Seduta n.271 del 26/07/2002
Seduta CCLXXI
Venerdì 26 Luglio 2002
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
Cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 23 luglio 2002, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Massimo Fantola ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 26 luglio 2002. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 75.
E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). Signor Presidente, la mozione da noi presentata aveva l'obiettivo di porre il Consiglio regionale davanti alla situazione drammatica che stanno vivendo, in alcune aree della Sardegna in modo particolare, ma in generale in tutto il territorio regionale, le imprese agricole, ma anche le stesse famiglie che vedono messo a rischio non solo il patrimonio aziendale, ma persino il loro patrimonio personale. Siamo di fronte all'ennesima emergenza che si abbatte sul comparto agricolo, dopo alluvioni, blue tongue, BSE, arriva puntualmente la siccità. Altrettanta emergenza, a dire il vero, a cui si è fatto fronte, che ha richiesto interventi finanziari significativi e importanti, e se ci si riferisce non solo agli ultimi tre anni, ma almeno agli ultimi tre lustri, ritroveremo altrettante emergenze a cui hanno fatto seguito altrettanti e ripetuti interventi straordinari. Per come si ripete direi che l'emergenza in questo comparto ha già assunto il carattere di un intervento quasi ordinario.
Quel che ci deve preoccupare è che, quindi, senza un indirizzo programmatico serio, sulla quantità e sulla qualità delle coltivazioni, su che cosa produrre e dove produrre, cui garantire la disponibilità di risorse idriche, il minimo vitale almeno, e senza un piano di infrastrutturazione mirato, che non può essere spalmato in tutti i settori e in tutto il territorio regionale, quindi, non può prescindere da cosa si vuole produrre, e dove, senza questa cornice programmatica di riferimento, non potremo far fronte ai problemi derivanti dalla siccità. Per effetto dei mutamenti climatici e ambientali che non cambieranno nel breve volgere di due anni, ma hanno una cadenza secolare, la straordinarietà sarà costituita, paradossalmente dai periodi sempre più brevi in cui avremo la disponibilità della risorsa idrica.
Che fare, dunque? Innanzitutto di fronte ad una situazione insostenibile è indispensabile intervenire tempestivamente per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole, e quindi di settori importanti di un comparto che tutti riteniamo decisivo per lo sviluppo della nostra Isola.
Il disegno di legge approvato ieri dalla Commissione, con i miglioramenti apportati, risponde, seppure in maniera parziale, a questa priorità; miglioramenti apportati in termini di selettività dei sostegni, basati il più possibile sul danno effettivo e non sulla eccessiva polverizzazione dei sostegni, ed in termini di dotazione finanziaria, ancorché insufficiente, se non c'è un adeguato intervento dello Stato, perché di questo non deve farsi carico solo ed esclusivamente la Regione Sarda, con una dotazione finanziaria ancorché insufficiente ma adeguata per un primo intervento che garantisca, appunto, la sopravvivenza di questo comparto e delle aziende. Questo è un primo intervento che va nella direzione giusta, ripeto, con i miglioramenti però che sono stati apportati.
Tuttavia, occorre sapere - io lo pongo all'attenzione del Consiglio - che senza interventi altrettanto tempestivi sulle infrastrutture necessarie per garantire un minimo di risorse idriche non oggi, ma nei prossimi sei - otto mesi, a una parte importante, direi la più consistente sul piano quantitativo e non solo, delle colture irrigue specializzate, che come è noto sono concentrate nel sud Sardegna, nel Campidano irriguo, rischieremmo seriamente di vedere questo importante settore, che ha il coraggio di confrontarsi con il mercato, e che esporta già oggi i propri prodotti non solo a Milano e a Roma, ma anche a Monaco od altrove, spazzato via, con tutto ciò che ne consegue, con quel minimo di agro - industria che abbiamo e con l'indotto che le ruota attorno. Possiamo permetterci, non come singoli territori, ma come Sardegna, come sistema produttivo isolano, di fare a meno di questo settore? Io penso di no, e se non si intervenisse in tempo anche su quel versante, noi avremmo dato un pannicello caldo per il sostegno economico e l'indennizzo dei danni subiti, ma non avremmo messo in condizioni questo importante settore in modo particolare di poter continuare a vivere, cioè di poter iniziare la propria attività produttiva per gli anni a venire, l'anno prossimo in modo particolare.
Ora, se questo è il quadro che abbiamo davanti è evidente, anche perché si intreccia con l'emergenza idrica, che sarà in discussione in quest'Aula poco più avanti, che senza un intervento anche di quel tipo noi avremmo risolto solo una parte del problema, o perlomeno cercato di porre rimedio ad una parte del problema, ma avremmo lasciato intatto il problema più serio, che sarà davanti a noi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Per cui il commissario straordinario, se è commissario straordinario, non a caso è questo, deve fare gli interventi che sono necessari. Non bisogna solo parlarne, l'interconnessione va fatta, sapendo che l'interconnessione - ne parleremo più approfonditamente dopo - del sistema Tirso col sistema Flumendosa, significa porre al centro un'esigenza di solidarietà tra i vari territori. Ma non può essere imposta all'ultimo momento, perché non si possono mettere di fronte al fatto compiuto interi territori con le economie che reggono quei territori. Porre di fronte al fatto compiuto cosa significa? Significa dire al comparto risiero di Oristano: "D'ora in poi non si coltiva più riso". Cosa vuol dire? Non è un modo di affrontare i problemi. E siccome di fronte a questo ci ritroveremo, non dico che sarà questo in modo particolare, credo che l'esperienza relativa all'utilizzo delle acque sotterranee del Sulcis Iglesiente, dell'Iglesiente in modo particolare, debba insegnarci qualcosa. Non si può intervenire all'ultimo momento, bisogna discutere, bisogna porre le questioni, stabilire delle priorità e stabilire il principio della solidarietà tra i territori. Ma questo ha bisogno di un riferimento serio e costante nel tempo. Non si può intervenire, ripeto, in maniera disorganica, oggi affrontando un pezzo di emergenza e lasciando da parte il resto; occorre che noi seriamente, senza avere sempre la testa rivolta al passato...
(Interruzioni)
Dicevo che occorre non avere la testa rivolta al passato, e fare in modo che tutti quanti ragioniamo su che fare oggi per domani. I ragionamenti sul passato fanno parte delle analisi politiche, sociologiche ed economiche, giuste, ma devono essere utili per sapere che cosa fare oggi per domani, perché tutti verremo giudicati su questo, oggi dagli agricoltori, domani dal complesso della società sarda.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, colleghi e colleghe, onorevoli, le mozioni, segnatamente quella della quale si discute in questo momento, hanno indubbiamente un pregio, che è quello di richiamare l'attenzione di quest'Aula su problematiche reali, serie, e soprattutto urgenti. E se il problema fosse posto nei termini dell'urgenza, della serietà, della esigenza di intervenire, vi sarebbe da ringraziare i proponenti per il contributo dato nel riproporre l'argomento all'attenzione dell'Aula, che viene nuovamente richiamata su questo tema, ma non era certamente necessario richiamare l'attenzione della Giunta che nel settore opera e si impegna con l'attività quotidiana diretta e con l'attività di programmazione. Detto questo, va però rimarcato anche che le mozioni hanno poco di costruttivo, perché si limitano, il più delle volte, a criticare e a censurare - e questo va anche bene perché rientra nella normale attività dell'opposizione, che è quella di verifica, di controllo e di critica - ma molto spesso, invece, riportano cose non proprio corrispondenti al vero - voglio essere garbato e non mi piace usare la parola "false" - e degenerano nel dileggio e nell'insulto. Di fronte a situazioni di questo genere, il dialogo diventa molto difficile, se non impossibile, e alla fine si finisce, scusate il bisticcio di parole, con uno scontro frontale, muro contro muro, che poco serve alla soluzione dei problemi di cui ci si occupa. Per esempio, con la mozione numero 75 si afferma, al terzo punto: "Gli agricoltori non potranno fruire delle risorse della siccità del 2001 previste dal Fondo di Solidarietà Nazionale per le calamità naturali a seguito della grave negligenza della Giunta regionale". Io ho fatto le mie verifiche e questa è una di quelle cose alle quali faceva riferimento prima, e cioè non è affetto vera. Se fosse vera si tratterebbe di una censura giusta, ma se non è vera è un insulto, è una calunnia.
Ed allora, vedete, colleghi, noi dovremmo andare al di là degli schieramenti, al di là del gioco delle parti, nel quale, in certi momenti, è anche necessario alzare i toni per far valere o per far sentire la propria posizione, però poi poco si realizza e si costruisce.
Certo di fronte all'animus, come l'ha definito l'assessore Masala, l'animo con cui vengono presentate queste mozioni, che a taluni di noi paiono proprio cariche di una faziosità e di una voglia di colpire per far male, è difficile che si possa poi trovare un punto d'incontro sulle soluzioni, talché parrebbe che le mozioni e gli interventi assumono questa dimensione e questa caratteristica, proprio perché, in ossequio a quella affermazione, già richiamata in un mio precedente intervento, di un politico nazionale del centro sinistra di primissimo piano, la funzione della opposizione non è quella di concorrere con le proprie osservazioni, con la propria critica, con il proprio controllo alla formazione di provvedimenti legislativi che siano condivisi, ma è quella di bloccare e di impedire alla maggioranza, qualsiasi essa sia, di svolgere il suo lavoro.
La maggioranza non è perfetta, non lo è stata nel passato, non lo è oggi, non lo sarà neanche domani, perché la qualità delle maggioranze dipende dalla qualità degli uomini che la società esprime e che manda a rappresentarla, e noi oggi siamo una società che soffre di questo limite e la classe politica è l'espressione di una società che deve crescere. Ma guai a noi politici se, in ossequio al principio superiore della divisione comunque e ad ogni costo, nulla facessimo per avviare la società verso il recupero della cultura e della crescita sociale. La soluzione del problema legislativo, del problema della funzionalità delle istituzioni, non è qualcosa che potrà venire oggi, perché è dietro l'angolo, ma è qualcosa che avverrà nelle prossime generazioni, E' una cosa che molti di noi non avranno certamente la fortuna di vedere.
All'insulto e al dileggio si risponde, solitamente, con un atto di difesa, dicendo: "Questa situazione che noi stiamo governando è il frutto, é l'eredità di ciò che c'è stato lasciato da una maggioranza che ha operato "indisturbata" per quasi un cinquantennio.", e di rimando, sempre nello spirito della polemica, dai banchi del centrosinistra si dice: "Chiedilo a Felicetto Contu, chiedilo a Pasquale Onida, chiedilo eccetera eccetera.". Lo stimato collega Gian Mario Selis l'altro giorno ha fatto la genealogia di questo Consiglio, e secondo la ricostruzione che ne ha fatto, poche persone si sono salvate dall'appartenenza a quel passato, che noi riteniamo non sia stato l'espressione politica migliore per far crescere la Sardegna, ma di rimando sempre con lo spirito polemico che in questa fase contraddistingue i lavori dell'Aula, ci verrebbe da dirgli di guardarsi intorno e di chiedersi perché tanti esponenti che facevano parte di quel contesto politico oggi non si trovano più da quella parte, ma se ne sono andati in un altro schieramento politico.
Vedete, ad atteggiamenti provocatori, ad atteggiamenti polemici, ad atteggiamenti che non hanno nulla a che vedere con il processo costruttivo nell'interesse di chi rappresentiamo, si può sempre trovare una risposta che è perfettamente confacente alla domanda che ci si pone. Salvo poi, da parte avversa, trovarne un'altra che ha le medesime caratteristiche. Così non si costruisce nulla, noi rischiamo di sprecare una legislatura, privando, per la nostra debolezza, il Consiglio della possibilità di svolgere quella attività superiore di indirizzo che nessuno gli può togliere, ma che se non si esercita è solo colpa del Consiglio che non ha la forza e non ha la qualità per farlo, mentre l'Esecutivo opera, ci fornisce atti amministrativi, che sono quelli che poi consentono di portare avanti l'attività di programma, l'attività di spendita, l'attività di intervento nel territorio.
Io, in passato, ero assolutamente contrario all'intervento di tipo assistenziale istituzionalizzato nel settore dell'agricoltura, che beneficiava di sostegni a tutto campo, a scapito di altri settori, forse a più alto valore aggiunto e che alla crescita della ricchezza e quindi del PIL davano un contributo più elevato, però col passare del tempo...
PRESIDENTE. Si accontenti di qualche secondo.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Secondi, non minuti come usa solitamente dire. Mi retrocede a secondi. Qualche minuto.
PRESIDENTE. Qualche secondo, la prego.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, stavo ovviamente celiando. Dicevo, quindi, che la classe politica del passato ed anche di oggi, non è stata in grado di assicurare la riforma fondiaria con la previsione della unità minima colturale, non è stata capace di garantire l'approvvigionamento dell'acqua per le proprie colture con regolarità, e quindi consentire una programmazione seria dell'attività di impresa; non è stata in grado di garantire una viabilità corretta e tempestiva per il trasporto di materie prime e merci e quindi per il loro afflusso in tempi rapidi presso i mercati di consumo, non è stata capace di intervenire sui costi di trasporto per assicurare minori costi in entrata ed in uscita. Bene io dico che gli operatori agricoli meriterebbero un monumento per la perseveranza, per la pervicacia - direi - che hanno dimostrato nei loro comportamenti e nella loro attività di impresa, rischiando il proprio, rischiando di distruggere le proprie famiglie, e questo nel quasi totale disinteresse della classe politica del passato, un po' meno di oggi, e quindi con diverse responsabilità. Ma il giudizio, ovviamente, spetta ad altri e non a noi. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Balletto.
E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Presidente, io per la verità non volevo intervenire oggi, in considerazione del fatto che illustrerò la mozione successiva, quella sull'emergenza idrica.
PRESIDENTE. Onorevole Morittu, io l'ho chiamata perché risultava nella lista di coloro i quali avevano chiesto di parlare.
E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). In cauda venenum, dice l'amico, ma non è così. Presidente, siamo nella fase della discussione generale, quindi ho dieci minuti di tempo, giusto? Leggo in questa mozione: "Premesso che la gravissima siccità in atto è dovuta sia ai cambiamenti climatici planetari che interessano anche la nostra Isola, sia all'assenza di politiche.." eccetera eccetera. Io ricordo che quand'ero bambino a Cagliari veniva razionata l'acqua, e siccome anche qualcuno di voi era bambino quando lo ero io, dovreste ricordarvelo, ed allora, poiché mi sembra che parlando sempre del passato non si risolva nulla, occorre parlare del futuro ed affrontare i problemi, però se oggi voi dite che c'è bisogno di intervenire con strutture per collegare i bacini eccetera, è perché evidentemente queste cose non sono mai state fatte prima. E` evidente che in cinquant'anni non è stato mai affrontato il problema gravissimo dell'acqua, che ci affligge da quando eravamo bambini, non da ieri. Non è colpa del buco nell'ozono, la colpa è nostra perché quando abbiamo avuto la possibilità di fare il Piano acque, io ricordo che se ne parlò sulla stampa venticinque anni fa nella realtà non venne fatto nulla.
Detto questo, occorre badare a quale potrebbe essere la soluzione del problema. Intanto sarebbe necessaria una razionalizzazione dei consumi, da quelli civili a quelli agricoli, anche a quelli industriali. Per quanto riguarda quelli agricoli, abbiamo detto già tante volte che noi utilizziamo l'acqua per l'agricoltura così come veniva utilizzata cento anni fa, cioè innaffiamo, buttiamo acqua alla rinfusa sulle colture e, se arriva, arriva, chissà in quale parte della radice, chissà se è utile, chissà se è troppa, chissà se è poca, non c'è cultura vera di quello che dovrebbe essere un sistema razionale di irrigazione. Eppure sarebbe facile andare, ripeto ancora una volta, ad imparare laddove queste cose le fanno da decenni. Io ho fatto l'esempio di Israele qualche giorno fa. Israele è uno dei produttori di frutta più importanti d'Europa, nel senso che nell'Europa ha il suo mercato principale, ebbene Israele sorge nel deserto. Ed allora, se gli israeliani sono capaci con poca acqua di ottenere tanta produzione, perché noi, che siamo anche come popolazione molti di meno - noi siamo un milione e mezzo, in Israele sono molti di più - abbiamo problemi e loro no? Ma in Israele si razionalizza anche il consumo dell'acqua per usi civili, perché si usano le fotocellule, che consentono l'erogazione dell'acqua solo quando si mette la mano sotto il rubinetto. Questo sistema andrebbe utilizzato in tutti i servizi anche pubblici. Invece qui non si parla mai di risparmio. Ma per parlare di risparmio e di razionalizzazione occorrerebbe averla l'acqua, e siccome l'acqua non l'abbiamo, siccome negli invasi, con le ultime piogge, sono caduti, in provincia di Cagliari, tredicimila metri cubi di acqua a fronte di un consumo giornaliero di trecentomila metri cubi, e ci sono attualmente ventisei milioni di metri cubi negli invasi dell'Ente Flumendosa, vuol dire che abbiamo acqua per tre mesi. Ed allora bisogna pensare a come procurare l'acqua.
Ci sono dei sistemi che vengono usati in California, in altri Stati degli Stati Uniti, in Israele, a Malta, e sono i sistemi di inseminazione delle nubi. Le nubi vengono bombardate con un sistema di cannoneggiamento da terra, oppure dal cielo con degli aerei speciali che lanciano dei razzi, e lanciano dei razzi inseminando cloruro di sodio per le nubi calde e ioduro d'argento per quelle fredde. In Israele, a Malta, in California, in altri Stati hanno risolto il problema, hanno tanta acqua; certo occorre studiare, occorre prevedere. A proposito di studi vorrei, sempre per parlare di quello che è stato, leggervi una parte di una lettera che è stata inviata il 5 febbraio di quest'anno ad un Assessore, ed è una lettera della TECNAGRO, una associazione per la diffusione delle innovazioni per l'agricoltura e l'ambiente: "Egregio Assessore, la stimolazione artificiale della pioggia darebbe un grandissimo contribuito al riempimento degli invasi, al rimpinguamento delle falde, dando anche maggiore base tecnica eccetera eccetera". Dall'88/'89 la Regione aveva avviato una serie di prove di stimolazione della pioggia con l'associazione senza fini di lucro TECNAGRO, la quale aveva realizzato un'importante base operativa, ma proprio quando sono cominciati a venire risultati positivi la Regione, senza che si capisca perché, ha interrotto tutto e non se n'è più parlato. Sorge quindi il dubbio che il problema dell'acqua non sia stato mai affrontato in cinquant'anni perché non c'è la volontà di affrontarlo, e questi dubbi vengono avanzati addirittura in un libro che è stato scritto dal professor Bartolelli "Come l'ignoranza o gli interessi privati di alcuni tolgono al Paese i vantaggi di una grande innovazione". Nell'88/'89 e nel '93/'94, quando questi signori della TECNAGRO hanno iniziato ad avere contatti con la Regione sarda, i Presidenti che man mano si succedevano, l'ultimo Palomba e, prima di Palomba, Cabras e, prima di Cabras o forse insieme o nella stessa legislatura anche l'onorevole Floris, evidentemente hanno ritenuto che quel sistema che viene adottato in molte parti del mondo non andasse bene. Ci possono essere delle controindicazioni e vengono descritte, le nubi si sa sono di tipo diverso, ci sono i cirri, i cirrostrati, gli stratocumuli, i cumuli, i cumuli nembi, ebbene i cumuli nembi sono quelle nubi che partono da una base di due, trecento metri di altezza ed arrivano anche fino a trentamila metri. Sono nubi che se bombardate possono essere pericolose perché la quantità di pioggia potrebbe addirittura provocare delle inondazioni, ma esistono sistemi oggi per verificare il tipo di nube; a parte il radar, esistono i satelliti, esistono sistemi per determinare la rotta di queste nubi, per capire a che velocità vanno e dove, i venti in quota sono spesso diversi da quelli a terra, ed allora sarebbe possibile prevedere tutto questo, avviare studi. È stata avanzata un'altra proposta, sempre con una lettera che è stata consegnata ad un Assessore ed anche questa è recente. Praticamente, propongono uno studio, potrebbero essere operativi nel giro di pochi mesi, la spesa che propongono, comprese tutte le strutture, quelle radar, quelle della stazione meteo mobile, in cinque anni, sarebbe di ventisei miliardi. Io qui sento parlare di dissalatori che costano centoquaranta miliardi, più quaranta miliardi all'anno di gestione. Veramente mi domando se ci sia la volontà politica di affrontare una volta per tutte e seriamente il problema dell'acqua; mi domando perché non si affronti, investendo le risorse finanziarie che ci sono, e ci sono da tre anni; assessore Ladu, io le ricordo che lei venne in Commissione due anni e mezzo fa a dirci che c'erano i soldi pronti per fare le cosiddette bretelle per collegare i bacini da nord a sud, perché noi ricordiamo che questo inverno, e anche l'inverno scorso, abbiamo buttato a mare centinaia di milioni di metri cubi di acqua degli invasi del nord e del centro Sardegna, perché non era possibile farli arrivare a Cagliari. Ricordiamo che l'Enel continua ad utilizzare l'acqua a decine di milioni di metri cubi e poi la riversa in mare, e noi non facciamo nulla. Ma allora mi domando: veramente c'è un interesse a che non si faccia nulla? Sono fondati i gravi sospetti che vengono avanzati nel libro che ho citato, che inviterei tutti a leggere?
Io credo che a queste domande qualcuno debba dare risposta, perché noi questo problema lo approfondiremo. Lo approfondiremo facendo, se necessario, delle denunce, perché non è più possibile che non si affronti, al di là delle parole, con i fatti concreti, il gravissimo problema dell'acqua, con l'agricoltura che è in ginocchio, con le popolazioni che sono assetate e disperate. A Cagliari, tra tre mesi, non avremo l'acqua per lavarci la faccia. Le industrie non potranno andare avanti. A proposito di industrie, a Portovesme - forse nessuno lo sa, ve lo dico io - c'è un dissalatore abbandonato, è un dissalatore che può produrre due milioni e mezzo di metri cubi d'acqua all'anno.
PRESIDENTE. Ancora qualche secondo per concludere.
CORDA (A.N.). Potrebbe essere quanto meno visto da qualche tecnico, per capire se può essere utilizzato, perché se può essere utilizzato credo che sarebbe veramente un peccato mortale non andare a verificarlo. Verificatelo, esiste a Portovesme un dissalatore ad osmosi inversa - quelli che vengono usati per dissalare - che può produrre due milioni e mezzo di metri cubi d'acqua, è abbandonato lì da qualche anno. Chi è interessato a farlo lo vada a vedere e capisca se può essere utile anche questo per alleviare la sete della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Corda.
Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Onorevole Presidente, colleghi, il dibattito che si è acceso sulla mozione numero 75 è un dibattito interessante che, come tutti i dibattiti, ha zone d'ombra e anche zone di luce. E` un dibattito interessante perché tende a fare il punto su una situazione drammatica che tutti noi conosciamo ed è quella che deriva dal fenomeno meteorologico atmosferico che significa siccità in Sardegna. Io desidero ringraziare tutti coloro che sono intervenuti, anche se devo dire che forse ha ragione il collega Manca quando afferma che non è il rimpallarci le responsabilità che potrà risolvere un problema che è così terribile, e probabilmente è un problema anche molto, molto annoso.
Io penso che non si debba tanto ricercare le cosiddette responsabilità, cioè attardarci sul passato, quanto cercare di vedere che cosa possiamo fare ora, e soprattutto cosa possiamo fare nel futuro. A me dispiace che il collega Balletto abbia detto che nel passato c'è stato un partito che non è stato certamente all'altezza della situazione. Io sono un vecchio democristiano, ho l'orgoglio di essere stato democristiano, sento ancora l'orgoglio di essere democristiano e dico anche che posso garantirle che la classe dirigente di quell'epoca non aveva, probabilmente, nulla da perdere nel confronto con la classe dirigente di oggi.
Detto questo - non lo dico per polemica - invece vorrei soffermarmi sul contenuto della mozione che si basa soprattutto sulla ricerca di soluzioni che riguardano le cosiddette infrastrutture, anche se c'è qualche annotazione che riguarda l'agricoltura. E` chiaro, l'agricoltura esiste nella misura in cui c'è l'acqua. Io mi sto rendendo conto ogni giorno che passa che agricoltura significa acqua.
Pochi minuti fa, il collega Orrù diceva che forse dovremmo programmare le colture adattandole alle nuove circostanze; però sarebbe duro, onorevole Orrù, se noi dovessimo, per esempio, proprio perchè sappiamo che anche nel futuro avremo problemi meteorologici identici a quello di oggi, abbandonare colture terribilmente irrigue come il riso, la barbabietola e il pomodoro, che sono tra l'altro delle colture industriali che hanno anche un indotto indirizzato alla trasformazione industriale di questi prodotti.
Che cosa abbiamo fatto? Perchè alla fine, se si deve proprio parlare di responsabilità, vediamo un pochettino di capire anche se questa Giunta è stata carente. Io non voglio fare polemica, a me è dispiaciuto però che in una mozione, che è un documento ufficiale, si dica che gli agricoltori sardi non potranno usufruire delle risorse per la siccità del 2001 previste dal Fondo di solidarietà nazionale perchè la Giunta non avrebbe provveduto ad inoltrare la relativa domanda. Questo è veramente un falso, credetemi non lo dico per polemica, lo posso dimostrare, potrei chiedere persino un Giurì d'onore su questa materia. Ma posso garantirvi che questa Giunta, questo assessore, il quale si è insediato il 18 novembre dell'anno scorso, a dicembre ha immediatamente convocato gli ispettori per incominciare a fare i cosiddetti accertamenti, e non appena gli accertamenti sono stati fatti, io ho chiesto alla Giunta regionale che deliberasse lo stato di calamità, e la Giunta regionale sarda ha deliberato lo stato di calamità il 12 febbraio, e il 26 febbraio, quando ho avuto tutte le relazioni degli ispettori agrari, ho inviato la richiesta al ministero per godere delle provvidenze della legge "185".
Allora, come si fa a dire che non abbiamo presentato la domanda, quando alla nostra domanda il ministero ha fatto diverse osservazioni, soprattutto per quanto concerne la provincia di Nuoro e la provincia di Sassari; riteneva cioè il ministero che nella provincia di Nuoro e nella provincia di Sassari la piovosità non fosse quella che noi abbiamo denunciato, ma ci fosse stata una piovosità più alta, e quindi non era possibile, secondo il ministero, accettare gli accertamenti dei danni che noi avevamo denunciato per le province di Nuoro e di Sassari.
Io avrei potuto anche accettare la tesi ministeriale, e farmi fare il decreto subito da parte del Ministro, ma conoscendo la situazione sarda ho preferito contestare le decisioni del Ministro e dimostrare che anche le province di Sassari e Nuoro avevano avuto danni superiori a quelli che sono previsti dalla legge nazionale. Questa contestazione ha fatto sì che, nella prima tranche dei fondi assegnati dal Ministero, noi non siamo comparsi, come non sono comparse le altre regioni che avevano contestato il Ministro. Il Ministro aveva a disposizione 400 miliardi e ha deciso di dividere 200 miliardi tra le regioni che non avevano sollevato contestazioni, riservando gli altri 200 miliardi alle regioni che avevano sollevato contestazioni, e noi siamo appunto tra queste ultime e il Ministero ora sta per assegnarci i fondi.
Noi abbiamo avuto una vittoria, perché abbiamo ottenuto il decreto del Ministro che ha dichiarato tutta la Sardegna colpita dalla siccità e questo ci serviva soprattutto per dimostrare a Bruxelles che la Sardegna è stata colpita tutta dalla siccità e quindi è giusto che il provvedimento regionale riguardi tutto il territorio dell'Isola. Il decreto del Ministro porta la data del 3 giugno 2000 e dice che alla provincia di Cagliari, alla provincia di Nuoro, alla provincia di Oristano e alla provincia di Sassari, a partire dal primo marzo 2001 (quindi non mi si dica che noi non compariamo nel 2001, compariamo anche nel 2001), si applicano le norme della legge 185, il che vuol dire che si applicano i provvedimenti che riguardano i contributi che servono per bloccare le cambiali agrarie e le rate scadute. Soprattutto la "185" serve anche per agevolare gli agricoltori nel pagamento dei contributi previdenziali.
Ma non ci siamo fermati a questo, perché è chiaro che noi sappiamo bene che lo Stato non ci dà molto quando decide di intervenire per la siccità; l'ultima volta - vorrei ricordarlo ai colleghi e non voglio fare polemica, non voglio neanche ricordare chi era al Governo in quell'epoca - noi come Regione abbiamo stanziato 250 miliardi, ma il Governo sulla "185" ci ha dato soltanto 17 miliardi; il contributo del Governo è stato solo di 17 miliardi, mentre lo sforzo che ha fatto la Regione e che ha fatto la Giunta precedente, comunque sempre una Giunta di centrodestra, è stato di ben 250 miliardi.
Abbiamo presentato un disegno di legge - io ringrazio i colleghi della Commissione agricoltura che probabilmente hanno voluto migliorarlo, perché tutti i progetti di legge possono essere migliorati - che tende anche questa volta a dare un ristoro a coloro che sono stati danneggiati dalla siccità. Io credo che tutti noi siamo convinti che i nostri agricoltori abbiano diritto a questo ristoro, perché non si tratta di una forma di assistenzialismo, la verità è che quando l'agricoltore non raccoglie il prodotto, poiché il suo reddito deriva dalla raccolta del prodotto, è un agricoltore senza reddito, cioè un agricoltore praticamente senza stipendio. Io sono convinto che il provvedimento di legge, che spero il Consiglio voglia approvare...
PRESIDENTE. Onorevole Contu, le faccio notare che i dieci minuti sono passati e che deve parlare anche il suo collega.
CONTU (U.D.C.). Chiudo subito Presidente. Io spero che il Consiglio voglia rapidamente approvare il progetto di legge, ma mi rendo conto che questo serve solo in parte.
Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna
((Segue CONTU.) Capisco benissimo che il problema della siccità non si risolve dando i contributi agli agricoltori, ma si risolve soprattutto se riusciamo ad affrontare il problema delle infrastrutture; e siccome so che su questo argomento deve parlare il mio collega, che è il vice Commissario all'emergenza idrica, io posso anche chiudere lasciando la parola al collega Ladu.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Tenterò di rimanere entro il termine dei dieci minuti concessimi per dire che il contenuto di questa mozione per molti versi è condivisibile e pone l'accento su problemi di grande importanza per quanto riguarda la situazione idrica in Sardegna. Credo che abbiano fatto bene i firmatari a porre il problema e ad attivare un dibattito in Consiglio regionale proprio perché io credo che in un momento come questo, nel quale la Sardegna sta soffrendo la crisi idrica peggiore del secolo, è opportuno e indispensabile che il Consiglio regionale avvii un dibattito, una riflessione sull'attuale situazione, su come uscirne e su cosa si sta facendo per uscirne.
Si è detto giustamente che i motivi della crisi sono fondamentalmente dovuti alla siccità, nel senso che, come dicevo, c'è una crisi cronica, un cambiamento strutturale per quanto riguarda la situazione idrica in Sardegna perché i livelli di piovosità sono diminuiti nell'ultimo ventennio del 30 per cento e negli ultimi ottant'anni sono diminuiti dell'80 per cento, con una tendenza che progressivamente tende ad aumentare nel senso che noi, praticamente, ci aspettiamo nei prossimi anni un calo ulteriore dei livelli di piovosità.
In una situazione come questa è chiaro che noi ci dobbiamo preparare a convivere con la siccità, ma soprattutto dobbiamo creare le condizioni affinché i settori produttivi in Sardegna, ma anche gli usi idropotabili, vengano garantiti. In un momento come questo, nel quale praticamente abbiamo risorse idriche disponibili nei quaranta invasi della Sardegna per 315 milioni di metri cubi di acqua - e devo dire che sono i livelli più bassi di questo secolo in questo periodo - soprattutto preoccupa la situazione di Cagliari dove praticamente nei bacini del Flumendosa-Cixerri abbiamo poco più di 30 milioni di metri cubi d'acqua.
Questo dimostra che effettivamente noi, in una situazione come questa, avremo acqua credo fino alla metà di ottobre, dopo di che dovremo ricorrere all'utilizzo delle acque morte che ci permetteranno di andare avanti ancora per un paio di mesi, qualora non dovesse piovere. Però noi sappiamo che prima del mese di dicembre sicuramente non ci saranno nuovi apporti idrici.
Pertanto noi abbiamo adottato tutta una serie di provvedimenti che credo sia opportuno che vengano analizzati anche da questa Assemblea. Intanto quando si dice - e questo è il contenuto anche della mozione - che va superata l'emergenza idrica in Sardegna, io sono perfettamente d'accordo; noi dobbiamo adeguare il nostro sistema a una situazione nuova che sappiamo essere difficile per quanto riguarda le disponibilità idriche in Sardegna. Però non sono d'accordo quando si dice che non c'è una strategia, che la Regione Sardegna non sta facendo nulla perché il problema idrico venga risolto, perché si superi questa fase di emergenza, ma soprattutto si prepari la Sardegna a superare altre crisi che sicuramente saranno anche più gravi di quella di quest'anno.
Allora bisogna dire subito che la Regione Sardegna ha presentato per la prima volta un programma organico di interventi, che prevede la spendita di 3.600 miliardi nel decennio, che riguarda tutta una serie di interventi che in ordine prioritario sono gli interventi sulle perdite sia delle reti di adduzione che delle reti interne, il collegamento degli invasi in Sardegna, all'interno delle singole zone, ma anche tra le varie zone della Sardegna, il nord con il centro, il centro con il sud della Sardegna ed è previsto anche l'utilizzo delle acque reflue. Noi diamo un'importanza fondamentale a questo tipo di intervento, abbiamo già attivato l'utilizzo delle acque reflue di Is Arenas, del depuratore di Cagliari, abbiamo finanziato l'utilizzo delle acque reflue della città di Nuoro da poco, stiamo programmando tutta una serie di interventi che riguardano l'utilizzo delle acque reflue in altre zone della Sardegna, ma devo dire anche che tutti gli interventi che oggi noi stiamo finanziando sulle reti fognarie praticamente prevedono il riutilizzo delle acque reflue.
Così come noi abbiamo previsto nel lungo termine alcuni interventi che riguardano il completamento di alcuni nuovi invasi che sono in costruzione e la costruzione di alcuni nuovi invasi, anche se su questo - poi se avrò tempo lo dirò - bisogna aspettare che vengano inseriti nell'APQ, perché nel primo APQ che noi abbiamo approvato non sono stati inseriti, sono entrati soltanto gli interventi sulle perdite (si sta facendo il bando proprio questi giorni) e poi per quanto riguarda...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia...
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Per quanto riguarda le acque di falda, si è detto molte volte, ma è emerso anche oggi nel dibattito in questo Consiglio, che ci sono zone della Sardegna ricchissime di acque sotterranee, di acque di falda, e pertanto la Regione Sardegna non starebbe facendo quanto è possibile per recuperare le acque di falda. Io dico che anche questo non è esatto, bisogna dire che la Regione Sardegna ha dato un incarico all'Università di Sassari e di Cagliari per fare uno studio complessivo nel territorio della Sardegna, per vedere la disponibilità della risorsa idrica delle acque sotterranee. Ebbene, lo studio che ci è stato consegnato un paio di mesi fa dice che gli esperti non sono in condizioni di dire quanta acqua può essere disponibile ancora in Sardegna per quanto riguarda le risorse sotterranee, che c'è bisogno di ulteriori studi e di monitoraggi e comunque ci dicono ancora che il discorso del ricorso alle acque sotterranee è un discorso che può diventare difficile per i pericoli che ci sono, sia di salinizzazione della falda per quanto riguarda gli eccessivi prelievi nella costa, ma anche di un eccessivo abbassamento della falda, soprattutto nelle zone interne. Noi già, nella situazione attuale, in Sardegna preleviamo 90 milioni di metri cubi d'acqua di falda, quindi è già un livello abbastanza alto, quindi non è vero che noi non la stiamo utilizzando, però per quanto riguarda gli usi ulteriori…
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Ladu.
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Vorrei almeno dare alcune risposte veloci su alcune cose che mi riguardano direttamente, perché non so se avrò l'opportunità di intervenire in seguito.
Voglio dire che comunque noi un programma di interventi l'abbiamo individuato, abbiamo programmato tutta una serie di interventi e prevediamo, come diceva ieri il collega Ortu, una programmazione pluriennale, o almeno triennale, perché non è pensabile che dobbiamo essere condizionati dalla stagionalità delle piogge e quindi, praticamente, dobbiamo creare condizioni che ci permettano di programmare la risorsa idrica in modo pluriennale. Per quanto riguarda i rapporti con l'ENEL, lo dico velocissimamente perché ho visto che anche questo è un punto sottolineato nella mozione presentata dai colleghi, devo dire che, dopo l'emendamento che la Giunta ha presentato alla finanziaria del 2000, che prevede la regionalizzazione dell'acqua della Sardegna e quindi il passaggio dall'ENEL alla Regione della titolarità della risorsa idrica, c'è stato un ricorso da parte dell'ENEL al Tribunale delle acque, che è ancora in atto, quindi siamo impossibilitati a utilizzare pienamente le acque dei tre grandi invasi dell'ENEL. Però devo dire che c'è comunque una situazione nuova, nel senso che l'ENEL sta entrando in una logica diversa; per esempio, per quanto riguarda la diga di Bau Muggeris, la Regione sta impegnando totalmente le risorse idriche di quell'invaso, lo sta facendo anche negli altri invasi, ad eccezione di quella risorsa strategica che si è tenuta per il Taloro. Rimane il discorso del Coghinas, dove - si è detto anche ieri, durante il dibattito - l'ENEL ha scaricato a mare risorse idriche importanti, questo non succederà più perché noi abbiamo già detto e abbiamo già praticamente chiesto...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. Il tempo a sua disposizione è scaduto, dobbiamo iniziare la discussione dell'altra mozione all'ordine del giorno, sul problema delle risorse idriche avrà l'opportunità di reintervenire.
Ha domandato di replicare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevoli colleghi, onorevole Presidente, molto sinteticamente, al di là di alcuni atteggiamenti di fastidio e di insofferenza che si sono manifestati in Aula rispetto a questa nostra iniziativa, io, a conclusione di questo dibattito, mi sento di dire che la nostra iniziativa è stata opportuna ed efficace. Opportuna perché il momento è grave ed era giusto che il Consiglio regionale venisse chiamato in causa per affrontare questi problemi.
Io chiederei per gentilezza, al Presidente della Giunta e all'Assessore Ladu, di degnarci dell'attenzione necessaria. Onorevole Ladu, io vorrei che lei seguisse il mio intervento perché mi voglio riferire in particolare alla sua relazione. Se la Giunta si degna di seguire, ho bisogno...
(Interruzioni)
Abbiate pazienza, Presidente Pili...
PRESIDENTE. Prego onorevole Sanna.
SANNA ALBERTO (D.S.). Lei anche ieri ha dimostrato molta insofferenza verso le cose concrete che dobbiamo affrontare. Io credo che, al di là delle accuse e delle controaccuse, ci sia la tendenza, cari colleghi della maggioranza, a non affrontare i problemi nel merito, la collega Pilo, ma non solo, anche il collega Diana, hanno messo in evidenza questo aspetto, c'è la tendenza a non affrontare il merito dei problemi, ma a ridurre tutto a polemica spicciola, a contrapposizione che poi non produce niente. Io credo che questo atteggiamento vada superato e che si debba andare al merito delle questioni. Che cosa chiediamo noi? Chiediamo intanto che questa gestione straordinaria del Governo delle acque in Sardegna si occupi soltanto delle questioni straordinarie. Io non credo che la programmazione dei grandi invasi o dei grandi sistemi, per esempio il collegamento della Corsica con la Sardegna, signor Presidente della Giunta ed onorevole Assessore, e la traversa di Bau'e Linu siano opere da decidere a cura del Commissario straordinario.
Onorevole Ladu, io ho seguito il suo intervento e ho apprezzato molte sue affermazioni e informazioni, però le chiedo: queste decisioni che voi state prendendo sugli invasi da inserire nella legge obiettivo, sullo sfruttamento delle acque sotterranee, sul riciclaggio delle acque, sulle interconnessioni, queste cose dove le state decidendo? Con chi le state decidendo? Il Consiglio è stato investito di questi problemi attraverso questa mozione. Io capisco che questo può creare qualche fastidio, però ci troviamo di fronte a decisioni importantissime che non riguardano la gestione del momento, riguardano le scelte storiche su questo problema, che state compiendo in pochissimi intimi: il Presidente della Giunta, l'Assessore e chi altri? In Commissione non si porta niente, in Consiglio nemmeno. Questa è l'esigenza vera! Quindi noi vogliamo che di questo si parli e si decida in quest'Aula. Al collega Diana voglio ricordare che sulla diga di S'Alusia - e mi dispiace che stamattina non sia presente in Aula il collega Diana - lui ha cambiato posizione diverse volte. Noi un anno fa facemmo una grande assemblea ad Ales, promossa dai consorzi di Comuni di quei territori, della provincia di Oristano e di Cagliari, dell'alta e della bassa Marmilla; a quell'assemblea partecipò anche l'Assessore Pittalis ed era presente anche il Presidente Diana e si concluse con la scelta di realizzare la diga di S'Alusia. Ma non solo, a seguito di quell'assemblea, tutti i consiglieri regionali della provincia di Oristano, compreso l'onorevole Diana, e parecchi altri consiglieri della provincia di Cagliari e di Nuoro, firmammo anche una lettera comunicata...
(Interruzioni)
Chiederei all'Assessore Ladu per favore di seguire il mio intervento, altrimenti non si capisce a chi mi sto rivolgendo. Dicevo, onorevole Ladu, abbiamo mandato tempo fa una lettera a lei e al Presidente della Giunta, firmata da una quindicina di consiglieri regionali della Sardegna, nella quale abbiamo spiegato perché andava fatto l'intervento della diga di S'Alusia e non la traversina di Bau'e Linu. La lettera era firmata anche dall'onorevole Diana, che ieri ha cambiato opinione su questo problema, falsando i termini della questione, dicendo che il Flumineddu porta a mare 25 milioni di metri cubi. Da dove ha tirato fuori questo dato? Questa è una falsità autentica! Quel problema che noi abbiamo posto è posto correttamente, perché quei territori da sempre hanno posto il problema in quei termini. Quindi io chiedo una risposta su questo, perché mentre noi chiediamo questo, mentre quei territori chiedono questo, non si capisce chi inserisce nella legge obiettivo la traversina di Bau'e Linu. E l'onorevole Pili, perché è lui il primo artefice di questa scelta indecente, non è capace neanche di ascoltare quello che sto dicendo e da maleducato mi rivolge le spalle. Da maleducato, certo! Io voglio sapere chi ha fatto questa scelta, mentre i territori della provincia di Oristano e di Cagliari chiedono la realizzazione di un intervento si fa l'esatto contrario! Bisogna sapere che l'inserimento della traversina di Bau'e Linu non solo non serve, perché l'interconnessione tra il sistema del Flumineddu e quello del Tirso esiste già - ed è già in funzione da diversi anni - con il collegamento della diga di Pranu Antoni con la diga grande di Busachi si fa un'opera che costa 80 miliardi, che non serve se non a pagare parcelle e a dare le quote di risorse per le spese correnti del Consorzio di bonifica. Questo è! L'opera che serve è la diga di S'Alusia, e qualcuno di voi, penso l'onorevole Pili, ha inserito nei programmi della legge obiettivo un'opera che non serve e che è dannosa, perché collegherebbe i due sistemi in alveo con gravissimi danni all'ambiente. E tutti i territori interessati sono contrari, è un'opera che non si realizzerà mai! E serve a sperperare risorse che non abbiamo! Noi vogliamo sapere queste cose, ecco perché presentiamo questa mozione. Chi le programma queste cose? E all'onorevole Diana, che presenta la Provincia di Oristano come un'isola felice, dico che lui non sta rappresentando gli interessi della provincia, che è una delle province più povere d'Italia, ed è una cosa incomprensibile come lui possa fare affermazioni di questo genere. Noi vorremmo che, a conclusione di questa nostra mozione, il Consiglio regionale votasse un ordine del giorno che contenesse due punti fondamentali, il primo è che la legge che abbiamo votato in Commissione agricoltura ieri pomeriggio venga approvata la settimana prossima in quest'Aula con il testo che abbiamo approvato in Commissione, senza nessuno stravolgimento, perché questa è l'attesa delle organizzazioni professionali e dell'intero mondo all'agricoltura sardo. L'altro punto fondamentale è che vorremmo che la Giunta si impegnasse a presentare in Consiglio regionale quanto prima un programma straordinario per il risparmio idrico nella nostra Regione rispetto agli usi agricoli.
Abbiamo sintetizzato con un ordine del giorno questi due punti fondamentali perché li riteniamo di primaria importanza rispetto a tutti gli altri problemi; comunque io insisto - onorevole Ladu - che sulle opere che state programmando (poi ne discuteremo meglio con l'altra mozione che è all'ordine del giorno) dovete darci risposte concrete.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Ritiriamo la mozione.
