Seduta n.318 del 03/05/2007
CCCXVIII Seduta
(Antimeridiana)
Giovedì 3 maggio 2007
Presidenza del Vicepresidente Secci
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 30.11
OSCAR CHERCHI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 marzo 2007 (311), che è approvato.
Continuazione e fine della discussione generale congiunta del "Programma regionale di sviluppo 2007/2009" (progr. N. 18/a) e dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione(Legge finanziaria 2007)" (274/s/a) e "Bilancio di previsione per l'anno 2007 e bilancio pluriennale per gli anni 2007-2010" (275/a)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta del programma 18/A e dei disegni di legge 274/S/A e 275/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, poiché è presente un decimo dei componenti l'Assemblea, ritengo ragionevole una sospensione di cinque minuti.
PRESIDENTE. Mi sembra ragionevole sospendere anche per qualche minuto in più, onorevole Atzeri, ma se non si incomincia nessuno capisce che l'aula è il luogo dove si deve lavorare. L'inizio dei lavori consente a tutti i consiglieri, che sicuramente sono collegati in video, di capire che è scaduta anche la consueta proroga di mezzora. Per cui, se lei ritiene, sospendo la seduta sino alle ore 10 e 40.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, il suo discorso è stato convincente, per cui comincio subito il mio intervento, perché bisogna imporre una certa disciplina, altrimenti i lavori non iniziano mai.
PRESIDENTE. Sono convinto che non ci sia bisogno di imporre nulla, basterebbe soltanto che ciascuno adempisse il proprio dovere. Grazie.
ATZERI (Gruppo Misto). Poiché non sto tanto bene, svolgerò un breve intervento. Intende sospendere i lavori?
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 32, viene ripresa alle ore 10 e 44.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, prima di procedere all'esame dell'articolato della terza finanziaria di questa legislatura, forse è opportuno ricordare a tutti i colleghi presenti che vi è una norma occulta, ma diffusa, che recita così: il presidente Soru può fare ciò che vuole, anche se ciò significa violare la legge. E' una norma che ritroviamo alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 2 ("La Regione ha facoltà, qualora ne ravvisi la necessità…") e alla lettera f) del comma 3 dell'articolo 15, riguardante la Conservatoria delle coste ("l'esproprio e/o acquisto di quelle aree e quei beni immobili la cui qualità ambientale, paesaggistica e culturale è tale da ritenere necessaria la loro conservazione"). E questo la dice tutta sul modo innovativo di fare le leggi! D'altronde, già durante la discussione sull'esercizio provvisorio, il presidente Soru aveva mandato un chiaro segnale politico ai colleghi dicendo: "Sì, c'è una legge di contabilità, però io, per il bene della Sardegna, violo la legge che ho appena partorito". Quindi siamo di fronte a una monarchia assoluta.
Prima ancora di entrare nel merito della discussione, devo dire che per l'approvazione della legge finanziaria è prevista una procedura straordinaria della durata di 37 giorni: 7 giorni per il parere di competenza da parte delle Commissioni, 10 giorni per la presentazione delle relazioni di maggioranza e minoranza, 10 giorni per l'esame in Commissione bilancio e gli ultimi 10 giorni per l'esame da parte di questa Assemblea, appassionata e distratta. Siamo di fronte a tempi contingentati, per questo motivo il Presidente del Consiglio dovrebbe essere supervigile e allontanare tutte le materie organiche che non appartengono alla legge finanziaria, secondo quanto previsto dalla legge di contabilità, che non abbiamo inventato noi.
E' chiaro l'alveo, il perimetro della legge finanziaria, eppure, con la collusione e la complicità del Presidente del Consiglio e dei partiti della maggioranza assistiamo, ancora una volta, a un'insostenibile presenza di norme intruse.
Sul personale: per quanto riguarda il personale dobbiamo solo preoccuparci di individuare le somme da destinare perché sia rispettato il contratto nazionale di lavoro, e basta. Eppure è la terza volta che con la legge finanziaria si cerca di aggredire la legge numero 31. Entreremo, poi, nel merito dell'articolo che riguarda proprio il personale.
Ecco, siamo di fronte a sciatteria legislativa, a un modo mediatico, ossessivo di fare le leggi per poi tornarci neanche a distanza di un anno. Prendiamo quella che sbrigativamente viene definita tassa sul lusso: c'era un maxi decreto che comprendeva due o tre vasti "lenzuoli" che sono stati centrifugati, sbiancati e ripresentati in questa finanziaria in un modo completamente diverso rispetto a ciò che era scritto in quel maxidecreto. Colleghi, è incontestabile: siamo di fronte a una sciatteria legislativa, a una frettolosità preoccupata del consenso più che della prospettiva che deve avere una legge.
Allora, si è parlato di tassa sul lusso e io mi sono permesso, tempo fa, di far presente il rischio che sta correndo la Sardegna a proposito delle tasse sulla plusvalenza, che non hanno nulla a che fare con le categorie ideologiche. Si tratta di una solenne corbelleria, e non lo dice Atzeri, che di diritto tributario è a digiuno, ma l'hanno detto il Collegio dei notai e il Direttore dell'Agenzia generale delle entrate. La tassa sul lusso, pensata in modo rancoroso e mediatico, rischia, proprio perché scientificamente richiama l'articolo 58 del D.P.R. numero 600 del 1973, di penalizzare fortemente quell'emigrato che lavora a Mirafiori, si costruisce con sacrifici la casetta in Sardegna e poi deve pagare una tassa perché non ha il domicilio fiscale qui, mentre i grossi speculatori, gli immobiliaristi che hanno il domicilio fiscale in Sardegna sono esenti. Lo dice la legge, non pagano! Ecco perché il Collegio ha umilmente segnalato il rischio di favorire le lobby e di penalizzare i più deboli. Eppure anche questo è caduto nell'indifferenza totale.
In questa finanziaria si individuano 20 milioni di euro da destinare ai comuni riottosi che mal sopportano l'ingresso in questo monstrum - riforma di facciata, l'ho definita io - chiamato Abbanoa. Di Abbanoa nessun collega conosce il bilancio, nonostante siano trascorsi sedici o diciassette mesi. Come si fa a individuare 20 milioni quando, a "occhiometro", si parla di una passività che rasenta i 70 milioni? I 20 milioni servirebbero ai comuni per entrare in questa autorità, per poi dover scaricare sugli stessi una passività tre volte superiore. Se questa non è schizofrenia!
Intanto, a proposito di Abbanoa, noi abbiamo una filosofia politica diametralmente opposta. Noi sosteniamo che il controllo, la gestione e il contratto dei lavoratori siano pubblici e abbiamo pensato di suddividere l'unica autorità in otto, tante quante sono le province, perché il protagonismo reale lo abbiano i comuni, soprattutto i più piccoli, che invece sono emarginati, sono delle comparse passive sulle quali si scaricheranno - speriamo di no, se ci sarà un rinsavimento - le passività create da un mostro, che da quando è stato istituito ha solo aumentato il costo al metro cubo dell'acqua, ha aumentato i disservizi, costringe i piccoli operatori a licenziare padri di famiglia, perché non onorano il pagamento delle fatture dei servizi erogati. Insomma, siamo di fronte all'ennesima sciatteria di queste riforme di facciata che stanno ulteriormente penalizzando la Sardegna.
Per quanto riguarda l'articolo 15, è palese l'intromissione insostenibile di qualcosa che non ha nulla a che fare con la finanziaria. I cari colleghi sanno che la finanziaria deve trattare materie che abbiano la caratteristica della temporaneità, la durata dell'annualità, e non disegni di legge organici che devono essere affrontati e metabolizzati dalle Commissioni competenti, nel dovuto tempo. Ma è mai possibile affidare una pericolosa discrezionalità al Presidente? La lettera f) dice: "l'esproprio e/o l'acquisto di quelle aree e quei beni immobili la cui qualità ambientale, paesaggistica e culturale è tale da ritenere necessaria la loro conservazione e salvaguardia". Intanto, chi espropria e acquista e in base a quali parametri? Chi ritiene necessarie la conservazione e salvaguardia? Sono tutti argomenti che non dovevano trovare alloggio in questa finanziaria, ma dovevano essere trattati dalla Commissione competente.
Questi sono dati incontestabili, inconfutabili, ecco perché segnalo in quest'Aula il pericolo di vedere ulteriormente mortificato il ruolo del Consiglio e delle Commissioni; ecco perché manca la tutela dei consiglieri da parte di chi è preposto ad allontanare queste norme intruse.
