo 8 sta arrivando, o dovrebbe arrivare, nelle casse regionali.

E allora tutte le perplessità sfociano, poi, nella certezza che questa minoranza non poteva assolutamente votare una risoluzione siffatta; una risoluzione di una semplicità unica, caratterizzata da pochezza di linguaggio e anche di considerazioni importanti. Non sono stati nemmeno richiamati i dibattiti che ci sono stati in quest'Aula e fuori di quest'Aula. Si chiude la partita e si chiude, in relazione alla "vertenza entrate", il dibattito in Consiglio regionale e il confronto tra le forze politiche e le parti sociali. Andate a leggere gli ordini del giorno approvati da quest'Aula, ma vi invito a leggere anche gli ordini del giorno che voi, nel 2002, quindi nella precedente legislatura, avete chiesto e che anche noi abbiamo votato. Mi rivolgo al centrosinistra. Non c'è traccia di tutto quello che voi avete detto in quegli anni, ma non c'è neanche traccia di ciò che è stato detto in quest'Aula in questa legislatura. E allora, più leggiamo la norma più le perplessità si acuiscono. Assessore Pigliaru, lei i numeri li conosce probabilmente meglio di noi, e se anche noi avessimo avuto a disposizione tutti gli strumenti e la sua preparazione di base certamente avremmo potuto confutare meglio questa parte numerica, però, lei nella finanziaria del 2006 imputò in bilancio, come quota parte del disavanzo della Regione, 1 miliardo e 870 milioni di euro, credo di non sbagliare con i numeri; 1 un miliardo e 850 milioni di euro - ha ragione lei -, di cui 1 miliardo e 500 milioni di saldo IRPEF e 350 milioni di saldo IVA. Nella finanziaria precedente, quella del 2005, lei imputò 100 milioni di euro in più dei 200 milioni storicamente riconosciuti alla Regione Sardegna, facendo pensare che quei 300 milioni equivalessero ai tre decimi, se volessimo considerare ogni decimo pari a 100 milioni di euro. Perché fece questa operazione? Perché l'assessore Cappellacci, nella precedente legislatura, imputò 100 milioni in più in bilancio, portando quella quota da 200 a 300 milioni. L'assessore Pigliaru mantenne la stessa imputazione. Nell'esercizio 2006 l'assessore Pigliaru portò la cifra di 300 milioni - capisco che può essere un ragionamento arido per molti - a 700 milioni (500 milioni in più dei 200), parlando di sette decimi dell'IVA. Da lì nasce l'equazione: un decimo uguale 100 milioni di euro.

Assessore, se questo ragionamento che lei portò in quest'Aula, condiviso da tutta la sua maggioranza, era valido allora, doveva essere valido anche in questa circostanza. E il pregresso dell'IVA sulla base dei sette decimi non porta al conteggio di 500 milioni di euro in vent'anni, assolutamente no! Perché se lei ha imputato, nel 2006, 700 milioni di euro, quindi sette decimi, nelle due annualità precedenti avrebbe dovuto imputare 500 milioni in più all'anno. Da qui nasce il fatto che con i 500 milioni di euro ci stanno facendo proprio un regalino; anzi neanche un regalino, perché 25 milioni di euro all'anno, appunto 500 milioni di euro in vent'anni, sono la rata di un mutuo di uno che si farà la casa tra vent'anni.

E allora, perché voi e l'onorevole Soru volete convincerci che questa sia la strada migliore per ottenere risultati importanti? Non abbiamo ottenuto nessun risultato, perché avevamo chiesto i dieci decimi dell'IVA e stanno arrivando i nove decimi, perché non abbiamo mai detto di voler rinunciare alla compartecipazione dello Stato sulla sanità, sulle Ferrovie meridionali e sulle Ferrovie della Sardegna, così come non abbiamo mai rinunciato alla continuità territoriale con la partecipazione dello Stato! E allora, da dove nasce il grande clamore su questo grande risultato, di cui alcuni autorevoli esponenti della maggioranza vanno tronfi in giro per la Sardegna?

Per terminare, presidente Soru...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Sto terminando, Presidente, le chiedo solo un minuto.

PRESIDENTE. No, aveva terminato prima.

DIANA (A.N.). Per finire, presidente Soru, non c'era bisogno di riunire ad Arborea i 400 o 380 sindaci della Sardegna per parlare delle entrate anziché degli ambiti territoriali ottimali. Questa è stata un'altra scorrettezza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Non tenterò di fare un ragionamento di ordine tecnico sui contenuti della risoluzione e tanto meno sui contenuti dell'articolo 102 della finanziaria dello Stato. Faranno molto meglio di me altri colleghi, sotto questo profilo. Io invece ho in mente di sottolineare un'esigenza che mi pare potesse essere condivisa anche dalle minoranze.

C'è una condizione oggettiva di difficoltà generale, dal punto di vista delle disponibilità finanziarie, che non riguarda solo la Regione, ma riguarda anche il più ampio sistema delle autonomie locali e le disponibilità finanziarie dello Stato. Non mi attarderò a dire che è responsabilità di qualche Governo scialacquone che ci ha preceduto nella funzione di direzione politica dello Stato o della Regione, perché questo finirebbe per lasciare il tempo che trova. Voi avete l'opinione di aver fatto benissimo nelle precedenti legislature, noi abbiamo l'opinione che invece abbiate fatto malissimo, rimane il fatto che partiamo - e almeno su questo credo si possa convenire - con una scarsa disponibilità finanziaria e per contro un indebitamento abbastanza consistente. Rispetto a questo problema abbiamo due strade. La prima: litighiamo, indeboliamo il fronte, realizziamo un'articolazione di posizioni visibili, ci presentiamo alla Camera dei deputati e al Senato con una posizione diversa, non solo distinta nelle motivazioni, ma lontana anche rispetto agli obiettivi, e magari in uno dei tanti blitz, che sono sempre possibili in qualunque ramo del Parlamento, può succedere che le dotazioni finanziarie che possono arrivare alla Sardegna finiscano per essere ridotte proprio in ragione di questo nostro atteggiamento. La seconda: incominciamo a considerare positivo questo primo risultato, che certamente segna un incremento significativo di risorse, e quindi di disponibilità, in capo al bilancio della Regione.

Se l'approccio è questo, incominciamo a sgombrare il campo da alcune paure: è vero che l'articolo 102 della finanziaria dello Stato interviene sul Titolo III dello Statuto, ma - è stato detto - questa è disposizione decostituzionalizzata, quindi, così come si interviene, oggi, con legge ordinaria verso quella direzione, allo stesso modo per ampliare, correggere e meglio qualificare qualche punto che è contenuto nella norma si può sempre intervenire con legge ordinaria. Quindi non è un percorso a ostacoli, ma è un percorso condiviso e anzi facilitato.

Seconda questione. Si è detto: "Ma così avremo una sanità di serie B, una sanità meno sanità di quella che avranno tutte le altre regioni italiane". Anche su questo, sgombriamo il campo: non è così. Il diritto alla salute, che è uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, è garantito ai cittadini sardi dalla stessa Costituzione, quindi anche dalle leggi che regolano questa partita a livello nazionale. Non ci sarà il rischio che in Sardegna la difesa del diritto alla salute sia meno efficace che nelle altre regioni del mezzogiorno, del centro e del nord Italia, se non in ragione della nostra capacità di organizzare il sistema sanitario regionale, perché qualche cosa deriva anche dalla nostra capacità di fare, però questo è un altro capitolo, è un altro terreno di confronto.

Sui trasporti si è detto: "Lo Stato ci lascerà soli nel governo del diritto conquistato della continuità territoriale". Anche su questo ho qualche perplessità, intanto perché questa è materia che può sempre essere meglio qualificata e specificata successivamente, anche all'interno di normative di settore, ma anche perché parliamo di qualcosa che non è ancora conquistato interamente ed è soggetto a una valutazione politica interna agli schieramenti e tra gli schieramenti sul modo in cui si possono raggiungere gli obiettivi, su ciò di cui effettivamente abbiamo bisogno e sugli strumenti più adeguati perché quegli obiettivi possano essere colti.

Quindi a me pare che la risoluzione della Commissione sul contenuto del 102 vada nella direzione che è già stata tracciata più volte nel corso di questa legislatura, cioè verso la conquista di una disponibilità finanziaria e di cassa più cospicua, che ci consenta di fare progetti, di investire, di cambiare il destino di questa nostra Isola, che è sempre faticosamente vissuto. Faticosamente vissuto! E allora mi interessa di più capire se, superate alcune difficoltà e superato anche qualche atteggiamento strumentale, si riuscirà a ragionare su come abbiamo in mente di organizzare lo sviluppo di questa regione, su come vogliamo rilanciarne l'economia e consentire alla società sarda di essere più giusta e ai cittadini sardi di essere uguali agli altri cittadini italiani - cosa che ad oggi non è - e su come intendiamo superare i problemi che abbiamo di fronte.

In questi giorni c'è stata un'accelerazione del conflitto sociale, qualche volta con atteggiamenti e comportamenti che io non condivido, pur essendo schierato con i problemi della nostra comunità, con i lavoratori che rischiano il posto di lavoro e che vivono una condizione di difficoltà personale e professionale. Se, però, ragionassimo su come utilizzare queste risorse e quindi riuscissimo a tenere il fronte, a ottenere il risultato e a investire questo risultato tutti insieme in una più consistente marcia verso lo sviluppo, credo che tutti noi assolveremmo meglio il mandato popolare che abbiamo ricevuto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, fino a quindici anni fa lo sport più diffuso era quello di chiedere quantitativamente competenze allo Stato, con il retro pensiero che tanto lo Stato non avrebbe mai "mollato", perché in termini elettorali questo rendeva. Poi, nel passaggio da un millennio all'altro, c'è stata la riforma del Titolo V, e in quel momento abbiamo capito che trasferire competenze era un modo per scaricare responsabilità e oneri sulle Regioni e di conseguenza sulle autonomie locali.

Si è presentato, con questo colpo risicato di maggioranza, come altre volte ho detto, un caos istituzionale che ha creato dei contenziosi tra le Regioni e lo Stato. Poi si è aperta la stagione della devolution all'italiana, il progressismo italiano si è strappato le vesti parlando di emergenza democratica, di balcanizzazione e paventando la creazione di venti sistemi sanitari e di venti sistemi scolastici. Quindi il referendum è passato e il santo è stato gabbato! Sarebbe opportuno, quando si mette mano alle riforme, imporre anche la "VIP", cioè la valutazione di impatto psichiatrico, perché siamo proprio di fronte alla schizofrenia: da una parte si demonizza il premierato presente nella devolution e dall'altra, nella prima Commissione, si manda avanti la legge elettorale presidenzialistica e la riforma statutaria coerentemente presidenzialistica. Se non siamo di fronte a schizofrenia non so, colleghi, cosa pensare!

La "vertenza entrate" che, come è stato sottolineato, è stata condotta con il coinvolgimento di tutte le parti sociali, delle autonomie locali, dei consiglieri regionali, ha subito però un'involuzione spaventosa. Il presidente Soru voleva raggiungere due obiettivi: avere a tutti i costi le spettanze fiscali e gestire in solitudine questo successo, mettere il cappello su questa vicenda e portare a casa, anche dal punto di vista mediatico, un probabile successo. Allora, è vero che l'articolo 8 dello Statuto, che fa parte del Titolo III, può essere rivisitato, come è stato sottolineato, con legge ordinaria. Questo articolo aveva subito una prima rivisitazione nel 1983, e già allora sorsero problemi in Parlamento perché non era stata sentita la Regione. L'articolo 54, ultimo comma, laddove parla di revisioni e modifiche dello Statuto, impone che in ogni caso sia sentita la Regione, a meno che non si sia frainteso e bastava dire "in ogni caso sentito il Governatore", ma non è la stessa cosa. "In ogni caso sentita la Regione" vuol dire che, anche se si tratta di un parere consultivo, la Regione deve esprimersi, deve essere sentita, altrimenti siamo di fronte a un profilo di illegittimità, e forse questa risoluzione sta assumendo i connotati di una sanatoria postuma, per cercare di darci una parvenza di serietà.

Signor Presidente della Commissione, al di là di queste cifre in libertà, che possono far sognare i sardi che il saldo sia positivo, qui ci sono due vulnerazioni gravi, gravissime. Prima di tutto si crea un precedente: un Governo, con legge ordinaria, può bypassare il nostro Statuto e se si trova in gravi difficoltà finanziarie può bypassarlo in peius, scaricandoci grosse incombenze e creandoci danni economici. In secondo luogo, la sanità, che rappresenta il perno dello stato sociale, sulla quale ci sono dati discordanti, e non certezze dogmatiche, viene scaricata come una partita di giro, come compensazione di che cosa? Noi avevamo dato un mandato preciso, che riguardava la richiesta delle somme pregresse e, poiché anche i sardi sono cittadini italiani e non cittadini di serie B, la rivendicazione dei dieci decimi del gettito delle imposte, così come richiesto da siciliani e friulani. Ma crediamo davvero, nella nostra immensa presunzione o furbizia, che i cittadini di queste regioni abbiano un quoziente di intelligenza inferiore al nostro? Come mai queste Regioni hanno chiesto una clausola di salvaguardia? Come mai hanno spalmato gradualmente l'enorme macigno rappresentato dalla spesa sanitaria negli anni 2006-2007-2008-2009 e la loro compartecipazione raggiungerà soltanto il 50 per cento? Invece noi diciamo allo Stato, che credo si strofini le mani: "Ci accolliamo la spesa sanitaria, ci prendiamo anche i trasporti locali, che sono obsoleti e utilizzano dei ferrivecchi, e in più rinunciamo alla legge numero 144, cioè alla continuità territoriale".

Questo è il quadro sereno, signor Presidente della Commissione, e se la matematica non è un'opinione, il metodo è censurabile, è criticabile, perché le riforme strutturali si fanno nel Consiglio regionale e col Consiglio regionale. Non si fanno in solitudine, si fanno col coinvolgimento del Consiglio! Invece, sistematicamente, questo Consiglio viene coinvolto a decisioni già prese. Io mi auguro - il collega Scarpa si è astenuto proprio perché aspettava una riflessione, una rivisitazione - che si sia ancora in tempo per ammortizzare i danni derivanti da questi accordi, che tra l'altro mi lasciano sbigottito. Non voglio essere pessimista, ma mi auguro veramente che in Sardegna arrivi ciò che, tra l'altro, è dovuto. Ciò che è dovuto! Questo Governo ha avuto il merito di far passare questa battaglia come una rivendicazione politica, ma non ci vuole un fervore autonomistico particolare; è una battaglia di tutela autonomistica quella che, con sincerità, abbiamo fatto tutti quanti. Però, il fatto che siamo stati bypassati, che non si sono coerentemente coinvolte tutte le forze sociali e sindacali e che in solitudine il Presidente torna a casa con un risultato è preoccupante. Io non esprimo ancora giudizi negativi, sarebbe avventato farlo, ma il risultato non è convincente.

Uno degli ammortizzatori per rendere meno velenosa questa proposta può essere intanto la riscrittura del Titolo III del nostro Statuto, e non attraverso un articolo della finanziaria dello Stato. L'articolo 12 dello Statuto riguarda, in un disegno organico di sviluppo, la zona franca. Perché non riscrivere - come ho detto un'altra volta - questo articolo rapportandoci a ciò che è stato scritto per la Valle d'Aosta e pretendere anche per la nostra Isola la zona franca integrale? Perché non rivedere l'articolo 8 e prevedere, come hanno fatto, ripeto, queste Regioni, un paracadute, in modo da poterci tutelare qualora questo esperimento non fruttasse tutto ciò che noi desideriamo?

Ecco, sono questi gli ammortizzatori che propongo. Fino adesso sono state riportate delle cifre che disorientano: si ipotizza un maggiore introito dell'IVA, si prevede una spesa sanitaria annuale di 900 milioni, ma ci siamo posti il problema derivante dalle spese riguardanti i contratti collettivi nazionali dei medici e della dirigenza non medica? Siamo in grado di vedere in proiezione quanto inciderà questa voce? Lo dico con preoccupazione e dispiacere, perché a Roma c'ero anch'io col presidente Soru, e sono convinto che si sia fatta una buona battaglia. Non mi è piaciuto il prosieguo, la gestione solitaria, perché questo è interpretare in malo modo il presidenzialismo.

Allora, cerchiamo di ammortizzare questi eventuali danni imponendo una clausola di salvaguardia e la riscrittura di tutto il Titolo III, perché l'articolo 8 è il perno centrale di questo modello di sviluppo. Ma c'è tanto da fare: anche l'articolo 10, che il collega Scarpa e io abbiamo usato per proporre una legge che prevede incentivi e agevolazioni fiscali alle nuove imprese, va riscritto secondo una visione concertata con tutto il Consiglio. Questo non è un qualcosa che appartiene al Presidente, appartiene a tutti noi e se il Presidente avrà la capacità di recepire questi messaggi potranno arrivare grandi riforme strutturali, ma il metodo sinora seguito si espone a delle critiche anche giuste.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

(Alcuni consiglieri appartenenti ai Gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale esibiscono sacchetti della spazzatura con la scritta "Anche in Sardegna".)

Colleghi, per cortesia, dobbiamo smetterla di trasformare l'aula consiliare in una pattumiera. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 45, viene ripresa alle ore 11 e 46.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Non pretenderà che l'ascoltiamo?

MORO (A.N.). Grazie, Presidente. Siamo attuali!

PIRISI (D.S.). Onorevole Moro, si metta la "bustina" davanti!

MORO (A.N.). Se non me l'avessero data, forse i sardi avrebbero capito la motivazione di questa nostra azione, l'avrebbero capita meglio!

Presidente, posso?

PRESIDENTE. Le ho dato la parola.

MORO (A.N.). Grazie. Non è esagerato affermare che la stragrande maggioranza della società italiana, compreso addirittura il Governatore della Banca d'Italia, si è espressa in modo fortemente critico sulla finanziaria del Governo Prodi. Non ripeteremo qui, dunque, le inopportune e inoppugnabili argomentazioni che in queste settimane hanno consolidato un giudizio negativo così diffuso e recepito recentemente anche dalle principali agenzie internazionali di rating; un giudizio che, per la verità, è trasversale, nel senso che è stato fatto proprio anche da molti settori della maggioranza, al punto da costringere il Governo a un continuo taglia e cuci, che sta interessando pressoché tutte le ottocento e più pagine di un documento inestricabile, dove le tabelle sconfessano gli articoli e viceversa, in un crescendo di annunci a vuoto e assoluta confusione. Non passa giorno, e siamo appena all'inizio del percorso parlamentare, senza che vi sia la ratifica di questo o quel capitolo, la rimodulazione di questo o quell'intervento, la smentita o la marcia indietro imbarazzata su questa o quella misura.

