Seduta n.341 del 19/06/2007
CCCXLI Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 19 giugno 2007
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Secci
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 27.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 17 maggio 2007 (334), che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative per la promozione del turismo nell'Isola legate al ciclo di eventi "Fenicinsardegna"". (866)
"Interrogazione La Spisa, con richiesta di risposta scritta, su aspetti del Piano di utilizzo del litorale (PUL) redatto dalla società Criteria srl, adottato dal comune di Villasimius, e sue presunte violazioni rispetto al Piano paesaggistico regionale (PPR)". (867)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui gravi ritardi nel processo di riconversione dello zuccherificio di Villasor e sull'atteggiamento dilatorio della Eridania-Sadam". (868)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul rischio di esclusione dai concorsi per le scuole di specializzazione in medicina dei medici che saranno abilitati nel luglio 2007". (869)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata concessione di permessi ad alcuni dipendenti ARST eletti consiglieri comunali per partecipare alle riunioni del consiglio comunale". (870)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'erogazione gratuita di acido folico alle donne in età fertile e nel periodo preconcezionale e sull'attuazione di una campagna di informazione al fine di prevenire i difetti congeniti e i fattori di rischio in età avanzata". (871)
"Interrogazione Porcu - Corda, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi conseguenze delle discutibili modalità con cui si è provveduto agli interventi di asportazione della posidonia da alcune spiagge della Sardegna e da aree di fondale marino". (872)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione di alcune categorie di commercianti ambulanti dai benefici della legge regionale n. 9 del 2002". (873)
"Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sui mutui di ripianamento agrario previsti dalla legge regionale n. 44 del 1988".(874)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento della gara per il servizio di pulizia, manutenzione delle aree verdi e facchinaggio della Regione e sui 350 esuberi conseguenti alla riduzione dell'attività". (875)
"Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sull'occupazione dell'ex impianto di telecontrollo da parte dei lavoratori della società Ecosandalia srl". (876)
"Interrogazione Vargiu - La Spisa - Randazzo Alberto - Artizzu - Ladu - Farigu - Pisano - Cappai - Liori - Dedoni - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla drammatica situazione di carenza degli infermieri professionali in Sardegna". (877)
"Interrogazione Vargiu - La Spisa - Randazzo Alberto - Artizzu - Ladu - Farigu - Pisano - Cappai - Liori - Dedoni - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo degli operatori socio-sanitari nell'azienda ASL n. 8 di Cagliari". (878)
"Interrogazione Mattana - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Floris Vincenzo - Lai Silvio - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco, con richiesta di risposta scritta, sullo stato dei lavori di messa in sicurezza della strada statale n. 195". (879)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione dello scalo ferroviario del nord Sardegna". (880)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla trasformazione in società per azioni dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST)". (881)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'inizio dei lavori del nuovo carcere previsto in Bancali (Sassari)". (882)
"Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sulla restituzione di 60 miliardi di lire agli agricoltori sardi da parte della Regione". (883)
"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del settore vitivinicolo in Sardegna, ed in particolare nella Provincia di Oristano". (884)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza Atzeri, con richiesta di risposta scritta, sugli effetti devastanti della Limantria sui lecci del Parco del Sulcis". (248)
"Interpellanza Balia-Masia, sulla imminente gara di vendita dell'ex ESIT di Nuoro e già destinato a sede della scuola forestale regionale". (249)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Mozione Capelli-Randazzo-Alberto-Cappai-Cuccu Franco Ignazio-Milia-Randazzo Vittorio sulla deliberazione della giunta regionale 22/4 del 7 giugno 2007, avente ad oggetto 'Legge regionale 12 giugno 2006, n. 9, articolo 82. Cultura e lingua sarda. Conferimento di funzioni e compiti degli enti locali. Direttive'". (124)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della relazione finale della Commissione d'inchiesta sull'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cherchi Silvio, relatore.
CHERCHI SILVIO (D.S.), relatore. Signori Presidenti, signori Assessori, signori colleghi. La Commissione di inchiesta del Consiglio regionale della Sardegna istituita ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento, è stata chiamata ad accertare lo svolgimento dell'iter valutativo della gara d'appalto per la pubblicità istituzionale, aggiudicata poi alla società Saatchi & Saatchi. Ciò a seguito di articoli di stampa che hanno provocato allarme nell'opinione pubblica, ma anche alla luce del rilevante importo. Il lavoro della Commissione, nel suo insieme, credo poter dire, è stato svolto con obiettività, rivolto all'accertamento di fatti obiettivi, e finalizzato ad un giudizio da parte dell'Assemblea regionale, senza pretesa di sostituirsi alle competenze dell'autorità giudiziaria, amministrativa o penale. Abbiamo esaminato gli atti forniti dall'Amministrazione, gli esposti presentati e proceduto alla valutazione dello svolgimento della gara. Abbiamo sentito i membri della Commissione, il responsabile del procedimento. E' stato un lavoro unitario serio; ringrazio i colleghi, ringrazio anche il dottor Cocco che ci ha assistito con la consueta professionalità. Queste le circostanze che abbiamo verificato: eventuale presentazione all'Amministrazione regionale da parte della Saatchi & Saatchi di una campagna analoga prima dell'indizione della gara medesima; validità dell'operato della Commissione nonostante la sospensione dalle funzioni di direttore generale del Presidente, del professor Fulvio Dettori, anche Presidente della Commissione giudicatrice; possesso da parte della Saatchi & Saatchi del requisito di gara relativo alla certificazione ISO 9001; esistenza di rapporti di controllo ex articolo 2359 del codice civile tra la società Saatchi & Saatchi e la società Pubblicis; quinto punto, corretta verbalizzazione dello svolgimento della gara così come previsto dal codice degli appalti.
Il primo punto su una eventuale presentazione di una proposta precedente alla gara, credo che si possa rimandare alla lettura della relazione depositata; solo le conclusioni: la Giunta regionale, è vero, aveva già deciso, nei mesi precedenti l'indizione della gara, di creare le condizioni per la realizzazione di una strategia comunicativa unitaria, ponendo in capo alla direzione generale della Presidenza la funzione di coordinamento. E' altresì vero che, sempre nei mesi precedenti la gara, era in atto un'azione della Presidenza della Giunta, come si dice, di compulsazione delle agenzie pubblicitarie intorno allo stesso obiettivo della delibera del dicembre 2005 e che poi sarà quello della gara bandita in agosto. E naturalmente sussistono elementi per ritenere che in tale ricognizione fosse compresa anche una delle più importanti agenzie, la Saaatchi & Saatchi. Certo è che la medesima società, un mese prima della pubblicazione del bando di gara, ha depositato l'avviso di protezione di uno slogan identico alla proposta poi presentata nella gara d'appalto. Fatti questi verificatisi precedentemente alla gara, ma che alla luce degli elementi raccolti non sembrano aver inciso sullo svolgimento della stessa. Dagli atti a nostra disposizione risulta che nella proposta presentata in gara dalla Saatchi & Saatchi le date indicate per la campagna promozionale fossero riferite ad un periodo anteriore allo svolgimento della gara. Sul punto la Commissione giudicatrice ha ritenuto che l'indicazione del periodo maggio-giugno 2006 fosse frutto di un errore materiale nella compilazione della domanda. Tale circostanza non si può escludere ed è anche la spiegazione più plausibile. Desta perplessità invece che nessuno abbia pensato di chiedere una spiegazione, una giustificazione, una rettifica alla società Saatchi & Saatchi, e che ci si sia adoperati invece per una sorta di difesa d'ufficio dell'offerta presentata, correggendone solamente le date della campagna. Sulla questione riguardante la sospensione del professor Dettori, abbiamo ritenuto che in essa non vi sia nessuna particolare rilevanza giuridica, posto che il professor Dettori è stato riconfermato nelle sue funzioni dalla Giunta regionale e parrebbe aver adottato atti di convalida di tutta l'attività svolta durante il periodo di sospensione. Correttezza naturalmente avrebbe voluto, correttezza istituzionale, che il professor Dettori comunicasse formalmente alla Commissione di gara ed alla responsabile del procedimento l'avvenuta sospensione.
Terzo punto: la questione che riguarda la certificazione di qualità. Quella del possesso della certificazione ISO 9001 è indubbiamente un aspetto che condiziona pesantemente lo svolgimento della gara d'appalto e lo dimostra la decisione di elevare il numero dei componenti la Commissione di gara dai tre iniziali a cinque, per la necessità di inserire un esperto in materia di certificazione di qualità. Tale esperto veniva segnalato da una delle maggiori società in materia di certificazioni, la SINCERT, e quindi con apposita determinazione la dottoressa Melis integrava la Commissione di gara con l'ingegner Bernava. Per assicurare l'esigenza che i componenti della Commissione fossero in numero dispari, fu nominato anche un altro componente, il dottor Brigaglia.
Deve ancora premettersi che sia il bando di gara, che il capitolato hanno previsto che in luogo della certificazione di qualità ISO 9001, i partecipanti potessero fornire altre prove relative all'impiego di misure equivalenti di garanzia della qualità, prodotte dagli operatori economici.
Nonostante la presenza dell'esperto, sembra proprio che la gara sia stata aggiudicata ad un soggetto privo del requisito, o quanto meno che il possesso del requisito in capo a Saatchi & Saatchi non sia stato correttamente valutato. In primo luogo è provato e documentato che la Saatchi & Saatchi ha esplicitamente dichiarato, in un'apposita autocertificazione, di soddisfare il requisito di qualità attraverso la produzione del certificato, chiedo scusa per l'inglese, Sarbanes-Oxly; questo in realtà non attesta il tipo di organizzazione previsto dalla certificazione ISO 9001, bensì l'assetto societario e la trasparenza del sistema di gestione dal punto di vista finanziario e societario; si tratta in particolare di una forma di certificazione dipendente dalla legislazione degli Stati Uniti, di prevenzione dei tracolli finanziari, adottata a seguito del dissesto della società ENRON. La certificazione di qualità riguarda invece quella parte del sistema di gestione di un'organizzazione che si propone, con riferimento agli obbiettivi per la qualità, di raggiungere dei risultati in grado di soddisfare adeguatamente le esigenze, le aspettative ed i requisiti di tutte le parti interessate. Naturalmente con particolare riferimento ai clienti, ai consumatori e agli utilizzatori del prodotto finale. Ebbene, nonostante l'ingegner Bernava fosse presente in Commissione, proprio per assolvere tale compito, sentito dalla Commissione consiliare d'inchiesta, è stato estremamente evasivo. In un primo momento ha dichiarato che la Saatchi & Saatchi era in possesso del certificato ISO 9001, successivamente ha dichiarato che lo possedeva l'altra società facente parte del raggruppamento temporaneo di imprese e testualmente, di fronte ad un verbale mostratogli, affermava che la dichiarazione prodotta conteneva alcuni principi della ISO 9001. L'altra società, la EQUINOX, ha prodotto invece una dichiarazione di qualità, nella quale dichiarava sostanzialmente di adottare il sistema di qualità ROI BLUEPRINT; questo è, ancora una volta, un sistema volto a caratterizzare le capacità finanziarie e la redditività di un'intrapresa, mentre sembrerebbe non riguardare i requisiti di qualità, per i quali si chiede la certificazione ISO 9001. La Commissione giudicatrice, tuttavia, non chiede chiarimenti ed integrazioni alla Saatchi & Saatchi, mentre alla società Mackennon, altra società partecipante alla gara, sprovvista del certificato ISO 9001, è stata richiesta dalla Commissione di gara l'integrazione della documentazione di qualità del sistema di gestione. Desta pertanto perplessità la circostanza che il responsabile del procedimento, che aveva attribuito alla certificazione di qualità un'importanza tale da indurla ad integrare la Commissione precedentemente nominata, proprio con l'esperto di qualità, non abbia ritenuto di approfondirne gli aspetti relativi, mentre merita censura, anche sotto questo aspetto, l'operato della Commissione e quello dell'ingegner Bernava in particolare, per aver sottovalutato un aspetto così importante e delicato della gara. Sul collegamento tra la Saatchi & Saatchi e la Publicis, il quarto punto, il 18 ottobre del 2006, il signor Accetta, rappresentante della TBWA Italia SpA, solleva espressamente: "…l'eccezione che le ditte Saatchi & Saatchi e Publicis siano collegate sostanzialmente tra di loro...". Tale collegamento, ai sensi del bando di gara, sarebbe motivo di esclusione per entrambe. Il 26 ottobre la Commissione dichiara non sussistente il collegamento sostanziale tra la società Publicis e la Saatchi & Saatchi, argomentando che non è stato constatato alcun collegamento tale da configurare un unico centro decisionale e quindi una possibilità reale di alterazione delle offerte, e allega al verbale una memoria difensiva della Saatchi & Saatchi; al verbale non è allegato altro. In presenza di una contestazione quale quella formulata, la Commissione di gara avrebbe dovuto richiedere visure o un'analisi della composizione societaria tali da fugare ogni dubbio, per verificare sia la sussistenza di un collegamento formale, forse inesistente, sia la sussistenza di un collegamento sostanziale, ossia la rispondenza delle due offerte presentate ad un unico centro di interesse. Il Presidente, il professor Dettori, nel corso di una audizione caratterizzata da risposte non collaborative e polemiche nei confronti di tutti i componenti della Commissione consiliare, ha dichiarato che quella da lui presieduta non era una Commissione d'indagine, bensì di gara, e che pertanto era in capo a chi muoveva tali accuse l'onere della loro puntuale documentazione. Crediamo invece che in presenza di una contestazione caratterizzata da un minimo di fondamento obbiettivo, quale la partecipazione alla gara di due società partecipate al 100 percento da una Holding internazionale, la Commissione giudicatrice avrebbe dovuto far accertare le dinamiche societarie interne e non limitarsi ad aquisire le ragioni della Saatchi & Saatchi, posto che il bando di gara comminava espressamente l'esclusione in presenza di situazioni di controllo, ai sensi dell'articolo 2359 del Codice civile, con altre imprese concorrenti alla gara medesima.
Quinto punto. Per quanto riguarda il quinto punto invito i colleghi ad una attenta lettura della relazione perché, come dire, è la parte più ricca di avvenimenti, difficilmente riassumibile, ma che gettano ulteriori ombre sullo svolgimento della gara: Dimissioni di un commissario, il dottor Aldo Brigaglia, rientrate dopo aver ricevuto garanzie, su che cosa? Scontro tra la Responsabile del procedimento, dottoressa Melis, e la Commissione di gara, che induce la stessa ad annullare la gara per un attimo e poi ad annullare l'annullamento perché è stata rassicurata per le vie brevi. Denuncia di anomali arrotondamenti che la laconicità in alcuni casi e l'assenza in altri dei verbali, ci ha impedito di poter riscontrare o respingere. La mancata consegna alla Commissione d'inchiesta dei famosi appunti del dottor Carlo Sanna, che a detta di tutti furono decisivi per ricostruire, due mesi dopo il voto del 15 novembre, ma non consentono una chiara risposta a quella denuncia. Ma l'appunto fornitoci dal segretario e l'analisi della votazione ufficiale ci dicono che escludere l'esistenza di un arrotondamento, sarebbe un insulto alla matematica. Ricordo inoltre che tale appunto ci è stato fornito dal dottor Sanna, dopo l'assenso del magistrato, e riguarderebbe un'altra votazione, nella quale la Saatchi risultava terza. Così come non siamo in grado di sapere quando sono effettivamente avvenute le votazioni, che esito hanno dato, quante sono state, qual è stata la posizione dei singoli commissari.
Un fatto invece purtroppo è chiarissimo e grave: la pessima ed incompleta redazione dei verbali è una palese violazione dell'articolo 107 del nuovo codice degli appalti, che recita: la Commissione redige un verbale sottoscritto da tutti i suoi componenti che espone le ragioni delle scelte effettuate in ordine ai meriti di ciascun progetto, le osservazioni pertinenti e tutti i chiarimenti necessari al fine di dare conto delle valutazioni finali. Grave perché si viola il disposto del codice, voluto dal legislatore proprio per porre rimedio agli equivoci, e non solo, che la legislazione precedente aveva generato; grave perché lo stesso è richiamato come norma di riferimento dal bando di gara. Chiarissimo perché il rispetto del codice è sollecitato nel carteggio che contrappone la dottoressa Melis e il professor Dettori. Chiarissimo perché persino i pareri legali richiesti dal direttore generale confermano dubbi e perplessità: quello del professor Carrozza non solo non cita il nuovo codice degli appalti, ma addirittura altera i dati giurisprudenziali che pure si basano sulla legislazione anteriore; quello dell'avvocato Giampiero Contu, seppur timidamente, ricorda che comunque si deve tener conto delle modifiche legislative costituite dall'articolo 107 del nuovo codice degli appalti; è presente nelle campagne di stampa, nelle denunce della minoranza, dei consiglieri ed ex consiglieri regionali, un convitato di pietra, il ruolo svolto dalla Giunta e dal Presidente Soru in questa vicenda.
Credo si possa affermare con assoluta certezza, sulla base degli atti che in modo anche puntiglioso abbiamo esaminato, sulla base del confronto con i commissari, anche fastidioso, a giudizio di qualcuno, che non risulta nessun ruolo, interferenza o altro da parte né del Presidente, né di singoli Assessori. Affermazioni che possiamo fare alla luce di una relazione conclusiva, votata all'unanimità, e che esclude in modo categorico interferenze esterne. Certo un ruolo della Giunta c'è stato, nei mesi precedenti: è stato quello di porre fine alla dispersione in 1000 rivoli della spesa, di rendere efficaci le consistenti spese per la pubblicità, di dare un senso ad un progetto che impegna la Regione Sardegna con cifre rilevanti. Certo negli interventi e nelle interviste ciascuno può costruire il castello che vuole, ma nel confronto serrato della Commissione, di fronte agli atti, nessuno ha potuto avanzare ipotesi diverse. Questo ci ha portato a ritenere trasversalmente, come si usa dire, che non fosse necessaria l'audizione del Presidente, non per sgarbo istituzionale, anzi, apprezzandone la sensibilità, ma proprio perché nell'ambito dei compiti affidatici dal Consiglio regionale e dal Regolamento non sussisteva alcun dubbio. Diverso, nettamente diverso, è il giudizio che diamo sulla Commissione di gara, avendo accertato evidenti anomalie, e che lo svolgimento dei lavori non si è particolarmente distinto per imparzialità, trasparenza, correttezza, e tanto meno per competenza, tutte questioni che hanno provocato dubbi nell'opinione pubblica e che sono state oggetto della verifica della Commissione consiliare d'inchiesta, dalla certificazione di qualità, alle date della campagna pubblicitaria, all'eventuale sussistenza di rapporti di controllo fra aziende e partecipanti, questioni che sono state trattate in modo superficiale ed approssimativo. Vi è stata una violazione del codice degli appalti, dell'articolo 107, voluto dal legislatore per garantire trasparenza in quel crocevia della morale pubblica italiana che sono state per anni le gare d'appalto, violazione peraltro contestata dalla responsabile del procedimento e dall'attuale Presidente, il professor Dettori. E lo ribadirà in Commissione, rispondendo polemicamente e irrispettosamente, che la valutazione numerica è di per sé chiara, come a scuola, dove il sei significa sufficiente, per non parlare dei singoli membri della Commissione, a partire dal dottor Brigaglia, che per conflitto di interessi probabilmente non sarebbe dovuto essere stato nominato, sino all'ineffabile ingegner Bernava che in audizione dà la sensazione, diciamo così, di venire a conoscenza, per la prima volta in vita sua, dell'esistenza dei certificati …….. e Blue Print. Questi elementi ci hanno portato a dare un giudizio negativo sull'intera Commissione, ed in particolare sul suo Presidente, anche per il rilevante ruolo da lui ricoperto all'interno dell'Amministrazione regionale.
Mi avvio alle conclusioni. Due colleghi della Commissione consiliare hanno dichiarato a verbale che non ritenevano opportuno esprimere un giudizio conclusivo, quello contenuto nelle ultime tre o quattro righe, non perché non lo condividessero, ma per rispetto dell'Aula. E' un aspetto questo che voglio chiarire perché so che ha provocato qualche discussione; è a mio avviso un falso problema. La presenza o meno di quel sintetico giudizio non modifica assolutamente il peso delle numerose righe scritte prima, ed inoltre credo che comunque il Consiglio deciderà in piena autonomia. Quello che vogliamo dire nel giudizio finale, o almeno il mio pensiero, è che proprio in questo periodo, che vede nuovamente al centro del dibattito politico i problemi della moralità, della trasparenza, dell'eccesso del ruolo della politica, dobbiamo dare un segnale forte: le regole si rispettano, si devono rispettare, tutti le devono rispettare, innanzitutto la politica, se vuole avere l'autorità morale per chiedere ai cittadini di rispettarle, ma ancora di più noi del centrosinistra, questa maggioranza che ha avuto il consenso dei cittadini anche per gli impegni assunti sulla moralizzazione della vita pubblica. In questa Commissione di gara abbiamo visto invece prevalere un senso di impunità, che non ci appartiene e che in altri periodi, penso alla metà degli anni 80, fu poi foriero di anni di moralità, le cui conseguenze il sistema politico italiano paga ancora. Allora, dopo la fine della stagione della solidarietà nazionale, nasceva dalla mancanza di alternative di governo; oggi non vorrei che fosse figlio, quel senso di impunità, di un'idea sbagliata dell'esigenza di efficacia dell'azione di governo, a prescindere dalle regole e dai principi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cherchi. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
Ricordo ai colleghi che hanno 10 minuti di tempo per svolgere il loro intervento e che durante l'intervento dell'onorevole Sanjust chi volesse iscriversi a parlare può farlo, oltre non è consentito.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, signori assessori, signor Presidente della Giunta. Prima di addentrarmi nei meandri del più grosso scandalo della storia autonomistica, e a costo di non essere originale, mi pare opportuno ripercorrere, nei minuti a disposizione, i passaggi più importanti di questo mega appalto o, se si preferisce, gli interessi colossali che lo hanno reso così appetibile. Con un'aggravante: questo strumento incoraggiato con 150 miliardi di vecchie lire, parrebbe arrivare casualmente nelle mani di un gruppo di amici fiancheggiatori organici del Presidente della Regione. Tutto ciò, unito agli esiti della Commissione d'inchiesta, ha posto due gravissime questioni politiche: il problema della libertà d'informazione, e qui della capacità dell'Esecutivo di condizionare l'opinione pubblica, e il conflitto di interessi, cioè la possibilità di fare affari privati con la copertura istituzionale. Sia ben chiaro che noi siamo sempre stati garantisti e quindi può sembrare fuori luogo dire che eventuali aspetti penali, se saranno ravvisati nelle sedi competenti, riguardino altri ambiti.
Il Consiglio regionale ha il compito di formulare valutazioni politiche senza timori e senza, si spera, indebiti condizionamenti. Perciò occorre rispedire al mittente alcune gratuite affermazioni. La più grave non è infatti la difesa d'ufficio del direttore generale, ma lo svilimento del ruolo politico del Consiglio regionale. Siamo stati invitati ad occuparci di questioni generali, ad esempio del problema dell'occupazione, come se il problema dell'informazione sia affare privato del Presidente della Giunta e non invece una grave questione politica, morale e anche giudiziaria. Sardegna multichannel è lo strumento di regime che il Presidente Soru ha appoggiato. Agli atti della Commissione d'inchiesta non è pervenuto, forse per distrazione, un documento che rivela l'affidamento preventivo di un subappalto ad un consorzio con molti intrecci e troppe casualità. Allora, forse, conviene partire da qui per valutare la gravità degli intrecci e delle ipotizzabili collusioni. Non mi appassiona la questione se l'importo del subappalto al consorzio ammonti a 40 miliardi o sia di poco inferiore; a beneficio dei colleghi sintetizzerò la questione del subappalto. La Saatchi, prima di partecipare all'appalto, contatta - certamente di sua iniziativa - il neonato consorzio Sardinia Media Factory, priva di curriculum e che vanta società inattive, e lo fa, è evidente perché, sempre di sua iniziativa, vuole occuparsi in nome e per conto della Regione di tv digitale, di internet, di videonotizie, da far pervenire a tutti i telefonini dei sardi. Sarà tutto casuale, ma pochi giorni prima della famosa delibera di avvio della campagna miliardaria, nasce un consorzio con quell'obiettivo, casualmente coincidente con quello della Saatchi. Così il 14 di ottobre del 2006, a due giorni dalla scadenza della gara, Saatchi ed Equinox concretizzano l'accordo con il neonato consorzio, un consorzio - vale la pena di aggiungere - privo di molti dei requisiti che servivano per essere della partita. Ed ecco, allora, spuntare la necessità di trovare un'altra formula non rischiosa, il subappalto. Magicamente, quando la Regione fornisce chiarimenti alle imprese, arriva a sostenere, con una formula dall'alto valore giuridico, che il coinvolgimento di imprese prive della richiesta certificazione di qualità non è radicalmente escluso. Come questa formulazione faccia rima con qualità dell'intervento e con il rispetto delle regole comunitarie non sta a me dire. La legge non vieta espressamente di indicare il nome della società a cui si intende subappaltare, ma la Saatchi - con encomiabile zelo, bisogna dire - poche ore prima dell'appalto firma l'impegno a subappaltare proprio a Sardinia Media Factory.
Finora ho messo in fila fatti incontestabili, date e norme. Non è pretestuoso, almeno così mi sembra, ipotizzare una puntuale regia della rete, anche perché la rete delle coincidenze sfida il buonsenso, prima ancora che la logica. Tutti i soci fondatori di Media Factory sono stati legati societariamente, funzionalmente e professionalmente a Tiscali. Tutto ciò, fino a questo punto, non è reato, ma certo getta ombre sulla correttezza della gestione del denaro pubblico e, sotto ogni profilo, siamo di fronte al più colossale conflitto di interessi mai visto nella nostra Regione. Per come si è svolta la gara, e la relazione della Commissione mi esime dal compito di ripercorrere l'iter, più che ad un appalto per la pubblicità istituzionale siamo di fronte ad un affidamento diretto per realizzare un internet provider pubblico, una sorta di Grande Fratello regionale in grado di gestire direttamente un canale televisivo, pensato per inondare, attraverso il satellite, il digitale, le reti telematiche e i videotelefonini, un micidiale sistema di informazioni di regime senza alcun controllo. Non è fuori luogo ipotizzare che con questo gioco si possano sperimentare, sulle spalle della Regione, tecnologie, che poi magari, una volta collaudate, saranno impiegate nella gestione di provider privati. Nessun gruppo editoriale potrebbe realizzare un progetto così ambizioso senza la marea di miliardi affidati, come in questo caso, con un subappalto, senza contare che la Regione diventa editore e realizza una struttura televisiva senza precedenti, che mette in discussione le più elementari regole della libera informazione.
Ma torniamo a Media Factory e ricapitoliamo. In pochi mesi nasce un consorzio di amici, la Regione pubblica il bando il 4 di agosto, la stessa Regione fornisce chiarimenti sul subappalto e consente la partecipazione di società che non hanno i requisiti. Il Presidente della Regione dichiara, in pubbliche sedi, che sta sostenendo la nascita di Sardinia Media Factory, a cui affida anche gli stabili dell'ex Manifattura tabacchi, di fatto sottraendola alla gestione del Comune di Cagliari. Per cui sorgono spontanee due domande: come faceva il presidente Soru a conoscere l'esistenza di Sardinia Media Factory e dichiarare di sostenerne la nascita? Sapeva forse chi ne era il Presidente e chi ne faceva parte? E' chiaro che c'è stata una regia occulta che ha spazzato via ogni elementare regola di trasparenza. Il conflitto di interessi è qui troppo palese per non trarne le dovute conseguenze politiche. Il vero artefice, l'autentico regista della più spericolata operazione mediatico-finanziaria della storia autonomistica è il Presidente attuale della Regione. Nelle intenzioni sue e degli attori di questo psicodramma si trattava di mettere in piedi, nel silenzio e nella indifferenza generale, una TV multimediale di stampo, forse, sudamericano. Saatchi & Saatchi è così l'ultimo tassello di un assalto senza precedenti alle istituzioni, fatto con soldi pubblici, una propaganda di regime pericolosa e inquietante. E poiché il legame tra democrazia e informazione è stato il cavallo di battaglia della sinistra, non appare fuori luogo sostenere che è in gioco la stessa democrazia.
Infine, permettetemi alcune considerazioni di metodo. La Commissione di inchiesta ha lavorato su evidenze, su casualità di eventi, e con un bisticcio di parole, sulla sospetta casualità degli avvenimenti, così come sono stati analizzati in serie. Se fosse vero che sono stati truccati i verbali, se fosse vero che ci sono state pressioni per addomesticare i punteggi, se fosse vero che il Presidente della Regione ha fatto irruzione negli uffici e controllato i documenti della gara in compagnia del Presidente della Commissione di gara, se fosse vero che si è pilotata la gara a favore di un manipolo di amici legati a Tiscali, beh, allora ci troveremo di fronte a una truffa gigantesca che il Consiglio regionale ha il dovere di censurare politicamente e che le magistrature amministrativa e ordinaria dovranno vagliare con grande attenzione.
