Seduta n.290 del 03/11/1993 

CCXC SEDUTA

MERCOLEDI'3 NOVEMBRE 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

del Vicepresidente SERRENTI

indi

del Presidente FLORIS

INDICE

Commemorazioni dell'ex consigliere regionale Orazio Erdas

Comunicazioni del Presidente

Congedo .................................

Disegni di legge (Annunzio di presentazione)

Interpellanze (Annunzio) ......

Interpellanze (Svolgimento in Commissione) .

Interrogazioni (Annunzio) ....

Interrogazioni (Risposta scritta)

Interrogazioni (Svolgimento in Commissione)

Legge regionale 7 ottobre 1993: Tutela e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna (CCLXXII), rinviata dal Governo. (Discussione e riapprovazione):

COGODI .................................

MANCA ..................................

PUSCEDDU ...........................

MULAS MARIA GIOVANNA

PRESIDENTE

PORCU

SERRA PINTUS.....................

ORTU ......................................

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport

DETTORI ...............................

LORETTU .................................

USAI EDOARDO ..................

(Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 4)

(Risultato della votazione) .......

CABRAS, Presidente della Giunta

DEIANA, relatore ...................

DADEA ..................................

SERRENTI .............................

MANNONI .............................

(Votazione a scrutinio segreto)

(Risultato della votazione) ......

Legge regionale (Rinvio) ......

Mozioni (Annunzio) ..............

Proposta dilegge nazionale (Annunzio di presentazione)

Proposte di legge (Annunzio di presentazione)

La seduta aperta alle ore 10.

SECHI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 13 ottobre 1993, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giovanni Ruggeri ha chiesto un giorno di congedo. Se non ci sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Rinvio di legge regionale

PRESIDENTE. Comunico che il Governo centrale, in data 27 ottobre 1993, ha rinviato la legge regionale 7 ottobre 1993: "Tutela e valorizzazione della cultura e della lingua in Sardegna".

Comunicazione del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, onorevole Antonello Cabras, ha fatto pervenire, in data 11 ottobre 1993, la seguente comunicazione: "Partecipo alla s.v. onorevole che, dovendosi l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, dottor Ugo Pirarba, assentare per motivi di salute ho assunto, in data odierna e per il periodo di assemblea dell'Assessore titolare, l'interim dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, ai sensi del 1° comma dell'articolo 3 della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1".

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Murgia - Puligheddu - Ladu Giorgio - Meloni - Morittu - Ortu - Planetta - Salis - Serrenti sulla nomina di consulenti esterni all'Ente Autonomo del Flumendosa. (280)

(Risposta scritta in data 19 ottobre 1993.)

"Interrogazione Lorettu sul diritto dei cittadini sardi ad una seria trattazione dei problemi inerenti i collegamenti marittimi tra la Sardegna e il Continente". (576)

(Risposta scritta in data 19 ottobre 1993.)

"Interrogazione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sul ritardo nell'utilizzazione di risorse finanziarie destinate all'aeroporto di Fenosu". (587)

(Risposta scritta in data 19 ottobre 1993.)

Svolgimento di interpellanze e interrogazioni in Commissione

PRESIDENTE. Comunico che, nella competente Commissione, sono state svolte le seguenti interrogazioni e interpellanze:

"Interpellanza Pubusa - Sanna - Cuccu - Dadea - Urraci - Zucca - Cocco - Scano - Serri sullo stato di realizzazione del diritto di accesso ai documenti amministrativi della Regione Sardegna". (43)

"Interpellanza Serri - Sanna - Cocco - Pubusa - Ladu Leonardo - Casu - Pes - Satta Gabriele sull'attuazione degli adempimenti previsti dalla legge sulle servitù militari e sul problema della sicurezza a Santo Stefano". (162)

"Interpellanza Serri - Sanna - Dadea - Scano - Pubusa - Cocco - Casu - Pes - Satta Gabriele - Pes - Ladu Leonardo sul grave conflitto istituzionale tra Regione e Autorità militare determinatosi sulle condizioni di sicurezza in relazione alle servitù militari nell'isola di Santo Stefano". (162)

"Interpellanza Serri - Sanna - Cocco - Dadea - Casu - Manca - Scano - Muledda - Ruggeri - Cogodi - Cocco - Pubusa sul rotocalco d'informazione della Giunta regionale". (174)

"Interpellanza Serri - Sanna - Cuccu - Pubusa - Scano - Pes - Ladu Leonardo sulle servitù militari a protezione del deposito di munizioni di 'Guardia del Moro' isola di Santo Stefano. (205)

"Interrogazione Sanna - Cuccu - Pubusa - Serri sulle esercitazioni delle Forze armate a Teulada". (255)

"Interrogazione Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Meloni - Morittu - Murgia - Planetta - Puligheddu - Salis - Serrenti sulla presenza di boss mafiosi nell'isola dell'Asinara". (401)

Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:

dai consiglieri Pubusa - Dadea - Scano - Ladu Leonardo - Manca - Zucca - Casu - Cocco - Cuccu - Erittu - Lorelli - Muledda - Pes - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Serri:

"Revisione della Costituzione e della legge Costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna". (11)

(Pervenuta il 28 settembre 1993 ed assegnata alla prima Commissione.)

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Norme per l'esercizio dell'attività di pesca ed interventi per la tutela e valorizzazione del patrimonio ittico". (427)

(Pervenuto il 5 ottobre 1993 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Modifica dell'articolo 7, ultimo comma, dello Statuto della X Comunità montana denominata Delle Baronie". (429)

(Pervenuto il 18 ottobre 1993 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Norme sulla valutazione di impatto ambiental". (431)

(Pervenuto il 13 ottobre 1993 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Interventi a favore dell'agricoltura". (432)

(Pervenuto il 28 ottobre 1993 ed assegnato alla quinta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dal consigliere Pau:

"Modifiche alla L.R. 20 giugno 1986, n. 32, Disciplina ed incentivazione dell'agriturismo". (424)

(Pervenuta il 7 settembre 1993 ed assegnata alla quinta Commissione.)

dai consiglieri Baroschi - Fantola - Ortu - Scano - Pusceddu:

"Modalità di espressione del voto di preferenza nelle elezioni regionali e designazione dei candidati mediante elezioni primarie". (425)

(Pervenuta il 22 settembre 1993 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Scano - Fantola - Dadea - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Onida - Pau - Ruggeri - Serra Pintus - Tamponi - Tarquini:

"Istituzione del sistema delle primarie per la designazione dei candidati alla carica di consigliere regionale e di Presidente della Giunta regionale". (426)

(Pervenuta il 28 settembre 1993 ed assegnata alla prima Commissione. )

dai consiglieri Cuccu - Cadoni - Giagu - Serrenti - Corda - Fadda Paolo - Ruggeri - Satta Gabriele - Usai Sandro:

"Interventi nelle aree minerarie dismesse di Montevecchio e Ingurtosu. Modifiche all'articolo 2 della legge regionale 29 dicembre 1992, n. 23". (428)

(Pervenuta il 28 settembre 1993 ed assegnata alla sesta Commissione.)

dai consiglieri Tamponi - Corda - Carusillo - Tidu - Sanna Adalberto- Marteddu - Serra - Usai Sandro - Mulas Franco Mariano - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro:

"Sulla istituzione delle province della Gallura, dell'Ogliastra e del Sulcis-Iglesiente". (430)

(Pervenuta 18 ottobre 1993 ed assegnata alla prima Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

SECHI, Segretario f.f.:

"Interrogazione Porcu, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione dell'istituto autonomo case popolari di Sassari". (627)

"Interrogazione Ladu Leonardo - Cocco - Casu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità dell'immediata nomina degli insegnanti nelle scuole medie inferiori e superiori della Sardegna". (629)

"Interrogazione Usai Edoardo sul ritardo nell'insediamento della circoscrizione n. 4 di Quartu Sant'Elena". (630)

"Interrogazione Sanna Adalberto - Oppi - Ortu - Marteddu - Amadu - Piras - Demontis - Giagu - Sechi - Corda - Tidu, con richiesta di risposta scritta, sull'incompatibilità fra l'incarico di Assessore regionale e direttore responsabile di un periodico". (631)

"Interrogazione Tamponi sullo sfruttamento delle sabbie silicee nel territorio di Florinas-Ossi e sulla costruzione di un impianto per la lavorazione del vetro artistico". (632)

"Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sugli interventi promo-pubblicitari della legge regionale 39/1973". (633)

"Interrogazione Planetta - Ortu - Demontis - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla vigilanza delle dighe e degli sbarramenti ENEL". (634)

"Interrogazione Usai Edoardo sulla chiusura della autogestita di Sant'Antioco". (635)

"Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla liquidazione degli arretrati relativi all'attuazione della legge regionale 44/87 sull'assistenza economico-sociale e di mantenimento a favore degli infermi di mente e dei minorati psichici residenti in Sardegna". (636)

"Interrogazione Ferrari, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della direzione dell'ENEL di chiudere dieci agenzie in Sardegna". (637)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di iniziative per individuare gli strumenti organizzativi e gestionali finalizzati all'utilizzazione del Palazzo dei Congressi in Alghero (SS)". (638)

"Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla terapia trasfusionale per i talassemici". (639)

"Interrogazione Corda, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione dell'Agenzia ENEL di Siniscola". (640)

"Interrogazione Planetta, con richiesta di risposta scritta, sul mancato riconoscimento di zona svantaggiata per i comuni della Nurra. (641)

"Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sugli interventi in favore degli impianti di macellazione in Sardegna". (642)

"Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo dei fondi provenienti dalla intesa di programma per la Sardegna centrale (Opere di infrastrutturazione, settore 1 e 3) per interventi su stabilimenti di macellazione". (643)

"Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla indennità compensativa prevista dalla direttiva C.E.E. 268/75 e dai Regolamenti C.E.E. 707/85 e 2328/91". (644)

"Interrogazione Cadoni, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione dell'Ufficio speciale danni alluvionali previsto dalla legge regionale 14 settembre 1993, n. 41". (645)

"Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul depauperamento della sabbia dell'arenile del Poetto. (646)

"Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul progetto per la nuova SS 125 Orientale Sarda". (647)

"Interrogazione Usai Edoardo sulla gestione del CRS4". (648)

"Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, su alcune autorizzazioni richieste dalla Unit sanitaria locale n. 5 di Ozieri". (649)

"Interrogazione Planetta, con richiesta di risposta scritta, sui progetti speciali finalizzati all'occupazione". (650)

"Interrogazione Ferrari, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento del prodotto conferito ai bieticoltori sardi". (651)

"Interrogazione Usai Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sulle ventilate nomine degli Enti Provinciali del turismo e nelle Aziende Autonome di Soggiorno della Sardegna". (653)

"Interrogazione Manchinu - Planetta - Ferrari - Desini - Satta Antonio - Fadda Paolo - Mereu Salvatorangelo, con richiesta di risposta scritta, sulla proposta di nomina dei Commissari degli Enti Provinciali del Turismo (EPT) e delle Aziende Autonome di Soggiorno (AAS). (653)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

SECHI, Segretario f.f.:

"Interpellanza Cuccu - Dadea - Ruggeri - Satta Gabriele sulla decisione dei procedere alla liquidazione Carbonsulcis e sul Piano energetico nazionale". (343)

"Interpellanza Tamponi - Giagu - Atzori - Corda - Fadda Paolo - Usai Sandro sulle iniziative assunte dalla Giunta per far fronte alla crisi occupativa determinata dalle decisioni dell'Enichem tesa a liquidare il comparto chimico sardo". (344)

"Interpellanza Tamponi - Carusillo - Corda - Marteddu - Sanna Adalberto - Serra - Tidu - Usai - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro sul gravissimo problema che si è determinato a seguito degli avvisi di garanzia inviati dalla Magistratura a numerosissimi sindaci per reati ambientali". (345)

"Interpellanza Cocco - Dadea - Casu - Manca sulle gravi conseguenze per la Sardegna del Decreto Legge sull'aumento del numero degli alunni nelle classi scolastiche". (346)

"Interpellanza Tamponi - Deiana - Atzeni - Giagu - Serra sul grave malessere determinato nelle famiglie e nel mondo della scuola per il decreto sulla soppressione delle classi in tutte le scuole". (347)

"Interpellanza Corda sulla grave crisi del servizio veterinario in Ogliastra". (348)

"Interpellanza Salis - Murgia - Cogodi sullo stato dei progetti regionali di forestazione". (349)

"Interpellanza Mannoni - Mulas Maria Giovanna sulla mancata attuazione dei programmi forestali nel Nuorese". (350)

"Interpellanza Cuccu - Manca - Casu sul degrado del Centro Regionale di Formazione Professionale di Carbonia". (351)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

SECHI, Segretario f.f.:

"Mozione Cogodi - Morittu - Mulas Maria Giovanna - Salis - Urraci sul rilancio e lo sviluppo della vertenza Sardegna; azione contestativa e pacchetto autonomistico". (149)

"Mozione Sanna Adalberto - Tamponi - Corda - Carusillo - Tidu - Marteddu - Serra - Usai - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro sul problema delle saline in Sardegna". (150)

"Mozione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sul mancato avvio dell'Agenzia regionale del lavoro". (151)

"Mozione Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Casu - Cocco - Cuccu - Erittu - Lorelli - Pes - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Serri - Zucca sulle delicate questioni sollevate dalla pubblicazione degli elenchi degli iscritti alla Massoneria in Sardegna". (152)

Commemorazione dell'ex consigliere regionale Orazio Erdas

PRESIDENTE. Onorevoli consiglieri, nei giorni scorsi si è spento a Cagliari l'avvocato Orazio Erdas, già consigliere regionale nella VII e VIII legislatura. Era Presidente dell'Ente minerario sardo.

Orazio Erdas, nativo di Lanusei, ma cagliaritano di adozione, svolgeva con successo la professione di avvocato ed aveva alle sue spalle anche una lunga militanza politica nel Partito Socialista Italiano, del quale è stato per lungo tempo un esponente di spicco.

Da consigliere regionale ha ricoperto numerosi incarichi prestigiosi, sia nell'Assemblea - nelle Commissioni e nel Gruppo socialista, di cui è stato per alcuni anni Presidente - sia nella Giunta, dove ha ricoperto gli incarichi di Assessore del turismo ed artigianato, di Assessore dell'industria ed artigianato, di Assessore dell'industria e di Assessore della difesa dell'ambiente.

Della sua lunga e operosa attività politica testimoniano gli atti parlamentari. Tutte le grandi questioni della società sarda lo hanno visto fra i protagonisti, non solo nei dibattiti, ma soprattutto come efficace propositore di soluzioni.

Nell'attività assessoriale aveva acquistato una conoscenza approfondita dei problemi della nostra economia ed in vari settori sono intervenuti i suoi provvedimenti legislativi. L'ultima parte della sua attività l'ha dedicata all'Ente minerario, facendone uno dei più dinamici degli enti strumentali della Regione.

Di carattere gentile ed amabile - che però sapeva diventare inflessibile nei dibattiti - s'era conquistato la stima e l'amicizia anche degli avversari politici, che sapeva rispettare pur nella diversità delle opinioni.

Con lui scompare uno dei protagonisti della vita politica sarda di questi ultimi decenni. Il Consiglio regionale si inchina alla sua memoria, nell'estremo saluto.

I familiari ed il Gruppo socialista accolgano i sensi di profondo cordoglio del Consiglio regionale e miei personali.

Sospendo la seduta per cinque minuti in segno di lutto.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 15, viene ripresa alle ore 10 e 24.)

Discussione della legge regionale 7 ottobre 1993: "Tutela e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna" CCLXXVII, rinviata dal Governo

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il riesame della legge regionale 7 ottobre 1993, CCLXXVII, rinviata dal Governo.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.

DEIANA (D.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Parrebbe quanto mai inopportuno, signor Presidente e signori consiglieri, riesaminare la legge regionale sulla cultura e la lingua sarda operando una specie di operazione semplificatoria e quindi quasi assolvendo a un rito; è già stato annunciato, con rapidità fulminea, questa volta da parte della Giunta regionale, o la maggioranza in Commissione ieri sera ha confermato, che la legge verrà riapprovata così com'è e rinviata per il visto del Governo. Quindi parrebbe che la riunione del Consiglio regionale debba sostanzialmente limitarsi ad esprimere questo voto: un'alzata di mano, la posa di una pallina e la cerimonia è finita. A noi pare che un accadimento di tale portata, quale è il rinvio, per la seconda volta, della legge per la tutela della cultura e della lingua sarda, da parte del Governo nazionale, con la concreta possibilità che di legge di tutela e di valorizzazione della cultura e della lingua sarda non se ne abbia, né per ora né per un certo lasso di tempo, debba essere discusso, preso in considerazione e assoggettato la valutazione politica. Dice la Giunta e conferma la maggioranza politica: si riapprovi immediatamente la legge così com'è.

