Seduta n.241 del 10/10/2006
CCXLI SEDUTA
(Antimeridiana)
Martedì 10 ottobre 2006
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 26.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del martedì 19 settembre 2006 (235), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Cachia e Francesco Sanna hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di martedì 10 ottobre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
MARRACINI - PITTALIS: "Interventi in materia di professioni". (254)
(Pervenuta il 2 ottobre 2006 e assegnata alla sesta Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla donazione di sangue da cordone ombelicale per uso autologo".(643)
"Interrogazione Capelli, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata destinazione del nuovo edificio della scuola elementare di Sorgono agli uffici comunali". (644)
"Interrogazione Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra, con richiesta di risposta scritta, sul rischio di smantellamento della Palmera e dello spostamento dell'attività produttiva in un paese asiatico". (645)
"Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'applicazione della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 (Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Ambiti adeguati per l'esercizio associato di funzioni. Misure di sostegno per i piccoli comuni)". (646)
"Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sui contributi a favore delle associazioni di volontariato per l'assistenza agli infermi". (647)
"Interrogazione Floris Mario - Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'alienazione del complesso dell'Assunzione in Cagliari". (648)
"Interrogazione Salis - Balia - Maninchedda - Masia - Serra, con richiesta di risposta scritta, sulle difficoltà di gestione per i piccoli comuni del progetto "Sardegna fatti bella"". (649)
"Interrogazione Cuccu Giuseppe - Cucca - Sabatini, con richiesta di risposta scritta, sulla riorganizzazione dei servizi interni all'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale senza il necessario confronto sindacale". (650)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'assunzione degli idonei al concorso pubblico per agente forestale". (651)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza Pirisi - Floris Vincenzo - Barracciu - Sanna Franco - Corrias sulla ipotesi di esclusione delle Province di Nuoro e dell'Ogliastra dal riconoscimento dello stato di calamità naturale in seguito alla grave siccità che ha colpito la Sardegna nel periodo febbraio-giugno 2006". (194)
"Interpellanza Mattana - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Lai - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco sullo stato di attuazione dell'accordo per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna e sull'applicazione delle tariffe speciali energetiche per la filiera del cloro-soda". (195)
PRESIDENTE. Colleghi, avviamo il lavoro su una serie di interpellanze, così come previsto dall'ordine del giorno, sulle quali c'è qualche difficoltà per quanto riguarda la presenza, a inizio della mattinata, dell'Assessore dell'agricoltura impegnato ancora in un incontro. L'Assessore ci chiede se è possibile traslare la discussione delle prime tre interpellanze alla fine della mattinata. Io proporrei pertanto ai colleghi del Consiglio di iniziare i lavori con l'esame della mozione numero 94, sulle dimissioni dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Lei mi ha anticipato perché intendevo, comunque, al di là della temporanea assenza dell'Assessore, chiederle di discutere innanzitutto la mozione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io non ho alcuna difficoltà, per quanto riguarda la seconda e la terza interpellanza, non certamente per quanto riguarda la prima. Ringrazio della presenza il Presidente della Giunta, tra l'altro ritengo debba essere lui a rispondere alla mia interpellanza. Non vedo il motivo - visto che sono passati otto mesi - perché ancora una volta venga rinviato lo svolgimento della prima interpellanza.
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, non viene rinviato, lo svolgimento della prima interpellanza viene soltanto spostato alla fine della mattinata. Quindi, iniziamo con la mozione.
SANJUST (F.I.). Scusi, Presidente, se mi dà la possibilità...
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, non facciamo un dibattito fra me e lei, io ho fatto una proposta, l'onorevole Artizzu del resto ha fatto la medesima proposta, quindi, l'interpellanza di cui lei parla, la numero 149/A, verrà, se siamo d'accordo, traslata alla fine della mattinata.
SANJUST (F.I.). Se mi fa proseguire nel ragionamento, visto che è stato così cortese e carino da dire: "Se siamo d'accordo"; se c'è qualcuno che non è d'accordo, penso che…
PRESIDENTE. Lei ha già spiegato la sua opinione, se insiste la mettiamo ai voti.
SANJUST (F.I.). Sì, si potrebbe anche arrivare a questo senza alcun problema, visto che almeno qua dentro dovremmo essere ancora in democrazia; però, se lei mi assicura che il Presidente della Giunta resterà in Aula per tutta la mattina, io non ho alcuna difficoltà ad aderire alla proposta, la mia paura è che il Presidente potrebbe avere impegni e non garantire quindi la sua presenza sino alla fine della mattinata.
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, abbiamo detto che procediamo allo svolgimento delle interpellanze, insieme, alla fine della mattinata.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Glielo assicuro io, onorevole Sanjust.
PRESIDENTE. Mi sembra che le assicurazioni siano assolutamente superflue fra persone responsabili dei ruoli che ciascuno ricopre.
sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (94)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 94.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Diana - Artizzu - La Spisa - Capelli - Vargiu - Ladu - Liori - Farigu - Moro - Sanna Matteo - Rassu - Lombardo - Contu - Sanjust - Sanciu - Petrini - Cappai - Amadu - Biancareddu - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Pisano - Cassano - Dedoni - Murgioni - Gallus - Floris Mario - Cherchi Oscar sulle dimissioni dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALEPREMESSO che il 15 settembre u.s., l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente ha rassegnato le dimissioni irrevocabili dall'incarico, comunicandole per mezzo di due lettere, indirizzate l'una al Presidente della Regione e l'altra al partito di appartenenza, successivamente rese di dominio pubblico dall'ufficio stampa dell'Assessorato;
CONSIDERATO che:
- nelle sue lettere di dimissioni, l'Assessore traccia un quadro preoccupante non solo relativamente ai rapporti istituzionali che legano il Presidente della Regione alla Giunta regionale, ma anche sulle prospettive presenti e future dell'azione di governo della stessa Giunta;
- nella fattispecie, l'Assessore riferisce del venir meno della fiducia del Presidente della Regione nei confronti di diversi Assessori e del personale dirigente dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente;
- l'Assessore riferisce, inoltre, che sovente i suoi richiami ad un più puntuale perseguimento della legalità negli atti della Giunta regionale sono stati respinti in quanto considerati esercizio di pedante formalismo;
- infine, l'Assessore riferisce dell'esistenza di una crisi politica implicita all'interno della maggioranza, che andrebbe avanti ormai da mesi;
PRESO ATTO che:
- ai sensi dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna, comma unico dell'articolo 37, la Giunta regionale è responsabile di fronte al Consiglio;
- la situazione di crisi politica, ancorché non ufficialmente dichiarata, che interessa la maggioranza di governo, rischia di aggravare ulteriormente i problemi economici, già di per sé gravi, della Sardegna e fa temere, inoltre, per quanto attiene ai rapporti tra il Presidente della Regione, la Giunta e il Consiglio, per lo stesso esercizio democratico dei poteri statutari conferiti ai diversi organi istituzionali della Regione,
dà mandato al Presidente della Regione
affinché riferisca in Aula se:
- davvero sussiste una situazione di crisi politica tra il Presidente della Regione, diversi Assessori regionali e la maggioranza consiliare che sostiene l'esecutivo e, in caso affermativo, quali misure intende adottare per porvi rimedio;
- mai ha esercitato pressioni sulla Giunta regionale o su singoli Assessori affinché venissero assunti atti considerati illegittimi;
- ritiene che persistano le condizioni per la regolare prosecuzione della legislatura o se l'attuale situazione politica non richieda le dimissioni del Presidente della Regione e il conseguente ricorso alle elezioni anticipate. (94).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori presenti, questa mozione giunge con notevolissimo ritardo, certamente non dovuto al sottoscritto o ai suoi proponenti, dopo circa un mese o venti giorni, da quando l'assessore Dessì, immagino costretto, ha rassegnato le sue dimissioni. Credo che sarebbe stato opportuno che il collega Soru, fra le numerose informazioni rese al Consiglio, per quel rispetto che è dovuto a quest'Aula e che sempre più viene a mancare, comunicasse anche le motivazioni delle dimissioni di un Assessore, se dimissioni erano o se erano altro.
Ad oggi esistono almeno tre motivi per discutere questa mozione e per affrontare il problema; intanto per rimarcare all'onorevole Soru l'assoluta indispensabilità del rapporto fra l'Esecutivo e il Consiglio regionale. E' vero che non esiste nessun obbligo, nel senso che gli Assessori non sono votati dal Consiglio, ma vengono scelti volta per volta dal Presidente della Regione, però vede, onorevole Soru, io credo che sia abbastanza normale aspettarsi una sua comunicazione dal momento che il nostro Regolamento, il nostro Statuto (mi pare all'articolo 41), prevedono che, almeno una volta all'anno, gli Assessori presentino lo stato di attuazione del programma. L'assessore Dessì paradossalmente era stato l'unico che aveva provveduto, credo anche come forma di rispetto verso il Consiglio che lui conosce molto bene avendo per tantissimi anni operato all'interno di questa importante istituzione. Nonostante tutto, il Presidente della Regione, l'onorevole Soru, ha ritenuto di non dover dare nessuna comunicazione a questo Consiglio.
A questo punto ovviamente mi attivo nella mia discussione con un sostegno breve ma grafico rappresentato dalla lettera di dimissioni dell'assessore Dessì. Vede, Presidente, l'assessore Dessì ha usato una terminologia che io personalmente gli conosco essendo l'assessore Dessì, oggi il dottor Dessì, rientrato nei ranghi dell'organico del Consiglio regionale, persona molto attenta e scrupolosa, fine nello scrivere, talmente fine che finisce per rendere chiare anche le cose complicate, anzi probabilmente ha reso complicate le cose semplici. L'assessore Dessì si rivolge a lei con toni che a me paiono veramente gravi, nel momento in cui dice: "Ritengo di aver dato personalmente e ricevuto dalle strutture il massimo impegno affinché, nell'attuazione del Programma di governo e delle direttive impartite dal Presidente e dalla Giunta, l'attività dell'Assessorato si ispirasse a criteri di efficienza, trasparenza, legalità".
Vedete, usare già il termine "legalità" per un Assessore che rassegna le sue dimissioni è quanto meno grave, non oso definirlo in maniera diversa. Ma si fosse fermato a questi tre criteri: efficienza, trasparenza, legalità! Lo troviamo scritto un po' dappertutto. Il fatto è che l'assessore Dessì è andato avanti scrivendo: "Dell'osservanza di quest'ultima" - cioè della legalità - "data la mia formazione" - io non ne dubito - "ho una percezione acuta e puntuale: mi sarei augurato che la manifestazione di tale percezione non venisse sistematicamente intesa come esercizio di pedante formalismo,…". Insomma, colleghi, perché io chiedo che il Presidente della Regione ci dica qualcosa? L'assessore Dessì ha sollevato un problema o meglio, non ha sollevato un problema, ha creato un problema, perché io non ho mai pensato che potessero essere commessi atti illegali, posso pensare ad atti illegittimi, a scarsa trasparenza, ma non certamente al compimento di atti illegali. E' l'ultima cosa alla quale io penso, però l'assessore Dessì puntualmente e con grande precisione ha concentrato una parte delle sue dimissioni su questo aspetto.
Io credo che il presidente Soru dovrebbe in qualche modo informare il Consiglio. Continua l'Assessore dicendo quindi: "ma come garanzia nei confronti di ogni esercizio arbitrario e discrezionale del potere sia esso politico che amministrativo". Tutto questo fa pensare quasi che l'assessore Dessì fosse tra due fuochi, sottoposto a chissà quale tipo di forzature. Ovviamente l'assessore Dessì difende la sua posizione dicendo che si è impegnato sempre al massimo, nonostante da lungo tempo esistessero problemi di raccordo con il Presidente della Regione; questo è un secondo aspetto, al momento mi interessa capire dal Presidente per quale motivo l'assessore Dessì ha sollevato un problema di legalità.
Guarda caso, l'assessore Dessì è anche un autorevole esponente del partito di maggioranza relativa, è un dirigente, è un uomo che ha fatto sempre politica e non ne fa mistero. L'Assessore dice: "Molto, certamente, di meglio e di più avrebbe potuto essere fatto ma questo non riguarda soltanto il sottoscritto e l'Assessorato al quale finora è stato preposto."; sembrerebbe dire che se è insufficiente lui nello svolgere il suo ruolo, figuriamoci gli altri. "Molto resta ancora da fare" - aggiunge l'Assessore - "perché da due lunghi anni…" sto citando le sue parole perché l'assessore Dessì è un politico, non è un Assessore tecnico, altri possono essere Assessori tecnici, come la professoressa Dirindin, ma l'assessore Dessì è un autorevole esponente di un importantissimo partito della maggioranza e quindi dice: "perché da due lunghi anni la Sardegna aspetta di capire in quale direzione questa Legislatura regionale intende, sotto l'impulso del Presidente della Giunta, condurre l'Isola, migliorandone le condizioni soprattutto economiche e sociali". Secondo me, l'Assessore sembra dire - credo di poterlo condividere - che in questi due anni nessuno abbia capito esattamente in quale direzione debba andare il Governo della Regione Sardegna".
Dice ancora l'Assessore, rivolgendosi al Presidente, che non si sottrae ovviamente al suo giudizio critico e che si rimette alla sua valutazione. Questo non esclude però - dice l'assessore Dessì - che ci troviamo davanti a quella che a questo punto è percepita da tutti "… come una crisi politica ormai più che implicitamente aperta da mesi". Dice la verità fondamentalmente, una verità confermata dalle dichiarazioni dei partiti rese in quei giorni alla stampa: "I D.S. dicono no al Governatore, ora la verifica", "La Quercia schiacciata da un monarca", "La maggioranza nasconde la crisi", "Soru: Morittu al posto di Dessì, ma i D.S. frenano". La dichiarazione più importante che, secondo me, avvalora ancora di più quanto detto dall'assessore Dessì, è quella del segretario regionale dei D.S., Giulio Calvisi, il quale afferma che occorrono Assessori con più peso politico.
Se il segretario regionale del primo partito del Consiglio regionale, e quindi della maggioranza, dice che sono necessari Assessori con più peso politico, capisco che le considerazioni dell'assessore Dessì sono tutte vere; siamo cioè in presenza di una crisi latente, che non emerge in tutta la sua complessità, forse fuori, ma le assicuro, collega Soru, che all'interno di quest'Aula la percepiamo quotidianamente. Io non lo so se sia nei suoi confronti o nei confronti della Giunta, io dico solo che probabilmente lei ha una marcia in più della sua Giunta o della sua maggioranza e questo rende tutto molto complicato, se la marcia fosse in più, ma siccome certe volte si può andare con una presa diretta, altre volte bisogna anche rallentare e invece lei schiaccia l'acceleratore sempre e lo schiaccia talmente tanto che probabilmente finisce per schiacciare anche le posizioni politiche, anche i partiti!
Tra l'altro, lei ha questa grande capacità di rilanciare sempre, nel momento in cui c'è stata la crisi, all'interno di quest'Aula e non solo, per il Piano paesaggistico regionale, ecco che scoppia il caso Dessì e quindi sposta l'attenzione, la concentra su argomenti diversi, ma certamente molto importanti. Poi chiede di interrompere le sedute del Consiglio regionale per dare delle comunicazioni, certamente importantissime, non lo nego, lei ha portato a casa apparentemente uno straordinario risultato con le entrate, lo stiamo verificando, vorremmo verificarlo ancora, mi sarei aspettato che lei venisse in Aula a dare le comunicazioni sulle cifre esatte e dire: "Consiglio Regionale, attivati perché d'ora in avanti queste risorse bisogna spenderle bene!", non mi pare che sia assolutamente così!
Ma da dove nasce tutta la contrapposizione politica all'interno di quest'Aula, all'interno della sua maggioranza e dalle considerazioni dell'assessore Dessì? Hanno un'origine antica, quella di non aver visto risolto nessuno dei gravi problemi che ha l'economia sarda e allora quotidianamente, nonostante il buon cuore di certe parti sindacali, alla fine la pazienza ha un limite e non si può pensare che, se è vero, come molti sindacati hanno detto, che 6 mila posti di lavoro sono stati persi nell'industria, nessuno faccia niente! Ed era uno dei drammi! Se il problema di Abbanoa e dell'acqua, anche oggi all'attenzione dei sardi, è un problema nel quale la Giunta regionale e il Presidente della Regione non debba intervenire per risolverlo, io credo che sia un fatto gravissimo, così come se i pastori sardi non hanno avuto i 14 centesimi promessi se non per il tramite di altre operazioni di difficile comprensione per l'agricoltore o per l'allevatore che ha già conferito il suo latte, che ha affrontato i costi e che oggi vede svilito, ancora una volta, il prezzo del latte, nessuno interviene.
Poi succede anche che ci sono i convegni ad Alghero e il Presidente della Regione dice che, negli ultimi due anni, mi dispiace che non sia presente l'assessore Foddis, l'agricoltura sarda ha fatto balzi da gigante in avanti, è migliorata notevolmente. Presidente Soru, io sono, credo, una di quelle persone alle quali, per mia formazione, piace girare molto, ho amici in tutta la Sardegna e, guarda caso, le mie amicizie sono particolarmente concentrate nel mondo agricolo, guardi che io non avevo mai conosciuto in Sardegna il dramma di questi mesi, è un dramma che veramente rischia di creare anche conflitti sociali!
Insomma, di fronte a questi problemi, di fronte alla "nessuna" battaglia che il presidente Soru sta facendo, per esempio, per il rigassificatore a Porto Torres, posso pensare che i problemi dell'assessore Dessì siano dovuti solo ed esclusivamente, come pare, ad una delibera che riguardava la Syndial? Non posso crederlo assolutamente! Perché se così fosse, non si capisce come mai il primo giorno che l'assessore Dessì non ha partecipato alla Giunta, su dodici delibere, nove riguardavano l'ambiente. Magari sarà una coincidenza, forse un caso, mi risulta però che molte di quelle delibere avrebbero dovuto essere esaminate molto prima; forse non le ha portate l'Assessore? Non le ha volute istruire l'ufficio? Il presidente Soru riteneva di non doverle assumere? Beh, tutte queste cose sono cose che noi ci chiediamo.
Allora, presidente Soru, viene in Aula anticipando anche quella che, per una mozione, è stata l'opera più convincente sulla base dell'articolo 54, mi sono lagnato anche di questo, per il fatto che, entro i 10 giorni, sono successe tantissime cose, probabilmente avremmo dovuto affrontare questo argomento e parlare delle dimissioni dell'assessore Dessì molto prima che ella provvedesse alla nomina del nuovo Assessore, presumo!
Vede, con l'esperienza che abbiamo avuto con l'assessore Addis, quando lei si presentò in Aula e in 6 secondi e mezzo liquidò la partita, non fece una bella figura; guardi, glielo dico molto sinceramente, lei non può pensare che noi la sottoponiamo a un fuoco di fila di interrogazioni, di interpellanze, di mozioni perché ci interessa sparare sul manovratore. A me personalmente non interessa sparare sul manovratore perché non sono io che poi decido le sorti di quel Governatore o del prossimo Governatore o di questi partiti e del futuro quadro politico, sono gli elettori che lo decidono. Però, io ho la stessa dignità di consigliere regionale che ha lei all'interno di quest'Aula, probabilmente con le stesse responsabilità sulle questioni che mi sollevano all'esterno, che ci sollevano all'esterno.
Ma per quale motivo il Presidente della Regione, nel momento in cui stiamo provvedendo a mettere mano alla legge statutaria, nella quale stiamo cercando di capire come si possono riequilibrare il potere esecutivo e il potere legislativo, lei che è un ispiratore (mi fa piacere che abbia preso atto che di riforme non se ne sono fatte e che siamo in grande ritardo, mi fa piacere che l'abbia detto proprio lei) e nel momento nel quale noi pensiamo che il rapporto tra l'Esecutivo e il Consiglio regionale debba avere un qualcosa di diverso da come lo sta gestendo lei, lei non sente la necessità e non ha la sensibilità di venire in Aula e dire: "Cari colleghi, l'assessore Dessì non era adeguato al suo ruolo, l'assessore Dessì non seguiva la programmazione che era stata stabilita all'origine di questa legislatura, l'assessore Dessì non seguiva assolutamente gli indirizzi che il Presidente della Regione, giustamente e correttamente, ha dato!".
Nessuno di questi passi è stato fatto. Allora, è chiaro che nella sua posizione avrà da lagnarsi del fatto che i consiglieri regionali prendano la parola in questo modo e insistano per conoscere, per sapere di più. Quando abbiamo presentato l'interrogazione sul "Sardegna fatti bella" (avevamo puntato molto anche noi su questa idea innovativa, forse lo poteva essere, ma la fretta anche in quel caso è stata cattiva consigliera), non avete seguito le cose che noi abbiamo detto in quest'Aula; il risultato qual è stato? Una vergogna di manifesti che hanno tappezzato la Sardegna, incomprensibili per chiunque! Ci sono delle maestre elementari, degli insegnanti delle scuole medie che stanno sottoponendo a giudizio quei manifesti, per vedere se i ragazzi, che sono i primi recettori di questo argomento, riescono a capire che cosa vogliono dire. Presidente Soru, non l'ha capito nessuno! Naturalmente lei (che non è uno sprovveduto, così come le ho detto anche in una interrogazione, anzi in un comunicato stampa) è intervenuto alla riunione dell'ANCI ammettendo che si trattava di un grande fallimento. Ora, è chiaro che non è fallita l'idea, è fallita l'operatività, è fallito il modo. Si pensava di risolvere i problemi della Sardegna col "Sardegna fatti bella" e non è così, Presidente.
Io credo che ci debba essere maggior dialogo tra l'Esecutivo e il Consiglio poi, se si vogliono seguire anche i consigli della minoranza, sarà un piacere darli ma quanto meno la maggioranza deve essere convinta degli errori che si stanno commettendo e io credo che sia sufficientemente convinta se il problema politico non è stato ancora risolto e attende di essere risolto. Quindi, Presidente, abbiamo ancora due anni e mezzo, quasi tre di legislatura; io sono sicuro che lei non vorrà abbandonare il campo, perché non rientra nel suo modo di fare e poi perché ha assicurato i colleghi del Consiglio che non l'avrebbe mai fatto. Non c'era bisogno di farlo, credo che sia stato scortese anche in quel modo... ho terminato, Presidente?
PRESIDENTE. Penso di sì.
DIANA (A.N.). Altri venti secondi?
PRESIDENTE. Ha parlato per venti minuti, onorevole Diana! Prego, una battuta per concludere.
DIANA (A.N.). Sì, una battuta per concludere. Quindi dicevo, Presidente, guardi, ha soddisfatto le esigenze di quasi tutti in quest'Aula, forse sì, forse sì, ma non è sufficiente e le dico che è stato abbastanza irriguardoso l'altro giorno quando ha sollevato in quest'Aula il problema del collega Biancareddu. Si poteva risparmiare quella battuta!
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi del Consiglio che abbiamo deciso, in Conferenza dei Capigruppo, di esaurire tutti i punti all'ordine del giorno nella giornata odierna chiudendo i lavori alle ore 21; questo comporta un'organizzazione del lavoro che, laddove necessario, porta anche a un contingentamento dei tempi in base alla consistenza dei Gruppi. Pertanto ricordo ai colleghi che intendono prendere la parola di iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento, così capiamo se si può rientrare nell'organizzazione del lavoro senza dover contingentare.
E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo di essere nel vero se affermo che mai, come in questo periodo e nei precedenti due anni e mezzo, c'è stato un livello tale di irresponsabilità politica e istituzionale. Si è riscontrato nei primi due anni e mezzo di questa legislatura in varie vicende: il Piano paesaggistico, il confronto con lo Stato, le dimissioni dell'Assessore dell'ambiente che, a mio giudizio, gettano una luce sinistra sulla vita dell'autonomia della Regione. Vorrei domandare al Consiglio regionale, a tutti quelli che hanno responsabilità politiche, ai partiti, a me stesso: il sacrificio che la Sardegna e i sardi devono pagare al totem del presidenzialismo è giunto a un punto di non ritorno oppure è il risultato di un momento difficile e di transizione che non ha saputo cogliere, con tempestività e adeguatezza, il significato del cambiamento e quindi confermare o conformare tutti gli strumenti e le regole a questo cambiamento?
Noi non possiamo, nel fare questa valutazione, dimenticare che la nostra è una specialità autonomistica compiuta, antica di sessant'anni, con potestà di rango istituzionale, che è legittimata a darsi regole e strumenti e forma di governo più congeniale alle nostre aspirazioni, alle aspirazioni del popolo sardo, popolo sovrano, che - nei tempi della storia - ha saputo scrivere importanti pagine di civiltà, signor Presidente, importantissime pagine di civiltà, anche di principi giuridici sui quali si sono retti e si reggono gli strumenti democratici e civili di molti Paesi europei che hanno copiato quanto la Sardegna ha fatto.
Siamo evidentemente in ritardo nella costruzione di una Regione rinnovata e moderna e, in questi ultimi due anni e mezzo, si è allargato il solco che ci separa dai veloci mutamenti istituzionali, culturali ed economici delle Regioni più evolute d'Italia e d'Europa, ingabbiati come siamo da una spasmodica concezione della riduzione a tutti i costi della spesa fine a se stessa, ridotti a fare i questuanti nei confronti del Governo e del Parlamento perdendo di vista, se non annullando e mortificando, i valori e la forza della nostra autonomia.
Noi non mettiamo in discussione il presidenzialismo, nessuno intende sminuire o minare le prerogative del Presidente e il significato del rapporto fiduciario con gli Assessori, tutt'altro; è l'uscita dei due Assessori che ci preoccupa, soprattutto il modo nel quale è avvenuta, l'oscurantismo che ha soffocato le ragioni del venir meno di una fiducia che era illimitata, se è vero com'è vero che questi due Assessori sono stati scelti dal Presidente e non dai partiti politici, che il Presidente ha scelto i componenti della sua Giunta. Dunque è vero che la legge costituzionale del gennaio 2001 ha conferito una nuova dimensione giuridica e politica al Presidente della Regione mediante l'elezione diretta, che gli ha attribuito la potestà di nominare e revocare gli Assessori come persone fisiche, così come gli ha attribuito, seppure in maniera surrettizia, la facoltà di promuovere lo scioglimento del Consiglio regionale. Vedete, cari colleghi del Consiglio, questo è vero, ma è altrettanto vero che ha rafforzato, a mio avviso, l'equivalente potestà politica e giuridica del Consiglio regionale di sfiduciare il Presidente della Regione e mandare anche lui a casa.
Non c'è però, signor Presidente, nessuna legge, nessun'altra legge dello stesso rango che abbia soppresso o sostituito lo Statuto sardo, in particolare che abbia soppresso o sostituito il primo comma dell'articolo 15 del Titolo IV laddove si statuisce che la Giunta regionale è un organo della Regione, come lo è il Consiglio regionale, come lo è il Presidente della Regione; lo stesso articolo 15, al comma 2, stabilisce che è la legge regionale a determinare non solo l'elezione ma anche i rapporti tra gli organi della Regione e quindi anche con la Giunta regionale, che non è dunque una prateria nella quale il Presidente della Regione può operare scorribande a suo insindacabile giudizio e piacimento senza rispondere di alcunché e a nessuno. In Sardegna, fino a che una nuova legge non dovesse disporre diversamente, la legge che disciplina la composizione della Giunta regionale, le competenze e le responsabilità non solo politiche ma anche e soprattutto giuridiche, civili e penali, esiste e va applicata, piaccia o non piaccia, è la legge regionale numero 1 che fissa in dodici il numero di Assessori componenti della Giunta regionale.
La legge non solo stabilisce il numero degli Assessori, ma in modo particolare ripartisce e attribuisce le materie in capo al Presidente e in capo a ciascun singolo Assessore, oltre naturalmente alle materie di competenza collegiale; io non arrivo alla "Magna Graecia" dove per collegialità si intendeva l'unanimità dei consensi dell'organo. L'attività della Giunta quindi non può e non deve essere considerata manifestazione di una volontà monocratica e assolutista, ma deve ispirarsi al principio della collegialità, ovvero tutti i componenti della Giunta sono responsabili collegialmente, non solo individualmente, degli atti di loro competenza nei rami specifici dell'amministrazione ai quali sono preposti; in questi ambienti fisici e politici, a mio giudizio, si annida il diffuso esercizio arbitrario e discrezionale del potere, sia esso politico che amministrativo, al quale l'Assessore dell'ambiente ha fatto riferimento dimettendosi. E' un atto d'accusa specifico, puntuale, sul quale né il Presidente né la maggioranza né il partito dei D.S., al quale Dessì appartiene, si sono espressi.
A me stupisce che il presidente Soru, uomo intelligente acuto e caparbio, non avverta questi pericoli e, se li avverte, perché non faccia, non dico passi indietro, ma tentativi correttivi. Basta pensare alla vertenza che abbiamo avuto con lo Stato, possibile che non si capisca che è sempre stato difficile il rapporto tra il Governo regionale e il Governo nazionale, abbiamo sempre visto lo Stato come oppressore e sopraffattore dei nostri diritti e delle nostre lagnanze, anche quando esistevano Governi nazionali omologhi forti, bulgari; oggi non esiste una maggioranza a livello nazionale, basta che un senatore, di Clemente Mastella o di Di Pietro, si metta di traverso, per capire che niente potrà mai avvenire nei confronti della Sardegna.
Il problema principale è quello che avevamo denunciato in quest'Aula diverso tempo fa: esiste o non esiste ancora la "31"? La separazione netta tra il potere politico e il potere amministrativo, che ha portato tanti guai, tanti misfatti, esiste ancora o non esiste più? Oppure l'elezione diretta del Presidente ha comportato l'annullamento di tutte le competenze e quindi ha istituito un deus ex machina che può agire e può dare disposizioni anche quando queste contrastano con precise disposizioni di legge? Io credo che questo sia il succo dell'argomento che abbiamo oggi alla nostra attenzione e che può eventualmente essere propedeutico anche alle necessarie riforme strutturali; riforme sul cui ritardo il Consiglio dovrebbe riconoscere le proprie colpe anziché attribuirle agli altri.
PRESIDENTE. Ci sono quattordici iscritti a parlare, oltre la Giunta. Se intendiamo chiudere alle ore 14, penso che dovremmo contingentare il tempo degli interventi. Mi riferisco soprattutto ai Gruppi più numerosi, il Gruppo misto per esempio, per i quali interventi saranno previsti otto minuti anziché i dieci regolamentari.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, non credo che utilizzerò tutto il tempo a mia disposizione. Confesso fra l'altro che ero molto indeciso se intervenire nella discussione di questa mozione che, effettivamente, l'ha precisato molto bene il collega Diana, arriva in Aula in ritardo, troppo in ritardo, un ritardo sospetto, quasi come se ci fosse la necessità di far calmare un po' le acque, sedimentare le emozioni. Avremmo dovuto invece discutere subito delle dimissioni dell'assessore Dessì e della sua sostituzione con l'ingegner Morittu.
Intanto, in apertura d'intervento, voglio chiaramente tributare ad entrambi la mia stima personale; stima convinta, legata al fatto di averli conosciuti tutti e due, per avere lavorato con loro, certo con funzioni differenti e anche da portatori, noi e loro, di interessi e di visioni politiche opposte. Ma questo non è e non sarà un dibattito sulle persone degli Assessori, tanto meno sulla persona del presidente Soru.
Al centrodestra, al partito che io rappresento, interessa altro che alimentare una sciocca disputa sui nomi o creare un clima di divisione su persone degnissime. Interessa altro, dicevo, interessa capire che cosa accade in viale Trento. Non al mercatino popolare che si tiene nel piazzale la domenica né all'ingresso del Palazzo della Regione, dove cominciano sempre più spesso a radunarsi e a protestare, contro il Governo Soru, masse di sardi chiaramente insoddisfatti.
Ci interessa sapere cosa accade più su, nell'organo esecutivo della Regione, quello che sta ai piani alti. E' lì che si sta consumando la seconda, e noi ci auguriamo anche ultima, parte della vita dell'Esecutivo sardo guidato dal Presidente; da un Presidente che tutto decide perché è forte dei consensi personali che ha ricevuto e che può farlo perché è forte di una legge elettorale che svuota di competenze il Parlamento sardo, sovrano in altri tempi, oggi consegnato purtroppo al ruolo di organo ratificante di scelte e decisioni politiche adottate altrove. In un altrove che non è sempre, così almeno ci pare, la Giunta regionale, nemmeno quella!
Noi abbiamo avuto modo di conoscere l'assessore Dessì da funzionario di questo Consiglio e anche da Assessore. E' una persona certamente capace e mite. Perché allora questa frizione violenta con il presidente Soru? Che cosa ha fatto o, forse sarebbe meglio dire, che cosa non ha fatto l'assessore Dessì? A quale disegno si è opposto? Quali politiche non ha condiviso? Crediamo che siano queste le domande, Presidente, alle quali lei debba rispondere oggi in Aula; rispondere in questa sede perché altre non ne esistono (non lo sono i giornali, le tv e nemmeno le iniziative dei partiti), è il Consiglio regionale il luogo di rappresentanza collettiva di tutti i sardi,il Consiglio se vogliamo arrestare per un attimo quella deriva extra-istituzionale che vede la Giunta assommare a sé le competenze esecutive e guidare anche nei fatti la funzione legislativa.
Abbiamo letto che cosa sarebbe accaduto, ma non ci bastano due pagine di giornale. Sapevamo di queste tensioni e sappiamo anche di altre tensioni, ma a noi non interessa il chiacchiericcio, non ci interessa il gossip né la leggenda metropolitana. Non ci piace più sentire tante lamentele da parte vostra, lamentele private, sull'asserita arroganza del presidente Soru, per poi vedervi in Aula, tutti allineati e coperti, pronti all'adesione fideistica verso ogni atto del presidente Soru.
Ma sapete cos'è che ci stupisce più di tutto nella vostra maggioranza? E' la vostra capacità di riconciliazione, se proprio vogliamo usare un eufemismo. Fuori da quest'Aula, cari colleghi della maggioranza, protestate, tuonate, vi lamentate, minacciate e tanti altri buoni propositi che finiscono in "ate". Poi, la magia, tornate in Aula, guardate la poltrona vuota del Presidente e, soprattutto, vi guardate fra di voi e improvvisamente ritorna il sereno; questo è il famoso principio "dei visi comunicanti"!
Dica, il presidente Soru, cosa accade nella sua maggioranza, spieghi tutto! Dica del suo rapporto conflittuale con i partiti che l'hanno indicato alla carica del Presidente, governatore e amministratore degli interessi dei sardi. Dica anche se pensa davvero che quelle stesse persone, quegli stessi partiti, gli chiederanno a gran voce di ripresentarsi in qualità di candidato alla Presidenza della Regione. Dicano qui anche i colleghi e gli esponenti dei partiti di maggioranza, se davvero si prefiguravano, tre anni fa, uno scenario del genere, un posizionamento all'angolo che fa poco onore alle regole democratiche della nostra Regione.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, Assessore, colleghe e colleghi, le dimissioni dell'assessore della difesa dell'ambiente Tonino Dessì e le motivazioni che ha reso note con una coraggiosa lettera hanno, secondo me, palesato la crisi del sistema maggioritario e del presidenzialismo, peraltro sempre più evidente dopo il berlusconismo e dopo quanto accade da tempo negli enti locali. Il caso Sardegna, tuttavia, in quanto Regione a Statuto speciale, richiede senz'altro una attenzione particolare e suggerisce di promuovere una maggiore riflessione, imponendo urgenti rimedi per le gravi conseguenze socio-economiche che la crisi del sistema sta provocando. E' inutile nascondere la situazione, giustificandola con i limiti caratteriali dei singoli attori. Chi lo sostiene sa benissimo che atteggiamenti, per così dire, irritanti ci sono sempre stati, perché la politica è un'arte tutta umana e pertanto imprescindibile dall'indole e dalla formazione individuale. Erano presenti dunque anche nel passato. Il sistema però allora era diverso e, per quanti difetti potesse avere, il tratto personale del carattere non incideva, se non marginalmente, sui rapporti istituzionali.
Non è mai accaduto che la Sardegna sia stata governata da un Presidente eletto dal popolo, ma ciò che appare più singolare è che sembra sia governata da altre poche persone, forse quattro o cinque esponenti dei partiti maggiori, non so neppure se presenti in aula! Perché dico questo? Perché i suggerimenti, i contributi, le perplessità espresse da componenti della maggioranza, singolarmente o a nome di un Gruppo o di un partito, non vengono presi in considerazione; non in modo adeguato almeno! Esempi recenti ed emblematici sono il Piano paesaggistico regionale e il bando di gara per il servizio di pulizia e di facchinaggio della Regione.
Nel primo caso, a nulla sono valse le richieste della Commissione e dei Socialisti, partito di maggioranza; nel secondo, nonostante la lotta dei lavoratori che hanno dato vita ad una clamorosa manifestazione di protesta, nonostante l'intervento unitario dei sindacati e nonostante il sostegno dei Capigruppo di maggioranza, non è stato possibile sospendere un bando che aveva (secondo me continua ad avere) alcuni lati oscuri. Potrei fare anche altri esempi, a partire dalla formazione professionale, problema che - secondo me - continua ad avere alcune zone d'ombra, come del resto confermano le nuove lettere di licenziamento. Faccio queste affermazioni pur sottolineando gli aspetti positivi che hanno caratterizzato l'attività di governo nella prima parte della legislatura, mi riferisco alla battaglia per le entrate, alla strenua difesa del territorio e dell'ambiente, al positivo confronto con il Governo per la riduzione delle servitù militari, ma anche all'intesa in materia di trasporti e di demanio; ci sono inoltre le riforme in alcuni settori importanti dell'attività legislativa e amministrativa, il decentramento di funzioni agli enti locali, la legge sanitaria, la valorizzazione della cultura e l'azione, molto efficace, per ridurre l'indebitamento.
Quando ho aderito con convinzione a Sardegna Insieme e quando ho accettato la designazione dello SDI a far parte del listino rosa, ero certa (in tal senso mi sono impegnata nella campagna elettorale) che, nonostante le difficoltà, nonostante la pesante eredità lasciata dal Governo del centrodestra, saremmo stati tutti, dico tutti, impegnati con il contributo di idee e di azioni, a migliorare la situazione socio-economica e ad avviare il processo di modernizzazione della Sardegna. Purtroppo, dopo due anni e mezzo, devo constatare che il sistema maggioritario, peggiore di quanto ritenessi come cittadina quando fu prospettato, è in crisi e dimostra di essere totalmente inadeguato. Sono cresciute le emergenze per il lavoro divenendo sempre più pressanti e richiedendo soluzioni urgenti e straordinarie, come è estremamente chiaro nella lettera di dimissioni dell'assessore Dessì. Urgono le riforme istituzionali per superare le contraddizioni del maggioritario che consente, come ha ben precisato il presidente Andrea Raggio, un presidenzialismo forte, che comunque esprime una visione politica, ma che è andato progressivamente volgendo in presidenzialismo duro, che risponde a una visione padronale.
Emergenza lavoro e crisi del sistema, secondo me, socialista de La Rosa nel Pugno, devono essere affrontati, onorevole Diana, unitariamente dalle forze politiche, con disponibilità di confronto e di dialogo da parte delle opposizioni; così, mentre è veramente un gesto nobile la disponibilità dei candidati alla Consulta di rivedere i compensi per il loro impegno alla stesura del nuovo Statuto, sono invece inaccettabili le motivazioni addotte dalla Casa delle Libertà per non partecipare a una fase determinante della storia autonomistica. Questo atteggiamento sta creando una situazione di stallo che non può durare all'infinito: è una guerra muscolare che provoca gravi danni e non può essere accettata soprattutto da chi sta difendendo il posto di lavoro, da chi cerca un'occupazione sempre più difficile e da chi vive con un reddito al di sotto dello stato di povertà. Il gioco delle parti, in questo caso, sta diventando cinismo politico. Lavoro e riforme richiedono un salto di qualità della classe politica; è inutile, permanendo il sistema maggioritario, sollecitare il rimpasto in Giunta. Cambiare gli Assessori senza modificare le regole non muterebbe la situazione.
Occorre quindi, a mio avviso, un diverso percorso: affrontare con provvedimenti anche straordinari il problema del lavoro e le gravi difficoltà dei settori industriali, avviare contemporaneamente le riforme istituzionali subito dopo la legge elettorale, i cui contenuti possono essere anticipati nel testo del nuovo Statuto in modo da disciplinare i diversi poteri che oggi confliggono. In questo percorso trova collocazione anche la modifica della legge numero 1. Occorre inoltre evitare che la finanziaria nazionale modifichi lo Statuto. Quanto è stato ottenuto dalla battaglia unitaria a Roma, una volta verificato, deve diventare un provvedimento autonomo per scongiurare un pericoloso precedente…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Chiedo solo un minuto, Presidente.
PRESIDENTE. Ne sono passati otto.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Come del resto è avvenuto nel 1983, in un'occasione analoga, lo ricorda l'onorevole Giorgio Macciotta in un intervento oggi sulla stampa. E' un percorso difficile, impegna i partiti di maggioranza e di opposizione, la Consulta, per la parte che la riguarda, il Presidente della Regione e la Giunta, a dover tener conto delle istanze della società…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Ho concluso, Presidente. Non può essere appannaggio di pochi esperti, mi auguro che la crisi del sistema venga affrontata con una volontà e con uno spirito diversi. Auspico inoltre che non si scambino le cause con gli effetti e che si individuino…
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). …gli strumenti migliori perché la democrazia, almeno quella che abbiamo conosciuto, non venga ridotta a una pura espressione retorica, come anche questo nuovo Regolamento dimostra.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, poiché abbiamo stabilito che i minuti a disposizione sono otto, non possono diventare dieci per effetto di una autogestione in quanto ne risentirebbe l'economia generale della organizzazione del lavoro. Prego i colleghi di rispettare il tempo così previsto, il cui scadere, siccome non riusciamo ad avvertire con la freccia che lampeggia, io segnalerò con la campana e togliendo poi la parola.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Non l'aveva detto prima, Presidente!
PRESIDENTE. Sì, l'ho detto. Ho detto otto minuti.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Non ha detto che avrebbe suonato la campana!
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, colleghi, Assessori, effettivamente intervenire in questo dibattito oggi non è affatto semplice. Forse nessuno di noi avrebbe mai voluto affrontare una simile questione anche se, data la situazione, siamo costretti comunque a partecipare a questo dibattito. In cuor nostro, tutti sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di discutere dell'assente di lusso di questa legislatura: la partecipazione, l'essere divisi, l'essere separati, la Giunta da una parte e il Consiglio regionale completamente dall'altra. Un'assenza quindi pesante, dovuta all'estremo autoritarismo di un monarca, mi passi il termine, camuffato sotto le vesti del governatore della Sardegna, di un Presidente che spesso ha calpestato le regole non scritte della politica, della politica con la "P" maiuscola, mortificando il ruolo dell'Assemblea e in molte circostanze anche quello della Giunta.
Il caso dell'assessore Dessì altro non è che la punta di un iceberg che si trascina dietro un malessere forte e preoccupante che nemmeno la maggioranza e i suoi uomini riescono più ad arginare. La sua politica, caro Presidente, tra i vari risultati disastrosi finora ottenuti, ha avuto anche l'effetto di destabilizzare i partiti politici. Lei da sempre ha cercato di accentrare a sé tutti i poteri, l'ha spiegato meglio di me prima il Presidente Floris, è la legge che lo prevede, nessuno dice niente! Spesso però ha considerato i suoi Assessori alla stregua di meri consulenti, di semplicissimi consulenti, in due anni addirittura ne ha fatto fuori due; non riuscendo più a muovere a suo piacimento le pedine dello scacchiere, che lei è chiamato a gestire, ha deciso di fermare il gioco, di sostituirle e di ripartire. Certo, è stato l'assessore Dessì a dare le dimissioni, questo lo sappiamo tutti, ma dopo un out out che non lasciava alternative. Si è parlato tanto e si è cercata anche una motivazione, un perché: diversità di vedute, fiducia che è venuta meno, e così via; tutta una serie di considerazioni che, però, non hanno convinto nessuno, che fanno acqua da tutte le parti. Qual è la verità? I sardi la vogliono conoscere, noi consiglieri regionali vogliamo sapere la verità. La lettera di dimissioni dell'assessore Dessì insinua più di un dubbio sulla situazione della maggioranza, si fa riferimento ad una crisi che andrebbe avanti da mesi, e questo certo non ci stupisce.
