Seduta n.202 del 01/02/2002
Seduta CCII
(Antimeridiana)
Venerdì 1 Febbraio 2002
Presidenza del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 12.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta. Stante l'assenza dei consiglieri, dei segretari e della Giunta, sospendo per quindici minuti i lavori del Consiglio.
Onorevole Cogodi, la seduta è sospesa, su che cosa vuole parlare?
Cogodi (R.C.). Chiedo che si dia atto dei consiglieri presenti e di quelli assenti, dei segretari presenti e di quelli assenti, degli Assessori presenti e di quelli assenti. So benissimo che da qui a qualche ora, quando ci sarà un numero di consiglieri appena decente per poter procedere, dai banchi della maggioranza verranno le solite rampogne e si dirà che si perde tempo, che i provvedimenti sono urgentissimi, che la Sardegna aspetta.
Non vedo il collega Corda, ma certamente si sta preparando la rampogna, e appena arriverà rampognerà, e dirà che chi esercita in quest'Aula il suo diritto di interloquire sulle leggi fa perdere tempo.
Dia anche atto, questo è già nelle cose, nel calendario, nello Statuto, che oggi si deve tenere la seduta obbligatoria del Consiglio.
Siamo in sessione di bilancio e non si potrebbe riunire il Consiglio, ma questa è la seduta obbligatoria, e questo è il modo in cui si intende adempiere agli obblighi istituzionali.
PRESIDENTE. E' tutto vero!
Cogodi (R.C.). E' tutto vero?! Quindi ne dia atto, e decida se questo Consiglio regionale può ancora esercitare o no le sue funzioni, e se questa maggioranza invece di tirare tardi la notte organizzando i banchetti nell'Assessorato della cultura, deve essere puntuale in Aula per consentire i lavori del Consiglio.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, i Segretari prendano nota dei consiglieri presenti.
La seduta è sospesa per 15 minuti.
(La seduta sospesa alle ore 10 e 14, viene ripresa alle ore 10 e 35.)
masia, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di venerdì 18 gennaio 2002 che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico all'aula che i consiglieri Pierluigi Carloni, Carlo Dore, Giorgio Oppi, Salvatore Sanna e Edoardo Usai hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 1°febbraio 2002. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che il consigliere regionale Pietro Pinna ha dichiarato di aderire al Gruppo dei Democratici di sinistra con decorrenza dal 1° febbraio 2002.
Comunico altresì all'aula che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 18, 21 e 28 dicembre 2001.
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione AMADU sulla necessità di trasformare il rapporto di lavoro da part-time a tempo pieno di 150 collaboratori scolastici trasferiti dal Comune di Sassari allo Stato (Provveditorato agli studi di Sassari)" (159).
(Risposta scritta in data 29 gennaio 2002.)
Interrogazione FADDA - GIAGU - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS, con richiesta di risposta scritta, sulla proroga degli incentivi previsti dalla legge regionale n. 15 del 1994. (417)
(Risposta scritta in data 29 gennaio 2002.)
Annunzio di interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente interrogazione. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
"Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata chiusura del polo petrolchimico di Porto Torres". (426)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti interpellanze. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
"Interpellanza CALLEDDA sul permesso di ricerca mineraria in località Nuraxeddu e Campu 'e Sa Domu in agro del comune di Carbonia". (207)
"Interpellanza BALIA - DETTORI - DEMURU - FALCONI - MANCA - PIRISI sulla gravissima situazione finanziaria delle società sportive della Sardegna a seguito della riduzione del 60 per cento delle sovvenzioni previste dall'articolo 27 della legge regionale n. 17 del 1999". (208)
"Interpellanza PACIFICO sulla chiusura del cantiere per la costruzione della diga di Monte Nieddu e sul licenziamento, da parte della società spagnola Dragados y Costrucciones, di trenta operai impegnati nella costruzione dell'invaso". (209)
"Interpellanza BALLETTO - LOMBARDO - RASSU - LICANDRO - CORONA - PITTALIS - SATTA sulla chiusura del centro trasmissione telegrammi 186 delle Poste Italiane di Cagliari". (210)
"Interpellanza CAPELLI sull'attuazione degli interventi previsti dalla Legge 19 dicembre 1992, n. 488, a favore del settore turistico". (211)
"Interpellanza CAPELLI sull'attuazione della legge regionale 11 marzo 1998, n. 9, concernente 'Interventi per la riqualificazione e l'adeguamento delle strutture alberghiere'". (212)
"Interpellanza CAPELLI sulla mancata erogazione agli artigiani dei contributi regionali per l'abbattimento degli interessi previsto dalla L.R. 19 ottobre 1993, n. 51". (213)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente mozione. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
"Mozione FADDA - CUGINI - DORE - BALIA - COGODI sulla insostenibile condizione in cui versa la scuola in Sardegna". (55)
Sulla tutela della libertà di espressione del voto da parte dei consiglieri
PRESIDENTE. Prima di iniziare i lavori vorrei esprimere al Consiglio una preoccupazione che deriva dalla lettura dei quotidiani odierni, nei quali viene riportata, tra virgolette, la dichiarazione di un autorevole consigliere regionale sulla necessità che nel corso dell'esame della Finanziaria in Aula vengano adottate soluzioni per controllare l'espressione del voto nel caso di votazioni a scrutinio segreto.
Questa affermazione è grave, ci auguriamo che si tratti di una libera interpretazione giornalistica e che in quanto tale sia smentita. Voglio comunque rassicurare il Consiglio che il voto a scrutinio segreto è una prerogativa della libertà e dell'esercizio democratico della nostra funzione e che questa Presidenza tutelerà, appunto, questa libertà e questa prerogativa dei Consiglieri.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento della mozione numero 53 alla quale è stata abbinata la mozione numero 54 vertente sul medesimo argomento. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
MOZIONE CUGINI - FADDA - BALIA - DORE - COGODI - SANNA Giacomo - SANNA Alberto - DEMURU - GIAGU - GRANELLA - MANCA - MARROCU - ORTU - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DETTORI - FALCONI - IBBA - LAI - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla necessità di intervenire a favore delle aziende agricole beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO CHE:
- l'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, autorizzava l'Amministrazione regionale a concedere alle aziende agricole, che avessero subìto la compromissione dei bilanci economici a causa di avverse circostanze o eventi, il concorso sugli interessi su mutui di durata massima quindicennale, comprensivi di un preammortamento di tre anni, da destinare al consolidamento delle passività;
- l'Amministrazione regionale ha attuato l'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 quattro volte e precisamente:
a) con delibera della Giunta regionale del 30 dicembre 1988 (crisi di mercato nel settore della produzione in serra);
b) con delibera della Giunta regionale del 27 giugno 1990 (crisi delle aziende forestali);
c) con delibera della Giunta regionale del 20 novembre 1990 (crisi degli allevatori di conigli);
d) con delibera della Giunta regionale del 26 giugno 1992 (a favore delle aziende agricole indebitate);
- il 1° agosto 1994 la Commissione Europea comunicò alla Regione la decisione di avviare la procedura di infrazione prevista dall'articolo 93, paragrafo 2, del Trattato di Roma in quanto né l'articolo 5 della Legge n. 44 del 1988, né le delibere attuative erano state mai notificate alla stessa per l'esame della loro compatibilità alla normativa comunitaria;
- l'Amministrazione regionale continuò nell'erogazione delle provvidenze fino alla data del 2 ottobre 1996, data in cui l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale pro tempore dispose la sospensione di ogni erogazione;
- la Commissione Europea con decisione n. 97/612/CE del 16 aprile 1997 dichiarò gli aiuti concessi in attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 illegali, in quanto concessi senza la loro preventiva notifica, e incompatibili con il mercato comune ai sensi del paragrafo 1 dell'articolo 92 del Trattato;
- la Commissione, con la medesima decisione, dispose l'obbligo per l'Italia di abolire, entro due mesi, gli aiuti dichiarati illegali e incompatibili e l'obbligo di recuperare, entro sei mesi, gli aiuti già concessi;
- gli agricoltori in conseguenza della decisione della Commissione Europea sono stati costretti a corrispondere sui mutui contratti gli interessi a tasso ordinario anziché il tasso agevolato così come previsto;
- a causa della eccessiva onerosità sopravvenuta, la quasi totalità degli imprenditori si è trovata nell'impossibilità di far fronte agli impegni assunti con le banche, con la conseguenza che, all'obbligo di restituzione del capitale e degli interessi a tasso ordinario, si è aggiunto l'obbligo del pagamento degli interessi di mora;
- l'Amministrazione regionale ha chiesto agli agricoltori il rimborso delle quote di concorso interesse già versate;
- la procedura ipotizzata dalla Regione di intervenire a favore delle imprese agricole beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, tramite le disposizioni contenute nell'articolo 14 della legge regionale 11 marzo 1998, n. 8, che prevede la possibilità di riesaminare gli interventi realizzati a favore delle imprese agricole danneggiate da calamità naturali, al fine di integrare le eventuali integrazioni agli aiuti già concessi fino al 100 per cento del danno subìto, non è stata condivisa dalla Commissione Europea;
- a seguito della decisione dell'Amministrazione regionale di concedere gli aiuti di cui all'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, senza il rispetto della normativa comunitaria che prevede la preventiva notifica delle misure che rilevano la concessione di aiuti a favore delle imprese per l'esame della loro compatibilità alla normativa europea, ha comportato alle aziende agricole gravissime conseguenze che mettono in forse anche la prosecuzione dell'attività imprenditoriale;
- nessuna colpa in tutta la vicenda può essere attribuita agli agricoltori che hanno chiesto solo l'applicazione di benefici disposti dall'Amministrazione regionale in base ad una legge regolarmente approvata e pubblicata e in base ai conseguenti decreti attuativi regolarmente registrati dalla Corte dei Conti;
- la legge regionale 19 gennaio 1998, n. 4, prevede la possibilità che l'Amministrazione regionale conceda, nel rispetto degli orientamenti comunitari in materia di salvataggio e ristrutturazione delle imprese in difficoltà finanziarie, interventi straordinari volti ad assicurare la sopravvivenza delle aziende economicamente valide che si trovino in difficoltà per cause non imputabili alle stesse,
impegna la Giunta regionale
a) a predisporre, in attuazione della legge regionale n. 4 del 1998, e notificare alla Commissione Europea, un piano regionale di ristrutturazione a favore delle aziende agricole in difficoltà finanziarie che abbiano subìto danni anche dall'applicazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988;
b) a perseguire ogni iniziativa politica che permetta il raggiungimento di un accordo con la Commissione Europea per la soluzione della vicenda relativa all'attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, provvedendo nel frattempo a sospendere ogni azione ingiuntiva nei confronti delle aziende agricole. (53)
MOZIONE CORONA - MURGIA - CAPELLI - VARGIU - CAPPAI - FLORIS - FRAU sulla necessità di intervenire a favore delle aziende agricole e delle cooperative beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, della Legge 27 agosto 1992, n. 17 e dell'articolo 40 della legge regionale 7 maggio 1981, n. 14.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO CHE:
- l'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, autorizzava l'Amministrazione regionale a concedere alle aziende agricole, che avessero subìto la compromissione dei bilanci economici a causa di avverse circostanze o eventi, il concorso sugli interessi su mutui di durata massima quindicennale, comprensivi di un preammortamento di tre anni, da destinare al consolidamento delle passività;
- il 1° agosto 1994 la Commissione Europea comunicò alla Regione la decisione di avviare la procedura di infrazione prevista dall'articolo 93, paragrafo 2, del Trattato di Roma in quanto né l'articolo 5 della Legge n. 44 del 1988, né le delibere attuative erano state mai notificate alla stessa per l'esame della loro compatibilità alla normativa comunitaria;
- la Commissione Europea con decisione n. 97/612/CE del 16 aprile 1997 dichiarò gli aiuti concessi in attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 illegali, in quanto concessi senza la loro preventiva notifica, e incompatibili con il mercato comune ai sensi del paragrafo 1 dell'articolo 92 del Trattato;
- la Commissione, con la medesima decisione, dispose l'obbligo per l'Italia di abolire, entro due mesi, gli aiuti dichiarati illegali e incompatibili e l'obbligo di recuperare, entro sei mesi, gli aiuti già concessi;
- l'Amministrazione regionale ha chiesto agli agricoltori il rimborso delle quote di concorso interesse già versate;
- la decisione dell'Amministrazione regionale di concedere gli aiuti di cui all'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, senza il rispetto della normativa comunitaria che prevede la preventiva notifica delle misure che rilevano la concessione di aiuti a favore delle imprese per l'esame della loro compatibilità alla normativa europea, ha comportato alle aziende agricole gravissime conseguenze che mettono in forse anche la prosecuzione dell'attività imprenditoriale;
- nessuna colpa in tutta la vicenda può essere attribuita agli agricoltori che hanno chiesto solo l'applicazione di benefici disposti dall'amministrazione regionale in base ad una legge regolarmente approvata e pubblicata e in base ai conseguenti decreti attuativi regolarmente registrati dalla Corte dei Conti;
- gli agricoltori hanno attivato le procedure di opposizione, presso i tribunali civili, alla richiesta della Regione, chiedendo nel contempo al TAR la sospensiva dei decreti di revoca dei contributi;
- la commissione europea con decisione del 14 marzo 1995 ha dichiarato la incompatibilità con la disciplina comunitaria di alcune norme regionali (in particolare: gli articoli 1, 3 e 6 della legge regionale n. 17 del 1992, l'articolo 40 della legge regionale n. 14 del 1981 e l'articolo 57 della legge regionale n. 44 del 1986) che permettevano la concessione di contributi a favore delle cooperative agricole di trasformazione e commercializzazione dei prodotti, imponendo nel contempo alla Regione l'obbligo di recuperare i contributi concessi in base a tali disposizioni;
- tale obbligo potrebbe comportare il tracollo degli unici stabilimenti esistenti in Sardegna per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli,
impegna la Giunta regionale
a) a instaurare una trattativa con la Commissione Europea che sia utile per evitare le ulteriori azioni della stessa Commissione;
b) a sospendere, nelle more della trattativa con la Commissione europea e dell'esito delle decisioni dei tribunali civili e dei TAR italiani, qualunque azione esecutiva nei confronti delle aziende agricole e degli stabilimenti cooperativi. (54)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Alberto per illustrare la mozione.
Sanna alberto (D.S.). Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, il problema che abbiamo ritenuto di portare in Aula, riguarda la situazione che si è creata anche a seguito della vicenda della legge numero 44 del 1988, legge che prevedeva un abbattimento degli interessi sui mutui accesi dagli agricoltori. Questa iniziativa del centrosinistra nasce dall'esigenza che il Consiglio, su questo spinosissimo problema, assuma una posizione molto chiara e netta che favorisca la soluzione di una serie di problemi che si sono creati negli anni.
Voglio richiamare brevemente i punti salienti di questa vicenda e poi fare alcune considerazioni e proposte.
La legge numero 44 risale al 1988 e prevedeva un concorso sugli interessi da parte della Regione che abbatteva, come dicevo prima, il tasso di interesse pagato dagli agricoltori di circa 10 punti. Ricordo che allora il costo del danaro era di circa il 14 per cento, che poi con i diversi passaggi arrivava anche al 20 per cento, quindi era una situazione davvero grave che questa legge si proponeva in qualche modo di alleviare.
La legge, come tante altre leggi della Regione autonoma della Sardegna, non fu a suo tempo notificata e l'Unione europea, con provvedimento successivo che risale all'agosto del '94, avviava la procedura di infrazione nei confronti del Governo italiano proprio su questa legge, lamentando il fatto che essa non rispettava le regole della concorrenza previste dal trattato di Roma.
Nell'aprile del '97 la Commissione europea ha dichiarato illegali gli aiuti di Stato previsti dalla legge 44 e ha disposto che si procedesse al recupero delle somme percepite dagli agricoltori in base alla norma in questione.
In quella occasione non si fece ricorso alla Corte di Giustizia, ci furono diverse interpretazioni; c'era chi riteneva che il ricorso lo dovesse fare il Consiglio, trattandosi di una legge approvata dal Consiglio, c'era invece chi riteneva che dovesse essere fatto dalla Giunta, sta di fatto che né il Consiglio né la Giunta hanno presentato un ricorso su questo provvedimento, anche se poi, approfondendo la materia, gli uffici competenti dell'Unione europea, hanno detto anche nell'ultimo incontro che abbiamo avuto, che il ricorso sarebbe stato ininfluente perché il provvedimento non aveva le caratteristiche perché il ricorso potesse essere accolto .
Veniamo alla situazione attuale. Quali sono i termini del problema oggi? Intanto va detto che questo provvedimento riguarda 4.800 aziende sarde; è un provvedimento che riguarda il grosso del comparto agricolo regionale che è coinvolto in una situazione di crisi profondissima, che vede le aziende fortemente indebitate. Dai dati di cui disponiamo, pare che l'indebitamento sia intorno ai 1.500 miliardi, quindi un indebitamento oramai cronico, che rappresenta un ostacolo di fondo per lo sviluppo del nostro comparto agricolo.
Le nostre aziende agricole soffrono moltissimo anche per la situazione di insularità, per i trasporti che pesano dal 20 al 30 per cento su tutti i movimenti in ingresso e in uscita, quindi la nostra è un'agricoltura fortemente dipendente perché compriamo tutte le macchine, tutti i mezzi agricoli dal Continente, e questo significa costi aggiuntivi. Abbiamo anche il grosso problema dell'esportazione dei nostri prodotti, abbiamo il problema della commercializzazione, della trasformazione, e poi c'è il grosso problema del costo energetico. Pare che circa il 60 per cento delle nostre aziende non abbia ancora l'energia elettrica, e nella nostra Isola non esiste il metano. Questo naturalmente influisce negativamente anche sui bilanci delle nostre aziende agricole.
Questa è la situazione che non è voluta certamente dai nostri agricoltori. I nostri agricoltori hanno usufruito dei proventi previsti da una legge regionale, né erano loro che dovevano notificarla all'Unione Europea. Però oggi i contraccolpi veri di questa situazione li stanno subendo loro.
Le associazioni di categoria fortemente preoccupate, in queste settimane, in questi mesi, hanno riunito i loro associati e hanno deciso unitariamente di denunciare la Regione alla magistratura ordinaria per le sue responsabilità, e di ricorrere anche al Tribunale Amministrativo per inficiare tutta questa procedura.
Di fronte a questa situazione noi abbiamo ritenuto, come centrosinistra, di coinvolgere il Consiglio per trovare una via d'uscita a questa delicatissima situazione. Già era stato fatto nel 1998 con la legge numero 4, un tentativo di andare all'adozione, da parte dell'amministrazione regionale, di un piano di ristrutturazione a favore delle aziende agricole colpite anche dalla vicenda relativa alla legge numero 44, per superare in qualche modo la situazione che si era creata.
