Seduta n.224 del 25/03/1993
CCXXIV SEDUTA
GIOVEDI' 25 MARZO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
INDICE
Proposta di legge Soro - Dadea - Mannoni - Ortu - Merella - Usai Edoardo: "Istituzione di una Commissione speciale per la revisione dello Statuto" (375). (Discussione e approvazione):
COCCO ....................................
MORITTU ................................
SERRENTI................................
ORTU........................................
COGODI...................................
DADEA.....................................
TAMPONI ................................
MURGIA.......................
PUBUSA...................................
SCANO.....................................
BAROSCHI .............................
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione).........
La seduta è aperta alle ore 10 e 30.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 marzo 1993, che è approvato.
Discussione della proposta di legge Soro - Dadea - Mannoni - Ortu - Merella - Usai Edoardo: "Istituzione di una Commissione speciale per la revisione dello Statuto". (375)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 375; relatore l'onorevole Tamponi.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Tamponi, relatore.
TAMPONI (D.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO (P.D.S.). Poche parole, signor Presidente, colleghi del Consiglio, e non già perché l'argomento non meriti una lunga riflessione ed un'attenta analisi. Ritengo opportuno limitarmi semplicemente a sottolineare la necessità che, in qualche modo, noi oggi, come massima Assemblea rappresentativa del popolo sardo, abbiamo il dovere non solo di colmare il divario che è andato aprendosi, negli ultimi anni, su questi problemi, ma anche di far sì che l'atto di oggi giunga poi a compimento, cioè produca i suoi risultati.
Sento il dovere di sottolineare la necessità che l'esperienza negativa della passata legislatura non si ripeta. Quando dico esperienza negativa della passata legislatura non intendo riferirmi al fatto che mancarono dei risultati; alcuni risultati ci furono grazie alla collaborazione di tutte le forze politiche autonomistiche. Essi non furono però tali da metterci in una posizione oggi di avanguardia rispetto al dibattito nazionale. Posizione che su questi temi, in altri momenti storici, come sardi siamo riusciti in qualche misura a realizzare.
Noi dobbiamo quindi procedere su una strada che ci consenta di colmare quel divario e ci consenta di essere forza d'interlocuzione dialettica, in relazione a queste problematiche, con istanze più ampie: a livello nazionale italiano, a livello delle altre Regioni di diritto speciale e di tutte le altre autonomie che si muovono su questo terreno.
Procedere quindi su una strada che ci consenta di portare avanti un'esperienza che sia espressione non solo di un'alta coscienza autonomistica ma del significato universale che una tale coscienza ha per sua natura, e che quindi non può mai essere di chiusura.
Io ritengo, proprio in relazione al momento di universalità che lo spirito autonomistico di per sé comporta, che noi, tutti quanti noi, dobbiamo avere la capacità di accantonare lo spirito di parte.
Un risultato positivo potremo raggiungerlo se, come sardi, ci sentiremo veramente un soggetto politico in grado d'interloquire con altri soggetti istituzionali. Interloquire, sottolineo, non su posizioni di subalternità, ma con la consapevolezza, e dico anche l'orgoglio, di essere portatori di una ragione storica che non ci fa essere secondi a nessuno e che, in altri momenti, ci ha fatto essere all'avanguardia.
Consapevolezza, quindi, che su questi temi possiamo portare un contributo nel dibattito nazionale che in qualche modo riesca a far giustizia di certo isolazionismo che viene fuori da forze che dicono di richiamarsi ai valori dell'autonomia.
In realtà sono forze che non riescono a cogliere il risultato che noi, come sardi, siamo riusciti a far maturare. Il risultato che l'autonomia non è un fatto di chiusura in sé ma capacità di contributo e di servizio nazionale complessivo. Capacità, quindi, d'interlocuzione dialettica e nel contempo di unità interna.
Io ritengo che se sapremo operare con questo spirito di ricerca unitaria, come sardi, come coscienza nazionale sarda, noi ci sentiremo e saremo realmente momento di una più complessiva interlocuzione politica nazionale. Aggiungo: non solo nazionale ma europea, e dicendo europea dico anche universale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, colleghi, io credo di poter affermare con molta tranquillità che il problema della riscrittura di un nuovo Statuto per la Regione è un argomento che la mia parte politica, e non solo la mia, hanno portato in quest'Aula da diverso tempo. Non voglio tornare molto indietro nel tempo, ma se non vado errato ci fu un momento esaltante in questa legislatura che fu conseguenza di un atto politico forte da parte del Gruppo sardista con l'occupazione dell'aula, una vicenda che si concluse con una seduta solenne di questo Consiglio. In quella occasione si approvò da parte di tutte le componenti presenti un ordine del giorno che prevedeva come punto fondamentale l'avvio di una stagione costituente. Fortunatamente i lavori della Bicamerale sono stati ritardati da vicende interne, altrimenti a quest'ora ci troveremmo di fronte al fatto compiuto, a decisioni prese senza che il Consiglio regionale della Sardegna abbia fatto qualche proposta nella direzione prevista da quell'ordine del giorno. E' avvenuto un altro fatto importante che da taluno è stato considerato provocatorio ma che non lo era per chi ne è stato protagonista: la presentazione della proposta di legge nazionale di modifica dello Statuto presentata dal Gruppo sardista in questo Consiglio. Questa stessa Aula aveva fissato i termini per l'inserimento all'ordine del giorno, essendo saltati i termini fissati dal Regolamento per l'esame da parte delle Commissioni. Questo documento non è stato mai iscritto all'ordine del giorno e non è stato mai preso in considerazione almeno come base e come strumento di apertura di un dialogo e di un confronto per poter arrivare all'obiettivo che ci siamo proposti. Nella seduta di ieri è stata chiesta l'iscrizione di una proposta di legge presentata dai Capigruppo di questo Consiglio ed è stata chiesta in un momento, signor Presidente, onorevoli colleghi, che è molto sospetto. Sappiamo tutti - non soltanto noi ma anche l'opinione pubblica - che ieri nono si è trovato d'accordo per la costituzione delle Commissioni e per l'elezione degli Uffici di Presidenza delle stesse e dello stesso Ufficio di Presidenza del Consiglio. Io dico che esaminare ed approvare oggi una legge che istituiva una Commissione speciale per la revisione dello Statuto lascia la porta aperta alla conclusione che questa possa diventare una fetta della torta da dividere.
E' mortificante per il Consiglio regionale porre in discussione in questa fase e in questo momento una proposta di legge che prevede la distribuzione di nuove Presidenze. E' ancora una dimostrazione che, a mio parere, non si vuole cambiare. Se vogliamo davvero fare le cose serie, se vogliamo davvero cancellare ogni sospetto, abbiamo una base su cui aprire un confronto tra tutte le forze politiche, abbiamo lo strumento per iniziare i lavori in prima Commissione, abbiamo una proposta di legge, senza bisogno di andare a creare nuove Commissioni, una proposta di legge che può essere oggetto immediato di una discussione che può concludersi in tempi brevissimi. Io non voglio dire che noi siamo contrari a questa proposta di legge, ma il fatto che sia stata portata in discussione oggi, in un momento che suscita sicuramente nell'opinione pubblica considerazioni molto pesanti nei confronti dei consiglieri regionali che si fanno ancora una legge perché non riescono a completare la torta da dividersi, ci porta a non sostenere questa proposta. Noi siamo, l'ho detto prima, coloro i quali hanno portato in questo Consiglio i problemi della nazionalità della Sardegna, i problemi dell'indipendenza e la discussione sulla zona franca, problemi di cui non si era mai parlato in questo Consiglio; abbiamo contribuito, e di questo siamo orgogliosi, a cambiare anche la terminologia.
Poco fa il collega Cocco, dal quale riconosco il sardismo, non inteso come militanza nel Partito sardo, ha usato le parole "nazione sarda": avremmo mai potuto immaginare, qualche anno fa, senza le battaglie fatte, senza i confronti anche duri avuti in quest'Aula, che le parole "nazione sarda" si potessero pronunciare in questo Consiglio, che l'espressione "indipendenza della Sardegna" potesse essere fatta propria anche da consiglieri regionali che prima ne sorridevano?
Noi siamo pronti a fare questa lotta, a dare il nostro contributo per poter arrivare ad uno Statuto per la Regione sarda che la porti sulla strada dell'autogoverno, sulla strada della sovranità, sulla strada dell'autodeterminazione perché, io l'ho già detto altre volte, il momento richiede una grande unità, ma non è certamente con queste proposte che arrivano in Aula subito dopo la rissa che è avvenuta ieri per la spartizione dei posti di governo del Consiglio regionale, che possiamo raggiungerla. Questa proposta di legge viene mortificata dal sospetto grave che possa essere una parte di quella torta ancora da assegnare. E' per questa ragione, signor Presidente, che la maggioranza e i firmatari di questa proposta, ci costringono a non sostenerla. Noi comunque non la ostacoleremo, ma denunciamo il fatto come molto grave, come tentativo di usare un così importante argomento, una norma così importante per la Regione sarda per il proprio tornaconto. Non vedo il Presidente della Giunta ma mi rivolgo alla Giunta per dire che domani è una giornata di lotta per la Sardegna e per i sardi; ebbene, signori della Giunta, mi risulta che per domani qualche Assessore, ha convocato addirittura comitati di lavoro per poter esaminare argomenti di loro competenza. Non mi pare una manifestazione di sensibilità in questo momento, non mi pare segno di considerazione nemmeno nei confronti del Consiglio regionale, non mi sembra questo un momento in cui si debba cercare di apparire come "i bravi", mentre gli altri si battono per risolvere i problemi della Sardegna, soprattutto da parte di chi nella massima autorità di governo rappresenta il popolo sardo. Pregherei il Presidente della Giunta di invitare gli Assessori che avessero programmato azioni di questo tipo per domani, ad annullarle perché sarebbe veramente molto grave e non rispettoso nei confronti di questo Consiglio che ha proclamato questa giornata di lotta assieme ai sindacati per la giornata di domani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, il Partito Sardo d'Azione ha una vecchissima tradizione di lotta in materia di autonomia. Ne abbiamo fatto, credo, uno dei punti cardine della nostra politica e non lo dico io, è la storia che lo dice. La nostra battaglia risale fino al 1921, e avevamo ragione quando si formò la costituente per lo Statuto sardo e noi, non solo collaborammo, ma si lavorò su una nostra proposta e chiudemmo quell'esperienza con grande insoddisfazione perché ritenevamo che quel modello di autonomia non fosse quello che avrebbe potuto consentire ai sardi di risolvere i propri problemi. Questo ci ha portato, negli anni successivi, e anche nella passata legislatura, a chiedere un impegno forte ai nostri alleati di allora perché si arrivasse in tempi brevissimi ad una modifica dello Statuto che consentisse di affrontare tutti i nodi veri della politica sarda. Anche questo ormai appartiene alla storia, credo che quella Giunta abbia perso una occasione storica e ci troviamo oggi a riaffrontare il problema.
