Seduta n.419 del 08/07/2008
CDXIX Seduta
Martedì 8 luglio 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 51.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 14 maggio 2008 (410), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Cachia, Calledda e Pisu hanno chiesto congedo per la seduta di martedì 6 luglio 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che nel BURAS n. 19 del 9 giugno 2008 è stata pubblicata la sentenza con la quale si dichiarano inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 15, primo comma, della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 21 (Disciplina del referendum sulle leggi statutarie), sollevate in riferimento all'articolo 108 della Costituzione e all'articolo 15 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per La Sardegna).
Comunico che in data 23 giugno 2008 è pervenuta copia della sentenza della Corte Costituzionale n. 213 del 9 giugno 2008, relativa al comma 7 dell'articolo 2 della legge regionale 28 dicembre 2006, numero 21 (Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2007 e disposizione per la chiusura dell'esercizio 2006) con la quale si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 7, della legge regionale 28 dicembre 2006, n. 21 nonchè l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettere a) e c), della legge regionale 29 maggio 2007, numero 2 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione. Legge finanziaria 2007), sollevate in riferimento all'articolo 81, primo e quarto comma, della Costituzione ed in riferimento all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, in relazione all'articolo 81 della Costituzione, dalla Corte dei Conti - Sezioni riunite per la Regione Sardegna.
Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 1°, 8, 11, 16, 23 e 29 aprile 2008, 6, 13, 16, 22, 23 e 27 maggio 2008.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Disciplina del regime di deroga in attuazione della direttiva n. 79/409/CEE relativa alla conservazione degli uccelli selvatici". (325)
(Pervenuto il 13 giugno 2008 e assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Sanna Francesco: "Promozione delle pari opportunità nell'accesso alle cariche elettive dei comuni e delle province della Sardegna. Introduzione della quota massima di genere nel gruppo dei candidati per l'elezione dei consigli provinciali e nelle liste per l'elezione dei consigli comunali. Introduzione della doppia preferenza di genere per l'elezione dei consigli comunali". (323)
(Pervenuta il 12 giugno 2008 e assegnata alla prima Commissione.)
Sanna Francesco: "Sistema di elezione del sindaco nei comuni della Sardegna con popolazione superiore ai 3.000 abitanti ed inferiore ai 15.000 abitanti. Introduzione della quota massima di genere e della doppia preferenza di genere nell'elezione dei consigli comunali". (324)
(Pervenuta il 12 giugno 2008 e assegnata alla prima Commissione.)
Sanna Francesco - Marrocu: "Sospensione delle indennità consiliari e di tutte le relative prerogative accessorie nei casi di incompatibilità del Consigliere regionale con altre cariche". (326)
(Pervenuta il 13 giugno e assegnata alla prima Commissione. )
Licheri - Calledda: "Norme in materia di organismi geneticamente modificati". (327)
(Pervenuta il 13giugno 2008 e assegnata alla quinta Commissione.)
Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008)". (328)
(Pervenuta il 23 giugno 2008 e assegnata alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge statutaria
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge costituzionale:
Sanna Francesco: "Promozione delle pari opportunità nell'accesso al Consiglio regionale della Sardegna. Introduzione della quota massima di genere nelle liste per l'elezione del Consiglio regionale. Introduzione della doppia preferenza di genere per l'elezione del Consiglio regionale". (9/STAT)
(Pervenuta il 13 giugno 2008 e assegnata alla prima Commissione.)
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Cassano sulla grave crisi del comparto agricolo sardo". (228)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Dedoni sul persistere della crisi degli allevamenti suinicoli per l'aggravamento della condizione economica degli allevatori non ancora indennizzati". (659)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Rassu sulla perdita del contributo di 12 milioni di euro stanziato per la realizzazione della Scuola aperta per i servizi di polizia a cavallo a Foresta Burgos, a causa della mancata consegna al Ministero dell'interno, da parte della Regione autonoma della Sardegna, degli immobili e delle aree ubicati nel compendio di Foresta Burgos". (681)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Pisano sullo stato di grave crisi aziendale della società Cooperativa pastori di Mandas". (797)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Rassu sul degrado e disorganizzazione dell'Ippodromo di Chilivani e sullo stato di precarietà e di incertezza dell'attività dello stesso". (827)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sulle eccezionali precipitazioni che si sono verificate nel territorio dei Comuni di Pula e Domus de Maria tra il 3 e il 4 aprile 2007". (828)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Rassu - Petrini - Contu - La Spisa - Lombardo sulla proposta transativa ex articolo 27, commi 9 e 12, della legge regionale n. 4 del 2006, e successive direttive di attuazione". (917)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Farigu sulla mancata attuazione della nuova disciplina regionale in materia di pesca, sulla mancata erogazione dei rimborsi per il fermo biologico dell'anno 2006, sul ritardo nell'emanazione del decreto sul fermo del 2007, sui danni derivanti ai pescatori operanti nei compendi inibiti alle attività di pesca in conseguenza delle esercitazioni nei poligoni militari, con particolare riferimento alla situazione dei pescatori del compendio di Marceddì in conseguenza delle attività del Poligono di Capo Frasca, nonché sui danni derivanti dall'inquinamento del medesimo compendio". (1025)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Cucca - Biancu - Sabatini - Cuccu Giuseppe sul mancato pagamento dei premi comunitari relativi al "Miglioramento del benessere animale" e "indennità compensativa" di cui alla Misura FB e Misura E del Piano di sviluppo rurale (PSR) della Regione Sardegna 2000/2006". (1033)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Cherchi Oscar - Dedoni - Licandro - Diana sull'impianto per la produzione di biocarburanti". (1047)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sul Piano di ricomposizione fondiaria del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale". (1075)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Ladu sui danni causati dalle piogge alluvionali nel nord Sardegna". (1085)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Marracini - Lai Renato - Pittalis sui comuni danneggiati dal maltempo". (1091)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Corda - Uggias - Cachia sull'esigenza di urgenti azioni di ripristino delle condizioni ambientali e di viabilità nei comuni dell'Alta Gallura e in Baronia colpiti dal nubifragio del 27 e 28 novembre 2007". (1093)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sulle cause di lavoro intentate dai dipendenti del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale". (1094)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Diana - Liori sull'imminente vendita all'asta di un fabbricato industriale nel Comune di Santa Giusta". (1173)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Serra sulla salvaguardia e garanzia dei livelli occupazionali nell'Isola in materia di trasporti". (1065)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Caligaris sulla vendita a imprenditori privati dell'area dello scalo merci della stazione di Cagliari decisa dalle Ferrovie dello Stato nell'ambito dello smantellamento del servizio di trasporto merci da e per la Sardegna". (1168)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Amadu sulla necessità di evitare l'annunciata soppressione della tratta ferroviaria domenicale Sassari-Alghero delle Ferrovie della Sardegna". (1198)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Diana - Liori sullo stato di operatività dei treni Minuetto recentemente acquistati dalla Regione". (1208)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Amadu sull'urgenza di restituire agli aventi titolo le somme indebitamente introitate dalla Regione in base alla normativa sulle cosiddette tasse sul lusso". (1211)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Vargiu sulla mancata definizione dei nuovi ambiti della medicina generale". (996)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Amadu sulla necessità di un intervento immediato atto a salvaguardare i diritti del personale addetto alle pulizie presso gli ospedali e le cliniche di Sassari". (1128)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sull'affidamento delle funzioni di polizia mortuaria nell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (1158)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Amadu sull'annullamento parziale degli atti di gara di cui alla deliberazione n. 618 del 21 giugno 2007 del direttore generale dell'Asl n. 1 di Sassari sull'affidamento del servizio di pulizia e sanificazione degli ospedali di Sassari e sulla necessità di provvedimenti atti a salvaguardare i diritti dei lavoratori interessati che vivono, da alcune settimane, disagi indescrivibili". (1159)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Lanzi - Licheri - Serra - Fadda - Cugini sull'emergenza ambientale nel territorio di Sarroch". (1162)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Vargiu - Pisano - Dedoni - Cassano sulla sicurezza della rete informatica della Asl n. 8 di Cagliari". (1167)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sull'erogazione di prestazioni sanitarie non accreditate da parte della Casa di cura Città di Quartu". (1172)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sulla riorganizzazione dell'Ufficio Sau dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (1179)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Vargiu sul mancato rinnovo della convenzione di medicina generale tra l'ASL n. 4 di Lanusei e il Poligono interforze di Perdasdefogu". (1186)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui rapporti tra gli eredi di Guido Costa e l'ISRE per la realizzazione della mostra sul fondo fotografico dello studioso di storia e cultura della Sardegna". (1238)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sull'annunciata sospensione dei voli della compagnia aerea Ryanair e sulla necessità di assumere iniziative per consolidarne la presenza in Alghero". (1239)
"Interrogazione Masia - Pacifico - Giagu - Sanna Simonetta - Cachia - Cocco - Lanzi - Cucca - Sabatini - Cuccu Giuseppe - Cherchi Silvio - Barracciu - Calledda - Caligaris - Licheri - Fadda - Cugini - Serra - Corrias - Uggias, con richiesta di risposta scritta, sulla declassazione della struttura complessa di riabilitazione dell'Ospedale Marino prevista dall'atto aziendale dell'ASL n. 8 di Cagliari". (1240)
"Interrogazione Lai Renato, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dei trasporti ferroviari per i passeggeri del nord est della Sardegna". (1241)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi organizzativa della dirigenza regionale". (1242)
"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulle problematiche inerenti al settore agricolo". (1243)
"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sui mezzi aerei utilizzati sulla tratta Cagliari-Firenze in regime di continuità territoriale". (1244)
"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'elaborazione delle graduatorie dei bandi relativi al Piano di sviluppo rurale 2000-2006". (1245)
"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla possibilità che in Sardegna vengano smaltiti rifiuti radioattivi provenienti dalla Campania". (1246)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di iniziative di protesta affinché il Governo impedisca la cancellazione della linea marittima per carri ferroviari Golfo Aranci-Civitavecchia e la chiusura dei relativi scali merci". (1247)
"Interrogazione Lombardo - La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di una riorganizzazione dei servizi del trasporto pubblico nel bacino del Sulcis Iglesiente e sul passaggio delle Ferrovie meridionali sarde all'ARST". (1248)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'attività dell'Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegn". (1249)
"Interrogazione Lombardo - La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sul progetto di recupero e riqualificazione del compendio minerario di Monteponi". (1250)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul mancato finanziamento in favore del Comune di Usini per la manifestazione "Vini di Coros"". (1251)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul Piano regionale antincendio 2008". (1252)
"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sui tempi di attuazione del programma "Ritornare a casa"". (1253)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'annunciata nomina del direttore generale dell'Azienda mista di Sassari". (1254)
"Interrogazione Cherchi Silvio - Calledda - Lai Silvio, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione del porto di Marina Piccola a Cagliari". (1255)
"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sulla modifica della data delle prove relative al concorso pubblico per due posti di dirigente del Corpo forestale". (1256)
"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata equiparazione del personale del Corpo forestale alle forze del comparto sicurezza". (1257)
"Interrogazione Lai Renato, con richiesta di risposta scritta, sul mantenimento dell'attività vivaistica dell'Ente foreste ad Olbia presso l'ex area demaniale "Fausto Noce" e sulla conservazione della sede di distretto dell'Ente foreste della Sardegna nella città di Olbia". (1258)
"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul mancato collaudo dei lavori di ristrutturazione dell'ex Seminario regionale di Cuglieri". (1259)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sul rischio che 28 comuni della Provincia di Oristano restino esclusi dallo sviluppo della rete internet a banda larga". (1260)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, in ordine ai costi del carburante in Sardegna". (1262)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione delle opere infrastrutturali in occasione del G8 in Sardegna nel luglio 2009". (1263)
"Interrogazione Lai Renato - Sanna Matteo - Pileri, con richiesta di risposta scritta, sul mantenimento dell'attività vivaistica dell'Ente foreste ad Olbia presso l'ex area demaniale "Fausto Noce" e sulla conservazione della sede di distretto dell'Ente foreste della Sardegna nella città di Olbia". (1264) uguale alle interrogazioni numero 1258 e 1261.
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sugli sprechi in spese pubblicitarie della sanità sarda". (1265)
"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento del Servizio territoriale dell'Ente foreste della Sardegna presso i locali del Bagantinus a Decimomannu". (1266)
"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione per il conferimento della direzione della struttura complessa di neurochirurgia dell'Ospedale di Sassari". (1267)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulle linee guida indispensabili ad attuare la riforma che trasferisce alla Regione l'assistenza delle persone detenute bisognevoli di cure sanitarie ponendo fine alla competenza del Ministero della giustizia in materia di sanità penitenziaria". (1268)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di potenziamento del Centro di riferimento per le malattie rare della Sardegna". (1269)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, su un'area di proprietà della Società bonifiche sarde Spa concessa in locazione alla Società di tiro a volo di Arborea". (1270)
"Interrogazione Amadu - Licandro - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione dell'Azienda mista ospedaliero-universitaria di Sassari priva di guida manageriale". (1271)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla moria di pesci che si sta verificando nello stagno S'Ena Arrubia di Arborea". (1272)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla illegittimità del trasferimento per mobilità di dirigente medico psichiatra operato dalla ASL n. 8 di Cagliari". (1273)
"Interrogazione Marracini - Capelli - Lai Renato - Cappai - Cuccu Franco Ignazio, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo delle graduatorie dei concorsi nelle aziende sanitarie della Sardegna". (1274)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento della Regione al fine di garantire ai cittadini sardi forniture adeguate di farmaci contro la metilmalonico aciduria con omocistinuria". (1275)
"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'attivazione della struttura complessa Area comunicazione in staff alla direzione aziendale dell'ASL n. 8 di Cagliari". (1276)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulle domande dei comuni in attuazione del bando per la domotica non ammesse perché pervenute in ritardo". (1277)
"Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di grave rischio occupazionale dei 49 lavoratori della Park auto sarda, società appaltatrice del servizio di vigilanza e portierato/custodia degli immobili ad uso dell'Amministrazione regionale". (1278)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, per l'utilizzo della nave traghetto delle Ferrovie dello Stato sulla linea Golfo Aranci-Civitavecchia". (1279)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione dell'Oristanese dalla richiesta di riconoscimento della denominazione di origine protetta per l'aragosta sarda". (1280)
"Interrogazione Corda, con richiesta di risposta scritta, sulle presunte dimissioni della direttrice dei lavori del complesso forestale di Padru a seguito di asserite minacce e intimidazioni". (1281)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui gravissimi ritardi nell'erogazione delle provvidenze a favore dei nefropatici e delle persone affette da patologie psichiatriche". (1282)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata realizzazione della rotatoria della strada statale n. 195 in corrispondenza della lottizzazione Picciau". (1283)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancanza dell'acqua calda nei bagni del reparto di cardiologia dell'Azienda ospedaliera Brotzu". (1284)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza Liori - Artizzu - Diana - Moro - Sanna Matteo sui ritardi nell'erogazione dei contributi alle scuole materne". (319)
"Interpellanza Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo sui centri di allevamento e recupero della fauna selvatica e sulle loro attività a tutela della biodiversità animale in Sardegna". (320)
"Interpellanza Mattana - Biancu - Pinna - Corda - Manca - Pirisi - Sabatini - Cherchi Silvio - Espa - Meloni - Pacifico - Porcu sulla situazione relativa all'interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di Monte Nieddu". (321)
"Interpellanza La Spisa sul rincaro esponenziale del gasolio per i pescherecci e conseguente crisi nel settore della pesca". (322)
"Interpellanza La Spisa sul mancato controllo del Servizio fitosanitario regionale". (323)
"Interpellanza La Spisa - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust sul trasporto ferroviario delle merci in Sardegna". (324)
"Interpellanza Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo sullo stato della spesa della Regione". (325)
"Interpellanza Capelli - Milia - Cuccu Franco Ignazio - Cappai - Marracini - Lai Renato sulla mancata nomina degli organi dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari". (326)
"Interpellanza La Spisa sulle problematiche patite dai familiari e dai piccoli pazienti affetti dalla malattia rara denominata aciduria metilmalonica con omocistinuria". (327)
"Interpellanza La Spisa - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Pileri - Pittalis - Petrini - Rassu sul futuro della chimica in Sardegna alla luce dell'accordo di programma sottoscritto il 14 luglio 2003". (328)
"Interpellanza Pileri - La Spisa - Contu - Petrini - Lombardo - Amadu - Rassu - Licandro - Sanjust - Cherchi Oscar - Sanna Matteo - Lai Renato sulla mancata realizzazione del tratto di strada a quattro corsie nella direttrice Olbia - Arzachena - S. Teresa e sugli atti deliberativi della Giunta regionale". (329)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione Vargiu - La Spisa - Ladu - Artizzu - Capelli - Farigu - Lombardo - Sanjust - Rassu - Petrini - Pittalis - Milia - Cappai - Lai Renato - Moro - Sanna Matteo - Liori - Murgioni - Gallus - Cuccu Franco Ignazio - Cassano - Pisano - Dedoni - Contu - Cherchi Oscar sulle politiche regionali in materia di prestazioni per interventi riabilitativi, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (181)
"Mozione Licandro - Capelli - Rassu - La Spisa - Contu - Pittalis - Petrini - Sanjust - Amadu - Cappai - Lombardo - Cherchi Oscar - Pileri - Diana - Liori - Artizzu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Milia - Gallus - Ladu - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Vargiu - Pisano - Cassano - Dedoni - Farigu sulla distribuzione diretta nelle Province di Oristano e di Nuoro degli ausili per incontinenti, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (184)
"Mozione Licandro - Rassu - La Spisa - Capelli - Contu - Pittalis - Sanjust - Cappai - Amadu - Lombardo - Cherchi Oscar - Pileri - Petrini - Diana - Liori - Artizzu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Milia - Cuccu Franco Ignazio - Gallus - Vargiu - Dedoni - Sanna Matteo - Moro - Ladu - Pisano - Cassano - Murgioni - Lai Renato - Marracini - Farigu sulla continuità assistenziale in Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (185)
"Mozione Ladu - Murgioni - Gallus - La Spisa - Vargiu - Capelli - Artizzu sui disagi causati alle marinerie sarde e ad altre realtà produttive dall'impennata del prezzo del greggio". (186)
"Mozione Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano sulla disastrosa situazione del sistema di rilevazione elettronico degli incendi in Sardegna". (187)
"Mozione Pileri - La Spisa - Contu - Sanjust - Licandro - Petrini - Lombardo - Rassu - Amadu - Cherchi Oscar - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Renato - Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Ladu - Murgioni - Gallus - Farigu - Floris Mario sulla mancata attuazione degli impegni sottoscritti dalla Regione e dal Comune di La Maddalena in merito ai 155 alloggi dismessi dalla Marina militare e sulla necessità di assegnare gli stessi agli attuali inquilini aventi diritto, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (188)
PRESIDENTE. Sospendiamo i lavori per dieci minuti in attesa che ci sia il numero legale; se fra dieci minuti non ci fosse il numero legale dichiarerò la seduta deserta, riprenderemo domani e tutti i colleghi verranno dichiarati assenti, tranne i presenti, ovviamente. Quindi prego i colleghi dei Gruppi di attivarsi perché ci sia una presenza sufficiente.
(La seduta, sospesa alle ore 17, viene ripresa alle ore 17 e 37.)
Proclamazione e giuramento di consiglieri
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Procediamo.
Comunico che, in seguito alle attestazioni del Senato della Repubblica del 10 giugno e della Camera dei deputati del 13 giugno relative allo status rispettivamente di senatore e di deputato, gli onorevoli Francesco Sanna e Siro Marrocu hanno comunicato a questa Presidenza, con note, rispettivamente del 2 e 13 giugno e del 13 e 20 giugno, di aver optato per il mandato di senatore della repubblica e di deputato da cui consegue la decadenza da componenti del Consiglio regionale ai sensi dell'articolo 17 dello Statuto speciale per la Sardegna.
Si intende, pertanto, che l'Assemblea prende atto dell'opzione effettuata dal consigliere Sanna e dal consigliere Marrocu, ai quali auguriamo buon lavoro nella loro nuova veste. Prego il Presidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché esaminati gli atti degli Uffici circoscrizionali si pronunci circa i candidati che subentreranno ai consiglieri Sanna e Marrocu. Sospendo a questo fine la seduta per 10 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 39, viene ripresa alle ore 17 e 58.)
Proclamazione e giuramento di consiglieri
PRESIDENTE. Prego colleghi, la seduta è aperta riprendiamo posto.
Per quanto concerne la sostituzione dei consiglieri regionali Francesco Sanna e Siro Marrocu la Giunta delle elezioni, riunitasi in data odierna, ha comunicato la seguente nota di cui do lettura: "Comunico alla signoria vostra onorevole che la Giunta delle elezioni si è riunita in data 8 luglio 2008 per verificare quali sono i candidati alle elezioni regionali del 12 e 13 giugno 2004 che subentreranno ai consiglieri Siro Marrocu e Francesco Sanna dimissionari. Dall'esame degli atti redatti dagli Uffici centrali circoscrizionali del medio Campidano e di Carbonia - Iglesias relativi alle elezioni del 12, 13 giugno 2004 risulta che l'onorevole Siro Marrocu era stato eletto nella lista numero 14 del collegio del medio Campidano avente contrassegno 'Democratici di sinistra', i candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine Agus Tarcisio con cifra elettorale 2710 e Pisano Mariagrazia con cifra elettorale 374. L'onorevole Francesco Sanna era stato eletto nella lista numero 14 del collegio Carbonia - Iglesias avente il contrassegno 'La Margherita', i candidati della stessa lista del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine Tocco Giovanni con cifra elettorale 683 Dessì Antonio con cifra elettorale 183. Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni proclamo eletti i consiglieri regionali Giovanni Tocco e Tarcisio Agus che subentrano rispettivamente ai consiglieri Sanna e Marrocu. Costatatene la presenza li invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250. Invito i colleghi a presentarsi di fronte al banco della Presidenza.
( I consiglieri Tocco e Agus si avvicinano al banco della Presidenza.)
Do lettura della formula del giuramento, dopodiché i consiglieri Giovanni Tocco e Tarcisio Agus risponderanno giuro.
"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio Ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
TOCCO. Giuro.
AGUS. Giuro.
PRESIDENTE. Auguri, buon lavoro.
commi 2 e 3 dell'articolo54 del Regolamento. (185)
PRESIDENTE. Bene se abbiamo finito i convenevoli, come si dice, poi magari avete tempo di salutarli perbene, colleghi, facciamogli prendere posto. Proseguiamo nell'ordine del giorno, abbiamo, così come deciso in Conferenza dei Capigruppo, abbiamo previsto l'esame delle mozioni numero 181, numero 184 del interpellanza numero 23/A, la mozione numero 185 e la mozione numero 172, sono tutte mozioni rivolte all'Assessore regionale alla sanità abbiamo deciso di introdurle nell'ordine del giorno, sebbene in numero così consistente, con l'impegno dei presentatori a ridurre i tempi di presentazione e quelli della discussione per consentirci nella serata di esaminarle tutte. Iniziamo con la mozione numero 181 degli onorevoli Vargiu, La Spisa, Ladu e più sulle politiche regionale in materia di prestazioni per interventi riabilitativi con richiesta di convocazione straordinaria che appunto sta avvenendo. Nel frattempo comunico che l'onorevole Pisu è rientrato dal congedo. Mozione numero 181. Onorevole Vargiu, prego.
L'ordine del giorno reca discussione della mozione numero 181.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Vargiu - La Spisa - Ladu - Artizzu - Capelli - Farigu - Lombardo - Sanjust - Rassu - Petrini - Pittalis - Milia - Cappai - Lai Renato - Moro - Sanna Matteo - Liori - Murgioni - Gallus - Cuccu Franco Ignazio - Cassano - Pisano - Dedoni - Contu - Cherchi Oscar sulle politiche regionali in materia di prestazioni per interventi riabilitativi, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA:
- la deliberazione n. 8/16 del 28 febbraio 2006, paragrafo 1.3, che introduce la previsione di tetti massimi per il completamento dei cicli riabilitativi;
- la deliberazione n. 53/8 del 27 dicembre 2007, di adeguamento dei requisiti minimi, dei parametri di fabbisogno e del sistema di remunerazione delle attività sanitarie e socio-sanitarie di riabilitazione;
- la deliberazione n. 19/1 del 28 marzo 2008, di riorganizzazione della rete territoriale delle attività sanitarie e socio-sanitarie di riabilitazione globale;
PREMESSO che il contenuto di tali delibere incide in modo sostanziale sul complesso degli indirizzi regionali in materia di interventi riabilitativi, interessando l'intero settore accreditato pubblico e privato;
CONSIDERATO che:
- nei nuovi indirizzi regionali sembra registrarsi una significativa contrazione nell'erogazione delle prestazioni, non soltanto rispetto alle precedenti disposizioni regionali, ma anche rispetto alle stesse linee guida ministeriali del 1998;
- in particolare, le linee guida ministeriali stabiliscono il tetto di 240 giorni per il completamento dei cicli riabilitativi, ma sottolineano come tale tetto sia semplicemente da considerarsi un'indicazione di indirizzo di norma; le linee guida regionali ex delibera n. 8/16 del 28 febbraio 2006 stabiliscono invece il tetto massimo entro i 240 giorni, senza alcuna sottolineatura dell'elasticità della norma;
- ancora, le linee guida nazionali del 1998 introducono l'eccezione al tetto dei 240 giorni nelle gravi patologie a carattere evolutivo (quali ad esempio la sclerosi multipla e l'artrite reumatoide, che hanno particolare incidenza in Sardegna), nei pazienti con gravi danni cerebrali o disturbi psichici, nei pluriminorati, anche sensoriali, per i quali il progetto può estendersi senza limitazioni, mentre nelle linee guida regionali l'estensione del progetto è condizionata all'accertamento "di indicazioni e possibilità di effettivo contrasto della disabilità", dizione che potrebbe essere restrittivamente interpretata nei confronti dei pazienti sardi, condizionando l'erogazione delle prestazioni all'obiettivo del "miglioramento certo delle condizioni", che non appare conseguibile nelle gravi disabilità e in quelle progressive;
- il combinato disposto delle citate delibere comporta, inoltre, una rivisitazione degli standard organizzativi e di rapporto tra operatori e pazienti degli erogatori di prestazioni che, in particolare per le patologie più gravi, non appare compatibile con il perseguimento delle finalità di qualità dell'assistenza che rimangono l'obiettivo principale del sistema;
- da tale rivisitazione al ribasso degli standard qualitativi relativi agli organici discendono i noti esuberi di personale, che pongono centinaia di operatori sanitari e socio-sanitari sardi a rischio di perdita del posto di lavoro, espongono i direttori delle strutture erogatrici e il personale stesso a gravi rischi professionali, ma soprattutto comportano l'inevitabile scadimento della qualità della prestazione resa ai pazienti sardi;
- la delibera del marzo 2008, di riorganizzazione della rete territoriale delle attività di riabilitazione, stabilisce tetti di prestazioni per ciascuna struttura erogatrice senza preventivamente accertare il completamento del percorso di accreditamento istituzionale e, soprattutto, senza che in nessun modo possa essere compresa la sede in cui è stato realizzato lo studio di valutazione delle esigenze attuali dei singoli territori, indispensabile per poter effettuare una razionale attribuzione di quote su base territoriale;
- la normativa vigente individua comunque nell'Unità di valutazione territoriale (UVT) la sede complessa e polispecialistica più appropriata per la valutazione e per l'autorizzazione dell'erogazione delle prestazioni al singolo paziente;
- a tutt'oggi invece l'UVT rischia di essere un organo monocratico in cui un singolo specialista di struttura pubblica entra nel merito di prestazioni richieste da altro specialista, anch'esso di struttura pubblica;
- se tale orientamento sulle attività della UVT dovesse radicarsi, rischierebbe di venire meno lo stesso ruolo che la norma attribuisce all'UVT, di raccordo tra il medico che segue direttamente il paziente e la struttura aziendale della ASL, all'interno del quale, collegialmente e con la presenza di tutti gli specialisti competenti, possa essere data un'indicazione sull'interpretazione della norma generale, applicata al singolo caso in esame;
- qualora tale ruolo collegiale non venisse adeguatamente attribuito all'UVT, si rischierebbe di ricadere in un conflitto di interpretazioni tra specialisti, entrambi di struttura pubblica (quello che segue direttamente il paziente e quello dell'UVT), andando a configurarsi una situazione sulla quale già si è espresso il TAR Sardegna (con sentenza n. 706/2002) che nega che uno specialista del servizio pubblico possa "rivedere o correggere le valutazioni espresse dal medico di fiducia del paziente... sia perché tale potere non risulta attribuito da nessuna norma di legge e sia perché appare a dir poco discutibile la possibilità di uno specialista ASL di giudicare la correttezza della valutazione espressa da altro specialista";
SOTTOLINEATO che:
- l'intenzione più volte espressa da parte dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale di ridimensionare le prestazioni riabilitative erogate dalle strutture private accreditate a favore di quelle erogate dal sistema pubblico, in assenza di soggetti erogatori pubblici che possano nell'immediato sostituirsi all'erogatore privato e in presenza di standard operativi al ribasso, rischia di tradursi, invece, in una contrazione tout court della quantità e della qualità delle prestazioni erogate ai cittadini sardi bisognosi;
- tale volontà regionale di ridimensionare il settore accreditato privato a favore del pubblico appare come una mera esigenza politica, non supportata da alcuna indicazione operativa o normativa nazionale in tal senso e, peraltro, contraddetta dall'intenzione dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale di affidare ai privati la gestione delle strutture assistenziali RSA di imminente apertura nell'ambito del territorio della ASL n. 8;
- la prevedibile riduzione complessiva della qualità e della quantità delle prestazioni sanitarie riabilitative erogate dalla Regione Sardegna, che discenderebbe dal combinato disposto delle delibere citate in premessa, non sembra neppure discendere da una valutazione di eventuali scostamenti rispetto alla media nazionale delle prestazioni attualmente erogate ai cittadini sardi che ne hanno bisogno;
CONSIDERATO che:
- in particolare, neppure risulta che l'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale abbia svolto un accertamento di dettaglio sull'eventuale maggiore incidenza in Sardegna di alcune delle patologie (sclerosi multipla, SLA, artrite reumatoide e altre forme reumatiche e autoimmuni invalidanti, malattia di Alzheimer) che necessitano erogazione speciale di trattamenti riabilitativi secondo le linee guida ministeriali e che, secondo lo stesso Piano sanitario regionale 2006-2008, hanno comunque un'incidenza media regionale che si scosta negativamente rispetto alle medie nazionali;
- anche a seguito delle incongruenze suesposte, risulta che i lavoratori dipendenti dalle strutture che erogano prestazioni riabilitative, a rischio di licenziamento, abbiano avviato presso il TAR Sardegna un'azione tesa alla sospensione di alcune delle delibere sopra richiamate per salvaguardare i numerosi posti di lavoro messi in serio rischio dai nuovi indirizzi assunti dall'Assessorato;
- il maggior danno per lo scadimento dei livelli quantitativi e qualitativi delle prestazioni erogate verrebbe comunque pagato dai pazienti sardi, in particolare da quelli appartenenti alle classi economiche più disagiate, che non possono certo permettersi di integrare con risorse proprie le prestazioni terapeutiche negate dalla Regione;
- l'eventuale sospensione, anche temporanea, dei trattamenti rischia, inoltre, di determinare danni irreversibili in tutti quei pazienti che richiedono interventi terapeutici riabilitativi quotidiani per evitare di perdere la propria autosufficienza;
- l'eventuale perdita di autosufficienza, difficilmente recuperabile in tutte le patologie ingravescenti e progressive, comporta ricadute negative in termini di costi sociali che vanno ben al di là del modesto risparmio economico ottenuto attraverso la riduzione dei cicli di FKT,
impegna la Giunta regionale
1) a predisporre immediatamente uno studio di dettaglio sull'attuale livello di erogazione di prestazioni riabilitative ai pazienti sardi, verificando eventuali scostamenti della quantità di tali prestazioni rispetto alle medie nazionali e valutando quanta parte dell'eventuale scostamento sia correlabile alla maggior incidenza in Sardegna di alcune gravi patologie invalidanti a carattere evolutivo;
2) a sospendere le attuali assegnazioni di quote alle strutture accreditate, in attesa di effettuare un'attenta valutazione delle esigenze di terapie riabilitative nel territorio di ciascuna ASL della Sardegna e una precisa ricognizione sullo stato dei percorsi di accreditamento delle singole strutture riabilitative che operano in ciascun territorio;
3) a ridefinire gli standard operativi delle singole strutture accreditate, disegnando rapporti personale/pazienti che consentano agli operatori professionali di lavorare secondo coscienza e sicurezza e allontanino il rischio dello scadimento dei livelli di assistenza ai pazienti da parte delle strutture erogatrici;
4) a ridefinire il ruolo dell'UVT affinché esso si riappropri del ruolo di valutazione collegiale e interdisciplinare che è nello spirito della norma che lo istituisce;
5) a ridefinire e meglio specificare i parametri per l'estensione del diritto alle terapie riabilitative oltre i 240 giorni, con l'obiettivo di mantenere adeguati livelli di assistenza ai pazienti sardi, in particolare a quelli affetti da patologie invalidanti a maggior diffusione statistica in Sardegna;
6) ad attivare un tavolo di concertazione con le rappresentative dei dipendenti delle strutture erogatrici di prestazioni riabilitative, con l'obiettivo di evitare che il sistema possa perdere professionalità preziose e per trovare ricollocazione per gli eventuali esuberi,
impegna inoltre la Giunta Regionale
a riferire quanto prima in Consiglio sulle motivazioni di carattere politico ed economico-sanitario che indurrebbero a preferire l'erogazione pubblica diretta delle prestazioni sanitarie nel settore riabilitativo, specificando nel dettaglio quale sistema di monitoraggio della qualità e quantità delle prestazioni si intenda adottare per evitare che siano i pazienti sardi a pagare i maggiori costi della fase di transizione.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì Presidente, io la ringrazio, vorrei preliminarmente, però, rispetto all'introduzione della mozione numero 181, avere qualche chiarimento sul meccanismo con cui le mozioni verranno discusse in Consiglio, perché è assolutamente vero che lei in Conferenza dei Capigruppo ha rappresentato l'esigenza che, essendo mozioni rivolte tutte all'Assessore della sanità, si cercasse di trovare la maniera per svolgerle nel modo più congruente rispetto a quelle che erano le esigenze del Consiglio.
Sono le ore 18, le mozioni sono tre, arrivano tutte quante in Consiglio - addirittura quattro, io avevo soltanto la numero 181, 185 e 184 - in un tempo che purtroppo, non certo per volontà del Presidente del Consiglio, è già inoltrato rispetto all'orario normale di discussione. Volevo sapere se la conclusione, nell'ambito della serata, della discussione delle mozioni dovesse significare sostanzialmente che si va a oltranza, sino a quando le mozioni non vengono completate, se questa è quindi l'idea che la Presidenza del Consiglio aveva, in modo che ci possiamo poi organizzare di conseguenza.
PRESIDENTE. Sì, grazie, onorevole Vargiu. Noi abbiamo deciso, di fatto, di inserire tutte le mozioni e le interpellanze, che erano numerose, tutte quelle richieste dall'opposizione in buona sostanza, non quantificando dei tempi, ma semplicemente stabilendo che ci saremmo sforzati di ridurre le illustrazioni e il dibattito all'interno dei dieci minuti. Quindi, lavoriamo per cercare, entro la serata, di concludere gli argomenti, anche perché poi abbiamo chiesto la disponibilità dell'Assessore per la serata, quindi questo è anche il tema. Quindi, onorevole Vargiu, restiamo a questo, vediamo poi come andiamo avanti. Ovviamente, abbiamo iniziato con molto ritardo, ma questo sarà oggetto di una comunicazione a fine serata, perché è una prassi oramai quella di iniziare molto oltre il tempo previsto dalla convocazione. Prego, onorevole.
VARGIU (Riformatori Sardi). Benissimo, io, per quanto mi riguarda, allora cercherò di rispettare l'impegno preso in questo momento di stare entro i dieci minuti nell'illustrazione della mozione numero 181, che è l'unica che devo illustrare direttamente. La mozione è sostanzialmente finalizzata ad avere l'introduzione in Aula di un ragionamento che riguarda i temi della riabilitazione, ragionamento che le minoranze che hanno firmato, chiarendo la convocazione urgente del Consiglio, la mozione numero 181, reputano non differibile, in quanto, purtroppo, sui temi della riabilitazione si è scritto molto, anzi moltissimo, dalla legge numero 10 sino al Piano sanitario regionale, sino a tutte le delibere attuative della Giunta che hanno, su questo argomento, scritto e messo dei paletti che dovevano servire a un miglior utilizzo da parte… Presidente, è molto fastidioso…
PRESIDENTE. Ha ragione. Chiedo scusa, colleghi, abbiamo perso molto tempo per iniziare, quindi c'è stato tutto il tempo per scambiare quattro chiacchiere con i colleghi. Adesso, se i colleghi vogliono chiacchierare, escono fuori e consentono a chi invece intende ascoltare, e parlare soprattutto, di procedere in silenzio. Prego.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, anche perché, colleghi, sarebbe tutto sommato un tema su cui l'Aula potrebbe anche dedicare qualche istante di interesse e di attenzione, perché non è un tema neutro, ed è un tema che in varie riprese, sia da parte della Commissione sanità, ma anche da parte delle altre Commissioni dell'intero Consiglio, è stato affrontato, un tema che è stato introdotto da diverse interrogazioni e interpellanze, e soprattutto è un tema che è fortemente all'ordine del giorno della nostra comunità, sia per quanto riguarda l'aspetto lavorativo, nel senso che, come voi sapete, nel settore della riabilitazione opera comunque in Sardegna una quantità di operatori professionali tali, per cui ogni eventuale cambiamento dell'organizzazione del settore non è neutro rispetto alle ricadute dal punto di vista del lavoro in Sardegna. Ma soprattutto è centrale per quanto riguarda l'assistenza al paziente, nel senso che l'Assessorato della sanità, nel tempo, ha fatto partire, ha attivato una serie di iniziative che, almeno dal punto di vista formale, avevano come obiettivo quello di mantenere e di accentuare la centralità del paziente nel sistema sociosanitario sardo. Allora, la centralità del paziente, ovviamente, significa che rispetto al passato il paziente deve essere servito dal sistema sanitario in modo più efficiente, più efficace e più appropriato. Quindi, questo fondamentalmente è l'argomento in discussione. Ciò che si è fatto dalla legge numero 10 in poi, quindi attraverso i PLUS, attraverso il Piano sanitario e attraverso le delibere attuative della Giunta è qualcosa che sta andando nella direzione di una miglior centralità del paziente, soprattutto del paziente che ha bisogno di una terapia riabilitativa, oppure è qualcosa che sta creando dei problemi al paziente e che, conseguentemente, li sta creando anche al sistema che nel suo complesso garantisce l'assistenza a questo tipo di paziente? Quindi, questa è la domanda che viene posta in maniera appropriata attraverso la mozione che abbiamo in discussione. E perché viene posta? Viene posta perché la Giunta non è che sia rimasta immobile in questi anni, nel senso che, comunque sia, il meccanismo funzionava in Sardegna in un certo modo. La Giunta ha espresso una serie di proprie idee di carattere politico e di carattere tecnico- organizzativo che vanno verso la ristrutturazione di questo meccanismo di funzionamento; ad esempio, la Giunta ha più volte espresso la sua forte volontà di privilegiare il sistema dell'assistenza pubblica, accreditata rispetto a quella dell'accreditamento privato, e quindi ha espresso la propria forte volontà di trasferire il maggior numero di prestazioni possibili dal sistema privato accreditato al sistema pubblico accreditato. Questa è ovviamente un'idea e una volontà di carattere politico della Giunta di cui la minoranza può semplicemente prendere atto, ma nel prendere atto la minoranza si interroga se, effettivamente, la qualità della prestazione che viene offerta seguendo questo indirizzo di modifica della fornitura delle prestazioni si stia realizzando o no, nel senso che la Giunta regionale, il Governo regionale sono padronissimi di riportare alcune prestazioni o molte prestazioni dal sistema privato al sistema pubblico; ciò che la minoranza nella sua azione di controllo deve fare è verificare se questa attribuzione politica che la Giunta intende portare avanti comporta o non comporta problemi al paziente, anzi, io direi se comporta miglioramenti della qualità dell'assistenza al paziente, come dovrebbe essere logico e dovrebbe essere l'obiettivo della Giunta, o se questo non si sta verificando. Ecco, la nostra convinzione, purtroppo, è che questo non si stia verificando, e c'è una serie di rilevatori che ci consentono di sostenere questa tesi. Siamo convinti che questo non si stia verificando intanto perché vediamo che una serie di affermazioni fatte dalla Giunta sono rimaste affermazioni di tipo apodittico, che non hanno poi una ricaduta concreta nelle cose che si verificano e che si realizzano, e che una serie di interpretazioni, di indicazioni provenienti dagli stessi parametri nazionali sono interpretate in Sardegna in maniera tale da essere riduttive rispetto alle esigenze del paziente, e che tutti quei meccanismi di presa in carico individuale, che sarebbero stati considerati e sarebbe stato possibile considerare meccanismi virtuosi perché avrebbero consentito al sistema sanitario di prendersi carico del singolo paziente, verificando e valutando le condizioni del singolo paziente, quindi prescrivendo dei piani terapeutici individualizzati, in realtà, non si stanno realizzando in Sardegna. Mi spiego meglio: ci sono una serie di indicazioni nazionali che sostanzialmente dicono che il paziente va trattato, il paziente che ha necessità di riabilitazione, quindi un paziente che è il più variegato possibile, perché è il paziente affetto da malattie croniche di carattere degenerativo, dall'artrosi all'artrite reumatoide, ma è anche quello che è affetto da gravi episodi vascolari, che ha avuto un ictus, che ha avuto un episodio di salute che ne ha comunque menomato le proprie condizioni di vita e di esistenza. Bene, secondo la valutazione delle linee guida nazionali, questo è un paziente che deve essere preso in carico e deve essere seguito affinché sia riportato nelle migliori condizioni, nelle condizioni fisiche ottimali. Ovviamente, questa interpretazione è un'interpretazione che lascia aperta un'ampia fascia grigia, cioè, oltre a esserci pazienti che attraverso la riabilitazione tornano normali, c'è un'ampia fascia di pazienti che non ritorna normale, ma che, non ritornando normale, se sostenuto attraverso interventi di riabilitazione costanti riacquisisce l'autosufficienza o, comunque, non regredisce a condizioni che sono sempre più di disabilità e di non autosufficienza, mentre se è affiancato costantemente, ovviamente, tende a mantenere condizioni di vita e personali più accettabili che sempre di più si avvicinano all'autosufficienza, il che non è, oltretutto, neanche un qualche cosa neutro dal punto di vista degli oneri sociali, anche se fossero oneri sociali non a carico della Regione, perché voi sapete meglio di me che un paziente che non ha l'autosufficienza ha diritto a una serie di provvigioni complessive da parte del sistema che comunque qualcuno paga. Basterebbe pensare alla cosiddetta "indennità di accompagnamento" che è una provvigione statale, che accompagna il paziente non autosufficiente, per comprenderci come l'assenza o la presenza dell'autosufficienza del paziente è automaticamente un fatto che ha una ricaduta comunque nell'impegno oneroso sociale. Ma si potrebbe pensare anche ad altri parametri indiretti; basterebbe pensare a quanti pazienti in Sardegna, o a quanti familiari di pazienti in Sardegna usufruiscono della legge numero 104, che è una legge che, sostanzialmente, consente ai familiari di persone che abbiano necessità di un impegno sanitario costante di affiancare i propri familiari; è evidente che un paziente autosufficiente non ha bisogno di una "104", è evidente che un paziente non autosufficiente ha molto più frequentemente bisogno di una "104", quindi ha molto più frequentemente bisogno di un supporto familiare, il che significa che ci sono persone che sono autorizzate, per alcuni giorni al mese, a non andare al lavoro, e questo ovviamente è un costo sociale, così com'è il costo sociale anche dei non autorizzati alla "104" che sono comunque costretti a fornire opera di assistenza che non viene più fornita dal sistema sociosanitario ai propri familiari e, ovviamente, mentre gliela forniscono sottraggono tempo al lavoro e hanno comunque quindi un costo sociale che è un costo oneroso. Devo anche dire che, oltretutto, la sottrazione della terapia fisica comporta, ovviamente, l'incremento della terapia farmacologica, perché questo è assolutamente evidente, anche ... fatti. Cioè, un paziente che avesse, cerchiamo di parlare in termini non medici per comprenderci, un paziente che avesse problemi alle articolazioni e che non ha il supporto della terapia fisica da parte del sistema sanitario, beh, inevitabilmente è costretto a prendere dei farmaci che riducono i dolori alle articolazioni che non lo riqualificano dal punto di vista esistenziale né dal punto di vista dell'autosufficienza, che magari gli fanno ulteriore danno, perché il professor Gessa ci ricorderebbe che i farmaci sono comunque tutti dei veleni e quindi hanno tutti, comunque, degli effetti collaterali più o meno pesanti, e questo comporta che ci sia comunque un incremento di una spesa in un settore diverso rispetto a quello dove si esercita un risparmio. Basterebbe pensare ai pazienti affetti da sclerosi multipla che, purtroppo, in Sardegna sono una fascia importante della nostra popolazione che, ovviamente, hanno bisogno di un intervento di tipo riabilitativo che sia costante per poter mantenersi in una efficienza fisica che sia quanto più possibile vicina a quella dell'autosufficienza, quella che consente di essere ancora inseriti in un processo lavorativo, quella che consente comunque di essere un punto di riferimento ancora per se stessi e per le proprie famiglie. Tante volte abbiamo chiesto all'Assessorato di farci capire se sia stato fatto uno studio propedeutico per capire quanto in Sardegna questo panorama si discosti da quello nazionale, quindi per poter dire e capire quale sia l'atteggiamento differente da tenere rispetto a quello nazionale. Allora la risposta che in Sardegna si vorrebbe dare a questo è una risposta che, tutto sommato, dal punto di vista dell'approccio singolo ha anche un senso, perché l'Assessorato dice: facciamo dei piani individualizzati, con i piani individualizzati cerchiamo di capire la situazione di ciascun singolo paziente e non sprechiamo niente che non debba essere sprecato, ma non rinunciamo a concedere neanche niente che debba essere necessario. Purtroppo questo ragionamento è però sino a oggi soltanto sulla carta, perché non sono state attivate in realtà unità di valutazione territoriale, quindi, sostanzialmente non esiste la struttura se non assolutamente monocromatica e quindi non quella interdisciplinare polispecialistica che ci dovrebbe essere, che valuta il singolo paziente, e quindi non esiste la possibilità di avviare il paziente a un percorso che sia personalizzato. Per cui, nel frattempo che vengono attivate queste strutture, i pazienti che avrebbero bisogno di trattamenti di riabilitazione assolutamente personalizzati non hanno niente, e questo, come sempre, come tante volte abbiamo in quest'Aula sostenuto, non va a discapito dei sardi, va a discapito di un pezzo dei sardi, dei sardi poveri, di quelli che hanno minor tutela sociale, perché, tutto sommato, i sardi benestanti, se ne sono rimasti, quindi i sardi che hanno una qualche capacità economica, tutto sommato hanno la possibilità di accedere a trattamenti di riabilitazione di fisiokinesiterapia che comunque comportino la riduzione del rischio della perdita dell'autosufficienza e il mantenimento di condizioni esistenziali che siano quanto più possibili accettabili. Chi invece paga il prezzo più alto dell'assenza di una risposta da parte del servizio pubblico sono quei famosi deboli che il presidente Soru, all'inizio di questa legislatura, aveva detto avrebbe difeso durante l'azione di questa legislatura. Questi deboli, che non hanno risorse economiche, che non hanno relazioni sociali, che non hanno la possibilità di supportarsi da soli e quindi in qualche maniera di sostituire la carenza del sistema sanitario nazionale e regionale, sono quelli che oggi pagano in maniera più alta questa fase di assoluto disorientamento del sistema. Quindi, questa è a oggi la situazione, si chiede all'Assessore regionale della sanità, alla Giunta e all'intera maggioranza di voler dare, su questi argomenti, un segnale forte che, possibilmente, preceda gli stessi segnali che il Tribunale Amministrativo Regionale andrà a dare nei prossimi giorni sulla base dei multipli ricorsi che sulla materia sono stati opposti alle delibere non coerenti della Giunta regionale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. Ho iscritto a parlare l'onorevole Licandro, al quale do la parola per cinque minuti.
Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, sarei voluto intervenire nella mozione 181 sulle prestazioni degli interventi riabilitativi, rinuncio all'intervento nell'ottica di ridurre un po' i tempi perché ho due mozioni da presentare, la numero 184, cercherò di rimanere all'interno dei 10 minuti, ma la mozione numero 185, che parla di continuità assistenziale avrò necessità dei tempi che normalmente vengono concessi per illustrarla vista la complessità dell'argomento. Grazie.
PRESIDENTE. Dunque, adesso stiamo alla mozione numero 181 onorevole Licandro, apriamo la discussione sulla numero 181, se ci sono naturalmente colleghi iscritti a parlare...
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Io faccio un brevissimo intervento e mi riallaccio in parte ad alcune considerazioni svolte testé in aula dall'onorevole Vargiu, perché non posso esimermi, assessore Dirindin, dal domandarle un intervento affinché gli ammalati tracheotomizzati, e in particolar modo quelli affetti da sclerosi laterale amniotrofica, possano disporre tempestivamente dei Presidi. Mi riferisco ai sussidi tecnico-sanitari, al gruppo di continuità, ai sintetizzatori, ma, soprattutto, al personale infermieristico specializzato. Mi risulta che in diversi casi sono costretti a restare fino a cinque mesi nei reparti di rianimazione per incomprensibili ritardi che evidentemente ricadono sui familiari che sono costretti a vivere in modo drammatico un'esperienza di per sé difficile, difficile per le conseguenze che determina all'interno della famiglia. Ciò, soprattutto quando ci sono bambini, ma anche quando l'ammalato convive con genitori molto anziani, a loro volta non autosufficienti. Anche le più apprezzabili iniziative assunte dall'Assessorato per far fronte a queste situazioni, rischiano di essere cancellati da casi come quelli, Assessore, a cui ho fatto riferimento, senza dimenticare che con la permanenza nelle rianimazioni aumentano i costi della sanità e si riducono quegli spazi che servono per interventi tesi a salvare la vita ai cittadini.
Credo che questo problema dei tempi, della sollecitudine della realizzazione di interventi veramente mirati e rapidi, sia una questione veramente importante e quindi, Assessore, le chiedo davvero un'attenzione particolare su questo problema, relativamente soprattutto agli infermieri specializzati. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io non credo di dover aggiungere molte parole all'illustrazione dell'onorevole Vargiu e pur tuttavia riterrei di calare un po' più nel dettaglio le osservazioni che sottendono alla mozione presentata. Veda, in Sardegna, da quando è nata questa Giunta, da quando è presente questo Assessore, si è voluta fare una riforma, come dire, forte della sanità, come tante altre riforme, intendo dire, che si sono accennate anche in altri settori, rovinando quel poco che già esiste. Io penso che il malato, colui il quale è la persona più debole, quella per cui ci si dovrebbe sacrificare in qualunque modo per assisterlo con dovizia, soprattutto quelli più deboli che non hanno neanche la capacità di poter avere delle prestazioni alternative, credo che dovrebbe avere quella tutela giusta che oggi non si ha. E allora mi chiedo qual è la volontà che porta quest'Assessorato della sanità, questa Giunta e questa maggioranza, aggiungo io, a smantellare un sistema privatistico che sino ad oggi ha garantito la non presenza del pubblico, di voler tenere fermo qualunque tipo di prestazione, non essendoci a oggi un'alternativa seria e puntuale da parte del Servizio sanitario regionale. Io mi chiedo qual è la volontà? Quella di dire che l'AIAS deve sparire? Quella di dire che le altre case che hanno prestato servizi debbono sparire? Io credo che questo non sia un ragionamento.
La prima dotazione è quella di dire: creo delle strutture adeguate perché possano essere di servizio a chi ha necessità di quelle prestazioni sanitarie; successivamente posso dire che vado a contrattare col privato condizioni diverse se hanno posto delle condizioni monopolistiche, ma sino a prova contraria io non posso andare a distruggere, come è stato fatto anche in altri settori, pur di dire che si è chiuso e si è fatta una riforma pur che sia, perché questo si fa sulla pelle degli ammalati, soprattutto su quelli più deboli, su quelli che hanno bisogno di maggiore incidenza sociale e di maggiore tutela sociale.
Ecco, io non voglio andare a cercare altri aspetti, perché credo che entreremo negli argomenti per le altre mozioni presenti, dove vedremo ancora una volta le condizioni certamente non felici di queste grandi intuizioni poste dall'assessore Dirindin, pensando di calare nel sistema regionale dove c'è una diversa connotazione geografica, orografica, di viabilità, di strutture, assimilarla a quello che è la Lombardia o qualcosa di simile. Quando si fanno paragoni e non si hanno riscontri, quando non si ha la contezza di dare un servizio in una determinata ambientazione ben diversa da quella dove le scritturazioni e i libri possono dare delle indicazioni, ma poi nel concreto il servizio sappiamo quello che è e quello che avviene, ma potremmo anche, e credo che riprenderemo la parola per dire come, invece, questo Assessorato mi pare sempre più un Assessorato all'edilizia della sanità, anziché un Assessorato che dia servizi seri verso chi è debole e verso chi ha necessità di essere tutelato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
Assessore, le ricordo che ha dieci minuti di tempo per rispondere.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, per rispondere alle domande che sono state presentate prima mi sembra opportuno fare una breve analisi del contesto, come è stato richiesto, in modo da far capire quali sono gli elementi che hanno portato quest'Amministrazione regionale a dare adempimento, fra l'altro, al Piano sanitario regionale approvato da questo Consiglio per quel che riguarda la riqualificazione dell'assistenza riabilitativa nella Regione. Faccio presente che questa Regione si caratterizza, e si tratta di un tema che noi stiamo cercando di superare, per l'assoluta assenza di assistenza riabilitativa ospedaliera. I posti letto ospedalieri di riabilitazione in questa Regione sono 0,03 posti letto per 1000 abitanti quando la media nazionale è più di 10 volte tanto. Noi abbiamo la quasi totale assenza di posti letto post-acuti per la riabilitazione dentro gli ospedali ed è stato previsto un aumento consistente dei posti letto di riabilitazione e recupero funzionale e anche di riabilitazione intensiva, come ad esempio la neuro- riabilitazione. Il primo problema è questo: mancano i posti letto di riabilitazione ospedaliera, sul quale il Piano ha deciso di porre rimedio.
Il secondo problema riguarda il fatto che, invece, i posti letto di riabilitazione territoriali sono di gran lunga superiori a quelli della media delle altre Regioni. Certamente questa maggiore dotazione di posti letto residenziali e semiresidenziali ha supplito alla carenza di posti letto ospedalieri, ma ha supplito in maniera adeguata, come viene riconosciuto da chiunque; ha supplito in maniera adeguata perché non tutti i trattamenti riabilitativi possono essere fatti in regime post-acuto sul territorio, in molti casi hanno bisogno di un trattamento anche ospedaliero. I posti letto extra ospedalieri sono circa il doppio rispetto alla media delle altre Regioni d'Italia per 100 mila abitanti e i posti letto di riabilitazione territoriale sono, come è stato detto, principalmente, prevalentemente di tipo privato. Abbiamo un numero di centri presenti sul territorio di offerta di posti letto di riabilitazione territoriale che pone la Sardegna, quanto a numerosità dei centri, al terzo posto in Italia quanto a numero di centri presenti, quindi una frammentazione estremamente elevata e una diffusione sul territorio di questi centri che suppliscono ad altre carenze che, invece, devono essere più adeguatamente soddisfatte.
Quanto al numero di utenti trattati - si tratta sempre di dati ministeriali che in parte ho già avuto occasione di rappresentare in quest'Aula in precedenza -, la Sardegna presenta una caratteristica particolare da molti anni sui dati disponibili, ed è quello che il numero di persone trattate in riabilitazione extra ospedaliera è inferiore per 100 mila abitanti a quello che succede nel resto d'Italia, ma si tratta di persone che sono trattate per un periodo di tempo molto più lungo che nel resto d'Italia, quindi la capacità di rispondere a un numero di pazienti che una volta che iniziano un trattamento proseguono quel trattamento molto più a lungo di quanto normalmente sembrerebbe ragionevole prevedere. Lo stesso avviene per l'assistenza ambulatoriale, per la quale abbiamo un numero di prestazioni di riabilitazione quasi doppio, dell'80 per cento superiore alla media del resto d'Italia. E' ovvio che non si tratta di semplici numeri, è ovvio che si tratta di valutare rispetto all'esigenza reale della popolazione, ma delle differenze così consistenti non possono che essere oggetto di un'analisi attenta rispetto alla capacità di dare una risposta qualificata. Faccio presente che con rispetto alla dotazione di personale per posto letto extra ospedaliero anche qui abbiamo un'anomalia, perché abbiamo una dotazione di personale che è di oltre il 20 per cento superiore, per posto letto, rispetto alla media delle altre regioni. Quindi, una struttura di offerta con delle anomalie che meritano di essere prese in considerazione attentamente, ma è soprattutto rispetto alla capacità dell'offerta di dare risposte adeguate che abbiamo fatto un'attenta valutazione. La valutazione è stata fatta non soltanto rispetto all'applicazione delle linee guida nazionali, che sono state emanate nel maggio del '98 e che non erano mai state recepite in questa Regione e sono state recepite da questo Esecutivo. Inoltre è stato fatto, nel giugno 2006, un'analisi dell'utenza trattata nelle strutture extra ospedaliere, analisi - cito soltanto due risultati - che provengono dalle dichiarazioni dei centri che attualmente offrono prestazioni di riabilitazione extra ospedaliere. Analisi che ha portato a conclusioni che meritano di essere prese in considerazione per migliorare, appunto, la qualità dell'assistenza. Da questo risulta che oltre il 50 per cento dei pazienti trattati ha prognosi di recupero nulla o minima, il che vuol dire che non si tratta più di pazienti che hanno bisogno e possono avere ri-abilitazione, come dice l'Organizzazione mondiale della sanità, come dice il Ministero della salute, la riabilitazione serve per recuperare le abilità che sono state perse, ma sono pazienti che molto spesso hanno bisogno di custodia, di tutela, di interventi di tipo socio-assistenziale, oppure socio-riabilitativo, ma solo in minima parte hanno possibilità di avere un intervento riabilitativo in senso tecnico. Inoltre, risulta dalle rilevazioni fatte direttamente attraverso i centri, almeno l'11 per cento dei trattamenti erogati si è rilevato inappropriato. Quindi, una qualità dell'assistenza che può essere migliorata, come succede in molti altri settori, ovviamente, ma rispetto al quale avevamo il dovere di cercare di porre rimedio. Si è rilevata una insufficiente possibilità di accesso a trattamenti di adeguata intensità e di alta intensità nella fase post-acuta per i quali abbiamo previsto dei posti letto ad alta intensità, concentrati in poche strutture regionali, in modo che immediatamente dopo la dimissione dal ricovero ospedaliero possano essere trattati in centri adeguati. Si è rilevato un elevato utilizzo della riabilitazione domiciliare, quasi praticamente assente o comunque molto poco diffusa in tutto il resto del Paese e soprattutto si è rilevato che avviene per periodi eccessivamente lunghi. Si è rilevata una prevalenza di interventi di natura, come ho detto, sociosanitaria o socio-assistenziale di cui i pazienti possono avere bisogno, ma in quanto tale richiedono una classificazione adeguata e una remunerazione adeguata per il tipo di trattamento: se il trattamento è di natura socio-assistenziale non può essere remunerato con una tariffa di trattamento sanitario. Poi, si è soprattutto rilevato un insufficiente trattamento ambulatoriale per alcune patologie post acuzie e soprattutto per alcuni gruppi di pazienti - come sa bene quest'Aula perché più volte ne abbiamo discusso - ad esempio per l'autismo, per deficit cognitivi importanti e per altre patologie sulle quali abbiamo gradualmente attivato il rafforzamento della capacità di dare risposta. Infine, si è rilevata una distribuzione sul territorio dell'offerta assistenziale da parte di questi centri non uniforme e quindi la necessità di costruire una vera e propria rete che consenta in tutto il territorio della regione di avere una risposta assistenziale. E' stato inoltre fatto, proprio perché è stato chiesto, qual è la base di conoscenze su cui poggiano i numerosi provvedimenti di riqualificazione dell'assistenza; oltre a quello che ho detto è stata fatta anche un'analisi attenta degli assistiti che hanno subìto dei ricoveri ospedalieri per malattie acute ad esito potenzialmente invalidante, per il quale possono essere necessari trattamenti post acuti. Questo è stato fatto sui flussi di ricovero 2001-2006 e stiamo per pubblicare i risultati di questa indagine.
Quindi, una serie di problematiche che sono conseguenti alla carenza di un'offerta pubblica e soprattutto di una programmazione in questo settore che hanno comportato ingenti impegni di risorse finanziarie per remunerare le prestazioni erogate, ma la necessità anche di riqualificare complessivamente l'assistenza. In questi mesi sono stati fatti passi avanti, certamente non sono tutti quelli che sono necessari, è stata fatta una riclassificazione di tutti i pazienti attraverso l'unità di valutazione territoriale che è vero, non funzionano ancora tutti alla perfezione, ma che hanno incominciato a funzionare in alcune realtà molto bene, in altre meno bene, per classificare il paziente in base alle effettive esigenze di questi stessi pazienti. Abbiamo, ricordo, previsto un potenziamento delle strutture sul territorio e una diversificazione di queste strutture, abbiamo anche - proprio affinché i presentatori della mozione si possano rassicurare rispetto a obiettivi che forse possono apparire persecutori - abbiamo noi, questo Esecutivo ha previsto la remunerazione delle prestazioni che dal 2000 erano ferme nonostante la legge nazionale dicesse che le tariffe per le prestazioni, comprese queste della riabilitazione, devono essere adeguate almeno ogni tre anni. L'abbiamo fatto perché la legge lo prevede e riteniamo che sia giusto farlo e l'abbiamo fatto. Quindi, abbiamo ritenuto di pagare bene nel rispetto della norma ciò che risponde alle esigenze dei pazienti e ciò che può essere migliorato abbiamo previsto di migliorarlo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente. Devo dire che purtroppo non è facile trovare un canale che sia di comunicazione con questa Giunta regionale, non perché l'Assessore non venga in Aula a dare dei dati, ma in quanto chiaramente o si segue un filo di ragionamento e si dà una risposta sul funzionamento dei servizi sanitari in Regione, oppure chiunque viene e dà dati estemporanei di cui è in possesso senza che questi siano coerenti con un ragionamento complessivo. Nel senso che all'Assessore noi chiedevamo di avere una garanzia che nella realizzazione di una serie di obiettivi politici della sua Giunta - sui quali noi possiamo essere in accordo o in disaccordo, ma comunque sono rispettabili in quanto l'autorizzazione al governo regionale oggi è in mano a chi è in maggioranza, non certo a chi è in minoranza e all'opposizione - che durante la fase di realizzazione di questi obiettivi non ci fossero delle riduzioni nel livello delle prestazioni fornite ai pazienti sardi. L'assessore Dirindin ha snocciolato una serie di dati sui quali in nessuna maniera ovviamente noi possiamo controvertire, nel senso che l'Assessore dice che c'è un numero più basso di trattati nelle strutture riabilitative che però vengono trattati per un periodo di tempo più lungo, ci dice che ambulatorialmente, invece, c'è un numero di interventi che è superiore dell'80 per cento al resto dell'Italia, beh, noi vorremmo, se fosse possibile, su questi dati interloquire, nel senso che sarebbe interessante, per esempio, capire qual è la percentuale di incidenza delle malattie reumatiche in Sardegna rispetto al resto dell'Italia, qual è l'incidenza delle malattie di carattere artrosico rispetto al resto dell'Italia e delle malattie di carattere autoimmune nel resto dell'Italia. Vorremmo capire dall'Assessore qual è il grado di copertura dei pazienti affetti da sclerosi multipla, ad esempio, perché vero è che l'indicazione delle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità per il raggiungimento di obiettivi di salute è quella di mirare al miglioramento delle condizioni di salute e quindi al raggiungimento della riabilitazione e quindi è evidente che le pratiche di carattere riabilitativo devono avere come obiettivo il miglioramento, però ci sono delle patologie in cui è fondamentale anche raggiungere il non peggioramento, nel senso che patologie come la sclerosi multipla, che sono patologie purtroppo progressive ingravescenti, come quelle di carattere reumatico o quelle di carattere artrosico, per il paziente già l'obiettivo del mancato peggioramento è un obiettivo virtuoso, perché? Perchè un paziente affetto da sclerosi multipla o da una malattia reumatica è un paziente che può essere autosufficiente a tutti gli effetti, è un paziente che può essere integrato pienamente nel ciclo lavorativo, è un paziente che può rappresentare comunque un punto di riferimento nella propria famiglia. Se non ha il supporto dell'attività riabilitativa che gli consente di rimanere in quelle condizioni esistenziali e se il supporto farmacologico alternativo non è sufficiente, beh insomma, è evidente che si vanno a pagare dei costi sociali altissimi, perché l'autosufficienza viene persa, quindi non ci si può trincerare di fronte al ragionamento: ma non migliora! Perché vale e vale altrettanto il ragionamento dell'evitare di peggiorare, quindi avere i numeri su queste valutazioni è ovviamente una cosa importantissima, poi ripeto, è evidente, l'Assessorato lo ha dichiarato a più riprese, che ci sono delle anomalie all'interno del mondo dell'assistenza riabilitativa in Sardegna e l'Assessorato si presuppone l'obiettivo che considera virtuoso di modificare queste anomalie, di ridurle, di ritornare verso parametri che siano quanto più possibile vicini a parametri nazionali.
Ma, noi vorremmo capire intanto se i parametri nazionali sono congruenti per le esigenze specifiche della Sardegna, per le patologie che specificamente si trovano in Sardegna, ma soprattutto vorremmo capire se il momento di transizione nel passaggio, nel cambiamento che è un cambiamento considerato virtuoso e che ovviamente anche noi consideriamo in molte parti virtuoso perché quando andiamo a ragionare della presenza dei letti di riabilitazione e di riabilitazione riconvertiti all'interno delle strutture che consentano un trattamento ospedaliero immediato e forte di patologie che hanno bisogno di questo, non può essere che considerato virtuoso quest'atteggiamento, però vorremmo capire se nel frattempo che questo avviene i pazienti sardi sono abbandonati a se stessi oppure se esistono delle strutture forti che comunque se li prendano in carico, vorremmo capire se le unità di valutazione territoriale funzionano o non funzionano, perché sapere che in certe realtà non funzionano bene non è un dato che non ha bisogno di commenti, significa che ci sono pazienti che non sono seguiti, quindi significa che ci sono pazienti che stanno peggiorando, che stanno perdendo l'autosufficienza, quindi non si tratta semplicemente di un dato statistico o burocratico statistico, è un dato che ha una ricaduta sostanziale sulla vita quotidiana di nostri corregionali i quali hanno dei problemi di qualità della salute e questo...
PRESIDENTE. Prego concluda.
VARGIU (Riformatori Sardi). E'questo professoressa, il problema che noi abbiamo posto oggi in Aula e sul quale avremmo voluto avere delle risposte un po' più puntuali di quelle che lei ci ha fornito.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. La mozione va in votazione.
DEDONI (Riformatori Sardi). Votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta fatta dall'onorevole Dedoni?
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
Se due segretari si accomodano e ci assistono...
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 181.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Meloni e Tocco hanno votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pittalis - Randazzo Vittorio - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Licheri - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Balia - Ibba - Masia - Uggias.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 71
votanti 66
astenuti 5
maggioranza 34
favorevoli 28
contrari 38
(Il Consiglio non approva.)
L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 184 che è abbinata all'interpellanza numero 23/A. La mozione è dell'onorevole Licandro, Capelli e più.
(Si riporta di seguito il testo della mozione e dell'interpellanza:
Mozione Licandro - Capelli - Rassu - La Spisa - Contu - Pittalis - Petrini - Sanjust - Amadu - Cappai - Lombardo - Cherchi Oscar - Pileri - Diana - Liori - Artizzu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Milia - Gallus - Ladu - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Vargiu - Pisano - Cassano - Dedoni - Farigu sulla distribuzione diretta nelle Province di Oristano e di Nuoro degli ausili per incontinenti, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALEPREMESSO che:
- la ASL n. 5 di Oristano e quella n. 3 di Nuoro hanno iniziato nei mesi scorsi la distribuzione degli ausili per incontinenti direttamente o presso il domicilio dei pazienti;
- già più di una volta, in questa e nella scorsa legislatura, sono state avanzate numerose perplessità per una situazione che di fatto rappresenta una palese violazione dei diritti alla privacy, in quanto obbliga il cittadino a ricevere un voluminoso quantitativo di pannoloni ed altro alla presenza dei vicini, costringendolo, sia pure indirettamente, a rendere nota la propria patologia con evidente e comprensibile imbarazzo;
AGGIUNTO che:
- la suddetta consegna avviene spesso con notevoli ritardi, con conseguente disagio da parte degli utenti (nel mese di aprile molti pazienti sono rimasti senza fornitura perché gli uffici della ASL non erano pronti a gestire la nuova situazione);
- nonostante le comunicazioni inviate alle farmacie, che riferivano di direttive impartite dalle aziende ASL in merito al diritto di libera scelta dei presidi da garantire ai pazienti, le autorizzazioni mensili per il ritiro degli ausili stessi in farmacia non vengono rilasciate se non dietro insistenti e ripetute richieste presso gli uffici da parte dei familiari dei pazienti che si trovano costretti spesso a doversi recare più volte presso i locali delle ASL (a volte distanti molti chilometri dal luogo di residenza) con notevoli disagi e perdita di giornate di lavoro;
CONSIDERATO che tutt'ora non si riesce a comprendere perché la fornitura domiciliare può coprire un periodo di tre mesi mentre l'autorizzazione per il ritiro in farmacia venga rilasciata solo per un mese;
AGGIUNTO che:
- questa modalità di distribuzione (monomarca) impedisce di fatto al cittadino la possibilità di scegliere un tipo di ausilio anche non incluso nel nomenclatore, ma a questo riconducibile, come previsto dall'articolo 1, comma 5, del decreto legislativo n. 332 del 1999, vigente nomenclatore, con palese lesione della facoltà di scelta della marca dell'ausilio, a parità di costi e che un prodotto monomarca potrebbe provocare reazioni di sensibilizzazione cutanea;
- il nome dei destinatari è di fatto inserito in elenchi affidati a distributori o autisti o altri incaricati non espressamente autorizzati dagli utenti;
- con la distribuzione diretta da parte delle ditte viene a mancare quel rapporto fiduciario fra il malato e il farmacista, l'unico che è in grado di garantire, fra l'altro, consegne, nei modi, nei tempi, nelle quantità e nelle qualità;
CONSIDERATO che:
- si continuano a nutrire forti dubbi sulla qualità dei suddetti ausili (da qui forse si capisce il tentativo di risparmio) per cui i pazienti sono costretti ad usare almeno cinque pannoloni al giorno, invece dei tre consentiti, con risultati in ogni caso mortificanti, e le traverse monouso che dovrebbero salvaguardare non soltanto i materassi sono, di fatto, una fonte inesauribile di umidità, sia per il materasso sia per chi, allettato, non potrà difendersi dal degrado fisiologico della propria epidermide, con possibile recrudescenza delle piaghe da decubito e delle macerazioni da pannolone (altro che risparmio!) mentre appare certo il notevole disagio sociale nei confronti degli utenti e l'ulteriore disagio economico per le numerose piccole farmacie, classificate come rurali, che nelle Province di Oristano e Nuoro sono la stragrande maggioranza;
- in data 7 marzo 2008, la Federfarma di Nuoro ha presentato una proposta alternativa, in collaborazione con le aziende leader produttrici, con prodotti di qualità in grado di dare le migliori garanzie, con la disponibilità a migliorare le condizioni di cui all'aggiudicazione Consip, quindi estremamente competitiva anche sotto il profilo economico, e alla quale non è stata data alcuna risposta,
impegna l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale
a una opportuna verifica delle condizioni di fornitura, qualitativa e quantitativa, degli ausili per incontinenti da parte delle ASL di Oristano e Nuoro;
a una opportuna verifica sulla garanzia della privacy che deve essere garantita agli utenti/utilizzatori dei suddetti ausili;
a un puntuale esame della proposta presentata dalla Fedefarma di Nuoro in data 7 marzo 2008 e a riferirne le conclusioni alla Commissione Sanità entro venti giorni. (184)
Interpellanza Cappai - Oppi - Amadu - Biancareddu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo sull'erogazione dei presidi per incontinenti nella ASL n. 5 della provincia di Oristano.
I sottoscritti,
appreso dalla stampa che la ASL n. 5 di Oristano, avrebbe avviato tramite una ditta privata, il servizio di fornitura domiciliare dei presidi per gli incontinenti (pannoloni, cateteri e traverse), escludendo la possibilità di consegnare ai pazienti la documentazione necessaria, per il ritiro presso altri fornitori;
considerato che tale iniziativa viola il fondamentale diritto del paziente sulla scelta del fornitore, del tipo di presidio, nonché il suo irrinunciabile diritto alla riservatezza leso, secondo le notizie stampa, da atteggiamenti gravissimi quale quello di alcuni trasportatori che non avendo trovato il paziente, avrebbero cercato di consegnare la fornitura ai vicini di casa, mentre altri pazienti sarebbero stati contattati telefonicamente dalla ditta inspiegabilmente venendo in possesso non solo dei loro recapiti, ma soprattutto del loro stato invalidante, altri si sarebbero visti consegnare i presidi senza averne fatto preventiva richiesta;
ritenuto che tali pazienti vivono l'incontinenza con grave imbarazzo e disagio e che tale ditta non solo ha violato il diritto alla privacy, ma anche le più elementari regole di civiltà e buon senso;
constatato che la Federazione nazionale incontinenti e l'Associazione italiana stomizzati, hanno preso posizione contro la decisione della direzione della ASL n. 5 presentando una denuncia dettagliata nel quale vengono segnalate le sopra citate irregolarità per mezzo di una durissima lettera indirizzata sia all'Assessore della sanità che al tribunale per i diritti del malato,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere: come mai si siano potuti verificare tali gravissimi e incresciosi episodi, offensivi dei diritti dei pazienti che, a cagione dell'invalidità contratta sono costretti a ricorrere agli ausili in esame e se non ritengano opportuno, necessario e doveroso esercitare un controllo perché ciò non si ripeta. (23))
PRESIDENTE. Onorevole Licandro, prima non ho capito cosa mi ha proposto relativamente ai tempi di discussione, di presentazione.
Dichiaro aperta la discussione.
Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LICANDRO (F.I.). Sì Presidente, io ho rinunciato all'intervento sulla numero 181 e resterò nei 10 minuti per questa mozione, credo di avere bisogno, i 10 minuti non mi basteranno per la mozione numero 185, quella sulla continuità assistenziale.
Ora, quello dei presìdi per incontinenti da diversi anni, forse da troppi sta diventando un argomento scomodo per gli amministratori di ASL, ma la cosa che a me e anche ad altri interessa maggiormente è che questo argomento sta diventando scomodo, preferisco usare un eufemismo, soprattutto per molti pazienti. Non posso dimenticarmi, né potete dimenticarvi che si tratta di persone spesso molto anziane, più sfortunate di altre perché nella maggior parte dei casi costrette a letto, ma soprattutto costrette da decisioni altrui a vedere aumentato il proprio disagio. Quando noi dell'opposizione contrastiamo le decisioni dell'Assessore di turno, spesso veniamo accusati di strumentalizzare i problemi per trarne dei vantaggi politici. Io ormai sono trent'anni che faccio il medico e non accetterei mai di fare delle battaglie strumentali sulla pelle degli ammalati. Infatti io ho cominciato a parlare di questo problema, di fare questa battaglia che ho sempre definito "la battaglia dei pannoloni", quando al governo della Regione c'eravamo noi per cui sarebbe meglio forse partire un po' da lontano, che nell'agosto del 2004 il dottor Eugenio Stranese, direttore generale dell'azienda ASL di Oristano, dava comunicazione di avere espletato una gara d'appalto per la fornitura dei presìdi per incontinenti e ne annunciava il vincitore, la ditta Santex S.p.A. che a partire appunto dal mese di settembre del 2004 avrebbe servito i pazienti autorizzati con consegne a domicilio. Questo è avvenuto senza informare assolutamente le due categorie, farmacie e sanitarie, che di fatto fino allora avevano garantito con grande soddisfazione dei pazienti il servizio, e quando sono cominciate invece le consegne ai pazienti, i pazienti stessi si sono lamentati che il criterio di consegna domiciliare non fosse rispettoso dei più elementari criteri di privacy e per di più notarono che la qualità dei presìdi stessi non fosse adeguata, ovviamente estremamente inferiore rispetto alle forniture precedenti. Da diverse associazioni, raccolte le numerosissime lamentele, si facevano carico di trovare una soluzione per assistere i loro clienti e pazienti. La strada del dialogo fu il primo passo che è stato fatto e che però non portò ad alcun risultato. Quindi si decise di dare una possibilità a chi ne facesse richiesta di avere non solo la consulenza ma anche una tutela legale da parte di un avvocato esperto in tali problemi. Appunto la FINCO che è l'associazione degli incontinenti si è subito attivata per supportare a tutti i livelli anche di fronte all'Assessore della sanità che è la professoressa Nerina Dirindin, ma anche tutto questo è risultato assolutamente vano. Così ai pazienti non è rimasto altro che ricorrere al tribunale di Oristano che puntualmente e rapidamente già nel 2006 a più riprese, ordinò all'Azienda ASL 5 di Oristano di dare la possibilità ai ricorrenti di scegliere sia la marca dei presìdi a loro certamente più congeniale, sia il luogo dove poterli ritirare, senza ovviamente gravare sulla pubblica amministrazione con costi aggiuntivi. Bene, i cittadini che ricorsero al tribunale furono un numero superiore ai trecento. Nell'agosto del 2005 ci fu un cambio dei vertici della ASL di Oristano, subentrò il dottor Antonio Onnis, che insieme ai suoi collaboratori promise il suo interessamento e una rapida soluzione del problema, sempre per il bene dei pazienti. Sono state naturalmente delle promesse vane, anzi ci fu una recrudescenza del problema, con la resistenza addirittura alla Corte d'Appello di Cagliari, che nell'agosto 2007, e poi nel 2008, sancì in via definitiva, se ci fosse mai stato qualche dubbio in proposito, l'inviolabile diritto dei cittadini di scegliere sia la marca dei presìdi, sia il luogo dove ritirarli. Ciò naturalmente ha comportato dello spreco di danaro pubblico dell'ordine di svariate decine di migliaia di euro per spese legali, che la Corte ha condannato a pagare per l'evidente insussistenza delle argomentazioni portate dall'ASL 5 di Oristano. Intanto la gara d'appalto della durata di due anni è terminata, di proroga in proroga si è arrivati sino all'anno 2007, quando la Direzione generale, impossibilitata a prorogare ulteriormente la gara, convocò i soliti farmacisti per togliere le castagne dal fuoco. Nella trattativa che si instaurò allora si decise un percorso innovativo, basato non più sul costo a presidio, e dunque legato alla quantità della fornitura, ma su una spesa forfettaria paziente, che permetteva un calcolo certo e facilmente governabile della spesa. Mi preme ricordare che la bontà dell'accordo è evidente in quanto è stato firmato, ed è in partenza in questi giorni, per razionalizzare la spesa da parte dell'azienda della ASL 8 di Cagliari. Vennero presi accordi perché si partisse con una sperimentazione di soli sei mesi, adducendo la scusa che in tale modo si sarebbero saltati dei passaggi burocratici e amministrativi, che avrebbero rallentato l'entrata in vigore dell'accordo. In verità, la direzione si proponeva già da allora, alla luce degli eventi futuri, di affidare nuovamente alla ditta SANTEX la fornitura dei presìdi, attraverso l'attivazione della gara …, con un'assegnazione in ottobre 2007. L'accordo firmato con Federfarma, che aveva come inizio giugno 2007 e scadenza dicembre 2007, con la promessa che se si fosse dimostrato un buon servizio si sarebbe stipulato un accordo per più anni. Però, alla fine del mese di novembre del 2007, girava già voce sulle intenzioni della ASL di non rinnovare l'accordo e di affidare ancora il servizio alla suddetta ditta. Tale decisione è stata ufficializzata a dicembre, insieme alla disdetta fu avanzata la richiesta di proseguo in proroga delle consegne, tramite le farmacie, fino al 31 di marzo del 2008. Venne genericamente promesso che chi aveva fatto richiesta di continuare a ritirare i presìdi in farmacia avrebbe avuto le necessarie autorizzazioni, e cioè di riconoscere ai cittadini quel diritto di scelta, così come ordinato dal Giudice del lavoro di Oristano e dalla Corte d'Appello di Cagliari. Invece non soltanto non vennero concesse le autorizzazioni a chi ne faceva richiesta, ma vennero negate anche a coloro che avevano già avuto il diritto sancito dalla Corte d'Appello di Cagliari, con evidente spregio di leggi e di sentenze dei tribunali. Ovviamente le diverse associazioni si sono nuovamente messe a disposizione dei pazienti, dando di nuovo la possibilità di far valere i propri diritti, e puntualmente sono stati depositati già più di cento ricorsi, e a questo punto l'azienda ha cominciato in maniera sporadica, solo all'avvocato o a chi è stato estremamente battagliero, la consegna delle autorizzazioni. Pertanto non si riesce a capire questo voler continuamente ledere il diritto costituzionale e fondamentale, che è quello della salute, soprattutto nei confronti dei pazienti più deboli, aggravato dal fatto poi che l'azienda continua a resistere in via giudiziaria, sostenendo le sue tesi che non hanno neanche la giustificazione del risparmio. È chiaro l'intento discriminatorio e vendicativo verso chi ha messo in discussione le decisioni prese da una dirigenza che invece di difendere i diritti di tutti, difende solo quelli di chi accetta le sue insindacabili decisioni. C'è da chiedersi infine perché con tutti questi presupposti è stato firmato un accordo di tre anni ulteriormente con la SANTEX, per il cento percento delle forniture. E dato che la motivazione non è economica, cui prodest, Assessore, tutto ciò? E soprattutto chi risponde di tutti i soldi che sono stati sprecati in cause legali che potevano essere evitate? Ci si domanda pertanto perché il direttivo aziendale abbia avuto così fretta di concludere un accordo con la ditta suddetta per tre anni, allorché in tutte le altre ASL, fatta salvo la ASL 3 di Nuoro che ha firmato però per una incomprensione formale, ma che comunque ha subito ammesso il proprio errore, hanno pazientemente atteso che si addivenisse a chiarimenti e soluzioni maggiormente condivise…
PRESIDENTE. Sì, prego!
LICANDRO (F.I.). … e comunque rispettose dei bilanci aziendali. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Licandro.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Anche questa vicenda di cui è oggetto la mozione numero 184 è una vicenda che sottolinea come ogni qual volta abbiamo in primo piano interessi che sono quelli della burocrazia, che sono quelli comunque non legati strettamente alle esigenze del malato, si corre il rischio di avere dei grossi errori nelle azioni che vengono intraprese da parte di chi ha responsabilità nella gestione della salute. E io credo che in questo caso sia palese l'errore che viene fatto. Intanto perché non si considera il tipo di categoria a cui sono rivolti i provvedimenti. Nel senso che noi stiamo parlando di una categoria che in Italia è assai più diffusa di quanto non si ritenga, perché purtroppo l'incontinenza è un problema diffusissimo in Italia, al punto che si calcola che ci siano, colpiti, 2 milioni e mezzo di italiani, e che in Sardegna ci siano una quantità di incontinenti che sia pari al cinque percento del totale della popolazione. È evidente che questa problematica è una problematica che ha dei risvolti psicologici che sono immensi, perché è difficilissimo che esista un paziente che accetti in maniera serena questo tipo di menomazione, e che sia quindi disposto a dare pubblicità alla menomazione che gli appartiene. Voi sapete, ma probabilmente ciascuno di voi l'ha sentito dire da familiari, da conoscenti, che ci sono addirittura dei pazienti, con una patologia che colpisce soprattutto il sesso femminile, che per poter andare a fare la spesa, per poter avere un percorso nella giornata che è quello delle frequentazioni familiari, debbono calcolare, verificare la presenza di una serie di supporti di toilette, dove poter fare riferimento, durante percorsi che durano mezz'ora, un'ora, un'ora e mezza. È quindi evidente che si tratta di pazienti che dal punto di vista della sofferenza psicologica pagano un peso altissimo alla loro problematica. Beh, allora dire a questi pazienti che improvvisamente, invece di poter effettuare il ritiro dei presidi contro l'incontinenza all'interno di una struttura protetta, come comunque è una farmacia dove c'è un rapporto consolidato con l'operatore sanitario che fornire loro il supporto, improvvisamente la fornitura di supporti è affidata a ditte esterne che, senza nessuna rispetto della privacy del paziente, arrivano ad orari i più impensabili nel sito dove devono effettuare la consegna, danno anche pubblicità, perché purtroppo non si tratta situazioni che, quantomeno, fanno pensare che intelligenza avrebbe voluto che chi, all'interno del management aziendale, deve fare delle scelte, chieda ai pazienti di esprimere una propria valutazione di preferenza, cioè, chi vuol continuare a fare il ritiro presso strutture dove, comunque, è garantita una privacy, chi invece non ha nessun problema dal punto di vista della privacy e quindi gli va benissimo che gli venga effettuata la consegna domiciliare ,anzi addirittura la consegna domiciliare può essere considerata come un elemento di qualità aggiuntivo perché non costringe ad andare a fare gli approvvigionamenti altrove. Insomma, sono questioni elementari dal punto di vista della ragionevolezza! Così come è un diritto elementare, ed è garantito da una serie di normative nazionali, e credo che si possa, a parità di spesa, fare la scelta del presidio sanitario migliore perché non è pensabile che si debba obbligare il paziente, a parità di spesa sanitaria, a scegliere comunque un unico presidio disponibile. Quel presidio può, intanto, non essere di qualità sufficiente; in secondo luogo, può non essere tollerato dal paziente; in terzo luogo, può non essere considerato dal paziente quello più funzionale alla soluzione delle proprie esigenze, o addirittura è il medico che non gli ha consigliato quel tipo di supporto. Insomma, ci stiamo sforzando, per quanto riguarda gli incontinenti, di creare delle vere e proprie unità in giro per la Sardegna, che possano prendere in carico il paziente, superare gli aspetti negativi e psicologici, tentare l'integrazione, massima possibile, di questo paziente nella società, e poi ci sono situazioni, come quella che viene espressa all'interno di questa mozione, in cui sembra che l'ordinaria burocrazia di giurista "mastichi tutto" e che le esigenze del paziente non esistano perché esiste una specie "Moloch burocratico" il quale si occupa, prevede e conosce meglio del paziente le sue esigenze e quindi si comporta di conseguenza "tritando" la sensibilità del paziente e sicuramente non aiutando l'emersione del fenomeno dell'incontinenza che invece è una cosa opportuna e virtuosa perché consente di prevenire e consente di curare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Prendo brevemente la parola, approfittando di questa occasione, perché, magari in fase di replica, posso avere dei chiarimenti, cioè, una esatta quantificazione dei costi benefici di questa iniziativa. Vorrei anche utilizzare questi pochi minuti per segnalare quanto da me verificato personalmente, ma occasionalmente, e non in qualità di "servizio ispettivo" per intenderci, presso la ASL numero 3.
Io credo che questo possa servire come informativa per dirle Assessore che, ad una visita estemporanea, dettata da altri motivi, presso lo sportello che deve autorizzare per il rilascio dei presidi in questione, si assiste ad una lunga fila di persone che devono stare lì, ad attendere il loro turno per avere le dovute autorizzazioni. Già questo lo lascio alla considerazione e alla valutazione dei colleghi. Ma le dirò di più, Assessore, mi sono permesso di entrare in quell'ufficio dove c'è un assistente, una amministrativa presumo, che ovviamente presta il suo servizio per gli utenti, assistita nel suo lavoro, da un rappresentante della ditta Xanex, a fianco alla dipendente della ASL. Due valutazioni: quello della riservatezza, quello della garanzia che va data a questi pazienti per il diritto alla privacy, è una; secondo, io ho fatto una precisa domanda, perché in quel momento avevo il diritto di fare una precisa domanda, che cosa ci fa un estranea negli uffici della ASL che affianca un dipendente della ASL nel rilascio delle autorizzazioni? La risposta è stata questa: "siccome non siamo adeguatamente preparati consiglia noi e i pazienti per la scelta migliore". Lascio anche a voi le considerazioni che vorrete fare e che vorrà fare Assessore, le faccia. Ho chiesto di poter conferire con il responsabile del servizio che non è stato in grado di dare nessun tipo di spiegazione, non essendo neanche a conoscenza che quel rappresentante della ditta Xanex prendeva posto, all'interno degli uffici, a fianco al dipendente della ASL, e che si era in una situazione di tale confusione che in quel momento non poteva… rimandandomi eventualmente ad una successiva visita per darmi le risposte opportune. Successiva visita che non ho fatto e che non intendo fare, anche perché non amo questo tipo di servizio ispettivo ma mi è bastato parlare con alcuni, delle persone, delle signore, che attendevano il loro turno, fortunatamente anche non qualificandomi e non essendo conosciuto da quelle persone. Ma ricavando semplicemente alcune loro confidenze in merito alla situazione poco dignitosa alla quale erano costrette da questo tipo di iniziativa. Perciò, mi limito a questa segnalazione, nella quale se lei è in grado di darmi eventualmente soddisfazioni gliene sarò grato.
Alla prima domanda costi benefici: nei costi benefici verrebbe semplice, io rapidamente ho fatto, non avendo purtroppo a disposizione tutti i dati, due somme e qualche sottrazione. Teoricamente si potrebbe risparmiare intorno, complessivamente, ai 130-140 mila euro, complessivamente, considerando anche i costi della gestione e considerando tutti i problemi che si sono venuti a creare successivamente nella distribuzione. In questi 130 mila euro vanno considerati circa, vanno considerate anche le gravi situazioni in cui si ritrovano e non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia, anche le farmacie rurali, che fino a ieri prestavano quel determinato servizio e che, ovviamente, essendo delle farmacie avevano la necessità di costruire un utile. Questo utile non sarebbe opportuno, perché noi non dobbiamo costruire il futuro e i benefici delle imprese private, come che fossero dei mostri, però svolgono un servizio, che va retribuito, che giustamente va quantificato per il tipo di servizio che viene fatto. Verrebbe semplice, soprattutto in questa giornata, ma soprattutto nelle giornate che verranno, e questo non interessa solo l'Assessore Dirindin, rispondere che con un terzo di una consulenza inappropriata, inutile ed inefficace, si sarebbe risparmiato il 70 per cento in più!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Non credo di usare tutto il tempo messo a disposizione ma è indubbio che le ultime considerazioni dell'onorevole Capelli ci fanno riflettere, e ci fanno riflettere anche perché, vorrei ricordare a quest'Aula, che non è la prima volta che si discute dell'argomento, ma che è stato oggetto di identica mozione due anni fa, se non vado errando. Ora, io mi chiedo, quando si pongono in campo delle attività amministrative, non si considera tutto l'insieme del dibattito, al di là del voto che emerge da questa Aula, qualche considerazione che possa perlomeno fare intuire che forse qualcosa non va bene? Mi riferisco innanzitutto alla privacy e al rispetto delle persone, ma non è questo soltanto! E' ancora più grave il fatto che io non do un servizio puntuale e preciso, e mi costa che sia così, quando lascio ad altri la distribuzione di materiale che non è neanche all'altezza di quello che viene dato dalle farmacie, allora io dico. Non lo so se i costi e i benefici, per la ASL, sia solo di 100 mila euro circa. A me interessa, perché mi voglio mettere dalla parte del debole, dell'ammalato, qual è il costo effettivo che quella persona, ammalata, deve sopportare perché non si riesce in qualche maniera a trovare una soluzione che sia la più adeguata, la più utile per farlo sentire meno malato di quello che è, così messo in un letto a volte a dover subire determinate conseguenze. Io credo che questo sia il minimo che debba, come dire, animare l'operatore della sanità, sia questo che deve recuperare l'Assessore della sanità ascoltando un dibattito in Consiglio, quelle che sono le evidenze ormai maturate da tanti che trovano una giustificazione soltanto nel fatto che si vuole perseguire, a tutti i costi, una contabilità assurda e strana. Non considerando che dietro quella contabilità ci sono persone umane, che ci sono persone malate che hanno bisogno di assistenza. Non voglio aggiungere di più, perché è stato già detto abbondantemente, mi auguro che possa essere preso con coscienza una determinata decisione e che questa decisione dall'Esecutivo vada irradiato in tutto quello che è il sistema sanitario regionale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessoredell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.Grazie. La questione è delicata ma la sintesi è relativamente semplice. Intanto, il mercato di questi ausili, sostanzialmente pannoloni, in Regione Sardegna vale circa 10 milioni di euro, il costo medio di una fornitura per un intero mese di una persona, con le gare che erano state fatte e che sono in scadenza in molte AA.SS.LL. o erano in scadenza in molte AA.SS.LL., il costo medio per un mese della fornitura dei pannoloni era di poco inferiore a 50 euro. La fornitura di questa presidi è, per legge nazionale, prevista che sia fatta attraverso l'espletamento di gare di evidenza pubblica sulla base delle quali deve essere aggiudicato al fornitore che vince le gare, ovviamente, la fornitura di queste prestazioni. La Consip ha fatto una gara di evidenza pubblica in più lotti, in cui un lotto, il numero 3, si rivolgeva anche all'eventuale esigenza della Regione Sardegna, come sapete i lotti fanno riferimento alle esigenze di diverse Regioni, provvedendo a garantire la fornitura di questi ausili a un costo medio mensile di 32, 50 euro. Quindi, passiamo da una fornitura a 48-49 euro al mese a 32, 50 euro. Per questo le aziende che mano a mano avevano in scadenza il contratto di fornitura hanno aderito, in quanto sono obbligati comunque a ricorrere a una procedura di evidenza pubblica, hanno aderito alla gara Consip e quindi hanno proceduto a garantire con il fornitore che ha vinto la gara Consip gli ausili di cui parliamo. Ovviamente, capite bene che il passaggio da 48 o 50 euro a 32, 50 euro ha comportato una riduzione enorme del fatturato sul mercato, da cui le tensioni che si sono verificate e che sono oggetto delle richieste della mozione. La fornitura con la Consip consente una riduzione della spesa a regime di circa il 40 per cento e sono nati sicuramente alcuni problemi che sono state riportati qui, problemi legati alla richiesta dei pazienti di poter accedere a tipi, marche di ausili diversi da quelle che venivano garantite dalla ditta che aveva vinto la gara Consip primo, e, secondo, la richiesta da parte di alcuni utenti di poter avere distribuito il presidio non soltanto a domicilio, come era previsto dalla gara Consip, ma di poterlo ritirare in farmacia. Su queste due questioni, la libertà di scelta del tipo di pannolone e la possibilità di avere una erogazione non solo a domicilio ma anche presso le farmacie convenzionate, c'è stato per un certo numero di mesi una lunga polemica che ora si è risolta. Anzi, per la verità speravamo che si risolvesse molto meglio, sulla base dell'applicazione della normativa che, a partire dalla finanziaria 2006 nazionale, prevedeva che questi presìdi uscissero fuori da alcune tipologie di livelli di assistenza e fossero erogati dalle aziende sanitarie con procedure diverse, che non richiedevano necessariamente le gare a evidenza pubblica di cui abbiamo detto prima. Però, questo provvedimento è bloccato in questo momento dal Governo centrale e quindi fino a quando questo provvedimento non sarà definitivamente in vigore, non potremo far riferimento a modalità diverse, come quelle che Federfarma ha proposto. Peraltro Federfarma, proprio per tener conto dell'abbattimento dei costi della fornitura dei pannoloni, ha proposto alla ASL di Nuoro, alla ASL di Cagliari e ad altre AA.SS.LL., e noi abbiamo firmato proprio in questi giorni un accordo quadro che prevede che appena sarà possibile, sulla base della normativa nazionale, le aziende possono stipulare contratti con Federfarma, e Federfarma garantisce la fornitura di questi ausili, non soltanto a un prezzo pari a quello della Consip, cioè 32, 50 di gran lunga inferiore a quello praticato fino ad ora, ma addirittura garantisce che a fine anno ci possa essere un risparmio di spesa dell'ordine dell'8 per cento. Quindi, si dimostra che il sistema delle gare pubbliche è un sistema che, a parità di prestazioni, consente di ridurre normalmente la spesa. Le difficoltà ci sono state in una fase iniziale, sono superate attualmente perché sia la ASL di Nuoro, sia le altre AA.SS.LL. stanno concordando sulla base di accordi che abbiamo preso a un tavolo regionale che i cittadini che ritengono di preferire un tipo, o una marca, o un prodotto diverso da quello che viene garantito dalla ditta che ha vinto la gara Consip, lo potrà ricevere e lo potrà ricevere soprattutto anche distribuito dalle farmacie convenzionate, qualora il cittadino dichiari di preferire il ritiro presso le farmacie convenzionate anziché la distribuzione a domicilio. Quindi, un grande problema legato al fatto che c'era un mercato con dei prezzi di gran lunga superiori a quelli che un libero mercato avrebbe potuto provvedere, un grande problema che si sta risolvendo con un accordo che è già stato stipulato con Federfarma, e che potrà entrare in vigore appena il DPCM del 23 aprile 2008 potrà essere sbloccato dal Governo e quindi potremmo ricorrere anche agli accordi quadro con Federfarma.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore.
