Seduta n.290 del 13/05/1998 

CCXC SEDUTA

(Antimeridiana)

Mercoledì, 13 maggio 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 10 e 08. .

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del che è approvato.

Discussione del testo unificato delle proposte di legge Amadu: "Norme per l'esercizio dell'agriturismo e interventi di promozione. Abrogazione della legge regionale 20 giugno 1986, n. 32" (99), Loddo: "Modifiche alla legge regionale 20 giugno 1986, n. 32: 'Disciplina e incentivazione dell'agriturismo'" (131), Ferrari - Balia - Ballero - Degortes: "Norme per l'esercizio e la promozione dell'agriturismo - Abrogazione della legge regionale 20 giugno 1986, n. 32 (Disciplina e incentivazione dell'agriturismo)" (134), Lorenzoni: "Disposizioni per l'esercizio e la disciplina dell'attività agrituristica in Sardegna. Interventi di sostegno. Abrogazione della legge regionale 20 giugno 1986, n. 32 e successive modifiche" (138) e dei disegni di legge "Nuove norme per l'esercizio dell'agriturismo e del turismo rurale - Abrogazione della L.R. 20 giugno 1986, n. 32 'Disciplina e incentivazione dell'agriturismo'" (201) e "Agriturismo: definizione delle attività, degli operatori, degli aiuti" (296)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 99, 131 e 134 e dei disegni di legge numero 201 e 296. il relatore era l'onorevole Ferrari, che nel frattempo, come sapete è diventato Assessore all'agricoltura. Immagino che l'onorevole Ferrari svolgerà un altro ruolo. La relazione è affidata al Presidente della Commissione, onorevole Marrocu, che ha la parola.

MARROCU (Progr. Fed.). Signor Presidente, cari colleghi, io mi rimetterei alla relazione scritta del collega Ferrari, che è abbastanza dettagliata e precisa. Vorrei solo sottolineare tre aspetti importanti di questo provvedimento, un provvedimento che comunque è molto atteso, al di là della non presenza in aula dei colleghi; provvedimento atteso, che arriva in ritardo rispetto all'approvazione da parte della Commissione. Atteso perché il settore agricolo, che vive un momento di difficoltà, può trarre, proprio dalla possibilità di integrazione con l'attività economica dell'agriturismo, nuova linfa, quindi possibilità di rilancio del settore.

La Legge ha come finalità proprio quella di mettere comunque anche ordine in questo settore, evitare che attraverso l'agriturismo si creino e si generino contraddizioni nel mondo turistico, e quindi si creino situazioni di concorrenza sleale nei confronti di operatori turistici, e quindi prevede che l'attività agrituristica sia complementare all'attività agricola, che ci sia un'azienda agricola vera, che ci sia un imprenditore agricolo iscritto all'albo previdenziale degli imprenditori agricoli, che l'attività, in termini di ore di lavoro, ed anche attività in termini di PLV prodotto, sia superiore quello proveniente dall'azienda agricola rispetto da quello dell'azienda agrituristica. Quindi ha la finalità di far sì che realmente l'attività agrituristica, ponendo ordine - rispetto a quello che è avvenuto fino ad oggi con la 32 - sia un'attività complementare e integrativa dell'attività agricola. L'attività dell'agriturismo deve servire realmente all'azienda agricola, che magari vive anche un momento di difficoltà, per trovare nuova linfa e possibilità di sviluppo e di recupero di reddito. Quindi la Commissione, nell'unificare progetti di legge dei colleghi e della Giunta, ha operato per porre questo elemento di chiarezza rispetto all'attività agrituristica. Questo significa che per alcune delle realtà preesistenti, alcune delle attività agrituristiche già in essere autorizzate sulla base della vecchia normativa, la Commissione ha previsto un periodo transitorio per consentire a queste aziende di adeguarsi alla nuova normativa. Quindi ciò che mi interessa mettere in rilievo soprattutto è questo aspetto dell'importanza che le aziende agrituristiche avranno per il settore turistico. L'altro elemento è quello della possibilità di presenza diffusa dell'agriturismo nella parte interna della Sardegna, dove appunto anche le attività turistiche vengono meno, e quindi la possibilità che le attività agrituristiche non siano come erano state dislocate nel passato, attraverso una discutibile zonizzazione; anche le attività agrituristiche furono diffuse nel territorio vicino alle coste, e quindi avevano, di fatto, operato proprio in concorrenza con le attività turistiche vere e proprie. Poiché, invece, noi siamo convinti dell'esigenza di favorire, attraverso l'agriturismo, l'azienda agricola, abbiamo eliminato questa zonizzazione in modo da favorire proprio la presenza e la diffusione delle aziende agrituristiche anche all'interno della Sardegna.

Il terzo punto che introduciamo, solo come indicazione, è la possibilità che hanno realizzato in altre regioni d'Italia, e non prevista nella legislazione sarda, di poter classificare anche l'agriturismo, cioè far sì che anche le aziende agrituristiche, quindi anche l'agricoltore che decide di avviare una attività agrituristica, sia spinto, sia stimolato a fornire sempre più servizi al turista che usufruisce di questo servizio, e quindi prevedere anche per l'agriturismo la possibilità di classificare le aziende sulla base dei servizi che vengono forniti. Questa classificazione per legge poi si demanda a successive direttive della Giunta Regionale, però è un elemento positivo e innovativo rispetto alla precedente legge.

Infine, la Commissione ha eliminato tutto ciò che era previsto che limitava, secondo noi, l'azione libera da parte del mondo agricolo interessato all'attività agrituristica, cioè questa sorta di comitati, commissioni o consulte che venivano istituite, e che finivano per essere una sorta di freno anche allo sviluppo delle attività agrituristiche; quindi ha eliminato questa sorta di cuscinetto che separava il potere politico, in questo caso l'azione amministrativa della Giunta, dall'azione dei singoli imprenditori.