Anche di questo abbiamo parlato in questo recente incontro con gli organi amministrativi e politici dell'Unione Europea, al quale anche il centrosinistra ha avuto modo di partecipare insieme all'Assessore e al Presidente della Giunta. Anche la Commissione consiliare ha fatto parte di questa delegazione, perché riteniamo che il problema non riguardi soltanto la Giunta ma anche il Consiglio regionale, perché è un problema di grandissima rilevanza, e noi rispetto a questo problema abbiamo l'approccio di chi responsabilmente vuole concorre alla sua soluzione. Penso che per risolvere un problema come questo non ci possano essere atteggiamenti strumentali o atteggiamenti che in qualche modo, per tutelare posizioni di parte, possono non essere funzionali alla soluzione del problema. Quindi, noi, come centrosinistra, abbiamo presentato la mozione, abbiamo partecipato alla delegazione che ha incontrato a Bruxelles gli organi dell'Unione Europea e facciamo, e faremo, oggi e domani, tutto quello che sarà nelle nostre possibilità per trovare una soluzione accettabile del problema.
Sull'incontro con gli uffici e gli organi dell'Unione Europea: intanto va detto che ci è stata rimproverata, giustamente, una inattività lunga e prolungata, una mancanza di relazioni, anche minime, tra l'amministrazione regionale e gli uffici competenti dell'Unione Europea. Questa è stata la premessa dei diversi incontri che abbiamo avuto in quei due giorni. Credo che già questo sia significativo del fatto che bisogna, sopratutto da parte della Giunta, sviluppare un'azione costante e forte, che il raccordo con gli organi dell'Unione Europea deve essere un raccordo quotidiano, anche perché la maggior parte delle politiche, in particolare quelle che riguardano il comparto agricolo vengono decise a Bruxelles, e i rapporti devono essere tra l'amministrazione regionale e l'Unione Europea, e devono essere costanti e finalizzati alla soluzione dei problemi.
Che cosa hanno chiesto a Bruxelles? Sostanzialmente due cose: la prima è un rapporto dettagliato e puntuale sulla situazione, perché a loro sfugge la drammaticità della situazione economica e sociale in cui opera la nostra agricoltura. Questa è la prima richiesta.
Ci è stato anche detto che se questo rapporto fosse stato presentato e avesse preceduto la nostra andata a Bruxelles, sarebbe stato senz'altro un fatto positivo che avrebbe anche aiutato i nostri incontri. Successivamente, va studiato e concordato con l'Unione Europea un provvedimento ad hoc che, tenendo conto dell'emergenza, dovuta alla siccità, e anche ad altri eventi calamitosi che hanno colpito la nostra agricoltura, dando una risposta in termini positivi al nostro comparto agricolo colpito da una crisi così prolungata e grave, contenga anche un riferimento specifico alle aziende interessate dalla legge numero 44, per risolvere anche questo problema.
Questi sono stati i due suggerimenti fondamentali. Rispetto a queste due richieste dell'Unione Europea, noi pensiamo che nel rapporto, che mi auguro gli uffici dell'amministrazione stiano già mettendo a punto, credo noi dobbiamo dimostrare, e i numeri e i fatti credo ci aiutino in questo senso, che non è stata violata la regola della concorrenza, che le aziende sarde si trovavano e si trovano, rispetto alle aziende del continente europeo, in una situazione oggettiva di inferiorità, che sono le nostre aziende ad essere discriminate, come dicevo prima, dalla situazione di insularità, dai trasporti, da un debito cronico e pericolosissimo, dal costo del danaro, che ancora oggi in Sardegna costa più che nelle altre regioni del continente italiano ed europeo, e che quindi non è vero che è stata violata quella regola del Trattato a cui, appunto, giustamente gli organi dell'Unione Europea tengono in modo particolare. Noi dobbiamo dimostrare, e non è difficile farlo, che non abbiamo violato questa regola e che le nostre aziende, anzi, sono ancora oggi discriminate da una situazione che, per i motivi che anche adesso ho richiamato, le vede in una situazione di grande difficoltà.
L'altro aspetto che ritengo politicamente molto rilevante - anche di questo si è parlato negli incontri a Bruxelles - è che ci sia un coinvolgimento forte del Governo italiano su questa materia, che il Governo italiano si faccia carico di proporre una sanatoria per le nostre aziende agricole interessate dalla legge 44.
Io mi rendo conto, anche per i contatti che abbiamo avuto a Bruxelles, che questa non è un'ipotesi facilissima, però è un'ipotesi, se fatta propria dal Governo italiano, percorribile. Credo che la Giunta regionale debba porre questa come una questione prioritaria su cui lavorare, perché penso che sarebbe questa la soluzione vera del problema, in attesa, naturalmente, di definire questo rapporto per l'Unione Europea, in attesa che il Governo sia coinvolto nei modi, nei termini e nei tempi giusti su questo problema. Ove non riuscissimo a convincere il Governo, e, ripeto, la soluzione migliore sarebbe che il Governo si facesse carico del problema e proponesse alla Commissione Europea una sanatoria, motivata proprio dalla situazione di crisi della nostra agricoltura, è chiaro che dobbiamo accedere all'altra ipotesi, che a mio parere è subordinata rispetto a questa principale, che è quella di mettere a punto un provvedimento di legge che definisca in qualche modo delle soluzioni che possano venire incontro alle aziende interessate.
In attesa che questo percorso sia messo in campo, noi chiediamo che il Consiglio dia un indirizzo, nella sua autorevolezza, agli organi amministrativi della Regione, in particolare ai funzionari interessati, perché oggi in base alla legge 31 questo potere è in capo agli organi burocratici, affinché siano sospese tutte le azioni ingiuntive nei confronti delle aziende agricole finalizzate al recupero coatto degli aiuti già concessi.
Noi riteniamo, quindi, che questi siano i punti fondamentali su cui noi dobbiamo lavorare come Consiglio e anche come Giunta per dare una risposta a questo enorme problema. Il futuro dell'agricoltura sarda dipende molto anche da come noi riusciremo a dare una risposta concreta a questi problemi, e noi come centrosinistra - come dicevo già in premessa - abbiamo fatto e faremo tutto quello che sarà nelle nostre possibilità, anche dall'opposizione, per una corretta e giusta soluzione del problema.
PRESIDENTE. Per illustrare la mozione numero 54 ha facoltà di parlare il consigliere Cappai.
Cappai (C.C.D.). Colleghe e colleghi, ancora una volta siamo costretti ad occuparci della gravissima crisi che attanaglia il settore agricolo sardo.
Questa volta dobbiamo occuparci di una vicenda che ha del paradossale e che, secondo me, non fa certo onore alla classe politica isolana. I fatti sono noti a tutti, perché avendo ricevuto i rappresentanti delle organizzazioni professionali ed agricole, abbiamo sentito dalla loro voce fatti e misfatti, ma a mio avviso giova ricordarli e riflettere su alcune situazioni che debbono servirci per evitare in futuro analoghi errori e per individuare, tutti insieme, soluzioni che non penalizzino ulteriormente la nostra agricoltura.
Lo Statuto Speciale attribuisce alla Sardegna competenza primaria in materia di agricoltura. Questa autonomia però è di fatto annullata dalle rigorose norme comunitarie, perché, a parte le normative settoriali che la Comunità ha introdotto a sostegno dei prezzi agricoli, gli interventi regionali che si propongono di mantenere limiti di redditività appena accettabili sono posti sistematicamente in dubbio quando non sono dichiarati illegali dalla Commissione Europea. Le difficoltà geografiche e climatiche locali, le distanze dai mercati di smercio, l'incidenza delle spese di trasporto conseguenti a insufficienti reti stradali interne ed insufficienti collegamenti marittimi bastano di per se stesse a penalizzare tutte le produzioni della Sardegna nei confronti dell'importazione sempre più massiccia di prodotti dai paesi terzi ai quali il recente accordo agricolo ha spalancato le porte nello stesso momento in cui ha praticamente annullato le sovvenzioni all'esportazione.
Sarebbe utile disporre di uno studio sull'incidenza delle spese di trasporto dai luoghi di produzione in Sardegna ai mercati dell'Europa. Il prezzo dei trasporti che è certamente elevatissimo altera già in partenza le condizioni di concorrenza dei prodotti sardi, e qualsiasi intervento volto a ridurre questa penalizzazione dovrebbe essere accettato senza troppe resistenze, tanto più che la Commissione ha posto divieti tassativi ad eventuali aiuti sulle spese di trasporto.
Ho avuto l'impressione, nel recente viaggio a Bruxelles, che i servizi della Commissione europea non abbiano alcuna idea delle reali condizioni nelle quali gli agricoltori sardi, e di riflesso l'amministrazione regionale, operano. Proprio per questo penso che andrebbero spiegate le ragioni per le quali un aiuto della Regione agli agricoltori in Sardegna, prima di poter minacciare le regole della concorrenza, dovrebbe assumere dimensioni tali da superare qualsiasi capacità di bilancio. Ciò obiettivamente è impossibile. La stessa natura degli interventi proposti dalla Regione avrebbe dovuto fare riflettere i censori comunitari sulle difficoltà di tutti i tipi che ostacolano l'agricoltura sarda, e far riflettere finalmente sulla inderogabile necessità di consentire alle autorità regionali, responsabili del settore agricolo e a questa stessa Assemblea legislativa, di intervenire con i propri fondi per rimediare, almeno in parte, ma tempestivamente alle enormi difficoltà nelle quali operano gli agricoltori, sempre meno numerosi e sempre più incoraggiati a dedicarsi ad altre attività.
Tutte queste considerazioni avrebbero dovuto accompagnare i provvedimenti normativi trasmessi alla Commissione Europea nei tempi e nei modi dovuti, e davanti ad una manifesta insensibilità della stessa Commissione, l'Amministrazione regionale avrebbe dovuto ricorrere all'alta Corte di Giustizia, la quale in occasioni analoghe, pur avendo ribadito l'inapplicabilità della norma, non aveva disposto la restituzione coatta dei benefici economici ottenuti dagli agricoltori, così come invece ha fatto questa volta per gli agricoltori sardi. Eppure, la decisione comunitaria notificata nell'aprile del 1997, e pubblicata sulla Gazzetta comunitaria, consentiva all'Amministrazione regionale 60 giorni di tempo per ricorrere all'alta Corte di Giustizia.
Si è preferito invece chiudere tutto in un cassetto, quasi che quella decisione fosse uno scherzo e Bruxelles e l'Unione Europea appartenessero al mondo delle fiabe, con il risultato che, scadendo i termini previsti, la decisione comunitaria passasse definitivamente in giudicato. Certo, in questi giorni noi siamo andati a Bruxelles per iniziare una trattativa, che non so quali risultati possa portare, certo è comunque che questa trattativa andava iniziata subito, non appena notificata la decisione. Si è perso del tempo, e oggi a pagarne le conseguenze sicuramente saranno solo e esclusivamente gli agricoltori sardi, che non hanno nessuna colpa della vicenda, hanno chiesto solo l'applicazione dei benefici disposti dell'Amministrazione regionale in base a una legge votata da questa Assemblea, regolarmente approvata e pubblicata.
Condivido ciò che stanno facendo e che hanno fatto gli agricoltori, che hanno attivato tutte le procedere di opposizione presso i tribunali civili alla richiesta della Regione, chiedendo nel contempo al TAR la sospensiva dei decreti di revoca dei contributi. La realtà è che ora quasi 5.000 aziende sarde sono chiamate a rendere ciò che hanno avuto di beneficio grazie a una legge. E` certo che tutte queste aziende, o la maggior parte di esse, rischiano il tracollo. Rischiano di chiudere per avere usufruito di una legge che questo Consiglio ha approvato, ma che alcune Giunte, non una, alcune Giunte, forse distratte da altri problemi, hanno dimenticato di notificare all'Unione Europea.
L'agricoltura, lo sappiamo bene, in Sardegna è un settore quasi assistito, quasi completamente sovvenzionato, perché sono realmente troppo poche le imprese che riescono ad avere utili e a reggersi sulle loro gambe. La Regione in più di un'occasione è dovuta intervenire per permettere agli operatori agricoli di non farsi travolgere dalle avversità atmosferiche e di far fronte alle frequenti crisi di mercato. In molte occasioni abbiamo sollecitato, proposto ed approvato programmi ed interventi finanziari, anche consistenti, per cercare di rimuovere quelle diseconomie che impediscono alla produzione isolana di essere competitiva, per permettere ai nostri operatori di superare gli squilibri strutturali che pongono il nostro settore primario troppo spesso fuori dai canoni del sistema economico nazionale ed europeo. Questa volta però non è certamente colpa degli agricoltori se saranno costretti a pagare tassi altissimi per i mutui che hanno ottenuto grazie a leggi approvate da questo Consiglio.
In questa circostanza la colpa è della politica, di quella politica che non ha rispettato le norme che impongono di notificare alle autorità comunitarie i provvedimenti che prevedono l'erogazione dei contributi a tasso agevolato, o interventi pubblici di qualunque genere decisi per ridurre il costo del danaro, per creare quelle condizioni favorevoli che permettono ai nostri prodotti, di elevata qualità, ma di quantità insufficiente, di reggere la concorrenza e di affermarsi sui mercati più ricchi e remunerativi.
Un errore non nuovo che si è ripetuto troppe volte, se è vero, come è vero, che la maggior parte delle leggi approvate dal Consiglio in materia di aiuti e di interventi a sostegno dei settori produttivi non è mai stata notificata all'Unione europea. Una lunga serie di colpevoli distrazioni che produrranno fra non molto danni e disagi ancora più gravi, se è vero, come è vero, che la Comunità interverrà pesantemente anche per altre leggi non notificate che stanno per essere dichiarate illegittime. Una situazione di grande superficialità politica che abbiamo personalmente denunciato in varie occasioni, ma alla quale non è mai stato posto rimedio.
La situazione è grave, drammatica direi, come illustra la mozione che abbiamo presentato e che coincide, nei termini generali e nelle profonde preoccupazioni, con il documento presentato dalle opposizioni.
E' una situazione alla quale occorre trovare una rapida e ragionevole soluzione. La Comunità ha fatto arrivare, nel tempo, nelle casse regionali fiumi di denaro. Se questi finanziamenti sono stati male utilizzati, se non hanno portato i frutti sperati, le colpe non sono di chi questi finanziamenti ha chiesto ed ottenuto, ma di coloro che non hanno saputo fare in modo che questi interventi europei fossero utilizzati nel modo migliore; che queste notevoli e irripetibili opportunità venissero realmente utilizzate per modificare profondamente il nostro sistema agricolo.
E` necessario a mio avviso riesaminare questo modo di agire, è necessario rivedere gli schemi seguiti fino ad oggi, è assolutamente necessario ed urgente cambiare i programmi di intervento, il sistema delle erogazioni e dei controlli. In sostanza bisogna riconoscere che le colpe questa volta sono di troppi politici, forse anche di troppi funzionari poco attenti alle esigenze di un mondo in sempre precario equilibrio.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, non è più possibile andare avanti con iniziative estemporanee, con decisioni demagogiche, occorre fare almeno per una volta un bagno di umiltà e decidere, con semplicità e coraggio, le posizioni e le proposte da portare davanti alla Commissione europea.
Abbiamo sbagliato tutti, perciò cerchiamo un confronto con le autorità comunitarie così come ci hanno suggerito anche nel recente incontro. Riprendiamo a parlare con l'Unione Europea, cerchiamo di concordare un piano razionale di recupero. Chiediamo anche agli agricoltori uno sforzo, troviamo in principio un modo per rateizzare quanto devono e successivamente cercare di ottenere la sospensione del provvedimento.
Chiediamo anche alle banche maggiore disponibilità ad un serio riesame della situazione complessiva. L'agricoltura sarda ha bisogno di un realistico programma di ammodernamento delle strutture produttive, perché in Sardegna si devono ottenere produzioni in grado di competere realmente su tutti i mercati, ma almeno una volta guardiamo la realtà con chiarezza, con attenzione, affrontiamo questo problema con coraggio e determinazione. Il futuro dell'agricoltura sarda è condizionato ancora una volta dalle nostre idee, dalle nostre proposte e decisioni. Se saremo lungimiranti e realistici eviteremo altri guai, altri errori come quello che stiamo facendo pagare a quasi cinque mila operatori che hanno avuto l'unico torto di credere nelle nostre decisioni.
A nome mio, del mio Gruppo e penso dell'intera maggioranza, chiedo alla Giunta di intensificare, così come abbiamo chiesto nella mozione, il dialogo con le autorità comunitarie. Il confronto è stato avviato solamente circa una settimana fa per ottenere il congelamento delle azioni avviate nei confronti degli agricoltori. Credo che ragionando con serenità sarà possibile trovare, almeno in questo caso, le soluzioni migliori per riparare ad un errore che abbiamo indirettamente fatto anche noi.
Quindi, siccome non c'è molta dissonanza fra la nostra mozione e quella del centrosinistra, l'auspicio mio è che si arrivi ad ottenere la sospensione di questa azione. La sospensione sicuramente renderà più tranquillo il settore dell'agricoltura, che sta andando in questi giorni verso un nuovo grande dramma, che è quello della siccità. In molte zone non c'è un filo d'erba, in altre zone non si è seminato un chicco di grano, in altre ancora non si raccoglierà il foraggio, è sempre lo stesso settore ad essere in crisi. Per molti altri settori si è trovata un'unanimità di intenti, si sono assunte decisioni unitarie. Anche in questo caso mi auguro che si raggiunga un accordo, voi e noi, opposizione e maggioranza, per arrivare a un unico obiettivo che è quello di tranquillizzare gli operatori del settore perché questa classe politica, pur riconoscendo l'errore fatto in altri tempi, non vuole farlo ricadere sugli agricoltori e vuole fare sì che la Regione si assuma tutte le responsabilità.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
Ortu (R.C.). Vorrei soffermarmi soprattutto sul contenuto delle mozioni, anche se sarebbe forse utile, oltre che necessario, discutere della situazione complessiva del comparto dell'agricoltura che diventa di giorno in giorno più drammatica.
Ma voglio utilizzare i dieci minuti per entrare nel merito, anche perché dobbiamo concludere questa discussione con il tentativo di adottare un ordine del giorno che sia capace di rispondere concretamente al problema che è stato sollevato con le mozioni.
Vorrei allora soffermarmi su tre questioni, la prima, l'incontro che si è tenuto a Bruxelles, la seconda, la questione di merito in relazione alle delibere che sono state adottate sulla base della "44"; la terza, la conclusione e l'eventuale sospensiva di cui si è parlato.