Ha domandato di replicare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Grazie. Intanto, io non sono assolutamente convinto di quello che ha detto l'Assessore quando parla di fornitura attraverso gara d'evidenza pubblica, a me non risulta, mi farebbe piacere che l'Assessore potesse citare la legge. Io mi ricordo perfettamente che voi avete affermato che in tutte le azioni del Piano sanitario regionale deve essere sempre riconoscibile la centralità del paziente, occorre che gli operatori divengano sempre più consapevoli che è il sistema che è al servizio della persona. L'attenzione, avete detto, non è puntata tanto sull'efficienza, intesa come strumento utile al risparmio, che lei ha citato Assessore, e intendo dire risparmio economico, quanto sull'efficacia, vista come la ricerca nel modo migliore di operare per il bene della persona. Ora, io le voglio chiedere Assessore, ma lei ritiene che questo accanimento, come dire, ricorrente nei confronti di pazienti anziani, spesso allettati, possa essere considerato mettere realmente la persona, il malato, al centro del sistema? Intanto io vado a casa del paziente da tanti anni e veramente per me il paziente è al centro del problema. Ma proprio perché vado a casa del paziente ho la possibilità di vedere, e non solo di vedere ma anche di toccare con mano la discutibile qualità sia degli ausili che delle vostre decisioni. Perché intanto, lo abbiamo detto prima, non fa piacere a nessuno far sapere ai vicini i problemi -scusate la franchezza - che sono legati al fatto che una persona se la fa addosso. Si può certamente capire l'imbarazzo, per non parlare eventualmente dei ritardi che hanno caratterizzato le consegne negli anni passati. Potremmo anche non parlare di quel famoso rapporto fiduciario che esiste fra un paziente e il suo farmacista, per essere invece inseriti in liste o elenchi che sono affidati ad autisti e ad altri incaricati che non sono espressamente autorizzati dagli utenti: è meglio che non parliamo di questo perché altrimenti potremmo essere accusati di essere al servizio, oltre che delle case farmaceutiche (e questo lei lo sa molto bene), anche delle farmacie. Noi invece vorremmo parlare della qualità, Assessore; lei ha parlato puramente di numeri, di cifre (48 euro, 32 euro) ma vogliamo parlare della qualità. Intanto la monomarca, lo sappiamo benissimo, impedisce al cittadino di scegliere la marca più adatta alle proprie esigenze: lei ha idea, Assessore, di quanti casi di sensibilizzazione cutanea si manifestano? E poi, mi dispiace, io volevo portare, ma sarebbe stato molto indelicato, in aula uno di questi famosi pannoloni consegnati a domicilio; ebbene, la qualità di questi pannoloni, Assessore, è tale che i pazienti sono costretti ad usarne anche cinque o sei al giorno, invece dei tre che sono concessi e i risultati spesso sono mortificanti. Il che unito poi alle traverse salva materasso che salvano il materasso ma le assicuro che non salvano la pelle, non salvano la pelle da eventuali macerazioni. Lei parla di risparmio sull'acquisto dei pannoloni, ma le piaghe da decubito che hanno subito una recrudescenza, di questo vogliamo parlarne?
Io credo che questo non sia un modo corretto per affrontare certi problemi, partendo anche e soltanto dal risparmio economico.
Assessore, io non voglio neanche entrare nel merito di quello che può essere stato un danno erariale. Per le cause il Tribunale amministrativo ha sempre deciso che il cittadino deve scegliere sia la marca che dove ritirare questi presìdi, invece appare evidente che, al di là delle scelte che sono state fatte, voi state realmente violando tutte le norme del buon senso. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro.
La mozione va messa ai voti, onorevole?
LICANDRO (F.I.). Sì, e chiedo il voto elettronico palese.
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Approfitto di questi tre minuti per la dichiarazione di voto per ringraziare l'Assessore, mi dispiace rimarcarlo, della solita mancanza di risposte: pensavo di aver fatto domande serenamente e avrei gradito molto una eventuale risposta.
Vede, Assessore, il risparmio effettivo - pur non avendo io i dati che ha lei - è, secondo i dati della CONSIB, del 32,8 per cento, e non si tiene conto, in questo risparmio effettivo - che dovrebbe equivalere a 3 milioni e 800 mila euro sul monte di 10 milioni - del fatto che chi può si paga altro tipo di presìdi e chi non può, ovviamente, si deve accontentare di quello che, mi passi il termine, passa il convento in questo caso.
Poi io le ho fatto una precisa domanda: se avesse avuto la cortesia di spiegarmi i costi-benefici, tant'è che il mio rapporto sui 130 mila euro di risparmio su una ASL (non complessivamente sull'intero sistema delle AA.SS.LL. sarde) equivalgono esattamente al 30 per cento di convenzioni che richiameremo in quest'Aula nel momento opportuno, perché non vorrei andare fuori tema e fuori ordine del giorno.
Devo dire che mi è corso un brivido quando lei ha illustrato, in maniera molto fredda ed attenta, i benefici di costo sulla pelle di persone e non possono risponderle in questa sede e su persone che, ovviamente, aumentano i costi per la cura per esempio delle piaghe da decubito; perché quando si parla di costi-benefici si esamina il processo dalla A alla Z: risparmiamo suoi panni ma continuiamo a spendere per le controindicazioni e le conseguenze causate dalla cattiva qualità, o inadeguatezza più che cattiva qualità, del presidio per quel paziente. Perciò ci sono una serie di costi indotti da questa carenza organizzativa, e da questa volontà di risparmio becero che si vuole effettuare sul semplice acquisto del presidio, che non tiene conto di ciò che si spende per curare quanto questi provocano.
Vede, il dispositivo della mozione è facilmente votabile perché non c'è una censura, perché c'è semplicemente un richiamo, un invito ad approfondire, a verificare: non c'è, come dire, un fine di costringerla a fare qualcosa di diverso rispetto a quella che è la sua programmazione sanitaria, e soprattutto non è contrario al Piano sanitario regionale. Si voleva con questa mozione semplicemente invitarla ad una opportuna verifica, l'Aula deciderà se questo invito è da formalizzare.
PRESIDENTE. Grazie. E' stata richiesta la votazione elettronica sulla mozione, prego i colleghi di prendere posto per la votazione con il sistema elettronico palese.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 184.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Mattana ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Atzeri - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Milia - Moro - Petrini - Pileri - Randazzo Alberto - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Barracciu - Biancu - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Licheri - Manca - Mattana - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Sabatini - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias - Uras.
Si è astenuto il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 59
votanti 58
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 25
contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Passiamo adesso alla mozione numero 185, degli onorevoli Licandro, Rassu e più, sulla continuità assistenziale in Sardegna.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Licandro - Rassu - La Spisa - Capelli - Contu - Pittalis - Sanjust - Cappai - Amadu - Lombardo - Cherchi Oscar - Pileri - Petrini - Diana - Liori - Artizzu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Milia - Cuccu Franco Ignazio - Gallus - Vargiu - Dedoni - Sanna Matteo - Moro - Ladu - Pisano - Cassano - Murgioni - Lai Renato - Marracini - Farigu sulla continuità assistenziale in Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che l'obiettivo principale del Piano sanitario regionale, approvato poco più di un anno fa dal Consiglio, era costituito dal rafforzamento della sanità sul territorio per superare 1'ospedalocentrismo, che fino ad allora aveva ingiustamente caratterizzato la sanità sarda;
CONSIDERATO che il suddetto Piano si proponeva una riorganizzazione della continuità assistenziale attraverso un progetto obiettivo, entro 120 giorni dalla entrata in vigore della legge;
PRESO ATTO della delibera della Giunta regionale n. 53/7 del 27 dicembre 2007, che prevede la riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale attraverso un progetto obiettivo che garantisca "l'appropriatezza e la tempestività delle risposte tali da realizzare una effettiva continuità dell'assistenza per il cittadino... garantendo il mantenimento degli attuali livelli occupazionali";
CONSIDERATO che attualmente in Sardegna il servizio è articolato in 190 punti di continuità assistenziale e che le dimensioni degli ambiti territoriali sono complessivamente ridotte per la particolare dispersione dei centri abitati, soprattutto nelle aree interne;
PRESO ATTO che le linee operative allegate alla delibera del 27 dicembre scorso prevedono quattro diversi modelli organizzativi:
a) modello "casa salute": una struttura territoriale ad altra integrazione multidisciplinare e interprofessionale, in grado di dare risposte complesse al bisogno di salute delle persone;
b) modello "H24": 12 punti su tutto il territorio regionale;
c) modello "strutturale urbano": da adottare nelle realtà territoriali nelle quali è presente un pronto soccorso ospedaliero;
d) modello "distrettuale diffuso": da adottare in via sperimentale nelle realtà nelle quali non è possibile realizzare nessuno dei precedenti modelli organizzativi;
CONSIDERATO che:
- i primi tre modelli, proprio in virtù dell'organizzazione complessa e dei requisiti territoriali che richiedono, possono essere predisposti al massimo sul 20 per cento del territorio dell'Isola (comuni con oltre 15.000 abitanti o dotati di ospedali), per cui il restante 80 per cento rientra di fatto nella organizzazione a "modello diffuso";
- questo modello è ben lungi dall'essere considerato innovativo e invece, di fatto, riporta alla guardia medica di 25 anni fa dato che, secondo questa ipotesi, enormi porzioni di territorio (generate dalla necessità di comprendervi almeno 30.000 abitanti), verrebbero assistite da un solo medico, il quale, alloggiato presso la propria abitazione o ospitato nelle associazioni di volontariato, verrebbe chiamato da una centrale operativa distrettuale con l'obbligo di assolvere la visita medica nell'arco di 30 minuti (!!!), girovagando più come modello "taxi driver" che come modello surrogato del 118;
- continuiamo a ritenere assurdo pretendere, nella nostra Isola, l'adeguamento ai parametri nazionali (tanto cari all'Assessore quando si parla di costi, un po' meno quando si parla di servizi) e che la definizione di "rapporto ottimale", cioè il numero di pazienti assistibili da un singolo medico, può essere diversa se invece che abitare in Piemonte si ha la propria casa in Marmilla;
RIBADITO che nonostante le continue rassicurazioni da parte dell'Assessorato, la razionalizzazione del servizio avrà certamente pesanti conseguenze sulla qualità e sulla quantità dei servizi al cittadino, nonché sui livelli di occupazione del settore, nel momento in cui gli ambulatori territoriali passeranno da 190 a poco meno della metà, con l'unico effetto, quindi, di creare nuovi disoccupati (sono a rischio 400 posti di lavoro) oltre a negare il diritto all'assistenza, sguarnendo le zone più svantaggiate dell'Isola,
impegna l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale a garantire, ed eventualmente potenziare, la continuità assistenziale in Sardegna, con particolare riferimento agli ambulatori territoriali di guardia medica. (185).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LICANDRO (F.I.). Grazie, Presidente. Quest'Aula ha approvato circa un anno e mezzo fa il Piano sanitario regionale, l'obiettivo strategico del Piano - sono parole vostre - era ed è quello di permettere ai cittadini di trovare risposte ai bisogni di salute, non soltanto nell'ospedale ma anche e soprattutto nel territorio di appartenenza, luogo nel quale si realizza concretamente l'integrazione tra il sistema dei servizi sociali e quello dei servizi sanitari. In altre parole - per usare sempre una frase a voi cara - bisogna uscire da quella logica dell'ospedalocentrismo che, fino all'arrivo in Sardegna dell'assessore Dirindin, ha sempre ingiustamente caratterizzato la sanità sarda. E allora, sempre seguendo quel famoso filo rosso che attraversa tutto il Piano sanitario con le sue idee chiave, avevate riproposto una riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale attraverso un progetto obiettivo da realizzare entro 120 giorni dalla entrata in vigore della legge. Ebbene, a parte il fatto che di giorni ne sono passati molti ma molti di più, oltre ai giorni sono notevolmente aumentate le nostre preoccupazioni. Il servizio di continuità assistenziale, per definizione, assicura interventi domiciliari e territoriali per le urgenze festive, prefestive e quelle notturne. Per tutti dovrebbe essere, ma noi sappiamo già da ora che non è così, perché esistono delle aree deboli che per diversi motivi non riescono ad usufruire pienamente di questo servizio. E purtroppo questo è destinato ad aumentare grazie ai vostri tagli, pardon, alla vostra necessità di accorpamento e riallocazione. Ma noi dobbiamo assolutamente allinearci a quelli che sono i parametri nazionali, i quali impietosamente dicono che in Sardegna ci sono ben 0,5 medici di guardia medica ogni 1000 abitanti, mentre è consentito una media di 0,2, ma poi aggiungete che questo dato è giustificato dalle condizioni geomorfologiche del nostro territorio e dalle caratteristiche della rete viaria. Definizione gentile, l'ho detto già una volta, per dire che nelle zone interne ci si mette più tempo che durante i trasferimenti nel grande raccordo anulare di Roma nelle ore di punta.
Però intanto, Assessore, io voglio contestare quello che voi avete definito "rapporto ottimale". Perché quel rapporto rappresenta il numero dei pazienti assistibili da un singolo medico affinché possa, appunto, garantire una prestazione ottimale, naturalmente anche, o forse sarebbe il caso di dire soprattutto, in relazione al territorio nel quale si trova ad operare. Se noi prendiamo l'allegato alla delibera del 27 dicembre scorso a pagina 2 citando l'articolo 64 del contratto nazionale, c'è scritto che il rapporto ottimale medico di guardia medica/popolazione residente sia di 1 a 5000, variabile in aumento o in diminuzione del 30 percento. In Sardegna si è optato per 1 a 3500, sempre in virtù del fatto che 1.650.000 abitanti non risiedono in una città metropolitana o in una Regione ad alta densità di popolazione come la Lombardia o il Piemonte, ma in un'isola vasta e disagiata come la nostra. Pertanto, sempre secondo il ragionamento della Regione, dato che attualmente il numero dei medici di continuità assistenziale rispetto alla popolazione residente e di 1 a 1900 ottenuto dividendo la popolazione residente in Sardegna per gli 868 medici allocati in 190 punti di guardia medica, è chiaro che il sistema rispetto al parametro nazionale è sovradimensionato sia in termini di risorse umane che di strutture e di ambulatori quindi. Ed è proprio qui il nodo, su questa interpretazione che secondo noi è assolutamente distorta che poggiano tutti i ragionamenti e le interpretazioni contenute e descritte nel documento regionale. Perché noi siamo convinti che poiché l'articolo del contratto nazionale al comma uno in realtà parla di rapporto ottimale in termini di medici in servizio abitanti e residenti, per cui i medici da prendere in considerazione nel calcolo dell'ottimale, anche perché alla luce del fatto che il calcolo ottimale ha lo scopo di garantire una risposta ottimale, e cioè la massima qualità possibile della prestazione erogata quindi al paziente. E quindi non sono tutti quelli impiegati a coprire l'intero monte ore settimanale (quattro), ma quelli in servizio effettivo che solo, e sottolineo solo nell'orario di servizio, hanno, appunto in carica il paziente. Su queste basi, con l'applicazione corretta del contratto oggi in Sardegna il trasporto ottimale, cioè medici in servizio per abitante sarebbe circa 1 a 7000, cioè addirittura insufficiente rispetto al parametro nazionale di 1 a 5000 rappresenta, pertanto, un'interpretazione distorta ed errata del contratto nazionale e tutto questo noi sappiamo che porterà ad un unico risultato, cioè la riduzione dei servizi ai cittadini e anche una diminuzione dei livelli occupazionali dei medici.
Fra l'altro visto che siamo in argomento e si parla tanto in questo periodo di precarietà, in questi esuberi sono compresi anche i 134 posti vacanti occupati attualmente da medici precari, a contratto trimestrale, che con il calcolo per noi sbagliato, proposto dalla Regione, verrebbero soppressi, cioè delle sedi carenti mai messe a concorso in quanto riassorbiti dal personale in esubero quindi non licenziabili. Ecco perché noi riteniamo falsa l'affermazione della delibera secondo la quale viene garantito e assicurato il livello occupativo di questi medici. Noi sosteniamo, invece, che considerate, appunto, le caratteristiche del territorio, l'alto numero dei comuni, nonché la tipologia degli utenti fruitori del servizio di guardia medica sia invece necessario potenziare tali servizi riqualificando le strutture e ampliando le competenze delle risorse umane impiegate. Naturalmente sarebbe inutile sottolineare, Assessore, che la soppressione degli ambulatori è in assoluta contraddizione con l'esigenza di alleggerire l'afflusso dei pazienti nei servizi di emergenza, quindi il pronto soccorso ospedaliero e il 118. Che è indicato come lo sappiamo dallo stesso piano sanitario regionale.
Per questo come detto prima, con i giorni sono aumentate anche le nostre preoccupazioni, soprattutto dopo aver esaminato attentamente la delibera numero 53 del 27 dicembre scorso che ho citato prima. Voi con quella delibera vi proponete in effetti di riorganizzare il servizio di continuità assistenziale attraverso un progetto obiettivo che garantisca l'appropriatezza e la tempestività delle risposte tali da realizzare una effettiva continuità dell'assistenza per il cittadino. I propositi come al solito, Assessore, sono buoni ma il solo risultato che otterrete sarà quello di avere pesanti conseguenze sulla qualità e sulla quantità dei servizi al cittadino e ancora una volta mi sento di dire che non ci sentiamo per niente rassicurarti sul mantenimento dei livelli occupativi.
Ora le linee operative di quella delibera prevedono quattro diversi modelli organizzativi che lei, Assessore, conosce bene. Il modello casa salute che è una struttura territoriale ad alta integrazione multidisciplinare interprofessionale che sia in grado di dare delle risposte complesse a quello che è il bisogno di salute delle persone; il modello H24 da adottarsi chiaramente in quelle realtà territoriali dove è prevista la copertura H24, 7 giorni alla settimana, 12 punti su tutto il territorio regionale. Il modello strutturale urbano che può essere adottato soltanto in quei comuni che hanno un pronto soccorso ospedaliero e alla fine un modello distrettuale diffuso da adottarsi, udite udite, in ambiti territoriali caratterizzati in particolare da forte dispersione demografica. In parole povere da adottare in tutte quelle realtà dove non possono essere adottati gli altri modelli. Beh benvenuta in Sardegna, assessore Dirindin, e mi scusi se glielo dico con quattro anni di ritardo. Ha idea, finalmente, quanti sono e quali sono in Sardegna gli ambiti territoriali caratterizzati da forte dispersione demografica? L'80 percento dell'Isola, Assessore. Soltanto l'80 percento dell'Isola. Ecco perché gran parte dei vostri buoni propositi contenuti nel piano sanitario regionale, molti dei quali presi dal piano sanitario nazionale del precedente governo Berlusconi, non si adattano, non possono adattarsi alla Sardegna, perché non ci sono altre Regioni geomorfologicamente disastrate come la nostra, dei vostri quattro modelli organizzativi i primi tre possono essere realizzati soltanto nel 20 percento del territorio della nostra Isola, E se da un lato noi possiamo anche condividere gli assetti previsti ci rendiamo anche conto che sono da rivedere e perfezionare perché sono vincolati alla realizzazione delle strutture su cui innestarle. Quindi appare in tutta la sua evidenza lo squilibrio nella loro applicazione, proprio in virtù della organizzazione complessa e dei requisiti territoriale che essi richiedono. Resta il quarto modello, resta il quarto modello e sarà l'unico nell'80 per cento della nostra Isola, ed è un modello tutt'altro che innovativo, è un modello che ci riporta indietro, qualcuno l'ha definita la schizofrenica danza del gambero, che riporta indietro la qualità del servizio e del lavoro dei medici. Io quella guardia medica, dottoressa, l'ho vissuta quasi trent'anni fa, ma sono convinto che il nostro territorio oggi si meriti di meglio. Secondo queste ipotesi, enormi quantità, enormi porzioni di territorio con circa 30 mila abitanti verrebbero assistite da un solo medico, il quale verrebbe chiamato per gli interventi domiciliari da una centrale operativa distrettuale con l'obbligo di assolvere nell'arco di trenta minuti la propria visita, girando più come modello taxi driver che come surrogato del 118. Per questo, quando dico che in Sardegna la sanità è distribuita a macchia di leopardo e che tutti i vostri provvedimenti non colmeranno queste distanze, ma anzi probabilmente le aumenteranno, io non sto facendo della bassa polemica, della polemica di bassa lega, soltanto perché voi siete in maggioranza e noi siamo contro per diritto costituzionale. Io non vorrei parlare di un territorio piuttosto che di un altro, ma siccome conosco molto bene il mio, Assessore, la Provincia di Oristano ha soltanto il 10 per cento della popolazione, ma ha il 25 per cento dei comuni. Attualmente, si ritrova soltanto con ventotto comuni, che sono sede di guardia medica. Ebbene, secondo il vostro piano e i vostri piani i comuni con sede di guardia medica saranno ridotti a sedici, che è un numero perfetto perché significa un comune su sedici. E come pretendete di assicurare e di garantire il servizio e l'assistenza in una provincia che ha soltanto cinque comuni al di sopra dei 5 mila abitanti? Visto che parliamo di Oristano, e stiamo parlando di guardia medica, Assessore, io avrei voluto che lei fosse presente al concerto che è stato organizzato giovedì 3 luglio a Oristano dall'ordine dei medici per ricordare nel quinto anniversario il sacrificio della dottoressa Roberta Zedda, e per ricordare ancora una volta che quell'ambulatorio è ancora chiuso. Abbiamo tutti perso una grande occasione per trasformare quell'ambulatorio in un simbolo contro la violenza. L'ha chiesto l'amministrazione comunale, l'hanno chiesto le associazioni, l'hanno chiesto i cittadini, era un dovere morale riaprire quella sede, al di là dei conti e dei bilanci. Il concerto si è tenuto perché noi ad Oristano non vogliamo dimenticare, ma quell'ambulatorio chiuso è un dito puntato in faccia contro le istituzioni, contro tutti quanti noi, anche contro di lei, Assessore Dirindin. Questo appello non poteva non essere raccolto e non condiviso da chi, al di là dello schieramento, degli schieramenti, al di là del fatto che anche i colleghi della maggioranza bocceranno ancora una volta questa mozione, avverte l'ingiustizia quando essa si manifesta. Ma voi non potete continuare ad andare avanti per la vostra strada, facendo finta di niente, tagliando un po' qua un po' là in nome della santa ristrutturazione del sistema. Fra l'altro, noi non sappiamo assolutamente, in questa ristrutturazione delle guardie mediche, quali sedi verranno soppresse, quali criteri per affermare, per stabilire a te sì, a te no. Noi abbiamo soltanto il timore che perfino i servizi essenziali della socialità siano portati via certamente ai comuni più piccole e quindi anche più deboli. Pertanto è chiaro, e quindi assolutamente condivisibile, la preoccupazione degli operatori che sono coscienti che questi interventi comprometteranno certamente la qualità del servizio, ne ridurrà la presenza nel territorio e soprattutto limiterebbe l'accessibilità lo stesso da parte delle fasce più deboli della popolazione.
Io ho sempre detto e continuo a ripetere che i medici della guardia medica meritano più rispetto degli altri, perché svolgono il compito più ingrato, e per certi versi purtroppo anche più pericoloso. Curano pazienti che non sono loro pazienti, lavorano quando gli altri si riposano… Sto concludendo, Presidente… e come se non bastasse, spesso, si trovano davanti a delle persone della peggior specie, che soltanto di notte trovano il coraggio di sfogare le proprie frustrazioni.
Concludendo veramente e usando parole loro, bisogna con decisione dire che è impensabile rinunciare alla sicurezza di chi vi lavora, ma bisogna anche ribadire oggi che la capillarità del servizio è qualità di servizio, e che le carenze storiche devono essere colmate riqualificando il loro lavoro, questo tramite dei corsi di aggiornamento seri, come quelli che si fanno attraverso il 118, e anche con la conseguente fornitura di mezzi che permetta un miglioramento del lavoro, individuando questo come fonte di risparmio economico del sistema nel suo complesso. Grazie
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi).Sì, grazie, Presidente. Io non entrerò nel dettaglio delle argomentazioni, se non per alcuni versi, sostenute dal collega Licandro, argomentazioni che condivido pressoché integralmente, ma vorrei cercare di capire qual è l'iter dei procedimenti che abbiamo in esame, nel senso che vorrei partire sui problemi di quella che pomposamente chiamiamo continuità assistenziale, che io tradendo la mia grossolanità chiamerò guarda medica, almeno in alcune parti del mio intervento, vorrei ritornare alla discussione che noi abbiamo fatto sul Piano sanitario regionale tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007. Io ricordo perfettamente, e lo ricorderanno anche gli altri colleghi che hanno partecipato con me alle riunioni e all'attività della Commissione sanità, che in quella circostanza c'era un pezzo del Piano sanitario regionale che era dedicato alla continuità assistenziale, un pezzo nel quale si parlava di significative ristrutturazioni della continuità assistenziale in Sardegna e quindi di adeguamenti del servizio della guardia medica alle nuove esigenze e alle nuove opportunità. Bene, io ricordo che la minoranza in Consiglio regionale, prima in Commissione e poi in Aula, fece una battaglia su due punti: il primo dei due punti era quello di chiedere all'Assessorato un tempo congruo per la predisposizione del piano della ristrutturazione della continuità assistenziale, e che questo piano ritornasse in Commissione per poter essere in qualche modo vagliato dalla Commissione sanità; il secondo punto, su cui ci fu ugualmente una grande battaglia, fu quello della salvaguardia dei livelli occupativi, una cosa che può sembrare di sindacalese, quindi sembra strano che anche sulla sanità si sia fatta una battaglia di questo genere, però, in realtà, era così difficile comprendere quale fosse la destinazione di questo comparto, che comunque dava una presenza di occupazione a medici sardi in modo significativo, che noi facemmo una battaglia perché, quanto meno, chi stava all'interno di questo comparto, e ci sta come tutti sanno non in regime di dipendenza ma in regime di convenzione, fosse tutelato nella sua professionalità e nella garanzia del posto di lavoro, anche perché i convenzionati della guardia medica, quando la facevo io erano giovani medici, oggi sono cinquantenni, cioè persone della mia età che hanno fatto una scelta essenziale di questo genere, che magari operano all'interno delle guardie mediche della Sardegna da venti, venticinque anni. Bene, sono passati da allora ben più dei centoventi giorni che erano previsti nel Piano sanitario regionale, nel senso che il Piano sanitario regionale prevedeva sei mesi per iniziare il ragionamento, e il fatto che ci fosse ampia disponibilità ad iniziare il ragionamento era una cosa palese, nel senso che il collega Licandro ha ragionato, espresso tutta una sede di criticità, di problematiche che sono presenti sul tavolo, però io vorrei che fosse chiara una cosa, e cioè che non c'è consigliere che si sia occupato di attività della Commissione della sanità, o che non c'è medico in Sardegna che non si renda conto che il sistema della continuità assistenziale in Sardegna ha necessità di essere ripensato, ha necessità di essere adeguato ai nuovi tempi, ha necessità di verificare se passati trent'anni da quando è partito è ancora funzionale alle aspettative della popolazione in tema di qualità della prestazione sanitaria erogata, per cui non esiste una pregiudiziale negativa ad affrontare il problema di come funzionano le guardie mediche in Sardegna e di cosa si può migliorare nell'efficienza del servizio. Ci mancherebbe altro! Esistono la necessità e il desiderio di discuterne insieme, e magari di discuterne anche con gli operatori sanitari che fanno questo mestiere, e magari anche di discuterne con le associazioni dei pazienti, e magari di inquadrare il problema della guardia medica all'interno del più complessivo problema della garanzia dei livelli qualitativi di assistenza in Sardegna, che è poi quello oggetto del Piano sanitario regionale, oggetto di qualsiasi iniziativa e di qualsiasi ragionamento noi stiamo portando avanti in quest'Aula. Ecco perché, a oggi, la minoranza non può che avanzare delle perplessità su quello che si è fatto e su quello che si sta facendo ancora, che sono perplessità che non riguardano soltanto il mancato rispetto dei tempi, ma che riguardano la sostanza di ciò che si sta facendo, e che riguardano anche i ragionamenti che sono stati sviluppati sui temi della guardia medica, nel senso che, il provvedimento che è arrivato nel mese di dicembre del 2007, e cioè in ritardo, se soltanto volessimo legarci e soffermarci su questo aspetto formale, su quelli che erano stati gli impegni della Giunta regionale, è un provvedimento che appare discutibile nel merito ed è, soprattutto, un provvedimento che prevede, a sua volta, una serie di passaggi, che a oggi non appaiono in nessuna maniera soddisfatti, perché il provvedimento prevedeva 30 giorni di tempo per poter essere discusso con gli operatori del settore, poi prevedeva un passaggio in Giunta di un piano complessivo di riqualificazione del servizio di continuità assistenziale, questo primo passaggio in Giunta si sarebbe dovuto concludere con un passaggio in Commissione, 20 giorni di tempo per esprimere il parere di merito, e poi, per un ulteriore passaggio definitivo in Giunta dal quale si sarebbero poi dovuti discendere tutta una serie di attività di adempimento all'interno delle Aziende sanitarie locali. Beh, tutto questo a oggi non c'è stato, non ci risulta che ci sia stato e rimane soltanto la delibera numero 53/7 e l'allegato che è competente alla delibera, allegato che, lo ripeto, è su questo entro nel merito, non è condivisibile nel merito, non è condivisibile nelle cose che ci sono scritte, nel senso che quando si elencano le criticità del sistema, beh, insomma, non siamo d'accordo su queste criticità, perché quando si dice che il servizio non garantisce sufficiente appropriatezza rispetto alle prestazioni erogate, beh, insomma, quali sono le prestazioni appropriate in un servizio di continuità assistenziale come quello che noi abbiamo in Sardegna? Nel senso che nasce in Sardegna il servizio come un servizio sostitutivo alla medicina generale nelle ore notturne e nelle ore festive. Non dimentichiamoci che il servizio di guardia medica viene attivato dalle AA.SS.LL. il sabato mattina in cui c'è l'aggiornamento professionale della medicina generale, quindi è meramente un servizio sostitutivo al quale è difficilissimo attribuire le competenze diverse rispetto a quelle che le risorse attualmente in campo gli possono consentire. Si dice che il livello di qualità percepito è basso; insomma, investiamoci sul servizio di guardia medica se vogliamo che sia percepito un livello di assistenza qualitativa più alto. Oltre a metterci le guardie giurate, che sono indispensabili per evitare che episodi come quello di Solarussa si possano ripetere, beh, mettiamoci anche gli infermieri professionali, ma non diciamo che sono alternativi, come si è tentato di dire in qualche fase in questa legislatura, che mettiamo gli infermieri professionali come elemento alternativo rispetto alla vigilanza, perché questo non avrebbe nessun senso. L'azione di filtro sui codici bianchi del Pronto Soccorso è insufficiente; beh, come si è stabilito questo? Si è calcolato qual è il complessivo numero delle prestazioni del regime di continuità assistenziale di guardia medica nel territorio e quante sono quelle che vengono esercitate dal Pronto Soccorso? Chissà quanti pazienti arriverebbero in Pronto Soccorso se non ci fosse la Guardia Medica, può essere un ragionamento banale, superficiale, ma non molto lontano dalla verità che ciascuno di noi può andare a fare. E' vero che in guardia medica arrivano, ogni notte, o ogni giornata festiva, pazienti che dovrebbero restare a casa e che non c'è nessun bisogno che vadano in Guardia Medica, ma è evidente che se non ci fosse la Guardia Medica, il rischio che questi vadano a intasare gli ospedali determinando ulteriore aumento dei codici bianchi che comportano che ci siano 10 ore di attesa e qualche volta ... l'infarto nelle anticamere dei Pronto Soccorso ospedalieri, beh, diventerebbe ben più alto. Quindi, tutti questi ragionamenti sono ragionamenti che quasi diventano pretestuosi e capziosi, quasi suona una presa in giro a chi ci lavora la considerazione che l'isolamento nelle strutture periferiche costituisce motivo frequente di mortificazione professionale; insomma, signori, ma li vogliamo anche prendere in giro i medici che lavorano nel servizio di continuità assistenziale? Cioè, dopo averli svillanneggiati, dopo avergli detto che non servono, dopo avergli detto che la qualità percepita della loro assistenza è bassa, gli diciamo che come stanno facendo il lavoro è mortificante professionalmente? Va benissimo! Gli dobbiamo proporre qualcosa di meglio, cioè gli dobbiamo proporre su un sistema complessivo concordato e condiviso da loro, che possa davvero determinare un'elevazione qualitativa e un miglioramento dell'assistenza che viene fornita, e un miglioramento anche della capacità di percezione del cittadino di quella qualità dell'assistenza. Bene, se tutto questo si vuol fare, la Giunta deve iniziare a produrre, concordate con le AA.SS.LL., di concerto con le AA.SS.LL. e di concerto con gli operatori con cui si vuole relazionare, deve cominciare a proporre, invece che fogli di carta riempiti di parole, ipotesi concrete per territorio e per distretto di organizzazione del servizio, che ci facciano capire come, compatibilmente con le risorse date, sia possibile gratificare di più gli operatori e migliorare la qualità dell'assistenza, e su quello iniziamo a ragionare senza alcun pregiudizio, perché l'obiettivo di migliorare la qualità dell'assistenza e della continuità assistenziale in modo particolare, è come ci siamo detti, due anni fa, ormai, durante la discussione del Piano, sicuramente un obiettivo condiviso.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (P.R.C.). Presidente, colgo l'occasione per ricordare a noi tutti fatti purtroppo luttuosi che spesso accadono nei luoghi di lavoro, incidenti gravissimi. Io mi sono fatto obbligo di scrivere anche la Presidenza del Consiglio perché si ipotizzi, nel corso della prima riunione, la possibilità di ricordare, anche con un minuto di raccoglimento, i caduti sul lavoro che in questi ultime settimane sono stati molti, troppi, e che dall'inizio dell'anno in Sardegna hanno già superato la decina. L'ho voluto fare adesso, l'ho voluto fare all'inizio del mio intervento solo per una ragione; perché ci sono adempimenti, obblighi che noi abbiamo, che la Giunta ha su questo fronte, e che sarebbe utile portare a compimento nel più breve tempo possibile. Ciò detto e intervengo sulla mozione per dire che ho una preoccupazione, ho la preoccupazione, per la conoscenza che ho, certamente non adeguata e non alla stessa altezza dei colleghi che mi hanno preceduto, che professionalmente sono assolutamente più competenti di me, però ho una preoccupazione che mi viene dai numeri che sono indicati nella mozione, non so se siano veri, mi auguro di no, spero che l'Assessore ci tranquillizzi da questo punto di vista, ma se noi pensiamo proprio alle condizioni in cui versa la nostra Regione, proprio alle esigenze che abbiamo di assistenza diffusa, proprio alle esigenze di questa assistenza diffusa in ragione della riduzione che già abbiamo patito di strutture sanitarie distribuite nel territorio, e se pensiamo che 400 posti di lavoro, 400 posti di lavoro immagino qualificati, di medici, quindi di personale qualificato, attrezzato sotto il profilo della competenza professionale, beh, se questi dati fossero così, io credo varrebbe la pena di riflettere su questo e di trovare adeguate soluzioni; io immagino che queste soluzioni siano state già più o meno prefigurate. Del resto la sanità, l'ultimo bilancio solo in competenze ha destinato 3 miliardi e mezzo di euro, cioè 7 mila miliardi delle vecchie lire, ed è una sanità, la nostra, che garantisce a questa Regione una delle peggiori condizioni di salute che si riscontrano in Italia. E' una sanità, quella della nostra Regione, assolutamente costosa che però non risolve i problemi che stanno alla radice, cioè che la condizione della salute della nostra popolazione è una condizione di particolare difficoltà, e può darsi che si arrivi anche a vivere molto, però si arriva a vivere molto anche vivendo male, anche stando male.
L'altra cosa che mi pare giusto sollevare riguarda la gestione dei servizi pubblici, e questo riguarda anche quel lato della sala, quello di destra. Noi paghiamo il prezzo di un intervento sempre più ridotto dello Stato, paghiamo il prezzo, cioè, di un'Europa, di un'Italia, di una Sardegna che rinunciano all'organizzazione pubblica, che mira di più a investire le risorse di tutti verso i profitti. Io lo dico perché la legge finanziaria dello Stato, quella che si sta prefigurando nei prossimi giorni come la legge finanziaria del 2009, fa un taglio indescrivibile di risorse stanziate verso il settore pubblico. Allora c'è una contraddizione: come facciamo, con una politica di contenimento della spesa pubblica, a mantenere in piedi i servizi, a dare garanzia alle utenze e a mantenere occupati i medici? Questo non riguarda solo la Sardegna, riguarda anche l'Italia; non riguarda solo il bilancio di questa Regione, riguarda anche il bilancio dello Stato e bisogna trovare coerenza. E' politica sbagliata! E' sbagliata quella di quel lato e qualche volta è sbagliata anche quella di questo, quando soprattutto si insegue il centrodestra nelle politiche di contenimento ragionieristico e solo ragionieristiche della gestione delle risorse pubbliche.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non rinuncio a intervenire anche se questo argomento è stato trattato più e più volte all'interno di quest'Aula, ma non rinuncio perché siamo a ridosso dell'estate in una quiete, anche politica per certi aspetti, dove al massimo il dibattito che abbiamo qui in quest'Aula resta contenuto sempre in questo grande contenitore e anche l'evidenziazione di quei numeri, di quelle lucette che si accendono lì e che saranno ancora una volta rosse per maggioranza, negando l'evidenza dei fatti, diranno che tutto va bene, che la sanità sarda non ha bisogno di alcunché. E quando mai, per quell'aspetto della guardia medica, potrebbe avere necessità? E quando mai si potrebbe parlare di precarizzazione del servizio? E quando mai si potrebbe dire che il Sistema regionale sanitario è adeguato a quelle che sono le esigenze del popolo sardo? E quando mai, onorevole Uras, si potrebbe dire che ci sono pericoli di gestione, di bilancio riguardanti la sanità? Ma vi siete forse dimenticati che una delle grandi conquiste sbandierate da questo centrosinistra, dal presidente Soru, è di aver accolto all'interno del proprio bilancio tutte le spese sanitarie, consapevoli che la sanità è un costo in crescendo, conoscendo che il destino della Sardegna, come il resto dell'Italia, vede l'aumentare dei vecchi, degli anziani, di chi ha bisogno di essere assistito.
Prendo la parola per denunciare questi fatti non da medico, ma da cittadino che riveste una rappresentanza pubblica che non vuol far difetto a tale rappresentanza e che vuole dichiarare lo sdegno assoluto di come vengono condotte le cose da questa classe politica di maggioranza. Allora, io mi chiedo: che necessità vi è di nascondere la volontà di voler sopprimere il servizio di guardia medica? Professoressa Dirindin, lo deve dire con chiarezza, perché questo era il suo assunto mentale quando qui si presentava il Servizio sanitario regionale. Queste erano le cose che venivano sussurrate e poi di sottecchi portate. Quando si vuole ridurre il sistema di presenza della medicina nel territorio, quando si pensa di poter assimilare al 118 il sistema di guardia medica, quando si pensa di fare dei conti della presenza dei malati nei pronto soccorso senza avere una tabella che indichi con realtà l'operatività vera ed effettiva della guardia medica nel territorio, quali sono i costi e i benefici, quali sono le difficoltà oggettive che vivano i piccoli paesi, quelli in cui sono nato e vivo, quelli che, per esempio, vanno da San Nicolò Arcidano a Laconi, caro amico consigliere, piccole entità, piccoli paesi distanti 10-15 chilometri, 7 chilometri, dove debbono vedere un medico per 3500 abitanti, che magari è a Laconi e deve poi andare a soccorrere a Genoni, che è vicino, un altro che è moribondo; che vengono qualificati quali taxi driver, con un'accezione veramente negativa di quello che è un servizio e una prestazione che, invece, dovrebbe essere di un'importanza e di una presenza capillare in quei territori dove maggiormente si sente l'assenza di quello Stato che tutti reclamiamo, dove si chiudono scuole, dove si chiudono le presenze delle forze pubbliche, si toglie anche quello che è l'ultimo presidio, quello sanitario, quello che ti consente di avere la dignità di vivere in maniera civile, pari ad altri territori.
Ma torno - e concludo, Presidente - a quello che era l'assunto iniziale: a chi può interessare il dibattito di stasera? A noi stessi? Probabilmente non verrà ripreso da nessun organo di stampa, quindi la dottoressa Dirindin, la Giunta, la maggioranza potranno ancora percorrere con tranquillità questo percorso iniziato di voler, come dire, omologare ad un sistema che vede solo costi e benefici e che si dimentica quello che è il punto di riferimento, l'uomo, e soprattutto l'uomo che soffre e ha bisogno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, se mi è permesso mi verrebbe da dire che il dibattito sulle guardie mediche risponde al titolo di un noto libro, "Tanto rumore per nulla", perché non capisco quale sia la ragione per la quale si afferma, quando nessun provvedimento della Giunta regionale può essere letto e tanto meno interpretato in questo senso, che la Giunta ha intenzione di chiudere servizio di guardia medica, che la Giunta ha programmato di chiudere gli ambulatori di guardia medica e così via. Queste affermazioni mi sembrano, se mi è permesso, irresponsabili perché rischiano di creare allarme fra i cittadini, interpretando in modo…
DEDONI (Riformatori Sardi). Glielo ricorderò in altra circostanza, stia tranquilla!
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni!
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, la prego di prendere atto di quello che ha detto.
PRESIDENTE. Sì, anche lei. Ne prendiamo atto e lasciamo parlare, onorevole Dedoni. Grazie.
DIRINDIN, Assessore tecnicodell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Queste affermazioni rischiano di creare allarme fra la popolazione e soprattutto fra gli operatori della guardia medica, quando nessun provvedimento della Giunta regionale, e tanto meno il Piano sanitario regionale, che è stato più volte richiamato e che è stato approvato in quest'Aula, dicono che saranno chiusi i punti di guardia medica e saranno mandati a casa dei medici che attualmente operano nel servizio di continuità assistenziale. Quindi si tratta semplicemente di dire le cose come stanno e le cose sono molto semplici: esiste un contratto nazionale di lavoro e dei parametri nazionali che indicano qual è il rapporto ottimale fra medici e popolazione e quanto questo rapporto può essere modificato - e l'onorevole che ha presentato la mozione li ha ripetuti in modo corretto, quindi non sto a ripeterli - e quando, in presenza di particolari condizioni, questi parametri possono essere modificati. La Regione Sardegna è di gran lunga al di sotto di questo parametro, ancorché modificato, abbiamo l'esigenza di una riorganizzazione e di una riqualificazione e la delibera del dicembre - che, peraltro, viene contestata adesso dopo sei mesi, quindi mi stupisce questo - fa una cosa molto semplice, definisce il quadro normativo e contrattuale che dobbiamo recepire perché definito a livello nazionale in vista di una complessiva riorganizzazione alla luce di quello che c'è scritto nel Piano sanitario regionale. Fra l'altro, la delibera propone alcuni modelli che precisa che saranno sottoposti ad ulteriori momenti di approfondimento e di analisi, al fine di definire un progetto-obiettivo, perché è di questo che stiamo parlando, e come sapete il progetto-obiettivo sulla continuità assistenziale in quanto progetto-obiettivo viene presentato alla Commissione sanità, quindi sarà un provvedimento che sarà condiviso con la Commissione sanità e quindi con il Consiglio, al fine di dare attuazione, nel rispetto delle specificità di questa Regione, a quanto previsto dall'accordo collettivo nazionale, dai parametri nazionali e da quanto ampiamente discusso con le comunità locali di questa regione, con i rappresentanti degli operatori e dei professioni che si occupano di questo servizio. Noi siamo consapevoli che la situazione che abbiamo ereditato sulla continuità assistenziale è una situazione che richiede molta attenzione e che richiede gradualità nella riorganizzazione. Per questo abbiamo indicato soltanto in termini generali quanto era doveroso recepire come quadro nazionale contrattuale e normativo e abbiamo rinviato a ulteriori approfondimenti. Noi riteniamo di dover rispettare quanto in quest'Aula è stato deciso in occasione del Piano sanitario regionale, cioè che qualunque riorganizzazione sarà fatta comunque, leggo testualmente, "garantendo il mantenimento degli attuali livelli di occupazione di tutto il personale che opera nella continuità assistenziale", la delibera non dice assolutamente - come si interpreta nella mozione - che sarà indicato un medico ogni 30 mila abitanti, anzi dice esattamente il contrario, dice che saranno dislocati medici all'interno dei distretti da individuare in modo da assolvere alle visite domiciliari nel tempo massimo di 30 minuti e propone alcuni modelli sui quali stiamo discutendo con i professionisti. Quindi tanto rumore per nulla, si rischia di creare soltanto allarme, a meno che un provvedimento così delicato e complesso, come più volte chi è intervenuto ha sottolineato, non si voglia che sia adottato con rapidità producendo degli effetti negativi che noi non vogliamo assolutamente produrre e che quindi ci prendiamo tutto il tempo necessario per valutarlo attentamente e per darne attuazione con la dovuta gradualità.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Io prendo atto intanto delle rassicurazioni dell'Assessore sui livelli occupativi, lo faccio magari con meno enfasi di quella che ha fatto il collega Attilio Dedoni, spero che queste rassicurazioni valgano anche per quelli che in questo momento sono considerati precari. Allora, Assessore, la delibera è del 27 dicembre, lei dice: "Con grande ritardo, perché non ne avete parlato prima?". Intanto è necessario ricordare che soltanto per convocare il Consiglio in maniera straordinaria e urgente ci avete messo un mese, primo. Secondo, tutte le organizzazioni che riguardano i medici di guardia medica hanno tentato nel frattempo di coinvolgere i managers, di avere rassicurazioni a livello territoriale con riunioni, assemblee, cercare di avere almeno uno straccio di risposta che non è arrivata e questo ci ha condotto a presentare, circa un mese fa, questa mozione urgente. Poi, "tanto rumore per nulla", io devo dire che è meglio tanto rumore per nulla che poco rumore per poi trovarsi veramente nei pasticci. Io prendo in mano quelle che sono le linee operative, cioè l'allegato alla delibera del dicembre scorso, dove praticamente c'è scritto e parla di monte ore attivato pari a circa 1 milione e 85 mila euro di ore annuo e parla cioè del valore economico del monte ore pari a 30 milioni di euro. Ora, io quello che mi voglio chiedere, non può essere valutata la spesa per il numero di ore attivate, è necessario valutarla sul numero delle prestazioni effettuate, che sono state ben 360 mila, l'unico dato che abbiamo è quello del 2003. Poi lei parla delle principali criticità dell'attuale organizzazione della guardia medica dove c'è scritto, un'affermazione piuttosto singolare, che il livello di qualità percepito è basso e questo è il motivo per cui è necessario provvedere. Ora, io mi chiedo, chi l'ha detto che il livello di qualità percepito è basso e soprattutto chi lo sostiene? Quali dati si portano a sostegno di questa tesi? La qualità viene per caso misurata con dati oggettivi? Avete fatto un sondaggio, pazienti che sono stati contattati, visite effettuate, i tempi di intervento, la dotazione degli ambulatori, le consulenze che sono state richieste, i ricoveri richiesti? Se usassimo questo stesso criterio che voi indicate della qualità percepita resterebbero aperte ben poche strutture sanitarie nella nostra Isola.