A proposito della continuità territoriale, sulla quale si registra l'ennesimo fallimento, l'anarchia dei cieli, mi sono permesso semplicemente di segnalare un modello vincente, il modello corso, ma non per la trasposizione fredda di questo modello in Sardegna. Sarebbe come se io volessi indossare l'abito dell'amico Siro Marrocu: sarei ridicolo, perché abbiamo una tipologia fisica diversa. Io devo adattare alle esigenze della Sardegna un abito che sia conforme alla sua tipologia. Mi riferivo solo alla metodologia, che è quella di accedere ai finanziamenti comunitari e poi individuare le rotte, le tariffe, la gara comunitaria e, soprattutto, la libera concorrenza, prescrizioni non del sottoscritto, ma della Comunità europea. Ebbene, l'Assessore "travicello" si è permesso di offendermi dicendo che farnetico. Sarà un esperto dei cieli, ma non di psicologia o psichiatria; non mi risulta che quest'uomo abbia una laurea che gli permetta di certificare l'instabilità psichica dei consiglieri che devono verificare e sindacare l'operato della Giunta. Lo dico con amarezza, perché c'è proprio un'aggressione, un'emarginazione sistematica, un uso di un linguaggio offensivo verso il ruolo del consigliere che rispedisco al mittente, perché veramente è una cultura che non mi appartiene.
Quindi, questa finanziaria, che non definisce un modello di sviluppo preciso, perché magari sono emerse difficoltà più grandi di quelle che ci si poteva immaginare, va a tentoni, non indica la priorità delle priorità, un argomento centrale o una scelta. Eppure, da tempo noi proponiamo leggi che creino le precondizioni per lo sviluppo. Anche oggi, così come ieri, è apparso sulla stampa che la nostra terra è esclusa dalle attenzioni governative per quanto riguarda gli strumenti che possono determinare una certa libertà di mercato. Mi riferisco alla zona franca, sulla quale abbiamo presentato una proposta di legge, perché la Sardegna, per la sua insularità, ha un bisogno impellente di questo strumento, tant'è che in tutte le parti del mondo dove è stato adottato vi è sviluppo, vi è un prodotto interno lordo in crescita. Invece sono state fatte scelte politiche che favoriscono la programmazione centrale, anche attraverso l'utilizzo di quei miliardi previsti dai Piani di rinascita che si sono rivelati un fallimento per i sardi, ma prebende interessanti per alcuni sindacati e per alcuni partiti che queste scelte politiche privilegiano. Ma noi sardisti no; noi vogliamo che a dettare le regole in questa terra, che è penalizzata dall'insularità, non sia la giungla, ma il libero mercato. Anche su questo la Giunta tace. Nel frattempo, nel vasto napoletano e a Gioia Tauro si dotano di strumenti che noi segnaliamo ormai da quarant'anni. Cioè, non c'è un progetto, c'è proprio un modo infantile di proseguire, di vivacchiare, facendo credere che la Sardegna sia interessata da un'occupazione e un prodotto interno lordo in crescita, insomma da ricchezza. Questa è una grande bugia, così come sono grandi bugie le riforme di facciata, l'ultima delle quali è la legge statutaria, la cui discussione ha drenato tempo e risorse mentali per dotare la Sardegna di uno strumento che segnerà la morte della sua specialità. Eppure, quanti mesi abbiamo perso rincorrendo questo strumento che non darà nessun beneficio all'economia!
Questa vagheggiata società della conoscenza deve scontrarsi con la fallita continuità territoriale delle merci. Anche su questo non c'è una UPB che preveda stanziamenti per aggredire uno dei mali endemici della Sardegna, appunto la fallita continuità territoriale. Questo Governo ha la responsabilità grave e storica di aver vanificato le battaglie politiche fatte da tanti parlamentari sardi, che avevano indotto il Governo a sancire, finalmente, il principio della continuità territoriale anche per i sardi. Ebbene, questo Governo, con la rivisitazione dell'articolo 8 dello Statuto, attraverso l'articolo 102 della finanziaria nazionale 2007, ha fatto scaricare sulle gracili spalle dei sardi anche la continuità territoriale, oltre all'assistenza sanitaria e ai trasporti. E noi dovremmo provvedere con quali risorse?
Sulle dimissioni dell'assessore Pigliaru ho sentito delle riflessioni. Senza mai offendere nessuno, noi ci confrontiamo politicamente e verso l'ex Assessore abbiamo soltanto avanzato riserve e critiche per come, in modo collaterale, ha seguito il cammino di questa Giunta. Oggi, forse più sereno, meno gravato da problemi psicologici e dallo stress che può derivare dalla coabitazione così tumultuosa in questa Giunta, l'ex Assessore dice che il famigerato comma 1 dell'articolo 2 è di un'irresponsabilità fiscale unica, perché, al di là delle patetiche difese d'ufficio, come si fa ad avvelenare i pozzi per le future generazioni? Come si fa a ipotizzare risorse non certe, promesse da un Governo che io spesso ho definito truffaldino? E tutti quanti ne abbiamo pagato le conseguenze. Ma come possiamo pensare che il Governo manterrà fede alle promesse e fra sette, otto o dieci anni riconoscerà questo debito?
Intanto noi, sul bilancio virtuale, creiamo azioni di governo che possono essere vanificate come se nulla fosse. Questa è irresponsabilità fiscale! Si sta ipotecando il futuro dei nostri figli! Eppure, per quanto riguarda il furore ambientalista, l'integralismo ambientale, il paesaggio deve essere tutelato e salvaguardato per le generazioni future, mentre per le competenze fiscali questo ragionamento non è emerso. C'è una contraddizione, così come c'è una contraddizione nel demonizzare, dileggiare sistematicamente e demotivare il personale della Regione, perché gli articoli 6 e 7 sono in netta contraddizione tra loro: in uno si favorisce la giubilazione, anche se hai maturato i quarant'anni di contribuzione o hai raggiunto i sessant'anni d'età, quando in tutta Europa si va in controtendenza, quando, per ragionamenti legati alla qualità della vita e alla longevità, si cerca di elevare la soglia pensionabile. Qui, invece, si favorisce con frenesia la perdita delle figure apicali e dirigenziali, ma per che cosa? Per creare - non l'ho detto malignamente - un'amministrazione parallela che ubbidisce solamente al presidente Soru. E, quindi, questa amministrazione parallela, pagata col denaro pubblico, sarà organica ai capricci del presidente Soru, mancherà di terzietà, mancherà di imparzialità. Ma per il tanfo che emerge dalla vicenda della Saatchi & Saatchi e da altre brutte storie che ci hanno trovato prudentemente e in modo rispettoso molto distanti (non è la prima volta che noi non ficchiamo il naso in cose che non conosciamo e non alimentiamo la maldicenza, siamo dei garantisti), una figura terza imparziale sarebbe stata certamente d'aiuto, sempre che tutto ciò che tumultuosamente sta venendo fuori corrisponda al vero. E se fosse vero, ci sarebbe anche una questione morale.
Voglio semplicemente formulare l'augurio che la magistratura si allontani sempre di più dalle vicende politiche. Altre volte ho detto che la politica deve confrontarsi aspramente, lealmente, senza ingenerare maldicenze. La magistratura, invece, da diverso tempo, lo dico con preoccupazione, si interessa delle nostre vicende. Allora, la questione del conflitto di interessi, oggetto di un'altra nostra proposta di legge che noi abbiamo presentato, perché non viene, a garanzia di tutti i consiglieri, affrontata e risolta? Chi disturba?
Chiudo ricordando una notizia criminis apparsa in occasione della rottura del fidanzamento fra il Presidente e un grande pubblicitario. Già da allora, questa notizia poteva attirare l'attenzione della magistratura, perché è di una gravità impressionante. A proposito di gare, Gavino Sanna scriveva, rivolto al presidente Soru: "Fai tu, d[s1] ecidi tu, ma io non mi metto in gara con nessuno. E tu: 'No, noi facciamo le gare e poi noi due decidiamo chi sarà meritevole di vincere'". Lascio a voi il commento su un fatto di questa gravità. Fossi stato un magistrato avrei chiamato l'estensore di queste cose e gli avrei chiesto lumi, perché noi dobbiamo avvicinare la gente alla istituzione, noi siamo i garanti della trasparenza e non ci deve essere niente e nessuno che possa infangare la credibilità della classe politica, dal momento che in quest'Aula ci sono dei galantuomini che meritano rispetto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, quella che stiamo discutendo è una manovra finanziaria sicuramente centrale nel percorso della presente legislatura, e non soltanto perché giunge a metà del quinquennio di governo della coalizione Sardegna Insieme. Questa finanziaria infatti segna, da un lato, il compimento del difficile cammino finora svolto sulla strada del risanamento e, dall'altro, l'inizio di una nuova fase tesa a dispiegare nuove politiche di sviluppo, rendendo disponibili importanti risorse. L'importanza di questa finanziaria, vero e proprio snodo del processo di realizzazione del programma di governo, è testimonianza anche della complessità e profondità del lavoro che la Commissione consiliare competente ha svolto per definirla nella sua forma attuale, a partire dal testo presentato dalla Giunta. Un lavoro basato, innanzitutto, sull'ascolto; ascolto vero e non rituale, ascolto delle parti sociali e delle istituzioni sarde, sviluppato poi attraverso il confronto, anche questo autentico, e perciò non privo di tensioni, che la maggioranza, in Commissione, ha instaurato con la minoranza e, in qualche passaggio, con la stessa Giunta.