L'altro aspetto, ed è posto in modo chiaro e preciso, le norme igienico-sanitarie, e soprattutto la possibilità di realizzare dei piccoli mattatoi, cioè dei piccoli impianti di macellazione al servizio delle aziende agrituristiche. Quindi è stata fatta un'operazione di semplificazione della legge rispetto ai progetti iniziali presentati dai colleghi, si è eliminata un po' di burocrazia prevista nella precedente normativa; si è soprattutto cercato di introdurre elementi di chiarezza, che fanno sì che l'agriturismo sia "aziende agrituristiche", e si è inserita una serie di norme sul turismo rurale - sul quale credo che l'Aula discuterà - per consentire a chi oggi ha operato, io dico abusivamente come azienda agrituristica, concorrenzialmente rispetto alle attività turistiche e alle attività di ristorazione, e che comunque sono ormai realtà economiche che danno reddito e lavoro a chi le ha attivate, per consentire attraverso queste introduzioni a queste aziende o di transitare verso il turismo rurale, e quindi verso un'altra disciplina che regolamenta il turismo rurale, oppure di adeguare la propria azienda, facendo sì che l'agriturismo sia veramente integrazione dell'azienda agricola. Queste sono le novità che vengono introdotte con questa legge. La Commissione porterà qualche emendamento, discusso a seguito della approvazione in Commissione, frutto più che altro di una consultazione che c'è stata anche dopo l'approvazione da parte della Commissione, molti mesi fa, con le categorie interessate; e soprattutto attendiamo anche l'emendamento della Giunta, rispetto ad un problema che è sorto a seguito dell'approvazione del programma plurifondo, quindi dei finanziamenti FEOGA, dove per le aziende agrituristiche si prevede un massimale differente rispetto a quello che è previsto nella legge regionale, e si prevede una contribuzione differente rispetto a quella prevista a livello regionale. Il che potrebbe significare, se non ci fosse un emendamento correttivo, che chi usufruisce dei finanziamenti per le aziende agrituristiche, utilizzando i fondi FEOGA, riceverebbe un massimale più alto e il 75 per cento a fondo perduto; che chi invece, magari nello stesso periodo ed anche nella stessa realtà territoriale, usufruisce di finanziamenti a livello regionale, si troverebbe con un massimale differente, e soprattutto con un contributo in conto capitale solo del 35 per cento, quindi si creerebbe una disparità che credo abbiamo il dovere, ovviamente, di eliminare; quindi su questo punto ugualmente ci si è impegnati con l'Assessore a trovare una soluzione. Credo che la Giunta presenterà un emendamento che consentirà, anche nella gestione di questa legge importante, che dovrà essere dotata, mi auguro, di risorse adeguate alle aspettative che la legge sta creando nel mondo agricolo, anche rispetto a questa legge comunque di operare con equità. Io concludo qui, e per il resto mi rimando alla relazione scritta del collega Ferrari, che mi pare abbastanza precisa e dettagliata.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Marrocu. E` aperta la discussione sul testo unificato. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole. Tunis Marco, che ne ha facoltà. Chiedo ai colleghi che intendono intervenire, di iscriversi.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, signor Assessore dell'agricoltura qui presente, il testo che è stato presentato qui in Aula è frutto di un assemblamento fatto in Commissione per le proposte di legge presentate dai vari gruppi politici, ed anche per il disegno di legge presentato per lo stesso argomento. Sono passati svariati mesi dedicati appunto a trovare un filo conduttore che potesse consentire una discussione generale unica, e un testo articolato che non potesse creare problemi, non solo al settore agricoltura, ma anche ai settori connessi, come quello del turismo, perché in effetti la legge sull'agriturismo ha questi due aspetti. Però la Commissione ha ritenuto che fosse prevalente, come concetto di agriturismo, che l'azienda si dedicasse in percentuale maggiore all'attività agricola e ha stabilito anche le percentuali. Noi, come forza politica di Forza Italia, appartenente all'opposizione, abbiamo dato un contributo per il raggiungimento di questo risultato, ed è stato positivo, perché abbiamo votato a favore in Commissione. Naturalmente ci sono dei lati ancora oscuri, che probabilmente potrebbero essere dipanati qui in Aula, perché ritenevamo che alcuni elementi essenziali, come l'estensione territoriale valida per concepire l'azienda agrituristica, andasse stabilita in Aula di fronte al consesso, di fronte alla maggioranza dei consiglieri. Trattasi, quella che oggi è in esame, di una legge importante per la Sardegna e per gli operatori del settore agricolo ed ambientale, come utile strumento per un migliore e più articolato sviluppo della nostra isola. L'agriturismo, come attività collaterale all'attività agricola tradizionale, permette una integrazione del reddito dell'agricoltore. In questa visione deve essere incentivato l'agricoltore per permettere agli stessi di ottenere un soddisfacente tenore di vita, poiché si è ritenuto che gli agricoltori dal solo settore agricolo ormai potevano solo sopravvivere, occorreva trovare sistemi per dare un migliore tenore di vita a questi stessi. E` necessario però disciplinarne l'attività, come è stato fatto con questo progetto di legge, per evitare forme turistiche commerciali camuffate da agriturismo, con l'insorgere di gravi forme di concorrenza sleale nei confronti degli esercenti che sono rispettosi delle leggi. Le attività agrituristiche devono garantire però un livello minimo di comfort agli utenti, altrimenti si ottiene il risultato di allontanare i possibili fruitori del servizio stesso. Tuttavia si deve tener conto del fatto che gli stabili adibiti all'attività agrituristica non nascono per scopi turistici, e di questo deve essere tenuto conto in sede di autorizzazioni all'apertura dell'attività, cioè noi, almeno per la prima fase del decollo, non possiamo considerare stabili, come possono essere per il turismo; si tratta di stabili dediti all'agriturismo, e quindi un atteggiamento un pochettino più elastico da parte delle autorità, e questo è anche parzialmente citato nell'articolato. E` altresì da apprezzare il fatto che la Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale ha previsto anche la possibilità di una macellazione familiare dei capi destinati alla utilizzazione agrituristica. Naturalmente non occorrerà anche qui un atteggiamento troppo fiscale delle autorità sanitarie preposte al controllo nella ricerca, magari esasperata, degli standard previsti per i locali di macellazione ordinari. Perché se così fosse, nessuna azienda agrituristica potrà mai avere i necessari nullaosta. Probabilmente in questa prima fase occorre procedere cum grano salis.

Gli incentivi: la legge prevede la concessione di mutui e di contributi pari al 35per cento per incentivare la valorizzazione delle aziende agrituristiche. E` necessario che la Regione trovi le necessarie risorse finanziarie per il settore. L'importanza del settore agrituristico è stata riconosciuta anche dall'Unione Europea, infatti la concessione di contributi per l'istituzione di aziende agrituristiche è stata inserita nel POP. Il POP dà la possibilità di concedere contributi fino al 75 per cento; sarà quindi opportuna una parificazione degli interventi, almeno per il periodo di vigenza del POP stesso. Riteniamo altresì che l'agriturismo avrà un notevole impulso dalla istituzione delle aziende agrifaunistiche venatorie che, ricordiamolo, sono però disciplinate dalla legge regionale sulla caccia, su cui la Corte Costituzionale sta per depositare la sentenza su alcune parti. Si auspica pertanto che, appena avverrà il deposito di questa sentenza, venga promulgata la legge sulla caccia che, ripetiamo, comporterà un'interessante integrazione tra due attività che si rivolgono allo stesso settore, cioè al versante agro-pastorale. Sarà probabilmente da mettere insieme queste due finalità per offrire una integrazione che deve essere solo a vantaggio degli operatori agricoli.

La Commissione ha altresì previsto alcuni requisiti oggettivi che devono essere posseduti dalle aziende che intendono praticare l'agriturismo; tra questi è prevista un'estensione minima di proprietà e di utilizzo di 5 ettari. Dopo un'attenta riflessione sulla realtà delle aziende che praticano l'agriturismo in Sardegna si è scoperto che soltanto il 70 per cento ha un'estensione di terreno inferiore ai 5 ettari. E` quindi necessario, per poter consentire un'attività sicura di queste aziende, un ripensamento sull'estensione di questo limite, e si propone di ridurre a 3 o a 2 il limite degli ettari per le aziende, come minimo. Io, come forza politica, ho firmato un emendamento, che era predisposto dalla Commissione stessa per portare questo limite a 3 ettari, e quindi condivido tale scelta.

In estrema sintesi, la legge in discussione non rappresenta una Magna Charta, cioè la Carta costituzionale del settore, e da questa non ci si aspetta e non ci dovremo aspettare dei miracoli immediati, ma il fatto più importante è che gli agricoltori potranno riversare la loro attenzione e l'attività su altri versanti, e non esclusivamente su quelli tradizionali. E` una legge che probabilmente, fra qualche anno, dovrà essere corretta; però oggi il settore agricolo ne ha necessità per dare un po' di ossigeno ad un corpo ormai asfittico, e per ridare un po' di speranza agli addetti, e di più a quei giovani che vogliono, attraverso nuovi orizzonti, trovare sbocchi produttivi.

Il Gruppo di Forza Italia in Commissione si è espresso a favore del provvedimento, e ritiene di poterlo confermare oggi in aula, perché vogliamo dimostrare, com'è stato dimostrato anche per altri progetti di tipo produttivo, che noi non siamo un partito di plastica che è fuori dai problemi, o distaccato da essi, dalla società; noi siamo attenti ai provvedimenti di legge che vengono presentati qui, e che sono inerenti il territorio e i loro operatori. Non vogliamo contemporaneamente essere maggioranza, votando a favore di questa maggioranza stessa. Non vogliamo essere maggioranza oggi! Vogliamo però fare una opposizione seria, non preconcetta, sui problemi. Anche le forze di opposizione, quando le iniziative sono a favore della gente, apprezzano, partecipano e danno il proprio contributo positivo. Restano contrarie e dure le opposizioni, e noi in particolare, quando il quadro politico risulta inefficiente, deficiente, tenta il gioco delle tre carte, come per esempio con l'operazione Master Plan; cioè una operazione che noi abbiamo condannato con documenti in cui c'è la maggior parte dei consiglieri ha aver voluto un indirizzo. Oggi, questa maggioranza, per voce del Presidente, condanna il Consiglio stesso, e va a scaricare le colpe sull'amministrazione comunale di Olbia, e su quel Sindaco, che si è battuto qui in aula, a favore del decollo del Master Plan. Qui c'è il gioco delle tre carte, cioè c'è la politica dello scarica barile; non si vuole accettare un ruolo deleterio. Abbiamo fatto scappare un imprenditore serio che tanto ha dato, e che oggi, sulla scorta dell'inefficienza e deficienza di questa Giunta, si cerca di trovare un capro espiatorio in un sindaco. Il Sindaco che, qui in aula, ha corso il rischio di farsi denunciare dal Presidente Palomba, proprio quando gli ha detto: "Stia attento". Con quelle parole il Presidente Palomba ha inteso vedere pericoli di altro tipo, ma il "stia attento" stava a significare: stia attento alle problematiche politiche, perché lei sta portando la Sardegna nel fondo del burrone. Così si è verificato! Oggi, io voglio dire che il nostro voto non vuole essere un voto per aiuto a questa maggioranza; vuole essere un voto cosciente per dare un aiuto agli operatori che brigano e cercano di tirare a campare in questa nostra amata Sardegna.