Noi, non è un mistero, avevamo proposto una soluzione di tal fatta in occasione del primo rinvio della legge; il Governo aveva rinviato la legge approvata dal Consiglio in data 3 agosto, ma una legge pensata, misurata, confortata da autorevoli pareri tecnici e scientifici, una volta tanto le componenti della cultura sarda si erano anche cimentate perché erano state chiamate ad esprimere preventivamente dei pareri e dei contributi; il Consiglio regionale aveva deliberato a ragione veduta il primo testo della legge. Il Governo aveva rinviato quella prima legge adducendo delle motivazioni che non attenevano a punti marginali della legge. Già nei primi motivi di rinvio il Governo aggrediva la sostanza della legge, cioè contestava alla Regione il suo diritto di applicare l'articolo 5 dello Statuto e quindi di intervenire, con sua normativa specifica, con sua iniziativa politica e amministrativa, nella programmazione scolastica e in tutte le materie connesse alla tutela e alla valorizzazione della propria cultura e della propria lingua. Noi non abbiamo ancora capito perché mai in quella circostanza, posto che si era aperto un conflitto e il conflitto richiede lo schieramento di forze in campo, perché mai la Regione abbia voluto ridurre la sua forza, abbia voluto smorzare la sua volontà, abbia voluto non appellarsi neppure a quello scatto di orgoglio e a quell'impulso di dignità che ha pervaso in quei giorni sicuramente il popolo sardo e non abbia allora fatto forza di questa reazione positiva e non abbia allora contestato la contestazione del Governo.

In quella fase la nostra posizione è rimasta isolata, in quella fase non siamo stati ascoltati; la maggioranza che vive, si fa per dire, vegeta in questo Consiglio regionale, in quella fase divenne addirittura super mega maggioranza perché, con nostro rammarico, anche una parte dell'opposizione autonomistica e di sinistra, il Partito Sardo d'Azione, ritenne ugualmente, insieme alla Giunta, insieme alla maggioranza, di procedere a modifiche della legge sulla base di un assunto rispettabile e però da noi non condiviso: cioè che un atteggiamento così detto morbido, reale politico, per alcuni remissivo e per altri saggio avrebbe sbloccato la situazione e avrebbe consentito almeno di avere una parte del proprio diritto, posto che veniva negato tutto il proprio diritto. Noi abbiamo adottato un altro schema di ragionamento: quando si ha ragione e le ragioni sono fondamentali e sono di principio, sui principi non si media, mediare sui principi significa porsi dalla parte del torto, significa porsi dalla parte della debolezza, dalla parte di chi vuol perdere. Non aveva senso, posto che non altri ma noi stessi, questo stesso Consiglio regionale poche settimane prima, lo stesso organismo politico, le stesse persone fisiche, avevano esaminato quella legge, l'avevano approvata, quindi l'avevano condivisa, non aveva senso alcuno che si procedesse a quella operazione di così detta ripulitura (quasi a dire che la legge era un po' sporca), a quell'operazione di alleggerimento (quasi a dire che la legge era pesante), a quella operazione di posatura, a quella operazione di svuotamento, di amputazione, di quanto si vuole dire, per modificare la sostanza della portata originale della legge. Noi avevamo avvertito, e tanto ci eravamo distinti sul piano politico, sul piano dell'analisi politica prima ancora che degli effetti, che questa posizione della Regione era una posizione debole, che induceva altra debolezza; che questa posizione era una posizione di per sé perdente, perché addirittura, nella modificazione della legge, veniva messa sotto tutela non la cultura e la lingua sarda ma veniva messo sotto la tutela del Governo l'esercizio del diritto dei sardi a normare in materia di integrazione e di attuazione, in materia di ordinamento degli studi, dell'istruzione di ogni ordine e grado, come dice esattamente l'articolo 5 dello Statuto. Addirittura attraverso l'istituto, proposto dalla Regione, dell'intesa, cioè del placet governativo sui diritti della Regione, sull'integrazione e sull'attuazione cioè, su quello che è della Regione e non dello Stato, addirittura mettendo sotto tutela dell'autorità di governo l'esercizio e l'attivazione dei propri diritti, è chiaro che si andava a una denuncia preventiva che non poteva essere che il richiamo ad una sconfitta successiva. Questa è stata l'analisi che noi abbiamo fatto a suo tempo ed è stata la proposta che abbiamo varato e che non ha trovato credito, tanto è che noi avevamo pensato di non rivotare la legge per come era stata modificata e sostanzialmente peggiorata. Il nostro voto invece è intervenuto in Aula ed è stato un voto convinto perché, rispetto alle denunciate e conclamate volontà positive di riapprovare anche quella legge modificata, nel voto segreto - che, non è un mistero per nessuno, è stato caldeggiato e di sicuro verrà ancora caldeggiato, è stato richiesto e di sicuro verrà ancora richiesto non come esercizio di libertà di coscienza, perché in questa materia non c'entra la libertà di coscienza, chi non è d'accordo si può alzare e può dire quello che pensa e può anche aiutare gli altri a capire meglio se stessi - però nella votazione conclusiva ventitré componenti della maggioranza hanno votato contro la legge che pubblicamente dicono di condividere. Mi pare abbiano detto di non condividerla la collega Kikita Serra e poche altre persone, tutti gli altri hanno detto di essere d'accordo, e però ovviamente questi ventitré hanno detto una bugia, e cioè trattano la politica come un artificio nel senso che una cosa si dice in pubblico e una cosa si fa con il voto segreto, e sono gli stessi quei ventitré che concorrono a formare una maggioranza, sono gli stessi quei ventitré che concorrono a sostenere una Giunta. E c'è una Giunta che non si pone il problema che c'è una parte della maggioranza che non la sostiene, che non è una parte marginale, che è gran parte, per cui non si comprende neanche più in nome di chi e perché una maggioranza di Governo continui a chiamarsi maggioranza e una Giunta regionale continui a chiamarsi Governo.

Ora noi siamo a questo nuovo passaggio. La legge - non era difficile prevederlo - purtroppo è stata nuovamente rinviata. Noi abbiamo dato il nostro voto favorevole, in sede di riapprovazione di quella legge seppure indebolita e seppure amputata, perché avevamo capito e avevamo visto giusto che senza i nostri voti quella legge non sarebbe passata, non solo la mega ma la super mega maggioranza che si era costituita non era in grado di far passare la legge. Non abbiamo voluto aggiungere acqua al mulino dei mestatori, di coloro che non hanno il coraggio di dire quello che pensano, perché si capiva, era nell'aria, e non so oggi, nel voto conclusivo, quanto questa sorda opposizione di antisardi non riemerga, per cui noi stessi ci riserviamo di fare una valutazione conclusiva sul voto che esprimeremo sulla legge, in esito anche al dibattito al confronto che speriamo ci sia e che si vero, se ci chiariremo però nel frattempo qual è la natura dell'adempimento a cui è chiamato oggi il Consiglio regionale, perché bisogna sicuramente evitare di dare l'impressione che questo sia un Consiglio regionale capace di contestare il Governo nazionale: non è obbligatorio contestare il Governo nazionale, noi sappiamo benissimo che il Governo nazionale ha anche estimatori, alleati, fidi scudieri anche nella nostra Regione e in questo Consiglio. Non è un mistero che questo Governo non è figlio di nessuno, non è piovuto dagli astri, è pur formato da persone chiamate ad essere Governo, è pure sorretto e sostenuto da partiti politici col voto favorevole o con le astensioni, annovera Ministri che sono dirigenti dei partiti politici, ivi compresi i sardi, per cui non si può continuare a far finta che questo sia un Consiglio che è contro il Governo. Non è vero, questo è un Consiglio che in parte è favorevole al Governo, lo vuole perché lo tiene in vita, e se pure qualche volta fa finta di contestarlo, di fatto si armonizza, di fatto si adegua, di fatto ne segue le direttive e le decisioni. Questa è fondamentalmente la debolezza politica, e allora la natura dell'adempimento odierno qual è? Si riapprova la legge dite voi. Per avere quale effetto pratico?Perché questo è un consesso legislativo, questa non è una sala di riunioni e basta, non è l'agorà, la piazza pubblica dove si scambiano i pareri, questo è il Consiglio regionale della Sardegna, è l'Assemblea legislativa e quando si approva una legge bisogna che ognuno sappia perché l'approva, cioè quale effetto vuole ottenere. E allora se il Consiglio regionale intende riapprovare la legge perché sia operante bisogna che abbia chiaro, o almeno speri, almeno confidi che il Governo questa volta in terza lettura dia ilplacet, dia il visto favorevole. C'è qualcuno di voi che possa ragionevolmente ritenere che questo Governo della Repubblica, di Ciampi e company, che ha già detto "no" due volte, che ha detto "no" una prima volta ad una prima ipotesi, "no" una seconda volta ad una seconda legge abbastanza sminuita e indebolita, dica adesso "sì" alla stessa legge che vi ha già rinviato? La risposta è scontata, la domanda è retorica, quindi sapete che il Governo non potrà smentire se stesso e quindi non avremo la legge...

(Interruzioni)

Che ci siano esempi del fatto che il Governo si smentisce è vero. Ma il Governo si smentisce quando dice che salverà un'industria e poi non la salva, quando dice che la chiude non si smentisce mai, quando il Governo dice che chiuderà una fabbrica non si smentisce, lo dice e lo fa; aspetta, gradua, media, incontra questo o quell'Assessore, promuove incontri tecnici, balla con i sindacati, però se ha detto che una fabbrica deve chiudere alla fine la chiude. Quindi l'effetto della riapprovazione non è di avere la legge, perché sapete, immagino - a meno che non abbiate altre informazioni, altri motivi per ritenere diversamente - che il Governo non l'approva. Se il Governo non dà il visto l'effetto che ne dovrebbe derivare sarebbe il ricorso alla Corte Costituzionale. Questo sarebbe il secondo effetto, ma anche questo secondo effetto è nullo, perché il Governo alla Corte Costituzionale ha già ricorso e vi ha già notificato il ricorso, quindi il punto controverso - la competenza della Regione, contestata e contrastata dal Governo - di fronte alla Corte c'è già. Ecco perché di fatto l'approvazione di questa legge oggi se non è accompagnata da una valutazione di ordine politico, da una riflessione seria, se non è accompagnata da una presa di posizione forte, da una iniziativa che riapra non dico più il colloquio ma il conflitto con il Governo, e quindi punti ad ottenere sul piano politico dei risultati, è puramente e semplicemente un rito, come pare che si voglia fare, una cosa vacua, cioè vuota all'interno, un'apparenza, un involucro un adempimento formale, davvero non è una cosa utile, né cosa saggia. Questa è la prima considerazione che mi pareva di potere e di dover svolgere. La seconda questione è la seguente: ma qual è la natura del contrasto, o meglio perché il Governo si oppone in modo così accanito contro l'ipotesi che questa Regione attui i suoi poteri, eserciti i suoi diritti nel rispetto della legge, nel rispetto dell'architettura costituzionale, nel rispetto dell'articolo 5 dello Statuto sardo di autonomia? Perché il Governo nazionale si oppone in modo così radicale, violento, a questa possibilità? La risposta l'ha in qualche modo data la stessa Giunta regionale: nelle valutazioni che sono state date a caldo, e le valutazioni a caldo sono in genere le più vere perché non sono ripensate e quindi come dire filtrate, mediate - l'assessore Collu nella immediatezza del secondo rinvio della legge ha rilasciato una dichiarazione nella quale diceva: "E' panico da Lega. Il Governo è preso dal panico leghista e per questa ragione ha rinviato di nuovo la legge". Io credo che in questa dichiarazione dell'assessore Collu vi sia un fondo di verità. E' una verità amara, è una verità contro di noi, è una verità però che va analizzata e che va considerata. Il Governo nazionale è incapace di governare il Paese, è incapace di governare i processi di sviluppo, è incapace di governare i contrasti, è incapace di contrastare l'egoismo leghista attraverso atti di governo che facciano venir meno le ragioni quanto si vuole vituperate e vituperabili, ma le ragioni forti che fanno forte un movimento politico nordista come la Lega. Incapace di fare politica, posto che la Lega se la prende contro il sud e contro i deboli, che fa il Governo?Se la prende pur esso contro il sud e contro i deboli. La Lega parla di federalismo ma nega l'autonomismo perché l'autonomia è anzitutto libertà, pari dignità, solidarietà, e la Lega Nord nega questi valori, nega questi principi e quindi il federalismo leghista non è un federalismo autonomista, è un assemblaggio di poteri diversi o di espressività diverse, non è vero federalismo, è un imbroglio di federalismo, perché il federalismo leghista è un federalismo anti autonomistico, se l'autonomia è sistema di valori di solidarietà e di pari opportunità, tutto questo la Lega invece nega con la sua azione politica. Il Governo, incapace di fronteggiare queste evenienze politiche, che sono gravi sul piano nazionale, pur esso, non potendo contrastare i forti, batosta i deboli. Il Governo è leghista, il Governo italiano è leghista perché porta acqua al mulino della Lega Nord. Quando il Governo italiano nega l'autonomia nella sua vera accezione come diritto, come libertà, come capacità di espressione e di espressività dei popoli e delle nazionalità interne allo stato unitario, e quindi non rinsalda, non vuole rinsaldare le basi dello stato unitario che devono essere rinsaldate attraverso la libera espressione delle autonomie, il riconoscimento dei diritti delle popolazioni e dei popoli, e il popolo sardo, come abbiamo detto non è solo un'entità numerica, ma esprime un'identità fondata su valori e capacità. Quando lo Stato, quando il Governo nega tutto questo fa il leghista. E allora che fa la Sardegna, e allora che fa la Regione, che fa il Consiglio regionale? Non deve riflettere, non deve analizzare questi processi, non deve intervenire dentro questi processi e quindi promuovere politiche che siano tali da scardinare quella impostazione? Per farla breve che cosa è la Lega Nord davvero? La Lega Nord è la dimensione politica, è l'organizzazione politica di interessi forti del Paese, di un'area forte del Paese; la Lega Nord è un fatto vero perché rappresenta interessi veri, interessi prevaricanti, egoistici ma veri di una parte del Paese. E l'autonomia come deve rispondere alla prevaricazione leghista? Fidanzandosi con la Lega? Strizzando l'occhio alla Lega? L'autonomia deve rispondere organizzando essa i propri interessi, interessi deboli se si vuole nell'attuale contesto, e rappresentandoli davvero e bene quegli interessi e allora il federalismo sarà un incontro degno e pari, non sarà il portato dei forti contro i deboli. Quando il debole si associa al forte non è mai libero, è subalterno, è trascinato al guinzaglio. L'incontro deve avvenire e potrà essere produttivo ma passa ovviamente per una fase conflittuale e poi potrà essere anche collaborativo. Quindi la risposta dell'autonomia deve essere la sua capacità di dare risposte ai bisogni suoi e per intanto di dare voce ai suoi diritti. E se questa Regione ha considerato che fra i suoi diritti inalienabili vi è l'espressività della sua cultura e della sua lingua, trovi i modi attraverso cui questa espressività e questa libertà devono essere garantite. E se questa Regione, se questo Consiglio regionale è espressione di autonomia, con leggi, con provvedimenti, con le misure che si possono tutte ricercare e trovare, comunque trovi modi di rispondere a questo bisogno, se si è convinti, se si è autonomisti, se si è qui a rappresentate interessi veri e valori degni.