Il lavoro serio e approfondito di tutti i commissari e le indicazioni delle parti sociali e istituzionali hanno contribuito a consegnarci una manovra finanziaria migliorata e meglio definita. D'altro canto, l'approfondimento dedicato al testo in Commissione ha anche causato un ritardo dell'iter di approvazione della manovra, ma crediamo che la qualità del risultato lo compensi almeno in parte. Inoltre, almeno due conseguenze di tale ritardo non sono per niente negative: innanzitutto, abbiamo ora la possibilità di attingere immediatamente alle maggiori risorse derivanti dalla soluzione della vertenza sulle entrate; in secondo luogo, il ritardo ha dato l'opportunità di smaltire, almeno in parte, quei famosi residui che, giova ricordarlo, ammontano a ben oltre 8 miliardi di euro.
Che questa manovra sia una tappa fondamentale del percorso avviato all'inizio della legislatura risulta chiaro guardando due serie di dati: da un lato, l'andamento del deficit, passato da 1 miliardo e 143 milioni di euro del 2004 ai 165 milioni di euro del 2006, per azzerarsi nella presente manovra; dall'altro, il costante incremento delle entrate, passate da 6 miliardi e 306 milioni di euro del 2004 ai 7 miliardi e 289 milioni di euro di questa finanziaria. Sono dati, quelli delle entrate e del risanamento, estremamente significativi, sui quali abbiamo registrato anche il parere positivo degli istituti di credito, nell'audizione del 15 marzo scorso, e che dobbiamo, per la parte relativa alle entrate, sia alle risorse riconosciute dallo Stato, per la cosiddetta fase transitoria, 850 milioni, sia all'anticipazione di 500 milioni relativa alle maggiori risorse previste per il 2010. Una scelta, quest'ultima, sulla quale si è discusso molto, ma è una scelta che difendiamo, considerandola importante e necessaria per avviare subito il rilancio del sistema economico regionale con adeguate politiche di sviluppo caratterizzate, innanzitutto, da un'attenta riqualificazione della spesa; una riqualificazione che ha determinato anche l'incremento delle risorse manovrabili, che oggi arrivano a ben il 32 per cento del totale contro l'1 o il 2 per cento degli ultimi bilanci regionali. E' grazie a queste risorse che la finanziaria 2007 prevede investimenti importanti in molti settori: innanzitutto nell'ambiente, con i 35 milioni per risanamenti e bonifiche, e 28 milioni per impianti di produzione di energie rinnovabili; l'istituzione della Conservatoria delle coste, il servizio ARPAS per il risparmio energetico e la prevenzione dell'inquinamento luminoso; nel turismo, con l'intervento sperimentale di valorizzazione degli immobili "Posadas"; nei lavori pubblici, con 100 milioni per il programma straordinario di edilizia abitativa, intervento importante a favore delle famiglie; nell'agricoltura, nello sport, nel lavoro, nella sanità, con i 26 milioni per la riconversione dei piccoli ospedali, che si aggiungono ai 470 milioni provenienti dai fondi FAS ed ex articolo 10, risorse che secondo i critici sulla chiusura della vertenza entrate non avremmo avuto; nell'istruzione, con i 30 milioni contro la dispersione e per l'autonomia scolastica, oltre ai 12 milioni per l'edilizia scolastica e ai 20 milioni per l'università diffusa, l'ERSU e per le strutture residenziali per gli studenti.
Ma una delle scelte forse più importanti è quella che, istituendo il fondo unico per gli enti locali, attribuisce alle autonomie maggiori risorse per 50 milioni in aggiunta agli 87 milioni per funzioni trasferite, e soprattutto perché riconosce negli amministratori locali le competenze e la maturità per un'autonoma attività di programmazione nei rispettivi territori. Inoltre, dalle tasse regionali, 100 milioni vanno a costituire il fondo per la coesione e la competitività, rispettando il principio per il quale le risorse provenienti dalle tasse regionali devono ritornare in parte agli enti locali interessati e per il 75 per cento devono essere investite per il riequilibrio territoriale.
Ho voluto ricordare soltanto alcuni elementi della finanziaria che stiamo discutendo per sottolineare come il lavoro della Commissione abbia migliorato il testo presentato dalla Giunta, come ha giustamente evidenziato il presidente Giuseppe Luigi Cucca, senza che gli interventi e le modifiche apportate ne abbiano alterato la struttura e gli obiettivi fondamentali. Tra le modifiche apportate ricordiamo: l'adeguamento delle tasse sulle seconde case, finalizzato a non penalizzare eccessivamente i piccoli proprietari rispetto ai possessori di grandi ville; quello relativo alla tassa di soggiorno, applicabile facoltativamente dai comuni e, comunque, non prima del 2008 e da cui esentare i residenti in Sardegna e i giovani sotto i diciotto anni; l'attuazione della norma del maxicollegato del 2006 a favore degli idonei del concorso per agenti forestali; sul fondo unico per gli enti locali, il comma 1 dell'articolo 10 determina la certezza e quindi l'immodificabilità del fondo stesso, mentre il comma 2 evidenzia la centralità delle politiche per il lavoro e l'occupazione nelle finalità perseguite; sul comparto unico Regione-enti locali l'articolo 10 bis avvia l'attuazione dell'articolo 12 della legge regionale numero 9 del 2006, un tema su cui è stata presentata appena ieri una proposta di legge dai consiglieri de La Margherita, primo firmatario l'onorevole Giuseppe Cucca, che prevede l'istituzione dell'ARAN Sardegna e l'avvio della contrattazione unica e dell'equiparazione stipendiale normativa tra il personale della Regione e quello degli enti locali. Per quanto riguarda gli organi dell'unione dei comuni, il comma 9 dell'articolo 11 prevede un'assemblea composta da un rappresentante per ogni comune associato e un organo esecutivo snello con non più di cinque componenti, per i quali si prevedono indennità ridotte rispetto al passato e rispetto anche alla legge numero 12 che abbiamo approvato nel 2005. Con riguardo all'autorità d'ambito sono stati soppressi i commi 9 e 10 dell'articolo 12, considerando inopportuno lo scioglimento degli organi in assenza di una motivazione specifica, mentre, verosimilmente, si rende necessaria una norma per consentire la surroga degli amministratori cessati dalla carica nel proprio comune. La quota massima di spese per incarichi di consulenza e collaborazione, già fissata nel testo della Giunta al 70 per cento di quella del 2006 è stata ridotta al 60 per cento. Riteniamo, peraltro, che su questo punto sia possibile, previo approfondimento anche con la Giunta, un'ulteriore riduzione della quota massima, portandola a non più del 50 per cento.
Altre modifiche apportate, alcune proposte dalla stessa Giunta, hanno riguardato un incremento delle risorse per artigianato e commercio, rispettivamente 5 milioni di euro per la legge numero 51 del 1993 e 2 milioni e 500 mila euro per la legge numero 9 del 2002, mentre per l'agricoltura sono previsti 28 milioni per le calamità naturali, 8 milioni per i consorzi di bonifica e 65 milioni per il miglioramento aziendale del settore. Soltanto due modifiche introdotte dalla Commissione non hanno trovato la condivisione della Giunta: la soppressione del comma 4 dell'articolo 16, sull'energia eolica, e dell'articolo 19, relativo all'istituzione dell'Agenzia Sardegna architettura. In particolare, su quest'ultima istituzione, la Commissione ha ritenuto di ispirarsi ad alcuni indirizzi di fondo, caratterizzanti l'azione della Giunta e dalla maggioranza nella presente legislatura: razionalizzazione e contenimento delle spese, riduzione del numero degli enti regionali. Riteniamo che le funzioni attribuite dal testo della Giunta all'istituenda Agenzia potrebbero essere efficacemente assolte da un servizio del competente Assessorato regionale, evitando la creazione di un nuovo ente e riducendo le spese relative.
Credo vada, comunque, evidenziato come queste poche occasioni di dissenso tra Giunta e Commissione segnalino due fatti positivi: da un lato l'autenticità e la serietà del confronto svoltosi, in cui ogni articolo della finanziaria è stato discusso nel merito senza posizioni precostituite; dall'altro, il fatto che anche quando i Commissari della maggioranza hanno dissentito dalla Giunta lo hanno fatto senza intento polemico, ma nella ricerca della massima coerenza con il programma di Governo dell'intera coalizione, coerenza che nel suo impianto complessivo la finanziaria presentava già nel testo proposto dalla Giunta. Si tratta, dunque, di una manovra ben pensata e buona, come qualcuno l'ha definita, migliorata dalla Commissione e che può essere ulteriormente perfezionata in Aula.
A questo ulteriore perfezionamento crediamo possa proficuamente continuare a partecipare anche la minoranza, contribuendo a trovare le forme per investire ulteriori risorse da destinare alle attività produttive, all'artigianato, al commercio, ma soprattutto alle politiche attive per il lavoro e al contrasto alle povertà.
