Seduta n.264 del 28/12/2006 

CCLXIV SEDUTA

GIOVEDI' 28 DICEMBRE 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

La seduta è aperta alle ore 11 e 15.

SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 20 dicembre 2006 (258), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Raffaele Farigu, Pietro Pittalis, Carlo Sanjust, Simonetta Sanna e Alberto Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 28 dicembre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Sospendo i lavori per qualche minuto per consentire all'opposizione di tornare in aula.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 16, viene ripresa alle ore 11 e 27.)

PRESIDENTE. Colleghi, se prendete posto riprendiamo i lavori. Se i Segretari stanno al banco della Presidenza mi fanno una cortesia, così non devo chiamarli ogni volta.

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

SERRA, Segretario:

"Interpellanza Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Milia - Randazzo Alberto - Amadu - Randazzo Vittorio - Cherchi Oscar - Lombardo - Licandro -Rassu - Ladu - Murgioni - Gallus - Liori - Diana - Sanciu - Pisano - Dedoni - Contu sulla selezione pubblica per titoli e colloquio per n. 16 figure professionale esperti in materia urbanistica-edilizia". (222/A)

"Interpellanza Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Milia - Randazzo Alberto - Amadu - Randazzo Vittorio - Cherchi Oscar - Lombardo - Licandro - Rassu - Ladu - Murgioni - Gallus - Liori - Diana - Sanciu - Pisano - - Dedoni - Contu sui conferimenti di incarichi di consulenza a personale non qualificato presso l'azienda sanitaria locale di Cagliari". (223/A)

"Interpellanza Capelli-Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Milia - Randazzo Alberto - Amadu - Randazzo Vittorio - Liori - Diana - Sanciu - Pisano - Dedoni - Contu sulle assunzioni a tempo indeterminato presso le aziende sanitarie locali della Sardegna". (224/A)

Discussione della richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta per la valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione. (Comm. di inchiesta n. 2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta per la valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione, ai sensi degli articoli 124 e 125 del Regolamento interno.

Ai sensi del comma 5 dell'articolo 125 del Regolamento, entro trenta giorni dalla data di presentazione la richiesta è iscritta all'ordine del giorno del Consiglio che deve provvedere alla nomina o all'eventuale delega della stessa al Presidente del Consiglio.

Poiché la richiesta, di cui è primo firmatario il consigliere La Spisa, è stata presentata il 28 novembre 2006, scade oggi il termine previsto per la nomina della Commissione.

Ricordo altresì che, ai sensi del comma 1 dell'articolo 125 del Regolamento, la Commissione deve essere composta in modo da rispecchiare la proporzione dei Gruppi consiliari e che la nomina dei suoi componenti può essere delegata al Presidente del Consiglio.

(Si riporta di seguito il testo della richiesta:

Testo della richiesta di Istituzione di una Commissione d'inchiesta per una indagine conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne della Sardegna

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

TREDICESIMA LEGISLATURA

Al Signor Presidente Del Consiglio Regionale On.le Giacomo Spissu SEDE

Oggetto: Istituzione commissione di inchiesta ai sensi degli art. 124 e 125

I sottoscritti consiglieri regionali, ai sensi degli art. 124 e 125, del Regolamento del Consiglio Regionale.

Premesso che:

sull'iter dell'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione per promuovere l'immagine della Sardegna sono stati sollevati da più parti numerosi dubbi e perplessità che, se non adeguatamente approfonditi e chiariti, paiono mettere in discussione perfino la regolarità dell'appalto appositamente indetto,

richiedono

in applicazione del comma 4 dell'art. 125, su richiamato, l'istituzione di una Commissione d'Inchiesta Consiliare per valutare gli atti compiuti dalla Regione per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria.

Cagliari, 28 novembre 2007

f.to.

La Spisa Biancareddu Contu Lombardo Rassu Sanjust Liori Sanna M. Dedoni A. Randazzo Capelli Cuccu F.I. V. Randazzo Gallus O. Cherchi Artizzu Vargiu Licandro Petrini Sanciu Diana Moro Pisano Amadu Cappai Milia Ladu Murgioni Farigu.)

PRESIDENTE. I firmatari della richiesta hanno presentato un ordine del giorno, con il quale si delega il Presidente del Consiglio alla nomina dei componenti la Commissione, su base proporzionale, in relazione alla consistenza dei Gruppi, e si stabilisce il termine entro cui la Commissione deve riferire al Consiglio la valutazione sulla materia oggetto d'inchiesta. L'ordine del giorno è in distribuzione.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

ORDINE DEL GIORNO LA SPISA - ARTIZZU - BIANCAREDDU - ATZERI sulla nomina della Commissione d'inchiesta per la valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione del documento relativo alla richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta per la valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione (Commissione d'inchiesta n. 2), presentata ai sensi del comma 4 dell'articolo 125 del Regolamento interno;

PRESO ATTO del dibattito,

delega

il Presidente del Consiglio regionale a nominare i componenti della Commissione d'inchiesta che entro tre mesi riferisca al Consiglio sulla valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione ai sensi del comma 5 dell'articolo 125 del Regolamento interno. (1).)

PRESIDENTE. Se i colleghi ne hanno preso visione, metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cachia e Pisu hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orru' - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Secci - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 64

votanti 63

astenuto 1

maggioranza 32

favorevoli 63

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione della mozione Capelli - La Spisa - Marrocu - Vargiu - Biancu - Biancareddu - Porcu - Artizzu - Balia - Ladu - Licheri - Atzeri - Caligaris di solidarietà del Consiglio Regionale della Sardegna ai giornalisti sardi ed italiani impegnati nella vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro (106)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 106, di cui è stata decisa, con accordo unanime, la discussione immediata.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Capelli - La Spisa - Marrocu - Vargiu - Biancu - Biancareddu - Porcu - Artizzu - Balia - Ladu - Licheri - Atzeri - Caligaris di solidarietà del Consiglio Regionale della Sardegna ai giornalisti sardi ed italiani impegnati nella vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- i giornalisti sardi ed italiani sono da molti mesi impegnati in una lunga trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti scaduto da quasi due anni;

- la Federazione nazionale della stampa ha programmato una vasta agitazione proclamando diverse giornate di sciopero e ha annunciato, per le prossime settimane, un altro pacchetto di astensioni dal lavoro;

APPRESO del grave rifiuto degli editori a riprendere la trattativa;

PRESO ATTO che il sindacato dei giornalisti rivendica soprattutto la lotta a ogni forma di precarizzazione del lavoro come condizione per garantire l'autonomia dell'informazione;

CONSTATATO che il sistema dell'informazione, in una democrazia, assolve ad un ruolo fondamentale al servizio dei cittadini che hanno il diritto di essere informati in modo pluralistico,

ritiene

necessario assicurare in ogni ambito delle attività professionali i principi fondamentali che regolano i rapporti di lavoro e fonda la sua attività legislativa nel rispetto della dignità dei cittadini,

esprime

totale solidarietà ai giornalisti che lottano e auspica che le parti riprendano al più presto la trattativa affinché si giunga alla definizione del nuovo contratto, nell'interesse dei lavoratori del settore e del diritto dei cittadini ad una informazione sempre più completa ed autonoma,

invita il Presidente del Consiglio regionale

1) a promuovere ogni iniziativa utile alla vertenza per la riapertura di un tavolo di confronto con la Federazione degli editori sul rinnovo del contratto di lavoro nell'interesse dei lavoratori del settore e del diritto dei cittadini a un'informazione sempre più completa e autonoma;

2) a farsi interprete presso la Giunta regionale, il Governo e il Parlamento nazionale per la modifica dei criteri con i quali vengono erogati i contributi all'editoria, subordinandoli alla deprecarizzazione dei rapporti di lavoro dei giornalisti.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Se mi è possibile, vorrei brevissimamente esprimere tutto l'apprezzamento per l'opportunità di questa mozione.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, c'era l'intesa a non intervenire su questa mozione, essendo unitaria, altrimenti ognuno vorrebbe esprimersi sulle cose che sono in essa contenute. La pregherei di attenersi a questa intesa.

Ovviamente, è una mozione unitaria sui motivi che stanno alla base di una lunghissima vertenza e con la quale il Consiglio regionale esprime solidarietà, invitando il Presidente del Consiglio a promuovere, in nome e per conto del Consiglio stesso, tutte le azioni utili alla conclusione di tale vertenza.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu sulla modalità di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è, naturalmente, favorevole.

PRESIDENTE. Dich[s1] iaro chiusa la discussione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 106.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cachia e Pisu hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Milia - Orru' - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Rassu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Secci - Serra - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 66

maggioranza 34

favorevoli 66

(Il Consiglio approva).

Continuazione della discussione del testo unificato "Piano regionale dei servizi sanitari" (Doc. 11/A e Doc. 11 bis/A) del documento: "Piano regionale dei servizi sanitari" (Doc. n. 11/A) e del documento: "Integrazione al Piano regionale dei servizi sanitari" (Doc. n. 11 bis/A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato dei documenti 11/A e 11 bis/A. Ricordo che dobbiamo procedere alla votazione degli emendamenti aggiuntivi alla Premessa, a partire dall'emendamento numero 114.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 114, in cui noi ritroviamo quelle che sono le finalità che dovrebbe perseguire il Piano sanitario oggetto d'esame e approvazione da parte del Consiglio.

Ritengo che questo emendamento riprenda i principi espressi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e soprattutto i contenuti del decreto legislativo numero 502 del 1992 e delle leggi regionali numero 23 del 2005 e numero 10 del 2006. Credo che questo emendamento dia senso compiuto alla Premessa di questo testo unificato, che ha caratterizzato questa prima fase di discussione, ma soprattutto indichi le linee che sostengono il Piano sanitario. Noi riteniamo che arricchire la Premessa con finalità ben definite, volte soprattutto a superare gli squilibri territoriali presenti nell'organizzazione dei servizi sanitari e socioassistenziali sia un fatto caratterizzante, che non credo possa trovare ostacoli da parte dei colleghi della maggioranza, posto che tra queste finalità vi è la promozione e la tutela della salute individuale e collettiva fisica, psichica e sociale dell'individuo, delle famiglie, dei gruppi e delle comunità e interventi finalizzati alla rimozione delle cause di nocività, di disagio e malattia, potenziando le attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sia in campo terapeutico che assistenziale.

Credo che in questo emendamento ci sia la sintesi di un qualsiasi approccio al mondo della sanità, di un approccio a quella cultura della sanità che, comunque sia, in Sardegna abbiamo maturato grazie al contributo di numerose personalità che hanno dato lustro alla sanità non solo sarda, ma anche nazionale e internazionale. Noi sappiamo benissimo che le esperienze maturate in Sardegna sono fortissime e hanno portato all'eradicazione di tante patologie che flagellavano la popolazione sarda. Ricordo, al riguardo, le campagne contro la tubercolosi, la malaria e tutta una serie di patologie che in Sardegna sono state definitivamente eliminate. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, chiaramente voto a favore di questo emendamento che, secondo me, la maggioranza avrebbe fatto bene ad accogliere in Commissione, così come farebbe bene ad approvare oggi in Aula.

A leggerlo con attenzione non c'è una sola riga, una sola parola in questo emendamento che non possa essere assolutamente condivisa. E' un emendamento, fra l'altro, che non prevede costi, non serve alcuna copertura finanziaria, è quindi perfettamente in linea con quelle che sono le vostre linee guida - scusate il bisticcio di parole -, perché la promozione e la tutela della salute individuale e collettiva fisica, psichica e sociale dovrebbe essere chiaramente al primo posto di un qualunque Piano sanitario che si rispetti (a esclusione di quelli che ha citato la settimana scorsa il collega Marracini), che dovrebbe cominciare proprio così, con l'individuazione della tutela della salute, guardando avanti e non riferendosi sin dalle prime parole a ciò che si sarebbe dovuto fare negli anni passati e che ora noi realizziamo con grande ritardo.

Quindi, si poteva certamente, con un minimo di buona volontà, approvare questo emendamento che parla di erogazione di livelli uniformi di assistenza, quelli che tutti noi chiediamo per superare gli squilibri tra la domanda e l'offerta di servizi sociosanitari. Non riesco, dunque, a capire che cosa ci sia di non condivisibile in questo emendamento, in quelli che dovrebbero essere i principi caratterizzanti una sanità equa e solidale. Io, veramente, ho il sospetto, vista la fretta con cui sono stati affrontati i lavori in Commissione, che essendo un emendamento effettivamente corposo sarebbe costato troppa fatica leggerlo, il tempo era poco e la strada che avete intrapreso, quella che porta alla sua eliminazione, è certamente più agevole e veloce.

Sono convinto che con un minimo di attenzione, con una maggiore disponibilità - bastava leggerlo - questo emendamento avrebbe potuto essere condiviso anche dalla maggioranza. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 114. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 208.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, l'emendamento numero 208, sul quale annuncio il mio voto favorevole, introduce, nel testo proposto dalla Giunta, due parole che sembrano non avere grande importanza, ma in realtà, sono indicative di un metodo, e cioè tendono a rimarcare il fatto che nella sanità esistono diverse sensibilità, chiamiamole così, e una di queste, quella alla quale normalmente si rivolge scarsa attenzione, perché non si ritiene che il ruolo risponda al nome, e quindi che la funzione sia legata al nome, riguarda la dirigenza, la dirigenza sanitaria in genere e la dirigenza medica in particolare. Perché? Perché un tempo i medici, all'interno del sistema sanitario pubblico, non erano dirigenti, poi un contratto, che risale a una decina d'anni fa, li trasformò, ope legis, in dirigenti, ma alla modifica del ruolo e anche dei compiti posti in capo ai medici non si accompagnò una maturazione culturale della dirigenza medica che le consentisse di poter adempiere davvero ai nuovi compiti che il sistema le assegnava. Ora, da parte della Regione deve esserci questa consapevolezza e quindi la volontà di far crescere all'interno della categoria dei medici la consapevolezza che essi non sono più soltanto dei prestatori tecnico-scientifici d'opera all'interno del sistema, ma sono delle figure professionali comunque corresponsabili in rapporto agli obiettivi aziendali. Cioè il medico non è più soltanto un prestatore qualificato d'opera dal punto di vista tecnico, ma è anche un individuo che, così come avviene all'interno delle aziende, fa parte sostanzialmente del management aziendale, del quale condivide gli obiettivi e insieme al quale si impegna per ottenere i risultati.

