Seduta n.85 del 01/04/2005 

LXXXV Seduta

Venerdì 1 aprile 2005

Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

LAI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 24 marzo 2005 (80), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Scarpa ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 1° aprile 2005; i consiglieri regionali Barracciu, Licandro e Milia hanno chiesto congedo per la seduta del 1° aprile 2005. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazione

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione LA SPISA - DIANA - CAPPAI - VARGIU - AMADU - RANDAZZO - CUCCU Franco Ignazio - CONTU sulla incompatibilità del dottor Fiori nella funzione di direttore generale dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Nuoro". (106)

(Risposta scritta in data 29 marzo 2005.)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

LAI, Segretario f.f.:

"Mozione SANNA Matteo - DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO sul recupero e la riqualificazione della ex colonia marina DUX, ex Ospedale Marino al Poetto di Cagliari". (34)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'aula è vuota, chiederei dieci minuti di sospensione.

PRESIDENTE. I colleghi sono d'accordo?

SECCI (La Margherita-D.L.). No!

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Non siamo pochi.

PRESIDENTE. Se qualcuno vuole intervenire per manifestare la sua opposizione alla richiesta dell'onorevole Uras, gli do la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Io credo che iniziare i lavori sia un segno di rispetto per chi è arrivato regolarmente puntuale qui alle ore 10. Sì, c'eravamo dalle ore 8, onorevole Pili, eravamo da un'altra parte, ma qui in aula dalle ore 10. Tra l'altro, considerato che, per cercare di velocizzare o perlomeno di rendere meno lento il lavoro dell'Aula sulla finanziaria, eravamo qui fino alle ore 2 di stamattina, credo che sia opportuno iniziare regolarmente i lavori in segno di rispetto anche per chi è stato puntuale stamattina in aula.

PRESIDENTE. Allora ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 91/A. Proseguiamo con l'esame dell'articolo 8 e dei relativi emendamenti.

E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie. Anche questa piccola schermaglia di qualche minuto fa, indubbiamente aumenta i miei dubbi e mi fa riflettere seriamente. Ci siamo? Sì, in effetti ci siamo, siamo quindici, venti. Noi ci siamo sempre per discutere, discutiamo un argomento che oggi, nello scenario non solo nazionale, ma internazionale, è al centro del dibattito politico. A me pare che lo si stia banalizzando invece questo argomento. Se ne sta discutendo solo perché lo si deve fare, perché dobbiamo approvare l'articolo 8, magari entro stamattina alla 1 o alle 2, perché domani è sabato e dobbiamo rientrare a casa. Si sta discutendo, e non tutti intervengono, semplicemente perché diventa un dovere burocratico e questo - credetemi - a me, ma non solo a me, anche ai miei compagni, non fa molto piacere.

Si parla di ripresa della lotta sul salario; oggi i sindacati stanno organizzando manifestazioni e momenti di lotta per parlare di salario. Non se ne parlava da vent'anni! E qui, invece, affrontiamo questo argomento con estrema superficialità: battute, risate, disturbi, rumori che sembra dominino il silenzio di quest'aula. Dispiace perché, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda i miei compagni, il lavoro non è una bandierina da sventolare, come qualcuno del centrodestra sistematicamente, insistentemente, ma anche noiosamente, in ogni intervento ci accusa di fare strumentalmente. E vi prego, per favore, non nominate il compagno Uras, non nominatelo più. Il compagno Uras interviene e interverrà quando crede sia opportuno, probabilmente lo farà per ogni emendamento. Che cosa dobbiamo fare? Che cosa deve fare il compagno Uras?

Noi abbiamo posto al centro del dibattito politico di questi lavori un solo argomento, consapevoli che avremmo incontrato difficoltà. Consapevoli che però su questo avremmo trovato più unità, più consapevolezza, più convinzione. No, non c'è stato, dobbiamo prenderne atto.

Io qui debbo fare però (ho perso i miei appunti nella confusione di ieri, per cui sto parlando sicuramente in maniera estremamente disordinata, ma convinta) l'elogio, che non è assolutamente strumentale, all'unica persona con cui abbiamo dialogato, all'assessore Francesco Pigliaru. Perché con Pigliaru abbiamo avuto degli incontri, che non sono stati una trattativa privata, come nei corridoi di questo palazzo qualcuno dice. No, non sono una trattativa privata, sono stati un momento di discussione anche aspro, un momento di chiarificazione che non c'è stato, ma non per responsabilità dell'Assessore o per responsabilità nostra. Forse è mancato il tempo, forse non siamo stati capaci. Però, credeteci, noi su questo argomento siamo convinti e andremo avanti.

Vedete, io non sono riuscito a intervenire nell'articolo 1, non ce l'ho fatta perché nella confusione delle votazioni una dietro l'altra non ho fatto in tempo a chiedere la parola e sapete perché volevo chiedere la parola? Perché nell'articolo 1, anche lì si parla di lavoro, all'ultimo comma dell'articolo 1 si introduce l'utilizzazione di alcune forme della legge Biagi. E quando si parla di legge Biagi si parla di precarizzazione del lavoro, di precariato. Tutto ciò è al centro del dibattito politico nazionale, è un elemento che la Commissione lavoro del centrosinistra sta valutando e sta proponendo di abolire. E noi, attraverso un artificio, invece, vogliamo reinserirlo qui, con fondi regionali. Non ce l'abbiamo fatta, ma questa è anche colpa nostra, evidentemente non siamo molto bravi nel capire la tattica all'interno dell'Aula. Avremo molto da imparare, sicuramente dall'onorevole Cugini avremo molto da imparare, perché è molto bravo.

CUGINI (D.S.). Siete disponibili?

DAVOLI (R.C.). Sì, ma noi siamo degli scolari ribelli, in genere i ribelli poi sono quelli più intelligenti, Renato!

Per cui, tornando all'assessore Pigliaru, ripeto, è stato l'unico con cui noi abbiamo avuto la possibilità di discutere di questo argomento.

CUGINI (D.S.). L'assessore Pigliaru è un assessore di riferimento…

DAVOLI (R.C.). Renato, scusami, infatti appunto, le mie frasi hanno un significato ma sono anche interpretabili.

Allora, siccome questo articolo 8 tratta anche di altri argomenti, ad esempio della formazione professionale, non so perché l'onorevole La Spisa ha chiesto lo stralcio, ha chiesto la sospensione sulla formazione professionale. Vorrei sapere se dobbiamo discuterne, se ne abbiamo discusso, non lo so, vorrei capire, è solo un'informazione. Nonostante ciò, comunque, noi sul tema lavoro continueremo, ripeto, a fare le nostre proposte. Quello che mi sorprende e che mi meraviglia è come mai non ci si rende conto, non si capisce, non si percepisce che fuori da questo palazzo, fuori da quest'Aula c'è un atteggiamento non dico ostile, perché è troppo pesante, ma c'è un atteggiamento generale di difficoltà, c'è un atteggiamento per certi versi anche di manifesta incomprensione per questa scelta, perché non me lo spiego, non me lo spiegherei come i comuni, i sindaci, i sindacati, parti sociali siano intervenuti per chiedere, non la riconferma totale del finanziamento precedente, perché non chiedevamo questo, ma la riconferma di uno strumento per intervenire sul mondo del lavoro. Quello che a me pare è che questo articolo 8, questa finanziaria, scusate, rifiuti questo strumento, nel senso che rifiuta un modello di intervento diretto da parte dei comuni.

Io davvero vorrei capire. Qual è lo strumento? Il contratto d'area? Ma abbiamo visto che fine stanno facendo i contratti d'area, abbiamo visto che tipo di intervento c'è stato attraverso il contratto d'area. Le industrie? Gli incentivi alle imprese? Mi pare che è sotto gli occhi di tutti lo sfascio e la devastazione che si è determinata nella nostra Isola.

Bene, la legge 37 poteva esserlo, era uno strumento. Sappiamo benissimo che, nelle grandi città, ad esempio, questa legge è stata applicata malissimo, anzi il centrodestra ha cercato anche di deviarne le finalità. L'atteggiamento della destra sulla legge 37 è chiaramente strumentale, mi sembra molto strano che si faccia una battaglia così aspra, facendo riferimento sempre al Gruppo di Rifondazione Comunista. Rifondazione Comunista sa fare le sue battaglie politiche, le sa condurre come ha sempre fatto. Allora, quello che a me dispiace è che pare, mi pare o mi appare, che questo modello di intervento pubblico viene rifiutato. Questo modello di sviluppo locale, dove i comuni siano protagonisti del loro progetto di vita...

PRESIDENTE. Onorevole Davoli, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Non essendo presente in aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Non essendo presente in aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Ma non c'è l'alternanza?

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, il Regolamento dice che il Presidente dà la parola secondo l'ordine di presentazione delle domande, alternando, per quanto possibile, gli oratori favorevoli a quelli contrari. In base alle iscrizioni a parlare, stiamo alternando oratori favorevoli e contrari, secondo l'ordine di presentazione delle domande, come è sempre accaduto.

Prego, onorevole Floris.

CUGINI (D.S.). Come fa a sapere che Floris è favorevole?

MARROCU (D.S.). Davoli l'ha preso come minoranza?

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, la Presidenza deve dare la parola secondo l'ordine di presentazione delle domande alternando, per quanto è possibile, oratori favorevoli e contrari. Stiamo seguendo l'ordine di due oratori della maggioranza e di un oratore della minoranza.

Prego, onorevole Floris.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, sono pienamente d'accordo sui contenuti dell'articolo 8, anche se bisogna cancellare il comma 2 di questo articolo, riguardante le società di mutuo soccorso, perché, al di là della demagogia della minoranza che ci ha bombardato e assordato, fin dall'inizio della discussione su questa finanziaria, con un'orgia confusa di parole, per ricordarci a più riprese che stavamo tradendo il programma presentato alle elezioni regionali, risponde concretamente ad alcune sentite e impellenti esigenze presenti nel cuore e nella pelle della nostra società.

Voglio ricordare che, nel nostro programma di governo, abbiamo scritto a chiare lettere che il lavoro è un diritto, una componente essenziale che sta alla base di qualunque società che abbia la pretesa di essere equa, solidale ed efficiente; perché una società con un alto tasso di disoccupazione è non solo iniqua e ingiusta, ma anche disadorna di valori, perché negare una prospettiva di benessere alla parte più debole della popolazione significa ritornare a un pericoloso Medio Evo di sottosviluppo.

Quindi il problema del lavoro è parte centrale del nostro programma, per cui non intendiamo sottrarci o deludere le aspettative di chi ha riposto in noi fiducia e speranza per un reale cambiamento. La Regione sarda, lo ricordo in particolare a qualche distratto consigliere, ha accumulato un ritardo pauroso nel processo di governo del mercato del lavoro, che è stato rivoluzionato con l'emanazione del decreto legge 469, dove tutte le competenze in materia di servizi per l'impiego sono passate dallo Stato alle Regioni, che dovevano poi provvedere a decentrarle alle province. Questo ritardo nel recepimento della legge ha determinato nell'isola danni materiali ed immateriali.

La Sardegna risente anche dei ritardi, accumulati nell'ammodernamento del governo del mercato del lavoro, che hanno interessato tutte le Regioni italiane; essi hanno assunto un carattere patologico per l'inerzia della Giunta precedente che, in cinque anni, non è riuscita nemmeno a mettersi al passo con le Regioni a Statuto ordinario. Il ruolo della Regione oggi, di fronte ad una crisi come quella che sta vivendo la nostra isola, per la quale assistiamo ad un declino pauroso in quasi tutti i settori produttivi, diventa fondamentale perché manca inoltre da parte del Governo una vera politica di sviluppo verso il mezzogiorno. Su questo problema di fondamentale importanza per un paese come il nostro, assistiamo ad un disinteresse irresponsabile, ad un pauroso silenzio assordante, come ama ricordare l'onorevole Pili, del Governo Berlusconi. Per questo abbiamo messo in campo misure rivolte a favorire la crescita occupazionale, mirando all'elevazione del sistema complessivo per determinare la creazione di un numero maggiore di opportunità di lavoro. E' chiaro che in questa sfida era necessario recuperare i ritardi sul fronte dell'orientamento delle persone in cerca di lavoro per dar loro le conoscenze necessarie ad affrontare con successo le difficoltà esistenti.

In questo senso bisognava indirizzare investimenti e capitale umano a tutti i livelli per aumentare la capacità di generare nuovo lavoro e nuovo sviluppo, onorevole Uras. Era necessario, quindi, puntare con decisione alla crescita economica ed occupazionale, facendo leva su tutta la strumentazione che si aveva a disposizione a partire dal piano straordinario per il lavoro. Al di là di tutte le affermazioni, anche di carattere puramente ideologico, questo è uno strumento, un mezzo per raggiungere un determinato risultato e non il fine di una politica che va riempita di contenuti e risorse che siano in grado di dare certezze in primo luogo agli amministratori comunali, a cui è affidato il compito di gestire concretamente l'utilizzo produttivo di questi finanziamenti.

Sul lavoro e sul dramma che vivono sulla propria pelle tanti giovani e meno giovani della nostra isola, io non sono disponibile ad accettare sermoni da parte di chicchessia. Tra l'altro milito da più di trent'anni in un partito che storicamente dalla sua nascita ha posto, come pietra angolare della propria cultura, il lavoro come valore etico e sociale e per questo, la nostra azione, come Gruppo all'interno del Governo di questa Regione, è indirizzata a farlo crescere in Sardegna, seguendo come stella polare l'interesse generale dei cittadini sardi e non quello invece delle clientele e delle baronie. Questa impostazione è condivisa ampiamente e convintamente da tutta la maggioranza, non solo da una parte di essa. Questa finanziaria risponde, quindi, a questo preciso indirizzo. L'articolo 8 e, in modo particolare, l'emendamento numero 321 definiscono gli interventi relativi alla legge 36 e all'articolo 19 della legge 37 mettendo a disposizione ingenti risorse per le politiche attive sul costo del lavoro e per le politiche finalizzate all'occupazione e allo sviluppo.

Gli interventi che vengono previsti sono inseriti dentro nuovi principi e tipologie che si dispiegano in un'ampia gamma di attività. In questo modo pensiamo di favorire la creazione di nuovi posti di lavoro potenzialmente stabili, in grado di reggere nel tempo. Trovo a dir poco strabiliante che si continui a mettere in dubbio la disponibilità delle risorse comunitarie, discutendo in maniera inconcludente e insopportabile sul valore maggiore che avrebbero le risorse di competenza regionale rispetto a quelle comunitarie, come se queste ultime fossero moneta fuori corso e quindi inservibili. Se il problema riguarda le modalità di utilizzo che sono, in qualche modo, diverse da quelle regionali, anche qui si sta discutendo di questioni irrilevanti e senza costrutto, visto che nel resto d'Europa queste risorse seguono gli stessi criteri comuni di utilizzo accettati da tutti gli stati membri. Perché invece non si valorizza l'impegno finanziario che vede per le due annualità la disponibilità di importanti risorse sul finanziamento dell'articolo 19 che ammontano complessivamente a 340 milioni di euro, oltre ai 12 milioni di euro sulla "36"? Perché non dire che probabilmente nel passato non tutto ha funzionato a meraviglia, visto che abbiamo ancora intatte le risorse riferite al 2004?

Per tutto ciò ritengo che, su questa materia, sia necessario rafforzare il confronto con le organizzazioni sindacali e con gli enti locali, facendo diventare la concertazione il metodo di lavoro comune perché quel metodo è il più democratico e produttivo che io conosca. Non è certo inseguendo meteore propagandistiche che si costruisce una vera politica di sviluppo. In questa partita, la Giunta e questa maggioranza stanno portando avanti una sfida importante, che non può essere svilita e banalizzata con argomenti pretestuosi, precostituiti e inconcludenti; sarebbe un bene per la Sardegna se tutti noi ci attenessimo sempre ad una regola etica che deve portarci a non giocare sulla pelle di chi oggi nella nostra isola ha bisogno di lavoro e di certezze per il proprio futuro.

PRESIDENTE. . E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Non essendo presente in aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Non essendo presente in aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, non vi è dubbio che il piano straordinario per il lavoro sia tra i temi che hanno suscitato maggiore attenzione da parte dei sindacati, dell'ANCI e dei comuni e anche di parte di quest'Aula. Questo piano non è stato inventato da qualche genio della politica che voleva avere visibilità e restare nella storia di questa Regione, voglio cogliere questa occasione per ristabilire, mi auguro in maniera definitiva, la verità storica su questo piano straordinario per il lavoro, che non risale al nostro ingresso nella Giunta Palomba nel 1998. Di esso si occupò il nostro Partito già nel 1993-1994, a qualche anno dalla sua nascita in Sardegna, raccogliendo decine di migliaia di firme per un referendum su questo tema che poi l'ufficio elettorale regionale non accolse. Si promossero tante assemblee, marce, iniziative che coinvolsero tanti comitati locali di disoccupati. Il compagno Cogodi in quel periodo non militava nel nostro Partito, successivamente quando vi entrò e diventò Assessore del lavoro con molta passione, coraggio e determinazione, portò avanti questa battaglia assieme ad altri compagni che, per noi che difendiamo le classi più deboli, era ed è un punto politico centrale.

Per cui il padre del piano per il lavoro è certo il Partito della Rifondazione Comunista, la madre sono i comuni, i figli coloro che hanno avuto il lavoro sfuggendo alla tenaglia della disoccupazione o all'emigrazione. Il P.R.C. con serietà e un ragionamento politico corretto ha convinto tanta gente e la quasi totalità di questo Consiglio regionale ad approvarlo per ben due triennalità. Questo risultato ha prodotto posti di lavoro stabili in tutti i comuni della Sardegna e dato loro la possibilità di cofinanziare tanti progetti a valere sui fondi comunitari. Senza questi finanziamenti non si sarebbero neppure ottenuti quei fondi che hanno risolto tanti problemi nei comuni sardi, che non avevano certo la capacità di contrarre ulteriori mutui. Anche la percentuale già bassa di spendita dei fondi comunitari sarebbe stata ulteriormente inferiore, mentre sicuramente avremmo avuto tassi più alti di disoccupati iscritti negli uffici di collocamento. Inoltre, la scelta di far programmare i fondi della legge regionale 37, articolo 19, ai comuni è stato un formidabile momento di crescita culturale e politica, che ha contributo non poco a formare una nuova classe politica dal basso, perché la crisi dei partiti in questi anni lasciava poco spazio all'ottimismo. Certo, si sono pagati dei prezzi di inesperienza, ci sono stati ritardi, un uso improprio delle risorse, la brutta notizia qualche anno fa che questi fondi dovevano essere usati per opere pubbliche anche se per creare occupazione tendenzialmente stabile. Su tutta questa partita si è veramente fatto del disfattismo a buon mercato col solo scopo di denigrare la legge e gli obiettivi nobili che essa prevedeva.

Inoltre, per noi amministratori locali, la non possibilità di disporre dei de minimis è stato un duro colpo, perché abbiamo avuto società finanziate e altre no, ma anche le cosiddette opere pubbliche che abbiamo creato hanno prodotto posti di lavoro, perché le abbiamo mandate a bando per la loro gestione, dando quella vivibilità e animazione che in tanti piccoli comuni stava scomparendo. Se la Regione avesse esercitato il suo ruolo di monitoraggio e di controllo forse anche le distorsioni che ci sono state si sarebbero potute evitare.

C'è anche da sottolineare che i criteri di assegnazione dei fondi della "37" hanno privilegiato i piccoli comuni che nel 92 per cento della Sardegna non superano i tremila abitanti. Devo dire che questi criteri, sollecitati dall'ANCI e in particolare dalla Consulta dei piccoli comuni sardi fondata a Laconi nel 1996 con cento sindaci presenti, ci tengo a sottolinearlo, conteneva in sé la stessa filosofia dei fondi comunitari dell'Obiettivo 1, cioè dare più fondi alle aree in forte ritardo di sviluppo nell'isola e, nel nostro caso, nella quasi totalità delle zone interne.

Proviamo per un momento ad immaginare i nostri comuni sardi, decimati dallo spopolamento, con una insopportabile disoccupazione di massa, soprattutto tra i giovani, con i settori portanti della loro economia in crisi senza neppure questi finanziamenti e i relativi occupati; sarebbero ancora più invivibili, perché la qualità della vita sarebbe ancora più bassa, spingendo ad andarsene dai nostri paesi anche coloro che hanno un posto di lavoro. Dunque, non meravigli se i comuni, i sindacati e il Partito della Rifondazione Comunista e altri difendono ad oltranza questa legge. Essa, lo dico ai neoliberisti di destra, di centro e di sinistra, ha contribuito a suscitare anche una coscienza imprenditoriale che non è molto alta in Sardegna, questo grazie all'animazione fatta dai sindaci, i primi anni gridando nel deserto e in modo impopolare dicendo che i posti di lavoro dipendenti erano definitivamente pressoché scomparsi. Oggi, se nel mio paese c'è il barbiere, quello che ha creato un laboratorio per i liquori delle erbe officinali, quell'altro che lavora nei sottoli e nei sottaceti, nel miele e in altro, se sono state costruite 12 imprese individuali o società edilizie che operano anche per i piani di recupero dei centri storici, grazie alla lotta e ai risultati che abbiamo conseguito con la legge 29, sono stati dati incentivi per assumere per tre anni disoccupati in imprese locali. Questi disoccupati dal 1999 ad oggi si sono dimezzati, sapete quanto ci sono costati questi posti di lavoro, sia quelli individuali che delle società? 12 mila e 500 euro! In quale altro settore si creano posti di lavoro con cifre così irrisorie?

Queste sono, credo, le principali ragioni che ci vedono impegnati su questo tema così importante e strategico per la nostra isola. Io capisco le ragioni del risanamento finanziario, me ne faccio carico perché sono un consigliere regionale di maggioranza, lo avrei fatto anche se fossi stato in minoranza, ma sono convinto che la maggioranza della maggioranza invece non crede nella "37" e che si crei lavoro e sviluppo anche con questa legge. Non ci credeva, ad onor del vero, neanche il centrodestra che ha subito le pressioni che venivano dal Partito della Rifondazione Comunista, dai sindacati, dai sindaci e dall'ANCI. Chi non ricorda gli ottanta sindaci in fascia tricolore organizzati dall'ANCI, io ero nell'esecutivo regionale fino alla mia elezione a consigliere regionale, seduti nelle tribune del pubblico di quest'Aula il giorno che si approvò la seconda triennalità?

Onorevole Pili, oggi lei e il centrodestra, grazie al varco lasciato aperto dalla sinistra moderata che quando governa è soggetto alla legge del pendolo, può fare il paladino del piano straordinario per il lavoro, mi consenta di dirle con garbo, con rispetto, che la sua posizione è strumentale, la nostra invece è sentita, doverosa e nasce dalla natura e dal ruolo che un Partito come il nostro deve svolgere in un'istituzione così importante come questo consesso. Non è un caso che tutto il Gruppo del Partito della Rifondazione Comunista quando nel Dpef si parlò di questo tema reagì vivacemente, come si può verificare dagli interventi e dagli articoli di stampa. Poi alcuni di noi hanno cambiato idea, lasciandosi coinvolgere in ragionamenti che altri non condividiamo e in malintese discipline di maggioranza che hanno di stantio, di vecchie logiche da socialismo reale, dove regna l'intolleranza, l'insulto, il tentativo di processare gli eretici, di messa al bando dei ribelli, di linciaggio morale. In altri termini si tratta del solito atteggiamento stalinista di alcuni che tende a denigrare le persone per sminuire o annullare il messaggio che esse propugnano come ci hanno insegnato all'università. Sappiano costoro che noi comunisti siamo sopravvissuti ai fascisti e anche agli stalinisti e che sopravvivremo anche alle loro volgari provocazioni che non mancheranno anche dopo il mio intervento, lo faremo oggi e domani.

Infine, vorrei chiarire che, se si fosse affrontato il tema del piano del lavoro proponendo una riduzione della dotazione finanziaria, avremmo discusso volentieri dell'argomento, tenendo conto dell'esigenza del risanamento e dei fondi sulla "37" ancora non spesi, in particolare per l'annualità 2004; ma come si fa ad affrontare un tema così importante con soli 30 milioni di euro per il 2005, che a fatica si è riusciti ad estendere al triennio, o come credere con...

PRESIDENTE. Onorevole Pisu, il tempo a sua disposizione è terminato, non posso concedergliene altro, come è avvenuto anche ieri, perché facendo un'eccezione poi tutti i colleghi la chiedono e può sembrare di favorire uno piuttosto che un altro, mi dispiace, ci sarà occasione. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Non essendo in Aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Non essendo in Aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Non essendo in Aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi trovo in difficoltà in questo momento ad intervenire perché ancora un volta manca il Presidente della Giunta che ama presentarsi a tarda notte, schiaffeggiarci tutti e poi ritirarsi nuovamente chissà dove, probabilmente in qualche stanza di viale Trento. E mi dispiace veramente che non ci sia, perché avrei voluto rispondergli su alcune cose che lui ha detto, ma su qualcuna non farò a meno. Come un appunto, Assessore del lavoro, devo fare anche a lei: pur trattandosi di una materia talmente importante, lei, ieri sera, ha preferito abbandonare i lavori e non stare qui ad ascoltare le lamentele non più solo delle opposizioni, ma anche di parte della maggioranza, parte della maggioranza che è del suo Partito, Assessore, eppure lei comunque ha preferito abbandonare i lavori. Sicuramente le avranno riferito come sono andate le cose, però sarebbe stato più opportuno che lei fosse stato presente, ma va bene che voi siete della convinzione che uno vale per tutti e quindi bastava che restasse in Aula il Presidente della Giunta.

Io, signor Presidente assente, caro Assessore, invito anche lei a ritirare questa manovra perché è una farsa, perché i 110 milioni sono un imbroglio. Io, che ancora per poco sono sindaco di un piccolo comune, ho avuto la possibilità di chiedere alla Giunta e a questa maggioranza cosa arriverà al mio comune sulla "37", ancora non ho avuto risposta, riceverò una parte di quei 30 milioni di euro, che sono l'unica fonte certa per il rifinanziamento dell'articolo 19 della legge 37. I 110 milioni di euro sono un imbroglio per gli enti locali, perché il mio comune non potrà partecipare a nessun bando, perché la ristrettezza del proprio bilancio non gli consentirà di mettere le somme a disposizione per poter partecipare al bando. Quindi non ci sarà un'equa distribuzione di quelle somme fra tutti gli enti locali.

Leggendo l'emendamento numero 321 le chiedo, assessore Pigliaru, cosa significa: "Nella predisposizione della graduatoria di merito del citato bando, rispettando i criteri di priorità suindicati, devono avere ulteriore priorità dal punto di vista della tipologia societaria 'le imprese'"? Dovrebbe spiegarmi cosa significano le parole "le imprese". Tutto e niente. Allora, basta chiarire le cose, così ci possiamo esprimere meglio.

Come pure mi dovete spiegare i 30 milioni di euro che verranno spesi per il punto "c) Interventi a sostegno di iniziative locali di sviluppo e occupazione diretti:… alle attività di assistenza e accompagnamento alle imprese"; cioè adesso noi dobbiamo anche accompagnare le imprese, dove? Verso quale obiettivo? Per che cosa? Non entro in merito ai punti del comma 2 della lettera c) dell'emendamento numero 321 "Interventi per la promozione e l'adeguamento dei centri rurali minori diretti a…"; intanto vorrei capire cosa significa "centri rurali minori", non è chiarito che cosa si intende. Quei centri rurali che arrivano a 350 abitanti, a 1000 abitanti, a 1500 abitanti, oppure quelli che hanno bisogno più di altri di finanziamenti? Oppure quelli che non hanno avuto i finanziamenti negli anni e avrebbero bisogno oggi di essere riequiparati?

Ma quello che mi meraviglia di più è il primo punto nero di questo secondo comma della lettera c) dell'emendamento numero 321, rileggetevelo… "• Restauro conservativo di aree di particolare interesse"; chi stabilisce qual è il particolare interesse? Chi stabilisce qual è il restauro conservativo, dove bisogna intervenire, su che cosa, come, chi lo programma? Siccome sono soldi che verranno assegnati a seguito di bando, spiegatemi come il mio comune potrà accedere per conservare che cosa? Ma ce ne sarebbero tanti punti da contestare in questo emendamento! Devo dare alcune informazioni a seguito dell'intervento del collega Capogruppo di Rifondazione Comunista, che probabilmente non sa quello che è successo nella precedente legislatura. Intanto la Giunta di centrodestra non cancellava il piano del lavoro, aveva detto quello che oggi state dicendo voi: "Sospendiamo momentaneamente, non allochiamo somme per la "37" e facciamo un monitoraggio di quello che si è speso, come si è speso e quanta occupazione ha creato".

No, questo suggerimento di monitorare la spesa sulla "37" non era stato accettato, anzi si è votato per chiedere ulteriori mutui, oggi si fa il discorso che si faceva tre anni fa. Vede, io ho rispettato la legge numero 37 da amministratore locale difendendola, fin dal primo minuto, ma non solo per gli enti locali, anche per l'occupazione che ne poteva derivare. Le faccio l'esempio del mio comune che, con quei fondi, ha realizzato un mini-oleificio con annessa filiera di lavorazione dei prodotti agricoli; oggi ci lavorano cinque persone con un miliardo e 200 milioni della prima triennalità. Quindi, ha creato occupazione, però la somma è stata data ai comuni. Oggi non viene più data ai comuni o comunque non a tutti i comuni. Ecco perché non siamo d'accordo su questa impostazione, non siamo d'accordo anche perché la somma è di soli 30 milioni di euro, che una volta divisi non saranno niente per i nostri comuni. Che cosa potremo realizzare da affidare alle cooperative per essere gestito? Cosa potremo realizzare? O forse intendiamo continuare a fare non muretti a secco ma piazze e muretti all'interno dei centri abitati che non daranno occupazione stabile, ma solo qualche sospiro di sollievo ai disoccupati per tre o quattro mesi?

Presidente Soru, ieri lei qui è venuto e ha accusato tutti quanti di non saper spendere, il centrodestra non ha saputo spendere, e rivolto a Rifondazione Comunista ha detto che i soldi bisogna spenderli bene, ha detto anche che si è fatta clientela nella precedente legislatura, è stata fatta anche clientela. Però, le vorrei ricordare, presidente Soru, che il suo giornalista Vito Biolchini ha una convenzione con l'Assessorato della sanità da s60 mila euro all'anno; con quei 60 mila euro, presidente Soru, avrebbe potuto sistemare quattro giovani laureati in Scienze della comunicazione ed invece ha preso Vito Biolchini, e sapete da dove viene Vito Biolchini? E' figlio di un mio collega di ospedale, viene da Tiscali, e ad agosto senza bando con una convenzione diretta, sì, ho la convenzione qui e non è la sola, una convenzione da 60 mila euro all'anno, gli crea il posto di lavoro il presidente Soru!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, inizio a fare questa riflessione infrangendo tra l'altro il primo dei comandamenti che poc'anzi ci ha elencato l'onorevole Davoli. Lui ha detto: "Non nominate invano il nome del compagno Uras". Onorevole, mi permetto invece di nominarlo e non sarà invano, io debbo davvero ringraziare l'onorevole Uras per la coerenza che lui insieme ad altri colleghi stanno dimostrando, per la tenacia che li accompagna in questa importante iniziativa; tra l'altro ringrazio anche perché finalmente l'onorevole Pisu si riappropria della paternità del piano lavoro che l'onorevole Uras, invece, l'altra volta diceva che era figlio di tanti padri.

Ecco, è vero invece che il piano lavoro ha tanti padri, soprattutto i 377 sindaci, lei dice che erano 80 coloro che, con la fascia tricolore, sedevano in una cornice ben diversa un anno fa, ed accompagnavano le loro richieste in maniera devo dire importante perché la presenza fisica sensibilizza ed aiuta anche l'Aula in certi momenti. Oggi questa cornice non c'è, però, ricordo anche che tra i 40 voti che determinarono l'approvazione della seconda triennalità del piano lavoro vi erano quelli determinanti di alcuni sindaci del centrodestra, d'altro canto i numeri erano tali che non poteva che essere così, i quali quindi hanno dato un fortissimo contributo a determinare questo importante risultato, che era voluto dall'ANCI.

Oggi noi, attraverso l'articolo 8 della nostra finanziaria, andiamo a presentare una proposta riguardante le politiche attive del lavoro della nostra Regione nella prossima annualità, o meglio in questa annualità, in questo esercizio 2005, e come 8 commi che si accompagnano esattamente all'emendamento numero 321, cioè nove petali proprio di una margherita, di una margherita che non è bianca, petali di una margherita che conosciamo.

Onorevole Floris, non è vero che vi sono delle novità dentro l'articolo 8, in nessuno dei commi, né tanto meno nell'emendamento numero 321; tutte le cose che sono indicate, per fortuna sono cose già viste, sono cose che abbiamo già sperimentato, di innovativo non c'è niente. A partire naturalmente dai voucher formativi che noi sappiamo bene hanno funzionato, a partire dai prestiti di lavoro che sappiamo bene hanno funzionato, a partire naturalmente da quello che è il meccanismo dell'articolo 19, salutiamo anche positivamente la reintroduzione degli aiuti de minimis limitatamente a nuove attività imprenditoriali, piccole attività.

Ha fatto bene il collega Pisu ad elencare le dodici iniziative che sono sorte nel suo comune e che hanno dato posti di lavoro. Ha fatto benissimo! E ha fatto bene anche a dire che, con 12 mila e 500 euro, hanno creato posti di lavoro stabili. Esattamente dentro l'indicazione del nuovo bando della "36" lei dice, onorevole Floris, che le risorse sono più che sufficienti, addirittura ha usato un altro termine, io dico che sono totalmente insufficienti perché noi sappiamo come funziona la legge 36 e, nonostante naturalmente le indicazioni, che io ritengo positive, relative all'individuazione di obiettivi più specifici, io credo che quelle risorse siano del tutto insufficiente, 6 milioni di euro per l'annualità 2005 significa appena accompagnare una media di duecento assunzioni che sono davvero poche rispetto a quelli che possono essere gli obiettivi di questo piano.

Mediamente un'assunzione ai sensi della "36" ha bisogno di risorse, ma lo può dire meglio di me sicuramente l'Assessore, che è di 30 mila euro, perché sono quattro annualità che dobbiamo impegnare se non cinque a seconda degli sgravi previdenziali che noi andiamo a presentare.

Ecco, questo è uno dei momenti, dei pochissimi momenti in cui è assente l'assessore Valerio Sanna, mi immagino che sia in questi pressi, gli diamo atto che davvero è costantemente presente, io inviterei l'assessore Sanna a presentare il monitoraggio relativo agli obiettivi ottenuti dai 377 comuni in Sardegna. Lui possiede questi dati, in quanto noi comuni dobbiamo rendicontare ogni tre mesi i fondi relativi all'articolo 19 della "37"; ha tutti i dati in suo possesso, facciamo tanti di quei programmi, che ogni sei mesi tra l'altro debbono essere riverificati e rimandati all'Assessorato degli enti locali, perché non esibirli?

D'altro canto non ci soddisfa affatto l'affermazione che faceva ieri il Presidente riguardante l'annualità 2004 da spendere nell'annualità 2005, per inerzia tra l'altro di questa Giunta, perché il bilancio relativo all'approvazione dell'annualità 2004 è datato ormai da oltre dodici mesi e, quindi, bene avrebbe fatto la Giunta non ad attendere il mese attuale per la contrazione del mutuo relativo all'annualità 2004, ma a farlo subito, cioè il primo degli atti che la Giunta avrebbe dovuto fare era quello della contrazione del mutuo relativo naturalmente all'impegno sulle risorse dell'articolo 19 per l'annualità 2004, in modo tale da non creare questa discontinuità nelle politiche attive del lavoro affidate ai comuni della Sardegna.

Voglio citare anche il problema della risorsa, Assessore, io naturalmente sto citando l'intervento del Presidente e, quindi, non me ne voglia se lei sta facendo delle verifiche in questo senso, poi ci dirà se le cose stanno davvero in questi termini.

Per ultimo voglio citare il problema forse più importante, uno dei petali più importanti di questo articolo 8 del piano lavoro che è il problema della formazione professionale. Davvero mi stupisce il silenzio con il quale viene accompagnato il problema della formazione professionale, anche da parte dei tanti numerosi colleghi della maggioranza che so essere e conosco essere sensibili al problema. Noi non possiamo davvero pensare che a giugno finisca tutto. Noi non possiamo pensare che la macchina possa essere arrestata esattamente a metà giugno; bisogna mettere dentro le risorse sufficienti a garantire l'inizio della nuova attività formativa per l'annualità 2005-2006 che oggi si chiamerà "obbligo di istruzione" e che viene tra l'altro a coniugarsi con il decreto approvato quattro giorni fa dal Consiglio dei Ministri. Decreto attuativo che dà delle indicazioni ben precise.

Io credo che davvero tutti insieme possiamo avere la forza di confrontarci anche con il Governo, di richiedere maggiori risorse e di pretendere che vengano cambiati, in maniera ben più rispondenti alle esigenze della nostra Sardegna, i parametri di assegnazione dei fondi relativi all'obbligo di istruzione. Ne abbiamo tutti i diritti e possiamo fare una grande ed importante battaglia tutti insieme da questo punto di vista, perché se noi riuscissimo ad ottenere, Assessore, non i 6 milioni di euro che ci vengono riconosciuti oggi per l'obbligo formativo, ma quelli che ci verrebbero assegnati in funzione di parametri equi, noi dovremmo avere almeno i 23 milioni di euro che oggi ha la Regione Lombardia, che dovrebbero essere assegnati a noi, e con quei 23 milioni di euro noi riusciremo a dare corso all'obbligo formativo in maniera veramente rispondente alle esigenze di tutta la nostra Sardegna.

Su questo fronte non possiamo rimanere isolati; non può essere solo l'opposizione a riportare il lamento di un mondo intero, che è quello del mondo della formazione professionale, io credo che siamo tutti disponibili a riformare il mondo della formazione professionale e a prevedere anche dei percorsi di prepensionamento di chi oggi opera nel settore.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Mi sono iscritto alle due di notte, per ultimo!

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, lei non si è iscritto per ultimo. Lei si è iscritto prima di altri colleghi, le ho già detto che il criterio che stiamo seguendo è il criterio dettato dal Regolamento. Se vuole intervenire, le do la parola.

E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo, ma prendo atto che molti colleghi che si sono iscritti non sono presenti in Aula, tanto l'argomento era per loro interessante! Intorno a questo articolo 8, e all'argomento lavoro, c'è un evidente tentativo di strumentalizzazione; i colleghi del centrodestra e il collega Pili, che negli anni di governo e nelle dichiarazioni programmatiche, nel Dpef e nella relazione ai bilanci da loro presentati, si erano fatti i paladini della discontinuità, del rinnovamento, del risanamento, poi di fatto non hanno realizzato nessuno dei punti previsti, non potendo di fatto contestare la correttezza della decisione assunta da questa maggioranza e da questa Giunta di avviare sul serio una politica di risanamento e, quindi, una politica responsabile e seria negli interessi dei sardi, rispetto ad un trend di indebitamento non più accettabile da parte della nostra economia.

Ieri, essi hanno tentato una operazione di questo tipo verso di noi che, a livello di cinque anni di iniziative politiche, nel passato, abbiamo detto di voler fare ciò che poi non abbiamo fatto, scaricando le responsabilità sul fatto che la maggioranza che governava non era maggioranza, oggi tentano di cavalcare quello che può essere un malessere o le difficoltà di un'azione seria e responsabile di risanamento che porta avanti questa finanziaria, non preoccupandosi delle contraddizioni. Ho chiesto di avere il resoconto del dibattito sul bilancio 2003 e del dibattito che interessò quest'Aula sul piano del lavoro e sull'articolo 19. Visto che mi ero iscritto tra gli ultimi e che si sono iscritti anche altri del mio Gruppo, pensavo di poter parlare successivamente, e di poter leggere le dichiarazioni dei colleghi del centrodestra sul piano del lavoro e sull'articolo 19 della legge 37, in quel lungo dibattito che caratterizzò il bilancio 2003, per far capire qual era l'idea dell'articolo 19 della legge 37 da parte del centrodestra.

Oggi hanno fatto un'operazione di quel tipo dicendo: "Noi stiamo rischiando il fatto che la Giunta e la maggioranza si presenti con una politica di discontinuità vera, di risanamento, di serietà, di responsabilità, di riforma e che magari la bandiera del lavoro, del piano del lavoro e dell'articolo 19 e, quindi, anche il malessere possa essere magari in mano ad un altro pezzo della maggioranza, ai tre compagni di Rifondazione, i quali su quest'argomento da mesi discutono e si confrontano con la stessa maggioranza". Il collega Pili ha pensato (dimenticando completamente e rimuovendo ciò che dicevano lui stesso e la sua maggioranza sull'articolo 19 e sulla legge 37 in questi anni) di prendere in mano questa bandiera per non lasciarla ai tre colleghi di Rifondazione che, su questo argomento, chiedono un maggior confronto all'interno della maggioranza e la possibilità di arrivare ad una sintesi diversa rispetto a quella alla quale siamo sino ad oggi arrivati.

Un'operazione che non porta a grandi risultati perché le contraddizioni alla fine si evidenziano e la gente sa che cosa voi pensate realmente del piano del lavoro e delle politiche del lavoro, della legge 37, sa quanto è costato in questi anni difendere le battaglie per il lavoro, sa quanti sindaci e quante iniziative di lotta ci sono state per difendere l'articolo 19 e la legge 37, sa qual è stata anche la nostra volontà di procedere a modifiche e così via. Quindi, questa è un'operazione strumentale che cerca di nascondere gli obiettivi veri da parte del centrodestra rispetto ad un argomento per il quale sicuramente noi non certo siamo disponibili ad accettare lezioni da parte dei colleghi del centrodestra e tanto meno da parte di chi ha tentato in più occasioni di rimuovere totalmente il tema del lavoro, dell'occupazione e delle politiche attive del lavoro dalla politica regionale.

Noi invece affrontiamo questo problema all'interno del quadro che abbiamo fissato nel Dpef e nel bilancio. Anche la discussione sull'articolo 8 non può essere stralciata dall'intera manovra finanziaria e dalla politica che questa Giunta e questa maggioranza hanno avviato in questa fase. E' l'unico elemento che mi differenzia dai colleghi di Rifondazione; non si può prescindere dalla cornice che tutti insieme ci siamo dati col Dpef e che ha dato origine a quella manovra finanziaria, e pensare che una parte può prescindere da quel discorso generale, neanche quella che riguarda l'articolo 19. Quel vincolo che ci siamo dati di non accentuare il disavanzo, di rimanere all'interno del 10 per cento, di evitare che le spese superassero le entrate oltre il 10 per cento, ha determinato una scelta che vale anche per il piano del lavoro, si utilizzano le risorse regionali per quelle che sono le possibilità di utilizzare le risorse regionali e che sappiamo essere limitate, si risponde a quell'obiettivo e a quelle esigenze attraverso una modifica del complemento di programma e si utilizzano, in quella funzione e per quell'obiettivo, le risorse comunitarie. Cioè, quello che stiamo dicendo dall'inizio di questa manovra che ormai è tre mesi in Consiglio regionale, che ha superato abbondantemente i 37 giorni per cui sarebbe dovuta già essere approvata, è che non si può pensare per nulla più di ricorrere all'indebitamento e al disavanzo e lasciare le risorse comunitarie non spese, perché sino ad oggi si è speso solo con progetti sponda.