Dobbiamo definire la destinazione dei 170 milioni previsti dall'articolo 32 bis, risorse da spendere efficacemente e rapidamente, sulla base delle decisioni che prenderemo in quest'Aula, maggioranza ma anche opposizione, sulla base dei contributi e delle indicazioni delle forze sociali e della Pastorale per il lavoro. Occorre individuare, già in questa finanziaria, soluzioni attraverso le quali utilizzare rapidamente anche i 676 milioni non spesi della legge numero 37, per produrre occasioni di lavoro e creare occupazione stabile, nel rispetto delle previsioni della legge stessa, ma anche sulla base degli obiettivi del Programma regionale di sviluppo che accompagna la legge finanziaria; un programma che qualcuno durante il dibattito ha criticato perché copia il programma elettorale della coalizione Sardegna Insieme. Più che id una critica si tratta di un apprezzamento, poiché, evidentemente, la funzione di questo strumento di programmazione è proprio quella di dare traduzione concreta agli impegni che la coalizione ha assunto con gli elettori. Il Programma regionale di sviluppo lo fa riunendo in un'unica cornice strategica i piani e programmi di spesa comunitari e nazionali e individuando puntualmente, per ogni settore dell'amministrazione, le strategie, gli obiettivi e i progetti attraverso i quali far ripartire la crescita e lo sviluppo del sistema economico regionale.
In conclusione, colleghi, credo che questa finanziaria rappresenti una sorta di giro di boa della presente legislatura e ci offra un'occasione per fare un bilancio di quanto questa Assemblea legislativa ha già saputo fare e quanto ancora può fare da qui al 2009. Abbiamo avviato a soluzione il risanamento del bilancio regionale, abbiamo a disposizione, grazie al successo della vertenza sulle entrate, nuove e importanti risorse da investire per lo sviluppo e la crescita, abbiamo varato leggi di riforma settoriali e istituzionali importanti e complesse. Con lo stesso impegno, possiamo affrontare i temi ancora aperti, alcuni dei quali importanti e complessi quanto quelli già trattati. Penso alla legge elettorale, alla legge di organizzazione della Regione e allo Statuto di autonomia, alla legge istitutiva del CORECON, alla nuova legge sugli appalti, alla nuova legge urbanistica e alla legge sul comparto unico del personale, alla riforma dei consorzi di bonifica, a quella dei consorzi industriali, alla legge sui parchi regionali e, infine, al piano dei servizi sociali, alla legge sulla ricerca e a quella sull'istruzione e la formazione.
E' certamente un'agenda molto impegnativa, ma fino a oggi questo Consiglio regionale ha saputo essere all'altezza del suo compito. Se continuerà a esserlo anche nei prossimi due anni, varando i provvedimenti che ho elencato, si potrà a buon diritto definire quella presente come una legislatura delle riforme e si potrà ricordare questa Assemblea legislativa come una delle più produttive e incisive che abbiano lavorato in quest'aula. Se così fosse, il merito sarebbe di tutto il Consiglio, dei consiglieri di maggioranza e di quelli di minoranza, ma soprattutto sarebbe il modo migliore per onorare il mandato che ciascuno di noi ha ricevuto dai cittadini sardi al momento della sua elezione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, signor Assessore, cari colleghi, in effetti l'intervento del collega Biancu mi spingerebbe a modificare il mio intervento. Io non utilizzerò sicuramente tutto il tempo a mia disposizione, perché sono tante, forse troppe le occasioni che abbiamo avuto, in questo palazzo, per discutere e manifestare il nostro pensiero sulla finanziaria 2007. Quindi si rischia - ne danno l'idea anche le presenze in aula - di essere ripetitivi e di partecipare a qualcosa di già vissuto.
Oggi, 3 maggio, stiamo per concludere la discussione generale della manovra finanziaria 2007. Il Capogruppo del maggiore partito della coalizione di centrosinistra più che cercare giustificazioni per il ritardo dovrebbe, con spirito autocritico, chiedere scusa, e io lo faccio. E' un ritardo forse dovuto all'incapacità, anche nostra, di programmare i lavori, ma anche ai pregiudizi. Ricordo la discussione tra maggioranza e opposizione sulla legge statutaria e, in particolare, sul fatto che questa dovesse precedere o meno la legge finanziaria. Ricordo la polemica che si è aperta con i colleghi del centrodestra durante una pagina negativa della vita di questo Consiglio, quella che ha visto l'occupazione dell'aula, e il tentativo che noi avvertivamo dietro la volontà del centrodestra di discutere subito la finanziaria, quello cioè di impedirci di dotare la Sardegna della legge statutaria. E questo tentativo noi lo abbiamo collegato a un altro tentativo, andato poi in porto, quello di impedire la nascita della Consulta per la riscrittura dello Statuto autonomo della Sardegna. Quindi i pregiudizi da parte di maggioranza e opposizione e della stessa Giunta nei confronti del Consiglio hanno determinato un prolungamento eccessivo dei tempi di discussione della legge statutaria e anche del processo istruttorio della manovra finanziaria, che sarà approvata dopo quattro mesi di esercizio provvisorio, quindi con notevole ritardo.
Nessuno può negare che questo fatto produca di per sé un danno e forse occorrerebbe fare una riflessione al nostro interno anche sulla produttività del Consiglio. Il collega Biancu ha ricordato gli aspetti positivi dell'azione legislativa portata avanti in questi anni, però non possiamo negare che da dicembre a oggi sono solo due i provvedimenti, pur importantissimi, che hanno interessato quest'Aula, e cioè la legge finanziaria e la legge statutaria, la cui discussione ha richiesto circa sei mesi, il che mi sembra eccessivo. Nessuno può negare che ci sia bisogno di confronto, di discussione, però è evidente...
CAPELLI (U.D.C.). E il Piano sanitario!
MARROCU (D.S.). Sto parlando della legge statutaria. Il Piano sanitario è stato approvato in quello stesso periodo, però effettivamente i tempi di discussione mi sembrano molto lunghi. Non cerco scuse e, per il ruolo che mi è stato attribuito dal Gruppo e che esercito nella maggioranza, mi assumo autocriticamente, insieme alla Giunta, la responsabilità di questo ritardo.
In questi giorni i colleghi che sono intervenuti hanno sollevato delle critiche che in verità si annullano tra loro: da un lato ci viene contestata la decisione che noi assumiamo con la finanziaria 2007 di anticipare risorse che saranno trasferite dalla finanziaria nazionale 2010 e di utilizzarle nell'esercizio corrente per affrontare le emergenze che la situazione sarda pone alla nostra attenzione, dall'altro lato, però, gli stessi colleghi che contestano questa anticipazione di risorse presentano emendamenti che contraddicono la loro posizione. Penso, per esempio, agli emendamenti presentati in Commissione bilancio dal collega Contu, che prevedono spese per soddisfare tutte le istanze provenienti dalle parti sociali. Ma anche per rispondere a queste esigenze ci vogliono risorse, per cui mi sembra che queste due posizioni siano in contrasto l'una con l'altra: da un lato, ripeto, ci si contesta l'utilizzo di risorse del 2010 per affrontare le emergenze che sono davanti a noi in questo momento, dall'altro si presentano emendamenti che incrementano la spesa senza, però, dire dove devono essere prelevate le necessarie risorse.
Mi pare che anche un'altra critica che è stata mossa sia ingenerosa e contraddittoria, perché da un lato si sostiene che questa maggioranza sia subalterna e ostaggio del tiranno e dall'altro, quando entra in contrasto con la Giunta, quando in Commissione, in Aula o nei dibattiti televisivi apre un confronto vero, dialettico, alla luce del sole, senza nascondersi, come è avvenuto nelle legislature precedenti, dietro il voto segreto, si dice: "Siete una maggioranza litigiosa, smettetela di bisticciare, mettetevi d'accordo, state facendo perdere tempo, i ritardi non sono dovuti alla nostra opposizione".
Diceva il collega Vargiu che i ritardi sono il frutto delle discussioni interne alla maggioranza, ma anche questa critica mi sembra contraddittoria considerati gli interventi dei colleghi. In verità noi abbiamo avviato, come ricordavano il collega Biancu e altri colleghi, un processo istruttorio vero all'interno della Commissione. Il confronto ha visto anche un momento di tensione, con la minaccia, da parte del Presidente, di una possibile crisi. La Commissione ha cercato di rispondere a quello che era non un suo diritto, ma un suo dovere, e la maggioranza in questo ha fatto appena il suo dovere. Si sono audite le parti sociali, e non sono state audizioni pro forma, tanto per rispondere a un obbligo regolamentare o rispettare una prassi; sono state vere audizioni, con cui la Commissione ha voluto capire quali erano le istanze provenienti dalle parti sociali. E noi ci siamo posti la stessa domanda che ieri ci ha rivolto il collega Cappai: "Come è possibile che una manovra finanziaria che mette a disposizione oltre 1 miliardo di euro in più rispetto alle ultime due manovre finanziarie, non sia in grado di ottenere il consenso delle parti sociali di quest'Isola?" Proprio da questa domanda è nata l'esigenza di modificare, integrare, migliorare la manovra finanziaria. Questo ha determinato anche al nostro interno - lo dico con molta tranquillità, credo che almeno qui non serva utilizzare argomenti propagandistici che nascono e muoiono in quest'aula -, all'interno della maggioranza e nei rapporti tra la maggioranza e la Giunta qualche momento di incomprensione o tensione. Da un lato c'erano un Presidente e un Governo regionale preoccupati all'idea che si volessero modificare le proposte contenute nella finanziaria. Il Presidente si è mostrato pertanto attento, severo, in grado di selezionare le rivendicazioni che provenivano dalle parti sociali, e quindi anche di dire no, assumendosene la responsabilità. Infatti, chi governa ha la facoltà di non dire sempre sì, ma di dire anche no e di guardare ai giusti equilibri nell'utilizzo delle risorse pubbliche. Dall'altro lato c'erano invece un Consiglio e una maggioranza un po' più disponibili a dire sì, magari perché più sensibili rispetto ai fatti sociali e alla rappresentanza di ognuno di noi, quindi un po' più sensibili alle pressioni provenienti dalle parti sociali e dai singoli territori, in un'ottica di ricerca di consenso.