Quanto alla mancata audizione del presidente Soru, sorprende che quando il sottoscritto, tra gli altri, ha chiesto di sentirlo, si siano levati gli scudi e che il Presidente della Regione non abbia avuto né fretta né interesse a fornire spiegazioni, salvo poi, baldanzosamente, richiedere l'audizione a gioco concluso, magari per fare il gioco sporco dello spariglio e costringere la Commissione a fare due relazioni. Verrebbe da pensare, ma è solo una gratuita illazione, che il Presidente della Regione volesse in tal modo anche precostituirsi eventuali posizioni processuali diverse, magari come persona informata dei fatti, ma appunto, sono questioni che saranno chiarite in altre sedi. Poteva la Commissione di inchiesta spingersi oltre e chiamare direttamente in causa il vero regista dell'operazione? Forse avrebbe potuto, ma è stato già un gran risultato che su questioni così delicate maggioranza e opposizione si siano trovate d'accordo, e l'accordo afferma dice che la gara è stata falsata e che perciò occorre rimuovere il direttore generale e procedere ad una nuova gara. Se è così, ciò significa che dietro responsabilità amministrative si celano precise responsabilità politiche e che dietro le responsabilità politiche...
PRESIDENTE. Colleghi, è complicato, quindi state nei dieci minuti. Concluda, onorevole Sanjust.
SANJUST (F.I.). Ciò non vieta, perciò, di allargare il discorso per sostenere che di fronte a tante e tali circostanze sospette, non è azzardato chiamare in causa direttamente il Presidente - sto chiudendo - perché solo con l'ipocrisia si può fingere che dietro zelanti esecutori non si nasconda un regista occulto direttamente implicato nell'oggetto della gara. Di fronte a queste evidenze il Presidente della Regione dovrebbe trarne le conseguenze dimettendosi e dovrebbe comunque provare vergogna ogni volta che fa il moralizzatore di quella politica che tanto dice di disprezzare, ma dalla quale ha ottenuto sinora gli strumenti per spadroneggiare. Se un Presidente di destra, sto finendo, Presidente...
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust...
SANJUST (F.I.). Va bene.
PRESIDENTE. La ringrazio, la ringrazio. Colleghi, abbiamo 30 iscritti a parlare, quindi lo svolgimento ordinato del dibattito e anche le modalità con cui questo dibattito è stato organizzato, richiedono il rispetto dei tempi che abbiamo previsto in Conferenza dei Capigruppo. Quindi, quando il tempo scatta, per cortesia, riprendete posto perché è complicato per chi dirige l'Assemblea stabilire chi può proseguire e chi no, quindi decidiamo una regola valida per tutti.
E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio. Se l'obiettivo era quello di far parlare della Sardegna nel mondo, non si poteva fare di meglio e ottenere di più a costo zero. E' la campagna promozionale che più ha scosso l'opinione pubblica, non tanto per l'immagine della Sardegna più attraente, per la sua cultura, il suo paesaggio, il suo ambiente o per il sapore antico delle sue produzioni genuine ed esclusive, quanto per le trame di questo thriller della cosiddetta pubblicità istituzionale. Se la campagna promozionale si dovesse ancora fare, non otterremmo migliore risultato di quello che si è ottenuto finora. Anche per questa ragione, perciò, io sposo le conclusioni della Commissione che sollecita l'annullamento della gara. Aggiungo, però, un'altra considerazione: dovrebbe essere data una diversa destinazione alle risorse che verranno così risparmiate. Infatti, essendo stato conseguito l'obiettivo primario di far parlare della Sardegna nel mondo - non importa il contenuto del messaggio, purché se ne sia parlato - non c'è ragione per cui si debba mantenere in piedi una gara milionaria, se parliamo in termini di euro, miliardaria, se pensiamo al rapporto con le vecchie lire. Rifare la gara, questa gara, non avrebbe senso, sarebbero certamente migliori altre vie, altre promozioni, anche di quelle purtroppo dispendiose che hanno portato i prodotti sardi per oltre un mese nei grandi magazzini "Harold" di Londra, costate ben 400 mila euro, come ci informano i giornali, ma con un impatto diretto presso il grande pubblico internazionale, con la duplice finalità di far conoscere la Sardegna e far gustare le nostre migliori produzioni. Quanto è accaduto con la pubblicità istituzionale ci dà l'immagine di una Regione impicciona, della politica che vuole rimpadronirsi del potere di gestione, della politica che non vuol essere soggetta a controlli, che vuole operare con le mani libere, come se la pubblica Amministrazione avesse le stesse regole di un'azienda privata, ignorando ruoli, funzioni, compiti propri dei vari organismi istituzionali, amministrativi e burocratici, le cui regole sono presidio della vita democratica, della correttezza e trasparenza dell'attività pubblica. Questo più di altri, signor Presidente della Giunta, è il significato del giuramento solenne in Consiglio, che lei ha detto che, se avessimo voluto, avrebbe prestato non una ma mille volte in quest'Aula, ma che non ha mai prestato, per un atto di fiducia e di responsabilità nei confronti del più alto funzionario della Presidenza della Regione. Quello stesso funzionario, non mi riferisco alla persona, ma all'incarico e alla funzione del direttore generale della Presidenza, che l'ha trascinata in questa vicenda preoccupante e pericolosa, della quale ella è chiamata a rendere conto e a trarne le dovute e necessarie conseguenze in sede politica prima, e in sede amministrativa poi. Le altre sedi importanti e di esclusiva competenza di altri organi autorevoli dello Stato prescindono dal ragionamento che deve essere fatto in sede politica, e che noi facciamo e che riguarda la separazione e l'esclusività delle funzioni che sono alla base della democrazia: la funzione politica di indirizzo, di programmazione e di controllo della gestione del potere, cardine sempre e soprattutto in questo momento storico della vita civile, sociale e politica della democrazia regionale e nazionale. Intendo riferirmi alla questione fondamentale delle regole, della loro adeguatezza e del loro rispetto, al sistema dei poteri, al bilanciamento dei poteri, al sistema elettorale, al presidenzialismo, al ruolo e alla funzione del Consiglio regionale, della maggioranza e della minoranza, alla partecipazione, alla condivisione delle scelte e delle decisioni. Il fatto specifico che oggi è alla nostra attenzione, che da tempo, da troppo tempo naviga nel mare magnum delle discussioni e delle valutazioni dell'opinione pubblica è un pericoloso iceberg che sta portando alla deriva la Regione, la classe politica regionale, la nostra stessa autonomia, interpretata non già nel significato nobile della capacità reale di autogoverno, ma nel significato deleterio di fare ciò che si vuole, talvolta anche senza il rispetto delle minime regole di correttezza amministrativa. E' il frutto di un concetto distorto del presidenzialismo, di un presidenzialismo falsamente interpretato e applicato, confuso con l'autoritarismo e il personalismo proprio di un regime che, anche in altre circostanze, abbiamo definito peronista. Questo episodio della pubblicità istituzionale è altrettanto grave di altri, che nel corso di questi tre anni sono stati denunziati da tutte le parti politiche e e dalla società civile. Essi devono farci riflettere e devono indirizzare verso la strada da imboccare, per percorrere in Sardegna un altro modo di concepire la politica. Quando nel corso del dibattito sulla legge statutaria avvertivamo la necessità e l'opportunità di una riflessione sulle regole e sui poteri, avevamo in mente anche queste storture, di un sistema nel quale il personalismo e la voglia di creatività, una creatività fondata non su regole scientifiche, ma estemporanee, una sorta di fai-da-te, appariscente e sensazionale, celano il vuoto, quasi un sadico spirito distruttivo del passato e del presente, senza un'alternativa reale e concreta. Quell'opportunità non è stata purtroppo né colta né praticata; abbiamo dinanzi a noi lo spettro di una Regione praticona e affaristica, che dobbiamo rimuovere, ritrovando tutti insieme quel senso di appartenenza ad un popolo serio, laborioso, capace di autogovernarsi attraverso la pratica della funzione politica, politica intesa non solo e non tanto come distributrice di potere, ma come regolatrice di civiltà. Il Presidente ha lamentato pubblicamente di non aver avuto la dovuta considerazione da parte della Commissione, ne ha criticato la costituzione e l'operato, direi che ha addirittura irriso il suo lavoro, la ha invitata a pensare ad altro; mi ricorda "andate al mare", anziché votare. Un tale atteggiamento non è accettabile sotto il profilo politico e istituzionale, e rappresenta anche un segno di debolezza preoccupante, che è l'anticamera di una sottintesa ammissione di colpevolezza, quantomeno per non essere stato capace di governare i fatti. La Commissione non sarebbe stata necessaria e non ci sarebbe stata se il Presidente, come regola impone, e come è dovere morale e politico della propria carica, avesse reso immediate comunicazioni al Consiglio, a termini di Regolamento, al primo diffondersi di notizie stampa, peraltro mai confermate e mai smentite. La Regione è stata messa invece allo sbando, senza avere avvertito il dovere di assumere idonee iniziative politiche a tutela dell'Amministrazione e dell'autonomia. I giudizi e le valutazioni espressi: Presidente, non può esprimere giudizi e valutazioni, non può dire: "Preferirei che", perché è un reato politico, oltre che un fatto grave dal punto di vista istituzionale. I giudizi e le valutazioni espressi, fuori da quest'Aula, dal Presidente, rappresentano una concezione irrituale e irrispettosa della funzione politica, della quale rivendichiamo il primato, che non deve superare i propri ambiti, che deve svolgere il ruolo alto di indirizzo e di programmazione oltre il quale si ha un'invasione di campo, se non addirittura un sopruso intollerabile e inaccettabile. E' quanto è avvenuto con la gara della pubblicità istituzionale. Fatto ancora più grave è l'atteggiamento di alterigia, di sfida irresponsabile dei protagonisti della vicenda, la cui concezione di rappresentanza degli interessi generali pubblici è assimilata a quella del titolare amministratore delegato di un'azienda privata, che ha diritto di vita e di morte sul proprio patrimonio, che sceglie e decide in assoluta autonomia. Il Presidente della Regione, pur essendo eletto, come dice lo stesso Presidente, direttamente dal popolo, non è un monarca assoluto, ha dei limiti istituzionali, politici e morali che sono connaturati nei diritti di rappresentanza degli interessi generali posti in capo ai singoli consiglieri regionali, pure essi eletti dal popolo, e degli organismi costituzionali e statutari posti a garanzia del pubblico interesse. Questi comportamenti scardinano il sistema delle garanzie e delle regole dell'imparzialità e della trasparenza dell'Amministrazione regionale, che noi tutti dobbiamo difendere e tutelare nell'interesse della Sardegna e dei sardi. Ne consegue che voteremo a favore delle conclusioni della Commissione speciale, esprimendo un giudizio positivo per il lavoro che è stato fatto con attenzione e sensibilità nel rispetto delle prerogative degli organi inquirenti.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). "All'avvocato bisogna raccontare le cose chiare, a noi tocca poi a imbrogliarle", sono le eloquenti parole che il dottor Azzeccagarbugli rivolge all'inconsapevole ed ingenuo Renzo Tramaglino che tanta speranza aveva riposto in quell'incontro di cui ci riferisce con sagace ironia il Manzoni. Catturata l'attenzione del malcapitato cliente il leguleio prepara con acconce e astute parole l'atmosfera propizia all'assenso di cui avrà bisogno per la successiva attività di intermediazione, di negoziazione, di aggiustatore degli imbrogli e di quant'altro quel brutto affare richiederà, senza mettere in mezzo beninteso la giustizia che, a suo avviso, va tenuta il più lontano possibile. Nessuna meraviglia, dunque, se il dottor Azzeccagarbugli è persona vile e del tutto priva di indipendenza professionale. E' tanto asservito al potente Don Rodrigo da rimangiarsi rapidamente ed in preda al panico il parere dato a Renzo qualche attimo prima. Quella volta l'Azzeccagarbugli non solo non l'aveva proprio azzeccata, ma aveva reso un pessimo servizio alla credibilità della giustizia e degli uomini che la rappresentano.
Mi perdonerete, cari colleghi, questo ricordo letterario che ho voluto richiamare, non già perché penso che in questo Consiglio la parzialità, la prevaricazione e l'abuso possano avere la meglio sulla legalità e la giustizia. E allora, se è vero che dobbiamo non lasciarci trascinare dai sentimenti o dai risentimenti, se non dobbiamo certamente farci trasportare da precostituite tifoserie, siano esse di maggioranza o di opposizione, se non dobbiamo incorrere nell'errore di farci trascinare da furori giustizialisti, per converso deve però essere altrettanto chiaro che non può, non deve albergare in nessuno di noi la benché minima tentazione di minimizzare una vicenda con il ricorso a espedienti o artifizi retorici, per dirla in una parola: lasciarci tentare dall'insabbiare questa triste vicenda.
Di fronte ad una vicenda come quella di cui oggi si dibatte, che è costituita, badate, non da vicende private ma da un appalto pubblico, alimentato con risorse pubbliche e di quantità non indifferente, come è stato giustamente osservato la legalità e la imperscrutabile giustizia, di cui quella si dice agente, debbono rappresentare valori di fronte ai quali i bisogni e diritti del cittadino non debbono né impallidire né perdere ogni valenza.
"Nessuno conosce e mai conoscerà la verità" aveva detto il filosofo greco Senofane. Già, la verità. Cos'è la verità? E' la terribile domanda che Ponzio Pilato pone a se stesso davanti a Gesù lasciandola volutamente senza risposta. Mi chiedo e vi chiedo colleghi: ma siamo veramente animati in quest'Aula da un comune anelito di verità e di giustizia? Siamo veramente animati da un comune e leale impegno di renderla conoscibile, senza giungere a fare de albo nigro o a mutare quadrata rotundis? La Commissione, voluta all'unanimità dal Consiglio regionale, a dispetto di ciò che si poteva immaginare e pronosticare immediatamente prima e dopo la sua istituzione, ha lavorato con spirito unitario proprio nell'ottica di individuare ed acclarare i fatti e riferirli nella loro obiettività al Consiglio regionale. Un lavoro serio dunque, approvato, pur con i dovuti distinguo, alla unanimità dei suoi componenti, aspetto quest'ultimo non trascurabile e che anzi dovrebbe far riflettere i dubbiosi, per non tacere degli agnostici, sulla serenità ed il rigore profuso da tutti i commissari nell'acquisizione e valutazione dei fatti e delle responsabilità, nonché sulle determinazioni ritenute adeguate alla gravità dei fatti medesimi.
Per queste ragioni, presidente Soru, io le confesso che non ho apprezzato né condiviso alcune sue dichiarazioni ed in particolare una sua affermazione secondo la quale si sarebbe aspettato che una Commissione consiliare si fosse occupata di cose più importanti. Se non è importante occuparsi ed esercitare un diritto di ispezione e di controllo su un appalto di 65 milioni di euro, mi dica lei quali sono le cose più importanti! Sostanzialmente però - ed è questo l'aspetto che a me non è piaciuto - è stato delegittimato ex post il lavoro della Commissione, indicandone i limiti operativi del non poter usufruire degli stessi poteri inquirenti di una Commissione parlamentare o della Magistratura che, forse è bene ricordarlo, si sta anch'essa occupando di questa vicenda. Colleghi, io ero tra quei commissari che auspicavano l'audizione del presidente Soru in Commissione per due ordini di motivi: una Commissione consiliare non può rifiutare di audire il Presidente della Regione, soprattutto quando viene da lui richiesto. Ciò ha rappresentato, a mio avviso, un vero e proprio sgarbo istituzionale, oltre ad aver perso un'occasione, almeno per quanto mi riguarda, di poter capire cosa avrebbe potuto riferire o aggiungere il Presidente sull'iter di una gara e rispetto ad una vicenda alla quale io voglio continuare a credere che egli sia rimasto del tutto estraneo. I relatori, onorevoli Silvio Cherchi e Carlo Sanjust, hanno ripercorso efficacemente le tappe della gara in oggetto, indicando quali siano state le anomalie dell'operato della Commissione di gara presieduta dal direttore generale della Presidenza e sulle quali non mi soffermo, ad evitare inutili ripetizioni. Si è parlato di violazione di specifiche norme in materia di gare pubbliche, di un'anomala metodologia utilizzata nell'attribuzione dei voti, di votazioni disinvoltamente ripetute nel tempo, della mancanza delle certificazioni di qualità, della stessa anomala composizione della Commissione di gara. Vedete, colleghi, le responsabilità penali e di altra natura, ove sussistenti, verranno giudicate da altri organi. A noi spetta il compito di salvaguardare le istituzioni ed in primo luogo la stessa Presidenza della Giunta regionale il cui prestigio, a mio avviso, è stato gravemente compromesso. Non perché il Presidente sia coautore o corresponsabile, ma a maggior ragione lei, Presidente, deve prendere le distanze per salvaguardare il suo ruolo, il suo prestigio e il prestigio dell'intera Giunta regionale, perché sia fugato e allontanato ogni dubbio ed ogni sospetto. Le conclusioni cui è pervenuta la Commissione all'unanimità, lo ribadisco, e ritengo che questa Assembla debba fare proprie, non possono non essere anche da lei condivise, Presidente. Non attenda che ancora una volta la Magistratura si sostituisca per l'incapacità della classe politica nel compiere ciò che questa ha il dovere di fare: garantire e mantenere la massima trasparenza nei processi legislativi ed amministrativi. Ed ecco, se la vogliamo porre su questo piano, quella che a nostro avviso è la vera questione morale. Non si possono chiudere gli occhi o pensare di non avere responsabilità perché tanto esiste una magistratura inquirente ed una giudicante che accerterà i fatti e le responsabilità. Le responsabilità politiche non le accertano e non le giudicano i tribunali della Repubblica, ma i cittadini quando verranno chiamati a rinnovare questo consesso. Ma oggi siamo noi e lei, presidente Soru, in loro rappresentanza: così facendo forse eviteremo che la politica, la civiltà politica finisca ancora una volta nel tritacarne del qualunquismo, dell'antipolitica; e se ciò accadesse, per questo come per altri fatti, i danni alla democrazia, alla civile convivenza, all'etica pubblica sarebbero devastanti.
Io, signor Presidente, mi auguro che lei sia consequenziale rispetto ad un deliberato della Commissione e mi auguro rispetto ad un deliberato della stessa Assemblea, altrimenti sarebbe un vero vulnus alla democrazia delle istituzioni e non penso che questa Assemblea possa continuare ad esistere. Sarebbe il caso veramente di autosciogliersi o altrimenti signor Presidente, lo dico veramente proprio perché credo nel lavoro fatto dalla Commissione, altri dovrebbero trarne le dovute conseguenze. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Regione, Assessori, colleghe e colleghi. Ho letto con interesse la relazione e ritengo che il lavoro della Commissione d'inchiesta vada apprezzato per diverse ragioni. La più importante, a mio avviso, è proprio la rilevanza data alla funzione ispettiva e di controllo propria dell'organo legislativo, un ruolo esercitato evidentemente soltanto nell'interesse dei cittadini. I rapporti tra le Assemblee legislative e le Giunte, tra gli Enti locali intermedi e l'Amministrazione regionale, tra i cittadini e la burocrazia, sono stati profondamente modificati in questi ultimi anni a danno dei primi e a favore dei secondi. La situazione è stata accentuata dal nuovo sistema elettorale maggioritario e presidenzialista. In generale, l'elezione diretta del capo degli esecutivi, affida ai presidenti di Regioni, Province e ai sindaci dei Comuni, un potere a mio avviso eccessivo. Il ruolo delle Assemblee elettive è fortemente messo in discussione, come dimostrano le cronache di tutti i giorni. Il nuovo sistema, quindi, anziché ridurre gli effetti negativi delle distorsioni denunciate durante la cosiddetta prima Repubblica, li ha paradossalmente aumentati, e a farne le spese, in tutti i sensi, sono comunque i cittadini. Anche per questo motivo ho firmato con convinzione la richiesta di referendum sulla legge statutaria. Considero, infatti, un atto di democrazia rendere protagonisti i cittadini, correttamente informati e coinvolti, delle scelte istituzionali operate dal Consiglio. Sarà inoltre una grande occasione per rilanciare la riscrittura dello Statuto di autonomia e di discutere su una legge elettorale regionale, e mi fa piacere che oggi sulla Stampa, il costituzionalista Depuro, esalti il proporzionale quale sistema più garantista per la democrazia, per la rappresentanza e per la partecipazione popolare. Lo fa per il partito democratico, a maggior ragione per le Assemblee. Sarebbero comunque la legge elettorale e lo Statuto: ovviamente, due atti importantissimi, che permetterebbero di rispondere alla richiesta di riduzione dei costi della politica, ponendo anche un serio argine alla campagna denigratoria e di delegittimazione degli eletti, che si affianca in modo pericoloso per la democrazia a quella contro i sindacati dei lavoratori e contro i partiti, campagne in realtà gestite dai poteri forti. Per come si è articolato anche l'affidamento della campagna pubblicitaria della Regione, ebbene, si presenta come un esempio di strapotere di un organo esecutivo e, pur tra forti contraddizioni, della burocrazia; un modus operandi esercitato per altro ai danni dei cittadini, che invece dovrebbero trarre sempre e soltanto vantaggi dalla trasparenza, dalla chiarezza e dalla correttezza degli atti amministrativi. Ricordo per inciso che al contrario della maggior parte delle Regioni italiane, in Sardegna i cittadini non possono neanche contare sul difensore civico, al quale segnalare distorsioni e abusi; lo chiedo e lo chiedono in tanti da oltre due anni, ma non è stato ancora eletto. Si diceva dell'applicazione delle leggi; il caso della campagna pubblicitaria della Regione, purtroppo, non è il solo a suscitare perplessità e dubbi, lo conferma il proliferare dei ricorsi alla magistratura amministrativa e a quella del lavoro, da parte di chi ritiene di essere stato danneggiato. Tornando al merito della relazione, ritengo debba essere dato atto alla Commissione di aver tralasciato nell'elaborazione conclusiva qualsiasi considerazione politica sulle motivazioni che hanno spinto a dar vita a un bando di gara dall'importo rilevante e senza che sia stata resa neanche nota la valutazione tra costi e benefici. Dai contenuti della relazione emergono con chiarezza, a mio avviso, cinque aspetti utili per interventi concreti. Il primo riguarda le carenze della normativa sulle gare d'appalto; mi auguro che prima dell'estate il Consiglio possa discutere il disegno di legge approvato dalla Commissione lavori pubblici che disciplina appalti e bandi di gara per i servizi pubblici; un complesso di norme che, dopo le vicende segnalate dalla Commissione, vanno rese particolarmente rigide per ridurre gli aspetti discrezionali. Il secondo aspetto è relativo agli intrecci non sempre chiari tra società ed associazioni temporanee ed imprese; gli accertamenti sulle singole società e sulle loro intese devono escludere anomalie che procurano, anche se indirettamente, un danno all'Amministrazione e ai cittadini, per esempio situazioni mascherate di subappalto. Il terzo aspetto chiama in causa i controlli, spesso del tutto inesistenti e inefficaci, che talvolta possono creare situazioni al limite della legalità per tolleranza o mancanza di segnalazioni. Il più delle volte non vi sono poi le verifiche su come, nel dettaglio, si è sviluppata l'attività e sulla rispondenza agli obiettivi che si intendevano raggiungere. Il quarto aspetto evidenzia il problema dei rapporti tra burocrazia regionale in genere, singoli funzionari pubblici e i consiglieri regionali, i quali hanno l'obbligo di svolgere le funzioni ispettive e di controllo. Oltre alla tendenza a non dare risposte immediate da parte degli esecutivi alle interrogazioni dei consiglieri, in tal senso ritengo sia stato un errore sopprimere il question time che, al contrario, come avviene al Parlamento, può risultare utile per i cittadini. Vi è talvolta quello che nella relazione viene definito un atteggiamento non collaborativo dei funzionari. In proposito ritengo che non sia adeguato che un consigliere, per avere informazioni sull'iter di un atto debba rivolgersi all'Assessore o a un componente dell'ufficio di gabinetto. Se ciò tuttavia si verifica, mi domando: quando avrà risposta un cittadino? L'ultimo aspetto, il più delicato, riguarda il ruolo del Direttore generale della Regione. Con l'attuale sistema rischia di scomparire la figura super partes del Segretario generale della Regione, garante della correttezza dell'operato della pubblica amministrazione, autonomo rispetto al potere politico, ed è quindi opportuno che i ruoli apicali della burocrazia regionale mantengano l'autonomia dalla politica. In conclusione del mio intervento due brevissime considerazioni; la prima relativa al modus operandi della scuola, cui si fa riferimento nella relazione, che ha richiamato l'onorevole Cherchi. Le Commissioni d'esame nelle scuole di ogni ordine e grado, quelle che io conosco, prima di avviare le prove e di assegnare le valutazioni, definiscono in modo inequivocabile i giudizi corrispondenti al voto. Prima viene formulata una griglia di valutazione e poi si procede con le eventuali prove. Se qualcuno dei componenti della Commissione avesse conosciuto il mondo della scuola questo non sarebbe accaduto. E poi, sanno tutti che occorre presentare tutti gli attestati necessari per essere ammessi agli esami, e non si capisce perché, invece, si accettino documentazioni incomplete. Insomma, occorre che il lavoro svolto dalla Commissione non rimanga soltanto un atto parlamentare significativo. Ringrazio del lavoro tutti i componenti che hanno operato con saggezza ed equilibrio. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Caligaris. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Grazie Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi. All'onorevole Caligaris voglio dire, in apertura, che le norme qui non c'entrano nulla, ahimè. Oggi siamo chiamati a discutere di un argomento molto delicato sugli esiti cui è pervenuta la Commissione d'inchiesta per accertare le modalità di assegnazione e di svolgimento della gara di appalto indetta dalla Regione per l'affidamento della pubblicità istituzionale dal costo miliardario.
Credo di poter affermare, in apertura del mio intervento, che la relazione finale approvata dalla Commissione d'inchiesta, costituisca un momento di riscatto della politica. Una vittoria di tutte quelle forze politiche che hanno avuto il coraggio e la determinazione di fare chiarezza, al proprio interno, senza indugi e tentennamenti, dimostrando che esiste una coscienza collettiva, che va ben al di là degli appositi schieramenti politici. Devo anche aggiungere, in qualità di componente della Commissione, che ho avuto il modo di apprezzare la serenità e lo spirito teso esclusivamente all'accertamento della veridicità dei fatti, senza spinte emotive o faziose, di carattere politico o peggio giustizialista. Questo clima ha favorito il lungo e laborioso iter fatto di audizioni, lettura di atti e documentazione varia pervenuti alla Commissione, attraverso il quale si è giunti alla relazione finale da sottoporre all'analisi del Consiglio. Colleghe e colleghi, nel corso di questa vicenda che ha visto protagonisti da una parte la Commissione consiliare e dall'altra, come interlocutori, i componenti della Commissione giudicatrice, si sono accertati i molti punti procedurali sui quali oggi oggettivamente è difficile non palesare un'ombra di illegittimità, se non peggio, e qui per opportunità mi fermo. La Commissione ha anche doverosamente ritenuto di soffermarsi particolarmente sulla figura del Presidente della Commissione giudicatrice, che in più occasioni ha agito con apparente superficialità e arroganza seguendo logiche e criteri molto, molto discutibili. Un Presidente della Commissione giudicatrice, la cui nomina a direttore generale presso la Presidenza della Giunta è stata oggetto di ricorso nanti il tribunale di Cagliari, il quale tribunale lo ha sospeso dalla funzione proprio nel corso dell'espletamento dei lavori della Commissione giudicatrice. Va dato conto del fatto che la nomina del direttore generale a Presidente della Commissione è avvenuta proprio in virtù della sua funzione nella Amministrazione regionale. Questo in quanto possedeva i requisiti di conoscenza professionale giuridica, oltre a garantire meglio la percezione degli obiettivi che la Regione si era prefissata per l'affidamento della pubblicità istituzionale. Episodio, seppur non eccessivamente caratterizzante sotto il profilo giuridico; ma qui il giudizio definitivo spetta ad un altro organismo competente, comunque certamente insindacabile e censurabile sotto il profilo dell'opportunità di scegliere e silenziosamente di proseguire a presiedere una Commissione per la quale si erano persi i requisiti. Il fatto che l'interessato non abbia comunicato l'avvenuta sospensione e abbia proseguito imperterrito nel suo incarico, come se niente fosse, lascia sbalorditi; e se anche successivamente la Giunta ha reintegrato il direttore generale, bene ha fatto la Commissione ad evidenziare e sottolineare questo atteggiamento mostrato dal Presidente della Commissione come non corretto istituzionalmente.