PRESIDENTE. È stato presentato l'ordine del giorno numero 1.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi, che vuole porre una questione pregiudiziale sulla lettura dell'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi abbiamo appreso in questo momento che l'ordine del giorno è anche a firma del Gruppo della Rifondazione Comunista, quindi chiediamo che non venga data lettura dell'ordine del giorno e che si sospenda la seduta per pochi minuti perché al Gruppo della Rifondazione Comunista nessuno ha rivolto la domanda né di ritirare la mozione, di cui siamo firmatari - quindi allo stato noi non ritiriamo la mozione - né di concordare un diverso ordine del giorno. Quindi chiedo una breve sospensione per poter, valutare la possibilità di ritirare anche noi la mozione e di firmare l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole, la sua richiesta è accolta, però vorrei anche convocare la Conferenza dei Capigruppo che si potrebbe riunire intanto che viene distribuito l'ordine del giorno. Poiché i programmi che ci eravamo dati sono evidentemente saltati e non sono attuabili, abbiamo bisogno di fare il punto della situazione e vedere che cosa possiamo fare ancora questi giorni. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari - P.S.). Io credo che sia opportuno a questo punto cercare di accelerare i nostri lavori. Noi, per accelerare, ritiriamo l'ordine del giorno e chiediamo che si voti la mozione, quindi si può andare avanti.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, c'è una novità, l'ordine del giorno è stato ritirato, si vota la mozione.
COGODI (R.C.). La novità è del tutto coerente con la proposta che noi avanzavamo, quindi per noi va benissimo.
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione della mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Presidente, voglio esprimere ovviamente il voto a favore della mozione, ma soprattutto voglio riprendere alcune osservazioni fatte dalla Giunta regionale, in particolare dall'Assessore Ladu quando afferma che non è vero che la Regione non fa nulla per le acque sotterranee. Voglio riprendere questo discorso delle acque sotterranee per ribadire un concetto che viene espresso nella mozione, che è quello relativo alla totale improvvisazione con la quale la Giunta regionale sta affrontando quest'emergenza. Le dichiarazioni dell'assessore Ladu, sono l'esempio di come questi problemi si affrontano con leggerezza e con improvvisazione. Perché dire che la Regione si sta occupando di questo problema, per aver affidato all'Università di Cagliari e di Sassari uno studio, è francamente inaccettabile, perché su questa materia si è detto più volte in quest'Aula che uno studio general-generico come quello che è stato prodotto dall'Università di Cagliari (per altro è noto nel mondo scientifico nazionale ed internazionale che non possiede una scuola sulle acque sotterranee) ha riprodotto esattamente la conclusione dello studio del 1987 fatta dal professor Pietracaprina, il quale arriva alle stesse conclusioni che lei ha enunciato questa sera. E sono conclusioni di una leggerezza impressionante, è inutile che voi vogliate coprirlo con l'Università, quando esiste una letteratura, esiste una scienza, una disciplina che viene utilizzata in tutta Italia e in tutta Europa. E attraverso queste professionalità e questa scienza, se è vero che, nello studio, l'Università, Assessore, ha dichiarato che non si è in grado di quantificare le acque emungibili dal sottosuolo, le hanno detto una balla e mi assumo tutte le responsabilità di questa affermazione anche nei confronti dell'Università, perché i modelli matematici per calcolare la capacità di emungimento dalle falde sono cose normalissime in questa disciplina scientifica. Per cui, se le hanno detto questo, io la inviterei a far riflettere le persone che hanno fatto queste affermazioni perché, se così fosse, e se il giudizio sulle acque sotterranee fosse per tutti quello espresso in questo studio, l'Italia morirebbe di sete, perché il 60 per cento dell'approvvigionamento idropotabile delle Regioni italiane avviene attraverso le acque sotterranee. E come si spiega che si facciano investimenti rilevanti, in tutto il nostro Paese, in tutti i paesi europei e non si abbia la capacità tecnica di calcolare la quantità emungibile? Qua veramente ci stiamo prendendo in giro, Assessore, io non lo dico a lei, mi auguro che lei abbia solo riferito quanto hanno concluso in questo studio, che mi farebbe piacere conoscere, ma è esattamente la conclusione dello studio di Pietracaprina del 1997. Dire che s'inquina! S'inquina sì ma con l'improvvisazione! Con l'incapacità di controllare le falde sotterranee! Non solo s'inquina, ma si rischia di creare disastri, così come c'è il rischio che avvenga per le falde dell'Iglesiente, per la decisione, anche questa improvvisa e contraddittoria rispetto agli atti precedenti fatti dal Presidente Pili, se si emungeranno dieci milioni di metri cubi dalla falda dell'Iglesiente ancora in fase di risalita. È chiaro che aumenterà la salinità, è chiaro che si stanno insalinando, che si stanno distruggendo le falde di Capoterra, di Muravera, perché nessuno le controlla e non potete dire che in questi tre anni nessuno vi ha detto che era indispensabile fare uno studio per accertarne la potenzialità, per sapere quanto da ogni falda si può emungere e come queste falde possono essere messe sotto controllo. E` del tutto evidente che dalle falde sotterranee, che possono immagazzinare ogni anno, in funzione della piovosità, da un miliardo e mezzo a due miliardi di metri cubi all'anno, non tutto si può edurre, si può edurre soltanto un quantitativo corrispondente alla ricarica attiva di ogni anno.
PRESIDENTE. Solo qualche secondo per concludere, onorevole Pinna.
PINNA (Gruppo Misto). Sto concludendo, Presidente. Perciò, francamente, queste affermazioni, Assessore, sono inaccettabili e sono davvero il segno della grande improvvisazione. Ho voluto dire queste cose adesso perché queste sue affermazioni sono sconvolgenti, ma ci ritorneremo successivamente quando parleremo della mozione sull'emergenza idrica e sull'interpellanza specifica che è stata presentata sulla grande trovata propagandistica del Presidente Pili di dare l'acqua a Cagliari.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Rinuncio alla dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Manca. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Rinuncio alla dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Dichiaro il voto favorevole dei consiglieri de I DEMOCRATICI.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente, ovviamente annuncio il voto contrario del Gruppo di Alleanza Nazionale. Voglio ribadire alcuni concetti a qualche collega distratto e dire che condivido alcune considerazioni fatte dall'onorevole Pinna. Certo le acque sotterranee in Sardegna avrebbero bisogno di essere studiate maggiormente, non ho difficoltà ad ammettere che in alcuni territori della Sardegna esistono acque superficiali sotterranee che possono dare una portata di 150/200 litri al secondo. Esistono, vengono utilizzate; è un utilizzo non controllato, ma esistono, queste falde di superficie. Per quanto riguarda le considerazioni dell'onorevole Alberto Sanna, puntare a una campagna elettorale, con due anni in anticipo, sulla diga di S'Alusia credo che sia quanto meno fuorviante per le popolazioni e per chi cavalca questa posizione. Non ho mai detto di essere contrario alla costruzione della diga di S'Alusia, lo ribadisco in quest'Aula, ho detto semplicemente che oggi è necessario un approccio diverso vista l'emergenza.
(Interruzione del consigliere Sanna Alberto)
Onorevole Sanna, lei è anche maleducato perché ha la brutta abitudine di interrompere, la prego di lasciarmi concludere. Lei non può assolutamente cavalcare un'opera, la cui realizzazione richiede comunque almeno dieci anni, per cercare di far capire agli elettori che dovrebbero riconfermarle il consenso, non è sufficiente questo, ha capito? Ha commesso troppi errori nella sua carriera politica e ne continua a commettere, quindi si preoccupi di altre cose, probabilmente le conviene molto di più, grazie.
SANNA ALBERTO (D.S.). Chi lavora fa anche errori.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Procediamo alla votazione, prego due colleghi segretari di venire ad assistermi.
(Interruzione del consigliere Corda)
Le dichiarazioni di voto sono finite, avevo chiesto a coloro che intendevano fare dichiarazioni di voto di iscriversi a parlare, abbia pazienza, altrimenti diventa uno stillicidio come l'altro giorno, non è possibile! Io faccio parlare tutti.
(Interruzione del consigliere Sanna Giacomo)
Le do subito la parola.
Onorevole Corda avevo detto, e per questo è necessario prestare un po' di attenzione, che avremmo raccolto tutte le iscrizioni a parlare per dichiarazione di voto, in modo tale da non porci nella posizione dell'altro giorno, uno stillicidio continuo che è durato un giorno. Quindi, la prego, rinunci. Avrà occasione di parlare dopo, perché la prossima mozione tratta più o meno gli stessi argomenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna probabilmente sulle modalità di voto. Ne ha facoltà.
(Interruzione del consigliere Sanna Giacomo)
Va bene, d'accordo, grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Stiamo votando la mozione numero 75, l'onorevole Spissu ha chiesto la votazione nominale con procedimento elettronico, pertanto prego i colleghi di prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 75.
Rispondono sì i consiglieri: CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 70
Votanti 69
Astenuti 1
Maggioranza 35
Favorevoli 31
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Colleghi, ho bisogno di convocare i Capigruppo per decidere sul proseguo dei lavori. Grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, noi abbiamo già fatto una Conferenza dei Capigruppo ieri per decidere sui lavori della mattinata, restando intesi, sulla base anche della richiesta dell'onorevole Pili, che avremmo discusso oggi la mozione sull'emergenza idrica. Io credo che dovremmo proseguire in questo modo e fare una Conferenza dei Capigruppo al termine dei lavori di questa mattinata per valutare in quale modo proseguire durante la settimana prossima. L'interruzione di adesso rischia di non consentirci di rispettare il programma di lavoro concordato. Io la prego di tener fede invece a questo impegno della Conferenza dei Capigruppo che non possiamo cambiare costantemente. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, mi creda, è mia intenzione cercare di trovare un accordo fra i Capigruppo anche per affrontare e concludere velocemente la discussione della mozione 77, magari mettendoci d'accordo sugli interventi, perché se ci sono molti interventi nella discussione e molte dichiarazioni di voto è chiaro che lavoreremo anche oggi e lunedì. Vediamo se è possibile trovare un accordo, altrimenti torniamo in Aula.
SPISSU (D.S.). Andiamo avanti, Presidente, poi vediamo.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, se il Presidente del Consiglio convoca una Conferenza di due minuti non succederà nulla. Vi prego, seguitemi.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 49, viene ripresa alle ore 12 e 13.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito di riprendere i lavori con la illustrazione della mozione numero 77, abbinata all'interpellanza numero 256 che verte sullo stesso argomento. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
MOZIONE MORITTU - SPISSU - FADDA - BALIA - DORE - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI- SELIS sulla gravissima emergenza idrica della Sardegna e sulle iniziative necessarie per governare una risorsa vitale per lo sviluppo dell'Isola.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
l'acqua è una risorsa naturale, unica e limitata, che appartiene a tutti e che il suo uso deve essere garantito come un diritto universale ed inviolabile secondo criteri di equità, efficienza ed economicità;
- i territori e le popolazioni della Sardegna stanno vivendo uno stato di gravissima emergenza idrica che si presenta più acuto nel Campidano e nel Sulcis, ed in particolare nella città di Carbonia dove l'Amministrazione comunale sta provvedendo all'approvvigionamento idrico primario con l'utilizzo di costose autobotti;
- la Sardegna è stata interessata negli ultimi quindici anni da una variazione climatica che ha determinato una significativa riduzione della piovosità con conseguente dimezzamento dei deflussi medi, con punte fortemente deficitarie in alcuni sistemi idrografici,in particolare quelli meridionali;
- a fronte di un fabbisogno multisettoriale complessivo stimato in 1200 milioni di mc/anno, le risorse disponibili nei bacini al 31 maggio 2002 erano di soli 400 milioni di mc con un deficit medio del 65 per cento;
- la disponibilità di acqua stimata al 31 maggio scorso era di appena 265 mc per abitante, ben al di sotto della soglia limite di 500 mc per abitante anno stabilita dalla Organizzazione Mondiale Sanitaria;
- il drammatico deficit idrico non è dovuto soltanto ai minori afflussi nei bacini, ma ha delle concause nelle carenze manutentive e nelle inadeguate infrastrutture di trasporto e distribuzione che presentano perdite accertate dell'ordine del 40 per cento per un totale di circa 100 milioni di mc/anno nel solo settore idropotabile, e che a causa della ritardata installazione dei contatori in tutti i comprensori irrigui, si è perso un risparmio di acqua stimato in ulteriori 140 milioni di mc/anno;
- l'impianto di recupero dei reflui di Is Arenas a Cagliari, realizzato con i fondi POP '94/'99, rappresenta una risorsa preziosa la cui utilizzazione è oggi indispensabile per evitare danni irreparabili al comparto agricolo;
- la mancanza di una chiara strategia d'intervento e le continue tensioni politiche all'interno della maggioranza di governo hanno determinato continui rinvii sulle scelte da fare e gravissimi ritardi nella programmazione delle risorse da tempo disponibili, fondi POR biennio 2000-2002 Asse I e fondi CIPE 1999-2000-2001 assegnati alla Sardegna e che solo in data 26 febbraio 2002 è stato approvato un piano stralcio (APQ idrico-fognario) che ha impegnato una parte delle risorse disponibili;
CONSIDERATO CHE:
- in Sardegna, come nel resto delle regioni meridionali italiane, l'emergenza idrica non può più essere considerata come un fatto accidentale o contingente, frutto di una stagione sfortunata, ma una condizione strutturale che riguarderà, con molta probabilità i decenni a venire;
- per programmare democraticamente un uso sostenibile delle limitate risorse idriche è necessario superare la gestione commissariale fondata su una politica provvisoria e temporanea dell'emergenza (aspettando la pioggia) che è, ultimamente, è apparsa contraddittoria e tardiva;
- la mancata elaborazione ed approvazione del Piano d'ambito da parte dell'Autorità di bacino entro il 31 dicembre 2002 rischia di pregiudicare la spendita delle risorse Comunitarie previste per il 2° quadriennio dell'Asse I (risorse idriche) del POR;
- nonostante i supposti poteri eccezionali conferiti dall'ordinanza del Ministro dell'interno sull'accelerazione delle opere pubbliche in corso ed in particolare per quelle relative all'emergenza idrica, annunciati sulla stampa come una sfida nei confronti del Consiglio regionale, non risulta sia stato assunto ad oggi alcun provvedimento in proposito;
DENUNCIATOil gravissimo ritardo della Giunta regionale e del Presidente/Commissario nella definizione delle procedure di costituzione dell'Autorità d'ambito, che non hanno ancora provveduto a indire le elezioni per la nomina dei componenti dell'assemblea, nonostante sia stata raggiunta da tempo la maggioranza prevista dall'articolo 6 della legge regionale n. 29 del 1997;
VISTA l'ordinanza del Ministro dell'interno con la quale il Presidente/Commissario è autorizzato, in deroga alla legge regionale n. 29 del 1997, ad elaborare ed approvare il Piano d'ambito ed il Piano stralcio di bacino, in deroga agli articoli 17 e 20 della Legge n. 183 del 1989,"semprechè non vi provvedano gli Organi competenti";
CONSIDERATO che la deroga alla legge regionale n. 29 del 1997 appare un esercizio eccessivo del potere ordinatorio del Ministro che lede i poteri autonomistici del Consiglio regionale della Sardegna che viene così espropriato della sua competenza statutaria in materia di governo delle risorse idriche;
VISTO il programma delle opere idriche elencate nella delibera CIPE n. 21 del 2001, in esecuzione della legge obiettivo, che prevede la realizzazione del collegamento idrico tra i bacini della Corsica con quelli del Nord-Sardegna, senza uno studio di fattibilità tecnica-economica che definisca modalità, tempi di esecuzione e fonti finanziarie;
ACCERTATO che queste opere di collegamento con la Corsica, proposte dal Ministro, non sono previste negli atti di programmazione e di indirizzo approvati dal Consiglio regionale o in atti, studi e documenti adottati dalla Giunta;
CONSIDERATOche il finanziamento previsto nella delibera CIPE per il 2002 è di soli 33,5 milioni di euro e che la cifra prevista appare destinata a finanziare l'ennesimo ed inconcludente studio di progettazione di opere destinate, con molta probabilità, a rimanere sulla carta;
RITENUTO che il Ministro non possa decidere in modo unilaterale quali sono le priorità e le opere da realizzare per affrontare l'emergenza idrica della Sardegna;
APPRESO che molte Regioni hanno impugnato davanti alla Consulta la legge obiettivo ritenuta lesiva dei poteri che la recente riforma federalista in vigore affida, in materia di opere pubbliche, alle competenze regionali;
RITENUTO inoltre che le risorse programmate dal Governo nazionale per la Sardegna sono del tutto insufficienti per realizzare le opere infrastrutturali previste nello studio preliminare allegato all'Accordo di Programma approvato dal Governo e ritenute urgenti e necessarie per affrontare e risolvere il dramma dell'emergenza attuale e soprattutto di quella futura,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
1) a sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale un documento programmatico e di indirizzo contenente le strategie complessive e le proposte d'intervento necessarie per affrontare e risolvere il dramma dell'emergenza, indicando modalità, tempi di esecuzione e risorse finanziarie;
2) a predisporre un programma straordinario, dotato di adeguate risorse finanziarie, che preveda tutte le opere necessarie per:
- eliminare gli sprechi e le perdite nel trasporto e nella distribuzione dando la priorità alle opere di riqualificazione delle reti cittadine, alla cui realizzazione devono concorrere, con adeguati meccanismi di premialità, i soggetti gestori e gli enti locali interessati;
- utilizzare tutte le risorse idriche immediatamente disponibili quali quelle provenienti dall'impianto di trattamento dei reflui di Is Arenas e quelle disponibili ed accertate nelle falde sotterranee e nelle miniere del Sulcis;
3) a dare immediato avvio alla realizzazione delle opere previste nell'Accordo di Programma Quadro (APQ) recentemente approvato utilizzando il meccanismo premiale, previsto dalla Legge Merloni, per l'accelerazione degli interventi in fase esecutiva;
4) a indire con la massima urgenza consentita le elezioni per eleggere i componenti dell'assemblea dell'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) a cui spetta il compito di predisporre ed approvare il piano d'ambito;
5) a rivendicare nei confronti del governo Nazionale il trasferimento di maggiori risorse per la realizzazione delle infrastrutture necessarie per affrontare e risolvere la questione idrica della Sardegna;
6) a riaffermare con forza la competenza primaria della Regione in materia di governo delle acque e delle relative opere pubbliche respingendo nettamente l'impostazione centralista assunta dal Governo con l'approvazione del programma delle infrastrutture strategiche della legge obiettivo dove sono previste opere, per esempio il collegamento con la Corsica, che non sono state concertate con la Regione;
7) a revocare le vecchie concessioni ENEL, in attuazione dell'articolo 16 della legge regionale n. 17 del 2000, vietando definitivamente l'utilizzo delle acque di quei bacini per usi idroelettrici ed avviare, con urgenza, una politica di riordino e di riorganizzazione del sistema di gestione dei bacini idrici. (77)
INTERPELLANZA PINNA - DETTORI - PACIFICO - SCANO - SANNA Giacomo sul "piano segreto" del Presidente della Regione per far fronte alle esigenze idropotabili della città di Cagliari con le acque sotterranee delle miniere dell'Iglesiente.
I sottoscritti,
appreso dagli organi di informazione che il Presidente della Regione e Commissario per l'emergenza idrica sta predisponendo un piano per far fronte alle esigenze idropotabili della città di Cagliari con l'eduzione di 10 milioni di metri cubi d'acqua dalla falda sotterranea delle miniere dell'Iglesiente;
rilevato che la gravissima emergenza idrica che interessa l'intera Regione sta colpendo in modo particolare il territorio del Sulcis nel quale lo storico deficit idrico è aggravato dalla presenza di attività produttive particolarmente idroesigenti;
preso atto che, nonostante i catastrofici proclami di disastro ecologico e le propagandistiche messe in scena effettuate in passato dall'ex Sindaco di Iglesias (attuale Commissario per l'emergenza idrica in Sardegna), la fermata dell'impianto di eduzione del livello - 200 della miniera di Monteponi sta consentendo la risalita della grande falda freatica del bacino dell'Iglesiente con un sostanziale miglioramento della qualità delle acque che si avviano a riacquistare le originarie caratteristiche idropotabili;
costatato che la fermata dello stesso impianto di eduzione della miniera di Monteponi, oltre ad aver interrotto un grave sperpero di danari pubblici ed aver eliminato una delle principali fonti di inquinamento del litorale di Fontanamare, sta consentendo di rendere disponibile un'inestimabile risorsa (circa 18 milioni di metri cubi d'acqua all'anno) capace di soddisfare le esigenze di approvvigionamento idrico per supportare lo sviluppo civile ed economico (turismo, agricoltura, artigianato e industria) del Sulcis-Iglesiente;
considerato che sulle grandi potenzialità della falda acquifera dell'Iglesiente si sono da qualche tempo concentrate le attenzioni di alcuni privati con l'obiettivo di speculare su una risorsa pubblica che deve restare nella disponibilità della collettività con una gestione unitaria e integrata con i bacini artificiali di accumulo delle acque dai quali può essere trasferita agli impianti di depurazione e di potabilizzazione secondo le prescrizioni delle autorità competenti volte a soddisfare i prioritari fabbisogni idropotabili delle popolazioni;
tenuto conto che l'apporto delle acque edotte dalle miniere sta contribuendo, assieme ad altre acque sotterranee e alle acque dell'invaso di Punta Gennarta, a soddisfare le esigenze idropotabili della città di Iglesias, mentre permane una forte carenza idrica nella città di Carbonia e negli altri Comuni del Sulcis;
auspicato che le fonti di approvvigionamento idrico (falde sotterranee, sorgenti, invasi artificiali e impianti di recupero e depurazione delle acque reflue) presenti nel territorio del Sulcis-Iglesiente vengano interconnesse tra di loro al fine di essere ricondotte ad una gestione unitaria facente capo ad un unico "piano di bacino" da realizzarsi nell'ambito della nuova Provincia Carbonia-Iglesias;
evidenziato che l'incremento massiccio dell'eduzione dalla falda dell'Iglesiente può determinare, specie nella fase ancora in atto della sua risalita, un gravissimo peggioramento della qualità delle acque sotterranee con conseguente perdita anche degli attuali utilizzi;
ricordato che la Giunta Regionale, nonostante le ripetute sollecitazioni provenienti dal Consiglio regionale, non ha ancora provveduto a dare avvio alla realizzazione di un piano organico per lo studio e il corretto utilizzo delle acque sotterranee presenti in quantità rilevante nei diversi bacini idrogeologici della Sardegna;
rimarcato che, pur avendo la Regione sarda la facoltà di destinare le risorse idriche disponibili nell'intera isola al soddisfacimento delle esigenze primarie di tutta la comunità regionale, il Presidente della Giunta Regionale non può effettuare scelte che penalizzano un territorio a vantaggio di altri con l'aggravante, nel caso in argomento, di compromettere con un emungimento eccessivo la qualità delle acque sotterranee disponibili nel bacino idrogeologico dell'Iglesiente,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione (Commissario per l'emergenza idrica) per sapere se non ritenga di:
1) smentire pubblicamente l'esistenza o ritirare, qualora esistesse, qualunque ipotesi di piano per il trasferimento al Comune di Cagliari di 10 milioni di metri cubi di acque sotterranee da prelevare dalle miniere dell'Iglesiente in quanto il verificarsi di tale ipotesi provocherebbe un danno ambientale grave per la qualità delle acque della falda sotterranea ancora in fase di risalita e creerebbe un'ingiustizia inaccettabile per le popolazioni del Sulcis-Iglesiente che vivono una fase di drammatica emergenza per la carenza di risorse idropotabili;
2) adottare soluzioni più realistiche e praticabili per far fronte alla grave emergenza idrica che colpisce il Comune di Cagliari estendendo a tutta l'area del Cagliaritano e del basso Campidano la prevista ricerca per l'utilizzo delle acque sotterranee ivi presenti e realizzando il dissalatore proposto dall'Amministrazione comunale di Cagliari;
3) predisporre uno studio di fattibilità tecnico-economico finalizzato all'interconnessione di tutte le fonti di approvvigionamento idrico presenti nel territorio del Sulcis-Iglesiente (falde sotterranee, sorgenti, invasi artificiali e impianti di recupero e depurazione delle acque reflue) al fine di ricondurre il complesso delle risorse idriche disponibili ad una gestione unitaria facente capo ad un unico "piano di bacino" da realizzarsi nell'ambito della nuova Provincia Carbonia-Iglesias;
4) dare avvio, come più volte proposto, alla realizzazione del piano per la ricerca, la valutazione, l'utilizzo e il monitoraggio delle acque sotterranee della Sardegna che possono contribuire in modo significativo, come dimostrato dai modesti interventi finora effettuati, ad attenuare gli effetti devastanti che sta producendo l'emergenza idrica in tutti i territori della nostra Regione. (256)
Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrazione la mozione numero 77.
