Seduta n.308 del 01/02/2003 

CCCVIII SEDUTA

Sabato 1° febbraio 2003

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

CAPPAi, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 28 novembre 2002, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pietro Fois, Salvatore Piana, Andrea Pirastu, Pietro Pittalis, Alberto Randazzo, Nicolò Rassu, Beniamino Scarpa e Silvestro Ladu hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 1° febbraio 2003. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 29 ottobre 2002; 5, 13, 19 e 21 novembre 2002.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:

Interventi urgenti conseguenti ad eventi calamitosi - Incendi del 28.6.2002 e del 18.7.1997. (397)

(Pervenuto l'8 gennaio 2003 ed assegnato alla quinta Commissione.)

Contributo alle società ex EMSA per l'esercizio 2003. (398)

(Pervenuto l'8 gennaio 2003 ed assegnato alla sesta Commissione)

Norme e misure urgenti in materia di progettazione, costruzione ed esercizio degli sbarramenti di ritenuta e dei relativi bacini di accumulo nella Regione Sardegna. (401)

(Pervenuto il 14 gennaio 2003 ed assegnato alla quarta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Capelli - Cappai - Piana - Randazzo:

"Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale". (396)

(Pervenuta l'8 gennaio 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Cassano - Vargiu - Fantola - Pisano:

"Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 15.7.1988, n. 25, recante: "Organizzazione e funzionamento delle compagnie barracellari". (399)

(Pervenuta il 10 gennaio 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Pusceddu - Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore:

"Istituzione dell'Autorità garante delle persone private della libertà personale". (400)

(Pervenuta il 13 gennaio 2003 ed assegnata alla seconda Commissione.)

dal consigliere Giovannelli:

"Interventi regionali per la sicurezza nei comuni". (402)

(Pervenuta il 17 gennaio 2003 ed assegnata alla seconda Commissione.)

dai consiglieri Cassano - Pisano:

"Perequazione del trattamento economico dei dipendenti delle A.S.L., degli enti locali della Sardegna (Comuni, Province e Comunità montane) con quello dei dipendenti dell'amministrazione regionale. (403)

(Pervenuta il 22 gennaio 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Liori - Licandro:

"Passaggio alle province di personale dipendente dall'Unione Italiana Ciechi (UIC)". (404)

(Pervenuta il 22 gennaio 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

dal consigliere Dettori:

"Diritti della partoriente, del nuovo nato e del bambino ospedalizzato". (405)

(Pervenuta il 22 gennaio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri Lai - Fadda - Dettori - Ibba - Demuru - Balia - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi -Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu:

"Indirizzi generali e realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali". (406)

(Pervenuta il 29 gennaio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri Scano - Deiana - Dettori - Pacifico - Pinna:

"Istituzione dell'Assemblea Costituente regionale". (407)

(Pervenuta il 29 gennaio 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Frau - Granella - Cassano - Sanna Alberto - Cappai - Giagu - Liori - Manca - Onida - Pilo - Rassu:

"Modifica dell'art. 49 della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 "Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna", concernente il periodo di caccia". (408)

(Pervenuta il 30 gennaio 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

Interrogazione Frau sui contributi alle Province. (550)

(Risposta scritta in data 28 gennaio 2003.)

Interrogazione Vargiu sulla chiusura dell'Ufficio postale di Cagliari 3, nel quartiere di Castello. (557)

(Risposta scritta in data 28 gennaio 2003.)

Interrogazione Vassallo - Cogodi - Ortu sulla realizzazione di opere connesse ad attività estrattiva in località La Corte - Sassari. (567)

(Risposta scritta in data 28 gennaio 2003.)

Interrogazione Liori sui criteri di applicazione della legge regionale 17 maggio 1999, n. 17, concernente "Provvedimenti per lo sviluppo dello sport in Sardegna". (571)

(Risposta scritta in data 28 gennaio 2003.)

Interrogazione Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis sulle rettifiche di bandi di concorso per l'assunzione di personale dell'Amministrazione regionale. (572)

(Risposta scritta in data 28 gennaio 2003.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

Interrogazione GIAGU - FADDA - BIANCU- DORE - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI sullo stato di attuazione dell'articolo 19 della legge regionale n. 26 del 1977 (Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna). (584)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul Centro trasfusionale di Alghero. (585)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle vaccinazioni per la "lingua blu". (586)

Interrogazione LAI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sull'adozione da parte del Presidente dell'ERSU di Sassari del Decreto Presidente n. 1/2002. (587)

Interrogazione ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sul grave disagio delle agenzie di viaggio in Sardegna. (588)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla Sarda Bauxiti di Olmedo. (589)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

Interpellanza DETTORI - BALIA - MANCA - PACIFICO sulla situazione di disagio relativa ad una incidenza di tumori venutasi a creare nel territorio del Marghine. (311)

Interpellanza SANNA Emanuele - SELIS - COGODI - SANNA Salvatore - DORE sulla imminente alienazione da parte dello Stato dei beni dell'ex Manifattura Tabacchi di Cagliari in violazione dell'articolo 12 dello Statuto Speciale per la Sardegna. (312)

Interpellanza MANCA - SANNA Giacomo sulla mancata emanazione delle direttive di attuazione della legge regionale 24 gennaio 2002, n. 1 (Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione) e sui tagli negli stanziamenti. (313)

Interpellanza FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sulla paralisi delle attività dell'ERSU e sulla chiusura delle mense universitarie in Sardegna. (314)

Interpellanza PINNA - PACIFICO sull'attuazione del piano di disinquinamento nel polo industriale di Portovesme e sull'ampliamento della discarica degli scarti industriali (fanghi rossi) derivanti dal ciclo produttivo dell'impianto Eurallumina. (315)

Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sulla svendita a terzi della ex Manifattura tabacchi di Cagliari. (316)

Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sul mancato rispetto dell'ordine del giorno n. 55 del 28 febbraio 2002 per quanto riguarda la costituzione del Comitato portuale di Cagliari. (317)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

Mozione BALIA - SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - COGODI - BIANCU -CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sulla necessità di realizzare a Cagliari il "Centro di riferimento internazionale per la cura e la prevenzione della talassemia". (97)

Discussione e approvazione della proposta di legge nazionale Balia - Corona -Spissu - Murgia - Fadda - Vargiu - Sanna Giacomo - Capelli - Onida - Sanna Emanuele - Amadu - Balletto - Biancareddu - Biancu - Biggio - Businco - Calledda - Cappai - Carloni - Cassano - Contu - Corda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Diana - Dore - Falconi -Fantola - Floris - Fois - Frau - Giagu - Giovannelli - Granara - Granella - Ibba - La Spisa - Lai - Ladu - Licandro - Liori - Locci -Lombardo - Manca - Marrocu - Masala - Masia - Milia - Morittu - Oppi - Orru' - Pacifico - Piana - Pili - Pilo - Pinna - Pirastu - Pirisi -Pisano - Pittalis - Pusceddu - Randazzo - Rassu - Sanna Alberto - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Satta - Scano - Scarpa - Secci - Selis - Tunis - Usai: "Modifica alla legge 24 gennaio 1979 n. 18 in materia di elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo" (12/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge nazionale numero 12/A.

Ha domandato di parlare il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.). Intervengo per chiedere a lei e ai colleghi un breve rinvio di un quarto d'ora dell'inizio dei lavori dell'Assemblea, perché la proposta di legge nazionale numero 12/A, concernente l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo, che è materia di particolare rilevanza, per quanto approvata celermente e all'unanimità in Commissione, necessita, come sottolineato dal relatore Balia, di una piccola verifica di carattere tecnico, oltre che politico. Quindi chiedo che sia convocata rapidamente la prima Commissione e che i lavori in Aula riprendano fra quindici minuti.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, la richiesta è accolta. La seduta è sospesa sino alle ore 10 e 35.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 17, viene ripresa alle ore 10 e 35.)

PRESIDENTE. Ringrazio la Commissione per avere rispettato i tempi stabiliti. Dichiaro aperta la discussione generale della proposta di legge nazionale numero 12/A. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.

BALIA (S.D.I.-S.U.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'attuale legge che disciplina l'elezione del Parlamento europeo è la numero 18 del 24 gennaio 1979 e successive modificazioni. Il sistema adottato è il proporzionale puro su base nazionale con cinque circoscrizioni: 23 seggi sono assegnati all'Italia nordoccidentale, 16 all'Italia nordorientale, 17 all'Italia centrale, 21 all'Italia meridionale, 10 seggi all'Italia insulare, per un totale di 87 seggi su 626 deputati europei. Il Parlamento europeo ha ottenuto, attraverso successivi trattati, a partire da quello di Maastricht del 1992, sino a quello di Amsterdam del 1997, poteri crescenti e una vera assemblea legislativa, tant'è che ormai esso approva la maggior parte delle leggi europee congiuntamente al Consiglio dei Ministri.

Il sistema elettorale proporzionale è realizzato in alcune nazioni su base regionale, ad esempio in Italia, nel Regno Unito e in Belgio, e in altre su base nazionale, come in Austria, Danimarca, Spagna, Francia ed altre, oppure con un sistema combinato fra l'un metodo e l'altro, così come avviene in Germania. Mentre nel 1979 il Parlamento europeo era composto da una percentuale di presenze femminili pari al 16,5 per cento, nel 1999, vent'anni dopo, ultime elezioni europee, le donne presenti sono il 29,7 per cento, quindi una percentuale di tutto rispetto ed un viaggio sicuramente verso i diritti della parità.

Le circoscrizioni elettorali molto vaste escludono di fatto la possibilità di elezione in molte realtà locali, così come già avviene da un paio di legislature; per esempio nessun cittadino sardo occupa un posto nel Parlamento europeo. Il meccanismo elettorale, infatti, finisce col privilegiare in collegi elettorale più vasti quelle realtà a più alta incidenza abitativa. La Sicilia ha eletto 6 parlamentari, la Sardegna nessuno.

Da questo nasce uno scoramento negli elettori sardi, che deriva proprio dalla consapevolezza delle grosse difficoltà per ottenere l'elezione di un parlamentare sardo. E questo fatto si è tradotto in una disaffezione verso il voto, infatti nel 1999 si sono registrati in Sardegna il 12 per cento di schede bianche e l'8 per cento di schede nulle. L'esigenza di avere una rappresentanza in Europa ha portato molti sindaci, già nel passato, ad approvare un ordine del giorno di sollecitazione verso il Consiglio regionale e i parlamentari nazionali espressi dalla Sardegna perché svolgessero un ruolo legislativo attivo, ciascuno nei limiti delle proprie competenze, per modificare l'attuale sistema elettorale. Un forte ruolo di stimolo lo hanno peraltro svolto anche alcuni comitati che a tal uopo si sono organizzati. Così molti parlamentari sardi, ma non solo sardi, di varie formazioni politiche di centro, di sinistra e di destra hanno già depositato in Parlamento proposte di legge in questo senso.

Il Consiglio regionale ha ritenuto anch'esso maturi i tempi per presentare una proposta unitaria in un momento in cui l'Italia, con l'ingresso nel Parlamento europeo di altre nazioni, quindi con l'allargamento dell'Unione europea, subirà una riduzione della propria rappresentanza. Nel viaggio verso l'Europa delle Regioni c'è in Sardegna il rischio di compromettere il rapporto diretto parlamentari-cittadini. E' oltretutto un problema di dignità e di salvaguardia della nostra autonomia.

Va salvaguardato il principio di rappresentanza per le regioni più disagiate ed in presenza dell'insularità. Inoltre c'è il problema della tutela delle minoranze linguistiche, così come sancito dall'articolo 6 della Costituzione e dalla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del 1° febbraio 1985 e ribadito dalla legge numero 482 del 1999.

Il testo originario depositato in Commissione è stato modificato e prevedeva, al pari di tanti altri testi depositati in Parlamento da parlamentari sardi appartenenti a diversi schieramenti politici, la scissione del collegio della Sardegna dal collegio siciliano. La Commissione ha ritenuto più opportuna l'approvazione di un testo più articolato, al fine di garantire nel Parlamento europeo la presenza di tutte le Regioni, nella speranza che questo fatto comporti il massimo delle sinergie possibili fra parlamentari nazionali, le cui regioni d'origine vivono le stesse difficoltà della Sardegna.

Il nuovo testo prevede 21 circoscrizioni, ciascuna corrispondente ad una Regione ed alle Province di Trento e Bolzano, la garanzia che anche le Regioni più piccole eleggano un parlamentare, la riduzione del numero delle firme necessarie per la presentazione delle liste. Ecco, io credo, tra l'altro, che l'approvazione di questa legge abbia una grossa valenza politica. Ci auguriamo poi che il successivo percorso che dovrà fare nel Parlamento italiano, per quanto complesso e irto di difficoltà, porti alla rapida approvazione di un testo di legge che riattribuisca alla Sardegna la possibilità concreta di avere più rappresentanti nel Parlamento europeo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, il Consiglio regionale discute questa proposta di legge in un clima abbastanza sereno - meno male! -, ma non so se alla serenità apparente corrisponda il convincimento reale, perché ancora una volta ci troviamo di fronte a una proposta che si vorrebbe traesse valore dal solo fatto che viene presentata con larghissimo, se non presunto totalitario consenso.

Come sempre, noi del Gruppo della Rifondazione Comunista abbiamo ritenuto e riteniamo di entrare nel merito delle questioni, tutte le questioni, e di esprimere quindi una valutazione politica sulla sostanza delle cose. In Commissione abbiamo espresso un voto di astensione, che non ha il significato né di un mezzo sì, né di un mezzo no, e penso che ci orienteremo a ribadire in Aula, su questa proposta di legge, un voto di astensione che era ed è un invito a una migliore riflessione, per verificare se per davvero lo strumento che si propone è grandemente utile, o anche parzialmente utile, e se in qualche modo è risolutivo del problema che si vuole affrontare.

Il problema riguarda il modo in cui, nell'Europa di oggi e di domani che si intravede, nella nuova Costituzione europea, è presente, può essere presente e si rappresenta la Sardegna. Non in termini formali, cioè di colui che siede in un banco del Parlamento europeo, ma in termini sostanziali, nel senso di una presenza necessaria per una interlocuzione e un confronto della istituzione regionale, della comunità regionale e degli interessi complessivi della nostra comunità in sede comunitaria. Questo è il tema ed è un tema grande che non può essere affrontato e risolto con la pochezza e la debolezza di una norma elettorale.

Si dirà: "Nessuno pretende di risolvere tutti i problemi del mondo, e neppure solo di questa parte del mondo, con questa norma, però vediamo almeno se essa è funzionale ed efficiente rispetto allo scopo". Noi abbiamo forti dubbi che sia efficiente rispetto allo scopo, ma non abbiamo certezze assolute, ecco perché offriamo una riflessione o alcuni spunti di riflessione, puramente e semplicemente. Non c'è nessuna contrarietà né formale, né fondamentalmente politica, meno che mai ideologica a questa proposizione legislativa che si avanza.

Intanto una precisazione: abbiamo avuto modo, noi del Gruppo della Rifondazione Comunista, di dire che siamo, sì, una rappresentanza politica in questo Consiglio regionale chiaramente minoritaria, minoranza nella minoranza, però una minoranza, proprio ai fini del ragionamento che oggi si avanza, sia essa linguistica, sia essa - e vale di più - politica, equivale a qualcosa, non equivale a zero. Io non voglio, per carità, attivare nessuna forma di polemica, continuo a pensare che sia un errore e certamente è un errore almeno di presunzione, però mi domando perché insistere nel dire che la Commissione ha approvato questa proposta all'unanimità? Si può usare una di quelle formule che noi siamo bravi ad usare, come "quasi unanimità", per dire che c'è pressoché l'assenso di tutti. Una minoranza può contare poco, pochissimo, un ette, quasi zero, ma perché deve contare zero? Perché dunque anche nella relazione si scrive che la Commissione l'ha approvata all'unanimità, quando ben sapete che non è così? E se una minoranza conta zero qui, perché la minoranza che invochiamo dovrebbe contare qualcosa in Europa? Se la minoranza non conta nulla e non ha neanche il diritto di essere menzionata, perché dovrebbe avere diritto di voto e di collegio suo? Ci sono cioè dei valori e dei principi che sono indivisibili, sono universali. Badate, in questo caso noi stiamo rivendicando il diritto di una minoranza ad essere formalmente in un seggio del Parlamento europeo e proprio in quel momento noi, al nostro interno, neghiamo il valore della minoranza politica interna, cancelliamo addirittura un'espressione di volontà. Fosse anche sbagliata, che c'entra? Però c'è.

Leggo ancora nella relazione della Commissione che la proposta di legge sarebbe stata approvata all'unanimità, e ancora qui si è detto poc'anzi, ed è agli atti del Consiglio, che si tratterebbe appunto di una proposta condivisa da tutti. E non che noi non l'abbiamo detto, perché l'abbiamo chiarito in Commissione e all'esterno e abbiamo anche presentato un nostro documento. Si dica che non si condivide nulla di questo che diciamo noi, ma non si può dire che la minoranza non esiste. Senza manifestare nulla di polemico, dico che questo è il primo elemento di riflessione: quello che chiediamo agli altri ha forza se è ragionevole, e se quello che chiediamo agli altri è ragionevole deve essere il valore che noi pratichiamo per primi. E' quello che ogni tanto noi ci proponiamo e ci azzardiamo anche a dire in tema di autonomia. In questo mondo tutti rivendicano autonomia, tutti! Ma rivendicano sempre l'autonomia dagli altri, mai che ci si accalori per rivendicare l'autonomia verso gli altri. Tutti vogliamo autonomia da chi sta più in alto e nessuno bada mai all'autonomia che merita chi sta più in basso. La Regione vuole autonomia dallo Stato, lo Stato nel contesto internazionale, la Provincia la rivendica dalla Regione, il Comune dalla Provincia e dalla Regione, il cittadino vuole autonomia da tutti. In definitiva il cittadino è uno, ed è cittadino dello Stato, dell'Unione Europea, della Regione, della Provincia e del Comune, eppure l'unica cosa che non vale mai è l'autonomia del cittadino, che consiste nella garanzia che i suoi diritti fondamentali siano rispettati ai diversi livelli in modo concorrente e non conflittuale. Ma l'autonomia del cittadino deve essere parte della città; l'autonomia politica della persona che è nella polis non vale mai, per cui il cittadino può rimanere esposto a tutti i venti, a tutte le intemperie, a tutte le bufere, deve difendere i suoi diritti fondamentali sempre di fronte ai tribunali, che pure costano, ma al cittadino in quanto tale nessuno si premura di garantire, anche attraverso gli strumenti pubblici, come vivere esattamente i diritti che le carte costituzionali, legislative e naturali prima di ogni altra cosa gli riconoscono.

Primo elemento di riflessione: chi chiede autonomia pratichi autonomia, chi chiede rispetto delle minoranze rispetti le minoranze, perché se no non è credibile il suo ragionamento e la sua rivendicazione vale zero. Secondo elemento di riflessione: siamo davvero sicuri - e io pongo sempre il punto di domanda in questa materia - che il collegio unico regionale, che nell'attuale configurazione del Parlamento europeo consentirebbe di avere una rappresentanza politica, cioè un parlamentare europeo, sia la forma migliore di garanzia dei diritti di questa Regione, intesa come comunità e sistema legittimo di interessi? Io non ne sarei così sicuro, perché se la nostra Regione fosse, in via tecnica, per meccanismi elettorali, automaticamente esclusa dall'accesso al Parlamento europeo, io direi: sì, sono sicuro che bisogna garantire un seggio alla Sardegna. Però non è così, tant'è che la Sardegna, in un certo momento della sua vicenda di relazione con l'Europa, con la stessa legge elettorale ha avuto non uno, ma tre parlamentari europei! Nel momento in cui io dico che voglio in ogni caso e assolutamente un rappresentante al Parlamento europeo, sto escludendo la possibilità di averne due o tre. E come mai con la stessa legge elettorale la Sardegna ha potuto avere in altri momenti non lontani, appena dieci anni fa, tre parlamentari europei di diverso orientamento politico, uno di area moderata, uno di sinistra e uno di area sardista? Ciò si è potuto verificare grazie ai meccanismi legittimi e anche virtuosi delle affinità politiche, del collegamento per affinità politiche, per rappresentanza reale di interessi nel Parlamento europeo. Cioè, quando la politica aveva un collante, un amalgama, che la si praticasse in Trentino Alto Adige, in Sardegna o in Sicilia, quando i suoi tratti comuni, le idealità, i riferimenti generali avevano un senso, poteva accadere che venisse premiata anche la capacità di persone che, per la loro attività politica nel contesto sardo, nazionale ed internazionale, meritavano fiducia in ragione degli interessi che andavano difesi nel Parlamento europeo. E la Sardegna ha avuto anche tre parlamentari europei. Se alle ultime elezioni non ne ha avuto nemmeno uno non è colpa, quindi, del meccanismo elettorale che non lo consentirebbe, perché volendo, come si è visto, il meccanismo elettorale invece lo consente. La colpa è della frantumazione della politica, la colpa è della personalizzazione della politica, la colpa è dell'impoverimento della politica, perché non sono più le persone, ma i territori e spesso le stesse forze interne a quei territori, le aziende a decidere della politica. E allora se la relazione o l'interrelazione, l'affinità non è più quella ideale, ma è quella aziendale di una politica ridotta ad altro, cioè a personalismo e ad affarismo, non risolverà nulla neppure la riserva di un seggio alla Sardegna.

E' una riflessione, non una polemica; noi non stiamo contrastando frontalmente la proposta che si avanza, diciamo che può essere anche quello uno strumento, però sottoponiamolo a un vaglio critico, non affidiamogli il valore risolutorio, salvifico di un diritto che forse potrebbe essere perseguito in altro modo, anche migliore.

Terzo elemento di riflessione, sempre in materia elettorale: c'è una nobile gara, qui e fuori di qui, a chi è più europeo di questi tempi. Ammettiamo, per comodità di ragionamento, che siamo tutti europei, intendendo non che geograficamente o anche istituzionalmente ci capita di essere in questa parte del mondo e quindi di appartenere a questo contesto organizzato del potere, dell'economia, dei sistemi di partecipazione alla politica, ma che, in diverso modo, con diverse idee, portatori di diversi interessi siamo in Europa. Non c'è un'Europa che allo stesso modo risolva i problemi di ognuno; gli interessi sociali sono differenziati e questa è un'Europa che si chiama unita, ma che dentro quella forma di unione, che è un obiettivo, mantiene e spesso per molte ragioni accresce le differenze interne. Noi siamo in un'Europa nella quale pure il tasso di disoccupazione interno ad una delle parti più ricche del mondo è del 7-8 per cento nella sola area di eurolandia, cioè quella dove vige il sistema della moneta unica. E di questo 8 per cento di disoccupazione interna le regioni periferiche d'Europa, chiamiamole così, che non dovrebbero essere periferiche dal punto di vista dell'economia, a partire dalla Sardegna, hanno un tasso di disoccupazione interna che di nuovo gira intorno al 20 per cento; in quel 20 per cento c'è un 54 per cento di disoccupazione stabile giovanile, a prescindere dal precariato e dall'emigrazione. Ralf Dahrendorf scriveva più di dieci anni fa: "Attenti alla società che stiamo costruendo in Europa" - Dahrendorf è un liberale, non un marxista - "ricca, opulenta, ma non dei cittadini, perché nel momento in cui un terzo dei cittadini è destinato fatalmente ad essere escluso dal sistema produttivo, non dalla sussistenza materiale, quel terzo di cittadini è una minoranza, ma è una minoranza che non accetterà l'esclusione. Chi non accetta l'esclusione si ribella, si rifiuta ed il rifiuto di un terzo tocca e travolge l'equilibrio dei due terzi". E diceva ancora Dahrendorf: "Attenti alla società dei due terzi, che non è un equilibrio, che nega la coesione vera, che non è assimilazione, non è neppure soggiogamento degli interessi legittimi altrui". Non potrà mai esistere una civiltà dove la società maggioritaria dei due terzi pensi di aver creato un equilibrio: due terzi che operano, due terzi che producono, due terzi che comandano o partecipano al comando e un terzo di esclusi, perché quel terzo di esclusi si ribellerà, ed è quello che sta accadendo.

