Seduta n.180 del 14/11/2001 

Seduta CLXXX

Mercoledì, 14 Novembre 2001

(Pomeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Carloni

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 44.

ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 24 ottobre 2001 che è approvato.

PRESIDENTE. Constatata l'assenza di numerosi consiglieri, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 45, viene ripresa alle ore 16 e 51).

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione.

E` iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, io avrei ritenuto più opportuno riaprire i lavori del Consiglio con l'intervento del collega che li ha chiusi stamattina, considerato che forse deve qualche scusa ai sardi ed a questa maggioranza.

Ho ascoltato e letto con attenzione le dichiarazioni programmatiche e non ho difficoltà ad ammettere che mi sono piaciute. Ho provato la piacevole sensazione di riacchiappare un sogno che sembrava svanito. Anche i toni, a detta di qualcuno eccessivamente enfatici, fanno parte del sogno, della volontà di dimostrare che la Sardegna può cambiare se la sua classe dirigente ci crede ed è disposta a lavorarci fino in fondo. E trovo anche che questi siano i toni giusti per un Presidente giovane che ha l'obbligo di essere realista, ma non più del re, che ha il dovere di guidare questa Regione appassita con l'entusiasmo della speranza.

Quello che è apparso ieri in Aula è il volto umano di Mauro, di un Presidente che i sardi hanno sentito vicino a loro, come loro, e oggi, dopo il dibattito, appare evidente che la realtà viene descritta a seconda di come la si guarda. Se si guarda la nascita di questo Governo, a partire dalle delusioni personali o di partito, si rischia di diventare profeti di sventura. Ma i sardi come vedono il tentativo di Mauro Pili? Nel documento programmatico emerge la possibilità e la volontà di rispondere alle richieste dei sardi e della Sardegna; pochi punti strategici, essenziali per procedere in un percorso di sviluppo forse mai davvero iniziato. Anche questo fa parte del cambiamento che ci si attendeva da noi: non più generiche elencazioni di problemi e fumose soluzioni, ma proposte concrete, verificabili da parte del Consiglio e dei sardi tutti.

Come più volte annunciato dal Presidente Pili, nel documento programmatico è presente la volontà di garantire, per gli aspetti positivi, la continuità con quanto realizzato dalla Giunta Floris. D'altro canto l'intervento del collega Pirastu, stamattina, conferma e rafforza le intenzioni di Pili; per troppi anni gli interessi dei cittadini utenti sono stati sacrificati a quelli della politica e della burocrazia, viste come realtà separata piuttosto che come strumento per il raggiungimento di obiettivi collettivi. In particolare la riforma della burocrazia, affrontata nel programma in modo puntuale e coraggioso, pone al centro la necessità di offrire risposte ai cittadini, ed a tutti i soggetti titolari di diritti e doveri, attraverso un percorso non punitivo, ma di valorizzazione delle competenze e delle capacità.

Sappiamo tutti che nessuna classe politica sarà in grado di operare nessun cambiamento se non si rompe la lobby che la burocrazia ha costituito dentro la pubblica amministrazione, se non si supera il convincimento che la burocrazia serve a mantenere sé stessa prescindendo dai risultati che riesce ad ottenere. E` sufficiente, a conferma di questo, leggere le schede degli assessorati allegati alle dichiarazioni predisposte dai dirigenti regionali: in molte, moltissime, mancano le indicazioni dei mezzi necessari per il raggiungimento degli obiettivi indicati, mancano le indicazioni delle risorse finanziarie necessarie e di quelle disponibili, i punti critici sono generici e insufficienti ad elaborare proposte di soluzione; non è indicato lo stato di attuazione neanche dal punto di vista della procedura istituzionale.

In particolare la riforma deve investire tutti i punti di contatto con i cittadini utenti, deve arrivare a tutti i servizi che la pubblica amministrazione eroga, non ultima la sanità, dove maggiore è lo scontro tra le esigenze degli utenti e gli interessi degli operatori e della politica. L'inefficacia e l'inefficienza non portano né pane, né lavoro; nel caso della sanità portano la morte.

Apprezzo molto che tra i punti strategici dell'azione politica del prossimo Governo sia stato inserito l'aspetto culturale, sempre tralasciato, considerato secondario e legato ad interessi di mera bottega. Un gruppo di consiglieri di maggioranza in questi anni ha lavorato per portare al centro dell'attenzione la necessità di riaffermare i valori della cultura, nella consapevolezza che non esiste sviluppo senza cultura e che non esiste cultura senza pluralismo; per questo ritengo centrale il rapporto con la Conferenza episcopale sarda, "proprietaria" di ricchezze sia sul piano dei valori che su quelli dei beni artistici.

E` possibile, come emerge chiaramente dal dibattito in Aula, che non tutti i problemi siano stati risolti, ma sicuramente il confronto sulle azioni concrete pone ciascuno di noi di fronte alle proprie responsabilità, alle responsabilità per le quali i sardi ci hanno votato. Mi dispiace sinceramente per Alleanza Nazionale, che appare a metà del guado, dibattuta tra la volontà politica di riaffermare i valori della destra che rappresenta e il dovere di fare i conti con l'esistenza di una coalizione.

Colleghi, quanto emerso in Aula stamani - va precisato - attiene ad un problema interno al vostro partito; e infatti gli interventi, quelli critici, presentavano tutti una visione introspettiva. La situazione non è molto cambiata rispetto al '99, spero che vi guidi lo stesso senso di responsabilità che vi ha portato allora a votare a favore della Giunta Floris. Mi permetto di invitare tutti i colleghi della maggioranza a riflettere sull'intervento del collega Fantola, che stamattina si è dilungato sulla coalizione riproponendo le ragioni dello stare insieme. L'attuazione del programma - come scrive il Presidente Pili - è una necessità per non perdere tutti, partiti e persone, per dimostrare ai sardi la nostra buona fede e il nostro sincero interesse per il buon governo.

Ai colleghi dell'opposizione vorrei dire che le dichiarazioni programmatiche meritavano ben più attenta lettura: le critiche dei democratici sono gratuite e ingiuste, soprattutto se riferite alla supposta mancanza di indicazioni concrete sui modi di realizzazione del programma. Colpisce, nell'assistere a questo dibattito, la posizione dei centristi della coalizione dell'opposizione; modi, toni e contenuti esattamente contrari a quanto ci si può aspettare dai moderati. Vi invito a riflettere, colleghi, sul fatto che questi modi, in passato utilizzati molto più dai D.S., non sono stati molto graditi dagli elettori che hanno confinato la coalizione di cui fatte parte all'opposizione, sia al Governo nazionale che in molte regioni d'Italia. Come sia possibile addebitare al centrodestra lo sfascio della Regione sarda, dopo vent'anni di governo di centrosinistra, la gente, ed anch'io personalmente, ce lo chiediamo.

Il difficile rapporto tra Giunta e Consiglio, che è uno dei problemi emersi con l'ultima Giunta, ma anche con le precedenti - evidenziato dal Presidente Pili - può essere risolto con un atto di buona volontà, col convincimento che tutti lavoriamo per i medesimi obiettivi, che i ruoli ricoperti da ciascuno di noi non sono né un premio né una punizione, ma semplicemente un fatto strumentale al raggiungimento di risultati nell'interesse generale.

Sarebbe un errore pensare che il Consiglio si divide tra coloro che contano e coloro che non contano, tra coloro che sanno fare politica e coloro che non la sanno fare. Una critica però, Presidente, sento il dovere di muovere: anche nella Giunta che ci apprestiamo a votare mancano le rappresentanze femminili, e non certo perché manchino le capacità. La mia non è una lamentazione di rito, ma la convinzione che un percorso innovativo non possa essere intrapreso se non vi è rispetto per tutte le rappresentanze.

In tutte le sedi, a dimostrazione dell'estremismo talebano, viene citata la condizione delle donne nei territori afgani, escluse dalla possibilità di studiare, dalla vita politica e sociale, impedite di vivere una vita normale. Con severità si giudica una società che si priva del contributo di una parte così grande della popolazione. Non voglio dire che questa maggioranza è talebana, voglio dire che la politica è talebana, ed aspetto fiduciosa la guerra di liberazione. Sono convinta che il Presidente dimostrerà di avere la sensibilità di avviare un processo di cambiamento e che sarà artefice della partecipazione delle donne alla vita politica e sociale di questa Regione, attraverso la valorizzazione di una risorsa umana che rappresenta il 50 per cento della popolazione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io mi rivolgo direttamente sia al Presidente dell'Assemblea, come è dovuto, sia, in prima persona, al collega Presidente Pili.

Io nutro per lei una particolare simpatia, Presidente Pili (e forse troverà singolare questa mia affermazione, che si pone quasi in contraddizione con quanto le dirò sul programma); è una simpatia, in un certo senso, generazionale. Anch'io, come hanno fatto tanti suoi amici - lo ha dichiarato ieri - le consiglio di stare attento; di stare attento non a noi, che sa che siamo di parte politica avversa, di stare attento alla sua maggioranza. Della veridicità di queste mie affermazioni ha avuto qualche assaggio ieri, ma oggi ha dovuto subire parecchi affondi.

Poco fa ha incassato il primo intervento di una consigliera della maggioranza, che ha espresso apprezzamento per il suo programma e comunque si è schierata a favore del suo tentativo. Le impressioni che io ho ricevuto delle sue dichiarazioni programmatiche sono ambivalenti: da un lato le paragono ad una sorta di business plan aziendale (non che questo sia per me in assoluto un disvalore, ma confondere l'azienda con la Regione è uno sbaglio, confondere il Consiglio regionale o la Giunta regionale con un consiglio d'amministrazione è una valutazione assolutamente fuori luogo ed errata dal punto di vista politico), dall'altro mi appaiono come una sorta di manifesto elettorale, quasi di fine legislatura, tra l'altro non suffragato da un'attenta analisi della realtà.

Un brusco richiamo alla realtà mi sembra sia venuto questa mattina dal collega Pirastu, ex assessore o attuale assessore dell'industria, il quale le ha ricordato che molte delle proposte inserite nelle sue dichiarazioni programmatiche sono state già realizzate. Altre invece appaiono quasi frutto di sogni, del tutto disancorate dalla realtà e proiettate non qui, in quest'Aula, ma televisivamente all'esterno, verso i cittadini elettori, senza tenere minimamente conto della realtà legislativa regionale e anche nazionale.

Quando lei afferma che bisogna pensare ad una maggiore flessibilità dei lavoratori in Sardegna, dimentica l'esistenza di contratti nazionali di lavoro ai quali noi meridionali dobbiamo stare ben aggrappati. Quando parla di appalti e di nuove forme di appalto sembra scordarsi di una normativa comunitaria per noi vincolante. Tutte queste affermazioni veramente appaiono incompatibili con la realtà.

Ma prima di parlare di questa sua fuga dalla realtà , vorrei richiamare non lei, ma la sua maggioranza, la stessa maggioranza che la sta attaccando, ad un'attenta valutazione sul Governo appena caduto e che ha già percorso metà di questa legislatura; siamo al giro di boa. Il Governo di centrodestra, che proviene da un fallimento e vuole nascondere questo fallimento senza pagare in termini di responsabilità, fino a qualche settimana fa si rifugiava, anche qualche assessore, dietro una anacronistica opposizione alla Giunta Palomba di due anni e mezzo fa.

Signori, voi siete forza di governo da due anni e mezzo, dall'inizio di questa legislatura, non potete sfuggire alle vostre responsabilità e al vostro fallimento. Voi avete causato questa crisi perché dovevate allargare la maggioranza; avete fallito anche in questo; state ripartendo senza aver allargato alcunché, anzi avendo ristretto la maggioranza e creato al vostro interno un malessere diffuso tra i partiti del centrodestra che ha il suo apice, il suo epicentro, nel partito di a.n..

Quasi con un senso di solidarietà viviamo i momenti tragici che questo partito, questo Gruppo sta attraversando, però ne cogliamo anche i limiti, cogliamo i limiti di una coalizione "arraffazzonata" e nata dall'inganno all'inizio di questa legislatura. Si stanno scontando quei vizi di origine, si sta pagando proprio quella non equa distribuzione degli assessorati, originata proprio dall'accordo che fece nascere la Giunta Floris.

Ma veniamo alle sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Pili, perché altrimenti non riusciamo a farci capire. Lei ha iniziato il suo lungo ragionamento, per alcuni versi accattivante, con tre grandi parole d'ordine: entusiasmo, determinazione e motivazione, e ha proseguito in una sorta di elenco di punti ordinati e messi bene in fila. Dopo queste tre parole d'ordine ha parlato di cinque grandi sfide che sono sotto gli occhi di tutti, sono i cinque grandi progetti che in Sardegna nessuno ancora ha realizzato nonostante fossero presenti nelle dichiarazioni programmatiche di tutte le Giunte che si sono presentate in quest'Aula. Io voglio parlare soprattutto delle cinque idee-forza e dei due grandi strumenti operativi che lei ha proposto per risolvere le cinque grandi sfide e portare avanti le cinque idee-forza. I due grandi strumenti operativi, che io ho individuato nelle sue dichiarazioni programmatiche (poi posso anche sbagliarmi), sono la riscoperta della programmazione regionale negoziata e il project financing.

La programmazione negoziata: finalmente iniziate a darci ragione, finalmente, anche se in ritardo, capite che è uno strumento che, soprattutto nelle zone svantaggiate, è in grado di produrre sviluppo, sviluppo dal basso. Ma, ahinoi, la contraddizione non è tra noi, non è in questo Consiglio regionale, ma è tutta interna al centrodestra. Collega Pili, faccia una chiacchierata col sottosegretario Miccichè sulla programmazione negoziata nel Meridione: lui la vuole cancellare, lei la vuole riscoprire, la vuole rilanciare, crede in questo strumento.

Sul project financing: nelle sue dichiarazioni lei ha sviluppato un ragionamento sugli imprenditori sardi e sull'impresa sarda sottocapitalizzata. Io sono convinto di questo: non si può fare project financing con un'impresa sarda sottocapitalizzata, dipendente economicamente quasi totalmente dalla Regione Sardegna. Deve essere esattamente il contrario: è il pubblico che deve intervenire per aiutare l'impresa che ha avuto il coraggio di nascere e continuare ad operare in Sardegna. Io credevo in questo strumento, tanto che molto probabilmente sono stato tra i primi amministratori locali ad aver promosso nel centro Sardegna uno strumento del genere, e ho potuto riscontrarne di persona l'insuccesso, dovuto al fatto che le imprese sarde non hanno messo a disposizione le somme necessarie. Sto parlando della BIMGAS che è stata finanziata pure attraverso un PIA e ciò nonostante non è riuscita a decollare per ragioni di sottocapitalizzazione.

Quindi due sono le ragioni per cui in Sardegna il project financing non riesce a decollare. Una l'ho già riferita: è la sottocapitalizzazione dell'impresa, e l'altra è inserita nella natura stessa dello strumento: se noi abbiamo la necessità in Sardegna di disporre di maggiori servizi a un costo minore, va da sé che se arriva l'impresa milanese a infrastrutturare il nostro territorio con questa forma di intervento, i costi dei servizi che ci presteranno saranno maggiori. Altra questione invece è - e qui sono d'accordo, lo trovo positivo - il ruolo del privato nell'erogazione dei servizi già creati.

Qualche svarione sulle opere pubbliche l'ho già riferito, ma non mi voglio dilungare oltre perché voglio arrivare subito alle cinque idee-forza, ad esaminarle una per una insieme ai colleghi e con lei Presidente. Io non ho assunto, come doveva essere nel mio ruolo, un atteggiamento demolitore, ma voglio avere e ho un atteggiamento volto all'analisi reale delle cose, non fantasioso, che si basa su cifre, sulla realtà dell'impresa in Sardegna. Lei, Presidente, come prima idea-forza porta alla nostra attenzione il turismo. Noi qualche settimana fa, in occasione della discussione sul DPEF, abbiamo già parlato delle realizzazioni della Giunta precedente - come dice lei giustamente - in relazione al sistema turismo. Però, mi consenta, la sua analisi, per quanto elementare, appare errata.

Quando lei parla di debolezza dell'offerta e individua in essa il problema centrale del turismo in Sardegna, a mio avviso sbaglia tutto, perché forse le sfugge che in Sardegna esistono non meno di cinquecentomila posti letto nelle seconde case, nonché sessantamila posti letto alberghieri; poi ci sono le C.A.V. (case e appartamenti per le vacanze), le r.t.a. (residenze turistiche alberghiere)[S1] , i camping, gli agriturismi. La Sardegna è l'unica regione in Italia che è riuscita a creare la tipologia ricettiva dell'albergo diffuso. Tutto ciò l'abbiamo realizzato noi nella precedente legislatura, forse le sfugge per questo.

In termini di ricettività la Sardegna è la quarta regione in Italia; quindi non è questo il problema; il problema vero è che non riusciamo a governare bene l'esistente, non riusciamo a riequilibrare quei cinquecentomila posti letto esistenti nelle seconde case con quelli che sono invece censiti e controllati ufficialmente. E' una questione non di nicchia, come dice lei, ma di inseguire le nicchie in Sardegna; noi dobbiamo inseguire il mercato, il mercato vero. E il mercato ci dice che in Sardegna la richiesta di alloggi in zone balneari non costituisce certo un mercato di nicchia, ma è un mercato che funziona e funziona bene, bisogna però farlo funzionare di più e per più mesi. Quella domanda "balneare" rappresenta l'80 per cento del nostro mercato, contro il restante 20 per cento che è rappresentato dal turismo rivolto alle zone interne o ad altri siti destinati - quelli sì - a soddisfare una nicchia di mercato che bisogna certamente coltivare, ma che non bisogna inseguire perché non risolve alcunché.

Alle riforme non fa alcun cenno, se non alla fine. Lei si è inoltre scordato che - lo ha ripreso stamattina il collega Fantola - in Sardegna vi sono tredici enti per il turismo e che bisogna costituirne uno ma buono, e possibilmente di natura mista, pubblico-privato; bisogna trasferire competenze agli enti locali, bisogna riformare profondamente la politica turistica, distinguendo le ragioni tecniche che possono tenere in piedi ancora un ente regionale da quelle amministrative, che debbono essere totalmente delegate al sistema delle autonomie locali.

Quindi progetti da realizzare ce ne sono, ma non sostenevate nella precedente legislatura dall'opposizione e all'inizio di questa legislatura, che avreste spazzato via tutti quegli enti strumentali o comunque li avreste riformarti? Perché non lo avete fatto in questi due anni, due anni e mezzo e lo riproponete adesso?

Il problema dell'ambiente e quell'agricoltura viene liquidato in poche battute, rinviando e affidando tutto a una strategia di "filiera" che individua appunto nella filiera delle sugherete un settore particolare, facile da incentivare in Sardegna e di notevole resa ambientale, in termini di forestazione, dimenticando tra l'altro che la sughereta ha bisogno di trent'anni per essere impiantata e di dieci - dodici anni per andare in produzione; forse i nostri nipotini riusciranno a trovare occupazione in quella filiera.

Affida poi alle aree rurali il compito di produrre ricchezza in agricoltura, pena la chiusura delle imprese improduttive. Io credo che nelle aree rurali ci sia bisogno non di master plan, come li chiama lei, ma della consapevolezza che grandi produzioni in quelle aree non sono realizzabili. E' importante invece che ci sia chi si dedichi alle piccole attività agricole, a curare l'ambiente, mentre alla Regione spetta il compito di trovare il modo di sopperire alle necessità della produzione che in quelle zone non si può realizzare in grandi quantità.

L'agricoltura e l'ambiente in Sardegna sono una realtà complessa, che produce, è vero, duemila miliardi ma che ne ingoia parecchi altri sotto forma di contributi. Eppure per migliorare la situazione basterebbe riuscire ad effettuare quel collegamento, quel sano collegamento con il precedente comparto che ho citato: il turismo. Basti pensare che dei cinquecento miliardi di lire di derrate alimentari consumate in luglio e agosto dal turismo, circa quattrocento miliardi sono relativi a prodotti importati; quindi quel comparto consuma solamente il 20 per cento delle risorse agroalimentari sarde.

Manca qualsiasi cenno al sistema dei parchi regionali e nazionali. In questo è riuscito a fare molto meglio, me lo consenta, Presidente Pili, il Ministro Matteoli nella sua recente visita in Sardegna: ha addirittura, contraddicendo a tutto quello che avete detto voi, annunciato che vuole riniziare il confronto con le amministrazioni locali del centro Sardegna per il rilancio del parco del Gennargentu. Quindi ha mostrato di credere in un sistema di parchi regionali e in un sistema di parchi nazionali, mentre di tutto ciò proprio non c'è traccia nelle dichiarazioni programmatiche.

La terza idea-forza, invece, si basa su quest'immagine, anche suggestiva, del binomio "Corsica - Sardegna" al centro del Mediterraneo. E' un'immagine accattivante e condivisibile. Tutti quanti concordiamo col fatto che bisogna infrastrutturare la Sardegna utilizzando i dodicimila miliardi, possibilmente senza spendere male neanche una lira, ma è un buon auspicio, nulla più, se non stabiliamo come farlo, rispettando le tappe che l'Unione europea ci impone.

Anche l'immagine della metanizzazione che lei dà è un'immagine stridente rispetto allo spot che la snam sta mandando in onda in questo periodo in tutte le televisioni private e pubbliche. Quella immagine geografica che fa intravedere nel sottosuolo italiano le reti del gas metano che si diramano lungo tutta la Penisola mostra un'Italia monca, perché cancella dalla cartina geografica la Sardegna. Penso che per noi tutti quello spot sia da considerarsi offensivo.

Sulla parte tecnologica, sulla new economy, condivido alcune affermazioni pronunciate in sede di dichiarazioni programmatiche; è una realtà alla quale guardiamo non solo noi, ma i nostri figli giovanissimi, con grandi speranze. Ma ciò che mi preme sottolineare è che il parco scientifico e tecnologico del Consorzio 21 è una realtà nata proprio perchè il centrosinistra ha resistito agli attacchi, soprattutto durante la precedente legislatura, che provenivano dal centrodestra. Ricordo ancora che quando fu nominato Capelloni Presidente del Consorzio 21 si voleva smantellare tutto perchè era stato nominato un comunista a dirigere il Consorzio.

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per terminare il suo intervento.

FALCONI (D.S.). Avrei voluto citare tutte le problematiche che non ha citato lei, Presidente, che sono molte e gliele hanno già ricordate, come il malessere che viviamo nel centro della Sardegna, le emergenze che l'agricoltura sta patendo, la blue tongue, la ricostruzione industriale, il piano industriale, l'artigianato, il federalismo interno. Sono tutte problematiche che le sono sfuggite, come, del resto, le riforme sempre annunciate e mai realizzate.