Questa è la considerazione politica generale che noi facciamo, per cui riteniamo che se la riapprovazione della legge ha questo significato di contestazione politica, questo significato deve essere esplicitato perché sicuramente non appartiene a tutti. Quindi il voto sulla legge - questa è la nostra proposta - deve essere accompagnato da un documento politico che il Consiglio regionale approvi, che dica qual è l'intendimento vero, contestativo, conflittuale contro chi nega le autonomie e in ogni caso che la legge sulla tutela della cultura e della lingua sarda è un fatto di diritto e di autonomia ritenuto da questa Regione inalienabile, leggi o non leggi, governi o non governi, aggiungo. Corti costituzionali o non corti costituzionali, perché qualcuno deve pur dire qual è il contributo e l'apporto delle Regioni e delle autonomie nella Corte Costituzionale; non si dimentichi che a impugnare la legge alla Corte Costituzionale in primis è stato un ex Presidente della Corte Costituzionale, fra i più apprezzati, il ministro Paladino; la Corte Costituzionale, il massimo istituto di garanzia delle autonomie, di questi tempi, è pur essa espressione dei poteri costituiti dallo Stato, dove le autonomie non sono neppure rappresentante e quindi non è detto che i diritti veri dell'autonomia, pur fondati sul piano essenziale, possano essere in ogni caso garantiti. Dentro la vertenza Sardegna quindi, signor Presidente, colleghi del Consiglio, si iscrive, si annovera questo conflitto. Questa vicenda della cultura e della lingua sarda non è cosa distinta e separata dalla vertenza Sardegna, cioè della possibilità di sviluppo autonomo di questa Regione. Si ricordi che autonomia fa rima non per caso con economia e che se si vuole affrontare i problemi dell'economia in modo produttivo, risolutivo, bisogna far valere la capacità e far valere i modi propri attraverso cui anche la crisi economica può essere affrontata. Signor Presidente, quando in esito ai nostri ragionamenti, in esito alle dichiarazioni anche eccessivamente impegnative quali quelle che il Presidente della Giunta regionale in più circostanze ha manifestato, "se lo Stato non vuole la chimica in Sardegna ci dia le chiavi della chimica sarda", signor Presidente della Giunta regionale, quelle chiavi dello stabilimento chimico gliele daranno quando lo stabilimento non ci sarà più e le chiavi le dovrà appendere al chiodo perché a Macchiareddu stanno smontando l'impianto. Hanno iniziato a smontare gli impianti, quegli impianti per i quali si era detto che questa Regione si impegnava con la vertenza Sardegna fino alle dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio che lo annunciò tanto solennemente e credo anche con tanto convincimento. Su questo si è impegnato il Consiglio, ci sono patti, accordi, impegni; stanno smontando quegli impianti. Il consiglio di fabbrica ha notificato a tutti la notizia, la vertenza chimica finisce lì, nel trasferimento in altri siti dell'Italia di quegli impianti produttivi che produrranno altrove con altre maestranze e verranno portati via da questa regione. La cartiera è all'asta e voi dite che l'asta salverà la cartiera. Speriamo che salvi la cartiera. Le miniere sono chiuse o in via di chiusura e voi dite che verranno gli americani. Non so se verranno gli americani e se verranno per produrre. Ma dov'è il progetto di sviluppo, dov'è il progetto Sardegna, dov'è la capacità nostra di dirigere i processi economici e di sviluppo, se ci affidiamo all'internazionale come vuole Savona e come vogliono tutti i savonisti di questo mondo, perché poi può darsi che qualcosa ne derivi? Può darsi, ma non può darsi nulla se non siamo capaci di prevedere cioè di intuire e di capire dove ci portano i processi. Questo non è fare politica, questo non è governare la Regione, questo è sopravvivere - non voglio usare espressioni forti, sarei portato a usarle - diciamo che puramente è un sopravvivere, un tirare a campare, un guadagnare un altro giorno, poi si vedrà, affidando le sorti della politica e le sorti proprie in relazione alla politica, a chissà quali avvenimenti che domani ricompongano forze, alleanze, programmi, progetti. Ma se non c'è un progetto, quando c'è una crisi, quali progetti si faranno mai a tavolino da parte di chi si vorrà alleare, perché e con chi, se non c'è questa riflessione nel momento nel quale siamo immersi dentro la crisi più difficile e dobbiamo subire i colpi della contestazione statale e governativa in un modo così pesante come registriamo anche in questa circostanza? Queste sono le considerazioni che noi del Gruppo Rinascita e Sardismo vogliamo porgere a tutto il Consiglio regionale. Noi riteniamo che ci debba essere questo confronto, questo dibattito politico e che debba essere riapprovata la legge ma che debba essere riapprovata - ben sapendo inutile l'effetto pratico - accompagnandola con l'assunzione di un impegno politico che deve essere raccolto in un documento politico che dica che, qualunque sia la valutazione che il Governo e che i poteri nazionali daranno, comunque la Regione riafferma questo suo diritto e si impegna a trovare i modi attraverso cui tutelare la sua libertà di espressione, il recupero e non solo il recupero ma l'utilizzazione interna della capacità di crescita attraverso la cultura sua propria, che è valore inalienabile che non può essere rimesso alla valutazione di nessun Governo e di nessun potere esterno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (P.D.S.). Onorevole Presidente, dopo due lunghi dibattiti consiliari sull'argomento, le diverse posizioni politiche appaiono ormai chiare e sono sufficienti poche battute per ricordare che è accaduto spesso anche nel nostro passato che a fare da corifei alle decisioni più retrive, centralistiche e autoritarie del Governo romano si siano levati singoli consiglieri o interi Gruppi politici di questa Assemblea per sollecitare e invocare di volta in volta la rinuncia a posizioni e a scelte che, maturate nel clima democratico dell'autonomia, del regionalismo e del federalismo, facevano dei valori dell'identità, intesa come diversità, una ricchezza da preservare e non una ostentazione demagogica o peggio un motivo di isolamento o di esclusione e di condanna.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI

(Segue MANCA.) Anche stavolta, in occasione del nuovo pronunciamento governativo sulla legge per la tutela e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna, abbiamo letto sulla stampa locale l'invito di autorevoli colleghi a ritornare sui nostri passi, a emendare l'ultimo testo approvato, e non solo in accoglimento delle indicazioni romane ma ben oltre, fino a ricostruire organicamente il cordone ombelicale tra l'intervento progettato e l'anchilosata struttura burocratica regionale per altro già chiaramente rifiutato dal voto consiliare. Noi consiglieri del Partito Democratico della Sinistra continuiamo, invece, a ritenere che il precedente pronunciamento dell'Assemblea, difficile e travagliato, ma chiaramente leggibile in tutte le sue implicazioni politiche, abbia chiuso esaustivamente la fase del dibattito e del confronto consiliare. Il tema di oggi è, dunque, di natura diversa e attiene all'essenza del rapporto Stato-Regione e in esso, per noi in quanto sardi, al dovere primario di riaffermare i diritti statutari e di difendere i valori dell'autonomia. Già nel corso dell'ultimo dibattito abbiamo manifestato serenamente la nostra opinione strutturalmente diversa da quella di coloro che, soprattutto nel gruppo Rinascita e Sardismo, sostenevano a spada tratta la proposta di un meccanico voto di conferma del primo testo della legge in esame. Soprattutto nella parte dell'integrazione dei programmi scolastici e sulla sperimentazione ci appariva debole, confuso, sostanzialmente inadeguato a rappresentare un agibile e favorevole terreno di scontro politico col Governo. Ci siamo, dunque, battuti in coerenza perché la legge tornasse in Commissione e venisse rielaborata con l'obiettivo primario di porre la scuola alla base del processo di tutela e valorizzazione dell'identità e della cultura sarda e di quella catena pedagogica e formativa finalizzata a rivitalizzare e a diffondere l'uso della lingua nelle sue parlate locali. E non poteva essere altrimenti giacché la proposta di legge presentata a suo tempo dal compagno Francesco Cocco, a nome dell'allora Partito Comunista Italiano, rifuggiva volutamente da tematiche onnicomprensive e aveva per argomento specifico norme integrative della Regione sarda sui programmi ministeriali della scuola pubblica di ogni ordine e grado in Sardegna e interventi in materia di ricerca didattica, sperimentazione e aggiornamento educativo. Il nostro interesse politico, apertamente dichiarato in Commissione e in Aula, è sempre stato quello di asciugare e pulire il testo legislativo in forme anche energiche e radicali fino ad isolare quasi visivamente le ragioni di un contenzioso forte e di sostanza in grado di contrapporre lo Stato e la Regione sul terreno controverso della doppia lettura dell'articolo 5 dello Statuto di autonomia. A coloro che possono aver dubitato della nostra volontà di integrale difesa dei poteri statutari e della lucidità e determinazione nel tentativo di percorrere una strada nuova per superare le evidenti carenze normative, ha risposto ora il Governo rilanciando, con la tipica ottusità dei burocrati, i motivi della propria opposizione politica al contenuto degli articoli 23 e 24 della legge, fino a proporre il ricorso alla Corte costituzionale. Sulle incongruenze tecniche del pronunciamento romano è già stato detto ampiamente in questi giorni e da ultimo ieri nella Commissione di merito, fino a denunciare il tentativo centralista di interrompere d'autorità il dibattito consiliare in itinere quasi diffidando, con l'arma del ricorso, dall'insistere nel sostegno di quella parte della legge - gli articoli 23 e 24 appunto - che ne rappresenta il cuore vero, il sistema arterioso capace di animare e far vivere nel tempo più che un progetto di intervento, l'idea stessa della nostra diversità rifiutata, di questo nostro faticoso riprendere il cammino lungo il sentiero dell'orgoglio dell'appartenenza e del sentirsi sardi in quanto popolo e nazione di un possibile stato federale. Sulle modalità e i toni della risposta all'azione del Governo è indispensabile una indicazione forte, determinata, chiara quanto le ragioni del contendere, in grado di rilanciare politicamente nel suo complesso la vertenza Sardegna e di scuotere la diffusa apatia del mondo culturale isolano. Al rinvio della legge è necessario rispondere con la riapprovazione integrale del testo già votato dal Consiglio e al ricorso inoltrato di Governo è opportuno contrapporre un'iniziativa politica immediata, sollevando di controbalzo un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale per iniziativa della Regione sarda. Una simile iniziativa sposta visibilmente il ruolo della Regione, da una condizione obbligata di difesa e di resistenza in un giudizio promosso dal Governo ad una scelta di denunzia attiva della prevaricazione delle funzioni e di promozione diretta del pronunciamento della Corte costituzionale. Ci pare questo un modo responsabile e maturo di vivere la nostra autonomia, non separandola, ma immergendola nel vivo del dibattito nazionale che ha già positivamente prodotto il pronunciamento parlamentare sulla proposta di riforma dell'ordinamento scolastico e l'indicazione della Commissione bicamerale sulle linee portanti della nuova organizzazione statuale.

Voglio aggiungere che appare perlomeno curiosa la dissociazione costante in verbis et operibus, tutta interna alla Democrazia Cristiana, tra i sassaresi e la posizione del loro leader naturale, quell'onorevole Soddu che ha certamente il merito politico e personale di rappresentare, e non da oggi, una delle voci più alte, coerenti e coraggiose del coro autonomistico sardo. Per quanto ci riguarda non crediamo al depotenziamento fisiologico della risposta odierna rispetto a quella pur possibile e a suo tempo proposta sul primo testo della legge. Riconosciamo però che la qualità odierna è in funzione più diretta ed è legata più fortemente alla globalità del movimento che sapremo mettere in campo e schierare a difesa della Sardegna e dei suoi interessi. Il problema del corretto rapporto con lo Stato non si esaurisce nel conflitto sull'interpretazione dell'articolo 5 dello Statuto, ma deve essere riproposto partendo sì da questa base, ma per rilanciare una battaglia campanile sulle mancate risposte del Governo in tema tra l'altro di rinascita, di sviluppo complessivo, di continuità territoriale, di sostegno del sistema industriale e di valorizzazione delle risorse locali. Attorno a questi temi va rilanciata l'iniziativa politica e una più forte unità autonomistica dentro questo Consiglio, ma soprattutto nell'ambito più vasto della società sarda.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (P.S.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io cercherò di rifuggire dalla tentazione di ripetere una discussione generale sulla legge o di affrontare un analitico esame della stessa. Ritengo invece più opportuna una valutazione complessiva sui motivi del rinvio e sul cosiddetto stato dell'arte, alla luce appunto dell'ulteriore puntata a cui andiamo ad assistere di questa lunga telenovela che interessa la lingua e la cultura sarda.

Al di là della situazione anomala dal punto di vista giuridico e senza precedenti nel nostro ordinamento, di un Governo che, da un lato, ricorre alla Corte costituzionale, e lo fa entro il limite dei 15 giorni dal ricevimento della seconda approvazione della legge - mostrando così di considerare la legge del 7 ottobre come definitiva - dall'altro rinvia la stessa legge, mostrando di considerare quella votata il 7 ottobre una nuova legge; io ritengo che siamo arrivati ad un punto fondamentale. E' stato chiarito che comunque il vero nodo, le vere osservazioni su questa legge sono di carattere politico. Qualcuno ha parlato di panico da Lega e ha inserito l'atteggiamento governativo all'interno di un contesto politico istituzionale che vede un forte scontro del nostro Paese sui temi dell'autonomia. Io ritengo che i motivi del rinvio governativo comunque pongano problemi politici di grande rilevanza, innanzitutto perché attengono aspetti fondamentali della legge, seppure depurati nella seconda approvazione, mi riferisco all'intervento nel settore della scuola che rappresenta uno degli aspetti privilegiati, uno dei momenti più importanti per potere esercitare un'azione credibile per quanto riguarda il recupero della lingua sarda e la valorizzazione della nostra identità di popolo sardo. Dicevo che il contrasto è politico perché dal rinvio appare una interpretazione riduttiva dei poteri previsti dall'articolo 5 del nostro Statuto di autonomia. Non è casuale infatti l'arbitraria introduzione dell'avverbio che tanto ha fatto discutere anche in Commissione, dell'avverbio "meramente" che intende delimitare la nostra potestà integrativa e attuativa in materia di istruzione e di ordinamento degli studi che è prevista dall'articolo 5 dello Statuto.

In secondo luogo, il Governo ha cercato anche di minare le stesse potenzialità presenti nella legge. Noi abbiamo accettato che dopo il primo rinvio venisse attivato un tavolo di confronto politico col Governo per cercare di superare i rilievi, però ci rendiamo conto che, nonostante questa apertura di credito e nonostante il fatto che la legge sia stata decisamente migliorata nella seconda versione, ci troviamo di fronte ad una chiusura e hanno avuto ragione quanti paventavano il rischio che da parte dei funzionari ministeriali si intendesse, per usare un'espressione dell'assessore Collu, blindare la legge. E' chiaro che la posizione del Governo appare pertanto - uso un termine forte, ma significativo - retriva e codina proprio nel momento in cui questa posizione diventa contraddittoria rispetto a quanto sta avvenendo invece a livello legislativo e rispetto ad una nuova sensibilità che è avvertita anche dalla Commissione bicamerale, che ha fatto delle significative aperture per quanto riguarda la valorizzazione delle specificità regionali. Infatti di recente è stata pubblicata la legge costituzionale numero 2 del 23 settembre scorso che dà poteri alle Regioni in materia di ordinamento degli enti locali. Ma anche un ramo del Parlamento ha già approvato una proposta di legge sulla tutela delle minoranze linguistiche che ha introdotto interessanti innovazioni. Pertanto appare del tutto fuori linea rispetto ai più recenti orientamenti del legislatore questa difesa anacronistica, con un'impostazione burocratica adottata dal Governo. Troviamo, è il caso di dire, che, a distanza di un secolo e mezzo la burocrazia ministeriale non è cambiata. Nel dibattito che si è sviluppato sulla lingua sarda è stato ricordato che, allorquando Pietro Mastino nell'800 espresse l'intenzione di introdurre lo studio e l'insegnamento della storia sarda, le autorità governative piemontesi dell'epoca risposero che nella scuola dello Stato devesi insegnare la storia antica e moderna non di una provincia ma di tutte le nazioni e specialmente d'Italia. E rincresce che da un punto di vista politico non ci sia una diversa consapevolezza e non ci sia un inversione di rotta nella interpretazione burocratica ministeriale, anche perché ci rendiamo conto che la scuola assieme al sistema dell'informazione, dei mass media, rappresenta il luogo privilegiato della comunicazione sociale e pertanto in grado di poter sviluppare un'efficace innovazione dal punto di vista linguistico. Tullio De Mauro, che si è espresso favorevolmente per l'insegnamento della lingua sarda nelle scuole, in una recentissima intervista ha detto che noi dobbiamo prendere esempio sia dalle raccomandazioni dell'Unesco, sia delle analisi di diversi pedagogisti e anche dall'esperienza sovietica.

(Interruzioni)

Qui non stiamo dando un giudizio storico di merito di quella esperienza politica, solo del fatto che comunque vi è stata la possibilità in quello Stato di salvaguardare 57 lingue locali e contemporaneamente, attraverso l'utilizzo delle lingue locali, sviluppare efficacemente una possibilità di alfabetizzazione e di scolarizzazione delle lingue di maggiore rilevanza estera. E lo stesso è avvenuto anche in Sud America, nella combinazione di sviluppo di lingue locali e lingua spagnola e lingua portoghese oppure in altrelingue locali e lingua francese. Per cui non c'è Stato europeo, escluse la Grecia e l'Italia, che non abbia legislazione scolastica inciso dando indicazioni positive per riconoscere come primario dal punto di vista educativo il patrimonio che un ragazzo si porta dalla famiglia, dall'ambiente, dalla casa, dentro l'aula scolastica, per cui una impostazione di questo tipo, come c'è stata comunicata dal Governo, deve essere respinta e il Consiglio farebbe bene a riapprovare senza modificazioni egualmente, appunto per ribadire che lo scontro si è fatto politico, la legge è approvata poco più di un mese fa. Ma perché oggi diciamo che è comunque utile e necessaria una battaglia per la lingua sarda? Innanzitutto perché la lingua è un simbolo, un valore culturale, un valore di identità, con questo intendendo non la rinascita di un identità perduta ma la possibilità di ricercare una identità che comunque va costruita giorno per giorno e che vive nell'attualità della storia. Ed proprio attraverso la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche che noi possiamo riportarci ai valori più generali che in ogni democrazia devono contraddistinguere il rapporto intercorrente tra maggioranze e minoranze su cui si fonda ogni democrazia. Pur non volendo arrivare a dare una interpretazione di questo tipo sul valore della difesa delle lingue minoritarie, rimane anche un'ultima posizione cosiddetta minimalista, che è quella che identifica la lingua minoritaria come bene culturale che pertanto, in quanto bene culturale, ha necessità di tutela a livello costituzionale.

La posizione che il Gruppo socialdemocratico ha assunto in questa vicenda è sempre stata molto chiara: abbiamo accettato un riesame della legge e possiamo dire che alcuni obiettivi e alcuni risultati positivi sono stati raggiunti, in primo luogo è stata definita meglio la funzione dell'Osservatorio anche nel suo contingente numerico, è stata fatta chiarezza sui termini "integrazione e sperimentazione" che avevano avuto interpretazioni equivoche. Anche oggi, infatti, l'interpretazione che viene data dell'attività di integrazione viene ridotta alle cosiddette attività integrative in materia di programmi scolastici e si è equivocato sull'attività di sperimentazione che avrebbe dovuto attivare il percorso di innovazione. La volontà di questo Consiglio è stata invece quella di ricondurre l'attività di sperimentazione, all'interno di quanto è stato previsto dallo strumento del DPR "419" del 1974, estendendo l'intera sperimentazione su tutto il territorio regionale, che non significa arrivare a una sperimentazione contro gli organi della scuola ma inserendo questa attività all'interno della programmazione scolastica. La stessa forma di intesa che è stata introdotta tra la Regione e il Ministero, non va vista come un rinuncia rispetto alle prerogative di questa Regione, ma va vista come un superamento e una riaffermazione forte del fatto che le intese vanno raggiunte tra poteri che vengono posti su uno stesso piano e non in termini di subordinazione gerarchica, perché sono entrambi poteri che costituiscono lo Stato italiano, sia la Regione che il Governo. Abbiamo voluto respingere quella interpretazione che delegava la possibilità di mediazione e di raggiungimento delle intese a livello di organi di governo. L'altro punto che ha subito innovazioni e che fa sì che questa sia una nuova legge è la diversa attenzione che è stata dedicata alla tutela di un'altra lingua minoritaria quale il Catalano di Alghero. Comunque, al di là di questa situazione che si è venuta a creare, noi non possiamo dimenticare che, se è vero che noi oggi andiamo ad affrontare una nuova approvazione della legge, dobbiamo renderci conto che questa iniziativa del Consiglio ha suscitato largo interesse e forse anche lo stesso clima a livello intellettuale è cambiato rispetto all'attacco iniziale soprattutto per quanto riguarda l'organizzazione burocratica dell'Assessorato della pubblica istruzione e della cultura e la stessa funzione dell'Osservatorio. Il discorso si è spostato correttamente proprio sulle potenzialità che questa legge ha di incidere profondamente utilizzando soprattutto le opportunità offerte dal sistema scolastico, per una azione di recupero della lingua sarda e di valorizzazione della nostra identità culturale. Per cui noi non possiamo correre il rischio che, a fronte dell'accresciuta sensibilità dall'esterno, ci sia, di converso, un'attenzione della sensibilità che questo Consiglio ha dimostrato soprattutto in occasione della prima approvazione della legge.