Dalla relazione si evincono ed emergono, inoltre, altri episodi come l'esistenza di un rapporto di controllo tra la società vincitrice e altra società concorrente allo stesso bando, circostanza questa sanzionata dal regolamento del bando in maniera inequivocabile, ma che non ha trovato puntuale applicazione nel caso specifico. Come minimo, siamo di fronte ad una inottemperanza, se non proprio ad una illiceità procedurale, sulla mancanza da parte della società cui è stata aggiudicata la pubblicità, della certificazione ISO 9001 2000, in materia di certificazione della qualità, per la quale peraltro fu integrata la composizione della Commissione giudicatrice attraverso la figura di un esperto in materia, che avrebbe dovuto garantire l'aderenza delle società partecipanti a tale certificazione. Emerge qui un altro punto oscuro della vicenda in questione. Di pari passo la mancata giustificazione e verbalizzazione delle valutazioni sui punteggi attribuiti alle singole società concorrenti, sino a giungere all'inquietante episodio della votazione ripetuta e poi annullata, che costituisce la più palese dimostrazione del clima appesantito da pressioni e tentativi capaci di influenzare dall'esterno, il presidente Soru è uscito me ne dispiace, gli esiti della Commissione giudicatrice. Da tutto ciò emerge una plateale serie di vizi, irregolarità e anomalie gravi che hanno accompagnato tutto lo svolgimento dei lavori della Commissione giudicatrice. Tutti episodi e fatti denunciati con grande risalto negli organi di informazione da eminenti componenti la Commissione e da altri esperti della comunicazione pubblicitaria. Ma come non tenere conto della superficialità con la quale si è agito in diverse occasioni? Sarebbe di per se stessa una ragione già sufficiente per porsi di fronte alla necessità di sospendere il provvedimento e indire una nuova gara. Resta il quesito di come poter restituire credibilità alle istituzioni regionali così duramente toccate nell'immagine. Bene hanno dunque fatto le forze di opposizione a richiedere che fosse istituita, a termini di Regolamento, la Commissione d'indagine consiliare perché, anche nel futuro, vicende così inquietanti che compromettono l'immagine delle nostre istituzioni, trovino all'interno delle stesse risposte adeguate pronte e ferme. E se mi è consentito un piccolo slancio polemico, appare paradossale che un Presidente e una Giunta regionale che si fregiano di voler moralizzare i costumi e abbattere i costi della politica possano cadere su una macroscopica buccia di banana come questa. Un Presidente e una Giunta regionale che in modo demagogico e populista, in più occasioni, hanno indicato all'opinione pubblica i partiti e i loro dirigenti, oltre ai privilegi della classe politica, quali fonti del perverso coacervo di tutti i mali della vita politica. Gli stessi che non sono stati in grado di mostrare in questa vicenda la giusta trasparenza ed equilibrio. Un Presidente, in particolare, che dopo un'inspiegabile e prolungato silenzio nei confronti dei lavori della Commissione di inchiesta ha sentito improvvisamente, come ispirato da qualche apparizione, la necessità di esternare, chiedendo a gran voce di essere audito. Bene ha fatto la Commissione a respingere questa richiesta la quale, giungendo fuori tempo massimo, si pone come un futile tentativo di intervenire a lavori oramai conclusi. E' anche su questo che dobbiamo interrogarci e riflettere, sul perché questo improvviso interesse del Presidente ad essere sentito dalla Commissione, dopo un totale oblio. Spaventa inoltre la sufficienza mostrata dal Presidente della Giunta e dalla Giunta regionale su una vicenda di grave entità e di cattiva amministrazione, sulla quale, alla ricerca della verità, sulle denunce di illeciti avanzate da più parti, la magistratura inquirente, a cui va tutta la nostra massima considerazione e fiducia, sta svolgendo i dovuti accertamenti. Non si tratta qui di anticipare giudizi e condanne, bensì di fare chiarezza politica su tutti gli aspetti e le conseguenze negative, che si sono accompagnati ad una critica valutazione dei fatti che hanno determinato la assegnazione della pubblicità istituzionale alla società Saatchi & Saatchi. Io non invoco dimissioni, anche se le attendo ovviamente. Chiedo, come penso molti miei colleghi, una significativa assunzione di responsabilità di carattere politico da parte di chi, pur avendo il dovere di vigilare, ha gravemente omesso di intervenire all'emergere di tutti i profili di illegittimità, che sono stati comunque inopinabilmente accertati dalla Commissione consiliare, sia successivamente.
In regime di autotutela la Giunta regionale avrebbe dovuto perlomeno sospendere il procedimento, in attesa che trovino risoluzione i contenziosi pendenti e che la magistratura inquirente si pronunci. Questo avrebbe dovuto fare la Giunta regionale, anticipando perfino i lavori conclusivi della nostra Commissione. Per dare un segnale forte, rassicurante e positivo all'esterno, un segnale volto a ripristinare quel clima di fiducia verso le istituzioni regionali e la correttezza degli atti dell'Amministrazione regionale. Clima che oggi è assente. Non è comunque mai troppo tardi. Oggi il Presidente e la sua Giunta regionale hanno la possibilità di passare dalle parole ai fatti, dimostrino quella coerenza e trasparenza delle quali a parole vanno fieri annullando il bando, ammettendo le palesi illegittimità che sono emerse.
Signor presidente della Giunta, lei ha il dovere, però è assente, in questa Assemblea di dare le risposte che fino ad oggi sono mancate, quelle risposte che chiedono a più voci anche i componenti della sua maggioranza. Non a caso un collega, se non ricordo male l'onorevole Maninchedda, che siede tra i banchi della maggioranza, ha parlato nel corso di un'intervista rilasciata ad un quotidiano locale sulla vicenda della pubblicità istituzionale, di legislatura caratterizzata dalla questione morale. Per concludere una valutazione in merito alla Presidenza: entità della cifra stanziata ai fini della promozione pubblicitaria di carattere istituzionale…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Murgioni…
CAPELLI (U.D.C.). Presidente! Sull'ordine dei lavori…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Se ritenga la Presidenza corretta e giustificata l'assenza del Presidente, in un dibattito che sicuramente è indirizzato alla sua attenzione.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, il Presidente era presente, e se ha avuto bisogno di allontanarsi qualche minuto dall'Aula penso che, insomma, non lo possiamo tenere...
CAPELLI (U.D.C.). Ho aspettato dieci minuti prima di chiederlo!
PRESIDENTE. Procediamo onorevole Capelli, abbiamo quaranta interventi! CAPELLI (U.D.C.). Spero non sia nulla di grave!
PRESIDENTE. Speriamo di no!
E' iscritto a parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
BRUNO (Progetto Sardegna). Grazie signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi consiglieri. Cercherò di chiarire in questo breve intervento le motivazioni delle scelte assunte in Commissione, anche di quelle che personalmente ho assunto e cercherò di farlo in maniera spero puntuale. Ma anche cercherò di affrontare, nella prima parte, l'importanza dell'argomento in discussione e le ricadute sul nostro territorio e sulla Sardegna tutta. Affermazioni che è bene rimarcare per inquadrare il contesto nel quale ci muoviamo. Non poteva non provocare effetti clamorosi un bando che prevede di spendere, seppure in maniera funzionale, integrata, unitaria, 54 milioni di euro per la comunicazione della Regione, che vuol dire circa 18 milioni di euro all'anno per tre anni. Non eravamo abituati, non era abituata questa Regione, ad una gara di un importo così rilevante per la comunicazione. Una Regione che però in passato spendeva di più, ma lo faceva in maniera disorganica, non ordinata, non funzionale ai ritorni d'immagine, che pure ci si aspetta quando si investono soldi pubblici. Basta andare a verificare quanto in passato si spendeva in Sardegna per promuovere la Sardegna stessa e a che pro. Va dato atto alla Giunta regionale di avere provocato quindi un altro cambiamento, anche in questo settore. La Giunta ha avuto il merito di mettere ordine, di tentare di portare a sintesi, a sistema, un comparto, quello della comunicazione istituzionale, che fino a ieri veniva affrontato con azioni singole, necessariamente scollegate, anche perché poste in essere da strutture diverse dall'Amministrazione regionale, e quindi senza una chiara strategia di insieme. Con le delibere del 20 dicembre del 2005 e del 13 aprile del 2006 finalmente vengono emanate le direttive per l'attuazione delle azioni di comunicazione della Regione, e vengono individuate le strategie. Con l'appalto dell'agosto 2006, del quale ci occupiamo, si individuano poi anche i mercati di riferimento, le altre regioni italiane più interessate all'offerta turistica ed i mercati esteri; si punta a progettare e realizzare campagne istituzionali riguardanti progetti già avviati da questa Regione: Sardegna Speak English, la protezione ambientale, la promozione del sito istituzionale e dei siti tematici della Regione, i servizi ai cittadini, la promozione istituzionale agroalimentare. Questo per dire che la materia di cui ci stiamo occupando è fondamentale per lo sviluppo della Sardegna e non può essere affrontata in maniera superficiale. La partenza del Giro d'Italia dalla Sardegna, la presenza dei nostri prodotti nei magazzini Harrows, sono esempi di come la promozione dell'Isola può avvenire e può essere realizzata puntando ad obiettivi importanti: promuovere il turismo, la nostra cultura, l'industria agroalimentare, in definitiva la nostra economia, il lavoro dei nostri artigiani e dei nostri agricoltori. Tanti soldi, 18 milioni di euro, non più di quanto si spendeva in passato per la promozione del turismo, dell'agricoltura, dell'artigianato. Solo per il turismo altre regioni italiane spendono per la comunicazione, appunto, 40 milioni di euro all'anno. E' altrettanto vero però che quando si fa una gara di queste dimensioni occorre offrire la massima trasparenza, la massima apertura, nominare commissari adeguati al compito, essere irreprensibili nelle procedure. La Commissione di cui ho fatto parte ha lavorato, distinguendo responsabilità politiche, di cui non vi è traccia, che non vi sono, non sono emerse, da anomalie di tipo procedurale che invece sono presenti. E' sufficiente leggere attentamente la parte espositiva, trasparentissima, della determinazione con la quale il direttore del servizio, la Responsabile del procedimento, ha approvato, in data 23 gennaio 2007, gli atti relativi alle procedure di gara, per rendersi conto della sequenza dei fatti intricati che hanno condotto all'aggiudicazione della gara stessa. Era giusto che il Consiglio regionale promuovesse una Commissione d'inchiesta su questa gara. E perché non su altre? E perché non su materie più importanti? Non lo so! Certo è che a noi commissari, consiglieri regionali, non necessariamente giuristi, è stato attribuito un compito, una missione, un mandato da questo Consiglio regionale, con l'approvazione appunto di un ordine del giorno, quello del 28 dicembre scorso. E' un compito specifico: valutare gli atti del bando e l'affidamento della campagna istituzionale. E a questo mandato ci siamo attenuti e personalmente mi sono attenuto.
E' vero che nell'iter dell'affidamento della campagna pubblicitaria sono stati sollevati dubbi, perplessità, che hanno portato questo Consiglio ad istituire la Commissione d'inchiesta. Ed oggi siamo qui a discutere una relazione votata all'unanimità, con dichiarazioni di voto differenti, con alcuni distinguo che avrò modo di specificare più avanti. Certo è che la Commissione, al di là di alcune fughe iniziali, fughe in avanti iniziali, da parte di qualche membro della minoranza, teso più a ricercare visibilità politica che la verità sostanziale dei fatti, ha svolto complessivamente il proprio compito in modo rigoroso, severo, con lo studio della documentazione, con la ferma determinazione che deve animare chi esercita comunque una funzione di controllo. Perché tale è il compito del Consiglio regionale, che si esprime attraverso i suoi organi e ciò indipendentemente dall'appartenenza politica di maggioranza o di minoranza. La stessa scelta di lasciare alla minoranza la Presidenza della Commissione è stato un chiaro segnale di apertura politica. L'argomento di oggi non può non suscitare un dibattito acceso, nel quale si stanno amplificando, si amplificheranno, forse, in quest'Aula strumentalità solamente affacciate in Commissione, penso all'intervento del collega Sanjust, ma non solo. Credo che condurre il dibattito in questo modo sia un errore, non ci aiuta a fare chiarezza, porta spazzatura, non aiuta complessivamente la Sardegna a mettere un po' di ordine in un settore fondamentale, a spendere bene i soldi dei sardi. E' questo il vero problema, su questo dobbiamo interrogarci, e questo sta a cuore al Consiglio, sta a cuore soprattutto ai cittadini. E allora perché non abbiamo sentito il Presidente della Regione in Commissione? Ci siamo divisi, lo riportano i verbali, sulla richiesta di audizione del Presidente della Giunta. In quattro, solo in quattro, abbiamo sostenuto una legittima richiesta del presidente Soru di essere audito - non credo sia mai successo nella storia di questo Consiglio -. E' stato a mio avviso un errore porre ai voti la richiesta, è stato inopportuno non procedere all'audizione, nonostante alcuni membri della minoranza, penso alle insistenti richieste del collega Sanjust, per mesi chiedessero proprio di sentire nel merito il presidente Soru. E' stato uno sgarbo istituzionale, ha ragione il collega Pittalis, ingiustificabile. Questo per dire che nonostante vi sia stato in Commissione una sostanziale condivisione dei metodi, non sempre la funzione tecnica e di garanzia della Commissione stessa ha controbilanciato, ha fatto venir meno tattiche politiche e strumentalità sempre in agguato, e che oggi emergono in quest'Aula. Eppure, abbiamo condiviso unanimemente la metodologia di esame preventivo delle carte, quelle consegnate spontaneamente dagli uffici e quelle che abbiamo richiesto successivamente; l'audizione dei commissari di gara, di tutti i commissari di gara, del Presidente della Commissione, del Direttore generale della Presidenza della Giunta, della Responsabile del procedimento. Lo abbiamo fatto con i limiti che il Regolamento del Consiglio impone alle Commissioni di inchiesta, non certo con i poteri parlamentari, e quindi consapevoli anche dei confini nei quali ci siamo mossi e ci potevamo muovere. Tuttavia, l'esame degli atti e le audizioni sono state, come detto, rigorose, e sono apparse evidenti, è vero, anomalie, superficialità, incongruenze presenti nel procedimento, con una sequenza di fatti e di problematiche che sono state poi inserite e ricomprese nella relazione che comunque avete avuto modo di leggere. Così come è evidente, lo ripeto, la Commissione non ha riscontrato responsabilità politiche attribuibili all'Esecutivo, il quale ha anzi il merito, come ho detto in premessa, di aver tentato di mettere ordine in un settore nel quale, per il passato, ci sono responsabilità politiche, questo sì, per una gestione inefficace, inefficiente, talvolta clientelare della comunicazione della Regione. Diverso il discorso sulla conduzione della Commissione di gara, su come si è arrivati a giudicare la gara da parte della Commissione: il mio giudizio, in questo senso, è in linea con gli altri commissari. Dicevamo con alcuni distinguo: ho chiesto alla Commissione di valutare la possibilità di riferire nella relazione la presenza di possibili conflitti di interesse da parte di alcuni commissari di gara. Durante un'audizione, ma anche da alcuni atti è emersa la notizia della collaborazione di un commissario a favore di una rivista, che è risultata poi parte integrante della proposta e della campagna pubblicitaria di uno dei raggruppamenti di imprese che appunto hanno partecipato alla gara stessa. Forse una coincidenza, considerata la professione, appunto, di pubblicitario del commissario, ma tuttavia non secondaria, al fine di considerare l'adeguatezza dei membri della Commissione e di garantire comunque la massima trasparenza richiesta. E allora, perché non inserire nella relazione anche questo particolare? Insomma credo che la Commissione abbia svolto un lavoro difficile, tenuto conto dei suoi poteri, dei suoi vincoli, condivisibili nella sequenza dei fatti esposti nella relazione. Ho avuto modo di esprimere invece in dichiarazione di voto, come messo a verbale, il mio dissenso sulle conclusioni, non tanto sul merito, sull'opportunità…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Bruno. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi. Penso sia meglio riepilogare i fatti che la Commissione d'inchiesta ha accertato, per poi porci la domanda decisiva per questo Consiglio regionale. Quali sono i fatti accertati? Sono sei: il primo è che la società Satchi è venuta a conoscenza dei contenuti del bando di gara prima della sua pubblicazione; il secondo è che la società Saatchi non era in possesso della certificazione di qualità richiesta dal bando per cui era prevista l'esclusione; il terzo è che la Commissione di gara non ha verificato i collegamenti tra la società Saatchi e un'altra società partecipante alla gara, e sarebbe motivo anche questo di esclusione; quarto, la Commissione di gara ha proceduto a più votazioni ma ne ha verbalizzato solo una; quinto, la Commissione di gara ha proceduto ad arrotondamenti dei punteggi decisivi per l'aggiudicazione; sesto, la Commissione di gara non ha rispettato le norme sulla redazione dei verbali previste dal codice degli appalti. Questi i fatti! Alla domanda perché è accaduto tutto questo e quali conseguenze può avere per l'Amministrazione e per i cittadini, insomma alle domande sui moventi e sulle conseguenze, risponderanno alle autorità giudiziarie, penali e amministrative. Per noi la domanda decisiva è come sia potuto accadere che una gara così rilevante possa essere stata fortemente alterata. La responsabile del procedimento, la dottoressa Melis, ha affermato che il direttore generale della Presidenza della Regione è stato nominato presidente della commissione di gara perché ritenuto proprio perché Direttore generale della Presidenza, il più adatto, cito testualmente, ad interpretare esattamente l'indirizzo politico della Giunta. Qui sta il punto che riguarda questo Consiglio. Il dottor Dettori ha condotto la gara nel modo e con l'esito che conosciamo perché questo era l'indirizzo politico della Giunta, e l'indirizzo politico può spingersi sino al punto di individuare non solo gli obiettivi, ma anche gli strumenti per realizzarli, cioè le società che vincono le gare. L'unico indirizzo politico espresso dalla Giunta regionale a noi noto, è quello presente nelle delibere del 20 dicembre 2005 e del 13 aprile 2006, che individuavano la necessità di un'unica strategia comunicativa della Regione. Questo obiettivo di coordinamento delle politiche di promozione è da me condiviso.
In quelle delibere la Giunta non individuava, non determinava la gara d'appalto come strumento per realizzare la sua azione, ma affidava il coordinamento della strategia comunicativa al Direttore generale della Presidenza, per cui dagli atti l'indirizzo politico della Giunta risulta formulato in modo corretto, perché per l'appunto la Giunta non individua una società piuttosto che un'altra, ma definisce soltanto l'obiettivo che intende raggiungere, e personalmente credo che oltre questo la Giunta non possa e non debba andare. La politica non deve poter scegliere evidentemente le società che vincono gli appalti. Però su questo è bene pronunciarsi con chiarezza, perché si può essere tentati da un ragionamento diverso, che serpeggia in Sardegna, che è serpeggiato anche in quest'Aula durante la discussione sulla Statutaria, e che io non condivido. Il ragionamento è il seguente: se chi governa sa che una determinata azienda è la migliore del settore, ma sa anche che in una gara d'appalto può essere sconfitta in virtù dei meccanismi imparziali della gara, deve, per il bene comune, cioè per garantire alla collettività i servizi di quella che lui ritiene la migliore società, oppure no orientare la gara verso di lei? In fin dei conti lo farebbe non per averne dei soldi, ma per dare ai suoi concittadini, che alle elezioni lo hanno eletto, e dai quali verrà valutato, quelli che lui ritiene i migliori risultati. Questo ragionamento, che io non condivido ma che si sta diffondendo in Sardegna anche tra noi, sceglie come regolatore nei rapporti economici e sociali un criterio morale soggettivo che si pretende essere legittimato dal voto degli elettori. In sostanza questo ragionamento afferma che chi vince le elezioni ha un solo dovere, realizzare il suo programma, e per farlo non deve rispettare la legge ma può farsene una funzionale ai suoi obiettivi. Non sfugge a nessuno che questa teoria, e la prassi politica che ne discende, annichiliscono la certezza del diritto e affidano al mandato elettorale, conferito a chi governa, un potere sopra la legge. Le democrazie e la legalità sono invece fondate su un metodo complesso che si chiama appunto diritto, ma questa teoria aberrante, la teoria aberrante del mandato elettorale, è ancora una tentazione in Sardegna, non è la realtà, e non sembra aver agito alla luce degli atti che noi abbiamo esaminato nel nostro caso. La Regione ha indicato un obiettivo, non ha scelto a priori una società, ma a maggior ragione, in mancanza di un indirizzo politico mal formulato, ma anzi in presenza di un indirizzo politico ben formulato, non si può non sanzionare la scelta della Commissione di gara di seguire procedure discutibili, una scelta che, stravolgendo i metodi, mette in discussione gli obiettivi. Come deve dunque comportarsi a mio avviso un alto dirigente dinnanzi ad un indirizzo politico correttamennte espresso e formalizzato e quale limite la politica non deve superare nei rapporti con la pubblica amministrazione? Noi possiamo giovarci in questo senso di una recente sentenza della Corte Costituzionale, la numero 104 del 2006. Questa sentenza riconosce il diritto sancito dalla legge Frattini di attuare lo spoil system, e cioè il diritto di chi vince le elezioni di scegliere gli alti dirigenti dell'Amministrazione, ma pone dei limiti di cui sarebbe utile far tesoro, lo dico ai fautori della statutaria. La sentenza, com'è stata autorevolmente commentata, dice che i dirigenti, ancorché nominati dall'organo politico, non possono essere totalmente in balia di quest'ultimo perché ne va di mezzo la loro imparzialità con i cittadini, il loro incarico deve avere una durata certa, durante il quale sono quasi inamovibili, il loro apparato deve essere valutabile e il politico non li può mandare via arbitrariamente ma deve motivare perché li manda via. Perché la Corte ha emanato questa sentenza? Perché vuole evitare che all'Amministrazione pubblica imparziale, ad ogni tornata elettorale si sostituisca un'Amministrazione di parte, un'Amministrazione eletta, una Amministrazione talmente indifesa rispetto al politico, da non difendere il cittadino rispetto al potere Esecutivo. Insomma la Corte ci dice che un corretto funzionario, anche di nomina politica, è proprio colui che deve impedire che gli obiettivi politici siano raggiunti ad ogni costo; non è un buon funzionario colui che agevola, purché sia, la volontà politica.
Anche stando dunque a questa impostazione che riconosce lo spoil system, il rapporto fiduciario degli alti vertici dell'Amministrazione non li sottrae al dovere di essere garanti del rispetto delle procedure. L'obbligo del Presidente della Commissione di gara di farsi garante della correttezza dello svolgimento della gara stessa risulta tanto evidente che questa cura di correttezza non c'è stata. Per questo la Commissione di inchiesta ha chiesto al Consiglio di sollecitare dalla Giunta l'annullamento della gara e la rimozione del direttore generale della Presidenza, per ragioni di legalità, di trasparenza e di garanzia dell'imparzialità dell'Amministrazione, dietro le quali però stanno alcuni fondamenti della democrazia occidentale e una forte preoccupazione per le tentazioni di eccessiva subordinazione dell'Amministrazione regionale alla volontà di singoli o di parti, o la tentazione di un preteso arruolamento dell'Amministrazione sotto la bandiera di chi vince le elezioni. Io difendo la proposta della Commissione in nome di questa cultura democratica e di legalità.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Maninchedda. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Signor Presidente, signori della Giunta, signor Presidente della Giunta. Oggi siamo in presenza di un dibattito che ha un grande rilievo mediatico, che coinvolge l'opinione pubblica isolana e non solo, ritengo io, a tutti i livelli. E pur tuttavia pensavo di non dover intervenire perché, essendo il Presidente di quella Commissione avevo pensato, che essendo una Commissione di inchiesta, di dover dire che il mio pa?s?µa? ?at?????? l'avessi espresso, e quindi avessi cessato dall'accusare. Ma il problema che si erge davanti è un problema che riguarda i comportamenti, le accentuazioni, il modo con cui diversi colleghi hanno posto le varie tematiche inerenti il procedimento che è stato analizzato dalla Commissione. Io credo che a nessuno sfugga che oggi siamo in presenza di un momento estremamente importante della democrazia, e questa è la sensazione che ho voluto dare dall'origine e che pongo oggi all'attenzione del Consiglio, soprattutto di coloro i quali dicono male esclusivamente di un sistema presidenzialistico. Nel momento in cui il Consiglio regionale era posto in scacco da una presenza incombente del presidente Soru, nel momento in cui il Consiglio regionale sembrava che non potesse dire mezza parola, questo stesso Consiglio regionale ha avuto la forza di nominare una Commissione di inchiesta che ha avuto l'alto valore di identificare un processo di controllo e di verifica dell'azione amministrativa dell'Esecutivo e di riprendersi in carico tutte le accentuazioni proprie di un controllo democratico che andavano sfuggendo per alcune connotazioni mal interpretate del presidenzialismo e di una maggioranza che, probabilmente, si poneva in maniera troppo ossequiosa verso gli imperativi proposti dal Presidente. Stamane, io sapevo, presidente Spissu, che in apertura dei lavori avrebbe dovuto introdurre le argomentazioni all'Aula il presidente Soru, perché ciò che non gli era stato consentito in Commissione, gli fosse qui in Aula apertamente permesso e avesse quindi potuto enunciare la sua verità. Diventa monco il ragionamento nella misura in cui al presidente Soru viene dato esclusivamente lo spazio di una replica, quasi che ci fosse un'accusa e un accusato, quasi che ci fossero due posizioni distinte e non ci dovesse invece essere l'esaltazione istituzionale, l'esaltazione di quel sistema democratico che tutti insieme dobbiamo interpretare. Pongo queste accentuazioni perché stamattina l'onorevole Cucca si è fatto attore di un libro, gli scritti di Nino Carrus, persona con cui ho avuto la possibilità di lavorare in diverse circostanze e approfonditamente, soprattutto sui Monti frumentari e sulle Casse comunali di credito agrario in Sardegna. Due punti in particolare mi colpivano: l'autonomia mancata, la cui discussione avveniva giustamente - guarda caso - negli anni ottanta presso la Fondazione Dettori, a Sassari e, guarda caso, c'è un richiamo che probabilmente dovrebbe farci venire alla mente che politiche di una certa entità e di un certo carattere sostanziale di democrazia, partecipazione e onesto vivere, dovrebbero farci ripercorrere temi e tematiche di diverso contenuto. L'altro erano appunti sull'etica francescana, sul pensiero economico medievale e sulla nascita dei Monti di pietà e dei Monti frumentari. Io ho ancora nella mente, Presidente, quando lei qui si è eretto a difensore dei più deboli, dei più umili, al lato del suo insediamento. Ciò non sarebbe stato probabilmente se non avessimo quella società che oggi ci ritroviamo dopo due anni e mezzo, in cui c'è un deserto economico e una situazione di gravità sociale eccezionale, dove effettivamente un popolo non può accettare da nessuna parte, da chicchessia, né prediche, né disponibilità a tollerare collusioni di nessuna natura con quelli che qualcuno potrebbe identificare con i "furbetti del quartiere", come in altre circostanze qui è avvenuto, o "i compagni di merenda", che non so come possano essere descritti diversamente. Ma certo è che tutti insieme dobbiamo ritrovare la forza di dire basta ad un comportamento che non rispetti la legalità, la legittimità, la trasparenza assoluta di tutti gli atti amministrativi. In questa direzione, in questa indicazione, la Commissione ha lavorato, e in questo senso dicevamo che se a Cesare veniva richiesta l'onestà, non solo a Cesare, ma anche alla moglie di Cesare veniva richiesta l'onestà, in un tempo in cui vi doveva essere trasparenza e garanzia per tutto il popolo. E chi governa deve dare garanzia di serenità, di onestà verso chi amministra, e deve garantire anche che chi per lui operi con maggiore trasparenza e garanzia, perché quella trasparenza e garanzia qualche volta è venuta meno e la Commissione lo ha sanzionato. D'altronde, avrei da ripetere solo parole; le indicazioni sono state date puntualmente da chi è intervenuto prima, soprattutto dai due relatori: quali sono i punti che hanno riguardato fondamentalmente un momento non certo di partecipazione democratica, di guida vera verso una legalità e trasparenza dell'atto amministrativo. Ma voi vi immaginate che, come ha ricordato anche l'onorevole Maninchedda, possano essere sacrificate sull'altare del programma elettorale, sul libretto rosso o il libretto verde o il libretto azzurro, di chicchessia, la legalità, la trasparenza e la democrazia? Io credo di no, io spero e mi auguro che non sia una prassi che vada a continuare e mi auguro, invece, che sia l'unica possibilità di discutere in quest'Aula di condizioni di gravità, come sino ad oggi abbiamo fatto. Parlando della Saatchi & Saatchi, che può essere la più importante azienda sul mercato, ma non si può predisporre nessuna gara d'appalto perché una gara non può essere coordinata e portata a compimento col dare al migliore l'obiettivo della vittoria, senza avere in mano l'esigenza di trasparenza e di oggettività di partecipazione a quella gara. Abbiamo visto, nello scorrere delle persone che venivano, quanta difficoltà vi era nel cercare di raccontare il proprio vissuto all'interno di quella Commissione di appalto; abbiamo visto che c'era un Presidente sospeso dal tribunale e che pur tuttavia riprendeva posizione e riapprovava completamente gli atti. La gravità, presidente Soru, è che lei ha dato garanzia assoluta al Presidente della Commissione, gli ha dato garanzia anche dopo che questa Commissione di inchiesta aveva detto che c'erano delle gravi violazioni di legge per quel che aveva deciso e che vi era la necessità, quanto meno, di prendere in via cautelare una fase di riflessione. Invece subito ci si è più interessati a criticare il lavoro della Commissione, a dichiarare che quella Commissione, forse, non aveva rispecchiato l'interesse di quella che era l'emergenza del popolo sardo, dell'economia e della società sarda, che aveva qualche difficoltà. Pur tuttavia, si rimarcava ancora l'esigenza di avere lo stesso direttore generale, e quindi governare ancora quei processi. Queste cose sono da cancellare; questo è il problema del separare l'onestà di Cesare dall'onestà della moglie di Cesare. Queste posizioni sono da affrancare, per dare all'istituzione regionalistica, nel suo complesso, quella vitalità di presenza democratica, di vera legalità, che si auspica e si spera.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, Assessori e colleghi. Io ho ascoltato con molta attenzione tutti i colleghi e, con l'attenzione che meritano, le argomentazioni esposte dall'onorevole Cherchi, il collega che ha illustrato in maniera chiara, puntigliosa e compiuta la relazione finale che la Commissione sottopone all'esame di quest'Aula. Non mi limiterò ad argomentare i passaggi, anche travagliati, che ha dovuto affrontare la Commissione, peraltro già illustrati egregiamente dall'onorevole Cherchi, ma cercherò di motivare le ragioni che sono sottese a questa proposta. Innanzitutto, però, vorrei fare una valutazione sul lavoro svolto in questi mesi dalla Commissione. Indubbiamente, ritengo che sia stato un lavoro proficuo, positivo. Tutti abbiamo constatato che, specie da parte del centrodestra, ma non solo, si è cercato di strumentalizzare i lavori della Commissione, ma anche le conclusioni, come la relazione del collega Sanjust dimostra. Ma noi non dobbiamo farci trascinare su questo terreno, e abbiamo cercato di non farci trascinare su questo terreno anche nei lavori della Commissione, dal sospetto, dalla mistificazione, dall'insinuazione, dal parlare di altro che non fosse quello che era l'oggetto della Commissione, di quello che è emerso dalla Commissione. Così come ritengo che abbiamo fatto bene a respingere il tentativo di strumentalizzazione che poteva nascere anche dall'audizione del Presidente, specie al momento in cui, alla fine dei lavori, non era emerso nessun coinvolgimento del livello politico nei lavori della Commissione di gara. Ecco, dicevo, quindi, nonostante questo clima, non è stato impedito alla Commissione di dar corso ai lavori, che sono stati caratterizzati da un dibattito franco, corretto, aperto e, anche per questa ragione, credo di poter registrare un bilancio positivo dei lavori svolti, lavori che hanno consentito, attraverso audizioni significative e l'acquisizione di materiale documentale certamente rilevante, di definire una raffigurazione abbastanza compiuta, nel rispetto del mandato e dell'esame conferitoci, dell'iter della gara d'appalto per la pubblicità istituzionale. Certo, il mandato era abbastanza limitato, ciascuno di noi era consapevole di questo. La Commissione di inchiesta sulla Saatchi & Saatchi ha fatto uso del potere istituzionale che spetta al Consiglio, quello del sindacato politico, che è prettamente inerente ai suoi compiti di controllo politico, sull'operato degli organi esecutivi della Regione, non avendo quel potere dell'autorità giudiziaria che altre assemblee anno, che sono propri delle Commissioni di inchiesta parlamentari. Ecco, nel rispetto di questo mandato, abbiamo esaminato i documenti, i verbali di gara, svolto audizioni, cercato di ricostruire i fatti. Un lavoro che è stato svolto, per quanto mi riguarda, ma non ho ragione di credere che non sia così anche per i colleghi, secondo coscienza, al di là di qualsiasi vincolo di schieramento, assolutamente privo di connotati di parte. La Commissione ha dimostrato, con l'approvazione all'unanimità della relazione, di essersi mossa al di fuori delle logiche di schieramento. E' emerso, comunque, nel corso dei lavori della Commissione, che nello svolgimento della gara sono state ricorrenti le anomalie, ripetute e diffuse le carenze nel procedimento, i verbali approssimativi e carenti in ogni parte, addirittura i verbali sono stati sottoscritti tutti quanti l'ultimo giorno. E' emersa l'inopportunità di alcune nomine di alcuni componenti della Commissione, coinvolti parecchi su diversi livelli, qualcuno lo ha citato anche l'onorevole Bruno, livelli con i partecipanti alla gara. E' emersa anche l'inadeguatezza di qualcuno dei commissari; sono emerse delle irregolarità, un esempio su tutti, la mancanza della certificazione di qualità, elemento previsto dal capitolato e dal codice degli appalti; c'è stata, possiamo dire, confusione nella valutazione dei certificati di qualità. La Commissione ha rilevato queste cose, ha fornito al Consiglio un contributo complessivo di ricostruzione dei fatti, attraverso, io ritengo, un'interpretazione obiettiva e adeguata anche rispetto agli elementi che sono stati acquisiti. Pertanto, ritengo che la relazione possa essere condivisa, che possa essere condiviso il metodo, il contenuto, la sua analisi, la sua interpretazione dei fatti e la sua ricostruzione. Era, io penso, un dovere preciso della Commissione non svolgere un lavoro meramente istruttorio, ma arrivare, senza ipocrisia, a delle conclusioni, così come è stato fatto, conclusioni che sono, io penso, d'obbligo, tenuto conto di quanto è stato anche appurato, rispondendo ad un lavoro che è stato svolto non in conto proprio, ma per conto del Consiglio regionale. D'altronde, il carattere politico del Consiglio regionale si esprime e si esercita nella sua capacità di farsi interprete di qualsiasi interesse facente capo al popolo sardo, non solo per curare direttamente il soddisfacimento mediante esercizio di competenze legislative, ma anche per assicurare la cura dell'interesse legittimo di tutti i cittadini sardi ad avere un'Amministrazione corretta e imparziale. L'operato dell'Amministrazione regionale deve essere improntato alla trasparenza e alla legalità. Non possiamo neanche trascurare il fatto che la sempre crescente disaffezione dei cittadini nei confronti della politica è ingenerata anche da comportamenti poco trasparenti della pubblica Amministrazione, non solo della classe politica in senso lato. Ecco perché ritengo che il Consiglio non debba rimanere indifferente rispetto a quanto emerso dai lavori della Commissione di inchiesta, ma debba fare di tutto per sgomberare il campo dai dubbi sull'operato della pubblica Amministrazione. La censura sull'operato della Commissione di gara e la proposta di interventi di autotutela vanno nella direzione di garantire un interesse supremo, che è quello di mantenere indenne da dubbi l'apparato dell'Amministrazione regionale. Non ci può essere dubbio che l'Amministrazione regionale operi senza trasparenza e con parzialità. Ecco perché la proposta di conclusione è una proposta seria, responsabile, che sgombra il campo dagli equivoci.