Per quanto riguarda l'incontro di Bruxelles, io ho avuto modo di dire lunedì all'Assessore, in un dibattito pubblico, cosa pensavo. Io considero sbagliata l'impostazione dell'incontro che si è tenuto a Bruxelles? Perché considero un errore quell'impostazione? Perché si è affrontato il problema come se fosse una questione amministrativa, e si è affrontata la questione con funzionari che avevano competenza amministrativa. Invece il problema non è di natura amministrativa, il problema è politico; perché la fase di natura amministrativa si è conclusa, e si e conclusa dando torto all'amministrazione regionale. L'ipotesi che avevamo in qualche modo definito anche in Commissione agricoltura, era quella di trovare una soluzione politica, perché sul piano amministrativo non c'era e non c'è via d'uscita. Il problema non andava quindi trattato con i funzionari; il problema, come io ho avuto modo di dire in Commissione, andava posto in sede di Governo nazionale, perché fosse affrontato anche con il suo concorso, non con i funzionari, ma in sede di Commissione europea, che tra l'altro è quella che ha definito la determinazione che ha dato torto all'Amministrazione regionale. E quindi il problema andava posto in quella sede perché la soluzione può essere solo e esclusivamente politica, a meno che non si utilizzi il canale che stanno utilizzando gli agricoltori e le organizzazioni professionali agricole, che è quello di un ricorso in sede europea per via amministrativa, ma solo loro possono percorrere questa strada; l'Amministrazione regionale anche questa strada se la trova preclusa, quindi il problema andava posto in quella sede. E` vero che l'assessore lunedì, in quell'incontro, sosteneva che le competenze ormai per quanto riguarda l'agricoltura dallo Stato sono state tutte trasferite.
(Interruzioni)
Chiedo scusa, chi non è interessato, è pregato di accomodarsi fuori trattandosi di una discussione molto importante.
Dicevo, è vero che le competenze sono state trasferite alle regioni, però la politica agricola che viene determinata a livello comunitario, viene concordata nel Consiglio dei Ministri dell'agricoltura dell'Unione europea. In quella sede noi dobbiamo chiedere, vista la condizione drammatica dell'agricoltura sarda, ammettendo anche l'errore, perché l'errore va ammesso, una sanatoria, per le cose che hanno detto anche oggi i colleghi, per le cose che ci siamo detti la settimana scorsa, per le cose che potremmo continuare a dire. Siamo da dieci anni dentro una calamità continua, di cui tra l'altro non si vede la via d'uscita.
Quindi l'agricoltura sarda è in una condizione pesante, che è quella che abbiamo ricordato, per l'indebitamento, per l'arretratezza strutturale, per le difficoltà che derivano anche dalle condizioni generali che vedono una spinta dei prezzi verso il basso, anche per le politiche che sta perseguendo la Comunità economica europea. Quindi anche questo aspetto deve essere tenuto presente in sede comunitaria.
Quindi, io ritengo che la soluzione sia politica e vada riproposta sul piano politico, e che anche nell'ordine del giorno vada posto il problema di coinvolgere il Governo nazionale.
Il Presidente Pili non può venire qui in Aula e dire che va a pranzo e a cena e anche a colazione con il Presidente del Consiglio dei Ministri e poi non ha la forza e la capacità di porre questa questione al Governo nazionale nel modo adeguato in cui deve essere posta.
Nel merito qualcuno dirà, così come si fa sempre: "La responsabilità non è nostra, quindi in sostanza chi ha le gatte da pelare se le peli".
Non è proprio così, badate! La legge 44 di per sé era una legge giusta, era una legge che voleva affrontare un problema giusto che era quello di consentire l'assestamento debitorio, cioè di intervenire in soccorso delle aziende quando c'erano le condizioni stabilite dalla normativa comunitaria. La Comunità economica europea consente l'intervento per gli assestamenti debitori quando ci sono calamità naturali, addirittura consente interventi fino al recupero del cento per cento del danno. Quindi non è che la Comunità economica europea non consenta l'intervento, non è che la "44" di per sé fosse una legge che non doveva prevedere, come ha previsto, gli assestamenti debitori.
Gli assestamenti erano uno strumento. Questo strumento è stato utilizzato quattro volte dalla Amministrazione regionale, con quattro delibere. E' stato utilizzato nel 1988, è stato utilizzato nel 1990 per ben due volte, ed è stato utilizzato nel 1992. Quindi vi è una responsabilità complessiva di tutti e, soprattutto, vi è una responsabilità complessiva di tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, per essere chiari. Ci sono in quest'Aula Presidenti di Giunta che hanno adottato, il 27 giugno 1990 e il 20 novembre 1990, delibere che sono state inficiate dalla Commissione europea. La realtà è che quelle delibere non erano state motivate in modo adeguato, questo è il punto, perché l'Unione europea consentiva solo l'intervento per i danni conseguenti alle calamità naturali; le delibere sono state motivate in modo improprio, quindi il pasticcio c'è.
C'è una responsabilità di cui dobbiamo farci carico con grande chiarezza e con grande trasparenza. C'è una responsabilità, secondo me, di natura politica, ma anche di natura amministrativa e burocratica, perché chiaramente errori di questo tipo si sarebbero dovuti evitare. Però, per quanto riguarda il problema in sé, una cosa è chiarissima: oggi non possono essere chiamati a pagare gli agricoltori che avevano subito i danni o per lo meno che avevano utilizzato questo provvedimento in quanto era stato presentato loro come un provvedimento agevolativo, altrimenti non l'avrebbero utilizzato, non avrebbero fatto gli assestamenti al 19 - 20 per cento, per essere chiari, molti non avrebbero fatto gli assestamenti al 19, 20, 21, persino 22 per cento. E' chiaro che gli agricoltori sono stati sollecitati ad utilizzare un'agevolazione che veniva loro concessa dall'Amministrazione regionale .
Quindi una cosa è chiara: non possono essere gli agricoltori a pagare per errori altrui, soprattutto in una situazione drammatica come quella in cui versa l'agricoltura sarda.
Quindi, su questo noi dobbiamo essere molto chiari; io concordo con chi dice che la soluzione è difficile, che è difficile anche intravedere la strada, ma. continuo a ripetere che il problema va posto sul piano politico, avendo la capacità di fare un quadro esatto di quello che è accaduto in Sardegna in questi dieci anni, di quello che è accaduto e che accade tutt'ora all'agricoltura sarda. Quest'anno la siccità sta colpendo anche altre regioni d'Italia, ma è anche vero che in queste regioni non piove da due, tre mesi, e tutti gridano allo scandalo. Qui non piove da anni e non succede nulla!
Un'ultima battuta, perché il tempo è scaduto, sarebbe utile approfondire anche nel merito le questioni. Per quanto ci riguarda noi vogliamo essere chiari, non siamo contrari ad una sospensiva, anzi, anche noi auspichiamo una sospensiva, però in tutti gli incontri che ho fatto in queste settimane e in questi mesi con gli agricoltori una cosa è emersa con grande chiarezza: anche la sospensiva non deve essere una beffa, cioè, non deve finire per essere un ulteriore danno per gli agricoltori, perché concluso il periodo di sospensiva, alla fine, si ritrovano con delle nuove ingiunzioni con l'addebito anche degli interessi per il periodo di sospensiva. Allora, noi dobbiamo stabilire con grande chiarezza i termini della questione, dobbiamo puntare a una soluzione politica del problema, perché è una questione di rispetto e di dignità, anche ammettendo l'errore commesso, poi ci possono essere anche ipotesi subordinate, come quella di vedere in che modo intervenire per compensare il danno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). La mia opinione è che alla fine i nodi vengono al pettine, e purtroppo in questo caso tutto si ripercuote proprio contro coloro che dovevano essere i beneficiari delle politiche e delle strategie della classe politica della Regione sarda.
La verità è che tutte le politiche che dovevano essere a sostegno dello sviluppo dell'imprenditoria agricola si sono rivelate un boomerang che si è ritorto contro di essa. Questo della legge 44 è un esempio, ma esempi ce ne sono molti altri, perché in realtà anche i provvedimenti a favore dell'innovazione tecnologica, che prevedevano la concessione di contributi agli agricoltori, hanno portati questi ultimi a elevare il loro tasso di indebitamento senza risultati concreti che favorissero le aziende, spingendoli ad acquistare per esempio trattori sempre più nuovi e più potenti dei quali per la verità non avevano alcun bisogno.
Io faccio quindi una riflessione generale, perché, badate, il collega Ortu ha perfettamente ragione nel dire che ci sono delle responsabilità, ed è anche vero che queste responsabilità sono di tipo politico e di tipo burocratico, però non è vero che tutti sono responsabili nella stessa misura. Quindi, per carità, senza stare a recriminare troppo, perché oggi il problema è capire cosa si può fare, ma certamente queste responsabilità non possono essere neanche in modo forzato addebitate all'attuale Consiglio dei ministri che dev'essere chiamato in causa, secondo Ortu, a riparare un danno di cui nulla sa e che non ha concorso a produrre.
Quindi è indispensabile, Assessore, che si modifichi radicalmente la politica nei confronti del settore agricolo, perché noi non possiamo continuare ad avere dei finti imprenditori agricoli, che sono stati convinti di essere tali semplicemente perché servivano a una classe politica a fini elettorali. La classe politica sarda ha fatto solo finta di difenderli, gettandoli in una condizione che oggi è quella che è, di assoluta e totale disperazione, con le case e le aziende pignorate. Quindi cerchiamo anche di dirci le cose come stanno.
Oggi non solo gli agricoltori sono penalizzati perché vengono chieste loro somme ingenti, ma si trovano anche nella condizione di non sapere come fare a rimettere in piedi le loro aziende che hanno dato lavoro a loro, alle loro famiglie e anche a terzi. C'è un altro aspetto che è ancora più grave, Assessore, e cioè che in realtà chi alla fine rischia di trarre da tutta questa vicenda un grande beneficio è il sistema bancario, perché paradossalmente questi contributi e queste agevolazioni che sono state concesse e che oggi vengono richieste indietro, agevolano e producono risultati positivi per le banche perché in molti casi, come tutti sanno, la Regione ha continuato a pagare quote di concorso interesse che non erano dovute, perché le banche non hanno comunicato ad essa le modifiche intervenute nel frattempo. E quindi le banche richiedono indietro, disponendo i pignoramenti, interessi che erano già stati versati dagli agricoltori, e la Regione chiede il rimborso delle quote di concorso interesse già versate alle banche sulla base della legge 44. E su questo io mi permetto di proporre al Consiglio regionale l'istituzione di una commissione d'indagine perché verifichi esattamente che cosa è successo nel rapporto con il sistema bancario. Ed è anche vero che certamente in questa politica pasticciona, farfugliata, i funzionari non hanno svolto fino in fondo il loro compito di controllo, non hanno svolto il loro compito di predisposizione di procedure adeguate, perché tutti abbiamo creduto che l'ingresso nell'Unione Europea fosse uno scherzo. Non era uno scherzo e lo sarà sempre meno d'ora in avanti.
Chiudo con l'auspicio che questa amministrazione regionale trovi una soluzione per questo problema, che non credo però possa essere quella, e non possiamo neanche far finta che possa essere quella di metterci una pietra sopra e di dire che nulla è successo e che "mamma Regione" potrà accollarsi per intero un debito di queste proporzioni.
Invito l'Assessore a riflettere sulla necessità della predisposizione di un programma per il rilancio dell'agricoltura diverso, opposto, lontano dalle politiche pasticcione che finora si sono attuate fintamente a sostegno dell'agricoltura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (P.P.S-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, indubbiamente l'argomento affrontato nelle mozioni che noi abbiamo presentato, in modo particolare il grossissimo problema della "44" - ma non c'è solo il problema della "44", c'è anche quello della legge regionale numero 17 - e quindi della restituzione di contributi ricevuti sulla base di leggi non notificate all'Unione Europea, è un argomento complesso.
Quando abbiamo iniziato questa legislatura abbiamo constatato che l'insieme delle leggi riguardanti il settore agricolo che questo Consiglio regionale aveva approvato non era stato notificato all'Unione Europea, così come le norme prevedono. Abbiamo fatto dei passi in avanti, in Commissione e poi in Consiglio, approvando un testo unico, la legge regionale numero 21, che recepisce tutte le direttive dell'Unione Europea, fissando quindi anche la percentuale dei contributi che si possono erogare per l'agricoltura, però ora ci ritroviamo a dover sanare il pregresso, in modo particolare su queste due leggi la 44 e la 17. In quel periodo, devo dire, molti agricoltori si sono fatti i conti, non avrebbero mai attinto a queste risorse se non ci fossero state queste leggi regionali che prevedevano il concorso sugli interessi sui mutui accesi dalle aziende agricole. Io ricordo che gli stessi funzionari, le stesse banche invitavano gli imprenditori agricoli ad attingere a questi finanziamenti.
Ora, per quanto riguarda la legge regionale numero 17, l'Assessorato dell'agricoltura già due anni fa ha iniziato a notificare a tutte le cooperative di trasformazione dei prodotti agricoli che avevano usufruito di interventi in conto capitale la richiesta di restituzione degli aiuti concessi; le somme da restituire ammontano a diversi miliardi, per alcune aziende superano anche il valore di due miliari. Nel frattempo, due cooperative hanno presentato ricorso al tar, e hanno parzialmente vinto il ricorso perché l'Assessorato dell'agricoltura richiedeva gli interessi percepiti dal momento dell'erogazione del contributo fino al momento in cui doveva avvenire la restituzione. Il tar ha dato ragione ai ricorrenti stabilendo invece, con la propria sentenza, che gli interessi sono dovuti dal momento della notifica. Quindi ora ci ritroviamo nella situazione che, per quanto riguarda il mondo delle cooperative, in modo particolare le cooperative di trasformazione, ogni giorno maturano ulteriori interessi. Chiedo all'Assessore dell'agricoltura di ascoltare, perché mi risulta che, a seguito di quella sentenza che dava parzialmente ragione alle cooperative, c'è stata una delibera della Giunta regionale di un anno fa, nella quale faceva opposizione alla sentenza del tar. Quindi mentre il tar dava con la sua sentenza un po' di respiro alle cooperative, c'è stata inspiegabilmente, non riesco a capire perché ed è questo che vorrei chiedere all'Assessore dell'agricoltura, una presa di posizione della Giunta intera su una sentenza del tar che consente dei risparmi alle cooperative agricole che avevano fatto ricorso.
Ora, anche per quanto riguarda la legge "44", ci ritroviamo in una situazione, drammatica, è una ulteriore calamità che si aggiunge a tutte quelle che hanno colpito il settore agricolo in questi anni, e credo che la Regione debba veramente porre in essere un intervento ben preciso e significativo, perché la colpa non è degli agricoltori, e se colpe ci sono sono di chi in quel momento ricopriva incarichi istituzionali, ma anche di dirigenti e funzionari. Credo che si debba verificare di chi veramente sono state le responsabilità, perché altrimenti veramente sembra che nessuno abbia la responsabilità di quanto è avvenuto e il mondo dell'agricoltura deve pagare per le colpe di altri. In questi mesi, in queste settimane, si sono lette troppe dichiarazioni sulla stampa: "La responsabilità è dei precedenti Assessori", "La responsabilità è del direttore generale dell'Assessorato e dei funzionari" e quant'altro. Io so solamente che c'è da prendere una decisione immediata. Attualmente le somme dovute dagli imprenditori agricoli che in questi giorni hanno ricevuto i decreti ingiuntivi, per effetto di una decisione che l'ufficio legale della Regione sta adottando, verranno decurtate dai finanziamenti da erogare a valere sul por, le cui pratiche verranno istruite fra qualche settimana. Questo significa che se una azienda agricola ha mille lire di debito a seguito di contributi erogati in base alla "17" e alla "44", e ha presentato una domanda di finanziamenti per la ristrutturazione dell'azienda, o una domanda di finanziamento a valere sui fondi comunitari del por o su qualche altra legge ordinaria regionale, quando chiede di usufruire di una anticipazione sul finanziamento, automaticamente, dagli uffici regionali, gli viene sottratto il debito relativo alla legge 44 e alla legge 17. Ciò significa che oltre 5500 aziende che sono in questa situazione, non potranno accedere ai finanziamenti comunitari per usufruire dei quali le domande sono scadute il 31 dicembre 2001, e questo rappresenta un ulteriore danno per le aziende agricole che hanno usufruito della "17" e della "44", e c'è il rischio reale che una parte dei fondi comunitari stanziati per il POR venga perduta.
Quindi, la prima azione necessaria è ripetere l'escamotage che si trovò quando si pagò un anno fa l'indennizzo sulla virosi gialla del pomodoro quando si bloccarono alcune azioni legali per permettere agli agricoltori di usufruire dei contributi. Quindi la prima azione che la Giunta deve fare è quella di trovare una soluzione per sbloccare le pratiche di chi ha fatto domanda di finanziamenti a valere su fondi comunitari o su leggi ordinarie regionali perché possa ricevere i contributi senza che questi vengano incamerati direttamente dalla Regione.
Inoltre io credo che non siano sufficienti i ricorsi al TAR da parte delle singole aziende o delle associazioni di categoria che bene fanno a portare avanti queste azioni. Io credo che la Regione debba studiare un proprio provvedimento legislativo che deve essere concordato con la Commissione Europea, così come ho già avuto modo di dire in sede di approvazione della legge numero 1 del 2002 (la nuova legge 28). Per questa legge si è trovata una soluzione con l'Unione Europea che ci ha permesso di poter concederei finanziamenti secondo i criteri stabiliti da una legge che non era stata notificata. Si è decisa la sanatoria, e si è applicata, concordando con l'Unione Europea la sua applicazione fino al 2006. Io credo che, la Regione autonoma della Sardegna debba avviare una trattativa seria con il Governo nazionale, perché questo problema interessa anche il Governo nazionale, e la Commissione europea, basandosi su quanto è stato fatto per la legge 28. Su questo veramente si deve sviluppare una forte azione politica.
Noi discuteremo fra qualche giorno in Aula la legge finanziaria, che è già all'esame della Commissione bilancio, e credo che per l'agricoltura dobbiamo individuare un modo per rilanciare davvero il settore se veramente crediamo che esso sia uno dei settori produttivi essenziali per la Sardegna.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue PIANA.) Abbiamo sempre detto che il turismo e l'agricoltura sono dei settori produttivi essenziali per la nostra Isola, credo che l'Assessore dell'agricoltura, la Commissione di cui faccio parte, l'intero Consiglio regionale, senza distinzioni di maggioranza e minoranza, tutte le forze politiche debbano elaborare insieme un piano di ristrutturazione dell'agricoltura in Sardegna che possa farla veramente decollare. Indubbiamente se queste tre azioni non vengono realizzate in tempi brevissimi, ci ritroveremo davanti al crollo completo e al fallimento prima del mondo delle cooperative, con il problema della legge "17" che ancora oggi non è stato risolto, poi delle singole aziende agricole, e quindi credo anche dell'intera economia della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
manca (Gruppo Misto). Mi corre l'obbligo di fare una precisazione di tipo politico. Alcuni colleghi si ostinano ancora a pensare che il centrosinistra sia l'unico contenitore dell'opposizione in Consiglio regionale. Dell'opposizione in Consiglio regionale fanno parte anche il Partito Sardo d'Azione e il Partito della Rifondazione Comunista, ed è in considerazione di questa realtà che io, in rappresentanza del Partito Sardo d'Azione ho firmato la mozione numero 53 relativa alla legge numero 44, e spero che anche in futuro questa situazione venga tenuta presente dagli amici del centrosinistra che, ripeto, non è l'unica opposizione presente in Consiglio regionale.