Questa sarebbe una situazione da evitare anche perché indebolirebbe la forza che la legge che andiamo a riapprovare ha, soprattutto nel momento in cui andiamo un confronto politico che sarà forte nei confronti del Governo. Anche perché dobbiamo renderci conto - l'ho detto in occasione del precedente dibattito - che l'impoverimento culturale, la perdita di identità e la sfiducia nel potere autonomistico sono tra loro collegati. Questi fattori si intrecciano e mostrano, appunto, il legame esistente tra crisi culturale e crisi economica, se questo Consiglio regionale vuole svolgere fino in fondo il proprio ruolo, che è anche quello di promuovere il riscatto e il progresso delle nostra condizioni sociali ed economiche, deve dare un segnale forte e significativo riprovando, nella sua interezza, la legge che è stata oggetto di rilievo e di censura da parte governativa.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Maria Giovanna Mulas. Ne ha facoltà.

MULAS MARIA GIOVANNA (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che la tentazione, oggi, di non intervenire a questo dibattito è stata forte, non perché non avverta tutta l'importanza e il significato politico del secondo rifiuto che il Governo ha operato nei confronti della legge della Sardegna, ma perché mai come in questa occasione mi è sembrata opportuna l'espressione "lingua tagliata" che si usa quando, appunto, viene mortificata la possibilità di esprimersi secondo codici e linguaggi che appartengono a una cultura, a una identità, a una storia, ad un popolo, a una gens, ed è tutto ciò che in Sardegna, ma anche altrove, è avvenuto rispetto alle lingue minoritarie. E allora mi è venuta proprio voglia stamane, l'ho pensato ieri sera, di fare lo sciopero del silenzio.

(Interruzioni)

Avrei fatto bene, probabilmente, dici? Sì, forse avrei fatto bene, anche perché credo che ci vorrebbe un po' di silenzio per cercare di riflettere un attimo sulle tante storture con le quali questa proposta di legge poi approvata dal Consiglio è stata rappresentata all'esterno anche, purtroppo, dalla stampa.

Si continua con un percorso sbagliato, io dico anche fazioso per alcuni versi, di informazione; si è polemizzato, chiarito, chiosato; dichiarazioni e interviste sono state fatte dentro l'Aula e fuori dall'Aula. Sono legittime certamente tute le posizioni che sono state assunte, sono legittimi i dubbi e le perplessità sul modo con cui poi questa legge, supposto che finalmente riusciamo a vararla, potrà essere applicata, ma ciò che non è accettabile è che non si faccia chiarezza su quello che è il vero significato della legge, sui motivi per cui il Governo ad essa si oppone e l'ha respinta. Un'informazione corretta avrebbe voluto che ancora non si insistesse su uno strumento, criticabile quanto si vuole, non condiviso da alcuni, come quello dell'Osservatorio che parrebbe ancora uno dei motivi del rinvio. Non c'è nessuna osservazione nel merito, se non quella che riguardava l'organizzazione del personale, che riguardi la struttura operativa. Questa è una scelta che liberamente la Regione ha fatto, che potrà essere rivista e corretta, ma che non attiene al motivo del contendere attuale tra il Governo e la Regione sarda. Io credo che ancora una volta questo Governo, questo Stato, abbia perso un'occasione di saggezza; questo secondo "no" è un atto di arroganza e di incultura che dà una interpretazione restrittiva rispetto alla potestà autonomistica della Regione, ma anche rispetto alla potestà di integrazione dei programmi scolastici, dei percorsi educativi e didattici, che è già presente nelle disposizioni ministeriali, che recitano testualmente che i programmi devono essere applicati cercando di far aderire l'offerta educativa alla realtà educativa e socio-linguistica in cui la scuola opera. Bene, il Governo in questa occasione ha dimenticato che la scuola di Stato opera in Sardegna, in una realtà precisa, e non ha letto attentamente o non ha capito, e credo che noi questo dovremmo andare a spiegargli con un'azione forte, non solo di rivendicazione ma di esplicitazione dei principi che hanno ispirato la legge.

La legge adottata dal Consiglio, dicevo, rivendica in tal senso rapporti positivi, paritari e di scambio, in un arricchimento costruttivo e reciproco tra lingue e culture che devono essere in contatto e non in contrasto. Ecco perché i rilievi del Governo ci appaiono per la seconda volta burocratici e sono dettati più dalla paura che dalla ragione. Credo che in questo abbia letto bene l'assessore Collu quando dice "paura da Lega", ma io dico "paura da scuola", paura di una scuola che cambi, paura di una scuola che sia diversa, paura di un scuola che davvero possa svolgere un servizio e una funzione essenziale, dal punto di vista educativo e pedagogico, in una società che perde sempre di più i valori fondamentali e che si dibatte per crescere tra modernismo indotto anche in Sardegna e taglio delle nostre radici e taglio dei nostri valori.

E allora si ha davvero paura che la scuola sarda possa stravolgere, con l'integrazione e l'adattamento alla realtà socioculturale e linguistica della Sardegna, programmi scolastici consolidati e percorsi di discipline scolastiche che mi pare poi non si stiano rivelando certamente produttive, almeno nella nostra realtà, rispetto alla formazione dei nostri giovani? Davvero viene da chiedersi di che cosa ha pura questa scuola di Stato che è sempre più dequalificata e perdente, che purtroppo interviene per adottare decreti taglia classi e non fornisce invece alcun supporto alla sperimentazione che alcuni insegnanti egregiamente svolgono.

E allora, sotto questo profilo la battaglia che noi dobbiamo fare ha una doppia valenza, è una battaglia di ordine culturale, che riguarda la scuola, che è veicolo fondamentale di trasmissione di saperi, ma anche di formazione della personalità dei ragazzi, ed è battaglia politica e non solo rivendicativa, ma battaglia politica di riaffermazione dei diritti di autonomia. Sotto questo profilo non può essere un atto di mera e formale ritualità. Riafferma l'esercizio di un diritto, si pone in termini positivi nei confronti dello Stato, di uno Stato che rischia di disgregarsi, non per opera di giuste rivendicazioni ma di frazionismi e di atteggiamenti populistici e demagogici che quest'Italia davvero tendono a dividere. E laddove, dicevo in un'altra occasione, le libertà, i diritti di autonomia, di partecipazione attiva vengono mortificati, là si sviluppano più violentemente non solo le contestazioni ma anche le ribellioni. Quindi io credo che è davvero per una motivazione squisitamente politica che la legge oggi va riapprovata senza alcuna correzione, ma non basta l'atto che noi faremo in Consiglio; sono altrettanto convinta che è indispensabile una iniziativa politica forte, che richiede una mobilitazione della gente, che chiama a contribuire positivamente gli intellettuali sardi e non - perché anche altri fuori della Sardegna hanno scritto e visto con favore l'approvazione di questa legge - che richiede un'ulteriore mobilitazione dei cittadini ma anche dei docenti, soprattutto di coloro che nella scuola sarda operano. Io non credo che noi possiamo semplicemente limitarci ad un atto formale stamane; credo che il Consiglio, le forze politiche, i singoli consiglieri che almeno in questa legge credono, hanno il dovere di portare il dibattito fuori da quest'Aula, di riportare a corretta informazione anche i principi che ispirano la legge. Non stiamo parlando di un'iniziativa popolare di proposta di legge, io mi riferisco invece ad una iniziativa popolare di sostegno, di raccolta di firme - ed io di questo, spero insieme ad altri colleghi, mi farò carico - che sia una petizione nei confronti dell'atteggiamento negativo e sbagliato del Governo. Credo che questo sarebbe l'atto politicamente più rilevante che noi possiamo compiere; abbiamo chiesto il sostegno dei cittadini per molti problemi, abbiamo visto che la gente non si tira indietro quando si tratta di fare battaglie giuste e, poiché sono convinta che questa è una battaglia giusta, ispirata da giusti principi, credo che ci sarà anche una risposta da parte dei cittadini sardi. Perché ciò che qualifica la legge, al di là delle opportune affermazioni di principio, delle necessitate affermazioni di principio, è anche questa prospettiva nuova che si è intravista da parte del Governo regionale, del Consiglio regionale rispetto alla scuola, alla prima agenzia di formazione dei nostri giovani; è la proposta che l'introduzione della lingua e della cultura nella scuola abbia luogo non per una sorta di impostazione, ma attraverso un processo di sperimentazione al quale sono chiamati a partecipare docenti ed esperti e che dà una maggiore apertura rispetto all'offerta educativa complessiva che in Sardegna si può offrire, che realizza un processo di integrazione tra i programmi dello Stato, che non vengono rifiutati, e la realtà sociale, culturale e linguistica in cui la scuola si muove. Questa scelta della sperimentazione, al di là della affermazione di principio che pure in legge è stata fatta sull'integrazione dei programmi, è un percorso che noi riteniamo importante per riformare la scuola, e non mi pare sia un processo che può avvenire all'improvviso, perché solo se la scuola stessa, se gli insegnanti diventeranno protagonisti della costruzione di questa nuova scuola, io credo che noi avremo portato avanti una battaglia che sarà vincente.

Saranno le proposte che emergeranno da questa esperienza riformatrice ad indicare le linee da seguire nella elaborazione dei curricula per le scuole della Sardegna; ed è questa la proposta di intesa che si voleva presentare e raccordare con il Governo. Ed è questa la possibilità che noi prospettavamo al Governo non con correttivi di rinuncia, ma con la consapevolezza che questo è un percorso difficile e che sarà anche sofferto. Certo ci sono molti che non ci credono, c'è ancora probabilmente molto disinteresse su questo problema, perché molti anni sono passati prima che un'iniziativa politica forte avesse luogo ma soprattutto avesse successo tra i banchi della massima espressione del popolo sardo che è questa Assemblea legislativa. La legge pur con sofferenza, pur con difficoltà, è passata per la seconda volta, la legge è stata approvata dal Consiglio; noi abbiamo il dovere a questo punto di fare in modo che possa davvero entrare nella coscienza di tutti i cittadini perché nessuna legge, nessuno sforzo che noi potremo fare dentro le stanze di questo palazzo potrà essere utile se non riusciremo ad aprire un dibattito con i cittadini e a spiegare correttamente, cosa che finora non è accaduta, qual è il significato vero e profondo di questa iniziativa politica che a mio avviso qualifica ed eleva nel suo insieme questa Assemblea legislativa. Ecco perché io chiedo che facciamo oggi un ulteriore sforzo unitario perché una posizione minoritaria all'interno della stessa Assemblea legislativa sarebbe un presentarsi deboli ad un Governo che invece dimostra di voler essere molto forte, persino troppo forte rispetto ad un problema come questo.

PRESIDENTE. Voglio informare il Consiglio che, a partire da questo momento, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, il quale stabilisce che nel Consiglio regionale possano essere usate liberamente la lingua italiana e la lingua sarda, è mia intenzione presiedere l'Assemblea parlando in sardo.

Ha domandato de chistionai s'onorevole Ortu. Di dongu su fueddu.

DETTORI (D.C.). Ci vorrebbe un traduttore.

PRESIDENTE. Lo traduco io. Ho detto che, avvalendomi dell'articolo 131 del Regolamento, parlerò in sardo e ho dato la facoltà di parlare all'onorevole Ortu, il quale ha chiesto la parola. Onorevole Ortu chistiondi, po presceri.

PORCU (M.S.I.-D.N.). Noi solleviamo una questione formale: il Regolamento dice che deve esserci un testo scritto.

PRESIDENTE. La sollevi dopo, onorevole Porcu. Le ricordo che l'oratore non può essere interrotto; dopo, se crede, sollevi la questione formale. Onorevole Ortu, po presceri, chistionidi.

ORTU (P.S.d'Az.). Deu pensu chi in tempus commente custu, andai a si rifai a su Regulamentu... in tempu de gherra no est possibili de domandai chi s'articulu custu o s'articulu tali sia rispettau. Nosu no seus trasgredendi a nisciunu principiu, e su Stadu e su Guvernu in modu particolari...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Usai, la prego, se lei ha delle rimostranze formali da fare le farà. Adesso la prego di stare seduto e di lasciar parlare l'oratore. Per cortesia.

(Interruzioni)

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Poi mi spiegherà perché si rivolge a me in italiano e poi parla in sardo...

PRESIDENTE. Fustei su sardu du cumprendi bene, quindi du pozzu chistionai. Sezzasì, po presceri e non disturbidi a chini est chistinonendi.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Che vergogna!

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, sigada s'interventu, po presceri.

SERRA PINTUS (D.C.). Anch'io non capisco; Presidente, lei come Presidente deve parlare in italiano.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Posso tradurre; guardi che io sto applicando il Regolamento. Il Regolamento all'articolo 131 consente questa facoltà. Se lei non capisce...

ORTU (P.S.d'Az.). Is origas de Kikita funti troppu delicadas.

PRESIDENTE. La prego, onorevole Ortu, di scusare un momento. Chiedo scusa, l'articolo 131 del Regolamento dà questa facoltà. Il Presidente applica il Regolamento, se lei non capisce è giusto, ma io so che lei capisce e parla molto bene il sardo, tuttavia...

SERRA PINTUS (D.C.). No, il cagliaritano.

PRESIDENTE. Il cagliaritano. Anch'io parlo il cagliaritano. Se lei tuttavia non capisce io traduco almeno per la parte che mi compete.

(Interruzioni dell'onorevole Serra Pintus)

PRESIDENTE. Io ho dato la parola all'onorevole Ortu. Prego i colleghi di non disturbare perché sembra paradossale che, in una giornata come questa, nella quale si discute di un problema così grave, e mi pare che il parere del Consiglio sia unanime, non si possa con coerenza utilizzare la lingua per la quale abbiamo fatto una legge. Chiedo scusa.

(Interruzioni)

Vuol dire che l'onorevole Ortu tradurrà il suo intervento, che prima farà comunque in sardo. Vi prego di avere pazienza, di stare seduti. Onorevole Ortu, sigada a chistionai.

ORTU (P.S.d'Az.). Ma po rispettai...

PORCU (M.S.I.-D.N.). Presidente, lei deve parlare in italiano, io abbandono l'aula. E' una vergogna, lei non può rivolgersi all'Aula in sardo, deve parlare in italiano!

ORTU (P.S.d'Az.). Ca non est bregungia.

SERRA PINTUS (D.C.). Non è mai successo. E' una vergogna…

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Porcu, la prego di non andare in escandescenze, la prego di stare al suo posto. Onorevole Ortu, sigada s'interventu po presceri.

(I consiglieri del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale e l'onorevole Serra Pintus abbandonano l'aula.)

ORTU (P.S.d'Az.). Fia po cumenzai e deppu nai ca s'amigu Carmelo, o Carmine, m'ada a deppi cumpadessi si du chistionu in sardu e mi disprascidi meda ca is origas dellicadas de s'onorevole Kikita tengiant disturbu a intendi fueddus in limba sarda. Però no fiada intenzioni mia de fai unu discursu e un interventu in sa limba chi appu imparau de mamma mia, chi mi paridi siada unu dirittu de d'ogni omini de s'esprimi in sa limba chi connoscidi e in sa calli ollidi chistionari. No funti is chistionis de s'esprimi in d'una limba o in s'atra, chi guastant o disturbant. Esti ca sa limba nostra est una limba subalterna, e commenti limba subalterna ollinti chi abarridi. Nosu seus de totu atra intenzioni e atra opinioni.

Volevo dire che il problema che oggi si pone al Consiglio è sì un problema di ordine giuridico ma è soprattutto un problema di ordine politico. Certo nel dispositivo del Governo che rinvia una seconda volta la legge all'attenzione del Consiglio trovo delle contraddizioni; sono le incoerenze di un Governo che non riesce a nascondersi neanche dietro un dito, di un Governo che è nemico delle diversità, che è nemico del pluralismo, che è nemico delle autonomie.