Per quanto riguarda la Giunta proposta, anche qui ci sono da fare alcune considerazioni: fra tutti gli assessori che compongono la Giunta, solo uno appartiene alla provincia di Nuoro, mentre quella di Oristano, addirittura, non è rappresentata. Ora, che le due province piccole e sottosviluppate riescano a malapena ad esprimere in due un solo Assessore, mi sembra che non ci possa che portare ad invitare, lei Presidente, e tutta la maggioranza, a provvedere agli interventi urgenti, forse la legge finanziaria, forse concludere il Dpef, per poi approvare una nuova e diversa legge elettorale che ci consenta quanto prima di procedere alle elezioni anticipate.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.

SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, gentili colleghe e colleghi, ho letto ed apprezzato il programma del Presidente Pili, è un programma ambizioso per la cui riuscita occorre senz'altro molta motivazione, entusiasmo e determinazione. Determinazione soprattutto al fine di far prevalere la politica delle soluzioni concrete sulla politica dei dogmi e delle ideologie. In Italia e in Sardegna per troppo tempo la politica dei dogmi e delle ideologie ha prevalso sulla politica delle soluzioni concrete, sulle cose che la gente fuori dal palazzo e dei palazzi vuole ed aspetta da troppo tempo.

Un altro motivo per cui apprezzo il programma esposto consiste nel fatto che tra le grandi cinque sfide indicate viene posta la pianificazione territoriale contestuale allo sviluppo economico e alla programmazione negoziata. Una vera sfida in questa Sardegna che, con grande fatica, sta cercando di uscire dai sistemi di sviluppo che i paesi occidentali più progrediti hanno abbandonato da molto tempo, così come stanno facendo oggi anche le regioni italiane più evolute.

Apprezzo inoltre il programma perchè tra le cinque idee forza per lo sviluppo pone ai primi due posti settori ed argomenti, anche se non sottovaluto gli altri, che da sempre ritengo fondamentali per lo sviluppo della nostra Isola: il turismo, inteso come sistema economico che genera sviluppo nella piccola e media impresa, nel terziario, nell'agricoltura, nell'artigianato e nella pesca, l'ambiente e l'agricoltura, qualificando le produzioni agricole in termini strategici e facendo dell'ambiente il motore dello sviluppo.

Come ho avuto modo di sostenere in questa stessa Aula sette anni fa, il turismo può e deve diventare la principale attività economica della Sardegna, capace di trasformarla in quell'isola del turismo in cui so che il Presidente Pili crede. Per posizione geografica, clima e bellezze naturali, la Sardegna ha il potenziale per diventare una delle aree turistiche più importanti, se non la più importante, d'Europa e, in modo particolare, del bacino del Mediterraneo. Sviluppo turistico significa sviluppo delle attrezzature ricettive non soltanto di tipo stagionale (in giusta combinazione con la residenza, le attività commerciali, le attrezzature per lo svago, lo sport e il benessere), capaci di attrarre e soddisfare la domanda turistica che diversamente verrebbe soddisfatta altrove. Senza sviluppo e potenziamento delle attrezzature in questo senso non possiamo pretendere di alimentare un'industria, quella turistica, che per numero di addetti e di fatturato è la prima al mondo, superiore anche a quella siderurgica.

In Sardegna abbiamo fin qui assistito, ad eccezione di rarissimi casi, a fenomeni di spontaneismo diffuso che hanno generato un turismo di bassa qualità che ha portato ad una situazione di generale degrado urbanistico ed ambientale, in particolare modo sulle coste. Occorre dunque instaurare una vera industria turistica, in grado di valorizzare al massimo le risorse naturali, non solo quelle costiere ma anche quelle interne, nonché quelle archeologiche e culturali di cui la Sardegna è ricca, e che da sole non hanno né possono avere capacità autopropulsive.

Industria turistica non significa casualità né generalizzazione a tappeto degli interventi su tutto il territorio dell'Isola, ma scelte oculate e temporizzazione delle strategie di intervento connesse comunque alle ineludibili leggi della domanda, se si vuole evitare di generare illusorie creazioni di posti di lavoro. Andrà inoltre perseguita una politica urbanistica non costituita da vincoli passivi, ma da vincoli attivi per la valorizzazione delle aree compatibili con lo sviluppo; una politica che non favorisca quindi la speculazione turistica ed edilizia, ma che promuova un corretto sviluppo turistico in grado di produrre le riserve economiche necessarie per potere poi valorizzare le aree di assoluto divieto edilizio che non possono rimanere, pena il loro degrado, prive degli opportuni interventi conservativi e restaurativi. Ciò non sarebbe possibile ove si continuasse a considerare il turismo come un settore da "spremere" sconsideratamente per un mese e mezzo all'anno, senza una valida programmazione che deve essere soprattutto di tipo territoriale e di tipo qualitativo.

Industria turistica significa industria dell'ambiente, nel senso che è inconcepibile pensare alla realizzazione di un armonico sviluppo turistico della Sardegna in dispregio della risorsa ambientale che, certamente, è unica ed irripetibile, ma che se abbandonata a sé stessa non ha possibilità di essere valorizzata anche in senso economico e quindi finirebbe inesorabilmente per degradare.

Si deve partire, perciò, da un'attenta analisi del territorio, così da distinguere le aree assolutamente intangibili da quelle suscettibili di intervento, in modo da consentire la produzione delle risorse necessarie per la migliore protezione di quelle aree circostanti di particolare pregio ove tali interventi non devono essere assolutamente permessi.

Si rende pertanto necessaria la riformulazione delle normative generali in materia urbanistica e di tutela del paesaggio, intervenendo sulla legge urbanistica regionale numero 45 del 1989 e sui piani territoriali paesistici del 1993.

A questo proposito aggiungerei la necessità di avviare uno studio approfondito sul tema della portualità turistica, una componente fondamentale del turismo inteso come industria, capace di coinvolgere tutti i comparti dell'economia sarda. Pertanto suggerisco che il tema di un sistema portuale organico per la nautica venga fatto proprio dalla Giunta, superando il vecchio principio dei finanziamenti a pioggia dispersi in una molteplicità di interventi infrastrutturali aggravati da un'eccessiva durata dei tempi di costruzione e dalla sottovalutazione dei problemi di ordine commerciale che hanno portato molte iniziative a non avere alcun seguito operativo. Le coste nord-orientali della Sardegna, in modo particolare quelle della Gallura, già da molto tempo sono inserite in uno dei più frequenti circuiti di vacanza nautica del Mediterraneo; bisogna fare in modo che si creino le condizioni per includere in questo circuito il resto delle coste sarde.

Vorrei chiudere con un particolare apprezzamento per quella parte del programma dove viene posto l'accento sul problema della burocrazia. La Sardegna ha bisogno di progetti di investimento strategici capaci di creare ricchezza ed occupazione, finanziati da risorse pubbliche e private; progetti che possono avere successo solo se inseriti in un quadro di semplificazione procedurale, di certezze e di risposte celeri e chiare. La soluzione del problema della burocrazia, delle certezze e delle risposte è fondamentale per il successo del programma.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io cercherò di fare uno sforzo di sintesi anche perché, quando si discutono le dichiarazioni programmatiche di una Giunta, la vastità dell'argomento necessariamente lo richiede.

Partirò dalla questione della continuità territoriale, notoriamente cara all'onorevole Pili, sulla quale ha avuto modo di cimentarsi già nell'agosto del '99, in occasione del suo primo incarico. In quella occasione l'onorevole Pili creò i presupposti perché il problema venisse affrontato nel peggiore dei modi. Egli fu promotore della prima conferenza di servizi, in attuazione della legge 144/90. Questa legge, lo voglio ricordare all'onorevole Pili, fu proposta e approvata dal centrosinistra in Parlamento col voto contrario della opposizione di centrodestra, che la riteneva uno scherzo di cattivo gusto, una legge che irrideva al bisogno di mobilità dei sardi. Invece no, l'articolo 36 della legge numero 144 era e rimane una pietra miliare nella lotta del nostro popolo per il diritto alla mobilità, alla pari di tutti gli altri cittadini italiani; era una conquista storica.

L'onorevole Pili in quella prima conferenza di servizi, animato da quel grande spirito demagogico che lo caratterizza, anziché cercare di ritrovare un'intesa e di andare a definire un regime tariffario giusto e rispondente ai reali costi del servizio, diede vita a uno scontro con le compagnie. Quella impostazione sbagliata fu poi seguita dall'onorevole Floris, che nel tentativo di non essere da meno in quanto a demagogia, e pur non essendoci tra la proposta della Giunta e quella delle compagnie una grande differenza (si parlava di ventimila lire, questa era la differenza per ogni biglietto), ingaggiò quello scontro che portò poi, attraverso una serie di ricorsi nei diversi gradi della magistratura amministrativa, alla gara internazionale, conclusasi recentemente. Come è noto, nonostante la conclusione della gara, il servizio non è stato ancora attivato.

Insomma, la continuità territoriale dovrebbe avere inizio - noi ci auguriamo - nel mese di gennaio del 2002; la legge è del maggio '99, sono passati più di due anni e mezzo, e questi ritardi sono da imputare interamente sia all'onorevole Pili, sia all'onorevole Floris. L'onorevole Pili ha ringraziato Floris dando prova di continuità nell'azione politica e amministrativa da lui intrapresa con questo terzo incarico, ha ringraziato Floris per aver contribuito a fare ottenere alla Sardegna la continuità territoriale; io penso invece che Floris abbia contribuito a far ritardare la conquista della continuità territoriale per i cittadini sardi.

Per non parlare poi di quello che sta succedendo nel comparto della continuità per il trasporto delle merci. Sempre il tanto deprecato centro sinistra, a fine legislatura, nella legge finanziaria, esattamente all'articolo 145, comma 83, aveva previsto di estendere al comparto delle merci prodotte in Sardegna le stesse norme della continuità territoriale relative al trasporto aereo, operazione che si poteva agevolmente compiere perché la legge finanziaria è stata approvata nel dicembre del 2000. Siamo ormai a fine 2001 e la Giunta Floris non è stata capace di inserire nei suoi capitoli di bilancio dieci miliardi per il '99 e quindici miliardi per il 2000 e per il 2001, cioè quel cinquanta per cento che la legge prevede debba restare a carico della Regione. Non ha fatto questo e non ha avviato la procedura per consentire che la Sardegna, gli operatori sardi, il sistema economico sardo potessero usufruire della riduzione tariffaria per il trasporto merci, arrecando un danno enorme ad un'economia già in difficoltà. Di questo l'onorevole Pili non ha ringraziato l'onorevole Floris.

Che dire poi del trasporto ferroviario, onorevole Pili? Io ho letto attentamente le schede, ho letto attentamente tutto, ho assistito anche alla presentazione del piano dei trasporti redatto dall'assessore in carica e debbo dire che ci sono davvero molti motivi di seria preoccupazione da parte nostra. Noi assistiamo ad un atteggiamento delle Ferrovie dello Stato tendente a declassare il sistema ferroviario sardo; sistema ferroviario che risale alla fine dell'800. Insomma, noi ci troviamo in una situazione in cui o ci decidiamo ad ammodernare e a rendere competitivo e rispondente alle esigenze di trasporto interno ed esterno il nostro sistema ferroviario, o lasciamo che le Ferrovie dello Stato facciano quello che stanno facendo, cioè lo abbandonino a sé stesso, declassandolo e operando tagli nelle percorrenze.

Vorrei ricordare che negli ultimi dieci anni le Ferrovie dello Stato hanno "mandato a casa" tremila lavoratori; è di questi giorni la lotta dei dipendenti delle imprese appaltatrici dei servizi F.S., che stanno lottando per difendere il loro posto di lavoro: si tratta di duecento famiglie interessate. L'appalto che è in corso, e che è stato portato avanti dalle Ferrovie dello Stato, di fatto esclude questi lavoratori, perché non rispetta il criterio del passaggio della forza lavoro da un'impresa all'altra e quindi espone questi lavoratori, molti dei quali hanno anche superato i cinquantacinque anni d'età, alla perdita del loro posto di lavoro.

Io chiedo all'onorevole Pili che questa vertenza entri nel calendario dei suoi programmi, perché è una vertenza che riguarda duecento famiglie di lavoratori sardi. Il piano regionale dei trasporti, di cui in queste settimane si sta riprendendo a parlare, è uno strumento fondamentale, che però deve essere ancora esaminato dalla Commissione, definito e approvato. Però, prima di approvarlo, occorre correggerlo in diversi punti. In modo particolare credo che noi dobbiamo fare in modo che questa Regione avanzi una proposta complessiva per l'adeguamento dell'intero sistema sardo dei trasporti: quello ferroviario, quello stradale e autostradale, quello portuale, quello relativo alla interconnessione dei diversi sistemi di trasporto e quello del trasporto pubblico locale. Se noi non disponiamo di questo strumento non possiamo confrontarci col Governo nazionale, non possiamo confrontarci e chiedere che il nostro sistema trasportistico abbia a pieno diritto la possibilità di partecipare alle risorse del fondo nazionale dei trasporti, che le nostre infrastrutture entrino a pieno titolo a far parte del sistema nazionale integrato dei trasporti, previsto dal piano generale dei trasporti.

Onorevole Pili, in questi due anni l'onorevole Floris e la sua Giunta non si sono occupati di questi problemi, in campagna elettorale i trasporti erano diventati il suo cavallo di battaglia, oggi non ne parla più neanche lei. O fa propaganda o, quando si tratta di affrontare i problemi per dare risposta, non ne parla. L'intesa Stato - Regione in materia di ferrovie, che prevede stanziamenti per oltre seicento miliardi, è ferma ormai da circa due anni e mezzo. C'è bisogno di un rilancio, c'è bisogno di fare in modo che gli accordi siglati vengano rispettati e che su questa questione strategica per lo sviluppo della nostra Isola - che è la questione dei trasporti interni ed esterni - si porti avanti un'azione ferma e decisa volta a dotare i territori delle infrastrutture di cui abbiamo assoluta e vitale necessità per uscire dal sottosviluppo.

Un'altra questione che voglio porre alla sua attenzione è quella dell'agricoltura, colpita dall'emergenza della "lingua blu". Il piano a suo tempo approvato dalla Giunta regionale, recepito contro voglia da questa maggioranza, dietro le pressioni del centro sinistra, prevede due azioni di fondo per combattere questa malattia che sta falcidiando anche quest'anno gli allevamenti ovini della nostra Isola: un'azione contro l'insetto vettore, soprattutto attraverso un'attività diffusa e capillare di disinfestazione, e un'azione contro il virus. Né l'una, né l'altra sono state seguite in questo anno e mezzo, e i risultanti sono stati devastanti. Abbiamo chiesto a più riprese, attraverso interrogazioni, interpellanze e mozioni, che non solo si intervenisse in queste due direzioni, ma che venissero istituiti controlli sanitari nei porti e negli aeroporti sardi.

Voglio ricordare che nel nostro territorio regionale entrano, provenienti da diverse parti del mondo, animali di ogni genere, senza alcun controllo sanitario. Un fatto gravissimo, al quale a distanza di due anni questa Giunta non ha ancora posto rimedio, e di rimedio non c'è traccia neanche nelle dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Pili. Nel 2001, dicevo prima, la Sardegna è stata colpita in modo pesante da questa malattia; gli allevamenti del sassarese e dell'ozierese, delle Baronie, del Marghine, dell'alto oristanese, della Marmilla, del terralbese hanno subìto danni pesantissimi. Il Comune di Sedilo e il Comune di Silanus, solo per citarne alcuni, sono occupati dagli allevatori disperati, che hanno perso, in certi casi, l'intero gregge.

Questa Giunta e questa maggioranza non sono state in grado di mettere a disposizione le risorse necessarie per fronteggiare l'emergenza; la Giunta ha proposto venti miliardi nell'assestamento di bilancio per farvi fronte; noi riteniamo che questa non sia la strada giusta, che l'assestamento di bilancio richiede tempi lunghi, passeranno mesi mentre l'emergenza è tale che bisogna intervenire immediatamente. Venti miliardi, inoltre, non sono sufficienti; noi crediamo che siano necessari almeno 30 miliardi da allocare al capitolo 6141, che è il capitolo delle calamità naturali, previsto nella legge sulla siccità, nonché il capitolo sulle malattie animali.

Questo capitolo, dal quale ha attinto recentemente l'Esecutivo per rimborsare gli allevatori di bovini, colpiti anch'essi dal morbo della lingua blu, consente di rispondere immediatamente, perché basta una semplice variazione di opera della Giunta per intervenire e per risolvere il problema. Quindi, chiedo all'onorevole Pili di prendere in considerazione questa possibilità. Purtroppo nella lotta contro la lingua blu registriamo un fallimento totale dell'azione della Giunta Floris. Io mi auguro che lei, onorevole Pili, riesca a mettere mano anche a questa situazione.

Ma l'agricoltura non è soltanto emergenza; l'agricoltura ha bisogno di programmi stabili e duraturi e ha bisogno, perché possa essere considerato un comparto moderno e competitivo, di interventi di fondo, che affrontino e risolvano i nodi storici che le impediscono l'ammodernamento e la competitività. Noi abbiamo in Sardegna la possibilità di avere un'agricoltura qualitativamente e anche quantitativamente valida; però perché questo avvenga, dobbiamo procedere a definire meglio il riordino fondiario e l'accorpamento delle aziende, perché questo è il presupposto primo perché ci sia programmazione, perché ci sia azienda. Bisogna inoltre lavorare per adeguare le infrastrutture; mi riferisco soprattutto al problema dell'acqua da destinare alle aziende agricole. Senza acqua non ci può essere agricoltura moderna; abbiamo più della metà delle aziende senza energia elettrica; c'è il problema dell'abbattimento dei costi del gasolio agricolo, c'è il problema annoso dei trasporti.

Abbiamo di fronte a noi una stagione di vacche grasse, con oltre 3.000 miliardi aggiuntivi che per i prossimi sei anni possono essere investiti in agricoltura; mi riferisco in modo particolare al Quadro comunitario di sostegno. Se però non vengono aggrediti i nodi storici che impediscono all'agricoltura sarda di diventare moderna e competitiva, anche questi miliardi rischiano di diventare un'occasione sprecata e di lasciare le cose come stanno. La Giunta Floris, da questo punto di vista, ha fatto ben poco; noi aspettiamo la Giunta Pili, anche in questo ambito, alla prova dei risultati.

L'Assessore Contu, che ormai non è più giovanissimo e che ha rivestito già altre volte la carica di Assessore dell'agricoltura, saprà come affrontare questi problemi. Io mi auguro che li affronti diversamente da come ha fatto nel passato, ma che dia alla sua azione il respiro e l'incisività che l'emergenza e i problemi dell'agricoltura richiedono.

Si è parlato anche in quest'Aula, e se ne sta parlando anche nella provincia di Oristano, dell'assenza della compagine che l'onorevole Pili ha presentato, di assessori di quella provincia. Nella Giunta precedente ce n'erano due: l'onorevole Manunza e l'onorevole Onida. Non che di per sé la presenza di assessori di un determinato territorio costituisca garanzia di sviluppo. L'onorevole Manunza, per esempio, difficilmente riusciamo a ricordarlo collegando la sua azione alla risoluzione di qualche problema, perché mi pare che non ne abbia affrontato neanche uno; molti addirittura non sapevano neanche che fosse Assessore dei trasporti. E' stato premiato.

Però l'onorevole Manunza ha affinato ulteriormente le sue capacità clientelari e lottizzatrici. L'esempio dell'aeroporto di Fenosu è emblematico: ha messo a capo di questo ente diversi suoi uomini che hanno bloccato tutto, stanno consumando enormi risorse e non stanno spendendo gli oltre dieci miliardi disponibili che il centrosinistra aveva messo a disposizione, sia quando governava la Regione, sia quando governava la provincia di Oristano. L'aeroporto di Fenosu, onorevole Pili, è un'infrastruttura fondamentale per lo sviluppo della provincia di Oristano, per lo sviluppo del turismo, dell'agricoltura, per lo sviluppo complessivo della nostra comunità.

Concludo riconoscendo che è importante avere assessori in Giunta, non c'è dubbio; però io credo, onorevole Licandro, che sia molto più importante che tutta la rappresentanza istituzionale, sociale e delle forze economiche della provincia di Oristano svolga un ruolo attivo verso la Giunta e proponga un progetto di sviluppo. Se non sapremo fare questo, non potremo andare alla ricerca di garanti.

Termino con un richiamo ai lavoratori socialmente utili: i 400 lavoratori del parco geominerario della Sardegna hanno ricevuto una risposta alla loro lotta (e di questo sono soddisfatto), ma gli altri 2.600, onorevole Pili? Che risposta offriremo a questi lavoratori, che il 31 dicembre rischiano di perdere anche il lavoro precario che hanno?

Infine un'ultima battuta sulla Giunta: questo Esecutivo non rappresenta buona parte della Sardegna, soprattutto non rappresenta quella che ha più bisogno di ricevere un sostegno. Sono stati cambiati sei assessori su dodici, ma il livello della Giunta complessivamente mi pare si sia ulteriormente abbassato.

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 53, viene ripresa alle ore 17 e 58.)

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, ho ascoltato ieri la lettura del documento politico letto dal Presidente Pili e ho valutato attentamente le dichiarazioni programmatiche. Ne condivido il contenuto nell'analisi e negli obiettivi da raggiungere; sono stati espressi da molti miei colleghi legittimi e costruttivi contributi per rendere ancora più incisiva l'azione di governo, di un nuovo Governo regionale che non disconosce quanto è stato fatto di positivo nel recente passato, ma che è consapevole che la Sardegna attende impaziente la soluzione dei suoi altri mille problemi. Si è affermato che sarà una Giunta a tempo ed altro ancora; sono giudizi di cui comprendo il valore e il significato. Verificheremo, alla prova dei fatti, la tenuta di questa maggioranza e il prodotto del suo lavoro.

Le valutazioni anche critiche che sono state espresse, quelle serie, e quelle che arriveranno nel corso dell'odierno dibattito, sono certo che saranno valutate dal Presidente Pili e dalla sua nuova Giunta con attenzione e piena apertura. Se si è impegnato qualche giorno di più per la definizione degli assetti e del programma di governo, alla luce della completezza delle linee programmatiche proposte alla nostra attenzione, non è stato tempo sprecato. Evidentemente gli incontri e gli approfondimenti sono stati interessanti e saranno portatori di rilevanti prospettive future.

Ritengo anche positivo il richiamo alla massima disponibilità, al dialogo e al ragionamento fra l'Esecutivo e il Consiglio. Dico questo con l'umiltà di chi riconosce i propri limiti e con la consapevolezza che dal confronto fra persone di buon senso, al di là della naturale differenziazione dei ruoli, possa e debba scaturire un rapporto di fattiva collaborazione nell'interesse della Sardegna. Questo, devo dire, l'ho constatato all'interno del Prima commissione con i consiglieri di maggioranza e di opposizione, con i quali abbiamo lavorato in un rapporto - seppure di differenza di ruoli - di fattiva collaborazione.