Per tornare ai meriti della discussione odierna, la mozione che noi oggi abbiamo in discussione ci riporta al lontano 1988 quando il Consiglio regionale di allora approvò la ormai famosa legge numero 44, questa legge che sta procurando tantissimi problemi alle migliaia di allevatori e agricoltori che sono incappati in questo famigerato articolo 5. Solo pochi giorni fa abbiamo approvato all'unanimità in Consiglio regionale una legge a favore delle forme collettive di garanzia, i famosi consorzi fidi, nel settore agricolo che, come da molti colleghi è stato rimarcato, credo fosse l'unico settore ancora privo di questo fondamentale strumento, che negli altri settori economici della nostra Isola ha dato indubbi vantaggi. Chiaramente l'agricoltura è sempre la più tardiva, però diciamo che può non essere un caso che sia sempre questo settore a non poter usufruire con celerità o tempestività di tutti quegli strumenti che sono utili e fondamentali per il suo funzionamento.
Il settore agricolo con quello zootecnico viveva, e vive ancora oggi, una situazione di crisi molto grave. Gli operatori che operano in questo settore sono già esasperati per il susseguirsi di annate non certamente favorevoli, annate siccitose che purtroppo si stanno susseguendo con una cadenza ormai annuale, altre calamità naturali ed epidemie che colpiscono il bestiame.
A far da corollario a questa situazione, come si suol dire fra capo e collo, è arrivata anche quest'ultima mannaia, l'ultima in ordine di tempo, che chiaramente fa sì che la fiducia di questo settore nei nostri confronti sia ai minimi storici.
La legge 44, che, badate bene, in alcune regioni è ancora attuata, in Sardegna ha come al solito subito una sorte del tutto particolare. Gli atti che sono stati consequenziali a questo provvedimento credo che siano quanto di più deprecabile possa esserci sia dal punto di vista politico che amministrativo.
A me interessa poco sapere chi in quel periodo gestiva l'Assessorato dell'agricoltura, il risultato purtroppo è che tutte queste negligenze hanno fatto sì che 5 mila fra allevatori ed agricoltori siano oggi costretti, se non si interverrà con grande chiarezza e con grande prontezza, a restituire circa 60 miliardi.
Credo che pochi giorni fa tutti abbiamo ricevuto un libro che porta la firma di Paolo Fadda che credo non sia il nostro autorevole capogruppo dei Popolari ma un attento studioso, un libro che ha per titolo "Da principessa a Cenerentola", riferito alla storia economica della nostra agricoltura nel ventesimo secolo. Questo libro cerca di chiarire i mutamenti che sono avvenuti nel settore più importante e strategico dell'economia sarda. Credo, cari colleghi, che un titolo più adeguato per un libro che si occupa della situazione dell'agricoltura in Sardegna non potesse esserci.
Da origine, quindi da madre, come dice il Fadda, di tutte le nostre fortune economiche, questo settore è diventato la Cenerentola trascurata dai nostri circuiti virtuosi orientati verso altri orizzonti. Oltre a tutti gli altri impedimenti abbiamo una serie di lacci e lacciuoli che secondo me sono alla base della parziale, se non della scarsa trasformazione della nostra agricoltura, che appunto da principessa si è trasformata lentamente ma progressivamente in Cenerentola.
Tutti i dati statistici relativi alle produzioni di questo settore, al numero degli addetti, al mancato adeguamento delle nostre aziende alle realtà agricole più avanzate e, come è stato già detto soprattutto nelle settimane scorse, all'incidenza negativa, molto negativa del settore creditizio, che secondo me la legge che noi abbiamo approvato non risolverà, tutti questi dati danno un quadro della crisi che attanaglia uno dei settori fondamentali della nostra economia.
Le trasformazioni agricole nella nostra isola avvengono, rispetto a quelle di altre realtà territoriali sia italiane che europee, ma non solo, con grandissima lentezza tra difficoltà enormi. In quei pochi posti dove c'è l'acqua non c'è la luce, dove c'è la luce non c'è l'acqua, dove c'è l'una non c'è l'altra, o mancano le strade e così via. Credo che nessuna programmazione degna di questo nome sia stata fatta o si abbia intenzione di fare; l'ultima proposta di bilancio ne è la chiara dimostrazione. Tutti i nostri interventi nel settore agricolo sono interventi di tipo approssimativo, mancano i servizi essenziali, quindi pretendere o quanto meno pensare di continuare ad andare avanti così è quanto meno illusorio. A tutto questo inoltre si aggiunga una pesante e assurda burocrazia che per i tempi che viviamo è totalmente inadeguata, ed è quanto di peggio possa capitare ad un qualsiasi settore economico.
Credo che quello che è successo con la legge 44 sia l'esempio più eclatante di questa distorsione, della assurda situazione che stanno vivendo i nostri agricoltori e allevatori che si trovano ad affrontare una concorrenza non dico sleale, ma soprattutto una macchina burocratica mastodontica, elefantiaca, che si muove ed agisce con estrema difficoltà e che sinceramente il mondo agricolo non può assolutamente permettersi.
Cari colleghi, riflettiamoci un po', cerchiamo di trovare un rimedio, cerchiamo di rimboccarci le maniche per trovare le soluzioni più giuste, perché in questo momento è assolutamente indispensabile trovarle. Gli agricoltori e gli allevatori non hanno nessuna colpa di tutto ciò che è successo, di questo tran tran che si è creato. Risolvere questo problema è per tutti noi un atto di dignità politica, bisogna assolutamente ricercare e intraprendere tutte le iniziative più utili che permettano, chiaramente confrontandoci con le autorità comunitarie, di raggiungere una soluzione ad una vicenda che, come dicevo prima, è un grave sintomo del degrado amministrativo della nostra regione.
Credo che sia un fatto positivo che nei dispositivi delle due mozioni non ci si soffermi sulla ricerca delle colpe, ma che sia la maggioranza che l'opposizione pongano al primo punto il problema vero, cioè la situazione di gravissima difficoltà in cui si trovano gli agricoltori e gli allevatori che non hanno sinceramente nessuna colpa in questa tragicomica vicenda.
L'assessore Contu, la settimana scorsa, già al suo rientro da Bruxelles dove ha avuto un incontro con i commissari comunitari, riferiva in Aula che vi erano scarse possibilità di bloccare questi pagamenti, che l'unica soluzione sembrerebbe, per i diligentissimi funzionari della Comunità economica europea, la rateizzazione dei rimborsi. Credo, caro Assessore, che questo non sposti di una virgola la realtà. Le soluzioni che i nostri operatori chiedono non credo siano queste, bisogna ricercare quindi altre vie, altri precedenti come il blocco del pagamento delle multe miliardarie da parte degli agricoltori ed allevatori per lo "sforamento" delle quote comunitarie. Credo quindi che individuare questi precedenti sia quanto mai utile, non inventiamo soluzioni che, come dice giustamente il collega Ortu, possono essere peggiori del male.
Deve esserci un impegno comune, ricerchiamo, senza pregiudiziali e steccati tra i diversi schieramenti, tutte le vie possibili per risolvere questo problema. Gli esempi sono diversi, una reale ed efficace funzionalità aziendale non può mai essere lasciata al caso, caro Assessore. Perché la Sardegna possa avere una agricoltura e una zootecnia più nuove e moderne, che non siano più delle Cenerentole, è necessaria una nostra più attenta considerazione. Non giova a nessuno che un settore trainante della nostra economia sia in difficoltà e in fibrillazione. Già sono poche le aziende che, come è stato ampiamente dimostrato durante l'epidemia della blue tongue, sono in condizioni di avere quelle infrastrutture in grado di arginare un qualsiasi fenomeno che non sia ascrivibile all'ordinarietà. Se riusciamo in questo intento credo che si farà, come si suol dire, non solo cosa gradita, ma si ridarà a questi operatori un po' di fiducia in questa fondamentale istituzione.
Presidente. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
rassu (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, io penso che, anche se ciò non viene chiaramente detto, oggi si stia pagando il grave errore storico commesso quando in Sardegna si è puntato tutto sullo sviluppo dell'industria petrolchimica abbandonando completamente a se stesso il settore agropastorale, che pure era tradizionalmente alla base del nostro sistema socio - economico. Poteva essere fatta una cosa, ma non poteva e non doveva essere abbandonata assolutamente l'altra, in quanto sull'altra, oggi come oggi, ci stiamo piangendo addosso.
Questa è la grave responsabilità della classe politica di allora, è sotto gli occhi di tutti, ha creato sottooccupazione, ha creato sottoproletariato, ha creato inquinamento, non ha creato ricchezza.
Detto questo, credo che la legge "44" fosse un'ottima legge che comunque aveva delle carenze, e cosa ancora più grave, a suo tempo non è stata discussa e contrattata con l'Unione europea, probabilmente per la mancanza in quel momento di una cultura giuridica europea o forse perché non si riteneva che ciò dovesse essere fatto.
Io non voglio assolutamente cercare responsabilità alcuna, né tanto meno guardare al passato; se errori ci sono stati li hanno fatti chiaramente i governanti di allora, a noi spetta in questo momento trovare soluzioni affinché questa grave situazione di crisi del settore trainante della nostra economia abbia uno sbocco positivo.
Io sono sicuro che si possano trovare le strategie socio - economiche e strutturali che consentano la soluzione di questo problema. Non voglio essere ripetitivo, ma ricordo che come è stata trovata una soluzione, con l'Unione europea, per il problema della legge 28 per la quale si profilava all'orizzonte una procedura di infrazione particolarmente onerosa per la nostra regione, allo stesso modo, credo, si possa fare per la legge 44 per cui si profila una procedura di infrazione molto meno onerosa.Il problema è decidere come si vuole risolvere questa situazione. La si risolve con una norma nuova sul consolidamento dei debiti in agricoltura, se non si riesce a risolverla con le varie ambasciate che di tanto in tanto si portano a Bruxelles. I funzionari istruttori non possono non tenere conto dell'infrazione, ed allora è necessario in qualche maniera sopperire a questo. È vero che non è stata notificata la norma, magari di questo dobbiamo subire le conseguenze, ma comunque si può fare una sanatoria. Ci si dimentica di una cosa importantissima, come hanno detto bene i colleghi che mi hanno preceduto, dal collega Ortu, al collega Manca, al collega Piana, al collega Cappai, e cioè che la nostra struttura economica isolana ha dei punti di debolezza tali, rispetto alle altre regioni del centro e del nord Italia ed europee; non solo, la nostra economia è stata interessata nell'ultimo decennio da eventi calamitosi e da eventi economicamente negativi tali, che possiamo di gran lunga dimostrare che quanto è stato erogato con la 44, assolutamente non viola le regole della concorrenza, né tanto meno crea disfunzioni nel sistema economico europeo, tanto meno italiano.
Questo è dimostrato dal fatto che malgrado queste incentivazioni delle quali il mondo agropastorale ha beneficiato negli ultimi 15 anni, attualmente abbiamo il sistema economico agropastorale interessato da un grave indebitamento verso il sistema creditizio isolano, tale che oggi i veri proprietari del patrimonio fondiario ed agropastorale isolano sono le banche.
Ed allora, come mai - malgrado gli incentivi della 44 e di quanto altro in agricoltura si è erogato - si è addivenuti a questo? Eppure le aziende agropastorali sono aziende capitalizzate! Non dimentichiamo che, a differenza di altri settori, quali l'artigianato, la piccola e media industria e il commercio, il settore agropastorale, per il suo buon 80 per cento, è un sistema che non è sottocapitalizzato.
Allora qualcosa che non funziona c'è! Ci sono tutti i presupposti affinché le aziende producano e creino reddito, eppure ciò non avviene; ciò vuol dire che ci sono dei punti di debolezza, dei punti strutturali carenti nel sistema isolano. Questa è la dimostrazione che la legge 44 non viola assolutamente le regole della concorrenza. Questo dev'essere dimostrato, così come è stato fatto a Bruxelles per la legge 28 per la quale, era ancora più difficile dimostrarlo. E` così assessore! Ed è necessario individuare bene quali sono gli argomenti da portare nella trattativa; comunque sia, ritengo ancora che sia necessario adottare una normativa in tal senso. Io ho presentato due proposte di legge che giacciono da oltre un anno in Commissione, ne ho sollecitato ufficialmente la discussione: una è la proposta di legge n. 135 che riguarda la ristrutturazione delle aziende agropastorali e che si rifà alla legge numero 4 del '98, la quale legge, di fatto, è solo un'enunciazione di principi, perché si rifà ad un piano regionale inesistente, salvo poi demandare tutti i progetti di consolidamento eventuali all'Unione europea. Questa legge non dice altro, non dice con che procedure possono essere ristrutturate le aziende agropastorali, cioè non indica quali procedure di consolidamento delle passività debbono essere adottate, procedure che non possono e non debbono essere incompatibili con la normativa comunitaria.
Nelle mie proposte di legge è indicata una procedura che è inattaccabile dall'Unione europea, in quanto si basa su indici strutturali delle aziende agropastorali stesse; ritengo (perché sulla materia mi sono documentato) che possano senz'altro essere concordate con l'Unione europea e potrebbero risolvere questo problema.
Queste leggi giacciono in Commissione da 14 mesi, io ne ho sollecitato l'esame, ritengo che in quell'articolato possa essere trovata la soluzione, perché rispecchia completamente la normativa comunitaria.
Ripeto quanto ha detto il collega Manca: è un atto di dignità politica, è un atto doveroso da parte di questo Consiglio trovare la soluzione affinché questa grave disfunzione possa essere regolarizzata ed affinché sia data una risposta definitiva, una risposta positiva, una risposta di speranza a questo nostro mondo agropastorale che già, per le calamità, ma anche per i nostri ritardi e per la nostra distrazione, attualmente piange quello che piange, soffre quello che soffre.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per dire alcune cose che, in realtà, sono delle sottolineature che già diversi colleghi qui hanno sostenuto e sulle quali, in particolare, il collega Ortu ha argomentato. Le mozioni che vengono presentate nel Consiglio regionale non hanno lo scopo di mettere una bandierina su un tema per dire: "Io mi voglio occupare di questo argomento". Le mozioni hanno il significato di dettare indirizzi e direttive e - se la parola non apparisse troppo forte - di dare ordini da parte del Consiglio regionale alla Giunta perché faccia le cose.
Siccome parliamo di una questione importante, non vorremmo che apparisse, ancora una volta, che poiché la questione si è discussa di per sé si sarebbe risolta. Non è così! Questa questione il Consiglio regionale la discute perché la Giunta regionale è inadempiente; la discute perché la Giunta regionale è incapace di affrontare questo problema nella sua responsabilità e nel suo potere di governo. Qui non siamo tutti il Governo, il Governo siete voi. La maggioranza, i consiglieri che ne fanno parte, quelli che sono svegli e quelli che dormono, vi sostengono, non noi!
Questa questione andava istruita e avviata a soluzione, avrebbe dovuto già essere risolta da chi governa la Regione.
RASSU (F.I.-Sardegna). Dal 1997, però!
COGODI (R.C.). Dal 1997, dal 1840, ma che c'entri tu?
RASSU (F.I.-Sardegna). C'entro eccome! Non è che in aula ci sia solo tu!
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, la prego, avrà la possibilità di incontrare l'onorevole Cogodi e discutere con lui in un altro momento. Adesso lasci che svolga il suo intervento. Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Perché si può e si deve affermare questo? Per amore di polemica? Ma neanche per idea! Per dire alla Giunta regionale: "Per favore, e per dovere, istruite seriamente questa questione e risolvetela perché la situazione che state determinando è paradossale". Insomma, qui hanno ragione tutti! Lasciamo stare il passato, perché poi quelli che dicono: "Io non c'ero, sono arrivato da poco", non ci sono tanto da poco. Ci sei tre anni incardinata lì inutilmente, Giunta di destra che hai la responsabilità di governare, non ci sei da tanto poco. In ogni caso, l'applicazione della legge 44, se andiamo a vedere cos'è accaduto e soprattutto cos'è stato rilevato dall'Unione Europea, è dei primi anni '90. Nei primi anni '90 il Presidente della Regione era l'onorevole Mario Floris, come era Presidente della Regione con voi in questi anni. Quindi, badate un po' quanto cambiano le cose nella sostanza!
Tuttavia, non è possibile che abbiano ragione tutti. Gli agricoltori di sicuro hanno ragione: erano beneficiari di un provvedimento legislativo e soprattutto avevano bisogno e diritto di un intervento dalla loro Regione e quell'intervento, piccolo peraltro, l'hanno avuto. Di sicuro hanno ragione, però voi dite: "Ha anche ragione in tutto e per tutto l'Unione Europea", hanno ragione anche gli avvocati, i tribunali, hanno ragione tutti, i funzionari non se ne parla, tutti hanno ragione. L'unico soggetto che ha torto, perché fa comodo, è la Regione. La Regione deve avere torto per principio, deve avere torto per antonomasia, sempre e comunque più di tutti. La colpa, dice Cappai, è della politica. No, la colpa è della tua politica!
Io voglio dire, con questo breve intervento, che non è vero che la Regione ha torto; è in difetto quando non governa i processi, quando non sa affrontare i problemi e non li sa risolvere. Perché avrebbe torto la Regione? Non doveva fare la legge a suo tempo per venire incontro alle difficoltà dell'impresa agricola e pastorale? Doveva farlo, e bene ha fatto a farlo! L'Unione Europea ha sempre ragione? Ma neanche per idea! Lesione della concorrenza: ma dove, ma quando? Prendete un'impresa agricola o di allevamento belga, tedesca, francese e confrontate le condizioni di quelle imprese, per ambiente, per strutturazione del territorio, per servizi, con le condizioni delle imprese sarde e dite dov'è che si lede la concorrenza!
Considerate ad esempio le condizioni del credito bancario di cui gode un'impresa nel continente italiano ed europeo e dite dov'è la lesione di concorrenza! La lesione c'è, ma ad essere lesa è l'impresa che opera in Sardegna o, se volete, più generalmente nel Sud dell'Europa. Le aziende agricole e pastorali non sono solo indebitate con le banche, sono infeudate dalle banche; mentre un lavoratore qualsiasi negli altri settori, un lavoratore, non un grande proprietario o un ricco, un lavoratore può con sacrificio farsi una casa e forse pensare anche a iniziarne un'altra per uno dei figli, un agricoltore in Sardegna ha sempre la sua casa sotto il cappio dell'ufficiale giudiziario per i debiti con le banche. Ha sempre e comunque impegnata anche la casa di abitazione!