Ma quale società dei due terzi? Noi qui siamo alla società di meno della metà, perché quando il 54 per cento delle nuove generazioni, ripeto, a prescindere dal precariato e dall'emigrazione, è escluso in via continuativa, e non occasionale, in via strutturale, dall'accesso alla produzione, chi è escluso dal circuito produttivo, fatalmente rimane escluso anche dal circuito sociale e da quello politico, cioè della polis, della partecipazione. Vogliamo o no porci questi interrogativi? Vogliamo o no dire che Europa dei popoli, delle Regioni, delle comunità e dei cittadini vuol dire affrontare questi nodi ed affrontare una politica tutti insieme? In Europa ci siamo e dobbiamo esserci da protagonisti, non dobbiamo essere quelli che chiedono denari un giorno secondo il criterio dello sviluppo, un altro giorno secondo il criterio geografico della insularità, un altro giorno ancora con un diverso espediente. Gli interventi strutturali, lo sviluppo complessivo, la ridistribuzione della ricchezza devono essere garantiti attraverso una politica di perequazione in Europa e oltre l'Europa, nel mondo, se vogliamo avere un ruolo, una funzione anche come istituzione autonomistica. Risolve tutta questa questione il seggio al Parlamento europeo garantito a un sardo?

PRESIDENTE. La prego, concluda, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). In altri momenti non l'hanno potuta affrontare e risolvere ben tre sardi! La maggior parte del Consiglio ritiene che non la risolva, ma magari può essere utile. Valutiamo l'utilità e siamo qui per ragionare, per porci degli interrogativi, non certamente per combattere battaglie di religione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi Riformatori sosteniamo, con un sostegno che non è soltanto formale, la proposta di legge nazionale attualmente in discussione. L'abbiamo firmata all'unanimità, ma soprattutto l'abbiamo sostenuta anche in momenti precedenti a quello consiliare. Devo infatti ricordare, ma è stato già detto, che questa legge elettorale è figlia di una sensibilità assai diffusa in Sardegna, che ha portato l'intera Isola a chiedere con forza al Parlamento nazionale, attraverso leggi presentate da parlamentari nazionali, ma soprattutto attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare, di avere un rappresentante o dei rappresentanti propri, sicuri, garantiti presso il Parlamento europeo.

Negli anni scorsi in Sardegna sono state raccolte decine di migliaia di firme a sostegno di questa proposta di legge, che è stata promossa da movimenti che lavorano nell'interesse complessivo della Sardegna e che rappresentano la cultura della Sardegna, ed è stata sostenuta da diverse forze politiche e da decine e decine di sindaci e consigli comunali che hanno votato degli ordini del giorno in tal senso.

Quindi io credo che questa richiesta nasca da un'esigenza reale, l'esigenza cioè di rivedere la normativa quadro sulla legge elettorale europea che, lo ricordo a quest'Aula, è del 1979, un momento in cui l'istituzione parlamentare europea aveva un ruolo ben diverso rispetto a quello sempre più importante e preminente della Comunità Europea, come cornice a cui le legislazioni statali si devono comunque riferire, e in cui era assolutamente da venire quella riforma federale dello Stato che è comunque in fase di evoluzione nel nostro Paese. Oggi l'Europa non è più l'Europa degli Stati, ma è l'Europa delle Regioni e in questo senso non ha alcun significato che una Regione come la Sardegna e un popolo come quello sardo siano esclusi da meccanismi di carattere elettorale, dalla possibilità di individuare, di scegliere, di eleggere un proprio rappresentante nel Parlamento europeo.

Vale la pena, forse, di sottolineare quale sia l'azione che oggi svolge un eurodeputato sardo, Mario Segni, presso la Comunità Europea, ma vale anche la pena di sottolineare come egli non sia stato eletto in Sardegna. Se non ci fosse stata l'elezione in collegi diversi da quello della Sardegna di un eurodeputato sardo, forse oggi noi non avremmo i collegamenti che riusciamo comunque ad avere con la Comunità Europea e non li avremmo in un momento in cui voi sapete, meglio di me, perché in quest'Aula se n'è discusso davvero tante volte, esistono degli argomenti fondamentali all'ordine del giorno dell'agenda europea. Se noi non avessimo un riferimento europeo l'argomento dell'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 si esaurirebbe nella discussione in quest'Aula e le difficoltà di portarlo all'attenzione di coloro che ci devono dare delle risposte sarebbero raddoppiate, triplicate, centuplicate.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue VARGIU) C'è poi il discorso dell'allargamento della Comunità Europea ai paesi dell'Est, che ha ricadute ulteriori sulla Sardegna e non soltanto per quanto riguarda l'Obiettivo 1; c'è il problema della peculiarità di un'Isola che ha dimensioni territoriali veramente significative con una popolazione in proporzione davvero ridotta, il che crea condizioni di sperequazione tra le diverse zone E' questa una situazione che sicuramente necessita, per la sua peculiarità, di essere presa in considerazione da parte del legislatore europeo. Ci sono poi i problemi legati all'insularità, che oggi sono sul tappeto in maniera davvero forte nell'ambito della discussione politica, e c'è la necessità che la Sardegna abbia dei rappresentanti istituzionali eletti nell'Isola che possano costituire il riferimento in merito a queste problematiche.

E' evidente, io lo comprendo e lo comprendiamo tutti, che l'elezione certa di un parlamentare in Sardegna non sarà la panacea di tutti i mali del mondo e non sarà la panacea neanche dei mali della nostra Isola, in questo senso ha ragione il collega Cogodi. Peraltro se il collega il Cogodi avesse in tasca una proposta di legge risolutiva dei mali della Sardegna o del mondo, gli chiederemmo di non riservarla alla prossima legislatura, ma di farcela firmare già in questa, affinché finalmente ci possa essere una proposta unitaria del Consiglio regionale. Le riflessioni che ha fatto il collega Cogodi sono giuste, è ovvio, ma nessuno ritiene che questa proposta di legge, che oltretutto ha un iter, come voi tutti sapete, estremamente difficile e lungo, possa essere risolutiva. E' altrettanto vero, però, collega Cogodi, che quando la Sardegna eleggeva tre parlamentari europei il Parlamento europeo aveva un'importanza ben diversa e assai inferiore rispetto a quella che ha oggi. E a me viene il sospetto che forse il motivo per cui era possibile fare accordi tra le forze politiche che consentissero a tre sardi di andare al Parlamento europeo era proprio questo, cioè il ruolo del Parlamento europeo in quel momento era assai meno importante rispetto ad oggi e il potere legislativo in capo a questa istituzione comunitaria in quegli anni era evidentemente ben più limitato.

E' quindi necessario che prestiamo un'attenzione diversa al problema oggi in discussione in quest'Aula e che diamo forza alla proposta di legge nazionale che ci accingiamo a licenziare affinché sia chiaro intanto ai sardi, ma anche al Parlamento italiano, alla cui attenzione la stiamo sottoponendo, che questa è una legge voluta dall'intero Consiglio e quindi da tutta la Sardegna. Ha ragione anche in questo l'onorevole Cogodi, non vi deve essere l'Europa del terzo escluso o della metà esclusa, ma l'Europa deve essere di tutti. E perché l'Europa sia di tutti è necessario che oggi in quest'Aula ci impegniamo al massimo per dare a questa proposta di legge tutta la forza che essa, pur con i suoi limiti, può avere. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (La Margherita-D.L.). Presidente, colleghi, io vorrei intanto cominciare con un sincero apprezzamento per l'iniziativa del collega Balia. E' vero, non è che questo processo sia nato con la presentazione della proposta di legge nazionale in discussione, però è stato in qualche modo così concretizzato. E quindi possiamo dire, forse, che questo argomento è arrivato tardivamente alla discussione dell'Aula, cioè che qualcun altro avrebbe dovuto prendere l'iniziativa prima, ma comunque siamo sempre in tempo. Quindi l'iniziativa è positiva, va apprezzata, non è detto che - come è già stato sottolineato - se anche si ottenesse il risultato auspicato esso sarebbe la panacea di tutti i mali e di tutti i problemi della Sardegna, ma se volessimo cercare la panacea probabilmente non faremmo nulla, perché nulla garantisce che questo possa essere. In ogni caso è un'iniziativa importante, fondamentale ed è intuitivo che lo sia. Naturalmente, è chiaro, nessuno pensa che sia utile mandare a Strasburgo, in rappresentanza della Sardegna, qualcuno che poi si occupi di altre cose, come spesso succede; è evidente che avere un eurodeputato eletto in Sardegna sarebbe utile, sarà utile se la persona che dovesse essere eletta svolgerà seriamente il proprio compito, come dovrebbe sempre fare chi viene chiamato a ricoprire alte cariche pubbliche e in particolare alte cariche parlamentari.

Detto questo, è vero, come ha detto il collega Vargiu, che il processo è partito da lontano, però è anche vero che c'è una spinta forte delle autonomie locali, e questa è un'ulteriore conferma - se ancora ce ne fosse bisogno - dell'utilità e della indispensabilità dell'iniziativa. Io ho raccolto in un fascicoletto tutte le comunicazioni che sono pervenute ai Gruppi consiliari degli ordini del giorno assunti e votati, quasi sempre all'unanimità, da parecchi consigli comunali della Sardegna; realtà locali che sono sparse un po' in tutte le province, che dimostrano una particolare sensibilità per certi problemi e che hanno compreso anche questo problema nella sua importanza. Si è creata una sorta di movimento diffuso, c'è stato quasi un passaparola fra i rappresentanti delle autonomie locali che ha dato notevoli contributi, perché molte delle motivazioni poste a base degli ordini del giorno approfondiscono, sviscerano, illustrano i problemi. Così, senza che qualche sindaco o qualche comune possa ritenere di essere stato dimenticato - ripeto, non è una raccolta fatta con un sistema elettronico - credo di avere raccolto tutti gli ordini del giorno che come consigliere mi sono pervenuti. Cito i Comuni secondo l'ordine cronologico degli ordini del giorno rispettivamente presentati nel 2002: Comune di Siligo, 11 febbraio; Comune di San Nicolò Gerrei, 5 marzo; Comune di Siddi, 7 marzo; Comune di Nule, 9 marzo; Comune di Mara (SS), 11 marzo; Comune di Olzai (a me particolarmente caro, perché è la patria di mio padre), 11 marzo ; Comune di Giba, 29 marzo; Comune di Villanova Monteleone, 3 aprile; Comune di Perdaxius, 3 aprile; Comune di Golfo Aranci, 5 aprile; Comune di Ilbono, 15 aprile; Comune di Ussara Manna, 18 aprile; Comune di Onifai, 30 aprile; Comune di Sorgono, 8 maggio; Comune di Dorgali, 9 maggio; Comune di Sant'Anna Arresi, 9 maggio; Comune di Usellus, 16 maggio; Comune di Samugheo, 11 giugno, patria del collega Sanna; Comune di Bidonì, 20 giugno; Comune di Nughedu Santa Vittoria, 25 giugno; Comune di Tinnura, 5 luglio; Comune di Lodè, 6 luglio; Comune di Suni, 8 luglio; Comune di Budoni, 18 luglio; Comune di Asuni, 2 agosto. Ce ne sono probabilmente anche degli altri e chiedo scusa se ne ho omesso qualcuno. Questo non è per fare sfoggio, che poi non c'è niente da sfoggiare, ma semplicemente per dare un doveroso riconoscimento a tutti gli amministratori locali che ci hanno dato una spinta in questa direzione. Il collega Balia ha raccolto la spinta, onore a lui e a tutti quelli che hanno con lui condiviso questa iniziativa.

Vorrei ricordare, per quel che può servire, che l'utilità della modifica che si propone alla legge numero 18/79, affinché la Sardegna possa finalmente eleggere un suo rappresentante al Parlamento europeo, è stata più volte ribadita dal Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi. Lo disse fin dal giugno 1999, quando venne a Cagliari prima delle elezioni e sottolineò che una delle condizioni perché la Sardegna potesse contare era che avesse almeno un suo rappresentante al Parlamento europeo. Lo ha ribadito anche nei giorni scorsi in occasione della sua venuta a Cagliari. E siccome Prodi non è una persona che parla a vanvera, anche se non c'era bisogno di dimostrarlo, perché tutti in Sardegna ne sono convinti, il fatto che egli sia un rappresentante della più alta istituzione europea, che quindi sa bene come si svolgono i lavori parlamentari e sa quanto conta la presenza di uno o più parlamentari che assolvano seriamente il proprio compito in quel consesso, è un elemento che ulteriormente rafforza questa convinzione.

Quindi spero che rapidamente questa proposta di legge possa essere approvata. Naturalmente dobbiamo chiedere ai nostri parlamentari di tutte le parti politiche di darsi da fare; non voglio dire che debbano occupare le sedi delle rispettive assemblee, però devono svolgere un'azione veramente forte perché questo risultato sia raggiunto, in fondo non ci vuole poi tanto, perché non si sta chiedendo assolutamente niente di speciale. Come dice il collega Balia, è nient'altro che l'applicazione di un principio di ordine costituzionale e oltretutto è un modo preciso di rispettare un progetto non peregrino, ma reale, formalizzato, che costituisce un indiscutibile elemento portante dell'Europa delle Regioni. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, forse l'inclemenza del tempo, le nevicate e le piogge che sono cadute copiose e benefiche nel territorio della nostra Isola nel corso degli ultimi giorni non hanno consentito a molti colleghi di raggiungere la sede della nostra Assemblea. Però, nonostante questo limite, io penso che gran parte di noi, quelli che non hanno temuto i capricci meteorologici e non hanno privilegiato il week-end ai propri compiti istituzionali, senta il dovere di dare un contributo alla discussione che deve accompagnare l'esame di questo importante provvedimento inserito opportunamente dalla Conferenza dei Capigruppo all'ordine del giorno di questa seduta statutaria del nostro Consiglio regionale.

Il relatore della prima Commissione, il collega Balia, che è anche il primo firmatario della proposta di legge nazionale numero 12, presentata il 31 ottobre dello scorso anno, ha illustrato in maniera esauriente il contenuto e le finalità del provvedimento, che dopo il voto di quest'Aula andrà all'esame del Parlamento nazionale. La proposta di legge è stata firmata da quasi tutti i consiglieri regionali in carica ed è stata approvata celermente e quasi all'unanimità dalla competente Commissione. Però io penso che anche i tre colleghi che non hanno firmato la proposta e non l'hanno votata in Commissione - non lo potevano fare anche perché non ne fanno parte - abbiano dato successivamente, anche oggi in quest'aula, un contributo importante e propositivo che noi tutti dobbiamo ascoltare, perché nonostante il largo consenso che accompagna questo provvedimento, io penso, cari colleghi, che la sua discussione e approvazione in Aula non sia e non debba essere un rito.

Stiamo avanzando al Parlamento nazionale una richiesta di modifica della legge che regola l'elezione dei rappresentanti dell'Italia nel Parlamento europeo e lo stiamo facendo nella maniera più solenne e, mi auguro, più corale possibile per affermare il diritto dei sardi di essere rappresentati nella massima istituzione della Comunità degli Stati e dei popoli europei. La rivendicazione di questo diritto, per noi assolutamente irrinunciabile, passa attraverso la modifica di quella legge iniqua e non più tollerabile sotto il profilo della rappresentanza democratica approvata dal Parlamento italiano ben ventiquattro anni fa. Vedo che il collega Cassano è particolarmente interessato alla discussione sulla rappresentanza sarda al Parlamento europeo o forse è una coda della discussione che la maggioranza sta facendo in altre stanze su temi più stringenti e più appassionanti!

Quella legge, la legge numero 18 del 24 gennaio 1979, varata nella fase costituente degli organi dell'Unione, espressi direttamente e con voto universale da tutti i cittadini della Comunità, fu disegnata, come sappiamo, in un sistema politico completamente diverso da quello attuale. Dal 1979 ad oggi la democrazia italiana e, aggiungo, il sistema dei partiti e il suo rapporto con la società italiana sono radicalmente mutati. E, cari colleghi, sono radicalmente mutate, negli ultimi 15 anni in particolare, anche le regole con cui i cittadini selezionano la rappresentanza democratica nelle assemblee elettive: da un sistema rigorosamente proporzionale, che dava ad ogni partito la proiezione esatta nelle istituzioni del consenso popolare raccolto nelle consultazioni elettorali, si è passati, in forme sia pure contraddittorie, a un sistema prevalentemente maggioritario e tendenzialmente bipolare.

Noi parleremo più a fondo di questo tema in occasione del confronto che faremo in quest'Aula, spero presto, sulla riforma elettorale regionale, però mi preme sottolineare, signor Presidente, anche in questa circostanza, che quel sistema - parlo del sistema proporzionale, che resta tale e resterà tale per le elezioni europee - ha avuto, a mio avviso, il grande merito di consolidare la democrazia nel nostro Paese e forse anche quello di evitare che nel sistema politico di un Paese come il nostro, per quasi cinquant'anni a sovranità limitata e con forti e crescenti contrapposizioni ideologiche, situato in posizione di confine tra i due blocchi contrapposti che hanno dominato il mondo nella lunga stagione della guerra fredda, si determinassero rotture irreparabili.

Onorevole Corda, lei è un "attento" ascoltatore del dibattito consiliare!

CORDA (A.N.). Eravamo in tre, proprio io!

PRESIDENTE. Onorevole Corda, per cortesia. Prego, onorevole Sanna.

SANNA EMANUELE (D.S.). E' anche un componente autorevole della Commissione autonomia e dovrebbe magari chiedere notizie sulle nuove province all'assessore Biancareddu ai margini della seduta.

PRESIDENTE. Prosegua pure, onorevole Sanna.

SANNA EMANUELE (D.S.). Il Parlamento della Repubblica costituzionale e anche le centinaia di assemblee delle Regioni, delle Province e dei Comuni, elette col sistema proporzionale, sono stati lo specchio del pluralismo politico del Paese e sono stati anche il luogo, a mio giudizio, della sintesi unitaria di posizioni politiche differenti, nel quale si sono anche rafforzati sia il tessuto democratico, sia il senso di responsabilità e di appartenenza nella comunità nazionale. Detto questo, però, bisogna anche ricordare a noi tutti che quel sistema di selezione della rappresentanza e di formazione delle assemblee elettive ha anche generato, insieme a un pluripartitismo esasperato, una crescente instabilità e ingovernabilità delle nostre istituzioni. Tant'è che, a partire dal 1993, tutte le leggi elettorali che regolano la vita dei Comuni e delle Province e poi quelle del Parlamento nazionale e dei Consigli regionali sono state - come sappiamo - radicalmente modificate in senso maggioritario e bipolare per garantire stabilità ai governi di legislatura.

L'unica legge elettorale italiana che è rimasta intatta e immodificata resta quella europea del 1979; una legge proporzionale che tale dovrà restare per il carattere soprannazionale del Parlamento da eleggere, una legge con multipreferenze e cinque macro circoscrizioni elettorali interregionali che produce mutilazioni e distorsioni insopportabili nella rappresentanza della nostra comunità nazionale nel Parlamento europeo, rese ancora più insopportabili nel momento in cui la Comunità economica e monetaria diventa Comunità politica istituzionale degli Stati e dei popoli d'Europa. La grande Europa si va allargando e modificando dentro una dimensione politica e una costituzione comune, ma se le sue istituzioni non sono espressione diretta delle comunità territoriali e dei popoli che vivono nelle regioni europee, gli Stati Uniti d'Europa rischiano di nascere con un deficit di legittimazione democratica che può minare alla radice il cammino di questo straordinario processo storico. L'istanza che la nostra Assemblea legislativa regionale, insieme ad altre assemblee legislative di tante altre Regioni italiane, stanno avanzando al Parlamento italiano nasce, quindi, dalla consapevolezza di un diritto di rappresentanza e di cittadinanza europea che non può essere in alcun modo disatteso.

Come sappiamo, da due legislature la Sardegna non elegge propri rappresentanti nel Parlamento dell'Unione. La nostra Isola ha consistenza demografica sufficiente, ma soprattutto ha peculiarità geografiche, istituzionali, linguistiche e storico-culturali per avere nelle istituzioni europee la sua voce e la sua rappresentanza permanente. Invece, capita, signor Presidente, cari colleghi, ormai da molti anni, nel coro purtroppo farisaico delle recriminazioni e degli impegni insinceri dei partiti italiani, che la nostra rappresentanza venga divorata dalla Regione più grande, alla quale siamo forzosamente legati dal 1979. Ma la nostra condizione è simile a quella di molte altre Regioni italiane con minore peso demografico rispetto alle grandi Regioni dei diversi collegi europei. Le grandi Regioni si mangiano la rappresentanza ed i seggi delle Regioni più piccole. A Strasburgo non c'è, cari colleghi, l'Italia delle venti Regioni e delle due Province autonome; a Strasburgo c'è l'Italia del Piemonte e della Lombardia, del Veneto e dell'Emilia, della Toscana, del Lazio, della Campania, della Puglia e della Sicilia, e c'è soprattutto una rappresentanza selezionata, in gran parte a tavolino, dalle segreterie nazionali dei partiti. Così l'Europa, anziché fiorire nella coscienza dei cittadini e nella vitalità delle sue istituzioni legittimate da un largo e consapevole sentimento popolare, rischia di deperire e di fallire nel chiuso delle sue burocrazie e dei suoi editti e anche per la mancanza di lungimiranza dei gruppi dirigenti e delle forze politiche che operano negli Stati che la compongono.

Signor Presidente, cari colleghi, noi proponiamo, quindi, questa legge innanzitutto per difendere un irrinunciabile principio democratico, ma anche per salvare l'Europa e farla vivere e renderla più equa e più forte col contributo di tutti i suoi popoli e di tutti i cittadini che la abitano. Gli ostacoli che incontreremo, e mi avvio a concludere, per portare a compimento questa sacrosanta rivendicazione, saranno enormi. Dobbiamo essere consapevoli che senza la massima coesione e determinazione tra di noi, di tutte le rappresentanze politiche ed istituzionali della Sardegna e senza la nostra convinta partecipazione a un fronte molto ampio di mobilitazione regionalista che travalichi i confini della nostra Isola, questa giusta battaglia democratica, autonomista, federalista ed europeista rischia di infrangersi, ancora una volta, contro la sordità e contro i bizantinismi del nostro Parlamento nazionale.