Diventa impossibile, dunque, in presenza di questo quadro, prevedere quale finanziaria uscirà - se uscirà - dalle Camere più o meno alla vigilia di Natale. Ce n'è davvero abbastanza per essere allarmati ed è inspiegabile che in Sardegna, nella Sardegna della mobilitazione dei lavoratori che insieme al posto stanno perdendo ogni speranza per il futuro, la sinistra voglia soffermarsi su una valutazione della finanziaria nazionale piena di distinguo, anche a costo di negare l'evidenza e di essere clamorosamente smentita dai fatti. Una valutazione ideologica viziata dall'appartenenza politica, dall'insopportabile retorica sul Governo amico e soprattutto dal carico di propaganda che il presidente Soru ha voluto attribuire alla parte del documento che riguarda più o meno da vicino la nostra Regione, con particolare riferimento all'articolo 102.

La nostra mozione, al contrario, ha lo scopo di fare piena luce sui contenuti dell'accordo tra il Governo e la Regione, che ha portato alla stesura dell'articolo 102, e di fare chiarezza sugli omissis e sulle gravi ambiguità di forma e di sostanza che, a nostro giudizio, ne giustificano lo stralcio e ne richiedono la profonda revisione sotto forma di apposito disegno di legge.

Diciamo subito che, in realtà, il presidente Soru - è già stato affermato da qualche collega che mi ha preceduto - ha tradito il mandato che gli era stato conferito dal Consiglio regionale, andando completamente fuori tema e portando a casa, comunque lo si voglia vedere, un risultato lontano anni luce dalle legittime richieste della Sardegna. Sul capitolo delle entrate, in primo luogo, lo stesso Presidente aveva scommesso tutto, non esitando a forzare la mano sul piano istituzionale e politico, fino a mettere in piedi (lo ricordiamo anche con amarezza, perché alcuni colleghi dell'opposizione vi hanno partecipato) la famosa manifestazione di Roma, solo che poi, in corsa, le cose sono completamente cambiate. In altre parole, una cosa è chiedere allo Stato di corrispondere per intero il credito pregresso, pari a oltre 2 miliardi e mezzo di euro, maturato dalla Sardegna negli anni a causa del mancato trasferimento delle quote di compartecipazione fiscale spettanti alla Regione - e su questo obiettivo, caro Presidente, c'era e ci deve essere una posizione unitaria di tutte le forze politiche sarde, delle parti sociali e delle categorie produttive -, altro è che la Regione accetti l'articolo 102, che significa, a essere benevoli, accettare la vecchia logica del meglio di niente e incassare una manciata di soldi: pochi, maledetti e subito! In verità sono pochi e certamente maledetti, ma in più c'è il problema che non arrivano subito. Non solo, in cambio di poche risorse spalmate negli anni, la Regione paga in termini reali un prezzo altissimo, inimmaginabile in altre Regioni a statuto speciale, come la Sicilia, che prendiamo sempre come esempio, e forse, senza precedenti, anche in quelle a statuto ordinario. La Regione sarda si accolla interamente - l'hanno rilevato anche i colleghi che mi hanno preceduto, perché salta subito agli occhi - i costi della spesa sanitaria, del trasporto pubblico locale e della continuità territoriale. E' una sorta di federalismo fiscale secco, un condono tombale che libera per sempre lo Stato da ogni debito nei confronti della Sardegna su materie di importanza fondamentale e strategica che investono diritti fondamentali costituzionali garantiti e nodi strutturali di enorme importanza per lo sviluppo e il futuro dell'Isola.

Per molto meno, anzi per un progetto complessivo radicalmente diverso, la sinistra ha parlato di attentato alla Costituzione e di unità nazionale in pericolo in occasione del referendum dello scorso giugno, riuscendo, purtroppo, nell'impresa di convincere gli elettori a seppellire ogni ipotesi di riforma, di cui infatti oggi si guarda bene dal parlare. Ma la verità si fa strada anche in mezzo alle menzogne. Ora che certi nodi sono venuti al pettine, abbiamo la prova che la sinistra ha predicato male e razzolato peggio. Solo il pregiudizio ideologico e l'assenza di onestà intellettuale possono portare a sostenere che la situazione, sulla base dei contenuti dell'articolo 102, possa essere vantaggiosa per la Sardegna o almeno vicino al punto di equilibrio. Come si può ipotizzare, infatti, se facciamo un piccolo ragionamento, che la spesa sanitaria regionale cresca solo del 2 per cento su base annua e che quindi questa crescita possa essere agevolmente compensata dalle maggiori entrate fiscali? C'è qualcuno che ricordi una volta in cui il PIL della Sardegna e anche dell'Italia sia cresciuto del 2 per cento? Affermare che dall'articolo 102 derivi un saldo attivo in questo quadro è offendere il buon senso. Anche supponendo, ma è solo un'ipotesi scolastica, che la spesa sanitaria resti inchiodata ai livelli del 2006, attribuire i costi interamente alla Regione fin dal 1º gennaio dell'anno prossimo significa ridurre notevolmente l'ammontare delle risorse aggiuntive disponibili. Ben diverso trattamento è stato riservato alla Sicilia, che avrà tempo fino al 2010, e soprattutto continuerà a ricevere consistenti risorse dallo Stato per completare in modo graduale il percorso di regionalizzazione della propria spesa sanitaria. E data la ben nota situazione della sanità regionale, non si vede su quali basi la Sardegna possa permettersi di rinunciare a queste risorse, accettando una forte asimmetria fra il momento in cui comincerà a pagare di tasca propria i costi della sanità, il 2007, e quello in cui potrà disporre di maggiori entrate tributarie, il 2010.

Ancora più grave, per certi aspetti, è la vicenda del trasporto pubblico locale - anche questo è un argomento piuttosto spinoso -, in cui si registra il completo ribaltamento delle posizioni assunte dallo Stato, sempre attraverso Governi di sinistra, in atti formali. E vado a spiegare. Vale la pena di ricordare quanto diceva l'articolo 7, lettera a), dell'intesa Stato-Regione stipulata col Governo D'Alema nel 1999: lo Stato si impegnava a un'azione di risanamento delle aziende in gestione commissariale governativa - tra le quali, appunto, le Ferrovie della Sardegna e le Ferrovie meridionali sarde - al fine di creare le condizioni per il trasferimento di tali aziende alla Regione autonoma della Sardegna. E' chiaro il concetto: il risanamento di quelle aziende sarde era allora la condizione per poter effettuare il loro trasferimento alla Regione. Invece adesso la Regione si prende le stesse aziende, cariche di passivi (si parla di circa 50 milioni l'anno) e si accolla anche l'onere degli enormi investimenti necessari per renderle nuovamente efficienti e competitive. E questo sarebbe un risultato storico, ottenuto grazie alla prodigalità del Governo amico!

Per non parlare della continuità territoriale. Purtroppo, grazie all'articolo 102, lo Stato se ne lava le mani definitivamente nonostante la stessa Unione Europea abbia riconosciuto, e non da oggi, che l'insularità è condizione di svantaggio strutturale non solo della Sardegna, ma di tutte le isole degli Stati membri.

Presidente, mi dovrebbe dare qualche secondo, perché ho iniziato in ritardo a causa della manifestazione…

PRESIDENTE. Ha utilizzato esattamente dieci minuti. Onorevole Moro, concluda.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Lo avete già utilizzato!

MORO (A.N.). Mi sto rivolgendo al Presidente del Consiglio e lei non faccia l'avvocato difensore di nessuno, perché non ne abbiamo bisogno!

BIANCU (La Margherita-D.L.). Ma la smetta! La smetta!

PRESIDENTE. Onorevole Moro, sta consumando secondi. Prego.

MORO (A.N.). E ancora, è necessario rivedere la formulazione delle norme della finanziaria che attribuiscono un credito di imposta ai nuovi investimenti effettuati dalle imprese.

Comunque, se si può comprendere, ma non giustificare l'equilibrismo di chi tenta di non ammettere i suoi errori, va sottolineato che la richiesta della semplice anticipazione dell'entrata a regime della riforma prevista dall'articolo 102 non tocca e non risolve i veri nodi della questione, a cominciare dalla corresponsione del credito pregresso e dalla compartecipazione dello Stato alle spese del Servizio sanitario nazionale, del trasporto pubblico locale e della continuità territoriale. Senza soluzioni concrete su questi punti la Sardegna sarà l'ennesima vittima predestinata di questa pessima finanziaria. Grazie.

PRESIDENTE. Ha consumato anche qualche secondo del prossimo intervento. Lo recuperiamo dopo.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, mi chiedevo a cosa serva questa discussione. Credo che sia un puro esercizio oratorio, un po' di accademia, in quanto non è stata sciolta la riserva sul fatto che l'intesa sull'articolo 102 della finanziaria nazionale debba essere ancora espressa dal Consiglio o sia già stata espressa. A domanda specifica, in Commissione è stato risposto che il presidente Soru aveva già dato l'intesa in sede di Consiglio dei ministri, perciò noi stiamo discutendo, in questa sede, oggi, una risoluzione che niente ha a che fare con quanto previsto dagli articoli 54 e 8 dello Statuto per dare l'intesa su una proposta di riforma statutaria.

Perché premetto questo? Perché per l'ennesima volta dobbiamo stabilire se in quest'Aula siamo ancora in presenza di uno stato di diritto. Uno stato di diritto presuppone che le regole, le leggi, il metodo siano sostanza; se viene a mancare il rispetto delle regole, delle leggi e del metodo non c'è sostanza nella discussione odierna, una discussione che, comunque - vorrei su questo richiamare l'attenzione dei colleghi - va a coprire le gravi inadempienze che anche in questo periodo riscontriamo nell'azione della Giunta. Le inadempienze sono legate alla mancata presentazione del DPEF (o DAPEF, come previsto nella modifica della legge di contabilità), che presenta un notevolissimo ritardo, e della finanziaria regionale. Ovviamente, si dirà che siamo in attesa delle decisioni contenute nella finanziaria nazionale per poter poi stendere la nostra finanziaria. Ma c'è un dato ancora più rilevante: stiamo parlando di entrate - poi entreremo nel merito di questo argomento -, ma ancora oggi ci sfugge quale sia la capacità di spesa di questa Giunta e della Regione. Stiamo correndo dei rischi, e parlo di rischi perché l'articolo 102 è un gioco d'azzardo: c'è chi sta giocando e partecipando al piatto con i denari degli altri, con i denari dei cittadini, con il futuro dei cittadini. Questa è la mia opinione e poi ne spiegherò il perché.

Se, però, andiamo a vedere che cosa sta succedendo con il piatto che oggi dobbiamo gestire, cioè la finanziaria 2006, vediamo che lo stato della spesa della nostra Regione, per singoli Assessorati, è pressoché disastroso. Ovviamente, i dati in mio possesso riguardano soltanto il primo semestre, fino al 5 luglio, in quanto non è dato conoscere lo stato della spesa per un periodo più vicino a noi. La situazione nei vari Assessorati è molto critica e, a fronte di uno stanziamento iniziale di 9 miliardi e 946 milioni di euro, il totale della spesa effettuata, tra somme impegnate, pagate e residui, è di 3 miliardi, pressoché un terzo. Questo è quello che si sta coprendo con la discussione odierna. Si cerca di attirare l'attenzione dei cittadini su un'occasione irrilevante - chiaramente se, come si va dicendo, l'intesa è stata già data - come la discussione di una risoluzione votata in Commissione a maggioranza, così si è detto. Vorrei precisare: in assenza della minoranza! La minoranza, infatti, non ha partecipato al voto della risoluzione, in quanto per la discussione dell'articolo 102 in Commissione si è chiesta la concertazione con le parti sociali, ma per l'ennesima volta nella terza Commissione sono state negate le audizioni che la minoranza chiedeva con le parti sociali e datoriali e i sindacati.

Tali audizioni la minoranza è stata costretta a farle come azione di parte, per sentire cosa pensavano le parti sociali della proposta di modifica dell'articolo 8 dello Statuto, di cui salverei sicuramente il titolo, ma non il primo comma. Il titolo dell'articolo 102, giustamente, recita: "Modifica del regime delle entrate della Regione autonoma della Sardegna". Noi abbiamo appoggiato il Presidente, alla fine del 2005. Io stesso ero presente a Roma, con estrema serenità e con la volontà di sostenere un'azione comune, l'azione di tutta la Sardegna per fare chiarezza sulle entrate e consentirle di rientrare di quanto le è dovuto dallo Stato, dei 4 miliardi e 500 milioni di euro di cui si parlava allora. Credo, però, di aver aperto, in quella fase, col Presidente e con la Giunta, una cambiale in bianco, che penso sia andata in protesto per il metodo seguito dal Presidente nel portare avanti la trattativa con lo Stato. Così come sta succedendo in questi giorni per quanto riguarda i rifiuti, mi sono permesso di esprimere la mia opinione dicendo che la Sardegna, nel passato e nel presente, non si è mai sottratta a dare il proprio contributo di solidarietà, anzi in questo senso è sempre stata portata ad esempio tra le regioni d'Italia.

Perciò non sono pregiudizialmente contrario ad adoperarci per risolvere il problema campano, non sono contrario a che quei rifiuti arrivino in Sardegna, ma, per l'ennesima volta, protesto e denuncio una carenza di metodo. Quello posto in essere dal Governatore è un sistema padronale che cerca di governare voi e i suoi imam. La sua arrogante convinzione di essere un demiurgo, il suo decisionismo imperioso, la sua mancanza di trasparenza, il suo non accettare il confronto, il suo ignorare e squalificare l'interlocutore, il suo insultare l'elettorato e i suoi rappresentanti, il suo omettere e semplificare i problemi riducendone la consistenza e l'impatto sui cittadini, in pratica il suo fare spazzatura delle opinioni altrui, dei lavoratori e delle istituzioni, sono tutte cose di cui non abbiamo bisogno, ma sicuramente abbiamo bisogno di una democrazia partecipata. Questo è ciò che contestiamo delle azioni del Governatore, comprese quelle che riguardano l'articolo 102 e gli accordi sui rifiuti campani.

A proposito delle altre Regioni, anche nella relazione iniziale del collega Cucca si è detto che dobbiamo stare attenti alle azioni che queste potrebbero portare avanti rendendosi conto di quanto la Sardegna sta ottenendo. Bene, io invito i colleghi a leggere le recensioni su quanto la Sicilia sta sostenendo fin dal 3 ottobre sull'articolo 101, sulle sue lagnanze per un accordo che in materia sanitaria è sicuramente molto più prudente ed efficace dell'accordo previsto per la Sardegna nell'articolo 102. Ma vorrei che i colleghi leggessero anche le note e gli atti riguardanti il protocollo d'intesa con la Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia, firmato il 6 ottobre, perciò in periodo non sospetto, e prendessero atto delle forme di perequazione e salvaguardia che sono inserite in quello stesso protocollo per quanto riguarda il sistema sanitario. Certo in dieci minuti non si può riepilogare tutto quello che sarebbe stato utile succedesse durante la discussione nella terza Commissione. Arriviamo qui e in dieci minuti dovremmo liquidare un atto fondamentale per il futuro della Sardegna per quanto riguarda le entrate, il sistema sanitario e i trasporti. Non è sufficiente il tempo che ci è stato dato, il tempo per sottoscrivere con lo Stato, senza confronto, un danno - a mio avviso e mi auguro che così non sia - probabilmente irreparabile per il futuro della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, credo che tutti riconosciamo il valore di questo passaggio in Aula precedente all'approvazione, nel Parlamento nazionale, della legge finanziaria. Dico subito che il dettato dell'articolo 102 è positivo, a mio avviso, per ciò che riguarda i punti 1, 2 e 3, i quali rispecchiano le rivendicazioni storico-unitarie di maggioranza e opposizione e delle forze sociali e imprenditoriali della Sardegna. Quando il meccanismo entrerà a regime, nel 2010, ci sarà un incremento di entrata, così come stimato dalla Confindustria e quindi non dalle forze politiche, di 2,7 miliardi di euro. E' un risultato economico importante che noi dobbiamo assolutamente riconoscere e difendere unitariamente durante il passaggio parlamentare. E lo dobbiamo difendere anche perché è un risultato positivo spostato in avanti, al 2010. I Governi, potrei citare diversi casi, sulle promesse a lunga scadenza hanno qualche problema di tenuta, quindi sarebbe opportuno che si vigilasse perché un impegno così importante sia mantenuto.

Esprimo, invece, preoccupazione sui commi successivi al terzo e relativi alla spesa sanitaria, come è stato ricordato, alle nuove funzioni in materia di trasporti e alla continuità territoriale. Spero di riuscire a spiegare perché sono preoccupato rispetto a queste cose. Sulla spesa sanitaria, la proposta dell'articolo 102, come tutti sanno, prevede che la Regione provvede al finanziamento del Servizio sanitario regionale, cito testualmente "senza alcun apporto a carico dello Stato", e ciò in ragione del trasferimento dei nove decimi dell'IVA calcolata così come è stato ricordato. La mia preoccupazione riguarda proprio l'espressione "senza alcun apporto a carico dello Stato", che ricorre nell'attuale disciplina di finanziamento della sanità delle Regioni Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e Bolzano. Il Friuli, però, il 6 ottobre di quest'anno, come ricordava il collega Capelli, ha firmato un protocollo d'intesa con lo Stato, il cui articolo 3 modifica il rapporto con lo Stato in materia sanitaria, che era totalmente incardinato sulla Regione, trasformandolo in un rapporto bilaterale. Infatti, viene richiamato l'articolo 30 della legge 289/02 che prevede la rinegoziazione della compartecipazione dei tributi erariali in presenza di significative modificazioni del quadro finanziario di riferimento. La Regione Friuli esplicita che, in un nuovo eventuale negoziato, particolare attenzione dovrà essere posta agli aspetti correlati agli investimenti nel settore sanitario. Ora, noi che stiamo adottando il sistema che loro utilizzano da tempo dobbiamo chiederci perché loro inseriscono in un protocollo d'intesa con il Governo nazionale una clausola di questo tipo. La risposta è intuitiva, però credo che sia fondata: la formula "senza alcun apporto a carico dello Stato" è troppo generica, è troppo estesa, per cui il Friuli ha voluto rimarcare, evidentemente in base all'esperienza, che gli investimenti non vanno computati. A me pare una scelta saggia, una scelta che anche noi dovremmo adottare, perché quella frase estende eccessivamente la deresponsabilizzazione dello Stato. E dovremmo farlo tanto più se consideriamo che sono noti a tutti i termini della discussione sul Servizio sanitario nazionale. In primo luogo, al di là dell'uniformità formale del servizio sanitario, tutti sappiamo che nelle diverse regioni si registrano asimmetrie nei servizi, in secondo luogo c'è il problema del rapporto tra risorse e bisogni, è inutile nasconderlo; un rapporto guidato dalla disponibilità delle risorse, non dall'entità dei bisogni. Insomma, sono le risorse disponibili che ci impongono di scegliere cosa fare e cosa non fare, e che cosa questo comporti per una Regione come la nostra, che ha ritardi terribili rispetto agli standard nazionali, lo lascio immaginare ai colleghi.