Colleghi, se vogliamo ottenere questa crescita culturale delle professionalità mediche, affinché assumano davvero il ruolo della dirigenza, quindi siano davvero solidali rispetto al management aziendale, è indispensabile che la politica mandi un segnale di questo genere. E quindi la parte politica, anche nel momento in cui predispone gli atti di programmazione, deve avere ben chiaro in testa che sarà necessario investire risorse specifiche affinché la dirigenza medica sia in grado di rispondere a ciò che le viene richiesto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto a favore dell'emendamento numero 208, perché ritengo che esso chiarisca e completi un concetto rimasto sinora piuttosto vago e che, spesso e volentieri, è stato causa di vaghezza anche nella gestione del personale sanitario, troppo spesso trascurato.

Io ricordo, per esempio, che uno degli obiettivi della legge regionale numero 5 del 1995 era quello di attuare la riorganizzazione dei servizi sanitari nell'ambito dell'Assessorato regionale. Ebbene, la riorganizzazione è stata tale per cui noi abbiamo visto, anche di recente, che nell'Assessorato della sanità, assessorato tecnico per eccellenza, la dotazione organica è quasi del tutto priva di figure professionali in grado di elaborare la programmazione sanitaria per l'intera regione. Forse, nell'ambito dell'organizzazione del personale dell'Assessorato della sanità, i tecnici sanitari previsti in pianta organica non arrivano a dieci unità. Questo la dice lunga su quanto ci sia bisogno di investire, in termini culturali, in quella che dovrebbe essere la spina dorsale del sistema sanitario regionale, che si basa, appunto, sulla dirigenza. Sappiamo benissimo che, purtroppo, la Sardegna, spesso e volentieri, è rimasta priva di strumenti ma, soprattutto, della volontà politica di costituire una classe dirigente. Ma questo lo vediamo in tanti campi: nel mercato del lavoro, nel commercio in generale, nell'imprenditoria e in tanti altri settori. Abbiamo sempre detto che manca una classe dirigente, e quello della sanità è uno dei tanti esempi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, poche parole per dire che anch'io voterò a favore di questo emendamento, col quale noi chiediamo che anche la dirigenza sia inclusa tra quelle che consideriamo le vittime della sanità, insieme quindi al personale della sanità, perché non si tratta certamente della stessa categoria di persone.

Io mi rendo conto, ne ho parlato anche intervenendo nella discussione generale, che quando si parla di dirigenza scatta in voi una sorta di campanello d'allarme, una sorta di sistema immunitario che tende a mettervi subito in guardia. Ma è proprio di questo che noi vogliamo e dobbiamo parlare, dobbiamo cioè tornare a un tema che io considero una ferita aperta, in questa legislatura, e che riguarda il personale - ci scuserà l'Assessore se battiamo sempre su questo tasto - che arriva dall'altra parte del mare per spiegarci come si gestisce la sanità e quindi anche come si confeziona un bel Piano sanitario come questo, che è certamente interessante sotto tantissimi aspetti, ma che, continuiamo a ripeterlo, è del tutto privo delle risorse necessarie per essere attuato appieno. Ecco che si rende necessario ampliare la categoria delle vittime delle vostre politiche sanitarie inserendo, oltre a tutto il personale, anche il cosiddetto management sardo di direttori che sono così definibili perché hanno determinate capacità, ma non possono certo essere definiti manager, dato che quando si tratta di quelle nomine i sardi, purtroppo, non competono nemmeno, per effetto di una singolare discriminazione che voi avete motivato più volte in questo modo: "Sono compromessi, la politica li ha guastati o comunque tenderebbe a guastarli". Complimenti, quindi, per l'assioma che descrive appieno la fiducia che voi riponete nella classe dirigente sarda!

E questo, l'ha precisato anche il collega Contu, non avviene soltanto nella sanità. Fate altrettanto in tutti i settori dell'amministrazione regionale e la Presidenza della Regione a volte vi dà…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro, il tempo a sua disposizione è terminato.

Metto in votazione l'emendamento numero 208. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 209.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio il voto a favore dell'emendamento numero 209, che è uno di quegli emendamenti sui quali chiedo adesso, per non ripetermi, la votazione nominale e che hanno un senso di sistema, che cioè si inseriscono all'interno del ragionamento che stiamo facendo introducendo argomenti su cui il Piano sanitario regionale è carente.

Noi abbiamo sottolineato più volte che in questo Piano mancano degli elementi e che la mancata analisi in Premessa di questi elementi comporta poi degli errori, dal nostro punto di vista, nelle proposte di soluzione, perché se l'analisi, così come la diagnosi del medico, non è corretta difficilmente può esserlo la terapia. Però noi qui vi chiediamo di riflettere sul fatto che il cronico sottofinanziamento del sistema sanitario regionale sardo negli anni, cioè il fatto che si sia sempre speso molto di più di quel che il Fondo sanitario regionale trasferiva, non può, alla lunga, non aver creato danni nel servizio sanitario. Nel senso che, se una famiglia introita annualmente meno di quel che dovrebbe spendere per mantenere il livello di dignità dell'esistenza, è evidente che dopo quindici o vent'anni in cui questo si sia realizzato in maniera sistematica quella famiglia avrà delle difficoltà diverse rispetto a quelle di una famiglia che ha beneficiato della norma sul finanziamento e sulla spesa.

E' evidente, quindi, che uno dei primi momenti unificanti di questo Consiglio regionale avrebbe dovuto consistere proprio nel verificare, nell'accertare, nel concordare sul fatto che il sottofinanziamento cronico del sistema sanitario regionale sardo ha creato dei danni, ha creato delle carenze infrastrutturali, ha creato comunque delle sofferenze di sistema che oggi noi dobbiamo sanare. Una di queste sofferenze di sistema è la ospedalocentricità, che tante volte ricorre nelle cose che voi dite all'interno del Piano. E per sanare queste sofferenze tutti noi non possiamo non ritenere che le risorse necessarie al riequilibrio del sistema devono essere messe tutte. Quindi questo Piano sanitario con la tasca vuota, con la saccoccia senza un euro dentro non può essere fatto, per cui non possono essere coniugate le esigenze di contenimento della spesa e di risparmio con le esigenze virtuose di miglioramento della qualità del servizio sanitario che deve essere reso ai sardi; o meglio, possono essere coniugate, ma neanche per un momento si deve pensare che le esigenze di risparmio siano prioritarie rispetto alle esigenze di riqualificazione della spesa e di fornitura di nuove prestazioni sanitarie nel territorio.

E come si fa ad avere nuove risorse? Signori, professoressa Dirindin, delle due l'una: o ce le mettiamo noi o ce le mette lo Stato, non è che ci sia una terza strada praticabile! La nostra convinzione, come minoranza, ve lo stiamo dicendo in questo emendamento, ma è un filo rosso, come dite voi, che percorre l'intero Piano, è che le risorse le debba mettere lo Stato. Nel senso che la Sardegna può mettere tutto ciò che ha, ma poi le risorse aggiuntive le deve mettere lo Stato, perché non ce le ha date per vent'anni! Quindi questo Consiglio regionale, lo abbiamo detto mille volte negli anni, dovrebbe aprire una vertenza con lo Stato sulla riqualificazione del nostro sistema sanitario, perché se non si individua l'interlocutore giusto a dover mettere i soldi saremo per forza noi!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, credo che il voto a favore dell'emendamento numero 209 vada di sicuro a sostegno di quel che alla fine è diventato il tema di fondo, sul quale abbiamo voluto portare e porteremo l'attenzione man mano che si svilupperà la discussione sul Piano sanitario.

Quando si tralascia, come nell'emendamento numero 208, il tema della dirigenza medica si tralascia uno di quegli aspetti la cui mancanza è forse il motivo fondante di tutta una serie di carenze che caratterizzano il Piano nel suo complesso. Qui è importante affermare che esistono delle buone professionalità nel sistema sanitario sardo, il che significa che le buone professionalità per essere riconosciute come tali devono avere anche la garanzia di un congruo supporto economico, perché non credo che l'Assessore e i vari direttori generali delle AA.SS.LL. abbiano fatto arrivare dalla penisola valide personalità del mondo sanitario per lavorare nelle nostre aziende senza essere pagate. Allora, il problema reale è che se noi, in Sardegna, investiamo per creare una buona classe dirigente nelle aziende sanitarie dobbiamo anche pensare che i nostri medici non vanno assunti a contratto, come si fa attualmente, dando loro un terzo dei compensi percepiti dai colleghi che provengono da fuori e che esercitano le stesse funzioni, magari nell'ambito dello stesso servizio. Questa si chiama retrocultura, questa si chiama subcultura e potremmo usare tanti altri termini, ma di sicuro è una svalorizzazione delle nostre figure professionali, che sinceramente credo abbiano diritto agli stessi riconoscimenti dati ai colleghi del resto d'Italia.

Quando diciamo, come in questo emendamento, che c'è bisogno di un confronto forte con lo Stato, che assicuri anche alla Sardegna le risorse per la gestione del sistema sanitario, molto probabilmente cerchiamo, con la nostra battaglia, di ottenere il riconoscimento di un diritto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, credo che sia assolutamente necessario approvare l'emendamento numero 209, come abbiamo detto più volte nel corso di questo dibattito e come ha ampiamente sostenuto il collega Vargiu, che l'ha presentato.

A parte alcune misure assolutamente demagogiche e irrealizzabili, per il resto possiamo definire l'impianto generale di questo Piano sanitario coerente; coerente con quella che è la vostra idea di sanità, con l'idea quindi di un Piano stracolmo di tanti buoni propositi, con i quali voi pensate di risolvere tutti i problemi della sanità sarda. Il grave difetto sta a valle, nel senso che la Regione non ha certamente le risorse finanziarie per attuarlo e se c'è una possibilità, questa risiede in una nuova contrattazione con il Governo. Se c'è una possibilità, questa deriva dall'apporto di risorse aggiuntive da parte del Governo centrale. Un impegno così straordinario è del tutto giustificato dall'insularità e da tutti gli altri fattori che sono pure ammessi nel Piano sanitario nazionale e che rendono storicamente la Sardegna una regione speciale con caratteristiche geomorfologiche tali da far diventare assolutamente indispensabili questi interventi. ***

Il fatto che la Sardegna sia una Regione a statuto speciale, riconosciuta come tale, implica anche che lo Stato debba usare, nei suoi riguardi, pesi e misure diversi in ragione dei bisogni e delle necessità. Questo, del resto, l'avete chiesto voi a noi, nella scorsa legislatura, quando il Governo "amico" era il nostro, e l'avete rivendicato in ogni modo e con tutti i mezzi che avevate a disposizione. Oggi la nostra necessità è quella di garantire ai sardi, a tutti i sardi, l'effettività del diritto alla salute, e questo non potrà mai essere in assenza di risorse finanziarie straordinarie.

Per questo noi vi chiediamo, con insistenza ma certamente con ragionevolezza, di aprire davvero, e senza ulteriore perdita di tempo, questa trattativa di compensazione con lo Stato. Tanto, se a noi non ci ascoltava nessuno, a voi sicuramente riserveranno delle attenzioni diverse!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Voterò a favore dell'emendamento numero 209, ma vorrei interloquire possibilmente col relatore e chiedergli perché questo emendamento non è accoglibile, soprattutto per quanto riguarda la prima parte. Tant'è che se il primo firmatario fosse d'accordo, proporrei addirittura una votazione per parti.

Credo che l'enunciazione della prima parte, ma anche della seconda, sia decisamente indiscutibile e che non vi possa essere contrarietà al suo inserimento nella Premessa, perché racconta una grande verità. E' pur vero che i fondi non sempre sono stati spesi con la dovuta programmazione, non sono stati spesi in maniera puntuale, ma è altrettanto vero che la sottocapitalizzazione del sistema sanitario sardo è in gran parte ricollegabile a trasferimenti non sempre in linea con le necessità.

Nella seconda parte dell'emendamento si cerca di qualificare questa azione, che per me è simile, se non uguale, a quella relativa alla vertenza sulle entrate. E' storicamente vero che ci sono stati trasferimenti dallo Stato non adeguati, così com'è vero che risorse e innovazione non vanno e non sono andate di pari passo: l'innovazione è travolgente, i tempi e le nuove tecnologie sono dietro l'angolo, giorno dopo giorno c'è un'innovazione continua, altrettanto continue non sono le risorse per tenere il passo con questa innovazione. Le deleghe vengono sempre ripetute, a volte senza le dovute coperture finanziarie.

Certo, carenze di programmazione e di organizzazione hanno segnato gli anni trascorsi, ma non credo che quelli che stiamo vivendo in questo tempo abbiano dato un segnale di deciso, netto miglioramento. Allora chiedo: perché no? Perché non accettare un principio, non accettare una verità, non accettare ciò che, in base alla Premessa, è dovuto? Tra le varie cause già elencate ed enunciate della non perfetta organizzazione del sistema sanitario sardo c'è anche questa che, secondo me, non è sicuramente secondaria.

PRESIDENTE. Ha domando di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, questo emendamento, che tende a modificare una parte della Premessa, è assolutamente da accogliere, in quanto evidenzia uno dei noccioli del Piano sanitario regionale: l'importanza della certezza delle risorse per poter incidere veramente sulla sanità sarda. Per decenni la Sardegna è stata trascurata dallo Stato per quanto riguarda le risorse finanziarie da destinare alla sanità. Sono stati adottati sistemi che finanziavano tutta la sanità nazionale e penalizzavano veramente la nostra Isola, perché i calcoli venivano fatti in totale assenza dei rappresentanti della Regione sarda o secondo un ragionamento cinico teso a premiare le Regioni più forti dal punto di vista politico.

