Seduta n.31 del 03/11/2004
XXXI Seduta
Mercoledì 3 Novembre 2004
Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 25.
CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 28 ottobre 2004 (28), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Franco Ignazio Cuccu, Gerolamo Licandro e Nicola Rassu hanno chiesto congedo per motivi personali per la seduta del 3 novembre 2004.
Se non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del testo unificato dei progetti di legge numero 20/A, 24/A e 28/A. Si dia lettura del titolo.
CORDA, Segretario:
Titolo
Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale.
PRESIDENTE. Al titolo sono stati presentati gli emendamenti sostitutivi totali numero 22 e numero 25 e gli emendamenti aggiuntivi numero 23 e 24. Se ne dia lettura.
CORDA, Segretario:
EMENDAMENTO sostitutivo totale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Titolo
Il titolo della legge è sostituito dal seguente:
"Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna". (22)
EMENDAMENTO sostitutivo totale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Titolo
Il titolo della legge è sostituito dal seguente:
"Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale". (25)
EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Titolo
Al titolo della legge dopo le parole "la tutela del territorio regionale" viene aggiunto:
"tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna". (23)
EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Titolo
Al titolo della legge dopo le parole "la tutela del territorio regionale" viene aggiunto:
"tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna". (24)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati. Ricordo ai presentatori che hanno a disposizione dieci minuti per l'illustrazione di ciascun emendamento.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 22.
PILI (F.I.). Se non erro, Presidente, per l'illustrazione abbiamo a disposizione dieci minuti. Credo che, come ogni collega ben sa, il titolo di una legge debba corrispondere, obbligatoriamente, al contenuto stesso del testo di legge. È evidente che il titolo proposto dalla Giunta e, conseguentemente, in maniera pedissequa, anche dalla Commissione, non ha in alcun modo attinenza con il contenuto del provvedimento.
Si tratta di una previsione di "norme urgenti e di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio…", niente di più errato rispetto al contenuto del testo che viene proposto all'esame dell'Aula. Intanto l'urgenza; questa norma è priva di connotati giuridico-legislativi che ne motivino davvero la necessità e la stessa urgenza.
Io vorrei ricordare a voi tutti che già nel 1998 furono dichiarati decaduti sette piani territoriali paesistici, ma niente fu fatto per tentare di porre rimedio a quella eventuale carenza. Il 6 ottobre del 2003 lo stesso TAR Sardegna pronunciò una sentenza con la quale venivano caducati altri sei piani territoriali paesistici. La realtà è che se responsabilità politiche in questo caso ci sono state tutte miravano però al mantenimento di un progetto di salvaguardia che è stato unanimemente condiviso in Sardegna, delineato dalle norme vigenti che hanno caratterizzato la storia urbanistica della Sardegna; e mi riferisco in maniera assolutamente puntuale alla legge numero 45 del 1989, in particolar modo l'articolo 10 bis; una norma che tutte le Giunte regionali dal 1998 ad oggi hanno richiamato come assolutamente valida, norma di tutela recante vincoli di non trasformabilità del territorio che davvero appaiono assolutamente inviolabili.
A questo si aggiunge che tutta la Sardegna era sottoposta al vincolo di non trasformabilità di cui all'articolo 1 ter della legge dell'8 agosto del 1985, la numero 431, la Galasso, che dava indicazioni puntuali e precise di salvaguardia; quindi è evidente che non si tratta di un'urgenza rispetto ad un'urgenza, questa sì, di certezze normative in Sardegna e non di un ulteriore ritardo nella pianificazione territoriale, con tutto quello che vedremo ulteriormente proposto, lungo questo dibattito, di provvisorio .
Dunque esisteva la tutela ed esiste in Sardegna una tutela che è normata, non con delibere presentate durante il Ferragosto, ma con norme di legge puntuali che davvero davano e danno il senso di un rispetto ambientale che tutti hanno condiviso per anni in Sardegna.
Con la delibera del 10 agosto del 2004 è iniziata una operazione che cercheremo di sviscerare lungo questo dibattito punto per punto, guardando gli obiettivi sostanziali che si vogliono raggiungere e perseguire, tutti obiettivi lontani dagli interessi della Sardegna.
Ed è per questo motivo che noi vogliamo stigmatizzare in tutti i modi un obiettivo che nel titolo della legge non è assolutamente contenuto; si tratta infatti, così come proponiamo nell'emendamento, di varare norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna, perché questo è l'unico obiettivo che si persegue ed è l'unico obiettivo che viene raggiunto. Anche perché, come vedremo lungo il percorso della discussione del provvedimento di legge, si aprono fronti assolutamente inusuali nel governo della Regione.
Una valutazione è stata compiuta già nella Commissione preposta enel corso della discussione generale tenutasi in Aula , ma è altrettanto evidente che i nuovi vincoli comportano una ricaduta sullo sviluppo economico dell'isola, sviluppo economico che nessuno ha preso in considerazione.
Le organizzazioni sindacali hanno detto con estrema chiarezza, cito per tutte la U.I.L., che è impossibile approvare un provvedimento di legge di questa portata senza aver fatto una minima analisi delle possibili ricadute sull'intero territorio della nostra isola.
È evidente che non possiamo permetterci un assalto allo sviluppo economico senza alcun tipo di criterio, senza dare alla Sardegna la possibilità, questa sì, di avere una certezza di diritto che con questa legge viene totalmente negata, applicando divieti che sono assolutamente improponibili sia perché in contrasto con le norme vigenti, sia perché discriminano la Sardegna rispetto a quello che succede nelle altre regioni italiane.
E cercheremo di comparare il contenuto del codice Urbani con tutto quello che avete previsto in questo testo unificato. Nel rispetto del codice Urbani, la cui normativa è estesa su tutto il territorio italiano, nessuna regione ha posto un vincolo di duemila metri dalla battigia; un vincolo che invece in Sardegna, in maniera indiscriminata, generalista e generalizzata viene proposto dal Consiglio regionale se questa norma venisse approvata.
Ecco, sono norme che secondo noi propongono solo nuovi vincoli. E vorrei ricordare a voi tutti che la Sardegna è già gravata su tutto il territorio regionale di molti vincoli e di molte servitù, cito per tutti quelle militari. Aggiungo che queste norme, se approvate, comporteranno l'imposizione di vincoli su oltre il 45 per cento del territorio regionale. Vi state assumendo una responsabilità politica che non può essere elusa nel titolo che la legge deve avere. Bisogna avere il coraggio di dire esattamente quello che si vuole fare già a partire dal titolo che viene proposto.
Si sta imponendo un vincolo allo sviluppo economico della Sardegna e non si tiene in alcun modo conto di tutte le prerogative che sono state qui richiamate; noi cercheremo di scorrere quanto era stato previsto nei P.T.P., anche per richiamare le responsabilità politiche che qualcuno ha cercato di scaricare sulla precedente legislatura e che invece hanno nomi e cognomi ben chiari e ben rispondenti alla matrice politica che esprime questa Giunta regionale.
Voi sapete benissimo che i P.T.P. sono stati varati nel 1993, il Presidente della Regione che firmò quei decreti, insieme all'Assessore dell'urbanistica e della tutela del paesaggio, era l'onorevole Antonello Cabras, che non mi pare abbia mai militato nel centrodestra. E gli stessi P.T.P., richiamati nei provvedimenti prima del Presidente della Repubblica nel 1998 e poi nelle sentenze del TAR, dagli ambientalisti, gli stessi che oggi invocano nuove norme e nuovi vincoli; furono indicati come strumenti atti a violare e saccheggiare il territorio regionale poiché erano stati realizzati in maniera generalista, consentendo così davvero di aprire dei varchi imponenti nella tutela del patrimonio ambientale. E leggeremo quelle sentenze e leggeremo soprattutto i ricorsi presentati da quei soggetti che hanno fatto sì che venissero bocciati i P.T.P.
Oggi si vuole ripercorrere la stessa strada, la stessa medesima azione legislativa percorsa con i P.T.P. di allora, con gli stessi ispiratori di ieri, pseudo ambientalisti che si propongono come tutori dell'ambiente e poi invece garantiscono ad alcuni, esclusivamente, la tutela dei propri interessi personali e dei propri misfatti anche sul piano personale.
Pseudo ambientalisti, ripeto, che invece dovrebbero davvero guardare a quella norma del codice Urbani che può dare una risposta puntuale al governo della Sardegna e alla pianificazione strategica, ambientale ed anche urbanistico territoriale che invece in questa norma è totalmente assente.
Non si può quindi proporre oggi una norma provvisoria che niente ha di provvisorio; anche un profano sa che questa norma produrrà almeno quattro - cinque anni di blocco per l'economia della Sardegna, e sul piano legislativo non si può mettere nel titolo il termine provvisorio quando tutti sappiamo che questa norma avrà una ricaduta temporale ben più lunga della provvisorietà che voi invocate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 25.
PILI (F.I.). Signor Presidente, a margine del primo emendamento sul titolo ne abbiamo presentato un altro che vuole riportare l'attenzione del Consiglio regionale sul rischio, che esiste in Sardegna, di un'ulteriore cascata di ricorsi che possa inficiare qualsiasi norma in materia di salvaguardia del territorio e del paesaggio.
È evidente che il richiamo è sulla legittimità costituzionale del provvedimento ed è nostro dovere farlo. Sappiamo bene che sarà difficile far modificare la vostra impostazione, ma è assolutamente chiaro che noi non possiamo permetterci di non sottolineare all'attenzione di quest'Aula l'incostituzionalità del processo legislativo che state perseguendo.
Voi sapete che la norma del Titolo V, come modificata dalla legge costituzionale del 2001, che mi pare sia stata voluta non da maggioranze di centrodestra, ma da una maggioranza di centrosinistra ha previsto che la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali sia materia di legislazione esclusiva dello Stato, mentre rimane materia di legislazione concorrente la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Quindi è acclarato, sul piano costituzionale, che la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali è una materia dove non c'è la concorrenza tra la Regione e lo Stato, ma vi è la esclusiva competenza statale decisa dal centrosinistra togliendo alle regioni, sbagliando, la competenza primaria nella tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.
Noi dobbiamo intervenire in base ad una legge costituzionale, votata anche quella in maniera assolutamente arbitraria, senza condivisione, dal centrosinistra nella precedente legislatura, che ha posto in capo alla Regione, al potere regionale la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Ha inoltre sottoposto alla legislazione concorrente anche l'urbanistica, alla quale è stata attribuita la nuova denominazione di "governo del territorio" che niente ha a che fare con la tutela dell'ambiente, quindi anche del paesaggio, nella considerazione complessiva che è stata fatta in materia giurisprudenziale anche da parte dello Stato nei precedenti decenni, e certo in tale ultima materia, quella della tutela del territorio, non si sono verificate modifiche perché lo Statuto della Sardegna già prevedeva all'articolo 3, lettera F) la competenza legislativa esclusiva in materia di edilizia e di urbanistica.
Quindi, vi sono due fatti che acclarano assolutamente con certezza che la competenza sull'edilizia e l'urbanistica era in capo alla Regione, separando ciò che è tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, quindi del paesaggio, cosa che voi oggi volete arbitrariamente disciplinare, e quindi per questa ragione noi sottolineiamo come sia necessario intervenire anche in questo caso sul titolo. Un titolo che noi così modifichiamo: "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Introduciamo il termine "valorizzazione paesaggistica" perché riteniamo che si debba inserire un termine che possa lasciare uno spazio, qualora questa legge venisse approvata, perché non prevalga il principio di incostituzionalità che in qualche modo si evince dal tipo di impostazione che voi avete dato.
Lo Stato ha in qualche modo definito, anche con la norma della delibera che avete proposto, quella del 10 agosto 2004, che tutti i presupposti di annullamento dei piani territoriali paesistici imponevano questo tipo di procedura. Ecco, in realtà noi siamo assolutamente chiari su questa partita e riteniamo che non si possa addossare la responsabilità politica al centrodestra, così come avete fatto, ma che vi sia un groviglio così intricato di illegittimità nella delibera prima e nella norma di legge ora in discussione, che fa ben comprendere la nostra dura contestazione prima , alla delibera dell'agosto, e oggi a questo disegno di legge.
Il provvedimento impugnato, quello che abbiamo richiamato oggi in Aula, è un disegno programmatico in cui si inserisce il presupposto che la tutela del paesaggio sia competenza della Regione sarda. Se non lo sapete, se fate finta di non saperlo è una vostra responsabilità, ma avete invece il dovere politico di saperlo perché è una norma che ha introdotto il centrosinistra nazionale, che ha evitato che la Regione sarda potesse avere la competenza primaria e non solo esclusiva propria dello Stato.
L'Amministrazione regionale, contra legem in questa delibera di Giunta e poi nel disegno di legge, ha introdotto il vincolo dei duemila metri dalla linea della battigia. Questa norma è incostituzionale perché non è competenza della Regione introdurre vincoli che sono di esclusiva competenza statale e non è un caso che la materia sia stata regolata da norma statale, cioè dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo numero 42 del 2004. Perché ha disciplinato la materia lo Stato e perché non dovremmo disciplinarlo noi? Ci chiediamo questo? Perché è una materia di esclusiva competenza dello Stato, sul quale voi in maniera arbitraria, assolutamente priva di fondamento logico, di fondamento economico, siete intervenuti perché volete perpetrare danni alla Sardegna.
Ed è per questo motivo che noi vi suggeriamo, anche in maniera provocatoria, di aggiungere "per la valorizzazione del paesaggio" e non per la sola "tutela del territorio", anch'essa comunque incostituzionale; vogliamo porre infatti all'attenzione di questo Consiglio quell'elemento che abbiamo richiamato, che certamente potrà essere anche ignorato, ma per quel che ci riguarda ci interessa che resti agli atti.
La nostra posizione su questo disegno di legge è di sostenere che, se modifiche ci saranno, saranno legate soltanto ad azioni politiche interne alla maggioranza, ma non potranno trovare, sulle virgole, nessun tipo di condivisione. È la sostanza del provvedimento, è l'opportunità di un provvedimento, è l'illegittimità di questo provvedimento che noi vogliamo sottolineare.
Quindi da questo punto di vista noi riteniamo che sia assolutamente imprescindibile dare alla Regione sarda una norma di attuazione; una Giunta e una maggioranza che hanno questa forza numerica dovevano proporre qualcosa di più che non "misure di salvaguardia provvisoria e urgente". Chi governa e ha i numeri per governare ha il compito di attuare e di creare le condizioni perché si abbia certezza di diritto per i cittadini in generale, e per gli imprenditori al fine di favorire l'economia, lo sviluppo e l'occupazione.
Nessuno di voi ha calcolato quale può essere la ricaduta occupazionale di questo provvedimento e oggi, al buio, alla cieca, state proponendo a questo Consiglio regionale un provvedimento che certamente si ritorcerà contro chi lo sta proponendo, perché davvero nefasto per gli interessi della nostra Regione.
PRESIDENTE. Poiché gli emendamenti numero 23 e numero 24 sono identici, l'illustrazione è unica.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanciu per illustrare gli emendamenti.
SANCIU (F.I.). Ipotizzare oggi qui in Aula un rilancio del dibattito urbanistico, anche alla luce dell'iter che si è voluto perseguire per la formazione del nuovo testo in discussione, può sembrare ad alcuni un richiamo superfluo, ma i segnali che provengono da più parti circa il destino che questa proposta riserva per il futuro della nostra Isola, suscitano non poche preoccupazioni e c'impongono di sottoporvi prima e di suggerirvi poi un'attenta e ragionata riflessione.
Questo emendamento tende alla modifica del titolo della legge, al fine di rendere chiaro ed evidente a tutti, sin dalla sua prima lettura, l'intento e l'obiettivo che si intende perseguire. Il tema della salvaguardia e della valorizzazione della risorsa primaria dell'ambiente in Sardegna è per noi tutti di fondamentale importanza. L'ideale posizione geografica, le peculiarità delle coste, dello straordinario patrimonio naturalistico e ambientale, hanno fatto della Sardegna un punto di riferimento obbligato nel quadro dei flussi turistici internazionali e rappresentano, oggi ancor più che in passato, un importante fattore di propulsione per tutti i programmi legati all'economia turistica.
La vocazione turistica delle nostre coste è inequivocabile e, d'altro canto, è certamente opinione condivisa da tutti noi che il turismo rappresenta la locomotiva, il traino della crescita economica, e che il complesso delle attività congiunte al mare e all'industria turistico balneare in genere sviluppa effetti moltiplicativi sia in termini di reddito che di occupazione.
Il turismo ha contribuito a rompere simbolicamente l'isolamento, è stato veicolo di scambio, di contatti umani, oltre che fonte di risorse economiche e ha costituito un accostamento particolare, a volte contraddittorio, con l'ambiente naturale. Un'esperienza vissuta da tutti noi sia come perdita, sia come risorsa, ma non soltanto economica, bensì come risorsa sociale, culturale ed antropologica.
Una perdita in termini di identità, di tradizioni, di vecchie mentalità, ma anche di luoghi e di paesaggi; una risorsa perché ha consentito investimenti, sviluppi, modernizzazione.
Il patrimonio ambientale va protetto e la risorsa ambientale va tutelata e valorizzata su un binario che è parallelo a quello dello sviluppo turistico. Il sistema turistico sardo non è in contraddizione o in antitesi con la tutela del patrimonio ambientale perché, anzi, ha bisogno di questo; ha bisogno però anche di nuovi investimenti per potenziare e migliorare, sia in termini quantitativi che qualitativi, la capacità ricettiva e soddisfare una domanda che vuole vacanze e servizi tutto l'anno.
Una corretta politica di salvaguardia e tutela del territorio regionale passa dunque anche attraverso la conoscenza oggettiva del territorio, delle sue caratteristiche, delle sue peculiarità, della sua storia e delle sue vocazioni; passa dunque attraverso la nostra industria turistica. Occorre coniugare insieme le due esigenze, perché queste costituiscono le due rotaie di un unico binario su cui deve transitare il treno veloce dello sviluppo. Dove la nostra isola è salita deve poter proseguire il suo viaggio.
L'intenzione del Presidente e di questa maggioranza è forse quella di limitare, ostacolare, impedire e bloccare tutta l'industria turistica isolana, tenendo ben presente inoltre che è impensabile che il turismo oggi si sviluppi solo oltre i duemila metri dal mare. Con questa legge la Sardegna rischia di subire ora un danno economico che avrà ripercussioni e ricadute negli anni a venire, un effetto domino che si ripercuoterà negli altri comparti produttivi, dall'agricoltura all'artigianato, dall'agro-industria al commercio.
Occorre creare un rapporto equilibrato tra pianificazione paesaggistica e necessità sociali, tra tutela ambientale e attività economica. L'arroccamento su posizioni intransigenti del Presidente e della maggioranza, finalizzato alla miope ricerca di soluzioni estemporanee e di corto respiro rischia di inficiare le scelte future e lo sviluppo della nostra isola. Ecco spiegato il motivo per cui con questo emendamento chiediamo che il titolo della legge sia così riscritto: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica, la tutela del territorio regionale tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna", perché questo si sta creando.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (D.S.), relatore. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Si è voluto, con questi emendamenti, presentare una serie di opzioni diverse che evidentemente hanno l'unico scopo di dire la verità su questo provvedimento di legge, partendo dal presupposto che il titolo di una legge è in qualche modo l'indicatore del contenuto della medesima.
Il contenuto di alcuni emendamenti evidentemente è realistico, perché gli emendamenti tendono ad evidenziare quale sia effettivamente il contenuto di questo provvedimento . Altri emendamenti sono invece chiaramente provocatori e tendono semplicemente a spiegare quali possono essere gli effetti invece di questo provvedimento legislativo.
Il titolo più normale e più giusto, evidentemente, sarebbe quello previsto nell'emendamento numero 25: "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale.
Noi abbiamo già detto, in discussione generale, che il limite di questo progetto di legge è, innanzitutto, un limite di fondo;il provvedimento ha diversi limiti e diversi difetti che, nel corpo poi dell'articolato, si manifestano ampiamente e analiticamente, ma su quelli ci sarà tempo per approfondire il discorso. Il limite di fondo, invece, di cui parlavo è già evidenziato nel titolo,. ed è un limite di impostazione.
Questa Giunta e questa maggioranza hanno deciso di intervenire sulla materia urbanistica in Sardegna, centrando un obiettivo limitato, volutamente limitato e parziale rispetto a quello che è lo scopo di qualunque seria e lungimirante politica di gestione del territorio. All'inizio della legislatura abbiamo detto che ci saremmo aspettati un intervento legislativo che disegnasse un sistema normativo che fungesse da cornice, da contenitore, da alveo per una serie di attività urbanistiche ed edilizie mirate a coniugare la politica del territorio con la politica economica.
Nella tradizione e anche nella normativa regionale, ma non solo regionale, anche in quella nazionale, la politica del territorio è da anni che si dice debba essere modernamente coniugata con la politica economica, non può esistere cioè un intervento legislativo che si limiti a dire cosa si può costruire e cosa non si può costruire. Lo stesso articolo 1 della legge 45/89 prevede che a disposizione del sistema regionale ci siano diversi strumenti: certamente il piano paesaggistico, certamente le direttive e i vincoli, ma anche e soprattutto lo schema di assetto territoriale, cioè uno strumento urbanistico generale che faccia da cornice per tutti gli altri strumenti urbanistici dei diversi livelli sia degli enti locali, sia all'interno dello stesso ente locale nella distinzione fra strumenti generali e strumenti attuativi.
Il sistema della politica territoriale è notoriamente e tradizionalmente considerato e concepito con un sistema a cascata, si parte cioè da disposizioni generali che riguardano un ampio territorio nel suo complesso per lasciare poi ad enti diversi e a strumenti urbanistici diversi il compito di definire quali siano gli obiettivi generali da raggiungere e quali gli strumenti, quali gli aspetti di piano e quali gli aspetti normativi, fino ad arrivare cioè al singolo piano di lottizzazione o al piano di recupero o a qualunque altro tipo di piano attuativo che disciplina nel dettaglio l'attività urbanistica ed edilizia.
Non si è voluto far così, si è iniziata questa vostra esperienza di governo, questa esperienza del Consiglio regionale in materia legislativa e programmatoria nella politica urbanistica con un atto singolo, mirato a disciplinare e a dettagliare i vincoli, attraverso proprio uno strumento che è quello del piano paesaggistico che, come dicevamo già in discussione generale, lo abbiamo già sottolineato, è uno strumento che si pone proprio tra il vincolo che è individuato per legge e l'attività urbanistica ed edilizia che viene a valle.
Il piano paesistico ha un obiettivo molto limitato, che è quello della tutela del territorio, della tutela del bene del paesaggio, dell'ambiente e del paesaggio, ma noi diciamo: perché non scegliere la strada maestra, più saggia e più lungimirante, di un piano urbanistico, di uno strumento di politica territoriale più ampio e capace di coniugare politica del territorio e politica economica? Avete rinunciato a fare uno schema di assetto territoriale, avete rinunciato a disciplinare in legge uno strumento più generale e più capace di leggere le reali esigenze del nostro territorio, vi siete limitati e vi state limitando ad approvare una norma che semplicemente si limita ad interventi, che voi stessi definite urgenti, di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica.
Già l'aver scelto la provvisorietà di un intervento di questo tipo è un limite, poi avremo modo di dimostrare che oltretutto non è così provvisorio come dice il titolo, perciò abbiamo presentato l'emendamento che vi invita a dire la verità, a dire ai sardi quel che state approvando, e cioè una serie di norme che disciplinando lo strumento paesistico ed individuando anche dei vincoli, che non sono neanche di competenza regionale, alla fine porterà al blocco delle attività economiche, in particolare in quella parte così preziosa del nostro territorio che è il territorio costiero.
Avete detto che si sono dettati vincoli proprio per salvaguardare le zone interne ed invece vi limitate ad una norma che detta disposizioni che tendono semplicemente a fermare, a limitare l'attività edilizia sulle coste. Dove sono le vostre intenzioni? Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere per lo sviluppo invece delle zone interne della Sardegna? Avevate la possibilità di fare uno strumento generale, non l'avete utilizzata. Questo è un gravissimo limite, noi non possiamo che segnalarlo, dicendovi però: dite la verità su quel che volete fare. Questa in realtà è una legge che meriterebbe ben altro titolo, il vero titolo è quello appena illustrato dal collega Sanciu, e cioè "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna".
Io credo sia doveroso da parte nostra lanciare questo segnale e questa chiara indicazione ai cittadini sardi perché si rendano conto che, fin dal suo titolo, questa legge manifesta gravi lacune e, nello stesso tempo, non dice la verità sull'obiettivo che vuole raggiungere. Quel che accadrà è davvero il blocco di un modello di sviluppo, un modello di sviluppo che poteva essere certamente criticato, che può essere ancora criticato e migliorato, un modello di sviluppo però che è basato sull'attività imprenditoriale libera, su un'attività imprenditoriale che ha dato grandi risultati, in alcuni casi addirittura risultati di eccellenza, nella promozione di attività imprenditoriali, nell'offerta di occupazione e anche nel grande accrescimento dell'immagine della Sardegna in tutto il mondo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, certo, ci troviamo oggi ad iniziare questa discussione su un disegno di legge che probabilmente avremmo preferito tutti, e dico tutti, affrontare nelle settimane successive, visto che sarebbe stato più opportuno che da oggi ci fossimo dedicati a un argomento credo più importante per l'economia della Sardegna, e cioè all'assestamento di bilancio. Invece, inopinatamente, ci ritroviamo a discutere un argomento certamente importante ma, se nelle intenzioni del presidente Soru c'era quella di traghettare la Sardegna verso situazioni economiche migliori, non si capisce quale sia stata la ratio che ha portato ad anticipare questo argomento, non riesco a capire che cosa abbia scatenato questa fretta di mettere mano a una normativa che viene definita, già nel preambolo, "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Non so se riuscirò a farlo in questi giorni in cui saremo impegnati qui, ma cercherò di leggere, tutte le volte che interverrò, almeno una volta al giorno, gli articoli fondamentali a cui fa riferimento questo disegno di legge, in particolare l'articolo 135, contenuti appunto nel decreto legislativo numero 42/04 che recita: "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, numero 137".
Questo perché? Perché credo che sia indispensabile e fondamentale, nel momento in cui si dice che il tutto nasce in conseguenza del decreto legislativo numero 42, sottolineare che non è stato seguito nessuno dei passi importanti che vengono definiti soprattutto nell'articolo 135 ma, come dirò in seguito, anche negli articoli successivi.
Allora, si parla di norme urgenti e di provvisoria salvaguardia, queste sono norme urgenti di definitiva salvaguardia, se la si vuole definire salvaguardia. Qui non c'è niente di provvisorio, perché, come ben sanno i colleghi, prima che tutta la materia sottoposta alla nostra attenzione sia definita passeranno minimo quattro anni. E allora dov'è la provvisorietà? Qui c'è una definitiva decisione che compromette l'economia della Sardegna, certo, che non dà certezze alle amministrazioni locali, non dà certezze agli imprenditori, non dà certezze agli investitori.
Insomma, ci ritroviamo di fronte un provvedimento di legge la cui discussione potrà tenerci qui inchiodati qualche settimana, senza avere garanzie che questo strumento venga esitato dal Consiglio regionale seguendo quei principi, che tutti quanti auspichiamo, per dare corso ad una pianificazione paesaggistica che sia rispettosa delle istanze e dei contributi portati dai cittadini sardi.
Allora qui si disattende tutto. L'articolo 132 - e inizierò proprio da questo, confidando sul fatto che probabilmente qualcuno dei colleghi non si è preso la briga di leggere tutto il decreto numero 42 - parla di cooperazione tra amministrazioni pubbliche. O io sono stato molto disattento oppure non sono riuscito a individuare un momento nel quale la Giunta regionale e il Presidente si siano impegnati con le amministrazioni pubbliche cooperando per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti le attività di tutela, pianificazione, recupero, riqualificazione, valorizzazione del paesaggio e gestione dei relativi interventi. Questo passaggio non esiste, non è esistito, non c'è stata la condivisione di quanti hanno chiesto di essere ascoltati nelle sedi opportune, nella Commissione; ce ne siamo ben guardati dal farlo prima, non ci si è guardati dal farlo dopo, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). Non è mai intervenuto lei da Presidente della Provincia, tanto era interessato!
DIANA (A.N.). Onorevole Pirisi, io non la interrompo mai e pregherei la Presidenza di intervenire ogni qualvolta il collega Pirisi interrompe.
PIRISI (D.S.). Le chiedo scusa.
DIANA (A.N.). Sono scuse accettate. Quindi, dicevo, ascoltare i soggetti dopo io credo che sia stato un grossissimo errore; prima probabilmente sarebbe stato utile per la maggioranza e anche per la minoranza o l'opposizione che dir si voglia, dipende se si vogliono affrontare i problemi in maniera diversa.
Quindi l'articolo 132 prevede che "gli indirizzi e i criteri perseguono gli obiettivi della salvaguardia e della reintegrazione dei valori del paesaggio anche nella prospettiva dello sviluppo sostenibile". Non c'è stata nessuna invenzione sotto questo punto di vista in questo disegno di legge; siamo tutti profondamente convinti che uno degli obiettivi che dobbiamo perseguire sia quello dello sviluppo sostenibile.
Sviluppo sostenibile però vuol dire utilizzare al meglio le risorse naturali e non porre divieti o freni o vincoli o norme urgenti di provvisoria salvaguardia; soprattutto perché, come ho detto, queste sono definitive, non sono provvisorie.
Allora, quando si parla di pianificazione paesaggistica, all'articolo 135 del decreto legislativo numero 42, si dice anche che "le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato". Tutelato e valorizzato, non tutelato, oppure vietato, inibito, reso inefficace per lo sviluppo di una regione come la nostra. Viene tutelato e valorizzato e quindi "…a tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, concernenti l'intero territorio regionale, entrambi di seguito denominati 'piani paesaggistici'".
Questo era il passaggio, non norme provvisorie; non ci servono delle norme provvisorie e urgenti, ci servono delle norme;e sono norme che aspettiamo noi, che aspettano i cittadini della Sardegna e da questo disegno di legge noi non traiamo conclusioni positive, anzi traiamo conclusioni assolutamente negative. Quindi non ci si deve meravigliare se una parte del Consiglio, per quanto minoritaria, ritenga di dover fare una battaglia che può anche essere una battaglia ostruzionistica, ma certamente è una battaglia che facciamo nella convinzione di poter comunque rappresentare una parte consistente dei cittadini della Sardegna.
Si sono già espresse in merito moltissime associazioni e moltissime amministrazioni locali e credo che levare la nostra voce servirà per far prendere coscienza a tutta una serie di soggetti che ancora non è pronunciata; soggetti convinti, probabilmente, del fatto che alcuni emendamenti portati dalla Giunta e dalla maggioranza possano, in qualche maniera, risolvere i molteplici problemi che si prospettano in questo testo di legge.
Ebbene, avendo già preso visione anche degli emendamenti, possiamo dire che non è assolutamente così; sono emendamenti che non risolvono il problema perché è il principio che va cambiato e su questo principio noi credo che non saremo disponibili a tornare indietro, perché è il principio del divieto che non condividiamo.
Mi dispiace che non sia presente neanche oggi l'onorevole Soru, al quale avrei voluto rinnovare anche i complimenti per essersi affidato a dei professionisti che hanno preso a cuore l'incarico ricevuto; professionisti che hanno fatto delle cose egregie e che altre ne potranno fare.
Non ho dubbi infatti che anche l'ultima intrapresa urbanistico-turistica del Presidente sia affidata a uno studio di grandissimo livello internazionale e quindi non posso che complimentarmi per questo con lui. Perché se è vero, come è vero, che è stato istituito il nuovo dipartimento per l'architettura moderna, beh, se architettura moderna ci deve essere, l'architettura moderna non può essere misurata con il centimetro, con il metro, con il chilometro.
L'architettura moderna, se tale è, vale sulle coste, all'interno dei trecento metri, vale nei cinquecento metri, può non andare bene nei due chilometri, ma su questo ci torneremo negli interventi successivi, perché credo che questo sarà il filone che ci vedrà impegnati per cercare di far capire ai sardi che questo provvedimento di legge è veramente iniquo, è veramente assurdo e non risolve certamente le problematiche dell'urbanistica in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che i colleghi abbiano ben rappresentato lo spirito degli emendamenti al titolo che sono stati proposti. Titolo "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" che, evidentemente, non ha alcun nesso con il contenuto che ritroviamo poi nel testo di legge proposto.
Io credo che in questo momento, oltre al fatto di non intravedere l'urgenza del provvedimento, data la situazione più volte rappresentata sulla stampa dalla stessa maggioranza, dalla Giunta e dal Presidente, fossero altri i bisogni della Sardegna, vedi la grave situazione finanziaria della Regione sarda, però si individuano priorità che non sono quelle annunciate e quindi si percorre un cammino volto, probabilmente, a frenare gli stessi provvedimenti che dovrebbero essere presi per superare lo stato di necessità, di emergenza, soprattutto a livello finanziario, della Sardegna.
Certo, era un aspetto del programma presentato dal Presidente della Regione sarda, era un impegno preso con gli elettori, come tanti impegni presenti all'interno del programma stesso di governo, ma credo che prima degli impegni sia sempre bene tenere presente quali sono i doveri.
Queste norme, se ci fosse stato il modo, il tempo e la condivisione di intenti nella passata legislatura, sarebbero state assunte in maniera diversa dal Governo precedente e, probabilmente, alcune opere messe in essere in questi ultimi mesi, in questi ultimi anni, sarebbero state sicuramente condizionate da quei provvedimenti. Che cosa significa questo? Che quando si parla di urgenza è estremamente contraddittorio parlare poi di provvisorietà.
Una delle norme previste, come vedremo in seguito nell'analisi dell'articolato della legge, pone un limite temporale prima di dodici mesi, che poi, come vedremo con gli emendamenti successivi, viene portato a diciotto mesi. Credo che tutti noi sappiamo, in coscienza che questa norma provvisoria sarà simile alle norme provvisorie che hanno caratterizzato molto spesso la gestione amministrativa e burocratica dell'amministrazione pubblica, cioè sarà una norma che durerà degli anni; anni di vincoli e anni di blocco per lo sviluppo economico, perché c'è una netta correlazione tra vincoli proposti e sviluppo economico della Sardegna, collegato in modo particolare al settore turistico.
Turismo di cui tutti parlano, l'impostazione turistica, il turismo come sistema, ma pochi coscientemente conoscono realmente il sistema turismo. E neanche io credo di poter in qualche modo dettare le linee principali dello sviluppo turistico in Sardegna. Tutto questo nasce dalla concertazione, concertazione che deve essere portata avanti contrariamente a quanto avvenuto, specificatamente, nell'analisi in Commissione di questo disegno di legge.
Fa sicuramente pensare quanto si dice nella stessa relazione allegata al disegno di legge: "La Commissione, dopo un'attenta valutazione delle normative proposte, ha affrontato direttamente e costruttivamente la delicatissima questione della disciplina paesaggistica da applicare nella Regione Sardegna, al fine di colmare un annoso vuoto normativo di rilevantissima portata, evitare l'insorgere di ulteriori difficoltà e incertezze applicative e adeguarsi alla sopravvenuta normativa nazionale in materia di tutela del paesaggio".
Quale valutazione attenta delle normative proposte ha affrontato la Commissione? Ha in totale solitudine approvato il testo che stiamo discutendo, non accettando il confronto in Commissione, anzi evitandolo accuratamente; ma, caso particolare, caso storico nell'autonomia della Sardegna, aprendo una concertazione fasulla dopo l'esame, dopo l'approvazione nella stessa Commissione del testo di legge.
Lo stesso concetto di concertazione, l'importanza della concertazione è stata svilita dall'azione della Commissione, ma, ahimè, è ormai noto da mesi che la linea della concertazione non è la linea del Presidente. E voglio distinguere tra idee, valori e metodi portati avanti nella maggioranza, nella lunga storia di democrazia di alcuni partiti della maggioranza, che contrasta decisamente con la linea di annullamento del confronto democratico, che dovrebbe avvenire in Aula e nelle Commissioni e con le parti sociali, imposto invece dalla volontà del Presidente.
Abbiamo avuto una riprova di quanto affermo anche ieri, nel momento in cui siamo stati chiamati a esaminare l'ordine del giorno proposto alla conclusione della discussione della mozione, presentata dal centrodestra, sull'industria chimica e sull'energia in Sardegna; quell'ordine del giorno, presentato dalla maggioranza, sarebbe stato unitario se non fossero state inserite le modifiche che, opportunamente o, meglio, inopportunamente, sono state proposte dal Presidente della Regione.
Ma non è il primo intervento portato avanti dal Presidente della Giunta che blocca un possibile confronto; la storia stessa di questo disegno di legge, la storia stessa dell'annuncio del compimento del programma presentato da componenti di maggioranza e dal Presidente della Regione Sardegna dimostra che l'interpretazione stessa della legge, che dà indubbiamente dei poteri non prima conosciuti a chi governa la Regione, è un'interpretazione estrema, interpretazione di un ruolo che vede un uomo solo al comando.
Un uomo solo al comando che non accetta sicuramente il confronto e la critica, che risponde
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CAPELLI.) con le querele alle osservazioni critiche dei consiglieri regionali liberi che, nell'esercizio delle loro funzioni, esprimono una critica al metodo portato avanti dal Presidente e soprattutto fanno emergere le contraddizioni costanti e giornaliere tra il dire, l'esporre e proporre nel programma e quello che realmente nella nostra vita, che ormai è pubblica e non più privata, si porta avanti nell'esercizio delle proprie attività, nella costruzione delle proprie residenze di dubbio giusto.
Ahimè, tra l'altro consentitemi di aprire una parentesi su questo argomento, quando si parla di tutela del paesaggio, quando si parla di adeguato sviluppo urbanistico, quando si pone in pratica la volontà di tutelare l'ambiente della Sardegna, il suo sviluppo architettonico e urbanistico, credo che si potrebbe aprire una lunga discussione sul dubbio gusto di alcune opere realizzate da chi oggi riveste un ruolo pubblico.
Gli stessi vincoli vengono superati allorquando si tratta di costruire strutture che appartengono a chi questi vincoli li vuole imporre a tutti i sardi.
Allora si superano i vincoli ambientali per la costruzione di immobili in aree protette, pur continuando a parlare di valorizzazione delle professionalità sarde e della tutela del paesaggio, rivolgendosi però ben oltre il Tirreno per progettare o realizzare le opere che direttamente interessano il proprietario di detti immobili. Per non parlare poi della contraddizione massima presente in questo disegno di legge quando si discute di vincoli…
PRESIDENTE. Concluda consigliere, prego.
CAPELLI (U.D.C.). Dicevo di vincoli riguardanti le coste; ma questo avremo modo di discuterlo nei passaggi successivi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che in questi giorni in quest'Aula noi porteremo avanti un confronto serrato su uno degli argomenti che, sostanzialmente, è tra i più importanti in relazione alle strategie di sviluppo che si adotteranno in Sardegna non solo in questi anni ma anche nei lustri e nei decenni a venire.
Quindi io credo che l'approfondimento che faremo in questi giorni, che probabilmente sarà in parte viziato da problemi di carattere metodologico, sarà un approfondimento comunque utile, indispensabile e necessario se davvero vogliamo porre in essere delle azioni che poi per lungo tempo costituiscano una guida per i processi di formazione delle scelte atte a favorire lo sviluppo nel settore dell'urbanistica e in quello della tutela del paesaggio e dell'ambiente.
Credo sia senz'altro anomalo che una discussione su una legge importante come questa inizi con un primo stop sul titolo; è evidente che in condizioni normali, probabilmente, non avremmo avuto la necessità di soffermarci sul titolo e non saremmo stati obbligati a discutere se il titolo rappresenti in maniera esatta i contenuti della legge o se, come i proponenti degli emendamenti che adesso stiamo discutendo ritengono, il titolo stesso debba in qualche misura essere modificato.
Noi Riformatori riteniamo che il fatto che si discuta, e che si discuta ampiamente, magari occupando l'intera mattinata, del titolo, sia un fatto anomalo che deve fare riflettere; è chiaro che il tipo di emendamento proposto ha una carica provocatoria perché evidenzia sostanzialmente la differente valutazione che del provvedimento danno i due schieramenti presenti in Consiglio, così come è evidente che, lo stesso contenuto degli emendamenti al titolo è ugualmente provocatorio nei confronti dei proponenti del testo di legge.
E' poi altrettanto evidente che rappresenta un'anomalia il fatto che su questo disegno di legge gravino otto o novecento emendamenti, nel senso che, pur nell'importanza del momento e pur nell'importanza del testo di legge che deve essere licenziato, è possibile ed è verosimile che le differenze di cultura, di prospettiva politica, di punti di partenza tra i due schieramenti si sarebbero potute senz'altro oggettivare in un numero di emendamenti inferiore, che magari sarebbe potuto arrivare all'Aula suscitando un'attenzione diversa e maggiore, consentendo un confronto sulle idee più approfondito e, probabilmente, anche più utile per la definizione del testo della legge.
Se questo non è successo senz'altro la minoranza avrà delle colpe, probabilmente sarà stata colpita da una sorta di miopia anche nella scelta degli strumenti da utilizzare nel confronto per cui la maggioranza può ritenere che non siano appropriati e rivolgere delle critiche in tal senso.
Però, così come ci sono delle colpe o c'è da parte della minoranza qualche aspetto di cui non essere totalmente convinta (e questo comporta non essere totalmente compatta nella difesa della linea scelta), probabilmente ci sono anche delle riflessioni obbligatorie per chi sta in maggioranza.
Intendo dire che la scelta di presentare un numero di emendamenti così elevato deriva anche da comportamenti posti in essere dalla maggioranza nella fase di formazione del provvedimento, durante la fase della discussione in Commissione, durante la fase che normalmente nel regime parlamentare viene chiamata di interlocuzione tra i due schieramenti, non perché noi Riformatori siamo convinti che sia ancora viva la fase del consociativismo, in cui le leggi devono essere approvate con il voto dell'intero Consiglio, noi riteniamo che questo discorso valga per le regole, quindi per tutte le riforme che riguardino il sistema delle regole, ma non riteniamo affatto che valga nel momento in cui si deve governare.
Giustamente la maggioranza si assume le sue responsabilità in fase di governo, la minoranza ha responsabilità differenti, responsabilità di controllo, che però intende esercitare in pieno. Voglio ricordare infatti che anche la minoranza ha degli strumenti in proprio possesso con i quali cercare di fare opera di convincimento, come ci ricordava nei suoi ragionamenti, sentiti tante volte in quest'Aula, il collega Cogodi. Il collega Cogodi, che era un maestro nella difesa delle minoranze, diceva che la minoranza ha degli strumenti con i quali cercare di convincere la maggioranza della bontà delle proprie idee, della bontà delle proprie riflessioni, della bontà degli elementi che essa intende introdurre all'interno di un testo di legge che comunque non rappresenta la propria visione dello sviluppo della Sardegna.
E' evidente che se l'avessimo scritto noi il testo di legge sarebbe stato differente da quello oggi presentato in Aula, ed è altrettanto evidente che la responsabilità di scrivere il testo di legge adeguato non ricade su di noi ma sulla maggioranza, così come è altrettanto evidente che la minoranza, sinché sarà presente all'interno di quest'Aula e sinché all'interno di quest'Aula dovrà e vorrà ricoprire un ruolo, ha l'obbligo di attivare l'attenzione della maggioranza sugli elementi che ritiene possano essere meno forti e meno solidi dell'impianto della legge, per poter discutere insieme se esistano dei margini per il cambiamento.
Quindi, rispondendo a qualche collega che ha sollevato il problema in Aula, dico che noi non siamo certo nostalgici di logiche consociativiste, che tra l'altro abbiamo vissuto in quest'Aula nella passata legislatura, quando nessun provvedimento di legge credo sia passato senza un sostanziale intervento di riscrittura da parte della minoranza, ma non siamo nostalgici neanche della passata legislatura, che è stata una legislatura di sostanziale immobilismo proprio per la guerra di trincea sviluppatasi tra maggioranza e minoranza, senza che nessuna delle due probabilmente svolgesse in pieno il compito che gli era stato affidato dagli elettori; siamo senz'altro molto attenti, però, a tutti i meccanismi di riequilibro del potere che possano consentire alla minoranza di svolgere pienamente il suo ruolo in un'Aula parlamentare.
Quindi, siccome la ruota gira e le maggioranze , così come le minoranze, non restano tali per sempre, ma nel sistema dell'alternanza democratica le une si succedono alle altre nel corso degli anni, qualche volta nel corso dei lustri, noi riteniamo che sia abbastanza importante, anzi, che sia fondamentale, che i rapporti tra maggioranza e minoranza, i rapporti tra Consiglio e Presidenza siano sanciti in maniera estremamente rigorosa.
Questa, colleghi, è la prima legge che noi elaboriamo con il nuovo sistema di divisione dei poteri, nel senso che l'elezione diretta del Presidente della Regione conferisce al Presidente un ruolo diverso rispetto a quello che rivestiva nella scorsa legislatura, gli conferisce un prestigio e un'autorevolezza che hanno la loro radice, esattamente come avviene per questo Consiglio, nel corpo elettorale. Quindi esiste un rapporto di pari autorevolezza e di pari prestigio tra Consiglio e Presidenza della Giunta in quanto entrambe legittimate del voto popolare.
E' ovvio che la Presidenza della Giunta ha in questa fase un ruolo, un prestigio, un'autorevolezza e un potere diversi rispetto al passato, ed è altrettanto ovvio che a questo punto nasca la necessità di compensare i poteri, perché se noi non ci poniamo questo problema rischiamo di andare incontro a derive di tipo autoritario che finirebbero con l'essere pagate dall'intero Consiglio e non soltanto da una parte di esso.
E' per questo che noi sottolineiamo, ma fortunatamente avremo l'opportunità in quest'Aula di restare insieme per parecchie ore e quindi ci sarà il tempo di battere e ribattere sull'argomento, in modo da sentire anche la vostra opinione su questo, come in un sistema delle regole non possa esistere il legibus solutus che sta fuori dalle regole. Quindi vi proponiamo all'attenzione, per iniziare, il famoso articolo 5 di questa legge; cioè un articolo che, dopo che sono state definite le regole, discutibili, contestabili, ci ragioniamo sopra, del sistema dello sviluppo urbanistico ed ambientale in Sardegna, riassegna alla Giunta e alla Presidenza della Giunta il potere di intervenire, in qualsiasi momento, sulle regole previste nei quattro articoli precedenti per derogare rispetto alle regole stesse.
Noi riteniamo che questo sia un vulnus della certezza del diritto e che sarebbe estremamente pericoloso se questo Consiglio regionale non riflettesse e non ragionasse con calma, in questi giorni, sulle proprie prerogative e soprattutto sulla necessità che esso, Consiglio, garantisca nel modo migliore possibile quella certezza del diritto che è il fondamento di partenza di qualsiasi diritto di cittadinanza, sia esso del singolo cittadino sardo o sia esso di ciascun consigliere regionale che siede all'interno di quest'Aula..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Presidente, colleghe, colleghi e signor Assessore, l'unico presente in Aula, al momento della mia elezione pensavo che questo Consiglio, soprattutto nella fase iniziale, dovesse occuparsi di temi molto importanti, senza nulla togliere al tema oggi in discussione in Aula; infatti mentre noi oggi ci accingiamo a discutere questo obbrobrio giuridico e istituzionale, così lo ha definito un autorevole rappresentante ed esponente del centrosinistra sardo, un'industria sarda, la Palmera, ad Olbia, sta mettendo in cassa integrazione 360 dipendenti bloccando la produzione dall'8 al 20 settembre.
Ho parlato di questa vicenda, anche se se non attiene al tema in discussione , perché mentre si discute, in fretta, creando anche molti dubbi e molte perplessità in chi parla, e non solo in chi parla, ma anche in chi ci ascolta, nei nostri conterranei, la Sardegna precipita in uno stato di crisi.
Ieri abbiamo discusso dei problemi, anche occupazionali, del settore chimico, oggi stiamo parlando di urbanistica, di un provvedimento, licenziato dalla Commissione, che titola "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Allora noi siamo preoccupati, cari colleghi del centrosinistra, siamo preoccupati per l'"andazzo" che questo tema così importante sta prendendo e siamo preoccupati soprattutto per la superficialità, appunto, con la quale questo tema approda in Aula per la discussione: in fretta, senza un minimo di concertazione; quella concertazione che, come ho avuto modo di asserire in altre occasioni, è stata dimenticata, accantonata, cancellata dal dizionario del centrosinistra, non si è tenuto conto delle volontà delle popolazioni, anzi sono state schiacciate le volontà delle popolazioni, le volontà delle amministrazioni legittimate a legiferare la materia urbanistica del proprio territorio. Il caso lampante è quello del comune di Olbia, il cui PUC è stato dichiarato carta straccia.
Allora noi non possiamo fare a meno di denunciare e di ostacolare oggi questo tentativo di bloccare lo sviluppo della Sardegna; quella Sardegna che sta attraversando, appunto, un momento di crisi. Ogni giorno apprendiamo dai mass media, e non solo dai mass media, di aziende, di fabbriche e quant'altro che chiudono. Oggi, in questa occasione, ho voluto lanciare questo allarme per un'azienda manifatturiera, l'unica della Gallura, che appunto mette in cassa integrazione 360 dipendenti.
Ho anche avuto modo di asserire in altre occasioni che la mia è una generazione fortunata perché ha conosciuto un periodo di grande sviluppo ed ha avuto il grande privilegio di conoscere direttamente gli aspetti più suggestivi dell'ambiente incontaminato della Sardegna. Ebbene, è giusto che i ragazzi sardi di oggi, e soprattutto quelli che seguono con grande attenzione i lavori di questo Consiglio regionale, sappiano che c'è qualcuno che vuole impedire lo sviluppo della Sardegna. Soprattutto si vuole impedire lo sviluppo di determinati territori, in particolar modo di quei territori presi a modello non solo in Sardegna, ma in tutta l'Italia e in tutta l'Europa.
Mi riferisco in particolar modo alla mia zona la Gallura e,nello specifico, alla Costa Smeralda, definita durante la campagna elettorale (questa è un'affermazione che ho qui nei miei appunti) un "non luogo" dall'attuale Presidente della Giunta, un non luogo!
Si vuole quindi impedire lo sviluppo di questo importante territorio che certamente negli anni ha dato ricchezza e ha contribuito alla crescita non solo economica ma anche culturale della Sardegna tutta.
Io ritengo infatti che il turismo in questi anni abbia contribuito non solo allo sviluppo economico, ma anche allo sviluppo culturale rompendo, anche simbolicamente, l'isolamento grazie all'operato di bravi imprenditori che hanno, con grande attenzione, preservato il nostro territorio, hanno creato strutture, servizi hanno portato ricchezza a tutti.
Un turismo che è stato veicolo di scambi, di contatti umani, oltre che fonte di risorse economiche, e che ha contribuito, questo sì, alla riscoperta dell'intero paesaggio ed ha determinato una forma nuova e, se vogliamo, contraddittoria di accostamento alla natura.
E allora è giusto anche ricordare che alla fine del 1800 le grandi foreste della nostra Isola, visto che parliamo di paesaggio e di tutela del paesaggio, cadevano sotto la scure implacabile dei carbonai toscani e dei compaesani dell'assessore Dirindin, i piemontesi; scompare il verde, la montagna si inaridisce, la natura oltraggiata si ribella, diviene amara di frutti; poi, quando le ferite cominciano a rimarginarsi, grazie allo sviluppo, al boom economico, grazie ad imprenditori bravi e seri, che vanno incentivati e che non vanno certamente cacciati dalla nostra Isola, dalla nostra terra, arriva questa legge regionale che appunto titola: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Questa norma che, ripeto, utilizzando e prendendo in prestito parole di un autorevole esponente del centrosinistra, è un obbrobrio giuridico e istituzionale, che rischia di compromettere il futuro della Sardegna e dei sardi.
E questo non lo diciamo perché giochiamo dall'altra parte della barricata, ma lo diciamo perché siamo fortemente preoccupati; siamo fortemente preoccupati perché questa legge doveva arrivare in Aula dopo una concertazione, dopo aver sentito le parti sociali, dopo aver sentito quelle amministrazioni, le uniche legittimate a pianificare, legittimamente e democraticamente elette per pianificare il proprio territorio, cosa che invece non è accaduta.
Io mi auguravo veramente di cuore, e forse mi ero anche illuso, che questa legislatura potesse segnare una svolta, una svolta anche nei rapporti tra centrodestra e centrosinistra, una svolta che non c'è stata e non certamente per colpa nostra, ma per colpa vostra che, con arroganza e con protervia, state portando avanti un disegno di legge che continuiamo a definire un obbrobrio giuridico e istituzionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, il documento che ci apprestiamo a discutere in questo Consiglio regionale è un documento di straordinaria importanza per la crescita e lo sviluppo della Sardegna; è un provvedimento che inciderà significativamente su tutti i settori dell'economia sarda, anche perché tratta appunto la materia urbanistica che oggi è la materia più importante di questa regione per la prospettiva di sviluppo che ha determinato nel recente passato e che potrebbe determinare anche in futuro. Però mi pare che le premesse non siano le migliori.
Noi partiamo con un progetto di legge che è emblematico già dal suo titolo "norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale". Ecco, si tratta di un provvedimento intanto di tutela, un provvedimento di vincoli che blocca lo sviluppo della Sardegna e quindi non si può, come qualcuno ha fatto, parlare di trionfo dopo l'approvazione di questa legge in materia urbanistica, mentre qualcun altro ha parlato di non significativi passi in avanti in questa direzione.
Ma a me pare che non ci saranno né trionfi né passi in avanti, anzi, forse stiamo tornando indietro con questa legge, anche perché stiamo imponendo vincoli al territorio della Sardegna per almeno diciotto mesi;, ma sappiamo benissimo che non saranno sicuramente solo diciotto mesi, perché attuare il provvedimento di legge che eventualmente verrà approvato significherà, e noi possiamo affermarlo già da oggi, bloccare lo sviluppo urbanistico in Sardegna per almeno quattro anni.
Io non credo che oggi la Regione sarda con la crisi che sta attraversando possa permettersi una cosa del genere.
Inoltre, il fatto che si parli di misure di provvisoria salvaguardia è significativo e ci preoccupa perché comporta un rinviare la soluzione del problema a data da definire e, perciò, non vediamo quali siano le intenzioni di questa maggioranza in materia di urbanistica di sviluppo turistico.. Il rinvio è sempre una soluzione provvisoria, che non risolve i problemi, ma li rimanda a data da destinare, e già questo è un primo passaggio negativo.
Se poi verifichiamo come è nato e come è maturato, mi riferisco anche a questi ultimi giorni, questo provvedimento ci rendiamo conto che non è il frutto di una concertazione tra tutte le componenti presenti in Consiglio regionale, non è il frutto di una proposta che viene dal basso o che è stata voluta dalle popolazioni direttamente interessate. Ne sono una dimostrazione le prese di posizione contrarie al provvedimento da parte dei sindaci, dei rappresentanti dei settori produttivi, dei sindacati. Ma il fatto più grave, presidente Pirisi, è stato il convocare le parti interessate dopo avere approvato il testo di legge in Commissione.
Credo che questo non sia un comportamento serio; noi dobbiamo rispettare le istituzioni, dobbiamo rispettare le associazioni, dobbiamo rispettare chi viene sentito anche in questo Consiglio regionale, non riteniamo sia corretto invitare ad esprimere un parere i soggetti interessati quando le decisioni sono già prese.
Quindi possiamo dire che è un provvedimento di legge a senso unico, voluto dalla parte più estremista di questa maggioranza; noi sappiamo infatti che all'interno della maggioranza ci sono delle differenziazioni, ma l'aspetto per noi più grave di questo provvedimento è il fondamentalismo ambientalista che lo informa. Noi riteniamo che questa maggioranza stia pensando a dare risposte più a certi settori dell'estremismo ambientalista che ai sardi e alla Sardegna nel suo complesso.
Noi sosteniamo che è una legge che causerà gravi danni alla Sardegna, è una legge che bloccherà lo sviluppo. Altro che provvedimento salva coste! Questo è un progetto di legge che non consentirà in questi anni agli imprenditori di investire in Sardegna, e non mi riferisco soltanto agli imprenditori esterni all'Isola, ma anche agli imprenditori sardi, e sono moltissimi, che vogliono avere risposte certe.
Io condivido la necessità di normare questa materia, di dare garanzie a chi intende investire in Sardegna, ma questo tipo di garanzie mi sembrano orientate più a "impedire di fare qualcosa" che non al "fare qualcosa" al fine di creare un minimo di sviluppo. Ci sono inoltre altri aspetti che preoccupano. La Sardegna non è, come ho sentito dire da certi settori della maggioranza, una regione senza vincoli; io credo che la Regione sarda sia oggi tra le regioni italiane quella, in assoluto, maggiormente gravata da vincoli. Il 70 per cento del territorio regionale è vincolato, si inizia dai vincoli idrogeologici per passare via via a quelli forestali, militari sugli usi civici, sui beni culturali e archeologici. Gran parte del territorio della Sardegna è già ricompreso in una rete di vincoli ai quali noi, oggi, ne aggiungiamo di ulteriori che, sicuramente, non faranno bene a questa regione.
Vogliamo vivere perciò in un territorio completamente vincolato, dove è tutto imbalsamato e congelato, dove non si può far nulla, però non credo che in questo modo noi stiamo perseguendo davvero gli interessi dei sardi.
Colleghi, se noi oggi fermiamo l'attività nel settore urbanistico come, di fatto, sta succedendo, quali sono gli altri settori invece che nell'isola stanno progredendo? Ieri c'è stato un lungo dibattito sulla situazione della chimica in Sardegna e abbiamo constatato che la situazione e le prospettive sono piuttosto brutte; una situazione di gravissima crisi la sta attraversando il settore industriale del tessile, soprattutto nel centro Sardegna, e anche in questo caso non si vedono prospettive almeno nel breve periodo; c'è la grave crisi del mondo agro-pastorale che sicuramente ancora non è esplosa in tutta la sua gravità, ma vedremo che cosa succederà nelle prossime settimane quando verranno presentati i primi contratti agli allevatori, che sicuramente si ribelleranno perché non accetteranno una ulteriore riduzione del prezzo del latte.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ladu, prego.
LADU (Fortza Paris). E parlerei di uno stop ulteriore anche per il settore turistico, che noi ritenevamo e riteniamo oggi sia il settore portante per la nostra economia; ma soprattutto non capiamo quale tipo di turismo in prospettiva abbia in mente questa maggioranza.
In definitiva noi riteniamo che questa coalizione non abbia le idee chiare, mentre noi pensavamo che questo periodo fosse servito per chiarire meglio le cose.
PRESIDENTE. Prego onorevole.
LADU (Fortza Paris). Per concludere, ribadisco che siamo in attesa di capire qual sia la strategia di questa coalizione non solo sul settore dell'urbanistica , ma soprattutto su quello turistico e, in generale, su tutti gli altri settori relativi all'economia della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi, io non ho fatto in tempo a presentare un emendamento ma, visto che si parla del titolo, se viene accettato un emendamento orale io potrei proporre di modificare il titolo in questo modo: "norme urgenti per la devastazione dell'economia turistica, per la violazione di diritti acquisiti e per la tutela di interessi di pochi".
L'altro giorno, nel corso di un mio intervento, ho parlato di una palese violazione dell'articolo 97 della Costituzione in quanto la pubblica amministrazione è tenuta a garantire il buon andamento e l'imparzialità, invece con questa legge si creano forti turbative di mercato, valorizzando e deprezzando alcuni beni in termini non legittimi.
Quindi, ho consigliato all'Assessore presente quella giornata, che tra l'altro è anche l'Assessore competente nella materia della stipula dei contratti di assicurazione, di aumentare il massimale della responsabilità civile per i danni ingiusti arrecati dalla pubblica amministrazione nei confronti dei privati, paventando anche una responsabilità per colpa.
La colpa è intesa come imprudenza, e cioè inosservanza di norme che impongono un fare; negligenza, cioè inosservanza di norme che impongono un non fare ed imperizia, cioè l'inesperienza di chi ben poco sa di pubblica amministrazione, quindi con provvedimenti avventati cerca in buonafede di amministrare l'economia e l'urbanistica senza peraltro riuscirci; anzi, all'inizio la colpa è lieve perché l'imperizia non viene conosciuta, perché se uno è inesperto non può essere naturalmente all'altezza della situazione, ma non può più essere così dopo due mesi di dibattito, dopo che questo Consiglio ha sollevato la questione diverse volte, dopo che anche all'esterno molti sindaci hanno sollevato perplessità e contrarietà.
Stamattina il sindaco di Budoni su "L'Unione Sarda" lamenta ancora la perdita di quasi duemila posti di lavoro per gli interventi al Consorzio Sandalia. Bene, a questo punto la colpa diventa grave, cioè è una colpa che rasenta il dolo, quindi la volontà di colpire e di devastare l'economia turistica sarda.
Ora mi sia consentito di fare un excursus delle vicende urbanistiche che traggono origine dalla svolta storica intervenuta nella tutela paesistica con la normativa introdotta dal decreto legislativo 27 giugno 1985 numero 312, il cosiddetto decreto Galasso. Tale decreto, convertito in legge 8 agosto 1985, numero 431, ha modificato profondamente il criterio informatore della legge 29 giugno 1939, numero 1497; criterio ispirato dall'esigenza di individuare ambiti territoriali determinati e ben definiti al fine di garantire la protezione paesistica.
La legge numero 431 del 1985, invece, per reagire al sostanziale fallimento della menzionata legge, ha introdotto l'opposto sistema di identificazione dei beni protetti per categorie, di guisa che la sussistenza del vincolo va ricollegata alla rispondenza a quei connotati tipici previsti nella legge. Il legislatore del 1985 ha quindi individuato un modo diretto ed immediato, senza l'intermediazione di nessun provvedimento né ricognitivo né costitutivo, tutte le categorie dei beni elencate nell'articolo 1 e cioè: coste del mare e di laghi, fiumi e torrenti, montagne oltre i 1200 metri, ghiacciai, parchi e terreni gravati da usi civici e simili.
Il medesimo legislatore, con gli articoli 1 bis e 1 ter della menzionata legge numero 431/85, ha demandato alle regioni il compito di redigere appositi piani paesistici, al fine di sottoporre il proprio territorio a specifica normativa d'uso e di valorizzazione ambientale.
La Regione Sardegna ha adempiuto redigendo 14 piani territoriali paesistici approvati in data 3 e 6 agosto 1993, con altrettanti 14 decreti del Presidente della Giunta regionale; 13 dei 14 piani territoriali paesistici sono stati però annullati dal giudice amministrativo e dal Presidente della Repubblica in sede di ricorso straordinario. Nel frattempo, la materia è stata disciplinata, seguendo lo stesso schema della Galasso, dal Testo Unico approvato con decreto legislativo 29 ottobre 1999 numero 490, ed infine dal Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 numero 42, che ha abrogato il precedente decreto legislativo numero 490 del 1999.
Sulla materia è anche intervenuto il legislatore regionale con la legge regionale 22 dicembre 1989 numero 45, che ha rappresentato dopo quarant'anni di autonomia speciale il primo e sinora unico intervento legislativo organico in materia di pianificazione urbanistica. L'articolo 11 della legge regionale in questione ha recepito una nuova segnalata modalità introdotta dalla Galasso, di individuare e sottoporre a vincolo ope legis ampie zone del territorio.
A questo punto occorre rammentare che con la legge costituzionale 18 ottobre 2001 numero 3, recante modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione, è stata profondamente modificata la distribuzione della potestà legislativa tra Stato e Regione.
In particolare lo Stato ha trattenuto per sé le materie concernenti la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali inserendo, invece, nelle materie di legislazione concorrente, la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali. Ha inoltre sottoposto a legislazione concorrente anche l'urbanistica, alla quale è stata attribuita la nuova denominazione di governo del territorio. In tale ultima materia, peraltro, non si sono verificate modifiche poiché lo Statuto della Regione Sardegna già attribuiva alla medesima la competenza legislativa esclusiva in materia di edilizia ed urbanistica, e tale tipo di competenza è restata ferma in forza dell'articolo 10 della menzionata legge costituzionale numero 3 del 2001.
Fatta questa premessa, e tornando al caso di specie, si rileva che sul presupposto che erano stati annullati i piani territoriali paesistici della Sardegna e che mancavano nella Regione medesima strumenti di pianificazione paesaggistica, la cosiddetta delibera della Giunta ha sospeso per un periodo di tre mesi, prorogabili fino a sei da parte del Consiglio regionale, le trasformazioni di destinazione d'uso e le edificazioni sulle aree interessanti gli ambiti territoriali indicati nell'articolo 1 della medesima deliberazione. La medesima Regione, inoltre, ha fatto salvi gli interventi e gli atti di pianificazione meglio descritti all'articolo 3 del provvedimento stesso.
Tale deliberazione, come si legge espressamente nel suo preambolo, è stata adottata nell'esercizio del potere di cui all'articolo 14 della legge regionale numero 45 del 1989 e, più precisamente, è stata adottata sul presupposto dell'urgente necessità di provvedere a salvaguardia del territorio in attesa dell'approvazione della preannunciata legge regionale. Insomma, secondo gli intenti manifestati dall'Amministrazione regionale, la deliberazione del 10 agosto 2004 numero 33, ha come necessario punto di arrivo il preannunciato provvedimento legislativo, in mancanza del quale non avrebbero senso le energiche misure cautelari in essa contenute.
Di conseguenza, in questa logica, il competente Assessore della pubblica istruzione si è fatto parte diligente per proporre alla Giunta, con lo stesso atto che proponeva l'adozione della deliberazione oggi impugnata, la predisposizione…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Biancareddu, le ricordo che siamo sempre sul titolo.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Il titolo è fondamentale perché dà un'impronta a tutta la legge. Credo che dovremmo abrogare la legge se passasse questo titolo.
PRESIDENTE. Era solo per sua memoria. Prego.
BIANCAREDDU (U.D.C.). E la Giunta regionale, in accoglimento di tale proposta, con la deliberazione numero 33 del 10 agosto 2004, strettamente correlata all'impugnata deliberazione, ha approvato il disegno di legge che ora ci accingiamo ad emendare, sperando che anche il mio emendamento orale venga accolto dalla Presidenza e di conseguenza anche dall'Aula.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione. Prego onorevole Pili di che cosa vuol parlare?
PILI (F.I.). Vorrei intervenire sulla discussione generale.
PRESIDENTE. Dunque, io vorrei ricordare ai colleghi che ci si iscrive durante il primo intervento, così la adottiamo come regola generale ed evitiamo gli interventi in fase di votazione, onorevole Pili. Va bene, siccome non era stato ricordato all'inizio, lo ricordo adesso per gli articoli e gli emendamenti successivi: ci si iscrive durante il primo intervento.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, anche per questo richiamo. Ricordavo, forse per la poca esperienza, che durante la discussione degli emendamenti ci si poteva iscrivere a conclusione dell'intervento di chi, appunto, stava parlando, e non con questa procedura che lei ha indicato che mi pare non rispondente alla prassi. L'iscrizione alla discussione avviene soltanto per la discussione generale, in termini preventivi, nel corso dell'intervento del primo iscritto a parlare. E' evidente quindi che io le chiedo di poter rivedere questa sua valutazione, anche perché non è supportata in alcun modo dalle norme regolamentari.
Detto questo, e lo vedremo comunque nel proseguo del dibattito, intervengo sui tre emendamenti all'attenzione del Consiglio.
Come voi sapete la Commissione urbanistica, con un'azione che, non me ne vogliano i colleghi della stessa Commissione, non stento a definire azione farsa, ha voluto sentire e audire le organizzazioni di categoria solo dopo che è stata approvata la norma in Commissione, con una procedura assolutamente abnorme, priva di qualsiasi precedente, col solo obiettivo "di tappare la bocca" a quelle tante organizzazioni di categoria che hanno richiamato puntualmente la necessità di una concertazione su un tema, così rilevante sul piano economico, come quello in discussione.
Qualcuno ha detto che questa Giunta regionale non persegue la logica della concertazione, io aggiungo che persegue la logica della "sconcertazione", dello sconcerto generale da parte di chi ha potuto leggere le prese di posizione che sono state ignorate. Questa maggioranza ha letteralmente ignorato tutte le considerazioni espresse dalle organizzazioni di centro, di sinistra, che rappresentano categorie sociali.
Io, proprio a supporto di quello che stiamo dicendo, ribadisco che il Titolo che avete proposto è assolutamente sbagliato, assolutamente non rispondente a ciò che effettivamente si persegue con questa norma; infatti non siamo solo noi a dire che questa norma pone nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna.
Io mi permetterò di riportare le riflessioni che alcune organizzazioni di categoria hanno voluto proporre all'Aula, ad iniziare dalla associazione della FEDERALBERGHI, i cui associati operano nel settore turistico. Gli albergatori hanno chiesto se esista un robusto piano alternativo, quale sia il nuovo modello di tutela ambientale legato allo sviluppo economico, se esista soprattutto un nuovo programma di sviluppo turistico che sia qualitativamente e quantitativamente valido.. Loro stessi rispondono negativamente; dicono cioè che avete posto vincoli, nuovi limiti, ma non avete progettato e prospettato nessun nuovo piano di sviluppo. Soprattutto le vostre scelte non sono suffragate da statistiche, da studi e da analisi.