Per quanto mi riguarda, sono grato al Presidente Floris e agli Assessori uscenti per quanto hanno prodotto in questa prima fase della legislatura. Finalmente nella Gallura sono arrivati i primi finanziamenti e le prime risposte, dopo anni di totale disattenzione verso le tante esigenze di un territorio che comunque ancora attende altre risposte concrete. Per esempio, nel settore della sanità ed in particolare in quello della cardiochirurgia, è pronta un'iniziativa di project financing a costo zero per la Regione, che contribuirebbe a risolvere il drammatico problema dei viaggi della speranza che interessano centinaia di sardi costretti ogni anno a farsi operare nelle strutture oltre Tirreno. Da lei, Presidente Pili, e dall'intera Giunta e dai colleghi consiglieri, attendo un coerente sostegno anche rispetto a quanto enunciato nelle linee programmatiche.

Ho un personale rammarico: che non si sia riuscito, almeno in questa fase, a condividere una responsabilità di governo con gli amici del Partito Sardo d'Azione, rappresentanti una parte significativa della società sarda, per l'importante contributo che essi avrebbero offerto sui temi del federalismo e dell'autonomia. Sono convinto però che tale apporto nel proseguo della legislatura non verrà meno, e che troverà in questa maggioranza le giuste sensibilità. I nuovi segnali però verranno colti per la carica positiva che essi offrono; la riforma istituzionale della Regione, che deve scaturire dal confronto e dal consenso più ampi, dovrà tener conto anche di elementi di novità. La cultura dell'autonomia può diventare più forte e più sentita se si trasforma in cultura delle autonomie, cioè in forme anche diversificate di governo nelle province e nei comuni, attraverso le quali ciascuno possa esprimere meglio e più compiutamente la propria identità e la propria capacità, sapendo di essere protagonista sul proprio territorio.

In questo caso, le otto province della Sardegna dovranno essere messe nelle condizioni non solo di esistere sulla carta, ma di vivere e di incidere, in tempi brevi, sul processo di sviluppo della nostra Isola. Lei, Presidente Pili, in sede di dichiarazioni programmatiche, ha affermato: "Sono ormai diventate otto le province della Sardegna e la fase attuativa è al vaglio del Consiglio regionale". Poi ha riportato cinque grandi questioni da affrontare con lo Stato, cinque grandi sfide da giocare in casa ed infine cinque idee forza per lo sviluppo.

La questione province è stata una questione che abbiamo affrontato contro un governo di centrosinistra, centralista, che intendeva negare alla Sardegna e ai sardi il diritto di autodeterminarsi, e abbiamo vinto. Era una sfida che dovevamo giocare in casa e abbiamo iniziato la partita; ma le partite hanno un inizio e una fine; e se crediamo e ricerchiamo lo sviluppo per i nostri territori (e mi riferisco in particolare alla Gallura, che ricorda anche il passato contributo dell'onorevole Cogodi, senza trascurare l'Ogliastra, il medio Campidano, il Sulcis Iglesiente), questo non potrà avvenire nelle proporzioni desiderate se non con l'attuazione delle nuove province e con gli atti conseguenti.

Per quanto riguarda la Gallura, questa partita è iniziata da troppo tempo e si deve fissare un termine certo di chiusura; la maggioranza deve essere conseguente agli impegni assunti e il Consiglio dovrà essere chiamato quanto prima ad esprimersi sulla proposta di legge che è stata licenziata dalla prima Commissione.

Io ho fiducia in questa Giunta, nel suo Presidente e in questa maggioranza, voglio far parte della squadra che sicuramente lavorerà coerentemente e tenacemente, orgoglioso di appartenere a questa terra ed animato da quella forza interiore a cui ieri il Presidente Pili faceva riferimento per realizzare tutto ciò che è possibile nell'interesse dei sardi e della Sardegna.

Io non so se lei, Presidente Pili, sia salito sulle spalle di un gigante o di un nano per vedere più lontano. Nella politica, come nella vita quotidiana, ci circondano giganti, nani, ma anche giullari ed anche tante persone oneste, laboriose, mature e responsabili; sono queste persone sarde, del mondo del lavoro, della società, anche di quella svantaggiata, dei giovani, della cultura e - se me lo permette - anche della politica, che le chiedono di andare avanti con coraggio e determinazione, interpretando una concezione della politica condivisa e condivisibile, moderna ed efficace.

Centocinquantadue mila sardi hanno riposto in lei la loro fiducia, la loro voglia di cambiamento; non un sogno, ma una reale esigenza. Non sarà facile, ma sulle difficoltà che incontreremo nel nostro cammino costruiremo con maggiore forza e determinazione le ragioni per lo stare insieme e per costruire un futuro migliore per i nostri giovani e per la nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, siamo di fronte a una proposta a dir poco deludente; ci aspettavamo una proposta debole, ma questa ha superato tutte le più pessimistiche aspettative. Forse, Presidente, è l'esito naturale del lavorio da lei condotto per indebolire e determinare la caduta del Governo di centrodestra guidato dal suo predecessore. Tutta la sua azione in questi anni è stata volta ad evitare di mettere in discussione una politica sbagliata, quella del suo predecessore, e a determinare le condizioni per ritornare alla guida della Giunta regionale dopo i precedenti e ripetuti fallimenti.

Questo sino ad oggi è l'unico obiettivo che lei, Presidente, ha centrato. Noi ci domandiamo però che prezzo la Sardegna dovrà pagare, considerando che da tutti questa crisi è stata ritenuta dannosa, deleteria, irresponsabile e rovinosa, per usare le parole del mio collega di Gruppo, Velio Ortu. Il dibattito che ha preceduto la sua elezione aveva già messo in risalto le contraddizioni di questo centrodestra, confermando quello che voi stessi avete ammesso essere un fallimento, ma nascondendo agli occhi dei più, dei cittadini sardi, le vere ragioni della crisi.

Presidente, lei ieri si è presentato in Aula illustrando le sue dichiarazioni programmatiche, come se nulla fosse accaduto, come se fosse al suo primo incarico. Oggi non vi è nulla che possa far pensare o almeno auspicare che nel breve vi possa essere un miglioramento della situazione politica nell'ambito del vostro schieramento. Lei, Presidente, non è stato capace di individuare soluzioni politiche più avanzate; anzi, ha accentuato la litigiosità all'interno della sua maggioranza e della sua stessa forza politica. E' stato costretto a confermare la validità dell'azione del suo predecessore e a valorizzarne i risultati, a continuare a falsare anche lei i risultati una relativi alla crescita delle imprese e dell'occupazione in Sardegna.

Vi siete appropriati di questi risultati pur sapendo che da quando siete al Governo della Regione, da oltre due anni e mezzo, nulla avete prodotto, niente di innovativo, niente di concreto, né in relazione alla modifica dell'apparato burocratico, né in merito alla razionalizzazione della legislazione, alla accelerazione della spesa e alla tanto decantata stagione delle riforme. Voi sapete bene - e lo voglio ribadire qua - che se effetti positivi vi sono stati nel mondo delle imprese e nell'occupazione, questi non possono che discendere dalle azioni promosse nella precedente legislatura, soprattutto negli ultimi anni, quando, nonostante la litigiosità, sono state approvate le leggi che hanno gettato le basi per i risultati attuali.

Presidente, ci vuole spiegare chiaramente perché ha determinato questa situazione? Perché dal suo alto ruolo di coordinatore regionale di Forza Italia, partito di maggioranza relativa, ha lavorato per oltre due anni per sfasciare quello che avevate costruito? Ieri ci ha riferito che persone a lei vicine le hanno detto: "Stai attento, stai attento", nel tentativo di metterla in guardia da imboscate e trappole. Chi semina le trappole? Non certamente noi dell'opposizione, chiaramente è tutto un discorso e un ragionamento relativo ai rapporti esistenti all'interno del vostro schieramento. Caro Presidente, lei per due anni ha seminato mine, come pretende di raccogliere oggi margherite? Quello che si semina si raccoglie: mine ha seminato e mine dovrà oggi disinnescare, se non vuole che le esplodano tra le mani, come sta succedendo anche nella giornata odierna. O ha la capacità di mettere ordine in un progetto che a tutt'oggi non esiste, o questo suo tentativo è già destinato a un fallimento.

Veda, nelle diverse affermazioni che sono state pronunciate si è detto che la colpa era sempre di altri; una volta si è detto che era colpa della legge elettorale, altre volte si è detto che era colpa dell'invadenza dei partiti minori, altre volte ancora si è sostenuto che era colpa della rissosità esistente all'interno della coalizione; avete anche cercato di addossare le colpe dell'inoperatività alla intransigenza dell'opposizione, che in alcuni momenti avrebbe fatto ostruzionismo, e avete pure affermato che era colpa del voto segreto; insomma tutta una serie di scuse e scusanti per nascondere la vostra inoperatività. Non sarebbe stato più semplice ammettere chiaramente l'assenza di un vostro progetto politico, di un programma di coalizione, un vero programma politico? Avete vissuto sino ad oggi, giorno per giorno, vivacchiando sui programmi della tanto deprecata Giunta Palomba, spendendo le risorse dei programmi che erano in corso d'opera.

Veniamo al merito delle sue dichiarazioni. Io ritengo che ci troviamo ancora una volta di fronte a uno slogan. Lei sta interpretando bene il "berlusconismo", attraverso tutta una serie di citazioni senza costrutto, dimenticando però che lei non è Berlusconi e che qui non siamo ad Arcore ma siamo ancora in Sardegna. Afferma che dobbiamo motivare i sardi, "motivare" - riporto integralmente una frase tratta dalle sue dichiarazioni programmatiche - "Motivare" le nostre future generazioni, renderle cioè finalmente consapevoli delle responsabilità che le attendono e metterle in grado di fabbricarsi la storia con le loro mani".

Veda, Presidente, invece di porre al centro dell'attenzione i motivi del nostro sottosviluppo, della nostra arretratezza, le soluzioni che si propongono, i tempi che ci dovremmo prefissare per realizzare un grande progetto di sviluppo articolato nel breve, nel medio e nel lungo periodo, in grado di rispondere alle legittime esigenze della società sarda, lei vuole introdurre una nuova materia nell'insegnamento di tutte le scuole medie della Sardegna: quella della motivazione.

Forse prima sarebbe necessario un corso accelerato di motivazione per la sua maggioranza, per questa maggioranza di centro destra, che sino ad oggi per due anni e mezza ha dimostrato di essere tutt'altro che motivata a governare. E anche nella giornata odierna abbiamo assistito a un dibattito che rivela chiaramente la mancanza di queste forti motivazioni, per cui proponiamo alla sua maggioranza un corso di recupero in materia di motivazione, magari anche con insegnanti di sostegno. Qua, Presidente, motivazioni ce ne sono a centinaia per i nostri giovani, per coloro ai quali non è stata offerta alcuna opportunità, per tutti quei soggetti che da tempo aspettano risposte che non arrivano mai e che rivendicano con forza (sotto le sedi degli assessorati che voi gestite da oltre due anni e mezzo, e anche sotto la sede di Villa Devoto) la presentazione immediata di quel piano di dettaglio, che lei, Presidente, invece ha promesso fra tre mesi. Come se tempo non ne fosse passato anche troppo.

Al ministro Moratti invece di chiedere l'inserimento, come nuova materia di insegnamento, della motivazione, richieda che la finanziaria nazionale destini maggiori investimenti alla scuola e all'Università rispetto a quelli previsti, e preveda anche lei, nel suo bilancio regionale, il giusto riconoscimento per questo settore fondamentale per le nostre future generazioni. Se lei vuole essere vicino ai sardi, se vuole essere vicino ai lavoratori dell'industria - e le ricordo che su questi lavoratori, su questo settore nemmeno una parola ha speso fino ad oggi - attivi subito un negoziato col Governo nazionale e respinga al mittente la logica delle dismissioni, faccia pagare il giusto pegno a coloro che tanta ricchezza hanno tratto da questa nostra terra e che oggi vogliono smobilitare tutto, lasciando solo le scorie inquinanti della loro presenza.

Lei non ha fatto alcun accenno a questo settore; io mi auguro che quanto meno in questo piano di dettaglio che presenterà nei prossimi tre mesi abbia modo di recuperare qualche spazio per questo, anche se la situazione non ci consentirebbe, caro Presidente, un'attesa così lunga, perché le dismissioni sono alle porte e la data del 31 dicembre è destinata a segnare un nuovo capitolo per tutte le attività dell'Eni presenti nella nostra Isola. Ma se vuole essere vicino ai pastori e agli agricoltori, colpiti i primi dalla "lingua blu" e i secondi dalla siccità, attivi e recepisca organicamente le indicazioni fornitele tante volte da questo Consiglio regionale. Se vuole veramente far passare la logica del fare e non quella del dire, se vuole essere vicino ai commercianti, agli artigiani, agli operatori del turismo e della pesca, metta in condizione questo Consiglio di legiferare sulle varie materie consentendo di compiere alla Sardegna un reale passo in avanti sulla strada dello sviluppo.

Voglio ricordare a questo Consiglio, e soprattutto a lei, che se tanti provvedimenti non sono arrivati in quest'Aula non è certamente per volontà dell'opposizione perché è la maggioranza che decide l'ordine del giorno delle riunioni e la stessa conduzione delle commissioni.

Se vuole essere vicino al popolo dei disoccupati, dei lavoratori precari, dei lavoratori socialmente utili, o a coloro che il lavoro lo stanno perdendo (appalti ferroviari; Meridiana) attivi una politica che superi la "precarizzazione" del lavoro condotta all'insegna di quel liberismo sfrenato tanto auspicato dal suo partito.

E per quanto riguarda i lavoratori socialmente utili, perché non si attuano quelle leggi ormai approvate da circa due anni, che prevedevano una stabilizzazione anche di tutti coloro che operano all'interno degli enti regionali? Abbiamo stanziato i soldi, abbiamo approvato le norme, abbiamo recepito le norme nazionali, abbiamo modificato la nostra legislazione eppure nulla si vede all'orizzonte, salvo timidi segnali di voler fare; ma qui non si tratta di voler fare, qua bisogna fare, Presidente.

Ma qual è il programma di cui dobbiamo parlare? Il suo? Ma corrisponde questo ai desideri della coalizione che la dovrebbe sostenere? Sembra proprio di no. A parte l'ultima dichiarazione di Giovannelli, dalla quale traspariva un certo entusiasmo, non mi è sembrato che vi fosse da parte di tanti altri colleghi della sua maggioranza tutto questo entusiasmo e tutta questa condivisione per i programmi da lei formulati. Del resto alcune parti che ci ha presentato come innovazioni, come elementi di novità, si scopre - non perché non lo sapessimo, ma ha fatto bene l'ex assessore Pirastu a confermarlo - che non erano affatto novità. Rispetto a quei programmi e a quelle indicazioni tanto è stato già fatto, programmato e anche recepito da una indicazione unanime di questo Consiglio regionale.

Allora perché spacciare per novità, per innovazione quello che invece è routine, consolidamento di decisioni già assunte? Forse per dire che un passo avanti è stato compiuto. No, il passo avanti era già stato compiuto, e il passo avanti era stato compiuto grazie al contributo che l'opposizione in quest'Aula ha offerto.

Per quanto riguarda la "nuova economia", lei si ricorderà che già in precedenza questo Consiglio aveva gettato le basi per una politica di incentivazione, ma io non so se nelle sue dichiarazioni lei volutamente ha dimenticato questi aspetti. A che cosa sono dovute queste dimenticanze? A una non sua conoscenza dei problemi? O al fatto che poteva valorizzare e non voleva valorizzare il ruolo di un assessore di Forza Italia, che peraltro ha provveduto subito a "licenziare"? Sono molti gli interrogativi che le sue dichiarazioni pongono a tutti noi.

Noi, Presidente, continueremo a svolgere il nostro ruolo e continueremo a farlo come sempre abbiamo fatto, sia in Consiglio sia nelle commissioni competenti, cercando di offrire il nostro contributo per uno sviluppo alternativo, per un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Abbiamo più volte citato servizi, ambiente e cultura come base di partenza per una lotta alla disoccupazione di massa. Lei, Presidente, un progetto condiviso, allo stato attuale, non risulta averlo. E di ciò dovrebbe trarne urgentemente le conseguenze.

Non è opportuno che faccia perdere ulteriore tempo; forse è meglio che passi la mano a chi potrebbe avere idee più chiare delle sue e più efficacemente saprebbe rappresentare organicamente il centro destra. Qualcuno che possibilmente abbia quella capacità di coniugare ed elaborare un progetto organico di sviluppo che probabilmente da noi non sarà condiviso, ma che è necessario, perché senza un progetto si rischia non solo di perdere importanti risorse comunitarie, ma di impegnare male anche le risorse disponibili.

Peraltro dai dati che sono contenuti negli stessi documenti che lei ha presentato, se si osservano le diverse annualità, si evince chiaramente questa incapacità non soltanto nel dire, ma soprattutto nel fare. Per cui io la richiamo alla concretezza, alla necessità di fare altre che di dire. E allora le chiedo: ha veramente intenzione di applicare quella normativa che permette, per esempio, la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili del CRAS, dell'ERSAT, dell'EAF? Ha veramente intenzione di dare una risposta concreta a quelle duemila persone che non sanno di che morte dovranno morire il 31 dicembre? Ha una risposta al progetto di smobilitazione dell'Enichem, prevista per il 31 dicembre del 2001? Ha una risposta concreta da offrire a quegli agricoltori, a quelle categorie che da tempo chiedono risposte? Per il momento sappiamo solo che fra tre mesi ci presenterà un'indicazione strategica. Noi siamo contrari a rimandare la soluzione dei problemi; abbiamo già perso molto tempo, non è stato neanche approvato il documento di programmazione economica, che noi peraltro non avremmo appoggiato perché chiedevamo alcune sostanziali modifiche, ma non l'avete approvato nemmeno voi che l'avevate proposto. Dobbiamo ancora iniziare la discussione del bilancio della Regione, registriamo ormai ritardi di mesi che si ripercuoteranno negativamente sulla nostra economia. Possiamo permetterci di far slittare di ulteriori tre mesi un progetto per poi, così come lei afferma nelle sue dichiarazioni, rivederlo fra altri sei mesi? E' forse questa la logica del governare bene? E' forse questa la logica dell'efficienza? Mi sembra proprio di no.

Mi sembra che stiamo compiendo un passo indietro rispetto anche a ritardi del passato, e questo non va bene perché questa responsabilità ricadrà in principal modo sulla maggioranza di governo. Ma per il tipo di informazione che abbiamo molte volte responsabilità vostre ricadono anche su di noi, e dobbiamo fare in modo che questo non succeda. E' per questo che come partito della Rifondazione Comunista ci batteremo non soltanto per chiarire le nostre posizioni in Aula, ma anche per chiarirle all'interno della società civile sarda, e per far comprendere qual è il nostro atteggiamento e soprattutto quali sono i valori delle proposte che portiamo in Aula.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, ho ascoltato con molta attenzione l'intervento sulle dichiarazioni programmatiche del presidente Pili, e sono pure cosciente che oggi siamo chiamati a un appuntamento importante per questo Consiglio, per la Sardegna, per i sardi: dare e garantire un Governo regionale di centrodestra caratterizzato da un forte segnale di cambiamento, tenacemente voluto, richiesto e ricercato dall'opinione pubblica, e in modo particolare dai settori produttivi della nostra Isola.

La maggioranza che oggi si presenta con la presidenza dell'onorevole Pili è quella, ricostruita, del 1999, che aveva vinto le elezioni battendo per numero di voti il centrosinistra, segnando la differenza con la passata gestione dell'allora onorevole Palomba. Quella sì, aveva fallito tutti gli obiettivi, eppure erano presenti i partiti che oggi imputano tutte le colpe al centrodestra, a questa maggioranza. Ma forse ci dimentichiamo che in quel governo Palomba, della legislatura precedente, era presente Rifondazione Comunista, erano presenti il P.D.S., il partito dei Popolari e gli altri Gruppi che oggi sono all'opposizione e che tanto maldestramente gridano allo scandalo. Forse questo lo dimenticano, quasi facendo credere di essere usciti puri e immuni da una situazione politica difficile che coinvolge purtroppo quasi tutti i Gruppi politici. Forse vogliamo dimenticare le maggioranze dilaniate del centrosinistra, le lotte, le crisi di Giunta alle quali i sardi erano costretti ad assistere ripetutamente.

Accolgo e accogliamo con grande entusiasmo la sua presidenza, onorevole Pili, perché i sardi nel 1999, votando lei quale presidente incaricato, da lei e da noi tutti si aspettano il cambiamento. Lei, onorevole Pili, oggi ha assunto una grande responsabilità. A questa sua azione deve però seguire una forte iniziativa politica dei partiti e dei Gruppi di maggioranza, dove noi consiglieri dovremo profondere il massimo dell'impegno e dell'iniziativa. Lei, presidente Pili, dovrà essere un presidente con le scarpette da tennis, visti i tempi ristretti e le cose urgenti da fare.

Ho ascoltato la sua dichiarazione programmatica, di cui condivido gli obiettivi, i tempi e le scadenze operative che lei ha proposto, perché ritengo che questa maggioranza abbia la forza politica e morale originaria per vincere le grandi battaglie che ci aspettano, nonché le risorse umane e le esperienze politiche per affrontare e sciogliere i nodi salienti di questa legislatura. "Motivazione, determinazione ed entusiasmo"; noi del C.C.D. crediamo in questo ritrovato entusiasmo, convinti di poter dare il massimo, ed è anche per questo che noi offriamo il nostro contributo come Gruppo, mettendo a disposizione del Governo regionale i consiglieri eletti con più esperienza: l'onorevole Contu e l'onorevole Oppi.

Riteniamo e ritengo necessario - così come ben descritto nella sua relazione - imprimere impulso ad alcuni settori produttivi di vitale importanza per la nostra economia. Penso all'agricoltura, che sta attraversando un momento difficilissimo, come giustamente alcuni consiglieri che mi hanno preceduto hanno ricordato (lingua blu, siccità, ecc.); un'agricoltura che ha ricevuto dalla Giunta precedente alcune attenzioni, ma che non bastano, e sicuramente dovranno essere assunte delle decisioni straordinarie per traghettare questo importante settore produttivo verso lidi più tranquilli. Penso anche al turismo, al commercio, all'artigianato, alle risorse idriche, settori importanti, come lei ha ricordato, per la nostra regione. Pian piano si stanno assumendo alcune soluzioni che ci faranno, spero, dimenticare le gravi siccità, le gravi carenze idriche di cui questa regione ha sofferto. Senza dimenticare poi i grandi temi: l'Assemblea costituente, che ha ancora un lungo percorso da intraprendere, e la legge elettorale, che sicuramente tanto impegnerà questo Consiglio regionale, perché non abbiamo ancora le idee chiare e dobbiamo costruirla insieme. La futura legge elettorale non dovrà, infatti, essere solamente una legge elettorale della maggioranza o della minoranza, ma dovrà vedere coinvolte tutte le componenti del Consiglio regionale; le maggiori idee, le maggiori proposte dovranno provenire dall'intero Consiglio regionale e non da una parte di esso.