C'è non solo un indebitamento, ma un infeudamento delle banche nei confronti dell'impresa agricola; un sistema perverso, giaculatorio, che non si riesce a forzare. Bisogna porsi il problema, una volta per tutte. Ma quale concorrenza sleale? Quale lesione? Se c'è lesione, i soggetti lesi sono gli agricoltori sardi e la Regione ha diritto di intervenire.
L'Unione Europea ha proposto, e passivamente si è accettato in altri tempi, di espiantare le vigne perché l'Unione concedeva contributi perché non si producesse vino, per favorire le produzioni di altri paesi membri, perché da lì a qualche anno il valore del vino doveva crescere notevolmente. Infatti in Sardegna, con grandi sacrifici, si è iniziato a reimpiantare quelle vigne che il bisogno aveva portato i nostri coltivatori vitivinicoli a espiantare. L'Unione Europea ha dato i danari per non coltivare i terreni e chi aveva bisogno ha preso quei danari.
Voi liberisti, voi liberali, voi produttori, ve lo immaginate che si è sopportata l'onta di ricevere danaro per non produrre? Ma chi ha detto che l'Unione Europea ha sempre ragione? Chi l'ha detto che, se non si vive la costruzione dell'Unione europea con un altro spirito, chiedendo che tutti siano soggetti attivi con i loro interessi e con la loro capacità di partecipare dialetticamente, di per sé l'appartenenza all'Unione Europea sarà per tutti un beneficio? Ma chi l'ha detto? Ragionare, porsi nei confronti dell'Unione Europea in termini politici e istituzionali vuol dire trattare questa questione come una vicenda politica che deve essere risolta positivamente subito a vantaggio degli agricoltori e anche a difesa dell'autonomia di questa Regione, per chi ci crede.
Qual è la partita di cui parliamo? Qual è l'ammontare di questa grande partita? Sotto il profilo dei danni possibili, è elevato: si tratta di 50 - 60 miliardi. E questa Regione non può farsi carico di 50 - 60 miliardi? Questa Regione non può, trovando soluzioni tecniche, restituire al comparto agricolo e a quelle aziende per i più svariati fini, perché quello che conta per gli agricoltori è il risultato finale, 50 - 60 miliardi? La "28" non era una delle leggi non notificate come tutte le altre leggi della Regione? E chi l'ha detto che il Governo non sa nulla? Voi della destra per difendere Berlusconi difendete anche l'impossibile! Chi l'ha detto? La legge della Regione è anche legge dello Stato, perché, qualora non rinviata dal Governo, entra a far parte dell'ordinamento giuridico nazionale. La legge della Regione ha pari titolo e validità delle leggi dello Stato e il Governo deve tenerne conto.
Conclusione: con la sola legge 28 (ma lo stesso discorso si può fare per quasi tutte le leggi regionali, ma cosa facciamo, aboliamo la Regione?) non notificata all'Unione Europea nella fase precedente, si sono spesi 106 miliardi all'anno per 15 anni, 1.600 miliardi, più la sanatoria di 600 miliardi. quindi più di duemila miliardi, però, istruendo una questione, con funzionari capaci di rappresentare la situazione, si è riusciti, con una legge di riordino della precedente normativa, a far sì che quei duemila e più miliardi non debbano essere restituiti.
E qui, per 50 - 60 miliardi, perché parliamo di agricoltura e di pastorizia, c'è il pozzo, la voragine, e ci dobbiamo cascare dentro e romperci l'osso del collo? Ma neanche per idea! Se continuate così, per questi 50 - 60 miliardi, con i viaggi delle Commissioni, dei funzionari, della Giunta, con gli Avvocati, le parcelle, il dispendio di energie delle istituzioni, dei giudici, dei magistrati civili ed amministrativi e quant'altro alla fine si spendono ancora altri 50 - 60 miliardi.
Se ne venga a capo, si trovi una soluzione tecnica e politica e per lo sviluppo dell'agricoltura sarda si dia questo ed altro al mondo dell'impresa agricola che produce per il bene comune, per avvicinarsi ad un livello di concorrenza, non per superarla in negativo, perché questa è la realtà delle cose. L'Europa non la vuole? Noi non vorremmo arrivare a dire che non vogliamo l'Europa se l'Europa non vuole noi, però se ci vuole, ci deve volere così, capaci di crescere, di stare sul mercato, non di essere sempre e comunque bastonati!
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io sarò molto breve perché è inutile ripetere le cose che sono state già dette. Mi riconosco totalmente nella relazione dell'onorevole Cappai. Di questo problema abbiamo iniziato a discutere già l'altro giorno quando si è parlato del disegno di legge sui fidi in agricoltura. Da parte di tutti è stata evidenziata l'importanza del comparto agricolo nell'economia della Sardegna. E` stato detto - e bisogna rimarcarlo - che in passato sono stati fatti degli errori. La Sardegna, che poteva essere principalmente agricola e turistica, era diventata, per scelte, a mio avviso, sbagliate, una Sardegna industriale con tutto quello che questo ha comportato.
Anche per questo c'è nel comparto agricolo una sofferenza enorme: si parla di 1.500 miliardi di debiti nei confronti delle banche. E' una sofferenza dovuta principalmente - bisogna riconoscerlo, perché questa nostra Sardegna è bella ma nello stesso tempo ha grossi problemi - a calamità naturali, a problemi come quelli connessi alle diverse epizoozie che ci sono state anche in passato, ma che continuano a verificarsi purtroppo, anche per le carenze nei controlli sanitari.
Questo Consiglio, in questi due anni e mezzo, ha dato delle risposte a queste emergenze per venire incontro a questo importante comparto. Sono state approvate molte leggi e sono stati quindi utilizzati per l'emergenza dei quattrini, che avremmo potuto invece utilizzare per le infrastrutture. Anche questo è un problema importante; perché finché non risolveremo il problema delle infrastrutture, la nostra agricoltura sarà sempre sofferente. L'altro ieri, abbiamo approvato la legge sui fidi in agricoltura, che è un ulteriore intervento a favore degli imprenditori agricoli, che sicuramente consentirà all'agricoltura sarda di compiere una decisiva svolta di qualità. Abbiamo anche appreso, l'altro giorno, che è stato dato il placet per il piano di sviluppo rurale che potrà essere anch'esso molto utile per lo sviluppo del comparto agricolo.
Ma la cosa veramente importante che si sta facendo è la puntuale notifica all'Unione Europea di tutte le leggi regionali che comportino aiuti di Stato. Anche questo è importante, anche questo è un aspetto che bisogna ricordare. Non preoccupiamoci di coloro che appena fatta la legge, vorrebbero subito i soldi. E' meglio rinviare di qualche giorno l'attuazione della legge ma dare delle certezze affinché non succeda quello che è successo per la "44" e per tante altre leggi. Un'altra cosa importante che dovremmo fare è sollecitare l'Unione Europea affinché dia il parere sulle leggi notificate dalla Regione entro il termine di 60 giorni, perché possano essere applicate. Penso al caso della legge "21" del 2000, non è pensabile che l'Unione Europea abbia tenuto una legge così importante per il mondo agricolo per quasi un anno per poi rinviarcela con alcune osservazioni. La legge 44, dicevo, purtroppo non è la sola norma contraria alle direttive europee; nella mozione della maggioranza si ricorda che il problema riguarda anche altre leggi, che esiste anche un'altra legge 44, quella dell'86, che ci sono anche la legge 17 del '92 e la 14 dell'81, a favore delle cooperative agricole di trasformazione, che rischiano anch'esse di dover restituire i contributi che hanno ricevuto.
Tutti conosciamo le traversie che gli imprenditori agricoli hanno vissuto in questi anni, perché conosciamo i precedenti della legge, conosciamo gli errori che sono stati fatti, non li possiamo dimenticare, al di là delle maggioranze che hanno avuto responsabilità di governo. Però gli imprenditori agricoli non hanno alcuna colpa di quello che è successo - credo sia questo un punto focale che dobbiamo sempre ricordare - se non quella di aver usufruito di una legge della Regione che aveva avuto il parere positivo del Governo nazionale e era stata pubblicata sul Buras.
L'onorevole Contu l'altro ieri si è recato, insieme al vice Presidente e a un altro componente della Commissione agricoltura, a Bruxelles per trattare. Credo che sia importante confrontarsi per trovare una soluzione. L'assessore Contu, l'altro giorno, ci ha detto che la Commissione europea non vuole fare sconti anche per non creare precedenti, ma è apparsa disponibile a concordare soluzioni in considerazione della difficile situazione dell'agricoltura isolana.
Questo noi dobbiamo far comprendere: la Sardegna è particolare in tutto, non solo è un'isola ma è un'isola che si trova al centro del Mediterraneo, che è stata interessata da tutti quei problemi dei quali ho parlato prima. Credo, onorevole Contu, che questo sia un buon inizio, bisogna sicuramente seguire questa prassi. Il tavolo di confronto ormai è aperto e dev'essere portato avanti riempiendolo di contenuti. La relazione che l'Assessorato dovrà inoltrare a Bruxelles dovrà essere una fotografia compiuta della situazione della nostra isola, della sua specificità, della sua insularità, del suo clima, delle continue calamità naturali cui va incontro, del continuo diffondersi di epizoozie provenienti dall'esterno; dovrà essere puntualizzato che gli aiuti di Stato che vengono concessi nella nostra isola non possono essere considerati come strumenti che vanno contro la libera concorrenza. Gli agricoltori e gli allevatori sardi sicuramente avrebbero fatto a meno di tutti questi benefici se solo si fossero trovati ad operare nelle condizioni in cui operano per esempio gli agricoltori di altre Regioni italiane e in altre nazioni europee.
Quindi, credo che debba essere portato avanti il confronto e pertanto io mi riconosco nel dispositivo della mozione della maggioranza, che impegna la Giunta a continuare a portare avanti queste trattative per evitare le ulteriori azioni della Commissione Europea; ma nel frattempo, proprio in attesa che si possa trovare una soluzione, e credo che alla fin fine, se facciamo bene le cose , la troveremo, io credo che sia opportuno, nelle more della trattativa con la Commissione europea e in attesa dell'esito delle decisioni dei tribunali civili, del TAR, di altri tribunali internazionali, che venga sospesa qualsiasi azione esecutiva nei confronti delle aziende agricole e delle cooperative agricole di trasformazione e commercializzazione. Questo deve essere l'impegno prioritario ma l'impegno più importante è riuscire a trovare una soluzione ottimale per dare una risposta seria e concreta al mondo agricolo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, abbiamo oggi in discussione due mozioni quasi simili sullo stesso argomento, verosimilmente il dibattito si concluderà con l'approvazione di un ordine del giorno unitario. Una mozione è stata presentata dalle forze dell'opposizione, l'altra è stata presentata dalle forze che sostengono qualche volta sì, qualche volta no, il governo regionale. Il dibattito si concluderà, dicevo, verosimilmente con un ordine del giorno unitario nonostante il clima di questi giorni e di queste ore non favorisca una assunzione di responsabilità unitaria da parte dell'Assemblea. Ma il senso di responsabilità del centrosinistra e delle forze di opposizione porterà ad approvare un documento finale forse unitario.
Il clima non è quello più adatto a favorire questa conclusione, a poche ore dalla discussione in Commissione di una manovra finanziaria che noi riteniamo offensiva per il settore agricolo, e mi dicono che questo è anche il giudizio degli altri settori produttivi; a pochi giorni dalla discussione in Commissione di quello che appare ormai certo, il fallimento delle misure del POR per l'agricoltura. Per usare i termini usati dai funzionari in Commissione: "il cavallo non beve", si afferma cioè oggi ciò che noi dicemmo quando fu approvato il complemento di programma per l'agricoltura, che era un errore spalmare le risorse aggiuntive che venivano dalla Comunità europea in una miriade di piccole azioni che non rispondevano ai veri problemi dell'agricoltura che invece richiedevano l'individuazione di due o tre azioni che aggredissero i nodi del sottosviluppo del settore agricolo.
Quindi, il dibattito su queste due mozioni avviene in una situazione nella quale il dibattito recente in Commissione sul POR evidenzia un fallimento e la Giunta ha presentato una proposta di bilancio per il 2002 che il mondo agricolo giudica offensiva. Nonostante questo, noi riteniamo che ci debba essere equilibrio e senso di responsabilità e forse arriveremo a una soluzione unitaria nonostante questo clima. Però, occorre chiarire almeno alcune cose, lo dico per alcuni colleghi del centrodestra che sono intervenuti nella discussione.
Intanto dal 1994 al 1999, nella legislatura precedente, non c'è stata una legge, che abbia riguardato il settore agricolo, che non sia stata notificata all'Unione Europea, che non sia stato concordata con l'Unione Europea, che non abbia avuto il placet dell'Unione Europea prima di essere attuata. Quindi, l'affermazione della collega Pilo che si sarebbero fatte norme in contrasto con la normativa comunitaria e che di fatto oggi se ne pagano le conseguenze, non è veritiera; non sono state fatte nella legislatura 1994-'99 norme, provvedimenti, direttive, delibere che abbiano riguardato il settore agricolo che non siano state concordate con l'Unione Europea.
Il secondo punto sul quale dobbiamo fare chiarezza è che la Regione Sardegna non è stata condannata per l'articolo 5 della legge 44, ma per la sua attuazione; cioè, per le delibere che hanno attuato l'articolo 5 della legge 44, tutte delibere che sono state assunte dal '90 al '92, perché l'articolo 5 della legge 44 prevedeva iniziative di risanamento finanziario per le aziende colpite da calamità naturali e danneggiate dalla siccità di quegli anni. La sua attuazione con le delibere del '90-'91-'92 è stata estesa e ha consentito di risanare la situazione finanziaria di aziende e di settori non colpiti da calamità naturali, quindi è l'abuso dell'articolo 5 della legge 44 che ha portato poi alla procedura d'infrazione per il provvedimento e per le delibere attuative che non erano state notificate. La procedura di infrazione è stata avviata nel '94. Non è vero che nella legislatura precedente non si sono cercate soluzioni politiche, perché l'articolo 14 della legge numero 8 del '98 approvata dal Consiglio all'unanimità era la soluzione politica che l'Unione Europea in quel momento ci indicava e che poi non ha avuto il placet dell'Unione stessa, ed era l'alternativa all'impugnazione davanti all'Alta Corte del provvedimento perché gli uffici legislativi della Regione sostenevano l'impossibilità della difesa della norma perché nella sua attuazione c'erano stati comunque degli abusi. Ci era stata indicata quindi una soluzione politica ed ancora oggi è la soluzione politica che questo Consiglio e questa Giunta devono perseguire. Fatte queste premesse per chiarezza, io ritengo corretto e giusto che si arrivi a individuare una soluzione politica che impegni tutto il Consiglio, che preveda intanto la sospensione dei provvedimenti e che indichi la strada da seguire.
Io ne indico due, e sono quelle che abbiamo indicato nella mozione; una è l'attuazione della direttiva comunitaria che la Regione ha recepito con la legge numero 4, cioè quella che prevede per le regioni a basso sviluppo come la nostra, di individuare soluzioni di risanamento finanziario per le aziende agricole in difficoltà. Ma è evidente che questa proposta non può essere avanzata se non con un piano serio, che dimostri la possibilità di recuperare alla produttività e alla economicità le aziende; e dunque è chiaro che non possiamo lasciare la soluzione politica esclusivamente alla buona volontà dell'Unione Europea ma dobbiamo supportare l'azione politica con la predisposizione di un piano di ristrutturazione del settore agricolo e delle politiche per l'agricoltura. L'Unione Europea può accogliere o non accogliere questo piano, anzi molto probabilmente lo rigetterà, ma il dibattito sulla 44, la situazione di difficoltà che le aziende agricole stanno vivendo, possono essere l'occasione buona per andare anche oltre la 44, perché l'indebitamento delle aziende agricole non è costituito solo dai 60 miliardi che le aziende agricole debbono restituire alla Regione per la legge 44, ma è 20, 30, 50 volte superiore. Ed allora utilizziamo questo momento di dibattito, l'attenzione che si è sviluppata su questo problema per fare un piano che avvii un vero processo di risanamento anche finanziario per gli imprenditori agricoli che, come ricordava il collega Cogodi, hanno ipotecato e vedono in pericolo non solo il loro lavoro e la loro azienda, ma anche i loro beni personali, le loro abitazioni. Quindi è necessario un piano, concordato con l'Unione Europea, che partendo dalla direttiva comunitaria, partendo dalla legge numero 4, ma anche andando oltre quest'ultima, avvii un processo di risanamento finanziario delle aziende così come prevede la direttiva comunitaria e dimostri la possibilità che queste aziende, una volta risanate, stiano sul mercato.
L'altro elemento necessario è un intervento forte nei confronti del Governo nazionale che parta da un dato che veniva ricordato da qualche collega e che spesso ci si dimentica, e cioè che gli effetti delle calamità durano nel tempo, cioè che la Sardegna si trova in una situazione di calamità dall'88-'89 e quindi è necessaria una legge che prenda atto del perdurare della calamità. Il collega Velio Ortu diceva: nei giornali, nella TV si grida allo scandalo perché è due mesi che nel resto d'Italia non piove. Qui sono dieci, quindici anni che non piove, le aziende agricole sono in una situazione di grave difficoltà e non si riesce a impegnare il Governo nazionale e il governo regionale a trovare una situazione politica a questa calamità che si ripete puntualmente ogni anno dall'88-'89 ad oggi. Quindi, la soluzione è che si predisponga un piano regionale che parta dal presupposto che l'agricoltura sarda è in una situazione di calamità per il perdurare della siccità, e che si avvii una trattativa con l'Unione europea perché riconosca questo stato di calamità che si protrae di anno in anno e conceda una sanatoria per quanto riguarda la 44.
Quindi, è necessario partire, e mi avvio a concludere, dall'articolo 5 della legge 44, per predisporre un piano che vada oltre la 44 stessa, un piano che avvii realmente un processo di risanamento finanziario del settore agricolo e, quindi, un piano che possa consentirci, risanando le posizioni debitorie relative alla 44, di risanare anche altre situazioni debitorie del mondo agricolo che sono imputabili alla nostra arretratezza, alla mancanza di politiche infrastrutturali nel settore agricolo, e sono imputabili anche soprattutto al ripetersi delle calamità che impediscono a questo settore di avere le condizioni minime per potersi confrontare sul mercato comunitario. Questa è una strada che può essere indicata anche in un ordine del giorno unitario del Consiglio, benché, ripeto, il clima nel quale si dibatte questa mozione, il modo con cui è stata presentata la manovra finanziaria, il dibattito che sta avvenendo nelle Commissioni, non siano certamente tali da favorire atti unitari. Dimostreremo ancora una volta un grande senso di responsabilità se, anche di fronte a questa situazione di grave difficoltà del Consiglio, concluderemo almeno su questo tema, con un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Onorevole Presidente, colleghe e colleghi, chiedo scusa se non avrò una voce squillante perché sono un po' influenzato, ma ringrazio tutti i colleghi che sono voluti intervenire e che, seppure da diversi punti di vista, hanno dato un apporto valido alla discussione e dei suggerimenti che consentono di affrontare un problema che è diventato annoso. Io non affronterò il problema delle responsabilità, perché mi pare che questo non sia il momento di affrontare questo problema, ma che sia invece il momento di unire tutte le nostre volontà per cercare di risolvere un problema che, come ho detto poc'anzi, si trascina da diversi anni. Io vorrei ricordare all'Assemblea una piccola cronistoria in modo tale che comprendiamo esattamente quali sono i temi e gli estremi di questo procedimento. Devo ricordare a tutti noi che nel dicembre del 1988 abbiamo approvato la legge numero 44, che nel 1992 abbiamo notificato alla Commissione Europea la legge regionale numero 17 che richiamava la 44 e che in quel momento purtroppo la Commissione si è resa conto che quest'ultima non era stata notificata.