Ridicola questa maggioranza con il tentativo di fare una politica della occupazione senza aver coinvolto l'opposizione! Vediamo riunioni, consessi di tutti i tipi, seminari, tavole, conferenze, e noi non abbiamo visto un unico risultato! Abbiamo visto soltanto che, addirittura, anziché col miliardo in più, ci si è trovati con un miliardo in meno, frutto di errori, frutto di pervicace e testarda politica della divisione, della non condivisione del programma con tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale. Oggi, con questa politica dell'occupazione, che è di sola parte della maggioranza, si vuole far pagare un prezzo, si vuole consentire al Presidente Palomba di giungere fino alla fine della legislatura, passando sullo sgabello di Rifondazione Comunista. Questo unico risultato sarà che la legislatura probabilmente si salverà con Palomba Presidente, ormai non si potrà parlare neanche più di Palomba quinquies, quarter, terzo eccetera., sarà sempre un "Palomba semper"! Il problema è che la politica dell'occupazione, perseguita da questa maggioranza fino ad oggi, è una operazione virtuale, che l'unico risultato che ha dato è quello di aver consentito a Cogodi di essere l'unico vero occupato di questa politica virtuale, disastrosa! Che con il maestro e datore di lavoro Palomba, gli ha consentito di poter ancora operare e essere presente qui! Quindi la politica vera è che anziché mille posti di lavoro per i disoccupati, c'è un posto di lavoro per Cogodi fino alla fine della legislatura!

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Che il lavoro ce l'aveva già, peraltro, non era un disoccupato.

TUNIS Marco (F.I.). Quindi è disastrosa quando questa maggioranza non chiude neppure le leggi approvate in aula.

Abbiamo una legge sull'agricoltura che prevedeva il salvataggio delle aziende agricole. Or bene, tra errori di tipo macroscopico burocratico-istituzionale che, nonostante nella legge stessa fosse prescritto di mandarla in Commissione per esprimere il parere, quella legge è andata direttamente alla Comunità Europea. Stiamo assistendo a cose di ogni colore; anche, ed è sempre con la gestione Palomba, quando si trattò della legge per gli artigiani, si trattenne per tre mesi la lettera di invio alla Comunità Europea, e così quei provvedimenti a favore di quelle categorie, rallentarono e vennero applicati con grande ritardo.

Noi non riusciamo neanche a fare ordinaria amministrazione con questa Giunta! Facciamo delle gaffe colossali! La Commissione non si è voluta esprimere; solo per correttezza, nei confronti di un Assessore che faceva parte della Commissione stessa, abbiamo consentito quasi una ratifica, di dover esaminare questi provvedimenti per rispondere a delle osservazioni della Comunità Europea stessa. Or bene, a noi risulta che questi pareri espressi dalla Commissione, che questi pareri espressi dalla Giunta regionale, non siano stati ancora inviati alla Comunità Europea! Le categorie stanno morendo! Le banche hanno iniziato a strozzare! Le banche, per fare le furbe, hanno trasferito i debiti degli agricoltori a delle aziende specializzate nel recupero dei debiti! Chi pagherà più di tutti sono gli operatori del settore! Qui noi non abbiamo visto un provvedimento chiuso dal punto di vostra burocratico istituzionale. Non riusciamo, con questa maggioranza, neppure a perseguire questi indirizzi. Problema di un'altra legge che noi abbiamo fatto, e che ha visto coinvolta l'opposizione che ha votato a favore, la legge della pesca. Ci siamo battuti, ed anche questa, per una serie di errori, ci è stata restituita indietro.

Signori, il quadro politico che sto descrivendo è catastrofico! Bene farebbe a dare le dimissioni e a poter arrivare alle scelte dell'elettorato in maniera prematura, perché non riusciamo neppure a creare una ordinaria amministrazione! Noi non abbiamo più necessità di offrirci a professionisti della politica! Noi siamo in grado di dare il nostro contributo in maniera seria e costruttiva con il nostro atteggiamento positivo per questo tipo di legge, per questo provvedimento. Noi non vorremmo che per artifizi, che per procedimenti anomali, anche questa nostra volontà a favore degli operatori fosse frustrata dall'inefficienza di questa Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà

FALCONI (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi Consiglieri, io prenderò solo qualche minuto, non voglio spaziare, come il collega Tunis, nell'universo mondo e nell'intera legislatura. Voglio parlare, in questi pochi minuti, solamente di turismo e in particolare di agriturismo.

Prima mi preme fare una precisazione: si tende sempre a dare dell'economia in Sardegna, da alcune parti, una situazione a tinte fosche. Non è proprio così: il turismo in Sardegna, e questo io non lo annovero al merito esclusivo della Giunta Palomba e di questa maggioranza; evidentemente le bellezze della Sardegna hanno ancora di che attrarre il turismo continentale ed internazionale. E` l'unica regione in Italia che, per il quarto anno consecutivo, ha un trend di crescita che sfiora il 10 per cento per anno, quindi non mi pare il caso di descrivere anche questi settori allo sfascio e in regressione. Naturalmente in questi anni di crescita va anche dato atto che le cose sono state in una certa misura governate, e governate bene. Ma fatta questa precisazione vengo subito al problema odierno, un problema molto sentito - come diceva il relatore Marrocu - anche se l'aula in mattinata non è stata e non è molto attenta; inizialmente c'erano più presentatori di Legge che auditori alla discussione stessa. Ciò nonostante, anche io ritengo che questo provvedimento di legge sia molto atteso dal mondo turistico e dal mondo dell'agricoltura, proprio perché c'è la necessità di porre ordine ad un settore che ordine non ha.

Tutti noi concordiamo col fatto che l'agriturismo deve essere considerato una integrazione al reddito delle aziende agricole, ma questo bisogna sostanziarlo in legge, forse bisogna chiarirlo meglio. Oggi in Sardegna ci sono 400 aziende agrituristiche censite, ce ne sono sicuramente molte di più perché vi sono tantissimi abusivi. Solamente la zona più sviluppata turisticamente della Sardegna, cioè la Gallura, ha 70 agriturismi censiti e forse il doppio non censiti, in una zona peraltro non a vocazione agricola, quindi, questo deve farci pensare, non hanno quelle attività agrituristiche, e io non sono per chiuderle e per punirle, ma sono per regolamentarle diversamente. Una zona a così alta vocazione turistica e non a vocazione agricola vede la concentrazione di questo tipo di struttura.

In questi anni si è sviluppato, forse anche per necessità della gente di darsi uno sbocco, di inventarsi un lavoro, si è sviluppato il cosiddetto fai da te come azienda, tanto che soltanto il 15 per cento ha potuto ottenere dei finanziamenti regionali, l'85 per cento delle aziende agrituristiche non hanno mai ottenuto dei finanziamenti statali o regionali, anche questo la dice lunga, ma perché non potevano ottenerli? Perché non hanno i requisiti di base. Quindi, c'è un abusivismo che danneggia; chi lo fa? Un abusivismo che danneggia gli agricoltori, un abusivismo che danneggia gli operatori turistici, e in questo senso la legge è molto importante. Ed è importante soprattutto per gli agricoltori e per gli operatori turistici. Ci sono nell'articolato alcuni problemi che a mio avviso restano aperti se non correggiamo qualcosa.

Sul suolo aziendale: sul suolo aziendale c'è chi propone 5 ettari, c'è chi propone l'alzamento di questo requisito fondamentale, c'è chi invece propone l'abbassamento a 2 ettari. Io sono per un'altra considerazione, poi vedremo nell'articolato di sostanziarlo. Una cosa è avere 5 ettari da noi, cioè in Barbagia, altra cosa è averli nella piana del Campidano o nell'Oristanese; lì ha senso parlare di un'azienda agricola, di una estensione di 5 ettari, da noi 5 ettari come base di azienda agricola fanno solamente ridere. Quindi, la Sardegna è variegata e noi dovremmo uniformarci a questa varietà e a questa possibilità di sfruttamento della base aziendale.