Ma, sottopongo all'attenzione dell'Aula anche un altro elemento: il decreto legislativo numero 56 del 2000, che disciplina il trasferimento delle risorse alle Regioni a statuto ordinario, prevede che la compartecipazione avvenga in base a un'equazione che al suo interno ha un coefficiente di perequazione nazionale, cioè si fa carico di individuare un maggiore gettito per le Regioni che non hanno gli standard delle Regioni più forti. In sostanza respinge l'idea tipicamente leghista di fondare la risposta ai bisogni esclusivamente sulla propria capacità fiscale. Non è solo la capacità fiscale il parametro che sovrintende alla distribuzione delle risorse alle Regioni a statuto ordinario. Noi dovremmo fuggire dall'idea che solo la capacità fiscale possa essere il luogo in cui si incardina la soddisfazione dei diritti e dei bisogni. Per cui, la faccio breve, a mio avviso l'espressione "senza oneri a carico dello Stato" va rimossa - vedremo quando e come -, perché ha un significato troppo ampio ed è una furbata sicuramente inserita all'ultimo momento da qualche zelante funzionario dello Stato.

Un'altra preoccupazione riguarda la continuità territoriale e i trasporti. Parlo di preoccupazione perché si tratta di trasformare un problema bilaterale, oggettivamente bilaterale, la continuità territoriale tra noi e il continente europeo, in un problema unilaterale, in quanto è lo Stato che deve garantire ai sardi di potersi muovere con la stessa libertà con cui si possono muovere gli altri cittadini italiani. Questo può essere un errore non solo in sé, ma anche per le conseguenze che potrebbe avere. Vorrei ricordare ai colleghi che noi non possiamo permetterci di affermare con una legge che lo svantaggio dell'insularità è colmato totalmente dalla nostra capacità di produrre ricchezza, perché se così facciamo non potremo più invocare l'insularità nella parametrazione di tante cose. Vorrei ricordare ai colleghi che non siamo in un momento qualunque, ma siamo in una fase di ridefinizione della Carta degli aiuti regionali e c'è una fortissima pressione delle altre Regioni per far sì che anche la Sardegna non acceda all'Obiettivo 2 integralmente, ma per singole aree, per cui potrebbe accadere che una parte della Sardegna acceda agli aiuti previsti dall'Obiettivo 2 e un'altra parte invece abbia solo gli aiuti de minimis. Noi dobbiamo combattere una battaglia perché lo svantaggio dell'insularità, è riconosciuto dal Trattato di Maastricht, ma la possibilità di addurlo come ragione delle nostre rivendicazioni non viene utilizzata e comunque verrà meno se affermiamo di essere in grado, con la sola capacità nostra di produrre ricchezza, di far fronte a tale svantaggio. Credo che questo sia intuitivo, quindi bisogna ragionare per far in modo che lo Stato non receda completamente dai suoi impegni e assuma comunque l'impegno di rivedere con la Regione il finanziamento delle funzioni trasferite in presenza di significative modificazioni del sistema finanziario di riferimento e della rilevazione dei costi di perequazione degli standard qualitativi e quantitativi della sanità e dei trasporti. Dobbiamo assolutamente indurre lo Stato a rinegoziare ciò che ha scritto in ragione di verifiche ulteriori sia del mutamento del quadro finanziario di riferimento, che lo Stato modifica unilateralmente, sia degli standard del nostro sistema dei trasporti, in maniera tale da porre il problema della perequazione come problema nazionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'argomento all'ordine del giorno di questo Consiglio non è di poco momento, segna aspetti vitali della nostra autonomia regionale e anche della nostra autonomia politica.

Io accolsi con fiduciosa speranza le sue parole, Presidente, a conclusione del dibattito che seguì le comunicazioni da lei rese in quest'Aula sull'articolo 102 della finanziaria nazionale. Finora, francamente, non mi sembra che la mia speranza e fiducia sulla sua volontà di restituire al Consiglio, e quindi alla Regione, un ruolo significativo nei confronti del Governo nazionale siano state ripagate. Qui dovrei ripetere preoccupazioni che ho espresso in altri momenti: noi ci troviamo a vivere una condizione politica fortissimamente caratterizzata dalla presenza di un Presidente della Regione che interpreta il suo ruolo come se fosse presidente di un'azienda. Un'azienda il presidente Soru ce l'ha, per cui le gratificazioni di quel tipo le può trarre dal governare la sua azienda; la Regione è altra cosa, appartiene al popolo sardo di cui questo Consiglio è la massima espressione.

Ecco, signor Presidente del Consiglio, è al Consiglio regionale che bisogna restituire la dignità costituzionale, la dignità democratica, la dignità politica per decidere del proprio futuro. Oggi noi stiamo esaminando una questione proprio sotto questo aspetto e gli interventi che si sono succeduti mi pare l'abbiano evidenziato ampiamente. A conclusione del mio intervento farò, conseguentemente, una proposta nella speranza di recuperare valenza e dignità politica a questo Consiglio regionale.

Noi qui stiamo, come dire, modificando il nostro Statuto per un diktat del Governo nazionale, perché l'articolo 102 è un'espressione autoritaria; i contatti avuti col Presidente della Regione non esauriscono il dettato dell'articolo 8 del nostro Statuto, nel modo più assoluto! Quindi c'è una lesione di carattere costituzionale, un vulnus di carattere costituzionale. Ma vi è anche un vulnus politico grave, perché si è rotta quell'unità che vide mobilitate le forze politiche e sociali intorno a una rivendicazione nei confronti dello Stato. Quindi siamo ben lontani dal recuperare le intese larghe, profonde e partecipate di tutte le forze politiche e sociali per un rilancio della nostra autonomia attraverso il rifinanziamento dell'articolo 13 del nostro Statuto. Che noi si sia di fronte a una profonda e generale crisi di tutto il sistema produttivo mi pare innegabile. La manifestazione dei lavoratori del Sulcis e dei rappresentanti degli enti locali non è una questione circoscrivibile soltanto a quell'ambito territoriale. E' la chiave di lettura di un malessere diffuso e generale della Sardegna. E' soltanto un episodio, ma un episodio che parla "Sardegna", non solo "Sulcis". Per quanto riguarda la manifestazione dei lavoratori della formazione professionale, io non nego, non ho mai negato, anzi l'ho detto in tempi non sospetti, che il settore della formazione professionale andava rivisto, andava razionalizzato, andava, per così dire, uso una parola forte, guarito, perché vi erano certamente molte patologie all'interno di quel mondo, ma ciò non significava abolire una funzione fondamentale, che non è solo quella di garantire il posto di lavoro a chi opera in quel settore. Questo è un aspetto certamente importante, in un momento in cui la disoccupazione in questa regione ha raggiunto livelli preoccupanti, ma non è l'aspetto centrale. L'aspetto centrale è la formazione professionale, a cui non si può supplire con un programma come "Sardegna speaks English", che serve soltanto per preparare i giovani che vogliono fare i camerieri fuori dell'Italia, null'altro! Noi dobbiamo cercare di recuperare tutte le intese possibili con tutte le forze politiche, dobbiamo conseguire questa grande unità per il rilancio della nostra autonomia.

In termini di merito, io non ho certezze, così come credo non ne abbiano l'attuale Assessore della programmazione e il Presidente della terza Commissione, il quale ha detto che la matematica non è un'opinione. Ma sono certo che lo studio della matematica non si esaurisce con l'imparare a memoria le tabelline pitagoriche! La questione è ben più complessa! Se avessi la certezza che questa intesa, o meglio, che quanto ha stabilito il Governo nell'articolo 102 della finanziaria fosse a favore della Sardegna voterei entusiasticamente a favore. Ma io non ho questa certezza, gli elementi emersi finora non danno questa certezza, perché i calcoli sono stati fatti in ragione di un atteggiamento di sudditanza del Presidente della Regione verso il Presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi. Vi è questa sudditanza politica, che sta destando forti preoccupazioni fra le forze politiche sarde a tutto campo.

Io ho contatti con molti amici che sono parlamentari sardi e non certamente del mio partito, che non ha rappresentanti sardi in Parlamento. Ho molti contatti con parlamentari sardi che sono espressione della sinistra sarda, i quali sono preoccupati in merito alla finanziaria e per ciò che intende fare il Governo. Se fossi animato da solo spirito di parte direi: "Evviva Prodi, evviva Soru!", più danni fanno, più facilmente i sardi e il popolo italiano capiranno a cosa sono andati incontro con il voto rispettivamente del 2004 e del 2006. Così non è!

E allora, Presidente, in merito alle entrate che sono previste si è gridato: "Evviva, evviva, è arrivato il salvatore, finalmente la Sardegna avrà le risorse per la sua rinascita!" Non è così, perché i nove decimi stabiliti fanno riferimento a entrate incerte e ancorché fossero i dieci decimi non cambierebbe di molto la situazione, perché è indeterminato il metodo di calcolo. In ogni caso, i calcoli sono stati fatti a fronte unicamente delle spese correnti attuali. Ma la sanità andrà incontro a spese naturalmente crescenti; i trasporti non hanno soltanto bisogno delle risorse finanziarie per far fronte alle spese correnti, hanno bisogno di interventi che incidano sulla loro trasformazione, quindi di investimenti in conto capitale e non in conto spese correnti. I calcoli fatti fino adesso sono, invece, tutti esclusivamente basati sulle spese correnti attuali. Quindi riflettiamo, signor Presidente del Consiglio, mi rivolgo a lei perché rimandi questo provvedimento in Commissione e si consultino società finanziarie veramente autorevoli che diano certezze a tutti, a noi consiglieri regionali e all'intera Sardegna, in ordine a questi argomenti. Se così non si farà, non ci rimarrà che la speranza che la finanziaria venga bocciata in Parlamento. Cosa che non è del tutto aliena!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, credo che si stia completando, con l'articolo 102 della finanziaria nazionale, una grande conquista per la Sardegna. L'abbiamo già detto, abbiamo fatto delle battaglie, le abbiamo fatte tutti insieme, maggioranza e opposizione, e stiamo andando a concludere una partita fondamentale per la nostra Isola che, a mio avviso, rappresenta complessivamente una grande conquista.

Credo che dobbiamo dare atto al Presidente, e io lo faccio pubblicamente, della tenace azione portata avanti per arrivare alla conclusione di questa partita, ma c'è anche un'altra questione. Un detto sardo, che voglio adesso ripetere, dice così: bentula candu tirat bentu. Io credo che in questa occasione il Presidente abbia dovuto accettare in questi termini e con queste modalità l'articolo 102, perché la conquista che stiamo andando a realizzare è veramente molto ampia e positiva. Per quanto riguarda la modifica dell'articolo 8, c'è un precedente, per il quale però non è stata seguita la stessa procedura che si sta seguendo questa volta. Nel 1983, quando fu approvato l'attuale testo dell'articolo 8, la maggioranza e l'opposizione, ma soprattutto il Capogruppo del Movimento Sociale Italiano in Parlamento, anziché comportarsi come l'opposizione attuale, proposero di seguire il percorso legislativo. E infatti l'articolo 8 vigente deriva da quella proposta fatta dall'onorevole Pazzaglia, che fu accettata anche dall'onorevole Napolitano. Allora, mi domando: anziché muovere solo critiche, perché non avanzare proposte come quella che ho citato per cercare di ottenere insieme questa conquista?

Detto questo, credo che non si possa comunque accettare l'impostazione dell'articolo 102 senza che sia consentito fare delle osservazioni e porre qualche problema. Io ho giusto qualche osservazione e qualche problema da porre e voglio farlo in questo momento. Ci sono, rispetto alla conquista che abbiamo ottenuto, delle contropartite che vengono poste nell'articolo 102, e sono contropartite molto pesanti. Riusciamo a intervenire per cercare di ridurre il peso di queste contropartite? Io credo che sia questo il senso del dibattito odierno e anche del mio intervento.

Una di queste contropartite che ci vengono poste riguarda la sanità. La mia perplessità non è certamente sul fatto che chi ha fatto i conti ha sbagliato, per cui il saldo attivo non è 1 miliardo e 600 milioni di euro, ma 1 miliardo e 650 o 1 miliardo e 700 milioni. Io voglio porre il problema della filosofia di questa contropartita, e mi meraviglia molto che di questo fatto si discuta ancora poco. La linea, tanto per capirci, dell'articolo 102 in merito alla sanità è quella del federalismo fiscale, quel federalismo fiscale che, per quanto mi riguarda, presenta aspetti anche molto positivi, ma viene, non vi sono dubbi su questo, dal decreto legislativo numero 56 del 2000, che è nato anche su spinta della Lega Nord. Quel tipo di federalismo, che, ripeto, è nato in Italia su spinta della Lega, io mi permetto di continuare a contestarlo e credo che di quel tipo di federalismo ce ne sia molto anche nell'articolo 102 della finanziaria. Allora, il saldo è positivo, e va bene, ma è giusto, rispetto a questo saldo positivo, rinunciare alla specialità che noi abbiamo sempre rivendicato per la Sardegna? E' giusto, rispetto a questo saldo positivo, rinunciare totalmente a mantenere, con l'articolo 102, quel grado di solidarietà, e quindi di compensazione? Io credo che non sia giusto. Questo è il senso della mia osservazione e ritengo che si debba intervenire non solo a parole, ma anche coi fatti.

Quindi io dico che è giusto che lo Stato ci dia quanto ci compete per consentirci di dare risposte ai bisogni della nostra popolazione secondo le nostre intenzioni e le nostre capacità, le capacità dei sardi intendo, però credo che si debba sempre porre con evidenza un punto, e cioè che deve sempre esistere il luogo politico di compensazione. E questo luogo politico di compensazione, per quanto mi riguarda, non può che essere lo Stato. Personalmente intendo il federalismo in questo senso.

Ciò che in sintesi e in conclusione di questo brevissimo intervento voglio dire è questo: possiamo rimuovere o tentare di rimuovere la clausola che dice: "senza oneri a carico dello Stato" e che, secondo me, ci ingabbia? Questa clausola ci pone in una condizione di rinuncia a quella compensazione di cui ho detto prima, per cui mi domando se sia ancora possibile, in questo momento, porre un qualche rimedio a questa clausola. Intanto, è giusto eliminare o modificare questa clausola? Siamo ancora in tempo per farlo? Io credo di sì, credo che qui, oggi, tenendo conto dei suggerimenti che ci vengono anche dal Parlamento nazionale, perché ci sono delle proposte di emendamenti all'articolo 102 anche da parte dei parlamentari sardi, un tentativo di questo genere possiamo ancora farlo. Quindi penso che si debba andare su questa strada, senza niente togliere, come ho già detto in apertura, alla validità della conquista che è determinata da questo articolo della finanziaria dello Stato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, la risoluzione numero 6/19, approvata dalla maggioranza di questo Consiglio regionale, non può avere il nostro assenso in quanto riteniamo che essa sia un passo indietro, certamente non un passo avanti, perché mortifica il Consiglio regionale, il quale, diciamolo, viene chiamato a ratificare un atto di governo che si è già consumato o sta per consumarsi, dal momento che l'articolo 102 è già stato approvato dal Governo, anche se non è stato ancora approvato dal Parlamento.

Ciò che a noi, in questo momento, fa riflettere è che in una stagione di grandi riforme, come noi diciamo di intendere questa legislatura, in cui parliamo con enfasi di approvazione della legge statutaria, di riscrittura dello Statuto autonomo e di revisione della legge regionale numero 1 del 1977, in una stagione di grande cambiamento per quanto riguarda il ruolo della Sardegna, quest'Aula sia costretta a discutere e recepire un articolo della finanziaria nazionale, appunto l'articolo 102, che modifica l'articolo 8 del vigente Statuto sardo. E' vero che l'articolo 54 del nostro Statuto prevede che le disposizioni del Titolo III possano essere modificate con legge ordinaria della Repubblica, però è anche vero che la stessa norma prevede che la Regione debba essere in ogni caso sentita. Ed è chiaro che la Regione deve essere sentita a tempo debito, non dopo che il provvedimento è già stato adottato! Stiamo praticamente riformando le istituzioni regionali, noi riteniamo in modo inadeguato, insoddisfacente e anche pericoloso, perché non sono stati neppure recepiti gli obiettivi minimi previsti dall'APQ numero 7, in materia di entrate fiscali, stipulato dalla Regione Sardegna e dal Governo nazionale. E soprattutto noi diciamo che questo provvedimento è pericoloso perché modifica lo Statuto autonomo della Sardegna senza dare garanzie sul risultato che potrà essere acquisito attraverso la modifica stessa. E' totalmente assente, infatti, un quadro di riferimento sulla reale entità delle entrate che spetterebbero alla Regione autonoma della Sardegna. In questo momento, effettivamente, è difficile dire se la spesa sanitaria di cui la Sardegna si fa carico, insieme alle competenze sul trasporto pubblico locale, secondo quanto previsto nell'articolo 102, possa giovare alla Sardegna o meno.

Credo che si debba fare una riflessione seria soprattutto per quanto riguarda la spesa sanitaria e il trasporto pubblico locale, due grandi capitoli della spesa in Sardegna. Mi riferisco a ciò che diceva poc'anzi il collega Serra: "Si tratta di una misura di federalismo sanitario". Insomma, la Sardegna è stata chiamata pochi mesi fa a pronunciarsi su un quesito referendario relativo al federalismo sanitario, che è stato bocciato, ma oggi ciò che è stato bocciato in quel referendum praticamente rientra dalla finestra. Questo non va bene, anche se ci rendiamo conto che sulla sanità ci sono tante perplessità, perché effettivamente è molto difficile accettare una proposta di questo genere, che per la Sardegna è rischiosa.