Un ultimo riferimento lo vorrei fare sull'adeguatezza delle procedure. Sarebbe opportuno chiederci, in conclusione di questi lavori, affinché non si lasci traccia delle nostre riflessioni, se la Regione abbia, da parte sua, al di là ovviamente della normativa nazionale e comunitaria, gli strumenti legislativi adeguati per evitare il ripetersi, in futuro, di fatti di questo tenore, che, al di là di ogni giudizio, hanno certamente creato un impatto negativo sull'opinione pubblica di quella che è la macchina regionale. Ecco, di fronte a fatti di questo tipo, sarebbe bene che il Consiglio non rimanesse indifferente, che assumesse anche, per quanto di sua competenza, strumenti correttivi, perché la macchina amministrativa sia sempre più trasparente e si eviti quanto più possibile di cadere in casi come quello che abbiamo esaminato nella Commissione di inchiesta.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Grazie. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi e Assessori. Io farò delle riflessioni prettamente politiche. Quale componente di Commissione credo che più esaustiva della relazione che stiamo proponendo al Consiglio non ci sia altro; credo siano chiarissime le conclusioni cui questa Commissione è arrivata e credo che la conclusione principale sia quella di annullare la gara per l'affidamento della pubblicità istituzionale.
Credo inoltre che il caso Saatchi & Saatchi è lo specchio fedele del governo di Renato Soru: una vera confusione politica, una mancanza di trasparenza, una mancanza di correttezza soprattutto, che sommati alle mille irregolarità, ci presentano un quadro che si può definire vergognoso e addirittura pericoloso per la nostra Sardegna. In questi mesi di lavoro e di analisi all'interno della Commissione d'inchiesta sono emersi una serie di dettagli, una serie di particolari che non possono non portare ad una conclusione, quella che ho già appena detto in apertura del mio intervento: la gara deve essere annullata. Lo ha sottolineato anche addirittura il presidente Floris, quando ha ben spiegato che la gara deve essere annullata, ma non ci deve essere più nessuna procedura amministrativa per affidare alcuna gara per la pubblicità istituzionale, in quanto abbiamo dimostrato e stiamo dimostrando oggi in Consiglio regionale che la Sardegna è alla cronaca, alla ribalta di tutto il mondo per quello che è il vergognoso appalto della Saatchi & Saatchi. Le persone che hanno avuto responsabilità amministrative, che siano esse dirette o indirette, devono fare le valigie e devono essere sollevate dall'incarico. Questo credo sia il primo lavoro e il primo obiettivo che deve avere il nostro Presidente della Regione, anche se ritengo che sia troppo comodo chiaramente nascondersi dietro le responsabilità altrui e salvare in questo modo la propria faccia.
Signor Presidente della Regione, io non credo che i commissari, quelli che hanno avuto maggiori responsabilità, quelli che hanno avuto le responsabilità materiali in questa vicenda, abbiano operato in autonomia. A me, e credo non soltanto a me, quindi penso di non essere il solo, con tutto ciò che è venuto fuori dopo le fantomatiche dichiarazioni del professor Brigaglia, che con le proprie dichiarazioni ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora, viene il dubbio che il direttore della Regione, il professor Fulvio Dettori, e i suoi colleghi abbiano agito per conto terzi. Ripeto: chiunque sia coinvolto in modo diretto o indiretto in questo scandalo dovrebbe avere l'onestà intellettuale di fare un passo indietro e di dimettersi. Tutti! Credo anche lei, signor Presidente. Del resto il professor Dettori, direttore generale della Presidenza della Regione, è stato scelto da lei, è stato nominato direttamente da lei. Dopo quanto è accaduto e accertato chiaramente dalla stessa Commissione io credo che questo Consiglio non possa che esercitare il proprio ruolo, quello di chiedere l'annullamento di questa gara. E tra l'altro come sarebbe possibile bandire un'altra gara d'appalto o altre gare d'appalto della Regione con lo stesso direttore generale in prima linea? Credo che sarebbe una brutta immagine per il vostro Governo regionale, per altro già abbondantemente compromesso come immagine, come è stato ribadito anche dalle ultime recenti elezioni amministrative. Le urne hanno parlato chiaro. Dicevo che la fiducia della gente sta venendo meno, credo che oramai sia addirittura persa, e bisogna dare un segnale forte; invece cosa fa il nostro Presidente della Regione? Si mette sulla difensiva, sostiene di aver già valutato la posizione del direttore generale della Presidenza, una persona piena di competenza, di indiscussa moralità e di grande cultura. Io non dubito certamente che questo professore, che il suo direttore generale abbia tutte queste grandissime doti, che sia chiaramente un uomo di cultura. Io dubito invece sulle capacità che lui ha di fare il direttore generale della Regione, ma soprattutto sul lavoro svolto all'interno di quella Commissione. In merito alla scelta del direttore generale di non comunicare alla stessa Commissione la propria sospensione dalle funzioni, per un provvedimento del giudice del lavoro, credo che lo stesso Dettori ha continuato a lavorare tacendo, facendo finta di niente e ha trattato gli aspetti più controversi della procedura amministrativa in modo superficiale, approssimativo e sempre in quell'ottica di difesa d'ufficio della Saatchi & Saatchi. Io credo che questo non può essere tollerato, signor Presidente della Regione.
Possibile che tutte queste carte, che questa relazione fatta dalla Commissione non dica nulla, non sia così chiara? Certo, Dettori è stato confermato, ha convalidato tutti gli atti della procedura di gara, ma io credo questo: non le viene il dubbio che ci deve essere qualcosa che non torna se anche i consiglieri della sua maggioranza che sono presenti all'interno della Commissione d'inchiesta hanno sottoscritto questa relazione e siamo arrivati ad una conclusione così chiara e così netta? Penso che il suo atteggiamento pubblico, questa sua continua difesa a tutti i costi dei suoi collaboratori, ritengo che sia davvero inquietante, così come l'ipotesi che ci sia stata un'attività preliminare tra Regione e Saatchi. Risulta dalle dichiarazioni di alcuni commissari che addirittura prima della pubblicazione del bando di questi 54, 56, 60 milioni di euro si conoscesse già il nome del probabile vincitore. Ci sono gli articoli di stampa che già a giugno riferiscono di contatti fra Saatchi e Regione, ma la stranezza più eclatante è la presenza nel progetto Saatchi di pagine datate maggio 2006, quella famosa data che la Commissione di gara ha ritenuto un errore formale, ma a nessuno ha fatto pensare che invece quell'errore formale forse così formale non fosse ed è stato l'oggetto principale del dubbio che non è venuto solo a noi commissari di Commissione, ma chiaramente a tutto il popolo, a tutti coloro che sono venuti a conoscenza di questo problema.
Salta prepotentemente agli occhi un intreccio squallido a questo punto tra politica e affari privati, con risvolti etico-morali che mettono in discussione un tema fondamentale trattato da molti colleghi stamattina qui in quest'Aula, come la libertà e come la certezza del diritto. E il maggior responsabile di tutto questo non può essere considerato che chi ha in mano le sorti della Regione.
Presidente Soru, non mi pare che lei abbia mai sponsorizzato la tesi dell'annullamento dopo che questo gran pasticcio è esploso; non mi sembra che lei si sia mai espresso in favore di un annullamento della gara dopo che noi tra l'altro siamo venuti, come Commissione, a conoscenza di una procedura amministrativa non certamente regolare. Non ha nemmeno ipotizzato di sollevare, come ho già detto prima, dall'incarico il suo direttore generale che può essere considerato l'artefice materiale di questo caso, anzi continua addirittura ancora a difenderlo e a sostenerlo. Ci sta chiedendo addirittura di pensare ad altro, di pensare ad altre politiche della Regione, ai problemi del lavoro, ai problemi, come ha detto lei, della finanziaria che avevamo in corso quando la Commissione era già arrivata alla chiusura dei lavori e quindi al risultato del suo lavoro. E questa credo che sia una pesante responsabilità sua, politica e amministrativa.
Tutto questo non può far nascere chiaramente che dei seri dubbi, perplessità che nascono se si considerano questi primi anni di Governo Soru: un vero disastro per la Sardegna. E ancora perplessità che si moltiplicano se si guarda oltre e si pensa a quello che potrebbe accadere continuando in questa direzione.
Signor Presidente, il tempo è concluso e quindi non tutto si riesce sempre a dire e a sottolineare. Credo che il suo compito oggi è difficile, addirittura impossibile. Credo che per risollevare le sorti di questo Consiglio e della situazione del caso Saatchi & Saatchi lei deve fare un mea culpa pubblico, chiedere scusa a tutta la Sardegna e annullare quella gara. Io credo che il regalo più bello che lei oggi può fare ai sardi è ammettere la sua colpa e dimettersi da Presidente della Regione.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Il collega Cherchi, nel riferire all'Aula a nome di tutta la Commissione - ha riferito solo uno a nome della Commissione - ha concluso l'intervento sostenendo che la Commissione d'inchiesta non aveva accertato, anche dopo lunga discussione e a nome di tutti, responsabilità e interferenze politiche nell'espletamento di questa gara. Potrebbe bastare questo per dire che la Commissione ha concluso il suo lavoro: aveva il compito di accertare se ci sono state responsabilità e interferenze politiche, perché l'altro compito è invece affidato alla magistratura amministrativa e alla magistratura ordinaria; ci sono le procure, se ci fossero responsabilità penali. Compito della Commissione era quello politico, di accertare quindi responsabilità politiche, che non sono state accertate. Potrei fermarmi qui, invece vado avanti e voglio dire la mia intorno alla vicenda. Vedete, sono in tanti che in questi giorni, in queste settimane ci hanno detto: ma come, un autogol del centrosinistra, avete accettato per una questione come questa una Commissione d'inchiesta, ben altri scandali hanno attraversato la Regione, anche recentemente, il caso Ranno, che vi ha visto impegnati a chiedere trasparenza, correttezza, eccetera, e tanti altri precedentemente che oggi non voglio citare, che vi hanno riguardato e hanno riguardato qualche rappresentante della vostra famiglia, i cui parenti sono sulla stampa in questi giorni continuamente a chiedere trasparenza e correttezza. Noi abbiamo una cultura diversa e abbiamo anche un elettorato diverso, per cui siamo sensibili a questi temi, perché sappiamo che la nostra gente di riferimento ci chiede di essere sensibili oltreché, da questo punto di vista, un qualcosa in più, ed è per questo che non ci siamo sottratti né alla Commissione d'inchiesta né a svolgere questo lavoro, da parte dei nostri commissari, seriamente e correttamente, né alle conclusioni politiche che oggi se ne possono trarre, nel senso che abbiamo ritenuto opportuno, necessario, che la Commissione riferisse all'Aula, perché dal Consiglio aveva avuto un mandato, e nell'Aula se ne traessero le dovute conseguenze politiche. Intanto, non c'è un appalto da 150 milioni alla Saatchi & Saatchi, così, tanto per essere chiari tra di noi. Semplicemente c'era una gara d'appalto che chiedeva a un soggetto di individuare un progetto unitario che desse unicità all'intervento di campagna promozionale e di comunicazione della Regione, e delle risorse, forse alla Saatchi & Saatchi o a chi verrà aggiudicata questa gara, andranno il 5, il 10 percento per aver progettato il progetto unitario. I soggetti a cui le risorse andranno sono i giornali che danno gli spazi pubblicitari, le tv che mettono in onda gli spot, le società cartellonistiche che fanno i cartelloni pubblicitari, i vari soggetti a cui sono andati in questi anni. La novità politica, vera, che non può essere dimenticata, è che nel passato questo intervento avveniva con le stesse identiche risorse, nella più totale discrezionalità degli Assessori e del Presidente, che approvava semplicemente una delibera di distribuzione delle risorse e che consentiva magari che venissero trasmessi gli spot attraverso radio Barbagia oppure un'altra radio, tramite altre situazioni di cui anche questa Aula si è tra l'altro interessata, nella più totale discrezionalità. Questa volta si è scelto invece un progetto unitario, un messaggio univoco che trasmettesse e comunicasse cosa la Regione voglia trasmettere e comunicare di se stessa, e si è fatta una scelta corretta. Un collega dell'opposizione ha detto: ma, un commissario parlava di indirizzo politico. Io difendo l'indirizzo politico, ritengo giusto che ci sia stato un indirizzo politico. Ma voi pensate che noi possiamo trasferire o trasmettere un messaggio identico tra noi e voi nell'idea e nel messaggio che vogliamo trasferire della Sardegna? Voglio fare un esempio: se noi vogliamo dare un'immagine delle straordinarie nostre flora e fauna, in particolare della fauna sarda, io sono sicuro che il collega Artizzu direbbe: venite in Sardegna, portatevi una doppietta, perché c'è una fauna straordinaria e trascorrerete una bellissima giornata di caccia. Magari un altro invece manderebbe un altro messaggio, un messaggio che dica: venite in Sardegna, grazie a una politica di tutela abbiamo uno straordinario patrimonio faunistico e una flora eccezionale, portatevi dietro una macchina fotografica e una videocamera perché incontrerete paesaggi bellissimi non visti da altre parti. Sono messaggi differenti, o voi pensate che il messaggio nostro e vostro sul turismo sia lo stesso? Noi magari diremmo: venite in Sardegna, perché un Piano paesaggistico di tutela ha consentito di tutelare un immenso patrimonio ambientale che è bello da vedere e che è bello da godere. Voi invece ovviamente avete detto che questo Piano è il male peggiore della Sardegna e non avreste fatto quel messaggio. O voi pensate che il nostro messaggio da mandare ai ragazzi, da mandare alle famiglie, sia uguale al vostro? Io penso di no. Allora è giusto che ci sia un indirizzo politico, non nello scegliere il soggetto che manda il messaggio, ma nel tipo di messaggio, nell'idea che della Sardegna noi vogliamo esprimere, e finalmente… perché quel collega che penso sia… cos'è successo? è già finito il tempo? non è possibile, non sono passati neanche 5 minuti.
PRESIDENTE. Non so cosa sia successo, adesso vediamo. Prego.
MARROCU (D.S.). Quel collega diceva: c'è un indirizzo politico. Ma lui ne traeva le conseguenze che l'indirizzo politico è nello scegliere il soggetto; ma non l'ha detto il funzionario, perché dagli atti non si evince che l'indirizzo politico consiste nello scegliere il tipo di messaggio che la Sardegna doveva mandare. La Commissione rileva comunque che ci sono state evidenti anomalie, e rileva che c'è stata una procedura non corretta. Però leggo anche da parte della Commissione, che siccome è stato un lavoro serio e corretto dice: "invero, la pessima e lacunosa redazione dei verbali, da imputare al Segretario e al Direttore, non consente non soltanto di avere certezze della procedura di valutazione seguita da… ma neppure di sapere quando sono evidentemente avvenute le votazioni", e cioè, nel leggere questo, evidenzio che la Commissione segnala lacune, impossibilità di verificare e di accertare il lavoro che è avvenuto. Nel segnalarlo, certo, censura il lavoro del Segretario, però ammette di non aver avuto un quadro che consente di individuare bene cosa è avvenuto nella Commissione e quali sono stati i criteri che hanno determinato la scelta del soggetto. Allora, io credo, e mi avvio a concludere visto che il tempo sta terminando, che bene ha fatto la Commissione ad evidenziare quelle che vengono chiamate "evidenti anomalie". Bene ha fatto la Commissione ad evidenziare che c'è stata poca trasparenza e correttezza. Questo consegna al Consiglio e il Consiglio lo consegnerà alla Giunta. Ma siccome noi siamo tra quelli che hanno fiducia nella magistratura, non siamo tra quelli che hanno votato sempre per sottrarre Previti e altri alla magistratura, noi abbiamo fiducia nella magistratura, in quella amministrativa e in quella penale. Se queste evidenti anomalie e questa poca trasparenza e correttezza hanno riflessi penali sarà la procura, se queste evidenti anomalie avranno dei riflessi che determineranno da parte del TAR l'accoglimento dei ricorsi in atto e l'annullamento della gara, c'è un atto amministrativo che verrà assunto. Se queste evidenti anomalie, la Giunta, facendole valutare successivamente anche dall'Ufficio legale della Regione, riscontra che è sicuro che il Tribunale Amministrativo provvederà all'annullamento, credo che la Giunta stessa potrà trarre le conseguenze che oggi trae la Commissione e sulle quali, invece, c'è bisogno di un ulteriore approfondimento: se sia o no il caso che, ancora prima che lo stabilisca il Tribunale Amministrativo, provveda eventualmente a sospendere la gara in attesa che ci sia quel procedimento. A me pare che siamo di fronte a non so che cosa, ad una situazione nella quale c'è un dato che è l'atto che gestiva la Commissione. E' un atto che segnala comunque evidenti anomalie e delle situazioni di non trasparenza. Le conseguenze politiche e le strumentalizzazioni che i colleghi del centrodestra che in quanto a trasparenza non ci hanno mai dato esempi, né qui né altrove dove governano, e non certamente di poter dare lezioni al centrosinistra, ne traggono, sino ad arrivare alla strumentalizzazione di affermare: mandiamo a casa la Giunta e il Presidente. Però sottoscrivono una relazione che dice che non ci sono responsabilità politiche, e poi vanno avanti traendone le conseguenze di queste responsabilità politiche. Ora, a me pare invece che sia giusto riportarle questa vicenda, alla sua giusta discussione senza trarne conseguenze che invece secondo me non sono oggi traibli, che sono quelle che avete tratto voi nel vostro intervento. Interessi personali, privati, truffa, termine che ha usato Sanjust: sarà compito della magistratura penale verificare se c'è truffa, se ci sono interessi personali, privati conflitto di interessi dentro questa gara, accertarli e condannarli, come ha fatto per i precedenti scandali. La magistratura, non il Consiglio regionale, che non ha né competenza ne titolò per fare questo. Così se ci sono elementi che portino all'annullamento da parte del Tar della gara, sarà la magistratura amministrativa a sentenziare l'annullamento della gara. Se ci sono invece elementi significativi di cui già oggi la Commissione dispone, la Giunta può prendere atto che questa gara ha avuto delle anomalie che possono portare ad una sospensione, e procedere in via di autotutela alla sospensione, in attesa che il Tribunale Amministrativo si pronunci. Le altre conclusioni politiche mi paiono del tutto fuori luogo, e da noi non condivise.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente. Signor Presidente, colleghi, signori Assessori. Con questa vergognosa vicenda la Regione sarda diventa un caso di scuola emblematico di come si possa rappresentare l'esatto rovescio dello Stato di diritto. Colleghi che si qualificano e si applicano per i cittadini e si interpretano per gli amici attraverso la premeditata e scientifica violazione di un numero impressionante di norme, a partire dall'articolo 97 della Costituzione dedicato alla pubblica amministrazione che recita: "I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione". La relazione finale votata all'unanimità dalla Commissione di inchiesta voluta dall'opposizione, spiega nel dettaglio, chiedendo in primis di annullare la gara, perché sia obiettivamente impossibile per tutti individuare in quel contesto così pesantemente inquinato quegli elementi di buon andamento e di imparzialità richiesti dall'articolo 97. Non solo, poi, come sappiamo, c'è tutta la parte che riguarda il lavoro della magistratura amministrativa, civile e penale e domani chissà anche contabile. In questa sede ci interessa, però, esaminare le responsabilità politiche che stanno a monte, soprattutto perché riteniamo che non siano meno gravi ed evidenti di quelle amministrative, e poi perché riteniamo che non si debba consentire a chi ha dato certi input di stare comodamente al riparo dalle norme, che stabiliscono la separazione tra gli indirizzi di governo, di competenza dell'organo politico e gli atti di gestione, che spettano alla struttura amministrativa. In particolare crediamo che esista agli atti ufficiali della Regione la prova documentale delle forti interferenze politiche del Presidente in questa vicenda. Il passaggio è stato già citato alcune volte dagli organi di informazione, ma a nostro avviso, senza che gli venisse data l'importanza centrale che invece merita. Veniamo ai fatti, il 22 novembre del 2006 sul sito della Regione, sezione comunicati stampa, compare una nota con questa frase: "L'agenzia Saatchi & Saatchi è stata dichiarata poco fa vincitrice del bando regionale eccetera eccetera", nel paragrafo successivo viene precisato che lo ha annunciato la Commissione giudicatrice. Entrambe le affermazioni sono assolutamente false, come si scoprirà senza ombra di dubbio qualche tempo dopo, ma la cosa più sconcertante è che l'annuncio viene attribuito alla Commissione giudicatrice, un annuncio che la Commissione non poteva certamente fare in quella fase del procedimento. Il fatto dimostra invece in un crescendo senza limiti di decenza per le procedure fissate dalla legge.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue MORO.) All'interno della Commissione c'era qualcuno che riferiva al Presidente notizie aggiornate in tempo reale sull'andamento dei lavori, compresi quelli coperti dal segreto e sull'esito degli stessi. Su questa ricostruzione dell'accaduto c'è un'altra prova documentale, sempre tratta dagli atti ufficiali della Regione, sempre risalente allo stesso giorno: sul sito sezione comuniicati stampa viene riportato il contenuto di una dichiarazione del Presidente, rilasciata ad alcuni giornalisti. Nella nota lo stesso Presidente dimostra di essere perfettamente al corrente, non solo della proposta presentata dalla Saatchi & Saatchi, ma anche di quelle delle altre società concorrenti. Dichiara, infatti, il Presidente, testuali parole tra virgolette: "Le altre agenzie erano altrettanto qualificate, qualcuna meno, ce n'è stata una, per esempio, che ha presentato quattro proposte creative, non è una cosa che normalmente si fa, un'agenzia ne presenta una di proposta, se ne presentano quattro è come se non aveste presentato neanche una, e lo stesso vale per chi ne ha presentato due. Qualcuno ha presentato una proposta che era identica al tipo di pubblicità che fa attualmente il Portogallo". Queste le testuali parole del Presidente. Chi ha riferito questi particolari al presidente Soru con questo livello di dettaglio? Come ha potuto farlo in quella fase del procedimento, quando la Commissione non aveva nemmeno uno straccio di verbale, anche perché, come si è saputo dopo, quel verbale è stato scritto e riscritto, corretto e ricorretto in un ping-pong interno alla struttura amministrativa, fra mille tensioni, che è andato avanti per mesi? Per la Commissione di inchiesta non è stato probabilmente possibile arrivare alla certezza assoluta sulla identità della fonte che spifferava tutto all'esterno, e sempre in una direzione, ma la scelta unanime di censurare gravemente l'operato della Commissione di gara e del suo Presidente, così appunto ha riferito lo stesso collega Marrocu, si è rivelata comunque una strada obbligata, tali e tante sono state le anomalie riscontrate. Ecco perché le responsabilità politiche al massimo livello istituzionale, sono nella loro gravità, pari se non superiori a quelle amministrative, in una vicenda che getta una luce sinistra, è il caso di dirlo, su tutta la Regione ed offende profondamente le persone che fanno politica in modo onesto e le persone che lavorano per la stessa Regione con altrettanta onestà, impegno e spirito di servizio, secondo la regola aurea costituzionale dell'imparzialità e del buon andamento dell'amministrazione. Come se ne esce? Pare che la questione vada divisa in due parti, come se ne dovrebbe uscire se la Regione fosse governata con alta considerazione anche sul piano etico e morale della politica e della funzione pubblica ricoperta. E come invece se ne uscirà, cari colleghi, purtroppo continuando nell'andazzo che ha caratterizzato questa legislatura, sostenendo al di là di ogni evidenza che non è successo niente! A ben guardare siamo di fronte alla riproposizione in chiave regionale del caso Visco-Speciale con il governo Prodi che continua a dire che non è successo niente, anche dopo che il Ministro dell'economia, qualche giorno fa, è stato costretto a rinviare la cerimonia del cambio della guardia al vertice della Guardia di Finanza, con tutti i militari, se lo ricordate, in alta uniforme, schierati in attesa di ordini che non arrivano, perché la Corte dei Conti non ha registrato il decreto riguardante, fra l'altro, la nomina del nuovo comandante…
SANNA ALBERTO (D.S.). Ma non vi vergognate di parlare di queste cose! Ma non vi vergognate di parlare di queste cose! Fascisti!
ARTIZZU (A.N.). Comunista stai zitto!