Ricordiamo tutti, ad esempio ciò che è accaduto a proposito del Piano paesaggistico regionale, calato dall'alto e imposto alle sue condizioni, da lei che viene definito oramai dai sardi il "super Presidente". Prima i partiti, i D.S. in testa, hanno mugugnato, così è, poi miracolosamente è rientrato tutto, stranamente si è sistemato tutto, allora tanto rumore per nulla, e questo ci fa pensare: alla fine tutti si sono inchinati al suo volere, Presidente. In questi ultimi giorni sembra di assistere allo stesso identico film: rimpasto sì, rimpasto no, sostituiamo, non sostituiamo, verifica, tagliando, addirittura, qualcuno ci ironizza anche sopra, come se fosse un'automobile da sistemare. Alla fine tutto verrà rimandato, gli altri abbasseranno la testa (perché così sarà) e ingoieranno facilmente questo boccone amaro, addolcito - questo è quello che noi e i sardi vogliamo sapere - chissà con che cosa.
Non c'è da meravigliarsi, è andata in questo modo anche per la nomina del successore di Dessì: il presidente Soru ha spiazzato tutti, fornendo il nome senza consultare i partiti, senza far sapere niente a nessuno. Eh, una grande intelligenza! Una grande operazione politica, l'ha sottolineato anche il presidente Floris prima. Poi è successo che, alla fine, i D.S., dopo aver tanto parlato e aver fatto tanto rumore, stranamente hanno accettato, facendo finta di scegliere, il nome dell'assessore Morittu, da lei proposto.
A questo punto, troppe cose non tornano, ad iniziare dal comportamento dei partiti di maggioranza che si stanno appiattendo alla volontà di un uomo che, ogni giorno che passa, dimostra di avere la stoffa del vero politico, la stoffa del grande politico, in barba a tutti quelli che invece non lo consideravano un grande politico, cioè colui che avrebbe saputo fare veramente politica in Sardegna.
Però, Presidente, io vorrei ricordarle che, circa tre anni fa, nel corso della campagna elettorale lei dichiarava che un presidente da solo non ce l'avrebbe potuta fare ma avrebbe avuto bisogno dell'aiuto di tutti, ritenendo la concertazione importantissima così come il confronto e la comprensione. A me sembra che queste sue parole siano rimaste al vento, non abbiano avuto un riscontro concreto nella gestione della nostra Regione. Lei si spacciava per un esempio di concertazione invece il suo atteggiamento incarna la perfetta antitesi, l'esatto opposto; e l'assessore Dessì ne è una delle vittime più eclatanti, forse è stato uno dei pochi che non è più stato al gioco, che si è opposto ad una sudditanza esasperata e pericolosa.
L'assessore Dessì ha anche riferito spesso dei suoi richiami ad un più puntuale perseguimento della legalità negli atti della Giunta regionale che sono stati respinti in quanto considerati invece "esercizio di pedante formalismo". Mi pare che questa sia un'accusa abbastanza pesante da parte dell'assessore Dessì nei suoi confronti, Presidente, e in quelli della Giunta, che apre anche scenari abbastanza preoccupanti. E' essenziale che si arrivi a sapere la verità su questo "caso Dessì" e spero che il Presidente ci riferisca realmente che cosa è successo.
Abbiamo tutti un'idea chiara: questa coalizione non è in salute, anzi appare abbastanza malata. È indispensabile una diagnosi per capire se si tratta di un male incurabile e, in quel caso, si dovrà avere il coraggio di passare il testimone; in caso contrario occorrerà trovare la cura per evitare che questa crisi politica diventi un'epidemia aggravando una situazione economica e sociale non certo rosea della nostra Isola.
Tutti noi speriamo in un moto d'orgoglio, Presidente, in un risveglio della dignità dei colleghi della maggioranza. Credo che l'aspetto più importante sia che i partiti politici sono usciti con le ossa rotte da questa vicenda. Partiti che, lancia in resta, convinti di riuscire ad arginare l'irruenza del loro Presidente, alla fine si sono trasformati da leoni in ubbidienti e mansueti gattini.
Presidente, lei sta scrivendo una pagina della storia della nostra Sardegna...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cherchi.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Però, Presidente, dovrebbe avvisare prima!
PRESIDENTE. Lei ha parlato per dieci minuti perché io mi sono distratto.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Va bene. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Cherchi.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo prima di tutto per esprimere parole di considerazione personale e di stima nei confronti del dottor Dessì che conosco da tempo e con il quale ho condiviso, anche in gioventù, passione politica e impegno. Dessì è stato un buon Assessore della difesa dell'ambiente, è riuscito ad interpretare con decisione ed impegno il ruolo di governo che gli è stato affidato dal Presidente della Regione in forza della legge e su indicazione politica della coalizione.
Inoltre, anche a nome del Partito della Rifondazione Comunista, consentitemi di esprimere un augurio di buon lavoro all'assessore Morittu, chiamato a svolgere un compito difficile, di grande responsabilità, assolutamente rilevante in questa fase che si va correttamente caratterizzando come il tempo dello sviluppo fondato sui valori permanenti del rispetto della natura, della qualità ambientale, dei processi di rinaturalizzazione dei territori compromessi. E' in questa direzione che si è sviluppata l'azione di governo della Giunta e anche l'impegno della maggioranza. Non sono d'accordo con le valutazioni che, in alcuni ambienti, si danno sui piani paesaggistici calati dall'alto; ho partecipato - anche in qualche caso promosso - ad una interlocuzione fitta, in ambito territoriale, con tutti i soggetti sociali, economici, le istituzioni, le associazioni ambientaliste, gli ordini professionali, prassi adottata di comune accordo da tutti i componenti della quarta Commissione che si è occupata sia dell'istruttoria della legge numero 8 del 2004, sia dell'istruttoria del Piano stralcio relativo all'ambito costiero del Piano paesaggistico e che si occuperà anche delle altre questioni attinenti la gestione del territorio.
Quindi il Piano paesaggistico non è qualcosa di subito, è assolutamente il contrario, è un atto di governo importante, necessario perché eravamo in carenza di una specifica normativa dopo decenni di fallimenti e di ricorsi a tutti i Tribunali della Repubblica che hanno provveduto all'annullamento della preesistente pianificazione paesistica, in ragione della carenza di tutela del territorio e dell'ambiente nella nostra regione.
Detto ciò, intervengo principalmente per chiedermi e per chiedervi - soprattutto ai promotori di questo dibattito, ai presentatori della mozione - come si faccia a lamentarsi di una situazione, diciamo, non condivisa, derivante da una normativa, guarda caso, almeno culturalmente riconducibile più a quegli ambienti che a questi: noi siamo dei parlamentaristi convinti da sempre, i presidenzialisti siete voi! Su questo tema avete riempito giornali, pubblicazioni, dibattiti televisivi; i presidenzialisti siete voi! E siete riusciti ad ottenere, in tutto questo processo, anche dei risultati: oggi, in tutta Italia, i Presidenti delle Regioni si eleggono direttamente e configurano il governo delle Regioni attraverso un mandato agli Assessori che viene conferito dal Presidente, Presidente eletto direttamente. Non vi va questa normativa? La volete cambiare? Allora, perché andate sull'Aventino, vi rinchiudete lì, non partecipate ai processi di riforma e snobbate la prima Commissione? Non siete mai disponibili a discutere e c'è sempre una ragione oltre, che vi impedisce l'approfondimento.
Allora io vi offro una spiegazione: da piccolino ho avuto qualche maestro che mi ha insegnato che in politica molte volte ci si lamenta di un qualcosa sperando che le ragioni di quella lamentazione permangano, in modo da organizzare, su quello, una propria iniziativa politica e una immagine. Ho l'impressione che voi abbiate deciso di passare questi anni a dire come funziona male questa legislatura a causa di una normativa che raccoglie gran parte di quello che voi avete chiesto venisse inserito all'interno dell'ordinamento dello Stato e della Regione.
Ma così non andiamo avanti, perché c'è una riduzione della partecipazione, no?, all'attività più complessiva di governo di questa Regione. Così non andiamo avanti perché tutto si impoverisce nella polemica rituale, anche gli industriali (che grazie al cielo sono la salvezza di questa Regione) hanno organizzato lo sviluppo che fa sfaceli, sono i grandi che ci dicono di tornare a casa se non avviamo le riforme. Io non so che cosa pensino i lavoratori che stanno fuori dai cancelli delle fabbriche, che cosa hanno pensato in questi mesi, in questi anni, e se devono ringraziare questa classe imprenditoriale sarda, così efficiente, così efficace, soprattutto quella industriale. Forse no, forse non la devono ringraziare, forse quei lavoratori sono stati salvati dalle istituzioni, dalla Regione, da chi si siede in questi banchi, dai partiti, dalle organizzazioni sindacali, che hanno chiesto, preteso, sostenuto anche, qualche volta, le stesse ragioni degli industriali, che oggi ci vogliono mandare a casa, a causa del loro principale fallimento, quello cioè di non essere stati capaci di svolgere una funzione attiva nell'economia e nella società di questa Regione.
Io credo che faremmo bene tutti, e ho chiuso, a rivedere e ad aggiustare le posizioni oltre che a renderci disponibili a mettere in campo ciò che siamo in grado di fare, operando anche una scelta, sul terreno delle riforme, perché le riforme vadano verso la direzione di rendere più efficace e più efficiente l'azione di governo pubblico, per rendere migliori le condizioni per lo svolgimento dell'attività economica, pubblica e privata, perché ci siano condizioni di vita migliori per tutti i cittadini, si contrasti la povertà e ci sia più lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, Assessori, colleghi, sono molte le ragioni che ci hanno spinto a presentare questa mozione, ma la più importante fra tutte ci sembra quella di ristabilire un minimo di verità sulla situazione politica regionale che, ad appena metà legislatura, registra una devastante implosione della maggioranza. Si è giunti, insomma, ad un punto di non ritorno che, nella migliore delle ipotesi, comunque la peggiore per i sardi, condanna inesorabilmente la stessa maggioranza ed il Governo regionale ad una specie di coma irreversibile, cioè stiamo mettendo in piedi solo ed esclusivamente il semplice esercizio del potere in cui tutte le funzioni vitali, politiche e programmatiche sono, di fatto, disattivate. Ormai niente sarà più come prima.
In questo quadro è politicamente assurdo, ed intellettualmente poco onesto, non parlare di crisi, nel tentativo di esorcizzarla, rispolverando vecchi arnesi del peggiore politichese, come tagliando, rimpasto, verifica ed altre sciocchezze del genere. La verità comincia a farsi strada e se comincia a dirla qualche esponente della sinistra, che comunque antepone la real politique del suo partito rispetto a tutto il resto, significa che il marcio ha di gran lunga superato la soglia della tollerabilità. Un po' di verità dunque l'ha detta, sicuramente, l'ex assessore Dessì, Presidente, quando, nella sua lettera di dimissioni del 15 settembre scorso, ha parlato di una crisi che andrebbe avanti da molti mesi, ed un altro pezzo importante di verità, cui ha fatto seguito un assordante ed imbarazzato silenzio, l'ha detta un dirigente storico del maggior partito della sinistra, l'ex parlamentare Andrea Raggio, quando ha rimproverato sul Piano paesistico, dalla legge statutaria alle incursioni nel mondo bancario e finanziario, dalle operazioni immobiliari amicali alla cultura e perfino allo sport.
Nel programma proposto ai sardi nel 2004 non c'era assolutamente niente di queste cose, così come sono state poi realizzate e tradotte in provvedimenti legislativi della Regione. Quindi c'è intanto da rendere conto ai sardi, perché si è spudoratamente mentito proprio sul programma, sull'impegno più solenne assunto con gli elettori e sarebbe stato un conto se queste iniziative fossero nate all'interno dei partiti della coalizione, magari in un vertice di maggioranza, nelle Commissioni o nel Consiglio regionale, invece no, sono nate tutte fuori, dalle esternazioni del Presidente in un convegno come il Piano paesistico, da qualche tic nervoso dello stesso Presidente come la cacciata degli Assessori scomodi, eccetera.
Di fronte a tutto questo, alla maggioranza non è restato altro da fare che mettere in piedi una sartoria artigianale, consentitemi di usare questo termine, per rattoppare, aggiustare, limare, correggere e annacquare, dove è possibile. Bisogna riconoscere, la sinistra dovrebbe riconoscere, che anche la sartoria deve chiudere per fallimento, infatti non è mai riuscita a rimettere in sesto la situazione portando a casa risultati apprezzabili e conservando un minimo di dignità. Anche perché, nel frattempo, il suo Presidente alzava continuamente la posta e, spento a fatica un focolaio qua, ne partiva un altro là.
In uno smantellamento scientifico, formale e sostanziale delle funzioni e dei poteri che lo Statuto assegna ai diversi organi istituzionali della Regione, noi crediamo che nessuna istituzione democratica possa rimettersi, senza pagare conseguenze pericolose e pesantissime, da una erosione così profonda e così forte dei suoi istituti fondamentali. Siamo convinti, soprattutto, che la Sardegna non possa, e non debba, permettersi di considerare, quanto sta accadendo, un semplice problema del palazzo.
Ne sono convinte anche le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali che ormai sottolineano, con sempre maggiore insistenza, le gravi difficoltà del sistema produttivo regionale, addirittura il capo della massima associazione di categoria, la CGIL, ha sostenuto che questa Regione non ha una politica industriale. Nonostante la Giunta cerchi di giocare con i numeri e con gli zero-virgola, i dati più recenti dell'Istat, a settembre, sono molto chiari, il nostro settore manifatturiero, per esempio, ha perso nel secondo trimestre del 2006 circa 3000 unità, rispetto al primo trimestre e addirittura 9000 su base annua cioè rispetto al 2005. E' un dato allarmante che sembra non allarmare solo la Giunta; sicuramente, invece, pesano i valori assoluti ma soprattutto pesa la qualità di certe crisi industriali per loro natura molto complesse, con effetti economici reali e ricadute pesanti anche di tipo sociale che si scaricano sui territori nel medio e nel lungo termine.
E' bene dire subito ai sardi, anche su questo, tutta la verità, che la finanziaria nazionale delle 56 nuove tasse moltiplicherà gli effetti negativi della crisi economica della Sardegna. Rispetto alle richieste del presidente Soru (che, non più tardi di 10 giorni fa, sosteneva che il Governo avrebbe abbattuto il debito della Regione per una cifra di circa 2 miliardi, più o meno pari al costo del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici), la finanziaria concede poche briciole di quanto era già dovuto e riconosciuto. Questo lei lo sa bene, Presidente, ma c'è di peggio, le poche briciole sono state vendute a peso d'oro, visto che sono state scaricate interamente sulla Regione le spese della sanità e dei trasporti pubblici locali, entrambi strutturalmente in passivo.
Torneremo sicuramente a parlare di questi argomenti ma, in primo luogo, sulla sanità emerge un dato di fondo che sconfessa clamorosamente le tesi sostenute dalla sinistra nel referendum costituzionale dello scorso giugno; in campagna elettorale, tutta la propaganda della sinistra era incentrata sul fatto, non vero, che se fosse stato approvato il progetto di riforma ci sarebbero stati 20 sistemi sanitari diversi in ogni Regione, questo non lo dimentica nessuno. Con la finanziaria del Governo Prodi, legge dello Stato, si stabilisce che la Sardegna non riceverà dal Governo un euro in più per sostenere i costi del nostro sistema sanitario; la sinistra, quindi, ha mentito due volte. Sapeva benissimo, a giugno, di fare solo propaganda e sa benissimo, ora, che i costi della sanità, interamente a carico della Regione, porteranno al collasso il bilancio regionale che sarà scaricato sugli utenti del servizio; altro che abbattimento del debito, Presidente!
Ecco perché diciamo oggi, a voce ancora più alta, che in Sardegna c'è un'emergenza economica che il Governo regionale sta sottovalutando e che un Governo debole è il peggiore dei Governi possibili di fronte a tale situazione. C'è bisogno, perciò, di ben altro che un aggiornamento del programma condotto attraverso gli inutili rituali della vecchia politica, come assemblee ed incontri tematici su questo o su quello che pure molti settori della maggioranza ripropongono per prendere tempo o, come pensiamo noi, per perdere tempo. Il problema purtroppo appare molto più grave di come viene descritto perché non c'è un programma, nel senso che un programma vero e condiviso non c'è mai stato e forse non c'è nemmeno più una vera maggioranza.
La sinistra, in altri termini, si sta assumendo la responsabilità storica del tirare a campare come può e fin dove può, continuando nella logica di un passo avanti e due indietro che, come è noto, assomma a "zero". La maggioranza sta pagando ciò che ha fatto all'inizio, un cartello elettorale e niente più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà. Ricordo anche a lei che ha otto minuti di tempo a disposizione.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, se gentilmente mi avviserà appena appena prima della scadenza del tempo, mi aiuterà nel mio lavoro. Mi piace iniziare questo mio intervento ricordando una felice, ancorché amara, espressione di un autorevole rappresentante di questo Consiglio regionale, direi un autorevole rappresentante della nostra Regione, in sede regionale e anche in sede europea, l'onorevole Andrea Raggio che non ha bisogno di mie parole per illustrarne l'autorevolezza e il prestigio. In un suo articolo recentemente apparso sulla stampa sarda affermava: "Un forte Presidente e una debole politica". Sintetizzava così la crisi che attraversa attualmente il nostro sistema politico, le nostre istituzioni e, diciamo pure, anche in qualche misura il vigore della nostra autonomia.
"Debole politica", di chi? Chi fa la politica? E' riferito al Consiglio regionale come istituzione? Io credo di sì, riferito ai partiti che formano e racchiudono una classe politica; io credo di sì perché, in questo episodio delle dimissioni dell'assessore Dessì, si sono verificati tutti i fattori che hanno ispirato e determinato l'affermazione dell'onorevole Raggio. "Un forte Presidente", non credo che ci sia bisogno di parole per rappresentare il ruolo del Presidente della Regione. Io non so se il comportamento del Presidente della Regione sia dettato da profonda convinzione istituzionale del suo ruolo o, diversamente, sia accompagnato da una sua profonda disistima della classe politica fuori e dentro il Consiglio regionale. Probabilmente c'è l'uno e l'altro elemento presente nei comportamenti del Presidente della Regione.
Mi preoccupo però della debole reazione che c'è, anche se colgo qualche segno - che io giudico positivo - di sofferenza; debole reazione sia del Consiglio come istituzione ma, soprattutto, dei Gruppi e dei partiti politici che stanno in particolare dietro questa maggioranza. Il Presidente aveva già indicato - da subito dopo le dimissioni di Dessì - chi sarebbe stato il suo sostituto (voglio subito dire, tra parentesi, che ogni mio discorso intorno alle persone menzionate non ha nulla, assolutamente nulla, di personale e di privato, menziono giusto le persone per tentare di esprimere una valutazione squisitamente ed esclusivamente politica), cioè l'assessore Morittu; al quale non ho nessuna difficoltà, non lo conosco personalmente, a fare i miei auguri di buon lavoro nell'interesse superiore della nostra Regione.
Lo indicò per manifestare (io non so se era soltanto un giudizio o una valutazione personale del Presidente della Regione, questo è solo ciò che voglio sottolineare) la sua facoltà incondizionata di scelta. Ci fu, in quel momento, una reazione dignitosa, ancorché timida, del Gruppo dirigente dei DS, il maggior partito che concorre alla formazione di questa maggioranza, un tentativo col dire: "No, prima di procedere dobbiamo fare qualche verifica". Lo apprezzai molto, lo voglio dire qui, a voce alta, da sinistra e da uomo di sinistra, perchè vedevo, in quell'atteggiamento, risorgere un orgoglio, una dignità della politica di sinistra. Ci fu un compromesso tra la volontà di affermazione della scelta autonoma ed esclusiva del Presidente conciliata poi con l'indicazione, di parte, dei D.S., come io ritengo giusto visto che di quel partito era espressione autorevole l'assessore dimissionario Dessì, che non era soltanto un Assessore che vi apparteneva, ma era un dirigente autorevole e ben conosciuto dei D.S. Quindi tornava in gioco per me, in quel momento, sia pure pallidamente, la politica. Salutai con una certa…
PRESIDENTE. Onorevole Farigu,mi scusi, la interrompo per avvisarla che ha ancora un minuto di tempo a sua disposizione.
FARIGU (Gruppo Misto). La speranza dov'era? Visto che a quel punto la questione riappropriata era diventata sotto dominio della politica, pensavo che si ristabilisse anche una regola politica verso questo Consiglio, qualunque fossero le ragioni delle dimissioni, qualunque fosse , come dire, la valutazione del Presidente della Regione, bene, quell'Assessore giurò, prima di assumere le sue funzioni, giurò di fronte a questo Consiglio.
PRESIDENTE. Sta per concludere il tempo, onorevole Farigu. Prego.
FARIGU (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Questo non avvenne e fu un altro grave errore politico, al di là delle disquisizioni di natura giuridica, al di là di ogni altra questione di natura, come dire, conseguente alle leggi…
PRESIDENTE. Concluda, prego.
FARIGU (Gruppo Misto). Ho finito. Io ritengo che questa sia l'occasione per richiamare a grande riflessione sulle grandi riforme che bisogna urgentemente fare dello Statuto e prioritariamente in assoluto della legge elettorale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, Assessori, consiglieri, io non vorrei che la giornata che stiamo dedicando alla discussione della mozione correlata alle dimissioni dell'Assessore dell'ambiente diventasse esclusivamente un'occasione per stimolare, per sottolineare, quasi al limite dell'accusa nei confronti della Presidenza della Giunta regionale, metodi, modi e prassi che il Consiglio complessivamente non ritiene idonei e congrui. Mi preoccupa, nel dibattito odierno, aver sentito autorevoli esponenti di partiti, che hanno sempre fatto del presidenzialismo e del sistema elettorale maggioritario una loro bandiera, oggi lamentarsi dei poteri eccessivi sostanzialmente che sono incarnati dal Presidente della Giunta e quindi dare sponda a chi invece nella sua cultura ha legittimamente l'idea che il parlamentarismo e il proporzionalismo, l'elezione parlamentare del Presidente della Regione debbano essere i cardini dell'istituzione regionale.
Io credo che ovviamente ognuno di noi è libero di aderire alle differenti scuole di pensiero e di rappresentare nell'Aula le sue convinzioni rispetto all'argomento, però, diventa veramente contraddittorio, preoccupante e quasi inquietante verificare come la linea delle critiche, che vengono appuntate verso la Presidenza della Regione, non abbia più lo spartiacque naturale tra coloro che la pensano in un modo e coloro che la pensano nell'altro, rischiando di diventare una specie di canea unanime di lamentele nei confronti della Presidenza della Regione. Se, in quest'Aula, si perdesse la concezione dei valori fondanti, anche dal punto di vista degli assetti istituzionali che ciascun partito rappresenta, comincerebbe ad essere veramente preoccupante e dovremmo interrogarci sul motivo per cui questo si sta realizzando.
Allora, noi Riformatori, che abbiamo nel nostro DNA il presidenzialismo e il sistema maggioritario, che lo abbiamo incarnato al punto da chiedere nel 1999 ai sardi di pronunciarsi su questo argomento con referendum che ottennero il quorum previsto dalla legge e che ottennero maggioranze schiaccianti a favore del presidenzialismo e del maggioritario, noi Riformatori che, in qualche misura, siamo i padri del bipolarismo attuale di questa Regione quando fummo promotori della cancellazione, forse oltre dieci anni fa o nove anni fa, di quel famoso "trilottaggio" che consentiva comunque alla Regione Sardegna di avere rappresentata una posizione terza rispetto a quella dei due poli, che poi diventava fondamentale nella gestione successiva del governo regionale, che era stata la madre di quella travagliata legislatura Palomba che forse molti di voi ricordano, probabilmente non pensavamo agli interessi specifici di un partito che comunque occupa una posizione di centro, ma a interessi di governabilità più generale della Regione e dell'Isola.
Allora, sulla base di tutto questo, colleghi, è veramente comprensibile l'inquietitudine che noi Riformatori rappresentiamo, a quella parte di quest'Aula che la vuole ascoltare, sull'attuale difficoltà di rapporti che esistono tra la Giunta regionale e i partiti politici, tra il Presidente della Giunta regionale e i partiti politici. Nel senso che è cambiata la fase della formazione della Giunta: prima un Assessore veniva votato dal Consiglio e quindi riceveva espressamente la fiducia del Consiglio, oggi l'Assessore è nominato dall'autorità presidenziale che è un'autorità pari ordinata rispetto a noi perché ha ricevuto, esattamente come l'ha ricevuto il Consiglio, la legittimazione popolare da parte degli elettori. Quindi la Giunta è espressione dell'attività di governo e l'attività di governo non è derivata da un voto del Consiglio regionale, ma dallo stesso voto da cui deriviamo noi, cioè dal voto della gente.
Bene, se questo è vero, è evidente che cambia il metodo di individuazione degli Assessori ed è anche vero che cambia il rapporto tra gli Assessori e il Consiglio. Però è altrettanto evidente che questo cambiamento di modi non può significare la perdita totale del rapporto tra la Giunta e il Consiglio perché, se viene meno ogni rapporto tra la Giunta e il Consiglio, il presidente Soru è autorizzato a venire in Consiglio regionale per rendere proprie comunicazioni dichiarando semplicemente di aver sostituito l'assessore dell'agricoltura Addis con l'assessore dell'agricoltura Foddis, sedendosi al termine di questo chiamiamolo "sms". Insomma, al di là della simpatia che aveva evocato il gesto, sicuramente spiritoso e birichino, è comunque un momento di impoverimento complessivo del dialogo tra Giunta e Consiglio.
Allora, in quella circostanza, giusto il fatto che l'assessore Addis venga sostituito, perché è giusto che il Presidente, votato dagli elettori, che è garante dell'efficienza dell'assessore Addis, se l'assessore Addis non è più congruente rispetto agli obiettivi generali di governo del centrosinistra e della Giunta, lo sostituisca. Ma delle due l'una: ci dica perché ha sbagliato quando l'ha scelto oppure ci dica quali sono i motivi per cui è inadeguato oggi che lo rimuove.
Un ragionamento assolutamente analogo è quello che noi vorremmo sentire in rapporto alle dimissioni dell'assessore Dessì che si dimette con una lettera inquietante nel senso che chiunque di noi l'abbia letta, l'ha letta con delle perplessità. In quella lettera si allude, anzi si parla in maniera abbastanza dichiarata di differenti culture nell'ambito della garanzia giuridica, nell'ambito dell'interpretazione di quello che deve essere il rispetto specifico delle leggi e delle norme scritte. Presidente Soru, sia cortese: quando interverrà con le sue dichiarazioni ci spieghi qual è il senso della lettera di dimissioni dell'assessore Dessì e ci spieghi il senso dell'interruzione del rapporto fiduciario, cioè se l'interruzione del rapporto fiduciario è frutto di un errore nella scelta dell'assessore Dessì, non adeguato alle problematiche che doveva gestire, o se è frutto della scoperta che, a posteriori, non ci poteva essere davvero, come l'assessore Dessì adombra, una sintonia totale nel metodo e nella cultura del rispetto delle norme e delle leggi scritte.
Ecco, io credo che questo, presidente Soru, sia l'elemento fondamentale del rapporto corretto che ci deve essere tra lei e il Consiglio regionale, tra lei e i partiti. Non vorrei che il peggiore nemico del presidenzialismo in Sardegna finisse con l'essere non chi, legittimamente, ha nel suo DNA il parlamentarismo, l'elezione diretta dei Presidenti, i Presidenti che non possono sciogliere i Consigli ed i Consigli che non possono sciogliere i Presidenti, noi non siamo in quel gruppo, noi invece siamo nel gruppo che è convinto che il Presidente sia eletto e risponda ai cittadini, che possa essere sciolto solo dai cittadini o dal Consiglio e che possa sciogliere il Consiglio, quindi, vorremmo difendere quella linea e non vorremmo che il nemico peggiore fosse proprio un Presidente che incarna in maniera non congruente quelli che sono i suoi poteri e il suo ruolo da Presidente della Regione. Non vorremmo che fosse un Presidente che, ignorando una fase che è comunque di transizione quindi di adeguamento, che è comunque di ascolto reciproco per comprendere i limiti dei poteri delle azioni di ciascuno, incarnando una Presidenza che non ascolta, finisse col diventare il nemico peggiore del presidenzialismo.
Non vorremmo che comportamenti come i suoi creassero nel mondo della politica, indipendentemente da quello che poi è il DNA dei singoli partiti, un atteggiamento generalizzato che fosse contrario al presidenzialismo e al sistema elettorale maggioritario, che è quello che ci consente la governabilità che non abbiamo mai avuto in questa Regione, che poi finisse con i meccanismi ben noti della politica per diventare talmente trasversale in questo Consiglio da produrre mostri che cancellerebbero quel passo avanti qualitativo nel Governo della Regione Sardegna che, grazie al maggioritario e grazie al presidenzialismo, noi oggi abbiamo in Sardegna. Se non abbiamo più le Giunte Palomba, se non abbiamo più le alternanze che abbiamo conosciuto anche durante i Governi di centrodestra, è anche perché oggi ci sono 50 consiglieri di maggioranza e un Presidente eletto dalla gente. Vorremmo che lei ci aiutasse a difendere questa riforma e questa conquista.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, io mi sono chiesto se aveva ancora senso la discussione di questa mozione, considerato che ormai sono passati più di 20 giorni dalle dimissioni dell'assessore Dessì, c'è un nuovo Assessore che sta già lavorando e, quindi, è chiaro che la tensione iniziale un po' è calata e, quindi, sicuramente l'importanza di questo Consiglio regionale è un'importanza molto diversa. Però, comunque questo Consiglio, signor Presidente, ha bisogno di capire cosa è successo, questo Consiglio regionale ha necessità di sentire dalla voce del Presidente qual è la reale situazione che si è verificata e perché si è arrivati alle dimissioni dell'assessore Dessì.
Vede, Presidente, questo Consiglio ha una grande tradizione autonomistica, ha affrontato in quest'Aula grandi dibattiti in passato che hanno riguardato tutte le grandi vertenze della Sardegna e che hanno riguardato anche la composizione e il rapporto fra il Presidente, gli Assessori e il Consiglio regionale, che è un rapporto inscindibile, che non può essere modificato anche se c'è oggi una legge maggioritaria sul presidenzialismo, che non discutiamo, però questo non deve impedire a questo Consiglio regionale di essere messo a conoscenza di tutte le vicende che riguardano la maggioranza del Governo della Regione perché sono vicende che riguardano anche questo Consiglio regionale.
Ecco, le dimissioni dell'assessore Dessì non sono dimissioni qualsiasi, queste dimissioni palesano problemi che riguardano l'efficienza della Giunta regionale, che riguardano la trasparenza, la legalità degli atti del Consiglio regionale, della Giunta regionale e, quindi, io credo che, in base alle cose che dice l'assessore Dessì, l'ex assessore Dessì, noi dobbiamo sapere quali sono questi problemi perché noi non crediamo, insomma, che l'assessore Dessì abbia mentito. C'è stato un caso precedente di dimissioni, quello dell'assessore Addis, in quell'occasione c'è stata una presa di posizione iniziale del suo partito di appartenenza e tutto è finito lì, lei se l'è cavata con due battute, due righe che non hanno sicuramente soddisfatto questo Consiglio regionale. Io invece vorrei che ci sia una spiegazione seria per quanto riguarda le dimissioni dell'assessore Dessì, dell'ex assessore Dessì in quanto sono convinto che queste sono dimissioni diverse. Per dire la verità non abbiamo capito perché il suo partito di appartenenza, quello dei D.S., non abbia fatto una difesa forte del proprio Assessore, ci è sembrato che sia invece iniziata da subito, un minuto dopo, una guerra per la successione in quell'Assessorato cosa che, probabilmente, ha prevalso sugli interessi veri del Consiglio. Certo non è stato un buon segnale, una buona presentazione all'esterno di questo Consiglio regionale.
Però, Presidente, l'assessore Dessì ha puntualizzato soprattutto alcuni problemi che riguardano la legalità degli atti della Giunta regionale, vorremmo sapere in che cosa consiste anche perché, fra l'altro, l'assessore Dessì afferma che è venuto a mancare il rapporto di fiducia tra l'Assessore e fra i dirigenti di quell'Assessorato, coinvolgendo così anche la struttura. Si tratta pertanto di atti che riguardano la vita dell'Assessorato, è un fatto che riguarda alcune questioni nate all'interno dell'Assessorato, non è esclusivamente un fatto politico.
Sempre l'Assessore (nella sua lettera spedita sia al Presidente della Giunta che al Segretario del suo Partito, poi resa pubblica a tutti i sardi) dice che, praticamente, c'è il rischio che la situazione economica e sociale della Sardegna si aggravi dopo questa crisi che si è verificata in Giunta. Ecco, noi siamo d'accordo con lui perché questa è veramente una crisi politica, una crisi politica che riguarda il rapporto del Presidente con i suoi Assessori che, benché siano di nomina presidenziale, io credo che comunque abbiano una dignità e che debbano rispondere ai contenuti dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna, dove c'è un rapporto diverso tra Assessori e Presidente, il quale Statuto, mi pare, sia ancora in vigore e, quindi, una crisi che riguarda i partiti della maggioranza ma anche il rapporto tra la Giunta e il Consiglio regionale. Questo Consiglio ha dovuto deliberare tantissime volte su una sorta di imposizione anche fatta da parte del Presidente della Giunta regionale.
Allora, noi diciamo che non è solo in crisi la politica, noi diciamo che è in crisi la Sardegna in questo momento, perché mai la Sardegna ha conosciuto una crisi così grave, una crisi di tutti i settori produttivi, una crisi d'occupazione, se è vero com'è vero - non sono dati che stiamo dicendo a caso, sono dati dell'ISTAT - che in questi anni la Regione ha perduto circa 9 mila posti di lavoro. Industria: 3 mila posti di lavoro li ha persi soltanto l'industria e, con tutte le vertenze in atto che ci sono ancora, tantissimi altri posti di lavoro sono a gravissimo rischio; mi auguro, insomma, che anche questi non vengano persi, non faccio l'elenco di tutte le aziende e i settori che oggi sono in crisi. Agricoltura: una crisi mai vista in precedenza che sta mettendo in ginocchio il comparto e dove non si vedono situazioni di ripresa. Formazione professionale: nonostante i risultati importanti garantiti per quanto riguarda la formazione del lavoro negli anni passati, Presidente, questo sistema è stato completamente demolito; tutte quelle persone che lavoravano nella formazione professionale sono in mezzo alla strada, non sanno cosa fare e la Giunta regionale, senza rispettare i protocolli firmati a suo tempo, oggi non dà ancora risposte.
Io devo segnalare un altro fatto, signor Presidente, mi riferisco a quella conferenza stampa che avete fatto ieri per quanto riguarda la divulgazione della lingua inglese. Sono perfettamente d'accordo, fra l'altro se n'è parlato anche nella passata legislatura ed è un progetto serio, però non è serio quello che state facendo perché, invece di dare 20 milioni di euro alle scuole per divulgare l'inglese, state formando un altro organismo che gestisca, diciamo, questi corsi e che, secondo noi, praticamente è un organismo che si presta a operazioni clientelari: non è altro, se fosse soltanto una questione riguardante la lingua inglese, per la quale tutti quanti siamo d'accordo, la Giunta regionale avrebbe potuto fare un'operazione molto più semplice dando alle scuole le risorse e poi le scuole avrebbero (comunque siete ancora in tempo per farlo) organizzato la spendita di queste risorse con professionalità e con risultato sicuramente migliore di quello che può raggiungere un organismo regionale che sarà formato ad hoc e che sicuramente sarà condizionato da atteggiamenti che crediamo di dubbia utilità.
Così come c'è tutta una situazione di crisi che riguarda i trasporti, la continuità territoriale, la stessa vertenza delle entrate, signor Presidente, che - a parer nostro - meritava un epilogo diverso; noi crediamo che la Regione sia andata in perdita con questa operazione e i risultati ci diranno, nel prossimo futuro, cos'è successo, ancora non abbiamo dati certi però la nostra sensazione è che abbiamo iniziato una grande vertenza unitaria con lo Stato con un risultato che noi crediamo non premi quel grande impegno, quel grande sforzo compiuto da parte del Consiglio regionale nei confronti dello Stato.
Ecco, io concludo dicendo che sono meravigliato dei pochi interventi che sono venuti da parte della maggioranza, evidentemente il problema non interessa molto, noi ci saremmo aspettati una reazione diversa da parte di tutti i partiti…
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, concluda, prego!
LADU (Fortza Paris). Vorrei solo dire che, se ancora c'è una maggioranza, noi vorremmo che questa battesse un colpo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto).Signor Presidente, vorrei prima di tutto ricordare che, nella cultura dei sardisti, non rientra quel brutto vizio di ficcare il naso in casa altrui, però il caso Dessì ci costringe perlomeno a prendere in considerazione due episodi; uno, quello poco appassionante, che magari riguarda i rapporti tesi fra il presidente Soru e i DS e quindi gli equilibri interni, l'altro è un dramma nei drammi, in quanto ha voluto con questo contributo sollevare il problema delle regole.
Per il primo problema, l'ho detto, non siamo appassionati, non ci interessa perché magari avremmo gradito che altrettanto avesse fatto un proconsole dei DS che invece, quando noi in casa sardista avevamo qualche problema, a gamba tesa, "la belva del Sulcis", non ricordo il nome, entrò, cercando di condizionare i ritmi, le scelte, un modo proprio arrogante e anche presuntuoso come per far intendere che ormai il nostro Partito era un protettorato dei DS, ma tra poco avremo un congresso e su questi punti ci esprimeremo con più precisione.
Il problema vero invece, quello delle regole, che ha attirato e aperto un dibattito costringendo anche i più riottosi a interessarsi del problema, ci pone serie riflessioni. E' inevitabile che il caso Dessì non può essere affrontato solo perché ha toccato un partito di maggioranza relativa, io ricordo che il siluramento della ex assessore Addis (per cui non c'è stata questa sollevazione di scudi, questa indignazione, le regole violate eccetera) è passato nella totale indifferenza. Allora il pendolarismo opportunista non paga, chi veramente ha la cultura democratica, come noi che lo diciamo dal 14 luglio 2004, riconosce che c'è un'emergenza democratica, il caso va affrontato con serietà, ecco perché la lettera e l'articolo rilasciato dall'ex assessore Dessì ha ricordato a tutti (ed è grave che l'abbia ricordato perché il problema delle regole deve essere ben impresso nella mente) che qui c'è qualcosa che non va, certamente frutto di quella riforma superficiale e frettolosa del Titolo V della Costituzione e delle leggi costituzionali che hanno portato una nebulosa confusione, un contenzioso elevatissimo tra Regioni e Stato purtroppo abbassando drammaticamente il tasso di democrazia.
Abbiamo dovuto ascoltare e leggere i commenti di zelanti e direi ossequiosi accademici universitari che, in tempi non lontani, difendevano la specialità, adesso che forse sono consulenti del "principe" hanno subito un'involuzione e giustificano tutti i danni derivanti dal presidenzialismo. Beh, abbiamo dovuto aspettare un ordinario di diritto amministrativo, notoriamente di "destra", il professor Pubusa, per capire in tutta la gravità ciò che sta succedendo in questo Consiglio regionale; tra l'altro il professore Pubusa, lo cito con ammirazione, non si è limitato piratescamente a parlare di benefici o danni del presidenzialismo, ha indicato e ha dato suggerimenti, perché i danni ormai sono di fronte agli occhi di tutti. Il presidente Soru sta interpretando magnificamente questo ruolo, è sistematicamente costretto ad aggirare le norme, a mortificare ed esautorare le autonomie locali, nell'indifferenza generale, ecco perché noi ci associamo alla mozione presentata dall'onorevole Diana, per dare un contributo.
Noi sentiamo il professor Pubusa che (facendo emergere la schizofrenia in casa di una parte dei DS, perché per fortuna una larga maggioranza sta capendo i danni derivanti dal presidenzialismo) dice: " Ma come si può osteggiare, dileggiare, distruggere la devolution" - perché permetteva un accentramento dei poteri enormi nelle mani dell'Esecutivo - "e permettere questo sfacelo, questa tentata destituzione democratica in casa nostra", ma siamo pazzi, oltre che ipocriti! Io non mi accodo agli sperticati complimenti, ipocriti, falsi, sull'abilissimo funzionario Dessì, al quale va la solidarietà per la sua capacità professionale, ma politicamente io non dimentico che lui aveva fatto passare quel disegno di legge centralista e verticistico, parlo dell'istituzione dei parchi, che esautorava sistematicamente le autonomie locali; io, in Commissione, ho protestato, mi sono lamentato per questa visione, per questa filosofia centralista da Roma o da via Roma non cambia niente.
Ecco, lui si è prestato a questo, la mia solidarietà può andare ripeto solo per le sue capacità umane e professionali e non mi appassiona entrare in casa altrui per capire cos'è successo, dico solo che costringe anche i più riottosi a ragionare e la dice lunga anche sul tasso di democrazia, circolante nell'isola, di questi intellettuali zelanti, ossequiosi e alcuni non liberi, come ha fatto il professor Pubusa magnificamente. Non si può affrontare in un modo furbesco e frettoloso una riforma della legge elettorale o dello Statuto oppure del modello organizzativo, come ho detto altre volte in tempi non sospetti e lì abbiamo la primogenitura, come uno spezzatino, perché come si tocca una riforma e si mette mano e s'impregna di presidenzialismo, inevitabilmente poi la si condiziona e ne consegue una filosofia fino a portarla alla stesura di uno Statuto che sarà inutile perché condizionato da una logica presidenzialistica e ci troverà ancora di più mortificati.
Non si fanno le riforme, non si attuano le riforme violando sistematicamente le leggi, cercando di trarne vantaggi, ci vuole un mosaico preciso come i vasi comunicanti. Noi dobbiamo prendere atto dei drammi derivanti da questo presidenzialismo, dovremo essere capaci di creare contrappesi (noi facciamo queste proposte) uno dei quali per esempio può essere quello della sfiducia costruttiva, se vince una maggioranza è giusto che governi, quindi una norma antiribaltone, all'interno della stessa maggioranza, estrapolare il Presidente che dovrebbe prendere il posto di chi si dimette o che viene sfiduciato.
Così come un altro contrappeso, e termino, gli Assessori non sono ancora delle protesi insignificanti, c'è la legge numero 1! Sono degli organi politici! Ma perché ancora questa cultura dipartimentale li vuole svilire e svuotare? Invece il Presidente propone, al Consiglio regionale, gli Assessori, e il Consiglio regionale li investe e quindi politicamente li legittima; anche questo è un contrappeso! Facciamo delle proposte, non possiamo limitarci…
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie Signor Presidente. Presidente Soru, lei è uomo di spirito, quindi capirà, accetterà e apprezzerà il fatto che la satira sia un po' il sale della democrazia. Pertanto è normale e del tutto legittimo che ogni politico sia, diciamo, preso come bersaglio dagli attori o dagli scrittori che si cimentano in questa nobile attività che è appunto la satira. Mi pare di poter dire, Presidente, che lei assomiglia, sempre di più, sempre più spesso, alla caricatura che di lei fa un simpatico attore-cabarettista cagliaritano che la raffigura, un po' riproducendo i suoi tratti somatici, come il personaggio autoritario che irrompe sul palcoscenico, caccia via tutti e afferma continuamente e ossessivamente: "Decido tutto io e faccio tutto io!".