Noi riteniamo che effettivamente la Sardegna perderà qualcosa con l'approvazione di questa modifica statutaria e quindi, al contrario di quanto sosteneva il Presidente della Commissione programmazione, l'onorevole Cucca, diciamo che tale modifica non è affatto un grande risultato! E' invece un grande imbroglio, per nascondere il fallimento di una vertenza con il Governo. La Regione sta rientrando a mani vuote da questa vertenza con lo Stato e allora si inventa una modifica dello Statuto che prevede tante cose. E noi dovremmo dedurre che la Regione sarda otterrà sicuramente un risultato positivo da questa modifica.

Noi diciamo che succederà l'esatto contrario, anche perché vogliamo risultati immediati e invece vediamo che gli impegni assunti dal Governo saranno dilatati nel tempo. Si parla, infatti, di misure che entreranno a regime dal 2010 al 2025. Ma chi ci garantisce che questi impegni saranno rispettati in un tempo così lungo? Presidente, noi abbiamo bisogno di risposte concrete, ed è ciò che chiediamo, perché la Sardegna sta veramente attraversando un momento di grave crisi economica, finanziaria e sociale. Tutti i giorni ci sono manifestazioni di piazza contro i licenziamenti, contro la cassa integrazione, contro la chiusura delle industrie, e noi non sappiamo far altro che prendere impegni a futura memoria! Questo non va bene, dobbiamo fare una battaglia, così come l'abbiamo fatta in precedenza, per ottenere risultati immediati.

E' vero anche, signor Presidente, che lei aveva un mandato diverso; praticamente c'era stata l'unanimità sul fatto che lei dovesse andare a Roma per riscuotere gli arretrati che spettavano alla Sardegna. Su questo eravamo e siamo tutti perfettamente d'accordo. Lei, invece, ha fatto una cosa diversa: ha concordato una modifica dello Statuto, che è competenza specifica del Consiglio regionale. Noi questo lo contestiamo sino in fondo, perché è un precedente brutto, bruttissimo, che questo Consiglio regionale non poteva permettersi.

Nel frattempo, succedono altre cose strane: la Sardegna accoglie i rifiuti della Campania. Noi riteniamo che sia un atto di solidarietà nei confronti di questa regione, siamo d'accordo sul fatto che non possiamo chiuderci in una torre d'avorio e che nei momenti difficili dobbiamo essere presenti e solidali con le altre regioni, però, signor Presidente, questa emergenza che si è verificata in Campania non è dovuta a calamità naturali, ma al malgoverno della Regione Campania. Allora credo che le cose cambino, perché se fosse successa una catastrofe, se si trattasse di un'emergenza non dovuta all'azione dell'uomo, affermerei il nostro dovere di solidarietà, invece stiamo contribuendo a sanare gli errori degli amministratori della Campania, che anziché dimettersi chiedono soccorso alle altre regioni.

Noi diciamo che questo provvedimento ci dovrebbe far riflettere, così come, per quanto riguarda la modifica statutaria, avremmo dovuto seguire l'esempio di altre Regioni italiane, come la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia, che si sono ben guardate dall'accollarsi tutta la spesa sanitaria e stanno invece pensando a come migliorare il servizio sanitario. Sappiamo bene che la Sardegna è indietro per quanto riguarda il servizio sanitario: abbiamo strutture obsolete, abbiamo bisogno di investimenti che non possiamo certamente garantire col nostro bilancio regionale. Anche per quanto riguarda il trasporto pubblico locale ci stiamo assumendo una grande responsabilità.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Ho quasi finito, Presidente. Stiamo parlando di continuità territoriale e di infrastrutturazione e non credo siamo in condizioni di garantire alla nostra regione quei miglioramenti strutturali e qualitativi che le consentirebbero di essere competitiva rispetto alle altre regioni d'Italia e d'Europa.

Signor Presidente della Regione, lei ha trasformato una rivendicazione importante, che aveva visto unite tutte le forze politiche, sociali e produttive della Sardegna, in una sua battaglia solitaria nei confronti del Governo nazionale, e non era questo l'epilogo che noi ci aspettavamo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi, vorrei iniziare dalle parole con cui ha concluso il suo intervento il collega Ladu, e cioè da una considerazione sul metodo.

Non intendo addentrarmi in una valutazione tecnico-giuridica sul metodo con cui è stato modificato l'articolo 8 dello Statuto. Lo hanno fatto altri colleghi e non ritengo che politicamente, in questo momento, questo sia l'aspetto più importante. Vorrei, invece, far notare la diversità tra il clima in cui stiamo discutendo oggi la modifica dell'articolo 8 dello Statuto e gli eventi economici e finanziari che ad esso sono legati, e il clima di unità che si era creato in Consiglio otto o dieci mesi fa, quando abbiamo inteso porre le nostre rivendicazioni a Roma. In quella circostanza, qualche partito si prese delle responsabilità e fu persino contestato da altri partiti del suo stesso schieramento. Furono fatte delle riunioni a cui parteciparono deputati, senatori e, al di là degli schieramenti, esponenti di tutte le forze presenti in questo Consiglio. Tutto il Consiglio regionale decise di aprire una rivendicazione forte sul tema delle entrate, che venne allargata all'intera popolazione sarda. Furono organizzate delle manifestazioni, a Roma, a cui parteciparono anche i sindacati e le forze sociali. Ci fu insomma una grande solidarietà intorno alla richiesta avanzata con forza dalla classe politica sarda e dal Presidente della Regione. In quella circostanza furono i 2.600 milioni di euro di arretrati spettanti alla Sardegna, ma fu anche chiesta la modifica del regime contributivo successivo. A fronte di quelle richieste, sulle quali comunque c'era stata una ricerca di unitarietà, uno sforzo di condivisione importante per l'intero Consiglio, il mese scorso, il Presidente, che lavora in solitudine, è andato a Roma, ha concluso un accordo, forse buono forse no, sull'articolo 102 e, rientrato in Sardegna, anziché comunicare agli attori che insieme a lui avevano svolto quell'azione di lobbying, di protesta, di rivendicazione forte portata avanti nei mesi precedenti, ha convocato una conferenza stampa in un giorno di sciopero dei giornalisti.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI

(Segue VARGIU.) Infatti, quel sabato e quella domenica i giornali non furono in edicola, e il lunedì riportarono ciò che avevamo in parte sentito nei giorni precedenti alla televisione. Nessuno di noi è stato in grado di comprendere se l'accordo stilato fosse buono o cattivo. Nessuno ce l'ha spiegato, è stato spiegato ai giornalisti, ma non ai consiglieri regionali! Si è così rotta quell'unità faticosamente raggiunta nei mesi precedenti.

Ha un senso tutto questo? Ricomincia l'inevitabile confronto tra schieramenti e una vertenza che aveva un'importanza sostanziale per l'unità della classe politica sarda, diciamocelo francamente, ridiventa una vertenza di parte, in cui voi dite una cosa e noi diciamo il contrario. Forse voi non siete pienamente convinti di quello che dite, forse non lo siamo neanche noi nel contrapporci, ma su questo argomento è finita l'unità e ricomincia il gioco degli schieramenti. Aveva un senso, presidente Soru, mirare con determinazione a ottenere questo risultato? Io credo di no, così come credo che si sia commesso un errore fondamentale.

Il secondo errore riguarda le competenze e gli oneri che la Regione sta assumendo su di sé. A oggi, non siamo pienamente convinti, non solo noi consiglieri che abbiamo parlato a nome della minoranza, ma anche alcuni consiglieri di maggioranza, che le competenze che vengono trasferite alla Regione, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista tecnico e finanziario, valga la pena di prendersele in carico.

Veniamo al dettaglio, perché non ne siamo convinti? Perché, lasciando per un attimo da parte l'Agenzia del territorio, i tre punti fondamentali di cui si parla, cioè il trasporto pubblico locale, quella che con uno svarione viene definita contiguità territoriale e la sanità rappresentano politicamente delle note dolenti, dal punto di vista infrastrutturale, di questa regione. Nel senso che questa regione ha il problema di collegamenti interni che derivano dalla bassa densità di popolazione, ossia dalla dispersione della popolazione su un vasto territorio, e che sono da sempre un segno di sofferenza strutturale; ha il problema fondamentale del collegamento col resto dell'Italia, che non è un problema solo dei sardi, dovrebbe essere un problema dell'Italia, e questo è stato, nei millenni, un elemento di ritardo della crescita culturale, ma anche economica, e ha il problema di un sistema sanitario che è lento ad adeguarsi alle esigenze di salute della popolazione. Ora su questi tre elementi sostanziali della vertenza con lo Stato, perché sono elementi fondanti della garanzia del diritto del cittadino sardo ad essere uguale agli altri cittadini italiani, noi diciamo: lo Stato non ci pensi più, da oggi ce ne facciamo carico noi economicamente e, di conseguenza, anche politicamente, nel senso che il carico economico è anche un carico politico e significa rinunciare ad aprire delle vertenze sulle carenze infrastrutturali oggi presenti in questi tre settori fondamentali. Basterebbe ragionare sulle poste economiche.

Per quanto riguarda la continuità territoriale, quando in quest'Aula abbiamo sostenuto che l'attuale modello di continuità territoriale era fallito, il consigliere Bruno ci disse che in Commissione si era fatta una valutazione e che cambiare il tipo di continuità territoriale avrebbe richiesto una disponibilità di 300 milioni di euro. Insomma, se i dati forniti dal consigliere Bruno e dalla Commissione fossero veri e noi volessimo cambiare il tipo di continuità territoriale, perché ci rendiamo conto che questa non va bene, ci troveremmo di fronte a problemi importanti.

Abbiamo valutato - qualcuno lo sa - quanto lo Stato dà ogni anno alla Tirrenia per sanare il passivo delle rotte sociali per la Sardegna? Siamo sicuri che il 1° gennaio 2009, quando la Tirrenia andrà via, ci sarà la possibilità di mantenere le stesse rotte che ci sono oggi e che sono fondamentali per garantire alla Sardegna il collegamento navale che, nel bene e nel male, con tutte le criticità che conosciamo, oggi viene garantito dalla Tirrenia? Anche su questo ci vorrebbero delle risposte che oggi non ci sono.

E che dire degli investimenti per il porto canale? E' facile affermare che ci sono 225 milioni di euro in più per la Sardegna, ma il porto canale di Gioia Tauro beneficia, da questa finanziaria 2006, di 50 milioni di euro, mentre il porto canale di Cagliari, che è concorrente diretto di Gioia Tauro, anzi collegato nello stesso meccanismo di sviluppo di Gioia Tauro, non beneficia di un euro! Basterebbe questo a far scendere il saldo attivo da 225 a 175 milioni di euro!

Sanità: io ho compreso il ragionamento che l'assessore Dirindin ha fatto sui giornali. E' vero, cambia semplicemente il meccanismo di finanziamento, l'Assessore ha ragione, però è vero anche che oggi, strutturalmente, per garantire questa qualità di sanità, e quindi la qualità di sanità che voi tutti conoscete, la Sardegna impegna più del 10 per cento del proprio prodotto interno lordo, mentre il resto dell'Italia ne impegna il 6,5 per cento, e il dato è destinato a salire nei prossimi anni. Il disavanzo del 2005, presidente Soru, lei che ama i numeri, è di 398 milioni di euro, il che significa che la Sardegna ha stanziato 2.320 euro in partenza e ne ha speso 2.718, e che il saldo dei primi sei mesi di quest'anno è di 75 milioni di euro superiore alla spesa consolidata degli stessi sei mesi dell'anno scorso. Insomma, sono dati su cui riflettere; dire che non c'è più niente a carico dello Stato significa che il sistema che lo Stato ci consegna è questo e su questo noi dovremo raffrontarci per sempre, perché lo Stato non c'entra più!

Ecco, su tutte queste cose, colleghi, abbiamo riflettuto? Forse il vizio di forma di partenza è che in realtà non c'è stato un momento di riflessione e di ragionamento congiunto. Il presidente Soru, dimenticandosi che eravamo tutti uniti prima, ha voluto comunicare una grande vittoria sua personale, o del suo schieramento, e da parte degli altri non c'è stata la possibilità di aprire un ragionamento e un confronto. Noi pagheremo caro, cari colleghi, questo errore che abbiamo commesso!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, dopo aver avviato una battaglia comune, centrodestra e centrosinistra, e aver cercato insieme di esportarla e di renderne partecipi gli altri livelli dello Stato, oggi ci ritroviamo con un centrodestra in quest'Aula che cerca di raffreddare gli entusiasmi che il centrosinistra manifesta, e da battaglia comune, che doveva esaltare l'essere assieme, questa battaglia rischia invece di vedere da un lato i Guelfi e dall'altro i Ghibellini.

Credo che noi dobbiamo, tutti assieme, fare un ulteriore sforzo per affievolire, se non totalmente dissipare, alcuni dubbi e alcune incertezze che, naturalmente, ciascuno di noi può avere e per riconquistare quel senso di unità a cui prima facevo riferimento. Giova richiamare che se da un lato l'articolo 116 della Costituzione ha previsto per la Sardegna "particolari condizioni e forme di autonomia", dall'altro, lo sappiamo tutti, le leggi numero 1 del 1999 e numero 3 del 2001 con la revisione del Titolo V della Costituzione hanno intaccato in maniera forte la specialità della Sardegna, una specialità che tutti assieme dobbiamo cercare di riconquistare, nell'interesse del popolo sardo. In effetti che cosa è avvenuto? E' avvenuto che il circuito di distribuzione delle risorse ha consentito che il sottosviluppo sardo diventasse, di fatto, funzionale allo sviluppo della Penisola. E cioè, l'integrazione politica, quando è avvenuta, non ha prodotto purtroppo anche l'integrazione economica, e la Sardegna ha vissuto un accentuato isolamento istituzionale e politico. Tant'è che, badate, l'interpretazione che si dava del concetto di autonomia era assolutamente restrittiva, cioè l'autonomia ci era stata concessa a titolo di risarcimento. Non mi pare una grande conquista.

Dicevo che abbiamo intrapreso una battaglia, ma probabilmente non abbiamo a disposizione tutti i dati e tutti gli elementi previsionali possibili relativamente a due incombenze di cui ci stiamo facendo carico. E sono incombenze fondamentali, direi le più importanti: da un lato la sanità e dall'altro la continuità territoriale, quest'ultima non solo in termini di costi, ma anche per ciò che essa rappresenta per un'isola.

Il giudizio che noi dobbiamo esprimere sulla quantità delle entrate, così come richiamate nell'articolo 102, non può che essere, a mio avviso, sostanzialmente positivo. Permangono dubbi? Permangono problemi? Perbacco, sì, a me rimangono dubbi e problemi. Allora faccio una prima osservazione, che credo riguardi tutti noi, a partire dal Presidente della Regione sarda: se avessimo potuto scegliere uno strumento differente per modificare l'articolo 8 dello Statuto, così come in passato è avvenuto per altre modifiche - è questa l'osservazione che faceva l'onorevole Macciotta, l'altro giorno, sulla stampa -, non v'è dubbio che l'avremmo scelto e che sarebbe stato quello un itinerario sicuramente più garantista e migliore, che avrebbe ridato maggiore dignità alla modifica stessa. Mi rendo conto che i tempi sono quelli che sono e che le difficoltà del dibattito a livello nazionale sulla manovra finanziaria presumibilmente non consentono questo percorso. E allora? Allora dobbiamo cercare di stabilire quanto meno un sistema di garanzie.

Noi assumiamo, dicevo, due comparti importanti: la sanità e la continuità territoriale, con oneri certi a carico della Regione, e su questo io mi pongo un primo problema, lo dico in tutta franchezza. Nei confronti di questo Governo nazionale, non posso che esprimere un atteggiamento di fiducia, ma pongo una domanda al presidente Soru e all'Assessore della programmazione: siamo assolutamente sicuri che in futuro tutti i Governi rispetteranno l'impegno oggi assunto, posto che, nel passato, purtroppo, non hanno rispettato integralmente i contenuti dell'articolo 8 dello Statuto?

E allora, su alcuni aspetti possiamo tentare, visto che ci sono delle preoccupazioni, di mantenere una dimensione almeno parzialmente pattizia col Governo nazionale, costruendoci un sistema di maggiori garanzie, per quanto possibile, e cercando di individuare un possibile paracadute? A questo punto farei due proposte, e taglio l'intervento perché, purtroppo, il tempo è abbastanza ristretto. Io mi sentirei, lo dico in tutta onestà, molto più sereno - ed è una proposta che faccio alla Giunta regionale e all'Aula - se la risoluzione contenesse ancora due elementi, che sono previsti nel disposto dell'articolo della finanziaria relativo al Friuli. Un primo elemento, che potrebbe essere un punto c) della risoluzione, riguarda l'impegno del Governo a rivedere con la Regione il finanziamento delle funzioni trasferite, in presenza di significative modificazioni del sistema finanziario di riferimento e della rilevazione di costi di perequazione degli standard qualitativi e quantitativi della sanità e dei trasporti. Stiamo in questo caso facendo nostra una delle cautele alle quali il Friuli si è affidato. Relativamente all'acquisizione di maggiori certezze, poiché il Friuli dovrebbe riscuotere direttamente i tributi e ritrasferire l'eccedenza allo Stato, noi potremmo provare, attraverso un ulteriore punto della risoluzione, affidando poi la contrattazione col Governo alla Giunta regionale, a impegnare il Governo affinché, appena la prevista Agenzia per le entrate sarde diventa operativa, non dico dia corso, ma quantomeno valuti l'ipotesi che la Sardegna possa riscuotere direttamente il gettito di alcune entrate e trasferire, a sua volta, allo Stato eventuali differenze a suo favore. Questo ci metterebbe in una condizione di totale garanzia rispetto agli impegni che oggi il Governo assume e che domani potrebbe pure non mantenere.