Da un lato avvertivo la preoccupazione dell'Esecutivo anche nei contrasti che nascevano tra noi e la Giunta affrontando temi magari sottoposti da qualche parte sociale, dall'altro vedevo, devo essere sincero, un Consiglio preoccupato di non avallare l'idea, che i colleghi del centrodestra invece tendevano a diffondere, che la Commissione fosse il luogo dove avveniva il processo istruttorio della finanziaria e si poteva chiacchierare, discutere, incontrare qualcuno, ma non assumere impegni, perché le decisioni vengono assunte solo in viale Trento.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue MARROCU.) Questa reciproca diffidenza, interna alla stessa maggioranza, ha determinato, ripeto, anche momenti di scontro e tensione. Io penso che il malessere e il disagio che le forze sociali hanno manifestato in Commissione e alla Giunta vada tenuto presente, nella fase di completamento dell'iter di approvazione della manovra finanziaria, in un confronto vero tra la maggioranza e la Giunta, ma anche tra la maggioranza e l'opposizione, improntato all'equilibrio, alla serietà e alla sobrietà. E non è male, lo dico anche all'Assessore, che in un confronto vero nascano anche dei contrasti, se necessario, l'importante è, come ho detto prima, che il tutto avvenga alla luce del sole, nel rispetto reciproco del ruolo di ognuno di noi in Consiglio e nel Governo, per arrivare a una sintesi che impegni l'intera maggioranza, perché comunque, come dite voi spesso, la Giunta, il Presidente, la maggioranza e i partiti che la sostengono sono un tutt'uno. Neanche a me piace quella che voi definite contraddizione tra l'essere forza di governo ed esercitare anche il ruolo di opposizione. Noi siamo un tutt'uno e, allora, non danneggia e non indebolisce la maggioranza, il Governo regionale e il Presidente un confronto vero, che può essere anche aspro, ma deve riguardare i contenuti, la politica e non certamente altre funzioni o spartizioni. Questo è avvenuto in queste settimane e io ritengo che la terza Commissione abbia arricchito e migliorato il testo presentato dalla Giunta, rendendolo più rispondente agli interessi dei sardi.
Per quanto riguarda l'anticipazione delle risorse del 2010, noi condividiamo totalmente la proposta avanzata dalla Giunta, che abbiamo fatto nostra in Commissione. Vedete, sarebbe facile domandare: "Era più serio chi spendeva in passato risorse che non aveva a disposizione, creando un disavanzo pauroso ..."
(Interruzioni)
Sì, l'abbiamo fatta insieme. Molte volte la spendita delle risorse l'abbiamo decisa insieme, non è stata frutto solo dell'iniziativa della maggioranza, ma magari anche di una spinta da parte della minoranza.
Dicevo, era più serio chi in passato spendeva risorse che non aveva a disposizione e non sapeva neppure se un giorno sarebbero arrivate o è più serio chi oggi prende atto che si è chiusa positivamente una vertenza con lo Stato? Da tempo lo Stato non trasferiva alla Sardegna le risorse dovute sulla base di norme costituzionali e dopo una lunga vertenza, che ci ha visti tutti impegnati (Consiglio, forze sociali, autonomie locali) sappiamo che queste risorse arriveranno parzialmente già dal 2007 nel bilancio regionale e saranno disponibili dal 2010 in poi.
Cosa c'è di scandaloso nella decisione di anticipare parzialmente risorse che arriveranno nel 2010, 2011 e 2012 per utilizzarle nel triennio 2007-2009? Di fronte a quel disagio sociale che voi stessi denunciate, e che io non nego, lo ritengo un fatto normale, un fatto politicamente giustificato: ci sono risorse certe che arriveranno nel 2010, c'è un'emergenza economica, sociale e occupazionale in Sardegna, parte di quelle risorse vengono utilizzate nel 2007 per affrontare questa emergenza. E' politicamente giustificato, è politicamente positivo.
Voi dite: "E' un indebitamento nascosto". Può essere, ma tecnicamente si è dimostrato che l'operazione che stiamo facendo è legittima. Voglio dire che io mi preoccuperei di accertare che questa operazione sia giustificabile politicamente, perché la mia è una funzione politica. E comunque io ritengo che sia giustificabile, necessario e utile per la Sardegna anticipare queste risorse e metterle subito nel circuito economico regionale, perché la Sardegna vive un momento di disagio sociale, di crisi occupazionale, di difficoltà. Questo abbiamo fatto.
Le risorse di cui disponiamo non sono sufficienti e allora abbiamo fatto quel che era possibile fare. Anche qui, badate, io non ho dubbi sulla finalità di questa tassazione. Mi resta qualche dubbio sulla necessità di qualche ulteriore intervento, su cui anche oggi sono nate delle polemiche, ma la finalità è quella di recuperare risorse. Perché negare che sia legittimo che chi utilizza un bene regionale per svolgere attività economiche, anche semplicemente attraverso le seconde case, paghi per il consumo di una risorsa fondamentale della nostra Isola, e cioè l'ambiente? Come non giustificare l'idea che chi possiede una megavilla o un villaggio turistico, e non versa alla Sardegna nemmeno un euro, pur utilizzando tutti i servizi, oltre a consumare un valore ambientale enorme, come quello costiero, sia chiamato a fare un sacrificio, a mettere risorse per consentire alla nostra Isola di affrontare le emergenze sociali di cui parlavamo prima? Io lo giustifico, anzi ritengo che questa sia una scelta fondamentale.
Le risorse devono venire dallo Stato - e sono tante quelle che ci spettavano e non ci ha dato - e dalla possibilità per la Regione di imporre tasse regionali selettive nei confronti di chi consuma un bene della Sardegna e non versa nemmeno un euro. E sono appunto queste le tasse che noi abbiamo introdotto. Certo, poi, come Commissione, abbiamo apportato qualche modifica; la tassa di soggiorno, come ben sapete, è facoltativa, lasciamo ai comuni la possibilità di istituirla, esentando i cittadini sardi e i giovani, per dare loro un messaggio di ospitalità.
Concludo, perché pensavo di avere ancora del tempo e invece ne sto abusando, anche se vi sono altri due punti fondamentali di cui vorrei parlare. La mia speranza è che si parli adesso dei grossi ritardi accumulati e in futuro delle grandi novità che questa finanziaria ha introdotto. Penso a tutto il capitolo degli enti locali e al fondo unico, sia per le ingenti risorse che vengono messe a disposizione dei comuni, in controtendenza rispetto a quello che è avvenuto nel passato, sia perché questo fondo è indistinto e applica per la prima volta, nella nostra regione, quel federalismo fiscale, più volte chiesto dagli enti locali e mai applicato. Penso allo straordinario sforzo che stiamo facendo anche nel confronto con le parti sociali, come da noi richiesto, in materia di lavoro e di contrasto alla povertà, come ricordava anche il collega Biancu. Penso anche allo straordinario intervento finanziario per la casa, come previsto in alcuni emendamenti, e a tanti altri elementi positivi di questa finanziaria.
Chiediamo, quindi, scusa per il ritardo con il quale questa finanziaria verrà approvata da quest'Aula, so che questo sarà l'argomento di cui si parlerà maggiormente sulla stampa, ma spero che in futuro questa legge sarà ricordata come una legge importante e storica, che avrà segnato una svolta nell'utilizzo delle risorse pubbliche.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La discussione sulla manovra finanziaria 2007 sta assumendo, per chiunque abbia seguito il dibattito di questi giorni, un tono di incredibile, nuova e inaspettata stanchezza. Quest'Aula sembra stanca e svuotata dell'attenzione politica che ha sempre caratterizzato la discussione di ogni manovra finanziaria. C'è da chiedersi, francamente - io me lo sono chiesto prima di intervenire -, il perché? Perché questa stanchezza e questo senso di vuoto? Un senso di vuoto accentuato anche dalla poltrona vuota del Presidente della Regione, che nell'arco di questa discussione generale non si è presentato, o per lo meno io non l'ho visto, neanche per un minuto. Un senso di vuoto e un'assenza, quella del Presidente, che non è assenza dal contenuto di questa manovra finanziaria e neanche dai meccanismi della sua approvazione, in particolare per quel che abbiamo visto in Commissione. Il Presidente è stato presentissimo, con un'ombra lunga, scura, che ha zittito, annichilito qualunque capacità di dialogo e di confronto da parte della sua maggioranza rispetto ai contenuti di una legge che è un atto del Consiglio regionale e non del Governo. Una legge che, come nel caso di tante altre leggi, il Presidente più volte ha promesso di consegnare al Consiglio perché - così è stato detto, in senso quasi di auspicio - potesse essere modificata e migliorata, ma che si è rivelata immodificabile quando la maggioranza ha tentato di correggere alcune evidentissime storture, in particolare per quanto riguarda delle norme palesemente intruse, che la Presidenza del Consiglio regionale non ha dichiarato tali, e non ne capiamo il motivo. Per esempio le norme riguardanti la materia energetica hanno scatenato un vero e proprio conflitto tra maggioranza, Giunta regionale e Presidente, la cui presenza è stata, quindi, ossessiva e assillante, come sempre. E' forse questo che ha reso il dibattito ancora più stanco. Le parole che lo definiscono meglio credo siano "abitudine", "assuefazione".