MORO (A.N.). Gli italiani giudicheranno, non vi preoccupate, gli italiani giudicheranno. Ma lo hanno già fatto se in quel caso non è successo niente. I Sardi giudicheranno, ma lo hanno già fatto nelle elezioni amministrative, se la Regione è ben governata e se nel caso Saatchi & Saatchi non è successo niente. Se però questo dibattito si dovesse concludere con un nulla di fatto, come realisticamente non auspichiamo, ma temiamo, emergerà un altro problema così come è emerso nel caso…
(Interruzione del consigliere Pirisi)
PRESIDENTE. Scusate colleghi…
SANNA ALBERTO (D.S.). Siete dei golpisti!
MORO (A.N.). Visco-Speciale, due domande, i fatti marciano in parallelo. Egregi colleghi. Almeno sapete che non vi ho disturbato, né vi disturbo mai, quando voi fate le vostre elucubrazioni mentali, quindi, vi prego di avere la pazienza di voler ascoltare anche gli altri, quando dicono cose che non sono consone a quello che voi desiderate sentire. La prego Sanna, da lei non accetto interruzioni.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, la prego.
MORO (A.N.). Se una Commissione di inchiesta, se una Commissione di inchiesta, guardi che non ho offeso i suoi genitori, e quindi la prego di voler ascoltare tranquillamente e silenziosamente quanto dicono gli altri. Se una Commissione di inchiesta, dicevo, del Consiglio regionale dice all'unanimità che bisogna annullare la gara e censurare il direttore generale e poi non succede nulla di tutto questo, come si può andare avanti? Come si potrebbe gestire il corto circuito istituzionale che si verrebbe a determinare per effetto della totale delegittimazione del Consiglio regionale? O forse, si può uscire da questa vicenda seguendo il metodo Prodi, trovando un altro buon posto al Direttore generale e convincendo il Presidente a non occuparsi più in modo così appassionato, usiamo un termine soft, di pubblicità istituzionale. A voi la scelta colleghi della sinistra e del centrosinistra, le cronache segnalano che dopo la batosta elettorale siete molto…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per gentilezza!
MORO (A.N.). Presidente, la prego di voler intervenire, perché altrimenti faccio giustizia da me anch'io!
A voi la scelta, colleghi della sinistra e del centrosinistra. Le cronache segnalano che dopo la batosta elettorale siete molto impegnati a riflettere. Bene, era ora! Avreste dovuto farlo prima, come vi chiedeva la società sarda e come vi sollecitavano a fare molti amministratori locali del vostro schieramento e molti…
PRESIDENTE. Grazie.
Ho anche sospeso il tempo, le assicuro. Ho sospeso il tempo nell'interruzione onorevole Artizzu. Mi dispiace onorevole Moro. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.
SABATINI (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. Non voglio ripetermi. Molte cose sono state già dette da chi mi ha preceduto, compresa la relazione presentata dal collega Cherchi. La Commissione d'inchiesta non è altro che uno strumento previsto dal nostro Regolamento consiliare, al fine di attuare degli approfondimenti su diverse tematiche, per cui il Consiglio stesso lo ha ritenuto opportuno. Nel caso specifico la Commissione è stata chiamata ad accertare se un procedimento amministrativo, su cui si è aperto un acceso dibattito anche nell'opinione pubblica, si fosse svolto con regolarità. Oggi, in molti, anche in quest'Aula, entrano nel merito giudicando l'operato della Commissione: se la Commissione ha svolto un ruolo che magari non le competeva, se avesse dovuto approfondire di più i fatti, se avesse sbagliato a scrivere le conclusioni nel modo in cui le ha scritte. Io credo che la Commissione abbia svolto al meglio la sua funzione, ha esaminato tutti gli atti a sua disposizione, ha sentito chi era direttamente interessato al procedimento, ha discusso, ha approfondito, arrivando a stilare una relazione con delle conclusioni che sono state votate all'unanimità. Possono piacere queste conclusioni o meno, essere condivise o meno, ma credo che tutto ciò meriti rispetto. Rispetto per chi ha svolto un mandato che ha ricevuto da questo stesso Consiglio regionale. Si possono poi osservare dei punti di debolezza. Sì, dei punti di debolezza in questa Commissione ci sono stati, il primo dei quali è, in modo particolare in una fase dei lavori, la mancata riservatezza, che invece avrebbe dovuto caratterizzare la Commissione, per la sua importanza, per dare ad essa autorevolezza. Il fatto che in qualche fase si siano diffuse informazioni, parti di documenti, particolari dei lavori commissariali, anche del dibattito così come si svolgeva in Commissione, è da considerarsi in modo del tutto negativo. Il secondo, da cui deriva, a mio parere, anche il primo, sta nell'aver voluto, e ancora oggi si vuole, utilizzare strumentalmente il lavoro della Commissione. L'oggetto è la verifica di una procedura amministrativa, a quello la Commissione si è attenuta. Qualcuno, oggi, prima, anche nel pensare all'istituzione di questa Commissione, ha voluto fare un uso distorto e ha sbagliato! Non si condanna una coalizione, ancor meno un Presidente della Regione, ancor meno una Giunta, perché una procedura amministrativa, un iter procedurale di valutazione di una gara per la pubblicità istituzionale ha avuto qualche eventuale irregolarità.
Ci sono fatti, è stato anche questo già detto, che nel passato non troppo lontano hanno riempito di vergogna questa Regione, ma non hanno fatto cadere nessun governo regionale, nessun Assessore, nessun Presidente della Giunta. E' del tutto evidente che ci sono stati e vi sono tentativi di utilizzare il lavoro di questa Commissione come strumento di attacco politico. Ritengo che questo sia un fatto grave di scorrettezza politica. Personalmente mi sono dichiarato contrario, lo dico al Presidente, all'audizione del Presidente della Giunta, proprio perché ho intravisto in alcuni la volontà, ancora una volta, di strumentalizzare tutto e tutti.
Il centrosinistra, all'interno della Commissione, ha riconosciuto, come segnale di correttezza istituzionale e politica, la designazione di un Presidente dell'opposizione, insistendo poi per l'approvazione unanime di un documento ampiamente condiviso da tutti i membri della Commissione E la Commissione ha operato, pur in mezzo ai tanti tentativi di sviare i lavori, con determinazione ed impegno, al fine di compiere una verifica puntuale degli atti a disposizione, quale contributo al fine di dare al Consiglio e alla Giunta elementi conoscitivi sufficienti a poter esprimere un giudizio di merito. Abbiamo messo in luce tutti gli aspetti correlati al procedimento, arrivando a formulare delle conclusioni, che vogliono essere un chiaro segnale per caratterizzare l'attività politica con la trasparenza e la legittimità degli atti, perché l'attività politica e la pubblica amministrazione possano godere della fiducia dei cittadini.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie Presidente. Colleghi del Consiglio, Assessori. Credo che la giornata di oggi, imperniata sulla discussione della relazione finale della Commissione d'inchiesta sull'affidamento della compagna pubblicitaria istituzionale della Regione, abbia acceso finalmente qualche luce su alcune zone d'ombra che hanno caratterizzato, signor Presidente, la gestione di un tema, quello dell'informazione pubblicitaria dell'istituzione Regione, e che ha trovato nei lavori della Commissione d'inchiesta, voluta da questo Consiglio regionale, un momento di approfondimento, non credo esaustivo, di quanti interessi si siano attivati rispetto a questo tema. Quanti interessi siano stati attivati, emerge già nelle relazioni che sono state prodotte dalla maggioranza e dalla minoranza, rispetto ad alcune conclusioni che la stessa relazione pone all'attenzione del Consiglio. Non sono mancate, durante la discussione, levate di scudi a difesa di non so quale processo di innovazione nella informazione istituzionale. Credo che qualche collega avesse la necessità di alzare questo scudo a difesa della sua persona, signor Presidente, e invece mi sembra di rilevare dalla relazione, che lei Presidente invece sia "nudo" rispetto alle interferenze operate durante i processi di individuazione, non soltanto delle risorse, e ci stiamo riferendo al dicembre 2005, ma quando lei direttamente interferisce sui lavori della Commissione, fatto inaudito! Per molto meno, voglio ricordare un Sindaco, poi assolto, che per quattro telefonate, definite allora di interesse privato, venne destituito da Sindaco di un Comune dell'Oristanese e poi in sede giudiziaria venne assolto come fatto non rilevante e come fatto non compiuto, non condannabile.
Detto questo, a me sembra opportuno ricordare a lei, rappresentante dell'istituzione, Presidente della Regione autonoma della Sardegna, se non avesse ritenuto sin dal primo momento in cui balzavano dalla cronaca tanti motivi che ponevano in discussione il metodo che era stato individuato inizialmente dalla stessa Commissione, non corretta la nomina della presidenza affidata al Direttore generale, che avveniva con una procedura non corretta, alla destituzione dello stesso da parte del giudice del lavoro, e poi la sua riammissione. Quindi tutta la procedura, che comunque sia la relazione ci evidenzia come viziata complessivamente da tutta una serie di atti che avrebbero avuto bisogno di più trasparenza, ma soprattutto di più legittimazione. Legittimazione che c'è stata nel momento iniziale, ma legittimazione non è stata poi sempre perseguita, tant'è che la stessa dirigente che seguiva le procedure della gara deve affermare e afferma che non era rilevante il fatto che il Presidente della Commissione fosse stato addirittura sospeso con un giudizio del giudice del lavoro. Allora questi sono aspetti che ci fanno riflettere, ma quello che volevo evidenziare è che l'interferenza sua, Presidente, sui percorsi di questa gara, è stata di sicuro così priva di un indirizzo legittimo che tutelasse gli interessi della Regione sarda, per cui chi andasse a leggersi gli atti troverebbe azioni che promuovono interessi che sono più da definire poco chiari, poco trasparenti, e poco rispondenti, soprattutto, agli interessi dei sardi. Noi consiglieri regionali siamo stati chiamati spesso ad interessarci di problematiche più importanti di quella che lei ha ritenuto la gara in discussione oggi, ma nello stesso tempo abbiamo il dovere, comunque sia, della verifica e del controllo di quelli che sono gli atti che vengono compiuti anche dalla sua persona. La sua persona in questo momento non può essere chiamata di sicuro difensore, personalità che condivide gli interessi della Regione sarda, quando invece sembra indirizzare le scelte di questa gara, le conclusioni di questa gara ma soprattutto la conclusione di questa discussione con il suo lavarsene le mani, nel suo voler oggi lavarsi le mani rispetto a responsabilità che avrebbero potuto esercitarsi non solo con la sospensione della gara stessa, ma anche con la destituzione del Presidente della Commissione e addirittura, come qualcuno ha già richiesto, col suo domandare scusa a questo Consiglio, al popolo sardo, per un errore, per più errori che si sono succeduti e dove la gravità dei fatti sta nel momento in cui sono state operate le scelte, non aver giudicato volta per volta alcune scelte, non solo amministrativamente scorrette ma addirittura passibili di annullamento. Il bando di gara parte viziato da tutta una serie di inadempienze, viene addirittura conosciuto mesi prima della applicazione dello stesso. Andiamo successivamente alla volontà espressa politicamente, collega Marrocu di voler individuare soltanto alcune responsabilità per errori amministrativi e non per errori che invece sono stati e sono all'attenzione dell'autorità giudiziaria. A noi non spetta di sicuro interferire in quello che è un processo ancora in corso e che riguarda altri ambiti che non sono il Consiglio regionale. A noi quello che interessa è che il problema dell'informazione, signor Presidente, non può essere un affare privato del Presidente, un affare che viene condotto con i conosciuti amici di altri processi che hanno caratterizzato i rapporti della attività privata. Qui nell'Amministrazione pubblica gli interessi privati sono banditi, nell'amministrazione pubblica a ognuno di noi viene chiesta la tutela dell'Amministrazione, la tutela dell'ente, la tutela dell'istituzione, degli interessi privati. Noi siamo chiamati a risponderne, tutti i giorni, in tutti gli atti che compiamo, signor Presidente, molto probabilmente questo è un tema…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Contu. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi. Io vorrei iniziare il mio intervento manifestando un giudizio positivo sulla data odierna. Oggi il Consiglio regionale recupera parte della dignità che le era stata offesa e si ripropone in tutta la sua autoirtà a svolgere il suo ruolo istituzionale, quello dell'organo fondamentale della nostra Regione a statuto speciale, nell'indirizzare, governare e sindacare l'attività della Giunta. Quindi oggi è una giornata positiva perché il Consiglio sta svolgendo appieno il suo ruolo istituzionale. Un altro fatto importante che mi porta ad esordire in chiave positiva è che l'adozione della diretta riporta finalmente a realizzare un rapporto tra il cittadino e le istituzioni, tra il cittadino e la politica, fatti che erano profondamente in crisi e che segnano la crisi della politica. Oggi quindi è una giornata positiva, il cittadino è stato posto nelle condizioni di rapportarsi più direttamente con la politica e con le istituzioni. C'è un altro fatto positivo: lo sforzo notevole che hanno fatto i colleghi della maggioranza in Commissione d'inchiesta di liberarsi significativamente, non certo totalmente, dal peso e dal condizionamento dell'appartenenza alla maggioranza, posto che la Commissione d'inchiesta andava ad esaminare un fatto che ha destato tanta preoccupazione nell'opinione pubblica, l'appalto Satchi & Satchi. La Commissione ha concluso come ha concluso, ma non poteva fare di più. Io li ringrazio per lo sforzo che hanno fatto per realizzare una votazione finale all'unanimità, fatto importante, se è il presupposto di un nuovo discorso, di una volontà più diffusa di ridare dignità alla nostra autonomia, di iniziare un processo di riscossa della politica e rinascita stessa della nostra autonomia. Come segno positivo, il fatto che parte della maggioranza abbia sottoscritto la richiesta di referendum sulla Statutaria, sono fatti politici di enorme importanza e ho voluto esordire proprio in chiave positiva, fiducioso come sono, o meglio, mi auguro che sia questo l'inizio di un nuovo corso della politica regionale, superata la metà della legislatura. L'episodio Saatchi & Saatchi, gravissimo nella sua consistenza, gravissimo per quel che ha destato negativamente nell'opinione pubblica, è stato già giudicato; sicuramente ha concorso al giudizio del voto dei cittadini sardi in occasione delle ultime elezioni amministrative.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue FARIGU.) Chi ignorasse questo farebbe un grave errore politico e un grave errore anche per la propria specifica parte politica. E' da questi dati che bisogna iniziare il proprio riesame e il processo di riscatto e di ricostruzione, e lo dico ai compagni della sinistra, ai compagni della sinistra nel suo insieme, ma ai compagni della sinistra che più propriamente o più contiguamente possono essere annoverati tra quelli della sinistra riformista. Essi hanno una responsabilità più grande e più pregnante dell'altra parte della sinistra, e questo è un momento di riesame, di riesame serio che, unito agli sforzi dei riformisti tout court che sono certamente presenti, possano segnare. Io mi rendo conto che segnare una svolta con una Presidenza così incisiva, così invasiva, così autoritaria, è difficile, però anche al Presidente eletto direttamente dal popolo, con quelle caratteristiche che noi abbiamo denunciato, che oggi ancora denunciamo, anche a lui, anche al Presidente della Regione si può chiedere un atto di responsabilità, se davvero ama il popolo sardo, ama la Sardegna, che non abusi del potere che gli è proprio nelle elezioni dirette e che gli ha conferito la legge elettorale che lo ha portato a questa Presidenza. Consenta la crescita, il riscatto del Consiglio regionale, delle forze politiche autonomistiche sinceramente democratiche, per un corso nuovo nella seconda parte della legislatura, perché di questo ha bisogno la Sardegna. Perché l'episodio di Saatchi & Saatchi è solo un episodio. Io credo che il Presidente della Giunta regionale, la Giunta nella sua interezza, avrebbe dovuto - come era negli intendimenti e forse nei programmi - presentarsi a metà legislatura per andare ad analizzare i fatti, i processi, gli atti compiuti dalla Giunta regionale nella metà della legislatura. E allora, se questo si potesse fare oggi e ci fosse la volontà politica di farlo, io sicuramente sono certo che avremo e scopriremo tante altre Saatchi & Saatchi, di minore dimensione, probabilmente, ma non certo di minore gravità politica, non certo di minore gravità amministrativa. Io andrei cauto, io andrei davvero cauto nel dire "Le conclusioni sono nelle parole finali del relatore, sono nella relazione". Non abbiamo individuato nessuna responsabilità politica, pertanto il nostro compito, che è politico, finisce qui e siamo tutti tranquilli e in pace. Non è così, perché tutti gli atti che qui sono stati descritti minuziosamente dal relatore, ma anche dal professore e collega Maninchedda, sono di una chiarezza stravolgente sulla violazione delle procedure e quindi della normativa. Tutto questo si può rinchiudere soltanto nella leggerezza, nella pochezza, nella insufficienza dei componenti la Commissione, nella leggerezza, superficialità del Presidente che è anche direttore generale e interprete della sensibilità degli indirizzi politici del Presidente della Giunta? E' possibile concludere col voto come si fa a scuola: siete stati più o meno insufficienti e tutto lì finisce? Non è così! Non è così, attenzione, lo dico agli amici e compagni della maggioranza: badate bene che la questione non è conclusa con una relazione della Commissione di inchiesta. Vi saranno certamente sviluppi per gli interventi dell'Autorità amministrativa e della stessa magistratura penale che non so, ma proprio perché non so, sarei portato alla prudenza. Perché, se dessero esiti diversi, allora di fronte alla gente che ci ascolta, se la questione politica non c'entra, se non c'è responsabilità politica, ecco, come la recupereremo questa nostra affermazione domani di fronte all'opinione pubblica, di fronte ai cittadini? Io inviterei quantomeno alla prudenza.
Nelle conclusioni, Presidente, io non so davvero in che modo se ne possa uscire da tutto questo. Certo è che sono venute meno quelle aspettative che hanno portato la Presidenza Soru, individuato dalla maggioranza che lo sorreggeva come il salvatore della patria. Sappiano quelli della maggioranza che un nuovo partito in Sardegna sta crescendo tutti i giorni sempre di più, i D.S. si stanno per sciogliere, ma i DDS stanno crescendo tutti i giorni, i "Delusi Da Soru".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io credo che non sia né giusto né opportuno da un lato fare richiami alla prudenza, che vale per tutti e per sempre, e dall'altro lato, invece, affacciare però l'ipotesi di sospetti, non solo su questo caso, ma allargare i sospetti ad altre ipotesi. Io credo che seminando ulteriori sospetti non si raccolga assolutamente nulla. Il Consiglio regionale, colleghi, non svolge oggi una funzione inquirente, è chiamato ad esprimere valutazioni politiche conseguenti ai lavori ed alle conclusioni della Commissione di inchiesta. Lavori che a me pare si siano svolti in maniera sufficientemente sobria e seria e pertanto che meritano il massimo di attenzione. Io non sono neanche d'accordo per giudizi liquidatori, né in un senso e neanche nell'altro, in questo caso non solo per chiudere la vicenda con un semplice richiamo alla morale cristiana "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", posto che peccatori vi siano, non serve né una cosa, ma non serve neanche l'altra, così come ritengo che come centrosinistra bene abbiamo fatto ad accogliere l'ipotesi di Commissioni di inchiesta e ad accogliere il successivo dibattito in Aula. A me pare che sulla moralità dell'operato della politica sia giusto che non restino dubbi e che tutto il possibile debba essere fatto perché eventuali dubbi siano sciolti. Allora, le mie competenze, il mio giudizio e le mie conclusioni non possono che tenere conto dei lavori della Commissione di inchiesta, che ho dichiarato, a mio avviso, essere seri e sobri, e delle conclusioni che la Commissione di inchiesta conclude. Da questo, cosa emerge? Emergono responsabilità o interferenze del Presidente della Regione, così come da qualche parte viene inopinatamente ipotizzato? Io non ne ho letto. Non emergono responsabilità di questo tipo, e quindi quelle ipotesi che pure qua in Aula sono state fatte io credo che siano assolutamente gratuite. Emergono certamente altri problemi, emergono incertezze sulle date indicate dalla proposta Saatchi & Saatchi, e sui tempi, emergono dubbi sull'ammissibilità per mancanza della certificazione di qualità necessaria, dubbi che mi pare siano poi anche rafforzati da successivi pareri legali. Emergono anche dubbi su possibili collegamenti fra società che avrebbero poi fatto questo, che avrebbero poi concorso ad alterare il risultato finale, ad alterare il valore delle offerte. Ci sono carenze di motivazione, per cui è poco comprensibile l'espressione del voto di ciascun commissario, col rischio, naturale, di esercitare un potere in maniera discrezionale e quindi in maniera errata. Però, a me pare che le conclusioni a cui la Commissione di inchiesta perviene - e sono conclusioni unanimi, quindi condivise, per quanto molto laconiche - a me, onestamente, appaiono anche molto chiare e molto decise, e si trovano a dare un indirizzo. Allora, a quel giudizio, a quelle conclusioni io mi attengo. Credo che sia opportuno che la Giunta regionale, in sede di autotutela, annulli la gara, perché è altrettanto opportuno per la politica, che oggi è terribilmente in affanno nei rapporti con la società civile qui e altrove. Il dato percentuale, colleghi, degli ultimi partecipanti al voto è un dato significativo, e sbaglieremmo ad ignorarlo, manifesta una disaffezione profonda e crescente della società civile verso la politica, ma riguarda le altre nazioni prima d'oggi; oggi sta coinvolgendo in questo vortice l'Italia, e assieme all'Italia anche la Sardegna, e male faremmo ad ignorarlo, ed è giusto e opportuno che quel filo invece non si spezzi e che vada, al contrario, rafforzato. Però, quel filo non si rafforza seminando sospetti, quel filo si rafforza se si procede in maniera credibile, con la massima trasparenza e attenendosi, colleghi, in maniera rigorosa ai fatti. I fatti, pertanto, consentono a questo Consiglio l'espressione di una valutazione politica e altro non possono consentire, e sono interamente e tutti contenuti nelle conclusioni a cui la Commissione d'inchiesta perviene. Io credo che tutte le altre ipotesi siano ipotesi gratuite, inopportune, che non servano per rafforzare quel filo, che servano solo per creare un clima di ulteriore, inutile sospetto, e pertanto che quelle altre conclusioni debbano essere, in maniera decisa, respinte e rinviate al mittente. Le conclusioni della Commissione di inchiesta credo invece debbano essere accolte nella loro formulazione, che appare laconica, ma che, ripeto, è molto chiara e molto ben indirizzata.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balia. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì, grazie, Presidente. Io non utilizzerò per intero il tempo di cui dispongo, ma voglio veramente cogliere questa opportunità per fare alcune affermazioni che altri colleghi in parte hanno già presentato a quest'Aula, e che mi pare doveroso siano poste all'attenzione di tutti. Noi siamo di fronte ad una grande opportunità, ad una grande occasione. Va dato atto che il lavoro che ha fatto la Commissione, in alcuni mesi di attento esame di tutti gli atti amministrativi che interessavano, appunto, l'inchiesta che loro avrebbero dovuto condurre, abbia portato, in quest'Aula, la centralità di un tema, che è appunto quello della riappropriazione da parte del Consiglio di un valore istituzionale che gli era stato sottratto in questi ultimi anni, e che è riferito soprattutto a questo compito grande e importante, ispettivo, di controllo che noi, in questa stessa Aula, abbiamo più volte dibattuto quando ci siamo appassionati nella discussione della legge statutaria. Allora, per poter cogliere fino in fondo questa opportunità, dobbiamo ringraziare tre volte questa Commissione: primo, per la lealtà - ma lo ha detto l'onorevole Cuccu senza ipocrisie - che ha davvero governato l'ordine dei lavori di questa Commissione, e che quindi sono andati in maniera unanime, attenta, a verificare le procedure amministrative; certo, non nell'intento di verificare responsabilità, nemmeno nell'intento, come diceva l'onorevole Balia poc'anzi, di seminare dubbi o di seminare infingimenti che possano in qualche modo orientare quest'Aula. Noi qui abbiamo un compito grande: attenerci in maniera scrupolosa a quello che i commissari hanno detto, e che, appunto, sono stati riassunti nelle ultime otto righe di questo verbale. Le sei macro irregolarità che sono state evidenziate sono delle irregolarità di tipo amministrativo, che non vanno a scavare quali possano essere le responsabilità oggettive che hanno sopportato questa irregolarità stessa. Però, l'Amministrazione regionale, in questi anni, ha dato esempio - a mio giudizio in qualche caso anche emblematico - di come ci si comporta di fronte a irregolarità così manifeste, e non è la prima volta che si è proceduto a revoche di gare d'appalto in funzione, naturalmente, di presupposti ben minori, a mio giudizio, anche di quelli oggi denunciati dalla stessa Commissione. Basta vedere gli atti in premessa che sono indicati in alcuni verbali, adottati naturalmente dai direttori generali, che hanno adottato simili provvedimenti di annullamento di gare d'appalto, anche recentissimi; ma io non voglio citarli tutti perché avete a vostra disposizione una bibliografia ampia di questi casi, e a questi potete fare riferimento. Dice: "Per prudenza, in attesa…", l'onorevole Marrocu diceva: "Noi non possiamo anticipare ciò che la giustizia amministrativa o la giustizia penale potrà stabilire". Ma noi abbiamo l'obbligo, in funzione del potere ispettivo e di controllo, di indicare invece anche in regime di autotutela, non pensando assolutamente a ciò che la magistratura poi farà, di dover dire in quali casi va revocato un atto amministrativo così importante. E siccome la Commissione lo ha fatto, in maniera chiara e in maniera netta, io credo che nessuno di noi possa sottrarsi a questo giudizio unanime che la Commissione ci rimette. E allora a nulla sarebbe valso, onorevole Marrocu; anche noi apparteniamo a quella cultura, o se ci sono più culture che ci distinguono ben vengano! Saranno poi i cittadini a stabilire quali di queste culture saranno da premiare o da non premiare. Però non possiamo dimenticare che gli indirizzi politici che lei dice: "Ben vengano gli indirizzi politici", ben vengano, ma debbono comunque precedere l'atto istruttorio del bando di gara. Assolutamente non è pensabile che questo indirizzo politico sia interno ad una Commissione di gara che invece deve essere garantita proprio in funzione della trasparenza di tutte le procedure, altrimenti tutto il lavoro naturalmente demolitorio che in questi ultimi anni è avvenuto in ordine alle procedure amministrative non sarebbe valso a niente! Pensate alle varie riforme Bassanini, pensate a ciò che ha determinato soprattutto il concetto e il principio imprescindibile dell'estromissione dei politici dalle gare d'appalto, dalle gare concorsuali, appositamente in funzione di questo richiamo generale. Onorevole Marrocu, nessuno può oggi tornare indietro su questo aspetto e pensare davvero che l'indirizzo politico possa essere interno ad una Commissione che invece deve avere la massima garanzia di trasparenza. Ecco, noi a questo modello vogliamo ispirarci e siccome credo che quell'unanimità possa essere conservata anche qui, all'interno dell'Aula consiliare, mi immagino che la opportunità che il presidente Soru avrà nel poter intervenire in questo dibattito possa davvero concedere anche maggiore chiarezza. Però l'univocità che qui noi per forza di cose dobbiamo andare a percorrere è quella del richiamo finale contenuto in questa relazione. Annulliamo questa gara d'appalto perché davvero tutto va riazzerato, tutto va rifatto, senza pensare che possano esserci delle responsabilità che non compete a noi far rilevare che esistano, ma davvero dando e restituendo la trasparenza alla pubblica Amministrazione regionale, che è quello che maggiormente è nel nostro compito ispettivo dover garantire.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano.
E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, colleghi e colleghe, Assessori. Io voglio fare una premessa. La scelta della Giunta di investire per far conoscere al mondo le bellezze della Sardegna è da me condivisa. Io ritengo che l'investimento sia adeguato, non sproporzionato; i 56 milioni di euro sono distribuiti nell'arco di tre anni; un buon investimento che sicuramente determinerà un aumento considerevole del flusso turistico con grossi benefici a tutto il comparto e all'economia sarda. Una premessa doverosa per passare poi al lavoro fatto in questi mesi dalla Commissione d'inchiesta della quale anch'io facevo parte.
Una Commissione che doveva verificare la regolarità della gara e il rispetto delle procedure. Bene, l'esame dei documenti e degli atti formali messi a disposizione della Commissione non ha evidenziato nessun coinvolgimento politico. Dall'apertura delle buste, sui progetti, sulla qualità, dalle proposte e dalle offerte, i verbali sono stati regolarmente firmati da tutti i commissari senza nessun rilievo da parte di nessuno, quindi certificazione di qualità, più votazioni, arrotondamenti non risultano in nessun verbale; chiacchiere, troppe troppe chiacchiere.
Io condivido la censura sull'operato della Commissione di gara per le anomalie e la superficialità adottata durante i tre mesi e più di lavoro. Dalla lettura degli atti messi a disposizione della Commissione e dalle audizioni di tutti i commissari si può escludere qualsiasi coinvolgimento politico della Giunta, questo dichiara la relazione unitaria di tutta la Commissione. Io sono per il rispetto rigoroso delle regole e delle norme e per la massima trasparenza, ma sono anche contro lo scandalismo sbandierato dal centrodestra, supposizioni, illazioni solo per chiedere addirittura le dimissioni del Presidente della Giunta. Parlare di messa in discussione della stessa democrazia è spropositato. Io faccio un richiamo all'opposizione ad avere misura nell'esprimere il proprio dissenso, le proprie critiche e all'onorevole Sanjust, che ha chiesto addirittura le dimissioni del presidente Soru, voglio ricordare che ha condiviso la relazione unitaria che esclude qualsiasi coinvolgimento del Presidente; non può in Aula rinnegare quanto da lui stesso sottoscritto e votato; io credo che un po' di serietà non guasterebbe, almeno per rispetto dell'Aula.