Il percorso della legge è abbastanza chiaro: c'è una legge approvata dal Consiglio e inviata al Governo per il suo placet; c'è un Governo che ritiene, o almeno così dice, che il Consiglio sia andato oltre le competenze attribuitegli da una legge costituzionale, dallo Statuto, esattamente dall'articolo 5 e che rinvia la legge al Consiglio con le sue osservazioni e i suoi rilievi. Il Consiglio ne prende atto, modifica la legge e la modifica non solo nel senso indicato dal Governo, ma la modifica anche in altre parti a cui il Governo non aveva mosso alcuna obiezione per cui la maggioranza in Consiglio ha ritenuto di approvare una nuova legge, non la vecchia legge, modificata in larga parte. La contraddizione è nella risposta del Governo che ritiene che la legge sia stata già approvata in seconda lettura e propone il ricorso alla Corte costituzionale. E lì il percorso si dovrebbe chiudere. Invece il Governo rimanda la legge in Consiglio regionale perché la riesamini per una terza volta, e qui a mio parere sta la contraddizione. Col ricorso del Governo alla Corte costituzionale il circolo dovrebbe chiudersi invece il Governo rimanda la legge al Consiglio perché la riesamini. Bene, io ritengo che la riapprovazione ulteriore della legge, anche se noi avessimo deciso di non dibattere, di non discutere, di non prendere in esame ulteriormente la legge, non avrebbe modificato l'atteggiamento becero del Governo Ciampi perché il Governo è nella continuità storica di uno Stato unitario nemico delle autonomie. Questo è ciò che dobbiamo capire, certo c'è chi ancora dinanzi a questo Moloch dello Stato unitario si leva il cappello, si inginocchia e prega. Noi non siamo di questo avviso, noi questo Stato unitario lo vogliamo disarticolare pezzo su pezzo in modo tale che resti pietra su pietra di questo passato, detto con chiarezza, e chi non è d'accordo su questo lo dica. Noi non siamo mai stati né lo siamo per la concezione dello Stato unitario del Cavour e di Vittorio Emanuele II. Altri, che pure dicono di essere progressisti, lo sono; è una loro opinione, ne prendiamo atto, perché oggi nella Repubblica italiana si discute se lo Stato unitario è giunto alla fine dei suoi giorni o no, se andiamo a costruire uno Stato diverso, liberatorio, uno Stato rispettoso delle etnie, delle lingue, delle culture, dei poteri che sono originari dei popoli e non dello Stato. Lo Stato nasce in quanto i popoli vi aderiscono, e le forme di adesione sono decise dai popoli, dalle genti, dalle collettività, non dai vertici. Invece in Italia abbiamo avuto un processo del tutto diverso; ai sardi nel 1720, e poi ancora nel 1848 e nel 1860, non è stato mai chiesto attraverso un plebiscito se aderire o meno ad uno Stato verticistico, centralista, unitario, di questo tipo. Non è stato mai chiesto. Po cussu non depeus nudda a nisciunus i oi seus liberus de torrai a pigai sa chistioni in maus e de da speddizzai.

Per questo io dico che forse è opportuno riapprovare la legge, come manifestazione ferma, decisa, di questo Consiglio regionale che di qui non si passa. Pertanto il problema è essenzialmente politico, ed è politico, io dico, soprattutto oggi, che siamo giunti, che lo vogliamo intendere o no, ad una svolta storica. Molti nella Russia sovietica forse non lo volevano intendere, non lo hanno inteso, non lo vogliono intendere neanche oggi, eppure anche lì è avvenuto qualcosa. Il collega Pusceddu ricordava le 57 lingue insegnate nella Russia sovietica, ed è vero, e sono state quelle lingue il lievito che ha prodotto poi l'insorgere delle etnie e delle nazionalità per la propria libertà. E' questo che il Governo capisce ed è questo che non vuole. Insegnare la lingua e la cultura ai sardi vuol dire ridare dignità, vuol dire fare riacquisire i valori dell'identità al popolo sardo, significa dire al popolo sardo: "tu sei un popolo che ha diritto ad autogovernarsi, che ha diritto all'autodeterminazione, che ha diritto ad un proprio modello di sviluppo senza isolarsi nel mondo, ma in correlazione con gli altri popoli,d'Italia e d'Europa. E quando, nel 1921, nasceva il Movimento autonomista a chi si rivolgeva?Si rivolgeva alle popolazioni della Penisola, ma mandava un saluto ai fratelli di Catalogna e gioiva per l'indipendenza conquistata dal popolo irlandese, tanto che Lussu, che non era certamente quel reazionario che qualcuno vorrebbe che fossero tutti coloro che credono nell'indipendenza e nel federalismo, gioiva e lo diceva in Parlamento, e Mussolini lo accusava di secessionismo, di separatismo, parole che oggi sentiamo risuonare nelle bocche di tanti democratici fasulli.

In Europa cosa è avvenuto? Che prevaricando e rendendo subalterni i popoli e le etnie, nell'interesse di dinastie, nell'interesse di borghesie e capitalismo d'assalto alla conquista di mercati, si sono costituiti gli Stati, le sante alleanze, sul sacrificio e sulla libertà conculcata dei popoli. Bene, per sconfiggere ogni resistenza e cancellare ogni diversità, per ridurre il molteplice ad unità monolitica, quella che qualcuno difende qui, quell'unità non si mette in discussione. Ma cos'è questo valore che non è un valore? L'unità è non valore, perché non è rispettosa della libertà, della pluralità, è la negazione del pluralismo culturale emarginando e facendo morire le lingue, vietandone l'uso, vietandone l'insegnamento. Nel 1923 la riforma Gentile portò nelle scuole di Sardegna gli almanacchi sardi, lingua, poesie, storia, racconti, ma appena dopo tre anni il fascismo si accorse che era un meccanismo pericoloso, e cancellò quella riforma e arrivò fino a vietare le gare poetiche nelle piazze dei nostri paesi. Certo, oggi ci sono in questo Consiglio regionale, io non dico ascari, ma certamente delle persone che hanno i piedi in Sardegna e la testa a Roma, e che ragionano in questi termini. Ed ecco perché venticinque voti contro la legge, così come nel 1989 furono solo sedici che votarono per la legge. Dodici erano sardisti e oggi molti dicono di essere tra quelli che votarono a favore. Ci sarebbe stato un esercito di voti a favore. Invece erano solo sedici voti, purtroppo. Si nega la lingua per negare l'identità, per negare la libertà, per negare l'autonomia, si relegano la lingua e la cultura dei sardi a forma residuale di civiltà contadina, a folclore. Così era avvenuto anche nella penisola iberica per il catalano così era già avvenuto per tante altre parlate, per tante altre lingue che oggi hanno grande dignità, dignità pari a quelle delle grandi lingue; in quelle lingue oggi si insegna tutto, anche la scienza. Come l'orologio che non viene ricaricato si ferma, anche la lingua si blocca e muore se non è usata, se non le si danno i supporti e le energie necessarie per potersi sviluppare e crescere con la società. Ma con la lingua muore una cultura, muore una particolare visione del mondo; negato il pluralismo culturale e linguistico si espone anche l'esercizio corretto della democrazia: votare contro una legge che riconosce il diritto ai sardi di usare la propria lingua e di sviluppare la propria cultura è un atto essenzialmente di antidemocrazia, di intolleranza. Si vuole spegnere l'anima di un popolo ed è stata sempre pratica costante dei conquistatori, dei colonialisti, degli ascari venduti, della borghesia compradora, che volta per volta si è unita all'esercito dei conquistatori, degli invasori, che si è unita per quattro soldi e per un piatto di lenticchie agli interessi dei dominatori in tutte le epoche, in tutte le vicende storiche. Si domina e si controlla meglio un popolo a cui si sottrae il diritto ed è negata la possibilità di conservare e valorizzare la propria lingua e la propria cultura. Persa la coscienza della propria identità, strappata l'anima, un popolo muore come tale ed è reso più facilmente subalterno politicamente ed economicamente. E perché anche i malanni che si abbattono oggi più forti che mai sulla nostra isola - la chiusura delle miniere, la chiusura delle fabbriche, la crisi dell'agricoltura, tutte le rovine che ci stanno intorno - non sono anche conseguenza della debolezza di un popolo che ormai non ha più la forza di combattere, un popolo che non crede più in sé stesso e nei propri valori, nella propria identità? E allora diamogli questo alimento fondamentale dell'anima e dell'intelletto e faremo dei sardi un popolo che riacquista la voglia di combattere e di autodeterminarsi.

Questo è stato in larga parte il nostro duro destino di sardi come di tanti altri popoli ma, dicevo, bisogna tornare alle radici, al processo di formazione degli Stati unitari che oggi si vanno disarticolando. Vedete il Belgio? Conserva la monarchia però le lingue riacquistano il loro valore e diventa uno Stato federale. Vedete la Cecoslovacchia che senza traumi e senza sangue trova la via d'intesa, costituendo due Stati in regione federale o meno?

Dicevo che noi non siamo con Cavour e con Vittorio Emanuele; noi siamo con i nostri Tuveri ed Asproni e - perché no? - con Gramsci che, nel messaggio indirizzato ai sardisti riuniti in Congresso a Macomer nel 1926, diceva: "Repubblica sarda", dei soviet, ma Repubblica sarda. E perché dovremmo avere vergogna oggi di parlarne e di esaltare e voler conservare ancora questo Stato unitario che tutto aduggia? Dobbiamo distruggerlo questo Stato unitario se vogliamo libertà, se veramente vogliamo che i sardi parlino la loro lingua, che i nostri ragazzi a scuola apprendano la storia della propria gente. Altrimenti è solamente illusione e polvere negli occhi.

Quando la gioventù malgascia è insorta perché, allontanato il colonialismo francese del Madagascar, si continuava ad insegnare nelle università in lingua francese, ebbene la gioventù malgascia diceva: "Basta col francese, lingua dei conquistatori". Non vogliamo essere schiavi di culture aliene, vogliamo la nostra cultura e l'uno è legato all'altro: non ci sarà rinascita culturale se ancora persisterà questo tipo di Stato centralista e unitario. Questi Stati che certamente non si sono affermati con il consenso della gente, con la collaborazione della gente, con la partecipazione dei popoli, ma con gli eserciti, con le baionette, con la violenza e gli inganni. E i frutti li abbiamo oggi. E' il vostro Stato unitario che ci regala quello che ci sta dando. I sardi verranno a capirlo un giorno o l'altro. Ma dal 1945 il corso della storia ha avuto una svolta nel mondo; il tramonto degli imperi coloniali, le lotte di liberazione nazionale dall'Algeria al Vietnam, lotte di popoli che hanno rivendicato la propria libertà. Sacrifici, certo, e sangue, tanto, copioso, versato per questo grande ideale. Nella stessa Europa si allentano i ceppi secolari e i rapporti tra i popoli diventano più liberi e veramente solidali; risorgono le generalità di Catalogna, il Paese basco riesce ad avere un principio di libertà, qualche istituzione di libertà e combatte ancora. Nei Paesi dell'est europeo, da qualche anno a questa parte, abbiamo assistito a delle grandi rivoluzioni che poi non si sono fermate, si sono trasmesse a tutto il resto dei popoli europei.

E in Italia? In Italia sono tanti a guardare la Svizzera - la guardavano anche i sardisti nel 1920 e 1921 - un Paese che certamente disunito non è, pur tuttavia ogni cantone, ogni etnia, ogni popolo che parla lingua diversa ha la sua autonomia e convivono insieme, non dico nella felicità, ma certamente con grande serenità, quella serenità che noi non abbiamo. Ma Stati federali sono l'Austria, la Germania! E qui? Qui si dice: "Lo vuole Bossi, e se lo vuole Bossi è male e non lo facciamo". Ma che capricci da bambini sono questi? Un processo epocale di liberazione, confortato anche dal parere e dalle risoluzioni di istituzioni a carattere internazionale è in marcia e non saremo certamente noi a fermare questo processo, un processo che avanza irresistibile. Io vorrei conservare quanto in questi ultimi tempi hanno detto e hanno scritto molti in Sardegna, perché fra tre o quattro anni li vedremo sull'opposta sponda, li sentiremo dire altre cose e potremmo dire: "Tu non dicevi questo. Benvenuto sii anche tu, però ti sei convertito. La luce folgorante nella via di Damasco ti ha colpito".

E nessun Governo liberticida, come quello italiano, riuscirà a fermare questo processo, soprattutto un Governo e uno Stato come questo che oggi ci ritroviamo, marcio fin nelle sue più intime fibre. E' vergognoso - questo sì che è vergognoso - andare all'estero e sentire parlare di servizi segreti, di Craxi, di questo, dell'altro, delle bardane, delle ruberie, delle mistificazioni. Questa sì che è la vergogna; questo sì che è un cancro. Partiti sardi, recidete - perché altrimenti il cancro assalirà anche il vostro corpo - recidete quelle relazioni. Pochi giorni fa a Cagliari, un esponente del partito di maggioranza, l'onorevole Carrus, proponeva il federalismo; gli è stato detto: "No, siamo per l'Italia unita e forte, aggressiva, non siamo per il riconoscimento delle minoranze".

Non sarà questo Governo - dicevo - a fermare l'avanzata del rinnovamento. Un Governo che annaspa ogni giorno di più nei vortici convulsi del malaffare politico della partitocrazia e che, pertanto, non ha né autorità né forza per opporsi. Il centralismo culturale è quindi anche politico, ed ha consentito e ha prodotto la maretta e i veleni di cui parlavo prima. Marciume, veleni dello Stato che è giunto ormai alla resa dei conti. Andremo a votare l'anno venturo e lo saluterete questo Stato unitario che tanto vi piace. Questo Stato fatto di assistenzialismo, questo Stato del voto di scambio è finito; mettiamocelo bene in testa, è finito. Troppi personaggi del sistema corrotto oggi schiamazzano e invocano, anche qui, oggi, la conservazione del sistema unitario, implicitamente negando il pluralismo culturale e istituzionale. Si straccino le vesti costoro e dicano il loro "no" sdegnato, ma purtroppo è flatus vocis, non serve a niente. E mentre cianciano di libertà, di pluralismo e persino di federalismo, le loro azioni concrete sono sempre la negazione assoluta di tutto quello che si ispira e va verso la libertà. Prima nulla concedevano perché nessuno rivendicava; oggi rifiutano perché in tanti chiedono, la verità è che vorrebbero conservare il sistema in cui hanno guazzato, fatto bottega e mercimonio appropriandosi indebitamente dei beni pubblici per conservare greppie, conservare il furto e la rapina legalizzata a danno della generalità dei cittadini. In questo contesto politico si colloca la vicenda della nostra legge, la prepotenza, l'arroganza di chi non intende cambiare e calpestare la stessa Costituzione che ha giurato di rispettare. E lo Statuto dell'autonomia sarda, legge costituzionale, pur così debole, con questa sua larva di autogoverno, un contratto imposto in larga parte, neanche questo viene rispettato; un altro tassello, uno per uno che si stacca e distrugge il mosaico. Se andiamo a verificare il contesto e il dibattito in cui è nata la potestà integrativa nel nostro Statuto in materia di pubblica istruzione, non vi è ombra di dubbio sulla facoltà di intervento in materia di programmi e dello stesso ordinamento degli studi. La proposta di statuto sardista presentata nel gennaio del 1946 prevedeva competenza primaria ed esclusiva in materia di pubblica istruzione per tutte le scuole di ogni ordine e grado, e però c'erano i democratici e i progressisti, e però c'erano coloro che anche allora veneravano il Maloch dello Stato unitario e quella competenza scivolò prima tra quelle concorrenti e poi tra quelle integrative. Però era stato detto e resta documentato che l'interpretazione era quella del diritto, del potere di dettare materie nuove per i programmi scolastici e di adattare alla società sarda gli ordinamenti scolastici. In quell'occasione un democristiano, l'onorevole Salis, protestò vivacemente con una lettera nobilissima indirizzata al commissario Pinna; protestò perché le competenze in materia di pubblica istruzione erano state inserite tra le competenze integrative. Oggi si nega anche questo, si vanifica il ruolo seppure debole di questo Consiglio. La difesa dell'autonomia non può essere condotta però solo da questo Consiglio dentro il palazzo, isolato dal contesto della società. Per questo noi già ieri, in sede di Commissione cultura, dicevamo che il Consiglio deve aprirsi alla società, deve coinvolgere la società; questa lotta deve essere partecipata da tutto il popolo e io dicevo: proponiamo un ordine del giorno, un manifesto indirizzato ai sardi tutti, agli intellettuali, ai lavoratori sardi perché esprimano la loro protesta. Chiediamo agli enti locali che deliberino in italiano e in sardo, che i loro manifesti siano in sardo e in italiano, subito oggi perché queste sono azioni concrete di protesta fino ad arrivare alla disubbidienza su molti articoli che non sono poi così interessanti della legge e dei regolamenti, negli uffici. I deputati sardi a Roma votino un ordine del giorno comune. Il nostro deputato ha già proposto un ordine del giorno e proporrà un'interpellanza. Noi chiediamo la firma a tutti i Gruppi parlamentari, così vedremo chi sottoscriverà e chi no, chi saranno i nostri amici e chi invece i nostri nemici, perché nelle cose concrete questo noi vogliamo verificare.

Deu appu finiu, su Presidenti.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Si dice appu accabau.

ORTU (P.S.d'Az.). E inzandus d'ccabu innoi; d'accabu innoi po fai presceri a s'amigu Edoardo, d'accabu inoi, su chistionai. Poitta sa storia sighidi a camminai e non ad a essi ni deu ni tui a da firmai. Oi nosu eus a approvai de nou custa lei. Ci da torraus a mandai a chini sin di d'adi mandara a domu nostra, a chini sindi d'ari torrada. Non est tempus de fai disquisizionisi a susu a is fueddus; est a susu a is ideas e a supra is propostas chi deppeus essi de accordiu. Grazie.

PRESIDENTE. Arringraziu su Capu Gruppu de su Partidu Sardu de Azione. Non tengu attrus iscrittus a chistionai, quindi sa discussioni generali est serrada e moi donaus su fueddu a sa Giunta.