Non si differenzia il Governo attuale: un articolo della finanziaria 2007 concede alla Sicilia la compartecipazione dello Stato alla spesa sanitaria nella misura del 50 per cento, a fronte di nessuna lira per la Sardegna. Alla Sicilia, che è stata già premiata in passato dai trasferimenti statali, viene concesso che l'intero gettito dei tributi pagati dai cittadini siciliani rimanga alla Regione, addirittura senza un passaggio a Roma, mentre a noi si chiede di prenderci in carico la spesa dei trasporti, che come sappiamo sono i più trasandati d'Italia, credo insieme a quelli della Basilicata. Noi abbiamo un sistema ferroviario da terzo mondo, abbiamo un sistema viario che rende intere zone della nostra Isola altrettante isole, dobbiamo far fronte a una spesa sanitaria assolutamente superiore a quella di tutte le altre Regioni d'Italia, considerati anche i costi che un cittadino deve sostenere per recarsi nei presidi sanitari e anche quelli che sostiene il sistema sanitario per inviare il proprio personale nelle zone più isolate della Sardegna. Basti pensare alle zone di Buggerru e Fluminimaggiore o ad alcune zone della Barbagia e del Gerrei. Ciò nonostante la nostra Isola necessita più di altre regioni di innovazione; innovazione che, come abbiamo visto, è ormai la nuova frontiera della medicina e abbiamo avuto modo di parlarne. Mettere il sistema sardo nelle condizioni di fare diagnosi precoci e quindi di curare gli ammalati con maggiore efficacia ed efficienza, umanizzando la sanità e realizzando anche un risparmio, è una sfida che noi dobbiamo affrontare e vincere.

Annuncio il voto a favore dell'emendamento numero 209. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signor Assessore, credo che l'emendamento numero 209 interessi uno dei punti centrali del Piano sanitario regionale che noi oggi stiamo discutendo, soprattutto per quel che succederà da oggi in poi, non tanto per quel che è successo in passato. Nel senso che noi sappiamo, anche sulla base della Premessa, che questo Piano sanitario regionale è pieno di buoni propositi, però sappiamo anche perfettamente che questi propositi non potranno essere realizzati perché la Regione sarda non avrà le risorse finanziarie necessarie per creare le condizioni di miglioramento del servizio sanitario che sono state ipotizzate. Questo è il vero problema!

Allora, noi crediamo, per quanto riguarda l'innovazione, che le infrastrutture di cui attualmente disponiamo siano di livello sicuramente inferiore a quello delle infrastrutture delle altre regioni d'Italia, soprattutto di quelle del Nord. Siamo ben consci, Assessore, del fatto che per innovare occorrono risorse adeguate, anche perché l'esperienza ci insegna che tutte le volte che le Regioni hanno investito nella sanità si sono poi realizzati dei risparmi. Tant'è che soprattutto le Regioni che sono più avanti di noi in materia di sanità (vedi la Lombardia, l'Emilia-Romagna e altre Regioni del Nord) spendono, oggi, meno di noi e garantiscono una sanità migliore. Ma è chiaro che questo non è venuto dal nulla; questo è successo perché queste Regioni hanno investito in passato risorse importanti per migliorare la sanità dal punto di vista dell'innovazione tecnologica e delle infrastrutture e oggi, praticamente, sono avvantaggiate.

Io non riesco a capire, Assessore, come possa la Regione sarda, con le risorse del proprio bilancio, mettersi al passo con le altre Regioni d'Italia, soprattutto con quelle del Nord. Credo che abbiamo fatto un gravissimo errore, quello di accollarci, con l'articolo 102 del disegno di legge finanziaria nazionale, l'intera spesa sanitaria regionale.

Credo che questo Consiglio regionale avrà, nel prossimo futuro, il gravoso compito di recuperare risorse, che però non sarà possibile recuperare visto il magro bilancio della Regione. Pertanto noi dovremo da subito chiedere l'aiuto dello Stato. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, è vero che siamo in una giornata particolare e che l'attenzione non è così marcata. Potrei iniziare a parlare di calcio e nessuno se ne accorgerebbe, potrei accennare senza grande difficoltà a mister Colomba, alle ipotesi del calcio-mercato di gennaio e il livello dell'attenzione non cambierebbe. Ma, siccome è anche breve il tempo a mia disposizione, preferisco evitare il calcio e salvarmi in calcio d'angolo parlando dell'emendamento numero 209.

Io credo che non sfugga a nessuno la portata politica e istituzionale, nonché programmatica, di questo emendamento. E tenuto conto che la delibera di adozione di questo Piano avrà valenza di legge (e quindi il Piano probabilmente finirà a Roma, sul tavolo del Ministro della sanità, del Presidente del Consiglio e di chi vorrà occuparsene), credo che questo emendamento ponga in qualche modo rimedio alla retromarcia che la Regione autonoma della Sardegna ha innestato con l'azione del presidente Soru, il quale, senza consultare il Consiglio, ha firmato una delega in bianco al Governo nazionale, facendo sì che la Sardegna si assumesse la responsabilità totale della gestione della sanità, gravandola sulle finanze regionali.

Questo emendamento riapre, a mio avviso, la problematica e salva il salvabile per il futuro. Cioè noi diciamo che la Sardegna ha bisogno della solidarietà nazionale per affrontare i problemi della sanità, ma con indicazioni e riferimenti che hanno sicuramente una grande valenza. Non è un piagnisteo o la solita lamentazione verso il Governo nazionale, ma è una giusta e sacrosanta rivendicazione economica e finanziaria per una Regione che in passato, evidentemente, anche in relazione a questa problematica, non ha ricevuto le giuste attenzioni da parte dello Stato, quindi del Parlamento.

Per cui la valenza di questo emendamento noi la poniamo sotto questo profilo e chiediamo che la maggioranza si faccia avanti e dica perché non lo approva.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 209.

CAPELLI (U.D.C.). Abbiamo chiesto la votazione per parti.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Allora procediamo alla votazione nominale e per parti.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del primo capoverso dell'emendamento numero 209.

(Segue la votazione)

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cocco - Corda - Corrias - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Serra - Uggias - Uras.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Giagu - Sanna Matteo - Vargiu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 37

Votanti 33

Maggioranza 17

Astenuti 4

Contrari 33

Poiché il Consiglio non è in numero legale, la seduta è sospesa per trenta minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 19 , viene ripresa alle ore 12 e 56.)

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, riprendiamo la seduta. Dobbiamo procedere alla seconda votazione del primo capoverso dell'emendamento numero 209.

MARROCU (D.S.). Chiedo la controprova!

PRESIDENTE. La votazione è nominale, onorevole Marrocu.

Seconda votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del primo capoverso dell'emendamento numero 209.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Rassu ha votato a favore e il consigliere Matteo SANNA, il cui voto risulta nullo, non intendeva votare.

Rispondono sì i consiglieri: Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Gessa - Licandro - Lombardo - Rassu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 43

votanti 42

astenuto 1

maggioranza 22

favorevoli 6

contrari 36

(Il Consiglio non approva).

Onorevole Vargiu, chiede la votazione nominale anche sul secondo capoverso dell'emendamento numero 209?

VARGIU (Riformatori Sardi). No.

PRESIDENTE. Metto in votazione il secondo capoverso dell'emendamento numero 209. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 210. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 211, sul quale il relatore ha espresso parere favorevole a condizione che le parole "del cittadino malato" siano sostituite con "della persona". Onorevole Vargiu, accetta questa modifica?

VARGIU (Riformatori Sardi). Sì.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Io credo che sia da sottolineare, e lo dico senza alcuna ironia e senza alcun infigimento, la positività dell'accoglimento di questo emendamento con la modifica richiesta dal relatore e che accogliamo, perché effettivamente consente di precisarne meglio il senso.

L'emendamento numero 211 è uno di quegli emendamenti che potrebbero essere considerati delle ovvietà, ma se qualcuno avesse voglia di leggerlo gli consiglio di farlo, nel senso che è vero che forse ciò che è in esso contenuto è un'ovvietà, però è anche vero che una parte importante del Piano è composta di ovvietà. Non che le ovvietà siano un elemento negativo: i principi ispiratori del Piano sono delle ovvietà, ma credo che tutti, sostanzialmente, in quest'Aula e anche fuori di qui, li condividiamo. Allora, se nell'ambito delle ovvietà ne manca una, è compito di chi in quest'Aula svolge funzioni di controllo sottolineare questa mancanza e chiedere l'inserimento dell'ovvietà mancante.

E l'ovvietà che in questo caso viene inserita non è di poco conto, perché dice che qualunque sistema sanitario non nasce per gli assessori, per i senatori, per i deputati, insomma per chi fa politica e non nasce neanche per i direttori generali, per i medici e per gli amministrativi che lavorano nelle AA.SS.LL, ma nasce perché c'è un'esigenza, quindi la centralità, nel sistema sanitario, è quella della persona che sta male, che ha bisogno di salute. Sembra una cosa ovvia, naturale, una di quelle cose condivise da tutti, ma è una cosa importante, che noi sottolineiamo ed è importante che sia ben presente in quest'Aula, colleghi, perché sono sicuro che anche in questi giorni a ciascuno di voi sarà capitato di avere esigenze legate al bisogno di salute di persone vicine, che magari hanno avuto difficoltà a trovare l'accesso normale, fisiologico, ai canali del sistema sanitario nazionale.

E allora, se questo succede, noi sappiamo - e su questo probabilmente concordiamo - che in questo momento la richiesta di salute del cittadino malato, del paziente, chiamatelo come volete, in Sardegna non è completamente soddisfatta. E se non è completamente soddisfatta nello scrivere questo Piano - e sarà il tema alla nostra attenzione dall'8 gennaio in poi -, cerchiamo di capirci gli uni con gli altri, di perseguire non logiche di schieramento, ma logiche finalizzate alla predisposizione di un atto di programmazione buono.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 211. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 115.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, molto succintamente vorrei esprimere il mio voto a favore dell'emendamento numero 115. Credo che nell'enunciato di questo emendamento ci sia la sintesi di un concetto che sto cercando di far assimilare ai colleghi della maggioranza, visto che nel Piano questo concetto ancora non c'è, ma era presente già nell'emendamento numero 114, ovvero che l'integrazione dei servizi sanitari e sociali è indispensabile al fine di garantire la reale presa in carico dei bisogni del cittadino, assicurando la continuità dell'assistenza.

Il sistema viene strutturato e coordinato a livello distrettuale, e mi rivolgo all'Assessore e al relatore di maggioranza per capire se siamo coscienti della necessità di integrare i due sistemi, quello sanitario e quello sociale, in un unico sistema a cui la nostra utenza possa riferirsi per avere risposte a bisogni che di volta in volta possono essere sanitari o sociosanitari. Molto probabilmente, noi realizziamo una situazione che di sicuro non assicura una continuità assistenziale. Questo concetto lo ribadirò fino alla fine, sino a quando, stanchi di sentirmelo ripetere, lo farete vostro e lo condividerete. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 115. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 213.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Su questo emendamento, che riguarda la ospedalocentricità del sistema sanitario regionale, vorrei chiedere al relatore di maggioranza, onorevole Pacifico, al collega Silvio Lai, che è sempre attento, al Presidente della Commissione sanità, onorevole Masia, e a qualunque altro collega di buona volontà, così magari evito di illustrare un altro emendamento, che cosa si contesta nel merito, che cosa si ritiene che non sia corretto.

L'emendamento numero 213 dice che l'ospedalocentricità del sistema sanitario regionale sardo è figlia della difficoltà di portare le risposte sanitarie nel territorio, per cui sostanzialmente è più facile portare un cittadino sardo, disperso in uno della miriade di paesini da 600 abitanti che abbiamo in Sardegna, verso l'ospedale, ovviamente creandogli un disagio, me ne rendo conto, che non portare la risposta sanitaria nel territorio. E la valutazione è questa: portare la risposta sanitaria nel territorio costa inevitabilmente di più che non dare la stessa risposta in un ospedale. E' ovvio che nell'ospedale Brotzu, lo cito come esempio, si eseguono impropriamente elettrocardiogrammi a esterni, nel senso che un ospedale ad alta specializzazione dovrebbe fare altro che non ambulatorio cardiologico per esterni, però è evidente che è più facile eseguire gli elettrocardiogrammi al Brotzu, portando la gente dall'hinterland cagliaritano, che non dislocare nel territorio venti, trenta o quaranta punti in cui si possa fare un elettrocardiogramma e che siano così efficienti da evadere le liste d'attesa.

Quindi la sofferenza, la criticità, sull'esistenza della quale noi conveniamo, non siamo in disaccordo, quella della cosiddetta ospedalocentricità della sanità sarda, è figlia di condizioni strutturali che, tante volte, abbiamo citato e sottolineato: la dispersione demografica, i 24 mila chilometri quadrati di territorio, una rete viaria insufficiente, che ha comportato negli anni la strutturazione di una risposta che anche noi riteniamo impropria, ma per superare la quale è necessario avere ingenti risorse e sapere che dovremo superare delle criticità, compresa quella economica e finanziaria.

Questo è il testo dell'emendamento numero 213 e questa è la ratio che avrei espresso in Commissione, se mi fosse stato consentito di illustrarlo. Sarebbe interessante sapere, se dissentite, in che cosa dissentite, perché è vero che queste sono le premesse e non la sostanza del Piano, ma è anche vero che da queste premesse discende il contenuto del Piano e quindi il trovarsi d'accordo o meno su di esso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, io sarei disposto a rinunciare all'intervento se ci fosse, da parte dei colleghi che ha citato l'onorevole Vargiu, la volontà di dare una risposta, altrimenti non posso fare altro che ribadire un concetto già espresso.

Credo che l'emendamento numero 213 sia un altro di quegli emendamenti che la fretta ha assolutamente impedito di valutare con attenzione e buona volontà e anche di accoglierlo, perlomeno in parte, come è successo per l'emendamento precedente, perché uno degli obiettivi del Piano, che noi condividiamo, è certamente quello di incrementare le strutture territoriali che consentono di decentrare i servizi, per dare quelle risposte che i cittadini si aspettano nel territorio.