C'è un altro problema aperto sui pensionati dell'agricoltura, che collocati in pensione hanno questa attività residua precedentemente avviata durante la loro attività agricola principale che, così come formulato all'articolo 3, mi pare, taglierebbe fuori tutti i pensionati. Su questo io vorrei un po' di attenzione. L'altro problema (io lo considero quello più importante) è quello di scindere il turismo rurale dell'agriturismo; ho già presentato degli emendamenti in questa direzione, peraltro concordati, che tendono a lasciare questa legge esclusivamente per regolamentare l'agriturismo, mentre il turismo rurale è altra cosa; l'agriturismo è fatto da imprenditori agricoli, il turismo rurale è fatto da imprenditori turistici, sono due cose diverse e come tali vanno trattate. Tanto che nella successiva legge che quest'Aula è chiamata a discutere, mi auguro oggi o domani mattina, noi troveremo gli articoli in larga misura presi anche da questa legge che regolamentano il turismo rurale.

Ci sono altri piccoli dettagli che chiariremo più in là nell'analisi dell'articolato e io voglio solamente richiamarli, c'è un problema urbanistico. Dove definisce il numero di posti letto massimi e minimi, ritengo che anche qui non vadano inventate cose nuove. Il punto di ristoro in zona agricola è consentito dalle leggi urbanistiche vigenti in un massimo di posti letto di numero 20, poi le camere possono essere 18, possono essere 3, possono essere 5, non è questa la materia del contendere; bisogna lasciare le cose ordinate dove le abbiamo già ordinate, lasciare e prevedere quindi un massimo di 20 posti letto per ogni struttura agrituristica. Mi avvio a concludere auspicando che questa legge, ne sono convinto, punti a snellire la procedura, a fare chiarezza e a porre argine al dilagante abusivismo, senza peraltro punire chi attualmente è considerato un abusivo. No, deve esclusivamente regolarizzare la sua posizione in modo da dare garanzie agli operatori dell'agricoltura e del turismo e in modo da effettuare in questo nostro mercato una concorrenza leale tra gli operatori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cadoni. Ne ha facoltà

CADONI (A.N.). Molto brevemente, anche perché non facendo parte della Commissione ho seguito solo ultimamente attraverso i testi la nuova legge; al dire il vero c'è da ricordare che la vecchia legge del 1986 era discriminatoria nei confronti di alcune località della Sardegna, infatti soprattutto nella provincia di Nuoro l'agriturismo si poteva praticare fino, credo, ad Orotelli e zone, cioè veniva limitato alle zone montane escludendo di fatto tutte quelle zone costiere, solo della provincia di Nuoro, che pur si prestavano a poter fare agriturismo, se per agriturismo si intende valorizzare la campagna, utilizzare la campagna e sfruttare soprattutto i prodotti della campagna. A differenza la provincia di Oristano aveva un grosso numero di aziende agrituristiche, se così si possono chiamare, lungo le coste, a due passi dalla provincia di Nuoro, partendo da Tresnuraghes, verso Cuglieri e Oristano; aziende agrituristiche sulla carta perché di azienda non avevano niente e molte volte si limitavano ad un capannone dove si improvvisavano veri e propri banchetti e matrimoni, in totale sfregio della legge, ma soprattutto in concorrenza sleale contro gli operatori turistici della zona che pur avendo tutti i requisiti per poter fare il turismo vero e proprio venivano danneggiati da questi che, avvalendosi del titolo di agrituristi, di fatto facevano una concorrenza sleale. Questo per quanto riguarda la vecchia legge; io mi auguro che la nuova legge, così com'è stata formulata, vada a sanare
quelle discriminazioni, ma soprattutto la vecchia legge aveva portato ad un abusivismo leale, anche alla concorrenza, come dicevo prima, ma soprattutto all'assenza di una qualsiasi norma igienica, infatti si operava in zone, ambienti ed aziende dove non era previsto un minimo di norma igienico-sanitaria, addirittura totale assenza di un servizio igienico ed utilizzando la campagna per tutti quelli che erano i bisogni delle persone. Soprattutto è stata snaturata quella che è la legge, cioè l'utilizzo dei prodotti aziendali e della conoscenza della zona, cioè quel rapporto che deve esserci tra turismo balneare e turismo montano; si è parlato sempre anche con le comunità montane di fare questo collegamento mare-montagna, l'agriturismo sarebbe dovuto servire soprattutto a fare questo collegamento mare-montagna, utilizzando il turismo vero proprio marinaro col turismo montano. Nella nuova legge che dovrebbe andare a sanare tutte queste cose, bisognerebbe mettere un limite soprattutto per quanto concerne l'abusivismo, soprattutto per quanto riguarda anche le dimensioni, perché un'azienda, come diceva l'onorevole Falconi poco fa, va differenziata perché per la Barbagia e il Nuorese, 5 ettari sono irrisori, mentre nel Campidano 5 ettari sono più che sufficienti per un certo tipo però di agriturismo. Dico un minimo di 5 ettari, anche perché al di sotto dei 5 ettari io non riesco a capire quale produzione interna si potrebbe avere. Con 5 ettari quale carico di bestiame potrebbe avere un'azienda per poter soddisfare quel minimo mensile di macellazione che è indicata nella legge? Se non ricordo in 5 ettari in un anno ci possono campare due vacche e sei pecore, non di più. Quindi, se noi andiamo a parlare di macellazione di 3 bovini all'anno io vorrei sapere in quale azienda di 5 ettari, se non sia un'azienda intensiva come nel Campidano, si possa fare agriturismo in quelle dimensioni e con quelle quantità.

Ma soprattutto bisogna specificare che l'agriturismo deve essere a titolo principale, ma non significa che nel titolo principale deve essere privilegiata l'attività vera e propria agricola, perché giustamente più si produce e più si vende, e vanno di pari passo, perché è inutile produrre molto e non vendere niente, un limite viene fatto naturalmente; se l'azienda non riesce a produrre dieci capi di bestiame non li può neanche vendere, a meno che non si consoci con un'azienda limitrofa e faccia una specie di consorzio o di cooperativa. Diversamente già di per se stessa l'azienda può vendere quello che produce, se lo spirito della legge è quello. Un'azienda di 5 ettari può vendere soltanto quello che si può produrre in 5 ettari; non si può vendere oppure smerciare quello che si produce in 100 ettari, perché questo significa importare, e soprattutto significa importare non da aziende sarde, perché da aziende sarde se è vero che non si riesce a vendere, si importa dal continente, dunque si andrebbe a favorire il commercio di carne, di volatili e di qualsiasi tipo di carne del continente. Ed allora, l'azienda sta sul mercato, l'azienda agrituristica sta sul mercato per quello che produce e non può andare oltre a quello che produce, perché diversamente sta snaturando quello che è lo spirito della legge.

Per quanto riguarda il turismo rurale, diceva giustamente l'onorevole Falconi, non si può confondere, mentre là è a titolo principale l'attività agricola, nel turismo rurale può essere anche al di sotto dei 5 ettari l'importante è però che si privilegi sempre la vendita dei prodotti sardi anche se non prodotti nella stessa azienda, dunque un limite di un ettaro o due ettari, potrebbe essere anche un punto di ristoro in zone caratteristiche, dove l'agriturismo si potrebbe integrare col turismo rurale. Cioè uno dall'azienda agrituristica può andare a visitare un'azienda dove si pratica il turismo rurale perché là ci trova quella fonte, ci trova quel nuraghe, ci trova quel villaggio, ci trova quella chiesa, un qualcosa di monumento che può anche far conoscere la Sardegna per quello che è. Mi sembra di aver finito e mi riservo di intervenire durante gli articoli, perché credo di aver detto tutto quello che potevo dire.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Molto brevemente, si è parlato di capacità della Giunta Regionale e del Consiglio di produrre provvedimenti atti a favorire l'occupazione. Oggi stiamo discutendo di agriturismo, una legge a mio avviso fondamentale, peraltro licenziata già da diverso tempo dalla Commissione competente, e ritengo che questa legge possa essere un valido strumento per il rilancio della occupazione e soprattutto per il mantenimento della occupazione già esistente nel settore agricolo. Da tempo si è affermato che l'attività agrituristica deve essere un'attività complementare all'attività agricola, ma anche in quest'Aula abbiamo più volte ribadito sui problemi dell'agricoltura, le difficoltà che ha l'agricoltura sarda di reggersi nel mercato, e della necessità di trovare strumenti complementari a supporto della stessa attività agricola.