Voglio ricordare che il Gruppo sardista ha presentato un proprio disegno di legge qualche anno fa e che ha, con tutti gli strumenti che aveva a disposizione, sensibilizzato le forze politiche perché si arrivasse ad una discussione in tempi brevi, soprattutto non sospetti, per poter affrontare in modo unitario con tutte le forze politiche i contenuti di quella proposta di legge e quindi portare il Consiglio regionale ad affrontare questi temi e possibilmente la riforma. Si è perso molto tempo, signor Presidente, cari colleghi; siamo ormai a poco più di un anno dalla fine della legislatura e oggi stiamo approvando una proposta di legge che istituisce una Commissione, una proposta di legge che porta anche la firma del nostro Capogruppo e che quindi riteniamo valida e sosteniamo perché riteniamo che, anche se con forte ritardo, perdendo molte occasioni, ci stiamo almeno predisponendo ad affrontare le questioni della riforma dello Statuto e ad andare avanti. Voglio ricordare che siamo in forte ritardo, signor Presidente. Lo Stato - uno Stato che è in forte crisi, crisi economica, crisi politica, crisi morale e sotto il peso di questa grande crisi si sta sgretolando - da solo in una Commissione speciale, la Bicamerale, sta progettando una riforma dello Stato dando forse valore ad una affermazione che un filosofo francese, Proudhon, faceva nel secolo scorso. Nel 1863 esattamente affermava: "O il secolo ventesimo aprirà l'età delle federazioni, o l'umanità comincerà un purgatorio di mille anni". Bene, io credo che quell'affermazione fosse profetica e che oggi ci troviamo di fronte a situazioni non più eludibili; o noi siamo capaci di cambiare alla radice i rapporti democratici di questo Paese, intendendo per questo Paese anche la Sardegna o questa crisi così profonda, che è anche crisi di valori, credo che ci trascinerà verso posizioni che possono essere considerate da medioevo. Siamo quindi, Signor Presidente, in fortissimo ritardo, corriamo il rischio che la riforma dello Statuto sardo avvenga non perché c'è una corale volontà delle forze politiche sarde, quindi del popolo sardo, ma per le pressioni esterne su questo Stato che ormai si sta sgretolando, o per altre ragioni e che comunque si arrivi a una riforma dello Statuto che rimane sulla carta e magari non incide nella sostanza delle cose. Noi vogliamo ricordare, perché l'abbiamo detto tante volte, signor Presidente, che la crisi economica che la Sardegna sta vivendo, la deindustrializzazione, i problemi dell'agricoltura, i problemi che riguardano tutte le attività economiche, anche quelle del turismo (si è detto che la Sardegna ha una grande vocazione turistica ma anche in questo settore la Sardegna comincia a fare acqua) i problemi che stanno alla base della grande crisi che attanaglia la Sardegna derivano, signor Presidente, da una crisi di poteri. Si diceva l'altro giorno nella seduta solenne, da parte di autorevoli rappresentanti del mondo della politica sarda, e mi riferisco in particolare all'onorevole Soddu, che c'è un problema di poteri che riguarda la Sardegna, che riguarda i rapporti che la Sardegna ha con lo Stato. Il problema di poteri, signor Presidente, riguarda non solo il poter fare meglio a casa nostra quello che vogliamo; c'è il problema di decidere il nostro destino, c'è il problema di governare la nostra autonomia, quello di cercare di creare in Sardegna una economia sarda slegata dai fatti più negativi dell'economia nazionale e internazionale, che abbia una prospettiva perché nasce da radici che sono endogene, una economia che sia sarda e pertanto governata da noi.
Sappiamo tutti purtroppo che il nostro sistema industriale è un sistema di economia di Stato, che l'80 per cento di questo sistema industriale è a partecipazione statale e che noi non governiamo nulla della nostra economia. Pensiamo per esempio all'agricoltura, con tutte le normative CEE, noi non governiamo la nostra agricoltura. Noi non governiamo quasi nulla della nostra economia e per questo riaffermiamo la necessità di arrivare in tempi brevissimi a mettere mani allo strumento essenziale che ci può permettere di recuperare la nostra capacità di governare il nostro sviluppo e di governare il nostro futuro. Noi sardisti, signor Presidente, diciamo spesso che dobbiamo combattere per raggiungere una condizione di autodeterminazione del popolo sardo. Non è una parola roboante, una parola grande, buttata così, solo perché magari può solleticare elettoralmente un certo numero di sardi. Noi siamo estremamente convinti che o questo popolo con la sua specificità, con la sua cultura, con le sue tradizioni riesce ad affermare tutte queste cose in campo economico, culturale, ma direi anche nel mondo dei valori, perché noi siamo portatori di valori, di valori particolari e diversi, o tutte queste cose riaffiorano, e noi siamo capaci di ridare loro il giusto valore, diversamente il destino che ci aspetta è quello di essere travolti da una crisi che sembra lontana ma che in realtà in qualche misura sta coinvolgendo anche noi e ci sta portando verso i livelli più bassi. Stiamo vivendo un momento molto difficile, stiamo pagando lo scotto dell'incapacità di una classe politica, quella sarda, di affrontare nei modi e nei tempi dovuti le questioni che abbiamo sul tappeto. Abbiamo amministrato l'ordinaria amministrazione, abbiamo amministrato le risorse che, bontà sua, lo Stato ci ha messo a disposizione, abbiamo amministrato quello che normalmente si amministra. Ma questa è una Regione autonoma, una Regione che ha per Statuto poteri e doveri diversi. Noi sardi eravamo nella condizione di dare un contributo di democrazia e di capacità allo Stato italiano e non lo abbiamo fatto, siamo stati dei governanti sottomessi. Io l'altro giorno sono stato a Roma con lei, signor Presidente, e ho avuto occasione di dire che anche quella visita, al Presidente della Repubblica, si è limitata poi ad un atteggiamento che ho definito querulo nei confronti dello Stato. Siamo andati a chiedere che lo Stato ci dimostri in modo serio la propria solidarietà, ma noi non abbiamo solo bisogno della solidarietà, noi abbiamo bisogno che lo Stato faccia la sua parte, così come noi abbiamo sempre fatto la nostra, e l'abbiamo fatta, signor Presidente, in tutte le occasioni. E' lo Stato che è inadempiente nei confronti della Sardegna. Ebbene, io credo che con questo spirito dobbiamo affrontare il lavoro che ci aspetta. La costituzione quindi di questa Commissione, che dovrà poi affrontare i termini dello Statuto deve avere come obiettivo quello intanto di non accettare una riforma che ci venga dall'esterno, ancora una volta come lo Statuto del '48, ma di riuscire noi, come classe politica dei sardi, come responsabili del futuro di questa terra, a tracciare una strada da seguire e a fare uno Statuto che sia veramente frutto delle esigenze e delle volontà politiche del popolo sardo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà,
ORTU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, purtroppo lo spirito è pronto, ma la carne è inferma, e pur tuttavia vorrei lasciare una testimonianza perché bisogna cogliere, a mio parere, i momenti importanti della storia dei popoli. Il mio Gruppo giudica importante questo appuntamento, che è uno degli appuntamenti dai quali si esce o vittoriosi o sconfitti. Ci sono momenti ed eventi che ci danno il segno dei tempi, ci sono appuntamenti ineludibili che richiamano la nostra attenzione e io ritengo che una classe di governo, una classe politica responsabile, attenta e conscia dei propri compiti e dei propri doveri, non può essere distratta, disattenta; deve sentire tutta quanta la responsabilità, deve adempiere pienamente al proprio compito. Sono questi i passaggi che caratterizzano e danno l'impronta poi agli eventi più ampi della storia. Mutamenti epocali, svolte che segnano il destino del nostro popolo come di tanti altri. Dicevo, da questi eventi e da questi momenti si esce vittoriosi o sconfitti. La classe politica deve sentire e cogliere questo senso della storia e deve dimostrare di essere, nei fatti, all'altezza dei propri compiti e dei tempi. Io penso a tre momenti: 1919-1920, primo dopoguerra, quando gli antesignani dell'autonomia fondarono prima il movimento dei combattenti e poi il Partito Sardo d'Azione, per dare inizio alla grande lotta dell'autonomia per il popolo sardo. Purtroppo anche allora fummo sconfitti. I primi generosi combatterono la loro battaglia e ci furono i primi disertori, i Pili, gli Orano, gli Angioni, uomini di grande levatura intellettuale e politica che pur tuttavia furono dei traditori della causa, e per un motivo o per l'altro cercarono altre vie che portarono alla sconfitta del popolo sardo, che non ebbe né autonomia, né pane, né progresso, né rinascita; e questo dicevano di andare cercando e non trovarono. Altri si attestarono nella trincea affrontando l'esilio, affrontando le carceri, affrontando anche la morte per la fedeltà a una grande idea. Bisogna essere veramente uomini e uomini di coraggio e tutti d'un pezzo - e poco, però questi uomini hanno a che vedere con le miserie umane, con la frattaglia della sottopolitica e del sottobosco politico - per combattere queste battaglie. E poi il secondo dopoguerra, quando il popolo sardo si risvegliò tutto, sembrava, per l'autonomia, per la libertà, per il progresso, per la rinascita, ed ecco la Consulta, la Commissione della Consulta, che lavora lentamente sabotando dall'interno - ci sono gli atti della Commissione per l'autonomia - ritardando nel tempo la presentazione della proposta di Statuto. Eppure c'era, anche allora, una bozza di Statuto, presentata dal Partito Sardo d'Azione nel gennaio del 1947, che andava verso la formazione di uno Stato federale, pur con tutte le carenze che allora c'erano nella cultura autonomista della Sardegna, specialmente in materia di cultura e di pubblica istruzione, e pur tuttavia alla fine arrivò alla Costituente una proposta di Statuto, molto tarda, molto debole, molto devitalizzata, molto depotenziata, e la Costituente al novantesimo minuto finalmente l'approvò ma già la Val d'Aosta, il Tirolo, la Sicilia avevano ottenuto ben altri Statuti. Noi non cogliemmo anche allora il momento storico, quando lo stesso Lussu proponeva che lo Statuto siciliano fosse esteso alla Sardegna e avremmo avuto uno Statuto molto più forte noi. Con la scusa che si voleva noi costruire uno strumento dell'autonomia con le nostre mani, la nostra intelligenza, la nostra cultura, fummo sconfitti anche allora e fu la seconda sconfitta. Centralisti allora, così come oggi, tanti, per convinzione, perché allora si pensava che con le elezioni si sarebbe occupato lo Stato centrale e, occupando il Governo centrale, si sarebbe governato su tutto il resto del territorio della Repubblica. Si pensava quasi, dando per esempio autonomia in materia di riforme sociali, che la Sardegna sarebbe stata codina, sarebbe stata l'ultima ad applicare le riforme sociali. Vedevano in questa Sardegna la Vandea della reazione, quasi ci fossero tanti reazionari e latifondisti che dovevano conservare i loro privilegi e rinunciammo anche allora a una parte di autonomia e di potere. Eppure c'erano uomini di grande levatura anche allora, i Sailis, i Sanna Randaccio, i Dessanay, uomini di grande valore politico, di grande cultura politica, ma ne uscì uno Statuto che noi già allora denunciammo come debole e inadeguato a risolvere i problemi della Sardegna; una visione solo economicistica dell'autonomia, eppure c'era stata tutta la grande cultura dei Pilia, dei Bellieni e di tanti e tanti altri sull'etnia, sul federalismo, ma questo Statuto di federalismo non aveva e non ha nulla e lo giudicammo, dicevo, inadeguato già nel 1948. Dal 1948 ad oggi tanta acqua è passata sotto i ponti della storia. Guardate la geografia politica dell'Europa come è cambiata! Noi oggi abbiamo monarchie con Stati federali come il Belgio. Andiamo a vedere l'ordinamento della monarchia dello Stato spagnolo pur immediatamente dopo Franco, con quel fuoco di autonomia che è divampato in Catalogna e nei Paesi Baschi, che ha dato un assetto diverso e un ordinamento diverso, più pregnante per quanto riguarda l'autonomia. Noi ne discutiamo, nel parliamo ma alla fine non concretizziamo. Sono crollati imperi che includevano nei loro confini nazionalità ed etnie diverse, sono nati Stati nuovi, la Lituania, l'Estonia, si sono rinnovati la Boemia, la Slovacchia, la Croazia, tanti e tanti altri stati sono sorti, la Repubblica federale tedesca che sconvolge tutto l'assetto che era uscito dalla seconda guerra mondiale...