Abbiamo detto che è possibile mantenere una politica vera per lo sviluppo e per il lavoro attraverso la spesa dei fondi comunitari ed utilizzare le risorse regionali per quello che può essere possibile utilizzare, per quella disponibilità che è dentro questo bilancio, dove le spese correnti sono superiori alle entrate. Non si tratta di dare un giudizio liquidatore dell'articolo 19, non potrei perchè, tra l'altro la mia esperienza nel mio territorio è tutta positiva dell'utilizzo dell'articolo 19, in quanto c'è in quel territorio una consolidata classe dirigente locale che ha saputo utilizzare tutte le opportunità, perché è nostra la legge 37. Così come è nostro l'articolo 19, è stato approvato nella legislatura durante la quale governavamo noi e noi eravamo la maggioranza, sì, l'abbiamo difeso nei vostri cinque anni di governo dal vostro attacco che voleva cancellarlo, quindi non si tratta di dare un giudizio negativo sull'articolo 19, seppur anche nel suo utilizzo vi siano cose che noi non condividiamo. Ci sono comuni da voi governati dove si sono utilizzati per manifestazioni turistiche, per spettacoli e per sponsorizzazioni, ogni volta attaccate questo versante, utilizzando le risorse dell'articolo 19.

Bisognerebbe andare a vedere come avete utilizzato voi l'articolo 19. Per quanto riguarda il mio territorio, do un giudizio positivo poiché so che si sono realmente create condizioni di lavoro e di sviluppo utilizzando razionalmente e correttamente l'articolo 19. Si tratta pertanto semplicemente dell'inserimento di questo aspetto all'interno del quadro generale, le risorse regionali sono quelle, abbiamo il dovere di utilizzare anche le risorse comunitarie. Ho visto un emendamento dei colleghi di Rifondazione presentato all'articolo 33, io sono convinto che se è necessario si può discutere, ancora ridiscutere, ma tenendo presente sempre il quadro generale all'interno del quale trovare una sintesi che sia soddisfacente anche per le rivendicazioni e per le battaglie che loro hanno fatto, nel rispetto comunque di un vincolo di maggioranza che abbiamo stretto col Dpef, e che ci siamo dati sull'intera manovra finanziaria; ci impegna tutti, perché il giudizio è sempre su tutto, non sullo spicchio che appartiene ad ogni singola forza sociale e politica. Quindi, io sono convinto che è ancora possibile recuperare una sintesi unitaria, se è necessario discutere, sempre all'interno di quell'obiettivo generale che tutti insieme ci siamo dati...

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). E' inutile non prendere atto che questo articolo 8, che riguarda complessivamente lo stato di previsione dell'Assessorato del lavoro, è in realtà incentrato sulla questione del piano straordinario del lavoro, anche se ci sono altri problemi che urgono e che non possono non essere presi in considerazione da quest'Aula anche in questo momento. Quindi, nel tempo brevissimo che è dato per un intervento sull'articolo e sugli emendamenti complessivamente, io vorrei soltanto mettere a fuoco due questioni. La prima riguarda il piano straordinario del lavoro. La seconda questione invece riguarda la necessità o l'opportunità comunque, da parte del Consiglio, oggi, di prestare attenzione al problema della formazione professionale, quanto meno per fare chiarezza sulle esigenze che vengono manifestate dai protagonisti ed in particolare dagli operatori che, tramite il sindacato, hanno segnalato a tutto il sistema politico regionale qualche problema, una concreta perplessità e un allarme sulla posizione del mondo del lavoro in modo tale che il Consiglio sia messo di fronte a notizie certe, a dati certi, che l'Assessore ci dirà, credo, per poter quindi conseguentemente assumere delle decisioni.

Noi abbiamo chiesto la sospensione del settimo ed ottavo comma, oppure una presa di posizione da parte dell'Aula che permetta di intervenire prima o anche in sede di votazione addirittura dell'articolo, quindi in deroga alle norme regolamentari, per poter, se le notizie corrispondono a quelle fornite in maniera allarmante dal sindacato, prendere immediatamente un provvedimento che faccia fronte a questa denunciata emergenza. La questione della formazione professionale è, come sappiamo, a metà tra politica del lavoro e politica dell'istruzione ma, nella prospettiva di riforma della pubblica istruzione, questo panorama dovrà essere unificato nel sistema integrato di istruzione e di formazione; questa è la prospettiva verso cui tutti credo stiamo andando coscientemente,però non bisogna lasciare degli strascichi che mettano in difficoltà posizioni di lavoro già realizzate. Su questa materia, la finanziaria indica alcune prospettive, il comma 8 in qualche modo individua un percorso che dovrà essere affrontato con successivo disegno di legge per cui vedremo come proseguire.

Il nocciolo della questione è la politica del lavoro. In maniera la più possibile sintetica, io vorrei dire innanzitutto che la questione che è stata affrontata, poi particolarmente con l'emendamento numero 321 della Giunta, non consiste semplicemente nel salvare o non salvare l'articolo 19 della legge 37, anche se alcuni insistono continuamente su questo dicendo che era un patrimonio della sinistra, come ha detto poco fa il Capogruppo dei D.S., Marrocu, lo hanno voluto, in alcuni casi attuato, lo hanno difeso cinque anni dagli attacchi del centrodestra, adesso però nel momento in cui il potere è passato nelle loro mani si sentono unici titolari autorizzati a poter parlare e a decidere in materia di politica del lavoro, a metterci mano legittimamente.

Io credo che anche su questo punto occorra il massimo della lealtà e della franchezza, è evidente che la politica del lavoro, così come si è stratificata non soltanto con la legge 37, il piano del lavoro, non si limita all'articolo 19 della "37" o alla norma della "36", anche altri interventi, a partire dal 1988 se non ricordo male, sono stati chiamati piano del lavoro. La legge numero 11 era una legge finanziaria, negli articoli 92 e 94 prevedeva esattamente una formulazione molto simile, "piano del lavoro", allora era casualmente Assessore credo ancora lo stesso Luigi Cogodi, se non ricordo male, in una Giunta che certamente non vedeva nessuna delle persone presenti oggi qui, e che diede alcune indicazioni ed alcuni strumenti operativi e finanziari che sono stati utilizzati fino ad oggi come i cantieri comunali, vennero inaugurati allora i progetti speciali per l'occupazione, alcuni dei quali tuttora rimangono, tuttora sono in vigore e credo che ancora alcuni vengano rifinanziati anche attraverso questa manovra finanziaria, sono dei residui, degli strascichi. Intanto è evidente che il problema della politica del lavoro è un problema che si trova sul tavolo del Governo e dell'Assemblea legislativa sarda da decenni: nel 1988 con quella legge finanziaria; credo ancora 1988 con la legge 33, sempre assessore del lavoro Cogodi, lo vorrei ricordare, in cui si istituì l'Agenzia del lavoro e in cui vennero anche attivati altri meccanismi, ma ancora prima, nel 1984, la legge 28 era uno strumento di politica attiva del lavoro.

Quindi, noi abbiamo norme, leggi, stanziamenti e risorse finanziarie che si sono utilizzate in questi anni, che hanno anche avuto un grande ruolo e io credo abbiano raggiunto molti importanti risultati, sia nella prospettiva di promuovere nuove iniziative imprenditoriali, sia anche nel praticare quell'insostituibile funzione di sostegno al lavoro che fa parte ormai di tutte le buone pratiche di governo, non solo dei governi di impianto socialista o del completamento dell'altra sponda, ma anche di tutti i paesi moderni, occidentali e democratici che, nel governare le politiche di sviluppo, nell'incidere sul sistema dell'economia e dell'impresa, ed essendo coscienti che il lavoro stabile nasce da forme stabili di produzione di beni e servizi, sia privati sia pubblici, e quindi in particolare sostenere il lavoro e promuovere il lavoro coincide con la promozione dello sviluppo. Questo almeno in linea ordinaria e soprattutto per la parte fondamentale delle politiche di sviluppo di un paese, però c'è una quota di popolazione che rimane fuori dal sistema produttivo, sia pubblico che privato. Questa popolazione, o perché troppo giovane o perché troppo vecchia o perché uscita dal sistema di lavoro magari proprio in quell'arco tra la giovinezza e la vecchiaia, ha più difficoltà ad essere inserita in un contesto del sistema economico e del mercato del lavoro che sta cambiando.

Ho letto ieri, se non sbaglio, l'intervista a Romano Prodi che, parlando di Biagi, pronuncia più o meno questa la frase: "Lui pensava alla mobilità e non al precariato". Non credo che Biagi sia patrimonio di una parte politica; egli, come studioso e come esperto, ha contribuito a diverse esperienze di governo per realizzare una riforma delle leggi riguardanti il mercato del lavoro che portasse più flessibilità, ed è vero che la flessibilità è fondamentale per il lavoro. Dobbiamo anche riconoscere però, a prescindere credo dalla parte politica di ciascuno di noi, che la flessibilità nel mercato del lavoro, nel sistema giuridico, nell'ordinamento giuridico e quindi nel rapporto di lavoro, ha diversa efficacia al nord e al sud, ha diversa efficacia in sistemi economici evoluti e dinamici e in sistemi bloccati come il nostro; allora occorre intervenire.

Anche su questo tema, in questo momento, non avete colto l'occasione dell'avvio di legislatura per dichiarare di porre una prospettiva per la politica del lavoro, di predisporre un disegno di legge organico per mettere ordine alla stratificazione degli interventi normativi e finanziari, per accantonare risorse e vedere come spenderle; non c'è traccia di questo. Questa non è politica di sinistra, non è politica sociale, colleghi! E' una politica attenta soltanto al risanamento finanziario e non detta una prospettiva; state mettendo la parola "fine" alla politica del lavoro, non al piano straordinario del lavoro; questo è ancor più grave. E' per questo che noi raccogliamo la stessa sfida che vi lanciano i vostri compagni della sinistra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli Assessori, colleghi e colleghe, l'articolo 8, affronta, nella sua varietà di problemi, due temi fondamentali, uno è sulle politiche del lavoro e l'altro riguarda gli aspetti legati alla formazione professionale. Mi soffermerò brevemente su di essi per cercare di portare qualche elemento di ragionamento ad un impegno che può darsi non venga giudicato sufficiente da più parti, e per dimostrare che stiamo facendo uno sforzo per dare risposte positive, più positive che nel passato, rispetto a problemi che angosciano la nostra società.

Per quanto riguarda il piano straordinario per il lavoro, orgogliosamente, onorevole Pili, e con convinzione profonda e serena, io le dico che le cose che sto sostenendo certo le sostengo anche per un dovere di appartenenza a una maggioranza nella quale mi ritrovo completamente, ma le sostengo anche perché ne sono estremamente convinto. L'emendamento numero 321, concordato dopo un lungo lavoro di approfondimento all'interno della maggioranza, solo successivamente e con sorpresa viene ripudiato da una parte di quest'ultima, per ragioni che, a me almeno, non sono ancora del tutto comprensibili, di sicuro non esisteva più la possibilità concreta e reale di poter continuare a utilizzare le risorse attraverso i sistemi che hanno finanziato l'articolo 19 della "37" negli anni passati.

Io che non mi sento padre di nulla, ma non sono neppure figlio di N.N., mi ricordo perfettamente quando, Presidente della Commissione bilancio nel 1997, abbiamo discusso il piano straordinario del lavoro; lo slogan era "1000 miliardi per recuperare il ritardo di sviluppo", "1000 miliardi, piano straordinario per il lavoro". Nessuno pensava, in quella fase, neppure i padri nobili che oggi non sono più qui, di realizzare un sistema strutturale di finanziamento straordinario per i comuni. Chi ha pensato quello allora si sbagliava, chi lo pensa oggi si sbaglia ulteriormente.

Il problema è quello di incidere in maniera seria e responsabile su quello che riguarda la sofferenza, cioè le fasce deboli, le fasce emarginate, quelle fasce di lavoratori che non riescono a inserirsi nel sistema produttivo. Mi sembra che, attraverso l'emendamento numero 321, l'attenzione portata a questo sistema sia l'attenzione massima possibile in questo momento. Può darsi che questo non sia del tutto sufficiente, ma sicuramente è la strada giusta, sicuramente è il modo per valutare la capacità di incidere delle politiche regionali sul sistema delle politiche attive del lavoro e caso mai correggerle anche, perché non sta pensando nessuno che qui ci sia il verbo e dalle altre parti ci siano soltanto chissà quali personaggi che vogliono creare disordine. Quindi io dico che l'emendamento numero 321 è il massimo della possibilità concreta che questa maggioranza ha di rispondere a un problema serio e al quale noi stiamo dando una risposta secondo me efficace e attiva.

Sul discorso della formazione professionale, il comma 8 dice una cosa essenziale per chi conosce e ha studiato la materia e non per chi ne parla solo perché ha bisogno di riempire il tempo per minuti e per ore qualche volta. Allora chi ha studiato la materia conosce la "42" e dice che la "42" ha un organico a esaurimento che comprende oggi circa ottocento lavoratori della formazione professionale che hanno garantita la retribuzione. Il comma 8 dice esattamente che la Regione si impegna a garantire questo sistema fino al 31 dicembre 2007 e che nel frattempo, però, la Regione, "entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge", predispone una norma in cui si preveda come utilizzare questo personale ricollocandolo all'interno della formazione, oppure incentivandolo all'esodo. Questo per risolvere un problema che è più un problema della formazione professionale che della Regione oggi, perché per la Regione forse è un problema finanziario, ma il problema vero, organizzativo, di vincolo alla costruzione del nuovo all'interno della formazione professionale è costituito dal sistema vigente. Allora se la legge e il comma 8 dicono che questo è salvaguardato, il comma 7 dice con quali risorse si fa. E siccome chi conosce la "42" sa che prioritariamente gli enti devono utilizzare il personale della "42" attraverso l'attività formativa ordinaria, sa anche che, probabilmente, in presenza di attività formativa (adesso siamo anche in un periodo congiunturale di grande crisi, nessuno nega che ci sia ritardo sull'attività formativa attraverso i bandi POR, e forse è un ritardo anche colpevole da parte di questa maggioranza, però è un ritardo che va colmato, e sul quale ci si sta lavorando, è un impegno che noi assumiamo di accelerare il processo di avvio dei bandi sui fondi POR) per garantire quell'attività è necessario alleggerire il peso della "42" sulle finanze regionali dirette.

Se però serve un segnale che questo 50 per cento non sia il capestro, che non ci sia quello spauracchio, come è uscito ieri sera in un documento, che io non ho mai sentito da nessuna parte, credetemi di questa materia mi occupo con attenzione e impegno, non so con quali risultati ma me ne occupo, io non ho mai sentito parlare di 750 licenziamenti e non vedo all'orizzonte licenziamenti di nessuno, però se serve garantire che questo 50 per cento non sia la spada che cade sulla testa di chicchessia, io penso che sia possibile (l'ho già chiesto all'assessore Salerno e all'assessore Pigliaru, ne abbiamo parlato in maggioranza e noi siamo disponibili) modificare l'importo per una cifra significativa e che sia utile a dimostrare che su questo problema, come su altri, c'è la nostra attenzione. Certo c'è un'attenzione diversa dal passato, quella di verificare, di controllare, di analizzare, di rendere sistematici i controlli e di non lasciare via libera allo sperpero. Mi diceva un esperto di questa materia che ci sono enti che, sulla "42", siccome non hanno utilizzato le risorse degli anni passati oggi devono renderle alla Regione e noi siamo nella condizione di far tornare questi soldi non nel capitolo proprio della formazione, ma nel calderone delle entrate diverse. Quindi un sistema che mette risorse che poi perde, è una cosa strana e difficile da capire.

Allora, se serve questo, io penso che, nella fase della votazione, quando arriveremo al comma 7, si potrà dire che è una modifica significativa per far capire a tutti che non c'è la ricerca della demolizione di un sistema, ma c'è la ricerca di un miglioramento, di una modifica di un sistema che non può continuare com'era, ma che comunque va salvaguardato perché - questa è l'ultima considerazione che faccio - se lo mettano in testa tutti quelli che oggi sono i difensori di tante cose nelle quali non credono, perché lo hanno detto in millecinquecento circostanze che non ci credono, io alla formazione professionale ci credo e assieme a me ci credono molti, o ci credono tanti in questa maggioranza e in questa Giunta, e credo che la formazione professionale possa svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo e nella crescita della nostra Sardegna con il sistema di conoscenze a cui facciamo riferimento molto spesso parlando di scuole e di università.

Io penso che le tre gambe della conoscenza siano la scuola, l'università e la formazione professionale. Certo una formazione professionale che serva a dare competenze alle persone, che serva a dare alle imprese la possibilità e la potenzialità di utilizzare personale qualificato, una formazione professionale che dia un apporto serio misurabile, rispetto a un sistema che vuole crescere, svilupparsi e portarci avanti.

Io spero che questa nostra disponibilità sia una volta tanto, cari amici e cari colleghi, apprezzata, perché veramente ci aiutiamo a fare meglio il nostro mestiere, il nostro lavoro, se riusciamo a far capire a tutti che lo sforzo non è quello di contrapporsi in maniera bieca, non è quello di dimostrare alla gente che c'è chi difende e chi accusa, ma che c'è una classe dirigente in quest'Aula tutta impegnata ad affrontare in modo serio i problemi e in modo serio a risolverli ognuno per la sua competenza. E la competenza non è solo della maggioranza nel dire alla gente come sono le cose, ma la competenza e il dovere stanno anche nelle minoranze e nelle opposizioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, la ringrazio anche per avermi dato la possibilità di parlare al posto di qualche collega. Mi dispiace che non ci sia il Presidente, mi dispiace anche se ieri sera abbiamo sollevato i toni, forse avremmo potuto adoperare un termine più… anziché bugiardo vorrei dire impreciso, perché obiettivamente si voleva dire una cosa diversa.

Voglio dire a Eliseo, ma anche a tutti i consiglieri, che all'interno di questo Consiglio ci sono colleghi che dicono che il piano straordinario del lavoro è eccezionale, come ha fatto Pisu, mentre altri invece dicono che non è servito. Lo stesso Presidente ha detto che non bisogna creare posti precari; invece stamattina i colleghi di Rifondazione hanno detto che ha creato posti stabili. Quindi ci sono sempre due posizioni che non si possono coniugare.

Dico anche di più, ieri sera è avvenuto un fatto molto particolare, che noi correttamente non abbiamo messo in evidenza, perché quando c'è uno strappo, quando una parte politica sconfessa il proprio Assessore è un fatto gravissimo, un fatto politico a cui certamente voi avreste dato un'enfasi incredibile. Noi non abbiamo proferito parola al riguardo mentre voi avreste battuto cassa non per un solo giorno. Eliseo, non lo diciamo noi, la stampa è più vicina a voi, se no non avreste messo giornalisti di apparato nel Parco geominerario, che di minerario non capiscono niente; voi parlate in termini tali per cui tu stesso rinneghi il passato! Voi facevate in passato il gioco delle tre carte, lanciavate Cogodi, alla fine però era il prezzo che bisognava pagare, che diceva: "No, noi non siamo d'accordo". Questo è quello che si verificava in questo Consiglio e noi abbiamo sistematicamente inserito le risorse finanziare necessarie per avviare un processo. Vi siete dimenticati che c'è stata una spaccatura netta all'interno di A.N. sul piano regionale del lavoro? Non è che ve lo possiate dimenticare! Si è formato un gruppo di tre consiglieri su questo. Questo è un fatto che ormai tutti quanti cercano di dimenticare. C'è stata una spaccatura, molti erano contrari, altri abbiamo acceduto a una richiesta, eccetera.

Così come l'anno scorso, assessore Salerno, sempre su richiesta del suo partito, in un incontro a cinque, mi riferisco alla finanziaria 2004, abbiamo inserito per poterla avviare, non ricordo se fosse la "8", gli incentivi che lei non sta applicando, quindi ci sono molti che lavorano male, è tortuosa o forse non è applicabile la strada per stabilizzare gli LSU dando incentivi sia al pubblico, cioè ai Comuni, che al privato. A che punto siamo? Quindi disattenzione, celerità, capacità, eccetera, lasciano molto a desiderare nel settore.

Il problema del lavoro è fondamentale. Ieri notte rientrando a casa, ho letto la Gazzetta del Sulcis, che scrive in prima pagina: "Lavoro prima di tutto in un'area depressa come questa". Poi in un altro articoletto scrive a proposito di qualche battuta fatta da un collega che si chiedeva come è possibile che Iglesias sia così sfigata (è un termine che si adopera) visto che nel suo territorio falliscono tutte le aziende E le cita: "Fallisce la Binex, fallisce la Carnet", cioè fallisce questo, fallisce l'altro, ne cita sette o otto. Peraltro qualcuno ha preso anche i soldi recentemente per avviare la formazione e, pensate, non c'è il terreno, non c'è niente, quali sono i vostri controlli? Non ha il terreno e gli date i soldi per fare la formazione per cinquanta persone? Se non è clientelismo questo!

C'è una società che doveva fare patatine fritte, che sta gabbando da un anno, non ha i soldi per comprare il terreno, si inventa di fare dentro qualcosa, prende i soldi per cinquanta persone e fa fare loro un corso. Il giornalista dice che ha preso soldi pubblici e che il contratto d'area è andato male, andrò fino in fondo, mica c'eravamo noi, c'eravate voi, e le scelte in quel territorio e in altri le avete fatte voi del centrosinistra!

Quello che voglio praticamente evidenziare è che non potete avere la presunzione che voi siete perfetti, perché l'Assessore mi ha dato ragione quattro volte e adesso mi dà ragione per la quinta volta, quindi qualche errore è stato fatto. Io vi ho detto che la cifra, chiunque poteva attivarla, era di 683 milioni, la quota di competenza nostra del 29 per cento; lei ha messo 678, le ho chiesto tre o quattro volte, visto che non abbiamo il dato ufficiale, chi sta mettendo i 5 milioni di euro di differenza. Non potevate toccare quei 93 miliardi, li avete portati a 90, forse li riducete. Voglio dire, errori se ne possono commettere, così come avete messo 50 miliardi di vecchie lire in più e avete riconosciuto che avete sbagliato. Avete messo, per esempio, una cifra fittizia nel "321", sapete perfettamente che è fatto sul 12028, lo si è sempre fatto per amore della verità, è fittizia perché da lì i soldi non si possono prendere, perché sono i soldi statali e regionali legati alle risorse sulla sanità, forse vi è sfuggito, però l'abbiamo sempre fatto, è fittizio, provvederete a sanarla in fase di assestamento.

Quello che soprattutto voi cercate in tutti i modi di accusare è sbagliato. Anche ieri sera il Presidente ha fatto riferimento a un ente che è stato penalizzato e che alla fine non ha assunto nessuno, addirittura abbiamo fatto fuori il presidente perché era addormentato. Il nostro Partito ha avuto due presidenti: uno per l'Incremento Ippico (che forse sta procedendo alle assunzioni adesso che ha fatto il salto della quaglia dopo che l'abbiamo cacciato via) e l'altro per l'Istituto Zooprofilattico (che ha fatto la fortuna anche di qualche consigliere che siede in questi banchi, ma non mi risulta che sia stata fatta mai un'assunzione in questi cinque anni). Potrei citare molti altri chiari esempi di quello che si chiama trasversalismo, di quella che si chiama correttezza politica, praticamente non ci porta niente, ma noi abbiamo il senso della responsabilità nelle scelte, guardiamo la capacità e molte volte non guardiamo l'appartenenza politica, cosa che è un mestiere difficile per taluni.

Ho fatto un esempio eclatante l'altra volta, lo rifaccio oggi: nella sanità si sono assunti medici e infermieri, che abbiamo fatto rientrare dal Continente, sono quelli che - formatisi durante la vigenza dell'Assessorato mio e di Paolo Fadda - lavoravano in tutta Italia nonostante un'emergenza infermieristica da noi esistente; gli altri hanno assunto figure che non servivano: cinquanta amministrativi a Carbonia, figli di uomini d'arte, tutti di un apparato politico, figli di deputato, fidanzati di figli di deputato, assessori comunali, figli di autorevoli esponenti, tutti quanti hanno un nome e cognome. Li cito sempre agli amici dei D.S., uno per uno, perché ho una buona memoria, voglio ovviare ora per questioni di correttezza politica.

Anche ieri sera avete sbagliato taglio, noi volevamo rivendicare con forza determinate cose, ma voi stamattina avete fatto ostruzionismo, se avessimo voluto farlo tutti quanti non ci saremmo iscritti, avremmo votato perché eravate due gatti e mezzo, eravate in quindici, sapete benissimo che non abbiamo esercitato quella possibilità. L'abbiamo fatto di volta in volta noi e voi. Noi presenteremo un emendamento, avevamo soltanto l'esigenza di dimostrare che sostenevano delle tesi che voi stessi avete sostenuto in passato, ci interessa questo, abbiamo difeso gli LSU, io sono stato chiamato a difendere gli LSU dai sindacati, contro il mio amico Pili, che era riluttante, quei 480 lavoratori del Parco geominerario, per i quali stiamo sperperando denaro pubblico per responsabilità precise. Cioè abbiamo sperperato soldi della Regione perché non sono stati fatti i progetti avendo le risorse finanziarie ministeriali; praticamente gli è stato impedito di accedere nelle strutture. Ieri sera, se non ci fosse stato un clima duro, forte, avremmo fatto la nostra battaglia sull'articolo 8, avremmo forse contestualmente chiesto di poter predisporre un emendamento unitario, a cui ha fatto riferimento poc'anzi il collega Secci, non abbiamo nessun interesse a fare ostruzionismo, però a posizioni rigide non possiamo che rispondere con posizioni rigide.

Ognuno fa il suo mestiere, noi cerchiamo di farlo nel migliore dei modi nel rispetto reciproco. Credo che non serva a nessuno fare battaglie e prevaricare l'altra parte politica. Noi abbiamo visto che c'è stata un'apertura, ovviamente questa apertura deve essere consequenziale, nel rispetto di una nostra richiesta, voi ritenete che sia questa e non cambia niente; Assessore, se mettiamo 5 milioni di euro in più e poi li togliamo, non cambia niente!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, è chiaro che l'intervento del collega Secci, seguito dalle considerazioni che ha fatto il collega Oppi, da la possibilità di fare ragionamenti un po' più pacati per quanto riguarda la questione del lavoro, avendo chiaro però che anche la discussione che c'è in maggioranza, sulle priorità o le sottolineature, merita una riflessione. Il collega Uras, il compagno Uras, ricorderà che lui era ancora delegato dei lavoratori regionali quando abbiamo organizzato la prima marcia per il lavoro che è stata conclusa in piazza Carmine da Lama con una rottura con la CISL e la UIL, perché avevano sulla questione del lavoro una attenzione diversa da quella che avevamo noi. E ricorderà anche che dentro la CGIL c'erano posizioni diverse tra comunisti e socialisti e che la parte comunista aveva sostenuto una tesi molto precisa per evitare che non si tenesse la manifestazione regionale dopo la marcia per il lavoro che era partita da Tortolì.

Richiamo questi fatti perché voglio ricordare ai compagni della Rifondazione Comunista che nelle istituzioni non si sta perché si è comunisti o perché si è rappresentanti di Forza Italia, si sta in quanto rappresentanti del popolo, prima di tutto si rappresenta il popolo, poi si rappresenta la parte che viene indicata. Questo lo dico perché in questi giorni Ingrao ha compiuto novant'anni e ha ricordato che Renzo Laconi, quando gli insegnava le prime arti parlamentari, diceva sempre: "Parlare in nome del popolo perché si rappresenta il popolo e non la parte del popolo che ci ha eletto nelle istituzioni".

Non voglio polemizzare, lo dico perché potrebbe dare fastidio a molti militanti, a me - lo riconosco - dà fastidio il tentativo di dare lezioni a compagni che hanno fatto dell'impegno sulle questioni del lavoro un impegno di vita. Considero in qualche modo anche offensivo tentare di presentare la questione lavoro come una questione di parte. La questione del lavoro in Sardegna è la questione centrale dell'economia e della politica ed io penso che sia sbagliato sul piano politico marginalizzare questo tema generale che è all'attenzione della collettività sarda. Sbagliato sul piano politico, insufficiente sul piano dell'iniziativa e credo che non si difenda l'interesse collettivo se una parte del collettivo viene messa in un angolo proprio quando si produce uno sforzo di governo su un tema estremamente delicato che è il cuore del programma con il quale ci siamo sottoposti al giudizio degli elettori.

Non penso che sia politicamente corretto mettere assieme una esigenza amministrativa, come il direttore dell'Agenzia per il lavoro, sul tema del lavoro che oggi è in discussione con l'articolo 8, io lo considero sbagliato.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CUGINI.) Se c'è un atto amministrativo che si presenta con ritardo, si intervenga per correggere l'atto amministrativo, ma la questione dell'articolo 8 ha una dimensione, per quanto riguarda la strategia della maggioranza, che non deve essere affrontata con un tentativo di separazione, di indicazione, che espone una parte dello schieramento ad una strumentalizzazione; io ho chiaro che siamo in presenza di un tentativo di strumentalizzazione, lo dico ad una parte dei compagni della Rifondazione Comunista, badate che una parte degli amici di viaggio, che tenta di insinuarsi nella dialettica interna alla maggioranza, quando questa mattina è stata chiamata per difendere il tema principale del governo della Regione non era presente neanche per esprimere un minimo di solidarietà attraverso la presenza fisica per dire "non intervengo" oppure "intervengo e dico quello che ritengo di dover dire". Dico questo perché mi pare che le risorse che sono messe a disposizione per le politiche del lavoro siano risorse, come ha detto giustamente, positivamente e in modo riflettuto il collega e compagno Floris, importanti a sostegno di un'idea del lavoro.

Badate, anche questo è un altro errore, un errore di tipo culturale, di tipo politico e di tipo strategico, sulla questione del lavoro non c'è la cultura comunista che si contrappone alla cultura liberista, sulla questione lavoro c'è la cultura del lavoro, e la cultura del lavoro è una cultura trasversale che impegna l'impresa, il lavoratore, le istituzioni, gli enti locali. La cultura del lavoro è un insieme di atti che sono di tipo amministrativo, che sono riferiti alle risorse, che sono riferiti alle produzioni, che sono riferiti ai consumi, che sono riferiti alla Costituzione del nostro Paese. Penso che sia sbagliato politicamente ridurla ad una scaramuccia interna a uno schieramento, interna alla maggioranza, io sono perché sul tema del lavoro, come in altre occasioni è stato, la conclusione del confronto si determini in convergenza.

Il collega Secci, in risposta ad un parte del ragionamento che è stato fatto questa notte, ha detto: "Attenti, se questo è il problema, se questo è il rischio, assumiamo un'iniziativa preventiva mettendo a disposizione le risorse in modo da evitare il rischio." Questo è un atteggiamento positivo attraverso il quale si affronta una questione delicata come quella dei dipendenti e della formazione professionale. Allora ha ragione Floris, risorse importanti, modificazioni importanti non solo nelle norme che dobbiamo scrivere, lo dico per l'assessore Pigliaru, per l'assessore Salerno, per la Giunta, per i colleghi che rappresentano il Governo della Regione, non solo per le cose che dobbiamo scrivere, riferite al rafforzamento del concetto del sostegno del lavoro, ma anche per la dimensione superiore a quella che sin qui noi abbiamo sostenuto riferita alla funzione degli enti locali e anche all'articolo 19 o alla legge stessa del piano per il lavoro.

Una funzione importante che metta in campo risorse che non erano mai state pensate attraverso la programmazione per rispondere alla domanda più alta del lavoro, questo va apprezzato, va apprezzato non perché siamo alla conclusione del processo, ma perché siamo di fronte ad un tentativo nuovo di affrontare la questione del lavoro; poi vedremo se questo nuovo tentativo risolverà il problema del quale stiamo discutendo o se contribuirà meglio a risolverlo. Io non penso che, di fronte ad una innovazione, uno schieramento progressista che parte da Rifondazione Comunista fino a La Margherita, all'Udeur e agli altri partiti che ne fanno parte, debba ragionare con una concezione conservatrice di un tema importante come quello del lavoro. Devo dire che, da una parte dei compagni di Rifondazione Comunista, vedo venire avanti un'idea conservatrice della questione del lavoro, che è antistorica dal punto di vista della funzione che si vuole svolgere ed anche del richiamo ai classici che hanno fatto del comunismo un riferimento di liberazione nel mondo ed in particolare alla concezione gramsciana del lavoro e della funzione del lavoratore.

Allora, a questo punto, io penso, e concludo, che si tratta di riprendere effettivamente i contenuti dell'emendamento numero 321 e di dire anche, poi lo farà la Giunta, quali linee intendiamo proporre quando passeremo alla parte pratica per la costruzione del nuovo strumento del lavoro. Chiedo ai colleghi della minoranza di non assentarsi da questo confronto, anzi di mettere in atto anche un confronto duro e serrato, che metta al centro non la polemica ma lo sforzo costruttivo per fare in modo che le risorse per il lavoro vadano ai lavoratori e vadano assieme al sistema.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C). Signor Presidente, vorrei iniziare da dove ha finito il collega Cugini dicendo che andiamo e dobbiamo andare verso l'innovazione e quindi verso strumenti innovativi. Mi dispiace sottolineare per l'ennesima volta che - e sono costretto ad andare contro corrente - non è cambiato nulla. Ho risentito nel mio silenzio di ieri, e in quello che sarebbe voluto essere anche il silenzio di oggi, quello che ho sentito per cinque anni ogni volta che si parlava del piano straordinario del lavoro. Qual è l'innovazione? Nessuna. Noi non riusciamo a innovarci. C'è stato l'appello di qualcuno in mattinata -(credo fosse qualcuno di voi e che si riferisse alla sua maggioranza): "Siamo stati votati per un cambiamento". La Sardegna vota dal 1994 per un cambiamento. Ha votato allora per un cambiamento, ha votato nel 1999 per un cambiamento, ha votato nel 2004 per un cambiamento, il problema è che non cambia la politica, la contrapposizione sterile fra le parti.

Noi siamo qui oggi a discutere, o cerchiamo di dare un senso ai nostri interventi e al lavoro di stamani, in attesa che i colleghi della maggioranza raggiungano il numero legale per poter votare, nessuno cambierà idea. E' il più becero degli ostruzionismi al quale stiamo dando una mano perché non ci siete come numero. Poi, come è dimenticato oggi quello che è stato detto ieri allo stesso modo sarà dimenticato domani quanto si sta dicendo oggi. Dov'è il cambiamento? Se non cambiamo noi, come si può rispondere ad un cambiamento auspicato dal popolo, come è stato chiamato oggi? Noi siamo rappresentanti del popolo e in quanto rappresentanti di popolo è obbligatoriamente necessario dare risposte; perciò non cambierò, onorevole Marrocu, quello che ho detto nel 2003, nel 2002, quando abbiamo affrontato il piano straordinario del lavoro.

Qualcuno ieri si è presentato come un fantasma in quest'Aula ed oggi sicuramente non è qui per ricevere le repliche alle sue affermazioni e come sempre, ogni volta che interviene un collega, ognuno di noi prova dei sentimenti positivi o negativi. Io, ieri notte, ho provato un sentimento di tenerezza, una tenerezza pura, nei confronti di una persona che per caso era qua ed ha preso la parola, è quella tenerezza nuorese che poteva essere accompagnata da una carezza, per una persona che è venuta qui con una grande caduta di stile che non le è consentita, è consentita a un povero oratore consigliere regionale ma non ad un Presidente, che è venuto qui a dire che non ha sentito nessuno parlare dei residui, della enormità dei residui sull'articolo 19 della "37" e che non ha sentito neanche proposte.

Non le ha sentite perché non ha un dono, uno di quelli che vorrebbe avere, visto che anche lui vorrebbe sedere, ma c'è qualcun altro che già siede alla destra e lui è alla sinistra del Padre, non le ha potute sentire perché non c'era, e nessuno gliele ha riferite. Non ha potuto sentire che qualcuno si è alzato in quest'Aula e ha detto, lo ridico e ripeto: "Io non sono d'accordo sul piano straordinario del lavoro finanziato con 30 milioni di euro, non sono d'accordo per finanziarlo a 172 milioni di euro, se lo vogliamo finanziare seriamente e dare un'ulteriore risorsa finanziaria agli enti locali, questo è il senso, diamogliene una giusta, sufficiente, i 30 sono insufficienti, per mettere 30 milioni di euro non finanziamolo, siate più coerenti, oppure finanziamolo per quanto serve, e quanto serve non sono i 172 milioni di euro, perché c'è una montagna di residui"; ci ha detto il professore ieri notte, quello che mi ha sviluppato una certa tenerezza, (poverino!), della montagna di residui del 2003, 2002.

Lo sapevamo già, l'abbiamo detto, e abbiamo sostenuto in quest'Aula che bisogna lavorare su quei residui, che se ci sono quei residui qualcosa non ha funzionato, che non siamo per "muoia Sansone con tutti i Filistei" come è successo nella scorsa legislatura, che non siamo d'accordo perché si buttino via dei denari e abbiamo proposto delle soluzioni. Per un corretto rifinanziamento del piano straordinario del lavoro in una gestione ordinaria della disoccupazione, in una gestione ordinaria assistita per chi non ha lavoro,sarebbero soddisfacenti 80 milioni di euro o 100 milioni di euro, bisogna dirlo, in attesa di una seria programmazione. Ma il professore ieri non ci ha parlato di una seria programmazione, di come intende creare lavoro, ha parlato invece delle nostre clientele, ha parlato anche delle A.S.L., il riferimento non era casuale, era diretto, il problema è che da non buon nuorese non guarda in faccia, non fa l'accusa diretta se ha da farla, ma la dice così, allora io gliela rigiro diretta. Vorrei sapere quale clientelismo c'è stato nelle A.S.L., visto che tutti quegli organici sono stati rinnovati, potete non rinnovarli. Quali organici sono stati chiamati e a chi sono state date risposte. Dichiara di avere la tabella, probabilmente costruita alla play station, perché passa il tempo a fare l'investigatore privato, a fare ricerche presso la Camera di commercio, visure camerali, quant'altro, basta chiedere e si risponde direttamente, non c'è niente da nascondere. E' contro il precariato, è il numero uno nella sua azienda nell'uso del lavoro interinale ed è contro il precariato, mi sembra una cosa assurda da sostenere!

Noi siamo perché questa Regione davvero esca da questo imbuto di cattiva gestione, che è quella di pensare: non se ne esce se non abbiamo diversi livelli di gestione, quella ordinaria, quella straordinaria delle emergenze ed una seria gestione della programmazione futura. Noi, in questo caso, stiamo parlando della ordinaria e straordinaria esigenza dell'attività da porre in essere per la disoccupazione. Nel mentre consumiamo del tempo, ricordo a tutti che ieri sono scaduti i termini previsti per legge per la presentazione del Dpef, non vorrei che si stia accumulando ulteriore ritardo sul ritardo già accumulato e che, se non questa, la prossima finanziaria avete annunciato sarà quella della programmazione, siamo già in ritardo, è scaduto ieri il termine e probabilmente qualcuno se lo doveva annotare nel calendario.

Credo che, quando abbiamo cercato, e si è detto, di cancellare il piano straordinario del lavoro, l'abbiamo fatto cercando di proporre anche a quest'Aula, agli stessi che oggi lo difendono, una seria politica di programmazione futura e dicevamo di finanziare quanto serve, di non eccedere, di non fare barricate o di non farle fare al solo Cogodi. Avete riempito le piazze, dove sono i sindacati che ieri venivano qui sotto a manifestare per i tagli al piano straordinario del lavoro? Dove sono quei sindaci di cui avete parlato? Dove sono le masse che avete sollevato? Non ci sono, perciò non è solo una vostra responsabilità, è anche una responsabilità di chi sta fuori da quest'Aula, la mancata difesa del figlio di cui vi siete sicuramente e correttamente acquisiti la paternità. E' vero che non si costruisce il lavoro scrivendo dei numeri su un foglio, ci deve essere un serio progetto conseguente a quei numeri, ma vorrei ricordare, a quella persona che ieri mi ha fatto sentire quella profonda tenerezza, che alcuni numeri scritti su un foglio creano anche occupazione quando sono corretti, quando le imprese pagano, quando le imprese non scrivono i numeri solo dietro presentazione di decreti ingiuntivi, quello è creare disoccupazione, quello è non scrivere dei numeri per tirare il collo alla povera gente, e l'accusa è diretta, non è indiretta. Ecco perché nessuno si può alzare in quest'Aula, scagliare la pietra, nascondere la mano e soprattutto fuggire alle sue responsabilità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente e colleghi nottambuli, molti non c'erano, è venuto a tarda ora ma è venuto, mi tocca almeno difenderlo. Credo che, se la memoria non mi fallisce, il calendario che noi abbiamo in auge, quello attuale, sia il calendario gregoriano, e credo che il calendario gregoriano, signor Presidente, ormai sia vetusto e senza dubbio anche con qualche sfasatura, perché la settimana che ci apprestiamo a concludere noi, non è quella passata, la settimana di passione dovrebbe essere questa, quindi dovremmo essere una settimana indietro visto quello che sta succedendo questa settimana in quest'Aula. La nostra Pasqua quindi non è ancora celebrata, se questo è un venerdì di passione.

Non voglio mischiare assolutamente il sacro al profano, non è nel mio costume, anche perché mi considero un cattolico non molto praticante ma un cattolico, quindi la cosa mi sembrerebbe irriverente, se non altro per il forte disagio che ho sentito in questi giorni, personalmente, e che ho provato non tanto per il prolungarsi della discussione, che in politica mi sembra una cosa naturale, quanto in questo ondivago "vai e vieni" di qualche collega che, purtroppo, vuole stare contemporaneamente dentro e fuori questa maggioranza.

Signor Presidente, io rispetto tutti, anche quello che non comprendo, però in questa professione, che io chiamerei quasi di "cerchiobottismo", un colpo alla botte e un colpo al cerchio, che affligge i contenuti di questa nostra alleanza di centrosinistra, che è nata su un programma condiviso e rafforzato da una linea politica che dovrebbe essere coerente e precisa e che ha disegnato uno sviluppo che dovrebbe essere e che è, secondo me, credibile e possibile, non possono esserci queste sfasature.

Per ritornare al cattolicesimo, signor Presidente, o Dio o Mamone, e come dicevano i latini tertium non datur. O si sta da una parte o si sta dall'altra. La cosa migliore sarebbe cercare di conciliare le due cose, non Dio e Mamone, la tolleranza e l'intolleranza, e trovare tutti assieme in quest'Aula quello che sinora è mancato, chiaramente non certo per cattivi consigli, né tanto meno per disonestà intellettuale, ma credo che sino ad oggi sia mancata da parte di tutti quella coerenza che ci faccia raggiungere degli accordi tali che non possono fare altro che portare del bene alla nostra popolazione e alla nostra Sardegna.