Il problema nasce il 1° agosto del 1994. Leggo testualmente quanto scrive in quella data la Commissione: "Al momento dell'avvio del procedimento - procedimento che si è iniziato nel '94 - gli orientamenti comunitari non erano ancora entrati in vigore e pertanto, al caso in questione erano applicabili soltanto le norme costituenti la prassi specifica della Commissione per gli aiuti alle aziende agricole in difficoltà".
L'Italia purtroppo non ha chiesto che fossero applicati i criteri ivi contemplati, non ha neppure presentato argomenti intesi a contestare l'applicabilità della prassi specifica per gli aiuti alle aziende agricole in difficoltà, né argomenti atti a dimostrare che i casi considerati soddisfino le condizioni imposte da detta prassi. Qui alcuni hanno richiamato quanto si è fatto per la legge 28 ma ci siamo dimenticati un piccolo particolare, cioè che qui non stiamo discutendo di come applicare una legge e di come sanare il pregresso, qui ci troviamo di fronte all'obbligo del recupero delle somme che sono state, secondo la Commissione Europea, erogate illegittimamente. Ora, dico subito che si poteva senza dubbio contestare una decisione di questo genere perché, in ultima analisi, io mi sono reso conto che la famosa decisione della Commissione europea è basata su orientamenti che sono stati introdotti nel 1994 e che quindi il legislatore regionale nel 1988 evidentemente non era in condizioni di conoscere.
La decisione della Commissione europea, che fa riferimento agli orientamenti del '94, è quindi sbagliata, nel senso che presuppone la conoscenza da parte della Regione orientamenti che sono successivi all'approvazione della legge del 1988. E` vero: la legge del 1988 non è stata notificata, da questo punto di vista siamo in difetto, ma non vi è dubbio che, sulla sostanza del provvedimento, la Regione poteva anche avere ragione. È inutile però che ci attardiamo su questioni di carattere giuridico formali perché, a mio giudizio, ormai siamo arrivati alla fase conclusiva del procedimento. La verità è che in base alla decisione del 1997 la Commissione Europea ci obbliga al recupero delle somme che sono state erogate e, cioè le quote di concorso interesse che la Regione ha pagato per portare il tasso d'interesse pagato dagli agricoltori dal 14 per cento al 4 per cento circa. Che cosa si può fare?
Ci sono, a mio giudizio, alcune strade che non sono facilmente praticabili, però si possono percorrere. Innanzitutto, dobbiamo tenere conto del fatto che la Commissione Europea ci ricorda che una direttiva comunitaria stabilisce che coloro i quali devono rimborsare queste somme, non hanno più diritto ai cosiddetti aiuti di stato. Questo significa, in parole povere, che tutte le 4790 aziende colpite dalle azioni ingiuntive, non potrebbero beneficiare di altri aiuti da parte della Regione. Fortunatamente, e qui voglio rispondere al collega Piana che ha posto il problema, questa norma non si applica per i POR, non si applica cioè per gli aiuti diretti dell'Unione Europea, si applicherebbe soltanto agli aiuti di Stato, "di stato" significa gli aiuti con fondi dello Stato o della Regione. Questo è un pericolo che molti di noi non hanno, secondo me, sufficientemente considerato, ma che secondo me va invece valutato. C'è stato un incontro a Bruxelles, perché mi è sembrato opportuno che questa pratica, così annosa, che è arrivata ormai alla conclusione, perché ci sono state 4790 ingiunzioni di pagamento. Abbiamo dato i famosi "trenta giorni", dopodiché gli agricoltori avrebbero dovuto restituire queste somme, il contenzioso è ormai piuttosto notevole, se è vero com'è vero che ben 162 ricorsi giacciono presso il Tribunale regionale amministrativo e circa 2600 ricorsi sono in fase di presentazione presso i tribunali civili.
La situazione quindi non è facile da un punto di vista strettamente giuridico formale. Qui si dice che bisognerebbe affrontare il problema sul piano politico. Sì, certo, si può e si deve affrontare sul piano politico, però dobbiamo tener conto che esistono già alcune situazioni giuridico legali che non possiamo assolutamente ignorare. Ecco perché la Giunta concorda con la richiesta contenuta nelle due mozioni che nelle more delle trattative con Bruxelles e delle decisioni del TAR e dei tribunali civili si sospendano le azioni ingiuntive. Per la legge italiana, dopo che sono state fatte le ingiunzioni ed è scaduto il termine di pagamento, i funzionari regionali sono obbligati a procedere in termini esecutivi, il che vuol dire che si dovrebbe procedere addirittura ai cosiddetti pignoramenti.
Questo è un pericolo che va evitato, quindi il fatto che il Consiglio regionale dia una direttiva in questo senso può essere utile alla Giunta, ma soprattutto agli stessi funzionari perché possano sospendere per il momento gli atti esecutivi. La speranza è che nelle more di questa sospensiva riusciamo a trovare una soluzione che sia tale da consentire finalmente il risultato che tutti noi vogliamo.
Ho qui il verbale del nostro incontro con le autorità della Unione Europea, incontro che si è avuto con i funzionari, ma anche con l'autorità politica, perché il commissario non era presente, ma si è fatto rappresentare dal suo capo gabinetto, l'ex ambasciatore Pirzio Biroli.
La nostra delegazione ha cercato di esplicitare alla Commissione Europea le difficoltà in cui si dibatte l'agricoltura sarda, che è colpita da tanti anni di calamità naturali, siccità e quant'altro e anche da difficoltà strutturali, come la mancanza di strutture all'interno delle aziende e fuori delle aziende, soprattutto per il fatto che l'isolamento comporta alcuni oneri che stanno diventando insostenibili per gli agricoltori.
Ma la Commissione Europea ribadisce sempre il concetto, che comunque si deve procedere al recupero degli aiuti concessi e da questo, bisogna che noi lo diciamo con chiarezza, non si potrà prescindere. Qual è la ragione di questo atteggiamento così duro? La ragione è che la Commissione ritiene che se dovesse fare un'eccezione per la Sardegna, in questo varco potrebbero inserirsi anche altre regioni europee che si trovano nella stessa situazione della Sardegna, perché non è vero che solo nella nostra regione gli agricoltori devono rimborsare queste somme. Ci sono diverse regioni che si trovano nella stessa situazione.
Il problema non è tanto discutere sul principio, perché sul principio del recupero degli aiuti concessi l'Unione Europea non cederà giammai. Si tratta di vedere, invece, praticamente come si può risolvere il problema. E qui le strade sono due, una è quella della trattativa politica, che può essere avviata dal Governo italiano, che può chiedere l'azzeramento di questo debito, ma per questo occorre la delibera unanime di tutti i Ministri dell'agricoltura europea, il che significa, in parole povere, che è sufficiente che un solo ministro, per esempio il ministro danese o il ministro austriaco, dica che non è favorevole perché questa procedura non sia percorribile. Noi possiamo anche convincere il Governo italiano a intraprendere questa strada, cioè a portare l'argomento in sede del Consiglio dei Ministri europei, però la normativa europea presuppone che ci sia l'unanimità dei ministri del Consiglio dei Ministri europei dell'agricoltura.
Questa è una delle strade che secondo me va percorsa, perché ultimamente abbiamo avuto un esempio in tal senso: mentre noi eravamo a Bruxelles, il Portogallo è riuscito, attraverso una decisione unanime dei Ministri dell'agricoltura riuniti a Bruxelles, a ottenere una sanatoria per un caso quasi analogo a quello sardo. Vero è che immediatamente la Commissione ha interposto appello contro la decisione del Consiglio dei Ministri presso l'Alta Corte di Giustizia Europea, quindi il provvedimento è già stato impugnato dalla Commissione. Questo per significare che a volte anche la decisione dell'organo politico che è il Consiglio dei Ministri dell'agricoltura europea può essere impugnata dalla Commissione europea, cioè dall'organo che è ugualmente politico, ma è anche, in parte, burocratico.
Tuttavia, a mio giudizio, la Regione sarda farà bene a esperire qualunque azione nei confronti del Ministro dell'agricoltura, Alemanno, e quindi nei confronti del Governo, perché l'argomento sia portato all'attenzione del Consiglio dei Ministri europei, con la speranza che, così come è accaduto per il caso del Portogallo, ci possa essere per la Sardegna una decisione unanime di tutti i ministri del Consiglio Europeo.
La seconda strada che ci è stata suggerita, devo dirlo con molta franchezza, più dagli organi tecnici che non dall'organo politico, è quella di studiare insieme a loro un provvedimento legislativo che in qualche maniera sani il problema. Ci hanno già dato un'indicazione; potrebbe trattarsi di un provvedimento, ma bisogna ancora studiarlo, per l'erogazione di somme destinate, per esempio, al risarcimento dei danni causati dalla siccità, che potrebbe comprendere anche una qualche forma di risarcimento per coloro i quali si trovano nella situazione di dover rimborsare gli aiuti ricevuti, e quindi sanerebbe in un certo senso la questione.
Che cosa osta a questo provvedimento? La norma europea che dice che gli aiuti di stato non si possono dare a coloro i quali sono debitori nei confronti dell'Unione Europea. E' come un cane che si morde la coda; dovremmo intervenire dando degli aiuti, però non possiamo dare degli aiuti a coloro i quali si trovano nella situazione di essere debitori nei confronti dell'Unione Europea.
La trattativa in corso, quindi, con i funzionari di Bruxelles verte su questo principio, cioè noi stiamo chiedendo una deroga a questo principio, perché se questa deroga venisse accettata noi potremmo intervenire attraverso un provvedimento legislativo, che secondo me va concordato comunque con i funzionari europei, in modo tale da sanare questa situazione.
Vorrei concludere dicendo che non solo la Giunta è favorevole a queste mozioni, ma che continuerà ovviamente la sua azione sia in campo politico, ma soprattutto in campo giuridico formale, perché secondo me vanno perseguite tutte e due le strade e per quanto riguarda la strada politica va perseguita, oltre che la strada della richiesta al Governo italiano di un suo particolare interessamento nel Consiglio dei Ministri europei, anche quella che ci viene suggerita dagli organi tecnici della Comunità.
Cari colleghi, bisogna che noi ci rendiamo conto che nel settore agricolo l'autonomia della Sardegna è terribilmente condizionata dalla normativa europea. Da poco abbiamo ottenuto di non trasmettere più le nostre leggi al Governo italiano, che aveva però solo trenta giorni di tempo per decidere se apporre il visto o rinviarle al Consiglio. Invece qualunque direttiva e norma di legge che riguarda l'agricoltura, siamo obbligati a inviarla alla Commissione Europea, che si riserva due mesi di tempo per esaminarle. Queste sono le norme europee, possono anche non piacerci, a me personalmente non piacciono affatto, però è una normativa europea che non vale soltanto per la Sardegna ma per tutte le Regioni d'Europa, e sino a quando non viene modificata, siamo giocoforza obbligati a sottostare a questa normativa. Quindi anche il provvedimento di legge che noi potremmo elaborare per sanare la situazione dovrebbe essere concordato con la Commissione Europea perché in tutti i casi dovremmo poi notificargliela e aspettare i famosi due mesi durante i quali la Commissione può fare le sue osservazioni.
Concludendo, secondo me dobbiamo approvare un ordine del giorno che io spero sia unitario, perché questo problema non riguarda né la maggioranza, né la minoranza, né la Giunta, né l'opposizione, e non è il caso di continuare a discutere di chi siano le responsabilità perché con una ricerca di questo genere non si arriverebbe a nulla, mentre un ordine del giorno unitario darebbe maggiore forza a chi deve rappresentare la Sardegna nei confronti del Governo italiano e nei confronti della Commissione Europea per raggiungere il risultato che tutti noi auspichiamo e speriamo.
PRESIDENTE. I presentatori delle due mozioni hanno diritto di replica.
Per la mozione 53 ha domandato di replicare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Presidente, onorevoli colleghi, noi come centrosinistra siamo soddisfatti per l'approdo a cui sta arrivando questa iniziativa che ci ha visti impegnati nei confronti della Giunta, in Commissione e poi in Aula, con la presentazione della mozione, e anche noi ci auguriamo che si concluda con l'approvazione di un ordine del giorno unitario che stiamo definendo, che è un po' la sintesi delle diverse esigenze che sono emerse anche nel dibattito di stamattina, che cioè impegni il Governo a farsi carico di questo problema e a chiedere alla Commissione Europea una sanatoria sia per quanto riguarda gli effetti della legge 44 che della legge 17 e di altri provvedimenti che riguardano le cooperative di produzione, trasformazione e commercializzazione. La seconda ipotesi è che la Giunta regionale predisponga, concordandolo naturalmente con la Commissione Europea, naturalmente nel rispetto delle direttive comunitarie in materia, e presenti in Consiglio regionale un disegno di legge che abbia queste caratteristiche e che sia in grado di rispondere in modo adeguato ed esaustivo alle diverse esigenze del mondo agricolo, anche in considerazione della drammaticità della situazione che si è venuta a creare.
L'altro punto è che, in attesa che questi tentativi siano portati avanti e raggiungano il fine positivo che tutti ci auguriamo, gli organi burocratici della Regione, i funzionari interessati sospendano la procedura di recupero delle risorse anche attraverso atti che la procedura prevede siano messi in atto nei confronti delle aziende interessate. Questi sono i tre punti di sintesi a cui la discussione, sulla base di questa iniziativa che ci ha visto artefici anche in Aula stamattina, è approdata.
PRESIDENTE. I presentatori della mozione numero 54 non intendono replicare.
In attesa che arrivi l'ordine del giorno che è in fase di preparazione, passiamo ai successivi punti all'ordine del giorno.
Decadenza di consigliere
PRESIDENTE. Comunico che, con sentenza del 31 gennaio 2002, notificata al Consiglio in data odierna, il Tribunale di Cagliari ha dichiarato decaduto dalla carica, per mancata opzione, il consigliere Giovanni Paolo Nuvoli. Ai sensi di quanto previsto dall'articolo 282 del Codice di Procedura Civile le sentenze del Tribunale Civile sono provvisoriamente e quindi immediatamente esecutive.
Per rispetto di tale norma, pur riaffermando la competenza esclusiva di quest'Assemblea in materia e con la riserva di continuare a far valere in ogni sede le prerogative del Consiglio regionale, ritengo che questa Assemblea sia obbligata a darne esecuzione. Per tali motivi è stata interessata la Giunta delle elezioni.
Proclamazione e giuramento di consigliere
PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, riunitasi in data odierna, ha fatto pervenire la seguente lettera:
"Comunico alla S.V. onorevole che la Giunta delle elezioni si è riunita in data primo febbraio 2002, ha preso atto della sentenza numero 257 del 2002 del Tribunale Civile di Cagliari che ha dichiarato l'onorevole Giovanni Paolo Nuvoli decaduto dalla carica di consigliere regionale della Regione Autonoma della Sardegna per effetto del mancato esercizio del diritto di opzione di cui all'articolo 7 legge 23 aprile '81 numero 154.
Dall'esame degli atti redatti dall'Ufficio Centrale Circoscrizionale di Sassari risulta che l'onorevole Giovanni Paolo Nuvoli era stato eletto nella lista numero 6 del Collegio di Sassari avente il contrassegno "Forza Italia". I candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine:
Giovannelli Giovanni Maria Enrico, con cifra elettorale 3.058;
Inzaina Giovanni Antonio, 2.983;
Giordo Giuseppe, 2.425.
Firmato il Vicepresidente Raimondo Ibba."
Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni, proclamo eletto consigliere regionale Giovannelli Giovanni. Pertanto, constatata la presenza, lo invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto Speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio '49, numero 250.
Invito l'onorevole collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza.
Do lettura della formula del giuramento previsto dall'articolo 3 del citato D.P.R., al termine risponderà "Lo giuro".
"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione". Dica "Lo giuro".
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Lo giuro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, vorremmo chiedere una breve sospensione per consentire la presentazione di un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per ciinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 13, viene ripresa alle ore 13 e 44).
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Comunico che è pervenuto un ordine del giorno.
Se ne dia lettura.