FADDA FAUSTO (P.S.I.). Stanno un po' discutendo sui confini.
ORTU (P.S.d'Az.). Risolveranno anche i loro problemi. Noi invece non sappiamo risolvere neanche il problema del pane in pace. Qui non ci affanniamo ancora, a fine legislatura, con notevole ritardo, così come nella precedente legislatura, a istituire una Commissione speciale che formuli una proposta di nuovo Statuto dell'autonomia della Sardegna, quando la bicamerale ha affrontato, non dico risolto, però ha fatto proposte concrete in materia di riforma dello Stato. Non passa quasi una settimana senza che un deputato sardo, autorevole rappresentante nella bicamerale, richiami e denunci l'inerzia, l'assenza della Regione sarda per quanto riguarda proposte di riforme dello Stato. Dobbiamo recitare il mea culpa tutti perché è vero che il Gruppo sardista già nella precedente legislatura e ancora in questa, proprio all'inizio, ha presentato una proposta che voleva essere uno stimolo, che non è certamente il Vangelo, che forse noi oggi riteniamo anche superata dagli eventi, però il Consiglio si è interessato di mille cose e ha dimenticato la ragione prima di essere una legislatura che doveva essere costituente, che doveva chiamare tutto il popolo sardo a dibattere i temi dell'autonomia e dello Statuto. Ci arriviamo oggi con notevole ritardo, senza grande sensibilizzazione dell'opinione pubblica e soprattutto dando dei tempi che a nostro giudizio non sono quelli che il momento richiede. Quando si dice all'articolo 4 che la Commissione dura in carica fino al termine della legislatura, vogliamo dire che sarà il prossimo Consiglio a presentare, se ancora sarà in tempo, le proprie proposte per quanto riguarda il nuovo assetto che si vuole dare alla Repubblica italiana. Noi abbiamo presentato un emendamento indicando il 31 dicembre come termine massimo entro il quale la Commissione deve esaurire il suo lavoro e presentare il proprio lavoro in Aula.
Esattamente duecento anni fa, nel 1793 i rappresentanti degli stamenti sardi protestarono con il Governo di Torino perché gli stamenti non erano stati più riuniti, perché anche quella parvenza di autonomia del popolo sardo era dimenticata dal Governo centrale di Torino, dalla corte sabauda. Ebbene duecento anni fa una delegazione degli stamenti si recò a Torino per ricordare quelli che erano i diritti, le prerogative del Parlamento sardo e i diritti che aveva il popolo sardo. La Corte di Torino anche allora - come tante altre volte successive il Governo dello Stato - fu sorda e insensibile a quelle che sono le esigenze della Sardegna, però quegli uomini ebbero il coraggio e la dignità di tornare in Sardegna, di armare un vascello e caricare tutti i piemontesi per rimandarli a Torino, per dire "qui comandiamo noi". Avranno non dico questo coraggio, questa forza, questa Assemblea e questo Governo regionale sardo, la settimana ventura, tra due mesi, tra sei mesi, di compiere veramente azioni eclatanti che possano imporre la Sardegna all'attenzione e al rispetto della Repubblica italiana?
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io non avrei avvertito l'esigenza di aggiungere altre cose a quelle che già sono state esposte dai diversi colleghi e inizialmente dal collega Morittu se non avessi constatato che la maggioranza ha deciso di astenersi, di non prendere parte a questa discussione e io credo che la maggioranza faccia male a decidere di non prendere parte a questa discussione perché la proposta che si avanza, di una legge regionale che istituisca una Commissione speciale che si deve occupare della questione più rilevante sul piano politico e istituzionale che riguarda questa Regione, non è argomento che meriti la diserzione, non è argomento che può essere dato per scontato, a meno che non si tratti ancora una volta di una mera formalità, di un tema enunciato tanto per enunciarlo, o peggio, di un diversivo che si vuole introdurre nella vita politica regionale.
Qui si propone per iniziativa di quasi tutti i Gruppi consiliari - ne manca uno, allora era il Gruppo Rinascita - l'istituzione di una Commissione speciale che dovrebbe scrivere il nuovo Statuto di autonomia. Vi è pure la firma e la proposta del Movimento Sociale Italiano che, come è noto, in materia di autonomia, federalismo e decentramento ha idee molto chiare, quindi vi è davvero una singolare convergenza e sinergia, una bella chiarezza di obiettivi tra i Gruppi politici che propongono questa Commissione speciale per riscrivere lo Statuto. Cioè non vi è nulla di chiarito, non vi è neppure una base minima comune, si vuol fare una Commissione e basta, e si partirà da capo. E già questo è certificato negli atti consiliari perché questa proposta viene da tutti i Gruppi politici, ivi compreso il Movimento sociale che ha le sue ragioni rispettabili, ma che sono ragioni di antiautonomia, non di autonomia.
Io credo che lo strumento non sia indifferente rispetto ai fini. Tutti gli strumenti non sono indifferenti rispetto agli obiettivi e, se lo strumento è equivoco, è chiaro che permane un equivoco anche sull'obiettivo, per cui la maggioranza e le singole parti della maggioranza bene farebbero a dire esattamente cosa intendono e a non dare nulla per scontato perché di scontato c'è proprio poco. Se noi approvassimo oggi una legge tanto per dire che si è fatta una Commissione speciale che tratta di Statuto, qualcuno potrebbe anche pensare che abbiamo fatto un passo avanti per migliorare lo Statuto, e invece non abbiamo fatto bellamente niente. Ci si appella ai precedenti, all'impegno, ed è singolare che a cadenza quinquennale, - con i tempi accelerati della vita e della politica, noi viaggiamo ancora a Commissioni costituite ogni quinquennio - a fine legislatura, è già accaduto cinque anni fa, ci si ricorda che questa Regione ha uno Statuto che va migliorato, che va rifatto. Così accade nel 1987 - mancavano due anni alla fine della legislatura, anche allora in articulo mortis di quella legislatura - ci si ricordò che esisteva lo Statuto, quindi anche allora Commissione, anche allora Presidente di Commissione, anche allora discussione attivata all'interno e all'esterno per arrivare alla conclusione che la fine prossima della legislatura non consentiva di concludere. Poi c'è stata la nuova legislatura, questa, i consiglieri, questi, siedono qui - quando siedono - da quattro anni; per quattro anni non si ricordano che devono riattivare una Commissione o comunque dare il via a una attività politica tesa a riproporre la propria Costituzione che è lo Statuto di autonomia e in finale di legislatura - ancora in articulo mortis -facciamo la Commissione speciale. La domanda che nasce naturale è: perché volete fare questa Commissione speciale? Chi ci impedisce ora di parlare di Statuto? La Commissione autonomia, che ha dato un parere su questa proposta di legge, non è forse la Commissione che se vuole istruisce, parla, confronta, elabora, in materia anche di Statuto? Chi glielo impedisce? Chi impedisce alle forze politiche, se vogliono, di lavorare, di proporre eventuali soluzioni il più possibile unitarie in materia di Statuto? Chi lo ha impedito in questi anni, quando la Commissione bicamerale è già in funzione da tanto tempo e sta esaurendo il suo compito, quando l'interlocuzione e il confronto necessari con lo Stato dovevano essere attivati e invece la Sardegna è rimasta estranea, latitante, disattenta, non interessata alle modifiche istituzionali e costituzionali che si stanno producendo in sede nazionale, al più partecipando a una riunione più o meno burocratica, qualche volta politica, con i Presidenti delle Regioni, anche delle Regioni a Statuto speciale? La nostra specialità, abbiamo detto, è una specialità nostra se no che specialità sarebbe? Vi sono ragioni, originarie, proprie, di questa Regione che è la Sardegna, di questo popolo, che sono ragioni anche culturali, etnostoriche, non sono solo ragioni di specialità di altre Regioni che sono Regioni confinarie. Le ragioni politiche che avanza storicamente la Regione sarda, la Sardegna, non sono le stesse ragioni della Valle d'Aosta o del Trentino Alto Adige. Dove si è discusso, dove si è iniziato a produrre riflessioni e indicazioni politiche su questa materia? Si fa una Commissione speciale e la si fa oggi, e non a caso la si fa oggi! Allora forse conviene squarciare i veli, conviene che ci si dica la verità. La si fa oggi così senza neppure dare le doverose motivazioni, perché questa è la nona Commissione che si deve aggiungere alle altre otto. Questo Consiglio aveva alcuni anni fa come misura di riordino, di razionalità, di migliore produttività, ridotto le Commissioni a cinque o sei mi pare, da dieci che erano, dicendo che si trattava di una riforma. Andiamo a vedere gli atti del Consiglio, le dichiarazioni pubbliche, le interviste dei Presidenti e dei Gruppi: era una riforma ridurre le Commissioni. Adesso si aumentano da sei a otto di nuovo perché aumenta la maggioranza, non perché aumenti la Regione, non perché aumenti l'autonomia, non perché aumenti la tensione politica: si aumentano le Commissioni perché aumenta la maggioranza e siccome bisogna dividere ed è chiaro che dividere sei per molti è più difficile che dividere otto, nove o dodici per molti, si aumentano le Commissioni. Con questo lo Statuto e l'autonomia non c'entrano nulla, tanto questo è vero che è certificato negli accordi noti per cui spettano già divise ai Gruppi politici tot Commissioni, ivi compresa questa Commissione che è nel lotto che è stato attribuito. E' serietà questa? E' credibile tutto questo in questa situazione particolarmente delicata, difficile, che attraversa questa Regione che oggi è principalmente attenta ai problemi sociali, del lavoro, dello sviluppo? Ma chi l'ha detto che l'urgenza delle urgenze è fare una Commissione, non fare lo Statuto che se si vuole si fa? E visto che si è detto che si portano le Commissioni da sei a otto per meglio specializzarle e visto, quindi, che anche la prima Commissione si è specializzata come Commissione che tratta di autonomia e riforma dello Stato e quant'altro, quella Commissione, se è così costituita per essere più specializzata, lavori. Che bisogno c'è di fare un'altra Commissione? Per darle più solennità! Ma chi l'ha detto? Le altre Commissioni non sono solenni, non sono articolazione del Consiglio, non sono fatte dalle stesse persone? O io sono più solenne se faccio parte della Commissione speciale invece che della Commissione normale? Chi me la dà la solennità? Dico per me che sono l'ultimo, ma anche a tutti voi. Chi dà la solennità? Ce la danno le nostre idee, ce la dà la capacità, non ce la danno le forme.