Siamo tutti consapevoli, signor Presidente, che il lavoro è un'emergenza costante, senza dubbio è una grossissima preoccupazione per tutti. Basta guardarsi attorno per capire quante persone, soprattutto persone giovani e donne, vivono questo dramma quotidiano, un dramma con scarse prospettive e con pochissime speranze. Tutti, penso, o la maggior parte di noi, abbiamo figli, nipoti, conoscenti che bussano alla porta, chiedono un aiuto, alimentano quella flebile speranza che è sempre più fioca, giovani che non possono prospettare il loro futuro e che sono costretti purtroppo a vivere alla giornata. Personalmente non mi sento assolutamente estraneo a questa gente e a questi problemi. La mia appartenenza, la mia cultura, anzi anche se non è una cultura prettamente di sinistra ma cristiano-sociale, mi avvicina a questa gente non meno di quanto avvicini altre persone che appartengono ad aree e di cui loro credono di essere i soli rappresentanti.

Come tutti, quindi, vorrei dare anch'io un contributo. Vorrei dire al presidente Soru e alla sua Giunta che quelle poche risorse di cui disponiamo sarebbe molto facile metterle al servizio del lavoro. Noi sosteniamo l'enfasi del collega Uras che porta avanti un vecchio cavallo di battaglia, credo l'abbia ricevuto dall'onorevole Cogodi, padre della legge ed indomito sostenitore di questa politica di soccorso, ma non possiamo assolutamente perdere di vista altre emergenze.

Ne dico una. Io faccio parte della Commissione agricoltura e vedo in quale situazione disastrosa si dibattono gli allevatori e quali battaglie si stanno facendo sul prezzo del latte; se noi non sosteniamo queste battaglie, rischiamo senza dubbio di mandare a carte quarantotto un sistema economico al quale tutti, ma proprio tutti, in Sardegna riconoscono una grossissima importanza sociale.

Oppure la necessità, attraverso la legge 51, di mantenere in vita migliaia di attività artigianali che in questo momento languono, come d'altronde tutte le produzioni sarde che pagano, paghiamo, il costo salato del caro trasporti, del caro energia e chiaramente anche della mancanza delle materie prime. Capisco che, a questo quadro così cupo, occorre reagire con determinazione e disegnare strategie che postulino un futuro. Occorre fare in modo che non sia l'incertezza a governare lo sviluppo di una regione che ha molte risorse, ma che parte in ritardo rispetto sia al mercato interno che agli scenari internazionali che sono quelli della competizione globale. Non farci tagliare fuori da questo è un nostro imperativo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, gli interventi di stamani di alcuni colleghi della maggioranza hanno ripercorso le tappe di questo articolo 8 e, con toni accesi, hanno sottolineato quanto fosse strumentale da parte di alcuni di noi, con riferimento particolare al sottoscritto, la discussione su questo cosiddetto emendamento numero 321.

Mi dispiace aver sentito parole come strumentalizzazioni, contraddizioni, perché se i colleghi della maggioranza avessero prestato più attenzione a quanto è stato detto ieri in Aula, non certamente da parte di questo schieramento, ma anche e soprattutto da esponenti della stessa maggioranza che governa oggi la Regione, ci saremmo resi conto forse che la contraddizione è proprio dalla parte di chi oggi vuole sostenere a tutti i costi ciò che ieri ha affermato con altrettanta certezza. Vedete, l'onorevole Marrocu, che è Capogruppo del partito di maggioranza relativa, ha avuto la capacità di trasformare quella che è una evidente difficoltà politica della maggioranza sul tema centrale del lavoro in una acrobazia della mistificazione, supportato in questo da un ex sindacalista, l'onorevole Floris, che è proprio ex, in quanto ha dimenticato non soltanto la professione di fede verso il tema del lavoro, ma ha scelto anche la professione di fede al proprio padrone, ed è questa la cosa più...

FLORIS VINCENZO (D.S.). I padroni ce li ha lei, onorevole Pili!

PILI (F.I.). No, mi riferisco a lei, onorevole Floris, ha lasciato la professione di fede per il lavoro e ha scelto la professione di fede verso il padrone, umiliando evidentemente anni di storia...

CUGINI (D.S.). Ma tieni la discussione su un livello giusto!

PILI (F.I.). Onorevole Cugini, il suo livello è quello che ha caratterizzato il suo intervento di stamani.

(Interruzione del consigliere Cugini))

PILI (F.I.). Ma lasci perdere! Onorevole Cugini, lei è il responsabile capo, ma si immagini se mi faccio provocare da lei, lei è un provocatore, non altro, si immagini se posso accettare le provocazioni di uno come lei, lei è abituato a ben altro, si immagini se scado nella rissa.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, posso chiederle una mano per proseguire? Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). L'onorevole Cugini non ha forse ascoltato l'intervento, forse vi dispiace.

CUGINI (D.S.). Mi dispiace! Mi fa tenerezza, come ha detto l'onorevole Capelli. Un uomo grande e grosso che si riduce così! Solo perché hai perso le elezioni!

PILI (F.I.). Guardi la tenerezza che lei rappresenta quotidianamente in quest'Aula è ormai davanti agli occhi di tutti.

Onorevole Cugini, lasci perdere lei, lei non è nemmeno più segretario del partito perché ha perso tutto non soltanto le elezioni.

PRESIDENTE. Proseguiamo, onorevole Pili. Onorevole Pili, prosegua, si perde e si vince in questo gioco. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Dicevo che le argomentazioni, che sono venute credo da più parti, sono argomentazioni legate al tema del piano straordinario del lavoro e sono state tutte argomentazioni, quelle portate da un parte e dall'altra, credo con contenuti che probabilmente lo scontro politico sta eludendo. Non è un problema di parte politica. Abbiamo già detto più volte che il rifinanziamento del piano straordinario del lavoro non è un fatto più discutibile, non è di una parte politica o di un'altra, ma è un dato che noi abbiamo ormai consolidato in questi anni, dal '98 ad oggi, che ha consentito di raggiungere tutta una serie di obiettivi puntuali.

Quali sono questi obiettivi puntuali? Io voglio soltanto sintetizzarne alcuni. Il primo: abbiamo creato occupazione diretta; nei comuni che hanno attivato i piani straordinari del lavoro, articolo 19 della "37", si è riusciti a creare migliaia di posti di lavoro, occupazione diretta e anche stabile. Secondo: si sono creati investimenti e, soprattutto, elemento più delicato e più importante, si è creata una molla che ha fatto attivare la spesa comunitaria.

A me dispiace che sia assente l'Assessore competente, che non è l'assessore Salerno ma l'assessore Sanna, perchè io vorrei rileggervi, lo faccio soltanto per evidenziare che le argomentazioni che abbiamo noi oggi rappresentato in quest'Aula non sono assolutamente pretestuose. Quando diciamo che si spende quella parte della lettera c), che voi oggi cancellate, della "37" per cofinanziare i programmi europei, io leggo quello che l'allora rappresentante del centrosinistra diceva in Aula relativamente alla lettera c), relativamente al fatto che quei fondi dovessero essere fondamentali per il cofinanziamento dei fondi comunitari da parte dei comuni. "L'idea che noi portiamo avanti" - diceva l'onorevole Sanna - "del rifinanziamento dell'articolo 19 è proprio questa", e ancora rivolgendosi all'allora maggioranza: "Convincetevi che il primo danno è a voi stessi perché voi dovreste rispondere dell'applicazione e dell'esecuzione del quadro comunitario di sostegno per tutti questi anni che l'avete gestito; e se, nella prima parte, vi è andata bene, non vi andrà bene nella seconda se togliete i presupposti per cui i comuni, attraverso le loro iniziative, attraverso i fondi dell'articolo 19 della '37', possono in qualche modo partecipare alla spendita dei fondi comunitari perché togliendo da una parte non potete guadagnare dall'altra". L'onorevole Sanna, cioè, spiegava a noi che, togliendo quei fondi dell'articolo 19 della "37", i comuni non potevano più partecipare ai bandi europei.

E' una maggioranza sorda, rappresentata da un capo dell'Esecutivo che ieri ha dato mostra di tutte le sue capacità interlocutorie, di discussione, ha insultato il Consiglio a piene mani, ha riportato tutto quello che si richiama nelle bettole, citando interessi di quello o di quell'altro. Io credo che sia corretto che un Presidente della Giunta, se ha qualcosa da dire su atti che sono condannabili, lo faccia nelle sedi opportune, se c'è qualcuno di noi che ha sbagliato è giusto che paghi, ma non si possono lanciare gli strali in una notte di lavoro sul tema del lavoro contro tutti e contro questa Assemblea.

Vedete, non è istituzionale quello che è accaduto ieri notte perché, quando si dice che i comuni non hanno speso, si dimostra di non conoscere le più elementari regole della buona amministrazione. Non si conoscono le regole, perché l'onorevole Cogodi - potrei citarlo negli elementi - spiega che dal momento dell'approvazione del bilancio della Regione fino all'erogazione del finanziamento al comune e la sua pianificazione occorrono due anni, e tutto quel processo finanziario attivato è ormai compiuto, così come è compiuto il fatto che i comuni non avranno quote di finanziamento, per il biennio 2005-2006, dei fondi comunitari; fondi comunitari che dovranno essere accentrati nelle mani nella Regione e non più decentrati verso i comuni che non avranno più i soldi per cofinanziare quel 10 per cento che è obbligatorio rispetto ai termini che sono stati richiamati.

Bene, colleghi, avete scelto la strada del muro contro muro, avete scelto la strada del silenzio su questo tema, ve ne assumete politicamente la responsabilità; avete scelto di andare avanti sulla strada dell'accettazione delle politiche proposte da questa Giunta regionale senza alcuna progettualità, senza alcuna priorità di governo, lo dimostra e lo testimonia la variegata gamma di progetti approvati ieri sui fondi Cipe, mai si è vista un'allegria nella definizione di progetti dei fondi Cipe.

Credo che qui ci sia davvero poco ancora da dirci, aspettiamo il primo voto per trarne le conseguenze perché credo che oggi quest'Aula, nella sua rappresentazione, abbia davvero poco da dire ai sardi, ma certo qualcuno di noi qualcosa da dire e da spiegare ai sardi l'ha davvero.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, sarò breve. Io voto a favore dell'articolo 8 e dell'emendamento numero 321, frutto di un concordato a seguito del malessere manifestato nel Dpef nel mese di dicembre da tutto il Gruppo della Rifondazione Comunista. Questo emendamento è stato presentato dalla Giunta, è stato concordato, condiviso, migliorato e sicuramente la trattativa ha portato a quell'accordo che è stato raggiunto, partendo dalla considerazione che l'articolo 19 era a "zero", si sono trovati poi 30 milioni stabilendone anche la triennalità, oltre agli altri soldi nel piano per il lavoro. Io ritengo che molti soldi non spesi, residui famosi, annualità precedenti, comunque - semplificando il percorso - sono da spendere, da spendere bene, investendo.

Io mi sento ben rappresentato dal mio Capogruppo, anche se effettivamente c'è questo silenzio prolungato di molti di noi, però voglio esprimere il mio pensiero. Siamo in maggioranza, corresponsabili del governo della Regione, delle scelte che fino a oggi sono state fatte, ma non possiamo scegliere solo quelle popolari magari disimpegnandoci da quelle che invece sono impopolari. Noi dobbiamo governare tutte le situazioni, dobbiamo essere responsabili. Siamo un partito di lotta e di governo. E' un vecchio detto di un grande compagno comunista, ma io ritengo che le due funzioni non possono essere svolte contemporaneamente perché poi non siamo credibili, serve chiarezza, trasparenza, questo non vuol dire che perdiamo o ci appiattiamo verso nessuno.

Voglio avere la fiducia dei colleghi della maggioranza, del presidente Soru e dell'intera Giunta e la ricambio. Io non ci sto a offendere, o solo a sospettare, alcuno di falsità; voglio essere coerente nei miei comportamenti per essere poi anche affidabile. Riconosco il ruolo legittimo dei colleghi della minoranza rispettando tutti, voglio dialogare e confrontarmi con loro ma senza confusione. Io ritengo anche che ci debba essere una presenza più assidua degli Assessori in Aula, compatibilmente con gli impegni, proprio per rispetto all'Aula, alla maggioranza, a tutti noi, ma sono altresì contrario agli attacchi indiscriminati contro l'assessore Pigliaru e contro l'assessore Maddalena Salerno, espressione del Partito della Rifondazione Comunista.

Ci sono stati incontri e chiarimenti, c'è stata la sensibilità necessaria nei nostri confronti e si è trovata una soluzione che oggi va rispettata. Noi dobbiamo approvare questa finanziaria dopo aver trascorso due mesi in Commissione bilancio ed essere giunti al quarto esercizio provvisorio; credo che non si possa trattare all'infinito e spero che la prossima finanziaria venga approvata nella giusta scadenza del 31 dicembre 2005.

Respingo anche alcuni tentativi del centrodestra di strumentalizzare le nostre posizioni, le nostre differenze, trovo troppe citazioni inopportune, arrivando, una parte del centrodestra, anche ad una forma di ostruzionismo deleterio che squalifica i lavori dell'Aula. Ma credo che più accentuato è il ritardo nell'approvazione della finanziaria, più uniti sarete in termini elettorali, nella considerazione dell'opinione pubblica, come quelli che impedite la conclusione dei lavori.

Queste prossime elezioni non aiutano un dibattito più sereno, la maggioranza si assume tutta la responsabilità di questa finanziaria, ma una cosa ormai è chiara: serve un riequilibrio dei poteri per ridare il giusto prestigio e la giusta dignità a questa Aula. Ritengo che ieri sia stato compiuto un atto di bassa lega nei confronti del Presidente della Regione. Ridare il giusto prestigio all'Aula dipende solo da noi, tutti, mi riferisco ai consiglieri presenti o che fanno parte di questo Consiglio regionale, lo faremo tutti insieme lavorando e dando priorità a una riforma che ormai è improcrastinabile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Non so come ci si comporta in genere, ma è arrivata poco fa la notizia della morte del Papa.

PRESIDENTE. No, onorevole Pinna, rettifico, il Papa sta molto male, ma ancora non è morto. Prego, svolga il suo intervento.

PINNA (Progetto Sardegna). Riferendomi a questa figura importante del secolo diciannovesimo, parto da un'enciclica intitolata "Laborem Exercens"; un'enciclica con la quale si ricordava, in un'Europa e in un mondo in grande difficoltà, l'importanza, il valore e la funzione (che non è semplicemente funzione economica ma antropologica e finanche spirituale) del lavoro. Per cui, a onta di quanto quasi in maniera stanca andiamo ripetendo sulla funzione e sul ruolo del Consiglio, credo che aver dedicato questi mesi, queste giornate, questa lunga notte a un tema così importante come il tema del lavoro, non sia assolutamente tempo sprecato, e il tentativo di leggere un confronto, se vogliamo anche aspro e duro, che si è registrato in Aula e in Commissione, caratterizzando anche l'attività della maggioranza e non solo della maggioranza, stia ad indicare una presa d'atto collettiva. Cioè noi siamo assolutamente consapevoli del fatto che il lavoro, l'occupazione, ma per un verso anche il disagio che caratterizza la società sarda, ma non solo, non possono non essere al centro della nostra preoccupazione. Sotto questo punto di vista, il contributo, forse qualche volta ruvido, acceso, di una parte della nostra maggioranza, piuttosto che rappresentare un attentato all'esistenza stessa della coalizione, può essere letto in termini di contributo, perché credo che questa coalizione di centrosinistra debba, intorno al tema del lavoro, dello sviluppo, anche solidale, trovare uno di quegli elementi centrali, uno di quegli elementi non solamente unificati ma anche qualificanti.

Questo non riguarda solo e esclusivamente le ragioni interne, credo che abbiamo una responsabilità nei confronti dell'intera società sarda, rispetto alla quale non possiamo sottrarci. L'articolo 8, di per sé un articolo di questa finanziaria avente la funzione di recitare delle disposizioni in materia di lavoro, non è l'articolo con il quale disegniamo le politiche del lavoro, o il percorso che, come coalizione, poi speriamo anche come Consiglio, intendiamo realizzare intorno a questo tema importantissimo;è stato arricchito, direi anche esplicitato in maniera forse più forte e più precisa dall'emendamento numero 321 che è stato presentato, arricchito a sua volta da un altro emendamento all'emendamento.

E' chiaro che abbiamo il dovere di inquadrare questa forte e pressante richiesta nel contesto più ampio, cioè abbiamo condiviso tutti alcune coordinate, abbiamo detto che, per un verso, non era più possibile che noi accelerassimo o stessimo dentro una tendenza all'indebitamento che ormai poteva rappresentare forse una delle cause più importanti dell'impoverimento di questa Sardegna, abbiamo evidenziato altresì l'esistenza della possibilità di fare ricorso alle risorse comunitarie, per le quali noi partecipiamo comunque con il nostro cofinanziamento, e abbiamo anche preso atto che l'esperienza di alcune triennalità del cosiddetto piano del lavoro è importante e positiva e si inserisce nel percorso più ampio che dovrebbe vedere questa Regione attenta in modo particolare ai problemi del lavoro e dell'occupazione.

Allora, da questo punto di vista, il dibattito che si è svolto non aveva il sapore di chi in qualche modo voleva dimostrare il proprio affetto verso strumenti che, come tali, possono anche essere rivisti. Cioè quello che noi condividiamo e ciò che ci unisce, al di là delle differenze aspre che sono emerse, è il fatto che riteniamo l'emergenza lavoro, che è un problema non solamente sardo ben inteso, come un problema che affligge in modo particolare forse anche tutta l'Europa occidentale; mi sembra che l'area della povertà, del disagio e della disoccupazione ha numeri molto alti in Europa, bene, questa finalità ci unisce e allora abbiamo valutato l'esperienza dell'articolo 19 della "37" come un tassello di cui tratteniamo gli elementi positivi. Anzi, abbiamo detto che, dal nostro punto di vista, l'articolo 19 della "37" ha avuto una funzione importante, cioè in qualche modo ha anticipato la logica che poi è stata fatta propria dall'Unione Europea, dai quadri comunitari di sostegno, recepita dai piani operativi regionali, in base alla quale lo sviluppo e l'occupazione non può prescindere dalla realtà territoriale e dalla figura dei soggetti istituzionali che hanno una ruolo importante nel disegno del tema proprio dello sviluppo territoriale locale, non può nemmeno prescindere però dai soggetti privati, chiaramente con particolare riferimento a quelli che, per la prima volta, si affacciano al mondo del lavoro e per i quali bisogna dare una continuità, una garanzia.

Credo che, tenendo conto delle premesse, ossia del fatto che i livelli di indebitamento comunque rappresentavano ormai un elemento di insostenibilità e che, devo dire, anche da questo punto di vista, l'articolo 19 della "37" di fatto è diventata una pagina importante delle politiche degli enti locali, non sempre attinenti alle politiche dello sviluppo e dell'occupazione, per quanto importantissime e necessarie, io da sindaco non posso negare il valore e l'importanza di questi apporti.

Ritengo che abbiamo fatto una proposta in qualche modo equilibrata, in seguito anche - devo dire - a ripensamenti, ma io sono assolutamente favorevole al fatto che, su questi temi, ci siano degli approfondimenti; la proposta è frutto però anche di un incontro e di un dialogo con alcune parti che in questo momento erano più sensibili, mi riferisco all'intero Gruppo della Rifondazione Comunista. Abbiamo detto che il ruolo degli enti locali deve essere garantito. Per questo abbiamo messo i 30 milioni e si è stabilita la triennalità, devo dire anche che la lettera a) dell'articolo 19 non esclude affatto la possibilità che quelle risorse possano essere utilizzate dagli enti locali per il cofinanziamento dei progetti comunitari. Mi sembra questa un'interpretazione molto sbagliata.

Abbiamo garantito le risorse per gli enti locali, abbiamo definito meglio i progetti di sviluppo locale che possono interessare i soggetti previsti anche dall'articolo 19 della "37", io credo che su questo tema possiamo trovare le ragioni per approfondire, per definire, per fugare dei dubbi, lasciando inteso il fatto che, sul tema del lavoro e della solidarietà sociale, l'intera coalizione di Sardegna Insieme è unita e disposta a giocare il proprio impegno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, farò un intervento su un argomento estremamente importante per l'Aula e anche per l'azione di governo e per la Giunta. Io credo che l'argomento del lavoro meriti tutta l'attenzione che gli è stata dedicata e forse non meriti invece alcuni comportamenti e alcuni atteggiamenti chiaramente strumentali. Non spetta a me giudicare quali degli interventi e delle posizioni siano strumentali e quali siano invece sinceramente preoccupati di discutere un tema complesso e difficile come quello di individuare quali sono le politiche da adottare per creare sviluppo e lavoro. Non spetta a me farlo, credo che ognuno di coloro che sono intervenuti sa esattamente quanto strumentale o meno è stato il suo intervento. Io mi rivolgerò a coloro che stanno pensando seriamente a un problema estremamente importante.

Volevo ricordare all'onorevole Davoli (che ha speso parole credo anche gentili nei confronti di chi parla) che, nell'interlocuzione che abbiamo avuto, parlava con l'Assessore che si assume interamente la responsabilità di parlare a nome dell'intera Giunta, e che quella interlocuzione è stata un'interlocuzione sulla sostanza del problema alla ricerca di soluzioni pragmatiche per utilizzare in modo efficace e efficiente le risorse che abbiamo a disposizione per creare sviluppo e lavoro, che sono risorse importanti la cui efficacia ed efficienza non dipende dalla fonte del finanziamento, non dipende dal fatto che si tratti di fondi regionali o di fondi europei.

Quindi sviluppo e lavoro sono al centro della nostra azione, lo saranno sempre di più, e penso che il dibattito di questi giorni aiuterà a focalizzare ancora meglio il modo in cui sviluppo e lavoro sono e rimangono al centro della nostra azione. Al di là di alcuni atteggiamenti che ritengo inevitabilmente strumentali tenuti da una parte dell'opposizione, credo che il problema importante di cui stiamo discutendo sia quello di definire strumenti efficaci. Il problema riguarda l'articolo 19 e i fondi europei. Quale combinazione, quale complementarietà, oggi, anno 2005, trovare per spingere nella direzione dello sviluppo e della creazione del lavoro? Questo è il punto essenziale. Il tempo è poco, fatemi dire subito una cosa a tutte le persone presenti nell'Aula e a tutte le componenti della maggioranza. Al di là di qualche difetto, facilmente emendabile, reputo che la maggioranza, che ha creduto nel programma di Sardegna Insieme, possa riconoscersi nell'essenza, se non nel dettaglio, dell'emendamento numero 321.

Fatemi usare i pochi minuti che ho a disposizione per dire quello che io ritengo di dover dire, al di là di discorsi forse, tra virgolette, eccessivamente politici. Spendiamo qualche minuto per ricostruire la situazione nella quale ci siamo trovati quando abbiamo scritto questa manovra finanziaria e quando abbiamo affrontato il problema dello sviluppo e della creazione di lavoro. Esisteva, esiste un articolo 19, che è chiaramente stato un'importante, una molto importante intuizione nella quale si sottolinea che lo sviluppo locale deve essere fatto anche in presenza di protagonismo di attori locali, di enti locali, che deve puntare sull'attività anche dei privati e forse anche sull'interazione (oggi concetto molto moderno) tra opere pubbliche e attività privata. Questo è chiaro e lo considero una ricchezza certamente dell'intera maggioranza di centrosinistra e, mi pare di capire, anche di una parte del centrodestra.

Ma tutte le leggi, tutti gli articoli, anche i più fortunati, hanno bisogno di manutenzione, di adeguamento e di adattamento a contesti che cambiano, non solo per decisioni nostre. Come cambiano? Sappiamo che una parte del disegno originale dell'articolo 19 ha incontrato cambiamenti importanti come quello per esempio che impedisce che i soldi ottenuti attraverso mutui possano essere utilizzati per finanziare i privati ma solo per finanziare opere pubbliche. Questo è un cambiamento estremamente importante. Poi cambia anche la situazione finanziaria della Regione, cambia anche il fatto che nella capacità di indebitamento qualche anno fa c'era molto più margine di quanto ci sia oggi. Quindi oggi dobbiamo guardare con molta attenzione al fatto che quella capacità di indebitamento vincola il nostro futuro ogni volta che la tocchiamo e che la intacchiamo. Ieri il presidente Soru, in un intervento fatto a tarda notte, ha ricordato un punto che non dobbiamo mai dimenticare cioè che l'indebitamento non è gratis, l'indebitamento è normalmente difficoltà di ulteriore indebitamento domani, non necessariamente, ma nella situazione attuale è probabile che questo sia vero.

Questo è il contesto come è cambiato e come l'abbiamo trovato noi. Che fare allora? Ci sono ancora delle cose che vorrei dire, nella situazione presente, sull'ottima intuizione che è stato e che tuttora è l'articolo 19. Prima di tutto che ci sono grandi residui, oltre 500 milioni di residui, nell'articolo 19, l'abbiamo detto ma vale la pena ripeterlo. Quindi c'è ancora molto che può essere fatto con le risorse che questo Consiglio ha deciso di stanziare, molto che può essere fatto sul 2005. Credo anche che ci sia un monitoraggio da approfondire. Abbiamo speso molte ore di dibattito, ma credo che qualche elemento in più si possa ancora dire; gira tra tutti noi un monitoraggio sull'articolo 19. E' un'ottima cosa ma è ancora insufficiente. Il monitoraggio, se lo si guarda attentamente, parla di 5500 posti di lavoro creati a tempo indeterminato con certe risorse; si possono fare i calcoli (andranno fatti con più attenzione) di quanto si è speso per ogni posto di lavoro. Sono molti o sono pochi 5500 posti? Dobbiamo discuterne, ma per discuterne dobbiamo fare valutazioni come quelle che noi speriamo di riuscire a fare nei prossimi anni, speriamo di riuscire a mettere questa Regione in condizioni di fare valutazioni su tutte le leggi, valutazioni serie, con standard accettabilmente internazionali e quando si fanno valutazioni bisogna anche sempre chiedersi quanti posti sarebbero nati in assenza del finanziamento pubblico.

Questa valutazione ancora oggi, non solo per l'articolo 19 ma per tutte le leggi, manca. Ho visto di recente una valutazione su una legge di incentivazione, in cui si nota che le imprese che non hanno ricevuto incentivazione hanno avuto una performance simile a quella di chi ha ricevuto finanziamenti pubblici. Quella è la valutazione che dobbiamo fare, non per attaccare una legge o un'altra, ma per imparare sempre meglio quali sono gli strumenti che davvero creano sviluppo.

In questa situazione, in cui ci sono molti residui, in cui c'è una valutazione che va comunque ancora approfondita, nella quale siamo interessatissimi a raggiungere gli obiettivi dell'articolo 19, con una condizione finanziaria complicata, che fare? Abbiamo deciso di puntare certamente molto sui fondi del POR. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo lavorato molto in dettaglio, chi lo sa più di tutti sono proprio i consiglieri di Rifondazione Comunista, per indirizzare fattivamente le risorse del POR verso obiettivi di sviluppo locale e di creazione lavoro, che sono obiettivi al centro del piano straordinario del lavoro. Questo è quello che abbiamo fatto. Nessuno pretende che, attraverso i fondi del POR e attraverso il lavoro che stiamo facendo per indirizzare questi fondi, si replichi esattamente la situazione disegnata nell'articolo 19, ma pretendiamo che venga riconosciuto lo sforzo di prendere il meglio dell'esperienza del piano straordinario del lavoro per indirizzare fattivamente le ingenti risorse POR in quel senso, verso quegli obiettivi.

Nessuno pretende che i fondi del POR siano in senso stretto risorse aggiuntive. Stiamo dicendo che stiamo lavorando per utilizzare quei fondi nella direzione che ho detto. Abbiamo allocato gran parte della premialità su misure che erano le più coerenti con le politiche capaci di creare occupazione nella direzione del piano straordinario del lavoro. Abbiamo modificato il quadro della premialità in questo senso, ci siamo impegnatiin questo emendamento ad attivare risorse in misure coerenti con il piano straordinario del lavoro che fino adesso sono rimaste ferme.

Stiamo facendo una cosa che è lontanissima da qualunque idea di imbroglio o di bluff e lo dimostreremo misura per misura, intervento per intervento. Io credo che ci sia tutto lo spazio per applicarci insieme seriamente per una stagione di creazione di sviluppo e di lavoro.

PRESIDENTE. Procediamo alla fase della votazione. Metto in votazione l'emendamento numero 135. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, colgo l'occasione della dichiarazione di voto per fare un intervento che avrei voluto fare in discussione generale, purtroppo i miei impegni di Presidente provinciale mi hanno tenuto sì nel palazzo, ma lontano dall'aula impedendomi di poter fare l'intervento che avrei voluto fare tirato anche per i capelli da quello poco felice del Presidente della Giunta, Soru, fatto ieri a tarda notte e spero giustificato proprio da un orario poco urbano nel quale siamo poco svegli. In ogni caso, bene avrebbe fatto l'onorevole Soru, in questo intervento, a non tirare in ballo le soluzioni di lavoro fatte erratamente (io certamente non le approvo) da qualche Assessore della passata legislatura, nei confronti della quale molti dei presenti in quest'aula sanno qual è stato l'atteggiamento di critica che è arrivato da me, pur essendo un Presidente provinciale di partito di maggioranza, portandomi ad esprimere un voto di appoggio esterno a qualcuna delle Giunte della passata legislatura.

Ma riguardo al comportamento tenuto dalle maggioranze di oggi in quest'Aula, e che si riallacciano alle vecchie maggioranze precedenti a quella della legislatura scorsa, voglio dire che noi non abbiamo avuto certamente niente da imparare dal centrosinistra, soprattutto persone come me che ai problemi del lavoro sono state sempre attente e che, negli anni giovanili, discutevano del sindacalismo nazionale di Filippo Corridoni; siamo cresciuti in un partito che aveva un sindacato glorioso, che si chiamava CISNAL, oggi UGL, io ho militato in un partito che si chiamava orgogliosamente Movimento Sociale Italiano che del tema del lavoro ha sempre dibattuto, anche quando in momenti difficili veniva arduo ricollegare il tema del lavoro alla carta del lavoro e al manifesto di Verona di altri tempi tempestosi della vita politica italiana, ma non per questo il tema del lavoro era meno sentito e dibattuto.

Stamattina ho avuto occasione di scorrere l'elenco telefonico dei dipendenti regionali e l'elenco dei dipendenti di questo Consiglio, voglio invitarvi solo a verificare i legami che vi sono tra i dipendenti - per rispondere all'onorevole Soru - e personaggi politici noti del passato (consiglieri regionali, parlamentari, uomini di spicco comunque della politica isolana degli ultimi cinquanta, sessant'anni) per capire i disastri che avete fatto; rigetto a questa maggioranza, alle vecchie maggioranze, alle quali il presidente Soru si collega, comportamenti che mi sono veramente, almeno personalmente, perché guardava tenacemente verso questa parte, completamente estranei e che sicuramente condanno. In questi anni, molti di noi hanno impedito ai familiari di partecipare ai concorsi o di accedere all'amministrazione pubblica, si sono avuti certamente comportamenti estranei, dignitosi che mi auguro siano presenti in tutta la vostra maggioranza, anche perché so che così non è.

In ogni caso, il tema del lavoro, che oggi è in discussione, è un tema lacerante. Voglio ricordare che noi avemmo, all'interno del nostro Gruppo di Alleanza Nazionale, nella passata legislatura, un dibattito feroce sul piano de lavoro, che portò tre consiglieri di questo Gruppo a mettersi in grave contrasto con il Partito, proprio perché erano contrari al suo rifinanziamento, così come il Partito chiedeva, perché il piano del lavoro prevedeva il precariato, altro tema sul quale bisognerebbe dibattere, che è stato introdotto in Italia, il lavoro interinale, non certo dalla maggioranza di centrodestra, ma dalle maggioranze nazionali del centrosinistra. Noi abbiamo stabilizzato centinaia di dipendenti della Regione, parlo, per esempio, della Cooperativa Informa che dovrebbe essere chiamata Cooperativa "inforna", perché è stata un'infornata di gente assunta dai consiglieri regionali del centrosinistra! E potrei continuare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, è difficile prendere la parola in questo momento in cui il cuore, i nostri cuori, di tutti credo, sono rivolti verso il Papa, ma è giusto anche continuare a lavorare e non si può non apprezzare la decisione di tutti i partiti italiani di sospendere ogni manifestazione elettorale per rispetto verso questo momento drammatico della vita del Santo Padre.

Io avrei preferito, per la verità, parlare ieri notte, alla presenza del Presidente, durante una delle sue epifanie in Aula, dico epifanie proprio perché hanno un carattere così occasionale le comparse in Aula e le manifestazioni del presidente Soru, avvengono solitamente in ore notturne e provocano degli eventi inspiegabili all'interno dell'aula stessa, soprattutto fanno tornare, ad esempio, la parola ai muti, perché ci rendiamo conto che molti colleghi della maggioranza, che sono muti o addirittura assenti, miracolosamente riacquistano il dono della parola quando il Presidente compare. Per il resto francamente non si vedono altri effetti positivi della presenza del Presidente, perché a giudicare dal discorso che ha fatto ieri veramente offensivo, veramente irrispettoso, credo che non abbia soddisfatto nessuno e che nessuno sia stato contento di questa epifania notturna.

Se negli articoli precedenti avevamo ravvisato e avevamo denunciato la cancellazione di diritti, la negazione di servizi essenziali da parte della Regione, la soppressione di enti, il taglio alle scuole cattoliche, le norme intruse, ho detto che forse sarebbe meglio definire intruso ormai il Consiglio regionale e non le norme perché siamo veramente a una presenza evidentemente ingombrante e non gradita al principe, nell'articolo 8 vediamo il massacro sistematico del lavoro e vediamo il disagio forte di una parte della maggioranza che non ci sta più a questo massacro dei diritti dei giovani sardi. E' vero che i debiti si pagano, pacta sunt servanda, avete preso un impegno, ma è evidente che per voi è veramente difficile continuare a rispettarlo in queste condizioni, continuare a pagare a Soru una cambiale che è un cappio stretto intorno al vostro collo e che vi farà pagare delle spese pesanti nei confronti dei vostri elettori.

E' veramente una finanziaria storica, è la prima finanziaria della storia fatta contro la Sardegna, deliberatamente contro la Sardegna, deliberatamente contro il lavoro, contro le speranze dei giovani, avete una responsabilità terribile. La manovra, "manovra" è un termine che si usa anche in gergo automobilistico, si fa manovra con l'automobile, laddove l'automobile ovviamente è la Regione che va accesa, spostata e portata in una direzione. Beh, Soru sta guidando questa macchina fuori strada, sta facendo precipitare questa macchina, che è la Sardegna, in un burrone, purtroppo è una macchina dove sono saliti, loro malgrado, anche tutti i Sardi che ora rischiano di restare gravemente feriti da questo capitombolo che Soru vi sta, anzi ci sta facendo fare.

Attendiamo ora il dibattito sui restanti 31 articoli della legge finanziaria, attendiamo, ad esempio, di sapere come la Dirindin ci illustrerà la sua ricetta piemontese per ridisegnare la mappa della sanità pubblica, attendiamo di scoprire e di denunciare ancora quelli che saranno gli altri disastri che si annunceranno. "I disoccupati saranno i protagonisti", si è sentito dire ieri. Sì, i disoccupati sono i protagonisti di questa tragedia tragicomica alla quale il centrosinistra sta condannando la Sardegna.

PRESIDENTE. E' una dichiarazione di voto, non è un intervento. Lo prosegue poi, stiamo nei tempi. Grazie, onorevole Artizzu.

Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Non per fare una dichiarazione di voto, signor Presidente, ma per ricordare all'Aula che, evidentemente è colpa mia, sull'emendamento numero 135 ho dato erroneamente un parere negativo, invece il parere della Commissione è positivo per sopprimere il comma 2 dell'articolo 8.

PRESIDENTE. Va bene, quindi c'è questa precisazione e rettifica. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Questa affermazione fatta adesso dal Presidente della Commissione cambia molte cose e lo stesso mio intervento in dichiarazione di voto, relativo all'emendamento numero 135, che è un emendamento con il quale noi intendiamo sopprimere il comma 2 dell'articolo 8 e per il quale naturalmente annuncio il nostro voto favorevole, è chiaro. Noi riteniamo che le argomentazioni ieri svolte qui dall'onorevole Caligaris, hanno definito il ruolo importante storico, non solo, ma anche politico delle SMS (Società di Mutuo Soccorso), così come vengono indicate in maniera specifica nel testo di legge numero 27 del 1997, che costituiscono un patrimonio inestimabile da un punto di vista storico-documentativo-culturale. Noi non possiamo assolutamente essere d'accordo perché improvvisamente il Centro studi (che nasce con la finalità di valorizzare questo patrimonio documentativo) possa essere definitivamente soppresso in funzione del comma 2 dell'articolo 8.

Crediamo che si tratti davvero di un errore che lo stesso Presidente della Commissione in questo momento pare ammettere, nel senso che condivide la finalità positiva dell'emendamento soppressivo, e quindi ci rimettiamo positivamente all'Aula, certi che l'emendamento numero 135 verrà accolto totalmente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PETRINI (F.I.). Apprezzo moltissimo questo errore del Presidente della Commissione, errore o dimenticanza, è più elegante dimenticanza, riguardo a questo emendamento numero 135 che, come si è detto, è un emendamento importante per queste società storiche. Mi posso vantare di avere una di queste società nella mia città, pensate un po', il Presidente onorario di questa società è stato Garibaldi, questa società, la Società degli Operai, ha 152 anni. Voi la conoscete tutti quanti, è una delle più vecchie Società degli Operai in Sardegna e dunque non posso dire che apprezzo veramente questa vostra decisione. Forza Italia voterà a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, solo una sottolineatura perché ritengo che questo segnale da parte del Presidente della Commissione sia particolarmente significativo proprio in quel tentativo espresso più volte in quest'Aula di rivedere i contenuti dell'articolo 8. Ritengo che il Centro per lo studio e la documentazione delle Società di mutuo soccorso rappresenti un elemento importante per la conservazione della memoria storica di quello che hanno rappresentato le lotte operaie ed è espressione in particolare della nostra cultura. Quindi esprimo soddisfazione per l'accoglimento da parte della Commissione della richiesta di non sopprimere il Centro studi e documentazione della Società di mutuo soccorso e mi auguro che questi aspetti, che tra l'altro fanno parte del vissuto di tutti, come sottolineava anche stamattina l'onorevole Cugini, siano veramente condivisi, perseguiti e conservati nel tempo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Colgo l'occasione per dire che voto favorevolmente, ci mancherebbe, è un nostro emendamento, affermo che le dichiarazioni di voto sono superflue quando un emendamento viene accolto. Vorrei in modo particolare rettificare, dopo aver opportunamente verificato, quanto da me detto precedentemente in merito al Dpef, , ho sbagliato io nel dire che i termini erano scaduti, scadono il 15 maggio per la sua approvazione a giugno; volevo approfittare di questa occasione per dire che ho sbagliato, pertanto ritiro quanto detto sul Dpef.

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento numero 135 è stato accolto dalla Commissione e conseguentemente dalla Giunta, quindi c'è una larga intesa. Ne è stata chiesta la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 135.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - OPPI - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 62

Votanti 61

Astenuti 1

Maggioranza 31

Favorevoli 61

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 133. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 354, aggiuntivo al "321". Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 355. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 356.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo il voto elettronico.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale dell'emendamento numero 356. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, CASSANO, PISANO, LIORI, ARTIZZU, OPPI, PETRINI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 356.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPPAI - CASSANO - DEDONI - LA SPISA - LIORI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS..

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 55

Astenuti 2

Maggioranza 28

Favorevoli 15

Contrari 40

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 357. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 358. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 359. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 360. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 361. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 362. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 363. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 364. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 365. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 366. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 367. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 368. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 369. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 370. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 371. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 372. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 373. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 374. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 321. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese e contemporaneamente faccio una telegrafica dichiarazione di voto perché su questo emendamento, come sull'intero argomento, direi davvero che tutto è stato detto. Il nostro voto è contrario perché è il senso politico dell'assenza di una politica attiva del lavoro che responsabilmente deve caratterizzare una coalizione di governo all'inizio di legislatura, è clamorosamente inesistente in questa manovra. Noi respingiamo questa proposta, crediamo che non risponda alle esigenze dei sardi e soprattutto dei disoccupati e nel tempo tutto questo dovrà essere ancora riaffrontato dal Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LANZI (R.C.). Ovviamente per esprimere il mio voto favorevole a questo emendamento con una piccola dichiarazione di voto. La questione del lavoro è sicuramente una questione molto complicata e di difficile risoluzione ed è assai più complicata se si pensa alle nostre piccole realtà, quelle in cui ognuno di noi vive, nelle quali gli enti locali che vi amministrano si trovano davanti una vita difficile da organizzare, da gestire politicamente. Lo Stato è assente e se è presente è presente con leggi che aumentano quello stato di precarietà che ci caratterizza come Sardegna.

E' sbagliato dire che in passato la Sardegna nulla ha fatto. Uno strumento l'ha creato ed è quello del piano straordinario per il lavoro, che ha rappresentato un mezzo importante attraverso il quale chi si è trovato a poter dare risposte sono stati proprio gli enti locali, cioè quelli in prima fila a combattere il grande problema della disoccupazione. Dopo l'enorme difficoltà ad applicare questa legge, i comuni hanno cercato di dare origine comunque ad iniziative valide affinché si creasse occupazione, occupazione che fosse compatibile con le caratteristiche dei territori e le richieste dei nostri giovani; è anche vero che l'articolo 19 della "37" è stato utilizzato per attuare altro di diverso dal creare occupazione, come l'esecuzione di opere pubbliche, non colpevolizzando sicuramente i comuni, ma anche attraverso la realizzazione di strutture, si soddisfaceva l'esigenza di posti di lavoro.

Allora, a oggi, io non credo che il problema della disoccupazione sia terminato, anzi qualche dato dice che c'è stato un aumento leggero, ma è difficile, nell'ambito del lavoro precario, stabilire se sia aumentata o diminuita l'occupazione. Una strada è stata aperta dal piano straordinario ed è su questa strada che noi dobbiamo proseguire, cioè continuare a considerare il lavoro un'emergenza in Sardegna, una situazione straordinaria, ma accompagnarla affinché esca da questa straordinarietà, e come? Individuando consapevolmente gli strumenti, tutti quelli necessari, questo vuol dire articolo 19 ma anche fondi POR, con i quali le realtà locali possono creano occupazione stabile, che resta, che si innesta nel territorio e crea gambe per camminare, anche quando quei fondi non ci saranno più.

Questo sì che è un modo serio per parlare di lavoro. Dobbiamo pensare che i centri per l'inserimento lavorativo non sono uno strumento per dare risposta al disagio sociale creato dalla disoccupazione con risposte per l'occupazione; perché i piccoli sussidi, i prestiti d'onore non possono essere una risposta alla disoccupazione? Perché "no" ai servizi per la promozione e lo sviluppo dell'impresa con il coinvolgimento degli enti locali? Perché "no" a tutti gli interventi di valorizzazione del mondo agropastorale, del settore della cultura, grazie ai quali non solo si rilancia un settore così importante per la nostra Isola, ma gli si danno risposte e strumenti? Insieme a questi, cito anche i fondi della "37" nelle modalità previste dall'articolo 19.