Chiedo al Presidente, alla Giunta regionale e a tutta l'Aula, di tenere nel debito conto queste due osservazioni e di valutare se possono far parte della risoluzione approvata dalla terza Commissione consiliare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, mi pare che gli interventi che abbiamo sentito stamattina in Aula e anche i commenti politici di questi giorni relativamente alla questione della "vertenza entrate" si possano dividere in alcune tipologie. C'è la posizione di coloro che, in totale buona fede, appoggiarono la campagna di rivendicazione promossa dal presidente Soru, andarono a Roma a marciare insieme con il Presidente e oggi sono giustamente e comprensibilmente delusi dagli esigui, incerti e addirittura probabilmente dannosi risultati che arrivano alla Sardegna. Ci sono coloro che appoggiarono il Presidente per un dovere, diciamo, politico di fedeltà, di lealtà al loro leader, e che oggi sono anch'essi sostanzialmente preoccupati per le applicazioni pratiche del risultato raggiunto nell'articolo 102 della legge finanziaria nazionale e hanno, tranne qualche eccezione, una certa difficoltà ad ammetterlo. Ci sono poi quelli, come me e tanti altri colleghi dell'opposizione, che non sostennero il presidente Soru in quella campagna, non andarono a Roma a manifestare con lui e oggi possono legittimamente dire che erano fondati tutti i dubbi che li portarono, da un lato, a non sostenere questa iniziativa e, dall'altro, a ritenere più credibile, più concreta e più portatrice di risultati positivi per la Sardegna l'azione che il Governo allora in carica stava svolgendo in favore della Sardegna e per il riconoscimento, immediato in buona parte e graduale nel tempo, dei risultati che erano oggetto della rivendicazione della Sardegna stessa.

Oggi si può davvero dire che tutti i dubbi e le perplessità che spinsero alcuni di noi a non far parte di quel movimento erano fondati. Il Presidente della Commissione, l'onorevole Cucca, ha ragione quando dice che non è assolutamente il caso di fare trionfalismi. E mi pare che, tranne qualche eccezione, commenti trionfalistici non se ne siano sentiti poi tanti nemmeno dai banchi della maggioranza. Anzi io ho apprezzato, come sempre, la franchezza di alcuni colleghi, cito solo l'ultimo che ha parlato, il collega Balia, il quale ha detto alcune cose fondamentali su come dovrebbe essere corretto questo rapporto che si è instaurato con lo Stato e sui limiti evidenti dell'articolo 102.

Certamente non è il caso di utilizzare toni trionfalistici, è invece il caso di analizzare con attenzione e con rispetto i dubbi e le perplessità che noi stiamo formulando. Sugli aspetti statutari sono già intervenuti molti colleghi, certamente quello che balza evidente è questa nuova formula creativa di riformismo e di modalità di modifica dello Statuto regionale sardo, che ci lascia piuttosto perplessi, non solo per ripetere il tormentone della esautorazione del Consiglio regionale, dell'umiliazione del Consiglio, delle fughe in avanti non supportate da elementi validi del Presidente della Regione, ma perché crediamo anche che questa nuova metodologia di modificca dello Statuto sia abbastanza insidiosa e pericolosa.

In sostanza, credo che il primo punto che va evidenziato, presidente Soru, sia il fatto che questo risultato, che noi non riteniamo un guadagno per la Sardegna, non è comunque quello che lei aveva annunciato, non è comunque quello per cui anche dall'opposizione la sua azione aveva ricevuto l'approvazione e il sostegno, e pure un sostegno di massima. Il risultato che lei sta portando a casa, che sia buono, secondo lei, che sia cattivo, secondo noi, non è quello che lei aveva annunciato, non è quel "tutto e subito" che lei, a gran voce, guarda caso, in campagna elettorale e nei confronti di un Governo che le era politicamente avversario, aveva così platealmente annunciato e intorno al quale aveva trovato la convergenza, l'appoggio e il sostegno anche al di fuori della sua maggioranza e quindi nelle forze sociali, nei sindacati, negli imprenditori, in varie organizzazioni e anche all'interno della opposizione.

Inoltre, colleghi, non possiamo certamente sottovalutare il peso di ciò che va a gravare sulle spalle della Sardegna per la sanità, la continuità territoriale e i trasporti pubblici locali. Noi sappiamo che l'aumento della spesa sanitaria annuale è quantificabile nel 12-13 per cento; c'è anche il fattore anagrafico che contribuisce, naturalmente, all'aumento della spesa sanitaria, e sul fattore anagrafico credo che ci sia ben poco da fare se non sperare in un incremento che purtroppo da alcuni decenni in Italia e in Sardegna non si verifica, ma attualmente è chiaro che di anno in anno aumenta il numero degli anziani, quindi aumentano le patologie legate all'età avanzata e di conseguenza aumentano le spese sanitarie. Questo 12 per cento - se anche non fosse il 13 per cento - di aumento annuale della spesa sanitaria nell'arco dei cinque anni configurerà un aumento della spesa di oltre il 60 per cento. Ma non stiamo considerando, ad esempio, il problema dei rinnovi contrattuali, né tanti altri aspetti specifici legati alla sanità sarda.

Trasporti: a parte il discorso della continuità territoriale, per la quale davvero non si riesce a intravedere una soluzione all'orizzonte, né certamente questa soluzione è compresa o la si può intravedere nell'articolo 102 della legge finanziaria, è evidente che per quanto riguarda i trasporti locali si tiene conto di una fotografia della situazione attuale, ma non della necessità di una profonda ristrutturazione in termini di infrastrutture e rinnovo dei parchi automezzi e di tutta l'organizzazione delle aziende di trasporto locale, che non viene ovviamente calcolata e conteggiata e che graverà sulle spalle della Sardegna. Non è sufficiente fotografare quella che è la spesa annuale attuale, perché il trasporto pubblico locale attende da decenni una ristrutturazione infrastrutturale e dei mezzi, nonché la riorganizzazione del personale.

L'altro aspetto importante riguarda il pregresso, che non viene minimamente contemplato in questo accordo e che viene anzi dimenticato. I 4 miliardi e mezzo di euro, che rappresentano una cifra molto importante, forse servirebbero per fare le tante opere pubbliche che il Presidente della Regione enumera, ma il pregresso il Presidente se lo è dimenticato, e naturalmente ben si è guardato il presidente Prodi dal ricordarglielo e inserirlo in questo accordo.

Ora, certamente, una modifica di questo genere è complessa, ma rimandare ai vent'anni successivi la verifica di quello che si sta facendo oggi è davvero poco credibile e poco rassicurante, Presidente. D'accordo che lei, anche in temi ambientali, lavora nell'arco dei futuri cinquecento anni, però, se dobbiamo attendere cinquecento anni per l'ambiente e vent'anni per vedere i conti della Regione un po' più in ordine, augurandomi di poter vedere le prospettive future, lo auguro a tutti noi, certamente il rischio è che qualcuno si perda tutti questi benefici.

Credo che ci siano davvero tanti aspetti preoccupanti che non ci consentono di dirci minimamente soddisfatti e rassicurati da questo accordo. Io invito il Presidente e i colleghi a rintracciare e leggere il parere di accompagnamento dell'Ufficio studi della Camera dei deputati relativamente all'articolo 101, che riguarda la Sicilia, il cui intervento sulla spesa sanitaria regionale passerà dal 47 al 50 per cento. Giustamente l'Ufficio studi della Camera dei deputati sostanzialmente afferma: "Ma di che cosa si possono lamentare i siciliani, che dovranno affrontare il 50 per cento della spesa? Vadano a vedere come sono stati trattati i sardi, che dovranno accollarsi il 100 per cento della spesa sanitaria!" Vi invito veramente a controllare il parere espresso dall'Ufficio studi della Camera dei deputati, per rendervi conto che l'accordo stipulato a Roma non solo non viene considerato una conquista della Sardegna, ma viene quasi preso a esempio per tacitare le proteste delle altre Regioni. Spero che ci sia l'occasione per continuare a sviluppare il discorso successivamente. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, è evidente, come ben sottolineato dalla risoluzione proposta dalla terza Commissione consiliare, che in questi ultimi anni il volume delle entrate della Regione si sia impoverito, con conseguenze economiche e sociali per la Sardegna.

Penso che la battaglia portata avanti in questi mesi da tutto il Consiglio, dalla Giunta e quindi dalle forze sociali e politiche abbia consentito al presidente Soru e all'assessore Pigliaru di trovare un'intesa positiva con il Governo nazionale; un'intesa, come hanno ricordato colleghi che mi hanno preceduto, che ha prodotto l'articolo 102 della finanziaria nazionale, in sostituzione dell'articolo 8 dello Statuto speciale della Sardegna. Ho sottolineato questo aspetto perché trovo strumentale la posizione dei colleghi del centrodestra che affermano di essere stati utilizzati nella fase iniziale del confronto con lo Stato e di essere stati scaricati nella fase conclusiva. Io ritengo che la risoluzione sottoscritta dal Presidente della Regione sia una risoluzione di tutto il Consiglio e di tutte le forze sociali e politiche che hanno intrapreso il confronto con lo Stato. Può piacere o no, non dipende da noi, ma il sistema elettorale voluto con forza dal centrodestra rafforza i poteri del Presidente della Regione, che davanti al Governo nazionale è il massimo rappresentante della Regione sarda, alla pari di un ministro. Quindi il Presidente ha non solo il diritto, ma anche il dovere di portare a sintesi le richieste del Consiglio regionale.

Detto questo, restano, per quanto ci riguarda, alcuni punti che necessitano certamente di una maggiore riflessione. Mi riferisco ai commi 4 e 5, riguardanti la spesa del servizio sanitario e quella del trasporto pubblico locale, che dal 2007 dovranno essere sostenute senza alcun apporto a carico del bilancio dello Stato. Una riflessione va fatta, ma va fatta per capire se siamo in grado, su questi temi complessi e importanti, di investire il processo, per garantire servizi efficienti e puntuali in favore dei cittadini sardi. E il confronto su questi temi dovrà avvenire con il pieno coinvolgimento delle forze politiche e delle forze sociali.

Ho evidenziato più volte, in Commissione, che siamo di fronte a una proposta in finanziaria che dovrà essere approvata dal Parlamento e che subirà certamente attacchi e pressioni dai rappresentanti istituzionali di altre Regioni italiane. Leggendo i quotidiani si capisce che c'è un dibattito forte attorno ai temi della finanziaria, che coinvolge le forze di maggioranza e di opposizione e fa capire che non sarà facile l'approvazione di questa finanziaria in Parlamento. Proprio per questa ragione bisogna costruire, in Consiglio, un clima positivo e bisogna approvare la risoluzione della terza Commissione coinvolgendo i parlamentari sardi affinché vigilino sul percorso di approvazione della norma contenuta nella finanziaria, possibilmente con le richieste che riguardano in particolar modo il tema delle anticipazioni. E' necessario creare un clima positivo tra la gente per riaffermare con forza il diritto del popolo sardo a utilizzare e gestire autonomamente i fondi derivanti dal gettito IVA e IRPEF, con l'impegno di garantire uno sviluppo economico e sociale duraturo per la Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, voglio innanzitutto fare gli auguri al Presidente della Commissione, che oggi ha esordito come relatore. E mi ricollego proprio alla parte iniziale del suo intervento, in cui ha parlato di risultato eclatante ottenuto da questa Giunta, per poi passare ai ringraziamenti nei confronti del Presidente della Regione, dell'Assessore della programmazione e dei parlamentari sardi che si sono adoperati in questa battaglia. Avrebbe potuto ringraziare anche gli uscieri e i commessi che hanno consentito al presidente Soru di entrare a Palazzo Chigi! A questa festosità iniziale è, però, subentrata la rassegnazione, come a dire: "Alla fine accontentiamoci del buon cuore e andiamo avanti".

Io credo che tutto quello che è successo in questi mesi somigli a una partita a poker, in cui sicuramente è sempre stato presente il presidente Soru, era presente il Governo e, come capita quando si gioca a poker, c'era anche il morto. E il morto in questo caso era il Consiglio regionale, che stava lì a farsi guardare le carte quando era finita la mano e a svolgere appunto il ben poco determinante ruolo del morto. Io non voglio entrare nel merito delle solite cose e dei numeri in particolare, auspicherei che su temi come questo ci fosse una convergenza unanime, Presidente, anche perché se effettivamente il problema delle entrate viene risolto in termini positivi è una vittoria di tutti i sardi, di tutto il Consiglio. Quindi siamo perfettamente d'accordo che si vada avanti su questa strada, ma per ottenere risultati concreti.

Voglio fare un excursus storico per spiegare quali sono e quali dovrebbero essere i rapporti tra maggioranza e minoranza su materie così importanti e delicate che vanno ben oltre il contingente, perché se si vince una battaglia del genere chiunque sarà preposto a governare la Sardegna avrà sicuramente armi diverse e migliori per risolvere i problemi di tutti quelli che ogni giorno vengono sotto le finestre di questo palazzo - succedeva anche quando al governo c'eravamo noi - per chiedere risorse, posti di lavoro, insomma per chiedere di poter arrivare alla fine del mese. Quindi su questo ci potrebbe essere ampia convergenza. Ma perché non c'è? Non c'è, a mio modesto avviso, perché tutto dipende dai sistemi elettorali e dalle forme di governo.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo agli inizi della Repubblica, quando l'Italia diventò veramente una democrazia: dal dopoguerra fino agli inizi degli anni Novanta ci sono stati sistemi elettorali puramente proporzionali e parlamentari, in cui ciascun partito presentava la sua buona lista, gli elettori esprimevano le loro preferenze e il numero degli eletti di ciascun partito era proporzionale ai voti ottenuti dalla lista. Nell'ambito di una lista venivano eletti coloro che avevano ottenuto più voti. Poi si formavano le assemblee (comunali, provinciali, regionali e parlamentari) che eleggevano il presidente. Questa non è nostalgia del passato, ma devo dire che in quegli anni c'erano partiti - l'onorevole Cugini lo ricorderà bene - che non entravano mai nel Governo! Quindi non c'era il problema se il P.C.I. prendesse il 26, il 34 o il 40 per cento, perché esisteva quella che con un'espressione latina viene chiamata la conventio ad excludendum, nel senso che il Governo, in ogni caso, era composto da un pentapartito e il P.C.I. rimaneva all'opposizione anche qualora fosse diventato, come poi di fatto è successo per un certo periodo, il primo partito d'Italia. Cosa succede, invece, con queste nuove leggi elettorali? Succede che si estremizza il principio dell'alternanza, per cui ognuno, a seconda del ruolo che ricopre, non è più propositivo nei confronti di chi governa, ma si augura che chi vince le elezioni governi male, così alle prossime toccherà a lui salire al governo. E' la legge del "sotto a chi tocca". Questo è il metodo non dico più scorretto, ma sicuramente meno utile per il popolo. E' utile solo a chi sta all'opposizione, che si augura che gli altri compiano le peggiori nefandezze. L'opposizione, dunque, non assume un ruolo propositivo, ma si limita ad esaltare gli aspetti negativi dell'azione di chi sta al governo.

Ricollegandomi alla discussione odierna, devo dire che su un argomento del genere non possiamo comportarci come ci imporrebbe questa legge e anche questa maggioranza ci vuole imporre, perché chi deve dare l'esempio è proprio la maggioranza, la quale su questi temi dovrebbe cercare ad ogni costo il confronto con l'opposizione. A Roma, infatti, ci deve andare un Consiglio regionale compatto, non i componenti di una Commissione, dei quali uno si astiene, cinque vanno via, uno dice che è un bluff, un altro parla di risultato eclatante. La verità qual è? La verità è che anche su una materia del genere non riusciamo a trovare un accordo. Qua non si tratta di politica delle coste, su cui c'è chi ha un'idea e chi ne ha un'altra, entrambe legittime, ed è anche giusto che ci sia una differenziazione. Qua tutti siamo d'accordo sul fatto che più aumentano le entrate più entrano risorse nelle casse regionali e meglio possiamo gestire certi servizi, e questo tornerà utile a chi governa ora e a chi governerà dopo.

Quindi io condanno l'atteggiamento della Giunta e della maggioranza, perché bisognava fare uno sforzo ulteriore, e non la solita prova, come a dire: "Noi ve l'avevamo detto, siete voi che vi siete tirati fuori". Noi, per esempio, eravamo disponibili, ma oggi a cose fatte, non si può sbandierare un risultato che magari nella sostanza non c'è. Presidente, io sono così disponibile che a Natale le regalerò una pala - mi dispiace che non ci sia l'Assessore dell'agricoltura - perché possa portare più soldi alla Sardegna, ma le regalerò anche un paio di forbici affinché, mettendo da parte la motosega, attui i tagli piano piano, in modo indolore e certe categorie possano ancora sperare in uno stipendio a fine mese. Grazie.

CUGINI (D.S.). Vediamo se mantieni la parola!

PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Biancareddu era l'ultimo intervento di stamattina. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio, alle ore 15 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 29.



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione DEDONI - PISANO - VARGIU - CASSANO sulla limitazione all'iscrizione degli allievi ai primi e ai secondi anni dell'obbligo formativo prevista dalla deliberazione della Giunta regionale n. 46/10 del 9 novembre 2004". (87)

Con riferimento alla interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta.

La Giunta regionale, in data 9.11.2004, ha approvato la deliberazione n. 46/10 concernente "legge 28 marzo 200:5 n. 53 - Formazione Professionale approvazione del programma e delle disposizioni attuative relative agli interventi di secondo anno inerenti all'offerta sperimentale di istruzione e formazione per l'anno 2004­200fi.U.P.B. S10.049 capitolo 10185-00 AS."

La deliberazione sopraccitata indica il quadro normativo di riferimento per la programmazione delle attività, scaturito a seguito degli accordi con la Direzione Scolastica Regionale, le Parti Sociali e gli Organismi di Formazione e precisamente:

1. fino a 15 anni l'obbligo scolastico per il conseguimento della terza media;

2. conseguita la terza media (o prima se già conseguita) e fino a 18 anni obbligo concorrente dello Stato e della Regione ,attraverso la scuola, la formazione e l'apprendistato;

3. in questo contesto la scuola resta garantita dallo Stato, mentre la Formazione e l'apprendistato, comunque garantite dallo Stato, sono assegnate alla Regione che assume l'obbligo concorrente contestualmente al trasferimento di risorse dallo Stato.

A seguito di questo quadro normativo la Regione Sardegna si è impegnata nell'offerta concorrente, sino all'anno scolastico 2003/2004, in misura notevolmente superiore rispetto alle altre regioni senza il contestuale trasferimento di risorse da parte dello Stato. In proposito anche il Ministro dell'Istruzione, con la nota n. 13937 del 6 ottobre 2004, ha richiamato la Regione a un ridimensionamento della quantità dell'offerta formativa e ad una riduzione dei costi degli interventi.