La Commissione ha lavorato con serietà e con rigore e nessuno ha voluto insabbiare nulla; riportiamo la discussione ad un fatto puramente amministrativo, anche se i finanziamenti impegnati sono importanti. Non forziamo oltre misura i fatti accertati alle proprie convenienze di parte. Non sostituiamoci alla magistratura; atteniamoci al giudizio politico sulla regolarità e il rispetto delle procedure e qui confermo e giustifico la censura di tutto l'operato dell'intera Commissione di gara, senza distinzione alcuna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fadda.
E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (Sinistra Autonomista). Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi. Mi sono convinto che il nostro giudizio si debba fermare alla relazione della Commissione d'inchiesta, che nelle conclusioni ha accertato alcune anomalie nello svolgimento della gara. Non comprendo alcune affermazioni dei colleghi del centrodestra che utilizzano questo momento mediatico per attaccare il Presidente della Giunta. Non le comprendo perché i colleghi del centrodestra presenti in Commissione hanno sottoscritto la relazione unanimemente, relazione conclusiva che non menziona mai il Presidente della Giunta regionale.
Questo Consiglio ha voluto istituire con forza questa Commissione per fare chiarezza, lasciando l'ambito giudiziario alla magistratura che dovrà fare correttamente il suo corso.
Entrando nel merito a me pare che tutta la parte riguardante l'attività svolta dalla Regione prima della gara e attinente al raggiungimento del miglior obiettivo non comporta alcunché dal punto di vista giuridico-istituzionale e anche perché, come ben sottolineato dalla relazione, trova eco sulla stampa locale e molto meno sugli atti amministrativi. Non comporta altresì nessun giudizio negativo sull'operato della Giunta e in particolar modo del suo Presidente. E' opportuno però evidenziare che le questioni legate alla certificazione di qualità e le procedure di valutazione seguite dalla Commissione dimostrano un atteggiamento di superficialità amministrativa della Commissione di gara. E' altrettanto chiaro che la lacunosa redazione dei verbali impone per il futuro che le Commissioni di gara siano adeguate ai compiti per il quale vengono chiamate ad operare. Io penso che la discussione si debba soffermare su questi aspetti, che sono quelli che la Commissione d'inchiesta ha ben evidenziato in modo corretto ed equilibrato. L'ambito è questo e non può essere altro. Leggo con stupore che l'onorevole Pili non molla, anzi, rilancia. Pare che sia in possesso di documenti che riportano tutti gli appalti sulla pubblicità istituzionale a Tiscali e quindi al presidente Soru. Prima che Pili fosse chiamato ad occupare i banchi di Montecitorio, trascorreva parte del suo tempo a produrre documenti e dossier diretti al presidente Soru e ai suoi presunti illeciti. Alcuni colleghi ricorderanno che anche durante l'approvazione del Piano paesaggistico, l'onorevole Pili si presentò in Aula con una miriade di atti che dimostravano che il Piano era frutto degli interessi del presidente Soru. A distanza di tempo abbiamo scoperto che si trattava di vere e proprie bufale, senza attinenza con la realtà dei fatti. Cari colleghi, questo modo di fare, populista, irriguardoso delle persone, sta avvelenando il clima politico in Sardegna e i sardi, oggi, nella realtà attuale, hanno bisogno di ben altro, hanno bisogno di una politica efficiente, capace di risolvere i grandi e gravi problemi che affliggono le nostre popolazioni, hanno bisogno di un processo riformatore che questa Regione sta percorrendo insieme al Presidente, che porti innovazione e sviluppo innovativo per la nostra terra. Questo ci chiedono, e allora lasciamo fare alla magistratura ciò che le compete e noi, ognuno per il ruolo che gli compete, iniziamo a dare le risposte che i cittadini sardi si attendono. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì, grazie Presidente. Onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli consiglieri, onorevole Presidente della Giunta e Assessori. Quanto si sta verificando oggi in Consiglio, rappresenta un importante momento di democrazia che costituisce altresì motivo di orgoglio per noi consiglieri. L'orgoglio non deriva certo dalla pessima immagine a costo zero, come ha detto prima chi mi ha preceduto, che la nostra Isola ha avuto nel mondo negli ultimi anni, ma l'orgoglio deriva dai risultati del lavoro svolto dalla Commissione che ha operato senza interferenze, senza strumentalizzazioni, con spirito unitario, giungendo all'unanimità a conclusioni serie, ponderate, che censurano gravemente l'operato della Commissione giudicatrice. E' questo quindi un momento importante che deve essere oggetto di valutazione politica. E' opportuno capire se questa reazione e non relazione della Commissione consiliare nei confronti degli atti di gestione che devono essere controllati dalla Giunta, e se la presentazione di 19 firme per il referendum sulla statutaria, sostenuto anche da una parte della maggioranza, non rappresentino una prova di orgoglio dell'Assemblea legislativa nei confronti dell'Esecutivo, ma in particolare nei confronti del Presidente. In questo breve intervento, non utilizzerò nomi, dati o particolari riferimenti alle procedure trattate, poiché tale compito è stato delegato ed evaso in modo puntuale dalla Commissione d'inchiesta. Questo lo ritengo anche opportuno perché ci sono delle altre procedure, quindi ritengo anche che la privacy debba essere rispettata fino a che non vengono fatti gli opportuni accertamenti. Condivido pienamente quanto accertato, con particolare riferimento alla rilevazione di evidenti anomalie nelle procedure di gara, condivido il giudizio che pone in evidenza il fatto che lo svolgimento dei lavori della Commissione non appare caratterizzato da canoni di imparzialità, di trasparenza e di correttezza, condivido la proposta conclusiva della Commissione, istituita ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento interno del Consiglio, che rimanda e propone al Consiglio regionale di censurare gravemente l'operato della Commissione di gara e del suo Presidente, chiedendo pertanto alla Giunta regionale di annullare la gara e verificare l'opportunità di destituire il dirigente che ha seguito il procedimento. Le conclusioni della Commissione sono sufficienti per chiudere con delle semplici considerazioni di natura politica. La prima considerazione riguarda il fatto che oggi stiamo esaminando un procedimento gestionale, evidentemente viziato e da censurare, come evidenziato dalla Commissione, ma la responsabilità della gestione, se è vero che è stata attribuita ai dirigenti, è altrettanto vero che è anche della parte politica che ha riposto fiducia negli stessi, e che non può essere immune da responsabilità, ancorché non oggettive, ma quanto meno responsabilità di controllo. Quindi, una responsabilità che può non essere diretta, ma comunque grave, per non aver opportunamente vigilato sull'operato di chi è preposto a compiere atti di indirizzo politico, però nel rispetto dei canoni di imparzialità, di trasparenza e correttezza, come evidenziato dalla Commissione di inchiesta. Probabilmente quindi qualcosa è sfuggito all'Esecutivo, o meglio al Presidente. Forse il rimpasto proposto da cospicue parti della maggioranza è da fare non certo in panetteria, come ha dichiarato in maniera ritengo inopportuna il Presidente rinviando il problema, forse è necessario creare un Esecutivo con meno interim e più precise responsabilità nei confronti dei singoli Assessori, quelle precise responsabilità che forse avrebbero evitato questo brutto incidente di percorso di questo Governo regionale. Concludo ringraziando i colleghi consiglieri che hanno lavorato in maniera corretta, con molto impegno, in Commissione, condividendo pienamente le conclusioni, ritenendo opportuno quindi il congelamento della gara e dei fondi destinati e quindi con una proposta di destinare gli stessi a un grande progetto da attuare con cantieri di lavoro che possano creare occupazione, riqualificazione e possibilità di sviluppo per le zone interne della Sardegna. Il problema pubblicitario potrebbe essere risolto limitando i danni con l'eliminazione della pubblicità negativa che deriva dall'applicazione delle tasse su tutto, messe in un articolo della finanziaria. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pileri. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Signor Presidente della Giunta regionale e colleghi. Io credo che in questo interessante e appassionato dibattito che si sta svolgendo su questo argomento, dovremo avere la lucidità per distinguere tre aspetti. Il primo è quello di valutare l'obiettivo che la delibera della Giunta regionale del dicembre 2005 e il successivo bando di gara dell'agosto 2006 si erano posti con una valutazione sui relativi costi e benefici dei corrispettivi servizi che conseguivano a quell'impegno di spesa. Il secondo, quello di valutare le procedure adottate dalla Commissione esaminatrice, la correttezza delle sue decisioni, sino ad una valutazione della sua legittimità formale e sostanziale. Il terzo punto, che è quello che riguarda invece più strettamente l'aspetto politico dell'argomento e le sue ricadute nel contesto di questo dibattito, anche alla luce del fatto che la Commissione d'inchiesta che è stata istituita, è stata uno strumento utile, trasparente alla quale non si è negato nulla né c'è stata resistenza nella sua accettazione e nella sua finalità, il che ha permesso di conoscere gli atti e i fatti, e che esprime la volontà da parte di questo Consiglio, di questa maggioranza, di non volersi sottrarre, né ad un confronto né ad eventuali momenti di controllo e di valutazione a posteriori. E partirò da questo ultimo aspetto, quello politico, che ricade sulle condizioni di questo dibattito. A me pare che ormai in quest'Aula aleggi da troppo tempo un eccesso di aggressività da parte dei colleghi dell'opposizione, che dimostra, sempre, su questo, come su qualunque altro argomento, che è sempre più forte la tentazione di affermare più la logica di una strategia demolitiva, sempre e comunque, per qualunque iniziativa provenga dalla maggioranza, invece che avere la capacità di svolgere quel ruolo importante, che la minoranza ha la possibilità di fare, con una critica distaccata, utile anche a risolvere i problemi, a migliorare la condizione generale della Sardegna, che potrebbe essere anche ben più incisiva e pressante nei confronti del centrosinistra, se non fosse di fatto sempre espressione di un atteggiamento pregiudiziale, e quindi scontato, se non esprimesse la silenziosa intenzione di screditare sempre e comunque l'azione di questo governo regionale, pur di cercare di conquistare consensi elettorali, anche se questo dovesse accadere a danno complessivo dell'economia e dello sviluppo della Sardegna. Mi sarei aspettato, infatti, interventi più tesi a contrastare e a contestare il fine dell'iniziativa pubblicitaria istituzionale, la sua modalità di attuazione, la dimostrazione che così come si intendeva diffondere e rappresentare l'immagine della Sardegna nel mondo fosse un modo sbagliato, o almeno ce ne poteva essere uno migliore. Mi sarei aspettato che anche attraverso semplici ragionamenti aritmetici, o anche banali confronti tabellari, con quanto già accade in altre Nazioni o in altre Regioni del mondo, per esempio in Grecia o in Egitto per parlare di Nazioni, o pure in Croazia o in Sicilia per parlare di Regioni, si fosse dimostrato che la somma finale complessiva stanziata per fare tutto ciò che con questa iniziativa si pensava di fare, per farlo per quel periodo al quale l'iniziativa faceva riferimento, per farlo in quelle forme e in quei siti, la cifra stanziata, dicevo, fosse una cifra esagerata. E invece niente di tutto questo; perché, probabilmente, il contenuto finale è altamente conveniente e così favorevole per la nostra Regione, sia in termini di costi, che in termini di probabili consensi, che non ci sarebbe stato spazio per un ragionamento obiettivo e distaccato come questo che invece mi sarei aspettato. D'altronde noi abbiamo sempre pensato di offrire al mondo l'immagine della Sardegna, che non è solo una Regione d'Italia, ma come abbiamo detto altre volte, è una Regione-Nazione d'Europa. Perché su questa materia noi ci confrontiamo prevalentemente e più spesso, più con quanto accade nelle altre Nazioni d'Europa e del mondo, piuttosto che con quanto accade in altre Regioni del mondo, e questo lo facciamo paragonandoci alla Spagna, paragonandoci alla Grecia, paragonando la nostra politica di sviluppo in ambito turistico al Marocco e alle altre Nazioni del bacino del Mediterraneo, piuttosto che a pezzi di queste. E' questo che conferisce alle caratteristiche della nostra Regione più le dimensioni e la tipologia di una Nazione, di un confronto tra Nazioni. In questo contesto trova spiegazione e giustificazione la somma bilanciata che appare eccessiva soltanto perché riunisce in un progetto unitario tutte le voci di spesa che fino ad oggi erano frantumate e divise in 1000 rivoli e che facevano perdere la dimensione globale dell'impegno, sicuramente ottenendo risultati minori rispetto a quello che l'unitarietà dell'intervento oggi invece si propone. E mi sarei aspettato critiche ed osservazioni su questi aspetti, ed il fatto che non ci siano stati mi fa pensare alla solita stantia aggressione verso qualunque cosa faccia il Presidente della Regione, e quando dico il Presidente della Regione non dico l'onorevole Soru, dico la figura istituzionale del Presidente della Regione, del quale non piace il piglio di efficacia e di rapidità operativa, non piace il fatto che sia capace di usare la concentrazione di poteri decisionali, di cui è detentore, ma di cui però non si ha, almeno da larghe parti della minoranza di centrodestra, nessuna intenzione di mettere in discussione il sistema che conferisce a lui tale potere decisionale, largo, ampio ed efficace. Sia perché tutti i partiti, cosiddetti maggiori, presenti in questo Consiglio, forse sperano di potergli subentrare, e quindi questo fatto, ovviamente in questa eventualità, rappresenta una comoda possibilità, una piacevole possibilità di subentrare, sia del centrodestra che del centrosinistra. Quanto oggi accade sarebbe ben comodo, nel futuro, perché oggettivamente, da parte di alcuni, esiste la vocazione a creare e a confermare organismi monocratici decisionisti sino ai confini dell'autoritarismo per cultura politica e ideologia politica, soprattutto da parte di alcune componenti del centrodestra. Questo è evidente che non è il nostro modo di approcciare i problemi o di svolgere la funzione alta, che tutti in questo Consiglio di volta in volta invochiamo e richiamiamo. Né mi sorprende il fatto che non si sia ad oggi fatto riferimento al fatto che i costi indicati sono insignificanti e non meritevoli di valutazione, senza un'adeguata corrispondente valutazione dei benefici ad esso connessi, che possono derivare e che possono ricadere sulle casse della nostra Regione, come se i costi fossero sempre spese e non invece un valore economico o un patrimonio…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ibba. Colleghi concludiamo qui i lavori di questa mattinata nel tempo che era stato stabilito. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 30, abbiamo 20 iscritti a parlare ancora; come da accordo proseguiremo i lavori questa sera fino alla loro conclusione. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Matteo Sanna. Alle ore 16 e 30. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 14 e 02.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze, delle interrogazioni e della mozione annunziate in apertura di seduta.
Interpellanza Atzeri, con richiesta di risposta scritta, sugli effetti devastanti della Limantria sui lecci del Parco del Sulcis.
Il sottoscritto,
premesso che l'identità ambientale rappresenta un valore aggiunto per il nostro modello di sviluppo;
considerato che da informazioni, direttamente assunte dall'interpellante, risulta che:
- i lecci della foresta de "Is Cannoneris", ricadente nel Parco del Sulcis, sono divorati dalle larve della farfalla Limantria, conosciuta anche come "Sa Cugurra";
- il ritardo nella predisposizione di interventi mirati ha effetti progressivamente pericolosi per l'equilibrio ambientale;
- il rimedio al problema è la semina via aerea di tossine che attaccano esclusivamente le larve senza arrecare alcun danno all'ambiente circostante;
- la Regione, che ha istituito il Parco, ha la competenza esclusiva in ordine agli interventi di cui sopra;
- le spese e le procedure per porre rimedio al problema sono assolutamente irrisorie;
- l'intervento aereo è stato già positivamente sperimentato in altre zone della Sardegna;
- i danni prevedibili sono potenzialmente devastanti per l'intero ecosistema,
chiede di interpellare l'Assessore regionale della difesa dell'Ambiente per sapere:
1) quali tempestive azioni abbia intenzione di porre in essere per affrontare il problema;
2) se non giudichi assolutamente urgente salvaguardare l'ecosistema del Parco del Sulcis con interventi incisivi;
3) se, ai fini di una corretta azione di prevenzione, non sia indispensabile monitorare con maggiore cura il patrimonio ambientale isolano in quanto valore aggiunto e volano del nostro modello di sviluppo. (248)
Interpellanza Balia - Masia, sulla imminente gara di vendita dell'ex Esit di Nuoro già destinato a sede della Scuola forestale regionale.
I sottoscritti,
premesso che:
- già nel 2002 veniva siglato, tra la Giunta regionale ed il Comune di Nuoro, un protocollo d'intesa per la tutela e la salvaguardia del Monte Ortobene che prevedeva la nascita nel capoluogo barbaricino della Scuola forestale regionale con sede nell'albergo ex Esit del Monte Ortobene;
- la Giunta regionale approvava la delibera n. 32/13 del 3 agosto 2004 (proposta dall'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica, Gabriele Asunis, di concerto coi colleghi dell'ambiente, Emilio Pani, e del turismo, Roberto Frongia), che ratificava gli impegni contenuti nel protocollo per la trasformazione dell'ex Esit nella Scuola regionale di formazione e aggiornamento degli agenti forestali, con la previsione dell'utilizzo della struttura anche da parte dell'Università nuorese interagendo con i programmi di ricerca della forestale e di altri istituti dei paesi del Mediterraneo;
- il governatore Renato Soru garantiva il suo impegno per la realizzazione a Nuoro della Scuola forestale come previsto dal suddetto protocollo con la relativa trasformazione dell'ex hotel Esit per cui veniva stanziata nella finanziaria una somma pari a 50 mila euro per il relativo progetto di fattibilità;
constatato che il Presidente della Regione, durante un incontro col Sindaco di Nuoro, ha assicurato personalmente un "suo pronto intervento per far sì che si possa proseguire il più celermente possibile verso la creazione della Scuola forestale";
reso noto che la Regione ha pubblicato un bando di gara per la vendita di cinque alberghi dell'ex Esit con scadenza al 6 luglio prossimo e che tra questi figura l'ex albergo Esit del Monte Ortobene,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:
1) se sia a conoscenza della imminente gara di vendita dell'ex albergo Esit di Nuoro ad operatori turistici privati in contrasto con gli impegni personalmente assunti per la realizzazione della Scuola forestale a Nuoro;
2) quali misure urgenti intenda adottare per dare finalmente l'avvio al progetto previsto nel protocollo d'intesa così come concordato con le istituzioni, l'università e la popolazione del nuorese. (249)
Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative per lapromozione del turismo nell'Isola legate al ciclo di eventi "Fenicinsardegna".
I sottoscritti,
premesso che, in occasione della conferenza stampa di presentazione del ciclo di eventi "Fenicinsardegna", che si è tenuta il 25 maggio 2007 a Roma, nella sede dell'Associazione stampa estera, l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio ha illustrato alcune nuove iniziative ideate in occasione della manifestazione allo scopo di promuovere l'industria turistica sarda incrementando l'attrattività turistica della Sardegna;
considerato che, tra le iniziative di cui sopra, figura la realizzazione di un pareo e di una maglietta, affidata rispettivamente agli stilisti Marta Marzotto ed Elio Fiorucci, aventi lo scopo di promuovere l'identità turistica della Sardegna per mezzo della riproduzione di una carta geografica su cui sono evidenziate le principali località turistiche con le relative attrattive;
valutato che l'iniziativa non appare in linea con gli indirizzi del Piano regionale per lo sviluppo turistico sostenibile, di cui la Giunta regionale ha preso atto con delibera n. 19/1 del 9 maggio 2007, i quali prevedono che sia data priorità alle iniziative finalizzate a destagionalizzare i flussi turistici e a promuovere le attrattive turistiche delle zone interne, indirizzi che mal si sposano alla scelta di due capi di vestiario tipicamente estivi e legati al turismo balneare,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio affinché riferisca:
1) a quanto ammontano i costi sostenuti dalla Regione per la realizzazione del ciclo di eventi "Fenicinsardegna";
2) quali sono gli esatti termini dei contratti sottoscritti con gli stilisti Marta Marzotto ed Elio Fiorucci, e con le altre personalità culturali, scientifiche e artistiche che saranno coinvolte nel ciclo di eventi;
3) se, nelle more dei suddetti contratti, sono previste forme di esenzione dalle imposte regionali sulle seconde case ad uso turistico e sulle imbarcazioni da diporto;
4) quale incremento la manifestazione sarà in grado di determinare nei flussi turistici, in particolare in quelli relativi ai mesi da settembre a maggio e diretti verso le zone interne, secondo le stime preventive effettuate dall'Assessorato del turismo, artigianato e commercio;
4) se ritiene che il particolare tipo di indumenti realizzato dagli stilisti Marzotto e Fiorucci, non certo legato alla tradizione storica e culturale isolana, sia tale da veicolare in modo corretto l'identità del popolo sardo;
5) se ritiene che un tipo di indumenti destinato a coprire le nudità dei bagnanti per il minimo indispensabile a rispettare la pubblica decenza nei tragitti da e per la spiaggia possa essere ritenuto rispettoso dell'identità del popolo sardo;
6) secondo quali criteri sono state selezionate le località da evidenziare nella carta geografica riprodotta sugli indumenti;
7) per quali ragioni non si è ritenuto di affidare la realizzazione di tali indumenti a sartorie artigiane sarde per il tramite dell'agenzia Sardegna Promozione, tenuto conto che ciò avrebbe consentito di unire la promozione delle attrattive turistiche alla promozione delle produzioni artigiane isolane. (866)
Interrogazione La Spisa, con richiesta di risposta scritta, su aspetti del Piano di utilizzo del litorale (PUL) redatto dalla società Criteria srl, adottato dal comune di Villasimius, e sue presunte violazioni rispetto al Piano paesaggistico regionale (PPR).
Il sottoscritto,
premesso che:
- con deliberazione n. 69 del 15 novembre 2006 il consiglio comunale di Villasimius ha adottato il Piano di utilizzo del litorale (PUL);
- nell'atto in questione viene escluso il rilascio di concessioni demaniali in nove località elencate con le lettere da a) a i);
- la bozza del PUL, quella poi approvata dal consiglio comunale di Villasimius, sarebbe stata redatta dalla società Criteria srl su incarico ricevuto nel 2005 non dall'amministrazione comunale, ma dall'Area marina protetta;
verificato che:
- è depositato presso il TAR della Sardegna un ricorso di un cittadino che chiede l'annullamento della delibera del consiglio comunale di Villasimius n. 69 del 15 novembre 2006, del PUL allegato alla medesima deliberazione e della documentazione tecnica, le cartografie, le relazioni, anche quelle non conosciute al momenti del ricorso, in quanto è titolare di una concessione demaniale marittima da oltre 15 anni in località Punta Molentis, rinnovata dall'Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica della Regione con decorrenza dal 1° gennaio 2004 al 31 dicembre 2009;
- questo cittadino si troverebbe nelle condizioni previste dall'articolo 10 della legge n. 88 del 2001 che ha modificato il comma 2 dell'articolo 1 del decreto legge n. 400 del 1993, convertito con modificazioni dalla legge n. 494 del 1993, dove si afferma che tutte le concessioni demaniali hanno la durata di sei anni, alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza;
- per quanto asserito in premessa, con l'adozione del PUL, redatto dalla società Criteria srl, il Comune di Villasimius esclude il rilascio di concessioni demaniali anche nella località in cui il cittadino ricorrente al TAR sarebbe concessionario;
- il PUL redatto dalla società Criteria srl sembrerebbe redatto in palese difetto di istruttoria e in violazione del PPR che costituisce, invece, uno strumento di pianificazione sovraordinato;
- ad esempio, in località Punta Molentis, si evincerebbe violazione del PPR in quanto, nell'allegato "Repertorio delle coste sabbiose della Sardegna" del documento regionale, vengono assegnati 820,46 metri quadri di superficie utile per la concessione ai servizi di spiaggia, mentre il PUL sembrerebbe non prevederne alcuna,
chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se:
1) hanno preso visione del PUL adottato dal Comune di Villasimius, se siano a conoscenza delle ulteriori limitazioni previste nel Piano e se abbiano verificato che queste saranno applicate in palese violazione con le già restrittive imposizioni sulle concessioni demaniali marittime previste dal PPR;
2) non ritengano necessario provvedere con urgenza a inviare al Comune di Villasimius le osservazioni sul PUL adottato, allo scopo di eliminare le parti in palese violazione delle indicazioni contenute nel PPR. (867)
Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui gravi ritardi nel processo di riconversione dello zuccherificio di Villasor e sull'atteggiamento dilatorio della Eridania-Sadam.
La sottoscritta,
premesso che:
- la legge 11 aprile 2006, n. 81, di conversione del decreto legge 10 gennaio 2006, n. 2, prevede all'articolo 2 che sia approvato il piano per la realizzazione e la riconversione della produzione bieticolo-saccarifera in conformità con la regolamentazione comunitaria;
- il piano tiene conto degli impegni alla riconversione degli stabilimenti dismessi, sanciti dal protocollo quadro nazionale sottoscritto dalle parti sociali l'8 febbraio 2006;
- il piano prevede, da un lato, una consistente concentrazione della capacità produttiva di zuccheri negli stabilimenti che le singole industrie hanno identificato e, dall'altro, la riconversione, nell'ambito della filiera agro-energetica, degli impianti dismessi garantendo il recupero degli attuali livelli occupazionali;
constatato che nel 2005 lo zuccherificio di Villasor, della Eridania-Sadam, ha cessato l'attività produttiva e ha collocato i 65 dipendenti in cassa integrazione per avviare il processo di riconversione industriale;
rilevato che:
- tra Regione Sardegna, enti locali ed Eridania-Sadam è stata definita un'intesa, attraverso un accordo di programma con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e agricole;
- l'accordo prevede: la ridefinizione della filiera agricola incentivando la trasformazione in coltivazioni oleaginose e di biomassa, l'assorbimento dei lavoratori dello zuccherificio dalla nuova industria agro-energetica, il mantenimento dell'indotto generato dalla coltivazione della barbabietola (occupati agricoli, mezzi tecnici per la raccolta, trasporti, etc.) e la realizzazione delle attività produttive agricole e industriali nei siti dismessi e nei territori interessati;
- la Regione sarda sta operando, insieme alla Eridania-Sadam, per la riconversione dell'impianto di Villasor in una centrale energetica alimentata da biomasse per la produzione di 47 megawatt, alla quale si aggiunge un impianto per la produzione di biodiesel della capacità di 35 tonnellate l'anno e una filiera agricola di 6 mila ettari di oleaginose, 12 mila ettari per il biodiesel e 7 ettari per le biomasse;
- l'investimento complessivo è di 130 milioni di euro con contratti di coltivazione di 12 anni e una compartecipazione dell'associazione dei produttori alla società sino al 40 per cento del capitale sociale;
appreso che le ipotesi di piano per la riconversione dello zuccherificio messe a punto dalla Eridania-Sadam sono state trasferite alla Sfirs per verificare la rispondenza delle proposte dell'azienda ai fini strategici che la Regione intende perseguire;
preoccupata per il fatto che:
- si vorrebbero ubicare l'impianto e le coltivazioni in un'area diversa da quella di Villasor, vanificando così le logiche previste dai progetti di riconversione e dal piano di razionalizzazione e creando notevoli tensioni sociali e territoriali;
- sia stato rinviato l'incontro tra gli Assessori regionali dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e dell'industria, la Eridania-Sadam, le organizzazioni sindacali e professionali agricole e le centrali cooperative,
chiede di interrogare gli Assessori regionali dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e dell'industria per conoscere:
1) se risponda a verità la notizia di ubicare il nuovo impianto agro-energetico nel porto industriale di Oristano;
2) se non ritengano di richiamare l'azienda e le istituzioni territoriali interessate al pieno rispetto degli impegni assunti affinché siano garantiti l'occupazione e le attività agro-industriali ed energetiche evitando delocalizzazioni produttive non sostenibili né sul piano economico né su quello sociale;
3) quali siano le valutazioni della Sfirs sul piano di riconversione della Eridania-Sadam. (868)
Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul rischio di esclusione dai concorsi per le scuole di specializzazione in medicina dei medici che saranno abilitati nel luglio 2007.