Questo emendamento può rappresentare una risposta per l'occupazione, può essere considerato uno strumento per rispondere a un tema così caro a noi comunisti? E noi comunisti siamo pronti a comprendere cosa ci si aspetta da noi, fuori da questa Aula, a capire tutti i disagi che nascono da uno stato di disoccupazione? Io ritengo di avere qui dentro una grossa responsabilità come comunista, come membro di una maggioranza, come chi deve fare delle scelte e questo emendamento è frutto di una scelta condivisa nella maggioranza, dopo averne discusso; il problema del lavoro non appartiene a qualcuno ma è condiviso da tutti, forse grazie anche alla sensibilità di un Partito come la Rifondazione Comunista. Quindi io non mi tirerò indietro e il mio voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Per esprimere il nostro voto contrario all'emendamento numero 321 che è un emendamento, così come abbiamo anche avuto modo di chiarire nella discussione generale, che di certo non risponde oggi alle attese del mondo dei disoccupati, degli enti locali e delle imprese. Noi crediamo che questo emendamento nasconda una grossa verità, esattamente il fatto che le misure inserite sia nel primo che nel secondo comma sono delle misure insufficienti nelle risorse e soprattutto avanzano delle misure che noi già conosciamo e che poco hanno di innovativo. I 6 milioni di euro che vengono messi a disposizione per il nuovo bando della legge regionale numero 36 non sono assolutamente sufficienti a mettere in piedi una politica attiva del lavoro, tra l'altro con obiettivi ben individuati e ben precisi, che davvero garantisca un effetto moltiplicatore dell'occupazione in Sardegna in questo momento. Conosciamo bene quali sono le attese e anche le risposte che ha saputo dare la legge 36 e sappiamo che la misura minima per un intervento di ausilio di inserimento lavorativo attraverso gli sgravi previdenziali previsti è esattamente commisurato sui 30 mila euro, il che significa che noi riusciremo a attivare in questo modo, concedendo naturalmente lo sgravio per un periodo massimo di cinque anni come prevede la legge, qualcosa soltanto come duecento posti di lavoro, quindi una vera inezia rispetto all'obiettivo che ci prefiggiamo. Naturalmente sono insufficienti le risorse relative all'articolo 19, 30 milioni di euro che verrebbero distribuiti tra i comuni della Sardegna e che di sicuro non sono capaci assolutamente di dare continuità a quelle che sono le azioni positive che, fino a questo momento, i comuni stessi hanno saputo dimostrare di mettere in piedi.

Il problema, manifestato tra l'altro dall'Assessore, relativo ai residui presenti sull'articolo 19 è un problema conosciuto, si tratta però di risorse tutte impegnate e tutte azioni che comunque i comuni hanno già messo in campo attraverso il sistema dei cofinanziamenti per le annualità precedenti e sia, soprattutto, i programmi già attivati. Per l'annualità 2004 addirittura i comuni sono ancora in attesa dell'accreditamento dei fondi, quindi non possono che essere allo stato attuale soltanto dei residui, ma questo di certo non è un merito ma un demerito della Giunta nel senso che i ritardi, accumulati fino a questo momento, hanno creato soltanto un'ulteriore penalizzazione per i comuni della Sardegna.

Dico che le azioni innovative dentro i 110 milioni riservati ad esse sono azioni che di nuovo non hanno niente, ma sono cose che già abbiamo potuto sperimentare sia attraverso i cosiddetti prestiti d'onore, mi permetta, Assessore, sia attraverso i bandi che la stessa Agenzia regionale del lavoro ha saputo fare con i cosiddetti piccoli prestiti per mezzo anche di convenzioni con le università e, per ultimo, anche le azioni propositive che noi abbiamo come start up di nuova attività d'azienda.

Potrei suggerire, se davvero vogliamo velocizzare e dare risposte concrete alle imprese, che noi abbiamo una graduatoria relativa al cosiddetto bando PRES, per il quale davvero occorrerebbero pochi minuti per poter dare continuità a tante attese traducendo tanti posti di lavoro immediatamente in veri posti di lavoro. Se noi riuscissimo a spostare queste risorse dentro quella misura, lì sì davvero vi sarebbe un effetto moltiplicatore immediato e una ricaduta positiva per l'occupazione in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 321 presentato dalla Giunta regionale. Questo emendamento dimostra l'attenzione di questa maggioranza sulle politiche attive del lavoro. Un'analisi attenta rispetto alla prima stesura, esitata dalla terza Commissione, ha consentito a questa maggioranza di presentare un piano integrato per il lavoro che consente l'utilizzo dei fondi regionali per un triennio, 2005-2007, per un importo complessivo di 90 milioni di euro e dei fondi europei per un biennio, 2005-2006, per un importo di 270 milioni di euro.

Sommando i fondi regionali e i fondi europei abbiamo, in due annualità, un importo complessivo di 310 milioni di euro da utilizzare nell'ambito della nuova programmazione integrata territoriale che comprende tutte le azioni già individuate dall'articolo 19; sono previsti interventi a sostegno di nuove iniziative imprenditoriali, promosse da giovani disoccupati, come la tutela e la valorizzazione dell'ambiente, la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale, iniziative imprenditoriali innovative; cioè tutti quegli elementi che sono parte fondante dell'impianto originale dell'articolo 19 della legge 37 del 1998.

Penso che questa nuova formulazione possa rappresentare un ottimo strumento per rispondere in tempi rapidi al problema della disoccupazione e allo sviluppo di tante piccole comunità che vivono condizioni di disagio sociale. Uno dei modi per uscire da questa condizione di svantaggio forte è quello di poter operare mediante progetti di sviluppo che passano attraverso la costruzione di nuove imprese, attraverso una integrazione tra le varie realtà territoriali. Per questa ragione, destinare i fondi alle lettere a) e b) diventa elemento interessante perché si esclude la lettera c), quella richiamata più volte ieri sera dall'onorevole Pili sulle opere pubbliche, che in questi ultimi anni ha rappresentato una distorsione dei principi fondamentali dell'articolo 19. Il testo così modificato, rispetto a quello esitato dalla Commissione, non è frutto solo di una mediazione con il Partito della Rifondazione Comunista, ma è il convincimento di tutta la maggioranza, di tutta la coalizione, che il piano straordinario del lavoro rimane strumento efficace per aprire una nuova stagione di sviluppo in Sardegna.

Mi consenta, signor Presidente, di aprire una parentesi, ma poiché in questi giorni sui quotidiani, partendo dal tema del lavoro, si sono aperte polemiche sul ruolo del Gruppo della Rifondazione Comunista in Consiglio regionale, l'ho detto ieri intervenendo nella discussione generale sull'articolo 8, lo ribadisco oggi, il Partito si riconosce in questa maggioranza perché penso che, dopo anni di assenza legislativa e di governo di questa Regione, si è finalmente avviato un grande progetto di alternativa e di trasformazione della società sarda; si è avviato un percorso, condiviso dai sardi, sullo sviluppo sociale, economico e culturale della Sardegna.

Non c'è appiattimento, caro collega Pisu, non c'è subalternità da parte del Partito della Rifondazione Comunista rispetto al Presidente o a questa maggioranza, ma la consapevolezza che stare dentro una coalizione, dentro una maggioranza, significa essere rispettosi del percorso politico programmatico che si è costruito tutti insieme. Per questa ragione, voterò questo emendamento e tutta la manovra finanziaria senza tentennamenti, rispettoso del lavoro che tutti insieme, in questi mesi, abbiamo prodotto, con la consapevolezza che il tempo ci darà ragione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io prendo la parola per fare una dichiarazione di voto che, sottolineo, è a titolo assolutamente personale e quindi in nessuna misura riflette o ha la pretesa di riflettere le indicazioni di voto dei Riformatori che rimangono quelle che il collega Pisano ha appena detto.

Io, personalmente, mi asterrò rispetto all'emendamento numero 321 per motivi di onestà culturale, nel senso che, come ho dichiarato in quest'Aula, negli anni scorsi ero senz'altro dalla parte di coloro che, quando si votò a scrutinio segreto sul piano Cogodi, erano in 39 e non in 40 e quindi ero dalla parte di coloro che avrebbero voluto interpretare diversamente il piano Cogodi già da qualche anno prima di oggi.

Devo dire che non posso non condividere una parte dello spirito che informa l'emendamento numero 321, cioè quella parte di spirito dove si dice che purtroppo i soldi che sono stati spesi attraverso il piano Cogodi sono stati dei soldi in larga parte sprecati e sono stati comunque, nella parte in cui non sono stati sprecati, dei soldi spesi in larga misura in modo improprio perché sono serviti a costituire un finanziamento, assolutamente pregevole e assolutamente utile per i comuni, che è diventato quota parte del bilancio ordinario dei comuni in buona sostanza e che ha consentito quelle opere pubbliche di interesse comunale che senz'altro hanno fatto molto per migliorare complessivamente la vivibilità e la visibilità dei nostri comuni, ma che sicuramente pochissimo hanno fatto per creare lavoro duraturo. Fino a quando c'erano i soldi c'era il lavoro perché c'erano i cantieri, una volta finiti i soldi non ci sono più i cantieri e non c'è più il lavoro assolutamente effimero creato attraverso quei cantieri.

Va dato atto alla Giunta di centrosinistra di essere riuscita a fare ciò che la Giunta, sedicente, di centrodestra, sedicente libertaria, sedicente attenta a politiche che non fossero attive del lavoro, non soltanto, ma che fossero politiche di sviluppo economico complessive e quindi in quel modo fossero e diventassero politiche del lavoro, non è riuscita a fare. Quindi io credo che di questo sia doveroso dare atto alla Giunta di centrosinistra e sia doveroso astenersi rispetto a questo emendamento.

Non posso portare il mio voto ovviamente fino a un voto favorevole, sia perché condivido le considerazioni fatte dal collega Pisano sulla prima parte dell'emendamento, quella che riguarda l'articolo 36, che mi sembra assolutamente insufficiente come dotazione di risorse economiche, e sia soprattutto perché rimane aperto un problema enorme e cioè quel famoso provvedimento boomerang che, per tanti anni, noi abbiamo approvato in quest'Aula e che ha creato nei comuni dei fondi ordinari destinati a opere comunali, quindi comunque a cantieri, quindi comunque a occupazione nei comuni, per quanto questa fosse un'occupazione effimera, a tempo, e destinata a terminare come terminavano i cantieri. Insomma, i comuni si sono abituati ad avere un flusso finanziario che, consolidato negli anni perché il piano è stato reiterato negli anni, è diventato un flusso finanziario che essi oggi difficilmente riescono a non avere più all'interno dei loro bilanci; quindi noi oggi stiamo andando ad affrontare un problema che niente ha a che vedere con le politiche del lavoro, ma che ha sul serio a che vedere con i bilanci comunali.

Quindi chi governa oggi, che ha anche responsabilità politica perché ha rappresentato quella cultura del centrosinistra o della sinistra estrema, comunista, con tutto il rispetto, che per anni ha voluto che questo piano Cogodi venisse rifinanziato, beh, su questo, ha il dovere di dare qualche risposta ai comuni. Ci sembra che, al momento, le risposte non siano sufficienti, purtroppo non posso portare come avrei voluto il mio voto dall'astensione al voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo francamente con molto dispiacere e annuncio il mio voto di astensione sull'emendamento numero 321. Da ieri sera avevo chiesto una sospensione dei lavori. Ho apprezzato moltissimo lo sforzo che è stato fatto per trovare una mediazione sul finanziamento del piano per il lavoro; tra l'altro è stato presentato un nuovo emendamento trasferito all'articolo 33 e mi auguro che quella sia un'occasione ulteriore per riflettere su questi aspetti.

Devo rilevare che la situazione che si creata è veramente difficile e mi rendo conto che ci sono lacerazioni che potevano forse essere evitate con un momento di riflessione maggiore perché, ribadisco, che nella situazione di emergenza in cui si trova attualmente la Sardegna, fermarsi un momento in più sul piano per il lavoro forse avrebbe trovato una occasione ulteriormente unitaria per manifestare la volontà, non dei nostri singoli Partiti o Gruppi, ma veramente di riscatto e di desiderio di affermazione di tutti i sardi che ci guardano fuori da quest'Aula. Quindi annuncio la mia astensione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, il nostro Gruppo ha già espresso, durante i vari interventi, la propria posizione e quindi il nostro voto non può che essere contrario a questo emendamento. Ma sento il dovere di intervenire perché le risposte dell'Assessore della programmazione su alcune richieste che gli sono state formulate non sono arrivate. Vorrei anche ricordare all'Assessore della programmazione, ma soprattutto all'Assessore degli enti locali, che se è vero che sulla materia ci sono molti residui, è altrettanto vero che nel primo semestre del 2004 non avete fatto niente, perché avete inviato una lettera ai comuni sul...

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non c'eravamo noi nel primo semestre!

CAPPAI (U.D.C.). Sul secondo semestre 2004, chiedo scusa.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Non si poteva fare niente per le procedure.

CAPPAI (U.D.C.). Posso continuare a parlare oppure volete dire ciò che ho in mente di dire? Anziché aver detto di programmare i fondi dell'annualità 2004 entro il 30 giugno 2005, appena insediati potevate dire ai comuni di programmare i fondi entro il 31 dicembre 2004, probabilmente tutta quella montagna di residui non ci sarebbero.

Comunque, il nostro voto resta ancora una volta contrario e viene espresso perché i 30 milioni sono una sciocchezza, i 30 milioni di euro sono, per il piano del lavoro, una farsa! E' inutile che i tre compagni di Rifondazione Comunista dicano che ci sono i fondi per mantenere in piedi il piano del lavoro, non ci sono, non ci saranno perché non sono previsti in questa finanziaria. 90 milioni di euro tra il 2005, il 2006 e il 2007, così dice il compagno Licheri; io non so se il compagno Licheri abbia mai fatto l'amministratore comunale, se l'avesse fatto...

CUGINI (D.S.). E' un sindaco!

CAPPAI (U.D.C.). Sindaco! Mi meraviglia che un sindaco parli in questo modo, mi meraviglia veramente perché non so come faccia lui a rinunciare a quei danari rappresentanti una risorsa per i nostri magri bilanci. Vuol dire che avrà incontrato i rappresentanti degli enti locali del suo territorio, i quali gli avranno detto di essere tutti disponibili a rinunciare al piano per il lavoro. Prendiamo atto che lui condivide tutta l'impostazione di questa maggioranza, pertanto anche il taglio di posti di lavoro. Cioè non sta parlando più da difensore del popolo dei lavoratori, bensì da distruttore del mondo dei lavoratori. Per cui il nostro voto sarà ancora una volta contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). La scienza ci insegna che nulla si distrugge e tutto si trasforma; qualche volta si trasforma qualcosa in meglio, qualche volta si trasforma qualcosa in peggio. Se dovessi ricordare una delle proposizioni che si usa quando purtroppo e disgraziatamente qualcuno ci lascia "eri polvere e tornerai polvere", dovrei anche aggiungere però che nel frattempo c'è stato un po' di carne, un po' di sangue, un po' di ossa, un po' di idee, un po' di cervello, un po' di passione, cioè c'è stato un uomo! Nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Io devo vedere oggi proprio questo, cioè delle grandi trasformazioni! Vengo da una fase politica, anche impegnativa, durante la quale mi è capitato di assistere a un grande congresso di partito che proprio si trasformava, si liberava di alcuni vincoli in modo critico, si liberava dei vincoli di una cultura centralista che imponeva posizioni, un sistema disciplinato, in modo tale da essere costrittivo, abrogativo di libertà, qualche volta persecutorio.

Il mio segretario nazionale, Fausto Bertinotti, ha stappato la bottiglia, come si suol dire, per brindare a un cambiamento vero, fatto delle coscienze libere che parlano quando credono e dicono quello che pensano. Ci sono quelli che pensano che l'impegno sul lavoro si debba tradurre in una conservazione della filosofia dell'articolo 19, che purtroppo l'emendamento proposto dalla Giunta non contiene, per quanto sia un passo in avanti notevole rispetto all'elaborazione che si è fatta in Commissione dove, purtroppo, non c'è stata discussione, non c'è stata forse nelle forze politiche, non c'è stata sicuramente in alcuni Gruppi, perché avere un incarico di coordinamento vuol dire "acquisire le opinioni", e quando si fanno le riunioni di maggioranza e si esprimono concetti bisogna anche sapere ascoltare, lo devono fare gli alleati e si chiamano "alleati" perché si va insieme verso la battaglia.

Io ricordo, Renato, quella assemblea a Oristano nella quale tu, giovanissimo (adesso sei giovane) dirigente sindacale della Camera del lavoro di Sassari, rispetto a una fase di moderatismo sindacale fosti capace di dire: "Qui si rompe e si va avanti, qui si fa la battaglia per il lavoro perché è una battaglia giusta, perché è una battaglia che ci appartiene!". E io, giovane sindacalista, ho imparato e quella lezione non l'ho dimenticata e mai la dimenticherò! Ecco perché qualche volta si dice che gli allievi diventano anche migliori dei maestri!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. E' un po' una storia a uso e consumo, onorevole Uras.

URAS (R.C.). Ma riguardo a questa questione e ai toni sdrammatizzanti che sto usando in questa dichiarazione di voto di astensione di chi del Partito comunista e della Rifondazione Comunista fa parte e fa parte del suo Gruppo dirigente, della sua guida, di quella che pesa, che peserà, che trasformerà la società in senso positivo, come ci auguriamo di fare, insieme ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali e ai partiti che ci saranno di ispirazione cattolica, di sinistra, insieme a tutti, con rispetto, un rispetto che gradiremmo ci fosse anche per noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Prima di dichiarare il mio voto sull'emendamento numero 321 vorrei segnalare che io apprezzo l'onestà intellettuale del collega Vargiu che ha dimostrato coerenza con le affermazioni di questi anni. Come ho detto prima, mi sono riletto tutto il dibattito svoltosi intorno alla finanziaria del 2003, ed è un atto credo da apprezzare quando, in coerenza rispetto ad affermazioni fatte nel passato, si agisce anche adesso che si è in una posizione differente. Voto a favore dell'emendamento numero 321 perché è strettamente legato anche all'emendamento numero 308, che voteremo successivamente, il quale ultimo modifica radicalmente lo strumento con cui si attuano le azioni del POR che consentono di realizzare quell'obiettivo di spesa dei fondi comunitari in sintonia con i territori e con le comunità locali. Un emendamento importante che voteremo successivamente che dà senso all'emendamento numero 321 che stiamo votando adesso e che consente di cogliere gli obiettivi che il "321" si pone.

Mi pare che le differenze con alcuni colleghi di Rifondazione siano limitate - non vorrei sbagliarmi, Luciano, al di là del tono - non tanto alla posta di bilancio 2005 o all'obiettivo che pone l'emendamento numero 321 di utilizzare le risorse comunitarie, nel corso del 2005, per le finalità del piano del lavoro, quanto ad un impegno politico da assumere per il 2006 in poi, cioè avere la possibilità, fatta una verifica sull'andamento della spesa relativamente all'articolo 19 per gli anni precedenti, di utilizzare le stesse poste in bilancio 2006-2007.

Allora io credo che sia così poca la differenza che non siano giustificabili i toni, nel senso che io penso che possa essere assunto come impegno politico che si vada rapidamente ad un monitoraggio di quanto è avvenuto in questi anni sull'articolo 19, cioè si faccia quella verifica prevista dall'emendamento numero 375per valutare come è stata la spesa e quindi lo stato di attuazione degli interventi programmati dal 2002 al 2004. Quello che ci differenzia e che io ritengo non accoglibile è che, da questa verifica dell'andamento della spesa, scaturisca in modo automatico la previsione di spesa per gli anni 2006-2007. Questo automatismo mi pare che non possa essere accolto; non è giusto neppure porlo, perché può darsi che, dopo il monitoraggio, ci sia l'esigenza di incrementare le risorse rispetto 2002-2004, come può darsi che si possano decidere cose diverse. Io penso che si possa assumere come impegno politico che l'articolo 19 non muore, che l'articolo 19 nel 2005 viene mantenuto in vita con 30 milioni di euro di risorse regionali e con le risorse comunitarie, secondo l'impostazione dell'emendamento numero 308, che si vada ad un monitoraggio e ad una verifica della spesa, dei quali si terrà conto per gli anni 2006-2007 in una valutazione politica e non con un automatismo.

Ritengo che ci siano i margini per trasformare l'astensione in voto favorevole all'emendamento numero 321, lo dico anche per la collega Caligaris che è già intervenuta, con l'assunzione dell'impegno politico, da parte della Giunta e di tutta la maggioranza, di procedere al monitoraggio e alla verifica della spesa, dei quali si terrà conto nella prossima previsione di spesa 2006-2007, in una valutazione politica su ciò che è avvenuto e su ciò che è stato l'articolo 19 dal 2002 al 2004, e non, ripeto, con un automatismo.

Io credo che ci sia ancora, lo dico ai colleghi, la possibilità…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Marrocu.

MARROCU (D.S.). Ho finito. Dico ai colleghi che credo ci sia ancora la possibilità di trasformare quell'astensione in voto favorevole all'emendamento numero 321, così come faremo noi, coscienti della positività di quella proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie Presidente, per confermare il voto di astensione e per allontanare la frattura che forse qualcuno vorrebbe, la frattura di una parte di Rifondazione Comunista all'interno di questa maggioranza. No, non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare questa maggioranza, però abbiamo l'intenzione di continuare a lavorare su questo argomento per raggiungere un accordo, ed io credo che ci siano le possibilità. Costi quel che costi! Io credo che, lavorando, questo sia possibile. E' evidente che il dibattito si sta spostando verso un'altra direzione, e non mi sottraggo. E' strano che il Partito della Rifondazione Comunista - è strano, sì, è strano - si divida così nettamente sulla analisi politica, sull'analisi della situazione e sulle proposte da fare per parlare appunto di lavoro. E' strano ma forse oggi non è strano, forse oggi non lo è più, lo diceva bene il compagno Uras, forse oggi non lo è più anche perché parlare di lavoro è molto difficile. Qualcuno mi ha ricordato l'altro giorno che se le cose stanno così, dobbiamo prendere atto che il contributo all'Ente Lirico corrisponde ad un terzo di quello per il piano per il lavoro. E' una domanda molto semplice a cui ho difficoltà a rispondere, però mi è stata posta. Ed allora qualcuno potrebbe richiedere: in questa situazione, che tutti hanno descritto, dove le povertà aumentano, dove la precarizzazione sta diventando la quotidianità della vita di ciascuno, la priorità delle priorità quale deve essere? E' una domanda che continuo a pormi, e scusatemi, che continuo a porre a quest'Aula. Noi, almeno una parte di noi, a questa domanda ha dato una risposta e cercherà di portare avanti questa battaglia senza asti, senza assolutamente pensare che l'altro sia il nemico. No, questo non lo pensiamo; noi, proprio perché speriamo ancora che ci sia una via d'uscita, che ci sia un percorso condiviso, in questo momento non c'è, figuratevi non c'è neanche all'interno del nostro Partito, noi ci asteniamo perché ricercheremo fino alla fine, ricercheremo fino all'ultimo minuto un percorso che possa portarci ad un voto appunto unitario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, io mi sono interrotto prima, non avevo calcolato bene il tempo, però ci tenevo a dire, anche se brevemente, che se il tema del piano straordinario per il lavoro fosse stato sin dall'inizio tenuto nella dovuta considerazione, come affermano alcuni, ma io credo che ciò non sia vero, si sarebbe potuta proporre una riduzione della dotazione finanziaria, ne avremmo volentieri discusso, perché era un tema a noi molto caro ed era sentito all'interno anche della coalizione dei nostri interlocutori sociali ed istituzionali, tenendo conto ovviamente dell'esigenza di risanamento e del fatto che i fondi della "37" non sono stati ancora spesi per quanto riguarda in modo particolare l'annualità 2004, e tutti gli altri argomenti che ho citato stamattina. Ma, come si fa ad affrontare un tema così importante, noi ci siamo chiesti, parlando soltanto di 30 milioni di euro per il 2005? E noi tutti sappiamo quanta fatica abbiamo fatto per estendere questo modesto finanziamento per il triennio. E poi, come non pensare al fatto che bisogna stabilire tra di noi un rapporto di fiducia, però continuamente, anche in quest'Aula, c'è un neocentralismo imperante dove si dice che i comuni avranno un ruolo centrale, che si pensa ad un federalismo interno che tarda però nella pratica ad affermarsi, e che io penso che se si continua così non si affermerà. Del resto come facciamo noi e come fate voi, colleghi della Giunta, a non sentire, anche se non ci sono le manifestazioni tutti i giorni sotto il palazzo, il grido di dolore che viene dall'ANCI e dai sindaci sardi che sono fortemente preoccupati per quanto noi andremo a decidere qui oggi?

Io volevo anche dire che - in tutta questa vicenda di scarsa informazione, di scarsa collegialità, dove siamo stati lasciati soli, i consiglieri regionali che volevano partecipare attivamente a questo dibattito, a questo tema così importante - l'assessore Pigliaru ed anche il dottor Orlando, per le sue competenze, hanno cercato entro i limiti stabiliti dalla Giunta di indirizzare parte dei fondi POR per lo sviluppo e per il lavoro nelle forme che questi consentano. Si badi, io questo non l'ho sottovalutato, ci ho riflettuto a lungo, ma tutti sappiamo che questi fondi comunque li avremmo avuti, anzi ci sono stati colpevoli ritardi imputabili al centrodestra, come più volte è stato sottolineato, e poi ci sono anche i problemi legati ad una parte di queste risorse che possono essere spese solo dopo una nuova approvazione del POR, che deve essere corretto, come è stato detto. Certo, le notizie sui fondi POR le conosciamo per quello che leggiamo, anche se la seconda Commissione che presiedo, che si occupa anche di politiche comunitarie, doveva essere tenuta in tutt'altra considerazione sia dalla Giunta che dall'Assessorato competente. Pertanto, io credo che sull'argomento si avrà modo di discutere anche più in là.

Io non sono soddisfatto di come è andata la discussione, ritengo le cose che ho contribuito a strappare siano ancora del tutto insufficienti per cui annuncio la mia astensione. Respingo al mittente una affermazione poco gradita che mi è stata rivolta a più riprese da parte di alcuni che mi dicono che voterò con la destra. E' da quarant'anni che sento queste sciocchezze, quando militavo nel Partito Comunista Italiano e c'era allora un Governo di centrosinistra era in auge la teoria degli opposti estremismi: ci accusavano, a noi comunisti, di votare col Movimento Sociale Italiano. Io credo che vada data la risposta che allora ebbero a dare Luigi Longo ed Enrico Berlinguer, ridicolizzando quella posizione e rispondendo semplicemente: "Prendiamo atto che non avete capito che votiamo contro di voi solo perché vogliamo difendere i lavoratori e per motivi opposti a quelli della destra".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Soltanto per capire, al di là delle cose che si dicono: "noi siamo parte integrante di questa maggioranza" eccetera, qual è l'orario? Se si devono sostituire a noi nel fare opposizione, allora rispettiamo l'orario, torniamo questo pomeriggio e lavoriamo. Stavamo andando veloci, quindi, se dobbiamo completare l'iter, ha un significato, diversamente si va a mangiare ad un'ora normale, perché non c'è più giù neanche la guardia medica, che ci dovrebbe essere nelle ore che sono anormali, ci sono dei ritmi che sono fondamentali, io soffro di glicemia quindi ho esigenze particolari, pertanto voglio sapere quando si incomincia e quando si finisce. Se dobbiamo continuare a fare la schermaglia, che poi se la fate voi è normale, ma se siamo noi è strumentale, non andiamo d'accordo!

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, io pensavo di chiudere, se non ci sono proposte diverse, alle ore 14, dopo il voto sull'emendamento numero 321; c'è poi anche una proposta, che verrà formalizzata, da parte dei Capigruppo di articolazione del lavoro per questo pomeriggio. Insomma attendevo di chiudere l'esame di questo emendamento numero 321, sul quale capisco anche però l'esigenza di dichiarare il voto.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. Infatti volevo parlare di questo una volta terminate le dichiarazioni di voto, perché ora siamo in fase di votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo molto brevemente per una dichiarazione di voto che riguarda sia il sottoscritto, sia il collega Pierangelo Masia, relativamente all'emendamento oggetto di discussione. Bisogna riconoscere che il dibattito in tema di lavoro non è mai un dibattito scontato, né inutile perché l'argomento è di estrema importanza. C'è da parte di tutta l'Aula, credo, al di là delle diverse espressioni, che pure sono maturate, la consapevolezza che, se non c'è un progetto per il lavoro e lo sviluppo, noi non garantiamo neanche la dignità della persona. Però, Presidente, intervengo fondamentalmente per dire (anche alla luce delle ultime dichiarazioni, e me ne rammarico, annunciate dal collega Pisu) che mi pare del tutto ingeneroso sostenere che, in materia di lavoro, la Giunta è sorda. Bisogna invece già riconoscere che non solo la Giunta ha dedicato molta attenzione, non solo il Consiglio regionale, ma la maggioranza su questa tematica, nella sua interezza, ha insistito per arrivare alla determinazione di un itinerario che fosse un itinerario garantista, nella consapevolezza delle risorse a disposizione allo stato attuale.

In quell'occasione, l'Assessore della programmazione ha assunto un impegno con la maggioranza e con l'intero Consiglio regionale: intanto la triennalizzazione delle risorse disponibili da parte della Regione da un lato, e questo marca un chiaro indirizzo e una chiara volontà anche per il futuro, e dall'altro lato, alla richiesta che gli è stata avanzata, l'aver trovato una giusta formulazione prevedendo che le risorse POR non fossero genericamente indicate per il lavoro (cosa che probabilmente non ci avrebbe garantito nel futuro) ma che fossero oggetto di un'indicazione più precisa e puntuale, il che peraltro è avvenuto attraverso l'emendamento numero 308 che dovrà successivamente essere discusso.

Allora, non ci pare che la Giunta sia sorda, la Giunta è responsabile, altrettanto responsabile è la maggioranza, vi è in tutti la consapevolezza che questo è un punto d'inizio e non l'approdo e che, per il futuro, ulteriori risorse dovranno essere destinate; dovremo trovare nuove metodiche, dovremo riaprire quel conflitto, quella contrattazione con il Governo che ci consentirà il potenziamento delle entrate e, con quest'impegno, che è impegno della Giunta, è impegno della maggioranza, abbiamo raggiunto un'intesa; io credo che sia doveroso e onesto mantenere quell'intesa anche all'interno dell'Aula al momento del voto. E' per questo che sia il sottoscritto sia il collega Masia esprimeranno voto favorevole.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 321. Chi lo approva alzi la mano.

Prego?

(Interruzione)

Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Giusto per correttezza, il collega La Spisa aveva chiesto precedentemente il voto elettronico.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, rifacciamo la votazione. Invito i colleghi che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, ARTIZZU, Matteo SANNA, BIANCAREDDU, SANCIU, SANJUST, LIORI.)

Votazione nominale PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 321.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CALIGARIS - DAVOLI - PISU - URAS - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 54

Astenuti 7

Maggioranza 28

Favorevoli 38

Contrari 16

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 136. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 132. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 8. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Ieri, prima dell'avvio della discussione sull'articolo 8 e i relativi emendamenti, avevamo chiesto di poter sospendere l'esame del settimo e dell'ottavo comma, a seguito della segnalazione di un problema che riguarda i soggetti protagonisti della formazione professionale, che hanno mostrato, con documenti ufficiali, una difficoltà che ha origini finanziarie e che può tramutarsi anche in una situazione pericolosa per i posti di lavoro degli operatori del settore. E' una questione che ha a monte la difficoltà e i ritardi nell'approvazione dei bandi che non stanno dando possibilità di un'attività ordinaria in questi enti. Per questo avevamo chiiesto la sospensione.

Io ribadisco adesso che, sospensione o non sospensione, è opportuno che il settimo e l'ottavo comma vengano esaminati separatamente dal resto dell'articolo, magari con una votazione per parti, però sapendo anche anticipatamente quali sono le valutazioni della Giunta sul problema e le eventuali disponibilità a venire incontro al problema stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Presidente, intervengo informalmente per chiarire che cosa si vuole fare, io accolgo la proposta dell'onorevole La Spisa, nel senso di votazione separata. Avevo annunciato nel mio intervento (penso che la Giunta confermerà questa nostra proposta) che, per quanto riguarda il comma 7, si potesse accogliere un emendamento orale che porta lo stanziamento da 22 milioni e 231 mila euro a 26 milioni e 231 mila euro, con un aumento di 4 milioni di euro coperti con la UPB S 03007, FNOL parte investimenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La Giunta esprime la disponibilità, considerata la situazione di emergenza sociale e occupazionale della formazione professionale, e accoglie favorevolmente la proposta di un ulteriore incremento dei fondi sul capitolo che comprende la "42" e la "47".

PRESIDENTE. Siamo in sede di dichiarazioni di voto, l'onorevole La Spisa ha chiesto la sospensione eventuale dei commi 7 e 8, c'è stato un accoglimento di una proposta fatta, io penso che forse sia il caso di tenere i commi 7 e '8 in coda alla discussione, a meno che non siamo in condizioni di dire che la proposta che è stata fatta dall'onorevole Secci viene accolta.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo per dire che noi non possiamo non apprezzare il tentativo di arrivare alla presentazione di un emendamento orale che possa essere accettabile. E' chiaro che l'interlocuzione in corso avrebbe bisogno di una maggiore definizione e quindi, in particolare, bisognerebbe parlare di cifre in maniera esatta, perché le cifre che sono state affacciate dallo stesso onorevole Secci, che parlava di 4 o 5 milioni di euro che potrebbero essere aggiunti al comma 7, però non sono state definite adesso dall'assessore Salerno, che invece lascia in maniera indefinita la cifra alla quale lei faceva riferimento; credo che ci sia tutto il presupposto perché davvero sospendiamo un attimo e si capisca se si possa arrivare a un'interlocuzione concreta, per poter risolvere davvero il problema.

PRESIDENTE. Dunque io ho iscritti, per le dichiarazioni di voto, l'onorevole Uras e l'onorevole Lai, però, prima di andare avanti, magari possiamo sospendere i lavori per cinque minuti o anche per un quarto d'ora così eventualmente si può procedere ad una interlocuzione.

MARROCU (D.S.). Perché non procediamo con gli altri emendamenti aggiuntivi? Nel frattempo ci si incontra.

PRESIDENTE. Va bene, sospendiamo i commi 7 e 8 con gli emendamenti relativi, li riprenderemo dopo aver fatto una sospensione. A questo punto, onorevole Uras, siamo in sede di dichiarazione di voto sull'articolo, tranne i commi 7 e 8, che vengono sospesi, intende procedere con la sua dichiarazione di voto?

Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Volevo intervenire proprio sull'emendamento orale.

PRESIDENTE. Quindi l'onorevole Uras interverrà dopo; così anche l'onorevole Lai? Va bene, colleghi.

Metto in votazione l'articolo 8 fino al comma 6 incluso.

(Interruzione)

E' stato richiesto il voto elettronico. Invito i colleghi che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, ARTIZZU, SANNA Matteo, SANJUST, LIORI, CONTU, CAPPAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'articolo 8 sino al comma 6 incluso.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LIORI - LOMBARDO - OPPI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DAVOLI - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 54

Astenuti 3

Maggioranza 28

Favorevoli 38

Contrari 16

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 134. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 54 segue la sorte del comma 8, pertanto viene accantonato.

Metto in votazione l'emendamento numero 308. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Colleghi, facciamo una breve sospensione? Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Paolo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Intervengo sull'ordine dei lavori. Chiedo che la Conferenza dei Capigruppo si riunisca mentre continuano a discutere, così anticipiamo un po' i nostri lavori.

PRESIDENTE. Se facciamo una pausa di sospensione sì, se non è necessaria chiudiamo l'esame dell'articolo 8. Poiché i colleghi che stanno confabulando hanno bisogno di una breve pausa, sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 19, viene ripresa alle ore 14 e 36.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i nostri lavori. Siamo giunti alla fase della votazione dei commi 7 e 8 dell'articolo 8, con la modifica, per quanto riguarda il comma 7, della posta finanziaria, alla quale si aggiungono 4 milioni di euro. Preciso: al comma 7 dell'articolo 8 l'autorizzazione di spesa di euro 22 milioni e 231 mila è incrementata di 4 milioni di euro; mi pare che questo corrisponda anche all'intesa che è stata raggiunta fra i Gruppi.

Ha domandato di parlare il consigliere Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Signor Presidente, non è per far perdere ulteriore tempo, ma soltanto per confermare che l'interlocuzione ha raggiunto un chiarimento rispetto all'indirizzo e cioè viene confermato il principio, stabilito anche con l'ordine del giorno unitario del Consiglio dell'ottobre scorso, che l'incremento serve a consentire di confermare il sostegno e il finanziamento della legge 42, modificando peraltro una delibera assunta nella scorsa legislatura, con la quale si interpretava come un sostegno soltanto al 50 per cento della "42", che poteva funzionare in presenza di attività formativa.

Anche quest'anno l'attività formativa ci sarà, ma con questo incremento si consente di garantire il funzionamento della "42" anche nella fase in cui i bandi non sono ancora partiti e l'erogazione dei finanziamenti non è ancora avviata. Se con questo finanziamento non si arrivasse a coprire l'intera annualità, in sede di assestamento di bilancio, come d'altronde sono stati ripetuti gli impegni della Giunta, si vedranno le ulteriori necessità, qualora emergessero. E' chiaro che sarà necessario modificare la delibera dell'inizio del 2004, perché colga il mantenimento e l'impegno a garantire il finanziamento della "42" per la parte non coperta dalle attività formative.

Aggiungo anche un altro elemento: l'ordine del giorno unitario, mi riferisco ai colleghi di Rifondazione, prevedeva anche un piano straordinario sulla dispersione scolastica. Io penso che questo debba essere recuperato, in sede di articolo 9 sui temi della cultura e della scuola, con un emendamento che ricordi in qualche modo, e lo sancisca, l'impegno ad attivare un processo straordinario che recuperi l'alfabetizzazione e la scolarizzazione in questa Regione. Penso che, con questi fattori, il risultato raggiunto confermi il principio e l'indirizzo che era stato dato dal Consiglio e possa costituire un elemento che insieme dia soddisfazione, elimini questa emergenza che stava in qualche modo diventando un elemento visibile, e tranquillizzi il settore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Due secondi soltanto, Presidente, per prendere atto che viene condiviso quindi un accordo in questi termini, così come è stato anche dichiarato dall'onorevole Silvio Lai, e che comunque parte dalla consapevolezza che, non essendo le risorse assolutamente sufficienti, esse potrebbero garantire l'attività formativa, relativa alla "42", soltanto fino a settembre. E' esplicitato bene l'impegno, da parte della Giunta, che saranno messe ulteriori risorse, in fase di assestamento, se non si recuperassero attraverso lo scarico della formazione sui bandi POR. Naturalmente, poi, l'ulteriore precisazione, relativa al progetto di formazione riferita contro la dispersione scolastica, ci vede assolutamente consenzienti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Anch'io già da stamattina mi sono sentito di buonumore quando il collega Secci ha aperto il dialogo e ha confermato la disponibilità dell'aumento delle somme in questo capitolo. Dopo le discussioni in Commissione, c'eravamo trovati d'accordo sul dire che non bastava la somma, eravamo preoccupati ma ora siamo stati tranquillizzati dalle parole sia della Giunta che del Presidente della Commissione. Stamattina, da una lettera formale del segretario della C.I.S.L., abbiamo appreso che 750 posti di lavoro sono stati messi in discussione, speriamo che i dati non corrispondano, per sanare la situazione della "42"; ma, come dice il comma 8, si tenderà entro i prossimi due anni ad accorpare questi lavoratori nelle organizzazioni e negli enti che fanno formazione. Spero che le cifre previste bastino almeno per mantenere l'ordinario delle spese degli enti perché non dico che la formazione non va riqualificata, deve essere riqualificata, noi ci siamo sempre battuti per migliorarla; Assessore, se ci sono delle pecche, l'abbiamo detto anche in Commissione, ci troverà dalla sua parte senza fare mai demagogie.

Noi ci fidiamo ciecamente dei dati che ci ha fornito l'Assessore del lavoro che in materia è competente, e diamo la disponibilità del nostro voto favorevole all'aumento di 4 milioni di euro, concorde tutto il Gruppo, ci troverà al suo fianco per le battaglie che ha annunciato di voler fare al tavolo Stato-Regioni; noi speriamo sempre di andare con umiltà al tavolo Stato-Regioni per far valere i nostri diritti (come ci hanno spiegato altre Regioni che abbiamo sentito in materia) senza prepotenza, ma riportando i dati ed esponendo il quadro riepilogativo dei numeri reali. Molte volte apprendiamo dalla stampa dati che non sono veritieri e che vengono regolarmente smentiti. Io spero che, in possesso di dati univoci, possiamo presentarci e far valere gli interessi di quei ragazzi e di quei docenti, i diritti di tutti, perché sono anch'essi cittadini sardi come le persone presenti in quest'Aula. Grazie.

CUGINI (D.S.). Confermiamo tutto quello che abbiamo detto anche a prescindere dall'intervento del collega.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi e colleghe, noi eravamo abbastanza preoccupati per tutta questa vicenda e credo che ci si debba dare atto che lo abbiamo detto in tempi non sospetti, del resto se c'è qualcuno che ha dubbi lo vada a leggere sulla stampa, esattamente su L'Unione Sarda quando c'è stata la manifestazione dei lavoratori. Abbiamo detto in quella circostanza che probabilmente c'è stato un deficit di dialogo tra la Giunta e i sindacati che poi è stato recuperato grazie anche all'intelligenza dell'Assessore; è chiaro che siamo d'accordo per la riforma, abbiamo spesso dichiarato che, all'interno della formazione, c'erano tante cose che andavano bene e dovevano essere salvaguardate, ed altre cose che dovevano essere riviste con un dialogo preciso e fecondo con i rappresentanti di questi lavoratori. La cosa che ci ha preoccupato maggiormente era il destino di questi lavoratori a cui noi - come sapete - particolarmente teniamo; perciò ci sembra che questa soluzione possa essere soddisfacente ed annunciamo il voto favorevole.

PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di votazione. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo il voto elettronico.

PRESIDENTE. E' stato richiesto il voto elettronico. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri OPPI, RANDAZZO, ARTIZZU, LIORI, SANJUST, SANCIU, CAPPAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei commi 7 e 8 dell'articolo 8.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CAPPAI - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - OPPI - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 52

Votanti 52

Maggioranza 27

Favorevoli 52

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 54,. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Comunico che, a seguito delle ultime votazioni, gli emendamenti numero 47 e 375 all'articolo 33 decadono perché la materia è stata definita nell'articolo 8.

Colleghi, comunico che i lavori del Consiglio riprenderanno martedì 5 aprile alle ore 10, proseguiranno per l'intera giornata di martedì, con orari intensi, prego i colleghi di non prendere impegni, e si protrarranno anche nelle giornate di mercoledì e giovedì mattina, questa è la programmazione dei lavori.

La seduta è tolta alle ore 14 e 47.