Siamo tutti convinti che l'ospedale non possa essere la cura di tutti i mali, e per questo è chiaro che un'integrazione fra il sistema dei servizi sociali e quello dei servizi sanitari è assolutamente condivisibile. Sono anche personalmente convinto che i processi di cambiamento, i grandi processi di cambiamento, soprattutto quando sono così ambiziosi, richiedano certamente del tempo, ma resto del parere, anche per non battere sempre sullo stesso tasto, che richiedano anche grandi risorse finanziarie.

Non possiamo sottacere l'esistenza di quella che viene definita, forse anche eufemisticamente, tendenza ospedalocentrica, che rappresenta realmente lo specchio della sanità nella nostra Isola. Non possiamo neanche sottacere che questa tendenza è una conseguenza obbligata della nostra specialità, non soltanto come isola, ma in tutti i sensi, da un punto di vista sia positivo sia negativo. In questo, purtroppo, devo dire che il bilancio non è certamente a nostro favore, ecco perché sono favorevole a questo emendamento, che chiarisce e fotografa meglio la situazione attuale e sottolinea anche le enormi difficoltà alle quali andremo incontro proprio nell'affrontare questo grande processo di cambiamento.

La Sardegna paga già abbondantemente diversi handicap legati alla sua insularità e, in materia di sanità, paga anche per le sue particolari condizioni geomorfologiche, che rendono oltremodo difficoltoso garantire i servizi sanitari in maniera omogenea in tutta l'isola. Ecco che, come dice il collega Vargiu, è più facile portare un malato in ospedale che non le cure a casa del malato. E' già dalla Premessa, quindi, che ci rendiamo conto che questo Piano va a scontrarsi inevitabilmente con la realtà di fatto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Rinuncio, Presidente. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pacifico per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PACIFICO (D.S.), relatore. Signor Presidente, ovviamente il mio voto sull'emendamento numero 213 è contrario, ma pur in sede di dichiarazione di voto voglio fare una brevissima considerazione.

Noi non condividiamo questo emendamento perché è proprio il concetto in esso esposto che non è condivisibile, a nostro parere. Affermare che la medicina nel territorio sia più costosa della medicina ospedaliera, della sanità ospedaliera, ci sembra che vada contro tutto ciò che è stato sancito in questi anni, che è stato codificato in questi anni ed è stato assunto come buona sanità e buona economia sanitaria. La medicina nel territorio è meno costosa della medicina ospedaliera e in questo emendamento si ribadisce invece la posizione contraria.

Io condivido pienamente l'idea che siamo in una fase di grande cambiamento, di grandi investimenti di risorse nell'ambito territoriale, e questo è l'impegno che questa maggioranza e questa Giunta si sono assunte con questo Piano sanitario. In questa fase sarà difficile far comprendere che è cambiato il concetto di riferimento sanitario e di presa in carico dei bisogni della persona attraverso l'organizzazione del distretto, come chiedeva il collega Contu. E sono cose comunque presenti nel Piano, in diversi aspetti.

In conclusione, ricordo ai colleghi che è vero esattamente l'opposto, secondo me: non si sono costruiti gli ospedali come punti di riferimento ultimi delle esigenze dei cittadini. Negli ultimi cinquant'anni si sono costruiti molti ospedali perché erano l'emblema anche del potere politico, erano l'emblema dei risultati che i sindaci e i politici del territorio riuscivano a ottenere. L'ospedale è visibile; la medicina nel territorio, la buona organizzazione della sanità nel territorio non è visibile e non è spendibile politicamente quanto la costruzione di un nuovo ospedale. E molti ospedali sono stati costruiti secondo questo concetto, cioè non per dare risposte vere ai bisogni dei cittadini, ma per sancire un predominio, uno strapotere anche legittimo, un potere da parte degli esponenti politici dei territori. Anche quel che è stato costruito dentro gli ospedali, a volte, non era rispondente ai bisogni veri dei cittadini, ma all'interesse, seppure legittimo, di evidenzza politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Intervengo brevemente, signor Presidente, signor Assessore, colleghi, per dire che, per una volta, sono in parte d'accordo con quel che ha detto l'onorevole Pacifico, perché anche secondo me gli ospedali spesso sono nati per rispondere non a dei bisogni ma, in periodi di vacche grasse, all'interesse del politico di turno che voleva l'ospedale a Iglesias, a Lanusei e quant'altro. Abbiamo visto di tutto, di più e di peggio.

Però, colleghi, su questo Piano c'è una critica che voglio assolutamente fare: nell'ambito del riordino della rete ospedaliera voi avete ridistribuito senza criterio i posti letto, come pure non avete tenuto conto della proliferazione dei poliambulatori nel territorio. Faccio un esempio: dei poliambulatori di Desulo e Aritzo usufruiscono quattro paesi nel raggio di venti chilometri, con una popolazione inferiore a 5 mila abitanti. Ci sono poi i poliambulatori di Sinnai, Dolianova, Ussana, Monastir, che è a due chilometri da Ussana, Villasor, Decimomannu e Senorbì, ed è stato inaugurato l'altro giorno quello di Mandas. Io non ce l'ho con nessuno di questi paesi, però, se i poliambulatori fossero pochi, ben organizzati e aperti anche la domenica sarebbero una risorsa, funzionerebbero bene e non costringerebbero la gente a fare quattro viaggi per avere due prestazioni, perché sappiamo che succede questo: se non hai il referto della visita cardiologia, non ti possono estrarre un dente, se poi il paziente scopre di avere la glicemia alta deve andare dal diabetologo, mentre potrebbe risolvere tutto in un giorno, con risparmio di energie e denaro. Questa parte del Piano, secondo me, va assolutamente rivista, insieme a quella sugli ospedali.

Bisogna dare risposte alla gente, far capire perché si fanno certe scelte, ma questo Piano non dà risposte in questo senso. Quindi, non per dare un colpo alla botte e uno al cerchio, in parte ti do ragione, Nazareno.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 213. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 214. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 216.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Io ringrazio il collega Pacifico della sua risposta, perché mi sembra che sia utile al dibattito. Anch'io, come il collega Liori, ne condivido una parte importante, però proprio il fatto che ci sia questa condivisione e che il ragionamento su questi argomenti si stia svolgendo in Aula è la prova che l'istruttoria di questo provvedimento non è stata all'altezza di ciò che il Consiglio avrebbe desiderato e di ciò che sarebbe stato utile per fare un dibattito più rapido.

Io condivido alcune considerazioni fatte dal collega Pacifico sugli ospedali, in particolare quelle di carattere politico, e condivido anche il fatto che fornire risposte improprie all'interno di un ospedale consolida quella parte dell'assistenza sanitaria che è ad alto costo. Devo però dire che fornire nel territorio quella parte dell'assistenza che è servizio al cittadino, quella cioè che noi stiamo considerando impropria perché viene svolta impropriamente all'interno dell'ospedale, sicuramente costa di più che non fornirla nei centri ospedalieri.

Quindi questa è la sofferenza, la criticità che noi stiamo in questo momento imputando al Piano, e anche sull'emendamento numero 216, che ci apprestiamo a votare esprimo un voto favorevole, perché sostanzialmente noi vi stiamo dicendo: quando eliminerete dagli ospedali la risposta impropria, se lo farete, preoccupatevi che tale risposta sia trasferita nel territorio, perché se la neghiamo negli ospedali e non la trasferiamo nel territorio riduciamo le risposte di salute al cittadino, quindi arrechiamo un danno al cittadino.

Questo Piano, lo ricordo a tutti i colleghi del centrosinistra, è un atto di programmazione. Il giorno dopo la sua approvazione non sarà successo niente di grave in Sardegna, ma in questo Piano sono contenute delle indicazioni e sono date anche delle deleghe, alcune in bianco, all'Assessore, per cui ci saranno degli atti amministrativi e aziendali successivi di attuazione. Se per caso, per disgrazia, quegli atti negheranno prestazioni o creeranno problemi ai cittadini che hanno bisogno di prestazioni di salute, questo si ritorcerà come un boomerang contro di voi, nel senso che non saremo noi a essere imputati dall'opinione pubblica della mancanza o della riduzione delle risposte, ma sarete voi. Quindi è utile che ci fermiamo un po' per verificare se questo rischio esiste, come sosteniamo noi, o non esiste, come invece sostiene qualcuno di voi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, esprimo il mio voto a favore di questo emendamento perché non è che io non sia cosciente del fatto che il riordino della rete ospedaliera sia strettamente collegato al riordino della rete dei servizi territoriali, ma quand'anche noi ponessimo mano alla riorganizzazione della rete ospedaliera, con la costruzione dei nuovi ospedali e quant'altro si prevede nel Piano, credo che non potremmo ridisegnare la rete ospedaliera senza aver prima disegnato i servizi territoriali. Chiaramente, solo dopo aver provveduto alla distribuzione dei servizi nel territorio in maniera più consona ai bisogni dei bacini d'utenza, secondo le caratteristiche demografiche, cioè solo dopo aver fatto la mappatura dei bisogni di salute si può pensare al riordino definitivo della rete ospedaliera.

Credo che la territorializzazione dei servizi imponga necessariamente dei sacrifici in termini economici. Se oggi l'ospedale impone una spesa, facendosi praticamente referente di tutti i bisogni di salute dei cittadini, ciò significa che un domani occorrerà investire ingenti risorse per realizzare una rete di poliambulatori, come diceva il collega Liori, che siano oggettivamente più rispondenti alle necessità del territorio e siano degni di questo nome, perché attualmente i poliambulatori sono ubicati in strutture che sono state riadattate per servizi sanitari.

Allora, il riordino della rete territoriale diventa prioritario nel momento in cui dovessimo dare gambe e continuità alla legge regionale numero 10 del 2006, della cui attuazione prima o poi dovremo farci carico, ma soprattutto alla legge regionale numero 23 del 2005. Insisto su questo perché, davvero, noi risponderemo a quanto contenuto nella Premessa del Piano quando saremo coscienti della necessità di andare in questa direzione.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 216. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 217.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Stiamo arrivando al termine degli emendamenti alla Premessa. Approfittando dello sforzo di attenzione da parte del collega Pacifico, che sono sicuro ci sarà, vorrei brevemente far notare, a lui e agli altri colleghi del centrosinistra, il contenuto dell'emendamento numero 217, che sostanzialmente dice che gli obiettivi di questo Piano possono essere raggiunti se ci sono le risorse finanziarie.

Colleghi, è chiaro a tutti che secondo la tabella di pagina 140 nel 2007 spenderemo soltanto il 2 per cento in più di quanto abbiamo speso nel 2006? Ed è chiaro a tutti che la stessa tabella dice che nel 2008 spenderemo soltanto il 2 per cento in più di quel che si sarà speso nel 2007? Quindi è chiaro a tutti che gli obiettivi magnifici e progressivi del Piano saranno raggiunti con una spesa che è di appena il 2 per cento - percentuale equivalente al tasso di inflazione programmata - superiore a quella dell'anno precedente? A me questo sembra impossibile, perché se stiamo pensando di migliorare la qualità dei servizi è evidente che dobbiamo anche, per annullare i gap che tutti quanti conosciamo, stanziare risorse aggiuntive, a meno che non ci siano dei risparmi di scala legati alla riqualificazione della spesa che vorrei mi venissero illustrati.

Collega Pacifico, se i risparmi previsti in questo Piano e la riqualificazione della spesa consistono nel taglio dei posti letto dell'ospedalità privata, stiamo commettendo un errore, perché sappiamo che i posti letto dell'ospedalità privata hanno costo zero, essendo all'interno di un budget, quindi tagliarli serve soltanto a rientrare nei parametri nazionali, ma non a ridurre la spesa né a riqualificarla.

Quindi, se c'è una riqualificazione con un risparmio, mi si dovrebbe spiegare dove avviene il risparmio. Poi, siccome c'è un tecnico di economia sanitaria alla guida dell'Assessorato della sanità, mi si dovrebbe dire qual è il risparmio che viene quantificato negli anni e come sarà investito, perché, se tutto questo è, il Piano diventa più convincente, mentre se tutto questo non è, non perché stia facendo opposizione, quindi svolga un ruolo di parte, è veramente difficile convincersi degli obiettivi del Piano.

MARROCU (D.S.). Siamo disponibili, ma li completiamo il 7 gennaio.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 217. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 218.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Onorevole Marrocu, la devo ringraziare per il buon senso che lei, a nome del suo Gruppo, immagino, ha mostrato durante questa prima parte della discussione del Piano sanitario. Quindi lo faccio leggendole quest'ultimo emendamento, che non avrei immaginato sarebbe stato discusso a quest'ora del giorno.

L'emendamento numero 218 dice: "E' per questo che dovrà essere effettuato ogni sforzo per creare condivisione intorno agli obiettivi del Piano, abbandonando le rigidità concettuali e gli atteggiamenti manichei che concorrono all'approfondimento delle divisioni e, inasprendo le diversità, rendono ancora più difficile il confronto sereno che è indispensabile precondizione di qualsiasi processo virtuoso di innovazione. Molte cose in sanità possono essere fatte insieme, nell'interesse del paziente, superando contrapposizioni ideologiche e visioni estremistiche, nel rispetto dei rispettivi ruoli, consentendo a tutte le parti della politica di assumersi significative responsabilità nelle scelte di cambiamento".

Non avrei mai immaginato che avremmo discusso questo emendamento oggi, a quest'ora e in questo clima, ma lo lascio come compitino, sia a noi della minoranza sia a voi della maggioranza, affinché ci serva per riflettere durante l'imminente pausa dei lavori del Consiglio e ci aiuti, l'8 gennaio, a fare cose buone nell'interesse generale.

MARROCU (D.S.). La assumiamo come raccomandazione e la bocciamo!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Rinuncio all'intervento per tutto quel che ha già espresso il collega Vargiu. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 218. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

CONTU (F.I.). Vi siete dati la risposta da soli!

PRESIDENTE. I lavori si concludono qui. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 13 e 27.