PIANA, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO CUGINI - CORONA - MURGIA - SANNA Giacomo - FADDA - ONIDA - GRANELLA - VARGIU - CAPPAI - BALIA - COGODI sulla necessità di intervenire a favore delle aziende agricole e delle cooperative beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, della Legge 27 agosto 1992, n. 17 e dell'articolo 40 della legge regionale 7 maggio 1981, n. 14.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sulle mozioni n. 53 e n. 54,
CONSIDERATO CHE:
1) l'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, autorizzava l'Amministrazione regionale a concedere alle aziende agricole che avessero subito la compromissione dei bilanci economici a causa di avverse circostanze o eventi, il concorso sugli interessi su mutui di durata massima quindicennale, comprensivi di un preammortamento di tre anni, da destinare al consolidamento delle passività;
2) l'Amministrazione regionale ha attuato l'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 quattro volte e precisamente:
a) con delibera della Giunta regionale del 30 dicembre 1988 (crisi di mercato nel settore della produzione in serra);
b) con delibera della Giunta regionale del 27 giugno 1990 (crisi delle aziende forestali);
c) con delibera della Giunta regionale del 20 novembre 1990 (crisi degli allevatori di conigli);
d) con delibera della Giunta regionale del 26 giugno 1992 (a favore delle aziende agricole indebitate);
3) il 1° agosto 1994 la Commissione Europea comunicò alla Regione la decisione di avviare la procedura di infrazione prevista dall'articolo 93, paragrafo 2, del Trattato di Roma in quanto né l'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, né le delibere attuative erano state mai notificate alla stessa per l'esame della loro compatibilità alla normativa comunitaria;
4) l'Amministrazione regionale continuò nell'erogazione delle provvidenze fino alla data del 2 ottobre 1996, data in cui l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale pro tempore dispose la sospensione di ogni erogazione;
5) la Commissione Europea con decisione n. 97/612/CE del 16 aprile 1997 dichiarò gli aiuti concessi in attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 illegali, in quanto concessi senza la loro preventiva notifica, e incompatibili con il mercato comune ai sensi del paragrafo 1 dell'articolo 92 del Trattato;
6) la Commissione, con la medesima decisione, dispose l'obbligo per l'Italia di abolire, entro due mesi, gli aiuti dichiarati illegali e incompatibili e l'obbligo di recuperare, entro sei mesi, gli aiuti già concessi;
7) gli agricoltori, in conseguenza della decisione della Commissione Europea, sono stati costretti a corrispondere sui mutui contratti gli interessi a tasso ordinario anziché il tasso agevolato così come previsto;
8) a causa della eccessiva onerosità sopravvenuta, la quasi totalità degli imprenditori si è trovata nell'impossibilità di far fronte agli impegni assunti con le banche, con la conseguenza che, all'obbligo di restituzione del capitale e degli interessi a tasso ordinario, si è aggiunto l'obbligo del pagamento degli interessi di mora;
9) l'Amministrazione regionale ha chiesto agli agricoltori il rimborso delle quote del concorso interessi già versate, il che ha comportato per le aziende agricole gravissime conseguenze che mettono in forse, in moltissimi casi, anche la prosecuzione dell'attività imprenditoriale;
10) nessuna colpa in tutta la vicenda può essere attribuita agli agricoltori, che hanno chiesto solo l'applicazione di benefici disposti dall'Amministrazione regionale, in base ad una legge regolarmente approvata e pubblicata e in base ai conseguenti decreti attuativi regolarmente registrati dalla Corte dei Conti;
11) gli agricoltori hanno attivato le procedure di opposizione, presso i tribunali civili, alla richiesta della Regione, chiedendo nel contempo al TAR la sospensiva dei decreti di revoca dei contributi;
12) la Commissione Europea con decisione del 14 marzo 1995 ha dichiarato l'incompatibilità con la disciplina comunitaria di alcune norme regionali (in particolare: gli articoli 1, 3 e 6 della legge regionale n. 17 del 1992, l'articolo 40 della legge regionale n. 14 del 1981 e l'articolo 57 della legge regionale n. 44 del 1986) che permettevano la concessione di contributi a favore delle cooperative agricole di trasformazione e commercializzazione dei prodotti, imponendo nel contempo alla Regione l'obbligo di recuperare i contributi concessi in base a tali disposizioni;
13) tale obbligo potrebbe comportare il tracollo degli unici stabilimenti esistenti in Sardegna per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli,
dà mandato alla Giunta regionale
a) di sviluppare un'azione forte nei confronti del Governo nazionale che si faccia carico della gravissima situazione venutasi a creare, proponendo al Consiglio dei ministri agricoli comunitari di sanare gli effetti dell'attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, degli articoli 1, 3 e 6 della legge regionale n. 17 del 1992, dell'articolo 40 della legge regionale n. 14 del 1981 e dell'articolo 57 della legge regionale n. 44 del 1986, che prevedono la concessione di contributi a favore delle cooperative agricole di trasformazione e commercializzazione;
b) nelle more delle trattative con gli organi dell'Unione Europea e nel rispetto delle normative comunitarie in vigore, di redigere in tempi brevi un disegno di legge atto a sanare la situazione di estrema gravità venutasi a creare nel comparto agricolo;
c) nell'attesa delle decisioni derivanti dalle procedure in corso nanti i Tribunali civili e amministrativi della Sardegna, di sospendere provvisoriamente, anche avvalendosi degli strumenti di cui all'articolo 21, comma 5, della legge regionale n. 31 del 1998, i procedimenti esecutivi nei confronti delle aziende agricole e delle imprese cooperative;
delibera, inoltre,
di invitare tutti i Consiglieri regionali a costituirsi in delegazione parlamentare della Sardegna per trattare con gli Organi della Unione Europea, partendo dallo sblocco di questa vertenza, tutta la partita del necessario e legittimo sostegno da garantire alla impresa agricola e pastorale sarda, perché abbia, in concreto, pari opportunità di esistenza rispetto alla media delle imprese agricole più sviluppate in sede comunitaria (infrastrutture, standard di servizi, trasporti, credito, ecc.),
impegna altresì la Giunta regionale
a riferire al Consiglio regionale entro novanta giorni sull'esito delle trattative.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno non può essere illustrato perché è stato presentato dopo la chiusura della discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Propongo innanzitutto, se la maggioranza è d'accordo, un emendamento all'ordine del giorno dove si dica che la Giunta si impegna a riferire in Consiglio regionale entro novanta giorni sullo sviluppo delle trattative sia col Governo nazionale sia con l'Unione europea. Mi sembra che sia corretto.
Quest'ordine del giorno raccoglie tutte le proposte che sono state espresse sia dai consiglieri della maggioranza, sia dai consiglieri dell'opposizione.
Ringrazio i colleghi della Commissione agricoltura facenti parte dell'Ulivo per la scelta dei tempi, abbiamo deciso che parlassero in pochi e si cercasse comunque, nella giornata di oggi, di presentare l'ordine del giorno.
Ringrazio anche l'assessore che, devo dirlo, ha evitato le polemiche. Gli intervenuti complessivamente, sia della maggioranza che dell'opposizione, hanno dimostrato di avere a cuore un unico problema, quello di sanare, forse, una delle più grandi ingiustizie che sono state commesse, e ne ha subito tante, nei confronti del mondo agricolo. Un'unica raccomandazione, assessore Contu: lei ci ha indicato due strade, una di carattere amministrativo ed una di carattere politico; per quanto riguarda quella amministrativa, credo che ci possano essere gli strumenti e si possa trovare la soluzione, perché nel momento in cui noi dovessimo approvare questo provvedimento e gli agricoltori fossero messi nelle condizioni di avere degli aiuti, potrebbero anche pagare prima, e poi ricevere i contributi.
Non credo che questo possa essere un ostacolo, l'importante è dare la certezza al mondo agricolo che noi stiamo riparando concretamente alla gravissima ingiustizia che ha subito.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello di carattere politico, sono convinto, assessore Contu e colleghi consiglieri, che qui dobbiamo mettere in atto tutte le nostre conoscenze, tutte le nostre forze, anche di carattere politico, a livello nazionale e a livello europeo, perché si creino quelle condizioni delle quali lei parlava nel suo intervento perché il Consiglio dei Ministri dell'agricoltura dell'Unione europea possa deliberare all'unanimità.
Da parte del centro sinistra, sappia assessore Contu che c'è la massima disponibilità. Credo che l'abbiamo dimostrato in questa occasione e lo dimostreremo anche in seguito: sappia che, qualsiasi aiuto serva dai parlamentari europei, anche nella massima istituzione dell'Unione europea, il centro sinistra è a totale disposizione.
Voglio fare un'altra considerazione prima di concludere; quando c'è buona volontà, e generalmente per il mondo agricolo questa c'è stata, si riesce, con un minimo sforzo, a trovare l'unanimità del Consiglio. Mi auguro che il clima che si è creato per un settore così delicato possa ricrearsi anche stasera nella discussione di un'altra mozione riguardante un settore altrettanto delicato, che è quello dell'edilizia scolastica.
PRESIDENTE. Assessore, gli uffici hanno preparato il testo della modifica proposta; se lei è d'accordo, si inseriscono le parole "a riferire al Consiglio entro novanta giorni sull'esito delle trattative".
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Potrebbe bastare anche il mio impegno, ma poiché sono d'accordo sull'istanza, accetto la modifica proposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Dichiaro il mio voto favorevole, così come quello del Gruppo della Rifondazione Comunista, a quest'ordine del giorno conclusivo rispetto alla mozione che è stata presentata da tutta la opposizione democratica e rispetto all'ipotesi di determinazione largamente unitaria, conclusiva di questo confronto.
Votiamo a favore perché in questa materia, come in altre, riteniamo che laddove si può si deve operare, con tutte le sinergie possibili, a fin di bene, ma votiamo a favore soprattutto perché, e non dovrebbe sfuggire al Consiglio, a nessuna parte politica e a nessun consigliere regionale, in quest'ordine del giorno, su proposta nostra, del Gruppo di Rifondazione e del Gruppo Sardista, e lo dirà il Gruppo sardista per suo conto, è stato introdotto un impegno del Consiglio regionale che noi valutiamo di grandissimo rilievo politico e istituzionale. Il punto che abbiamo suggerito, e che la gran parte del Consiglio e la stessa Giunta hanno ritenuto di accogliere, è l'invito a tutti i consiglieri regionali perché si costituiscano in delegazione parlamentare in rappresentanza degli interessi della Sardegna e dei suoi settori produttivi che versano in particolare condizione di difficoltà, a partire quindi dal settore agricolo e pastorale, e si rechino nelle sedi comunitarie, presso tutti gli organi comunitari, parlamentari e di governo, e trattino una questione fondamentale: il diritto dell'impresa sarda ad avere garantite condizioni di pari opportunità rispetto alla media delle imprese più evolute nell'ambito comunitario.
Al di sotto di questo livello non ci dovrà essere norma, obiezione, rilievo della Commissione Europea, che impedisca a questa Regione, nella sua autodeterminazione, di sostenere l'impresa per consentirle di operare alla pari con le altre nel mercato europeo. Quindi non solo agevolazioni finanziarie, ma agevolazioni strutturali, infrastrutturali, di servizio, di credito e quant'altro. Voi comprendete che deliberare in Consiglio regionale di costituirsi in una delegazione che tratti questa partita, vuol dire esaltare anche il ruolo e la funzione dell'autogoverno e dell'autonomia regionale. Lo dico perché qualcuno sottovoce diceva, secondo me sbagliando che in questo modo si delegittima la Giunta, in questo modo si delegittima il Governo. Noi pensiamo di no, il Governo governi se ci riesce, noi crediamo che non stia governando, o meglio non stia assolvendo al compito al quale è chiamato, però questa è una valutazione politica; il Governo questa partita non è stata in grado di avviarla a soluzione, il Consiglio regionale si pone come delegazione di valore e di significato alto che provi a sbloccare questa vertenza e, partendo da qui, tutto l'insieme delle relazioni che attengono al sostegno dell'impresa in Sardegna perché se no un giorno abbiamo problemi per la 28, un giorno per la 44, un domani li avremo per le altre leggi delle Regione, in cui normative comunitarie, che spesso sono apparentemente neutre, ma in realtà privilegiano alcuni e danneggiano altri, non potrebbero essere mai messe in discussione. Questo è il senso della nostra proposta che dà, secondo noi, grande significato e valore a questo ordine del giorno conclusivo.
Non è scritto nell'ordine del giorno anche per una questione di stile, ma si era concordato che qualcuno lo avrebbe detto per tutti, che i consiglieri regionali che si costituiranno in delegazione, e io spero si riuniranno nella sala del Parlamento europeo e tratteranno questa vicenda a tutti i livelli, per questa missione, i consiglieri che aderiscono all'iniziativa su invito del Consiglio regionale andranno a loro carico, perché non si pensi che si tratta di una riunione che il Consiglio tiene formalmente, a Bruxelles o dove sarà, giusto per fare una cosa diversa. Questo andava detto, i consiglieri che aderiscono all'iniziativa, io immagino che saranno tutti, hanno anche a carico loro la spesa per il trasferimento a Bruxelles o dove si svolgerà questa trattativa con gli organi comunitari e con i poteri a livello europeo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Voglio ribadire una preoccupazione. Noi voteremo a favore dell'ordine del giorno così come l'abbiamo concordato; diamo un giudizio positivo su come è stato formulato, tuttavia io vorrei esprimere due preoccupazioni che ritengo debbano rimanere agli atti e debbano essere prese in considerazione. Bisogna evitare assolutamente di dare l'idea che con l'ordine del giorno il problema sia risolto. Mi rendo conto che per quanto riguarda questo aspetto, siamo tutti d'accordo, ma il problema non è risolto, la situazione rimane preoccupante e drammatica per i risvolti che conosciamo. Io sono anche preoccupato che, sulla base dell'ordine del giorno, una sospensiva, che pure ritengo utile porti non solo a dilatare ulteriormente i tempi, ma porti un ulteriore aggravio per gli agricoltori.
Mi sembra giusto ribadire questa preoccupazione, perché una sospensiva c'è già stata, ha operato per i primi sette mesi dell'anno, ma non ha prodotto alcunché, e le imprese agricole che sono state chiamate a restituire le somme, si sono viste scaricare addosso l'aggravio di quella sospensiva. Utilizziamo bene questa sospensiva, evitiamo che diventi un ulteriore aggravio. Ho voluto sottolineare questa preoccupazione perché noi non potremmo essere d'accordo su una sospensiva che si traducesse in un ulteriore aggravio per gli agricoltori.
La soluzione è politica, come abbiamo avuto modo di ribadire noi in tutti in questi mesi, come abbiamo ribadito oggi e come ha riconosciuto l'Assessore, perché se c'è stata una soluzione politica per un problema analogo che si è verificato in Portogallo, non capisco perché in sede comunitaria non si debba riconoscere anche alla Sardegna, in considerazione della situazione drammatica della nostra agricoltura, uguale trattamento rispetto al Portogallo.
Noi siamo anche d'accordo sulla sospensiva, ma, ripeto, questa non si deve ancora una volta tradurre in un danno per gli agricoltori.
Speriamo che l'Assessore mantenga gli impegni che ha dichiarato in aula per quanto riguarda questo aspetto e che con l'apporto e il sostegno del Consiglio si possa risolvere il problema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Devo prendere la parola perché quest'ordine del giorno è unitario, ma quando si presenta un ordine del giorno unitario non è che poi coloro che lo hanno firmato possono darne un'interpretazione che unitaria non è.
Non è che la Giunta accetti la proposta del Gruppo di Rifondazione Comunista di invitare tutti i consiglieri regionali a costituire una delegazione parlamentare della Sardegna per trattare con gli organi dell'Unione Europea, perché la Giuntaè incapace e inefficiente. Posso garantirle, onorevole Ortu, che non mi sento incapace e tampoco inefficiente. Anzi, dirò di più: io ricopro questa carica solo da due mesi e in due mesi ho già avviato una trattativa che sono convinto porterà a un risultato positivo.
Su questo punto bisogna che ci chiariamo le idee. Io accetto che i consiglieri regionali sardi vengano in delegazione, perché questo rafforza caso mai l'azione del Governo. Il fatto che il Consiglio regionale possa riunirsi addirittura a Bruxelles e trattare con gli organi istituzionali dell'Unione Europea comporta senza dubbio dei vantaggi per la Sardegna. Questo va bene, ma non mi si dica che si propone questo solo perché ci troviamo di fronte a un assessore incapace e incompetente, perché questo io non lo accetto.
CUGINI (D.S.). Non è il suo caso.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
I lavori del Consiglio riprenderanno questa sera alle ore 16 dopo una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
La seduta è tolta alle ore 14 e 12.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione AMADU sulla necessità di trasformare il rapporto di lavoro da part-time a tempo pieno di 150 collaboratori scolastici trasferiti dal Comune di Sassari allo Stato (Provveditorato agli studi di Sassari)" (159).
Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si forniscono, di seguito, tutti gli elementi informativi al fine di poter formulare una esaustiva risposta all'interrogazione medesima.
La Direzione Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale della Sardegna, competente in materia, ha fornito i seguenti dati:
- l'art. 8 comma 2 dell'accordo siglato il 20.07.2000 dall'ARAN e dai rappresentanti delle Organizzazioni e Conferedazioni Sindacali, ha previsto che in sede di CCNI siano definiti modalità, tempi e criteri per l'accoglimento delle eventuali domande di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno del personale ATA assunto dagli Enti Locali e trasferito allo Stato ai sensi della L. n. 124/1999;
- l'art. 51 bis del CCNI concernente la mobilità del personale della scuola per l'anno scolastico 2001/2002, ha previsto il trasferimento del personale in questione su posti di lavoro a tempo pieno dello stesso profilo;
- con nota del 30.03.2001 prot. 56/SD, il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca ha fatto riserva di comunicare termini e modalità per la trasformazione dei citati rapporti di lavoro;
- con C.M. n. 491 del 3.10.2001 sono state fornite specifiche istruzioni ed è stato fissato il termine del 31.10.2001 per la conclusione di tutte le operazioni relative alla trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo parziale in questione.
Si significa, inoltre, che nella Provincia di Sassari, alla data del 31 agosto 2000, risultavano in servizio con un regime di lavoro a tempo parziale, 251 collaboratori scolastici, già dipendenti dagli Enti Locali.
Di questi, 237 hanno ottenuto l'assegnazione di posti a tempo pieno, ai sensi dell'art. 51 bis del CCNI citato, con decorrenza 1 settembre 2001.
Dei restanti 14 collaboratori scolastici, 2 hanno scelto di conservare un regime di lavoro part-time; gli altri 12, per mancanza di posti a tempo pieno, non hanno ottenuto l'assegnazione definitiva ed hanno presentato, per l'anno scolastico in corso, domanda di utilizzazione che troveranno al più presto accoglimento essendo i posti richiesti disponibili a tali fini.
Si resta a disposizione per ulteriore chiarimento.
Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio all'interrogazione FADDA - GIAGU - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS, con richiesta di risposta scritta, sulla proroga degli incentivi previsti dalla legge regionale n. 15 del 1994. (417)
In relazione al punto 4) dell'Interrogazione in oggetto, si fa presente che in attuazione della Deliberazione della Giunta Regionale n. 30/11 del 13.09.2001, il Servizio Credito di questo Assessorato ha provveduto a trasmettere in data 21.12.2001 all'Assessorato dell'Industria, Bozza del Bando di gara fra gli Istituti di Credito e della Convenzione, al fine di procedere con lo stesso agli opportuni appofondimenti. Relativamente alla tempistica, si prevede di pubblicare il Bando entro la fine di gennaio, pertanto, entro la prima quindicina del mese di aprile dovrebbe avvenire l'aggiudicazione del servizio.
Testo delle interpellanze, interrogazione e mozione annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA CALLEDDA sul permesso di ricerca mineraria in località Nuraxeddu e Campu 'e Sa Domu in agro del comune di Carbonia.
Il sottoscritto,
premesso che la società Argilliti S.r.l. di Cagliari ha fatto richiesta di permesso di ricerca mineraria per bentonite e terre da sbianco nelle località di Nuraxeddu e Campu 'e Sa Domu in agro del comune di Carbonia;
constatato che, così come documentato dalla responsabile del Museo archeologico di Carbonia, i siti su cui dovrebbe svolgersi la ricerca mineraria ricadono attorno al Monte Sirai che, come è noto, è un sito fenicio-punico di importanza internazionale;
accertato che tutta l'area eventualmente oggetto della richiesta del permesso di ricerca è interessata da insediamenti archeologici di varie epoche a partire da quella nuragica e che sulla stessa area sono in corso da tempo studi sistematici i cui primi risultati la fanno già definire come un'area di grandissima rilevanza, a volte unica dal punto di vista scientifico;
ritenuto che qualsiasi tipo di intervento, anche solo di sondaggio, causerebbe un danno irreparabile a un patrimonio prezioso per la Sardegna e per la migliore comprensione di tutta la civiltà fenicio-punica,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere se non ritengano opportuno porre in essere un intervento urgente teso ad evitare che venga concesso il permesso di ricerca mineraria nelle località di Nuraxeddu e Campu 'e Sa Domu nel comune di Carbonia. (207)
INTERPELLANZA BALIA - DETTORI - DEMURU - FALCONI - MANCA - PIRISI - sulla gravissima situazione finanziaria delle società sportive della Sardegna a seguito della riduzione del 60 per cento delle sovvenzioni previste dall'articolo 27 della legge regionale n. 17 del 1999.