Per la formula di rito traduco in italiano: grazie al Capogruppo del Partito Sardo d'Azione, non ho altri iscritti a parlare, chiudo la discussione generale e do la parola alla Giunta.

Sa Giunta ha domandau cincu minutus. Suspendo sa riunioni po cincu ninutus.

La Giunta ha chiesto cinque minuti di sospensione. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 24, viene ripresa alle ore 13 e 47.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA ALBERTO, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Voglio dire subito all'inizio dell'intervento che quanto emerge dal dibattito non induce la Giunta a mutare posizione già presa e ribadita dal Presidente nei giorni scorsi. A questo punto la legge sulla cultura va riapprovata negli stessi esatti termini che hanno provocato il rinvio da parte del Governo. Voglio solo cogliere l'occasione per fare alcune puntualizzazioni e per sottolineare un aspetto tecnico del rinvio. In particolare ritengo necessario rispondere all'onorevole Cogodi che accusa la Giunta di mediazione; voglio dire molto semplicemente per l'ennesima volta che la Giunta non ha affatto tentato di mediare; la Giunta è stata fermissima nella difesa della normativa sulla lingua sarda, ma ha tentato di ottenere un duplice risultato. Se volessi polemizzare direi che in un certo senso la posizione unitaria che è andata emergendo obiettivamente fa sì che rimanga indietro la tutela della cultura sarda. Per quanto riguarda la tutela della cultura sarda, la legge non ha subito nessun rinvio e nessuna accusa di illegittimità da parte del Governo. In realtà, legando la tutela della lingua con la tutela della cultura, in un certo senso si finisce tecnicamente per subordinare la difesa della cultura alla difesa della lingua, quando in tutta l'impostazione della legge, si ha la tutela della lingua come massimo momento di espressione della tutela della cultura sarda. Questo è un risultato che va considerato obiettivamente e va messo sul piatto della bilancia molto serenamente, il risultato che quindi ora si vuole ottenere, difendono integralmente il testo di legge, un altro ed è il risultato politico che è stato illustrato anche in maniera adesiva dall'onorevole Cogodi.

Per quanto riguarda il profilo più tecnico è dovuto alla constatazione che la legge è stata approvata a maggioranza assoluta. Il Governo si è trovato, mi sembra, nel dubbio che la seconda approvazione fosse non una approvazione di una nuova legge ma la riapprovazione del testo originale. E' questo dubbio, ritengo, che ha indotto il Governo a seguire la politica del doppio binario, quindi da un lato a rinviare la legge sul presupposto che si trattasse di una nuova legge e invece a seguire la strada dell'impugnazione davanti alla Corte costituzionale sul presupposto in netta contraddizione col precedente, che si trattasse invece di una riapprovazione del testo primitivo. Alla luce di questa constatazione, io ritegno che gli spazi per elevare un conflitto di attribuzioni siano estremamente ridotti perché il conflitto di attribuzioni ha ragione d'essere solo allorché stiano in piedi le due alternative, quella della riapprovazione e quella della resistenza della Regione davanti alla Corte costituzionale. Ma nel momento in cui si chiarisse l'alternativa, chiaramente verrebbe meno anche il presupposto del conflitto di attribuzione, cioè se la Corte costituzionale ritenesse il ricorso ammissibile, in quanto si trattava di un seconda approvazione, cadrebbe chiaramente il rinvio; se invece la Corte costituzionale si orientasse in senso opposto, e dichiarasse inammissibile il ricorso, chiaramente ci si dovrebbe muovere nella logica del rinvio. Mi sembra quindi che a questo punto al Consiglio regionale non resti altro che seguire questa strada, e quindi per l'ipotesi che si tratti di rinvio, di un rinvio avvenuto su presupposti corretti, riapprovare integralmente il testo della legge. Questa mi sembra l'unica strada possibile e, dovessi fare una previsione, direi che un'altra volta incoerentemente il Governo sicuramente la reimpugnerà alla Corte costituzionale. Pur trattandosi della stessa legge ci sarà prevedibilmente una seconda impugnazione a conferma del fatto che la prima impugnazione è una impugnazione per così dire cautelativa. Mi sembra che queste ragioni tecniche, unite alle ragioni politiche che vengono già dalla precedente approvazione non lascino altra strada che quella della riapprovazione del testo secondo la linea illustrate dal Presidente della Regione.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

URRACI, Segretaria:

TITOLO I

PRINCIPI E FINALITA' DELLA LEGGE

Art. 1

Finalità

1. La Regione autonoma della Sardegna assume l'identità culturale del popolo sardo come bene primario da valorizzare e promuovere e individua nella sua evoluzione e nella sua crescita il presupposto fondamentale di ogni intervento volto ad attivare il progresso personale e sociale e i processi di sviluppo economico e di integrazione interna e internazionale.

A tal fine garantisce, tutela e valorizza la libera e multiforme espressione delle identità, dei bisogni, dei linguaggi e delle produzioni culturali in Sardegna, avvalendosi degli speciali poteri riconosciuti dallo Statuto sardo.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E'approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

URRACI, Segretaria:

Art. 2

Oggetto

1. Ai sensi della presente legge la Regione assume come bene fondamentale da valorizzare la lingua - nella sua peculiare valenza - la storia, le tradizioni di vita e di lavoro, la produzione letteraria scritta e orale, l'espressione artistica e musicale, la ricerca tecnica e scientifica, il patrimonio culturale del popolo sardo nella sua specificità e originalità, nei suoi aspetti materiali e spirituali.

2. La Regione considera tale impegno parte integrante della sua azione politica e lo informa ai principi della pari dignità e del pluralismo linguistico sanciti dalla Costituzione e a quelli che sono alla base della Carta comunitaria delle lingue e culture regionali e della Carta dei diritti delle minoranze etniche.

3. Pertanto la Regione considera la cultura della Sardegna, la lingua sarda e la valorizzazione dei relativi specifici moduli e sedimenti, come caratteri e strumenti necessari per l'esercizio delle proprie competenze statutarie in materia di beni culturali - quali musei, biblioteche, antichità e belle arti - di pubblici spettacoli, ordinamento degli studi, architettura e urbanistica, nonché di tutte le altre attribuzioni proprie o delegate che attengono alla costruzione dell'autonomia della Sardegna.

4. La medesima valenza attribuita alla cultura ed alla lingua sarda è attribuita, con riferimento al territorio interessato, alla cultura ed alla lingua catalana di Alghero.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

URRACI, Segretaria:

Art. 3

Compiti della Regione

1. Secondo le finalità previste dall'articolo 1 e allo scopo di rimuovere gli ostacoli alla libera espressione che hanno fin qui determinato una situazione di diseguaglianza sostanziale tra lingua italiana e lingua sarda nelle sue varietà locali nonché catalano di Alghero e di dare pari opportunità espressive alle lingue in contatto in tutti i luoghi della comunicazione sociale, la Regione autonoma della Sardegna predispone e realizza, anche in accordo con le istituzioni pubbliche ed eventualmente con soggetti privati, le adeguate strumentazioni conoscitive ed operative e fornisce ai cittadini singoli, o comunque organizzati nelle forme di legge, mezzi e le condizioni reali per l'esplicazione dei rispettivi linguaggi.

2. In particolare:

a) garantisce - regolandone le istanze, le finalità e i programmi - la più ampia partecipazione degli enti locali, delle forze sociali, degli organismi culturali pubblici e privati, alla programmazione culturale regionale;

b) promuove le iniziative necessarie per il raggiungendo delle finalità previste dalla presente legge, mediante la predisposizione e/o il coordinamento di programmi di intervento annuali e pluriennali relativi ad attività e iniziative culturali;

c) )garantisce la tutela e la fruizione - in particolare attraverso la catalogazione e la conservazione - del patrimonio culturale regionale;

d) promuove, valorizza e coordina i servizi idonei al raggiungimento delle finalità della presente legge ed assicura, alla rete da essi formata, efficienza, economicità e tempestività;

e) programma gli obiettivi generali da conseguire e le connesse innovazioni tecniche, utilizzando a tal fine anche gli strumenti operativi previsti dalla presente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

URRACI, Segretaria:

TITOLO II

STRUMENTI OPERATIVI

Art. 4

Servizi di ricognizione, catalogazione e conservazione del patrimonio culturale regionale

1. La Regione autonoma della Sardegna, in conformità alle norme fondamentali di riforma della pubblica amministrazione, sancite dalla legislazione statale, fatti salvi i principi statutari, emana apposite leggi di settore dirette a costituire, anche con riferimento alle esigenze di riequilibrio territoriale, una rete di servizi di ricognizione, catalogazione, conservazione, tutela e fruizione del patrimonio culturale regionale.

2. Tali leggi di settore dovranno in particolare prevedere disciplinando, a tal fine, le modalità di selezione del personale che a tali strutture verrà preposto:

a) il Servizio bibliotecario e documentario della Sardegna, costituito:

1) dall'insieme delle biblioteche, degli archivi, dei centri di documentazione di qualunque appartenenza giuridica che operano secondo il principio della cooperazione e che, oltre i compiti ad essi connaturati, complessivamente garantiscono la raccolta organica della produzione editoriale sarda e sulla Sardegna, la sua conservazione, valorizzazione e fruizione, anche con l'ausilio delle nuove tecnologie;

2) dalla raccolta, catalogazione e conservazione della documentazione audiovisiva e di quanto prodotto con linguaggi mass mediali sulla Sardegna, per i quali viene garantita una diffusa conoscenza e la regolare fruizione;

b) il Sistema museale e monumentale della Sardegna che:

1) cura la valorizzazione e la crescita, diffusa e coordinata, dei musei, delle pinacoteche e degli altri luoghi di conservazione dei beni storici, antropologici, artistici ed ambientali, meritevoli di tutela e di memoria collettiva esistenti in Sardegna, anche favorendo la nascita di nuove raccolte espositive;

2) raggruppa e coordina i più importanti luoghi di conservazione del patrimonio archeologico, paesaggistico, storico e architettonico della Sardegna;

e) il laboratorio di studio e di ricerca sui centri storici della Sardegna cui vengono affidate le competenze regionali relative allo studio ed alla valorizzazione dei centri da sottoporre a tutela;

d) il Sistema musicale e delle tradizioni popolari della Sardegna che:

1) cura la registrazione, la catalogazione, la conservazione, la valorizzazione e la fruizione della produzione poetico-musicale;

2) nell'ambito della legislazione di riferimento e attraverso I.S.R.A.E. cui è affidata la ricerca specifica sul folklore e sulle tradizioni popolari e musicali della Sardegna, cura la tenuta del catalogo regionale dei beni demo-etno-antropologici e della nastroteca musicale regionale, che raccoglie tutte le incisioni e le registrazioni di musica della Sardegna.

3. Entro il termine di un anno, l'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo sport dovrà essere riorganizzato in rapporto agli obiettivi indicati dalla presente legge. L'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport assume la denominazione di Assessorato della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

URRACI, Segretaria:

Art. 5

Norme di attuazione statutaria

1. Entro 180 giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale propone al Comitato Paritetico di cui all'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna, un sistema di norme di attuazione statutarie e di delega di competenze statali diretto ad attribuire alla Regione un complesso organico di poteri normativi ed amministrativi in materia di beni culturali.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 6.

URRACI, Segretaria:

Art. 6

Comitato tecnico-scientifico per la cultura e la lingua dei Sardi

1. Per il conseguimento delle finalità di cui alla presente legge, è costituito presso l'Assessorato della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù il Comitato tecnico-scientifico per la cultura e la lingua dei Sardi.

2. Il Comitato è organo consultivo dell'Assessorato regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù e propone indirizzi generali per il perseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 1 della presente legge, esprimendo il parere previsto al comma 1 dell'articolo 18 nonché, annualmente, proprie valutazioni sull'attività svolta per il perseguimento dei suindicati obiettivi.

3. Il Comitato è presieduto dall'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, o da un suo delegato, ed è composto da:

a) cinque studiosi delle discipline indicate agli articoli 4 e 12, di riconosciuto e comprovato prestigio nella vita culturale sarda eletti dal Consiglio regionale con voto limitato a tre;

b) due rappresentanti per ciascuna delle Università della Sardegna, designati dai rispettivi senati accademici fra studiosi delle discipline indicate agli articoli 4 e 12, di riconosciuto e comprovato prestigio;

c) il Sovrintendente scolastico per la Sardegna;

d) i Provveditori agli studi delle province sarde;

e) il Presidente dell'I.R.S.A.E.;

f) un rappresentante della Pontificia facoltà teologica designato dal collegio dei docenti;

g) il Coordinatore Generale dell'Assessorato regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù;

h) il Direttore dell'Osservatorio regionale della cultura e della lingua sarda.

4. Le funzioni di segretario del Comitato sono svolte da un funzionario dell'Assessorato della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, di qualifica non inferiore alla VIII.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 7.

URRACI, Segretaria:

Art. 7

Nomina e durata

1. Il Comitato è nominato con decreto dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport problemi della gioventù all'inizio della legislatura regionale e resta in carica fino alla conclusione della legislatura stessa. La carica di consigliere regionale o di componente del Parlamento è incompatibile con quella di membro del Comitato.

2. I membri del Comitato possono essere riconfermati una sola volta se non sono nominati in relazione alla carica ricoperta.

3. Se taluno dei membri di nomina elettiva viene a mancare per qualsiasi causa, ovvero si dimetta o risulti assente, senza giustificato motivo, per più di tre sedute consecutive, viene dichiarato decaduto e l'Assessore della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù promuove gli atti per la sostituzione, secondo la procedura prevista per la nomina. Il sostituto dura in carica sino alla scadenza della legislatura.

4. Qualora i rappresentanti di cui alle lettere b) ed e) del precedente articolo 6 non vengano designati entro 60 giorni dalla richiesta, l'Assessore della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù procede comunque alla nomina del Comitato e ne stabilisce l'insediamento.

5. Ai membri del Comitato per la partecipazione alle riunioni spetta un gettone di presenza nella misura prevista all'articolo 1, secondo comma, lettera a), della legge regionale 22 giugno 1987, n. 27.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 8.

URRACI, Segretaria:

Art. 8

Osservatorio regionale della cultura e della lingua dei Sardi

1. Presso l'Assessorato regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù è istituito l'Osservatorio regionale della cultura e della lingua dei Sardi, di seguito denominato "Osservatorio".

2. L'Osservatorio opera, con piena autono mia scientifica - sulla base di indirizzi e direttive formulati dall'Assessore regionale della cultura - per l'orientamento delle scelte e la formazione delle decisioni in materia di cultura e quale strumento di promozione e sostegno delle iniziative riguardanti l'ambito di pertinenza della legge garantendo il coordinamento e il raccordo tra i Sistemi e i Servizi di cui all'articolo 4, anche al fine di assicurare, da parte di ciascuno di essi e secondo le specifiche competenze, la ricognizione, la catalogazione, la salvaguardia e la fruizione del patrimonio culturale e linguistico della Sardegna.

3. A tale scopo l'Osservatorio elabora studi, indagini statistiche, di monitoraggio e di valutazione funzionale all'attività dell'Assessore della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù.

4. Sono compiti dell'Osservatorio:

a) l'elaborazione di proposte in merito agli atti di programmazione regionale di cui al successivo articolo 18, nonché l'individuazione dei criteri di verifica dello stato di attuazione dei programmi;

b)la promozione dell'elaborazione di progetti educativi volti alla valorizzazione della cultura e della lingua sarda nelle sue varietà locali nonché della cultura e della lingua catalana di Alghero nelle scuole di ogni ordine e grado, comprese le istituzioni per l'educazione degli adulti, ai fini dell'attuazione di quanto disposto dall'articolo 5 della Legge Costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna); la predisposizione di proposte di orientamento scolastico e di integrazione di programmi ministeriali di insegnamento;

c) la promozione dell'incontro tra domanda ed offerta di attività culturali, sia mediante l'elaborazione di un progetto per la realizzazione - con inizio entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge - di una banca dati sulle attività culturali esistenti nella Regione, sia con l'assistenza tecnica e operativa per l'utilizzazione degli strumenti legislativi ed amministrativi regionali, statali e comunitari di incentivazione dell'attività culturale;

d) il raccordo con i Centri interdipartimentali di sperimentazione didattica o analoghe strutture delle università per l'attuazione dei servizi didattici integrativi previsti dall'articolo 6 della legge 19 novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari);

e) la promozione, il coordinamento, l'indirizzo e la programmazione delle attività di catalogazione, di conservazione e di predisposizione di appositi repertori regionali del patrimonio culturale regionale, scritto e orale, nelle sue diverse articolazioni e nelle sue manifestazioni artistiche, musicali e di cultura materiale, da parte dei Sistemi ed organismi culturali previsti al pre cedente articolo 4.

5. L'Osservatorio ha, altresì, facoltà di proposta nelle seguenti materie:

a) l'attivazione e il raccordo delle iniziative volte alla sensibilizzazione, all'informazione e al l'aggiornamento degli insegnanti e degli operatori scolastici, da parte degli istituti, centri o agenzie operanti nel campo formativo, anche ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 2;

b) il supporto alla programmazione cultura le degli enti locali, per l'attuazione delle finalità previste dalla presente legge, ed il collegamento tra iniziative regionali e di enti locali con quelle autonome di privati, singoli o associati;

c) la periodica analisi delle spese regionali nei diversi settori previsti dalla presente legge, anche con specifiche e sistematiche valutazioni comparative fra costi e benefici degli interventi e delle attività.