La legge che il Consiglio regionale si accinge ad approvare nasce da una forte spinta - come ricordava poc'anzi il collega Dore - proveniente dai segmenti più vitali della società sarda, da movimenti culturali di straordinaria sensibilità autonomistica; nasce da una spinta feconda della pubblica opinione sarda, di tanti consigli comunali, di tanti cittadini che vogliono un'Europa più unita e più democratica, al cui destino noi vogliamo partecipare con la nostra peculiare identità di popolo distinto. Un popolo che, nel cuore del Mediterraneo e attraverso un itinerario storico plurisecolare spesso doloroso, ha distillato comunque una cultura e una personalità collettiva che costituiscono oggi, dobbiamo esserne consapevoli e orgogliosi, una straordinaria risorsa umana e democratica, per aprire canali di dialogo, di cooperazione e di pace tra l'Europa e un'area del mondo nella quale si stanno, purtroppo, drammaticamente addensando iniquità, tensioni e chiusure culturali e religiose che potrebbero sfociare in conflitti dirompenti e devastanti.

Ho avuto modo, signor Presidente, cari colleghi, di dire recentemente, nella sede del Consiglio d'Europa, a Strasburgo, che mentre il vecchio continente sta vivendo il passaggio epocale della scrittura della prima costituzione europea, questa parte cruciale del mondo, nella quale noi viviamo, con la forza dei suoi sistemi economici e sociali, ma anche col fardello della sua storica aggressività e di dominio, può risalire alle sue scaturigini umanistiche attraverso la pacifica ricomposizione delle sue diversità e trovare anche una via autonoma e autorevole per proporre un nuovo e più giusto equilibrio del mondo.

Noi sardi, noi italiani ed europei, noi i "sarditeuro" del terzo millennio possiamo essere una cerniera, possiamo essere un veicolo prezioso di questo processo di pace e di liberazione umana. Per questo proponiamo una legge al Parlamento nazionale che riconosca il nostro diritto di portare, a testa alta e paritariamente, le nostre idee dentro le istituzioni democratiche sovrane dell'Europa degli Stati, delle sue Regioni e dei suoi popoli.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta non può non esprimere apprezzamento per la proposta di legge nazionale in discussione che sicuramente porrà il Parlamento di fronte alla necessità di non più disattendere un'istanza che non è di oggi e non è nata in Consiglio, ma deriva da un'iniziativa popolare e di parlamentari sardi. Quindi l'apprezzamento riguarda anche l'aspetto metodologico, perché un deliberato del Consiglio regionale, evidentemente, non può assolutamente essere trascurato dal Parlamento nazionale, ma dovrà necessariamente essere valutato nella sua giusta dimensione.

Io ho ascoltato con attenzione sia il brillante intervento del Presidente della Commissione, al quale pure va l'apprezzamento per il lavoro svolto nel corso dell'istruttoria della proposta di legge, sia soprattutto l'intervento del relatore Balia. Sommessamente vorrei suggerire, se fosse possibile, di integrare la relazione, perché ritengo che il richiamo alla solidarietà delle Regioni difficilmente potrà trovare accoglienza, proprio alla luce delle osservazioni fatte poc'anzi dal Presidente della Commissione, Emanuele Sanna, il quale ha richiamato, sicuramente come è nella realtà, l'esercizio egemonico di determinate Regioni con riferimento all'assorbimento delle rappresentanze italiane nel Parlamento europeo. Il problema della Sardegna è ancora più speciale, perché a differenza delle altre regioni minori che fanno parte della stessa circoscrizione e sono "subornate", diciamo così, dalle regioni maggiori, la Sardegna non ha alcuna contiguità né in termini territoriali, né in termini culturali, storici o tradizionali con la regione alla quale artificiosamente è stata legata. Per cui la specificità della Regione Sardegna, e quindi la necessità di avere una sua rappresentanza, prescinde dal rapporto solidale che può esistere tra le varie Regioni, perché è probabile, anche se evidentemente non è totalmente certo, che i marchigiani si sentano rappresentati anche dagli emiliani, o almeno dai romagnoli, ma certamente i sardi non si sentono rappresentati dai siciliani. Questo è un aspetto.

Il secondo aspetto, che forse potrebbe rafforzare ulteriormente la nostra proposta di legge, è la valorizzazione del rapporto diretto che esisterebbe tra la Regione Sardegna e il Parlamento europeo, e questo a prescindere dal numero dei rappresentanti che verrebbero attribuiti alla circoscrizione della Sardegna, perché attraverso l'elezione diretta dei nostri rappresentanti, indipendentemente dal numero, si certificherebbe il rapporto diretto tra la Sardegna, come circoscrizione coincidente con una regione, e l'Unione Europea.

Pertanto la Giunta esprime apprezzamento e una convinta adesione a questa proposta di legge nazionale.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

CAPPAI, Segretario:

Art. 1

1. L'articolo 2 della Legge 24 gennaio 1979, n. 18 (Elezione dei rappresentanti dell'Italia al Parlamento europeo), è sostituito dal seguente:

"Art. 2

Le circoscrizioni elettorali ed i loro capoluoghi coincidono rispettivamente con le regioni e con i capoluoghi regionali. La regione Trentino Alto Adige è divisa in due circoscrizioni, corrispondenti alle province di Trento e Bolzano, che sono i rispettivi capoluoghi delle circoscrizioni elettorali.

Il complesso delle circoscrizioni elettorali forma il collegio unico nazionale.

L'assegnazione del numero dei seggi alle singole circoscrizioni è effettuata sulla base dei risultati dell'ultimo censimento generale della popolazione, riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell'Istituto centrale di statistica, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell'interno, da emanarsi contemporaneamente al decreto di convocazione dei comizi.

La ripartizione dei seggi di cui al terzo comma si effettua con le seguenti modalità:

a) si divide il numero degli abitanti della Repubblica per il numero dei rappresentanti spettanti all'Italia;

b) si attribuisce comunque un seggio ad ogni circoscrizione il cui numero di abitanti è inferiore al quoziente di cui alla lettera a);

c) i rimanenti seggi vengono attribuiti alle altre circoscrizioni dividendo il numero degli abitanti di queste ultime per il numero dei rappresentanti spettanti all'Italia, diminuito del numero di seggi assegnati con le modalità di cui alla lettera b), e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.".

PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Sanna Emanuele - Satta - Giovannelli - Orrù - Biancu - Onida - Cappai - Sanna Gian Valerio - Balia - Pittalis - Diana - Floris - Fantola - Corda

Nel 1° comma, alla lettera b) dell'art. 2 sostituito dall'art. 1, dopo le parole "ogni circoscrizione" sono inserite le seguenti: "in cui sia presente una minoranza linguistica o…". (1)

Emendamento aggiuntivo Sanna Emanuele - Satta - Giovannelli - Orrù - Biancu - Onida - Cappai - Sanna Gian Valerio - Balia - Pittalis - Diana - Floris - Fantola - Corda

Dopo l'articolo 1 è inserito il seguente:

ART. 1 BIS

Ai sensi degli articoli 3 e 6 della Costituzione, della convenzione quadro 1.2.95 e della L. 482/99, la rappresentanza della Sardegna nel Parlamento europeo viene determinata in un collegio regionale distinto ed è garantita oltre che su base geografica e demografica anche per salvaguardare la peculiare condizione di minoranza linguistica e storica. (2)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti ha facoltà di illustrarli.

SANNA EMANUELE (D.S.). Si danno per illustrati.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.

BALIA (F.S.D.), relatore. Si accolgono.

PRESIDENTE. Pere esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta li accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Poche considerazioni anche in ragione delle cose già dette nell'esposizione generale e non sufficientemente riprese, non perché meritassero di essere molto valutate neppure nel corso della discussione generale, ma per dire sia in ragione dell'articolo 1, così com'è formulato, sia in ragione degli emendamenti che sono stati presentati, che ben si vede che la materia poteva e forse ancora dovrebbe essere meglio trattata. Questa proposta legislativa è arrivata in Aula - permettetemi di precisarlo ancora - dopo essere stata approvata in Commissione non all'unanimità, ma con una larghissima maggioranza. Ma la minoranza, per quanto piccola non è che non esista, altrimenti insisto nel dire - e lo dico benevolmente anche al collega e compagno Emanuele Sanna - che anche la Sardegna, che è una piccola minoranza nel contesto dell'Europa di oggi, e ancor di più lo sarà nell'Europa allargata di domani, non per questo non ha un suo valore. Quello che chiediamo agli altri innanzitutto dimostriamo che vale fra noi. Insistere nel chiamare unanime una proposta che è di larga maggioranza vuol dire negare alla radice la ragione della forza che si vorrebbe esprimere nei confronti dei più grandi di noi. Chi non è capace di rispetto per le minoranze, non può invocare come ragione forte e come argomento vincente la tutela delle minoranze nei confronti di chi è più grande.

In Commissione quando si è elaborata questa proposta di legge noi eravamo presenti, componenti effettivi della Commissione, e la nostra espressione di voto, motivata e pure argomentata per iscritto, non è stata favorevole, e quindi non deve dirsi, e meno che mai ripetersi, che c'è stata unanimità, perché unanimità vuol dire tutti, mentre quasi tutti non è unanimità. Si può dare merito, si può dare riconoscimento alle ragioni altrui, quelle appunto delle minoranze, ma non si può cancellare il fatto che esse esistono.

Dico questo, non a tutela della nostra esistenza come minoranza, ma a tutela dello spirito della democrazia, del pluralismo e dell'articolazione della politica, perché chi non è ben disposto a rispettare, nel luogo in cui si trova, ogni e qualsiasi minoranza, non può invocare il suo diritto ad essere rispettato come minoranza in altra sede. E' una contraddizione sul piano logico che toglie valore alle cose che si affermano.

Nel merito, due osservazioni rapidissime: una concerne l'articolo 1 così com'è, e una concerne l'emendamento che si è predisposto stamani e che si rappresenta all'Aula. Il testo dell'articolo 1 è, come ben si vede, un inno, un peana, un cantico - non delle creature -, un riconoscimento alto, solenne del sistema elettorale proporzionale. Domanda: se il sistema elettorale proporzionale, quello che vige in Europa, quello in base al quale noi chiediamo e vogliamo il riconoscimento di questa minoranza nel contesto europeo, è il sistema più garantista che tutti condividiamo, in nome del quale e attraverso il quale chiediamo che la nostra Regione in Europa abbia voce, abbia dignità e capacità espressiva, essendo noi una minoranza che vale, come valgono tutte le minoranze, perché, se questo è un valore politico alto sul piano della democrazia - e lo è - non deve essere anche un valore affermato in ogni dove e in tutti i sistemi elettorali? Perché vogliamo essere proporzionali in Europa per convenienza e non dovremmo essere proporzionali in Italia perché ad altri conviene portare via la rappresentanza altrui? E' credibile chi afferma la bontà del sistema elettorale in Europa, perché gli conviene e vuole pure il collegio che lo garantisca, e non invece in Italia, che è parte dell'Europa, e in casa propria, cioè nella nostra regione? Perché si tenta anche qui di mettere in discussione il sistema proporzionale? Se la ragione della forza che io posso avere vale nei confronti degli altri, perché non deve valere nei confronti di me stesso?

Ecco la prima questione, che non è cogliere in fallo, che non è voler dire che siete in contraddizione, anzi è dire: se questo vale, per favore ragionate e ragioniamo un pochino di più su tutto. E se io chiedo agli altri di applicare il sistema proporzionale perché può essere più e meglio rappresentativo, più garante anche delle minoranze, devo essere il primo a praticarlo.

Quindi abbiate la compiacenza di togliere di mezzo in Italia questa perversione del sistema democratico, che è il maggioritario, che è l'inizio dell'uninominale, che non avvicina il cittadino alla politica, ma lo estranea dalla politica, perché personalizza la politica, la aziendalizza, la mercifica. E quindi se il sistema della rappresentanza popolare (un sistema basato sulla proporzionalità delle opinioni e degli interessi sociali diffusi e spesso purtroppo contrapposti, perché esistono le ingiustizie sul piano sociale; infatti in una società dove non esistesse l'ingiustizia non vi sarebbe la contrapposizione degli interessi, ma il concorso virtuoso delle diverse propensioni, però in questa società viviamo), che invocate e che invochiamo a livello comunitario e internazionale, ha valore - e ne ha - lo si adotti anche in Italia e in Sardegna. Non dividetevi in due o in tre, non dividetevi ognuno in diverse parti, perché sarebbero solo parti in commedia, nessuna credibile se non c'è coerenza e se non c'è una proposta che vale sul piano della rappresentanza elettorale.

Si è parlato di Mario Segni. Vedete, Mario Segni è l'uomo vivente della contraddizione intima di questa vicenda. Mario Segni, in Italia, è l'uomo del maggioritario, è l'uomo dell'uninominale, è l'uomo che ha estraniato in gran parte le istituzioni e la politica dal comune sentire dei cittadini, concorrendo con il maggioritario e l'uninominale a creare l'aziendalizzazione o ad aprire la strada a una concezione perversa della politica. Mario Segni, è il segno della contraddizione perché è parlamentare europeo non in base ai suoi principi dell'uninominale e del maggioritario, ma in base al proporzionale, cioè a quel sistema elettorale che non vuole e che contrasta, e tuttavia continua a dire che è stato eletto col sistema proporzionale solo perché c'è il proporzionale in Europa, però il sistema sarebbe sbagliato, sarebbe giusto il contrario, quello che lui e i suoi epigoni propinano in Italia e vorrebbero propinare anche in Sardegna.

La seconda osservazione rapida riguarda l'emendamento che richiama la nozione di minoranza linguistica. Io mi permetto di accennare appena il tema della riflessione: pensate che parlare di minoranza linguistica rafforzi il ragionamento che stiamo, o meglio state facendo o lo indebolisca? La Sardegna è minoranza linguistica rispetto a che cosa?

PRESIDENTE. Pochi secondi per concludere, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). La Sardegna è minoranza linguistica nel contesto europeo e anche nel contesto nazionale, ma non ha diritto a un seggio europeo in quanto minoranza linguistica, perché se così fosse, logicamente ragionando, tutte le minoranze linguistiche dovrebbero avere la propria rappresentanza, perché la dignità di una minoranza non si distingue…

Ho finito, Presidente, avrò modo di riprendere questo ragionamento, perché è un punto importante, nel successivo articolo. Annuncio solo il titolo: la minoranza linguistica non si misura in base all'entità, perché è perdente un ragionamento sulla sola entità. Nel momento nel quale essa si afferma come minoranza rispetto ad altri che sono maggioranza, deve ugualmente, e vale il discorso che facevo prima per l'autonomia, riconoscere le altre minoranze. Allora il problema è di non arretrare rispetto alla elaborazione politica di questa Regione e anche di questo Consiglio regionale, direi della cultura politica di questa Regione. Noi possiamo avere opinioni diverse sull'applicazione pratica, ma il valore della nazione è superiore ed è anche diverso, in gran parte. Nazione non vuol dire stato, è un insieme di valori, ma la sola lingua è un di meno rispetto all'entità nazionale. Domandiamoci dunque se il riferimento alla sola minoranza linguistica rafforzi oppure indebolisca il ragionamento che vogliamo avanzare, perché a mio avviso ne mina addirittura la logicità.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

CAPPAI, Segretario:

Art. 2

1. Il secondo comma dell'articolo 12 della legge n. 18 del 1979 è sostituito dal seguente:

"La presentazione delle liste di candidati deve essere sottoscritta: da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 2.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 4.000 e da non più di 4.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 1.000.000 di abitanti."

2. Il terzo comma del medesimo articolo 12 è soppresso.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si è astenuto il Gruppo di Rifondazione.

Si dia lettura dell'articolo 3.

CAPPAI, Segretario:

Art. 3

1. L'articolo 14 della legge n. 18 del 1979 è sostituito dal seguente:

"Art. 14

L'elettore può manifestare una sola preferenza per uno dei candidati presenti nella lista votata.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

CAPPAI, Segretario:

Art. 4

1. Il secondo comma dell'articolo 15 della legge n. 18 del 1979 è sostituito dal seguente:

"Accanto ad ogni contrassegno è tracciata una linea orizzontale per il voto di preferenza che l'elettore ha facoltà di esprimere per uno dei candidati della lista votata.".

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CAPPAI , Segretario:

Emendamento soppressivo totale Sanna Emanuele - Satta - Balia - Giovannelli - Orrù - Biancu - Onida - Cappai - Sanna Gian Valerio - Pittalis - Fantola - Diana - Floris - Corda

L'articolo 4 è soppresso. (3)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

MURGIA (A.N.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. A norma del Regolamento in caso di un unico emendamento soppressivo si pone in votazione l'articolo.

Quindi, se nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4 bis.

CAPPAI, Segretario:

Art. 4 bis

1. L'articolo 21 della legge n. 18 del 1979 è sostituito dal seguente:

"Art. 21

L'ufficio elettorale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli uffici elettorali circoscrizionali di cui al n. 2 dell'articolo 20, facendosi assistere, ove lo creda, da uno o più esperti scelti dal presidente, procede alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle varie liste, con le modalità di cui ai commi dal secondo al settimo.

Nelle circoscrizioni corrispondenti alla regione Valle d'Aosta e alle province di Trento e Bolzano attribuisce a ciascuna lista tanti seggi quante volte il quoziente di cui all'articolo 2, comma 4, lettera a) è contenuto nella cifra elettorale circoscrizionale della lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire alla circoscrizione sono assegnati alle liste per le quali le ultime divisioni abbiano dato maggiori resti; in caso di parità di resti, si procede a sorteggio.

In tutte le circoscrizioni, escluse quelle di cui al secondo comma, il cui numero di abitanti è inferiore al quoziente di cui all'articolo 2, comma 4, lettera a), attribuisce l'unico seggio alla lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di cifra elettorale circoscrizionale, a quella lista che abbia avuto la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di cifra elettorale nazionale si procede a sorteggio. Nell'ambito della lista a cui è attribuito il seggio risulta eletto il candidato che ha ottenuto il maggior numero di preferenze; a parità di preferenze prevale l'ordine di presentazione nella lista.

Determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti riportati nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno.

Individua le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi e procede al riparto dei seggi solo tra queste ultime liste, in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste ammesse al riparto per il numero dei seggi da attribuire, diminuito del numero dei seggi assegnati con le modalità di cui ai commi secondo e terzo, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare la divisione trascura la eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. Attribuisce quindi ad ogni lista tanti seggi quante volte il quoziente elettorale nazionale risulti contenuto nella cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali le ultime divisioni hanno dato maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle liste che abbiano avuto la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di cifra elettorale nazionale si procede a sorteggio.

Divide la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista per il numero dei seggi attribuiti alla lista stessa con le modalità di cui al comma quinto, diminuito del numero dei seggi assegnati alla lista con le modalità di cui ai commi secondo e terzo, ottenendo così il quoziente elettorale di lista. Nell'effettuare la divisione trascura la eventuale parte frazionaria del quoziente.

Per tutte le circoscrizioni, ad esclusione di quelle di cui ai commi secondo e terzo, attribuisce alla lista, in ogni singola circoscrizione, tanti seggi quante volte il rispettivo quoziente elettorale di lista risulti contenuto nella cifra elettorale circoscrizionale della lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati, rispettivamente, nelle circoscrizioni per le quali le ultime divisioni hanno dato maggiori resti e, in caso di parità dei resti, a quelle circoscrizioni nelle quali si è ottenuta la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di cifra elettorale circoscrizionale, si procede a sorteggio. Se alla lista in una circoscrizione spettano più seggi di quanti sono i suoi componenti, restano eletti tutti i candidati della lista e si procede ad un nuovo riparto dei seggi nei riguardi di tutte le altre circoscrizioni, escluse quelle di cui al comma terzo, sulla base di un secondo quoziente ottenuto dividendo il totale dei voti validi attribuiti alla lista nelle circoscrizioni stesse per il numero dei seggi che sono rimasti da assegnare. Si effettua, poi, l'attribuzione dei seggi tra le varie circoscrizioni, con le modalità sopra previste.

L'ufficio elettorale nazionale provvede a comunicare ai singoli uffici elettorali circoscrizionali il numero dei seggi assegnati a ciascuna lista.

Di tutte le operazioni dell'ufficio elettorale nazionale viene redatto, in duplice esemplare, apposito verbale: un esemplare è rimesso alla segreteria del Parlamento europeo, la quale ne rilascia ricevuta; l'altro esemplare è depositato nella cancelleria della Corte di cassazione.".

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Emendamento soppressivo totale Sanna Emanuele - Satta - Balia - Giovannelli - Orrù - Biancu - Onida - Cappai - Diana - Floris - Pittalis - Fantola - Sanna Gian Valerio

L'articolo 4 bis è soppresso. (4)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 4 ha facoltà di illustrarlo. I presentatori lo danno per illustrato, il relatore lo accoglie.

Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4 bis. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4 ter.

CAPPAI, Segretario:

Art. 4 ter

1. La tabella A, allegata alla Legge n. 18 del 1979, è soppressa.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'articolo 4 ter. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

La discussione della legge finisce qui perché la tabella è soppressa.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge nazionale numero 12/A.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SCANO - SELIS - SPISSU - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: COGODI - ORTU - VASSALLO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 59

astenuti 3

maggioranza 30

favorevoli 59

(Il Consiglio approva)

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, chiedo una breve sospensione e la convocazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo per verificare la possibilità di inserire all'ordine del giorno, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, la proposta di legge numero 408, concernente la modifica delle norme di protezione della fauna selvatica per l'esercizio della caccia in Sardegna.

PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo. La seduta è sospesa per quindici minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 07, viene ripresa alle ore 12 e 48.)

Discussione del Documento: "Legge costituzionale 26.2.1948, n. 3 - Statuto speciale per la Sardegna - art. 56 - Commissione paritetica Stato-Regione Autonoma della Sardegna - Sostituzione componente di espressione regionale dimissionario" (Doc. n. 48/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, al punto 3, la discussione del Documento numero 48/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Emanuele Sanna, relatore.

SANNA EMANUELE (D.S.) , relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

LA SPISA (F.I. Sardegna), Assessore dell'industria. La Giunta esprime parere favorevole.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Informo l'Assemblea che è stato presentato un ordine del giorno, che è in fase di stampa.

(Interruzioni)

Informo inoltre che la richiesta avanzata precedentemente dall'onorevole Capelli, non essendosi raggiunta l'unanimità, a termini di Regolamento, non è stata accolta, per cui la proposta di legge di cui si è chiesto l'inserimento all'ordine del giorno della seduta odierna sarà discussa probabilmente, previo passaggio in Commissione, nella prossima tornata consiliare.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Possiamo sapere chi si è opposto?

PRESIDENTE. Adesso non è il caso, ne sarete informati successivamente.

(Interventi fuori microfono)

PRESIDENTE. Vorrei terminare l'esame dell'argomento in discussione, dopodiché passeremo a un altro argomento, se l'Assemblea lo ritiene.