MORITTU (D.S.). Grazie signor Presidente, colleghe e colleghi, noi abbiamo inteso dare inizio alla nostra mozione con un'affermazione di principio, convinti del fatto che dai principi devono scaturire o, per meglio dire in questo caso, devono sgorgare le regole di governo. "L'acqua è una risorsa naturale, unica e limitata, e pertanto bene primario che appartiene a tutta l'umanità, e il suo uso dev'essere equamente garantito a tutti come diritto inviolabile ed universale".
Questo è il principio che noi affermiamo in partenza in questa mozione. L'affermazione può apparire scontata e addirittura banale, ma così purtroppo non è, infatti nessun trattato internazionale riconosce l'accesso all'acqua come diritto individuale. E` vero che ci sono regole non scritte che riconoscono questo diritto anche in Sardegna, "s'abba non si negat a niunu", ma è altrettanto vero che questo diritto viene oggi di fatto negato a circa un miliardo e mezzo di persone, tutte nel Sud del mondo.
Il dramma dovuto alla diseguale distribuzione della risorsa ha ormai raggiunto livelli apocalittici. Ogni giorno nel mondo muoiono diecimila persone a causa della mancanza di acqua o della sua pessima qualità; il 21 per cento della popolazione mondiale, cioè il Nord del mondo, consuma oltre il 95 per cento delle risorse disponibili; nel 2025 - sono calcoli dell'Organizzazione Mondiale della Sanità - si calcola che circa i due terzi della popolazione non avranno acqua a sufficienza per poter vivere. La distribuzione ineguale della risorsa acqua pone un problema politico di livello planetario che non mancherà di mettere in discussione i modelli di sviluppo oggi dominanti. L'acqua rappresenta oggi la contraddizione simbolo del nuovo sistema globalizzato, che se non viene governata con equità rischia di innescare conflitti dirompenti ed incontrollabili.
I mutamenti climatici determinatisi negli ultimi quindici anni stanno rendendo sempre più siccitoso il Sud, ivi compreso il bacino sud-occidentale del Mediterraneo e la Sardegna, mentre al Nord una piovosità intensa ed abbondante sta producendo disastrose inondazioni a causa del dissesto idrogeologico.
In questi ultimi anni il fenomeno della piovosità intensa si è verificato anche nel Mezzogiorno d'Italia e in Sardegna, provocando danni di entità forse proporzionalmente superiori allo stesso Nord, a causa della forte inadeguatezza delle opere di difesa del suolo e della mancata attività di manutenzione dei canali di scolo lasciati per anni nell'incuria e nell'abbandono. Ricordo le alluvioni del 1999, che hanno colpito in maniera particolare il Sud dell'isola. E` un paradosso, è il territorio che oggi è maggiormente colpito dalla siccità.
A proposito, a che punto sono le opere finanziate per la messa in sicurezza di quei territori? Non vorremmo passare nuovamente dall'emergenza siccità all'emergenza alluvione. Siamo tutti consapevoli, almeno credo, che in Sardegna, come nel resto delle regioni meridionali italiane, l'emergenza idrica non può più essere considerata come un fatto accidentale o contingente, frutto di una stagione sfortunata, ma una condizione strutturale che riguarderà con molta probabilità, i decenni a venire.
I recenti studi condotti dal CNR sul clima e le precipitazioni nel bacino occidentale del Mediterraneo, confermano infatti l'ipotesi di una variazione climatica. Qualcuno parla di rottura, ma io credo che sia ancora oggi auspicabile una semplice variazione climatica rispetto ai sessant'anni precedenti al 1996.
La piovosità si è ridotta di oltre il venti per cento, e gli afflussi nei bacini sono diminuiti di oltre il cinquanta per cento, con punte, in Sardegna, molto deficitarie, soprattutto nel Sud dell'isola.
La previsione delle risorse superficiali disponibili dichiarate nel piano delle acque approvato nell'89 - la Sardegna, lo ricordo anche all'onorevole Pilo, fu allora tra le prime regioni italiane a dotarsi di tale strumento - calcolate sulla base di dati idrologici riferiti al 20.2.1975, si è dimostrata, per le ragioni sopraddette, di molto sovradimensionata.
Nello studio di revisione del Piano predisposto su incarico del precedente governo di centrosinistra, il fabbisogno multisettoriale complessivo è stato rideterminato in 1200 milioni di metri cubi annui circa, di cui 300 per il civile, 800 per l'agricoltura e 60 per le utenze industriali.
A fronte di questo potenziale fabbisogno di 1200 milioni di metri cubi e di una capacità di invaso autorizzata ad oggi di circa 1500 milioni, le risorse disponibili nei bacini al 31 maggio erano di 400 milioni di metri cubi, ed oggi, a detta dello stesso Assessore dei lavori pubblici, non superano i 330 milioni di metri cubi.
I dati sono drammaticamente impietosi, il deficit è mediamente, oggi, di oltre 800 milioni di metri cubi, pari cioè a circa il 65 per cento del fabbisogno complessivo, con punte catastrofiche in alcune sottozone dell'Isola, e soprattutto nella Sardegna meridionale.
La dotazione per abitante è oggi di circa 200 metri cubi l'anno, ben al di sotto della soglia dei 500 metri cubi ritenuta dall'organizzazione mondiale della sanità quale limite tra sviluppo e sottosviluppo.
La sete della città di Carbonia, che non riesce a garantire la certezza dell'approvvigionamento alla sua struttura ospedaliera, è resa ancor più drammatica da una rete di distribuzione fatiscente che viene sostituita con l'uso di costose autobotti, e il drammatico deficit di risorsa disponibile per usi civili nell'area metropolitana di Cagliari, stanno a dimostrare che è diventato ormai problematico l'approvvigionamento dell'acqua per usi civili. Ormai si è presa in seria considerazione l'eventualità di ricorrere alle cosiddette acque morte dei bacini, con gli imprevedibili ma certo gravi disastri ambientali conseguenti. Si perderà così tutto il patrimonio ittico presente in quegli invasi.
Nei comprensori dove il deficit è più significativo gli agricoltori sono già insorti, come si è detto stamattina e ieri sera, contro le restrizioni non programmate, previste nell'ordinanza del Commissario straordinario, e non passa giorno che non giunga notizia di nuovi municipi occupati e di proteste di piazza.
I danni all'agricoltura sono enormi, ai danni alle colture orticole, foraggiere si aggiungono quelli ancor più gravi alle stesse colture viticole ed arboree che rischiano di compromettere il patrimonio agricolo costruito faticosamente negli anni.
Gli agricoltori chiedono certezze per il futuro, vogliono sapere per tempo di quanta acqua possono disporre per programmare le loro attività.
Di fronte a questa ennesima emergenza, che ormai è dramma, è lecito porsi la domanda: ma davvero è tutta colpa del cielo, della pioggia che non arriva? Noi crediamo di no.
Le stesse variazioni climatiche, infatti, sono in parte generate dal modello di sviluppo fortemente energivoro, e quindi ambientalmente non sostenibile, oggi dominante nel mondo. Ma lo stesso grave deficit idrico di cui soffre oggi la Sardegna non è dovuto alle sole variazioni climatiche, ma a delle concause da un lato nell'uso non sostenibile delle risorse territoriali e nella progressiva deforestazione, e dall'altro nelle carenze infrastrutturali e di manutenzione necessarie per conseguire un oculato risparmio della risorsa idrica.
Nessuno ha mai pensato di attribuire, cara onorevole Pilo, al Presidente Pili, le colpe per la mancata piovosità o per le grandi infrastrutture che ancora oggi sono insufficienti in Sardegna.
Tuttavia, non si può negare che se da un lato è vero che piove poco, è anche vero, però, che questa Giunta ha fatto poco o, se vogliamo, non ha fatto tutto ciò che era in suo potere di fare per far fronte a questa situazione che, bisogna ricordarlo, era ampiamente prevista e conosciuta. Questa è la differenza, cari colleghi della maggioranza, e non è poco rispetto alle giunte del passato. Voi avete ereditato studi già fatti ed aggiornati, avete ereditato analisi e proposte di soluzione. Già nel luglio del 2000 avete approvato un documento che vi dava, come dire, uno spaccato chiaro della situazione e le proposte conseguenti. Avete ereditato consistenti risorse finanziarie ed anche alcune leggi sulla gestione del ciclo integrato dell'acqua, che sono ancora oggi inapplicate. A tal proposito basta leggere il documento che io ho poc'anzi richiamato e che è stato da voi approvato nel luglio del 2000. Questo diceva allora - e oggi la situazione non può che essere peggiorata - che i sistemi di trasporto e di distribuzione di acqua potabilizzata perdevano oltre il quaranta per cento della risorsa per un totale di circa cento milioni di metri cubi annui corrispondenti ad un valore finanziario di oltre 60 milioni di lire vecchie. Diceva anche che la ritardata ed incompleta installazione dei contatori di distribuzione nei comprensori irrigui ha impedito un risparmio d'acqua valutabile in oltre 140 milioni di metri cubi, così come il recupero dei reflui
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
MORITTU (D.S.). Come qualche secondo? Chiedo scusa, dovrebbero essere venti minuti.
SPISSU (D.S.). Forse avete messo il timer a dieci.
PRESIDENTE. C'è stato un errore nel timer, onorevole Morittu, le chiediamo scusa naturalmente.
MORITTU (D.S.). Dicevo anche che la ritardata e incompleta installazione dei contatori in tutti i comprensori irrigui ha impedito un risparmio d'acqua valutabile in oltre 140 milioni di metri cubi, così come il recupero dei reflui, se adottato in tutte le aree più densamente popolate può consentire un risparmio di circa 80 milioni di metri cubi annui che possono essere utilmente utilizzati nell'agricoltura e nell'industria.
Is Arenas è stato pensato e realizzato non certo da questa maggioranza, ma si sa anche che l'Enel continua ad utilizzare l'acqua a fini idroelettrici, e quest'anno, fatto davvero grave ed inconcepibile, ha buttato a mare, tra il dicembre e il gennaio del 2002, oltre cento milioni di metri cubi d'acqua, così come ha denunciato la provincia di Sassari.
Ci chiediamo e vi chiediamo, come mai non è intervenuto, con tempestività ed autorità, il Presidente Commissario per l'emergenza idrica, per impedire questo spreco.
Il nostro giudizio sull'attività svolta dal Commissario è molto critico, poteva fare di più e meglio. Infatti, in questi ultimi tempi, la gestione dell'emergenza idrica non ha certamente avuto i caratteri dell'efficienza e dell'efficacia necessari per affrontare i gravi problemi sul tappeto ma, al contrario, le scelte operative hanno subìto continui rinvii e comunque sono state assunte con grave ritardo.
La struttura operativa del Commissario è rimasta a lungo inutilizzata, abbandonata a sé stessa e svuotata delle risorse tecniche indispensabili per programmare e realizzare gli interventi con l'urgenza necessaria. Stessa sorte è stata riservata al settore idrico dell'Assessorato dei lavori pubblici.
Un'ultima delibera riconosce questa deficienza e cerca di porvi rimedio (stiamo parlando di due mesi fa naturalmente, non certo di tre anni fa, momento in cui questa Giunta si è insediata). L'esperienza non solo sarda, purtroppo, delle gestioni commissariali dell'emergenza, suggerisce il superamento di una politica fondata su una visione provvisoria e temporanea, aspettando la pioggia, perchè questa è la filosofia ad oggi adottata, per un problema che ormai è da considerarsi ordinario, per dare luogo quindi ad una rigorosa azione di governo oggi più che mai necessaria per programmare un uso sostenibile delle limitate risorse idriche regionali.
La mancanza di una chiara strategia di intervento in uno con le continue tensioni politiche all'interno della maggioranza e della Giunta hanno determinato gravissimi ritardi nella programmazione delle risorse POR e dei fondi Cipe nazionali da oltre tre anni assegnati alla Sardegna, che se fossero stati impiegati con tempestività avrebbero determinato un significativo miglioramento dell'attuale drammatica situazione.
Purtroppo il tempo perso ha amplificato i danni causati dalla siccità ed ha in parte vanificato i risultati, certo parziali e non sufficienti, conseguiti grazie alle opere avviate dalla precedente Giunta di centrosinistra.
Lo scenario futuro non invita certo all'ottimismo; alla scarsità della risorsa acqua si accompagna una insufficiente disponibilità di risorse finanziarie, una altrettanto insufficiente capacità di programmazione di spesa, dimostrata in questi tre anni dal governo di centrodestra, ed una evidente difficoltà a portare avanti un disegno di riforma e riordino del sistema del governo delle acque in Sardegna.
Le leggi esistenti non sono certo sufficienti, ma intanto non si applicano. Infatti la mancata attuazione della legge numero 29 del 1997, che prevede la costituzione dell'ambito territoriale ottimale dell'Autorità d'ambito, a cui compete il compito di adottare il Piano degli interventi, ha di fatto impedito una programmazione organica di tutte le risorse da tempo disponibili, riducendole a soli 430 milioni di euro, 860 milioni di lire. A tanto equivale l'accordo di programma quadro che poteva essere ben più consistente, stante le copiose risorse disponibili.
Tuttavia, l'attuale Governo regionale, a riprova della sua inconcludenza e nonostante la diffida comunitaria ad approvare entro il 31/12/2002 il Piano d'ambito regionale, pena la perdita di preziose risorse europee, non ha ancora convocato l'Assemblea consortile per la elezione dell'Autorità d'ambito.
Per rimediare a questi ritardi il Presidente commissario, anziché rivolgersi al Consiglio regionale, si è rivolto al Ministro degli interni, all'ex Ministro degli interni, il quale a richiesta ha emesso una ordinanza che lo autorizza, in sostituzione dell'Autorità d'ambito, ad approvare il Piano nonché ad approvare il Piano stralcio di bacino.
Il Presidente, che qualche giorno fa si dichiarava nazionalitario ed indipendentista, in forza di un consenso elettorale consistente ricevuto in Sardegna, ha calpestato così i suoi poteri autonomistici che, per primo, peraltro, rappresenta, ed ha accettato con condiscendenza e sottomissione l'ordinanza del Ministro che, al di là della demagogica propaganda, non aggiunge significativi poteri a quelli contenuti nelle leggi attualmente in vigore e per di più annuncia il fatto come una concessione straordinaria di poteri quasi a dispetto dello stesso Consiglio regionale.
Di questi poteri ad oggi non si è vista alcuna traccia, né abbiamo notizia di accelerazioni miracolose nella esecuzione delle opere pubbliche in corso. Si parla ancora di ricognizioni e di futuri programmi. Fatti zero!
Sul terreno delle regole, nonostante le sbandierate promesse di riforma degli enti regionali e locali che si occupano della gestione delle acque, la maggioranza di centrodestra non ha adottato un solo atto, né ha manifestato alcuna seria volontà di voler affrontare i problemi relativi ad una riorganizzazione funzionale degli enti di gestione, ma al contrario ha cavalcato ogni spinta localistica inseguendo anche il più piccolo interesse di bottega elettorale.
Il dibattito in corso all'interno della maggioranza sulle diverse ipotesi di soluzioni infrastrutturali appare ancora oggi confuso, contraddittorio e demagogico. Ogni giorno si annunciano soluzioni diverse e contrastanti tra loro. Il sindaco di Cagliari propone il dissalatore, alcuni consiglieri regionali di maggioranza, mossi da interessi di collegio, rispolverano vecchi progetti di dighe, e il Presidente Pili, che pensa in grande, non potendo fare il ponte sulle Bocche, propone futuristici quanto improbabili collegamenti sottomarini con i bacini della Corsica, senza alcuna idea dei tempi, delle risorse necessarie e senza tener conto della effettiva disponibilità della risorsa idrica corsa. Annuncia piani segreti che lasciano immaginare la scoperta di chissà quale pozzo di San Patrizio.
La proposta di collegamento, poi, peraltro mai discussa in Consiglio regionale, né contenuta in atti da esso approvati, appare problematica non solo sotto il profilo della fattibilità economica e dei tempi di esecuzione, ma soprattutto per la inesistenza di fonti finanziarie certe.
L'opera, è vero, è stata inserita quasi di nascosto dal ministro Lunardi, senza alcun parere da parte della Regione, che peraltro, unica Regione italiana, non ha protestato contro la proposta neo-centralista del ministro Lunardi contenuta nelle leggi obiettivo, anzi, come dire, se n'è menato vanto, e poi per che cosa? Per il 2002 sono previsti 33 milioni di euro, cioè 65 miliardi di lire. Una posta finanziaria talmente irrisoria da apparire quasi offensiva. Per finanziare le opere previste nei progetti obiettivo ci vorrebbero ben altre risorse, forse diverse migliaia di milioni di euro.
Il Presidente dice che il collegamento si farà, ma con risorse private, utilizzando il sistema del project financing, il che equivale a dire che non si farà mai, salvo che non si intenda pagare l'acqua a costi insostenibili. Il solo onere energetico per il trasporto sino a Cagliari inciderebbe per oltre un euro a metro cubo. Solo il trasporto e il pagamento dell'energia!
Questa impostazione, noi diciamo, non è solo demagogica ma è soprattutto sbagliata sotto il profilo concettuale prima che politico, perchè affida la soluzione del problema alla sola offerta dell'acqua considerandola inesauribile ed anche disponibile, se la si sa cercare bene, magari in gran segreto, come fanno i bravi rabdomanti. Il bilancio idrico è cioè pensato solo sul versante dell'approvvigionamento senza porsi il problema della disciplina della domanda multisettoriale.
Non serve solo l'acqua, serve anche una politica di governo della domanda e dell'offerta dentro una cornice pianificatoria coerente con un progetto di sviluppo sostenibile.
Noi riteniamo che il problema vada affrontato in modo diametralmente opposto, con minore fantasia propagandistica e con più fatti.
Sono sicuramente coerenti con questa nostra impostazione tutti i programmi di completamento delle opere già avviate, soprattutto di quelle necessarie per eliminare sprechi e perdite nelle reti di trasporto e distribuzione e per aumentare in tempi brevi la capacità di raccolta degli invasi esistenti e per il recupero delle acque reflue.
Il drammatico fabbisogno di alcuni bacini idrografici impone ingenti opere di collegamento tra bacini che si ritiene possano essere realizzate nel breve e medio periodo, tra queste si segnala il collegamento tra i bacini idrografici del Tirso e del Flumendosa…
PRESIDENTE. Qualche minuto per la conclusione.
MORITTU (D.S.). ...per la cui realizzazione si sta concludendo la progettazione esecutiva. Mi dispiace di non poter sviluppare alcune altre considerazioni, chiedo semplicemente 30 secondi, Presidente, per chiudere il mio ragionamento.
Io credo che, conclusivamente, la complessità delle questioni in campo richieda innanzitutto una accelerazione nell'approvazione di un chiaro disegno legislativo che, recependo gli indirizzi comunitari e nazionali, e tenendo conto della particolare situazione della nostra Isola ,sia in grado di definire un quadro di governo solidaristico della risorsa idrica ispirato a criteri di efficienza, di economicità e di equità.
Dall'emergenza alla strategia, ha detto il Presidente. Bene, proviamo allora ad abbandonare la politica degli slogan propagandistici e demagogici per lavorare possibilmente in silenzio, ma fattivamente e concretamente per avviare a soluzione il dramma idrico della Sardegna.
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza numero 256 abbinata alla mozione numero 77, ha facoltà di parlare il consigliere Pinna.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, io non so se riuscirò in cinque minuti ad illustrare i contenuti di questa interpellanza, a cui peraltro ha fatto riferimento il collega Morittu in qualche suo passaggio in relazione al piano segreto del Presidente Pili.
Voglio tentare di schematizzare in tre punti i concetti che vorrei esprimere nell'illustrare l'interpellanza.