Per cui ritengo che questa legge possa essere un valido supporto come opportunità di sviluppo e di consolidamento di questa attività. Come ritengo che possa essere una notevole fonte di integrazione di reddito dell'imprenditoria agricola. Peraltro si presuppone che la presente legge possa diventare anche fonte di rilancio delle attività e dei servizi soprattutto nelle zone interne, soprattutto in quelle zone che sono sprovviste di vere e proprie strutture ricettive e turistiche. Queste non perché le stesse attività agrituristiche debbano andare in conflitto con le attività ricettivo-turistica, ma perché, come è provato ormai in tutti i paesi europei, dove vi sono possibilità di ricettività di servizi da dare ai turisti, si vede che sempre più frequentemente vi è anche lo stimolo di crearne altri, nel senso che si crea quel volano di conoscenze del territorio e di trasmissione delle conoscenze che permette una veicolazione delle persone molte più grande rispetto a quella che vi è attualmente.

Oltre a questo, la presente legge si può anche inserire come strumento di recupero di strutture agricole da tempo dismesse; anche l'agricoltura in Sardegna ha fatto molti passi in avanti, anche se tutti la consideriamo ancora inadeguata ed arretrata rispetto al livello ottimale che detto settore dovrebbe aver raggiunto, e per cui parecchie strutture nelle nostre campagne risultano sottoutilizzate. Perché? Perché mentre prima si adoperavano tante strutture per l'ammasso e per la stessa conduzione del fondo, venivano operati sistemi alquanto arcaici che però necessitavano di strutture, oggi questi elementi sono superati e ci troviamo di fronte alla capacità di poter riattare una serie di strutture che possono essere agevolmente messe a disposizione di questa attività complementare, qual è l'attività agrituristica.

La legge, peraltro, prevede una serie di semplificazioni delle procedure e, a mio avviso, rende anche chiarezza rispetto ai casi di abusivismo e soprattutto a quei casi di agriturismo mascherato, nel senso che permetteva l'aggiramento delle norme che regolano la materia, per cui permetteva l'attivazione di attività agrituristiche che però di agriturismo non avevano assolutamente nulla.

Per cui mi è sembrato giusto, doveroso e alquanto puntuale il licenziamento da parte della Commissione di questa proposta di legge, perché dà la possibilità di regolamentare un settore che non soltanto può dare opportunità di sviluppo, ma soprattutto deve dare possibilità di certezze del diritto a chi questa attività deve poter svolgere, proprio come attività complementare all'attività agricola. Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti al provvedimento che vanno in questa direzione e che precisano più concretamente quali sono gli strumenti che possono dare maggiore certezza che l'attività di agriturismo venga svolta dagli agricoltori e non da soggetti che per prendere questa occasione si trasformano in agricoltori, e soprattutto reca una serie di norme che meglio precisano alcuni punti dello stesso articolato. Non sono emendamenti che travolgono assolutamente il testo, sono soltanto alcuni emendamenti correttivi che a noi sembra che siano più consoni per dare più completezza al testo che stiamo per approvare. Penso che, con l'approvazione di questo provvedimento, questo Consiglio Regionale fa un grande passo in avanti in favore dello sviluppo e dell'occupazione, dopo questo provvedimento abbiamo l'altro provvedimento sulle attività ricettive extra alberghiere anche quello è un testo che si indirizza verso la valorizzazione del bene ambientale quale è il nostro territorio, così come ritengo fondamentale l'approvazione del testo dell'agriturismo perché penso che sia un elemento fondamentale per la valorizzazione e per la fruizione del patrimonio ambientale e della stessa attività agricola. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Vassallo. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, la legge ha il pregio di normare su un'attività economica che non è di scarsa rilevanza, però, forse non coglie interamente la realtà del fenomeno. In Sardegna l'agriturismo è un'attività praticata da due tipi di aziende agricole completamente diverse, le aziende agricole che hanno una consistenza e una vitalità e che entrando in questo settore accrescono la produttività e i redditi, e invece la maggior parte delle aziende agrituristiche sono aziende agricole profondamente marginali e, in qualche caso, proprio al limite della sussistenza, per cui l'attività agrituristica diventa di fatto l'attività che dà più reddito e che dà più occupazione.

L'impostazione della legge tende chiaramente ad estromettere queste ultime aziende, però, notiamo che se queste aziende molto spesso abusano del termine agrituristico, perché pur partendo da una mini azienda agricola effettuano attività turistiche o sedicente tale, però questo tessuto di aziende agricole molto spesso si sta trasformando in un tessuto di piccole aziende ricettive che non hanno più legami col mondo agricolo. Ora, questa legge, in particolare l'articolo 26 delle disposizioni transitorie, anziché agevolare e definire questo fenomeno fissando termini troppo brevi, crea una situazione per cui molte aziende chiuderanno e non si trasformeranno, credo che questi punti vadano valutati con molta attenzione. Il settore dell'agriturismo come oggi è infatti un settore che crea imprenditorialità turistica, perché la famiglia agricola che viene espulsa dal mercato agricolo in cui è sempre più difficile competere, che ha queste aziende marginali al mondo agricolo, dopo aver sperimentato le prospettive dell'attività turistica decide molto spesso di impegnarsi in questa attività abbandonando completamente l'attività agricola. Credo che questo è un fenomeno che va valutato, è un fenomeno positivo, è un fenomeno che va accompagnato da questa legge.

Detto questo, io credo che il giudizio complessivo della legge debba essere positivo, però, chiaramente definendo certi punti, per esempio il problema degli ettari minimi per la configurazione della azienda agrituristica è un argomento che già in questa prima fase di discussione ha portato ad un approfondimento che occorre tradurre in norma, perché è stato evidenziato che un numero minimo di ettari non significa assolutamente niente, perché l'agricoltura in Sardegna ha tipologie estremamente varie; vi possono essere aziende di pochi ettari fortemente produttive, aziende serricole o di allevamento intensivo, ed aziende di centinaia di ettari che sicuramente non sono in grado di fornire agli agrituristi nemmeno una minima parte dei generi che vengono consumati; per cui probabilmente il criterio degli ettari è un criterio che va abbandonato, comunque occorre che vada derogato secondo criteri di produttività agricola e di connessione con l'azienda agricola, su cui forse un attimo di sosta e di approfondimento è necessario.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Bonesu. E' iscritto a parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.

LORENZONI (Popolari). Grazie signor Presidente; io sono dell'opinione già espressa dai colleghi Cadoni e Falconi che una cosa è parlare di turismo rurale ed altra cosa è evidentemente parlare di agriturismo. L'agriturismo è attività della azienda agricola in pieno ed è conosciuto questo dalla legge nazionale ed invece il turismo rurale è competenza dell'operatore turistico, quindi, siamo in presenza di due cose profondamente diverse anche se possono avere tra di loro qualche attinenza. E` per questo che io già in sede di Commissione mi ero pronunciato per la necessità di scindere la trattazione dei due argomenti perché proprio c'era questa differenziazione di base. Noi oggi discutiamo di una materia, a mio avviso, molto importante; una materia che, a seguito della legge numero 32 del 1986, dobbiamo considerare che sono passati circa 12 anni, io non so se i legislatori di allora, i colleghi di allora, avessero preso in seria considerazione il fenomeno dell'agriturismo, se avessero potuto valutare quale poteva diventare la potenzialità di quel settore.

E' comunque un dato di fatto ed è una considerazione che, nel corso di questi 12 anni, il settore dell'agriturismo si è sviluppato. Si è sviluppato molto e qualche volta anche in maniera scorretta; su questo aspetto è necessario fare delle valutazioni che devono riportare oggi, in sede di esame di una nuova legge, attenzione alla disciplina del settore. E` vero che noi abbiamo avuto una crescita corretta per alcuni aspetti e la creazione di operatori agrituristici anche di competenza e di valore, ma è vero altrettanto che vi è stato un proliferare di esercizi mascherati di agriturismo e che con l'agriturismo non avevano niente a che fare.

Voglio dire per tradurre in pratica, noi abbiamo avuto molti esercizi dediti alla ristorazione, dove a livello di produzione non producevano neanche il prezzemolo con il quale venivano conditi alcuni piatti. Ed allora, è necessario ed è questo che la legge affronta, secondo me, con grande serietà, dare una disciplina seria al settore.