E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SANNA Emanuele sulla nomina di un componente della commissione paritetica per le norme di attuazione dello Statuto.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione del documento n. 48/A;

VISTA la decisione della Giunta regionale di nominare quale componente di espressione regionale della commissione paritetica per le norme di attuazione dello Statuto, in sostituzione del dimissionario dottor Mario Sechi, l'attuale direttore generale della Presidenza della Regione, avvocato Gianfranco Duranti;

CONSIDERATO che su tale decisione deve esprimere il suo parere il Consiglio regionale, ai sensi dell'articolo 56, comma 1, dello Statuto;

VISTA la relazione della Prima Commissione permanente,

esprime parere favorevole

sulla nomina dell'avvocato Gianfranco Duranti a componente della commissione paritetica per le norme di attuazione dello Statuto. (1)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano?

(E' approvato)

Discussione della mozione Fadda - Spissu - Dore - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo sulla alienazione del patrimonio immobiliare da parte dello Stato (84) abbinata alle interpellanze Sanna Emanuele - Selis - Cogodi - Sanna Salvatore - Dore sulla imminente alienazione da parte dello Stato dei beni dell'ex Manifattura Tabacchi di Cagliari in violazione dell'articolo 14 dello Statuto Speciale per la Sardegna (312) e Cogodi - Ortu - Vassallo sulla svendita a terzi della ex Manifattura tabacchi di Cagliari (316)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 84, abbinata alle interpellanze numero 312 e 316.

Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

MOZIONE FADDA - SPISSU - DORE - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo sulla alienazione del patrimonio immobiliare da parte dello Stato.

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTO il decreto legge n. 351 del 25 settembre 2001 convertito in Legge n. 410 del 23 novembre 2001;

CONSIDERATO che il decreto su citato demanda all'Agenzia del demanio, al fine di procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato, l'individuazione dei singoli beni distinguendo tra beni demaniali e beni facenti parte del patrimonio indisponibile e disponibile;

CONSIDERATO che a tale individuazione consegue l'alienazione del patrimonio allo scopo di risanare i conti pubblici dello Stato;

CONSIDERATO inoltre che la stampa locale in data 5 settembre u.s. ha dato notizia che alcuni prestigiosi edifici erano già compresi tra gli immobili da cedere e per i quali è prevista la vendita all'asta;

CONSIDERATO che la norma che consente di procedere all'alienazione del patrimonio dello Stato é in pieno contrasto con quanto previsto dall'art. 14 dello Statuto sardo e considerato che sussistono tutti i presupposti perché tale disposizione si configuri come incostituzionale;

CONSIDERATO che è incomprensibile che non si sia dato seguito all'Intesa Stato Regione, siglata il 21 aprile 1999, e che prevede alla lettera d) Demanio dell'art. 7 : "Definire, in ordine ai beni demaniali e patrimoniali, le modalità con le quali garantire l'attuazione dell'art. 14 dello Statuto che sancisce che la Regione succede nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliari e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo".

CONSIDERATO inoltre che, a seguito dell'entrata in vigore del decreto legge su menzionato, la Regione sarda non ha attivato alcuna procedura volta sia a far valere quanto siglato nell'Intesa Stato Regione, sia a far provvedere per una pronuncia di incostituzionalità della norma;

CONSIDERATA la gravissima situazione in cui versa la finanza regionale appesantita da un indebitamento che oramai supera i 6 miliardi di euro, pari a 12.000 miliardi di vecchie lire;

CONSIDERATO il fabbisogno finanziario della nostra Regione per realizzare quelle opere infrastrutturali necessarie a risolvere i grandi problemi endemici dei nostri territori: approvvigionamento idrico, viabilità, energia ecc. e considerato inoltre che il patrimonio immobiliare proveniente dallo Stato potrebbe altresì soddisfare l'esigenza dei nostri enti locali carenti di immobili;

CONSIDERATO che gran parte del patrimonio dello Stato in Sardegna proviene dagli espropri effettuati, nella maggior parte dei casi con compensi irrisori, ai danni dei cittadini sardi;

CONSIDERATO il silenzio dei nostri Amministratori regionali che certifica la sudditanza dell'attuale governo regionale a quello nazionale;

PRESO ATTO delle recenti dichiarazioni dell'Assessore regionale agli enti locali il quale, di fronte ad una tale decisione palesemente lesiva dell'autonomia e degli interessi della regione sarda, passivamente afferma " sono certo che il Ministro ci verrà incontro, consentendoci di dare attuazione all'articolo 14 dello Statuto";

RITENUTO che a tutela degli interessi della regione è indispensabile procedere, anche per quei beni per i quali da parte di alcuni settori dello Stato quali le Forze Armate si sia assicurata la non vendibilità , ad una definizione coerente con quanto disposto dall'articolo 14 dello Statuto sardo;

CONSIDERATO che il Presidente della Regione non ha dato alcuna risposta all'istanza presentata dai Capigruppo della minoranza, in data 5 settembre 2002, sul problema dell'alienazione del patrimonio immobiliare statale ricadente in Sardegna,

impegna la Giunta regionale

- a opporre resistenza, nelle opportune sedi giurisdizionali, al decreto legge n. 351 del 25 settembre 2001 convertito in Legge n. 410 del 2001 affinché lo stesso sia dichiarato incostituzionale e privo di alcun effetto per ciò che riguarda il patrimonio immobiliare in Sardegna;

- a dare immediatamente attuazione, con provvedimenti urgenti, all'Intesa Stato-Regione al fine di ottenere il definitivo trasferimento dei beni dallo Stato alla Regione secondo il disposto dell'art. 14 dello Statuto Sardo. (84)

INTERPELLANZASANNA Emanuele - SELIS - COGODI - SANNA Salvatore - DORE sulla imminente alienazione da parte dello Stato dei beni dell'ex Manifattura Tabacchi di Cagliari in violazione dell'articolo 12 dello Statuto Speciale per la Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che a seguito della legge finanziaria per il 2003 il Governo ha varato il decreto legge n. 282 col quale vengono dismessi e privatizzati importanti beni dello Stato;

appreso con viva preoccupazione che nell'ambito del suddetto provvedimento sono stati inclusi anche i beni, gli immobili e le aree gestiti dall'ETI Spa e tra questi anche l'ex Manifattura tabacchi di Cagliari;

informati che l'Agenzia del demanio sarebbe già stata autorizzata (come hanno denunciato le organizzazioni sindacali) a vendere a trattativa privata a una società del gruppo IRI il complesso della manifattura tabacchi per procedere ad una rapida privatizzazione a prezzi di mercato realizzando quindi una colossale operazione immobiliare nel cuore del tessuto urbano della città di Cagliari;

ricordato che a salvaguardia dell'occupazione e dell'economia locale era stato definito con le forze sociali un accordo per la ristrutturazione dell'ex Azienda Monopoli di Stato che prevedeva la realizzazione di importanti attività culturali e imprenditoriali a forte valenza sociale;

sottolineato che l'articolo 14 dello Statuto speciale per la Sardegna prevede espressamente che i beni e gli immobili dismessi dello Stato passano direttamente al patrimonio e alla piena disponibilità della nostra Regione autonoma;

denunciato che le iniziative in corso e promosse dal Governo centrale si configurano come un autentico scippo di beni di ingente valore economico della Sardegna e anche di una brutale espropriazione delle prerogative costituzionali della nostra Regione autonoma,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere quali iniziative ha assunto e quali passi istituzionali e politici intende compiere con la massima sollecitudine per tutelare i diritti e gli interessi fondamentali della nostra comunità regionale. (312)

INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sulla svendita a terzi della ex Manifattura tabacchi di Cagliari.

I sottoscritti,

APPRESO che il compendio della ex Manifattura tabacchi di Cagliari, nonostante le reiterate e preventive richieste di intervento risolutivo in favore del patrimonio pubblico regionale, risulterebbe già venduto (anzi svenduto) dallo Stato in favore di terzi, in totale dispregio dell'articolo 14 dello Statuto di autonomia;

RICORDATO che la Giunta regionale ha invece sempre espresso generiche "rassicurazioni" che il deprecabile evento non si sarebbe verificato e che sarebbero stati invece tutelati in sede governativa i diritti della Regione autonoma,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali per conoscere:

a) quali immediate e risolutive azioni intenda svolgere la Giunta regionale per tutelare i diritti patrimoniali della Regione contro la prepotente e illegittima azione del governo centrale;

b) quale iniziativa intenda assumere per concordare con l'ente locale (Comune di Cagliari) la riapposizione del vincolo urbanistico sull'intero compendio da destinare a servizi pubblici urbani e di quartiere in forza della normativa vigente, posto il grandissimo deficit negli standard di servizi pubblici che permane in tutta l'area dei quartieri storici della città capoluogo di Regione. (316)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 84 ha facoltà di illustrarla.

DORE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, si tratta di un'iniziativa, risalente allo scorso mese di settembre, che sostanzialmente segue un provvedimento legislativo, cioè il decreto legge numero 351 del 25 settembre 2001, convertito successivamente nella legge numero 410 del 23 novembre 2001. Questa legge nazionale suscitò quasi immediatamente una serie di indignate reazioni nei più diversi settori della società, che stigmatizzarono il fatto che il Governo Berlusconi avesse dato inizio in Sardegna alla svendita dei "gioielli di famiglia". Qualcuno disse: "Si vende la casa per pagare l'affitto", cioè, in sostanza, per la prima volta nel nostro Paese si operava un tentativo di riordino del patrimonio della Regione, cioè di beni culturali, paesaggistici ed ambientali di inestimabile valore, cosa che peraltro era opportuno fare e alla quale aveva cominciato a porre mano il centrosinistra nell'ultima fase della passata legislatura, ma nel contempo si stava concretizzando il sacco dei beni più pregiati esistenti nel nostro Paese. Qualcuno parlò addirittura di "assalto dei Lanzichenecchi", in quanto si stava veramente profanando ciò che di meglio esisteva nel patrimonio pubblico. Io stesso - anche se le autocitazioni sono sempre antipatiche - il 9 luglio 2002, in un articolo pubblicato su La Nuova Sardegna, sottolineai che di fronte a questo scandalo la Sardegna aveva un baluardo, cioè l'articolo 14 dello Statuto sardo. Ricordo anche che sottolineai, con ironia, che una scena di un famoso film comico interpretato da Totò (in cui Totò proponeva a uno sprovveduto turista americano in visita a Roma la vendita del Colosseo) purtroppo nel nostro caso stava diventando un fatto tragico, perché pur non trattandosi della vendita del Colosseo, le conseguenze della vendita di beni di valore egualmente grande e soprattutto, ripeto, di beni culturali e ambientali, sarebbero state comunque molto gravi. Però si diceva: "L'articolo 14 dello Statuto sardo tutela la Regione".

Al collega Fadda, primo firmatario della mozione, va dunque dato il merito di avere colto una preoccupazione diffusa e soprattutto di aver indicato al Presidente della Giunta quali possono essere i sistemi per evitare che qualcosa del genere accada sul territorio regionale, appunto facendo notare che la norma che consente di procedere all'alienazione del patrimonio dello Stato è in pieno contrasto con quanto previsto dall'articolo 14 dello Statuto sardo. Per cui sussistono tutti i presupposti perché tale disposizione si configuri come incostituzionale, e di fatto lo è in quanto, come è noto, lo Statuto sardo, approvato con legge costituzionale, costituisce un limite invalicabile, con riferimento non solo alle leggi ordinarie emanate della Regione, ma anche alle leggi ordinarie di emanazione statale. Per di più c'è da aggiungere, con riferimento ai beni di questo tipo esistenti sul territorio regionale, che lo Stato, nell'ambito dell'intesa Stato-Regione sottoscritta nel 1999 dall'allora Presidente della Regione, Federico Palomba, e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, D'Alema, aveva assunto l'impegno (mi pare all'articolo 7), anche se poteva essere pleonastico, perché appunto si tratta di una norma di rilievo costituzionale, di riconoscere i diritti della Regione sui beni patrimoniali dello Stato.

C'è stata comunque una serie di iniziative in tal senso. Il presidente Pili si è presentato in Aula, mi pare nello scorso novembre, dichiarando che non c'era nessuna fondata preoccupazione da parte del Consiglio regionale, perché in sostanza lui aveva già dato disposizioni, in qualità di Presidente della Regione, agli uffici legislativi di porre in essere tutte le azioni di impugnazione in tutte le sedi giudiziarie, in modo da evitare che si verificasse un depauperamento del patrimonio regionale. Non solo, ricordo che il presidente Pili assunse anche l'impegno di mettere a disposizione del Consiglio la documentazione attestante che tutte le iniziative necessarie erano state poste in essere, nessuna esclusa, e che quindi i beni regionali erano assolutamente al sicuro da interventi di quel genere.

Purtroppo di quella documentazione non si è mai vista traccia, tanto che alcuni di noi verbalmente, altri per iscritto, hanno ricordato al presidente Pili il suo impegno. In particolare, con una lettera del 5 dicembre 2002, io stesso ho fatto rilevare al Presidente: "Lei ha garantito al Consiglio di aver già fatto predisporre i ricorsi giurisdizionali del caso a tutela dei diritti della Regione e si è impegnato formalmente a mettere a disposizione del Consiglio il testo di tali ricorsi presentati per conto della Regione. Nonostante sia ormai trascorso quasi un mese, fino a questo momento ciò non è per altro avvenuto. Ciò premesso, interpretando anche la volontà di numerosi altri colleghi, la invito a rispettare gli impegni assunti e fino a questo momento disattesi". Questa lettera naturalmente non ha avuto risposta.

Che cosa è successo dopo? E' successo che a fine dicembre c'è stato il tracollo, è accaduto quello che si temeva, cioè lo Stato ha emanato, esattamente il 24 dicembre, un decreto legge col quale, in sostanza, prevedeva che una serie di beni, fra cui l'ex Manifattura tabacchi, che costituisce uno dei beni più pregiati esistenti nella città di Cagliari, entrasse a far parte del patrimonio disponibile dello Stato e che di conseguenza l'Agenzia del demanio potesse vendere tutti i beni compresi in un certo elenco, alcuni dei quali non situati nel territorio regionale, in blocco o singolarmente, anche con trattativa privata. Questo è ciò che è avvenuto. Neanche a farlo apposta, il 27 dicembre, cioè tre giorni dopo, l'Agenzia del demanio ha provveduto a trasmettere l'elenco dei beni alla società Fintecna, una società del gruppo IRI, a quanto pare capocordata in relazione all'attuazione del progetto per il ponte sullo stretto di Messina. Di conseguenza sembra che questi beni abbiano preso il largo.

Ora, da notizie apparse anche stamani sulla stampa, sembra che la vendita sia stata realmente effettuata e di conseguenza non ci sia più niente da fare. Io credo che questo non si possa accettare supinamente e sebbene purtroppo l'impressione sia che "i buoi siano scappati dalla stalla", perché la porta venne lasciata aperta a causa delle inadempienze di chi doveva tutelare quei beni, la Regione può ancora fare qualcosa, perché si tratta comunque di provvedimenti arbitrari e incostituzionali. Di conseguenza credo che nessuno possa dire che, a questo punto, chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.

Con questa mozione, premesso tutto ciò che già è stato detto e che non sto qui a ripetere, praticamente si chiede che il Consiglio impegni la Giunta regionale: primo, a opporre resistenza nelle opportune sedi giurisdizionali al decreto legge numero 351 del 25 settembre 2001, convertito in legge numero 410 del 2001, affinché lo stesso sia dichiarato incostituzionale, privo di alcun effetto; secondo, a dare immediata attuazione, con provvedimenti urgenti, all'intesa Stato-Regione del 1999, al fine di ottenere il definitivo trasferimento dei beni dallo Stato alla Regione, secondo il disposto dell'articolo 14 dello Statuto regionale sardo.

Devo dire che purtroppo, come è stato già osservato in precedenza, a quel primo provvedimento è succeduto il decreto legge del 24 dicembre 2002, cioè della vigilia di Natale, e a quanto pare anche la disposizione del 27 dicembre. Quindi, chiaramente, nello spirito di questa mozione c'è anche il riferimento ai fatti che si sono verificati successivamente, che in parte hanno ulteriormente pregiudicato la situazione, ma di fronte ai quali io credo che nessun cittadino della Sardegna e in particolare chi rappresenta la Regione ai massimi livelli possa alzare bandiera bianca.

A questo punto, ovviamente, insistiamo nella nostra richiesta di opposizione a questo sciagurato disegno, che purtroppo sta portando a conseguenze estreme, e soprattutto chiediamo che questa iniziativa valga non solo per l'ex Manifattura di Cagliari, di cui si sta parlando in questi giorni, ma anche per tutti gli altri beni regionali che sono compresi nell'elenco pubblicato e quindi conosciuto da tutti, in particolare a livello istituzionale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza numero 312 ha facoltà di illustrarla.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, io non mi soffermerò nella illustrazione dell'interpellanza, perché mi sembra che il contenuto sia sufficientemente chiaro, ma per favorire un dibattito il più snello e stringente possibile faccio adesso, per evitare di intervenire successivamente, qualche considerazione su questo delicato problema che il Consiglio sta affrontando.

La mozione dei Presidenti dei Gruppi di opposizione è stata presentata in Consiglio nel mese di settembre dello scorso anno. L'interpellanza di cui sono primo firmatario, presentata assieme ad altri colleghi del centrosinistra, è del 10 gennaio del corrente anno. Il 17 gennaio i colleghi di Rifondazione Comunista hanno anch'essi presentato, su questo tema, una specifica interpellanza.

Data la situazione in ordine al rispetto dell'articolo 14 del nostro Statuto speciale di autonomia e alla possibile alienazione e privatizzazione di un patrimonio che ha un immenso e incalcolabile valore economico, e siccome i rischi nel corso dei primi giorni del corrente anno sono diventati davvero preoccupanti, noi ci siamo attivati per sentire tempestivamente, nella Commissione autonomia del Consiglio regionale, il Presidente della Regione.

Il presidente Pili è stato sentito dalla Commissione il 22 gennaio, e in quella occasione si è impegnato, dopo un esauriente rapporto, che poi penso abbia consegnato anche alla Commissione bilancio e finanze, a trasmettere al Consiglio tutti gli atti formali.

C'è un rischio di depauperamento anche del patrimonio ambientale, assessore Pani.

Il presidente Pili, dicevo, si è anche impegnato a consegnare alla Commissione tutti gli atti formali e la documentazione richiesta; non so se nel frattempo questi documenti siano arrivati, ma noi ne abbiamo sollecitato, presidente Pili, la trasmissione formale al Consiglio regionale. Il 23 gennaio, quindi il giorno successivo, la Commissione ha approvato all'unanimità una risoluzione molto chiara su questo problema. Il presidente Pili ha detto, in Commissione, che la Giunta non ha intenzione di perdere nemmeno un pezzo del patrimonio che deve essere trasferito dallo Stato alla Regione, perciò perseguirà tutte le strade possibili, politiche, istituzionali, tecnico-amministrative e, se sarà necessario, anche quelle legali e giudiziarie, perché sia definitivamente risolta l'interpretazione dell'articolo 14 del nostro Statuto, eccetera, eccetera.

Nel frattempo, cari colleghi, la partita si sta giocando anche nel Parlamento nazionale: su iniziativa di diversi parlamentari sardi di tutto lo spettro politico, a prescindere dagli schieramenti di maggioranza e di minoranza, il 22 gennaio, durante la discussione del decreto legge numero 282 del 2002 (il regalo di Natale, come lo abbiamo definito, che rischia di portarci via non solo la ex Manifattura tabacchi di Cagliari, ma anche un immenso patrimonio economico, ambientale e storico-culturale), nel dare il suo parere la Commissione affari costituzionali, su proposta dell'onorevole Anedda e col consenso degli altri Gruppi politici presenti nella Commissione medesima, compresi i Gruppi di opposizione, ha approvato una risoluzione (successivamente trasmessa alla Commissione finanze), in cui si chiede espressamente, nel rispetto dell'articolo 14 dello Statuto sardo, di togliere dall'elenco dei beni che l'Agenzia del demanio sta provvedendo ad alienare il complesso immobiliare dell'ex Manifattura tabacchi di Cagliari.

La risoluzione è stata approvata - io ho qui gli atti della Commissione - all'unanimità, però sei giorni dopo, il 28 gennaio, cioè qualche giorno fa, su proposta del Governo e del sottosegretario Maria Teresa Armosino, il parere della Commissione affari costituzionali è stato non solo rigettato ma capovolto, e si è comunicato formalmente, a nome del Governo, in un organo del Parlamento, che la ex Manifattura tabacchi di Cagliari è dello Stato ed è stata venduta (è scritto nel rapporto del viceministro), con un'interpretazione aberrante dell'articolo 14 del nostro Statuto. Lei ci ha parlato giustamente di interpretazione dinamica, della sentenza della Corte costituzionale del 1991, su iniziativa della Regione Valle d'Aosta, del conflitto di attribuzioni e di tutte le iniziative poste in essere nel frattempo, ma questa presa di posizione del Governo è di quattro giorni fa! E qui c'è scritto (perché non ha parlato a caso il Sottosegretario, anzi è andato preparato in Commissione e ha argomentato) non solo che non è trasferita alla Regione ed è già stata venduta al mercato immobiliare privato la ex Manifattura tabacchi di Cagliari, ma che tutti i beni immobili ricadenti nel territorio della nostra Isola che lo Stato ha utilizzato a partire dal 1949, dalla nascita cioè della nostra Regione autonoma a Statuto speciale, sono dello Stato, il quale li venderà qualora non intenda più utilizzarli. Questa non è l'interpretazione dinamica e problematica, presidente Pili, della quale lei ci ha giustamente parlato in Commissione pochi giorni fa; questa è una condanna a morte, questa è una sentenza terribile per il futuro della nostra comunità regionale.

Allora, siccome bisogna stare attenti a non perdere qualche passaggio delicato e a non perdere tempo, io voglio che sia fatta chiarezza. Noi abbiamo apprezzato e preso per buone le dichiarazioni che il Presidente ha reso nella Commissione autonomia, le abbiamo trasferite in una risoluzione della Commissione stessa, le abbiamo supportate col parere e il sostegno politico di tutti i Gruppi che ne fanno parte, però, come ho dichiarato ieri, il gioco degli inganni e le manovre contro gli interessi della Sardegna continuano, signor Presidente, e noi vogliamo sapere dalla Giunta, da chi rappresenta la nostra Regione, quali passi sta compiendo in queste ore delicate per tutelare interessi fondamentali della nostra comunità regionale.

Naturalmente verificheremo, in maniera molto attenta e vigile, il comportamento di tutti i parlamentari sardi. Io ho apprezzato la conferenza stampa dell'onorevole Anedda, dopo il successo conseguito nella Commissione affari costituzionali, però da adesso apprezzerò anche prese di posizione dell'onorevole Anedda e di tutti gli altri parlamentari sardi, compresi quelli che fanno parte dell'attuale coalizione di governo, che ribadiscano che si schiereranno a difesa degli interessi della Sardegna e delle comunità che li hanno eletti e non subiranno questa direttiva arrogante, inaccettabile, centralistica di un Governo che vuole umiliare e defraudare la nostra Regione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza numero 316 ha facoltà di illustrarla. Sono concessi cinque minuti, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). E' un richiamo?