Il primo punto è il ruolo della gestione commissariale dell'emergenza idrica, i principi non solo di solidarietà ma anche di equità che occorre introdurre nell'utilizzo della risorsa, ed infine l'improvvisazione nelle scelte che vengono fatte dal Commissario. Questo era un piano segreto, così scriveva l'Unione Sarda il 4 luglio, così l'abbiamo riportato, e soltanto in una conferenza stampa roboante, fatta quindici giorni dopo, il 15 di luglio, ne abbiamo appreso la reale esistenza, e il Presidente Pili ieri si è meravigliato, di fronte alla mozione del collega Giacomo Sanna, della preoccupazione di questo Consiglio che apprende dalla stampa le decisioni che andrebbero prese in quest'Aula. Questo è l'esempio emblematico della gestione commissariale che sta acquistando, a mio avviso, connotati preoccupanti, soprattutto per le decisioni improvvisate che vengono assunte, senza consultare nessuno, una situazione che da provvisoria e straordinaria sta diventando permanente e ordinaria, con tutto quello che implica in termini di decisioni poco trasparenti e sicuramente per niente democratiche, che mortificano il ruolo del Consiglio regionale ed anche quello delle autonomie locali, come è avvenuto in questo caso specifico in cui si è deciso, sopra la testa di tutti, di adottare questa soluzione.
Viene cancellato, e non viene preso più in considerazione nelle decisioni del commissario, il ruolo degli enti locali che sono costretti a subire decisioni di imperio, molte volte fondate su discriminazioni politiche e scelte di potere, e su questo poi torneremo intervenendo sulla mozione.
E` sparito dall'agenda del commissario Pili il federalismo municipale che l'aveva guidato nella sua battaglia da Sindaco, per affermare i nuovi accentramenti di poteri nella Regione e nel ruolo del commissario straordinario. Ed infine, altro aspetto inquietante, che voglio aggiungere rispetto a quanto dovevo dire, che è emerso dall'incontro che abbiamo fatto poco fa durante l'interruzione del Consiglio con i lavoratori messi in mobilità dalla Gecopre, che produce tubi in cemento per distribuzioni idriche - e questo ci deve far riflettere sulla gestione degli appalti che sta conducendo il commissario per l'emergenza idrica - c'è un'offerta della Gecopre di 119 Euro per metro per i tubi in calcestruzzo, diametro 600 millimetri, e la scelta del commissario, che sembrerebbe affermarsi - poi è tutto da verificare, ma il commissario farebbe bene a smentire queste cose - è quella di rivolgersi a società esterne per forniture di tubi in ghisa, che hanno le stesse caratteristiche, se non peggiori, come ci dicevano, a 250 Euro al metro. Allora anche questo aspetto della gestione commissariale, per quanto riguarda gli appalti, ci preoccupa per la poca trasparenza delle azioni.
Il secondo punto che voglio sottolineare è quello dell'equità e della solidarietà. Si dice: "Chi ha acqua la deve dare"; l'acqua, lo confermiamo in questa circostanza, è un bene comune, è una sorgente di vita, che non può essere utilizzata esclusivamente da chi vive nel territorio sotto il quale scorre. Le acque non sono, in questo caso, degli iglesienti, come affermava il Presidente Pili, che voleva fare le barricate quando aveva costruito l'autostrada dell'acqua, per rifornire la città di Iglesias, autostrada nella quale non è passata finora una sola goccia d'acqua, grazie alla quale, però, lui si è fatto la campagna elettorale per le elezioni regionali.
Ed allora il problema della solidarietà è un problema di equità. Certamente, chi ha più acqua la deve dare, ma non esiste, Presidente Pili, non può esistere solidarietà senza equità nella distribuzione di questa risorsa fondamentale…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pinna.
PINNA (Gruppo Misto). Rispetto all'equità io voglio soltanto ricordare che l'emergenza per Cagliari è nata a seguito di una restrizione della distribuzione di sei ore al giorno, mentre ad Iglesias l'acqua viene distribuita da sei ad otto ore al giorno e tutti devono munirsi di serbatoi e autoclavi, e molti quartieri sono riforniti con le autobotti, per esempio la frazione di Corongiu. A Carbonia sono riforniti con le autobotti, c'è il razionamento dell'acqua. Ma la cosa drammatica è la difficoltà, addirittura, di approvvigionare le strutture ospedaliere. Voglio concludere, ritornerò dopo su questo, Presidente, perché non ho tempo di trattare il terzo punto, quello dell'improvvisazione delle scelte tecniche, concludo, per rappresentare le situazioni che si vivono in quei territori, con la dichiarazione del Sindaco di Narcao, non di un Sindaco vicino a me, Gianni Melis, che dice: "E` una vergogna, ogni volta ci vengono dette cose diverse, intanto la crisi idrica è sempre più grave ed in prima linea ci sono solo i sindaci. L'altro ieri siamo stati ricevuti dal commissario straordinario, al quale abbiamo esposto i nostri problemi senza però portare a casa alcun risultato concreto". Questo è il risultato dell'opera del commissario per l'emergenza idrica. Questa è l'equità che si è tenuta in conto nella decisione di portare l'acqua a Cagliari. La solidarietà sarebbe andata bene, ma questa è una scelta priva di equità perché lascia quelle popolazioni in una crisi fortissima, e poi, dirò dopo, visto che c'è la possibilità di reintervenire sulla seconda mozione, che questa è una scelta scellerata perché non ha presupposti tecnici, anzi rischia di creare un grave danno ambientale.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola debbono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento..
E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Grazie Presidente e colleghi. Vi devo dire che questi otto mesi sono stati per me otto mesi di sofferto silenzio su una materia così importante per l'economia e lo sviluppo della Sardegna. Abbiamo sentito tanti "tuttologi", tanti novelli rabdomanti senza bacchetta, tanta gente che ha parlato di questi problemi dimenticando tutto quello che è avvenuto in Sardegna in questi trenta - quarant'anni, e soprattutto in questi ultimi anni. Gli studi, le idee, i progetti, le energie, il sudore consumato per fare dell'acqua un motivo dominante della nostra economia.
Noi ci occupiamo del presente, ed è sicuramente questo il nostro compito precipuo, ma questo serve se ci dobbiamo proiettare nel futuro, perché il vero obiettivo di una classe dirigente dovrebbe essere quello di non perdere la memoria, ma senza soluzione di continuità andare avanti, a meno che non si ritenga che quanto fatto fino adesso non vada bene, vada modificato, vada emendato, vada corretto. Ma lo si dica. E questo è ancora più forte quando si parla di emergenza. Tutti quanti noi sappiamo che l'intesa istituzionale di programma del 1999 non prevedeva accordi specifici in materia di risorse idriche.
Successivamente, nel mese di marzo del 2000, chi vi parla fece un'intesa, ampliando l'individuazione di un'ulteriore accordo di programma riguardante risorse idriche ed opere fognarie depurative. Il perdurare dell'emergenza idrica aveva portato fin dal 1996 ad individuare nel capo della presidenza della Regione la figura del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna, con poteri di accelerazione delle procedure amministrative, per l'attuazione degli interventi rientranti nei programmi del Commissario stesso ed approvati dalla Giunta regionale. Questo ha portato al riconoscimento, da parte dello Stato, della inderogabile necessità di portare a soluzione il problema del deficit strutturale della Sardegna in materia di acque, attraverso una iniziativa congiunta Stato - Regione. Il sessennio programmato dall'Unione europea, che è in corso, si prestava con particolare favore all'approntamento di un accordo di programma quadro specifico per la disponibilità consistente di risorse finanziarie che, se bene canalizzate ed integrate da altre in un programma organico e sistematico, avrebbe potuto consentire il raggiungimento dell'obiettivo di pareggio di bilancio tra dotazione d'acqua e consumi.
Il programma che esiste, ed è in possesso anche del Consiglio regionale, nasce da questa consapevolezza e dalla considerazione di come occasioni quali quella attuale non si possono presentare in futuro dopo l'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1. La necessità di mettere a punto un programma regionale sulle risorse idriche, organico e sistematico, ha comportato la necessità di procedere secondo una logica rigorosamente razionale, basata sulla ricerca dell'equilibrio dei bilanci idrici nelle diverse aree dell'Isola e soprattutto pensando ad attuare i principi della solidarietà (trasferimento di risorse da aree ricche ad altre meno fortunate) e della sussidiarietà (partecipazione dei territori alla scelta di programmazione); principi questi che sono fondanti dell'intervento dell'Europa a favore dei suoi territori.
Del principio di sussidiarietà è in particolare permeato l'intervento del quadro economico di sostegno 2001 - 2006, che è la fonte finanziaria più importante a sostegno di questo programma.
Il richiamo, infatti, alla costituzione degli ambiti territoriali ottimali, e all'individuazione dei servizi idrici integrati, quale condizione affinché una parte consistente di quel programma potesse essere presentato in sede europea, in particolare gli interventi previsti nel gruppo o area 3 per il 2006, di 2026 miliardi, è coerente con quanto da anni richiesto alle regioni dallo Stato circa l'inderogabile applicazione della legge 36.
Per contemperare queste esigenze di natura in pari tempo organizzativa, gestionale, istituzionale e tecnica, sono rimaste inascoltate molte richieste e raccomandazioni per interventi infrastrutturali, perché, attenzione, l'acqua è una grande risorsa, ma anche un grande business, e quindi bisogna anche stare attenti alle scelte che noi facciamo. Si è tenuto in costante riferimento l'orientamento e gli indirizzi del Consiglio regionale attraverso gli atti di pianificazione e programmatici del recente trascorso.
Questo è il nostro programma; questo è deliberato dalla Giunta regionale, questo è lo stralcio, firmato dall'Assessore Ladu e dall'Assessore Pani, dell'intesa istituzionale di programma tra Governo e Regione autonoma della Sardegna: approvazione della proposta di prima tranche dell'accordo di programma quadro risorse idriche. Queste sono le schede che in una lavagna luminosa chi vi parla avrebbe dovuto presentare al Consiglio regionale. Che cosa sono queste schede? Sono gli obiettivi generali del programma, cioè colmare il grave deficit di bilancio idrico attraverso interventi economici efficienti ed efficaci; completare il sistema depurativo e fognario per il miglioramento della qualità dell'acqua; armonizzare gli interventi di cui ai punti precedenti attraverso un processo finanziario e procedurale coerente con il programma dell'Unione Europea Nazionale; rispondere ai requisiti di riorganizzazione del comparto, premessa indispensabile per accedere ai finanziamenti strutturali dell'Unione Europea e nazionali. Questo è il riferimento dell'analisi dei fabbisogni, le quattro zone idrografiche che ricomprendono l'intero territorio della Regione, questa è l'utenza di riferimento per il calcolo dei fabbisogni, per l'utenza civile al 2015, per l'utenza turistica al 2015, per l'utenza irrigua incrementata del 13 per cento, proprio tenendo presente il nuovo modello di sviluppo che vedeva nell'agricoltura un ampliamento delle zone irrigate.
Queste sono le priorità e gli obiettivi specifici posti a base del piano: il contenimento dei costi di investimento per unità d'acqua, il saldo dei bilanci in pareggio, l'attuazione della legge 36, l'adeguamento degli impianti di depurazione alle norme di legge.
Queste sono le articolazioni degli interventi per funzionalità e coerenza con i programmi finanziari. Questi sono i fabbisogni della Sardegna per quanto riguarda le utenze civili, le utenze turistiche, le utenze irrigue, le utenze industriali. Questi sono i costi del programma e le risorse finanziarie calcolate in 5207 miliardi, e queste sono le risorse disponibili per quanto riguarda il POR, per quanto riguarda le aree depresse, per quanto riguarda i fondi Cipe, per quanto riguarda la finanziaria dello Stato 2001, per quanto riguarda gli importi regionali 2001 e 2003.
Questi sono i cofinanziamenti dei privati, da attuare per portare le cifre da 3640 miliardi a 5207 miliardi, fissati in sede di intesa Stato - Regione. Questa è l'organizzazione del programma, e il riconoscimento a Pili, da parte dello Stato, che le prerogative del commissario dell'emergenza idrica non fossero limitate all'emergenza, ma riguardassero anche i bisogni strutturali, l'avevamo anche noi richiesto al Governo nazionale, per avere maggiori poteri; se noi infatti continuassimo a intervenire come stiamo intervenendo abitualmente, con i sette controlli, con le gare d'appalto, senza mezzi efficaci ed efficienti subito, non potremmo mai risolvere i problemi dell'acqua, per cui avevamo indicato delle procedure e delle articolazioni delle attività e dei soggetti per accelerare queste procedure per fare in modo che questo programma che prevede la soluzione del problema dell'acqua nei prossimi venti anni fosse attuato.
PRESIDENTE. Qualche secondo all'onorevole Floris.
FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Mi rendo conto, Presidente, che la sede non era questa. Ho voluto cogliere l'occasione della discussione di questa mozione, per rendere edotto il Consiglio regionale di che cosa è avvenuto, di quello che sta avvenendo ed anche, se mi consente, di che cosa stiamo parlando, perché molte volte nel corso di questo dibattito, mi è venuto il dubbio che stessimo parlando di birra Ichnusa anziché di acqua.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sinceramente mi viene male intervenire, perché, dopo aver sentito l'onorevole Floris, mi ritorna immediatamente alla mente ciò di cui ieri stavamo discutendo in quest'Aula, cioè la non conoscenza degli atti, degli accadimenti, l'impossibilità di esserne partecipi. Sono diritti che ogni consigliere regionale credo debba avere, e guai se non fosse così. Ci sono atti - ed è stato dimostrato e il Presidente Floris li ha appena citati- intese di programma, studi fatti, elaborati, soluzioni proposte, su un problema che sta gettando l'Isola nella più assoluta disperazione. E siccome le firme su quelle intese di programma non sono solo dell'onorevole Floris, ma c'è anche la firma, dell'onorevole Ladu, che quindi ne era a conoscenza, che fa parte anche di questo Esecutivo, vorrei capire perché ancora oggi si faccia finta di niente e non si renda partecipe il Consiglio di tutto ciò che è stato fatto sino a questo momento, perché si debba portare l'argomento in Aula attraverso la solita mozione e solo oggi ci vengono forniti i dati che da tempo chiediamo e che non ci venivano dati.
Questo dispiace perché, effettivamente, non si riesce a trovare alcuna giustificazione, e che lo dica io dai banchi dell'opposizione può apparire anche strumentale, ma è avvilente che anche gli amici che siedono nei banchi della maggioranza, non sappiano niente di tutto ciò che è stato detto pochi minuti fa e ben altro che forse salterà fuori se, come spero, finalmente questo Consiglio si riapproprierà del suo ruolo. Ed allora, siccome ieri sono state usate anche parole forti, e io non sono abituato a calunniare nessuno, e delle affermazioni che faccio mi assumo sempre e comunque le responsabilità, devo dire che ci sono due storie politiche diverse, Presidente Pili, e la mia storia politica nel Partito Sardo d'Azione è facile da riconoscersi, mentre la sua è abbastanza giovane, lei aveva un'altra appartenenza, che era quella del vecchio Partito socialista, oggi ha questa, niente di strano. C'è chi salta da una parte all'altra con facilità, immagini se mi devo scandalizzare per questo, è la vita politica di ognuno di noi, della quale ognuno è orgoglioso, perché non deve esserlo? Finché ne risponde direttamente lo è, però quando io parlo di subalternità, lei non se la deve prendere a male, perché io la subalternità l'ho attribuita ieri addirittura anche ad un protagonista della vita politica regionale nel '78, il cui spessore politico non è minimamente in discussione, e neanche la mia stima personale, per dimostrare che la subalternità è una caratteristica ormai storica di quest'Aula, perché chi ha la testa a Roma non può pensare di essere un uomo libero, perché le imposizioni arrivano in continuazione, come ho dimostrato ieri. Oggi, mi sono documentato leggermente di più, visto il suo stimolo. perché; se c'è una delibera del CIPE, e nella mozione è citata - sto parlando della delibera del 2001, la numero 21 - che richiama il collegamento idrico fra i bacini della Corsica, e lo stesso Ministro ne è il fautore - sto parlando del Ministro delle infrastrutture Lunardi - e lei riferisce a quest'Aula che non ha mai preso una decisione del genere, questo è ancora peggio, perché i poteri autonomistici non sono qualcosa di astratto. Il Ministro di turno non può, in un comparto come questo, decidere, nel silenzio più assoluto, che si deve realizzare un'opera di quella portata, in terra straniera. Non è cosa di poco conto, nel modo più assoluto. Lei è partecipe di queste decisioni, perché non poteva non conoscere quegli atti e sa benissimo anche della delibera successiva citata nella stessa mozione, per quanto riguarda il finanziamento dello studio - stiamo parlando di 33,5 milioni di euro - quindi è un qualcosa di reale che sta avvenendo, che si sta concretizzando. Lei non rilascia mai dichiarazioni sul collegamento con la Corsica, ma nel Dpef lo cita.
Il Dpef l'ha presentato la Giunta, quindi non è un qualcosa che lei non conosce e quando dice: "In questo quadro di stretto rapporto con la Corsica va perseguita anche una soluzione più volte prospettata, per la quale la Corsica ha già mosso importanti passi" il riferimento è al collegamento idrico fra la Corsica e la Sardegna, progetto da sottoporre all'attenzione dei Governi nazionali. Questo lo dice lei nel Dpef, quindi è certamente qualcosa che le appartiene. Ma, come è scritto ne "L'Unione" di mercoledì 17 luglio di quest'anno, lei nelle dichiarazioni fatte a Roma ha detto: "Il collegamento idrico con la Corsica, se si farà, partirà in regime di project financing e non costerà niente alle casse della Regione". Ma è pur vero che, oltre alle inadempienze per quanto riguarda la costituzione dell'autorità d'ambito, e per ciò che è il mercato dell'acqua e per quello che diventerà sempre più, col passare del tempo, il business credo che sia l'obiettivo di chi fa investimenti. Pertanto sulla risorsa "acqua" credo che ognuno di noi debba fare, certamente, maggiore attenzione. Siccome lei non ha mai voluto esprimere un parere sulla Corsica, il martedì 25 del mese di giugno, in una intervista all'Obiettivo, non più a "L'Unione" lei testualmente dice: "Le soluzioni sono almeno sei, ma da realizzare con strategia: la diversificazione delle fonti, compresa la depurazione, l'individuazione di risorse sotterranee, l'interconnessione degli invasi e il collegamento con la Corsica".
Quindi, il Dpef gliel'ho ricordato, le sue dichiarazioni programmatiche non c'è bisogno di ricordargliele perché la Corsica era puntualmente citata, la cosa più importante è che ho una sfilza di queste rassegne stampa e citano le sue parole sulla Corsica e quant'altro. Ma se non fosse sufficiente questo, posso ricordarle che ci sono anche gli interventi, e non potevano mancare, dell'onorevole Ladu. "Acqua dalla Corsica. Ladu frena Pili". I dubbi di Ladu riguardano anche alcuni aspetti tecnici:. "Prima bisogna completare gli studi di fattibilità e non potranno essere pronti prima del 2003, a quel punto occorrerà costruire almeno due invasi in Corsica ben sapendo che… .
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). I tempi necessari non saranno inferiori ai dieci anni". Ladu, che certamente è più vicino a San Tommaso, organizza una spedizione - vero onorevole Ladu? - e manda dei tecnici in Corsica, così c'è scritto sulla rassegna stampa, per visitare, vedere, toccare con mano la fattibilità di questa eventuale operazione. E allora, se l'Assessore manda i tecnici, pur non essendo d'accordo sul collegamento con la Corsica, se il Presidente ne parla in tutte le sue dichiarazioni, da quelle programmatiche, al Dpef, a quelle apparse sulla stampa - e facendo una ricerca ne troverei ben altre - questo dimostra ampiamente, che al di la delle decisioni del Ministro Lunardi, questa è una strategia che volete personalmente portare avanti. Io non ho problemi, anche se sono contrario e ho le mie buone ragioni, ma vi siete mai permessi di investire quest'Aula di questo problema? Volete dirci quelle che sono le priorità o ce le dobbiamo far dire dal Presidente Floris? Diteci quali sono per voi le priorità, se è la rete di distribuzione, se sono tutte le soluzioni di questo mondo, perché alla fin fine devo pensare che, invece di bombardare le nuvole, dovremmo occuparci di chi ha la testa sulle nuvole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Pochi minuti, signor Presidente e colleghi. Voglio dire poche cose che poi sono le stesse cose che sono contenute nella mozione che il Consiglio regionale sta discutendo. Una ripetizione? No. Se volete, una sottolineatura ed un richiamo. Le mozioni sul tema della siccità, della crisi idrica, del dramma più complessivo della condizione di vita e della produzione in Sardegna che tutto questo richiama e comporta, hanno avuto e hanno, come ben si vede, un indubbio merito, quello di tenere il Consiglio regionale a discutere nel merito queste questioni gravissime per la Sardegna, mentre i contadini, gli agricoltori, i pastori disperati occupano i municipi, mentre i cittadini e le famiglie sono assillati da questa difficoltà che incide profondamente e pesantemente nelle loro condizioni di vita, mentre molti comparti della produzione sarda sono o stanno per essere precipitati in una crisi grave. Un esempio per tutti: in questa stagione un tempo i caseifici chiudevano perché diminuiva la produzione del latte, o quasi cessava, ed ovviamente i caseifici chiudevano per mancanza di latte come è ovvio, ora i caseifici, un esempio per tutti il caseificio del Gerrei, di una delle zone più povere della Sardegna, è chiuso da tempo non per mancanza di latte ma per mancanza di acqua. Chi l'avrebbe pensato, non dico chi l'avrebbe detto, qualche decennio fa, che un caseificio si sarebbe dovuto chiudere, non perché mancava il latte, la materia prima, ma perché mancava l'acqua?
Il Consiglio regionale, quindi, meno male, è tenuto a discutere di queste cose, e a discuterne per davvero e a discuterne sul serio, per cui le cose che in questi giorni abbiamo sentito sono davvero, prima che offensive, del tutto gratuite e superficiali. Si è parlato di perdita di tempo, di aria fritta, ma quale aria fritta? Non si è detto "pestare acqua nel mortaio", perché acqua non ce n'è.
E la maggioranza è voluta sfuggire finora ad un confronto serio; io richiamo i termini della mozione per porre solo una domanda, ripetuta tante volte quanti sono i punti contenuti nella mozione: ma perché un consigliere regionale, se non è accecato dal pregiudizio e dalla totale insensibilità al tema, perché mai un consigliere regionale dovrebbe non votare o contrapporsi ad uno qualsiasi dei sette punti che sono contenuti in questa mozione che il Consiglio sta discutendo? Il primo punto dice che la Giunta porti al Consiglio per la valutazione e l'approvazione, per avere il sostegno e quindi la forza politica ed istituzionale che deve essere data ad un documento programmatico e di indirizzo che contenga le strategie complessive di intervento che sono necessarie; è un punto stravagante questo o non è un punto serio, utile all'azione di governo?