Per cui credo che, a proposito anche di forma di governo, di presidenzialismo, lei abbia piuttosto imboccato o mostri serie intenzioni di voler imboccare un qualcosa che va anche al di là del presidenzialismo che l'attuale legge, frutto peraltro di una riforma del centrosinistra, le consente. Cioè sta imboccando, mi perdonino gli stimati colleghi di Rifondazione Comunista, un po' la via bertinottiana; cioè quella via indicata ieri da Bertinotti nell'intervista con Giuliano Ferrara, durante la trasmissione televisiva "Otto e mezzo", ripresa, vedevo, da tutte le agenzie nazionali e internazionali, nella quale Bertinotti affermava: "Vorrei che esistesse in Italia una dittatura di Rifondazione Comunista". Credo sia stato uno scivolone fatto in buona fede e che, in realtà, le idee del Presidente della Camera dei Deputati non siano assolutamente queste; però, da questo scivolone, prendo lo spunto per dire che lei, più che altro, ha imboccato il rito, diciamo, bertinottiano nell'interpretazione del suo ruolo di Presidente.
Tant'è vero, signori Assessori, che voi assomigliate sempre più a quei dieci personaggi, i famosi "dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, che furono invitati sull'isola deserta dal miliardario, non si sa per quale tipo di festa e ad uno ad uno, misteriosamente, tutti uccisi, non si sa da chi finché, recita la filastrocca che fa da leit motiv a tutta questa tragica vicenda, "si impiccò anche l'ultimo e non ne rimase nessuno". Noi siamo sinceramente preoccupati per voi, perché naturalmente capite bene che la sorte che ha subito l'assessore Dessì, da un momento all'altro, potrebbe subirla ciascuno di voi anzi, già da tempo, si fa il toto-assessore e si cerca di indovinare chi sarà il prossimo "piccolo indiano" che il presidente Soru, in modo palese o in modo più occulto ed indiretto, gentilmente giubilerà.
Per rientrare nel tema di questa nostra mozione, noi siamo in realtà ansiosi di conoscere da lei, signor Presidente, che cosa si nasconde dietro queste dimissioni dell'assessore Dessì, perché questo silenzio anche da parte della maggioranza e soprattutto vogliamo avere da lei l'interpretazione autentica di quello che gli organi di stampa hanno riportato virgolettato e cioè il suo commento a quanto successo in occasione, appunto, delle dimissioni dell'Assessore. Dimissioni che hanno avuto una coda velenosa proprio nelle dichiarazioni dell'Assessore stesso. Insomma, le dichiarazioni dell'assessore Dessì, colleghi, non sono state un elegante abbandono dell'incarico e nemmeno una stizzita reazione a delle dimissioni imposte e certamente non gradite. No! L'assessore Dessì, presidente Soru, è andato ben oltre, rendendo pubblica una lettera, un documento, nel quale la si accusa di cose molto gravi. La si accusa di cose molto gravi, Presidente, delle quali noi aspiriamo ad avere conto e speriamo che lei oggi, in Aula, voglia dare conto.
L'assessore Dessì parlava di legalità, l'ha già detto il collega Diana, l'assessore Dessì ha parlato di rispetto delle regole. Sono cose molto gravi, molto serie che debbono essere chiarite in questa sede. Lei, Presidente, è tenuto davvero, come Presidente della Regione, come consigliere regionale, a chiarire oggi davanti a questa Aula, cosa intendeva l'assessore Dessì quando parlava di questi problemi di legalità e di rispetto delle regole.
Ma i dubbi sorgono anche prendendo spunto dal suo commento all'episodio e alle parole dell'assessore Dessì. Lei, ricordo le sue parole testuali dette in una intervista televisiva, ha detto prima che si trattava di un fatto personale, cioè diciamo che ha gentilmente invitato l'assessore Dessì ad andarsene per una questione personale e poi si è corretto dicendo: "E' una questione personale che però riguarda dei fatti tecnici, dei problemi amministrativi, delle divergenze di carattere amministrativo".
Ora, Presidente, è giunto il momento di chiarire che cosa intende lei per fatto personale nei rapporti che la legano a un Assessore della sua Giunta ed è ora di chiarire quali sono questi problemi di carattere amministrativo che l'assessore Dessì riferisce, evidentemente, a questioni che hanno a che fare con la correttezza e con la legalità. Vorremmo sapere da lei se anche lei dà questa interpretazione, cioè è stato un problema di correttezza e di legalità oppure è stato un fatto personale oppure tutti e due oppure si crea una nuova motivazione che è quella tecnico-personale, che unisce elementi di un aspetto e dell'altro. Per carità, nessuno credo che possa davvero rimpiangere l'assessore Dessì. Essere nostalgici dell'assessore Dessì è davvero difficile ed io certamente non lo sono perché non ho mai considerato l'assessore Dessì un fulmine di guerra, una mente eccelsa, una presenza illuminante in questa Giunta e in questo panorama politico-istituzionale! Quindi non è quello il problema e, ripeto, non sono certo affetto da nostalgia, però voglio sapere quali sono queste motivazioni che hanno indotto l'assessore Dessì a dimettersi (sarebbe sciocco e infantile pensare che l'assessore Dessì abbia deciso di dimettersi) e le motivazioni che hanno indotto lei, signor Presidente, a giubilare l'assessore Dessì. Non credo che siano dei fatti legati ai profumi del mirto, che lei evoca, o magari l'Assessore preferiva il profumo del lentischio, noi sentiamo invece l'odore del fumo, perché vediamo che questa questione è veramente fumosa, è da chiarire ed è giunto il momento che lei la chiarisca.
Così come, signor Presidente, ci chiarisca se le questioni sorte con l'assessore Dessì (come io credo e come molti credono) non riguardano un problema caratteriale, un problema di simpatia o di taglio di capelli o di look che poteva essere gradito o non gradito durante le vostre riunioni di Giunta o magari il profumo che l'Assessore usava, che a lei dava fastidio, insomma vorrei sapere quali sono davvero, se hanno qualcosa a che fare con i problemi legati al Sulcis o ad Ottana.
Presidente, ci parli in modo chiaro, perché questo è un aspetto che, probabilmente, se l'assessore Dessì non avesse fatto quelle dichiarazioni, sarebbe stato relegato alla logica dei "dieci piccoli indiani" che ad uno ad uno, se il misterioso ospite vuole sopprimere, possono tranquillamente sparire, ma siccome lo stesso Assessore e lei stesso, Presidente, avete evocato ben altri problemi, io credo che lei oggi abbia il dovere di parlare chiaro a questa Assemblea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, tutto sommato il tema della mozione, che è all'esame di questo Consiglio, penso che possa riguardare un argomento, forse molto nobile, ma sul quale giustamente credo che finalmente ci impegneremo tutti quanti in questo Consiglio, che riguarda la forma di governo. Mi sembra che aleggi nell'Aula una citazione, il tema che ritorna è la crisi della democrazia, con riferimenti ora di natura formale e ora di natura sostanziale, perché di fatto sembra che si faccia una prima valutazione degli eventuali successi o insuccessi.
Pensavo semplicemente che, quando nel '99, il legislatore decise di introdurre una modifica costituzionale proponendo l'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni, probabilmente una riflessione era sottesa a questa scelta, cioè di fatto le nostre Assemblee legislative regionali brillarono per instabilità, per litigiosità, per alcuni versi improduttività, cioè le nostre Assemblee regionali erano delle Assemblee autoreferenziali. E' vero che la legge del '99 seguì la famosa legge numero 81 del '93, con la quale abbiamo introdotto l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia, però la scelta non era semplicemente l'omaggio al principio dell'elezione diretta o del sindaco o del presidente di provincia o del presidente della regione, la scelta rispondeva ad un bisogno forse di democrazia. Io più volte ho detto che è cresciuta l'idea di democrazia decidente che è altrettanto importante quanto la democrazia rappresentativa. Qual è il problema? Il problema è che con l'elezione diretta del Presidente della Regione in qualche modo potremmo dire che è venuta fuori la debolezza delle nostre assemblee legislative, che di fatto sono entrate, hanno attraversato, e attraversano tuttora, una crisi d'identità, perché l'identità più semplice, più immediata era quella che vedeva le assemblee legislative essere una sorta di estensione e di sviluppo dell'Esecutivo, cioè sembrava (questo è stato l'errore che forse per tanti decenni ha colpito le assemblee legislative) che la mission fondamentale dell'assemblea legislativa fosse quella di condividere e di cogestire l'esperienza di governo.
La legge numero 1 ha invece previsto la distinzione della funzione di governo dalla funzione propriamente parlamentare; però nel 2001 è stata approvata un'altra legge con la quale (con un recepimento nel nostro articolo 15 dello Statuto) si è lasciato alle regioni a statuto ordinario, a statuto speciale, autonomiste come la nostra, la duplice possibilità di definire la forma di governo, il rapporto tra gli organi, cioè optare per una formula (che non bisogna definire presidenzialista perchè il presidenzialismo è un'altra cosa) di elezione diretta (che, come ho già detto, non è un presidenzialismo, basta vedere anche le sentenze della Corte costituzionale di questi anni) oppure di introdurre un nuovo modello.
Rimane però il fatto che bisogna prendere atto che, nelle moderne democrazie, le funzioni sono funzioni distinte, che non possiamo ritornare a esperienze che anche quest'Aula ha vissuto, perché se esaminiamo solamente gli ultimi dieci anni della vita del nostro Consiglio regionale, non decideva certo il Presidente della Regione, voglio dire che è sotto gli occhi di tutti in che modo si effettuava la nomina, la scelta degli Assessori nelle diverse Giunte che si sono succedute, oltre tutto ciò che in qualche modo ha corredato e ha accompagnato la scelta degli Esecutivi.
Però il problema è questo che noi discutiamo, ecco perché mi riferisco anche all'osservazione puntuale che ha fatto Luciano Uras, cioè abbiamo il dovere e la responsabilità finalmente, a distanza di cinque anni, perché tanti ne sono passati dal 2001, perché questa è la nostra storia autonomistica, di aprire la discussione e di approvare la forma di governo che questo Consiglio riterrà più opportuna e che si faccia ciò sapendo che ci sono delle regole da rispettare. I modelli ibridi, basta pensare alla vicenda della Calabria, non funzionano. O si fa una scelta o se ne fa un'altra, certo è però che l'articolo 15 del nostro Statuto dice che dobbiamo dar vita a forme stabili e rappresentative, dovendo abituarci una volta per sempre a distinguere il ruolo degli esecutivi dal ruolo del legislativo. Dobbiamo capire che il vero deficit di democrazia, anche nella nostra Regione, è legato al fatto che non siamo stati ancora in grado di interpretare una funzione autentica del Consiglio come struttura parlamentare che ha un obbligo di rappresentanza, ha un obbligo di produzione legislativa e ha un obbligo di controllo. D'altra parte l'ultima sentenza della Corte costituzionale ce l'ha ricordato, senza dimenticare che il Presidente della Regione, in virtù di quel principio - definito dai consultori - della consonanza politica, agisce sulla base di un programma che non solo è stato presentato all'esame del corpo elettorale, ma è diventato un tutt'uno del Presidente della Giunta e della sua maggioranza.
Non siamo in una condizione per cui vi è una sorta di deficit di democrazia, bisogna solamente far sì che la natura propria di un'assemblea legislativa si realizzi, si manifesti. Credo che sia inutile continuare con forme che, alla fine, sono forme di tipo quasi adolescenziale, non è che possiamo pensare di diventare grandi perché noi ammazziamo il padre, una democrazia che funziona ha bisogno dell'esplicazione di tutte e tre le funzioni fondamentali che sono quella dell'esecutivo, quella del legislativo e, devo dire, anche quella dell'amministrativo. Allora, è capitato qualche volta che delle dimissioni di un assessore, anche nella mia esperienza di sindaco, che poi si dia conto, lo trovo normale, però pensare che la funzione del Consiglio si esalti solo ed esclusivamente perché abbiamo questa possibilità abbondantemente prevista, veramente mi sembra troppo poco, considerare ciò che è accaduto dal '99 in poi come la causa della crisi della democrazia e non invece come, purtroppo, l'effetto della crisi della democrazia, una risposta matura ancora nelle nostre mani, questo mi sembra sbagliato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei rimarcare che mi sono iscritto da tempo e non capisco perché vengo chiamato in coda, poi magari me lo spiegherà. Trovo un certo disagio a discutere di questa mozione del 19 settembre, mozione urgente richiamata in Aula, perché trovo difficile spiegare a chi ci ascolta fuori da quest'Aula che, mentre si consumano delle crisi, che sembrerebbero irreversibili, nell'industria, nella formazione, nella sanità, faccio l'esempio di Ottana, del Geoparco, di Portovesme, e quant'altro, è importante comunque che si discuta a un mese di distanza delle dimissioni dell'assessore Dessì.
Questo è il primo accenno di disagio. Il secondo (che poi entra nella discussione del sistema, il sistema che regola i nostri rapporti, i lavori di quest'Aula, il rapporto Giunta-Consiglio e quant'altro) è poter pensare che, dietro i banchi della Giunta, oggi poteva essere seduto, se non per opportunità non lo è, l'Assessore dimissionario, e avremmo discusso in presenza dell'Assessore dimissionario, che torna giustamente a svolgere il suo ruolo in Consiglio regionale, e della Giunta con il suo sostituto. Questo è un semplice richiamo ad un sistema che, in qualche modo, è evidente, va riformato e che deve tener conto di tanti aspetti tra i quali, non ultimo, questo che può aprire a tanti altri esempi.
La terza forma di disagio è discutere di un atto legittimo, portato avanti dal Presidente a seguito delle dimissioni di un Assessore; tanti atti legittimi che il Presidente compie, ha compiuto, in questi anni, e affrontare questa discussione con la mente rivolta ad un sistema vecchio che giudica un sistema nuovo. Noi non possiamo fare il processo al nuovo sistema e al Presidente che incarna il nuovo sistema (in modo del tutto personale), avendo la mente rivolta a vecchi concetti di politica, abbiamo il viso rivolto verso il futuro ma la mente tuttora ancorata al passato. E' un sistema che abbiamo, avete, voluto; è un sistema per il quale, nel momento in cui l'avete voluto, non avete pensato alle conseguenze; per ricoprire un incarico nuovo di Presidente, che doveva interpretare un ruolo nuovo, col buon senso, al di là delle regole e delle norme, che doveva accompagnare il vecchio sistema a confrontarsi con nuove regole, non avevamo pensato che la cultura politica, la cultura partitica, la cultura amministrativa, doveva avere il suo ruolo e la sua rilevanza.
In quest'Aula ho già avuto modo di dire che, a mio avviso, nelle riforme che discuteremo non è pensabile che chi non ha fatto almeno il consigliere comunale sieda in questi banchi, o in quei banchi. Adesso, vista l'esperienza, mi sembra che non sia pensabile che qualcuno possa essere candidato senza un test psicoattitudinale, che deve andare a verificare se ci sono le condizioni di buon senso, psicologiche e formative per poter guidare. Badate bene, non vuol essere una battuta riferita ad una persona, al Presidente in particolare, ma ad una serie di constatazioni sulla crisi di sistema e su come va affrontata la crisi di sistema e la modifica di sistema.
Era inevitabile che oggi si parlasse di riforme, dell'atteggiamento del centrodestra, della grande apertura del centrosinistra ma, vede collega Uras e colleghi che avete ricordato questo tema, le riforme vanno fatte a tavolo sgombro, sgombro da tutti i condizionamenti. Noi non abbiamo partecipato al voto della Consulta, oggi ci chiedete di partecipare alla formazione della Consulta. Quantomeno sarebbe contraddittorio.
Non possiamo pensare che tutto venga fatto con una ricerca di forma di equilibrio e di rappresentanza, che si deciderà, perché poi venga chiamato a giudicare quel lavoro il Consiglio che quella forma di equilibrio non rispetta. Non possiamo pensare di fare le riforme con i condizionamenti che, fino ad oggi, abbiamo subito, tutti, voi in particolare, se il giudizio finale deve essere dato da quest'Aula, fortemente condizionata da un'interpretazione di ruolo e di regole estremistica.
Eppure noi abbiamo già vissuto delle fasi di riforme, riforme non attuate. Abbiamo fatto le leggi di riforma, per esempio quella delle Comunità montane, comunità montane che sono ancora come erano, oppure non so, faccio un altro esempio, quella dell'Incremento ippico, che è tuttora com'era, anzi addirittura sponsorizza delle manifestazioni col vecchio simbolo, con le vecchie modalità, spendendo denari e quant'altro, ma su questi argomenti entreremo in discussione in un'altra fase.
Allora, noi vogliamo fare le riforme. Badate bene, non siamo di quelli che dicono "tanto peggio tanto meglio". Fin dall'inizio della legislatura, da questi banchi, con atto di estrema fiducia, abbiamo detto di essere disponibili ad un patto di legislatura, perché comprendiamo che ci sono dei momenti, in politica, di transizione che vanno guidati, che non vanno esasperati. Ovviamente quell'offerta di discussione e confronto è caduta nel vuoto, non c'è stata nessuna volontà di confrontarci su un patto di legislatura.
Così come non è pensabile che si chieda, anzi ritiro la mozione di sfiducia presentata nei confronti del presidente Soru a suo tempo, perlomeno la mia firma come primo firmatario, perché non ha senso, che ci siano le dimissioni del presidente Soru o la sfiducia nei confronti del presidente Soru, se non cambiamo prima le regole. Allora vi chiediamo se, in un regime di dignità reciproca e di confronto aperto, vogliamo cambiare la legge elettorale per decidere come e chi dovrà poi proseguire il cammino delle riforme a tavolo sgombro, sgombro da tutti quei condizionamenti che, volente o nolente, quest'Aula sopporta, sopporta perché la politica è una strana cosa, è una stranissima cosa. E' la politica che elegge un Presidente dichiaratamente apartitico, adesso gli chiediamo di rispettare i partiti? Non glielo chiedo! La sua prima dichiarazione era apartitica, sarà lui a dire se riconosce questo sistema dei partiti che ha, decisamente, dobbiamo dirlo tutti con grande serietà, grandissimi difetti: partiti che devono riconoscere la loro democrazia interna prima di richiederla all'esterno, anche in questo caso c'è un sistema incancrenito che non riusciamo a modificare.
La famiglia insegna dei valori, mi ha insegnato dei valori la mia famiglia, il rispetto degli altri, capire anche che il rispetto che posso avere è direttamente proporzionale a quello che concedo agli altri e che porto agli altri. Lo sport mi ha insegnato sicuramente la forza del gruppo, la determinazione nel prepararsi per essere pronti ad affrontare la vita, gli studi e l'esperienza lavorativa mi hanno insegnato che conoscere è fondamentale. La politica ha cancellato tutto questo, perché è un mondo strano, è il mondo dei "se" e dei "ma", del "forse faremo", del "facciamo ma lasciatemi fare"; è un mondo che controlla se stesso e che, soprattutto, non è decisamente, in questa fase, da una parte e dall'altra, rappresentativo di una società sarda.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Intervengo per esprimere solo alcune considerazioni. Io sono tra quelli che sicuramente non avrebbe voluto che quest'Aula venisse impegnata in un dibattito come quello che si sta affrontando oggi. Non perché trovi imbarazzo a parlare dell'argomento, quanto perché avrei voluto che l'esperienza di governo che è iniziata due anni fa fosse proseguita con la stessa squadra con la quale si è iniziato. Non c'è dubbio che dispiace che un'esperienza positiva come quella che vedeva protagonista Tonino Dessì, al quale sono legato anche personalmente non solo politicamente, si concludesse.
Credo che tutti noi avremmo auspicato che questa legislatura desse un segnale diverso, non solo per quella coesione che nelle legislature passate è mancata, in quel continuo ripetersi di crisi che la gente, i cittadini sardi, non ha apprezzato, decidendo in entrambi i casi che quelle esperienze di governo si chiudessero con una pesante sconfitta di chi ne era stato protagonista. Ritenevo che invece la coesione forte che il Consiglio regionale e la maggioranza hanno dimostrato in questi due anni e anche la possibilità che proseguisse per gli anni successivi una stessa squadra di governo che il Presidente ha proposto, ha delegato, alla quale si è data fiducia, fossero due segnali importanti della novità di questa legislatura rispetto al passato. Novità che, in verità, rimane perché continuiamo a dimostrare coesione, equilibrio e stabilità superando anche situazioni difficili (come quella che ci ha coinvolto in queste ultime settimane riguardante le dimissioni del collega Dessì) oltre che momenti di discussione e di dibattito che, come ho detto, più volte possono animare la stessa maggioranza. Penso altresì che anche l'esperienza di governo stia proseguendo così come tutti noi avevamo auspicato. Quindi non trovo difficoltà a trattare di un argomento di cui abbiamo più volte parlato in queste settimane, forse il collega Capelli ha ragione, è un tema che avremmo dovuto magari affrontare subito, da parte nostra non ci sarebbe stata neppure difficoltà. Credo che fosse anche giusto che l'Aula potesse essere coinvolta dal fatto; la minoranza ha presentato a tale scopo una mozione sulle dimissioni di un Assessore, cosa che ha un risvolto politico ed è giusto che si affronti.
Metto solo in rilievo il contrasto evidente tra qualche intervento del centrodestra (tra lodi e apprezzamenti postumi che sanno troppo di strumentalità) e la grande dignità, invece, dell'assessore Dessì che, prendendo atto dell'impossibilità, in seguito al venir meno del rapporto di fiducia con il Presidente, della continuazione di un rapporto di squadra e di lealtà con lo stesso, ha rassegnato le sue dimissioni. C'è un contrasto evidente tra queste lodi postume e strumentali e questi apprezzamenti, di chi è intervenuto in Aula pensando di utilizzare questo argomento per porre altri problemi e altre tematiche, e la dignità di un Assessore che aveva avuto la fiducia del presidente Soru; io vi posso garantire (avendo partecipato insieme al collega Cugini a degli incontri di maggioranza per la costruzione della Giunta) che l'assessore Dessì aveva la stima, il totale sostegno e la fiducia del presidente Soru quando questa esperienza di governo è iniziata.
Al di là delle motivazioni e al di là anche del tono polemico, con il quale le dimissioni sono state poi poste dal collega Dessì, dopo un'esperienza di governo maturata, costruita, positiva, anche di grande impegno, di grande passione, di grande dedizione di Tonino Dessì, questo rapporto è venuto meno e di fatto non poteva che concludersi con le dimissioni, con una decisione che io ho apprezzato, dignitosa, dell'assessore Dessì che ha rimesso l'incarico in mano a chi glielo aveva conferito, cioè al presidente Soru, informando poi il Gruppo e il Partito al quale apparteneva e appartiene delle sue decisioni. Mi limito a questo, gli altri temi, sono temi veri, ma non si possono utilizzare strumentalmente.
I temi che anche Tonino Dessì pone nella sua lettera, sfrondata dall'argomento della polemica e dall'amarezza per un rapporto che si conclude, di cui non posso che prendere atto, sono i temi del rapporto tra l'Esecutivo e il Consiglio, tra il Presidente e gli Assessori, del rapporto che ci deve essere tra la Giunta e la Presidenza, sono temi che saranno oggetto del dibattito, come lo sono già di un dibattito, al quale voi, sino adesso, vi siete sottratti e vi state sottraendo, infatti anche il comunicato di ieri, lo apprendiamo dalla stampa, continua a confermare una volontà del centrodestra di sottrarsi. Sono i temi che affronteremo, spero con voi, se ci sarà una volontà vostra di partecipare, o anche da soli nel momento in cui apriremo la discussione, in Commissione e in Aula, sulla legge statutaria, sul nuovo Statuto, sulla riforma della legge 1, sulla riforma complessiva dell'organizzazione; dentro quel dibattito, sfrondato dall'argomento strumentale del tornaconto immediato della "polemichetta", che può servire ad avere qualche spazio sul giornale di oggi, il nostro Gruppo, questa nostra maggioranza e questo Consiglio ci saranno, saranno coinvolti e anche quei temi troveranno modo di essere affrontati.
Certo è che l'assessore Dessì ha dato anche un ulteriore segnale, io ricordo altre esperienze, ricordo Assessori che continuavano a rimanere seduti lì, nonostante appartenessero a partiti che avevano scelto di passare all'opposizione. Ricordo l'esperienza prima del 1999, quando proprio il Gruppo dei Riformatori lasciò il centrosinistra, la maggioranza di governo, e l'Assessore che lo rappresentava continuò a sedere lì, perché non c'era possibilità, se non attraverso le dimissioni del Presidente e dell'intera Giunta, che quell'Assessore venisse rimosso. Dunque quell'Assessore decise di rimanere in Giunta, pur non appartenendo più a nessun partito della maggioranza. Era un Assessore che non aveva rapporti con la maggioranza, così come spesso, in altre legislature precedenti, in quei banchi si è seduta una Giunta che non aveva una maggioranza in Aula, che non era in grado di far passare nessun provvedimento e che, nonostante questo, rimaneva seduta lì.
Il collega Dessì ha preso atto, invece, che il rapporto di fiducia col quale si era iniziata questa esperienza di governo, che per me è positiva, era venuto meno, ne ha preso atto e ha rassegnato le dimissioni, dando anche qui un segnale di dignità che questa Aula potrebbe solo apprezzare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Carissimo onorevole Marrocu, come si fa a dire, al di là dei motivi per i quali l'Assessore si è dimesso e che sono stati comunicati ufficialmente, che evitiamo la strumentalità della discussione. Come si fa a chiedere a questo Consiglio di andare al di là dei motivi per cui l'Assessore si è dimesso. Io credo che sia giusto dare voce qui alle parole dell'ex assessore Tonino Dessì, brevissimamente: "Le ragioni delle reiterate manifestazioni di sfiducia dell'onorevole signoria vostra… restano, a me almeno, del tutto opache…". Cosa vuol dire opache? Di che cosa è il contrario l'opacità? Continua l'Assessore: "Ritengo di aver dato... il massimo impegno affinché… l'attività dell'Assessorato si ispirasse a criteri di efficienza, trasparenza, legalità. Dell'osservanza di quest'ultima, data la mia formazione, ho una percezione acuta e puntuale…", devo onestamente dare atto, al di là della lontananza delle posizioni politiche, a Tonino Dessì di essere una persona che ha sempre avuto, non soltanto nel momento in cui ha fatto l'Assessore, una percezione acuta e puntuale dell'osservanza della legalità, fin da quando era studente universitario, proseguendo poi nella sua attività di funzionario del Consiglio regionale, e che io personalmente ho verificato, anche in termini di lealtà verso l'Istituzione; si può ridere anche di queste cose, non c'è problema, però rimangono delle pietre, rimangono delle pietre che voi potete anche pensare… ho capito cosa stavate dicendo, potete anche pensare che siano delle pietre che voi riuscite anche a digerire, ma credo che alla fine non vadano giù queste cose, proprio non vanno giù.
E prosegue l'Assessore dicendo che il rapporto tra la Giunta e gli stessi Organi esecutivi e l'Assemblea legislativa è un problema: "L'uno e l'altro rapporto versano oggi in uno stato di nebulosità che una discutibile forma di interpretazione e di esercizio della funzione di direzione politica, derivante al Presidente dalla diretta investitura popolare, non ha certo contribuito a diradare". Sarei curioso di sapere quanti altri pensano la stessa cosa ma per ora non hanno il coraggio di dirla.
Le motivazioni di queste dimissioni poi hanno avuto nei giorni successivi un altro punto di riscontro, non possono essere taciute e digerite ulteriormente, perché qui si tratta non di pietre, ma di cemento. L'assessore Dessì, qualche giorno dopo le sue dimissioni, riguardo a una delibera approvata dalla Giunta successivamente alle sue dimissioni, riguardo alle opere di ambientalizzazione, di interventi sull'ambiente, appunto, riguardo alcuni siti industriali e in particolare a Porto Torres e a Santa Gilla dice: "Continuo a manifestare serissime e crescenti preoccupazioni per l'ulteriore prescrizione relativa alla realizzazione di imponenti opere morte cementizie di parziale sbarramento, per Porto Torres, e di totale confinamento per Santa Gilla, dei rispettivi siti industriali. Tale decisione è stata definitivamente confermata in sede tecnica il 30 agosto 2006, a livello nazionale, col consenso dei rappresentanti degli Assessorati i quali hanno, disciplinatamente, come era loro dovere, eseguito gli orientamenti maggioritariamente, ma non unanimemente, almeno per quanto mi riguarda, prevalsi nella Giunta. L'alterazione degli equilibri idrogeologici di sottosuoli non sufficientemente indagati, derivanti da tali opere, può tuttavia essere letale per entrambi i siti, in particolare per Santa Gilla, un altro gigante della natura che è stato e resta ferito da gravi fenomeni di inquinamento, ma che di cemento, anche a fini di precedenti bonifiche, ne ha visto fin troppo. Io resto convinto che se si vuole riportare in equilibrio l'ambiente e contemporaneamente tenere in piedi determinati tipi di industrie sia preferibile, come è stato in parte fatto per altre questioni, costringere le imprese ad investire sulla totale modernizzazione e ambientalizzazione dei rispettivi processi produttivi e non contare troppo su interventi, per di più parzialmente finanziati a carico pubblico, di difesa passivi, che non incidono sui processi industriali ma modificano irreversibilmente assetti fisici consolidati da milioni di anni. Come è successo per il Poetto, le migliori intenzioni possono essere fonte di conseguenze disastrose se praticate senza la dovuta perizia e cautela".
Ora, qual è il problema che emerge anche da una questione che per ora non è stata chiarita? Non si è trattato di una carenza di cortesia, di un venir meno di una reciproca simpatia né il venir meno di un'intuizione fulminea sull'affidabilità dell'Assessore, ma ci sono due problemi, c'è un problema dell'interpretazione e del rispetto del procedimento e della legalità del procedimento amministrativo e ce n'è anche uno specifico che evidentemente ha posto una questione, non solo tra il Presidente e l'Assessore ma, dalle parole dell'Assessore, non me lo sto inventando io, tra il Presidente e la struttura dell'Assessorato che aveva espresso, evidentemente, pareri diversi.
Il problema, quindi, di cui si discute veramente è il rapporto fra chi è responsabile dell'indirizzo politico e la struttura amministrativa, la Giunta regionale e il Consiglio regionale, è il problema cioè della forma di governo, quella forma di governo che il Presidente, stando alla relazione contenuta nel disegno di legge sulla Statutaria della Regione Sardegna, dice che dev'essere cambiata; ma come dev'essere cambiata, colleghi? Dice la relazione (quindi credo l'assessore Dadea, la Giunta e di conseguenza anche il Presidente che hanno approvato il disegno di legge e la sua relazione) che: "il Presidente… deve dunque poter contare su una squadra di Assessori che non siano più… rappresentanti ognuno di una componente di maggioranza, ma siano invece suoi collaboratori diretti e, in quanto tali, esecutori partecipi e attivi del programma. Ciò comporta inevitabilmente un rafforzamento dei poteri del Presidente anche all'interno della Giunta, una sua maggiore facoltà di organizzare il lavoro dentro la Giunta e in generale un suo rapporto con i propri Assessori improntato…" - sentite qui che dolcezza di parole - "alla fiducia personale e alla confidenza reciproca".
Questo è il vero problema, la discussione di oggi è molto ritardata rispetto alla questione che l'ha generata, ma il problema vero è quello di cui stiamo discutendo anche in altre sedi, cioè voi come volete fare queste riforme? Avete deciso di farle per lo Statuto Speciale, attraverso quello strumento a cui noi abbiamo detto "no", perché non è né un'Assemblea Costituente, a cui voi stessi o almeno molti di voi avevano dato l'assenso anni fa, nè il Consiglio regionale, è uno strumento che noi abbiamo ritenuto inutile, è nostro diritto pensarla come crediamo, inutile a coinvolgere veramente la Sardegna; volete farlo però, riguardo alla legge Statutaria, per quale motivo? Per rafforzare il Presidenzialismo e quindi per risolvere forse anche qualche problemino interno vostro perché dalla legge Statutaria deriverà poi una legge di riforma dell'amministrazione, di riorganizzazione.
Non c'è strada su questo, noi chiediamo, quanto meno per la forma di governo che passa nella Commissione autonomia, una forma diversa anche di gestione di questa Commissione, con una Presidenza di garanzia e una forma anche di rappresentatività di tutti i Gruppi, che ci permetta lì di poter veramente discutere paritariamente di queste questioni e lasciare, poi, la questione dello Statuto Speciale ad un'altra forma di consultazione dei cittadini, di confronto che è sempre più necessario.
PRESIDENTE. Abbiamo concluso gli interventi. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione. Le ricordo, Presidente, che ha venti minuti di tempo a disposizione.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. E' stato un dibattito lungo, durante il quale si è toccata una quantità infinita di punti, uscendo abbastanza dall'argomento all'ordine del giorno, concludendo poi sull'argomento principe se si vogliono fare o meno le riforme in questa Regione, le riforme più importanti, quella dello Statuto, della legge Statutaria, della legge elettorale e dell'organizzazione della Regione, la legge numero 1 e la legge numero 31. Alla fine questo è il tema, credo, non tanto quello relativo alla sostituzione di un Assessore, un tema che, come voi stessi avete detto, forse arriva anche un po' in ritardo in Aula e appassiona di meno rispetto al passato ma che, comunque, forse merita di essere chiarito e quindi proporrei di chiarirlo in ogni caso.
Ho detto che era un problema personale e non politico, coerentemente con le cose che poi sono state richiamate nella relazione che accompagna il disegno di legge sulla Statutaria. Un problema che riguardava il Presidente e, direttamente, la persona dell'Assessore; quindi non un problema del Presidente e della Giunta, non un problema del Presidente e della maggioranza, non un problema di crisi politica con cui si è talmente abituati a convivere che la si vuole evocare ad ogni costo, anche laddove non esiste, era un problema di una collaborazione che non era sufficientemente efficace e che, nell'economia dei lavori della Giunta, nella necessità di portare avanti con la massima efficacia possibile il programma di governo, ha suggerito al Presidente, mi ha suggerito, di sostituire l'Assessore.
E' nelle facoltà del Presidente, più che nelle facoltà, vorrei dire che è nelle responsabilità del Presidente a cui, dopo cinque anni di governo, gli elettori chiederanno conto di quello che la sua Giunta ha fatto e allora non potrà dire: quell'Assessore non andava abbastanza bene o quell'Assessore non era all'altezza del suo ruolo, con quell'Assessore non riusciva a lavorare o quell'Assessore aveva delle idee diverse, non compatibili e quindi magari ci bloccavamo e non portavamo avanti le decisioni. Questa legge elettorale, che io non ho voluto, questo sistema elettorale, che io non ho voluto, al quale semplicemente oggi partecipo, elegge direttamente il Presidente e gli dà la responsabilità di nominare la Giunta. La dà non ai partiti, la dà non al Consiglio regionale, la dà a nessun altro se non al Presidente e quindi il Presidente questo lavoro deve fare, non questa facoltà, questa responsabilità la chiamerei meglio.
Quindi non i partiti ma il Presidente ha scelto e ha nominato la Giunta e il Presidente ha la responsabilità di continuare il suo percorso, questi cinque anni di governo, con la miglior composizione possibile, con quella che ritiene la miglior composizione possibile della Giunta e, laddove sente una difficoltà, ha l'obbligo, la responsabilità di cercare di porvi rimedio. Come ho sentito una difficoltà con il precedente Assessore dell'agricoltura, ad un certo punto ho sentito una difficoltà col precedente Assessore dell'ambiente, quindi era mio dovere sostituirli. E' auspicabile che un Presidente, quando sostituisce un Assessore, lo faccia non per il colore dei capelli o per come uno si siede sulla sedia o per come guida la macchina o per simpatie personali, ma per aspetti personali che comunque riguardano l'esercizio delle funzioni che l'Assessore è chiamato a compiere. Per questo non c'è nessuna contraddizione, non c'è nessun ripensamento. Si tratta di questioni personali legate all'esercizio delle funzioni che l'Assessore è chiamato a compiere. Questioni personali, appunto, di fiducia reciproca, di capacità di lavorare assieme, anche di capacità di intendersi velocemente, di collaborare assieme nel migliore dei modi. Questo non era più vero con l'assessore Dessì e quindi ho sentito il dovere di sostituirlo e l'ho sostituito.
Vorrei ricordare che persino la Costituzione, all'articolo 92, chiarisce chi nomina i Ministri e qual è il compito del Presidente del Consiglio dei Ministri, pur in un sistema elettorale diverso. E' un articolo della Costituzione che, come sapete, voi che avete anche maggior uso alla politica di quanto non ne abbia io, quanto meno da più tempo, sapete che è stato largamente disapplicato in Italia e sapete che ogni volta ci si lamenta di come sia disapplicato in Italia, forse invece varrebbe la pena di condividere la necessità di applicarlo in maniera chiara, in Sardegna, all'interno di un sistema elettorale sufficientemente chiaro e all'interno di un sistema elettorale che vede l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Mi piacerebbe dire in quest'Aula magari, almeno una volta lo diciamo, che qui in Sardegna si elegge il Presidente della Regione e non il Governatore della Regione. "Governatore" credo che sia stata un'espressione infelice di un altro Presidente di una grande Regione del nord che evidentemente ha questa visione di sé. Io ho la visione di essere il Presidente eletto, eletto dai sardi e quindi democraticamente eletto e non un Governatore nominato da qualcuno, senza nessuna investitura popolare, non un Governatore con diritto di morte, ma un Presidente democraticamente eletto che svolge il suo ruolo all'interno delle regole. Per questo, se fosse possibile, suggerirei a tutti di utilizzare questa parola. Lo suggerisco sempre ai giornalisti, a chi ha responsabilità nella comunicazione in maniera da chiarire ai sardi che in Sardegna non abbiamo un Governatore e il nostro sistema elettorale non prevede la nomina di un Governatore. Le parole hanno un peso, hanno un significato.
Circa l'ex assessore Dessì, mi avete chiesto con chiarezza quali sono almeno i motivi per cui questo rapporto di fiducia e di piena collaborazione si è interrotto. Non c'è mai un momento in cui la fiducia viene meno, non c'è mai come nella vita di tutti i giorni, con i nostri amici, con i nostri cari, non c'è un momento in cui per una sola azione la fiducia viene meno. C'è una serie di azioni, una serie di comportamenti, un crinale che si compie, per cui a un certo punto uno si rende conto che è arrivato il momento di porre rimedio, che la fiducia effettivamente è venuta meno, che le condizioni minime per poter lavorare assieme non ci sono più e che è necessario, invece, ripristinare le condizioni migliori per lavorare pienamente e rispondere pienamente al mandato e alle aspettative dei sardi.
E' stata citata la questione Syndial. Sì, certamente ha avuto un peso importante ed è stata l'ultima occasione. I documenti che sono stati approvati in Giunta e i documenti che hanno portato all'approvazione della Giunta sono a disposizione di tutti, rimando ad una approfondita lettura di tutti quei documenti, anzi magari ne faccio un pacco e lo consegno al Presidente in maniera che tutti ne possano avere copia. Rimando a questo, io non sono un tecnico di questi argomenti, ho la responsabilità in ogni caso di occuparmene, poi lascio ai tecnici. Lascio non solo ai tecnici, ma lascio anche alle altre istituzioni che se ne devono occupare, in particolar modo alla Conferenza di servizi decisoria che, su questioni che attengono alle bonifiche su siti di interesse nazionale, ha la responsabilità principale. Quindi, a quelle mi riferisco e a quelle ritengo che la Giunta si debba riferire e si è riferita.
Circa le altre cose, mi è stato chiesto qual è il senso delle parole dell'ex assessore Dessì. Questo non me lo potete chiedere, chiedetelo a lui. Non chiedetemi di fare l'interprete delle parole dell'ex assessore Dessì. Certamente io non le condivido laddove dice che, da due anni, ad esempio, giustamente l'avete riportato perché è un fatto grave, non si capisce da che parte stiamo andando. Basta questa affermazione per dirmi che ero assolutamente nel giusto nel sostituire l'Assessore, perché non c'è mai stata nessuna discussione in Giunta, non c'è mai stato un Assessore che abbia chiesto: "Ma dove stiamo andando?". Tutti noi abbiamo sufficientemente, anzi moltissimo chiaro dove stiamo andando, tutti noi abbiamo un programma di governo che ci guida, sappiamo dove stiamo andando e coerentemente ci comportiamo. Lo stesso assessore Dessì non aveva mai avuto nessun dubbio in proposito, né mai aveva alzato la mano in Giunta per avere un benché minimo chiarimento su questo punto.
Così come mi sorprende che l'ex assessore Dessì parli non solo per se stesso, ma parli anche per altri e quindi abbia detto che c'è un problema di fiducia reciproca non solo con lui, ma anche con altri Assessori. Io credo che siano tutti sufficientemente grandi, responsabili, autorevoli avendo ognuno di loro piena soddisfazione nel lavoro e nelle responsabilità che avevano precedentemente alla responsabilità della Giunta. Penso che se qualcuno di loro avesse dei problemi di fiducia, li avrebbe già potuti dire liberamente; poiché invece non sono stati manifestati, io credo che sia indebito che questi pensieri li manifesti un'altra persona, che non ha nessun titolo per farlo. Quindi la Giunta lavora in maniera collegiale e condividendo la piena fiducia reciproca di tutti noi.
Circa la legalità, la trasparenza, l'opacità o l'imperio. L'ex presidente Mario Floris ogni volta mi ricorda qualcosa, legge le leggi, devo dire che mentre le legge dà quasi un'impressione di stupore, come se le leggesse per la prima volta. Non si stupirà invece se anch'io leggo le leggi e anch'io ho gli strumenti per capirle e per comprenderle e non pensi che non le abbia lette, e non pensi che non mi ci riferisco. Quindi so quali sono gli organi della Regione, il Presidente, la Giunta e il Consiglio, e so qual è la differenza tra un organo collegiale, la Giunta, e la discussione tra un responsabile e il suo staff , cosa che non è la Giunta. E proprio perché è un organo, io credo, magari qualcuno potrebbe anche darne testimonianza, che la Giunta raramente è stato un organo collegiale come lo è stato in questa legislatura fino adesso, perché non c'è una sola delibera che sia passata in Giunta che non sia stata discussa, letta, che tutti i componenti della Giunta abbiano potuto verificare, su cui sono potuti intervenire e su cui poi si è espressa un'opinione e un voto, approvandola o no. Io non so come fossero le altre Giunte, qualcuno mi dice che qualche volta le delibere non si discutevano, ognuno portava le sue e ci si fidava reciprocamente nel senso che qualche volta la discussione era inutile. In questa Giunta si discute sempre e non c'è nessun Assessore, compreso il Presidente, che, portando le sue, le possa sottrarre alla discussione. Quindi, è un organo collegiale, come lei giustamente richiama, e questa collegialità è vissuta ogni giorno.
Così come è vissuta ogni giorno anche la trasparenza, qualche momento dopo che la delibera è approvata, viene pubblicata, come sapete è a disposizione di tutti quanti, ma subito dopo, qualche momento dopo, pochissime ore dopo, in maniera che non ci siano nemmeno ripensamenti, la delibera viene pubblicata così com'è stata presentata e come è stata discussa, non ci sono lavorazioni da fare dopo, aggiustamenti da fare dopo, sistemazioni; quella che è presentata, è discussa, è approvata, viene pubblicata e messa a disposizione di tutti quanti, subito. Nelle prime settimane, almeno a vedere dall'atteggiamento della struttura, potevo intuire - magari mi sbaglio - che, forse, ci fossero atteggiamenti diversi nel passato, nella "rilavorazione", questo termine non l'ho inventato io, delle delibere. In questa Giunta le delibere non si "rilavorano", si approvano e punto!