Questa manovra è arrivata in ritardo, e apprezziamo le scuse che il collega Marrocu ha rivolto al Consiglio regionale e ai sardi proprio per il ritardo con cui la manovra è stata presentata e con cui inevitabilmente verrà esaminata e approvata. Questo è uno dei pochi record conquistati dal primo Governo dell'era presidenziale, un vero e proprio record. Siete stati capaci di superare ciò che da quei banchi, per settimane, per mesi, avete insultato e irriso riguardo all'inefficienza della peggiore fase di instabilità del sistema parlamentare: un ritardo nell'approvazione della legge finanziaria al termine di una legislatura molto travagliata, ma con un Governo regionale senza maggioranza. Questo lo sappiamo tutti, è storia non più cronaca. Ci si abitua anche ai record, il record del ritardo ormai è quasi una cosa acquisita. Ci si è abituati al ritardo e quindi alla lentezza della spesa, ai residui passivi. Poi c'è chi, come il collega Biancu - che adesso colloquia amabilmente col vicepresidente Secci, partecipe appunto dell'assuefazione, dell'abitudine a un rito stanco che non serve più a nessuno -, ha avuto l'impudenza o il coraggio, devo riconoscerlo, di dire che il ritardo nell'approvazione della manovra finanziaria permetterà di abbattere i residui passivi. Questa è veramente una tesi molto interessante e siamo curiosi di saperne di più. Sicuramente il collega Biancu ci fornirà dati adeguatamente documentati sulla misura dell'abbattimento dei residui passivi a seguito della mancata approvazione della legge finanziaria entro, quanto meno, il mese di aprile. Siamo veramente curiosi di vedere questi dati. Onorevole Biancu, lei ha veramente dato, in questa discussione generale, un tocco di originalità alla stanchezza e all'abitudine. Però anche questo è un record, a cui non so se ci abitueremo.
A parte il ritardo, questa manovra ripete e cristallizza due elementi di fondo della politica finanziaria. Il primo che cito è, a mio parere, quello più grave. Voi lo avete rilanciato, affermato e difeso con orgoglio, e capisco anche perché. Sto parlando della cristallizzazione del metodo della tassazione, dell'incremento della pressione fiscale, dell'utilizzo originale della capacità impositiva della Regione, orientato, voi dite, a incrementare il livello delle entrate. Sapete bene che non è così, perché ancora non abbiamo visto nessun incremento delle entrate, e non so se ne vedremo. Però voi state avallando un metodo; voi, maggioranza e Governo, perché siete veramente un tutt'uno. Non è un pallino del presidente Soru, che è un presidente originale; no, no, è nel DNA della sinistra il metodo, la concezione stessa dello Stato e delle istituzioni pubbliche per cui, nel tentativo di occupare la centralità della scena, la centralità della società e dell'economia, evidentemente si crea la necessità, per un vizio d'origine e per alimentare il sistema pubblico, di prendere dal sistema, quindi di sottrarre al sistema delle imprese e ai cittadini una parte consistente di ricchezza da ridistribuire, evidentemente, attraverso servizi o in altre forme. Voi avete introdotto alcune novità, rispetto al testo originario, sulla ridistribuzione del reddito in materia di politiche del lavoro, ma non vediamo una redistribuzione, per esempio, in materia sanitaria, checché ne dica il collega Biancu, che ha citato la cifra indicata nel bilancio e destinata alla rete ospedaliera; cifra che più volte il collega Vargiu ha definito risibile, durante i lavori della Commissione. Tutto il sistema che voi avete messo in piedi col Piano sanitario regionale è sottofinanziato, quindi non capiamo come venga ridistribuito il reddito che voi sottraete al sistema economico e sociale della Sardegna.
A voi poco importa se l'incremento della pressione fiscale mortifica e frena l'iniziativa economica e sociale, se allontana la ricchezza, come nel caso delle tasse rivolte proprio al settore turistico. Può anche esserci una ragione in teoria, collega Marrocu, che giustifichi un prelievo fiscale nei confronti di chi utilizza una parte del territorio, ma quando si impone una nuova forma di tassazione non si deve guardare soltanto alla giustezza o meno di questa scelta, ma anche agli effetti che essa produce. Uno degli effetti è sicuramente l'allontanamento dalla ricchezza, ma l'incremento della pressione fiscale - state attenti, stiamo tutti attenti - ha come conseguenza soprattutto la spinta all'evasione. Voi sapete perfettamente a quale sforzo sia stato costretto il Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione, per esempio, per rintracciare i potenziali destinatari dell'imposta sulle imbarcazioni e sapete perfettamente quale dispendio di energie questo comporterà. Poco importa a voi se la mancata crescita della produzione riduce di fatto il reddito disponibile e quindi il reddito imponibile.
Una società e un'economia povera in che misura possono contribuire al sistema dei servizi pubblici? La storia, anche recente, del sistema finanziario dello Stato dimostra il contrario; dimostra che il livello delle entrate non diminuisce con la riduzione della pressione fiscale, anzi si incrementa, perché la riduzione della pressione fiscale o almeno la riduzione della crescita della pressione fiscale è ossigeno per il sistema sociale ed economico. L'ossigeno è l'elemento fondamentale, l'energia perché un organismo possa vivere e produrre ricchezza, che automaticamente viene, poi, assoggettata a prelievo fiscale, ma in un sistema stabile, che non complichi la vita dei cittadini e delle imprese, che non aggiunga balzelli e non costringa all'evasione. Voi vi siete ormai inoltrati su questa strada e non solo a livello regionale, perché la politica della sinistra in Sardegna è analoga a quella della sinistra a Roma. I due Governi hanno centrato sull'incremento della tassazione la loro politica. E' un punto centrale che noi denunciamo politicamente e sul quale poniamo la necessità di un'alternativa. E l'alternativa che deve emergere in Sardegna, e quindi in tutto il Paese, è proprio quella di dire un no deciso all'incremento delle tasse, perché è un meccanismo perverso. Voi orgogliosamente non solo accettate quanto la Giunta, in maniera tra l'altro distorta e distorsiva, introduce col sistema di tassazione previsto agli articoli 3, 4 e 5 di questa finanziaria, ma lo difendete e lo fate vostro, giustamente, perché fa parte del vostro DNA.
L'altro elemento caratterizzante di questa manovra finanziaria è la ripetizione di un'altra forzatura. Una forzatura che è stata introdotta nella legge di assestamento del bilancio e che voi introducete scientificamente, in maniera calcolata, anche in questa legge finanziaria, quella cioè dell'anticipazione di entrate future. Il collega Marrocu chiede: "Ma, insomma, che cosa è più serio?" Caro collega, è serio dire la verità, ma ormai ci si abitua - la parola abitudine è quella che mi arriva continuamente alle labbra - anche al fatto che non si dica la verità. Il primo alfiere di questo, chiaramente, è il Presidente, che non dice la verità su queste cose fondamentali. Ci si abitua anche al fatto che sia ritenuto più serio anticipare entrate a costo zero, anziché dichiarare, come hanno fatto tutti i Governi, sia di centrosinistra sia di centrodestra, che a fronte di necessità impellenti, di nuovi investimenti per la Sardegna, è necessario fare debiti. Questo è accaduto per l'edilizia scolastica, nella scorsa legislatura; questo è accaduto per le politiche per l'occupazione giovanile, per la legge numero 28 prima e per la legge numero 2 successivamente; questo è accaduto per la siccità; questo è accaduto ancora per le infrastrutture nella gestione delle risorse idriche; questo è accaduto nel settore dell'agricoltura, quando, oltre alla siccità, c'è stato anche il flagello della blue tongue; questo è accaduto per il Piano straordinario per il del lavoro, colleghi della sinistra, che è stato introdotto proprio facendo ricorso al debito. Ma il debito non è una cosa di per sé negativa; il debito è negativo quando supera certe soglie, ma soprattutto quando è mascherato, come in questa occasione. Voi state mascherando un debito, perché prelevate risorse dai bilanci futuri e le accertate, come entrate, in questo bilancio. E' un debito mascherato che vi permette, quanto meno, di dire che state risanando il bilancio. Attenzione, questo falso in grande stile avviene con due connivenze: la prima, grave, è quella del Governo nazionale, il quale, dal momento che non ha impugnato la legge di autorizzazione all'esercizio provvisorio, ha dichiarato, arrampicandosi sugli specchi, che si poteva accettare un anticipo di entrate qualora fosse straordinario. E voi, dopo un mese, riproponete e fate diventare ordinario questo sistema, checché ne dica l'articolo 2, pur con la precisazione che è stata fatta.