Una delle categorie che gestisce una fetta importante dell'economia della Sardegna, con notevoli ricadute quindi anche sul piano sociale ed occupazionale, vi sta dicendo che avete voluto questa norma senza conoscere in alcun modo le ricadute della stessa sul territorio regionale.
Ma c'è di più. L'APISARDA, l'associazione che raggruppa le piccole e medie imprese della Sardegna, sta dicendo che con questo provvedimento state bloccando totalmente la realizzazione degli investimenti produttivi inseriti all'interno di atti di programmazione negoziata, e sempre questa associazione sottolinea che in questo caso -si perderebbero gli incentivi finanziari pubblici nel caso in cui non venissero spesi entro i tempi determinati.
L'APISARDA vi sta dicendo che bloccando quegli investimenti state arrecando un danno alla Sardegna e agli imprenditori ma, cosa ancora più grave, state perdendo le risorse finanziarie pubbliche che consentivano di realizzare quel tipo di investimenti. l'APISARDA continua le sue considerazioni dicendo che dall'analisi della normativa in oggetto sembra che i territori e le imprese siano destinati a pagare due volte il danno: da un lato per i ritardi burocratici che nella totalità dei casi della programmazione negoziata si sono verificati e dall'altro per il sopraggiungere di nuovi vincoli amministrativi che sospendono o rendono nulli gli atti di concessione per i quali le imprese hanno impegnato e già speso importanti risorse.
State arrecando un danno capitale alla nostra terra e state soprattutto dicendo agli imprenditori, che hanno dovuto penare le pene dell'inferno per ottenere qualche risorsa pubblica regionale o statale per la programmazione negoziata, che devono perdere quanto hanno ricevuto e devono subire anche nuovi vincoli. Questa credo sia la dimostrazione del fatto che questa Giunta regionale, questa maggioranza, non tengono in alcun modo conto delle giuste e puntuali osservazioni delle organizzazioni di categoria.
C'è un altro elemento da considerare. Qualcuno dice che stiamo bloccando l'esistente, quello che era stato progettato, quello che era stato in qualche modo proposto dagli operatori privati e pubblici in Sardegna; no, stiamo soprattutto bloccando quella potenzialità finanziaria che lo Stato, sulla programmazione negoziata, ha messo nei capitoli del 2005 e 2007, cioè tutte le risorse della programmazione negoziata che riguarderanno il Mezzogiorno saranno allocate nei capitoli della programmazione negoziata del Ministero dell'economia dal 2005 al 2007. Le cospicue opportunità di finanziamento presenti in questi capitoli di spesa sono quindi assolutamente a rischio, e la Sardegna non potrà concorrere rispetto a questi investimenti.
Un triplice danno deriva perciò da questa normativa: si perdono gli investimenti che abbiamo già messo in cantiere, ci sono nuovi vincoli che dilatano i tempi, perdiamo totalmente la capacità della Regione di conquistare le risorse finanziarie che riguardano, appunto, la programmazione negoziata. Sono elementi che l'APISARDA puntualmente richiama nella sua nota.
Ma dagli albergatori e dalla piccola e media impresa arriviamo al mondo dell'agricoltura. Nessuno di voi, colleghi, forse per distrazione o forse a causa dei diktat che sin dall'inizio sono stati imposti su questa norma da in viale Trento, dove Capigruppo e maggioranza venivano convocati e costretti non solo a non sostenere i propri emendamenti ma a ritirarli e invitati a non azzardarsi a presentarne altri, ha letto il parere della COLDIRETTI, la più grande organizzazione di categoria del mondo dell'agricoltura, che rileva come all'interno di questo disposto, considerando anche la particolare posizione delle aziende non legate direttamente alle coste, ma comunque spesso e volentieri all'interno dei due chilometri, il blocco delle costruzioni di tipo residenziale, legato all'attività agricola, così come è stato concepito, oltre a costituire un rallentamento agli obiettivi della legge regionale numero 18 del 1998, costituisce un ostacolo al tentativo dell'impresa agricola di promuovere ed incrementare il reddito della propria impresa.
Sottolinea ancora la COLDIRETTI che i requisiti posti in essere dalla legge regionale numero 18 del 1998 sono di tipo estensivo, in quanto consentono all'impresa agricola di offrire un servizio di ospitalità ricettiva in maniera strettamente legata al dimensionamento e all'attività aziendale. Pertanto, anche in questo caso, occorre verificare che cosa intenda l'attuale disposto legislativo dove parla di sviluppo sostenibile. Noi diciamo: nessuno sviluppo.
Bisogna dire alla COLDIRETTI, ma l'associazione l'ha già affermato, che purtroppo questa norma non persegue nessuna logica di sviluppo, che vi sarà un blocco totale e da questo si argomentano le motivazioni di un emendamento, degli emendamenti che vogliono rifocalizzare l'obiettivo di questa legge, che è quello di creare nuovi divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente, vorrei intervenire anch'io, intanto per sostenere anche in questa sede la validità degli emendamenti presentati dalle forze di opposizione al titolo di questo disegno di legge. Un titolo la cui lettura fa trasparire, a nostro avviso, alcune sostanziali incongruenze ed alcuni aspetti che vanno assolutamente approfonditi; da questo prendono vita i nostri emendamenti, proprio sulla lettera del titolo, in quanto non siamo assolutamente d'accordo sull'impostazione del titolo stesso.
Quindi gli emendamenti al titolo nascono proprio dalla constatazione che è il titolo stesso della legge, è il cappello, è la presentazione della legge stessa che non va bene; è un titolo che è stato elaborato male ed è il cattivo inizio di una legge che nasce sotto i peggiori auspici e con i peggiori presupposti, sempre a nostro avviso.
Si parla di pianificazione; effettivamente è difficile ravvisare un'idea e un progetto di pianificazione nella legge che il Consiglio regionale sta discutendo in questi giorni. Non c'è una pianificazione vera e propria, non c'è un'idea di pianificazione del territorio, non c'è un'idea di pianificazione del rapporto tra i territori e le attività umane, sempre che non vogliamo intendere il nostro territorio come una sorta di entità museale da mettere sotto una campana di vetro o, peggio ancora, da recintare con il filo spinato, da lasciare assolutamente come una realtà intoccabile, come una realtà dove l'uomo deve stare ai margini, come una realtà dove le attività umane, comprese le attività produttive, ma non solo esse, anche quelle attività che danno luogo ad un miglioramento della qualità della vita in generale, possano trovare spazio.
Non c'è quindi una pianificazione, non c'è quindi, a nostro avviso, un progetto, ma soprattutto non c'è un'idea alternativa a quella di un semplice blocco. Questo mi pare sia l'aspetto più preoccupante, l'aspetto sicuramente più deteriore di questo progetto di legge che è in discussione in Consiglio. Non esiste, a nostro avviso, un'idea alternativa a quella del semplice blocco.
E allora, a mio avviso, ci troviamo davanti ad un provvedimento di legge nato frettolosamente, un provvedimento nato probabilmente senza, anzi direi certamente, quel necessario confronto con le istituzioni che rappresentano la cosiddetta società civile, e parlo per esempio degli industriali, parlo per esempio dei rappresentanti delle associazioni agricole, parlo per esempio dei rappresentanti dell'attività edilizia, parlo anche dei rappresentanti dei consumatori, perché bisognerebbe sentire l'opinione delle famiglie, rappresentate appunto dalle associazioni di consumatori in merito a un provvedimento di legge che, ad esempio, blocca delle legittime aspirazioni di singoli cittadini e di singole famiglie a realizzare interventi edilizi, che non sono interventi edilizi abusivi, che non sono interventi edilizi selvaggi, che non sono interventi edilizi non regolamentati, ma nascono da normalissime procedure edilizie avviate con gli enti locali e con i comuni in particolare.
Ancora più grave è l'aspetto che riguarda il blocco produttivo e il blocco proprio delle attività imprenditoriali. Noi tutti sappiamo quanto l'edilizia sia importante e come abbia delle ricadute assolutamente determinanti sull'economia generale anche in Sardegna. Si dice da sempre che l'edilizia muove una catena di interventi che arriva fino ai generi alimentari, e credo sia proprio così.
Dall'edilizia vivono decine di migliaia di famiglie anche in Sardegna; l'edilizia nuove un indotto notevolissimo, l'edilizia rappresenta una forte ancora di salvezza di un'economia sicuramente disastrata, sicuramente sofferente, sicuramente in attesa non di interventi di blocco dell'attività produttiva, ma tutto il contrario, un'economia che attenderebbe interventi che sblocchino, che incentivino e che rendano più facile per imprenditori sardi o non sardi investire in Sardegna.
Quindi emendamento al titolo, perché riteniamo il titolo assolutamente non rispondente alla realtà, di un testo di legge di blocco, che agisce con una sorta di furia iconoclasta rispetto alle leggi precedenti, che reca, a nostro avviso, delle forzature indiscutibilmente ravvisabili proprio nel merito. Un progetto di legge che nasce semplicemente nel "Palazzo" della Presidenza della Giunta regionale che, evidentemente, ben poco si è preoccupata di avviare quei necessari confronti con il territorio e con la società civile prima di stenderla e prima di vararla.
In effetti, tra scelte di programmazione del territorio e crescita produttiva esiste un rapporto stretto e funzionale. Ripeto, non possiamo e non dobbiamo interpretare e vivere il nostro rapporto con il meraviglioso patrimonio ambientale della Sardegna come una serie di divieti, perché questo corrisponderebbe a una logica, la cui origine è facilmente individuabile, che ha tutto il diritto di esistere e di essere espressa perché, vivaddio, viviamo in una democrazia dove ognuno può esprimere la propria opinione ma, a mio avviso, interpreta ed esprime quello che sostanzialmente è un fondamentalismo, un estremismo verde, l'estremismo dei tanti movimenti ambientalisti o pseudoambientalisti che evidentemente presso l'attuale maggioranza, presso l'attuale Giunta hanno potuto esercitare una forma di pressione talmente forte da far vedere la propria traccia all'interno di questo testo di legge.
Quindi tra scelte di programmazione del territorio e crescita produttiva, dicevo, esiste un rapporto stretto e funzionale. La pianificazione territoriale nei suoi contenuti, non meno che nei suoi processi, rappresenta infatti una efficace forma di pianificazione economica, con la quale si realizzano vincoli strutturali anche nell'espansione quantitativa e qualitativa delle attività produttive. E qui, ripeto, parliamo di edilizia ma non solo, parliamo di turismo, ma non solo, perché parliamo anche di interventi importanti e necessari, ad esempio, nel campo agricolo.
Tutti noi sappiamo infatti quanto sia sofferente il settore agricolo in Sardegna, e sicuramente le aziende agricole che ricadono in questi territori, pesantemente interessati e danneggiati da limitazioni così drastiche, potranno subirne danni.
Per l'economia la pianificazione del territorio, se correttamente e modernamente intesa, rappresenta una tutela delle risorse produttive strategiche, comprese tra queste anche la stessa qualità della vita, ed è al tempo stesso costruzione di opportunità per la società sarda. Anche in positivo una politica del territorio è e può essere dunque eminentemente politica economica; lo è oggi nell'ambito di quell'approccio che è ormai consuetudine chiamare di marketing territoriale e urbano.
Occorre, pertanto, a nostro avviso, evitare il grave rischio di riproporre una sfasatura tra pianificazione urbanistica ed economica, che determinerebbe evidenti ripercussioni negative sulla capacità di innovazione e sulla velocità dello sviluppo economico stesso. Le nuove priorità sono difficilmente contestabili, il porre al centro della pianificazione urbanistica il tema della qualità degli insediamenti corrisponde a un'esigenza che è della economia non meno che della società nel suo complesso.
Un'adeguata disciplina urbanistica in questo senso dovrebbe promuovere l'uso del territorio come strumento di marketing per attrarre risorse dell'economia globale, dovrebbe incentivare la concorrenzialità tra i territori nell'attuazione di investimenti e di iniziative di nuova imprenditorialità, dovrebbe assumere al proprio interno non solo i caratteri della definizione degli usi dei suoli o delle dotazioni infrastrutturali, ma quelli specifici del mercato.
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole.
ARTIZZU (A.N.). Ecco la risposta che sarebbe dovuta venire da un intervento legislativo più meditato, più studiato, più concordato con i rappresentanti della società. Ecco da dove deriva la nostra ferma opposizione e la volontà di emendare ad iniziare dal titolo..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Norme urgenti e appunto di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale, titolo portante, un titolo che per alcune parti era anche condiviso, perché come si fa a non condividere principi quali la salvaguardia del paesaggio e la tutela del territorio?
Però noi, da subito, quando abbiamo iniziato a lavorare in Commissione, abbiamo percepito che non si voleva lavorare per la salvaguardia del territorio e del suo paesaggio, ma si voleva lavorare a un progetto che forse puntava ad altro, in parte a favorire, abbiamo detto, alcune cose, che sicuramente sono importanti, su pressioni ambientaliste a cui siamo tutti sensibili. Dall'altra parte si era molto presi dal bloccare alcune iniziative che comunque non erano di parte e pertanto si puntava anche a colpire operatori, comuni e quant'altro, che in parte non condividevano questa impostazione molto ferma, molto decisa di voler bloccare lo sviluppo più che proteggere il territorio.
Debbo dire che questa impostazione a noi è dispiaciuta, perché quando abbiamo iniziato la discussione c'era lo spirito, la voglia di lavorare insieme, però da subito si è proceduto in modo diverso; infatti, nonostante io stesso abbia più volte sollecitato il Presidente della Commissione (seppure in qualche momento sembrava che ci fosse anche un'apertura), a convocare le organizzazioni ambientaliste, le organizzazioni di categoria, parlo di Coldiretti, CIA e Unione[s1] , parlo della Lega delle Cooperative, di Confindustria, che penso abbiano molto da dire, degli ordini dei geologi, degli architetti, degli ingegneri, CNA, Confartigianato, Apisarda, sono stati convocati tutti alla fine dei lavori della Commissione, cioè a cose fatte.
Questo è un aspetto che ci ha colpito moltissimo, non abbiamo condiviso questo metodo e infatti la posizione che noi oggi assumiamo è volta a far arrivare anche all'esterno la necessità, quando si tratta di argomenti così importanti, ma dico sempre, di confrontarsi con le forze sociali e sindacali.
Da subito anche la posizione dei sindacati CGIL, CISL e UIL, è stata di critica a questo modo di procedere; in modo particolare il Segretario regionale della U.I.L. è stato molto determinato nella sua condanna. Noi partiamo dal titolo proprio perché il titolo è qualcosa di importante che fa capire subito cosa si sta facendo., Gli emendamenti che stiamo proponendo, da noi illustrati prima, e sui quali noi voteremo a favore recano appunto "Norme urgenti di divieti e nuovo vincolo allo sviluppo economico della Sardegna", "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", addirittura nell'emendamento numero 23 dopo le parole "e la tutela del territorio regionale" si aggiunge"tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna".
Qualcuno può dire che questo non succede, ma lo deve anche dimostrare. Noi abbiamo tutti i segnali che invece si andrà in questa direzione. Si parla di migliaia e migliaia di miliardi che verranno bloccati, di centinaia di posti di lavoro che andranno persi, forse a qualcuno questo poco può interessare, l'importante è salvaguardare la poltroncina conquistata in questo Consiglio regionale, però di sicuro la crisi occupazionale si ripercuoterà su centinaia di famiglie aggiungendo crisi a crisi.
La crisi della chimica, la crisi del settore agricolo, adesso la crisi del settore turistico; nel mio territorio poi si parla anche di altri settori (granito, sughero e quant'altro) che verranno colpiti; settori che finora, grazie a Dio e grazie anche alle capacità degli stessi imprenditori, consentivano di vivere bene a chi da essi traeva il proprio reddito.
Oggi però con questo progetto di legge noi siamo convinti che si è dato e si sta dando un colpo mortale al turismo, settore che occupa migliaia di persone e che ci consente di presentarci, in campo nazionale e internazionale, come un territorio non solo in via di sviluppo, ma come un territorio giunto oramai a livelli tali da poter conquistare altre fette del mercato turistico. Questo grazie all'azione di operatori capaci che hanno realizzato interventi in alcuni siti importanti.
Certo, poi ci sono gli speculatori, come sempre accade, , la gente pericolosa; si è parlato ieri sui giornali e nelle televisioni di Arbus e Villasimis, ma io citerei anche altri comuni, dove amministratori poco illuminati e speculatori hanno fatto tanto di quel danno che forse sarebbe stato il caso di intervenire.
Ora si sta intervenendo però in modo, secondo noi, esagerato, senza tener conto delle esigenze del comparto e delle esigenze dei sardi, bisognava invece mediare perché il Consiglio regionale io credo sia una stanza di compensazione, dove si rappresenta tutta una serie di esigenze, se ne discute e dove poi, alla fine, si devono fare solo ed esclusivamente gli interessi della collettività sarda.
Il metodo da voi seguito non è condivisibile; in modo particolare, l'ho detto più volte al Presidente della Commissione, non si poteva non coinvolgere le forze sociali, le organizzazioni di categoria, i sindacati tutti e gli enti locali che, io so, Presidente, hanno più volte richiesto di incontrare la Commissione e purtroppo addirittura non hanno ricevuto nessuna risposta. Mi sembra incredibile che questo sia avvenuto.
Io credo che in questa situazione bisognerebbe forse che tutti quanti modificassimo il nostro atteggiamento; dovremmo riflettere, incontrarci, riuscire a trovare una sintesi sulle esigenze dell'intera collettività sarda, naturalmente analizzando le esigenze del comparto, cercando di trovare delle soluzioni che vadano nella direzione non di un blocco, ma di uno sviluppo di questo importante settore.
Settore turistico che, come voi sapete, in Sardegna conta su circa 27 mila posti letto alberghieri a fronte di una richiesta che, sulla base di studi e approfondimenti, per poter incidere veramente sul mercato internazionale, richiede circa 80 mila posti letto. Questo era l'obiettivo che si doveva raggiungere, questo era l'obiettivo ipotizzato dalla Giunta Palomba e dalle Giunte che si sono succedute in questi ultimi anni.
Ora mi pare che si stia facendo retromarcia, che si stia imponendo un blocco totale, in modo particolare sul settore alberghiero, e questo credo che avrà delle conseguenze importanti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevoli colleghi, io, preliminarmente, dico che è giusto che questo argomento venga trattato in quest'Aula. Sulla materia si è verificato un grave deficit legislativo, non in conseguenza di un atto politico ma a causa di sentenze ad opera di un organo giudiziario, che ha privato la Sardegna di norme importantissime per la regolamentazione della vita civile di tutti i sardi.
Quindi anche il momento non può essere messo in discussione perché è sempre il momento per porre fine al grave vuoto legislativo in materia urbanistica della Regione Sardegna. Nessuno può mettere in discussione l'importanza e la necessità di una legge che regolamenti l'uso del territorio, così come tutte le norme del vivere civile impongono. Anche se in passato, a dire la verità, e senza interventi dello Stato o di altri organi che ne regolamentassero i modi e i sistemi di utilizzo da parte dei cittadini ci sono stati interventi sul territorio che a posteriori abbiamo giudicato positivamente.
E anche in passato, nel corso dei millenni, tutto si può dire ma non che i nuraghi venissero costruiti sulla base di un piano urbanistico anche se coloro che li hanno costruiti non erano dei cretini in quanto l'ubicazione dei nuraghi rispondeva a una logica precisa. Addirittura io posso dire che nei nostri paesi dell'interno - e ci sono vari colleghi tra di noi che possono testimoniarlo - anche quando si costruivano opere destinate all'abitazione temporanea dei pastori, come le pinnete, o anche i ricoveri per il bestiame, la scelta del sito dove ubicare una struttura così semplice, così poco ingombrante, era soggetta da parte delle persone interessate ad una riflessione di non poco conto.
Per anni addirittura si andava in tutti i periodi e in tutte le stagioni dell'anno a visitare il sito, a vedere quali potevano essere le motivazioni a favore o contro la scelta di quel territorio, per un insediamento anche così poco importante. Si valutava l'esposizione al sole, si valutava l'esposizione ai venti, si valutava la salubrità, si valutavano diversi fattori.
Lo stesso Avicenna, che era un grande medico dell'antichità, quando venne coinvolto nella scelta di un sito dove insediare un ospedale nella città di Baghdad, pare che avesse chiesto di mandare quattro servi ad esporre su una pertica quattro pezzi di carne, e tutti i giorni i cittadini dovessero andare a vedere quale fosse andato in putrefazione per ultimo appunto con l'intento di valutare quale fosse il sito più idoneo alla costruzione.
Non stiamo parlando perciò di un argomento di poco conto nella storia dell'umanità. Questi argomenti, per vari motivi, sono stati sempre oggetto di intervento o di osservazione da parte dei cittadini.
Oggi si valuta un argomento nuovo, cioè l'impatto paesaggistico che sul territorio hanno le urbanizzazioni; questa è una valutazione che in passato forse non veniva fatta, però il criterio di bellezza, criterio immateriale ma non per questo privo di contenuti anche economici, i cui riflessi ricadono a cascata sull'uso del territorio, è importante e degno di una considerazione legislativa.
Diciamo prima di tutto che non possiamo limitarci, in una legge come questa, ad osservare e a valutare soltanto l'uso del territorio costiero, quindi questo è un provvedimento di legge assolutamente lacunoso in questo senso, perché se una legge dobbiamo farla non dev'essere fatta sulla spinta dell'emergenza, non dev'essere fatta sulla spinta di argomenti settoriali, ma dev'essere una legge che affronti per intero, a mio modo di vedere, tutte le problematiche connesse all'uso del territorio della Sardegna.
Pensiamo per esempio alle implicazioni che, in merito all'uso del territorio, derivano dalla nascita delle aziende regionali per la protezione dell'ambiente; l'Arpa è un organismo di nuova istituzione che sulla fruibilità del territorio ha un importante potere decisionale, può addirittura contrastare o prevalere su decisioni politiche. L'Arpa per esempio può mettere in discussione una scelta urbanistica operata da un comune asserendo che il sito individuato come zona di sviluppo industriale o artigianale o da destinarsi all'edilizia abitativa, per motivi geologici, per motivi idrogeologici, per motivi comunque legati alla salubrità dell'ambiente o alla sicurezza dei luoghi non può essere destinato agli scopi suddetti e, di conseguenza, può addirittura chiedere e ottenere la revoca della decisione del comune.
Quindi stiamo discutendo senza conoscere appieno le implicazioni che questo provvedimento di legge ha. A mio avviso questa normativa dovrebbe essere sottoposta ad una riflessione più approfondita prima da parte della Commissione e poi nuovamente da parte dell'Aula; oggi infatti stiamo affrontando con grande velocità, che io non ricordo abbia precedenti all'interno dell'Aula, un argomento così importante.
Ma i dubbi posti dagli emendamenti in discussione, per entrare nel merito, a me sembrano piuttosto fondati; se vogliamo limitarci alla tutela paesaggistica delle coste, perché di questo si tratta, come dice il testo di legge presentato dalla Giunta, e non della tutela dell'intero territorio regionale, beh, è chiaro che l'emendamento numero 22 che modifica il titolo ponendo l'accento sui divieti e i nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna, a me sembra assolutamente in sintonia con il contenuto di questo provvedimento.
È chiaro che le giustificazioni nascono dalle cose, perché di vincoli si tratta, di vincoli importanti, di vincoli non provvisori, come dice il titolo della legge, ma di vincoli che pur non essendo definitivi, per la loro durata, perché ormai è certo che si tratta di vincoli che dureranno più della vita di questa legislatura, non possono neanche essere definiti provvisori.
E che questi divieti e che questi vincoli, che dovrebbero tendere alla salvaguardia e alla pianificazione paesistica del territorio, portino a vincoli veri e propri sullo sviluppo economico della Sardegna non sono solo io a dirlo; lo dicono le organizzazioni del mondo della cooperazione, le organizzazioni del mondo dell'imprenditoria, lo dicono i cittadini che in questi territori hanno investito parte dei loro risparmi non per speculare e neanche per portare avanti progetti macchinosi tendenti alla distruzione del territorio nel quale poi, chissà perché, dovrebbero andare a vivere.
Queste associazioni e questi cittadini, ho concluso signor Presidente, certamente hanno motivo di lamentarsi e nel corso della dichiarazione di voto, mi riservo di chiarire più approfonditamente questi aspetti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.). La ringrazio, Presidente, chiedo di parlare perché gli emendamenti al titolo, numero 22, numero 25 e numero 23 necessitano, a mio parere, di un approfondimento già fatto dai colleghi che mi hanno preceduto, ma certamente occorre che la sensibilità di quest'Aula venga in qualche maniera stimolata da dei ragionamenti che questa parte politica non da oggi porta avanti. I ragionamenti sono di natura diametralmente opposta a quello che il titolo della legge oggi in esame vuole significare.
Infatti quando si parla di urgenza e di provvisorietà e poi si presenta un testo normativo di questa specie, il contrasto stridente fra il titolo e il testo crediamo che abbia destato attenzione e contrarietà, preoccupazione e timore non solo nell'opposizione e nei consiglieri eletti per rappresentare gli interessi del popolo sardo, ma anche in quella grande forza che è la società civile, che ha bene interpretato su quali basi si fonda questo testo normativo e quali sono le finalità che persegue.
Il substrato che sottende questo disegno normativo deriva da quell'ambientalismo intransigente che non ha assolutamente a cuore le sorti della Sardegna ma persegue pervicacemente l'intento di tutto bloccare, tutto cristallizzare e tutto imbavagliare, che sia ambiente, che sia uomo, che sia imprenditore, che siano enti locali e amministrazioni locali.
Quando si parla di urgenza viene da sorridere perché esistono norme, da quando è stata sostituita la legge che tutelava le bellezze naturali con la legge Galasso, con il decreto Melandri numero 490 del 1998, con l'ultimo decreto Urbani, che garantiscono la tutela di tutte le zone sensibili del territorio isolano. Non esiste alcuna urgenza per porre un divieto così assurdo, così esagerato e così sinceramente poco intellegibile , quindi il titolo riguardante le norme urgenti sinceramente dovrebbe trovare spazio in altre aule e non in questa.
Stessa cosa per la provvisorietà. Beh, quando si parla di provvisorietà, e il concetto di provvisorio, seppur interpretato soggettivamente dall'uno o dall'altro può certamente avere differenti sfumature, ma quando si parla di provvisorietà e dalla provvisorietà si arriva a un anno, a diciotto mesi, e poi non si sa a quando, allora di provvisorio non c'è niente, c'è come tutti possono percepire una volontà di blocco totale di quello che è lo sviluppo della nostra Isola e non solo lo sviluppo delle coste, perché è limitativo parlare di coste, è uno sviluppo che bloccherà le attività, artigianali e non, di tutte quelle categorie che dall'interno vanno a lavorare sulle coste, che dal Campidano si recano nel nord Sardegna, che dall'ovest della Sardegna si recano all'est della Sardegna.
Questa non è una legge blocca coste, è una legge blocca lavoro, blocca sviluppo, è una legge che getta un'ombra sinistra sul possibile sviluppo della Sardegna; perché d'altro canto parallelamente a questa legge non è che si portino progetti, che si portino speranze, che si portino visioni diverse sul cammino economico e sociale di questa nostra Isola.
Rimane una crisi, ieri si è discusso di industria, che attanaglia ormai da decine d'anni i comparti industriali della Sardegna, rimane un vuoto totale per quello che riguarda l'infrastrutturazione dei trasporti, e in più si vuole bloccare l'unico polmone e l'unica fonte che può portare sviluppo e contribuire a far crescere il misero prodotto interno lordo della Sardegna.
Allora questi emendamenti presentati a questo titolo che sembra sbeffeggiare lo spirito di chi, legislatore in quest'Aula, vuole contribuire a uno sviluppo armonico, a uno sviluppo compatibile, a uno sviluppo che vincoli ma allo stesso tempo permetta di operare hanno o non hanno ragione d'essere? Questo titolo, sinceramente, sbeffeggia non solo chi vi parla e chi ha altre idee in materia di sviluppo compatibile, e soprattutto di valorizzazione dell'ambiente e del territorio, ma sbeffeggia coloro che fuori dall'Aula aspettavano in questa legislatura finalmente delle risposte.
Risposte mancate per colpe di tutti, minori di questa parte politica che ha governato solo cinque anni, maggiori di chi dall'89 non le dà. A volte si confonde infatti tra la pianificazione bocciata e le motivazioni che sottendono le sentenze della pianificazione bocciata, perché il Consiglio di Stato e il TAR hanno a più riprese ribadito che non solo c'era carenza di tutela in quella pianificazione paesistica, ma a volte c'era eccesso di tutela. Quindi bisogna capire se quella pianificazione a cui molti si riferiscono, ed è illegittimo riferirsi a una pianificazione bocciata dal giudice amministrativo, avesse in sé una ragion d'essere per questa nostra Isola.
Noi abbiamo visto che i territori penalizzati per eccesso di tutela da quella pianificazione ora vantano il primato dello spopolamento, il primato dell'abbandono di quelle terre bloccate da vincoli assurdi. Qua se ne vogliono introdurre altri. Le autonomie locali, da qualunque parte politica amministrate, attendevano da questo Consiglio regionale certezze. Di certezze qua, alla fine del percorso, se ne avrà solo una: l'immobilismo totale, il blocco totale in attesa di una futura pianificazione che, sinceramente, vedendo quali sono le premesse, ci lascia assolutamente attoniti.
Infatti queste nostre coste verranno monitorate metro per metro, e per monitorare metro per metro le coste, i diciotto mesi arriveranno facilmente a fine legislatura con buona pace degli amministratori locali, con buona pace degli imprenditori, con buona pace di tutti coloro che hanno riposto una speranza in questa nuova legislatura.
Da parte nostra, se fossimo esclusivamente una parte politica ,come purtroppo capita di vedere in Italia, che si accontentasse del "tanto peggio tanto meglio" dovremmo dire: "Andate avanti, andate avanti in questo scempio, andate avanti in una direzione che può portare solo rovina alla nostra Isola"; ma poiché siamo dei consiglieri regionali eletti per fare l'interesse del popolo che ci ha eletto, l'interesse dei sardi che sono tantissimi, sono quasi il cinquanta per cento quelli che hanno votato col sistema proporzionale la nostra parte politica, abbiamo il dovere non solo di opporci, non solo di denunciare uno scempio annunciato, ma abbiamo il dovere di proporre.
Le nostre proposte sono state liquidate con grande naturalezza, le nostre proposte non vogliono essere neanche prese in considerazione, le nostre proposte però, in quest'Aula, continueranno ad essere illustrate finché il Regolamento ce ne darà la facoltà.
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole.
MILIA (F.I.). Concludo, Presidente, perché quando si ha a cuore, come noi abbiamo a cuore, il destino della nostra Isola, non si può tacere. Ha detto qualcuno: "Un bel tacer non fu mai scritto". Noi, finché, ripeto, il Regolamento ce lo consentirà, cercheremo di far ragionare e di colpire certamente le coscienze più sensibili di quest'Aula nell'interesse delle amministrazioni e nell'interesse della Sardegna.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione forse. Onorevole Pili, lei ha già parlato, vuole riparlare o qual è il problema, mi dica.
PILI (F.I.). Presidente…
PRESIDENTE. Mi dica su che cosa vuol parlare, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Ho soltanto detto la parola Presidente per preannunciare quello che sto per dire, per rispetto alla sua persona…
PRESIDENTE. Sì, la ringrazio.
PILI (F.I.). Ovviamente, come lei ben sa, prima di passare al voto è previsto che il Presidente chieda all'Aula se ci sono dichiarazioni di voto. Volevo sapere se lei intende chiedere questo all'Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, quando si dice che si passa alla fase di voto, la fase di voto naturalmente prevede che chi vuole possa fare dichiarazioni, quindi siccome questa è la prassi ci atteniamo a questa prassi, poi semmai, in Conferenza dei Capigruppo vediamo come ordinare meglio queste fasi. Quindi, siccome non c'è nessun altro collega iscritto a parlare sul titolo e sui relativi emendamenti, passiamo alla fase della votazione dell'emendamento sostitutivo numero 22.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ha chiamato il Presidente l'emendamento numero 22, mi riserverò ovviamente di intervenire sugli altri emendamenti per dichiarazione di voto. "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna", credo che questo emendamento non possa che essere accolto da noi, intanto perché l'abbiamo proposto, ma io inviterei i colleghi della maggioranza ad esaminarlo con grande attenzione perché da questo emendamento in poi arrivano i problemi e nascono i guai, perché è qui il problema. Allora, preannunciando il voto favorevole a questo emendamento, né potremmo fare diversamente, mi riallaccio per un attimo a delle considerazioni che i colleghi hanno portato nel momento in cui si è fatto riferimento - probabilmente è sfuggito a qualcuno - alla presenza del genere umano nella natura, che è un elemento fondamentale.
Non ci dobbiamo misurare solo con la natura, anche con la natura, certo, ma non dobbiamo mai perdere di vista che la presenza umana ha segnato nel passato e segnerà per i prossimi secoli l'ambiente, e quindi quei beni che si vuole sottrarre all'utilizzo non riconoscendo un articolo importantissimo, l'articolo 131 del decreto legislativo numero 42.
Come ho preannunciato nel mio precedente intervento cercherò quotidianamente di ricordare ai colleghi che esiste una norma nazionale, esiste una legge di riferimento alla quale dovremmo ispirarci tutti quanti, e allora sentite che cosa dice l'articolo 131: "Ai fini del presente codice, per paesaggio si intende una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni". Cioè questa natura, questi beni derivano - dice il legislatore - dalla storia umana. E vogliamo disattenderlo noi questo importantissimo principio?
Il collega Liori bene ha fatto, certamente, a dire che gli antichi nuragici e pre nuragici si erano posti anche loro il problema dell'ambiente; già da allora si cercava di individuare un modo di vivere che fosse comunque rispettoso dell'ambiente. Nel testo in discussione non si vuole riconoscere che per paesaggio si intende anche la storia umana; e perché non lo volete riconoscere? Perché è utile a qualcuno?
Ma dico di più; il secondo capoverso del citato articolo dice: "La tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili".
Questa tematica va affrontata certamente in questo modo, quindi a chi ha definito provocatorio l'emendamento numero 22, io rispondo che non è affatto provocatorio ma che vorrebbe provocare una discussione. Noi avremmo voluto misurarci con la maggioranza che invece è in tutt'altre faccende affaccendata e non vuole accogliere i solleciti, i richiami, anche le aperture, se volete, che arrivano dalla minoranza.
Non si vuole affrontare il problema, ma non è possibile che tra i cinquantuno consiglieri regionali della maggioranza, direi cinquanta perché il cinquantunesimo sappiamo benissimo come la pensa, ma tra i cinquanta che più o meno assiduamente frequentano quest'Aula (non come presenza fisica perché quella, grazie a Dio, la garantiamo tutti), nessun collega abbia avuto il sospetto che già dal titolo di questa legge si poteva imboccare un percorso poi difficile da smontare? Non mi riferisco certo all'onorevole Pirisi, perché l'onorevole Pirisi ormai sta cavalcando un'altra strada e non lo possiamo portare sulla strada della redenzione.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, colleghi, io sarò inflessibile con i tempi.
DIANA (A.N.). Benissimo, io accetto. Questo se vale per me, Presidente, preannuncio che deve valere per tutti i consiglieri regionali, compreso il Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, vale soprattutto quando si hanno di fronte 1884 emendamenti ed è la prima volta che ne vengono presentati così tanti; 1884 emendamenti, di cui 1026 emendamenti all'emendamento. Allora, siccome il nostro Regolamento consente di intervenire in fase di discussione, di fare poi dichiarazioni di voto io chiedo soltanto, a coloro soprattutto che stanno intervenendo ripetutamente, di rispettare i tempi regolamentari, quindi di non costringere il Presidente né ad essere elastico né ad essere rigido. Diciamo che possiamo stabilire insieme di adottare questo criterio generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, credo che il titolo proposto nell'emendamento "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna" sia un titolo giusto, un titolo adatto al provvedimento oggi in esame; d'altra parte noi abbiamo già detto nel corso della discussione che questa è una proposta di divieti, di vincoli che rinvia a data da destinarsi il vero progetto di legge e pertanto noi avremmo preferito che il titolo rispondesse meglio al contenuto appunto del testo in oggetto.
Detto questo, è chiaro che presentando questo emendamento noi abbiamo voluto stimolare il dibattito, e siamo sempre in attesa da parte della maggioranza di un segnale che vada nella direzione di rivedere nel merito questa legge, anche se sarebbe stato più corretto e più opportuno - e questo avrebbe fatto qualsiasi maggioranza di buon senso - che la maggioranza ritirasse del tutto il provvedimento in discussione. . Però se questo non sarà possibile, perché la maggioranza non mi pare che sia orientata in questo senso, spero almeno che ci sia la volontà di rivedere alcuni punti specifici di questo testo.
È una normativa che fa tornare indietro la Sardegna, fa tornare indietro il suo sviluppo, la crescita, le prospettive di speranza di questa Regione; pertanto noi riteniamo che il titolo proposto nell'emendamento sia quello giusto, , perché il titolo proposto dalla coalizione di maggioranza non si addice al testo che stiamo discutendo.
Noi vogliamo che le cose vengano chiamate col vero nome perché su queste norme non è possibile confrontarsi né ad esse affidare le prospettive di sviluppo dell'isola. Pertanto - e finisco anche prima del tempo a disposizione - noi votiamo a favore di questo emendamento che prevede appunto una modifica del titolo del progetto di legge presentato dalla Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori, senza ombra di dubbio la mia dichiarazione di voto individuerà le principali caratteristiche di questa norma. Mi sembra opportuno dichiarare il mio voto per sottolineare che è contraddittorio parlare di "norme urgenti di provvisoria salvaguardia". La salvaguardia non può essere dettata da un'urgenza. Il concetto di salvaguardia implica il concetto di garanzia, ma non una garanzia rappresentata da un'urgenza bensì da una necessità, una necessità che si presenta volta per volta, con il riconoscimento degli strumenti da porre in essere perché davvero la salvaguardia possa sussistere. La salvaguardia non è dettata dall'urgenza, a differenza di qualsiasi altro provvedimento urgente che l'amministrazione pubblica nelle sue articolazioni è chiamata ad emettere volta per volta, e cito per tutte l'ordinanza.
L'ordinanza è un provvedimento contingibile, urgente, di immediata esecuzione e, peraltro, con termini temporali di esplicazione definiti. L'urgenza non può essere quindi un qualcosa che si stratifica, non può essere qualcosa che dura decenni, o millenni; e quando parliamo di norme sull'ambiente, di norme sul territorio, di norme di pianificazione paesistica, senza ombra di dubbio non possiamo parlare di un'urgenza che dura nel tempo.
Del resto sappiamo benissimo anche che l'ambiente, i territori, gli habitat possono essere modificati da fatti incidentali ai quali, volta per volta, è necessario rispondere con urgenza, ma non è questo il caso soprattutto perché lo stesso provvedimento di legge prevede tempi lunghi, abbiamo calcolato diciotto mesi, ma prevediamo che occorrano anni, per dare attuazione alla norma. Per cui mi sembra opportuno verificare, fin dal titolo il perché di questa urgenza, e il perché è contenuto nell'emendamento che abbiamo presentato.
I divieti sono l'unica urgenza che emerge dall'articolato, ma soprattutto sono urgenti i vincoli che si stanno ponendo con queste norme. Vincoli a chi e a che cosa? A tutto quello che si muove o può essere mosso o rimosso negli ambiti territoriali dei nostri comuni costieri.
E senza ombra di dubbio, lo dicevamo anche ieri in occasione della discussione sull'accordo di programma per la chimica, lo sviluppo della Sardegna viene frenato, di sicuro si bloccano le iniziative in atto. E per iniziative intendo programmi, progetti, convenzioni, tutti quegli strumenti a cui il cittadino ricorre per vedere riconosciuto un proprio diritto. E qui noi stiamo dettando le norme per imporre ai nostri concittadini vincoli, per imporre ai nostri concittadini divieti. A me corre l'obbligo di ricordare quando anni fa si parlò dell'istituzione dei parchi… .
PRESIDENTE. Chiuda, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Sto concludendo, Presidente. Stavo dicendo che le norme relative alla istituzione dei parchi prevedevano soprattutto divieti.
Anche in questa norma troviamo molti vincoli, molti divieti, e sinceramente devo dire che un titolo che contenga questi termini sarebbe decisamente un titolo appropriato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Cercherò di terminare prima che mi venga tolta la parola in maniera tale che il ragionamento che svolgerò possa avere un senso compiuto.
Leggendo l'emendamento numero 22, sul quale noi Riformatori voteremo a favore, è effettivamente comprensibile che ci possa essere, da parte del centrosinistra, una difficoltà nel votarlo. L'emendamento in effetti dà una valutazione differente delle norme contenute all'interno del testo in discussione. Il titolo che noi proponiamo: "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna" probabilmente potrebbe essere compatibile come nuovo titolo anche per l'opposto schieramento se noi lo modificassimo in: "Norme urgenti di divieti di nuovi vincoli finalizzati allo sviluppo economico della Sardegna", nel senso che la differenza culturale che emerge in questo momento dal confronto in Aula tra i due schieramenti sta nella valutazione dell'incidenza dello stesso tipo di norma sullo sviluppo della Sardegna.
Lo schieramento di centrosinistra è convinto che la quantità e la qualità delle norme che sono previste nell'articolato possano poi essere un propellente, un carburante per lo sviluppo della Sardegna; da parte nostra c'è la convinzione che lo stesso non sia, e che queste norme rischino, se durante il percorso che seguiranno all'interno dell'Aula non verrà introdotta una serie di correttivi, di essere un freno per lo sviluppo.
Per questo noi riteniamo che se il testo di legge rimanesse quello attualmente in discussione, probabilmente sarebbe necessario, così come nell'emendamento che proponiamo, cambiare il titolo della legge affinché sia chiaro qual è il contenuto della legge medesima.
Ma devo dire, e credo che ci sarà l'occasione di ribadirlo in quest'Aula, in questi giorni, nel corso di un confronto che speriamo non sia soltanto, come sta succedendo in questo momento, formale ma che sostanziale su alcuni temi caratterizzanti della legge, che per noi oltre il problema sui divieti e sui vincoli, che comunque vengono introdotti all'interno della legge, c'è il problema di quei vincoli e di quei divieti che, pur non presenti all'interno del testo, appartengono a quell'area di alea del diritto che si evince dal contesto del provvedimento medesimo.
Noi, quindi, non solo contestiamo una parte almeno dei vincoli che la legge stessa propone, ma soprattutto contestiamo, e abbiamo avuto modo di dirlo, l'impianto della legge, all'interno della quale esistono delle aree di chiaroscuro nelle quali è assai difficile capire quale sia e dove stia la certezza del diritto. Le regole che noi proponiamo con la presente legge possono essere, in qualche misura, contestate o possono essere condivise, è però importante che le regole siano tali da fotografare l'esistente e da consentire a chiunque abbia interessi nello sviluppo della Sardegna, o interessi semplicemente di tipo urbanistico in Sardegna, di sapere quali siano i limiti della propria azione, quali siano cioè le coordinate all'interno delle quali la propria azione si può e si deve svolgere.
Una volta che queste coordinate sono chiare è evidente che la legge garantisce la certezza del diritto, ma noi abbiamo la sensazione - e approfondiremo il discorso nel corso della discussione sull'articolo 5 - che rimangano troppe zone d'ombra e nelle zone d'ombra si annidano molto spesso quelli che intendono sparare sul manovratore senza essere scoperti e senza pagare lo scotto della loro azione delittuosa. Su questi aspetti, sia in questo intervento che nei successivi, noi Riformatori avremo modo di soffermarci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei sottolineare subito che se il testo del provvedimento dovesse rimanere quello esitato dalla Commissione urbanistica, oggi in discussione, allora sì, credo che non sia discutibile il fatto che il titolo vada assolutamente cambiato.
Non si parla infatti all'interno del testo di norme di salvaguardia transitoria, né di pianificazione territoriale paesistica, ma nell'articolato troviamo i vari vincoli che vengono posti allo sviluppo economico della Sardegna. Ma non sono io a dirlo, perché se leggiamo attentamente quanto riportato proprio nelle note stampa de "La Nuova Sardegna", possiamo ritrovare, e avrò la cortesia di riportarvelo, il giudizio che deriva da un'attenta lettura di quanto avvenuto ieri, e rendicontato, in Commissione urbanistica.
La Commissione urbanistica, che doveva valutare gli emendamenti proposti, tre dei quali dalla Giunta, che da oggi saranno esaminati e votati insieme ai dieci articoli della legge salva coste, che prolunga - questa è una considerazione appunto dell'estensore dell'articolo - il permanere dei vincoli nella fascia costiera di due chilometri, in attesa del piano paesistico regionale, di un anno e mezzo, per evitare di paralizzare i lavori e di provocare il rinvio della seduta di oggi dell'Assemblea, nella sua componente di maggioranza anziché, e sottolineo che questo non è un parere della minoranza, ma di chi ha steso correttamente l'articolo, esaminare gli emendamenti ha delegato il relatore a valutare le singole proposte di modifica.
Il relatore dovrà dare parere favorevole agli emendamenti che hanno attinenza con l'architettura del provvedimento e parere contrario a quelli chiaramente ostruzionistici, mentre dovrà rimettersi al giudizio dell'Aula su quegli emendamenti, che pur non in linea con il testo originale, puntano a introdurre modifiche di merito.
Bene, allora, chiederei al relatore come si fa a sostenere che questo nuovo titolo proposto nell'emendamento, "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna", non sia perfettamente in linea con il testo originale e non punti a introdurre modifiche di merito.
Noi non dobbiamo tradire i cittadini proponendo un titolo e poi somministrandogli un altro film. Io vado a vedere, vado a verificare, a constatare la congruità tra titolo proposto e contenuto della legge stessa. E' indubbio che questi vincoli determinino un blocco allo sviluppo economico della Sardegna, anche se in vari momenti si è affermato, come è riportato anche nell'articolo di voler bloccare l'assalto alle coste da parte degli speculatori o, per riprendere le parole del cronista: "Determinati a lavorare giorno e notte per evitare un nuovo assalto dei predatori delle coste".
Io vorrei che la stessa maggioranza verifichi esattamente chi siano questi "predatori delle coste", perché allora non si conosce esattamente il mondo imprenditoriale della Sardegna. Un mondo che molto spesso fa riferimento a cooperative rosse, molto spesso fa riferimento a imprenditori appartenenti pubblicamente al centrosinistra. Il nostro intento, con questo emendamento, è di riportare a coerenza quanto enunciato nel titolo della legge e quanto nella stessa sviluppato, solo vincoli e blocco di sviluppo economico della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, pare sempre più evidente dalla discussione...
OPPI (U.D.C.). Avevamo concordato che i lavori finissero alle 13 e 30 perché alle 15 è stata convocata una Commissione.PRESIDENTE. Consigliere Oppi, adesso concludiamo. Ricordo che i lavori, che avevamo concordato iniziassero alle 10, sono iniziati alle 10 e 25. Prego consigliere Sanna.
SANNA MATTEO (A.N.). Chiedo anche di recuperare il tempo, Presidente. Appare sempre più evidente, dicevo, che le sole politiche vincolistiche non sono sufficienti; non sono sufficienti perché se non trovano il consenso soprattutto delle popolazioni locali, e se non riescono a far coincidere la difesa ambientale con lo sviluppo economico, così come ho asserito nel mio intervento nella discussione generale, ostacolano solo temporaneamente quei processi di aggressione..
Quindi imporre vincoli, in questo caso di salvaguardia, per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale non basta. La trasformazione delle coste è giunta ad un punto tale che deve essere affrontata diversamente, con una visione complessiva e non frammentata nei mille rivoli localistici che emergono anche in quest'Aula consiliare e nella maggioranza di centrosinistra che governa questa Regione.
Diciamo che noi vogliamo evitare il rischio di rinchiuderci in arcadie regionalistiche o localistiche, spesso venate da raffinati umori etnici e personali, spesso anche autocompiaciute, lasciando che le trasformazioni seguano il loro corso privo di controllo. Quindi, noi intendiamo, sotto diverse angolature, e sotto diversi punti di vista, portare avanti i nostri emendamenti per tentare in qualche modo di apportare delle migliorie a questa legge.
Una legge che ho definito un obbrobrio giuridico istituzionale, prendendo in prestito le parole dette da un autorevole esponente del centrosinistra regionale in una intervista, ribadite in una lettera inviata anche ad un autorevole quotidiano sardo. Quindi, noi siamo contro questo disegno di legge che, come ha asserito chi mi preceduto, in particolar modo l'onorevole Capelli poc'anzi, è un disegno di legge che non tiene conto delle esigenze degli enti locali, è un disegno di legge che non tiene conto delle istanze delle popolazioni della Sardegna, non tiene conto delle lamentele, dei consigli, utili ritengo, forniti dalle varie associazioni di categoria. Qualcuno ha menzionato la Coldiretti, autorevole associazione, ma citerei anche la Lega delle Cooperative e tante altre, o consorzi come il Consorzio Sandalia e tanti altri. Quindi, Presidente noi abbiamo una visione diversa dell'urbanistica, dello sviluppo della Sardegna, per questo motivo annuncio il mio voto favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Interrompiamo i lavori della mattinata. I lavori dell'Aula riprenderanno puntualmente alle ore 16 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 36, viene ripresa alle ore 16 e 43.)
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Onorio Petrini ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 3 novembre. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Riprendiamo le dichiarazioni di voto sull'emendamento sostitutivo totale numero 22. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 22 che, come detto nell'illustrazione e come è emerso anche ampiamente nella discussione, ha come scopo quello di precisare sia a quest'Aula sia all'opinione pubblica quali siano effettivamente i veri intendimenti di questo disegno di legge, che è stato titolato da chi l'ha proposto: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale", ma che a nostro parere più propriamente dovrebbe essere titolato: "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli per lo sviluppo economico della Sardegna".
Il nostro voto è favorevole a questa correzione innanzitutto perché elimina una parola contenuta nel titolo che noi riteniamo assolutamente ingiustificata, infondata, la parola "provvisoria". Come emergerà anche dall'analisi dell'articolato non si tratta di interventi che avranno una efficacia provvisoria; il nostro sistema pianificatorio è concepito come un sistema a cascata perché si parte dagli strumenti urbanistici emanati dal livello regionale per arrivare a quelli emanati dagli enti locali, province e comuni.
Questo sistema presuppone una diversificazione dei tempi nella predisposizione prima, e nell'approvazione e adozione poi degli stessi strumenti urbanistici, che comporta la necessità di un lasso di tempo tale per cui non possono più considerarsi queste norme come norme provvisorie. Urgenti certamente sì, almeno nell'intenzione dei proponenti, ma sicuramente non provvisorie.
Questo è un sistema normativo che introduce un insieme di processi di pianificazione per cui, come abbiamo già dimostrato anche nella discussione generale del provvedimento di legge, un qualunque cittadino non impiegherà meno di quattro anni per ottenere una legittima autorizzazione o una concessione, perché non meno di quattro anni passeranno perché si possa avere un piano paesaggistico e, di conseguenza, un piano urbanistico comunale approvato, nonché uno strumento urbanistico attuativo del piano urbanistico comunale medesimo.
Si tratta quindi non di norme provvisorie di salvaguardia, ma di norme che, certamente dettate dall'urgenza, e fondamentalmente si concretizzano nella predisposizione di divieti e di nuovi vincoli per lo sviluppo economico della Sardegna. Per questo motivo noi voteremo a favore di questo emendamento per una più coerente e più realistica titolazione di questo provvedimento di legge. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Milia (F.I.). Signor Presidente, colleghi, il voto favorevole all'emendamento in votazione, come già espresso nell'intervento di carattere generale, per noi si fonda sulla mancanza assoluta, per noi molto chiara, del requisito dell'urgenza e anche della sostanziale, assoluta mancanza della necessità che questo titolo integrasse ben altri intendimenti rispetto a quanto da noi sostenuto.
E cioè la questione dell'urgenza e anche della vincolistica unica nel panorama nazionale, vincolistica che si scontra con le funzioni delegate alla Regione autonoma della Sardegna a seguito della riforma del Titolo V, articolo 117 della Costituzione in materia paesaggistica e di tutela del paesaggio, stride con l'intendimento reale del disegno di legge che porta il titolo che noi crediamo debba essere emendato.
Noi crediamo questo perché deve essere chiaro, non solo a chi vive quotidianamente in quest'Aula e conosce le problematiche che si dibattono, ma deve essere chiaro all'opinione pubblica, che il titolo è essenzialmente uno specchietto per le allodole; il contenuto del disegno di legge della Giunta regionale di fatto non è un contenuto di tutela, di valorizzazione, ma è un contenuto nocivo, vincolistico, un contenuto che tarpa le ali allo sviluppo sostenibile che tanto si vuol difendere.
Lo diciamo con convinzione, lo diciamo con consapevolezza, lo diciamo perché, come tutti i consiglieri regionali eletti in quest'Aula, viviamo a contatto con la gente, viviamo a contatto con la società che si è già fatta un'opinione, seppure all'inizio un po' annacquata, del reale contenuto di questo disegno di legge; e lo diciamo con forza soprattutto perché le ricadute, da qui ai prossimi tre anni, saranno ricadute nefaste per lo sviluppo della Sardegna.
Quindi che cosa vogliamo modificare? E' chiaro che il titolo conta poco in un complesso normativo che noi definiamo disastroso per la Sardegna, però dare un segnale su un titolo che, ripetiamo, stride col contenuto della legge, è importante. E' importante cioè con questo emendamento, il 22, mettere in risalto che le norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna sono il contenuto del disegno di legge.
L'urgenza abbiamo già detto che non esisteva, il regime vincolistico era già salvaguardata da normative nazionali, nonostante si voglia far intendere che la caducazione dei piani territoriali paesistici abbia aperto una falla di entità irreparabile nel sistema pianificatorio della Regione autonoma della Sardegna. Il regime vincolistico esiste, non esistono urgenze; esiste la necessità di normare questa materia che da troppo tempo attende che il legislatore regionale si pronunci, ma si pronunci con una legge complessa, con una legge che tenga conto di tutte le diversità del nostro territorio, e non imponga un insieme di vincoli ciechi, sordi, vincoli che per il momento mettono a tacere qualsiasi possibilità di pianificazione. PRESIDENTE. Concluda, onorevole Milia.
Milia (F.I.). Concludo confermando il mio voto favorevole nell'interesse degli amministratori che da questo provvedimento vengono danneggiati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, onorevole Assessore e onorevoli colleghi, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 22 vorrei partire da una storiellina simpatica che si raccontava nel mio paesello. Due muratori alle prime armi per la prima volta vennero lasciati soli dal loro capo mastro, da su maistu 'e muru a tirare su due muri ai lati di una finestra esterna. I muri erano in pietra, allora e quindi era stata una bella giornata di duro lavoro. Siccome non erano stati molto attenti con l'uso del filo a piombo, forse avevano usato su filu a prumu de pedde, il filo a piombo di pelle, come si diceva per scherzo ai manovali, si accorsero, ahi loro, di aver sollevato i muri uno con la pendenza all'indentro, uno con la pendenza all'infuori, e pare che commentassero: "Go[s2] pa', ghetaus totu a terra prima de s'ind'agatare sa idda", cioè buttiamo tutto giù prima che se ne accorga il paese.
Lo stesso invito andrebbe rivolto a chi ha esteso questa legge, signor Presidente, perché a me sembra che questa più che una legge di tutela urgente e provvisoria per la salvaguardia della pianificazione paesistica, sia un brutto pasticcio che andrebbe assolutamente cancellato sulla base di quanto ho detto nella discussione generale contestandone il carattere di urgenza, di provvisorietà e di salvaguardia, ma non solo.
Mi soffermo per qualche minuto sui temi della salvaguardia, signor Presidente e onorevoli colleghi. A mio parere queste norme poco salvaguardano e, soprattutto, non considerano tantissimi aspetti relativi alla salvaguardia delle caratteristiche ambientali delle coste verso le quali, e solo verso le quali, si rivolge. E per questo motivo già possiamo parlare di "parzialità" del provvedimento.
Io credo infatti che le nostre coste, apprezzate soprattutto per la loro natura, vengano messe in pericolo non soltanto dall'attività edilizia a fini abitativi o alberghiero, recettivo, signor Presidente, ma anche dall'uso sconsiderato che si fa del territorio. Vastissime aree delle nostre coste sono percorse da incendi, e nessun aspetto di questa legge le tutela da questa piaga, e soprattutto non favorisce in alcun modo la allo ricrescita della vegetazione naturale tipica impedendo seriamente il carico di bestiame, cioè l'attività pascolativa che, quella sì, impedisce effettivamente che in questi tratti di costa bellissimi distrutti da speculatori, da vandali, da turisti scriteriati, e da quant'altro si possa immaginare, si ripristini la flora sarda originale.
Non riscontro neanche, in questo testo, una norma che decreti l'abbattimento delle flore non autoctone, così come ci è stato insegnato da recenti fatti della cronaca politica o parapolitica estiva e dai colpi di sole di qualche personaggio, beh, non c'è una norma in questa legge che eviti l'introduzione di essenze non autoctone, signor Presidente, creando un fenomeno di inquinamento verde e di inquinamento anche alla vista di tanti di noi che apprezzano le bellezze naturali della flora sarda.
Questa legge, assolutamente, non è da portare a compimento. L'ho già detto, bisogna riconsiderarla nella sua totalità. E' una legge che oltre che essere parziale, oltre che non essere urgente e provvisoria, è veramente dannosa, come dice l'emendamento 22, su cui io voto a favore, è una legge impositiva di nuovi vincoli, è una legge "verboten", una legge, con una parola, di proibizioni, che consentirà soltanto un'attività edificatoria selvaggia,da parte di persone pressate dalla necessità di costruire una abitazione; a mio parere, signor Presidente, darà vita ad un abusivismo edilizio quale non si è mai visto in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi, come dicevo stamattina io voterò a favore dell'emendamento al titolo, perché il titolo è quello che rimarrà nella storia, e questo provvedimento di legge verrà ricordato con un titolo che sicuramente non gli si addice. Infatti una normativa legislativa di tal genere non è favore della salvaguardia ma è a favore, come l'ho definito stamattina, dell'azzeramento totale dell'economia turistica sarda.
Non ricordo se ieri o l'altro ieri leggevo l'ordine del giorno della Giunta e, sempre a proposito dei danni derivanti dalla responsabilità civile della pubblica amministrazione, ho visto che è in mente dell'Assessore della programmazione emettere delle obbligazioni, questo non so se sia successo o se la Giunta stia per farlo. Quindi la cosa mi preoccupa perché andiamo a trasferire il rischio dell'insolvenza non più sulle spalle della Regione o delle banche ma sulle spalle dei cittadini.
Ora, è vero che il presidente Soru è molto pratico di obbligazioni e di borsa, però almeno trattando di "cosa pubblica" gradirei ci fosse un po' più di attenzione, soprattutto dopo i casi Parmalat e Argentina. Ora mi limiterò brevemente a criticare, dal mio punto di vista, il provvedimento amministrativo da cui trae origine anche questo progetto di legge; mi sto riferendo alla cosiddetta delibera della Giunta regionale del 10 agosto che, leggendola e rileggendola, mi sembra più un compito di abilitazione di una maestra d'asilo che non un testo rispecchiante la tecnica legislativa e amministrativa di una Giunta regionale.
Ho stilato degli appunti. In primo luogo l'amministrazione regionale ha creato un groviglio così intricato di illegittimità da rendere veramente arduo il conto e il compito di venirne a capo, scusate il gioco di parole. In sintesi, il provvedimento, che tra l'altro è stato impugnato in sede giurisdizionale, e tutto il disegno programmatico in cui è inserito, ha per presupposto che la Regione Sardegna abbia competenza legislativa in materia di tutela del paesaggio; invece tale presupposto è palesemente erroneo, così come del resto riconosce la stessa Giunta regionale laddove afferma che la materia è regolata da norma statale, e cioè il decreto legislativo numero 42/2004 recante il codice dei beni culturali e del paesaggio .
La Giunta regionale inoltre ha deliberatamente inteso scavalcare le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato che hanno annullato i PTP, cioè da una parte ha omesso di impugnare tali sentenze e dall'altra invece ne ha imposto la disapplicazione ai comuni. Dire che un PUC è legittimo quando è conforme a PTP annullati, è veramente un'acrobazia giuridica che non ha precedenti.
L'amministrazione regionale inoltre, contra legem e contraddittoriamente, ha ammesso nella fascia dei duemila metri interventi sicuramente pregiudizievoli per i valori paesaggistici, quali le opere di ristrutturazione, e invece ha sottoposto le zone C contigue ai centri abitati, sottratti per legge alla disciplina paesistica, al potere pianificatorio comunale unitamente alle zone A e B. La Giunta regionale, nell'adottare la delibera di cui parliamo, ha del tutto omesso di considerare che l'oggetto, l'ambito di applicazione e i contenuti dei PTP sono rigorosamente determinati dalle disposizioni di omogeneizzazione e di coordinamento dei piani territoriali paesistici approvati dal Consiglio regionale il 13 maggio 1993. PRESIDENTE. È finito il suo tempo, onorevole Biancareddu. Dichiari come intende votare.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Voterò a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 22 che sostituisce il titolo con il seguente "Norme urgenti di divieto e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna".
Signor Presidente, signori Assessori e signori colleghi consiglieri, questo emendamento è volto alla modifica del titolo del presente provvedimento di legge, poiché è nostra intenzione essere onesti e chiari nei confronti dei nostri elettori, e di tutti i sardi, vogliamo spiegare loro sin dal titolo della legge oggi in discussione quali siano gli intendimenti di questa maggioranza. Il titolo di una legge ne costituisce infatti il punto di partenza, la chiave di lettura e di interpretazione.
Voi non volete promulgare norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale; voi volete promulgare norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna. Noi voteremo a favore di questo emendamento perché vogliamo far sapere ai sardi già dal titolo qual è l'obiettivo e l'intento che il presidente Soru sta perseguendo, obiettivo che viene tradito dal titolo attuale e che invece è illustrato e chiarito sin troppo bene dall'articolato del provvedimento.
Questa legge infatti non è altro che una raccolta di divieti, di limiti, di vincoli, quando viceversa una pianificazione deve contenere indirizzi operativi e fornire strumenti concreti alle realtà e agli operatori locali per valorizzare pienamente il territorio. Questi importanti strumenti di sviluppo vengono oggi negati ai protagonisti dell'economia isolana in nome di una falsa salvaguardia del territorio che contrappone la pianificazione paesaggistica e la tutela ambientale alle necessità sociali, e quindi anche alle attività economiche; un esempio per tutti è l'accanimento che viene posto nei confronti del sistema turistico sardo, un settore che ha portato la Sardegna nei mercati internazionali e che ha creato ricchezza e benessere per i sardi.
Noi siamo convinti che il sistema turistico sardo non è in contraddizione, non è in antitesi con la salvaguardia del patrimonio ambientale; gli operatori del settore sanno troppo bene che il successo economico passa anche e soprattutto attraverso il rispetto della risorsa ambiente. Sanno troppo bene che l'ambiente incontaminato della Sardegna è il biglietto da visita che possono presentare nei mercati nazionali ed internazionali del turismo; gli operatori ma soprattutto i sardi hanno bisogno di strumenti di sviluppo e non di limiti. Hanno necessità di rispondere ad un sistema economico che cambia in continuazione potenziando ed ampliando l'offerta. Per fare questo hanno bisogno di risorse, di mercati e soprattutto di certezze normative, le scelte imprenditoriali dei soggetti economici infatti sono rese vulnerabili dall'assenza di strumenti ed ancor più dall'assenza di certezze per il futuro.
Questa normativa è solo un carico di divieti che si abbatte su un sistema delicato che deve competere col mercato internazionale. Non propone nulla perché sostanzialmente non può proporre nulla visto che non nasce dal confronto e dal coinvolgimento, ma unicamente dal progetto di un unico uomo; nessun soggetto economico, nessun ente locale, nessun consigliere regionale, nessun sardo ha potuto dire la sua.
PRESIDENTE. Onorevole Contu, lei ha chiesto di parlare ma ha già reso la sua dichiarazione di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). A me dispiace intervenire, ma quanto si è verificato ieri sera, evidentemente, non ha permesso di creare le condizioni e il clima per attivare, i utilizzando tutti gli strumenti di competenza del Consiglio, quel minimo di rapporto che ci dovrebbe essere all'interno dell'Aula. Io voto a favore di questo emendamento per sottolineare in primo luogo il mancato confronto con la società sarda, con le categorie produttive, con i sindacati e con le stesse opposizioni, confronto che appunto non c'è stato e, se c'è stato, è stato tardivo.
È chiaro che con questo provvedimento si provoca un blocco complessivo, noi l'abbiamo considerato immotivato, delle costruzioni in qualsiasi settore, da quello edilizio abitativo, a quello agricolo, a quello turistico, a quello delle infrastrutture industriali. Questo è un fatto pericoloso, prima di tutto perché metterà sul lastrico molti imprenditori che operano secondo le leggi; eppure noi sappiamo che un'iniziativa, qualunque essa sia, merita di essere tutelata soprattutto perché la consuetudine vuole che i diritti acquisiti siano e restino sacri, inoltre penalizzerà - l'ho già detto - l'intero sviluppo economico dell'Isola.
Io ho sentito dire da molti colleghi che alcuni problemi sarebbero stati risolti, pensavo quindi che a seguito degli incontri col gruppo Sandalia ci fosse stato un appagamento delle legittime aspirazioni del gruppo in questione. Oggi, dalla lettura del giornale mi sembra di capire che così non è. Senza entrare nel merito, e anche se parlando con l'Assessore ho capito che probabilmente esiste uno strumento per poter sanare questo problema, dico che sono preoccupato; ieri infatti abbiamo dibattuto sull'industria e, se non c'è chiarezza, potremmo trovarci nelle condizioni che venga meno quello che abbiamo proposto per favorire lo sviluppo industriale.
Potrebbe verificarsi che nessuna iniziativa industriale, per esempio i contratti d'area, possa concretizzarsi nelle aree attigue al mare, e ce ne sono alcune in Sardegna; io penso al Sulcis, dove certamente non è prevista la costruzione alberghi, ma si deve realizzare una struttura per la Carbosulcis, una struttura per un potenziamento degli impianti di depurazione, strutture che servono per l'equilibrio e lo sviluppo nell'intero territorio.
In effetti sono state ignorate alcune leggi vigenti, o si sono interpretate male; lo abbiamo detto, e l'ho ribadito in tutte le sedi, che gli articoli 117 e 118 modificati della Costituzione assegnano allo Stato ha competenza esclusiva in materia di tutela dell'ambiente e dei beni culturali; la Regione ha legislazione concorrente in materia di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali.
Questa legge, del resto, è in aperto contrasto con i principi contenuti nel decreto legislativo numero 42 del 2004e, come tutti sappiamo, sarà destinata, l'ho detto e lo ribadisco, ad essere certamente oggetto di una particolare attenzione da parte della Corte costituzionale.
Ho già avuto modo di parlarne citando le isole Eolie, credo che avverrà necessariamente anche per questo provvedimento che lede i diritti acquisiti e crea realmente una serie di problemi.
Vedete, il contratto di programma di cui si parla prevede investimenti del tutto eccezionali che garantiscono, come scrive la stampa, duemila posti di lavoro; essere così drastici e addirittura mettere questi operatori sardi nelle condizioni di dover restituire persino risorse finanziarie, credo che meriti un momento di riflessione. Questa riflessione ancora non c'è stata, anzi, ieri si è tenuta una riunione ma successivamente, nella seduta di Consiglio, ci sono state ulteriori lacerazioni e tensioni. Questo credo che non sia utile a nessuno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io intervengo per preannunciare il mio voto favorevole all'emendamento oggetto della discussione; avrei fatto volentieri a meno di intervenire se, ancora una volta, non ci fosse stata la necessità, come dire, di un impegno per una comunicazione intrinseca a quello che stiamo facendo e perché, pur ritenendo il testo dell'emendamento provocatorio a dire la verità lo ritengo più coerente rispetto al tema oggetto del disegno di legge.
Il fatto che in questi mesi un provvedimento amministrativo, che non aveva forza di legge, e che oggi si cerca di fare diventare legge a tutti i costi nel più breve tempo possibile, sia stato presentato come un provvedimento salvacoste, nasce da una profonda sfiducia che una maggioranza dichiara nei confronti di classi imprenditoriali, nei confronti di amministratori locali, di sindaci, di quanti operano nei comuni, i quali avrebbero commesso il peccato di andare oltre le norme, di andare cioè verso un saccheggio delle coste.
Questa affermazione, questa concezione, questa impostazione, questa filosofia francamente io credo che non vada assolutamente condivisa perché lo sforzo profuso dalle forze sociali, imprenditoriali, dagli amministratori locali nella Commissione competente, così almeno risulta dagli atti, nell'indicazione di proposte e suggerimenti è stato uno sforzo importante; però il fatto che solo in parte minimale questi suggerimenti siano stati tenuti presenti, dimostra la sfiducia, ribadisco quanto ho già detto, della classe dirigente di questa maggioranza nei confronti di settori importanti della vita politica, amministrativa, economica e sociale.