Circa la legittimità, io credo che sia meglio che nessuno accusi gli altri di comportamenti poco legittimi o addirittura fuori dalla legalità; se ci sono accuse di questo genere, sono altre le sedi dove devono essere doverosamente rese. Noi facciamo le nostre discussioni con un direttore generale a fianco della Presidenza, con le proposte di Giunta presentate dalle strutture, col visto dei pareri di legittimità dei direttori generali, a quello mi attengo. Anche le recenti delibere dell'Assessorato dell'ambiente sono state presentate dalle strutture, con il visto di legittimità del direttore generale, un direttore generale che non è stato rimosso, un direttore generale che era lì ai tempi di Tonino Dessì ed è ancora lì adesso, quindi abbiamo ancora esattamente approvato le delibere che hanno il visto di legittimità della struttura del direttore generale su cui si dice io non nutrissi più fiducia. In realtà l'avvicendamento ha riguardato l'Assessore, non ha riguardato le strutture, il direttore generale è ancora lì pienamente in esercizio delle sue funzioni e non c'è stato nessun giudizio sulla struttura, anche se - questo sì, lo devo dire - in quella struttura importantissima, perché regola cose anche molto importanti dal punto di vista economico, rifiuti solidi urbani, opere di disinquinamento, opere di bonifica su grandi siti industriali, forse non è giusto che ci sia qualcuno che abbia poteri dirigenziali magari da 20 anni, credo che prima o poi dovremo discutere una norma europea che fa sì che dopo 5 anni si passi ad altri Assessorati per fare in modo che non ci sia nessuno che si radichi troppo a lungo, per 25 anni o per 20 anni.
Allora, su quell'Assessorato, io penso che qualcosa debba essere cambiato, che chi c'è troppo a lungo possa essere anche spostato ad altri incarichi che, sono sicuro, potrà svolgere benissimo e tutti siamo più tranquilli di lavorare con un'amministrazione che, comunque, non ha delle sedimentazioni così lunghe, così profonde. Questo è circa la sostituzione, sottolineando ancora una volta, quindi, che siamo al massimo della trasparenza e che tutti gli atti per quanto riguarda Syndial sono a vostra completa disposizione.
C'è un'altra cosa prima di terminare, quando ha iniziato mi sono un pochino preoccupato perché ho pensato che volesse andare avanti sulla satira, siccome l'ultima volta, nell'ultimo dibattito, qualcuno aveva anche raccontato una barzelletta, lei è intervenuto con un incipit sulla satira, pensavo "La satira sì, però ci sono altri luoghi dove far la satira, qui non si fa satira, qui si fa un'altra cosa". Però mi pare che si sia fatta satira, o meglio la caricatura del presidenzialismo o la caricatura del Consiglio e del Presidente della Regione. Io direi "attenzione" perché è sbagliato far questo, siete voi stessi con questo dibattito che in qualche maniera depauperate il ruolo del Consiglio o svilite il ruolo del Consiglio, cercate di mostrarlo in un modo totalmente diverso da quanto non sia con queste leggi, in questa situazione. Mi dà ancora un secondo?
PRESIDENTE. Onorevole Soru, prego, concluda.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Concludo subito, per dire che, su tutto, il Consiglio ha l'ultima parola, molto spesso ha la prima e l'ultima parola, qualche volta ce l'abbiamo anche noi con i nostri disegni di legge, ma su tutto ha l'ultima parola e su molto può avere la prima e l'ultima parola. Allora, regoliamo questo rapporto tra Giunta e Consiglio, facciamo questa legge statutaria che chiarisca, parliamo delle cose piuttosto che della necessità di parlare delle cose. Anche oggi abbiamo fatto un'altra bellissima giornata di dibattito, un'altra bellissima giornata di lavoro per parlare della necessità di parlare delle cose, di fare; non sarebbe meglio discutere delle riforme, discutere delle leggi, di quelle leggi anche che, forse, darebbero maggior chiarezza ai rapporti a cui anche oggi vi siete riferiti?
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ho ascoltato ovviamente con attenzione le considerazioni dell'onorevole Soru. Dico subito che se fossi stato responsabile del Partito dei Democratici di Sinistra avrei quanto meno chiesto la sospensione del dibattito per fare delle considerazioni al suo interno. Ci si chiede se l'assessore Dessì sia stato scaricato sia dal Presidente che dal Partito, altrimenti, sinceramente, non capisco alcune cose. Vedete, colleghi, l'assessore Dessì, oltre che inviare una lettera di dimissioni, che ha anticipato la rimozione, ha mandato una lettera anche al suo Partito. In questa lettera, indirizzata a "Caro Giulio e caro Siro", che si colloca fuori dal rapporto tra il Presidente della Regione e l'Assessore e tra il Presidente della Regione e il Partito, l'assessore Dessì ha comunicato delle cose ai destinatari "Caro Giulio e caro Siro". Dice il dottor Dessì: "Questa situazione, dopo due anni e poco più di attività del Governo regionale di centrosinistra, non giova alla coalizione, ma soprattutto non giova alla società sarda e correrebbe l'obbligo di affrontarla senza ulteriore tergiversazione". A questo punto, io capisco che non esiste una crisi politica benché il dottor Dessì, nel prosieguo di questa lettera, dica: "Vi rimetto la valutazione politica sul mio operato, del quale vi ho tenuto costantemente informati e vi ringrazio nuovamente per il sostegno che non mi avete mai fatto mancare".
Onorevole Marrocu, onorevole Cugini, onorevoli tutti dei DS, lo state scaricando! Questo signore vi ha sempre tempestivamente informato che esistevano dei problemi, ora invece sappiamo dal Presidente della Regione che problemi non ce ne sono, non ci sono problemi di conduzione politica, non ci sono problemi di attuazione del programma. Allora forse l'assessore Dessì è stato rimosso per altre motivazioni, che ci sono sempre più oscure, altrimenti vorrei capire, di fronte alle cose che sappiamo tutti quanti relativamente alla conduzione del programma, se Dessì ha ragione o meno quando parla della situazione presente, dopo due anni di attività, forse non lo ha capito lui, onorevole Soru, può anche essere possibile, eppure è un barbaricino, cervello fine, attento, studioso, non è un allocco, è una persona che sa valutare: due anni di inattività, questo denuncia un alto esponente della direzione regionale dei DS!
La Conservatoria delle coste è ancora da venire, del Piano per lo sviluppo turistico - sostenibile se ne parla sempre, la legge sul conflitto di interessi è ancora da venire e, ancora, l'introduzione della televisione digitale terrestre, l'esodo incentivato dell'Arst, e qui siamo noi sotto accusa, il Consiglio regionale che fa le norme, le delibera, le vota, è d'accordo, è trascorso ancora un anno e le norme della finanziaria del 2005, anzi del 2006, non sono andate in attuazione, dopo un anno! Di chi è la responsabilità? E' una responsabilità del Consiglio regionale che fa le leggi e poi non trovano attuazione?
Per quanto riguarda la riforma dello Statuto, certo che è servito a parlare anche di questo, presidente Soru, avevamo ragione noi, sì o no, quando, a dicembre 2004, come Gruppo di Alleanza Nazionale abbiamo presentato, provocatoriamente, una bozza di revisione totale dello Statuto? Avevamo ragione o no che i tempi si sarebbero allungati talmente tanto che oggi, per ammissione dei suoi rappresentanti, dei rappresentanti che la sostengono più strenuamente, in prima Commissione siamo arrivati alla conclusione che lo Statuto della Regione sarda non potrà essere modificato in questa legislatura? Potremo fare la legge statutaria, la legge elettorale? Forse queste cose si potranno fare, ma sappiamo tutti quanti che modificare lo Statuto e attuare un nuovo Statuto con i tempi non solo nostri ma i tempi del Governo, del Parlamento, con la doppia lettura, Camera e Senato, certo diventa un'impresa; credo che non riusciremo e quindi abbiamo ancora ragione noi, eppure era uno dei punti del programma di governo del presidente Soru.
"Sardegna fatti bella", ne abbiamo parlato e ne avete parlato tutti, ci sono interrogazioni da mezzo mondo; l'Intesa istituzionale di programma, non se ne sa più niente; la concessione delle zone minerarie, l'alienazione delle zone minerarie; i parchi regionali, dei quali avete sempre parlato; il Piano sanitario regionale, assessore Dirindin, è ancora in Commissione, ancora si tarda, e ancora non abbiamo un Piano sanitario regionale la cui mancanza è fonte di tantissimi problemi in tutta la Sardegna. Il marchio "Sardegna", non esiste più un marchio "Sardegna", non si capisce più niente; l'Istituto di Incremento Ippico continua a utilizzare il suo; quell'altro ente che utilizza il suo, l'ERSAT ha ancora il suo simbolo; le comunità montane, ne abbiamo già parlato, legge fatta da questo Parlamento; la continuità territoriale merci abbandonata completamente, aspettiamo le nuove risorse del Governo per andare in quella direzione e se non arrivassero tutte, dove va la continuità territoriale merci? E poi il proclama di ieri, l'alta velocità tra Alghero e Fertilia; la Fabbrica della creatività, altra bella invenzione! La trasformazione dell'ESIT in Agenzia regionale del turismo.
Ancora, il documento unico di programmazione per l'internazionalizzazione, l'avete proposto voi! Interrompere il taglio delle risorse per le attività culturali dei piccoli centri, sono cose che avete detto voi, e i piccoli centri languiscono, eccome! La valorizzazione della pastoralità, altro argomento di grande rilevanza. Non abbiamo spese noi le parole, presidente Soru, le hanno spese i Presidenti delle sue Province! Hanno speso le parole a Ottana, le parole che non spende più il Governo che ha levato le risorse per le imprese che dovevano investire nella piana di Ottana e forse hanno fatto anche bene tutto sommato!
Distretti rurali: Assessore, lei è venuto qua perché doveva essere la panacea di tutti i mali in agricoltura, ma i distretti rurali ancora stentano a venire, questi sono i problemi che ha sollevato l'assessore Dessì, questi e tantissimi altri perché ce n'è una sfilza che non ho il tempo ovviamente di leggere in quest'Aula ma che non sfuggono certamente alla nostra attenzione. Io sono sicuro, Presidente, che non sono stati commessi atti illegittimi e illegali. Debbo essere sicuro, guai se avessi il sospetto, perché allora, se io fossi Procuratore della Repubblica, avrei ammesso già, agli atti della Procura della Repubblica, la lettera dell'assessore Dessì, ma io sono sicuro che non è così. Questa faccenda, legata ai problemi politici, pesanti dell'economia della Sardegna, la dice tutta sull'incapacità. Non sua, gliel'ho già detto prima nel mio intervento, ci sono delle persone che lavorano con una velocità superiore agli altri, la capacità è quella di riuscire ad aspettare gli altri; quando lei si ritrova una Giunta che non conclude, una maggioranza che è appiattita, così come ha detto molto bene Andrea Pubusa l'altro giorno su un fondo del giornale, ma scherziamo? Queste sono le cose che diciamo ai sardi, non è che ne vogliamo dire altre! Certo lei deve difendere la sua posizione, ci mancherebbe altro! Io non metto in discussione il fatto che lei sia stato eletto con questo sistema, io sono un presidenzialista convinto, io mi sono battuto, insieme al mio partito, perché questo avvenisse.
Certo, il legislatore nazionale poco poteva sapere se prima o poi sarebbe nato un Presidente, in una Regione - credo che non sia l'unico - che, utilizzando quello che c'è, per incapacità della sua maggioranza di creare qualcosa di diverso, approfitta, tra virgolette, non in senso negativo, perchè pensa di fare di più. Non è più possibile, nessuno aveva pensato che potesse nascere un Presidente con queste caratteristiche o che si potesse diventare Presidenti con questa caratteristica. L'amministratore unico non va bene per la Regione Sardegna, lei non ha un Consiglio d'Amministrazione, ha delle teste pensanti, bene o male che pensino, ma rappresentano gli interessi legittimi dei sardi che ci hanno votato. A questo lei deve rispondere. E' chiaro che dai risultati fin qui raggiunti, per bocca non solo mia, ma certamente di tantissimi, la Sardegna è ancora in ritardo, è sempre più in ritardo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Metto in votazione la mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, se non avessi parlato per dichiarazione di voto, avrei parlato per fatto personale perché tutti i "si dice" del Presidente della Regione sono le cose che si dicono per questa Giunta, non cose riferite alle precedenti Giunte, le quali non hanno mai messo all'ordine del giorno nessun argomento fuori sacco, dove le delibere venivano istruite dagli uffici col parere di legittimità dell'ufficio legislativo della Regione e su ogni delibera si ragionava, si votava, le delibere non andavano assolutamente né contraffatte né corrette, si dice per esempio oggi che il Presidente della Regione va a intercedere sui programmi nei singoli Assessorati, io questo non l'ho detto perché non mi sembra che coi "si dice" si faccia la politica. La verità è che la denuncia della Confindustria, cari colleghi, ha un fondo di verità, è che la Giunta regionale non ha un suo modello di sviluppo e lo stesso Consiglio non elabora progetti seri; l'una e l'altro però non sono due fatti indipendenti, la paralisi del Consiglio regionale è l'impossibilità di incidere positivamente in tutte le politiche di crescita e di sviluppo perché c'è uno sbilanciamento dei poteri a vantaggio del Presidente della Regione che può paralizzare, come paralizza, qualsiasi iniziativa non funzionale al proprio disegno personale e al proprio disegno politico del quale è succube anche la maggioranza.
Ecco perché io ribadisco, in Aula, che occorre perciò, anziché pensare a tutte queste riforme, pensare alla riforma delle riforme, subito una nuova legge elettorale per dare un ruolo incisivo all'Assemblea regionale e una speranza reale di cambiamento e di progresso del Popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che, dopo la replica del Presidente, allo stato di disagio che ho denunciato prima si aggiungano sentimenti di rassegnazione, di delusione. Pensavo di aver stimolato, in qualche modo, una riflessione, che non è venuta. Vede, io credo che le delibere dell'ex assessore Dessì avessero il parere di legittimità anche prima, dovrebbe spiegare perché le ha approvate dopo le sue dimissioni. Perché forse si può individuare anche il "decimo piccolo indiano", basta leggere le rubriche della Giunta. Chi ha la rubrica più lunga, con le delibere provenienti da…, è quello che salterà la prossima volta! Dessì era quello che aveva la rubrica più lunga e lei ha approvato, in una giornata, dodici delibere precedentemente presentate da Dessì, che avevano comunque il parere di legittimità. Dessì, a mio avviso, non l'ho citato prima, ha reagito da persona competente ma, soprattutto, da persona a questo stato di cose! Lei ha disegnato uno stato di collegialità della Giunta, che vede lei con la matita rossa e blu a correggere quanto gli Assessori fanno. Anche questo è legittimo, per carità! Non c'è niente di illegittimo! Ma a me ha stupito vedere cenni di assenso mentre lei parlava e, subito dopo, cenni di assenso a quello che lei ha detto in quest'Aula, oggi, dimostrando la sua inadeguatezza a ricoprire il ruolo, Presidente, completamente inadeguato! Lei doveva traghettare il nuovo stato di governo della Sardegna, la nuova legge, l'applicazione della nuova legge. E viene a dire qui che noi, solo perché abbiamo più tempo, conosciamo le leggi e la Costituzione? O meglio, che lei non è avvezzo ma noi forse siamo più avvezzi perché abbiamo più tempo! Ma cosa ne sa lei del tempo degli altri? A cosa viene dedicato e per che cosa viene dedicato? O anche adesso io l'ho fraintesa? Non pensa mai di sbagliare lei e invece che qualcuno intenda nel modo corretto le sue parole?
(Interruzione del Presidente della Regione)
CAPELLI (U.D.C.). E non l'ho interrotta! Perciò, caro Presidente, lei ha poche responsabilità, ha più responsabilità Marrocu che ha negato l'evidenza, che non ha difeso uno Stato di diritto che è negato dalla sua azione, ha difeso l'indifendibile ma, soprattutto, ha scaricato un amico!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Ho già chiarito prima…
(Interruzioni)
Ho già avuto modo di chiarire, nell'intervento precedente, che non avevo nessuna intenzione né di difendere né di rimpiangere l'assessore Dessì, perché c'è poco da difendere e c'è certamente nulla da rimpiangere per quanto attiene alla mia modestissima ed insignificante valutazione! Non è questo il punto. L'avete già difeso voi abbastanza bene, lo state difendendo a spada tratta, lo state difendendo talmente bene che state sorridendo e avete questo atteggiamento divertito, compiaciuto e sufficiente dopo che il Presidente della Regione non ha risparmiato nulla all'assessore Dessì e anzi gliene ha rovesciato addosso; se qualche ombra c'era stata nella fase precedente, il Presidente della Regione ha utilizzato buona parte del tempo della sua replica per caricare ancora di più la dose di mancanza di rispetto, di stima, di considerazione dell'ex assessore Dessì. E voi state sorridendo! Quindi non è che avete scaricato un amico, io non so se fosse un amico vostro, compagno magari, ma non amico, sono due cose diverse, però, certamente, l'avete scaricato nel modo più ignominioso e nulla state facendo neanche dopo che il Presidente della Regione, ripeto, non è che abbia attutito i toni, li ha esacerbati ulteriormente, parlando di inadeguatezza, di incapacità, tutte le cose più terrificanti che un Presidente della Regione possa dire riferite ad un Assessore che, fino ad un mese fa, sedeva nei banchi della sua Giunta. Voi state sorridendo, complimenti!
Comunque, Presidente, lei non ha risposto ad alcuna delle domande che noi le abbiamo posto! Lei ha detto semplicemente che ha il diritto di farlo, in quanto glielo attribuisce la legge, per cui fa fuori quando e come vuole ciascuno dei piccoli indiani, come mi permettevo di dire prima. Questa è la sostanza della sua risposta! Lo può fare, ma nessuno ha messo in discussione che potesse farlo. (Presidente, la prego di considerare il tempo che mi è stato sottratto all'inizio) Il problema non è quello che lei lo possa fare oppure no, lo può fare, il problema è, e rimane tale e quale, che noi vogliamo conoscere i motivi che stanno dietro a queste dimissioni e lei, su questo, ha poco elegantemente glissato. Dico poco elegantemente perché assai poco elegante è stato nei confronti del suo ex collaboratore.
Comunque, Presidente, non è vero che regna la trasparenza nella Giunta regionale. Non è vero che tutto viene tempestivamente messo in rete, perché alcune cose non vengono messe in rete e alcune cose, come già abbiamo avuto modo di far notare, vengono messe in rete prima in una versione e poi compare in rete anche la seconda versione; lei sa a che cosa mi riferisco, presumo! Si tratta di molti soldi, per cui non sono delle questioni marginali. Meno male che esistono le interrogazioni…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). Concludo, signor Presidente.
PRESIDENTE. No, ha concluso!
ARTIZZU (A.N.). Menomale che esistono le interrogazioni per avere chiarezza su alcuni aspetti. Allora perché non ci risponde sull'interrogazione che le ha rivolto il Gruppo…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu!
ARTIZZU (A.N.). Presidente, mi è stato sottratto del tempo all'inizio…
PRESIDENTE. Glielo abbiamo restituito!
ARTIZZU (A.N.). Le assicuro che concludo rapidissimamente!
Come mai allora, visto che lei è amante della trasparenza, non risponde all'interrogazione che le ha rivolto il Gruppo di Alleanza Nazionale circa l'assegnazione dell'incarico ad una determinata società di pubblicità per questa bruttissima, orrenda campagna pubblicitaria di "Sardegna fatti bella"?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole alla mozione che mi vede come firmatario. Devo dirle, presidente Soru, che anche io sono rimasto deluso dalla sua replica. Lei in questi due anni e mezzo ha acquisito, purtroppo, alcuni dei difetti peggiori della politica e, tra questi, quello dell'ipocrisia che, in politica, è purtroppo una merce abbastanza diffusa. Noi le avevamo chiesto di dirci qual era il motivo per cui l'assessore Dessì andava via. Lei ci ha detto che il motivo è "incompatibilità caratteriale", dicendoci questo sostanzialmente io credo che faccia un torto alla lettera con cui l'Assessore si è dimesso, non l'ha licenziato lei, si è dimesso! E dimettendosi ha sollevato dei problemi che erano di carattere politico, ci saremmo aspettati che, in quest'Aula, se lei è persona onesta e sincera, i problemi di carattere politico sollevati dall'ex assessore Dessì venissero in qualche maniera citati e a quei problemi fosse resa giustizia.
Lei non l'ha fatto! Lei non l'ha fatto e ha detto una cosa (l'unica di quelle che ha detto, ma l'ha detta in dieci minuti, quindi era una cosa importante) che io condivido ed è quella che riguarda il fatto che, nel presidenzialismo, lei abbia il dovere di rimuovere gli Assessori che non vanno bene e che non sia un suo diritto ma una sua responsabilità. Sono assolutamente d'accordo con quello che lei dice. Questo significa che gli Assessori, i dieci che non ha rimosso, quelli che sono stati comunque presentati nella sua Giunta successivamente, vanno bene. Significa che lei ha la responsabilità politica dei fallimenti degli Assessori che non vanno bene! Perché se non li rimuove, se non li allontana, se non ne provoca le dimissioni, se non salta fuori l'incompatibilità di carattere con questi, significa che, a oggi, gli Assessori che ci sono nella sua Giunta (siccome lei ha il dovere e la responsabilità di allontanarli e di rimuoverli se sono inadeguati o se con le loro incompatibilità caratteriali impediscono il corretto andamento del programma del suo governo) vanno bene. Ne terremo conto!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Per dire che c'è molta insoddisfazione per come sono andate le cose, per il tipo di risposte che ha dato il Presidente in merito alla mozione presentata dall'opposizione. Dico questo perché non mi pare che questo dibattito abbia chiarito assolutamente nulla e che tutti i quesiti che sono stati posti, le preoccupazioni, i dubbi che sono stati avanzati, sono rimasti tali, non si è risposto, sia nel merito della situazione che riguarda più squisitamente l'assessore Dessì, ma neanche si è risposto a tutte le altre cose che sono state dette, che riguardano la vita di questo Consiglio regionale, che riguardano questioni che noi stiamo affrontando in questi giorni e in questo periodo, che sono di straordinaria importanza.
Certo, lei non era tenuto oggi a rispondere a tutto questo, però io credo che fosse doveroso da parte sua dare una risposta su tutte le cose che sono state dette questa mattina. Lei non lo ha fatto. Quello che preoccupa molto e mi ha sorpreso per dire la verità, conoscendo anche la sua persona, è che lei ha liquidato un suo collaboratore che, per oltre due anni, nel bene e nel male, ha lavorato con lei e con la sua Giunta. E' stato liquidato, questo Assessore, dal suo Partito e dalla sua maggioranza e credo che non sia un fatto che onora questo Consiglio regionale. Quello era un Assessore che può aver fatto anche degli errori ma nei confronti del quale, per quanto mi riguarda, non ho assolutamente nulla da dire, mi sarei potuto aspettare qualche risposta in più, però devo dire che si è comportato comunque in modo corretto.
Ecco, io credo che, in un momento come questo, un Assessore come l'assessore Dessì avrebbe meritato almeno l'onore delle armi, cosa che non ha fatto né la Giunta regionale né la sua maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io non credo che sia un problema di onore e neanche di armi, è un problema credo abbastanza semplice. Posso dire, perché non ho perso neanche una battuta della replica del Presidente, che se c'è una considerazione da fare non è che il Presidente ha glissato sulle ragioni che hanno portato alla sostituzione di Dessì, il Presidente ha detto le ragioni, la mia opinione è che sia andato anche oltre le domande della vostra mozione, a conferma che non c'è niente da nascondere in ragione di una scelta politica che è stata fatta. Poi si può usare anche il termine "scaricare" riferito al mio Partito, non è un termine che, secondo me, risponde alla situazione, io penso che sia più giusto riflettere, possono mutare le ragioni da parte di chi nomina e da parte di chi è nominato, c'è stata un'evoluzione del rapporto che ha portato ad una assunzione di responsabilità, sia da parte del Presidente che da parte dell'assessore Dessì. Un mutamento dei rapporti che ha prodotto una assunzione di responsabilità. La lettera di Dessì è una lettera di conferma di una assunzione di responsabilità, la sostituzione conferma una assunzione di responsabilità, fatta in modo palese, non c'è bisogno di andare a vedere sotto quello che c'è. Quello che c'è, è sotto gli occhi di tutti, c'è bisogno di un rapporto di fiducia che, in questo momento, era venuto meno sia forse per il comportamento di Dessì, sia forse per il non apprezzamento di Dessì nei confronti di Soru. Sono rapporti normali che si determinano in situazioni politiche come queste.
Però, approfittando della dichiarazione di voto contro la mozione, come mi è capitato in tutte le occasioni di votare contro le mozioni, chiedo al Presidente Floris, a lei Presidente che è il più anziano fra tutti noi, come mandati politici:, pensa che possiamo continuare a lungo con questa funzione del Consiglio? Io penso di no! Penso di no! Lo dico per la maggioranza e lo dico per la minoranza. Il Consiglio si può rivalutare, collega Diana. Lei ha presentato una proposta di legge statutaria, un meccanismo diciamo, i suoi colleghi dell'opposizione hanno respinto quel meccanismo, si potrebbe tornare anche a quel meccanismo ma lei sa benissimo che stiamo parlando di un'attività della Commissione autonomia che deve lavorare almeno il doppio di come lavora oggi. Allora lei mi risponda, in nome e per conto della opposizione che lei rappresenta, presentando questa mozione di oggi, se quel meccanismo si è disposti ad accoglierlo o meno.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). Quando si chiedono i voti qui a conferma del numero legale, sono voti che si chiedono per confermare le presenze degli assenti, per portare a casa il gettone di presenza, anche quando si arriva gli ultimi cinque minuti di attività del Consiglio. Continuiamo così e vedrete che di Biggio ne verranno molti in campo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). Ma Biggio dice a voi quello che voi non fate e a noi quello che noi non facciamo secondo Biggio, quindi parla per tutti ma soprattutto per voi che avete trasformato il Consiglio regionale in un luogo di chiacchiere delle mozioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
(Interruzioni)
Chiedo scusa, colleghi… quando ritenete che possiamo riprendere…grazie colleghi. Prego presidente Soru.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Intervengo solamente per dire che voterò "no" alla mozione e per puntualizzare due cose che voglio comunque che rimangano agli atti puntualizzate. Non ho detto che qualcuno legge la Costituzione e che io non la legga perché magari è da pochi anni, da un tempo inferiore, che svolgo un ruolo attivo nella politica; ho richiamato alla consapevolezza di tutti che magari le stesse leggi sono a piena conoscenza di tutti quanti, che tutti abbiamo gli stessi strumenti per leggerle, tutti abbiamo sentito il dovere di leggerle e tutti ci richiamiamo ad esse, le leggi della nostra Regione e anche le leggi dello Stato, in particolare la Costituzione che richiama, come ad ogni tornata viene ricordato, anche le modalità di nomina del Consiglio dei Ministri.
Così come, ho un sacco di difetti e sicuramente col tempo ne avrò sempre di più, peggioriamo tutti, quindi peggiorerò anch'io, però non sono totalmente d'accordo col consigliere Vargiu di aver rapidamente acquisito quello che lei ritiene sia un difetto dei politici, io non ritengo giusta questa sua accusa che tutti i politici siano ipocriti. Ci sono un sacco di politici che non sono ipocriti e mi pare di non essere stato ipocrita in quest'Aula rispondendo alla vostra domanda su quali siano stati i motivi di questa sostituzione, ho detto che non ce n'è solo uno, che c'è un percorso che si compie e ho detto che sicuramente le delibere sulla Syndial sono state un fatto importante e anche per questo ho detto che le delibere sulla Syndial sono a piena disposizione di tutti voi e ne darò copia. Delle delibere di tutti gli atti preparatori ne lascerò copia al Presidente del Consiglio. Dov'è l'ipocrisia? Mi pare di aver pienamente risposto.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione della mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 94.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Pacifico ha votato contro e il consigliere Farigu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SECCI - SERRA - SORU - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 75
votanti 72
astenuti 3
maggioranza 37
favorevoli 27
contrari 45
(Il Consiglio non approva).
Prego i colleghi di non andar via perché l'ordine del giorno reca lo svolgimento delle interpellanze. Colleghi, io vi chiedo scusa ma i lavori si sono protratti; nonostante avessimo insieme deciso che comunque il tempo delle mozioni andasse contenuto, siamo andati un po' più in là. Però c'è un problema, l'assessore Foddis questa sera credo che non potrà essere presente.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. No, sarò qui stasera.
PRESIDENTE. Va bene, non c'è più il problema, per cui possiamo...
(Interruzione del Presidente della Regione)
Chiedo scusa, poiché invece il presidente Soru questo pomeriggio non potrà esserci, essendo all'ordine del giorno lo svolgimento dell'interpellanza numero 149, alla quale deve rispondere il Presidente della Regione, vi prego di restare, anche se abbiamo sconvolto un po' il lavoro, per concludere con lo svolgimento delle interpellanze che, del resto, sono è stato richiesto dalla opposizione.
Il lavoro sulle interpellanze segue un andamento veloce, colleghi, come sapete: cinque minuti per essere illustrata, cinque minuti perché possa essere data una risposta e poi è possibile una brevissima replica, quindi stiamo parlando di pochissimi minuti.
Prego i colleghi di prendere posto, l'interpellanza è la numero 149, per la quale l'onorevole Sanjust tra l'altro ci aveva raccomandato di non spostare la discussione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 149.
(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza:
INTERPELLANZA SANJUST - LA SPISA - CONTU - LOMBARDO - MILIA - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO - LADU - MURGIONI - GALLUS - VARGIU - CASSANO - PISANO - CHERCHI Oscar, sulla transazione dei canoni dovuti all'ERSAT dalla società Cooperativa 3A di Arborea.
I sottoscritti,
premesso che:
- nel 1959 l'allora ETFAS acquistò degli immobili in via Cesare Battisti a Cagliari e, dall'anno 1966, gli stessi vennero concessi in locazione alla Cooperativa 3A di Arborea;
- l'ERSAT, quale nuova denominazione del vecchio ente regionale, con protocollo 3494/fo del 1° marzo 1993, richiese un nuovo canone di locazione pari a lire 86.000.000 annue, motivando ciò con l'adeguamento ai canoni di locazione effettivi sul mercato;
- il suddetto canone venne sempre contestato dalla Cooperativa 3A di Arborea al punto che, dopo aver pagato quanto richiesto per tutto il periodo 1993-1998, a partire dal 1999, con decisione unilaterale, la 3A di Arborea riprese a pagare il canone fissato nel periodo precedente al 1993, equivalente a lire 5.695.200;
preso atto che:
- con delibera commissariale del 28 dicembre 2005, il commissario dell'ERSAT ha proceduto al rinnovo del contratto di locazione dei locali di cui all'oggetto, deliberando anche il raggiungimento di un accordo con la Cooperativa 3A di Arborea riguardante il pregresso dovuto, approvando una transazione a saldo e stralcio di quanto dovuto dal locatario per il periodo luglio 1993-dicembre 2005;
- il nuovo contratto di locazione è stato fissato in euro 660 mensili (euro 7.920 annui), pari a 6 euro a metro quadro, per 110 metri quadri di locale;
- nella delibera commissariale di cui all'oggetto, non viene riportato quanto la 3A di Arborea vantava come debiti nei confronti dell'ERSAT per gli anni 1999-2005, vale a dire da quando, con decisione unilaterale, riprese a pagare il canone fissato prima del 1993;
- nella delibera commissariale di cui all'oggetto, viene stabilito che la Cooperativa 3A di Arborea dovrà versare all'ERSAT, a saldo, stralcio e transazione di quanto dovuto per il periodo da luglio 1993 a tutto dicembre 2005 la somma complessiva di euro 38.000;
- in forza di tale transazione, i crediti vantati dall'ERSAT che la Cooperativa 3A di Arborea avrebbe dovuto rifondere e, pertanto, iscritti in bilancio, sono stati cancellati, come si evince dalla comunicazione interna 0001602/Servizio affari generali e legali, a firma del direttore del servizio;
evidenziato che:
- 1'ERSAT, commissariato con decreto del Presidente della Giunta regionale n. 77 del 23 maggio 2005, è un ente strumentale della Regione facente capo all'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
- l'attuale Assessore all'agricoltura e riforma agro-pastorale ha ricoperto l'incarico di direttore generale della società Cooperativa 3A di Arborea e non si è mai avuta notizia di una sua eventuale rinuncia all'incarico stesso;
- a fronte di un debito pregresso, sottaciuto nella delibera commissariale del 28 dicembre 2005, è stato stipulato un accordo di transazione di 38.000 euro,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:
1) a quanto ammonta il debito che la società Cooperativa 3A di Arborea ha contratto negli anni nei confronti dell'ERSAT;
2) se la transazione stipulata con delibera commissariale risulti essere congrua per le parti;
3) se ritengano congruo il nuovo canone d'affitto stabilito con delibera commissariale del 28 dicembre 2005 in 7.929 euro annui, considerato che nel 1993 1'ERSAT aveva richiesto un canone annuo di 86.000.000 di lire;
4) se, in tale contesto, non ritenga ravvisabile, qualora sia ancora vigente l'incarico di direttore generale della società Cooperativa 3A di Arborea, un conflitto di interessi dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. (149).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanjust per illustrare la sua interpellanza.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, a me dispiace per i colleghi che a quest'ora tarda si sia comunque costretti a restare in aula per discutere un'interpellanza che, tra l'altro, è stata presentata, vorrei ricordarlo, il 9 di febbraio. Penso di poter affermare - in modo magari un po' spiritoso - che è stato un vero e proprio parto.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Sanjust.
Prego i colleghi di prendere posto e di evitare il chiacchiericcio. Prego, onorevole Sanjust.
SANJUST (F.I.). A mio parere, questa interpellanza, che pure non ha perso la sua importanza, avrebbe forse avuto un significato diverso, un significato maggiore, qualora fossimo riusciti a discuterla otto mesi fa. Devo dire però che il fatto che non sia stata discussa all'inizio di seduta ma dopo alcune dichiarazioni rese dal Presidente della Giunta, forse la rende ancora attuale, visto che il Presidente più di una volta si è pronunciato sulla legittimità delle delibere, sulla legittimità dei pareri; penso che questa interpellanza metta in evidenza che, quanto meno su questo argomento, ci siano stati dei momenti che, sempre a parer mio, di legittimità hanno ben poco, o forse, se non volessimo utilizzare il termine di legittimità, di leggerezza.
Mi fa comunque piacere che, nonostante gli otto mesi di ritardo, la discussione su questa interpellanza avvenga dopo che, negli ultimi mesi, da parte del Presidente della Giunta, si sia più volte fatto riferimento agli sprechi che, a suo dire, dovrebbero finire all'interno della macchina burocratica regionale, e soprattutto in quei comparti della nostra macchina regionale in cui viviamo momenti - ma soprattutto li vivono i lavoratori - di gravissima crisi.
Mi riferisco, per esempio, ai lavoratori delle ditte di pulizia che, a causa dei tagli apportati al bilancio, rischiano di vedere addirittura dimezzato il loro stipendio, che ammonta a circa 400-500 euro al mese. Presidente, sicuramente, avrà letto l'interpellanza, visto che oggi ha avuto il buon garbo di partecipare a questa seduta per poter rispondere, per cui salto i preliminari, salto l'excursus sul contenzioso tra la 3A di Arborea e l'ERSAT, ente strumentale della nostra Regione, per arrivare direttamente - visto il poco tempo a disposizione - alle domande che le pongo e che spero oggi abbiano una risposta.
Ho messo prima l'accento sul discorso degli sprechi e sul fatto che non ci siano i soldi per garantire alcune fasce di lavoratori, perché l'oggetto dell'interpellanza riguarda una transazione siglata tra l'ERSAT e la 3A, in fretta e furia, che ha chiuso una vertenza che si trascinava da tantissimi anni e dalla quale non si riusciva a "cavar piede". Improvvisamente, dopo la nomina ad Assessore dell'agricoltura del direttore generale della 3A, Foddis, si sblocca questa vertenza con una transazione che porta nelle casse dell'ERSAT 38 mila euro.
Nella determina dirigenziale, alla quale fa riferimento, però, stranamente, non si dice mai, e io vorrei che lei a questa domanda desse una risposta, qual era il debito che, nel corso di questi anni, era intercorso tra la 3A e l'ERSAT.
Le chiedo anche se la transazione stipulata con la delibera commissariale risulti essere congrua tra le parti. Perché ciò che stona un pochettino è che, a fronte di un canone di 86 milioni che l'ERSAT aveva richiesto alla 3A, la 3A, in maniera unilaterale, decida nel 1999 di non pagare più quanto richiesto dall'ERSAT ma di pagare un'altra cifra. Ecco perché le chiedo se la transazione risulti essere congrua per entrambe le parti, e soprattutto se, a questo punto, risulti congruo il nuovo canone di locazione fissato in 7.900 euro annui, cifra assolutamente diversa rispetto agli 86 milioni che l'Ente ha sempre richiesto alla 3A.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Regione.
Presidente Soru, le ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, l'interpellanza pone quattro domande; io partirei dall'ultima nella quale si chiede se l'assessore Foddis sia ancora direttore generale della società Cooperativa 3A di Arborea e se c'è un conflitto di interessi.
Stiamo parlando della società Cooperativa 3A di Arborea, non della società dell'assessore Foddis; stiamo parlando della cooperativa forse più importante del nostrro sistema agricolo, esempio, spesso ampiamente citato con orgoglio, di buon funzionamento in agricoltura. Quindi stiamo parlando di una situazione in cui i vantaggi non vanno ad arricchimento di qualcuno, ma eventualmente all'arricchimento di una società Cooperativa della quale l'assessore Foddis non è più direttore generale, lo è stato, ma non lo è più, in questo momento è in aspettativa. Dico questo per inserire la questione in un contesto un pochino più chiaro, non stiamo parlando di qualcuno che cerca di fare i suoi interessi privati arricchendosi a danno dell'erario, stiamo parlando della cooperativa 3A di Arborea.
Quest'ultima aveva un causa aperta, dal 1993, con l'ERSAT, ente che ha un patrimonio immobiliare enorme, ampiamente, anzi totalmente, non gestito, negli ultimi decenni, su cui ci sono state usucapioni, cessioni a prezzi irrisori, occupazioni illegittime, e di cui questa Giunta regionale ha fatto un inventario preciso cercando di capire che cosa è successo e succede; all'interno di questo processo di razionalizzazione delle proprietà e di cancellazione di occupazioni indebite, di regolarizzazioni di contratti, si pone, tra le tantissime altre, anche la sistemazione della partita di Arborea.
La 3A aveva in affitto un locale da ben prima del 1993, per il quale pagava un canone irrisorio; nel 1993, unilateralmente, come lei ha citato, l'ERSAT ha aumentato il canone passando - credo - da meno di 10 a 87 milioni, all'improvviso, con una decisione autonoma. La 3A ha pagato, ma ha contestato, non da oggi, fin dal 1993, riservandosi il diritto alla restituzione dei fondi. Dal 1999 si è anche stancata e ha smesso di pagare il nuovo canone; quindi dal 1999 al 2005 la 3A ha pagato solamente 17 mila euro, mentre dal '93 al '99, pur pagando il canone richiesto, promuoveva una causa per ottenere la restituzione delle somme versate.
Oggi, in base ad una transazione, il prezzo al metro quadro del canone di affitto è stato fissato a 6 euro. Nel '93, quando venne cambiato in maniera unilaterale, si passò ad un canone di 10 euro al metro quadro. L'attuale canone è stato ritenuto congruo date le condizioni dell'edificio, dato il fatto che le spese, sostenute sia per le manutenzioni ordinarie che straordinarie, sono a carico della 3A. Di conseguenza, ricalcolando tutto, dal '93 ad oggi, cioè da quando si è aperta la contestazione, la 3A avrebbe dovuto pagare 132 mila euro, per il primo periodo che va dal '93 al '99, e 168 mila per il periodo che va dal 1999 al 2005. In tutto avrebbe dovuto pagare, in base alla transazione, 300 mila euro, mentre dal '93 al '99 ha anticipato 244 mila euro (ma ne chiedeva la restituzione per cui era pendente una causa civile, sulla quale non avremmo deciso noi ma i tribunali), e dal 1999 al 2005 solo 17 mila, per un totale di 261 mila euro. Considerata la natura della controparte, sulla differenza tra 300 mila e 261 mila non sono stati conteggiati gli interessi, ma il solo saldo di 38 mila che è stato pagato dalla 3A.
In conclusione, il nuovo canone di locazione non è di 7.900 euro, come risulta a lei, ma di 24 mila euro all'anno, quindi 6 euro al metro quadro. Spero di aver fornito gli opportuni chiarimenti sulla questione;questione che, a mio avviso, va inserita in un più generale contesto di riordino di tutte le partite aperte dell'ERSAT…
PRESIDENTE. Presidente Soru, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanjust per dichiarare se è soddisfatto. Onorevole Sanjust, le ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione.
SANJUST (F.I.). Purtroppo i tre minuti non mi basteranno, ma dovranno essere comunque sufficienti. Presidente Soru, secondo me,pur essendo passati otto mesi, lei non ha avuto tempo di leggere bene le carte. Perché vede io ho tutti i documenti, ho la delibera del Commissario straordinario, ho le comunicazioni interne degli uffici, addirittura ci si stupisce del fatto che si chieda di cancellare un debito in bilancio di 221 mila euro. Ripeto, io ho tutta questa documentazione e poiché, nel corso della discussione della mozione, lei ha dichiarato che ci sono anche altre sedi nelle quali devono essere doverosamente resi noti alcuni atti che noi giudichiamo magari illegittimi, io invierò questa documentazione e anche i resoconti di questi interventi odierni in quelle altre sedi.
Sono infatti assolutamente convinto di quello che dico, perché leggo la delibera del Commissario straordinario, il quale dice che l'ERSAT aveva richiesto quel canone, 86 milioni di lire, perché riteneva necessario adeguarlo agli effettivi valori di mercato. Lo dice la delibera del Commissario, non lo dico io. Di conseguenza mi sembra anche strano che, nel parere di legittimità sulle deliberazioni del Commissario straordinario, manchi, per esempio, la firma del coordinatore di settore, e ci sia solo quella del dirigente di staff; mi sembra strano che l'atto non venga trasmesso quanto meno all'Assessorato dell'agricoltura per il controllo preventivo, ma soltanto per conoscenza a cose fatte. Inoltre, poiché lei oggi si è riferito al fatto che tutti gli atti devono avere il parere di legittimità da parte del direttore generale, in questo caso dell'ERSAT, mi sembra strano che non sia stato richiesto il suddetto parere. Questo è negli atti, non lo sto inventando io.
Come mi sembra assolutamente incredibile, e assolutamente strano, che cifre come quelle citate, iscritte a bilancio di un ente, improvvisamente, e in questo caso in maniera assolutamente unilaterale, ad un certo punto si decida di eliminarle; beh, io ravviso in questo il danno erariale, lei probabilmente ravvisa che non ci sia stato l'arricchimento di una persona, ma forse neanche il depauperamento ai danni della Regione, questa volta giusto, da parte di una cooperativa.
PRESIDENTE. Si conclude a questo punto la seduta di questa mattina, i lavori riprenderanno questa sera alle ore 16 e 30. Propongo una Conferenza dei Capigruppo alle ore 16, se i colleghi Capigruppo sono d'accordo. La seduta è tolta alle ore 14 e 24.