Abbiamo dedicato molto tempo al problema delle nuove province, prendendo però forse un po' sotto gamba (sia la minoranza, sia la maggioranza), una legge che oggi deve dare delle risposte. La legge istitutiva delle nuove province ormai è approvata; ora dobbiamo al più presto approvare la legge che consentirà l'elezione dei nuovi consigli provinciali, perché anche alle prossime elezioni regionali, previste per il 2004, le circoscrizioni elettorali provinciali saranno otto e non più quattro. Penso al problema della continuità territoriale, che noi abbiamo iniziato ad affrontare; eravamo convinti di poter già viaggiare a prezzi scontati, ma a causa delle tante difficoltà solo a gennaio potremo probabilmente approfittarne.

La continuità territoriale, come lei ha ricordato nella sua dichiarazione, non è solo quella aerea ma è anche quella navale e quella delle merci; e per queste ultime la strada da percorrere è ancora lunga. Per quanto riguarda l'abbattimento dei costi energetici, abbiamo iniziato un percorso, ma c'è ancora tantissimo da fare. Per non parlare poi dell'accelerazione delle procedure burocratiche; più di una volta, intervenendo in Commissione ma anche in Consiglio, ho ricordato che occorre sicuramente rivedere la legge regionale numero 31, occorre snellire ulteriormente le procedure perché gli accordi e le conferenze di servizio forse non bastano, non costituiscono più la soluzione del problema. Ci vuole una nuova soluzione, ci vogliono nuove leggi che permettano di superare la burocrazia che è sempre dietro l'angolo e ci fa ritardare di mesi e mesi l'apertura di nuovi cantieri e l'inizio di nuove opere.

Per quanto riguarda l'utilizzo, per le grandi opere, del project financing, credo che questa sia una via che debba essere riproposta non solo dalla Regione ma anche dai comuni e dalle province. Il privato deve essere sempre il protagonista dei grandi investimenti infrastrutturali, perché solamente col coinvolgimento del privato si riuscirà a realizzare le grandi opere. E' impensabile che con l'intervento pubblico si possano risolvere tutti i problemi, realizzare tutte le grandi infrastrutture.

Un argomento che forse è passato un po' in sordina è quello dell'approvazione del Dpef, della finanziaria e del bilancio, in tempi rapidissimi. Come priorità assoluta ci deve però essere l'approvazione del Dpef, ripartendo da dove qualche settimana fa ci eravamo fermati, e poi l'approvazione del bilancio e della legge finanziaria, perchè non vogliamo più arrivare a dover approvare la finanziaria dopo mesi e mesi di esercizio provvisorio, perché non è giusto che chi aspetta finanziamenti o contributi debba attendere anche quattro, cinque mesi in più. Non possiamo più permetterci il lusso di arrivare all'approvazione della nuova finanziaria con tre, quattro mesi di ritardo. Questa è una esigenza che deve rivestire carattere di assoluta priorità.

Se è vero che usciremo poi, nel 2006, dall'Obiettivo 1, dobbiamo approfittarne adesso per spendere i fondi messi a disposizione dall'Unione europea in tempi rapidissimi. Ho sentito anche dire che rischiamo di perdere i finanziamenti dei POR del 2000-2006. Io mi sento di smentire queste dichiarazioni che più di una volta nei corridoi, ma anche in quest'Aula, sono state pronunciate, perchè i bandi dei POR sono stati tutti pubblicati, i bandi dei POR ormai seguono una via amministrativa che continuerà comunque, quindi non ci sarà assolutamente, per quanto riguarda finanziamenti dei fondi 2000-2006, la possibilità di perderli.

Del resto il momento che attraversiamo non è dei più facili per la Sardegna, perchè dopo l'11 settembre c'è stato un mutamento nell'economia mondiale e in quella locale; la recessione può coinvolgere anche la nostra Sardegna; settori come il turismo, per esempio, difficilmente ne usciranno indenni.

Il centrosinistra ci accusa di essere dilaniati da divisioni originate dal problema delle nomine, affrontato con logiche spartitorie. Avete accusato anche l'onorevole Pili di essere andato a Roma per consultarsi col Governo nazionale. Io credo che un rapporto col Governo nazionale sia doveroso, così come è doveroso andare anche a Bruxelles per confrontarsi col "Governo europeo", così come è doveroso governare gli enti regionali, senza che vi sia nessuno scandalo. Gli enti regionali fanno parte del Governo regionale, pertanto devono essere espressione di una linea politica, di una maggioranza che ha e che deve governare, che deve offrire risposte anche attraverso quegli enti.

Leggevo l'altro giorno che al Comune di Nuoro, alla Provincia di Nuoro, dove al governo c'è il centrosinistra, ci sono gli stessi problemi che esistono qua in Regione, che ci sono da altre parti. Ma non sono neanche problemi, sono situazioni alle quali chiunque si trovi al governo, sia la destra sia la sinistra, non può che far fronte in questo modo.

Alcune garanzie però gliele voglio chiedere anch'io, Presidente Pili, quale garante di questa maggioranza. Secondo fonti ufficiose pare che nella Provincia di Sassari non ci sia nessun PIT finanziato o finanziabile, ho l'impressione che si stiano indirizzando i fondi verso altre province, in particolare quella di Nuoro e quella di Cagliari. Questo, se è vero, è un fatto gravissimo che creerebbe seri problemi all'interno di questa maggioranza, all'interno del Consiglio regionale. Se dovesse essere vero significherebbe che il gruppo di valutazione oggi esistente non è più rappresentativo. Su questo, la prego, onorevole Pili, Presidente, sia garante, perchè un fatto simile nel mio territorio, per me stesso, non sarebbe in nessun modo accettato.

Per onestà intellettuale e politica voglio anche riconoscere che di strada sino ad oggi ne è stata fatta, pertanto ringrazio l'onorevole Floris che, a nostro avviso, ha guidato bene il Governo regionale in questo anno e mezzo difficile. E' anche vero, però, che tutto non è stato risolto col voto di questa Giunta, rimane ancora da risolvere il problema della maggioranza all'interno delle Commissioni, problema che sicuramente ci impegnerà nelle prossime settimane. Secondo me bisognerà decidere se diminuire il numero delle Commissioni oppure eventualmente cedere la Presidenza di una Commissione alla minoranza.

Infine non capisco le riflessioni pronunciate a voce alta da alcuni amici del Gruppo di Alleanza Nazionale che mi hanno preceduto. Non vorrei polemizzare, ma alcune precisazioni, per onestà, è necessario farle. Il Gruppo di Alleanza Nazionale, essendo in maggioranza, partecipa e sta partecipando, giustamente, come maggioranza, anche al governo degli enti. Ha, per questo, la vicepresidenza, due commissioni consiliari, due assessori, presidenze di enti, sfirs, manager A.S.L. ed altro, quindi si trova nelle stesse condizioni di qualsiasi partito di governo. Ma non è neanche giusto partecipare, chiedere, ottenere e poi dire "io non ci sono, io non voglio responsabilità." Questo non è leale; mi sembra pertanto necessaria una presa di posizione netta e chiara di Alleanza Nazionale, soprattutto per chiarezza nei confronti del Gruppo che io rappresento, perché i Gruppi centristi…

FADDA (Popolari-P.S.). Quale Gruppo?

PIANA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Sai benissimo quale Gruppo è. Il Gruppo dei Democratici Cristiani, ti va bene? Dicevo che i Gruppi di centro sono stati essenziali per far decollare la maggioranza attuale e anche quella del 1999. Su questo credo che fosse necessaria e doverosa una precisazione.

Concludendo questo intervento esprimo la mia fiducia a lei, Presidente Pili, e alla sua Giunta, e annuncio il mio voto favorevole. Buon lavoro!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi. Questo Consiglio non può non convenire su un dato di fatto: la lunga fase della transizione politica in Sardegna dura ormai da troppo tempo. L'abbiamo percorsa nella passata legislatura, disseminata di ben sei crisi nonostante un'ampia maggioranza, continuiamo a viverla oggi con modesti segni di novità e di ravvedimento.

Mentre la società civile e il mondo economico e sociale chiedono stabilità e governabilità, le forze politiche sembrano muoversi in direzione opposta. Mentre a livello nazionale assistiamo in qualche modo al superamento della stagione politica di transizione, in Sardegna continua ancora la fase confusa e incerta della crisi dei partiti degli anni novanta. Questo fenomeno ha portato all'instabilità politica dell'ultimo decennio accentuando forme preoccupanti di crisi. In questa situazione, che io definisco di disordine etico della politica, è in gioco il futuro dell'autonomia. La Sardegna rischia di affrontare in condizioni di debolezza le nuove sfide della globalizzazione, dello sviluppo, della modernizzazione, della integrazione europea e soprattutto di non reggere alle severe prove che l'attendono dopo gli sconvolgenti avvenimenti americani.

E` paradossale che mentre nuove giunte sorgono, già riaffiorino i germi della crisi. In quel "stai attento, stai attento" rivolto a Pili mi sembra di rivedere la mia stessa condizione personale. Ne è un esempio la Giunta da me presieduta, fatta cadere in maniera accidentale sul documento di programmazione economica e finanziaria, non certo per dissensi sulla linea economica e sociale.

Ho richiamato questi aspetti, scusandomi per i riferimenti personali, non per fare recriminazioni o denunce, ma perché questa linea suicida non si ripeta nel futuro. Questa parte della legislatura non può essere sprecata. Questo mio richiamo alla stabilità e la stessa raccomandazione a Pili vogliono rappresentare, se mi consentite, un monito ed una riflessione per la classe dirigente di oggi e di domani. Io credo che dobbiamo tutti, anche mettendo in conto gli interessi politici personali, accantonare il nostro egoismo e la nostra appartenenza politica quando sono in gioco, come sono in gioco, gli interessi dell'Isola. Le forze politiche più illuminate della maggioranza e della minoranza non possono permettere di far andare in rovina la Regione.

Il mio contributo alla sua Giunta, onorevole Pili, sarà leale e coerente col mio credo morale e politico, non perché sono stato colpito da una improvvisa folgorazione, ma perché la Sardegna non può permettersi che le giunte di oggi e di domani soccombano sul nascere o nel loro positivo percorso. Io credo che le forze politiche debbano riacquistare il loro ruolo costituzionale e che occorre ridare funzioni e dignità ai partiti e puntare sulla qualità delle classi dirigenti, come ha detto l'altro giorno il Presidente della Camera, criticando anche i politici che negli anni scorsi si sono presentati agli elettori come "impolitici".

Certamente i partiti vanno ripensati e ridisegnati, individuando nuovi modelli alla luce degli scenari che si stanno aprendo in Italia e nel mondo, perché nell'Isola, lo ripeto, continua ancora la lunga onda improduttiva di quel "nuovismo" anni novanta, già finito in Italia, in Europa e nel mondo da un pezzo. Gli eletti si sostituiscono ai partiti abbandonando i fondamenti ideali, culturali e politici di cui sono espressione. Si muovono in un esasperato individualismo considerando la spartizione e la rotazione metodo ordinario di governo al di fuori di ogni valutazione di merito.

Questo è il deterioramento della situazione attuale, che è dato anche dalla confusione dei ruoli tra partiti e Gruppi consiliari. Credo sia indispensabile un sussulto di orgoglio autonomistico, un nuovo senso del dovere verso la Sardegna, se vogliamo evitare la deriva della Regione. La ricostituzione del gruppo U.D.R. nazionalitario sardo non ha altro significato se non quello di ritrovare insieme le ragioni di un nuovo impegno politico e culturale in Sardegna. Noi vogliamo riaffermare la nostra caratterizzazione autonomistica e federalistica, cristiana e solidarista, popolare e liberaldemocratica per collegarla alla specificità della situazione sarda. Intendiamo contribuire al processo di rivendicazione della sardità in un quadro europeo e mediterraneo, non solo nei partiti dell'area centrale e moderata ma in tutte le forze politiche bipolari.

L'onorevole Pili ha richiamato bene l'anomalia del sistema politico sardo, che richiede in questo momento però, a mio giudizio, un percorso di maggiore autonomia dai partiti nazionali. Sono convinto che un restyling nazionalitario farebbe bene a tutti i partiti in Sardegna e alla Sardegna intera. Solo così può essere maggiormente valorizzata la specialità della Sardegna, attraverso un univoco modo di concepirla e di realizzarla; è indispensabile individuare un comune denominatore sulle questioni vitali dell'Isola e definire insieme le grandi priorità dell'autonomia. In questo possiamo salvare il prestigio del Consiglio regionale e ricondurlo a punto di riferimento forte e autorevole della coscienza popolare di tutte le espressioni politiche.

Ho manifestato questa linea durante la mia presidenza e la ribadisco oggi. Non credo che le forze politiche mi potranno dire che i tempi sono sbagliati o che lo faccio perché ho qualche convenienza di natura politica; lo faccio solo perché sono consapevole, oggi come allora, che ciò non significa annullare la dialettica tra la maggioranza e la minoranza. Con questo spirito, signor Presidente, ho ascoltato le sue dichiarazioni programmatiche, e con lo stesso spirito intendo sostenere il suo impegno, con questo intendimento e con leale coscienza critica mi accingo a offrire il massimo contributo alla sua Giunta. Voglio però richiamare alcuni punti fermi e insostituibili del governo della Regione.

In primo piano la salvaguardia assoluta della nostra autonomia. Tutto deve rispondere unicamente alla libera volontà di questo Consiglio regionale. Grande risalto deve avere la questione della concertazione come elemento fondamentale dell'azione politica e di governo. La cultura autonomistica ha concepito storicamente il rapporto tra Governo ed opposizione in un'unica e particolare dimensione rispetto all'itinerario politico nazionale. Lo spirito solidale dei sardi nella Grande guerra e il pathos popolare unitario nelle battaglie storiche per l'autonomia hanno costituito l'humus su cui si è inverata una concezione dialettica e non conflittuale della classe politica sarda che ha trovato fronte comune nei confronti dei fattori esterni, quali l'imposizione di modelli culturali, politici, antropologici.

La cultura politica sarda ha sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti delle espressioni sociali del lavoro. Durante il mio mandato la concertazione è stata posta a fondamento dell'azione politica di governo ed ha ricreato la pace sociale e le basi dello sviluppo. Non è stato un fatto episodico, una concertazione di mero stampo istituzionale, ma una scelta di base ed una nuova dimensione di etica politica e di governo.

Immaginare che il Consiglio regionale possa decidere da solo le sorti dell'Isola, senza il coinvolgimento e la partecipazione attiva delle componenti vitali della società sarda (Chiesa, mondo della cultura, sindacati, imprenditori, associazionismo) è fuori dalla logica e dalla storia dell'autonomia e non è funzionale al nostro sviluppo. Occorre il confronto con le forze che sono a più diretto contatto con la realtà; la politica deve avere l'umiltà di andare alla fonte dei valori e delle conoscenze.

Il movimento sindacale, d'altra parte, in questi anni ha fatto passi da gigante superando il corporativismo, rifuggendo dal facile populismo, dalle rivendicazioni facili per farsi carico degli interessi generali della comunità con proposte organiche e progetti. Questo clima di fiducia ha messo in moto nuove energie economiche e sociali con risultati non effimeri ma con autentiche conquiste dell'autonomia, a partire dalla continuità territoriale, dalla zona franca, dal ruolo della Sardegna nel mediterraneo, con interrelazioni con i paesi arabi e del nord Africa, per arrivare al rapporto diretto della Regione con l'Europa (sulla questione energetica io mi auguro che si arrivi prestissimo ad un incontro tra il Presidente della Regione e il Primo Ministro dell'Algeria, rinviato dopo le mie dimissioni, che va tenuto con urgenza) al riconoscimento della specialità insulare da parte dell'Unione europea, che va riempito di contenuti e su cui occorre non mollare perché venga data piena attuazione.

In conclusione, l'onda lunga della transizione politica pesa sulla costituzione di questa Giunta, così come ha condizionato anche le Giunte di opposto schieramento. Una transizione resa più difficile e complicata dal bipolarismo imperfetto o, se preferite, da quello possibile a cui si è richiamato l'onorevole Pili nelle sue dichiarazioni. Tale quadro è dovuto alla forte presenza di forze politiche dell'area centrale nazionalitaria, che ha le sue radici nella nostra storia e nella nostra società. Una presenza che non ha riscontro nel resto del Paese se non in qualche altra regione a statuto speciale. Uno spazio sul quale gravitano sul piano sociale e culturale sia forze politiche del centro destra, sia forze politiche del centro sinistra, e in questa situazione sia lo schema bipolare sardo, sia lo stesso confronto tra maggioranza e minoranza, risultano oggettivamente meno condizionati dagli schemi nazionali.

Le forze politiche dei due schieramenti, collocate nei due versanti, hanno il dovere di contribuire a rendere governabile il sistema, di individuare un comune denominatore sui grandi obiettivi istituzionali e storici dell'autonomia. Questa maggioranza, se vuole avere una prospettiva, deve guardare strategicamente a tutta l'area del centro senza tentazioni egemoniche. Do atto a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale di aver saputo interpretare la particolarità della condizione sarda con equilibrio e lungimiranza. Spero che questa linea non abbia a subire arretramenti. Se non verrà posta in essere questa strategia non sarà possibile garantire la piena governabilità della Regione, qualunque sia lo schieramento vincente.

Sono grato al Presidente Pili per il richiamo e l'apprezzamento rivolto all'attività svolta dalla mia Giunta per risolvere anche le questioni storiche o, se preferiamo, per risolvere i problemi strutturali della Sardegna. Sono certo che l'impegno della sua Giunta proseguirà lungo il percorso intrapreso, ovviamente adeguandolo ai mutati scenari che si schiuderanno nei prossimi anni.

Voglio dire, in conclusione, che ci sono in quest'Aula e in Sardegna potenzialità inesplorate tra le forze autonomistiche. Certo, io non sono molto d'accordo con gli accenti eccessivamente critici che da parte di queste forze sono pervenuti anche in quest'Aula, perché la moderazione in politica è un carattere che avvalora e che ha avvalorato la presenza e l'impegno dei cattolici nel nostro Paese. La critica però non deve mai scoraggiare, deve sempre portare ad affrontare i problemi anche utilizzando, nella stessa critica, le parti più positive che sempre ci sono.

Esistono quindi nella Regione sarda piccole realtà politiche, specchio fedele di una società variegata nelle sue diverse espressioni di vita, che vanno a costituire tanti rivoli che bisogna ricondurre ad un unico alveo. Se lavoreremo tutti insieme per superare il male antico delle nostre divisioni, dei tanti rivoli particolari, ed allargare l'alveo del fiume, la Sardegna del terzo millennio potrà vincere le sue difficili sfide poiché il fiume del progresso e della storia impone ai sardi un nuovo senso di unità e di riconciliazione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi; confesso di provare un certo imbarazzo nel prendere la parola in quest'Aula per pronunciare un intervento da consigliere regionale di opposizione, in quanto i discorsi che oggi abbiamo sentito mi indurrebbero quasi a dovere in qualche misura assumere le difese del Presidente eletto a capo della Regione autonoma della Sardegna.

Nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili è contenuto un accorato appello a questo Consiglio affinché venga aiutato ad andare avanti. Questo invito appare più che mai opportuno alla luce di quanto è avvenuto nella maggioranza di centro destra ed all'interno delle profonde divisioni che stanno lacerando la nuova - vecchia maggioranza.

Nel dibattito odierno, signor Presidente, abbiamo avuto modo di ascoltare diversi interventi, come quelli dell'onorevole Licandro, dell'onorevole Pirastu e dei colleghi di Alleanza Nazionale, caratterizzati da fortissimi accenti critici nei confronti della nascente nuova maggioranza. Mi pare che le tre parole chiave di cui lei parlava (motivazione, determinazione ed entusiasmo) le serviranno più che per sintetizzare l'azione del suo Governo, se vedrà la luce, per cercare di tenere unita la sua risicata, traballante e demotivata maggioranza.

Presidenza del Vicepresidente CARLONI

(Segue PIRISI.) L'onorevole Fantola nel suo intervento ha parlato di una coalizione con forti accenti sardi e ha affermato anche che nel giro di qualche mese sarebbe stata messa in gioco l'esistenza stessa della coalizione di centro destra, sostenendo che qui a Cagliari non debbono esserci cloni di Roma.

Io le domando, Presidente Pili, com'è che qui si può parlare, come ha fatto adesso il Presidente Floris, di restyling nazionalitario quando tutti i sardi sanno che esiste una fortissima ipoteca da parte di Roma e che è stata esercitata con forza da parte del "proconsole romano" che risponde al nome del senatore Comincioli? Ieri era il signor Comincioli, inviato del Presidente Berlusconi, oggi è un senatore della Repubblica, inviato sempre qui da noi per esercitare le sue funzioni di proconsole romano nei confronti della nascente Giunta da lei presieduta.

Quindi non è credibile, onorevole Floris, parlare di restyling nazionalitario quando lei sa bene che esiste un'ipoteca pesantissima da parte di poteri esterni ed inquinanti nei confronti di questa Regione. Il popolo sardo, Presidente Pili, il mondo che sta là fuori, per usare un'espressione pronunciata ieri nel corso delle sue dichiarazioni programmatiche, sa bene che le vostre divisioni, le vostre divergenze non concernono punti programmatici o linee prioritarie di intervento verso i giovani, le famiglie, i ceti più deboli della nostra Isola. No, signor Presidente, le difficoltà che ha incontrato nella formazione dell'Esecutivo e che ancora oggi incontra riguardano molto più banalmente la spartizione delle poltrone e la lottizzazione dei posti di sottogoverno.

Qua non parliamo di idee condivise, di programmi da tutti quanti apprezzati e sottoscritti, ma stiamo parlando, come abbiamo avuto modo di sentire e come hanno avuto modo di sentire i sardi, di posti di sottogoverno, addirittura della spartizione di qualcosa che ancora oggi non esiste, ed è stato detto che la trattativa per far nascere la sua Giunta, onorevole Pili, passa anche attraverso questi elementi.

Per anni avete accusato il centrosinistra di patire lacerazioni profonde nel suo seno, e questo ritornello l'avete ripetuto fino all'altro giorno. Oggi i sardi sanno, anche quelli più distratti, quanto sia grande la vostra voracità e quanto sia grande la vostra famelica voglia di occupare qualunque spazio. Potremmo dire che si tratta quasi di una nemesi storica.

Il ponte passerella, onorevole Pili, a distanza di oltre due anni, è diventato più prosaicamente un Progetto Sardegna. Alle parole "autonomia e sviluppo" ha aggiunto quella di "modernità", che come sappiamo è cara anche al suo Presidente che la ispira, e comunque è una sfida sulla quale anche noi, centrosinistra, ci vogliamo misurare. Ma sulla modernità, ha detto stamattina l'onorevole Fantola, ci giochiamo tutto, anche l'esistenza della stessa maggioranza.