Io credo che si debba riconoscere che, grazie ad alcuni operatori di valore, grazie ad organizzazioni professionali agricole che hanno costituito delle associazioni nel settore, ci sia stata in questi 12 anni in Sardegna una crescita importante del fenomeno sino a diventare, non una alternativa al turismo, perché sarebbe sbagliato individuare l'agriturismo in una alternativa al turismo, ma sicuramente una forma di integrazione intelligente di utilizzo serio del territorio della Sardegna in funzione di un'attività che è quella turistica che, giustamente sottolineava il collega Falconi, è un'attività in crescita, un'attività che sta dando reddito alla Sardegna e che sta dando anche interessanti risultati sotto il profilo occupativo. Ed allora, questa legge arriva con queste considerazioni di base; considerazioni di base che devono portare l'attività agrituristica, che deve essere e rimanere assolutamente attività dell'azienda agricola, devono portarla però ad un miglioramento delle condizioni strutturali. Quando parlo di condizioni strutturali è evidente che noi dobbiamo guardare con attenzione a quella che è la sistemazione dell'azienda in quella che è la fase di offerta verso l'ospite che viene e decidere di fare vacanza in campagna. E quindi, verso l'ospite che decide di fare vacanza in campagna noi dobbiamo avere il riguardo di presentare un'azienda ordinata dove ci siano i servizi, dove il meccanismo di accoglienza sia veramente tale. Ed è quindi necessario per fare questo, dotarsi di una legge che dia queste possibilità, ed è necessario prevedere all'interno della legge anche gli adeguati incentivi economici perché l'operatore agrituristico possa portare avanti queste iniziative. La legge numero 32 in 12 anni ha speso pochissimo, anche perché probabilmente la Regione non ha creduto appieno a quella che poteva essere la potenzialità dell'agriturismo in Sardegna, tanto è vero che in certi momenti non abbiamo neppure concretizzato la convenzione con le banche per la distribuzione di quell'aspetto minimale, mi pare che ci fosse un miliardo a disposizione per l'intera Sardegna.

Io credo che questa legge invece individui nella attività agrituristica un'attività importante per lo sviluppo della Sardegna ed anche un'attività importante per quello che può essere il ritorno occupazionale. Bisogna guardare all'agricoltura non solo nella maniera tradizionale in cui eravamo abituati ad esaminare il comparto, ma ipotizzando che dalla attività agricola, dalla produzione di prodotti biologici, dalla produzione di prodotti di alta qualità ci possa essere veramente un ritorno in termini economici e un aumento della occupazione. L'agriturismo si colloca all'interno di questa scelta!

Dobbiamo anche ipotizzare, vedere e considerare che nel corso di questa legislatura avendo approvato la legge sulla caccia, che spero tra qualche giorno possa essere dichiarata definitivamente operativa, ed avendo fatto la scelta intelligente di prevedere all'interno della stessa legge le agrituristico - venatorie, questa legge possa integrarsi con delle scelte, integrarsi anche con termini operativi ed anche in termini di produzione, con scelte che noi abbiamo già fatto. Credo che nella sua sostanza la proposta di legge, posso dire sia ben fatta. Probabilmente in sede di discussione particolareggiata dall'articolato saranno necessari alcuni emendamenti per correggere alcune cose, ma lo spirito è sicuramente quello di procedere e di disciplinare in senso positivo per l'azienda agricola, e non solo per l'azienda agricola ma la maniera e la ragione per evitare sleale concorrenza con gli operatori turistici che invece devono fare altro. Ritengo peraltro necessario che successivamente si esamini anche la parte relativa al turismo rurale perché questo ci consente di utilizzare la legislazione comunitaria di riferimento e che quindi, anche questo settore dell'operatore che intende investire in agro nel rispetto della legislazione urbanistica vigente, sia un aspetto importante e che possa essere economicamente significativo per la Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.

CARLONI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, due parole per illustrare la mia posizione in Commissione, ed anche del Gruppo, per chiarire innanzitutto che anche io concordo con quanto ha detto chi mi ha preceduto, ed anche adesso il collega Lorenzoni, sul fatto che il turismo rurale abbia poco o niente a che vedere con la legge di cui ci stiamo occupando, e cioè con l'agriturismo, per cui debba essere stralciata ed osservata in un tempo successivo.

Due parole per dire che questa legge sta sostituendo una legge del 1986, la quale, per altro, con una sollecitazione che raramente ho visto capita in questa aula, era stata emanata ad un anno di distanza da quella nazionale del 1985. In questo caso invece, a distanza di dieci anni da quella nazionale, si è sentita la necessità di introdurre una nuova normativa, e c'è da chiedersi se era opportuno o meno che fosse necessario introdurre completamente una legge per regolamentare una materia che era già prevista da una legge nazionale e da una regionale, o se pure fosse sufficiente emendare quella esistente, così come, per altro, uno dei progetti di legge aveva fatto - quello di Loddo -, o addirittura studiare un tipo di normativa completamente differente da quella che si era seguita fino ad oggi. E nel caso di specie c'è un progetto come quello di Lorenzoni, che io avevo elogiato in Commissione, e torno a dire anche qui, perché a mio avviso è questo il modo corretto di procedere: chiarirsi due o tre concetti a sussidio della legge nazionale del 1985; due o tre concetti per stabilire quali fossero effettivamente i principi cardine che inquadrassero il fenomeno dell'agriturismo, e il resto delegarlo tutto e completamente ad un regolamento corposo e qualificato, come quello presentato dallo stesso Lorenzoni, che avrebbe impedito di trovarci di fronte a delle storture, come quelle che troviamo in questa legge, poiché c'è una anomalia: di fronte a quattro progetti di legge, di cui uno dello stesso Assessore all'agricoltura dell'epoca, del 1966, seguito e stravolto da uno stesso progetto di legge dello stesso Assessore, portato quando già la Commissione si stava occupando di diversi disegni di legge, compresi quelli dello stesso Assessore.

Si è sentita la necessità di presentare quattro o cinque progetti di legge per surrogare la legge del 1986, venendo meno però ai punti fondamentali che la legge avrebbe dovuto porre per chiarire quelli deficienti del 1986. In sostanza, nel corpo della legge non si è chiarito con sufficienza, non si è mai detto, e lo si è visto qui da chi mi ha preceduto, non si è riusciti a definire con chiarezza quali siano i criteri di complementarità e sussidiarietà, che avrebbero indotto la legge ad autorizzare l'esercizio dell'agriturismo in funzione di una struttura agraria, e qui c'è il difetto di fondo di questa legge.

E` detto anche nella relazione, che uno dei motivi - ed è apparso anche qui da ciò che ha detto chi mi ha preceduto - era quello di sussidio ad una agricoltura deficiente che sta andando in crisi; per cui diamo una mano agli agricoltori in crisi, e, per altro, crisi in questo caso sembra che non ce ne sia stata, dal momento che mi si dice che ci sono 400 persone che esercitano l'agriturismo in Sardegna. Per cui l'esigenza di questa legge è sì di agevolare l'agricoltura in crisi o le piccole aziende in crisi, e altresì di regolamentare gli abusivi. Allora a me sembra che non si sia dato nessun concetto chiaro, perché se si va a leggere l'articolo nel quale si dice quando è che si deve ritenere prevalente il reddito sussidiario rispetto a quello dell'agricoltura, la legge fa un buco nell'acqua, perché nel momento in cui non siamo in grado di definire qual è l'azienda tipo alla quale fare riferimento come principio di questa legge, nessuno è convinto o sa dire quale sia l'estensione esatta: 5, 2, 10. Non c'è un criterio obiettivo, per cui, già stabilire in legge che un certo ettaraggio è quello minimo o quello sufficiente o quello ideale per l'azienda agrituristica, non c'è accordo né in Commissione né nel testo della legge, perché non lo si dice. Allora quando si deve riferire ad una azienda di tre o quattro persone, parlare di parametro eccellente per definire qual è il reddito superiore, e parlare di produzione lorda vendibile in una famiglia che ha due ettari di terreno, mi sembra veramente arduo o soltanto ipotetico poter andare a controllare se una famiglia di quattro persone ha una produzione lorda vendibile annua paragonabile a quella del reddito che si produce per le aziende agrituristiche. Quindi uno dei criteri fondamentali è saltato. Così come io dico, e lo ripeto, anche nel corso di altre leggi, è indispensabile che si creino dei regolamenti contestuali o quasi contestuali, e che regolino la materia, perché anche in questo caso si è voluto andare oltre a quella che è la potestà legislativa; si sta facendo un regolamento, e un regolamento mal fatto, perché quando in un articolo della legge ci si deve abbassare a dire che si possono macellare 50 capi, e un altro fa un emendamento e dice 40, allora si cade nel ridicolo e nell'assurdo. E quando si ha da stabilire che i pasti devono essere 30 c'è un altro criterio che veramente, quando andremo all'articolato, sarà opportuno che qualcuno lo chiarisca. Io non ho capito qual è il criterio in base al quale si debba arrivare ad un numero di 60 pasti quotidiani per un'azienda agrituristica. Veramente ci vuole una certa capacità matematica; io non l'ho capito, e qualcuno può darsi che dopo me lo spiegherà.