[s1]Visto l'accordo a non intervenire si tralasciano le formule di rito (ndr)



Allegati seduta

CCLXIV SEDUTA

GIOVEDI' 28 DICEMBRE 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

La seduta è aperta alle ore 11 e 15.

SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 20 dicembre 2006 (258), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Raffaele Farigu, Pietro Pittalis, Carlo Sanjust, Simonetta Sanna e Alberto Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 28 dicembre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Sospendo i lavori per qualche minuto per consentire all'opposizione di tornare in aula.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 16, viene ripresa alle ore 11 e 27.)

PRESIDENTE. Colleghi, se prendete posto riprendiamo i lavori. Se i Segretari stanno al banco della Presidenza mi fanno una cortesia, così non devo chiamarli ogni volta.

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

SERRA, Segretario:

"Interpellanza Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Milia - Randazzo Alberto - Amadu - Randazzo Vittorio - Cherchi Oscar - Lombardo - Licandro -Rassu - Ladu - Murgioni - Gallus - Liori - Diana - Sanciu - Pisano - Dedoni - Contu sulla selezione pubblica per titoli e colloquio per n. 16 figure professionale esperti in materia urbanistica-edilizia". (222/A)

"Interpellanza Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Milia - Randazzo Alberto - Amadu - Randazzo Vittorio - Cherchi Oscar - Lombardo - Licandro - Rassu - Ladu - Murgioni - Gallus - Liori - Diana - Sanciu - Pisano - - Dedoni - Contu sui conferimenti di incarichi di consulenza a personale non qualificato presso l'azienda sanitaria locale di Cagliari". (223/A)

"Interpellanza Capelli-Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Milia - Randazzo Alberto - Amadu - Randazzo Vittorio - Liori - Diana - Sanciu - Pisano - Dedoni - Contu sulle assunzioni a tempo indeterminato presso le aziende sanitarie locali della Sardegna". (224/A)

Discussione della richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta per la valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione. (Comm. di inchiesta n. 2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta per la valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione, ai sensi degli articoli 124 e 125 del Regolamento interno.

Ai sensi del comma 5 dell'articolo 125 del Regolamento, entro trenta giorni dalla data di presentazione la richiesta è iscritta all'ordine del giorno del Consiglio che deve provvedere alla nomina o all'eventuale delega della stessa al Presidente del Consiglio.

Poiché la richiesta, di cui è primo firmatario il consigliere La Spisa, è stata presentata il 28 novembre 2006, scade oggi il termine previsto per la nomina della Commissione.

Ricordo altresì che, ai sensi del comma 1 dell'articolo 125 del Regolamento, la Commissione deve essere composta in modo da rispecchiare la proporzione dei Gruppi consiliari e che la nomina dei suoi componenti può essere delegata al Presidente del Consiglio.

(Si riporta di seguito il testo della richiesta:

Testo della richiesta di Istituzione di una Commissione d'inchiesta per una indagine conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne della Sardegna

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

TREDICESIMA LEGISLATURA

Al Signor Presidente Del Consiglio Regionale On.le Giacomo Spissu SEDE

Oggetto: Istituzione commissione di inchiesta ai sensi degli art. 124 e 125

I sottoscritti consiglieri regionali, ai sensi degli art. 124 e 125, del Regolamento del Consiglio Regionale.

Premesso che:

sull'iter dell'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione per promuovere l'immagine della Sardegna sono stati sollevati da più parti numerosi dubbi e perplessità che, se non adeguatamente approfonditi e chiariti, paiono mettere in discussione perfino la regolarità dell'appalto appositamente indetto,

richiedono

in applicazione del comma 4 dell'art. 125, su richiamato, l'istituzione di una Commissione d'Inchiesta Consiliare per valutare gli atti compiuti dalla Regione per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria.

Cagliari, 28 novembre 2007

f.to.

La Spisa Biancareddu Contu Lombardo Rassu Sanjust Liori Sanna M. Dedoni A. Randazzo Capelli Cuccu F.I. V. Randazzo Gallus O. Cherchi Artizzu Vargiu Licandro Petrini Sanciu Diana Moro Pisano Amadu Cappai Milia Ladu Murgioni Farigu.)

PRESIDENTE. I firmatari della richiesta hanno presentato un ordine del giorno, con il quale si delega il Presidente del Consiglio alla nomina dei componenti la Commissione, su base proporzionale, in relazione alla consistenza dei Gruppi, e si stabilisce il termine entro cui la Commissione deve riferire al Consiglio la valutazione sulla materia oggetto d'inchiesta. L'ordine del giorno è in distribuzione.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

ORDINE DEL GIORNO LA SPISA - ARTIZZU - BIANCAREDDU - ATZERI sulla nomina della Commissione d'inchiesta per la valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione del documento relativo alla richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta per la valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione (Commissione d'inchiesta n. 2), presentata ai sensi del comma 4 dell'articolo 125 del Regolamento interno;

PRESO ATTO del dibattito,

delega

il Presidente del Consiglio regionale a nominare i componenti della Commissione d'inchiesta che entro tre mesi riferisca al Consiglio sulla valutazione degli atti compiuti per l'indizione del bando e l'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione ai sensi del comma 5 dell'articolo 125 del Regolamento interno. (1).)

PRESIDENTE. Se i colleghi ne hanno preso visione, metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cachia e Pisu hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orru' - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Secci - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 64

votanti 63

astenuto 1

maggioranza 32

favorevoli 63

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione della mozione Capelli - La Spisa - Marrocu - Vargiu - Biancu - Biancareddu - Porcu - Artizzu - Balia - Ladu - Licheri - Atzeri - Caligaris di solidarietà del Consiglio Regionale della Sardegna ai giornalisti sardi ed italiani impegnati nella vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro (106)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 106, di cui è stata decisa, con accordo unanime, la discussione immediata.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Capelli - La Spisa - Marrocu - Vargiu - Biancu - Biancareddu - Porcu - Artizzu - Balia - Ladu - Licheri - Atzeri - Caligaris di solidarietà del Consiglio Regionale della Sardegna ai giornalisti sardi ed italiani impegnati nella vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- i giornalisti sardi ed italiani sono da molti mesi impegnati in una lunga trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti scaduto da quasi due anni;

- la Federazione nazionale della stampa ha programmato una vasta agitazione proclamando diverse giornate di sciopero e ha annunciato, per le prossime settimane, un altro pacchetto di astensioni dal lavoro;

APPRESO del grave rifiuto degli editori a riprendere la trattativa;

PRESO ATTO che il sindacato dei giornalisti rivendica soprattutto la lotta a ogni forma di precarizzazione del lavoro come condizione per garantire l'autonomia dell'informazione;

CONSTATATO che il sistema dell'informazione, in una democrazia, assolve ad un ruolo fondamentale al servizio dei cittadini che hanno il diritto di essere informati in modo pluralistico,

ritiene

necessario assicurare in ogni ambito delle attività professionali i principi fondamentali che regolano i rapporti di lavoro e fonda la sua attività legislativa nel rispetto della dignità dei cittadini,

esprime

totale solidarietà ai giornalisti che lottano e auspica che le parti riprendano al più presto la trattativa affinché si giunga alla definizione del nuovo contratto, nell'interesse dei lavoratori del settore e del diritto dei cittadini ad una informazione sempre più completa ed autonoma,

invita il Presidente del Consiglio regionale

1) a promuovere ogni iniziativa utile alla vertenza per la riapertura di un tavolo di confronto con la Federazione degli editori sul rinnovo del contratto di lavoro nell'interesse dei lavoratori del settore e del diritto dei cittadini a un'informazione sempre più completa e autonoma;

2) a farsi interprete presso la Giunta regionale, il Governo e il Parlamento nazionale per la modifica dei criteri con i quali vengono erogati i contributi all'editoria, subordinandoli alla deprecarizzazione dei rapporti di lavoro dei giornalisti.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Se mi è possibile, vorrei brevissimamente esprimere tutto l'apprezzamento per l'opportunità di questa mozione.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, c'era l'intesa a non intervenire su questa mozione, essendo unitaria, altrimenti ognuno vorrebbe esprimersi sulle cose che sono in essa contenute. La pregherei di attenersi a questa intesa.

Ovviamente, è una mozione unitaria sui motivi che stanno alla base di una lunghissima vertenza e con la quale il Consiglio regionale esprime solidarietà, invitando il Presidente del Consiglio a promuovere, in nome e per conto del Consiglio stesso, tutte le azioni utili alla conclusione di tale vertenza.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu sulla modalità di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è, naturalmente, favorevole.

PRESIDENTE. Dich[s1] iaro chiusa la discussione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 106.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cachia e Pisu hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Milia - Orru' - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Rassu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Secci - Serra - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 66

maggioranza 34

favorevoli 66

(Il Consiglio approva).

Continuazione della discussione del testo unificato "Piano regionale dei servizi sanitari" (Doc. 11/A e Doc. 11 bis/A) del documento: "Piano regionale dei servizi sanitari" (Doc. n. 11/A) e del documento: "Integrazione al Piano regionale dei servizi sanitari" (Doc. n. 11 bis/A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato dei documenti 11/A e 11 bis/A. Ricordo che dobbiamo procedere alla votazione degli emendamenti aggiuntivi alla Premessa, a partire dall'emendamento numero 114.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 114, in cui noi ritroviamo quelle che sono le finalità che dovrebbe perseguire il Piano sanitario oggetto d'esame e approvazione da parte del Consiglio.

Ritengo che questo emendamento riprenda i principi espressi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e soprattutto i contenuti del decreto legislativo numero 502 del 1992 e delle leggi regionali numero 23 del 2005 e numero 10 del 2006. Credo che questo emendamento dia senso compiuto alla Premessa di questo testo unificato, che ha caratterizzato questa prima fase di discussione, ma soprattutto indichi le linee che sostengono il Piano sanitario. Noi riteniamo che arricchire la Premessa con finalità ben definite, volte soprattutto a superare gli squilibri territoriali presenti nell'organizzazione dei servizi sanitari e socioassistenziali sia un fatto caratterizzante, che non credo possa trovare ostacoli da parte dei colleghi della maggioranza, posto che tra queste finalità vi è la promozione e la tutela della salute individuale e collettiva fisica, psichica e sociale dell'individuo, delle famiglie, dei gruppi e delle comunità e interventi finalizzati alla rimozione delle cause di nocività, di disagio e malattia, potenziando le attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sia in campo terapeutico che assistenziale.

Credo che in questo emendamento ci sia la sintesi di un qualsiasi approccio al mondo della sanità, di un approccio a quella cultura della sanità che, comunque sia, in Sardegna abbiamo maturato grazie al contributo di numerose personalità che hanno dato lustro alla sanità non solo sarda, ma anche nazionale e internazionale. Noi sappiamo benissimo che le esperienze maturate in Sardegna sono fortissime e hanno portato all'eradicazione di tante patologie che flagellavano la popolazione sarda. Ricordo, al riguardo, le campagne contro la tubercolosi, la malaria e tutta una serie di patologie che in Sardegna sono state definitivamente eliminate. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, chiaramente voto a favore di questo emendamento che, secondo me, la maggioranza avrebbe fatto bene ad accogliere in Commissione, così come farebbe bene ad approvare oggi in Aula.

A leggerlo con attenzione non c'è una sola riga, una sola parola in questo emendamento che non possa essere assolutamente condivisa. E' un emendamento, fra l'altro, che non prevede costi, non serve alcuna copertura finanziaria, è quindi perfettamente in linea con quelle che sono le vostre linee guida - scusate il bisticcio di parole -, perché la promozione e la tutela della salute individuale e collettiva fisica, psichica e sociale dovrebbe essere chiaramente al primo posto di un qualunque Piano sanitario che si rispetti (a esclusione di quelli che ha citato la settimana scorsa il collega Marracini), che dovrebbe cominciare proprio così, con l'individuazione della tutela della salute, guardando avanti e non riferendosi sin dalle prime parole a ciò che si sarebbe dovuto fare negli anni passati e che ora noi realizziamo con grande ritardo.

Quindi, si poteva certamente, con un minimo di buona volontà, approvare questo emendamento che parla di erogazione di livelli uniformi di assistenza, quelli che tutti noi chiediamo per superare gli squilibri tra la domanda e l'offerta di servizi sociosanitari. Non riesco, dunque, a capire che cosa ci sia di non condivisibile in questo emendamento, in quelli che dovrebbero essere i principi caratterizzanti una sanità equa e solidale. Io, veramente, ho il sospetto, vista la fretta con cui sono stati affrontati i lavori in Commissione, che essendo un emendamento effettivamente corposo sarebbe costato troppa fatica leggerlo, il tempo era poco e la strada che avete intrapreso, quella che porta alla sua eliminazione, è certamente più agevole e veloce.

Sono convinto che con un minimo di attenzione, con una maggiore disponibilità - bastava leggerlo - questo emendamento avrebbe potuto essere condiviso anche dalla maggioranza. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 114. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 208.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, l'emendamento numero 208, sul quale annuncio il mio voto favorevole, introduce, nel testo proposto dalla Giunta, due parole che sembrano non avere grande importanza, ma in realtà, sono indicative di un metodo, e cioè tendono a rimarcare il fatto che nella sanità esistono diverse sensibilità, chiamiamole così, e una di queste, quella alla quale normalmente si rivolge scarsa attenzione, perché non si ritiene che il ruolo risponda al nome, e quindi che la funzione sia legata al nome, riguarda la dirigenza, la dirigenza sanitaria in genere e la dirigenza medica in particolare. Perché? Perché un tempo i medici, all'interno del sistema sanitario pubblico, non erano dirigenti, poi un contratto, che risale a una decina d'anni fa, li trasformò, ope legis, in dirigenti, ma alla modifica del ruolo e anche dei compiti posti in capo ai medici non si accompagnò una maturazione culturale della dirigenza medica che le consentisse di poter adempiere davvero ai nuovi compiti che il sistema le assegnava. Ora, da parte della Regione deve esserci questa consapevolezza e quindi la volontà di far crescere all'interno della categoria dei medici la consapevolezza che essi non sono più soltanto dei prestatori tecnico-scientifici d'opera all'interno del sistema, ma sono delle figure professionali comunque corresponsabili in rapporto agli obiettivi aziendali. Cioè il medico non è più soltanto un prestatore qualificato d'opera dal punto di vista tecnico, ma è anche un individuo che, così come avviene all'interno delle aziende, fa parte sostanzialmente del management aziendale, del quale condivide gli obiettivi e insieme al quale si impegna per ottenere i risultati.