Però se confrontiamo, seppur sommariamente, le dichiarazioni rese da lei in quest'Aula il 13 settembre del '99 con quelle rese ieri, 13 novembre, le devo confessare, presidente Pili, che non riesco a rilevare sostanziali e qualificanti differenze. Il linguaggio di oggi appare meno enfatico, meno autocelebrativo, meno iconoclasta e manicheo di quanto non fosse quello di ieri. Il contenuto, però, sostanzialmente non cambia. Mi pare che i contenuti siano gli stessi, e lo dico col massimo rispetto e senza nessuna irriverenza nei suoi confronti. Non vi era ieri un progetto di sviluppo della Sardegna e non lo vedo neppure oggi.

Oggi lei parla di cinque grandi questioni, di cinque grandi sfide, di cinque idee-forza per lo sviluppo. Sembra un manifesto elettorale, sembrano slogan di una campagna elettorale, più che un programma sistematico di governo di fine legislatura. Nessuna cattiveria, quindi, onorevole Pili, se affermo che lei oggi ha solo messo un po' di ordine a quanto aveva detto due anni fa, per un messaggio propagandistico e mediatico, alle già inconsistenti dichiarazioni contenute nel ponte passerella.

Ma, al di là della forte sottolineatura dell'Assemblea costituente (un accattivante canto delle sirene per allargare la sua risicata e traballante maggioranza), alla quale mi pare siano state fornite delle risposte molto chiare e precise in quest'Aula, niente di nuovo è presente in questo programma rispetto a quello di due anni fa. Ciò che lascia sconcertati è che lei non abbia sentito l'esigenza di aggiornarlo alla luce dei drammatici avvenimenti conseguenti al criminale atto terroristico dell'11 settembre, che hanno fortemente inciso sull'economia mondiale e che gravi ripercussioni avranno, e forse cominciano già ad avere oggi, sulla gracile economia della Sardegna. Queste considerazioni sono già state espresse, grande dovizia di particolari, questa mattina dall'onorevole Gian Valerio Sanna, e pertanto ad esse faccio rinvio.

Per quanto riguarda il merito del programma, lei parla di revisione del titolo terzo dello Statuto, ma ne parlava già due anni fa, esattamente a pagina 10 del suo "ponte passerella". Parla di continuità territoriale, ma anche ieri ne parlava e allegava la delibera della famosa e disastrosa Conferenza di servizi che causò tanti ritardi nell'attuazione della legge sulla continuità territoriale. E poi sorvola bellamente sul fatto che la legge sulla continuità territoriale è legge vigente dello stato, e che primo firmatario di quella legge è stato l'onorevole Antonio Attili, ex deputato del centrosinistra.

Ma la circostanza grave è che lei abbia omesso e gettato un velo quasi imbarazzato sul fatto che il centrodestra in Parlamento abbia votato contro questa legge, dimenticando anche il ruolo, seppur marginale, che ha avuto il suo predecessore. Così dicasi pure per le questioni energetiche, le risorse idriche, e altre questioni di grande rilevanza.

Ieri affermava: "La nostra collocazione geografica è una carta da giocare nella facciata mediterranea dell'Europa e nella gestione delle politiche europee verso il Nord Africa e il Vicino Oriente"; oggi parla di collocazione della Sardegna e della Corsica come piattaforma ideale per i collegamenti economici e infrastrutturali tra la facciata europea e la facciata nordafricana e mediorientale del Mediterraneo. La facciata mediterranea dell'Europa, a due anni di distanza, è diventata "facciata europea", il Nord Africa "facciata nordafricana" e il Vicino Oriente "facciata mediorientale del Mediterraneo". Cari colleghi e colleghe, se non si è dotati di una buona bussola tra piattaforme, Vicino Oriente e Medio Oriente, tra facciate mediterranee dell'Europa e facciate africane, c'è il rischio di perdersi.

Ma io non voglio ulteriormente annoiare l'Aula, parlando di parallelismi tra ieri e oggi, di project financing, di turismo come sistema economico integrato piuttosto che come volano per lo sviluppo, o di innovazione tecnologica piuttosto che di Silicon Valley. L'onorevole Pirastu stamattina, presidente Pili, le ha detto che avrebbe fatto meglio ad evitare di citare la Silicon Valley e a parlare invece di ciò che in Sardegna sta già nascendo. Non siamo noi, dai banchi dell'opposizione, che le rivolgiamo critiche pesanti e feroci, ma sono i suoi colleghi di Giunta, è colui che fino all'altro giorno era un assessore che le ha detto: "Non si appropri, presidente Pili, di cose che noi stiamo facendo o abbiamo già fatto". Credo anche che sia giusto e corretto non vendere qualche cosa che è stata appunto già realizzata.

Io ho voluto fare questi richiami, che possono essere stati anche noiosi, e me ne scuso, per significare che ascoltandola ieri ho ricevuto la sensazione che, lungi dal volersi incanalare nel solco tracciato dal suo predecessore, l'onorevole Floris, lei volesse rimuovere questi due atti, volesse cancellarli, volesse in qualche misura marcare una profonda discontinuità con chi l'ha preceduta.

Mi è parso che lei volesse spostare le lancette dell'orologio indietro di due anni, due anni e due mesi esatti, dimenticando la fallimentare, litigiosa e inconcludente esperienza di governo del centrodestra. Ma lei, onorevole Pili, non può indossare abiti virginali e immacolati perché lei e il suo partito siete in gran parte responsabili delle cose non fatte, delle cose malfatte, mentre delle poche cose che in qualche misura sono state fatte bene, lei onorevole Pili, non ha alcun merito.

Dal giorno successivo alle elezioni del 1999, si è esercitato per ricoprire questo ruolo di Presidente della Regione. Vi ambiva e considerava l'onorevole Floris un usurpatore a fronte delle sue circa 152.000 preferenze; riteneva che le fosse stato fatto un grosso torto, non tenendo conto che il sistema elettorale vigente in Sardegna non conferisce il governatorato, come succede da altre parti.

Allora era lecito da parte nostra aspettarsi un programma più serio, più realistico, più dettagliato. Invece, oggi come allora, ci annuncia che dopo qualche mese di attività la Giunta regionale si impegnerà a presentare un piano dettagliato su obiettivi e tempi che andranno poi monitorati per verificare gli effetti che ogni azione di governo produrrà sul sistema economico e sociale. Ripete oggi quello che già aveva detto due anni e due mesi fa.

Non indica, e lo dice, Presidente Pili, quali sono le priorità di governo, quali saranno i suoi impegni. Lei parla al futuro anziché parlare ad un presente concreto e reale. Nessuna novità, onorevole Pili; il suo debole e a tratti evanescente programma, è la minestra riscaldata di quanto ci propose due anni fa con alcune modifiche, come già detto, non sostanziali. Lei non ha copiato, per usare una sua espressione, onorevole Pili, non ha copiato da nostri autorevoli conterranei né da esponenti del mondo della produzione, della cultura e della religione cattolica; molto più banalmente, il Presidente Pili bis o ter - non mi ricordo - ha copiato dal Presidente Pili bis.

Quindi, io dico che è improprio, nella fattispecie, parlare di copiatura. Se avessimo un po' più di tempo, ma neppure troppo, per effettuare un'analisi comparata tra i due programmi, ci renderemmo conto che le spalle del gigante sulle quali ha cercato di salire per vedere più lontano, onorevole Pili, sono le spalle dell'onorevole Mauro Pili. Lascio a lei giudicare se si tratta, come qualcuno ha detto in quest'Aula, di un nano o di un gigante; certo è che si tratta sempre della stessa persona.

Una parte delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris riguardava le zone interne e la società del malessere, e parlando di ambiente si soffermava anche sul problema dei parchi. Lei ha cancellato dal suo programma le zone interne, il malessere di certe zone e le zone del malessere ed ha evitato, quasi fosse una malattia infettiva, non solo di parlare dei parchi, ma di utilizzare il termine stesso. E` un fatto grave e per me inaccettabile! Nella nostra isola esistono territori che viaggiano a velocità diverse; è quanto è stato detto anche da coloro che probabilmente le daranno la fiducia, onorevole Pili.

Il compito di chi governa e di chi ha le chiavi per far partire la macchina, come lei dice, è quello di studiare un progetto per colmare, o perlomeno attenuare le differenze, per cercare di arginare lo spopolamento di interi paesi, per scongiurare un incalcolabile danno economico, sociale, culturale ed antropologico. E' indispensabile per questo, onorevole Pili, valorizzare le risorse che in quei territori insistono, le risorse storiche, archeologiche, ambientali e quant'altro. Il parco è una possibilità, è un'opportunità che sarebbe delittuoso per l'economia agricola, artigianale e turistica, non cogliere. E` una risorsa di tutta la Sardegna e non solo di un territorio, onorevole Pili. Invece per fini elettoralistici e di parte, voi del centrodestra - non tutti va detto, ma certamente voi di Forza Italia - avete cavalcato la tigre, avete detto che avreste presentato un progetto per l'area del Gennargentu e non l'avete presentato. Assessore Pittalis, ex Assessore Pittalis, da quei banchi lei ha detto che avreste presentato un progetto per il parco. Dove è questo progetto per il parco? Non esiste! E lei, Presidente Pili...

(Interruzione del consigliere Pittalis)

PIRISI (D.S.). Lei ha detto che l'avrebbe presentato! E` una delle tante bugie che ci ha raccontato, onorevole Pittalis! Come mai, Presidente Pili, nel suo programma non vi è traccia delle propagandistiche visite che ha fatto a Lula, accompagnato dalle televisioni e dalla grancassa della stampa isolana? Oggi non c'è niente nel suo programma! Non c'è una sola parola sulla necessità di contribuire alla soluzione dei problemi di quelle zone difficili, delle terre pubbliche e della conflittualità che spesso sfocia in azione criminosa; non vi è traccia, onorevole Pili, nel suo programma. Come fa a dire che vuole puntare su una crescita armoniosa della Sardegna quando non affronta neanche uno dei nodi strutturali della nostra terra? Nessuno parla nemmeno sul federalismo interno, come ha sottolineato con grande sollecitudine lo stesso consigliere Locci. Non dice una parola.

Che ne è dei suoi colleghi sindaci di cui ha parlato due anni fa come di una risorsa indispensabile, di una grande risorsa della Sardegna? I sindaci e gli amministratori comunali e provinciali dove sono? Dov'è il decentramento? Scomparso tutto, non c'è una parola. Io credo che queste cose noi abbiamo il dovere di denunciarle con forza in quest'Aula, e davanti a tutto il popolo sardo.

Circa gli indicatori economici - e spero di avere un minuto ancora per concludere - nel suo programma, onorevole Pili, li ha citati, e senza scomodare gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, è sufficiente ricordare gli interrogativi posti dai suoi alleati del centrodestra. Perché - le domandavano - se sono stati creati 54 mila nuovi posti di lavoro nel 2001, se sono state create 3500 nuove imprese, se la disoccupazione è calata del 3,5 per cento, perchè avete sostituito l'onorevole Mario Floris? Spiegatelo a noi e a tutti i sardi, ce lo spieghi anche lei, onorevole Pili.

Lei due anni fa aveva dichiarato: "Cinque anni di guerra alla disoccupazione". Nel frattempo però si era ritirato, come dire, in uno spaziettino (non so, forse a causa dello spirito di Aritzo) per meditare, visto che non era un contendente diretto della battaglia. Però i dati Istat ci dicono che nel 1999 2.018 persone sono emigrate, nel 2000, 3.844 persone sono emigrate, per un totale di 5.862 persone, presumibilmente giovani, i giovani che lei vorrebbe motivare, onorevole Pili. Di queste 5.862 persone, 2.366 sono partite dalla provincia di Nuoro; cioè quasi l'1 per cento della popolazione di quel territorio.

Allora io le domando: in che maniera vogliamo coniugare questi dati con gli indicatori di cui lei ha parlato, onorevole Pili? C'è qualcosa che non funziona, e noi le chiediamo, quindi, di fornirci delle risposte che siano convincenti ed esaustive. Per quanto ci riguarda e per quanto mi riguarda, credo che tante cose dovrà correggere del suo programma.

In tutti i casi, la nostra sarà un'opposizione ferma, decisa ed attenta, affinché l'esperienza che lei si avvia ad iniziare possa concludersi nel più breve tempo possibile per il bene della Sardegna e di tutti i sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, volevo iniziare il mio intervento in Aula con un taglio completamente diverso, non potrò più farlo o quanto meno dovrò rivederlo alla luce delle posizioni assunte dagli stimati colleghi di Alleanza Nazionale.

Non voglio assolutamente polemizzare con alcuno, né tanto meno non rispettare le posizioni da essi assunte, sicuramente motivate dai loro punti di vista, né intendo discutere sulle ragioni che hanno condotto i colleghi ad esplicitare, nei toni e nelle forme usate, il proprio malessere. Una cosa però va detta e va affermata: la democrazia è patrimonio di tutti, alla sua conquista si è pervenuti attraverso percorsi lunghi ed accidentati di cui la storia della civiltà è intrisa e ci è buona testimone.

La democrazia è l'affermazione della volontà di molti sui pochi, o meglio della volontà della maggioranza che si impone sulla volontà di chi e di quanti maggioranza non costituiscono. Ciò in politica si verifica non solo all'interno delle più ampie coalizioni, ma anche all'interno delle singole forze, partiti o gruppi che quelle coalizioni costituiscono.

Il mondo - ma anche, ragionando più in piccolo, le famiglie, le associazioni, le società, ogni altra manifestazione del vivere in comune - è regolato, se civile vuole essere definito, da questa semplice regola. Chi non accetta o disattende, anche in presenza di valide ragioni, questa fondamentale e irrinunciabile regola, non può a pieno titolo farne parte e non può, quando la volontà che si forma al suo interno, e a cui liberamente si accede non è quella voluta o propugnata, invocare regole diverse ed assumere comportamenti ed atteggiamenti che con quella volontà contrastano.

Lo spirito di appartenenza ad un gruppo, ad una associazione, ad un partito, vincolano l'individuo a quelle scelte. Comportamenti contrari alle scelte definite all'interno e nelle sedi tipiche di aggregazione alle quali si partecipa, non possono legittimamente farsi valere in luoghi diversi.

Responsabilità. La vera responsabilità in questa evenienza è quella rappresentata dal dovere di tirarsi fuori da quel consesso con proprio autonomo e libero atto, o subire la sanzione che la democrazia prevede per chi le sue regole non rispetta.

Onorevole Presidente, onorevole Pili, colleghe e colleghi, la Sardegna che oggi è governata dal centrodestra è quella che le è pervenuta in eredità dal centrosinistra.I problemi ancora esistenti nonostante la lunga stagione dell'autonomia sono tanti, e pare esagerato possano essere risolti, secondo gli interventi dell'opposizione, nel breve volgere di due anni. Dove sta la propaganda, io mi chiedo? Perché fare di questo dibattito, colleghi, sterile "dietrologia" non utile a nessuno, non utile ai nostri cittadini? Si vuole forse che qui si faccia una gara tra chi è più inadempiente? Potremmo farla, se volessimo. Certamente, ne sono convinto, non saremmo noi i perdenti. Confrontiamoci invece, nella distinzione dei ruoli ai quali nessuno di noi deve abdicare, sui programmi, sui tanti progetti che ancora devono essere realizzati.

All'indomani della lettura in Aula delle dichiarazioni programmatiche rese dal Presidente Pili e totalmente da me condivise, il programma può sembrare ambizioso, anche piuttosto ampio, considerato il breve lasso di tempo che manca al compimento di questa legislatura. Occorrerà pertanto individuare delle priorità; e tra queste, a mio avviso sulla linea del Presidente Floris e in coerenza con essa, vi è l'azione di rafforzamento della volontà di invertire il rapporto tra spesa corrente e spesa destinata agli investimenti in conto capitale, nella consapevolezza che solamente potenziando le infrastrutture si potranno realizzare le precondizioni indispensabili perché allo sviluppo si possa accedere.

E` innegabile che le cause del sottosviluppo regionale dipendono proprio dal deficit infrastrutturale che coinvolge tutte i settori dell'economia sarda. Si è parlato tanto di continuità territoriale verso l'esterno; a ciascuno i propri meriti. Noi non stiamo qui a dire: "Ne spettano più a noi che a voi". Voi siete gli artefici, i primi propositori, ma merito di questa maggioranza è di essere riuscita a condurla in porto, con qualche ritardo, forse sì, l'importante è averla conseguita. E` su questi punti che noi dobbiamo confrontarci, è su questi punti che noi dobbiamo dire se siamo uniti o se siamo divisi.

Ma si è trascurato di dire, sempre in tema di continuità , che essa deve essere realizzata anche all'interno dell'Isola. Da qui la necessità di dare avvio ad un processo di massicci investimenti volti a modernizzare e a rendere più efficiente e più rispondente alle esigenze degli utenti la viabilità, sia quella stradale, sia quella ferroviaria. Non è pensabile che all'inizio del terzo millennio per recarsi di persona o per trasportare merci da Cagliari a Olbia, tanto per fare un esempio, si debbano ancora impiegare sette, otto ore e forse anche qualcuna di più.

E` chiaro, Presidente, che ne soffrono la produzione agricola ed industriale, ne soffrono i servizi del terziario avanzato, ne soffrono i flussi turistici e quant'altro.

Come negare poi che il problema energetico sia uno dei punti nodali da affrontare, anche se in questo scorcio iniziale di legislatura sono state gettate le basi per accedere ad un sistema di fornitura, quello della metanizzazione, da 50 anni atteso? Può forse validamente realizzarsi qualsiasi progetto a condizioni economicamente vantaggiose, quando il costo da sostenere è superiore di circa il 40 per cento rispetto a quello che grava sulla bolletta energetica di chi intraprende nel territorio della Penisola? Come può esserci sviluppo dell'agricoltura, della zootecnia, dell'industria e del turismo se il problema dell'approvvigionamento idrico e della disponibilità della risorsa acqua non è garantito da una quantità adeguata, da costi competitivi e dalla continuità delle forniture?

Noi cerchiamo di affrontare questi problemi con mille difficoltà, come avete sicuramente cercato di fare voi in passato, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Forse non riusciremo nemmeno noi a risolverli, ma stiamo tentando di fare quello che fino ad oggi non siete riusciti a fare, senza escludere che ci siano state volontà in quella direzione per risolvere questo problema!

Queste grandi iniziative per la cui realizzazione occorrono ingentissime risorse, non sono, come dicevo prima, di facile attuazione. E alla prima difficoltà, quella finanziaria, quella della limitatezza delle risorse, si aggiungono gli intralci e gli intoppi di una esasperata burocrazia, che non è stata creata da questo centrodestra, che forse non è stata voluta neanche dal centrosinistra ma che, come dicevo prima, è un'eredità che ci è stata tramandata.

Fino ad oggi non sono stati sufficienti la buona volontà e i buoni propositi, se mai ci sono stati. E` necessario, come ribadito dal Presidente Pili nel documento di programma dell'azione di governo, portare avanti con lo Stato un serrato confronto per garantire alla nostra Isola tutto ciò che finora le è stato negato dai Governi nazionali assenti o quantomeno distratti. E qui si spiegano, trovando adeguate motivazioni, le forti istanze della maggioranza trasfuse con fermezza e determinazione e in tutto il programma del nuovo Governo regionale.

Uno dei principali versanti su cui agire è quello relativo alle entrate. Per quanto riguarda le entrate proprie (IRPEF, IRPEG e IVA) esse devono essere rinegoziate con l'amministrazione centrale. Mi riferisco all'annoso problema, mai risolto, dei 7 decimi dell'IRPEF e dell'IRPEG riscossi in Sardegna sui redditi prodotti nell'Isola. Questa percentuale appare del tutto inadeguata quanto ad entità, ed assolutamente ingiusta se confrontata con quella attribuita ad altre regioni d'Italia. La Sicilia e la Valle d'Aosta, per esempio, beneficiano del cento per cento del gettito di quei tributi.

Altrettanto ingiusta appare l'esclusione della rivalsa dell'IRPEF gravante sui redditi di lavoro dipendente, sulle retribuzioni corrisposte da imprese che svolgono la loro attività e producono redditi in Sardegna, ma che hanno la sede legale in altre parti del Paese. E` un problema che non è di oggi, ereditato, di cui non si può fare carico questa maggioranza, ma che è obbligatorio affrontare e risolvere. Vincere questo confronto può significare per la Sardegna - e lei Presidente Pili lo sa benissimo - entrate aggiuntive stimate sull'ordine dei 2.500 miliardi per anno.

Analoga azione deve intraprendersi in riferimento a quelle entrate da ricollegarsi ai trasferimenti statali che consentiranno alla Sardegna di ottenere ciò che altre regioni d'Italia hanno avuto da tempo. Temi quali quelli in argomento, devono vedere il Consiglio regionale unito per vincere una battaglia che in tutti i 50 anni della storia dell'autonomia della Sardegna, ci ha visto fino ad ora, ahinoi, soccombere.

Ma il progetto e il programma non si esauriscono in questi punti, ritenuti, a ragione, di primaria importanza.

Ormai siedo sui banchi del Consiglio da due legislature. Nella prima, sedevo sui banchi dell'opposizione. L'impegno politico si è manifestato in diverse direzioni: quella riguardante le tematiche dello sviluppo e della crescita e quello della solidarietà verso i più deboli e gli emarginati. Oggi, dai banchi della maggioranza, ben consapevole che il secondo aspetto è strettamente connesso e legato al primo, oserei dire quasi dipendente dal primo, non posso non sollecitare me stesso ed esortare nel contempo la maggioranza e l'Esecutivo ad operare con il massimo dell'energia e con totale ed assorbente impegno in questa duplice direzione.

Una vera, spontanea e incondizionata azione a favore delle classi più deboli, pur nella limitatezza delle risorse e in un processo globalizzante dell'economia come quello che attraversiamo oggigiorno, non può prescindere da una preventiva azione che, sfruttando al meglio le risorse disponibili per gli investimenti, offra veramente stimoli, impulsi e sostegno ad un'economia ancora arretrata rispetto ai più avanzati sistemi dell'Italia continentale e dei nostri partners dell'Europa unita.

Il ruolo che la Sardegna può e che deve svolgere, se ci crediamo tutti quanti concretamente, non divisi da questioni ideologiche e contrapposizioni che raramente fondano le loro ragioni su programmi e progetti di sviluppo ma, invero, quasi sempre scaturiscono da ragioni di propaganda di tipo elettoralistico, questo ruolo, dicevo, può e deve essere di portata storica. Oggi più che mai tutti ne trarremmo vantaggio. Dobbiamo far sì che la Sardegna non occupi una posizione centrale solo geograficamente nel Mediterraneo. Essa deve, se lo vogliamo realmente, e se ci batteremo con determinazione, fermezza ed entusiasmo (per usare le parole dello stesso presidente Pili), rappresentare il punto da cui si diffondono verso i paesi in via di sviluppo dell'Africa settentrionale le nuove tecnologie e le nuove correnti di traffico di prodotti non solo locali ma anche provenienti dalla Penisola e dal continente europeo. Questo possiamo farlo, sta in noi crederci e adoperarci per realizzarlo.