Allegati seduta
CCXLI SEDUTA
(Antimeridiana)
Martedì 10 ottobre 2006
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 26.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del martedì 19 settembre 2006 (235), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Cachia e Francesco Sanna hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di martedì 10 ottobre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
MARRACINI - PITTALIS: "Interventi in materia di professioni". (254)
(Pervenuta il 2 ottobre 2006 e assegnata alla sesta Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla donazione di sangue da cordone ombelicale per uso autologo".(643)
"Interrogazione Capelli, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata destinazione del nuovo edificio della scuola elementare di Sorgono agli uffici comunali". (644)
"Interrogazione Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra, con richiesta di risposta scritta, sul rischio di smantellamento della Palmera e dello spostamento dell'attività produttiva in un paese asiatico". (645)
"Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'applicazione della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 (Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Ambiti adeguati per l'esercizio associato di funzioni. Misure di sostegno per i piccoli comuni)". (646)
"Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sui contributi a favore delle associazioni di volontariato per l'assistenza agli infermi". (647)
"Interrogazione Floris Mario - Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'alienazione del complesso dell'Assunzione in Cagliari". (648)
"Interrogazione Salis - Balia - Maninchedda - Masia - Serra, con richiesta di risposta scritta, sulle difficoltà di gestione per i piccoli comuni del progetto "Sardegna fatti bella"". (649)
"Interrogazione Cuccu Giuseppe - Cucca - Sabatini, con richiesta di risposta scritta, sulla riorganizzazione dei servizi interni all'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale senza il necessario confronto sindacale". (650)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'assunzione degli idonei al concorso pubblico per agente forestale". (651)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza Pirisi - Floris Vincenzo - Barracciu - Sanna Franco - Corrias sulla ipotesi di esclusione delle Province di Nuoro e dell'Ogliastra dal riconoscimento dello stato di calamità naturale in seguito alla grave siccità che ha colpito la Sardegna nel periodo febbraio-giugno 2006". (194)
"Interpellanza Mattana - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Lai - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco sullo stato di attuazione dell'accordo per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna e sull'applicazione delle tariffe speciali energetiche per la filiera del cloro-soda". (195)
PRESIDENTE. Colleghi, avviamo il lavoro su una serie di interpellanze, così come previsto dall'ordine del giorno, sulle quali c'è qualche difficoltà per quanto riguarda la presenza, a inizio della mattinata, dell'Assessore dell'agricoltura impegnato ancora in un incontro. L'Assessore ci chiede se è possibile traslare la discussione delle prime tre interpellanze alla fine della mattinata. Io proporrei pertanto ai colleghi del Consiglio di iniziare i lavori con l'esame della mozione numero 94, sulle dimissioni dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Lei mi ha anticipato perché intendevo, comunque, al di là della temporanea assenza dell'Assessore, chiederle di discutere innanzitutto la mozione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io non ho alcuna difficoltà, per quanto riguarda la seconda e la terza interpellanza, non certamente per quanto riguarda la prima. Ringrazio della presenza il Presidente della Giunta, tra l'altro ritengo debba essere lui a rispondere alla mia interpellanza. Non vedo il motivo - visto che sono passati otto mesi - perché ancora una volta venga rinviato lo svolgimento della prima interpellanza.
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, non viene rinviato, lo svolgimento della prima interpellanza viene soltanto spostato alla fine della mattinata. Quindi, iniziamo con la mozione.
SANJUST (F.I.). Scusi, Presidente, se mi dà la possibilità...
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, non facciamo un dibattito fra me e lei, io ho fatto una proposta, l'onorevole Artizzu del resto ha fatto la medesima proposta, quindi, l'interpellanza di cui lei parla, la numero 149/A, verrà, se siamo d'accordo, traslata alla fine della mattinata.
SANJUST (F.I.). Se mi fa proseguire nel ragionamento, visto che è stato così cortese e carino da dire: "Se siamo d'accordo"; se c'è qualcuno che non è d'accordo, penso che…
PRESIDENTE. Lei ha già spiegato la sua opinione, se insiste la mettiamo ai voti.
SANJUST (F.I.). Sì, si potrebbe anche arrivare a questo senza alcun problema, visto che almeno qua dentro dovremmo essere ancora in democrazia; però, se lei mi assicura che il Presidente della Giunta resterà in Aula per tutta la mattina, io non ho alcuna difficoltà ad aderire alla proposta, la mia paura è che il Presidente potrebbe avere impegni e non garantire quindi la sua presenza sino alla fine della mattinata.
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, abbiamo detto che procediamo allo svolgimento delle interpellanze, insieme, alla fine della mattinata.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Glielo assicuro io, onorevole Sanjust.
PRESIDENTE. Mi sembra che le assicurazioni siano assolutamente superflue fra persone responsabili dei ruoli che ciascuno ricopre.
sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (94)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 94.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Diana - Artizzu - La Spisa - Capelli - Vargiu - Ladu - Liori - Farigu - Moro - Sanna Matteo - Rassu - Lombardo - Contu - Sanjust - Sanciu - Petrini - Cappai - Amadu - Biancareddu - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Pisano - Cassano - Dedoni - Murgioni - Gallus - Floris Mario - Cherchi Oscar sulle dimissioni dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALEPREMESSO che il 15 settembre u.s., l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente ha rassegnato le dimissioni irrevocabili dall'incarico, comunicandole per mezzo di due lettere, indirizzate l'una al Presidente della Regione e l'altra al partito di appartenenza, successivamente rese di dominio pubblico dall'ufficio stampa dell'Assessorato;
CONSIDERATO che:
- nelle sue lettere di dimissioni, l'Assessore traccia un quadro preoccupante non solo relativamente ai rapporti istituzionali che legano il Presidente della Regione alla Giunta regionale, ma anche sulle prospettive presenti e future dell'azione di governo della stessa Giunta;
- nella fattispecie, l'Assessore riferisce del venir meno della fiducia del Presidente della Regione nei confronti di diversi Assessori e del personale dirigente dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente;
- l'Assessore riferisce, inoltre, che sovente i suoi richiami ad un più puntuale perseguimento della legalità negli atti della Giunta regionale sono stati respinti in quanto considerati esercizio di pedante formalismo;
- infine, l'Assessore riferisce dell'esistenza di una crisi politica implicita all'interno della maggioranza, che andrebbe avanti ormai da mesi;
PRESO ATTO che:
- ai sensi dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna, comma unico dell'articolo 37, la Giunta regionale è responsabile di fronte al Consiglio;
- la situazione di crisi politica, ancorché non ufficialmente dichiarata, che interessa la maggioranza di governo, rischia di aggravare ulteriormente i problemi economici, già di per sé gravi, della Sardegna e fa temere, inoltre, per quanto attiene ai rapporti tra il Presidente della Regione, la Giunta e il Consiglio, per lo stesso esercizio democratico dei poteri statutari conferiti ai diversi organi istituzionali della Regione,
dà mandato al Presidente della Regione
affinché riferisca in Aula se:
- davvero sussiste una situazione di crisi politica tra il Presidente della Regione, diversi Assessori regionali e la maggioranza consiliare che sostiene l'esecutivo e, in caso affermativo, quali misure intende adottare per porvi rimedio;
- mai ha esercitato pressioni sulla Giunta regionale o su singoli Assessori affinché venissero assunti atti considerati illegittimi;
- ritiene che persistano le condizioni per la regolare prosecuzione della legislatura o se l'attuale situazione politica non richieda le dimissioni del Presidente della Regione e il conseguente ricorso alle elezioni anticipate. (94).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori presenti, questa mozione giunge con notevolissimo ritardo, certamente non dovuto al sottoscritto o ai suoi proponenti, dopo circa un mese o venti giorni, da quando l'assessore Dessì, immagino costretto, ha rassegnato le sue dimissioni. Credo che sarebbe stato opportuno che il collega Soru, fra le numerose informazioni rese al Consiglio, per quel rispetto che è dovuto a quest'Aula e che sempre più viene a mancare, comunicasse anche le motivazioni delle dimissioni di un Assessore, se dimissioni erano o se erano altro.
Ad oggi esistono almeno tre motivi per discutere questa mozione e per affrontare il problema; intanto per rimarcare all'onorevole Soru l'assoluta indispensabilità del rapporto fra l'Esecutivo e il Consiglio regionale. E' vero che non esiste nessun obbligo, nel senso che gli Assessori non sono votati dal Consiglio, ma vengono scelti volta per volta dal Presidente della Regione, però vede, onorevole Soru, io credo che sia abbastanza normale aspettarsi una sua comunicazione dal momento che il nostro Regolamento, il nostro Statuto (mi pare all'articolo 41), prevedono che, almeno una volta all'anno, gli Assessori presentino lo stato di attuazione del programma. L'assessore Dessì paradossalmente era stato l'unico che aveva provveduto, credo anche come forma di rispetto verso il Consiglio che lui conosce molto bene avendo per tantissimi anni operato all'interno di questa importante istituzione. Nonostante tutto, il Presidente della Regione, l'onorevole Soru, ha ritenuto di non dover dare nessuna comunicazione a questo Consiglio.
A questo punto ovviamente mi attivo nella mia discussione con un sostegno breve ma grafico rappresentato dalla lettera di dimissioni dell'assessore Dessì. Vede, Presidente, l'assessore Dessì ha usato una terminologia che io personalmente gli conosco essendo l'assessore Dessì, oggi il dottor Dessì, rientrato nei ranghi dell'organico del Consiglio regionale, persona molto attenta e scrupolosa, fine nello scrivere, talmente fine che finisce per rendere chiare anche le cose complicate, anzi probabilmente ha reso complicate le cose semplici. L'assessore Dessì si rivolge a lei con toni che a me paiono veramente gravi, nel momento in cui dice: "Ritengo di aver dato personalmente e ricevuto dalle strutture il massimo impegno affinché, nell'attuazione del Programma di governo e delle direttive impartite dal Presidente e dalla Giunta, l'attività dell'Assessorato si ispirasse a criteri di efficienza, trasparenza, legalità".
Vedete, usare già il termine "legalità" per un Assessore che rassegna le sue dimissioni è quanto meno grave, non oso definirlo in maniera diversa. Ma si fosse fermato a questi tre criteri: efficienza, trasparenza, legalità! Lo troviamo scritto un po' dappertutto. Il fatto è che l'assessore Dessì è andato avanti scrivendo: "Dell'osservanza di quest'ultima" - cioè della legalità - "data la mia formazione" - io non ne dubito - "ho una percezione acuta e puntuale: mi sarei augurato che la manifestazione di tale percezione non venisse sistematicamente intesa come esercizio di pedante formalismo,…". Insomma, colleghi, perché io chiedo che il Presidente della Regione ci dica qualcosa? L'assessore Dessì ha sollevato un problema o meglio, non ha sollevato un problema, ha creato un problema, perché io non ho mai pensato che potessero essere commessi atti illegali, posso pensare ad atti illegittimi, a scarsa trasparenza, ma non certamente al compimento di atti illegali. E' l'ultima cosa alla quale io penso, però l'assessore Dessì puntualmente e con grande precisione ha concentrato una parte delle sue dimissioni su questo aspetto.
Io credo che il presidente Soru dovrebbe in qualche modo informare il Consiglio. Continua l'Assessore dicendo quindi: "ma come garanzia nei confronti di ogni esercizio arbitrario e discrezionale del potere sia esso politico che amministrativo". Tutto questo fa pensare quasi che l'assessore Dessì fosse tra due fuochi, sottoposto a chissà quale tipo di forzature. Ovviamente l'assessore Dessì difende la sua posizione dicendo che si è impegnato sempre al massimo, nonostante da lungo tempo esistessero problemi di raccordo con il Presidente della Regione; questo è un secondo aspetto, al momento mi interessa capire dal Presidente per quale motivo l'assessore Dessì ha sollevato un problema di legalità.
Guarda caso, l'assessore Dessì è anche un autorevole esponente del partito di maggioranza relativa, è un dirigente, è un uomo che ha fatto sempre politica e non ne fa mistero. L'Assessore dice: "Molto, certamente, di meglio e di più avrebbe potuto essere fatto ma questo non riguarda soltanto il sottoscritto e l'Assessorato al quale finora è stato preposto."; sembrerebbe dire che se è insufficiente lui nello svolgere il suo ruolo, figuriamoci gli altri. "Molto resta ancora da fare" - aggiunge l'Assessore - "perché da due lunghi anni…" sto citando le sue parole perché l'assessore Dessì è un politico, non è un Assessore tecnico, altri possono essere Assessori tecnici, come la professoressa Dirindin, ma l'assessore Dessì è un autorevole esponente di un importantissimo partito della maggioranza e quindi dice: "perché da due lunghi anni la Sardegna aspetta di capire in quale direzione questa Legislatura regionale intende, sotto l'impulso del Presidente della Giunta, condurre l'Isola, migliorandone le condizioni soprattutto economiche e sociali". Secondo me, l'Assessore sembra dire - credo di poterlo condividere - che in questi due anni nessuno abbia capito esattamente in quale direzione debba andare il Governo della Regione Sardegna".
Dice ancora l'Assessore, rivolgendosi al Presidente, che non si sottrae ovviamente al suo giudizio critico e che si rimette alla sua valutazione. Questo non esclude però - dice l'assessore Dessì - che ci troviamo davanti a quella che a questo punto è percepita da tutti "… come una crisi politica ormai più che implicitamente aperta da mesi". Dice la verità fondamentalmente, una verità confermata dalle dichiarazioni dei partiti rese in quei giorni alla stampa: "I D.S. dicono no al Governatore, ora la verifica", "La Quercia schiacciata da un monarca", "La maggioranza nasconde la crisi", "Soru: Morittu al posto di Dessì, ma i D.S. frenano". La dichiarazione più importante che, secondo me, avvalora ancora di più quanto detto dall'assessore Dessì, è quella del segretario regionale dei D.S., Giulio Calvisi, il quale afferma che occorrono Assessori con più peso politico.
Se il segretario regionale del primo partito del Consiglio regionale, e quindi della maggioranza, dice che sono necessari Assessori con più peso politico, capisco che le considerazioni dell'assessore Dessì sono tutte vere; siamo cioè in presenza di una crisi latente, che non emerge in tutta la sua complessità, forse fuori, ma le assicuro, collega Soru, che all'interno di quest'Aula la percepiamo quotidianamente. Io non lo so se sia nei suoi confronti o nei confronti della Giunta, io dico solo che probabilmente lei ha una marcia in più della sua Giunta o della sua maggioranza e questo rende tutto molto complicato, se la marcia fosse in più, ma siccome certe volte si può andare con una presa diretta, altre volte bisogna anche rallentare e invece lei schiaccia l'acceleratore sempre e lo schiaccia talmente tanto che probabilmente finisce per schiacciare anche le posizioni politiche, anche i partiti!
Tra l'altro, lei ha questa grande capacità di rilanciare sempre, nel momento in cui c'è stata la crisi, all'interno di quest'Aula e non solo, per il Piano paesaggistico regionale, ecco che scoppia il caso Dessì e quindi sposta l'attenzione, la concentra su argomenti diversi, ma certamente molto importanti. Poi chiede di interrompere le sedute del Consiglio regionale per dare delle comunicazioni, certamente importantissime, non lo nego, lei ha portato a casa apparentemente uno straordinario risultato con le entrate, lo stiamo verificando, vorremmo verificarlo ancora, mi sarei aspettato che lei venisse in Aula a dare le comunicazioni sulle cifre esatte e dire: "Consiglio Regionale, attivati perché d'ora in avanti queste risorse bisogna spenderle bene!", non mi pare che sia assolutamente così!
Ma da dove nasce tutta la contrapposizione politica all'interno di quest'Aula, all'interno della sua maggioranza e dalle considerazioni dell'assessore Dessì? Hanno un'origine antica, quella di non aver visto risolto nessuno dei gravi problemi che ha l'economia sarda e allora quotidianamente, nonostante il buon cuore di certe parti sindacali, alla fine la pazienza ha un limite e non si può pensare che, se è vero, come molti sindacati hanno detto, che 6 mila posti di lavoro sono stati persi nell'industria, nessuno faccia niente! Ed era uno dei drammi! Se il problema di Abbanoa e dell'acqua, anche oggi all'attenzione dei sardi, è un problema nel quale la Giunta regionale e il Presidente della Regione non debba intervenire per risolverlo, io credo che sia un fatto gravissimo, così come se i pastori sardi non hanno avuto i 14 centesimi promessi se non per il tramite di altre operazioni di difficile comprensione per l'agricoltore o per l'allevatore che ha già conferito il suo latte, che ha affrontato i costi e che oggi vede svilito, ancora una volta, il prezzo del latte, nessuno interviene.
Poi succede anche che ci sono i convegni ad Alghero e il Presidente della Regione dice che, negli ultimi due anni, mi dispiace che non sia presente l'assessore Foddis, l'agricoltura sarda ha fatto balzi da gigante in avanti, è migliorata notevolmente. Presidente Soru, io sono, credo, una di quelle persone alle quali, per mia formazione, piace girare molto, ho amici in tutta la Sardegna e, guarda caso, le mie amicizie sono particolarmente concentrate nel mondo agricolo, guardi che io non avevo mai conosciuto in Sardegna il dramma di questi mesi, è un dramma che veramente rischia di creare anche conflitti sociali!
Insomma, di fronte a questi problemi, di fronte alla "nessuna" battaglia che il presidente Soru sta facendo, per esempio, per il rigassificatore a Porto Torres, posso pensare che i problemi dell'assessore Dessì siano dovuti solo ed esclusivamente, come pare, ad una delibera che riguardava la Syndial? Non posso crederlo assolutamente! Perché se così fosse, non si capisce come mai il primo giorno che l'assessore Dessì non ha partecipato alla Giunta, su dodici delibere, nove riguardavano l'ambiente. Magari sarà una coincidenza, forse un caso, mi risulta però che molte di quelle delibere avrebbero dovuto essere esaminate molto prima; forse non le ha portate l'Assessore? Non le ha volute istruire l'ufficio? Il presidente Soru riteneva di non doverle assumere? Beh, tutte queste cose sono cose che noi ci chiediamo.
Allora, presidente Soru, viene in Aula anticipando anche quella che, per una mozione, è stata l'opera più convincente sulla base dell'articolo 54, mi sono lagnato anche di questo, per il fatto che, entro i 10 giorni, sono successe tantissime cose, probabilmente avremmo dovuto affrontare questo argomento e parlare delle dimissioni dell'assessore Dessì molto prima che ella provvedesse alla nomina del nuovo Assessore, presumo!
Vede, con l'esperienza che abbiamo avuto con l'assessore Addis, quando lei si presentò in Aula e in 6 secondi e mezzo liquidò la partita, non fece una bella figura; guardi, glielo dico molto sinceramente, lei non può pensare che noi la sottoponiamo a un fuoco di fila di interrogazioni, di interpellanze, di mozioni perché ci interessa sparare sul manovratore. A me personalmente non interessa sparare sul manovratore perché non sono io che poi decido le sorti di quel Governatore o del prossimo Governatore o di questi partiti e del futuro quadro politico, sono gli elettori che lo decidono. Però, io ho la stessa dignità di consigliere regionale che ha lei all'interno di quest'Aula, probabilmente con le stesse responsabilità sulle questioni che mi sollevano all'esterno, che ci sollevano all'esterno.
Ma per quale motivo il Presidente della Regione, nel momento in cui stiamo provvedendo a mettere mano alla legge statutaria, nella quale stiamo cercando di capire come si possono riequilibrare il potere esecutivo e il potere legislativo, lei che è un ispiratore (mi fa piacere che abbia preso atto che di riforme non se ne sono fatte e che siamo in grande ritardo, mi fa piacere che l'abbia detto proprio lei) e nel momento nel quale noi pensiamo che il rapporto tra l'Esecutivo e il Consiglio regionale debba avere un qualcosa di diverso da come lo sta gestendo lei, lei non sente la necessità e non ha la sensibilità di venire in Aula e dire: "Cari colleghi, l'assessore Dessì non era adeguato al suo ruolo, l'assessore Dessì non seguiva la programmazione che era stata stabilita all'origine di questa legislatura, l'assessore Dessì non seguiva assolutamente gli indirizzi che il Presidente della Regione, giustamente e correttamente, ha dato!".
Nessuno di questi passi è stato fatto. Allora, è chiaro che nella sua posizione avrà da lagnarsi del fatto che i consiglieri regionali prendano la parola in questo modo e insistano per conoscere, per sapere di più. Quando abbiamo presentato l'interrogazione sul "Sardegna fatti bella" (avevamo puntato molto anche noi su questa idea innovativa, forse lo poteva essere, ma la fretta anche in quel caso è stata cattiva consigliera), non avete seguito le cose che noi abbiamo detto in quest'Aula; il risultato qual è stato? Una vergogna di manifesti che hanno tappezzato la Sardegna, incomprensibili per chiunque! Ci sono delle maestre elementari, degli insegnanti delle scuole medie che stanno sottoponendo a giudizio quei manifesti, per vedere se i ragazzi, che sono i primi recettori di questo argomento, riescono a capire che cosa vogliono dire. Presidente Soru, non l'ha capito nessuno! Naturalmente lei (che non è uno sprovveduto, così come le ho detto anche in una interrogazione, anzi in un comunicato stampa) è intervenuto alla riunione dell'ANCI ammettendo che si trattava di un grande fallimento. Ora, è chiaro che non è fallita l'idea, è fallita l'operatività, è fallito il modo. Si pensava di risolvere i problemi della Sardegna col "Sardegna fatti bella" e non è così, Presidente.
Io credo che ci debba essere maggior dialogo tra l'Esecutivo e il Consiglio poi, se si vogliono seguire anche i consigli della minoranza, sarà un piacere darli ma quanto meno la maggioranza deve essere convinta degli errori che si stanno commettendo e io credo che sia sufficientemente convinta se il problema politico non è stato ancora risolto e attende di essere risolto. Quindi, Presidente, abbiamo ancora due anni e mezzo, quasi tre di legislatura; io sono sicuro che lei non vorrà abbandonare il campo, perché non rientra nel suo modo di fare e poi perché ha assicurato i colleghi del Consiglio che non l'avrebbe mai fatto. Non c'era bisogno di farlo, credo che sia stato scortese anche in quel modo... ho terminato, Presidente?
PRESIDENTE. Penso di sì.
DIANA (A.N.). Altri venti secondi?
PRESIDENTE. Ha parlato per venti minuti, onorevole Diana! Prego, una battuta per concludere.
DIANA (A.N.). Sì, una battuta per concludere. Quindi dicevo, Presidente, guardi, ha soddisfatto le esigenze di quasi tutti in quest'Aula, forse sì, forse sì, ma non è sufficiente e le dico che è stato abbastanza irriguardoso l'altro giorno quando ha sollevato in quest'Aula il problema del collega Biancareddu. Si poteva risparmiare quella battuta!
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi del Consiglio che abbiamo deciso, in Conferenza dei Capigruppo, di esaurire tutti i punti all'ordine del giorno nella giornata odierna chiudendo i lavori alle ore 21; questo comporta un'organizzazione del lavoro che, laddove necessario, porta anche a un contingentamento dei tempi in base alla consistenza dei Gruppi. Pertanto ricordo ai colleghi che intendono prendere la parola di iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento, così capiamo se si può rientrare nell'organizzazione del lavoro senza dover contingentare.
E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo di essere nel vero se affermo che mai, come in questo periodo e nei precedenti due anni e mezzo, c'è stato un livello tale di irresponsabilità politica e istituzionale. Si è riscontrato nei primi due anni e mezzo di questa legislatura in varie vicende: il Piano paesaggistico, il confronto con lo Stato, le dimissioni dell'Assessore dell'ambiente che, a mio giudizio, gettano una luce sinistra sulla vita dell'autonomia della Regione. Vorrei domandare al Consiglio regionale, a tutti quelli che hanno responsabilità politiche, ai partiti, a me stesso: il sacrificio che la Sardegna e i sardi devono pagare al totem del presidenzialismo è giunto a un punto di non ritorno oppure è il risultato di un momento difficile e di transizione che non ha saputo cogliere, con tempestività e adeguatezza, il significato del cambiamento e quindi confermare o conformare tutti gli strumenti e le regole a questo cambiamento?
Noi non possiamo, nel fare questa valutazione, dimenticare che la nostra è una specialità autonomistica compiuta, antica di sessant'anni, con potestà di rango istituzionale, che è legittimata a darsi regole e strumenti e forma di governo più congeniale alle nostre aspirazioni, alle aspirazioni del popolo sardo, popolo sovrano, che - nei tempi della storia - ha saputo scrivere importanti pagine di civiltà, signor Presidente, importantissime pagine di civiltà, anche di principi giuridici sui quali si sono retti e si reggono gli strumenti democratici e civili di molti Paesi europei che hanno copiato quanto la Sardegna ha fatto.
Siamo evidentemente in ritardo nella costruzione di una Regione rinnovata e moderna e, in questi ultimi due anni e mezzo, si è allargato il solco che ci separa dai veloci mutamenti istituzionali, culturali ed economici delle Regioni più evolute d'Italia e d'Europa, ingabbiati come siamo da una spasmodica concezione della riduzione a tutti i costi della spesa fine a se stessa, ridotti a fare i questuanti nei confronti del Governo e del Parlamento perdendo di vista, se non annullando e mortificando, i valori e la forza della nostra autonomia.
Noi non mettiamo in discussione il presidenzialismo, nessuno intende sminuire o minare le prerogative del Presidente e il significato del rapporto fiduciario con gli Assessori, tutt'altro; è l'uscita dei due Assessori che ci preoccupa, soprattutto il modo nel quale è avvenuta, l'oscurantismo che ha soffocato le ragioni del venir meno di una fiducia che era illimitata, se è vero com'è vero che questi due Assessori sono stati scelti dal Presidente e non dai partiti politici, che il Presidente ha scelto i componenti della sua Giunta. Dunque è vero che la legge costituzionale del gennaio 2001 ha conferito una nuova dimensione giuridica e politica al Presidente della Regione mediante l'elezione diretta, che gli ha attribuito la potestà di nominare e revocare gli Assessori come persone fisiche, così come gli ha attribuito, seppure in maniera surrettizia, la facoltà di promuovere lo scioglimento del Consiglio regionale. Vedete, cari colleghi del Consiglio, questo è vero, ma è altrettanto vero che ha rafforzato, a mio avviso, l'equivalente potestà politica e giuridica del Consiglio regionale di sfiduciare il Presidente della Regione e mandare anche lui a casa.
Non c'è però, signor Presidente, nessuna legge, nessun'altra legge dello stesso rango che abbia soppresso o sostituito lo Statuto sardo, in particolare che abbia soppresso o sostituito il primo comma dell'articolo 15 del Titolo IV laddove si statuisce che la Giunta regionale è un organo della Regione, come lo è il Consiglio regionale, come lo è il Presidente della Regione; lo stesso articolo 15, al comma 2, stabilisce che è la legge regionale a determinare non solo l'elezione ma anche i rapporti tra gli organi della Regione e quindi anche con la Giunta regionale, che non è dunque una prateria nella quale il Presidente della Regione può operare scorribande a suo insindacabile giudizio e piacimento senza rispondere di alcunché e a nessuno. In Sardegna, fino a che una nuova legge non dovesse disporre diversamente, la legge che disciplina la composizione della Giunta regionale, le competenze e le responsabilità non solo politiche ma anche e soprattutto giuridiche, civili e penali, esiste e va applicata, piaccia o non piaccia, è la legge regionale numero 1 che fissa in dodici il numero di Assessori componenti della Giunta regionale.
La legge non solo stabilisce il numero degli Assessori, ma in modo particolare ripartisce e attribuisce le materie in capo al Presidente e in capo a ciascun singolo Assessore, oltre naturalmente alle materie di competenza collegiale; io non arrivo alla "Magna Graecia" dove per collegialità si intendeva l'unanimità dei consensi dell'organo. L'attività della Giunta quindi non può e non deve essere considerata manifestazione di una volontà monocratica e assolutista, ma deve ispirarsi al principio della collegialità, ovvero tutti i componenti della Giunta sono responsabili collegialmente, non solo individualmente, degli atti di loro competenza nei rami specifici dell'amministrazione ai quali sono preposti; in questi ambienti fisici e politici, a mio giudizio, si annida il diffuso esercizio arbitrario e discrezionale del potere, sia esso politico che amministrativo, al quale l'Assessore dell'ambiente ha fatto riferimento dimettendosi. E' un atto d'accusa specifico, puntuale, sul quale né il Presidente né la maggioranza né il partito dei D.S., al quale Dessì appartiene, si sono espressi.
A me stupisce che il presidente Soru, uomo intelligente acuto e caparbio, non avverta questi pericoli e, se li avverte, perché non faccia, non dico passi indietro, ma tentativi correttivi. Basta pensare alla vertenza che abbiamo avuto con lo Stato, possibile che non si capisca che è sempre stato difficile il rapporto tra il Governo regionale e il Governo nazionale, abbiamo sempre visto lo Stato come oppressore e sopraffattore dei nostri diritti e delle nostre lagnanze, anche quando esistevano Governi nazionali omologhi forti, bulgari; oggi non esiste una maggioranza a livello nazionale, basta che un senatore, di Clemente Mastella o di Di Pietro, si metta di traverso, per capire che niente potrà mai avvenire nei confronti della Sardegna.
Il problema principale è quello che avevamo denunciato in quest'Aula diverso tempo fa: esiste o non esiste ancora la "31"? La separazione netta tra il potere politico e il potere amministrativo, che ha portato tanti guai, tanti misfatti, esiste ancora o non esiste più? Oppure l'elezione diretta del Presidente ha comportato l'annullamento di tutte le competenze e quindi ha istituito un deus ex machina che può agire e può dare disposizioni anche quando queste contrastano con precise disposizioni di legge? Io credo che questo sia il succo dell'argomento che abbiamo oggi alla nostra attenzione e che può eventualmente essere propedeutico anche alle necessarie riforme strutturali; riforme sul cui ritardo il Consiglio dovrebbe riconoscere le proprie colpe anziché attribuirle agli altri.
PRESIDENTE. Ci sono quattordici iscritti a parlare, oltre la Giunta. Se intendiamo chiudere alle ore 14, penso che dovremmo contingentare il tempo degli interventi. Mi riferisco soprattutto ai Gruppi più numerosi, il Gruppo misto per esempio, per i quali interventi saranno previsti otto minuti anziché i dieci regolamentari.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, non credo che utilizzerò tutto il tempo a mia disposizione. Confesso fra l'altro che ero molto indeciso se intervenire nella discussione di questa mozione che, effettivamente, l'ha precisato molto bene il collega Diana, arriva in Aula in ritardo, troppo in ritardo, un ritardo sospetto, quasi come se ci fosse la necessità di far calmare un po' le acque, sedimentare le emozioni. Avremmo dovuto invece discutere subito delle dimissioni dell'assessore Dessì e della sua sostituzione con l'ingegner Morittu.
Intanto, in apertura d'intervento, voglio chiaramente tributare ad entrambi la mia stima personale; stima convinta, legata al fatto di averli conosciuti tutti e due, per avere lavorato con loro, certo con funzioni differenti e anche da portatori, noi e loro, di interessi e di visioni politiche opposte. Ma questo non è e non sarà un dibattito sulle persone degli Assessori, tanto meno sulla persona del presidente Soru.
Al centrodestra, al partito che io rappresento, interessa altro che alimentare una sciocca disputa sui nomi o creare un clima di divisione su persone degnissime. Interessa altro, dicevo, interessa capire che cosa accade in viale Trento. Non al mercatino popolare che si tiene nel piazzale la domenica né all'ingresso del Palazzo della Regione, dove cominciano sempre più spesso a radunarsi e a protestare, contro il Governo Soru, masse di sardi chiaramente insoddisfatti.
Ci interessa sapere cosa accade più su, nell'organo esecutivo della Regione, quello che sta ai piani alti. E' lì che si sta consumando la seconda, e noi ci auguriamo anche ultima, parte della vita dell'Esecutivo sardo guidato dal Presidente; da un Presidente che tutto decide perché è forte dei consensi personali che ha ricevuto e che può farlo perché è forte di una legge elettorale che svuota di competenze il Parlamento sardo, sovrano in altri tempi, oggi consegnato purtroppo al ruolo di organo ratificante di scelte e decisioni politiche adottate altrove. In un altrove che non è sempre, così almeno ci pare, la Giunta regionale, nemmeno quella!
Noi abbiamo avuto modo di conoscere l'assessore Dessì da funzionario di questo Consiglio e anche da Assessore. E' una persona certamente capace e mite. Perché allora questa frizione violenta con il presidente Soru? Che cosa ha fatto o, forse sarebbe meglio dire, che cosa non ha fatto l'assessore Dessì? A quale disegno si è opposto? Quali politiche non ha condiviso? Crediamo che siano queste le domande, Presidente, alle quali lei debba rispondere oggi in Aula; rispondere in questa sede perché altre non ne esistono (non lo sono i giornali, le tv e nemmeno le iniziative dei partiti), è il Consiglio regionale il luogo di rappresentanza collettiva di tutti i sardi,il Consiglio se vogliamo arrestare per un attimo quella deriva extra-istituzionale che vede la Giunta assommare a sé le competenze esecutive e guidare anche nei fatti la funzione legislativa.
Abbiamo letto che cosa sarebbe accaduto, ma non ci bastano due pagine di giornale. Sapevamo di queste tensioni e sappiamo anche di altre tensioni, ma a noi non interessa il chiacchiericcio, non ci interessa il gossip né la leggenda metropolitana. Non ci piace più sentire tante lamentele da parte vostra, lamentele private, sull'asserita arroganza del presidente Soru, per poi vedervi in Aula, tutti allineati e coperti, pronti all'adesione fideistica verso ogni atto del presidente Soru.
Ma sapete cos'è che ci stupisce più di tutto nella vostra maggioranza? E' la vostra capacità di riconciliazione, se proprio vogliamo usare un eufemismo. Fuori da quest'Aula, cari colleghi della maggioranza, protestate, tuonate, vi lamentate, minacciate e tanti altri buoni propositi che finiscono in "ate". Poi, la magia, tornate in Aula, guardate la poltrona vuota del Presidente e, soprattutto, vi guardate fra di voi e improvvisamente ritorna il sereno; questo è il famoso principio "dei visi comunicanti"!
Dica, il presidente Soru, cosa accade nella sua maggioranza, spieghi tutto! Dica del suo rapporto conflittuale con i partiti che l'hanno indicato alla carica del Presidente, governatore e amministratore degli interessi dei sardi. Dica anche se pensa davvero che quelle stesse persone, quegli stessi partiti, gli chiederanno a gran voce di ripresentarsi in qualità di candidato alla Presidenza della Regione. Dicano qui anche i colleghi e gli esponenti dei partiti di maggioranza, se davvero si prefiguravano, tre anni fa, uno scenario del genere, un posizionamento all'angolo che fa poco onore alle regole democratiche della nostra Regione.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, Assessore, colleghe e colleghi, le dimissioni dell'assessore della difesa dell'ambiente Tonino Dessì e le motivazioni che ha reso note con una coraggiosa lettera hanno, secondo me, palesato la crisi del sistema maggioritario e del presidenzialismo, peraltro sempre più evidente dopo il berlusconismo e dopo quanto accade da tempo negli enti locali. Il caso Sardegna, tuttavia, in quanto Regione a Statuto speciale, richiede senz'altro una attenzione particolare e suggerisce di promuovere una maggiore riflessione, imponendo urgenti rimedi per le gravi conseguenze socio-economiche che la crisi del sistema sta provocando. E' inutile nascondere la situazione, giustificandola con i limiti caratteriali dei singoli attori. Chi lo sostiene sa benissimo che atteggiamenti, per così dire, irritanti ci sono sempre stati, perché la politica è un'arte tutta umana e pertanto imprescindibile dall'indole e dalla formazione individuale. Erano presenti dunque anche nel passato. Il sistema però allora era diverso e, per quanti difetti potesse avere, il tratto personale del carattere non incideva, se non marginalmente, sui rapporti istituzionali.
Non è mai accaduto che la Sardegna sia stata governata da un Presidente eletto dal popolo, ma ciò che appare più singolare è che sembra sia governata da altre poche persone, forse quattro o cinque esponenti dei partiti maggiori, non so neppure se presenti in aula! Perché dico questo? Perché i suggerimenti, i contributi, le perplessità espresse da componenti della maggioranza, singolarmente o a nome di un Gruppo o di un partito, non vengono presi in considerazione; non in modo adeguato almeno! Esempi recenti ed emblematici sono il Piano paesaggistico regionale e il bando di gara per il servizio di pulizia e di facchinaggio della Regione.
Nel primo caso, a nulla sono valse le richieste della Commissione e dei Socialisti, partito di maggioranza; nel secondo, nonostante la lotta dei lavoratori che hanno dato vita ad una clamorosa manifestazione di protesta, nonostante l'intervento unitario dei sindacati e nonostante il sostegno dei Capigruppo di maggioranza, non è stato possibile sospendere un bando che aveva (secondo me continua ad avere) alcuni lati oscuri. Potrei fare anche altri esempi, a partire dalla formazione professionale, problema che - secondo me - continua ad avere alcune zone d'ombra, come del resto confermano le nuove lettere di licenziamento. Faccio queste affermazioni pur sottolineando gli aspetti positivi che hanno caratterizzato l'attività di governo nella prima parte della legislatura, mi riferisco alla battaglia per le entrate, alla strenua difesa del territorio e dell'ambiente, al positivo confronto con il Governo per la riduzione delle servitù militari, ma anche all'intesa in materia di trasporti e di demanio; ci sono inoltre le riforme in alcuni settori importanti dell'attività legislativa e amministrativa, il decentramento di funzioni agli enti locali, la legge sanitaria, la valorizzazione della cultura e l'azione, molto efficace, per ridurre l'indebitamento.
Quando ho aderito con convinzione a Sardegna Insieme e quando ho accettato la designazione dello SDI a far parte del listino rosa, ero certa (in tal senso mi sono impegnata nella campagna elettorale) che, nonostante le difficoltà, nonostante la pesante eredità lasciata dal Governo del centrodestra, saremmo stati tutti, dico tutti, impegnati con il contributo di idee e di azioni, a migliorare la situazione socio-economica e ad avviare il processo di modernizzazione della Sardegna. Purtroppo, dopo due anni e mezzo, devo constatare che il sistema maggioritario, peggiore di quanto ritenessi come cittadina quando fu prospettato, è in crisi e dimostra di essere totalmente inadeguato. Sono cresciute le emergenze per il lavoro divenendo sempre più pressanti e richiedendo soluzioni urgenti e straordinarie, come è estremamente chiaro nella lettera di dimissioni dell'assessore Dessì. Urgono le riforme istituzionali per superare le contraddizioni del maggioritario che consente, come ha ben precisato il presidente Andrea Raggio, un presidenzialismo forte, che comunque esprime una visione politica, ma che è andato progressivamente volgendo in presidenzialismo duro, che risponde a una visione padronale.
Emergenza lavoro e crisi del sistema, secondo me, socialista de La Rosa nel Pugno, devono essere affrontati, onorevole Diana, unitariamente dalle forze politiche, con disponibilità di confronto e di dialogo da parte delle opposizioni; così, mentre è veramente un gesto nobile la disponibilità dei candidati alla Consulta di rivedere i compensi per il loro impegno alla stesura del nuovo Statuto, sono invece inaccettabili le motivazioni addotte dalla Casa delle Libertà per non partecipare a una fase determinante della storia autonomistica. Questo atteggiamento sta creando una situazione di stallo che non può durare all'infinito: è una guerra muscolare che provoca gravi danni e non può essere accettata soprattutto da chi sta difendendo il posto di lavoro, da chi cerca un'occupazione sempre più difficile e da chi vive con un reddito al di sotto dello stato di povertà. Il gioco delle parti, in questo caso, sta diventando cinismo politico. Lavoro e riforme richiedono un salto di qualità della classe politica; è inutile, permanendo il sistema maggioritario, sollecitare il rimpasto in Giunta. Cambiare gli Assessori senza modificare le regole non muterebbe la situazione.
Occorre quindi, a mio avviso, un diverso percorso: affrontare con provvedimenti anche straordinari il problema del lavoro e le gravi difficoltà dei settori industriali, avviare contemporaneamente le riforme istituzionali subito dopo la legge elettorale, i cui contenuti possono essere anticipati nel testo del nuovo Statuto in modo da disciplinare i diversi poteri che oggi confliggono. In questo percorso trova collocazione anche la modifica della legge numero 1. Occorre inoltre evitare che la finanziaria nazionale modifichi lo Statuto. Quanto è stato ottenuto dalla battaglia unitaria a Roma, una volta verificato, deve diventare un provvedimento autonomo per scongiurare un pericoloso precedente…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Chiedo solo un minuto, Presidente.
PRESIDENTE. Ne sono passati otto.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Come del resto è avvenuto nel 1983, in un'occasione analoga, lo ricorda l'onorevole Giorgio Macciotta in un intervento oggi sulla stampa. E' un percorso difficile, impegna i partiti di maggioranza e di opposizione, la Consulta, per la parte che la riguarda, il Presidente della Regione e la Giunta, a dover tener conto delle istanze della società…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Ho concluso, Presidente. Non può essere appannaggio di pochi esperti, mi auguro che la crisi del sistema venga affrontata con una volontà e con uno spirito diversi. Auspico inoltre che non si scambino le cause con gli effetti e che si individuino…
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). …gli strumenti migliori perché la democrazia, almeno quella che abbiamo conosciuto, non venga ridotta a una pura espressione retorica, come anche questo nuovo Regolamento dimostra.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, poiché abbiamo stabilito che i minuti a disposizione sono otto, non possono diventare dieci per effetto di una autogestione in quanto ne risentirebbe l'economia generale della organizzazione del lavoro. Prego i colleghi di rispettare il tempo così previsto, il cui scadere, siccome non riusciamo ad avvertire con la freccia che lampeggia, io segnalerò con la campana e togliendo poi la parola.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Non l'aveva detto prima, Presidente!
PRESIDENTE. Sì, l'ho detto. Ho detto otto minuti.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Non ha detto che avrebbe suonato la campana!
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, colleghi, Assessori, effettivamente intervenire in questo dibattito oggi non è affatto semplice. Forse nessuno di noi avrebbe mai voluto affrontare una simile questione anche se, data la situazione, siamo costretti comunque a partecipare a questo dibattito. In cuor nostro, tutti sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di discutere dell'assente di lusso di questa legislatura: la partecipazione, l'essere divisi, l'essere separati, la Giunta da una parte e il Consiglio regionale completamente dall'altra. Un'assenza quindi pesante, dovuta all'estremo autoritarismo di un monarca, mi passi il termine, camuffato sotto le vesti del governatore della Sardegna, di un Presidente che spesso ha calpestato le regole non scritte della politica, della politica con la "P" maiuscola, mortificando il ruolo dell'Assemblea e in molte circostanze anche quello della Giunta.
Il caso dell'assessore Dessì altro non è che la punta di un iceberg che si trascina dietro un malessere forte e preoccupante che nemmeno la maggioranza e i suoi uomini riescono più ad arginare. La sua politica, caro Presidente, tra i vari risultati disastrosi finora ottenuti, ha avuto anche l'effetto di destabilizzare i partiti politici. Lei da sempre ha cercato di accentrare a sé tutti i poteri, l'ha spiegato meglio di me prima il Presidente Floris, è la legge che lo prevede, nessuno dice niente! Spesso però ha considerato i suoi Assessori alla stregua di meri consulenti, di semplicissimi consulenti, in due anni addirittura ne ha fatto fuori due; non riuscendo più a muovere a suo piacimento le pedine dello scacchiere, che lei è chiamato a gestire, ha deciso di fermare il gioco, di sostituirle e di ripartire. Certo, è stato l'assessore Dessì a dare le dimissioni, questo lo sappiamo tutti, ma dopo un out out che non lasciava alternative. Si è parlato tanto e si è cercata anche una motivazione, un perché: diversità di vedute, fiducia che è venuta meno, e così via; tutta una serie di considerazioni che, però, non hanno convinto nessuno, che fanno acqua da tutte le parti. Qual è la verità? I sardi la vogliono conoscere, noi consiglieri regionali vogliamo sapere la verità. La lettera di dimissioni dell'assessore Dessì insinua più di un dubbio sulla situazione della maggioranza, si fa riferimento ad una crisi che andrebbe avanti da mesi, e questo certo non ci stupisce.