Allegati seduta

LXXXV Seduta

Venerdì 1 aprile 2005

Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

LAI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 24 marzo 2005 (80), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Scarpa ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 1° aprile 2005; i consiglieri regionali Barracciu, Licandro e Milia hanno chiesto congedo per la seduta del 1° aprile 2005. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazione

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione LA SPISA - DIANA - CAPPAI - VARGIU - AMADU - RANDAZZO - CUCCU Franco Ignazio - CONTU sulla incompatibilità del dottor Fiori nella funzione di direttore generale dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Nuoro". (106)

(Risposta scritta in data 29 marzo 2005.)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

LAI, Segretario f.f.:

"Mozione SANNA Matteo - DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO sul recupero e la riqualificazione della ex colonia marina DUX, ex Ospedale Marino al Poetto di Cagliari". (34)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'aula è vuota, chiederei dieci minuti di sospensione.

PRESIDENTE. I colleghi sono d'accordo?

SECCI (La Margherita-D.L.). No!

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Non siamo pochi.

PRESIDENTE. Se qualcuno vuole intervenire per manifestare la sua opposizione alla richiesta dell'onorevole Uras, gli do la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Io credo che iniziare i lavori sia un segno di rispetto per chi è arrivato regolarmente puntuale qui alle ore 10. Sì, c'eravamo dalle ore 8, onorevole Pili, eravamo da un'altra parte, ma qui in aula dalle ore 10. Tra l'altro, considerato che, per cercare di velocizzare o perlomeno di rendere meno lento il lavoro dell'Aula sulla finanziaria, eravamo qui fino alle ore 2 di stamattina, credo che sia opportuno iniziare regolarmente i lavori in segno di rispetto anche per chi è stato puntuale stamattina in aula.

PRESIDENTE. Allora ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 91/A. Proseguiamo con l'esame dell'articolo 8 e dei relativi emendamenti.

E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie. Anche questa piccola schermaglia di qualche minuto fa, indubbiamente aumenta i miei dubbi e mi fa riflettere seriamente. Ci siamo? Sì, in effetti ci siamo, siamo quindici, venti. Noi ci siamo sempre per discutere, discutiamo un argomento che oggi, nello scenario non solo nazionale, ma internazionale, è al centro del dibattito politico. A me pare che lo si stia banalizzando invece questo argomento. Se ne sta discutendo solo perché lo si deve fare, perché dobbiamo approvare l'articolo 8, magari entro stamattina alla 1 o alle 2, perché domani è sabato e dobbiamo rientrare a casa. Si sta discutendo, e non tutti intervengono, semplicemente perché diventa un dovere burocratico e questo - credetemi - a me, ma non solo a me, anche ai miei compagni, non fa molto piacere.

Si parla di ripresa della lotta sul salario; oggi i sindacati stanno organizzando manifestazioni e momenti di lotta per parlare di salario. Non se ne parlava da vent'anni! E qui, invece, affrontiamo questo argomento con estrema superficialità: battute, risate, disturbi, rumori che sembra dominino il silenzio di quest'aula. Dispiace perché, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda i miei compagni, il lavoro non è una bandierina da sventolare, come qualcuno del centrodestra sistematicamente, insistentemente, ma anche noiosamente, in ogni intervento ci accusa di fare strumentalmente. E vi prego, per favore, non nominate il compagno Uras, non nominatelo più. Il compagno Uras interviene e interverrà quando crede sia opportuno, probabilmente lo farà per ogni emendamento. Che cosa dobbiamo fare? Che cosa deve fare il compagno Uras?

Noi abbiamo posto al centro del dibattito politico di questi lavori un solo argomento, consapevoli che avremmo incontrato difficoltà. Consapevoli che però su questo avremmo trovato più unità, più consapevolezza, più convinzione. No, non c'è stato, dobbiamo prenderne atto.

Io qui debbo fare però (ho perso i miei appunti nella confusione di ieri, per cui sto parlando sicuramente in maniera estremamente disordinata, ma convinta) l'elogio, che non è assolutamente strumentale, all'unica persona con cui abbiamo dialogato, all'assessore Francesco Pigliaru. Perché con Pigliaru abbiamo avuto degli incontri, che non sono stati una trattativa privata, come nei corridoi di questo palazzo qualcuno dice. No, non sono una trattativa privata, sono stati un momento di discussione anche aspro, un momento di chiarificazione che non c'è stato, ma non per responsabilità dell'Assessore o per responsabilità nostra. Forse è mancato il tempo, forse non siamo stati capaci. Però, credeteci, noi su questo argomento siamo convinti e andremo avanti.

Vedete, io non sono riuscito a intervenire nell'articolo 1, non ce l'ho fatta perché nella confusione delle votazioni una dietro l'altra non ho fatto in tempo a chiedere la parola e sapete perché volevo chiedere la parola? Perché nell'articolo 1, anche lì si parla di lavoro, all'ultimo comma dell'articolo 1 si introduce l'utilizzazione di alcune forme della legge Biagi. E quando si parla di legge Biagi si parla di precarizzazione del lavoro, di precariato. Tutto ciò è al centro del dibattito politico nazionale, è un elemento che la Commissione lavoro del centrosinistra sta valutando e sta proponendo di abolire. E noi, attraverso un artificio, invece, vogliamo reinserirlo qui, con fondi regionali. Non ce l'abbiamo fatta, ma questa è anche colpa nostra, evidentemente non siamo molto bravi nel capire la tattica all'interno dell'Aula. Avremo molto da imparare, sicuramente dall'onorevole Cugini avremo molto da imparare, perché è molto bravo.

CUGINI (D.S.). Siete disponibili?

DAVOLI (R.C.). Sì, ma noi siamo degli scolari ribelli, in genere i ribelli poi sono quelli più intelligenti, Renato!

Per cui, tornando all'assessore Pigliaru, ripeto, è stato l'unico con cui noi abbiamo avuto la possibilità di discutere di questo argomento.

CUGINI (D.S.). L'assessore Pigliaru è un assessore di riferimento…

DAVOLI (R.C.). Renato, scusami, infatti appunto, le mie frasi hanno un significato ma sono anche interpretabili.

Allora, siccome questo articolo 8 tratta anche di altri argomenti, ad esempio della formazione professionale, non so perché l'onorevole La Spisa ha chiesto lo stralcio, ha chiesto la sospensione sulla formazione professionale. Vorrei sapere se dobbiamo discuterne, se ne abbiamo discusso, non lo so, vorrei capire, è solo un'informazione. Nonostante ciò, comunque, noi sul tema lavoro continueremo, ripeto, a fare le nostre proposte. Quello che mi sorprende e che mi meraviglia è come mai non ci si rende conto, non si capisce, non si percepisce che fuori da questo palazzo, fuori da quest'Aula c'è un atteggiamento non dico ostile, perché è troppo pesante, ma c'è un atteggiamento generale di difficoltà, c'è un atteggiamento per certi versi anche di manifesta incomprensione per questa scelta, perché non me lo spiego, non me lo spiegherei come i comuni, i sindaci, i sindacati, parti sociali siano intervenuti per chiedere, non la riconferma totale del finanziamento precedente, perché non chiedevamo questo, ma la riconferma di uno strumento per intervenire sul mondo del lavoro. Quello che a me pare è che questo articolo 8, questa finanziaria, scusate, rifiuti questo strumento, nel senso che rifiuta un modello di intervento diretto da parte dei comuni.

Io davvero vorrei capire. Qual è lo strumento? Il contratto d'area? Ma abbiamo visto che fine stanno facendo i contratti d'area, abbiamo visto che tipo di intervento c'è stato attraverso il contratto d'area. Le industrie? Gli incentivi alle imprese? Mi pare che è sotto gli occhi di tutti lo sfascio e la devastazione che si è determinata nella nostra Isola.

Bene, la legge 37 poteva esserlo, era uno strumento. Sappiamo benissimo che, nelle grandi città, ad esempio, questa legge è stata applicata malissimo, anzi il centrodestra ha cercato anche di deviarne le finalità. L'atteggiamento della destra sulla legge 37 è chiaramente strumentale, mi sembra molto strano che si faccia una battaglia così aspra, facendo riferimento sempre al Gruppo di Rifondazione Comunista. Rifondazione Comunista sa fare le sue battaglie politiche, le sa condurre come ha sempre fatto. Allora, quello che a me dispiace è che pare, mi pare o mi appare, che questo modello di intervento pubblico viene rifiutato. Questo modello di sviluppo locale, dove i comuni siano protagonisti del loro progetto di vita...

PRESIDENTE. Onorevole Davoli, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Non essendo presente in aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Non essendo presente in aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Ma non c'è l'alternanza?

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, il Regolamento dice che il Presidente dà la parola secondo l'ordine di presentazione delle domande, alternando, per quanto possibile, gli oratori favorevoli a quelli contrari. In base alle iscrizioni a parlare, stiamo alternando oratori favorevoli e contrari, secondo l'ordine di presentazione delle domande, come è sempre accaduto.

Prego, onorevole Floris.

CUGINI (D.S.). Come fa a sapere che Floris è favorevole?

MARROCU (D.S.). Davoli l'ha preso come minoranza?

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, la Presidenza deve dare la parola secondo l'ordine di presentazione delle domande alternando, per quanto è possibile, oratori favorevoli e contrari. Stiamo seguendo l'ordine di due oratori della maggioranza e di un oratore della minoranza.

Prego, onorevole Floris.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, sono pienamente d'accordo sui contenuti dell'articolo 8, anche se bisogna cancellare il comma 2 di questo articolo, riguardante le società di mutuo soccorso, perché, al di là della demagogia della minoranza che ci ha bombardato e assordato, fin dall'inizio della discussione su questa finanziaria, con un'orgia confusa di parole, per ricordarci a più riprese che stavamo tradendo il programma presentato alle elezioni regionali, risponde concretamente ad alcune sentite e impellenti esigenze presenti nel cuore e nella pelle della nostra società.

Voglio ricordare che, nel nostro programma di governo, abbiamo scritto a chiare lettere che il lavoro è un diritto, una componente essenziale che sta alla base di qualunque società che abbia la pretesa di essere equa, solidale ed efficiente; perché una società con un alto tasso di disoccupazione è non solo iniqua e ingiusta, ma anche disadorna di valori, perché negare una prospettiva di benessere alla parte più debole della popolazione significa ritornare a un pericoloso Medio Evo di sottosviluppo.

Quindi il problema del lavoro è parte centrale del nostro programma, per cui non intendiamo sottrarci o deludere le aspettative di chi ha riposto in noi fiducia e speranza per un reale cambiamento. La Regione sarda, lo ricordo in particolare a qualche distratto consigliere, ha accumulato un ritardo pauroso nel processo di governo del mercato del lavoro, che è stato rivoluzionato con l'emanazione del decreto legge 469, dove tutte le competenze in materia di servizi per l'impiego sono passate dallo Stato alle Regioni, che dovevano poi provvedere a decentrarle alle province. Questo ritardo nel recepimento della legge ha determinato nell'isola danni materiali ed immateriali.

La Sardegna risente anche dei ritardi, accumulati nell'ammodernamento del governo del mercato del lavoro, che hanno interessato tutte le Regioni italiane; essi hanno assunto un carattere patologico per l'inerzia della Giunta precedente che, in cinque anni, non è riuscita nemmeno a mettersi al passo con le Regioni a Statuto ordinario. Il ruolo della Regione oggi, di fronte ad una crisi come quella che sta vivendo la nostra isola, per la quale assistiamo ad un declino pauroso in quasi tutti i settori produttivi, diventa fondamentale perché manca inoltre da parte del Governo una vera politica di sviluppo verso il mezzogiorno. Su questo problema di fondamentale importanza per un paese come il nostro, assistiamo ad un disinteresse irresponsabile, ad un pauroso silenzio assordante, come ama ricordare l'onorevole Pili, del Governo Berlusconi. Per questo abbiamo messo in campo misure rivolte a favorire la crescita occupazionale, mirando all'elevazione del sistema complessivo per determinare la creazione di un numero maggiore di opportunità di lavoro. E' chiaro che in questa sfida era necessario recuperare i ritardi sul fronte dell'orientamento delle persone in cerca di lavoro per dar loro le conoscenze necessarie ad affrontare con successo le difficoltà esistenti.

In questo senso bisognava indirizzare investimenti e capitale umano a tutti i livelli per aumentare la capacità di generare nuovo lavoro e nuovo sviluppo, onorevole Uras. Era necessario, quindi, puntare con decisione alla crescita economica ed occupazionale, facendo leva su tutta la strumentazione che si aveva a disposizione a partire dal piano straordinario per il lavoro. Al di là di tutte le affermazioni, anche di carattere puramente ideologico, questo è uno strumento, un mezzo per raggiungere un determinato risultato e non il fine di una politica che va riempita di contenuti e risorse che siano in grado di dare certezze in primo luogo agli amministratori comunali, a cui è affidato il compito di gestire concretamente l'utilizzo produttivo di questi finanziamenti.

Sul lavoro e sul dramma che vivono sulla propria pelle tanti giovani e meno giovani della nostra isola, io non sono disponibile ad accettare sermoni da parte di chicchessia. Tra l'altro milito da più di trent'anni in un partito che storicamente dalla sua nascita ha posto, come pietra angolare della propria cultura, il lavoro come valore etico e sociale e per questo, la nostra azione, come Gruppo all'interno del Governo di questa Regione, è indirizzata a farlo crescere in Sardegna, seguendo come stella polare l'interesse generale dei cittadini sardi e non quello invece delle clientele e delle baronie. Questa impostazione è condivisa ampiamente e convintamente da tutta la maggioranza, non solo da una parte di essa. Questa finanziaria risponde, quindi, a questo preciso indirizzo. L'articolo 8 e, in modo particolare, l'emendamento numero 321 definiscono gli interventi relativi alla legge 36 e all'articolo 19 della legge 37 mettendo a disposizione ingenti risorse per le politiche attive sul costo del lavoro e per le politiche finalizzate all'occupazione e allo sviluppo.

Gli interventi che vengono previsti sono inseriti dentro nuovi principi e tipologie che si dispiegano in un'ampia gamma di attività. In questo modo pensiamo di favorire la creazione di nuovi posti di lavoro potenzialmente stabili, in grado di reggere nel tempo. Trovo a dir poco strabiliante che si continui a mettere in dubbio la disponibilità delle risorse comunitarie, discutendo in maniera inconcludente e insopportabile sul valore maggiore che avrebbero le risorse di competenza regionale rispetto a quelle comunitarie, come se queste ultime fossero moneta fuori corso e quindi inservibili. Se il problema riguarda le modalità di utilizzo che sono, in qualche modo, diverse da quelle regionali, anche qui si sta discutendo di questioni irrilevanti e senza costrutto, visto che nel resto d'Europa queste risorse seguono gli stessi criteri comuni di utilizzo accettati da tutti gli stati membri. Perché invece non si valorizza l'impegno finanziario che vede per le due annualità la disponibilità di importanti risorse sul finanziamento dell'articolo 19 che ammontano complessivamente a 340 milioni di euro, oltre ai 12 milioni di euro sulla "36"? Perché non dire che probabilmente nel passato non tutto ha funzionato a meraviglia, visto che abbiamo ancora intatte le risorse riferite al 2004?

Per tutto ciò ritengo che, su questa materia, sia necessario rafforzare il confronto con le organizzazioni sindacali e con gli enti locali, facendo diventare la concertazione il metodo di lavoro comune perché quel metodo è il più democratico e produttivo che io conosca. Non è certo inseguendo meteore propagandistiche che si costruisce una vera politica di sviluppo. In questa partita, la Giunta e questa maggioranza stanno portando avanti una sfida importante, che non può essere svilita e banalizzata con argomenti pretestuosi, precostituiti e inconcludenti; sarebbe un bene per la Sardegna se tutti noi ci attenessimo sempre ad una regola etica che deve portarci a non giocare sulla pelle di chi oggi nella nostra isola ha bisogno di lavoro e di certezze per il proprio futuro.

PRESIDENTE. . E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Non essendo presente in aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Non essendo presente in aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, non vi è dubbio che il piano straordinario per il lavoro sia tra i temi che hanno suscitato maggiore attenzione da parte dei sindacati, dell'ANCI e dei comuni e anche di parte di quest'Aula. Questo piano non è stato inventato da qualche genio della politica che voleva avere visibilità e restare nella storia di questa Regione, voglio cogliere questa occasione per ristabilire, mi auguro in maniera definitiva, la verità storica su questo piano straordinario per il lavoro, che non risale al nostro ingresso nella Giunta Palomba nel 1998. Di esso si occupò il nostro Partito già nel 1993-1994, a qualche anno dalla sua nascita in Sardegna, raccogliendo decine di migliaia di firme per un referendum su questo tema che poi l'ufficio elettorale regionale non accolse. Si promossero tante assemblee, marce, iniziative che coinvolsero tanti comitati locali di disoccupati. Il compagno Cogodi in quel periodo non militava nel nostro Partito, successivamente quando vi entrò e diventò Assessore del lavoro con molta passione, coraggio e determinazione, portò avanti questa battaglia assieme ad altri compagni che, per noi che difendiamo le classi più deboli, era ed è un punto politico centrale.

Per cui il padre del piano per il lavoro è certo il Partito della Rifondazione Comunista, la madre sono i comuni, i figli coloro che hanno avuto il lavoro sfuggendo alla tenaglia della disoccupazione o all'emigrazione. Il P.R.C. con serietà e un ragionamento politico corretto ha convinto tanta gente e la quasi totalità di questo Consiglio regionale ad approvarlo per ben due triennalità. Questo risultato ha prodotto posti di lavoro stabili in tutti i comuni della Sardegna e dato loro la possibilità di cofinanziare tanti progetti a valere sui fondi comunitari. Senza questi finanziamenti non si sarebbero neppure ottenuti quei fondi che hanno risolto tanti problemi nei comuni sardi, che non avevano certo la capacità di contrarre ulteriori mutui. Anche la percentuale già bassa di spendita dei fondi comunitari sarebbe stata ulteriormente inferiore, mentre sicuramente avremmo avuto tassi più alti di disoccupati iscritti negli uffici di collocamento. Inoltre, la scelta di far programmare i fondi della legge regionale 37, articolo 19, ai comuni è stato un formidabile momento di crescita culturale e politica, che ha contributo non poco a formare una nuova classe politica dal basso, perché la crisi dei partiti in questi anni lasciava poco spazio all'ottimismo. Certo, si sono pagati dei prezzi di inesperienza, ci sono stati ritardi, un uso improprio delle risorse, la brutta notizia qualche anno fa che questi fondi dovevano essere usati per opere pubbliche anche se per creare occupazione tendenzialmente stabile. Su tutta questa partita si è veramente fatto del disfattismo a buon mercato col solo scopo di denigrare la legge e gli obiettivi nobili che essa prevedeva.

Inoltre, per noi amministratori locali, la non possibilità di disporre dei de minimis è stato un duro colpo, perché abbiamo avuto società finanziate e altre no, ma anche le cosiddette opere pubbliche che abbiamo creato hanno prodotto posti di lavoro, perché le abbiamo mandate a bando per la loro gestione, dando quella vivibilità e animazione che in tanti piccoli comuni stava scomparendo. Se la Regione avesse esercitato il suo ruolo di monitoraggio e di controllo forse anche le distorsioni che ci sono state si sarebbero potute evitare.

C'è anche da sottolineare che i criteri di assegnazione dei fondi della "37" hanno privilegiato i piccoli comuni che nel 92 per cento della Sardegna non superano i tremila abitanti. Devo dire che questi criteri, sollecitati dall'ANCI e in particolare dalla Consulta dei piccoli comuni sardi fondata a Laconi nel 1996 con cento sindaci presenti, ci tengo a sottolinearlo, conteneva in sé la stessa filosofia dei fondi comunitari dell'Obiettivo 1, cioè dare più fondi alle aree in forte ritardo di sviluppo nell'isola e, nel nostro caso, nella quasi totalità delle zone interne.

Proviamo per un momento ad immaginare i nostri comuni sardi, decimati dallo spopolamento, con una insopportabile disoccupazione di massa, soprattutto tra i giovani, con i settori portanti della loro economia in crisi senza neppure questi finanziamenti e i relativi occupati; sarebbero ancora più invivibili, perché la qualità della vita sarebbe ancora più bassa, spingendo ad andarsene dai nostri paesi anche coloro che hanno un posto di lavoro. Dunque, non meravigli se i comuni, i sindacati e il Partito della Rifondazione Comunista e altri difendono ad oltranza questa legge. Essa, lo dico ai neoliberisti di destra, di centro e di sinistra, ha contribuito a suscitare anche una coscienza imprenditoriale che non è molto alta in Sardegna, questo grazie all'animazione fatta dai sindaci, i primi anni gridando nel deserto e in modo impopolare dicendo che i posti di lavoro dipendenti erano definitivamente pressoché scomparsi. Oggi, se nel mio paese c'è il barbiere, quello che ha creato un laboratorio per i liquori delle erbe officinali, quell'altro che lavora nei sottoli e nei sottaceti, nel miele e in altro, se sono state costruite 12 imprese individuali o società edilizie che operano anche per i piani di recupero dei centri storici, grazie alla lotta e ai risultati che abbiamo conseguito con la legge 29, sono stati dati incentivi per assumere per tre anni disoccupati in imprese locali. Questi disoccupati dal 1999 ad oggi si sono dimezzati, sapete quanto ci sono costati questi posti di lavoro, sia quelli individuali che delle società? 12 mila e 500 euro! In quale altro settore si creano posti di lavoro con cifre così irrisorie?

Queste sono, credo, le principali ragioni che ci vedono impegnati su questo tema così importante e strategico per la nostra isola. Io capisco le ragioni del risanamento finanziario, me ne faccio carico perché sono un consigliere regionale di maggioranza, lo avrei fatto anche se fossi stato in minoranza, ma sono convinto che la maggioranza della maggioranza invece non crede nella "37" e che si crei lavoro e sviluppo anche con questa legge. Non ci credeva, ad onor del vero, neanche il centrodestra che ha subito le pressioni che venivano dal Partito della Rifondazione Comunista, dai sindacati, dai sindaci e dall'ANCI. Chi non ricorda gli ottanta sindaci in fascia tricolore organizzati dall'ANCI, io ero nell'esecutivo regionale fino alla mia elezione a consigliere regionale, seduti nelle tribune del pubblico di quest'Aula il giorno che si approvò la seconda triennalità?

Onorevole Pili, oggi lei e il centrodestra, grazie al varco lasciato aperto dalla sinistra moderata che quando governa è soggetto alla legge del pendolo, può fare il paladino del piano straordinario per il lavoro, mi consenta di dirle con garbo, con rispetto, che la sua posizione è strumentale, la nostra invece è sentita, doverosa e nasce dalla natura e dal ruolo che un Partito come il nostro deve svolgere in un'istituzione così importante come questo consesso. Non è un caso che tutto il Gruppo del Partito della Rifondazione Comunista quando nel Dpef si parlò di questo tema reagì vivacemente, come si può verificare dagli interventi e dagli articoli di stampa. Poi alcuni di noi hanno cambiato idea, lasciandosi coinvolgere in ragionamenti che altri non condividiamo e in malintese discipline di maggioranza che hanno di stantio, di vecchie logiche da socialismo reale, dove regna l'intolleranza, l'insulto, il tentativo di processare gli eretici, di messa al bando dei ribelli, di linciaggio morale. In altri termini si tratta del solito atteggiamento stalinista di alcuni che tende a denigrare le persone per sminuire o annullare il messaggio che esse propugnano come ci hanno insegnato all'università. Sappiano costoro che noi comunisti siamo sopravvissuti ai fascisti e anche agli stalinisti e che sopravvivremo anche alle loro volgari provocazioni che non mancheranno anche dopo il mio intervento, lo faremo oggi e domani.

Infine, vorrei chiarire che, se si fosse affrontato il tema del piano del lavoro proponendo una riduzione della dotazione finanziaria, avremmo discusso volentieri dell'argomento, tenendo conto dell'esigenza del risanamento e dei fondi sulla "37" ancora non spesi, in particolare per l'annualità 2004; ma come si fa ad affrontare un tema così importante con soli 30 milioni di euro per il 2005, che a fatica si è riusciti ad estendere al triennio, o come credere con...

PRESIDENTE. Onorevole Pisu, il tempo a sua disposizione è terminato, non posso concedergliene altro, come è avvenuto anche ieri, perché facendo un'eccezione poi tutti i colleghi la chiedono e può sembrare di favorire uno piuttosto che un altro, mi dispiace, ci sarà occasione. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Non essendo in Aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Non essendo in Aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Non essendo in Aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi trovo in difficoltà in questo momento ad intervenire perché ancora un volta manca il Presidente della Giunta che ama presentarsi a tarda notte, schiaffeggiarci tutti e poi ritirarsi nuovamente chissà dove, probabilmente in qualche stanza di viale Trento. E mi dispiace veramente che non ci sia, perché avrei voluto rispondergli su alcune cose che lui ha detto, ma su qualcuna non farò a meno. Come un appunto, Assessore del lavoro, devo fare anche a lei: pur trattandosi di una materia talmente importante, lei, ieri sera, ha preferito abbandonare i lavori e non stare qui ad ascoltare le lamentele non più solo delle opposizioni, ma anche di parte della maggioranza, parte della maggioranza che è del suo Partito, Assessore, eppure lei comunque ha preferito abbandonare i lavori. Sicuramente le avranno riferito come sono andate le cose, però sarebbe stato più opportuno che lei fosse stato presente, ma va bene che voi siete della convinzione che uno vale per tutti e quindi bastava che restasse in Aula il Presidente della Giunta.

Io, signor Presidente assente, caro Assessore, invito anche lei a ritirare questa manovra perché è una farsa, perché i 110 milioni sono un imbroglio. Io, che ancora per poco sono sindaco di un piccolo comune, ho avuto la possibilità di chiedere alla Giunta e a questa maggioranza cosa arriverà al mio comune sulla "37", ancora non ho avuto risposta, riceverò una parte di quei 30 milioni di euro, che sono l'unica fonte certa per il rifinanziamento dell'articolo 19 della legge 37. I 110 milioni di euro sono un imbroglio per gli enti locali, perché il mio comune non potrà partecipare a nessun bando, perché la ristrettezza del proprio bilancio non gli consentirà di mettere le somme a disposizione per poter partecipare al bando. Quindi non ci sarà un'equa distribuzione di quelle somme fra tutti gli enti locali.

Leggendo l'emendamento numero 321 le chiedo, assessore Pigliaru, cosa significa: "Nella predisposizione della graduatoria di merito del citato bando, rispettando i criteri di priorità suindicati, devono avere ulteriore priorità dal punto di vista della tipologia societaria 'le imprese'"? Dovrebbe spiegarmi cosa significano le parole "le imprese". Tutto e niente. Allora, basta chiarire le cose, così ci possiamo esprimere meglio.

Come pure mi dovete spiegare i 30 milioni di euro che verranno spesi per il punto "c) Interventi a sostegno di iniziative locali di sviluppo e occupazione diretti:… alle attività di assistenza e accompagnamento alle imprese"; cioè adesso noi dobbiamo anche accompagnare le imprese, dove? Verso quale obiettivo? Per che cosa? Non entro in merito ai punti del comma 2 della lettera c) dell'emendamento numero 321 "Interventi per la promozione e l'adeguamento dei centri rurali minori diretti a…"; intanto vorrei capire cosa significa "centri rurali minori", non è chiarito che cosa si intende. Quei centri rurali che arrivano a 350 abitanti, a 1000 abitanti, a 1500 abitanti, oppure quelli che hanno bisogno più di altri di finanziamenti? Oppure quelli che non hanno avuto i finanziamenti negli anni e avrebbero bisogno oggi di essere riequiparati?

Ma quello che mi meraviglia di più è il primo punto nero di questo secondo comma della lettera c) dell'emendamento numero 321, rileggetevelo… "• Restauro conservativo di aree di particolare interesse"; chi stabilisce qual è il particolare interesse? Chi stabilisce qual è il restauro conservativo, dove bisogna intervenire, su che cosa, come, chi lo programma? Siccome sono soldi che verranno assegnati a seguito di bando, spiegatemi come il mio comune potrà accedere per conservare che cosa? Ma ce ne sarebbero tanti punti da contestare in questo emendamento! Devo dare alcune informazioni a seguito dell'intervento del collega Capogruppo di Rifondazione Comunista, che probabilmente non sa quello che è successo nella precedente legislatura. Intanto la Giunta di centrodestra non cancellava il piano del lavoro, aveva detto quello che oggi state dicendo voi: "Sospendiamo momentaneamente, non allochiamo somme per la "37" e facciamo un monitoraggio di quello che si è speso, come si è speso e quanta occupazione ha creato".

No, questo suggerimento di monitorare la spesa sulla "37" non era stato accettato, anzi si è votato per chiedere ulteriori mutui, oggi si fa il discorso che si faceva tre anni fa. Vede, io ho rispettato la legge numero 37 da amministratore locale difendendola, fin dal primo minuto, ma non solo per gli enti locali, anche per l'occupazione che ne poteva derivare. Le faccio l'esempio del mio comune che, con quei fondi, ha realizzato un mini-oleificio con annessa filiera di lavorazione dei prodotti agricoli; oggi ci lavorano cinque persone con un miliardo e 200 milioni della prima triennalità. Quindi, ha creato occupazione, però la somma è stata data ai comuni. Oggi non viene più data ai comuni o comunque non a tutti i comuni. Ecco perché non siamo d'accordo su questa impostazione, non siamo d'accordo anche perché la somma è di soli 30 milioni di euro, che una volta divisi non saranno niente per i nostri comuni. Che cosa potremo realizzare da affidare alle cooperative per essere gestito? Cosa potremo realizzare? O forse intendiamo continuare a fare non muretti a secco ma piazze e muretti all'interno dei centri abitati che non daranno occupazione stabile, ma solo qualche sospiro di sollievo ai disoccupati per tre o quattro mesi?

Presidente Soru, ieri lei qui è venuto e ha accusato tutti quanti di non saper spendere, il centrodestra non ha saputo spendere, e rivolto a Rifondazione Comunista ha detto che i soldi bisogna spenderli bene, ha detto anche che si è fatta clientela nella precedente legislatura, è stata fatta anche clientela. Però, le vorrei ricordare, presidente Soru, che il suo giornalista Vito Biolchini ha una convenzione con l'Assessorato della sanità da s60 mila euro all'anno; con quei 60 mila euro, presidente Soru, avrebbe potuto sistemare quattro giovani laureati in Scienze della comunicazione ed invece ha preso Vito Biolchini, e sapete da dove viene Vito Biolchini? E' figlio di un mio collega di ospedale, viene da Tiscali, e ad agosto senza bando con una convenzione diretta, sì, ho la convenzione qui e non è la sola, una convenzione da 60 mila euro all'anno, gli crea il posto di lavoro il presidente Soru!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, inizio a fare questa riflessione infrangendo tra l'altro il primo dei comandamenti che poc'anzi ci ha elencato l'onorevole Davoli. Lui ha detto: "Non nominate invano il nome del compagno Uras". Onorevole, mi permetto invece di nominarlo e non sarà invano, io debbo davvero ringraziare l'onorevole Uras per la coerenza che lui insieme ad altri colleghi stanno dimostrando, per la tenacia che li accompagna in questa importante iniziativa; tra l'altro ringrazio anche perché finalmente l'onorevole Pisu si riappropria della paternità del piano lavoro che l'onorevole Uras, invece, l'altra volta diceva che era figlio di tanti padri.

Ecco, è vero invece che il piano lavoro ha tanti padri, soprattutto i 377 sindaci, lei dice che erano 80 coloro che, con la fascia tricolore, sedevano in una cornice ben diversa un anno fa, ed accompagnavano le loro richieste in maniera devo dire importante perché la presenza fisica sensibilizza ed aiuta anche l'Aula in certi momenti. Oggi questa cornice non c'è, però, ricordo anche che tra i 40 voti che determinarono l'approvazione della seconda triennalità del piano lavoro vi erano quelli determinanti di alcuni sindaci del centrodestra, d'altro canto i numeri erano tali che non poteva che essere così, i quali quindi hanno dato un fortissimo contributo a determinare questo importante risultato, che era voluto dall'ANCI.

Oggi noi, attraverso l'articolo 8 della nostra finanziaria, andiamo a presentare una proposta riguardante le politiche attive del lavoro della nostra Regione nella prossima annualità, o meglio in questa annualità, in questo esercizio 2005, e come 8 commi che si accompagnano esattamente all'emendamento numero 321, cioè nove petali proprio di una margherita, di una margherita che non è bianca, petali di una margherita che conosciamo.

Onorevole Floris, non è vero che vi sono delle novità dentro l'articolo 8, in nessuno dei commi, né tanto meno nell'emendamento numero 321; tutte le cose che sono indicate, per fortuna sono cose già viste, sono cose che abbiamo già sperimentato, di innovativo non c'è niente. A partire naturalmente dai voucher formativi che noi sappiamo bene hanno funzionato, a partire dai prestiti di lavoro che sappiamo bene hanno funzionato, a partire naturalmente da quello che è il meccanismo dell'articolo 19, salutiamo anche positivamente la reintroduzione degli aiuti de minimis limitatamente a nuove attività imprenditoriali, piccole attività.

Ha fatto bene il collega Pisu ad elencare le dodici iniziative che sono sorte nel suo comune e che hanno dato posti di lavoro. Ha fatto benissimo! E ha fatto bene anche a dire che, con 12 mila e 500 euro, hanno creato posti di lavoro stabili. Esattamente dentro l'indicazione del nuovo bando della "36" lei dice, onorevole Floris, che le risorse sono più che sufficienti, addirittura ha usato un altro termine, io dico che sono totalmente insufficienti perché noi sappiamo come funziona la legge 36 e, nonostante naturalmente le indicazioni, che io ritengo positive, relative all'individuazione di obiettivi più specifici, io credo che quelle risorse siano del tutto insufficiente, 6 milioni di euro per l'annualità 2005 significa appena accompagnare una media di duecento assunzioni che sono davvero poche rispetto a quelli che possono essere gli obiettivi di questo piano.

Mediamente un'assunzione ai sensi della "36" ha bisogno di risorse, ma lo può dire meglio di me sicuramente l'Assessore, che è di 30 mila euro, perché sono quattro annualità che dobbiamo impegnare se non cinque a seconda degli sgravi previdenziali che noi andiamo a presentare.

Ecco, questo è uno dei momenti, dei pochissimi momenti in cui è assente l'assessore Valerio Sanna, mi immagino che sia in questi pressi, gli diamo atto che davvero è costantemente presente, io inviterei l'assessore Sanna a presentare il monitoraggio relativo agli obiettivi ottenuti dai 377 comuni in Sardegna. Lui possiede questi dati, in quanto noi comuni dobbiamo rendicontare ogni tre mesi i fondi relativi all'articolo 19 della "37"; ha tutti i dati in suo possesso, facciamo tanti di quei programmi, che ogni sei mesi tra l'altro debbono essere riverificati e rimandati all'Assessorato degli enti locali, perché non esibirli?

D'altro canto non ci soddisfa affatto l'affermazione che faceva ieri il Presidente riguardante l'annualità 2004 da spendere nell'annualità 2005, per inerzia tra l'altro di questa Giunta, perché il bilancio relativo all'approvazione dell'annualità 2004 è datato ormai da oltre dodici mesi e, quindi, bene avrebbe fatto la Giunta non ad attendere il mese attuale per la contrazione del mutuo relativo all'annualità 2004, ma a farlo subito, cioè il primo degli atti che la Giunta avrebbe dovuto fare era quello della contrazione del mutuo relativo naturalmente all'impegno sulle risorse dell'articolo 19 per l'annualità 2004, in modo tale da non creare questa discontinuità nelle politiche attive del lavoro affidate ai comuni della Sardegna.

Voglio citare anche il problema della risorsa, Assessore, io naturalmente sto citando l'intervento del Presidente e, quindi, non me ne voglia se lei sta facendo delle verifiche in questo senso, poi ci dirà se le cose stanno davvero in questi termini.

Per ultimo voglio citare il problema forse più importante, uno dei petali più importanti di questo articolo 8 del piano lavoro che è il problema della formazione professionale. Davvero mi stupisce il silenzio con il quale viene accompagnato il problema della formazione professionale, anche da parte dei tanti numerosi colleghi della maggioranza che so essere e conosco essere sensibili al problema. Noi non possiamo davvero pensare che a giugno finisca tutto. Noi non possiamo pensare che la macchina possa essere arrestata esattamente a metà giugno; bisogna mettere dentro le risorse sufficienti a garantire l'inizio della nuova attività formativa per l'annualità 2005-2006 che oggi si chiamerà "obbligo di istruzione" e che viene tra l'altro a coniugarsi con il decreto approvato quattro giorni fa dal Consiglio dei Ministri. Decreto attuativo che dà delle indicazioni ben precise.

Io credo che davvero tutti insieme possiamo avere la forza di confrontarci anche con il Governo, di richiedere maggiori risorse e di pretendere che vengano cambiati, in maniera ben più rispondenti alle esigenze della nostra Sardegna, i parametri di assegnazione dei fondi relativi all'obbligo di istruzione. Ne abbiamo tutti i diritti e possiamo fare una grande ed importante battaglia tutti insieme da questo punto di vista, perché se noi riuscissimo ad ottenere, Assessore, non i 6 milioni di euro che ci vengono riconosciuti oggi per l'obbligo formativo, ma quelli che ci verrebbero assegnati in funzione di parametri equi, noi dovremmo avere almeno i 23 milioni di euro che oggi ha la Regione Lombardia, che dovrebbero essere assegnati a noi, e con quei 23 milioni di euro noi riusciremo a dare corso all'obbligo formativo in maniera veramente rispondente alle esigenze di tutta la nostra Sardegna.

Su questo fronte non possiamo rimanere isolati; non può essere solo l'opposizione a riportare il lamento di un mondo intero, che è quello del mondo della formazione professionale, io credo che siamo tutti disponibili a riformare il mondo della formazione professionale e a prevedere anche dei percorsi di prepensionamento di chi oggi opera nel settore.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Mi sono iscritto alle due di notte, per ultimo!

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, lei non si è iscritto per ultimo. Lei si è iscritto prima di altri colleghi, le ho già detto che il criterio che stiamo seguendo è il criterio dettato dal Regolamento. Se vuole intervenire, le do la parola.

E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo, ma prendo atto che molti colleghi che si sono iscritti non sono presenti in Aula, tanto l'argomento era per loro interessante! Intorno a questo articolo 8, e all'argomento lavoro, c'è un evidente tentativo di strumentalizzazione; i colleghi del centrodestra e il collega Pili, che negli anni di governo e nelle dichiarazioni programmatiche, nel Dpef e nella relazione ai bilanci da loro presentati, si erano fatti i paladini della discontinuità, del rinnovamento, del risanamento, poi di fatto non hanno realizzato nessuno dei punti previsti, non potendo di fatto contestare la correttezza della decisione assunta da questa maggioranza e da questa Giunta di avviare sul serio una politica di risanamento e, quindi, una politica responsabile e seria negli interessi dei sardi, rispetto ad un trend di indebitamento non più accettabile da parte della nostra economia.

Ieri, essi hanno tentato una operazione di questo tipo verso di noi che, a livello di cinque anni di iniziative politiche, nel passato, abbiamo detto di voler fare ciò che poi non abbiamo fatto, scaricando le responsabilità sul fatto che la maggioranza che governava non era maggioranza, oggi tentano di cavalcare quello che può essere un malessere o le difficoltà di un'azione seria e responsabile di risanamento che porta avanti questa finanziaria, non preoccupandosi delle contraddizioni. Ho chiesto di avere il resoconto del dibattito sul bilancio 2003 e del dibattito che interessò quest'Aula sul piano del lavoro e sull'articolo 19. Visto che mi ero iscritto tra gli ultimi e che si sono iscritti anche altri del mio Gruppo, pensavo di poter parlare successivamente, e di poter leggere le dichiarazioni dei colleghi del centrodestra sul piano del lavoro e sull'articolo 19 della legge 37, in quel lungo dibattito che caratterizzò il bilancio 2003, per far capire qual era l'idea dell'articolo 19 della legge 37 da parte del centrodestra.

Oggi hanno fatto un'operazione di quel tipo dicendo: "Noi stiamo rischiando il fatto che la Giunta e la maggioranza si presenti con una politica di discontinuità vera, di risanamento, di serietà, di responsabilità, di riforma e che magari la bandiera del lavoro, del piano del lavoro e dell'articolo 19 e, quindi, anche il malessere possa essere magari in mano ad un altro pezzo della maggioranza, ai tre compagni di Rifondazione, i quali su quest'argomento da mesi discutono e si confrontano con la stessa maggioranza". Il collega Pili ha pensato (dimenticando completamente e rimuovendo ciò che dicevano lui stesso e la sua maggioranza sull'articolo 19 e sulla legge 37 in questi anni) di prendere in mano questa bandiera per non lasciarla ai tre colleghi di Rifondazione che, su questo argomento, chiedono un maggior confronto all'interno della maggioranza e la possibilità di arrivare ad una sintesi diversa rispetto a quella alla quale siamo sino ad oggi arrivati.

Un'operazione che non porta a grandi risultati perché le contraddizioni alla fine si evidenziano e la gente sa che cosa voi pensate realmente del piano del lavoro e delle politiche del lavoro, della legge 37, sa quanto è costato in questi anni difendere le battaglie per il lavoro, sa quanti sindaci e quante iniziative di lotta ci sono state per difendere l'articolo 19 e la legge 37, sa qual è stata anche la nostra volontà di procedere a modifiche e così via. Quindi, questa è un'operazione strumentale che cerca di nascondere gli obiettivi veri da parte del centrodestra rispetto ad un argomento per il quale sicuramente noi non certo siamo disponibili ad accettare lezioni da parte dei colleghi del centrodestra e tanto meno da parte di chi ha tentato in più occasioni di rimuovere totalmente il tema del lavoro, dell'occupazione e delle politiche attive del lavoro dalla politica regionale.

Noi invece affrontiamo questo problema all'interno del quadro che abbiamo fissato nel Dpef e nel bilancio. Anche la discussione sull'articolo 8 non può essere stralciata dall'intera manovra finanziaria e dalla politica che questa Giunta e questa maggioranza hanno avviato in questa fase. E' l'unico elemento che mi differenzia dai colleghi di Rifondazione; non si può prescindere dalla cornice che tutti insieme ci siamo dati col Dpef e che ha dato origine a quella manovra finanziaria, e pensare che una parte può prescindere da quel discorso generale, neanche quella che riguarda l'articolo 19. Quel vincolo che ci siamo dati di non accentuare il disavanzo, di rimanere all'interno del 10 per cento, di evitare che le spese superassero le entrate oltre il 10 per cento, ha determinato una scelta che vale anche per il piano del lavoro, si utilizzano le risorse regionali per quelle che sono le possibilità di utilizzare le risorse regionali e che sappiamo essere limitate, si risponde a quell'obiettivo e a quelle esigenze attraverso una modifica del complemento di programma e si utilizzano, in quella funzione e per quell'obiettivo, le risorse comunitarie. Cioè, quello che stiamo dicendo dall'inizio di questa manovra che ormai è tre mesi in Consiglio regionale, che ha superato abbondantemente i 37 giorni per cui sarebbe dovuta già essere approvata, è che non si può pensare per nulla più di ricorrere all'indebitamento e al disavanzo e lasciare le risorse comunitarie non spese, perché sino ad oggi si è speso solo con progetti sponda.