Il sottoscritto,
considerato che:
- il ritardo del competente Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nella pubblicazione del bando relativo all'ammissione nelle scuole di specializzazione dei laureati in medicina e chirurgia è ormai diventato una intollerabile prassi, che toglie ogni certezza alla programmazione individuale esistenziale di ciascun medico;
- tale ritardo ha assunto proporzioni drammatiche per l'anno accademico 2006-2007, al punto che l'inizio dei relativi corsi di specializzazione è previsto soltanto per il 30 luglio 2007;
- anche in conseguenza di tale ritardo, negli anni passati, il Ministero aveva costantemente stabilito che il possesso del requisito dell'abilitazione all'esercizio professionale dovesse essere posseduto dai medici concorrenti non all'atto del concorso stesso, ma al momento dell'effettivo inizio del corso di specializzazione;
- in particolare, per il bando relativo alle scuole di specializzazione mediche nell'anno 2005-2006, il decreto ministeriale n. 172 del 6 marzo 2006 aveva previsto esplicitamente il possesso del requisito dell'abilitazione soltanto all'atto dell'inizio dei corsi;
- il nuovo bando emanato in data 4 maggio 2007, all'articolo 3, impedirebbe invece l'accesso ai concorsi per i medici che non possedessero il requisito dell'abilitazione alla data del 4 giugno 2007, di scadenza del relativo bando di ammissione;
- nell'ambito della risposta ad un'interpellanza specifica del Senatore Bodini, svolta in Aula il 19 aprile 2007, il Governo ha tra l'altro asserito che una delle motivazioni più importanti nel ritardo dei bandi per le specializzazioni mediche risiederebbe nel corrispondente ritardo, rispetto alla data fissata del 31 luglio, con cui le Regioni comunicherebbero al Ministero le proprie esigenze formative nell'ambito delle specializzazioni mediche,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se:
1) la Regione Sardegna abbia sempre ottemperato con tempestività all'obbligo di legge di segnalare le proprie esigenze formative in materia di specializzazioni mediche entro il 31 luglio dell'anno precedente all'inizio dei corsi e, qualora fosse invece inadempiente, cosa intenda fare per regolarizzare la propria specifica attività di programmazione per gli anni a venire;
2) siano a conoscenza del rischio che l'eventuale applicazione, agli attuali concorsi di ammissione alle scuole, di riferimenti normativi diversi da quelli previsti dal decreto ministeriale n. 172 del 2006 per l'anno accademico 2005-2006 e, in particolare, l'eventuale adozione di un'interpretazione restrittiva della norma sul possesso dell'abilitazione come requisito per la partecipazione al concorso, farebbe correre il rischio dell'esclusione dai concorsi stessi, che si svolgono con quasi un anno di ritardo, a decine di medici sardi che conseguiranno l'abilitazione all'esercizio professionale nella sessione del 18 luglio 2007, in tempo utile per l'inizio dei corsi (previsto per il 30 luglio 2007), ma non per la partecipazione ai concorsi di ammissione;
3) non ritengano pertanto di dover urgentemente intervenire presso il competente Ministero affinché sia immediatamente chiarito che la normativa che consente la partecipazione ai concorsi per le scuole di medicina anche ai medici che conseguiranno l'abilitazione all'esercizio professionale prima dell'inizio dei corsi stessi, come previsto dal decreto ministeriale n. 172 del 2006, deve considerarsi estesa anche al nuovo bando emanato in data 4 maggio 2007 e sia conseguentemente consentita la partecipazione ai concorsi anche ai medici che conseguiranno il titolo abilitante all'esercizio professionale nella sessione del luglio 2007. (869)
Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata concessione di permessi ad alcuni dipendenti ARST eletti consiglieri comunali per partecipare alle riunioni del consiglio comunale.
La sottoscritta,
appreso che l'Azienda regionale sarda trasporti (ARST) ha rifiutato ad alcuni dipendenti, eletti consiglieri comunali, i permessi per partecipare alle riunioni delle assemblee civiche di cui fanno parte;
rilevato che gli episodi segnalati sono avvenuti in comuni del nuorese dove la partecipazione alla vita amministrativa delle comunità non è semplice, richiede sacrifici, impegno e cura ed é particolarmente delicata come dimostrano i numerosi atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali;
ricordato che il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, approvato il 18 agosto 2000 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 227 del 28 settembre 2000, disciplina, senza possibilità di interpretazioni discrezionali, la normativa dei permessi agli eletti nelle assemblee civiche,
chiede di interrogare gli Assessori regionali degli enti locali finanze e urbanistica a e dei trasporti per conoscere se ritengano opportuno:
1) accertare la fondatezza delle segnalazioni effettuate;
2) far cessare l'eventuale atteggiamento illegale e antidemocratico della struttura burocratica dell'ARST. (870)
Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'erogazione gratuita di acido folico alle donne in età fertile e nel periodo preconcezionale e sull'attuazione di una campagna di informazione al fine di prevenire i difetti congeniti e i fattori di rischio in età avanzata.
La sottoscritta,
premesso che:
- il 9 novembre 2005 ha presentato la proposta di legge "Interventi per la prevenzione della spina bifida e provvidenze per l'erogazione gratuita dell'acido folico alle donne in periodo preconcezionale e nei primi mesi di gravidanza";
- il carico di lavoro del Consiglio regionale non ne ha consentito la discussione;
rilevato che:
- secondo l'Organizzazione mondiale della sanità la prevenzione delle malattie e la promozione della salute sono obiettivi principali per favorire l'equità sociale nell'ambito di uno sviluppo sostenibile;
- il Piano regionale dei servizi sanitari, approvato il 19 gennaio 2007, prevedeva la predisposizione entro il 19 aprile delle "direttive per l'istituzione del Dipartimento di prevenzione";
sottolineato che:
- secondo i dati del registro sardo sulle malformazioni congenite, ogni anno nascono in Sardegna circa 600 bambini con difetti congeniti di varia entità di cui il 5 per cento (30 bambini) muore nel primo anno di vita, il 30 per cento (180 bambini) vive, ma con gravi disabilità fisiche e/o psichiche permanenti mentre tutti gli altri hanno bisogno di interventi medici o chirurgici e di frequenti ricoveri in ospedale nell'arco della vita;
- la prevenzione primaria con acido folico potrebbe eliminare il 50/70 per cento di queste malformazioni;
evidenziato che:
- l'acido folico, oltre a prevenire i difetti congeniti dei nascituri, riduce in modo rilevante, in chi lo assume, il rischio di arteriosclerosi, infarto, ictus e tumori in età adulta e negli anziani;
- nonostante l'acido folico possa essere assunto senza problemi anche per lunghi periodi, non é stato finora realizzato alcun intervento centralizzato di prevenzione dei difetti congeniti con preparati di questa vitamina;
- il progressivo invecchiamento della popolazione, particolarmente in Sardegna, suggerisce l'attivazione di tutte le iniziative idonee a conservare il più a lungo possibile le condizioni di salute e di autonomia delle persone considerando il notevole risparmio che ne deriva per il servizio sanitario dalle campagne di prevenzione,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere se ritenga opportuno:
1) prevedere l'erogazione gratuita dell'acido folico, il cui costo mensile si aggira sui 6 (sei) euro, a tutte le donne nel periodo preconcezionale e nei primi mesi della gravidanza, allo scopo di prevenire alcune malformazioni fetali e, in particolare, la spina bifida;
2) promuovere campagne di prevenzione, di informazione e di educazione alimentare circa gli effetti protettivi dell'acido folico su numerosi difetti congeniti e su alcune patologie legate, in particolare modo, alla terza età;
3) considerare prioritaria una campagna d'informazione dedicata alle diverse figure professionali (ostetriche, infermieri, vigilatrici d'infanzia, medici, assistenti sanitari) da effettuare con i corsi di aggiornamento professionale obbligatorio nelle Aziende sanitarie locali previsti dal programma d'educazione continua del Ministero della salute. (871)
Interrogazione Porcu - Corda, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi conseguenze delle discutibili modalità con cui si è provveduto agli interventi di asportazione della posidonia da alcune spiagge della Sardegna e da aree di fondale marino.
I sottoscritti,
premesso che:
- secondo quanto disposto dalla vigente normativa comunitaria, nazionale e regionale in materia, è competenza dell'Assessorato degli enti locali, finanze ed urbanistica l'esercizio delle funzioni delegate sul demanio marittimo;
- l'autorizzazione alla pulizia delle spiagge è stabilita con determinazione apposita dai Servizi territoriali demanio e patrimonio facenti capo allo stesso Assessorato;
avendo appreso:
- da organi di stampa che nelle spiagge sarde, ed in particolare in quelle site nel territorio del Comune di Arzachena (spiagge di Romazzino, Li Nibbari), sarebbero state condotte operazioni di pulizia del litorale sabbioso con l'utilizzo di mezzi meccanici (pesanti) assolutamente inadeguati ad operare in ambiti ambientali così delicati;
- dagli stessi organi di stampa (La Nuova Sardegna del 15 maggio 2007) che il responsabile del Consorzio Costa Smeralda, Franco Mammarella, avrebbe dichiarato che "venivano utilizzati mezzi gommati, autorizzati dalla Regione, e non ruspe, vietatissime. Il sistema motorizzato per setacciare i granelli di sabbia sarebbe stato consigliato e autorizzato dalla stessa Regione" e che "Il sistema brevettato in Costa Smeralda è stato messo a punto in collaborazione con alcune Università e adottato dalla Regione come modello ideale.";
considerato che la determinazione n. 587 del 26 marzo 2007 della Direzione generale enti locali e finanze Servizio territoriale demanio e patrimonio dispone l'autorizzazione alla pulizia delle spiagge per la stagione balneare 2007 e provvede a fornire chiare direttive in merito alle modalità di conduzione di tale pulizia. In particolare al punto 3 del dispositivo prescrive di "effettuare la pulizia a mano, con apposito rastrello…ovvero, eccezionalmente, quando ciò non fosse possibile per la loro ingente quantità, con mezzi meccanici leggeri non cingolati" secondo principi di cautela e di conservazione "dell'assetto naturale sedimentologico e geomorfologico dei luoghi e l'aspetto paesistico ambientale della zona";
constatato in molte circostanze che, se pur l'autorizzazione preveda solo in casi straordinari ("eccezionalmente") l'uso di mezzi meccanici per l'asportazione dei rifiuti e della posidonia spiaggiata, questo avvenga invece "ordinariamente";
considerato che sono comprovati scientificamente i danni all'ecosistema spiaggia provocati da questi interventi di pulizia con mezzi meccanici, i quali, con l'asportazione della posidonia (che forniva permeabilità e porosità alla spiaggia), con la compattazione della sabbia e la produzione di solchi e scannellature (fenomeni che favoriscono il rimaneggiamento dei sedimenti ed il ruscellamento e quindi l'azione erosiva delle mareggiate distruttive), con lo sradicamento delle delicate essenze floristiche (che hanno la funzione di trattenere la sabbia) e con l'asportazione della sabbia (in percentuali che possono arrivare al 90 per cento di sedimento sul 100 per cento di volume asportato) durante il prelievo del materiale, pongono i presupposti per gravissimi fenomeni erosivi che nel giro di pochi anni, come è già successo in alcune spiagge della Sardegna, portano alla grave compromissione dell'arenile fino alla sua scomparsa;
rilevato che la pesca illegale a strascico, l'ancoraggio alla fonda delle imbarcazioni da diporto e l'ancoraggio di navi di collegamento tra il continente e il Comune di Palau provocano strappi nella struttura base della prateria di posidonia e l'asportazione di intere piante, foglie e rizomi nelle aree marine frontaliere alla spiaggia;
considerato che:
- le praterie di posidonia sono di importanza fondamentale per l'ecosistema marino, sia per quanto concerne la produzione di ossigeno e sostanze organiche, sia come ambiente di vita per innumerevoli organismi marini che nelle praterie trovano il luogo ideale di riparo, alimentazione e riproduzione, contribuendo alla biodiversità del mondo sottomarino e alla conservazione dei suoi processi ecologici. Inoltre, lungo la costa sabbiosa le praterie della posidonia esercitano un importante ruolo antierosivo attenuando con i loro rizomi e con il loro apparato fogliare il moto delle onde anche producendo direttamente i sedimenti bioclastici e trattenendo quelli provenienti dalla spiaggia (terrigeni);
- il valore paesaggistico, ambientale, economico del sistema delle spiagge sarde dipende dai loro sedimenti a dalle diverse caratteristiche mineralogiche delle sabbie che li compongono; considerato che questi sedimenti sono sempre meno disponibili in natura e che non sono riproducibili, diventa indispensabile preservarli con la massima attenzione,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere:
1) se risponde al vero quanto riportato sulla stampa circa il fatto che la Regione abbia autorizzato e assunto come "modello ideale" per la pulizia degli arenili il sistema brevettato dal Consorzio Costa Smeralda;
2) se non sia più opportuno, considerato che le spiagge e la sabbia sono il bene paesaggistico ed economico più prezioso che abbiamo e che sotto il profilo strettamente scientifico il delicato ecosistema delle spiagge subisce un danno irreversibile da queste tipologie di interventi, che le autorizzazioni rilasciate vietino l'utilizzo per la pulizia delle spiagge dei mezzi meccanici, ancorché gommati e leggeri, e che tale pulizia debba essere fatta esclusivamente a mano;
3) se non sia il caso di rendere obbligatorio l'ancoraggio a boe galleggianti nei tratti di costa dove è presente la prateria di posidonia;
4) se sia il caso di avviare un piano di difesa delle coste capace di dotare la Sardegna di un sistema di monitoraggio (sperimentalmente già avviato dalla Università di Cagliari - Osservatorio Coste e ambiente naturale sottomarino in alcuni siti pilota) che consenta di valutare l'entità del problema della posidonia spiaggiata, delle modalità di ingresso e di uscita dei sedimenti (bilanci) ad essa associati; della tendenza evolutiva (stabilità, avanzamento, arretramento delle spiagge su basi scientifiche) e di prevedere un progetto che fornisca la mappatura a scala tecnica (1:10.000) delle tipologie dei sedimenti in spiaggia emersa e sottomarina nonché la presenza delle praterie di posidonia lungo le coste sarde, che valuti il fenomeno erosivo successivo all'asportazione degli accumuli di foglie morte su spiagge di particolare interesse turistico e che ne verifichi e prescriva i tempi e le modalità di intervento su tali accumuli di posidonia e sedimento da parte delle amministrazioni comunali con prescrizioni specifiche per ogni spiaggia da studiare caso per caso sotto la supervisone di esperti sedimentologi;
5) se sia il caso di predisporre delle linee guida per la tutela e la gestione integrata delle spiagge, dei sedimenti e della posidonia nell'intero ciclo vitale della pianta, dalle praterie presenti nella parte sommersa delle nostre coste, alle foglie morte trasportate dal moto ondoso sulle spiagge dove formano strutture denominate "banchettes" fino alla fase di produzione sedimentaria posteriore alla loro decomposizione, fornendo nutrienti indispensabili per la spiaggia (sabbia, fauna e flora dunale);
6) se sia il caso di attivare una campagna di informazione rivolta agli operatori del settore turistico-balneare e agli stessi bagnanti che spieghi il ruolo ecologico della vegetazione spiaggiata con l'obiettivo di sensibilizzare e sviluppare una maggiore tolleranza nei riguardi del materiale naturale spiaggiato;
7) se non sia il caso, vista la delicatezza e la gravità della situazione, di attivare tutte le misure necessarie per accertare, anche mediante il coinvolgimento del personale regionale preposto alla salvaguardia dell'ambiente, i danni e le eventuali responsabilità degli interventi "di pulizia" degli arenili e i danni provocati dagli ancoraggi alla fonda delle imbarcazioni da diporto e dalle navi di collegamento da e per Palau da Genova e Napoli riportati dai mezzi di informazione;
8) quali provvedimenti s'intendono adottare per evitare il verificarsi di nuovi episodi di depauperamento delle spiagge per effetto della presunta opera di pulizia dalla posidonia marina, elemento fondamentale per la salute e conservazione delle spiagge e degli ancoraggi alla fonda e delle navi nei porti e nelle rade in attesa di ormeggio che oltre a creare danni all'ecosistema, contribuiscono ad aumentare il cumulo della posidonia spiaggiata. (872)
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PORTO CERVO. Una spy story tra i granelli di sabbia fatta di rastrelli, alghe e scatti rubati, che sollevano una tempesta nel paradiso della Costa Smeralda. Pixel irriverenti, tutti da interpretare. Istantanee che inquadrano operai e mezzi gommati al lavoro nelle spiagge dei vip. I paparazzi da spiaggia hanno dato l'assalto con gommoni ed elicotteri ai litorali della costa. Nei loro obiettivi alcuni mezzi meccanici del Consorzio. Accanto gli operai danno una mano alla natura e pettinano le soffici distese prima dell'assalto dei turisti. La linea sottile tra scoop o flop è una questione di opinioni. Gli scatti mostrano sui litorali di Romazzino e di Li Nibbani, spiaggia esclusiva dei clienti dell'hotel Cervo, uomini armati di rastrello, sacchi gialli e mezzi al lavoro per un trattamento estetico prima dell'estate. Per il Consorzio sono castelli di sabbia costruiti per gettare fango sul prestigio della Costa Smeralda. Per il capogruppo di progetto Sardegna in Regione, Chicco Porcu, un'azione devastante da condannare. Il consigliere presenterà un'interrogazione all'assessore all'Ambiente Cicito Morittu. Porcu tiene tra le mani le foto e scuote la testa. «I mezzi meccanici non devono entrare nelle spiagge - attacca -. La Regione autorizza la pulizia con sistemi manuali. Le ruspe a Romazzino non le vorrei più vedere. Serve un'azione forte, non si può lasciare la gestione dei litorali al buon senso dei singoli sindaci. La posidonia non deve essere rimossa». Il convegno sullo stato di salute delle coste a Palau diventa un j'accuse mediatico. Ma il Consorzio dà un'interpretazione opposta a quella del consigliere. «Abbiamo tutte le autorizzazioni regionali - spiega il responsabile, Franco Mammarella -. Quelle che con malizia vengono definite ruspe sono mezzi meccanici su gomma. Il loro scopo è di portare dietro la spiaggia la posidonia, raccolta a mano dagli operai. Non abbiamo nessun interesse a devastare l'ambiente, che è la nostra risorsa principale. Tutte le operazioni vengono fatte in modo trasparente». Secondo i dirigenti del Consorzio il sistema brevettato in Costa Smeralda è stato adottato dalla Regione come modello ideale. «Un riconoscimento che dovrebbe mettere a tacere le critiche - continua Mammarella -. Abbiamo chiesto anche la consulenza di alcuni docenti universitari». Resta da capire se sia un doping da spiaggia per un paradiso artificiale o una delicata azione di recupero dell'ambiente. Il convegno, dell'Oceans, centro di monitoraggio delle spiagge, dà linee precise. Il docente dell'università di Cagliari, Sandro De Muro, punta il dito contro la rimozione della posidonia. «La spiaggia è viva, a suo modo respira, cresce e si ritrae - afferma -. La posidonia non va mai rimossa». |
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Stop alle ruspe in Costa Smeralda
PORTO CERVO. Dopo i colpi di ruspa mediatica alla sua immagine, il consorzio Costa Smeralda contrattacca e organizza una giornata di pulizia dei litorali davanti a flash e telecamere. L'accusa del capogruppo di progetto Sardegna in Regione, Chicco Porcu, di utilizzare sistemi poco eleganti per tenere pulite le spiagge dei vip è come kriptonite sui sogni da superman dell'ecologia portati avanti dal consorzio. Per smentire i detrattori è stata organizzata una pulizia a mano del litorale di Cala Granu. Le foto mostrate qualche settimana fa in un convegno sull'ambiente a Palau, che ritraevano i mezzi gommati in azione sulle spiagge di Romazzino e Li Nibbani, non dimostravano nulla secondo il responsabile della manutenzione dei litorali Franco Mammarella. Questa mattina i ragazzi dell'istituto alberghiero, grazie a un accordo del consorzio con la scuola, puliranno a mano l'arenile di Cala Granu. Ma già nelle scorse settimane i responsabili del Consorzio avevano smorzato il clamore degli scatti mostrati alla stampa nel convegno di Palau. Il responsabile ne aveva fatto una questione che all'apparenza può sembrare semantica. Mammarella aveva precisato che venivano utilizzati mezzi gommati, autorizzati dalla Regione, e non ruspe, vietatissime. Il sistema motorizzato per setacciare i granelli di sabbia sarebbe stato consigliato e autorizzato dalla stessa Regione. Mammarella aveva detto di possedere le autorizzazioni regionali per la pulizia dei litorali e aveva ribadito che i mezzi meccanici servivano solo per portare dietro la spiaggia la posidonia, raccolta a mano dagli operai. Il sistema brevettato in Costa Smeralda è stato messo a punto in collaborazione con alcune università e adottato dalla Regione come modello ideale. Ma le dichiarazioni rilasciate da Mammarella non bastano. Ora il consorzio va all'attacco, gli operai che pettinano la sabbia diventano un'attrazione mediatica. La paparazzata da spiaggia non ha cancellato la linea verde scelta dai manager della Costa Smeralda. Un nuovo corso che punta anche sulla creazione di boe intelligenti. Ormeggi galleggianti che permetteranno ai maxi yacht di stare in rada senza gettare l'ancora sui fondali preziosissimi. Un modo per proteggere il manto di posidonia che rischia di venire cancellato dalle catene delle imbarcazioni agitate dalle correnti. La prima foresta di approdi ecologici dovrebbe sorgere a Cala di Volpe. (l.r.) |
Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione di alcune categorie di commercianti ambulanti dai benefici della legge regionale n. 9 del 2002.
Il sottoscritto,
premesso che la legge regionale 21 maggio 2002, n. 9, alla data odierna non ha prodotto gli effetti desiderati e positivi in favore del comparto del commercio in Sardegna;
avendo appreso che alcune categorie di commercianti (frutta e verdura, salumi e formaggi) sono state escluse dai benefici sia in conto capitale sia in conto interessi, a seguito, pare, di apposite direttive inviate dalla Regione alle banche;
considerato che:
- non è chiaro il motivo di tale esclusione, dal momento che le stesse aziende risultano inserite nella graduatoria delle domande ammesse all'istruttoria, come previsto dalla legge regionale n. 9 del 2002;
- i commercianti inseriti nella graduatoria hanno già investito con l'utilizzo di risorse proprie o con anticipazioni erogate dagli istituti di credito e pertanto la Regione non può escluderli dai benefici;
sottolineato l'eccessivo autoritarismo da parte della Regione nei confronti di una categoria, come quella del commercio ambulante, che solo dopo 50 anni ha visto i propri diritti equiparati a quelli delle altre categorie commerciali;
constatato che nel nuovo bando, con scadenza 10 giugno 2007, non si è provveduto ad apportare le modifiche necessarie, e quindi molti commercianti hanno rinunciato a presentare la domanda;
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere se:
1) non ritengano di dover prorogare il termine della scadenza del bando 2007 per un ulteriore periodo di almeno 30 giorni;
2) abbiano valutato la possibilità che i commercianti inseriti nella graduatoria del precedente bando, ma esclusi dai benefici, possano godere di un canale preferenziale nell'attuale bando 2007. (873)
Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sui mutui di ripianamento agrario previsti dalla legge regionale n. 44 del 1988.
Il sottoscritto,
premesso che:
- il 23 maggio 2007, l'Unione provinciale agricoltori di Sassari ha inviato la Presidente della Regione (e ad altri indirizzi istituzionali) una nota in cui si sollecita la definizione da parte della Regione di un contenzioso relativo ai mutui di ripianamento agrario previsti dalla legge regionale n. 44 del 1988 e concessi ad un gruppo di imprenditori nel 1997;
- tale contenzioso, che interessa ben 72 imprenditori agricoli della Provincia di Sassari per una somma complessiva di circa 1.800.000 euro, è stato sottoposto all'attenzione del Consiglio di Stato, che si è pronunciato nell'adunanza del 26 gennaio 2003 con esito pienamente favorevole ai ricorrenti, attraverso una serie di provvedimenti promulgati dal Presidente della Repubblica il 24 ottobre del 2005 e notificati alla Regione fin dal 15 maggio 2006, senza che la stessa Amministrazione abbia assunto alcuna iniziativa al riguardo;
- nella motivazione del provvedimento in parola il Consiglio di Stato sottolinea fra l'altro la "colpevole negligenza" della Regione per non aver notificato all'Unione europea le misure di aiuto in sede di progetto, e la "mancata informazione" agli interessati dell'eventualità che le risorse concesse potessero essere soggette a restituzione (come poi è in effetti avvenuto) ingenerando nei soggetti destinatari il "ragionevole affidamento sulla legittimità degli aiuti";
- deve quindi considerarsi pacifico il diritto dei ricorrenti a non restituire somme percepite in assoluta buona fede, ed altrettanto incontrovertibile l'interesse della Regione a non proseguire in sede giudiziaria un contenzioso che non ha più ragione di essere, i cui costi, fra l'altro, graverebbero sui contribuenti per la parte pubblica e sulle aziende già pesantemente esposte per quella privata,
chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere quali provvedimenti urgenti intenda assumere al fine di riconoscere le giuste ragioni delle aziende danneggiate da atti dell'Amministrazione regionale palesemente illegittimi. (874)
Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento della gara per il servizio di pulizia, manutenzione delle aree verdi e facchinaggio della regione e sui 350 esuberi conseguenti alla riduzione dell'attività.
La sottoscritta,
premesso che:
- il 15 maggio 2007, con determinazione n. 1272/P, sono stati aggiudicati in favore dell'Associazione temporanea d'impresa (ATI), composta dal Consorzio nazionale servizi (CNS) a r.l. (mandataria) e da Fulgens srl (mandante) i lotti n. 1, 2, 3 e 4 della gara per l'affidamento del servizio di pulizia, manutenzione delle aree verdi e facchinaggio della Regione;
- con altra determinazione è stata disposta in favore del Consorzio laziale cooperative (COLACOOP) di Roma l'aggiudicazione del lotto n. 5 relativo alla manovalanza;
appreso che:
- è in fase di completamento la procedura di verifica del possesso dei requisiti prescritti dal comma 8 dell'articolo 11 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e la comunicazione dell'aggiudicazione ai controinteressati;
- per quanto concerne il lotto n. 5 risultano in esubero 16 lavoratori rispetto ai 31 attualmente addetti al servizio di manovalanza;
rilevato che:
- le ditte titolari del vecchio bando di gara hanno inviato le lettere di licenziamento inizialmente a far data dal 1° giugno ed ora prorogata al 1° luglio;
- il bando di gara, la cui assegnazione è in via di definizione, prevede una sostanziale riduzione del servizio e oltre 350 esuberi tra gli attuali addetti;
sottolineato che:
- i 680 lavoratori, prevalentemente donne con famiglie monoreddito, ricevute le lettere di licenziamento, vivono una situazione di grave disagio e di grande preoccupazione per il futuro;
- i salari percepiti dai lavoratori oscillano mensilmente tra i 480 e i 530 euro;
- molti lavoratori sono impegnati nel servizio anche da diversi lustri;
richiamato il verbale di incontro sottoscritto, dopo una dura lotta dei lavoratori, il 27 settembre 2006 dal Presidente della Regione, Renato Soru, e dai rappresentanti sindacali confederali, di categoria e aziendali in cui è stato concordato "il rispetto da parte dell'impresa aggiudicataria del CCNL; di privilegiare nel criterio di assegnazione, l'impresa che non ricorrerà al subappalto; di confermare l'attuale impegno lavorativo (ore lavoro) limitandolo a un solo turno; di verificare l'eventuale esistenza di problemi occupazionali per individuare le opportune soluzioni",
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per conoscere se non ritengano opportuno, anche alla luce dei notevoli sforzi compiuti con la finanziaria 2007 per combattere il precariato e le povertà:
1) procedere ad un tempestivo confronto con i sindacati dei lavoratori per verificare con i rappresentanti delle società aggiudicatrici della gara l'impatto che i criteri del nuovo bando hanno sull'occupazione;
2) far rispettare integralmente gli impegni assunti con l'accordo firmato il 26 settembre 2006;
3) integrare l'attuale bando di gara con un atto aggiuntivo, per consentire una verifica della situazione occupazionale e per evitare che si creino nuovi disoccupati in un settore di per sé debole e precario. (875)
Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sull'occupazione dell'ex impianto di telecontrollo da parte dei lavoratori della società Ecosandalia srl.
Il sottoscritto,
premesso che il servizio di telecontrollo dell'acquedotto di Cagliari è iniziato il 4 dicembre 2000 con l'impiego di 10 lavoratori, assunti dalla società Ecosandalia srl vincitrice dell'appalto di "gestione e manutenzione". Il telecontrollo era costituito da un'unità centrale con sede in via Cornalias e da 31 postazioni periferiche disseminate per la città (inclusi i serbatoi di accumulo del Colle San Michele, di Monte Urpino e di viale San Vincenzo);
considerato che Abbanoa, a seguito della ristrutturazione in atto del sistema di controllo dell'acquedotto, ritiene superfluo il mantenimento del servizio finora svolto dalla società Ecosandalia srl;
appreso che i 10 dipendenti della società Ecosandalia srl sono stati quindi licenziati in data 6 maggio 2007;
verificato che i suddetti lavoratori rimasti senza lavoro hanno occupato gli impianti di viale San Vincenzo,
chiede di interrogare l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:
1) se non ritenga opportuno favorire l'inserimento dei suddetti lavoratori e di tutti gli altri operatori (circa 100) che si trovano in analoghe situazioni, in una costituenda società di servizi controllata da Abbanoa;
2) quali iniziative intenda adottare, in attesa del provvedimento suindicato, per garantire ai 10 ex dipendenti della Ecosandalia srl continuità lavorativa e salariale. (876)
Interrogazione Vargiu - La Spisa - Randazzo Alberto - Artizzu - Ladu - Farigu - Pisano - Cappai - Liori - Dedoni - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla drammatica situazione di carenza degli infermieri professionali in Sardegna.