Quali cose questa mozione chiede con questo assunto, se non all'incirca, credo, in parte, non so se tutto, quello che poc'anzi il Presidente Floris ha per suo conto, riferito a quest'Aula? Ha parlato di studi, di tabelle, di elaborazioni, di proposte, delle quali il Presidente Floris è a conoscenza, perché era Presidente e di cui voi siete a conoscenza perché siete oggi il Governo, e di cui il Consiglio non sa. E perché non deve sapere? E perché non deve essere, sulle cose giuste, anche consenziente, e quindi dare più forza all'iniziativa che la Giunta, per davvero, volesse assumere? Naturalmente che siano iniziative realistiche, coerenti, utili alla soluzione del problema.
La mozione, quindi, ha alleviato finora la sofferenza o il sofferto silenzio, come egli l'ha definito, del Presidente Floris, speriamo che possa alleviare anche la sofferenza meno silenziosa degli agricoltori, dei cittadini, delle famiglie che, invece, protestano vivacemente, e meno male, per queste carenze.
Il punto due della mozione richiama la predisposizione di un programma straordinario sulla questione. Programma straordinario che sicuramente c'è, anzi ci sono tanti elementi di programma e di straordinarietà che alla fine, magari, non è un programma, è di tutto un po', tutto e il contrario di tutto, che invece di arrecare beneficio può comportare danno. Ma a dire alla Giunta "Porta un programma che sia coerente, efficiente rispetto allo scopo", che male c'è? Dov'è l'aria fritta? Dov'è la demagogia? Dov'è l'inconcludenza? Perché un consigliere regionale non dovrebbe chiedere questo alla Giunta? Chi è all'opposizione perché ha meno strumenti di conoscenza, chi è in maggioranza a maggior ragione lo dovrebbe chiedere, perché, oltre al giusto esercizio del diritto di controllo e di indirizzo dell'attività parlamentare, dovrebbe chiedere anche quel di più di partecipazione alle azioni del suo Governo, che invece pare manchi del tutto. Valga per tutte la denuncia ferma, e direi anche doverosa, meno male, che poc'anzi ha svolto il collega, in questo caso lo chiamo collega e non più Presidente, perché è in qualità di consigliere regionale che il Presidente Floris ha esposto i dati e anche la sua denuncia nei termini che voi avete sentito.
Il terzo punto dice esattamente quello che ha detto poc'anzi il Presidente Floris, che la Giunta porti in Consiglio ed in ogni caso dia avvio alla realizzazione delle opere previste dall'accordo di programma quadro. Che accordo è, se non funziona? E che programma è, se non si sviluppa? E che quadro compone, se non si vede? E questo punto dice esattamente: "Date avvio a quelle iniziative in quell'accordo considerate", in quell'accordo recentemente approvato, esattamente con i tempi e i termini con i quali il collega Floris poc'anzi ha riferito al Consiglio.
Il quarto punto dice che diate corso alle procedure per l'elezione dei componenti dell'Assemblea dell'ambito territoriale ottimale, cioè di quell'organismo che presiede o dovrebbe presiedere alla migliore definizione non solo delle esigenze ma degli interventi programmati, definiti e coordinati nei diversi territori della Regione, adempimenti che derivano da leggi e da normative comunitarie, quindi adempimenti che richiamano atti dovuti. Perché un consigliere qualsiasi, non solo di minoranza ma anche di maggioranza, non dovrebbe richiedere l'avvio delle procedure utili ad accelerare la soluzione del problema?.
Il quinto punto richiama la necessità di rivendicare dal Governo nazionale le risorse indispensabili per la realizzazione delle infrastrutture. E perché mai non lo si dovrebbe fare? Il sesto punto richiama la rivendicazione della competenza primaria della Regione in materia di interconnessione delle infrastrutture e del reperimento dell'acqua in riferimento alla connessone Sardegna-Corsica. Pare abbia deciso un programma governativo, non avrebbe deciso la Regione, c'è polemica, si approfondisca. È utile, non è utile? Ma intanto chi lo deve definire questo se non la Regione interessata, e cioè la Sardegna? Volete sottrarvi anche a questo compito di verifica di utilizzo...
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
COGODI (R.C.). E da ultimo, il settimo punto, chiede di revocare le vecchie concessioni all'ENEL in attuazione dell'articolo 16 della legge 17 del 2000, cioè l'attuazione di una legge per recuperare una competenza, per recuperare un potere, per recuperare risorse e porsi il problema che l'energia oggi può essere prodotta non solo in quella forma e con quei costi e con quei metodi, ma anche con altri, e si aprirebbe un altro capitolo.
Conclusivamente, a me pare che questa mozione contenga elementi così concreti, così realistici, così misurati, così utili per cui non vedo la ragione se non, ripeto, la furia che acceca non solo la vista ma anche l'intelletto, che è il pregiudizio e anche la supponenza e l'arroganza di chi presume di essere nel vero solo perchè conta occasionalmente numeri per esprimere una Giunta, quando invece qui c'è una grande utilità che è un potere di indirizzo che il Consiglio esercita a tutela dei poteri e dei doveri del Consiglio, ma soprattutto a sostegno della grande causa per la quale credo il Consiglio regionale si sta impegnando, si sta battendo e per la quale meriterebbe di avere anche qualche elemento di successo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.S.S.-SARDISTAS). Presidente, colleghi, il problema della drammatica crisi idrica che sta colpendo, oramai da decenni, la Sardegna, e che oggi abbiamo sotto gli occhi in tutta la sua drammaticità è un problema che deve necessariamente essere inquadrato in un contesto più ampio di quello isolano, perchè la desertificazione, come tanti prima di me hanno già detto, è un fenomeno naturale dei tempi moderni, che investe quindi immense aree del nostro pianeta, non soltanto la nostra Isola dunque. Certo tutto questo non ci consola, non può consolarci, anzi ci obbliga a ragionare con maggiore lucidità, a trovare soluzioni che siano il più possibile risolutive, le più ponderate, le più lucide e tempestive.
La diminuzione della piovosità non può essere un pretesto per ricorrere all'arma del fatalismo e sostenere che poco o nulla quindi possiamo fare, perchè questo non è assolutamente vero. Il governo della Sardegna, unito a quello nazionale, in una calamità che investe almeno la metà del nostro Paese, può davvero fare qualcosa per risolvere questa crisi idrica che, come sostengono gli esperti, sarà sempre più grave. E' un problema che non riguarda soltanto la poca acqua da bere, o quella che usiamo comunemente per lavarci, ma che mette in crisi l'intero sistema economico. Senz'acqua, ovviamente, non c'è agricoltura, ma non c'è industria, e non ci può essere neanche turismo. Senz'acqua non c'è lavoro e non c'è nemmeno vita, e noi abbiamo a cuore gli agricoltori così come gli operatori turistici e gli operai delle industrie.
La strada che la Giunta ha scelto, supportata dal lavoro dell'intero Consiglio, che non può essere e non è diviso certamente su questi temi, è prima di tutto la strada del buonsenso, perché con il buonsenso bisogna procedere e individuare quanto prima i rimedi. Il Presidente Pili e la Giunta hanno individuato un programma pluriennale di intervento per far sì che il problema idrico della Sardegna non abbia più queste conseguenze disastrose. In ogni caso, separerei quelli che schematicamente sono i bisogni di oggi e quella che invece è la programmazione di domani.
Ai bisogni di oggi bisogna dare una risposta subito, se non vogliamo che centinaia di migliaia di sardi finiscano in rovina; una risposta subito, quindi, con delle misure eccezionali: cisterne, prelievo dai pozzi, uso di risorse nascoste da ricercare. Nell'emergenza si può fare soltanto questo, ma fosse anche pochissimo va fatto subito, prima che la terra diventi secca come i nostri rubinetti.
Che le colpe siano degli uni o degli altri, del passato o del presente, io credo che sia arrivato il momento di mettere da parte il passato, lo lasciamo stare in questo momento, nessuno può volere davvero la nostra rovina. Per quanto riguarda la programmazione fuori dall'emergenza, questa è un'altra cosa e va fatta però anche questa in tempi rapidi, non biblici, in un dibattito che non può non toccare il Consiglio regionale, e poi le decisioni vanno attuate, monitorate nei tempi, in ogni caso e comunque rapidamente.
Per avere sempre l'acqua che, non dimentichiamolo, è la prima delle infrastrutture, dobbiamo mettere insieme risorse finanziarie, moltissime, senza ombra di dubbio, e i migliori cervelli, sardi e non, se necessario anche andandoli a cercare in altre zone del mondo; il nostro sviluppo, quello delle prossime generazioni, dipenderà in larga misura dall'acqua. Ecco perchè occorre programmare seriamente oggi, per avere acqua, nonostante i cicli della natura ormai alterati, negli anni che verranno. Di quanto il Presidente Pili e la Giunta stanno già elaborando ci preme sottolineare alcuni punti in termini di proposte operative.
Punto primo, si deve cominciare ogni opera di programmazione contando non con approssimazione eccessiva i bisogni del sistema Sardegna: popolazione, industrie, campagne, turismo e così via. Soltanto se conosceremo i nostri bisogni potremo studiare il problema e sapremo come far fronte all'emergenza.
Punto secondo, un piano organico delle acque è imprescindibile, e in questo concordo con quanto hanno affermato anche molti esponenti dell'opposizione, in testa l'onorevole Selis. Un piano organico significa tenere conto delle dighe che già esistono, di quanto funzionano, delle dighe programmate, se proprio necessarie da realizzare, e soprattutto realizzare una interconnessione nord-sud,est-ovest. Significa tenere conto delle reti da sistemare, sostituire, collegare, aggiungere, per dare acqua così a tutta la Sardegna.
Un piano organico significa soprattutto programmare anche importando modelli da altri Paesi che hanno già affrontato ed in parte risolto questa grave emergenza. Oltre ai dissalatori esistono anche altre tecnologie brevettate ed adottate che permettono di ricavare acqua dall'aria, dall'azoto. Mandiamo i nostri esperti a studiarle, valutiamone serenamente quelli che possono essere i costi e la loro complessità, ma facciamolo, programmiamo, studiamo da persone serie quali siamo o vorremmo essere tutti.
Terzo punto, le industrie e le campagne consumano troppa acqua rispetto a quella che abbiamo a nostra disposizione; bene, io credo che una regione in emergenza, una regione con l'acqua alla gola, soltanto metaforicamente sia ben chiaro, debba chiedere allo Stato il concorso straordinario per individuare tutte quelle disposizioni che favoriscano le industrie e le aziende agricole che riciclano l'acqua.
Bisogna spiegare a chi lavora con l'acqua che essa può diventare un bene pressoché inesauribile; si può riusare, lavare, riciclare per mille usi. Forse è un problema culturale; bene, allora superiamolo insegnando l'uso dell'acqua ed aiutiamo con leve fiscali chi riusa l'acqua; educazione al risparmio quindi, spunti per ragionamenti più grandi da mettere insieme in un unico quadro.
Se la maggioranza prima di tutti e il Consiglio nel suo insieme sapranno cogliere l'essenza del problema, e cioè che la soluzione del problema acqua è di importanza vitale per tutti i sardi, avremo conseguito il più grande risultato conseguibile per la Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, io credo che la mozione abbia avuto già in questo dibattito un grande merito, e cioè di portare in Consiglio una discussione che, in qualche modo, si sta svolgendo in altre sedi.
Il primo punto del dispositivo della mozione dice: "impegna il Presidente e la Giunta regionale a sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale un documento programmatico e di indirizzo contenente le strategie complessive e le proposte di intervento necessarie per affrontare e risolvere il dramma dell'emergenza indicando modalità, tempi di esecuzione e risorse finanziarie". Io credo che questo sia sicuramente fondamentale. Io avrei preferito, per esempio, relativamente alla questione dell'emergenza che il Presidente della Giunta, il commissario straordinario all'emergenza idrica, avesse, di iniziativa del Governo regionale, portato in Consiglio le sue intenzioni per affrontare questo drammatico problema. E credo anche che questo problema non possa essere affrontato, come dire, in termini demagogici, così come sta avvenendo da qualche parte.
Io credo che ci voglia molto buonsenso e che sia necessario partire dal presupposto che l'acqua è una risorsa che riguarda tutto il popolo sardo, che non ci possono essere campanilismi di sorta, e quando si intraprendono iniziative è necessario anche che queste iniziative intraprese siano suffragate da dati di carattere scientifico e tecnico. Mi riferisco in modo particolare alla proposta del trasferimento delle acque delle miniere verso Cagliari. Io non sono contrario a questo utilizzzo dell'acqua delle miniere dell'Iglesiente. Credo però, signor Presidente, che sarebbe stato più corretto, più giusto, più serio mettere il Consiglio regionale nelle condizioni di sapere quali studi siano stati fatti per utilizzare queste acque e a che conclusioni sono arrivati, dopodiché ognuno di noi, per coscienza, per responsabilità, per serietà, credo che forse avrebbe dato un parere abbastanza favorevole, cioè avrebbe accettato anche questo tipo di proposta.
Però tutto ciò non può concludersi in questo dibattito; io spero ed auspico che la Giunta e il Presidente, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, siano nelle condizioni di portare in Aula tutto il piano per gli interventi di carattere straordinario. Perché, badate, alcune cose si possono già fare; io vengo da un territorio, cari colleghi, dove l'emergenza idrica è ormai permanente, e mi pare, al di là delle responsabilità che possono aver avuto governi precedenti, che anche questo governo non voglia affrontare alla radice il problema.
Faccio alcune considerazioni; signor Presidente, due anni e mezzo fa avevo presentato una interrogazione, prima al Presidente Floris, poi all'assessore dei lavori pubblici Ladu, relativamente ad un invaso che è costruito ormai da quindici anni, che sta in quel di Siliqua, mi riferisco alla diga di Medau Zirimilis, il quale invaso non riesce ad invasare - scusate il bisticcio di parole - neanche un litro d'acqua. E lei, più volte, nella risposta all'interrogazione e in colloqui privati, si è impegnato ad affrontare e risolvere questo problema. Ed io credo che, nel sistema Sulcis, con un invaso in più, cioè con una diga che è capace di contenere circa dodici milioni di metri cubi d'acqua, la situazione che stiamo vivendo oggi probabilmente non l'avremmo di fronte. Così come credo che sia utile e necessario fare il punto della situazione. Abbiamo parlato dell'acqua delle miniere, ma, voglio dire, qualche risorsa importante è presente nel Sulcis; come viene utilizzata, per esempio, la sorgente di Su Pupusinu, che potrebbe essere il nostro Cologone? E' tutta acqua che va a mare. Come viene utilizzata l'acqua della miniera di Montega, acqua che va a mare? Come viene utilizzata l'acqua di Su Benarzu, acqua che viene utilizzata solo in parte?
Allora, io mi chiedo, signor Presidente, ma vogliamo davvero esasperare gli animi, così come è accaduto l'altro ieri nella riunione con i sindaci del basso Sulcis? State attenti perché sull'acqua non si può avere una contrapposizione campanilistica, l'acqua è un patrimonio ed un bene di tutti, ed io ho la sensazione che voi in qualche misura stiate esasperando la situazione per arrivare a poter fare le cose senza nessun tipo di controllo.
Già stamattina, ci è stato rappresentato il problema dei lavoratori della Gecopre e dei lavoratori della Vianini. Su quarantacinque dipendenti, alla Gecopre, è arrivata la richiesta di mobilità per trentacinque dipendenti, alla Vianini sono stati addirittura licenziati. Anche questo è un film già visto! La Gecopre, per intenderci, costruisce tubi in calcestruzzo; la Vianini idem. Ogni qualvolta c'è il problema dell'emergenza idrica questi aspetti si intrecciano. Nei capitolati si scelgono talvolta tubi in acciaio e in ghisa, e in Sardegna non c'è nessun produttore di questo tipo, ecco che allora le aziende che costruiscono tubi in calcestruzzo si allarmano.
Io, signor Presidente - e mi rendo conto che non è una cosa di facile soluzione - non sto chiedendo in qualche misura di favorire le imprese sarde, però dico che comunque dobbiamo mettere queste imprese nelle condizioni di poter lavorare e di non licenziare nessuno e di non mettere in mobilità nessuno. Così come si è fatto nei primi anni '80, quando, con la precedente emergenza idrica, si sono trovate delle soluzione adeguate; in alcune zone si sono utilizzati i tubi in ghisa o in acciaio e da altre parti sono stati utilizzati i tubi in cemento.
Allora, signor Presidente, dobbiamo riuscire in qualche misura a uscire fuori dalla demagogia, a fare dell'emergenza idrica una questione di trasparenza di gestione, a fare dell'emergenza idrica non un qualcosa che per dispetto non si vuole risolvere; io ho avuto la sensazione, signor Presidente, glielo dico con molta serietà e con molta onestà, che rispetto al caso Carbonia non ci sia stata la volontà politica di intervenire, rispetto al caso Carbonia molte volte ho avuto il dubbio che, siccome quella è una città governata da uno schieramento politico differente da quello che amministra la Regione, abbiate fatto tutto ciò che era nelle vostre disponibilità per non affrontare e risolvere il problema. Ma come si spiega che nel 2002, signor Presidente, in quella città ancora oggi l'acqua viene distribuita attraverso cisterne mobili, tutto a carico del Comune?
Io credo che su questi problemi una risposta definitiva, al di là delle responsabilità del passato, debba essere data, perché comunque noi dobbiamo guardare a oggi e soprattutto, se lei vuole restare nella storia di questa Isola, deve essere in grado di affrontare questi problemi. Diversamente accadrà che, come diceva una vecchia canzone: "Sei bello e ti tirano le pietre, sei brutto e ti tirano le pietre, qualsiasi cosa fai sempre pietre in faccia prenderai".
PRESIDENTE. E' iscritto a di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente del Consiglio, onorevole signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri, mi ero ripromesso di non intervenire, ma l'accanimento e il livore di alcuni interventi mi impongono di farlo. Il problema idrico e della siccità non si risolve, cari colleghi, né con le mozioni né con gli attacchi demagogici e strumentali al Presidente Pili, all'Assessore dei lavori pubblici, all'Assessore dell'agricoltura, alla Giunta o alla stessa maggioranza.
La desertificazione in Sardegna non è infatti colpa del Presidente Pili, né dell'assessore Ladu, né dell'assessore Contu, né del Presidente Floris, né di Paolo Fadda riformatore. Ma viene da lontano, ha radici profonde e richiede uno sforzo straordinario, come straordinaria è la situazione in cui vengono a trovarsi in Sardegna gli agricoltori sardi. Lo so, in questo momento è più facile attaccare Pili che affrontare e quindi risolvere il problema. Onorevole Selis, io che sono sempre stato un convinto e autentico Democratico Cristiano come lei, libero da condizionamenti ieri e soprattutto oggi, non rinnego il passato, ne sono e ne vado fiero e profondamente orgoglioso, tanto meno mi pento di aver militato nella Democrazia Cristiana e di avere portato avanti assieme a lei numerose battaglie, a volte riuscendovi e a volte no. Ma è pur vero che bisogna riconoscere e sottolineare che il momento peggiore lo abbiamo avuto con l'ultima Giunta di centro sinistra! Lei, da uomo libero come me, a cui riconosco una indiscussa serietà, impegno e coerenza, non può riconoscersi in certi ideali lontani dalla nostra cultura, caro collega Selis, dal nostro modo di agire e di operare e dal modo di affrontare e quindi risolvere i problemi, lasciati irrisolti, soprattutto non programmati e mai affrontati dalla Giunta di sinistra, compresi quelli del piano acque, da tutti a più riprese invocato e mai attuato. Questi, cari colleghi, sono i fatti, tutto il resto è falsa demagogia, pura e semplice propaganda.
Ieri la Commissione agricoltura ha approvato all'unanimità il disegno di legge presentato dall'Assessore Contu; non è perfetto e nemmeno sufficiente a coprire interamente i danni accertati, che pare ammontino a mille miliardi di lire. Ma è vero che, se liquidato celermente, può dare un segnale positivo alle sofferenze in cui vengono a trovarsi gli agricoltori della nostra Isola, che non chiedono - badate bene! - assistenzialismo, ma chiedono ripetutamente il giusto riconoscimento del mancato guadagno del loro lavoro. Sofferenze che il Governo Amato non ha alleviato, non nel lontano ma nel vicino anno 2000, visto che, a fronte di una spesa sostenuta di 250 miliardi da parte della Regione sarda, lo Stato, il Governo di sinistra, che a parole si dichiara sensibile verso il mondo agricolo, ha corrisposto un'indennità pari a 17 miliardi. Questa è una beffa, questa era, è e rimane una vergogna! Questo era il Governo di centro sinistra, questa era la vostra sensibilità per la Sardegna e per gli agricoltori in generale. Altro che attaccare il Governo Berlusconi! Io non sono berlusconiano, non ho mai votato Berlusconi, io con Berlusconi sono alleato. Allora si sappia e si ricordi che i nemici degli agricoltori sardi non sono da ricercare in seno al centro destra, al contrario, i veri amici sono in questa Giunta regionale, sono in questa maggioranza. Lo si dovrà all'attuale Assessore all'agricoltura che con impegno, passione, competenza e instancabile lavoro sta affrontando questa emergenza, che va ad aggiungersi alle altre, all'epidemia di lingua blu, alle gelate, alle alluvioni, alla beffa dei contributi bocciati dall'Unione europea. E perché? Perché la Regione sarda, guidata sempre da un uomo di centro sinistra, si è dimenticata di notificare all'Unione europea il relativo provvedimento. Questo adesso è un danno irreparabile che dovranno pagare, volenti o nolenti, gli agricoltori sardi, per vostra incuria, per vostra irresponsabilità.
Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri, la Sardegna attraversa un momento particolarmente difficile; le aziende agricole del Campidano, dell'oristanese, del nuorese, del sassarese, della Nurra soprattutto - la Nurra sì, è in ginocchio, cari colleghi sassaresi! - sono al collasso, sono al fallimento, vivono nella disperazione più totale e non hanno perciò bisogno di chiacchiere, di comizi o di conferenze stampa improvvisate, dentro il palazzo e soprattutto fuori da questo palazzo, fuori dalle sedi istituzionali, hanno bisogno di fatti concreti e non di parole. I fatti sono che le Commissioni competenti, prima che il Consiglio, subito dopo, approvino il disegno di legge 327 senza un solo giorno di ritardo.