Quando non c'è certezza su questi punti, allora si deve avere il coraggio - come c'era nel progetto di Legge Lorenzoni - stabilire dei punti chiari e delegare, perché nel regolamento si possono scrivere molte più cose di quelle che sono dette nella legge; e quando la legge la si vuol far diventare regolamento diventa ridicolo, come quando in legge si voglia stabilire, con criteri anodini, qual è il numero delle piazzuole da stabilire. Io dico che in questo caso si sta abbassando il livello della legge: questo per quanto riferito ai posti letto e agli altri.

Un'ultima osservazione critica nei confronti di questa legge, è perché in Commissione, oltre che su questi criteri della complementarità, si è discusso a lungo, e senza nessun risultato unanime, sul fatto che se è un'istituzione che deve essere protetta, che se è, come qualcun altro dice, un'istituzione che sta tirando e che va di per sé e che va regolata, allora deve essere fatta una scelta fondamentale, se vogliamo ritornare al vecchio sistema di ricalcare la vecchia legge, che prevedeva un 30 per cento di contributo a fondo perduto, oppure di andare a ridiscutere per sedute intere, se era bene portarlo al 35 o al 40, oppure se era opportuno fare una scelta politica e dire: "è un qualcosa che ha una sua vitalità in sé e va aiutata, ma va aiutata concretamente". Allora noi in Commissione avevamo fatto una scelta, e ribadiamo, che per incentivare l'aspetto imprenditoriale, anche il minimo che ci possa essere in un'azienda, il modo corretto è quello di concedergli non una ma due mani nel concedere mutui agevolati, così come è stato previsto; però escludere il contributo, e tanto meno, escludere il contributo come in qualche caso è stato fatto anche presentando emendamenti, di aumentare ancora il tetto; per cui si è resa necessaria l'opportunità dell'inserzione di un articolo che dica che il contributo va concesso, ma dando attenzione a non sforare la normativa CEE perché ci potrebbero dare in testa. Allora, evitando tutto questo, ed incentivando la capacità imprenditoriale, io dico che è opportuno dare un aiuto, ma dando un aiuto con mutui agevolati, cioè incentivare chi effettivamente ha voglia di lavorare, perché si ripresenterà inevitabilmente il problema che se si danno dei contributi, andando a fare anche qui un semplice calcolo matematico, i miliardi, se dovessimo adempiere a tutte le esigenze di tutte le aziende già esistenti che hanno diritto di accedervi, e quelle che certamente, con lo scopo dell'incentivo si formeranno, io dico che a questo punto ridiventerà un'elemosina; per cui io dico che bisogna mettere in competizione le aziende, e non creare le premesse perché si riverifichino favoritismi, perché non essendoci fondi sufficienti ci sarà una gara e manca anche qui il regolamento, ed ecco perché ci lamentiamo, così come avevamo fatto all'epoca, e ci eravamo lamentati con l'assessore Paba per la distribuzione dei fondi sull'agricoltura. Si è verificato quello che si temeva: non costituendo un regolamento contestuale si è verificato quello che si è verificato, cioè che le domande esorbitavano di dieci volte quello che la Regione era disposta ad offrire, e in questo caso, se ripercorriamo la stessa strada, riandremo allo stesso risultato, e cioè che si verificheranno delle situazioni di prevaricazione nei confronti di chi avrà modo, prima degli altri, con sistemi più o meno furbi, di accedere al credito Ed allora noi siamo per la soluzione, e in questo senso abbiamo presentato un emendamento, di incentivare chi ha la voglia e la capacità di lavorare, per cui mutui sì e contributi no.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Signor Presidente, solo qualche osservazione di carattere generale, perché credo di non avere la competenza per entrare in merito ai problemi tecnici dell'agriturismo, comunque qualche riflessione io l'ho fatta nel leggere la relazione che accompagna il disegno di legge.

La considerazione che mi viene in mente subito è quella relativa, che ha affrontato, tra l'altro, il collega onorevole Carloni, che è il problema della sussidiarietà: vedere ed accertare se l'attività di agriturismo è attività principale o attività complementare. Mi pare che gli elementi indicati non siano tali da consentire questa determinazione Infatti mi pare che si faccia il confronto tra valore aggiunto dell'attività agrituristica e valore della produzione lorda vendibile. Io credo che non siano elementi omogenei che consentano di operare questa scelta; allora io vedrei non tanto la determinazione che sia agriturismo basata su questi elementi, ma la baserei sulla fornitura dei generi che vengono utilizzati nella preparazione degli alimenti. Non si può concepire che la carne che viene utilizzata venga acquistata. La carne deve essere di produzione diretta dell'imprenditore dell'agriturismo. Non si può concepire neanche il pane che venga acquistato, deve essere prodotto all'interno dell'azienda. Ma mi pare che sia discutibile anche il discorso che possa acquistarlo da aziende collaterali. E` agriturismo, cioè prepara gli alimenti con produzione propria, ma allora non può andare ad attingere le derrate necessarie neanche da aziende similari, le deve produrre direttamente.

Questo discorso io credo che farebbe giustizia anche del problema della superficie di 5 ettari, problema affrontato e messo in evidenza da altri colleghi che hanno detto una cosa: una cosa sono i 5 ettari in una determinata zona produttiva, altra cosa è 5 ettari in altra zona produttiva, dove il reddito tra le due aziende, entrambe di 5 ettari, non è comparabile perché si tratta di aziende il cui reddito è assolutamente diverso. Quindi mi pare che il punto di riferimento preciso sia proprio quello della produzione propria: i cibi devono essere confezionati con produzione propria; diversamente stiamo facendo commercio, non agriturismo, ed allora si deve chiedere un altro tipo di autorizzazione. Anche in merito all'autorizzazione rimango un po' perplesso, perché la legge rimanda ai comuni l'accertamento dei requisiti. I nostri comuni sono in grado di accertare questi requisiti? Hanno il personale che consenta loro di fare questo tipo di accertamento, o sono ben lontani? Creiamo altre spese ai comuni senza fornire loro i mezzi finanziari? Le mie sono delle domande alle quali vorrei risposte da parte di coloro che hanno promosso la discussione della legge.

Sia ben chiaro che in linea generale sono favorevole all'approvazione di una legge in questo settore, però con tutti gli accorgimenti necessari.

Un altro punto estremamente delicato è quello del finanziamento: finanziamento con mutuo agevolato o finanziamento attraverso contributi a fondo perduto? Oppure l'uno e l'altro? Io accentuo il discorso che già ha fatto l'onorevole Carloni poco fa. Lo accentuo in questo senso: noi non facciamo altro che incoraggiare attività che sorgono in modo non economicamente valido. Se io do 300 milioni - questa è la cifra massima consentita come contributo - noi vedremo la corsa per avere i 300 milioni da parte di molti richiedenti; se, viceversa, noi 300 milioni a fondo perduto non li diamo a nessuno, io credo che gli imprenditori agricoli, prima di intraprendere la costituzione di una azienda che possa fornire l'agriturismo, faranno il proprio conto economico, e vedranno se l'attività è in grado o no di coprire i costi. Quindi dare dei mutui a tasso agevolato sta bene per incoraggiare l'attività, ma colui che contrae il debito con la Regione, deve restituire interamente il capitale di cui ha avuto bisogno per impiantare l'azienda.