Il secondo avallo non è grave, è gravissimo, ed è quello del Presidente del Consiglio regionale, l'onorevole Spissu, che avrebbe dovuto essere il garante di tutta l'Aula, ma soprattutto della veridicità del bilancio e avrebbe dovuto responsabilmente permettere che si svolgesse un dibattito politico, che ci fosse un approfondimento tecnico, che invece non c'è stato, il che è gravissimo. Noi abbiamo chiesto un parere tecnico e abbiamo ricevuto dal Presidente del Consiglio una nota in cui, evidentemente, ha manifestato una grande conoscenza tecnica del problema, ma ha sostanzialmente impedito che gli Uffici del Consiglio regionale potessero dare il parere tecnico richiesto. Ci sono motivazioni politiche dietro questo mancato parere tecnico. Ci sono motivazioni politiche! Magari perché nell'organico del Consiglio regionale sono presenti persone scomode! E' questa novità, terzietà della funzione della Presidenza del Consiglio? Mi dispiace, Presidente, dire queste cose, ma le devo dire. Le devo dire a garanzia del lavoro corretto di quest'Aula, quanto meno nei prossimi due anni.
Noi non abbiamo, oggi, una Presidenza di garanzia, questa è la verità che emerge da questa manovra finanziaria! Passi che il Presidente dell'Esecutivo proponga una manovra illegittima e incostituzionale, ma che il Consiglio regionale non abbia gli strumenti per analizzare questa manovra e che la Presidenza del Consiglio la avalli, con una sua interpretazione personale, e non dica da quale fonte arriva questa interpretazione tecnica, è gravissimo e mina la possibilità reale che in questo Consiglio ci sia un confronto vero.
Voi, maggioranza, avete dalla vostra parte il Governo nazionale, tenetevelo finché dura, e avete dalla vostra parte una Presidenza scelta all'interno del vostro partito di maggioranza relativa perché fosse garante di una parte di questo Consiglio. Questa è la verità, questo è il dramma delle divisioni che si stanno rivelando all'interno del vostro nuovo partito, che ne farà nascere altri e certamente non unificherà, ma dividerà ancora. Queste sono le contraddizioni che non riuscite a sanare, perché le avete dentro, perché vi state abituando - e questa è la cosa più grave, vorrei chiudere proprio con questo - alla falsità, vi state disabituando al fatto che la base della politica, così come la base della vita, la base dell'economia, la base della convivenza è la verità sulle cose. Le cose devono essere chiamate con il proprio nome: l'anticipo di entrate è un falso e va chiamato così!
Non abituatevi a questa assenza di verità. Noi non ci abitueremo e per quanto sia stanco questo dibattito tenteremo ancora di portare in quest'Aula la ragionevolezza di un fatto: nessuno è proprietario della verità, neanche noi, a parte Rifondazione Comunista, ma alla verità quanto meno ci si avvicina se si guardano i fatti, la realtà. Questo è un banco e va chiamato banco, quell'articolo di legge è un falso e va chiamato falso!
MARROCU (D.S.). Si chiama falso in bilancio ed è stato depenalizzato.
PRESIDENTE. Mi preme precisare che il Presidente del Consiglio non rilascia pareri personali. Il Presidente del Consiglio rilascia pareri con il supporto di tutti gli Uffici del Consiglio, il Segretario generale e i funzionari competenti. Il parere, quindi, firmato dal Presidente del Consiglio è un parere elaborato, condiviso e costruito insieme agli Uffici.
Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlarel'Assessore ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.Mi consenta, onorevole La Spisa, di dissentire non tanto sul contenuto del suo intervento, quanto sul giudizio che lei ha voluto esprimere in merito al confronto che si è sviluppato intorno alla manovra finanziaria. Io non reputo il confronto che c'è stato nella discussione generale stanco; penso si sia trattato di un confronto vero, di un confronto di merito, che ha visto la partecipazione attiva di gran parte dei consiglieri regionali. Ma, soprattutto, si è trattato di un confronto privo di infingimenti, che è andato, a mio modo di vedere, ben al di là della dialettica tra la maggioranza e la minoranza e ha attraversato - non abbiamo alcuna difficoltà ad ammetterlo, così come è successo in Commissione - in profondità la stessa maggioranza. Si è, infatti, sviluppata una dialettica vera, franca, anche tra la maggioranza e la stessa Giunta regionale, su questioni importanti che sono contenute all'interno di questa manovra finanziaria.
Detto questo, voglio ringraziare la minoranza per aver mostrato, durante i lavori della Commissione, grande senso di responsabilità e grande senso dell'Istituzione. E questo ringraziamento, credetemi, non ha niente di formale né di circostanza. I lavori in Commissione hanno visto da parte della minoranza una partecipazione attiva, che ha consentito di approvare la manovra in tempi relativamente celeri. Devo ringraziare anche la maggioranza e, naturalmente, il Presidente della Commissione, perché la legge finanziaria che è stata esitata dalla Commissione sostanzialmente conferma i capisaldi, gli elementi più qualificanti del testo proposto dalla Giunta regionale. Ma io sono sicuro, e non ho alcuna difficoltà ad ammetterlo, che la manovra è stata migliorata in molti aspetti e che dal prosieguo dei lavori del Consiglio in merito all'articolato verranno altri elementi posiitivi che potranno ulteriormente migliorare la legge.
Sarebbe velleitario pensare di riassumere tutte le questioni, tutte le indicazioni, tutti i dubbi, tutte le domande che sono venute dal dibattito, quindi cercherò di soffermarmi su alcune questioni più rilevanti, quelle che danno il segno a questa manovra finanziaria, che ne definiscono il carattere, riservandomi eventualmente di entrare nel merito delle singole questioni, come quelle sollevate dall'onorevole Balia, durante l'esame dei singoli articoli.
Non voglio, naturalmente, rifuggire da uno degli argomenti che più di frequente è ricorso nella discussione generale: i ritardi. Voglio dire con molta nettezza che la Giunta regionale, e anche la maggioranza che la sostiene, si assume interamente la responsabilità dei ritardi che si sono sommati per quanto riguarda la manovra finanziaria. E non voglio ricordare tutte le motivazioni che stanno alla base di questi ritardi, lo abbiamo detto e ripetuto più volte: abbiamo dovuto aspettare, naturalmente, l'approvazione della finanziaria nazionale. Vi sono stati, poi, ritardi legati alla nuova legge di contabilità e all'attivazione del nuovo sistema informativo regionale, che hanno comportato anch'essi un prolungamento dei tempi. Ma voglio ricordare che questi ritardi hanno anche consentito al Consiglio regionale di approvare due dei provvedimenti più rilevanti che caratterizzeranno questa legislatura: il Piano regionale dei servizi sanitari e la legge statutaria.
Non voglio controbattere a quello che è stato definito il record dei ritardi nell'approvazione della manovra finanziaria, e naturalmente rifuggo dal rivendicare questo record, ma, giusto per la cronaca, voglio ricordare che la legge finanziaria è stata approvata nel 1981 il 7 maggio, nel 1983 il 12 maggio, nel 1986 il 27 maggio, nel 1988 il 7 giugno, nel 1989 ancora il 7 giugno e nel 2004, appunto, l'11 maggio. Non voglio, ripeto, rivendicare nessun record, ma, per la cronaca non è sicuramente quello di quest'anno il maggiore ritardo che si sia mai registrato nell'approvazione della legge finanziaria.
Veniamo alle questioni di merito, la prima è la questione pregiudiziale di legittimità costituzionale. Anche in questo caso rifuggirò dall'inoltrarmi in disquisizioni di carattere scientifico e costituzionale sulla legittimità dell'anticipazione di 500 milioni di euro del credito vantato dalla Regione nei confronti dello Stato. Cercherò di dare una lettura diversa e, comunque, mi riservo un approccio di carattere pragmatico. Io penso che l'anticipazione di 500 milioni sui futuri crediti della Regione sia legittima e allo stesso tempo utile, e cercherò di spiegarne il perché. E' legittima perché c'è una certificazione - mi dispiace che l'onorevole La Spisa non sia in aula in questo momento - del Ministero dell'economia, in cui si dice che nulla osta in merito all'approvazione della legge regionale numero 21 del 2006, che autorizzava l'esercizio provvisorio per i primi due mesi del 2007 e che conteneva una norma simile a quella che abbiamo inserito nella finanziaria. Badate che il nulla osta è, per la precisione, dell'Ufficio legislativo del Ministero dell'economia e delle finanze. Quindi non c'è nessun rilievo da fare, non ci sono elementi per l'impugnativa della legge numero 21.