Abbiamo detto che è possibile mantenere una politica vera per lo sviluppo e per il lavoro attraverso la spesa dei fondi comunitari ed utilizzare le risorse regionali per quello che può essere possibile utilizzare, per quella disponibilità che è dentro questo bilancio, dove le spese correnti sono superiori alle entrate. Non si tratta di dare un giudizio liquidatore dell'articolo 19, non potrei perchè, tra l'altro la mia esperienza nel mio territorio è tutta positiva dell'utilizzo dell'articolo 19, in quanto c'è in quel territorio una consolidata classe dirigente locale che ha saputo utilizzare tutte le opportunità, perché è nostra la legge 37. Così come è nostro l'articolo 19, è stato approvato nella legislatura durante la quale governavamo noi e noi eravamo la maggioranza, sì, l'abbiamo difeso nei vostri cinque anni di governo dal vostro attacco che voleva cancellarlo, quindi non si tratta di dare un giudizio negativo sull'articolo 19, seppur anche nel suo utilizzo vi siano cose che noi non condividiamo. Ci sono comuni da voi governati dove si sono utilizzati per manifestazioni turistiche, per spettacoli e per sponsorizzazioni, ogni volta attaccate questo versante, utilizzando le risorse dell'articolo 19.

Bisognerebbe andare a vedere come avete utilizzato voi l'articolo 19. Per quanto riguarda il mio territorio, do un giudizio positivo poiché so che si sono realmente create condizioni di lavoro e di sviluppo utilizzando razionalmente e correttamente l'articolo 19. Si tratta pertanto semplicemente dell'inserimento di questo aspetto all'interno del quadro generale, le risorse regionali sono quelle, abbiamo il dovere di utilizzare anche le risorse comunitarie. Ho visto un emendamento dei colleghi di Rifondazione presentato all'articolo 33, io sono convinto che se è necessario si può discutere, ancora ridiscutere, ma tenendo presente sempre il quadro generale all'interno del quale trovare una sintesi che sia soddisfacente anche per le rivendicazioni e per le battaglie che loro hanno fatto, nel rispetto comunque di un vincolo di maggioranza che abbiamo stretto col Dpef, e che ci siamo dati sull'intera manovra finanziaria; ci impegna tutti, perché il giudizio è sempre su tutto, non sullo spicchio che appartiene ad ogni singola forza sociale e politica. Quindi, io sono convinto che è ancora possibile recuperare una sintesi unitaria, se è necessario discutere, sempre all'interno di quell'obiettivo generale che tutti insieme ci siamo dati...

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). E' inutile non prendere atto che questo articolo 8, che riguarda complessivamente lo stato di previsione dell'Assessorato del lavoro, è in realtà incentrato sulla questione del piano straordinario del lavoro, anche se ci sono altri problemi che urgono e che non possono non essere presi in considerazione da quest'Aula anche in questo momento. Quindi, nel tempo brevissimo che è dato per un intervento sull'articolo e sugli emendamenti complessivamente, io vorrei soltanto mettere a fuoco due questioni. La prima riguarda il piano straordinario del lavoro. La seconda questione invece riguarda la necessità o l'opportunità comunque, da parte del Consiglio, oggi, di prestare attenzione al problema della formazione professionale, quanto meno per fare chiarezza sulle esigenze che vengono manifestate dai protagonisti ed in particolare dagli operatori che, tramite il sindacato, hanno segnalato a tutto il sistema politico regionale qualche problema, una concreta perplessità e un allarme sulla posizione del mondo del lavoro in modo tale che il Consiglio sia messo di fronte a notizie certe, a dati certi, che l'Assessore ci dirà, credo, per poter quindi conseguentemente assumere delle decisioni.

Noi abbiamo chiesto la sospensione del settimo ed ottavo comma, oppure una presa di posizione da parte dell'Aula che permetta di intervenire prima o anche in sede di votazione addirittura dell'articolo, quindi in deroga alle norme regolamentari, per poter, se le notizie corrispondono a quelle fornite in maniera allarmante dal sindacato, prendere immediatamente un provvedimento che faccia fronte a questa denunciata emergenza. La questione della formazione professionale è, come sappiamo, a metà tra politica del lavoro e politica dell'istruzione ma, nella prospettiva di riforma della pubblica istruzione, questo panorama dovrà essere unificato nel sistema integrato di istruzione e di formazione; questa è la prospettiva verso cui tutti credo stiamo andando coscientemente,però non bisogna lasciare degli strascichi che mettano in difficoltà posizioni di lavoro già realizzate. Su questa materia, la finanziaria indica alcune prospettive, il comma 8 in qualche modo individua un percorso che dovrà essere affrontato con successivo disegno di legge per cui vedremo come proseguire.

Il nocciolo della questione è la politica del lavoro. In maniera la più possibile sintetica, io vorrei dire innanzitutto che la questione che è stata affrontata, poi particolarmente con l'emendamento numero 321 della Giunta, non consiste semplicemente nel salvare o non salvare l'articolo 19 della legge 37, anche se alcuni insistono continuamente su questo dicendo che era un patrimonio della sinistra, come ha detto poco fa il Capogruppo dei D.S., Marrocu, lo hanno voluto, in alcuni casi attuato, lo hanno difeso cinque anni dagli attacchi del centrodestra, adesso però nel momento in cui il potere è passato nelle loro mani si sentono unici titolari autorizzati a poter parlare e a decidere in materia di politica del lavoro, a metterci mano legittimamente.

Io credo che anche su questo punto occorra il massimo della lealtà e della franchezza, è evidente che la politica del lavoro, così come si è stratificata non soltanto con la legge 37, il piano del lavoro, non si limita all'articolo 19 della "37" o alla norma della "36", anche altri interventi, a partire dal 1988 se non ricordo male, sono stati chiamati piano del lavoro. La legge numero 11 era una legge finanziaria, negli articoli 92 e 94 prevedeva esattamente una formulazione molto simile, "piano del lavoro", allora era casualmente Assessore credo ancora lo stesso Luigi Cogodi, se non ricordo male, in una Giunta che certamente non vedeva nessuna delle persone presenti oggi qui, e che diede alcune indicazioni ed alcuni strumenti operativi e finanziari che sono stati utilizzati fino ad oggi come i cantieri comunali, vennero inaugurati allora i progetti speciali per l'occupazione, alcuni dei quali tuttora rimangono, tuttora sono in vigore e credo che ancora alcuni vengano rifinanziati anche attraverso questa manovra finanziaria, sono dei residui, degli strascichi. Intanto è evidente che il problema della politica del lavoro è un problema che si trova sul tavolo del Governo e dell'Assemblea legislativa sarda da decenni: nel 1988 con quella legge finanziaria; credo ancora 1988 con la legge 33, sempre assessore del lavoro Cogodi, lo vorrei ricordare, in cui si istituì l'Agenzia del lavoro e in cui vennero anche attivati altri meccanismi, ma ancora prima, nel 1984, la legge 28 era uno strumento di politica attiva del lavoro.

Quindi, noi abbiamo norme, leggi, stanziamenti e risorse finanziarie che si sono utilizzate in questi anni, che hanno anche avuto un grande ruolo e io credo abbiano raggiunto molti importanti risultati, sia nella prospettiva di promuovere nuove iniziative imprenditoriali, sia anche nel praticare quell'insostituibile funzione di sostegno al lavoro che fa parte ormai di tutte le buone pratiche di governo, non solo dei governi di impianto socialista o del completamento dell'altra sponda, ma anche di tutti i paesi moderni, occidentali e democratici che, nel governare le politiche di sviluppo, nell'incidere sul sistema dell'economia e dell'impresa, ed essendo coscienti che il lavoro stabile nasce da forme stabili di produzione di beni e servizi, sia privati sia pubblici, e quindi in particolare sostenere il lavoro e promuovere il lavoro coincide con la promozione dello sviluppo. Questo almeno in linea ordinaria e soprattutto per la parte fondamentale delle politiche di sviluppo di un paese, però c'è una quota di popolazione che rimane fuori dal sistema produttivo, sia pubblico che privato. Questa popolazione, o perché troppo giovane o perché troppo vecchia o perché uscita dal sistema di lavoro magari proprio in quell'arco tra la giovinezza e la vecchiaia, ha più difficoltà ad essere inserita in un contesto del sistema economico e del mercato del lavoro che sta cambiando.

Ho letto ieri, se non sbaglio, l'intervista a Romano Prodi che, parlando di Biagi, pronuncia più o meno questa la frase: "Lui pensava alla mobilità e non al precariato". Non credo che Biagi sia patrimonio di una parte politica; egli, come studioso e come esperto, ha contribuito a diverse esperienze di governo per realizzare una riforma delle leggi riguardanti il mercato del lavoro che portasse più flessibilità, ed è vero che la flessibilità è fondamentale per il lavoro. Dobbiamo anche riconoscere però, a prescindere credo dalla parte politica di ciascuno di noi, che la flessibilità nel mercato del lavoro, nel sistema giuridico, nell'ordinamento giuridico e quindi nel rapporto di lavoro, ha diversa efficacia al nord e al sud, ha diversa efficacia in sistemi economici evoluti e dinamici e in sistemi bloccati come il nostro; allora occorre intervenire.

Anche su questo tema, in questo momento, non avete colto l'occasione dell'avvio di legislatura per dichiarare di porre una prospettiva per la politica del lavoro, di predisporre un disegno di legge organico per mettere ordine alla stratificazione degli interventi normativi e finanziari, per accantonare risorse e vedere come spenderle; non c'è traccia di questo. Questa non è politica di sinistra, non è politica sociale, colleghi! E' una politica attenta soltanto al risanamento finanziario e non detta una prospettiva; state mettendo la parola "fine" alla politica del lavoro, non al piano straordinario del lavoro; questo è ancor più grave. E' per questo che noi raccogliamo la stessa sfida che vi lanciano i vostri compagni della sinistra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli Assessori, colleghi e colleghe, l'articolo 8, affronta, nella sua varietà di problemi, due temi fondamentali, uno è sulle politiche del lavoro e l'altro riguarda gli aspetti legati alla formazione professionale. Mi soffermerò brevemente su di essi per cercare di portare qualche elemento di ragionamento ad un impegno che può darsi non venga giudicato sufficiente da più parti, e per dimostrare che stiamo facendo uno sforzo per dare risposte positive, più positive che nel passato, rispetto a problemi che angosciano la nostra società.

Per quanto riguarda il piano straordinario per il lavoro, orgogliosamente, onorevole Pili, e con convinzione profonda e serena, io le dico che le cose che sto sostenendo certo le sostengo anche per un dovere di appartenenza a una maggioranza nella quale mi ritrovo completamente, ma le sostengo anche perché ne sono estremamente convinto. L'emendamento numero 321, concordato dopo un lungo lavoro di approfondimento all'interno della maggioranza, solo successivamente e con sorpresa viene ripudiato da una parte di quest'ultima, per ragioni che, a me almeno, non sono ancora del tutto comprensibili, di sicuro non esisteva più la possibilità concreta e reale di poter continuare a utilizzare le risorse attraverso i sistemi che hanno finanziato l'articolo 19 della "37" negli anni passati.

Io che non mi sento padre di nulla, ma non sono neppure figlio di N.N., mi ricordo perfettamente quando, Presidente della Commissione bilancio nel 1997, abbiamo discusso il piano straordinario del lavoro; lo slogan era "1000 miliardi per recuperare il ritardo di sviluppo", "1000 miliardi, piano straordinario per il lavoro". Nessuno pensava, in quella fase, neppure i padri nobili che oggi non sono più qui, di realizzare un sistema strutturale di finanziamento straordinario per i comuni. Chi ha pensato quello allora si sbagliava, chi lo pensa oggi si sbaglia ulteriormente.

Il problema è quello di incidere in maniera seria e responsabile su quello che riguarda la sofferenza, cioè le fasce deboli, le fasce emarginate, quelle fasce di lavoratori che non riescono a inserirsi nel sistema produttivo. Mi sembra che, attraverso l'emendamento numero 321, l'attenzione portata a questo sistema sia l'attenzione massima possibile in questo momento. Può darsi che questo non sia del tutto sufficiente, ma sicuramente è la strada giusta, sicuramente è il modo per valutare la capacità di incidere delle politiche regionali sul sistema delle politiche attive del lavoro e caso mai correggerle anche, perché non sta pensando nessuno che qui ci sia il verbo e dalle altre parti ci siano soltanto chissà quali personaggi che vogliono creare disordine. Quindi io dico che l'emendamento numero 321 è il massimo della possibilità concreta che questa maggioranza ha di rispondere a un problema serio e al quale noi stiamo dando una risposta secondo me efficace e attiva.

Sul discorso della formazione professionale, il comma 8 dice una cosa essenziale per chi conosce e ha studiato la materia e non per chi ne parla solo perché ha bisogno di riempire il tempo per minuti e per ore qualche volta. Allora chi ha studiato la materia conosce la "42" e dice che la "42" ha un organico a esaurimento che comprende oggi circa ottocento lavoratori della formazione professionale che hanno garantita la retribuzione. Il comma 8 dice esattamente che la Regione si impegna a garantire questo sistema fino al 31 dicembre 2007 e che nel frattempo, però, la Regione, "entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge", predispone una norma in cui si preveda come utilizzare questo personale ricollocandolo all'interno della formazione, oppure incentivandolo all'esodo. Questo per risolvere un problema che è più un problema della formazione professionale che della Regione oggi, perché per la Regione forse è un problema finanziario, ma il problema vero, organizzativo, di vincolo alla costruzione del nuovo all'interno della formazione professionale è costituito dal sistema vigente. Allora se la legge e il comma 8 dicono che questo è salvaguardato, il comma 7 dice con quali risorse si fa. E siccome chi conosce la "42" sa che prioritariamente gli enti devono utilizzare il personale della "42" attraverso l'attività formativa ordinaria, sa anche che, probabilmente, in presenza di attività formativa (adesso siamo anche in un periodo congiunturale di grande crisi, nessuno nega che ci sia ritardo sull'attività formativa attraverso i bandi POR, e forse è un ritardo anche colpevole da parte di questa maggioranza, però è un ritardo che va colmato, e sul quale ci si sta lavorando, è un impegno che noi assumiamo di accelerare il processo di avvio dei bandi sui fondi POR) per garantire quell'attività è necessario alleggerire il peso della "42" sulle finanze regionali dirette.

Se però serve un segnale che questo 50 per cento non sia il capestro, che non ci sia quello spauracchio, come è uscito ieri sera in un documento, che io non ho mai sentito da nessuna parte, credetemi di questa materia mi occupo con attenzione e impegno, non so con quali risultati ma me ne occupo, io non ho mai sentito parlare di 750 licenziamenti e non vedo all'orizzonte licenziamenti di nessuno, però se serve garantire che questo 50 per cento non sia la spada che cade sulla testa di chicchessia, io penso che sia possibile (l'ho già chiesto all'assessore Salerno e all'assessore Pigliaru, ne abbiamo parlato in maggioranza e noi siamo disponibili) modificare l'importo per una cifra significativa e che sia utile a dimostrare che su questo problema, come su altri, c'è la nostra attenzione. Certo c'è un'attenzione diversa dal passato, quella di verificare, di controllare, di analizzare, di rendere sistematici i controlli e di non lasciare via libera allo sperpero. Mi diceva un esperto di questa materia che ci sono enti che, sulla "42", siccome non hanno utilizzato le risorse degli anni passati oggi devono renderle alla Regione e noi siamo nella condizione di far tornare questi soldi non nel capitolo proprio della formazione, ma nel calderone delle entrate diverse. Quindi un sistema che mette risorse che poi perde, è una cosa strana e difficile da capire.

Allora, se serve questo, io penso che, nella fase della votazione, quando arriveremo al comma 7, si potrà dire che è una modifica significativa per far capire a tutti che non c'è la ricerca della demolizione di un sistema, ma c'è la ricerca di un miglioramento, di una modifica di un sistema che non può continuare com'era, ma che comunque va salvaguardato perché - questa è l'ultima considerazione che faccio - se lo mettano in testa tutti quelli che oggi sono i difensori di tante cose nelle quali non credono, perché lo hanno detto in millecinquecento circostanze che non ci credono, io alla formazione professionale ci credo e assieme a me ci credono molti, o ci credono tanti in questa maggioranza e in questa Giunta, e credo che la formazione professionale possa svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo e nella crescita della nostra Sardegna con il sistema di conoscenze a cui facciamo riferimento molto spesso parlando di scuole e di università.

Io penso che le tre gambe della conoscenza siano la scuola, l'università e la formazione professionale. Certo una formazione professionale che serva a dare competenze alle persone, che serva a dare alle imprese la possibilità e la potenzialità di utilizzare personale qualificato, una formazione professionale che dia un apporto serio misurabile, rispetto a un sistema che vuole crescere, svilupparsi e portarci avanti.

Io spero che questa nostra disponibilità sia una volta tanto, cari amici e cari colleghi, apprezzata, perché veramente ci aiutiamo a fare meglio il nostro mestiere, il nostro lavoro, se riusciamo a far capire a tutti che lo sforzo non è quello di contrapporsi in maniera bieca, non è quello di dimostrare alla gente che c'è chi difende e chi accusa, ma che c'è una classe dirigente in quest'Aula tutta impegnata ad affrontare in modo serio i problemi e in modo serio a risolverli ognuno per la sua competenza. E la competenza non è solo della maggioranza nel dire alla gente come sono le cose, ma la competenza e il dovere stanno anche nelle minoranze e nelle opposizioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, la ringrazio anche per avermi dato la possibilità di parlare al posto di qualche collega. Mi dispiace che non ci sia il Presidente, mi dispiace anche se ieri sera abbiamo sollevato i toni, forse avremmo potuto adoperare un termine più… anziché bugiardo vorrei dire impreciso, perché obiettivamente si voleva dire una cosa diversa.

Voglio dire a Eliseo, ma anche a tutti i consiglieri, che all'interno di questo Consiglio ci sono colleghi che dicono che il piano straordinario del lavoro è eccezionale, come ha fatto Pisu, mentre altri invece dicono che non è servito. Lo stesso Presidente ha detto che non bisogna creare posti precari; invece stamattina i colleghi di Rifondazione hanno detto che ha creato posti stabili. Quindi ci sono sempre due posizioni che non si possono coniugare.

Dico anche di più, ieri sera è avvenuto un fatto molto particolare, che noi correttamente non abbiamo messo in evidenza, perché quando c'è uno strappo, quando una parte politica sconfessa il proprio Assessore è un fatto gravissimo, un fatto politico a cui certamente voi avreste dato un'enfasi incredibile. Noi non abbiamo proferito parola al riguardo mentre voi avreste battuto cassa non per un solo giorno. Eliseo, non lo diciamo noi, la stampa è più vicina a voi, se no non avreste messo giornalisti di apparato nel Parco geominerario, che di minerario non capiscono niente; voi parlate in termini tali per cui tu stesso rinneghi il passato! Voi facevate in passato il gioco delle tre carte, lanciavate Cogodi, alla fine però era il prezzo che bisognava pagare, che diceva: "No, noi non siamo d'accordo". Questo è quello che si verificava in questo Consiglio e noi abbiamo sistematicamente inserito le risorse finanziare necessarie per avviare un processo. Vi siete dimenticati che c'è stata una spaccatura netta all'interno di A.N. sul piano regionale del lavoro? Non è che ve lo possiate dimenticare! Si è formato un gruppo di tre consiglieri su questo. Questo è un fatto che ormai tutti quanti cercano di dimenticare. C'è stata una spaccatura, molti erano contrari, altri abbiamo acceduto a una richiesta, eccetera.

Così come l'anno scorso, assessore Salerno, sempre su richiesta del suo partito, in un incontro a cinque, mi riferisco alla finanziaria 2004, abbiamo inserito per poterla avviare, non ricordo se fosse la "8", gli incentivi che lei non sta applicando, quindi ci sono molti che lavorano male, è tortuosa o forse non è applicabile la strada per stabilizzare gli LSU dando incentivi sia al pubblico, cioè ai Comuni, che al privato. A che punto siamo? Quindi disattenzione, celerità, capacità, eccetera, lasciano molto a desiderare nel settore.

Il problema del lavoro è fondamentale. Ieri notte rientrando a casa, ho letto la Gazzetta del Sulcis, che scrive in prima pagina: "Lavoro prima di tutto in un'area depressa come questa". Poi in un altro articoletto scrive a proposito di qualche battuta fatta da un collega che si chiedeva come è possibile che Iglesias sia così sfigata (è un termine che si adopera) visto che nel suo territorio falliscono tutte le aziende E le cita: "Fallisce la Binex, fallisce la Carnet", cioè fallisce questo, fallisce l'altro, ne cita sette o otto. Peraltro qualcuno ha preso anche i soldi recentemente per avviare la formazione e, pensate, non c'è il terreno, non c'è niente, quali sono i vostri controlli? Non ha il terreno e gli date i soldi per fare la formazione per cinquanta persone? Se non è clientelismo questo!

C'è una società che doveva fare patatine fritte, che sta gabbando da un anno, non ha i soldi per comprare il terreno, si inventa di fare dentro qualcosa, prende i soldi per cinquanta persone e fa fare loro un corso. Il giornalista dice che ha preso soldi pubblici e che il contratto d'area è andato male, andrò fino in fondo, mica c'eravamo noi, c'eravate voi, e le scelte in quel territorio e in altri le avete fatte voi del centrosinistra!

Quello che voglio praticamente evidenziare è che non potete avere la presunzione che voi siete perfetti, perché l'Assessore mi ha dato ragione quattro volte e adesso mi dà ragione per la quinta volta, quindi qualche errore è stato fatto. Io vi ho detto che la cifra, chiunque poteva attivarla, era di 683 milioni, la quota di competenza nostra del 29 per cento; lei ha messo 678, le ho chiesto tre o quattro volte, visto che non abbiamo il dato ufficiale, chi sta mettendo i 5 milioni di euro di differenza. Non potevate toccare quei 93 miliardi, li avete portati a 90, forse li riducete. Voglio dire, errori se ne possono commettere, così come avete messo 50 miliardi di vecchie lire in più e avete riconosciuto che avete sbagliato. Avete messo, per esempio, una cifra fittizia nel "321", sapete perfettamente che è fatto sul 12028, lo si è sempre fatto per amore della verità, è fittizia perché da lì i soldi non si possono prendere, perché sono i soldi statali e regionali legati alle risorse sulla sanità, forse vi è sfuggito, però l'abbiamo sempre fatto, è fittizio, provvederete a sanarla in fase di assestamento.

Quello che soprattutto voi cercate in tutti i modi di accusare è sbagliato. Anche ieri sera il Presidente ha fatto riferimento a un ente che è stato penalizzato e che alla fine non ha assunto nessuno, addirittura abbiamo fatto fuori il presidente perché era addormentato. Il nostro Partito ha avuto due presidenti: uno per l'Incremento Ippico (che forse sta procedendo alle assunzioni adesso che ha fatto il salto della quaglia dopo che l'abbiamo cacciato via) e l'altro per l'Istituto Zooprofilattico (che ha fatto la fortuna anche di qualche consigliere che siede in questi banchi, ma non mi risulta che sia stata fatta mai un'assunzione in questi cinque anni). Potrei citare molti altri chiari esempi di quello che si chiama trasversalismo, di quella che si chiama correttezza politica, praticamente non ci porta niente, ma noi abbiamo il senso della responsabilità nelle scelte, guardiamo la capacità e molte volte non guardiamo l'appartenenza politica, cosa che è un mestiere difficile per taluni.

Ho fatto un esempio eclatante l'altra volta, lo rifaccio oggi: nella sanità si sono assunti medici e infermieri, che abbiamo fatto rientrare dal Continente, sono quelli che - formatisi durante la vigenza dell'Assessorato mio e di Paolo Fadda - lavoravano in tutta Italia nonostante un'emergenza infermieristica da noi esistente; gli altri hanno assunto figure che non servivano: cinquanta amministrativi a Carbonia, figli di uomini d'arte, tutti di un apparato politico, figli di deputato, fidanzati di figli di deputato, assessori comunali, figli di autorevoli esponenti, tutti quanti hanno un nome e cognome. Li cito sempre agli amici dei D.S., uno per uno, perché ho una buona memoria, voglio ovviare ora per questioni di correttezza politica.

Anche ieri sera avete sbagliato taglio, noi volevamo rivendicare con forza determinate cose, ma voi stamattina avete fatto ostruzionismo, se avessimo voluto farlo tutti quanti non ci saremmo iscritti, avremmo votato perché eravate due gatti e mezzo, eravate in quindici, sapete benissimo che non abbiamo esercitato quella possibilità. L'abbiamo fatto di volta in volta noi e voi. Noi presenteremo un emendamento, avevamo soltanto l'esigenza di dimostrare che sostenevano delle tesi che voi stessi avete sostenuto in passato, ci interessa questo, abbiamo difeso gli LSU, io sono stato chiamato a difendere gli LSU dai sindacati, contro il mio amico Pili, che era riluttante, quei 480 lavoratori del Parco geominerario, per i quali stiamo sperperando denaro pubblico per responsabilità precise. Cioè abbiamo sperperato soldi della Regione perché non sono stati fatti i progetti avendo le risorse finanziarie ministeriali; praticamente gli è stato impedito di accedere nelle strutture. Ieri sera, se non ci fosse stato un clima duro, forte, avremmo fatto la nostra battaglia sull'articolo 8, avremmo forse contestualmente chiesto di poter predisporre un emendamento unitario, a cui ha fatto riferimento poc'anzi il collega Secci, non abbiamo nessun interesse a fare ostruzionismo, però a posizioni rigide non possiamo che rispondere con posizioni rigide.

Ognuno fa il suo mestiere, noi cerchiamo di farlo nel migliore dei modi nel rispetto reciproco. Credo che non serva a nessuno fare battaglie e prevaricare l'altra parte politica. Noi abbiamo visto che c'è stata un'apertura, ovviamente questa apertura deve essere consequenziale, nel rispetto di una nostra richiesta, voi ritenete che sia questa e non cambia niente; Assessore, se mettiamo 5 milioni di euro in più e poi li togliamo, non cambia niente!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, è chiaro che l'intervento del collega Secci, seguito dalle considerazioni che ha fatto il collega Oppi, da la possibilità di fare ragionamenti un po' più pacati per quanto riguarda la questione del lavoro, avendo chiaro però che anche la discussione che c'è in maggioranza, sulle priorità o le sottolineature, merita una riflessione. Il collega Uras, il compagno Uras, ricorderà che lui era ancora delegato dei lavoratori regionali quando abbiamo organizzato la prima marcia per il lavoro che è stata conclusa in piazza Carmine da Lama con una rottura con la CISL e la UIL, perché avevano sulla questione del lavoro una attenzione diversa da quella che avevamo noi. E ricorderà anche che dentro la CGIL c'erano posizioni diverse tra comunisti e socialisti e che la parte comunista aveva sostenuto una tesi molto precisa per evitare che non si tenesse la manifestazione regionale dopo la marcia per il lavoro che era partita da Tortolì.

Richiamo questi fatti perché voglio ricordare ai compagni della Rifondazione Comunista che nelle istituzioni non si sta perché si è comunisti o perché si è rappresentanti di Forza Italia, si sta in quanto rappresentanti del popolo, prima di tutto si rappresenta il popolo, poi si rappresenta la parte che viene indicata. Questo lo dico perché in questi giorni Ingrao ha compiuto novant'anni e ha ricordato che Renzo Laconi, quando gli insegnava le prime arti parlamentari, diceva sempre: "Parlare in nome del popolo perché si rappresenta il popolo e non la parte del popolo che ci ha eletto nelle istituzioni".

Non voglio polemizzare, lo dico perché potrebbe dare fastidio a molti militanti, a me - lo riconosco - dà fastidio il tentativo di dare lezioni a compagni che hanno fatto dell'impegno sulle questioni del lavoro un impegno di vita. Considero in qualche modo anche offensivo tentare di presentare la questione lavoro come una questione di parte. La questione del lavoro in Sardegna è la questione centrale dell'economia e della politica ed io penso che sia sbagliato sul piano politico marginalizzare questo tema generale che è all'attenzione della collettività sarda. Sbagliato sul piano politico, insufficiente sul piano dell'iniziativa e credo che non si difenda l'interesse collettivo se una parte del collettivo viene messa in un angolo proprio quando si produce uno sforzo di governo su un tema estremamente delicato che è il cuore del programma con il quale ci siamo sottoposti al giudizio degli elettori.

Non penso che sia politicamente corretto mettere assieme una esigenza amministrativa, come il direttore dell'Agenzia per il lavoro, sul tema del lavoro che oggi è in discussione con l'articolo 8, io lo considero sbagliato.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CUGINI.) Se c'è un atto amministrativo che si presenta con ritardo, si intervenga per correggere l'atto amministrativo, ma la questione dell'articolo 8 ha una dimensione, per quanto riguarda la strategia della maggioranza, che non deve essere affrontata con un tentativo di separazione, di indicazione, che espone una parte dello schieramento ad una strumentalizzazione; io ho chiaro che siamo in presenza di un tentativo di strumentalizzazione, lo dico ad una parte dei compagni della Rifondazione Comunista, badate che una parte degli amici di viaggio, che tenta di insinuarsi nella dialettica interna alla maggioranza, quando questa mattina è stata chiamata per difendere il tema principale del governo della Regione non era presente neanche per esprimere un minimo di solidarietà attraverso la presenza fisica per dire "non intervengo" oppure "intervengo e dico quello che ritengo di dover dire". Dico questo perché mi pare che le risorse che sono messe a disposizione per le politiche del lavoro siano risorse, come ha detto giustamente, positivamente e in modo riflettuto il collega e compagno Floris, importanti a sostegno di un'idea del lavoro.

Badate, anche questo è un altro errore, un errore di tipo culturale, di tipo politico e di tipo strategico, sulla questione del lavoro non c'è la cultura comunista che si contrappone alla cultura liberista, sulla questione lavoro c'è la cultura del lavoro, e la cultura del lavoro è una cultura trasversale che impegna l'impresa, il lavoratore, le istituzioni, gli enti locali. La cultura del lavoro è un insieme di atti che sono di tipo amministrativo, che sono riferiti alle risorse, che sono riferiti alle produzioni, che sono riferiti ai consumi, che sono riferiti alla Costituzione del nostro Paese. Penso che sia sbagliato politicamente ridurla ad una scaramuccia interna a uno schieramento, interna alla maggioranza, io sono perché sul tema del lavoro, come in altre occasioni è stato, la conclusione del confronto si determini in convergenza.

Il collega Secci, in risposta ad un parte del ragionamento che è stato fatto questa notte, ha detto: "Attenti, se questo è il problema, se questo è il rischio, assumiamo un'iniziativa preventiva mettendo a disposizione le risorse in modo da evitare il rischio." Questo è un atteggiamento positivo attraverso il quale si affronta una questione delicata come quella dei dipendenti e della formazione professionale. Allora ha ragione Floris, risorse importanti, modificazioni importanti non solo nelle norme che dobbiamo scrivere, lo dico per l'assessore Pigliaru, per l'assessore Salerno, per la Giunta, per i colleghi che rappresentano il Governo della Regione, non solo per le cose che dobbiamo scrivere, riferite al rafforzamento del concetto del sostegno del lavoro, ma anche per la dimensione superiore a quella che sin qui noi abbiamo sostenuto riferita alla funzione degli enti locali e anche all'articolo 19 o alla legge stessa del piano per il lavoro.

Una funzione importante che metta in campo risorse che non erano mai state pensate attraverso la programmazione per rispondere alla domanda più alta del lavoro, questo va apprezzato, va apprezzato non perché siamo alla conclusione del processo, ma perché siamo di fronte ad un tentativo nuovo di affrontare la questione del lavoro; poi vedremo se questo nuovo tentativo risolverà il problema del quale stiamo discutendo o se contribuirà meglio a risolverlo. Io non penso che, di fronte ad una innovazione, uno schieramento progressista che parte da Rifondazione Comunista fino a La Margherita, all'Udeur e agli altri partiti che ne fanno parte, debba ragionare con una concezione conservatrice di un tema importante come quello del lavoro. Devo dire che, da una parte dei compagni di Rifondazione Comunista, vedo venire avanti un'idea conservatrice della questione del lavoro, che è antistorica dal punto di vista della funzione che si vuole svolgere ed anche del richiamo ai classici che hanno fatto del comunismo un riferimento di liberazione nel mondo ed in particolare alla concezione gramsciana del lavoro e della funzione del lavoratore.

Allora, a questo punto, io penso, e concludo, che si tratta di riprendere effettivamente i contenuti dell'emendamento numero 321 e di dire anche, poi lo farà la Giunta, quali linee intendiamo proporre quando passeremo alla parte pratica per la costruzione del nuovo strumento del lavoro. Chiedo ai colleghi della minoranza di non assentarsi da questo confronto, anzi di mettere in atto anche un confronto duro e serrato, che metta al centro non la polemica ma lo sforzo costruttivo per fare in modo che le risorse per il lavoro vadano ai lavoratori e vadano assieme al sistema.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C). Signor Presidente, vorrei iniziare da dove ha finito il collega Cugini dicendo che andiamo e dobbiamo andare verso l'innovazione e quindi verso strumenti innovativi. Mi dispiace sottolineare per l'ennesima volta che - e sono costretto ad andare contro corrente - non è cambiato nulla. Ho risentito nel mio silenzio di ieri, e in quello che sarebbe voluto essere anche il silenzio di oggi, quello che ho sentito per cinque anni ogni volta che si parlava del piano straordinario del lavoro. Qual è l'innovazione? Nessuna. Noi non riusciamo a innovarci. C'è stato l'appello di qualcuno in mattinata -(credo fosse qualcuno di voi e che si riferisse alla sua maggioranza): "Siamo stati votati per un cambiamento". La Sardegna vota dal 1994 per un cambiamento. Ha votato allora per un cambiamento, ha votato nel 1999 per un cambiamento, ha votato nel 2004 per un cambiamento, il problema è che non cambia la politica, la contrapposizione sterile fra le parti.

Noi siamo qui oggi a discutere, o cerchiamo di dare un senso ai nostri interventi e al lavoro di stamani, in attesa che i colleghi della maggioranza raggiungano il numero legale per poter votare, nessuno cambierà idea. E' il più becero degli ostruzionismi al quale stiamo dando una mano perché non ci siete come numero. Poi, come è dimenticato oggi quello che è stato detto ieri allo stesso modo sarà dimenticato domani quanto si sta dicendo oggi. Dov'è il cambiamento? Se non cambiamo noi, come si può rispondere ad un cambiamento auspicato dal popolo, come è stato chiamato oggi? Noi siamo rappresentanti del popolo e in quanto rappresentanti di popolo è obbligatoriamente necessario dare risposte; perciò non cambierò, onorevole Marrocu, quello che ho detto nel 2003, nel 2002, quando abbiamo affrontato il piano straordinario del lavoro.

Qualcuno ieri si è presentato come un fantasma in quest'Aula ed oggi sicuramente non è qui per ricevere le repliche alle sue affermazioni e come sempre, ogni volta che interviene un collega, ognuno di noi prova dei sentimenti positivi o negativi. Io, ieri notte, ho provato un sentimento di tenerezza, una tenerezza pura, nei confronti di una persona che per caso era qua ed ha preso la parola, è quella tenerezza nuorese che poteva essere accompagnata da una carezza, per una persona che è venuta qui con una grande caduta di stile che non le è consentita, è consentita a un povero oratore consigliere regionale ma non ad un Presidente, che è venuto qui a dire che non ha sentito nessuno parlare dei residui, della enormità dei residui sull'articolo 19 della "37" e che non ha sentito neanche proposte.

Non le ha sentite perché non ha un dono, uno di quelli che vorrebbe avere, visto che anche lui vorrebbe sedere, ma c'è qualcun altro che già siede alla destra e lui è alla sinistra del Padre, non le ha potute sentire perché non c'era, e nessuno gliele ha riferite. Non ha potuto sentire che qualcuno si è alzato in quest'Aula e ha detto, lo ridico e ripeto: "Io non sono d'accordo sul piano straordinario del lavoro finanziato con 30 milioni di euro, non sono d'accordo per finanziarlo a 172 milioni di euro, se lo vogliamo finanziare seriamente e dare un'ulteriore risorsa finanziaria agli enti locali, questo è il senso, diamogliene una giusta, sufficiente, i 30 sono insufficienti, per mettere 30 milioni di euro non finanziamolo, siate più coerenti, oppure finanziamolo per quanto serve, e quanto serve non sono i 172 milioni di euro, perché c'è una montagna di residui"; ci ha detto il professore ieri notte, quello che mi ha sviluppato una certa tenerezza, (poverino!), della montagna di residui del 2003, 2002.

Lo sapevamo già, l'abbiamo detto, e abbiamo sostenuto in quest'Aula che bisogna lavorare su quei residui, che se ci sono quei residui qualcosa non ha funzionato, che non siamo per "muoia Sansone con tutti i Filistei" come è successo nella scorsa legislatura, che non siamo d'accordo perché si buttino via dei denari e abbiamo proposto delle soluzioni. Per un corretto rifinanziamento del piano straordinario del lavoro in una gestione ordinaria della disoccupazione, in una gestione ordinaria assistita per chi non ha lavoro,sarebbero soddisfacenti 80 milioni di euro o 100 milioni di euro, bisogna dirlo, in attesa di una seria programmazione. Ma il professore ieri non ci ha parlato di una seria programmazione, di come intende creare lavoro, ha parlato invece delle nostre clientele, ha parlato anche delle A.S.L., il riferimento non era casuale, era diretto, il problema è che da non buon nuorese non guarda in faccia, non fa l'accusa diretta se ha da farla, ma la dice così, allora io gliela rigiro diretta. Vorrei sapere quale clientelismo c'è stato nelle A.S.L., visto che tutti quegli organici sono stati rinnovati, potete non rinnovarli. Quali organici sono stati chiamati e a chi sono state date risposte. Dichiara di avere la tabella, probabilmente costruita alla play station, perché passa il tempo a fare l'investigatore privato, a fare ricerche presso la Camera di commercio, visure camerali, quant'altro, basta chiedere e si risponde direttamente, non c'è niente da nascondere. E' contro il precariato, è il numero uno nella sua azienda nell'uso del lavoro interinale ed è contro il precariato, mi sembra una cosa assurda da sostenere!

Noi siamo perché questa Regione davvero esca da questo imbuto di cattiva gestione, che è quella di pensare: non se ne esce se non abbiamo diversi livelli di gestione, quella ordinaria, quella straordinaria delle emergenze ed una seria gestione della programmazione futura. Noi, in questo caso, stiamo parlando della ordinaria e straordinaria esigenza dell'attività da porre in essere per la disoccupazione. Nel mentre consumiamo del tempo, ricordo a tutti che ieri sono scaduti i termini previsti per legge per la presentazione del Dpef, non vorrei che si stia accumulando ulteriore ritardo sul ritardo già accumulato e che, se non questa, la prossima finanziaria avete annunciato sarà quella della programmazione, siamo già in ritardo, è scaduto ieri il termine e probabilmente qualcuno se lo doveva annotare nel calendario.

Credo che, quando abbiamo cercato, e si è detto, di cancellare il piano straordinario del lavoro, l'abbiamo fatto cercando di proporre anche a quest'Aula, agli stessi che oggi lo difendono, una seria politica di programmazione futura e dicevamo di finanziare quanto serve, di non eccedere, di non fare barricate o di non farle fare al solo Cogodi. Avete riempito le piazze, dove sono i sindacati che ieri venivano qui sotto a manifestare per i tagli al piano straordinario del lavoro? Dove sono quei sindaci di cui avete parlato? Dove sono le masse che avete sollevato? Non ci sono, perciò non è solo una vostra responsabilità, è anche una responsabilità di chi sta fuori da quest'Aula, la mancata difesa del figlio di cui vi siete sicuramente e correttamente acquisiti la paternità. E' vero che non si costruisce il lavoro scrivendo dei numeri su un foglio, ci deve essere un serio progetto conseguente a quei numeri, ma vorrei ricordare, a quella persona che ieri mi ha fatto sentire quella profonda tenerezza, che alcuni numeri scritti su un foglio creano anche occupazione quando sono corretti, quando le imprese pagano, quando le imprese non scrivono i numeri solo dietro presentazione di decreti ingiuntivi, quello è creare disoccupazione, quello è non scrivere dei numeri per tirare il collo alla povera gente, e l'accusa è diretta, non è indiretta. Ecco perché nessuno si può alzare in quest'Aula, scagliare la pietra, nascondere la mano e soprattutto fuggire alle sue responsabilità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente e colleghi nottambuli, molti non c'erano, è venuto a tarda ora ma è venuto, mi tocca almeno difenderlo. Credo che, se la memoria non mi fallisce, il calendario che noi abbiamo in auge, quello attuale, sia il calendario gregoriano, e credo che il calendario gregoriano, signor Presidente, ormai sia vetusto e senza dubbio anche con qualche sfasatura, perché la settimana che ci apprestiamo a concludere noi, non è quella passata, la settimana di passione dovrebbe essere questa, quindi dovremmo essere una settimana indietro visto quello che sta succedendo questa settimana in quest'Aula. La nostra Pasqua quindi non è ancora celebrata, se questo è un venerdì di passione.

Non voglio mischiare assolutamente il sacro al profano, non è nel mio costume, anche perché mi considero un cattolico non molto praticante ma un cattolico, quindi la cosa mi sembrerebbe irriverente, se non altro per il forte disagio che ho sentito in questi giorni, personalmente, e che ho provato non tanto per il prolungarsi della discussione, che in politica mi sembra una cosa naturale, quanto in questo ondivago "vai e vieni" di qualche collega che, purtroppo, vuole stare contemporaneamente dentro e fuori questa maggioranza.

Signor Presidente, io rispetto tutti, anche quello che non comprendo, però in questa professione, che io chiamerei quasi di "cerchiobottismo", un colpo alla botte e un colpo al cerchio, che affligge i contenuti di questa nostra alleanza di centrosinistra, che è nata su un programma condiviso e rafforzato da una linea politica che dovrebbe essere coerente e precisa e che ha disegnato uno sviluppo che dovrebbe essere e che è, secondo me, credibile e possibile, non possono esserci queste sfasature.

Per ritornare al cattolicesimo, signor Presidente, o Dio o Mamone, e come dicevano i latini tertium non datur. O si sta da una parte o si sta dall'altra. La cosa migliore sarebbe cercare di conciliare le due cose, non Dio e Mamone, la tolleranza e l'intolleranza, e trovare tutti assieme in quest'Aula quello che sinora è mancato, chiaramente non certo per cattivi consigli, né tanto meno per disonestà intellettuale, ma credo che sino ad oggi sia mancata da parte di tutti quella coerenza che ci faccia raggiungere degli accordi tali che non possono fare altro che portare del bene alla nostra popolazione e alla nostra Sardegna.