Onorevoli colleghi, siamo al limite, con aziende che campano solo di assistenzialismo. Creiamo anche qui delle aziende assistite, perché quando noi diamo 300 milioni di contributo stiamo ancora creando delle aziende assistite. E` proprio il caso di continuare imperterriti su questa strada quando diciamo che dobbiamo entrare in un mercato nel quale la concorrenza assume un'importanza determinante? E qui mi rivolgo in particolare all'Assessore del bilancio e alla programmazione economica. Ieri sera, se non ricordo male, l'Assessore ha parlato in Commissione, non in Consiglio, del fatto che è il caso di pensare ad organizzare, ristrutturare le entrate della Regione. Credo che abbia perfettamente ragione perché non possiamo affrontare il problema delle spese senza conoscere perfettamente le entrate. Noi stiamo operando da anni in questo modo: stabiliamo le spese, se le entrate sufficienti ci sono va bene, e se non ci sono contraiamo debiti. Io credo che siamo arrivati al limite in questo discorso, lo vedremo quando approfondiremo ancora il problema del buco di cui ha parlato la stampa, ma io ritengo che possiamo già affrontare questo problema e dire che l'indebitamento della Regione ha assunto dei livelli di insopportabilità, per cui noi non ci possiamo ulteriormente indebitare. Allora, anche sotto questo profilo, io ritengo che noi facciamo cosa giusta nei confronti di tutta la comunità. Noi dobbiamo pensare che a fianco degli imprenditori che intenderanno esercitare l'agriturismo ci sono disoccupati, e i disoccupati chiedono lavoro, e il lavoro noi lo dobbiamo dare attraverso investimenti, investimenti sani, e non dando premi a nessuno. E` passato il tempo in cui noi potevamo elargire, aprire le corde della borsa della Regione, e dare quattrini a tutti. Oggi non ne possiamo dare. Prima di dare soldi dobbiamo accertare che chi chiede i soldi li utilizzerà per produrre e li renderà alla Regione, perché c'è tanta altra gente che aspetta di avere gli stessi benefici regionali. Grazie.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

FERRARI (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Molto brevemente vorrei trattare quei punti che sono stati trattati dai colleghi e che ritengo essenziali, riservandomi poi di intervenire sui singoli articoli, perché in questo modo ci si capirà meglio.

I punti che mi sono segnato sono questi: leggi, legge o legge e regolamento, dimensione in relazione ai requisiti dell'imprenditore, principalità dell'attività agricola rispetto a quella agrituristica, agriturismo e turismo rurale, misura dei sussidi".

Per quanto riguarda la questione: se fare una semplice legge - seguita ovviamente da direttive della Giunta - oppure una legge e un regolamento, si è discusso molto in Commissione, il problema è stato superato in Commissione. Io oggi non ho altro da aggiungere oggi, semplicemente constato che se è passato tanto tempo per discutere della legge oggi, figuriamoci quanto ne passerebbe se dovessimo discutere anche il regolamento. La risposta che do io è questa.

Dimensione. Sulla dimensione ci potremmo soffermare a lungo. Io ho sentito cose sagge e corrette da parte dei colleghi. Per esempio si è detto che la dimensione va vista anche, ovviamente, in relazione alle coltivazioni: se sono produzioni di tipo intensivo o se sono produzioni estensivo, se si tratta di una azienda irrigua o di una azienda in asciutto. Quindi i problemi esistono, ma se poi dovessimo rapportare i posti letto e i parametri di ospitalità complessivi a questa distinzione tra azienda di un tipo, azienda di un altro e di un altro ancora, dovremmo complicare moltissimo questa legge.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(Segue FERRARI.) Allora è opportuno introdurre un minimo, e ritengo che il minimo introdotto attualmente previsto di 5 ettari, debba essere ridotto a 3 ettari, perché è vero, questo lo possiamo documentare, che ci sono tante aziende di 3 ettari, e forse anche meno di 3 ettari, che, in relazione alle produzioni che fanno, alle coltivazioni che attuano, sono in grado di soddisfare quel minimo di ospitalità che noi prevediamo per le piccole aziende. Però la dimensione va vista anche in relazione ai requisiti dell'imprenditore. L'imprenditore deve, cioè, essere un imprenditore agricolo a titolo principale, regolarmente iscritto nei ruoli previdenziali. E questo è l'elemento più importante, cioè, che cosa deve essere l'attività di agriturismo? Attività complementare all'attività agricola. Allora un imprenditore iscritto regolarmente nei ruoli previdenziali dei coltivatori è un imprenditore agricolo, esercita una attività agricola, e in questo senso l'attività agrituristica diventa complementare.

Però c'è anche l'altro aspetto: c'è un articolo che precisa che cosa si intende per parità dell'attività agricola rispetto a quella agrituristica. Si è discusso anche di questo aspetto. Bene, l'azienda produce tot di produzione propria; la produzione dall'agriturismo, cioè il reddito lordo che entra dall'agriturismo non deve essere superiore al reddito lordo che proviene dalla mia attività principale di agricoltore. Cioè, se io produco agnelli, devo valutare il valore dell'agnello prodotto nell'azienda; poi non posso rivalutare il valore dell'agnello venduto, ma semplicemente quello che in più mi entra dopo che io somministro l'agnello nei pasti che somministro. Quindi ricavo lordo dell'attività agricola - per meglio dire - che deve essere superiore a quanto di aggiunto di ricavo io ho dalla pratica dell'attività di agriturismo.

Io sono d'accordo col fatto che l'agriturismo debba essere distinto dal turismo rurale, sono due cose nettamente diverse: l'agriturismo è l'attività esercitata dall'agricoltore a titolo principale; il turismo rurale è un'attività ricettiva, è - come dire - attuata in campagna, in spazi rurali, in ambiti rurali. Mi soffermo un attimo sulla misura dei sussidi per dire che sono d'accordo con chi sostiene che gli aiuti previsti dal programma operativo plurifondo per l'agriturismo, che sono praticamente contributi a fondo perduto in misura del 75 per cento rispetto all'investimento, che sono una cifra notevole, e che se noi applicassimo, rapportandolo ad un massimale di 300 milioni, il che vuol dire 200 milioni a fondo perduto, e in relazione alle somme di cui disponiamo nel POP e alle somme di cui disporremmo in questa legge, noi soddisferemo le richieste di pochissime aziende. Allora io sono dell'opinione che il massimale dei 300 milioni previsto per il POP dalla legge numero 8 vada ridotto a 200 milioni, per cui il 75 per cento significa 150 milioni, e che invece il contributo previsto da questa legge, che era del 35 per cento in modo indifferenziato tra zone svantaggiate e zone non svantaggiate, venga portato al 45 per cento per le zone svantaggiate che coprono la gran parte della Sardegna, e al 35 per cento per le zone non svantaggiate, e lascerei il massimale a 300 milioni. Il che vuol dire che il 45 per cento su 300 milioni mi porta a dare un contributo di 135 milioni, con una differenza di soli 15 milioni quindi rispetto a quanto previsto dal POP, se apportiamo queste modifiche. In questo modo le richieste sono portate un po' tutte quasi allo stesso livello, sia che siano sulla legge che stiamo approvando, sia che siano sui provvedimenti del POP, e avendo ridotto anche complessivamente gli aiuti, sostanzialmente siamo in grado di soddisfare un maggior numero di richieste. Queste sono le cose che intendevo dire e mi riservo di precisare meglio durante la trattazione dei singoli articoli. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie assessore Ferrari, dovremmo passare alla votazione per il passaggio agli articoli, ma è stato chiesto di soprassedere per qualche frazione di minuto perché si tratta di apporre una firma all'emendamento per la copertura finanziaria. Possiamo procedere alla votazione per il passaggio agli articoli.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (Progr. Fed.). Sono stati presentati una cinquantina di emendamenti e forse qualcuno in più, chiederei almeno una mezz'ora (per me credo che sia sufficiente mezz'ora) perché la Commissione possa esaminare insieme all'Assessore gli emendamenti; ho chiesto solo mezz'ora perché in effetti gli emendamenti sono su tre o quattro questioni che ha discusso ampiamente già la Commissione; e quindi, non si tratta di ripercorrere tutta la discussione che la Commissione ha già effettuato, quindi è forse sufficiente mezz'ora.

PRESIDENTE. La mia domestichezza con i tempi richiesti mi porta a sospendere per 45 minuti. I lavori saranno ripresi alle ore 12.30.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 43, viene ripresa alle ore 12 e 40)

PRESIDENTE. Riapriamo la seduta per chiuderla per la tornata antimeridiana e per aggiornarla alle ore 16.30.

La seduta è tolta alle ore 12 e 41.