I sottoscritti,
premesso che l'Assessorato regionale dello sport ha reso noto gli importi delle sovvenzioni previste dall'articolo 27 della legge regionale n. 27 del 1999 per la stagione agonistica 2001-2002, prevedendo un rimborso per le società sportive isolane di circa il 30 per cento delle spese di viaggio e soggiorno per le trasferte;
considerato che fino allo scorso campionato 2000-2001, la Regione aveva garantito un contributo del 90 per cento dei costi di trasferta, determinati forfettariamente su particolari parametri di spesa;
constatato che in tal modo le società sportive si troverebbero improvvisamente decurtate del 60 per cento delle sovvenzioni regionali rispetto a quanto loro assegnato negli anni precedenti;
considerato, altresì, che una tale abnorme e repentina riduzione percentuale dei contributi porterebbe, come già annunciato da numerose società sportive, al ritiro delle squadre dai campionati nazionali;
rilevato che, come purtroppo spesso accade, risulterebbero particolarmente danneggiate le società sportive del nuorese perché, oltre alle spese di viaggio aereo e di soggiorno nella Penisola, devono sostenere ulteriori costi per il trasferimento in pullman sino agli aeroporti isolani;
rilevato ancora che le società sportive con sede a Cagliari, Sassari o nelle città limitrofe agli scali aeroportuali o marittimi, possono contare sul parametro di contribuzione regionale ingiustificatamente identico a quello concesso alle società con sede nella provincia di Nuoro che necessariamente affrontano costi nettamente superiori;
preso atto quindi che per la sopravvivenza dello sport nel centro Sardegna si è creata una situazione estremamente allarmante della quale sono emblematiche le dichiarazioni di due società nuoresi, l'Attilia, storica quadra femminile di calcio che milita nel campionato a 11 di serie B e l'Handball Club Nuorese, che sta disputando un brillante campionato di pallamano di serie A/2, che hanno annunciato che il permanere di una tale situazione delle sovvenzioni regionali, costringerebbe al ritiro delle due squadre dai campionati nazionali,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, spettacolo e sport per conoscere:
a) quali misure urgenti vogliano adottare per evitare l'abbandono dei campionati nazionali da parte di tante società sportive della Sardegna ed in particolare della provincia di Nuoro;
b) quali provvedimenti intendano assumere per impinguare i contributi previsti dall'articolo 27 della legge regionale n. 17 del 1999, mediante integrazione dell'apposito capitolo di bilancio 2002, in modo tale da raggiungere una copertura del 90 per cento delle spese di trasferte nel territorio extraregionale sostenute dalle suddette società sportive che partecipano ai campionati nazionali 2002-2002. (208)
INTERPELLANZA PACIFICO sulla chiusura del cantiere per la costruzione della diga di Monte Nieddu e sul licenziamento, da parte della società spagnola Dragados y Costrucciones, di trenta operai impegnati nella costruzione dell'invaso.
Il sottoscritto,
premesso che la società spagnola Dragados y Costrucciones ha comunicato la chiusura del cantiere per la costruzione della diga di Monte Nieddu e il conseguente licenziamento degli operai impegnati nella realizzazione di un'opera che dovrà contenere 35 milioni di metri cubi d'acqua da distribuire ai centri di Sarroch, Capoterra, Villa San Pietro e Pula;
rilevato che la società Dragados intende rescindere il contratto di appalto, con appena il 22 per cento dei lavori eseguiti, perché le ceneri che la centrale ENEL di Portoscuso dovrebbe fornire per preparare il "calcestruzzo rullato" non sono sufficienti a garantire un ritmo di lavoro accettabile;
considerato che secondo i sindacati per preparare il "calcestruzzo rullato", al fine di avviare i lavori per la costruzione della diga, occorrerebbe una quantità di circa 50 mila tonnellate di ceneri mentre la produzione attuale non supera le 250 al giorno;
constatato che la società spagnola ha altresì dichiarato che le ceneri prodotte dalla centrale ENEL di Portoscuso con il carbone Carbosulcis non sarebbero di qualità eccelsa per miscelare il calcestruzzo rullato necessario a costruire il grande sbarramento di Monte Nieddu;
preso atto che, sempre secondo quanto affermato dai sindacati nel contratto d'appalto si parla esplicitamente di queste ceneri prodotte a Portoscuso e la modifica del contratto stesso, necessaria a reperire altre ceneri, comporterebbe un ulteriore ritardo nella fase di esecuzione dei lavori della diga di Monte Nieddu;
evidenziato che il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, appaltatore dell'opera, vinta con gara internazionale da un'associazione temporanea di imprese cui fa parte anche la società spagnola Dragados y Costrucciones, avrebbe avviato un contro esame per la valutazione della qualità delle ceneri;
constatato che l'Assessore regionale dei lavori pubblici ha annunciato recentemente che il Servizio nazionale dighe avrebbe autorizzato lo scavo e la costruzione dell'opera solo nei giorni scorsi;
rilevato che la consegna della diga, pena la restituzione dei miliardi europei, sarebbe dovuta avvenire entro il 31 dicembre 2001 e ad oggi sono state solo tracciate le strade e si è realizzata la galleria tra Monte Nieddu e Is Canargius che dovrà collegare i due invasi, senza che sia stato gettato un metro cubo di calcestruzzo;
osservato che in quattro anni di lavoro sono stati spesi 35 miliardi di lire degli 80 previsti dal finanziamento comunitario e che i fondi residui non spesi, ammontanti a circa 40 miliardi, potrebbero essere destinati a coprire le spese di realizzazione della diga del Tirso, per collegare i bacini del sistema Flumendosa a Oristano;
preso atto che il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale aveva dato ai sindaci dei comuni interessati alla realizzazione della diga, ampie garanzie sull'accordo Stato-Regione per non perdere i finanziamenti comunitari, sullo svolgimento dei lavori e anche sulla produzione delle ceneri da parte dell'ENEL di Portoscuso,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore ai lavori pubblici per conoscere:
a) quali misure urgenti vogliano adottare per garantire la riapertura del cantiere da parte della società spagnola Dragados Y Costrucciones e per evitare l'annunciato licenziamento di trenta operai e di tutti quei lavoratori e tecnici impegnati con il proseguo dell'opera;
b) quali determinazioni intenda assumere nei confronti del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, soggetto appaltatore dell'opera, in grave ritardo con l'affidamento dei lavori della diga all'associazione temporanea di imprese, che rischia di far perdere gli ingenti finanziamenti comunitari previsti per la realizzazione dell'invaso;
c) quali disposizioni intendano impartire al fine di garantire, con tempi rapidi e certi, il completamento di un'opera fortemente voluta dagli amministratori locali per sopperire alle continue carenze d'acqua del territorio;
d) quali provvedimenti intendano assumere affinché venga convocato un tavolo di confronto con tutte le parti coinvolte nella progettazione e nella realizzazione della diga di Monte Nieddu. (209)
INTERPELLANZA BALLETTO - LOMBARDO - RASSU - LICANDRO - CORONA - PITTALIS - SATTA sulla chiusura del centro trasmissione telegrammi 186 delle Poste Italiane di Cagliari.
I sottoscritti,
preso atto che la direzione nazionale delle Poste Italiane S.p.A. ha deliberato di chiudere il 4 marzo p.v. il centro trasmissione telegrammi 186 di Cagliari e di trasferire le relative funzioni al C.T.R. di Palermo;
considerato che il centro trasmissioni telegrammi di Cagliari, che dovrebbe chiudere il 4 marzo, ha avuto un alto indice di produttività, il migliore procapite a livello nazionale;
sottolineato che la razionalizzazione dei servizi delle Poste italiane ha sinora pesantemente penalizzato le strutture esistenti in Sardegna (posta celere, nodo rete, CUAS, Ufficio pacchi) a vantaggio di altre regioni, alcune delle quali hanno sicuramente minori problemi occupazionali;
osservato che la chiusura di centri operativi nelle altre regioni è stata sempre compensata dall'apertura di nuovi servizi (call center a Roma, Napoli, Reggio Calabria e Caltanisetta, centri controllo e gestione rete informatica aziendale a Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia) e che per la Sardegna non vi è stata sinora alcuna compensazione di servizi operativi chiusi,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere quali interventi intenda effettuare presso il Governo nazionale e presso la Direzione nazionale delle Poste Italiane S.p.A. per evitare l'ulteriore disimpegno delle Poste della Sardegna e per mantenere, attraverso l'assegnazione di servizi postali, i livelli occupativi esistenti. (210)
INTERPELLANZA CAPELLI sull'attuazione degli interventi previsti dalla Legge 19 dicembre 1992, n. 488, a favore del settore turistico.
Il sottoscritto,
preso atto che nella graduatoria speciale relativa agli interventi per il settore turistico, predisposta a suo tempo dall'Assessorato del turismo, ai sensi della Legge n. 488 del 1992, non sono compresi, tra gli altri, comuni come Nuoro, Oliena, Orune, Bitti, Orotelli, Ottana;
considerato che gli interventi per il settore turistico possono rappresentare una notevole e determinante risorsa per lo sviluppo economico e sociale e per la valorizzazione dei sopracitati comuni e in generale del territorio nuorese,
chiede di interpellare l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere i motivi che hanno indotto la Giunta regionale ad escludere dalla graduatoria speciale per il settore del turismo i citati comuni del nuorese e quali misure intenda adottare per il loro inserimento nelle stesse graduatorie. (211)
INTERPELLANZA CAPELLI sull'attuazione della legge regionale 11 marzo 1998, n. 9, concernente "Interventi per la riqualificazione e l'adeguamento delle strutture alberghiere".
Il sottoscritto,
avuta notizia che da parte degli uffici amministrativi dell'Amministrazione regionale sono state bloccate pratiche di finanziamento a valere sulla legge regionale n. 9 del 1998 inserite nei P.I.A.;
preso atto che gli uffici dell'Assessorato del turismo, sui precisa richiesta del C.I.S., che aveva adottato una delibera favorevole, hanno giustificato il mancato finanziamento sostenendo la necessità dell'emanazione del bando della legge regionale n. 9 del 1998;
considerato che gli interventi inseriti nei P.I.A. sono tutti dotati di adeguate risorse finanziarie e non dovrebbero perciò attendere l'emanazione dei bandi delle leggi di settore;
sottolineato che i ritardi delle procedure dei benefici possono anche determinare il blocco definitivo dell'iniziativa imprenditoriale,
chiede di interpellare l'Assessore del turismo per sapere il motivo per cui si sono verificate situazioni come quella esposta e per conoscere gli intendimenti della Giunta al fine di chiarire le procedure e sbloccare le pratiche sospese. (212)
INTERPELLANZA CAPELLI sulla mancata erogazione agli artigiani dei contributi regionali per l'abbattimento degli interessi previsto dalla L.R. 19 ottobre 1993, n. 51.
Il sottoscritto,
premesso che gli artigiani, ormai da tempo, lamentano di essere costretti a versare alle banche, a valere sui finanziamenti ottenuti, canoni a tasso pieno, senza poter beneficiare dell'abbattimento del costo degli interessi previsto dalla legge regionale n. 51 del 1993;
considerato che le banche giustificano la mancata riduzione del costo degli interessi con il non avvenuto trasferimento, da parte della Regione, delle relative somme a causa della carenza degli stanziamenti;
preso atto che sul bilancio della Regione risultano invece presenti risorse sicuramente sufficienti a garantire il regolare accreditamento delle somme alle banche;
sottolineato che la situazione esposta determina gravi danni alle imprese artigiane, al settore nel suo complesso e alla stessa debole economia sarda,
chiede di interpellare l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere i motivi che hanno causato il blocco delle erogazioni dei fondi alle banche e per conoscere quali misure intenda adottare per assicurare il regolare flusso delle risorse finanziarie agli istituti di credito e garantire in tal modo la piena attuazione della legge regionale n. 51 del 1993 e dei relativi interventi. (213)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata chiusura del polo petrolchimico di Porto Torres.
Il sottoscritto, premesso che:
a) da diversi anni è in atto una deindustrializzazione selvaggia da parte dell'ENICHEM, che va dal sud della Sardegna, passando dal centro e toccando pesantemente il sito industriale di Porto Torres, dove per ultimo è stato chiuso il "Centro ricerche", unico nel meridione;
b) il territorio di Porto Torres è sede da oltre 40 anni di impianti chimici, croce e delizia, ma che nel tempo hanno dato lavoro a migliaia di persone;
c) le dichiarazioni dell'Amministratore delegato dell'ENI, Mincato, e dell'ENICHEM, Cuomo, che prospettano la chiusura quasi totale dello stabilimento di Porto Torrres fra sei o sette anni, con ricadute disastrose per l'occupazione e per l'economia di tutto il territorio del nord-ovest della Sardegna, stanno giustamente preoccupando maestranze, sindacati e forze politiche;
d) il 31 marzo prossimo verranno chiusi gli impianti del cloro, a causa dell'alto costo e della quantità insufficiente di energia elettrica
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) quali passi siano stati compiuti presso l'ENI ed il Governo nazionale per scongiurare la chiusura o il drastico ridimensionamento degli impianti petrolchimici di Porto Torres, il cui Consiglio comunale alcuni fa ha manifestato preoccupazione per le conseguenze disastrose sul piano occupazionale, in un territorio in cui la disoccupazione raggiunge picchi altissimi;
2) quali siano complessivamente gli intendimenti governativi sul futuro della chimica in Sardegna e principalmente del sito di Porto Torres, poiché l'industria chimica ha sempre svolto un ruolo importante nella economia della nostra Isola, pur col pagamento di alti prezzi in campo ambientale e sanitario.
Principalmente per questi motivi non si intende permettere a chi ha simili responsabilità di abbandonare, con motivazioni spesso speciose, baracca e burattini ed andar via lasciando solamente cimiteri, disastri e moltissima disoccupazione. (426)
MOZIONE FADDA - CUGINI - DORE - BALIA - COGODI sulla insostenibile condizione in cui versa la scuola in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che il rilancio del sistema scolastico deve rappresentare la vera precondizione di ogni politica e di ogni strategia di sviluppo e ribadito che Stato, Regioni, enti locali e società civile, hanno l'obbligo di favorire e sviluppare tutti quei processi utili a progettare, realizzare, verificare permanentemente lo stato di salute e di crescita delle nostre scuole, università e centri di formazione;
CONSIDERATO che i dati forniti dalle Amministrazioni provinciali e comunali per ciò che attiene la condizione delle strutture scolastiche e la dispersione scolastica ci autorizzano a considerare la scuola in Sardegna una vera emergenza che va affrontata col massimo impegno per evitare che si trasformi in un autentico dramma capace di condizionare negativamente le possibilità di sviluppo della Regione;
CONSIDERATA la delicata situazione in cui si trovano, loro malgrado, gli Amministratori locali i quali sono, oltre che politicamente, anche penalmente e civilmente responsabili dell'utilizzo delle strutture scolastiche, il più delle volte carenti delle elementari norme di sicurezza previste dalla legislazione vigente;
PREMESSO che il Consiglio regionale, anche a seguito delle sollecitazioni delle opposizioni, ha già dibattuto e legiferato, in occasione dell'approvazione della finanziaria 2001, gli interventi necessari a garantire il pieno esercizio del diritto allo studio, individuando le risorse necessarie per un piano straordinario indirizzato principalmente su alcuni obiettivi, quali il miglioramento delle strutture scolastiche, il potenziamento e il miglioramento dei servizi di accesso, la riduzione e il contrasto del fenomeno della dispersione scolastica, l'innovazione della tecnologia;
PREMESSO che l'intervento regionale si configurava nell'ambito di un'intesa e concorso fra Regione, enti locali e Stato;
VISTE le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione, on. Pili, che non contengono alcun riferimento alle problematiche della scuola e dell'istruzione scolastica, e preso atto che, coerentemente a questa gravissima disattenzione, la Giunta regionale nella manovra finanziaria per il 2002, trasmessa al Consiglio, cancella il programma straordinario di edilizia scolastica stralciando 200 miliardi di lire;
PRESO ATTO che la Giunta regionale, violando gli accordi presi in Consiglio Regionale e le determinazioni conseguenti contenuti nella finanziaria 2001, trasforma lo stanziamento triennale di 400 miliardi di lire in un finanziamento ordinario ed annuale di soli 50 miliardi di lire l'anno;
PRESO ATTO che tutto ciò rappresenta un fatto di enorme gravità, sia per le implicazioni che vedono la maggioranza e la Giunta di centrodestra violare e disattendere sistematicamente le norme di legge, senza neppure introdurre le variazioni dovute, sia per la gravità dei tagli introdotti che incidono pesantemente sullo stato di sicurezza e di agibilità del patrimonio edilizio scolastico della Sardegna oramai a carico delle autonomie locali;
CONSIDERATO che a questi inammissibili e sconsiderati comportamenti segue la posizione espressa dal Ministro della pubblica istruzione, on. Moratti, alla delegazione sarda, costituita da Amministratori provinciali e comunali di diversi e numerosi centri dell'Isola e convocata a Roma in data 22 gennaio u.s. per portare all'attenzione del Ministro l'incresciosa condizione delle strutture scolastiche in Sardegna, secondo la quale per la Sardegna non esisterebbero risorse disponibili;
PRESO ATTO che, ancora una volta, la Giunta regionale dimostra sudditanza e incapacità al confronto con un Governo che solo un mese fa si è dichiarato "amico" della Sardegna;
CONSIDERATO che nonostante la latitanza, la negligenza e l'indifferenza della Giunta regionale, debbano essere compiuti tutti gli sforzi necessari perché l'istruzione scolastica sia uno dei fondamentali fattori di crescita della nostra società,
impegna la Giunta regionale
a) a ripristinare nella finanziaria 2002 i contenuti e le risorse del piano straordinario per l'edilizia scolastica;
b) ad attivare un immediato incontro e le necessarie intese perché vengano rispettati gli impegni a sostegno del Piano straordinario da parte dello Stato;
c) a riferire urgentemente in Consiglio regionale le ragioni che hanno impedito la spendita dei 50 miliardi di lire previsti nell'annualità 2001;
d) a riferire la posizione della Giunta regionale rispetto alle inaccettabili dichiarazioni del Ministro della pubblica istruzione, on. Moratti. (55)
Versione per la stampa