6. Le operazioni interne alle attività dell'Osservatorio sono garantite dallo stesso in forma autonoma. Le funzioni amministrative dello stesso sono assicurate dall'Assessorato regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù anche nel periodo in cui si realizza la riorganizzazione di cui al comma 3 dell'articolo 4 attraverso apposite direttive dell'Assessore competente e con l'individuazione degli uffici di riferimento.

7. Per l'attuazione di progetti ed attività comuni tra le Amministrazioni statali e regionali, saranno promosse dall'Amministrazione regionale le necessarie intese per l'utilizzo e il coordinamento del personale.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 9.

URRACI, Segretaria:

Art. 9

Personale dell'Osservatorio

1. Il contingente numerico del personale dell'Osservatorio è composto da 25 addetti ed è così articolato:

- 1 direttore dell'Osservatorio;

- 6 responsabili delle Sezioni dell'Osservatorio;

- 10 collaboratori di qualifica funzionale non inferiore alla VII;

- 3 collaboratori di VI qualifica funzionale;

- 4 collaboratori di IV o V qualifica funzionale;

- 1 collaboratore di III qualifica funzionale.

2. A tal fine l'Osservatorio sezionale di personale del ruolo unico regionale ovvero di personale statale, in particolare del settore scuola e dei beni culturali di qualifica corrispondente, in posizione di comando; ovvero di personale appartenente agli enti regionali non compreso nel ruolo unico regionale e agli enti locali in posizione di comando.

Limitatamente al suo direttore ed ai direttori delle Sezioni di cui all'articolo 12, comma 1, l'Osservatorio si avvale di personale assunto con contratti di diritto privato triennale, rinnovabili una sola volta, nei limiti del contingente di cui al comma 1.

3. L'articolazione del contingente di personale di cui al comma 1 può essere modificata, con decreto del Presidente della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, previa conforme deliberazione della Giunta regionale, sentito il parere della Commissione consiliare competente, in relazione ad esigenze di realizzazione di programmi dell'Osservatorio, fermo comunque il numero massimo del contingente.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 10.

URRACI, Segretaria:

Art. 10

Direttore dell'Osservatorio

1. La direzione dell'Osservatorio è affidata ad un Direttore, nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale, previa deliberazione della Giunta regionale, su proposta del l'Assessore della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, a seguito di motivata scelta tra soggetti esterni all'Amministrazione regionale in possesso di qualificazione culturale e di provata esperienza professionale in rapporto agli obiettivi della presente legge che abbiano presentato, in base a pubblico avviso apposita domanda, documentate con i titoli e le esperienze di lavoro effettuate.

2. Il Direttore cura il funzionamento dell'Osservatorio e coordina l'attività delle sezioni.

3. Il rapporto di lavoro del Direttore è regolato mediante convenzione triennale rinnovabile per una sola volta. La convenzione dovrà indicare, tra l'altro, le modalità ed i motivi di risoluzione anticipata. Il compenso non potrà essere superiore al trattamento economico spettante al personale regionale con qualifica dirigenziale con 20 anni di servizio maggiorato delle indennità di coordinamento.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento aggiuntivo Dettori - Lorettu - Selis - Tarquini - Carusillo

Art. 10

Nel primo comma dopo le parole: "a seguito di motivata scelta" aggiungere la parola "anche". (1)

PRESIDENTE. Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Dettori.

DETTORI (D.C.). Per dire brevissimamente che su questo problema eravamo praticamente d'accordo la volta scorsa, solo che non avevamo potuto assumere una determinazione favorevole e positiva perché non era stato presentato un emendamento formale. Siccome la legge adesso è nuovamente in discussione, io ho provveduto a presentate l'emendamento che ha il solo significato di consentire che la scelta del direttore possa avvenire non solo tra personalità esterne alla pubblica amministrazione, ma anche all'interno della pubblica amministrazione e specificamente all'interno dell'amministrazione regionale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana.

DEIANA (D.C.), relatore. L'emendamento non viene accolto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non accoglie l'emendamento.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'articolo 11.

URRACI, Segretaria:

Art. 11

Coordinamento fra Assessore regionale della cultura e direttore dell'Osservatorio

1. Il Direttore dell'Osservatorio garantisce l'autonomia scientifica dello stesso, rispondendo di questa e delle attività svolte direttamente all'Assessore della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, anche con la redazione di una relazione quadrimestrale.

2. Il Coordinatore Generale dell'Assessorato regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù cura il raccordo fra i Servizi dell'Assessorato e l'Osservatorio, al fine di assicurare la realizzazione degli obiettivi della presente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 12.

URRACI, Segretaria:

Art. 12

Struttura dell'Osservatorio

1. L'Osservatorio articola la propria attività nelle seguenti Sezioni:

a) Servizi didattica interdisciplinare;

b) Sezione della lingua, della letteratura e della comunicazione orale della Sardegna;

c) Sezione di storia, archivistica e organizzazione bibliotecaria e documentaria;

d) Sezione delle comunicazioni di massa e degli studi sociali sui processi psicodinamici di trasformazione della società sarda;

e) Sezione dei beni ambientali e paesaggistici, archeologici, storico-artistici nonché dell'architettura e dell'urbanistica tradizionali;

f) Sezione delle tradizioni popolari, della cultura materiale, della musica, del teatro, della pittura e delle altre arti.

2. La Sezione della lingua di cui alla lettera b) del primo comma, è articolata in modo tale da assicurare specifiche competenze in ordine alla lingua sarda e alla lingua catalana di Alghero.

3. L'articolazione in Sezioni non può essere ricondotta all'istituzione dei Servizi e dei settori previsti dalla legge regionale n. 51 del 1978 e può essere modificata con deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e problemi della gioventù, sentito il Comitato tecnico-scientifico, in relazione a esigenze di mutamento delle finalità e degli obiettivi, acquisito il parere della competente Commissione consiliare.

4. Le Sezioni operano secondo criteri di interdisciplinarietà. Ciascuna di essa cura, in relazione alle materie di sua competenza, l'attuazione dei compiti di cui al precedente articolo 8, predisponendo a tal fine appositi progetti. Il personale dell'Osservatorio opera nelle diverse Sezioni senza un rapporto esclusivo con alcuna di esse e secondo la metodologia del lavoro di gruppo.

5. Ad ogni Sezione è preposto un responsabile nominato con decreto dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, previa deliberazione della Giunta regionale, sentito il Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 6 della presente legge, attraverso un scelta motivata, tra soggetti esterni all'amministrazione regionale che abbiano presentato, a seguito di pubblico avviso, apposita domanda corredata di titoli di qualificazione professionale adeguati alle diverse competenze delle Sezioni.

6. Il rapporto di lavoro del responsabile della Sezione è regolato mediante convenzione triennale rinnovabile eventualmente una sola volta. La convenzione dovrà indicare, tra l'altro, le modalità e i motivi di risoluzione anticipata. Il compenso non potrà essere superiore al trattamento economico spettante al personale regionale con qualifica dirigenziale con 12 anni di servizio.

7. Per sopperire a particolari ed eccezionali esigenze connesse alla promozione dell'indirizzo scientifico ed operativo delle Sezioni, l'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, previa deliberazione della Giunta regionale, sentito il Comitato tecnico-scientifico, secondo le obiettive necessità poste dai programmi dell'Osservatorio, può stipulare, in via straordinaria, convenzioni con soggetti pubblici o privati particolarmente esperti e di riconosciuta competenza, prescelti motivatamente sulla base dei titoli prodotti e delle esperienze maturate.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 13.

URRACI, Segretaria:

Art. 13

Coordinamento con organi statali

1. L'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù garantisce costantemente la coerenza tra le attività dell'amministrazione regionale e quelle svolte in Sardegna dalle Amministrazioni statali nei rispettivi ambiti di competenza.

2. A tal fine, ogni semestre, l'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù promuove una conferenza dei Servizi, alla quale vengono inviati i responsabili delle Amministrazioni statali nella Regione, interessate dalle competenze oggetto della pre sente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 14.

URRACI, Segretaria:

Art. 14

Consulte locali per la cultura e la lingua dei Sardi

1. I Comuni, anche associandosi, possono costituire Consulte locali per la cultura e la lingua dei Sardi, formate da persone competenti in materia, con il compito di assumere iniziative tese a favorire la conoscenza e la valorizzazione della cultura e della lingua locale e regionale, nonché di formulare osservazioni e proposte dell'Osservatorio e presentare a appositi programmi di attività.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 15.

URRACI, Segretaria:

TITOLO III

AZIONI E INTERVENTI

Art. 15

Catalogo generale della cultura sarda

1. L'Assessorato regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù provvede ad istituire il Catalogo generale della cultura sarda, che raccoglie e documenta il complesso della produzione artistico-culturale della Regione, passata e presente, organizzato secondo modalità che ne favoriscano la consultazione e l'utilizzazione decentrata.

2. A tal fine l'Assessorato della cultura propone, avvalendosi dell'Osservatorio - entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge - un progetto per la raccolta ed il coordinamento dei cataloghi e degli archivi, elaborati dai Servizi e dagli organismi di cui al precedente articolo 4 e dagli istituti, enti o soggetti comunque autonomamente operanti nei diversi ambiti di riferimento della presente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 16.

URRACI, Segretaria:

Art. 16

Censimento del repertorio linguistico dei Sardi

1. L'Amministrazione regionale finanzia il censimento del repertorio linguistico dei Sardi secondo un progetto che sarà presentato dalla Sezione lingua, della letteratura e della comunicazione orale della Sardegna dell'Osservatorio entro un anno dalla sua costituzione.

2. Il progetto dovrà prevedere:

a) la ricerca e la rilevazione in ciascuna comunità sarda di tutto il lessico ivi usato secondo i criteri definiti dalla Sezione lingua e letteratura sarde;

b) l'informatizzazione;

c) la pubblicazione dei risultati della ricerca, con particolare attenzione alla elaborazione dei dizionari generali della lingua sarda e della lingua catalana di Alghero, nonché dell'atlante linguistico della Sardegna;

d) i criteri per la collaborazione con le Consulte locali per la cultura e la lingua dei Sardi;

e) le forme di eventuali convenzioni con enti o singoli esperti.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 17.

URRACI, Segretaria:

Art. 17

Conferenze annuali

1. L'Assessorato regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù promuove conferenze annuali a livello provinciale sulla cultura e sulla lingua sarde, alle quali partecipano gli enti locali, le Università, le istituzioni scolastiche, le Sovrintendenze e gli operatori culturali e scolastici.

2. Le conferenze sono finalizzate a garantire il raccordo tra la Regione e i soggetti operanti nel settore culturale, in fase di elaborazione de gli interventi regionali e in sede di attuazione e verifica, e a raccogliere osservazioni e proposte all'Osservatorio.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 18.

URRACI, Segretaria:

Art. 18

Programmazione

1. Per il perseguimento delle finalità della presente legge la Regione, sentito il Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 6, adotta un Piano triennale di interventi.

2. Il Piano triennale, elaborato dall'Osservatorio, è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione beni culturali, informazione spettacolo, sport e problemi della gioventù, previo parere della Commissione consiliare competente, entro il 30 giugno dell'anno che precede la sua decorrenza.

3. Il Piano può essere aggiornato e modificato annualmente, secondo le procedure ed il termine previsti al comma, per far fronte a nuove, eventuali esigenze.

4. Il Piano tende a realizzare una equilibrata diffusione nel territorio regionale delle iniziative a favore della cultura e della lingua dei Sardi; stimola l'elaborazione e l'attuazione di progetti e programmi di sperimentazione, finalizzati agli obiettivi della presente legge; persegue l'armonizzazione degli interventi di politica culturale previsti dalla vigente legislazione.

5. Il Piano individua le diverse aree d'intervento e articola in progetti-obiettivo le iniziative per l'attuazione di quanto disposto dall'articolo 3 della presente legge. Esso contiene:

a) gli indirizzi programmatici generali delle aree di intervento e i progetti-obiettivo in cui queste si articolano;

b) la tipologia, le modalità di attuazione e gli strumenti di verifica di ogni progetto-obiettivo;

c) l'entità del finanziamento complessivo e la sua ripartizione per progetti-obiettivo e per anno di finanziamento;

d) i criteri e le modalità di coordinamento degli interventi programmati con le altre attività regionali in materia di iniziative culturali, beni culturali, pubblica istruzione, spettacolo, editoria, nonché con le altre iniziative promosse di diversi Assessorati regionali che abbiano attinenza con le finalità della presente legge;

e) i criteri di ammissibilità delle spese relative alle attività per le quali si richiede il finanziamento regionale;

f) le modalità di erogazione dei contributi, dei finanziamenti e degli incentivi previsti dai successivi articoli 19 e 20;

g) i criteri, le modalità e l'entità dei finanziamenti a favore di organismi e/o di iniziative culturali che godono di contributi dell'Amministrazione regionale.

6. Entro tre mesi dalla data di approvazione del Piano triennale ed egli eventuali aggiornamenti annuali, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, sentito il direttore dell'Osservatorio, previo parere della competente Commissione consiliare, approva il piano di riparto dei finanziamenti riferiti al triennio.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 19.

URRACI, Segretaria:

Art. 19

Interventi finanziari

1. L'Amministrazione regionale concede a soggetti operanti nel settore culturale, sulla base del Piano triennale di interventi, contributi finanziari secondo le seguenti misure e modalità:

a) per le istituzioni scolastiche e gli enti locali associati sino alla concorrenza del 90 per cento delle spese previste, ammesse e documentate;

b) per gli enti locali singoli, gli enti pubblici e morali e l'Università fino alla concorrenza dell'80 per cento delle spese previste, ammesse e documentate;

c) per i soggetti privati, singoli o comunque organizzati nelle forme di legge e senza scopo di lucro fino alla concorrenza del 60 per cento delle spese previste, ammesse e documentate;

d) per i soggetti privati ivi compresi quelli con scopo di lucro l'Amministrazione regionale può concorrere al pagamento degli interessi bancari per i mutui contratti per le spese di investimento e di attività secondo le misure e le modalità stabilite con il piano triennale di cui all'articolo 18.

2. Nell'ambito del Piano triennale e degli aggiornamenti annuali, tenuto conto del tetto contributivo fissato ai punti a), b), c) e d), del comma 1 il sostegno finanziario può essere ulteriormente graduato all'interno delle singole categorie dei richiedenti allo scopi di promuovere la qualità e la massima diffusione territoriale delle attività anche in considerazione delle eventuali risorse integrative dei singoli soggetti.

3. Sono finanziabili le attività di detti soggetti volte a perseguire, sulla base di precisi indirizzi di programmazione attiva, le seguenti finalità:

a) la raccolta, l'ordinamento e l'analisi dei vari aspetti della realtà culturale della Sardegna;

b) il reperimento e la raccolta del patrimonio di cultura popolare e di tradizione orale della Sardegna;

c) la conservazione e l'acquisizione di oggetti ed elaborati riguardanti la cultura sarda ed in particolare quella materiale, quali: reperti naturalistici, beni bibliografici, raccolte di oggetti d'arte e di artigianato, raccolte di oggetti ed i strumenti inerenti alle tradizioni di vita e di lavoro del popolo sardo. Per potere beneficiare dei contributi di cui al presente capoverso deve essere garantita la pubblica fruibilità delle raccolte;

d) l'organizzazione di concorsi e premi per elaborati in prosa, poesia e per canti in lingua sarda, per la musica, la saggistica e la ricerca scientifica in Sardegna, specificamente indirizza ti all'approfondimento dei valori culturali del popolo sardo;

e) l'organizzazione di manifestazioni che abbiano per scopo la diffusione della conoscenza dell'Isola e della civiltà sarda, in tutte le sue espressioni materiali e spirituali;

f) la pubblicazione di testi audiovisivi in lingua sarda, o comunque relativi alla cultura dell'isola, preordinati all'integrazione dei programmi ministeriali di insegnamento, compresi libri di lettura e di consultazione utili a fini didattici;

g) l'attuazione di progetti di interventi socio-educativi coerenti con le finalità della presente legge, concernenti situazioni particolari di deprivazione sociale e culturale;

h) l'attuazione di esperienze educative extrascolastiche coerenti con le finalità della presente legge, inerenti al rapporto scuola-territorio;

i) l'ideazione e l'attuazione di progetti di ricerca e di sperimentazione nei settori della musica, del teatro e delle arti visive finalizzati al raccordo e al dialogo tra cultura sarda e altre culture;

1) ogni altra attività che rientri nelle finalità della programmazione culturale previste dal Piano triennale di cui all'articolo 18.

4. Il cumulo fra i contributi regionali e quelli eventualmente concessi da altri soggetti per la medesima iniziativa non può superare il limite massimo di finanziamento fissato, per le diverse categorie di intervento, dal comma 1.

5. I contributi sono concessi su domanda da presentarsi all'Assessorato regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù entro sessanta giorni dalla pubblicazione del Piano triennale o degli eventuali aggiornamenti annuali. Alla domanda devono essere allegati:

a) atto costitutivo, statuto, composizione aggiornata degli organi sociali nel caso di enti o soggetti collettivi;

b) indicazione dei beni strumentali e dell'eventuale personale disponibile e di quello occupato in base al rapporto di lavoro dipendente;

c) certificato di vigenza, per le società;

d) relazione illustrativa dei programmi di attività;

c) piano economico e bilancio di previsione.

A partire dal secondo anno di attività la liquidazione dei contributi assegnati è subordinata alla presentazione di regolare rendiconto delle spese ammesse, relativo all'annualità precedente.