Ricordiamo tutti, ad esempio ciò che è accaduto a proposito del Piano paesaggistico regionale, calato dall'alto e imposto alle sue condizioni, da lei che viene definito oramai dai sardi il "super Presidente". Prima i partiti, i D.S. in testa, hanno mugugnato, così è, poi miracolosamente è rientrato tutto, stranamente si è sistemato tutto, allora tanto rumore per nulla, e questo ci fa pensare: alla fine tutti si sono inchinati al suo volere, Presidente. In questi ultimi giorni sembra di assistere allo stesso identico film: rimpasto sì, rimpasto no, sostituiamo, non sostituiamo, verifica, tagliando, addirittura, qualcuno ci ironizza anche sopra, come se fosse un'automobile da sistemare. Alla fine tutto verrà rimandato, gli altri abbasseranno la testa (perché così sarà) e ingoieranno facilmente questo boccone amaro, addolcito - questo è quello che noi e i sardi vogliamo sapere - chissà con che cosa.
Non c'è da meravigliarsi, è andata in questo modo anche per la nomina del successore di Dessì: il presidente Soru ha spiazzato tutti, fornendo il nome senza consultare i partiti, senza far sapere niente a nessuno. Eh, una grande intelligenza! Una grande operazione politica, l'ha sottolineato anche il presidente Floris prima. Poi è successo che, alla fine, i D.S., dopo aver tanto parlato e aver fatto tanto rumore, stranamente hanno accettato, facendo finta di scegliere, il nome dell'assessore Morittu, da lei proposto.
A questo punto, troppe cose non tornano, ad iniziare dal comportamento dei partiti di maggioranza che si stanno appiattendo alla volontà di un uomo che, ogni giorno che passa, dimostra di avere la stoffa del vero politico, la stoffa del grande politico, in barba a tutti quelli che invece non lo consideravano un grande politico, cioè colui che avrebbe saputo fare veramente politica in Sardegna.
Però, Presidente, io vorrei ricordarle che, circa tre anni fa, nel corso della campagna elettorale lei dichiarava che un presidente da solo non ce l'avrebbe potuta fare ma avrebbe avuto bisogno dell'aiuto di tutti, ritenendo la concertazione importantissima così come il confronto e la comprensione. A me sembra che queste sue parole siano rimaste al vento, non abbiano avuto un riscontro concreto nella gestione della nostra Regione. Lei si spacciava per un esempio di concertazione invece il suo atteggiamento incarna la perfetta antitesi, l'esatto opposto; e l'assessore Dessì ne è una delle vittime più eclatanti, forse è stato uno dei pochi che non è più stato al gioco, che si è opposto ad una sudditanza esasperata e pericolosa.
L'assessore Dessì ha anche riferito spesso dei suoi richiami ad un più puntuale perseguimento della legalità negli atti della Giunta regionale che sono stati respinti in quanto considerati invece "esercizio di pedante formalismo". Mi pare che questa sia un'accusa abbastanza pesante da parte dell'assessore Dessì nei suoi confronti, Presidente, e in quelli della Giunta, che apre anche scenari abbastanza preoccupanti. E' essenziale che si arrivi a sapere la verità su questo "caso Dessì" e spero che il Presidente ci riferisca realmente che cosa è successo.
Abbiamo tutti un'idea chiara: questa coalizione non è in salute, anzi appare abbastanza malata. È indispensabile una diagnosi per capire se si tratta di un male incurabile e, in quel caso, si dovrà avere il coraggio di passare il testimone; in caso contrario occorrerà trovare la cura per evitare che questa crisi politica diventi un'epidemia aggravando una situazione economica e sociale non certo rosea della nostra Isola.
Tutti noi speriamo in un moto d'orgoglio, Presidente, in un risveglio della dignità dei colleghi della maggioranza. Credo che l'aspetto più importante sia che i partiti politici sono usciti con le ossa rotte da questa vicenda. Partiti che, lancia in resta, convinti di riuscire ad arginare l'irruenza del loro Presidente, alla fine si sono trasformati da leoni in ubbidienti e mansueti gattini.
Presidente, lei sta scrivendo una pagina della storia della nostra Sardegna...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cherchi.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Però, Presidente, dovrebbe avvisare prima!
PRESIDENTE. Lei ha parlato per dieci minuti perché io mi sono distratto.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Va bene. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Cherchi.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo prima di tutto per esprimere parole di considerazione personale e di stima nei confronti del dottor Dessì che conosco da tempo e con il quale ho condiviso, anche in gioventù, passione politica e impegno. Dessì è stato un buon Assessore della difesa dell'ambiente, è riuscito ad interpretare con decisione ed impegno il ruolo di governo che gli è stato affidato dal Presidente della Regione in forza della legge e su indicazione politica della coalizione.
Inoltre, anche a nome del Partito della Rifondazione Comunista, consentitemi di esprimere un augurio di buon lavoro all'assessore Morittu, chiamato a svolgere un compito difficile, di grande responsabilità, assolutamente rilevante in questa fase che si va correttamente caratterizzando come il tempo dello sviluppo fondato sui valori permanenti del rispetto della natura, della qualità ambientale, dei processi di rinaturalizzazione dei territori compromessi. E' in questa direzione che si è sviluppata l'azione di governo della Giunta e anche l'impegno della maggioranza. Non sono d'accordo con le valutazioni che, in alcuni ambienti, si danno sui piani paesaggistici calati dall'alto; ho partecipato - anche in qualche caso promosso - ad una interlocuzione fitta, in ambito territoriale, con tutti i soggetti sociali, economici, le istituzioni, le associazioni ambientaliste, gli ordini professionali, prassi adottata di comune accordo da tutti i componenti della quarta Commissione che si è occupata sia dell'istruttoria della legge numero 8 del 2004, sia dell'istruttoria del Piano stralcio relativo all'ambito costiero del Piano paesaggistico e che si occuperà anche delle altre questioni attinenti la gestione del territorio.
Quindi il Piano paesaggistico non è qualcosa di subito, è assolutamente il contrario, è un atto di governo importante, necessario perché eravamo in carenza di una specifica normativa dopo decenni di fallimenti e di ricorsi a tutti i Tribunali della Repubblica che hanno provveduto all'annullamento della preesistente pianificazione paesistica, in ragione della carenza di tutela del territorio e dell'ambiente nella nostra regione.
Detto ciò, intervengo principalmente per chiedermi e per chiedervi - soprattutto ai promotori di questo dibattito, ai presentatori della mozione - come si faccia a lamentarsi di una situazione, diciamo, non condivisa, derivante da una normativa, guarda caso, almeno culturalmente riconducibile più a quegli ambienti che a questi: noi siamo dei parlamentaristi convinti da sempre, i presidenzialisti siete voi! Su questo tema avete riempito giornali, pubblicazioni, dibattiti televisivi; i presidenzialisti siete voi! E siete riusciti ad ottenere, in tutto questo processo, anche dei risultati: oggi, in tutta Italia, i Presidenti delle Regioni si eleggono direttamente e configurano il governo delle Regioni attraverso un mandato agli Assessori che viene conferito dal Presidente, Presidente eletto direttamente. Non vi va questa normativa? La volete cambiare? Allora, perché andate sull'Aventino, vi rinchiudete lì, non partecipate ai processi di riforma e snobbate la prima Commissione? Non siete mai disponibili a discutere e c'è sempre una ragione oltre, che vi impedisce l'approfondimento.
Allora io vi offro una spiegazione: da piccolino ho avuto qualche maestro che mi ha insegnato che in politica molte volte ci si lamenta di un qualcosa sperando che le ragioni di quella lamentazione permangano, in modo da organizzare, su quello, una propria iniziativa politica e una immagine. Ho l'impressione che voi abbiate deciso di passare questi anni a dire come funziona male questa legislatura a causa di una normativa che raccoglie gran parte di quello che voi avete chiesto venisse inserito all'interno dell'ordinamento dello Stato e della Regione.
Ma così non andiamo avanti, perché c'è una riduzione della partecipazione, no?, all'attività più complessiva di governo di questa Regione. Così non andiamo avanti perché tutto si impoverisce nella polemica rituale, anche gli industriali (che grazie al cielo sono la salvezza di questa Regione) hanno organizzato lo sviluppo che fa sfaceli, sono i grandi che ci dicono di tornare a casa se non avviamo le riforme. Io non so che cosa pensino i lavoratori che stanno fuori dai cancelli delle fabbriche, che cosa hanno pensato in questi mesi, in questi anni, e se devono ringraziare questa classe imprenditoriale sarda, così efficiente, così efficace, soprattutto quella industriale. Forse no, forse non la devono ringraziare, forse quei lavoratori sono stati salvati dalle istituzioni, dalla Regione, da chi si siede in questi banchi, dai partiti, dalle organizzazioni sindacali, che hanno chiesto, preteso, sostenuto anche, qualche volta, le stesse ragioni degli industriali, che oggi ci vogliono mandare a casa, a causa del loro principale fallimento, quello cioè di non essere stati capaci di svolgere una funzione attiva nell'economia e nella società di questa Regione.
Io credo che faremmo bene tutti, e ho chiuso, a rivedere e ad aggiustare le posizioni oltre che a renderci disponibili a mettere in campo ciò che siamo in grado di fare, operando anche una scelta, sul terreno delle riforme, perché le riforme vadano verso la direzione di rendere più efficace e più efficiente l'azione di governo pubblico, per rendere migliori le condizioni per lo svolgimento dell'attività economica, pubblica e privata, perché ci siano condizioni di vita migliori per tutti i cittadini, si contrasti la povertà e ci sia più lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, Assessori, colleghi, sono molte le ragioni che ci hanno spinto a presentare questa mozione, ma la più importante fra tutte ci sembra quella di ristabilire un minimo di verità sulla situazione politica regionale che, ad appena metà legislatura, registra una devastante implosione della maggioranza. Si è giunti, insomma, ad un punto di non ritorno che, nella migliore delle ipotesi, comunque la peggiore per i sardi, condanna inesorabilmente la stessa maggioranza ed il Governo regionale ad una specie di coma irreversibile, cioè stiamo mettendo in piedi solo ed esclusivamente il semplice esercizio del potere in cui tutte le funzioni vitali, politiche e programmatiche sono, di fatto, disattivate. Ormai niente sarà più come prima.
In questo quadro è politicamente assurdo, ed intellettualmente poco onesto, non parlare di crisi, nel tentativo di esorcizzarla, rispolverando vecchi arnesi del peggiore politichese, come tagliando, rimpasto, verifica ed altre sciocchezze del genere. La verità comincia a farsi strada e se comincia a dirla qualche esponente della sinistra, che comunque antepone la real politique del suo partito rispetto a tutto il resto, significa che il marcio ha di gran lunga superato la soglia della tollerabilità. Un po' di verità dunque l'ha detta, sicuramente, l'ex assessore Dessì, Presidente, quando, nella sua lettera di dimissioni del 15 settembre scorso, ha parlato di una crisi che andrebbe avanti da molti mesi, ed un altro pezzo importante di verità, cui ha fatto seguito un assordante ed imbarazzato silenzio, l'ha detta un dirigente storico del maggior partito della sinistra, l'ex parlamentare Andrea Raggio, quando ha rimproverato sul Piano paesistico, dalla legge statutaria alle incursioni nel mondo bancario e finanziario, dalle operazioni immobiliari amicali alla cultura e perfino allo sport.
Nel programma proposto ai sardi nel 2004 non c'era assolutamente niente di queste cose, così come sono state poi realizzate e tradotte in provvedimenti legislativi della Regione. Quindi c'è intanto da rendere conto ai sardi, perché si è spudoratamente mentito proprio sul programma, sull'impegno più solenne assunto con gli elettori e sarebbe stato un conto se queste iniziative fossero nate all'interno dei partiti della coalizione, magari in un vertice di maggioranza, nelle Commissioni o nel Consiglio regionale, invece no, sono nate tutte fuori, dalle esternazioni del Presidente in un convegno come il Piano paesistico, da qualche tic nervoso dello stesso Presidente come la cacciata degli Assessori scomodi, eccetera.
Di fronte a tutto questo, alla maggioranza non è restato altro da fare che mettere in piedi una sartoria artigianale, consentitemi di usare questo termine, per rattoppare, aggiustare, limare, correggere e annacquare, dove è possibile. Bisogna riconoscere, la sinistra dovrebbe riconoscere, che anche la sartoria deve chiudere per fallimento, infatti non è mai riuscita a rimettere in sesto la situazione portando a casa risultati apprezzabili e conservando un minimo di dignità. Anche perché, nel frattempo, il suo Presidente alzava continuamente la posta e, spento a fatica un focolaio qua, ne partiva un altro là.
In uno smantellamento scientifico, formale e sostanziale delle funzioni e dei poteri che lo Statuto assegna ai diversi organi istituzionali della Regione, noi crediamo che nessuna istituzione democratica possa rimettersi, senza pagare conseguenze pericolose e pesantissime, da una erosione così profonda e così forte dei suoi istituti fondamentali. Siamo convinti, soprattutto, che la Sardegna non possa, e non debba, permettersi di considerare, quanto sta accadendo, un semplice problema del palazzo.
Ne sono convinte anche le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali che ormai sottolineano, con sempre maggiore insistenza, le gravi difficoltà del sistema produttivo regionale, addirittura il capo della massima associazione di categoria, la CGIL, ha sostenuto che questa Regione non ha una politica industriale. Nonostante la Giunta cerchi di giocare con i numeri e con gli zero-virgola, i dati più recenti dell'Istat, a settembre, sono molto chiari, il nostro settore manifatturiero, per esempio, ha perso nel secondo trimestre del 2006 circa 3000 unità, rispetto al primo trimestre e addirittura 9000 su base annua cioè rispetto al 2005. E' un dato allarmante che sembra non allarmare solo la Giunta; sicuramente, invece, pesano i valori assoluti ma soprattutto pesa la qualità di certe crisi industriali per loro natura molto complesse, con effetti economici reali e ricadute pesanti anche di tipo sociale che si scaricano sui territori nel medio e nel lungo termine.
E' bene dire subito ai sardi, anche su questo, tutta la verità, che la finanziaria nazionale delle 56 nuove tasse moltiplicherà gli effetti negativi della crisi economica della Sardegna. Rispetto alle richieste del presidente Soru (che, non più tardi di 10 giorni fa, sosteneva che il Governo avrebbe abbattuto il debito della Regione per una cifra di circa 2 miliardi, più o meno pari al costo del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici), la finanziaria concede poche briciole di quanto era già dovuto e riconosciuto. Questo lei lo sa bene, Presidente, ma c'è di peggio, le poche briciole sono state vendute a peso d'oro, visto che sono state scaricate interamente sulla Regione le spese della sanità e dei trasporti pubblici locali, entrambi strutturalmente in passivo.
Torneremo sicuramente a parlare di questi argomenti ma, in primo luogo, sulla sanità emerge un dato di fondo che sconfessa clamorosamente le tesi sostenute dalla sinistra nel referendum costituzionale dello scorso giugno; in campagna elettorale, tutta la propaganda della sinistra era incentrata sul fatto, non vero, che se fosse stato approvato il progetto di riforma ci sarebbero stati 20 sistemi sanitari diversi in ogni Regione, questo non lo dimentica nessuno. Con la finanziaria del Governo Prodi, legge dello Stato, si stabilisce che la Sardegna non riceverà dal Governo un euro in più per sostenere i costi del nostro sistema sanitario; la sinistra, quindi, ha mentito due volte. Sapeva benissimo, a giugno, di fare solo propaganda e sa benissimo, ora, che i costi della sanità, interamente a carico della Regione, porteranno al collasso il bilancio regionale che sarà scaricato sugli utenti del servizio; altro che abbattimento del debito, Presidente!
Ecco perché diciamo oggi, a voce ancora più alta, che in Sardegna c'è un'emergenza economica che il Governo regionale sta sottovalutando e che un Governo debole è il peggiore dei Governi possibili di fronte a tale situazione. C'è bisogno, perciò, di ben altro che un aggiornamento del programma condotto attraverso gli inutili rituali della vecchia politica, come assemblee ed incontri tematici su questo o su quello che pure molti settori della maggioranza ripropongono per prendere tempo o, come pensiamo noi, per perdere tempo. Il problema purtroppo appare molto più grave di come viene descritto perché non c'è un programma, nel senso che un programma vero e condiviso non c'è mai stato e forse non c'è nemmeno più una vera maggioranza.
La sinistra, in altri termini, si sta assumendo la responsabilità storica del tirare a campare come può e fin dove può, continuando nella logica di un passo avanti e due indietro che, come è noto, assomma a "zero". La maggioranza sta pagando ciò che ha fatto all'inizio, un cartello elettorale e niente più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà. Ricordo anche a lei che ha otto minuti di tempo a disposizione.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, se gentilmente mi avviserà appena appena prima della scadenza del tempo, mi aiuterà nel mio lavoro. Mi piace iniziare questo mio intervento ricordando una felice, ancorché amara, espressione di un autorevole rappresentante di questo Consiglio regionale, direi un autorevole rappresentante della nostra Regione, in sede regionale e anche in sede europea, l'onorevole Andrea Raggio che non ha bisogno di mie parole per illustrarne l'autorevolezza e il prestigio. In un suo articolo recentemente apparso sulla stampa sarda affermava: "Un forte Presidente e una debole politica". Sintetizzava così la crisi che attraversa attualmente il nostro sistema politico, le nostre istituzioni e, diciamo pure, anche in qualche misura il vigore della nostra autonomia.
"Debole politica", di chi? Chi fa la politica? E' riferito al Consiglio regionale come istituzione? Io credo di sì, riferito ai partiti che formano e racchiudono una classe politica; io credo di sì perché, in questo episodio delle dimissioni dell'assessore Dessì, si sono verificati tutti i fattori che hanno ispirato e determinato l'affermazione dell'onorevole Raggio. "Un forte Presidente", non credo che ci sia bisogno di parole per rappresentare il ruolo del Presidente della Regione. Io non so se il comportamento del Presidente della Regione sia dettato da profonda convinzione istituzionale del suo ruolo o, diversamente, sia accompagnato da una sua profonda disistima della classe politica fuori e dentro il Consiglio regionale. Probabilmente c'è l'uno e l'altro elemento presente nei comportamenti del Presidente della Regione.
Mi preoccupo però della debole reazione che c'è, anche se colgo qualche segno - che io giudico positivo - di sofferenza; debole reazione sia del Consiglio come istituzione ma, soprattutto, dei Gruppi e dei partiti politici che stanno in particolare dietro questa maggioranza. Il Presidente aveva già indicato - da subito dopo le dimissioni di Dessì - chi sarebbe stato il suo sostituto (voglio subito dire, tra parentesi, che ogni mio discorso intorno alle persone menzionate non ha nulla, assolutamente nulla, di personale e di privato, menziono giusto le persone per tentare di esprimere una valutazione squisitamente ed esclusivamente politica), cioè l'assessore Morittu; al quale non ho nessuna difficoltà, non lo conosco personalmente, a fare i miei auguri di buon lavoro nell'interesse superiore della nostra Regione.
Lo indicò per manifestare (io non so se era soltanto un giudizio o una valutazione personale del Presidente della Regione, questo è solo ciò che voglio sottolineare) la sua facoltà incondizionata di scelta. Ci fu, in quel momento, una reazione dignitosa, ancorché timida, del Gruppo dirigente dei DS, il maggior partito che concorre alla formazione di questa maggioranza, un tentativo col dire: "No, prima di procedere dobbiamo fare qualche verifica". Lo apprezzai molto, lo voglio dire qui, a voce alta, da sinistra e da uomo di sinistra, perchè vedevo, in quell'atteggiamento, risorgere un orgoglio, una dignità della politica di sinistra. Ci fu un compromesso tra la volontà di affermazione della scelta autonoma ed esclusiva del Presidente conciliata poi con l'indicazione, di parte, dei D.S., come io ritengo giusto visto che di quel partito era espressione autorevole l'assessore dimissionario Dessì, che non era soltanto un Assessore che vi apparteneva, ma era un dirigente autorevole e ben conosciuto dei D.S. Quindi tornava in gioco per me, in quel momento, sia pure pallidamente, la politica. Salutai con una certa…
PRESIDENTE. Onorevole Farigu,mi scusi, la interrompo per avvisarla che ha ancora un minuto di tempo a sua disposizione.
FARIGU (Gruppo Misto). La speranza dov'era? Visto che a quel punto la questione riappropriata era diventata sotto dominio della politica, pensavo che si ristabilisse anche una regola politica verso questo Consiglio, qualunque fossero le ragioni delle dimissioni, qualunque fosse , come dire, la valutazione del Presidente della Regione, bene, quell'Assessore giurò, prima di assumere le sue funzioni, giurò di fronte a questo Consiglio.
PRESIDENTE. Sta per concludere il tempo, onorevole Farigu. Prego.
FARIGU (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Questo non avvenne e fu un altro grave errore politico, al di là delle disquisizioni di natura giuridica, al di là di ogni altra questione di natura, come dire, conseguente alle leggi…
PRESIDENTE. Concluda, prego.
FARIGU (Gruppo Misto). Ho finito. Io ritengo che questa sia l'occasione per richiamare a grande riflessione sulle grandi riforme che bisogna urgentemente fare dello Statuto e prioritariamente in assoluto della legge elettorale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, Assessori, consiglieri, io non vorrei che la giornata che stiamo dedicando alla discussione della mozione correlata alle dimissioni dell'Assessore dell'ambiente diventasse esclusivamente un'occasione per stimolare, per sottolineare, quasi al limite dell'accusa nei confronti della Presidenza della Giunta regionale, metodi, modi e prassi che il Consiglio complessivamente non ritiene idonei e congrui. Mi preoccupa, nel dibattito odierno, aver sentito autorevoli esponenti di partiti, che hanno sempre fatto del presidenzialismo e del sistema elettorale maggioritario una loro bandiera, oggi lamentarsi dei poteri eccessivi sostanzialmente che sono incarnati dal Presidente della Giunta e quindi dare sponda a chi invece nella sua cultura ha legittimamente l'idea che il parlamentarismo e il proporzionalismo, l'elezione parlamentare del Presidente della Regione debbano essere i cardini dell'istituzione regionale.
Io credo che ovviamente ognuno di noi è libero di aderire alle differenti scuole di pensiero e di rappresentare nell'Aula le sue convinzioni rispetto all'argomento, però, diventa veramente contraddittorio, preoccupante e quasi inquietante verificare come la linea delle critiche, che vengono appuntate verso la Presidenza della Regione, non abbia più lo spartiacque naturale tra coloro che la pensano in un modo e coloro che la pensano nell'altro, rischiando di diventare una specie di canea unanime di lamentele nei confronti della Presidenza della Regione. Se, in quest'Aula, si perdesse la concezione dei valori fondanti, anche dal punto di vista degli assetti istituzionali che ciascun partito rappresenta, comincerebbe ad essere veramente preoccupante e dovremmo interrogarci sul motivo per cui questo si sta realizzando.
Allora, noi Riformatori, che abbiamo nel nostro DNA il presidenzialismo e il sistema maggioritario, che lo abbiamo incarnato al punto da chiedere nel 1999 ai sardi di pronunciarsi su questo argomento con referendum che ottennero il quorum previsto dalla legge e che ottennero maggioranze schiaccianti a favore del presidenzialismo e del maggioritario, noi Riformatori che, in qualche misura, siamo i padri del bipolarismo attuale di questa Regione quando fummo promotori della cancellazione, forse oltre dieci anni fa o nove anni fa, di quel famoso "trilottaggio" che consentiva comunque alla Regione Sardegna di avere rappresentata una posizione terza rispetto a quella dei due poli, che poi diventava fondamentale nella gestione successiva del governo regionale, che era stata la madre di quella travagliata legislatura Palomba che forse molti di voi ricordano, probabilmente non pensavamo agli interessi specifici di un partito che comunque occupa una posizione di centro, ma a interessi di governabilità più generale della Regione e dell'Isola.
Allora, sulla base di tutto questo, colleghi, è veramente comprensibile l'inquietitudine che noi Riformatori rappresentiamo, a quella parte di quest'Aula che la vuole ascoltare, sull'attuale difficoltà di rapporti che esistono tra la Giunta regionale e i partiti politici, tra il Presidente della Giunta regionale e i partiti politici. Nel senso che è cambiata la fase della formazione della Giunta: prima un Assessore veniva votato dal Consiglio e quindi riceveva espressamente la fiducia del Consiglio, oggi l'Assessore è nominato dall'autorità presidenziale che è un'autorità pari ordinata rispetto a noi perché ha ricevuto, esattamente come l'ha ricevuto il Consiglio, la legittimazione popolare da parte degli elettori. Quindi la Giunta è espressione dell'attività di governo e l'attività di governo non è derivata da un voto del Consiglio regionale, ma dallo stesso voto da cui deriviamo noi, cioè dal voto della gente.
Bene, se questo è vero, è evidente che cambia il metodo di individuazione degli Assessori ed è anche vero che cambia il rapporto tra gli Assessori e il Consiglio. Però è altrettanto evidente che questo cambiamento di modi non può significare la perdita totale del rapporto tra la Giunta e il Consiglio perché, se viene meno ogni rapporto tra la Giunta e il Consiglio, il presidente Soru è autorizzato a venire in Consiglio regionale per rendere proprie comunicazioni dichiarando semplicemente di aver sostituito l'assessore dell'agricoltura Addis con l'assessore dell'agricoltura Foddis, sedendosi al termine di questo chiamiamolo "sms". Insomma, al di là della simpatia che aveva evocato il gesto, sicuramente spiritoso e birichino, è comunque un momento di impoverimento complessivo del dialogo tra Giunta e Consiglio.
Allora, in quella circostanza, giusto il fatto che l'assessore Addis venga sostituito, perché è giusto che il Presidente, votato dagli elettori, che è garante dell'efficienza dell'assessore Addis, se l'assessore Addis non è più congruente rispetto agli obiettivi generali di governo del centrosinistra e della Giunta, lo sostituisca. Ma delle due l'una: ci dica perché ha sbagliato quando l'ha scelto oppure ci dica quali sono i motivi per cui è inadeguato oggi che lo rimuove.
Un ragionamento assolutamente analogo è quello che noi vorremmo sentire in rapporto alle dimissioni dell'assessore Dessì che si dimette con una lettera inquietante nel senso che chiunque di noi l'abbia letta, l'ha letta con delle perplessità. In quella lettera si allude, anzi si parla in maniera abbastanza dichiarata di differenti culture nell'ambito della garanzia giuridica, nell'ambito dell'interpretazione di quello che deve essere il rispetto specifico delle leggi e delle norme scritte. Presidente Soru, sia cortese: quando interverrà con le sue dichiarazioni ci spieghi qual è il senso della lettera di dimissioni dell'assessore Dessì e ci spieghi il senso dell'interruzione del rapporto fiduciario, cioè se l'interruzione del rapporto fiduciario è frutto di un errore nella scelta dell'assessore Dessì, non adeguato alle problematiche che doveva gestire, o se è frutto della scoperta che, a posteriori, non ci poteva essere davvero, come l'assessore Dessì adombra, una sintonia totale nel metodo e nella cultura del rispetto delle norme e delle leggi scritte.
Ecco, io credo che questo, presidente Soru, sia l'elemento fondamentale del rapporto corretto che ci deve essere tra lei e il Consiglio regionale, tra lei e i partiti. Non vorrei che il peggiore nemico del presidenzialismo in Sardegna finisse con l'essere non chi, legittimamente, ha nel suo DNA il parlamentarismo, l'elezione diretta dei Presidenti, i Presidenti che non possono sciogliere i Consigli ed i Consigli che non possono sciogliere i Presidenti, noi non siamo in quel gruppo, noi invece siamo nel gruppo che è convinto che il Presidente sia eletto e risponda ai cittadini, che possa essere sciolto solo dai cittadini o dal Consiglio e che possa sciogliere il Consiglio, quindi, vorremmo difendere quella linea e non vorremmo che il nemico peggiore fosse proprio un Presidente che incarna in maniera non congruente quelli che sono i suoi poteri e il suo ruolo da Presidente della Regione. Non vorremmo che fosse un Presidente che, ignorando una fase che è comunque di transizione quindi di adeguamento, che è comunque di ascolto reciproco per comprendere i limiti dei poteri delle azioni di ciascuno, incarnando una Presidenza che non ascolta, finisse col diventare il nemico peggiore del presidenzialismo.
Non vorremmo che comportamenti come i suoi creassero nel mondo della politica, indipendentemente da quello che poi è il DNA dei singoli partiti, un atteggiamento generalizzato che fosse contrario al presidenzialismo e al sistema elettorale maggioritario, che è quello che ci consente la governabilità che non abbiamo mai avuto in questa Regione, che poi finisse con i meccanismi ben noti della politica per diventare talmente trasversale in questo Consiglio da produrre mostri che cancellerebbero quel passo avanti qualitativo nel Governo della Regione Sardegna che, grazie al maggioritario e grazie al presidenzialismo, noi oggi abbiamo in Sardegna. Se non abbiamo più le Giunte Palomba, se non abbiamo più le alternanze che abbiamo conosciuto anche durante i Governi di centrodestra, è anche perché oggi ci sono 50 consiglieri di maggioranza e un Presidente eletto dalla gente. Vorremmo che lei ci aiutasse a difendere questa riforma e questa conquista.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, io mi sono chiesto se aveva ancora senso la discussione di questa mozione, considerato che ormai sono passati più di 20 giorni dalle dimissioni dell'assessore Dessì, c'è un nuovo Assessore che sta già lavorando e, quindi, è chiaro che la tensione iniziale un po' è calata e, quindi, sicuramente l'importanza di questo Consiglio regionale è un'importanza molto diversa. Però, comunque questo Consiglio, signor Presidente, ha bisogno di capire cosa è successo, questo Consiglio regionale ha necessità di sentire dalla voce del Presidente qual è la reale situazione che si è verificata e perché si è arrivati alle dimissioni dell'assessore Dessì.
Vede, Presidente, questo Consiglio ha una grande tradizione autonomistica, ha affrontato in quest'Aula grandi dibattiti in passato che hanno riguardato tutte le grandi vertenze della Sardegna e che hanno riguardato anche la composizione e il rapporto fra il Presidente, gli Assessori e il Consiglio regionale, che è un rapporto inscindibile, che non può essere modificato anche se c'è oggi una legge maggioritaria sul presidenzialismo, che non discutiamo, però questo non deve impedire a questo Consiglio regionale di essere messo a conoscenza di tutte le vicende che riguardano la maggioranza del Governo della Regione perché sono vicende che riguardano anche questo Consiglio regionale.
Ecco, le dimissioni dell'assessore Dessì non sono dimissioni qualsiasi, queste dimissioni palesano problemi che riguardano l'efficienza della Giunta regionale, che riguardano la trasparenza, la legalità degli atti del Consiglio regionale, della Giunta regionale e, quindi, io credo che, in base alle cose che dice l'assessore Dessì, l'ex assessore Dessì, noi dobbiamo sapere quali sono questi problemi perché noi non crediamo, insomma, che l'assessore Dessì abbia mentito. C'è stato un caso precedente di dimissioni, quello dell'assessore Addis, in quell'occasione c'è stata una presa di posizione iniziale del suo partito di appartenenza e tutto è finito lì, lei se l'è cavata con due battute, due righe che non hanno sicuramente soddisfatto questo Consiglio regionale. Io invece vorrei che ci sia una spiegazione seria per quanto riguarda le dimissioni dell'assessore Dessì, dell'ex assessore Dessì in quanto sono convinto che queste sono dimissioni diverse. Per dire la verità non abbiamo capito perché il suo partito di appartenenza, quello dei D.S., non abbia fatto una difesa forte del proprio Assessore, ci è sembrato che sia invece iniziata da subito, un minuto dopo, una guerra per la successione in quell'Assessorato cosa che, probabilmente, ha prevalso sugli interessi veri del Consiglio. Certo non è stato un buon segnale, una buona presentazione all'esterno di questo Consiglio regionale.
Però, Presidente, l'assessore Dessì ha puntualizzato soprattutto alcuni problemi che riguardano la legalità degli atti della Giunta regionale, vorremmo sapere in che cosa consiste anche perché, fra l'altro, l'assessore Dessì afferma che è venuto a mancare il rapporto di fiducia tra l'Assessore e fra i dirigenti di quell'Assessorato, coinvolgendo così anche la struttura. Si tratta pertanto di atti che riguardano la vita dell'Assessorato, è un fatto che riguarda alcune questioni nate all'interno dell'Assessorato, non è esclusivamente un fatto politico.
Sempre l'Assessore (nella sua lettera spedita sia al Presidente della Giunta che al Segretario del suo Partito, poi resa pubblica a tutti i sardi) dice che, praticamente, c'è il rischio che la situazione economica e sociale della Sardegna si aggravi dopo questa crisi che si è verificata in Giunta. Ecco, noi siamo d'accordo con lui perché questa è veramente una crisi politica, una crisi politica che riguarda il rapporto del Presidente con i suoi Assessori che, benché siano di nomina presidenziale, io credo che comunque abbiano una dignità e che debbano rispondere ai contenuti dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna, dove c'è un rapporto diverso tra Assessori e Presidente, il quale Statuto, mi pare, sia ancora in vigore e, quindi, una crisi che riguarda i partiti della maggioranza ma anche il rapporto tra la Giunta e il Consiglio regionale. Questo Consiglio ha dovuto deliberare tantissime volte su una sorta di imposizione anche fatta da parte del Presidente della Giunta regionale.
Allora, noi diciamo che non è solo in crisi la politica, noi diciamo che è in crisi la Sardegna in questo momento, perché mai la Sardegna ha conosciuto una crisi così grave, una crisi di tutti i settori produttivi, una crisi d'occupazione, se è vero com'è vero - non sono dati che stiamo dicendo a caso, sono dati dell'ISTAT - che in questi anni la Regione ha perduto circa 9 mila posti di lavoro. Industria: 3 mila posti di lavoro li ha persi soltanto l'industria e, con tutte le vertenze in atto che ci sono ancora, tantissimi altri posti di lavoro sono a gravissimo rischio; mi auguro, insomma, che anche questi non vengano persi, non faccio l'elenco di tutte le aziende e i settori che oggi sono in crisi. Agricoltura: una crisi mai vista in precedenza che sta mettendo in ginocchio il comparto e dove non si vedono situazioni di ripresa. Formazione professionale: nonostante i risultati importanti garantiti per quanto riguarda la formazione del lavoro negli anni passati, Presidente, questo sistema è stato completamente demolito; tutte quelle persone che lavoravano nella formazione professionale sono in mezzo alla strada, non sanno cosa fare e la Giunta regionale, senza rispettare i protocolli firmati a suo tempo, oggi non dà ancora risposte.
Io devo segnalare un altro fatto, signor Presidente, mi riferisco a quella conferenza stampa che avete fatto ieri per quanto riguarda la divulgazione della lingua inglese. Sono perfettamente d'accordo, fra l'altro se n'è parlato anche nella passata legislatura ed è un progetto serio, però non è serio quello che state facendo perché, invece di dare 20 milioni di euro alle scuole per divulgare l'inglese, state formando un altro organismo che gestisca, diciamo, questi corsi e che, secondo noi, praticamente è un organismo che si presta a operazioni clientelari: non è altro, se fosse soltanto una questione riguardante la lingua inglese, per la quale tutti quanti siamo d'accordo, la Giunta regionale avrebbe potuto fare un'operazione molto più semplice dando alle scuole le risorse e poi le scuole avrebbero (comunque siete ancora in tempo per farlo) organizzato la spendita di queste risorse con professionalità e con risultato sicuramente migliore di quello che può raggiungere un organismo regionale che sarà formato ad hoc e che sicuramente sarà condizionato da atteggiamenti che crediamo di dubbia utilità.
Così come c'è tutta una situazione di crisi che riguarda i trasporti, la continuità territoriale, la stessa vertenza delle entrate, signor Presidente, che - a parer nostro - meritava un epilogo diverso; noi crediamo che la Regione sia andata in perdita con questa operazione e i risultati ci diranno, nel prossimo futuro, cos'è successo, ancora non abbiamo dati certi però la nostra sensazione è che abbiamo iniziato una grande vertenza unitaria con lo Stato con un risultato che noi crediamo non premi quel grande impegno, quel grande sforzo compiuto da parte del Consiglio regionale nei confronti dello Stato.
Ecco, io concludo dicendo che sono meravigliato dei pochi interventi che sono venuti da parte della maggioranza, evidentemente il problema non interessa molto, noi ci saremmo aspettati una reazione diversa da parte di tutti i partiti…
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, concluda, prego!
LADU (Fortza Paris). Vorrei solo dire che, se ancora c'è una maggioranza, noi vorremmo che questa battesse un colpo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto).Signor Presidente, vorrei prima di tutto ricordare che, nella cultura dei sardisti, non rientra quel brutto vizio di ficcare il naso in casa altrui, però il caso Dessì ci costringe perlomeno a prendere in considerazione due episodi; uno, quello poco appassionante, che magari riguarda i rapporti tesi fra il presidente Soru e i DS e quindi gli equilibri interni, l'altro è un dramma nei drammi, in quanto ha voluto con questo contributo sollevare il problema delle regole.
Per il primo problema, l'ho detto, non siamo appassionati, non ci interessa perché magari avremmo gradito che altrettanto avesse fatto un proconsole dei DS che invece, quando noi in casa sardista avevamo qualche problema, a gamba tesa, "la belva del Sulcis", non ricordo il nome, entrò, cercando di condizionare i ritmi, le scelte, un modo proprio arrogante e anche presuntuoso come per far intendere che ormai il nostro Partito era un protettorato dei DS, ma tra poco avremo un congresso e su questi punti ci esprimeremo con più precisione.
Il problema vero invece, quello delle regole, che ha attirato e aperto un dibattito costringendo anche i più riottosi a interessarsi del problema, ci pone serie riflessioni. E' inevitabile che il caso Dessì non può essere affrontato solo perché ha toccato un partito di maggioranza relativa, io ricordo che il siluramento della ex assessore Addis (per cui non c'è stata questa sollevazione di scudi, questa indignazione, le regole violate eccetera) è passato nella totale indifferenza. Allora il pendolarismo opportunista non paga, chi veramente ha la cultura democratica, come noi che lo diciamo dal 14 luglio 2004, riconosce che c'è un'emergenza democratica, il caso va affrontato con serietà, ecco perché la lettera e l'articolo rilasciato dall'ex assessore Dessì ha ricordato a tutti (ed è grave che l'abbia ricordato perché il problema delle regole deve essere ben impresso nella mente) che qui c'è qualcosa che non va, certamente frutto di quella riforma superficiale e frettolosa del Titolo V della Costituzione e delle leggi costituzionali che hanno portato una nebulosa confusione, un contenzioso elevatissimo tra Regioni e Stato purtroppo abbassando drammaticamente il tasso di democrazia.
Abbiamo dovuto ascoltare e leggere i commenti di zelanti e direi ossequiosi accademici universitari che, in tempi non lontani, difendevano la specialità, adesso che forse sono consulenti del "principe" hanno subito un'involuzione e giustificano tutti i danni derivanti dal presidenzialismo. Beh, abbiamo dovuto aspettare un ordinario di diritto amministrativo, notoriamente di "destra", il professor Pubusa, per capire in tutta la gravità ciò che sta succedendo in questo Consiglio regionale; tra l'altro il professore Pubusa, lo cito con ammirazione, non si è limitato piratescamente a parlare di benefici o danni del presidenzialismo, ha indicato e ha dato suggerimenti, perché i danni ormai sono di fronte agli occhi di tutti. Il presidente Soru sta interpretando magnificamente questo ruolo, è sistematicamente costretto ad aggirare le norme, a mortificare ed esautorare le autonomie locali, nell'indifferenza generale, ecco perché noi ci associamo alla mozione presentata dall'onorevole Diana, per dare un contributo.
Noi sentiamo il professor Pubusa che (facendo emergere la schizofrenia in casa di una parte dei DS, perché per fortuna una larga maggioranza sta capendo i danni derivanti dal presidenzialismo) dice: " Ma come si può osteggiare, dileggiare, distruggere la devolution" - perché permetteva un accentramento dei poteri enormi nelle mani dell'Esecutivo - "e permettere questo sfacelo, questa tentata destituzione democratica in casa nostra", ma siamo pazzi, oltre che ipocriti! Io non mi accodo agli sperticati complimenti, ipocriti, falsi, sull'abilissimo funzionario Dessì, al quale va la solidarietà per la sua capacità professionale, ma politicamente io non dimentico che lui aveva fatto passare quel disegno di legge centralista e verticistico, parlo dell'istituzione dei parchi, che esautorava sistematicamente le autonomie locali; io, in Commissione, ho protestato, mi sono lamentato per questa visione, per questa filosofia centralista da Roma o da via Roma non cambia niente.
Ecco, lui si è prestato a questo, la mia solidarietà può andare ripeto solo per le sue capacità umane e professionali e non mi appassiona entrare in casa altrui per capire cos'è successo, dico solo che costringe anche i più riottosi a ragionare e la dice lunga anche sul tasso di democrazia, circolante nell'isola, di questi intellettuali zelanti, ossequiosi e alcuni non liberi, come ha fatto il professor Pubusa magnificamente. Non si può affrontare in un modo furbesco e frettoloso una riforma della legge elettorale o dello Statuto oppure del modello organizzativo, come ho detto altre volte in tempi non sospetti e lì abbiamo la primogenitura, come uno spezzatino, perché come si tocca una riforma e si mette mano e s'impregna di presidenzialismo, inevitabilmente poi la si condiziona e ne consegue una filosofia fino a portarla alla stesura di uno Statuto che sarà inutile perché condizionato da una logica presidenzialistica e ci troverà ancora di più mortificati.
Non si fanno le riforme, non si attuano le riforme violando sistematicamente le leggi, cercando di trarne vantaggi, ci vuole un mosaico preciso come i vasi comunicanti. Noi dobbiamo prendere atto dei drammi derivanti da questo presidenzialismo, dovremo essere capaci di creare contrappesi (noi facciamo queste proposte) uno dei quali per esempio può essere quello della sfiducia costruttiva, se vince una maggioranza è giusto che governi, quindi una norma antiribaltone, all'interno della stessa maggioranza, estrapolare il Presidente che dovrebbe prendere il posto di chi si dimette o che viene sfiduciato.
Così come un altro contrappeso, e termino, gli Assessori non sono ancora delle protesi insignificanti, c'è la legge numero 1! Sono degli organi politici! Ma perché ancora questa cultura dipartimentale li vuole svilire e svuotare? Invece il Presidente propone, al Consiglio regionale, gli Assessori, e il Consiglio regionale li investe e quindi politicamente li legittima; anche questo è un contrappeso! Facciamo delle proposte, non possiamo limitarci…
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie Signor Presidente. Presidente Soru, lei è uomo di spirito, quindi capirà, accetterà e apprezzerà il fatto che la satira sia un po' il sale della democrazia. Pertanto è normale e del tutto legittimo che ogni politico sia, diciamo, preso come bersaglio dagli attori o dagli scrittori che si cimentano in questa nobile attività che è appunto la satira. Mi pare di poter dire, Presidente, che lei assomiglia, sempre di più, sempre più spesso, alla caricatura che di lei fa un simpatico attore-cabarettista cagliaritano che la raffigura, un po' riproducendo i suoi tratti somatici, come il personaggio autoritario che irrompe sul palcoscenico, caccia via tutti e afferma continuamente e ossessivamente: "Decido tutto io e faccio tutto io!".