Signor Presidente, onorevoli Assessori ai lavori pubblici, colleghi, ho presentato un'interrogazione relativamente alla situazione in cui versano gli operai della Vianini. In via Roma ci sono gli operai della Gecopre, a questi si aggiungono gli operai imprese che operano nel settore delle risorse idriche in Sardegna. A Portotorres cinquanta operai oggi riceveranno la lettera di licenziamento, perché pare non ci siano più commesse. Tra l'altro essi si occupano di opere in cemento armato; pare che la motivazione sia che sono stati modificati, i capitolati di affidamento che prevedono strutture in acciaio. Io dico che le due cose si potrebbero anche coniugare, quello che conta è che questo non vada a scapito della situazione particolare che viviamo nel nord Sardegna, e quindi chiedo che si affronti il problema perché il nord Sardegna non può pagare lo scotto di questa situazione. Quindi, concludo ringraziando in anticipo per questo non solo il Presidente e la Giunta, ma tutto il Consiglio regionale per il loro interessamento.
PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
PILI (F.I. - Sardegna) Presidente della Regione. Grazie Presidente, io cercherò in estrema sintesi, per il poco tempo che mi è concesso su un tema così vasto e per le argomentazioni che sono state introdotte dai colleghi, di ripercorrere le tappe non soltanto degli ultimi otto mesi, ma di ripercorrere in maniera sintetica e stringata i passaggi vincolanti relativamente all'emergenza idrica e alla gestione della materia delle risorse idriche. Come tutti sanno, alla base della gestione delle risorse idriche vi è una legge, la legge del 5 gennaio '94, denominata Disposizioni in materia di Risorse Idriche. E cito questa perché è la legge madre di una attuazione di un processo integrato di gestione delle risorse idriche che poneva e che ha posto alcune scadenze ineludibili. E cioè, il 5 gennaio '94, la legge dice "entro il termine di 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge devono essere attuate le seguenti disposizioni: realizzazione di un bacino idrografico, di un sub-bacino eventualmente o più sub-bacini, superamento della frammentazione delle gestioni, conseguimento di adeguate dimensioni gestionali definite sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla base della ripartizione politico amministrativa". Se la matematica non è un'opinione il 5 gennaio del '94 più sei mesi mi porta al luglio 1994. Cioè tutti questi adempimenti per i quali la legge Galli aveva stabilito dei termini perentori, cioè indicando "entro e non oltre i sei mesi" non si sono compiuti. Ma non basta, all'articolo 9 la legge Galli dice che occorre disciplinare la gestione del servizio idrico integrato, e dice che per le finalità indicate in questo articolo le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, disciplinano tutte le modificazioni e le norme conseguenti per attuare questo processo. Decorso inutilmente il termine fissato dalle Regioni - quindi mai fissato - "provvedono queste ultime in sostituzione degli enti inadempienti".
Noi, inadempienti totalmente, avremmo dovuto sostituire gli enti gestori inadempienti. Non è finita, perché l'articolo 10 recita che "entro il 31 dicembre 1995 sono trasferiti al gestore del servizio idrico-integrato dell'ambito territoriale ottimale ottimale nel quale ricadono, in tutto….". Vedete colleghi, se la base di ragionamento è questa, noi possiamo pensare a costruire un ragionamento positivo, costruttivo e non di mera alzata di scudi e di attacco frontale a chi, in questi tre anni, e per quanto mi riguarda per questi sette mesi, ha cercato di recuperare un ritardo storico, atavico che ha però, dal 5 gennaio del 1994 delle date, e ad oggi, dal 1994 al 2002, se la memoria non mi inganna sono otto anni, per arrivare a definire il percorso che qui viene tutto addebitato al Commissario per l'emergenza idrica che è stato istituito ad aprile del 1995. Non dimentichiamocelo e non se lo dimentichi nessuno, dall'aprile del '95 in Sardegna non c'era solo il Presidente della Regione ma c'era anche il Commissario per l'emergenza idrica.
La mozione oggi in discussione, certo, porta in Aula un dibattito serio, importante e però, quando si fa una mozione in termini propositivi, non si lanciano accuse che finiscono per avvelenare il dibattito, e questo è l'esatto contrario di quanto è necessario su un tema così rilevante.
Fatte queste premesse, io voglio tentare di dire quello che è stato fatto. L'onorevole Floris ha molto puntualmente detto quello che è stato fatto nel periodo precedente all'insediamento di questo Esecutivo, io voglio, in termini puntuali, precisando le date - ometto gli orari - dire quello che è stato fatto dal momento del nostro insediamento.
I fondi europei, come sapete, termineranno nel 2006, e vi erano i limiti riconducibili tutti alla pregressa gestione, e cioè quella '94 - '99, che non ha consentito di avere, nel primo biennio del programma operativo regionale, i parametri per spendere quanto bisognava spendere nel settore idrico. E allora, abbiamo attivato tavoli quotidiani col Governo, con le strutture del Ministero dell'economia, delle infrastrutture, dell'ambiente; io ringrazio l'assessore Pani e l'assessore Ladu, perché in quei giorni, in quelle settimane, hanno speso il loro tempo insieme alla struttura del Commissario per l'emergenza idrica, per concludere il primo Accordo di programma quadro che si è chiuso in Italia. Si deve dire che il primo Accordo di programma quadro chiuso in Italia è quello chiuso per la Sardegna, con la firma dei Ministri competenti e del Presidente del Consiglio dei Ministri. Può dispiacere, ma è stato approvato il primo Accordo di programma quadro delle infrastrutture strategiche che ha permesso l'avvio e la programmazione di investimenti per 860 milioni di Euro e questi investimenti sono elencabili uno per uno con dovizia di particolari, e qualora fosse necessario e qualcuno ne chiedesse copia, oltre che essere pubblicato nel Buras, l'elenco è a disposizione per una più completa analisi.
Mi soffermo un attimo sul documento firmato il 26 febbraio 2002, che elenca alcuni obiettivi importanti; intanto è un'intesa che costituisce un piano generale di investimenti che consente di utilizzare totalmente le risorse europee ed altre, quelle del CIPE. Per chi non fosse informato, perché ho sentito dire in quest'Aula che le risorse del CIPE non sarebbero state programmate e non sarebbero state utilizzate, è giusto far sapere all'Aula, se ancora non ne fosse a conoscenza, che con la firma dell'APQ, dell'Accordo di programma quadro, e poi dirò le cifre in dettaglio, sono state sbloccate. E` un programma di investimenti riguardante 109 interventi distinti su due fasce ben precise che abbiamo voluto distinguere su due fronti: risorse idriche da una parte e depurativo fognario dall'altra, perché sapevamo che occorreva impegnarci su due versanti, quello del ciclo integrato dell'acqua prima di tutto, ma puntando da una parte sulla depurazione delle risorse idriche, delle acque reflue, e dall'altra metterci in condizioni perché i potabilizzatori - che sono uno dei primi interventi insieme alle reti idriche - fossero capaci di soddisfare le necessità che la Sardegna aveva di presentare progetti che l'Assessorato dei lavori pubblici e l'Assessorato dell'ambiente hanno valutato secondo rigidi parametri di cantierabilità, di urgenza e della disponibilità di risorse idriche che si mettevano a disposizione del sistema sardo.
L'obiettivo era quello di riequilibrare il bilancio idrico della Sardegna, 109 interventi per un totale di 859 milioni di Euro, così suddivisi: comparto risorse idriche, 236 milioni di Euro; comparto fognario depurativo, 212 milioni di Euro, per complessivi 448 milioni di Euro, ai quali si aggiungono i fondi CIPE che erano bloccati - e mi riferisco alle delibere CIPE - per un ammontare di 266 milioni di Euro, le risorse derivanti dai PON nazionali: 140 milioni di Euro dal Ministero dell'ambiente, 51 milioni di Euro messi a disposizione dal Ministero delle infrastrutture, 238 milioni di Euro di fondi regionali.
Con l'Accordo di programma quadro, si è arrivati anche ad impegnare le prime risorse entro dicembre 2002, quindi si è dato corso a un impegno di spesa che ci fa essere oggi, mal volentieri per qualcuno, con qualche mal di pancia per qualcun altro, la prima regione in Italia per la spendita dei fondi comunitari. E aggiungo che se questo trend è stato possibile, lo si deve all'Assessorato dei lavori pubblici e all'Assessorato dell'ambiente che hanno impegnato le risorse e hanno portato a un impegno a oggi di 311 milioni di Euro su un totale di 510 milioni di Euro dell'Asse 1, misura 1.1.. Cioè i tre quinti del programma 2000 - 2006 a oggi sono impegnati e potrei citare anche l'ammontare dei pagamenti, che supera i 185 milioni di Euro. Cioè, non stiamo parlando di chiacchiere, stiamo parlando del monitoraggio censito, rilevato dalla Commissione europea nell'ultimo comitato di sorveglianza.
Non si può dire che la Regione non stia spendendo i fondi per le risorse idriche, che non abbia fatto un piano, che non abbia fatto un programma, perché sono affermazioni gratuite di fronte all'opinione pubblica, rispetto alle 109 stazioni appaltanti, che stanno cantierando i lavori. alla lunga, le bugie purtroppo hanno le gambe corte, e chi ha fatto l'amministratore comunale, come tanti di noi, sa che alla fine si risponde di quello che si dice. Noi sappiamo che di quello che si dice bisogna rispondere.
C'è stato detto che era necessario però sbloccare le risorse del triennio 2003-2006. Ed era effettivamente necessario sbloccare il 30 per cento delle risorse legate al primo triennio, 2000-2003, e quel 30 per cento di risorse comunitarie si possono sbloccare solo - e questo è un termine europeo non contrattabile - se si approva il piano d'ambito, l'autorità di gestione e conseguentemente tutta la disciplina che, a cascata, si deve applicare. Ci siamo posti un problema: possiamo rischiare che, per le divisioni che vi possono essere tra maggioranza e opposizione o all'interno delle forze politiche della maggioranza o all'interno delle forze politiche di minoranza, entro il 31 dicembre 2002, si portino via alla Sardegna, ingenti risorse, per la complessità delle procedure che devono essere seguire. È chiaro che la procedura legislativa è quella più democratica che anche noi vorremmo poter seguire in termini assolutamente prioritari, ma laddove questo non è possibile, che cosa facciamo? Diciamo ai sardi che abbiamo perso migliaia di miliardi perché il Consiglio regionale non ha approvato il piano d'ambito o perché non vogliamo in qualche modo accettare che lo Stato, dando più poteri alla Regione - perché questo è capitato - ci consente di utilizzare una ordinanza, che io ho personalmente chiesto, contrattato col Governo nazionale, che per la prima volta in Italia, ci consente di avere parametri che ci consentono di chiudere una partita che doveva essere chiusa il 6 luglio del 1994.
Il Ministro Scaiola, il 12 aprile del 2002, dopo tre mesi di contrattazione, fa un'ordinanza che dice: "Il Presidente della Regione, Commissario per l'emergenza idrica, provvede entro il 31 dicembre 2002 alla costituzione dell'autorità d'ambito e all'approvazione del piano tecnico e finanziario" - quello per essere chiari che doveva essere fatto nel '94 - "di cui all'articolo 11 della legge 36 del 5 gennaio 1994; provvede altresì all'approvazione del piano stralcio di bacino regionale per le risorse idriche. Il Presidente può anche avvalersi, ove ritenuto necessario, a ragione della ricorrente somma urgenza, di società speciali a totale capitale pubblico ed enti pubblici nazionali e regionali.".
Vi risulta che sia stata incaricata qualche società privata? O forse risulta a qualcuno che la Giunta regionale ha incaricato l'unica società pubblica, con il Consiglio di amministrazione ancora da rinnovare, e quindi in carica, nominato dalle precedenti gestioni governative, per realizzare il piano d'ambito? Non vi risulta forse che la Regione si è appoggiata all'unica società partecipata con maggioranza relativa di capitale pubblico, l'Idrocontrol, non certo costituita da questa maggioranza, una società di grande prestigio internazionale purtroppo sotto utilizzata in Sardegna? E vi risulta che non sia stato dato incarico per la parte competente all'Esaf e all'Eaf per predisporre l'elemento base per costituire il piano d'ambito? E` stato fatto tutto questo e il Presidente della Regione ha emanato a suo rischio e pericolo un'ordinanza nella quale è detto: "Entro il 9 maggio 2002, il Centro regionale di programmazione predisporrà le convenzioni. Entro il 16 maggio 2002 dovrà essere predisposto il capitolato di oneri per l'affidamento alla società di servizi. Entro il 31 maggio 2002 verrà individuata la società di servizio responsabile della redazione del piano nei punti 3, 4 e 5. Entro il 30 giugno l'Eaf e l'Esaf assegneranno e consegneranno alla società individuata l'attività di ricognizione delle opere esistenti e di programmazione degli interventi. Entro il 20 settembre, il servizio attivato dovrà predisporre e consegnare la proposta di Piano d'ambito.".
Ma vi pare che la Giunta regionale stabilisca dei termini così rigorosi, così puntuali, per non realizzare le cose? La realtà è che, anziché al luglio del 1994, noi siamo arrivati al settembre 2002, ma siamo arrivati, e siamo arrivati dalla data dell'ordinanza a completare questo processo che sbloccherà circa 500 milioni di euro, quasi mille miliardi di risorse comunitarie. Nella stessa ordinanza, e vengo a uno dei punti richiamati, si diceva dell'accelerazione delle opere pubbliche: "il Presidente è autorizzato in via transitoria fino a dicembre del 2003 a adottare specifici provvedimenti per accelerare le opere pubbliche in corso d'opera" e non è un caso che noi abbiamo sottoposto alla protezione civile nazionale, la settimana scorsa, le direttive che sono diventate direttive quadro nazionali per l'accelerazione delle opere pubbliche in corso d'opera per dire: "enti pubblici, tutti quelli citati nell'articolo 2 della legge 36, enti, consorzi; avete opere che ritenete che entro maggio o giugno del 2003 possano dare una risposta organica...
PRESIDENTE. Presidente Pili, qualche secondo per concludere.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Qualche secondo o qualche minuto?
(Interruzioni)
Quindi, dicevo che è stata adottata la direttiva che ci porterà ad accelerare tutti quei cantieri di opere per meglio utilizzare le risorse idriche.
Io non mi soffermo oltre sui termini dell'ordinanza e vorrei tornare un attimo sul livello strategico degli interventi. La Giunta regionale presieduta dall'onorevole Floris aveva indicato e tradotto poi in ordinanza dello stesso onorevole Floris un Piano di emergenza idrica in cui si era individuato un intervento prioritario che era quello del collegamento del Flumendosa col Tirso. Era stata individuata una somma di 60 miliardi. La valutazione che più avanti si è fatta è che quella scelta era talmente importante che bisognava farla diventare progetto strategico. E progetto strategico doveva diventare in base anche ai documenti di programmazione economico-finanziario il collegamento tra nord e sud Sardegna, perché il bilancio idrico fino a oggi disponibile ci dimostrava che era necessario, da alcune aree, poter spostare risorse idriche che erano in quantità superiori a quelle gestionalmente utilizzabili in quell'area. E allora, nelle prime settimane del mio mandato, abbiamo contrattato col Ministro Lunardi un insieme di opere strategiche che erano limitate all'unico intervento proposto dalla Sardegna, cioè di interesse strategico nazionale, che era appunto il collegamento nord-sud della Sardegna. A questo si sono aggiunte tutta una serie di opere che riguardavano interventi, cito per tutte le diga di Monte Nieddu, che avevano necessità non soltanto di risorse finanziarie, ma chi conosce la legge-obiettivo sa che più che essere una legge di risorse è una legge di procedura, e solo ed esclusivamente in quella logica si inserisce l'opera ipotizzata sulla Corsica, perché il Governo francese attivatosi presso il Governo nazionale italiano ha detto di ipotizzare di poter predisporre, entro il 2002, un bando europeo per affidare in project financing la realizzazione di quell'opera, una volta definito il costo della risorsa idrica. E quindi vorremmo utilizzare le procedure che la legge-obiettivo consente.
E ribadisco, questa Giunta regionale e il sottoscritto in particolar modo, non sono innamorati del progetto della Corsica. Per essere chiari: se i privati daranno alla Sardegna la risorsa idrica a costi inferiori rispetto a quelli che la Sardegna è costretta a sopportare per le sue condizioni siccitose, per la sua morfologia, per il suo sistema idrogeologico, se ci sarà una convenienza per la Sardegna ad acquistare quell'acqua, solo in quel caso valuteremo quell'opportunità, altrimenti non se ne farà niente. Certo è che non sarà la Sardegna a realizzare un metro di condotta o un solo metro cubo di diga in Corsica. Non è, sul piano normativo, possibile e chiunque lo afferma o è uno sprovveduto o è in male fede.
(Interruzione del consigliere Sanna Giacomo)
Nessun riferimento ovviamente ai colleghi, ma a quello che purtroppo molto spesso si sente.
Chiedo scusa, concludo immediatamente con un riferimento all'interpellanza relativa alle risorse idriche; anche su questo non facciamo polemiche. Io credo che chiunque abbia la responsabilità di firmare un atto debba avere anche la consapevolezza di quello che rischia, e io alla base dell'ordinanza che ho concertato con gli enti locali, e mi dispiace per chi ha sostenuto la tesi che non bisognava fare la concertazione con gli enti locali, ho chiamato allo stesso tavolo il sindaco di Iglesias e il sindaco di Cagliari, per arrivare a definire un'ipotesi progettuale. Un'ipotesi progettuale che è supportata da tecnici che non sono di parte, sono tecnici che hanno la titolarità, mi dispiace per qualcuno che forse avrebbe ambito a esserne progettista, magari geologo incaricato, ma ci siamo affidati al genio civile, che è l'unico soggetto...
CUGINI (D.S.). Di chi stai parlando?
PILI (F.I.-Sardegna). Del Genio civile.
PRESIDENTE. Concluda onorevole Pili.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Abbiamo affidato al Genio civile la valutazione compiuta e lo stesso Genio civile ha dato le indicazioni tecniche, precisando quantitativi e tempi, per prelevare la risorsa idrica necessaria per soddisfare la grave crisi del comune di Cagliari.
So che per qualcuno che ha avuto l'esperienza iglesiente è un dramma sapere che può succedere per Cagliari quello che è successo per Iglesias, ma noi abbiamo l'obbligo di fare sì che ci sia acqua in abundantiam, così come capita ad Iglesias da molti anni, almeno dal 1994-1995. Iglesias è ora una delle poche città in Sardegna con l'acqua non certamente razionata, ma disponibile su gran parte della città 24 ore su 24, e soltanto in alcuni casi, per via delle nuove condotte che non sono state ancora attivate, marginalmente ridotta. È evidente quindi che noi su questo progetto andremo avanti, cercheremo di trasferire su Cagliari l'acqua e di dare quella risorsa idrica ad una comunità che ne ha bisogno.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili. Ha domandato di replicare il consigliere Morittu. Ne facoltà.
MORITTU (D.S.). Grazie, signor Presidente e colleghi, io ho ascoltato la risposta del Presidente Pili con qualche disagio, un disagio che nasce dal tono, mi consenta Presidente, arrogante e supponente, con il quale, ma sì colleghi...
(Interruzioni)
MORITTU (D.S.). Ma certo, colleghi, i passaggi...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Prego onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). Eh sì, guardate.
(Interruzioni)
Scusate colleghi, io non riesco a definire diversamente il suo tono di fronte a una mozione che certo non è un atto di Governo, ma è un contributo che la minoranza cerca di dare certo in toni critici, anche fortemente critici, ma chi governa deve, come si dice da noi: "Mantennere sa latranga" e deve, aver pazienza, perché chi sta dall'altra parte ha meno informazioni, cerca di averle e cerca di portare un contributo e io credo che noi, con questa mozione, abbiamo cercato di portare un contributo fattivo. L'onorevole Cogodi nel suo intervento ha ripercorso punto per punto il dispositivo della nostra mozione e non mi pare davvero che in alcun punto questo dispositivo contenga offese o leda la maestà del Presidente Commissario, non mi pare proprio. E allora, perché non riconoscere questo contributo e perché invece rispondere con quel tono e anche con le velate accuse che hanno riguardato la minoranza, ma anche qualche autorevole esponente nella maggioranza? Io non so leggere diversamente alcuni passaggi dell'intervento del Presidente Pili e poi non capisco questa tiritera sulla responsabilità del passato, ma guardate che davvero sono passati tre anni, non possiamo continuare ancora a ragionare...
(Interruzioni)
Il Presidente Pili poi puntualmente ci riporta alla legge Galli, ce la legge, ci dice: sei mesi, non sei mesi… Ma si, va bene, è vero che vi sono responsabilità del passato, nessuno le ha negate, ma vi è una responsabilità del presente e anche del recente passato perché sono trascorsi tre anni e la legge regionale 29 del 1997, voi potevate applicarla e non l'avete applicata, così come non avete applicato la legge numero 15 del 1999 che riguardava l'Esaf, così come avete impiegato tre anni per chiudere l'APQ, perché avete impiegato tre anni per chiudere l'APQ, e l'onorevole Pili che ci ha parlato in modo molto preciso delle risorse finanziarie, non ci ha detto che tutte quelle risorse o il 90 e più per cento di quelle risorse sono ascrivibili ai fondi CIPE del 1999, 2000 e 2001 che sono stati erogati dal precedente Governo di centrosinistra. A oggi il governo di centrodestra ci ha promesso 65 miliardi nel 2002 rispetto al trend di 350 miliardi l'anno che invece sono ascrivibili ai precedenti Governi del centrosinistra. Così come di chi è la responsabilità se non si spendono queste risorse, se non si riesce a programmarle? Io non credo che la responsabilità possa essere ascritta nuovamente al vecchio Presidente Palomba. E poi, se ci sono meriti, vediamoli questi meriti; i meriti sulle risorse, i meriti sulle leggi, i meriti sui documenti che sono alla base di questa programmazione, non mi pare che siano ascrivibili al Presidente Pili. Il Presidente Pili non ha tutte le colpe, ha le colpe di aver fatto il capo della maggioranza per due anni e mezzo e di aver fatto, per sei mesi o otto mesi, il capo della Giunta, ma ha parimenti i meriti, come dire, per questi tempi, e quindi i meriti sul documento che è la base dell'APQ e che voi non state rispettando, è questo che vi ha detto sostanzialmente l'onorevole Floris nel suo intervento. Attenzione, l'accordo di programma quadro iniziale voi lo state modificando! Noi diciamo che quel documento, per altro partito o, meglio, commissionato dalla precedente Giunta di centrosinistra del Presidente Palomba, che voi avete avuto in mano appena siete saliti al governo regionale nel luglio del 2000 e che avete anche approvato, è sostanzialmente condivisibile. Certo, mancano alcune cose che riguardano per esempio le risorse sotterranee che in quel documento non venivano valorizzate in maniera adeguata, ma manca sicuramente il discorso sul collegamento della Corsica. Ed allora, se meriti ha Floris, perché ha i meriti, come dire, e anche i demeriti dei ritardi per la sua fase di governo, va anche detto che i meriti comunque sono ascrivibili al precedente governo di centrosinistra per le ragioni che dicevo. Il Presidente Pili davvero non può venire in Aula a snocciolare le cifre ed a arrogarsi i meriti che non sono suoi.