I sottoscritti,
considerato che:
- secondo i dati forniti dall'organizzazione OCSE, per raggiungere livelli ottimali di presenza all'interno degli ospedali e delle strutture di assistenza e di cura, in Sardegna ci sarebbe la necessità di circa 1200 nuovi infermieri professionali;
- lo stesso Piano sanitario regionale 2006-2008, approvato dal Consiglio in data 19 gennaio 2007, sottolinea la carenza di figure professionali infermieristiche nel sistema sanitario regionale;
- tale carenza professionale grava interamente sui pazienti, perché determina la scopertura dei turni di servizio e l'eccessivo carico di lavoro sugli infermieri disponibili, con i conseguenti, drammatici disservizi all'ordine del giorno, frequentemente riportati dalle cronache dei media;
- tale carenza, oltre che ridurre gravemente la complessiva percezione della qualità dell'assistenza da parte del paziente, incide anche nei settori più delicati della sanità, quale quello chirurgico e dei trapianti d'organo, comportando il rischio del rinvio di interventi fondamentali per la vita stessa del paziente;
- l'attuale risposta alla carenza adottata dalle ASL, che tentano di risolvere le situazioni più drammatiche attraverso il ricorso al lavoro precario ed interinale, appare del tutto inadeguata agli obiettivi di qualità del sistema perché, oltre a non coprire tutte le necessità, non consente neppure la piena integrazione delle professionalità nel contesto dell'attività dell'equipe di riferimento;
- in tale situazione di cronica sofferenza di personale dedicato è frequente la tendenza al demansionamento degli infermieri professionali in servizio, così come è frequente la tentazione di surrogare le assenze attraverso l'utilizzo improprio di professionalità specifiche, con ulteriore, grave scadimento della qualità complessiva della prestazione sanitaria d'equipe;
- l'attuale offerta formativa nelle professioni infermieristiche presso le università sarde appare a sua volta del tutto inadeguata rispetto alle necessità, presentando un'offerta complessiva per l'attuale anno accademico di appena 160 posti (distribuiti tra Cagliari, 60 posti e Sassari, 100 posti);
- tale offerta formativa non è neppure sufficiente a ristorare il fisiologico turn over degli infermieri, che ammonta a circa 600 unità lavorative l'anno;
- l'assenza di professionisti formati dalle università sarde rende indispensabile il ricorso a professionalità altrove formate e pertanto anche in Sardegna è in crescente aumento l'utilizzo di infermieri provenienti dall'est europeo, con l'ulteriore aggravio di problemi culturali e linguistici, abbastanza facile da immaginare;
- il ricorso a professionalità extraregionali appare quasi offensivo in relazione all'elevato numero di disoccupati sardi in cerca di lavoro, mentre la modestissima offerta di formazione universitaria si scontra con la fortissima richiesta, quantizzata nel numero di domande d'accesso, oltre 1400 per l'anno accademico in corso,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) quale sia la strategia di programmazione che intendano mettere in campo per risolvere il problema della carenza delle figure professionali infermieristiche nel sistema sanitario regionale;
2) quali siano le iniziative che intendano attuare per consentire la stabilizzazione e la adeguata integrazione e professionalizzazione delle situazioni di precariato attualmente largamente presenti all'interno delle ASL sarde;
3) quali azioni intendano intraprendere per concertare con le università sarde l'incremento di offerta formativa che appare indispensabile a garantire persino il turn over, recuperando spazi occupazionali per i tanti giovani sardi in cerca di lavoro. (877)
Interrogazione Vargiu - La Spisa - Randazzo Alberto - Artizzu - Ladu - Farigu - Pisano - Cappai - Liori - Dedoni - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo degli operatori socio-sanitari nell'azienda ASL n. 8 di Cagliari.
I sottoscritti,
considerato che:
- le esigenze di una sanità moderna appaiono sempre più complesse e tali da poter essere pienamente soddisfatte soltanto da una pluralità di figure professionali, che lavorano integrate all'interno di equipe, ciascuna delle quali è portatrice di un proprio peculiare ruolo che viene svolto per garantire la miglior qualità di salute al paziente;
- più volte l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha sottolineato la carenza di personale infermieristico, socio-sanitario e ausiliario negli attuali organici delle ASL sarde;
- sin da suo arrivo al vertice aziendale della ASL n. 8, il Direttore generale, dottor Gumirato, ha sottolineato l'esigenza di un adeguamento numerico degli organici disponibili del personale infermieristico e degli operatori socio-sanitari;
- nel contesto degli auguri di Natale, inviati ai dipendenti il 19 dicembre 2005, lo stesso Direttore generale affermava di ignorare ancora i motivi per cui un elevatissimo numero di infermieri e operatori tecnici della stessa ASL n. 8 risultasse impropriamente attribuito a mansioni diverse da quelle assistenziali e sanitarie e fosse comunque esentato dalle turnazioni nelle 24 ore;
- nel contesto della stessa lettera del Direttore generale della ASL n. 8 era comunque contenuta la previsione dell'assunzione di nuovi infermieri professionali e dell'inserimento di almeno 500 operatori socio sanitari (OSS) nei reparti;
- la ASL n. 8 ha provveduto a riqualificare i propri ausiliari, professionalizzandoli in OSS ma, nonostante reiterate sollecitazioni, non ha ancora provveduto ad attivare il corso di specializzazione, che consentirebbe l'ulteriore acquisizione di qualificanti competenze professionali, utili a garantire maggior efficacia all'azione degli OSS;
- diversi operatori socio sanitari, che hanno conseguito specifici titoli formativi professionali (ad esempio quello di "addetto alla sala gessi") risultano essere utilizzati in mansioni differenti,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) quale fosse l'esatto numero censito dalla ASL n. 8 delle figure professionali infermieristiche e tecniche impropriamente sottratte all'assistenza e alle turnazioni e quanti di tali operatori sono rientrati a pieno titolo nella funzione assistenziale (turnazioni comprese), dando concretezza all'annunziata azione moralizzatrice della Direzione generale della ASL n. 8;
2) se esistano ancora oggi figure di operatori sanitari e tecnici impropriamente destinati ad altre funzioni e quali siano i motivi della loro eventuale, persistente collocazione impropria;
3) quanti infermieri professionali siano stati effettivamente assunti dalla ASL n. 8 nell'ultimo anno, come preannunciato nella lettera ai dipendenti del dicembre 2005 e quale sia il saldo attivo tra assunzioni e cessazioni dal lavoro;
4) quanti dei 500 OSS, il cui inserimento nei reparti era stato annunciato nella lettera del dicembre 2005, siano stati effettivamente assegnati ai reparti;
5) quanti di tali 500 OSS siano pienamente integrati nelle equipe assistenziali ed operino all'interno delle normali turnazioni diurne e notturne del personale dei reparti;
6) se e quando la ASL n. 8 intenda collocare nell'adeguata posizione professionale e di mansioni quegli operatori (come gli "addetti alla sala gessi") che abbiano ottenuto una specifica qualifica formativa, nei corsi organizzati dalla Regione, utile ai fini del miglioramento della qualità assistenziale;
7) se e quando la ASL n. 8 abbia intenzione di attivare i corsi di specializzazione per OSS, necessari a completare il percorso di professionalizzazione di tale categoria di operatori della sanità. (878)
Interrogazione Mattana - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Floris Vincenzo - Lai Silvio - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco, con richiesta di risposta scritta, sullo stato dei lavori di messa in sicurezza della strada statale n. 195.
I sottoscritti,
considerato che la strada statale n. 195, Sulcitana, costituisce una importantissima arteria viaria della Sardegna meridionale, l'unico collegamento esistente tra i comuni della costa sud-occidentale della Sardegna e la città di Cagliari capoluogo della Regione;
rilevato che le attuali condizioni della strada statale n. 195 si mostrano particolarmente critiche in quanto la viabilità presenta tra i più elevati flussi di traffico non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale, con un transito notevolissimo di automezzi pesanti nel territorio dell'area industriale di Sarroch, che rappresenta uno dei più grandi poli petrolchimici dell'intero Mediterraneo;
considerato che:
- tali condizioni determinano una situazione di forte pericolosità destinata ad aggravarsi con l'approssimarsi della stagione estiva ed il conseguente aumento del traffico veicolare verso le località turistiche delle coste sud-occidentali;
- i lavori di messa in sicurezza del tracciato esistente della strada statale n. 195 stanno procedendo attualmente nel tratto stradale tra la località di Su Spantu e la località Maramura esclusivamente nelle ore diurne, contrariamente alla previsione di turni di lavoro notturni, congestionando ulteriormente i flussi di traffico già ora assolutamente insostenibili con gravi disagi per gli automobilisti;
preso atto che in molti tratti è stata ristretta la sede stradale con la realizzazione di marciapiedi e parapetti su entrambi i lati, senza la previsione di banchine transitabili o di corsie di emergenza con un aumento della pericolosità;
rilevato che gli stessi responsabili del Servizio 118 hanno evidenziato la grave situazione di pericolosità e la difficoltà ad intervenire in condizioni di urgenza stante il congestionamento del traffico in tutte le ore della giornata e l'assenza di corsie di emergenza,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere:
1) quale è lo stato delle procedure riguardanti la realizzazione della nuova strada statale n. 195, Sulcitana, e quali sono i tempi della gara d'appalto per l'assegnazione dei lavori di costruzione della nuova strada statale n. 195;
2) come si intende ovviare ai gravi disagi causati al traffico dai lavori di messa in sicurezza in corso di esecuzione su diversi tratti del tracciato esistente della strada statale n. 195 e perché non si è proceduto all'effettuazione di turni di lavoro notturni così come previsto;
3) per quali ragioni non sono state previste banchine transitabili o corsie di emergenza nei tratti di strada dalla località Su Spantu alla località Maramura dell'attuale tracciato della strada statale n. 195, con evidente aumento della pericolosità e della difficoltà di intervento per il Servizio 118 in condizioni di emergenza. (879)
Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione dello scalo ferroviario del nord Sardegna.
Il sottoscritto,
premesso che l'attuale Giunta regionale non fa altro che penalizzare l'imprenditoria sarda, in tutti i settori, dall'artigianato al commercio, dall'agricoltura ai trasporti, ecc.;
avendo appreso che dallo scorso mese di febbraio gli imprenditori del nord sardegna che utilizzavano lo scalo ferroviario nella città di Sassari devono recarsi presso la stazione di Monti per usufruire dello stesso servizio;
sottolineato che per poter ritirare le merci i destinatari debbono aspettare dagli 8 ai 10 giorni;
evidenziato che, oltre ad i danni economici agli utenti, si è determinata una situazione di grave pericolo per il notevole incremento di traffico sulla Sassari - Olbia, già nota per l'alta frequenza di incidenti stradali, spesso con conseguenze anche mortali,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per sapere se:
1) siano a conoscenza che la città di Sassari dispone di una stazione ferroviaria che per 50 anni ha garantito il servizio;
2) siano a conoscenza, inoltre, che a pochi chilometri da Sassari vi sono il porto e la stazione ferroviaria di Porto Torres, che se valorizzati e sfruttati, e non lasciati in abbandono come oggi sta facendo la Regione, potrebbero supportare il traffico merci dando una risposta concreta, efficiente e meglio confacente alle esigenze degli imprenditori del sassarese con notevole risparmio economico sui costi dei trasporti;
3) siano a conoscenza che la stazione ferroviaria di Monti dista da Sassari circa 100 chilometri;
4) non ritengano quindi di verificare con urgenza quanto su esposto e porre in essere tutti i conseguenti provvedimenti per ripristinare il servizio presso la stazione ferroviaria di Sassari. (880)
Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla trasformazione in società per azioni dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST).
La sottoscritta,
premesso che:
- la legge regionale 7 dicembre 2005, n. 21 "Disciplina e organizzazione del trasporto pubblico locale in Sardegna", prevede all'articolo 30 la trasformazione dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST) in società per azioni, a partecipazione azionaria pubblica e privata, con il vincolo della proprietà pubblica maggioritaria;
- la legge fissava la trasformazione entro il termine di sei mesi (1° luglio 2006);
- la legge assegnava alla Giunta regionale il compito di approvare entro tre mesi una delibera contenente, tra l'altro:
" a) la determinazione del valore dell'azienda ARST;
b) la determinazione del capitale iniziale della nuova società per azioni, quantificato in base al netto patrimoniale risultante dall'ultimo bilancio;
c) il collocamento, mediante procedure di evidenza pubblica:
1) di una quota di almeno il 30 per cento del capitale sociale a società di capitali, anche consortili, a cooperative e consorzi, purché non partecipate dalla Regione stessa o dalle autonomie locali affidatarie dei servizi;
2) delle partecipazioni azionarie anche al fine di favorirne la massima diffusione tra i risparmiatori e gli enti territoriali;
d) lo statuto e l'atto costitutivo della costituenda società.";
rilevato che:
- con deliberazione n. 23/7 del 30 maggio 2006 la Giunta regionale ha approvato il piano industriale di risanamento e di riorganizzazione aziendale dell'ARST;
- nel dicembre 2006 è stato firmato il rinnovo del contratto integrativo dei dipendenti dell'ARST che ha cancellato, assorbendoli, tutti gli accordi precedenti (13 documenti aggiuntivi);
- nel marzo 2007 è stato presentato il nuovo logo scelto dopo un concorso di idee;
appreso da dichiarazioni rilasciate alla stampa dall'Assessore dei trasporti che:
- entro tre anni il parco macchine si arricchirà di 330 nuovi autobus, 109 dei quali entreranno in funzione a partire dal giugno 2007;
- faranno parte dell'ARST spa anche le Ferrovie meridionali sarde e le Ferrovie della Sardegna;
sottolineato che:
- la Giunta regionale, con deliberazioni n. 7/12 del 22 febbraio 2005 e n. 11/18 del 15 marzo 2005 ha nominato il commissario straordinario dell'ARST, prima per un periodo di tre mesi e, successivamente di sei;
- la gestione commissariale straordinaria, di sei mesi in sei mesi, dura tuttora,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere:
1) lo stato attuale del processo di trasformazione dell'Azienda regionale sarda trasporti in società per azioni, a partecipazione azionaria mista e a maggioranza pubblica con riferimento in particolare ai contenuti del comma 2 dell'articolo 30 della legge 7 dicembre 2005 n. 21;
2) i termini della partecipazione delle Ferrovie meridionali sarde e delle Ferrovie della Sardegna, tuttora a gestione commissariale;
3) quando cesserà la gestione commissariale e l'ARST avrà un consiglio di amministrazione eletto secondo la legge regionale 20 giugno 1974, n. 16 come previsto dalla norma transitoria all'articolo 31 della legge di disciplina e di organizzazione del trasporto pubblico locale in Sardegna. (881)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'inizio dei lavori del nuovo carcere previsto in Bancali (Sassari).
Il sottoscritto,
considerato che sembra caduta nel più totale silenzio la problematica concernente l'inizio dei lavori relativi alla realizzazione del nuovo carcere in località Bancali (Sassari), già programmati (dopo tante battaglie portate avanti dalle diverse componenti del territorio del nord-Sardegna) e finanziati dal precedente Governo nazionale con 58 milioni di euro;
considerato, altresì, che risultano inspiegabili i ritardi rispetto ai tempi programmati, ai quali era stata impressa a suo tempo una forte accelerazione a causa delle disumane condizioni in cui versa il carcere di San Sebastiano di Sassari;
ritenuto che il "silenzio" calato sulla problematica (in particolare il mancato avvio dei lavori) può dar corpo alle voci circolanti secondo cui i fondi già assegnati potrebbero essere dirottati altrove, con grave danno per tutto il territorio e, in particolare, per la città di Sassari, che si troverebbe in tale ipotesi, a perdere non solo un importante finanziamento, ma a vedersi negata la soluzione di una problematica assolutamente non più rinviabile,
chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere se è a conoscenza dei motivi che ritardano l'inizio dei lavori del nuovo carcere di Bancali (Sassari) e per conoscere le iniziative urgenti che intende assumere presso i Ministeri competenti per sollecitare energicamente l'avvio immediato delle relative opere, anche al fine di scongiurare le persistenti voci sul possibile dirottamento dei fondi. (882)
Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sulla restituzione di 60 miliardi di lire agli agricoltori sardi da parte della Regione.
Il sottoscritto,
premesso che:
- negli anni scorsi la Regione ha preteso che 5.000 imprenditori agricoli le restituissero sessanta miliardi di vecchie lire di contributi in conto interessi su mutui che già aveva loro erogato ai sensi della legge regionale n. 44 del 1988;
- il Presidente della Repubblica ha recentemente accolto il ricorso presentato da 72 agricoltori che avevano denunciato la illegittimità di quella richiesta di restituzione;
- la Regione Autonoma della Sardegna nel 1988 ha approvato la legge regionale n. 44, che all'articolo 5 prevede il concorso regionale nel pagamento degli interessi su mutui a tasso agevolato per il ripianamento di passività esistenti a carico delle aziende agricole sarde, mutui tesi a favorire la ricostituzione della liquidità delle aziende agricole che in quel periodo attraversavano una difficile situazione finanziaria a causa di circostanze avverse;
- l'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale ha proceduto a produrre le direttive di applicazione della legge e la modulistica necessaria alla richiesta degli aiuti;
- gli imprenditori agricoli, prevalentemente negli anni intercorrenti tra il 1992 ed il 1994, hanno presentato domanda ed ottenuto il regolare decreto di concessione dell'aiuto;
- la Regione non ha mai notificato all'Unione europea il regime di aiuto;
- dopo richiami e richieste di chiarimento, la Commissione europea ha adottato la decisione n. 97/612/CE del 16 aprile 1997, per la quale l'applicazione dell' articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 è illegale e costituisce una violazione del Trattato istitutivo dell'Unione europea per violazione del principio della libera concorrenza;
- conseguentemente, la Commissione europea ha imposto all'Italia di abolire gli aiuti e di recuperare gli aiuti già erogati chiedendone il rimborso ai beneficiari;
- nel 2001 circa 5.000 imprenditori agricoli si sono visti recapitare da parte della Regione un'ingiunzione a procedere al rimborso dei contributi che erano stati loro erogati, per un totale di circa 60 miliardi delle vecchie lire;
- gli imprenditori agricoli hanno in questi anni restituito quelle somme, facendo sacrifici difficilmente immaginabili da parte dei burocrati e politici regionali che hanno a suo tempo omesso di notificare la legge regionale all'Unione europea;
- il 18 marzo del 2002 72 agricoltori e pastori della Provincia di Sassari hanno proposto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro i decreti con i quali venivano disposte le revoche dei precedenti provvedimenti che concedevano le somme a titolo di concorso in interessi di mutuo;
- il Presidente della Repubblica, richiamando il parere del Consiglio di Stato - Sezione II n. 1111/2003 adottato nell'adunanza del 26 gennaio 2005, ha emesso un proprio decreto datato 24 ottobre 2005, con il quale ha dichiarato fondato il ricorso;
- secondo il Presidente della Repubblica ed il Consiglio di Stato, i provvedimenti con i quali la Regione ha richiesto la restituzione dei contributi agli agricoltori sono illegittimi "in quanto contrastanti con il principio generale della tutela dell' affidamento";
- i motivi che fondano la decisione sono espliciti nell'individuare nella Regione la responsabile delle omissioni e mancanze che hanno portato ai disagi gravissimi inferti agli imprenditori agricoli interessati; si legge infatti nel citato decreto del Presidente della Repubblica, che "in via di massima non è contestata la sussistenza dell'obbligo di ripetizione degli aiuti di Stato illegittimamente concessi come logica conseguenza della constatazione della incompatibilità dell'aiuto con le norme del Trattato, tuttavia si evidenzia che nel caso in cui l'amministrazione abbia colposamente ingenerato nell'impresa beneficiaria, il ragionevole affidamento circa la legittimità dell'aiuto, tale obbligo viene meno, essendo prevalente il principio di tutela dell'affidamento stesso, vigente anche nell'ordinamento comunitario. E' indubbio, nella fattispecie, che l'amministrazione sia stata colpevolmente negligente in quanto non solo è venuta meno all'obbligo sancito dall'articolo 93 paragrafo 3 del Trattato, di notificare le misure di aiuto nella fase del progetto, ma anche perché le ha messe in esecuzione senza che la Commissione avesse potuto pronunciarsi in proposito. Questa negligenza, come riconosciuto nella citata decisione n. 97/612/CE, non avrebbe impedito alla Commissione di effettuare a posteriori l'accertamento della compatibilità della legge, che aveva introdotto le misure di agevolazione, con la normativa comunitaria in materia di aiuti alle aziende agricole in difficoltà, ma esponeva, senz'altro, al rischio di una valutazione negativa circa tale incompatibilità (come in effetti è stato, perché le giustificazioni avanzate a posteriori dall' Italia non sono state "documentate da dati precisi").
L'Amministrazione avrebbe dovuto evidenziare, nei provvedimenti di concessione, l'esistenza di tale rischio (dipendente dalla scelta dell'Amministrazione di non osservare la procedura prevista dall'articolo 93 del Trattato) e, quindi, il carattere precario degli aiuti, vale a dire la possibilità che essi fossero soggetti a restituzione.
Questo obbligo di preventiva informazione avrebbe dovuto essere osservato in applicazione del principio di buon andamento sancito dall'articolo 97 della Costituzione in armonia con la disposizione contenuta nell'articolo 3 della legge n. 241 del 1990 secondo cui "la motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato le ragioni dell'Amministrazione, in relazione alla risultanze dell'istruttoria".
L'Amministrazione non ha dato alcuna prova di aver adempiuto al predetto obbligo nei confronti dei beneficiari e questa circostanza è sufficiente per riconoscere che il comportamento seguito è stato tale da ingenerare negli stessi il ragionevole affidamento circa la legittimità dell'aiuto, non potendosi presumere negli imprenditori agricoli un livello di preparazione giuridica idonea a porre in dubbio la correttezza dei provvedimenti amministrativi e, in particolare, a far supporre la precarietà dell'aiuto conseguente alla mancata corrispondenza tra la legge regionale applicata e le procedure comunitarie, qualora tale elemento non sia stato evidenziato dai provvedimenti medesimi.
In altri termini esula dalla normale diligenza e capacità professionale di un imprenditore agricolo effettuare valutazioni circa la portata degli effetti amministrativi che non risultino chiaramente dagli stessi.
Avuto riguardo alla peculiarità della fattispecie la Sezione ritiene, pertanto, che sussistano le circostanze di carattere eccezionale per le quali il beneficiario dell' aiuto illegittimamente concesso ha potuto fondare il proprio affidamento sulla natura regolare dell'aiuto e possa, conseguentemente, opporsi alla sua ripetizione.
Per le ragioni indicate si ritiene che il ricorso sia meritevole di accoglimento e che per l'effetto siano impugnati gli atti impugnati.";
- i 72 imprenditori agricoli di cui è stato accolto il ricorso da tempo sollecitano una presa di posizione della Regione sulla vicenda, senza alcun esito;
- l'immediata restituzione delle somme indebitamente pretese dai 72 ricorrenti da parte della Regione è doverosa sul piano giuridico;
- resta aperta la questione circa le intenzioni della Regione nei riguardi degli altri oltre 4.900 imprenditori agricoli che, pur non avendo fatto ricorso al Presidente della Repubblica, hanno subito gli stessi comportamenti da parte dell'Amministrazione e rispetto ai quali deve in ogni caso essere assunta una precisa posizione,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se:
1) quando la Regione autonoma della Sardegna intenda osservare il decreto del Presidente della Repubblica italiana meglio sopra indicato, restituendo ai 72 imprenditori agricoli ricorrenti le somme delle quali è stata a suo tempo pretesa la restituzione con gli accessori di legge;
2) quando la Regione autonoma della Sardegna, riconoscendo la validità dei generali principi contenuti nel citato decreto del Presidente della Repubblica italiana, intenda applicare gli stessi principi a tutti i restanti circa 5.000 imprenditori agricoli cui a suo tempo venne richiesta la restituzione dei contributi. (883)
Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del settore vitivinicolo in Sardegna, ed in particolare nella Provincia di Oristano.
Il sottoscritto,
premesso che i settori produttivi dell'agroindustria e agropastorizia stanno attraversando una grave crisi economica e sociale;
considerato che la situazione dei vitivinicoltori sta subendo un ulteriore aggravamento a seguito dell'attacco di peronospora che, nonostante fossero stati regolarmente effettuati i necessari trattamenti, ha colpito i vigneti della Cantina sociale di Mogoro;
osservato che il fungo della vite ha distrutto l'intero raccolto del 2007 e rischia, in alcuni casi, di compromettere la fruttificazione e quindi il raccolto del prossimo anno;
ribadito che l'agricoltura, oramai da anni, aspetta dalla Regione Sardegna una risposta seria e concreta alle problematiche che affliggono i produttori isolani, stufi delle solite promesse;
constatato che dal governo regionale non è arrivato alcun aiuto, nonostante le dichiarazioni di volontà di cambiamento, innovazione strutturale e rimodernamento del comparto agricolo sardo che è stato, anzi, privato di sostegno tecnico e supporto ausiliario alle attività,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se:
- siano a conoscenza della grave situazione su esposta;
- ritengano opportuno effettuare un immediato sopralluogo per una verifica dei danni subiti dalle colture dell'oristanese;
- ritengano opportuno intervenire con misure urgenti, attivando finalmente politiche concrete di sostegno al settore che, soprattutto in questo momento drammatico, non si può liquidare con "il ricorso alle assicurazioni", come più volte sostenuto dall'esponente della Giunta competente per materia. (884)
Mozione Capelli - Randazzo Alberto - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio sulla deliberazione della Giunta regionale n. 22/4 del 7 giugno 2007, avente ad oggetto "Legge regionale 12 giugno 2006, n. 9, articolo 82. Cultura e lingua sarda. Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Direttive".
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA la deliberazione della Giunta regionale n. 22/4 del 7 giugno 2007, avente ad oggetto "Legge regionale 12 giugno 2006, n. 9, articolo 82. Cultura e lingua sarda. Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Direttive";
RILEVATO che le menzionate direttive sono state adottate sulla base degli articoli 3, comma 2, e 82 della legge regionale n. 9 del 2006, i quali attribuiscono alla Regione medesima funzioni di programmazione, indirizzo e coordinamento;
CONSIDERATO che il comma 2 dell'articolo 3 della menzionata legge chiarisce che, nell'esercizio di tali funzioni di indirizzo e di programmazione, ".... si applicano le procedure di concertazione e di parere previste dalla legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1 (Istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione - enti locali)";
EVIDENZIATO che la stessa Giunta regionale, nella menzionata deliberazione n. 22/4 del 7 giugno 2007, riconosce, in conformità al trascritto articolo 3, comma 2, della legge regionale n. 9 del 2006, che l'esercizio delle proprie funzioni deve avvenire "secondo le procedure di cui all'articolo 13 della legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1";
RAMMENTATO che il menzionato articolo 13 stabilisce che: "Sono adottati, previa intesa in sede di Conferenza permanente Regione - enti locali: gli atti di indirizzo e coordinamento, ove previsti dalla legge, delle funzioni amministrative a qualsiasi titolo conferito agli enti locali...";
RIMARCATO che, dunque, per espressa disposizione di legge, richiamata dalla stessa Giunta regionale nella deliberazione del 7 giugno 2007, gli atti di indirizzo - quali sono sicuramente ai sensi dell'articolo 82 della legge regionale n. 9 del 2006, le direttive rivolte ai comuni in materia di valorizzazione detta cultura e detta lingua sarda - dovevano essere preceduti dall'intesa Regione-enti locali;
RILEVATO che, invece, le direttive in questione sono state adottate direttamente dalla Giunta regionale senza la previa intesa in sede di Conferenza Regione-enti locali, come emerge dalla stessa deliberazione di Giunta di cui sopra ove si legge (ultimo capoverso) che "La presente deliberazione sarà trasmessa alla Conferenza permanente Regione-enti Locali per l'intesa prevista dall'articolo 13 della legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1";
CONFERMATO quindi che le direttive in questione sono state adottate senza avere previamente raggiunto l'obbligatoria intesa sul loro contenuto in sede di Conferenza Regione-enti locali, i quali, quindi, sono stati estromessi dal procedimento nella fondamentale fase di fissazione degli obiettivi e programmi in materia di valorizzazione detta lingua sarda;
PRECISATO che non sussisteva nessuna ragione d'urgenza che avrebbe potuto giustificare l'adozione, da parte della Giunta, delle direttive impugnate senza la previa intesa in sede di Conferenza permanente Regioni-enti locali ai sensi dell'articolo 13, comma 3, della citata legge regionale n. 1 del 2005;
SEGNALATO che sembrerebbe che la Giunta regionale non abbia neppure sottoposto, come, invece, imponeva l'ultimo comma dell'articolo 13 della legge regionale n. 1 del 2005, e come essa stessa aveva stabilito nella deliberazione n. 22/4, le direttive di cui sopra all'esame della Conferenza entro i successivi sette giorni dalla loro adozione, per il conseguimento dell'intesa successiva;
RILEVATO, peraltro, che è ormai regola, da parte della Giunta regionale, adottare provvedimenti amministrativi senza il coinvolgimento e la partecipazione al procedimento di soggetti che, per legge, devono invece intervenire nel procedimento stesso, per il migliore perseguimento dell'interesse pubblico,
impegna il Presidente della Regione, la Giunta regionale e l'Assessore della pubblica istruzione beni culturali informazione spettacolo e sport
1) al rispetto delle norme contenute nella legge regionale 12 giugno 2006, n. 9;
2) al rispetto delle norme contenute nella legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1;
3) al rispetto delle funzioni e del ruolo degli enti locali, coinvolgendoli nei relativi procedimenti, evitando, così, di continuare a frustrare le loro prerogative e funzioni espressamente riconosciute sia a livello costituzionale sia dalla stessa normativa regionale;
4) ad annullare, pertanto, in autotutela, la delibera n. 22/4 del 7 giugno 2007, riattivando il procedimento per l'adozione delle direttive e degli indirizzi con il necessario ed obbligatorio coinvolgimento dei rappresentanti degli enti locali. (124)
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