PRESIDENTE. E' un memento, per ricordarle che ha cinque minuti per svolgere il suo intervento.

COGODI (R.C.). Lo sappiamo, conosciamo le regole. L'interpellanza numero 316, che porta una data successiva rispetto alle altre iniziative consiliari che sono state attivate anche col nostro intervento, sia alla mozione numero 84 che è in discussione, sia all'interpellanza numero 312 testé richiamata dal collega Emanuele Sanna, si è resa opportuna e per qualche verso anche necessaria perché - e a questo principalmente io mi voglio riferire, per non ripetere cose condivisibili già dette - in tutte le mozioni precedenti e anche nelle interpellanze e in altri atti consiliari è mancato un punto che noi abbiamo voluto porgere alla riflessione del Consiglio regionale non solo a completamento della valutazione di gravità della situazione e delle diverse proposte di soluzione, ma anche per una maggiore responsabilizzazione che deve essere in capo a chi, come il Consiglio regionale, chiede ad altri, legittimamente e giustamente, di fare delle cose e però, nello stesso tempo, ha il diritto e il dovere di fare quello che intanto può fare. Esso, il soggetto è il Consiglio regionale, che chiede e chiama altri alla responsabilità e agli adempimenti.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue COGODI.) Quindi, principalmente, io mi rivolgo solo a questo aspetto, cioè al fatto che occorre rivendicare dallo Stato il rispetto delle regole. Le regole sono leggi ordinarie dello Stato e la regola principe, in questo caso, è lo Statuto di autonomia e il suo articolo 14, però c'è anche una regola di buona amministrazione, c'è anche una regola che riguarda gli adempimenti che possono essere compiuti in casa propria e che sono quelli che poi danno forza a questa rivendicazione. Se si porta avanti la rivendicazione giusta, legittima, costituzionale, sacrosanta che la titolarità dei beni pubblici in capo al patrimonio regionale sia trasferita dallo Stato alla Regione, per una utilizzazione sociale, produttiva e di servizio, questo significa che quello che abbiamo lo dobbiamo utilizzare bene. E allora, in ragione della situazione che trattiamo, la vendita della ex Manifattura tabacchi, noi abbiamo voluto completare il quadro e riprendere quanto indicato al punto b) della nostra interpellanza, che è una rivendicazione assolutamente necessaria nei confronti dello Stato e del Governo. Lo Stato, poi, rimane una cosa astratta; chi amministra le cose dello Stato è il Governo e quindi è il Governo che è inadempiente, è la maggioranza politica che è in Parlamento che è inadempiente e sta violando norme per altro di rango costituzionale, come appunto lo Statuto di autonomia della Regione sarda. E' la maggioranza di governo nazionale, succuba la maggioranza di governo regionale, che sta violando le regole e sta portando via il patrimonio proprio della nostra Regione autonoma, che è quindi di appartenenza del popolo sardo.

Noi abbiamo voluto richiamare due punti che anche altre volte abbiamo sottolineato: primo, occorre continuare la sacrosanta battaglia perché i beni pubblici della Regione entrino nel patrimonio e nella disponibilità della Regione stessa; secondo, si pone un problema di saggia utilizzazione di questi beni e di utilizzazione di tutte le leggi di garanzia perché essi siano ben amministrati. E allora richiamiamo, per esempio, il vincolo, che esisteva un tempo, ed esisteva anche nel piano regolatore della città di Cagliari, di adempimento di un'altra legge dello Stato che prevede, in favore dei cittadini, gli standard per servizi nelle città, nei centri abitati e nei quartieri. Ora è noto che, laddove gli standard per servizi non sono utilizzabili negli spazi liberi e non sono lì reperibili, la legge dello Stato prevede che i Comuni debbano rivolgere la loro attenzione a volumi e anche fabbricati che possono essere allo scopo utilizzati.

I locali della Manifattura tabacchi (debbo dire che la stessa cosa accadde per la proprietà del Banco di Sardegna, laddove stanno adesso sorgendo, credo, gli uffici della Prefettura) nel piano dei servizi di Cagliari furono, a suo tempo, opportunamente destinati a soddisfare gli standard obbligatori dei servizi come volumi acquisibili. Ora, la vicenda Banco di Sardegna è nota, la proprietà è stata poi venduta e si stanno realizzando altre cose; la Manifattura tabacchi è uno di quegli immobili che il piano di Cagliari destinava a servizi, vincolava per servizi. Ovviamente si è lasciato decorrere il tempo, si sono lasciati decadere i vincoli, ma se l'utilità è tale quei vincoli dovrebbero essere ancora apposti, per soddisfare esigenze che le leggi prevedono, cioè i servizi pubblici urbani e di quartiere che sono obbligatori per legge.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ho concluso, Presidente, ma per evitare di intervenire sulla mozione, dico ancora una parola conclusiva che vale per tutto, forse impiegherò trenta secondi, che valgono molto soprattutto in termini di economia di tempo.

Voglio dire questo: se il Consiglio regionale intende - e io credo che sia così - condurre questa battaglia in modo coerente e soprattutto produttivo e risolutivo, deve fare anche quello che ha la potestà di fare. E quindi la nostra interpellanza richiama la Giunta alla necessità di concordare - e non di imporre - col Comune di Cagliari la riapposizione del vincolo urbanistico che era già apposto a suo tempo nel piano dei servizi, cioè nel piano regolatore del Comune di Cagliari perché la destinazione d'uso sia, ex lege quindi, legalmente per servizi pubblici. Quindi una parte del conflitto che è innescato si risolverebbe proprio stabilendo questa finalizzazione, che ovviamente è diversa ed è incompatibile con ogni altra utilizzazione di tipo speculativo, cioè aiuteremmo la soluzione della vertenza.

In questa materia c'è tanto da dire e non mancherà occasione non per richiamare chi è stato il primo e il più bravo, ma per dire che oggi è necessario davvero condurre un'azione ferma e risolutiva affinché questi beni rimangano alla Regione, rimangano possibilmente pubblici e siano utilizzati per fini sociali tali da soddisfare la grande carenza di servizi per i cittadini nelle città e nei paesi di tutta la Sardegna.

Abbiamo questa opportunità, credo che con questo spirito questa battaglia debba essere condotta non solo in termini giuridici o istituzionali, ma principalmente in termini politici.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, forse non vi è in quest'Aula la dovuta attenzione su questo tema, considerato anche che questa è una giornata forse inadeguata per dispiegare il nostro intervento...

PRESIDENTE. Mi perdoni, presidente Pili. Io ho rilevato adesso che c'erano altri due iscritti a parlare, ed è opportuno che lei dia le sue risposte dopo i loro interventi. E' d'accordo?

E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Gruppo Misto). Presidente, poiché concordo pienamente con gli interventi che sono stati svolti sinora, intervengo rapidamente soltanto per riprendere un concetto espresso dal collega Dore, quando ha detto che il problema riguarda tutti i beni immobili già detenuti dai Monopoli di Stato.

Anch'io ho apprezzato la determinazione con la quale il presidente Pili ha riferito in Commissione circa gli interventi che la Regione intende porre in essere, devo tuttavia rilevare che il tempo è trascorso senza che si siano messi in atto gli impegni previsti nell'intesa Stato-Regione del 21 aprile 1999. Voglio soprattutto segnalare un fatto specifico e particolare in relazione proprio a un altro bene già detenuto dai Monopoli di Stato, cioè i quasi 1500 ettari di territorio delle saline di Sant'Antioco. Voglio fare questo riferimento anche perché, a proposito dell'inerzia della Giunta, non si può affermare che siamo intervenuti tempestivamente. Noi abbiamo presentato, il 10 dicembre 2001, dopo aver appreso da Il Sole 24 ore del bando per la privatizzazione delle saline di Sant'Antioco, un'interpellanza in cui abbiamo messo in evidenza proprio questo aspetto, cioè che i beni pubblici regionali dovevano essere scorporati dall'elenco di cui si è parlato e - altra questione importante - che occorreva regolamentare tutto il problema della concessione per la produzione del sale. Anche in questo caso la preoccupazione è grande e sembrerebbe che la privatizzazione sia già avvenuta. E' un altro scippo (non so se più grande di quello della Manifattura di Cagliari che ha notevole rilevanza per la città di Cagliari) che riguarda un compendio ambientale, ecologico e produttivo la cui perdita sarebbe veramente una vergogna per la nostra Regione. Ed in questo caso non si può dire che qualcuno non abbia denunciato in tempo quanto stava per avvenire. Tanto più che la società che ha vinto l'asta, una certa Salapia Sale S.r.l., una società pugliese, secondo quanto riportato dalla stampa, non avrebbe intenzione, stando a quanto comunicato ai sindacati, di proseguire nell'attività di produzione del sale, ma destinerebbe questo compendio ad altre attività. Ecco, questo sarebbe un fatto veramente grave, che mortificherebbe ancora di più le aspettative dei sardi e tutto sommato sarebbe una beffa per la nostra Regione, anche perché generalmente questi beni detenuti dai Monopoli di Stato o comunque da amministrazioni statali, come ad esempio quelle militari, in tantissimi casi sono stati oggetto di un'espropriazione vera e propria avvenuta in altri tempi ai danni della comunità sarda.

Ne approfitto per fare un esempio e se fosse possibile avere anche qualche risposta in particolare da parte dell'assessore Biancareddu. Mi riferisco in modo particolare a dieci ettari di terreno dove sorgono delle casermette ormai in disuso e diroccate nel centro abitato di Guspini. Questo bene immobile era stato espropriato dallo Stato con un provvedimento emanato in periodo bellico nei confronti dell'Ente comunale di assistenza. Era quindi un bene della comunità locale che fu espropriato al Comune di Guspini per essere destinato ad accampamento militare. In seguito furono costruite dellee casermette, ma in ogni caso si tratta di un bene dismesso che pertanto rientra pienamente nel disposto dell'articolo 14 del nostro Statuto.

Pertanto vorrei sapere per quale ragione consentiamo che l'Agenzia del demanio metta in vendita anche questo bene ritenendolo al di fuori dei doveri e delle prerogative stabilite dall'articolo 14. Sarebbe un'ulteriore vergogna, perché si tratta di un bene, ripeto, che è stato in precedenza espropriato al Comune di Guspini.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, vorrei fare alcune considerazioni ripercorrendo, in ordine a questo problema, la cronistoria che il presidente Pili ha fatto in Commissione. Chiedo scusa anticipatamente se essa non potrà essere dimostrata, perché il presidente Pili ha messo la Commissione nella condizione di non poter verificare quello che lui ha esposto, in quanto la documentazione richiesta non è mai pervenuta. Parliamo in base alle sue dichiarazioni, ma non abbiamo la certezza provata dai documenti.

Tuttavia, durante la sua audizione, il presidente Pili ha dissertato a lungo sulla differenza tra interpretazione dinamica e interpretazione statica dell'articolo 14 dello Statuto sardo, e a fronte di questa differenziazione ha espresso un comportamento del Governo regionale che, negli effetti propri, a noi appare scarsamente commisurato all'entità del problema e per qualche verso inficiato anche da una punta di maliziosa polemica politica. Quando il presidente Pili ha introdotto il discorso dicendo che per 54 anni è stata data attuazione alla norma dell'articolo 14 in termini statici voleva in fondo sostenere, ripeto, con una punta di maliziosa polemica, l'inerzia dei Governi che hanno amministrato la Regione prima di lui. Fortunatamente ci pensa il Sottosegretario del suo "Governo amico" a dimostrare oggi che questa continuità maliziosa permane; e forse permane proprio per il taglio errato che si sta dando a questo problema, che non è tutto da dimensionarsi sulle interpretazioni dinamiche o statiche, ma, a mio giudizio, rinviene l'inosservanza di alcuni passaggi da parte della Giunta regionale che a me paiono invece abbastanza interessanti.

Nella nostra mozione e nelle nostre interpellanze noi abbiamo sostenuto l'esigenza di impugnare, in sede giurisdizionale, presso la Corte costituzionale, il decreto legge numero 351 del 2001, ma non abbiamo avuto mai nessuna risposta del perché questo non sia stato fatto. E la possibilità che i nostri atti di resistenza rispetto agli atti di vendita abbiano un fondamento giuridico è proprio l'esito dell'impugnativa del decreto legge 351, perché è vero che il decreto numero 282 che ha disposto la vendita della ex Manifattura tabacchi diventa un atto importante da tenere in considerazione, ma non ha senso impugnare l'atto finale di un procedimento che partendo dal decreto legge numero 351 passa attraverso un altro decreto legge, cioè il decreto numero 63 del 2002, con cui il Governo ha disposto che per attuare la vendita del patrimonio si avvale di società per azioni, il che pone il problema della dismissione dei beni regionali fuori dalla giurisdizione di carattere costituzionale trasferendolo in una sede di diritto diversa, che rende difficile la possibilità di aprire conflitti di attribuzione in assenza di una corretta graduazione dei provvedimenti giurisdizionali, perché noi non potremo contrastare sul campo del diritto societario un provvedimento che invece trova le sue ragioni e deve trovare le sue spiegazioni e le sue funzioni esclusivamente nel diritto costituzionale e nel diritto statutario.

Tutto questo lei non l'ha fatto, per di più continua a sollevare, attraverso il lavoro di questa Commissione paritetica, una sorta di pseudotrattativa con il Governo, ignorando due aspetti fondamentali che non sono, presidente Pili, atti politici, ma sono atti di governo, atti giuridici. Mi riferisco all'intesa Stato-Regione, che questo Governo regionale considera - e non ne comprendo il motivo - quasi un atto meramente politico e non un atto che discende da provvedimenti legislativi dei Governi nazionali, cioè un atto attuativo di leggi nazionali. E non comprendo nemmeno come sia possibile che lei non abbia dato attuazione alla sentenza della Corte costituzionale del 1991, che anche in via incidentale su altri argomenti ha detto una parola diversa rispetto a quella proferita in maniera improvvida dal vostro sottosegretario Armusino riguardo al valore e al significato dell'articolo 39 del decreto legge numero 250 del 1949.

A noi pare che la procedura di approccio, compreso quest'ultimo problema sul sequestro giudiziario, se non coordinata correttamente possa essere più una fonte di aggravi per la Regione che non una questione risolutiva. Noi vorremmo non solo che il presidente Pili consegnasse i documenti comprovanti quello che lui ha sostenuto, compresi gli atti di impugnazione, ma che ci spiegasse anche, in maniera ferma e decisa, per quale motivo la Regione non ha ancora impugnato nella sede propria il decreto legge numero 351.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io credo che siano assolutamente ingenerose e forse anche demagogiche le considerazioni fatte da alcuni colleghi del centrosinistra. Valuto invece positivamente altri interventi che sono provenuti dalle stesse formazioni.

Credo che su questa materia non si voglia capire o probabilmente si ha la necessità di apparire sui giornali e sui mass media con proclami che poco hanno a che vedere con l'impegno che invece la Giunta regionale ha assunto per salvaguardare i beni che, in base all'articolo 14 dello Statuto sardo, spettano al patrimonio della nostra Regione.

Sulla Manifattura tabacchi conosciamo ormai tutti quanti tutto ciò che è stato fatto e non ho motivo di dubitare che le considerazioni espresse dal Presidente della Regione nella prima Commissione siano estremamente attendibili. Non ho motivo di dubitare di questo, così come so che i parlamentari del centrodestra seguono questa vicenda, e in particolare l'onorevole Gianfranco Anedda, nella Commissione affari costituzionali della Camera, ha perorato e continua a perorare questa causa. Lo ha fatto e continua a farlo non perché è un parlamentare solo sardo, ma perché è un parlamentare di Alleanza Nazionale ed è un parlamentare a cui stanno a cuore tutte le vicissitudini e le vicende che riguardano la Regione Sardegna. Rivolgo pertanto una preghiera ai colleghi del centrosinistra perché si attivino nei prossimi giorni, io dico che si dovrebbero attivare già da lunedì pomeriggio o da martedì mattina…

SANNA EMANUELE (D.S.). Già fatto.

DIANA (A.N.). …affinché l'emendamento presentato dall'onorevole Anedda possa trovare accoglimento anche con un voto contrario al Governo.

SANNA EMANUELE (D.S.). E' già stato bocciato.

DIANA (A.N.). Non è stato assolutamente bocciato. Evidentemente lei, onorevole Sanna, non è informato, perché quell'emendamento sarà all'attenzione della Camera la settimana prossima.

SANNA EMANUELE (D.S.). Le do la fotocopia.

DIANA (A.N.). Lei mi può dare la fotocopia di tutto quello che vuole, ma mi lasci svolgere il mio discorso. Le sto dicendo che all'inizio della settimana prossima sarà all'attenzione della Camera un emendamento presentato dall'onorevole Gianfranco Anedda. Mi risulta che ci sia un altro emendamento formalizzato dall'onorevole Massidda, ma su questo non posso dare certezze. Io voglio solo invitare i colleghi del centrosinistra ad attivarsi per fare fronte comune nella sede opportuna e bocciare definitivamente il provvedimento di vendita della Manifattura tabacchi. Comunque è già stato stabilito che qualora l'emendamento fosse bocciato questo fatto non modificherà le cifre che sono a carico della società acquirente, e quindi del Ministero, che non rinuncerà a una lira di ciò che ha già incassato. Questi tuttavia non sono problemi che ci riguardano, quel che ci riguarda è che per la ex Manifattura tabacchi, in questo caso, così come per tutti gli altri beni di proprietà dello Stato, o che erano proprietà dello Stato, per meglio dire, non si verifichi più una situazione di questo genere. Siamo d'accordo su questo, però non si può mettere sotto accusa una Giunta che, per quanto mi risulta, e risulta a tutti, che lo vogliate o no, da dieci mesi almeno sta lavorando in questa direzione.

Certo, occorre la massima attenzione e stare sempre all'erta. La Giunta per questo credo stia facendo un lavoro egregio, ma per quanto riguarda questo argomento credo che dal punto di vista politico sia stata usata la massima tutela, che non può essere responsabilità di una sola parte politica, ma deve riguardare tutto il Consiglio regionale.

Quindi rivolgo un ulteriore invito ai parlamentari del centrosinistra, oltre che a quelli del centrodestra, affinché si impegnino, martedì, nell'Aula di Montecitorio, per perorare questa causa.

PIRISI (D.S.). Se vi foste attivati voi per non far vendere sarebbe stato meglio.

DIANA (A.N.). Nessuno ha presentato un emendamento.

PIRISI (D.S.). I danni li fate voi e poi…

DIANA (A.N.). Vi ho anche risparmiato!

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, Presidente. Ho raccolto le sollecitazioni che mi sono venute da più parti in relazione alla presentazione dei documenti che io ho citato nelle diverse audizioni a cui sono stato invitato. Pregherei la Segreteria generale, se è possibile, di distribuire le copie della documentazione da me fornita, perché credo che su questa vicenda sia le interpellanze che la stessa mozione abbiano voluto da una parte ripercorrere le deficienze di questa amministrazione regionale e dall'altra sottolineare le efficienze altrui.

Io ho voluto, non a caso, predisporre un dossier, che lascio all'Aula per le sue valutazioni, che parte da due elementi: innanzitutto dall'articolo 14, che reca una data ben precisa, quella del 26 febbraio del 1948, cioè più di cinquantaquattro anni fa. Dopo cinquantaquattro anni questo Consiglio regionale ancora si interroga sull'articolo 14! E dopo la legge costituzionale con cui è stato approvato lo Statuto speciale della Sardegna, le norme di attuazione, anch'esse poco chiare, e in particolare l'articolo 39 del D.P.R. 19 maggio 1949, numero 250, hanno definito ulteriori dettagli sull'applicazione dell'articolo 14. Questi sono i due capisaldi, gli unici capisaldi certi che abbiamo davanti a noi, e di sicuro non può essere richiamato, così come è stato puntualmente richiamato qui, il contenuto dell'Intesa istituzionale che la Regione Sardegna ha firmato con il Governo il 21 aprile del 1999.

Io voglio leggere testualmente senza saltare nemmeno una parola, il contenuto della lettera d) dell'articolo 7 dell'Intesa istituzionale, perché nessuno né in quest'Aula, né fuori di qua, attribuisca valenze diverse a ciò che è scritto: "Demanio - Definire, in ordine ai beni demaniali e patrimoniali, le modalità con le quali garantire l'attuazione dell'articolo 14 dello Statuto, che prevede che 'la Regione succede nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliari e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo'". E' esattamente ciò che è stato scritto quarantotto anni fa da coloro che hanno votato lo Statuto della nostra Regione. Nell'Intesa istituzionale è scritto "definire", non "abbiamo definito", cioè definiremo la parte relativa all'articolo 14.

Consentitemi di dire che questa Intesa istituzionale non nasce all'avvio di una legislatura, seppure travagliata, ma politicamente certa, con responsabilità politiche altrettanto certe; è un'intesa nata cinque anni prima, per cui non si può, cinque anni dopo, dire che occorre "definire l'articolo 14". Sono affermazioni che in qualche modo devono farci riflettere, non per dividerci, ma per capire che forse da una parte e dall'altra la demagogia su questo terreno non solo non giova, ma danneggia.

Vorrei riferirmi a quello che nel dossier è stato richiamato puntualmente: non è un caso che il 13 marzo 2002 abbiamo proposto e definito a Palazzo Chigi un testo di norma di attuazione, cioè non le chiacchiere, non le intese istituzionali raffazzonate dell'ultima ora, ma una proposta puntuale che prevede una norma di attuazione dello Statuto speciale della Sardegna, concernente modifiche al D.P.R. 19 maggio 1949, numero 250, in materia di demanio e patrimonio. Questa proposta, che era all'attenzione della Commissione autonomia dal 13 marzo 2002, è stata trasmessa per competenza alla Commissione programmazione solo due giorni fa. Io ritengo che la competenza debba essere valutata dalla Presidenza del Consiglio regionale, ma certamente questa è la riforma di una norma di attuazione dello Statuto, che è di rango costituzionale, quindi elevato e superiore rispetto ad una norma ordinaria. E' quindi evidente perché abbiamo proposto questa norma alla Commissione autonomia, e mi permetto di dire al Presidente del Consiglio e all'intero Consiglio, che forse più che una mozione sarebbe stato utile richiamare in Aula quella norma di attuazione e far sì che una volta per tutte si stabilisse il richiamo temporale in ordine al trasferimento obbligatorio dallo Stato alla Regione dei beni demaniali e patrimoniali dismessi. E' una norma di attuazione che deve essere portata rapidamente all'attenzione del Consiglio regionale.