Per cui credo che, a proposito anche di forma di governo, di presidenzialismo, lei abbia piuttosto imboccato o mostri serie intenzioni di voler imboccare un qualcosa che va anche al di là del presidenzialismo che l'attuale legge, frutto peraltro di una riforma del centrosinistra, le consente. Cioè sta imboccando, mi perdonino gli stimati colleghi di Rifondazione Comunista, un po' la via bertinottiana; cioè quella via indicata ieri da Bertinotti nell'intervista con Giuliano Ferrara, durante la trasmissione televisiva "Otto e mezzo", ripresa, vedevo, da tutte le agenzie nazionali e internazionali, nella quale Bertinotti affermava: "Vorrei che esistesse in Italia una dittatura di Rifondazione Comunista". Credo sia stato uno scivolone fatto in buona fede e che, in realtà, le idee del Presidente della Camera dei Deputati non siano assolutamente queste; però, da questo scivolone, prendo lo spunto per dire che lei, più che altro, ha imboccato il rito, diciamo, bertinottiano nell'interpretazione del suo ruolo di Presidente.
Tant'è vero, signori Assessori, che voi assomigliate sempre più a quei dieci personaggi, i famosi "dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, che furono invitati sull'isola deserta dal miliardario, non si sa per quale tipo di festa e ad uno ad uno, misteriosamente, tutti uccisi, non si sa da chi finché, recita la filastrocca che fa da leit motiv a tutta questa tragica vicenda, "si impiccò anche l'ultimo e non ne rimase nessuno". Noi siamo sinceramente preoccupati per voi, perché naturalmente capite bene che la sorte che ha subito l'assessore Dessì, da un momento all'altro, potrebbe subirla ciascuno di voi anzi, già da tempo, si fa il toto-assessore e si cerca di indovinare chi sarà il prossimo "piccolo indiano" che il presidente Soru, in modo palese o in modo più occulto ed indiretto, gentilmente giubilerà.
Per rientrare nel tema di questa nostra mozione, noi siamo in realtà ansiosi di conoscere da lei, signor Presidente, che cosa si nasconde dietro queste dimissioni dell'assessore Dessì, perché questo silenzio anche da parte della maggioranza e soprattutto vogliamo avere da lei l'interpretazione autentica di quello che gli organi di stampa hanno riportato virgolettato e cioè il suo commento a quanto successo in occasione, appunto, delle dimissioni dell'Assessore. Dimissioni che hanno avuto una coda velenosa proprio nelle dichiarazioni dell'Assessore stesso. Insomma, le dichiarazioni dell'assessore Dessì, colleghi, non sono state un elegante abbandono dell'incarico e nemmeno una stizzita reazione a delle dimissioni imposte e certamente non gradite. No! L'assessore Dessì, presidente Soru, è andato ben oltre, rendendo pubblica una lettera, un documento, nel quale la si accusa di cose molto gravi. La si accusa di cose molto gravi, Presidente, delle quali noi aspiriamo ad avere conto e speriamo che lei oggi, in Aula, voglia dare conto.
L'assessore Dessì parlava di legalità, l'ha già detto il collega Diana, l'assessore Dessì ha parlato di rispetto delle regole. Sono cose molto gravi, molto serie che debbono essere chiarite in questa sede. Lei, Presidente, è tenuto davvero, come Presidente della Regione, come consigliere regionale, a chiarire oggi davanti a questa Aula, cosa intendeva l'assessore Dessì quando parlava di questi problemi di legalità e di rispetto delle regole.
Ma i dubbi sorgono anche prendendo spunto dal suo commento all'episodio e alle parole dell'assessore Dessì. Lei, ricordo le sue parole testuali dette in una intervista televisiva, ha detto prima che si trattava di un fatto personale, cioè diciamo che ha gentilmente invitato l'assessore Dessì ad andarsene per una questione personale e poi si è corretto dicendo: "E' una questione personale che però riguarda dei fatti tecnici, dei problemi amministrativi, delle divergenze di carattere amministrativo".
Ora, Presidente, è giunto il momento di chiarire che cosa intende lei per fatto personale nei rapporti che la legano a un Assessore della sua Giunta ed è ora di chiarire quali sono questi problemi di carattere amministrativo che l'assessore Dessì riferisce, evidentemente, a questioni che hanno a che fare con la correttezza e con la legalità. Vorremmo sapere da lei se anche lei dà questa interpretazione, cioè è stato un problema di correttezza e di legalità oppure è stato un fatto personale oppure tutti e due oppure si crea una nuova motivazione che è quella tecnico-personale, che unisce elementi di un aspetto e dell'altro. Per carità, nessuno credo che possa davvero rimpiangere l'assessore Dessì. Essere nostalgici dell'assessore Dessì è davvero difficile ed io certamente non lo sono perché non ho mai considerato l'assessore Dessì un fulmine di guerra, una mente eccelsa, una presenza illuminante in questa Giunta e in questo panorama politico-istituzionale! Quindi non è quello il problema e, ripeto, non sono certo affetto da nostalgia, però voglio sapere quali sono queste motivazioni che hanno indotto l'assessore Dessì a dimettersi (sarebbe sciocco e infantile pensare che l'assessore Dessì abbia deciso di dimettersi) e le motivazioni che hanno indotto lei, signor Presidente, a giubilare l'assessore Dessì. Non credo che siano dei fatti legati ai profumi del mirto, che lei evoca, o magari l'Assessore preferiva il profumo del lentischio, noi sentiamo invece l'odore del fumo, perché vediamo che questa questione è veramente fumosa, è da chiarire ed è giunto il momento che lei la chiarisca.
Così come, signor Presidente, ci chiarisca se le questioni sorte con l'assessore Dessì (come io credo e come molti credono) non riguardano un problema caratteriale, un problema di simpatia o di taglio di capelli o di look che poteva essere gradito o non gradito durante le vostre riunioni di Giunta o magari il profumo che l'Assessore usava, che a lei dava fastidio, insomma vorrei sapere quali sono davvero, se hanno qualcosa a che fare con i problemi legati al Sulcis o ad Ottana.
Presidente, ci parli in modo chiaro, perché questo è un aspetto che, probabilmente, se l'assessore Dessì non avesse fatto quelle dichiarazioni, sarebbe stato relegato alla logica dei "dieci piccoli indiani" che ad uno ad uno, se il misterioso ospite vuole sopprimere, possono tranquillamente sparire, ma siccome lo stesso Assessore e lei stesso, Presidente, avete evocato ben altri problemi, io credo che lei oggi abbia il dovere di parlare chiaro a questa Assemblea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, tutto sommato il tema della mozione, che è all'esame di questo Consiglio, penso che possa riguardare un argomento, forse molto nobile, ma sul quale giustamente credo che finalmente ci impegneremo tutti quanti in questo Consiglio, che riguarda la forma di governo. Mi sembra che aleggi nell'Aula una citazione, il tema che ritorna è la crisi della democrazia, con riferimenti ora di natura formale e ora di natura sostanziale, perché di fatto sembra che si faccia una prima valutazione degli eventuali successi o insuccessi.
Pensavo semplicemente che, quando nel '99, il legislatore decise di introdurre una modifica costituzionale proponendo l'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni, probabilmente una riflessione era sottesa a questa scelta, cioè di fatto le nostre Assemblee legislative regionali brillarono per instabilità, per litigiosità, per alcuni versi improduttività, cioè le nostre Assemblee regionali erano delle Assemblee autoreferenziali. E' vero che la legge del '99 seguì la famosa legge numero 81 del '93, con la quale abbiamo introdotto l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia, però la scelta non era semplicemente l'omaggio al principio dell'elezione diretta o del sindaco o del presidente di provincia o del presidente della regione, la scelta rispondeva ad un bisogno forse di democrazia. Io più volte ho detto che è cresciuta l'idea di democrazia decidente che è altrettanto importante quanto la democrazia rappresentativa. Qual è il problema? Il problema è che con l'elezione diretta del Presidente della Regione in qualche modo potremmo dire che è venuta fuori la debolezza delle nostre assemblee legislative, che di fatto sono entrate, hanno attraversato, e attraversano tuttora, una crisi d'identità, perché l'identità più semplice, più immediata era quella che vedeva le assemblee legislative essere una sorta di estensione e di sviluppo dell'Esecutivo, cioè sembrava (questo è stato l'errore che forse per tanti decenni ha colpito le assemblee legislative) che la mission fondamentale dell'assemblea legislativa fosse quella di condividere e di cogestire l'esperienza di governo.
La legge numero 1 ha invece previsto la distinzione della funzione di governo dalla funzione propriamente parlamentare; però nel 2001 è stata approvata un'altra legge con la quale (con un recepimento nel nostro articolo 15 dello Statuto) si è lasciato alle regioni a statuto ordinario, a statuto speciale, autonomiste come la nostra, la duplice possibilità di definire la forma di governo, il rapporto tra gli organi, cioè optare per una formula (che non bisogna definire presidenzialista perchè il presidenzialismo è un'altra cosa) di elezione diretta (che, come ho già detto, non è un presidenzialismo, basta vedere anche le sentenze della Corte costituzionale di questi anni) oppure di introdurre un nuovo modello.
Rimane però il fatto che bisogna prendere atto che, nelle moderne democrazie, le funzioni sono funzioni distinte, che non possiamo ritornare a esperienze che anche quest'Aula ha vissuto, perché se esaminiamo solamente gli ultimi dieci anni della vita del nostro Consiglio regionale, non decideva certo il Presidente della Regione, voglio dire che è sotto gli occhi di tutti in che modo si effettuava la nomina, la scelta degli Assessori nelle diverse Giunte che si sono succedute, oltre tutto ciò che in qualche modo ha corredato e ha accompagnato la scelta degli Esecutivi.
Però il problema è questo che noi discutiamo, ecco perché mi riferisco anche all'osservazione puntuale che ha fatto Luciano Uras, cioè abbiamo il dovere e la responsabilità finalmente, a distanza di cinque anni, perché tanti ne sono passati dal 2001, perché questa è la nostra storia autonomistica, di aprire la discussione e di approvare la forma di governo che questo Consiglio riterrà più opportuna e che si faccia ciò sapendo che ci sono delle regole da rispettare. I modelli ibridi, basta pensare alla vicenda della Calabria, non funzionano. O si fa una scelta o se ne fa un'altra, certo è però che l'articolo 15 del nostro Statuto dice che dobbiamo dar vita a forme stabili e rappresentative, dovendo abituarci una volta per sempre a distinguere il ruolo degli esecutivi dal ruolo del legislativo. Dobbiamo capire che il vero deficit di democrazia, anche nella nostra Regione, è legato al fatto che non siamo stati ancora in grado di interpretare una funzione autentica del Consiglio come struttura parlamentare che ha un obbligo di rappresentanza, ha un obbligo di produzione legislativa e ha un obbligo di controllo. D'altra parte l'ultima sentenza della Corte costituzionale ce l'ha ricordato, senza dimenticare che il Presidente della Regione, in virtù di quel principio - definito dai consultori - della consonanza politica, agisce sulla base di un programma che non solo è stato presentato all'esame del corpo elettorale, ma è diventato un tutt'uno del Presidente della Giunta e della sua maggioranza.
Non siamo in una condizione per cui vi è una sorta di deficit di democrazia, bisogna solamente far sì che la natura propria di un'assemblea legislativa si realizzi, si manifesti. Credo che sia inutile continuare con forme che, alla fine, sono forme di tipo quasi adolescenziale, non è che possiamo pensare di diventare grandi perché noi ammazziamo il padre, una democrazia che funziona ha bisogno dell'esplicazione di tutte e tre le funzioni fondamentali che sono quella dell'esecutivo, quella del legislativo e, devo dire, anche quella dell'amministrativo. Allora, è capitato qualche volta che delle dimissioni di un assessore, anche nella mia esperienza di sindaco, che poi si dia conto, lo trovo normale, però pensare che la funzione del Consiglio si esalti solo ed esclusivamente perché abbiamo questa possibilità abbondantemente prevista, veramente mi sembra troppo poco, considerare ciò che è accaduto dal '99 in poi come la causa della crisi della democrazia e non invece come, purtroppo, l'effetto della crisi della democrazia, una risposta matura ancora nelle nostre mani, questo mi sembra sbagliato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei rimarcare che mi sono iscritto da tempo e non capisco perché vengo chiamato in coda, poi magari me lo spiegherà. Trovo un certo disagio a discutere di questa mozione del 19 settembre, mozione urgente richiamata in Aula, perché trovo difficile spiegare a chi ci ascolta fuori da quest'Aula che, mentre si consumano delle crisi, che sembrerebbero irreversibili, nell'industria, nella formazione, nella sanità, faccio l'esempio di Ottana, del Geoparco, di Portovesme, e quant'altro, è importante comunque che si discuta a un mese di distanza delle dimissioni dell'assessore Dessì.
Questo è il primo accenno di disagio. Il secondo (che poi entra nella discussione del sistema, il sistema che regola i nostri rapporti, i lavori di quest'Aula, il rapporto Giunta-Consiglio e quant'altro) è poter pensare che, dietro i banchi della Giunta, oggi poteva essere seduto, se non per opportunità non lo è, l'Assessore dimissionario, e avremmo discusso in presenza dell'Assessore dimissionario, che torna giustamente a svolgere il suo ruolo in Consiglio regionale, e della Giunta con il suo sostituto. Questo è un semplice richiamo ad un sistema che, in qualche modo, è evidente, va riformato e che deve tener conto di tanti aspetti tra i quali, non ultimo, questo che può aprire a tanti altri esempi.
La terza forma di disagio è discutere di un atto legittimo, portato avanti dal Presidente a seguito delle dimissioni di un Assessore; tanti atti legittimi che il Presidente compie, ha compiuto, in questi anni, e affrontare questa discussione con la mente rivolta ad un sistema vecchio che giudica un sistema nuovo. Noi non possiamo fare il processo al nuovo sistema e al Presidente che incarna il nuovo sistema (in modo del tutto personale), avendo la mente rivolta a vecchi concetti di politica, abbiamo il viso rivolto verso il futuro ma la mente tuttora ancorata al passato. E' un sistema che abbiamo, avete, voluto; è un sistema per il quale, nel momento in cui l'avete voluto, non avete pensato alle conseguenze; per ricoprire un incarico nuovo di Presidente, che doveva interpretare un ruolo nuovo, col buon senso, al di là delle regole e delle norme, che doveva accompagnare il vecchio sistema a confrontarsi con nuove regole, non avevamo pensato che la cultura politica, la cultura partitica, la cultura amministrativa, doveva avere il suo ruolo e la sua rilevanza.
In quest'Aula ho già avuto modo di dire che, a mio avviso, nelle riforme che discuteremo non è pensabile che chi non ha fatto almeno il consigliere comunale sieda in questi banchi, o in quei banchi. Adesso, vista l'esperienza, mi sembra che non sia pensabile che qualcuno possa essere candidato senza un test psicoattitudinale, che deve andare a verificare se ci sono le condizioni di buon senso, psicologiche e formative per poter guidare. Badate bene, non vuol essere una battuta riferita ad una persona, al Presidente in particolare, ma ad una serie di constatazioni sulla crisi di sistema e su come va affrontata la crisi di sistema e la modifica di sistema.
Era inevitabile che oggi si parlasse di riforme, dell'atteggiamento del centrodestra, della grande apertura del centrosinistra ma, vede collega Uras e colleghi che avete ricordato questo tema, le riforme vanno fatte a tavolo sgombro, sgombro da tutti i condizionamenti. Noi non abbiamo partecipato al voto della Consulta, oggi ci chiedete di partecipare alla formazione della Consulta. Quantomeno sarebbe contraddittorio.
Non possiamo pensare che tutto venga fatto con una ricerca di forma di equilibrio e di rappresentanza, che si deciderà, perché poi venga chiamato a giudicare quel lavoro il Consiglio che quella forma di equilibrio non rispetta. Non possiamo pensare di fare le riforme con i condizionamenti che, fino ad oggi, abbiamo subito, tutti, voi in particolare, se il giudizio finale deve essere dato da quest'Aula, fortemente condizionata da un'interpretazione di ruolo e di regole estremistica.
Eppure noi abbiamo già vissuto delle fasi di riforme, riforme non attuate. Abbiamo fatto le leggi di riforma, per esempio quella delle Comunità montane, comunità montane che sono ancora come erano, oppure non so, faccio un altro esempio, quella dell'Incremento ippico, che è tuttora com'era, anzi addirittura sponsorizza delle manifestazioni col vecchio simbolo, con le vecchie modalità, spendendo denari e quant'altro, ma su questi argomenti entreremo in discussione in un'altra fase.
Allora, noi vogliamo fare le riforme. Badate bene, non siamo di quelli che dicono "tanto peggio tanto meglio". Fin dall'inizio della legislatura, da questi banchi, con atto di estrema fiducia, abbiamo detto di essere disponibili ad un patto di legislatura, perché comprendiamo che ci sono dei momenti, in politica, di transizione che vanno guidati, che non vanno esasperati. Ovviamente quell'offerta di discussione e confronto è caduta nel vuoto, non c'è stata nessuna volontà di confrontarci su un patto di legislatura.
Così come non è pensabile che si chieda, anzi ritiro la mozione di sfiducia presentata nei confronti del presidente Soru a suo tempo, perlomeno la mia firma come primo firmatario, perché non ha senso, che ci siano le dimissioni del presidente Soru o la sfiducia nei confronti del presidente Soru, se non cambiamo prima le regole. Allora vi chiediamo se, in un regime di dignità reciproca e di confronto aperto, vogliamo cambiare la legge elettorale per decidere come e chi dovrà poi proseguire il cammino delle riforme a tavolo sgombro, sgombro da tutti quei condizionamenti che, volente o nolente, quest'Aula sopporta, sopporta perché la politica è una strana cosa, è una stranissima cosa. E' la politica che elegge un Presidente dichiaratamente apartitico, adesso gli chiediamo di rispettare i partiti? Non glielo chiedo! La sua prima dichiarazione era apartitica, sarà lui a dire se riconosce questo sistema dei partiti che ha, decisamente, dobbiamo dirlo tutti con grande serietà, grandissimi difetti: partiti che devono riconoscere la loro democrazia interna prima di richiederla all'esterno, anche in questo caso c'è un sistema incancrenito che non riusciamo a modificare.
La famiglia insegna dei valori, mi ha insegnato dei valori la mia famiglia, il rispetto degli altri, capire anche che il rispetto che posso avere è direttamente proporzionale a quello che concedo agli altri e che porto agli altri. Lo sport mi ha insegnato sicuramente la forza del gruppo, la determinazione nel prepararsi per essere pronti ad affrontare la vita, gli studi e l'esperienza lavorativa mi hanno insegnato che conoscere è fondamentale. La politica ha cancellato tutto questo, perché è un mondo strano, è il mondo dei "se" e dei "ma", del "forse faremo", del "facciamo ma lasciatemi fare"; è un mondo che controlla se stesso e che, soprattutto, non è decisamente, in questa fase, da una parte e dall'altra, rappresentativo di una società sarda.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Intervengo per esprimere solo alcune considerazioni. Io sono tra quelli che sicuramente non avrebbe voluto che quest'Aula venisse impegnata in un dibattito come quello che si sta affrontando oggi. Non perché trovi imbarazzo a parlare dell'argomento, quanto perché avrei voluto che l'esperienza di governo che è iniziata due anni fa fosse proseguita con la stessa squadra con la quale si è iniziato. Non c'è dubbio che dispiace che un'esperienza positiva come quella che vedeva protagonista Tonino Dessì, al quale sono legato anche personalmente non solo politicamente, si concludesse.
Credo che tutti noi avremmo auspicato che questa legislatura desse un segnale diverso, non solo per quella coesione che nelle legislature passate è mancata, in quel continuo ripetersi di crisi che la gente, i cittadini sardi, non ha apprezzato, decidendo in entrambi i casi che quelle esperienze di governo si chiudessero con una pesante sconfitta di chi ne era stato protagonista. Ritenevo che invece la coesione forte che il Consiglio regionale e la maggioranza hanno dimostrato in questi due anni e anche la possibilità che proseguisse per gli anni successivi una stessa squadra di governo che il Presidente ha proposto, ha delegato, alla quale si è data fiducia, fossero due segnali importanti della novità di questa legislatura rispetto al passato. Novità che, in verità, rimane perché continuiamo a dimostrare coesione, equilibrio e stabilità superando anche situazioni difficili (come quella che ci ha coinvolto in queste ultime settimane riguardante le dimissioni del collega Dessì) oltre che momenti di discussione e di dibattito che, come ho detto, più volte possono animare la stessa maggioranza. Penso altresì che anche l'esperienza di governo stia proseguendo così come tutti noi avevamo auspicato. Quindi non trovo difficoltà a trattare di un argomento di cui abbiamo più volte parlato in queste settimane, forse il collega Capelli ha ragione, è un tema che avremmo dovuto magari affrontare subito, da parte nostra non ci sarebbe stata neppure difficoltà. Credo che fosse anche giusto che l'Aula potesse essere coinvolta dal fatto; la minoranza ha presentato a tale scopo una mozione sulle dimissioni di un Assessore, cosa che ha un risvolto politico ed è giusto che si affronti.
Metto solo in rilievo il contrasto evidente tra qualche intervento del centrodestra (tra lodi e apprezzamenti postumi che sanno troppo di strumentalità) e la grande dignità, invece, dell'assessore Dessì che, prendendo atto dell'impossibilità, in seguito al venir meno del rapporto di fiducia con il Presidente, della continuazione di un rapporto di squadra e di lealtà con lo stesso, ha rassegnato le sue dimissioni. C'è un contrasto evidente tra queste lodi postume e strumentali e questi apprezzamenti, di chi è intervenuto in Aula pensando di utilizzare questo argomento per porre altri problemi e altre tematiche, e la dignità di un Assessore che aveva avuto la fiducia del presidente Soru; io vi posso garantire (avendo partecipato insieme al collega Cugini a degli incontri di maggioranza per la costruzione della Giunta) che l'assessore Dessì aveva la stima, il totale sostegno e la fiducia del presidente Soru quando questa esperienza di governo è iniziata.
Al di là delle motivazioni e al di là anche del tono polemico, con il quale le dimissioni sono state poi poste dal collega Dessì, dopo un'esperienza di governo maturata, costruita, positiva, anche di grande impegno, di grande passione, di grande dedizione di Tonino Dessì, questo rapporto è venuto meno e di fatto non poteva che concludersi con le dimissioni, con una decisione che io ho apprezzato, dignitosa, dell'assessore Dessì che ha rimesso l'incarico in mano a chi glielo aveva conferito, cioè al presidente Soru, informando poi il Gruppo e il Partito al quale apparteneva e appartiene delle sue decisioni. Mi limito a questo, gli altri temi, sono temi veri, ma non si possono utilizzare strumentalmente.
I temi che anche Tonino Dessì pone nella sua lettera, sfrondata dall'argomento della polemica e dall'amarezza per un rapporto che si conclude, di cui non posso che prendere atto, sono i temi del rapporto tra l'Esecutivo e il Consiglio, tra il Presidente e gli Assessori, del rapporto che ci deve essere tra la Giunta e la Presidenza, sono temi che saranno oggetto del dibattito, come lo sono già di un dibattito, al quale voi, sino adesso, vi siete sottratti e vi state sottraendo, infatti anche il comunicato di ieri, lo apprendiamo dalla stampa, continua a confermare una volontà del centrodestra di sottrarsi. Sono i temi che affronteremo, spero con voi, se ci sarà una volontà vostra di partecipare, o anche da soli nel momento in cui apriremo la discussione, in Commissione e in Aula, sulla legge statutaria, sul nuovo Statuto, sulla riforma della legge 1, sulla riforma complessiva dell'organizzazione; dentro quel dibattito, sfrondato dall'argomento strumentale del tornaconto immediato della "polemichetta", che può servire ad avere qualche spazio sul giornale di oggi, il nostro Gruppo, questa nostra maggioranza e questo Consiglio ci saranno, saranno coinvolti e anche quei temi troveranno modo di essere affrontati.
Certo è che l'assessore Dessì ha dato anche un ulteriore segnale, io ricordo altre esperienze, ricordo Assessori che continuavano a rimanere seduti lì, nonostante appartenessero a partiti che avevano scelto di passare all'opposizione. Ricordo l'esperienza prima del 1999, quando proprio il Gruppo dei Riformatori lasciò il centrosinistra, la maggioranza di governo, e l'Assessore che lo rappresentava continuò a sedere lì, perché non c'era possibilità, se non attraverso le dimissioni del Presidente e dell'intera Giunta, che quell'Assessore venisse rimosso. Dunque quell'Assessore decise di rimanere in Giunta, pur non appartenendo più a nessun partito della maggioranza. Era un Assessore che non aveva rapporti con la maggioranza, così come spesso, in altre legislature precedenti, in quei banchi si è seduta una Giunta che non aveva una maggioranza in Aula, che non era in grado di far passare nessun provvedimento e che, nonostante questo, rimaneva seduta lì.
Il collega Dessì ha preso atto, invece, che il rapporto di fiducia col quale si era iniziata questa esperienza di governo, che per me è positiva, era venuto meno, ne ha preso atto e ha rassegnato le dimissioni, dando anche qui un segnale di dignità che questa Aula potrebbe solo apprezzare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Carissimo onorevole Marrocu, come si fa a dire, al di là dei motivi per i quali l'Assessore si è dimesso e che sono stati comunicati ufficialmente, che evitiamo la strumentalità della discussione. Come si fa a chiedere a questo Consiglio di andare al di là dei motivi per cui l'Assessore si è dimesso. Io credo che sia giusto dare voce qui alle parole dell'ex assessore Tonino Dessì, brevissimamente: "Le ragioni delle reiterate manifestazioni di sfiducia dell'onorevole signoria vostra… restano, a me almeno, del tutto opache…". Cosa vuol dire opache? Di che cosa è il contrario l'opacità? Continua l'Assessore: "Ritengo di aver dato... il massimo impegno affinché… l'attività dell'Assessorato si ispirasse a criteri di efficienza, trasparenza, legalità. Dell'osservanza di quest'ultima, data la mia formazione, ho una percezione acuta e puntuale…", devo onestamente dare atto, al di là della lontananza delle posizioni politiche, a Tonino Dessì di essere una persona che ha sempre avuto, non soltanto nel momento in cui ha fatto l'Assessore, una percezione acuta e puntuale dell'osservanza della legalità, fin da quando era studente universitario, proseguendo poi nella sua attività di funzionario del Consiglio regionale, e che io personalmente ho verificato, anche in termini di lealtà verso l'Istituzione; si può ridere anche di queste cose, non c'è problema, però rimangono delle pietre, rimangono delle pietre che voi potete anche pensare… ho capito cosa stavate dicendo, potete anche pensare che siano delle pietre che voi riuscite anche a digerire, ma credo che alla fine non vadano giù queste cose, proprio non vanno giù.
E prosegue l'Assessore dicendo che il rapporto tra la Giunta e gli stessi Organi esecutivi e l'Assemblea legislativa è un problema: "L'uno e l'altro rapporto versano oggi in uno stato di nebulosità che una discutibile forma di interpretazione e di esercizio della funzione di direzione politica, derivante al Presidente dalla diretta investitura popolare, non ha certo contribuito a diradare". Sarei curioso di sapere quanti altri pensano la stessa cosa ma per ora non hanno il coraggio di dirla.
Le motivazioni di queste dimissioni poi hanno avuto nei giorni successivi un altro punto di riscontro, non possono essere taciute e digerite ulteriormente, perché qui si tratta non di pietre, ma di cemento. L'assessore Dessì, qualche giorno dopo le sue dimissioni, riguardo a una delibera approvata dalla Giunta successivamente alle sue dimissioni, riguardo alle opere di ambientalizzazione, di interventi sull'ambiente, appunto, riguardo alcuni siti industriali e in particolare a Porto Torres e a Santa Gilla dice: "Continuo a manifestare serissime e crescenti preoccupazioni per l'ulteriore prescrizione relativa alla realizzazione di imponenti opere morte cementizie di parziale sbarramento, per Porto Torres, e di totale confinamento per Santa Gilla, dei rispettivi siti industriali. Tale decisione è stata definitivamente confermata in sede tecnica il 30 agosto 2006, a livello nazionale, col consenso dei rappresentanti degli Assessorati i quali hanno, disciplinatamente, come era loro dovere, eseguito gli orientamenti maggioritariamente, ma non unanimemente, almeno per quanto mi riguarda, prevalsi nella Giunta. L'alterazione degli equilibri idrogeologici di sottosuoli non sufficientemente indagati, derivanti da tali opere, può tuttavia essere letale per entrambi i siti, in particolare per Santa Gilla, un altro gigante della natura che è stato e resta ferito da gravi fenomeni di inquinamento, ma che di cemento, anche a fini di precedenti bonifiche, ne ha visto fin troppo. Io resto convinto che se si vuole riportare in equilibrio l'ambiente e contemporaneamente tenere in piedi determinati tipi di industrie sia preferibile, come è stato in parte fatto per altre questioni, costringere le imprese ad investire sulla totale modernizzazione e ambientalizzazione dei rispettivi processi produttivi e non contare troppo su interventi, per di più parzialmente finanziati a carico pubblico, di difesa passivi, che non incidono sui processi industriali ma modificano irreversibilmente assetti fisici consolidati da milioni di anni. Come è successo per il Poetto, le migliori intenzioni possono essere fonte di conseguenze disastrose se praticate senza la dovuta perizia e cautela".
Ora, qual è il problema che emerge anche da una questione che per ora non è stata chiarita? Non si è trattato di una carenza di cortesia, di un venir meno di una reciproca simpatia né il venir meno di un'intuizione fulminea sull'affidabilità dell'Assessore, ma ci sono due problemi, c'è un problema dell'interpretazione e del rispetto del procedimento e della legalità del procedimento amministrativo e ce n'è anche uno specifico che evidentemente ha posto una questione, non solo tra il Presidente e l'Assessore ma, dalle parole dell'Assessore, non me lo sto inventando io, tra il Presidente e la struttura dell'Assessorato che aveva espresso, evidentemente, pareri diversi.
Il problema, quindi, di cui si discute veramente è il rapporto fra chi è responsabile dell'indirizzo politico e la struttura amministrativa, la Giunta regionale e il Consiglio regionale, è il problema cioè della forma di governo, quella forma di governo che il Presidente, stando alla relazione contenuta nel disegno di legge sulla Statutaria della Regione Sardegna, dice che dev'essere cambiata; ma come dev'essere cambiata, colleghi? Dice la relazione (quindi credo l'assessore Dadea, la Giunta e di conseguenza anche il Presidente che hanno approvato il disegno di legge e la sua relazione) che: "il Presidente… deve dunque poter contare su una squadra di Assessori che non siano più… rappresentanti ognuno di una componente di maggioranza, ma siano invece suoi collaboratori diretti e, in quanto tali, esecutori partecipi e attivi del programma. Ciò comporta inevitabilmente un rafforzamento dei poteri del Presidente anche all'interno della Giunta, una sua maggiore facoltà di organizzare il lavoro dentro la Giunta e in generale un suo rapporto con i propri Assessori improntato…" - sentite qui che dolcezza di parole - "alla fiducia personale e alla confidenza reciproca".
Questo è il vero problema, la discussione di oggi è molto ritardata rispetto alla questione che l'ha generata, ma il problema vero è quello di cui stiamo discutendo anche in altre sedi, cioè voi come volete fare queste riforme? Avete deciso di farle per lo Statuto Speciale, attraverso quello strumento a cui noi abbiamo detto "no", perché non è né un'Assemblea Costituente, a cui voi stessi o almeno molti di voi avevano dato l'assenso anni fa, nè il Consiglio regionale, è uno strumento che noi abbiamo ritenuto inutile, è nostro diritto pensarla come crediamo, inutile a coinvolgere veramente la Sardegna; volete farlo però, riguardo alla legge Statutaria, per quale motivo? Per rafforzare il Presidenzialismo e quindi per risolvere forse anche qualche problemino interno vostro perché dalla legge Statutaria deriverà poi una legge di riforma dell'amministrazione, di riorganizzazione.
Non c'è strada su questo, noi chiediamo, quanto meno per la forma di governo che passa nella Commissione autonomia, una forma diversa anche di gestione di questa Commissione, con una Presidenza di garanzia e una forma anche di rappresentatività di tutti i Gruppi, che ci permetta lì di poter veramente discutere paritariamente di queste questioni e lasciare, poi, la questione dello Statuto Speciale ad un'altra forma di consultazione dei cittadini, di confronto che è sempre più necessario.
PRESIDENTE. Abbiamo concluso gli interventi. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione. Le ricordo, Presidente, che ha venti minuti di tempo a disposizione.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. E' stato un dibattito lungo, durante il quale si è toccata una quantità infinita di punti, uscendo abbastanza dall'argomento all'ordine del giorno, concludendo poi sull'argomento principe se si vogliono fare o meno le riforme in questa Regione, le riforme più importanti, quella dello Statuto, della legge Statutaria, della legge elettorale e dell'organizzazione della Regione, la legge numero 1 e la legge numero 31. Alla fine questo è il tema, credo, non tanto quello relativo alla sostituzione di un Assessore, un tema che, come voi stessi avete detto, forse arriva anche un po' in ritardo in Aula e appassiona di meno rispetto al passato ma che, comunque, forse merita di essere chiarito e quindi proporrei di chiarirlo in ogni caso.
Ho detto che era un problema personale e non politico, coerentemente con le cose che poi sono state richiamate nella relazione che accompagna il disegno di legge sulla Statutaria. Un problema che riguardava il Presidente e, direttamente, la persona dell'Assessore; quindi non un problema del Presidente e della Giunta, non un problema del Presidente e della maggioranza, non un problema di crisi politica con cui si è talmente abituati a convivere che la si vuole evocare ad ogni costo, anche laddove non esiste, era un problema di una collaborazione che non era sufficientemente efficace e che, nell'economia dei lavori della Giunta, nella necessità di portare avanti con la massima efficacia possibile il programma di governo, ha suggerito al Presidente, mi ha suggerito, di sostituire l'Assessore.
E' nelle facoltà del Presidente, più che nelle facoltà, vorrei dire che è nelle responsabilità del Presidente a cui, dopo cinque anni di governo, gli elettori chiederanno conto di quello che la sua Giunta ha fatto e allora non potrà dire: quell'Assessore non andava abbastanza bene o quell'Assessore non era all'altezza del suo ruolo, con quell'Assessore non riusciva a lavorare o quell'Assessore aveva delle idee diverse, non compatibili e quindi magari ci bloccavamo e non portavamo avanti le decisioni. Questa legge elettorale, che io non ho voluto, questo sistema elettorale, che io non ho voluto, al quale semplicemente oggi partecipo, elegge direttamente il Presidente e gli dà la responsabilità di nominare la Giunta. La dà non ai partiti, la dà non al Consiglio regionale, la dà a nessun altro se non al Presidente e quindi il Presidente questo lavoro deve fare, non questa facoltà, questa responsabilità la chiamerei meglio.
Quindi non i partiti ma il Presidente ha scelto e ha nominato la Giunta e il Presidente ha la responsabilità di continuare il suo percorso, questi cinque anni di governo, con la miglior composizione possibile, con quella che ritiene la miglior composizione possibile della Giunta e, laddove sente una difficoltà, ha l'obbligo, la responsabilità di cercare di porvi rimedio. Come ho sentito una difficoltà con il precedente Assessore dell'agricoltura, ad un certo punto ho sentito una difficoltà col precedente Assessore dell'ambiente, quindi era mio dovere sostituirli. E' auspicabile che un Presidente, quando sostituisce un Assessore, lo faccia non per il colore dei capelli o per come uno si siede sulla sedia o per come guida la macchina o per simpatie personali, ma per aspetti personali che comunque riguardano l'esercizio delle funzioni che l'Assessore è chiamato a compiere. Per questo non c'è nessuna contraddizione, non c'è nessun ripensamento. Si tratta di questioni personali legate all'esercizio delle funzioni che l'Assessore è chiamato a compiere. Questioni personali, appunto, di fiducia reciproca, di capacità di lavorare assieme, anche di capacità di intendersi velocemente, di collaborare assieme nel migliore dei modi. Questo non era più vero con l'assessore Dessì e quindi ho sentito il dovere di sostituirlo e l'ho sostituito.
Vorrei ricordare che persino la Costituzione, all'articolo 92, chiarisce chi nomina i Ministri e qual è il compito del Presidente del Consiglio dei Ministri, pur in un sistema elettorale diverso. E' un articolo della Costituzione che, come sapete, voi che avete anche maggior uso alla politica di quanto non ne abbia io, quanto meno da più tempo, sapete che è stato largamente disapplicato in Italia e sapete che ogni volta ci si lamenta di come sia disapplicato in Italia, forse invece varrebbe la pena di condividere la necessità di applicarlo in maniera chiara, in Sardegna, all'interno di un sistema elettorale sufficientemente chiaro e all'interno di un sistema elettorale che vede l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Mi piacerebbe dire in quest'Aula magari, almeno una volta lo diciamo, che qui in Sardegna si elegge il Presidente della Regione e non il Governatore della Regione. "Governatore" credo che sia stata un'espressione infelice di un altro Presidente di una grande Regione del nord che evidentemente ha questa visione di sé. Io ho la visione di essere il Presidente eletto, eletto dai sardi e quindi democraticamente eletto e non un Governatore nominato da qualcuno, senza nessuna investitura popolare, non un Governatore con diritto di morte, ma un Presidente democraticamente eletto che svolge il suo ruolo all'interno delle regole. Per questo, se fosse possibile, suggerirei a tutti di utilizzare questa parola. Lo suggerisco sempre ai giornalisti, a chi ha responsabilità nella comunicazione in maniera da chiarire ai sardi che in Sardegna non abbiamo un Governatore e il nostro sistema elettorale non prevede la nomina di un Governatore. Le parole hanno un peso, hanno un significato.
Circa l'ex assessore Dessì, mi avete chiesto con chiarezza quali sono almeno i motivi per cui questo rapporto di fiducia e di piena collaborazione si è interrotto. Non c'è mai un momento in cui la fiducia viene meno, non c'è mai come nella vita di tutti i giorni, con i nostri amici, con i nostri cari, non c'è un momento in cui per una sola azione la fiducia viene meno. C'è una serie di azioni, una serie di comportamenti, un crinale che si compie, per cui a un certo punto uno si rende conto che è arrivato il momento di porre rimedio, che la fiducia effettivamente è venuta meno, che le condizioni minime per poter lavorare assieme non ci sono più e che è necessario, invece, ripristinare le condizioni migliori per lavorare pienamente e rispondere pienamente al mandato e alle aspettative dei sardi.
E' stata citata la questione Syndial. Sì, certamente ha avuto un peso importante ed è stata l'ultima occasione. I documenti che sono stati approvati in Giunta e i documenti che hanno portato all'approvazione della Giunta sono a disposizione di tutti, rimando ad una approfondita lettura di tutti quei documenti, anzi magari ne faccio un pacco e lo consegno al Presidente in maniera che tutti ne possano avere copia. Rimando a questo, io non sono un tecnico di questi argomenti, ho la responsabilità in ogni caso di occuparmene, poi lascio ai tecnici. Lascio non solo ai tecnici, ma lascio anche alle altre istituzioni che se ne devono occupare, in particolar modo alla Conferenza di servizi decisoria che, su questioni che attengono alle bonifiche su siti di interesse nazionale, ha la responsabilità principale. Quindi, a quelle mi riferisco e a quelle ritengo che la Giunta si debba riferire e si è riferita.
Circa le altre cose, mi è stato chiesto qual è il senso delle parole dell'ex assessore Dessì. Questo non me lo potete chiedere, chiedetelo a lui. Non chiedetemi di fare l'interprete delle parole dell'ex assessore Dessì. Certamente io non le condivido laddove dice che, da due anni, ad esempio, giustamente l'avete riportato perché è un fatto grave, non si capisce da che parte stiamo andando. Basta questa affermazione per dirmi che ero assolutamente nel giusto nel sostituire l'Assessore, perché non c'è mai stata nessuna discussione in Giunta, non c'è mai stato un Assessore che abbia chiesto: "Ma dove stiamo andando?". Tutti noi abbiamo sufficientemente, anzi moltissimo chiaro dove stiamo andando, tutti noi abbiamo un programma di governo che ci guida, sappiamo dove stiamo andando e coerentemente ci comportiamo. Lo stesso assessore Dessì non aveva mai avuto nessun dubbio in proposito, né mai aveva alzato la mano in Giunta per avere un benché minimo chiarimento su questo punto.
Così come mi sorprende che l'ex assessore Dessì parli non solo per se stesso, ma parli anche per altri e quindi abbia detto che c'è un problema di fiducia reciproca non solo con lui, ma anche con altri Assessori. Io credo che siano tutti sufficientemente grandi, responsabili, autorevoli avendo ognuno di loro piena soddisfazione nel lavoro e nelle responsabilità che avevano precedentemente alla responsabilità della Giunta. Penso che se qualcuno di loro avesse dei problemi di fiducia, li avrebbe già potuti dire liberamente; poiché invece non sono stati manifestati, io credo che sia indebito che questi pensieri li manifesti un'altra persona, che non ha nessun titolo per farlo. Quindi la Giunta lavora in maniera collegiale e condividendo la piena fiducia reciproca di tutti noi.
Circa la legalità, la trasparenza, l'opacità o l'imperio. L'ex presidente Mario Floris ogni volta mi ricorda qualcosa, legge le leggi, devo dire che mentre le legge dà quasi un'impressione di stupore, come se le leggesse per la prima volta. Non si stupirà invece se anch'io leggo le leggi e anch'io ho gli strumenti per capirle e per comprenderle e non pensi che non le abbia lette, e non pensi che non mi ci riferisco. Quindi so quali sono gli organi della Regione, il Presidente, la Giunta e il Consiglio, e so qual è la differenza tra un organo collegiale, la Giunta, e la discussione tra un responsabile e il suo staff , cosa che non è la Giunta. E proprio perché è un organo, io credo, magari qualcuno potrebbe anche darne testimonianza, che la Giunta raramente è stato un organo collegiale come lo è stato in questa legislatura fino adesso, perché non c'è una sola delibera che sia passata in Giunta che non sia stata discussa, letta, che tutti i componenti della Giunta abbiano potuto verificare, su cui sono potuti intervenire e su cui poi si è espressa un'opinione e un voto, approvandola o no. Io non so come fossero le altre Giunte, qualcuno mi dice che qualche volta le delibere non si discutevano, ognuno portava le sue e ci si fidava reciprocamente nel senso che qualche volta la discussione era inutile. In questa Giunta si discute sempre e non c'è nessun Assessore, compreso il Presidente, che, portando le sue, le possa sottrarre alla discussione. Quindi, è un organo collegiale, come lei giustamente richiama, e questa collegialità è vissuta ogni giorno.
Così come è vissuta ogni giorno anche la trasparenza, qualche momento dopo che la delibera è approvata, viene pubblicata, come sapete è a disposizione di tutti quanti, ma subito dopo, qualche momento dopo, pochissime ore dopo, in maniera che non ci siano nemmeno ripensamenti, la delibera viene pubblicata così com'è stata presentata e come è stata discussa, non ci sono lavorazioni da fare dopo, aggiustamenti da fare dopo, sistemazioni; quella che è presentata, è discussa, è approvata, viene pubblicata e messa a disposizione di tutti quanti, subito. Nelle prime settimane, almeno a vedere dall'atteggiamento della struttura, potevo intuire - magari mi sbaglio - che, forse, ci fossero atteggiamenti diversi nel passato, nella "rilavorazione", questo termine non l'ho inventato io, delle delibere. In questa Giunta le delibere non si "rilavorano", si approvano e punto!