Siamo tutti consapevoli, signor Presidente, che il lavoro è un'emergenza costante, senza dubbio è una grossissima preoccupazione per tutti. Basta guardarsi attorno per capire quante persone, soprattutto persone giovani e donne, vivono questo dramma quotidiano, un dramma con scarse prospettive e con pochissime speranze. Tutti, penso, o la maggior parte di noi, abbiamo figli, nipoti, conoscenti che bussano alla porta, chiedono un aiuto, alimentano quella flebile speranza che è sempre più fioca, giovani che non possono prospettare il loro futuro e che sono costretti purtroppo a vivere alla giornata. Personalmente non mi sento assolutamente estraneo a questa gente e a questi problemi. La mia appartenenza, la mia cultura, anzi anche se non è una cultura prettamente di sinistra ma cristiano-sociale, mi avvicina a questa gente non meno di quanto avvicini altre persone che appartengono ad aree e di cui loro credono di essere i soli rappresentanti.

Come tutti, quindi, vorrei dare anch'io un contributo. Vorrei dire al presidente Soru e alla sua Giunta che quelle poche risorse di cui disponiamo sarebbe molto facile metterle al servizio del lavoro. Noi sosteniamo l'enfasi del collega Uras che porta avanti un vecchio cavallo di battaglia, credo l'abbia ricevuto dall'onorevole Cogodi, padre della legge ed indomito sostenitore di questa politica di soccorso, ma non possiamo assolutamente perdere di vista altre emergenze.

Ne dico una. Io faccio parte della Commissione agricoltura e vedo in quale situazione disastrosa si dibattono gli allevatori e quali battaglie si stanno facendo sul prezzo del latte; se noi non sosteniamo queste battaglie, rischiamo senza dubbio di mandare a carte quarantotto un sistema economico al quale tutti, ma proprio tutti, in Sardegna riconoscono una grossissima importanza sociale.

Oppure la necessità, attraverso la legge 51, di mantenere in vita migliaia di attività artigianali che in questo momento languono, come d'altronde tutte le produzioni sarde che pagano, paghiamo, il costo salato del caro trasporti, del caro energia e chiaramente anche della mancanza delle materie prime. Capisco che, a questo quadro così cupo, occorre reagire con determinazione e disegnare strategie che postulino un futuro. Occorre fare in modo che non sia l'incertezza a governare lo sviluppo di una regione che ha molte risorse, ma che parte in ritardo rispetto sia al mercato interno che agli scenari internazionali che sono quelli della competizione globale. Non farci tagliare fuori da questo è un nostro imperativo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, gli interventi di stamani di alcuni colleghi della maggioranza hanno ripercorso le tappe di questo articolo 8 e, con toni accesi, hanno sottolineato quanto fosse strumentale da parte di alcuni di noi, con riferimento particolare al sottoscritto, la discussione su questo cosiddetto emendamento numero 321.

Mi dispiace aver sentito parole come strumentalizzazioni, contraddizioni, perché se i colleghi della maggioranza avessero prestato più attenzione a quanto è stato detto ieri in Aula, non certamente da parte di questo schieramento, ma anche e soprattutto da esponenti della stessa maggioranza che governa oggi la Regione, ci saremmo resi conto forse che la contraddizione è proprio dalla parte di chi oggi vuole sostenere a tutti i costi ciò che ieri ha affermato con altrettanta certezza. Vedete, l'onorevole Marrocu, che è Capogruppo del partito di maggioranza relativa, ha avuto la capacità di trasformare quella che è una evidente difficoltà politica della maggioranza sul tema centrale del lavoro in una acrobazia della mistificazione, supportato in questo da un ex sindacalista, l'onorevole Floris, che è proprio ex, in quanto ha dimenticato non soltanto la professione di fede verso il tema del lavoro, ma ha scelto anche la professione di fede al proprio padrone, ed è questa la cosa più...

FLORIS VINCENZO (D.S.). I padroni ce li ha lei, onorevole Pili!

PILI (F.I.). No, mi riferisco a lei, onorevole Floris, ha lasciato la professione di fede per il lavoro e ha scelto la professione di fede verso il padrone, umiliando evidentemente anni di storia...

CUGINI (D.S.). Ma tieni la discussione su un livello giusto!

PILI (F.I.). Onorevole Cugini, il suo livello è quello che ha caratterizzato il suo intervento di stamani.

(Interruzione del consigliere Cugini))

PILI (F.I.). Ma lasci perdere! Onorevole Cugini, lei è il responsabile capo, ma si immagini se mi faccio provocare da lei, lei è un provocatore, non altro, si immagini se posso accettare le provocazioni di uno come lei, lei è abituato a ben altro, si immagini se scado nella rissa.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, posso chiederle una mano per proseguire? Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). L'onorevole Cugini non ha forse ascoltato l'intervento, forse vi dispiace.

CUGINI (D.S.). Mi dispiace! Mi fa tenerezza, come ha detto l'onorevole Capelli. Un uomo grande e grosso che si riduce così! Solo perché hai perso le elezioni!

PILI (F.I.). Guardi la tenerezza che lei rappresenta quotidianamente in quest'Aula è ormai davanti agli occhi di tutti.

Onorevole Cugini, lasci perdere lei, lei non è nemmeno più segretario del partito perché ha perso tutto non soltanto le elezioni.

PRESIDENTE. Proseguiamo, onorevole Pili. Onorevole Pili, prosegua, si perde e si vince in questo gioco. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Dicevo che le argomentazioni, che sono venute credo da più parti, sono argomentazioni legate al tema del piano straordinario del lavoro e sono state tutte argomentazioni, quelle portate da un parte e dall'altra, credo con contenuti che probabilmente lo scontro politico sta eludendo. Non è un problema di parte politica. Abbiamo già detto più volte che il rifinanziamento del piano straordinario del lavoro non è un fatto più discutibile, non è di una parte politica o di un'altra, ma è un dato che noi abbiamo ormai consolidato in questi anni, dal '98 ad oggi, che ha consentito di raggiungere tutta una serie di obiettivi puntuali.

Quali sono questi obiettivi puntuali? Io voglio soltanto sintetizzarne alcuni. Il primo: abbiamo creato occupazione diretta; nei comuni che hanno attivato i piani straordinari del lavoro, articolo 19 della "37", si è riusciti a creare migliaia di posti di lavoro, occupazione diretta e anche stabile. Secondo: si sono creati investimenti e, soprattutto, elemento più delicato e più importante, si è creata una molla che ha fatto attivare la spesa comunitaria.

A me dispiace che sia assente l'Assessore competente, che non è l'assessore Salerno ma l'assessore Sanna, perchè io vorrei rileggervi, lo faccio soltanto per evidenziare che le argomentazioni che abbiamo noi oggi rappresentato in quest'Aula non sono assolutamente pretestuose. Quando diciamo che si spende quella parte della lettera c), che voi oggi cancellate, della "37" per cofinanziare i programmi europei, io leggo quello che l'allora rappresentante del centrosinistra diceva in Aula relativamente alla lettera c), relativamente al fatto che quei fondi dovessero essere fondamentali per il cofinanziamento dei fondi comunitari da parte dei comuni. "L'idea che noi portiamo avanti" - diceva l'onorevole Sanna - "del rifinanziamento dell'articolo 19 è proprio questa", e ancora rivolgendosi all'allora maggioranza: "Convincetevi che il primo danno è a voi stessi perché voi dovreste rispondere dell'applicazione e dell'esecuzione del quadro comunitario di sostegno per tutti questi anni che l'avete gestito; e se, nella prima parte, vi è andata bene, non vi andrà bene nella seconda se togliete i presupposti per cui i comuni, attraverso le loro iniziative, attraverso i fondi dell'articolo 19 della '37', possono in qualche modo partecipare alla spendita dei fondi comunitari perché togliendo da una parte non potete guadagnare dall'altra". L'onorevole Sanna, cioè, spiegava a noi che, togliendo quei fondi dell'articolo 19 della "37", i comuni non potevano più partecipare ai bandi europei.

E' una maggioranza sorda, rappresentata da un capo dell'Esecutivo che ieri ha dato mostra di tutte le sue capacità interlocutorie, di discussione, ha insultato il Consiglio a piene mani, ha riportato tutto quello che si richiama nelle bettole, citando interessi di quello o di quell'altro. Io credo che sia corretto che un Presidente della Giunta, se ha qualcosa da dire su atti che sono condannabili, lo faccia nelle sedi opportune, se c'è qualcuno di noi che ha sbagliato è giusto che paghi, ma non si possono lanciare gli strali in una notte di lavoro sul tema del lavoro contro tutti e contro questa Assemblea.

Vedete, non è istituzionale quello che è accaduto ieri notte perché, quando si dice che i comuni non hanno speso, si dimostra di non conoscere le più elementari regole della buona amministrazione. Non si conoscono le regole, perché l'onorevole Cogodi - potrei citarlo negli elementi - spiega che dal momento dell'approvazione del bilancio della Regione fino all'erogazione del finanziamento al comune e la sua pianificazione occorrono due anni, e tutto quel processo finanziario attivato è ormai compiuto, così come è compiuto il fatto che i comuni non avranno quote di finanziamento, per il biennio 2005-2006, dei fondi comunitari; fondi comunitari che dovranno essere accentrati nelle mani nella Regione e non più decentrati verso i comuni che non avranno più i soldi per cofinanziare quel 10 per cento che è obbligatorio rispetto ai termini che sono stati richiamati.

Bene, colleghi, avete scelto la strada del muro contro muro, avete scelto la strada del silenzio su questo tema, ve ne assumete politicamente la responsabilità; avete scelto di andare avanti sulla strada dell'accettazione delle politiche proposte da questa Giunta regionale senza alcuna progettualità, senza alcuna priorità di governo, lo dimostra e lo testimonia la variegata gamma di progetti approvati ieri sui fondi Cipe, mai si è vista un'allegria nella definizione di progetti dei fondi Cipe.

Credo che qui ci sia davvero poco ancora da dirci, aspettiamo il primo voto per trarne le conseguenze perché credo che oggi quest'Aula, nella sua rappresentazione, abbia davvero poco da dire ai sardi, ma certo qualcuno di noi qualcosa da dire e da spiegare ai sardi l'ha davvero.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, sarò breve. Io voto a favore dell'articolo 8 e dell'emendamento numero 321, frutto di un concordato a seguito del malessere manifestato nel Dpef nel mese di dicembre da tutto il Gruppo della Rifondazione Comunista. Questo emendamento è stato presentato dalla Giunta, è stato concordato, condiviso, migliorato e sicuramente la trattativa ha portato a quell'accordo che è stato raggiunto, partendo dalla considerazione che l'articolo 19 era a "zero", si sono trovati poi 30 milioni stabilendone anche la triennalità, oltre agli altri soldi nel piano per il lavoro. Io ritengo che molti soldi non spesi, residui famosi, annualità precedenti, comunque - semplificando il percorso - sono da spendere, da spendere bene, investendo.

Io mi sento ben rappresentato dal mio Capogruppo, anche se effettivamente c'è questo silenzio prolungato di molti di noi, però voglio esprimere il mio pensiero. Siamo in maggioranza, corresponsabili del governo della Regione, delle scelte che fino a oggi sono state fatte, ma non possiamo scegliere solo quelle popolari magari disimpegnandoci da quelle che invece sono impopolari. Noi dobbiamo governare tutte le situazioni, dobbiamo essere responsabili. Siamo un partito di lotta e di governo. E' un vecchio detto di un grande compagno comunista, ma io ritengo che le due funzioni non possono essere svolte contemporaneamente perché poi non siamo credibili, serve chiarezza, trasparenza, questo non vuol dire che perdiamo o ci appiattiamo verso nessuno.

Voglio avere la fiducia dei colleghi della maggioranza, del presidente Soru e dell'intera Giunta e la ricambio. Io non ci sto a offendere, o solo a sospettare, alcuno di falsità; voglio essere coerente nei miei comportamenti per essere poi anche affidabile. Riconosco il ruolo legittimo dei colleghi della minoranza rispettando tutti, voglio dialogare e confrontarmi con loro ma senza confusione. Io ritengo anche che ci debba essere una presenza più assidua degli Assessori in Aula, compatibilmente con gli impegni, proprio per rispetto all'Aula, alla maggioranza, a tutti noi, ma sono altresì contrario agli attacchi indiscriminati contro l'assessore Pigliaru e contro l'assessore Maddalena Salerno, espressione del Partito della Rifondazione Comunista.

Ci sono stati incontri e chiarimenti, c'è stata la sensibilità necessaria nei nostri confronti e si è trovata una soluzione che oggi va rispettata. Noi dobbiamo approvare questa finanziaria dopo aver trascorso due mesi in Commissione bilancio ed essere giunti al quarto esercizio provvisorio; credo che non si possa trattare all'infinito e spero che la prossima finanziaria venga approvata nella giusta scadenza del 31 dicembre 2005.

Respingo anche alcuni tentativi del centrodestra di strumentalizzare le nostre posizioni, le nostre differenze, trovo troppe citazioni inopportune, arrivando, una parte del centrodestra, anche ad una forma di ostruzionismo deleterio che squalifica i lavori dell'Aula. Ma credo che più accentuato è il ritardo nell'approvazione della finanziaria, più uniti sarete in termini elettorali, nella considerazione dell'opinione pubblica, come quelli che impedite la conclusione dei lavori.

Queste prossime elezioni non aiutano un dibattito più sereno, la maggioranza si assume tutta la responsabilità di questa finanziaria, ma una cosa ormai è chiara: serve un riequilibrio dei poteri per ridare il giusto prestigio e la giusta dignità a questa Aula. Ritengo che ieri sia stato compiuto un atto di bassa lega nei confronti del Presidente della Regione. Ridare il giusto prestigio all'Aula dipende solo da noi, tutti, mi riferisco ai consiglieri presenti o che fanno parte di questo Consiglio regionale, lo faremo tutti insieme lavorando e dando priorità a una riforma che ormai è improcrastinabile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Non so come ci si comporta in genere, ma è arrivata poco fa la notizia della morte del Papa.

PRESIDENTE. No, onorevole Pinna, rettifico, il Papa sta molto male, ma ancora non è morto. Prego, svolga il suo intervento.

PINNA (Progetto Sardegna). Riferendomi a questa figura importante del secolo diciannovesimo, parto da un'enciclica intitolata "Laborem Exercens"; un'enciclica con la quale si ricordava, in un'Europa e in un mondo in grande difficoltà, l'importanza, il valore e la funzione (che non è semplicemente funzione economica ma antropologica e finanche spirituale) del lavoro. Per cui, a onta di quanto quasi in maniera stanca andiamo ripetendo sulla funzione e sul ruolo del Consiglio, credo che aver dedicato questi mesi, queste giornate, questa lunga notte a un tema così importante come il tema del lavoro, non sia assolutamente tempo sprecato, e il tentativo di leggere un confronto, se vogliamo anche aspro e duro, che si è registrato in Aula e in Commissione, caratterizzando anche l'attività della maggioranza e non solo della maggioranza, stia ad indicare una presa d'atto collettiva. Cioè noi siamo assolutamente consapevoli del fatto che il lavoro, l'occupazione, ma per un verso anche il disagio che caratterizza la società sarda, ma non solo, non possono non essere al centro della nostra preoccupazione. Sotto questo punto di vista, il contributo, forse qualche volta ruvido, acceso, di una parte della nostra maggioranza, piuttosto che rappresentare un attentato all'esistenza stessa della coalizione, può essere letto in termini di contributo, perché credo che questa coalizione di centrosinistra debba, intorno al tema del lavoro, dello sviluppo, anche solidale, trovare uno di quegli elementi centrali, uno di quegli elementi non solamente unificati ma anche qualificanti.

Questo non riguarda solo e esclusivamente le ragioni interne, credo che abbiamo una responsabilità nei confronti dell'intera società sarda, rispetto alla quale non possiamo sottrarci. L'articolo 8, di per sé un articolo di questa finanziaria avente la funzione di recitare delle disposizioni in materia di lavoro, non è l'articolo con il quale disegniamo le politiche del lavoro, o il percorso che, come coalizione, poi speriamo anche come Consiglio, intendiamo realizzare intorno a questo tema importantissimo;è stato arricchito, direi anche esplicitato in maniera forse più forte e più precisa dall'emendamento numero 321 che è stato presentato, arricchito a sua volta da un altro emendamento all'emendamento.

E' chiaro che abbiamo il dovere di inquadrare questa forte e pressante richiesta nel contesto più ampio, cioè abbiamo condiviso tutti alcune coordinate, abbiamo detto che, per un verso, non era più possibile che noi accelerassimo o stessimo dentro una tendenza all'indebitamento che ormai poteva rappresentare forse una delle cause più importanti dell'impoverimento di questa Sardegna, abbiamo evidenziato altresì l'esistenza della possibilità di fare ricorso alle risorse comunitarie, per le quali noi partecipiamo comunque con il nostro cofinanziamento, e abbiamo anche preso atto che l'esperienza di alcune triennalità del cosiddetto piano del lavoro è importante e positiva e si inserisce nel percorso più ampio che dovrebbe vedere questa Regione attenta in modo particolare ai problemi del lavoro e dell'occupazione.

Allora, da questo punto di vista, il dibattito che si è svolto non aveva il sapore di chi in qualche modo voleva dimostrare il proprio affetto verso strumenti che, come tali, possono anche essere rivisti. Cioè quello che noi condividiamo e ciò che ci unisce, al di là delle differenze aspre che sono emerse, è il fatto che riteniamo l'emergenza lavoro, che è un problema non solamente sardo ben inteso, come un problema che affligge in modo particolare forse anche tutta l'Europa occidentale; mi sembra che l'area della povertà, del disagio e della disoccupazione ha numeri molto alti in Europa, bene, questa finalità ci unisce e allora abbiamo valutato l'esperienza dell'articolo 19 della "37" come un tassello di cui tratteniamo gli elementi positivi. Anzi, abbiamo detto che, dal nostro punto di vista, l'articolo 19 della "37" ha avuto una funzione importante, cioè in qualche modo ha anticipato la logica che poi è stata fatta propria dall'Unione Europea, dai quadri comunitari di sostegno, recepita dai piani operativi regionali, in base alla quale lo sviluppo e l'occupazione non può prescindere dalla realtà territoriale e dalla figura dei soggetti istituzionali che hanno una ruolo importante nel disegno del tema proprio dello sviluppo territoriale locale, non può nemmeno prescindere però dai soggetti privati, chiaramente con particolare riferimento a quelli che, per la prima volta, si affacciano al mondo del lavoro e per i quali bisogna dare una continuità, una garanzia.

Credo che, tenendo conto delle premesse, ossia del fatto che i livelli di indebitamento comunque rappresentavano ormai un elemento di insostenibilità e che, devo dire, anche da questo punto di vista, l'articolo 19 della "37" di fatto è diventata una pagina importante delle politiche degli enti locali, non sempre attinenti alle politiche dello sviluppo e dell'occupazione, per quanto importantissime e necessarie, io da sindaco non posso negare il valore e l'importanza di questi apporti.

Ritengo che abbiamo fatto una proposta in qualche modo equilibrata, in seguito anche - devo dire - a ripensamenti, ma io sono assolutamente favorevole al fatto che, su questi temi, ci siano degli approfondimenti; la proposta è frutto però anche di un incontro e di un dialogo con alcune parti che in questo momento erano più sensibili, mi riferisco all'intero Gruppo della Rifondazione Comunista. Abbiamo detto che il ruolo degli enti locali deve essere garantito. Per questo abbiamo messo i 30 milioni e si è stabilita la triennalità, devo dire anche che la lettera a) dell'articolo 19 non esclude affatto la possibilità che quelle risorse possano essere utilizzate dagli enti locali per il cofinanziamento dei progetti comunitari. Mi sembra questa un'interpretazione molto sbagliata.

Abbiamo garantito le risorse per gli enti locali, abbiamo definito meglio i progetti di sviluppo locale che possono interessare i soggetti previsti anche dall'articolo 19 della "37", io credo che su questo tema possiamo trovare le ragioni per approfondire, per definire, per fugare dei dubbi, lasciando inteso il fatto che, sul tema del lavoro e della solidarietà sociale, l'intera coalizione di Sardegna Insieme è unita e disposta a giocare il proprio impegno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, farò un intervento su un argomento estremamente importante per l'Aula e anche per l'azione di governo e per la Giunta. Io credo che l'argomento del lavoro meriti tutta l'attenzione che gli è stata dedicata e forse non meriti invece alcuni comportamenti e alcuni atteggiamenti chiaramente strumentali. Non spetta a me giudicare quali degli interventi e delle posizioni siano strumentali e quali siano invece sinceramente preoccupati di discutere un tema complesso e difficile come quello di individuare quali sono le politiche da adottare per creare sviluppo e lavoro. Non spetta a me farlo, credo che ognuno di coloro che sono intervenuti sa esattamente quanto strumentale o meno è stato il suo intervento. Io mi rivolgerò a coloro che stanno pensando seriamente a un problema estremamente importante.

Volevo ricordare all'onorevole Davoli (che ha speso parole credo anche gentili nei confronti di chi parla) che, nell'interlocuzione che abbiamo avuto, parlava con l'Assessore che si assume interamente la responsabilità di parlare a nome dell'intera Giunta, e che quella interlocuzione è stata un'interlocuzione sulla sostanza del problema alla ricerca di soluzioni pragmatiche per utilizzare in modo efficace e efficiente le risorse che abbiamo a disposizione per creare sviluppo e lavoro, che sono risorse importanti la cui efficacia ed efficienza non dipende dalla fonte del finanziamento, non dipende dal fatto che si tratti di fondi regionali o di fondi europei.

Quindi sviluppo e lavoro sono al centro della nostra azione, lo saranno sempre di più, e penso che il dibattito di questi giorni aiuterà a focalizzare ancora meglio il modo in cui sviluppo e lavoro sono e rimangono al centro della nostra azione. Al di là di alcuni atteggiamenti che ritengo inevitabilmente strumentali tenuti da una parte dell'opposizione, credo che il problema importante di cui stiamo discutendo sia quello di definire strumenti efficaci. Il problema riguarda l'articolo 19 e i fondi europei. Quale combinazione, quale complementarietà, oggi, anno 2005, trovare per spingere nella direzione dello sviluppo e della creazione del lavoro? Questo è il punto essenziale. Il tempo è poco, fatemi dire subito una cosa a tutte le persone presenti nell'Aula e a tutte le componenti della maggioranza. Al di là di qualche difetto, facilmente emendabile, reputo che la maggioranza, che ha creduto nel programma di Sardegna Insieme, possa riconoscersi nell'essenza, se non nel dettaglio, dell'emendamento numero 321.

Fatemi usare i pochi minuti che ho a disposizione per dire quello che io ritengo di dover dire, al di là di discorsi forse, tra virgolette, eccessivamente politici. Spendiamo qualche minuto per ricostruire la situazione nella quale ci siamo trovati quando abbiamo scritto questa manovra finanziaria e quando abbiamo affrontato il problema dello sviluppo e della creazione di lavoro. Esisteva, esiste un articolo 19, che è chiaramente stato un'importante, una molto importante intuizione nella quale si sottolinea che lo sviluppo locale deve essere fatto anche in presenza di protagonismo di attori locali, di enti locali, che deve puntare sull'attività anche dei privati e forse anche sull'interazione (oggi concetto molto moderno) tra opere pubbliche e attività privata. Questo è chiaro e lo considero una ricchezza certamente dell'intera maggioranza di centrosinistra e, mi pare di capire, anche di una parte del centrodestra.

Ma tutte le leggi, tutti gli articoli, anche i più fortunati, hanno bisogno di manutenzione, di adeguamento e di adattamento a contesti che cambiano, non solo per decisioni nostre. Come cambiano? Sappiamo che una parte del disegno originale dell'articolo 19 ha incontrato cambiamenti importanti come quello per esempio che impedisce che i soldi ottenuti attraverso mutui possano essere utilizzati per finanziare i privati ma solo per finanziare opere pubbliche. Questo è un cambiamento estremamente importante. Poi cambia anche la situazione finanziaria della Regione, cambia anche il fatto che nella capacità di indebitamento qualche anno fa c'era molto più margine di quanto ci sia oggi. Quindi oggi dobbiamo guardare con molta attenzione al fatto che quella capacità di indebitamento vincola il nostro futuro ogni volta che la tocchiamo e che la intacchiamo. Ieri il presidente Soru, in un intervento fatto a tarda notte, ha ricordato un punto che non dobbiamo mai dimenticare cioè che l'indebitamento non è gratis, l'indebitamento è normalmente difficoltà di ulteriore indebitamento domani, non necessariamente, ma nella situazione attuale è probabile che questo sia vero.

Questo è il contesto come è cambiato e come l'abbiamo trovato noi. Che fare allora? Ci sono ancora delle cose che vorrei dire, nella situazione presente, sull'ottima intuizione che è stato e che tuttora è l'articolo 19. Prima di tutto che ci sono grandi residui, oltre 500 milioni di residui, nell'articolo 19, l'abbiamo detto ma vale la pena ripeterlo. Quindi c'è ancora molto che può essere fatto con le risorse che questo Consiglio ha deciso di stanziare, molto che può essere fatto sul 2005. Credo anche che ci sia un monitoraggio da approfondire. Abbiamo speso molte ore di dibattito, ma credo che qualche elemento in più si possa ancora dire; gira tra tutti noi un monitoraggio sull'articolo 19. E' un'ottima cosa ma è ancora insufficiente. Il monitoraggio, se lo si guarda attentamente, parla di 5500 posti di lavoro creati a tempo indeterminato con certe risorse; si possono fare i calcoli (andranno fatti con più attenzione) di quanto si è speso per ogni posto di lavoro. Sono molti o sono pochi 5500 posti? Dobbiamo discuterne, ma per discuterne dobbiamo fare valutazioni come quelle che noi speriamo di riuscire a fare nei prossimi anni, speriamo di riuscire a mettere questa Regione in condizioni di fare valutazioni su tutte le leggi, valutazioni serie, con standard accettabilmente internazionali e quando si fanno valutazioni bisogna anche sempre chiedersi quanti posti sarebbero nati in assenza del finanziamento pubblico.

Questa valutazione ancora oggi, non solo per l'articolo 19 ma per tutte le leggi, manca. Ho visto di recente una valutazione su una legge di incentivazione, in cui si nota che le imprese che non hanno ricevuto incentivazione hanno avuto una performance simile a quella di chi ha ricevuto finanziamenti pubblici. Quella è la valutazione che dobbiamo fare, non per attaccare una legge o un'altra, ma per imparare sempre meglio quali sono gli strumenti che davvero creano sviluppo.

In questa situazione, in cui ci sono molti residui, in cui c'è una valutazione che va comunque ancora approfondita, nella quale siamo interessatissimi a raggiungere gli obiettivi dell'articolo 19, con una condizione finanziaria complicata, che fare? Abbiamo deciso di puntare certamente molto sui fondi del POR. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo lavorato molto in dettaglio, chi lo sa più di tutti sono proprio i consiglieri di Rifondazione Comunista, per indirizzare fattivamente le risorse del POR verso obiettivi di sviluppo locale e di creazione lavoro, che sono obiettivi al centro del piano straordinario del lavoro. Questo è quello che abbiamo fatto. Nessuno pretende che, attraverso i fondi del POR e attraverso il lavoro che stiamo facendo per indirizzare questi fondi, si replichi esattamente la situazione disegnata nell'articolo 19, ma pretendiamo che venga riconosciuto lo sforzo di prendere il meglio dell'esperienza del piano straordinario del lavoro per indirizzare fattivamente le ingenti risorse POR in quel senso, verso quegli obiettivi.

Nessuno pretende che i fondi del POR siano in senso stretto risorse aggiuntive. Stiamo dicendo che stiamo lavorando per utilizzare quei fondi nella direzione che ho detto. Abbiamo allocato gran parte della premialità su misure che erano le più coerenti con le politiche capaci di creare occupazione nella direzione del piano straordinario del lavoro. Abbiamo modificato il quadro della premialità in questo senso, ci siamo impegnatiin questo emendamento ad attivare risorse in misure coerenti con il piano straordinario del lavoro che fino adesso sono rimaste ferme.

Stiamo facendo una cosa che è lontanissima da qualunque idea di imbroglio o di bluff e lo dimostreremo misura per misura, intervento per intervento. Io credo che ci sia tutto lo spazio per applicarci insieme seriamente per una stagione di creazione di sviluppo e di lavoro.

PRESIDENTE. Procediamo alla fase della votazione. Metto in votazione l'emendamento numero 135. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, colgo l'occasione della dichiarazione di voto per fare un intervento che avrei voluto fare in discussione generale, purtroppo i miei impegni di Presidente provinciale mi hanno tenuto sì nel palazzo, ma lontano dall'aula impedendomi di poter fare l'intervento che avrei voluto fare tirato anche per i capelli da quello poco felice del Presidente della Giunta, Soru, fatto ieri a tarda notte e spero giustificato proprio da un orario poco urbano nel quale siamo poco svegli. In ogni caso, bene avrebbe fatto l'onorevole Soru, in questo intervento, a non tirare in ballo le soluzioni di lavoro fatte erratamente (io certamente non le approvo) da qualche Assessore della passata legislatura, nei confronti della quale molti dei presenti in quest'aula sanno qual è stato l'atteggiamento di critica che è arrivato da me, pur essendo un Presidente provinciale di partito di maggioranza, portandomi ad esprimere un voto di appoggio esterno a qualcuna delle Giunte della passata legislatura.

Ma riguardo al comportamento tenuto dalle maggioranze di oggi in quest'Aula, e che si riallacciano alle vecchie maggioranze precedenti a quella della legislatura scorsa, voglio dire che noi non abbiamo avuto certamente niente da imparare dal centrosinistra, soprattutto persone come me che ai problemi del lavoro sono state sempre attente e che, negli anni giovanili, discutevano del sindacalismo nazionale di Filippo Corridoni; siamo cresciuti in un partito che aveva un sindacato glorioso, che si chiamava CISNAL, oggi UGL, io ho militato in un partito che si chiamava orgogliosamente Movimento Sociale Italiano che del tema del lavoro ha sempre dibattuto, anche quando in momenti difficili veniva arduo ricollegare il tema del lavoro alla carta del lavoro e al manifesto di Verona di altri tempi tempestosi della vita politica italiana, ma non per questo il tema del lavoro era meno sentito e dibattuto.

Stamattina ho avuto occasione di scorrere l'elenco telefonico dei dipendenti regionali e l'elenco dei dipendenti di questo Consiglio, voglio invitarvi solo a verificare i legami che vi sono tra i dipendenti - per rispondere all'onorevole Soru - e personaggi politici noti del passato (consiglieri regionali, parlamentari, uomini di spicco comunque della politica isolana degli ultimi cinquanta, sessant'anni) per capire i disastri che avete fatto; rigetto a questa maggioranza, alle vecchie maggioranze, alle quali il presidente Soru si collega, comportamenti che mi sono veramente, almeno personalmente, perché guardava tenacemente verso questa parte, completamente estranei e che sicuramente condanno. In questi anni, molti di noi hanno impedito ai familiari di partecipare ai concorsi o di accedere all'amministrazione pubblica, si sono avuti certamente comportamenti estranei, dignitosi che mi auguro siano presenti in tutta la vostra maggioranza, anche perché so che così non è.

In ogni caso, il tema del lavoro, che oggi è in discussione, è un tema lacerante. Voglio ricordare che noi avemmo, all'interno del nostro Gruppo di Alleanza Nazionale, nella passata legislatura, un dibattito feroce sul piano de lavoro, che portò tre consiglieri di questo Gruppo a mettersi in grave contrasto con il Partito, proprio perché erano contrari al suo rifinanziamento, così come il Partito chiedeva, perché il piano del lavoro prevedeva il precariato, altro tema sul quale bisognerebbe dibattere, che è stato introdotto in Italia, il lavoro interinale, non certo dalla maggioranza di centrodestra, ma dalle maggioranze nazionali del centrosinistra. Noi abbiamo stabilizzato centinaia di dipendenti della Regione, parlo, per esempio, della Cooperativa Informa che dovrebbe essere chiamata Cooperativa "inforna", perché è stata un'infornata di gente assunta dai consiglieri regionali del centrosinistra! E potrei continuare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, è difficile prendere la parola in questo momento in cui il cuore, i nostri cuori, di tutti credo, sono rivolti verso il Papa, ma è giusto anche continuare a lavorare e non si può non apprezzare la decisione di tutti i partiti italiani di sospendere ogni manifestazione elettorale per rispetto verso questo momento drammatico della vita del Santo Padre.

Io avrei preferito, per la verità, parlare ieri notte, alla presenza del Presidente, durante una delle sue epifanie in Aula, dico epifanie proprio perché hanno un carattere così occasionale le comparse in Aula e le manifestazioni del presidente Soru, avvengono solitamente in ore notturne e provocano degli eventi inspiegabili all'interno dell'aula stessa, soprattutto fanno tornare, ad esempio, la parola ai muti, perché ci rendiamo conto che molti colleghi della maggioranza, che sono muti o addirittura assenti, miracolosamente riacquistano il dono della parola quando il Presidente compare. Per il resto francamente non si vedono altri effetti positivi della presenza del Presidente, perché a giudicare dal discorso che ha fatto ieri veramente offensivo, veramente irrispettoso, credo che non abbia soddisfatto nessuno e che nessuno sia stato contento di questa epifania notturna.

Se negli articoli precedenti avevamo ravvisato e avevamo denunciato la cancellazione di diritti, la negazione di servizi essenziali da parte della Regione, la soppressione di enti, il taglio alle scuole cattoliche, le norme intruse, ho detto che forse sarebbe meglio definire intruso ormai il Consiglio regionale e non le norme perché siamo veramente a una presenza evidentemente ingombrante e non gradita al principe, nell'articolo 8 vediamo il massacro sistematico del lavoro e vediamo il disagio forte di una parte della maggioranza che non ci sta più a questo massacro dei diritti dei giovani sardi. E' vero che i debiti si pagano, pacta sunt servanda, avete preso un impegno, ma è evidente che per voi è veramente difficile continuare a rispettarlo in queste condizioni, continuare a pagare a Soru una cambiale che è un cappio stretto intorno al vostro collo e che vi farà pagare delle spese pesanti nei confronti dei vostri elettori.

E' veramente una finanziaria storica, è la prima finanziaria della storia fatta contro la Sardegna, deliberatamente contro la Sardegna, deliberatamente contro il lavoro, contro le speranze dei giovani, avete una responsabilità terribile. La manovra, "manovra" è un termine che si usa anche in gergo automobilistico, si fa manovra con l'automobile, laddove l'automobile ovviamente è la Regione che va accesa, spostata e portata in una direzione. Beh, Soru sta guidando questa macchina fuori strada, sta facendo precipitare questa macchina, che è la Sardegna, in un burrone, purtroppo è una macchina dove sono saliti, loro malgrado, anche tutti i Sardi che ora rischiano di restare gravemente feriti da questo capitombolo che Soru vi sta, anzi ci sta facendo fare.

Attendiamo ora il dibattito sui restanti 31 articoli della legge finanziaria, attendiamo, ad esempio, di sapere come la Dirindin ci illustrerà la sua ricetta piemontese per ridisegnare la mappa della sanità pubblica, attendiamo di scoprire e di denunciare ancora quelli che saranno gli altri disastri che si annunceranno. "I disoccupati saranno i protagonisti", si è sentito dire ieri. Sì, i disoccupati sono i protagonisti di questa tragedia tragicomica alla quale il centrosinistra sta condannando la Sardegna.

PRESIDENTE. E' una dichiarazione di voto, non è un intervento. Lo prosegue poi, stiamo nei tempi. Grazie, onorevole Artizzu.

Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Non per fare una dichiarazione di voto, signor Presidente, ma per ricordare all'Aula che, evidentemente è colpa mia, sull'emendamento numero 135 ho dato erroneamente un parere negativo, invece il parere della Commissione è positivo per sopprimere il comma 2 dell'articolo 8.

PRESIDENTE. Va bene, quindi c'è questa precisazione e rettifica. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Questa affermazione fatta adesso dal Presidente della Commissione cambia molte cose e lo stesso mio intervento in dichiarazione di voto, relativo all'emendamento numero 135, che è un emendamento con il quale noi intendiamo sopprimere il comma 2 dell'articolo 8 e per il quale naturalmente annuncio il nostro voto favorevole, è chiaro. Noi riteniamo che le argomentazioni ieri svolte qui dall'onorevole Caligaris, hanno definito il ruolo importante storico, non solo, ma anche politico delle SMS (Società di Mutuo Soccorso), così come vengono indicate in maniera specifica nel testo di legge numero 27 del 1997, che costituiscono un patrimonio inestimabile da un punto di vista storico-documentativo-culturale. Noi non possiamo assolutamente essere d'accordo perché improvvisamente il Centro studi (che nasce con la finalità di valorizzare questo patrimonio documentativo) possa essere definitivamente soppresso in funzione del comma 2 dell'articolo 8.

Crediamo che si tratti davvero di un errore che lo stesso Presidente della Commissione in questo momento pare ammettere, nel senso che condivide la finalità positiva dell'emendamento soppressivo, e quindi ci rimettiamo positivamente all'Aula, certi che l'emendamento numero 135 verrà accolto totalmente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PETRINI (F.I.). Apprezzo moltissimo questo errore del Presidente della Commissione, errore o dimenticanza, è più elegante dimenticanza, riguardo a questo emendamento numero 135 che, come si è detto, è un emendamento importante per queste società storiche. Mi posso vantare di avere una di queste società nella mia città, pensate un po', il Presidente onorario di questa società è stato Garibaldi, questa società, la Società degli Operai, ha 152 anni. Voi la conoscete tutti quanti, è una delle più vecchie Società degli Operai in Sardegna e dunque non posso dire che apprezzo veramente questa vostra decisione. Forza Italia voterà a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, solo una sottolineatura perché ritengo che questo segnale da parte del Presidente della Commissione sia particolarmente significativo proprio in quel tentativo espresso più volte in quest'Aula di rivedere i contenuti dell'articolo 8. Ritengo che il Centro per lo studio e la documentazione delle Società di mutuo soccorso rappresenti un elemento importante per la conservazione della memoria storica di quello che hanno rappresentato le lotte operaie ed è espressione in particolare della nostra cultura. Quindi esprimo soddisfazione per l'accoglimento da parte della Commissione della richiesta di non sopprimere il Centro studi e documentazione della Società di mutuo soccorso e mi auguro che questi aspetti, che tra l'altro fanno parte del vissuto di tutti, come sottolineava anche stamattina l'onorevole Cugini, siano veramente condivisi, perseguiti e conservati nel tempo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Colgo l'occasione per dire che voto favorevolmente, ci mancherebbe, è un nostro emendamento, affermo che le dichiarazioni di voto sono superflue quando un emendamento viene accolto. Vorrei in modo particolare rettificare, dopo aver opportunamente verificato, quanto da me detto precedentemente in merito al Dpef, , ho sbagliato io nel dire che i termini erano scaduti, scadono il 15 maggio per la sua approvazione a giugno; volevo approfittare di questa occasione per dire che ho sbagliato, pertanto ritiro quanto detto sul Dpef.

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento numero 135 è stato accolto dalla Commissione e conseguentemente dalla Giunta, quindi c'è una larga intesa. Ne è stata chiesta la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 135.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - OPPI - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 62

Votanti 61

Astenuti 1

Maggioranza 31

Favorevoli 61

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 133. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 354, aggiuntivo al "321". Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 355. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 356.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo il voto elettronico.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale dell'emendamento numero 356. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, CASSANO, PISANO, LIORI, ARTIZZU, OPPI, PETRINI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 356.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPPAI - CASSANO - DEDONI - LA SPISA - LIORI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS..

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 55

Astenuti 2

Maggioranza 28

Favorevoli 15

Contrari 40

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 357. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 358. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 359. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 360. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 361. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 362. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 363. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 364. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 365. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 366. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 367. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 368. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 369. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 370. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 371. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 372. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 373. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 374. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 321. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese e contemporaneamente faccio una telegrafica dichiarazione di voto perché su questo emendamento, come sull'intero argomento, direi davvero che tutto è stato detto. Il nostro voto è contrario perché è il senso politico dell'assenza di una politica attiva del lavoro che responsabilmente deve caratterizzare una coalizione di governo all'inizio di legislatura, è clamorosamente inesistente in questa manovra. Noi respingiamo questa proposta, crediamo che non risponda alle esigenze dei sardi e soprattutto dei disoccupati e nel tempo tutto questo dovrà essere ancora riaffrontato dal Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LANZI (R.C.). Ovviamente per esprimere il mio voto favorevole a questo emendamento con una piccola dichiarazione di voto. La questione del lavoro è sicuramente una questione molto complicata e di difficile risoluzione ed è assai più complicata se si pensa alle nostre piccole realtà, quelle in cui ognuno di noi vive, nelle quali gli enti locali che vi amministrano si trovano davanti una vita difficile da organizzare, da gestire politicamente. Lo Stato è assente e se è presente è presente con leggi che aumentano quello stato di precarietà che ci caratterizza come Sardegna.

E' sbagliato dire che in passato la Sardegna nulla ha fatto. Uno strumento l'ha creato ed è quello del piano straordinario per il lavoro, che ha rappresentato un mezzo importante attraverso il quale chi si è trovato a poter dare risposte sono stati proprio gli enti locali, cioè quelli in prima fila a combattere il grande problema della disoccupazione. Dopo l'enorme difficoltà ad applicare questa legge, i comuni hanno cercato di dare origine comunque ad iniziative valide affinché si creasse occupazione, occupazione che fosse compatibile con le caratteristiche dei territori e le richieste dei nostri giovani; è anche vero che l'articolo 19 della "37" è stato utilizzato per attuare altro di diverso dal creare occupazione, come l'esecuzione di opere pubbliche, non colpevolizzando sicuramente i comuni, ma anche attraverso la realizzazione di strutture, si soddisfaceva l'esigenza di posti di lavoro.

Allora, a oggi, io non credo che il problema della disoccupazione sia terminato, anzi qualche dato dice che c'è stato un aumento leggero, ma è difficile, nell'ambito del lavoro precario, stabilire se sia aumentata o diminuita l'occupazione. Una strada è stata aperta dal piano straordinario ed è su questa strada che noi dobbiamo proseguire, cioè continuare a considerare il lavoro un'emergenza in Sardegna, una situazione straordinaria, ma accompagnarla affinché esca da questa straordinarietà, e come? Individuando consapevolmente gli strumenti, tutti quelli necessari, questo vuol dire articolo 19 ma anche fondi POR, con i quali le realtà locali possono creano occupazione stabile, che resta, che si innesta nel territorio e crea gambe per camminare, anche quando quei fondi non ci saranno più.

Questo sì che è un modo serio per parlare di lavoro. Dobbiamo pensare che i centri per l'inserimento lavorativo non sono uno strumento per dare risposta al disagio sociale creato dalla disoccupazione con risposte per l'occupazione; perché i piccoli sussidi, i prestiti d'onore non possono essere una risposta alla disoccupazione? Perché "no" ai servizi per la promozione e lo sviluppo dell'impresa con il coinvolgimento degli enti locali? Perché "no" a tutti gli interventi di valorizzazione del mondo agropastorale, del settore della cultura, grazie ai quali non solo si rilancia un settore così importante per la nostra Isola, ma gli si danno risposte e strumenti? Insieme a questi, cito anche i fondi della "37" nelle modalità previste dall'articolo 19.