Io ho ripercorso, nei documenti che vi ho fatto consegnare, tutti i passaggi che dimostrano quello che in questo periodo di Governo della Regione è stato puntualmente realizzato e avviato; parlo di atti che sostanzialmente hanno come corollario un'azione condotta sia sul piano politico sia sul piano giudiziario, quando è stato necessario. Sostanzialmente, invece, nella mozione si sostiene l'esatto contrario di quello che è stato. Tutti infatti sanno che in quest'Aula vi è stato un dibattito sulle dismissioni militari, in cui si è detto che la Regione aveva deciso di ricorrere sia alla Corte costituzionale sia al Tribunale Amministrativo Regionale. Era dunque un fatto noto, perché comunicato in quest'Aula, e non si può dire che la Regione Sarda non ha attivato alcuna procedura volta sia a far valere quanto siglato nell'Intesa istituzionale, sia a sostenere l'incostituzionalità delle azioni che si volevano porre in essere. Si sapeva perfettamente, da un precedente dibattito in Aula, che la Giunta regionale aveva presentato un ricorso per conflitto di attribuzione con lo Stato, quindi è evidente che nel momento in cui si fanno affermazioni prive di fondamento in merito ai temi in discussione si rischia soltanto di sollevare dei polveroni che servono semmai a nascondere responsabilità altrui e non certo di questo Governo regionale.

Il 19 giugno vi è stata la prima comunicazione formale al ministro Tremonti, in cui si chiedeva il totale rispetto dell'articolo 14 dello Statuto e l'immediata attivazione della Conferenza per un accordo quadro Stato-Regione che consenta il trasferimento di tutto il patrimonio immobiliare che lo Stato intende dismettere. Si tratta di una lettera allegata, cui ha fatto seguito un'altra comunicazione del 24 settembre 2002, in cui formalmente, e non più sul piano solo politico, si chiede al Ministro dell'economia e all'Agenzia del demanio di Roma, di Cagliari e di Sassari di procedere immediatamente al trasferimento di questo patrimonio.

Ho già avuto modo di illustrare in Commissione i motivi di questa richiesta, perché la Corte costituzionale aveva già sostenuto, in una sentenza che riguardava la Valle d'Aosta, la chiarezza dello Statuto regionale della Sardegna e, senza mezzi termini, il fatto che la norma contenuta nell'articolo 14 non fosse statica, ma dinamica. Il che significava che il patrimonio da intendersi non era quello dismesso nel 1949, ma quello che doveva essere appunto restituito alla Regione. Dice la Corte costituzionale: "Del resto l'articolo 14 dello Statuto speciale per la Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3) mentre stabilisce, al primo comma, che la Regione, nell'ambito del suo territorio, succede allo Stato nei beni demaniali e, al secondo comma, che restano allo Stato i beni e diritti connessi a servizi di competenza statale, dà rilievo alla sopravvenienza…", cioè tutto quello che sopravviene, secondo la Corte costituzionale, deve obbligatoriamente essere trasferito alla Regione sarda. Stiamo parlando di una sentenza della Corte costituzionale del 10 ottobre 1991, quindi di un dato già acquisito dodici anni fa, nonostante il quale purtroppo niente è stato fatto, assolutamente niente, né sul piano politico, né sul piano giuridico, né sul piano legale.

Noi abbiamo scelto di avviare un processo amministrativo, e in questo dossier sono contenute tutte le comunicazioni formali rese al Ministero dell'economia, in cui si dice: "La presente vale quale formale richiesta di trasferimento dei beni di cui in precedenza, previo svolgimento di tutte le previste e preliminari attività a carico di codeste amministrazioni, nonché quale istanza ai sensi della legge numero 241 del 1990", cioè non si è lasciato niente di intentato sul piano procedurale. Abbiamo poi attivato il passaggio dall'azione politica a quella amministrativa, con ricorsi di diverso grado. Uno di questi è il ricorso alla Corte costituzionale, cioè quello politicamente e istituzionalmente più rilevante, e per chiunque abbia affermato che la Regione sarda in quest'ultimo anno non ha fatto niente in questa direzione valgano le comunicazioni rese in Commissione e ancor prima in Consiglio regionale in riferimento appunto a questo ricorso che è stato puntualmente presentato.

Insieme al ricorso alla Corte costituzionale, che fa riferimento alle sentenze già emesse dalla stessa Corte, si è attivato il ricorso amministrativo al Tar Sardegna, anch'esso necessario per consentire alla Regione di attivare tutti i canali possibili e immaginabili per ottenere l'attuazione dell'articolo 14.

Detto questo, sul piano politico sarebbe molto facile obiettare: "Ma come è possibile che un Governo che definite amico vi costringa ai ricorsi alla Corte costituzionale e al Tar Sardegna?" Da una parte si tratta di un passaggio corretto nell'ambito dell'azione amministrativa, ma dall'altra è un doppio binario, giuridico e politico. Infatti non è un caso che noi abbiamo proposto, e nel dossier è riportato, i risultati del confronto attivato da questa Giunta regionale con tutti gli Assessori regionali, dall'assessore Biancareddu all'assessore Pani, che si sono prodigati nel sostenere questa iniziativa ai vari livelli, anche attraverso deleghe da me rilasciate, in qualche caso raggiungendo risultati che forse qualcuno non ha voluto riconoscere, perché è troppo facile sparare nel mucchio. E' una vecchia regola che politicamente però non paga, soprattutto se si leggono i risultati della Commissione che è stata costituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la quale, accettando totalmente l'interpretazione della Giunta regionale della Sardegna, ha disposto - e c'è un documento che lo prova - che tutto il patrimonio utilizzato dallo Stato in Sardegna in fase di dismissione sia assegnato immediatamente alla Regione Sardegna. C'è un accordo sottoscritto ai massimi livelli dei Ministeri competenti e poi protocollato. In questa sede, il 7 ottobre, noi abbiamo comunicato formalmente che avremmo comunque proseguito l'azione giudiziaria nei confronti dello Stato, perché fidarsi è bene, non fidarsi qualche volta è meglio!

Allora, oltre al versante politico, che stava già dando importanti risultati, che sono documentati, non sono chiacchiere, abbiamo proceduto anche sul un altro versante, ottenendo una risposta alla prima lettera trasmessa all'Agenzia del demanio (non la leggo tutta per questioni di tempo, ma è allegata puntualmente al dossier), nella quale il Direttore generale dell'Agenzia comunica a tutte le sue collegate che l'attuazione dell'articolo 14 è dinamica e che tutto il patrimonio sopravvenuto deve immediatamente passare nelle mani della Regione sarda, inclusi i beni che avrebbero già dovuto transitare al patrimonio della Regione. In sostanza si afferma che questo vale per oggi, ma anche per tutto quello che nel passato gli altri non hanno fatto. Laddove un immobile, nel mancato rispetto dell'articolo 14 dello Statuto sardo, non sia stato trasferito alla Regione Sardegna - dice il Direttore generale dell'Agenzia del demanio - se ne deve prevedere l'immediato trasferimento. Più precisamente si sollecita l'Agenzia, a porre in essere tutti i procedimenti atti a consentire il trasferimento dei beni di pertinenza della Regione Sardegna. E' la comunicazione formale che accetta la nostra combattuta posizione, sia sul piano giudiziario che su quello costituzionale, in merito all'articolo 14.

E veniamo alla richiesta formale, anche in questo caso, del 25 ottobre, con la quale chiediamo all'ETI S.p.A. - essendo venuti a conoscenza di quello che si stava facendo - l'immediato trasferimento dell'ex Manifattura tabacchi alla Regione Sardegna. C'è una risposta da parte dell'ETI, che sostiene la propria autonomia gestionale su questa partita. All'ETI, senza tergiversare un attimo, rispondiamo con un atto che voi tutti conoscete, e cioè la richiesta di sequestro giudiziario dell'immobile che è stata sottoposta al Tribunale civile di Cagliari.

Detto questo è evidente che tutti i necessari passaggi politici sono stati compiuti e io mi limito a quelli, ben sapendo che non si può e non si deve dare nessuna valenza alla risposta data, assolutamente en passant, da un Sottosegretario del Governo su una partita che si risolve soltanto con testi di norme e firme in calce.

Il Sottosegretario richiamato ha comunicato informalmente ai rappresentanti politici e della Giunta che quella che è stata resa nota è la tesi dell'ETI. Non è un caso - questo non è contenuto nel dossier - che nello stesso giorno la Presidenza del Consiglio dei Ministri abbia diramato un comunicato sui lavori del Dipartimento del coordinamento amministrativo relativo appunto alla partita degli immobili, in cui si dice: "Il rappresentante dell'Agenzia del demanio, il generale Antonio Musolino, ha colto l'occasione per ribadire quanto già concordato con la Regione Sardegna e con la Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla necessità che nessuna operazione relativa agli immobili della Sardegna sia intrapresa, se non previa negoziazione nei gruppi previsti dalla norma". E' evidente che qualsiasi altra voce è fuori dal coro e comunque non può avere l'autorevolezza di una norma.

E allora, colleghi, sostenere che su questo tema la Giunta non ha fatto niente credo che sia la dimostrazione di come fosse necessario puntare a dare risposte concrete e non a fare chiacchiere, perché davvero l'attuazione dell'articolo 14 si possa concretizzare nell'interesse dei sardi e della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo ormai abituati agli show del presidente Pili! Io credo, presidente Pili, che in questi mesi noi abbiamo compiuto con grande senso di responsabilità il nostro dovere. Abbiamo sollecitato attraverso lettere, mozioni e interpellanze la Giunta regionale ad attivarsi immediatamente per impedire che uno scippo grandissimo fosse perpetrato ai danni della nostra Isola. Non riesco a comprendere perché il Presidente abbia voluto fare lo show consegnandoci oggi i documenti, senza che quindi avessimo il tempo di esaminarli. Mi auguro che tra questi documenti, Presidente, ci siano anche le nostre sollecitazioni scritte affinché gli stessi ci venissero consegnati mesi or sono. Il Presidente della Regione è talmente bravo nel fare questi show che non si degna di dare neanche la più piccola delle risposte ai consiglieri regionali che avevano richiesto questi documenti per poterli discutere insieme alla Giunta regionale. Questo era ed è, nonostante l'intervento estremamente polemico del Presidente della Giunta, il nostro compito.

Allora, presidente Pili, visto che ci ha consegnato tutta una serie di documenti, controlli in che data lei ha comunicato a quest'Aula che avrebbe fatto ricorso alla Corte costituzionale. Ma perché non sta attento quando fa certe dichiarazioni? La nostra mozione è precedente, perché è stata presentata nel mese di settembre, non due giorni fa! E allora, veda, Presidente, gli atti li esamineremo assieme, però voglio sottolineare che lei ha deciso di ricorrere alla Corte costituzionale, e l'ha comunicato in quest'Aula, dopo la presentazione della nostra mozione. Ma se il decreto legge numero 351 è del 25 settembre 2001, perché, lei che è molto attento, non ha presentato immediatamente ricorso, sapendo che in base a quel decreto noi avremmo corso il rischio che il nostro patrimonio fosse svenduto da parte dello Stato? E' grave! E' grave che un rappresentante del Governo Berlusconi vada in Commissione a ripetere la tesi dell'ETI; è grave che un rappresentante del Governo, un Ministro, un Sottosegretario non difendano gli accordi presi, se ci sono, e lo vedremo. Noi ci auguriamo, presidente Pili, che lei abbia ragione, per adesso su una cosa ha fallito, non c'è dubbio: piano politico non c'è un atto che possa provare che la ex Manifattura tabacchi di Cagliari non sia stata venduta.

Qual è l'interpretazione dinamica che lei ha dato? Io mi auguro, presidente Pili, che siccome manca poco più di un anno alle prossime elezioni, non ci sia nessuna intesa tra questa Giunta e il Governo nazionale, perché le vorrei ricordare che l'Intesa Stato-Regione del 1999 è costata anni di duro lavoro e alcuni benefici che potevano arrivare… Presidente Pili, pensi a quello che ha ottenuto dal Governo centrale, pensi al danno che questo Governo sta arrecando alla Sardegna e al Sud Italia. E badi che non sono affermazioni delle opposizioni. Lei può sorridere quanto vuole, ma il giudizio della sua maggioranza su tutti gli atti che lei ha compiuto credo li legga sul giornale tutti i giorni. Quindi non sorrida! Potremmo sorridere, forse, ma lei ci sta facendo piangere con le azioni che sta compiendo, per cui questo suo nervosismo ce lo risparmi!

Dicevo che attraverso la presentazione delle interpellanze noi intendevamo condurre assieme una battaglia; ma c'è bisogno di sollecitare i nostri parlamentari, data la maggioranza schiacciante che avete in Parlamento, perché determinati atti vengano approvati dalla Camera e dal Senato? Noi, comunque, siamo a fianco dei parlamentari del centrodestra che hanno condotto una battaglia su questo, e credo sia giusto, quando determinati atti vanno nell'interesse della Sardegna, dire anche chi ne è l'artefice. Ci sono parlamentari sardi del centrodestra e del centrosinistra che stanno cercando di condurre una battaglia importantissima per la nostra Isola.

Quindi, presidente Pili, lei ci ha consegnato oggi questi documenti, noi li esamineremo e vedremo che cosa potrà essere fatto. Nessuno di noi però, quando è stata presentata la mozione, era a conoscenza di azioni e atti posti in essere dalla Giunta regionale, e nonostante le sollecitazioni scritte lei non ha voluto fornire alle opposizioni i documenti che erano in suo possesso e che provavano quali azioni lei aveva portato avanti nei confronti del Governo centrale.

Nonostante tutto questo, nonostante il suo tono, noi siamo convinti che questa battaglia sia talmente importante per la nostra Isola che la dobbiamo condurre assieme. Questo è lo spirito che ci ha animato quando abbiamo presentato le interpellanze; questo è lo spirito che ci ha animato quando abbiamo presentato la mozione, che riporta solo dei fatti. Se la Giunta regionale aveva già intrapreso delle azioni, noi non possiamo che prenderne atto, presidente Pili. D'ora in poi, comunque - è quello che ci auguriamo - quando le vengono richiesti dei documenti cerchi di rispondere tempestivamente. Ci auguriamo, vista la sua sicurezza, che il Consiglio regionale non debba tornare a discutere di questo argomento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per dichiarare se è soddisfatto.

COGODI (R.C.). Contrariamente a quanto detto dal collega Fadda nella parte ultima del suo intervento, ma penso che quella espressione gli sia sfuggita nella foga del discorso, io credo che noi dovremo tornare, e presto, su questo argomento. Siamo dell'opinione e c'è l'esigenza che il Consiglio torni presto e bene su questo argomento, perché c'è il rischio che venga dissipato non solo un patrimonio materiale della Regione, ma anche un patrimonio politico. Che senso ha produrre oggi, in carta patinata, un fascicolo di questo spessore (nel senso del peso e della dimensione), in cui la storia della Regione in questa materia parte dal 1948 e salta più di cinquant'anni per arrivare solo all'era Pili? Ma come si può permettere, chiunque governi e usi carta, penna e luce elettrica degli uffici della Regione di pensare che la storia dell'autonomia sia rimasta in letargo per cinquant'anni e abbia cominciato a rivivere miracolosamente solo dal 2002, con l'era Pili? E del periodo compreso tra il 1948 e il 2002 che ne è stato? E' una vergogna, è un'offesa per tutti quelli che hanno governato per cinquant'anni la Sardegna. E noi siamo piccoli uomini che insieme a loro hanno operato, hanno lavorato, hanno difeso o tentato di difendere l'autonomia, i valori e anche il patrimonio di questa Regione per più di cinquant'anni. Dovreste vergognarvi di fronte ai vostri padri, fratelli, amici, compagni, comunque li vogliate chiamare, applicati alla politica in questa regione per più di cinquant'anni. Ma chi l'ha detto che prima di Pili non è esistita la Regione? Ma chi l'ha detto che dal 1948 ad oggi, anche in materia di difesa del patrimonio della Regione, non solo politico e culturale, ma anche immobiliare, non è accaduto nulla? Come si fa a dire - è storia recente - che anche l'Intesa istituzionale, che è istituzionale perché è della Regione, di una Giunta recente, è carta straccia e non merita neppure la menzione in questo volume stampato a spese della Regione?

La Regione inizia nel 1948, muore per più di cinquantadue anni e rivive con Mauro Pili! Ma stiamo scherzando? Ma state scherzando? Abbiamo tutti delle responsabilità, ma queste responsabilità non possono essere immolate così facilmente sull'altare del propagandiamo e del personalismo. Mi consenta, Presidente, ritiri questo fascicolo e lo ripresenti integrato, somigliante almeno un po' alla storia della Regione, che lei non può alterare in questo modo, perché prima dell'avventura o della disavventura della Giunta Pili, in questa Regione qualcun altro c'è pure passato, con noi e prima di noi, che sapeva quello che doveva fare per il bene della nostra Isola.

Il patrimonio della Regione è immenso; questo librone che è arrivato oggi ad una Commissione consiliare e che contiene un elenco lunghissimo e validissimo di beni che la Regione può anche liquidare per avere risorse da destinare a tante esigenze sociali, culturali ed economiche, lo si può fare ogni anno, perché c'è chi è stato attento negli anni e anche nei decenni passati. E non intendo dire io o solo la mia parte politica. Io, altri colleghi e altre parti politiche, insieme, per decenni siamo venuti a capo di una vicenda...

PRESIDENTE. Prego, solo alcuni secondi per concludere, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). …che era la vicenda della buona amministrazione a partire dalla buona conoscenza del grande patrimonio immobiliare di questa Regione, che doveva essere rivendicato, difeso e anche utilizzato più propriamente, ma non dissipato. Non posso adesso, in pochi minuti, fare la storia e neppure la cronaca, ma ci torneremo, perché non è ammissibile che si cancelli la storia di una Regione e di tante persone della politica, funzionari, tecnici e amministratori locali che si sono applicati attorno a questa vicenda per tagliare le unghie e anche le mani a chi quel patrimonio lo stava derubando. Parliamo e parleremo di cose che noi e anche molti altri conosciamo da vicino.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la invito a terminare il suo intervento.

COGODI (R.C.). E allora non ci si può permettere di saltare la storia, non ci si può permettere di negare l'evidenza, non ci si può permettere, a fini propagandistici, di offendere una Regione, la sua autonomia, la sua politica, che non è di una sola parte politica.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, concluda la prego.

COGODI (R.C.). Ho concluso Presidente. Ho concluso, però questa è la realtà, per cui la mia non è neppure una replica, è l'annuncio di nuove iniziative da portare avanti insieme a chi vorrà aderirvi, per fare piena luce sulla vicenda del patrimonio della Regione, sulla sua utilizzazione, su chi l'ha difeso e chi, invece, lo ha preso e forse ne ha ancora qualche pezzetto dalle parti più vicine che frequenta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Emanuele Sanna per dichiarare se è soddisfatto.

SANNA EMANUELE (D.S.). Presidente, io sono un po' sconcertato e devo dire anche abbastanza amareggiato da alcuni passaggi dell'intervento del Presidente della Regione. Noi abbiamo detto e ribadito, nei giorni scorsi, in una fase molto delicata, e ancora stamattina in Aula, che abbiamo apprezzato e preso per buone le dichiarazioni che il Presidente della Regione ha reso alla Commissione autonomia di questo Consiglio il 22 gennaio scorso. E allora non capisco, francamente, perché il Presidente, nel consegnare il dossier, che si era impegnato per la verità a consegnare alla Commissione ventiquattro o quarantott'ore dopo l'audizione, usi questi toni.

Caro Presidente, lei ha una tendenza quasi genetica a divaricare, a creare barriere dentro il Consiglio regionale, anche quando le opposizioni hanno un atteggiamento assolutamente responsabile e propositivo e anche quando, come in questa circostanza, sono in discussione e in gioco questioni di straordinaria rilevanza per la difesa dei poteri della nostra Regione autonoma e per la tutela di interessi vitali della nostra comunità regionale.

Io sono sconcertato! Noi siamo venuti qui dopo una risoluzione unitaria del Consiglio regionale, della Commissione autonomia, per rafforzare il suo ruolo istituzionale e politico, in un negoziato, in una trattativa che sappiamo difficile per lei, come lo è stata per tutti i suoi predecessori, in ordine al rispetto e all'attuazione dell'articolo 14 dello Statuto. Chi è che spara nel mucchio? Perché declassa a documento raffazzonato, preelettorale, l'Intesa istituzionale di programma, che ha a monte una legge nei rapporti fra lo Stato, sempre difficili, e la nostra Regione autonoma della Sardegna? Perché cerca di caricare di una valenza politica e istituzionale abnorme il fatto che la Commissione autonomia ha chiesto, come prevede il Regolamento, il parere alla terza Commissione su una norma di attuazione che la prima Commissione porterà rapidamente in Aula? Come lei ben sa, da quello che ha sentito dire da tutti i commissari pochi giorni fa in Commissione, nessun membro della Giunta, nessun esponente della maggioranza ha sollecitato l'approvazione di quella norma di attuazione, ma io le assicuro, finché sarò Presidente di quella Commissione, che lavora a ritmo adeguato, che quel provvedimento arriverà in Aula quanto prima.

Infine, Presidente, perché sorvola e poi finisce col banalizzare un fatto grave sul piano istituzionale, per il quale lei prima di tutti assieme a noi dovrebbe protestare? Perché, non al bar di Montecitorio, caro Presidente, ma in una Commissione della Camera dei Deputati, un Sottosegretario, esponente del Governo, interviene per dire queste cose e le lascia agli atti del Parlamento? Perché, Presidente, se la cava dicendo che questo Sottosegretario - lei banalizza ma aggrava le cose con questa dichiarazione - in realtà non ha parlato a nome del Governo della Repubblica, ma ha parlato a nome dell'ETI?

Allora, Presidente, noi, nonostante questo clima che lei ha contribuito, mi dispiace dirlo, a peggiorare, noi continueremo a fare la nostra parte. Speriamo che la Giunta regionale vinca, perché se perde la Giunta regionale perde la Sardegna e noi diventiamo i becchini della nostra terra e della nostra autonomia. Quindi le assicuro che vigileremo e faremo qui e ovunque il nostro dovere per tutelare gli interessi della nostra terra e della nostra autonomia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Gruppo Misto). Dobbiamo votare la mozione?

PRESIDENTE. Dobbiamo votare la mozione certo, e lei ha diritto, se vuole, di fare una dichiarazione di voto, non posso darle la parola per nessun altro motivo.

PINNA (Gruppo Misto). Approfitto, allora, signor Presidente, della dichiarazione di voto per associarmi al senso di sconcerto che è stato espresso per le dichiarazioni rese dal presidente Pili, il quale, tra l'altro, non ha dato risposta su un altro fatto gravissimo che io ho segnalato in quest'Aula in relazione alla possibile svendita di un altro bene immobiliare di inestimabile valore per la nostra Regione. Su questo io aspetto una risposta, perché se, come pare, anche questo bene inestimabile dal punto di vista, lo ripeto, ambientale e produttivo, è stato ceduto a privati è davvero un'ulteriore vergogna. Soprattutto perché, prima che il presidente Pili iniziasse, il 13 marzo del 2002, a interessarsi dell'articolo 14, o forse a prendere conoscenza della sua esistenza, la Giunta regionale nella precedente legislatura non aveva fatto un'intesa di programma raffazzonata, come dice lui, ma aveva compiuto atti ben precisi, come la delibera del 16 marzo 1999, con cui si è impostata la procedura per il recupero dei beni patrimoniali. E il presidente Pili sapeva bene, perché era già in carica, che il rischio di svendere questo patrimonio esisteva quando il 10 dicembre è stata depositata e resa pubblica l'interpellanza di un gruppo di consiglieri di opposizione.