Colleghi, se vogliamo ottenere questa crescita culturale delle professionalità mediche, affinché assumano davvero il ruolo della dirigenza, quindi siano davvero solidali rispetto al management aziendale, è indispensabile che la politica mandi un segnale di questo genere. E quindi la parte politica, anche nel momento in cui predispone gli atti di programmazione, deve avere ben chiaro in testa che sarà necessario investire risorse specifiche affinché la dirigenza medica sia in grado di rispondere a ciò che le viene richiesto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto a favore dell'emendamento numero 208, perché ritengo che esso chiarisca e completi un concetto rimasto sinora piuttosto vago e che, spesso e volentieri, è stato causa di vaghezza anche nella gestione del personale sanitario, troppo spesso trascurato.

Io ricordo, per esempio, che uno degli obiettivi della legge regionale numero 5 del 1995 era quello di attuare la riorganizzazione dei servizi sanitari nell'ambito dell'Assessorato regionale. Ebbene, la riorganizzazione è stata tale per cui noi abbiamo visto, anche di recente, che nell'Assessorato della sanità, assessorato tecnico per eccellenza, la dotazione organica è quasi del tutto priva di figure professionali in grado di elaborare la programmazione sanitaria per l'intera regione. Forse, nell'ambito dell'organizzazione del personale dell'Assessorato della sanità, i tecnici sanitari previsti in pianta organica non arrivano a dieci unità. Questo la dice lunga su quanto ci sia bisogno di investire, in termini culturali, in quella che dovrebbe essere la spina dorsale del sistema sanitario regionale, che si basa, appunto, sulla dirigenza. Sappiamo benissimo che, purtroppo, la Sardegna, spesso e volentieri, è rimasta priva di strumenti ma, soprattutto, della volontà politica di costituire una classe dirigente. Ma questo lo vediamo in tanti campi: nel mercato del lavoro, nel commercio in generale, nell'imprenditoria e in tanti altri settori. Abbiamo sempre detto che manca una classe dirigente, e quello della sanità è uno dei tanti esempi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, poche parole per dire che anch'io voterò a favore di questo emendamento, col quale noi chiediamo che anche la dirigenza sia inclusa tra quelle che consideriamo le vittime della sanità, insieme quindi al personale della sanità, perché non si tratta certamente della stessa categoria di persone.

Io mi rendo conto, ne ho parlato anche intervenendo nella discussione generale, che quando si parla di dirigenza scatta in voi una sorta di campanello d'allarme, una sorta di sistema immunitario che tende a mettervi subito in guardia. Ma è proprio di questo che noi vogliamo e dobbiamo parlare, dobbiamo cioè tornare a un tema che io considero una ferita aperta, in questa legislatura, e che riguarda il personale - ci scuserà l'Assessore se battiamo sempre su questo tasto - che arriva dall'altra parte del mare per spiegarci come si gestisce la sanità e quindi anche come si confeziona un bel Piano sanitario come questo, che è certamente interessante sotto tantissimi aspetti, ma che, continuiamo a ripeterlo, è del tutto privo delle risorse necessarie per essere attuato appieno. Ecco che si rende necessario ampliare la categoria delle vittime delle vostre politiche sanitarie inserendo, oltre a tutto il personale, anche il cosiddetto management sardo di direttori che sono così definibili perché hanno determinate capacità, ma non possono certo essere definiti manager, dato che quando si tratta di quelle nomine i sardi, purtroppo, non competono nemmeno, per effetto di una singolare discriminazione che voi avete motivato più volte in questo modo: "Sono compromessi, la politica li ha guastati o comunque tenderebbe a guastarli". Complimenti, quindi, per l'assioma che descrive appieno la fiducia che voi riponete nella classe dirigente sarda!

E questo, l'ha precisato anche il collega Contu, non avviene soltanto nella sanità. Fate altrettanto in tutti i settori dell'amministrazione regionale e la Presidenza della Regione a volte vi dà…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro, il tempo a sua disposizione è terminato.

Metto in votazione l'emendamento numero 208. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 209.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio il voto a favore dell'emendamento numero 209, che è uno di quegli emendamenti sui quali chiedo adesso, per non ripetermi, la votazione nominale e che hanno un senso di sistema, che cioè si inseriscono all'interno del ragionamento che stiamo facendo introducendo argomenti su cui il Piano sanitario regionale è carente.

Noi abbiamo sottolineato più volte che in questo Piano mancano degli elementi e che la mancata analisi in Premessa di questi elementi comporta poi degli errori, dal nostro punto di vista, nelle proposte di soluzione, perché se l'analisi, così come la diagnosi del medico, non è corretta difficilmente può esserlo la terapia. Però noi qui vi chiediamo di riflettere sul fatto che il cronico sottofinanziamento del sistema sanitario regionale sardo negli anni, cioè il fatto che si sia sempre speso molto di più di quel che il Fondo sanitario regionale trasferiva, non può, alla lunga, non aver creato danni nel servizio sanitario. Nel senso che, se una famiglia introita annualmente meno di quel che dovrebbe spendere per mantenere il livello di dignità dell'esistenza, è evidente che dopo quindici o vent'anni in cui questo si sia realizzato in maniera sistematica quella famiglia avrà delle difficoltà diverse rispetto a quelle di una famiglia che ha beneficiato della norma sul finanziamento e sulla spesa.

E' evidente, quindi, che uno dei primi momenti unificanti di questo Consiglio regionale avrebbe dovuto consistere proprio nel verificare, nell'accertare, nel concordare sul fatto che il sottofinanziamento cronico del sistema sanitario regionale sardo ha creato dei danni, ha creato delle carenze infrastrutturali, ha creato comunque delle sofferenze di sistema che oggi noi dobbiamo sanare. Una di queste sofferenze di sistema è la ospedalocentricità, che tante volte ricorre nelle cose che voi dite all'interno del Piano. E per sanare queste sofferenze tutti noi non possiamo non ritenere che le risorse necessarie al riequilibrio del sistema devono essere messe tutte. Quindi questo Piano sanitario con la tasca vuota, con la saccoccia senza un euro dentro non può essere fatto, per cui non possono essere coniugate le esigenze di contenimento della spesa e di risparmio con le esigenze virtuose di miglioramento della qualità del servizio sanitario che deve essere reso ai sardi; o meglio, possono essere coniugate, ma neanche per un momento si deve pensare che le esigenze di risparmio siano prioritarie rispetto alle esigenze di riqualificazione della spesa e di fornitura di nuove prestazioni sanitarie nel territorio.

E come si fa ad avere nuove risorse? Signori, professoressa Dirindin, delle due l'una: o ce le mettiamo noi o ce le mette lo Stato, non è che ci sia una terza strada praticabile! La nostra convinzione, come minoranza, ve lo stiamo dicendo in questo emendamento, ma è un filo rosso, come dite voi, che percorre l'intero Piano, è che le risorse le debba mettere lo Stato. Nel senso che la Sardegna può mettere tutto ciò che ha, ma poi le risorse aggiuntive le deve mettere lo Stato, perché non ce le ha date per vent'anni! Quindi questo Consiglio regionale, lo abbiamo detto mille volte negli anni, dovrebbe aprire una vertenza con lo Stato sulla riqualificazione del nostro sistema sanitario, perché se non si individua l'interlocutore giusto a dover mettere i soldi saremo per forza noi!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, credo che il voto a favore dell'emendamento numero 209 vada di sicuro a sostegno di quel che alla fine è diventato il tema di fondo, sul quale abbiamo voluto portare e porteremo l'attenzione man mano che si svilupperà la discussione sul Piano sanitario.

Quando si tralascia, come nell'emendamento numero 208, il tema della dirigenza medica si tralascia uno di quegli aspetti la cui mancanza è forse il motivo fondante di tutta una serie di carenze che caratterizzano il Piano nel suo complesso. Qui è importante affermare che esistono delle buone professionalità nel sistema sanitario sardo, il che significa che le buone professionalità per essere riconosciute come tali devono avere anche la garanzia di un congruo supporto economico, perché non credo che l'Assessore e i vari direttori generali delle AA.SS.LL. abbiano fatto arrivare dalla penisola valide personalità del mondo sanitario per lavorare nelle nostre aziende senza essere pagate. Allora, il problema reale è che se noi, in Sardegna, investiamo per creare una buona classe dirigente nelle aziende sanitarie dobbiamo anche pensare che i nostri medici non vanno assunti a contratto, come si fa attualmente, dando loro un terzo dei compensi percepiti dai colleghi che provengono da fuori e che esercitano le stesse funzioni, magari nell'ambito dello stesso servizio. Questa si chiama retrocultura, questa si chiama subcultura e potremmo usare tanti altri termini, ma di sicuro è una svalorizzazione delle nostre figure professionali, che sinceramente credo abbiano diritto agli stessi riconoscimenti dati ai colleghi del resto d'Italia.

Quando diciamo, come in questo emendamento, che c'è bisogno di un confronto forte con lo Stato, che assicuri anche alla Sardegna le risorse per la gestione del sistema sanitario, molto probabilmente cerchiamo, con la nostra battaglia, di ottenere il riconoscimento di un diritto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, credo che sia assolutamente necessario approvare l'emendamento numero 209, come abbiamo detto più volte nel corso di questo dibattito e come ha ampiamente sostenuto il collega Vargiu, che l'ha presentato.

A parte alcune misure assolutamente demagogiche e irrealizzabili, per il resto possiamo definire l'impianto generale di questo Piano sanitario coerente; coerente con quella che è la vostra idea di sanità, con l'idea quindi di un Piano stracolmo di tanti buoni propositi, con i quali voi pensate di risolvere tutti i problemi della sanità sarda. Il grave difetto sta a valle, nel senso che la Regione non ha certamente le risorse finanziarie per attuarlo e se c'è una possibilità, questa risiede in una nuova contrattazione con il Governo. Se c'è una possibilità, questa deriva dall'apporto di risorse aggiuntive da parte del Governo centrale. Un impegno così straordinario è del tutto giustificato dall'insularità e da tutti gli altri fattori che sono pure ammessi nel Piano sanitario nazionale e che rendono storicamente la Sardegna una regione speciale con caratteristiche geomorfologiche tali da far diventare assolutamente indispensabili questi interventi. ***

Il fatto che la Sardegna sia una Regione a statuto speciale, riconosciuta come tale, implica anche che lo Stato debba usare, nei suoi riguardi, pesi e misure diversi in ragione dei bisogni e delle necessità. Questo, del resto, l'avete chiesto voi a noi, nella scorsa legislatura, quando il Governo "amico" era il nostro, e l'avete rivendicato in ogni modo e con tutti i mezzi che avevate a disposizione. Oggi la nostra necessità è quella di garantire ai sardi, a tutti i sardi, l'effettività del diritto alla salute, e questo non potrà mai essere in assenza di risorse finanziarie straordinarie.

Per questo noi vi chiediamo, con insistenza ma certamente con ragionevolezza, di aprire davvero, e senza ulteriore perdita di tempo, questa trattativa di compensazione con lo Stato. Tanto, se a noi non ci ascoltava nessuno, a voi sicuramente riserveranno delle attenzioni diverse!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Voterò a favore dell'emendamento numero 209, ma vorrei interloquire possibilmente col relatore e chiedergli perché questo emendamento non è accoglibile, soprattutto per quanto riguarda la prima parte. Tant'è che se il primo firmatario fosse d'accordo, proporrei addirittura una votazione per parti.

Credo che l'enunciazione della prima parte, ma anche della seconda, sia decisamente indiscutibile e che non vi possa essere contrarietà al suo inserimento nella Premessa, perché racconta una grande verità. E' pur vero che i fondi non sempre sono stati spesi con la dovuta programmazione, non sono stati spesi in maniera puntuale, ma è altrettanto vero che la sottocapitalizzazione del sistema sanitario sardo è in gran parte ricollegabile a trasferimenti non sempre in linea con le necessità.

Nella seconda parte dell'emendamento si cerca di qualificare questa azione, che per me è simile, se non uguale, a quella relativa alla vertenza sulle entrate. E' storicamente vero che ci sono stati trasferimenti dallo Stato non adeguati, così com'è vero che risorse e innovazione non vanno e non sono andate di pari passo: l'innovazione è travolgente, i tempi e le nuove tecnologie sono dietro l'angolo, giorno dopo giorno c'è un'innovazione continua, altrettanto continue non sono le risorse per tenere il passo con questa innovazione. Le deleghe vengono sempre ripetute, a volte senza le dovute coperture finanziarie.

Certo, carenze di programmazione e di organizzazione hanno segnato gli anni trascorsi, ma non credo che quelli che stiamo vivendo in questo tempo abbiano dato un segnale di deciso, netto miglioramento. Allora chiedo: perché no? Perché non accettare un principio, non accettare una verità, non accettare ciò che, in base alla Premessa, è dovuto? Tra le varie cause già elencate ed enunciate della non perfetta organizzazione del sistema sanitario sardo c'è anche questa che, secondo me, non è sicuramente secondaria.

PRESIDENTE. Ha domando di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, questo emendamento, che tende a modificare una parte della Premessa, è assolutamente da accogliere, in quanto evidenzia uno dei noccioli del Piano sanitario regionale: l'importanza della certezza delle risorse per poter incidere veramente sulla sanità sarda. Per decenni la Sardegna è stata trascurata dallo Stato per quanto riguarda le risorse finanziarie da destinare alla sanità. Sono stati adottati sistemi che finanziavano tutta la sanità nazionale e penalizzavano veramente la nostra Isola, perché i calcoli venivano fatti in totale assenza dei rappresentanti della Regione sarda o secondo un ragionamento cinico teso a premiare le Regioni più forti dal punto di vista politico.