Pertanto la Giunta regionale ha stabilito, con la citata delibera, di avviare alle prime annualità dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione un numero massimo di 2000 ragazzi e l'avvio delle attività formative di secondo anno per un numero complessivo di 3.700 allievi.

La stessa deliberazione ha inoltre definito i criteri da utilizzare per l'avvio delle attività stabilendo che:

1) fino ai 16 anni sarà decisamente sostenuto il rientro nel sistema scolastico;

2) dai 17 anni la regione garantirà l'offerta concorrente procedendo all'avvio del primo anno dei corsi che dovranno prevedere l'integrazione tra il sistema scolastico e quello della formazione professionale.

A seguito della approvazione da parte della G.R. della deliberazione n. 50/6 dei 30.11.2004 , il Direttore del Servizio competente ha inviato agli Organismi di Formazione la nota n. 37800 del 30/11/2004, con la quale gli stessi venivano invitati a trasmettere i registri di classe al fine del censimento degli allievi da avviare al primo anno dei percorsi sperimentali, ma soprattutto veniva ricordato che "le classi devono essere composte dai giovani nati negli anni 1987/1988/1989, in possesso della licenza media... "

Successivamente l'Assessore del Lavoro, con nota n. 1648/GAB del 15 dicembre 2004 impartiva alla Direzione Generale una serie di disposizioni atte a consentire l'immediato avvio delle attività, tra le quali veniva ribadito quanto già indicato nella nota 37800 citata, vale a dire: "le classi devono essere composte dai giovani nati negli anni 1987-1988-1989, in possesso della licenza media, presenti nella anagrafica dell'Assessorato realizzata a seguito della raccolta dei dati trasmessi dagli Organismi di formazione in risposta alla nota Assessoriale n. 33924 del 21 ottobre 2004".

In aggiunta a quanto sopra va evidenziato che i funzionari dell'Assessorato hanno provveduto ad un controllo di tutti i registri di classe prodotti dagli Organismi di Formazione, volto ad accertare, tra l'altro, l'anno di nascita degli iscritti.

Tale controllo si è reso necessario in quanto gli Organismi di Formazione hanno inserito (in violazione di quanto indicato con la nota 37800 del 30/11/2004 e ribadito dalla direttiva Assessoriale 1648/GAB del 15/12/04) anche i nati nel 1990.

La Giunta regionale, come è chiaramente indicato nella delibera 46/10, si è trovata, dunque, ad affrontare "una difficile situazione determinata da eccessive ed ingiustificate aspettative non supportate, peraltro, dagli stanziamenti statali necessari."

A questo proposito basta evidenziare un solo dato relativo al bilancio regionale 2004: per garantire l'attrazione della prima sperimentazione della riforma, come prevista dall'Accordo Quadro del 19 giugno 2003 la Regione Sardegna aveva previsto un finanziamento statale di 95 milioni di €uro, a fronte di un effettivo finanziamento assegnato dallo Stato inferiore ai 6,5 milioni di €uro[1].

A seguito della suddetta scarsità di risorse la Regione Sardegna, alla data della delibera, aveva già dovuto anticipare risorse proprie per circa 40 milioni di euro, fondi che hanno contribuito a incrementare il disavanzo del bilancio regionale.

Tale somma è andata ad aggiungersi alle analoghe anticipazioni da parte della Regione nell'anno 2003 nel quale, a fronte di risorse statali previste per 70 Milioni di euro, lo Stato ha assegnato soltanto 5,5 milioni di euro: il resto ha aumentato il deficit dei Bilancio Regionale.

La Giunta ha quindi aperto un confronto con il Governo nazionale e contemporaneamente ha promosso una serie di incontri con le Parti Sociali, gli Organismi di Formazione professionale e la Direzione scolastica regionale per 1'avvio dei corsi 2004/2005, per la razionalizzazione e la qualificazione del percorso sperimentale in Sardegna, per la riforma della formazione professionale e per l'integrazione del sistema dell'istruzione e della formazione.

Al termine dei suddetti incontri si sono siglati due "Accordi sul riordino dell'offerta sperimentale di istruzione-formazione per l'anno scolastico 2004/2005" il cui contenuto è stato recepito dalla delibera 46/10 che, tra l'altro, recita testualmente, come già detto:

a) per gli iscritti ai primo anno di sperimentazione si è concordato quanto segue:

b) fino ai 16 anni compiuti sarà decisamente sostenuto il rientro nel sistema scolastico;

c) dai 17 anni la Regione garantirà l'offerta concorrente di formazione procedendo all'avvio del primo anno dei corsi sperimentali per un massimo di 2000 ragazzi che dovranno prevedere l'integrazione tra il sistema scolastico e quello della formazione professionale."

e ancora:

"per quanto riguarda la realizzazione di un nuovo ciclo sperimentale triennale, la Giunta regionale si impegna ad avviare entro il 15[2] novembre prossimo2 la prima annualità del percorso di istruzione e formazione 2004/2005 per un massimo di 2000 ragazzi."

Sempre relativamente agli iscritti alla prima annualità del percorso di istruzione e formazione 2004/2005 la successiva deliberazione della Giunta Regionale n. 50/6 del 30.11.2004 dopo aver chiarito che "per il finanziamento delle attività di primo anno si utilizzerà un parametro orario per allievo di Euro 6,25 che determina una spesa, per il primo trimestre, di €uro 3.750.000" delibera di "approvare il programma delle attività formative relativo ai corsi di prima annualità dei percorsi sperimentali triennali, rivolti a complessivi 2000 allievi, e di avviare lo stesso previa attenta verifica dei registri .........."

In pratica la Giunta si è trovata costretta a fissare un numero massimo di allievi prima di procedere ad avviare la sperimentazione della nuova prima annualità, in considerazione della mancata corresponsione da parte dello Stato di somme sufficienti a coprire i costi generati dalla crescita abnorme del numero degli iscritti ai corsi di formazione in oggetto.

La decisione è stata assunta anche in considerazione del carattere meramente facoltativo del finanziamento integrativo regionale previsto dall'Accordo quadro del 19.06.2003.

Tale accordo recita infatti, al punto n. 10:

"10. (Le parti) si impegnano, a partire dall'esercizio finanziario 2003 e fino all'entrata in vigore delle norme attuative della legge 28 marzo 2003, n. 53, garantendo, comunque, il completamento delle attività iniziate, a stanziare le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione dei citati percorsi sperimentali, nonché delle relative misure di accompagnamento e di sistema.

A partire dall'anno 2003 sono stanziate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca risorse a valere sul Fondo di cui alla L. 440/97 e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali a valere sui fondi destinati all'attuazione dell'obbligo formativo.

Le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano possono integrare tali finanziamenti con proprie risorse."

Come si vede l'integrazione dei finanziamenti da parte della Regione è una facoltà e non un obbligo, per cui, vista la carenza assoluta di assegnazioni statali la Giunta ha fatto la scelta di:

A) fissare un tetto massimo in termini di spesa (e quindi di numero degli allievi);

B) salvaguardare il diritto all'istruzione attraverso degli accordi con la Direzione Scolastica Regionale che permettessero, in qualunque momento, il rientro nel sistema scolastico per gli studenti esclusi dalla formazione professionale.

Avendo come limite massimo il numero di 2.000 allievi per la prima annualità, l'Assessorato ha proceduto in base all'età dei potenziali studenti, con l'obiettivo prioritario (fissato dalla stessa Giunta) di sostenere il rientro nel sistema scolastico dei ragazzi più giovani. Si è pertanto operato in ordine decrescente di età, e, in base alle risorse finanziarie disponibili, si sono potuti inserire nei corsi, oltre ai nati nel 1987, i nati nel 1988 e 1989, ma non i nati nel 1990.

E' importante sottolineare che nessun pregiudizio è stato arrecato ai giovani del '90, in quanto, in base agli accordi assunti con la Direzione Scolastica Regionale, gli stessi hanno potuto in qualunque momento essere inseriti nella scuola pubblica.

Il Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale ha infatti emanato la nota n. 15116 del 25.10.2004 nella quale detta precise linee di indirizzo ai Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche. In essa si legge tra l'altro "Questa Direzione ... ha quindi ritenuto indispensabile sollecitare il contributo dei dirigenti scolastici, ... al fine di esperire tutte le soluzioni possibili e di facilitare l'immediato rientro nei percorsi scolastici dei giovani che ne facciano richiesta" e ancora "le SS.LL. avranno cura di sviluppare tutte le azioni necessarie ed opportune per evitare la dispersione dei giovani e favorire un loro positivo rientro a scuola secondo varie modalità:"

La possibilità di rientrare a scuola è stata infatti sfruttata da numerosi giovani (356 allievi alla data del 23/11/2004) e non è mai venuta meno, tanto è vero che ancora a febbraio scorso sono documentati dei casi di studenti già iscritti ai corsi di formazione regolarmente ammessi a frequentare gli istituti scolastici.

In proposito il Dott. Pietrella, direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, ancora in febbraio invitava le istituzioni scolastiche a istituire moduli scolastici aggiuntivi per consentire il rientro a scuola di eventuali richiedenti (nota n. 2407 del 21/2/05).

Gli studenti e soprattutto i loro genitori erano perfettamente consapevoli di questa opportunità. Deve infatti tenersi conto che gli istituti scolastici hanno fornito ai predetti soggetti tutte le necessarie informazioni, svolgendo nel contempo una notevole opera di sensibilizzazione nel territorio per favorire il rientro dei giovani.

Inoltre, deve essere considerato che il Cesfop - Coordinamento Enti Sardi di Formazione Professionale ha sottoscritto in data 29.10.2004 "l'Accordo sul riordino dell'offerta sperimentale di istruzione-formazione per l'anno scolastico 2004-2005" nel quale le parti concordano "di promuovere iniziative, anche in raccordo con le istituzioni scolastiche, mirate a, favorire il rientro nel sistema scolastico degli allievi che hanno optato per il percorso integrato istruzione-formazione".

A tutto ciò va aggiunto l'ampio risalto dato dalla stampa locale alla vicenda, come testimoniato da numerosi articoli apparsi su diversi quotidiani.

Va segnalato che lo stesso Tribunale Amministrativo Regionale, investito della questione a seguito di ricorso proposto da alcuni ragazzi nati nel '90, ha ritenuto non sussistenti gli elementi per una sospensione dell'efficacia dei provvedimenti assunti dall'Amministrazione "apparendo la scelta effettuata dalla Regione logica, ragionevole e giustificata in relazione ai presupposti di fatto e di diritto evidenziati nel corso del procedimento (prescrizioni imposte agli Enti e non rispettate, riduzione dei finanziamenti imposta dallo Stato, esigenze di bilancio della Regione, valide alternative offerte ai fini della tutela e garanzia del diritto allo studio per i ricorrenti)."

Infine, pur non rinunciando alla possibilità di ottenere maggiori finanziamenti statali in materia, nell'ultima manovra finanziaria è stata stanziata una somma considerevole, specificamente e interamente destinata al finanziamento dell'obbligo di frequenza di attività formative (cap. 10188-00 UPB S10.049), pari a € 18 milioni che si aggiungono alle risorse provenienti dallo Stato.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione VARGIU sulle autorizzazioni ai parchi eolici in Sardegna". (399)

In risposta alla nota n. 8051/Gab del 16 dicembre 2005 di codesto Ufficio di Gabinetto ed in riferimento all'Interrogazione in oggetto, si rimanda alla nota n. 6/453 del 10 ottobre 2006 predisposta dalla Direzione Generale dell'Area Legale di Codesta Presidenza in risposta al quesito formulato dal Comandante del C.F.V.A. con nota n. 14075 del 25 settembre 2006.

In riferimento alle note allegate alla presente, riguardante la Società Geopower S.r.l., in possesso delle necessarie autorizzazioni per i lavori di realizzazione della centrale eolica in agro di Buddusò - Alà dei Sardi, questa Direzione Generale, dovendo accertare la compatibilità degli interventi con la normativa vigente, intende porre quesiti in merito all'applicazione della L.R. 25 novembre 2004, n. 8 e delle norme tecniche di attuazione del PPR.

Ai sensi del comma 3, art. 8 della L.R. 8/2004, nell'intero territorio regionale à vietato realizzare impianti di produzione di energia da fonte eolica, fino all'approvazione del Piano Paesaggistico Regionale.

Relativamente al primo ambito omogeneo, il Piano Paesaggistico Regionale, è stato approvato con Deliberazione n. 36/7 del 05.09.2006 della Giunta Regionale. Premesso che i tempi d'approvazione del Piano, previsti dagli artt. 1 e 2 della L.R. 812004, sembrerebbero essere scaduti, si vuole conoscere se a seguito del provvedimento di approvazione di cui sopra, i divieti di cui al comma 3, art. 8 della L.R. 25 novembre 2004, n. 8, debbano ritenersi decaduti, anche per le aree non ricompresse nel suddetto primo ambito.

Con la nota n. 14075 del 25 settembre 2006 codesta Direzione Generale ha formulato una richiesta di parere concernente la vigenza attuale della norma di cui all'art. 8, comma 3, della L.R. n. 8/2004, stante l'approvazione del Piano Paesaggistico Regionale, relativamente al primo ambito territoriale omogeneo, intervenuta con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006.

In merito alla problematica prospettata si esprimono le seguenti valutazioni..

Come è noto, in rispondenza alla disposizione di cui all'art. 135 del D.Lgs. n. 42/2004, Part. 1, comma 2, della L.R. n. 8/2004 ha previsto che il P.P.R. costituisca "...il quadro di riferimento e di coordinamento, per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale ...."

Ciò non di meno, il terzo comma della disposizione legislativa testé richiamata poneva in termini facoltativi, in sede di prima applicazione, l'adozione e l'approvazione del piano per ambiti territoriali omogenei.

L'adozione e l'approvazione per ambiti, secondo una tecnica già sperimentata in altri settori di intervento normativo in materia di pianificazione - ad esempio per i piani di bacino - implica una disciplina che viene ad articolarsi, anche nella tempistica, attraverso piani stralcio che, isolatamente, rappresentano un intervento delimitato territorialmente rispetto all'ambito ultimo di riferimento individuato nell'intero territorio regionale.

Nell'esercizio della facoltà legislativamente prefigurata, quindi, come evidenziato nelle premesse della Deliberazione della Giunta Regionale n. 59/36 del 13 dicembre 2005, si è proceduto ad adottare ed approvare uno stralcio dei P.P.R. che "... si limita alla pianificazione di un primo ambito omogeneo, quello costiero, rinviando il completamento dello stesso Piano al compimento, in piena continuità operativa, degli ulteriori livelli di analisi e di ricognizione territoriale da parte dell'Ufficio di Piano ..." e precisando altresì che (solo) con "... riguardo ad alcune definizioni di beni paesaggistici, R presente Piano trova applicazione su tutto il territorio regionale...".

In tal senso nelle linee guida per la predisposizione del Piano Paesaggistico (punto 4.2. par. 3) era prevista l'adozione di uno schema direttore del P.P.R., di carattere concettuale e non normativo, esteso a tutto il territorio e ,distintamente, del Piano paesaggistico della fascia costiera come "... prima tappa della pianificazione ...".

Parimenti, nella relazione introduttiva allegata alla deliberazione della G.R. di approvazione del Piano si sottolinea come il contenuto immediatamente prescrittivo del P.P.R. relativo al primo ambito omogeneo trovi applicazione integralmente per i comuni il cui territorio ricade per intero negli ambiti di paesaggio di cui all'art. 14 delle norme di attuazione del Piano, mentre nei comuni il cui territorio è parzialmente investito dall'ambito omogeneo di riferimento si applicano limitatamente alla porzione di territorio ricompresa negli ambiti di paesaggio.

In particolare nella relazione introduttiva viene illustrata la motivazione che ha indotto ad eliminare la previsione originariamente prevista al comma 3 dell'art. 4 delle norme tecniche di attuazione del testo del P.P.R. deliberato dalla Giunta Regionale in data 24 maggio 2006, (Deliberazione n. 2213), che cosi recitava "entro sei mesi dalla data di approvazione del P.P.R., la Giunta Regionale, provvede ad individuare gli ambiti di paesaggio non costieri ed a definirne ..la relativa disciplina, secondo il procedimento di cui all'art. 2 della L.R. n. 8/2004".

La disposizione non ha trovato previsione nella stesura definitiva delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. approvata con la deliberazione della G.R. n. 36/7 del 5 settembre 2006, non in quanto si sia voluto dare una diversa- valenza al contenuto prescrittivo del P.P.R. relativo al primo ambito omogeneo rispetto alle sopraindicate linee guida al fine di estenderne l'ambito di applicazione, bensì poiché detta disposizione "non costituiva una norma di Piano ma l'espressione programmatica di voler estendere la pianificazione paesaggistica a tutto il territorio regionale, cosi come sancito dallo stesso Codice Urbani".

Alla luce del quadro normativo sopra rappresentato, è conseguente asserire che il Piano Paesaggistico relativo al primo ambito omogeneo, ossia l'ambito costiero, non costituisca la disciplina paesaggistica relativa all'intero territorio regionale, salvo per gli aspetti in tal senso ivi previsti (ad esempio, per l'individuazione dei beni paesaggistici).

Ciò posto, il disposto .di cui all'art. 8, comma 3, della L.R. n. 8/2004 va letto attraverso un'interpretazione logico-sistematica, muovendo dalla ratio legis ravvisabile nella volontà di escludere la realizzazione di impianti eolici, a parte le eccezioni espressamente prefigurate, sin tanto che non se ne possa valutare la compatibilità con il Piano Paesaggistico regionale cosi come del pari evidenziato nel Piano energetico regionale di cui alla Deliberazione della Giunta Regionale del 2 agosto 2006 (punto 7.4.4.4).

Considerato che il divieto, stante l'espressa previsione normativa, concerne l'intero territorio regionale, ne risulta evidente la correlazione con un Piano che disciplini nella sua interezza detto ambito territoriale.

Conseguentemente, il termine decadenziale del divieto di realizzazione di impianti eolici, nelle ipotesi non integranti i requisiti richiesti, come individuato dal citato art. 8 nell'approvazione del P.P.R. non può considerarsi decorso con l'approvazione del Piano relativo al primo ambito omogeneo costituito esclusivamente dal territorio costiero.