Abbiamo strumenti attraverso cui, se si vuole, si può operare e si può lavorare. Non serve a nulla questa Commissione, anche perché - lo rilevava prima anche il collega Ortu - se anche in legge è previsto che dura quanto dura la legislatura che cosa stiamo facendo? Stiamo facendo una Commissione tanto per farla, non perché questo Consiglio voglia arrivare a una conclusione perché il riordino, la riscrittura, la rivendicazione e soprattutto la ricontrattazione dello Statuto non passano solo attraverso l'elaborazione, passano attraverso una elaborazione, una proposta, un confronto con lo Stato e una rivendicazione. Se questo Consiglio vuole ottenere questo risultato, se sta approntando questo strumento, come fa a dire che dura in carica per questa legislatura? Dopo questa legislatura ce ne sarà un'altra, composta da consiglieri regionali eletti dal popolo e saranno altri consiglieri regionali che certamente si troveranno fatto un lavoro istruttorio, ma si tratta di un lavoro che è stato già fatto. Quello che pensa ognuno di noi, quello che pensano i Gruppi, quello che pensano i sindacati, quello che pensano le Università, quello che pensano le associazioni sportive si sa già. Non c'è bisogno che noi adesso attiviamo una Commissione speciale che scade con la legislatura. E' chiaro che chi verrà dopo avrà diritto, non solo titolo, diritto e dovere di riordinare, di rivisitare, di ricomprendere e di pensare e decidere. Quindi non è vero che qui si sta proponendo di accelerare i tempi per avere una proposta di nuovo Statuto in tempi utili. Nel frattempo la Commissione bicamerale avrà esaurito il suo compito, anche la Commissione nazionale sulla forma dello Stato avrà esaurito tutta la sua funzione, ci sarà un nuovo Parlamento. Non è che noi viviamo tra le nuvole, viviamo in questo Paese, in questo mondo, e dobbiamo, anche per la funzione nostra, seguire l'evoluzione dei fatti politici ed essere presenti quando si deve essere presenti, essere partecipi dove si deve essere partecipi, non inventarci cose estemporanee di questo tipo. Noi oggi stiamo discutendo di questa legge che propone uno strumento, ma lo strumento - ripeto questo concetto - non è indifferente rispetto a quello che si vuole raggiungere e se non c'è neppure una convergenza minima - perché non riesco davvero a capire che convergenza minima ci possa essere tra un autonomista integerrimo come Italo Ortu e un centralista intransigente come Edoardo Usai che insieme propongono uno strumento uguale - se non c'è convergenza minima sul percorso che si deve compiere e sugli obiettivi che si devono raggiungere, non è vero - e chi ne è convinto ha il dovere di dirlo - non è vero che si vuol raggiungere un obiettivo politico, si vuole solo disporre di un'altra Commissione. Questa può anche essere una cosa utile, io non so se l'utilità si misura così, se così si sbloccheranno anche le altre Commissioni, se potranno lavorare, se così le Commissioni che devono dare il parere sul riordino delle leggi del lavoro, lo potranno finalmente dare perché domani il popolo sciopera, i lavoratori marciano a Cagliari e a Roma per rivendicare sviluppo e lavoro, però questo Consiglio non può approvare le leggi sul lavoro, perché manca il parere di una Commissione, perché la Commissione vecchia non lo dà, ritenendo che debba essere insediata la nuova. La Commissione nuova non c'è perché voi della maggioranza non vi accordate sulle presidenze e danneggiate la Regione, danneggiate la gente.
Se questa Commissione fosse utile a questo per me sarebbe ugualmente cosa da non fare, ma se questa è la sua utilità ditelo. Può darsi che indirettamente una qualche piccola utilità ci sia. C'è una sottovalutazione enorme dei fatti importanti della politica in questa Regione e in questo Consiglio regionale. Ma come si fa ad essere talmente distratti e assenti da non dire nulla mentre le Commissioni parlamentari lavorano sul riordino dello Stato e trattano di noi e scrivono le leggi anche costituzionali che riguardano noi? Noi non ci siamo perché non abbiamo voluto esserci, perche né gli organi di governo sono stati attenti, come avrebbero dovuto a queste cose, né gli organi istituzionali regionali sono stati capaci di produrre nulla e di interloquire con chi sta discutendo e decidendo di queste cose. Ci sarà anche un referendum da qui a non molto e su questo la Regione non avrebbe dovuto essere del tutto assente. Certo la Regione non deve dare indicazioni di voto, ma ci sono delle questioni di principio anche in questo referendum che attiene alle modalità di elezione del Senato. Ma non è scritto nella Costituzione repubblicana che il Senato della Repubblica è eletto su base regionale? Non è vero che nel disegno costituzionale le due Camere sono state pensate uguali, perché la Camera dei Deputati è pensata a base nazionale, mentre il Senato è pensato dalla Costituzione, ed è scritto nell'articolo 57, se non ricordo male, che è eletto su base regionale. Del resto noi abbiamo una elaborazione che in questi anni ha sviluppato la proposta di una Camera delle Regioni. E se il Senato deve diventare come noi abbiamo detto - per noi intendo qui il movimento autonomistico - la Camera delle Regioni, chi decide le modalità di formazione della rappresentanza regionale a una Camera delle Regioni? Lo decide Mario Segni e il Comitato referendario? O non deve essere invece la Regione a rivendicare, come per esempio ha fatto in materia elettorale, che la decisione sulle modalità della sua partecipazione alla Camera delle Regioni è un fatto di autonomia? C'è un punto politico istituzionale anche in questo o siamo autonomisti a corrente alternata? O siamo autonomisti solo per non applicare le leggi di riforma anche quando le fa lo Stato? O siamo autonomisti per il privilegio piccolo e residuale che qualcuno pensa di ricavare da uffici raddoppiati e triplicati? Queste sono, secondo me, le riflessioni che dobbiamo fare in modo approfondito, attivando un confronto politico. L'autonomia non vive della magnificenza del lampadario che ci sovrasta, l'autonomia vive delle idee della capacità nostra di essere dentro i processi sociali, politici e anche istituzionali, capacità di cui non si è data prova in nulla, principalmente in questa ultima fase di vita della Regione. Non si pensi che fare una Commissione risolva questi problemi, non li risolve, anzi la complica. Oggi non sono arrivate in Aula le leggi sul lavoro, perché le Commissioni non danno i pareri. Solo su questo provvedimento le Commissioni hanno dato il parere, l'hanno dato il 18 di marzo. Per le altre leggi non l'hanno dato perché dovevano essere sostituite. Allora c'è il machiavello, bisogna darsene conto, qualcuno se ne dà anche pace, qualche altro no. Non c'è sincerità, perciò io invito a una riflessione e suggerirei che un documento del Consiglio regionale fissi gli indirizzi generali, ponga almeno i pilastri di questa costruzione che siamo per ora almeno capaci di immaginare. Poi la Commissione che esiste venga insediata, venga presieduta da chi vi pare, visto che avete deciso di applicare il maggioritario, prima ancora del referendum anche alle presidenze delle Commissioni e la maggioranza ha detto che chi è maggioranza si piglia tutto come se il referendum l'aveste già fatto e vinto. La maggioranza ha deciso che non solo si piglia le presidenze ma anche le vicepresidenze. Avete già applicato il maggioritario, però fatele funzionare. Di presidenze e vicepresidenze voi potete dire che negate la funzione - badate, la funzione, non le persone, perché le persone non sono né migliori né peggiori, quelle dell'opposizione rispetto a quelle della maggioranza - però nessuna maggioranza ha il diritto di negare la funzione della maggioranza e dell'opposizione, qualunque sia la maggioranza e qualunque sia l'opposizione. Non ci cancellerete dalla vita, e neppure dalla vita politica, però fate le Commissioni, presiedete le Commissioni, poi semmai discuteremo se tutta questa attenzione e rinvio e approfondimento e dosaggio che la maggioranza anche nottetempo fa sulle presidenze...
(Interruzioni)
Noi non c'entriamo nulla, sia chiaro. Noi abbiamo detto che va riaffermato il principio per la funzione dell'opposizione, che i ruoli vicari di concorrenza negli organi di garanzia non possono essere espropriati da nessuna maggioranza. E' un principio istituzionale e costituzionale, è un principio morale. Se volete negare anche questo negatelo, fate quello che volete, non negateci però il diritto di essere partecipi dei lavori del Consiglio e delle Commissioni, come componenti del Consiglio. Ma chi volete che vi creda fuori di qui, se non ci si crede qui dentro che il Presidente del Consiglio è organo di garanzia di tutti? Se i Vicepresidenti, se i Questori, se i Segretari sono tutti vostri, teneteveli, ma non venite poi a dire che sono organi di garanzia, sono organi vostri. Ma se non ci fosse un corredo di appannaggi eccessivi, di attenzioni e di premure che circondano e che sorreggono questi Uffici, voi credete che ci sarebbe questa ressa e questa rissa? Allora poiché abbiamo presentato diverse volte, e sempre le avete rifiutate anche proposte per ridurre queste indennità al rimborso necessario delle spese, all'assistenza tecnica e strumentale necessarie per lavorare bene, riproporremo forse subito questo e chiederemo che si rendano pubblici numeri e tabelle. Fateli conoscere all'opinione pubblica e ognuno giustifichi se è più ammissibile che un'indennità che si aggiunge ad un'indennità sia superiore di due volte al salario di un operaio specializzato, di quello che occupa una miniera per continuare a lavorare. Lo dovete dire, e forse ci capiremo meglio, perché bisogna che arriviamo ad una conclusione anche pratica delle cose, se no è troppo facile dire che tutti stiamo rissando. Non è così. Qui c'è chi rissa e chi argomenta, chi è disponibile a cambiare davvero le cose e chi le enuncia e le annuncia e non le vuole fare. Chiederemo nelle forme regolamentari, che si voti in modo che rimanga a verbale chi è per una soluzione, chi è per altre soluzioni. Se vogliamo parlare di Statuto parliamo di Statuto, gli strumenti per parlarne ce li abbiamo, abbiamo il Consiglio, abbiamo le Commissioni, abbiamo le riunioni che chiunque può convocare e alle quali parteciperemo, se vogliamo parlare di cose serie. Se vogliamo parlare di altri strumenti, di altri trenini, con i quali qualcuno vuole giocare o anche fare un pezzettino di percorso più o meno gratis, fatevi pure un altro trenino e quando ce l'avrete dimostrateci che è stato utile per l'autonomia e per la politica regionale, cosa della quale dubito.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Metto ora in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
PORCU, Segretario:
Art. 1
Istituzione e compiti della Commissione
1. E' istituita una Commissione consiliare speciale, ai sensi dell'articolo 52 del Regolamento interno del Consiglio regionale, denominata "Commissione speciale per la revisione dello Statuto".
2. La Commissione ha il compito di raccogliere tutti gli elementi conoscitivi utili ed elaborare studi e proposte per il rilancio ed il potenziamento dell'autonomia regionale.