Riusciremo così non solo a scrollarci di dosso quell'apatia e quel senso di impotenza che per troppo tempo ha rappresentato la nostra forma mentis e l'abito di cui ci siamo inopinatamente vestiti, ma anche ad onorare con dignità il mandato affidatoci dagli elettori. Apprezzabile e condivisibile in ogni sua parte è la posizione assunta dal Presidente Pili, riguardante il Partito Sardo d'Azione e le altre forze democratiche presenti in Consiglio, interessate quanto noi alla Costituente per la riscrittura dello Statuto regionale.

Il dialogo già avviato con il Partito Sardo d'Azione non può considerarsi, per parte nostra, esaurito. Il presidente Pili ha fatto un esplicito riferimento nelle dichiarazioni programmatiche. Esso deve riprendere al fine di dare alla Sardegna una nuova e più ampia maggioranza, la quale, con il contributo di tutti, possa esprimere maggiore forza ed autorevolezza per la soluzione delle grandi problematiche che interessano la nostra Isola che, in sintesi, ho citato nella prima parte dell'intervento.

Per concludere: sento il dovere e il piacere di ringraziare il presidente Floris per l'opera svolta durante la sua Presidenza, i cui risultati - non guasta ripeterlo - possono sintetizzarsi in una netta inversione di tendenza rispetto ai lunghi periodi di recessione, di stagnazione dell'economia di cui ha sofferto la Sardegna.

Si tratta di risultati lusinghieri - non guasta ricordarlo - registrati nel momento in cui, nella contingenza dello stato dell'economia mondiale, si verificavano considerevoli ridimensionamenti.

Un ringraziamento va altresì calorosamente rivolto agli assessori uscenti per l'opera sapiente e per l'impegno da essi profuso, sempre e in ogni circostanza; negarlo sarebbe negare l'evidenza. Un sentito augurio va poi ai nuovi componenti dell'Esecutivo, che sono sicuro, sotto l'autorevole guida del Presidente Pili, non deluderanno le aspettative e saranno all'altezza dei loro predecessori.

Presidente Pili, da suo pari, sono sicuro che ella sarà all'altezza della situazione e del difficile compito al quale è stato chiamato. Il suo entusiasmo, la sua determinazione e la grande voglia di fare, non faranno certamente mancare quei risultati che la Sardegna si aspetta.

Auguri e buon lavoro! Il suo successo sarà anche il nostro, quello dell'intera coalizione che compatta - ne sono convinto - lealmente la sosterrà.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi: ieri in quest'Aula le dichiarazioni del presidente Pili hanno creato un clima quasi surreale. Al posto di dichiarazioni, impegni politici e programmatici, abbiamo ascoltato un insieme di proclami e di slogans propagandistici; basta ricordarne alcuni: "Regione digitale"; "modello Sardegna"; "progetto Sardegna Europa"; "da inseguitore ad apripista"; "insegnare la motivazione"; "master plan per l'ambiente e per l'agricoltura"; "ponte strategico nel Mediterraneo"; "autostrada del mare"; "salire su un gigante per guardare più lontano"; "Silicon Valley". Tutto ben recitato per descrivere un mondo e una Sardegna virtuale, tutto pronto per una perfetta campagna elettorale. Ma le proposte concrete - ci ha avvertito il Presidente Pili - le troverete nei programmi allegati alla relazione politica.

Sfogliando quei documenti, invece, si poteva notare solo un'amplificazione di quegli slogan, almeno nel documento cosiddetto programmatico; e in quelle, invece, relativo alle politiche dei vari assessorati mancava solo l'elenco telefonico dei dipendenti regionali per fare volume, o forse c'era. Ecco, tutto ben presentato ma nulla anche nei documenti allegati. Mi auguro che la buona grafica con la quale si presentano i documenti non sia frutto delle prime esternalizzazioni dei servizi della Regione; qualcuno, del resto, se lo è chiesto sulla stampa, e il presidente Pili non ha ancora smentito l'ipotesi di una collaborazione esterna collegata ad Arcore.

Comunque, a fronte di questi slogan, il presidente Pili, sembra essersi scordato delle vere emergenze della Sardegna che gli sono state evidenziate dalle forze sociali e produttive nelle veloci e sbrigative consultazioni che tenute dopo che quest'Aula gliele ha sollecitate in occasione del dibattito per la sua elezione.

Presidente Floris, al primo punto lei, tra le raccomandazioni, ha indicato la concertazione. Io mi auguro che la musica possa cambiare, perché la grande consultazione di due anni e mezzo fa, con i sindaci e con gli amici sindaci, si è trasformata nelle dichiarazioni programmatiche di allora che conosciamo e che fortunatamente quest'Aula ha bocciato. Le stesse consultazioni, seppure veloci, tenute in questa circostanza dal presidente Pili, sono state totalmente trascurate nelle sue dichiarazioni programmatiche.

Se infatti andiamo a sfogliare i giornali dei giorni scorsi, e i documenti delle forze sociali e produttive, vediamo che le indicazioni delle emergenze raccomandate al presidente Pili sono il DPEF, di cui questa Regione è ancora sprovvista, la finanziaria e il bilancio per il 2002, che ancora non sono né stati approvati dalla Giunta né pervenuti in Aula. L'anno sta per finire e gli stessi fondi europei sono ancora fermi, come tutti quanti sappiamo.

Si è scordato di dire soprattutto che egli stesso faceva parte di questa maggioranza di centrodestra, che su questi problemi non solo ha fallito, ma ha bruciato la precedente Giunta regionale. E c'è da chiedersi dov'era l'onorevole Pili quando i "cecchini" del centrodestra seppellivano, nel segreto dell'urna, la Giunta Floris. Vi siete uniti per farvi una grande abbuffata di cariche, di posti di potere; avete perfino fatto indigestione, poi vi siete ubriacati e infine avete bisticciato e avete fornito questo indecoroso quadro della vostra coesione a tutta la Sardegna.

Avete spartito tutto, avete mandato a casa prima del tempo anche validi professionisti che amministravano le società regionali, li avete additati come responsabili di chissà quale falso in bilancio, e poi nei giorni scorsi scopro che gli indagati per i falsi in bilancio sono gli stessi che voi avete nominato in questa società e che, da quanto si apprende nella stampa, vi apprestate a confermare. Questo è il fallimento di una politica, il fallimento e la mortificazione della gestione dell'autonomia e degli enti regionali.

Illudersi che la sua nuova e vecchia maggioranza possa fare meglio non è "coraggio di rischiare", come lei afferma nelle sue dichiarazioni, ma è un grave atto di responsabilità. E noi non possiamo, io non posso, accettare e chiederle di rischiare in questo modo, perché non sta rischiando lei, non sta mettendo a repentaglio la sua carriera politica, come lei stesso ha detto, ma sta facendo rischiare la Sardegna. E questo non possiamo consentirglielo. Altri lo faranno, certamente non avrà il nostro benestare.

Per quanto riguarda la disgregazione della maggioranza, non voglio riferirmi a quanto dichiarato dall'onorevole Locci questa mattina, perché si tratta di una posizione che è frutto di un travaglio personale che io non intendo strumentalizzare in questa circostanza, ma che voglio rispettare proprio per l'onestà intellettuale che traspare dalle stesse dichiarazioni da lui pronunciate.

La sua speranza, Presidente Pili, di allargare la maggioranza, si basa su due direttrici: allargare la maggioranza ai sardisti (il partito - l'ha definito lei - che più di ogni altro incarna i valori del sardismo) e ai fautori della Costituente. Per quanto riguarda i primi io mi auguro - ma del resto la risposta il Partito Sardo gliel'ha già data - che la caduta dei valori profondi della nostra autonomia, l'orgoglio di autogoverno dei sardi che lei ha fatto decadere proprio accettando le ingerenze esterne di proconsoli romani e di Arcore, siano lo spunto migliore dal quale i sardisti possono trarre le conclusioni per decidere se offrirle o no l'appoggio per allargare la sua maggioranza.

Fortunatamente questa volta ci ha risparmiato i riferimenti ai padri nobili della nostra autonomia; fortunatamente non ha avuto la sfrontatezza di prendere a base delle sue dichiarazioni programmatiche, le idee e la forza illuminata di Emilio Lussu. Il Partito Sardo d'Azione porta quella bandiera, mi auguro che non la ceda e che la sventoli con orgoglio, soprattutto non la ceda ai nuovi colonizzatori della Sardegna ai quali il centrodestra sta spalancando le porte.

Inoltre - lo ha ripreso poco fa il collega Balletto - lei spera di allargare la maggioranza ai costituenti. Ebbene, onorevole Pili, con questa proposta, le assicuro che ha offeso non solo chi, come me, si è convinto strada facendo che la Costituente fosse la strada maestra per riformare la nostra autonomia, ma ha offeso soprattutto chi il progetto della Costituente l'ha concepito, dall'onorevole Fantola all'onorevole Scano all'onorevole Giacomo Sanna; ha offeso soprattutto loro, perché la Costituente è una idea nobile che non può essere svilita con la prospettiva di allargamento di una maggioranza di centrodestra.

Io ho creduto e credo nella Costituente come strumento per contribuire a rilanciare il ruolo dei sardi, per mobilitare le energie, per favorire la partecipazione, per ritornare in mezzo alla gente e ascoltare le esigenze vere del popolo sardo, le aspirazioni delle energie migliori della Sardegna. La Costituente deve vedere mobilitata tutta l'Assemblea del popolo sardo e non può essere svilita e offesa relegandola e dandole come obiettivo l'allargamento e il sostegno alla sua maggioranza di centrodestra.

Il problema, cari colleghi, è che in questo Consiglio non ci si vuole rendere conto che nessuno ha vinto le elezioni e che stiamo andando avanti cercando di mettere insieme maggioranze rabberciate, con spostamenti di campo che mortificano l'autonomia, mortificano probabilmente le stesse persone che si rendono oggetto di questi cambiamenti di campo. Io dico che in questa situazione, cari colleghi, dobbiamo operare una riflessione profonda nell'interesse della Sardegna, probabilmente dovremmo essere più responsabili tutti quanti, dovremmo deciderci ad approvare una nuova legge elettorale e sciogliere rapidamente questo Consiglio che si sta dimostrando incapace di tutelare gli interessi della Sardegna.

Nel merito dei problemi che lei, onorevole Pili, ha esposto in queste sue enunciazioni programmatiche, desidero ricordarle alcuni passaggi che pure sono stati ripresi da altri colleghi. Badi, il problema dei parchi non solo è grave perché ha fatto sparire la parola "poco" dal suo documento programmatico e dagli allegati; è grave perché questo avviene nel momento in cui i paesi occidentali e quelli in via di sviluppo stanno ampliando progressivamente le aree protette del loro territorio nazionale.

E' grave perché avviene nel momento in cui il Governo di centrodestra afferma di venire in Sardegna per sostenere un parco regionale, che è il parco del Molentargius, e per istituire un parco nazionale, che è il parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, che non interessa marginalmente la nostra Isola, ma coinvolge il 20 per cento del territorio regionale, il 20 per cento della popolazione. Un progetto che ha portato in Sardegna 150 miliardi in prevalenza derivanti da fondi statali. Un fatto storico, così come lo ha definito con molta onestà intellettuale non il ministro dei D.S. o del centrosinistra, ma il Ministro dell'ambiente, Altero Matteoli, nell'insediare il Comitato di gestione del parco geominerario.

Ecco, io questa vicenda la voglio portare un po' come esempio per quest'Aula, perché il ministro Matteoli, che ha pure portato a conclusione un atto, ha avuto l'onestà intellettuale di dire: "Io vengo a completare un atto che è stato avviato dal centrosinistra". La stessa onestà e la stessa correttezza non l'ho registrata a proposito della continuità territoriale.Inoltre, per quanto riguarda le problematiche ambientali, non voglio entrare nel merito dei problemi urbanistici, a cui lei ha fatto riferimento, ci sarà tempo e modo per farlo, voglio soltanto apprezzare il fatto che lei per la ricostituzione dell'ambiente pone come obiettivo principale la ricostituzione del bosco.

Io mi auguro, onorevole Pili, che le sue parole diventino davvero fatti, perché in relazione a questo obiettivo lei non è credibile neanche nel progetto più piccolo che è nato in Sardegna in questi anni. Le ricordo i trenta disoccupati che hanno vissuto sotto una tenda per quaranta giorni proprio per chiedere la ricostituzione del manto vegetale delle aree degradate e devastate dagli incendi; sotto quella tenda è passato lei, sono passati tanti altri colleghi del centrodestra, tutti hanno fatto promesse ma quei territori sono ancora senza un progetto e quei disoccupati attendono ancora. Si trattava di un progetto piccolo che interessava mille ettari di proprietà della Regione, non di privati, che avevano bisogno di essere recuperati non perchè si stesse affacciando la desertificazione, ma perchè i fenomeni della desertificazione li avevano già travolti.

Infine, Presidente Pili, voglio raccomandarle un altro problema che mi sta particolarmente a cuore e che spero possa felicemente e rapidamente risolvere proprio in virtù della sua conclamata continuità con la Giunta Floris. Continuità significa, infatti, compiere gli atti amministrativi che competono al Presidente. Allora voglio ricordarle che lei, dal giorno in cui è stato eletto, ha tutti i poteri per compiere tutti gli atti amministrativi della Regione, compresa la firma del contratto con le aziende che, in base all'accordo siglato dal suo predecessore e da tre Ministeri, avrebbero dovuto assumere 486 lavoratori da utilizzare nel Parco geominerario a partire dal 1° dicembre.

Io mi auguro che la mancata firma di questo accordo di affidamento alle imprese, sia soltanto dovuto a particolari suoi impegni. Non voglio dare molto credito a quello che hanno scritto i giornali; mi auguro che davvero lei non sia intervenuto presso il Ministro Marzano per impedire che firmasse quella convenzione che potrebbe portare alla Sardegna otto miliardi. E seppure otto miliardi possono essere consistenti sono pochi rispetto alla massa finanziaria arrivata in Sardegna con questa vertenza, comunque è significativo che un Presidente della Regione offendendo gli atti del suo predecessore compia un'azione di questo genere.

Non lo voglio credere, onorevole Pili, perchè sarebbe un'offesa per la Sardegna, sarebbe un'indecenza ed una mancanza di riguardo per quei lavoratori che aspettano da tre anni una stabilizzazione. Non credo che lei possa arrivare a tanto. Le chiedo, nella replica, di smentire le voci che sono state riportate dalla stampa, ma soprattutto le chiedo di arrivare rapidamente al completamento di questo iter amministrativo che il suo predecessore ha portato brillantemente intrapreso, proprio nel segno della continuità. Da parte nostra, per tutti gli atti che riguardano gli interessi dei lavoratori le staremo appresso, non le faremo sconti, continueremo la mobilitazione e l'opposizione in quest'Aula e fuori di quest'Aula.

Infine, qualche considerazione sulla Giunta che lei ha presentato. Questa volta io mi astengo dall'esprimere giudizi, perchè altre volte giudizi politici sono stati confusi con giudizi personali. Voglio solo dirle, Presidente Pili, che in questa situazione generale, con questa maggioranza inesistente che la sorregge, con un Consiglio regionale che non la invita ad andare avanti, che non la invita a rischiare (perché se a farne le spese fosse solo lei la inviterei anch'io, ma qua rischia di farne le spese la Sardegna) anche se lei avesse presentato una squadra di premi Nobel non sarebbe cambiato niente.

Di fronte all'esperienza di una maggioranza che ha mostrato compattezza solo nel primo periodo, per spartirsi il potere, e che poi dopo la grande abbuffata, l'indigestione, si è ubriacata e ha bisticciato, credo che trovandosi anche questa volta di fronte agli stessi presupposti, lei non andrà molto avanti, e spero che non vada molto avanti nell'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Giunta, signore del Consiglio, colleghi, con la mia partecipazione al dibattito mi limiterò ad esternare alcune posizioni di Alleanza Nazionale, le mie in particolare, che valgano principalmente a segnare, per così dire, un punto di partenza. Un punto di partenza da legare però ai nostri percorsi, a quelli della coalizione, del Consiglio nella sua interezza, del Signor Presidente.

Taluno ha voluto affermare che Alleanza Nazionale, accettando due incarichi assessoriali, come previsto ha ingoiato il rospo in cambio di chissà quali frattaglie. Non abbiamo ingoiato rospi, né dopo i rospi assumeremo frattaglie. Abbiamo attraversato, certo, momenti di sofferenza, poichè non siamo abituati a declinare le nostre responsabilità, abbandonando gli elettori che hanno diritto di essere rappresentati e di vedere curati i loro interessi, da troppi anni disattesi da chi ha governato prima della presente legislatura.

Qui cercherò di evidenziare il nostro punto di partenza, e per quanto non riuscirò a trattare in questo mio intervento, faccio espresso rinvio alla lettera aperta inviata dal mio Gruppo al Presidente Pili. Ricordo, cari colleghi, che vi siete esercitati ad immaginare presunti appetiti di Alleanza Nazionale (e quanto dico serva di pubblica informativa a tutti gli elettori sardi) che il nostro partito (e noi di un partito politico facciamo parte) non ha la cultura della spartizione clientelare, e perciò non mira né a bocconcini prelibati né tanto meno alle frattaglie. Pratiche e cibi, questo è incontestabile, abusati da chi ha voluto e potuto, talvolta selvaggiamente, lottizzare il potere. Tutto ciò quasi sempre a scapito dell'efficienza e dell'efficacia dell'azione legislativa ed amministrativa della Regione e degli enti intermedi di riferimento, in danno ai cittadini che attendono da noi - e ne hanno diritto - risposte adeguate, trasparenti, e portatrici di risultati tali da soddisfare i loro legittimi bisogni e le loro aspettative. E` vero che Alleanza Nazionale ha assunto da troppo poco tempo responsabilità di governo, è vero che ancora non ha avuto modo di acquisire bisogni e pratiche di chi ha frequentazioni delle mense dei ricchi.

Chi oggi critica dovrà aspettare prima di poterci accusare di esserci fatti omologare dall'andazzo di certo tipo di politica che mal si sposa col nostro D.N.A. e con le nostre idee forza. Senza tema di smentita, assicuro quest'Aula che il vero travaglio del Gruppo è stato quello di trasmettere a tutti, agli addetti ai lavori ed agli elettori, un messaggio chiaro e forte.

Alleanza Nazionale da battaglia per il cambiamento, e lo fa con i sistemi che la nostra democrazia le consente. Lo fa attraverso la naturale e necessaria dialettica interna, ma ricercando all'esterno un impatto quasi dirompente, perchè amici ed avversari politici sentano il peso della sua forza elettorale, per non disperdere, annacquare od inquinare appunto le nostre idee forza.

Il partito non ha niente a che spartire, e neppure punti di convergenza, con chi dice di fare politica nel senso meno nobile della parola. La politica fa parte della storia, la storia la fanno gli uomini; spesso in un attimo alcuni uomini contribuiscono a distruggere la storia. Niente ha a che vedere con chi, di fatto, distinguendosi da chi milita in un vero partito politico, tiene comportamenti discutibili, inconfessabili e demagogici, direttamente volti al vantaggio di se stesso e dei gruppi di potere di appartenenza, privilegiando e servendosi di un trasversalismo verbale o, per usare un comune linguaggio da me recentemente appreso, secondo geometrie variabili che spostano l'asse dei consensi seguendo logiche poco rivoluzionarie, e soprattutto poco sovrapponibili con gli interessi generali e con le indicazioni e i programmi annunciati ed approvati.

Indipendentemente dal fatto che riteniamo giusto, nella logica delle cose ed in pieno rispetto della democrazia, che gli onori e gli oneri di governo siano goduti e sopportati secondo criteri congiunti di rappresentatività e professionalità, affermo che il nostro agire del momento - ed è la nostra formale promessa per l'avvenire - è determinato dalla fortissima esigenza, principalmente in ossequio agli elettori, di mai o mai più trascurare i valori ed i principi nei quali abbiamo sempre creduto. Valori e principi che non dobbiamo dimenticare, in forza della necessità dell'agire politico, delle alleanze condizionanti proprie del momento, dai compromessi imposti da false ed effimere ragioni di stato, da interessi di gruppo, o peggio da interessi personali, personalismi mai degni di attenzione, che travalicano le ideologie ed i programmi, mettendo insieme i diversi per farli diventare simili, in un contesto non produttivo e persino dannoso per la collettività rappresentata.

Il nostro agire politico ci ha portati al convincimento (non a caso dunque il travaglio del Gruppo) che occorre dare forza agli elettori, cogliere i segnali di cambiamento che provengono dalla società, a meno di severe punizioni, per dare corpo ad un'inversione di rotta, sgretolando, ove occorra, persino le cittadelle del potere.

In verità occorrerà un cambiamento di mentalità che coinvolga in maniera circolare e con il necessario sinergismo tutti gli elementi della catena della democrazia, nella quale ogni soggetto del processo, dal cittadino al politico al funzionario di ogni ordine e grado, dev'essere nella condizione di svolgere al meglio il proprio ruolo, ciò nella partecipata convinzione che ogni punto debole della catena pone a rischio l'anello nel quale si è stati collocati o ci ricomprende, nella certezza che la rottura, la deformazione o il deterioramento e l'usura, o persino una posizione di sofferenza di un solo anello, posto a monte o a valle, in un punto qualsiasi rispetto a quello che più direttamente interessa la nostra soggettività, si rifletterà pesantemente sull'equilibrio generale.

Il cambiamento, è ovvio, presuppone la necessità di fissare nuove regole. Né la politica e l'azione di governo possono essere più impunemente calate sul capo al cittadino, ora riconosciuto ma da sempre primigeniamente posto al centro dell'ordinamento, né le riforme possono essere pensate con l'inguaribile vizio centralistico di voler governare la Sardegna nelle sue diverse articolazioni istituzionali da questa sede, o addirittura studiate in funzione degli assessorati regionali, o da ultimo in funzione dei serventi apparati che non paiono culturalmente disponibili a creare sostanziali e significativi mutamenti non solo d'ordine istituzionale e politico, ma neppure nel cosiddetto management pubblico; mutamenti che i riformatori di maniera forse soltanto a parole vorrebbero profilare.

Il punto cruciale della riforma della Regione, preliminare e prodromico, almeno a mio avviso, ad ogni mutamento in positivo dell'ordinamento regionale e degli enti locali minori, è costituito però dalla calibratura che questo consesso riuscirà ad attribuire alla normativa di recepimento delle leggi dello Stato. Ritengo che il contenimento, la razionalizzazione ed il controllo della spesa pubblica, il miglioramento dell'efficienza e della produttività passino abbondantemente attraverso la riorganizzazione; una riorganizzazione che dovrà essere politico-amministrativa, percorrendo però, necessariamente, anche la via della riforma strutturale e culturale degli apparati. Nella circostanza potremmo tutti verificare se l'amministrazione regionale nelle sue diverse articolazioni politiche dimostrerà capacità progettuale e serietà di intenti non condizionati e né condizionabili da chicchessia.