Poi parlate di azioni di filtro sui codici bianchi del pronto soccorso che sarebbe del tutto insufficiente. Beh, nella periferia nessun codice bianco che si rivolge alla guardia medica va in ospedale, anzi presso le sedi di guardia medica vengono spesso trattati anche dei codici verdi e gialli. Bisogna vedere i dati, non si può andare ogni volta a lume di naso. Se già con un rapporto di 1 a 1009 il pronto soccorso di un ospedale deve farsi carico di un lavoro notevole, con tanti codici bianchi, com'è possibile che con un rapporto di 1 a 3005 questo numero degli accessi venga ridotto o vengano eliminati gli accessi impropri? Sarebbe opportuno, come in tante altre cose, dottoressa, condurre uno studio epidemiologico serio sui ricoveri impropri al pronto soccorso, altrimenti noi non potremo mai proporre e individuare quelli che sono i rimedi. Quindi gli orari di maggiore accesso al pronto soccorso, giorni di maggior accesso feriali o festivi, la provenienza dalla città oppure dai paesi limitrofi o in altri distretti e il codice bianco o verde che giunge al pronto soccorso ci arriva al pronto soccorso perché è mandato da chi?
Poi, andando avanti sempre nell'allegato, quando si parla dei modelli organizzativi, quindi quello della casa della salute, c'è scritto che i criteri organizzativi che guidano la realizzazione delle case della salute sono il forte orientamento delle attività, effettivo potenziamento delle attività domiciliari assicurando una risposta medico-infermieristica e specialistica H24, basata su piani personali di assistenza. Ma se noi non riusciamo ad avere gli specialisti per i pazienti che sono in ADI, com'è possibile immaginare una disponibilità di questi specialisti H24? E ancora, la garanzia di elevare la qualità e la competenza dei trasporti sanitari attraverso l'eventuale medicalizzazione delle ambulanze delle associazioni di volontariato. Beh, la garanzia di elevata qualità si ottiene con la collaborazione fra professionisti e non certo con l'ibrido professionista volontariato, perché nelle sale operatorie questo non esiste, nei reparti di degenza nemmeno e neanche nei pronto soccorso.
Poi, vorrei concludere perché purtroppo il tempo a disposizione non è molto, le principali caratteristiche del modello sono che è attivato tramite centrale operativa distrettuale che svolge anche la funzione triage. Allora, io non vorrei che venisse confuso il triage della centrale operativa distrettuale con il triage telefonico del 118, dove l'operatore fa il triage ma non conclude il rapporto di sistema con il paziente. Infatti, se non è il caso di inviare un'ambulanza medicalizzata, sono loro stessi che contattano la guardia medica. Ora lei mi dice che razza di triage telefonico può fare un operatore della centrale operativa distrettuale, cioè se viene una chiamata perché un paziente ha mal di testa e il mal di testa può essere qualunque cosa, perché può essere una semplice crisi ipertensiva, che a volte semplice non è, un'emorragia cerebrale, una meningite, pertanto ogni chiamata si conclude inevitabilmente con una visita domiciliare. Per cui, il servizio verrà caricato anche del domiciliare che al momento non fa. La soppressione dei punti di guardia medica, lei dice che non è così, nel distretto di Ales, tanto per citare la Marmilla, è la zona più debole già di una provincia debole con 1 a 3005 resterà praticamente senza punti di guardia medica, ci rifletta molto su queste considerazioni, Assessore, noi per il momento prendiamo atto di quello che ci ha detto e attendiamo pazienti.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Licandro. Si vota la mozione col sistema elettronico. Chi appoggia la richiesta?
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, la ringrazio Presidente. Voterò a favore della mozione che ha come primo firmatario il collega Licandro, però vorrei anche cogliere un minuto di tempo nella dichiarazione di voto perché mi ha colpito tra le considerazioni pacate che ha fatto l'Assessore, una considerazione che condivido e cioè che ci sia la necessità di fare le cose con intelligenza e approfondimento che deriva dallo studio per cui possono essere in questo momento giustificati dei ritardi su tempi tecnici altrimenti previsti, e riallacciandomi a tutto il ragionamento fatto sui codici bianchi, verdi, gialli e rossi, vorrei segnalare all'assessore Dirindin, un codice rosso che sicuramente esiste nel suo Assessorato e che è l'Agenzia regionale per la sanità che ormai due anni dopo la legge numero 10, perché siamo a luglio del 2008 quindi sono passati due anni, o è un cadavere conservato in qualche frigorifero o è un bambino mai nato, quindi siccome l'Agenzia regionale alla sanità sarebbe probabilmente molto utile a quelle esigenze di approfondimento, di valutazione, quindi di miglior comprensione del problema che è fondamentale poi per trovare delle soluzioni adeguate, vorrei sottolineare all'Assessore l'esigenza di ricordarsi prima o poi della nascita dell'Agenzia regionale per la sanità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, per dichiarare il voto di astensione mio, lasciando liberi i compagni, i colleghi del mio Gruppo di esprimere anche un voto diverso per una questione molto semplice; la preoccupazione mi rimane e apprezzo molto quello che l'Assessore ha detto, ma la preoccupazione mi rimane, rimane la preoccupazione di una riduzione del servizio, di una organizzazione dello stesso più attenta o tra virgolette un'oculata gestione finanziaria, rimane la preoccupazione della perdita dei posti di lavoro. Per cui la mia scelta è questa, è quella cioè di rappresentare un'attenzione particolare a questo tema, e di mantenere viva in questo senso l'attenzione del mio Gruppo perché non ci si trovi domani in una condizione di difficoltà che avremmo potuto diciamo evitare.
PRESIDENTE. Votiamo la mozione numero 185 con il sistema elettronico palese. Prego i colleghi di prendere posto. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 185.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Capelli - Contu - Dedoni - Farigu - Ladu - Lai Renato - Licandro - Lombardo - Marracini - Milia - Murgioni - Rassu - Sanjust - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Licheri - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Uggias.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Caligaris - Uras.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 54
votanti 50
astenuti 4
maggioranza 26
favorevoli 15
contrari 35
(Il Consiglio non approva.)
Regolamento. (172)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 172, Rassu, La Spisa, Contu e più.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Rassu - La Spisa - Contu - Petrini - Licandro - Lombardo - Sanjust - Amadu - Pileri - Cherchi Oscar - Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Gallus - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Floris Mario sul ritardo delle vaccinazioni dei bovini per la profilassi contro la blue tongue nel nord Sardegna, sul conseguente blocco della movimentazione del bestiame bovino imposto dalle misure di prevenzione e sui danni arrecati all'economia agricola, aggravati dall'epidemia di TBC bovina che sta interessando decine di allevamenti, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALEPREMESSO che:
- il mercato della carne bovina del nord Sardegna è ormai al collasso a causa del perdurare del blocco della movimentazione imposto dalle misure di prevenzione conseguenti alla blue tongue;
- il comparto bovino basa la propria economia sulla vendita dei vitelli da ristallo (8-10 mesi di vita per circa 250 chilogrammi di peso) nei centri di ingrasso della Penisola, per un numero pari a circa 30.000 capi annui;
- i vitelli, per poter essere commercializzati, devono obbligatoriamente essere vaccinati a partire dal 1° gennaio e immunizzati con i sierotipi 1, 2 e 4 contro la blue tongue, mentre per il 2008 la profilassi è partita solo ai primi di marzo;
CONSIDERATO che:
- per questo inqualificabile ritardo migliaia di capi bovini rimarranno invenduti e decine di migliaia sono tuttora a carico delle imprese zootecniche del nord Sardegna;
- nel frattempo i costi di produzione sono lievitati a causa del rincaro delle materie prime e in particolare dei mangimi (in alcuni casi del 50 per cento);
CONSIDERATO, altresì, che:
- nell'anno 2007 le perdite arrecate agli allevamenti dei bovini del nord Sardegna a causa della mancata movimentazione, sono stimate in circa 18 milioni di euro;
- il diffondersi della TBC bovina ha, di fatto, messo sul lastrico decine di allevamenti del Goceano - Monte Acuto - Alto Meilogu, vista anche la scarsa attenzione dedicata, dall'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, al problema, peraltro evidenziato dai sindaci del territorio sin dall'ottobre del 2007;
- a tutt'oggi il problema non è ancora risolto malgrado l'opera costante ed attenta dei veterinari;
- l'intervento finanziario, approvato dal Consiglio regionale nella legge finanziaria 2007, non è stato ancora assegnato alle aziende interessate e non si riscontrano a tutt'oggi azioni positive al riguardo;
tutto ciò premesso e considerato, onde venire incontro con azioni immediate atte alla soluzione del problema,
impegna la Giunta regionale
ad adottare le procedure di semplificazione del protocollo vaccinale dei bovini per il 2008 reperendo le dosi necessarie (circa 30.000 stimate) del vaccino vivo attenuato così come per il sierotipo 1 anche per i sierotipi 2 e 4, di modo che si possa effettuare un'unica e contestuale azione vaccinale (attraverso l'utilizzo di un vaccino cosiddetto bivalente) per sierotipo 2 e 4, e venga consentita quindi, dopo 30 giorni, la possibilità di vendere i vitelli da ristallo presso i centri di ingrasso della Penisola;
ad adottare l'utilizzo della prevista procedura vaccinale con vaccino spento sui sierotipi 2 e 4, ma con la possibilità di vaccinare non solo una volta durante l'anno, ma all'occorrenza poter effettuare un ulteriore richiamo, nella eventualità che le aziende avessero la possibilità di effettuare una vendita di capi bovini verso i centri di ingrasso della Penisola in un periodo non coperto dagli effetti del vaccino;
a programmare il differimento della scadenza della profilassi vaccinale per quanto riguarda il sierotipo 1 dalla data prevista del 30 aprile 2008 al 31 maggio 2008 e contestuale anticipo della data di avvio di ogni campagna vaccinale al 1° dicembre di ogni anno;
a sensibilizzare sulla problematica della movimentazione del bovino da carne, sottoposto a profilassi vaccinale a seguito di blue tongue, le altre regioni della Penisola, specialmente in occasione di eventi fieristici e di mostre;
ad adottare le iniziative necessarie al rilancio del consumo interno delle carni bovine ed a promuovere eventuali agevolazioni per sostenere l'abbattimento dei costi di allevamento nell'Isola del bestiame da carne;
ad adottare una efficace e costante profilassi per il debellamento della TBC bovina che può, tra l'altro, causare serie problematiche con riflessi sull'alimentazione e sulla salute della ppopolazione;
affinché disponga nell'immediato per gli allevamenti interessati l'erogazione delle provvidenze finanziare approvate con la legge finanziaria 2007;
affinché intervenga con un contributo "una tantum" per capo bovino non movimentato per il rimborso del mancato reddito e degli oneri in più sopportati dalle aziende per la mancata movimentazione dei vitelli.) (172)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla .
RASSU (F.I.). Grazie Presidente, questa è una mozione che avrebbe dovuto essere discussa a marzo quando è stata presentata giustamente con i crismi che ne imponevano l'urgenza del dibattimento in Aula stante che in quel periodo i fatti segnalati dalla mozione erano appunto ancora in essere e lungi dall'essere risolti. Non so se ad oggi qualcuno di questi problemi sia stato risolto. Il problema è sempre lo stesso, se prima si era al capezzale del malato grave, l'agricoltura, oggi praticamente siamo inginocchiati attendendone la fine dell'agonia per non dire la morte certa e non sto esagerando anche se sto usando dei termini abbastanza coloriti. Certo è che come se non bastassero le problematiche di carattere economico, problemi imputabili al mercato, problemi imputabili alla particolarità del decorso climatologico, problemi imputabili alle epizozie, purtroppo stiamo assistendo, ultimamente, e abbiamo assistito a delle inadempienze, a delle noncuranze che al settore hanno arrecato ancor più danno di quanto possano averne arrecato le cause che ho appena citato. Mi riferisco alla confusione che sta portando di fatto allo stallo operativo quasi delle agenzie, mi riferisco, così ha riportato la stampa, ma avevamo già segnalato con una mozione, con una interrogazione già dall'autunno scorso la perdita dei fondi europei della misura 4.9 di 33 milioni di euro, la compartecipazione poi dei fondi regionali del Ministero e quant'altro. Comunque, torniamo all'argomento, la mozione era stata presentata in un periodo particolare che vedeva interessato il comparto bovino sardo da un'epidemia e lo è ancora, di TBC bovina, TBC che sotto varie forme e se non controllata poteva anche estendersi al genere umano, ma non solo, vedeva un ritardo colposo della profilassi di vaccinazione dei bovini che portava ad uno stallo, ad un blocco di quasi tre mesi allora della movimentazione dei bovini da carne arrecando ancor più danno a quello che ne era derivato dal blocco della movimentazione del 2007 che aveva visto una perdita secca, aveva riscontrato una perdita secca di 18 milioni di euro del comparto stesso. Vaccinazione che ai primi di marzo stava iniziando ad avere la sua realizzazione quando era indispensabile iniziarla dal 1º gennaio affinché per la primavera i bovini stessi potessero essere movimentati e i bovini da ristallo, per informazione noi in Sardegna alleviamo circa 30.000 vitelli da carne che vengono portati ad un'età pari a 8-10 mesi, ad un peso sui due quintali, due quintali e mezzo per poi essere trasferiti alle stalle di ingrasso del continente per poi essere rivenduti col peso di quattro quintali e mezzo. Bene, ecco, il succo è questo, questo non è potuto avvenire in quei tempi necessari ed indispensabili poiché appunto è partita in ritardo la campagna di vaccinazione. Questo ha portato chiaramente maggiori oneri, maggiori costi, le nostre aziende già pressate e vessate da tutta una congiuntura di episodi, e di mercato, e di situazioni che ormai sono diventate storiche e ataviche che tutti conosciamo, e arrecava ripeto, un ulteriore danno come costo di produzione a quelle aziende che invece speravano di poter esitare il prodotto carne tra febbraio e marzo. In quella mozione, appunto, oltre evidenziare questo aspetto, si chiedevano alcune cose, si chiedeva l'impegno della Giunta su alcuni problemi e su alcuni temi, io non so se ad oggi questi impegni in parte o in tutto siano stati rispettati o siano state prese iniziative che possono aver portato, se non a risolvere, senz'altro ad alleviare determinate peculiarità che in quel periodo si erano verificate. Si chiese ad esempio di semplificare le procedure di vaccinazione, quindi del protocollo vaccinale, almeno per l'annata 2008 portare il vaccino vivo attenuato del sierotipo 1, così come per il sierotipo 2 e 4, unificarli, affinché si potesse fare una sola vaccinazione, potendo movimentare subito dopo i vitelli da carne e non aspettare quindi i due mesi. Si chiese anche l'impegno della Giunta in questo senso, ma non solo, ma si chiese allora, penso sia stato fatto, di differire la scadenza del 30 aprile al 31 maggio, sempre di quest'anno, sul completamento della campagna di vaccinazione, chiedendo anche per il prossimo futuro di anticipare la campagna di vaccinazione al 1º dicembre, affinché non s'incorresse in quel danno che quest'anno si è incorso, non solo, ma non si incorresse nelle perdite che si sono verificate nel 2007. Si chiese di poter sensibilizzare le altre regioni sulla problematica della Bluetongue, affinché anche le altre regioni nelle occasioni fieristiche e di commercio del bestiame potessero, assieme alla Sardegna, fare opera di monitoraggio, fare opera di salvaguardia affinché, appunto, anche da quelle regioni non potesse viceversa la Sardegna addivenire infezioni del genere. Si chiese ancora cosa la Giunta intendesse fare per rilanciare se non altro il mercato interno della carne bovina, e cosa intendesse fare per ristorare gli allevatori che in quei tre mesi, quasi quattro mesi di ritardo, hanno avuto un costo di produzione per ogni capo allevato pari almeno, e non inferiore, attorno agli 80-100 euro al mese. Quindi parliamo di un aumento del costo di produzione pari, mediamente, a 250 euro per capo. Una perdita secca per capo appunto causata dal ritardo della vaccinazione. Si chiese cosa intendesse fare la Giunta, chiedendo addirittura di stabilire una tantum sinché non venissero ristorati appunto dalla vendita stessa dei capi. Io dico si chiese perché ormai, a quattro mesi di distanza, non è più una mozione interlocutoria, ma diventa più che altro un documento ad effetto, un documento che intende solo richiamare l'attenzione e sentire quali di queste cose che allora vennero chieste e portate avanti siano state fatte, e quali misure siano state adottate dal punto di vista sanitario, dal punto di vista economico, e dal punto di vista strategico, per sopperire a quei problemi che allora segnalammo nella mozione, dal momento che ripeto la mozione si discute dopo quattro mesi. Si chiese anche se e che cosa intendesse fare la Giunta ha per avere una costante azione di monitoraggio e di profilassi, affinché si potesse bloccare la TBC bovina, che ha di fatto devastato gli allevamenti del Goceano, gli allevamenti dell'Alto Meilogu, gli allevamenti del Monte Acuto, e che continuava nel mese di marzo ad espandersi malgrado l'azione costante ed efficace dei veterinari. Cioè cosa la Giunta intendesse fare affinché si bloccasse allora, e per il futuro non potessero verificarsi ancora fatti del genere. Questo lo si chiese, perché io ho assistito al fatto, sin dai primi del mese di ottobre, dai primi di ottobre i sindaci del Goceano segnalarono all'Assessorato i primi casi di TBC, ma solo, dico solo, a dicembre inoltrato, quasi ai primi di gennaio, si iniziò effettivamente a porre attenzione a questo gravissimo problema, ed è per questo che appunto si diffuse quest'epidemia in questi allevamenti. Ecco, pare quasi tedioso parlare sempre dei problemi che affliggono la nostra agricoltura. Qui non si capisce che questa probabilmente è una delle poche speranze che ha la nostra economia in Sardegna, cioè ci si deve porre la dovuta attenzione… concludo Presidente!
PRESIDENTE. Sì prego.
RASSU (F.I.). Ecco, o ci si pone seriamente la dovuta attenzione, dovuta attenzione vuol dire non solo proporre delle nuove formule, delle innovazioni, ma nel pratico, nel concreto, intervenire affinché questo comparto non crolli del tutto, non scenda del tutto a livelli ormai insostenibili e dai quali non è più possibile rialzarsi. E quando oltre alle problematiche, come ho detto poc'anzi, di carattere economico, di carattere strutturale, di carattere funzionale, che non sono imputabili, io sono obiettivo nelle mie cose, certamente non solo a questa Amministrazione regionale, ma nel contempo che malgrado tutti i proclami, malgrado tutte le rassicurazioni, malgrado tutte le risposte, pare che si viva in un modo dove non abbiamo bisogno di niente, specialmente nell'agricoltura, perché intanto queste saranno le risposte. Malgrado tutto, oggi, si continua a non vedere la luce, perché si va incontro ad un imbuto buio. Ecco, io dico questo, o ci si pone la dovuta attenzione, dico la dovuta affinché determinate cose non possano succedere, affinché si rimedi, perché la vaccinazione sulla Bluetongue è una cosa importantissima se fatta nei tempi e nei modi dovuti. Se sono fatte in tempi diversi e nei modi non dovuti diventa non, addirittura, una prevenzione che possa alleviare il problema, ma può, come è stato dimostrato, diventare addirittura uno strumento devastante che falcidia gli allevamenti. Detto questo, concludo Presidente, sto concludendo, io spero che… mi dispiace, perché ripeto era una mozione interlocutoria, oggi posso solo chiedere agli assessori competenti cosa e quanto sia stato fatto in merito, sperando di avere risposte adeguate. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.
LAI RENATO (U.D.C.). Grazie signor Presidente. L'intervento dell'onorevole Rassu è stato completo ed esaustivo per cui io mi limiterò a fare, anche cogliendo l'occasione della presenza in Aula dell'Assessore, a fare delle brevi osservazioni dei profili di carattere tecnico ed epidemiologico per quanto riguarda la Bluetongue, confermando anch'io tutte le perplessità per quanto riguarda la complessità e i vincoli temporali nelle disposizioni, peraltro non univoche, formulate nei riguardi di diversi territori della Sardegna, con strategie che non sono omogenee. Intendo fare qualche osservazione relativamente a quello che è il ruolo dell'Istituto zoo profilattico, che è subalterno rispetto a quello di Teramo e quindi non può esprimere tutte le sue potenzialità, perché è coinvolto, riceve i vaccini e li distribuisce, li commercializza, ma non entra nel merito delle vaccinazioni stesse, e non esprime appunto quelle potenzialità che un istituto di questa portata, peraltro oggetto di una grande attenzione in merito alla riqualificazione, anche sul piano normativo e delle sue funzioni. Quindi mi permetto di fare questa osservazione, e l'esigenza quindi anche di un più forte ruolo della Regione per quanto riguarda i momenti di incontro Stato-Regioni, perché io sono convinto che, considerate tutte le perplessità che si hanno sulla tempistica, sul fatto che la vaccinazione non viene anticipata ai mesi invernali, anche in rapporto a quella che è l'epidemiologia di questa patologia, ecco, esprimo tutte le perplessità sul fatto che determinate linee guida, che vengono concepite anche a livello nazionale, calino sul nostro territorio senza che queste specificità, considerata appunto la presenza di un istituto così importante, non vengano espresse. Questo in fondo è il senso della mozione.
Ritengo che per quanto riguarda la tubercolosi, inserita accanto alla brucellosi e alla leucosi nell'ambito delle patologie, delle malattie sottoposte a piani di risanamento dello Stato, fatti troppi dalla Regione, anche ai fini di quelli che sono i provvedimenti di definizione di eradicazione e di malattie ufficialmente indenni, mi preme sottolineare il fatto che per quanto riguarda la tubercolosi, i cui focolai sono ormai definiti, circoscritti fondamentalmente al Goceano, fatte salve le sporadiche segnalazioni, peraltro di macellazioni a Arborea e Sanluri, che andrebbe rafforzata la ricerca con delle metodologie, peraltro questa è una strada che si è già intrapresa, di diagnosi e di screening che siano naturalmente un superamento delle classiche intradermoreazioni e quindi implementare, so che l'azione è già in atto, ma sicuramente le risorse, peraltro individuate in questo senso con un emendamento presentato e passato naturalmente in norma, e forse di cui probabilmente non si è apprezzata la portata, relativamente allo studio della tubercolosi legata ai nuovi vettori. Io penso che studio significhi anche approfondimento e individuazione di metodologie diagnostiche che siano più specifiche, più sensibili, perché l'intradermoreazione alla tubercolina e alla stessa mantoux sono sicuramente superate dai test che prevedono l'utilizzo, peraltro in atto del gamma interferone. Concludo il mio breve intervento sottolineando l'importanza che non bisogna abbassare la guardia, che bisogna attuare davvero una attenta valutazione e sorveglianza della movimentazione anche interna del bestiame…
PRESIDENTE. Sì, prego.
LAI RENATO (U.D.C.). Sto concludendo, ...che proviene dalle aree interessate e prevedo, o perlomeno auspico, un maggior coinvolgimento dei servizi veterinari accanto alla forte pressione esercitata dalle associazioni di categoria, naturalmente più che legittima e più che apprezzata. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Beh, certo intanto non capita spesso di trovarci contestualmente l'Assessore alla sanità e l'Assessore all'agricoltura, questa mozione, che apparentemente sembrerebbe riguardare il problema che poi è stato sollevato sulle vaccinazioni, di fatto coinvolge invece un comparto che è quello agricolo che vive nel dramma. Un dramma, assessore Foddis, che era annunciato ed era annunciato con un ordine del giorno votato da quest'Aula all'unanimità, dove si impegnava la Giunta a chiedere lo stato di calamità naturale per tutta la Sardegna. Sapevamo già, dal mese di novembre, che la situazione climatica non era certamente favorevole per l'agricoltura sarda. Beh, si è verificato tutto ciò che noi in quei giorni abbiamo detto, anzi la situazione è notevolmente peggiorata. Perché al dramma della siccità e al dramma del mancato reddito nella produzione di alimenti che servono proprio per l'allevamento del bestiame, a questo si è aggiunto un'impennata dei prezzi sui mercati internazionali e, quindi, anche nazionali e regionali; per cui noi oggi ci ritroviamo con una situazione che vive drammaticamente questo momento. Allora, il problema sul ritardo della movimentazione, l'onorevole Rassu ha parlato di vitelli, onorevole Rassu la movimentazione dei vitelli è una cosa ed è un dramma se fatto in ritardo, e lo stiamo vivendo tutti i giorni. L'altro dramma che si è aggiunto alla mancata movimentazione dei vitelli è che gli allevatori sardi non essendo riusciti a vendere i vitelli in quel periodo, oggi stanno vendendo anche le mamme. E i commercianti italiani si presentano alle aziende che sono al collasso, che non riescono a pagare il consorzio di bonifica, che non riescono a pagare i mangimi, che non riusciranno a pagare le sementi per le nuove culture, si vedono offrire 80-100 euro a capo di vacche sarde, che sono gran parte del patrimonio dal quale derivano una parte di quei trentamila vitelli a cui fa riferimento la mozione. Quindi il problema non è solo in termini di vaccinazione, il dramma si sta consumando lentamente e inesorabilmente senza che questa Regione Sardegna faccia nulla. Io voglio troppo bene all'Assessore dell'agricoltura, perché gli riconosco certamente grandi qualità, ma non posso continuare a riconoscergli più nulla, perché poi lo pagherei io se fossi troppo benevolo nei suoi confronti. Lei oggi vive, per certi versi, lo stesso dramma del presidente Soru, guardi non lo so ma io credo che ogni tre sardi due ce l'abbiano con lei e col suo Presidente. Un po' meno con l'assessore Dirindin che permette che in Sardegna scadano i vaccini e che poi debbano essere testati successivamente ed ecco il ritardo, uno dei ritardi è questo. Ha risposto ad un'interrogazione che era stata presentata dal Gruppo di Alleanza Nazionale, Assessore, ma allora come vogliamo chiudere questa vicenda, ammesso che sia possibile chiuderla questa vicenda. Allora è proprio vero che il presidente Soru e la sua maggioranza non credono nell'agricoltura in Sardegna, e quindi trascurano qualsiasi aspetto possa riguardare questo comparto. Certo si chiede nella mozione di intervenire per incentivare il consumo di carni sarde. Fosse una cosa semplice. Già sarebbe molto se si intervenisse quando ci sono le bestie che muoiono naturalmente, per abbattere i costi per lo smaltimento dei rifiuti animali. Già quello sarebbe un fatto importante non solo nella Provincia di Oristano, certamente la Provincia di Oristano lo soffre molto di più di altre Province, avendo una concentrazione di bovini straordinariamente alta per il territorio che rappresenta. Non dimentichiamoci che solo nel territorio di Arborea ci sono circa quaranta mila capi bovini in stalla. Ed è facile immaginare cosa tutto accada, poi ci lamentiamo dei nitrati, però poi quando bisogna mandare all'inceneritore una bestia che muore naturalmente, che già è un dramma per il fatto che muore, quanto devono pagare gli allevatori sardi? E guarda caso ci troviamo davanti a un monopolio, unico in Sardegna, che stabilisce prezzi, condizioni e metodi di ritiro. Beh insomma, è ovvio che questa mozione serve per parlare…
PRESIDENTE. Prego, prego onorevole Diana.
DIANA (A.N.). …del problema della vaccinazione, una mozione presentata nel mese di marzo, ed era già in ritardo perché a gennaio dovevano essere già aperte le vaccinazioni. Beh, insomma siamo arrivati a questo punto che i vitelli non hanno più otto mesi, non hanno più dieci mesi, ma hanno quattordici mesi, hanno quindici mesi e quindi i commercianti prendono per il collo i nostri allevatori e il prezzo è sceso, cari colleghi e amici, da 2 e 40, 2 e 50 al chilo, che poteva essere un vitello da ristallo, mediamente, siamo scesi a 1 e 80 sconto 5, cioè si pesa, si paga 1 e 80 sconto 5, perché hanno la pancia troppo piena, perché sono pieni di acqua, perché sono pieni di aria, perché hanno fame. Questa è la situazione che si sta verificando in Sardegna. Beh, che cosa fa questa Regione Sardegna? Insomma io risposte, Assessore, mi dispiace ma da lei veramente non ne abbiamo avuto più.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Sì, ho apprezzato molto i toni con i quali è stato esposto il problema, un problema che risaliva a qualche mese addietro, rispetto al quale sono state già effettuate molte azioni e quindi in parte superato ma, com'è stato detto dagli intervenuti, si tratta di un problema importante per questa Regione, rispetto al quale comunque non va mai abbassata l'attenzione e le esperienze del passato devono essere utili per migliorare le azioni per il futuro. Intanto, io mi permetto di ricordare che rispetto alla questione della blue tongue molti passi avanti sono stati fatti nel ultimi anni, se ricordiamo negli anni 2000, 2001 e 2002 il numero di focolai che erano riscontrati erano sempre superiori alle seimila unità, mentre invece nel 2005 sono state zero unità e nel 2006 sono state 237. Quindi, abbiamo avuto un calo drastico del problema, così come il numero di capi morti che si contava a 260 mila unità nei primi anni di questa decade e si è ridotto notevolmente; nel 2005 e 2006 sono state zero unità di capi morti e nel 2006 e 2007 quattro mila. Quindi, il problema si è fortunatamente contenuto, si è contenuto grazie a una serie di azioni e anche grazie agli errori che sono stati commessi in passato, quando questa epidemia si è sviluppata e di fronte alla quale questa Regione si trovava impreparata e, quindi, ha messo in atto delle azioni, che si sono rivelate poi solo in alcuni casi utili e in altri casi hanno creato molti problemi.
Che cosa è successo in occasione di questa ultima stagione vaccinale? Avevamo il sierotipo 1 del quale avevamo ancora delle dosi della precedente campagna vaccinale e che abbiamo potuto utilizzare, mentre invece per il sierotipo 2 e 4, ancorché l'Amministrazione regionale avesse richiesto, per la prima volta e poi successivamente in molte altre occasioni, ufficialmente al Ministero dal luglio 2007 la disponibilità dei vaccini, a causa della mancanza di rifornimenti da parte del Ministero, perché i produttori di vaccini non erano in grado di rifornire l'Italia, la disponibilità delle dosi richieste, ottocento mila unità, è stata assecondata solo a partire dal 21 marzo 2008. A partire da quel momento si è proceduto alla vaccinazione anche con questi vaccini.
Per quel che riguarda la richiesta circa la semplificazione delle modalità di somministrazione dei vaccini, si precisa che il Ministero autorizza l'impiego del vaccino con vincoli ben precisi, legati soprattutto a protocolli d'intervento, che risultano dalle sperimentazioni eseguite. E la semplificazione di queste somministrazioni, non prevista dai protocollo ministeriali, rappresenterebbero una violazione delle disposizioni ministeriali e potrebbe compromettere, allo stato attuale, l'efficacia dell'intervento oltre che aumentare il rischio di effetti collaterali. Faccio presente fra l'altro, con riferimento al punto 2) delle richieste contenute nella mozione, che il dossier tecnico sul vaccino inattivato, per i sierotipi 2 e 4, dimostra l'efficacia sino ai sessanta giorni successivi al richiamo e il Ministero della salute, che abbiamo interpellato in merito a questo problema, si dichiara disponibile a rivedere le disposizioni sulla movimentazione dei bovini vaccinati con lo spento, purché suffragato da una adeguata integrazione di documentazione tecnica da parte della casa produttrice. Quindi, in questo senso sta operando l'Assessorato.
Con riguardo al punto 3), al differimento della scadenza della profilassi vaccinale ovviamente questo è già avvenuto, è stato reso possibile anche grazie alle condizioni climatiche ed epidemiologiche favorevoli, come già è stato anticipato dal relatore. Come avvenuto per gli anni precedenti, l'Assessorato nel mese di novembre prossimo, del 2008, chiederà l'avvio della campagna vaccinale sin dal primo dicembre 2008.
Per quel che riguarda la movimentazione fuori Regione, degli animali fuori Regione, contenuta nel punto 4) della mozione, si fa presente che in più occasioni l'Amministrazione ha sensibilizzato il Ministero e le altre Regioni affinché, grazie alle risultanze epidemiologiche e nel pieno rispetto delle norme in vigore, gli animali di questa Regione non venissero rifiutati, ad esempio in occasione della mostra zootecnica del marzo 2008 Bastia - Umbria, proprio grazie ad un intervento che è stato fatto, sono stati accolti cento bovini iscritti al libro genealogico della razza sarda.
Ultima questione riguarda la TBC, le AA.SS.LL. della Sardegna hanno controllato la totalità degli allevamenti bovini nell'ambito del Piano di risanamento della TBC, questo è venuto nel 2006 così come nel 2007, riscontrando rispettivamente sei aziende infette nel primo anno e quarantanove aziende infette nel secondo anno. Nel 2008 sono in corso i controlli sulla totalità del patrimonio bovino isolano, è possibile affermare che su questa malattia si stanno concentrando le attività dei servizi veterinari.
Per quel che riguarda, infine e chiudo, gli aiuti a favore delle aziende colpite dalla tubercolosi, come è noto, è stato adottato un provvedimento che prevede degli aiuti ai proprietari delle aziende infette per il mancato reddito dovuto all'abbattimento degli animali e il mancato reddito conseguente al divieto di monta. Al fine dell'accertamento dell'importo da corrispondere all'allevatore è necessario attendere la revoca del focolaio da parte delle autorità sanitarie, il quale avviene, per la tubercolosi, in un periodo non inferiore ai tre mesi, in questo senso stanno operando le aziende sanitarie al fine di completare il procedimento.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore.
Ha domandato di replicare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, signor Presidente. Io mi ritengo, dalle risposte dell'Assessore alla sanità, in parte soddisfatto appunto perché, così come ho avuto modo di accennare prima, è non più un'interlocuzione, ma bensì la mozione viene discussa ad effetto avvenuto, certamente avremmo voluto sentire per l'aspetto vero e proprio di carattere, che riguarda l'agricoltura qualche notizia da parte dell'Assessore, non fosse peraltro, mi perdoni se non ho capito bene, ma se ho ben capito le somme messe a disposizione in finanziaria, quei 650 mila euro, se non erro, per i danni arrecati dalla TBC verranno erogati una volta debellata, diciamo così, l'epidemia stessa. Questo ho capito dalla risposta dall'Assessore, mi corregga poi se sbaglio e se vuole intervenire l'assessore Foddis. Certo è che le preoccupazioni sono tante, ma la grave preoccupazione, mi consenta Assessore, lo dico con molta serenità, come ha voluto farlo il collega Diana, la preoccupazione è tanta, a noi pare che non si sia posta la dovuta, concreta attenzione sul problema, sul grave problema agricoltura, sulla madre di tutti problemi. Questo a noi dà l'impressione perché il fatto è avvenuto ultimamente malgrado l'impegno, malgrado, io dico, ciò che si vuol fare; probabilmente il metodo è sbagliato, probabilmente le misure che si vogliono adottare non sono adeguate, probabilmente la strategia utilizzata non è consona, perché non è possibile mi creda che possa essere risolto tutto con l'organizzazione dei produttori, con lo stimolo alla cooperazione e quant'altro. E' necessario intervenire nell'immediato per bloccare ormai un decorso diventato, non dico irreversibile, ma molto pericoloso che riguarda appunto il comparto agricolo e pastorale. I costi di produzione e i costi di mantenimento ormai non supportano più la remunerazione del prezzo del prodotto. Cioè, costa più produrre che vendere, cioè il prezzo non remunera la produzione. E' indispensabile, è necessario intervenire in questo settore poiché se no vuol dire la morte certa di un settore, e bisogna stare attenti, l'ho detto in altre occasioni, il settore si sta bloccando e per effetto domino stanno crollando gli altri settori. Questo effetto si sente molto nei paesi dell'interno. Quindi, è necessario dare risposte concrete, ha detto bene il collega Diana, quei vitelli che potevano essere pagati a 2 e 8 e 3 euro oggi non vengono pagati neanche 2 euro. Al costo sopperito e supportato in più dagli allevamenti per questi ulteriori tre o quattro mesi si somma quindi la perdita del prezzo al chilo, ma non solo, il prodotto viene deprezzato perché non si tratta più di vitelli dentro una certa età, ma superata quell'età sono soggetti a deprezzamento. Ecco, io spero che per il futuro questo non avvenga più in quanto l'Assessore ha precisato che l'anno venturo, io spero sia vero, la vaccinazione, a partire da quest'anno anzi, inizierà dal primo dicembre. Mi fa piacere che il Ministero abbia, in questo caso dato l'ok anche per questo, come invece io ritenevo che potessero fare all'unisono i tre vaccini, proprio per ridurre sempre quei tempi di movimentazione, da due, tre mesi a trenta giorni. Spero che su questo ci si possa nuovamente ridare.
Non ho capito, credetemi - e su questo mi dirà l'assessore Foddis, penso che vorrà intervenire - se le provvidenze stabilite in finanziaria agli allevatori sono state corrisposte, e comunque sia voglio sapere se per questo mancato reddito, non solo dalla TBC ma dal superamento di quell'età ottimale di vendita e di quei tre mesi in cui i produttori hanno subito un danno, a quanto ho capito, pari al 20 per cento del prodotto, siano state prese misure o possano essere prese delle misure per ristorare questi agricoltori.
Se i colleghi lo ritengono, dal momento che all'80 per cento della mozione sono state date risposte…, oppure la mettiamo in votazione. Chiedo ai colleghi cosa intendono fare, subito dopo l'intervento dell'assessore Foddis.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro pastorale.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Grazie, Presidente. La mozione odierna aveva come riferimento prioritario l'aspetto sanitario, al quale la collega Dirindin ha dato sufficiente ed esaustiva risposta. Certamente tra i vari punti oggetto della mozione ve n'erano anche alcuni che facevano riferimento al ristoro dei danni, con particolare riferimento al problema della TBC bovina. Allora, premesso che, come ebbi modo di dire in quest'aula in altro tempo, esiste un sistema di assicurazione agevolata alla quale purtroppo gli allevatori interessati a questa epizoozia non hanno fatto ricorso, malgrado questo la Giunta regionale ha deliberato degli interventi che sono stati notificati all'Unione Europea, unitamente a quanto già prevede l'Assessorato della sanità in relazione all'abbattimento degli animali, per quanto riguarda il mancato reddito, la mancata produzione dei vitelli in conseguenza del divieto di monta, ha consentito di poter elaborare un piano di rimborsi che l'Unione Europea ha approvato nel mese di giugno, e pertanto, dopo la notifica, ARGEA è interessata alle istruttorie per poter immediatamente effettuare i pagamenti, mentre sta in capo all'Amministrazione comunale il ristoro di origine dei capitoli dell'Assessorato della sanità per quanto riguarda i danni per l'abbattimento forzoso degli animali.
In relazione alla situazione più in generale del comparto, la drammaticità è di carattere strutturale, non è una drammaticità di oggi, è una drammaticità che è insita nel sistema di allevamento di questi bovini che poi, superata la fase della ristallo, vengono inviati fuori per il finissaggio e poi noi importiamo nuovamente gli stessi animali. La situazione della criticità, che certamente ha subito anche un peggioramento in conseguenza dei problemi vaccinali, ma certamente è stata di gran lunga acuita, questa criticità, da un andamento del costo dell'alimentazione che, come a tutti ben noto, non è un fatto locale ma un fatto mondiale, rispetto al quale il costo della materia prima non è aggredibile né dal Governo nazionale, né dalla Giunta regionale. Riteniamo invece che sia importante approcciare il settore in termini di filiera, e l'agenzia Laore, con la sua competenza, sta portando a termine un piano di settore integrato di filiera, che parte dalla fase della nascita del vitello sino alla fase intera dell'allevamento in Sardegna. Non della fase di ristallo, poi mandarlo fuori e riportare la carne finita qua, ma creare le condizioni affinché tutta la filiera possa chiudersi in Sardegna. E in questo senso sono già iniziati gli incontri anche con le organizzazioni agricole per trovare condivisione rispetto a questo piano integrato di settore che troverà poi accoglimento nelle misure finanziarie che il Programma di sviluppo rurale prevede.
Per quanto riguarda i vari costi che sono connessi all'allevamento del vitello, certamente la situazione di monopolio dell'unica azienda che in Sardegna cura il trattamento delle carcasse è un fatto veramente negativo, su questo è allo studio dell'Assessorato dell'ambiente la possibilità di realizzare l'impianto di trattamento delle carcasse bovine e animali in genere - delle pecore piuttosto che delle galline ovaiole - adiacente all'impianto di trattamento dei rifiuti che sta sorgendo nella zona dell'oristanese. Questo consentirà certamente di creare un momento di concorrenza anche verso questo tipo di costo che è connesso all'attività di allevamento. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
Colleghi, però, non è che è aperta la discussione. Siccome sono arrivate iscrizioni a parlare - quella dell'onorevole Diana, dell'onorevole Cugini e dell'onorevole Rassu, nell'ordine - se la mozione viene messa ai voti si vota, altrimenti concludiamo così la questione.
RASSU (F.I.). La votiamo.
PRESIDENTE. Votiamo la mozione, va bene. Allora l'onorevole Diana, l'onorevole Cugini e gli altri possono eventualmente intervenire per dichiarazione di voto, qualora lo ritenessero.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Ovviamente io annuncio il mio voto favorevole a questa mozione, ma non per le poche considerazioni che sono arrivate relativamente, non tanto ai problemi dell'assessore Dirindin, quanto alle problematiche molto più complesse che potevano essere affrontate con l'Assessore dell'agricoltura; e purtroppo, ovviamente, i tempi sono talmente ristretti…in questo caso è una giustificazione per l'Assessore che certamente ha tutta la competenza necessaria per affrontare la materia ma probabilmente, io dico certamente, non c'è la volontà politica di affrontare i problemi dell'agricoltura.
Allora, io sono d'accordo sul problema delle filiere, Assessore, e non lo sono da oggi, ma nel momento del dramma parlare di filiera con gli agricoltori sardi e con i pastori sardi e come mettergli una pistola alla tempia: non è possibile in un momento come questo parlare di filiera, o meglio se ne può parlare ma diamo risposte anche al resto! Lei mi dice che il costo della materia prima è un fatto internazionale, allora io le dimostro che l'allevatore di Arborea e l'allevatore di Cremona pagano la farina di mais con una differenza del 25 per cento; allora lei mi dica se è mercato internazionale la Sardegna e se è mercato internazionale Cremona. Perché la farina di mais in Sardegna oggi non costa meno di 31 euro al quintale, e invece a Cremona costa 24? Il mercato se è internazionale è internazionale per tutti. Poi mi si dirà "ci sono i costi", certo, il trasporto (della continuità territoriale per le merci ne abbiamo parlato tante volte) ma è un costo che grava sugli allevatori sardi.
Il problema delle carcasse. Io spero che sia come dice lei, Assessore, ed è forse l'unica notizia lieta, questa, se così fosse e in tempi brevissimi, però non è da oggi, anche prima di quel famoso periodo di cui ha parlato l'assessore Dirindin in cui sembrava che la blue tongue fosse cessata immediatamente quando il centrosinistra ha vinto le elezioni in Sardegna. Assessore, se nel 2005 e 2006 c'è stata una diminuzione dei casi di blue tongue e di mortalità di quel genere, beh, insomma, sarà dovuto anche a quello che era stato fatto prima, o sbaglio? O all'improvviso voi siete arrivati e avete determinato quel calo di mortalità, ebbè, dal Piemonte dovevate arrivare per determinare questo! Io non credo che sia esattamente cosi, probabilmente qualcuno, poco forse, ma lo aveva fatto già prima.
Per cui io non posso assolutamente, per queste ragioni e per la mia avversione per il tipo di politica agricola che voi state conducendo, non posso che essere favorevole a questa mozione. Assessore, lei lo sa benissimo, quando io le dico che ogni tre sardi due ce l'hanno con lei, non le rendono giustizia perché lei certamente poteva fare e può fare molto di più, ma fino adesso le assicuro che la situazione agricola in Sardegna è peggiorata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). La ringrazio, Presidente. Per annunciare il voto contrario alla mozione del collega Rassu; chiarendo che non è un voto contro gli argomenti che ha portato in discussione, che ci sia, collega Diana, un'esigenza politica, sociale ed economica di fare un aggiornamento della lettura del mondo delle campagne è vero, ed io penso che sia opportuno farlo perché sarà parte del programma con il quale ci presenteremo, centrosinistra e centrodestra, alle prossime elezioni. Però ci sono delle urgenze e degli impegni che vanno affrontati prima, e secondo me, vanno affrontati con un minimo di riflessione unitaria da parte del Consiglio regionale. Io invito il collega Rassu a non farla votare la mozione, se l'Assessore all'agricoltura si impegna a fare una comunicazione ragionata al Consiglio regionale su tutti gli impegni realizzabili a scadenza certa, a partire dal piano per lo sviluppo rurale 2007-2013, che ci sono tante cose importanti là dentro approvate da questo Consiglio, se lei, Assessore, condivide la gravità della situazione che è stata esposta, ed è anche peggio in alcuni territori della Sardegna, è bene che facciamo uno sforzo comune in questo Consiglio, facciamo un ragionamento, ci diamo delle priorità e ne rispondiamo tutti assieme, avendo chiaro che lei dovrà assumere degli impegni. Quindi siccome la mozione è del mese di marzo e può valere per il prossimo anno, come sappiamo, non vale più per questo anno, collega Rassu, io le consiglio di ritirarla, io comunque le voto contro, e chiedo all'Assessore che faccia un ragionamento nel merito delle difficoltà che abbiamo, per evitare che perdiamo ulteriore risorse, e di questo poi nel risponde l'insieme della collettività sarda. Questo mi sembra un percorso, Rassu, più lineare per le cose che dobbiamo fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Ecco io, collega Cugini, non ritiro, pongo in votazione la mozione non tanto per una questione di principio, ma tanto perché voglio che resti agli atti in anzitutto, e spiego. In Commissione agricoltura l'Assessore molte volte si è impegnato e ha portato tante proposte, ad oggi, mi creda, forse non per colpa sua ci mancherebbe altro, non per colpa sua, io non do colpe personali a nessuno, risposte ne abbiamo avute poche. E' un settore difficile, è un settore dove il problema esiste è un settore è un problema che questa Aula deve affrontare all'unisono dedicando, a mio parere, una sessione a questo problema, l'Assessore a quel punto prenderà i suoi impegni, farà e ci dimostrerà ciò che è stato fatto e noi verificheremo quello che ancora non è stato fatto e quello che ancora ci sarà da fare. La mozione per votarla non tanto per essere votata e respinta, resterà agli atti come un atto di sensibilizzazione dell'opposizione verso la Giunta regionale. Grazie
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu. Ovviamente l'Assessore se intende assumere un impegno e venire in Aula quando lo desidera per fare comunicazioni noi siamo qui per questo, anche per raccogliere queste richieste ma resta l'esigenza di votare comunque la mozione così come il presentatore ha testé ricordato. Quindi votiamo la mozione, voto elettronico palese, chi sostiene la richiesta?
(Appoggia richiesta il consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 172.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Contu - Diana - Farigu - Lai Renato - Licandro - Liori - Pileri - Rassu - Sanjust - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lanzi - Licheri - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias.
Si è astenuto il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 49
votanti 48
astenuti 1
maggioranza 25
favorevoli 11
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. La seduta è tolta, il Consiglio è convocato per la prosecuzione dell'ordine del giorno per domani mattina alle ore 10. Grazie.
La seduta è tolta alle ore 21 e 21.