3. In particolare l'attività della Commissione riguarda le tematiche concernenti:
a) la revisione dello Statuto, al fine di una sua conformazione alle attuali esigenze della società regionale e dell'adeguamento ad esse delle competenze, degli strumenti finanziari, degli istituti di raccordo con gli organi statali, del regime delle autonomie locali e del loro collegamento con gli organi regionali;
b) l'integrale attuazione del vigente Statuto, ed in specie la possibilità di una piena valorizzazione della specialità dell'ordinamento regionale, attraverso il riordino e il coordinamento delle norme di attuazione fin qui emanate, il trasferimento e la delega di ulteriori funzioni e la disciplina delle procedure di raccordo fra Stato, Regione ed enti locali ivi previste;
c) lo Statuto interno di autonomia della Regione, di cui al quinto comma dell'articolo 54 dello Statuto.
4. Può essere oggetto dell'attività della Commissione ogni altro argomento che risulti utile per il conseguimento delle finalità di cui al presente articolo.
5. La Commissione inoltre dà al Consiglio regionale indicazioni riguardo alle linee di tendenza dell'esperienza regionale nel nostro ordinamento e circa le iniziative che la Regione può assumere per la piena realizzazione di un ordinamento statuale caratterizzato in senso regionalistico, sia tramite consultazioni con le altre Regioni, e in particolare con quelle ad autonomia speciale, sia attraverso rapporti con le sedi parlamentari competenti.
6. Nelle materie indicate dal comma 3 sono attribuite alla Commissione le funzioni in sede referente di cui all'articolo 25 del Regolamento interno del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, non era mia intenzione intervenire sull'articolato, ma limitarmi soltanto a una dichiarazione di voto, anche perché c'è stata la partecipazione del Gruppo del Partito Democratico della Sinistra nella discussione generale attraverso l'intervento del compagno Francesco Cocco. Penso però che sia necessario puntualizzare alcuni aspetti che sono emersi nella discussione generale, anche perché penso che non si possa svilire un adempimento così importante e qualificante per questa Assemblea attraverso argomentazioni faziose e demagogiche come quelle che si sono utilizzate e che sarebbero degne di una miglior causa.
Questa proposta di legge nasce da due esigenze fondamentali: la prima è quella di dare corretta attuazione all'ordine del giorno numero 74 del 24 luglio 1992. Voglio rileggere quanto conteneva quell'ordine del giorno che impegnava il Consiglio regionale ad affrontare, quale impegno primario, la riforma dello Statuto, affidandone l'elaborazione a una speciale Commissione consiliare da costituire alla ripresa dei lavori autunnali, fissando la stessa quale termine, eccetera eccetera... Quindi questo è il primo adempimento al quale siamo chiamati come Assemblea regionale, a meno che non si possa considerare un preciso impegno di questa Assemblea, quale quello contenuto in un ordine del giorno votato da questa Assemblea, qualcosa di strumentale che possa essere utilizzato per cercare di sanare divisioni o per cercare di soddisfare appetiti che riguardino presidenze o cose di questo genere.
La prima considerazione è quindi che questo è un preciso adempimento a cui questa Assemblea è chiamata a dare concreta attuazione proprio perché contenuto in un deliberato di questa Assemblea. Ma io voglio ricordare anche che l'ordine del giorno-voto che è stato votato appena qualche giorno fa da questa Assemblea, con la solennità con cui sono state affrontate quelle tematiche, conteneva un passo che impegnava il Consiglio regionale ad avviare e concludere tempestivamente un processo di revisione dello Statuto teso a rafforzare le specifiche potestà dell'autonomia speciale e a contribuire al più generale processo di revisione costituzionale. E quest'ordine del giorno voto porta la firma sia di un fautore della nostra autonomia e del decentramento regionalista, come penso possa essere considerato il collega Cogodi, sia quella di un centralista, quale è stato definito il collega Edoardo Usai. Tutte e due le firme sono contenute in quell'ordine del giorno-voto. Quindi noi siamo chiamati a dare concreta attuazione a precisi adempimenti che sono stati frutto di un dibattito, di un confronto e che hanno avuto la solennità del voto da parte di questa Assemblea. E questa è la prima delle esigenze a cui siamo chiamati a dare risposta attraverso questa proposta di legge.
La seconda esigenza è quella di intervenire immediatamente e con tempestività nel processo di revisione costituzionale che è in atto. Non possiamo perdere ulteriore tempo. Noi non vorremmo che nel confronto che è in atto nella Commissione bicamerale, sulla sottocommissione che è deputata a definire la nuova forma dello Stato e che sta appunto modificando la stessa fisionomia del nostro Stato attraverso la definizione di uno Stato in senso regionalista e che comunque si iscrive nell'ambito di un orizzonte di tipo federalista, non vorremo che nella definizione dei nuovi poteri che si stanno discutendo e che riguardano anche la nostra stessa Regione a Statuto di autonomia speciale, noi arrivassimo troppo tardi, quando altri hanno deciso per noi, per una nostra precisa responsabilità, per una nostra precisa inadempienza. Non è possibile che mentre a livello centrale, nel Parlamento, nella Commissione bicamerale si individuano nuovi poteri, definendo e sancendo la differenziazione fra Regioni a Statuto di autonomia speciale e Regioni a Statuto ordinario, non vorremmo che quando si decidono questi nuovi poteri noi fossimo totalmente assenti e lasciassimo che altri per noi decidano della nostra Carta costituzionale, del nostro futuro e delle prerogative che deve avere il nostro Statuto di autonomia. Perciò non può non apparire retorico e anche demagogico chiedersi perché oggi si arriva alla definizione di questa Commissione? Io penso che oggi noi siamo chiamati a questo adempimento perché dobbiamo recuperare il tempo perduto, dobbiamo intervenire attivamente, dobbiamo attivare una interlocuzione forte nei confronti della Commissione bicamerale, dobbiamo far sentire qual è la nostra posizione, quali sono le nostre proposte, quali sono i contenuti che dobbiamo dare al nostro Statuto, quale tipo di revisione dobbiamo portare avanti per il nostro Statuto. Allo stesso tempo io non capisco per quale motivo ci si stupisca del fatto che si faccia oggi. Si cerca di adombrare che questa Commissione sia stata fatta oggetto di trattativa tra i partiti della maggioranza. Perché non ricordare che nell'ordine del giorno-voto, che è stato approvato qualche giorno fa da questa Assemblea, nella parte dispositiva si dice che si fanno voti al Parlamento affinché si definiscano i tempi per l'approvazione del nuovo Statuto speciale della Sardegna? Come possiamo chiedere al Parlamento di definire i tempi per l'approvazione del nuovo Statuto se noi non abbiamo provveduto ancora a formulare una nostra proposta di revisione dello Statuto?
Perché si utilizzano queste argomentazioni? Perché si continua a fare demagogia, a utilizzare argomenti faziosi e strumentali su un argomento di questa rilevanza? Noi abbiamo l'obbligo, nel momento in cui chiediamo al Parlamento di definire i tempi per l'approvazione del nuovo Statuto, di definire noi una nostra proposta. Solo quanto avremo definito una nostra proposta potremo chiedere al Parlamento di definire e di approvare in tempi brevissimi la revisione dello Statuto. Ecco perché sinceramente sono incomprensibili gli argomenti che vengono usati. Noi esprimiamo rammarico perché la proposta di legge non è stata firmata da tutti i Gruppi, pur essendo stati tutti sollecitati alla firma, perché su un argomento di questa natura e di questa rilevanza è necessario il massimo dell'unità. Bisogna cercare il massimo della convergenza unitaria e noi, nonostante tutto, continueremo a ricercare la convergenza unitaria di tutti i componenti di questa Assemblea perché non è pensabile che su un argomento di questa natura, che riguarda la Carta costituzionale di tutti i cittadini sardi ci possano essere differenziazioni, ci possano essere divaricazioni, soprattutto quando queste differenziazioni e queste divaricazioni non sono generate da problemi di merito che riguardano i contenuti e le caratteristiche che deve avere questo Statuto di autonomia, ma sono invece conseguenza di mera tattica politica, della ricerca di qualche facile consenso e niente altro. Noi diciamo quindi che ci adopereremo perché, nonostante tutto questo, si possa pervenire comunque a una approvazione unitaria, perché nei lavori della Commissione ci possa essere la convergenza e il concorso di tutti i componenti di questo Consiglio regionale. Solo se noi arriveremo uniti e forti di questa unità al confronto con la Commissione bicamerale avremo la possibilità di condizionarne i lavori, avremo la possibilità di andare alla stesura di un nuovo Statuto di autonomia che sia all'altezza dei bisogni e degli interessi dei cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Onorevole Presidente, colleghi, io credo che l'articolo 1 di questa proposta di legge sia il nucleo centrale della discussione alla quale dobbiamo fare riferimento oggi e credo che su un tema così importante questo Consiglio abbia il dovere, e lo abbiamo tutti quanti singolarmente oltre che come Gruppi politici, di richiamare ulteriormente all'esigenza di uno sforzo unitario. Il collega Cogodi invitava a una riflessione. Io credo che la prima riflessione che noi dobbiamo fare sia quella di valutare come, nel giusto rispetto dei ruoli che in quest'Aula ci devono essere, in un'Assemblea di questo livello, tra maggioranza e opposizione, di valutare tutti quanti, anche chi in questo momento non svolge un ruolo di opposizione, come c'è anche un diverso modo di fare opposizione, e stamane noi ne abbiamo avuto conferma in quest'Aula in un atteggiamento che io mi permetto di definire responsabile, partecipe e migliorativo come quello tenuto dal Gruppo sardista e in un atteggiamento che invece mi sembra parte dal presupposto di voler mantenere una differenziazione a tutti i costi.
Sono convinto che su un argomento come questo l'esigenza prioritaria di un Gruppo di minoranza e opposizione quale il Gruppo Rinascita e Sardismo sia proprio quella di fare uno sforzo per trovare una convergenza su un'ipotesi che ci porti al confronto con lo Stato, che scaturisca da un dibattito, da un'elaborazione che parta dal Consiglio e che attraverso la Commissione si trasformi in una proposta più articolata.
Il perché di questa Commissione: io credo che il collega Dadea poc'anzi abbia ricordato quanto è già avvenuto in questo Consiglio, quali siano state le posizioni espresse da questo Consiglio anche con le firme autorevoli di coloro che oggi magari non si riconoscono in questa scelta. C'è forse un difetto di origine, cioè c'è una dietrologia di fondo che ci convince che in certi momenti alcune scelte siano scelte necessitate non da ideali validi e condivisibili da tutti, al di là dei ruoli di maggioranza e opposizione, ma da esigenze che oserei definire "di bottega". Credo che dobbiamo tutti quanti spogliarci invece di questo atteggiamento manicheistico e fare uno sforzo nell'individuare, anche in atteggiamenti della maggioranza, scelte che non sono di maniera o basate su interessi particolari della maggioranza ma che rispondono invece a esigenze collettive dell'Assemblea. Questa è un'esigenza collettiva e ricordo al collega Cogodi che non è vero che questo Consiglio non ha mai preso posizione in merito, non è vero che noi abbiamo subito in questa fase e in questa discussione, in questa vicenda che sta assorbendo anche il Parlamento nazionale, un atteggiamento succube e di secondo piano. Questo Consiglio regionale ha avuto modo di occuparsi dell'argomento, lo ha fatto prima nella Commissione alla quale faceva riferimento il collega Cogodi nella Commissione competente, con una risoluzione e poi lo ha fatto in questo Consiglio nel luglio del 1991 quando noi abbiamo preso posizione precisa rispetto a quello che stava avvenendo non nella Commissione bicamerale, che non era ancora costituita, ma già nella Commissione così detta degli affari costituzionali della Camera, ove un progetto che veniva definito dal nome del relatore progetto Labriola, faceva paventare un rischio per una specialità che andava ad appiattirsi nel contesto nazionale rispetto ad una ordinarietà del regionalismo nazionale italiano.