Non affermo niente di nuovo quando ripeto che gli impulsi di carattere normativo non conducono necessariamente alla riforma o alla modifica delle condizioni di gestione della cosa pubblica, ricordando anche che è assai difficile passare dall'enunciazione di principi e regole generali a processi veri di cambiamento sostanziale. Un provvedimento anche ricco di interessantissimi contenuti, sia pure assolutamente adeguati alla situazione, se non tempestivamente calato nella realtà operativa, potrebbe persino rivelarsi un'utopia, aumentando così non solo lo scontento dei cittadini, ma addirittura vanificando le ragioni e le motivazioni ispiratrici delle riforme.

La legge di riforma non dovrà essere, come frequentemente avviene, un sapiente dosaggio di intricate alchimie; né dovrà essere segnata dai noti e pesanti limiti di molti provvedimenti; limiti che si rivelano sostanzialmente come fattori di debolezza e di ambiguità, magari per compiacere una piccola parte della dirigenza o per il desiderio politico di voler conservare momenti gestionali in capo a chi, invece, deve legiferare, programmare, verificare e controllare.

Non pensiamo, come di fatto è avvenuto finora, di poter insistere a voler rinnovare l'amministrazione tenendo in piedi in toto l'attuale dirigenza. La separazione tra i poteri di indirizzo politico e gestionale passa attraverso la consapevolezza dell'assegnazione al politico, senza eccezione alcuna, dei compiti che l'ordinamento gli affida in via primaria e talora esclusiva: indirizzo, programmazione, verifica e controlli. Ma anche attraverso la presa di coscienza ed il convincimento che una parte dell'attuale dirigenza - non lo dico in maniera espressa solo per la dirigenza regionale - è ben lontana dall'esprimere un atteggiamento ed un'attitudine manageriale.

Occorre anche convincersi che l'attivazione di un processo di cambiamento e la graduale costruzione di nuove ed adeguate professionalità rappresenta un passaggio difficile che presuppone uno straordinario impegno.L'amministrazione pubblica ha un disperato bisogno di una cultura aziendalistica ben maturata, supportata dalla conoscenza delle norme di riferimento, che costituiscono la base per il corretto agire nel pubblico.

Il momento gestionale affidato alla struttura richiede capacità di decisione, tonicità e immediatezza delle risposte e delle azioni necessarie, se non si vuole vanificare, come per il passato, la tanto auspicata efficacia ed efficienza degli interventi di riferimento, e contribuire alla ulteriore disistima dell'utenza. Occorrerà privilegiare invece il rapporto, magari trasformato in contrattazione, con gli enti locali minori e con le province, veri enti di governo intermedio. Il tutto in linea con la legge di riordino delle autonomie locali, e nella consapevolezza che la preesistente realtà, rispetto allo Stato e alla Regione, delle nostre comunità di base, dovrebbe riportare alle origini le funzioni delle città e dei loro ambiti territoriali.

Qualcuno ha voluto scrivere di recente che le città dovranno tornare ad essere il motore della storia, come nel rinascimento, come durante la rivoluzione francese. La politica, quella ad alto livello, fatica comprendere il significato di questo concetto, e quand'anche lo comprendesse, farebbe maggiore fatica ad adeguarsi. Se la Regione Sardegna vuole conseguire positivi risultati dalla riforma attualmente in gestazione, dovrà attuare una revisione normativa e politica dell'esercizio dei propri poteri istituzionali, che vada dalla periferia verso il centro e viceversa.

Vi è un proposito chiaro ed esplicito, in linea e coerente con le impostazioni di Alleanza Nazionale, riconfermato nella nostra posizione politica riguardo alla verifica attuale, di voler impegnare le proprie forze e l'intera coalizione in un disegno di ammodernamento e riforma istituzionale e di governo, che assicuri alla nostra Regione gli strumenti essenziali per la rinascita e lo sviluppo.

Ciò coinvolge saperi e risorse umane, certo, ma ancor più sollecita e mette alla prova coerenze ideali e progettualità politica, che sono il vero banco di prova di uno schieramento di governo quale noi riteniamo di essere e vogliamo sempre più essere. Questo stesso disegno obiettivo del futuro e del destino della nostra Regione, è contestualmente e contemporaneamente fonte di ispirazione e terreno di verifica e di riscontro concreto, col quale il nostro sistema democratico ci impone di fare continuamente e severamente i conti.

Ecco il punto di partenza che mi sono proposto di evidenziare, e da cui trae origine il nostro atteggiamento positivo e costruttivo, ispirato alla coerenza con la nostra piattaforma programmatica per la Sardegna e l'Italia, ma allo stesso tempo rivolto apertamente e decisamente all'equilibrio istituzionale ed all'impegno operoso e capace di chi sente il peso, gli oneri e l'onore di governare ed incidere sul destino della Sardegna e dei sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Patto Segni-Rif.Sardi). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la prima considerazione che intendo esprimere prende le mosse proprio dalla constatazione dell'appiattimento di questo dibattito in rapporto all'importanza che dovrebbe rivestire.

Per questo farò riferimento a temi un po' più rilevanti, a quegli eventi storici che stiamo vivendo ultimamente e che per un certo verso stanno scrivendo nuove pagine di storia.

In Afghanistan, in questi giorni, la coalizione del Nord ha occupato la città di Kabul, liberando il popolo afgano dal regime dei talebani; molti cittadini addirittura si sono tagliati la barba pubblicamente per dimostrare il loro senso di libertà. Il parallelo è quasi immediato. Noi qui abbiamo occupato da due giorni quest'Aula, e nonostante siano due le coalizioni qui presenti, quella del nord e quella del sud, il risultato è quasi opposto, cioè non solo non vediamo i sardi tagliarsi la barba, ma forse rischiamo di fargliela crescere davvero con questa diretta televisiva che arriva in tutte le case. Da un lato i sardi si confrontano con i loro problemi millenari, secolari, decennali, dall'altro noi ci appiattiamo in questo dibattito.

E allora, caro Presidente, viene spontaneo, davvero, incoraggiarla, e sfruttare soprattutto, evidenziandola naturalmente, quella sua dote che purtroppo in questo caso non è stata utile: la sua grande capacità di comunicativa. Nonostante la sua comunicativa non riusciamo infatti a far pervenire ai sardi il giusto messaggio, cioè l'obbligo che abbiamo tutti noi, maggioranza ed opposizione, di restituire governabilità alla Sardegna.

Noi riformatori, però, apprezziamo anche altre sue due grandi doti: la chiarezza, manifestata nel programma che lei ha illustrato, e la sua grande capacità di sintesi, rinvenibile nel documento che lei ha chiamato "Progetto Sardegna", e che ben evidenzia gli obiettivi strategici del suo programma. Apprezziamo molto il fatto che lei, tra le cinque azioni da portare avanti in campo nazionale, così le ha denominate, abbia indicato in particolare il tema dell'energia, il tema della continuità territoriale, ed anche un tema che a noi sta molto caro: quello dell'Assemblea costituente.

E ha fatto bene a indicare oltre al grande tema dell'Assemblea costituente (che non è vero che noi riteniamo che lei abbia per un certo verso soffocato) la necessità di procedere in maniera spedita a dare attuazione, anche qui in Sardegna, alla riforma intervenuta in campo nazionale con la modifica del titolo quinto della Costituzione, e quindi ad arrivare in tempi brevi alla nascita di questo grande consiglio delle autonomie locali. Lo dico da sindaco, da sindaco di un piccolo comune, proprio perché vi è una grande attesa, che è l'attesa un po' di tutti i sardi: quella di partecipare a questa grande fase di programmazione.

Io credo che ciò che qui qualche minuto fa ha detto l'onorevole Mario Floris, vada veramente apprezzato. Mi riferisco al richiamo forte alla concertazione, e la concertazione va realizzata naturalmente a tutti i livelli, soprattutto con le amministrazioni locali.Anche noi riteniamo che porsi oggi degli obiettivi strategici senza concertazione, sia del tutto insufficiente, e quindi restituiamo alle autonomie locali quella giusta dimensione, quella giusta partecipazione che in questa Aula debbono avere.

Lei ha trattato il tema dell'energia, Presidente, e lo ha trattato bene. Ieri il telegiornale di Rai 2 ha riferito con toni drammatici dei costi energetici che l'Italia deve sopportare in rapporto a quelli sopportati dagli altri stati dell'Unione europea. Bene, il costo energetico in Italia mediamente, ci è stato detto, è superiore del quaranta per cento al costo medio dell'energia di tutte le altre nazioni; il doppio rispetto alla Grecia, il settanta per cento in più rispetto alla Spagna.

Ora, l'equazione che noi tutti sardi facciamo, se consideriamo che il nostro costo energetico è di un ulteriore quaranta per cento superiore a quello della media nazionale, è immediata: il costo dell'energia in Sardegna è il doppio di quello medio europeo, ed è il triplo di quello della Grecia. E` chiaro che si tratta di un grande freno al processo di sviluppo, e ha fatto bene lei a indicarlo come punto di azione strategica nazionale, alla pari delle altre questioni racchiuse nei cinque punti cardine.

Però, anche in rapporto al problema centrale che mi appassiona, che è quello dei comuni, io credo che lei debba rendersi conto, Presidente, che gran parte, anzi, il novanta per cento dei comuni della Sardegna, si trovano oggi privi delle risorse cosiddette essenziali. In molti comuni non c'è la possibilità di acquistare nemmeno il gasolio per il riscaldamento delle scuole. In molti comuni non si riesce, oggi, nemmeno ad assicurare l'ottemperanza delle norme importanti, quali quelle della sicurezza, quali quelle, naturalmente, dell'assistenza sociale.

E` necessario, pertanto, uno sforzo in quella direzione, e bene lei ha fatto ad indicare, in alcuni punti programmatici, come il quinto punto relativo al problema sociale della famiglia, un obiettivo importante da raggiungere. Così come bisogna avere il coraggio di rivedere, a mio giudizio, il concetto delle aree programma di intervento, rimettervi mano, perché non è pensabile che il mio comune debba avere un coefficiente di perequazione uguale a quello del comune di Villasimius solo perché ha lo stesso numero di abitanti, dimenticando che il comune di Villasimius, così come altri comuni costieri, oggi dispone di entrate che sono nell'ordine di miliardi, derivanti soltanto dall'applicazione del gettito dell'ICI. Occorre un diverso meccanismo di perequazione, e questo lo chiediamo con forza.

Io credo che vada anche rassicurata la speranza (che non può essere soltanto dell'onorevole Pinna o di altri qui presenti) relativa alla sorte dei lavoratori socialmente utili. Bene ha fatto il governo Floris a fornire risposte esaurienti alla speranza di tutti questi lavoratori, e credo che debba pure essere ribadito nella sua replica, che vi sarà continuità rispetto a questi temi, continuità che significa, naturalmente, operare affinché il processo di stabilizzazione non patisca interruzioni.

Io ricordo con una certa chiarezza che due anni fa, in un'assemblea molto partecipata di lavoratori socialmente utili, quando si parlava per la prima volta del progetto del parco geominerario, erano in pochi a credere che davvero quel progetto avrebbe potuto assumere una valenza nazionale. Era un progetto a valenza regionale, e nessuno avrebbe, in quel momento, scommesso che tre ministeri avrebbero potuto offrire risposte a questi 486 lavoratori, anzi, sembrava in quel momento una mera utopia.

Comunque credo che oltre a ribadirle il più pieno sostegno e la massima lealtà al programma che lei ha presentato, richiamando le stesse parole che Massimo Fantola questa stamattina ha pronunciato in quest'Aula, che poi sono state riprese anche pochi minuti fa, e invitando ad un sussulto d'orgoglio i sardi, perché davvero si rendano conto della drammaticità dei problemi che oggi dobbiamo affrontare, mi corre l'obbligo di fare alcune precisazioni ai colleghi che sono intervenuti stamattina. Mi rivolgo in particolare all'onorevole Locci, che dice di avere atteso con trepidazione da 35 anni questo appuntamento; 35 anni di emozioni e di attesa che si traducono oggi - egli ha detto - in dubbi e insoddisfazioni.

Mi dispiace che non sia presente, però credo che vada detto in maniera esplicita all'onorevole Locci che non può assolutamente parlare qui di mercenari della politica, di professionisti del tradimento, perché noi evidentemente abbiamo frequentazioni molto diverse rispetto a quelle che può avere lui, e assolutamente non condividiamo una espressione così individuale, personale in rapporto, invece, all'importanza che una coalizione si vuole dare attraverso il suo programma.

Io credo che vada detto e ribadito che gran parte delle sue insoddisfazioni possono bene interpretarsi alla luce di quella frase che il mio povero padre, con la sua saggezza, amava ripetere tante volte: cantu s'ingenia s'omini po unu arrogu 'e pani, cioè quanto è grande l'ingegno dell'uomo per un pezzo di pane. In questo caso io lo tradurrei con …

CUGINI (D.S.). Di Pani!

PISANO (Patto Segni-Rif. Sardi). …"un pezzo di Pani", la battuta voleva essere quella. Ma per dire esattamente che noi non possiamo oggi davvero anteporre ai bisogni di tutta la Sardegna singole posizioni. Abbiamo l'obbligo di assicurare un governo alla Sardegna, e lo ha ancora di più l'onorevole Locci, così come lo ha l'onorevole Corda. Non si dimentichi l'onorevole Corda che non può tirare sé stesso oltre misura, sappiamo cosa succede, oltre misura c'è solo la rottura. Quindi credo che davvero occorra richiamare tutti a quello che è il dovere principale di noi consiglieri regionali; restituiamo dignità a quest'Aula, ma soprattutto offriamo risposte ai sardi, che da noi le attendono.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

Morittu (D.S.). Credo che l'onorevole Floris avesse ragione nel rimproverare il presidente Pili di voler risolvere questa crisi con gli stessi metodi, le stesse modalità, gli stessi uomini che lui stesso aveva proposto mesi addietro, cioè riconoscendo nuovi posti in Giunta a chi era rimasto fuori e aspettava impaziente il suo turno.

A lei, onorevole Floris, non è stato permesso - si è lamentato, senza una ragione politica e programmatica vera - di fare ciò che è stato permesso a Pili. E ciò per un motivo molto semplice: perché pare che il tempo assegnatole fosse scaduto. E' arrivata l'ora dell'onorevole Pili, forte delle sue 150 mila preferenze, che non sono poche, ma pare non sufficienti in questo contesto politico e per questa maggioranza. Egli si presenta infatti, come è stato sottolineato da molti colleghi, in questo Consiglio con una proposta debole, contestata dai suoi, con una Giunta che pare precaria e a termine. Alla debolezza della maggioranza e della sua proposta il presidente Pili contrappone slogan forti e di indubbia efficacia.

Con il presidente Pili pare che scatti l'ora della motivazione. Così pare, mi sembra, vengano chiamate nel nuovo linguaggio inaugurato dallo stesso le leve utilizzate per convincere gli alleati più riottosi, insomma le poltrone e i posti di potere. Alleanza Nazionale mi pare che di fronte a queste innovazioni semantiche abbia accettato con una certa diffidenza e anche molti mal di pancia, e qualche difficoltà mi pare l'abbiano accusata anche gli amici del P.P.S. e non solo. Ma le difficoltà e le insidie del "palazzo" non scalfiscono la determinazione del Presidente incaricato, che anzi, con atteggiamento di sommessa sfida apre le sue dichiarazioni recitando con abilità il ruolo del presidente ragazzino, pieno di idee e di entusiasmo, pronto, se necessario, al sacrificio personale per sconfiggere il vecchio sistema politico, impegnato a tendere continue trappole a chi, come lui, vuole governare nell'interesse del popolo sardo.

Io, onorevole presidente Pili, non le raccomanderò di stare attento, come pare tanti, a suo dire, hanno fatto. Secondo me lei non ne ha bisogno. Infatti a me pare che lei abbia imparato da giovanissimo non solo a schivare le trappole, ma ad ordirle in maniera magistrale, tant'è che nei due anni passati è riuscito a mettere in disuso il radar più sperimentato del navigatore della vecchia e nuova maggioranza. La raccomandazione forse qualcuno la doveva fare all'onorevole Floris.

Se è consentito a me rivolgere una raccomandazione, io, come ha fatto per altro magistralmente l'onorevole Vassallo, ancora prima di inoltrare la richiesta al ministro Moratti per istituire l'insegnamento della nuova materia, la "Motivazione", consiglierei all'onorevole Pili di preoccuparsi di insegnarla alla sua maggioranza. Maggioranza che non è apparsa in questi giorni, né in questi ultimi due anni, né motivata, né tanto meno determinata e men che meno entusiasta di governare nel nome del popolo sardo. Diciamola pure come va detta, onorevole Pili: l'unica vera motivazione che ha tenuto e tiene insieme la vecchia e la nuova maggioranza è la gestione del potere in maniera spregiudicata e anche sfrontata.

Credo che lei abbia utilizzato la stessa moneta usata a suo tempo dall'onorevole Floris per ricostruire la stessa maggioranza numerica, e ha offerto le poltrone disponibili e anche quelle future, vedi l'esempio sollevato dal collega Corda sull'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA). Pare che sia stato fissato anche un rigido calendario di rotazioni assessoriali. Insomma, la flessibilità non riguarda più il solo mondo del lavoro precario, ha pervaso anche il mondo politico del centrodestra. Va dato atto che i colleghi del centrodestra non solo credevano nella flessibilità, la predicano, ma lo dimostrano anche applicandola a sé stessi.

A me non pare, caro Presidente, che questa sia una soluzione decorosa. Si sancisce credo, in questo modo, la "politica mercato", una strada che ha portato e che sta portando alla mortificazione della politica, come ricordava, ahimè in ritardo, e forse con una punta di autocritica - aggiungo - l'onorevole Floris nel suo intervento. Non è certo un bell'esempio per quei giovani ai quali lei, Presidente, si rivolge con tanta enfasi.

Una riflessione sul progetto programmatico: esso contiene il solito elenco dei problemi della Sardegna - l'hanno detto tanti colleghi prima di me - con un'unica novità costituita dalla sua articolazione: da 10 comandamenti si passa a 15 comandamenti e questi si articolano in tre grandi gruppi, le cinque grandi questioni, le cinque grandi sfide, le cinque idee-forza. Alcuni consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza, su alcune idee forza, su alcune grandi questioni hanno approfondito il discorso, ricordando al Presidente che alcune soluzioni rinvenute, erano state già affrontate dalla Giunta precedente. Lo stesso ex assessore Pirastu, per esempio, ricordava il caso del metano, e anche se Pirastu in qualche modo rivestiva i panni del propositore del metanodotto, la verità è che la proposta risale ad uno studio effetuato dal Ministero del Tesoro già nel 1999. Lo stesso discorso vale per la continuità territoriale, sulla quale si è soffermato adeguatamente, in maniera puntale e precisa il collega Sanna, e anche di questa si è scoperta la paternità.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue MORITTU.) Io credo che il programma non affronti seriamente questioni strategiche e neanche contingenti, è solo un chiaro programma elettorale. Infatti in ogni programma elettorale che si rispetti ciò che non va bene, perchè non è funzionale alla propaganda, si omette o si rimuove. Allora Lei, Presidente, nel suo programma finge che tutto abbia inizio da oggi, cancella due anni e mezzo di malgoverno dimenticandosi di aver svolto un ruolo non secondario come capo dal partito di maggioranza relativa. Lei è intervenuto in prima persona, io ricordo, sopratTutto su questioni relative alla programmazione territoriale ed ambientale.

Tutti ci ricordiamo la discussione forte, serrata tenendosi in Consiglio sulla sua proposta corsara che puntava ad abolire, in palese contrasto con la normativa nazionale e comunitaria, le procedure sulla valutazione di impatto ambientale (VIA). Il Consiglio allora ne modificò radicalmente l'impostazione, ritenendola non solo pericolosa, ma anche illegittima. Oggi nel suo programma ripropone quella linea del grimaldello ambientale, inventandosi questa volta una curiosa proposta di variante urbanistica contestuale, necessaria, a suo dire, per liberare le risorse pubbliche e private ingabbiate dalla invadente rete della burocrazia e dalle insuperabili procedure urbanistiche.

Siamo tutti consapevoli della necessità di snellire ed accelerare le procedure di rilascio di autorizzazione e concessione edilizia, ma mi consenta, onorevole Pili, lei confonde VIA ed urbanistica, parlando di valutazioni urbanistiche che bloccano lo sviluppo. Io non conosco personalmente alcuna procedura di valutazione urbanistica, non la conosco perchè non esiste la procedura di valutazione urbanistica, esiste la procedura di valutazione ambientale ed esistono le procedure urbanistiche. Esistono gli strumenti urbanistici generali ed attuativi, approvati dai poteri democratici locali. Esistono, almeno per le parti ancora non cassate dal Consiglio di Stato, i PTP approvati dal Consiglio regionale. Giova ricordare che quelli annullati per altro, l'abbiamo detto più volte, sono stati annullati non per eccesso, ma per carenza di tutela.

Caro Presidente Pili, io credo che la sua proposta esprima una cultura urbanistica fondata non sulla programmazione democratica, che fissa chiaramente le azioni di trasformazione e di tutela e procedure certe, snelle e veloci per tutti , ma sul principio della variante automatica, della deroga senza regole e controlli; insomma, una sorta di "bancomat dell'edilizia". Attenzione, ironizzavamo sul bancomat, ma di questi tempi le ruspe arrivano anche a sfondare i bancomat. In una parola, lei predica la discrezionalità come regola, ma è una discrezionalità che, secondo me, sconfina o rischia di sconfinare nell'abuso. Questa logica è, io credo, la negazione della programmazione democratica del territorio dal basso, i poteri locali vengono scavalcati dal potere regionale.

Allora non conta più ciò che i comuni hanno previsto per il loro territorio, conta il potere regionale, un nuovo centralismo, contano i poteri forti. Così si rischia di far contare gli amici degli amici e qualche volta anche i parenti, e ne abbiamo avuto qualche dimostrazione. Mi ricorda questa logica un approccio al problema di un noto imprenditore immobiliare, che in una intervista rilasciata in occasione di un convegno a Buddusò, ha affermato tra il cagliaritano e l'italiano: "O fradi, se io sono padrone del terreno, se il terreno è mio e ho i soldi, io su quel terreno non devo chiedere niente a nessuno, posso fare quello che voglio", questo vuole quell'imprenditore e questa è la logica dell'imprenditore. A me meraviglia che questa logica sia in qualche misura accettata dal Presidente della Giunta incaricato.