Allegati seduta
CDXIX Seduta
Martedì 8 luglio 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 51.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 14 maggio 2008 (410), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Cachia, Calledda e Pisu hanno chiesto congedo per la seduta di martedì 6 luglio 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che nel BURAS n. 19 del 9 giugno 2008 è stata pubblicata la sentenza con la quale si dichiarano inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 15, primo comma, della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 21 (Disciplina del referendum sulle leggi statutarie), sollevate in riferimento all'articolo 108 della Costituzione e all'articolo 15 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per La Sardegna).
Comunico che in data 23 giugno 2008 è pervenuta copia della sentenza della Corte Costituzionale n. 213 del 9 giugno 2008, relativa al comma 7 dell'articolo 2 della legge regionale 28 dicembre 2006, numero 21 (Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2007 e disposizione per la chiusura dell'esercizio 2006) con la quale si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 7, della legge regionale 28 dicembre 2006, n. 21 nonchè l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettere a) e c), della legge regionale 29 maggio 2007, numero 2 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione. Legge finanziaria 2007), sollevate in riferimento all'articolo 81, primo e quarto comma, della Costituzione ed in riferimento all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, in relazione all'articolo 81 della Costituzione, dalla Corte dei Conti - Sezioni riunite per la Regione Sardegna.
Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 1°, 8, 11, 16, 23 e 29 aprile 2008, 6, 13, 16, 22, 23 e 27 maggio 2008.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Disciplina del regime di deroga in attuazione della direttiva n. 79/409/CEE relativa alla conservazione degli uccelli selvatici". (325)
(Pervenuto il 13 giugno 2008 e assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Sanna Francesco: "Promozione delle pari opportunità nell'accesso alle cariche elettive dei comuni e delle province della Sardegna. Introduzione della quota massima di genere nel gruppo dei candidati per l'elezione dei consigli provinciali e nelle liste per l'elezione dei consigli comunali. Introduzione della doppia preferenza di genere per l'elezione dei consigli comunali". (323)
(Pervenuta il 12 giugno 2008 e assegnata alla prima Commissione.)
Sanna Francesco: "Sistema di elezione del sindaco nei comuni della Sardegna con popolazione superiore ai 3.000 abitanti ed inferiore ai 15.000 abitanti. Introduzione della quota massima di genere e della doppia preferenza di genere nell'elezione dei consigli comunali". (324)
(Pervenuta il 12 giugno 2008 e assegnata alla prima Commissione.)
Sanna Francesco - Marrocu: "Sospensione delle indennità consiliari e di tutte le relative prerogative accessorie nei casi di incompatibilità del Consigliere regionale con altre cariche". (326)
(Pervenuta il 13 giugno e assegnata alla prima Commissione. )
Licheri - Calledda: "Norme in materia di organismi geneticamente modificati". (327)
(Pervenuta il 13giugno 2008 e assegnata alla quinta Commissione.)
Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008)". (328)
(Pervenuta il 23 giugno 2008 e assegnata alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge statutaria
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge costituzionale:
Sanna Francesco: "Promozione delle pari opportunità nell'accesso al Consiglio regionale della Sardegna. Introduzione della quota massima di genere nelle liste per l'elezione del Consiglio regionale. Introduzione della doppia preferenza di genere per l'elezione del Consiglio regionale". (9/STAT)
(Pervenuta il 13 giugno 2008 e assegnata alla prima Commissione.)
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Cassano sulla grave crisi del comparto agricolo sardo". (228)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Dedoni sul persistere della crisi degli allevamenti suinicoli per l'aggravamento della condizione economica degli allevatori non ancora indennizzati". (659)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Rassu sulla perdita del contributo di 12 milioni di euro stanziato per la realizzazione della Scuola aperta per i servizi di polizia a cavallo a Foresta Burgos, a causa della mancata consegna al Ministero dell'interno, da parte della Regione autonoma della Sardegna, degli immobili e delle aree ubicati nel compendio di Foresta Burgos". (681)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Pisano sullo stato di grave crisi aziendale della società Cooperativa pastori di Mandas". (797)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Rassu sul degrado e disorganizzazione dell'Ippodromo di Chilivani e sullo stato di precarietà e di incertezza dell'attività dello stesso". (827)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sulle eccezionali precipitazioni che si sono verificate nel territorio dei Comuni di Pula e Domus de Maria tra il 3 e il 4 aprile 2007". (828)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Rassu - Petrini - Contu - La Spisa - Lombardo sulla proposta transativa ex articolo 27, commi 9 e 12, della legge regionale n. 4 del 2006, e successive direttive di attuazione". (917)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Farigu sulla mancata attuazione della nuova disciplina regionale in materia di pesca, sulla mancata erogazione dei rimborsi per il fermo biologico dell'anno 2006, sul ritardo nell'emanazione del decreto sul fermo del 2007, sui danni derivanti ai pescatori operanti nei compendi inibiti alle attività di pesca in conseguenza delle esercitazioni nei poligoni militari, con particolare riferimento alla situazione dei pescatori del compendio di Marceddì in conseguenza delle attività del Poligono di Capo Frasca, nonché sui danni derivanti dall'inquinamento del medesimo compendio". (1025)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Cucca - Biancu - Sabatini - Cuccu Giuseppe sul mancato pagamento dei premi comunitari relativi al "Miglioramento del benessere animale" e "indennità compensativa" di cui alla Misura FB e Misura E del Piano di sviluppo rurale (PSR) della Regione Sardegna 2000/2006". (1033)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Cherchi Oscar - Dedoni - Licandro - Diana sull'impianto per la produzione di biocarburanti". (1047)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sul Piano di ricomposizione fondiaria del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale". (1075)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Ladu sui danni causati dalle piogge alluvionali nel nord Sardegna". (1085)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Marracini - Lai Renato - Pittalis sui comuni danneggiati dal maltempo". (1091)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Corda - Uggias - Cachia sull'esigenza di urgenti azioni di ripristino delle condizioni ambientali e di viabilità nei comuni dell'Alta Gallura e in Baronia colpiti dal nubifragio del 27 e 28 novembre 2007". (1093)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sulle cause di lavoro intentate dai dipendenti del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale". (1094)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Diana - Liori sull'imminente vendita all'asta di un fabbricato industriale nel Comune di Santa Giusta". (1173)
(Risposta scritta in data 29 maggio 2008.)
"Interrogazione Serra sulla salvaguardia e garanzia dei livelli occupazionali nell'Isola in materia di trasporti". (1065)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Caligaris sulla vendita a imprenditori privati dell'area dello scalo merci della stazione di Cagliari decisa dalle Ferrovie dello Stato nell'ambito dello smantellamento del servizio di trasporto merci da e per la Sardegna". (1168)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Amadu sulla necessità di evitare l'annunciata soppressione della tratta ferroviaria domenicale Sassari-Alghero delle Ferrovie della Sardegna". (1198)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Diana - Liori sullo stato di operatività dei treni Minuetto recentemente acquistati dalla Regione". (1208)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Amadu sull'urgenza di restituire agli aventi titolo le somme indebitamente introitate dalla Regione in base alla normativa sulle cosiddette tasse sul lusso". (1211)
(Risposta scritta in data 5 giugno 2008.)
"Interrogazione Vargiu sulla mancata definizione dei nuovi ambiti della medicina generale". (996)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Amadu sulla necessità di un intervento immediato atto a salvaguardare i diritti del personale addetto alle pulizie presso gli ospedali e le cliniche di Sassari". (1128)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sull'affidamento delle funzioni di polizia mortuaria nell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (1158)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Amadu sull'annullamento parziale degli atti di gara di cui alla deliberazione n. 618 del 21 giugno 2007 del direttore generale dell'Asl n. 1 di Sassari sull'affidamento del servizio di pulizia e sanificazione degli ospedali di Sassari e sulla necessità di provvedimenti atti a salvaguardare i diritti dei lavoratori interessati che vivono, da alcune settimane, disagi indescrivibili". (1159)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Lanzi - Licheri - Serra - Fadda - Cugini sull'emergenza ambientale nel territorio di Sarroch". (1162)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Vargiu - Pisano - Dedoni - Cassano sulla sicurezza della rete informatica della Asl n. 8 di Cagliari". (1167)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sull'erogazione di prestazioni sanitarie non accreditate da parte della Casa di cura Città di Quartu". (1172)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Liori - Diana sulla riorganizzazione dell'Ufficio Sau dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (1179)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
"Interrogazione Vargiu sul mancato rinnovo della convenzione di medicina generale tra l'ASL n. 4 di Lanusei e il Poligono interforze di Perdasdefogu". (1186)
(Risposta scritta in data 19 giugno 2008.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui rapporti tra gli eredi di Guido Costa e l'ISRE per la realizzazione della mostra sul fondo fotografico dello studioso di storia e cultura della Sardegna". (1238)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sull'annunciata sospensione dei voli della compagnia aerea Ryanair e sulla necessità di assumere iniziative per consolidarne la presenza in Alghero". (1239)
"Interrogazione Masia - Pacifico - Giagu - Sanna Simonetta - Cachia - Cocco - Lanzi - Cucca - Sabatini - Cuccu Giuseppe - Cherchi Silvio - Barracciu - Calledda - Caligaris - Licheri - Fadda - Cugini - Serra - Corrias - Uggias, con richiesta di risposta scritta, sulla declassazione della struttura complessa di riabilitazione dell'Ospedale Marino prevista dall'atto aziendale dell'ASL n. 8 di Cagliari". (1240)
"Interrogazione Lai Renato, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dei trasporti ferroviari per i passeggeri del nord est della Sardegna". (1241)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi organizzativa della dirigenza regionale". (1242)
"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulle problematiche inerenti al settore agricolo". (1243)
"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sui mezzi aerei utilizzati sulla tratta Cagliari-Firenze in regime di continuità territoriale". (1244)
"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'elaborazione delle graduatorie dei bandi relativi al Piano di sviluppo rurale 2000-2006". (1245)
"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla possibilità che in Sardegna vengano smaltiti rifiuti radioattivi provenienti dalla Campania". (1246)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di iniziative di protesta affinché il Governo impedisca la cancellazione della linea marittima per carri ferroviari Golfo Aranci-Civitavecchia e la chiusura dei relativi scali merci". (1247)
"Interrogazione Lombardo - La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di una riorganizzazione dei servizi del trasporto pubblico nel bacino del Sulcis Iglesiente e sul passaggio delle Ferrovie meridionali sarde all'ARST". (1248)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'attività dell'Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegn". (1249)
"Interrogazione Lombardo - La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sul progetto di recupero e riqualificazione del compendio minerario di Monteponi". (1250)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul mancato finanziamento in favore del Comune di Usini per la manifestazione "Vini di Coros"". (1251)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul Piano regionale antincendio 2008". (1252)
"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sui tempi di attuazione del programma "Ritornare a casa"". (1253)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'annunciata nomina del direttore generale dell'Azienda mista di Sassari". (1254)
"Interrogazione Cherchi Silvio - Calledda - Lai Silvio, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione del porto di Marina Piccola a Cagliari". (1255)
"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sulla modifica della data delle prove relative al concorso pubblico per due posti di dirigente del Corpo forestale". (1256)
"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata equiparazione del personale del Corpo forestale alle forze del comparto sicurezza". (1257)
"Interrogazione Lai Renato, con richiesta di risposta scritta, sul mantenimento dell'attività vivaistica dell'Ente foreste ad Olbia presso l'ex area demaniale "Fausto Noce" e sulla conservazione della sede di distretto dell'Ente foreste della Sardegna nella città di Olbia". (1258)
"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul mancato collaudo dei lavori di ristrutturazione dell'ex Seminario regionale di Cuglieri". (1259)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sul rischio che 28 comuni della Provincia di Oristano restino esclusi dallo sviluppo della rete internet a banda larga". (1260)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, in ordine ai costi del carburante in Sardegna". (1262)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione delle opere infrastrutturali in occasione del G8 in Sardegna nel luglio 2009". (1263)
"Interrogazione Lai Renato - Sanna Matteo - Pileri, con richiesta di risposta scritta, sul mantenimento dell'attività vivaistica dell'Ente foreste ad Olbia presso l'ex area demaniale "Fausto Noce" e sulla conservazione della sede di distretto dell'Ente foreste della Sardegna nella città di Olbia". (1264) uguale alle interrogazioni numero 1258 e 1261.
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sugli sprechi in spese pubblicitarie della sanità sarda". (1265)
"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento del Servizio territoriale dell'Ente foreste della Sardegna presso i locali del Bagantinus a Decimomannu". (1266)
"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione per il conferimento della direzione della struttura complessa di neurochirurgia dell'Ospedale di Sassari". (1267)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulle linee guida indispensabili ad attuare la riforma che trasferisce alla Regione l'assistenza delle persone detenute bisognevoli di cure sanitarie ponendo fine alla competenza del Ministero della giustizia in materia di sanità penitenziaria". (1268)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di potenziamento del Centro di riferimento per le malattie rare della Sardegna". (1269)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, su un'area di proprietà della Società bonifiche sarde Spa concessa in locazione alla Società di tiro a volo di Arborea". (1270)
"Interrogazione Amadu - Licandro - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione dell'Azienda mista ospedaliero-universitaria di Sassari priva di guida manageriale". (1271)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla moria di pesci che si sta verificando nello stagno S'Ena Arrubia di Arborea". (1272)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla illegittimità del trasferimento per mobilità di dirigente medico psichiatra operato dalla ASL n. 8 di Cagliari". (1273)
"Interrogazione Marracini - Capelli - Lai Renato - Cappai - Cuccu Franco Ignazio, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo delle graduatorie dei concorsi nelle aziende sanitarie della Sardegna". (1274)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento della Regione al fine di garantire ai cittadini sardi forniture adeguate di farmaci contro la metilmalonico aciduria con omocistinuria". (1275)
"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'attivazione della struttura complessa Area comunicazione in staff alla direzione aziendale dell'ASL n. 8 di Cagliari". (1276)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulle domande dei comuni in attuazione del bando per la domotica non ammesse perché pervenute in ritardo". (1277)
"Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di grave rischio occupazionale dei 49 lavoratori della Park auto sarda, società appaltatrice del servizio di vigilanza e portierato/custodia degli immobili ad uso dell'Amministrazione regionale". (1278)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, per l'utilizzo della nave traghetto delle Ferrovie dello Stato sulla linea Golfo Aranci-Civitavecchia". (1279)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione dell'Oristanese dalla richiesta di riconoscimento della denominazione di origine protetta per l'aragosta sarda". (1280)
"Interrogazione Corda, con richiesta di risposta scritta, sulle presunte dimissioni della direttrice dei lavori del complesso forestale di Padru a seguito di asserite minacce e intimidazioni". (1281)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui gravissimi ritardi nell'erogazione delle provvidenze a favore dei nefropatici e delle persone affette da patologie psichiatriche". (1282)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata realizzazione della rotatoria della strada statale n. 195 in corrispondenza della lottizzazione Picciau". (1283)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancanza dell'acqua calda nei bagni del reparto di cardiologia dell'Azienda ospedaliera Brotzu". (1284)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza Liori - Artizzu - Diana - Moro - Sanna Matteo sui ritardi nell'erogazione dei contributi alle scuole materne". (319)
"Interpellanza Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo sui centri di allevamento e recupero della fauna selvatica e sulle loro attività a tutela della biodiversità animale in Sardegna". (320)
"Interpellanza Mattana - Biancu - Pinna - Corda - Manca - Pirisi - Sabatini - Cherchi Silvio - Espa - Meloni - Pacifico - Porcu sulla situazione relativa all'interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di Monte Nieddu". (321)
"Interpellanza La Spisa sul rincaro esponenziale del gasolio per i pescherecci e conseguente crisi nel settore della pesca". (322)
"Interpellanza La Spisa sul mancato controllo del Servizio fitosanitario regionale". (323)
"Interpellanza La Spisa - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust sul trasporto ferroviario delle merci in Sardegna". (324)
"Interpellanza Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo sullo stato della spesa della Regione". (325)
"Interpellanza Capelli - Milia - Cuccu Franco Ignazio - Cappai - Marracini - Lai Renato sulla mancata nomina degli organi dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari". (326)
"Interpellanza La Spisa sulle problematiche patite dai familiari e dai piccoli pazienti affetti dalla malattia rara denominata aciduria metilmalonica con omocistinuria". (327)
"Interpellanza La Spisa - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Pileri - Pittalis - Petrini - Rassu sul futuro della chimica in Sardegna alla luce dell'accordo di programma sottoscritto il 14 luglio 2003". (328)
"Interpellanza Pileri - La Spisa - Contu - Petrini - Lombardo - Amadu - Rassu - Licandro - Sanjust - Cherchi Oscar - Sanna Matteo - Lai Renato sulla mancata realizzazione del tratto di strada a quattro corsie nella direttrice Olbia - Arzachena - S. Teresa e sugli atti deliberativi della Giunta regionale". (329)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione Vargiu - La Spisa - Ladu - Artizzu - Capelli - Farigu - Lombardo - Sanjust - Rassu - Petrini - Pittalis - Milia - Cappai - Lai Renato - Moro - Sanna Matteo - Liori - Murgioni - Gallus - Cuccu Franco Ignazio - Cassano - Pisano - Dedoni - Contu - Cherchi Oscar sulle politiche regionali in materia di prestazioni per interventi riabilitativi, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (181)
"Mozione Licandro - Capelli - Rassu - La Spisa - Contu - Pittalis - Petrini - Sanjust - Amadu - Cappai - Lombardo - Cherchi Oscar - Pileri - Diana - Liori - Artizzu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Milia - Gallus - Ladu - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Vargiu - Pisano - Cassano - Dedoni - Farigu sulla distribuzione diretta nelle Province di Oristano e di Nuoro degli ausili per incontinenti, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (184)
"Mozione Licandro - Rassu - La Spisa - Capelli - Contu - Pittalis - Sanjust - Cappai - Amadu - Lombardo - Cherchi Oscar - Pileri - Petrini - Diana - Liori - Artizzu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Milia - Cuccu Franco Ignazio - Gallus - Vargiu - Dedoni - Sanna Matteo - Moro - Ladu - Pisano - Cassano - Murgioni - Lai Renato - Marracini - Farigu sulla continuità assistenziale in Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (185)
"Mozione Ladu - Murgioni - Gallus - La Spisa - Vargiu - Capelli - Artizzu sui disagi causati alle marinerie sarde e ad altre realtà produttive dall'impennata del prezzo del greggio". (186)
"Mozione Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano sulla disastrosa situazione del sistema di rilevazione elettronico degli incendi in Sardegna". (187)
"Mozione Pileri - La Spisa - Contu - Sanjust - Licandro - Petrini - Lombardo - Rassu - Amadu - Cherchi Oscar - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Renato - Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Ladu - Murgioni - Gallus - Farigu - Floris Mario sulla mancata attuazione degli impegni sottoscritti dalla Regione e dal Comune di La Maddalena in merito ai 155 alloggi dismessi dalla Marina militare e sulla necessità di assegnare gli stessi agli attuali inquilini aventi diritto, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (188)
PRESIDENTE. Sospendiamo i lavori per dieci minuti in attesa che ci sia il numero legale; se fra dieci minuti non ci fosse il numero legale dichiarerò la seduta deserta, riprenderemo domani e tutti i colleghi verranno dichiarati assenti, tranne i presenti, ovviamente. Quindi prego i colleghi dei Gruppi di attivarsi perché ci sia una presenza sufficiente.
(La seduta, sospesa alle ore 17, viene ripresa alle ore 17 e 37.)
Proclamazione e giuramento di consiglieri
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Procediamo.
Comunico che, in seguito alle attestazioni del Senato della Repubblica del 10 giugno e della Camera dei deputati del 13 giugno relative allo status rispettivamente di senatore e di deputato, gli onorevoli Francesco Sanna e Siro Marrocu hanno comunicato a questa Presidenza, con note, rispettivamente del 2 e 13 giugno e del 13 e 20 giugno, di aver optato per il mandato di senatore della repubblica e di deputato da cui consegue la decadenza da componenti del Consiglio regionale ai sensi dell'articolo 17 dello Statuto speciale per la Sardegna.
Si intende, pertanto, che l'Assemblea prende atto dell'opzione effettuata dal consigliere Sanna e dal consigliere Marrocu, ai quali auguriamo buon lavoro nella loro nuova veste. Prego il Presidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché esaminati gli atti degli Uffici circoscrizionali si pronunci circa i candidati che subentreranno ai consiglieri Sanna e Marrocu. Sospendo a questo fine la seduta per 10 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 39, viene ripresa alle ore 17 e 58.)
Proclamazione e giuramento di consiglieri
PRESIDENTE. Prego colleghi, la seduta è aperta riprendiamo posto.
Per quanto concerne la sostituzione dei consiglieri regionali Francesco Sanna e Siro Marrocu la Giunta delle elezioni, riunitasi in data odierna, ha comunicato la seguente nota di cui do lettura: "Comunico alla signoria vostra onorevole che la Giunta delle elezioni si è riunita in data 8 luglio 2008 per verificare quali sono i candidati alle elezioni regionali del 12 e 13 giugno 2004 che subentreranno ai consiglieri Siro Marrocu e Francesco Sanna dimissionari. Dall'esame degli atti redatti dagli Uffici centrali circoscrizionali del medio Campidano e di Carbonia - Iglesias relativi alle elezioni del 12, 13 giugno 2004 risulta che l'onorevole Siro Marrocu era stato eletto nella lista numero 14 del collegio del medio Campidano avente contrassegno 'Democratici di sinistra', i candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine Agus Tarcisio con cifra elettorale 2710 e Pisano Mariagrazia con cifra elettorale 374. L'onorevole Francesco Sanna era stato eletto nella lista numero 14 del collegio Carbonia - Iglesias avente il contrassegno 'La Margherita', i candidati della stessa lista del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine Tocco Giovanni con cifra elettorale 683 Dessì Antonio con cifra elettorale 183. Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni proclamo eletti i consiglieri regionali Giovanni Tocco e Tarcisio Agus che subentrano rispettivamente ai consiglieri Sanna e Marrocu. Costatatene la presenza li invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250. Invito i colleghi a presentarsi di fronte al banco della Presidenza.
( I consiglieri Tocco e Agus si avvicinano al banco della Presidenza.)
Do lettura della formula del giuramento, dopodiché i consiglieri Giovanni Tocco e Tarcisio Agus risponderanno giuro.
"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio Ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
TOCCO. Giuro.
AGUS. Giuro.
PRESIDENTE. Auguri, buon lavoro.
commi 2 e 3 dell'articolo54 del Regolamento. (185)
PRESIDENTE. Bene se abbiamo finito i convenevoli, come si dice, poi magari avete tempo di salutarli perbene, colleghi, facciamogli prendere posto. Proseguiamo nell'ordine del giorno, abbiamo, così come deciso in Conferenza dei Capigruppo, abbiamo previsto l'esame delle mozioni numero 181, numero 184 del interpellanza numero 23/A, la mozione numero 185 e la mozione numero 172, sono tutte mozioni rivolte all'Assessore regionale alla sanità abbiamo deciso di introdurle nell'ordine del giorno, sebbene in numero così consistente, con l'impegno dei presentatori a ridurre i tempi di presentazione e quelli della discussione per consentirci nella serata di esaminarle tutte. Iniziamo con la mozione numero 181 degli onorevoli Vargiu, La Spisa, Ladu e più sulle politiche regionale in materia di prestazioni per interventi riabilitativi con richiesta di convocazione straordinaria che appunto sta avvenendo. Nel frattempo comunico che l'onorevole Pisu è rientrato dal congedo. Mozione numero 181. Onorevole Vargiu, prego.
L'ordine del giorno reca discussione della mozione numero 181.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Vargiu - La Spisa - Ladu - Artizzu - Capelli - Farigu - Lombardo - Sanjust - Rassu - Petrini - Pittalis - Milia - Cappai - Lai Renato - Moro - Sanna Matteo - Liori - Murgioni - Gallus - Cuccu Franco Ignazio - Cassano - Pisano - Dedoni - Contu - Cherchi Oscar sulle politiche regionali in materia di prestazioni per interventi riabilitativi, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA:
- la deliberazione n. 8/16 del 28 febbraio 2006, paragrafo 1.3, che introduce la previsione di tetti massimi per il completamento dei cicli riabilitativi;
- la deliberazione n. 53/8 del 27 dicembre 2007, di adeguamento dei requisiti minimi, dei parametri di fabbisogno e del sistema di remunerazione delle attività sanitarie e socio-sanitarie di riabilitazione;
- la deliberazione n. 19/1 del 28 marzo 2008, di riorganizzazione della rete territoriale delle attività sanitarie e socio-sanitarie di riabilitazione globale;
PREMESSO che il contenuto di tali delibere incide in modo sostanziale sul complesso degli indirizzi regionali in materia di interventi riabilitativi, interessando l'intero settore accreditato pubblico e privato;
CONSIDERATO che:
- nei nuovi indirizzi regionali sembra registrarsi una significativa contrazione nell'erogazione delle prestazioni, non soltanto rispetto alle precedenti disposizioni regionali, ma anche rispetto alle stesse linee guida ministeriali del 1998;
- in particolare, le linee guida ministeriali stabiliscono il tetto di 240 giorni per il completamento dei cicli riabilitativi, ma sottolineano come tale tetto sia semplicemente da considerarsi un'indicazione di indirizzo di norma; le linee guida regionali ex delibera n. 8/16 del 28 febbraio 2006 stabiliscono invece il tetto massimo entro i 240 giorni, senza alcuna sottolineatura dell'elasticità della norma;
- ancora, le linee guida nazionali del 1998 introducono l'eccezione al tetto dei 240 giorni nelle gravi patologie a carattere evolutivo (quali ad esempio la sclerosi multipla e l'artrite reumatoide, che hanno particolare incidenza in Sardegna), nei pazienti con gravi danni cerebrali o disturbi psichici, nei pluriminorati, anche sensoriali, per i quali il progetto può estendersi senza limitazioni, mentre nelle linee guida regionali l'estensione del progetto è condizionata all'accertamento "di indicazioni e possibilità di effettivo contrasto della disabilità", dizione che potrebbe essere restrittivamente interpretata nei confronti dei pazienti sardi, condizionando l'erogazione delle prestazioni all'obiettivo del "miglioramento certo delle condizioni", che non appare conseguibile nelle gravi disabilità e in quelle progressive;
- il combinato disposto delle citate delibere comporta, inoltre, una rivisitazione degli standard organizzativi e di rapporto tra operatori e pazienti degli erogatori di prestazioni che, in particolare per le patologie più gravi, non appare compatibile con il perseguimento delle finalità di qualità dell'assistenza che rimangono l'obiettivo principale del sistema;
- da tale rivisitazione al ribasso degli standard qualitativi relativi agli organici discendono i noti esuberi di personale, che pongono centinaia di operatori sanitari e socio-sanitari sardi a rischio di perdita del posto di lavoro, espongono i direttori delle strutture erogatrici e il personale stesso a gravi rischi professionali, ma soprattutto comportano l'inevitabile scadimento della qualità della prestazione resa ai pazienti sardi;
- la delibera del marzo 2008, di riorganizzazione della rete territoriale delle attività di riabilitazione, stabilisce tetti di prestazioni per ciascuna struttura erogatrice senza preventivamente accertare il completamento del percorso di accreditamento istituzionale e, soprattutto, senza che in nessun modo possa essere compresa la sede in cui è stato realizzato lo studio di valutazione delle esigenze attuali dei singoli territori, indispensabile per poter effettuare una razionale attribuzione di quote su base territoriale;
- la normativa vigente individua comunque nell'Unità di valutazione territoriale (UVT) la sede complessa e polispecialistica più appropriata per la valutazione e per l'autorizzazione dell'erogazione delle prestazioni al singolo paziente;
- a tutt'oggi invece l'UVT rischia di essere un organo monocratico in cui un singolo specialista di struttura pubblica entra nel merito di prestazioni richieste da altro specialista, anch'esso di struttura pubblica;
- se tale orientamento sulle attività della UVT dovesse radicarsi, rischierebbe di venire meno lo stesso ruolo che la norma attribuisce all'UVT, di raccordo tra il medico che segue direttamente il paziente e la struttura aziendale della ASL, all'interno del quale, collegialmente e con la presenza di tutti gli specialisti competenti, possa essere data un'indicazione sull'interpretazione della norma generale, applicata al singolo caso in esame;
- qualora tale ruolo collegiale non venisse adeguatamente attribuito all'UVT, si rischierebbe di ricadere in un conflitto di interpretazioni tra specialisti, entrambi di struttura pubblica (quello che segue direttamente il paziente e quello dell'UVT), andando a configurarsi una situazione sulla quale già si è espresso il TAR Sardegna (con sentenza n. 706/2002) che nega che uno specialista del servizio pubblico possa "rivedere o correggere le valutazioni espresse dal medico di fiducia del paziente... sia perché tale potere non risulta attribuito da nessuna norma di legge e sia perché appare a dir poco discutibile la possibilità di uno specialista ASL di giudicare la correttezza della valutazione espressa da altro specialista";
SOTTOLINEATO che:
- l'intenzione più volte espressa da parte dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale di ridimensionare le prestazioni riabilitative erogate dalle strutture private accreditate a favore di quelle erogate dal sistema pubblico, in assenza di soggetti erogatori pubblici che possano nell'immediato sostituirsi all'erogatore privato e in presenza di standard operativi al ribasso, rischia di tradursi, invece, in una contrazione tout court della quantità e della qualità delle prestazioni erogate ai cittadini sardi bisognosi;
- tale volontà regionale di ridimensionare il settore accreditato privato a favore del pubblico appare come una mera esigenza politica, non supportata da alcuna indicazione operativa o normativa nazionale in tal senso e, peraltro, contraddetta dall'intenzione dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale di affidare ai privati la gestione delle strutture assistenziali RSA di imminente apertura nell'ambito del territorio della ASL n. 8;
- la prevedibile riduzione complessiva della qualità e della quantità delle prestazioni sanitarie riabilitative erogate dalla Regione Sardegna, che discenderebbe dal combinato disposto delle delibere citate in premessa, non sembra neppure discendere da una valutazione di eventuali scostamenti rispetto alla media nazionale delle prestazioni attualmente erogate ai cittadini sardi che ne hanno bisogno;
CONSIDERATO che:
- in particolare, neppure risulta che l'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale abbia svolto un accertamento di dettaglio sull'eventuale maggiore incidenza in Sardegna di alcune delle patologie (sclerosi multipla, SLA, artrite reumatoide e altre forme reumatiche e autoimmuni invalidanti, malattia di Alzheimer) che necessitano erogazione speciale di trattamenti riabilitativi secondo le linee guida ministeriali e che, secondo lo stesso Piano sanitario regionale 2006-2008, hanno comunque un'incidenza media regionale che si scosta negativamente rispetto alle medie nazionali;
- anche a seguito delle incongruenze suesposte, risulta che i lavoratori dipendenti dalle strutture che erogano prestazioni riabilitative, a rischio di licenziamento, abbiano avviato presso il TAR Sardegna un'azione tesa alla sospensione di alcune delle delibere sopra richiamate per salvaguardare i numerosi posti di lavoro messi in serio rischio dai nuovi indirizzi assunti dall'Assessorato;
- il maggior danno per lo scadimento dei livelli quantitativi e qualitativi delle prestazioni erogate verrebbe comunque pagato dai pazienti sardi, in particolare da quelli appartenenti alle classi economiche più disagiate, che non possono certo permettersi di integrare con risorse proprie le prestazioni terapeutiche negate dalla Regione;
- l'eventuale sospensione, anche temporanea, dei trattamenti rischia, inoltre, di determinare danni irreversibili in tutti quei pazienti che richiedono interventi terapeutici riabilitativi quotidiani per evitare di perdere la propria autosufficienza;
- l'eventuale perdita di autosufficienza, difficilmente recuperabile in tutte le patologie ingravescenti e progressive, comporta ricadute negative in termini di costi sociali che vanno ben al di là del modesto risparmio economico ottenuto attraverso la riduzione dei cicli di FKT,
impegna la Giunta regionale
1) a predisporre immediatamente uno studio di dettaglio sull'attuale livello di erogazione di prestazioni riabilitative ai pazienti sardi, verificando eventuali scostamenti della quantità di tali prestazioni rispetto alle medie nazionali e valutando quanta parte dell'eventuale scostamento sia correlabile alla maggior incidenza in Sardegna di alcune gravi patologie invalidanti a carattere evolutivo;
2) a sospendere le attuali assegnazioni di quote alle strutture accreditate, in attesa di effettuare un'attenta valutazione delle esigenze di terapie riabilitative nel territorio di ciascuna ASL della Sardegna e una precisa ricognizione sullo stato dei percorsi di accreditamento delle singole strutture riabilitative che operano in ciascun territorio;
3) a ridefinire gli standard operativi delle singole strutture accreditate, disegnando rapporti personale/pazienti che consentano agli operatori professionali di lavorare secondo coscienza e sicurezza e allontanino il rischio dello scadimento dei livelli di assistenza ai pazienti da parte delle strutture erogatrici;
4) a ridefinire il ruolo dell'UVT affinché esso si riappropri del ruolo di valutazione collegiale e interdisciplinare che è nello spirito della norma che lo istituisce;
5) a ridefinire e meglio specificare i parametri per l'estensione del diritto alle terapie riabilitative oltre i 240 giorni, con l'obiettivo di mantenere adeguati livelli di assistenza ai pazienti sardi, in particolare a quelli affetti da patologie invalidanti a maggior diffusione statistica in Sardegna;
6) ad attivare un tavolo di concertazione con le rappresentative dei dipendenti delle strutture erogatrici di prestazioni riabilitative, con l'obiettivo di evitare che il sistema possa perdere professionalità preziose e per trovare ricollocazione per gli eventuali esuberi,
impegna inoltre la Giunta Regionale
a riferire quanto prima in Consiglio sulle motivazioni di carattere politico ed economico-sanitario che indurrebbero a preferire l'erogazione pubblica diretta delle prestazioni sanitarie nel settore riabilitativo, specificando nel dettaglio quale sistema di monitoraggio della qualità e quantità delle prestazioni si intenda adottare per evitare che siano i pazienti sardi a pagare i maggiori costi della fase di transizione.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì Presidente, io la ringrazio, vorrei preliminarmente, però, rispetto all'introduzione della mozione numero 181, avere qualche chiarimento sul meccanismo con cui le mozioni verranno discusse in Consiglio, perché è assolutamente vero che lei in Conferenza dei Capigruppo ha rappresentato l'esigenza che, essendo mozioni rivolte tutte all'Assessore della sanità, si cercasse di trovare la maniera per svolgerle nel modo più congruente rispetto a quelle che erano le esigenze del Consiglio.
Sono le ore 18, le mozioni sono tre, arrivano tutte quante in Consiglio - addirittura quattro, io avevo soltanto la numero 181, 185 e 184 - in un tempo che purtroppo, non certo per volontà del Presidente del Consiglio, è già inoltrato rispetto all'orario normale di discussione. Volevo sapere se la conclusione, nell'ambito della serata, della discussione delle mozioni dovesse significare sostanzialmente che si va a oltranza, sino a quando le mozioni non vengono completate, se questa è quindi l'idea che la Presidenza del Consiglio aveva, in modo che ci possiamo poi organizzare di conseguenza.
PRESIDENTE. Sì, grazie, onorevole Vargiu. Noi abbiamo deciso, di fatto, di inserire tutte le mozioni e le interpellanze, che erano numerose, tutte quelle richieste dall'opposizione in buona sostanza, non quantificando dei tempi, ma semplicemente stabilendo che ci saremmo sforzati di ridurre le illustrazioni e il dibattito all'interno dei dieci minuti. Quindi, lavoriamo per cercare, entro la serata, di concludere gli argomenti, anche perché poi abbiamo chiesto la disponibilità dell'Assessore per la serata, quindi questo è anche il tema. Quindi, onorevole Vargiu, restiamo a questo, vediamo poi come andiamo avanti. Ovviamente, abbiamo iniziato con molto ritardo, ma questo sarà oggetto di una comunicazione a fine serata, perché è una prassi oramai quella di iniziare molto oltre il tempo previsto dalla convocazione. Prego, onorevole.
VARGIU (Riformatori Sardi). Benissimo, io, per quanto mi riguarda, allora cercherò di rispettare l'impegno preso in questo momento di stare entro i dieci minuti nell'illustrazione della mozione numero 181, che è l'unica che devo illustrare direttamente. La mozione è sostanzialmente finalizzata ad avere l'introduzione in Aula di un ragionamento che riguarda i temi della riabilitazione, ragionamento che le minoranze che hanno firmato, chiarendo la convocazione urgente del Consiglio, la mozione numero 181, reputano non differibile, in quanto, purtroppo, sui temi della riabilitazione si è scritto molto, anzi moltissimo, dalla legge numero 10 sino al Piano sanitario regionale, sino a tutte le delibere attuative della Giunta che hanno, su questo argomento, scritto e messo dei paletti che dovevano servire a un miglior utilizzo da parte… Presidente, è molto fastidioso…
PRESIDENTE. Ha ragione. Chiedo scusa, colleghi, abbiamo perso molto tempo per iniziare, quindi c'è stato tutto il tempo per scambiare quattro chiacchiere con i colleghi. Adesso, se i colleghi vogliono chiacchierare, escono fuori e consentono a chi invece intende ascoltare, e parlare soprattutto, di procedere in silenzio. Prego.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, anche perché, colleghi, sarebbe tutto sommato un tema su cui l'Aula potrebbe anche dedicare qualche istante di interesse e di attenzione, perché non è un tema neutro, ed è un tema che in varie riprese, sia da parte della Commissione sanità, ma anche da parte delle altre Commissioni dell'intero Consiglio, è stato affrontato, un tema che è stato introdotto da diverse interrogazioni e interpellanze, e soprattutto è un tema che è fortemente all'ordine del giorno della nostra comunità, sia per quanto riguarda l'aspetto lavorativo, nel senso che, come voi sapete, nel settore della riabilitazione opera comunque in Sardegna una quantità di operatori professionali tali, per cui ogni eventuale cambiamento dell'organizzazione del settore non è neutro rispetto alle ricadute dal punto di vista del lavoro in Sardegna. Ma soprattutto è centrale per quanto riguarda l'assistenza al paziente, nel senso che l'Assessorato della sanità, nel tempo, ha fatto partire, ha attivato una serie di iniziative che, almeno dal punto di vista formale, avevano come obiettivo quello di mantenere e di accentuare la centralità del paziente nel sistema sociosanitario sardo. Allora, la centralità del paziente, ovviamente, significa che rispetto al passato il paziente deve essere servito dal sistema sanitario in modo più efficiente, più efficace e più appropriato. Quindi, questo fondamentalmente è l'argomento in discussione. Ciò che si è fatto dalla legge numero 10 in poi, quindi attraverso i PLUS, attraverso il Piano sanitario e attraverso le delibere attuative della Giunta è qualcosa che sta andando nella direzione di una miglior centralità del paziente, soprattutto del paziente che ha bisogno di una terapia riabilitativa, oppure è qualcosa che sta creando dei problemi al paziente e che, conseguentemente, li sta creando anche al sistema che nel suo complesso garantisce l'assistenza a questo tipo di paziente? Quindi, questa è la domanda che viene posta in maniera appropriata attraverso la mozione che abbiamo in discussione. E perché viene posta? Viene posta perché la Giunta non è che sia rimasta immobile in questi anni, nel senso che, comunque sia, il meccanismo funzionava in Sardegna in un certo modo. La Giunta ha espresso una serie di proprie idee di carattere politico e di carattere tecnico- organizzativo che vanno verso la ristrutturazione di questo meccanismo di funzionamento; ad esempio, la Giunta ha più volte espresso la sua forte volontà di privilegiare il sistema dell'assistenza pubblica, accreditata rispetto a quella dell'accreditamento privato, e quindi ha espresso la propria forte volontà di trasferire il maggior numero di prestazioni possibili dal sistema privato accreditato al sistema pubblico accreditato. Questa è ovviamente un'idea e una volontà di carattere politico della Giunta di cui la minoranza può semplicemente prendere atto, ma nel prendere atto la minoranza si interroga se, effettivamente, la qualità della prestazione che viene offerta seguendo questo indirizzo di modifica della fornitura delle prestazioni si stia realizzando o no, nel senso che la Giunta regionale, il Governo regionale sono padronissimi di riportare alcune prestazioni o molte prestazioni dal sistema privato al sistema pubblico; ciò che la minoranza nella sua azione di controllo deve fare è verificare se questa attribuzione politica che la Giunta intende portare avanti comporta o non comporta problemi al paziente, anzi, io direi se comporta miglioramenti della qualità dell'assistenza al paziente, come dovrebbe essere logico e dovrebbe essere l'obiettivo della Giunta, o se questo non si sta verificando. Ecco, la nostra convinzione, purtroppo, è che questo non si stia verificando, e c'è una serie di rilevatori che ci consentono di sostenere questa tesi. Siamo convinti che questo non si stia verificando intanto perché vediamo che una serie di affermazioni fatte dalla Giunta sono rimaste affermazioni di tipo apodittico, che non hanno poi una ricaduta concreta nelle cose che si verificano e che si realizzano, e che una serie di interpretazioni, di indicazioni provenienti dagli stessi parametri nazionali sono interpretate in Sardegna in maniera tale da essere riduttive rispetto alle esigenze del paziente, e che tutti quei meccanismi di presa in carico individuale, che sarebbero stati considerati e sarebbe stato possibile considerare meccanismi virtuosi perché avrebbero consentito al sistema sanitario di prendersi carico del singolo paziente, verificando e valutando le condizioni del singolo paziente, quindi prescrivendo dei piani terapeutici individualizzati, in realtà, non si stanno realizzando in Sardegna. Mi spiego meglio: ci sono una serie di indicazioni nazionali che sostanzialmente dicono che il paziente va trattato, il paziente che ha necessità di riabilitazione, quindi un paziente che è il più variegato possibile, perché è il paziente affetto da malattie croniche di carattere degenerativo, dall'artrosi all'artrite reumatoide, ma è anche quello che è affetto da gravi episodi vascolari, che ha avuto un ictus, che ha avuto un episodio di salute che ne ha comunque menomato le proprie condizioni di vita e di esistenza. Bene, secondo la valutazione delle linee guida nazionali, questo è un paziente che deve essere preso in carico e deve essere seguito affinché sia riportato nelle migliori condizioni, nelle condizioni fisiche ottimali. Ovviamente, questa interpretazione è un'interpretazione che lascia aperta un'ampia fascia grigia, cioè, oltre a esserci pazienti che attraverso la riabilitazione tornano normali, c'è un'ampia fascia di pazienti che non ritorna normale, ma che, non ritornando normale, se sostenuto attraverso interventi di riabilitazione costanti riacquisisce l'autosufficienza o, comunque, non regredisce a condizioni che sono sempre più di disabilità e di non autosufficienza, mentre se è affiancato costantemente, ovviamente, tende a mantenere condizioni di vita e personali più accettabili che sempre di più si avvicinano all'autosufficienza, il che non è, oltretutto, neanche un qualche cosa neutro dal punto di vista degli oneri sociali, anche se fossero oneri sociali non a carico della Regione, perché voi sapete meglio di me che un paziente che non ha l'autosufficienza ha diritto a una serie di provvigioni complessive da parte del sistema che comunque qualcuno paga. Basterebbe pensare alla cosiddetta "indennità di accompagnamento" che è una provvigione statale, che accompagna il paziente non autosufficiente, per comprenderci come l'assenza o la presenza dell'autosufficienza del paziente è automaticamente un fatto che ha una ricaduta comunque nell'impegno oneroso sociale. Ma si potrebbe pensare anche ad altri parametri indiretti; basterebbe pensare a quanti pazienti in Sardegna, o a quanti familiari di pazienti in Sardegna usufruiscono della legge numero 104, che è una legge che, sostanzialmente, consente ai familiari di persone che abbiano necessità di un impegno sanitario costante di affiancare i propri familiari; è evidente che un paziente autosufficiente non ha bisogno di una "104", è evidente che un paziente non autosufficiente ha molto più frequentemente bisogno di una "104", quindi ha molto più frequentemente bisogno di un supporto familiare, il che significa che ci sono persone che sono autorizzate, per alcuni giorni al mese, a non andare al lavoro, e questo ovviamente è un costo sociale, così com'è il costo sociale anche dei non autorizzati alla "104" che sono comunque costretti a fornire opera di assistenza che non viene più fornita dal sistema sociosanitario ai propri familiari e, ovviamente, mentre gliela forniscono sottraggono tempo al lavoro e hanno comunque quindi un costo sociale che è un costo oneroso. Devo anche dire che, oltretutto, la sottrazione della terapia fisica comporta, ovviamente, l'incremento della terapia farmacologica, perché questo è assolutamente evidente, anche ... fatti. Cioè, un paziente che avesse, cerchiamo di parlare in termini non medici per comprenderci, un paziente che avesse problemi alle articolazioni e che non ha il supporto della terapia fisica da parte del sistema sanitario, beh, inevitabilmente è costretto a prendere dei farmaci che riducono i dolori alle articolazioni che non lo riqualificano dal punto di vista esistenziale né dal punto di vista dell'autosufficienza, che magari gli fanno ulteriore danno, perché il professor Gessa ci ricorderebbe che i farmaci sono comunque tutti dei veleni e quindi hanno tutti, comunque, degli effetti collaterali più o meno pesanti, e questo comporta che ci sia comunque un incremento di una spesa in un settore diverso rispetto a quello dove si esercita un risparmio. Basterebbe pensare ai pazienti affetti da sclerosi multipla che, purtroppo, in Sardegna sono una fascia importante della nostra popolazione che, ovviamente, hanno bisogno di un intervento di tipo riabilitativo che sia costante per poter mantenersi in una efficienza fisica che sia quanto più possibile vicina a quella dell'autosufficienza, quella che consente di essere ancora inseriti in un processo lavorativo, quella che consente comunque di essere un punto di riferimento ancora per se stessi e per le proprie famiglie. Tante volte abbiamo chiesto all'Assessorato di farci capire se sia stato fatto uno studio propedeutico per capire quanto in Sardegna questo panorama si discosti da quello nazionale, quindi per poter dire e capire quale sia l'atteggiamento differente da tenere rispetto a quello nazionale. Allora la risposta che in Sardegna si vorrebbe dare a questo è una risposta che, tutto sommato, dal punto di vista dell'approccio singolo ha anche un senso, perché l'Assessorato dice: facciamo dei piani individualizzati, con i piani individualizzati cerchiamo di capire la situazione di ciascun singolo paziente e non sprechiamo niente che non debba essere sprecato, ma non rinunciamo a concedere neanche niente che debba essere necessario. Purtroppo questo ragionamento è però sino a oggi soltanto sulla carta, perché non sono state attivate in realtà unità di valutazione territoriale, quindi, sostanzialmente non esiste la struttura se non assolutamente monocromatica e quindi non quella interdisciplinare polispecialistica che ci dovrebbe essere, che valuta il singolo paziente, e quindi non esiste la possibilità di avviare il paziente a un percorso che sia personalizzato. Per cui, nel frattempo che vengono attivate queste strutture, i pazienti che avrebbero bisogno di trattamenti di riabilitazione assolutamente personalizzati non hanno niente, e questo, come sempre, come tante volte abbiamo in quest'Aula sostenuto, non va a discapito dei sardi, va a discapito di un pezzo dei sardi, dei sardi poveri, di quelli che hanno minor tutela sociale, perché, tutto sommato, i sardi benestanti, se ne sono rimasti, quindi i sardi che hanno una qualche capacità economica, tutto sommato hanno la possibilità di accedere a trattamenti di riabilitazione di fisiokinesiterapia che comunque comportino la riduzione del rischio della perdita dell'autosufficienza e il mantenimento di condizioni esistenziali che siano quanto più possibili accettabili. Chi invece paga il prezzo più alto dell'assenza di una risposta da parte del servizio pubblico sono quei famosi deboli che il presidente Soru, all'inizio di questa legislatura, aveva detto avrebbe difeso durante l'azione di questa legislatura. Questi deboli, che non hanno risorse economiche, che non hanno relazioni sociali, che non hanno la possibilità di supportarsi da soli e quindi in qualche maniera di sostituire la carenza del sistema sanitario nazionale e regionale, sono quelli che oggi pagano in maniera più alta questa fase di assoluto disorientamento del sistema. Quindi, questa è a oggi la situazione, si chiede all'Assessore regionale della sanità, alla Giunta e all'intera maggioranza di voler dare, su questi argomenti, un segnale forte che, possibilmente, preceda gli stessi segnali che il Tribunale Amministrativo Regionale andrà a dare nei prossimi giorni sulla base dei multipli ricorsi che sulla materia sono stati opposti alle delibere non coerenti della Giunta regionale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. Ho iscritto a parlare l'onorevole Licandro, al quale do la parola per cinque minuti.
Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, sarei voluto intervenire nella mozione 181 sulle prestazioni degli interventi riabilitativi, rinuncio all'intervento nell'ottica di ridurre un po' i tempi perché ho due mozioni da presentare, la numero 184, cercherò di rimanere all'interno dei 10 minuti, ma la mozione numero 185, che parla di continuità assistenziale avrò necessità dei tempi che normalmente vengono concessi per illustrarla vista la complessità dell'argomento. Grazie.
PRESIDENTE. Dunque, adesso stiamo alla mozione numero 181 onorevole Licandro, apriamo la discussione sulla numero 181, se ci sono naturalmente colleghi iscritti a parlare...
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Io faccio un brevissimo intervento e mi riallaccio in parte ad alcune considerazioni svolte testé in aula dall'onorevole Vargiu, perché non posso esimermi, assessore Dirindin, dal domandarle un intervento affinché gli ammalati tracheotomizzati, e in particolar modo quelli affetti da sclerosi laterale amniotrofica, possano disporre tempestivamente dei Presidi. Mi riferisco ai sussidi tecnico-sanitari, al gruppo di continuità, ai sintetizzatori, ma, soprattutto, al personale infermieristico specializzato. Mi risulta che in diversi casi sono costretti a restare fino a cinque mesi nei reparti di rianimazione per incomprensibili ritardi che evidentemente ricadono sui familiari che sono costretti a vivere in modo drammatico un'esperienza di per sé difficile, difficile per le conseguenze che determina all'interno della famiglia. Ciò, soprattutto quando ci sono bambini, ma anche quando l'ammalato convive con genitori molto anziani, a loro volta non autosufficienti. Anche le più apprezzabili iniziative assunte dall'Assessorato per far fronte a queste situazioni, rischiano di essere cancellati da casi come quelli, Assessore, a cui ho fatto riferimento, senza dimenticare che con la permanenza nelle rianimazioni aumentano i costi della sanità e si riducono quegli spazi che servono per interventi tesi a salvare la vita ai cittadini.
Credo che questo problema dei tempi, della sollecitudine della realizzazione di interventi veramente mirati e rapidi, sia una questione veramente importante e quindi, Assessore, le chiedo davvero un'attenzione particolare su questo problema, relativamente soprattutto agli infermieri specializzati. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io non credo di dover aggiungere molte parole all'illustrazione dell'onorevole Vargiu e pur tuttavia riterrei di calare un po' più nel dettaglio le osservazioni che sottendono alla mozione presentata. Veda, in Sardegna, da quando è nata questa Giunta, da quando è presente questo Assessore, si è voluta fare una riforma, come dire, forte della sanità, come tante altre riforme, intendo dire, che si sono accennate anche in altri settori, rovinando quel poco che già esiste. Io penso che il malato, colui il quale è la persona più debole, quella per cui ci si dovrebbe sacrificare in qualunque modo per assisterlo con dovizia, soprattutto quelli più deboli che non hanno neanche la capacità di poter avere delle prestazioni alternative, credo che dovrebbe avere quella tutela giusta che oggi non si ha. E allora mi chiedo qual è la volontà che porta quest'Assessorato della sanità, questa Giunta e questa maggioranza, aggiungo io, a smantellare un sistema privatistico che sino ad oggi ha garantito la non presenza del pubblico, di voler tenere fermo qualunque tipo di prestazione, non essendoci a oggi un'alternativa seria e puntuale da parte del Servizio sanitario regionale. Io mi chiedo qual è la volontà? Quella di dire che l'AIAS deve sparire? Quella di dire che le altre case che hanno prestato servizi debbono sparire? Io credo che questo non sia un ragionamento.
La prima dotazione è quella di dire: creo delle strutture adeguate perché possano essere di servizio a chi ha necessità di quelle prestazioni sanitarie; successivamente posso dire che vado a contrattare col privato condizioni diverse se hanno posto delle condizioni monopolistiche, ma sino a prova contraria io non posso andare a distruggere, come è stato fatto anche in altri settori, pur di dire che si è chiuso e si è fatta una riforma pur che sia, perché questo si fa sulla pelle degli ammalati, soprattutto su quelli più deboli, su quelli che hanno bisogno di maggiore incidenza sociale e di maggiore tutela sociale.
Ecco, io non voglio andare a cercare altri aspetti, perché credo che entreremo negli argomenti per le altre mozioni presenti, dove vedremo ancora una volta le condizioni certamente non felici di queste grandi intuizioni poste dall'assessore Dirindin, pensando di calare nel sistema regionale dove c'è una diversa connotazione geografica, orografica, di viabilità, di strutture, assimilarla a quello che è la Lombardia o qualcosa di simile. Quando si fanno paragoni e non si hanno riscontri, quando non si ha la contezza di dare un servizio in una determinata ambientazione ben diversa da quella dove le scritturazioni e i libri possono dare delle indicazioni, ma poi nel concreto il servizio sappiamo quello che è e quello che avviene, ma potremmo anche, e credo che riprenderemo la parola per dire come, invece, questo Assessorato mi pare sempre più un Assessorato all'edilizia della sanità, anziché un Assessorato che dia servizi seri verso chi è debole e verso chi ha necessità di essere tutelato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
Assessore, le ricordo che ha dieci minuti di tempo per rispondere.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, per rispondere alle domande che sono state presentate prima mi sembra opportuno fare una breve analisi del contesto, come è stato richiesto, in modo da far capire quali sono gli elementi che hanno portato quest'Amministrazione regionale a dare adempimento, fra l'altro, al Piano sanitario regionale approvato da questo Consiglio per quel che riguarda la riqualificazione dell'assistenza riabilitativa nella Regione. Faccio presente che questa Regione si caratterizza, e si tratta di un tema che noi stiamo cercando di superare, per l'assoluta assenza di assistenza riabilitativa ospedaliera. I posti letto ospedalieri di riabilitazione in questa Regione sono 0,03 posti letto per 1000 abitanti quando la media nazionale è più di 10 volte tanto. Noi abbiamo la quasi totale assenza di posti letto post-acuti per la riabilitazione dentro gli ospedali ed è stato previsto un aumento consistente dei posti letto di riabilitazione e recupero funzionale e anche di riabilitazione intensiva, come ad esempio la neuro- riabilitazione. Il primo problema è questo: mancano i posti letto di riabilitazione ospedaliera, sul quale il Piano ha deciso di porre rimedio.
Il secondo problema riguarda il fatto che, invece, i posti letto di riabilitazione territoriali sono di gran lunga superiori a quelli della media delle altre Regioni. Certamente questa maggiore dotazione di posti letto residenziali e semiresidenziali ha supplito alla carenza di posti letto ospedalieri, ma ha supplito in maniera adeguata, come viene riconosciuto da chiunque; ha supplito in maniera adeguata perché non tutti i trattamenti riabilitativi possono essere fatti in regime post-acuto sul territorio, in molti casi hanno bisogno di un trattamento anche ospedaliero. I posti letto extra ospedalieri sono circa il doppio rispetto alla media delle altre Regioni d'Italia per 100 mila abitanti e i posti letto di riabilitazione territoriale sono, come è stato detto, principalmente, prevalentemente di tipo privato. Abbiamo un numero di centri presenti sul territorio di offerta di posti letto di riabilitazione territoriale che pone la Sardegna, quanto a numerosità dei centri, al terzo posto in Italia quanto a numero di centri presenti, quindi una frammentazione estremamente elevata e una diffusione sul territorio di questi centri che suppliscono ad altre carenze che, invece, devono essere più adeguatamente soddisfatte.
Quanto al numero di utenti trattati - si tratta sempre di dati ministeriali che in parte ho già avuto occasione di rappresentare in quest'Aula in precedenza -, la Sardegna presenta una caratteristica particolare da molti anni sui dati disponibili, ed è quello che il numero di persone trattate in riabilitazione extra ospedaliera è inferiore per 100 mila abitanti a quello che succede nel resto d'Italia, ma si tratta di persone che sono trattate per un periodo di tempo molto più lungo che nel resto d'Italia, quindi la capacità di rispondere a un numero di pazienti che una volta che iniziano un trattamento proseguono quel trattamento molto più a lungo di quanto normalmente sembrerebbe ragionevole prevedere. Lo stesso avviene per l'assistenza ambulatoriale, per la quale abbiamo un numero di prestazioni di riabilitazione quasi doppio, dell'80 per cento superiore alla media del resto d'Italia. E' ovvio che non si tratta di semplici numeri, è ovvio che si tratta di valutare rispetto all'esigenza reale della popolazione, ma delle differenze così consistenti non possono che essere oggetto di un'analisi attenta rispetto alla capacità di dare una risposta qualificata. Faccio presente che con rispetto alla dotazione di personale per posto letto extra ospedaliero anche qui abbiamo un'anomalia, perché abbiamo una dotazione di personale che è di oltre il 20 per cento superiore, per posto letto, rispetto alla media delle altre regioni. Quindi, una struttura di offerta con delle anomalie che meritano di essere prese in considerazione attentamente, ma è soprattutto rispetto alla capacità dell'offerta di dare risposte adeguate che abbiamo fatto un'attenta valutazione. La valutazione è stata fatta non soltanto rispetto all'applicazione delle linee guida nazionali, che sono state emanate nel maggio del '98 e che non erano mai state recepite in questa Regione e sono state recepite da questo Esecutivo. Inoltre è stato fatto, nel giugno 2006, un'analisi dell'utenza trattata nelle strutture extra ospedaliere, analisi - cito soltanto due risultati - che provengono dalle dichiarazioni dei centri che attualmente offrono prestazioni di riabilitazione extra ospedaliere. Analisi che ha portato a conclusioni che meritano di essere prese in considerazione per migliorare, appunto, la qualità dell'assistenza. Da questo risulta che oltre il 50 per cento dei pazienti trattati ha prognosi di recupero nulla o minima, il che vuol dire che non si tratta più di pazienti che hanno bisogno e possono avere ri-abilitazione, come dice l'Organizzazione mondiale della sanità, come dice il Ministero della salute, la riabilitazione serve per recuperare le abilità che sono state perse, ma sono pazienti che molto spesso hanno bisogno di custodia, di tutela, di interventi di tipo socio-assistenziale, oppure socio-riabilitativo, ma solo in minima parte hanno possibilità di avere un intervento riabilitativo in senso tecnico. Inoltre, risulta dalle rilevazioni fatte direttamente attraverso i centri, almeno l'11 per cento dei trattamenti erogati si è rilevato inappropriato. Quindi, una qualità dell'assistenza che può essere migliorata, come succede in molti altri settori, ovviamente, ma rispetto al quale avevamo il dovere di cercare di porre rimedio. Si è rilevata una insufficiente possibilità di accesso a trattamenti di adeguata intensità e di alta intensità nella fase post-acuta per i quali abbiamo previsto dei posti letto ad alta intensità, concentrati in poche strutture regionali, in modo che immediatamente dopo la dimissione dal ricovero ospedaliero possano essere trattati in centri adeguati. Si è rilevato un elevato utilizzo della riabilitazione domiciliare, quasi praticamente assente o comunque molto poco diffusa in tutto il resto del Paese e soprattutto si è rilevato che avviene per periodi eccessivamente lunghi. Si è rilevata una prevalenza di interventi di natura, come ho detto, sociosanitaria o socio-assistenziale di cui i pazienti possono avere bisogno, ma in quanto tale richiedono una classificazione adeguata e una remunerazione adeguata per il tipo di trattamento: se il trattamento è di natura socio-assistenziale non può essere remunerato con una tariffa di trattamento sanitario. Poi, si è soprattutto rilevato un insufficiente trattamento ambulatoriale per alcune patologie post acuzie e soprattutto per alcuni gruppi di pazienti - come sa bene quest'Aula perché più volte ne abbiamo discusso - ad esempio per l'autismo, per deficit cognitivi importanti e per altre patologie sulle quali abbiamo gradualmente attivato il rafforzamento della capacità di dare risposta. Infine, si è rilevata una distribuzione sul territorio dell'offerta assistenziale da parte di questi centri non uniforme e quindi la necessità di costruire una vera e propria rete che consenta in tutto il territorio della regione di avere una risposta assistenziale. E' stato inoltre fatto, proprio perché è stato chiesto, qual è la base di conoscenze su cui poggiano i numerosi provvedimenti di riqualificazione dell'assistenza; oltre a quello che ho detto è stata fatta anche un'analisi attenta degli assistiti che hanno subìto dei ricoveri ospedalieri per malattie acute ad esito potenzialmente invalidante, per il quale possono essere necessari trattamenti post acuti. Questo è stato fatto sui flussi di ricovero 2001-2006 e stiamo per pubblicare i risultati di questa indagine.
Quindi, una serie di problematiche che sono conseguenti alla carenza di un'offerta pubblica e soprattutto di una programmazione in questo settore che hanno comportato ingenti impegni di risorse finanziarie per remunerare le prestazioni erogate, ma la necessità anche di riqualificare complessivamente l'assistenza. In questi mesi sono stati fatti passi avanti, certamente non sono tutti quelli che sono necessari, è stata fatta una riclassificazione di tutti i pazienti attraverso l'unità di valutazione territoriale che è vero, non funzionano ancora tutti alla perfezione, ma che hanno incominciato a funzionare in alcune realtà molto bene, in altre meno bene, per classificare il paziente in base alle effettive esigenze di questi stessi pazienti. Abbiamo, ricordo, previsto un potenziamento delle strutture sul territorio e una diversificazione di queste strutture, abbiamo anche - proprio affinché i presentatori della mozione si possano rassicurare rispetto a obiettivi che forse possono apparire persecutori - abbiamo noi, questo Esecutivo ha previsto la remunerazione delle prestazioni che dal 2000 erano ferme nonostante la legge nazionale dicesse che le tariffe per le prestazioni, comprese queste della riabilitazione, devono essere adeguate almeno ogni tre anni. L'abbiamo fatto perché la legge lo prevede e riteniamo che sia giusto farlo e l'abbiamo fatto. Quindi, abbiamo ritenuto di pagare bene nel rispetto della norma ciò che risponde alle esigenze dei pazienti e ciò che può essere migliorato abbiamo previsto di migliorarlo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente. Devo dire che purtroppo non è facile trovare un canale che sia di comunicazione con questa Giunta regionale, non perché l'Assessore non venga in Aula a dare dei dati, ma in quanto chiaramente o si segue un filo di ragionamento e si dà una risposta sul funzionamento dei servizi sanitari in Regione, oppure chiunque viene e dà dati estemporanei di cui è in possesso senza che questi siano coerenti con un ragionamento complessivo. Nel senso che all'Assessore noi chiedevamo di avere una garanzia che nella realizzazione di una serie di obiettivi politici della sua Giunta - sui quali noi possiamo essere in accordo o in disaccordo, ma comunque sono rispettabili in quanto l'autorizzazione al governo regionale oggi è in mano a chi è in maggioranza, non certo a chi è in minoranza e all'opposizione - che durante la fase di realizzazione di questi obiettivi non ci fossero delle riduzioni nel livello delle prestazioni fornite ai pazienti sardi. L'assessore Dirindin ha snocciolato una serie di dati sui quali in nessuna maniera ovviamente noi possiamo controvertire, nel senso che l'Assessore dice che c'è un numero più basso di trattati nelle strutture riabilitative che però vengono trattati per un periodo di tempo più lungo, ci dice che ambulatorialmente, invece, c'è un numero di interventi che è superiore dell'80 per cento al resto dell'Italia, beh, noi vorremmo, se fosse possibile, su questi dati interloquire, nel senso che sarebbe interessante, per esempio, capire qual è la percentuale di incidenza delle malattie reumatiche in Sardegna rispetto al resto dell'Italia, qual è l'incidenza delle malattie di carattere artrosico rispetto al resto dell'Italia e delle malattie di carattere autoimmune nel resto dell'Italia. Vorremmo capire dall'Assessore qual è il grado di copertura dei pazienti affetti da sclerosi multipla, ad esempio, perché vero è che l'indicazione delle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità per il raggiungimento di obiettivi di salute è quella di mirare al miglioramento delle condizioni di salute e quindi al raggiungimento della riabilitazione e quindi è evidente che le pratiche di carattere riabilitativo devono avere come obiettivo il miglioramento, però ci sono delle patologie in cui è fondamentale anche raggiungere il non peggioramento, nel senso che patologie come la sclerosi multipla, che sono patologie purtroppo progressive ingravescenti, come quelle di carattere reumatico o quelle di carattere artrosico, per il paziente già l'obiettivo del mancato peggioramento è un obiettivo virtuoso, perché? Perchè un paziente affetto da sclerosi multipla o da una malattia reumatica è un paziente che può essere autosufficiente a tutti gli effetti, è un paziente che può essere integrato pienamente nel ciclo lavorativo, è un paziente che può rappresentare comunque un punto di riferimento nella propria famiglia. Se non ha il supporto dell'attività riabilitativa che gli consente di rimanere in quelle condizioni esistenziali e se il supporto farmacologico alternativo non è sufficiente, beh insomma, è evidente che si vanno a pagare dei costi sociali altissimi, perché l'autosufficienza viene persa, quindi non ci si può trincerare di fronte al ragionamento: ma non migliora! Perché vale e vale altrettanto il ragionamento dell'evitare di peggiorare, quindi avere i numeri su queste valutazioni è ovviamente una cosa importantissima, poi ripeto, è evidente, l'Assessorato lo ha dichiarato a più riprese, che ci sono delle anomalie all'interno del mondo dell'assistenza riabilitativa in Sardegna e l'Assessorato si presuppone l'obiettivo che considera virtuoso di modificare queste anomalie, di ridurle, di ritornare verso parametri che siano quanto più possibile vicini a parametri nazionali.
Ma, noi vorremmo capire intanto se i parametri nazionali sono congruenti per le esigenze specifiche della Sardegna, per le patologie che specificamente si trovano in Sardegna, ma soprattutto vorremmo capire se il momento di transizione nel passaggio, nel cambiamento che è un cambiamento considerato virtuoso e che ovviamente anche noi consideriamo in molte parti virtuoso perché quando andiamo a ragionare della presenza dei letti di riabilitazione e di riabilitazione riconvertiti all'interno delle strutture che consentano un trattamento ospedaliero immediato e forte di patologie che hanno bisogno di questo, non può essere che considerato virtuoso quest'atteggiamento, però vorremmo capire se nel frattempo che questo avviene i pazienti sardi sono abbandonati a se stessi oppure se esistono delle strutture forti che comunque se li prendano in carico, vorremmo capire se le unità di valutazione territoriale funzionano o non funzionano, perché sapere che in certe realtà non funzionano bene non è un dato che non ha bisogno di commenti, significa che ci sono pazienti che non sono seguiti, quindi significa che ci sono pazienti che stanno peggiorando, che stanno perdendo l'autosufficienza, quindi non si tratta semplicemente di un dato statistico o burocratico statistico, è un dato che ha una ricaduta sostanziale sulla vita quotidiana di nostri corregionali i quali hanno dei problemi di qualità della salute e questo...
PRESIDENTE. Prego concluda.
VARGIU (Riformatori Sardi). E'questo professoressa, il problema che noi abbiamo posto oggi in Aula e sul quale avremmo voluto avere delle risposte un po' più puntuali di quelle che lei ci ha fornito.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. La mozione va in votazione.
DEDONI (Riformatori Sardi). Votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta fatta dall'onorevole Dedoni?
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
Se due segretari si accomodano e ci assistono...
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 181.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Meloni e Tocco hanno votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pittalis - Randazzo Vittorio - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Licheri - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Balia - Ibba - Masia - Uggias.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 71
votanti 66
astenuti 5
maggioranza 34
favorevoli 28
contrari 38
(Il Consiglio non approva.)
L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 184 che è abbinata all'interpellanza numero 23/A. La mozione è dell'onorevole Licandro, Capelli e più.
(Si riporta di seguito il testo della mozione e dell'interpellanza:
Mozione Licandro - Capelli - Rassu - La Spisa - Contu - Pittalis - Petrini - Sanjust - Amadu - Cappai - Lombardo - Cherchi Oscar - Pileri - Diana - Liori - Artizzu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Milia - Gallus - Ladu - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Vargiu - Pisano - Cassano - Dedoni - Farigu sulla distribuzione diretta nelle Province di Oristano e di Nuoro degli ausili per incontinenti, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALEPREMESSO che:
- la ASL n. 5 di Oristano e quella n. 3 di Nuoro hanno iniziato nei mesi scorsi la distribuzione degli ausili per incontinenti direttamente o presso il domicilio dei pazienti;
- già più di una volta, in questa e nella scorsa legislatura, sono state avanzate numerose perplessità per una situazione che di fatto rappresenta una palese violazione dei diritti alla privacy, in quanto obbliga il cittadino a ricevere un voluminoso quantitativo di pannoloni ed altro alla presenza dei vicini, costringendolo, sia pure indirettamente, a rendere nota la propria patologia con evidente e comprensibile imbarazzo;
AGGIUNTO che:
- la suddetta consegna avviene spesso con notevoli ritardi, con conseguente disagio da parte degli utenti (nel mese di aprile molti pazienti sono rimasti senza fornitura perché gli uffici della ASL non erano pronti a gestire la nuova situazione);
- nonostante le comunicazioni inviate alle farmacie, che riferivano di direttive impartite dalle aziende ASL in merito al diritto di libera scelta dei presidi da garantire ai pazienti, le autorizzazioni mensili per il ritiro degli ausili stessi in farmacia non vengono rilasciate se non dietro insistenti e ripetute richieste presso gli uffici da parte dei familiari dei pazienti che si trovano costretti spesso a doversi recare più volte presso i locali delle ASL (a volte distanti molti chilometri dal luogo di residenza) con notevoli disagi e perdita di giornate di lavoro;
CONSIDERATO che tutt'ora non si riesce a comprendere perché la fornitura domiciliare può coprire un periodo di tre mesi mentre l'autorizzazione per il ritiro in farmacia venga rilasciata solo per un mese;
AGGIUNTO che:
- questa modalità di distribuzione (monomarca) impedisce di fatto al cittadino la possibilità di scegliere un tipo di ausilio anche non incluso nel nomenclatore, ma a questo riconducibile, come previsto dall'articolo 1, comma 5, del decreto legislativo n. 332 del 1999, vigente nomenclatore, con palese lesione della facoltà di scelta della marca dell'ausilio, a parità di costi e che un prodotto monomarca potrebbe provocare reazioni di sensibilizzazione cutanea;
- il nome dei destinatari è di fatto inserito in elenchi affidati a distributori o autisti o altri incaricati non espressamente autorizzati dagli utenti;
- con la distribuzione diretta da parte delle ditte viene a mancare quel rapporto fiduciario fra il malato e il farmacista, l'unico che è in grado di garantire, fra l'altro, consegne, nei modi, nei tempi, nelle quantità e nelle qualità;
CONSIDERATO che:
- si continuano a nutrire forti dubbi sulla qualità dei suddetti ausili (da qui forse si capisce il tentativo di risparmio) per cui i pazienti sono costretti ad usare almeno cinque pannoloni al giorno, invece dei tre consentiti, con risultati in ogni caso mortificanti, e le traverse monouso che dovrebbero salvaguardare non soltanto i materassi sono, di fatto, una fonte inesauribile di umidità, sia per il materasso sia per chi, allettato, non potrà difendersi dal degrado fisiologico della propria epidermide, con possibile recrudescenza delle piaghe da decubito e delle macerazioni da pannolone (altro che risparmio!) mentre appare certo il notevole disagio sociale nei confronti degli utenti e l'ulteriore disagio economico per le numerose piccole farmacie, classificate come rurali, che nelle Province di Oristano e Nuoro sono la stragrande maggioranza;
- in data 7 marzo 2008, la Federfarma di Nuoro ha presentato una proposta alternativa, in collaborazione con le aziende leader produttrici, con prodotti di qualità in grado di dare le migliori garanzie, con la disponibilità a migliorare le condizioni di cui all'aggiudicazione Consip, quindi estremamente competitiva anche sotto il profilo economico, e alla quale non è stata data alcuna risposta,
impegna l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale
a una opportuna verifica delle condizioni di fornitura, qualitativa e quantitativa, degli ausili per incontinenti da parte delle ASL di Oristano e Nuoro;
a una opportuna verifica sulla garanzia della privacy che deve essere garantita agli utenti/utilizzatori dei suddetti ausili;
a un puntuale esame della proposta presentata dalla Fedefarma di Nuoro in data 7 marzo 2008 e a riferirne le conclusioni alla Commissione Sanità entro venti giorni. (184)
Interpellanza Cappai - Oppi - Amadu - Biancareddu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo sull'erogazione dei presidi per incontinenti nella ASL n. 5 della provincia di Oristano.
I sottoscritti,
appreso dalla stampa che la ASL n. 5 di Oristano, avrebbe avviato tramite una ditta privata, il servizio di fornitura domiciliare dei presidi per gli incontinenti (pannoloni, cateteri e traverse), escludendo la possibilità di consegnare ai pazienti la documentazione necessaria, per il ritiro presso altri fornitori;
considerato che tale iniziativa viola il fondamentale diritto del paziente sulla scelta del fornitore, del tipo di presidio, nonché il suo irrinunciabile diritto alla riservatezza leso, secondo le notizie stampa, da atteggiamenti gravissimi quale quello di alcuni trasportatori che non avendo trovato il paziente, avrebbero cercato di consegnare la fornitura ai vicini di casa, mentre altri pazienti sarebbero stati contattati telefonicamente dalla ditta inspiegabilmente venendo in possesso non solo dei loro recapiti, ma soprattutto del loro stato invalidante, altri si sarebbero visti consegnare i presidi senza averne fatto preventiva richiesta;
ritenuto che tali pazienti vivono l'incontinenza con grave imbarazzo e disagio e che tale ditta non solo ha violato il diritto alla privacy, ma anche le più elementari regole di civiltà e buon senso;
constatato che la Federazione nazionale incontinenti e l'Associazione italiana stomizzati, hanno preso posizione contro la decisione della direzione della ASL n. 5 presentando una denuncia dettagliata nel quale vengono segnalate le sopra citate irregolarità per mezzo di una durissima lettera indirizzata sia all'Assessore della sanità che al tribunale per i diritti del malato,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere: come mai si siano potuti verificare tali gravissimi e incresciosi episodi, offensivi dei diritti dei pazienti che, a cagione dell'invalidità contratta sono costretti a ricorrere agli ausili in esame e se non ritengano opportuno, necessario e doveroso esercitare un controllo perché ciò non si ripeta. (23))
PRESIDENTE. Onorevole Licandro, prima non ho capito cosa mi ha proposto relativamente ai tempi di discussione, di presentazione.
Dichiaro aperta la discussione.
Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LICANDRO (F.I.). Sì Presidente, io ho rinunciato all'intervento sulla numero 181 e resterò nei 10 minuti per questa mozione, credo di avere bisogno, i 10 minuti non mi basteranno per la mozione numero 185, quella sulla continuità assistenziale.
Ora, quello dei presìdi per incontinenti da diversi anni, forse da troppi sta diventando un argomento scomodo per gli amministratori di ASL, ma la cosa che a me e anche ad altri interessa maggiormente è che questo argomento sta diventando scomodo, preferisco usare un eufemismo, soprattutto per molti pazienti. Non posso dimenticarmi, né potete dimenticarvi che si tratta di persone spesso molto anziane, più sfortunate di altre perché nella maggior parte dei casi costrette a letto, ma soprattutto costrette da decisioni altrui a vedere aumentato il proprio disagio. Quando noi dell'opposizione contrastiamo le decisioni dell'Assessore di turno, spesso veniamo accusati di strumentalizzare i problemi per trarne dei vantaggi politici. Io ormai sono trent'anni che faccio il medico e non accetterei mai di fare delle battaglie strumentali sulla pelle degli ammalati. Infatti io ho cominciato a parlare di questo problema, di fare questa battaglia che ho sempre definito "la battaglia dei pannoloni", quando al governo della Regione c'eravamo noi per cui sarebbe meglio forse partire un po' da lontano, che nell'agosto del 2004 il dottor Eugenio Stranese, direttore generale dell'azienda ASL di Oristano, dava comunicazione di avere espletato una gara d'appalto per la fornitura dei presìdi per incontinenti e ne annunciava il vincitore, la ditta Santex S.p.A. che a partire appunto dal mese di settembre del 2004 avrebbe servito i pazienti autorizzati con consegne a domicilio. Questo è avvenuto senza informare assolutamente le due categorie, farmacie e sanitarie, che di fatto fino allora avevano garantito con grande soddisfazione dei pazienti il servizio, e quando sono cominciate invece le consegne ai pazienti, i pazienti stessi si sono lamentati che il criterio di consegna domiciliare non fosse rispettoso dei più elementari criteri di privacy e per di più notarono che la qualità dei presìdi stessi non fosse adeguata, ovviamente estremamente inferiore rispetto alle forniture precedenti. Da diverse associazioni, raccolte le numerosissime lamentele, si facevano carico di trovare una soluzione per assistere i loro clienti e pazienti. La strada del dialogo fu il primo passo che è stato fatto e che però non portò ad alcun risultato. Quindi si decise di dare una possibilità a chi ne facesse richiesta di avere non solo la consulenza ma anche una tutela legale da parte di un avvocato esperto in tali problemi. Appunto la FINCO che è l'associazione degli incontinenti si è subito attivata per supportare a tutti i livelli anche di fronte all'Assessore della sanità che è la professoressa Nerina Dirindin, ma anche tutto questo è risultato assolutamente vano. Così ai pazienti non è rimasto altro che ricorrere al tribunale di Oristano che puntualmente e rapidamente già nel 2006 a più riprese, ordinò all'Azienda ASL 5 di Oristano di dare la possibilità ai ricorrenti di scegliere sia la marca dei presìdi a loro certamente più congeniale, sia il luogo dove poterli ritirare, senza ovviamente gravare sulla pubblica amministrazione con costi aggiuntivi. Bene, i cittadini che ricorsero al tribunale furono un numero superiore ai trecento. Nell'agosto del 2005 ci fu un cambio dei vertici della ASL di Oristano, subentrò il dottor Antonio Onnis, che insieme ai suoi collaboratori promise il suo interessamento e una rapida soluzione del problema, sempre per il bene dei pazienti. Sono state naturalmente delle promesse vane, anzi ci fu una recrudescenza del problema, con la resistenza addirittura alla Corte d'Appello di Cagliari, che nell'agosto 2007, e poi nel 2008, sancì in via definitiva, se ci fosse mai stato qualche dubbio in proposito, l'inviolabile diritto dei cittadini di scegliere sia la marca dei presìdi, sia il luogo dove ritirarli. Ciò naturalmente ha comportato dello spreco di danaro pubblico dell'ordine di svariate decine di migliaia di euro per spese legali, che la Corte ha condannato a pagare per l'evidente insussistenza delle argomentazioni portate dall'ASL 5 di Oristano. Intanto la gara d'appalto della durata di due anni è terminata, di proroga in proroga si è arrivati sino all'anno 2007, quando la Direzione generale, impossibilitata a prorogare ulteriormente la gara, convocò i soliti farmacisti per togliere le castagne dal fuoco. Nella trattativa che si instaurò allora si decise un percorso innovativo, basato non più sul costo a presidio, e dunque legato alla quantità della fornitura, ma su una spesa forfettaria paziente, che permetteva un calcolo certo e facilmente governabile della spesa. Mi preme ricordare che la bontà dell'accordo è evidente in quanto è stato firmato, ed è in partenza in questi giorni, per razionalizzare la spesa da parte dell'azienda della ASL 8 di Cagliari. Vennero presi accordi perché si partisse con una sperimentazione di soli sei mesi, adducendo la scusa che in tale modo si sarebbero saltati dei passaggi burocratici e amministrativi, che avrebbero rallentato l'entrata in vigore dell'accordo. In verità, la direzione si proponeva già da allora, alla luce degli eventi futuri, di affidare nuovamente alla ditta SANTEX la fornitura dei presìdi, attraverso l'attivazione della gara …, con un'assegnazione in ottobre 2007. L'accordo firmato con Federfarma, che aveva come inizio giugno 2007 e scadenza dicembre 2007, con la promessa che se si fosse dimostrato un buon servizio si sarebbe stipulato un accordo per più anni. Però, alla fine del mese di novembre del 2007, girava già voce sulle intenzioni della ASL di non rinnovare l'accordo e di affidare ancora il servizio alla suddetta ditta. Tale decisione è stata ufficializzata a dicembre, insieme alla disdetta fu avanzata la richiesta di proseguo in proroga delle consegne, tramite le farmacie, fino al 31 di marzo del 2008. Venne genericamente promesso che chi aveva fatto richiesta di continuare a ritirare i presìdi in farmacia avrebbe avuto le necessarie autorizzazioni, e cioè di riconoscere ai cittadini quel diritto di scelta, così come ordinato dal Giudice del lavoro di Oristano e dalla Corte d'Appello di Cagliari. Invece non soltanto non vennero concesse le autorizzazioni a chi ne faceva richiesta, ma vennero negate anche a coloro che avevano già avuto il diritto sancito dalla Corte d'Appello di Cagliari, con evidente spregio di leggi e di sentenze dei tribunali. Ovviamente le diverse associazioni si sono nuovamente messe a disposizione dei pazienti, dando di nuovo la possibilità di far valere i propri diritti, e puntualmente sono stati depositati già più di cento ricorsi, e a questo punto l'azienda ha cominciato in maniera sporadica, solo all'avvocato o a chi è stato estremamente battagliero, la consegna delle autorizzazioni. Pertanto non si riesce a capire questo voler continuamente ledere il diritto costituzionale e fondamentale, che è quello della salute, soprattutto nei confronti dei pazienti più deboli, aggravato dal fatto poi che l'azienda continua a resistere in via giudiziaria, sostenendo le sue tesi che non hanno neanche la giustificazione del risparmio. È chiaro l'intento discriminatorio e vendicativo verso chi ha messo in discussione le decisioni prese da una dirigenza che invece di difendere i diritti di tutti, difende solo quelli di chi accetta le sue insindacabili decisioni. C'è da chiedersi infine perché con tutti questi presupposti è stato firmato un accordo di tre anni ulteriormente con la SANTEX, per il cento percento delle forniture. E dato che la motivazione non è economica, cui prodest, Assessore, tutto ciò? E soprattutto chi risponde di tutti i soldi che sono stati sprecati in cause legali che potevano essere evitate? Ci si domanda pertanto perché il direttivo aziendale abbia avuto così fretta di concludere un accordo con la ditta suddetta per tre anni, allorché in tutte le altre ASL, fatta salvo la ASL 3 di Nuoro che ha firmato però per una incomprensione formale, ma che comunque ha subito ammesso il proprio errore, hanno pazientemente atteso che si addivenisse a chiarimenti e soluzioni maggiormente condivise…
PRESIDENTE. Sì, prego!
LICANDRO (F.I.). … e comunque rispettose dei bilanci aziendali. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Licandro.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Anche questa vicenda di cui è oggetto la mozione numero 184 è una vicenda che sottolinea come ogni qual volta abbiamo in primo piano interessi che sono quelli della burocrazia, che sono quelli comunque non legati strettamente alle esigenze del malato, si corre il rischio di avere dei grossi errori nelle azioni che vengono intraprese da parte di chi ha responsabilità nella gestione della salute. E io credo che in questo caso sia palese l'errore che viene fatto. Intanto perché non si considera il tipo di categoria a cui sono rivolti i provvedimenti. Nel senso che noi stiamo parlando di una categoria che in Italia è assai più diffusa di quanto non si ritenga, perché purtroppo l'incontinenza è un problema diffusissimo in Italia, al punto che si calcola che ci siano, colpiti, 2 milioni e mezzo di italiani, e che in Sardegna ci siano una quantità di incontinenti che sia pari al cinque percento del totale della popolazione. È evidente che questa problematica è una problematica che ha dei risvolti psicologici che sono immensi, perché è difficilissimo che esista un paziente che accetti in maniera serena questo tipo di menomazione, e che sia quindi disposto a dare pubblicità alla menomazione che gli appartiene. Voi sapete, ma probabilmente ciascuno di voi l'ha sentito dire da familiari, da conoscenti, che ci sono addirittura dei pazienti, con una patologia che colpisce soprattutto il sesso femminile, che per poter andare a fare la spesa, per poter avere un percorso nella giornata che è quello delle frequentazioni familiari, debbono calcolare, verificare la presenza di una serie di supporti di toilette, dove poter fare riferimento, durante percorsi che durano mezz'ora, un'ora, un'ora e mezza. È quindi evidente che si tratta di pazienti che dal punto di vista della sofferenza psicologica pagano un peso altissimo alla loro problematica. Beh, allora dire a questi pazienti che improvvisamente, invece di poter effettuare il ritiro dei presidi contro l'incontinenza all'interno di una struttura protetta, come comunque è una farmacia dove c'è un rapporto consolidato con l'operatore sanitario che fornire loro il supporto, improvvisamente la fornitura di supporti è affidata a ditte esterne che, senza nessuna rispetto della privacy del paziente, arrivano ad orari i più impensabili nel sito dove devono effettuare la consegna, danno anche pubblicità, perché purtroppo non si tratta situazioni che, quantomeno, fanno pensare che intelligenza avrebbe voluto che chi, all'interno del management aziendale, deve fare delle scelte, chieda ai pazienti di esprimere una propria valutazione di preferenza, cioè, chi vuol continuare a fare il ritiro presso strutture dove, comunque, è garantita una privacy, chi invece non ha nessun problema dal punto di vista della privacy e quindi gli va benissimo che gli venga effettuata la consegna domiciliare ,anzi addirittura la consegna domiciliare può essere considerata come un elemento di qualità aggiuntivo perché non costringe ad andare a fare gli approvvigionamenti altrove. Insomma, sono questioni elementari dal punto di vista della ragionevolezza! Così come è un diritto elementare, ed è garantito da una serie di normative nazionali, e credo che si possa, a parità di spesa, fare la scelta del presidio sanitario migliore perché non è pensabile che si debba obbligare il paziente, a parità di spesa sanitaria, a scegliere comunque un unico presidio disponibile. Quel presidio può, intanto, non essere di qualità sufficiente; in secondo luogo, può non essere tollerato dal paziente; in terzo luogo, può non essere considerato dal paziente quello più funzionale alla soluzione delle proprie esigenze, o addirittura è il medico che non gli ha consigliato quel tipo di supporto. Insomma, ci stiamo sforzando, per quanto riguarda gli incontinenti, di creare delle vere e proprie unità in giro per la Sardegna, che possano prendere in carico il paziente, superare gli aspetti negativi e psicologici, tentare l'integrazione, massima possibile, di questo paziente nella società, e poi ci sono situazioni, come quella che viene espressa all'interno di questa mozione, in cui sembra che l'ordinaria burocrazia di giurista "mastichi tutto" e che le esigenze del paziente non esistano perché esiste una specie "Moloch burocratico" il quale si occupa, prevede e conosce meglio del paziente le sue esigenze e quindi si comporta di conseguenza "tritando" la sensibilità del paziente e sicuramente non aiutando l'emersione del fenomeno dell'incontinenza che invece è una cosa opportuna e virtuosa perché consente di prevenire e consente di curare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Prendo brevemente la parola, approfittando di questa occasione, perché, magari in fase di replica, posso avere dei chiarimenti, cioè, una esatta quantificazione dei costi benefici di questa iniziativa. Vorrei anche utilizzare questi pochi minuti per segnalare quanto da me verificato personalmente, ma occasionalmente, e non in qualità di "servizio ispettivo" per intenderci, presso la ASL numero 3.
Io credo che questo possa servire come informativa per dirle Assessore che, ad una visita estemporanea, dettata da altri motivi, presso lo sportello che deve autorizzare per il rilascio dei presidi in questione, si assiste ad una lunga fila di persone che devono stare lì, ad attendere il loro turno per avere le dovute autorizzazioni. Già questo lo lascio alla considerazione e alla valutazione dei colleghi. Ma le dirò di più, Assessore, mi sono permesso di entrare in quell'ufficio dove c'è un assistente, una amministrativa presumo, che ovviamente presta il suo servizio per gli utenti, assistita nel suo lavoro, da un rappresentante della ditta Xanex, a fianco alla dipendente della ASL. Due valutazioni: quello della riservatezza, quello della garanzia che va data a questi pazienti per il diritto alla privacy, è una; secondo, io ho fatto una precisa domanda, perché in quel momento avevo il diritto di fare una precisa domanda, che cosa ci fa un estranea negli uffici della ASL che affianca un dipendente della ASL nel rilascio delle autorizzazioni? La risposta è stata questa: "siccome non siamo adeguatamente preparati consiglia noi e i pazienti per la scelta migliore". Lascio anche a voi le considerazioni che vorrete fare e che vorrà fare Assessore, le faccia. Ho chiesto di poter conferire con il responsabile del servizio che non è stato in grado di dare nessun tipo di spiegazione, non essendo neanche a conoscenza che quel rappresentante della ditta Xanex prendeva posto, all'interno degli uffici, a fianco al dipendente della ASL, e che si era in una situazione di tale confusione che in quel momento non poteva… rimandandomi eventualmente ad una successiva visita per darmi le risposte opportune. Successiva visita che non ho fatto e che non intendo fare, anche perché non amo questo tipo di servizio ispettivo ma mi è bastato parlare con alcuni, delle persone, delle signore, che attendevano il loro turno, fortunatamente anche non qualificandomi e non essendo conosciuto da quelle persone. Ma ricavando semplicemente alcune loro confidenze in merito alla situazione poco dignitosa alla quale erano costrette da questo tipo di iniziativa. Perciò, mi limito a questa segnalazione, nella quale se lei è in grado di darmi eventualmente soddisfazioni gliene sarò grato.
Alla prima domanda costi benefici: nei costi benefici verrebbe semplice, io rapidamente ho fatto, non avendo purtroppo a disposizione tutti i dati, due somme e qualche sottrazione. Teoricamente si potrebbe risparmiare intorno, complessivamente, ai 130-140 mila euro, complessivamente, considerando anche i costi della gestione e considerando tutti i problemi che si sono venuti a creare successivamente nella distribuzione. In questi 130 mila euro vanno considerati circa, vanno considerate anche le gravi situazioni in cui si ritrovano e non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia, anche le farmacie rurali, che fino a ieri prestavano quel determinato servizio e che, ovviamente, essendo delle farmacie avevano la necessità di costruire un utile. Questo utile non sarebbe opportuno, perché noi non dobbiamo costruire il futuro e i benefici delle imprese private, come che fossero dei mostri, però svolgono un servizio, che va retribuito, che giustamente va quantificato per il tipo di servizio che viene fatto. Verrebbe semplice, soprattutto in questa giornata, ma soprattutto nelle giornate che verranno, e questo non interessa solo l'Assessore Dirindin, rispondere che con un terzo di una consulenza inappropriata, inutile ed inefficace, si sarebbe risparmiato il 70 per cento in più!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Non credo di usare tutto il tempo messo a disposizione ma è indubbio che le ultime considerazioni dell'onorevole Capelli ci fanno riflettere, e ci fanno riflettere anche perché, vorrei ricordare a quest'Aula, che non è la prima volta che si discute dell'argomento, ma che è stato oggetto di identica mozione due anni fa, se non vado errando. Ora, io mi chiedo, quando si pongono in campo delle attività amministrative, non si considera tutto l'insieme del dibattito, al di là del voto che emerge da questa Aula, qualche considerazione che possa perlomeno fare intuire che forse qualcosa non va bene? Mi riferisco innanzitutto alla privacy e al rispetto delle persone, ma non è questo soltanto! E' ancora più grave il fatto che io non do un servizio puntuale e preciso, e mi costa che sia così, quando lascio ad altri la distribuzione di materiale che non è neanche all'altezza di quello che viene dato dalle farmacie, allora io dico. Non lo so se i costi e i benefici, per la ASL, sia solo di 100 mila euro circa. A me interessa, perché mi voglio mettere dalla parte del debole, dell'ammalato, qual è il costo effettivo che quella persona, ammalata, deve sopportare perché non si riesce in qualche maniera a trovare una soluzione che sia la più adeguata, la più utile per farlo sentire meno malato di quello che è, così messo in un letto a volte a dover subire determinate conseguenze. Io credo che questo sia il minimo che debba, come dire, animare l'operatore della sanità, sia questo che deve recuperare l'Assessore della sanità ascoltando un dibattito in Consiglio, quelle che sono le evidenze ormai maturate da tanti che trovano una giustificazione soltanto nel fatto che si vuole perseguire, a tutti i costi, una contabilità assurda e strana. Non considerando che dietro quella contabilità ci sono persone umane, che ci sono persone malate che hanno bisogno di assistenza. Non voglio aggiungere di più, perché è stato già detto abbondantemente, mi auguro che possa essere preso con coscienza una determinata decisione e che questa decisione dall'Esecutivo vada irradiato in tutto quello che è il sistema sanitario regionale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessoredell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.Grazie. La questione è delicata ma la sintesi è relativamente semplice. Intanto, il mercato di questi ausili, sostanzialmente pannoloni, in Regione Sardegna vale circa 10 milioni di euro, il costo medio di una fornitura per un intero mese di una persona, con le gare che erano state fatte e che sono in scadenza in molte AA.SS.LL. o erano in scadenza in molte AA.SS.LL., il costo medio per un mese della fornitura dei pannoloni era di poco inferiore a 50 euro. La fornitura di questa presidi è, per legge nazionale, prevista che sia fatta attraverso l'espletamento di gare di evidenza pubblica sulla base delle quali deve essere aggiudicato al fornitore che vince le gare, ovviamente, la fornitura di queste prestazioni. La Consip ha fatto una gara di evidenza pubblica in più lotti, in cui un lotto, il numero 3, si rivolgeva anche all'eventuale esigenza della Regione Sardegna, come sapete i lotti fanno riferimento alle esigenze di diverse Regioni, provvedendo a garantire la fornitura di questi ausili a un costo medio mensile di 32, 50 euro. Quindi, passiamo da una fornitura a 48-49 euro al mese a 32, 50 euro. Per questo le aziende che mano a mano avevano in scadenza il contratto di fornitura hanno aderito, in quanto sono obbligati comunque a ricorrere a una procedura di evidenza pubblica, hanno aderito alla gara Consip e quindi hanno proceduto a garantire con il fornitore che ha vinto la gara Consip gli ausili di cui parliamo. Ovviamente, capite bene che il passaggio da 48 o 50 euro a 32, 50 euro ha comportato una riduzione enorme del fatturato sul mercato, da cui le tensioni che si sono verificate e che sono oggetto delle richieste della mozione. La fornitura con la Consip consente una riduzione della spesa a regime di circa il 40 per cento e sono nati sicuramente alcuni problemi che sono state riportati qui, problemi legati alla richiesta dei pazienti di poter accedere a tipi, marche di ausili diversi da quelle che venivano garantite dalla ditta che aveva vinto la gara Consip primo, e, secondo, la richiesta da parte di alcuni utenti di poter avere distribuito il presidio non soltanto a domicilio, come era previsto dalla gara Consip, ma di poterlo ritirare in farmacia. Su queste due questioni, la libertà di scelta del tipo di pannolone e la possibilità di avere una erogazione non solo a domicilio ma anche presso le farmacie convenzionate, c'è stato per un certo numero di mesi una lunga polemica che ora si è risolta. Anzi, per la verità speravamo che si risolvesse molto meglio, sulla base dell'applicazione della normativa che, a partire dalla finanziaria 2006 nazionale, prevedeva che questi presìdi uscissero fuori da alcune tipologie di livelli di assistenza e fossero erogati dalle aziende sanitarie con procedure diverse, che non richiedevano necessariamente le gare a evidenza pubblica di cui abbiamo detto prima. Però, questo provvedimento è bloccato in questo momento dal Governo centrale e quindi fino a quando questo provvedimento non sarà definitivamente in vigore, non potremo far riferimento a modalità diverse, come quelle che Federfarma ha proposto. Peraltro Federfarma, proprio per tener conto dell'abbattimento dei costi della fornitura dei pannoloni, ha proposto alla ASL di Nuoro, alla ASL di Cagliari e ad altre AA.SS.LL., e noi abbiamo firmato proprio in questi giorni un accordo quadro che prevede che appena sarà possibile, sulla base della normativa nazionale, le aziende possono stipulare contratti con Federfarma, e Federfarma garantisce la fornitura di questi ausili, non soltanto a un prezzo pari a quello della Consip, cioè 32, 50 di gran lunga inferiore a quello praticato fino ad ora, ma addirittura garantisce che a fine anno ci possa essere un risparmio di spesa dell'ordine dell'8 per cento. Quindi, si dimostra che il sistema delle gare pubbliche è un sistema che, a parità di prestazioni, consente di ridurre normalmente la spesa. Le difficoltà ci sono state in una fase iniziale, sono superate attualmente perché sia la ASL di Nuoro, sia le altre AA.SS.LL. stanno concordando sulla base di accordi che abbiamo preso a un tavolo regionale che i cittadini che ritengono di preferire un tipo, o una marca, o un prodotto diverso da quello che viene garantito dalla ditta che ha vinto la gara Consip, lo potrà ricevere e lo potrà ricevere soprattutto anche distribuito dalle farmacie convenzionate, qualora il cittadino dichiari di preferire il ritiro presso le farmacie convenzionate anziché la distribuzione a domicilio. Quindi, un grande problema legato al fatto che c'era un mercato con dei prezzi di gran lunga superiori a quelli che un libero mercato avrebbe potuto provvedere, un grande problema che si sta risolvendo con un accordo che è già stato stipulato con Federfarma, e che potrà entrare in vigore appena il DPCM del 23 aprile 2008 potrà essere sbloccato dal Governo e quindi potremmo ricorrere anche agli accordi quadro con Federfarma.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore.