Quello che è avvenuto in questo frattempo, dall'elezione della nuova Camera, con l'incrementarsi del dibattito sulle riforme istituzionali, ha visto questo Consiglio regionale presente, lo ha visto attraverso la partecipazione del Presidente della Giunta regionale alla Conferenza dei Presidenti delle Giunte e lo ha visto attraverso la partecipazione del Presidente di questo Consiglio alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni italiani e dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale con proprie formulazioni che sono state sempre quelle emerse dal dibattito in Commissione e in Aula.
Posso testimoniare al collega Cogodi che, per esempio, per quanto attiene alla tematica sul Senato o la Camera delle Regioni questo Consiglio e i suoi rappresentanti che hanno partecipato alle audizioni della Commissione bicamerale hanno espresso con fermezza quello che era maturato in quest'Aula, che era appunto una visione di un nuovo bicameralismo italiano che tenesse conto della specificità regionale e tendesse quindi a attuare in Italia un Senato delle Regioni, diversamente da una posizione che voleva invece attribuire a una delle due Camere una funzione di esercizio della potestà legislativa su una materia limitata quale quella di interesse regionale. Tutte queste cose, Cogodi, ci sono state in questo Consiglio, amico e collega Murgia, ci sono state nella prima Commissione e ti hanno visto anche partecipe al dibattito, come hanno visto il collega Ortu e spesso in posizioni non divaricate ed atteggiamenti differenziati per le posizioni politiche, ma su una scelta di un obiettivo di unità che dovesse caratterizzare l'atteggiamento di questo Consiglio regionale su questa materia. Ecco perché dobbiamo fare uno sforzo ulteriore, collega Cogodi, e altri colleghi del Gruppo, per ricercare l'unità. Io mi sono chiesto perché non c'è la firma del collega Cogodi nel progetto di legge, probabilmente non erano maturate le condizioni e oggi il Gruppo è articolato diversamente. Io credo che lo sforzo debba essere fatto a meno che non si scelga di rimanere prioritariamente attestati su posizioni di opposizione, costi quello che costi, per manifestare magari all'esterno una differenziazione che non vuole cedere, non vuole morire, non vuole, direi, essere accantonata seppure per un momento, neppure su temi come questo che richiedono non la differenziazione ma la convergenza.
Al collega Cogodi devo ricordare che la possibilità che questo argomento sia trattato nella Commissione prima, cioè nella Commissione che ha la competenza specifica secondo l'attuale Regolamento, a me personalmente che ho presieduto questa Commissione in questi anni, sembra un percorso impercorribile. E' impercorribile per due ordini di motivi, uno di carattere pratico: anche con la modifica del Regolamento che ci siamo dati, collega Cogodi, questa Commissione non è che abbia perso tante delle competenze che le venivano attribuite precedentemente, direi che ha perso solo la competenza che viene definita dei diritti civili. Tutto il resto, per quanto attiene la nuova Commissione, la Commissione seconda, sono materie di nuova introduzione e sono materie, direi, di nuova "attenzione" che si sono volute attribuire a questa Commissione ma che di fatto non tolgono alla prima quella massa di competenze e di impegno che in questi anni si è verificata. Basta pensare che questa Commissione ha fatto oltre 220 sedute ed ha affrontato, con la difficoltà che emerge quando si affrontano tematiche di carattere generale, normative, proposte, risoluzioni di vari aspetti e di vario livello. Quindi non c'è nella scelta di istituire una Commissione speciale un obiettivo strumentale, quello di voler attribuire a questa Commissione un ruolo quasi compensativo delle esigenze dei vari Gruppi di essere rappresentati a livello politico. Io credo che almeno di questo, Cogodi, debba essere dato atto alla maggioranza, non si può pensare che una parte solo perché è maggioranza voglia portare questo Consiglio nelle sue istanze più alte a confondere il sacro con il profano, a voler fare mattanza anche dei sacri principi e dei sacri valori che tutti quanti diciamo di voler rispettare. Ecco, quello dell'autonomia, quello dell'esaltazione di una verifica del livello di autonomia, di una verifica del livello di attuazione dello Statuto, di una verifica della necessità di riadattare la nostra autonomia alle esigenze di un nuovo Stato nazionale, ma anche di quello che sta avvenendo in Europa per una Europa delle Regioni, credo che sia proprio uno di questi valori che non possono essere confusi ed essere messi sullo stesso piano di atteggiamenti tattici o strumentali che su altri temi qualcuno può anche pensare che questo Consiglio possa adottare.
E' uno sforzo che dobbiamo fare assieme perché assieme dobbiamo presentarci al cospetto dello Stato e assieme dobbiamo rivendicare una esaltazione dell'autonomia. Io appunto per questo non vedo niente di strano nella presenza del Gruppo del Movimento Sociale Italiano firmatario di questa proposta di legge. Lo vedo come fatto positivo perché si dibatterà in quella Commissione e loro avranno la possibilità di esprimersi e di portare il loro contributo. Questo dobbiamo chiederlo anche all'ultimo Gruppo politico che si è costituito per scissione, direi per derivazione, in questo Consiglio.
Cogodi, quattro anni fa c'eri anche tu in questo Consiglio regionale, come gli altri. La tua posizione di singolo consigliere non è cambiata oggi solo perché ti trovi a esercitare un ruolo diverso in un altro Gruppo; la funzione di consigliere rimane, al di là del ruolo che si esercita. Non si possono utilizzare queste situazioni per giustificare atteggiamenti che sono di rottura e che servono solo a dare ragione a coloro che dicono, io dico strumentalmente e surrettiziamente, che la volontà di rivendicazione autonomistica di questa Regione si è affievolita e che se qualcosa questa Regione la sta ottenendo non è per le proprie richieste, per il proprio convincimento autonomistico ma perché qualcuno ce lo sta benevolmente concedendo, lo Stato. Noi dobbiamo rivendicare con forza la nostra capacità di essere controparte e parte dello Stato contemporaneamente, dimostrando però che su queste scelte non ci possono essere giustificazioni preconcette di schieramenti che possano giustificare le nostre divisioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione dell'articolo 1 può offrire a chiunque l'occasione per chiarire meglio il proprio pensiero. Io ho paura che il tentativo di criminalizzare forme di dissenso che sono state espresse anche in termini di perplessità circa l'efficienza e la correttezza dello strumento che stiamo andando ad utilizzare per la predisposizione della modifica dello Statuto, tendono in qualche maniera a coprire responsabilità pesanti di alcuni Gruppi politici e purtroppo devo dire della stragrande maggioranza dei Gruppi politici per l'ingiustificabile e irrecuperabile ritardo con il quale stiamo andando in questa seduta del Consiglio regionale, che questa sì sarebbe dovuta essere solenne ma che non ha niente di solenne ed è fortemente caratterizzata soprattutto da una formidabile caduta di tensione, a discutere di un problema che avrebbe dovuto stimolare la partecipazione al dibattito di ciascuno di noi. Se io mi baso sull'assenza fisica oltre che politica non solo della maggioranza nella seduta di stamane e sulla straordinariamente scarsa partecipazione al dibattito, ecco che riallacciarmi alle vicende di ieri diventa quasi naturale, cioè mi sembra quasi che il Consiglio regionale su sollecitazione di questa larga maggioranza, abbia necessità oggi di adempiere, quasi timbrando un cartellino, ad un fatto che tutto sommato per gli atteggiamenti e per l'approccio è di ordinaria amministrazione senza che questo venga caricato di una tensione morale e politica ideale che allora sì avrebbe potuto recuperare l'unità e fugare le perplessità. Io non posso neanche dimenticare che in un'altra seduta, forse più solenne di quella dell'altro giorno e in tempi altrettanto drammatici ma che in qualche maniera offrivano a questa Assemblea la possibilità di adottare soluzioni e sollecitazioni con qualche anno di anticipo, in analoga seduta solenne - mi riferisco alla seduta successiva all'azione del Gruppo sardista di occupazione dell'Aula - fu approvato un ordine del giorno che io reputo moto più avanzato dell'ordine del giorno approvato qualche giorno fa, in cui fra gli impegni principali fu concordato che l'istituzione della Commissione per la riforma dello Statuto o quanto meno la riforma dello Statuto sarebbe stata una delle azioni attraverso le quali i problemi sarebbero stati non solo posti all'attenzione dell'opinione pubblica sarda, ma sarebbero stati posti di fronte, in un nuovo rapporto con lo Stato, alle autorità dello Stato dalle quali legittimamente si rivendicavano e si rivendicano oggi titolarità e quote di sovranità che in effetti restituiscano e accreditino dignità a questa Assemblea. Ebbene, sono passati due anni, così come è passato un anno dall'ordine del giorno approvato...
(Interruzioni)
Io non chiedo che la maggiorana non parli sull'argomento ma che non parli quando intervengono altri!
Dicevo, che l'ordine del giorno approvato un anno fa per concordare la composizione di una Commissione speciale per la riforma dello Statuto, è stato approvato in una seduta del Consiglio in cui fu approvata la modifica della legge elettorale. Ciascuno di noi fu vittima, protagonista e osservatore dei movimenti di coloro i quali - io li definisco l'oligarchia del Consiglio - decisero le sorti elettorali di molti di noi, di molti partiti, di buona parte di questi Gruppi in una specie di consorteria che accomunò opposizione e maggioranza...
(Interruzioni)
Io ve lo chiedo, un minimo di rispetto, perché non ho la capacità di riprendere dopo le interruzioni, non sono bravo come voi. Parlo di atteggiamenti della maggioranza verso l'opposizione. In una logica quasi compensativa, si approvò insieme alle modifiche della legge elettorale un ordine del giorno per istituire la Commissione speciale per lo Statuto, come dire: vi diamo la caramella. Io lascio all'intelligenza dei colleghi individuare personaggi e Gruppi. Che fosse una caramella questo poi si è rivelato, perché a distanza di un anno, nonostante le sollecitazioni del Gruppo sardista, o dell'opinione pubblica nei dibattiti, o attraverso tutti gli strumenti che ciascuno riesce ad utilizzare o di cui può dotarsi arriviamo, in questo clima intorbidito dalle vicende spartitorie, a discutere e ad approvare una legge con un mandato quasi a tempo indeterminato, senza che il passato insegni a questa Assemblea e a ciascuno di noi che i mandati a tempo indeterminato non garantiscono nessuna produzione.