Io l'ho detto un'altra volta che qua davvero assistiamo a una sorta di gioco del "ruba mazzetto", chi arriva dopo si piglia l'intero mazzetto non curandosi del fatto che è stato costruito chi lo ha preceduto e via di questo passo. L'idea della discontinuità, dell'immaginifico, dell'apparire, dello strabiliare, che ha in qualche modo impostato il modo di governare dell'onorevole Pili davvero non è assolutamente condivisibile e per altro non inganna più nessuno.
Per quanto riguarda le accelerazioni, io non sono ancora convinto che quella ordinanza produrrà davvero accelerazioni. Io ho paura che quell'ordinanza produrrà più contenziosi di quanti sinora non se ne siano verificati in Sardegna in tema di opere pubbliche. Io voglio vederla, Presidente Pili, affrontare la questione di Monte Nieddu, l'ha affrontata molto vagamente l'altro giorno in Commissione e poi alla fine è venuto fuori che cosa sta cuocendo su questa storia di Monte Nieddu, sta cuocendo una bella riserva, una bella regalia all'impresa, di cifre che non sono state neanche nominate in sede di Commissione; nessuno ha avuto il coraggio di quantificare la cifra di riserva che si sta pensando di dare all'impresa.
Ed allora, io credo che di accelerazioni davvero con questo sistema ne farete davvero poche, anche perché poche sono le opere che attualmente sono in corso in Sardegna e che meritano davvero accelerazioni. Io sulla 131 di operai di notte ancora non ne ho visto neanche uno nonostante le grandi promesse.
Ma, guardate, io invito il Presidente Pili a leggersi un'ordinanza che è stata emessa ad hoc dal Ministero dei lavori pubblici, dall'ufficio di sorveglianza, e in quell'ordinanza c'è scritto molto chiaramente: "le opere pubbliche in corso non si possono accelerare perché costituiscono una variazione delle condizioni di appalto".
Io le posso anche far pervenire questa ordinanza; anch'io ho curiosità e leggo le cose che vengono prodotte in questa materia, le farò avere copia di questa ordinanza perchè ne possa fare tesoro. Ma, comunque, al di là di questo, io davvero sono molto scettico sulla possibilità di accelerazione delle opere in corso. Piuttosto, secondo me, sarebbe auspicabile che anziché accelerare le opere in corso, si accelerassero i programmi, le scelte, le decisioni anziché rimandarle da una Giunta all'altra.
Per quanto riguarda le reti idriche, Assessore Ladu, ci sono poco più di cento miliardi a fronte di mille miliardi che in quel documento, che è la base dell'APQ, vengono dichiarati necessari. L'APQ l'avete approvato a febbraio di quest'anno, mi corregga onorevole Pili se sbaglio, e ancora il bando sulle reti idriche non è stato pubblicato nel Buras, e noi riteniamo che davvero la riqualificazione e il rifacimento delle reti idriche sia una priorità assoluta in Sardegna, posto che sulle reti idriche, sulla distribuzione dell'acqua per usi civili si perdono cento milioni di metri cubi, cioè la metà dell'invaso del Coghinas, una cifra esorbitante, per non parlare di tutte le altre perdite e sprechi di acqua in Sardegna, nonostante la siccità. E` stato citato il Coghinas, onorevole Presidente Pili, ma insomma, lei era presidente quando l'Enel….
PRESIDENTE. Qualche secondo, onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). ...a dicembre, gennaio turbinava cento milioni di metri cubi d'acqua. E guardate non è mica vero che la siccità sia solo campidanese, perchè c'è anche nella Nurra, perchè c'è anche nelle zone del sassarese, la siccità per usi agricoli, ed allora, quella risorsa, siccome non la possiamo spostare a Cagliari, la possiamo pure buttare a mare!. Mi pare un po' curioso il ragionamento che ho sentito fare da parte di alcuni di voi in quest'Aula.
Ed allora, caro Presidente, si risponde di quello che si dice, è vero, ma si risponde soprattutto di quello che si fa, e mi pare davvero, per quanto vi riguarda, di quello che non avete fatto e che non siete riusciti a fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarare se è soddisfatto. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Ovviamente non sono per niente soddisfatto, soprattutto per le cose che ha concertato il Presidente Pili con gli enti locali. Ci bastano solo le dichiarazioni nelle quali i due sindaci di Iglesias e di Cagliari dicono che non ne sapevano niente. Figuriamoci come ha concertato con quei sindaci, poi rileggeremo questi passaggi. Concludo rapidamente riservandomi di fare una dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. E` stato presentato un ordine del giorno a firma Cogodi, Ortu e Vassallo.
Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO COGODI - ORTU - VASSALLO sulle iniziative per il mantenimento dei livelli occupativi nel settore della produzione delle condotte idriche.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sulla mozione n. 77 relativa alla gravissima emergenza idrica della Sardegna e sulle iniziative necessarie per governare una risorsa vitale per lo sviluppo dell'Isola;
RILEVATO che nell'ambito delle iniziative necessarie per governare la risorsa idrica sono in corso di affidamento lavori per la fornitura e posa di condotte idriche di grandi dimensioni:
CONSTATATO che, nonostante il notevole flusso di investimenti previsti a tale scopo, le aziende produttrici di tubi in cemento precompresso, presso le quali operano i lavoratori sardi, stanno procedendo al licenziamento o alla messa in mobilità del 90 per cento del personale in esse operante;
CONSIDERATO che appare necessario un intervento immediato del Commissario per l'emergenza idrica al fine di coordinare le azioni poste in essere per fronteggiare l'emergenza idrica con quelle tese alla tutela ed alla valorizzazione delle produzioni locali, e con esse dei lavoratori impegnati i tali attività produttive,
impegna la Giunta regionale
a promuovere con urgenza le opportune iniziative, anche di carattere tecnico ed economico, finalizzate all'adozione dei provvedimenti necessari per garantire il mantenimento dei livelli occupativi nel settore. (1)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scano.
Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole sulla mozione e colgo l'occasione per porre alla Giunta e al Consiglio in estrema sintesi due soli punti. Il primo punto è questo, io non intervengo sulla questione delle responsabilità e dei meriti. Penso che l'opinione pubblica sia interessata più che altro al tema "risultati". E' da non so quanti anni che, nel mutare delle Giunte e delle maggioranze, sentiamo repliche che sono imperniate su un ritornello: "Il problema è colossale", "Le cause sono storiche", "Le responsabilità non sono mie", "Stiamo facendo di tutto". Replica dietro replica, torti e ragioni, meriti e responsabilità, i problemi si vanno aggravando, questo è il dato: i problemi si vanno aggravando. E anche in questi tre anni i problemi si sono aggravati e si vanno aggravando.
E questo io penso che sia il fatto davvero primario e noi dobbiamo essere coscienti tutti, ciascuno naturalmente con la sua scelta politica, con la sua idea, con la sua storia a cui nessuno rinuncia; ma i sardi avvertono, e noi ne dobbiamo essere coscienti, una responsabilità collettiva della politica e non si salva alcuno in questo giudizio su di noi del nostro popolo.
Il secondo punto: l'istituzione del commissariato aveva come fine l'efficacia, l'efficienza, la velocità, non la segretezza. Il Consiglio regionale sa poco, il Consiglio regionale non ha le informazioni, il Consiglio regionale non sa quasi nulla e non sapeva quasi nulla o sapeva poco anche nelle fasi precedenti. Il commissariato dev'essere una leva per risolvere, non uno scrigno per celare. Il commissariato è diventato, e non da oggi, uno scrigno che contiene segreti; bisogna dire basta a questa cosa.
Io ho preso la parola per dire esclusivamente questo: Presidente, mandi al Consiglio rapidamente un rapporto completo sullo stato della risorsa acqua. Abbiamo letto, ma vogliamo vedere i documenti ufficiali, il punto sulle risorse finanziarie, il punto sugli interventi attuati, in corso di attuazione, programmati, gli obiettivi. Di questo ha necessità il Consiglio. Non per fare una polemica preventiva, ma per cooperare nell'ambito delle sue responsabilità col Commissario e con la Giunta, per affrontare, al di là delle polemiche, un tema che è uno di quelli sui quali la gente ci chiede di fare insieme, ciascuno con la sua responsabilità politica, ciascuno nel suo ruolo istituzionale, la Giunta come Giunta, la maggioranza come maggioranza, l'opposizione come opposizione, ma di fare insieme su un tema che angoscia la gente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, si è svolto, attorno a quest'ultima mozione, un dibattito sostanzialmente e complessivamente pacato. Io stesso credo di aver svolto, e i colleghi ne hanno avuto dimostrazione, uno degli interventi più pacati che io sia in grado di svolgere, richiamando puramente e semplicemente i sette punti precisi, puntuali, realistici, concreti che sono contenuti nella mozione e rivolgendo una domanda: quale di questi punti che parlano di corretta informazione, di contributo del Consiglio, di avvio dei programmi, di forza da dare all'azione di governo, quale di questi punti entra in rotta di collisione con una corretta azione di governo? Quali di questi punti possono non essere condivisi e condivisibili da uno dei consiglieri regionali? Per converso, proprio perchè la riconoscenza evidentemente non è di questo mondo, il Presidente della Giunta svolge una replica fra le più piccate, seccate e violente che io abbia potuto sentire.
Badate, qui bisogna essere seri, si vuole il ragionamento, il confronto, anche da parte dell'opposizione, la più esigente, o si vuole invece il cosiddetto muro contro muro - qualche volta, è più mulo contro mulo - si vuole la polemica comunque, si vuole affermare il principio "non disturbate il manovratore", "lasciateci lavorare", confondendo - lo diceva sottovoce un collega, ma è una bella battuta - il fatto che il Governo ha nominato un Commissario del governo sulle acque con il commissariamento del Consiglio, perché il Consiglio non è ancora commissariato? E quindi la mozione è lì, contiene quegli elementi, quelle proposte, e,, se approvata, darebbe forza, se il Governo vuole forza per fare cose ben fatte se le vuole fare ben fatte.
Noi non abbiamo detto: "Non piove, governo ladro". Non piove e se esiste da qualche parte un governo ladro, è ladro anche se piove. Abbiamo detto: non piove, ci sono molteplici ragioni, vanno affrontate le difficoltà, ma vanno affrontate sul serio e bene; e il Consiglio seriamente in questi giorni ha discusso la questione. Il Consiglio, seppure indirettamente, ha qualche elemento conoscitivo di più, però non l'ha dato la Giunta, l'ha dato qualche consigliere di maggioranza che ha avuto ruoli di governo primari e quindi ha elementi di conoscenza, mentre è la Giunta che deve dare questi elementi di conoscenza. Tra qualche giorno, di sicuro si discuterà una legge sulla agricoltura e a sollievo degli agricoltori, ma perché c'è stato questo impegno del Consiglio, se no neppure quello si sarebbe fatto, perché quei provvedimenti l'opposizione aveva proposto che venissero inseriti nella finanziaria quando già si sapeva della difficoltà incombente e già presente, e quindi questa è la conclusione.
Il Presidente replica e dice "Euro, euro! Milioni di euro, miliardi di euro, bilioni di euro! Billionaire di qua, e perché no, un po' di beneficenza anche di là, ai bambini di Lula!, E dice ancora "C'è bisogno di velocizzare, e siccome devo andare veloce, questo comporta una compressione della democrazia"; questo non è possibile, esiste anche una efficienza democratica ed esiste anche una democrazia efficiente, perché la velocità delle procedure non può essere un'altra cosa rispetto al controllo democratico, alla conoscenza e anche alla corresponsabilità
PRESIDENTE. Qualche secondo all'onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Alla corresponsabilità delle decisioni. Il dramma è incombente e si dice: "Acqua dalla Corsica", e il giorno dopo: "No, effettivamente non è così, nessuno l'ha detto". Si dice: "Acqua dalle miniere", e poi i tecnici dicono "Ci vogliono tre anni!", "No, non è così", e poi si dice: "Dissalatori" e Cagliari li vuole, costano settanta miliardi, la Regione dice: "No", e il sindaco di Cagliari che è della vostra parte politica dice: "Sì", e dissalatori niente! Si dice:"Bombardiamo le nuvole", altri dicono: "Non si può". Ma come si può affrontare così l'emergenza, senza un programma serio, dosato, condiviso che ponga fine agli sprechi e consenta di utilizzare l'acqua che si ha, di avere un diverso tipo di sviluppo e consenta anche di avere altra acqua, bene prezioso e primario? Tutto questo e altro si è chiesto in termini pacati e sereni; noi riteniamo ancora per davvero che l'approvazione di questa mozione così propositiva possa essere utile alla parte migliore di questo Consiglio e, se ci fosse, anche alla parte migliore della Giunta regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto.
BALIA (SDI - SU). Nell'esprimere il voto favorevole del Gruppo SDI - Socialisti Uniti alla mozione Morittu e più, voglio fare qualche considerazione, soprattutto a seguito dell'intervento del Presidente della Giunta regionale.
È strabiliante, Presidente, c'è una consapevolezza comune, innegabile, certa, drammatica. C'è questa consapevolezza e tutto ciò che si fa, tutti i proponimenti - per l'intanto - partono dall'assunto che sino a che ha governato il centro sinistra non si è fatto nulla e che soltanto ora si sta iniziando a produrre qualcosa." E' un'emergenza che rischia di diventare condizione strutturale, un deficit idrico drammatico, con previsioni ancor peggiori per il futuro, ci sono ritardi accumulati anche nel passato, nessuno ha detto il contrario, ma ci sono anche azioni positive e la Giunta non fa altro che appropriarsi, impadronirsi di quelle azioni positive.
Presidente Pili, ci sono carenze nelle manutenzioni, reti colabrodo, mancanze di strategie, e lei chiude il discorso con un encomio, e l'encomio lo rivolge intanto ad uno dei sui assessori, all'Assessore Pani che vediamo in Consiglio sempre un po' isolato, un po' preso da preoccupazioni proprie. Assessore Pani, noi non solo non partecipiamo all'encomio, ma le ricordiamo che assieme all'emergenza idrica c'è un'altra emergenza, quella degli incendi che stanno devastando la Sardegna; certo non è un problema di oggi, ma è un problema che c'è anche oggi e vorremmo essere certi che, anche in relazione all'incendio del Monte Ortobene, siano state poste in essere, a livello di direttive, a livello di indicazioni, a livello di organizzazione, tutte le azioni utili e necessarie per limitare le conseguenze, visto che il danno si è compiuto in maniera poderosa, drammatica, rischiando peraltro di coinvolgere vite umane; vorremmo esserne certi.
Sappia che su questo vigileremo, sappia che siamo perfettamente consapevoli e a conoscenza di grosse disfunzioni che impediscono, sino ad ora hanno impedito, così parrebbe, l'uso di mezzi solo perché destinati a una struttura, sempre dell'Assessorato dell'Ambiente, che parrebbe, perché destinati a una struttura, non possano essere utilizzati da un'altra struttura che assolve agli stessi compiti. E vorremmo comprendere se le sue azioni a riguardo sono state tempestive, conseguenti, ben coordinate e, se le responsabilità stanno altrove, chiediamo che lei quelle responsabilità persegua; ma se le responsabilità stanno in capo a lei, Assessore, assumeremo le opportune iniziative perché lei in prima persona ne risponda.
Tornando all'argomento, Presidente Pili, si lamenta che le mozioni sono dure, ma vuole che si ripercorra la storia, ciascuno dal suo punto di vista, o vuole che nelle mozioni d'ora innanzi vengano contenute delle suppliche? Vuole delle preghiere, vuole che camminiamo inginocchiati sul sale perché lei abbia la compiacenza di ascoltarci?
A parere nostro manca totalmente una strategia nelle cose che ha illustrato, e ci preoccupano fortemente quelle iniziative che già abbiamo contestato in altre occasioni tese ad accelerare la spesa, perché saranno fonte di conflitti e non fonte di accelerazione.
Voglio rivolgerle un'ultima domanda e chiudo: Presidente, la parte iniziale della mozione contiene fatti obiettivi, poi ci sono considerazioni politiche, alcune delle quali certamente lei non può condividere, ma c'è tutto il dispositivo - io mi rivolgo all'intero Consiglio regionale, all'intera maggioranza di centro destra - c'è tutto il dispositivo laddove vengono delineati impegni, proponimenti, assunzioni di responsabilità. Bene, perché il centro destra non vota almeno il dispositivo della mozione?
Se non vota il dispositivo della mozione, allora davvero si sta recitando a soggetto, allora davvero è la recita delle parti e null'altro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto.
PINNA (Gruppo Misto). Ovviamente dichiaro il mio voto a favore della mozione del centro sinistra e voglio fare rapidamente alcune osservazioni, perché sembra che davvero siamo ancora, con le risposte del Presidente Pili, in campagna elettorale e non ci si rende conto che questa Giunta governa ormai da tre anni e che sono passati i tempi degli sversamenti...
PRESIDENTE. Non si sente onorevole Pinna, parli vicino al microfono.
PINNA (Gruppo Misto). Dicevo che dalla risposta stizzita e arrogante e anche in parte irrispettosa del Presidente sembra che non si possa in quest'Aula affrontare seriamente un problema così grave, che il Presidente Pili sia sempre e ancora in campagna elettorale; dovrebbe capire che sono finiti i tempi degli sversamenti delle bottiglie di acqua minerale nella diga di Busachi, è l'ora dei fatti, è ora di affrontare concretamente i problemi, è ora anche di sciogliere i nodi sul project financing, perché su questo problema e sul riferimento alla Corsica emerge tutta intera la concezione che voi avete dell'acqua, non come un bene che deve essere distribuito equamente ai cittadini, ma come una merce sulla quale basta investire per fare profitti, poco importa se investe la Regione poi tanto pagheranno i cittadini l'acqua.
Sulle altre dichiarazioni fatte dal Presidente Pili, francamente, non voglio usare parole pesanti, voglio far rispondere gli stessi sindaci.
Io leggo una dichiarazione, non di un sindaco dei DS o del centro sinistra, ma del sindaco di Cagliari dopo che, sulla stampa, era venuta fuori la notizia del piano segreto per utilizzare le acque di miniera.
Dice tra virgolette il nostro ex collega, onorevole Emilio Floris "Non conosco il progetto Pili, noi invece abbiamo assegnato alla Progemisa uno studio per trovare l'acqua nel sottosuolo, le risorse a disposizione del comune sono ridotte, spero che la Regione si attivi con i finanziamenti, altrimenti pagherò io di tasca, scaveremo i pozzi a Cagliari e dintorni".
Le dichiarazioni fatte dall'onorevole Pili sono davvero inconcepibili. Come può dire che ha concertato con gli Enti Locali quando il sindaco di Iglesias avantieri, nel Consiglio comunale, ci ha comunicato che la notizia l'ha avuta la sera prima della conferenza stampa e che siccome non poteva impedirla, ha dovuto accettarla.
Allora, se la risposta (e questa è la parte irrispettosa delle risposte del Presidente Pili) a chi fa una interpellanza è quella di dire "Ho incaricato il Genio Civile e non qualcuno che voleva delle consulenze", francamente questa è una posizione inaccettabile, irrispettosa, che non toglie comunque nulla alla gravità del problema.
Io ho sempre sostenuto che, per un principio di solidarietà, l'acqua chi ce l'ha la deve dare anche agli altri, ma qua, per quanto hanno dichiarato tutti gli altri sindaci, non c'è equità, perché Iglesias ha delle frazioni rifornite con autobotti e quanto affermato dal commissario Pili non corrisponde alla realtà, alla situazione reale del basso Sulcis denunciata dal sindaco di Narcao e così via.
Non bisogna essere scienziati, quegli scienziati, Assessore Ladu, che hanno la professionalità per studiare le acque sotterranee e possono dare un parere, visto che non c'è una scuola qui in Sardegna, ma tutti capiscono i rischi che corriamo. Questa falda che abbiamo deciso di fermare, perché mantenendo quell'impianto di adduzione si sperperavano sette miliardi all'anno e si inquinava il litorale di Fontanamara, e a un certo punto abbiamo deciso di fermare le pompe per far risalire l'acqua perché si sperperavano soldi e si inquinava. Questa falda doveva essere ricostituita a livello naturale, una volta che le falde sono ricostituite a livello naturale dicono tutti che bisogna prelevare tutto quanto la ricarica attiva consente. Allora questa falda sta risalendo, tutte le previsioni fatte dai tecnici, da quei tecnici che sono stati allontanati dall'Igea perché dicevano che non si poteva toccare quell'acqua in questo momento, si stanno rivelando veritiere e positive, questa falda sta risalendo, e nella fase della risalita il commissario per l'emergenza idrica dice che questa falda si può ancora riabbassare. Badate, lo capiscono anche gli sprovveduti che quell'acqua può peggiorare e non migliorare.
Allora, Presidente Pili, lei anche con questo incarico di commissario per l'emergenza idrica sta aumentando la sua carica di onnipotenza.
Io le voglio ricordare che quanto lei prevede di fare in quella falda rischia di creare un danno ambientale. Può essere onnipotente quanto vuole, ma sappia che anche i commissari non resteranno impuniti di fronte ai disastri che possono succedere a seguito delle loro decisioni.
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto, siamo in fase di votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (SDI - SU). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico per parti. La prima parte, Presidente, comprendente le prime due pagine e la seconda la pagina 3.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte della mozione numero 77.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MASALA - MILIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 60
Maggioranza 31
Favorevoli 30
Contrari 30
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte della mozione numero 77.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MASALA - MILIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 60
Maggioranza 31
Favorevoli 30
Contrari 30
(Il Consiglio non approva).
Inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori ai sensi dell'articolo 100
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, chiedo, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, l'inserimento all'ordine del giorno della proposta di legge numero 264, "Istituzione del servizio idrico integrato e regolazione ottimale delle risorse idriche."
PRESIDENTE. Sarà inserita nella programmazione bimestrale ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno Cogodi, Ortu, Vassallo. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo la votazione nominale con sistema elettronico.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito, e assetto del territorio.
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito, e assetto del territorio. La Giunta non accoglie l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CONTU - CORONA - DIANA - FOIS - FRAU - LA SPISA - LADU - LIORI - MASALA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 47
Votanti 47
Maggioranza 24
Favorevoli 29
Contrari 18
(Il Consiglio approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno martedì 30 luglio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 14 e 58.
Versione per la stampa