Non si differenzia il Governo attuale: un articolo della finanziaria 2007 concede alla Sicilia la compartecipazione dello Stato alla spesa sanitaria nella misura del 50 per cento, a fronte di nessuna lira per la Sardegna. Alla Sicilia, che è stata già premiata in passato dai trasferimenti statali, viene concesso che l'intero gettito dei tributi pagati dai cittadini siciliani rimanga alla Regione, addirittura senza un passaggio a Roma, mentre a noi si chiede di prenderci in carico la spesa dei trasporti, che come sappiamo sono i più trasandati d'Italia, credo insieme a quelli della Basilicata. Noi abbiamo un sistema ferroviario da terzo mondo, abbiamo un sistema viario che rende intere zone della nostra Isola altrettante isole, dobbiamo far fronte a una spesa sanitaria assolutamente superiore a quella di tutte le altre Regioni d'Italia, considerati anche i costi che un cittadino deve sostenere per recarsi nei presidi sanitari e anche quelli che sostiene il sistema sanitario per inviare il proprio personale nelle zone più isolate della Sardegna. Basti pensare alle zone di Buggerru e Fluminimaggiore o ad alcune zone della Barbagia e del Gerrei. Ciò nonostante la nostra Isola necessita più di altre regioni di innovazione; innovazione che, come abbiamo visto, è ormai la nuova frontiera della medicina e abbiamo avuto modo di parlarne. Mettere il sistema sardo nelle condizioni di fare diagnosi precoci e quindi di curare gli ammalati con maggiore efficacia ed efficienza, umanizzando la sanità e realizzando anche un risparmio, è una sfida che noi dobbiamo affrontare e vincere.

Annuncio il voto a favore dell'emendamento numero 209. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signor Assessore, credo che l'emendamento numero 209 interessi uno dei punti centrali del Piano sanitario regionale che noi oggi stiamo discutendo, soprattutto per quel che succederà da oggi in poi, non tanto per quel che è successo in passato. Nel senso che noi sappiamo, anche sulla base della Premessa, che questo Piano sanitario regionale è pieno di buoni propositi, però sappiamo anche perfettamente che questi propositi non potranno essere realizzati perché la Regione sarda non avrà le risorse finanziarie necessarie per creare le condizioni di miglioramento del servizio sanitario che sono state ipotizzate. Questo è il vero problema!

Allora, noi crediamo, per quanto riguarda l'innovazione, che le infrastrutture di cui attualmente disponiamo siano di livello sicuramente inferiore a quello delle infrastrutture delle altre regioni d'Italia, soprattutto di quelle del Nord. Siamo ben consci, Assessore, del fatto che per innovare occorrono risorse adeguate, anche perché l'esperienza ci insegna che tutte le volte che le Regioni hanno investito nella sanità si sono poi realizzati dei risparmi. Tant'è che soprattutto le Regioni che sono più avanti di noi in materia di sanità (vedi la Lombardia, l'Emilia-Romagna e altre Regioni del Nord) spendono, oggi, meno di noi e garantiscono una sanità migliore. Ma è chiaro che questo non è venuto dal nulla; questo è successo perché queste Regioni hanno investito in passato risorse importanti per migliorare la sanità dal punto di vista dell'innovazione tecnologica e delle infrastrutture e oggi, praticamente, sono avvantaggiate.

Io non riesco a capire, Assessore, come possa la Regione sarda, con le risorse del proprio bilancio, mettersi al passo con le altre Regioni d'Italia, soprattutto con quelle del Nord. Credo che abbiamo fatto un gravissimo errore, quello di accollarci, con l'articolo 102 del disegno di legge finanziaria nazionale, l'intera spesa sanitaria regionale.

Credo che questo Consiglio regionale avrà, nel prossimo futuro, il gravoso compito di recuperare risorse, che però non sarà possibile recuperare visto il magro bilancio della Regione. Pertanto noi dovremo da subito chiedere l'aiuto dello Stato. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, è vero che siamo in una giornata particolare e che l'attenzione non è così marcata. Potrei iniziare a parlare di calcio e nessuno se ne accorgerebbe, potrei accennare senza grande difficoltà a mister Colomba, alle ipotesi del calcio-mercato di gennaio e il livello dell'attenzione non cambierebbe. Ma, siccome è anche breve il tempo a mia disposizione, preferisco evitare il calcio e salvarmi in calcio d'angolo parlando dell'emendamento numero 209.

Io credo che non sfugga a nessuno la portata politica e istituzionale, nonché programmatica, di questo emendamento. E tenuto conto che la delibera di adozione di questo Piano avrà valenza di legge (e quindi il Piano probabilmente finirà a Roma, sul tavolo del Ministro della sanità, del Presidente del Consiglio e di chi vorrà occuparsene), credo che questo emendamento ponga in qualche modo rimedio alla retromarcia che la Regione autonoma della Sardegna ha innestato con l'azione del presidente Soru, il quale, senza consultare il Consiglio, ha firmato una delega in bianco al Governo nazionale, facendo sì che la Sardegna si assumesse la responsabilità totale della gestione della sanità, gravandola sulle finanze regionali.

Questo emendamento riapre, a mio avviso, la problematica e salva il salvabile per il futuro. Cioè noi diciamo che la Sardegna ha bisogno della solidarietà nazionale per affrontare i problemi della sanità, ma con indicazioni e riferimenti che hanno sicuramente una grande valenza. Non è un piagnisteo o la solita lamentazione verso il Governo nazionale, ma è una giusta e sacrosanta rivendicazione economica e finanziaria per una Regione che in passato, evidentemente, anche in relazione a questa problematica, non ha ricevuto le giuste attenzioni da parte dello Stato, quindi del Parlamento.

Per cui la valenza di questo emendamento noi la poniamo sotto questo profilo e chiediamo che la maggioranza si faccia avanti e dica perché non lo approva.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 209.

CAPELLI (U.D.C.). Abbiamo chiesto la votazione per parti.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Allora procediamo alla votazione nominale e per parti.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del primo capoverso dell'emendamento numero 209.

(Segue la votazione)

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cocco - Corda - Corrias - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Serra - Uggias - Uras.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Giagu - Sanna Matteo - Vargiu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 37

Votanti 33

Maggioranza 17

Astenuti 4

Contrari 33

Poiché il Consiglio non è in numero legale, la seduta è sospesa per trenta minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 19 , viene ripresa alle ore 12 e 56.)

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, riprendiamo la seduta. Dobbiamo procedere alla seconda votazione del primo capoverso dell'emendamento numero 209.

MARROCU (D.S.). Chiedo la controprova!

PRESIDENTE. La votazione è nominale, onorevole Marrocu.

Seconda votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del primo capoverso dell'emendamento numero 209.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Rassu ha votato a favore e il consigliere Matteo SANNA, il cui voto risulta nullo, non intendeva votare.

Rispondono sì i consiglieri: Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Gessa - Licandro - Lombardo - Rassu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 43

votanti 42

astenuto 1

maggioranza 22

favorevoli 6

contrari 36

(Il Consiglio non approva).

Onorevole Vargiu, chiede la votazione nominale anche sul secondo capoverso dell'emendamento numero 209?

VARGIU (Riformatori Sardi). No.

PRESIDENTE. Metto in votazione il secondo capoverso dell'emendamento numero 209. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 210. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 211, sul quale il relatore ha espresso parere favorevole a condizione che le parole "del cittadino malato" siano sostituite con "della persona". Onorevole Vargiu, accetta questa modifica?

VARGIU (Riformatori Sardi). Sì.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Io credo che sia da sottolineare, e lo dico senza alcuna ironia e senza alcun infigimento, la positività dell'accoglimento di questo emendamento con la modifica richiesta dal relatore e che accogliamo, perché effettivamente consente di precisarne meglio il senso.

L'emendamento numero 211 è uno di quegli emendamenti che potrebbero essere considerati delle ovvietà, ma se qualcuno avesse voglia di leggerlo gli consiglio di farlo, nel senso che è vero che forse ciò che è in esso contenuto è un'ovvietà, però è anche vero che una parte importante del Piano è composta di ovvietà. Non che le ovvietà siano un elemento negativo: i principi ispiratori del Piano sono delle ovvietà, ma credo che tutti, sostanzialmente, in quest'Aula e anche fuori di qui, li condividiamo. Allora, se nell'ambito delle ovvietà ne manca una, è compito di chi in quest'Aula svolge funzioni di controllo sottolineare questa mancanza e chiedere l'inserimento dell'ovvietà mancante.

E l'ovvietà che in questo caso viene inserita non è di poco conto, perché dice che qualunque sistema sanitario non nasce per gli assessori, per i senatori, per i deputati, insomma per chi fa politica e non nasce neanche per i direttori generali, per i medici e per gli amministrativi che lavorano nelle AA.SS.LL, ma nasce perché c'è un'esigenza, quindi la centralità, nel sistema sanitario, è quella della persona che sta male, che ha bisogno di salute. Sembra una cosa ovvia, naturale, una di quelle cose condivise da tutti, ma è una cosa importante, che noi sottolineiamo ed è importante che sia ben presente in quest'Aula, colleghi, perché sono sicuro che anche in questi giorni a ciascuno di voi sarà capitato di avere esigenze legate al bisogno di salute di persone vicine, che magari hanno avuto difficoltà a trovare l'accesso normale, fisiologico, ai canali del sistema sanitario nazionale.

E allora, se questo succede, noi sappiamo - e su questo probabilmente concordiamo - che in questo momento la richiesta di salute del cittadino malato, del paziente, chiamatelo come volete, in Sardegna non è completamente soddisfatta. E se non è completamente soddisfatta nello scrivere questo Piano - e sarà il tema alla nostra attenzione dall'8 gennaio in poi -, cerchiamo di capirci gli uni con gli altri, di perseguire non logiche di schieramento, ma logiche finalizzate alla predisposizione di un atto di programmazione buono.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 211. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 115.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, molto succintamente vorrei esprimere il mio voto a favore dell'emendamento numero 115. Credo che nell'enunciato di questo emendamento ci sia la sintesi di un concetto che sto cercando di far assimilare ai colleghi della maggioranza, visto che nel Piano questo concetto ancora non c'è, ma era presente già nell'emendamento numero 114, ovvero che l'integrazione dei servizi sanitari e sociali è indispensabile al fine di garantire la reale presa in carico dei bisogni del cittadino, assicurando la continuità dell'assistenza.

Il sistema viene strutturato e coordinato a livello distrettuale, e mi rivolgo all'Assessore e al relatore di maggioranza per capire se siamo coscienti della necessità di integrare i due sistemi, quello sanitario e quello sociale, in un unico sistema a cui la nostra utenza possa riferirsi per avere risposte a bisogni che di volta in volta possono essere sanitari o sociosanitari. Molto probabilmente, noi realizziamo una situazione che di sicuro non assicura una continuità assistenziale. Questo concetto lo ribadirò fino alla fine, sino a quando, stanchi di sentirmelo ripetere, lo farete vostro e lo condividerete. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 115. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 213.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Su questo emendamento, che riguarda la ospedalocentricità del sistema sanitario regionale, vorrei chiedere al relatore di maggioranza, onorevole Pacifico, al collega Silvio Lai, che è sempre attento, al Presidente della Commissione sanità, onorevole Masia, e a qualunque altro collega di buona volontà, così magari evito di illustrare un altro emendamento, che cosa si contesta nel merito, che cosa si ritiene che non sia corretto.

L'emendamento numero 213 dice che l'ospedalocentricità del sistema sanitario regionale sardo è figlia della difficoltà di portare le risposte sanitarie nel territorio, per cui sostanzialmente è più facile portare un cittadino sardo, disperso in uno della miriade di paesini da 600 abitanti che abbiamo in Sardegna, verso l'ospedale, ovviamente creandogli un disagio, me ne rendo conto, che non portare la risposta sanitaria nel territorio. E la valutazione è questa: portare la risposta sanitaria nel territorio costa inevitabilmente di più che non dare la stessa risposta in un ospedale. E' ovvio che nell'ospedale Brotzu, lo cito come esempio, si eseguono impropriamente elettrocardiogrammi a esterni, nel senso che un ospedale ad alta specializzazione dovrebbe fare altro che non ambulatorio cardiologico per esterni, però è evidente che è più facile eseguire gli elettrocardiogrammi al Brotzu, portando la gente dall'hinterland cagliaritano, che non dislocare nel territorio venti, trenta o quaranta punti in cui si possa fare un elettrocardiogramma e che siano così efficienti da evadere le liste d'attesa.

Quindi la sofferenza, la criticità, sull'esistenza della quale noi conveniamo, non siamo in disaccordo, quella della cosiddetta ospedalocentricità della sanità sarda, è figlia di condizioni strutturali che, tante volte, abbiamo citato e sottolineato: la dispersione demografica, i 24 mila chilometri quadrati di territorio, una rete viaria insufficiente, che ha comportato negli anni la strutturazione di una risposta che anche noi riteniamo impropria, ma per superare la quale è necessario avere ingenti risorse e sapere che dovremo superare delle criticità, compresa quella economica e finanziaria.

Questo è il testo dell'emendamento numero 213 e questa è la ratio che avrei espresso in Commissione, se mi fosse stato consentito di illustrarlo. Sarebbe interessante sapere, se dissentite, in che cosa dissentite, perché è vero che queste sono le premesse e non la sostanza del Piano, ma è anche vero che da queste premesse discende il contenuto del Piano e quindi il trovarsi d'accordo o meno su di esso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, io sarei disposto a rinunciare all'intervento se ci fosse, da parte dei colleghi che ha citato l'onorevole Vargiu, la volontà di dare una risposta, altrimenti non posso fare altro che ribadire un concetto già espresso.

Credo che l'emendamento numero 213 sia un altro di quegli emendamenti che la fretta ha assolutamente impedito di valutare con attenzione e buona volontà e anche di accoglierlo, perlomeno in parte, come è successo per l'emendamento precedente, perché uno degli obiettivi del Piano, che noi condividiamo, è certamente quello di incrementare le strutture territoriali che consentono di decentrare i servizi, per dare quelle risposte che i cittadini si aspettano nel territorio.