Nulla è stato fatto e se è vero che questo immenso patrimonio è stato ceduto, allora l'onorevole Pili deve davvero recitare il mea culpa, perché il suo interessamento per l'articolo 14 è iniziato soltanto il 13 marzo. Io aspetto risposte su questo problema e mi auguro che il presidente Pili presenti un ricorso per sequestro giudiziario per bloccare anche questa operazione che è scandalosa come quella che riguarda la ex Manifattura tabacchi.

PRESIDENTE. La sua dichiarazione di voto, quindi?

PINNA (Gruppo Misto). Ovviamente mi dichiaro favorevole alla mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. La richiesta deve essere appoggiata da sette consiglieri.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri: PILO, CAPPAI, CORDA, LIORI, LOCCI, BALLETTO, LOMBARDO.)

spissu (d.s.). Sono dodici, Presidente.

PRESIDENTE. Otto.

spissu (d.s.). Otto bastano, ma hanno alzato la mano in dodici, e i Segretari farebbero bene a darne atto.

PRESIDENTE. Io faccio il mio lavoro.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della mozione numero 84.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: PISANO - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALLETTO - CAPPAI - CORDA - CORONA - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - PILO.

FADDA (La Margherita-D.L.). Ci vediamo fra mezzora, non c'è il numero legale!

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, aspetti di essere eletto Presidente del Consiglio, fino ad allora lasci svolgere a me questa funzione.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 34

votanti 25

astenuti 9

maggioranza 13

favorevoli 23

contrari 2

Poiché manca il numero legale, la votazione è nulla. Aggiorniamo i lavori…

FADDA (La Margherita-D.L.). Secondo il Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, abbia pazienza! I lavori dell'Aula sono per oggi terminati. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 14 e 33.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore della Pubblica Istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport all'interrogazione Frau sui contributi alle Province. (550)

In risposta all'interrogazione in oggetto, l'Assessore della Pubblica Istruzione esprime tutto il proprio rammarico per il fatto che la limitatezza dei fondi a disposizione ha impedito di sottoporre alla Giunta Regionale, nel corso dell'anno 2002, un programma di contributi a favore delle Amministrazioni Provinciali per l'organizzazione di manifestazioni culturali.

Risposta scritta del Presidente della Regione all'interrogazione Vargiu sulla chiusura dell'Ufficio postale di Cagliari 3, nel quartiere di Castello. (557)

In riferimento all'interrogazione in oggetto trasmetto copia della nota n. DRI/EdF/557/001 in data 16 gennaio 2003 inviatami dalla Direzione Relazioni Istituzionali delle Poste Italiane.

Rispondo alla sua nota dello scorso 9 dicembre riguardante la chiusura dell'Ufficio postale di Cagliari 3, nel quartiere "Castello", oggetto dell'interrogazione presentata dal Consigliere Vargiu.

In via preliminare è bene precisare che nell'ambito della Filiale di Cagliari è al momento in corso la terza fase del Progetto Rete 2000, che mira alla ottimizzazione della distribuzione territoriale degli sportelli, riequilibrandone la presenza in base al rapporto domanda/offerta e alla copertura territoriale assicurata dagli uffici già esistenti.

Dall'analisi condotta nel contesto territoriale in esame, è emerso un eccesso di copertura nella Circoscrizione 1, con conseguente sovrapposizione tra le aree di competenza dei diversi Uffici, mentre la Circoscrizione 6, una zona come lei certamente saprà ad alta densità abitativa e in forte espansione, risulta servita da un unico Ufficio postale.

L'Ufficio di Cagliari 3, oggetto dell'interrogazione in esame, era ospitato in un locale ubicato all'interno della Prefettura, angusto e palesemente inadatto allo svolgimento dei servizi. Il suo spostamento, realizzato nello scorso mese di ottobre, sarebbe dovuto avvenire contestualmente alla nuova ubicazione dell'Ufficio di Cagliari 1 che, secondo le previsioni aziendali, doveva essere attivato in una località in posizione intermedia fra i quartieri di Castello e Marina alta, in maniera da servire agevolmente anche la clientela della zona Castello.

Purtroppo, la ricerca di locali alternativi per l'Ufficio di Cagliari 1 si è rivelata più arduo del previsto. Tre delle quattro proposte cui l'interrogante fa riferimento non sono state prese in considerazione in quanto i locali non apparivano idonei ad accogliere un ufficio postale a causa di limiti strutturali non eliminabili attraverso normali lavori di adattamento. Gli altri locali presi in considerazione (Scuola S. Caterina) fino ad oggi non sono stati ancora resi disponibili dall'Amministrazione Comunale.

In conclusione, Poste Italiane, lungi dal voler abbandonare il rione Castello, sta semplicemente avviando una serie di iniziative tese ad offrire un servizio migliore in locali adeguati e decorosi.

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Vassallo - Cogodi - Ortu sulla realizzazione di opere connesse ad attività estrattiva in località La Corte - Sassari.

Si fa riferimento alla nota in data 9 dicembre 2002 n° 3557/gab per rappresentare, preliminarmente, che gli elementi di cui all'interrogazione in oggetto hanno consentito al Servizio Attività Estrattive di questo Assessorato di ipotizzare solo induttivamente che l'attività estrattiva di cui trattasi sia riconducibile alla cava "La Camusina", autorizzata con provvedimento in data 11 giugno 2002 in capo alla Società SO.GE.CAV..

A quanto risulta, i terreni su cui insiste la cava di cui trattasi sono stati oggetto, in passato, di attività abusiva di cava, tant'è che la magistratura ha condannato nel 1992 al ripristino dei luoghi il proprietario, tale Qualbu Pietro Antonio, che non ha mai provveduto.

La cava di cui trattasi è stata autorizzata dopo la pubblicazione senza opposizioni presso il Comune di Sassari, previa acquisizione di tutti i pareri e nulla osta previsti (Corpo Forestale, Ufficio Tutela del Paesaggio e Soprintendenza Archeologica) e della pronuncia dell'apposito Organo costituito presso l'Assessorato Regionale dell'Ambiente circa la non necessità di sottoporre il progetto alla Valutazione di Impatto Ambientale considerando, tra l'altro, che "le previste attività di ripristino ambientale miglioreranno lo stato dei luoghi depredati a causa di precedenti attività di cava".

Prima del rilascio dell'autorizzazione è stata, infine, acquisita polizza assicurativa per Euro 118.785,00 a garanzia degli interventi di ripristino ambientale. (567)

Risposta scritta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione LIORI sui criteri di applicazione della legge regionale 17 maggio 1999, n. 17, concernente "Provvedimenti per lo sviluppo dello sport in Sardegna".

In risposta all'interrogazione in oggetto, s'informa che la deliberazione della Giunta regionale 27/42 del 7 agosto 2001, che non prevede la stipulazione di contratti di sponsorizzazione con le società militanti nel Campionato di Pallavolo serie B femminile, e stata approvata sulla scorta del parere tecnico rilasciato dal Comitato Regionale Sport, che, anche in considerazione della limitata disponibilità di bilancio, limitavano alle discipline con più afflusso di pubblico la possibilità di stipulare contratti di sponsorizzazione.

In considerazione dei dati esposti dall'On.le interrogante, l'Assessore della Pubblica Istruzione assume, però, l'impegno di sottoporre alla Conferenza Regionale dello Sport, prevista per il mese di febbraio 2003, un'attenta riflessione sui criteri di applicazione in oggetto, per trovare soluzione al problema segnalato. (571)

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis sulle rettifiche di bandi di concorso per l'assunzione di personale dell'Amministrazione regionale.

Si inviano gli elementi di risposta all'interrogazione in oggetto.

  1. Le modifiche introdotte nei bandi di concorso derivano dall'esigenza di contenere i tempi di svolgimento delle relative procedure, segnatamente quelli da dedicare alla correzione dei compiti scritti, la cui onerosità spesso li prolunga oltre misura e rende problematica la formazione delle commissioni di concorso. L'esigenza è resa ora palese dalla situazione di crisi organizzativa prodotta dalle carenze di personale della categoria D, il cui contingente, già molto carente, dal 2000 ad ottobre 2002 è passato da 1.266 funzionari a 1.064, (fenomeno non prevedibile in questa entità perché determinato in parte dalla legge regionale n. 11 dell'8 luglio 2002 - art. 4: inquadramento di funzionari in dirigenza).
  2. Le modifiche stesse non toccano le materie d'esame ma introducono una innovazione nella tipologia della prova scritta. In sostanza, è stata prevista una prova unificata consistente nella somministrazione di un questionario formato da una serie di quesiti per ognuno dei quali il candidato dovrà individuare la soluzione esatta. I quesiti verteranno sulle materie già indicate nel bando e saranno, evidentemente, adeguati al livello culturale richiesto per l'accesso all'impegno regionale nella categoria D.
  3. Questa innovazione rappresenta la linea di tendenza perseguita ormai da molte amministrazioni per rendere i concorsi pubblici strumenti ancora concretamente validi per selezionare i soggetti che intendono accedere al lavoro nella pubblica amministrazione. Essa non intacca la "serietà" né la "imparzialità" del concorso, che proprio i tempi brevi rendono trasparente e verificabile. La "serietà" è ormai assicurata dall'esperienza maturata nella elaborazione dei quesiti, ai quali è in grado di rispondere adeguatamente solo chi possiede una sicura conoscenza delle materie, la quale viene ulteriormente verificata dalla commissione mediante il colloquio. L "imparzialità", poi, ne esce decisamente rafforzata, dato che la valutazione della prova scritta viene operata elettronicamente. Quanto infine alla legittimità di questa tipologia di prove, basti dire che è ispirata alla disciplina statale in materia, cui rinvia la legge regionale n. 31 del 1998.
  4. A proposito poi dell'espressione "prova orale" sostituita col provvedimento correttivo dalla parola "colloquio", si tratta di questione meramente nominalistica. Nulla dal punto di vista sostanziale è stato modificato nei bandi. Si è solo intervenuti per rendere omogenei i termini usati negli stessi, che recavano in un articolo l'espressione "prova orale" e in un altro la parola "colloquio". Quest'ultima, comunemente usata nella normativa più recente, è stata preferita: essa esprime un concetto riferibile alle modalità concrete di conduzione della prova orale che assegnano alla commissione un ruolo attivo, mentre l'espressione "prova orale" è generica e si sostanzia nei modi previsti dai bandi e dalle leggi e dai regolamenti richiamati in essi. (572)

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA DETTORI - BALIA - MANCA - PACIFICO sulla situazione di disagio relativa ad una incidenza di tumori venutasi a creare nel territorio del Marghine.

I sottoscritti,

venuti a conoscenza, da notizie di stampa, di una situazione di forte disagio relativa ad una incidenza di tumori, il cui "dato statistico è grave in numeri assoluti, in rapporto alla popolazione che vive nell'area ed il numero di persone colpite in giovane età", che si sarebbe venuta a creare nel territorio del Marghine;

tenuto conto che in quel territorio insiste l'inceneritore di Tossilo;

sottolineato che è, sicuramente, estremamente complesso e difficoltoso fornire stime affidabili della quota di mortalità per tumori attribuibili a cancerogeni presenti nell'ambiente di lavoro e di vita;

ritenuto che, in ogni caso, l'attenzione per casi multipli di tumore deve sempre rappresentare una priorità per lo studio e la ricerca delle eventuali cause;

constatato che è crescente l'allarme e la preoccupazione fra i cittadini ed è assente una corretta informazione sulle possibili cause di tale fenomeno;

constatata la necessità di interventi conoscitivi ma anche formativi ed informativi a carico della ASL di competenza,

chiedono di interpellare il l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere se intendano attuare con la massima urgenza:

1) uno studio relativo a tutte le malattie di carattere tumorale e/o riferibili a inquinamento ambientale presenti nel territorio;

2) la verifica delle condizioni di salute della popolazione interessata e il coordinamento e rafforzamento dei presidi sanitari presenti nel territorio al fine di poter realizzare un adeguato sistema di prevenzione;

3) la valorizzazione dei programmi per la raccolta differenziata al fine di rendere marginale l'incenerimento e la cultura della distruzione a favore del riciclaggio dei rifiuti, con conseguente formazione e riqualificazione dei lavoratori attualmente occupati nel settore;

4) la discussione e l'approvazione dell'ARPAS da parte del Consiglio regionale, per far sì che operi nella pienezza delle sue funzioni, ponendo fine alla gestione commissariale da parte della Giunta regionale. (311)

INTERPELLANZASANNA Emanuele - SELIS - COGODI - SANNA Salvatore - DORE sulla imminente alienazione da parte dello Stato dei beni dell'ex Manifattura Tabacchi di Cagliari in violazione dell'articolo 12 dello Statuto Speciale per la Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che a seguito della legge finanziaria per il 2003 il Governo ha varato il decreto legge n. 282 col quale vengono dismessi e privatizzati importanti beni dello Stato;

appreso con viva preoccupazione che nell'ambito del suddetto provvedimento sono stati inclusi anche i beni, gli immobili e le aree gestiti dall'ETI Spa e tra questi anche l'ex Manifattura tabacchi di Cagliari;

informati che l'Agenzia del demanio sarebbe già stata autorizzata (come hanno denunciato le organizzazioni sindacali) a vendere a trattativa privata a una società del gruppo IRI il complesso della manifattura tabacchi per procedere ad una rapida privatizzazione a prezzi di mercato realizzando quindi una colossale operazione immobiliare nel cuore del tessuto urbano della città di Cagliari;

ricordato che a salvaguardia dell'occupazione e dell'economia locale era stato definito con le forze sociali un accordo per la ristrutturazione dell'ex Azienda Monopoli di Stato che prevedeva la realizzazione di importanti attività culturali e imprenditoriali a forte valenza sociale;

sottolineato che l'articolo 14 dello Statuto speciale per la Sardegna prevede espressamente che i beni e gli immobili dismessi dello Stato passano direttamente al patrimonio e alla piena disponibilità della nostra Regione autonoma;

denunciato che le iniziative in corso e promosse dal Governo centrale si configurano come un autentico scippo di beni di ingente valore economico della Sardegna e anche di una brutale espropriazione delle prerogative costituzionali della nostra Regione autonoma,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere quali iniziative ha assunto e quali passi istituzionali e politici intende compiere con la massima sollecitudine per tutelare i diritti e gli interessi fondamentali della nostra comunità regionale. (312)

INTERPELLANZA MANCA - SANNA Giacomo sulla mancata emanazione delle direttive di attuazione della legge regionale 24 gennaio 2002, n. 1 (Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione) e sui tagli negli stanziamenti.

I sottoscritti, premesso che:

con la legge regionale n. 28 del 1984, sono state ammesse a finanziamento le domande presentate entro e non oltre il 31 dicembre 1999;

la legge regionale n. 28 del 1984 è stata abrogata a far data dal 1° gennaio 2000 ed il 24 gennaio 2002 è stata approvata la legge regionale n. 1, entrata in vigore il 29 gennaio dello stesso anno;

la Giunta regionale, a tutt'oggi, non ha provveduto all'emanazione delle direttive di attuazione, previste dalla legge regionale n. 1 del 2002;

a tale ingiustificabile ritardo va aggiunto quello derivante dall'espletamento della gara ad evidenza pubblica per l'individuazione degli istituti di credito e delle società finanziarie alle quali assegnare le istruttorie;

tali considerazioni fanno sì che il ritardo normativo, accumulato per il nuovo aiuto all'imprenditoria giovanile in Sardegna, sia quantificabile in almeno tre anni;

la legge regionale n. 1 del 2002 prevede che i soggetti beneficiari debbano avere il requisito dell'età, che deve essere compresa fra i 18 ed i 35 anni non ancora compiuti;

gli oneri derivanti dall'applicazione della suddetta legge sono stati valutati in euro 87.797.673 per l'anno 2002 ed in euro 103.290.000 per ciascuno degli anni 2003, 2004, 2005 e 2006;

è concreto il rischio di perdere l'intero biennio 2002 - 2003 e la scadenza dei benefici previsti dalla legge regionale n. 1 del 2002 è fissata al 31 dicembre 2006;

nella proposta di bilancio per l'anno 2003 e per gli anni 2004 - 2005 è previsto nella UPB S01.032 "Interventi orientati alla creazione di imprenditoria giovanile" lo stanziamento di euro 103.290.000 soltanto per l'annualità 2005, mentre nessuna risorsa finanziaria risulta di competenza per l'anno 2003 e per l'anno 2004,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) se intenda procedere nella rapida approvazione delle direttive di attuazione della legge regionale n. 1 del 2002, considerata la fondamentale rilevanza degli aiuti per l'imprenditoria giovanile in Sardegna;

2) se si sia valutato che degli euro 397.667.000, a disposizione per il periodo 2002 - 2005, soltanto euro 103.290.000 verrebbero resi disponibili per finanziare le iniziative per l'incentivazione dell'imprenditoria giovanile in Sardegna;

3) se non giudichi opportuno, considerati i ritardi imputabili soltanto alla Giunta regionale, inserire nelle direttive di attuazione una disciplina transitoria che ammetta ai benefici anche coloro i quali abbiano i requisiti dell'età alla data di entrata di vigore della legge regionale n. 1 del 2002 e nelle more dell'entrata in vigore delle suddette direttive, ma non necessariamente successivamente all'approvazione delle stesse;

4) se non giudichi opportuno prevedere dunque l'ammissione ai benefici di legge, delle società e delle cooperative costituite successivamente alla data di pubblicazione della legge regionale n. 1 del 2002 e fino all'entrata in vigore delle direttive di attuazione e non anche esclusivamente successivamente a tale data;

5) se non giudichi opportuno prevedere, altresì, che il requisito dello stato di disoccupazione debba essere presente al momento della costituzione della società e successivamente all'avvio del programma di investimento e non anche nel frattempo;

6) se non giudichi opportuno prevedere che l'importo massimo ammesso a finanziamento ai sensi della legge regionale n. 1 del 2002 sia almeno pari a quello massimo previsto dalla precedente legge regionale n. 28 del 1984, abrogata il 1° gennaio 2000. (313)

INTERPELLANZA FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sulla paralisi delle attività dell'ERSU e sulla chiusura delle mense universitarie in Sardegna.

I sottoscritti, premesso che:

- l'attività istituzionale dell'ERSU, pur in assenza degli organi del nuovo consiglio di amministrazione che avrebbe dovuto sostituire quello uscente decaduto il 20 maggio 2002, si è potuta svolgere solo grazie alle linee di programma e alle deliberazioni adottate dal precedente consiglio di amministrazione;

- il Presidente della Giunta regionale, d'intesa con il Rettore dell'Università, ha comunque il dovere di nominare il Presidente del Consiglio di amministrazione dell'Ente regionale per il diritto allo studio universitario o, per garantire una continuità amministrativa, un Commissario straordinario;

- la mancata costituzione degli organi di amministrazione sta portando alla paralisi delle attività e dei servizi che l'ente eroga a favore degli studenti universitari sardi;

- la chiusura delle mense universitarie è soltanto il primo tra i disagi che presto colpiranno duramente i nostri studenti, specialmente coloro che non possono avere il sostegno delle famiglie;

- è un fatto gravissimo e preoccupante che l'ente, non potendo far fronte né con un bilancio né, tanto meno, con un esercizio provvisorio agli impegni derivanti dalla sua attività, sia costretto a sospendere i servizi agli studenti creando disagi tali da produrre autentico malessere e penalizzando senza dubbio il loro diritto costituzionale allo studio, prerogativa che non può essere cancellata dal comportamento irresponsabile di coloro che sono chiamati istituzionalmente a decidere su questa vicenda;

- è ancora più grave e inammissibile che la Regione, nonostante sia stata informata della possibilità di una paralisi delle attività dell'Ente, non abbia preso alcuna decisione;

- è urgente, visto il gravissimo disagio e vista la dilagante preoccupazione presso gli studenti e le loro famiglie, adottare tutte le determinazioni finalizzate a costituire gli organi del Consiglio di amministrazione dell'ERSU,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere:

- quali motivi hanno impedito il buon funzionamento dell'ente, la nomina dei suoi organi decisionali e quali provvedimenti intenda adottare affinché ci sia l'immediata loro costituzione;

- quali iniziative amministrative intenda porre in essere perché sia revocata la chiusura delle mense universitarie che giornalmente garantiscono circa 3000 pasti;

- quali atti intenda compiere perché sia scongiurata la reale possibilità di un blocco dell'attività di alloggio e di tutti gli altri servizi prestati a favore degli studenti. (314)

INTERPELLANZA PINNA - PACIFICO sull'attuazione del piano di disinquinamento nel polo industriale di Portovesme e sull'ampliamento della discarica degli scarti industriali (fanghi rossi) derivanti dal ciclo produttivo dell'impianto Eurallumina.

I sottoscritti,

premesso che il territorio del comune di Portoscuso è sottoposto a un pesantissimo impatto ambientale derivante dagli impianti di produzione ubicati nell'area industriale di Portovesme nei quali trovano impiego oltre 8.000 lavoratori provenienti da tutti i comuni del Sulcis-Iglesiente;

considerato che si registrano gravissimi e ingiustificati ritardi nell'attuazione degli interventi previsti nel piano di disinquinamento finanziato dallo Stato per l'area ad alto rischio ambientale che fa capo al polo industriale di Portovesme;

tenuto conto che le discariche finora realizzate per lo smaltimento dei rifiuti solidi derivanti dai cicli di produzione ha consumato una parte rilevante del territorio comunale di Portoscuso che non può più sopportare ulteriori occupazioni conseguenti alla realizzazione di nuove discariche e all'ampliamento di quelle esistenti;

rilevato che, al fine di assicurare la continuità degli impianti produttivi e garantire i livelli occupativi esistenti nel polo industriale di Portovesme, è indispensabile l'impegno attivo della Regione sarda che ha il dovere di elaborare uno studio organico finalizzato alla predisposizione di un piano complessivo in grado di individuare i siti più idonei per la realizzazione di nuove discariche al di fuori del territorio comunale di Portoscuso;

costatato che, sulla base di tale esigenza, la società Portovesme S.r.l. e l'ENEL hanno già provveduto ad individuare siti adeguati per lo smaltimento di propri rifiuti industriali al di fuori del territorio comunale di Portoscuso;

rimarcato che, dopo l'approvazione da parte della Regione sarda del progetto per la sopraelevazione fino al sesto e settimo anello, il bacino nel quale vengono smaltiti i fanghi rossi dell'Eurallumina esaurirà entro i prossimi due anni la sua massima capacità di accumulo;

evidenziato che la società Eurallumina, dopo aver individuato alcuni siti al di fuori del territorio comunale di Portoscuso, ha presentato il progetto per ampliare verso ovest (estensione a mare) il bacino esistente nonostante la netta contrarietà già espressa dall'Amministrazione comunale di Portoscuso in quanto la realizzazione di tale opera, peraltro non compatibile con lo strumento urbanistico vigente, causerebbe un ulteriore pesante impatto ambientale e paesaggistico,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se non ritengano di dare impulso ed efficacia risolutiva all'attuazione del piano di disinquinamento dell'area ad alto rischio di crisi ambientale finanziato dallo Stato, superando i gravi ritardi finora accumulati;

2) quali azioni intendano intraprendere nei confronti dell'Amministrazione comunale di Portoscuso affinché dia avvio all'intervento già finanziato per la bonifica dello stagno di Boi Cerbus nel rispetto delle normali procedure di aggiudicazione dei progetti e delle opere pubbliche, tenendo conto dell'esigenza di assicurare il mantenimento in attività della cooperativa di pescatori che opera nell'ambito dello stesso stagno;

3) quali provvedimenti intendano adottare per impedire che nel territorio comunale di Portoscuso vengano ancora realizzate nuove discariche o ampliate quelle esistenti generando un carico e un impatto ambientale non più sopportabile dalla comunità di Portoscuso;

4) quali interventi intendano mettere in atto per elaborare un piano organico finalizzato alla individuazione di siti idonei per consentire alla società Eurallumina di disporre entro i prossimi 15 mesi, e comunque prima dell'esaurimento del bacino esistente, di un nuovo sito al di fuori del territorio comunale di Portoscuso capace di soddisfare le esigenze delle stessa società Eurallumina e di garantire la normale continuità della sua attività produttiva indispensabile per la salvaguardia dei posti di lavoro. (315)

INTERPELLANZACOGODI - ORTU - VASSALLO sulla svendita a terzi della ex Manifattura tabacchi di Cagliari.