Né peraltro si è dell'avviso che le norme in questione possano essere interpretate, come evidenziato nella richiesta di parere, nel senso di inibire l'adozione degli stralci relativi agli ulteriori ambiti omogenei atteso che, a parere della Scrivente, il termine di cui al comma 1 dell'art. 1 della L.R. n. 8/2004 deve essere letto in coordinamento con la previsione di cui al terzo comma del medesimo articolo che consente, in sede di prima applicazione, che l'adozione e l'approvazione del P.P.R. possa avvenire per ambiti territoriali omogenei.

Ciò posto, si ritiene che la norma di cui al comma 3 dell'art. 8 della L.R. n. 8/2004 sia tuttora vigente e vada applicata in riferimento a contesti territoriali che non rientrano nell'ambito omogeneo costiero oggetto del P.P.R. di che trattasi, consentendosi la realizzazione di impianti eolici soltanto allorquando siano pienamente rispettati i requisiti ivi indicati e richiamati nella circolare interassessoriale n. 40 del 3 febbraio 2005.

Detta argomentazione interpretativa trova conforto peraltro nella previsione esplicita di cui all'art. 112 delle sopra richiamate norme tecniche di attuazione del P.P.R. relativo al primo ambito

omogeneo, in cui con riferimento agli impianti energetici si prevede che "entro dodici mesi dall'approvazione del P.P.R. la Regione elabori uno studio specifico per individuare le aree di basso valore paesaggistico dove ubicare gli eventuali impianti eolici, qualora previsti dal piano energetico, Fino all'approvazione di tale studio continuano ad applicarsi agli impianti eolici le norme di cui all'art. 3 dell'art. 8 della legge regionale n. 8/2004".

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione DIANA - LIORI sulla possibile riconversione della centrale elettrica di Fiumesanto". (562)

In riferimento all'interrogazione indicata in oggetto, per quanto di competenza dello scrivente Assessorato, si forniscono di seguito utili elementi di risposta.

Il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEARS) approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 34/13 del 02 agosto 2006, prevede uno sviluppo del comparto di generazione termoelettrica regionale che ipotizza, in previsione della realizzazione del gasdotto Algeria-Sardegna-Italia, la predisposizione di una centrale a metano ad atto rendimento a ciclo combinato nell'area industriale di Fiume Santo (Porto Torres). Da tempo erano state attivate e delle interlocuzioni tra l'Amministrazione regionale, la Società Endesa, l'Amministrazione Provinciale di Sassari ed i Comuni di Sassari e di Porto Torres concretizzate con la sottoscrizione d'apposito Protocollo d'Intesa, finalizzato ad un'intesa che consentirà alla stessa Società un potenziamento e miglioramento anche in termini ambientali dell'attuale parco di generazione con particolare riguardo all'utilizzo dei metano, quando sarà disponibile, e alla sostituzione degli attuali gruppi ad olio combustibile con una moderna centrale alimentata con detto combustibile, nonché l'impegno a sviluppare un progetto di un Parco eolico, nella zona industriale di Sassari-Porto Torres, in coerenza con i contenuti del Piano Energetico Ambientale Regionale.

Le soluzioni individuate prevedono la sostituzione dei due gruppi (1 e 2), attualmente funzionanti a gasolio e non più rispondenti alle attuali prescrizioni ambientali, con un gruppo alimentato a carbone mediante utilizzo di nuove tecnologie, con l'impegno di realizzare un impianto alimentato a gas naturale in sostituzione della potenza termica attualmente installata a carbone non appena il metano sarà disponibile presso la centrale di Fiume Santo.

Inoltre la Società ha manifestato l'interesse a verificare la fattibilità per la realizzazione di un progetto per un terminale di rigassificazione, come previsto nel PEARS, nell'area di Porto Torres, anche al fine di assicurare una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Occorre, infine, precisare che non risponde al vero quanto asserito nell'interrogazione circa eventuali ed improbabili riduzioni dei costi dell'energia a favore delle industrie del Sulcis-Iglesiente, a fronte dell'autorizzazione della Società Endesa per la riconversione della centrale di Fiume Santo. Al riguardo, occorre far presente che l'Assessorato ha da tempo avviato le procedure per l'affidamento in concessione della miniera di carbone per la realizzazione di una centrale elettrica, che una volta realizzata, consentirà la fornitura di energia elettrica a prezzi competitivi e alle aziende insediate nel territorio di stipulare contratti bilaterali per ottenere forniture di energia elettrica a tariffe e condizioni agevolate, rispetto a quelle attualmente in vigore.

Infine si fa presente che, le problematiche relative alla sospensione delle tariffe agevolate alle imprese energivore del Sulcis-Iglesiente è da tempo all'esame della Giunta regionale, che da tempo sollecita, un intervento formale del Governo, nei confronti dell'Unione Europea che ha avviato una procedura d'infrazione.

Il Governo ha assicurato con il Ministro per lo Sviluppo Economico l'impegno a difendere presso la Commissione Europea l'attuale regime tariffario applicato alle industrie energivore del Sulcis.

Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione CAPELLI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio sull'imminente passaggio dell'azienda FMS all'ARST e sui paventati drammatici effetti sul piano sociale e occupazionale e sul trasporto pubblico nel Sulcis". (627)

In riferimento alla nota di codesta Presidenza, Prot. n. 6307/gab del 28 settembre 2006 si forniscono, in allegato, gli elementi di risposta in merito all'interrogazione di cui all'oggetto.

L'interrogazione ha come presupposto il fatto che "omissis ... l'imminente passaggio dell'azienda FMS all'ARST che, se vero, ridurrebbe quest'ultima al ruolo di semplice agenzia, con ripercussioni notevoli sull'occupazione e sul servizi."

Ora, che esista un legame in termini di causa-effetto tra il diventare una agenzia dell'ARST e le notevoli ripercussioni sul piano occupazionale e sui servizi è tutto da dimostrare e la dimostrazione la lasciamo a chi ha stabilito l'esistenza di tale rapporto.

Per quanto ci riguarda, tale rapporto semplicemente non esiste e per convincersene basta guardare i dati di realtà che evidenziano i seguenti fatti:

• Ferrovie Meridionali Sarde occupa 261 persone per una produzione chilometrica che, nel 2005, è stata di circa di 5,8 milioni di chilometri;

• l'Agenzia ARST di Cagliari occupa 246 persone per una produzione chilometrica nel 2005 di circa 6,2 milioni di chilometri.

Per quanto riguarda, invece, il quesito posto dagli Interroganti:

• sulla qualità e quantità di trasporto intraprovinciale, com'è noto dopo l'approvazione della L.R. 21/05, deciderà la Provincia attraverso li Piano di Bacino;

• sulla questione della tutela dell'occupazione attuale e sulla garanzia futura, vai solo la pena di sottolineare che:

o le decisioni che hanno comportato un taglio delle risorse destinate alle Gestioni Governative sono state prese a Roma dal Governo Berlusconi con la precedente finanziaria;

o il blocco del turnover delle Gestioni Governative è stato deciso a Roma circa 18 anni fa;

o Il D.Lgs. 422/97 ha previsto il trasferimento delle Gestioni Governative alle Regioni già nel 1997 e, da allora, non risulta sia stato fatto alcunché di concreto da parte della Regione perché ciò avvenisse;

o è di tutta evidenza quali siano stati gli effetti su queste aziende delle decisioni nei tempo assunte o non assunte dal Ministero a Roma - stante il totale disinteresse dell'amministrazione regionale a subentrare allo Stato nel governo delle stesse.

Questa amministrazione, consapevole da una lato della situazione complessiva delle Gestione Governative e, dall'altro, della necessità che il passaggio delle Gestioni alla Regione avvenisse in tempi stretti per poter attuare concretamente la riforma del Trasporto Pubblico Locale, aveva immediatamente posto la questione del trasferimento delle Gestioni Governative al precedente Governo, per la prima volta, nel settembre 2004. Il precedente Governo ha fornito risposta alle richieste regionali solo nel giugno 2005 e, soltanto, alla fine della legislatura, ha istituito un tavolo tecnico per il passaggio delle due aziende alla Regione Sarda. Il Presidente e l'Assessore dei Trasporti hanno nuovamente posto la questione della regionalizzazione delle Gestioni Governative al Ministro Bianchi, nell'incontro del 10 giugno 2006, nel quadro delle criticità del sistema dei trasporti sardi. Come conseguenza di ciò, è stato avviato un confronto con il Ministero dei Trasporti che ha portato alla redazione dell'articolo 102 del disegno di Legge Finanziaria 2007.

Solo con il passaggio di queste aziende alla Regione si può davvero pensare di dar loro una prospettiva di governo nell'ambito del progetto regionale di rilancio del trasporto pubblico locale, potendo così anche rispondere - con piena assunzione di responsabilità - ai legittimi quesiti posti dal territorio, dai suoi abitanti e dai lavoratori di queste aziende.

Testo dell'interpellanza e delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA LA SPISA - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - PETRINI - RASSU - SANCIU - SANJUST sulla situazione inerente la mobilità di 34 lavoratori posta in essere dalla Vitrociset Spa presso lo stabilimento di Capo San Lorenzo nel salto di Quirra.

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I sottoscritti,

visto l'avvio della procedura di mobilità al fine di licenziamento da parte della Vitrociset Spa nei confronti di 34 lavoratori di stanza nello stabilimento della suddetta azienda nel Poligono di Capo San Lorenzo;

acquisita la lettera informativa inviata dalla Vitrociset Spa in data 11 ottobre 2006 all'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, alla direzione provinciale del lavoro, all'Unione industriali di Roma e a tutte le istituzioni sindacali maggiormente rappresentative del settore, dove vengono spiegate le presunte motivazioni che hanno portato alla drastica soluzione;

preso atto delle vicissitudini inerenti la strategia aziendale della Vitrociset Spa che incidono gravemente sul tessuto sociale e sul mercato del lavoro sardo, come ampiamente dimostrato:

a) dalla procedura di licenziamento per riduzione del personale avviata in data 10 marzo 2005 nei confronti di 44 lavoratori definiti "strutturalmente esuberanti" a causa della chiusura dello stabilimento di Macchiareddu, dei quali solo 27 sono stati successivamente ricollocati in altro loco;

b) dalla procedura di licenziamento per riduzione del personale dei residui 15 lavoratori considerati strutturalmente esuberanti dalla ditta in questione e solo successivamente ammessi al trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) per cessazione di attività, la cui deroga scadrà il 31 dicembre2006;

considerato che, sul finire del dicembre 2005, il Governo italiano ha ritirato la propria partecipazione all'Associazione per il sistema d'arma Hawk, facendo così venir meno ritorni industriali su scala nazionale ed in particolare l'impegno della Vitrociset Spa che si troverà così nella possibilità di porre in essere un'ulteriore azione di mobilità per 22 unità lavorative;

sottolineato che la Vitrociset dichiara che "i licenziamenti saranno attuati nei termini previsti dalla legge" e "che non sono possibili misure alternative alla riduzione del personale";

rilevato tuttavia che:

- il sistema Hawk è tuttora utilizzato dall'Esercito italiano e, per le peculiarità specifiche del sistema stesso, richiede assistenza tecnica esterna;

- la Vitrociset è l'unica ditta italiana che può offrire il supporto tecnico in questione,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e il Presidente della Regione per conoscere:

1) quali azioni intendano attuare per salvaguardare il lavoro delle persone interessate che, non solo hanno la necessità di adempiere al sostentamento delle loro famiglie, ma che fino ad ora hanno contribuito allo sviluppo di un settore altamente specializzato e prestigioso;

2) quali strumenti intendano utilizzare per far sì che la Sardegna sia ancora centro europeo di ricerca e sviluppo tecnologico nel campo della difesa. (203)

Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle strane procedure del concorso interno per l'accesso al livello della dirigenza dell'Ente foreste della Sardegna.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza che:

- il consiglio di amministrazione dell'Ente foreste della Sardegna, nella seduta del 13 settembre 2006, ha deliberato di approvare il bando di selezione interna per l'accesso alla categoria dei dirigenti;

- detto bando non tiene conto alcuno dei requisiti previsti dalle norme inerenti l'accesso alla dirigenza negli enti pubblici;

- non si è tenuto conto del punteggio maturato dal personale che attualmente ricopre tali incarichi;

- alcuni dipendenti di cui al punto precedente, i quali di fatto sono esclusi per mancanza di requisiti (mancanza di laurea, ma compensata da anzianità di servizio), potrebbero presentare ricorso che, se accolto, invaliderebbe il bando;

- alcuni dipendenti, incaricati formalmente, svolgono le funzioni di dirigenti nei servizi territoriali non in sostituzione, ma bensì perché ricoprono posti vacanti;

- alcuni dipendenti hanno già avviato procedure legali di riconoscimento delle mansioni svolte, come peraltro già avvenuto positivamente per dipendenti di altri enti regionali e della Regione stessa,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se:

1) siano a conoscenza della situazione suesposta;

2) non ritengano opportuno intervenire presso i vertici dell'Ente foreste perché vengano sospese le procedure in attesa di pronuncia da parte dei giudici competenti sui ricorsi già in atto, oltre eventualmente a riproporre il bando con requisiti previsti dalle norme in vigore. (660)

INTERROGAZIONE SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione delle corse nella tratta marina per La Maddalena.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza che:

- da una lettura attenta del disegno di legge finanziaria del Governo Prodi non risultano essere inseriti i finanziamenti promessi nella precedente finanziaria;

- a partire da mercoledì 11 ottobre, la Saremar ha ridotto di sette corse la tratta di La Maddalena;

- la decisione di ridurre le corse penalizza fortemente la cittadinanza maddalenina e, inoltre, procura la perdita di un intero equipaggio;

- non si capisce come la Regione intenderà intervenire per tutelare la Gallura da questo ennesimo scippo;

considerato che, vista l'attuale situazione occupazionale nel territorio di La Maddalena, questo ennesimo attacco alla Gallura sarà un altro disastro annunciato,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) come la Regione Sardegna intenda ripristinare il precedente numero di corse da e per La Maddalena e come intenda salvaguardare tutti i posti di lavoro;

2) quali siano le strategie d'azione per garantire i posti di lavoro nella zona di La Maddalena. (661)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'eventuale proroga della scadenza per la presentazione delle domande per i contributi "fitto casa" a favore degli studenti universitari che frequentano corsi di laurea non presenti in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che:

- il 13 ottobre u.s. sono scaduti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione ai bandi per la concessione di contributi per il pagamento del canone di locazione degli alloggi a favore degli studenti universitari sardi che frequentano corsi di laurea in facoltà universitarie non presenti nell'Isola;

- tale scadenza si riferisce sia al bando per il rinnovo dei contributi concessi per l'anno accademico 2005-2006 che a quello riservato agli studenti che non hanno beneficiato dei contributi in passato;

considerato che:

- la pubblicazione dei bandi risale al 6 settembre u.s.;

- gli studenti hanno pertanto potuto beneficiare di poco più di un mese di tempo per la presentazione delle domande;

preso atto che:

- la pubblicazione dei bandi é avvenuta in un momento in cui le facoltà non avevano ancora ripreso l'attività didattica dopo la pausa estiva e pertanto si può presumere che numerosi studenti non ne abbiano avuto notizia tempestivamente, magari perché ancora non si stavano attivando per il reperimento di un alloggio;

- per quanto concerne gli studenti che non hanno beneficiato dei contributi per l'anno accademico 2005-2006 va detto, con riferimento agli studenti iscritti al primo anno di corsi di laurea a numero chiuso che, nel periodo in cui avrebbero dovuto presentare la domanda per i contributi, molti non erano ancora a conoscenza della facoltà, e magari persino della sede universitaria, in cui si sarebbero potuti iscrivere,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport affinché riferisca se non ritenga opportuno prorogare i termini per la presentazione delle domande di contributo fino almeno al 31 ottobre p.v., in modo tale da consentire al maggior numero possibile di studenti la partecipazione ai bandi di cui sopra. (662)

Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sulla revoca dell'adesione allo sciopero generale del 18 ottobre 2006 del solo settore della pubblica amministrazione.

Il sottoscritto,

premesso che le organizzazioni sindacali del Sulcis Iglesiente, territorio che oramai da anni vive una grave e drammatica situazione economica e sociale, a seguito della persistente crisi dell'industria e del mancato decollo dello sviluppo turistico, hanno aderito allo sciopero generale proclamato per il giorno 18 ottobre 2006;

preso atto che le segreterie provinciali dei sindacati hanno successivamente comunicato "con grande rammarico" la revoca dell'adesione allo sciopero generale per il solo settore della pubblica amministrazione, a seguito dell'intervento della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali;

considerato che tale organo è stata istituito con l'articolo 12 della Legge n. 146 del 1990 al fine di valutare "l'idoneità delle prestazioni indispensabili, individuate negli accordi tra le parti sociali e nei codici di autoregolamentazione" e "garantire il contemperamento dell'esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Qualora non le giudichi idonee, sulla base di specifica motivazione, sottopone alle parti una proposta sull'insieme delle prestazioni da considerare indispensabili";

ritenuto che l'intervento della Commissione possa rappresentare un atto di arroganza di gravità inaudita che non solo comprime un diritto costituzionalmente garantito ma cerca di vanificare la giusta protesta di una provincia, quella del Sulcis Iglesiente, oggi allo sbando,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere se:

1) ritengano che quanto su esposto rappresenti una violazione del diritto costituzionale dei lavoratori di manifestare per l'affermazione e la tutela degli interessi primari;

2) intendano, come sarebbe opportuno e doveroso, attivarsi presso il Governo nazionale per chiarire esattamente i termini del gravissimo episodio e per evitare che ai cittadini sardi sia impedito di operare per la difesa dei propri diritti contro ogni violazione. (663)

Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'organizzazione del Settore usi civici.