Io, chiaramente, sono assolutamente contrario a questo modo di procedere perché credo che chi ha il dovere di governare, quindi di amministrare una Regione, debba avere fiducia in chi opera nei territori. Inoltre questa impostazione secondo me non è assolutamente coerente con le esigenze di sviluppo della Sardegna; basta pensare a quello che accadrà, che oggi non si può ancora toccare con mano ma che si toccherà con mano nei prossimi mesi.
Allora, siccome noi siamo preoccupati più che delle fortune di una coalizione o dell'opposizione, delle conseguenze che una legge di tal fatta può produrre sull'economia in generale, e sullo sviluppo del settore turistico in particolare, il nostro impegno è cercare dei correttivi, il nostro appello è quello di ovviare ad una serie di errori che sono stati portati avanti in questo progetto di legge e che contrastano con le esigenze di carattere economico e sociale della Sardegna.
Il fatto che tante operazioni che vedono la partecipazione di soggetti pubblici e privati si blocchino in via irrimediabile, il fatto che ci sarà tanta disoccupazione, il fatto che ci sarà una risposta negativa alle esigenze turistiche, ci preoccupa o non ci preoccupa, al di là della filosofia della delibera bloccacoste o salvacoste, e così via? Qui si tratta di vedere quali saranno gli effetti nei prossimi mesi sull'economia della Sardegna. Riteniamo che si debba incrementare l'esportazione di manodopera, vogliamo che aumenti l'emigrazione? Vogliamo che aumenti la disoccupazione?
Io credo che a questa domanda dobbiamo dare delle risposte negative, e invece porci in un'ottica di sviluppo, di crescita ordinata; allora se alcune cose vanno corrette, correggiamole, ma stiamo attenti alla demagogia ambientalistica, evitiamo di commettere errori che potrebbero essere irrimediabili, e che ricadrebbero sull'economia generale della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, signori della Giunta, consiglieri e consigliere, intervengo per dire che voterò a favore dell'emendamento numero 22. Da troppo tempo si parla di vincoli, di vincoli posti in un certo modo, di tutela ambientale vista in una certa ottica pensando che tutte le opportunità siano quelle giuste, quelle buone, ma da tempo si sbaglia e si continua a sbagliare passando da un eccesso all'altro.
Io ricordo che una ventina d'anni fa rimasi da solo in un contesto territoriale a dire "No all'eolico"; in quel frangente passai per essere la persona che non vedeva il futuro, una persona che cercava di conservare su connottu, una persona che non vedeva la possibilità, data dall'eolico, di garantire una fonte di energia alternativa a quella che prevedeva di bruciare il carbone o il petrolio.
Poi questi alberi di lungo fusto furono messi nella corona del Monte Arci, solo io contrario, tant'è che il mio comune in quella occasione non ebbe quei benefici, che però non ebbero neanche gli altri comuni che dettero il loro assenso agli impianti eolici. E qualcuno dirà: "Ma questo sta parlando a favore delle condizioni?", certo, torniamo proprio a questo.
Io non credo che il problema sia se le pale dell'eolico abbiano o no un impatto ambientale; se così fosse avremmo dovuto già da tempo dire di no; soprattutto avrebbero dovuto dirlo gli amministratori di una certa colorazione politica i quali, allora, volevano convincermi che l'eolico era un qualcosa di buono ed oggi quelli di quella stessa colorazione politica mi vengono a dire che deve essere fatto l'esatto contrario.
Ora io non capisco; se è la sinistra a proporre e l'eolico allora è una cosa d'avanguardia e tutti lo debbiamo accettare passivamente; se poi sempre da quella parte ci viene detto che l'eolico è una bestialità che rovina l'ambiente, allora è tutto da cambiare, è il rovescio ancora della medaglia.
Probabilmente se ci fosse un confronto serio, senza pregiudiziali ideologiche sui beni da salvaguardare, certamente diremmo che una costa la vogliono salvaguardare tutti, e che vietare le costruzioni entro trecento metri dal mare sarebbe sufficiente alla salvaguardia del litorale, e chiaramente non ci sarebbero neanche quelle conflittualità che oggi si manifestano in questo Consiglio regionale.,e Probabilmente non staremmo qui a discutere neanche delle pale eoliche, discuteremmo probabilmente su altri strumenti e sulla possibilità di adottare soluzioni diverse per non rovinare il nostro ambiente.
E pur tuttavia oggi siamo nella condizione di dover sostenere una partita, come quella che ci viene prospettata, e che porta a bloccare gli investimenti e le possibilità di sviluppo della Sardegna, al di là che questa possibilità sia data o non sia data dalle pale dell'eolico, che comunque rappresentano una soluzione anche se effettivamente girano, girano e disturbano nel girare l'ambiente circostante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, anch'io esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 22 sul quale i colleghi hanno ben argomentato. Mi pare assolutamente doveroso da parte di tutti noi sottolineare l'incongruenza, nella sua sostanza, del testo del titolo adottato dalla Commissione su proposta, anzi, su imposizione, della Giunta regionale; titolo che certamente non tiene conto del reale contenuto del provvedimento che viene proposto.
È una norma di divieti, è una norma di vincoli, non certamente sulla pianificazione paesaggistica della Sardegna, ma è una norma di vincoli e di divieti allo sviluppo economico ed occupazionale della nostra regione. Un provvedimento di legge negativo, che non propone, ma che blocca, un progetto di legge che non è capace di costruire prospettive, ma ha l'obiettivo vero di frenare, se non fermare definitivamente, lo sviluppo della nostra regione.
E' assente nel testo di legge proposto il presupposto dell'urgenza: avete richiamato un'urgenza che non è in alcun modo motivata, perché era ed è vigente in Sardegna una normativa vincolistica che tutti hanno, unanimemente, nella storia autonomistica della Sardegna, riconosciuto come valida.
È davvero sorprendente il tentativo messo in campo dalla Giunta regionale e, in maniera supina, succube, accettato dalla maggioranza anche se nei corridoi - va detto con estrema chiarezza - i colleghi della maggioranza ci dicono di non condividerlo, di subirlo nell'interesse del quieto vivere della maggioranza.
Lo si legge nelle cronache dei giornali, lo si è potuto registrare più volte nell'Aula, il tentativo di dire: "O è così, o tutti a casa". È un atteggiamento assolutamente irresponsabile, e si crea un vero conflitto tra gli interessi del consiglieri regionali e quelli dei sardi e della Sardegna in generale;un conflitto di interessi che oggi davvero emerge in tutta la sua gravità e in tutta la sua sostanza.
La sentenza del TAR dell'ottobre 2003 che annullava sei dei restanti P.T.P., dava cinque mesi di tempo per tentare di riordinare la materia, secondo quello che qualcuno di voi sosteneva nella precedente legislatura, con nuovi interventi legislativi.
La realtà è che in quel frattempo è intervenuto uno strumento normativo di rilevante importanza, il cosiddetto codice Urbani, che ha normato in ogni singolo aspetto le misure di salvaguardia, e soprattutto ha normato tutti gli areali e tutti i siti che in maniera univoca, in maniera assolutamente puntuale dovevano essere tutelati.
Tutto questo non è assolutamente avvenuto. Abbiamo assistito a demagogiche richieste di attenzione da parte della maggioranza, di disponibilità al dialogo, consiglieri della maggioranza sono stati costretti a ritirare gli emendamenti, relatori della stessa legge e degli stessi provvedimenti collegati sono stati indotti a non partecipare più alla Commissione perché disturbavano il lavoro del manovratore, di chi aveva imposto le regole.
Per questo motivo noi votiamo a favore di questo emendamento che vuole davvero sottolineare che non ci sono nuove opportunità di sviluppo, ma solo nuovi vincoli per la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO (U.D.C.). Dichiaro Innanzitutto il mio voto favorevole all'emendamento 22 e, al contrario di molti colleghi, vorrei complimentarmi con la maggioranza per la campagna demagogica che sta portando avanti sulla delibera salvacoste. Oggi mi sono recato con un collega della maggioranza, di cui non faccio il nome per tranquillità di entrambi, a prendere un caffè in un bar qua vicino dove ho visto una locandina, con lo spot del WWF e l'indicazione del sito "www.soscostesardegna.it" I Verdi, a mio avviso, sono ben rappresenti in Consiglio, anche se oltre il programma di Progetto Sardegna, loro, come Verdi, nelle piazze hanno presentato separatamente un altro programma che non mi sembra abbia avuto tutto questo consenso da parte della popolazione.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue RANDAZZO.) Quindi mi collego sul sito e leggo: "La ex maggioranza di centrodestra ha consentito gli scempi nelle coste". Però quando sono stati sentiti in Commissione hanno detto altre cose! Quando dicono che in Sardegna la percentuale di abusi o di scempi ambientali è solo del cinque per cento, una delle più basse in Italia, io dico che bisogna essere un po' concreti. Non faccio demagogia, stimo troppo i colleghi della maggioranza per scendere in queste discussioni, però è curioso che si stia facendo una campagna per promuovere le iscrizioni su queste cose.
E poi vedo che trovano i soldi per fare le pubblicità nei bar! Mi sembra un po' ridicolo! Oltretutto in famiglia c'è un conflitto di interessi perché mia moglie è iscritta al WWF, quindi le chiederò espressamente di cancellarsi , ma non perché sostiene l'altra parte, ma perché è una vergogna che le associazioni che si occupano di ambiente vengano qui ad insegnare il mestiere a noi che dobbiamo legiferare e siamo pagati per questo. Non deve essere chi non ha ricevuto consenso elettorale a fare pressioni sul legislatore.
Vorrei poi esprimere un dubbio che sorge in chi, semplice cittadino, sente parlare di salvacoste. Si chiede "A chi giova questo provvedimento?" Si e parlato di gente che guadagna nel costruire e realizzare in quei terreni, ma non si è parlato ancora di quanto guadagnerà chi quei terreni ce li aveva e aveva già costruito.
Caro collega Pirisi, il fenomeno speculativo si verifica quando un bene, di cui io per esempio ho la proprietà, aumenta di valore a seguito della emanazione di una legge vincolistica. Ecco perché ritengo più appropriato il titolo proposto nell'emendamento 22 presentato dall'opposizione, perché si tratta effettivamente di vincoli e divieti, perché non si può fare niente.
Io spero che non si diano deroghe perché la legge deve essere uguale per tutti, quindi spero che tutto venga bloccato così, ovviamente, chi ha sostenuto una parte o l'altra si può rendere conto anche delle differenze.
Io ho sostituito un collega in Commissione urbanistica e mi ha stupito vedere come il Presidente applicava i principi della democrazia; il Presidente che, quando era all'opposizione, facevamo parte tutti e due della Commissione urbanistica, si lamentava di carenza di democrazia. E l'opposizione di allora abbandonava la Commissione sostenendo che, poiché in quella sede si andava a colpi di maggioranza, occorreva bloccare i provvedimenti in Aula. E, nonostante il fatto che la maggioranza nella scorsa legislatura spesso non fosse in Aula, certi provvedimenti non sono neanche riusciti a bloccarli. Poiché io mi chiedo chi potrebbe trarre beneficio da questo vincolo chiederei all'Assessore competente di censire l'esistente, almeno per conoscerlo personalmente, perché vorrei sapere chi trae beneficio da questo vincolo, chi possiede già strutture alberghiere, chi rientra nella fattispecie degli interventi ammissibili nel limite dei 300 metri (spero di rientrarci anch'io) e, di conseguenza chi è il proprietario di tutte quelle cubature da ristrutturare entro quella fascia costiera.
Soprattutto mi stupisce che il partito portavoce dei lavoratori, cioè il partito della Rifondazione Comunista, oggi non intervenga, come ha sempre fatto in quest'Aula, in un dibattito così spinoso e stuzzicante scaturito anche dalle dichiarazioni di stampa di diversi sindaci, cito Nieddu, che mi sembra sia iscritto nei D.S., i quali lamentano il rischio di perdere due mila posti di lavoro, 656 certi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Rif. Sardi). Presidente della Giunta che non c'è, onorevoli colleghi, carissimo Assessore dell'urbanistica, intervengo per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 22 e per precisare che non intendo intervenire per difendere la cementificazione selvaggia nelle coste; però francamente non mi sarei mai aspettato che un'Amministrazione regionale, una maggioranza di centrosinistra, prevalentemente di sinistra, andasse contro i lavoratori.
Poc'anzi il collega Alberto Randazzo ha ricordato che probabilmente due mila lavoratori rischiano il posto di lavoro; bene, io mi domando come mai, ribadisco il pensiero del collega, coloro che credono con la loro azione politica di difendere i lavoratori, non protestano, non scendono in piazza, non vanno eventualmente a chiedere spiegazioni? Perché in questa maggioranza, se è vero come è vero che a volte numericamente c'è, ma poi nei fatti dipende solo ed esclusivamente da una persona, io credo che si dovrebbero ribellare soprattutto coloro i quali risiedono e hanno ricevuto i consensi elettorali in quelle zone costiere.
Mi riferisco ai colleghi consiglieri regionali, per esempio, della città di Alghero. Come possono domani presentarsi ai cittadini di quella stessa città che oggi li hanno mandati in Consiglio regionale a difendere, a rappresentare le loro giuste istanze per chiedere che gli venga rinnovato il consenso?
In altri tempi, cari colleghi, se non ci fosse stata in quest'Aula o nelle Commissioni la concertazione probabilmente saremmo stati ancora qui ad occupare le platee e le tribune, perché questa Commissione e questa Giunta ha disatteso completamente il parere delle associazioni produttive, della Coldiretti, delle associazioni degli industriali, degli stessi sindaci del territorio.
Qualcuno ironicamente ha detto l'altro giorno che quindici sindaci non sono tutta la Sardegna. Bene, ma quindici sindaci sono tanti perché rappresentano amministrazioni comunali, rappresentano un territorio, rappresentano i cittadini e quindi bisognerebbe già per questo preoccuparsi, ma quando poi addirittura ci sono tra questi sindaci di centrosinistra, come quello di Budoni che ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente di essere stato preso in giro, io credo che questo fatto debba far riflettere, non tanto noi che siamo stati eletti grazie ai consensi degli elettori di centro o di centrodestra, ma soprattutto debba far riflettere chi ha chiesto i consensi agli elettori di sinistra e quindi domani delle proprie scelte a questi dovrà eventualmente rispondere. Concludo il mio breve intervento per ribadire che voterò a favore di questo emendamento perché ritengo che questo provvedimento non intervenga su carenze legislative, ma addirittura aggravi la situazione economica e sociale dei nostri territori. Vi chiedo quindi di riflettere attentamente, non tanto su questo emendamento, che forse è l'inizio di una serie che poi esamineremo e voteremo, quanto sugli effetti negativi che potrebbero ricadere sulle nostre comunità, sui nostri amici consiglieri comunali, sui sindaci, ma anche e soprattutto sui cittadini che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 22. Credo proprio che questo emendamento che vorrebbe sostituire il titolo dato con "norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna", sia da approvare perché è una denuncia. E' una denuncia di una verità sconvolgente. E siccome le favole, Presidente lei lo sa bene, assai spesso sono lo specchio della verità, voglio ricordare una bellissima favola di Andersen nella quale un bambino, voce innocente, ebbe il coraggio di dire che il re era nudo.
Qui noi siamo di fronte ad una situazione analoga; vi è un re completamente nudo, attorniato da tanti cortigiani che non hanno né la voglia né il tempo né la possibilità di dire la verità al loro re. Allora, ragioniamo insieme e chiediamoci perché non abbiamo il coraggio di dire tutti qual è la verità su questo provvedimento.
A mio avviso dobbiamo fare una riflessione attenta; questo provvedimento nasce il 10 agosto, giorno strano, difficile credere che qualcosa possa nascere il 10 agosto. Noi italiani, infatti, che siamo un popolo di sognatori, di poeti e di navigatori sappiamo bene che il 10 agosto ci prepariamo tutti a vivere un evento importante, quello di trascorrere una serata a vedere le stelle cadenti. Normalmente ci si comporta in questo modo, tranne che a Sanluri, perché a Sanluri il 10 agosto si festeggia il santo patrono, appunto San Lorenzo.
Allora, in buona fede, ero tranquillo, il 10 agosto non può succedere niente, addirittura il nostro Presidente aveva due opzioni possibili: o andare a vedere le stelle cadenti, e quindi puntare il suo sguardo verso la costellazione di Cassiopea, oppure festeggiare, com'era giusto che facesse, la festa del suo santo patrono e assistere ai fuochi d'artificio che, notoriamente, a Sanluri sono molto belli. Invece niente, niente di tutto questo!
Il Presidente ci ha ancora una volta sorpreso, il 10 agosto lui ha il tempo di adottare questo provvedimento legislativo, che è sconvolgente e di cui tutti parlano. Altro che stelle cadenti, altro che fuochi d'artificio! Allora chiediamoci perché questo è avvenuto. È avvenuto perché evidentemente un provvedimento di questo genere era confezionato, ecco di nuovo la favola del re nudo.
Noi vogliamo sapere chi sono questi sarti che hanno confezionato questi bellissimi indumenti che il re credeva di indossare, vogliamo capire e dire ai sardi chi sono questi sarti che davvero sono così bravi da riuscire a far credere al re, e gli stessi cortigiani non se ne sono mai accorti, che in verità è nudo.
Noi, se riusciamo a dare una risposta, Presidente, a questo dilemma che, come lei vede, tiene attenta tutta l'Assemblea, probabilmente riusciamo anche ad andare avanti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Come mi e già capitato di dire durante altri interventi fatti in Aula, prima di sedere su questi banchi ero assolutamente convinto che sui grandi temi, sui temi che dovrebbero riguardare la nostra Sardegna nel suo insieme, , si potesse e si dovesse trovare nei banchi di quest'Aula, un accordo, una unanimità di pensieri, senza colori e senza bandiere.
Devo essere assolutamente sincero, avevo promesso a me stesso che non sarei intervenuto né adesso né per gli altri emendamenti, però l'atteggiamento riscontrato in Aula, soprattutto ieri, su una tematica assolutamente differente da questa, mi ha fatto capire che purtroppo la politica è fatta anche di queste cose. Di quali cose cioè? È fatta di tralicci molte volte assolutamente invalicabili che fanno sì che una maggioranza, e di conseguenza una opposizione, assumano gli atteggiamenti che si stanno vedendo in queste ore.
In queste ore ho riletto ciò che le categorie professionali hanno dichiarato relativamente a questo disegno di legge, ciò che i sindaci, i più forse appartenenti al centrosinistra, hanno dichiarato, sempre su questo disegno di legge, ciò che soprattutto la gente comune, per le strade, nelle lettere inviate ai mezzi di informazione, ormai da settimane, va dicendo; ebbene questa rilettura mi ha spinto a prendere la parola.
Inoltre mi ha assolutamente spinto ad intervenire anche una piccolissima riflessione che facevo proprio in questi giorni, relativa a due comuni della nostra Isola: il comune di Carloforte e il comune di Villasimius. Due zone molto simili tra di loro, anche se apparentemente diverse. A Carloforte, in tutti questi anni, anni di storia di questa bellissima cittadina, la comunità, non solo ed esclusivamente chi ha amministrato fino a oggi, ma tutta la comunità di Carloforte, ha dimostrato una grandissima sensibilità rispetto alla tutela del paesaggio, anche senza i vincoli che questa Regione, questa maggioranza, questo Presidente stanno adottando in questo disegno di legge.
Perché ho voluto dire questo? Perché probabilmente, se ci soffermassimo tutti a fare un'analisi del genere, ci renderemmo conto che in tema di tutela ambientale molto può fare la sensibilità di ognuno di noi, non solo degli amministratori, ma anche dei cittadini comuni e quindi, forse poco resterebbe da fare a livello politico.
L'altro esempio è quello di Villasimius, un comune costiero, un comune molto noto della nostra provincia che, pur amministrato per tantissimi anni dal centrosinistra, penso sia stato e sia un esempio di mala cementificazione, di cementificazione brutta e di cattivo gusto. Perché ho voluto dire questo?
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust ha terminato il tempo. Vorrei pregare i colleghi di prendere posto e, se si vuole fare conversazione, di uscire dall'Aula, perché il brusio disturba chi interviene. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, Presidente. Intervengo per annunciare ovviamente il voto favorevole a questo emendamento al titolo; ho avuto già modo stamattina, durante la discussione, di dire quello che penso sul titolo di questa legge e quindi anche per sostenere la validità e la necessità di emendarlo .
Questo è un provvedimento di legge che non prevede alcun intervento reale di pianificazione, un provvedimento di legge che non offre al sistema produttivo sardo un vero progetto e soprattutto non offre un progetto alternativo, in quanto propone soltanto una somma di divieti di dubbia legittimità; legittimità che, a nostro avviso, attiene sia alla forma che al merito di questo provvedimento legislativo.
Rileviamo come la logica di fondo che caratterizza il provvedimento adottato dall'Esecutivo regionale consista, di fatto, nella reiterazione delle misure inibitorie già introdotte in via temporanea nella famosa deliberazione; si tratta in sostanza del divieto assoluto di realizzare nuove opere nelle ex aree Galasso, ora elencate nell'articolo 142 del codice dei beni culturali e del paesaggio, e dell'estensione del divieto anche al di fuori di tali aree, in particolare nelle fasce costiere, quindi nelle aree che insistono nelle vicinanze del mare, con diverse suddivisioni.
Ci pare pertanto che questa norma superi in rigidità la Galasso e, anzi, per certi versi, vada contro lo spirito e contro i principi in buona parte condivisibili. Non solo: ci pare che questo provvedimento legislativo vada anche contro i principi ispiratori del nuovo codice dei beni culturali, entrato in vigore il 1° maggio scorso.
Nelle aree ex Galasso, infatti, la tutela dell'ambiente non è stata perseguita attraverso la preclusione assoluta degli interventi edilizi; questi ultimi possono essere realizzati previo rilascio di autorizzazione della Regione o dell'ente locale da questa delegato, autorizzazione attraverso la quale viene accertata e garantita la compatibilità dell'opera con i valori propri del bene che si intende salvaguardare. Quanto al codice dei beni culturali appena citato, l'articolo 3 del provvedimento in oggetto contrasta con la logica ad esso sottesa della differenziazione del vincolo nei limiti della legge numero 431 del 1985, a seconda dei caratteri della zona e della riduzione dei vincoli Galasso, laddove la Regione abbia concordato il piano paesistico con lo Stato e si tratti di zone comunque già compromesse.
Il disegno di legge regionale va peraltro ancora oltre attribuendo alla Giunta un ulteriore potere discrezionale, ossia quello di sottoporre altre porzioni di territorio alle misure di salvaguardia sopra menzionate qualora si tratti di aree aventi particolari pregi paesistico ambientali; ma la Giunta opera così anche in modo indiscriminato mettendo a rischio, a nostro avviso, alcuni settori importanti e decisivi dell'economia regionale, non ultimo quello agricolo, che si troverebbe - lo ripeto ancora - fortemente penalizzato dall'introduzione di questi vincoli.
In definitiva, Presidente, annunciando e ribadendo il voto favorevole a questo emendamento, ed augurandomi che si sviluppi intorno ad esso un'ampia discussione, ritengo che vada emendato il titolo perché lo ritengo assolutamente fuori luogo rispetto al contenuto della legge; non si tratta di norme di salvaguardia, si tratta di norme che rischiano di bloccare settori importanti dell'economia della Sardegna già fortemente penalizzati, non soltanto il settore turistico.
Ritengo che sarebbe più opportuno un titolo che metta in evidenza i problemi, i vincoli che questa legge potrebbe causare alla stragrande maggioranza dei cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, farò una brevissima dichiarazione di voto, anche per sottolineare che l'opposizione ha scelto una strada che sta facendo emergere una contraddittorietà tra le diverse posizioni; una contraddittorietà che sta emergendo, e forse non sarebbe il caso, in modo dirompente.
Attraverso questi emendamenti, a parte la provocazione del titolo, si sta tentando , di dare vita ad un ostruzionismo palese, non occulto. Però io credo che in quest'Aula siano colpiti da un fortissimo attacco di amnesia coloro che hanno avuto ruoli e funzioni in questi cinque anni e che, improvvisamente, sembrano dei marziani in quest'Aula.
Questo può accadere, e sono anche giustificati, ai consiglieri regionali alla prima legislatura, ma sorprende l'amnesia in chi ha avuto grosse responsabilità nei passati cinque anni, responsabilità che oggi vorrebbe scaricare ancora sul Consiglio regionale e sulla Regione tutta.
Ma con quale faccia vi mettere a parlare del problema dei lavoratori? Con quale faccia alcuni estremisti stanno assumendo qui dentro un atteggiamento che è in palese contraddizione con alcune posizioni che sono state espresse anche dai banchi della stessa opposizione? Io non voglio citare per nome quei colleghi che hanno dimostrato prima in Commissione, poi negli interventi svolti nel corso della discussione generale, di voler trovare un terreno di interlocuzione per far sì che la Regione sarda possa varare quello che è stato definito uno strumento necessitato e urgente . Non lo dice questa parte che oggi è maggioranza, lo diceva l'onorevole Milia che oggi parla di dissennatezza del provvedimento in esame; lo diceva l'onorevole Onida quando già nel 2000 richiamava l'urgenza della salvaguardia ambientale. Ed oggi parlano di velocizzazione e di improvvisi colpi di acceleratore!
Lo diceva per ultimo, ma non ultimo, il Presidente Masala, esponente di Alleanza Nazionale quando, nella veste di assessore ad interim, leggo testualmente, diceva: "Noi oggi abbiamo necessità di provvedere con urgenza all'integrazione e all'aggiornamento del disegno di legge già approvato dalla Giunta regionale, attualmente all'esame del Consiglio regionale". Questo lo diceva il 7/11/2003 e aggiungeva inoltre: "Stante l'estrema urgenza di attivare iniziative di competenza della Giunta gli emendamenti proposti tengono conto anche di un aggiornamento dei criteri di pianificazione paesistica, secondo il principio della qualità paesistica, introdotto dall'accordo siglato tra il Ministero dei beni culturali e la Regione, il 19 aprile 2001". E diceva ancora: "In assenza di tale adeguamento o adozione, prevista ai sensi del comma 3, dell'articolo 8 dell'accordo, è previsto l'intervento dei poteri sostituivi del ministero".
Ma di che fretta parlate? Siete voi che siete stati inadempienti, siete voi che non avete fatto il vostro dovere, onorevole Pili! Oggi lei ha detto che si è messo la tuta mimetica e l'elmetto per andare alla guerra! Avrebbe dovuto fare la guerra quando era Presidente della Regione, anziché guardare le stelle per cinque anni, come avete fatto! Altro che notte di San Lorenzo, onorevole Pisano! Le stelle cadenti le avete guardate per cinque anni e la conseguenza è stata che noi siamo dovuti intervenire con urgenza. In ogni caso l'urgenza l'avete dichiarata voi, noi stiamo cercando di porre qualche argine ai guasti che voi avete provocato.
Mi auguro che i colleghi del centrodestra, che hanno auspicato il dialogo, ritornino sul terreno del confronto per dotare la Regione di uno strumento che è indispensabile, e tale è giudicato dagli stessi colleghi che nel corso dei cinque anni passati hanno detto queste cose in quest'Aula, non nei conciliaboli ristretti, e le hanno anche scritte; quindi non possono bluffare ora. Un po' di decenza, cari colleghi, credo che sia corretto anche da parte vostra averla.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi metto in votazione l'emendamento numero 22. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggiano la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DIANA, ARTIZZU, CONTU, MILIA, SANJUST, PISANO, VARGIU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 22.
I consiglieri Uras e La Spisa dichiarano rispettivamente di votare contro e a favore.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO -CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 65
Astenuti 2
Maggioranza 33
Favorevoli 22
Contrari 43
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 25. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, nella fattispecie di questo emendamento vi è una seconda proposta di titolo che introduce un termine, quello della valorizzazione paesaggistica, conseguente alla tutela del territorio regionale. Dico conseguente perché è stata già richiamata qui, nei precedenti interventi, l'incostituzionalità della norma.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevoli Pili, prego i colleghi di prendere posto per consentire all'onorevole Pili di svolgere l'intervento.
PILI (F.I.). La ringrazio, Presidente, ma ci abitueremo nelle prossime ore a non essere ascoltati da chi non vuole sentire. Il nostro scopo è lasciare agli atti le considerazioni su un provvedimento di legge che danneggerà assolutamente, pesantemente la Sardegna. Resoconti che richiederemo, non soltanto quelli stenografici, ma anche quelli relativi al voto di tutti i consiglieri sia vecchi che nuovi.
Come dicevo, su questo punto sono da registrare, cosa che evidentemente è sfuggita volontariamente alla Giunta regionale, le profonde modifiche apportate dalla legge costituzionale
del 18 aprile 2001, la numero 3, al Titolo V della Parte seconda della Costituzione in materia di distribuzione della potestà legislativa tra Stato e Regioni.
In particolar modo lo Stato ha trattenuto per sé le materie concernenti la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. Si spiega così l'intervento normativo contenuto nel decreto legislativo del 22 gennaio 2004, il numero 42, convertito poi in legge e che è il codice dei beni culturali e del paesaggio.
Questo evidentemente è sfuggito al sempre attento onorevole Pirisi, che colpito, in quest'ultima parte del dibattito, da un atteggiamento livoroso nei confronti di una opposizione legittima, dura, senza sconti, propria di chi evidentemente non ha niente di cui vergognarsi…
(Interruzione del consigliere Pirisi)
PILI (F.I.). Di imbrogli, onorevole Pirisi, lei per molti versi nella precedente legislatura ne è stato maestro. Se sono imbrogli i nostri, figuriamoci quelli che ha fatto lei!
PIRISI (D.S.). Non dica cretinate!
PILI (F.I.). Credo, onorevole Pirisi, che lei con il suo atteggiamento si stia qualificando.
PIRISI (D.S.). Si è qualificato lei come Presidente dei sardi! Stiamo pagando ancora i danni!
PILI (F.I.). Si è qualificato come Presidente della Commissione, ignorando tutte le regole fondamentali della concertazione, di cui si è riempito per anni la bocca e, nel momento in cui avrebbe potuto applicare questo principio, ha bucato in pieno!
PIRISI (D.S.). Non dica fesserie!
PILI (F.I.). Lo Stato ha codificato tutta la normativa relativa alla tutela del paesaggio e dei beni culturali, quindi viene acclarato, se ce ne fosse ancora bisogno, che lo Stato ha trattenuto per sé quella competenza. E quando diciamo lo Stato diciamo un governo di centrosinistra, che ha voluto, in maniera arbitraria, senza alcun tipo di condivisione con l'intero arco costituzionale, senza il rispetto delle regole alle quali sono sottostate le modifiche costituzionali operate nel tempo escludere la Regione Sardegna dalla competenza specifica della tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che l'intervento del presidente Pirisi sia stato più che mai opportuno; finalmente abbiamo sentito la voce del centrosinistra che, al momento, rifiuta il confronto e il dibattito. E' vero, ovviamente, che la minoranza utilizza gli strumenti regolamentari che ha imparato a usare dopo cinque anni di lezione; strumenti regolamentari che, l'abbiamo detto spesso, sarebbe opportuno rivedere, ma in questo caso non si tratta di puro e semplice ostruzionismo.
Non abbiamo avuto la possibilità di discutere in Commissione, non abbiamo avuto la possibilità di confrontarci in Commissione; è vero, come in tutte le coalizioni, ci sono le anime più estremiste e le anime più moderate, che comunque non hanno avuto altra soddisfazione se non quella di essere riconosciute come parti appunto moderate e propositive.
Di fatto, anche nell'ultima seduta della Commissione, è vero, si è discusso della possibilità di esaminare alcuni emendamenti. Non voglio ricordare al presidente Pirisi quanto assunto in Commissione da alcuni componenti della maggioranza, che addirittura sono arrivati a fare proposte, che lei ben conosce, del tipo: "Esaminiamo i nostri emendamenti, tutti gli altri scartiamoli aprioristicamente, anzi votiamo per quelli e non consideriamo gli altri". Credo che queste valutazioni siano agli atti.
E' facile, è semplice riferirsi al passato, certo le norme sono urgenti, è urgente intervenire, è urgente normare, ma noi a questo non ci siamo mai opposti, sempre che si abbia la possibile di discuterne prima. Se l'urgenza per voi è: "Questo proponiamo e su questo non discutiamo", allora, onorevole Pirisi, lei mi insegna che non siamo più in un regime democratico, in una situazione democratica di confronto. Perciò è giusto che voi andiate avanti secondo il vostro ideale, secondo le vostre prospettive di democrazia, che non sono le nostre.
Ci avete dato la possibilità del confronto? Ci avete dato la possibilità di discutere? Non l'avete data alle parti sociali! Avrò modo, in seguito, di leggere le dichiarazioni del 13 ottobre rese a "La Nuova Sardegna" da un Capogruppo della maggioranza, nelle quali dichiara che è necessaria la concertazione, è assolutamente indispensabile coinvolgere tutti i soggetti interessati per giungere a scelte convinte e condivise senza dirigismi. Non lo dichiariamo noi, lo dichiara un esponente validissimo, Capogruppo della vostra maggioranza. Per cui che senso ha tornare ad un passato in cui, anche nelle relazioni ai disegni di legge proposti allora, si sottolineava l'urgenza del provvedimento? L'urgenza però non è esprimere immediatamente e senza confronto un giudizio. L'urgenza era presentare il DPEF; l'urgenza è l'intervento finanziario, come dichiara lo stesso assessore Pigliaru, che in un'intervista pubblicata oggi sostiene che la Giunta era pronta a presentare il DPEF, ma il Consiglio non ha voluto.
Ma quale Consiglio? Siete voi che avete scelto l'ordine del giorno! Siete voi che avete scelto come priorità la legge urbanistica. La priorità è rimettere a posto le casse della finanza, che da oltre vent'anni non si è riusciti ancora a mettere a posto, non solo da cinque anni, sarebbe stupido, irresponsabile asserire questo.
Questa era la priorità che avremmo condiviso, come condividiamo l'urgenza sul provvedimento urbanistico, ma, ripeto, l'urgenza non significa passare su saldi principi del confronto democratico. Ecco perché, in conclusione, sosteniamo l'emendamento numero 25.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. L'onorevole Pirisi mente sapendo di mentire; i due testi che erano stati presentati nella precedente legislatura, onorevole Pirisi, non avevano niente a che vedere infatti con il testo di legge che voi volete approvare in quest'Aula. Sono due cose completamente diverse e lei lo sa benissimo. Quindi lei mente quando dice che quei due testi avevano la stessa fattispecie, contenevano gli stessi vincoli.
PIRISI (D.S.). Chi te l'ha detto?
DIANA (A.N.). Lo ha detto lei, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). Si legga le cose, se le legga!
DIANA (A.N.). Dove invece l'onorevole Pirisi non mente è quando dice: "Siamo stati costretti". E' vero onorevole Pirisi, siete stati costretti.
PIRISI (D.S.). Ma di cosa sta parlando? Non sa neanche di cosa sta parlando!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego, non interrompa continuamente.
DIANA (A.N.). E purtroppo questa è la realtà dei fatti. Ma, per attenermi all'emendamento numero 25, va detto che questo non è un emendamento provocatorio, si propone infatti di modificare il titolo in: "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", molto semplice. Io credo che questo emendamento dovrebbe essere immediatamente approvato, perché a questo farebbe seguito immediatamente un solo articolo e avremmo risolto i problemi.
E non c'era bisogno di arrampicarsi sugli specchi per esitare un testo di legge che sta creando numerosissimi problemi, certamente a noi, ma siamo qui per risolverli, ma soprattutto sta trovando numerosissimi interlocutori fuori di quest'Aula che mal digeriscono un testo di legge che non è assolutamente quello che si vuol far pensare.
Nel decreto legislativo numero 42 - sempre per memoria, così come preannunciato stamattina, mi farò carico di leggere gli articoli che ci interessano maggiormente -,all'articolo 142 "Aree tutelate per legge" era già prevista questo tipo di tutela, non c'era bisogno di inventare niente, perché è scritto: "Fino all'approvazione del piano paesaggistico, ai sensi dell'articolo 156 sono comunque sottoposti alle disposizioni di questo titolo per il loro interesse paesaggistico" e via un elenco di aree tutelate per legge.
Nonostante mi sia attardato molto a leggere questo articolo non ho trovato da nessuna parte la parola "ristrutturazioni". Non c'è, proprio non sono riuscito ad individuarla, ci sono solo due cose che non ci riguardano, i vulcani, i ghiacciai e i circhi glaciali. Queste sono le uniche due cose, anzi tre, che nel panorama vasto dell'ambiente sardo non esistono. Per tutto il resto era previsto tutto ed è previsto tutto, non ho capito quindi per quale motivo si debbano varare queste norme urgenti quando bastava recepire l'articolo 142 di cui sopra e avremmo risolto tutti i problemi.
E, con buona pace dei sardi, oggi probabilmente avremmo iniziato la discussione su un argomento forse più importante, l'assestamento di bilancio, per l'economia della Sardegna, certamente era più importante per l'assessore Pigliaru e, probabilmente, anche per molti dei colleghi che siedono nei banchi del centrosinistra.
Quindi questo ragionamento serve per far capire ai sardi che questo disegno di legge è deleterio per l'economia della Sardegna! E non mi si venga a dire che si vuole pianificare, perché non è assolutamente così!
Per pianificare bisogna eventualmente fare il piano paesaggistico regionale; allora diciamo subito che stiamo facendo il piano paesaggistico regionale, ma non è questa la strada, perché questo si aspettano i sardi, per evitare che succeda un fatto gravissimo come quello che qualcuno ha menzionato stamani, e cioè che i PUC, in presenza di PTP approvati, hanno tutta la loro efficacia; ne sono ben lieto perché, guarda caso, l'unico PTP che non è caduto è quello della provincia di Oristano.
Ma se dobbiamo essere equilibrati, se dobbiamo fare gli interessi di tutti i sardi…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana, ha terminato il suo tempo. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Giusto per un continuum nel dibattito, ricordo che eravamo rimasti alle pale che giravano e che davano delle indicazioni ben precise sull'impatto ambientale in quel parco identificato a suo tempo come "Parco del monte Arci"; quindi non si capisce come mai la sinistra ieri proponeva una cosa ed oggi ne propone un'altra.
In effetti, quando si parla di norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale, credo che con compiutezza si voglia dare un panorama di come il nostro sistema ambientale, naturalistico, si coniughi con lo sviluppo; attenzione a quando si prospettano scenari diversi e si ipotizza che debbano esistere dei blocchi, a tutto campo, di un sistema che doveva essere l'elemento propulsore dello sviluppo della nostra Isola.
Leggo alcuni dati riferiti dall'onorevole Barranu, persona che stimo peraltro, in un'intervista riportata oggi. Secondo l'onorevole Barranu in Sardegna il prodotto interno lordo è cresciuto nel 2002 rispetto al 2001 dell'1,1 per cento, con un tasso superiore sia alla media nazionale sia a quella meridionale. Dal punto di vista settoriale scopriamo che tale crescita è dovuta
esclusivamente all'industria in senso stretto che raggiunge un più 7,7 per cento, alle costruzioni più 4,2 per cento con un calo dell'agricoltura del 9,6 per cento, mentre i servizi sono rimasti sostanzialmente fermi.
La composizione percentuale del PIL della Sardegna per il ramo di attività economica vede l'agricoltura al 4 per cento, l'industria in senso stretto al 13,8 per cento, 22,1 per cento in Italia"
SECCI (La Margherita-D.L.). Presidente, è attinente al titolo?
DEDONI (Rif. Sardi). Le farò capire come c'è attinenza, più avanti le farò capire dove è l'attinenza.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, sta intervenendo l'onorevole Dedoni, la prego di fare silenzio.
SECCI (La Margherita-D.L.). Rispettiamolo tutti il Regolamento!
DEDONI (Rif. Sardi). Dicevo che le costruzioni sono a un più 6,5 per cento.
SECCI (La Margherita-D.L.). C'è scritto nel Regolamento che il Presidente richiama gli oratori che non si attengono all'argomento.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, per cortesia, lasci al Presidente l'interpretare il Regolamento.
CAPELLI (U.D.C.). C'è scritto anche che non si interrompe.
DEDONI (Rif. Sardi). Onorevole Secci, io la invito a stare qui e capirà perché sto citando questi dati. Io capisco tutto e comprendo tutto, ma il capire e comprendere significa comprendere ed accettare le ragioni di tutti, non significa dire che io ho ragione in virtù della forza dei numeri., Poi dirò perché ho letto queste percentuali; probabilmente lo dirò nella prossima "puntata" perché adesso prendo atto delle vostre interruzioni.
E l'onorevole Secci è riuscito a far capire che non è conveniente usare certi numeri perché poi non si riesce a raffrontarli con il contenuto del testo, e perché si vuole esprimere con i numeri un dato essenziale: il fatto che il blocco delle attività produttive significa blocco dello sviluppo e significa chiudere anche quelle poche iniziative che sino ad oggi si sono avviate.
Certamente noi siamo convinti assertori della necessità di una cura attenta del territorio .
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi ed Assessori, io più che parlare dell'emendamento, che introduce una modifica secondo me giustissima e legittima, anche perché rispecchia la logica che avrebbe dovuto ispirare questo provvedimento di legge, voglio sottolineare l'atteggiamento assunto da una parte della maggioranza e, in particolare, dall'onorevole Pirisi. Una persona che io ritengo intelligente ma che scivola in atteggiamenti che contraddicono questo mio giudizio.
Io credo che l'onorevole Pirisi debba rispettare la volontà di questo Consiglio, debba rispettare i consiglieri dell'opposizione che stanno esprimendo una posizione politica che ritengono di sostenere fino in fondo perché è una posizione giusta.
Posso anche capire la posizione di Pirisi che ha una diversa formazione politica, ma non capisco la posizione di Eliseo Secci che ha una cultura democristiana, un andreottiano, ed anche lui si lascia andare ad atteggiamenti che sono non consoni all'autorevolezza di quest'Aula. Pertanto credo che il dibattito debba essere seguito correttamente, noi tutti qui esprimiamo una posizione politica che va ascoltata, va meditata, poi chiaramente la maggioranza con i suoi numeri può fare tutto quello che vuole, anche se io credo che i progetti vadano approvati, possibilmente, col consenso di tutti.
Non ritengo corretto che oggi la coalizione al governo della Regione assuma un atteggiamento non rispettoso delle opinioni dell'opposizione; vi devo dire però che a noi questo non ci spaventa nella maniera più assoluta, noi svolgeremo il nostro compito perché questo è il compito che ci hanno dato gli elettori, gli elettori ci hanno votato per fare l'opposizione…
MARROCU (D.S.). Anche tra cinque anni!
LADU (Fortza Paris). Questo è da vedere, poi gli altri cinque anni se pure ci saranno, se non saranno tre o due, non lo so, però la volontà dell'elettore si vedrà al momento giusto. Credo che quando si arriva al governo bisogna ricordarsi anche di quando si era all'opposizione e avere di conseguenza un atteggiamento rispettoso. Credo che l'opposizione della scorsa legislatura abbia applicato il Regolamento così come noi oggi stiamo facendo, ma devo dire che molte delle posizioni assunte dalla allora minoranza, lo sapevamo tutti, erano strumentali, erano molte volte posizioni esclusivamente di parte, noi ci stiamo sforzando per fare un'opposizione diversa.
Certo, molte volte gli obiettivi non coincidono, ci sono posizioni politiche diverse, c'è una parte almeno della maggioranza che sta pensando cose che sono completamente diverse da quelle che stiamo pensando e che vogliamo portare avanti noi, però deve essere rispettato un principio che ritengo sia fondamentale all'interno e all'esterno di quest'Aula, cioè il rispetto delle posizioni che assumono tutti i consiglieri siano essi di maggioranza che di opposizione, perché se manca questo principio fondamentale credo che quest'Aula si trasformerà in qualcosa di diverso da un'Aula consiliare.
voglio quindi che si mantenga il rispetto dell'istituzione e che si continui a lavorare tentando, possibilmente, di fare soprattutto gli interessi dei sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, colleghe e colleghi e signori della Giunta, quelli presenti. Mary Poppins diceva che basta un poco di zucchero e la pillola va giù. L'intenzione del WWF oggi di far digerire questa politica urbanistica ai consiglieri regionali di questo autorevole Consiglio credo che sia molto difficile da accettare; molto difficile perché digerire un disegno di legge in materia urbanistica come questo è veramente difficile soprattutto per chi, come me viene da una zona, la Gallura, che ha conosciuto crescita e ricchezza in questi anni grazie soprattutto allo sviluppo turistico e allo sviluppo urbanistico.
Un tema di questa portata meritava forse un maggiore coinvolgimento da parte dei colleghi dell'opposizione anche nella discussione dei nostri emendamenti. Soprattutto sono curioso di sapere cosa ne pensano i miei colleghi galluresi della maggioranza , in particolare gli amici di Rifondazione libera e democratica che non sono intervenuti nel dibattito credo non per volontà loro, ma per volontà di qualcun altro.
Comunque, Presidente, ritorniamo all'emendamento. Il titolo appunto della legge "norme di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale" è un titolo che va cambiato, va cambiato per tutti quei motivi che i colleghi che mi hanno preceduto hanno bene articolato con argomentazioni valide e sostenibili.
Così come vanno sostituiti, rivisti, emendati, utilizziamo questo termine, alcuni dei vostri manifesti elettorali. Ve ne leggo uno per ricordarvi che cosa andavate dicendo in campagna elettorale; parto da quello che io ritengo più importante: "Gli alberi si riconoscono dai frutti. A parole tutti difendono l'ambiente. A parole tutti credono nell'identità sarda, nell'importanza dei paesi, tutti creano posti di lavoro a parole, ma gli alberi si riconoscono dai frutti non dai "bla bla" delle loro foglie", e tanto meno appunto da questo testo di legge che riteniamo discriminatorio.
Un provvedimento di legge appunto che invece di mantenere una posizione di salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna, mira ad imporre una disciplina che va a colpire indiscriminatamente siti che, guarda caso, sono amministrati da sindaci ed amministrazioni di segno opposto rispetto alla coalizione politica cui appartiene questa maggioranza, è il caso di Olbia, è il caso di altri comuni.
Inviterei gli amici del centrosinistra ad andare a visitare alcuni siti amministrati dai loro sindaci; sindaci che hanno anche approvato il PUC prima della delibera cosiddetta salva coste.
Mi riferisco in particolar modo al comune di Santa Teresa di Gallura con sindaco D.S, un amante del mattone, così lo descriveva Severgnini nel suo articolo pubblicato a luglio sul "Corriere della Sera"; ebbene nel comune di Santa Teresa sono stati approvati, e sono di prossima realizzazione, in totale divergenza con lo spirito della stessa delibera, numerosi progetti per la costruzione di strutture multipiano, appartamenti a fini speculativi, entro la fascia su cui la delibera avrebbe o vorrebbe porre il vincolo di inedificabilità. In questo caso per Santa Teresa non vale.
Questo perché lo dico? Perché ci vuole molta attenzione anche da parte di quei comuni che hanno già approvato il loro PUC e che possono tranquillamente costruire oltre i famosi 300 metri magari speculando, è il caso di Santa Teresa, è il caso di San Pasquale frazione di Santa Teresa . E questo lo dico da gallurese, da rappresentante di un territorio che ha avuto negli anni un grande sviluppo e che certamente, per quanto riguarda alcune zone, alcune località, può essere preso come esempio.
Si sbaglia perciò quando si decide, come ho letto di recente in un locale su una targhetta, che per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno. Credo che questa legge vada rivista, che vada rivisto in particolar modo questo titolo; per questo voterò favorevolmente questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, è compito arduo quello di dare un'interpretazione di questa legge, compito arduo perché si parla, dicevo nell'intervento sull'emendamento 22, di norma transitoria, di provvisoria, di norma che se tale fosse, avrebbe dovuto avere un'efficacia limitata nel tempo.
Devo continuare a pensare che molto probabilmente non si sono pesate le parole o, quanto meno, non si sono interpretati correttamente i termini; perché davvero se la tutela del paesaggio e del territorio passa attraverso una norma, la tutela non può essere mai provvisoria.
Quando si parla di tutela la provvisorietà deve essere legata ad episodi accidentali ed incidentali, per una norma di salvaguardia non si può parlare di efficacia provvisoria, soprattutto se questa provvisorietà però durerà anni.
Purtroppo però la "provvisorietà" molto probabilmente fa parte di un certo tipo di cultura, e soprattutto viene calata dall'alto in modo abbastanza ferreo e quasi si pretenderebbe di non accettare neanche una discussione non solo sui contenuti, ma anche sul metodo attraverso cui si vuole ottenere una condivisione di una legge, e soprattutto sui principi sui quali non siamo disponibili a fare sconti.
E' stato detto da più voci che molto probabilmente può irritare, e tanto, il fatto che l'opposizione, la minoranza intenda fare in modo che ci siano i tempi perché i nostri concittadini vengano a conoscenza di quanto si sta programmando, di quanto viene programmato non solo nel momento della stesura, ma anche nel momento dell'approvazione di questo provvedimento di legge..
Il fatto che il collega Pirisi si inalberi perché gli viene ricordato qualche passaggio dal momento della proposizione al momento della discussione di questo testo a me preoccupa perché, collega Pirisi, in quest'Aula la possibilità del confronto non deve mai essere negata, perché effettivamente per poter essere condivise le proposte vanno perlomeno confrontate. E quando il confronto viene meno è molto difficile poi poter accettare, lo è sempre stato per la vostra parte politica, che la discussione si attivi e venga allargata a chi, è questo il caso, vengono imposti soltanto vincoli, vengono imposti divieti che impediscono il realizzarsi, spesso e volentieri, di diritti già acquisiti, diritti derivati dalle norme in vigore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi). Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento 25 che detta un diverso titolo per la proposta in discussione, titolo che per noi dovrebbe essere "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Credo che in questa proposta ci sia una affermazione importante, una affermazione che ci consente finalmente di fare chiarezza sul concetto di paesaggio, un concetto che è entrato dentro questo provvedimento di legge in maniera veramente mortificata; perché, vedete, il concetto di paesaggio, contrariamente a quanto sostiene questo provvedimento, è molto più ampio, e tutelare il paesaggio significa tutelarlo per intero.
Il paesaggio è esattamente una sorta di mandarino, e quindi noi dobbiamo fare in modo che ogni spicchio venga tutelato.
Nel momento in cui all'interno del provvedimento noi parliamo di tutela del paesaggio, io che vengo dal cuore della Trexenta vorrei chiedere a tutti i colleghi se qualcuno di loro sa dove si trova la località denominata Turriga. Sono certo che gran parte dei colleghi mi direbbe che il Turriga è noto per essere un vino di grandi qualità. Ed infatti a Turriga ci sono le vigne di Argiolas che producono questo vino importante.
Però Turriga è anche una località che, da un punto di vista paesaggistico, ha un fascino che non ha eguali a mio giudizio. Non solo, è anche una località molto importante e di grande interesse dal punto di vista archeologico; pensate infatti che in località Turriga è stato rinvenuto il reperto archeologico più importante, risalente al periodo pre nuragico, che noi abbiamo qui in Sardegna, cioè la Mater Mediterranea, tant'è che sull'etichetta delle bottiglie del Turriga è riportata proprio l'effigie della Mater Mediterranea.
Perché dico questo? Sembrerebbe quasi che non ci sia attinenza, Presidente mi perdoni, invece c'è l'attinenza, perché questa località ricade in agro di Selegas,il mio comune del quale io sono sindaco, e poco tempo fa, una società che voleva impiantare un parco eolico, mi ha chiesto l'autorizzazione all'installazione di una torre eolica in località Turriga. E'chiaro che io, pur essendo favorevole allo sfruttamento dell'energia eolica, mi sono battuto in tutti i modi per diniegare questa richiesta. E questo a dimostrazione del fatto che anche chi difende oggi la tutela del paesaggio deve sapere che troverà al suo fianco una scienza ben precisa che si chiama sfruttamento sostenibile dell'ambiente.
La scienza alla quale io vorrei far cenno è quella che ha definito pochi giorni fa, in maniera devo dire veramente brillante, il professor Paci che voi tutti conoscete. Lui ha definito l'utilizzo del bene ambientale come ambiente sostenibile con un doppio utilizzo, quello esattamente di una soddisfazione immediata del fabbisogno proprio "lassaindi ai s'atrus puru", cioè come dire, lasciamo, facciamo in modo che anche gli altri possano usufruirne nella stessa misura.
Sacrificare però l'utilizzo e la fruizione del bene, oggi, per il livello del fabbisogno attuale è un errore madornale, che l'economia ci dice che non entrerebbe più nella definizione del bene economico e del cosiddetto utilizzo a vantaggio anche delle generazioni future, quindi questa è l'esatta definizione. Allora noi dobbiamo batterci per un ambiente...
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, onorevole Pirisi io le lancio un messaggio di pace, non se la deve prendere se noi cerchiamo di fare il nostro ruolo anche se non eravamo più abituati ormai, ma piano piano ci rassegniamo a farlo, poi le offro una tisana rilassante. Tra l'altro sono passati già quattro mesi dall'insediamento della Giunta Soru, quindi un lasso di tempo nel quale abbiamo potuto assistere ai primi atti di governo che sono più atti di divieto che di programmazione.
Non va bene costruire a due chilometri dal mare. Non vanno bene le pale eoliche. Non vanno bene gli americani. Tra l'altro, stavo guardando la televisione, in America Bush ha preso tre milioni e mezzo di voti in più di Kerry, quindi adesso il presidente Soru saprà con chi trattare per la questione de La Maddalena.
Quindi siamo in attesa che questa Giunta e questa maggioranza ci dicano qualcosa di propositivo sul quale confrontarci, sui divieti, su ciò che non va bene, sulle eventuali minacce del presidente Soru alla propria maggioranza, Presidente che già i giornali chiamano Governatore ed è la terminologia più errata dal punto di vista giuridico che si possa attribuire ad un Presidente di Regione.
I governatori sono negli Stati Uniti, in Sardegna purtroppo è cambiato solo il sistema elettorale, non sono cambiati i poteri della Giunta, del Consiglio e del Presidente stesso. L'unica diversità è data dal fatto che il Presidente ha un potere maggiore di ricatto verso la maggioranza e verso il Consiglio, perché può fare come il padrone del pallone che quando non gli danno il rigore si prende il pallone e se ne va a casa, e così fa il presidente Soru. Quando la maggioranza o il Consiglio non vogliono dare retta ai suoi diktat, dice: "Me ne vado io così ve ne andate anche voi". Questa è l'unica cosa che è cambiata rispetto ai cinquant'anni di autonomia della Regione Sardegna.
Quindi smettiamo di chiamarlo governatore, è Presidente, gli riconosciamo tale carica, però i poteri del Presidente della Giunta sono gli stessi di cinquant'anni fa, però qualcuno non se n'è reso conto; infatti anche con la delibera del 10 agosto si tenta di sostituirsi al Parlamento perché si creano incongruenze nella tutela penale dei valori paesaggistici.
Infatti, ai sensi dell'articolo 20, primo comma, della legge 28 febbraio 1985, numero 47, che costituisce la cosiddetta "norma penale in bianco", la deliberazione incide sugli strumenti urbanistici comunali, concorre a definire fatti penalmente rilevanti.
Quindi praticamente il presidente Soru e la Giunta con quella delibera stanno delineando fattispecie penali. Ora è vero che siamo una Regione a Statuto speciale, ma che vogliamo anche contribuire a scrivere il codice penale della Repubblica italiana, mi sembra abbastanza velleitario. E' quindi sicuramente inammissibile e assurda la prescrizione di conformarsi a provvedimenti già annullati da giudici, ponendo così gli operatori nella alternativa di non conformarsi alla sentenza del giudice amministrativo, ovvero di commettere un reato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, quanto già detto nel mio precedente intervento sull'emendamento 22 può essere ripreso, integrandolo, per argomentare il mio voto favorevole all'emendamento 25.
Ho avuto già modo di dire che si tratta di un provvedimento che porta, dal punto di vista urbanistico, soltanto dei divieti, ho avuto modo di definirlo la "legge verboten" e aggiungo che questa Giunta può benissimo aver scritto la famosa canzone "Pierino di qua, Pierino di là, questo non si dice e questo non si fa", perché tutta questa serie di divieti non porta certamente ad una salvaguardia paesistica.
Io ricordo che nel corso della campagna referendaria, la più famosa, sull'aborto un argomento della sinistra era che l'Italia sarebbe diventata un paese di abortisti clandestini"; bene, rubo la frase per dire che questa normativa produrrà l'effetto devastante di far proliferare gli edificatori abusivi, aumenterà quindi l'abusivismo edilizio per necessità in un modo quale non si è mai visto, posto che in Sardegna sta aumentando a dismisura l'antropizzazione delle coste.
Questo abusivismo di necessità causerà senz'altro un danno ambientale, questo sì, che non posso però definire irreparabile perché la natura nel tempo ripara i disastri dell'uomo, c'è l'ha insegnato la storia dei millenni precedenti, ripara e nasconde gli obbrobri che l'uomo porta a compimento
E non mi si dica che oggi non esistono vincoli. I vincoli li avevate fatti voi, ma li avevate fatti male, tant'è che il Tribunale non la giunta Masala, non la giunta Pili, non la giunta Floris, li ha aboliti. E per fortuna lo Stato ha delle leggi vincolistiche, leggi statali appunto, che impediscono comunque che più grandi disastri si possano arrecare alla Sardegna, in particolare alle sue coste.
Ma, in ogni caso, questo emendamento, il 25, ripropone che con questo testo di legge si varino delle norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e per la tutela del territorio regionale di tutto il territorio regionale, non solo delle coste, come ho già detto intervenendo sull'emendamento 22: tutta la Regione ha bisogno di essere tutelata.
Per chi avesse avuto la ventura di fare un giro automobilistico della Francia, e l'abbia potuta osservare in lungo e in largo, deve sapere che quel paesaggio meraviglioso, quell'uso intelligente e razionale del territorio è frutto delle leggi varate ai tempi di Napoleone, in vigore ormai da due secoli. Leggi che impongono, per esempio, che non possa mai avvenire in nessuna parte della Francia quello scempio che oggi noi viviamo nel Campidano di Cagliari, che noi viviamo in gran parte della Sardegna, che noi viviamo sulle cime dei monti disboscati ad oltranza,per cui viene impedita la ripresa e la ricrescita delle specie arboree.
Ogni proprietario in Francia è obbligato a tenere una percentuale della sua proprietà terriera a bosco, ed ecco che in Francia vi è una piovosità molto superiore a quella delle nazioni vicine, abbiamo un utilizzo sapiente e razionale del territorio che consente di migliorare la qualità della vita di chi su quel territorio curato vive. . La Francia è regolata da leggi che, ci ritorneremo più avanti, non voglio abusare del mio tempo, sono senz'altro molto più civili e molto più avanzate delle nostre e dalle quali non dovremmo avere paura di copiare, perché copiare non sempre è una colpa se copiamo da chi ha fatto meglio di noi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Nel dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 25, cercherò di spiegare ancora la ragione di questa diversa e nuova formulazione del titolo. Rispetto all'emendamento numero 22, che riportava in qualche modo nel titolo i contenuti effettivi del testo proposto dalla Giunta all'approvazione del Consiglio regionale, la proposta contenuta nell'emendamento numero 25 tende invece a richiamare un problema di diritto di non poco conto.
Un problema che, certamente, richiederebbe maggiore attenzione di quella che viene prestata e, soprattutto, avrebbe richiesto maggiore attenzione da parte della Giunta regionale nel momento in cui si è apprestata ad affrontare questa delicatissima materia.
Abbiamo già detto che l'impostazione di questo progetto di legge è fortemente caratterizzata dalla cultura del vincolo, dalla cultura cioè del negativo, con l'evidente ed esplicito intento di fermare atti speculativi, ma realizzando un sistema di norme che, di fatto, va ben oltre gli obiettivi dichiarati perché, per impedire attacchi speculativi finisce invece per utilizzare uno strumento generale e fortemente incidente sulle possibilità di promuovere qualunque attività imprenditoriale, ma anche privata, di singoli cittadini,. sul proprio territorio.
Ma, nell'apprestarsi ad affrontare questa delicatissima materia, il Governo regionale ha scelto una strada che, a nostro giudizio, non è conforme al nuovo assetto normativo istituito a partire dalla legge numero 3 del 2001, cioè la legge costituzionale che ha modificato il Titolo quinto della parte seconda della Costituzione riguardante l'attribuzione delle diverse competenze legislative in capo allo Stato e alle regioni.
Ricordo quindi che la legge costituzionale di cui sopra ha attribuito allo Stato la capacità legislativa nella materia della tutela dei beni culturali e dell'ambiente e alle regioni invece, più specificamente, la materia relativa alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
Può sembrare una questione di poco conto, ma non lo è. I termini "tutela e valorizzazione" nella normativa relativa ai beni culturali e ambientali ricorrono continuamente; tutela e valorizzazione sono i due grandi obiettivi perseguiti in ogni impianto normativo che tende a disciplinare la materia dei beni ambientali e paesaggistici, così come quella dei beni culturali. Ma tutela e valorizzazione sono due obiettivi diversi che richiedono strumenti e anche competenze diverse.
La tutela è una azione che richiede una capacità legislativa di carattere difensivo, e difensivo è appunto l'impianto di questo progetto di legge. Alle regioni non compete questa azione, c'è già una norma ben precisa nel codice Urbani cui si richiama anche questo progetto di legge; è in capo alla competenza legislativa regionale invece la valorizzazione; la valorizzazione è un concetto molto più ampio, che implica la possibilità di dare degli indirizzi ai cittadini per rendere più utile e più fruibile il bene del territorio.
Questa non è l'impostazione di questa legge, che invece è incentrata sulla tutela, sul vincolo, sul divieto, su una concezione negativa della politica urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anch'io dichiaro il mio personale voto, e quello del Gruppo dei Riformatori che rappresento, a favore dell'emendamento numero 25. Lo dichiaro facendo un'apertura di credito che, forse per la prima volta durante il dibattito in quest'Aula, può essere fatta dopo l'intervento del collega Pirisi.
Un intervento che intanto ha rotto la monocromia di questo dibattito che, essendo a senso unico, senza interlocutori, corre il rischio di rimanere interno a coloro che lo stanno svolgendo, quindi un dibattito tra sordi perché da parte dell'Aula non c'è risposta alle cose che dai banchi della minoranza rimbalzano verso quello della Presidenza, ma le stesse cose non tornano indietro perché dai banchi del centrosinistra non si sente neanche il rumore dell'eco.
L'intervento del collega Pirisi, un intervento appassionato, forse un po' nervoso, ma sicuramente degno di grande considerazione, induce necessariamente qualche riflessione. Induce una riflessione soprattutto nel momento in cui il collega Pirisi dice di aspettare che da parte della minoranza si inizi a ragionare su questioni di sostanza e si trasporti il confronto da un piano di contrapposizione sterile a un piano di dialogo su posizioni che possono essere confrontate tra loro.
Io so che il filibustering parlamentare irrita la maggioranza, e di questo siamo consapevoli perché essendo stati nella passata legislatura "mezzo" maggioranza in quest'Aula, abbiamo conoscenza e contezza del fatto che l'ostruzionismo parlamentare, mezzo di difesa dei diritti della minoranza, è però un qualche cosa che finisce con l'incidere negativamente sulle relazioni con la maggioranza e sul sistema nervoso della maggioranza stessa.
Io credo che comunque anche da parte di chi lo pratica, minoranza nella scorsa legislatura, minoranza in questa legislatura, sia senz'altro un mezzo da considerarsi estremo, nel senso che non è il mezzo della dialettica fisiologica di un'Aula parlamentare, quindi è decisamente il mezzo a cui la minoranza, nel momento in cui si rende conto che sono chiusi tutti i canali di dialogo, tutti i canali di ragionamento, tutti i canali di confronto con la maggioranza, si appiglia per difendere comunque il mandato che le è stato fornito dagli elettori.
Intendo dire che gli elettori non ci hanno chiesto di venire a ritirare lo stipendio dopo passaggi fugaci in quest'Aula, ma ci hanno chiesto di rappresentare parti sociali comunque presenti nella nostra Isola, ci hanno chiesto di rappresentare interessi legittimi, che noi pensiamo siano quelli della generalità, comunque presenti nella nostra Isola. Quindi ci hanno chiesto di combattere per questi interessi, ci hanno chiesto di fare le battaglie con la stessa passione con cui le fanno il collega Pirisi o il Presidente Soru e tutti gli altri colleghi presenti in quest'Aula.
Per cui, tornando al punto di partenza del ragionamento e cioè all'appassionato intervento fatto in quest'Aula, molto apprezzato, da parte del collega Pirisi, io chiederei al collega Pirisi quali sono tra gli emendamenti di sostanza che sono stati presentati da consiglieri di quest'Aula, soprattutto consiglieri di minoranza, quelli sui quali si può cominciare a ragionare per attivare appunto il confronto e il dialogo.
Io, come sottolineato altre volte nel corso degli interventi, credo che non si possa chiedere che il confronto sia il pedissequo pervenire della minoranza sulle posizioni già assunte da tempo da parte della maggioranza; questo non si chiama confronto, questo si chiama semplicemente "consensus conference", cioè si chiama addivenire a posizioni che non sono le nostre perché comunque vengono imposte blindate, cioè "prendere o lasciare". Sicuramente questo non è il genere di confronto che si deve svolgere in un'Aula parlamentare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Nel dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 25, emendamento aggiuntivo al titolo della legge "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", ringrazio innanzitutto il signor Presidente per avermi dato la parola.
Io mi sono preso la briga di sfogliare il vocabolario della lingua italiana per cercare il significato del termine "valorizzazione", E ho trovato la presente definizione: "Rendere più pregevole qualcosa accrescendone il valore". Quindi l'intento che si vuole perseguire, modificando il titolo della legge, è quello di creare un binomio indissolubile tra sviluppo e salvaguardia paesaggistica. L'ambiente, il territorio, il paesaggio - l'abbiamo in più occasioni e a gran voce sottolineato e ribadito anche oggi in quest'Aula - rappresentano un bene da salvaguardare, ma non incondizionatamente, non asetticamente; è infatti sotto gli occhi di tutti che rappresentano risorse, anche e soprattutto, da valorizzare.
Non si valorizza un bene esclusivamente sottoponendolo a vincoli e impedimenti, non si valorizza bloccando il patrimonio di risorse e di competenze messe a disposizione dagli operatori economici e turistici, dagli stessi amministratori che in molti casi vengono privati di importanti strumenti di pianificazione territoriale. La valorizzazione dei beni è da considerare momento fondamentale perché costituisce il plusvalore da cui attingono i processi economici che interessano tutta la nostra Sardegna, tutte le nostre province quindi, tutti i nostri comuni, tutte le nostre coste.
Senza una adeguata valorizzazione del territorio e del patrimonio ambientale in generale, non ci sarebbe quel forte interesse per la Sardegna e per i suoi prodotti, rinomati in tutto il mondo, proprio perché frutto di un ambiente incontaminato e sano. La stessa immagine della Sardegna che ci ha accompagnato in questi decenni non è frutto soltanto dei vincoli imposti dalle leggi vigenti, ma soprattutto, ripeto soprattutto, dall'integrazione tra salvaguardia ambientale e economia rispettosa del territorio.
Questa norma è ben più restrittiva e si pone come obiettivo quello di congelare lo status della nostra Isola. Ma congelare non è certamente sinonimo di valorizzare. Per valorizzare il paesaggio è necessario tutelarlo nella sua globalità, comprendendo nella tutela anche le attività produttive e coloro che operano nel territorio.
Nella nostra Isola è stato sempre manifestato un grande rispetto per l'ambiente e per le nostre coste in particolare; lo dimostra il dato secondo il quale la Sardegna è la regione italiana con la più alta percentuale di territorio costiero libero da insediamenti e infrastrutture. Noi vogliamo che questo aspetto della nostra cultura sia incluso in questa proposta di legge, perché è un valore fondamentale che garantisce la crescita e lo sviluppo economico.
La modifica del titolo della legge con la comparsa del termine "valorizzazione" imprime al titolo una svolta, un cambio di indirizzo per far sì che si possa così correttamente coniugare…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole a questo emendamento e per sottolineare, anche riallacciandomi a quanto diceva il collega che mi ha preceduto, come il concetto di valorizzazione ambientale, e di una pianificazione della medesima, a nostro avviso in questo provvedimento legislativo sia assolutamente assente.
Ho avuto già modo di sottolineare come più che davanti a una pianificazione, più che davanti ad un progetto, ci troviamo di fronte a una serie di steccati, ad una serie di paletti con il filo spinato che si pongono davanti alle coste in particolare, ma non solo, che renderanno ancora più difficile e ancora più complicato lo sviluppo di alcuni settori strategici della debole economia della Sardegna.
Io credo che il concetto di valorizzazione sia stato trascurato in questo provvedimento legislativo, credo che il concetto di valorizzazione debba sì tener presente la tutela rigorosa del nostro patrimonio ambientale, ma non debba prescindere dalla valorizzazione anche delle risorse umane; la politica e le politiche economiche si fanno perché devono essere al servizio delle persone, la politica di tutela ambientale si fa non per chiudere l'ambiente sotto una campana di vetro, ma per consentire che sia realmente possibile coniugare l'attività umana, coniugare le legittime aspirazioni delle singole persone, dell'impresa, con lo sviluppo economico della nostra terra.
Noi ci troviamo davanti ad un provvedimento di legge invece che non tiene conto a nostro avviso di questi fattori importanti. Ci troviamo davanti ad un provvedimento di legge che è stato frutto di una mancata concertazione, di una mancata contrattazione con gli enti locali e quindi con le istituzioni territoriali e quindi con i comuni, che non a caso in questa fase politica hanno fatto sentire forte la loro voce.