E allora siccome nessuno può accusarmi di essere elemento frenante in questa circostanza, né tanto meno accusarmi di demagogia o di altre intenzioni recondite, dico che se si vogliono fugare le perplessità avanzate dal collega Morittu e anche dal collega Cogodi, c'è solo un modo, se non si vuole percorrere la strada della prima Commissione dove, caro Tamponi, anche per tua pesantissima responsabilità, siamo rimasti tre anni aggrovigliati sulle leggi elettorali, sviando energie, risorse, attenzione, impegno politico su problemi che non appartengono alla Sardegna. Questi anni di perdita di tempo nel dibattito, hanno contribuito a mettere in ginocchio la Sardegna perché noi ci siamo rifugiati in problemi che ci servivano a attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su questioni che non erano direttamente collegate ai bisogni e alla tragedia che stiamo vivendo. Se non vogliamo quindi utilizzare lo strumento della prima Commissione che, non costretta a deviazioni su proposte di legge o ipotesi di riforma che non appartengono né alla nostra cultura, né ai nostri bisogni, è la sede naturale per la discussione di questi problemi, e vogliamo procedere all'approvazione di questa proposta di legge, noi proponiamo un emendamento che fissa per la conclusione dei lavori della Commissione un termine di quattro mesi, perché non sappiamo se la Bicamerale sopravviverà, se la Presidenza dell'onorevole Iotti le darà nuovo slancio e prestigio. In quattro mesi di tempo, tenendo conto del fatto che i ritmi, gli interlocutori e la stagione politica suggeriscono strumenti e tempi straordinari e non strumenti ordinari e tempi indefiniti, è possibile che si recuperi l'unità del Consiglio. Quattro mesi di lavoro di una Commissione speciale per la riforma dello Statuto, su cui non abbiamo molto da inventare ma molto da dialogare e da costruire, se vengono rispettati, possono consentire di recuperare l'unanimità del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non voglio intervenire sulle questioni politiche che questa proposta di legge implica; su queste questioni sono intervenuti autorevolmente i leader di questa Assemblea e quindi io non potrei nulla aggiungere a quanto loro hanno detto e sarebbe da parte mia anche atto di presunzione pensare di poter aggiungere, o togliere, o contrastare quanto questi leader hanno autorevolmente detto. Quindi mi limiterò molto più modestamente, ovviamente nei limiti del mio ruolo, a fare un'osservazione su questo articolo 1 nel senso di prospettare un'eventuale modifica o nel senso, se si ritiene più opportuno non introdurre delle modifiche, di raggiungere comunque un'intesa in questa Assemblea sul vero oggetto dei lavori di questa Commissione. Mi riferisco a questo: l'autonomia di una Regione, o più complessivamente delle Regioni nel nostro ordinamento, così come in tutti gli ordinamenti è determinata solo in parte e in via del tutto consequenziale e secondaria, dagli Statuti di autonomia, in realtà la misura vera, il nucleo centrale che dà il senso della reale autonomia politica e istituzionale delle Regioni è determinata dalla stessa Costituzione; in particolare è innanzitutto determinata dall'assetto e dalla disciplina che hanno gli organi costituzionali. Gli organi costituzionali sono organizzati e sono disciplinati nelle Costituzioni in funzione dell'idea che si ha del carattere accentrato o meno dell'ordinamento medesimo. Ora, non c'è dubbio che, come molte volte si è rilevato anche in questa Assemblea, anche in atti di questa Assemblea votati nella passata legislatura e in varie risoluzioni e documenti anche della prima Commissione, noi abbiamo innanzitutto un ordinamento che presenta caratteri accentrati nella struttura dei suoi organi fondamentali.
Sono solo embrionali gli accenni che la Carta costituzionale contiene al sistema delle autonomie, ad esempio nell'affermazione che il Presidente della Repubblica è eletto dalle Camere in seduta comune con l'integrazione dei rappresentanti delle Regioni, che però hanno una posizione del tutto marginale e non decisiva, o ancora là dove si afferma che il Senato è eletto su base regionale, quindi che la legge che disciplina l'elezione al Senato deve tener conto di questo elemento, ma anche qui senza nessuna conseguenza sostanziale sul piano delle autonomie medesime. E allora l'oggetto dei lavori di questa Commissione, se intendiamo riformulare in termini forti la nostra autonomia, se intendiamo, come da molte parti si è detto, riscrivere il patto costituzionale che lega il sistema autonomistico e in particolare la Sardegna allo Stato, l'oggetto principale, secondo me, è la stessa Costituzione. Ora, in questo articolo 1 questo elemento è presente, ma è presente soltanto implicitamente, cioè si legge tra le righe. Il comma quarto dice: può essere oggetto dell'attività della Commissione ogni altro argomento che risulti utile per il conseguimento delle finalità di cui al presente articolo, quindi è chiaro che in questa dizione di carattere generale si possono ricomprendere tutti quegli argomenti che siano utili e pertinenti al raggiungimento del nostro obiettivo. Però è del tutto evidente che l'oggetto principale dell'attività, quello su cui si incentra in modo più enfatico l'articolo 1 è la revisione dello Statuto e l'attuazione dello Statuto vigente. Ora, siccome la revisione dello Statuto è un elemento del tutto secondario e consequenziale nel determinare un rapporto tra due ordinamenti, a ciò che stabilisce la Carta fondamentale che disciplina l'ordinamento generale nel suo complesso, è chiaro che relegare nell'ambito della generica previsione del comma quarto il punto fondamentale attinente alla revisione dello stesso assetto costituzionale per rideterminare il patto, secondo me rischia di creare un'ottica sbagliata, rischia di dare come indirizzo legislativo alla Commissione un'ottica del tutto riduttiva. Conclusivamente io dico questo - io purtroppo non ero presente ai lavori della Commissione quando si è discussa questa proposta, diversamente avrei sollevato la questione in quella sede -se abbiamo inteso adottare questa formulazione per evitare eventuali rilievi del Governo, che nella passata legislatura furono mossi, anche se a nostro avviso si trattava di rilievi del tutto infondati, rimane però inteso tra di noi, ed è nella ferma volontà di questa Assemblea dare mandato alla Commissione di affrontare tutti i punti rilevanti per rideterminare questo patto e quindi innanzitutto avanzare delle proposte che investano i punti centrali della Costituzione che riguardano il nostro ordinamento e quindi innanzitutto la materia riguardante gli organi costituzionali. Io credo che questa intesa raggiunta in modo esplicito nell'ambito di questa Assemblea sia tale da garantirci che poi la Commissione, che in definitiva sarà formata dai più autorevoli rappresentanti dell'Assemblea medesima, sarà in grado di adempiere proficuamente al proprio compito. Se invece questa formulazione è frutto della sostanziale convinzione che l'ordine delle priorità sia quello qui stabilito, io devo non tanto manifestare il mio dissenso, perché nulla conterebbe, ma credo che noi daremmo alla Commissione un mandato che non è tale da consentire di raggiungere un obiettivo soddisfacente, non è tale da condurre ad una soddisfacente conclusione.
Pertanto io concludo dicendo che siccome ci saranno presumibilmente delle dichiarazioni di voto nella fase finale, mi auguro che i leader di questa Assemblea vogliano autorevolmente intervenire per chiarire questo aspetto. Se da parte di chi esprime gli indirizzi politici fondamentali di questa Assemblea venisse questo chiarimento, io credo che questo sarebbe sufficiente a tranquillizzarci e per quanto mi riguarda sarebbe del tutto soddisfacente, al di là del dettato espresso dalla norma. Se però questo chiarimento non ci fosse ed effettivamente il mandato ha l'ordine di priorità espresso nell'articolo 1 io credo che partiremmo su un piede non dico sbagliato, perché tutto si può correggere, ma con un'ottica anche culturale e istituzionale riduttiva. Io non ho motivo di pensare che l'ottica sia questa, credo che invece sia l'altra e penso che il dibattito successivo chiarirà meglio questo punto che io ho soltanto inteso sollevare.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
PORCU, Segretario:
Art. 2
Formazione della Commissione
1. La Commissione è composta da undici consiglieri regionali e viene nominata dal Presidente del Consiglio, con le modalità previste dall'articolo 52 del Regolamento del Consiglio.
2. Per l'elezione dell'Ufficio di Presidenza della Commissione si applica l'articolo 30 del Regolamento del Consiglio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
PORCU, Segretario:
Art. 3
Lavori della Commissione
1. La Commissione, nello svolgimento della propria attività, promuove la più ampia consultazione dei poteri locali, delle formazioni sociali e degli organismi culturali e di ricerca.
2. La Commissione, tramite l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, può disporre di affidare incarichi per studi e consulenze, allo scopo di istruire le sue attività. A tal fine la Commissione presenta le relative proposte al Presidente del Consiglio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
PORCU, Segretario:
Art. 4
Durata in carica
1. La Commissione speciale dura in carica fino al termine della legislatura.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Emendamento sostitutivo totale Meloni - Ortu - Serrenti - Ladu Giorgio - Demontis - Puligheddu - Planetta
Art. 4
La Commissione speciale dura in carica e deve concludere i suoi lavori entro il 31 dicembre 1993. (1)
Emendamento sostitutivo totale Morittu - Murgia - Cogodi
Art. 4
La Commissione speciale dura in carica e deve concludere i lavori entro il 31 agosto 1993. (2)
PRESIDENTE. Credo che gli emendamenti siano stati sufficientemente illustrati in sede di discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta si rimette al Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, per chiedere una breve sospensiva per poter esaminare con i presentatori questi emendamenti.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo per dieci minuti i lavori del Consiglio.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 28, viene ripresa alle ore 12 e 42.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Mi è parso di capire, signor Presidente, che è possibile raggiungere un'intesa su una diversa formulazione della cadenza temporale dei lavori e della durata stessa della Commissione speciale Statuto. C'è però un impedimento di tipo formale a modificare la previsione originaria degli emendamenti presentati. Io penso però che se ci fosse un'espressione unanime del Consiglio rispetto alla formulazione originaria che fissa come termine la fine della legislatura e i due emendamenti in discussione che fissano termini del 31 dicembre e del 31 agosto, non dico che si potrebbe fare media ma si potrebbe dare per proposto in tempo utile un termine che è quello che soddisfa l'organo legislativo. Questo perché nell'introdurre le modifiche al Regolamento intendevamo tutti - sia chi ha votato a favore sia chi ha votato contro - che dovessero servire ad agevolare il lavoro del Consiglio e l'espressione della volontà politica del legislatore. Io avevo a suo tempo sollevato questa questione, Presidente, avvertendo sul rischio che l'opera di fattura di una legge incappasse nella ghigliottina di passaggi così rigidi perché una legge non è sempre quello che inizialmente si ipotizza: prendere o lasciare. Una legge appartiene all'organo legislativo che in qualche modo la modella e la equilibra e la fa nella sua finale espressione di volontà politica. Io credo che si dovrà tornare su questa norma del Regolamento. Io avevo suggerito che tra la discussione generale e il passaggio agli articoli fosse previsto uno scarto temporale, una sospensione obbligatoria di un'ora, due ore, al fine di vedere come dare equilibrio alle proposte, sia quella originaria, sia quella degli emendamenti, se no mettiamo l'organo legislativo nell'impossibilità di fare le leggi come le vuole...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, è inutile entrare su questo argomento, io ricordo benissimo quello che lei ha detto. Lo scarto temporale era per valutare la portata degli emendamenti.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Valutare la portata degli emendamenti significa consentire che in base agli emendamenti presentati si presentino emendamenti che li compongano anche, perché se no la produzione della legge avviene in questo modo referendario: prendere o lasciare. La produzione di una legge è un'opera più complessa e questo è un punto molto delicato.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non in questo caso, in cui un mese in più o un mese in meno non modifica la sostanza.