Il sottoscritto,

premesso che, dal luglio 2005, il Servizio affari legali, controllo enti e usi civici e il Servizio affari generali, legali, personale e sistema informativo sono stati accorpati in un unico Servizio attività generali, legali e amministrative e usi civici (decreto del Presidente della Regione del 28 aprile 2005 - Accorpamento dei servizi - BURAS n. 15 del 12 maggio 2005);

considerato che la Giunta regionale, ravvisata la necessità di formare più minuziosamente il personale, ha affidato a un consulente esterno l'incarico di tenere dei corsi di formazione per il personale dei Servizi ripartimentali dell'agricoltura (l'organizzazione di tale Servizio è stata modificata semplicemente con una determinazione del direttore generale, organo non competente in quanto l'organizzazione dei servizi è stabilita con decreto del Presidente della Regione in base alla legge regionale n. 31 del 1998) deputato al disbrigo delle pratiche, alla consulenza per gli amministratori locali sugli usi civici, allo studio di una bozza di disegno di legge sugli usi civici nonché alla consulenza alla commissione nominata per esaminare le determinazioni dei direttori di servizio sugli usi civici (illegale in quanto l'operato di un direttore di servizio non può essere oggetto di esame da parte di nessuna commissione, ma può essere solo sindacato dal direttore generale, ai sensi della legge regionale n. 31 del 1998); la spesa per questa consulenza si aggira sui 40.000 euro;

rilevato che non è assolutamente in discussione la preparazione della dottoressa Michelina Masia, esperta in materia di usi civici (docente di sociologia del diritto presso la Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Cagliari), ma che, d'altro canto, la Regione ha nel suo organico figure altamente professionali e qualificate, con consolidata esperienza nella gestione delle pratiche sugli usi civici;

preso atto che un primo corso di formazione e di istruzione del personale era stato tenuto con ottimi risultati da un funzionario della Regione, ma che il direttore di servizio ha ravvisato l'esigenza di organizzare ulteriori lezioni e di affidarne la gestione a un consulente esterno;

considerato che l'incarico a un funzionario interno non avrebbe comportato alcun costo aggiuntivo per la Regione, a differenza delle spese supplementari inevitabilmente legate alle consulenze esterne;

preso atto, altresì, di un ulteriore spreco di denaro pubblico da parte della Regione che ha dato alla società PE&G Spa un incarico relativo a 96 comuni per l'accertamento e l'inventario, la fornitura di un sistema internet di supporto alle attività amministrative del Settore usi civici (area riservata) e all'informazione, l'assistenza ai cittadini (area pubblica), la fornitura di un supporto tecnico presso il Settore usi civici, la fornitura di apparecchiature hardware e prodotti software per le esigenze del Settore usi civici (un server per la gestione del sistema informativo, un computer completo di software di produttività individuale, apparecchiature per connettività internet-intranet quali un modem ADSL, un router Wi-Fi, quattro schede Wi-Fi per computer per un costo di circa 65.000 euro);

rilevato che la suddetta società PE&G Spa aveva già svolto l'accertamento e l'inventario delle terre civiche presso 40 comuni della Sardegna (contratto del 7 settembre 2001, valore complessivo dell'appalto 619.748,27 euro IVA compresa) e che l'incarico è stato rinnovato, come da contratto, per un'altra annualità per ulteriori 40 comuni (per medesimo importo d'appalto);

tenuto conto che:

- nell'aprile 2005 risultavano concluse sia le attività di accertamento ed inventario riferite a 96 comuni sia le attività di realizzazione del sistema informativo e di implementazione dello stesso sul server fornito;

- nel novembre 2005 la società PE&G Spa ha consegnato il server e il 15 dicembre 2005 il sistema è stato presentato al direttore generale e all'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale a Cagliari dalla suddetta società;

constatato che il server non è stato mai installato dall'Assessorato e di conseguenza non sono mai stati utilizzate dal Settore usi civici le funzionalità realizzate,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per:

1) conoscere le ragioni che hanno indotto alla scelta di un consulente esterno per la formazione del personale in materia di usi civici piuttosto che di un funzionario interno, il cui impiego avrebbe garantito un notevole risparmio alla Regione e maggiori competenze;

2) sapere come mai si continua a predicare la necessità di risparmiare e si effettuano drastici tagli in alcuni settori, se poi si elargiscono generosamente e ad hoc numerosi incarichi esterni, pur non essendocene una reale necessità;

3) capire perché il server realizzato dalla società PE&G Spa e commissionato per urgenti necessità del Settore usi civici non sia stato mai installato;

4) sapere se e quando si intenda installare il server e utilizzare tutte le funzionalità realizzate (almeno in sistema intranet). (664)

Interrogazione Corda, con richiesta di risposta scritta, sulle preoccupanti condizioni in cui versa il ponte sul fiume di Padrongianu sulla strada statale n. 125 - Olbia - San Teodoro.

Il sottoscritto,

premesso che:

- la strada statale n. 125, nel tratto che collega Olbia a San Teodoro, riveste un'importanza strategica per i collegamenti con i centri costieri a sud di Olbia, in particolare durante la stagione estiva;

- tra il km 311 e il km 312 della strada statale n. 125, la carreggiata in corrispondenza del ponte sul fiume Padrongianu si restringe tanto da non permettere il transito in contemporanea di due mezzi pesanti, e che le pareti in cemento armato a protezione del ponte stesso, lesionate da ripetuti urti, erose dagli agenti atmosferici e interessate da frequenti cedimenti, versano in uno stato di pericolosa precarietà strutturale;

considerato che il ponte sul fiume Padrongianu accoglie una notevole quantità di traffico, in particolare durante la stagione estiva, e le sue condizioni risultano pertanto inadeguate a garantire la sicurezza e l'incolumità degli automobilisti, rendendone rischioso l'attraversamento, oltre a rallentare enormemente i tempi di percorrenza tra Olbia e San Teodoro;

ritenuto che la Giunta regionale, tenuto conto dell'importanza della strada statale n. 125 per Olbia e per l'intero territorio della Gallura, debba farsi carico della problematica al fine di migliorare e garantire la sicurezza della viabilità stradale,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere se e come ritiene di dover attivare tutte le misure necessarie per predisporre, con l'urgenza che il caso richiede, un progetto di miglioramento del ponte sul fiume Padrongianu, che ne preveda l'allargamento o il totale rifacimento. (665)

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione, da parte delle Ferrovie della Sardegna, delle corse domenicali nella tratta Alghero-Olmedo-Sassari.

Il sottoscritto,

premesso che il trasporto pubblico locale continua a non soddisfare le esigenze ed i bisogni dei cittadini sardi;

visti i proclami populistici della Giunta regionale che anche qualche giorno fa, durante una conferenza ad Alghero, ha dichiarato di aver previsto la spendita di 30 milioni di euro per il collegamento ferroviario Alghero-aeroporto, progetto che, probabilmente, non sarà mai realizzato in quanto neanche un euro risulta stanziato;

preso atto che le Ferrovie della Sardegna (FdS), senza alcun preavviso e senza alcuna fondata motivazione, hanno soppresso le linee di collegamento domenicale Alghero-Olmedo-Sassari;

considerato che la tratta in questione, tra le poche in attivo nel territorio per l'elevato numero di utenti, dovrebbe invece essere potenziata e migliorata sotto il profilo della efficienza, funzionalità e soprattutto della sicurezza,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere se:

1) siano a conoscenza di tale provvedimento in sfavore dei cittadini sardi;

2) non ritengano, dopo aver verificato quanto sopra, di adottare quanto di competenza affinché le FdS revochino immediatamente il provvedimento che punisce ulteriormente un territorio che già soffre per disfunzioni e ritardi nel settore dei trasporti. (666)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di conflitto di interessi riguardante il direttore generale della Presidenza della Regione.

I sottoscritti,

viste:

- la delibera n. 37/5 del 29 luglio 2005, con la quale il prof. Fulvio Dettori viene nominato direttore generale della Presidenza della Regione;

- la delibera n. 62/3 del 27 dicembre 2005, con la quale viene aggiunto, al trattamento retributivo già percepito dal direttore generale, un assegno integrativo mensile il cui importo sarebbe stato definito dal Presidente della Regione;

considerato che:

- come è chiaramente riportato nella premessa della delibera n. 37/5 di cui sopra, la nomina del prof. Dettori non rispetta il dettato della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, che all'articolo 29 dispone che l'incarico di direttore generale possa essere conferito a persone estranee all'Amministrazione purché abbiano svolto per almeno cinque anni funzioni dirigenziali;

- l'assimilabilità tra la docenza universitaria, che figura nel curriculum del prof. Dettori, e le funzioni dirigenziali, che invece non vi compaiono, è stata desunta da una norma nazionale, per la precisione il comma 6 dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;

verificato che:

- il prof. Dettori ricopre tuttora l'incarico retribuito di ricercatore presso l'Università degli studi di Sassari;

- di recente, il prof. Dettori avrebbe fatto richiesta di essere assegnato in qualità di docente ai corsi di recupero relativi al corso di laurea triennale in Scienze e tecnologie forestali e ambientali, presso la sede gemmata di Nuoro della Facoltà di agraria;

preso atto che:

- la Regione contribuisce al finanziamento delle università sarde, compresa quella di Sassari, presso cui il prof. Dettori svolge l'attività di ricercatore, con risorse il cui stanziamento avviene per mezzo di atti amministrativi;

- ciò prefigura una situazione di conflitto di interessi tra l'attività di ricercatore svolta dal prof. Dettori e il suo incarico di direttore generale della Presidenza della Regione;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione affinché riferisca:

1) quale è l'esatto ammontare del compenso percepito dal prof Fulvio Dettori per l'incarico di direttore generale della Presidenza della Regione;

2) se non ritiene opportuno, sia in virtù del mancato rispetto del dettato normativo della legge regionale n. 31 del 1998 nell'atto di nomina che per il conflitto di interessi illustrato in premessa, revocare la delibera n. 37/5 del 2005 e procedere alla nomina di un nuovo direttore generale della Presidenza della Regione. (667)

Interrogazione Rassu, con richiesta di risposta scritta, sul drastico ridimensionamento della portata dell'invaso artificiale del Butule-Calambru, previsto dal nuovo studio di fattibilità proposto dalla dirigenza del Consorzio di bonifica del nord Sardegna.

Il sottoscritto,

premesso che:

- in data 4 ottobre c.a. nei quotidiani locali veniva riportata la notizia riguardante la realizzazione della diga sul Rio Butule-Calambru;

- nell'articolo veniva evidenziato che la dirigenza del Consorzio di bonifica del nord Sardegna aveva commissionato alla società SOGESID di Cagliari la redazione dello studio di fattibilità dell'invaso sul Rio Butule-Calambru, necessario per l'irrigazione delle pianure di Santa Lucia di Bonorva e Campu Giavesu nel Meilogu-Logudoro;

- la stessa società SOGESID di Cagliari ha redatto tale studio, si presume, secondo le direttive ed indicazioni ricevute dallo stesso Consorzio di bonifica del nord Sardegna;

- dalla stessa fonte giornalistica si è appreso che nel citato studio di fattibilità la capienza dell'invaso sul Butule-Calambru è stata drasticamente ridotta dagli originari 55 milioni di mc a soli 10 milioni di mc;

atteso che:

- se si dovesse realizzare l'invaso in parola, così come proposto, pregiudicherebbe le reali prospettive di sviluppo dell'intero territorio, stante il fatto che la capienza dell'invaso così ridotta limiterebbe in modo consistente le superfici irrigabili, circa del 70 per cento delle superfici originarie, compromettendo in modo inconcepibile ed inaccettabile il piano di sviluppo socio-economico dell'intero Meilogu;

ritenuto necessario rimarcare e ricordare che:

- a tale proposito, il 23 ottobre 2001, la Giunta regionale, con la deliberazione n. 36/48, nella ripartizione delle risorse per le aree depresse, incluse negli interventi prioritari l'opera di cui all'oggetto, assegnando una prima tranche di finanziamento pari a euro 10,33 milioni per la realizzazione del primo lotto dell'invaso;

- con la successiva ordinanza n. 337 del 31 dicembre 2002, il Presidente della Regione, nelle sue funzioni di Commissario governativo per l'emergenza idrica, individuò le opere idriche di primaria importanza per la Sardegna, ed avviò le procedure di valutazione di fattibilità tecnico-economico-ambientale delle stesse;

- al paragrafo 2.5 di detta ordinanza vennero previsti gli interventi sul Butule-Calambru per dotare della riserva idrica necessaria le pianure di Santa Lucia di Bonorva e Campu Giavesu e soddisfare gli ulteriori impieghi delle popolazioni del Meilogu-Logudoro;

- proprio a tale proposito, la predisposizione di fattibilità venne affidata al Consorzio di bonifica del nord Sardegna;


rimarcato ancora una volta che:

- per l'avvio delle fasi progettuali, con l'ordinanza n. 391 del 24 febbraio 2004 il Presidente della Regione, in qualità di Commissario governativo per l'emergenza idrica, disponeva l'affidamento al Consorzio di bonifica del nord Sardegna di 0,46 milioni di euro per la redazione dello studio di fattibilità e l'adeguamento dei progetti originali relativi allo stesso invaso, risalenti alla fine degli anni 50;

- lo schema idrico del Butule-Calambru era inserito nell'ordinanza n. 391 del 24 febbraio 2004, dove compariva, inoltre, anche il primo lotto dell'invaso San Simone, il cui studio di fattibilità era affidato al Consorzio di bonifica della Gallura;

considerato altresì che:

- l'invaso, così come proposto dal Consorzio di bonifica del nord Sardegna, non sopperisce in alcun modo alle esigenze di sviluppo dell'intero territorio;

- l'ipotesi di ridimensionamento deve, nel caso, essere accompagnata dalla contestuale identificazione e realizzazione di più invasi volumetricamente più contenuti, ma complessivamente rispondenti alle effettive esigenze idriche del territorio e delle popolazioni del Meilogu-Logudoro;

- comunque, qualsiasi altra ipotetica soluzione differente dal progetto originario, può essere proposta solo dopo aver concertato la stessa con le rappresentanze di categoria, le istituzioni e gli enti locali;

- qualunque sia la proposta e se questa differisce dai progetto originario, deve rispettare e migliorare anziché stravolgere gli obiettivi di sviluppo che il progetto originario si proponeva e che sono ancora attuali ed indifferibili;

tutto ciò premesso, chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

1) su quali direttive il Consorzio di bonifica del nord Sardegna abbia deciso di redigere un tale studio di fattibilità per l'invaso del Butule-Calambru, non rispondente in alcun modo alle esigenze di sviluppo del territorio;

2) perché, stante quanto esposto nella premessa, che ricalca l'infinita storia dell'invaso che ormai dura da 50 anni e la cui mancata realizzazione ha causato il grave stato di disagio economico e sociale del Meilogu-Logudoro, si è deciso di stravolgere il progetto originario;

3) se, nell'ipotesi di ridimensionamento dell'invaso, siano previsti altri invasi collinari che sopperiscano complessivamente e completamente alle esigenze originarie ed agli obiettivi che il progetto originario si era proposto;

4) nel caso fosse vera questa ipotesi, perché non sono state coinvolte le associazioni di categoria, le istituzioni ed i rappresentanti degli enti locali e gli organi di rappresentanza dei lavoratori;

5) perché sia stato dato incarico per lo studio di fattibilità alla società SOGESID di Cagliari, dal momento che tale studio esiste già agli atti, redatto a suo tempo da altro studio professionale;

chiede inoltre che:

- venga rispettato lo studio originario che prevedeva una dotazione dì 55 milioni di mc d'acqua perle esigenze del Meilogu-Logudoro;

- venga immediatamente aperto un tavolo di concertazione per dare immediato avvio alla definizione del progetto, con le associazioni di categoria, le forze politiche, le istituzioni, gli enti locali e le rappresentanze sindacali;

- venga ritirato lo studio di fattibilità attuale presentato dal Consorzio di bonifica del nord Sardegna che prevede il drastico ridimensionamento dell'invaso del Butule-Calambru a 10 milioni di mc di capienza d'acqua;

- venga, nel caso, aggiornato lo studio di fattibilità esistente, comportante minore spesa, ed accertato quale siano le motivazioni tecniche e progettuali che hanno spinto il Consorzio di bonifica del nord Sardegna a redigere ex novo lo studio di fattibilità dell'invaso Butule-Calambru;

- a quanto ammonti la spesa necessaria occorsa per tale studio. (668)

Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sul cattivo funzionamento del servizio di anagrafe canina e, più in generale, del servizio veterinario dell'Azienda sanitaria locale n. 8.

I sottoscritti,

premesso che:

- il 3 settembre u.s., il quotidiano l'Unione sarda ha pubblicato un articolo sul servizio di anagrafe canina dell'Azienda sanitaria locale n. 8 nel quale comparivano ampie dichiarazioni del veterinario dott. Giuseppe Sedda, dirigente del servizio veterinario della suddetta Asl;

- i toni trionfalistici usati in quell'occasione dal dott. Sedda mal si conciliano con i mediocri risultati finora ottenuti dal servizio da lui diretto nella lotta al randagismo e in particolare nella costituzione dell'anagrafe canina;

considerato che:

- in Sardegna, la maggior parte dei cani non è iscritta all'anagrafe canina a causa dell'incapacità delle Asl di garantire il funzionamento di tale servizio;

- la conseguenza di tale situazione è il persistere del fenomeno del randagismo, dell'abbandono dei cani nelle campagne, dei conseguenti incidenti stradali e del ripetersi delle aggressioni al bestiame e alle persone, talvolta anche con gravi conseguenze;

dato atto che:

- negli ultimi anni, i servizi veterinari della Asl n. 8 hanno mostrato gravi difficoltà nell'affrontare le emergenze sanitarie riguardanti la prevenzione delle malattie del bestiame, i controlli sugli alimenti di origine animale e l'importazione di animali;

- nonostante le ingenti risorse pubbliche impiegate, da oltre venti anni non si riesce a eradicare la peste suina africana;

- la macellazione clandestina dilaga e ha ormai superato ampiamente come diffusione quella regolare;

- i controlli sull'importazione di bestiame vivo sono più virtuali che reali;

- gli allevatori stanno ancora pagando le conseguenze della sciagurata campagna di vaccinazione per la blue tongue,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale affinché riferisca se:

1) non ritiene opportuno, viste le carenze mostrate dalle Asl, affidare il servizio di anagrafe canina a enti quali le associazioni degli allevatori, l'Ente nazionale per la protezione degli animali o altre associazioni animaliste, lasciando in capo alle Asl solamente il compito di vigilanza;


2) risponde a verità il fatto che nel servizio veterinario della Asl n. 8, diretto dal dott. Sedda, i dati dell'anagrafe canina siano registrati su un unico computer e che non ne esistono copie di backup su supporti non volatili, tanto che, di recente, i file contenenti le registrazioni di alcuni anni sarebbero andati perduti a causa di un guasto nel sistema, mandando in fumo il lavoro di tanti operatori del servizio. (669)



[1] Precisamente € 6.413.535

[2] Termine poi slittato a dicembre inoltrato a causa della già menzionata necessità di procedere al controllo dei registri di classe