Siamo tutti convinti che l'ospedale non possa essere la cura di tutti i mali, e per questo è chiaro che un'integrazione fra il sistema dei servizi sociali e quello dei servizi sanitari è assolutamente condivisibile. Sono anche personalmente convinto che i processi di cambiamento, i grandi processi di cambiamento, soprattutto quando sono così ambiziosi, richiedano certamente del tempo, ma resto del parere, anche per non battere sempre sullo stesso tasto, che richiedano anche grandi risorse finanziarie.

Non possiamo sottacere l'esistenza di quella che viene definita, forse anche eufemisticamente, tendenza ospedalocentrica, che rappresenta realmente lo specchio della sanità nella nostra Isola. Non possiamo neanche sottacere che questa tendenza è una conseguenza obbligata della nostra specialità, non soltanto come isola, ma in tutti i sensi, da un punto di vista sia positivo sia negativo. In questo, purtroppo, devo dire che il bilancio non è certamente a nostro favore, ecco perché sono favorevole a questo emendamento, che chiarisce e fotografa meglio la situazione attuale e sottolinea anche le enormi difficoltà alle quali andremo incontro proprio nell'affrontare questo grande processo di cambiamento.

La Sardegna paga già abbondantemente diversi handicap legati alla sua insularità e, in materia di sanità, paga anche per le sue particolari condizioni geomorfologiche, che rendono oltremodo difficoltoso garantire i servizi sanitari in maniera omogenea in tutta l'isola. Ecco che, come dice il collega Vargiu, è più facile portare un malato in ospedale che non le cure a casa del malato. E' già dalla Premessa, quindi, che ci rendiamo conto che questo Piano va a scontrarsi inevitabilmente con la realtà di fatto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Rinuncio, Presidente. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pacifico per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PACIFICO (D.S.), relatore. Signor Presidente, ovviamente il mio voto sull'emendamento numero 213 è contrario, ma pur in sede di dichiarazione di voto voglio fare una brevissima considerazione.

Noi non condividiamo questo emendamento perché è proprio il concetto in esso esposto che non è condivisibile, a nostro parere. Affermare che la medicina nel territorio sia più costosa della medicina ospedaliera, della sanità ospedaliera, ci sembra che vada contro tutto ciò che è stato sancito in questi anni, che è stato codificato in questi anni ed è stato assunto come buona sanità e buona economia sanitaria. La medicina nel territorio è meno costosa della medicina ospedaliera e in questo emendamento si ribadisce invece la posizione contraria.

Io condivido pienamente l'idea che siamo in una fase di grande cambiamento, di grandi investimenti di risorse nell'ambito territoriale, e questo è l'impegno che questa maggioranza e questa Giunta si sono assunte con questo Piano sanitario. In questa fase sarà difficile far comprendere che è cambiato il concetto di riferimento sanitario e di presa in carico dei bisogni della persona attraverso l'organizzazione del distretto, come chiedeva il collega Contu. E sono cose comunque presenti nel Piano, in diversi aspetti.

In conclusione, ricordo ai colleghi che è vero esattamente l'opposto, secondo me: non si sono costruiti gli ospedali come punti di riferimento ultimi delle esigenze dei cittadini. Negli ultimi cinquant'anni si sono costruiti molti ospedali perché erano l'emblema anche del potere politico, erano l'emblema dei risultati che i sindaci e i politici del territorio riuscivano a ottenere. L'ospedale è visibile; la medicina nel territorio, la buona organizzazione della sanità nel territorio non è visibile e non è spendibile politicamente quanto la costruzione di un nuovo ospedale. E molti ospedali sono stati costruiti secondo questo concetto, cioè non per dare risposte vere ai bisogni dei cittadini, ma per sancire un predominio, uno strapotere anche legittimo, un potere da parte degli esponenti politici dei territori. Anche quel che è stato costruito dentro gli ospedali, a volte, non era rispondente ai bisogni veri dei cittadini, ma all'interesse, seppure legittimo, di evidenzza politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Intervengo brevemente, signor Presidente, signor Assessore, colleghi, per dire che, per una volta, sono in parte d'accordo con quel che ha detto l'onorevole Pacifico, perché anche secondo me gli ospedali spesso sono nati per rispondere non a dei bisogni ma, in periodi di vacche grasse, all'interesse del politico di turno che voleva l'ospedale a Iglesias, a Lanusei e quant'altro. Abbiamo visto di tutto, di più e di peggio.

Però, colleghi, su questo Piano c'è una critica che voglio assolutamente fare: nell'ambito del riordino della rete ospedaliera voi avete ridistribuito senza criterio i posti letto, come pure non avete tenuto conto della proliferazione dei poliambulatori nel territorio. Faccio un esempio: dei poliambulatori di Desulo e Aritzo usufruiscono quattro paesi nel raggio di venti chilometri, con una popolazione inferiore a 5 mila abitanti. Ci sono poi i poliambulatori di Sinnai, Dolianova, Ussana, Monastir, che è a due chilometri da Ussana, Villasor, Decimomannu e Senorbì, ed è stato inaugurato l'altro giorno quello di Mandas. Io non ce l'ho con nessuno di questi paesi, però, se i poliambulatori fossero pochi, ben organizzati e aperti anche la domenica sarebbero una risorsa, funzionerebbero bene e non costringerebbero la gente a fare quattro viaggi per avere due prestazioni, perché sappiamo che succede questo: se non hai il referto della visita cardiologia, non ti possono estrarre un dente, se poi il paziente scopre di avere la glicemia alta deve andare dal diabetologo, mentre potrebbe risolvere tutto in un giorno, con risparmio di energie e denaro. Questa parte del Piano, secondo me, va assolutamente rivista, insieme a quella sugli ospedali.

Bisogna dare risposte alla gente, far capire perché si fanno certe scelte, ma questo Piano non dà risposte in questo senso. Quindi, non per dare un colpo alla botte e uno al cerchio, in parte ti do ragione, Nazareno.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 213. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 214. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 216.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Io ringrazio il collega Pacifico della sua risposta, perché mi sembra che sia utile al dibattito. Anch'io, come il collega Liori, ne condivido una parte importante, però proprio il fatto che ci sia questa condivisione e che il ragionamento su questi argomenti si stia svolgendo in Aula è la prova che l'istruttoria di questo provvedimento non è stata all'altezza di ciò che il Consiglio avrebbe desiderato e di ciò che sarebbe stato utile per fare un dibattito più rapido.

Io condivido alcune considerazioni fatte dal collega Pacifico sugli ospedali, in particolare quelle di carattere politico, e condivido anche il fatto che fornire risposte improprie all'interno di un ospedale consolida quella parte dell'assistenza sanitaria che è ad alto costo. Devo però dire che fornire nel territorio quella parte dell'assistenza che è servizio al cittadino, quella cioè che noi stiamo considerando impropria perché viene svolta impropriamente all'interno dell'ospedale, sicuramente costa di più che non fornirla nei centri ospedalieri.

Quindi questa è la sofferenza, la criticità che noi stiamo in questo momento imputando al Piano, e anche sull'emendamento numero 216, che ci apprestiamo a votare esprimo un voto favorevole, perché sostanzialmente noi vi stiamo dicendo: quando eliminerete dagli ospedali la risposta impropria, se lo farete, preoccupatevi che tale risposta sia trasferita nel territorio, perché se la neghiamo negli ospedali e non la trasferiamo nel territorio riduciamo le risposte di salute al cittadino, quindi arrechiamo un danno al cittadino.

Questo Piano, lo ricordo a tutti i colleghi del centrosinistra, è un atto di programmazione. Il giorno dopo la sua approvazione non sarà successo niente di grave in Sardegna, ma in questo Piano sono contenute delle indicazioni e sono date anche delle deleghe, alcune in bianco, all'Assessore, per cui ci saranno degli atti amministrativi e aziendali successivi di attuazione. Se per caso, per disgrazia, quegli atti negheranno prestazioni o creeranno problemi ai cittadini che hanno bisogno di prestazioni di salute, questo si ritorcerà come un boomerang contro di voi, nel senso che non saremo noi a essere imputati dall'opinione pubblica della mancanza o della riduzione delle risposte, ma sarete voi. Quindi è utile che ci fermiamo un po' per verificare se questo rischio esiste, come sosteniamo noi, o non esiste, come invece sostiene qualcuno di voi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, esprimo il mio voto a favore di questo emendamento perché non è che io non sia cosciente del fatto che il riordino della rete ospedaliera sia strettamente collegato al riordino della rete dei servizi territoriali, ma quand'anche noi ponessimo mano alla riorganizzazione della rete ospedaliera, con la costruzione dei nuovi ospedali e quant'altro si prevede nel Piano, credo che non potremmo ridisegnare la rete ospedaliera senza aver prima disegnato i servizi territoriali. Chiaramente, solo dopo aver provveduto alla distribuzione dei servizi nel territorio in maniera più consona ai bisogni dei bacini d'utenza, secondo le caratteristiche demografiche, cioè solo dopo aver fatto la mappatura dei bisogni di salute si può pensare al riordino definitivo della rete ospedaliera.

Credo che la territorializzazione dei servizi imponga necessariamente dei sacrifici in termini economici. Se oggi l'ospedale impone una spesa, facendosi praticamente referente di tutti i bisogni di salute dei cittadini, ciò significa che un domani occorrerà investire ingenti risorse per realizzare una rete di poliambulatori, come diceva il collega Liori, che siano oggettivamente più rispondenti alle necessità del territorio e siano degni di questo nome, perché attualmente i poliambulatori sono ubicati in strutture che sono state riadattate per servizi sanitari.

Allora, il riordino della rete territoriale diventa prioritario nel momento in cui dovessimo dare gambe e continuità alla legge regionale numero 10 del 2006, della cui attuazione prima o poi dovremo farci carico, ma soprattutto alla legge regionale numero 23 del 2005. Insisto su questo perché, davvero, noi risponderemo a quanto contenuto nella Premessa del Piano quando saremo coscienti della necessità di andare in questa direzione.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 216. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 217.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Stiamo arrivando al termine degli emendamenti alla Premessa. Approfittando dello sforzo di attenzione da parte del collega Pacifico, che sono sicuro ci sarà, vorrei brevemente far notare, a lui e agli altri colleghi del centrosinistra, il contenuto dell'emendamento numero 217, che sostanzialmente dice che gli obiettivi di questo Piano possono essere raggiunti se ci sono le risorse finanziarie.

Colleghi, è chiaro a tutti che secondo la tabella di pagina 140 nel 2007 spenderemo soltanto il 2 per cento in più di quanto abbiamo speso nel 2006? Ed è chiaro a tutti che la stessa tabella dice che nel 2008 spenderemo soltanto il 2 per cento in più di quel che si sarà speso nel 2007? Quindi è chiaro a tutti che gli obiettivi magnifici e progressivi del Piano saranno raggiunti con una spesa che è di appena il 2 per cento - percentuale equivalente al tasso di inflazione programmata - superiore a quella dell'anno precedente? A me questo sembra impossibile, perché se stiamo pensando di migliorare la qualità dei servizi è evidente che dobbiamo anche, per annullare i gap che tutti quanti conosciamo, stanziare risorse aggiuntive, a meno che non ci siano dei risparmi di scala legati alla riqualificazione della spesa che vorrei mi venissero illustrati.

Collega Pacifico, se i risparmi previsti in questo Piano e la riqualificazione della spesa consistono nel taglio dei posti letto dell'ospedalità privata, stiamo commettendo un errore, perché sappiamo che i posti letto dell'ospedalità privata hanno costo zero, essendo all'interno di un budget, quindi tagliarli serve soltanto a rientrare nei parametri nazionali, ma non a ridurre la spesa né a riqualificarla.

Quindi, se c'è una riqualificazione con un risparmio, mi si dovrebbe spiegare dove avviene il risparmio. Poi, siccome c'è un tecnico di economia sanitaria alla guida dell'Assessorato della sanità, mi si dovrebbe dire qual è il risparmio che viene quantificato negli anni e come sarà investito, perché, se tutto questo è, il Piano diventa più convincente, mentre se tutto questo non è, non perché stia facendo opposizione, quindi svolga un ruolo di parte, è veramente difficile convincersi degli obiettivi del Piano.

MARROCU (D.S.). Siamo disponibili, ma li completiamo il 7 gennaio.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 217. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 218.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Onorevole Marrocu, la devo ringraziare per il buon senso che lei, a nome del suo Gruppo, immagino, ha mostrato durante questa prima parte della discussione del Piano sanitario. Quindi lo faccio leggendole quest'ultimo emendamento, che non avrei immaginato sarebbe stato discusso a quest'ora del giorno.

L'emendamento numero 218 dice: "E' per questo che dovrà essere effettuato ogni sforzo per creare condivisione intorno agli obiettivi del Piano, abbandonando le rigidità concettuali e gli atteggiamenti manichei che concorrono all'approfondimento delle divisioni e, inasprendo le diversità, rendono ancora più difficile il confronto sereno che è indispensabile precondizione di qualsiasi processo virtuoso di innovazione. Molte cose in sanità possono essere fatte insieme, nell'interesse del paziente, superando contrapposizioni ideologiche e visioni estremistiche, nel rispetto dei rispettivi ruoli, consentendo a tutte le parti della politica di assumersi significative responsabilità nelle scelte di cambiamento".

Non avrei mai immaginato che avremmo discusso questo emendamento oggi, a quest'ora e in questo clima, ma lo lascio come compitino, sia a noi della minoranza sia a voi della maggioranza, affinché ci serva per riflettere durante l'imminente pausa dei lavori del Consiglio e ci aiuti, l'8 gennaio, a fare cose buone nell'interesse generale.

MARROCU (D.S.). La assumiamo come raccomandazione e la bocciamo!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Rinuncio all'intervento per tutto quel che ha già espresso il collega Vargiu. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 218. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

CONTU (F.I.). Vi siete dati la risposta da soli!

PRESIDENTE. I lavori si concludono qui. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 13 e 27.


[s1]Visto l'accordo a non intervenire si tralasciano le formule di rito (ndr)