Ha domandato di replicare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Grazie. Intanto, io non sono assolutamente convinto di quello che ha detto l'Assessore quando parla di fornitura attraverso gara d'evidenza pubblica, a me non risulta, mi farebbe piacere che l'Assessore potesse citare la legge. Io mi ricordo perfettamente che voi avete affermato che in tutte le azioni del Piano sanitario regionale deve essere sempre riconoscibile la centralità del paziente, occorre che gli operatori divengano sempre più consapevoli che è il sistema che è al servizio della persona. L'attenzione, avete detto, non è puntata tanto sull'efficienza, intesa come strumento utile al risparmio, che lei ha citato Assessore, e intendo dire risparmio economico, quanto sull'efficacia, vista come la ricerca nel modo migliore di operare per il bene della persona. Ora, io le voglio chiedere Assessore, ma lei ritiene che questo accanimento, come dire, ricorrente nei confronti di pazienti anziani, spesso allettati, possa essere considerato mettere realmente la persona, il malato, al centro del sistema? Intanto io vado a casa del paziente da tanti anni e veramente per me il paziente è al centro del problema. Ma proprio perché vado a casa del paziente ho la possibilità di vedere, e non solo di vedere ma anche di toccare con mano la discutibile qualità sia degli ausili che delle vostre decisioni. Perché intanto, lo abbiamo detto prima, non fa piacere a nessuno far sapere ai vicini i problemi -scusate la franchezza - che sono legati al fatto che una persona se la fa addosso. Si può certamente capire l'imbarazzo, per non parlare eventualmente dei ritardi che hanno caratterizzato le consegne negli anni passati. Potremmo anche non parlare di quel famoso rapporto fiduciario che esiste fra un paziente e il suo farmacista, per essere invece inseriti in liste o elenchi che sono affidati ad autisti e ad altri incaricati che non sono espressamente autorizzati dagli utenti: è meglio che non parliamo di questo perché altrimenti potremmo essere accusati di essere al servizio, oltre che delle case farmaceutiche (e questo lei lo sa molto bene), anche delle farmacie. Noi invece vorremmo parlare della qualità, Assessore; lei ha parlato puramente di numeri, di cifre (48 euro, 32 euro) ma vogliamo parlare della qualità. Intanto la monomarca, lo sappiamo benissimo, impedisce al cittadino di scegliere la marca più adatta alle proprie esigenze: lei ha idea, Assessore, di quanti casi di sensibilizzazione cutanea si manifestano? E poi, mi dispiace, io volevo portare, ma sarebbe stato molto indelicato, in aula uno di questi famosi pannoloni consegnati a domicilio; ebbene, la qualità di questi pannoloni, Assessore, è tale che i pazienti sono costretti ad usarne anche cinque o sei al giorno, invece dei tre che sono concessi e i risultati spesso sono mortificanti. Il che unito poi alle traverse salva materasso che salvano il materasso ma le assicuro che non salvano la pelle, non salvano la pelle da eventuali macerazioni. Lei parla di risparmio sull'acquisto dei pannoloni, ma le piaghe da decubito che hanno subito una recrudescenza, di questo vogliamo parlarne?
Io credo che questo non sia un modo corretto per affrontare certi problemi, partendo anche e soltanto dal risparmio economico.
Assessore, io non voglio neanche entrare nel merito di quello che può essere stato un danno erariale. Per le cause il Tribunale amministrativo ha sempre deciso che il cittadino deve scegliere sia la marca che dove ritirare questi presìdi, invece appare evidente che, al di là delle scelte che sono state fatte, voi state realmente violando tutte le norme del buon senso. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro.
La mozione va messa ai voti, onorevole?
LICANDRO (F.I.). Sì, e chiedo il voto elettronico palese.
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Approfitto di questi tre minuti per la dichiarazione di voto per ringraziare l'Assessore, mi dispiace rimarcarlo, della solita mancanza di risposte: pensavo di aver fatto domande serenamente e avrei gradito molto una eventuale risposta.
Vede, Assessore, il risparmio effettivo - pur non avendo io i dati che ha lei - è, secondo i dati della CONSIB, del 32,8 per cento, e non si tiene conto, in questo risparmio effettivo - che dovrebbe equivalere a 3 milioni e 800 mila euro sul monte di 10 milioni - del fatto che chi può si paga altro tipo di presìdi e chi non può, ovviamente, si deve accontentare di quello che, mi passi il termine, passa il convento in questo caso.
Poi io le ho fatto una precisa domanda: se avesse avuto la cortesia di spiegarmi i costi-benefici, tant'è che il mio rapporto sui 130 mila euro di risparmio su una ASL (non complessivamente sull'intero sistema delle AA.SS.LL. sarde) equivalgono esattamente al 30 per cento di convenzioni che richiameremo in quest'Aula nel momento opportuno, perché non vorrei andare fuori tema e fuori ordine del giorno.
Devo dire che mi è corso un brivido quando lei ha illustrato, in maniera molto fredda ed attenta, i benefici di costo sulla pelle di persone e non possono risponderle in questa sede e su persone che, ovviamente, aumentano i costi per la cura per esempio delle piaghe da decubito; perché quando si parla di costi-benefici si esamina il processo dalla A alla Z: risparmiamo suoi panni ma continuiamo a spendere per le controindicazioni e le conseguenze causate dalla cattiva qualità, o inadeguatezza più che cattiva qualità, del presidio per quel paziente. Perciò ci sono una serie di costi indotti da questa carenza organizzativa, e da questa volontà di risparmio becero che si vuole effettuare sul semplice acquisto del presidio, che non tiene conto di ciò che si spende per curare quanto questi provocano.
Vede, il dispositivo della mozione è facilmente votabile perché non c'è una censura, perché c'è semplicemente un richiamo, un invito ad approfondire, a verificare: non c'è, come dire, un fine di costringerla a fare qualcosa di diverso rispetto a quella che è la sua programmazione sanitaria, e soprattutto non è contrario al Piano sanitario regionale. Si voleva con questa mozione semplicemente invitarla ad una opportuna verifica, l'Aula deciderà se questo invito è da formalizzare.
PRESIDENTE. Grazie. E' stata richiesta la votazione elettronica sulla mozione, prego i colleghi di prendere posto per la votazione con il sistema elettronico palese.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 184.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Mattana ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Atzeri - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Milia - Moro - Petrini - Pileri - Randazzo Alberto - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Barracciu - Biancu - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Licheri - Manca - Mattana - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Sabatini - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias - Uras.
Si è astenuto il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 59
votanti 58
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 25
contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Passiamo adesso alla mozione numero 185, degli onorevoli Licandro, Rassu e più, sulla continuità assistenziale in Sardegna.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Licandro - Rassu - La Spisa - Capelli - Contu - Pittalis - Sanjust - Cappai - Amadu - Lombardo - Cherchi Oscar - Pileri - Petrini - Diana - Liori - Artizzu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Milia - Cuccu Franco Ignazio - Gallus - Vargiu - Dedoni - Sanna Matteo - Moro - Ladu - Pisano - Cassano - Murgioni - Lai Renato - Marracini - Farigu sulla continuità assistenziale in Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che l'obiettivo principale del Piano sanitario regionale, approvato poco più di un anno fa dal Consiglio, era costituito dal rafforzamento della sanità sul territorio per superare 1'ospedalocentrismo, che fino ad allora aveva ingiustamente caratterizzato la sanità sarda;
CONSIDERATO che il suddetto Piano si proponeva una riorganizzazione della continuità assistenziale attraverso un progetto obiettivo, entro 120 giorni dalla entrata in vigore della legge;
PRESO ATTO della delibera della Giunta regionale n. 53/7 del 27 dicembre 2007, che prevede la riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale attraverso un progetto obiettivo che garantisca "l'appropriatezza e la tempestività delle risposte tali da realizzare una effettiva continuità dell'assistenza per il cittadino... garantendo il mantenimento degli attuali livelli occupazionali";
CONSIDERATO che attualmente in Sardegna il servizio è articolato in 190 punti di continuità assistenziale e che le dimensioni degli ambiti territoriali sono complessivamente ridotte per la particolare dispersione dei centri abitati, soprattutto nelle aree interne;
PRESO ATTO che le linee operative allegate alla delibera del 27 dicembre scorso prevedono quattro diversi modelli organizzativi:
a) modello "casa salute": una struttura territoriale ad altra integrazione multidisciplinare e interprofessionale, in grado di dare risposte complesse al bisogno di salute delle persone;
b) modello "H24": 12 punti su tutto il territorio regionale;
c) modello "strutturale urbano": da adottare nelle realtà territoriali nelle quali è presente un pronto soccorso ospedaliero;
d) modello "distrettuale diffuso": da adottare in via sperimentale nelle realtà nelle quali non è possibile realizzare nessuno dei precedenti modelli organizzativi;
CONSIDERATO che:
- i primi tre modelli, proprio in virtù dell'organizzazione complessa e dei requisiti territoriali che richiedono, possono essere predisposti al massimo sul 20 per cento del territorio dell'Isola (comuni con oltre 15.000 abitanti o dotati di ospedali), per cui il restante 80 per cento rientra di fatto nella organizzazione a "modello diffuso";
- questo modello è ben lungi dall'essere considerato innovativo e invece, di fatto, riporta alla guardia medica di 25 anni fa dato che, secondo questa ipotesi, enormi porzioni di territorio (generate dalla necessità di comprendervi almeno 30.000 abitanti), verrebbero assistite da un solo medico, il quale, alloggiato presso la propria abitazione o ospitato nelle associazioni di volontariato, verrebbe chiamato da una centrale operativa distrettuale con l'obbligo di assolvere la visita medica nell'arco di 30 minuti (!!!), girovagando più come modello "taxi driver" che come modello surrogato del 118;
- continuiamo a ritenere assurdo pretendere, nella nostra Isola, l'adeguamento ai parametri nazionali (tanto cari all'Assessore quando si parla di costi, un po' meno quando si parla di servizi) e che la definizione di "rapporto ottimale", cioè il numero di pazienti assistibili da un singolo medico, può essere diversa se invece che abitare in Piemonte si ha la propria casa in Marmilla;
RIBADITO che nonostante le continue rassicurazioni da parte dell'Assessorato, la razionalizzazione del servizio avrà certamente pesanti conseguenze sulla qualità e sulla quantità dei servizi al cittadino, nonché sui livelli di occupazione del settore, nel momento in cui gli ambulatori territoriali passeranno da 190 a poco meno della metà, con l'unico effetto, quindi, di creare nuovi disoccupati (sono a rischio 400 posti di lavoro) oltre a negare il diritto all'assistenza, sguarnendo le zone più svantaggiate dell'Isola,
impegna l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale a garantire, ed eventualmente potenziare, la continuità assistenziale in Sardegna, con particolare riferimento agli ambulatori territoriali di guardia medica. (185).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LICANDRO (F.I.). Grazie, Presidente. Quest'Aula ha approvato circa un anno e mezzo fa il Piano sanitario regionale, l'obiettivo strategico del Piano - sono parole vostre - era ed è quello di permettere ai cittadini di trovare risposte ai bisogni di salute, non soltanto nell'ospedale ma anche e soprattutto nel territorio di appartenenza, luogo nel quale si realizza concretamente l'integrazione tra il sistema dei servizi sociali e quello dei servizi sanitari. In altre parole - per usare sempre una frase a voi cara - bisogna uscire da quella logica dell'ospedalocentrismo che, fino all'arrivo in Sardegna dell'assessore Dirindin, ha sempre ingiustamente caratterizzato la sanità sarda. E allora, sempre seguendo quel famoso filo rosso che attraversa tutto il Piano sanitario con le sue idee chiave, avevate riproposto una riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale attraverso un progetto obiettivo da realizzare entro 120 giorni dalla entrata in vigore della legge. Ebbene, a parte il fatto che di giorni ne sono passati molti ma molti di più, oltre ai giorni sono notevolmente aumentate le nostre preoccupazioni. Il servizio di continuità assistenziale, per definizione, assicura interventi domiciliari e territoriali per le urgenze festive, prefestive e quelle notturne. Per tutti dovrebbe essere, ma noi sappiamo già da ora che non è così, perché esistono delle aree deboli che per diversi motivi non riescono ad usufruire pienamente di questo servizio. E purtroppo questo è destinato ad aumentare grazie ai vostri tagli, pardon, alla vostra necessità di accorpamento e riallocazione. Ma noi dobbiamo assolutamente allinearci a quelli che sono i parametri nazionali, i quali impietosamente dicono che in Sardegna ci sono ben 0,5 medici di guardia medica ogni 1000 abitanti, mentre è consentito una media di 0,2, ma poi aggiungete che questo dato è giustificato dalle condizioni geomorfologiche del nostro territorio e dalle caratteristiche della rete viaria. Definizione gentile, l'ho detto già una volta, per dire che nelle zone interne ci si mette più tempo che durante i trasferimenti nel grande raccordo anulare di Roma nelle ore di punta.
Però intanto, Assessore, io voglio contestare quello che voi avete definito "rapporto ottimale". Perché quel rapporto rappresenta il numero dei pazienti assistibili da un singolo medico affinché possa, appunto, garantire una prestazione ottimale, naturalmente anche, o forse sarebbe il caso di dire soprattutto, in relazione al territorio nel quale si trova ad operare. Se noi prendiamo l'allegato alla delibera del 27 dicembre scorso a pagina 2 citando l'articolo 64 del contratto nazionale, c'è scritto che il rapporto ottimale medico di guardia medica/popolazione residente sia di 1 a 5000, variabile in aumento o in diminuzione del 30 percento. In Sardegna si è optato per 1 a 3500, sempre in virtù del fatto che 1.650.000 abitanti non risiedono in una città metropolitana o in una Regione ad alta densità di popolazione come la Lombardia o il Piemonte, ma in un'isola vasta e disagiata come la nostra. Pertanto, sempre secondo il ragionamento della Regione, dato che attualmente il numero dei medici di continuità assistenziale rispetto alla popolazione residente e di 1 a 1900 ottenuto dividendo la popolazione residente in Sardegna per gli 868 medici allocati in 190 punti di guardia medica, è chiaro che il sistema rispetto al parametro nazionale è sovradimensionato sia in termini di risorse umane che di strutture e di ambulatori quindi. Ed è proprio qui il nodo, su questa interpretazione che secondo noi è assolutamente distorta che poggiano tutti i ragionamenti e le interpretazioni contenute e descritte nel documento regionale. Perché noi siamo convinti che poiché l'articolo del contratto nazionale al comma uno in realtà parla di rapporto ottimale in termini di medici in servizio abitanti e residenti, per cui i medici da prendere in considerazione nel calcolo dell'ottimale, anche perché alla luce del fatto che il calcolo ottimale ha lo scopo di garantire una risposta ottimale, e cioè la massima qualità possibile della prestazione erogata quindi al paziente. E quindi non sono tutti quelli impiegati a coprire l'intero monte ore settimanale (quattro), ma quelli in servizio effettivo che solo, e sottolineo solo nell'orario di servizio, hanno, appunto in carica il paziente. Su queste basi, con l'applicazione corretta del contratto oggi in Sardegna il trasporto ottimale, cioè medici in servizio per abitante sarebbe circa 1 a 7000, cioè addirittura insufficiente rispetto al parametro nazionale di 1 a 5000 rappresenta, pertanto, un'interpretazione distorta ed errata del contratto nazionale e tutto questo noi sappiamo che porterà ad un unico risultato, cioè la riduzione dei servizi ai cittadini e anche una diminuzione dei livelli occupazionali dei medici.
Fra l'altro visto che siamo in argomento e si parla tanto in questo periodo di precarietà, in questi esuberi sono compresi anche i 134 posti vacanti occupati attualmente da medici precari, a contratto trimestrale, che con il calcolo per noi sbagliato, proposto dalla Regione, verrebbero soppressi, cioè delle sedi carenti mai messe a concorso in quanto riassorbiti dal personale in esubero quindi non licenziabili. Ecco perché noi riteniamo falsa l'affermazione della delibera secondo la quale viene garantito e assicurato il livello occupativo di questi medici. Noi sosteniamo, invece, che considerate, appunto, le caratteristiche del territorio, l'alto numero dei comuni, nonché la tipologia degli utenti fruitori del servizio di guardia medica sia invece necessario potenziare tali servizi riqualificando le strutture e ampliando le competenze delle risorse umane impiegate. Naturalmente sarebbe inutile sottolineare, Assessore, che la soppressione degli ambulatori è in assoluta contraddizione con l'esigenza di alleggerire l'afflusso dei pazienti nei servizi di emergenza, quindi il pronto soccorso ospedaliero e il 118. Che è indicato come lo sappiamo dallo stesso piano sanitario regionale.
Per questo come detto prima, con i giorni sono aumentate anche le nostre preoccupazioni, soprattutto dopo aver esaminato attentamente la delibera numero 53 del 27 dicembre scorso che ho citato prima. Voi con quella delibera vi proponete in effetti di riorganizzare il servizio di continuità assistenziale attraverso un progetto obiettivo che garantisca l'appropriatezza e la tempestività delle risposte tali da realizzare una effettiva continuità dell'assistenza per il cittadino. I propositi come al solito, Assessore, sono buoni ma il solo risultato che otterrete sarà quello di avere pesanti conseguenze sulla qualità e sulla quantità dei servizi al cittadino e ancora una volta mi sento di dire che non ci sentiamo per niente rassicurarti sul mantenimento dei livelli occupativi.
Ora le linee operative di quella delibera prevedono quattro diversi modelli organizzativi che lei, Assessore, conosce bene. Il modello casa salute che è una struttura territoriale ad alta integrazione multidisciplinare interprofessionale che sia in grado di dare delle risposte complesse a quello che è il bisogno di salute delle persone; il modello H24 da adottarsi chiaramente in quelle realtà territoriali dove è prevista la copertura H24, 7 giorni alla settimana, 12 punti su tutto il territorio regionale. Il modello strutturale urbano che può essere adottato soltanto in quei comuni che hanno un pronto soccorso ospedaliero e alla fine un modello distrettuale diffuso da adottarsi, udite udite, in ambiti territoriali caratterizzati in particolare da forte dispersione demografica. In parole povere da adottare in tutte quelle realtà dove non possono essere adottati gli altri modelli. Beh benvenuta in Sardegna, assessore Dirindin, e mi scusi se glielo dico con quattro anni di ritardo. Ha idea, finalmente, quanti sono e quali sono in Sardegna gli ambiti territoriali caratterizzati da forte dispersione demografica? L'80 percento dell'Isola, Assessore. Soltanto l'80 percento dell'Isola. Ecco perché gran parte dei vostri buoni propositi contenuti nel piano sanitario regionale, molti dei quali presi dal piano sanitario nazionale del precedente governo Berlusconi, non si adattano, non possono adattarsi alla Sardegna, perché non ci sono altre Regioni geomorfologicamente disastrate come la nostra, dei vostri quattro modelli organizzativi i primi tre possono essere realizzati soltanto nel 20 percento del territorio della nostra Isola, E se da un lato noi possiamo anche condividere gli assetti previsti ci rendiamo anche conto che sono da rivedere e perfezionare perché sono vincolati alla realizzazione delle strutture su cui innestarle. Quindi appare in tutta la sua evidenza lo squilibrio nella loro applicazione, proprio in virtù della organizzazione complessa e dei requisiti territoriale che essi richiedono. Resta il quarto modello, resta il quarto modello e sarà l'unico nell'80 per cento della nostra Isola, ed è un modello tutt'altro che innovativo, è un modello che ci riporta indietro, qualcuno l'ha definita la schizofrenica danza del gambero, che riporta indietro la qualità del servizio e del lavoro dei medici. Io quella guardia medica, dottoressa, l'ho vissuta quasi trent'anni fa, ma sono convinto che il nostro territorio oggi si meriti di meglio. Secondo queste ipotesi, enormi quantità, enormi porzioni di territorio con circa 30 mila abitanti verrebbero assistite da un solo medico, il quale verrebbe chiamato per gli interventi domiciliari da una centrale operativa distrettuale con l'obbligo di assolvere nell'arco di trenta minuti la propria visita, girando più come modello taxi driver che come surrogato del 118. Per questo, quando dico che in Sardegna la sanità è distribuita a macchia di leopardo e che tutti i vostri provvedimenti non colmeranno queste distanze, ma anzi probabilmente le aumenteranno, io non sto facendo della bassa polemica, della polemica di bassa lega, soltanto perché voi siete in maggioranza e noi siamo contro per diritto costituzionale. Io non vorrei parlare di un territorio piuttosto che di un altro, ma siccome conosco molto bene il mio, Assessore, la Provincia di Oristano ha soltanto il 10 per cento della popolazione, ma ha il 25 per cento dei comuni. Attualmente, si ritrova soltanto con ventotto comuni, che sono sede di guardia medica. Ebbene, secondo il vostro piano e i vostri piani i comuni con sede di guardia medica saranno ridotti a sedici, che è un numero perfetto perché significa un comune su sedici. E come pretendete di assicurare e di garantire il servizio e l'assistenza in una provincia che ha soltanto cinque comuni al di sopra dei 5 mila abitanti? Visto che parliamo di Oristano, e stiamo parlando di guardia medica, Assessore, io avrei voluto che lei fosse presente al concerto che è stato organizzato giovedì 3 luglio a Oristano dall'ordine dei medici per ricordare nel quinto anniversario il sacrificio della dottoressa Roberta Zedda, e per ricordare ancora una volta che quell'ambulatorio è ancora chiuso. Abbiamo tutti perso una grande occasione per trasformare quell'ambulatorio in un simbolo contro la violenza. L'ha chiesto l'amministrazione comunale, l'hanno chiesto le associazioni, l'hanno chiesto i cittadini, era un dovere morale riaprire quella sede, al di là dei conti e dei bilanci. Il concerto si è tenuto perché noi ad Oristano non vogliamo dimenticare, ma quell'ambulatorio chiuso è un dito puntato in faccia contro le istituzioni, contro tutti quanti noi, anche contro di lei, Assessore Dirindin. Questo appello non poteva non essere raccolto e non condiviso da chi, al di là dello schieramento, degli schieramenti, al di là del fatto che anche i colleghi della maggioranza bocceranno ancora una volta questa mozione, avverte l'ingiustizia quando essa si manifesta. Ma voi non potete continuare ad andare avanti per la vostra strada, facendo finta di niente, tagliando un po' qua un po' là in nome della santa ristrutturazione del sistema. Fra l'altro, noi non sappiamo assolutamente, in questa ristrutturazione delle guardie mediche, quali sedi verranno soppresse, quali criteri per affermare, per stabilire a te sì, a te no. Noi abbiamo soltanto il timore che perfino i servizi essenziali della socialità siano portati via certamente ai comuni più piccole e quindi anche più deboli. Pertanto è chiaro, e quindi assolutamente condivisibile, la preoccupazione degli operatori che sono coscienti che questi interventi comprometteranno certamente la qualità del servizio, ne ridurrà la presenza nel territorio e soprattutto limiterebbe l'accessibilità lo stesso da parte delle fasce più deboli della popolazione.
Io ho sempre detto e continuo a ripetere che i medici della guardia medica meritano più rispetto degli altri, perché svolgono il compito più ingrato, e per certi versi purtroppo anche più pericoloso. Curano pazienti che non sono loro pazienti, lavorano quando gli altri si riposano… Sto concludendo, Presidente… e come se non bastasse, spesso, si trovano davanti a delle persone della peggior specie, che soltanto di notte trovano il coraggio di sfogare le proprie frustrazioni.
Concludendo veramente e usando parole loro, bisogna con decisione dire che è impensabile rinunciare alla sicurezza di chi vi lavora, ma bisogna anche ribadire oggi che la capillarità del servizio è qualità di servizio, e che le carenze storiche devono essere colmate riqualificando il loro lavoro, questo tramite dei corsi di aggiornamento seri, come quelli che si fanno attraverso il 118, e anche con la conseguente fornitura di mezzi che permetta un miglioramento del lavoro, individuando questo come fonte di risparmio economico del sistema nel suo complesso. Grazie
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi).Sì, grazie, Presidente. Io non entrerò nel dettaglio delle argomentazioni, se non per alcuni versi, sostenute dal collega Licandro, argomentazioni che condivido pressoché integralmente, ma vorrei cercare di capire qual è l'iter dei procedimenti che abbiamo in esame, nel senso che vorrei partire sui problemi di quella che pomposamente chiamiamo continuità assistenziale, che io tradendo la mia grossolanità chiamerò guarda medica, almeno in alcune parti del mio intervento, vorrei ritornare alla discussione che noi abbiamo fatto sul Piano sanitario regionale tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007. Io ricordo perfettamente, e lo ricorderanno anche gli altri colleghi che hanno partecipato con me alle riunioni e all'attività della Commissione sanità, che in quella circostanza c'era un pezzo del Piano sanitario regionale che era dedicato alla continuità assistenziale, un pezzo nel quale si parlava di significative ristrutturazioni della continuità assistenziale in Sardegna e quindi di adeguamenti del servizio della guardia medica alle nuove esigenze e alle nuove opportunità. Bene, io ricordo che la minoranza in Consiglio regionale, prima in Commissione e poi in Aula, fece una battaglia su due punti: il primo dei due punti era quello di chiedere all'Assessorato un tempo congruo per la predisposizione del piano della ristrutturazione della continuità assistenziale, e che questo piano ritornasse in Commissione per poter essere in qualche modo vagliato dalla Commissione sanità; il secondo punto, su cui ci fu ugualmente una grande battaglia, fu quello della salvaguardia dei livelli occupativi, una cosa che può sembrare di sindacalese, quindi sembra strano che anche sulla sanità si sia fatta una battaglia di questo genere, però, in realtà, era così difficile comprendere quale fosse la destinazione di questo comparto, che comunque dava una presenza di occupazione a medici sardi in modo significativo, che noi facemmo una battaglia perché, quanto meno, chi stava all'interno di questo comparto, e ci sta come tutti sanno non in regime di dipendenza ma in regime di convenzione, fosse tutelato nella sua professionalità e nella garanzia del posto di lavoro, anche perché i convenzionati della guardia medica, quando la facevo io erano giovani medici, oggi sono cinquantenni, cioè persone della mia età che hanno fatto una scelta essenziale di questo genere, che magari operano all'interno delle guardie mediche della Sardegna da venti, venticinque anni. Bene, sono passati da allora ben più dei centoventi giorni che erano previsti nel Piano sanitario regionale, nel senso che il Piano sanitario regionale prevedeva sei mesi per iniziare il ragionamento, e il fatto che ci fosse ampia disponibilità ad iniziare il ragionamento era una cosa palese, nel senso che il collega Licandro ha ragionato, espresso tutta una sede di criticità, di problematiche che sono presenti sul tavolo, però io vorrei che fosse chiara una cosa, e cioè che non c'è consigliere che si sia occupato di attività della Commissione della sanità, o che non c'è medico in Sardegna che non si renda conto che il sistema della continuità assistenziale in Sardegna ha necessità di essere ripensato, ha necessità di essere adeguato ai nuovi tempi, ha necessità di verificare se passati trent'anni da quando è partito è ancora funzionale alle aspettative della popolazione in tema di qualità della prestazione sanitaria erogata, per cui non esiste una pregiudiziale negativa ad affrontare il problema di come funzionano le guardie mediche in Sardegna e di cosa si può migliorare nell'efficienza del servizio. Ci mancherebbe altro! Esistono la necessità e il desiderio di discuterne insieme, e magari di discuterne anche con gli operatori sanitari che fanno questo mestiere, e magari anche di discuterne con le associazioni dei pazienti, e magari di inquadrare il problema della guardia medica all'interno del più complessivo problema della garanzia dei livelli qualitativi di assistenza in Sardegna, che è poi quello oggetto del Piano sanitario regionale, oggetto di qualsiasi iniziativa e di qualsiasi ragionamento noi stiamo portando avanti in quest'Aula. Ecco perché, a oggi, la minoranza non può che avanzare delle perplessità su quello che si è fatto e su quello che si sta facendo ancora, che sono perplessità che non riguardano soltanto il mancato rispetto dei tempi, ma che riguardano la sostanza di ciò che si sta facendo, e che riguardano anche i ragionamenti che sono stati sviluppati sui temi della guardia medica, nel senso che, il provvedimento che è arrivato nel mese di dicembre del 2007, e cioè in ritardo, se soltanto volessimo legarci e soffermarci su questo aspetto formale, su quelli che erano stati gli impegni della Giunta regionale, è un provvedimento che appare discutibile nel merito ed è, soprattutto, un provvedimento che prevede, a sua volta, una serie di passaggi, che a oggi non appaiono in nessuna maniera soddisfatti, perché il provvedimento prevedeva 30 giorni di tempo per poter essere discusso con gli operatori del settore, poi prevedeva un passaggio in Giunta di un piano complessivo di riqualificazione del servizio di continuità assistenziale, questo primo passaggio in Giunta si sarebbe dovuto concludere con un passaggio in Commissione, 20 giorni di tempo per esprimere il parere di merito, e poi, per un ulteriore passaggio definitivo in Giunta dal quale si sarebbero poi dovuti discendere tutta una serie di attività di adempimento all'interno delle Aziende sanitarie locali. Beh, tutto questo a oggi non c'è stato, non ci risulta che ci sia stato e rimane soltanto la delibera numero 53/7 e l'allegato che è competente alla delibera, allegato che, lo ripeto, è su questo entro nel merito, non è condivisibile nel merito, non è condivisibile nelle cose che ci sono scritte, nel senso che quando si elencano le criticità del sistema, beh, insomma, non siamo d'accordo su queste criticità, perché quando si dice che il servizio non garantisce sufficiente appropriatezza rispetto alle prestazioni erogate, beh, insomma, quali sono le prestazioni appropriate in un servizio di continuità assistenziale come quello che noi abbiamo in Sardegna? Nel senso che nasce in Sardegna il servizio come un servizio sostitutivo alla medicina generale nelle ore notturne e nelle ore festive. Non dimentichiamoci che il servizio di guardia medica viene attivato dalle AA.SS.LL. il sabato mattina in cui c'è l'aggiornamento professionale della medicina generale, quindi è meramente un servizio sostitutivo al quale è difficilissimo attribuire le competenze diverse rispetto a quelle che le risorse attualmente in campo gli possono consentire. Si dice che il livello di qualità percepito è basso; insomma, investiamoci sul servizio di guardia medica se vogliamo che sia percepito un livello di assistenza qualitativa più alto. Oltre a metterci le guardie giurate, che sono indispensabili per evitare che episodi come quello di Solarussa si possano ripetere, beh, mettiamoci anche gli infermieri professionali, ma non diciamo che sono alternativi, come si è tentato di dire in qualche fase in questa legislatura, che mettiamo gli infermieri professionali come elemento alternativo rispetto alla vigilanza, perché questo non avrebbe nessun senso. L'azione di filtro sui codici bianchi del Pronto Soccorso è insufficiente; beh, come si è stabilito questo? Si è calcolato qual è il complessivo numero delle prestazioni del regime di continuità assistenziale di guardia medica nel territorio e quante sono quelle che vengono esercitate dal Pronto Soccorso? Chissà quanti pazienti arriverebbero in Pronto Soccorso se non ci fosse la Guardia Medica, può essere un ragionamento banale, superficiale, ma non molto lontano dalla verità che ciascuno di noi può andare a fare. E' vero che in guardia medica arrivano, ogni notte, o ogni giornata festiva, pazienti che dovrebbero restare a casa e che non c'è nessun bisogno che vadano in Guardia Medica, ma è evidente che se non ci fosse la Guardia Medica, il rischio che questi vadano a intasare gli ospedali determinando ulteriore aumento dei codici bianchi che comportano che ci siano 10 ore di attesa e qualche volta ... l'infarto nelle anticamere dei Pronto Soccorso ospedalieri, beh, diventerebbe ben più alto. Quindi, tutti questi ragionamenti sono ragionamenti che quasi diventano pretestuosi e capziosi, quasi suona una presa in giro a chi ci lavora la considerazione che l'isolamento nelle strutture periferiche costituisce motivo frequente di mortificazione professionale; insomma, signori, ma li vogliamo anche prendere in giro i medici che lavorano nel servizio di continuità assistenziale? Cioè, dopo averli svillanneggiati, dopo avergli detto che non servono, dopo avergli detto che la qualità percepita della loro assistenza è bassa, gli diciamo che come stanno facendo il lavoro è mortificante professionalmente? Va benissimo! Gli dobbiamo proporre qualcosa di meglio, cioè gli dobbiamo proporre su un sistema complessivo concordato e condiviso da loro, che possa davvero determinare un'elevazione qualitativa e un miglioramento dell'assistenza che viene fornita, e un miglioramento anche della capacità di percezione del cittadino di quella qualità dell'assistenza. Bene, se tutto questo si vuol fare, la Giunta deve iniziare a produrre, concordate con le AA.SS.LL., di concerto con le AA.SS.LL. e di concerto con gli operatori con cui si vuole relazionare, deve cominciare a proporre, invece che fogli di carta riempiti di parole, ipotesi concrete per territorio e per distretto di organizzazione del servizio, che ci facciano capire come, compatibilmente con le risorse date, sia possibile gratificare di più gli operatori e migliorare la qualità dell'assistenza, e su quello iniziamo a ragionare senza alcun pregiudizio, perché l'obiettivo di migliorare la qualità dell'assistenza e della continuità assistenziale in modo particolare, è come ci siamo detti, due anni fa, ormai, durante la discussione del Piano, sicuramente un obiettivo condiviso.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (P.R.C.). Presidente, colgo l'occasione per ricordare a noi tutti fatti purtroppo luttuosi che spesso accadono nei luoghi di lavoro, incidenti gravissimi. Io mi sono fatto obbligo di scrivere anche la Presidenza del Consiglio perché si ipotizzi, nel corso della prima riunione, la possibilità di ricordare, anche con un minuto di raccoglimento, i caduti sul lavoro che in questi ultime settimane sono stati molti, troppi, e che dall'inizio dell'anno in Sardegna hanno già superato la decina. L'ho voluto fare adesso, l'ho voluto fare all'inizio del mio intervento solo per una ragione; perché ci sono adempimenti, obblighi che noi abbiamo, che la Giunta ha su questo fronte, e che sarebbe utile portare a compimento nel più breve tempo possibile. Ciò detto e intervengo sulla mozione per dire che ho una preoccupazione, ho la preoccupazione, per la conoscenza che ho, certamente non adeguata e non alla stessa altezza dei colleghi che mi hanno preceduto, che professionalmente sono assolutamente più competenti di me, però ho una preoccupazione che mi viene dai numeri che sono indicati nella mozione, non so se siano veri, mi auguro di no, spero che l'Assessore ci tranquillizzi da questo punto di vista, ma se noi pensiamo proprio alle condizioni in cui versa la nostra Regione, proprio alle esigenze che abbiamo di assistenza diffusa, proprio alle esigenze di questa assistenza diffusa in ragione della riduzione che già abbiamo patito di strutture sanitarie distribuite nel territorio, e se pensiamo che 400 posti di lavoro, 400 posti di lavoro immagino qualificati, di medici, quindi di personale qualificato, attrezzato sotto il profilo della competenza professionale, beh, se questi dati fossero così, io credo varrebbe la pena di riflettere su questo e di trovare adeguate soluzioni; io immagino che queste soluzioni siano state già più o meno prefigurate. Del resto la sanità, l'ultimo bilancio solo in competenze ha destinato 3 miliardi e mezzo di euro, cioè 7 mila miliardi delle vecchie lire, ed è una sanità, la nostra, che garantisce a questa Regione una delle peggiori condizioni di salute che si riscontrano in Italia. E' una sanità, quella della nostra Regione, assolutamente costosa che però non risolve i problemi che stanno alla radice, cioè che la condizione della salute della nostra popolazione è una condizione di particolare difficoltà, e può darsi che si arrivi anche a vivere molto, però si arriva a vivere molto anche vivendo male, anche stando male.
L'altra cosa che mi pare giusto sollevare riguarda la gestione dei servizi pubblici, e questo riguarda anche quel lato della sala, quello di destra. Noi paghiamo il prezzo di un intervento sempre più ridotto dello Stato, paghiamo il prezzo, cioè, di un'Europa, di un'Italia, di una Sardegna che rinunciano all'organizzazione pubblica, che mira di più a investire le risorse di tutti verso i profitti. Io lo dico perché la legge finanziaria dello Stato, quella che si sta prefigurando nei prossimi giorni come la legge finanziaria del 2009, fa un taglio indescrivibile di risorse stanziate verso il settore pubblico. Allora c'è una contraddizione: come facciamo, con una politica di contenimento della spesa pubblica, a mantenere in piedi i servizi, a dare garanzia alle utenze e a mantenere occupati i medici? Questo non riguarda solo la Sardegna, riguarda anche l'Italia; non riguarda solo il bilancio di questa Regione, riguarda anche il bilancio dello Stato e bisogna trovare coerenza. E' politica sbagliata! E' sbagliata quella di quel lato e qualche volta è sbagliata anche quella di questo, quando soprattutto si insegue il centrodestra nelle politiche di contenimento ragionieristico e solo ragionieristiche della gestione delle risorse pubbliche.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non rinuncio a intervenire anche se questo argomento è stato trattato più e più volte all'interno di quest'Aula, ma non rinuncio perché siamo a ridosso dell'estate in una quiete, anche politica per certi aspetti, dove al massimo il dibattito che abbiamo qui in quest'Aula resta contenuto sempre in questo grande contenitore e anche l'evidenziazione di quei numeri, di quelle lucette che si accendono lì e che saranno ancora una volta rosse per maggioranza, negando l'evidenza dei fatti, diranno che tutto va bene, che la sanità sarda non ha bisogno di alcunché. E quando mai, per quell'aspetto della guardia medica, potrebbe avere necessità? E quando mai si potrebbe parlare di precarizzazione del servizio? E quando mai si potrebbe dire che il Sistema regionale sanitario è adeguato a quelle che sono le esigenze del popolo sardo? E quando mai, onorevole Uras, si potrebbe dire che ci sono pericoli di gestione, di bilancio riguardanti la sanità? Ma vi siete forse dimenticati che una delle grandi conquiste sbandierate da questo centrosinistra, dal presidente Soru, è di aver accolto all'interno del proprio bilancio tutte le spese sanitarie, consapevoli che la sanità è un costo in crescendo, conoscendo che il destino della Sardegna, come il resto dell'Italia, vede l'aumentare dei vecchi, degli anziani, di chi ha bisogno di essere assistito.
Prendo la parola per denunciare questi fatti non da medico, ma da cittadino che riveste una rappresentanza pubblica che non vuol far difetto a tale rappresentanza e che vuole dichiarare lo sdegno assoluto di come vengono condotte le cose da questa classe politica di maggioranza. Allora, io mi chiedo: che necessità vi è di nascondere la volontà di voler sopprimere il servizio di guardia medica? Professoressa Dirindin, lo deve dire con chiarezza, perché questo era il suo assunto mentale quando qui si presentava il Servizio sanitario regionale. Queste erano le cose che venivano sussurrate e poi di sottecchi portate. Quando si vuole ridurre il sistema di presenza della medicina nel territorio, quando si pensa di poter assimilare al 118 il sistema di guardia medica, quando si pensa di fare dei conti della presenza dei malati nei pronto soccorso senza avere una tabella che indichi con realtà l'operatività vera ed effettiva della guardia medica nel territorio, quali sono i costi e i benefici, quali sono le difficoltà oggettive che vivano i piccoli paesi, quelli in cui sono nato e vivo, quelli che, per esempio, vanno da San Nicolò Arcidano a Laconi, caro amico consigliere, piccole entità, piccoli paesi distanti 10-15 chilometri, 7 chilometri, dove debbono vedere un medico per 3500 abitanti, che magari è a Laconi e deve poi andare a soccorrere a Genoni, che è vicino, un altro che è moribondo; che vengono qualificati quali taxi driver, con un'accezione veramente negativa di quello che è un servizio e una prestazione che, invece, dovrebbe essere di un'importanza e di una presenza capillare in quei territori dove maggiormente si sente l'assenza di quello Stato che tutti reclamiamo, dove si chiudono scuole, dove si chiudono le presenze delle forze pubbliche, si toglie anche quello che è l'ultimo presidio, quello sanitario, quello che ti consente di avere la dignità di vivere in maniera civile, pari ad altri territori.
Ma torno - e concludo, Presidente - a quello che era l'assunto iniziale: a chi può interessare il dibattito di stasera? A noi stessi? Probabilmente non verrà ripreso da nessun organo di stampa, quindi la dottoressa Dirindin, la Giunta, la maggioranza potranno ancora percorrere con tranquillità questo percorso iniziato di voler, come dire, omologare ad un sistema che vede solo costi e benefici e che si dimentica quello che è il punto di riferimento, l'uomo, e soprattutto l'uomo che soffre e ha bisogno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, se mi è permesso mi verrebbe da dire che il dibattito sulle guardie mediche risponde al titolo di un noto libro, "Tanto rumore per nulla", perché non capisco quale sia la ragione per la quale si afferma, quando nessun provvedimento della Giunta regionale può essere letto e tanto meno interpretato in questo senso, che la Giunta ha intenzione di chiudere servizio di guardia medica, che la Giunta ha programmato di chiudere gli ambulatori di guardia medica e così via. Queste affermazioni mi sembrano, se mi è permesso, irresponsabili perché rischiano di creare allarme fra i cittadini, interpretando in modo…
DEDONI (Riformatori Sardi). Glielo ricorderò in altra circostanza, stia tranquilla!
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni!
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, la prego di prendere atto di quello che ha detto.
PRESIDENTE. Sì, anche lei. Ne prendiamo atto e lasciamo parlare, onorevole Dedoni. Grazie.
DIRINDIN, Assessore tecnicodell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Queste affermazioni rischiano di creare allarme fra la popolazione e soprattutto fra gli operatori della guardia medica, quando nessun provvedimento della Giunta regionale, e tanto meno il Piano sanitario regionale, che è stato più volte richiamato e che è stato approvato in quest'Aula, dicono che saranno chiusi i punti di guardia medica e saranno mandati a casa dei medici che attualmente operano nel servizio di continuità assistenziale. Quindi si tratta semplicemente di dire le cose come stanno e le cose sono molto semplici: esiste un contratto nazionale di lavoro e dei parametri nazionali che indicano qual è il rapporto ottimale fra medici e popolazione e quanto questo rapporto può essere modificato - e l'onorevole che ha presentato la mozione li ha ripetuti in modo corretto, quindi non sto a ripeterli - e quando, in presenza di particolari condizioni, questi parametri possono essere modificati. La Regione Sardegna è di gran lunga al di sotto di questo parametro, ancorché modificato, abbiamo l'esigenza di una riorganizzazione e di una riqualificazione e la delibera del dicembre - che, peraltro, viene contestata adesso dopo sei mesi, quindi mi stupisce questo - fa una cosa molto semplice, definisce il quadro normativo e contrattuale che dobbiamo recepire perché definito a livello nazionale in vista di una complessiva riorganizzazione alla luce di quello che c'è scritto nel Piano sanitario regionale. Fra l'altro, la delibera propone alcuni modelli che precisa che saranno sottoposti ad ulteriori momenti di approfondimento e di analisi, al fine di definire un progetto-obiettivo, perché è di questo che stiamo parlando, e come sapete il progetto-obiettivo sulla continuità assistenziale in quanto progetto-obiettivo viene presentato alla Commissione sanità, quindi sarà un provvedimento che sarà condiviso con la Commissione sanità e quindi con il Consiglio, al fine di dare attuazione, nel rispetto delle specificità di questa Regione, a quanto previsto dall'accordo collettivo nazionale, dai parametri nazionali e da quanto ampiamente discusso con le comunità locali di questa regione, con i rappresentanti degli operatori e dei professioni che si occupano di questo servizio. Noi siamo consapevoli che la situazione che abbiamo ereditato sulla continuità assistenziale è una situazione che richiede molta attenzione e che richiede gradualità nella riorganizzazione. Per questo abbiamo indicato soltanto in termini generali quanto era doveroso recepire come quadro nazionale contrattuale e normativo e abbiamo rinviato a ulteriori approfondimenti. Noi riteniamo di dover rispettare quanto in quest'Aula è stato deciso in occasione del Piano sanitario regionale, cioè che qualunque riorganizzazione sarà fatta comunque, leggo testualmente, "garantendo il mantenimento degli attuali livelli di occupazione di tutto il personale che opera nella continuità assistenziale", la delibera non dice assolutamente - come si interpreta nella mozione - che sarà indicato un medico ogni 30 mila abitanti, anzi dice esattamente il contrario, dice che saranno dislocati medici all'interno dei distretti da individuare in modo da assolvere alle visite domiciliari nel tempo massimo di 30 minuti e propone alcuni modelli sui quali stiamo discutendo con i professionisti. Quindi tanto rumore per nulla, si rischia di creare soltanto allarme, a meno che un provvedimento così delicato e complesso, come più volte chi è intervenuto ha sottolineato, non si voglia che sia adottato con rapidità producendo degli effetti negativi che noi non vogliamo assolutamente produrre e che quindi ci prendiamo tutto il tempo necessario per valutarlo attentamente e per darne attuazione con la dovuta gradualità.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Io prendo atto intanto delle rassicurazioni dell'Assessore sui livelli occupativi, lo faccio magari con meno enfasi di quella che ha fatto il collega Attilio Dedoni, spero che queste rassicurazioni valgano anche per quelli che in questo momento sono considerati precari. Allora, Assessore, la delibera è del 27 dicembre, lei dice: "Con grande ritardo, perché non ne avete parlato prima?". Intanto è necessario ricordare che soltanto per convocare il Consiglio in maniera straordinaria e urgente ci avete messo un mese, primo. Secondo, tutte le organizzazioni che riguardano i medici di guardia medica hanno tentato nel frattempo di coinvolgere i managers, di avere rassicurazioni a livello territoriale con riunioni, assemblee, cercare di avere almeno uno straccio di risposta che non è arrivata e questo ci ha condotto a presentare, circa un mese fa, questa mozione urgente. Poi, "tanto rumore per nulla", io devo dire che è meglio tanto rumore per nulla che poco rumore per poi trovarsi veramente nei pasticci. Io prendo in mano quelle che sono le linee operative, cioè l'allegato alla delibera del dicembre scorso, dove praticamente c'è scritto e parla di monte ore attivato pari a circa 1 milione e 85 mila euro di ore annuo e parla cioè del valore economico del monte ore pari a 30 milioni di euro. Ora, io quello che mi voglio chiedere, non può essere valutata la spesa per il numero di ore attivate, è necessario valutarla sul numero delle prestazioni effettuate, che sono state ben 360 mila, l'unico dato che abbiamo è quello del 2003. Poi lei parla delle principali criticità dell'attuale organizzazione della guardia medica dove c'è scritto, un'affermazione piuttosto singolare, che il livello di qualità percepito è basso e questo è il motivo per cui è necessario provvedere. Ora, io mi chiedo, chi l'ha detto che il livello di qualità percepito è basso e soprattutto chi lo sostiene? Quali dati si portano a sostegno di questa tesi? La qualità viene per caso misurata con dati oggettivi? Avete fatto un sondaggio, pazienti che sono stati contattati, visite effettuate, i tempi di intervento, la dotazione degli ambulatori, le consulenze che sono state richieste, i ricoveri richiesti? Se usassimo questo stesso criterio che voi indicate della qualità percepita resterebbero aperte ben poche strutture sanitarie nella nostra Isola.