I sottoscritti,

appreso che il compendio della ex Manifattura tabacchi di Cagliari, nonostante le reiterate e preventive richieste di intervento risolutivo in favore del patrimonio pubblico regionale, risulterebbe già venduto (anzi svenduto) dallo Stato in favore di terzi, in totale dispregio dell'articolo 14 dello Statuto di autonomia;

ricordato che la Giunta regionale ha invece sempre espresso generiche "rassicurazioni" che il deprecabile evento non si sarebbe verificato e che sarebbero stati invece tutelati in sede governativa i diritti della Regione autonoma,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali per conoscere:

a) quali immediate e risolutive azioni intenda svolgere la Giunta regionale per tutelare i diritti patrimoniali della Regione contro la prepotente e illegittima azione del governo centrale;

b) quale iniziativa intenda assumere per concordare con l'ente locale (Comune di Cagliari) la riapposizione del vincolo urbanistico sull'intero compendio da destinare a servizi pubblici urbani e di quartiere in forza della normativa vigente, posto il grandissimo deficit negli standard di servizi pubblici che permane in tutta l'area dei quartieri storici della città capoluogo di Regione. (316)

INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sul mancato rispetto dell'ordine del giorno n. 55 del 28 febbraio 2002 per quanto riguarda la costituzione del Comitato portuale di Cagliari.

I sottoscritti, premesso che:

- in data 22 febbraio 2002, è stata presentata al Consiglio regionale, la mozione n. 60 sul "tentativo di accaparramento delle aree industriali costiere e sulle inadempienze in materia di zone franche, demanio e patrimonio pubblico" sottoscritta da 35 Consiglieri dell'opposizione;

- il 28 febbraio, a conclusione del dibattito in Aula della mozione sopra richiamata, è stato approvato dal Consiglio regionale l'ordine del giorno n. 55, presentato dai Presidenti dei Gruppi della maggioranza;

- il documento impegnava la Giunta a rivolgere un pressante invito alle Amministrazioni pubbliche locali per la designazione della terna dei rappresentanti per la legittima costituzione del Comitato portuale di Cagliari, nel rigoroso rispetto dei criteri di specifica competenza, esperienza e professionalità, entro trenta giorni dall'approvazione dell'ordine del giorno;

- ad undici mesi dall'approvazione l'ordine del giorno n. 55 continua a restare inattuato ed il Porto di Cagliari continua ad essere governato dal Commissario dell'Autorità portuale, nominato con decreto del Ministro competente in data 19 ottobre 2001 al fine di "ricondurre ai canoni di normalità la gestione amministrativa e contabile dell'Autorità portuale",

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) se non giudichi lesiva delle prerogative del Consiglio regionale l'evidente mancata attuazione, da parte della Giunta, dell'ordine del giorno n. 55 proposto dai Presidenti di Gruppo della maggioranza e liberamente votato dalla Assemblea Sarda;

2) quali siano le ragioni per le quali la Giunta regionale ritenga utile continuare a privare il porto di Cagliari della legittima costituzione dell'Autorità portuale, commissariata anch'essa, così come altri organismi della nostra Regione, dal Governo italiano;

3) se tale atteggiamento, assunto in dispregio alle volontà del Consiglio regionale, sia da considerarsi come condivisione politica, da parte della Giunta e del suo Presidente, delle discutibili iniziative intraprese dal Commissario dell'Autorità Portuale in questi due anni di gestione commissariale. (317)

INTERROGAZIONE GIAGU - FADDA - BIANCU - DORE - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI sullo stato di attuazione dell'articolo 19 della legge regionale n. 26 del 1997 (Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna).

I sottoscritti, premesso che:

- l'articolo 19 della legge regionale n. 26 del 1997 dispone che l'Amministrazione regionale ha la facoltà di finanziare presso le Università sarde, cattedre e corsi integrativi destinati alla formazione del personale docente volti all'approfondimento scientifico delle conoscenze relative alla Sardegna;

- tale approfondimento prioritariamente è volto verso le seguenti aree disciplinari:

a) lingua e letteratura sarde;

b) storia della Sardegna;

c) storia dell'arte della Sardegna;

d) tradizioni popolari della Sardegna;

e) geografia e ecologia della Sardegna;

f) diritto, con specifico riferimento alle norme consuetudinarie locali e all'ordinamento della Regione autonoma della Sardegna;

- la legge in oggetto ha previsto un finanziamento di 300 milioni di lire l'anno e la finanziaria del 2001 ha disposto un ulteriore finanziamento di 1.000.000.000 di lire per le Università di Cagliari e Sassari;

- si ha notizia che l'Università di Cagliari non abbia attivato alcuna iniziativa e che quella di Sassari abbia attivato un corso di perfezionamento post-laurea anziché un corso per formatori in lingua sarda;

- finora non è pervenuta alcuna informazione utile al Consiglio regionale per effettuare una verifica sullo stato di attuazione della legge e in particolare dell'articolo 19 della stessa norma,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione per conoscere:

- le direttive di attuazione della legge;

- quali atti intenda porre in essere per la verifica dei risultati ottenuti nei due Atenei dall'applicazione delle norme contenute nell'articolo 19 della legge su citata;

- lo stato della spesa ad oggi;

- se non si ritiene opportuno determinare gli atti necessari affinché, essendo stata riconosciuta la Sardegna come area di minoranza linguistica, i corsi di didattica e ricerca per la lingua e la cultura sarda nelle Università vengano finanziati con il concorso di risorse statali;

- se sia stata avanzata la proposta di dar vita ad un istituto di studi universitari sardi, autonomo dal controllo del comitato universitario nazionale, capace di rilasciare titolo valido sia per l'insegnamento sia per l'inserimento dei giovani sardi nel pubblico impiego. (584)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul Centro trasfusionale di Alghero.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se sia a conoscenza che il reparto che ospita il Centro trasfusionale dell'Ospedale civile di Alghero è da anni al limite della agibilità, nonostante da tempo siano stati presi impegni (principalmente dopo le visite delle Commissioni sanità del Consiglio regionale e della Provincia di Sassari), che purtroppo ad oggi non sono stati mantenuti;

2) cosa la USL di Sassari intenda fare finalmente, in concreto e in tempi brevi, per rendere efficiente tutta la struttura di un Centro così importante, che ha necessità di spazi e attrezzature idonei al tipo di attività che svolge. (585)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle vaccinazioni per la "lingua blu".

Il sottoscritto, premesso che:

a) sta per avere inizio la seconda fase di vaccinazioni contro la "lingua blu" ai sensi dell'ordinanza dell'11 maggio 2001;

b) questa campagna vedrà impegnati molti veterinari libero-professionisti, ai quali verrà corrisposto un compenso lordo di circa euro 0,67 per capo ovi-caprino vaccinato ed identificato;

c) tale somma, a detta degli ordini professionali della Sardegna, risulta del tutto insufficiente sia per il lavoro svolto che per tutte le altre spese effettivamente sostenute (uso dell'automezzo proprio, chilometri percorsi, benzina, ecc.);

d) in altre regioni italiane, per gli stessi servizi, vengono corrisposte somme superiori;

e) questi compensi così irrisori mortificano una categoria di liberi-professionisti, già afflitta da una situazione occupazionale molto grave,

chiede di interrogare l'Assessore della sanità per sapere:

1) quali siano stati i criteri che hanno determinato la valutazione del compenso da erogare ai veterinari libero-professionisti per le prossime vaccinazioni contro la "lingua blu", compensi che mortificano tutta la categoria;

2) se sia a conoscenza che gli ordini professionali dei veterinari, in merito al conferimento di incarichi da parte della Regione Sardegna, in data 31 agosto 2002 abbiano invitato i propri iscritti a non sottoscrivere alcun rapporto convenzionale con l'Assessorato della sanità quando non approvato dall'ordine professionale competente per territorio;

3) per quali motivi, nonostante gli incontri e le sollecitazioni da parte degli ordini professionali, non si sia raggiunto un accordo per adeguare il compenso al lavoro ed alle reali spese sostenute, uniformandolo a quanto altre Regioni italiane corrispondono per gli stessi servizi. (586)

INTERROGAZIONE LAI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sull'adozione da parte del Presidente dell'ERSU di Sassari del Decreto Presidente n. 1/2002.

I sottoscritti,

premesso che con il Decreto Presidente n. 1 del 13 dicembre 2002, il Presidente dell'ERSU di Sassari stabiliva, lamentando disfunzioni mai segnalate al responsabile dell'ufficio interessato e con l'intento di istituire un nuovo ufficio, il passaggio di funzioni di carattere organizzativo, disciplinate dalla legge regionale n. 31 del 1998 e soggette a contrattazione sindacale, dal Settore affari generali e personale all'Ufficio di Presidenza dello stesso ente;

evidenziato che l'atto di cui sopra è stato immediatamente oggetto di osservazioni circa la legittimità della istituzione di un Ufficio di Presidenza nei termini proposti e dalla richiesta di un intervento da parte degli organi competenti;

sottolineato che successivamente, in data 19 dicembre 2002, il Presidente dell'ERSU di Sassari adottava, inspiegabilmente, un decreto con lo stesso numero del precedente, ma in una stesura diversa, mantenendo di fatto in vita il primo atto con contenuti differenti;

considerato che, a parere degli scriventi, tale modo di procedere non appare essere assolutamente corrispondente alle regole della corretta amministrazione, in particolare sotto l'aspetto sostanziale e formale,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere quali atti abbia assunto o intenda assumere per riportare la regolarità nel funzionamento dell'Ente per il diritto allo Studio di Sassari nel rispetto delle regole contrattuali e statutarie. (587)

INTERROGAZIONE ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sul grave disagio delle agenzie di viaggio in Sardegna.

Il sottoscritto,

premesso che con nota del 31 dicembre 2002, recante in oggetto: "Art. 7 - Direzione tecnica delle agenzie di viaggio e delle loro filiali e succursali", l'Assessorato competente in materia di turismo ha imposto l'obbligo alle agenzie di viaggio, tuttora sprovviste, di provvedere alla nomina dei direttori tecnici nel termine di trenta giorni, pena la irrogazione di sanzioni pecuniarie e non;

rilevato che da diverso tempo le agenzie di viaggio sarde lamentano la grave situazione nella quale versano, in quanto l'ultimo esame per la nomina di direttori tecnici è stato bandito nel lontano 1991 e ha creato solo 19 nuovi direttori;

considerato inoltre che fra le agenzie provviste di direttore tecnico la metà di essi non vi lavora in maniera esclusiva e continuativa, così come richiesta dalla legge, e che le suddette agenzie sono costrette a gravarsi di oneri talvolta insopportabili per mantenere queste figure tecniche;

evidenziato che, a fronte di questa drammatica situazione, l'Assessorato competente continua a rilasciare autorizzazioni per nuove agenzie di viaggio che, in mora alla legge, sono evidentemente sprovviste della figura di direttore tecnico,

chiede di interrogare l'Assessore del turismo per conoscere le motivazioni che hanno impedito l'espletamento degli esami per il conferimento della qualifica di direttore tecnico e per sapere inoltre se non ritenga attivare tutte le opportune iniziative per concedere una sanatoria che consenta alle agenzie di viaggio, oggi non in regola, di rientrare nella normalità, ricordando che nel passato la qualifica di direttore tecnico veniva concessa al titolare dell'agenzia previa anzianità di quattro anni e conoscenza di due lingue.

Il sottoscritto, infine, sottolinea come nelle altre regioni italiane e a livello di normativa europea da tempo si sia adottata la soluzione di liberalizzare l'attività delle agenzie di viaggio. (588)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla Sarda Bauxiti di Olmedo.

Il sottoscritto, premesso che:

a) troppe volte la miniera di bauxite di Olmedo è salita agli onori della cronaca perché le maestranze si sono viste costrette ad occupare le gallerie, poiché non venivano corrisposte le spettanze dovute alle scadenze naturali;

b) la miniera di Olmedo è sempre stata efficiente e produttiva, anche perché il prodotto estratto è sempre stato di ottima qualità;

c) i trentadue lavoratori della Sarda Bauxiti hanno sempre dimostrato molto attaccamento al lavoro e la loro attuale presa di posizione sta a dimostrare che la situazione si fa sempre più drammatica e insostenibile, perché sono a rischio molti posti di lavoro, con un ulteriore aggravamento della situazione economico-sociale di tutto il territorio;

d) nelle ultime settimane si sono tenuti molti incontri e riunioni sia a Olmedo che a Sassari e Cagliari, ma senza risultati concreti che possano assicurare nel tempo il prosieguo del lavoro e dell'attività estrattiva,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere quali azioni concrete intenda intraprendere al fine di salvaguardare gli attuali livelli occupativi (sensibilmente diminuiti negli ultimi anni) in un territorio fortemente colpito dalla disoccupazione e per attuare con tutti gli incentivi necessari - così come è stato fatto per le miniere del Sulcis - il rilancio effettivo della miniera, il cui prodotto trova facile collocazione in varie parti del mondo. (589)

MOZIONE BALIA - SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sulla necessità di realizzare a Cagliari il "Centro di riferimento internazionale per la cura e la prevenzione della talassemia".

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che in occasione del G8 tenutosi a Genova nel giugno 2001, il Governo ha manifestato la decisione, scaturita da precisi impegni assunti in sede internazionale, di istituire in Italia una scuola internazionale di talassemia aperta agli stranieri, in particolare ai medici degli Stati che si affacciano sul bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente e che successivamente il Ministro della sanità ha predisposto un disegno di legge che, nell'autorizzare la spesa per il triennio 2002/2004, istituisce un centro di alta specializzazione con annessa scuola di formazione per il trattamento e lo studio della talassemia;

RILEVATO che, nel maggio 2002, da un comunicato del Governo si apprende che è stata approvata la legge per l'attivazione del centro di alta specializzazione, con lo stanziamento di 29 milioni di euro più i fondi per la ricerca e che il provvedimento è stato successivamente trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni per la definizione dell'ubicazione della struttura;

PRESO ATTO che la Conferenza suddetta si è riunita nel giugno 2002 e, nella totale ed ingiustificabile assenza dei rappresentanti della Sardegna, che hanno così decretato la perdita per la nostra sanità e per tutti i sardi di un progetto che pareva predisposto proprio per la nostra regione, è stata individuata, come sede per il centro internazionale per la talassemia, la città di Pesaro;

SOTTOLINEATO che in Sardegna vivono 1.300 talassemici e 200.000 portatori sani della malattia, mentre nelle Marche ci sono 12 talassemici ed a Pesaro nessun caso;

TENUTO CONTO che il Ministro della sanità ha sollecitato il Presidente della Regione Marche affinché assumesse formalmente la decisione - assegnando il termine del 31 agosto 2002 - di trasformare l'Ospedale San Salvatore di Pesaro in IRCCS (Istituto di Ricovero Con Carattere Scientifico), individuando in questa condizione un requisito indispensabile per ospitare il centro internazionale per la talassemia;

RILEVATO invece che la Regione Marche non ha adempiuto a questa prescrizione e che non ha assunto nessun atto utile e necessario per creare i presupposti per l'avvio dell'importantissimo progetto sanitario, lasciando scadere abbondantemente i termini ed ignorando le ripetute sollecitazioni ministeriali;

RIMARCATO che, in data 29 ottobre, il Presidente della Regione Marche ha addirittura verbalizzato, con una comunicazione inviata al Ministro della sanità, il suo secco rifiuto alla trasformazione dell'ospedale San Salvatore di Pesaro in IRCCS;

CONSTATATO che la sede naturale della suddetta scuola e del centro di specializzazione è sicuramente l'Ospedale regionale per le microcitemie di Cagliari che - considerata l'alta percentuale di talassemici presenti in Sardegna e l'altissimo livello di specializzazione raggiunto dagli operatori del settore, anche grazie agli insegnamenti di personalità scientifiche di livello mondiale, che hanno per lunghi anni guidato con sicura competenza ed elevata professionalità la struttura cagliaritana - subirebbe, in caso contrario, un gravissimo danno destinato a ripercuotersi anche sui pazienti isolani;

EVIDENZIATO altresì che la ß talassemia è una malattia genetica complessa per il cui trattamento occorrono molteplici interventi:

1) terapia trasfusionale tradizionale corretta associata a terapia chelante;

2) trapianto di midollo osseo allogenico da parenti o fratelli;

3) diagnostica ematologia e post natale;

4) screening e consultazione genetica delle coppie a rischio, cioè quelle formate da due portatori sani;

5) attività di ricerca nei vari settori.

Il centro di riferimento per la cura e la prevenzione di questa malattia dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

a) possedere le capacità per attuare gli interventi sopra menzionati;

b) essere collocato in una regione ad alta incidenza per la ß talassemia;

c) avere personale con un curriculum scientifico che assicuri tutte le prestazioni necessarie.

Su tutto il territorio nazionale solo il centro regionale per le microcitemie di Cagliari possiede tutte queste caratteristiche;

OSSERVATO che fin dal 1975 l'Ospedale Microcitemico di Cagliari opera con successo nel campo delle emoglobinopatie ed in particolare della talassemia, che dal 1980 ha avviato un programma di screening sulla popolazione, che per primo in Italia ha effettuato la diagnosi prenatale ottenendo una notevole riduzione della patologia ed aumentando e migliorando la prospettiva di vita degli ammalati e che tra i vari riconoscimenti scientifici a livello internazionale ha ottenuto quello dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul trattamento e sulla prevenzione delle emoglobinopatie;

RILEVATO inoltre che già negli anni '80 il Microcitemico ha ospitato numerosi ricercatori provenienti dai Paesi dell'area mediterranea, dell'Asia e dell'Africa per periodi di apprendimento che hanno poi consentito di organizzare centri di diagnosi e cura della talassemia nella loro terra d'origine;

CONSIDERATO che i parlamentari sardi hanno più volte rivendicato nei confronti del governo nazionale e del Ministro della Salute in particolare, la necessità che per le ragioni suddette l'IRCCS abbia sede nell'Ospedale Microcitemico di Cagliari;

PRESO ATTO che nello scorso dicembre il Ministro Sirchia ha formalmente revocato la proposta di istituire l'IRCCS presso l'Ospedale San Salvatore di Pesaro ed ha evidenziato la necessità di procedere comunque alla realizzazione del progetto prevedendo - nella lettera di revoca inviata al Presidente della Regione Marche - "la costituzione di un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico in altra Regione individuando una sede che sia la più consona alla natura internazionale del progetto ed alle sue dimensioni potenziali," e che gli impegni internazionali assunti in tal senso non possono più attendere "pena l'immagine e la credibilità del nostro Paese". Tale decisione ripropone la necessità di affermare in tempi brevissimi la candidatura della Sardegna, con la forza e la determinazione derivanti dal poter vantare sia personalità scientifiche riconosciute a livello mondiale, sia strutture sanitarie specialistiche per la prevenzione e la cura della talassemia tra le migliori in Europa;

RIMARCATO che risultano già presentate, all'attenzione del Ministro per la salute, le candidature di altre regioni che si sono proposte per la realizzazione dell'importante progetto sanitario, pur non possedendo gli eccellenti requisiti dell'Ospedale Microcitemico di Cagliari;

RILEVATO invece il comportamento quantomeno contraddittorio dell'Assessore regionale della sanità, che afferma di aver proposto fin dallo scorso settembre 2002 la candidatura della Sardegna ad ospitare il Centro di alta specializzazione per il trattamento e lo studio della talassemia, mentre da notizie di stampa risulta evidente la totale acquiescenza di tutti gli esponenti del Governo regionale nei confronti delle decisioni assunte, col "tacito consenso" dei suddetti esponenti, dal Governo nazionale;

RITENUTO quindi che solo un'azione congiunta che veda unite tutte le forze politiche ed istituzionali della Sardegna può garantire il raggiungimento dei suddetti obiettivi,

fa propria

la petizione popolare per parte dell'Associazione Talassemici Sardegna che ha già raccolto oltre 20.000 adesioni, con lo scopo di sensibilizzare il Consiglio regionale e la Giunta affinché si possano intraprendere le iniziative necessarie per la realizzazione del Centro per la prevenzione e la cura della talassemia nella città di Cagliari,

impegna la Giunta Regionale

a) a riferire al Consiglio regionale quali siano le circostanze che finora non hanno permesso di porre in essere tutte le azioni necessarie per impedire che il centro internazionale di ricerca e cura della talassemia venga ubicato fuori della Sardegna, regione che notoriamente è quella dove tuttora tale patologia è maggiormente diffusa;

b) quali siano gli atti posti in essere dall'Assessore regionale della sanità per scongiurare una così grave perdita per l'intero comparto sanitario isolano;

c) a chiedere un immediato incontro col Governo nazionale, perché ponga in essere i provvedimenti atti a rimuovere l'iniqua scelta che, escludendo l'Ospedale Regionale delle Microcitemie di Cagliari, rappresenta un "insulto" alla dignità dei nostri operatori sanitari e comporta un gravissimo danno per i numerosi pazienti e quindi merita un livello di confronto fra istituzioni il più adeguato ed alto possibile;

d) a formalizzare un'immediata richiesta al Ministro della sanità affinché convochi con urgenza una nuova seduta della Conferenza Stato-Regioni per la riassegnazione della sede dell'IRCCS nella quale l'Ospedale regionale per le microcitemie di Cagliari venga riproposto con forza quale sede naturale del centro internazionale di ricerca e cura della talassemia;

e) a promuovere le azioni opportune a garantire che comunque i 1.300 talassemici e i 200.000 portatori sani della malattia che vivono in Sardegna possano usufruire, senza alcun aggravio, di tutti i benefici che deriveranno dall'attività del suddetto centro;

f) a riferire al Consiglio regionale entro trenta giorni sulle azioni compiute e sui risultati conseguiti. (97)