Credo quindi che la sua proposta, onorevole Pili, costituisca un po' l'anticamera delle leggi della giungla per il territorio, e non mi pare in questo senso che l'intervento pronunciato dall'architetto, onorevole Satta, fosse in linea con la sua proposta. Comunque in attesa di un confronto di merito su una nuova proposta di legge urbanistica (quella da voi proposta è assolutamente inaccettabile) credo sarebbe utile ed urgente il ripristino dei PTP annullati che rappresentano comunque, anche transitoriamente, una certezza del diritto per imprenditori che hanno interessi in quelle zone.

In attesa di nuove norme si può istituire per esempio lo sportello unico per il rilascio delle concessioni edilizie, per snellire e accelerare le procedure. Quindi credo che ad una esigenza giusta, quella della certezza dei tempi e del diritto al cittadino, lei offra una risposta sbagliata, forse anche strumentale, perchè la risposta che lei vuole dare non è quella del diritto del cittadino, è altro.

In ultimo un battuta veloce sulle riforme. Nelle sue dichiarazioni programmatiche, seppure oscurata dalle tre parole chiave introdotte - motivazione, determinazione ed entusiasmo - ha fatto capolino anche la parola autonomia, e con qualche comprensibile imbarazzo, anche il tema delle riforme della Regione. Imbarazzo che supera perfino la giovanile impudenza del nostro Presidente che, evidentemente, non può nascondere alcune circostanze. Primo, che in due anni e mezzo la sua maggioranza non ha prodotto il benché minimo risultato non solo sul terreno delle riforme, ma neanche sul piano legislativo ordinario. Secondo, che l'Assessorato degli affari generali e riforma, considerato nella gerarchia della Giunta il numero due dopo il Presidente, non lo vuole nessuno. Questo fatto da solo la dice lunga sulla supposta determinazione riformista che anima la sua maggioranza. Si è arrivati, pur di sfuggire alla trappola dell'Assessorato delle riforme, ad uno scontro per aggiudicarsi l'Assessorato dei trasporti, da sempre considerato la cenerentola Giuntategli assessorati, e che ultimamente è rimasto vacante per oltre sei mesi, senza che nessuno o quasi se ne fosse accorto.

Riforme sì, se ne parla tanto, ma nessuno vuole fare il riformatore. Vi ha rinunciato, alla delega naturalmente e non da oggi, anche il Gruppo politico degli amici dell'onorevole Segni che di riformatori portano perfino il nome. Vale per loro, io credo, un vecchio detto sardo: "jaganu semper et preideru mai" cioè, come dire, chierichetto sempre, insomma, vicino al tema delle riforme, ma, artefice delle riforme mai.

Infatti si ritiene, e io credo a torto, che le riforme e i riformatori, veri naturalmente, non abbiano una risposta remunerativa in termini di consenso elettorale. Ma tant'è navighiamo - come si dice - nella confusione più nera da un punto di vista delle riforme. Comunque queste ed altre difficoltà a me pare che non abbiamo spaventato l'onorevole Pili, che rilancia il suo sogno riformatore, proponendo un impasto pericoloso, fatto, io credo, di una sorta di neoperonismo populista, condito con slogan studiati con consumata tecnica pubblicitaria. E` vero, su questo terreno, io concordo, è molto bravo, bisogna ammetterlo, ma credo che questa bravura non sia sufficiente per ben governare la Sardegna.

L'onorevole Presidente incaricato manifesta una concezione della politica e della democrazia che vede in campo due soli soggetti, il Presidente, capo, giovane eroe da una parte, i cittadini con i loro doveri e diritti dall'altra. Scompaiono dal suo orizzonte politico tutti gli altri soggetti che costituiscono l'articolazione democratica dei poteri locoli. Dimentica perfino che la nuova legge costituzionale di modifica del Titolo V è stata promulgata a seguito del referendum confermativo votato dagli italiani, glielo ha ricordato l'onorevole Massimo Fantola questa mattina. Dimentica che la nuova legge, ribaltando la vecchia concezione dello Stato centralista e piramidale, afferma la priorità o la parità istituzionale tra i livelli diversi di governo, attribuendo maggiori poteri ai comuni, alle province e alle regioni. Dimentica perfino che il processo di modernizzazione della pubblica amministrazione iniziatola avuto inizio in Italia da almeno un decennio, grazie ai governi di centrosinistra e a ministri quali Cassese e Bassanini.

Anche questo è stato richiamato nell'intervento dell'onorevole Fantola, l'unico che per la verità abbia chiaramente sviluppato il tema delle riforme. Lei dimentica che la riforma, caro Presidente, del Titolo quinto non è incombente, è in atto, ed è grave che lei non se ne sia accorto. Ma già lei, come l'onorevole Berlusconi, ha necessità di far intendere a sé e agli altri che tutto inizia da capo, che si riparte dall'anno zero. A noi non sembra che stia iniziando una nuova era, tutt'altro, ci sembra di rivedere il peggio della vecchia politica. Vediamo un giovane e vecchio Presidente che vola a Roma con il capello in mano per chiedere l'obolo al Ministro di turno, ufficialmente pare il Ministro Lunardi, immagino per chiedergli consigli sulla nuova deregulation, e forse anche qualche promessa su finanziamenti magari già incamerati grazie a precedenti leggi del governo del centrosinistra, ma utilizzati oggi a vanto del nuovo Governo nazionale.

Immagino anche che abbia avuto altri incontri più riservati con i grandi amici della Sardegna, i famosi "giganti" sulle cui spalle vorrebbe salire per vedere lontano. Io ho timore che questi giganti tutt'al più le consentiranno, caro Presidente, e solo qualche volta, di guardare l'orizzonte dalle terrazze delle loro ville con viste esclusive e dominanti sul mare della Sardegna, protetti dall'invadenza fastidiosa degli indigeni da discrete guardie armate o dal continuo ringhiare dei grossi cani da guardia. Dal ponte-passerella di Lussu, evocato strumentalmente nelle precedenti dichiarazioni programmatiche si è passati, e noi la credevamo sepolta, all'autonomia feudale. Fortunatamente anche all'interno della costituenda maggioranza pare che non tutti siano d'accordo con l'idea di far diventare la Sardegna un protettorato di Arcore, con un Presidente affidato, l'ha detto magistralmente il collega Pirisi, alla tutela dell'onorevole Comincioli.

Se queste sono le questioni in campo - e non pare che ci siano molti dubbi in proposito - per dirlo in sardo "sa mala paga si l'é chirchende su pagadore" l'onorevole Pili sarà forse ripagato con la stessa moneta da lui usata nei confronti del Presidente Floris, e questo sarebbe poco male, il male vero è che il prezzo più alto di questa mala politica continueranno a pagarlo la Sardegna e i sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cappelli. Ne ha facoltà.

Capelli (P.P.S.-C.D.U. Sardo). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, gli ultimi interventi mi portano ad una riflessione.

CUGINI (D.S.). Soprattutto quelli di stamattina!

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardo). Anche quelli di questa mattina, purtroppo non ho avuto ancora il piacere di ascoltare l'intervento del collega Cugini per poter arricchire le mie conoscenze. Ieri ho iniziato, nel corso della lettura delle dichiarazioni programmatiche, a buttar giù delle note, degli appunti; poi durante la notte, dopo la lettura delle dichiarazioni programmatiche e del programma li ho rivisti. Stamattina infine, dopo aver ascoltato alcuni interventi, ho riscritto totalmente il discorso. Mi viene da chiederle, Presidente Pili, quale preferisce, la busta numero uno, la numero due o la numero tre? Dall'altra parte mi pare di essere tornato indietro nel tempo, al '99. Pur trovandoci a discutere, mi sembra, le quarte dichiarazioni programmatiche, abbiamo costituito, in questi due anni e mezzo, solo una Giunta, e peraltro con difficoltà, e adesso ci avviamo stancamente verso la fine della legislatura. ormai mi sento già un po' vecchio: quattro dichiarazioni programmatiche, tanti interventi. Immagino che gli amici e i colleghi della sinistra dovranno sentirsi dei Matusalemme, avendone affrontato ben sei e con alterne vicende.

Credo di non ricordare, e che nessuno qui dentro sia in grado di ricordare , i nomi degli assessori che si sono alternati su quelle poltrone. Penso che sarebbe un'impresa ardua per tutti. Comunque, tornando al dibattito odierno, mentre il Governo di centrodestra porta avanti delle iniziative legislative, quale quella relativa all'aumento delle pensioni, per esempio, nel tentativo di riportarle a un livello di dignità (e Bertinotti sostiene testualmente: "Finalmente, dopo venti anni un primo provvedimento di sinistra"; e lo dice Bertinotti, non lo dico io), mi verrebbe da chiedere ai colleghi del centrosinistra - come si sente esclamare in un film del regista Nanni Moretti, "ma quando è che dite qualche cosa di Sinistra?"

Dall'altra parte però questa mattina qualche perplessità mi è sorta. Devo dire che sono contento di parlare dopo l'intervento del collega Diana, che ha riportato la serenità in quest'Aula, una serenità che stamattina si andava perdendo. Nella mia visione di centrodestra, infatti, certe esternazioni, per il momento in cui vengono fatte, per il luogo in cui sono state fatte, per il tono e per il contenuto, non possono essere assolutamente accettate. Perché noi, e non sbaglio nel dire noi democratici cristiani, abbiamo scelto di rispettare (pur non concordando con loro) la via dei comunisti e dei post-comunisti, ma è altrettanto vero, e lo dico con tanto rispetto e con convinzione, non abbiamo scelto nemmeno di allearci con i post-fascisti. Abbiamo optato, invece, per quella destra democratica che Fiuggi ci ha consegnato, che rispettiamo e con la quale vogliamo percorrere un lungo cammino.

Perciò termini quali post-camerati, ciabattini e bancarellai, suonano come offese nei confronti di chi ha optato per l'aggregazione di centrodestra, conferendo dignità a questa aggregazione con grande sacrificio e con grande esperienza. Credo che questi colleghi e questi amici non meritino questi il trattamento ricevuto stamani. Ma entriamo più nel dettaglio, perché sembra comunque che la tanto temuta , e a volte anche demonizzata crisi regionale, si avvii a soluzione, lasciandosi alle spalle alcune amarezze, qualche strascico, ma spero aprendo anche la porta a tante concrete speranze.

Nelle sue dichiarazioni, signor Presidente della Giunta, per quanto mi riguarda non trovo nessuna sorpresa: non l'avrei votata quindici, venti giorni fa se non avessi conosciuto molto bene il suo pensiero e la sua linea politica, ho ritrovato invece il pensiero e il programma del centrodestra. E` una posizione condivisa quella di continuare il percorso iniziato due anni fa; e non si può negare ciò che di buono è stato realizzato, ma è altrettanto vero che è necessario fare tesoro degli errori, che tutti noi, io per primo, abbiamo commesso in questi due anni.

Più volte ho sottolineato le difficoltà innegabili, evidenti che questa coalizione ha incontrato e incontra tuttora nel definirsi maggioranza politica. Molta di questa responsabilità è attribuibile ad una legge elettorale (è stato più volte ripetuto), che non ha permesso la formazione di semplici equilibri, di chiare scelte. Ma è anche vero che in più fasi siamo stati noi che non ci siamo dimostrati all'altezza del ruolo e del compito. Non vuole essere una polemica e nessuna polemica voglio aprire, bensì una semplice constatazione: constato che la politica è andata in letargo e tarda purtroppo a risvegliarsi, lasciando troppo spesso campo libero al qualunquismo e all'individualismo.

Con la sua presidenza può partire un recupero importante. Sarà dura, ancora molto c'è da fare per riportare la politica al ruolo che merita e per riavvicinare il palazzo alla gente, e non la gente al palazzo, differenza per me non solo formale, ma sostanziale, perché proprio in questa diversa lettura si distinguono le diverse visioni, spesso di natura anche generazionale, della stessa politica, delle possibili soluzioni, dell'evoluzione dei rapporti e della società.

In questi giorni, e non per sua responsabilità, Presidente Pili, in alcuni momenti mi è sembrato di vivere dentro un incubo, con un senso di disagio altissimo, e sono certo, non solo mio. Fuori gli innumerevoli problemi della gente, dentro i nostri insuperabili problemi di rappresentanza, le strategie pseudopolitiche, le regie nascoste. Alcuni interpreteranno o strumentalizzeranno queste mie affermazioni come segno di una profonda delusione, insoddisfazione per una mancata presenza in Giunta del C.D.U. Bene, voglio sgombrare subito il campo da eventuali dubbi: in parte è anche vero, visto che riteniamo di avere più di un motivo che legittimi la nostra presenza, ma non abbiamo il peso numerico per poterlo pretendere. Ne prendiamo atto, e con la lealtà e la trasparenza che sempre ha contraddistinto la nostra azione politica, continueremo a sostenere questa maggioranza, convinti che la politica tornerà ad essere centrale; non intendiamo rinnegare valori e ideali in cambio di scientifici sostegni numerici. Noi davvero vogliamo contribuire a costruire, davvero crediamo nei progetti politici, e sempre più siamo convinti che dobbiamo riappropriarci di un ruolo che ci appartiene, con orgoglio e senza infingimenti riteniamo di rappresentare il ruolo insostituibile che i democratici cristiani hanno nella società.

La nostra storia non è di ieri, è un bagaglio che ci permette di guardare con fiducia al futuro. Non è un ruolo che intendiamo svolgere in solitaria esclusiva, ma insieme a chi, col medesimo orgoglio e determinazione, persegue e sostiene gli stessi valori, ideali, i programmi; con essi vorremmo raggrupparci, e non con chi nasconde freddi calcoli pur di esserci, pur di continuare a incidere, oggi qui, domani lì, sotto questa o quella bandiera. Sosteniamo il progetto con convinzione, assumendo i ruoli che questa maggioranza, che la coalizione vorrà affidarci, con dignità, senza taglieggiamenti o ricatti, ma non disposti a subire prevaricazioni o offese.

Questa politica, quella di oggi, e speriamo non più quella di domani, deve ancora sopportare, per poter governare ed andare avanti, per non far pagare oltremodo la nostra gente, deve sopportare, per necessità, chi senza ideali, senza spazi politici suoi, inventa gruppi, gruppi di pressione per continuare ad esistere.

La gente, signor Presidente, onorevoli colleghi, percepisce tutto questo, valuta più di quanto si creda, più di quanto noi, nel nostro mondo ovattato del Consiglio, pensiamo. La gente attende risposte: il mondo vero, quello reale, quello fuori da qui, quel mondo che ha dato fiducia a lei, signor Presidente, non è più disponibile ad attendere. Per questo noi ci siamo, per questo siamo qui a sostenere la sua iniziativa, accantonando le pur legittime aspirazioni anche personali, per consentirle e consentire a questa maggioranza di offrire risposte alle mille aspettative che abbiamo alimentato e diffuso.

A chi ironizza su questi argomenti, ritenendo che comunque il voto in quest'Aula del C.D.U. è uno ed uno solo, non determinante, rispondo che sì, è vero, è un voto, ma non è il voto di un consigliere, non è il voto di una persona, è il voto di un partito, che mi onnoro umilmente di rappresentare, di un partito democratico cristiano; un voto che, come già è avvenuto, non le mancherà, e che purtroppo, più di una volta, le verrà in soccorso.

I freddi numeri servono alla politica, ma non possono sostituirla, perché la politica è contenuti. Il recente passato, anche nelle aule del Parlamento nazionale, ha dimostrato tutto questo. Ha dimostrato che si possono avere anche 200 numeri di scarto, ma basta un caffè per far cambiare tutto. I numeri da soli, appunto, non assicurano stabilità. Un progetto politico comune, qualificato e qualificante, va oltre i numeri, oltre i giocatori.

Il nostro obiettivo è vincere questo campionato, un campionato ricco di insidie, lungo, che deve recuperare le bandiere, un campionato che serve per traghettare la Sardegna verso una civile evoluzione, dove prevalga la giustizia civile e sociale, il rispetto della dignità umana verso il bene comune. Importanti segnali in tal senso, in modo particolare verso i nostri giovani, che sono poi il nostro patrimonio, vengono dalle sue dichiarazioni programmatiche. Affascinante, reale e coinvolgente il progetto Sardegna.

Vorremmo sottolineare alcuni aspetti. E` fondamentale per noi rimarcare il ruolo dell'economia per un adeguato sviluppo della nostra Isola. E` importante l'efficacia, l'efficienza del sistema burocratico amministrativo per permettere tempi rapidi e certi; è importante il mercato; sono fondamentali le nostre aziende, ma il mercato deve essere al servizio dell'uomo, dell'individuo, e non dominato. Questo basilare concetto avrà modo di essere approfondito, ed auspichiamo guidi le azioni di questa maggioranza, a partire dai primi atti della prossima finanziaria.

Solo per questioni di tempo mi limito ad enunciare che la nostra dev'essere un'economia sociale di mercato, sempre molto attenta alle aree deboli del territorio e della società. E a proposito delle aree deboli del territorio e della società, vorrei ricordare a qualche collega anche della maggioranza che i P.I.T., l'obiettivo del quadro comunitario di sostegno, ha un marchio, e le aree sono le aree deboli della Sardegna, sono le provincie di Oristano e di Nuoro, tra queste anche il Gerrei, e queste devono avere priorità rispetto alle altre, come deliberato in quest'aula. Ma ricordo a tutti i colleghi, compresi quelli della maggioranza, che queste priorità sono da riferirsi alle aree che ho poc'anzi annunciato, così come nelle infrastrutture.

La strada statale 131 è una grande opera, è un'opera che collega il nord e il sud della Sardegna, ma, Presidente Pili, non dimentichiamo la strada della solidarietà, non dimentichiamo quanto abbiamo detto in campagna elettorale, la trasversale sarda, che forse costituisce l'atto più importante, una dimostrazione reale di solidarietà per rendere ricca tutta la Sardegna.

Le nostre imprese vanno sostenute e difese, la nostra struttura economica va sostenuta e difesa. Ho già avuto modo di affermare anche in quest'Aula che il sistema delle partecipazioni statali è stato liquidato forse con troppa frettolosità e superficialità, quando ancora andava di moda buttar via il bambino con l'acqua sporca. In un sistema economico e finanziario, debole come il nostro, tipico del Meridione, ed ancor più specifico in Sardegna, il volano statale è stato alienato troppo frettolosamente. Con troppa leggerezza si è usciti dal sistema del credito, con troppa lentezza si sta intervenendo sul sistema infrastrutturale e sull'energia.

Alcuni importanti interventi sono ben individuati, altri meritano maggiori approfondimenti. Le nostre piccole e medie imprese sono l'asse portante della nostra struttura economica. Poniamoci al loro fianco per sostenere lo sviluppo e la crescita. Questo costituirebbe un segno di continuità, perché è indubbio che non bisogna rinunciare a ciò che di valido ed apprezzabile è stato fatto in questi due anni. Si tratta di un percorso già avviato che bisogna continuare a seguire, perché non si può negare ciò che di buono, a volte anche di eccellente, gli Assessori Pittalis, Onida, Pirastu, Milia, Usai, e non ultimo Carboni, senza nulla togliere a quelli che continueranno la loro esperienza in questa Giunta, hanno fatto in questi anni e in questi mesi. Anzi, alcuni di loro hanno dimostrato, in particolare Carboni, che nonostante tutto, in poco tempo si può realizzare quello che altri in anni non sono riusciti a fare.

Ancora molto c'è da fare; intendiamo sostenere e valorizzare la formazione, intesa come politica attiva del lavoro e non come parcheggio di disoccupati, formazione professionale che interagisca attivamente col mercato e col mondo dell'impresa, una formazione che non venga più considerata la serie B dell'istruzione. Quindi occorrono interventi culturali che oltre a motivare valorizzino il nostro immenso patrimonio umano e facciano emergere le nostre positività.

Per ottenere sviluppo economico e culturale dobbiamo garantire noi, per quanto ci compete, e lo Stato, la sicurezza sociale; un sistema imprenditoriale non libero di esprimersi, condizionato dalle azioni criminali non potrà mai svilupparsi adeguatamente. Questa sicurezza non è assicurata dal mercato, ma dalla politica. Sicurezza è anche libertà di intraprendere in un ambiente non ostile, con la certezza della stabilità politica, con la certezza di pari condizioni di competizione, di pari condizioni di credito, di pari condizioni di valutazione, discernendo l'imprenditoria dall'affarismo, che è ben altra cosa.

Il nostro obiettivo è l'Europa, dalla quale continuiamo a essere troppo lontani. Per essere piattaforma del Mediterraneo dobbiamo saper guardare all'Europa ed essere in essa presenti con competenza, e saper rappresentare all'Europa le nostre specificità per far capire che non si possono fare a Bruxelles regole e regolamenti che non tengano conto della nostra realtà, una realtà artigiana e di piccole e medie imprese. Una società artigiana tedesca, che mediamente occupa dai quindici ai venti dipendenti, non può essere sottoposta alle stesse regole delle nostre imprese artigiane, che occupano cinque massimo dieci dipendenti. Così come i nostri giovani, i nuovi imprenditori hanno bisogno di sostegni che li rendano parimenti competitivi rispetto a quelli di altre regioni e nazioni.

Va bene facilitare gli investimenti provenienti dall'esterno, ma occorre farlo tutelando prioritariamente le realtà sorte in loco, che qui nascono, crescono e risiedono e che difficilmente pensano di scappare con il bottino. Il benessere lo si avrà con una Sardegna equilibrata, una Sardegna solidale, una Sardegna che sappia guardare al futuro salvaguardando il presente. La nostra agricoltura, i nostri pastori sono il presente, e in particolare a questi ultimi è necessario far sentire con sollecitudine la presenza della Regione. Piegati prima dalla siccità e poi dalla blue tongue, oggi più che mai è necessario un accordo di programma che offra garanzie per il futuro e soprattutto speranza e fiducia al settore.

Considerato il poco tempo a disposizione, sorvolo su alcuni punti e mi avvio a concludere.

La legge elettorale è un provvedimento importantissimo: partecipazione, rappresentanza, decisione. La fretta di approvarla non può e non deve costituire vincolo decisionale, non può essere tutto emergenza, perché è attraverso l'abuso di questo concetto che si vorrebbe far passare...

PRESIDENTE. Ancora qualche secondo, però la prego, concluda onorevole Capelli.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Concludo allora, signor Presidente, pur tralasciando una parte che reputo importante, ma che avrò modo di riprendere nel corso delle successive sedute del Consiglio. Termino richiamando le sue conclusioni, signor Presidente: "Soltanto chi è sicuro di non cedere, soltanto chi è sicuro di poter dire di fronte a tutte le difficoltà 'non importa, andiamo avanti' può perseguire un sogno di cambiamento".

Noi siamo sicuri di non cedere, siamo sicuri di poter dire, di fronte a tutte le difficoltà: "Andiamo avanti, noi comunque ci siamo, per perseguire non un sogno, ma una certezza di cambiamento". Per cambiare però è necessario eliminare le ombre, uscire da vecchi sistemi precostituiti. Presidente Pili, guidi il cambiamento. Caro Mauro, sono decisamente con te, ma una riflessione è d'obbligo: quanti sono davvero con noi?

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 21 e 10.


[S1] Residenza turistico alberghiera