Questo emendamento può rappresentare una risposta per l'occupazione, può essere considerato uno strumento per rispondere a un tema così caro a noi comunisti? E noi comunisti siamo pronti a comprendere cosa ci si aspetta da noi, fuori da questa Aula, a capire tutti i disagi che nascono da uno stato di disoccupazione? Io ritengo di avere qui dentro una grossa responsabilità come comunista, come membro di una maggioranza, come chi deve fare delle scelte e questo emendamento è frutto di una scelta condivisa nella maggioranza, dopo averne discusso; il problema del lavoro non appartiene a qualcuno ma è condiviso da tutti, forse grazie anche alla sensibilità di un Partito come la Rifondazione Comunista. Quindi io non mi tirerò indietro e il mio voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Per esprimere il nostro voto contrario all'emendamento numero 321 che è un emendamento, così come abbiamo anche avuto modo di chiarire nella discussione generale, che di certo non risponde oggi alle attese del mondo dei disoccupati, degli enti locali e delle imprese. Noi crediamo che questo emendamento nasconda una grossa verità, esattamente il fatto che le misure inserite sia nel primo che nel secondo comma sono delle misure insufficienti nelle risorse e soprattutto avanzano delle misure che noi già conosciamo e che poco hanno di innovativo. I 6 milioni di euro che vengono messi a disposizione per il nuovo bando della legge regionale numero 36 non sono assolutamente sufficienti a mettere in piedi una politica attiva del lavoro, tra l'altro con obiettivi ben individuati e ben precisi, che davvero garantisca un effetto moltiplicatore dell'occupazione in Sardegna in questo momento. Conosciamo bene quali sono le attese e anche le risposte che ha saputo dare la legge 36 e sappiamo che la misura minima per un intervento di ausilio di inserimento lavorativo attraverso gli sgravi previdenziali previsti è esattamente commisurato sui 30 mila euro, il che significa che noi riusciremo a attivare in questo modo, concedendo naturalmente lo sgravio per un periodo massimo di cinque anni come prevede la legge, qualcosa soltanto come duecento posti di lavoro, quindi una vera inezia rispetto all'obiettivo che ci prefiggiamo. Naturalmente sono insufficienti le risorse relative all'articolo 19, 30 milioni di euro che verrebbero distribuiti tra i comuni della Sardegna e che di sicuro non sono capaci assolutamente di dare continuità a quelle che sono le azioni positive che, fino a questo momento, i comuni stessi hanno saputo dimostrare di mettere in piedi.

Il problema, manifestato tra l'altro dall'Assessore, relativo ai residui presenti sull'articolo 19 è un problema conosciuto, si tratta però di risorse tutte impegnate e tutte azioni che comunque i comuni hanno già messo in campo attraverso il sistema dei cofinanziamenti per le annualità precedenti e sia, soprattutto, i programmi già attivati. Per l'annualità 2004 addirittura i comuni sono ancora in attesa dell'accreditamento dei fondi, quindi non possono che essere allo stato attuale soltanto dei residui, ma questo di certo non è un merito ma un demerito della Giunta nel senso che i ritardi, accumulati fino a questo momento, hanno creato soltanto un'ulteriore penalizzazione per i comuni della Sardegna.

Dico che le azioni innovative dentro i 110 milioni riservati ad esse sono azioni che di nuovo non hanno niente, ma sono cose che già abbiamo potuto sperimentare sia attraverso i cosiddetti prestiti d'onore, mi permetta, Assessore, sia attraverso i bandi che la stessa Agenzia regionale del lavoro ha saputo fare con i cosiddetti piccoli prestiti per mezzo anche di convenzioni con le università e, per ultimo, anche le azioni propositive che noi abbiamo come start up di nuova attività d'azienda.

Potrei suggerire, se davvero vogliamo velocizzare e dare risposte concrete alle imprese, che noi abbiamo una graduatoria relativa al cosiddetto bando PRES, per il quale davvero occorrerebbero pochi minuti per poter dare continuità a tante attese traducendo tanti posti di lavoro immediatamente in veri posti di lavoro. Se noi riuscissimo a spostare queste risorse dentro quella misura, lì sì davvero vi sarebbe un effetto moltiplicatore immediato e una ricaduta positiva per l'occupazione in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 321 presentato dalla Giunta regionale. Questo emendamento dimostra l'attenzione di questa maggioranza sulle politiche attive del lavoro. Un'analisi attenta rispetto alla prima stesura, esitata dalla terza Commissione, ha consentito a questa maggioranza di presentare un piano integrato per il lavoro che consente l'utilizzo dei fondi regionali per un triennio, 2005-2007, per un importo complessivo di 90 milioni di euro e dei fondi europei per un biennio, 2005-2006, per un importo di 270 milioni di euro.

Sommando i fondi regionali e i fondi europei abbiamo, in due annualità, un importo complessivo di 310 milioni di euro da utilizzare nell'ambito della nuova programmazione integrata territoriale che comprende tutte le azioni già individuate dall'articolo 19; sono previsti interventi a sostegno di nuove iniziative imprenditoriali, promosse da giovani disoccupati, come la tutela e la valorizzazione dell'ambiente, la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale, iniziative imprenditoriali innovative; cioè tutti quegli elementi che sono parte fondante dell'impianto originale dell'articolo 19 della legge 37 del 1998.

Penso che questa nuova formulazione possa rappresentare un ottimo strumento per rispondere in tempi rapidi al problema della disoccupazione e allo sviluppo di tante piccole comunità che vivono condizioni di disagio sociale. Uno dei modi per uscire da questa condizione di svantaggio forte è quello di poter operare mediante progetti di sviluppo che passano attraverso la costruzione di nuove imprese, attraverso una integrazione tra le varie realtà territoriali. Per questa ragione, destinare i fondi alle lettere a) e b) diventa elemento interessante perché si esclude la lettera c), quella richiamata più volte ieri sera dall'onorevole Pili sulle opere pubbliche, che in questi ultimi anni ha rappresentato una distorsione dei principi fondamentali dell'articolo 19. Il testo così modificato, rispetto a quello esitato dalla Commissione, non è frutto solo di una mediazione con il Partito della Rifondazione Comunista, ma è il convincimento di tutta la maggioranza, di tutta la coalizione, che il piano straordinario del lavoro rimane strumento efficace per aprire una nuova stagione di sviluppo in Sardegna.

Mi consenta, signor Presidente, di aprire una parentesi, ma poiché in questi giorni sui quotidiani, partendo dal tema del lavoro, si sono aperte polemiche sul ruolo del Gruppo della Rifondazione Comunista in Consiglio regionale, l'ho detto ieri intervenendo nella discussione generale sull'articolo 8, lo ribadisco oggi, il Partito si riconosce in questa maggioranza perché penso che, dopo anni di assenza legislativa e di governo di questa Regione, si è finalmente avviato un grande progetto di alternativa e di trasformazione della società sarda; si è avviato un percorso, condiviso dai sardi, sullo sviluppo sociale, economico e culturale della Sardegna.

Non c'è appiattimento, caro collega Pisu, non c'è subalternità da parte del Partito della Rifondazione Comunista rispetto al Presidente o a questa maggioranza, ma la consapevolezza che stare dentro una coalizione, dentro una maggioranza, significa essere rispettosi del percorso politico programmatico che si è costruito tutti insieme. Per questa ragione, voterò questo emendamento e tutta la manovra finanziaria senza tentennamenti, rispettoso del lavoro che tutti insieme, in questi mesi, abbiamo prodotto, con la consapevolezza che il tempo ci darà ragione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io prendo la parola per fare una dichiarazione di voto che, sottolineo, è a titolo assolutamente personale e quindi in nessuna misura riflette o ha la pretesa di riflettere le indicazioni di voto dei Riformatori che rimangono quelle che il collega Pisano ha appena detto.

Io, personalmente, mi asterrò rispetto all'emendamento numero 321 per motivi di onestà culturale, nel senso che, come ho dichiarato in quest'Aula, negli anni scorsi ero senz'altro dalla parte di coloro che, quando si votò a scrutinio segreto sul piano Cogodi, erano in 39 e non in 40 e quindi ero dalla parte di coloro che avrebbero voluto interpretare diversamente il piano Cogodi già da qualche anno prima di oggi.

Devo dire che non posso non condividere una parte dello spirito che informa l'emendamento numero 321, cioè quella parte di spirito dove si dice che purtroppo i soldi che sono stati spesi attraverso il piano Cogodi sono stati dei soldi in larga parte sprecati e sono stati comunque, nella parte in cui non sono stati sprecati, dei soldi spesi in larga misura in modo improprio perché sono serviti a costituire un finanziamento, assolutamente pregevole e assolutamente utile per i comuni, che è diventato quota parte del bilancio ordinario dei comuni in buona sostanza e che ha consentito quelle opere pubbliche di interesse comunale che senz'altro hanno fatto molto per migliorare complessivamente la vivibilità e la visibilità dei nostri comuni, ma che sicuramente pochissimo hanno fatto per creare lavoro duraturo. Fino a quando c'erano i soldi c'era il lavoro perché c'erano i cantieri, una volta finiti i soldi non ci sono più i cantieri e non c'è più il lavoro assolutamente effimero creato attraverso quei cantieri.

Va dato atto alla Giunta di centrosinistra di essere riuscita a fare ciò che la Giunta, sedicente, di centrodestra, sedicente libertaria, sedicente attenta a politiche che non fossero attive del lavoro, non soltanto, ma che fossero politiche di sviluppo economico complessive e quindi in quel modo fossero e diventassero politiche del lavoro, non è riuscita a fare. Quindi io credo che di questo sia doveroso dare atto alla Giunta di centrosinistra e sia doveroso astenersi rispetto a questo emendamento.

Non posso portare il mio voto ovviamente fino a un voto favorevole, sia perché condivido le considerazioni fatte dal collega Pisano sulla prima parte dell'emendamento, quella che riguarda l'articolo 36, che mi sembra assolutamente insufficiente come dotazione di risorse economiche, e sia soprattutto perché rimane aperto un problema enorme e cioè quel famoso provvedimento boomerang che, per tanti anni, noi abbiamo approvato in quest'Aula e che ha creato nei comuni dei fondi ordinari destinati a opere comunali, quindi comunque a cantieri, quindi comunque a occupazione nei comuni, per quanto questa fosse un'occupazione effimera, a tempo, e destinata a terminare come terminavano i cantieri. Insomma, i comuni si sono abituati ad avere un flusso finanziario che, consolidato negli anni perché il piano è stato reiterato negli anni, è diventato un flusso finanziario che essi oggi difficilmente riescono a non avere più all'interno dei loro bilanci; quindi noi oggi stiamo andando ad affrontare un problema che niente ha a che vedere con le politiche del lavoro, ma che ha sul serio a che vedere con i bilanci comunali.

Quindi chi governa oggi, che ha anche responsabilità politica perché ha rappresentato quella cultura del centrosinistra o della sinistra estrema, comunista, con tutto il rispetto, che per anni ha voluto che questo piano Cogodi venisse rifinanziato, beh, su questo, ha il dovere di dare qualche risposta ai comuni. Ci sembra che, al momento, le risposte non siano sufficienti, purtroppo non posso portare come avrei voluto il mio voto dall'astensione al voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo francamente con molto dispiacere e annuncio il mio voto di astensione sull'emendamento numero 321. Da ieri sera avevo chiesto una sospensione dei lavori. Ho apprezzato moltissimo lo sforzo che è stato fatto per trovare una mediazione sul finanziamento del piano per il lavoro; tra l'altro è stato presentato un nuovo emendamento trasferito all'articolo 33 e mi auguro che quella sia un'occasione ulteriore per riflettere su questi aspetti.

Devo rilevare che la situazione che si creata è veramente difficile e mi rendo conto che ci sono lacerazioni che potevano forse essere evitate con un momento di riflessione maggiore perché, ribadisco, che nella situazione di emergenza in cui si trova attualmente la Sardegna, fermarsi un momento in più sul piano per il lavoro forse avrebbe trovato una occasione ulteriormente unitaria per manifestare la volontà, non dei nostri singoli Partiti o Gruppi, ma veramente di riscatto e di desiderio di affermazione di tutti i sardi che ci guardano fuori da quest'Aula. Quindi annuncio la mia astensione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, il nostro Gruppo ha già espresso, durante i vari interventi, la propria posizione e quindi il nostro voto non può che essere contrario a questo emendamento. Ma sento il dovere di intervenire perché le risposte dell'Assessore della programmazione su alcune richieste che gli sono state formulate non sono arrivate. Vorrei anche ricordare all'Assessore della programmazione, ma soprattutto all'Assessore degli enti locali, che se è vero che sulla materia ci sono molti residui, è altrettanto vero che nel primo semestre del 2004 non avete fatto niente, perché avete inviato una lettera ai comuni sul...

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non c'eravamo noi nel primo semestre!

CAPPAI (U.D.C.). Sul secondo semestre 2004, chiedo scusa.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Non si poteva fare niente per le procedure.

CAPPAI (U.D.C.). Posso continuare a parlare oppure volete dire ciò che ho in mente di dire? Anziché aver detto di programmare i fondi dell'annualità 2004 entro il 30 giugno 2005, appena insediati potevate dire ai comuni di programmare i fondi entro il 31 dicembre 2004, probabilmente tutta quella montagna di residui non ci sarebbero.

Comunque, il nostro voto resta ancora una volta contrario e viene espresso perché i 30 milioni sono una sciocchezza, i 30 milioni di euro sono, per il piano del lavoro, una farsa! E' inutile che i tre compagni di Rifondazione Comunista dicano che ci sono i fondi per mantenere in piedi il piano del lavoro, non ci sono, non ci saranno perché non sono previsti in questa finanziaria. 90 milioni di euro tra il 2005, il 2006 e il 2007, così dice il compagno Licheri; io non so se il compagno Licheri abbia mai fatto l'amministratore comunale, se l'avesse fatto...

CUGINI (D.S.). E' un sindaco!

CAPPAI (U.D.C.). Sindaco! Mi meraviglia che un sindaco parli in questo modo, mi meraviglia veramente perché non so come faccia lui a rinunciare a quei danari rappresentanti una risorsa per i nostri magri bilanci. Vuol dire che avrà incontrato i rappresentanti degli enti locali del suo territorio, i quali gli avranno detto di essere tutti disponibili a rinunciare al piano per il lavoro. Prendiamo atto che lui condivide tutta l'impostazione di questa maggioranza, pertanto anche il taglio di posti di lavoro. Cioè non sta parlando più da difensore del popolo dei lavoratori, bensì da distruttore del mondo dei lavoratori. Per cui il nostro voto sarà ancora una volta contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). La scienza ci insegna che nulla si distrugge e tutto si trasforma; qualche volta si trasforma qualcosa in meglio, qualche volta si trasforma qualcosa in peggio. Se dovessi ricordare una delle proposizioni che si usa quando purtroppo e disgraziatamente qualcuno ci lascia "eri polvere e tornerai polvere", dovrei anche aggiungere però che nel frattempo c'è stato un po' di carne, un po' di sangue, un po' di ossa, un po' di idee, un po' di cervello, un po' di passione, cioè c'è stato un uomo! Nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Io devo vedere oggi proprio questo, cioè delle grandi trasformazioni! Vengo da una fase politica, anche impegnativa, durante la quale mi è capitato di assistere a un grande congresso di partito che proprio si trasformava, si liberava di alcuni vincoli in modo critico, si liberava dei vincoli di una cultura centralista che imponeva posizioni, un sistema disciplinato, in modo tale da essere costrittivo, abrogativo di libertà, qualche volta persecutorio.

Il mio segretario nazionale, Fausto Bertinotti, ha stappato la bottiglia, come si suol dire, per brindare a un cambiamento vero, fatto delle coscienze libere che parlano quando credono e dicono quello che pensano. Ci sono quelli che pensano che l'impegno sul lavoro si debba tradurre in una conservazione della filosofia dell'articolo 19, che purtroppo l'emendamento proposto dalla Giunta non contiene, per quanto sia un passo in avanti notevole rispetto all'elaborazione che si è fatta in Commissione dove, purtroppo, non c'è stata discussione, non c'è stata forse nelle forze politiche, non c'è stata sicuramente in alcuni Gruppi, perché avere un incarico di coordinamento vuol dire "acquisire le opinioni", e quando si fanno le riunioni di maggioranza e si esprimono concetti bisogna anche sapere ascoltare, lo devono fare gli alleati e si chiamano "alleati" perché si va insieme verso la battaglia.

Io ricordo, Renato, quella assemblea a Oristano nella quale tu, giovanissimo (adesso sei giovane) dirigente sindacale della Camera del lavoro di Sassari, rispetto a una fase di moderatismo sindacale fosti capace di dire: "Qui si rompe e si va avanti, qui si fa la battaglia per il lavoro perché è una battaglia giusta, perché è una battaglia che ci appartiene!". E io, giovane sindacalista, ho imparato e quella lezione non l'ho dimenticata e mai la dimenticherò! Ecco perché qualche volta si dice che gli allievi diventano anche migliori dei maestri!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. E' un po' una storia a uso e consumo, onorevole Uras.

URAS (R.C.). Ma riguardo a questa questione e ai toni sdrammatizzanti che sto usando in questa dichiarazione di voto di astensione di chi del Partito comunista e della Rifondazione Comunista fa parte e fa parte del suo Gruppo dirigente, della sua guida, di quella che pesa, che peserà, che trasformerà la società in senso positivo, come ci auguriamo di fare, insieme ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali e ai partiti che ci saranno di ispirazione cattolica, di sinistra, insieme a tutti, con rispetto, un rispetto che gradiremmo ci fosse anche per noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Prima di dichiarare il mio voto sull'emendamento numero 321 vorrei segnalare che io apprezzo l'onestà intellettuale del collega Vargiu che ha dimostrato coerenza con le affermazioni di questi anni. Come ho detto prima, mi sono riletto tutto il dibattito svoltosi intorno alla finanziaria del 2003, ed è un atto credo da apprezzare quando, in coerenza rispetto ad affermazioni fatte nel passato, si agisce anche adesso che si è in una posizione differente. Voto a favore dell'emendamento numero 321 perché è strettamente legato anche all'emendamento numero 308, che voteremo successivamente, il quale ultimo modifica radicalmente lo strumento con cui si attuano le azioni del POR che consentono di realizzare quell'obiettivo di spesa dei fondi comunitari in sintonia con i territori e con le comunità locali. Un emendamento importante che voteremo successivamente che dà senso all'emendamento numero 321 che stiamo votando adesso e che consente di cogliere gli obiettivi che il "321" si pone.

Mi pare che le differenze con alcuni colleghi di Rifondazione siano limitate - non vorrei sbagliarmi, Luciano, al di là del tono - non tanto alla posta di bilancio 2005 o all'obiettivo che pone l'emendamento numero 321 di utilizzare le risorse comunitarie, nel corso del 2005, per le finalità del piano del lavoro, quanto ad un impegno politico da assumere per il 2006 in poi, cioè avere la possibilità, fatta una verifica sull'andamento della spesa relativamente all'articolo 19 per gli anni precedenti, di utilizzare le stesse poste in bilancio 2006-2007.

Allora io credo che sia così poca la differenza che non siano giustificabili i toni, nel senso che io penso che possa essere assunto come impegno politico che si vada rapidamente ad un monitoraggio di quanto è avvenuto in questi anni sull'articolo 19, cioè si faccia quella verifica prevista dall'emendamento numero 375per valutare come è stata la spesa e quindi lo stato di attuazione degli interventi programmati dal 2002 al 2004. Quello che ci differenzia e che io ritengo non accoglibile è che, da questa verifica dell'andamento della spesa, scaturisca in modo automatico la previsione di spesa per gli anni 2006-2007. Questo automatismo mi pare che non possa essere accolto; non è giusto neppure porlo, perché può darsi che, dopo il monitoraggio, ci sia l'esigenza di incrementare le risorse rispetto 2002-2004, come può darsi che si possano decidere cose diverse. Io penso che si possa assumere come impegno politico che l'articolo 19 non muore, che l'articolo 19 nel 2005 viene mantenuto in vita con 30 milioni di euro di risorse regionali e con le risorse comunitarie, secondo l'impostazione dell'emendamento numero 308, che si vada ad un monitoraggio e ad una verifica della spesa, dei quali si terrà conto per gli anni 2006-2007 in una valutazione politica e non con un automatismo.

Ritengo che ci siano i margini per trasformare l'astensione in voto favorevole all'emendamento numero 321, lo dico anche per la collega Caligaris che è già intervenuta, con l'assunzione dell'impegno politico, da parte della Giunta e di tutta la maggioranza, di procedere al monitoraggio e alla verifica della spesa, dei quali si terrà conto nella prossima previsione di spesa 2006-2007, in una valutazione politica su ciò che è avvenuto e su ciò che è stato l'articolo 19 dal 2002 al 2004, e non, ripeto, con un automatismo.

Io credo che ci sia ancora, lo dico ai colleghi, la possibilità…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Marrocu.

MARROCU (D.S.). Ho finito. Dico ai colleghi che credo ci sia ancora la possibilità di trasformare quell'astensione in voto favorevole all'emendamento numero 321, così come faremo noi, coscienti della positività di quella proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie Presidente, per confermare il voto di astensione e per allontanare la frattura che forse qualcuno vorrebbe, la frattura di una parte di Rifondazione Comunista all'interno di questa maggioranza. No, non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare questa maggioranza, però abbiamo l'intenzione di continuare a lavorare su questo argomento per raggiungere un accordo, ed io credo che ci siano le possibilità. Costi quel che costi! Io credo che, lavorando, questo sia possibile. E' evidente che il dibattito si sta spostando verso un'altra direzione, e non mi sottraggo. E' strano che il Partito della Rifondazione Comunista - è strano, sì, è strano - si divida così nettamente sulla analisi politica, sull'analisi della situazione e sulle proposte da fare per parlare appunto di lavoro. E' strano ma forse oggi non è strano, forse oggi non lo è più, lo diceva bene il compagno Uras, forse oggi non lo è più anche perché parlare di lavoro è molto difficile. Qualcuno mi ha ricordato l'altro giorno che se le cose stanno così, dobbiamo prendere atto che il contributo all'Ente Lirico corrisponde ad un terzo di quello per il piano per il lavoro. E' una domanda molto semplice a cui ho difficoltà a rispondere, però mi è stata posta. Ed allora qualcuno potrebbe richiedere: in questa situazione, che tutti hanno descritto, dove le povertà aumentano, dove la precarizzazione sta diventando la quotidianità della vita di ciascuno, la priorità delle priorità quale deve essere? E' una domanda che continuo a pormi, e scusatemi, che continuo a porre a quest'Aula. Noi, almeno una parte di noi, a questa domanda ha dato una risposta e cercherà di portare avanti questa battaglia senza asti, senza assolutamente pensare che l'altro sia il nemico. No, questo non lo pensiamo; noi, proprio perché speriamo ancora che ci sia una via d'uscita, che ci sia un percorso condiviso, in questo momento non c'è, figuratevi non c'è neanche all'interno del nostro Partito, noi ci asteniamo perché ricercheremo fino alla fine, ricercheremo fino all'ultimo minuto un percorso che possa portarci ad un voto appunto unitario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, io mi sono interrotto prima, non avevo calcolato bene il tempo, però ci tenevo a dire, anche se brevemente, che se il tema del piano straordinario per il lavoro fosse stato sin dall'inizio tenuto nella dovuta considerazione, come affermano alcuni, ma io credo che ciò non sia vero, si sarebbe potuta proporre una riduzione della dotazione finanziaria, ne avremmo volentieri discusso, perché era un tema a noi molto caro ed era sentito all'interno anche della coalizione dei nostri interlocutori sociali ed istituzionali, tenendo conto ovviamente dell'esigenza di risanamento e del fatto che i fondi della "37" non sono stati ancora spesi per quanto riguarda in modo particolare l'annualità 2004, e tutti gli altri argomenti che ho citato stamattina. Ma, come si fa ad affrontare un tema così importante, noi ci siamo chiesti, parlando soltanto di 30 milioni di euro per il 2005? E noi tutti sappiamo quanta fatica abbiamo fatto per estendere questo modesto finanziamento per il triennio. E poi, come non pensare al fatto che bisogna stabilire tra di noi un rapporto di fiducia, però continuamente, anche in quest'Aula, c'è un neocentralismo imperante dove si dice che i comuni avranno un ruolo centrale, che si pensa ad un federalismo interno che tarda però nella pratica ad affermarsi, e che io penso che se si continua così non si affermerà. Del resto come facciamo noi e come fate voi, colleghi della Giunta, a non sentire, anche se non ci sono le manifestazioni tutti i giorni sotto il palazzo, il grido di dolore che viene dall'ANCI e dai sindaci sardi che sono fortemente preoccupati per quanto noi andremo a decidere qui oggi?

Io volevo anche dire che - in tutta questa vicenda di scarsa informazione, di scarsa collegialità, dove siamo stati lasciati soli, i consiglieri regionali che volevano partecipare attivamente a questo dibattito, a questo tema così importante - l'assessore Pigliaru ed anche il dottor Orlando, per le sue competenze, hanno cercato entro i limiti stabiliti dalla Giunta di indirizzare parte dei fondi POR per lo sviluppo e per il lavoro nelle forme che questi consentano. Si badi, io questo non l'ho sottovalutato, ci ho riflettuto a lungo, ma tutti sappiamo che questi fondi comunque li avremmo avuti, anzi ci sono stati colpevoli ritardi imputabili al centrodestra, come più volte è stato sottolineato, e poi ci sono anche i problemi legati ad una parte di queste risorse che possono essere spese solo dopo una nuova approvazione del POR, che deve essere corretto, come è stato detto. Certo, le notizie sui fondi POR le conosciamo per quello che leggiamo, anche se la seconda Commissione che presiedo, che si occupa anche di politiche comunitarie, doveva essere tenuta in tutt'altra considerazione sia dalla Giunta che dall'Assessorato competente. Pertanto, io credo che sull'argomento si avrà modo di discutere anche più in là.

Io non sono soddisfatto di come è andata la discussione, ritengo le cose che ho contribuito a strappare siano ancora del tutto insufficienti per cui annuncio la mia astensione. Respingo al mittente una affermazione poco gradita che mi è stata rivolta a più riprese da parte di alcuni che mi dicono che voterò con la destra. E' da quarant'anni che sento queste sciocchezze, quando militavo nel Partito Comunista Italiano e c'era allora un Governo di centrosinistra era in auge la teoria degli opposti estremismi: ci accusavano, a noi comunisti, di votare col Movimento Sociale Italiano. Io credo che vada data la risposta che allora ebbero a dare Luigi Longo ed Enrico Berlinguer, ridicolizzando quella posizione e rispondendo semplicemente: "Prendiamo atto che non avete capito che votiamo contro di voi solo perché vogliamo difendere i lavoratori e per motivi opposti a quelli della destra".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Soltanto per capire, al di là delle cose che si dicono: "noi siamo parte integrante di questa maggioranza" eccetera, qual è l'orario? Se si devono sostituire a noi nel fare opposizione, allora rispettiamo l'orario, torniamo questo pomeriggio e lavoriamo. Stavamo andando veloci, quindi, se dobbiamo completare l'iter, ha un significato, diversamente si va a mangiare ad un'ora normale, perché non c'è più giù neanche la guardia medica, che ci dovrebbe essere nelle ore che sono anormali, ci sono dei ritmi che sono fondamentali, io soffro di glicemia quindi ho esigenze particolari, pertanto voglio sapere quando si incomincia e quando si finisce. Se dobbiamo continuare a fare la schermaglia, che poi se la fate voi è normale, ma se siamo noi è strumentale, non andiamo d'accordo!

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, io pensavo di chiudere, se non ci sono proposte diverse, alle ore 14, dopo il voto sull'emendamento numero 321; c'è poi anche una proposta, che verrà formalizzata, da parte dei Capigruppo di articolazione del lavoro per questo pomeriggio. Insomma attendevo di chiudere l'esame di questo emendamento numero 321, sul quale capisco anche però l'esigenza di dichiarare il voto.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. Infatti volevo parlare di questo una volta terminate le dichiarazioni di voto, perché ora siamo in fase di votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo molto brevemente per una dichiarazione di voto che riguarda sia il sottoscritto, sia il collega Pierangelo Masia, relativamente all'emendamento oggetto di discussione. Bisogna riconoscere che il dibattito in tema di lavoro non è mai un dibattito scontato, né inutile perché l'argomento è di estrema importanza. C'è da parte di tutta l'Aula, credo, al di là delle diverse espressioni, che pure sono maturate, la consapevolezza che, se non c'è un progetto per il lavoro e lo sviluppo, noi non garantiamo neanche la dignità della persona. Però, Presidente, intervengo fondamentalmente per dire (anche alla luce delle ultime dichiarazioni, e me ne rammarico, annunciate dal collega Pisu) che mi pare del tutto ingeneroso sostenere che, in materia di lavoro, la Giunta è sorda. Bisogna invece già riconoscere che non solo la Giunta ha dedicato molta attenzione, non solo il Consiglio regionale, ma la maggioranza su questa tematica, nella sua interezza, ha insistito per arrivare alla determinazione di un itinerario che fosse un itinerario garantista, nella consapevolezza delle risorse a disposizione allo stato attuale.

In quell'occasione, l'Assessore della programmazione ha assunto un impegno con la maggioranza e con l'intero Consiglio regionale: intanto la triennalizzazione delle risorse disponibili da parte della Regione da un lato, e questo marca un chiaro indirizzo e una chiara volontà anche per il futuro, e dall'altro lato, alla richiesta che gli è stata avanzata, l'aver trovato una giusta formulazione prevedendo che le risorse POR non fossero genericamente indicate per il lavoro (cosa che probabilmente non ci avrebbe garantito nel futuro) ma che fossero oggetto di un'indicazione più precisa e puntuale, il che peraltro è avvenuto attraverso l'emendamento numero 308 che dovrà successivamente essere discusso.

Allora, non ci pare che la Giunta sia sorda, la Giunta è responsabile, altrettanto responsabile è la maggioranza, vi è in tutti la consapevolezza che questo è un punto d'inizio e non l'approdo e che, per il futuro, ulteriori risorse dovranno essere destinate; dovremo trovare nuove metodiche, dovremo riaprire quel conflitto, quella contrattazione con il Governo che ci consentirà il potenziamento delle entrate e, con quest'impegno, che è impegno della Giunta, è impegno della maggioranza, abbiamo raggiunto un'intesa; io credo che sia doveroso e onesto mantenere quell'intesa anche all'interno dell'Aula al momento del voto. E' per questo che sia il sottoscritto sia il collega Masia esprimeranno voto favorevole.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 321. Chi lo approva alzi la mano.

Prego?

(Interruzione)

Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Giusto per correttezza, il collega La Spisa aveva chiesto precedentemente il voto elettronico.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, rifacciamo la votazione. Invito i colleghi che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, ARTIZZU, Matteo SANNA, BIANCAREDDU, SANCIU, SANJUST, LIORI.)

Votazione nominale PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 321.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CALIGARIS - DAVOLI - PISU - URAS - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 54

Astenuti 7

Maggioranza 28

Favorevoli 38

Contrari 16

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 136. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 132. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 8. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Ieri, prima dell'avvio della discussione sull'articolo 8 e i relativi emendamenti, avevamo chiesto di poter sospendere l'esame del settimo e dell'ottavo comma, a seguito della segnalazione di un problema che riguarda i soggetti protagonisti della formazione professionale, che hanno mostrato, con documenti ufficiali, una difficoltà che ha origini finanziarie e che può tramutarsi anche in una situazione pericolosa per i posti di lavoro degli operatori del settore. E' una questione che ha a monte la difficoltà e i ritardi nell'approvazione dei bandi che non stanno dando possibilità di un'attività ordinaria in questi enti. Per questo avevamo chiiesto la sospensione.

Io ribadisco adesso che, sospensione o non sospensione, è opportuno che il settimo e l'ottavo comma vengano esaminati separatamente dal resto dell'articolo, magari con una votazione per parti, però sapendo anche anticipatamente quali sono le valutazioni della Giunta sul problema e le eventuali disponibilità a venire incontro al problema stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Presidente, intervengo informalmente per chiarire che cosa si vuole fare, io accolgo la proposta dell'onorevole La Spisa, nel senso di votazione separata. Avevo annunciato nel mio intervento (penso che la Giunta confermerà questa nostra proposta) che, per quanto riguarda il comma 7, si potesse accogliere un emendamento orale che porta lo stanziamento da 22 milioni e 231 mila euro a 26 milioni e 231 mila euro, con un aumento di 4 milioni di euro coperti con la UPB S 03007, FNOL parte investimenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La Giunta esprime la disponibilità, considerata la situazione di emergenza sociale e occupazionale della formazione professionale, e accoglie favorevolmente la proposta di un ulteriore incremento dei fondi sul capitolo che comprende la "42" e la "47".

PRESIDENTE. Siamo in sede di dichiarazioni di voto, l'onorevole La Spisa ha chiesto la sospensione eventuale dei commi 7 e 8, c'è stato un accoglimento di una proposta fatta, io penso che forse sia il caso di tenere i commi 7 e '8 in coda alla discussione, a meno che non siamo in condizioni di dire che la proposta che è stata fatta dall'onorevole Secci viene accolta.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo per dire che noi non possiamo non apprezzare il tentativo di arrivare alla presentazione di un emendamento orale che possa essere accettabile. E' chiaro che l'interlocuzione in corso avrebbe bisogno di una maggiore definizione e quindi, in particolare, bisognerebbe parlare di cifre in maniera esatta, perché le cifre che sono state affacciate dallo stesso onorevole Secci, che parlava di 4 o 5 milioni di euro che potrebbero essere aggiunti al comma 7, però non sono state definite adesso dall'assessore Salerno, che invece lascia in maniera indefinita la cifra alla quale lei faceva riferimento; credo che ci sia tutto il presupposto perché davvero sospendiamo un attimo e si capisca se si possa arrivare a un'interlocuzione concreta, per poter risolvere davvero il problema.

PRESIDENTE. Dunque io ho iscritti, per le dichiarazioni di voto, l'onorevole Uras e l'onorevole Lai, però, prima di andare avanti, magari possiamo sospendere i lavori per cinque minuti o anche per un quarto d'ora così eventualmente si può procedere ad una interlocuzione.

MARROCU (D.S.). Perché non procediamo con gli altri emendamenti aggiuntivi? Nel frattempo ci si incontra.

PRESIDENTE. Va bene, sospendiamo i commi 7 e 8 con gli emendamenti relativi, li riprenderemo dopo aver fatto una sospensione. A questo punto, onorevole Uras, siamo in sede di dichiarazione di voto sull'articolo, tranne i commi 7 e 8, che vengono sospesi, intende procedere con la sua dichiarazione di voto?

Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Volevo intervenire proprio sull'emendamento orale.

PRESIDENTE. Quindi l'onorevole Uras interverrà dopo; così anche l'onorevole Lai? Va bene, colleghi.

Metto in votazione l'articolo 8 fino al comma 6 incluso.

(Interruzione)

E' stato richiesto il voto elettronico. Invito i colleghi che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, ARTIZZU, SANNA Matteo, SANJUST, LIORI, CONTU, CAPPAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'articolo 8 sino al comma 6 incluso.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LIORI - LOMBARDO - OPPI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DAVOLI - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 54

Astenuti 3

Maggioranza 28

Favorevoli 38

Contrari 16

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 134. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 54 segue la sorte del comma 8, pertanto viene accantonato.

Metto in votazione l'emendamento numero 308. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Colleghi, facciamo una breve sospensione? Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Paolo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Intervengo sull'ordine dei lavori. Chiedo che la Conferenza dei Capigruppo si riunisca mentre continuano a discutere, così anticipiamo un po' i nostri lavori.

PRESIDENTE. Se facciamo una pausa di sospensione sì, se non è necessaria chiudiamo l'esame dell'articolo 8. Poiché i colleghi che stanno confabulando hanno bisogno di una breve pausa, sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 19, viene ripresa alle ore 14 e 36.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i nostri lavori. Siamo giunti alla fase della votazione dei commi 7 e 8 dell'articolo 8, con la modifica, per quanto riguarda il comma 7, della posta finanziaria, alla quale si aggiungono 4 milioni di euro. Preciso: al comma 7 dell'articolo 8 l'autorizzazione di spesa di euro 22 milioni e 231 mila è incrementata di 4 milioni di euro; mi pare che questo corrisponda anche all'intesa che è stata raggiunta fra i Gruppi.

Ha domandato di parlare il consigliere Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Signor Presidente, non è per far perdere ulteriore tempo, ma soltanto per confermare che l'interlocuzione ha raggiunto un chiarimento rispetto all'indirizzo e cioè viene confermato il principio, stabilito anche con l'ordine del giorno unitario del Consiglio dell'ottobre scorso, che l'incremento serve a consentire di confermare il sostegno e il finanziamento della legge 42, modificando peraltro una delibera assunta nella scorsa legislatura, con la quale si interpretava come un sostegno soltanto al 50 per cento della "42", che poteva funzionare in presenza di attività formativa.

Anche quest'anno l'attività formativa ci sarà, ma con questo incremento si consente di garantire il funzionamento della "42" anche nella fase in cui i bandi non sono ancora partiti e l'erogazione dei finanziamenti non è ancora avviata. Se con questo finanziamento non si arrivasse a coprire l'intera annualità, in sede di assestamento di bilancio, come d'altronde sono stati ripetuti gli impegni della Giunta, si vedranno le ulteriori necessità, qualora emergessero. E' chiaro che sarà necessario modificare la delibera dell'inizio del 2004, perché colga il mantenimento e l'impegno a garantire il finanziamento della "42" per la parte non coperta dalle attività formative.

Aggiungo anche un altro elemento: l'ordine del giorno unitario, mi riferisco ai colleghi di Rifondazione, prevedeva anche un piano straordinario sulla dispersione scolastica. Io penso che questo debba essere recuperato, in sede di articolo 9 sui temi della cultura e della scuola, con un emendamento che ricordi in qualche modo, e lo sancisca, l'impegno ad attivare un processo straordinario che recuperi l'alfabetizzazione e la scolarizzazione in questa Regione. Penso che, con questi fattori, il risultato raggiunto confermi il principio e l'indirizzo che era stato dato dal Consiglio e possa costituire un elemento che insieme dia soddisfazione, elimini questa emergenza che stava in qualche modo diventando un elemento visibile, e tranquillizzi il settore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Due secondi soltanto, Presidente, per prendere atto che viene condiviso quindi un accordo in questi termini, così come è stato anche dichiarato dall'onorevole Silvio Lai, e che comunque parte dalla consapevolezza che, non essendo le risorse assolutamente sufficienti, esse potrebbero garantire l'attività formativa, relativa alla "42", soltanto fino a settembre. E' esplicitato bene l'impegno, da parte della Giunta, che saranno messe ulteriori risorse, in fase di assestamento, se non si recuperassero attraverso lo scarico della formazione sui bandi POR. Naturalmente, poi, l'ulteriore precisazione, relativa al progetto di formazione riferita contro la dispersione scolastica, ci vede assolutamente consenzienti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Anch'io già da stamattina mi sono sentito di buonumore quando il collega Secci ha aperto il dialogo e ha confermato la disponibilità dell'aumento delle somme in questo capitolo. Dopo le discussioni in Commissione, c'eravamo trovati d'accordo sul dire che non bastava la somma, eravamo preoccupati ma ora siamo stati tranquillizzati dalle parole sia della Giunta che del Presidente della Commissione. Stamattina, da una lettera formale del segretario della C.I.S.L., abbiamo appreso che 750 posti di lavoro sono stati messi in discussione, speriamo che i dati non corrispondano, per sanare la situazione della "42"; ma, come dice il comma 8, si tenderà entro i prossimi due anni ad accorpare questi lavoratori nelle organizzazioni e negli enti che fanno formazione. Spero che le cifre previste bastino almeno per mantenere l'ordinario delle spese degli enti perché non dico che la formazione non va riqualificata, deve essere riqualificata, noi ci siamo sempre battuti per migliorarla; Assessore, se ci sono delle pecche, l'abbiamo detto anche in Commissione, ci troverà dalla sua parte senza fare mai demagogie.

Noi ci fidiamo ciecamente dei dati che ci ha fornito l'Assessore del lavoro che in materia è competente, e diamo la disponibilità del nostro voto favorevole all'aumento di 4 milioni di euro, concorde tutto il Gruppo, ci troverà al suo fianco per le battaglie che ha annunciato di voler fare al tavolo Stato-Regioni; noi speriamo sempre di andare con umiltà al tavolo Stato-Regioni per far valere i nostri diritti (come ci hanno spiegato altre Regioni che abbiamo sentito in materia) senza prepotenza, ma riportando i dati ed esponendo il quadro riepilogativo dei numeri reali. Molte volte apprendiamo dalla stampa dati che non sono veritieri e che vengono regolarmente smentiti. Io spero che, in possesso di dati univoci, possiamo presentarci e far valere gli interessi di quei ragazzi e di quei docenti, i diritti di tutti, perché sono anch'essi cittadini sardi come le persone presenti in quest'Aula. Grazie.

CUGINI (D.S.). Confermiamo tutto quello che abbiamo detto anche a prescindere dall'intervento del collega.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi e colleghe, noi eravamo abbastanza preoccupati per tutta questa vicenda e credo che ci si debba dare atto che lo abbiamo detto in tempi non sospetti, del resto se c'è qualcuno che ha dubbi lo vada a leggere sulla stampa, esattamente su L'Unione Sarda quando c'è stata la manifestazione dei lavoratori. Abbiamo detto in quella circostanza che probabilmente c'è stato un deficit di dialogo tra la Giunta e i sindacati che poi è stato recuperato grazie anche all'intelligenza dell'Assessore; è chiaro che siamo d'accordo per la riforma, abbiamo spesso dichiarato che, all'interno della formazione, c'erano tante cose che andavano bene e dovevano essere salvaguardate, ed altre cose che dovevano essere riviste con un dialogo preciso e fecondo con i rappresentanti di questi lavoratori. La cosa che ci ha preoccupato maggiormente era il destino di questi lavoratori a cui noi - come sapete - particolarmente teniamo; perciò ci sembra che questa soluzione possa essere soddisfacente ed annunciamo il voto favorevole.

PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di votazione. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo il voto elettronico.

PRESIDENTE. E' stato richiesto il voto elettronico. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri OPPI, RANDAZZO, ARTIZZU, LIORI, SANJUST, SANCIU, CAPPAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei commi 7 e 8 dell'articolo 8.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CAPPAI - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - OPPI - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 52

Votanti 52

Maggioranza 27

Favorevoli 52

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 54,. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Comunico che, a seguito delle ultime votazioni, gli emendamenti numero 47 e 375 all'articolo 33 decadono perché la materia è stata definita nell'articolo 8.

Colleghi, comunico che i lavori del Consiglio riprenderanno martedì 5 aprile alle ore 10, proseguiranno per l'intera giornata di martedì, con orari intensi, prego i colleghi di non prendere impegni, e si protrarranno anche nelle giornate di mercoledì e giovedì mattina, questa è la programmazione dei lavori.

La seduta è tolta alle ore 14 e 47.