Ma voglio ricordare che l'anticipazione di risorse è legittima anche perché non rappresenta sicuramente una novità nel panorama legislativo regionale. Già altre leggi regionali hanno introdotto meccanismi identici a quelli che sono contenuti nella finanziaria e che richiamano l'anticipazione di futuri crediti. Mi riferisco, per esempio, alla legge numero 11 del 1983, articolo 17, comma 3, e cioè alla precedente legge di contabilità. Ma anche la legge numero 1 del 2002, articolo 14, comma 2, prevede un meccanismo identico. Quindi è una procedura legittima e utile. Perché utile? Perché noi avevamo due possibilità: il ricorso al mutuo oppure il ricorso all'anticipazione. Come voi ben sapete, se il mutuo non viene contratto genera disavanzo, se viene contratto comporta il pagamento di interessi passivi, un onere da sostenere per tutta la durata dell'ammortamento, in genere dai quindici ai trent'anni. Questo sì ipoteca le risorse future. L'anticipazione di entrate future, invece, non solo crea un vincolo rigido all'azione finanziaria successiva, ma soprattutto, e questo è un elemento importante, conserva la posta in bilancio come residuo attivo, quindi non genera disavanzo. Questo ci consente di avere una massa di risorse da utilizzare per coprire la spesa, per finanziare lo sviluppo, per incrementare la nostra economia, per generare sviluppo in una regione come la Sardegna, che ne ha un bisogno estremo.
Seconda questione: perché si tratta di una manovra innovativa? Perché contiene novità sostanziali. Intanto, si attiva il ciclo unico della programmazione 2007-2013: per la prima volta, abbiamo la possibilità di allineare temporalmente la programmazione comunitaria e nazionale alla programmazione regionale. Abbiamo, cioè, la possibilità di mettere insieme i fondi comunitari, i fondi FAS e i fondi regionali e di utilizzarli nell'ambito dello stesso arco temporale. Questo consente di evitare tutti quei limiti che, nel passato, hanno contraddistinto l'utilizzo dei fondi comunitari e dei fondi FAS, potendoli inserire in un'unica cornice strategica di programmazione.
Un altro elemento importante di novità riguarda la data fatidica che noi abbiamo sempre temuto, e cioè quella dall'uscita dall'Obiettivo 1. Abbiamo sempre guardato a questo appuntamento con una certa apprensione per la probabilità che ciò potesse comportare una netta riduzione della disponibilità di risorse. Ebbene, con il ciclo unico della programmazione, attraverso l'incremento dei fondi FAS, che si sommano ai fondi comunitari, l'uscita dall'Obiettivo 1 non comporterà una riduzione, ma addirittura un incremento delle risorse che noi potremmo utilizzare. Naturalmente l'uscita dall'Obiettivo 1 ci impone di accrescere il nostro potenziale di competitività, il nostro livello di competitività per quanto riguarda le infrastrutture materiali, ma soprattutto immateriali, e cioè la conoscenza, la ricerca, l'innovazione, la scolarità, campi in cui siamo fortemente penalizzati rispetto alle altre Regioni europee. Ma per far questo abbiamo la necessità di inserire queste risorse, le risorse cioè del Quadro comunitario e del FAS, all'interno del ciclo unico della programmazione, nell'ambito del Programma regionale di sviluppo, individuando con nettezza gli obiettivi e gli strumenti per poterli raggiungere. Da qui la presentazione del Programma regionale di sviluppo.
E' stato più volte rimarcato, nei diversi interventi, che il Programma regionale di sviluppo è carente per la mancanza di risorse certe, Come voi sapete la legge di contabilità dice che, in sede di prima applicazione, non è necessario presentare il Programma regionale di sviluppo e che basta una delibera che individui gli obiettivi da raggiungere. Noi abbiamo fatto di più: in sede di prima applicazione abbiamo presentato un Programma regionale di sviluppo che individua con nettezza gli strumenti per raggiungere obiettivi molto importanti per poter competere con le altre Regioni a livello nazionale e anche, naturalmente, comunitario.
Un'altra novità, è stato più volte rimarcato, riguarda il risanamento finanziario. Ci troviamo di fronte a un azzeramento del deficit, ci troviamo di fronte a un abbattimento delle spese obbligatorie, che sono passate dal 90 al 60 per cento. Questo consente di mettere insieme una quantità di risorse manovrabili che possono essere utilizzate in maniera discrezionale, quindi finalizzate a creare sviluppo nella nostra regione. Questo significa azzerare i debiti e incrementare le risorse manovrabili e, quindi, mettere insieme una massa critica di risorse per finanziare lo sviluppo.
Voglio fare riferimento, da ultimo, a due questioni rilevanti che in qualche modo caratterizzano positivamente la manovra finanziaria. La prima riguarda il fondo unico per gli enti locali: 500 milioni vengono messi a disposizione del sistema delle autonomie locali, che potranno utilizzarli sapendo che c'è una certezza di risorse e anche avendo la massima autonomia nella programmazione delle stesse. Questo è quanto ci ha chiesto il sistema delle autonomie locali, ma questo significa anche dare concreta attuazione a uno degli elementi più qualificanti della riforma del Titolo V della Costituzione, cioè al principio dell'equiordinazione e della pari dignità tra i diversi livelli istituzionali. Questo significa non pensare al sistema delle autonomie locali come a un sistema perennemente in condizione di minorità, per cui la Regione deve tutte le volte stabilire sia la quantità delle risorse sia la loro programmazione. Questo significa anche porre le condizioni - e ci sono tutte le condizioni all'interno dell'articolo 10, che riguarda il fondo unico per gli enti locali - per una concreta attuazione dell'articolo 119 della Costituzione sul federalismo fiscale. E' il primo passo in questa direzione, cioè la possibilità che il trasferimento delle risorse a favore dei comuni e delle province non sia un'elargizione da parte della Regione, ma corrisponda a una percentuale prestabilita delle entrate tributarie che devono essere trasferite automaticamente al sistema delle autonomie locali. Questo significa mettere sullo stesso piano i diversi livelli istituzionali, questo significa, ripeto, dare concreta attuazione al principio dell'equiordinazione e della pari dignità istituzionale.
L'ultimissima questione che voglio toccare, spero di averne ancora il tempo, riguarda uno degli elementi di novità che sono stati introdotti dalla Commissione, che hanno visto la partecipazione della Giunta regionale e della maggioranza, ma sui quali noi auspichiamo ci sia anche il contributo della minoranza. Mi riferisco alla possibilità di mettere a disposizione un monte di risorse considerevole, per interventi finalizzati alle politiche per il lavoro, per l'occupazione e anche per contrastare le vecchie e nuove povertà. Ebbene, questo intervento è reso ancora più urgente dal fatto che in Sardegna si registra una sorta di paradosso, per il fatto che migliorano gli indicatori economici, ma peggiorano le condizioni delle famiglie e delle singole persone che si trovano in una condizione di povertà relativa. I dati ISTAT, che sono inoppugnabili, a mio modo di vedere, indicano alcune tendenze positive: la crescita del prodotto interno lordo (più 2,8 per cento), la crescita degli investimenti (più 3,8 per cento) e l'aumento delle entrate fiscali. C'è una tendenza positiva anche per quanto riguarda il mercato del lavoro: ci sono 14 mila occupati in più e si registra una diminuzione (meno 15 mila) delle persone in cerca di prima occupazione. A fronte di queste tendenze positive degli indicatori economici troviamo, però, che la condizione di una parte importante della nostra società è peggiorata. A fronte di queste dinamiche positive, il numero delle persone che si trovano al di sotto della soglia di povertà è preoccupante. Infatti, in Sardegna si registra una percentuale molto elevata, il 15,9 per cento.
Come superare questo paradosso? Come intervenire su una dinamica che vede gli indicatori economici migliorare e le condizioni materiali delle persone che vivono ai margini della società peggiorare? Da qui l'indicazione di interventi importanti per un importo di circa 240 milioni, questa è la quantità di risorse che noi mettiamo a disposizione e che saranno utilizzate per il raggiungimento di due obiettivi principali: finanziare interventi a favore dell'occupazione e interventi volti a consentire a tante persone di superare la loro condizione di marginalità e di poter avere un reddito che vada oltre la soglia di povertà. C'è, poi, un fondo per la non autosufficienza e risorse importanti per quanto riguarda il reddito di inserimento e il reddito sociale.
Queste mi pare che siano risposte concrete sulle quali continueremo a misurarci durante l'ulteriore corso dei lavori in Consiglio. E su questo si misurerà la capacità di elaborazione della maggioranza e dell'opposizione, sapendo, naturalmente, che si tratta non solo di individuare obiettivi e mettere a disposizione risorse, ma anche di individuare procedure certe che accelerino la spesa, per fare in modo che quelle risorse arrivino veramente a chi, nella nostra società, vive una condizione di marginalità e di sofferenza.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Poiché gli emendamenti devono essere presentati prima della votazione del passaggio all'esame degli articoli, lasciamo una pausa per consentire ai Gruppi, appunto, di preparare gli emendamenti.
I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio, alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 12 e 25.
[s1]Frase riportata testualmente
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