Circa la legittimità, io credo che sia meglio che nessuno accusi gli altri di comportamenti poco legittimi o addirittura fuori dalla legalità; se ci sono accuse di questo genere, sono altre le sedi dove devono essere doverosamente rese. Noi facciamo le nostre discussioni con un direttore generale a fianco della Presidenza, con le proposte di Giunta presentate dalle strutture, col visto dei pareri di legittimità dei direttori generali, a quello mi attengo. Anche le recenti delibere dell'Assessorato dell'ambiente sono state presentate dalle strutture, con il visto di legittimità del direttore generale, un direttore generale che non è stato rimosso, un direttore generale che era lì ai tempi di Tonino Dessì ed è ancora lì adesso, quindi abbiamo ancora esattamente approvato le delibere che hanno il visto di legittimità della struttura del direttore generale su cui si dice io non nutrissi più fiducia. In realtà l'avvicendamento ha riguardato l'Assessore, non ha riguardato le strutture, il direttore generale è ancora lì pienamente in esercizio delle sue funzioni e non c'è stato nessun giudizio sulla struttura, anche se - questo sì, lo devo dire - in quella struttura importantissima, perché regola cose anche molto importanti dal punto di vista economico, rifiuti solidi urbani, opere di disinquinamento, opere di bonifica su grandi siti industriali, forse non è giusto che ci sia qualcuno che abbia poteri dirigenziali magari da 20 anni, credo che prima o poi dovremo discutere una norma europea che fa sì che dopo 5 anni si passi ad altri Assessorati per fare in modo che non ci sia nessuno che si radichi troppo a lungo, per 25 anni o per 20 anni.
Allora, su quell'Assessorato, io penso che qualcosa debba essere cambiato, che chi c'è troppo a lungo possa essere anche spostato ad altri incarichi che, sono sicuro, potrà svolgere benissimo e tutti siamo più tranquilli di lavorare con un'amministrazione che, comunque, non ha delle sedimentazioni così lunghe, così profonde. Questo è circa la sostituzione, sottolineando ancora una volta, quindi, che siamo al massimo della trasparenza e che tutti gli atti per quanto riguarda Syndial sono a vostra completa disposizione.
C'è un'altra cosa prima di terminare, quando ha iniziato mi sono un pochino preoccupato perché ho pensato che volesse andare avanti sulla satira, siccome l'ultima volta, nell'ultimo dibattito, qualcuno aveva anche raccontato una barzelletta, lei è intervenuto con un incipit sulla satira, pensavo "La satira sì, però ci sono altri luoghi dove far la satira, qui non si fa satira, qui si fa un'altra cosa". Però mi pare che si sia fatta satira, o meglio la caricatura del presidenzialismo o la caricatura del Consiglio e del Presidente della Regione. Io direi "attenzione" perché è sbagliato far questo, siete voi stessi con questo dibattito che in qualche maniera depauperate il ruolo del Consiglio o svilite il ruolo del Consiglio, cercate di mostrarlo in un modo totalmente diverso da quanto non sia con queste leggi, in questa situazione. Mi dà ancora un secondo?
PRESIDENTE. Onorevole Soru, prego, concluda.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Concludo subito, per dire che, su tutto, il Consiglio ha l'ultima parola, molto spesso ha la prima e l'ultima parola, qualche volta ce l'abbiamo anche noi con i nostri disegni di legge, ma su tutto ha l'ultima parola e su molto può avere la prima e l'ultima parola. Allora, regoliamo questo rapporto tra Giunta e Consiglio, facciamo questa legge statutaria che chiarisca, parliamo delle cose piuttosto che della necessità di parlare delle cose. Anche oggi abbiamo fatto un'altra bellissima giornata di dibattito, un'altra bellissima giornata di lavoro per parlare della necessità di parlare delle cose, di fare; non sarebbe meglio discutere delle riforme, discutere delle leggi, di quelle leggi anche che, forse, darebbero maggior chiarezza ai rapporti a cui anche oggi vi siete riferiti?
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ho ascoltato ovviamente con attenzione le considerazioni dell'onorevole Soru. Dico subito che se fossi stato responsabile del Partito dei Democratici di Sinistra avrei quanto meno chiesto la sospensione del dibattito per fare delle considerazioni al suo interno. Ci si chiede se l'assessore Dessì sia stato scaricato sia dal Presidente che dal Partito, altrimenti, sinceramente, non capisco alcune cose. Vedete, colleghi, l'assessore Dessì, oltre che inviare una lettera di dimissioni, che ha anticipato la rimozione, ha mandato una lettera anche al suo Partito. In questa lettera, indirizzata a "Caro Giulio e caro Siro", che si colloca fuori dal rapporto tra il Presidente della Regione e l'Assessore e tra il Presidente della Regione e il Partito, l'assessore Dessì ha comunicato delle cose ai destinatari "Caro Giulio e caro Siro". Dice il dottor Dessì: "Questa situazione, dopo due anni e poco più di attività del Governo regionale di centrosinistra, non giova alla coalizione, ma soprattutto non giova alla società sarda e correrebbe l'obbligo di affrontarla senza ulteriore tergiversazione". A questo punto, io capisco che non esiste una crisi politica benché il dottor Dessì, nel prosieguo di questa lettera, dica: "Vi rimetto la valutazione politica sul mio operato, del quale vi ho tenuto costantemente informati e vi ringrazio nuovamente per il sostegno che non mi avete mai fatto mancare".
Onorevole Marrocu, onorevole Cugini, onorevoli tutti dei DS, lo state scaricando! Questo signore vi ha sempre tempestivamente informato che esistevano dei problemi, ora invece sappiamo dal Presidente della Regione che problemi non ce ne sono, non ci sono problemi di conduzione politica, non ci sono problemi di attuazione del programma. Allora forse l'assessore Dessì è stato rimosso per altre motivazioni, che ci sono sempre più oscure, altrimenti vorrei capire, di fronte alle cose che sappiamo tutti quanti relativamente alla conduzione del programma, se Dessì ha ragione o meno quando parla della situazione presente, dopo due anni di attività, forse non lo ha capito lui, onorevole Soru, può anche essere possibile, eppure è un barbaricino, cervello fine, attento, studioso, non è un allocco, è una persona che sa valutare: due anni di inattività, questo denuncia un alto esponente della direzione regionale dei DS!
La Conservatoria delle coste è ancora da venire, del Piano per lo sviluppo turistico - sostenibile se ne parla sempre, la legge sul conflitto di interessi è ancora da venire e, ancora, l'introduzione della televisione digitale terrestre, l'esodo incentivato dell'Arst, e qui siamo noi sotto accusa, il Consiglio regionale che fa le norme, le delibera, le vota, è d'accordo, è trascorso ancora un anno e le norme della finanziaria del 2005, anzi del 2006, non sono andate in attuazione, dopo un anno! Di chi è la responsabilità? E' una responsabilità del Consiglio regionale che fa le leggi e poi non trovano attuazione?
Per quanto riguarda la riforma dello Statuto, certo che è servito a parlare anche di questo, presidente Soru, avevamo ragione noi, sì o no, quando, a dicembre 2004, come Gruppo di Alleanza Nazionale abbiamo presentato, provocatoriamente, una bozza di revisione totale dello Statuto? Avevamo ragione o no che i tempi si sarebbero allungati talmente tanto che oggi, per ammissione dei suoi rappresentanti, dei rappresentanti che la sostengono più strenuamente, in prima Commissione siamo arrivati alla conclusione che lo Statuto della Regione sarda non potrà essere modificato in questa legislatura? Potremo fare la legge statutaria, la legge elettorale? Forse queste cose si potranno fare, ma sappiamo tutti quanti che modificare lo Statuto e attuare un nuovo Statuto con i tempi non solo nostri ma i tempi del Governo, del Parlamento, con la doppia lettura, Camera e Senato, certo diventa un'impresa; credo che non riusciremo e quindi abbiamo ancora ragione noi, eppure era uno dei punti del programma di governo del presidente Soru.
"Sardegna fatti bella", ne abbiamo parlato e ne avete parlato tutti, ci sono interrogazioni da mezzo mondo; l'Intesa istituzionale di programma, non se ne sa più niente; la concessione delle zone minerarie, l'alienazione delle zone minerarie; i parchi regionali, dei quali avete sempre parlato; il Piano sanitario regionale, assessore Dirindin, è ancora in Commissione, ancora si tarda, e ancora non abbiamo un Piano sanitario regionale la cui mancanza è fonte di tantissimi problemi in tutta la Sardegna. Il marchio "Sardegna", non esiste più un marchio "Sardegna", non si capisce più niente; l'Istituto di Incremento Ippico continua a utilizzare il suo; quell'altro ente che utilizza il suo, l'ERSAT ha ancora il suo simbolo; le comunità montane, ne abbiamo già parlato, legge fatta da questo Parlamento; la continuità territoriale merci abbandonata completamente, aspettiamo le nuove risorse del Governo per andare in quella direzione e se non arrivassero tutte, dove va la continuità territoriale merci? E poi il proclama di ieri, l'alta velocità tra Alghero e Fertilia; la Fabbrica della creatività, altra bella invenzione! La trasformazione dell'ESIT in Agenzia regionale del turismo.
Ancora, il documento unico di programmazione per l'internazionalizzazione, l'avete proposto voi! Interrompere il taglio delle risorse per le attività culturali dei piccoli centri, sono cose che avete detto voi, e i piccoli centri languiscono, eccome! La valorizzazione della pastoralità, altro argomento di grande rilevanza. Non abbiamo spese noi le parole, presidente Soru, le hanno spese i Presidenti delle sue Province! Hanno speso le parole a Ottana, le parole che non spende più il Governo che ha levato le risorse per le imprese che dovevano investire nella piana di Ottana e forse hanno fatto anche bene tutto sommato!
Distretti rurali: Assessore, lei è venuto qua perché doveva essere la panacea di tutti i mali in agricoltura, ma i distretti rurali ancora stentano a venire, questi sono i problemi che ha sollevato l'assessore Dessì, questi e tantissimi altri perché ce n'è una sfilza che non ho il tempo ovviamente di leggere in quest'Aula ma che non sfuggono certamente alla nostra attenzione. Io sono sicuro, Presidente, che non sono stati commessi atti illegittimi e illegali. Debbo essere sicuro, guai se avessi il sospetto, perché allora, se io fossi Procuratore della Repubblica, avrei ammesso già, agli atti della Procura della Repubblica, la lettera dell'assessore Dessì, ma io sono sicuro che non è così. Questa faccenda, legata ai problemi politici, pesanti dell'economia della Sardegna, la dice tutta sull'incapacità. Non sua, gliel'ho già detto prima nel mio intervento, ci sono delle persone che lavorano con una velocità superiore agli altri, la capacità è quella di riuscire ad aspettare gli altri; quando lei si ritrova una Giunta che non conclude, una maggioranza che è appiattita, così come ha detto molto bene Andrea Pubusa l'altro giorno su un fondo del giornale, ma scherziamo? Queste sono le cose che diciamo ai sardi, non è che ne vogliamo dire altre! Certo lei deve difendere la sua posizione, ci mancherebbe altro! Io non metto in discussione il fatto che lei sia stato eletto con questo sistema, io sono un presidenzialista convinto, io mi sono battuto, insieme al mio partito, perché questo avvenisse.
Certo, il legislatore nazionale poco poteva sapere se prima o poi sarebbe nato un Presidente, in una Regione - credo che non sia l'unico - che, utilizzando quello che c'è, per incapacità della sua maggioranza di creare qualcosa di diverso, approfitta, tra virgolette, non in senso negativo, perchè pensa di fare di più. Non è più possibile, nessuno aveva pensato che potesse nascere un Presidente con queste caratteristiche o che si potesse diventare Presidenti con questa caratteristica. L'amministratore unico non va bene per la Regione Sardegna, lei non ha un Consiglio d'Amministrazione, ha delle teste pensanti, bene o male che pensino, ma rappresentano gli interessi legittimi dei sardi che ci hanno votato. A questo lei deve rispondere. E' chiaro che dai risultati fin qui raggiunti, per bocca non solo mia, ma certamente di tantissimi, la Sardegna è ancora in ritardo, è sempre più in ritardo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Metto in votazione la mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, se non avessi parlato per dichiarazione di voto, avrei parlato per fatto personale perché tutti i "si dice" del Presidente della Regione sono le cose che si dicono per questa Giunta, non cose riferite alle precedenti Giunte, le quali non hanno mai messo all'ordine del giorno nessun argomento fuori sacco, dove le delibere venivano istruite dagli uffici col parere di legittimità dell'ufficio legislativo della Regione e su ogni delibera si ragionava, si votava, le delibere non andavano assolutamente né contraffatte né corrette, si dice per esempio oggi che il Presidente della Regione va a intercedere sui programmi nei singoli Assessorati, io questo non l'ho detto perché non mi sembra che coi "si dice" si faccia la politica. La verità è che la denuncia della Confindustria, cari colleghi, ha un fondo di verità, è che la Giunta regionale non ha un suo modello di sviluppo e lo stesso Consiglio non elabora progetti seri; l'una e l'altro però non sono due fatti indipendenti, la paralisi del Consiglio regionale è l'impossibilità di incidere positivamente in tutte le politiche di crescita e di sviluppo perché c'è uno sbilanciamento dei poteri a vantaggio del Presidente della Regione che può paralizzare, come paralizza, qualsiasi iniziativa non funzionale al proprio disegno personale e al proprio disegno politico del quale è succube anche la maggioranza.
Ecco perché io ribadisco, in Aula, che occorre perciò, anziché pensare a tutte queste riforme, pensare alla riforma delle riforme, subito una nuova legge elettorale per dare un ruolo incisivo all'Assemblea regionale e una speranza reale di cambiamento e di progresso del Popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che, dopo la replica del Presidente, allo stato di disagio che ho denunciato prima si aggiungano sentimenti di rassegnazione, di delusione. Pensavo di aver stimolato, in qualche modo, una riflessione, che non è venuta. Vede, io credo che le delibere dell'ex assessore Dessì avessero il parere di legittimità anche prima, dovrebbe spiegare perché le ha approvate dopo le sue dimissioni. Perché forse si può individuare anche il "decimo piccolo indiano", basta leggere le rubriche della Giunta. Chi ha la rubrica più lunga, con le delibere provenienti da…, è quello che salterà la prossima volta! Dessì era quello che aveva la rubrica più lunga e lei ha approvato, in una giornata, dodici delibere precedentemente presentate da Dessì, che avevano comunque il parere di legittimità. Dessì, a mio avviso, non l'ho citato prima, ha reagito da persona competente ma, soprattutto, da persona a questo stato di cose! Lei ha disegnato uno stato di collegialità della Giunta, che vede lei con la matita rossa e blu a correggere quanto gli Assessori fanno. Anche questo è legittimo, per carità! Non c'è niente di illegittimo! Ma a me ha stupito vedere cenni di assenso mentre lei parlava e, subito dopo, cenni di assenso a quello che lei ha detto in quest'Aula, oggi, dimostrando la sua inadeguatezza a ricoprire il ruolo, Presidente, completamente inadeguato! Lei doveva traghettare il nuovo stato di governo della Sardegna, la nuova legge, l'applicazione della nuova legge. E viene a dire qui che noi, solo perché abbiamo più tempo, conosciamo le leggi e la Costituzione? O meglio, che lei non è avvezzo ma noi forse siamo più avvezzi perché abbiamo più tempo! Ma cosa ne sa lei del tempo degli altri? A cosa viene dedicato e per che cosa viene dedicato? O anche adesso io l'ho fraintesa? Non pensa mai di sbagliare lei e invece che qualcuno intenda nel modo corretto le sue parole?
(Interruzione del Presidente della Regione)
CAPELLI (U.D.C.). E non l'ho interrotta! Perciò, caro Presidente, lei ha poche responsabilità, ha più responsabilità Marrocu che ha negato l'evidenza, che non ha difeso uno Stato di diritto che è negato dalla sua azione, ha difeso l'indifendibile ma, soprattutto, ha scaricato un amico!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Ho già chiarito prima…
(Interruzioni)
Ho già avuto modo di chiarire, nell'intervento precedente, che non avevo nessuna intenzione né di difendere né di rimpiangere l'assessore Dessì, perché c'è poco da difendere e c'è certamente nulla da rimpiangere per quanto attiene alla mia modestissima ed insignificante valutazione! Non è questo il punto. L'avete già difeso voi abbastanza bene, lo state difendendo a spada tratta, lo state difendendo talmente bene che state sorridendo e avete questo atteggiamento divertito, compiaciuto e sufficiente dopo che il Presidente della Regione non ha risparmiato nulla all'assessore Dessì e anzi gliene ha rovesciato addosso; se qualche ombra c'era stata nella fase precedente, il Presidente della Regione ha utilizzato buona parte del tempo della sua replica per caricare ancora di più la dose di mancanza di rispetto, di stima, di considerazione dell'ex assessore Dessì. E voi state sorridendo! Quindi non è che avete scaricato un amico, io non so se fosse un amico vostro, compagno magari, ma non amico, sono due cose diverse, però, certamente, l'avete scaricato nel modo più ignominioso e nulla state facendo neanche dopo che il Presidente della Regione, ripeto, non è che abbia attutito i toni, li ha esacerbati ulteriormente, parlando di inadeguatezza, di incapacità, tutte le cose più terrificanti che un Presidente della Regione possa dire riferite ad un Assessore che, fino ad un mese fa, sedeva nei banchi della sua Giunta. Voi state sorridendo, complimenti!
Comunque, Presidente, lei non ha risposto ad alcuna delle domande che noi le abbiamo posto! Lei ha detto semplicemente che ha il diritto di farlo, in quanto glielo attribuisce la legge, per cui fa fuori quando e come vuole ciascuno dei piccoli indiani, come mi permettevo di dire prima. Questa è la sostanza della sua risposta! Lo può fare, ma nessuno ha messo in discussione che potesse farlo. (Presidente, la prego di considerare il tempo che mi è stato sottratto all'inizio) Il problema non è quello che lei lo possa fare oppure no, lo può fare, il problema è, e rimane tale e quale, che noi vogliamo conoscere i motivi che stanno dietro a queste dimissioni e lei, su questo, ha poco elegantemente glissato. Dico poco elegantemente perché assai poco elegante è stato nei confronti del suo ex collaboratore.
Comunque, Presidente, non è vero che regna la trasparenza nella Giunta regionale. Non è vero che tutto viene tempestivamente messo in rete, perché alcune cose non vengono messe in rete e alcune cose, come già abbiamo avuto modo di far notare, vengono messe in rete prima in una versione e poi compare in rete anche la seconda versione; lei sa a che cosa mi riferisco, presumo! Si tratta di molti soldi, per cui non sono delle questioni marginali. Meno male che esistono le interrogazioni…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). Concludo, signor Presidente.
PRESIDENTE. No, ha concluso!
ARTIZZU (A.N.). Menomale che esistono le interrogazioni per avere chiarezza su alcuni aspetti. Allora perché non ci risponde sull'interrogazione che le ha rivolto il Gruppo…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu!
ARTIZZU (A.N.). Presidente, mi è stato sottratto del tempo all'inizio…
PRESIDENTE. Glielo abbiamo restituito!
ARTIZZU (A.N.). Le assicuro che concludo rapidissimamente!
Come mai allora, visto che lei è amante della trasparenza, non risponde all'interrogazione che le ha rivolto il Gruppo di Alleanza Nazionale circa l'assegnazione dell'incarico ad una determinata società di pubblicità per questa bruttissima, orrenda campagna pubblicitaria di "Sardegna fatti bella"?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole alla mozione che mi vede come firmatario. Devo dirle, presidente Soru, che anche io sono rimasto deluso dalla sua replica. Lei in questi due anni e mezzo ha acquisito, purtroppo, alcuni dei difetti peggiori della politica e, tra questi, quello dell'ipocrisia che, in politica, è purtroppo una merce abbastanza diffusa. Noi le avevamo chiesto di dirci qual era il motivo per cui l'assessore Dessì andava via. Lei ci ha detto che il motivo è "incompatibilità caratteriale", dicendoci questo sostanzialmente io credo che faccia un torto alla lettera con cui l'Assessore si è dimesso, non l'ha licenziato lei, si è dimesso! E dimettendosi ha sollevato dei problemi che erano di carattere politico, ci saremmo aspettati che, in quest'Aula, se lei è persona onesta e sincera, i problemi di carattere politico sollevati dall'ex assessore Dessì venissero in qualche maniera citati e a quei problemi fosse resa giustizia.
Lei non l'ha fatto! Lei non l'ha fatto e ha detto una cosa (l'unica di quelle che ha detto, ma l'ha detta in dieci minuti, quindi era una cosa importante) che io condivido ed è quella che riguarda il fatto che, nel presidenzialismo, lei abbia il dovere di rimuovere gli Assessori che non vanno bene e che non sia un suo diritto ma una sua responsabilità. Sono assolutamente d'accordo con quello che lei dice. Questo significa che gli Assessori, i dieci che non ha rimosso, quelli che sono stati comunque presentati nella sua Giunta successivamente, vanno bene. Significa che lei ha la responsabilità politica dei fallimenti degli Assessori che non vanno bene! Perché se non li rimuove, se non li allontana, se non ne provoca le dimissioni, se non salta fuori l'incompatibilità di carattere con questi, significa che, a oggi, gli Assessori che ci sono nella sua Giunta (siccome lei ha il dovere e la responsabilità di allontanarli e di rimuoverli se sono inadeguati o se con le loro incompatibilità caratteriali impediscono il corretto andamento del programma del suo governo) vanno bene. Ne terremo conto!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Per dire che c'è molta insoddisfazione per come sono andate le cose, per il tipo di risposte che ha dato il Presidente in merito alla mozione presentata dall'opposizione. Dico questo perché non mi pare che questo dibattito abbia chiarito assolutamente nulla e che tutti i quesiti che sono stati posti, le preoccupazioni, i dubbi che sono stati avanzati, sono rimasti tali, non si è risposto, sia nel merito della situazione che riguarda più squisitamente l'assessore Dessì, ma neanche si è risposto a tutte le altre cose che sono state dette, che riguardano la vita di questo Consiglio regionale, che riguardano questioni che noi stiamo affrontando in questi giorni e in questo periodo, che sono di straordinaria importanza.
Certo, lei non era tenuto oggi a rispondere a tutto questo, però io credo che fosse doveroso da parte sua dare una risposta su tutte le cose che sono state dette questa mattina. Lei non lo ha fatto. Quello che preoccupa molto e mi ha sorpreso per dire la verità, conoscendo anche la sua persona, è che lei ha liquidato un suo collaboratore che, per oltre due anni, nel bene e nel male, ha lavorato con lei e con la sua Giunta. E' stato liquidato, questo Assessore, dal suo Partito e dalla sua maggioranza e credo che non sia un fatto che onora questo Consiglio regionale. Quello era un Assessore che può aver fatto anche degli errori ma nei confronti del quale, per quanto mi riguarda, non ho assolutamente nulla da dire, mi sarei potuto aspettare qualche risposta in più, però devo dire che si è comportato comunque in modo corretto.
Ecco, io credo che, in un momento come questo, un Assessore come l'assessore Dessì avrebbe meritato almeno l'onore delle armi, cosa che non ha fatto né la Giunta regionale né la sua maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io non credo che sia un problema di onore e neanche di armi, è un problema credo abbastanza semplice. Posso dire, perché non ho perso neanche una battuta della replica del Presidente, che se c'è una considerazione da fare non è che il Presidente ha glissato sulle ragioni che hanno portato alla sostituzione di Dessì, il Presidente ha detto le ragioni, la mia opinione è che sia andato anche oltre le domande della vostra mozione, a conferma che non c'è niente da nascondere in ragione di una scelta politica che è stata fatta. Poi si può usare anche il termine "scaricare" riferito al mio Partito, non è un termine che, secondo me, risponde alla situazione, io penso che sia più giusto riflettere, possono mutare le ragioni da parte di chi nomina e da parte di chi è nominato, c'è stata un'evoluzione del rapporto che ha portato ad una assunzione di responsabilità, sia da parte del Presidente che da parte dell'assessore Dessì. Un mutamento dei rapporti che ha prodotto una assunzione di responsabilità. La lettera di Dessì è una lettera di conferma di una assunzione di responsabilità, la sostituzione conferma una assunzione di responsabilità, fatta in modo palese, non c'è bisogno di andare a vedere sotto quello che c'è. Quello che c'è, è sotto gli occhi di tutti, c'è bisogno di un rapporto di fiducia che, in questo momento, era venuto meno sia forse per il comportamento di Dessì, sia forse per il non apprezzamento di Dessì nei confronti di Soru. Sono rapporti normali che si determinano in situazioni politiche come queste.
Però, approfittando della dichiarazione di voto contro la mozione, come mi è capitato in tutte le occasioni di votare contro le mozioni, chiedo al Presidente Floris, a lei Presidente che è il più anziano fra tutti noi, come mandati politici:, pensa che possiamo continuare a lungo con questa funzione del Consiglio? Io penso di no! Penso di no! Lo dico per la maggioranza e lo dico per la minoranza. Il Consiglio si può rivalutare, collega Diana. Lei ha presentato una proposta di legge statutaria, un meccanismo diciamo, i suoi colleghi dell'opposizione hanno respinto quel meccanismo, si potrebbe tornare anche a quel meccanismo ma lei sa benissimo che stiamo parlando di un'attività della Commissione autonomia che deve lavorare almeno il doppio di come lavora oggi. Allora lei mi risponda, in nome e per conto della opposizione che lei rappresenta, presentando questa mozione di oggi, se quel meccanismo si è disposti ad accoglierlo o meno.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). Quando si chiedono i voti qui a conferma del numero legale, sono voti che si chiedono per confermare le presenze degli assenti, per portare a casa il gettone di presenza, anche quando si arriva gli ultimi cinque minuti di attività del Consiglio. Continuiamo così e vedrete che di Biggio ne verranno molti in campo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). Ma Biggio dice a voi quello che voi non fate e a noi quello che noi non facciamo secondo Biggio, quindi parla per tutti ma soprattutto per voi che avete trasformato il Consiglio regionale in un luogo di chiacchiere delle mozioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
(Interruzioni)
Chiedo scusa, colleghi… quando ritenete che possiamo riprendere…grazie colleghi. Prego presidente Soru.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Intervengo solamente per dire che voterò "no" alla mozione e per puntualizzare due cose che voglio comunque che rimangano agli atti puntualizzate. Non ho detto che qualcuno legge la Costituzione e che io non la legga perché magari è da pochi anni, da un tempo inferiore, che svolgo un ruolo attivo nella politica; ho richiamato alla consapevolezza di tutti che magari le stesse leggi sono a piena conoscenza di tutti quanti, che tutti abbiamo gli stessi strumenti per leggerle, tutti abbiamo sentito il dovere di leggerle e tutti ci richiamiamo ad esse, le leggi della nostra Regione e anche le leggi dello Stato, in particolare la Costituzione che richiama, come ad ogni tornata viene ricordato, anche le modalità di nomina del Consiglio dei Ministri.
Così come, ho un sacco di difetti e sicuramente col tempo ne avrò sempre di più, peggioriamo tutti, quindi peggiorerò anch'io, però non sono totalmente d'accordo col consigliere Vargiu di aver rapidamente acquisito quello che lei ritiene sia un difetto dei politici, io non ritengo giusta questa sua accusa che tutti i politici siano ipocriti. Ci sono un sacco di politici che non sono ipocriti e mi pare di non essere stato ipocrita in quest'Aula rispondendo alla vostra domanda su quali siano stati i motivi di questa sostituzione, ho detto che non ce n'è solo uno, che c'è un percorso che si compie e ho detto che sicuramente le delibere sulla Syndial sono state un fatto importante e anche per questo ho detto che le delibere sulla Syndial sono a piena disposizione di tutti voi e ne darò copia. Delle delibere di tutti gli atti preparatori ne lascerò copia al Presidente del Consiglio. Dov'è l'ipocrisia? Mi pare di aver pienamente risposto.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione della mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 94.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Pacifico ha votato contro e il consigliere Farigu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SECCI - SERRA - SORU - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 75
votanti 72
astenuti 3
maggioranza 37
favorevoli 27
contrari 45
(Il Consiglio non approva).
Prego i colleghi di non andar via perché l'ordine del giorno reca lo svolgimento delle interpellanze. Colleghi, io vi chiedo scusa ma i lavori si sono protratti; nonostante avessimo insieme deciso che comunque il tempo delle mozioni andasse contenuto, siamo andati un po' più in là. Però c'è un problema, l'assessore Foddis questa sera credo che non potrà essere presente.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. No, sarò qui stasera.
PRESIDENTE. Va bene, non c'è più il problema, per cui possiamo...
(Interruzione del Presidente della Regione)
Chiedo scusa, poiché invece il presidente Soru questo pomeriggio non potrà esserci, essendo all'ordine del giorno lo svolgimento dell'interpellanza numero 149, alla quale deve rispondere il Presidente della Regione, vi prego di restare, anche se abbiamo sconvolto un po' il lavoro, per concludere con lo svolgimento delle interpellanze che, del resto, sono è stato richiesto dalla opposizione.
Il lavoro sulle interpellanze segue un andamento veloce, colleghi, come sapete: cinque minuti per essere illustrata, cinque minuti perché possa essere data una risposta e poi è possibile una brevissima replica, quindi stiamo parlando di pochissimi minuti.
Prego i colleghi di prendere posto, l'interpellanza è la numero 149, per la quale l'onorevole Sanjust tra l'altro ci aveva raccomandato di non spostare la discussione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 149.
(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza:
INTERPELLANZA SANJUST - LA SPISA - CONTU - LOMBARDO - MILIA - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO - LADU - MURGIONI - GALLUS - VARGIU - CASSANO - PISANO - CHERCHI Oscar, sulla transazione dei canoni dovuti all'ERSAT dalla società Cooperativa 3A di Arborea.
I sottoscritti,
premesso che:
- nel 1959 l'allora ETFAS acquistò degli immobili in via Cesare Battisti a Cagliari e, dall'anno 1966, gli stessi vennero concessi in locazione alla Cooperativa 3A di Arborea;
- l'ERSAT, quale nuova denominazione del vecchio ente regionale, con protocollo 3494/fo del 1° marzo 1993, richiese un nuovo canone di locazione pari a lire 86.000.000 annue, motivando ciò con l'adeguamento ai canoni di locazione effettivi sul mercato;
- il suddetto canone venne sempre contestato dalla Cooperativa 3A di Arborea al punto che, dopo aver pagato quanto richiesto per tutto il periodo 1993-1998, a partire dal 1999, con decisione unilaterale, la 3A di Arborea riprese a pagare il canone fissato nel periodo precedente al 1993, equivalente a lire 5.695.200;
preso atto che:
- con delibera commissariale del 28 dicembre 2005, il commissario dell'ERSAT ha proceduto al rinnovo del contratto di locazione dei locali di cui all'oggetto, deliberando anche il raggiungimento di un accordo con la Cooperativa 3A di Arborea riguardante il pregresso dovuto, approvando una transazione a saldo e stralcio di quanto dovuto dal locatario per il periodo luglio 1993-dicembre 2005;
- il nuovo contratto di locazione è stato fissato in euro 660 mensili (euro 7.920 annui), pari a 6 euro a metro quadro, per 110 metri quadri di locale;
- nella delibera commissariale di cui all'oggetto, non viene riportato quanto la 3A di Arborea vantava come debiti nei confronti dell'ERSAT per gli anni 1999-2005, vale a dire da quando, con decisione unilaterale, riprese a pagare il canone fissato prima del 1993;
- nella delibera commissariale di cui all'oggetto, viene stabilito che la Cooperativa 3A di Arborea dovrà versare all'ERSAT, a saldo, stralcio e transazione di quanto dovuto per il periodo da luglio 1993 a tutto dicembre 2005 la somma complessiva di euro 38.000;
- in forza di tale transazione, i crediti vantati dall'ERSAT che la Cooperativa 3A di Arborea avrebbe dovuto rifondere e, pertanto, iscritti in bilancio, sono stati cancellati, come si evince dalla comunicazione interna 0001602/Servizio affari generali e legali, a firma del direttore del servizio;
evidenziato che:
- 1'ERSAT, commissariato con decreto del Presidente della Giunta regionale n. 77 del 23 maggio 2005, è un ente strumentale della Regione facente capo all'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
- l'attuale Assessore all'agricoltura e riforma agro-pastorale ha ricoperto l'incarico di direttore generale della società Cooperativa 3A di Arborea e non si è mai avuta notizia di una sua eventuale rinuncia all'incarico stesso;
- a fronte di un debito pregresso, sottaciuto nella delibera commissariale del 28 dicembre 2005, è stato stipulato un accordo di transazione di 38.000 euro,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:
1) a quanto ammonta il debito che la società Cooperativa 3A di Arborea ha contratto negli anni nei confronti dell'ERSAT;
2) se la transazione stipulata con delibera commissariale risulti essere congrua per le parti;
3) se ritengano congruo il nuovo canone d'affitto stabilito con delibera commissariale del 28 dicembre 2005 in 7.929 euro annui, considerato che nel 1993 1'ERSAT aveva richiesto un canone annuo di 86.000.000 di lire;
4) se, in tale contesto, non ritenga ravvisabile, qualora sia ancora vigente l'incarico di direttore generale della società Cooperativa 3A di Arborea, un conflitto di interessi dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. (149).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanjust per illustrare la sua interpellanza.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, a me dispiace per i colleghi che a quest'ora tarda si sia comunque costretti a restare in aula per discutere un'interpellanza che, tra l'altro, è stata presentata, vorrei ricordarlo, il 9 di febbraio. Penso di poter affermare - in modo magari un po' spiritoso - che è stato un vero e proprio parto.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Sanjust.
Prego i colleghi di prendere posto e di evitare il chiacchiericcio. Prego, onorevole Sanjust.
SANJUST (F.I.). A mio parere, questa interpellanza, che pure non ha perso la sua importanza, avrebbe forse avuto un significato diverso, un significato maggiore, qualora fossimo riusciti a discuterla otto mesi fa. Devo dire però che il fatto che non sia stata discussa all'inizio di seduta ma dopo alcune dichiarazioni rese dal Presidente della Giunta, forse la rende ancora attuale, visto che il Presidente più di una volta si è pronunciato sulla legittimità delle delibere, sulla legittimità dei pareri; penso che questa interpellanza metta in evidenza che, quanto meno su questo argomento, ci siano stati dei momenti che, sempre a parer mio, di legittimità hanno ben poco, o forse, se non volessimo utilizzare il termine di legittimità, di leggerezza.
Mi fa comunque piacere che, nonostante gli otto mesi di ritardo, la discussione su questa interpellanza avvenga dopo che, negli ultimi mesi, da parte del Presidente della Giunta, si sia più volte fatto riferimento agli sprechi che, a suo dire, dovrebbero finire all'interno della macchina burocratica regionale, e soprattutto in quei comparti della nostra macchina regionale in cui viviamo momenti - ma soprattutto li vivono i lavoratori - di gravissima crisi.
Mi riferisco, per esempio, ai lavoratori delle ditte di pulizia che, a causa dei tagli apportati al bilancio, rischiano di vedere addirittura dimezzato il loro stipendio, che ammonta a circa 400-500 euro al mese. Presidente, sicuramente, avrà letto l'interpellanza, visto che oggi ha avuto il buon garbo di partecipare a questa seduta per poter rispondere, per cui salto i preliminari, salto l'excursus sul contenzioso tra la 3A di Arborea e l'ERSAT, ente strumentale della nostra Regione, per arrivare direttamente - visto il poco tempo a disposizione - alle domande che le pongo e che spero oggi abbiano una risposta.
Ho messo prima l'accento sul discorso degli sprechi e sul fatto che non ci siano i soldi per garantire alcune fasce di lavoratori, perché l'oggetto dell'interpellanza riguarda una transazione siglata tra l'ERSAT e la 3A, in fretta e furia, che ha chiuso una vertenza che si trascinava da tantissimi anni e dalla quale non si riusciva a "cavar piede". Improvvisamente, dopo la nomina ad Assessore dell'agricoltura del direttore generale della 3A, Foddis, si sblocca questa vertenza con una transazione che porta nelle casse dell'ERSAT 38 mila euro.
Nella determina dirigenziale, alla quale fa riferimento, però, stranamente, non si dice mai, e io vorrei che lei a questa domanda desse una risposta, qual era il debito che, nel corso di questi anni, era intercorso tra la 3A e l'ERSAT.
Le chiedo anche se la transazione stipulata con la delibera commissariale risulti essere congrua tra le parti. Perché ciò che stona un pochettino è che, a fronte di un canone di 86 milioni che l'ERSAT aveva richiesto alla 3A, la 3A, in maniera unilaterale, decida nel 1999 di non pagare più quanto richiesto dall'ERSAT ma di pagare un'altra cifra. Ecco perché le chiedo se la transazione risulti essere congrua per entrambe le parti, e soprattutto se, a questo punto, risulti congruo il nuovo canone di locazione fissato in 7.900 euro annui, cifra assolutamente diversa rispetto agli 86 milioni che l'Ente ha sempre richiesto alla 3A.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Regione.
Presidente Soru, le ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, l'interpellanza pone quattro domande; io partirei dall'ultima nella quale si chiede se l'assessore Foddis sia ancora direttore generale della società Cooperativa 3A di Arborea e se c'è un conflitto di interessi.
Stiamo parlando della società Cooperativa 3A di Arborea, non della società dell'assessore Foddis; stiamo parlando della cooperativa forse più importante del nostrro sistema agricolo, esempio, spesso ampiamente citato con orgoglio, di buon funzionamento in agricoltura. Quindi stiamo parlando di una situazione in cui i vantaggi non vanno ad arricchimento di qualcuno, ma eventualmente all'arricchimento di una società Cooperativa della quale l'assessore Foddis non è più direttore generale, lo è stato, ma non lo è più, in questo momento è in aspettativa. Dico questo per inserire la questione in un contesto un pochino più chiaro, non stiamo parlando di qualcuno che cerca di fare i suoi interessi privati arricchendosi a danno dell'erario, stiamo parlando della cooperativa 3A di Arborea.
Quest'ultima aveva un causa aperta, dal 1993, con l'ERSAT, ente che ha un patrimonio immobiliare enorme, ampiamente, anzi totalmente, non gestito, negli ultimi decenni, su cui ci sono state usucapioni, cessioni a prezzi irrisori, occupazioni illegittime, e di cui questa Giunta regionale ha fatto un inventario preciso cercando di capire che cosa è successo e succede; all'interno di questo processo di razionalizzazione delle proprietà e di cancellazione di occupazioni indebite, di regolarizzazioni di contratti, si pone, tra le tantissime altre, anche la sistemazione della partita di Arborea.
La 3A aveva in affitto un locale da ben prima del 1993, per il quale pagava un canone irrisorio; nel 1993, unilateralmente, come lei ha citato, l'ERSAT ha aumentato il canone passando - credo - da meno di 10 a 87 milioni, all'improvviso, con una decisione autonoma. La 3A ha pagato, ma ha contestato, non da oggi, fin dal 1993, riservandosi il diritto alla restituzione dei fondi. Dal 1999 si è anche stancata e ha smesso di pagare il nuovo canone; quindi dal 1999 al 2005 la 3A ha pagato solamente 17 mila euro, mentre dal '93 al '99, pur pagando il canone richiesto, promuoveva una causa per ottenere la restituzione delle somme versate.
Oggi, in base ad una transazione, il prezzo al metro quadro del canone di affitto è stato fissato a 6 euro. Nel '93, quando venne cambiato in maniera unilaterale, si passò ad un canone di 10 euro al metro quadro. L'attuale canone è stato ritenuto congruo date le condizioni dell'edificio, dato il fatto che le spese, sostenute sia per le manutenzioni ordinarie che straordinarie, sono a carico della 3A. Di conseguenza, ricalcolando tutto, dal '93 ad oggi, cioè da quando si è aperta la contestazione, la 3A avrebbe dovuto pagare 132 mila euro, per il primo periodo che va dal '93 al '99, e 168 mila per il periodo che va dal 1999 al 2005. In tutto avrebbe dovuto pagare, in base alla transazione, 300 mila euro, mentre dal '93 al '99 ha anticipato 244 mila euro (ma ne chiedeva la restituzione per cui era pendente una causa civile, sulla quale non avremmo deciso noi ma i tribunali), e dal 1999 al 2005 solo 17 mila, per un totale di 261 mila euro. Considerata la natura della controparte, sulla differenza tra 300 mila e 261 mila non sono stati conteggiati gli interessi, ma il solo saldo di 38 mila che è stato pagato dalla 3A.
In conclusione, il nuovo canone di locazione non è di 7.900 euro, come risulta a lei, ma di 24 mila euro all'anno, quindi 6 euro al metro quadro. Spero di aver fornito gli opportuni chiarimenti sulla questione;questione che, a mio avviso, va inserita in un più generale contesto di riordino di tutte le partite aperte dell'ERSAT…
PRESIDENTE. Presidente Soru, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanjust per dichiarare se è soddisfatto. Onorevole Sanjust, le ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione.
SANJUST (F.I.). Purtroppo i tre minuti non mi basteranno, ma dovranno essere comunque sufficienti. Presidente Soru, secondo me,pur essendo passati otto mesi, lei non ha avuto tempo di leggere bene le carte. Perché vede io ho tutti i documenti, ho la delibera del Commissario straordinario, ho le comunicazioni interne degli uffici, addirittura ci si stupisce del fatto che si chieda di cancellare un debito in bilancio di 221 mila euro. Ripeto, io ho tutta questa documentazione e poiché, nel corso della discussione della mozione, lei ha dichiarato che ci sono anche altre sedi nelle quali devono essere doverosamente resi noti alcuni atti che noi giudichiamo magari illegittimi, io invierò questa documentazione e anche i resoconti di questi interventi odierni in quelle altre sedi.
Sono infatti assolutamente convinto di quello che dico, perché leggo la delibera del Commissario straordinario, il quale dice che l'ERSAT aveva richiesto quel canone, 86 milioni di lire, perché riteneva necessario adeguarlo agli effettivi valori di mercato. Lo dice la delibera del Commissario, non lo dico io. Di conseguenza mi sembra anche strano che, nel parere di legittimità sulle deliberazioni del Commissario straordinario, manchi, per esempio, la firma del coordinatore di settore, e ci sia solo quella del dirigente di staff; mi sembra strano che l'atto non venga trasmesso quanto meno all'Assessorato dell'agricoltura per il controllo preventivo, ma soltanto per conoscenza a cose fatte. Inoltre, poiché lei oggi si è riferito al fatto che tutti gli atti devono avere il parere di legittimità da parte del direttore generale, in questo caso dell'ERSAT, mi sembra strano che non sia stato richiesto il suddetto parere. Questo è negli atti, non lo sto inventando io.
Come mi sembra assolutamente incredibile, e assolutamente strano, che cifre come quelle citate, iscritte a bilancio di un ente, improvvisamente, e in questo caso in maniera assolutamente unilaterale, ad un certo punto si decida di eliminarle; beh, io ravviso in questo il danno erariale, lei probabilmente ravvisa che non ci sia stato l'arricchimento di una persona, ma forse neanche il depauperamento ai danni della Regione, questa volta giusto, da parte di una cooperativa.
PRESIDENTE. Si conclude a questo punto la seduta di questa mattina, i lavori riprenderanno questa sera alle ore 16 e 30. Propongo una Conferenza dei Capigruppo alle ore 16, se i colleghi Capigruppo sono d'accordo. La seduta è tolta alle ore 14 e 24.
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