Poi parlate di azioni di filtro sui codici bianchi del pronto soccorso che sarebbe del tutto insufficiente. Beh, nella periferia nessun codice bianco che si rivolge alla guardia medica va in ospedale, anzi presso le sedi di guardia medica vengono spesso trattati anche dei codici verdi e gialli. Bisogna vedere i dati, non si può andare ogni volta a lume di naso. Se già con un rapporto di 1 a 1009 il pronto soccorso di un ospedale deve farsi carico di un lavoro notevole, con tanti codici bianchi, com'è possibile che con un rapporto di 1 a 3005 questo numero degli accessi venga ridotto o vengano eliminati gli accessi impropri? Sarebbe opportuno, come in tante altre cose, dottoressa, condurre uno studio epidemiologico serio sui ricoveri impropri al pronto soccorso, altrimenti noi non potremo mai proporre e individuare quelli che sono i rimedi. Quindi gli orari di maggiore accesso al pronto soccorso, giorni di maggior accesso feriali o festivi, la provenienza dalla città oppure dai paesi limitrofi o in altri distretti e il codice bianco o verde che giunge al pronto soccorso ci arriva al pronto soccorso perché è mandato da chi?
Poi, andando avanti sempre nell'allegato, quando si parla dei modelli organizzativi, quindi quello della casa della salute, c'è scritto che i criteri organizzativi che guidano la realizzazione delle case della salute sono il forte orientamento delle attività, effettivo potenziamento delle attività domiciliari assicurando una risposta medico-infermieristica e specialistica H24, basata su piani personali di assistenza. Ma se noi non riusciamo ad avere gli specialisti per i pazienti che sono in ADI, com'è possibile immaginare una disponibilità di questi specialisti H24? E ancora, la garanzia di elevare la qualità e la competenza dei trasporti sanitari attraverso l'eventuale medicalizzazione delle ambulanze delle associazioni di volontariato. Beh, la garanzia di elevata qualità si ottiene con la collaborazione fra professionisti e non certo con l'ibrido professionista volontariato, perché nelle sale operatorie questo non esiste, nei reparti di degenza nemmeno e neanche nei pronto soccorso.
Poi, vorrei concludere perché purtroppo il tempo a disposizione non è molto, le principali caratteristiche del modello sono che è attivato tramite centrale operativa distrettuale che svolge anche la funzione triage. Allora, io non vorrei che venisse confuso il triage della centrale operativa distrettuale con il triage telefonico del 118, dove l'operatore fa il triage ma non conclude il rapporto di sistema con il paziente. Infatti, se non è il caso di inviare un'ambulanza medicalizzata, sono loro stessi che contattano la guardia medica. Ora lei mi dice che razza di triage telefonico può fare un operatore della centrale operativa distrettuale, cioè se viene una chiamata perché un paziente ha mal di testa e il mal di testa può essere qualunque cosa, perché può essere una semplice crisi ipertensiva, che a volte semplice non è, un'emorragia cerebrale, una meningite, pertanto ogni chiamata si conclude inevitabilmente con una visita domiciliare. Per cui, il servizio verrà caricato anche del domiciliare che al momento non fa. La soppressione dei punti di guardia medica, lei dice che non è così, nel distretto di Ales, tanto per citare la Marmilla, è la zona più debole già di una provincia debole con 1 a 3005 resterà praticamente senza punti di guardia medica, ci rifletta molto su queste considerazioni, Assessore, noi per il momento prendiamo atto di quello che ci ha detto e attendiamo pazienti.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Licandro. Si vota la mozione col sistema elettronico. Chi appoggia la richiesta?
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, la ringrazio Presidente. Voterò a favore della mozione che ha come primo firmatario il collega Licandro, però vorrei anche cogliere un minuto di tempo nella dichiarazione di voto perché mi ha colpito tra le considerazioni pacate che ha fatto l'Assessore, una considerazione che condivido e cioè che ci sia la necessità di fare le cose con intelligenza e approfondimento che deriva dallo studio per cui possono essere in questo momento giustificati dei ritardi su tempi tecnici altrimenti previsti, e riallacciandomi a tutto il ragionamento fatto sui codici bianchi, verdi, gialli e rossi, vorrei segnalare all'assessore Dirindin, un codice rosso che sicuramente esiste nel suo Assessorato e che è l'Agenzia regionale per la sanità che ormai due anni dopo la legge numero 10, perché siamo a luglio del 2008 quindi sono passati due anni, o è un cadavere conservato in qualche frigorifero o è un bambino mai nato, quindi siccome l'Agenzia regionale alla sanità sarebbe probabilmente molto utile a quelle esigenze di approfondimento, di valutazione, quindi di miglior comprensione del problema che è fondamentale poi per trovare delle soluzioni adeguate, vorrei sottolineare all'Assessore l'esigenza di ricordarsi prima o poi della nascita dell'Agenzia regionale per la sanità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, per dichiarare il voto di astensione mio, lasciando liberi i compagni, i colleghi del mio Gruppo di esprimere anche un voto diverso per una questione molto semplice; la preoccupazione mi rimane e apprezzo molto quello che l'Assessore ha detto, ma la preoccupazione mi rimane, rimane la preoccupazione di una riduzione del servizio, di una organizzazione dello stesso più attenta o tra virgolette un'oculata gestione finanziaria, rimane la preoccupazione della perdita dei posti di lavoro. Per cui la mia scelta è questa, è quella cioè di rappresentare un'attenzione particolare a questo tema, e di mantenere viva in questo senso l'attenzione del mio Gruppo perché non ci si trovi domani in una condizione di difficoltà che avremmo potuto diciamo evitare.
PRESIDENTE. Votiamo la mozione numero 185 con il sistema elettronico palese. Prego i colleghi di prendere posto. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 185.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Capelli - Contu - Dedoni - Farigu - Ladu - Lai Renato - Licandro - Lombardo - Marracini - Milia - Murgioni - Rassu - Sanjust - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Licheri - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Uggias.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Caligaris - Uras.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 54
votanti 50
astenuti 4
maggioranza 26
favorevoli 15
contrari 35
(Il Consiglio non approva.)
Regolamento. (172)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 172, Rassu, La Spisa, Contu e più.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Rassu - La Spisa - Contu - Petrini - Licandro - Lombardo - Sanjust - Amadu - Pileri - Cherchi Oscar - Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Gallus - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Floris Mario sul ritardo delle vaccinazioni dei bovini per la profilassi contro la blue tongue nel nord Sardegna, sul conseguente blocco della movimentazione del bestiame bovino imposto dalle misure di prevenzione e sui danni arrecati all'economia agricola, aggravati dall'epidemia di TBC bovina che sta interessando decine di allevamenti, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALEPREMESSO che:
- il mercato della carne bovina del nord Sardegna è ormai al collasso a causa del perdurare del blocco della movimentazione imposto dalle misure di prevenzione conseguenti alla blue tongue;
- il comparto bovino basa la propria economia sulla vendita dei vitelli da ristallo (8-10 mesi di vita per circa 250 chilogrammi di peso) nei centri di ingrasso della Penisola, per un numero pari a circa 30.000 capi annui;
- i vitelli, per poter essere commercializzati, devono obbligatoriamente essere vaccinati a partire dal 1° gennaio e immunizzati con i sierotipi 1, 2 e 4 contro la blue tongue, mentre per il 2008 la profilassi è partita solo ai primi di marzo;
CONSIDERATO che:
- per questo inqualificabile ritardo migliaia di capi bovini rimarranno invenduti e decine di migliaia sono tuttora a carico delle imprese zootecniche del nord Sardegna;
- nel frattempo i costi di produzione sono lievitati a causa del rincaro delle materie prime e in particolare dei mangimi (in alcuni casi del 50 per cento);
CONSIDERATO, altresì, che:
- nell'anno 2007 le perdite arrecate agli allevamenti dei bovini del nord Sardegna a causa della mancata movimentazione, sono stimate in circa 18 milioni di euro;
- il diffondersi della TBC bovina ha, di fatto, messo sul lastrico decine di allevamenti del Goceano - Monte Acuto - Alto Meilogu, vista anche la scarsa attenzione dedicata, dall'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, al problema, peraltro evidenziato dai sindaci del territorio sin dall'ottobre del 2007;
- a tutt'oggi il problema non è ancora risolto malgrado l'opera costante ed attenta dei veterinari;
- l'intervento finanziario, approvato dal Consiglio regionale nella legge finanziaria 2007, non è stato ancora assegnato alle aziende interessate e non si riscontrano a tutt'oggi azioni positive al riguardo;
tutto ciò premesso e considerato, onde venire incontro con azioni immediate atte alla soluzione del problema,
impegna la Giunta regionale
ad adottare le procedure di semplificazione del protocollo vaccinale dei bovini per il 2008 reperendo le dosi necessarie (circa 30.000 stimate) del vaccino vivo attenuato così come per il sierotipo 1 anche per i sierotipi 2 e 4, di modo che si possa effettuare un'unica e contestuale azione vaccinale (attraverso l'utilizzo di un vaccino cosiddetto bivalente) per sierotipo 2 e 4, e venga consentita quindi, dopo 30 giorni, la possibilità di vendere i vitelli da ristallo presso i centri di ingrasso della Penisola;
ad adottare l'utilizzo della prevista procedura vaccinale con vaccino spento sui sierotipi 2 e 4, ma con la possibilità di vaccinare non solo una volta durante l'anno, ma all'occorrenza poter effettuare un ulteriore richiamo, nella eventualità che le aziende avessero la possibilità di effettuare una vendita di capi bovini verso i centri di ingrasso della Penisola in un periodo non coperto dagli effetti del vaccino;
a programmare il differimento della scadenza della profilassi vaccinale per quanto riguarda il sierotipo 1 dalla data prevista del 30 aprile 2008 al 31 maggio 2008 e contestuale anticipo della data di avvio di ogni campagna vaccinale al 1° dicembre di ogni anno;
a sensibilizzare sulla problematica della movimentazione del bovino da carne, sottoposto a profilassi vaccinale a seguito di blue tongue, le altre regioni della Penisola, specialmente in occasione di eventi fieristici e di mostre;
ad adottare le iniziative necessarie al rilancio del consumo interno delle carni bovine ed a promuovere eventuali agevolazioni per sostenere l'abbattimento dei costi di allevamento nell'Isola del bestiame da carne;
ad adottare una efficace e costante profilassi per il debellamento della TBC bovina che può, tra l'altro, causare serie problematiche con riflessi sull'alimentazione e sulla salute della ppopolazione;
affinché disponga nell'immediato per gli allevamenti interessati l'erogazione delle provvidenze finanziare approvate con la legge finanziaria 2007;
affinché intervenga con un contributo "una tantum" per capo bovino non movimentato per il rimborso del mancato reddito e degli oneri in più sopportati dalle aziende per la mancata movimentazione dei vitelli.) (172)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla .
RASSU (F.I.). Grazie Presidente, questa è una mozione che avrebbe dovuto essere discussa a marzo quando è stata presentata giustamente con i crismi che ne imponevano l'urgenza del dibattimento in Aula stante che in quel periodo i fatti segnalati dalla mozione erano appunto ancora in essere e lungi dall'essere risolti. Non so se ad oggi qualcuno di questi problemi sia stato risolto. Il problema è sempre lo stesso, se prima si era al capezzale del malato grave, l'agricoltura, oggi praticamente siamo inginocchiati attendendone la fine dell'agonia per non dire la morte certa e non sto esagerando anche se sto usando dei termini abbastanza coloriti. Certo è che come se non bastassero le problematiche di carattere economico, problemi imputabili al mercato, problemi imputabili alla particolarità del decorso climatologico, problemi imputabili alle epizozie, purtroppo stiamo assistendo, ultimamente, e abbiamo assistito a delle inadempienze, a delle noncuranze che al settore hanno arrecato ancor più danno di quanto possano averne arrecato le cause che ho appena citato. Mi riferisco alla confusione che sta portando di fatto allo stallo operativo quasi delle agenzie, mi riferisco, così ha riportato la stampa, ma avevamo già segnalato con una mozione, con una interrogazione già dall'autunno scorso la perdita dei fondi europei della misura 4.9 di 33 milioni di euro, la compartecipazione poi dei fondi regionali del Ministero e quant'altro. Comunque, torniamo all'argomento, la mozione era stata presentata in un periodo particolare che vedeva interessato il comparto bovino sardo da un'epidemia e lo è ancora, di TBC bovina, TBC che sotto varie forme e se non controllata poteva anche estendersi al genere umano, ma non solo, vedeva un ritardo colposo della profilassi di vaccinazione dei bovini che portava ad uno stallo, ad un blocco di quasi tre mesi allora della movimentazione dei bovini da carne arrecando ancor più danno a quello che ne era derivato dal blocco della movimentazione del 2007 che aveva visto una perdita secca, aveva riscontrato una perdita secca di 18 milioni di euro del comparto stesso. Vaccinazione che ai primi di marzo stava iniziando ad avere la sua realizzazione quando era indispensabile iniziarla dal 1º gennaio affinché per la primavera i bovini stessi potessero essere movimentati e i bovini da ristallo, per informazione noi in Sardegna alleviamo circa 30.000 vitelli da carne che vengono portati ad un'età pari a 8-10 mesi, ad un peso sui due quintali, due quintali e mezzo per poi essere trasferiti alle stalle di ingrasso del continente per poi essere rivenduti col peso di quattro quintali e mezzo. Bene, ecco, il succo è questo, questo non è potuto avvenire in quei tempi necessari ed indispensabili poiché appunto è partita in ritardo la campagna di vaccinazione. Questo ha portato chiaramente maggiori oneri, maggiori costi, le nostre aziende già pressate e vessate da tutta una congiuntura di episodi, e di mercato, e di situazioni che ormai sono diventate storiche e ataviche che tutti conosciamo, e arrecava ripeto, un ulteriore danno come costo di produzione a quelle aziende che invece speravano di poter esitare il prodotto carne tra febbraio e marzo. In quella mozione, appunto, oltre evidenziare questo aspetto, si chiedevano alcune cose, si chiedeva l'impegno della Giunta su alcuni problemi e su alcuni temi, io non so se ad oggi questi impegni in parte o in tutto siano stati rispettati o siano state prese iniziative che possono aver portato, se non a risolvere, senz'altro ad alleviare determinate peculiarità che in quel periodo si erano verificate. Si chiese ad esempio di semplificare le procedure di vaccinazione, quindi del protocollo vaccinale, almeno per l'annata 2008 portare il vaccino vivo attenuato del sierotipo 1, così come per il sierotipo 2 e 4, unificarli, affinché si potesse fare una sola vaccinazione, potendo movimentare subito dopo i vitelli da carne e non aspettare quindi i due mesi. Si chiese anche l'impegno della Giunta in questo senso, ma non solo, ma si chiese allora, penso sia stato fatto, di differire la scadenza del 30 aprile al 31 maggio, sempre di quest'anno, sul completamento della campagna di vaccinazione, chiedendo anche per il prossimo futuro di anticipare la campagna di vaccinazione al 1º dicembre, affinché non s'incorresse in quel danno che quest'anno si è incorso, non solo, ma non si incorresse nelle perdite che si sono verificate nel 2007. Si chiese di poter sensibilizzare le altre regioni sulla problematica della Bluetongue, affinché anche le altre regioni nelle occasioni fieristiche e di commercio del bestiame potessero, assieme alla Sardegna, fare opera di monitoraggio, fare opera di salvaguardia affinché, appunto, anche da quelle regioni non potesse viceversa la Sardegna addivenire infezioni del genere. Si chiese ancora cosa la Giunta intendesse fare per rilanciare se non altro il mercato interno della carne bovina, e cosa intendesse fare per ristorare gli allevatori che in quei tre mesi, quasi quattro mesi di ritardo, hanno avuto un costo di produzione per ogni capo allevato pari almeno, e non inferiore, attorno agli 80-100 euro al mese. Quindi parliamo di un aumento del costo di produzione pari, mediamente, a 250 euro per capo. Una perdita secca per capo appunto causata dal ritardo della vaccinazione. Si chiese cosa intendesse fare la Giunta, chiedendo addirittura di stabilire una tantum sinché non venissero ristorati appunto dalla vendita stessa dei capi. Io dico si chiese perché ormai, a quattro mesi di distanza, non è più una mozione interlocutoria, ma diventa più che altro un documento ad effetto, un documento che intende solo richiamare l'attenzione e sentire quali di queste cose che allora vennero chieste e portate avanti siano state fatte, e quali misure siano state adottate dal punto di vista sanitario, dal punto di vista economico, e dal punto di vista strategico, per sopperire a quei problemi che allora segnalammo nella mozione, dal momento che ripeto la mozione si discute dopo quattro mesi. Si chiese anche se e che cosa intendesse fare la Giunta ha per avere una costante azione di monitoraggio e di profilassi, affinché si potesse bloccare la TBC bovina, che ha di fatto devastato gli allevamenti del Goceano, gli allevamenti dell'Alto Meilogu, gli allevamenti del Monte Acuto, e che continuava nel mese di marzo ad espandersi malgrado l'azione costante ed efficace dei veterinari. Cioè cosa la Giunta intendesse fare affinché si bloccasse allora, e per il futuro non potessero verificarsi ancora fatti del genere. Questo lo si chiese, perché io ho assistito al fatto, sin dai primi del mese di ottobre, dai primi di ottobre i sindaci del Goceano segnalarono all'Assessorato i primi casi di TBC, ma solo, dico solo, a dicembre inoltrato, quasi ai primi di gennaio, si iniziò effettivamente a porre attenzione a questo gravissimo problema, ed è per questo che appunto si diffuse quest'epidemia in questi allevamenti. Ecco, pare quasi tedioso parlare sempre dei problemi che affliggono la nostra agricoltura. Qui non si capisce che questa probabilmente è una delle poche speranze che ha la nostra economia in Sardegna, cioè ci si deve porre la dovuta attenzione… concludo Presidente!
PRESIDENTE. Sì prego.
RASSU (F.I.). Ecco, o ci si pone seriamente la dovuta attenzione, dovuta attenzione vuol dire non solo proporre delle nuove formule, delle innovazioni, ma nel pratico, nel concreto, intervenire affinché questo comparto non crolli del tutto, non scenda del tutto a livelli ormai insostenibili e dai quali non è più possibile rialzarsi. E quando oltre alle problematiche, come ho detto poc'anzi, di carattere economico, di carattere strutturale, di carattere funzionale, che non sono imputabili, io sono obiettivo nelle mie cose, certamente non solo a questa Amministrazione regionale, ma nel contempo che malgrado tutti i proclami, malgrado tutte le rassicurazioni, malgrado tutte le risposte, pare che si viva in un modo dove non abbiamo bisogno di niente, specialmente nell'agricoltura, perché intanto queste saranno le risposte. Malgrado tutto, oggi, si continua a non vedere la luce, perché si va incontro ad un imbuto buio. Ecco, io dico questo, o ci si pone la dovuta attenzione, dico la dovuta affinché determinate cose non possano succedere, affinché si rimedi, perché la vaccinazione sulla Bluetongue è una cosa importantissima se fatta nei tempi e nei modi dovuti. Se sono fatte in tempi diversi e nei modi non dovuti diventa non, addirittura, una prevenzione che possa alleviare il problema, ma può, come è stato dimostrato, diventare addirittura uno strumento devastante che falcidia gli allevamenti. Detto questo, concludo Presidente, sto concludendo, io spero che… mi dispiace, perché ripeto era una mozione interlocutoria, oggi posso solo chiedere agli assessori competenti cosa e quanto sia stato fatto in merito, sperando di avere risposte adeguate. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.
LAI RENATO (U.D.C.). Grazie signor Presidente. L'intervento dell'onorevole Rassu è stato completo ed esaustivo per cui io mi limiterò a fare, anche cogliendo l'occasione della presenza in Aula dell'Assessore, a fare delle brevi osservazioni dei profili di carattere tecnico ed epidemiologico per quanto riguarda la Bluetongue, confermando anch'io tutte le perplessità per quanto riguarda la complessità e i vincoli temporali nelle disposizioni, peraltro non univoche, formulate nei riguardi di diversi territori della Sardegna, con strategie che non sono omogenee. Intendo fare qualche osservazione relativamente a quello che è il ruolo dell'Istituto zoo profilattico, che è subalterno rispetto a quello di Teramo e quindi non può esprimere tutte le sue potenzialità, perché è coinvolto, riceve i vaccini e li distribuisce, li commercializza, ma non entra nel merito delle vaccinazioni stesse, e non esprime appunto quelle potenzialità che un istituto di questa portata, peraltro oggetto di una grande attenzione in merito alla riqualificazione, anche sul piano normativo e delle sue funzioni. Quindi mi permetto di fare questa osservazione, e l'esigenza quindi anche di un più forte ruolo della Regione per quanto riguarda i momenti di incontro Stato-Regioni, perché io sono convinto che, considerate tutte le perplessità che si hanno sulla tempistica, sul fatto che la vaccinazione non viene anticipata ai mesi invernali, anche in rapporto a quella che è l'epidemiologia di questa patologia, ecco, esprimo tutte le perplessità sul fatto che determinate linee guida, che vengono concepite anche a livello nazionale, calino sul nostro territorio senza che queste specificità, considerata appunto la presenza di un istituto così importante, non vengano espresse. Questo in fondo è il senso della mozione.
Ritengo che per quanto riguarda la tubercolosi, inserita accanto alla brucellosi e alla leucosi nell'ambito delle patologie, delle malattie sottoposte a piani di risanamento dello Stato, fatti troppi dalla Regione, anche ai fini di quelli che sono i provvedimenti di definizione di eradicazione e di malattie ufficialmente indenni, mi preme sottolineare il fatto che per quanto riguarda la tubercolosi, i cui focolai sono ormai definiti, circoscritti fondamentalmente al Goceano, fatte salve le sporadiche segnalazioni, peraltro di macellazioni a Arborea e Sanluri, che andrebbe rafforzata la ricerca con delle metodologie, peraltro questa è una strada che si è già intrapresa, di diagnosi e di screening che siano naturalmente un superamento delle classiche intradermoreazioni e quindi implementare, so che l'azione è già in atto, ma sicuramente le risorse, peraltro individuate in questo senso con un emendamento presentato e passato naturalmente in norma, e forse di cui probabilmente non si è apprezzata la portata, relativamente allo studio della tubercolosi legata ai nuovi vettori. Io penso che studio significhi anche approfondimento e individuazione di metodologie diagnostiche che siano più specifiche, più sensibili, perché l'intradermoreazione alla tubercolina e alla stessa mantoux sono sicuramente superate dai test che prevedono l'utilizzo, peraltro in atto del gamma interferone. Concludo il mio breve intervento sottolineando l'importanza che non bisogna abbassare la guardia, che bisogna attuare davvero una attenta valutazione e sorveglianza della movimentazione anche interna del bestiame…
PRESIDENTE. Sì, prego.
LAI RENATO (U.D.C.). Sto concludendo, ...che proviene dalle aree interessate e prevedo, o perlomeno auspico, un maggior coinvolgimento dei servizi veterinari accanto alla forte pressione esercitata dalle associazioni di categoria, naturalmente più che legittima e più che apprezzata. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Beh, certo intanto non capita spesso di trovarci contestualmente l'Assessore alla sanità e l'Assessore all'agricoltura, questa mozione, che apparentemente sembrerebbe riguardare il problema che poi è stato sollevato sulle vaccinazioni, di fatto coinvolge invece un comparto che è quello agricolo che vive nel dramma. Un dramma, assessore Foddis, che era annunciato ed era annunciato con un ordine del giorno votato da quest'Aula all'unanimità, dove si impegnava la Giunta a chiedere lo stato di calamità naturale per tutta la Sardegna. Sapevamo già, dal mese di novembre, che la situazione climatica non era certamente favorevole per l'agricoltura sarda. Beh, si è verificato tutto ciò che noi in quei giorni abbiamo detto, anzi la situazione è notevolmente peggiorata. Perché al dramma della siccità e al dramma del mancato reddito nella produzione di alimenti che servono proprio per l'allevamento del bestiame, a questo si è aggiunto un'impennata dei prezzi sui mercati internazionali e, quindi, anche nazionali e regionali; per cui noi oggi ci ritroviamo con una situazione che vive drammaticamente questo momento. Allora, il problema sul ritardo della movimentazione, l'onorevole Rassu ha parlato di vitelli, onorevole Rassu la movimentazione dei vitelli è una cosa ed è un dramma se fatto in ritardo, e lo stiamo vivendo tutti i giorni. L'altro dramma che si è aggiunto alla mancata movimentazione dei vitelli è che gli allevatori sardi non essendo riusciti a vendere i vitelli in quel periodo, oggi stanno vendendo anche le mamme. E i commercianti italiani si presentano alle aziende che sono al collasso, che non riescono a pagare il consorzio di bonifica, che non riescono a pagare i mangimi, che non riusciranno a pagare le sementi per le nuove culture, si vedono offrire 80-100 euro a capo di vacche sarde, che sono gran parte del patrimonio dal quale derivano una parte di quei trentamila vitelli a cui fa riferimento la mozione. Quindi il problema non è solo in termini di vaccinazione, il dramma si sta consumando lentamente e inesorabilmente senza che questa Regione Sardegna faccia nulla. Io voglio troppo bene all'Assessore dell'agricoltura, perché gli riconosco certamente grandi qualità, ma non posso continuare a riconoscergli più nulla, perché poi lo pagherei io se fossi troppo benevolo nei suoi confronti. Lei oggi vive, per certi versi, lo stesso dramma del presidente Soru, guardi non lo so ma io credo che ogni tre sardi due ce l'abbiano con lei e col suo Presidente. Un po' meno con l'assessore Dirindin che permette che in Sardegna scadano i vaccini e che poi debbano essere testati successivamente ed ecco il ritardo, uno dei ritardi è questo. Ha risposto ad un'interrogazione che era stata presentata dal Gruppo di Alleanza Nazionale, Assessore, ma allora come vogliamo chiudere questa vicenda, ammesso che sia possibile chiuderla questa vicenda. Allora è proprio vero che il presidente Soru e la sua maggioranza non credono nell'agricoltura in Sardegna, e quindi trascurano qualsiasi aspetto possa riguardare questo comparto. Certo si chiede nella mozione di intervenire per incentivare il consumo di carni sarde. Fosse una cosa semplice. Già sarebbe molto se si intervenisse quando ci sono le bestie che muoiono naturalmente, per abbattere i costi per lo smaltimento dei rifiuti animali. Già quello sarebbe un fatto importante non solo nella Provincia di Oristano, certamente la Provincia di Oristano lo soffre molto di più di altre Province, avendo una concentrazione di bovini straordinariamente alta per il territorio che rappresenta. Non dimentichiamoci che solo nel territorio di Arborea ci sono circa quaranta mila capi bovini in stalla. Ed è facile immaginare cosa tutto accada, poi ci lamentiamo dei nitrati, però poi quando bisogna mandare all'inceneritore una bestia che muore naturalmente, che già è un dramma per il fatto che muore, quanto devono pagare gli allevatori sardi? E guarda caso ci troviamo davanti a un monopolio, unico in Sardegna, che stabilisce prezzi, condizioni e metodi di ritiro. Beh insomma, è ovvio che questa mozione serve per parlare…
PRESIDENTE. Prego, prego onorevole Diana.
DIANA (A.N.). …del problema della vaccinazione, una mozione presentata nel mese di marzo, ed era già in ritardo perché a gennaio dovevano essere già aperte le vaccinazioni. Beh, insomma siamo arrivati a questo punto che i vitelli non hanno più otto mesi, non hanno più dieci mesi, ma hanno quattordici mesi, hanno quindici mesi e quindi i commercianti prendono per il collo i nostri allevatori e il prezzo è sceso, cari colleghi e amici, da 2 e 40, 2 e 50 al chilo, che poteva essere un vitello da ristallo, mediamente, siamo scesi a 1 e 80 sconto 5, cioè si pesa, si paga 1 e 80 sconto 5, perché hanno la pancia troppo piena, perché sono pieni di acqua, perché sono pieni di aria, perché hanno fame. Questa è la situazione che si sta verificando in Sardegna. Beh, che cosa fa questa Regione Sardegna? Insomma io risposte, Assessore, mi dispiace ma da lei veramente non ne abbiamo avuto più.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Sì, ho apprezzato molto i toni con i quali è stato esposto il problema, un problema che risaliva a qualche mese addietro, rispetto al quale sono state già effettuate molte azioni e quindi in parte superato ma, com'è stato detto dagli intervenuti, si tratta di un problema importante per questa Regione, rispetto al quale comunque non va mai abbassata l'attenzione e le esperienze del passato devono essere utili per migliorare le azioni per il futuro. Intanto, io mi permetto di ricordare che rispetto alla questione della blue tongue molti passi avanti sono stati fatti nel ultimi anni, se ricordiamo negli anni 2000, 2001 e 2002 il numero di focolai che erano riscontrati erano sempre superiori alle seimila unità, mentre invece nel 2005 sono state zero unità e nel 2006 sono state 237. Quindi, abbiamo avuto un calo drastico del problema, così come il numero di capi morti che si contava a 260 mila unità nei primi anni di questa decade e si è ridotto notevolmente; nel 2005 e 2006 sono state zero unità di capi morti e nel 2006 e 2007 quattro mila. Quindi, il problema si è fortunatamente contenuto, si è contenuto grazie a una serie di azioni e anche grazie agli errori che sono stati commessi in passato, quando questa epidemia si è sviluppata e di fronte alla quale questa Regione si trovava impreparata e, quindi, ha messo in atto delle azioni, che si sono rivelate poi solo in alcuni casi utili e in altri casi hanno creato molti problemi.
Che cosa è successo in occasione di questa ultima stagione vaccinale? Avevamo il sierotipo 1 del quale avevamo ancora delle dosi della precedente campagna vaccinale e che abbiamo potuto utilizzare, mentre invece per il sierotipo 2 e 4, ancorché l'Amministrazione regionale avesse richiesto, per la prima volta e poi successivamente in molte altre occasioni, ufficialmente al Ministero dal luglio 2007 la disponibilità dei vaccini, a causa della mancanza di rifornimenti da parte del Ministero, perché i produttori di vaccini non erano in grado di rifornire l'Italia, la disponibilità delle dosi richieste, ottocento mila unità, è stata assecondata solo a partire dal 21 marzo 2008. A partire da quel momento si è proceduto alla vaccinazione anche con questi vaccini.
Per quel che riguarda la richiesta circa la semplificazione delle modalità di somministrazione dei vaccini, si precisa che il Ministero autorizza l'impiego del vaccino con vincoli ben precisi, legati soprattutto a protocolli d'intervento, che risultano dalle sperimentazioni eseguite. E la semplificazione di queste somministrazioni, non prevista dai protocollo ministeriali, rappresenterebbero una violazione delle disposizioni ministeriali e potrebbe compromettere, allo stato attuale, l'efficacia dell'intervento oltre che aumentare il rischio di effetti collaterali. Faccio presente fra l'altro, con riferimento al punto 2) delle richieste contenute nella mozione, che il dossier tecnico sul vaccino inattivato, per i sierotipi 2 e 4, dimostra l'efficacia sino ai sessanta giorni successivi al richiamo e il Ministero della salute, che abbiamo interpellato in merito a questo problema, si dichiara disponibile a rivedere le disposizioni sulla movimentazione dei bovini vaccinati con lo spento, purché suffragato da una adeguata integrazione di documentazione tecnica da parte della casa produttrice. Quindi, in questo senso sta operando l'Assessorato.
Con riguardo al punto 3), al differimento della scadenza della profilassi vaccinale ovviamente questo è già avvenuto, è stato reso possibile anche grazie alle condizioni climatiche ed epidemiologiche favorevoli, come già è stato anticipato dal relatore. Come avvenuto per gli anni precedenti, l'Assessorato nel mese di novembre prossimo, del 2008, chiederà l'avvio della campagna vaccinale sin dal primo dicembre 2008.
Per quel che riguarda la movimentazione fuori Regione, degli animali fuori Regione, contenuta nel punto 4) della mozione, si fa presente che in più occasioni l'Amministrazione ha sensibilizzato il Ministero e le altre Regioni affinché, grazie alle risultanze epidemiologiche e nel pieno rispetto delle norme in vigore, gli animali di questa Regione non venissero rifiutati, ad esempio in occasione della mostra zootecnica del marzo 2008 Bastia - Umbria, proprio grazie ad un intervento che è stato fatto, sono stati accolti cento bovini iscritti al libro genealogico della razza sarda.
Ultima questione riguarda la TBC, le AA.SS.LL. della Sardegna hanno controllato la totalità degli allevamenti bovini nell'ambito del Piano di risanamento della TBC, questo è venuto nel 2006 così come nel 2007, riscontrando rispettivamente sei aziende infette nel primo anno e quarantanove aziende infette nel secondo anno. Nel 2008 sono in corso i controlli sulla totalità del patrimonio bovino isolano, è possibile affermare che su questa malattia si stanno concentrando le attività dei servizi veterinari.
Per quel che riguarda, infine e chiudo, gli aiuti a favore delle aziende colpite dalla tubercolosi, come è noto, è stato adottato un provvedimento che prevede degli aiuti ai proprietari delle aziende infette per il mancato reddito dovuto all'abbattimento degli animali e il mancato reddito conseguente al divieto di monta. Al fine dell'accertamento dell'importo da corrispondere all'allevatore è necessario attendere la revoca del focolaio da parte delle autorità sanitarie, il quale avviene, per la tubercolosi, in un periodo non inferiore ai tre mesi, in questo senso stanno operando le aziende sanitarie al fine di completare il procedimento.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore.
Ha domandato di replicare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, signor Presidente. Io mi ritengo, dalle risposte dell'Assessore alla sanità, in parte soddisfatto appunto perché, così come ho avuto modo di accennare prima, è non più un'interlocuzione, ma bensì la mozione viene discussa ad effetto avvenuto, certamente avremmo voluto sentire per l'aspetto vero e proprio di carattere, che riguarda l'agricoltura qualche notizia da parte dell'Assessore, non fosse peraltro, mi perdoni se non ho capito bene, ma se ho ben capito le somme messe a disposizione in finanziaria, quei 650 mila euro, se non erro, per i danni arrecati dalla TBC verranno erogati una volta debellata, diciamo così, l'epidemia stessa. Questo ho capito dalla risposta dall'Assessore, mi corregga poi se sbaglio e se vuole intervenire l'assessore Foddis. Certo è che le preoccupazioni sono tante, ma la grave preoccupazione, mi consenta Assessore, lo dico con molta serenità, come ha voluto farlo il collega Diana, la preoccupazione è tanta, a noi pare che non si sia posta la dovuta, concreta attenzione sul problema, sul grave problema agricoltura, sulla madre di tutti problemi. Questo a noi dà l'impressione perché il fatto è avvenuto ultimamente malgrado l'impegno, malgrado, io dico, ciò che si vuol fare; probabilmente il metodo è sbagliato, probabilmente le misure che si vogliono adottare non sono adeguate, probabilmente la strategia utilizzata non è consona, perché non è possibile mi creda che possa essere risolto tutto con l'organizzazione dei produttori, con lo stimolo alla cooperazione e quant'altro. E' necessario intervenire nell'immediato per bloccare ormai un decorso diventato, non dico irreversibile, ma molto pericoloso che riguarda appunto il comparto agricolo e pastorale. I costi di produzione e i costi di mantenimento ormai non supportano più la remunerazione del prezzo del prodotto. Cioè, costa più produrre che vendere, cioè il prezzo non remunera la produzione. E' indispensabile, è necessario intervenire in questo settore poiché se no vuol dire la morte certa di un settore, e bisogna stare attenti, l'ho detto in altre occasioni, il settore si sta bloccando e per effetto domino stanno crollando gli altri settori. Questo effetto si sente molto nei paesi dell'interno. Quindi, è necessario dare risposte concrete, ha detto bene il collega Diana, quei vitelli che potevano essere pagati a 2 e 8 e 3 euro oggi non vengono pagati neanche 2 euro. Al costo sopperito e supportato in più dagli allevamenti per questi ulteriori tre o quattro mesi si somma quindi la perdita del prezzo al chilo, ma non solo, il prodotto viene deprezzato perché non si tratta più di vitelli dentro una certa età, ma superata quell'età sono soggetti a deprezzamento. Ecco, io spero che per il futuro questo non avvenga più in quanto l'Assessore ha precisato che l'anno venturo, io spero sia vero, la vaccinazione, a partire da quest'anno anzi, inizierà dal primo dicembre. Mi fa piacere che il Ministero abbia, in questo caso dato l'ok anche per questo, come invece io ritenevo che potessero fare all'unisono i tre vaccini, proprio per ridurre sempre quei tempi di movimentazione, da due, tre mesi a trenta giorni. Spero che su questo ci si possa nuovamente ridare.
Non ho capito, credetemi - e su questo mi dirà l'assessore Foddis, penso che vorrà intervenire - se le provvidenze stabilite in finanziaria agli allevatori sono state corrisposte, e comunque sia voglio sapere se per questo mancato reddito, non solo dalla TBC ma dal superamento di quell'età ottimale di vendita e di quei tre mesi in cui i produttori hanno subito un danno, a quanto ho capito, pari al 20 per cento del prodotto, siano state prese misure o possano essere prese delle misure per ristorare questi agricoltori.
Se i colleghi lo ritengono, dal momento che all'80 per cento della mozione sono state date risposte…, oppure la mettiamo in votazione. Chiedo ai colleghi cosa intendono fare, subito dopo l'intervento dell'assessore Foddis.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro pastorale.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Grazie, Presidente. La mozione odierna aveva come riferimento prioritario l'aspetto sanitario, al quale la collega Dirindin ha dato sufficiente ed esaustiva risposta. Certamente tra i vari punti oggetto della mozione ve n'erano anche alcuni che facevano riferimento al ristoro dei danni, con particolare riferimento al problema della TBC bovina. Allora, premesso che, come ebbi modo di dire in quest'aula in altro tempo, esiste un sistema di assicurazione agevolata alla quale purtroppo gli allevatori interessati a questa epizoozia non hanno fatto ricorso, malgrado questo la Giunta regionale ha deliberato degli interventi che sono stati notificati all'Unione Europea, unitamente a quanto già prevede l'Assessorato della sanità in relazione all'abbattimento degli animali, per quanto riguarda il mancato reddito, la mancata produzione dei vitelli in conseguenza del divieto di monta, ha consentito di poter elaborare un piano di rimborsi che l'Unione Europea ha approvato nel mese di giugno, e pertanto, dopo la notifica, ARGEA è interessata alle istruttorie per poter immediatamente effettuare i pagamenti, mentre sta in capo all'Amministrazione comunale il ristoro di origine dei capitoli dell'Assessorato della sanità per quanto riguarda i danni per l'abbattimento forzoso degli animali.
In relazione alla situazione più in generale del comparto, la drammaticità è di carattere strutturale, non è una drammaticità di oggi, è una drammaticità che è insita nel sistema di allevamento di questi bovini che poi, superata la fase della ristallo, vengono inviati fuori per il finissaggio e poi noi importiamo nuovamente gli stessi animali. La situazione della criticità, che certamente ha subito anche un peggioramento in conseguenza dei problemi vaccinali, ma certamente è stata di gran lunga acuita, questa criticità, da un andamento del costo dell'alimentazione che, come a tutti ben noto, non è un fatto locale ma un fatto mondiale, rispetto al quale il costo della materia prima non è aggredibile né dal Governo nazionale, né dalla Giunta regionale. Riteniamo invece che sia importante approcciare il settore in termini di filiera, e l'agenzia Laore, con la sua competenza, sta portando a termine un piano di settore integrato di filiera, che parte dalla fase della nascita del vitello sino alla fase intera dell'allevamento in Sardegna. Non della fase di ristallo, poi mandarlo fuori e riportare la carne finita qua, ma creare le condizioni affinché tutta la filiera possa chiudersi in Sardegna. E in questo senso sono già iniziati gli incontri anche con le organizzazioni agricole per trovare condivisione rispetto a questo piano integrato di settore che troverà poi accoglimento nelle misure finanziarie che il Programma di sviluppo rurale prevede.
Per quanto riguarda i vari costi che sono connessi all'allevamento del vitello, certamente la situazione di monopolio dell'unica azienda che in Sardegna cura il trattamento delle carcasse è un fatto veramente negativo, su questo è allo studio dell'Assessorato dell'ambiente la possibilità di realizzare l'impianto di trattamento delle carcasse bovine e animali in genere - delle pecore piuttosto che delle galline ovaiole - adiacente all'impianto di trattamento dei rifiuti che sta sorgendo nella zona dell'oristanese. Questo consentirà certamente di creare un momento di concorrenza anche verso questo tipo di costo che è connesso all'attività di allevamento. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
Colleghi, però, non è che è aperta la discussione. Siccome sono arrivate iscrizioni a parlare - quella dell'onorevole Diana, dell'onorevole Cugini e dell'onorevole Rassu, nell'ordine - se la mozione viene messa ai voti si vota, altrimenti concludiamo così la questione.
RASSU (F.I.). La votiamo.
PRESIDENTE. Votiamo la mozione, va bene. Allora l'onorevole Diana, l'onorevole Cugini e gli altri possono eventualmente intervenire per dichiarazione di voto, qualora lo ritenessero.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Ovviamente io annuncio il mio voto favorevole a questa mozione, ma non per le poche considerazioni che sono arrivate relativamente, non tanto ai problemi dell'assessore Dirindin, quanto alle problematiche molto più complesse che potevano essere affrontate con l'Assessore dell'agricoltura; e purtroppo, ovviamente, i tempi sono talmente ristretti…in questo caso è una giustificazione per l'Assessore che certamente ha tutta la competenza necessaria per affrontare la materia ma probabilmente, io dico certamente, non c'è la volontà politica di affrontare i problemi dell'agricoltura.
Allora, io sono d'accordo sul problema delle filiere, Assessore, e non lo sono da oggi, ma nel momento del dramma parlare di filiera con gli agricoltori sardi e con i pastori sardi e come mettergli una pistola alla tempia: non è possibile in un momento come questo parlare di filiera, o meglio se ne può parlare ma diamo risposte anche al resto! Lei mi dice che il costo della materia prima è un fatto internazionale, allora io le dimostro che l'allevatore di Arborea e l'allevatore di Cremona pagano la farina di mais con una differenza del 25 per cento; allora lei mi dica se è mercato internazionale la Sardegna e se è mercato internazionale Cremona. Perché la farina di mais in Sardegna oggi non costa meno di 31 euro al quintale, e invece a Cremona costa 24? Il mercato se è internazionale è internazionale per tutti. Poi mi si dirà "ci sono i costi", certo, il trasporto (della continuità territoriale per le merci ne abbiamo parlato tante volte) ma è un costo che grava sugli allevatori sardi.
Il problema delle carcasse. Io spero che sia come dice lei, Assessore, ed è forse l'unica notizia lieta, questa, se così fosse e in tempi brevissimi, però non è da oggi, anche prima di quel famoso periodo di cui ha parlato l'assessore Dirindin in cui sembrava che la blue tongue fosse cessata immediatamente quando il centrosinistra ha vinto le elezioni in Sardegna. Assessore, se nel 2005 e 2006 c'è stata una diminuzione dei casi di blue tongue e di mortalità di quel genere, beh, insomma, sarà dovuto anche a quello che era stato fatto prima, o sbaglio? O all'improvviso voi siete arrivati e avete determinato quel calo di mortalità, ebbè, dal Piemonte dovevate arrivare per determinare questo! Io non credo che sia esattamente cosi, probabilmente qualcuno, poco forse, ma lo aveva fatto già prima.
Per cui io non posso assolutamente, per queste ragioni e per la mia avversione per il tipo di politica agricola che voi state conducendo, non posso che essere favorevole a questa mozione. Assessore, lei lo sa benissimo, quando io le dico che ogni tre sardi due ce l'hanno con lei, non le rendono giustizia perché lei certamente poteva fare e può fare molto di più, ma fino adesso le assicuro che la situazione agricola in Sardegna è peggiorata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). La ringrazio, Presidente. Per annunciare il voto contrario alla mozione del collega Rassu; chiarendo che non è un voto contro gli argomenti che ha portato in discussione, che ci sia, collega Diana, un'esigenza politica, sociale ed economica di fare un aggiornamento della lettura del mondo delle campagne è vero, ed io penso che sia opportuno farlo perché sarà parte del programma con il quale ci presenteremo, centrosinistra e centrodestra, alle prossime elezioni. Però ci sono delle urgenze e degli impegni che vanno affrontati prima, e secondo me, vanno affrontati con un minimo di riflessione unitaria da parte del Consiglio regionale. Io invito il collega Rassu a non farla votare la mozione, se l'Assessore all'agricoltura si impegna a fare una comunicazione ragionata al Consiglio regionale su tutti gli impegni realizzabili a scadenza certa, a partire dal piano per lo sviluppo rurale 2007-2013, che ci sono tante cose importanti là dentro approvate da questo Consiglio, se lei, Assessore, condivide la gravità della situazione che è stata esposta, ed è anche peggio in alcuni territori della Sardegna, è bene che facciamo uno sforzo comune in questo Consiglio, facciamo un ragionamento, ci diamo delle priorità e ne rispondiamo tutti assieme, avendo chiaro che lei dovrà assumere degli impegni. Quindi siccome la mozione è del mese di marzo e può valere per il prossimo anno, come sappiamo, non vale più per questo anno, collega Rassu, io le consiglio di ritirarla, io comunque le voto contro, e chiedo all'Assessore che faccia un ragionamento nel merito delle difficoltà che abbiamo, per evitare che perdiamo ulteriore risorse, e di questo poi nel risponde l'insieme della collettività sarda. Questo mi sembra un percorso, Rassu, più lineare per le cose che dobbiamo fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Ecco io, collega Cugini, non ritiro, pongo in votazione la mozione non tanto per una questione di principio, ma tanto perché voglio che resti agli atti in anzitutto, e spiego. In Commissione agricoltura l'Assessore molte volte si è impegnato e ha portato tante proposte, ad oggi, mi creda, forse non per colpa sua ci mancherebbe altro, non per colpa sua, io non do colpe personali a nessuno, risposte ne abbiamo avute poche. E' un settore difficile, è un settore dove il problema esiste è un settore è un problema che questa Aula deve affrontare all'unisono dedicando, a mio parere, una sessione a questo problema, l'Assessore a quel punto prenderà i suoi impegni, farà e ci dimostrerà ciò che è stato fatto e noi verificheremo quello che ancora non è stato fatto e quello che ancora ci sarà da fare. La mozione per votarla non tanto per essere votata e respinta, resterà agli atti come un atto di sensibilizzazione dell'opposizione verso la Giunta regionale. Grazie
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu. Ovviamente l'Assessore se intende assumere un impegno e venire in Aula quando lo desidera per fare comunicazioni noi siamo qui per questo, anche per raccogliere queste richieste ma resta l'esigenza di votare comunque la mozione così come il presentatore ha testé ricordato. Quindi votiamo la mozione, voto elettronico palese, chi sostiene la richiesta?
(Appoggia richiesta il consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 172.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Contu - Diana - Farigu - Lai Renato - Licandro - Liori - Pileri - Rassu - Sanjust - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lanzi - Licheri - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias.
Si è astenuto il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 49
votanti 48
astenuti 1
maggioranza 25
favorevoli 11
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. La seduta è tolta, il Consiglio è convocato per la prosecuzione dell'ordine del giorno per domani mattina alle ore 10. Grazie.
La seduta è tolta alle ore 21 e 21.
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