E credo, francamente, che non sia sostenibile la tesi, prospettata più volte da parte dei colleghi della maggioranza, secondo cui ci troveremmo davanti ad uno schieramento di amministratori comunali pilotati dal centrodestra.
Io credo piuttosto che l'opposizione e la forte volontà espressa dai comuni di arrivare, sì, ad un provvedimento legislativo che tuteli le coste, ma di arrivarci dopo un'adeguata concertazione, nascano in modo assolutamente spontaneo dalla constatazione che un provvedimento del genere sarebbe negativo e letale per alcuni settori produttivi.
Credo che il movimento dei sindaci, che è nato dopo il varo di questa legge, sia assolutamente da tener presente, non sia da sottovalutare e credo che i sindaci che sono i rappresentanti dello Stato, i rappresentanti delle istituzioni in territori che sono talvolta dimenticati vadano in questo caso ascoltati, con essi vada avviato un confronto, con essi vada avviata una discussione che consenta la nascita di una legge che noi tutti vogliamo, perché a tutti noi sta a cuore una salvaguardia del territorio coniugata con una possibilità di sviluppo economico, ma credo che si debba partire da un provvedimento assolutamente diverso da quello che la Giunta ha predisposto, senza avviare una concertazione ed una contrattazione, probabilmente, nemmeno con i settori politicamente a lei più vicini.
Io penso che ci sarebbe dovuta essere più volontà di accordo, penso che questa legge sarebbe potuta essere più meditata, penso che questa legge dovrebbe tener conto anche delle tante indicazioni che, verbalmente o per iscritto, alla Regione e a tutti noi amministratori regionali sono giunte proprio in questi giorni e in queste settimane. Sempre che chi si ispira per la composizione e per l'elaborazione di un provvedimento di simile importanza non voglia uniformarsi a alcune di queste…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Ricordo ai colleghi consiglieri che avevamo stabilito di non concedere neanche un secondo in più rispetto al tempo previsto dal Regolamento.
SANJUST (F.I.). Io inizio questo brevissimo intervento ringraziando, per stemperare i toni, anche se penso non ce ne sia bisogno più di tanto, il collega Pirisi per la moderazione espressa nei confronti, soprattutto, dei neofiti di quest'Aula. Anche a me sarebbe piaciuto, e sicuramente lo auspicavo, prima di sedermi in questi banchi, che non si tenessero queste riunioni, cosiddette fiume. Però, si dovrebbe capire che la politica ha bisogno dei suoi tempi, e non vorrei che il volere di "nessuno" stia portando, oltre che ad una chiara delegittimazione dell'Aula, anche ad un tentativo di inasprimento dei rapporti consiliari.
Questo mi dispiacerebbe non poco, anche perché siamo qui, non dimentichiamolo, ognuno nel rispetto dei propri ruoli, voi per governare, noi per controllare, ma soprattutto per proporre. E come si può, relativamente ad un titolo che parla di norme urgenti e nello stesso tempo di provvisorietà in merito alla salvaguardia e alla pianificazione paesaggistica e alla tutela del territorio regionale, non proporre un emendamento sostituivo totale come quello che noi stiamo proponendo? .
Io devo essere sinceramente onesto, pur non essendo un esperto della materia trovo che questi termini siano in assoluta contraddizione l'uno con l'altro. Anche perché è difficile parlare di urgenza e di provvisorietà quando, è evidente per tutti, e penso di non fare assolutamente demagogia nel dire questo, che si bloccherà ogni tipo di attività per almeno due o tre anni, se non addirittura di più.
Io sono convinto che la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio siano degli elementi assolutamente fondamentali della politica del territorio, ed io ammetto che c'era carenza normativa in materia, ma sono anche assolutamente convinto del fatto che questo famigerato mese di agosto dell'anno 2004 abbia prodotto interventi che mi auguro non siano nefasti per la nostra società. Quindi come si fa, e come si farà, a spiegare, per esempio, a circa 900 cooperative che operano nei territori costieri, ed esattamente nelle spiagge bellissime della nostra Sardegna, che in nome, come stavo dicendo prima, della salvaguardia, della pianificazione paesaggistica e della tutela del territorio regionale verrà, con molta probabilità, io dico con assoluta certezza, a mancare tutta una serie di opportunità non, per carità, di lavoro stabile, ma di lavoro occasionale, a tempo determinato, quel tipo di lavoro, purtroppo, che per tantissimi giovani è assolutamente fondamentale e che attraverso il lavoro estivo hanno la possibilità di costituirsi dei piccoli fondi…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Milia (F.I.). Continuiamo a intervenire dichiarando sin da ora il voto favorevole per l'emendamento numero 25, perché questa legge salva coste pare più una boutade, una trovata pubblicitaria, che non un provvedimento realmente efficace e che, soprattutto, vada incontro agli interessi diffusi di quest'Isola.
Tanto ne sono convinto che, oggi, entrando nel bar del Palazzo ho visto che una nota associazione del mondo ambientalista, che si distingue sempre per queste battaglie più pubblicitarie che di sostanza, ha sponsorizzato lo zucchero per tutti i consiglieri regionali e gli ospiti che frequentano questo palazzo. Lo zucchero fa male in certe occasioni, io non ne prendo, per fortuna, perché bevo il caffè amaro, ma mi ricorda tanto, e credo che lo ricordi anche agli altri colleghi consiglieri, l'ultima e notissima battaglia e trovata pubblicitaria portata avanti da questa associazione, che era quella che invitava al consumo di una certa caramella, non la cito perché è nota a tutti, per salvare gli orsi bianchi, si diceva, a rischio di estinzione.
Tanto ha funzionato questa battaglia che quest'anno, a distanza di pochi mesi da questa campagna pubblicitaria, il Canada ha permesso di riaprire la caccia agli orsi bianchi, che da pupazzi di peluche sono ora perseguitati, perché la loro popolazione è cresciuta dell'89 per cento negli ultimi tre anni, creando grossi disturbi all'ecosistema di quelle zone.
Se queste sono le battaglie e questi ne sono gli alfieri crediamo che mai battaglia fu più sbagliata, e altrettanto sbagliata, visti i primi risultati, è quella che si sta portando avanti sul territorio della Sardegna.
Allora perché dico queste cose? Perché quando abbiamo presentato noi un disegno di legge in materia, e lo reiterato, seppure aggiornandolo, abbiamo parlato anche noi di urgenza, ma l'urgenza non era quella di ingessare il territorio, l'urgenza era quella di dare ai sardi una legge vera, una legge giusta, che dicesse quello che si poteva e quello che non si poteva fare. Qua invece l'urgenza appare esclusivamente come un pretesto per fotografare e ingessare lo status quo, in attesa non sappiamo di che cosa.
Quindi la valorizzazione è una cosa diversa rispetto alla tutela integrale. Non c'è stato consigliere regionale della scorsa legislatura che sia mai voluto andare, giustamente, al di qua della fascia dei 300 metri sia nelle discussioni informali che in quelle formali.
Ricordo l'allora leader di Rifondazione Comunista, l'onorevole Cogodi, che si è occupato anche in prima persona, da Assessore dell'urbanistica, di questa materia, operando in maniera molto puntuale e precisa, che ribadiva che il limite invalicabile doveva essere quello dei 300 metri. Oggi si usa il decametro, si usano i moltiplicatori, si arriva a 2000 metri, per che cosa? Per valorizzare il nostro territorio? Ebbene, noi crediamo che di valorizzazione non ce ne possa essere, che di valorizzazione non ce ne sarà né oggi né fra tre anni, ma che ci sarà esclusivamente un depauperamento sotto il profilo economico del nostro territorio.
Non è vero che l'ingessatura e la cristallizzazione portano benessere, certamente non portano neanche frutto a un territorio che a volte, proprio perché non è curato, si depaupera ancora di più; perciò crediamo che questo testo di legge, a iniziare dal suo titolo, debba essere emendato. E' per questo che continuiamo ad insistere sulle nostre posizioni, che sono posizioni non pretestuose, che sono posizioni certamente di parte ma di parte nell'interesse dei sardi, che sono posizioni di chi non ha interessi speculativi in questa battaglia che si fa nell'interesse dei sardi.
Quindi, signor Presidente, signori colleghi, le sponsorizzazioni, le trovate pubblicitarie …
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, lei è già intervenuto. Sull'ordine dei lavori non può intervenire, si può intervenire soltanto sulle modalità di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Presidente, grazie. Noi chiediamo, ai sensi dell'articolo 96, comma 5, del vigente Regolamento, la votazione per appello nominale.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggiano la richiesta?.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, LA SPISA, SANJUST, PILI, AMADU, VARGIU, PISANO.)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'emendamento numero 25.
Coloro i quali sono favorevoli all'emendamento risponderanno sì; colori i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 33, corrispondente al nome del consigliere Vincenzo Floris.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Vincenzo Floris.
CORDA, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU - AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA.
Rispondono no i consiglieri: GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS - ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 63
Maggioranza 32
Favorevoli 22
Contrari 41
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione il titolo della legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Chiedo una breve sospensione della seduta e la convocazione della Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Per quale motivo chiede la convocazione della Conferenza dei Capigruppo, onorevole Pinna?
PINNA (Progetto Sardegna). Io credo che sia assolutamente opportuno, anche alla luce di quanto è avvenuto durante questa giornata, provvedere ad una diversa calendarizzazione dei lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. Va bene, sospendo i lavori dell'Aula e convoco una breve Conferenza dei Capigruppo. Ha domandato di parlare il consigliere Pili sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Mi pare, Presidente, che siamo in corso di votazione, così come lei poc'anzi ha detto, di un testo di legge, quindi di un titolo, e mi pare davvero inopportuno un blocco dei lavori da parte del Consiglio per una Conferenza dei Capigruppo che, in questo momento, non ha assolutamente ragione d'essere perché il calendario dei lavori prevedeva già una articolazione; mi pare quindi inopportuno riproporre questo tema che, semmai, si può riprendere a fine seduta.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, la sua opinione quindi è che non si debba sospendere la seduta
Io le ricordo però che il Presidente aveva già detto che la seduta si sarebbe sospesa.
PILI (F.I.). Quando?
PRESIDENTE. Adesso, un momento prima che le dessi la parola sull'ordine dei lavori.
PILI (F.I.). Se lei ha già deciso in tal senso…
PRESIDENTE. Io ho accolto una richiesta di sospensione, lei mi dice che saremmo in fase di votazione, la votazione non è aperta, quindi non siamo in fase di votazione.
PILI (F.I.). Presidente, lei ha dichiarato due cose contemporaneamente, la prima che siamo in fase di votazione…
PRESIDENTE. Onorevole Pili, faccia la sua proposta, poi l'Aula deciderà, come lei sa.
PILI (F.I.). Presidente, la invito a non sospendere e a proseguire con le votazioni in corso.
PRESIDENTE. Benissimo. Possiamo far pronunciare l'Aula sulla richiesta dell'onorevole Pinna di sospensione dei lavori per la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo. L'onorevole Pili ha parlato contro. L'onorevole Pinna ha parlato a favore. Chi è d'accordo per accogliere la richiesta dell'onorevole Pinna alzi la mano. Chi è contrario? Chi si astiene?
(E' approvata)
La seduta è sospesa, convoco una breve Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 45, viene ripresa alle ore 21 e 05.)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, riprendiamo i lavori dopo la non breve Conferenza dei Capigruppo. I lavori della giornata proseguono fino alle ore 22 e 30, così come stabilito la scorsa settimana. Il calendario si modifica a partire dalla giornata di domani; nella giornata di domani si lavora dalle ore 9 e 30 alle ore 14, si riprende alle ore 15 e 30 e si va avanti fino alle ore 00 e 30; venerdì si lavora fino alle ore 14, si riprende domenica alle ore 10 con gli orari che ho detto per la giornata di domani, si prosegue lunedì e così via. Questa è la decisione unanime, o largamente condivisa, come si può dire, della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Proseguiamo adesso dal punto dal quale avevamo sospeso.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione del titolo.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.).Onorevole Presidente, il mio sarà un voto contrario ad un titolo che in alcun modo rappresenta il contenuto di questa legge. Lo abbiamo detto ripetutamente…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Pili, posso pregare i colleghi di consentire all'onorevole Pili di svolgere il suo intervento e quindi di fare un po' di silenzio in Aula?
PILI (F.I.). Come dicevo il titolo dato al disegno di legge della Giunta, che è stato totalmente riprodotto nel testo esitato dalla Commissione, non rappresenta in alcun modo né la sostanza né la forma del testo di legge che la Commissione ha esitato e trasmesso al Consiglio regionale.
Il primo termine sul quale esprimiamo la nostra totale contrarietà è quello della "provvisoria salvaguardia". Il termine "provvisoria" è il più inadeguato a rappresentare un dato oggettivo che ognuno di noi può verificare Prima si è proposto che le misure di salvaguardia dispiegassero la loro efficacia per diciotto mesi e questo era nel testo trasmesso dalla Giunta alla Commissione; successivamente un emendamento della stessa Giunta ha cassato il termine dei diciotto mesi trasformandolo in perenne, e subito dopo un altro emendamento della stessa Giunta ha reintrodotto il termine dei diciotto mesi.
Una schizofrenia, un bipolarismo che certamente, se stessimo parlando non di urbanistica ma di psichiatria, definiremmo da ricovero coatto. Perché quando si arriva a proporre tutto e l'esatto contrario di tutto, siamo nel campo della follia pura da parte di chi non ha davvero la cognizione di quello che si propone nel provvedimento in esame.
In che cosa consiste la provvisorietà? Nei diciotto mesi? Dopo i diciotto mesi sono concessi altri dodici mesi di tempo ai comuni per approvare il piano urbanistico comunale in adeguamento. C'è qualche sindaco, anche della maggioranza, che abbia memoria storica tale da ricordarmi un solo piano regolatore o un solo piano urbanistico comunale che sia stato approvato in dodici mesi?
Io sfido chiunque in quest'Aula ad indicare un solo comune che in dodici mesi sia riuscito ad adeguare il piano urbanistico ai piani territoriali paesistici. Non ce n'è uno che sia riuscito a farlo, e questo per un semplice motivo: perché i comuni hanno ricevuto le ultime risorse necessarie per l'adeguamento in ritardo di tre anni, nel 1997e non nel 1994.
Risorse necessarie per stendere le tavole tematiche e poter affidare gli ulteriori incarichi di progettazione richiesti dalla Regione per implementare la documentazione di analisi dei piani territoriali paesistici in vista dell'adeguamento dei PUC.
Ebbene, colleghi, io credo che sia davvero inopportuno utilizzare il termine "provvisorio" perché i dodici mesi sono insufficienti. Tutti sapete che occorre porre in essere dei piani attuativi, per esempio per le zone C, e che per fare questo si ha bisogno di almeno un altro anno. Ne consegue che per quattro anni in Sardegna le attività legate al settore urbanistico, con questo provvedimento, verranno tutte bloccate. Verranno bloccate, e lo dimostreremo nel corso del dibattito, per una responsabilità politica di questa Giunta, ma anche di questa maggioranza, che è complice, che ha accettato in maniera supina tutto quello che la Giunta gli ha imposto, senza porre un limite.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, io voterò contro…
(Interruzione del consigliere Pirisi)
Contro il titolo, onorevole Pirisi, e naturalmente, essendo i proponenti, a favore degli emendamenti,.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, siamo al testo del titolo. Prego.
BIANCAREDDU (U.D.C.). L'onorevole Pirisi magari è un po' stanco e distratto.
PRESIDENTE. Siamo vigili e quindi richiamiamo il punto.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Quindi abbiamo appurato che chi si fa chiamare governatore non è governatore, chi vuole sostituirsi al Parlamento non ne ha i poteri perché le leggi penali le fa solo il Parlamento, ma dicevo prima che la Giunta regionale, nel penalizzare la pianificazione comunale che non si è adeguata agli illegittimi PTP ha omesso di considerare che, ai sensi dell'articolo 2 del decreto legge 29 marzo 2004, numero 80, convertito con modificazioni in legge 28 maggio 2004, numero 140, si dice che devono essere sciolti i consigli comunali che entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto legge non adottino gli strumenti urbanistici generali.
Quindi se noi siamo convinti che questa legge è in vigore dobbiamo sapere già da oggi che tutti i consigli comunali che non si doteranno di PUC, e questo non lo possono fare perché una legge nostra, o meglio vostra, lo vieta, saranno sciolti ope legis. Andiamo avanti, inoltre un'ombra sinistra di possibili sotterranee speculazioni immobiliari proietta l'oggettiva, al di là ovviamente dell'intendimento degli amministratori, imponente forza dissuasiva del disegno di legge di cui stiamo trattando, con il conseguente deprezzamento dei terreni costieri.
In questa situazione si sta verificando, anche se gli amministratori non lo hanno certamente voluto, ma avrebbero dovuto prevederlo, e qua ci ricolleghiamo alla colpa e al risarcimento danni che poi andrete a pagare, che lo speculatore spregiudicato, anche a mezzo di società fantasma, stia acquistando oggi a prezzi stracciati beni che domani riprenderanno il loro giusto valore, quando risulterà chiaro che il vincolo di 2000 metri dalla battigia non potrà durare e che comunque la Sardegna non dispone dei mezzi giuridici per imporlo.
Come ho già detto in precedenza la deliberazione del 10 agosto 2004 è stata adottata dalla Giunta regionale sul preciso presupposto della necessità di un intervento legislativo di riordino che, nelle more, il legislatore regionale avrebbe dovuto approvare. È stata insomma adottata nel presupposto dell'urgente necessità di disciplinare provvisoriamente il territorio in attesa dell'approvazione della preannunciata legge di cui oggi trattiamo.
Secondo gli intenti manifestati dalla Regione, la deliberazione ha dunque come necessario punto d'arrivo il preannunciato provvedimento legislativo. Ed infatti la Giunta regionale, nella medesima data del 10 agosto, ha approvato oltre che la deliberazione numero 33/1, anche il disegno di legge di cui stiamo trattando. Leggendo la deliberazione 33/2 di approvazione del disegno di legge si ha puntuale conferma dello stretto collegamento che la Giunta ha inteso stabilire tra la propria deliberazione e il disegno di legge approvato con deliberazione numero 33/2.
Una cosa è sfuggita, che la Regione Sardegna non ha competenze legislative in materia di paesaggi; è quindi falso il presupposto su cui si fonda la deliberazione della Giunta della prossima approvazione della legge regionale ed è sviata la volontà della Giunta che ha adottato la deliberazione con il preciso intendimento di pervenire ad una sollecita promulgazione della prossima legge regionale.
In definitiva i vertici amministrativi della Regione Sardegna hanno articolato un complesso programma di tutela paesistica...
PRESIDENTE. Il suo tempo sarebbe finito onorevole Biancareddu, avrà modo di proseguire la lettura. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Intervengo volentieri perché il titolo reca una serie di considerazioni che consentono di approfondire il ragionamento già fatto nelle precedenti interlocuzioni in quest'Aula, in quanto si parla di "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale".
Ora, che effettivamente ci fosse l'urgenza di arrivare alla definizione di norme che consentissero un'adeguata pianificazione all'interno del nostro territorio è cosa che gli stessi interventi del centrosinistra, anzi, per la verità l'unico intervento del centrosinistra, e cioè quello del collega Pirisi, avevano sottolineato. Il collega Pirisi ha citato il testo delle dichiarazioni del Presidente della Giunta del centrodestra, l'onorevole Masala, ha citato dichiarazioni degli allora assessori Onida e Milia, i quali sostenevano la stessa urgenza che adesso noi ritroviamo nel testo che viene licenziato dalla Commissione e che l'Aula sta oggi discutendo.
Noi riteniamo però che l'urgenza, e così cominciamo ad entrare nel merito, non debba far perdere di vista alcune necessità che per noi sono altrettanto importanti e che ci consentono di ricollegarci all'appello che il collega Pirisi faceva durante il suo accorato intervento; si chiedeva infatti il collega Pirisi quali siano le considerazioni di sostanza che i colleghi del centrodestra stanno ponendo e che magari, nonostante l'urgenza che viene ricordata anche nel titolo, sul quale noi voteremo in maniera contraria, possono essere prese in considerazione.
Allora, noi su alcune cose siamo già intervenuti varie volte, ma reinterveniamo per ricordarle al collega Pirisi. In primo luogo l'urgenza non deve far dimenticare che ci troviamo in una fase di modifica dei rapporti tra il Consiglio e la Giunta, mentre in precedenza il Consiglio eleggeva il Presidente della Giunta, adesso il Presidente della Regione e il Consiglio hanno legittimazione dalla stessa fonte: il corpo elettorale. Quindi il Presidente e il Consiglio hanno lo stesso tipo di legittimazione, di prestigio e di autorevolezza.
Di conseguenza è indispensabile che all'interno dei provvedimenti che noi licenzieremo in quest'Aula siano contenuti dei meccanismi di contrappeso e di riequilibrio che consentano alle due autorità istituzionali di avere un identico peso e quindi di potersi confrontare in un modo paritario.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
(Segue VARGIU.) Allora noi, in alcuni emendamenti, che sono di sostanza, sui quali vorremmo ragionare, non presentati quindi per allungare i tempi del confronto in Aula, abbiamo proposto, e ne discuteremo nei prossimi giorni, interventi che incidono sull'articolo 5.
Di che cosa tratta l'articolo 5? L'articolo 5 è quel famoso articolo che tra le regole dettate dagli articoli precedenti e dai successivi, introduce una regola che ci sembra da far west, cioè la regola secondo cui se in qualsiasi momento venisse introdotto all'interno dell'ipotesi di pianificazione un sito, questo sito potrebbe essere improvvisamente dichiarato non edificabile. Ci sembra che questo sia un vulnus della certezza del diritto, questo è un elemento sul quale chiedendo al Consiglio di ragionare, compatibilmente con l'urgenza contenuta nel titolo che noi non possiamo condividere fino a quando non avremo la certezza che l'urgenza non farà sì che si ragioni su cose che per noi sono sostanziali e non possono essere superate dal regime di urgenza stesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo per completare il discorso interrotto nel corso della dichiarazione di voto sull'ultimo emendamento; mi ero fermato alla fattispecie del P.T.P. numero 7 relativo alla zona del Sinis. Dall'esame del titolo : "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", si potrebbe pensare che siano norme urgenti di provvisoria salvaguardia per tutta la pianificazione paesistica, o paesaggistica meglio. In un articolo successivo invece sono fatti salvi tutti gli interventi e i piani urbanistici comunali ricadenti all'interno del P.T.P. numero 7.
Io non posso che essere soddisfatto per questo; ma il legislatore o il presunto tale si è posto il problema della sperequazione, della disuguaglianza che si crea in un territorio della Sardegna piuttosto che in tutto il resto della Sardegna? Il PTP numero 7 non è caduto per un errore marchiano che è stato fatto da coloro che hanno proposto il ricorso. Forse questo è sfuggito ai più, però il PTP numero 7 , caro onorevole Pirisi, che ha l'abitudine di muovere la testa in un senso che non è quello esatto, almeno in Sardegna, è rimasto in piedi solo perché i proponenti del ricorso non avevano titolo per proporlo.
Bene, di fronte a questo noi abbiamo chiuso un occhio, o voi avete chiuso un occhio e avete detto che tutto ciò che è all'interno del PTP numero 7 va bene. State dicendo questo, benché nessuno sia entrato nel merito del PTP numero 7 che, guarda caso, è la fotocopia di tutti gli altri PTP che sono stati annullati. E quindi come si può pensare a norme urgenti di provvisoria salvaguardia?
Ci siamo già fermati e ci ritorneremo ancora su questa provvisorietà e su questa urgenza, che noi abbiamo detto non rileviamo come necessarie perché bastava far riferimento all'articolo 142 del decreto legislativo numero 42 e avremmo risolto tutti i problemi, in una serata probabilmente, senza creare tutti questi veleni, e senza aspettarci pontificazioni varie da chi per altro, purtroppo questo mi dispiace, non partecipa alla discussione e non si misura con noi.
Io non trovo niente di strano nel fatto che un collega della maggioranza possa illuminarmi e, quindi, farmi cambiare idea, però non ho sentito alzarsi una voce da parte di nessuno e questo mi meraviglia tanto, perché io capisco che si possa essere allineati e coperti; anzi, capisco che si possa essere allineati, coperti un po' meno.
Insomma, possibile che nessuno di voi senta la necessità di intervenire e di illuminarci, visto che dovremmo lavorare fino alle tre del mattino per continuare a discutere di questa norma che deve passare esclusivamente così come voi l'avete proposta?
Ma questo non può essere accettato, certamente non da noi, ma non è accettato nemmeno dai cittadini sardi che, appena prenderanno coscienza di ciò che c'è scritto in questa norma, salteranno su tutte le furie, soprattutto le migliaia di cittadini che vedono compromessa, vanificata un'aspettativa, e non era un'aspettativa che avrebbe portato alla cementificazione come qualcuno ha detto, perché anche nel momento in cui i PTP sono caduti in Sardegna non è successo nulla di straordinario, assolutamente, perché le norme di salvaguardia esistevano già. Dove è successo questo? Guarda caso non è successo nei 2 mila metri, forse è successo all'interno dei 300 metri, ma ho già detto che se gli interventi sono fatti con rilievo architettonico moderno, di grande rilevanza, non trovo niente di strano; ma legiferiamo in questo senso!
Ma che qui si voglia dire che ci sono norme urgenti di provvisoria salvaguardia, io credo che questa sia veramente...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, riprendiamo a discutere, in maniera definitiva, del titolo di questo disegno di legge. Titolo che sia nella discussione che nelle dichiarazioni di voto sugli emendamenti presentati dalla minoranza abbiamo avuto modo di spiegare; noi non condividiamo e soprattutto non troviamo coerenza tra quanto annunciato nel titolo e la serie di vincoli, di lacci e laccioli che ritroviamo nel testo.
Sull'urgenza e sulla provvisorietà annunciate nel titolo abbiamo già avuto modo di esprimerci nei diversi interventi della giornata.
Nel leggere questo Titolo, come si è detto precedentemente, si pensa ad un film inizialmente del genere commedia per poi trovarsi, entrando nel merito, nel genere dell'orrore. Noi, sicuramente, abbiamo sempre sostenuto l'urgenza di intervenire in materia di salvaguardia e di pianificazione paesistica e di tutela del territorio regionale, ma prima avremmo voluto discutere su quale idea di tutela e su quale idea di pianificazione paesistica; è indubbio infatti che i vincoli contenuti nel disegno di legge possono costituire soltanto un danno allo sviluppo della Sardegna.
Nel corso della discussione generale, la maggioranza ha denunciato le speculazioni che la Giunta precedente avrebbe posto in essere sulle coste, e il conseguente degrado a cui sarebbe stato sottoposto l'ambiente; io ho più volte richiesto agli esponenti della maggioranza, agli esponenti della Giunta e al Presidente, di indicare questi scempi, di rappresentare in Aula con chiarezza e con dovizia di particolari tutti gli scempi posti in essere in questi anni di governo del centrodestra.
Bene, ad oggi non abbiamo avuto risposte, ad oggi veramente non abbiamo avuto ancora il piacere di ascoltare il parere dei colleghi della maggioranza. Sarebbe stato importante per l'Aula risentire la voce, per esempio, dei colleghi di Rifondazione Comunista, che mai hanno evitato il confronto in quest'Aula. Sarebbe stato importante sentire il loro parere, le loro osservazioni, la loro posizione in merito non solo al titolo ma anche agli emendamenti che noi abbiamo proposto.
E sicuramente, come sempre è avvenuto, avremmo ascoltato anche opinioni sicuramente divergenti, ma che sempre sono state illustrate con la massima libertà in quest'Aula e che con la massima attenzione abbiamo sempre seguito e, a volte, anche contrastato e controbattuto, in particolare quelle dei colleghi di Rifondazione Comunista.
Credo che interventi superiori vietino ai colleghi di esporre la loro opinione in quest'Aula, purtroppo di questo ne siamo dispiaciuti. Credevamo che sarebbe stato in ogni caso opportuno parlarne e confrontarsi. Tante volte ai limiti dell'ostruzionismo i colleghi hanno preso parola in quest'Aula illustrando le loro motivazioni, le loro posizioni; tutto questo però è avvenuto sempre nella libertà di ascolto, nella libertà di esprimere le proprie idee e le proprie motivazioni.
Questo oggi viene negato in quest'Aula, ma è invece una grande verità, e ne è stata una prova anche la decisione di riprogrammare i lavori di quest'Aula; mentre era sicuramente una falsità ciò che si diceva qualche anno fa, e cioè che i telefonini avessero il potere magico in quest'Aula di condizionare o evitare interventi liberi da parte dei consiglieri regionali.
Nel merito del voto abbiamo già espresso la nostra contrarietà ad un titolo che falsifica il merito del disegno di legge stesso. Annuncia una salvaguardia, una pianificazione, una tutela del territorio regionale…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, questo titolo della legge in discussione sembra uscito dalla penna di un giornalista un po' distratto. Sarà capitato a tutti, sfogliando i giornali, di farsi un'idea di una notizia sulla base del titolo e poi, leggendo l'articolo, rilevare scarsa connessione tra la notizia e il titolo della medesima.
Di questo titolo bisogna dire che nessuna delle parole che lo compongono è inerente alla legge in questione eccetto la parola "norme", che poi queste norme siano urgenti, siano provvisorie, siano di salvaguardia, facciano un'opera di pianificazione paesistica ai fini della tutela del territorio regionale, di tutto il territorio regionale intendo, non soltanto di quello costiero, io lo contesto nella maniera più ferma e più decisa.
È proprio vero che la forza di colui che tutto muove nell'universo penetra e risplende in una parte di più e meno altrove, diceva qualcuno. Qui non ha illuminato la mano, non ha illuminato la mente di chi scriveva questo titolo perché è un titolo, come diceva l'onorevole Capelli, assolutamente falso.
Abbiamo già detto, è inutile ricordarlo, che la norma non era urgente, perché esistono altre norme nazionali che salvaguardano i territori, per fortuna, dai casi più gravi di disastro ambientale che possono accadere.
È stato ricordato in maniera brillante che la norma non è provvisoria perché ci vogliono anni per decretare in materia, perché i Comuni possano dotarsi di tutti gli strumenti previsti da questo disegno di legge, per far sì che veramente entrino in vigore delle norme precise, condivise, che partano dal basso e quindi siano frutto delle decisioni coscienti delle popolazioni che di questi territori usufruiscono; non è vero quindi che si tratti di norme provvisorie, e non è neanche giusto che esistano dei vincoli così gravi, così importanti che bloccheranno per anni l'utilizzo dei territori senza che nessuno, dei colleghi della maggioranza, si faccia carico di tutelare le giuste aspettative, come abbiamo detto, non degli speculatori, ma degli imprenditori, quelli illuminati, perché nelle coste si fanno anche cose condivisibili.
Abbiamo visto delle costruzioni recenti, moderne, che nessuno si sognerebbe di abbattere, benché costruite vicino alle foci dei fiumi e vicino al mare, io credo che non sia assolutamente giusto varare delle norme che blocchino l'utilizzo delle coste per 5, 6, 7 anni, perché le previsioni che ho sentito dall'onorevole La Spisa e dall'onorevole Pili a me sembrano assolutamente ottimistiche, vista l'esperienza del passato. Non credo perciò alla provvisorietà di queste norme, ed ecco perché questo titolo è bugiardo.
Non sono neanche norme di salvaguardia, perché non salvano un bel niente. Come ho già avuto occasione di dire, secondo me queste norme servono soltanto a favorire la nascita di un abusivismo edilizio selvaggio, questo sì, di un abusivismo edilizio di necessità che nessuno, Giunta regionale e Assessore competente in primo luogo, avrà il coraggio, per le dimensioni che assumerà, di far demolire con le ruspe. .
E non sono neanche norme di tutela di tutto il territorio regionale perché oggi, grazie alle conquiste tecnologiche, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di costruire in mezzo al mare a qualche centinaio o decine di metri dalla battigia, e nessuno potrebbe abbattere quella costruzione.
Non sono neanche delle norme di tutela di tutto il territorio regionale perché questo norme, come abbiamo detto, sono soltanto per la tutela delle coste, mentre manca, quella sì, una norma su un disegno generale di pianificazione del territorio regionale, veramente di tutto il territorio regionale e che non può nascere da un'improvvisazione, non può nascere dall'oggi al domani, deve essere assolutamente concertato...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente. Annunciando il mio voto contrario al titolo del testo unificato, riallacciandomi a quanto detto dal collega onorevole Liori, a proposito degli articoli il cui titolo è leggermente diverso rispetto al contenuto dell'articolo medesimo, vorrei chiarire che quando questo succede non è per colpa del giornalista che ha scritto l'articolo, ma solitamente per colpa del direttore o di quel capo servizio che è deputato proprio al compito di mettere i titoli agli articoli degli altri. Quindi, è lui per primo che non lo legge a fondo e poi dà un titolo che è diverso.
Ma questo esempio fatto dal collega mi ha fatto ricordare, invece, uno dei pezzi più celebri di un giornalista di sinistra, il famoso Melloni, il Fortebraccio de "L'Unità". Io ricordo che erano in prima pagina, taglio basso, in fondo alla pagina a sinistra, e questo grandissimo giornalista scrisse un giorno una frase, diventata celebre, che io mi permetto stasera di parafrasare in questo modo: "Abbiamo sentito parlare di una legge importante a tutela delle coste, c'è stato un gran vociare intorno a questa legge, poi l'abbiamo aperta, non ci abbiamo trovato niente di tutto questo, era la legge di Soru sulla salvaguardia ambientale". Lui si riferiva a Cariglia, però credo di poter fare un paragone abbastanza calzante.
Quindi, no al titolo del testo unificato, non corrispondente assolutamente al testo, non frutto di una concertazione, ma frutto - a mio modesto avviso - di una sorta di estremismo verde. Estremismo verde al quale il Presidente è abbastanza sensibile, questo l'abbiamo già capito, quando attiene a temi generali, non mi riferisco naturalmente alle questioni dei giardini, sulle quali si è dimostrato anzi nei propri confronti abbastanza permissivo.
Un estremismo verde che, emerge dalle deduzioni, dalle osservazioni scritte, è tutta la sera che le sto leggendo, prodotte anche dalle associazioni ambientaliste molto vicine politicamente e ideologicamente al Presidente.
Stavo leggendo, ad esempio, le simpaticissime, veramente utili considerazioni degli esponenti del Gruppo di intervento giuridico "Amici della Terra", i quali dicono, praticamente, che il testo della legge è sbagliato perché non è abbastanza rigido. E che, quindi, andrebbe cambiato in modo molto più ferreo per limitare ancora di più le speculazioni.
Io, francamente, non so a quali speculazioni si riferiscano ma, come diceva Andreotti "si può essere maligni e si rischia anche di non sbagliare".
Il WWF, invece, dice che - anche qui ho trovato veramente una perla, una perla nera - il nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio contiene norme pericolosissime che pongono le basi per il definitivo trasferimento alle regioni e ai comuni dei poteri reali in materia di ambiente e salvaguardia ambientale.
Cioè il WWF, che è uno degli ispiratori della politica ambientale del nostro Presidente, considera allo stesso tempo però un danno e un pericolo grandissimo che vengano trasferiti i poteri reali alle regioni, alla faccia della famosa autonomia. Il WWF è questo; Deliperi, l'ho citato prima, dice che la legge è troppo permissiva.
E quindi, diciamo che non so come facciano poi a mettersi d'accordo in materia di trasferimenti di poteri reali alle regioni, non riesco a capire proprio che tipo di devolution in campo ambientale possa scaturire da questo connubio.
Un estremismo verde, quindi, che mi pare ispiri il testo di questa legge, al posto di una discussione ragionata, di una concertazione con gli enti locali e con i rappresentanti della società civile, che avrebbe certamente portato molto più giovamento...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, ha fatto bene il collega Artizzu a segnalare la presenza, all'interno della legge, di sintomatiche pressioni e sintomatiche influenze di un estremismo verde. Il titolo sul quale voteremo contro, titola appunto "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale" e questo avviene in una regione, come la nostra, caratterizzata da una straordinaria presenza di risorse naturalistiche, oltre che di beni culturali, e quindi con potenzialità di sviluppo turistico certamente maggiori rispetto ad altre regioni.
Questa legge non favorisce quello sviluppo turistico e non dà gambe a tutte quelle potenzialità e a quelle risorse che permetterebbero alla nostra regione di essere competitiva con le altre regioni italiane. E una riflessione, in merito allo stato del turismo in Sardegna, mentre si discute questo testo di legge, è d'obbligo e deve partire soprattutto da una constatazione, e cioè quella dell'enorme scarto che esiste oggi, con riferimento alla disponibilità della "risorsa mare", tra l'offerta in Sardegna di strutture alberghiere, di posti letto, e quella di altre regioni d'Italia.
La Sardegna, con i suoi 1850 chilometri di coste, ha meno posti letto e strutture alberghiere non solo della Liguria, del Veneto e dell'Emilia Romagna, ma anche di altre regioni; e vi cito alcuni dati che ho a disposizione.
La Puglia ha 74 posti letto per chilometro, la Sicilia 94 , la Calabria 70, la Basilicata 118 , il Molise 181, l'Abruzzo 340 , la Sardegna 40. Quindi è lecito interrogarsi oggi sulla ragione d'essere di questo scarto, e questa legge certamente non favorisce l'incremento dei posti letto, non favorisce l'incremento di quello sviluppo turistico, di un turismo settore trainante, prima industria della Sardegna.
Quindi questo limitato sviluppo turistico, che non ci sarà nei prossimi anni, sarà dovuto anche a questa legge, se questa legge verrà approvata così come voi la presentate. E soprattutto sarà dovuto, io mi fermo perché... Presidente io chiedo...
(Interruzioni)
Il limitato sviluppo turistico della Sardegna, dicevo, dipende anche dall'intolleranza di un consigliere, come l'onorevole Secci, che non è disponibile ad ascoltare le cose serie che si dicono.
SECCI (La Margherita-D.L.). Ma cosa stai dicendo?
SANNA MATTEO (A.N.). Io voglio recuperare Presidente. Dicevo che il limitato sviluppo del turismo in Sardegna dipende anche dalla scarsa disponibilità, spesso, ad ascoltare chi parla non a vanvera, non per sentito dire, ma fasulla base di documenti, di atti di convegni e non solo di convegni.
Quindi, uno dei possibili modi per ampliare la nostra offerta turistica è quello di cassare questa legge. Questo è un disegno di legge blocca sviluppo, è un disegno di legge che certamente non dà la possibilità alla Sardegna e ai miei coetanei, e non solo ai miei coetanei, di trovare lavoro, di trovare possibilità e occasioni di sviluppo, non solo turistico ma anche culturale, di aprirsi a nuove culture, a nuovi scambi culturali, cosa che dispiace.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, i servirò di un'intervista rilasciata da Nichi Grauso titolata "Il mio guaio è che sono di sinistra", per ricordare quali sono i temi in discussione. L'onorevole Grauso, intervistato, ci spiega intanto perché l'onorevole Soru ha vinto le elezioni, e dice: "Perché incarnava la novità. La sinistra ha mal governato sino al '99, ma la destra che è succeduta ha ricalcato gli stessi comportamenti".
Tralascio le differenze esistenti tra Soru e Berlusconi elencate nell'intervista perché le potete verificare, ma poi si inizia a discutere della new economy che in Sardegna, a suo dire, non ha grandi prospettive per il futuro; ma il punto che m'interessa sottolineare è quello relativo al turismo in cui sostiene che la globalizzazione dei mercati può rivelarsi pericolosa anche per la realtà meno sviluppata perché oggi, con i trasporti aerei a basso costo, si può arrivare in tante altre località, e così la Sardegna rischia di essere tagliata fuori. E alla domanda del giornalista se gli piacesse questa sinistra, Grauso conclude dicendo che, avendo attaccato la sinistra quando si era accorto che la sinistra non era più tale, era stato subito considerato di destra. E ha aggiunto che oggi la sinistra è piena di pregiudizi, ha poca modernità e questa è una tragedia.
Queste parole erano l'incipit al ragionamento sul disegno di legge numero 20 presentato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore degli enti locali, finanza ed urbanistica Sanna, di concerto con l'Assessore della pubblica istruzione beni culturali, informazione, spettacolo e sport Pilia il 12 agosto 2004. "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale".
Tralascio il fatto che c'è la proposta di legge numero 24 presentata dai consiglieri regionali Balia e Masia il 3 settembre 2004, tralascio anche la proposta di legge numero 28 Milia, Onida e più sullo stesso argomento. Il tutto dovrebbe essere recuperato in questo testo unificato che di unificato ha solo il disegno di legge iniziale.
Ma il problema dell'urgenza, in merito alla tutela provvisoria e alla salvaguardia del nostro territorio, attiene alla possibilità di garantire uno sviluppo turistico alternativo a quel turismo che il presidente Soru declama essere ormai per la Sardegna fallimentare, e quindi la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale dovrebbero essere salvaguardate a pieno titolo da questa norma oggi in discussione.
Siccome questa urgenza, stante anche le dichiarazioni rese universalmente, non è tale da compromettere quello che è già compromesso, anzi, sembrerebbe che addirittura qualcuno voglia conservare, all'interno della norma, qualche possibilità che già è stata abbondantemente utilizzata da pianificatori di altra natura, non ho capito e non si capisce quale sia l'urgenza altrettanto provvisoria; provvisoria per che cosa? Non ci appiccica proprio niente. Mi pare che l'onorevole Pili in questo abbia fatto una...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il voto sul titolo della legge è un voto contrario; è utile ribadire che il voto contrario sul titolo e l'insistenza anche a trattare il titolo tra le questioni da discutere in quest'Aula deriva dalla necessità di far capire, insistentemente, pazientemente da parte nostra, , anche a chi non vuole capire in quest'Aula e fuori da quest'Aula, quale obiettivo politico, legislativo e pianificatorio si tenta di raggiungere con questo progetto di legge.
Un progetto di legge che, come si evince anche leggendo la relazione di maggioranza del Presidente della Commissione, è centrato su tre questioni fondamentali contenute proprio nel titolo, ma con un richiamo legislativo particolarmente importante. E i concetti sono proprio enucleati nelle parole "urgenza", "provvisorietà" e, dall'altro, sul richiamo fatto alla necessità di tener conto di un quadro normativo modificato a seguito dell'approvazione del decreto legislativo numero 42 del 2004, comunemente conosciuto come Codice dei beni culturali e del paesaggio, o meglio il Codice Urbani.
Io credo che dal titolo e poi anche dal testo si evidenzi la fretta con cui questo disegno di legge è stato predisposto e presentato all'attenzione di questo Consiglio regionale. Innanzitutto perché l'urgenza viene attribuita esplicitamente alla caducazione dei piani territoriali paesistici, che non sono certamente venuti meno in tempi relativamente recenti; un'urgenza, quindi, che deriverebbe dalla necessità di impedire operazioni speculative sul nostro territorio di maggiore pregio, quello delle coste, che né dal testo normativo né dalle relazioni che l'accompagnano né dagli interventi fatti in Commissione e in Aula vengono documentati adeguatamente.
Si ricorre invece a un provvedimento generale, come quello della legge, per intervenire parallelamente e contemporaneamente sia nella materia urbanistica sia nella materia della tutela del paesaggio. C'è in tutto il testo di legge, così come anche nel titolo, una grandissima e incomprensibile confusione.
Abbiamo già detto che sussiste l'esigenza certamente di definire gli obiettivi di politica territoriale che indichino ai cittadini, alle imprese, agli amministratori locali le cose che si possono fare e quelle che non si possono fare; ma lo strumento utilizzato, quello delle norme urgenti e provvisorie, è certamente inadeguato.
Si fissa, cioè, con questo provvedimento di legge un vincolo molto esteso sia in termini territoriali, sia in termini di operatività temporale nel presupposto che si debba e si voglia tutelare il patrimonio paesistico, che equivale a un patrimonio culturale sicuramente, sia nell'ambito della legislazione regionale che nazionale, ma non dicendo esattamente quello che si vuole fare.
Noi crediamo che questo sia un vizio fondamentale di questo progetto, contenuto anche in questo titolo, ed è per questo che non possiamo votare a favore di questo titolo così come è stato definito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io intervengo per dichiarare che voterò contro il titolo di questo testo di legge che arriva in Aula, proprio perché, a mio giudizio, mal si concilia con la sostanza e il contenuto della norma.
Le devo confessare, Presidente, che io in questo momento trovo quasi difficoltà a esprimermi in maniera compiuta; poco fa ho tentato di recuperare tra le pieghe del Regolamento di questo Consiglio qualche principio generale sulle norme internazionali, qualche specifica indicazione, anche relativa alle quattro convenzioni di Ginevra e alle due norme attuative suppletive approvate il 12 agosto del 1949, almeno nelle due tipologie che prescrivono garanzie precise per i cosiddetti prigionieri politici e per coloro che sono ostaggi politici. Queste garanzie internazionali prevedono almeno otto ore di sonno e tre pause giornaliere, ma queste indicazioni, purtroppo, mal si adattano a questo dibattito.
Io non so se noi dobbiamo rispettare, nel momento in cui programmiamo i nostri lavori, queste norme internazionali, però voglio tornare a questo titolo molto interessante per dirle che questa provvisorietà indicata appunto nel titolo davvero è, a mio giudizio, il fulcro negativo che non ci consente di poterlo approvare.
La provvisorietà è un concetto legato a una variabile molto ovvia, che è la variabile tempo, e che noi sapevamo essere una variabile indipendente, e mal si concilia anche con quello che è un detto riconosciuto e che tra l'altro è attorniato da una sorta di diffidenza, soprattutto quando è scritto da un politico, che è quello che noi sappiamo che non c'è niente di più definitivo del provvisorio. Quindi, di fronte a queste diffidenze quasi connaturate nel titolo stesso, cerchiamo di capire perché questa variabile tempo davvero ci preoccupa.
Questi diciotto mesi che dovrebbero rappresentare una sorta di limbo, di assenza totale, di discesa dal pullman per restare tutti fermi, di togliersi le scarpe per andare a cercare, dopo diciotto mesi, un paio di scarpe diverse, ecco questo concetto davvero non restituisce giustizia ai sardi. Noi abbiamo settanta comuni che sono definiti comuni costieri, 1550 chilometri di coste, e quindi oltre 3000 chilometri quadri di superficie che verrebbero inibite dalla possibilità concreta di sviluppo, come noi diciamo, quasi quindi oltre un decimo della superficie sarda, e in questa superficie, in questi settanta comuni, insiste quasi il 70 per cento della popolazione.
Ora io mi chiedo: se oggi noi facessimo finta di aver già licenziato un provvedimento normativo che stiamo tutti attendendo, che è il Consiglio delle autonomie locali, noi non dovremmo, per forza, in funzione di questa norma, sentire, consultare il Consiglio delle autonomie locali e acquisire un parere che diverrebbe, a mio giudizio, anche vincolante oltre che obbligatorio?
In questo caso il giudizio sarebbe unanime: noi avremmo un giudizio espresso dal Consiglio delle autonomie locali che ci direbbe che questo provvedimento è da bocciare. Quindi, proprio facendo uno sforzo democratico, questo Consiglio dovrebbe farsi interprete di questo grido di dolore dei settanta sindaci della costa, di una popolazione che rappresenta appunto il 70 per cento della popolazione sarda per dire che davvero la riflessione va fatta in maniera più attenta, e che non serve a niente andare a un confronto così aspro, così difficile, ma serve invece avere il coraggio di fare delle proposte che siano rispettose delle varie istanze che i territori potrebbero portare in questo caso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, io intervengo per annunciare il mio voto contrario al titolo;un voto contrario che matura non solo dall'esame del provvedimento in sè, ma anche da una serie di elementi che attengono alla definizione e alla presentazione stessa di questo testo.
Nel corso delle dichiarazioni di voto sui precedenti emendamenti avevo manifestato la mia preoccupazione in merito alla "provvisoria salvaguardia". E devo dire che sono stato colpito, in modo particolare da una frase contenuta nella relazione che accompagna il disegno di legge e cioè che "…per conseguire l'obiettivo di dotare con immediatezza il territorio regionale di una pianificazione territoriale paesistica valida ed efficace…". Si parla quindi di "dotare con immediatezza".
Analizziamo il significato delle parole, parliamo di tempi ,alla "provvisoria salvaguardia" si accompagna un obiettivo da raggiungere "con immediatezza", e abbiamo previsto diciotto mesi ! Qui, molto probabilmente, si è giocato sulle parole perdendo poi il senso complessivo del discorso. Si è giocato a tal punto da non capire che i vincoli che questa legge pone, per noi che stiamo vivendo questa esperienza all'interno di quest'Aula, hanno portato ad erigere una muraglia che impedisce il dialogo e, soprattutto, la condivisione; una muraglia dietro cui si trincera la maggioranza per difendere un provvedimento che, sappiamo benissimo, esserle stato imposto.
Io dico che la situazione, molto probabilmente, è sfuggita di mano; quegli stessi colleghi infatti che in passato hanno difeso con impegno, in tanti modi, la libertà di pensiero, si sono trovati coinvolti in questo arroccamento che li ha portati a superare un loro percorso politico cancellando quindi un'esperienza di democrazia vissuta, un'esperienza che oggi avrebbe dovuto guidare il Consiglio, il nostro popolo.
Invece tanti di questi colleghi obbediscono a un diktat, subiscono lo schiaffo del Presidente che, all'atto pratico, impone ciò che più gli fa comodo. Impone soprattutto un ambientalismo di tipo khomeinista, un ambientalismo che non ha nessuna ragione d'essere nella nostra democrazia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Milia (F.I.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario al titolo del provvedimento di legge, voto contrario che trova ragioni in una considerazione che vorrei fare ad alta voce, ma che più di una volta forse ho fatto fra me e me o con qualche amico.
La considerazione è questa: se la forma è sostanza, questo testo di legge contiene, esclusivamente o in maniera preponderante, i principi degli ispiratori più o meno occulti di questa operazione chiamiamola di "fantaurbanistica".
Perché dico questo? Perché dietro i programmi, che sono tutti belli, soprattutto quando si presentano in campagna elettorale, e dietro la ricerca del consenso vi sono dei personaggi che da troppo tempo vivono alle spalle di questo sistema politico. Sono quei personaggi che di giorno criticano l'Assessore di turno, fanno battaglie di retroguardia in materia di vigilanza urbanistica, e di notte o di pomeriggio bussano alle porte della Regione per vendere i loro scritti in cambio magari di silenzi compiacenti o di recensioni favorevoli.
Vi sono altri personaggi, dipendenti pubblici, che forse non si guadagnano lo stipendio visto l'attivismo quotidiano, ventiquattro ore su ventiquattro impegnati nel portare avanti battaglie giuridiche, più o meno, e ricorsi che investono tutto l'universo mondo, dall'urbanistica all'ambiente, tutto quello che si muove sul territorio della Sardegna.
Di questi personaggi, come di tutti quei faccendieri che abbiamo sempre condannato, questa Regione, questo Consiglio regionale e la politica con la "P" maiuscola non hanno bisogno. Purtroppo molti a volte li sopportano, altre volte li supportano, e dietro questo disegno di legge purtroppo si legge - scusate la ripetizione - un'indicazione, una tendenza, una volontà di andare anche, non solo, in favore di questi signori che purtroppo inquinano quotidianamente la vita politica di questa nostra Isola.
E allora è troppo facile dire che siamo tutti per la salvaguardia dell'ambiente, per la salvaguardia delle coste, per una pianificazione equilibrata, e poi presentare un testo di questo genere, perché questo testo è l'antitesi di quello che tutti noi abbiamo dichiarato e abbiamo proclamato nelle nostre campagne elettorali. Questo testo è la morte civile dell'economia sarda. Questo testo, con la nostra opposizione, sta diventando forse un paravento che inizia a piacere anche a molti componenti, lo dico, dell'attuale maggioranza, che, come già qualcuno ha riferito, è inutile negarcelo, qua a quest'ora possiamo dirlo, sono contrari a questo disegno di legge.
Noi non vogliamo fare favori a nessuno; facciamo la nostra battaglia politica da posizioni distanti, diverse, abbiamo idee diverse, l'abbiamo detto in campagna elettorale, il risultato elettorale non ci ha premiato, questa battaglia la faremo in ogni caso anche se salveremo la faccia a qualcuno che in questo momento supinamente accetta provvedimenti che sono tutto fuorché provvedimenti che hanno in sé sensibilità politica. Sono provvedimenti che non hanno sensibilità sociale, sono provvedimenti che purtroppo la Sardegna odierna non merita.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Voterò contro il titolo della legge, "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", e quindi ringrazio il Presidente per avermi dato la parola per poter esprimere appunto il mio voto contrario. I nostri emendamenti, infatti, erano rivolti a integrare il titolo della presente legge in quanto questo allo stato attuale non è rappresentativo degli obiettivi che il provvedimento intende perseguire.
I nostri emendamenti miravano ad esplicitare meglio i concetti e le norme espresse poi nell'articolato della legge stessa, delle quali non si trova traccia nel titolo. Questo provvedimento infatti costituisce una raccolta, una collezione di vincoli, di divieti imposti sul territorio regionale e sulle nostre coste. Un'efficace pianificazione del territorio regionale, del nostro territorio, dovrebbe fornire strumenti concreti agli amministratori locali, agli operatori, ai cittadini sardi, dovrebbe contenere gli indirizzi utili e indispensabili per valorizzare pienamente il territorio non per ostacolare il suo sviluppo.
Nessun soggetto economico, nessun ente locale, nessun consigliere regionale, nessun sardo ha potuto dire la sua su questo testo di legge, e mettere a disposizione il proprio patrimonio di esperienze e conoscenze. Il risultato è una legge arida, che non offre strumenti e indirizzi, che impone solo divieti e limiti, e un insieme di divieti e di limiti non può essere presupposto per lo sviluppo, e tanto meno per il rispetto dell'ambiente, a meno che non crediate, o meglio, che il residente Soru non creda che tutelare e salvaguardare il paesaggio significhi solo porre una campana di vetro su ampie porzioni del territorio dell'Isola, impedendo agli uomini qualsiasi tipo di attività, in alcuni casi impedendo all'uomo, o meglio solo ad alcuni, anche la possibilità di accedere ai territori in questione..
Questa per noi non è tutela ambientale; per noi la vera tutela ambientale è il rispetto per l'ambiente e per l'uomo che abita l'ambiente, l'uomo che non può essere considerato un incomodo, ma parte integrante del territorio come soggetto in grado di portare ricchezza al territorio, all'ambiente stesso.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue SANCIU.) Io voterò contro questo titolo perché vorrei al suo posto un titolo chiaro, che spieghi e illustri ai sardi gli intenti di questa maggioranza e, quindi, l'obiettivo di questa legge che non viene attualmente esternato e dichiarato nel titolo, ma che si delinea chiaro nel seguito dell'articolato del provvedimento: bloccare, ingessare lo sviluppo economico della nostra Sardegna.
Come abbiamo in più occasioni avuto modo di sottolineare, siamo convinti che il sistema turistico sardo non è in contraddizione, in opposizione, con la salvaguardia del patrimonio ambientale. Questo perché da esso trae appunto la sua linfa vitale; il successo turistico e lo sviluppo economico passano anche attraverso il rispetto della risorsa ambiente in quanto ricchezza inestimabile. L'ambiente incontaminato della nostra Sardegna è il lasciapassare della nostra Isola per tutte le vetrine nazionali ed internazionali del turismo, e questo gli operatori seri vi assicuro che lo sanno benissimo.
Questa normativa porta con sé solo un bagaglio di divieti e di vincoli che si abbatteranno su un sistema particolare come quello turistico sardo che deve invece poter...
PRESIDENTE. Onorevole Sanciu ha dichiarato come intende votare?
SANCIU (F.I.). L'ho detto in premessa e anche durante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Innanzitutto, visto che non l'avevo ancora fatto, sento veramente il dovere morale di chiedere scusa all'intelligenza di tutti noi, la mia per prima, e a quelle, tra l'altro, dei dipendenti e dei collaboratori che qualcuno di noi magari ancora ha qui, per la serata di oggi e quelle che seguiranno, però purtroppo questa è una delle tante stranezze della politica, quindi dobbiamo accettarla. Però nello stesso tempo mi piacerebbe poter aprire una riflessione, che so non essere possibile al momento, sul fatto che forse una minore intransigenza da parte di qualcuno, soprattutto nel corso dei lavori in Commissione, avrebbe portato a un percorso diverso nell'Aula consiliare.
Nell'esprimere il mio voto contrario a questo titolo e nel volerlo motivare, penso che servirebbe sicuramente un po' più del tempo che, per fortuna forse, non abbiamo, e proprio sulla terminologia utilizzata, mi riferisco alle parole "provvisoria salvaguardia", io mi vorrei soffermare perché reputo che parlare di "provvisoria salvaguardia" sia poco credibile; sono assolutamente convinto del fatto che si creeraanno parecchi, ma parecchi problemi alle iniziative economiche che si potrebbero, e alcune lo sono già, porre in essere.
Ma voglio soffermare l'attenzione su un argomento che ho già trattato in sede di dibattito generale, e più che altro vorrei fare un appello agli uffici dell'Assessorato, al fine di evitare un lavoro che io reputo - onorevole Pirisi, non so se lei su questo sia o possa essere d'accordo - quanto meno inutile, e che è stato richiesto per esempio all'amministrazione comunale di Cagliari, appunto da parte della Regione, cioè la realizzazione del PUL, il piano di utilizzo del litorale.
Io sono assolutamente convinto del fatto, e su questo vi chiederei un attimo di attenzione, che si stia rischiando seriamente di far fare un lavoro immane ad un'amministrazione comunale, lavoro che poi non potrà assolutamente essere utilizzato. Penso infatti che sia quanto meno anacronistico che da un lato il fruitore debba chiedere all'amministrazione comunale le autorizzazioni edilizie che poi, invece, devono essere rilasciate attraverso delle concessioni del demanio regionale, almeno per quanto riguarda le parti di spiaggia che vengono richieste per il servizio alle balneazioni e che, in questo caso, purtroppo, non potrebbero assolutamente essere date.
Non potrebbero essere assolutamente date in regime di provvisorietà. Ora, quanto possa durare questa provvisorietà qui non è dato sapersi, potrebbero essere diciotto mesi, potrebbero essere, secondo me, molti ma molti di più, ecco io penso che quanto meno un rapporto di correttezza tra due enti, ma soprattutto tra persone che lavorano per un unico scopo, che è quello comunque di volere il bene della collettività, implichi di non far fare un lavoro che io reputo assolutamente inutile. Se così non fosse, mi auguro di essere smentito e che magari il Presidente della Commissione nel suo intervento possa dare dei chiarimenti al riguardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, colleghe, noi non possiamo votare a favore di questo titolo che chiarisce immediatamente i contenuti stessi della legge; contenuti che noi, l'abbiamo detto ripetutamente, non condividiamo. Come diceva infatti il collega che mi ha preceduto il termine "provvisorietà" non è certo che dia sufficienti garanzie non a noi dell'opposizione, ma alla Sardegna.
Ma quello che noi non riusciamo a capire è come sia possibile che questo testo di legge, che praticamente nessuno avalla , perché mi pare che anche i sindaci, sentiti nel corso delle audizioni, abbiano espresso un parere non positivo, venga probabilmente approvato senza il consenso dei sardi.
Ciò che è più strano è che soprattutto da parte della Giunta e degli Assessori competenti si insista nel portare avanti un provvedimento sicuramente impopolare e non gradito oggi da chi dovrebbe esserne il destinatario.
Mi meraviglia questo atteggiamento degli Assessori, io non conosco bene l'Assessore della pubblica istruzione, conosco bene però l'Assessore dell'urbanistica, anche se lo conoscevo in una veste sicuramente diversa, che oggi è lì chiuso in gabbia e le chiavi le hanno altri perché lui deve obbedire alle disposizioni che provengono dall'alto. Io, ripeto, conoscevo un'altra persona; oggi mi rendo conto, lo dico con sincerità, che probabilmente per avere una comoda poltrona in quell'Assessorato si accettano anche cose che mai si sarebbero accettate in altre occasioni.
MARROCU (D.S.). Nella precedente legislatura si cambiava schieramento per avere una poltrona!
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu!.
LADU (Fortza Paris). Questo è tutto da vedere, ma probabilmente dietro ci sono molte cose che io non condivido....
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Se abbiamo ancora energie possiamo proseguire!
LADU (Fortza Paris). Intendo dire, per esempio, che gli Assessori non sono eletti dal popolo, ma sono stati nominati dal capo e quindi devono seguire le disposizioni del capo. Questo è il limite, il vero limite di questa situazione. Io ricordo che nella passata legislatura, quando approvammo la legge che sanciva l'incompatibilità tra la funzione di Assessore e quella di consigliere, io fui tra i primi a dire che quel provvedimento non andava bene perché gli Assessori dovevano essere scelti tra gli eletti e non dovevano essere nominate persone non si sa in base a quale motivazione.
PIRISI (D.S.). Chiedi a Pili!
MARROCU (D.S.). Rispetti il Regolamento, parli del titolo e non dell'Assessore!
LADU (Fortza Paris). Pirisi, io non ti ho interrotto e vorrei che tu mi ascoltassi come ti ho sempre ascoltato. E, siccome sono stato ripetutamente interrotto prima da Marrocu e poi da Pirisi, chiedo, a questo punto, di poter recuperare tutto il tempo che ho perso rispondendo alle interruzioni; questo comportamento non è comprensibile, non è accettabile.
PRESIDENTE. Le do 30 secondi per recuperare il tempo che le ha sottratto l'onorevole Pirisi. Prego onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Io voglio finire l'intervento, però voglio essere messo in condizione di farlo.
PRESIDENTE. Lei però non risponda ai banchi, continui il suo intervento. Ci penso io.
LADU (Fortza Paris). Lei deve permettere che io svolga il mio intervento perché non va bene.
PRESIDENTE. Ci penso io, lei svolga l'intervento.
LADU (Fortza Paris). Io non voglio essere disturbato perché altrimenti non posso dire le cose che voglio. Questo è il risultato di tutta una serie di scelte discutibili. Stavo dicendo che, pur sapendo che questo disegno di legge non è condiviso neanche da chi lo sta proponendo, noi oggi dobbiamo approvare...
PRESIDENTE. Chiuda, onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris) Chiudo dicendo che naturalmente il mio voto è contrario a questo titolo perché insieme alla legge secondo me...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie signor Presidente.
LIORI (A.N.). L'accordo era che alle 22 e 30 si andava a casa.
PRESIDENTE. Stia tranquillo, onorevole Liori.
PIRISI (D.S.). Onorevole Liori, non voglio intervenire sulla teoria dei nuraghi, apprezzabile, che lei ha svolto…
OPPI (U.D.C.). Sei fuori tempo massimo.
PIRISI (D.S.). Sono commosso, devo dire la verità, onorevole Oppi, per questi interventi dei colleghi del centrodestra che stanno dando vita, mi pare, ad un movimento di liberazione del centrosinistra dalle grinfie del tiranno Presidente della Regione. Ma questi ragionamenti, fatti da parte di chi milita nel partito di Silvio Berlusconi, lasciano...
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, le ricordo che è una dichiarazione di voto.
PIRISI (D.S.). Sì, Presidente, volevo dire che voto a favore del titolo, ma volevo esprimere anche la mia commozione per gli interventi di chi è afflitto dalla sindrome di Stoccolma per cui è riuscito a innamorarsi anche del proprio carceriere, e questo la dice tutta.
Poi, onorevole Ladu, per carità di Dio, lei va a parlare di poltrone comode quando nella passata legislatura un drappello di consiglieri eletto in uno schieramento pur di avere una poltrona si è catapultato nello schieramento avverso.
LADU (Fortza Paris). Io ho fatto una precisa scelta politica e sono coerente con le cose che ho sempre detto.
PIRISI (D.S.). Io nella passata legislatura, Presidente, dicevo che chi fa queste cose è un traditore, e si arrabbiava l'onorevole Ladu.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PIRISI (D.S.). Io non volevo, prendo atto che è stata una scelta politica, però...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu! Possiamo proseguire?
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, possiamo proseguire? Onorevole Pirisi, prosegua, si rivolga alla Presidenza anziché all'onorevole Ladu.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu non abusi.
LADU (Fortza Paris). Pirisi è un provocatore!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu possiamo allontanarla dall'Aula se lei non riesce a contenersi, grazie.
PIRISI (D.S.). Poi sono io che interrompo, Presidente!
LADU (Fortza Paris). Non sta facendo un intervento, sta provocando!
PRESIDENTE. Va bene, ma lei è stato ripagato abbondantemente dell'interruzione subita. Adesso consenta all'onorevole Pirisi di fare il suo intervento.
PIRISI (D.S.). Scusi, signor Presidente, io non avrei parlato di poltrone se non avesse evocato questo argomento l'onorevole Ladu, e poi non credo che sia neanche giusto dire che è stato ripagato l'onorevole Ladu con il tempo voglio dire, e non solo con la poltrona, perché queste cose ce le ricordiamo. Detto questo, signor Presidente, io credo che sia opportuno accogliere la sfida lanciata dall'onorevole Pili su questo provvedimento . Perché l'onorevole Pili, con i suoi soliti toni enfatici, ha sostenuto che noi stiamo proponendo trenta mesi di blocco, cioè 18 più 12 mesi. Ma, onorevole Pili, nella vostra proposta i mesi sono 39, 39! Parlate senza sapere di che cosa state parlando!
PILI (F.I.). Lei è un architetto e non conosce neppure la differenza tra trecento e due mila
PRESIDENTE. Onorevole Pili, io sono anche disposto a tollerare che alle dieci e trentacinque ci sia stanchezza, ma avrete modo di replicare all'onorevole Pirisi.
PILI (F.I.). Dica quanti sono i metri di salvaguardia!
PRESIDENTE. Onorevole Pili domani avrà modo di rispondere più volte.
PIRISI (D.S.). Sta confondendo il tempo con i metri e con i chilometri, ma la confusione non pensavo che fosse arrivata a questo livello. Io parlo di 30 mesi, che è un numero inferiore a 39 mesi.
(Interruzione del consigliere Pili)
PIRISI (D.S.). Glielo dirò.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi prosegua il suo intervento e prego i colleghi di non interrompere.
PIRISI (D.S.). Siccome l'onorevole Pili sta sempre pontificando, appena gli si dice che stava dicendo delle cose che non sono neppure paragonabili tra quello che abbiamo proposto noi e quello che ha proposto lui, scatta, perché viene colto in fallo come al solito: è evidente.
Allora noi abbiamo proposto due chilometri, il centrodestra ha proposto 300 metri, nei 300 metri tra l'altro il centrodestra ha detto che non neppure ammissibili tutti gli interventi relativi ad opere soggette ad autorizzazione, mentre noi abbiamo detto che sono ammissibili e l'abbiamo scritto in un emendamento all'emendamento. Ma il problema vero è che l'onorevole Pili parlava di un tempo enorme che sarebbe stato necessario per elaborare il piano paesaggistico regionale e loro hanno portato, Presidente, la proposta dell'onorevole Biancareddu a cui hanno vestito una foglia di fico trasformando quello che era il piano territoriale urbanistico in piano urbanistico di coordinamento territoriale.
Hanno cioè preso "paro paro", come direbbero a Roma, all'ultimo momento, la proposta dell'onorevole Biancareddu e abbiamo anche dovuto aspettare in Commissione che arrivasse quel provvedimento, perché non avevano elaborato nulla ancora suonati dalla sconfitta, in modo particolare l'onorevole Pili, e hanno cercato di raddrizzare l'iniziativa con questo provvedimento che fa acqua da tutte le parti.
E voi, che dite che qualcuno sta bloccando il turismo e l'economia, avevate cinque anni per farlo il piano, e non l'avete fatto! Ma noi stiamo dicendo che si tratta di misure temporanee al fine di...
(Interruzione del consigliere Pili)
PIRISI (D.S.). Certo, meno di quelle che proponevate voi, 39 mesi! Allora quando parlate cercate di ricordarvi le cose che avete proposto. E poi un'altra cosa ancora, non citate a sproposito il codice Urbani dicendo che verranno sciolti i consigli comunali se non si adegueranno. Guardate i diversi articoli, non ho il tempo in questo momento per scandire questi passaggi, però onorevole Diana lo faremo senz'altro e con dovizia di particolari. Noi accettiamo le scuse che ha formulato l'onorevole Sanjust...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). Accettiamo le scuse che ha formulato l'onorevole Sanjust il quale ha detto che chiedeva scusa ai colleghi ed anche agli assistenti d'Aula e ai dirigenti che ci assistono. Noi queste scuse le accogliamo, perché riteniamo che veramente non solo bisogna chiedere scusa all'Aula, ma anche alla Sardegna per quello che non avete fatto ieri e per ciò che in questo momento voi vorreste che noi non facessimo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pirisi. Quindi mi sembra di capire che vota contro? No, a favore, va bene. Ci sono ancora due iscritti a parlare per dichiarazione di voto, la seduta si conclude qui. Riprendiamo domani, come previsto, alle ore 9 e 30. Comunico che la quarta Commissione si riunirà domani alle ore 15.
La seduta è tolta alle ore 22 e 41.
Allegati seduta
XXXI Seduta
Mercoledì 3 Novembre 2004
Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 25.
CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 28 ottobre 2004 (28), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Franco Ignazio Cuccu, Gerolamo Licandro e Nicola Rassu hanno chiesto congedo per motivi personali per la seduta del 3 novembre 2004.
Se non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del testo unificato dei progetti di legge numero 20/A, 24/A e 28/A. Si dia lettura del titolo.
CORDA, Segretario:
Titolo
Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale.
PRESIDENTE. Al titolo sono stati presentati gli emendamenti sostitutivi totali numero 22 e numero 25 e gli emendamenti aggiuntivi numero 23 e 24. Se ne dia lettura.
CORDA, Segretario:
EMENDAMENTO sostitutivo totale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Titolo
Il titolo della legge è sostituito dal seguente:
"Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna". (22)
EMENDAMENTO sostitutivo totale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Titolo
Il titolo della legge è sostituito dal seguente:
"Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale". (25)
EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Titolo
Al titolo della legge dopo le parole "la tutela del territorio regionale" viene aggiunto:
"tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna". (23)
EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Titolo
Al titolo della legge dopo le parole "la tutela del territorio regionale" viene aggiunto:
"tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna". (24)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati. Ricordo ai presentatori che hanno a disposizione dieci minuti per l'illustrazione di ciascun emendamento.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 22.
PILI (F.I.). Se non erro, Presidente, per l'illustrazione abbiamo a disposizione dieci minuti. Credo che, come ogni collega ben sa, il titolo di una legge debba corrispondere, obbligatoriamente, al contenuto stesso del testo di legge. È evidente che il titolo proposto dalla Giunta e, conseguentemente, in maniera pedissequa, anche dalla Commissione, non ha in alcun modo attinenza con il contenuto del provvedimento.
Si tratta di una previsione di "norme urgenti e di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio…", niente di più errato rispetto al contenuto del testo che viene proposto all'esame dell'Aula. Intanto l'urgenza; questa norma è priva di connotati giuridico-legislativi che ne motivino davvero la necessità e la stessa urgenza.
Io vorrei ricordare a voi tutti che già nel 1998 furono dichiarati decaduti sette piani territoriali paesistici, ma niente fu fatto per tentare di porre rimedio a quella eventuale carenza. Il 6 ottobre del 2003 lo stesso TAR Sardegna pronunciò una sentenza con la quale venivano caducati altri sei piani territoriali paesistici. La realtà è che se responsabilità politiche in questo caso ci sono state tutte miravano però al mantenimento di un progetto di salvaguardia che è stato unanimemente condiviso in Sardegna, delineato dalle norme vigenti che hanno caratterizzato la storia urbanistica della Sardegna; e mi riferisco in maniera assolutamente puntuale alla legge numero 45 del 1989, in particolar modo l'articolo 10 bis; una norma che tutte le Giunte regionali dal 1998 ad oggi hanno richiamato come assolutamente valida, norma di tutela recante vincoli di non trasformabilità del territorio che davvero appaiono assolutamente inviolabili.
A questo si aggiunge che tutta la Sardegna era sottoposta al vincolo di non trasformabilità di cui all'articolo 1 ter della legge dell'8 agosto del 1985, la numero 431, la Galasso, che dava indicazioni puntuali e precise di salvaguardia; quindi è evidente che non si tratta di un'urgenza rispetto ad un'urgenza, questa sì, di certezze normative in Sardegna e non di un ulteriore ritardo nella pianificazione territoriale, con tutto quello che vedremo ulteriormente proposto, lungo questo dibattito, di provvisorio .
Dunque esisteva la tutela ed esiste in Sardegna una tutela che è normata, non con delibere presentate durante il Ferragosto, ma con norme di legge puntuali che davvero davano e danno il senso di un rispetto ambientale che tutti hanno condiviso per anni in Sardegna.
Con la delibera del 10 agosto del 2004 è iniziata una operazione che cercheremo di sviscerare lungo questo dibattito punto per punto, guardando gli obiettivi sostanziali che si vogliono raggiungere e perseguire, tutti obiettivi lontani dagli interessi della Sardegna.
Ed è per questo motivo che noi vogliamo stigmatizzare in tutti i modi un obiettivo che nel titolo della legge non è assolutamente contenuto; si tratta infatti, così come proponiamo nell'emendamento, di varare norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna, perché questo è l'unico obiettivo che si persegue ed è l'unico obiettivo che viene raggiunto. Anche perché, come vedremo lungo il percorso della discussione del provvedimento di legge, si aprono fronti assolutamente inusuali nel governo della Regione.
Una valutazione è stata compiuta già nella Commissione preposta enel corso della discussione generale tenutasi in Aula , ma è altrettanto evidente che i nuovi vincoli comportano una ricaduta sullo sviluppo economico dell'isola, sviluppo economico che nessuno ha preso in considerazione.
Le organizzazioni sindacali hanno detto con estrema chiarezza, cito per tutte la U.I.L., che è impossibile approvare un provvedimento di legge di questa portata senza aver fatto una minima analisi delle possibili ricadute sull'intero territorio della nostra isola.
È evidente che non possiamo permetterci un assalto allo sviluppo economico senza alcun tipo di criterio, senza dare alla Sardegna la possibilità, questa sì, di avere una certezza di diritto che con questa legge viene totalmente negata, applicando divieti che sono assolutamente improponibili sia perché in contrasto con le norme vigenti, sia perché discriminano la Sardegna rispetto a quello che succede nelle altre regioni italiane.
E cercheremo di comparare il contenuto del codice Urbani con tutto quello che avete previsto in questo testo unificato. Nel rispetto del codice Urbani, la cui normativa è estesa su tutto il territorio italiano, nessuna regione ha posto un vincolo di duemila metri dalla battigia; un vincolo che invece in Sardegna, in maniera indiscriminata, generalista e generalizzata viene proposto dal Consiglio regionale se questa norma venisse approvata.
Ecco, sono norme che secondo noi propongono solo nuovi vincoli. E vorrei ricordare a voi tutti che la Sardegna è già gravata su tutto il territorio regionale di molti vincoli e di molte servitù, cito per tutti quelle militari. Aggiungo che queste norme, se approvate, comporteranno l'imposizione di vincoli su oltre il 45 per cento del territorio regionale. Vi state assumendo una responsabilità politica che non può essere elusa nel titolo che la legge deve avere. Bisogna avere il coraggio di dire esattamente quello che si vuole fare già a partire dal titolo che viene proposto.
Si sta imponendo un vincolo allo sviluppo economico della Sardegna e non si tiene in alcun modo conto di tutte le prerogative che sono state qui richiamate; noi cercheremo di scorrere quanto era stato previsto nei P.T.P., anche per richiamare le responsabilità politiche che qualcuno ha cercato di scaricare sulla precedente legislatura e che invece hanno nomi e cognomi ben chiari e ben rispondenti alla matrice politica che esprime questa Giunta regionale.
Voi sapete benissimo che i P.T.P. sono stati varati nel 1993, il Presidente della Regione che firmò quei decreti, insieme all'Assessore dell'urbanistica e della tutela del paesaggio, era l'onorevole Antonello Cabras, che non mi pare abbia mai militato nel centrodestra. E gli stessi P.T.P., richiamati nei provvedimenti prima del Presidente della Repubblica nel 1998 e poi nelle sentenze del TAR, dagli ambientalisti, gli stessi che oggi invocano nuove norme e nuovi vincoli; furono indicati come strumenti atti a violare e saccheggiare il territorio regionale poiché erano stati realizzati in maniera generalista, consentendo così davvero di aprire dei varchi imponenti nella tutela del patrimonio ambientale. E leggeremo quelle sentenze e leggeremo soprattutto i ricorsi presentati da quei soggetti che hanno fatto sì che venissero bocciati i P.T.P.
Oggi si vuole ripercorrere la stessa strada, la stessa medesima azione legislativa percorsa con i P.T.P. di allora, con gli stessi ispiratori di ieri, pseudo ambientalisti che si propongono come tutori dell'ambiente e poi invece garantiscono ad alcuni, esclusivamente, la tutela dei propri interessi personali e dei propri misfatti anche sul piano personale.
Pseudo ambientalisti, ripeto, che invece dovrebbero davvero guardare a quella norma del codice Urbani che può dare una risposta puntuale al governo della Sardegna e alla pianificazione strategica, ambientale ed anche urbanistico territoriale che invece in questa norma è totalmente assente.
Non si può quindi proporre oggi una norma provvisoria che niente ha di provvisorio; anche un profano sa che questa norma produrrà almeno quattro - cinque anni di blocco per l'economia della Sardegna, e sul piano legislativo non si può mettere nel titolo il termine provvisorio quando tutti sappiamo che questa norma avrà una ricaduta temporale ben più lunga della provvisorietà che voi invocate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 25.
PILI (F.I.). Signor Presidente, a margine del primo emendamento sul titolo ne abbiamo presentato un altro che vuole riportare l'attenzione del Consiglio regionale sul rischio, che esiste in Sardegna, di un'ulteriore cascata di ricorsi che possa inficiare qualsiasi norma in materia di salvaguardia del territorio e del paesaggio.
È evidente che il richiamo è sulla legittimità costituzionale del provvedimento ed è nostro dovere farlo. Sappiamo bene che sarà difficile far modificare la vostra impostazione, ma è assolutamente chiaro che noi non possiamo permetterci di non sottolineare all'attenzione di quest'Aula l'incostituzionalità del processo legislativo che state perseguendo.
Voi sapete che la norma del Titolo V, come modificata dalla legge costituzionale del 2001, che mi pare sia stata voluta non da maggioranze di centrodestra, ma da una maggioranza di centrosinistra ha previsto che la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali sia materia di legislazione esclusiva dello Stato, mentre rimane materia di legislazione concorrente la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Quindi è acclarato, sul piano costituzionale, che la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali è una materia dove non c'è la concorrenza tra la Regione e lo Stato, ma vi è la esclusiva competenza statale decisa dal centrosinistra togliendo alle regioni, sbagliando, la competenza primaria nella tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.
Noi dobbiamo intervenire in base ad una legge costituzionale, votata anche quella in maniera assolutamente arbitraria, senza condivisione, dal centrosinistra nella precedente legislatura, che ha posto in capo alla Regione, al potere regionale la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Ha inoltre sottoposto alla legislazione concorrente anche l'urbanistica, alla quale è stata attribuita la nuova denominazione di "governo del territorio" che niente ha a che fare con la tutela dell'ambiente, quindi anche del paesaggio, nella considerazione complessiva che è stata fatta in materia giurisprudenziale anche da parte dello Stato nei precedenti decenni, e certo in tale ultima materia, quella della tutela del territorio, non si sono verificate modifiche perché lo Statuto della Sardegna già prevedeva all'articolo 3, lettera F) la competenza legislativa esclusiva in materia di edilizia e di urbanistica.
Quindi, vi sono due fatti che acclarano assolutamente con certezza che la competenza sull'edilizia e l'urbanistica era in capo alla Regione, separando ciò che è tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, quindi del paesaggio, cosa che voi oggi volete arbitrariamente disciplinare, e quindi per questa ragione noi sottolineiamo come sia necessario intervenire anche in questo caso sul titolo. Un titolo che noi così modifichiamo: "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Introduciamo il termine "valorizzazione paesaggistica" perché riteniamo che si debba inserire un termine che possa lasciare uno spazio, qualora questa legge venisse approvata, perché non prevalga il principio di incostituzionalità che in qualche modo si evince dal tipo di impostazione che voi avete dato.
Lo Stato ha in qualche modo definito, anche con la norma della delibera che avete proposto, quella del 10 agosto 2004, che tutti i presupposti di annullamento dei piani territoriali paesistici imponevano questo tipo di procedura. Ecco, in realtà noi siamo assolutamente chiari su questa partita e riteniamo che non si possa addossare la responsabilità politica al centrodestra, così come avete fatto, ma che vi sia un groviglio così intricato di illegittimità nella delibera prima e nella norma di legge ora in discussione, che fa ben comprendere la nostra dura contestazione prima , alla delibera dell'agosto, e oggi a questo disegno di legge.
Il provvedimento impugnato, quello che abbiamo richiamato oggi in Aula, è un disegno programmatico in cui si inserisce il presupposto che la tutela del paesaggio sia competenza della Regione sarda. Se non lo sapete, se fate finta di non saperlo è una vostra responsabilità, ma avete invece il dovere politico di saperlo perché è una norma che ha introdotto il centrosinistra nazionale, che ha evitato che la Regione sarda potesse avere la competenza primaria e non solo esclusiva propria dello Stato.
L'Amministrazione regionale, contra legem in questa delibera di Giunta e poi nel disegno di legge, ha introdotto il vincolo dei duemila metri dalla linea della battigia. Questa norma è incostituzionale perché non è competenza della Regione introdurre vincoli che sono di esclusiva competenza statale e non è un caso che la materia sia stata regolata da norma statale, cioè dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo numero 42 del 2004. Perché ha disciplinato la materia lo Stato e perché non dovremmo disciplinarlo noi? Ci chiediamo questo? Perché è una materia di esclusiva competenza dello Stato, sul quale voi in maniera arbitraria, assolutamente priva di fondamento logico, di fondamento economico, siete intervenuti perché volete perpetrare danni alla Sardegna.
Ed è per questo motivo che noi vi suggeriamo, anche in maniera provocatoria, di aggiungere "per la valorizzazione del paesaggio" e non per la sola "tutela del territorio", anch'essa comunque incostituzionale; vogliamo porre infatti all'attenzione di questo Consiglio quell'elemento che abbiamo richiamato, che certamente potrà essere anche ignorato, ma per quel che ci riguarda ci interessa che resti agli atti.
La nostra posizione su questo disegno di legge è di sostenere che, se modifiche ci saranno, saranno legate soltanto ad azioni politiche interne alla maggioranza, ma non potranno trovare, sulle virgole, nessun tipo di condivisione. È la sostanza del provvedimento, è l'opportunità di un provvedimento, è l'illegittimità di questo provvedimento che noi vogliamo sottolineare.
Quindi da questo punto di vista noi riteniamo che sia assolutamente imprescindibile dare alla Regione sarda una norma di attuazione; una Giunta e una maggioranza che hanno questa forza numerica dovevano proporre qualcosa di più che non "misure di salvaguardia provvisoria e urgente". Chi governa e ha i numeri per governare ha il compito di attuare e di creare le condizioni perché si abbia certezza di diritto per i cittadini in generale, e per gli imprenditori al fine di favorire l'economia, lo sviluppo e l'occupazione.
Nessuno di voi ha calcolato quale può essere la ricaduta occupazionale di questo provvedimento e oggi, al buio, alla cieca, state proponendo a questo Consiglio regionale un provvedimento che certamente si ritorcerà contro chi lo sta proponendo, perché davvero nefasto per gli interessi della nostra Regione.
PRESIDENTE. Poiché gli emendamenti numero 23 e numero 24 sono identici, l'illustrazione è unica.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanciu per illustrare gli emendamenti.
SANCIU (F.I.). Ipotizzare oggi qui in Aula un rilancio del dibattito urbanistico, anche alla luce dell'iter che si è voluto perseguire per la formazione del nuovo testo in discussione, può sembrare ad alcuni un richiamo superfluo, ma i segnali che provengono da più parti circa il destino che questa proposta riserva per il futuro della nostra Isola, suscitano non poche preoccupazioni e c'impongono di sottoporvi prima e di suggerirvi poi un'attenta e ragionata riflessione.
Questo emendamento tende alla modifica del titolo della legge, al fine di rendere chiaro ed evidente a tutti, sin dalla sua prima lettura, l'intento e l'obiettivo che si intende perseguire. Il tema della salvaguardia e della valorizzazione della risorsa primaria dell'ambiente in Sardegna è per noi tutti di fondamentale importanza. L'ideale posizione geografica, le peculiarità delle coste, dello straordinario patrimonio naturalistico e ambientale, hanno fatto della Sardegna un punto di riferimento obbligato nel quadro dei flussi turistici internazionali e rappresentano, oggi ancor più che in passato, un importante fattore di propulsione per tutti i programmi legati all'economia turistica.
La vocazione turistica delle nostre coste è inequivocabile e, d'altro canto, è certamente opinione condivisa da tutti noi che il turismo rappresenta la locomotiva, il traino della crescita economica, e che il complesso delle attività congiunte al mare e all'industria turistico balneare in genere sviluppa effetti moltiplicativi sia in termini di reddito che di occupazione.
Il turismo ha contribuito a rompere simbolicamente l'isolamento, è stato veicolo di scambio, di contatti umani, oltre che fonte di risorse economiche e ha costituito un accostamento particolare, a volte contraddittorio, con l'ambiente naturale. Un'esperienza vissuta da tutti noi sia come perdita, sia come risorsa, ma non soltanto economica, bensì come risorsa sociale, culturale ed antropologica.
Una perdita in termini di identità, di tradizioni, di vecchie mentalità, ma anche di luoghi e di paesaggi; una risorsa perché ha consentito investimenti, sviluppi, modernizzazione.
Il patrimonio ambientale va protetto e la risorsa ambientale va tutelata e valorizzata su un binario che è parallelo a quello dello sviluppo turistico. Il sistema turistico sardo non è in contraddizione o in antitesi con la tutela del patrimonio ambientale perché, anzi, ha bisogno di questo; ha bisogno però anche di nuovi investimenti per potenziare e migliorare, sia in termini quantitativi che qualitativi, la capacità ricettiva e soddisfare una domanda che vuole vacanze e servizi tutto l'anno.
Una corretta politica di salvaguardia e tutela del territorio regionale passa dunque anche attraverso la conoscenza oggettiva del territorio, delle sue caratteristiche, delle sue peculiarità, della sua storia e delle sue vocazioni; passa dunque attraverso la nostra industria turistica. Occorre coniugare insieme le due esigenze, perché queste costituiscono le due rotaie di un unico binario su cui deve transitare il treno veloce dello sviluppo. Dove la nostra isola è salita deve poter proseguire il suo viaggio.
L'intenzione del Presidente e di questa maggioranza è forse quella di limitare, ostacolare, impedire e bloccare tutta l'industria turistica isolana, tenendo ben presente inoltre che è impensabile che il turismo oggi si sviluppi solo oltre i duemila metri dal mare. Con questa legge la Sardegna rischia di subire ora un danno economico che avrà ripercussioni e ricadute negli anni a venire, un effetto domino che si ripercuoterà negli altri comparti produttivi, dall'agricoltura all'artigianato, dall'agro-industria al commercio.
Occorre creare un rapporto equilibrato tra pianificazione paesaggistica e necessità sociali, tra tutela ambientale e attività economica. L'arroccamento su posizioni intransigenti del Presidente e della maggioranza, finalizzato alla miope ricerca di soluzioni estemporanee e di corto respiro rischia di inficiare le scelte future e lo sviluppo della nostra isola. Ecco spiegato il motivo per cui con questo emendamento chiediamo che il titolo della legge sia così riscritto: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica, la tutela del territorio regionale tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna", perché questo si sta creando.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (D.S.), relatore. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Si è voluto, con questi emendamenti, presentare una serie di opzioni diverse che evidentemente hanno l'unico scopo di dire la verità su questo provvedimento di legge, partendo dal presupposto che il titolo di una legge è in qualche modo l'indicatore del contenuto della medesima.
Il contenuto di alcuni emendamenti evidentemente è realistico, perché gli emendamenti tendono ad evidenziare quale sia effettivamente il contenuto di questo provvedimento . Altri emendamenti sono invece chiaramente provocatori e tendono semplicemente a spiegare quali possono essere gli effetti invece di questo provvedimento legislativo.
Il titolo più normale e più giusto, evidentemente, sarebbe quello previsto nell'emendamento numero 25: "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale.
Noi abbiamo già detto, in discussione generale, che il limite di questo progetto di legge è, innanzitutto, un limite di fondo;il provvedimento ha diversi limiti e diversi difetti che, nel corpo poi dell'articolato, si manifestano ampiamente e analiticamente, ma su quelli ci sarà tempo per approfondire il discorso. Il limite di fondo, invece, di cui parlavo è già evidenziato nel titolo,. ed è un limite di impostazione.
Questa Giunta e questa maggioranza hanno deciso di intervenire sulla materia urbanistica in Sardegna, centrando un obiettivo limitato, volutamente limitato e parziale rispetto a quello che è lo scopo di qualunque seria e lungimirante politica di gestione del territorio. All'inizio della legislatura abbiamo detto che ci saremmo aspettati un intervento legislativo che disegnasse un sistema normativo che fungesse da cornice, da contenitore, da alveo per una serie di attività urbanistiche ed edilizie mirate a coniugare la politica del territorio con la politica economica.
Nella tradizione e anche nella normativa regionale, ma non solo regionale, anche in quella nazionale, la politica del territorio è da anni che si dice debba essere modernamente coniugata con la politica economica, non può esistere cioè un intervento legislativo che si limiti a dire cosa si può costruire e cosa non si può costruire. Lo stesso articolo 1 della legge 45/89 prevede che a disposizione del sistema regionale ci siano diversi strumenti: certamente il piano paesaggistico, certamente le direttive e i vincoli, ma anche e soprattutto lo schema di assetto territoriale, cioè uno strumento urbanistico generale che faccia da cornice per tutti gli altri strumenti urbanistici dei diversi livelli sia degli enti locali, sia all'interno dello stesso ente locale nella distinzione fra strumenti generali e strumenti attuativi.
Il sistema della politica territoriale è notoriamente e tradizionalmente considerato e concepito con un sistema a cascata, si parte cioè da disposizioni generali che riguardano un ampio territorio nel suo complesso per lasciare poi ad enti diversi e a strumenti urbanistici diversi il compito di definire quali siano gli obiettivi generali da raggiungere e quali gli strumenti, quali gli aspetti di piano e quali gli aspetti normativi, fino ad arrivare cioè al singolo piano di lottizzazione o al piano di recupero o a qualunque altro tipo di piano attuativo che disciplina nel dettaglio l'attività urbanistica ed edilizia.
Non si è voluto far così, si è iniziata questa vostra esperienza di governo, questa esperienza del Consiglio regionale in materia legislativa e programmatoria nella politica urbanistica con un atto singolo, mirato a disciplinare e a dettagliare i vincoli, attraverso proprio uno strumento che è quello del piano paesaggistico che, come dicevamo già in discussione generale, lo abbiamo già sottolineato, è uno strumento che si pone proprio tra il vincolo che è individuato per legge e l'attività urbanistica ed edilizia che viene a valle.
Il piano paesistico ha un obiettivo molto limitato, che è quello della tutela del territorio, della tutela del bene del paesaggio, dell'ambiente e del paesaggio, ma noi diciamo: perché non scegliere la strada maestra, più saggia e più lungimirante, di un piano urbanistico, di uno strumento di politica territoriale più ampio e capace di coniugare politica del territorio e politica economica? Avete rinunciato a fare uno schema di assetto territoriale, avete rinunciato a disciplinare in legge uno strumento più generale e più capace di leggere le reali esigenze del nostro territorio, vi siete limitati e vi state limitando ad approvare una norma che semplicemente si limita ad interventi, che voi stessi definite urgenti, di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica.
Già l'aver scelto la provvisorietà di un intervento di questo tipo è un limite, poi avremo modo di dimostrare che oltretutto non è così provvisorio come dice il titolo, perciò abbiamo presentato l'emendamento che vi invita a dire la verità, a dire ai sardi quel che state approvando, e cioè una serie di norme che disciplinando lo strumento paesistico ed individuando anche dei vincoli, che non sono neanche di competenza regionale, alla fine porterà al blocco delle attività economiche, in particolare in quella parte così preziosa del nostro territorio che è il territorio costiero.
Avete detto che si sono dettati vincoli proprio per salvaguardare le zone interne ed invece vi limitate ad una norma che detta disposizioni che tendono semplicemente a fermare, a limitare l'attività edilizia sulle coste. Dove sono le vostre intenzioni? Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere per lo sviluppo invece delle zone interne della Sardegna? Avevate la possibilità di fare uno strumento generale, non l'avete utilizzata. Questo è un gravissimo limite, noi non possiamo che segnalarlo, dicendovi però: dite la verità su quel che volete fare. Questa in realtà è una legge che meriterebbe ben altro titolo, il vero titolo è quello appena illustrato dal collega Sanciu, e cioè "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna".
Io credo sia doveroso da parte nostra lanciare questo segnale e questa chiara indicazione ai cittadini sardi perché si rendano conto che, fin dal suo titolo, questa legge manifesta gravi lacune e, nello stesso tempo, non dice la verità sull'obiettivo che vuole raggiungere. Quel che accadrà è davvero il blocco di un modello di sviluppo, un modello di sviluppo che poteva essere certamente criticato, che può essere ancora criticato e migliorato, un modello di sviluppo però che è basato sull'attività imprenditoriale libera, su un'attività imprenditoriale che ha dato grandi risultati, in alcuni casi addirittura risultati di eccellenza, nella promozione di attività imprenditoriali, nell'offerta di occupazione e anche nel grande accrescimento dell'immagine della Sardegna in tutto il mondo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, certo, ci troviamo oggi ad iniziare questa discussione su un disegno di legge che probabilmente avremmo preferito tutti, e dico tutti, affrontare nelle settimane successive, visto che sarebbe stato più opportuno che da oggi ci fossimo dedicati a un argomento credo più importante per l'economia della Sardegna, e cioè all'assestamento di bilancio. Invece, inopinatamente, ci ritroviamo a discutere un argomento certamente importante ma, se nelle intenzioni del presidente Soru c'era quella di traghettare la Sardegna verso situazioni economiche migliori, non si capisce quale sia stata la ratio che ha portato ad anticipare questo argomento, non riesco a capire che cosa abbia scatenato questa fretta di mettere mano a una normativa che viene definita, già nel preambolo, "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Non so se riuscirò a farlo in questi giorni in cui saremo impegnati qui, ma cercherò di leggere, tutte le volte che interverrò, almeno una volta al giorno, gli articoli fondamentali a cui fa riferimento questo disegno di legge, in particolare l'articolo 135, contenuti appunto nel decreto legislativo numero 42/04 che recita: "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, numero 137".
Questo perché? Perché credo che sia indispensabile e fondamentale, nel momento in cui si dice che il tutto nasce in conseguenza del decreto legislativo numero 42, sottolineare che non è stato seguito nessuno dei passi importanti che vengono definiti soprattutto nell'articolo 135 ma, come dirò in seguito, anche negli articoli successivi.
Allora, si parla di norme urgenti e di provvisoria salvaguardia, queste sono norme urgenti di definitiva salvaguardia, se la si vuole definire salvaguardia. Qui non c'è niente di provvisorio, perché, come ben sanno i colleghi, prima che tutta la materia sottoposta alla nostra attenzione sia definita passeranno minimo quattro anni. E allora dov'è la provvisorietà? Qui c'è una definitiva decisione che compromette l'economia della Sardegna, certo, che non dà certezze alle amministrazioni locali, non dà certezze agli imprenditori, non dà certezze agli investitori.
Insomma, ci ritroviamo di fronte un provvedimento di legge la cui discussione potrà tenerci qui inchiodati qualche settimana, senza avere garanzie che questo strumento venga esitato dal Consiglio regionale seguendo quei principi, che tutti quanti auspichiamo, per dare corso ad una pianificazione paesaggistica che sia rispettosa delle istanze e dei contributi portati dai cittadini sardi.
Allora qui si disattende tutto. L'articolo 132 - e inizierò proprio da questo, confidando sul fatto che probabilmente qualcuno dei colleghi non si è preso la briga di leggere tutto il decreto numero 42 - parla di cooperazione tra amministrazioni pubbliche. O io sono stato molto disattento oppure non sono riuscito a individuare un momento nel quale la Giunta regionale e il Presidente si siano impegnati con le amministrazioni pubbliche cooperando per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti le attività di tutela, pianificazione, recupero, riqualificazione, valorizzazione del paesaggio e gestione dei relativi interventi. Questo passaggio non esiste, non è esistito, non c'è stata la condivisione di quanti hanno chiesto di essere ascoltati nelle sedi opportune, nella Commissione; ce ne siamo ben guardati dal farlo prima, non ci si è guardati dal farlo dopo, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). Non è mai intervenuto lei da Presidente della Provincia, tanto era interessato!
DIANA (A.N.). Onorevole Pirisi, io non la interrompo mai e pregherei la Presidenza di intervenire ogni qualvolta il collega Pirisi interrompe.
PIRISI (D.S.). Le chiedo scusa.
DIANA (A.N.). Sono scuse accettate. Quindi, dicevo, ascoltare i soggetti dopo io credo che sia stato un grossissimo errore; prima probabilmente sarebbe stato utile per la maggioranza e anche per la minoranza o l'opposizione che dir si voglia, dipende se si vogliono affrontare i problemi in maniera diversa.
Quindi l'articolo 132 prevede che "gli indirizzi e i criteri perseguono gli obiettivi della salvaguardia e della reintegrazione dei valori del paesaggio anche nella prospettiva dello sviluppo sostenibile". Non c'è stata nessuna invenzione sotto questo punto di vista in questo disegno di legge; siamo tutti profondamente convinti che uno degli obiettivi che dobbiamo perseguire sia quello dello sviluppo sostenibile.
Sviluppo sostenibile però vuol dire utilizzare al meglio le risorse naturali e non porre divieti o freni o vincoli o norme urgenti di provvisoria salvaguardia; soprattutto perché, come ho detto, queste sono definitive, non sono provvisorie.
Allora, quando si parla di pianificazione paesaggistica, all'articolo 135 del decreto legislativo numero 42, si dice anche che "le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato". Tutelato e valorizzato, non tutelato, oppure vietato, inibito, reso inefficace per lo sviluppo di una regione come la nostra. Viene tutelato e valorizzato e quindi "…a tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, concernenti l'intero territorio regionale, entrambi di seguito denominati 'piani paesaggistici'".
Questo era il passaggio, non norme provvisorie; non ci servono delle norme provvisorie e urgenti, ci servono delle norme;e sono norme che aspettiamo noi, che aspettano i cittadini della Sardegna e da questo disegno di legge noi non traiamo conclusioni positive, anzi traiamo conclusioni assolutamente negative. Quindi non ci si deve meravigliare se una parte del Consiglio, per quanto minoritaria, ritenga di dover fare una battaglia che può anche essere una battaglia ostruzionistica, ma certamente è una battaglia che facciamo nella convinzione di poter comunque rappresentare una parte consistente dei cittadini della Sardegna.
Si sono già espresse in merito moltissime associazioni e moltissime amministrazioni locali e credo che levare la nostra voce servirà per far prendere coscienza a tutta una serie di soggetti che ancora non è pronunciata; soggetti convinti, probabilmente, del fatto che alcuni emendamenti portati dalla Giunta e dalla maggioranza possano, in qualche maniera, risolvere i molteplici problemi che si prospettano in questo testo di legge.
Ebbene, avendo già preso visione anche degli emendamenti, possiamo dire che non è assolutamente così; sono emendamenti che non risolvono il problema perché è il principio che va cambiato e su questo principio noi credo che non saremo disponibili a tornare indietro, perché è il principio del divieto che non condividiamo.
Mi dispiace che non sia presente neanche oggi l'onorevole Soru, al quale avrei voluto rinnovare anche i complimenti per essersi affidato a dei professionisti che hanno preso a cuore l'incarico ricevuto; professionisti che hanno fatto delle cose egregie e che altre ne potranno fare.
Non ho dubbi infatti che anche l'ultima intrapresa urbanistico-turistica del Presidente sia affidata a uno studio di grandissimo livello internazionale e quindi non posso che complimentarmi per questo con lui. Perché se è vero, come è vero, che è stato istituito il nuovo dipartimento per l'architettura moderna, beh, se architettura moderna ci deve essere, l'architettura moderna non può essere misurata con il centimetro, con il metro, con il chilometro.
L'architettura moderna, se tale è, vale sulle coste, all'interno dei trecento metri, vale nei cinquecento metri, può non andare bene nei due chilometri, ma su questo ci torneremo negli interventi successivi, perché credo che questo sarà il filone che ci vedrà impegnati per cercare di far capire ai sardi che questo provvedimento di legge è veramente iniquo, è veramente assurdo e non risolve certamente le problematiche dell'urbanistica in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che i colleghi abbiano ben rappresentato lo spirito degli emendamenti al titolo che sono stati proposti. Titolo "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" che, evidentemente, non ha alcun nesso con il contenuto che ritroviamo poi nel testo di legge proposto.
Io credo che in questo momento, oltre al fatto di non intravedere l'urgenza del provvedimento, data la situazione più volte rappresentata sulla stampa dalla stessa maggioranza, dalla Giunta e dal Presidente, fossero altri i bisogni della Sardegna, vedi la grave situazione finanziaria della Regione sarda, però si individuano priorità che non sono quelle annunciate e quindi si percorre un cammino volto, probabilmente, a frenare gli stessi provvedimenti che dovrebbero essere presi per superare lo stato di necessità, di emergenza, soprattutto a livello finanziario, della Sardegna.
Certo, era un aspetto del programma presentato dal Presidente della Regione sarda, era un impegno preso con gli elettori, come tanti impegni presenti all'interno del programma stesso di governo, ma credo che prima degli impegni sia sempre bene tenere presente quali sono i doveri.
Queste norme, se ci fosse stato il modo, il tempo e la condivisione di intenti nella passata legislatura, sarebbero state assunte in maniera diversa dal Governo precedente e, probabilmente, alcune opere messe in essere in questi ultimi mesi, in questi ultimi anni, sarebbero state sicuramente condizionate da quei provvedimenti. Che cosa significa questo? Che quando si parla di urgenza è estremamente contraddittorio parlare poi di provvisorietà.
Una delle norme previste, come vedremo in seguito nell'analisi dell'articolato della legge, pone un limite temporale prima di dodici mesi, che poi, come vedremo con gli emendamenti successivi, viene portato a diciotto mesi. Credo che tutti noi sappiamo, in coscienza che questa norma provvisoria sarà simile alle norme provvisorie che hanno caratterizzato molto spesso la gestione amministrativa e burocratica dell'amministrazione pubblica, cioè sarà una norma che durerà degli anni; anni di vincoli e anni di blocco per lo sviluppo economico, perché c'è una netta correlazione tra vincoli proposti e sviluppo economico della Sardegna, collegato in modo particolare al settore turistico.
Turismo di cui tutti parlano, l'impostazione turistica, il turismo come sistema, ma pochi coscientemente conoscono realmente il sistema turismo. E neanche io credo di poter in qualche modo dettare le linee principali dello sviluppo turistico in Sardegna. Tutto questo nasce dalla concertazione, concertazione che deve essere portata avanti contrariamente a quanto avvenuto, specificatamente, nell'analisi in Commissione di questo disegno di legge.
Fa sicuramente pensare quanto si dice nella stessa relazione allegata al disegno di legge: "La Commissione, dopo un'attenta valutazione delle normative proposte, ha affrontato direttamente e costruttivamente la delicatissima questione della disciplina paesaggistica da applicare nella Regione Sardegna, al fine di colmare un annoso vuoto normativo di rilevantissima portata, evitare l'insorgere di ulteriori difficoltà e incertezze applicative e adeguarsi alla sopravvenuta normativa nazionale in materia di tutela del paesaggio".
Quale valutazione attenta delle normative proposte ha affrontato la Commissione? Ha in totale solitudine approvato il testo che stiamo discutendo, non accettando il confronto in Commissione, anzi evitandolo accuratamente; ma, caso particolare, caso storico nell'autonomia della Sardegna, aprendo una concertazione fasulla dopo l'esame, dopo l'approvazione nella stessa Commissione del testo di legge.
Lo stesso concetto di concertazione, l'importanza della concertazione è stata svilita dall'azione della Commissione, ma, ahimè, è ormai noto da mesi che la linea della concertazione non è la linea del Presidente. E voglio distinguere tra idee, valori e metodi portati avanti nella maggioranza, nella lunga storia di democrazia di alcuni partiti della maggioranza, che contrasta decisamente con la linea di annullamento del confronto democratico, che dovrebbe avvenire in Aula e nelle Commissioni e con le parti sociali, imposto invece dalla volontà del Presidente.
Abbiamo avuto una riprova di quanto affermo anche ieri, nel momento in cui siamo stati chiamati a esaminare l'ordine del giorno proposto alla conclusione della discussione della mozione, presentata dal centrodestra, sull'industria chimica e sull'energia in Sardegna; quell'ordine del giorno, presentato dalla maggioranza, sarebbe stato unitario se non fossero state inserite le modifiche che, opportunamente o, meglio, inopportunamente, sono state proposte dal Presidente della Regione.
Ma non è il primo intervento portato avanti dal Presidente della Giunta che blocca un possibile confronto; la storia stessa di questo disegno di legge, la storia stessa dell'annuncio del compimento del programma presentato da componenti di maggioranza e dal Presidente della Regione Sardegna dimostra che l'interpretazione stessa della legge, che dà indubbiamente dei poteri non prima conosciuti a chi governa la Regione, è un'interpretazione estrema, interpretazione di un ruolo che vede un uomo solo al comando.
Un uomo solo al comando che non accetta sicuramente il confronto e la critica, che risponde
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CAPELLI.) con le querele alle osservazioni critiche dei consiglieri regionali liberi che, nell'esercizio delle loro funzioni, esprimono una critica al metodo portato avanti dal Presidente e soprattutto fanno emergere le contraddizioni costanti e giornaliere tra il dire, l'esporre e proporre nel programma e quello che realmente nella nostra vita, che ormai è pubblica e non più privata, si porta avanti nell'esercizio delle proprie attività, nella costruzione delle proprie residenze di dubbio giusto.
Ahimè, tra l'altro consentitemi di aprire una parentesi su questo argomento, quando si parla di tutela del paesaggio, quando si parla di adeguato sviluppo urbanistico, quando si pone in pratica la volontà di tutelare l'ambiente della Sardegna, il suo sviluppo architettonico e urbanistico, credo che si potrebbe aprire una lunga discussione sul dubbio gusto di alcune opere realizzate da chi oggi riveste un ruolo pubblico.
Gli stessi vincoli vengono superati allorquando si tratta di costruire strutture che appartengono a chi questi vincoli li vuole imporre a tutti i sardi.
Allora si superano i vincoli ambientali per la costruzione di immobili in aree protette, pur continuando a parlare di valorizzazione delle professionalità sarde e della tutela del paesaggio, rivolgendosi però ben oltre il Tirreno per progettare o realizzare le opere che direttamente interessano il proprietario di detti immobili. Per non parlare poi della contraddizione massima presente in questo disegno di legge quando si discute di vincoli…
PRESIDENTE. Concluda consigliere, prego.
CAPELLI (U.D.C.). Dicevo di vincoli riguardanti le coste; ma questo avremo modo di discuterlo nei passaggi successivi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che in questi giorni in quest'Aula noi porteremo avanti un confronto serrato su uno degli argomenti che, sostanzialmente, è tra i più importanti in relazione alle strategie di sviluppo che si adotteranno in Sardegna non solo in questi anni ma anche nei lustri e nei decenni a venire.
Quindi io credo che l'approfondimento che faremo in questi giorni, che probabilmente sarà in parte viziato da problemi di carattere metodologico, sarà un approfondimento comunque utile, indispensabile e necessario se davvero vogliamo porre in essere delle azioni che poi per lungo tempo costituiscano una guida per i processi di formazione delle scelte atte a favorire lo sviluppo nel settore dell'urbanistica e in quello della tutela del paesaggio e dell'ambiente.
Credo sia senz'altro anomalo che una discussione su una legge importante come questa inizi con un primo stop sul titolo; è evidente che in condizioni normali, probabilmente, non avremmo avuto la necessità di soffermarci sul titolo e non saremmo stati obbligati a discutere se il titolo rappresenti in maniera esatta i contenuti della legge o se, come i proponenti degli emendamenti che adesso stiamo discutendo ritengono, il titolo stesso debba in qualche misura essere modificato.
Noi Riformatori riteniamo che il fatto che si discuta, e che si discuta ampiamente, magari occupando l'intera mattinata, del titolo, sia un fatto anomalo che deve fare riflettere; è chiaro che il tipo di emendamento proposto ha una carica provocatoria perché evidenzia sostanzialmente la differente valutazione che del provvedimento danno i due schieramenti presenti in Consiglio, così come è evidente che, lo stesso contenuto degli emendamenti al titolo è ugualmente provocatorio nei confronti dei proponenti del testo di legge.
E' poi altrettanto evidente che rappresenta un'anomalia il fatto che su questo disegno di legge gravino otto o novecento emendamenti, nel senso che, pur nell'importanza del momento e pur nell'importanza del testo di legge che deve essere licenziato, è possibile ed è verosimile che le differenze di cultura, di prospettiva politica, di punti di partenza tra i due schieramenti si sarebbero potute senz'altro oggettivare in un numero di emendamenti inferiore, che magari sarebbe potuto arrivare all'Aula suscitando un'attenzione diversa e maggiore, consentendo un confronto sulle idee più approfondito e, probabilmente, anche più utile per la definizione del testo della legge.
Se questo non è successo senz'altro la minoranza avrà delle colpe, probabilmente sarà stata colpita da una sorta di miopia anche nella scelta degli strumenti da utilizzare nel confronto per cui la maggioranza può ritenere che non siano appropriati e rivolgere delle critiche in tal senso.
Però, così come ci sono delle colpe o c'è da parte della minoranza qualche aspetto di cui non essere totalmente convinta (e questo comporta non essere totalmente compatta nella difesa della linea scelta), probabilmente ci sono anche delle riflessioni obbligatorie per chi sta in maggioranza.
Intendo dire che la scelta di presentare un numero di emendamenti così elevato deriva anche da comportamenti posti in essere dalla maggioranza nella fase di formazione del provvedimento, durante la fase della discussione in Commissione, durante la fase che normalmente nel regime parlamentare viene chiamata di interlocuzione tra i due schieramenti, non perché noi Riformatori siamo convinti che sia ancora viva la fase del consociativismo, in cui le leggi devono essere approvate con il voto dell'intero Consiglio, noi riteniamo che questo discorso valga per le regole, quindi per tutte le riforme che riguardino il sistema delle regole, ma non riteniamo affatto che valga nel momento in cui si deve governare.
Giustamente la maggioranza si assume le sue responsabilità in fase di governo, la minoranza ha responsabilità differenti, responsabilità di controllo, che però intende esercitare in pieno. Voglio ricordare infatti che anche la minoranza ha degli strumenti in proprio possesso con i quali cercare di fare opera di convincimento, come ci ricordava nei suoi ragionamenti, sentiti tante volte in quest'Aula, il collega Cogodi. Il collega Cogodi, che era un maestro nella difesa delle minoranze, diceva che la minoranza ha degli strumenti con i quali cercare di convincere la maggioranza della bontà delle proprie idee, della bontà delle proprie riflessioni, della bontà degli elementi che essa intende introdurre all'interno di un testo di legge che comunque non rappresenta la propria visione dello sviluppo della Sardegna.
E' evidente che se l'avessimo scritto noi il testo di legge sarebbe stato differente da quello oggi presentato in Aula, ed è altrettanto evidente che la responsabilità di scrivere il testo di legge adeguato non ricade su di noi ma sulla maggioranza, così come è altrettanto evidente che la minoranza, sinché sarà presente all'interno di quest'Aula e sinché all'interno di quest'Aula dovrà e vorrà ricoprire un ruolo, ha l'obbligo di attivare l'attenzione della maggioranza sugli elementi che ritiene possano essere meno forti e meno solidi dell'impianto della legge, per poter discutere insieme se esistano dei margini per il cambiamento.
Quindi, rispondendo a qualche collega che ha sollevato il problema in Aula, dico che noi non siamo certo nostalgici di logiche consociativiste, che tra l'altro abbiamo vissuto in quest'Aula nella passata legislatura, quando nessun provvedimento di legge credo sia passato senza un sostanziale intervento di riscrittura da parte della minoranza, ma non siamo nostalgici neanche della passata legislatura, che è stata una legislatura di sostanziale immobilismo proprio per la guerra di trincea sviluppatasi tra maggioranza e minoranza, senza che nessuna delle due probabilmente svolgesse in pieno il compito che gli era stato affidato dagli elettori; siamo senz'altro molto attenti, però, a tutti i meccanismi di riequilibro del potere che possano consentire alla minoranza di svolgere pienamente il suo ruolo in un'Aula parlamentare.
Quindi, siccome la ruota gira e le maggioranze , così come le minoranze, non restano tali per sempre, ma nel sistema dell'alternanza democratica le une si succedono alle altre nel corso degli anni, qualche volta nel corso dei lustri, noi riteniamo che sia abbastanza importante, anzi, che sia fondamentale, che i rapporti tra maggioranza e minoranza, i rapporti tra Consiglio e Presidenza siano sanciti in maniera estremamente rigorosa.
Questa, colleghi, è la prima legge che noi elaboriamo con il nuovo sistema di divisione dei poteri, nel senso che l'elezione diretta del Presidente della Regione conferisce al Presidente un ruolo diverso rispetto a quello che rivestiva nella scorsa legislatura, gli conferisce un prestigio e un'autorevolezza che hanno la loro radice, esattamente come avviene per questo Consiglio, nel corpo elettorale. Quindi esiste un rapporto di pari autorevolezza e di pari prestigio tra Consiglio e Presidenza della Giunta in quanto entrambe legittimate del voto popolare.
E' ovvio che la Presidenza della Giunta ha in questa fase un ruolo, un prestigio, un'autorevolezza e un potere diversi rispetto al passato, ed è altrettanto ovvio che a questo punto nasca la necessità di compensare i poteri, perché se noi non ci poniamo questo problema rischiamo di andare incontro a derive di tipo autoritario che finirebbero con l'essere pagate dall'intero Consiglio e non soltanto da una parte di esso.
E' per questo che noi sottolineiamo, ma fortunatamente avremo l'opportunità in quest'Aula di restare insieme per parecchie ore e quindi ci sarà il tempo di battere e ribattere sull'argomento, in modo da sentire anche la vostra opinione su questo, come in un sistema delle regole non possa esistere il legibus solutus che sta fuori dalle regole. Quindi vi proponiamo all'attenzione, per iniziare, il famoso articolo 5 di questa legge; cioè un articolo che, dopo che sono state definite le regole, discutibili, contestabili, ci ragioniamo sopra, del sistema dello sviluppo urbanistico ed ambientale in Sardegna, riassegna alla Giunta e alla Presidenza della Giunta il potere di intervenire, in qualsiasi momento, sulle regole previste nei quattro articoli precedenti per derogare rispetto alle regole stesse.
Noi riteniamo che questo sia un vulnus della certezza del diritto e che sarebbe estremamente pericoloso se questo Consiglio regionale non riflettesse e non ragionasse con calma, in questi giorni, sulle proprie prerogative e soprattutto sulla necessità che esso, Consiglio, garantisca nel modo migliore possibile quella certezza del diritto che è il fondamento di partenza di qualsiasi diritto di cittadinanza, sia esso del singolo cittadino sardo o sia esso di ciascun consigliere regionale che siede all'interno di quest'Aula..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Presidente, colleghe, colleghi e signor Assessore, l'unico presente in Aula, al momento della mia elezione pensavo che questo Consiglio, soprattutto nella fase iniziale, dovesse occuparsi di temi molto importanti, senza nulla togliere al tema oggi in discussione in Aula; infatti mentre noi oggi ci accingiamo a discutere questo obbrobrio giuridico e istituzionale, così lo ha definito un autorevole rappresentante ed esponente del centrosinistra sardo, un'industria sarda, la Palmera, ad Olbia, sta mettendo in cassa integrazione 360 dipendenti bloccando la produzione dall'8 al 20 settembre.
Ho parlato di questa vicenda, anche se se non attiene al tema in discussione , perché mentre si discute, in fretta, creando anche molti dubbi e molte perplessità in chi parla, e non solo in chi parla, ma anche in chi ci ascolta, nei nostri conterranei, la Sardegna precipita in uno stato di crisi.
Ieri abbiamo discusso dei problemi, anche occupazionali, del settore chimico, oggi stiamo parlando di urbanistica, di un provvedimento, licenziato dalla Commissione, che titola "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Allora noi siamo preoccupati, cari colleghi del centrosinistra, siamo preoccupati per l'"andazzo" che questo tema così importante sta prendendo e siamo preoccupati soprattutto per la superficialità, appunto, con la quale questo tema approda in Aula per la discussione: in fretta, senza un minimo di concertazione; quella concertazione che, come ho avuto modo di asserire in altre occasioni, è stata dimenticata, accantonata, cancellata dal dizionario del centrosinistra, non si è tenuto conto delle volontà delle popolazioni, anzi sono state schiacciate le volontà delle popolazioni, le volontà delle amministrazioni legittimate a legiferare la materia urbanistica del proprio territorio. Il caso lampante è quello del comune di Olbia, il cui PUC è stato dichiarato carta straccia.
Allora noi non possiamo fare a meno di denunciare e di ostacolare oggi questo tentativo di bloccare lo sviluppo della Sardegna; quella Sardegna che sta attraversando, appunto, un momento di crisi. Ogni giorno apprendiamo dai mass media, e non solo dai mass media, di aziende, di fabbriche e quant'altro che chiudono. Oggi, in questa occasione, ho voluto lanciare questo allarme per un'azienda manifatturiera, l'unica della Gallura, che appunto mette in cassa integrazione 360 dipendenti.
Ho anche avuto modo di asserire in altre occasioni che la mia è una generazione fortunata perché ha conosciuto un periodo di grande sviluppo ed ha avuto il grande privilegio di conoscere direttamente gli aspetti più suggestivi dell'ambiente incontaminato della Sardegna. Ebbene, è giusto che i ragazzi sardi di oggi, e soprattutto quelli che seguono con grande attenzione i lavori di questo Consiglio regionale, sappiano che c'è qualcuno che vuole impedire lo sviluppo della Sardegna. Soprattutto si vuole impedire lo sviluppo di determinati territori, in particolar modo di quei territori presi a modello non solo in Sardegna, ma in tutta l'Italia e in tutta l'Europa.
Mi riferisco in particolar modo alla mia zona la Gallura e,nello specifico, alla Costa Smeralda, definita durante la campagna elettorale (questa è un'affermazione che ho qui nei miei appunti) un "non luogo" dall'attuale Presidente della Giunta, un non luogo!
Si vuole quindi impedire lo sviluppo di questo importante territorio che certamente negli anni ha dato ricchezza e ha contribuito alla crescita non solo economica ma anche culturale della Sardegna tutta.
Io ritengo infatti che il turismo in questi anni abbia contribuito non solo allo sviluppo economico, ma anche allo sviluppo culturale rompendo, anche simbolicamente, l'isolamento grazie all'operato di bravi imprenditori che hanno, con grande attenzione, preservato il nostro territorio, hanno creato strutture, servizi hanno portato ricchezza a tutti.
Un turismo che è stato veicolo di scambi, di contatti umani, oltre che fonte di risorse economiche, e che ha contribuito, questo sì, alla riscoperta dell'intero paesaggio ed ha determinato una forma nuova e, se vogliamo, contraddittoria di accostamento alla natura.
E allora è giusto anche ricordare che alla fine del 1800 le grandi foreste della nostra Isola, visto che parliamo di paesaggio e di tutela del paesaggio, cadevano sotto la scure implacabile dei carbonai toscani e dei compaesani dell'assessore Dirindin, i piemontesi; scompare il verde, la montagna si inaridisce, la natura oltraggiata si ribella, diviene amara di frutti; poi, quando le ferite cominciano a rimarginarsi, grazie allo sviluppo, al boom economico, grazie ad imprenditori bravi e seri, che vanno incentivati e che non vanno certamente cacciati dalla nostra Isola, dalla nostra terra, arriva questa legge regionale che appunto titola: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Questa norma che, ripeto, utilizzando e prendendo in prestito parole di un autorevole esponente del centrosinistra, è un obbrobrio giuridico e istituzionale, che rischia di compromettere il futuro della Sardegna e dei sardi.
E questo non lo diciamo perché giochiamo dall'altra parte della barricata, ma lo diciamo perché siamo fortemente preoccupati; siamo fortemente preoccupati perché questa legge doveva arrivare in Aula dopo una concertazione, dopo aver sentito le parti sociali, dopo aver sentito quelle amministrazioni, le uniche legittimate a pianificare, legittimamente e democraticamente elette per pianificare il proprio territorio, cosa che invece non è accaduta.
Io mi auguravo veramente di cuore, e forse mi ero anche illuso, che questa legislatura potesse segnare una svolta, una svolta anche nei rapporti tra centrodestra e centrosinistra, una svolta che non c'è stata e non certamente per colpa nostra, ma per colpa vostra che, con arroganza e con protervia, state portando avanti un disegno di legge che continuiamo a definire un obbrobrio giuridico e istituzionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, il documento che ci apprestiamo a discutere in questo Consiglio regionale è un documento di straordinaria importanza per la crescita e lo sviluppo della Sardegna; è un provvedimento che inciderà significativamente su tutti i settori dell'economia sarda, anche perché tratta appunto la materia urbanistica che oggi è la materia più importante di questa regione per la prospettiva di sviluppo che ha determinato nel recente passato e che potrebbe determinare anche in futuro. Però mi pare che le premesse non siano le migliori.
Noi partiamo con un progetto di legge che è emblematico già dal suo titolo "norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale". Ecco, si tratta di un provvedimento intanto di tutela, un provvedimento di vincoli che blocca lo sviluppo della Sardegna e quindi non si può, come qualcuno ha fatto, parlare di trionfo dopo l'approvazione di questa legge in materia urbanistica, mentre qualcun altro ha parlato di non significativi passi in avanti in questa direzione.
Ma a me pare che non ci saranno né trionfi né passi in avanti, anzi, forse stiamo tornando indietro con questa legge, anche perché stiamo imponendo vincoli al territorio della Sardegna per almeno diciotto mesi;, ma sappiamo benissimo che non saranno sicuramente solo diciotto mesi, perché attuare il provvedimento di legge che eventualmente verrà approvato significherà, e noi possiamo affermarlo già da oggi, bloccare lo sviluppo urbanistico in Sardegna per almeno quattro anni.
Io non credo che oggi la Regione sarda con la crisi che sta attraversando possa permettersi una cosa del genere.
Inoltre, il fatto che si parli di misure di provvisoria salvaguardia è significativo e ci preoccupa perché comporta un rinviare la soluzione del problema a data da definire e, perciò, non vediamo quali siano le intenzioni di questa maggioranza in materia di urbanistica di sviluppo turistico.. Il rinvio è sempre una soluzione provvisoria, che non risolve i problemi, ma li rimanda a data da destinare, e già questo è un primo passaggio negativo.
Se poi verifichiamo come è nato e come è maturato, mi riferisco anche a questi ultimi giorni, questo provvedimento ci rendiamo conto che non è il frutto di una concertazione tra tutte le componenti presenti in Consiglio regionale, non è il frutto di una proposta che viene dal basso o che è stata voluta dalle popolazioni direttamente interessate. Ne sono una dimostrazione le prese di posizione contrarie al provvedimento da parte dei sindaci, dei rappresentanti dei settori produttivi, dei sindacati. Ma il fatto più grave, presidente Pirisi, è stato il convocare le parti interessate dopo avere approvato il testo di legge in Commissione.
Credo che questo non sia un comportamento serio; noi dobbiamo rispettare le istituzioni, dobbiamo rispettare le associazioni, dobbiamo rispettare chi viene sentito anche in questo Consiglio regionale, non riteniamo sia corretto invitare ad esprimere un parere i soggetti interessati quando le decisioni sono già prese.
Quindi possiamo dire che è un provvedimento di legge a senso unico, voluto dalla parte più estremista di questa maggioranza; noi sappiamo infatti che all'interno della maggioranza ci sono delle differenziazioni, ma l'aspetto per noi più grave di questo provvedimento è il fondamentalismo ambientalista che lo informa. Noi riteniamo che questa maggioranza stia pensando a dare risposte più a certi settori dell'estremismo ambientalista che ai sardi e alla Sardegna nel suo complesso.
Noi sosteniamo che è una legge che causerà gravi danni alla Sardegna, è una legge che bloccherà lo sviluppo. Altro che provvedimento salva coste! Questo è un progetto di legge che non consentirà in questi anni agli imprenditori di investire in Sardegna, e non mi riferisco soltanto agli imprenditori esterni all'Isola, ma anche agli imprenditori sardi, e sono moltissimi, che vogliono avere risposte certe.
Io condivido la necessità di normare questa materia, di dare garanzie a chi intende investire in Sardegna, ma questo tipo di garanzie mi sembrano orientate più a "impedire di fare qualcosa" che non al "fare qualcosa" al fine di creare un minimo di sviluppo. Ci sono inoltre altri aspetti che preoccupano. La Sardegna non è, come ho sentito dire da certi settori della maggioranza, una regione senza vincoli; io credo che la Regione sarda sia oggi tra le regioni italiane quella, in assoluto, maggiormente gravata da vincoli. Il 70 per cento del territorio regionale è vincolato, si inizia dai vincoli idrogeologici per passare via via a quelli forestali, militari sugli usi civici, sui beni culturali e archeologici. Gran parte del territorio della Sardegna è già ricompreso in una rete di vincoli ai quali noi, oggi, ne aggiungiamo di ulteriori che, sicuramente, non faranno bene a questa regione.
Vogliamo vivere perciò in un territorio completamente vincolato, dove è tutto imbalsamato e congelato, dove non si può far nulla, però non credo che in questo modo noi stiamo perseguendo davvero gli interessi dei sardi.
Colleghi, se noi oggi fermiamo l'attività nel settore urbanistico come, di fatto, sta succedendo, quali sono gli altri settori invece che nell'isola stanno progredendo? Ieri c'è stato un lungo dibattito sulla situazione della chimica in Sardegna e abbiamo constatato che la situazione e le prospettive sono piuttosto brutte; una situazione di gravissima crisi la sta attraversando il settore industriale del tessile, soprattutto nel centro Sardegna, e anche in questo caso non si vedono prospettive almeno nel breve periodo; c'è la grave crisi del mondo agro-pastorale che sicuramente ancora non è esplosa in tutta la sua gravità, ma vedremo che cosa succederà nelle prossime settimane quando verranno presentati i primi contratti agli allevatori, che sicuramente si ribelleranno perché non accetteranno una ulteriore riduzione del prezzo del latte.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ladu, prego.
LADU (Fortza Paris). E parlerei di uno stop ulteriore anche per il settore turistico, che noi ritenevamo e riteniamo oggi sia il settore portante per la nostra economia; ma soprattutto non capiamo quale tipo di turismo in prospettiva abbia in mente questa maggioranza.
In definitiva noi riteniamo che questa coalizione non abbia le idee chiare, mentre noi pensavamo che questo periodo fosse servito per chiarire meglio le cose.
PRESIDENTE. Prego onorevole.
LADU (Fortza Paris). Per concludere, ribadisco che siamo in attesa di capire qual sia la strategia di questa coalizione non solo sul settore dell'urbanistica , ma soprattutto su quello turistico e, in generale, su tutti gli altri settori relativi all'economia della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi, io non ho fatto in tempo a presentare un emendamento ma, visto che si parla del titolo, se viene accettato un emendamento orale io potrei proporre di modificare il titolo in questo modo: "norme urgenti per la devastazione dell'economia turistica, per la violazione di diritti acquisiti e per la tutela di interessi di pochi".
L'altro giorno, nel corso di un mio intervento, ho parlato di una palese violazione dell'articolo 97 della Costituzione in quanto la pubblica amministrazione è tenuta a garantire il buon andamento e l'imparzialità, invece con questa legge si creano forti turbative di mercato, valorizzando e deprezzando alcuni beni in termini non legittimi.
Quindi, ho consigliato all'Assessore presente quella giornata, che tra l'altro è anche l'Assessore competente nella materia della stipula dei contratti di assicurazione, di aumentare il massimale della responsabilità civile per i danni ingiusti arrecati dalla pubblica amministrazione nei confronti dei privati, paventando anche una responsabilità per colpa.
La colpa è intesa come imprudenza, e cioè inosservanza di norme che impongono un fare; negligenza, cioè inosservanza di norme che impongono un non fare ed imperizia, cioè l'inesperienza di chi ben poco sa di pubblica amministrazione, quindi con provvedimenti avventati cerca in buonafede di amministrare l'economia e l'urbanistica senza peraltro riuscirci; anzi, all'inizio la colpa è lieve perché l'imperizia non viene conosciuta, perché se uno è inesperto non può essere naturalmente all'altezza della situazione, ma non può più essere così dopo due mesi di dibattito, dopo che questo Consiglio ha sollevato la questione diverse volte, dopo che anche all'esterno molti sindaci hanno sollevato perplessità e contrarietà.
Stamattina il sindaco di Budoni su "L'Unione Sarda" lamenta ancora la perdita di quasi duemila posti di lavoro per gli interventi al Consorzio Sandalia. Bene, a questo punto la colpa diventa grave, cioè è una colpa che rasenta il dolo, quindi la volontà di colpire e di devastare l'economia turistica sarda.
Ora mi sia consentito di fare un excursus delle vicende urbanistiche che traggono origine dalla svolta storica intervenuta nella tutela paesistica con la normativa introdotta dal decreto legislativo 27 giugno 1985 numero 312, il cosiddetto decreto Galasso. Tale decreto, convertito in legge 8 agosto 1985, numero 431, ha modificato profondamente il criterio informatore della legge 29 giugno 1939, numero 1497; criterio ispirato dall'esigenza di individuare ambiti territoriali determinati e ben definiti al fine di garantire la protezione paesistica.
La legge numero 431 del 1985, invece, per reagire al sostanziale fallimento della menzionata legge, ha introdotto l'opposto sistema di identificazione dei beni protetti per categorie, di guisa che la sussistenza del vincolo va ricollegata alla rispondenza a quei connotati tipici previsti nella legge. Il legislatore del 1985 ha quindi individuato un modo diretto ed immediato, senza l'intermediazione di nessun provvedimento né ricognitivo né costitutivo, tutte le categorie dei beni elencate nell'articolo 1 e cioè: coste del mare e di laghi, fiumi e torrenti, montagne oltre i 1200 metri, ghiacciai, parchi e terreni gravati da usi civici e simili.
Il medesimo legislatore, con gli articoli 1 bis e 1 ter della menzionata legge numero 431/85, ha demandato alle regioni il compito di redigere appositi piani paesistici, al fine di sottoporre il proprio territorio a specifica normativa d'uso e di valorizzazione ambientale.
La Regione Sardegna ha adempiuto redigendo 14 piani territoriali paesistici approvati in data 3 e 6 agosto 1993, con altrettanti 14 decreti del Presidente della Giunta regionale; 13 dei 14 piani territoriali paesistici sono stati però annullati dal giudice amministrativo e dal Presidente della Repubblica in sede di ricorso straordinario. Nel frattempo, la materia è stata disciplinata, seguendo lo stesso schema della Galasso, dal Testo Unico approvato con decreto legislativo 29 ottobre 1999 numero 490, ed infine dal Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 numero 42, che ha abrogato il precedente decreto legislativo numero 490 del 1999.
Sulla materia è anche intervenuto il legislatore regionale con la legge regionale 22 dicembre 1989 numero 45, che ha rappresentato dopo quarant'anni di autonomia speciale il primo e sinora unico intervento legislativo organico in materia di pianificazione urbanistica. L'articolo 11 della legge regionale in questione ha recepito una nuova segnalata modalità introdotta dalla Galasso, di individuare e sottoporre a vincolo ope legis ampie zone del territorio.
A questo punto occorre rammentare che con la legge costituzionale 18 ottobre 2001 numero 3, recante modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione, è stata profondamente modificata la distribuzione della potestà legislativa tra Stato e Regione.
In particolare lo Stato ha trattenuto per sé le materie concernenti la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali inserendo, invece, nelle materie di legislazione concorrente, la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali. Ha inoltre sottoposto a legislazione concorrente anche l'urbanistica, alla quale è stata attribuita la nuova denominazione di governo del territorio. In tale ultima materia, peraltro, non si sono verificate modifiche poiché lo Statuto della Regione Sardegna già attribuiva alla medesima la competenza legislativa esclusiva in materia di edilizia ed urbanistica, e tale tipo di competenza è restata ferma in forza dell'articolo 10 della menzionata legge costituzionale numero 3 del 2001.
Fatta questa premessa, e tornando al caso di specie, si rileva che sul presupposto che erano stati annullati i piani territoriali paesistici della Sardegna e che mancavano nella Regione medesima strumenti di pianificazione paesaggistica, la cosiddetta delibera della Giunta ha sospeso per un periodo di tre mesi, prorogabili fino a sei da parte del Consiglio regionale, le trasformazioni di destinazione d'uso e le edificazioni sulle aree interessanti gli ambiti territoriali indicati nell'articolo 1 della medesima deliberazione. La medesima Regione, inoltre, ha fatto salvi gli interventi e gli atti di pianificazione meglio descritti all'articolo 3 del provvedimento stesso.
Tale deliberazione, come si legge espressamente nel suo preambolo, è stata adottata nell'esercizio del potere di cui all'articolo 14 della legge regionale numero 45 del 1989 e, più precisamente, è stata adottata sul presupposto dell'urgente necessità di provvedere a salvaguardia del territorio in attesa dell'approvazione della preannunciata legge regionale. Insomma, secondo gli intenti manifestati dall'Amministrazione regionale, la deliberazione del 10 agosto 2004 numero 33, ha come necessario punto di arrivo il preannunciato provvedimento legislativo, in mancanza del quale non avrebbero senso le energiche misure cautelari in essa contenute.
Di conseguenza, in questa logica, il competente Assessore della pubblica istruzione si è fatto parte diligente per proporre alla Giunta, con lo stesso atto che proponeva l'adozione della deliberazione oggi impugnata, la predisposizione…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Biancareddu, le ricordo che siamo sempre sul titolo.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Il titolo è fondamentale perché dà un'impronta a tutta la legge. Credo che dovremmo abrogare la legge se passasse questo titolo.
PRESIDENTE. Era solo per sua memoria. Prego.
BIANCAREDDU (U.D.C.). E la Giunta regionale, in accoglimento di tale proposta, con la deliberazione numero 33 del 10 agosto 2004, strettamente correlata all'impugnata deliberazione, ha approvato il disegno di legge che ora ci accingiamo ad emendare, sperando che anche il mio emendamento orale venga accolto dalla Presidenza e di conseguenza anche dall'Aula.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione. Prego onorevole Pili di che cosa vuol parlare?
PILI (F.I.). Vorrei intervenire sulla discussione generale.
PRESIDENTE. Dunque, io vorrei ricordare ai colleghi che ci si iscrive durante il primo intervento, così la adottiamo come regola generale ed evitiamo gli interventi in fase di votazione, onorevole Pili. Va bene, siccome non era stato ricordato all'inizio, lo ricordo adesso per gli articoli e gli emendamenti successivi: ci si iscrive durante il primo intervento.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, anche per questo richiamo. Ricordavo, forse per la poca esperienza, che durante la discussione degli emendamenti ci si poteva iscrivere a conclusione dell'intervento di chi, appunto, stava parlando, e non con questa procedura che lei ha indicato che mi pare non rispondente alla prassi. L'iscrizione alla discussione avviene soltanto per la discussione generale, in termini preventivi, nel corso dell'intervento del primo iscritto a parlare. E' evidente quindi che io le chiedo di poter rivedere questa sua valutazione, anche perché non è supportata in alcun modo dalle norme regolamentari.
Detto questo, e lo vedremo comunque nel proseguo del dibattito, intervengo sui tre emendamenti all'attenzione del Consiglio.
Come voi sapete la Commissione urbanistica, con un'azione che, non me ne vogliano i colleghi della stessa Commissione, non stento a definire azione farsa, ha voluto sentire e audire le organizzazioni di categoria solo dopo che è stata approvata la norma in Commissione, con una procedura assolutamente abnorme, priva di qualsiasi precedente, col solo obiettivo "di tappare la bocca" a quelle tante organizzazioni di categoria che hanno richiamato puntualmente la necessità di una concertazione su un tema, così rilevante sul piano economico, come quello in discussione.
Qualcuno ha detto che questa Giunta regionale non persegue la logica della concertazione, io aggiungo che persegue la logica della "sconcertazione", dello sconcerto generale da parte di chi ha potuto leggere le prese di posizione che sono state ignorate. Questa maggioranza ha letteralmente ignorato tutte le considerazioni espresse dalle organizzazioni di centro, di sinistra, che rappresentano categorie sociali.
Io, proprio a supporto di quello che stiamo dicendo, ribadisco che il Titolo che avete proposto è assolutamente sbagliato, assolutamente non rispondente a ciò che effettivamente si persegue con questa norma; infatti non siamo solo noi a dire che questa norma pone nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna.
Io mi permetterò di riportare le riflessioni che alcune organizzazioni di categoria hanno voluto proporre all'Aula, ad iniziare dalla associazione della FEDERALBERGHI, i cui associati operano nel settore turistico. Gli albergatori hanno chiesto se esista un robusto piano alternativo, quale sia il nuovo modello di tutela ambientale legato allo sviluppo economico, se esista soprattutto un nuovo programma di sviluppo turistico che sia qualitativamente e quantitativamente valido.. Loro stessi rispondono negativamente; dicono cioè che avete posto vincoli, nuovi limiti, ma non avete progettato e prospettato nessun nuovo piano di sviluppo. Soprattutto le vostre scelte non sono suffragate da statistiche, da studi e da analisi.