COGODI (Rinascita e Sardismo). In questo caso ci può essere un'espressione unanime del Consiglio se si prevede un termine, su cui si concorda. Non c'è un'espressione unanime, e quindi cambia la natura del voto del Consiglio, se non c'è un termine su cui si concorda. Mi pare che vada trovata una soluzione perché possa compiersi la volontà del Consiglio. Questo è il punto, quindi suggerirei di trovare una soluzione in via tecnica a questa cosa, nel merito sennò mi permetterò di aggiungere due cose.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Io penso, signor Presidente, che sui tempi si possa ragionevolmente convenire che sia indispensabile procedere proprio a marce forzate e che la proposta di Statuto, questione che peraltro non coincide perfettamente con quella circa la durata della Commissione, ma la proposta dello Statuto a mio giudizio dovrebbe essere pronta ben prima di agosto se noi vogliamo avere qualche speranza di poter efficacemente interloquire con gli organi istituzionali che si stanno occupando della revisione della forma dello Stato. Dico questo anche perché tutti, diversi colleghi l'hanno detto intervenendo nel dibattito, conveniamo sul fatto che si registra un ritardo grave sulla materia della revisione dello Statuto, grave e, sia detto senza polemizzare con alcuno in particolare, ma come complessiva autocritica dell'organo legislativo regionale, ingiustificabile, grave ed ingiustificabile. Noi abbiamo una grande tradizione autonomistica, però sui temi dell'autonomia, del decentramento, sul tema della riforma dello Stato in direzione di una ispirazione federalistica noi oggi, Regione sarda, siamo non una forza di avanguardia, dobbiamo dircelo con schiettezza, ma una forza di retroguardia. Dobbiamo accettare questo stato di cose? Io credo di no; credo che tutti avvertiamo la necessità di uscire da questa situazione per riscuoterci anche della passività e di procedere con rapidità, portando in tempi rapidi un progetto di Statuto all'esame della Bicamerale e del Parlamento, in pochissimi mesi, prima dell'estate. Io colgo l'occasione, e chiedo scusa Presidente, per dire che sull'argomento che è stato affrontato se sia più utile procedere con una Commissione speciale oppure con la Commissione permanente, a me sembra che se decidiamo di procedere con questi tempi sia più utile procedere alla formazione di una Commissione speciale, non per creare un'altra presidenza, ma per poter proprio in tempi strettissimi produrre uno sforzo straordinario di confronto e di proposta. Alcuni colleghi intervenendo in quest'Aula hanno posto una questione: la Commissione speciale risponde a esigenze obiettive oppure serve per far quadrare i conti, per creare una poltrona, per creare una presidenza? Altri colleghi hanno risposto a queste critiche ravvisandovi un elemento di strumentalità; forse hanno ragione, tuttavia io voglio dire in modo molto chiaro, che dato ciò che è successo in questi giorni, in queste ore, anche questo scontro pesante, nemmeno molto dignitoso, anzi non dignitoso, sulle presidenze delle Commissioni permanenti, il sospetto che di questo si tratti, cioè di un aggiustamento, di un mercato è stato detto, può essere legittimo anzi è legittimo, qui dentro ma soprattutto fuori di qui. Allora io voglio dire, e concludo, signor Presidente, con assoluta chiarezza che la presidenza di una Commissione speciale, proprio per la natura della Commissione speciale, per la rilevanza del compito, non può nascere da accordi di maggioranza, non può nascere da intese di parte ma da un ragionamento che coinvolga tutti. Non possono dunque esserci in una materia come questa né presidenti precostituiti né candidature prefabbricate. Se il Consiglio deciderà al termine col proprio voto di procedere alla formazione della Commissione, allora io ritengo, solo allora, si dovrà fra tutte le forze politiche presenti in quest'Aula affrontare la questione della presidenza. Naturalmente tutti, quando sono sul tappeto questioni di questo genere, possiamo liberamente e legittimamente parlare di gente in corsa, poi si tratta di vedere se la gente che dovrebbe correre davvero sia in corsa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Onorevole Presidente, solo sul problema della durata della Commissione: io sono perché si mantenga la formulazione originaria all'articolo 4. D'altra parte abbiamo appena approvato l'articolo 3 dove si dice che: "la Commissione, nello svolgimento della propria attività, promuove la più ampia consultazione dei poteri locali, delle formazioni sociali e degli organismi culturali e di ricerca. La Commissione, tramite l'ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, può disporre di affidare incarichi per studi e consulenze, allo scopo di istruire le sue attività". Siccome non è detto la Commissione deve finire i suoi lavori non prima della fine della legislatura, spetterà alla sensibilità dei commissari ridurre i tempi, ma mettere un paletto per cui non si possa andare oltre mi pare una cosa fuori senso. Io vorrei che questa Commissione lavorasse fino all'ultimo giorno della legislatura perché comunque i suoi lavori saranno utili a questo Consiglio regionale e anche al prossimo perché il processo di revisione dello Statuto non si ferma con i lavori di questa Commissione. E' un processo in atto e non trovo di nessuna utilità fissare i trenta o i venticinque giorni perché li trovo fuori senso.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 1. Ricordo che la Giunta si è rimessa al Consiglio. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Quindi decade l'emendamento numero 2 e ovviamente l'articolo 4.
Si procede ora alla votazione per appello nominale della proposta di legge numero 375.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Dichiaro la mia astensione, ovviamente con qualche rammarico perché, sulla base delle volontà manifestate dalla stragrande maggioranza, quasi dall'unanimità del Consiglio, si sarebbe potuto addivenire ad una soluzione equilibrata e più credibile, quella cioè di dare un termine congruo però tale da far pensare che questa Commissione non è una Commissione di studio, è una Commissione che deve mettere insieme delle idee per produrre una proposta di nuovo Statuto. L'idea ribadita dal collega Baroschi e che era nel testo originario dei proponenti di una Commissione che dura in carica per tutta la legislatura mostra che i proponenti pensavano a questa Commissione come a una Commissione di studio, non ad una Commissione istruttoria che dovesse produrre...
BAROSCHI (P.S.I.). Quello che dico va bene, ma quello che penso...!
COGODI (Rinascita e Sardismo). Collega Baroschi, io per pensare intendo quello che si riesce a comunicare agli altri del proprio pensiero. Non l'hai pensato, hai detto cose che non hai pensato.
BAROSCHI (P.S.I.). No, ho detto cose che ho pensato ma non sono quelle che dici tu.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Sì, va bene, d'accordo, si fanno deduzioni anche in via logica, non è offensivo per nessuno e non è manco proibito che uno pensi di fare una Commissione di studio. Se ne facessimo molte studieremmo tutti di più e impareremmo. E' la natura della Commissione consiliare che è diversa perché se io ipotizzo che operi fino alla fine della legislatura sto ipotizzando non che debba procedere a marce forzate, come dice il collega Scano, cosa che la Commissione può fare, ma in partenza sto ipotizzando la possibilità che duri quanto dura la legislatura, cioè che non produca l'atto conclusivo che invece il Consiglio si impegna a produrre, in modo unitario o differenziato, in tempo utile perché in questa legislatura si abbia un progetto di Statuto da contrattare con lo Stato e quindi ci siano anche i tempi tecnici per l'approvazione. Se noi non diamo questi tempi tecnici necessari, è chiaro che stiamo pensando che questa può essere una Commissione che studia - che è una cosa utile - ma che non deve necessariamente concludere. Ora siccome sono frequenti gli appelli all'unitarietà, io vorrei dire che i ragionamenti che si fanno in Consiglio, la dialettica consiliare, il dibattito, hanno senso quando ci si ascolta. Mi pare che oggi ci si sia ascoltati almeno in parte, tanto che si era ipotizzato che potesse concludersi in modo unitario e unanime, mi è parso di capire, questa discussione. Poi gli impedimenti formali dei regolamenti, che si fanno nel modo in cui si fanno, impediscono anche che la volontà del Consiglio possa essere certificata negli atti e negli articoli di legge che il Consiglio approva, per cui permangono le perplessità che sono state originariamente espresse. Io vorrei dire che l'astensione da parte dell'opposizione è un contributo positivo, è una sollecitazione, non è un rifiuto, se no che senso avrebbe l'esistenza nelle assemblee parlamentari di maggioranze e minoranze? E' una sollecitazione, una disponibilità positiva e quando questa disponibilità positiva arriva anche a dare il voto favorevole alle proposte, nessuno dovrebbe confondere questa disponibilità con una trappola per cui poi accade spesso che si è rimproverati perché si è stati unitari. Sull'ordine del giorno-voto, per esempio, noi abbiamo dato con motivazioni differenziate il nostro voto favorevole insieme agli altri Gruppi politici ma a condizione che venissero messi a corredo dell'ordine del giorno-voto più documenti politici. Io considero positivi questi documenti, sia il documento del Gruppo politico Rinascita che quello del Gruppo sardista che corredano quell'ordine del giorno-voto e che danno il senso del voto che noi abbiamo espresso allora, e di questo non dobbiamo essere rimproverati. Se accedere ad uno sforzo unitario da parte dell'opposizione diventa ragione di rimprovero successivo, cambiano un pochino le regole e cambiano un pochino anche i toni. La verità è che in quell'ordine del giorno-voto, per quanti sforzi noi abbiamo compiuto, in sei pagine non figura una sola volta la parola federalismo perché un'obiezione di fondo fatta da parti non marginali di questo Consiglio ha impedito che nel corso di quelle sei pagine figurasse la parola federalismo. Quindi non c'è una unanimità sui contenuti e sugli obiettivi in questo Consiglio; quando si sa cosa scrivere, si fa in fretta a scrivere e una bozza di Statuto si può scrivere, non dico in sei mesi ma in sei giorni; quando non si sa cosa scrivere, non bastano sei mesi, e non bastano neppure sei anni. Siccome in questo Consiglio si sa cosa scrivere, ma ognuno lo sa in modo diverso lo sforzo dovrà essere quello di operare le necessarie convergenze. Ecco perché l'atteggiamento che io esprimo è un atteggiamento di astensione che significa una disponibilità positiva e un richiamo alla necessità di recuperare l'unità non nei voti, che sono espressione formale, ma soprattutto nei contenuti e negli obiettivi che devono essere conseguiti.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 375. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto a sorte il numero 39, corrispondente al nome del consigliere Merella.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Merella.
SERRENTI, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Merella - Mereu Orazio - Mulas Franco - Muledda - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pili - Piras - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Satta Gabriele - Scano - Selis - Serra - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzori - Baroschi - Cadoni - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni.
Si sono astenuti: il Presidente Floris - Morittu - Murgia - Salis - Urraci - Cogodi.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 64
votanti 58
astenuti 6
maggioranza 30
favorevoli 58
(Il Consiglio approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno martedì 30 marzo alle ore 18.
La seduta è tolta alle ore 13 e 12.
Versione per la stampa