Una delle categorie che gestisce una fetta importante dell'economia della Sardegna, con notevoli ricadute quindi anche sul piano sociale ed occupazionale, vi sta dicendo che avete voluto questa norma senza conoscere in alcun modo le ricadute della stessa sul territorio regionale.
Ma c'è di più. L'APISARDA, l'associazione che raggruppa le piccole e medie imprese della Sardegna, sta dicendo che con questo provvedimento state bloccando totalmente la realizzazione degli investimenti produttivi inseriti all'interno di atti di programmazione negoziata, e sempre questa associazione sottolinea che in questo caso -si perderebbero gli incentivi finanziari pubblici nel caso in cui non venissero spesi entro i tempi determinati.
L'APISARDA vi sta dicendo che bloccando quegli investimenti state arrecando un danno alla Sardegna e agli imprenditori ma, cosa ancora più grave, state perdendo le risorse finanziarie pubbliche che consentivano di realizzare quel tipo di investimenti. l'APISARDA continua le sue considerazioni dicendo che dall'analisi della normativa in oggetto sembra che i territori e le imprese siano destinati a pagare due volte il danno: da un lato per i ritardi burocratici che nella totalità dei casi della programmazione negoziata si sono verificati e dall'altro per il sopraggiungere di nuovi vincoli amministrativi che sospendono o rendono nulli gli atti di concessione per i quali le imprese hanno impegnato e già speso importanti risorse.
State arrecando un danno capitale alla nostra terra e state soprattutto dicendo agli imprenditori, che hanno dovuto penare le pene dell'inferno per ottenere qualche risorsa pubblica regionale o statale per la programmazione negoziata, che devono perdere quanto hanno ricevuto e devono subire anche nuovi vincoli. Questa credo sia la dimostrazione del fatto che questa Giunta regionale, questa maggioranza, non tengono in alcun modo conto delle giuste e puntuali osservazioni delle organizzazioni di categoria.
C'è un altro elemento da considerare. Qualcuno dice che stiamo bloccando l'esistente, quello che era stato progettato, quello che era stato in qualche modo proposto dagli operatori privati e pubblici in Sardegna; no, stiamo soprattutto bloccando quella potenzialità finanziaria che lo Stato, sulla programmazione negoziata, ha messo nei capitoli del 2005 e 2007, cioè tutte le risorse della programmazione negoziata che riguarderanno il Mezzogiorno saranno allocate nei capitoli della programmazione negoziata del Ministero dell'economia dal 2005 al 2007. Le cospicue opportunità di finanziamento presenti in questi capitoli di spesa sono quindi assolutamente a rischio, e la Sardegna non potrà concorrere rispetto a questi investimenti.
Un triplice danno deriva perciò da questa normativa: si perdono gli investimenti che abbiamo già messo in cantiere, ci sono nuovi vincoli che dilatano i tempi, perdiamo totalmente la capacità della Regione di conquistare le risorse finanziarie che riguardano, appunto, la programmazione negoziata. Sono elementi che l'APISARDA puntualmente richiama nella sua nota.
Ma dagli albergatori e dalla piccola e media impresa arriviamo al mondo dell'agricoltura. Nessuno di voi, colleghi, forse per distrazione o forse a causa dei diktat che sin dall'inizio sono stati imposti su questa norma da in viale Trento, dove Capigruppo e maggioranza venivano convocati e costretti non solo a non sostenere i propri emendamenti ma a ritirarli e invitati a non azzardarsi a presentarne altri, ha letto il parere della COLDIRETTI, la più grande organizzazione di categoria del mondo dell'agricoltura, che rileva come all'interno di questo disposto, considerando anche la particolare posizione delle aziende non legate direttamente alle coste, ma comunque spesso e volentieri all'interno dei due chilometri, il blocco delle costruzioni di tipo residenziale, legato all'attività agricola, così come è stato concepito, oltre a costituire un rallentamento agli obiettivi della legge regionale numero 18 del 1998, costituisce un ostacolo al tentativo dell'impresa agricola di promuovere ed incrementare il reddito della propria impresa.
Sottolinea ancora la COLDIRETTI che i requisiti posti in essere dalla legge regionale numero 18 del 1998 sono di tipo estensivo, in quanto consentono all'impresa agricola di offrire un servizio di ospitalità ricettiva in maniera strettamente legata al dimensionamento e all'attività aziendale. Pertanto, anche in questo caso, occorre verificare che cosa intenda l'attuale disposto legislativo dove parla di sviluppo sostenibile. Noi diciamo: nessuno sviluppo.
Bisogna dire alla COLDIRETTI, ma l'associazione l'ha già affermato, che purtroppo questa norma non persegue nessuna logica di sviluppo, che vi sarà un blocco totale e da questo si argomentano le motivazioni di un emendamento, degli emendamenti che vogliono rifocalizzare l'obiettivo di questa legge, che è quello di creare nuovi divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente, vorrei intervenire anch'io, intanto per sostenere anche in questa sede la validità degli emendamenti presentati dalle forze di opposizione al titolo di questo disegno di legge. Un titolo la cui lettura fa trasparire, a nostro avviso, alcune sostanziali incongruenze ed alcuni aspetti che vanno assolutamente approfonditi; da questo prendono vita i nostri emendamenti, proprio sulla lettera del titolo, in quanto non siamo assolutamente d'accordo sull'impostazione del titolo stesso.
Quindi gli emendamenti al titolo nascono proprio dalla constatazione che è il titolo stesso della legge, è il cappello, è la presentazione della legge stessa che non va bene; è un titolo che è stato elaborato male ed è il cattivo inizio di una legge che nasce sotto i peggiori auspici e con i peggiori presupposti, sempre a nostro avviso.
Si parla di pianificazione; effettivamente è difficile ravvisare un'idea e un progetto di pianificazione nella legge che il Consiglio regionale sta discutendo in questi giorni. Non c'è una pianificazione vera e propria, non c'è un'idea di pianificazione del territorio, non c'è un'idea di pianificazione del rapporto tra i territori e le attività umane, sempre che non vogliamo intendere il nostro territorio come una sorta di entità museale da mettere sotto una campana di vetro o, peggio ancora, da recintare con il filo spinato, da lasciare assolutamente come una realtà intoccabile, come una realtà dove l'uomo deve stare ai margini, come una realtà dove le attività umane, comprese le attività produttive, ma non solo esse, anche quelle attività che danno luogo ad un miglioramento della qualità della vita in generale, possano trovare spazio.
Non c'è quindi una pianificazione, non c'è quindi, a nostro avviso, un progetto, ma soprattutto non c'è un'idea alternativa a quella di un semplice blocco. Questo mi pare sia l'aspetto più preoccupante, l'aspetto sicuramente più deteriore di questo progetto di legge che è in discussione in Consiglio. Non esiste, a nostro avviso, un'idea alternativa a quella del semplice blocco.
E allora, a mio avviso, ci troviamo davanti ad un provvedimento di legge nato frettolosamente, un provvedimento nato probabilmente senza, anzi direi certamente, quel necessario confronto con le istituzioni che rappresentano la cosiddetta società civile, e parlo per esempio degli industriali, parlo per esempio dei rappresentanti delle associazioni agricole, parlo per esempio dei rappresentanti dell'attività edilizia, parlo anche dei rappresentanti dei consumatori, perché bisognerebbe sentire l'opinione delle famiglie, rappresentate appunto dalle associazioni di consumatori in merito a un provvedimento di legge che, ad esempio, blocca delle legittime aspirazioni di singoli cittadini e di singole famiglie a realizzare interventi edilizi, che non sono interventi edilizi abusivi, che non sono interventi edilizi selvaggi, che non sono interventi edilizi non regolamentati, ma nascono da normalissime procedure edilizie avviate con gli enti locali e con i comuni in particolare.
Ancora più grave è l'aspetto che riguarda il blocco produttivo e il blocco proprio delle attività imprenditoriali. Noi tutti sappiamo quanto l'edilizia sia importante e come abbia delle ricadute assolutamente determinanti sull'economia generale anche in Sardegna. Si dice da sempre che l'edilizia muove una catena di interventi che arriva fino ai generi alimentari, e credo sia proprio così.
Dall'edilizia vivono decine di migliaia di famiglie anche in Sardegna; l'edilizia nuove un indotto notevolissimo, l'edilizia rappresenta una forte ancora di salvezza di un'economia sicuramente disastrata, sicuramente sofferente, sicuramente in attesa non di interventi di blocco dell'attività produttiva, ma tutto il contrario, un'economia che attenderebbe interventi che sblocchino, che incentivino e che rendano più facile per imprenditori sardi o non sardi investire in Sardegna.
Quindi emendamento al titolo, perché riteniamo il titolo assolutamente non rispondente alla realtà, di un testo di legge di blocco, che agisce con una sorta di furia iconoclasta rispetto alle leggi precedenti, che reca, a nostro avviso, delle forzature indiscutibilmente ravvisabili proprio nel merito. Un progetto di legge che nasce semplicemente nel "Palazzo" della Presidenza della Giunta regionale che, evidentemente, ben poco si è preoccupata di avviare quei necessari confronti con il territorio e con la società civile prima di stenderla e prima di vararla.
In effetti, tra scelte di programmazione del territorio e crescita produttiva esiste un rapporto stretto e funzionale. Ripeto, non possiamo e non dobbiamo interpretare e vivere il nostro rapporto con il meraviglioso patrimonio ambientale della Sardegna come una serie di divieti, perché questo corrisponderebbe a una logica, la cui origine è facilmente individuabile, che ha tutto il diritto di esistere e di essere espressa perché, vivaddio, viviamo in una democrazia dove ognuno può esprimere la propria opinione ma, a mio avviso, interpreta ed esprime quello che sostanzialmente è un fondamentalismo, un estremismo verde, l'estremismo dei tanti movimenti ambientalisti o pseudoambientalisti che evidentemente presso l'attuale maggioranza, presso l'attuale Giunta hanno potuto esercitare una forma di pressione talmente forte da far vedere la propria traccia all'interno di questo testo di legge.
Quindi tra scelte di programmazione del territorio e crescita produttiva, dicevo, esiste un rapporto stretto e funzionale. La pianificazione territoriale nei suoi contenuti, non meno che nei suoi processi, rappresenta infatti una efficace forma di pianificazione economica, con la quale si realizzano vincoli strutturali anche nell'espansione quantitativa e qualitativa delle attività produttive. E qui, ripeto, parliamo di edilizia ma non solo, parliamo di turismo, ma non solo, perché parliamo anche di interventi importanti e necessari, ad esempio, nel campo agricolo.
Tutti noi sappiamo infatti quanto sia sofferente il settore agricolo in Sardegna, e sicuramente le aziende agricole che ricadono in questi territori, pesantemente interessati e danneggiati da limitazioni così drastiche, potranno subirne danni.
Per l'economia la pianificazione del territorio, se correttamente e modernamente intesa, rappresenta una tutela delle risorse produttive strategiche, comprese tra queste anche la stessa qualità della vita, ed è al tempo stesso costruzione di opportunità per la società sarda. Anche in positivo una politica del territorio è e può essere dunque eminentemente politica economica; lo è oggi nell'ambito di quell'approccio che è ormai consuetudine chiamare di marketing territoriale e urbano.
Occorre, pertanto, a nostro avviso, evitare il grave rischio di riproporre una sfasatura tra pianificazione urbanistica ed economica, che determinerebbe evidenti ripercussioni negative sulla capacità di innovazione e sulla velocità dello sviluppo economico stesso. Le nuove priorità sono difficilmente contestabili, il porre al centro della pianificazione urbanistica il tema della qualità degli insediamenti corrisponde a un'esigenza che è della economia non meno che della società nel suo complesso.
Un'adeguata disciplina urbanistica in questo senso dovrebbe promuovere l'uso del territorio come strumento di marketing per attrarre risorse dell'economia globale, dovrebbe incentivare la concorrenzialità tra i territori nell'attuazione di investimenti e di iniziative di nuova imprenditorialità, dovrebbe assumere al proprio interno non solo i caratteri della definizione degli usi dei suoli o delle dotazioni infrastrutturali, ma quelli specifici del mercato.
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole.
ARTIZZU (A.N.). Ecco la risposta che sarebbe dovuta venire da un intervento legislativo più meditato, più studiato, più concordato con i rappresentanti della società. Ecco da dove deriva la nostra ferma opposizione e la volontà di emendare ad iniziare dal titolo..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Norme urgenti e appunto di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale, titolo portante, un titolo che per alcune parti era anche condiviso, perché come si fa a non condividere principi quali la salvaguardia del paesaggio e la tutela del territorio?
Però noi, da subito, quando abbiamo iniziato a lavorare in Commissione, abbiamo percepito che non si voleva lavorare per la salvaguardia del territorio e del suo paesaggio, ma si voleva lavorare a un progetto che forse puntava ad altro, in parte a favorire, abbiamo detto, alcune cose, che sicuramente sono importanti, su pressioni ambientaliste a cui siamo tutti sensibili. Dall'altra parte si era molto presi dal bloccare alcune iniziative che comunque non erano di parte e pertanto si puntava anche a colpire operatori, comuni e quant'altro, che in parte non condividevano questa impostazione molto ferma, molto decisa di voler bloccare lo sviluppo più che proteggere il territorio.
Debbo dire che questa impostazione a noi è dispiaciuta, perché quando abbiamo iniziato la discussione c'era lo spirito, la voglia di lavorare insieme, però da subito si è proceduto in modo diverso; infatti, nonostante io stesso abbia più volte sollecitato il Presidente della Commissione (seppure in qualche momento sembrava che ci fosse anche un'apertura), a convocare le organizzazioni ambientaliste, le organizzazioni di categoria, parlo di Coldiretti, CIA e Unione[s1] , parlo della Lega delle Cooperative, di Confindustria, che penso abbiano molto da dire, degli ordini dei geologi, degli architetti, degli ingegneri, CNA, Confartigianato, Apisarda, sono stati convocati tutti alla fine dei lavori della Commissione, cioè a cose fatte.
Questo è un aspetto che ci ha colpito moltissimo, non abbiamo condiviso questo metodo e infatti la posizione che noi oggi assumiamo è volta a far arrivare anche all'esterno la necessità, quando si tratta di argomenti così importanti, ma dico sempre, di confrontarsi con le forze sociali e sindacali.
Da subito anche la posizione dei sindacati CGIL, CISL e UIL, è stata di critica a questo modo di procedere; in modo particolare il Segretario regionale della U.I.L. è stato molto determinato nella sua condanna. Noi partiamo dal titolo proprio perché il titolo è qualcosa di importante che fa capire subito cosa si sta facendo., Gli emendamenti che stiamo proponendo, da noi illustrati prima, e sui quali noi voteremo a favore recano appunto "Norme urgenti di divieti e nuovo vincolo allo sviluppo economico della Sardegna", "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", addirittura nell'emendamento numero 23 dopo le parole "e la tutela del territorio regionale" si aggiunge"tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna".
Qualcuno può dire che questo non succede, ma lo deve anche dimostrare. Noi abbiamo tutti i segnali che invece si andrà in questa direzione. Si parla di migliaia e migliaia di miliardi che verranno bloccati, di centinaia di posti di lavoro che andranno persi, forse a qualcuno questo poco può interessare, l'importante è salvaguardare la poltroncina conquistata in questo Consiglio regionale, però di sicuro la crisi occupazionale si ripercuoterà su centinaia di famiglie aggiungendo crisi a crisi.
La crisi della chimica, la crisi del settore agricolo, adesso la crisi del settore turistico; nel mio territorio poi si parla anche di altri settori (granito, sughero e quant'altro) che verranno colpiti; settori che finora, grazie a Dio e grazie anche alle capacità degli stessi imprenditori, consentivano di vivere bene a chi da essi traeva il proprio reddito.
Oggi però con questo progetto di legge noi siamo convinti che si è dato e si sta dando un colpo mortale al turismo, settore che occupa migliaia di persone e che ci consente di presentarci, in campo nazionale e internazionale, come un territorio non solo in via di sviluppo, ma come un territorio giunto oramai a livelli tali da poter conquistare altre fette del mercato turistico. Questo grazie all'azione di operatori capaci che hanno realizzato interventi in alcuni siti importanti.
Certo, poi ci sono gli speculatori, come sempre accade, , la gente pericolosa; si è parlato ieri sui giornali e nelle televisioni di Arbus e Villasimis, ma io citerei anche altri comuni, dove amministratori poco illuminati e speculatori hanno fatto tanto di quel danno che forse sarebbe stato il caso di intervenire.
Ora si sta intervenendo però in modo, secondo noi, esagerato, senza tener conto delle esigenze del comparto e delle esigenze dei sardi, bisognava invece mediare perché il Consiglio regionale io credo sia una stanza di compensazione, dove si rappresenta tutta una serie di esigenze, se ne discute e dove poi, alla fine, si devono fare solo ed esclusivamente gli interessi della collettività sarda.
Il metodo da voi seguito non è condivisibile; in modo particolare, l'ho detto più volte al Presidente della Commissione, non si poteva non coinvolgere le forze sociali, le organizzazioni di categoria, i sindacati tutti e gli enti locali che, io so, Presidente, hanno più volte richiesto di incontrare la Commissione e purtroppo addirittura non hanno ricevuto nessuna risposta. Mi sembra incredibile che questo sia avvenuto.
Io credo che in questa situazione bisognerebbe forse che tutti quanti modificassimo il nostro atteggiamento; dovremmo riflettere, incontrarci, riuscire a trovare una sintesi sulle esigenze dell'intera collettività sarda, naturalmente analizzando le esigenze del comparto, cercando di trovare delle soluzioni che vadano nella direzione non di un blocco, ma di uno sviluppo di questo importante settore.
Settore turistico che, come voi sapete, in Sardegna conta su circa 27 mila posti letto alberghieri a fronte di una richiesta che, sulla base di studi e approfondimenti, per poter incidere veramente sul mercato internazionale, richiede circa 80 mila posti letto. Questo era l'obiettivo che si doveva raggiungere, questo era l'obiettivo ipotizzato dalla Giunta Palomba e dalle Giunte che si sono succedute in questi ultimi anni.
Ora mi pare che si stia facendo retromarcia, che si stia imponendo un blocco totale, in modo particolare sul settore alberghiero, e questo credo che avrà delle conseguenze importanti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevoli colleghi, io, preliminarmente, dico che è giusto che questo argomento venga trattato in quest'Aula. Sulla materia si è verificato un grave deficit legislativo, non in conseguenza di un atto politico ma a causa di sentenze ad opera di un organo giudiziario, che ha privato la Sardegna di norme importantissime per la regolamentazione della vita civile di tutti i sardi.
Quindi anche il momento non può essere messo in discussione perché è sempre il momento per porre fine al grave vuoto legislativo in materia urbanistica della Regione Sardegna. Nessuno può mettere in discussione l'importanza e la necessità di una legge che regolamenti l'uso del territorio, così come tutte le norme del vivere civile impongono. Anche se in passato, a dire la verità, e senza interventi dello Stato o di altri organi che ne regolamentassero i modi e i sistemi di utilizzo da parte dei cittadini ci sono stati interventi sul territorio che a posteriori abbiamo giudicato positivamente.
E anche in passato, nel corso dei millenni, tutto si può dire ma non che i nuraghi venissero costruiti sulla base di un piano urbanistico anche se coloro che li hanno costruiti non erano dei cretini in quanto l'ubicazione dei nuraghi rispondeva a una logica precisa. Addirittura io posso dire che nei nostri paesi dell'interno - e ci sono vari colleghi tra di noi che possono testimoniarlo - anche quando si costruivano opere destinate all'abitazione temporanea dei pastori, come le pinnete, o anche i ricoveri per il bestiame, la scelta del sito dove ubicare una struttura così semplice, così poco ingombrante, era soggetta da parte delle persone interessate ad una riflessione di non poco conto.
Per anni addirittura si andava in tutti i periodi e in tutte le stagioni dell'anno a visitare il sito, a vedere quali potevano essere le motivazioni a favore o contro la scelta di quel territorio, per un insediamento anche così poco importante. Si valutava l'esposizione al sole, si valutava l'esposizione ai venti, si valutava la salubrità, si valutavano diversi fattori.
Lo stesso Avicenna, che era un grande medico dell'antichità, quando venne coinvolto nella scelta di un sito dove insediare un ospedale nella città di Baghdad, pare che avesse chiesto di mandare quattro servi ad esporre su una pertica quattro pezzi di carne, e tutti i giorni i cittadini dovessero andare a vedere quale fosse andato in putrefazione per ultimo appunto con l'intento di valutare quale fosse il sito più idoneo alla costruzione.
Non stiamo parlando perciò di un argomento di poco conto nella storia dell'umanità. Questi argomenti, per vari motivi, sono stati sempre oggetto di intervento o di osservazione da parte dei cittadini.
Oggi si valuta un argomento nuovo, cioè l'impatto paesaggistico che sul territorio hanno le urbanizzazioni; questa è una valutazione che in passato forse non veniva fatta, però il criterio di bellezza, criterio immateriale ma non per questo privo di contenuti anche economici, i cui riflessi ricadono a cascata sull'uso del territorio, è importante e degno di una considerazione legislativa.
Diciamo prima di tutto che non possiamo limitarci, in una legge come questa, ad osservare e a valutare soltanto l'uso del territorio costiero, quindi questo è un provvedimento di legge assolutamente lacunoso in questo senso, perché se una legge dobbiamo farla non dev'essere fatta sulla spinta dell'emergenza, non dev'essere fatta sulla spinta di argomenti settoriali, ma dev'essere una legge che affronti per intero, a mio modo di vedere, tutte le problematiche connesse all'uso del territorio della Sardegna.
Pensiamo per esempio alle implicazioni che, in merito all'uso del territorio, derivano dalla nascita delle aziende regionali per la protezione dell'ambiente; l'Arpa è un organismo di nuova istituzione che sulla fruibilità del territorio ha un importante potere decisionale, può addirittura contrastare o prevalere su decisioni politiche. L'Arpa per esempio può mettere in discussione una scelta urbanistica operata da un comune asserendo che il sito individuato come zona di sviluppo industriale o artigianale o da destinarsi all'edilizia abitativa, per motivi geologici, per motivi idrogeologici, per motivi comunque legati alla salubrità dell'ambiente o alla sicurezza dei luoghi non può essere destinato agli scopi suddetti e, di conseguenza, può addirittura chiedere e ottenere la revoca della decisione del comune.
Quindi stiamo discutendo senza conoscere appieno le implicazioni che questo provvedimento di legge ha. A mio avviso questa normativa dovrebbe essere sottoposta ad una riflessione più approfondita prima da parte della Commissione e poi nuovamente da parte dell'Aula; oggi infatti stiamo affrontando con grande velocità, che io non ricordo abbia precedenti all'interno dell'Aula, un argomento così importante.
Ma i dubbi posti dagli emendamenti in discussione, per entrare nel merito, a me sembrano piuttosto fondati; se vogliamo limitarci alla tutela paesaggistica delle coste, perché di questo si tratta, come dice il testo di legge presentato dalla Giunta, e non della tutela dell'intero territorio regionale, beh, è chiaro che l'emendamento numero 22 che modifica il titolo ponendo l'accento sui divieti e i nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna, a me sembra assolutamente in sintonia con il contenuto di questo provvedimento.
È chiaro che le giustificazioni nascono dalle cose, perché di vincoli si tratta, di vincoli importanti, di vincoli non provvisori, come dice il titolo della legge, ma di vincoli che pur non essendo definitivi, per la loro durata, perché ormai è certo che si tratta di vincoli che dureranno più della vita di questa legislatura, non possono neanche essere definiti provvisori.
E che questi divieti e che questi vincoli, che dovrebbero tendere alla salvaguardia e alla pianificazione paesistica del territorio, portino a vincoli veri e propri sullo sviluppo economico della Sardegna non sono solo io a dirlo; lo dicono le organizzazioni del mondo della cooperazione, le organizzazioni del mondo dell'imprenditoria, lo dicono i cittadini che in questi territori hanno investito parte dei loro risparmi non per speculare e neanche per portare avanti progetti macchinosi tendenti alla distruzione del territorio nel quale poi, chissà perché, dovrebbero andare a vivere.
Queste associazioni e questi cittadini, ho concluso signor Presidente, certamente hanno motivo di lamentarsi e nel corso della dichiarazione di voto, mi riservo di chiarire più approfonditamente questi aspetti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.). La ringrazio, Presidente, chiedo di parlare perché gli emendamenti al titolo, numero 22, numero 25 e numero 23 necessitano, a mio parere, di un approfondimento già fatto dai colleghi che mi hanno preceduto, ma certamente occorre che la sensibilità di quest'Aula venga in qualche maniera stimolata da dei ragionamenti che questa parte politica non da oggi porta avanti. I ragionamenti sono di natura diametralmente opposta a quello che il titolo della legge oggi in esame vuole significare.
Infatti quando si parla di urgenza e di provvisorietà e poi si presenta un testo normativo di questa specie, il contrasto stridente fra il titolo e il testo crediamo che abbia destato attenzione e contrarietà, preoccupazione e timore non solo nell'opposizione e nei consiglieri eletti per rappresentare gli interessi del popolo sardo, ma anche in quella grande forza che è la società civile, che ha bene interpretato su quali basi si fonda questo testo normativo e quali sono le finalità che persegue.
Il substrato che sottende questo disegno normativo deriva da quell'ambientalismo intransigente che non ha assolutamente a cuore le sorti della Sardegna ma persegue pervicacemente l'intento di tutto bloccare, tutto cristallizzare e tutto imbavagliare, che sia ambiente, che sia uomo, che sia imprenditore, che siano enti locali e amministrazioni locali.
Quando si parla di urgenza viene da sorridere perché esistono norme, da quando è stata sostituita la legge che tutelava le bellezze naturali con la legge Galasso, con il decreto Melandri numero 490 del 1998, con l'ultimo decreto Urbani, che garantiscono la tutela di tutte le zone sensibili del territorio isolano. Non esiste alcuna urgenza per porre un divieto così assurdo, così esagerato e così sinceramente poco intellegibile , quindi il titolo riguardante le norme urgenti sinceramente dovrebbe trovare spazio in altre aule e non in questa.
Stessa cosa per la provvisorietà. Beh, quando si parla di provvisorietà, e il concetto di provvisorio, seppur interpretato soggettivamente dall'uno o dall'altro può certamente avere differenti sfumature, ma quando si parla di provvisorietà e dalla provvisorietà si arriva a un anno, a diciotto mesi, e poi non si sa a quando, allora di provvisorio non c'è niente, c'è come tutti possono percepire una volontà di blocco totale di quello che è lo sviluppo della nostra Isola e non solo lo sviluppo delle coste, perché è limitativo parlare di coste, è uno sviluppo che bloccherà le attività, artigianali e non, di tutte quelle categorie che dall'interno vanno a lavorare sulle coste, che dal Campidano si recano nel nord Sardegna, che dall'ovest della Sardegna si recano all'est della Sardegna.
Questa non è una legge blocca coste, è una legge blocca lavoro, blocca sviluppo, è una legge che getta un'ombra sinistra sul possibile sviluppo della Sardegna; perché d'altro canto parallelamente a questa legge non è che si portino progetti, che si portino speranze, che si portino visioni diverse sul cammino economico e sociale di questa nostra Isola.
Rimane una crisi, ieri si è discusso di industria, che attanaglia ormai da decine d'anni i comparti industriali della Sardegna, rimane un vuoto totale per quello che riguarda l'infrastrutturazione dei trasporti, e in più si vuole bloccare l'unico polmone e l'unica fonte che può portare sviluppo e contribuire a far crescere il misero prodotto interno lordo della Sardegna.
Allora questi emendamenti presentati a questo titolo che sembra sbeffeggiare lo spirito di chi, legislatore in quest'Aula, vuole contribuire a uno sviluppo armonico, a uno sviluppo compatibile, a uno sviluppo che vincoli ma allo stesso tempo permetta di operare hanno o non hanno ragione d'essere? Questo titolo, sinceramente, sbeffeggia non solo chi vi parla e chi ha altre idee in materia di sviluppo compatibile, e soprattutto di valorizzazione dell'ambiente e del territorio, ma sbeffeggia coloro che fuori dall'Aula aspettavano in questa legislatura finalmente delle risposte.
Risposte mancate per colpe di tutti, minori di questa parte politica che ha governato solo cinque anni, maggiori di chi dall'89 non le dà. A volte si confonde infatti tra la pianificazione bocciata e le motivazioni che sottendono le sentenze della pianificazione bocciata, perché il Consiglio di Stato e il TAR hanno a più riprese ribadito che non solo c'era carenza di tutela in quella pianificazione paesistica, ma a volte c'era eccesso di tutela. Quindi bisogna capire se quella pianificazione a cui molti si riferiscono, ed è illegittimo riferirsi a una pianificazione bocciata dal giudice amministrativo, avesse in sé una ragion d'essere per questa nostra Isola.
Noi abbiamo visto che i territori penalizzati per eccesso di tutela da quella pianificazione ora vantano il primato dello spopolamento, il primato dell'abbandono di quelle terre bloccate da vincoli assurdi. Qua se ne vogliono introdurre altri. Le autonomie locali, da qualunque parte politica amministrate, attendevano da questo Consiglio regionale certezze. Di certezze qua, alla fine del percorso, se ne avrà solo una: l'immobilismo totale, il blocco totale in attesa di una futura pianificazione che, sinceramente, vedendo quali sono le premesse, ci lascia assolutamente attoniti.
Infatti queste nostre coste verranno monitorate metro per metro, e per monitorare metro per metro le coste, i diciotto mesi arriveranno facilmente a fine legislatura con buona pace degli amministratori locali, con buona pace degli imprenditori, con buona pace di tutti coloro che hanno riposto una speranza in questa nuova legislatura.
Da parte nostra, se fossimo esclusivamente una parte politica ,come purtroppo capita di vedere in Italia, che si accontentasse del "tanto peggio tanto meglio" dovremmo dire: "Andate avanti, andate avanti in questo scempio, andate avanti in una direzione che può portare solo rovina alla nostra Isola"; ma poiché siamo dei consiglieri regionali eletti per fare l'interesse del popolo che ci ha eletto, l'interesse dei sardi che sono tantissimi, sono quasi il cinquanta per cento quelli che hanno votato col sistema proporzionale la nostra parte politica, abbiamo il dovere non solo di opporci, non solo di denunciare uno scempio annunciato, ma abbiamo il dovere di proporre.
Le nostre proposte sono state liquidate con grande naturalezza, le nostre proposte non vogliono essere neanche prese in considerazione, le nostre proposte però, in quest'Aula, continueranno ad essere illustrate finché il Regolamento ce ne darà la facoltà.
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole.
MILIA (F.I.). Concludo, Presidente, perché quando si ha a cuore, come noi abbiamo a cuore, il destino della nostra Isola, non si può tacere. Ha detto qualcuno: "Un bel tacer non fu mai scritto". Noi, finché, ripeto, il Regolamento ce lo consentirà, cercheremo di far ragionare e di colpire certamente le coscienze più sensibili di quest'Aula nell'interesse delle amministrazioni e nell'interesse della Sardegna.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione forse. Onorevole Pili, lei ha già parlato, vuole riparlare o qual è il problema, mi dica.
PILI (F.I.). Presidente…
PRESIDENTE. Mi dica su che cosa vuol parlare, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Ho soltanto detto la parola Presidente per preannunciare quello che sto per dire, per rispetto alla sua persona…
PRESIDENTE. Sì, la ringrazio.
PILI (F.I.). Ovviamente, come lei ben sa, prima di passare al voto è previsto che il Presidente chieda all'Aula se ci sono dichiarazioni di voto. Volevo sapere se lei intende chiedere questo all'Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, quando si dice che si passa alla fase di voto, la fase di voto naturalmente prevede che chi vuole possa fare dichiarazioni, quindi siccome questa è la prassi ci atteniamo a questa prassi, poi semmai, in Conferenza dei Capigruppo vediamo come ordinare meglio queste fasi. Quindi, siccome non c'è nessun altro collega iscritto a parlare sul titolo e sui relativi emendamenti, passiamo alla fase della votazione dell'emendamento sostitutivo numero 22.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ha chiamato il Presidente l'emendamento numero 22, mi riserverò ovviamente di intervenire sugli altri emendamenti per dichiarazione di voto. "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna", credo che questo emendamento non possa che essere accolto da noi, intanto perché l'abbiamo proposto, ma io inviterei i colleghi della maggioranza ad esaminarlo con grande attenzione perché da questo emendamento in poi arrivano i problemi e nascono i guai, perché è qui il problema. Allora, preannunciando il voto favorevole a questo emendamento, né potremmo fare diversamente, mi riallaccio per un attimo a delle considerazioni che i colleghi hanno portato nel momento in cui si è fatto riferimento - probabilmente è sfuggito a qualcuno - alla presenza del genere umano nella natura, che è un elemento fondamentale.
Non ci dobbiamo misurare solo con la natura, anche con la natura, certo, ma non dobbiamo mai perdere di vista che la presenza umana ha segnato nel passato e segnerà per i prossimi secoli l'ambiente, e quindi quei beni che si vuole sottrarre all'utilizzo non riconoscendo un articolo importantissimo, l'articolo 131 del decreto legislativo numero 42.
Come ho preannunciato nel mio precedente intervento cercherò quotidianamente di ricordare ai colleghi che esiste una norma nazionale, esiste una legge di riferimento alla quale dovremmo ispirarci tutti quanti, e allora sentite che cosa dice l'articolo 131: "Ai fini del presente codice, per paesaggio si intende una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni". Cioè questa natura, questi beni derivano - dice il legislatore - dalla storia umana. E vogliamo disattenderlo noi questo importantissimo principio?
Il collega Liori bene ha fatto, certamente, a dire che gli antichi nuragici e pre nuragici si erano posti anche loro il problema dell'ambiente; già da allora si cercava di individuare un modo di vivere che fosse comunque rispettoso dell'ambiente. Nel testo in discussione non si vuole riconoscere che per paesaggio si intende anche la storia umana; e perché non lo volete riconoscere? Perché è utile a qualcuno?
Ma dico di più; il secondo capoverso del citato articolo dice: "La tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili".
Questa tematica va affrontata certamente in questo modo, quindi a chi ha definito provocatorio l'emendamento numero 22, io rispondo che non è affatto provocatorio ma che vorrebbe provocare una discussione. Noi avremmo voluto misurarci con la maggioranza che invece è in tutt'altre faccende affaccendata e non vuole accogliere i solleciti, i richiami, anche le aperture, se volete, che arrivano dalla minoranza.
Non si vuole affrontare il problema, ma non è possibile che tra i cinquantuno consiglieri regionali della maggioranza, direi cinquanta perché il cinquantunesimo sappiamo benissimo come la pensa, ma tra i cinquanta che più o meno assiduamente frequentano quest'Aula (non come presenza fisica perché quella, grazie a Dio, la garantiamo tutti), nessun collega abbia avuto il sospetto che già dal titolo di questa legge si poteva imboccare un percorso poi difficile da smontare? Non mi riferisco certo all'onorevole Pirisi, perché l'onorevole Pirisi ormai sta cavalcando un'altra strada e non lo possiamo portare sulla strada della redenzione.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, colleghi, io sarò inflessibile con i tempi.
DIANA (A.N.). Benissimo, io accetto. Questo se vale per me, Presidente, preannuncio che deve valere per tutti i consiglieri regionali, compreso il Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, vale soprattutto quando si hanno di fronte 1884 emendamenti ed è la prima volta che ne vengono presentati così tanti; 1884 emendamenti, di cui 1026 emendamenti all'emendamento. Allora, siccome il nostro Regolamento consente di intervenire in fase di discussione, di fare poi dichiarazioni di voto io chiedo soltanto, a coloro soprattutto che stanno intervenendo ripetutamente, di rispettare i tempi regolamentari, quindi di non costringere il Presidente né ad essere elastico né ad essere rigido. Diciamo che possiamo stabilire insieme di adottare questo criterio generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, credo che il titolo proposto nell'emendamento "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna" sia un titolo giusto, un titolo adatto al provvedimento oggi in esame; d'altra parte noi abbiamo già detto nel corso della discussione che questa è una proposta di divieti, di vincoli che rinvia a data da destinarsi il vero progetto di legge e pertanto noi avremmo preferito che il titolo rispondesse meglio al contenuto appunto del testo in oggetto.
Detto questo, è chiaro che presentando questo emendamento noi abbiamo voluto stimolare il dibattito, e siamo sempre in attesa da parte della maggioranza di un segnale che vada nella direzione di rivedere nel merito questa legge, anche se sarebbe stato più corretto e più opportuno - e questo avrebbe fatto qualsiasi maggioranza di buon senso - che la maggioranza ritirasse del tutto il provvedimento in discussione. . Però se questo non sarà possibile, perché la maggioranza non mi pare che sia orientata in questo senso, spero almeno che ci sia la volontà di rivedere alcuni punti specifici di questo testo.
È una normativa che fa tornare indietro la Sardegna, fa tornare indietro il suo sviluppo, la crescita, le prospettive di speranza di questa Regione; pertanto noi riteniamo che il titolo proposto nell'emendamento sia quello giusto, , perché il titolo proposto dalla coalizione di maggioranza non si addice al testo che stiamo discutendo.
Noi vogliamo che le cose vengano chiamate col vero nome perché su queste norme non è possibile confrontarsi né ad esse affidare le prospettive di sviluppo dell'isola. Pertanto - e finisco anche prima del tempo a disposizione - noi votiamo a favore di questo emendamento che prevede appunto una modifica del titolo del progetto di legge presentato dalla Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori, senza ombra di dubbio la mia dichiarazione di voto individuerà le principali caratteristiche di questa norma. Mi sembra opportuno dichiarare il mio voto per sottolineare che è contraddittorio parlare di "norme urgenti di provvisoria salvaguardia". La salvaguardia non può essere dettata da un'urgenza. Il concetto di salvaguardia implica il concetto di garanzia, ma non una garanzia rappresentata da un'urgenza bensì da una necessità, una necessità che si presenta volta per volta, con il riconoscimento degli strumenti da porre in essere perché davvero la salvaguardia possa sussistere. La salvaguardia non è dettata dall'urgenza, a differenza di qualsiasi altro provvedimento urgente che l'amministrazione pubblica nelle sue articolazioni è chiamata ad emettere volta per volta, e cito per tutte l'ordinanza.
L'ordinanza è un provvedimento contingibile, urgente, di immediata esecuzione e, peraltro, con termini temporali di esplicazione definiti. L'urgenza non può essere quindi un qualcosa che si stratifica, non può essere qualcosa che dura decenni, o millenni; e quando parliamo di norme sull'ambiente, di norme sul territorio, di norme di pianificazione paesistica, senza ombra di dubbio non possiamo parlare di un'urgenza che dura nel tempo.
Del resto sappiamo benissimo anche che l'ambiente, i territori, gli habitat possono essere modificati da fatti incidentali ai quali, volta per volta, è necessario rispondere con urgenza, ma non è questo il caso soprattutto perché lo stesso provvedimento di legge prevede tempi lunghi, abbiamo calcolato diciotto mesi, ma prevediamo che occorrano anni, per dare attuazione alla norma. Per cui mi sembra opportuno verificare, fin dal titolo il perché di questa urgenza, e il perché è contenuto nell'emendamento che abbiamo presentato.
I divieti sono l'unica urgenza che emerge dall'articolato, ma soprattutto sono urgenti i vincoli che si stanno ponendo con queste norme. Vincoli a chi e a che cosa? A tutto quello che si muove o può essere mosso o rimosso negli ambiti territoriali dei nostri comuni costieri.
E senza ombra di dubbio, lo dicevamo anche ieri in occasione della discussione sull'accordo di programma per la chimica, lo sviluppo della Sardegna viene frenato, di sicuro si bloccano le iniziative in atto. E per iniziative intendo programmi, progetti, convenzioni, tutti quegli strumenti a cui il cittadino ricorre per vedere riconosciuto un proprio diritto. E qui noi stiamo dettando le norme per imporre ai nostri concittadini vincoli, per imporre ai nostri concittadini divieti. A me corre l'obbligo di ricordare quando anni fa si parlò dell'istituzione dei parchi… .
PRESIDENTE. Chiuda, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Sto concludendo, Presidente. Stavo dicendo che le norme relative alla istituzione dei parchi prevedevano soprattutto divieti.
Anche in questa norma troviamo molti vincoli, molti divieti, e sinceramente devo dire che un titolo che contenga questi termini sarebbe decisamente un titolo appropriato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Cercherò di terminare prima che mi venga tolta la parola in maniera tale che il ragionamento che svolgerò possa avere un senso compiuto.
Leggendo l'emendamento numero 22, sul quale noi Riformatori voteremo a favore, è effettivamente comprensibile che ci possa essere, da parte del centrosinistra, una difficoltà nel votarlo. L'emendamento in effetti dà una valutazione differente delle norme contenute all'interno del testo in discussione. Il titolo che noi proponiamo: "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna" probabilmente potrebbe essere compatibile come nuovo titolo anche per l'opposto schieramento se noi lo modificassimo in: "Norme urgenti di divieti di nuovi vincoli finalizzati allo sviluppo economico della Sardegna", nel senso che la differenza culturale che emerge in questo momento dal confronto in Aula tra i due schieramenti sta nella valutazione dell'incidenza dello stesso tipo di norma sullo sviluppo della Sardegna.
Lo schieramento di centrosinistra è convinto che la quantità e la qualità delle norme che sono previste nell'articolato possano poi essere un propellente, un carburante per lo sviluppo della Sardegna; da parte nostra c'è la convinzione che lo stesso non sia, e che queste norme rischino, se durante il percorso che seguiranno all'interno dell'Aula non verrà introdotta una serie di correttivi, di essere un freno per lo sviluppo.
Per questo noi riteniamo che se il testo di legge rimanesse quello attualmente in discussione, probabilmente sarebbe necessario, così come nell'emendamento che proponiamo, cambiare il titolo della legge affinché sia chiaro qual è il contenuto della legge medesima.
Ma devo dire, e credo che ci sarà l'occasione di ribadirlo in quest'Aula, in questi giorni, nel corso di un confronto che speriamo non sia soltanto, come sta succedendo in questo momento, formale ma che sostanziale su alcuni temi caratterizzanti della legge, che per noi oltre il problema sui divieti e sui vincoli, che comunque vengono introdotti all'interno della legge, c'è il problema di quei vincoli e di quei divieti che, pur non presenti all'interno del testo, appartengono a quell'area di alea del diritto che si evince dal contesto del provvedimento medesimo.
Noi, quindi, non solo contestiamo una parte almeno dei vincoli che la legge stessa propone, ma soprattutto contestiamo, e abbiamo avuto modo di dirlo, l'impianto della legge, all'interno della quale esistono delle aree di chiaroscuro nelle quali è assai difficile capire quale sia e dove stia la certezza del diritto. Le regole che noi proponiamo con la presente legge possono essere, in qualche misura, contestate o possono essere condivise, è però importante che le regole siano tali da fotografare l'esistente e da consentire a chiunque abbia interessi nello sviluppo della Sardegna, o interessi semplicemente di tipo urbanistico in Sardegna, di sapere quali siano i limiti della propria azione, quali siano cioè le coordinate all'interno delle quali la propria azione si può e si deve svolgere.
Una volta che queste coordinate sono chiare è evidente che la legge garantisce la certezza del diritto, ma noi abbiamo la sensazione - e approfondiremo il discorso nel corso della discussione sull'articolo 5 - che rimangano troppe zone d'ombra e nelle zone d'ombra si annidano molto spesso quelli che intendono sparare sul manovratore senza essere scoperti e senza pagare lo scotto della loro azione delittuosa. Su questi aspetti, sia in questo intervento che nei successivi, noi Riformatori avremo modo di soffermarci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei sottolineare subito che se il testo del provvedimento dovesse rimanere quello esitato dalla Commissione urbanistica, oggi in discussione, allora sì, credo che non sia discutibile il fatto che il titolo vada assolutamente cambiato.
Non si parla infatti all'interno del testo di norme di salvaguardia transitoria, né di pianificazione territoriale paesistica, ma nell'articolato troviamo i vari vincoli che vengono posti allo sviluppo economico della Sardegna. Ma non sono io a dirlo, perché se leggiamo attentamente quanto riportato proprio nelle note stampa de "La Nuova Sardegna", possiamo ritrovare, e avrò la cortesia di riportarvelo, il giudizio che deriva da un'attenta lettura di quanto avvenuto ieri, e rendicontato, in Commissione urbanistica.
La Commissione urbanistica, che doveva valutare gli emendamenti proposti, tre dei quali dalla Giunta, che da oggi saranno esaminati e votati insieme ai dieci articoli della legge salva coste, che prolunga - questa è una considerazione appunto dell'estensore dell'articolo - il permanere dei vincoli nella fascia costiera di due chilometri, in attesa del piano paesistico regionale, di un anno e mezzo, per evitare di paralizzare i lavori e di provocare il rinvio della seduta di oggi dell'Assemblea, nella sua componente di maggioranza anziché, e sottolineo che questo non è un parere della minoranza, ma di chi ha steso correttamente l'articolo, esaminare gli emendamenti ha delegato il relatore a valutare le singole proposte di modifica.
Il relatore dovrà dare parere favorevole agli emendamenti che hanno attinenza con l'architettura del provvedimento e parere contrario a quelli chiaramente ostruzionistici, mentre dovrà rimettersi al giudizio dell'Aula su quegli emendamenti, che pur non in linea con il testo originale, puntano a introdurre modifiche di merito.
Bene, allora, chiederei al relatore come si fa a sostenere che questo nuovo titolo proposto nell'emendamento, "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna", non sia perfettamente in linea con il testo originale e non punti a introdurre modifiche di merito.
Noi non dobbiamo tradire i cittadini proponendo un titolo e poi somministrandogli un altro film. Io vado a vedere, vado a verificare, a constatare la congruità tra titolo proposto e contenuto della legge stessa. E' indubbio che questi vincoli determinino un blocco allo sviluppo economico della Sardegna, anche se in vari momenti si è affermato, come è riportato anche nell'articolo di voler bloccare l'assalto alle coste da parte degli speculatori o, per riprendere le parole del cronista: "Determinati a lavorare giorno e notte per evitare un nuovo assalto dei predatori delle coste".
Io vorrei che la stessa maggioranza verifichi esattamente chi siano questi "predatori delle coste", perché allora non si conosce esattamente il mondo imprenditoriale della Sardegna. Un mondo che molto spesso fa riferimento a cooperative rosse, molto spesso fa riferimento a imprenditori appartenenti pubblicamente al centrosinistra. Il nostro intento, con questo emendamento, è di riportare a coerenza quanto enunciato nel titolo della legge e quanto nella stessa sviluppato, solo vincoli e blocco di sviluppo economico della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, pare sempre più evidente dalla discussione...
OPPI (U.D.C.). Avevamo concordato che i lavori finissero alle 13 e 30 perché alle 15 è stata convocata una Commissione.PRESIDENTE. Consigliere Oppi, adesso concludiamo. Ricordo che i lavori, che avevamo concordato iniziassero alle 10, sono iniziati alle 10 e 25. Prego consigliere Sanna.
SANNA MATTEO (A.N.). Chiedo anche di recuperare il tempo, Presidente. Appare sempre più evidente, dicevo, che le sole politiche vincolistiche non sono sufficienti; non sono sufficienti perché se non trovano il consenso soprattutto delle popolazioni locali, e se non riescono a far coincidere la difesa ambientale con lo sviluppo economico, così come ho asserito nel mio intervento nella discussione generale, ostacolano solo temporaneamente quei processi di aggressione..
Quindi imporre vincoli, in questo caso di salvaguardia, per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale non basta. La trasformazione delle coste è giunta ad un punto tale che deve essere affrontata diversamente, con una visione complessiva e non frammentata nei mille rivoli localistici che emergono anche in quest'Aula consiliare e nella maggioranza di centrosinistra che governa questa Regione.
Diciamo che noi vogliamo evitare il rischio di rinchiuderci in arcadie regionalistiche o localistiche, spesso venate da raffinati umori etnici e personali, spesso anche autocompiaciute, lasciando che le trasformazioni seguano il loro corso privo di controllo. Quindi, noi intendiamo, sotto diverse angolature, e sotto diversi punti di vista, portare avanti i nostri emendamenti per tentare in qualche modo di apportare delle migliorie a questa legge.
Una legge che ho definito un obbrobrio giuridico istituzionale, prendendo in prestito le parole dette da un autorevole esponente del centrosinistra regionale in una intervista, ribadite in una lettera inviata anche ad un autorevole quotidiano sardo. Quindi, noi siamo contro questo disegno di legge che, come ha asserito chi mi preceduto, in particolar modo l'onorevole Capelli poc'anzi, è un disegno di legge che non tiene conto delle esigenze degli enti locali, è un disegno di legge che non tiene conto delle istanze delle popolazioni della Sardegna, non tiene conto delle lamentele, dei consigli, utili ritengo, forniti dalle varie associazioni di categoria. Qualcuno ha menzionato la Coldiretti, autorevole associazione, ma citerei anche la Lega delle Cooperative e tante altre, o consorzi come il Consorzio Sandalia e tanti altri. Quindi, Presidente noi abbiamo una visione diversa dell'urbanistica, dello sviluppo della Sardegna, per questo motivo annuncio il mio voto favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Interrompiamo i lavori della mattinata. I lavori dell'Aula riprenderanno puntualmente alle ore 16 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 36, viene ripresa alle ore 16 e 43.)
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Onorio Petrini ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 3 novembre. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Riprendiamo le dichiarazioni di voto sull'emendamento sostitutivo totale numero 22. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 22 che, come detto nell'illustrazione e come è emerso anche ampiamente nella discussione, ha come scopo quello di precisare sia a quest'Aula sia all'opinione pubblica quali siano effettivamente i veri intendimenti di questo disegno di legge, che è stato titolato da chi l'ha proposto: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale", ma che a nostro parere più propriamente dovrebbe essere titolato: "Norme urgenti di divieti e nuovi vincoli per lo sviluppo economico della Sardegna".
Il nostro voto è favorevole a questa correzione innanzitutto perché elimina una parola contenuta nel titolo che noi riteniamo assolutamente ingiustificata, infondata, la parola "provvisoria". Come emergerà anche dall'analisi dell'articolato non si tratta di interventi che avranno una efficacia provvisoria; il nostro sistema pianificatorio è concepito come un sistema a cascata perché si parte dagli strumenti urbanistici emanati dal livello regionale per arrivare a quelli emanati dagli enti locali, province e comuni.
Questo sistema presuppone una diversificazione dei tempi nella predisposizione prima, e nell'approvazione e adozione poi degli stessi strumenti urbanistici, che comporta la necessità di un lasso di tempo tale per cui non possono più considerarsi queste norme come norme provvisorie. Urgenti certamente sì, almeno nell'intenzione dei proponenti, ma sicuramente non provvisorie.
Questo è un sistema normativo che introduce un insieme di processi di pianificazione per cui, come abbiamo già dimostrato anche nella discussione generale del provvedimento di legge, un qualunque cittadino non impiegherà meno di quattro anni per ottenere una legittima autorizzazione o una concessione, perché non meno di quattro anni passeranno perché si possa avere un piano paesaggistico e, di conseguenza, un piano urbanistico comunale approvato, nonché uno strumento urbanistico attuativo del piano urbanistico comunale medesimo.
Si tratta quindi non di norme provvisorie di salvaguardia, ma di norme che, certamente dettate dall'urgenza, e fondamentalmente si concretizzano nella predisposizione di divieti e di nuovi vincoli per lo sviluppo economico della Sardegna. Per questo motivo noi voteremo a favore di questo emendamento per una più coerente e più realistica titolazione di questo provvedimento di legge. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Milia (F.I.). Signor Presidente, colleghi, il voto favorevole all'emendamento in votazione, come già espresso nell'intervento di carattere generale, per noi si fonda sulla mancanza assoluta, per noi molto chiara, del requisito dell'urgenza e anche della sostanziale, assoluta mancanza della necessità che questo titolo integrasse ben altri intendimenti rispetto a quanto da noi sostenuto.
E cioè la questione dell'urgenza e anche della vincolistica unica nel panorama nazionale, vincolistica che si scontra con le funzioni delegate alla Regione autonoma della Sardegna a seguito della riforma del Titolo V, articolo 117 della Costituzione in materia paesaggistica e di tutela del paesaggio, stride con l'intendimento reale del disegno di legge che porta il titolo che noi crediamo debba essere emendato.
Noi crediamo questo perché deve essere chiaro, non solo a chi vive quotidianamente in quest'Aula e conosce le problematiche che si dibattono, ma deve essere chiaro all'opinione pubblica, che il titolo è essenzialmente uno specchietto per le allodole; il contenuto del disegno di legge della Giunta regionale di fatto non è un contenuto di tutela, di valorizzazione, ma è un contenuto nocivo, vincolistico, un contenuto che tarpa le ali allo sviluppo sostenibile che tanto si vuol difendere.
Lo diciamo con convinzione, lo diciamo con consapevolezza, lo diciamo perché, come tutti i consiglieri regionali eletti in quest'Aula, viviamo a contatto con la gente, viviamo a contatto con la società che si è già fatta un'opinione, seppure all'inizio un po' annacquata, del reale contenuto di questo disegno di legge; e lo diciamo con forza soprattutto perché le ricadute, da qui ai prossimi tre anni, saranno ricadute nefaste per lo sviluppo della Sardegna.
Quindi che cosa vogliamo modificare? E' chiaro che il titolo conta poco in un complesso normativo che noi definiamo disastroso per la Sardegna, però dare un segnale su un titolo che, ripetiamo, stride col contenuto della legge, è importante. E' importante cioè con questo emendamento, il 22, mettere in risalto che le norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna sono il contenuto del disegno di legge.
L'urgenza abbiamo già detto che non esisteva, il regime vincolistico era già salvaguardata da normative nazionali, nonostante si voglia far intendere che la caducazione dei piani territoriali paesistici abbia aperto una falla di entità irreparabile nel sistema pianificatorio della Regione autonoma della Sardegna. Il regime vincolistico esiste, non esistono urgenze; esiste la necessità di normare questa materia che da troppo tempo attende che il legislatore regionale si pronunci, ma si pronunci con una legge complessa, con una legge che tenga conto di tutte le diversità del nostro territorio, e non imponga un insieme di vincoli ciechi, sordi, vincoli che per il momento mettono a tacere qualsiasi possibilità di pianificazione. PRESIDENTE. Concluda, onorevole Milia.
Milia (F.I.). Concludo confermando il mio voto favorevole nell'interesse degli amministratori che da questo provvedimento vengono danneggiati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, onorevole Assessore e onorevoli colleghi, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 22 vorrei partire da una storiellina simpatica che si raccontava nel mio paesello. Due muratori alle prime armi per la prima volta vennero lasciati soli dal loro capo mastro, da su maistu 'e muru a tirare su due muri ai lati di una finestra esterna. I muri erano in pietra, allora e quindi era stata una bella giornata di duro lavoro. Siccome non erano stati molto attenti con l'uso del filo a piombo, forse avevano usato su filu a prumu de pedde, il filo a piombo di pelle, come si diceva per scherzo ai manovali, si accorsero, ahi loro, di aver sollevato i muri uno con la pendenza all'indentro, uno con la pendenza all'infuori, e pare che commentassero: "Go[s2] pa', ghetaus totu a terra prima de s'ind'agatare sa idda", cioè buttiamo tutto giù prima che se ne accorga il paese.
Lo stesso invito andrebbe rivolto a chi ha esteso questa legge, signor Presidente, perché a me sembra che questa più che una legge di tutela urgente e provvisoria per la salvaguardia della pianificazione paesistica, sia un brutto pasticcio che andrebbe assolutamente cancellato sulla base di quanto ho detto nella discussione generale contestandone il carattere di urgenza, di provvisorietà e di salvaguardia, ma non solo.
Mi soffermo per qualche minuto sui temi della salvaguardia, signor Presidente e onorevoli colleghi. A mio parere queste norme poco salvaguardano e, soprattutto, non considerano tantissimi aspetti relativi alla salvaguardia delle caratteristiche ambientali delle coste verso le quali, e solo verso le quali, si rivolge. E per questo motivo già possiamo parlare di "parzialità" del provvedimento.
Io credo infatti che le nostre coste, apprezzate soprattutto per la loro natura, vengano messe in pericolo non soltanto dall'attività edilizia a fini abitativi o alberghiero, recettivo, signor Presidente, ma anche dall'uso sconsiderato che si fa del territorio. Vastissime aree delle nostre coste sono percorse da incendi, e nessun aspetto di questa legge le tutela da questa piaga, e soprattutto non favorisce in alcun modo la allo ricrescita della vegetazione naturale tipica impedendo seriamente il carico di bestiame, cioè l'attività pascolativa che, quella sì, impedisce effettivamente che in questi tratti di costa bellissimi distrutti da speculatori, da vandali, da turisti scriteriati, e da quant'altro si possa immaginare, si ripristini la flora sarda originale.
Non riscontro neanche, in questo testo, una norma che decreti l'abbattimento delle flore non autoctone, così come ci è stato insegnato da recenti fatti della cronaca politica o parapolitica estiva e dai colpi di sole di qualche personaggio, beh, non c'è una norma in questa legge che eviti l'introduzione di essenze non autoctone, signor Presidente, creando un fenomeno di inquinamento verde e di inquinamento anche alla vista di tanti di noi che apprezzano le bellezze naturali della flora sarda.
Questa legge, assolutamente, non è da portare a compimento. L'ho già detto, bisogna riconsiderarla nella sua totalità. E' una legge che oltre che essere parziale, oltre che non essere urgente e provvisoria, è veramente dannosa, come dice l'emendamento 22, su cui io voto a favore, è una legge impositiva di nuovi vincoli, è una legge "verboten", una legge, con una parola, di proibizioni, che consentirà soltanto un'attività edificatoria selvaggia,da parte di persone pressate dalla necessità di costruire una abitazione; a mio parere, signor Presidente, darà vita ad un abusivismo edilizio quale non si è mai visto in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi, come dicevo stamattina io voterò a favore dell'emendamento al titolo, perché il titolo è quello che rimarrà nella storia, e questo provvedimento di legge verrà ricordato con un titolo che sicuramente non gli si addice. Infatti una normativa legislativa di tal genere non è favore della salvaguardia ma è a favore, come l'ho definito stamattina, dell'azzeramento totale dell'economia turistica sarda.
Non ricordo se ieri o l'altro ieri leggevo l'ordine del giorno della Giunta e, sempre a proposito dei danni derivanti dalla responsabilità civile della pubblica amministrazione, ho visto che è in mente dell'Assessore della programmazione emettere delle obbligazioni, questo non so se sia successo o se la Giunta stia per farlo. Quindi la cosa mi preoccupa perché andiamo a trasferire il rischio dell'insolvenza non più sulle spalle della Regione o delle banche ma sulle spalle dei cittadini.
Ora, è vero che il presidente Soru è molto pratico di obbligazioni e di borsa, però almeno trattando di "cosa pubblica" gradirei ci fosse un po' più di attenzione, soprattutto dopo i casi Parmalat e Argentina. Ora mi limiterò brevemente a criticare, dal mio punto di vista, il provvedimento amministrativo da cui trae origine anche questo progetto di legge; mi sto riferendo alla cosiddetta delibera della Giunta regionale del 10 agosto che, leggendola e rileggendola, mi sembra più un compito di abilitazione di una maestra d'asilo che non un testo rispecchiante la tecnica legislativa e amministrativa di una Giunta regionale.
Ho stilato degli appunti. In primo luogo l'amministrazione regionale ha creato un groviglio così intricato di illegittimità da rendere veramente arduo il conto e il compito di venirne a capo, scusate il gioco di parole. In sintesi, il provvedimento, che tra l'altro è stato impugnato in sede giurisdizionale, e tutto il disegno programmatico in cui è inserito, ha per presupposto che la Regione Sardegna abbia competenza legislativa in materia di tutela del paesaggio; invece tale presupposto è palesemente erroneo, così come del resto riconosce la stessa Giunta regionale laddove afferma che la materia è regolata da norma statale, e cioè il decreto legislativo numero 42/2004 recante il codice dei beni culturali e del paesaggio .
La Giunta regionale inoltre ha deliberatamente inteso scavalcare le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato che hanno annullato i PTP, cioè da una parte ha omesso di impugnare tali sentenze e dall'altra invece ne ha imposto la disapplicazione ai comuni. Dire che un PUC è legittimo quando è conforme a PTP annullati, è veramente un'acrobazia giuridica che non ha precedenti.
L'amministrazione regionale inoltre, contra legem e contraddittoriamente, ha ammesso nella fascia dei duemila metri interventi sicuramente pregiudizievoli per i valori paesaggistici, quali le opere di ristrutturazione, e invece ha sottoposto le zone C contigue ai centri abitati, sottratti per legge alla disciplina paesistica, al potere pianificatorio comunale unitamente alle zone A e B. La Giunta regionale, nell'adottare la delibera di cui parliamo, ha del tutto omesso di considerare che l'oggetto, l'ambito di applicazione e i contenuti dei PTP sono rigorosamente determinati dalle disposizioni di omogeneizzazione e di coordinamento dei piani territoriali paesistici approvati dal Consiglio regionale il 13 maggio 1993. PRESIDENTE. È finito il suo tempo, onorevole Biancareddu. Dichiari come intende votare.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Voterò a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 22 che sostituisce il titolo con il seguente "Norme urgenti di divieto e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna".
Signor Presidente, signori Assessori e signori colleghi consiglieri, questo emendamento è volto alla modifica del titolo del presente provvedimento di legge, poiché è nostra intenzione essere onesti e chiari nei confronti dei nostri elettori, e di tutti i sardi, vogliamo spiegare loro sin dal titolo della legge oggi in discussione quali siano gli intendimenti di questa maggioranza. Il titolo di una legge ne costituisce infatti il punto di partenza, la chiave di lettura e di interpretazione.
Voi non volete promulgare norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale; voi volete promulgare norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna. Noi voteremo a favore di questo emendamento perché vogliamo far sapere ai sardi già dal titolo qual è l'obiettivo e l'intento che il presidente Soru sta perseguendo, obiettivo che viene tradito dal titolo attuale e che invece è illustrato e chiarito sin troppo bene dall'articolato del provvedimento.
Questa legge infatti non è altro che una raccolta di divieti, di limiti, di vincoli, quando viceversa una pianificazione deve contenere indirizzi operativi e fornire strumenti concreti alle realtà e agli operatori locali per valorizzare pienamente il territorio. Questi importanti strumenti di sviluppo vengono oggi negati ai protagonisti dell'economia isolana in nome di una falsa salvaguardia del territorio che contrappone la pianificazione paesaggistica e la tutela ambientale alle necessità sociali, e quindi anche alle attività economiche; un esempio per tutti è l'accanimento che viene posto nei confronti del sistema turistico sardo, un settore che ha portato la Sardegna nei mercati internazionali e che ha creato ricchezza e benessere per i sardi.
Noi siamo convinti che il sistema turistico sardo non è in contraddizione, non è in antitesi con la salvaguardia del patrimonio ambientale; gli operatori del settore sanno troppo bene che il successo economico passa anche e soprattutto attraverso il rispetto della risorsa ambiente. Sanno troppo bene che l'ambiente incontaminato della Sardegna è il biglietto da visita che possono presentare nei mercati nazionali ed internazionali del turismo; gli operatori ma soprattutto i sardi hanno bisogno di strumenti di sviluppo e non di limiti. Hanno necessità di rispondere ad un sistema economico che cambia in continuazione potenziando ed ampliando l'offerta. Per fare questo hanno bisogno di risorse, di mercati e soprattutto di certezze normative, le scelte imprenditoriali dei soggetti economici infatti sono rese vulnerabili dall'assenza di strumenti ed ancor più dall'assenza di certezze per il futuro.
Questa normativa è solo un carico di divieti che si abbatte su un sistema delicato che deve competere col mercato internazionale. Non propone nulla perché sostanzialmente non può proporre nulla visto che non nasce dal confronto e dal coinvolgimento, ma unicamente dal progetto di un unico uomo; nessun soggetto economico, nessun ente locale, nessun consigliere regionale, nessun sardo ha potuto dire la sua.
PRESIDENTE. Onorevole Contu, lei ha chiesto di parlare ma ha già reso la sua dichiarazione di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). A me dispiace intervenire, ma quanto si è verificato ieri sera, evidentemente, non ha permesso di creare le condizioni e il clima per attivare, i utilizzando tutti gli strumenti di competenza del Consiglio, quel minimo di rapporto che ci dovrebbe essere all'interno dell'Aula. Io voto a favore di questo emendamento per sottolineare in primo luogo il mancato confronto con la società sarda, con le categorie produttive, con i sindacati e con le stesse opposizioni, confronto che appunto non c'è stato e, se c'è stato, è stato tardivo.
È chiaro che con questo provvedimento si provoca un blocco complessivo, noi l'abbiamo considerato immotivato, delle costruzioni in qualsiasi settore, da quello edilizio abitativo, a quello agricolo, a quello turistico, a quello delle infrastrutture industriali. Questo è un fatto pericoloso, prima di tutto perché metterà sul lastrico molti imprenditori che operano secondo le leggi; eppure noi sappiamo che un'iniziativa, qualunque essa sia, merita di essere tutelata soprattutto perché la consuetudine vuole che i diritti acquisiti siano e restino sacri, inoltre penalizzerà - l'ho già detto - l'intero sviluppo economico dell'Isola.
Io ho sentito dire da molti colleghi che alcuni problemi sarebbero stati risolti, pensavo quindi che a seguito degli incontri col gruppo Sandalia ci fosse stato un appagamento delle legittime aspirazioni del gruppo in questione. Oggi, dalla lettura del giornale mi sembra di capire che così non è. Senza entrare nel merito, e anche se parlando con l'Assessore ho capito che probabilmente esiste uno strumento per poter sanare questo problema, dico che sono preoccupato; ieri infatti abbiamo dibattuto sull'industria e, se non c'è chiarezza, potremmo trovarci nelle condizioni che venga meno quello che abbiamo proposto per favorire lo sviluppo industriale.
Potrebbe verificarsi che nessuna iniziativa industriale, per esempio i contratti d'area, possa concretizzarsi nelle aree attigue al mare, e ce ne sono alcune in Sardegna; io penso al Sulcis, dove certamente non è prevista la costruzione alberghi, ma si deve realizzare una struttura per la Carbosulcis, una struttura per un potenziamento degli impianti di depurazione, strutture che servono per l'equilibrio e lo sviluppo nell'intero territorio.
In effetti sono state ignorate alcune leggi vigenti, o si sono interpretate male; lo abbiamo detto, e l'ho ribadito in tutte le sedi, che gli articoli 117 e 118 modificati della Costituzione assegnano allo Stato ha competenza esclusiva in materia di tutela dell'ambiente e dei beni culturali; la Regione ha legislazione concorrente in materia di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali.
Questa legge, del resto, è in aperto contrasto con i principi contenuti nel decreto legislativo numero 42 del 2004e, come tutti sappiamo, sarà destinata, l'ho detto e lo ribadisco, ad essere certamente oggetto di una particolare attenzione da parte della Corte costituzionale.
Ho già avuto modo di parlarne citando le isole Eolie, credo che avverrà necessariamente anche per questo provvedimento che lede i diritti acquisiti e crea realmente una serie di problemi.
Vedete, il contratto di programma di cui si parla prevede investimenti del tutto eccezionali che garantiscono, come scrive la stampa, duemila posti di lavoro; essere così drastici e addirittura mettere questi operatori sardi nelle condizioni di dover restituire persino risorse finanziarie, credo che meriti un momento di riflessione. Questa riflessione ancora non c'è stata, anzi, ieri si è tenuta una riunione ma successivamente, nella seduta di Consiglio, ci sono state ulteriori lacerazioni e tensioni. Questo credo che non sia utile a nessuno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io intervengo per preannunciare il mio voto favorevole all'emendamento oggetto della discussione; avrei fatto volentieri a meno di intervenire se, ancora una volta, non ci fosse stata la necessità, come dire, di un impegno per una comunicazione intrinseca a quello che stiamo facendo e perché, pur ritenendo il testo dell'emendamento provocatorio a dire la verità lo ritengo più coerente rispetto al tema oggetto del disegno di legge.
Il fatto che in questi mesi un provvedimento amministrativo, che non aveva forza di legge, e che oggi si cerca di fare diventare legge a tutti i costi nel più breve tempo possibile, sia stato presentato come un provvedimento salvacoste, nasce da una profonda sfiducia che una maggioranza dichiara nei confronti di classi imprenditoriali, nei confronti di amministratori locali, di sindaci, di quanti operano nei comuni, i quali avrebbero commesso il peccato di andare oltre le norme, di andare cioè verso un saccheggio delle coste.
Questa affermazione, questa concezione, questa impostazione, questa filosofia francamente io credo che non vada assolutamente condivisa perché lo sforzo profuso dalle forze sociali, imprenditoriali, dagli amministratori locali nella Commissione competente, così almeno risulta dagli atti, nell'indicazione di proposte e suggerimenti è stato uno sforzo importante; però il fatto che solo in parte minimale questi suggerimenti siano stati tenuti presenti, dimostra la sfiducia, ribadisco quanto ho già detto, della classe dirigente di questa maggioranza nei confronti di settori importanti della vita politica, amministrativa, economica e sociale.
Io, chiaramente, sono assolutamente contrario a questo modo di procedere perché credo che chi ha il dovere di governare, quindi di amministrare una Regione, debba avere fiducia in chi opera nei territori. Inoltre questa impostazione secondo me non è assolutamente coerente con le esigenze di sviluppo della Sardegna; basta pensare a quello che accadrà, che oggi non si può ancora toccare con mano ma che si toccherà con mano nei prossimi mesi.
Allora, siccome noi siamo preoccupati più che delle fortune di una coalizione o dell'opposizione, delle conseguenze che una legge di tal fatta può produrre sull'economia in generale, e sullo sviluppo del settore turistico in particolare, il nostro impegno è cercare dei correttivi, il nostro appello è quello di ovviare ad una serie di errori che sono stati portati avanti in questo progetto di legge e che contrastano con le esigenze di carattere economico e sociale della Sardegna.
Il fatto che tante operazioni che vedono la partecipazione di soggetti pubblici e privati si blocchino in via irrimediabile, il fatto che ci sarà tanta disoccupazione, il fatto che ci sarà una risposta negativa alle esigenze turistiche, ci preoccupa o non ci preoccupa, al di là della filosofia della delibera bloccacoste o salvacoste, e così via? Qui si tratta di vedere quali saranno gli effetti nei prossimi mesi sull'economia della Sardegna. Riteniamo che si debba incrementare l'esportazione di manodopera, vogliamo che aumenti l'emigrazione? Vogliamo che aumenti la disoccupazione?
Io credo che a questa domanda dobbiamo dare delle risposte negative, e invece porci in un'ottica di sviluppo, di crescita ordinata; allora se alcune cose vanno corrette, correggiamole, ma stiamo attenti alla demagogia ambientalistica, evitiamo di commettere errori che potrebbero essere irrimediabili, e che ricadrebbero sull'economia generale della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, signori della Giunta, consiglieri e consigliere, intervengo per dire che voterò a favore dell'emendamento numero 22. Da troppo tempo si parla di vincoli, di vincoli posti in un certo modo, di tutela ambientale vista in una certa ottica pensando che tutte le opportunità siano quelle giuste, quelle buone, ma da tempo si sbaglia e si continua a sbagliare passando da un eccesso all'altro.
Io ricordo che una ventina d'anni fa rimasi da solo in un contesto territoriale a dire "No all'eolico"; in quel frangente passai per essere la persona che non vedeva il futuro, una persona che cercava di conservare su connottu, una persona che non vedeva la possibilità, data dall'eolico, di garantire una fonte di energia alternativa a quella che prevedeva di bruciare il carbone o il petrolio.
Poi questi alberi di lungo fusto furono messi nella corona del Monte Arci, solo io contrario, tant'è che il mio comune in quella occasione non ebbe quei benefici, che però non ebbero neanche gli altri comuni che dettero il loro assenso agli impianti eolici. E qualcuno dirà: "Ma questo sta parlando a favore delle condizioni?", certo, torniamo proprio a questo.
Io non credo che il problema sia se le pale dell'eolico abbiano o no un impatto ambientale; se così fosse avremmo dovuto già da tempo dire di no; soprattutto avrebbero dovuto dirlo gli amministratori di una certa colorazione politica i quali, allora, volevano convincermi che l'eolico era un qualcosa di buono ed oggi quelli di quella stessa colorazione politica mi vengono a dire che deve essere fatto l'esatto contrario.
Ora io non capisco; se è la sinistra a proporre e l'eolico allora è una cosa d'avanguardia e tutti lo debbiamo accettare passivamente; se poi sempre da quella parte ci viene detto che l'eolico è una bestialità che rovina l'ambiente, allora è tutto da cambiare, è il rovescio ancora della medaglia.
Probabilmente se ci fosse un confronto serio, senza pregiudiziali ideologiche sui beni da salvaguardare, certamente diremmo che una costa la vogliono salvaguardare tutti, e che vietare le costruzioni entro trecento metri dal mare sarebbe sufficiente alla salvaguardia del litorale, e chiaramente non ci sarebbero neanche quelle conflittualità che oggi si manifestano in questo Consiglio regionale.,e Probabilmente non staremmo qui a discutere neanche delle pale eoliche, discuteremmo probabilmente su altri strumenti e sulla possibilità di adottare soluzioni diverse per non rovinare il nostro ambiente.
E pur tuttavia oggi siamo nella condizione di dover sostenere una partita, come quella che ci viene prospettata, e che porta a bloccare gli investimenti e le possibilità di sviluppo della Sardegna, al di là che questa possibilità sia data o non sia data dalle pale dell'eolico, che comunque rappresentano una soluzione anche se effettivamente girano, girano e disturbano nel girare l'ambiente circostante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, anch'io esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 22 sul quale i colleghi hanno ben argomentato. Mi pare assolutamente doveroso da parte di tutti noi sottolineare l'incongruenza, nella sua sostanza, del testo del titolo adottato dalla Commissione su proposta, anzi, su imposizione, della Giunta regionale; titolo che certamente non tiene conto del reale contenuto del provvedimento che viene proposto.
È una norma di divieti, è una norma di vincoli, non certamente sulla pianificazione paesaggistica della Sardegna, ma è una norma di vincoli e di divieti allo sviluppo economico ed occupazionale della nostra regione. Un provvedimento di legge negativo, che non propone, ma che blocca, un progetto di legge che non è capace di costruire prospettive, ma ha l'obiettivo vero di frenare, se non fermare definitivamente, lo sviluppo della nostra regione.
E' assente nel testo di legge proposto il presupposto dell'urgenza: avete richiamato un'urgenza che non è in alcun modo motivata, perché era ed è vigente in Sardegna una normativa vincolistica che tutti hanno, unanimemente, nella storia autonomistica della Sardegna, riconosciuto come valida.
È davvero sorprendente il tentativo messo in campo dalla Giunta regionale e, in maniera supina, succube, accettato dalla maggioranza anche se nei corridoi - va detto con estrema chiarezza - i colleghi della maggioranza ci dicono di non condividerlo, di subirlo nell'interesse del quieto vivere della maggioranza.
Lo si legge nelle cronache dei giornali, lo si è potuto registrare più volte nell'Aula, il tentativo di dire: "O è così, o tutti a casa". È un atteggiamento assolutamente irresponsabile, e si crea un vero conflitto tra gli interessi del consiglieri regionali e quelli dei sardi e della Sardegna in generale;un conflitto di interessi che oggi davvero emerge in tutta la sua gravità e in tutta la sua sostanza.
La sentenza del TAR dell'ottobre 2003 che annullava sei dei restanti P.T.P., dava cinque mesi di tempo per tentare di riordinare la materia, secondo quello che qualcuno di voi sosteneva nella precedente legislatura, con nuovi interventi legislativi.
La realtà è che in quel frattempo è intervenuto uno strumento normativo di rilevante importanza, il cosiddetto codice Urbani, che ha normato in ogni singolo aspetto le misure di salvaguardia, e soprattutto ha normato tutti gli areali e tutti i siti che in maniera univoca, in maniera assolutamente puntuale dovevano essere tutelati.
Tutto questo non è assolutamente avvenuto. Abbiamo assistito a demagogiche richieste di attenzione da parte della maggioranza, di disponibilità al dialogo, consiglieri della maggioranza sono stati costretti a ritirare gli emendamenti, relatori della stessa legge e degli stessi provvedimenti collegati sono stati indotti a non partecipare più alla Commissione perché disturbavano il lavoro del manovratore, di chi aveva imposto le regole.
Per questo motivo noi votiamo a favore di questo emendamento che vuole davvero sottolineare che non ci sono nuove opportunità di sviluppo, ma solo nuovi vincoli per la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO (U.D.C.). Dichiaro Innanzitutto il mio voto favorevole all'emendamento 22 e, al contrario di molti colleghi, vorrei complimentarmi con la maggioranza per la campagna demagogica che sta portando avanti sulla delibera salvacoste. Oggi mi sono recato con un collega della maggioranza, di cui non faccio il nome per tranquillità di entrambi, a prendere un caffè in un bar qua vicino dove ho visto una locandina, con lo spot del WWF e l'indicazione del sito "www.soscostesardegna.it" I Verdi, a mio avviso, sono ben rappresenti in Consiglio, anche se oltre il programma di Progetto Sardegna, loro, come Verdi, nelle piazze hanno presentato separatamente un altro programma che non mi sembra abbia avuto tutto questo consenso da parte della popolazione.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue RANDAZZO.) Quindi mi collego sul sito e leggo: "La ex maggioranza di centrodestra ha consentito gli scempi nelle coste". Però quando sono stati sentiti in Commissione hanno detto altre cose! Quando dicono che in Sardegna la percentuale di abusi o di scempi ambientali è solo del cinque per cento, una delle più basse in Italia, io dico che bisogna essere un po' concreti. Non faccio demagogia, stimo troppo i colleghi della maggioranza per scendere in queste discussioni, però è curioso che si stia facendo una campagna per promuovere le iscrizioni su queste cose.
E poi vedo che trovano i soldi per fare le pubblicità nei bar! Mi sembra un po' ridicolo! Oltretutto in famiglia c'è un conflitto di interessi perché mia moglie è iscritta al WWF, quindi le chiederò espressamente di cancellarsi , ma non perché sostiene l'altra parte, ma perché è una vergogna che le associazioni che si occupano di ambiente vengano qui ad insegnare il mestiere a noi che dobbiamo legiferare e siamo pagati per questo. Non deve essere chi non ha ricevuto consenso elettorale a fare pressioni sul legislatore.
Vorrei poi esprimere un dubbio che sorge in chi, semplice cittadino, sente parlare di salvacoste. Si chiede "A chi giova questo provvedimento?" Si e parlato di gente che guadagna nel costruire e realizzare in quei terreni, ma non si è parlato ancora di quanto guadagnerà chi quei terreni ce li aveva e aveva già costruito.
Caro collega Pirisi, il fenomeno speculativo si verifica quando un bene, di cui io per esempio ho la proprietà, aumenta di valore a seguito della emanazione di una legge vincolistica. Ecco perché ritengo più appropriato il titolo proposto nell'emendamento 22 presentato dall'opposizione, perché si tratta effettivamente di vincoli e divieti, perché non si può fare niente.
Io spero che non si diano deroghe perché la legge deve essere uguale per tutti, quindi spero che tutto venga bloccato così, ovviamente, chi ha sostenuto una parte o l'altra si può rendere conto anche delle differenze.
Io ho sostituito un collega in Commissione urbanistica e mi ha stupito vedere come il Presidente applicava i principi della democrazia; il Presidente che, quando era all'opposizione, facevamo parte tutti e due della Commissione urbanistica, si lamentava di carenza di democrazia. E l'opposizione di allora abbandonava la Commissione sostenendo che, poiché in quella sede si andava a colpi di maggioranza, occorreva bloccare i provvedimenti in Aula. E, nonostante il fatto che la maggioranza nella scorsa legislatura spesso non fosse in Aula, certi provvedimenti non sono neanche riusciti a bloccarli. Poiché io mi chiedo chi potrebbe trarre beneficio da questo vincolo chiederei all'Assessore competente di censire l'esistente, almeno per conoscerlo personalmente, perché vorrei sapere chi trae beneficio da questo vincolo, chi possiede già strutture alberghiere, chi rientra nella fattispecie degli interventi ammissibili nel limite dei 300 metri (spero di rientrarci anch'io) e, di conseguenza chi è il proprietario di tutte quelle cubature da ristrutturare entro quella fascia costiera.
Soprattutto mi stupisce che il partito portavoce dei lavoratori, cioè il partito della Rifondazione Comunista, oggi non intervenga, come ha sempre fatto in quest'Aula, in un dibattito così spinoso e stuzzicante scaturito anche dalle dichiarazioni di stampa di diversi sindaci, cito Nieddu, che mi sembra sia iscritto nei D.S., i quali lamentano il rischio di perdere due mila posti di lavoro, 656 certi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Rif. Sardi). Presidente della Giunta che non c'è, onorevoli colleghi, carissimo Assessore dell'urbanistica, intervengo per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 22 e per precisare che non intendo intervenire per difendere la cementificazione selvaggia nelle coste; però francamente non mi sarei mai aspettato che un'Amministrazione regionale, una maggioranza di centrosinistra, prevalentemente di sinistra, andasse contro i lavoratori.
Poc'anzi il collega Alberto Randazzo ha ricordato che probabilmente due mila lavoratori rischiano il posto di lavoro; bene, io mi domando come mai, ribadisco il pensiero del collega, coloro che credono con la loro azione politica di difendere i lavoratori, non protestano, non scendono in piazza, non vanno eventualmente a chiedere spiegazioni? Perché in questa maggioranza, se è vero come è vero che a volte numericamente c'è, ma poi nei fatti dipende solo ed esclusivamente da una persona, io credo che si dovrebbero ribellare soprattutto coloro i quali risiedono e hanno ricevuto i consensi elettorali in quelle zone costiere.
Mi riferisco ai colleghi consiglieri regionali, per esempio, della città di Alghero. Come possono domani presentarsi ai cittadini di quella stessa città che oggi li hanno mandati in Consiglio regionale a difendere, a rappresentare le loro giuste istanze per chiedere che gli venga rinnovato il consenso?
In altri tempi, cari colleghi, se non ci fosse stata in quest'Aula o nelle Commissioni la concertazione probabilmente saremmo stati ancora qui ad occupare le platee e le tribune, perché questa Commissione e questa Giunta ha disatteso completamente il parere delle associazioni produttive, della Coldiretti, delle associazioni degli industriali, degli stessi sindaci del territorio.
Qualcuno ironicamente ha detto l'altro giorno che quindici sindaci non sono tutta la Sardegna. Bene, ma quindici sindaci sono tanti perché rappresentano amministrazioni comunali, rappresentano un territorio, rappresentano i cittadini e quindi bisognerebbe già per questo preoccuparsi, ma quando poi addirittura ci sono tra questi sindaci di centrosinistra, come quello di Budoni che ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente di essere stato preso in giro, io credo che questo fatto debba far riflettere, non tanto noi che siamo stati eletti grazie ai consensi degli elettori di centro o di centrodestra, ma soprattutto debba far riflettere chi ha chiesto i consensi agli elettori di sinistra e quindi domani delle proprie scelte a questi dovrà eventualmente rispondere. Concludo il mio breve intervento per ribadire che voterò a favore di questo emendamento perché ritengo che questo provvedimento non intervenga su carenze legislative, ma addirittura aggravi la situazione economica e sociale dei nostri territori. Vi chiedo quindi di riflettere attentamente, non tanto su questo emendamento, che forse è l'inizio di una serie che poi esamineremo e voteremo, quanto sugli effetti negativi che potrebbero ricadere sulle nostre comunità, sui nostri amici consiglieri comunali, sui sindaci, ma anche e soprattutto sui cittadini che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 22. Credo proprio che questo emendamento che vorrebbe sostituire il titolo dato con "norme urgenti di divieti e nuovi vincoli allo sviluppo economico della Sardegna", sia da approvare perché è una denuncia. E' una denuncia di una verità sconvolgente. E siccome le favole, Presidente lei lo sa bene, assai spesso sono lo specchio della verità, voglio ricordare una bellissima favola di Andersen nella quale un bambino, voce innocente, ebbe il coraggio di dire che il re era nudo.
Qui noi siamo di fronte ad una situazione analoga; vi è un re completamente nudo, attorniato da tanti cortigiani che non hanno né la voglia né il tempo né la possibilità di dire la verità al loro re. Allora, ragioniamo insieme e chiediamoci perché non abbiamo il coraggio di dire tutti qual è la verità su questo provvedimento.
A mio avviso dobbiamo fare una riflessione attenta; questo provvedimento nasce il 10 agosto, giorno strano, difficile credere che qualcosa possa nascere il 10 agosto. Noi italiani, infatti, che siamo un popolo di sognatori, di poeti e di navigatori sappiamo bene che il 10 agosto ci prepariamo tutti a vivere un evento importante, quello di trascorrere una serata a vedere le stelle cadenti. Normalmente ci si comporta in questo modo, tranne che a Sanluri, perché a Sanluri il 10 agosto si festeggia il santo patrono, appunto San Lorenzo.
Allora, in buona fede, ero tranquillo, il 10 agosto non può succedere niente, addirittura il nostro Presidente aveva due opzioni possibili: o andare a vedere le stelle cadenti, e quindi puntare il suo sguardo verso la costellazione di Cassiopea, oppure festeggiare, com'era giusto che facesse, la festa del suo santo patrono e assistere ai fuochi d'artificio che, notoriamente, a Sanluri sono molto belli. Invece niente, niente di tutto questo!
Il Presidente ci ha ancora una volta sorpreso, il 10 agosto lui ha il tempo di adottare questo provvedimento legislativo, che è sconvolgente e di cui tutti parlano. Altro che stelle cadenti, altro che fuochi d'artificio! Allora chiediamoci perché questo è avvenuto. È avvenuto perché evidentemente un provvedimento di questo genere era confezionato, ecco di nuovo la favola del re nudo.
Noi vogliamo sapere chi sono questi sarti che hanno confezionato questi bellissimi indumenti che il re credeva di indossare, vogliamo capire e dire ai sardi chi sono questi sarti che davvero sono così bravi da riuscire a far credere al re, e gli stessi cortigiani non se ne sono mai accorti, che in verità è nudo.
Noi, se riusciamo a dare una risposta, Presidente, a questo dilemma che, come lei vede, tiene attenta tutta l'Assemblea, probabilmente riusciamo anche ad andare avanti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Come mi e già capitato di dire durante altri interventi fatti in Aula, prima di sedere su questi banchi ero assolutamente convinto che sui grandi temi, sui temi che dovrebbero riguardare la nostra Sardegna nel suo insieme, , si potesse e si dovesse trovare nei banchi di quest'Aula, un accordo, una unanimità di pensieri, senza colori e senza bandiere.
Devo essere assolutamente sincero, avevo promesso a me stesso che non sarei intervenuto né adesso né per gli altri emendamenti, però l'atteggiamento riscontrato in Aula, soprattutto ieri, su una tematica assolutamente differente da questa, mi ha fatto capire che purtroppo la politica è fatta anche di queste cose. Di quali cose cioè? È fatta di tralicci molte volte assolutamente invalicabili che fanno sì che una maggioranza, e di conseguenza una opposizione, assumano gli atteggiamenti che si stanno vedendo in queste ore.
In queste ore ho riletto ciò che le categorie professionali hanno dichiarato relativamente a questo disegno di legge, ciò che i sindaci, i più forse appartenenti al centrosinistra, hanno dichiarato, sempre su questo disegno di legge, ciò che soprattutto la gente comune, per le strade, nelle lettere inviate ai mezzi di informazione, ormai da settimane, va dicendo; ebbene questa rilettura mi ha spinto a prendere la parola.
Inoltre mi ha assolutamente spinto ad intervenire anche una piccolissima riflessione che facevo proprio in questi giorni, relativa a due comuni della nostra Isola: il comune di Carloforte e il comune di Villasimius. Due zone molto simili tra di loro, anche se apparentemente diverse. A Carloforte, in tutti questi anni, anni di storia di questa bellissima cittadina, la comunità, non solo ed esclusivamente chi ha amministrato fino a oggi, ma tutta la comunità di Carloforte, ha dimostrato una grandissima sensibilità rispetto alla tutela del paesaggio, anche senza i vincoli che questa Regione, questa maggioranza, questo Presidente stanno adottando in questo disegno di legge.
Perché ho voluto dire questo? Perché probabilmente, se ci soffermassimo tutti a fare un'analisi del genere, ci renderemmo conto che in tema di tutela ambientale molto può fare la sensibilità di ognuno di noi, non solo degli amministratori, ma anche dei cittadini comuni e quindi, forse poco resterebbe da fare a livello politico.
L'altro esempio è quello di Villasimius, un comune costiero, un comune molto noto della nostra provincia che, pur amministrato per tantissimi anni dal centrosinistra, penso sia stato e sia un esempio di mala cementificazione, di cementificazione brutta e di cattivo gusto. Perché ho voluto dire questo?
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust ha terminato il tempo. Vorrei pregare i colleghi di prendere posto e, se si vuole fare conversazione, di uscire dall'Aula, perché il brusio disturba chi interviene. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, Presidente. Intervengo per annunciare ovviamente il voto favorevole a questo emendamento al titolo; ho avuto già modo stamattina, durante la discussione, di dire quello che penso sul titolo di questa legge e quindi anche per sostenere la validità e la necessità di emendarlo .
Questo è un provvedimento di legge che non prevede alcun intervento reale di pianificazione, un provvedimento di legge che non offre al sistema produttivo sardo un vero progetto e soprattutto non offre un progetto alternativo, in quanto propone soltanto una somma di divieti di dubbia legittimità; legittimità che, a nostro avviso, attiene sia alla forma che al merito di questo provvedimento legislativo.
Rileviamo come la logica di fondo che caratterizza il provvedimento adottato dall'Esecutivo regionale consista, di fatto, nella reiterazione delle misure inibitorie già introdotte in via temporanea nella famosa deliberazione; si tratta in sostanza del divieto assoluto di realizzare nuove opere nelle ex aree Galasso, ora elencate nell'articolo 142 del codice dei beni culturali e del paesaggio, e dell'estensione del divieto anche al di fuori di tali aree, in particolare nelle fasce costiere, quindi nelle aree che insistono nelle vicinanze del mare, con diverse suddivisioni.
Ci pare pertanto che questa norma superi in rigidità la Galasso e, anzi, per certi versi, vada contro lo spirito e contro i principi in buona parte condivisibili. Non solo: ci pare che questo provvedimento legislativo vada anche contro i principi ispiratori del nuovo codice dei beni culturali, entrato in vigore il 1° maggio scorso.
Nelle aree ex Galasso, infatti, la tutela dell'ambiente non è stata perseguita attraverso la preclusione assoluta degli interventi edilizi; questi ultimi possono essere realizzati previo rilascio di autorizzazione della Regione o dell'ente locale da questa delegato, autorizzazione attraverso la quale viene accertata e garantita la compatibilità dell'opera con i valori propri del bene che si intende salvaguardare. Quanto al codice dei beni culturali appena citato, l'articolo 3 del provvedimento in oggetto contrasta con la logica ad esso sottesa della differenziazione del vincolo nei limiti della legge numero 431 del 1985, a seconda dei caratteri della zona e della riduzione dei vincoli Galasso, laddove la Regione abbia concordato il piano paesistico con lo Stato e si tratti di zone comunque già compromesse.
Il disegno di legge regionale va peraltro ancora oltre attribuendo alla Giunta un ulteriore potere discrezionale, ossia quello di sottoporre altre porzioni di territorio alle misure di salvaguardia sopra menzionate qualora si tratti di aree aventi particolari pregi paesistico ambientali; ma la Giunta opera così anche in modo indiscriminato mettendo a rischio, a nostro avviso, alcuni settori importanti e decisivi dell'economia regionale, non ultimo quello agricolo, che si troverebbe - lo ripeto ancora - fortemente penalizzato dall'introduzione di questi vincoli.
In definitiva, Presidente, annunciando e ribadendo il voto favorevole a questo emendamento, ed augurandomi che si sviluppi intorno ad esso un'ampia discussione, ritengo che vada emendato il titolo perché lo ritengo assolutamente fuori luogo rispetto al contenuto della legge; non si tratta di norme di salvaguardia, si tratta di norme che rischiano di bloccare settori importanti dell'economia della Sardegna già fortemente penalizzati, non soltanto il settore turistico.
Ritengo che sarebbe più opportuno un titolo che metta in evidenza i problemi, i vincoli che questa legge potrebbe causare alla stragrande maggioranza dei cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, farò una brevissima dichiarazione di voto, anche per sottolineare che l'opposizione ha scelto una strada che sta facendo emergere una contraddittorietà tra le diverse posizioni; una contraddittorietà che sta emergendo, e forse non sarebbe il caso, in modo dirompente.
Attraverso questi emendamenti, a parte la provocazione del titolo, si sta tentando , di dare vita ad un ostruzionismo palese, non occulto. Però io credo che in quest'Aula siano colpiti da un fortissimo attacco di amnesia coloro che hanno avuto ruoli e funzioni in questi cinque anni e che, improvvisamente, sembrano dei marziani in quest'Aula.
Questo può accadere, e sono anche giustificati, ai consiglieri regionali alla prima legislatura, ma sorprende l'amnesia in chi ha avuto grosse responsabilità nei passati cinque anni, responsabilità che oggi vorrebbe scaricare ancora sul Consiglio regionale e sulla Regione tutta.
Ma con quale faccia vi mettere a parlare del problema dei lavoratori? Con quale faccia alcuni estremisti stanno assumendo qui dentro un atteggiamento che è in palese contraddizione con alcune posizioni che sono state espresse anche dai banchi della stessa opposizione? Io non voglio citare per nome quei colleghi che hanno dimostrato prima in Commissione, poi negli interventi svolti nel corso della discussione generale, di voler trovare un terreno di interlocuzione per far sì che la Regione sarda possa varare quello che è stato definito uno strumento necessitato e urgente . Non lo dice questa parte che oggi è maggioranza, lo diceva l'onorevole Milia che oggi parla di dissennatezza del provvedimento in esame; lo diceva l'onorevole Onida quando già nel 2000 richiamava l'urgenza della salvaguardia ambientale. Ed oggi parlano di velocizzazione e di improvvisi colpi di acceleratore!
Lo diceva per ultimo, ma non ultimo, il Presidente Masala, esponente di Alleanza Nazionale quando, nella veste di assessore ad interim, leggo testualmente, diceva: "Noi oggi abbiamo necessità di provvedere con urgenza all'integrazione e all'aggiornamento del disegno di legge già approvato dalla Giunta regionale, attualmente all'esame del Consiglio regionale". Questo lo diceva il 7/11/2003 e aggiungeva inoltre: "Stante l'estrema urgenza di attivare iniziative di competenza della Giunta gli emendamenti proposti tengono conto anche di un aggiornamento dei criteri di pianificazione paesistica, secondo il principio della qualità paesistica, introdotto dall'accordo siglato tra il Ministero dei beni culturali e la Regione, il 19 aprile 2001". E diceva ancora: "In assenza di tale adeguamento o adozione, prevista ai sensi del comma 3, dell'articolo 8 dell'accordo, è previsto l'intervento dei poteri sostituivi del ministero".
Ma di che fretta parlate? Siete voi che siete stati inadempienti, siete voi che non avete fatto il vostro dovere, onorevole Pili! Oggi lei ha detto che si è messo la tuta mimetica e l'elmetto per andare alla guerra! Avrebbe dovuto fare la guerra quando era Presidente della Regione, anziché guardare le stelle per cinque anni, come avete fatto! Altro che notte di San Lorenzo, onorevole Pisano! Le stelle cadenti le avete guardate per cinque anni e la conseguenza è stata che noi siamo dovuti intervenire con urgenza. In ogni caso l'urgenza l'avete dichiarata voi, noi stiamo cercando di porre qualche argine ai guasti che voi avete provocato.
Mi auguro che i colleghi del centrodestra, che hanno auspicato il dialogo, ritornino sul terreno del confronto per dotare la Regione di uno strumento che è indispensabile, e tale è giudicato dagli stessi colleghi che nel corso dei cinque anni passati hanno detto queste cose in quest'Aula, non nei conciliaboli ristretti, e le hanno anche scritte; quindi non possono bluffare ora. Un po' di decenza, cari colleghi, credo che sia corretto anche da parte vostra averla.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi metto in votazione l'emendamento numero 22. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggiano la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DIANA, ARTIZZU, CONTU, MILIA, SANJUST, PISANO, VARGIU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 22.
I consiglieri Uras e La Spisa dichiarano rispettivamente di votare contro e a favore.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO -CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 65
Astenuti 2
Maggioranza 33
Favorevoli 22
Contrari 43
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 25. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, nella fattispecie di questo emendamento vi è una seconda proposta di titolo che introduce un termine, quello della valorizzazione paesaggistica, conseguente alla tutela del territorio regionale. Dico conseguente perché è stata già richiamata qui, nei precedenti interventi, l'incostituzionalità della norma.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevoli Pili, prego i colleghi di prendere posto per consentire all'onorevole Pili di svolgere l'intervento.
PILI (F.I.). La ringrazio, Presidente, ma ci abitueremo nelle prossime ore a non essere ascoltati da chi non vuole sentire. Il nostro scopo è lasciare agli atti le considerazioni su un provvedimento di legge che danneggerà assolutamente, pesantemente la Sardegna. Resoconti che richiederemo, non soltanto quelli stenografici, ma anche quelli relativi al voto di tutti i consiglieri sia vecchi che nuovi.
Come dicevo, su questo punto sono da registrare, cosa che evidentemente è sfuggita volontariamente alla Giunta regionale, le profonde modifiche apportate dalla legge costituzionale
del 18 aprile 2001, la numero 3, al Titolo V della Parte seconda della Costituzione in materia di distribuzione della potestà legislativa tra Stato e Regioni.
In particolar modo lo Stato ha trattenuto per sé le materie concernenti la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. Si spiega così l'intervento normativo contenuto nel decreto legislativo del 22 gennaio 2004, il numero 42, convertito poi in legge e che è il codice dei beni culturali e del paesaggio.
Questo evidentemente è sfuggito al sempre attento onorevole Pirisi, che colpito, in quest'ultima parte del dibattito, da un atteggiamento livoroso nei confronti di una opposizione legittima, dura, senza sconti, propria di chi evidentemente non ha niente di cui vergognarsi…
(Interruzione del consigliere Pirisi)
PILI (F.I.). Di imbrogli, onorevole Pirisi, lei per molti versi nella precedente legislatura ne è stato maestro. Se sono imbrogli i nostri, figuriamoci quelli che ha fatto lei!
PIRISI (D.S.). Non dica cretinate!
PILI (F.I.). Credo, onorevole Pirisi, che lei con il suo atteggiamento si stia qualificando.
PIRISI (D.S.). Si è qualificato lei come Presidente dei sardi! Stiamo pagando ancora i danni!
PILI (F.I.). Si è qualificato come Presidente della Commissione, ignorando tutte le regole fondamentali della concertazione, di cui si è riempito per anni la bocca e, nel momento in cui avrebbe potuto applicare questo principio, ha bucato in pieno!
PIRISI (D.S.). Non dica fesserie!
PILI (F.I.). Lo Stato ha codificato tutta la normativa relativa alla tutela del paesaggio e dei beni culturali, quindi viene acclarato, se ce ne fosse ancora bisogno, che lo Stato ha trattenuto per sé quella competenza. E quando diciamo lo Stato diciamo un governo di centrosinistra, che ha voluto, in maniera arbitraria, senza alcun tipo di condivisione con l'intero arco costituzionale, senza il rispetto delle regole alle quali sono sottostate le modifiche costituzionali operate nel tempo escludere la Regione Sardegna dalla competenza specifica della tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che l'intervento del presidente Pirisi sia stato più che mai opportuno; finalmente abbiamo sentito la voce del centrosinistra che, al momento, rifiuta il confronto e il dibattito. E' vero, ovviamente, che la minoranza utilizza gli strumenti regolamentari che ha imparato a usare dopo cinque anni di lezione; strumenti regolamentari che, l'abbiamo detto spesso, sarebbe opportuno rivedere, ma in questo caso non si tratta di puro e semplice ostruzionismo.
Non abbiamo avuto la possibilità di discutere in Commissione, non abbiamo avuto la possibilità di confrontarci in Commissione; è vero, come in tutte le coalizioni, ci sono le anime più estremiste e le anime più moderate, che comunque non hanno avuto altra soddisfazione se non quella di essere riconosciute come parti appunto moderate e propositive.
Di fatto, anche nell'ultima seduta della Commissione, è vero, si è discusso della possibilità di esaminare alcuni emendamenti. Non voglio ricordare al presidente Pirisi quanto assunto in Commissione da alcuni componenti della maggioranza, che addirittura sono arrivati a fare proposte, che lei ben conosce, del tipo: "Esaminiamo i nostri emendamenti, tutti gli altri scartiamoli aprioristicamente, anzi votiamo per quelli e non consideriamo gli altri". Credo che queste valutazioni siano agli atti.
E' facile, è semplice riferirsi al passato, certo le norme sono urgenti, è urgente intervenire, è urgente normare, ma noi a questo non ci siamo mai opposti, sempre che si abbia la possibile di discuterne prima. Se l'urgenza per voi è: "Questo proponiamo e su questo non discutiamo", allora, onorevole Pirisi, lei mi insegna che non siamo più in un regime democratico, in una situazione democratica di confronto. Perciò è giusto che voi andiate avanti secondo il vostro ideale, secondo le vostre prospettive di democrazia, che non sono le nostre.
Ci avete dato la possibilità del confronto? Ci avete dato la possibilità di discutere? Non l'avete data alle parti sociali! Avrò modo, in seguito, di leggere le dichiarazioni del 13 ottobre rese a "La Nuova Sardegna" da un Capogruppo della maggioranza, nelle quali dichiara che è necessaria la concertazione, è assolutamente indispensabile coinvolgere tutti i soggetti interessati per giungere a scelte convinte e condivise senza dirigismi. Non lo dichiariamo noi, lo dichiara un esponente validissimo, Capogruppo della vostra maggioranza. Per cui che senso ha tornare ad un passato in cui, anche nelle relazioni ai disegni di legge proposti allora, si sottolineava l'urgenza del provvedimento? L'urgenza però non è esprimere immediatamente e senza confronto un giudizio. L'urgenza era presentare il DPEF; l'urgenza è l'intervento finanziario, come dichiara lo stesso assessore Pigliaru, che in un'intervista pubblicata oggi sostiene che la Giunta era pronta a presentare il DPEF, ma il Consiglio non ha voluto.
Ma quale Consiglio? Siete voi che avete scelto l'ordine del giorno! Siete voi che avete scelto come priorità la legge urbanistica. La priorità è rimettere a posto le casse della finanza, che da oltre vent'anni non si è riusciti ancora a mettere a posto, non solo da cinque anni, sarebbe stupido, irresponsabile asserire questo.
Questa era la priorità che avremmo condiviso, come condividiamo l'urgenza sul provvedimento urbanistico, ma, ripeto, l'urgenza non significa passare su saldi principi del confronto democratico. Ecco perché, in conclusione, sosteniamo l'emendamento numero 25.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. L'onorevole Pirisi mente sapendo di mentire; i due testi che erano stati presentati nella precedente legislatura, onorevole Pirisi, non avevano niente a che vedere infatti con il testo di legge che voi volete approvare in quest'Aula. Sono due cose completamente diverse e lei lo sa benissimo. Quindi lei mente quando dice che quei due testi avevano la stessa fattispecie, contenevano gli stessi vincoli.
PIRISI (D.S.). Chi te l'ha detto?
DIANA (A.N.). Lo ha detto lei, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). Si legga le cose, se le legga!
DIANA (A.N.). Dove invece l'onorevole Pirisi non mente è quando dice: "Siamo stati costretti". E' vero onorevole Pirisi, siete stati costretti.
PIRISI (D.S.). Ma di cosa sta parlando? Non sa neanche di cosa sta parlando!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego, non interrompa continuamente.
DIANA (A.N.). E purtroppo questa è la realtà dei fatti. Ma, per attenermi all'emendamento numero 25, va detto che questo non è un emendamento provocatorio, si propone infatti di modificare il titolo in: "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", molto semplice. Io credo che questo emendamento dovrebbe essere immediatamente approvato, perché a questo farebbe seguito immediatamente un solo articolo e avremmo risolto i problemi.
E non c'era bisogno di arrampicarsi sugli specchi per esitare un testo di legge che sta creando numerosissimi problemi, certamente a noi, ma siamo qui per risolverli, ma soprattutto sta trovando numerosissimi interlocutori fuori di quest'Aula che mal digeriscono un testo di legge che non è assolutamente quello che si vuol far pensare.
Nel decreto legislativo numero 42 - sempre per memoria, così come preannunciato stamattina, mi farò carico di leggere gli articoli che ci interessano maggiormente -,all'articolo 142 "Aree tutelate per legge" era già prevista questo tipo di tutela, non c'era bisogno di inventare niente, perché è scritto: "Fino all'approvazione del piano paesaggistico, ai sensi dell'articolo 156 sono comunque sottoposti alle disposizioni di questo titolo per il loro interesse paesaggistico" e via un elenco di aree tutelate per legge.
Nonostante mi sia attardato molto a leggere questo articolo non ho trovato da nessuna parte la parola "ristrutturazioni". Non c'è, proprio non sono riuscito ad individuarla, ci sono solo due cose che non ci riguardano, i vulcani, i ghiacciai e i circhi glaciali. Queste sono le uniche due cose, anzi tre, che nel panorama vasto dell'ambiente sardo non esistono. Per tutto il resto era previsto tutto ed è previsto tutto, non ho capito quindi per quale motivo si debbano varare queste norme urgenti quando bastava recepire l'articolo 142 di cui sopra e avremmo risolto tutti i problemi.
E, con buona pace dei sardi, oggi probabilmente avremmo iniziato la discussione su un argomento forse più importante, l'assestamento di bilancio, per l'economia della Sardegna, certamente era più importante per l'assessore Pigliaru e, probabilmente, anche per molti dei colleghi che siedono nei banchi del centrosinistra.
Quindi questo ragionamento serve per far capire ai sardi che questo disegno di legge è deleterio per l'economia della Sardegna! E non mi si venga a dire che si vuole pianificare, perché non è assolutamente così!
Per pianificare bisogna eventualmente fare il piano paesaggistico regionale; allora diciamo subito che stiamo facendo il piano paesaggistico regionale, ma non è questa la strada, perché questo si aspettano i sardi, per evitare che succeda un fatto gravissimo come quello che qualcuno ha menzionato stamani, e cioè che i PUC, in presenza di PTP approvati, hanno tutta la loro efficacia; ne sono ben lieto perché, guarda caso, l'unico PTP che non è caduto è quello della provincia di Oristano.
Ma se dobbiamo essere equilibrati, se dobbiamo fare gli interessi di tutti i sardi…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana, ha terminato il suo tempo. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Giusto per un continuum nel dibattito, ricordo che eravamo rimasti alle pale che giravano e che davano delle indicazioni ben precise sull'impatto ambientale in quel parco identificato a suo tempo come "Parco del monte Arci"; quindi non si capisce come mai la sinistra ieri proponeva una cosa ed oggi ne propone un'altra.
In effetti, quando si parla di norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale, credo che con compiutezza si voglia dare un panorama di come il nostro sistema ambientale, naturalistico, si coniughi con lo sviluppo; attenzione a quando si prospettano scenari diversi e si ipotizza che debbano esistere dei blocchi, a tutto campo, di un sistema che doveva essere l'elemento propulsore dello sviluppo della nostra Isola.
Leggo alcuni dati riferiti dall'onorevole Barranu, persona che stimo peraltro, in un'intervista riportata oggi. Secondo l'onorevole Barranu in Sardegna il prodotto interno lordo è cresciuto nel 2002 rispetto al 2001 dell'1,1 per cento, con un tasso superiore sia alla media nazionale sia a quella meridionale. Dal punto di vista settoriale scopriamo che tale crescita è dovuta
esclusivamente all'industria in senso stretto che raggiunge un più 7,7 per cento, alle costruzioni più 4,2 per cento con un calo dell'agricoltura del 9,6 per cento, mentre i servizi sono rimasti sostanzialmente fermi.
La composizione percentuale del PIL della Sardegna per il ramo di attività economica vede l'agricoltura al 4 per cento, l'industria in senso stretto al 13,8 per cento, 22,1 per cento in Italia"
SECCI (La Margherita-D.L.). Presidente, è attinente al titolo?
DEDONI (Rif. Sardi). Le farò capire come c'è attinenza, più avanti le farò capire dove è l'attinenza.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, sta intervenendo l'onorevole Dedoni, la prego di fare silenzio.
SECCI (La Margherita-D.L.). Rispettiamolo tutti il Regolamento!
DEDONI (Rif. Sardi). Dicevo che le costruzioni sono a un più 6,5 per cento.
SECCI (La Margherita-D.L.). C'è scritto nel Regolamento che il Presidente richiama gli oratori che non si attengono all'argomento.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, per cortesia, lasci al Presidente l'interpretare il Regolamento.
CAPELLI (U.D.C.). C'è scritto anche che non si interrompe.
DEDONI (Rif. Sardi). Onorevole Secci, io la invito a stare qui e capirà perché sto citando questi dati. Io capisco tutto e comprendo tutto, ma il capire e comprendere significa comprendere ed accettare le ragioni di tutti, non significa dire che io ho ragione in virtù della forza dei numeri., Poi dirò perché ho letto queste percentuali; probabilmente lo dirò nella prossima "puntata" perché adesso prendo atto delle vostre interruzioni.
E l'onorevole Secci è riuscito a far capire che non è conveniente usare certi numeri perché poi non si riesce a raffrontarli con il contenuto del testo, e perché si vuole esprimere con i numeri un dato essenziale: il fatto che il blocco delle attività produttive significa blocco dello sviluppo e significa chiudere anche quelle poche iniziative che sino ad oggi si sono avviate.
Certamente noi siamo convinti assertori della necessità di una cura attenta del territorio .
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi ed Assessori, io più che parlare dell'emendamento, che introduce una modifica secondo me giustissima e legittima, anche perché rispecchia la logica che avrebbe dovuto ispirare questo provvedimento di legge, voglio sottolineare l'atteggiamento assunto da una parte della maggioranza e, in particolare, dall'onorevole Pirisi. Una persona che io ritengo intelligente ma che scivola in atteggiamenti che contraddicono questo mio giudizio.
Io credo che l'onorevole Pirisi debba rispettare la volontà di questo Consiglio, debba rispettare i consiglieri dell'opposizione che stanno esprimendo una posizione politica che ritengono di sostenere fino in fondo perché è una posizione giusta.
Posso anche capire la posizione di Pirisi che ha una diversa formazione politica, ma non capisco la posizione di Eliseo Secci che ha una cultura democristiana, un andreottiano, ed anche lui si lascia andare ad atteggiamenti che sono non consoni all'autorevolezza di quest'Aula. Pertanto credo che il dibattito debba essere seguito correttamente, noi tutti qui esprimiamo una posizione politica che va ascoltata, va meditata, poi chiaramente la maggioranza con i suoi numeri può fare tutto quello che vuole, anche se io credo che i progetti vadano approvati, possibilmente, col consenso di tutti.
Non ritengo corretto che oggi la coalizione al governo della Regione assuma un atteggiamento non rispettoso delle opinioni dell'opposizione; vi devo dire però che a noi questo non ci spaventa nella maniera più assoluta, noi svolgeremo il nostro compito perché questo è il compito che ci hanno dato gli elettori, gli elettori ci hanno votato per fare l'opposizione…
MARROCU (D.S.). Anche tra cinque anni!
LADU (Fortza Paris). Questo è da vedere, poi gli altri cinque anni se pure ci saranno, se non saranno tre o due, non lo so, però la volontà dell'elettore si vedrà al momento giusto. Credo che quando si arriva al governo bisogna ricordarsi anche di quando si era all'opposizione e avere di conseguenza un atteggiamento rispettoso. Credo che l'opposizione della scorsa legislatura abbia applicato il Regolamento così come noi oggi stiamo facendo, ma devo dire che molte delle posizioni assunte dalla allora minoranza, lo sapevamo tutti, erano strumentali, erano molte volte posizioni esclusivamente di parte, noi ci stiamo sforzando per fare un'opposizione diversa.
Certo, molte volte gli obiettivi non coincidono, ci sono posizioni politiche diverse, c'è una parte almeno della maggioranza che sta pensando cose che sono completamente diverse da quelle che stiamo pensando e che vogliamo portare avanti noi, però deve essere rispettato un principio che ritengo sia fondamentale all'interno e all'esterno di quest'Aula, cioè il rispetto delle posizioni che assumono tutti i consiglieri siano essi di maggioranza che di opposizione, perché se manca questo principio fondamentale credo che quest'Aula si trasformerà in qualcosa di diverso da un'Aula consiliare.
voglio quindi che si mantenga il rispetto dell'istituzione e che si continui a lavorare tentando, possibilmente, di fare soprattutto gli interessi dei sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, colleghe e colleghi e signori della Giunta, quelli presenti. Mary Poppins diceva che basta un poco di zucchero e la pillola va giù. L'intenzione del WWF oggi di far digerire questa politica urbanistica ai consiglieri regionali di questo autorevole Consiglio credo che sia molto difficile da accettare; molto difficile perché digerire un disegno di legge in materia urbanistica come questo è veramente difficile soprattutto per chi, come me viene da una zona, la Gallura, che ha conosciuto crescita e ricchezza in questi anni grazie soprattutto allo sviluppo turistico e allo sviluppo urbanistico.
Un tema di questa portata meritava forse un maggiore coinvolgimento da parte dei colleghi dell'opposizione anche nella discussione dei nostri emendamenti. Soprattutto sono curioso di sapere cosa ne pensano i miei colleghi galluresi della maggioranza , in particolare gli amici di Rifondazione libera e democratica che non sono intervenuti nel dibattito credo non per volontà loro, ma per volontà di qualcun altro.
Comunque, Presidente, ritorniamo all'emendamento. Il titolo appunto della legge "norme di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale" è un titolo che va cambiato, va cambiato per tutti quei motivi che i colleghi che mi hanno preceduto hanno bene articolato con argomentazioni valide e sostenibili.
Così come vanno sostituiti, rivisti, emendati, utilizziamo questo termine, alcuni dei vostri manifesti elettorali. Ve ne leggo uno per ricordarvi che cosa andavate dicendo in campagna elettorale; parto da quello che io ritengo più importante: "Gli alberi si riconoscono dai frutti. A parole tutti difendono l'ambiente. A parole tutti credono nell'identità sarda, nell'importanza dei paesi, tutti creano posti di lavoro a parole, ma gli alberi si riconoscono dai frutti non dai "bla bla" delle loro foglie", e tanto meno appunto da questo testo di legge che riteniamo discriminatorio.
Un provvedimento di legge appunto che invece di mantenere una posizione di salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna, mira ad imporre una disciplina che va a colpire indiscriminatamente siti che, guarda caso, sono amministrati da sindaci ed amministrazioni di segno opposto rispetto alla coalizione politica cui appartiene questa maggioranza, è il caso di Olbia, è il caso di altri comuni.
Inviterei gli amici del centrosinistra ad andare a visitare alcuni siti amministrati dai loro sindaci; sindaci che hanno anche approvato il PUC prima della delibera cosiddetta salva coste.
Mi riferisco in particolar modo al comune di Santa Teresa di Gallura con sindaco D.S, un amante del mattone, così lo descriveva Severgnini nel suo articolo pubblicato a luglio sul "Corriere della Sera"; ebbene nel comune di Santa Teresa sono stati approvati, e sono di prossima realizzazione, in totale divergenza con lo spirito della stessa delibera, numerosi progetti per la costruzione di strutture multipiano, appartamenti a fini speculativi, entro la fascia su cui la delibera avrebbe o vorrebbe porre il vincolo di inedificabilità. In questo caso per Santa Teresa non vale.
Questo perché lo dico? Perché ci vuole molta attenzione anche da parte di quei comuni che hanno già approvato il loro PUC e che possono tranquillamente costruire oltre i famosi 300 metri magari speculando, è il caso di Santa Teresa, è il caso di San Pasquale frazione di Santa Teresa . E questo lo dico da gallurese, da rappresentante di un territorio che ha avuto negli anni un grande sviluppo e che certamente, per quanto riguarda alcune zone, alcune località, può essere preso come esempio.
Si sbaglia perciò quando si decide, come ho letto di recente in un locale su una targhetta, che per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno. Credo che questa legge vada rivista, che vada rivisto in particolar modo questo titolo; per questo voterò favorevolmente questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, è compito arduo quello di dare un'interpretazione di questa legge, compito arduo perché si parla, dicevo nell'intervento sull'emendamento 22, di norma transitoria, di provvisoria, di norma che se tale fosse, avrebbe dovuto avere un'efficacia limitata nel tempo.
Devo continuare a pensare che molto probabilmente non si sono pesate le parole o, quanto meno, non si sono interpretati correttamente i termini; perché davvero se la tutela del paesaggio e del territorio passa attraverso una norma, la tutela non può essere mai provvisoria.
Quando si parla di tutela la provvisorietà deve essere legata ad episodi accidentali ed incidentali, per una norma di salvaguardia non si può parlare di efficacia provvisoria, soprattutto se questa provvisorietà però durerà anni.
Purtroppo però la "provvisorietà" molto probabilmente fa parte di un certo tipo di cultura, e soprattutto viene calata dall'alto in modo abbastanza ferreo e quasi si pretenderebbe di non accettare neanche una discussione non solo sui contenuti, ma anche sul metodo attraverso cui si vuole ottenere una condivisione di una legge, e soprattutto sui principi sui quali non siamo disponibili a fare sconti.
E' stato detto da più voci che molto probabilmente può irritare, e tanto, il fatto che l'opposizione, la minoranza intenda fare in modo che ci siano i tempi perché i nostri concittadini vengano a conoscenza di quanto si sta programmando, di quanto viene programmato non solo nel momento della stesura, ma anche nel momento dell'approvazione di questo provvedimento di legge..
Il fatto che il collega Pirisi si inalberi perché gli viene ricordato qualche passaggio dal momento della proposizione al momento della discussione di questo testo a me preoccupa perché, collega Pirisi, in quest'Aula la possibilità del confronto non deve mai essere negata, perché effettivamente per poter essere condivise le proposte vanno perlomeno confrontate. E quando il confronto viene meno è molto difficile poi poter accettare, lo è sempre stato per la vostra parte politica, che la discussione si attivi e venga allargata a chi, è questo il caso, vengono imposti soltanto vincoli, vengono imposti divieti che impediscono il realizzarsi, spesso e volentieri, di diritti già acquisiti, diritti derivati dalle norme in vigore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi). Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento 25 che detta un diverso titolo per la proposta in discussione, titolo che per noi dovrebbe essere "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale".
Credo che in questa proposta ci sia una affermazione importante, una affermazione che ci consente finalmente di fare chiarezza sul concetto di paesaggio, un concetto che è entrato dentro questo provvedimento di legge in maniera veramente mortificata; perché, vedete, il concetto di paesaggio, contrariamente a quanto sostiene questo provvedimento, è molto più ampio, e tutelare il paesaggio significa tutelarlo per intero.
Il paesaggio è esattamente una sorta di mandarino, e quindi noi dobbiamo fare in modo che ogni spicchio venga tutelato.
Nel momento in cui all'interno del provvedimento noi parliamo di tutela del paesaggio, io che vengo dal cuore della Trexenta vorrei chiedere a tutti i colleghi se qualcuno di loro sa dove si trova la località denominata Turriga. Sono certo che gran parte dei colleghi mi direbbe che il Turriga è noto per essere un vino di grandi qualità. Ed infatti a Turriga ci sono le vigne di Argiolas che producono questo vino importante.
Però Turriga è anche una località che, da un punto di vista paesaggistico, ha un fascino che non ha eguali a mio giudizio. Non solo, è anche una località molto importante e di grande interesse dal punto di vista archeologico; pensate infatti che in località Turriga è stato rinvenuto il reperto archeologico più importante, risalente al periodo pre nuragico, che noi abbiamo qui in Sardegna, cioè la Mater Mediterranea, tant'è che sull'etichetta delle bottiglie del Turriga è riportata proprio l'effigie della Mater Mediterranea.
Perché dico questo? Sembrerebbe quasi che non ci sia attinenza, Presidente mi perdoni, invece c'è l'attinenza, perché questa località ricade in agro di Selegas,il mio comune del quale io sono sindaco, e poco tempo fa, una società che voleva impiantare un parco eolico, mi ha chiesto l'autorizzazione all'installazione di una torre eolica in località Turriga. E'chiaro che io, pur essendo favorevole allo sfruttamento dell'energia eolica, mi sono battuto in tutti i modi per diniegare questa richiesta. E questo a dimostrazione del fatto che anche chi difende oggi la tutela del paesaggio deve sapere che troverà al suo fianco una scienza ben precisa che si chiama sfruttamento sostenibile dell'ambiente.
La scienza alla quale io vorrei far cenno è quella che ha definito pochi giorni fa, in maniera devo dire veramente brillante, il professor Paci che voi tutti conoscete. Lui ha definito l'utilizzo del bene ambientale come ambiente sostenibile con un doppio utilizzo, quello esattamente di una soddisfazione immediata del fabbisogno proprio "lassaindi ai s'atrus puru", cioè come dire, lasciamo, facciamo in modo che anche gli altri possano usufruirne nella stessa misura.
Sacrificare però l'utilizzo e la fruizione del bene, oggi, per il livello del fabbisogno attuale è un errore madornale, che l'economia ci dice che non entrerebbe più nella definizione del bene economico e del cosiddetto utilizzo a vantaggio anche delle generazioni future, quindi questa è l'esatta definizione. Allora noi dobbiamo batterci per un ambiente...
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, onorevole Pirisi io le lancio un messaggio di pace, non se la deve prendere se noi cerchiamo di fare il nostro ruolo anche se non eravamo più abituati ormai, ma piano piano ci rassegniamo a farlo, poi le offro una tisana rilassante. Tra l'altro sono passati già quattro mesi dall'insediamento della Giunta Soru, quindi un lasso di tempo nel quale abbiamo potuto assistere ai primi atti di governo che sono più atti di divieto che di programmazione.
Non va bene costruire a due chilometri dal mare. Non vanno bene le pale eoliche. Non vanno bene gli americani. Tra l'altro, stavo guardando la televisione, in America Bush ha preso tre milioni e mezzo di voti in più di Kerry, quindi adesso il presidente Soru saprà con chi trattare per la questione de La Maddalena.
Quindi siamo in attesa che questa Giunta e questa maggioranza ci dicano qualcosa di propositivo sul quale confrontarci, sui divieti, su ciò che non va bene, sulle eventuali minacce del presidente Soru alla propria maggioranza, Presidente che già i giornali chiamano Governatore ed è la terminologia più errata dal punto di vista giuridico che si possa attribuire ad un Presidente di Regione.
I governatori sono negli Stati Uniti, in Sardegna purtroppo è cambiato solo il sistema elettorale, non sono cambiati i poteri della Giunta, del Consiglio e del Presidente stesso. L'unica diversità è data dal fatto che il Presidente ha un potere maggiore di ricatto verso la maggioranza e verso il Consiglio, perché può fare come il padrone del pallone che quando non gli danno il rigore si prende il pallone e se ne va a casa, e così fa il presidente Soru. Quando la maggioranza o il Consiglio non vogliono dare retta ai suoi diktat, dice: "Me ne vado io così ve ne andate anche voi". Questa è l'unica cosa che è cambiata rispetto ai cinquant'anni di autonomia della Regione Sardegna.
Quindi smettiamo di chiamarlo governatore, è Presidente, gli riconosciamo tale carica, però i poteri del Presidente della Giunta sono gli stessi di cinquant'anni fa, però qualcuno non se n'è reso conto; infatti anche con la delibera del 10 agosto si tenta di sostituirsi al Parlamento perché si creano incongruenze nella tutela penale dei valori paesaggistici.
Infatti, ai sensi dell'articolo 20, primo comma, della legge 28 febbraio 1985, numero 47, che costituisce la cosiddetta "norma penale in bianco", la deliberazione incide sugli strumenti urbanistici comunali, concorre a definire fatti penalmente rilevanti.
Quindi praticamente il presidente Soru e la Giunta con quella delibera stanno delineando fattispecie penali. Ora è vero che siamo una Regione a Statuto speciale, ma che vogliamo anche contribuire a scrivere il codice penale della Repubblica italiana, mi sembra abbastanza velleitario. E' quindi sicuramente inammissibile e assurda la prescrizione di conformarsi a provvedimenti già annullati da giudici, ponendo così gli operatori nella alternativa di non conformarsi alla sentenza del giudice amministrativo, ovvero di commettere un reato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, quanto già detto nel mio precedente intervento sull'emendamento 22 può essere ripreso, integrandolo, per argomentare il mio voto favorevole all'emendamento 25.
Ho avuto già modo di dire che si tratta di un provvedimento che porta, dal punto di vista urbanistico, soltanto dei divieti, ho avuto modo di definirlo la "legge verboten" e aggiungo che questa Giunta può benissimo aver scritto la famosa canzone "Pierino di qua, Pierino di là, questo non si dice e questo non si fa", perché tutta questa serie di divieti non porta certamente ad una salvaguardia paesistica.
Io ricordo che nel corso della campagna referendaria, la più famosa, sull'aborto un argomento della sinistra era che l'Italia sarebbe diventata un paese di abortisti clandestini"; bene, rubo la frase per dire che questa normativa produrrà l'effetto devastante di far proliferare gli edificatori abusivi, aumenterà quindi l'abusivismo edilizio per necessità in un modo quale non si è mai visto, posto che in Sardegna sta aumentando a dismisura l'antropizzazione delle coste.
Questo abusivismo di necessità causerà senz'altro un danno ambientale, questo sì, che non posso però definire irreparabile perché la natura nel tempo ripara i disastri dell'uomo, c'è l'ha insegnato la storia dei millenni precedenti, ripara e nasconde gli obbrobri che l'uomo porta a compimento
E non mi si dica che oggi non esistono vincoli. I vincoli li avevate fatti voi, ma li avevate fatti male, tant'è che il Tribunale non la giunta Masala, non la giunta Pili, non la giunta Floris, li ha aboliti. E per fortuna lo Stato ha delle leggi vincolistiche, leggi statali appunto, che impediscono comunque che più grandi disastri si possano arrecare alla Sardegna, in particolare alle sue coste.
Ma, in ogni caso, questo emendamento, il 25, ripropone che con questo testo di legge si varino delle norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e per la tutela del territorio regionale di tutto il territorio regionale, non solo delle coste, come ho già detto intervenendo sull'emendamento 22: tutta la Regione ha bisogno di essere tutelata.
Per chi avesse avuto la ventura di fare un giro automobilistico della Francia, e l'abbia potuta osservare in lungo e in largo, deve sapere che quel paesaggio meraviglioso, quell'uso intelligente e razionale del territorio è frutto delle leggi varate ai tempi di Napoleone, in vigore ormai da due secoli. Leggi che impongono, per esempio, che non possa mai avvenire in nessuna parte della Francia quello scempio che oggi noi viviamo nel Campidano di Cagliari, che noi viviamo in gran parte della Sardegna, che noi viviamo sulle cime dei monti disboscati ad oltranza,per cui viene impedita la ripresa e la ricrescita delle specie arboree.
Ogni proprietario in Francia è obbligato a tenere una percentuale della sua proprietà terriera a bosco, ed ecco che in Francia vi è una piovosità molto superiore a quella delle nazioni vicine, abbiamo un utilizzo sapiente e razionale del territorio che consente di migliorare la qualità della vita di chi su quel territorio curato vive. . La Francia è regolata da leggi che, ci ritorneremo più avanti, non voglio abusare del mio tempo, sono senz'altro molto più civili e molto più avanzate delle nostre e dalle quali non dovremmo avere paura di copiare, perché copiare non sempre è una colpa se copiamo da chi ha fatto meglio di noi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Nel dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 25, cercherò di spiegare ancora la ragione di questa diversa e nuova formulazione del titolo. Rispetto all'emendamento numero 22, che riportava in qualche modo nel titolo i contenuti effettivi del testo proposto dalla Giunta all'approvazione del Consiglio regionale, la proposta contenuta nell'emendamento numero 25 tende invece a richiamare un problema di diritto di non poco conto.
Un problema che, certamente, richiederebbe maggiore attenzione di quella che viene prestata e, soprattutto, avrebbe richiesto maggiore attenzione da parte della Giunta regionale nel momento in cui si è apprestata ad affrontare questa delicatissima materia.
Abbiamo già detto che l'impostazione di questo progetto di legge è fortemente caratterizzata dalla cultura del vincolo, dalla cultura cioè del negativo, con l'evidente ed esplicito intento di fermare atti speculativi, ma realizzando un sistema di norme che, di fatto, va ben oltre gli obiettivi dichiarati perché, per impedire attacchi speculativi finisce invece per utilizzare uno strumento generale e fortemente incidente sulle possibilità di promuovere qualunque attività imprenditoriale, ma anche privata, di singoli cittadini,. sul proprio territorio.
Ma, nell'apprestarsi ad affrontare questa delicatissima materia, il Governo regionale ha scelto una strada che, a nostro giudizio, non è conforme al nuovo assetto normativo istituito a partire dalla legge numero 3 del 2001, cioè la legge costituzionale che ha modificato il Titolo quinto della parte seconda della Costituzione riguardante l'attribuzione delle diverse competenze legislative in capo allo Stato e alle regioni.
Ricordo quindi che la legge costituzionale di cui sopra ha attribuito allo Stato la capacità legislativa nella materia della tutela dei beni culturali e dell'ambiente e alle regioni invece, più specificamente, la materia relativa alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
Può sembrare una questione di poco conto, ma non lo è. I termini "tutela e valorizzazione" nella normativa relativa ai beni culturali e ambientali ricorrono continuamente; tutela e valorizzazione sono i due grandi obiettivi perseguiti in ogni impianto normativo che tende a disciplinare la materia dei beni ambientali e paesaggistici, così come quella dei beni culturali. Ma tutela e valorizzazione sono due obiettivi diversi che richiedono strumenti e anche competenze diverse.
La tutela è una azione che richiede una capacità legislativa di carattere difensivo, e difensivo è appunto l'impianto di questo progetto di legge. Alle regioni non compete questa azione, c'è già una norma ben precisa nel codice Urbani cui si richiama anche questo progetto di legge; è in capo alla competenza legislativa regionale invece la valorizzazione; la valorizzazione è un concetto molto più ampio, che implica la possibilità di dare degli indirizzi ai cittadini per rendere più utile e più fruibile il bene del territorio.
Questa non è l'impostazione di questa legge, che invece è incentrata sulla tutela, sul vincolo, sul divieto, su una concezione negativa della politica urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anch'io dichiaro il mio personale voto, e quello del Gruppo dei Riformatori che rappresento, a favore dell'emendamento numero 25. Lo dichiaro facendo un'apertura di credito che, forse per la prima volta durante il dibattito in quest'Aula, può essere fatta dopo l'intervento del collega Pirisi.
Un intervento che intanto ha rotto la monocromia di questo dibattito che, essendo a senso unico, senza interlocutori, corre il rischio di rimanere interno a coloro che lo stanno svolgendo, quindi un dibattito tra sordi perché da parte dell'Aula non c'è risposta alle cose che dai banchi della minoranza rimbalzano verso quello della Presidenza, ma le stesse cose non tornano indietro perché dai banchi del centrosinistra non si sente neanche il rumore dell'eco.
L'intervento del collega Pirisi, un intervento appassionato, forse un po' nervoso, ma sicuramente degno di grande considerazione, induce necessariamente qualche riflessione. Induce una riflessione soprattutto nel momento in cui il collega Pirisi dice di aspettare che da parte della minoranza si inizi a ragionare su questioni di sostanza e si trasporti il confronto da un piano di contrapposizione sterile a un piano di dialogo su posizioni che possono essere confrontate tra loro.
Io so che il filibustering parlamentare irrita la maggioranza, e di questo siamo consapevoli perché essendo stati nella passata legislatura "mezzo" maggioranza in quest'Aula, abbiamo conoscenza e contezza del fatto che l'ostruzionismo parlamentare, mezzo di difesa dei diritti della minoranza, è però un qualche cosa che finisce con l'incidere negativamente sulle relazioni con la maggioranza e sul sistema nervoso della maggioranza stessa.
Io credo che comunque anche da parte di chi lo pratica, minoranza nella scorsa legislatura, minoranza in questa legislatura, sia senz'altro un mezzo da considerarsi estremo, nel senso che non è il mezzo della dialettica fisiologica di un'Aula parlamentare, quindi è decisamente il mezzo a cui la minoranza, nel momento in cui si rende conto che sono chiusi tutti i canali di dialogo, tutti i canali di ragionamento, tutti i canali di confronto con la maggioranza, si appiglia per difendere comunque il mandato che le è stato fornito dagli elettori.
Intendo dire che gli elettori non ci hanno chiesto di venire a ritirare lo stipendio dopo passaggi fugaci in quest'Aula, ma ci hanno chiesto di rappresentare parti sociali comunque presenti nella nostra Isola, ci hanno chiesto di rappresentare interessi legittimi, che noi pensiamo siano quelli della generalità, comunque presenti nella nostra Isola. Quindi ci hanno chiesto di combattere per questi interessi, ci hanno chiesto di fare le battaglie con la stessa passione con cui le fanno il collega Pirisi o il Presidente Soru e tutti gli altri colleghi presenti in quest'Aula.
Per cui, tornando al punto di partenza del ragionamento e cioè all'appassionato intervento fatto in quest'Aula, molto apprezzato, da parte del collega Pirisi, io chiederei al collega Pirisi quali sono tra gli emendamenti di sostanza che sono stati presentati da consiglieri di quest'Aula, soprattutto consiglieri di minoranza, quelli sui quali si può cominciare a ragionare per attivare appunto il confronto e il dialogo.
Io, come sottolineato altre volte nel corso degli interventi, credo che non si possa chiedere che il confronto sia il pedissequo pervenire della minoranza sulle posizioni già assunte da tempo da parte della maggioranza; questo non si chiama confronto, questo si chiama semplicemente "consensus conference", cioè si chiama addivenire a posizioni che non sono le nostre perché comunque vengono imposte blindate, cioè "prendere o lasciare". Sicuramente questo non è il genere di confronto che si deve svolgere in un'Aula parlamentare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Nel dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 25, emendamento aggiuntivo al titolo della legge "Norme di salvaguardia per la valorizzazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", ringrazio innanzitutto il signor Presidente per avermi dato la parola.
Io mi sono preso la briga di sfogliare il vocabolario della lingua italiana per cercare il significato del termine "valorizzazione", E ho trovato la presente definizione: "Rendere più pregevole qualcosa accrescendone il valore". Quindi l'intento che si vuole perseguire, modificando il titolo della legge, è quello di creare un binomio indissolubile tra sviluppo e salvaguardia paesaggistica. L'ambiente, il territorio, il paesaggio - l'abbiamo in più occasioni e a gran voce sottolineato e ribadito anche oggi in quest'Aula - rappresentano un bene da salvaguardare, ma non incondizionatamente, non asetticamente; è infatti sotto gli occhi di tutti che rappresentano risorse, anche e soprattutto, da valorizzare.
Non si valorizza un bene esclusivamente sottoponendolo a vincoli e impedimenti, non si valorizza bloccando il patrimonio di risorse e di competenze messe a disposizione dagli operatori economici e turistici, dagli stessi amministratori che in molti casi vengono privati di importanti strumenti di pianificazione territoriale. La valorizzazione dei beni è da considerare momento fondamentale perché costituisce il plusvalore da cui attingono i processi economici che interessano tutta la nostra Sardegna, tutte le nostre province quindi, tutti i nostri comuni, tutte le nostre coste.
Senza una adeguata valorizzazione del territorio e del patrimonio ambientale in generale, non ci sarebbe quel forte interesse per la Sardegna e per i suoi prodotti, rinomati in tutto il mondo, proprio perché frutto di un ambiente incontaminato e sano. La stessa immagine della Sardegna che ci ha accompagnato in questi decenni non è frutto soltanto dei vincoli imposti dalle leggi vigenti, ma soprattutto, ripeto soprattutto, dall'integrazione tra salvaguardia ambientale e economia rispettosa del territorio.
Questa norma è ben più restrittiva e si pone come obiettivo quello di congelare lo status della nostra Isola. Ma congelare non è certamente sinonimo di valorizzare. Per valorizzare il paesaggio è necessario tutelarlo nella sua globalità, comprendendo nella tutela anche le attività produttive e coloro che operano nel territorio.
Nella nostra Isola è stato sempre manifestato un grande rispetto per l'ambiente e per le nostre coste in particolare; lo dimostra il dato secondo il quale la Sardegna è la regione italiana con la più alta percentuale di territorio costiero libero da insediamenti e infrastrutture. Noi vogliamo che questo aspetto della nostra cultura sia incluso in questa proposta di legge, perché è un valore fondamentale che garantisce la crescita e lo sviluppo economico.
La modifica del titolo della legge con la comparsa del termine "valorizzazione" imprime al titolo una svolta, un cambio di indirizzo per far sì che si possa così correttamente coniugare…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole a questo emendamento e per sottolineare, anche riallacciandomi a quanto diceva il collega che mi ha preceduto, come il concetto di valorizzazione ambientale, e di una pianificazione della medesima, a nostro avviso in questo provvedimento legislativo sia assolutamente assente.
Ho avuto già modo di sottolineare come più che davanti a una pianificazione, più che davanti ad un progetto, ci troviamo di fronte a una serie di steccati, ad una serie di paletti con il filo spinato che si pongono davanti alle coste in particolare, ma non solo, che renderanno ancora più difficile e ancora più complicato lo sviluppo di alcuni settori strategici della debole economia della Sardegna.
Io credo che il concetto di valorizzazione sia stato trascurato in questo provvedimento legislativo, credo che il concetto di valorizzazione debba sì tener presente la tutela rigorosa del nostro patrimonio ambientale, ma non debba prescindere dalla valorizzazione anche delle risorse umane; la politica e le politiche economiche si fanno perché devono essere al servizio delle persone, la politica di tutela ambientale si fa non per chiudere l'ambiente sotto una campana di vetro, ma per consentire che sia realmente possibile coniugare l'attività umana, coniugare le legittime aspirazioni delle singole persone, dell'impresa, con lo sviluppo economico della nostra terra.
Noi ci troviamo davanti ad un provvedimento di legge invece che non tiene conto a nostro avviso di questi fattori importanti. Ci troviamo davanti ad un provvedimento di legge che è stato frutto di una mancata concertazione, di una mancata contrattazione con gli enti locali e quindi con le istituzioni territoriali e quindi con i comuni, che non a caso in questa fase politica hanno fatto sentire forte la loro voce.
E credo, francamente, che non sia sostenibile la tesi, prospettata più volte da parte dei colleghi della maggioranza, secondo cui ci troveremmo davanti ad uno schieramento di amministratori comunali pilotati dal centrodestra.
Io credo piuttosto che l'opposizione e la forte volontà espressa dai comuni di arrivare, sì, ad un provvedimento legislativo che tuteli le coste, ma di arrivarci dopo un'adeguata concertazione, nascano in modo assolutamente spontaneo dalla constatazione che un provvedimento del genere sarebbe negativo e letale per alcuni settori produttivi.
Credo che il movimento dei sindaci, che è nato dopo il varo di questa legge, sia assolutamente da tener presente, non sia da sottovalutare e credo che i sindaci che sono i rappresentanti dello Stato, i rappresentanti delle istituzioni in territori che sono talvolta dimenticati vadano in questo caso ascoltati, con essi vada avviato un confronto, con essi vada avviata una discussione che consenta la nascita di una legge che noi tutti vogliamo, perché a tutti noi sta a cuore una salvaguardia del territorio coniugata con una possibilità di sviluppo economico, ma credo che si debba partire da un provvedimento assolutamente diverso da quello che la Giunta ha predisposto, senza avviare una concertazione ed una contrattazione, probabilmente, nemmeno con i settori politicamente a lei più vicini.
Io penso che ci sarebbe dovuta essere più volontà di accordo, penso che questa legge sarebbe potuta essere più meditata, penso che questa legge dovrebbe tener conto anche delle tante indicazioni che, verbalmente o per iscritto, alla Regione e a tutti noi amministratori regionali sono giunte proprio in questi giorni e in queste settimane. Sempre che chi si ispira per la composizione e per l'elaborazione di un provvedimento di simile importanza non voglia uniformarsi a alcune di queste…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Ricordo ai colleghi consiglieri che avevamo stabilito di non concedere neanche un secondo in più rispetto al tempo previsto dal Regolamento.
SANJUST (F.I.). Io inizio questo brevissimo intervento ringraziando, per stemperare i toni, anche se penso non ce ne sia bisogno più di tanto, il collega Pirisi per la moderazione espressa nei confronti, soprattutto, dei neofiti di quest'Aula. Anche a me sarebbe piaciuto, e sicuramente lo auspicavo, prima di sedermi in questi banchi, che non si tenessero queste riunioni, cosiddette fiume. Però, si dovrebbe capire che la politica ha bisogno dei suoi tempi, e non vorrei che il volere di "nessuno" stia portando, oltre che ad una chiara delegittimazione dell'Aula, anche ad un tentativo di inasprimento dei rapporti consiliari.
Questo mi dispiacerebbe non poco, anche perché siamo qui, non dimentichiamolo, ognuno nel rispetto dei propri ruoli, voi per governare, noi per controllare, ma soprattutto per proporre. E come si può, relativamente ad un titolo che parla di norme urgenti e nello stesso tempo di provvisorietà in merito alla salvaguardia e alla pianificazione paesaggistica e alla tutela del territorio regionale, non proporre un emendamento sostituivo totale come quello che noi stiamo proponendo? .
Io devo essere sinceramente onesto, pur non essendo un esperto della materia trovo che questi termini siano in assoluta contraddizione l'uno con l'altro. Anche perché è difficile parlare di urgenza e di provvisorietà quando, è evidente per tutti, e penso di non fare assolutamente demagogia nel dire questo, che si bloccherà ogni tipo di attività per almeno due o tre anni, se non addirittura di più.
Io sono convinto che la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio siano degli elementi assolutamente fondamentali della politica del territorio, ed io ammetto che c'era carenza normativa in materia, ma sono anche assolutamente convinto del fatto che questo famigerato mese di agosto dell'anno 2004 abbia prodotto interventi che mi auguro non siano nefasti per la nostra società. Quindi come si fa, e come si farà, a spiegare, per esempio, a circa 900 cooperative che operano nei territori costieri, ed esattamente nelle spiagge bellissime della nostra Sardegna, che in nome, come stavo dicendo prima, della salvaguardia, della pianificazione paesaggistica e della tutela del territorio regionale verrà, con molta probabilità, io dico con assoluta certezza, a mancare tutta una serie di opportunità non, per carità, di lavoro stabile, ma di lavoro occasionale, a tempo determinato, quel tipo di lavoro, purtroppo, che per tantissimi giovani è assolutamente fondamentale e che attraverso il lavoro estivo hanno la possibilità di costituirsi dei piccoli fondi…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Milia (F.I.). Continuiamo a intervenire dichiarando sin da ora il voto favorevole per l'emendamento numero 25, perché questa legge salva coste pare più una boutade, una trovata pubblicitaria, che non un provvedimento realmente efficace e che, soprattutto, vada incontro agli interessi diffusi di quest'Isola.
Tanto ne sono convinto che, oggi, entrando nel bar del Palazzo ho visto che una nota associazione del mondo ambientalista, che si distingue sempre per queste battaglie più pubblicitarie che di sostanza, ha sponsorizzato lo zucchero per tutti i consiglieri regionali e gli ospiti che frequentano questo palazzo. Lo zucchero fa male in certe occasioni, io non ne prendo, per fortuna, perché bevo il caffè amaro, ma mi ricorda tanto, e credo che lo ricordi anche agli altri colleghi consiglieri, l'ultima e notissima battaglia e trovata pubblicitaria portata avanti da questa associazione, che era quella che invitava al consumo di una certa caramella, non la cito perché è nota a tutti, per salvare gli orsi bianchi, si diceva, a rischio di estinzione.
Tanto ha funzionato questa battaglia che quest'anno, a distanza di pochi mesi da questa campagna pubblicitaria, il Canada ha permesso di riaprire la caccia agli orsi bianchi, che da pupazzi di peluche sono ora perseguitati, perché la loro popolazione è cresciuta dell'89 per cento negli ultimi tre anni, creando grossi disturbi all'ecosistema di quelle zone.
Se queste sono le battaglie e questi ne sono gli alfieri crediamo che mai battaglia fu più sbagliata, e altrettanto sbagliata, visti i primi risultati, è quella che si sta portando avanti sul territorio della Sardegna.
Allora perché dico queste cose? Perché quando abbiamo presentato noi un disegno di legge in materia, e lo reiterato, seppure aggiornandolo, abbiamo parlato anche noi di urgenza, ma l'urgenza non era quella di ingessare il territorio, l'urgenza era quella di dare ai sardi una legge vera, una legge giusta, che dicesse quello che si poteva e quello che non si poteva fare. Qua invece l'urgenza appare esclusivamente come un pretesto per fotografare e ingessare lo status quo, in attesa non sappiamo di che cosa.
Quindi la valorizzazione è una cosa diversa rispetto alla tutela integrale. Non c'è stato consigliere regionale della scorsa legislatura che sia mai voluto andare, giustamente, al di qua della fascia dei 300 metri sia nelle discussioni informali che in quelle formali.
Ricordo l'allora leader di Rifondazione Comunista, l'onorevole Cogodi, che si è occupato anche in prima persona, da Assessore dell'urbanistica, di questa materia, operando in maniera molto puntuale e precisa, che ribadiva che il limite invalicabile doveva essere quello dei 300 metri. Oggi si usa il decametro, si usano i moltiplicatori, si arriva a 2000 metri, per che cosa? Per valorizzare il nostro territorio? Ebbene, noi crediamo che di valorizzazione non ce ne possa essere, che di valorizzazione non ce ne sarà né oggi né fra tre anni, ma che ci sarà esclusivamente un depauperamento sotto il profilo economico del nostro territorio.
Non è vero che l'ingessatura e la cristallizzazione portano benessere, certamente non portano neanche frutto a un territorio che a volte, proprio perché non è curato, si depaupera ancora di più; perciò crediamo che questo testo di legge, a iniziare dal suo titolo, debba essere emendato. E' per questo che continuiamo ad insistere sulle nostre posizioni, che sono posizioni non pretestuose, che sono posizioni certamente di parte ma di parte nell'interesse dei sardi, che sono posizioni di chi non ha interessi speculativi in questa battaglia che si fa nell'interesse dei sardi.
Quindi, signor Presidente, signori colleghi, le sponsorizzazioni, le trovate pubblicitarie …
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, lei è già intervenuto. Sull'ordine dei lavori non può intervenire, si può intervenire soltanto sulle modalità di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Presidente, grazie. Noi chiediamo, ai sensi dell'articolo 96, comma 5, del vigente Regolamento, la votazione per appello nominale.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggiano la richiesta?.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, LA SPISA, SANJUST, PILI, AMADU, VARGIU, PISANO.)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'emendamento numero 25.
Coloro i quali sono favorevoli all'emendamento risponderanno sì; colori i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 33, corrispondente al nome del consigliere Vincenzo Floris.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Vincenzo Floris.
CORDA, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU - AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA.
Rispondono no i consiglieri: GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS - ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 63
Maggioranza 32
Favorevoli 22
Contrari 41
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione il titolo della legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Chiedo una breve sospensione della seduta e la convocazione della Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Per quale motivo chiede la convocazione della Conferenza dei Capigruppo, onorevole Pinna?
PINNA (Progetto Sardegna). Io credo che sia assolutamente opportuno, anche alla luce di quanto è avvenuto durante questa giornata, provvedere ad una diversa calendarizzazione dei lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. Va bene, sospendo i lavori dell'Aula e convoco una breve Conferenza dei Capigruppo. Ha domandato di parlare il consigliere Pili sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Mi pare, Presidente, che siamo in corso di votazione, così come lei poc'anzi ha detto, di un testo di legge, quindi di un titolo, e mi pare davvero inopportuno un blocco dei lavori da parte del Consiglio per una Conferenza dei Capigruppo che, in questo momento, non ha assolutamente ragione d'essere perché il calendario dei lavori prevedeva già una articolazione; mi pare quindi inopportuno riproporre questo tema che, semmai, si può riprendere a fine seduta.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, la sua opinione quindi è che non si debba sospendere la seduta
Io le ricordo però che il Presidente aveva già detto che la seduta si sarebbe sospesa.
PILI (F.I.). Quando?
PRESIDENTE. Adesso, un momento prima che le dessi la parola sull'ordine dei lavori.
PILI (F.I.). Se lei ha già deciso in tal senso…
PRESIDENTE. Io ho accolto una richiesta di sospensione, lei mi dice che saremmo in fase di votazione, la votazione non è aperta, quindi non siamo in fase di votazione.
PILI (F.I.). Presidente, lei ha dichiarato due cose contemporaneamente, la prima che siamo in fase di votazione…
PRESIDENTE. Onorevole Pili, faccia la sua proposta, poi l'Aula deciderà, come lei sa.
PILI (F.I.). Presidente, la invito a non sospendere e a proseguire con le votazioni in corso.
PRESIDENTE. Benissimo. Possiamo far pronunciare l'Aula sulla richiesta dell'onorevole Pinna di sospensione dei lavori per la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo. L'onorevole Pili ha parlato contro. L'onorevole Pinna ha parlato a favore. Chi è d'accordo per accogliere la richiesta dell'onorevole Pinna alzi la mano. Chi è contrario? Chi si astiene?
(E' approvata)
La seduta è sospesa, convoco una breve Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 45, viene ripresa alle ore 21 e 05.)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, riprendiamo i lavori dopo la non breve Conferenza dei Capigruppo. I lavori della giornata proseguono fino alle ore 22 e 30, così come stabilito la scorsa settimana. Il calendario si modifica a partire dalla giornata di domani; nella giornata di domani si lavora dalle ore 9 e 30 alle ore 14, si riprende alle ore 15 e 30 e si va avanti fino alle ore 00 e 30; venerdì si lavora fino alle ore 14, si riprende domenica alle ore 10 con gli orari che ho detto per la giornata di domani, si prosegue lunedì e così via. Questa è la decisione unanime, o largamente condivisa, come si può dire, della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Proseguiamo adesso dal punto dal quale avevamo sospeso.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione del titolo.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.).Onorevole Presidente, il mio sarà un voto contrario ad un titolo che in alcun modo rappresenta il contenuto di questa legge. Lo abbiamo detto ripetutamente…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Pili, posso pregare i colleghi di consentire all'onorevole Pili di svolgere il suo intervento e quindi di fare un po' di silenzio in Aula?
PILI (F.I.). Come dicevo il titolo dato al disegno di legge della Giunta, che è stato totalmente riprodotto nel testo esitato dalla Commissione, non rappresenta in alcun modo né la sostanza né la forma del testo di legge che la Commissione ha esitato e trasmesso al Consiglio regionale.
Il primo termine sul quale esprimiamo la nostra totale contrarietà è quello della "provvisoria salvaguardia". Il termine "provvisoria" è il più inadeguato a rappresentare un dato oggettivo che ognuno di noi può verificare Prima si è proposto che le misure di salvaguardia dispiegassero la loro efficacia per diciotto mesi e questo era nel testo trasmesso dalla Giunta alla Commissione; successivamente un emendamento della stessa Giunta ha cassato il termine dei diciotto mesi trasformandolo in perenne, e subito dopo un altro emendamento della stessa Giunta ha reintrodotto il termine dei diciotto mesi.
Una schizofrenia, un bipolarismo che certamente, se stessimo parlando non di urbanistica ma di psichiatria, definiremmo da ricovero coatto. Perché quando si arriva a proporre tutto e l'esatto contrario di tutto, siamo nel campo della follia pura da parte di chi non ha davvero la cognizione di quello che si propone nel provvedimento in esame.
In che cosa consiste la provvisorietà? Nei diciotto mesi? Dopo i diciotto mesi sono concessi altri dodici mesi di tempo ai comuni per approvare il piano urbanistico comunale in adeguamento. C'è qualche sindaco, anche della maggioranza, che abbia memoria storica tale da ricordarmi un solo piano regolatore o un solo piano urbanistico comunale che sia stato approvato in dodici mesi?
Io sfido chiunque in quest'Aula ad indicare un solo comune che in dodici mesi sia riuscito ad adeguare il piano urbanistico ai piani territoriali paesistici. Non ce n'è uno che sia riuscito a farlo, e questo per un semplice motivo: perché i comuni hanno ricevuto le ultime risorse necessarie per l'adeguamento in ritardo di tre anni, nel 1997e non nel 1994.
Risorse necessarie per stendere le tavole tematiche e poter affidare gli ulteriori incarichi di progettazione richiesti dalla Regione per implementare la documentazione di analisi dei piani territoriali paesistici in vista dell'adeguamento dei PUC.
Ebbene, colleghi, io credo che sia davvero inopportuno utilizzare il termine "provvisorio" perché i dodici mesi sono insufficienti. Tutti sapete che occorre porre in essere dei piani attuativi, per esempio per le zone C, e che per fare questo si ha bisogno di almeno un altro anno. Ne consegue che per quattro anni in Sardegna le attività legate al settore urbanistico, con questo provvedimento, verranno tutte bloccate. Verranno bloccate, e lo dimostreremo nel corso del dibattito, per una responsabilità politica di questa Giunta, ma anche di questa maggioranza, che è complice, che ha accettato in maniera supina tutto quello che la Giunta gli ha imposto, senza porre un limite.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, io voterò contro…
(Interruzione del consigliere Pirisi)
Contro il titolo, onorevole Pirisi, e naturalmente, essendo i proponenti, a favore degli emendamenti,.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, siamo al testo del titolo. Prego.
BIANCAREDDU (U.D.C.). L'onorevole Pirisi magari è un po' stanco e distratto.
PRESIDENTE. Siamo vigili e quindi richiamiamo il punto.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Quindi abbiamo appurato che chi si fa chiamare governatore non è governatore, chi vuole sostituirsi al Parlamento non ne ha i poteri perché le leggi penali le fa solo il Parlamento, ma dicevo prima che la Giunta regionale, nel penalizzare la pianificazione comunale che non si è adeguata agli illegittimi PTP ha omesso di considerare che, ai sensi dell'articolo 2 del decreto legge 29 marzo 2004, numero 80, convertito con modificazioni in legge 28 maggio 2004, numero 140, si dice che devono essere sciolti i consigli comunali che entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto legge non adottino gli strumenti urbanistici generali.
Quindi se noi siamo convinti che questa legge è in vigore dobbiamo sapere già da oggi che tutti i consigli comunali che non si doteranno di PUC, e questo non lo possono fare perché una legge nostra, o meglio vostra, lo vieta, saranno sciolti ope legis. Andiamo avanti, inoltre un'ombra sinistra di possibili sotterranee speculazioni immobiliari proietta l'oggettiva, al di là ovviamente dell'intendimento degli amministratori, imponente forza dissuasiva del disegno di legge di cui stiamo trattando, con il conseguente deprezzamento dei terreni costieri.
In questa situazione si sta verificando, anche se gli amministratori non lo hanno certamente voluto, ma avrebbero dovuto prevederlo, e qua ci ricolleghiamo alla colpa e al risarcimento danni che poi andrete a pagare, che lo speculatore spregiudicato, anche a mezzo di società fantasma, stia acquistando oggi a prezzi stracciati beni che domani riprenderanno il loro giusto valore, quando risulterà chiaro che il vincolo di 2000 metri dalla battigia non potrà durare e che comunque la Sardegna non dispone dei mezzi giuridici per imporlo.
Come ho già detto in precedenza la deliberazione del 10 agosto 2004 è stata adottata dalla Giunta regionale sul preciso presupposto della necessità di un intervento legislativo di riordino che, nelle more, il legislatore regionale avrebbe dovuto approvare. È stata insomma adottata nel presupposto dell'urgente necessità di disciplinare provvisoriamente il territorio in attesa dell'approvazione della preannunciata legge di cui oggi trattiamo.
Secondo gli intenti manifestati dalla Regione, la deliberazione ha dunque come necessario punto d'arrivo il preannunciato provvedimento legislativo. Ed infatti la Giunta regionale, nella medesima data del 10 agosto, ha approvato oltre che la deliberazione numero 33/1, anche il disegno di legge di cui stiamo trattando. Leggendo la deliberazione 33/2 di approvazione del disegno di legge si ha puntuale conferma dello stretto collegamento che la Giunta ha inteso stabilire tra la propria deliberazione e il disegno di legge approvato con deliberazione numero 33/2.
Una cosa è sfuggita, che la Regione Sardegna non ha competenze legislative in materia di paesaggi; è quindi falso il presupposto su cui si fonda la deliberazione della Giunta della prossima approvazione della legge regionale ed è sviata la volontà della Giunta che ha adottato la deliberazione con il preciso intendimento di pervenire ad una sollecita promulgazione della prossima legge regionale.
In definitiva i vertici amministrativi della Regione Sardegna hanno articolato un complesso programma di tutela paesistica...
PRESIDENTE. Il suo tempo sarebbe finito onorevole Biancareddu, avrà modo di proseguire la lettura. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Intervengo volentieri perché il titolo reca una serie di considerazioni che consentono di approfondire il ragionamento già fatto nelle precedenti interlocuzioni in quest'Aula, in quanto si parla di "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale".
Ora, che effettivamente ci fosse l'urgenza di arrivare alla definizione di norme che consentissero un'adeguata pianificazione all'interno del nostro territorio è cosa che gli stessi interventi del centrosinistra, anzi, per la verità l'unico intervento del centrosinistra, e cioè quello del collega Pirisi, avevano sottolineato. Il collega Pirisi ha citato il testo delle dichiarazioni del Presidente della Giunta del centrodestra, l'onorevole Masala, ha citato dichiarazioni degli allora assessori Onida e Milia, i quali sostenevano la stessa urgenza che adesso noi ritroviamo nel testo che viene licenziato dalla Commissione e che l'Aula sta oggi discutendo.
Noi riteniamo però che l'urgenza, e così cominciamo ad entrare nel merito, non debba far perdere di vista alcune necessità che per noi sono altrettanto importanti e che ci consentono di ricollegarci all'appello che il collega Pirisi faceva durante il suo accorato intervento; si chiedeva infatti il collega Pirisi quali siano le considerazioni di sostanza che i colleghi del centrodestra stanno ponendo e che magari, nonostante l'urgenza che viene ricordata anche nel titolo, sul quale noi voteremo in maniera contraria, possono essere prese in considerazione.
Allora, noi su alcune cose siamo già intervenuti varie volte, ma reinterveniamo per ricordarle al collega Pirisi. In primo luogo l'urgenza non deve far dimenticare che ci troviamo in una fase di modifica dei rapporti tra il Consiglio e la Giunta, mentre in precedenza il Consiglio eleggeva il Presidente della Giunta, adesso il Presidente della Regione e il Consiglio hanno legittimazione dalla stessa fonte: il corpo elettorale. Quindi il Presidente e il Consiglio hanno lo stesso tipo di legittimazione, di prestigio e di autorevolezza.
Di conseguenza è indispensabile che all'interno dei provvedimenti che noi licenzieremo in quest'Aula siano contenuti dei meccanismi di contrappeso e di riequilibrio che consentano alle due autorità istituzionali di avere un identico peso e quindi di potersi confrontare in un modo paritario.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
(Segue VARGIU.) Allora noi, in alcuni emendamenti, che sono di sostanza, sui quali vorremmo ragionare, non presentati quindi per allungare i tempi del confronto in Aula, abbiamo proposto, e ne discuteremo nei prossimi giorni, interventi che incidono sull'articolo 5.
Di che cosa tratta l'articolo 5? L'articolo 5 è quel famoso articolo che tra le regole dettate dagli articoli precedenti e dai successivi, introduce una regola che ci sembra da far west, cioè la regola secondo cui se in qualsiasi momento venisse introdotto all'interno dell'ipotesi di pianificazione un sito, questo sito potrebbe essere improvvisamente dichiarato non edificabile. Ci sembra che questo sia un vulnus della certezza del diritto, questo è un elemento sul quale chiedendo al Consiglio di ragionare, compatibilmente con l'urgenza contenuta nel titolo che noi non possiamo condividere fino a quando non avremo la certezza che l'urgenza non farà sì che si ragioni su cose che per noi sono sostanziali e non possono essere superate dal regime di urgenza stesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo per completare il discorso interrotto nel corso della dichiarazione di voto sull'ultimo emendamento; mi ero fermato alla fattispecie del P.T.P. numero 7 relativo alla zona del Sinis. Dall'esame del titolo : "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", si potrebbe pensare che siano norme urgenti di provvisoria salvaguardia per tutta la pianificazione paesistica, o paesaggistica meglio. In un articolo successivo invece sono fatti salvi tutti gli interventi e i piani urbanistici comunali ricadenti all'interno del P.T.P. numero 7.
Io non posso che essere soddisfatto per questo; ma il legislatore o il presunto tale si è posto il problema della sperequazione, della disuguaglianza che si crea in un territorio della Sardegna piuttosto che in tutto il resto della Sardegna? Il PTP numero 7 non è caduto per un errore marchiano che è stato fatto da coloro che hanno proposto il ricorso. Forse questo è sfuggito ai più, però il PTP numero 7 , caro onorevole Pirisi, che ha l'abitudine di muovere la testa in un senso che non è quello esatto, almeno in Sardegna, è rimasto in piedi solo perché i proponenti del ricorso non avevano titolo per proporlo.
Bene, di fronte a questo noi abbiamo chiuso un occhio, o voi avete chiuso un occhio e avete detto che tutto ciò che è all'interno del PTP numero 7 va bene. State dicendo questo, benché nessuno sia entrato nel merito del PTP numero 7 che, guarda caso, è la fotocopia di tutti gli altri PTP che sono stati annullati. E quindi come si può pensare a norme urgenti di provvisoria salvaguardia?
Ci siamo già fermati e ci ritorneremo ancora su questa provvisorietà e su questa urgenza, che noi abbiamo detto non rileviamo come necessarie perché bastava far riferimento all'articolo 142 del decreto legislativo numero 42 e avremmo risolto tutti i problemi, in una serata probabilmente, senza creare tutti questi veleni, e senza aspettarci pontificazioni varie da chi per altro, purtroppo questo mi dispiace, non partecipa alla discussione e non si misura con noi.
Io non trovo niente di strano nel fatto che un collega della maggioranza possa illuminarmi e, quindi, farmi cambiare idea, però non ho sentito alzarsi una voce da parte di nessuno e questo mi meraviglia tanto, perché io capisco che si possa essere allineati e coperti; anzi, capisco che si possa essere allineati, coperti un po' meno.
Insomma, possibile che nessuno di voi senta la necessità di intervenire e di illuminarci, visto che dovremmo lavorare fino alle tre del mattino per continuare a discutere di questa norma che deve passare esclusivamente così come voi l'avete proposta?
Ma questo non può essere accettato, certamente non da noi, ma non è accettato nemmeno dai cittadini sardi che, appena prenderanno coscienza di ciò che c'è scritto in questa norma, salteranno su tutte le furie, soprattutto le migliaia di cittadini che vedono compromessa, vanificata un'aspettativa, e non era un'aspettativa che avrebbe portato alla cementificazione come qualcuno ha detto, perché anche nel momento in cui i PTP sono caduti in Sardegna non è successo nulla di straordinario, assolutamente, perché le norme di salvaguardia esistevano già. Dove è successo questo? Guarda caso non è successo nei 2 mila metri, forse è successo all'interno dei 300 metri, ma ho già detto che se gli interventi sono fatti con rilievo architettonico moderno, di grande rilevanza, non trovo niente di strano; ma legiferiamo in questo senso!
Ma che qui si voglia dire che ci sono norme urgenti di provvisoria salvaguardia, io credo che questa sia veramente...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, riprendiamo a discutere, in maniera definitiva, del titolo di questo disegno di legge. Titolo che sia nella discussione che nelle dichiarazioni di voto sugli emendamenti presentati dalla minoranza abbiamo avuto modo di spiegare; noi non condividiamo e soprattutto non troviamo coerenza tra quanto annunciato nel titolo e la serie di vincoli, di lacci e laccioli che ritroviamo nel testo.
Sull'urgenza e sulla provvisorietà annunciate nel titolo abbiamo già avuto modo di esprimerci nei diversi interventi della giornata.
Nel leggere questo Titolo, come si è detto precedentemente, si pensa ad un film inizialmente del genere commedia per poi trovarsi, entrando nel merito, nel genere dell'orrore. Noi, sicuramente, abbiamo sempre sostenuto l'urgenza di intervenire in materia di salvaguardia e di pianificazione paesistica e di tutela del territorio regionale, ma prima avremmo voluto discutere su quale idea di tutela e su quale idea di pianificazione paesistica; è indubbio infatti che i vincoli contenuti nel disegno di legge possono costituire soltanto un danno allo sviluppo della Sardegna.
Nel corso della discussione generale, la maggioranza ha denunciato le speculazioni che la Giunta precedente avrebbe posto in essere sulle coste, e il conseguente degrado a cui sarebbe stato sottoposto l'ambiente; io ho più volte richiesto agli esponenti della maggioranza, agli esponenti della Giunta e al Presidente, di indicare questi scempi, di rappresentare in Aula con chiarezza e con dovizia di particolari tutti gli scempi posti in essere in questi anni di governo del centrodestra.
Bene, ad oggi non abbiamo avuto risposte, ad oggi veramente non abbiamo avuto ancora il piacere di ascoltare il parere dei colleghi della maggioranza. Sarebbe stato importante per l'Aula risentire la voce, per esempio, dei colleghi di Rifondazione Comunista, che mai hanno evitato il confronto in quest'Aula. Sarebbe stato importante sentire il loro parere, le loro osservazioni, la loro posizione in merito non solo al titolo ma anche agli emendamenti che noi abbiamo proposto.
E sicuramente, come sempre è avvenuto, avremmo ascoltato anche opinioni sicuramente divergenti, ma che sempre sono state illustrate con la massima libertà in quest'Aula e che con la massima attenzione abbiamo sempre seguito e, a volte, anche contrastato e controbattuto, in particolare quelle dei colleghi di Rifondazione Comunista.
Credo che interventi superiori vietino ai colleghi di esporre la loro opinione in quest'Aula, purtroppo di questo ne siamo dispiaciuti. Credevamo che sarebbe stato in ogni caso opportuno parlarne e confrontarsi. Tante volte ai limiti dell'ostruzionismo i colleghi hanno preso parola in quest'Aula illustrando le loro motivazioni, le loro posizioni; tutto questo però è avvenuto sempre nella libertà di ascolto, nella libertà di esprimere le proprie idee e le proprie motivazioni.
Questo oggi viene negato in quest'Aula, ma è invece una grande verità, e ne è stata una prova anche la decisione di riprogrammare i lavori di quest'Aula; mentre era sicuramente una falsità ciò che si diceva qualche anno fa, e cioè che i telefonini avessero il potere magico in quest'Aula di condizionare o evitare interventi liberi da parte dei consiglieri regionali.
Nel merito del voto abbiamo già espresso la nostra contrarietà ad un titolo che falsifica il merito del disegno di legge stesso. Annuncia una salvaguardia, una pianificazione, una tutela del territorio regionale…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, questo titolo della legge in discussione sembra uscito dalla penna di un giornalista un po' distratto. Sarà capitato a tutti, sfogliando i giornali, di farsi un'idea di una notizia sulla base del titolo e poi, leggendo l'articolo, rilevare scarsa connessione tra la notizia e il titolo della medesima.
Di questo titolo bisogna dire che nessuna delle parole che lo compongono è inerente alla legge in questione eccetto la parola "norme", che poi queste norme siano urgenti, siano provvisorie, siano di salvaguardia, facciano un'opera di pianificazione paesistica ai fini della tutela del territorio regionale, di tutto il territorio regionale intendo, non soltanto di quello costiero, io lo contesto nella maniera più ferma e più decisa.
È proprio vero che la forza di colui che tutto muove nell'universo penetra e risplende in una parte di più e meno altrove, diceva qualcuno. Qui non ha illuminato la mano, non ha illuminato la mente di chi scriveva questo titolo perché è un titolo, come diceva l'onorevole Capelli, assolutamente falso.
Abbiamo già detto, è inutile ricordarlo, che la norma non era urgente, perché esistono altre norme nazionali che salvaguardano i territori, per fortuna, dai casi più gravi di disastro ambientale che possono accadere.
È stato ricordato in maniera brillante che la norma non è provvisoria perché ci vogliono anni per decretare in materia, perché i Comuni possano dotarsi di tutti gli strumenti previsti da questo disegno di legge, per far sì che veramente entrino in vigore delle norme precise, condivise, che partano dal basso e quindi siano frutto delle decisioni coscienti delle popolazioni che di questi territori usufruiscono; non è vero quindi che si tratti di norme provvisorie, e non è neanche giusto che esistano dei vincoli così gravi, così importanti che bloccheranno per anni l'utilizzo dei territori senza che nessuno, dei colleghi della maggioranza, si faccia carico di tutelare le giuste aspettative, come abbiamo detto, non degli speculatori, ma degli imprenditori, quelli illuminati, perché nelle coste si fanno anche cose condivisibili.
Abbiamo visto delle costruzioni recenti, moderne, che nessuno si sognerebbe di abbattere, benché costruite vicino alle foci dei fiumi e vicino al mare, io credo che non sia assolutamente giusto varare delle norme che blocchino l'utilizzo delle coste per 5, 6, 7 anni, perché le previsioni che ho sentito dall'onorevole La Spisa e dall'onorevole Pili a me sembrano assolutamente ottimistiche, vista l'esperienza del passato. Non credo perciò alla provvisorietà di queste norme, ed ecco perché questo titolo è bugiardo.
Non sono neanche norme di salvaguardia, perché non salvano un bel niente. Come ho già avuto occasione di dire, secondo me queste norme servono soltanto a favorire la nascita di un abusivismo edilizio selvaggio, questo sì, di un abusivismo edilizio di necessità che nessuno, Giunta regionale e Assessore competente in primo luogo, avrà il coraggio, per le dimensioni che assumerà, di far demolire con le ruspe. .
E non sono neanche norme di tutela di tutto il territorio regionale perché oggi, grazie alle conquiste tecnologiche, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di costruire in mezzo al mare a qualche centinaio o decine di metri dalla battigia, e nessuno potrebbe abbattere quella costruzione.
Non sono neanche delle norme di tutela di tutto il territorio regionale perché questo norme, come abbiamo detto, sono soltanto per la tutela delle coste, mentre manca, quella sì, una norma su un disegno generale di pianificazione del territorio regionale, veramente di tutto il territorio regionale e che non può nascere da un'improvvisazione, non può nascere dall'oggi al domani, deve essere assolutamente concertato...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente. Annunciando il mio voto contrario al titolo del testo unificato, riallacciandomi a quanto detto dal collega onorevole Liori, a proposito degli articoli il cui titolo è leggermente diverso rispetto al contenuto dell'articolo medesimo, vorrei chiarire che quando questo succede non è per colpa del giornalista che ha scritto l'articolo, ma solitamente per colpa del direttore o di quel capo servizio che è deputato proprio al compito di mettere i titoli agli articoli degli altri. Quindi, è lui per primo che non lo legge a fondo e poi dà un titolo che è diverso.
Ma questo esempio fatto dal collega mi ha fatto ricordare, invece, uno dei pezzi più celebri di un giornalista di sinistra, il famoso Melloni, il Fortebraccio de "L'Unità". Io ricordo che erano in prima pagina, taglio basso, in fondo alla pagina a sinistra, e questo grandissimo giornalista scrisse un giorno una frase, diventata celebre, che io mi permetto stasera di parafrasare in questo modo: "Abbiamo sentito parlare di una legge importante a tutela delle coste, c'è stato un gran vociare intorno a questa legge, poi l'abbiamo aperta, non ci abbiamo trovato niente di tutto questo, era la legge di Soru sulla salvaguardia ambientale". Lui si riferiva a Cariglia, però credo di poter fare un paragone abbastanza calzante.
Quindi, no al titolo del testo unificato, non corrispondente assolutamente al testo, non frutto di una concertazione, ma frutto - a mio modesto avviso - di una sorta di estremismo verde. Estremismo verde al quale il Presidente è abbastanza sensibile, questo l'abbiamo già capito, quando attiene a temi generali, non mi riferisco naturalmente alle questioni dei giardini, sulle quali si è dimostrato anzi nei propri confronti abbastanza permissivo.
Un estremismo verde che, emerge dalle deduzioni, dalle osservazioni scritte, è tutta la sera che le sto leggendo, prodotte anche dalle associazioni ambientaliste molto vicine politicamente e ideologicamente al Presidente.
Stavo leggendo, ad esempio, le simpaticissime, veramente utili considerazioni degli esponenti del Gruppo di intervento giuridico "Amici della Terra", i quali dicono, praticamente, che il testo della legge è sbagliato perché non è abbastanza rigido. E che, quindi, andrebbe cambiato in modo molto più ferreo per limitare ancora di più le speculazioni.
Io, francamente, non so a quali speculazioni si riferiscano ma, come diceva Andreotti "si può essere maligni e si rischia anche di non sbagliare".
Il WWF, invece, dice che - anche qui ho trovato veramente una perla, una perla nera - il nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio contiene norme pericolosissime che pongono le basi per il definitivo trasferimento alle regioni e ai comuni dei poteri reali in materia di ambiente e salvaguardia ambientale.
Cioè il WWF, che è uno degli ispiratori della politica ambientale del nostro Presidente, considera allo stesso tempo però un danno e un pericolo grandissimo che vengano trasferiti i poteri reali alle regioni, alla faccia della famosa autonomia. Il WWF è questo; Deliperi, l'ho citato prima, dice che la legge è troppo permissiva.
E quindi, diciamo che non so come facciano poi a mettersi d'accordo in materia di trasferimenti di poteri reali alle regioni, non riesco a capire proprio che tipo di devolution in campo ambientale possa scaturire da questo connubio.
Un estremismo verde, quindi, che mi pare ispiri il testo di questa legge, al posto di una discussione ragionata, di una concertazione con gli enti locali e con i rappresentanti della società civile, che avrebbe certamente portato molto più giovamento...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, ha fatto bene il collega Artizzu a segnalare la presenza, all'interno della legge, di sintomatiche pressioni e sintomatiche influenze di un estremismo verde. Il titolo sul quale voteremo contro, titola appunto "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale" e questo avviene in una regione, come la nostra, caratterizzata da una straordinaria presenza di risorse naturalistiche, oltre che di beni culturali, e quindi con potenzialità di sviluppo turistico certamente maggiori rispetto ad altre regioni.
Questa legge non favorisce quello sviluppo turistico e non dà gambe a tutte quelle potenzialità e a quelle risorse che permetterebbero alla nostra regione di essere competitiva con le altre regioni italiane. E una riflessione, in merito allo stato del turismo in Sardegna, mentre si discute questo testo di legge, è d'obbligo e deve partire soprattutto da una constatazione, e cioè quella dell'enorme scarto che esiste oggi, con riferimento alla disponibilità della "risorsa mare", tra l'offerta in Sardegna di strutture alberghiere, di posti letto, e quella di altre regioni d'Italia.
La Sardegna, con i suoi 1850 chilometri di coste, ha meno posti letto e strutture alberghiere non solo della Liguria, del Veneto e dell'Emilia Romagna, ma anche di altre regioni; e vi cito alcuni dati che ho a disposizione.
La Puglia ha 74 posti letto per chilometro, la Sicilia 94 , la Calabria 70, la Basilicata 118 , il Molise 181, l'Abruzzo 340 , la Sardegna 40. Quindi è lecito interrogarsi oggi sulla ragione d'essere di questo scarto, e questa legge certamente non favorisce l'incremento dei posti letto, non favorisce l'incremento di quello sviluppo turistico, di un turismo settore trainante, prima industria della Sardegna.
Quindi questo limitato sviluppo turistico, che non ci sarà nei prossimi anni, sarà dovuto anche a questa legge, se questa legge verrà approvata così come voi la presentate. E soprattutto sarà dovuto, io mi fermo perché... Presidente io chiedo...
(Interruzioni)
Il limitato sviluppo turistico della Sardegna, dicevo, dipende anche dall'intolleranza di un consigliere, come l'onorevole Secci, che non è disponibile ad ascoltare le cose serie che si dicono.
SECCI (La Margherita-D.L.). Ma cosa stai dicendo?
SANNA MATTEO (A.N.). Io voglio recuperare Presidente. Dicevo che il limitato sviluppo del turismo in Sardegna dipende anche dalla scarsa disponibilità, spesso, ad ascoltare chi parla non a vanvera, non per sentito dire, ma fasulla base di documenti, di atti di convegni e non solo di convegni.
Quindi, uno dei possibili modi per ampliare la nostra offerta turistica è quello di cassare questa legge. Questo è un disegno di legge blocca sviluppo, è un disegno di legge che certamente non dà la possibilità alla Sardegna e ai miei coetanei, e non solo ai miei coetanei, di trovare lavoro, di trovare possibilità e occasioni di sviluppo, non solo turistico ma anche culturale, di aprirsi a nuove culture, a nuovi scambi culturali, cosa che dispiace.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, i servirò di un'intervista rilasciata da Nichi Grauso titolata "Il mio guaio è che sono di sinistra", per ricordare quali sono i temi in discussione. L'onorevole Grauso, intervistato, ci spiega intanto perché l'onorevole Soru ha vinto le elezioni, e dice: "Perché incarnava la novità. La sinistra ha mal governato sino al '99, ma la destra che è succeduta ha ricalcato gli stessi comportamenti".
Tralascio le differenze esistenti tra Soru e Berlusconi elencate nell'intervista perché le potete verificare, ma poi si inizia a discutere della new economy che in Sardegna, a suo dire, non ha grandi prospettive per il futuro; ma il punto che m'interessa sottolineare è quello relativo al turismo in cui sostiene che la globalizzazione dei mercati può rivelarsi pericolosa anche per la realtà meno sviluppata perché oggi, con i trasporti aerei a basso costo, si può arrivare in tante altre località, e così la Sardegna rischia di essere tagliata fuori. E alla domanda del giornalista se gli piacesse questa sinistra, Grauso conclude dicendo che, avendo attaccato la sinistra quando si era accorto che la sinistra non era più tale, era stato subito considerato di destra. E ha aggiunto che oggi la sinistra è piena di pregiudizi, ha poca modernità e questa è una tragedia.
Queste parole erano l'incipit al ragionamento sul disegno di legge numero 20 presentato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore degli enti locali, finanza ed urbanistica Sanna, di concerto con l'Assessore della pubblica istruzione beni culturali, informazione, spettacolo e sport Pilia il 12 agosto 2004. "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale".
Tralascio il fatto che c'è la proposta di legge numero 24 presentata dai consiglieri regionali Balia e Masia il 3 settembre 2004, tralascio anche la proposta di legge numero 28 Milia, Onida e più sullo stesso argomento. Il tutto dovrebbe essere recuperato in questo testo unificato che di unificato ha solo il disegno di legge iniziale.
Ma il problema dell'urgenza, in merito alla tutela provvisoria e alla salvaguardia del nostro territorio, attiene alla possibilità di garantire uno sviluppo turistico alternativo a quel turismo che il presidente Soru declama essere ormai per la Sardegna fallimentare, e quindi la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale dovrebbero essere salvaguardate a pieno titolo da questa norma oggi in discussione.
Siccome questa urgenza, stante anche le dichiarazioni rese universalmente, non è tale da compromettere quello che è già compromesso, anzi, sembrerebbe che addirittura qualcuno voglia conservare, all'interno della norma, qualche possibilità che già è stata abbondantemente utilizzata da pianificatori di altra natura, non ho capito e non si capisce quale sia l'urgenza altrettanto provvisoria; provvisoria per che cosa? Non ci appiccica proprio niente. Mi pare che l'onorevole Pili in questo abbia fatto una...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il voto sul titolo della legge è un voto contrario; è utile ribadire che il voto contrario sul titolo e l'insistenza anche a trattare il titolo tra le questioni da discutere in quest'Aula deriva dalla necessità di far capire, insistentemente, pazientemente da parte nostra, , anche a chi non vuole capire in quest'Aula e fuori da quest'Aula, quale obiettivo politico, legislativo e pianificatorio si tenta di raggiungere con questo progetto di legge.
Un progetto di legge che, come si evince anche leggendo la relazione di maggioranza del Presidente della Commissione, è centrato su tre questioni fondamentali contenute proprio nel titolo, ma con un richiamo legislativo particolarmente importante. E i concetti sono proprio enucleati nelle parole "urgenza", "provvisorietà" e, dall'altro, sul richiamo fatto alla necessità di tener conto di un quadro normativo modificato a seguito dell'approvazione del decreto legislativo numero 42 del 2004, comunemente conosciuto come Codice dei beni culturali e del paesaggio, o meglio il Codice Urbani.
Io credo che dal titolo e poi anche dal testo si evidenzi la fretta con cui questo disegno di legge è stato predisposto e presentato all'attenzione di questo Consiglio regionale. Innanzitutto perché l'urgenza viene attribuita esplicitamente alla caducazione dei piani territoriali paesistici, che non sono certamente venuti meno in tempi relativamente recenti; un'urgenza, quindi, che deriverebbe dalla necessità di impedire operazioni speculative sul nostro territorio di maggiore pregio, quello delle coste, che né dal testo normativo né dalle relazioni che l'accompagnano né dagli interventi fatti in Commissione e in Aula vengono documentati adeguatamente.
Si ricorre invece a un provvedimento generale, come quello della legge, per intervenire parallelamente e contemporaneamente sia nella materia urbanistica sia nella materia della tutela del paesaggio. C'è in tutto il testo di legge, così come anche nel titolo, una grandissima e incomprensibile confusione.
Abbiamo già detto che sussiste l'esigenza certamente di definire gli obiettivi di politica territoriale che indichino ai cittadini, alle imprese, agli amministratori locali le cose che si possono fare e quelle che non si possono fare; ma lo strumento utilizzato, quello delle norme urgenti e provvisorie, è certamente inadeguato.
Si fissa, cioè, con questo provvedimento di legge un vincolo molto esteso sia in termini territoriali, sia in termini di operatività temporale nel presupposto che si debba e si voglia tutelare il patrimonio paesistico, che equivale a un patrimonio culturale sicuramente, sia nell'ambito della legislazione regionale che nazionale, ma non dicendo esattamente quello che si vuole fare.
Noi crediamo che questo sia un vizio fondamentale di questo progetto, contenuto anche in questo titolo, ed è per questo che non possiamo votare a favore di questo titolo così come è stato definito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io intervengo per dichiarare che voterò contro il titolo di questo testo di legge che arriva in Aula, proprio perché, a mio giudizio, mal si concilia con la sostanza e il contenuto della norma.
Le devo confessare, Presidente, che io in questo momento trovo quasi difficoltà a esprimermi in maniera compiuta; poco fa ho tentato di recuperare tra le pieghe del Regolamento di questo Consiglio qualche principio generale sulle norme internazionali, qualche specifica indicazione, anche relativa alle quattro convenzioni di Ginevra e alle due norme attuative suppletive approvate il 12 agosto del 1949, almeno nelle due tipologie che prescrivono garanzie precise per i cosiddetti prigionieri politici e per coloro che sono ostaggi politici. Queste garanzie internazionali prevedono almeno otto ore di sonno e tre pause giornaliere, ma queste indicazioni, purtroppo, mal si adattano a questo dibattito.
Io non so se noi dobbiamo rispettare, nel momento in cui programmiamo i nostri lavori, queste norme internazionali, però voglio tornare a questo titolo molto interessante per dirle che questa provvisorietà indicata appunto nel titolo davvero è, a mio giudizio, il fulcro negativo che non ci consente di poterlo approvare.
La provvisorietà è un concetto legato a una variabile molto ovvia, che è la variabile tempo, e che noi sapevamo essere una variabile indipendente, e mal si concilia anche con quello che è un detto riconosciuto e che tra l'altro è attorniato da una sorta di diffidenza, soprattutto quando è scritto da un politico, che è quello che noi sappiamo che non c'è niente di più definitivo del provvisorio. Quindi, di fronte a queste diffidenze quasi connaturate nel titolo stesso, cerchiamo di capire perché questa variabile tempo davvero ci preoccupa.
Questi diciotto mesi che dovrebbero rappresentare una sorta di limbo, di assenza totale, di discesa dal pullman per restare tutti fermi, di togliersi le scarpe per andare a cercare, dopo diciotto mesi, un paio di scarpe diverse, ecco questo concetto davvero non restituisce giustizia ai sardi. Noi abbiamo settanta comuni che sono definiti comuni costieri, 1550 chilometri di coste, e quindi oltre 3000 chilometri quadri di superficie che verrebbero inibite dalla possibilità concreta di sviluppo, come noi diciamo, quasi quindi oltre un decimo della superficie sarda, e in questa superficie, in questi settanta comuni, insiste quasi il 70 per cento della popolazione.
Ora io mi chiedo: se oggi noi facessimo finta di aver già licenziato un provvedimento normativo che stiamo tutti attendendo, che è il Consiglio delle autonomie locali, noi non dovremmo, per forza, in funzione di questa norma, sentire, consultare il Consiglio delle autonomie locali e acquisire un parere che diverrebbe, a mio giudizio, anche vincolante oltre che obbligatorio?
In questo caso il giudizio sarebbe unanime: noi avremmo un giudizio espresso dal Consiglio delle autonomie locali che ci direbbe che questo provvedimento è da bocciare. Quindi, proprio facendo uno sforzo democratico, questo Consiglio dovrebbe farsi interprete di questo grido di dolore dei settanta sindaci della costa, di una popolazione che rappresenta appunto il 70 per cento della popolazione sarda per dire che davvero la riflessione va fatta in maniera più attenta, e che non serve a niente andare a un confronto così aspro, così difficile, ma serve invece avere il coraggio di fare delle proposte che siano rispettose delle varie istanze che i territori potrebbero portare in questo caso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, io intervengo per annunciare il mio voto contrario al titolo;un voto contrario che matura non solo dall'esame del provvedimento in sè, ma anche da una serie di elementi che attengono alla definizione e alla presentazione stessa di questo testo.
Nel corso delle dichiarazioni di voto sui precedenti emendamenti avevo manifestato la mia preoccupazione in merito alla "provvisoria salvaguardia". E devo dire che sono stato colpito, in modo particolare da una frase contenuta nella relazione che accompagna il disegno di legge e cioè che "…per conseguire l'obiettivo di dotare con immediatezza il territorio regionale di una pianificazione territoriale paesistica valida ed efficace…". Si parla quindi di "dotare con immediatezza".
Analizziamo il significato delle parole, parliamo di tempi ,alla "provvisoria salvaguardia" si accompagna un obiettivo da raggiungere "con immediatezza", e abbiamo previsto diciotto mesi ! Qui, molto probabilmente, si è giocato sulle parole perdendo poi il senso complessivo del discorso. Si è giocato a tal punto da non capire che i vincoli che questa legge pone, per noi che stiamo vivendo questa esperienza all'interno di quest'Aula, hanno portato ad erigere una muraglia che impedisce il dialogo e, soprattutto, la condivisione; una muraglia dietro cui si trincera la maggioranza per difendere un provvedimento che, sappiamo benissimo, esserle stato imposto.
Io dico che la situazione, molto probabilmente, è sfuggita di mano; quegli stessi colleghi infatti che in passato hanno difeso con impegno, in tanti modi, la libertà di pensiero, si sono trovati coinvolti in questo arroccamento che li ha portati a superare un loro percorso politico cancellando quindi un'esperienza di democrazia vissuta, un'esperienza che oggi avrebbe dovuto guidare il Consiglio, il nostro popolo.
Invece tanti di questi colleghi obbediscono a un diktat, subiscono lo schiaffo del Presidente che, all'atto pratico, impone ciò che più gli fa comodo. Impone soprattutto un ambientalismo di tipo khomeinista, un ambientalismo che non ha nessuna ragione d'essere nella nostra democrazia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Milia (F.I.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario al titolo del provvedimento di legge, voto contrario che trova ragioni in una considerazione che vorrei fare ad alta voce, ma che più di una volta forse ho fatto fra me e me o con qualche amico.
La considerazione è questa: se la forma è sostanza, questo testo di legge contiene, esclusivamente o in maniera preponderante, i principi degli ispiratori più o meno occulti di questa operazione chiamiamola di "fantaurbanistica".
Perché dico questo? Perché dietro i programmi, che sono tutti belli, soprattutto quando si presentano in campagna elettorale, e dietro la ricerca del consenso vi sono dei personaggi che da troppo tempo vivono alle spalle di questo sistema politico. Sono quei personaggi che di giorno criticano l'Assessore di turno, fanno battaglie di retroguardia in materia di vigilanza urbanistica, e di notte o di pomeriggio bussano alle porte della Regione per vendere i loro scritti in cambio magari di silenzi compiacenti o di recensioni favorevoli.
Vi sono altri personaggi, dipendenti pubblici, che forse non si guadagnano lo stipendio visto l'attivismo quotidiano, ventiquattro ore su ventiquattro impegnati nel portare avanti battaglie giuridiche, più o meno, e ricorsi che investono tutto l'universo mondo, dall'urbanistica all'ambiente, tutto quello che si muove sul territorio della Sardegna.
Di questi personaggi, come di tutti quei faccendieri che abbiamo sempre condannato, questa Regione, questo Consiglio regionale e la politica con la "P" maiuscola non hanno bisogno. Purtroppo molti a volte li sopportano, altre volte li supportano, e dietro questo disegno di legge purtroppo si legge - scusate la ripetizione - un'indicazione, una tendenza, una volontà di andare anche, non solo, in favore di questi signori che purtroppo inquinano quotidianamente la vita politica di questa nostra Isola.
E allora è troppo facile dire che siamo tutti per la salvaguardia dell'ambiente, per la salvaguardia delle coste, per una pianificazione equilibrata, e poi presentare un testo di questo genere, perché questo testo è l'antitesi di quello che tutti noi abbiamo dichiarato e abbiamo proclamato nelle nostre campagne elettorali. Questo testo è la morte civile dell'economia sarda. Questo testo, con la nostra opposizione, sta diventando forse un paravento che inizia a piacere anche a molti componenti, lo dico, dell'attuale maggioranza, che, come già qualcuno ha riferito, è inutile negarcelo, qua a quest'ora possiamo dirlo, sono contrari a questo disegno di legge.
Noi non vogliamo fare favori a nessuno; facciamo la nostra battaglia politica da posizioni distanti, diverse, abbiamo idee diverse, l'abbiamo detto in campagna elettorale, il risultato elettorale non ci ha premiato, questa battaglia la faremo in ogni caso anche se salveremo la faccia a qualcuno che in questo momento supinamente accetta provvedimenti che sono tutto fuorché provvedimenti che hanno in sé sensibilità politica. Sono provvedimenti che non hanno sensibilità sociale, sono provvedimenti che purtroppo la Sardegna odierna non merita.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Voterò contro il titolo della legge, "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale", e quindi ringrazio il Presidente per avermi dato la parola per poter esprimere appunto il mio voto contrario. I nostri emendamenti, infatti, erano rivolti a integrare il titolo della presente legge in quanto questo allo stato attuale non è rappresentativo degli obiettivi che il provvedimento intende perseguire.
I nostri emendamenti miravano ad esplicitare meglio i concetti e le norme espresse poi nell'articolato della legge stessa, delle quali non si trova traccia nel titolo. Questo provvedimento infatti costituisce una raccolta, una collezione di vincoli, di divieti imposti sul territorio regionale e sulle nostre coste. Un'efficace pianificazione del territorio regionale, del nostro territorio, dovrebbe fornire strumenti concreti agli amministratori locali, agli operatori, ai cittadini sardi, dovrebbe contenere gli indirizzi utili e indispensabili per valorizzare pienamente il territorio non per ostacolare il suo sviluppo.
Nessun soggetto economico, nessun ente locale, nessun consigliere regionale, nessun sardo ha potuto dire la sua su questo testo di legge, e mettere a disposizione il proprio patrimonio di esperienze e conoscenze. Il risultato è una legge arida, che non offre strumenti e indirizzi, che impone solo divieti e limiti, e un insieme di divieti e di limiti non può essere presupposto per lo sviluppo, e tanto meno per il rispetto dell'ambiente, a meno che non crediate, o meglio, che il residente Soru non creda che tutelare e salvaguardare il paesaggio significhi solo porre una campana di vetro su ampie porzioni del territorio dell'Isola, impedendo agli uomini qualsiasi tipo di attività, in alcuni casi impedendo all'uomo, o meglio solo ad alcuni, anche la possibilità di accedere ai territori in questione..
Questa per noi non è tutela ambientale; per noi la vera tutela ambientale è il rispetto per l'ambiente e per l'uomo che abita l'ambiente, l'uomo che non può essere considerato un incomodo, ma parte integrante del territorio come soggetto in grado di portare ricchezza al territorio, all'ambiente stesso.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue SANCIU.) Io voterò contro questo titolo perché vorrei al suo posto un titolo chiaro, che spieghi e illustri ai sardi gli intenti di questa maggioranza e, quindi, l'obiettivo di questa legge che non viene attualmente esternato e dichiarato nel titolo, ma che si delinea chiaro nel seguito dell'articolato del provvedimento: bloccare, ingessare lo sviluppo economico della nostra Sardegna.
Come abbiamo in più occasioni avuto modo di sottolineare, siamo convinti che il sistema turistico sardo non è in contraddizione, in opposizione, con la salvaguardia del patrimonio ambientale. Questo perché da esso trae appunto la sua linfa vitale; il successo turistico e lo sviluppo economico passano anche attraverso il rispetto della risorsa ambiente in quanto ricchezza inestimabile. L'ambiente incontaminato della nostra Sardegna è il lasciapassare della nostra Isola per tutte le vetrine nazionali ed internazionali del turismo, e questo gli operatori seri vi assicuro che lo sanno benissimo.
Questa normativa porta con sé solo un bagaglio di divieti e di vincoli che si abbatteranno su un sistema particolare come quello turistico sardo che deve invece poter...
PRESIDENTE. Onorevole Sanciu ha dichiarato come intende votare?
SANCIU (F.I.). L'ho detto in premessa e anche durante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Innanzitutto, visto che non l'avevo ancora fatto, sento veramente il dovere morale di chiedere scusa all'intelligenza di tutti noi, la mia per prima, e a quelle, tra l'altro, dei dipendenti e dei collaboratori che qualcuno di noi magari ancora ha qui, per la serata di oggi e quelle che seguiranno, però purtroppo questa è una delle tante stranezze della politica, quindi dobbiamo accettarla. Però nello stesso tempo mi piacerebbe poter aprire una riflessione, che so non essere possibile al momento, sul fatto che forse una minore intransigenza da parte di qualcuno, soprattutto nel corso dei lavori in Commissione, avrebbe portato a un percorso diverso nell'Aula consiliare.
Nell'esprimere il mio voto contrario a questo titolo e nel volerlo motivare, penso che servirebbe sicuramente un po' più del tempo che, per fortuna forse, non abbiamo, e proprio sulla terminologia utilizzata, mi riferisco alle parole "provvisoria salvaguardia", io mi vorrei soffermare perché reputo che parlare di "provvisoria salvaguardia" sia poco credibile; sono assolutamente convinto del fatto che si creeraanno parecchi, ma parecchi problemi alle iniziative economiche che si potrebbero, e alcune lo sono già, porre in essere.
Ma voglio soffermare l'attenzione su un argomento che ho già trattato in sede di dibattito generale, e più che altro vorrei fare un appello agli uffici dell'Assessorato, al fine di evitare un lavoro che io reputo - onorevole Pirisi, non so se lei su questo sia o possa essere d'accordo - quanto meno inutile, e che è stato richiesto per esempio all'amministrazione comunale di Cagliari, appunto da parte della Regione, cioè la realizzazione del PUL, il piano di utilizzo del litorale.
Io sono assolutamente convinto del fatto, e su questo vi chiederei un attimo di attenzione, che si stia rischiando seriamente di far fare un lavoro immane ad un'amministrazione comunale, lavoro che poi non potrà assolutamente essere utilizzato. Penso infatti che sia quanto meno anacronistico che da un lato il fruitore debba chiedere all'amministrazione comunale le autorizzazioni edilizie che poi, invece, devono essere rilasciate attraverso delle concessioni del demanio regionale, almeno per quanto riguarda le parti di spiaggia che vengono richieste per il servizio alle balneazioni e che, in questo caso, purtroppo, non potrebbero assolutamente essere date.
Non potrebbero essere assolutamente date in regime di provvisorietà. Ora, quanto possa durare questa provvisorietà qui non è dato sapersi, potrebbero essere diciotto mesi, potrebbero essere, secondo me, molti ma molti di più, ecco io penso che quanto meno un rapporto di correttezza tra due enti, ma soprattutto tra persone che lavorano per un unico scopo, che è quello comunque di volere il bene della collettività, implichi di non far fare un lavoro che io reputo assolutamente inutile. Se così non fosse, mi auguro di essere smentito e che magari il Presidente della Commissione nel suo intervento possa dare dei chiarimenti al riguardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, colleghe, noi non possiamo votare a favore di questo titolo che chiarisce immediatamente i contenuti stessi della legge; contenuti che noi, l'abbiamo detto ripetutamente, non condividiamo. Come diceva infatti il collega che mi ha preceduto il termine "provvisorietà" non è certo che dia sufficienti garanzie non a noi dell'opposizione, ma alla Sardegna.
Ma quello che noi non riusciamo a capire è come sia possibile che questo testo di legge, che praticamente nessuno avalla , perché mi pare che anche i sindaci, sentiti nel corso delle audizioni, abbiano espresso un parere non positivo, venga probabilmente approvato senza il consenso dei sardi.
Ciò che è più strano è che soprattutto da parte della Giunta e degli Assessori competenti si insista nel portare avanti un provvedimento sicuramente impopolare e non gradito oggi da chi dovrebbe esserne il destinatario.
Mi meraviglia questo atteggiamento degli Assessori, io non conosco bene l'Assessore della pubblica istruzione, conosco bene però l'Assessore dell'urbanistica, anche se lo conoscevo in una veste sicuramente diversa, che oggi è lì chiuso in gabbia e le chiavi le hanno altri perché lui deve obbedire alle disposizioni che provengono dall'alto. Io, ripeto, conoscevo un'altra persona; oggi mi rendo conto, lo dico con sincerità, che probabilmente per avere una comoda poltrona in quell'Assessorato si accettano anche cose che mai si sarebbero accettate in altre occasioni.
MARROCU (D.S.). Nella precedente legislatura si cambiava schieramento per avere una poltrona!
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu!.
LADU (Fortza Paris). Questo è tutto da vedere, ma probabilmente dietro ci sono molte cose che io non condivido....
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Se abbiamo ancora energie possiamo proseguire!
LADU (Fortza Paris). Intendo dire, per esempio, che gli Assessori non sono eletti dal popolo, ma sono stati nominati dal capo e quindi devono seguire le disposizioni del capo. Questo è il limite, il vero limite di questa situazione. Io ricordo che nella passata legislatura, quando approvammo la legge che sanciva l'incompatibilità tra la funzione di Assessore e quella di consigliere, io fui tra i primi a dire che quel provvedimento non andava bene perché gli Assessori dovevano essere scelti tra gli eletti e non dovevano essere nominate persone non si sa in base a quale motivazione.
PIRISI (D.S.). Chiedi a Pili!
MARROCU (D.S.). Rispetti il Regolamento, parli del titolo e non dell'Assessore!
LADU (Fortza Paris). Pirisi, io non ti ho interrotto e vorrei che tu mi ascoltassi come ti ho sempre ascoltato. E, siccome sono stato ripetutamente interrotto prima da Marrocu e poi da Pirisi, chiedo, a questo punto, di poter recuperare tutto il tempo che ho perso rispondendo alle interruzioni; questo comportamento non è comprensibile, non è accettabile.
PRESIDENTE. Le do 30 secondi per recuperare il tempo che le ha sottratto l'onorevole Pirisi. Prego onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Io voglio finire l'intervento, però voglio essere messo in condizione di farlo.
PRESIDENTE. Lei però non risponda ai banchi, continui il suo intervento. Ci penso io.
LADU (Fortza Paris). Lei deve permettere che io svolga il mio intervento perché non va bene.
PRESIDENTE. Ci penso io, lei svolga l'intervento.
LADU (Fortza Paris). Io non voglio essere disturbato perché altrimenti non posso dire le cose che voglio. Questo è il risultato di tutta una serie di scelte discutibili. Stavo dicendo che, pur sapendo che questo disegno di legge non è condiviso neanche da chi lo sta proponendo, noi oggi dobbiamo approvare...
PRESIDENTE. Chiuda, onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris) Chiudo dicendo che naturalmente il mio voto è contrario a questo titolo perché insieme alla legge secondo me...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie signor Presidente.
LIORI (A.N.). L'accordo era che alle 22 e 30 si andava a casa.
PRESIDENTE. Stia tranquillo, onorevole Liori.
PIRISI (D.S.). Onorevole Liori, non voglio intervenire sulla teoria dei nuraghi, apprezzabile, che lei ha svolto…
OPPI (U.D.C.). Sei fuori tempo massimo.
PIRISI (D.S.). Sono commosso, devo dire la verità, onorevole Oppi, per questi interventi dei colleghi del centrodestra che stanno dando vita, mi pare, ad un movimento di liberazione del centrosinistra dalle grinfie del tiranno Presidente della Regione. Ma questi ragionamenti, fatti da parte di chi milita nel partito di Silvio Berlusconi, lasciano...
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, le ricordo che è una dichiarazione di voto.
PIRISI (D.S.). Sì, Presidente, volevo dire che voto a favore del titolo, ma volevo esprimere anche la mia commozione per gli interventi di chi è afflitto dalla sindrome di Stoccolma per cui è riuscito a innamorarsi anche del proprio carceriere, e questo la dice tutta.
Poi, onorevole Ladu, per carità di Dio, lei va a parlare di poltrone comode quando nella passata legislatura un drappello di consiglieri eletto in uno schieramento pur di avere una poltrona si è catapultato nello schieramento avverso.
LADU (Fortza Paris). Io ho fatto una precisa scelta politica e sono coerente con le cose che ho sempre detto.
PIRISI (D.S.). Io nella passata legislatura, Presidente, dicevo che chi fa queste cose è un traditore, e si arrabbiava l'onorevole Ladu.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PIRISI (D.S.). Io non volevo, prendo atto che è stata una scelta politica, però...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu! Possiamo proseguire?
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, possiamo proseguire? Onorevole Pirisi, prosegua, si rivolga alla Presidenza anziché all'onorevole Ladu.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu non abusi.
LADU (Fortza Paris). Pirisi è un provocatore!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu possiamo allontanarla dall'Aula se lei non riesce a contenersi, grazie.
PIRISI (D.S.). Poi sono io che interrompo, Presidente!
LADU (Fortza Paris). Non sta facendo un intervento, sta provocando!
PRESIDENTE. Va bene, ma lei è stato ripagato abbondantemente dell'interruzione subita. Adesso consenta all'onorevole Pirisi di fare il suo intervento.
PIRISI (D.S.). Scusi, signor Presidente, io non avrei parlato di poltrone se non avesse evocato questo argomento l'onorevole Ladu, e poi non credo che sia neanche giusto dire che è stato ripagato l'onorevole Ladu con il tempo voglio dire, e non solo con la poltrona, perché queste cose ce le ricordiamo. Detto questo, signor Presidente, io credo che sia opportuno accogliere la sfida lanciata dall'onorevole Pili su questo provvedimento . Perché l'onorevole Pili, con i suoi soliti toni enfatici, ha sostenuto che noi stiamo proponendo trenta mesi di blocco, cioè 18 più 12 mesi. Ma, onorevole Pili, nella vostra proposta i mesi sono 39, 39! Parlate senza sapere di che cosa state parlando!
PILI (F.I.). Lei è un architetto e non conosce neppure la differenza tra trecento e due mila
PRESIDENTE. Onorevole Pili, io sono anche disposto a tollerare che alle dieci e trentacinque ci sia stanchezza, ma avrete modo di replicare all'onorevole Pirisi.
PILI (F.I.). Dica quanti sono i metri di salvaguardia!
PRESIDENTE. Onorevole Pili domani avrà modo di rispondere più volte.
PIRISI (D.S.). Sta confondendo il tempo con i metri e con i chilometri, ma la confusione non pensavo che fosse arrivata a questo livello. Io parlo di 30 mesi, che è un numero inferiore a 39 mesi.
(Interruzione del consigliere Pili)
PIRISI (D.S.). Glielo dirò.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi prosegua il suo intervento e prego i colleghi di non interrompere.
PIRISI (D.S.). Siccome l'onorevole Pili sta sempre pontificando, appena gli si dice che stava dicendo delle cose che non sono neppure paragonabili tra quello che abbiamo proposto noi e quello che ha proposto lui, scatta, perché viene colto in fallo come al solito: è evidente.
Allora noi abbiamo proposto due chilometri, il centrodestra ha proposto 300 metri, nei 300 metri tra l'altro il centrodestra ha detto che non neppure ammissibili tutti gli interventi relativi ad opere soggette ad autorizzazione, mentre noi abbiamo detto che sono ammissibili e l'abbiamo scritto in un emendamento all'emendamento. Ma il problema vero è che l'onorevole Pili parlava di un tempo enorme che sarebbe stato necessario per elaborare il piano paesaggistico regionale e loro hanno portato, Presidente, la proposta dell'onorevole Biancareddu a cui hanno vestito una foglia di fico trasformando quello che era il piano territoriale urbanistico in piano urbanistico di coordinamento territoriale.
Hanno cioè preso "paro paro", come direbbero a Roma, all'ultimo momento, la proposta dell'onorevole Biancareddu e abbiamo anche dovuto aspettare in Commissione che arrivasse quel provvedimento, perché non avevano elaborato nulla ancora suonati dalla sconfitta, in modo particolare l'onorevole Pili, e hanno cercato di raddrizzare l'iniziativa con questo provvedimento che fa acqua da tutte le parti.
E voi, che dite che qualcuno sta bloccando il turismo e l'economia, avevate cinque anni per farlo il piano, e non l'avete fatto! Ma noi stiamo dicendo che si tratta di misure temporanee al fine di...
(Interruzione del consigliere Pili)
PIRISI (D.S.). Certo, meno di quelle che proponevate voi, 39 mesi! Allora quando parlate cercate di ricordarvi le cose che avete proposto. E poi un'altra cosa ancora, non citate a sproposito il codice Urbani dicendo che verranno sciolti i consigli comunali se non si adegueranno. Guardate i diversi articoli, non ho il tempo in questo momento per scandire questi passaggi, però onorevole Diana lo faremo senz'altro e con dovizia di particolari. Noi accettiamo le scuse che ha formulato l'onorevole Sanjust...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). Accettiamo le scuse che ha formulato l'onorevole Sanjust il quale ha detto che chiedeva scusa ai colleghi ed anche agli assistenti d'Aula e ai dirigenti che ci assistono. Noi queste scuse le accogliamo, perché riteniamo che veramente non solo bisogna chiedere scusa all'Aula, ma anche alla Sardegna per quello che non avete fatto ieri e per ciò che in questo momento voi vorreste che noi non facessimo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pirisi. Quindi mi sembra di capire che vota contro? No, a favore, va bene. Ci sono ancora due iscritti a parlare per dichiarazione di voto, la seduta si conclude qui. Riprendiamo domani, come previsto, alle ore 9 e 30. Comunico che la quarta Commissione si riunirà domani alle ore 15.
La seduta è tolta alle ore 22 e 41.
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