6. Le disposizioni contenute nel presente articolo con riferimento alla lingua e alla cultura sarda si applicano anche alle attività concernenti la lingua e la cultura catalana di Alghero e i singoli idiomi locali.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 20.

URRACI, Segretaria:

Art. 20

Progetti culturali attraverso i mezzi di comunicazione di massa

1. La Regione, nell'ambito di apposita legge di settore che, entro un anno dall'entrata in vigore delle presenti norme, dovrà disciplinare, oltre al merito delle attività, la misura e le modalità delle sovvenzioni, contribuisce finanziariamente, anche eventualmente attraverso convenzioni e partecipazioni societarie, alla produzione ed alla diffusione di programmi radiofonici e televisivi, nonché a pubblicazioni su testate giornalistiche in lingua sarda.

Tali programmi e pubblicazioni dovranno essere la traduzione operativa di specifici progetti culturali presentati da soggetti pubblici o privati, purché rispondenti agli obiettivi indicati dal Piano triennale di cui all'articolo 18.

3. Sino all'approvazione della legge di settore di cui al comma 1, l'Amministrazione regionale, con deliberazione della Giunta, su proposta dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, sentito il Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 6 e previo parere della competente Commissione consiliare, potrà finanziare progetti concernenti programmi e pubblicazioni indicati al comma 1 che rientrino nelle finalità della presente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 21.

URRACI, Segretaria:

Art. 21

Borse di studio

1. In relazione alle finalità previste dall'articolo 1, l'Amministrazione regionale su proposta dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù bandisce borse di studio nelle materie oggetto della presente legge.

2. Le aree di ricerca oggetto delle borse di studio sono proposte dall'Osservatorio sulla base delle esigenze della propria attività istituzionale.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 22.

URRACI, Segretaria:

Art. 22

Convenzioni con strutture esterne

1. Per le finalità stabilite dalla presente legge l'amministrazione regionale è autorizzata a stipulare con Istituzioni universitarie, soggetti pubblici e privati ed esperti di comprovata competenza ed esperienza in materia di attività culturali, convenzioni aventi a oggetto sia forme di collaborazione e consulenza tecnico-scientifica, sia lo scambio di materiale documentario con l'Osservatorio.

2. In sede di aggiornamento e verifica annuale del Piano triennale di cui all'articolo 18, dovrà darsi atto, con apposito allegato, delle convenzioni stipulate nell'anno precedente e di quelle previste per gli anni successivi.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 20.

URRACI, Segretaria:

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 23.

URRACI, Segretaria:

TITOLO IV

ATTIVITÀ' DELLA REGIONE NELLA INTEGRAZIONE DEI PROGRAMMI SCOLASTICI E NELLA SPERIMENTAZIONE

CAPO I

INTERVENTO REGIONALE

Art. 23

Intervento della Regione nella scuola sarda

1. In attuazione dei compiti di tutela e valorizzazione culturale e linguistica, previsti dagli arti coli 6 e 9 della Costituzione della Repubblica, per le finalità indicate dall'articolo 1 della presente legge e, in modo specifico, allo scopo di favorire la maturazione culturale e l'esercizio del diritto allo studio, di stimolare la formazione scolastica e l'aggiornamento del personale docente e direttivo della scuola, di arginare e superare il grave fenomeno della dispersione scolastica e di arricchire il livello delle competenze linguistiche e della formazione culturale dei cittadini, nell'esercizio degli speciali poteri di cui all'articolo 5, lettera a) dello Statuto sardo, la Regione, nel territorio di competenza, adatta e integra i programmi e gli ordinamenti delle scuole di ogni ordine e grado con le aree disciplinari indicate nel successivo articolo 24.

2. La Regione ed il competente Ministero individuano, d'intesa, i percorsi formativi scolastici con l'introduzione delle aree disciplinari di cui al successivo articolo 24. Tali percorsi formativi sono a base dell'attività di sperimentazione prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 419, nelle parti in cui prevede:

- il sostegno della sperimentazione e delle innovazioni di ordinamenti e strutture (art. 3);

- la sperimentazione metodologico-didattica (art. 2);

3. A tal fine, la Regione:

a) promuove, d'intesa con il competente Ministero, progetti di ambito regionale e, d'intesa con i competenti organismi scolastici, progetti di ambito locale, volti a tutela, valorizzazione e diffusione della cultura e della lingua sarda;

b) interviene, d'intesa con il competente Ministero, per integrare con risorse proprie, senza contrastare con essi, gli interventi dello Stato nei settori già indicati al precedente comma 1.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento sostitutivo parziale Dettori - Lorettu - Tarquini - Selis - Carusillo

Art. 23

Le ultime 5 righe del 1° comma sono così sostituite: "La Regione, nel territorio di competenza, provvede ad integrare i programmi delle scuole di ogni ordine e grado con le aree disciplinari indicate nel successivo art. 24". (2)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Dettori per illustrare l'emendamento.

DETTORI (D.C.).Solo per fare presente la mia posizione, che evidentemente si differenzia da quella assunta dalla Conferenza dei Capigruppo. Poiché però ritengo che anche il consigliere regionale singolo abbia un ruolo, penso che sia giusto esplicitarla in questa sede. Sia chiaro che io sono perché la legge entri in vigore al più presto possibile e sono d'accordo sul contenuto della legge stessa. Ciò non toglie che io non riesca, proprio per questo motivo, a capire l'atteggiamento della Conferenza e della stessa Commissione consiliare.

Questo atteggiamento nella sostanza ci porterà a non avere la legge, questo è il discorso.

PRESIDENTE. Onorevole Dettori, cosa c'entra la Conferenza dei Capigruppo?

DETTORI (D.C.). C'entra, perché la Conferenza dei Capigruppo sembra che abbia deciso di approvare la legge così com'è. Io, mi consenta Presidente, dissento da questa decisione della Conferenza dei Capigruppo e voglio solo esplicitarli.

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo non ha deciso niente.

DETTORI (D.C.). Presidente, chiedo scusa, forse sono stato informato male, chiarirò questo aspetto nelle sedi competenti. Volevo dire che io sono perché la legge entri in vigore e perché la Regione sarda abbia una legge sulla cultura; se noi andiamo ad approvare la legge così come l'abbiamo approvata, se non ricordo male, il 7 di ottobre, sicuramente il Governo la rinvierà ulteriormente e noi saremo obbligati, se vorremo far rispettare i nostri presunti diritti, a ricorrere alla Corte costituzionale. Ricorrendo alla Corte costituzionale non possiamo aspettarci certamente una decisione che arrivi prima di 7 o 8 mesi, cioè alla prossima legislatura. Se questo è vero, come mi sembra vero anche da quello che diceva l'Assessore alla cultura Alberto Azzena, mi sembra che sia un atteggiamento penalizzante della stessa autonomia. E' vero che possiamo riempirci la bocca di tutti gli attacchi al Governo dimenticando per la verità tutti i torti che abbiamo noi come classe dirigente, come Consiglio regionale; perché se avessimo voluto più competenze spettava a noi cercare di attribuircele, per esempio insediando la Commissione per la riforma dello Statuto e provvedendo a riformare lo Statuto, cosa che non abbiamo fatto. Perché se andiamo ad una lettura dello Statuto così come effettivamente esso è, io credo che il Governo abbia molte ragioni per rilevare quello che ha rilevato, perché il testo dell'articolo 5 è quello che è e noi non lo possiamo cambiare, soprattutto quando all'articolo 24 vogliamo attribuirci la facoltà di modificare non solamente i programmi scolastici, ma gli stessi ordinamenti scolastici.

Questa è la mia posizione. A questo fine ho ritenuto opportuno presentare questi emendamenti, che, dal mio punto di vista, sono migliorativi, non bloccano la legge, anzi consentono che la legge entri in vigore, evitano uno scontro senza senso e senza significato, che per molti versi diventa esclusivamente elettoralistico e punta realisticamente ad avere finalmente una legge sulla cultura che la Sardegna sta attendendo da troppo tempo. C'è il rischio, se così non si facesse, di restare ancor senza legge. Daremo sfogo ai nostri soliti piagnistei contro il governo-ladro, ma resteremmo ancora senza legge sulla cultura.

Io credo che il modo nuovo di fare politica che tanto si sbandiera, che tanto si predica, sia questo: puntare alla concretezza, al realismo, a basare le nostre decisioni su quello che la legge realmente ci consente; non ad invocare cose che al momento non sono consentite dallo Statuto, facendo salti in avanti e poi rischiando, come credo che rischieremo veramente un nuovo rinvio. L'avevamo detto anche il 7 di ottobre e siamo rimasti inascoltati ed il Governo stranamente si è messo d'accordo con quelli che facevano questi rilievi ed ha rinviato ulteriormente, restiamo senza legge se questa è la volontà del Consiglio, io resterò minoranza, io voglio la legge che lo Statuto sardo ci consente di avere.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il relatore.

DEIANA (D.C.), relatore. Non lo accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 23. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 24.

URRACI, Segretaria:

CAPO II

INTEGRAZIONE

Art. 24

Integrazione degli ordinamenti e dei programmi scolastici

1. Nei programmi della scuola dell'obbligo ed in quelli delle scuole secondarie superiori è introdotto, nelle forme di cui al precedente articolo 23, l'insegnamento delle seguenti discipline:

a) lingua e letteratura sarde;

b) storia della Sardegna;

c) storia dell'arte della Sardegna;

d) musica e danza sarde;

e) geografia ed ecologia della Sardegna.

2. L'insegnamento delle citate materie è di competenza dei maestri elementari e, nelle scuole secondarie, dei professori di materie letterarie, di storia, di educazione artistica, di educazione musicale, di storia dell'arte, di geografia e di scienze naturali. Esso va inserito nei rispettivi programmi gradualmente svolto in lingua sarda, nelle sue varianti locali.

3. Nella scuola materna dovrà essere comunemente usata, accanto a quella italiana, la lingua sarda.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento sostitutivo parziale Dettori - Lorettu - Tarquini - Selis - Carusillo

Art. 24

Il primo comma è così sostituito: "I programmi della scuola dell'obbligo e quelli delle scuole secondarie superiori sono integrati nelle forme di cui al precedente art. 23, con le seguenti discipline:" (3)

Emendamento modificativo Dettori - Lorettu - Tarquini - Tidu - Carusillo

Art. 24

1. Nel secondo comma, le parole "e gradualmente svolto in lingua sarda, nelle sue varianti locali" sono soppresse.

2. Nel terzo comma, le parole "dovrà essere comunemente usata" sono sostituite dalle seguenti: "potrà essere usata". (4)

PRESIDENTE. Per illustrare gli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Lorettu.

LORETTU (D.C.). Molto brevemente, signor Presidente, perché su questo argomento io sono intervenuto in Aula anche in occasione della precedente approvazione della legge; quindi due parole soltanto per motivare la presentazione di questi emendamenti, in particolare dell'emendamento numero 4 che contiene due modifiche all'articolo 24 che vanno nella stessa direzione: quella di escludere l'obbligatorietà dell'uso della lingua sarda, o della lingua catalana e delle diverse parlate locali nell'insegnamento praticato nelle scuole pubbliche. Io credo che sia un errore, che sia antididattico, che sia antistorico, che non abbia senso ipotizzare una norma che obbliga gli insegnanti ad utilizzare la lingua sarda o la lingua catalana o altre parlate locali nell'insegnamento. Credo che questo fatto possa essere consentito in determinate circostanze, ma che non vada assolutamente reso obbligatorio. Credo che i cittadini della Sardegna, le famiglie sarde, gli studenti sardi abbiano diritto ad ottenere l'insegnamento in una lingua che capiscono perfettamente e gli insegnanti sardi credo che abbiano il pieno diritto di utilizzare nell'insegnamento, per trasmettere i concetti, uno strumento linguistico che essi pienamente dominano e con piena facilità maneggiano, perché l'obiettivo dell'insegnamento è quello di fare cultura e non ci può essere cultura se non c'è piena comunicazione, piena comprensione nel linguaggio che si utilizza per la comunicazione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Deiana.

DEIANA (D.C.), relatore. Non vengono accolti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non li accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento sostitutivo numero 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento modificativo numero 4.

Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). A nome del Gruppo del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 4.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento modificativo numero 4.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 70

Votanti 69

Astenuti 1

Maggioranza 36

Favorevoli 28

Contrari 41

(Il Consiglio non approva.)

(Hanno preso pane alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Murgia - Onida - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Pili - Piras - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra Antonio - Serra Pintus - Serri - Tamponi - Tarquini - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.

Si è astenuto: il Presidente Floris.

Metto in votazione l'articolo 24. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 25.

URRACI, Segretario:

Art. 25

Attivazione del processo di integrazione

1. Per il conseguimento dei fini di cui al precedente articolo 23, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, l'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù ed il competente Ministero stabiliscono, d'intesa, per ogni disciplina indicata all'articolo 24 e per ogni ordine e grado di scuola, i programmi relativi alle integrazioni che entreranno in vigore nell'anno scolastico successivo a quello scolastico di approvazione. Gli atti dell'Assessore sono adottati previa deliberazione della Giunta regionale, sentito il parere della competente Commissione consiliare e sulla base di una proposta - presentata dalle Sezioni dell'osservatorio di cui alle lettere a) e b) del primo comma dell'articolo 12 - tesa all'attivazione e al coordinamento delle iniziative concernenti la valorizzazione della cultura e della lingua sarde nelle scuole ed alla formazione del personale docente e direttivo.

2. I programmi di cui al comma precedente sono dotati, nella loro prima stesura, per avviare il processo di integrazione e al fine di attivare la fase di sperimentazione prevista al comma 2 del successivo articolo 27. Gli stessi programmi sono progressivamente ridefiniti sulla base di quanto previsto di comma 2 del successivo articolo 28.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 26.

URRACI, Segretaria:

Art. 26

Finanziamenti di corsi universitari

1. La Regione ha la facoltà di finanziare l'attivazione, presso le Università della Sardegna di corsi integrativi, da realizzare mediante contratti di diritto privato, volti all'approfondimento scientifico delle conoscenze relative alla Sardegna prioritariamente nelle seguenti aree:

a) Linguistico-letteraria;

b) storica e archeologica;

c) geografico-ambientale;

d) Socio-antropologica e socio-economica;

e) Giuridico-istituzionale;

f) paesistica e architettonica;

g) artistica.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 27.

URRACI, Segretaria:

CAPO III

SPERIMENTAZIONE

Art. 27

Sperimentazione in ambito regionale

1. Con riguardo ai compiti di tutela, valorizzazione, diffusione culturale e linguistica, previsti dagli articoli 6 e 9 della Costituzione, avvalendosi dell'articolo 5, lettera a) dello Statuto speciale per la Sardegna, per l'attuazione delle ipotesi di sperimentazione e ricerca educativa prevista dall'articolo 3 del decreto del Presidente del la Repubblica 31 maggio 1974, n. 419, il sistema scolastico regionale viene considerato, in tutta la sua estensione, sede di sperimentazione culturale e linguistica.

2. A partire dal primo anno scolastico successivo alla definizione dei percorsi formativi e dei programmi di cui agli articoli 23 e 25, nelle scuole materne, elementari e secondarie della Sardegna luogo, d'intesa con il competente Ministero, una fase di sperimentazione e innovazione degli ordinamenti e delle strutture, finalizzata alla definizione del processo di integrazione, fondata sui seguenti principi:

a) lo studio della lingua sarda nelle diverse varianti in uso nella Regione, a partire dalla parlata della comunità di appartenenza;

b) lo studio sistematico dei vari aspetti del patrimonio storico-archeologico, giuridico, geografico, artistico e culturale della Sardegna;

c) l'impiego della lingua sarda come strumento veicolare in tutte le aree formative, in tutti gli ambiti disciplinari;

d) la formulazione di programmi educativi biculturali e bilingui.

3. La fase di sperimentazione di cui al precedente comma seguirà cicli di tre anni per la scuola materna e per la scuola media inferiore e di cinque nani per la scuola elementare e per la scuola media superiore.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 28.

URRACI, Segretaria:

Art. 28

Verifica ed esiti della sperimentazione

1. Le relazioni sugli esiti della fase di sperimentazione di cui al comma 2 dell'articolo 27, valutati ai sensi dell'articolo 3 del D.P.R. 31 maggio 1974, n. 419 dagli organi collegiali della scuola e degli ispettori tecnici della Sovrintendenza scolastica e dall'IRRSAE, saranno inviate anche all'Osservatorio, che provvederà a una elaborazione di sintesi delle esperienze, in riferimento alle finalità previste dalla presente legge, da presentare all'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù.

2. A conclusione della fase di sperimentazione e sulla base dei relativi risultati, con decreto dell'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù, su con forme deliberazione della Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente, i programmi ministeriali nel sistema delle scuole di ogni ordine e grado vengono integrati con una disciplina organica i sensi dell'articolo 5 della L.C. 26 febbraio 1948, n. 3, Statuto speciale per la Sardegna.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 29.

URRACI, Segretaria:

Art. 29

Piani di sperimentazione educativa

1. I piani per l'attuazione della fase di sperimentazione di cui all'articolo 27 e quelli per le eventuali successive iniziative di sperimentazione, basati sull'integrazione dei programmi ministeriali con quelli di cultura e lingua sarde, si realizzano attraverso programmi distinti per i diversi ordini di studi.

2. I piani sono adottati secondo quanto previsto dagli articoli 2 e 3 del D.P.R. n. 419 del 1974. Quelli di cui all'articolo 3 del citato decreto sono definiti d'intesa tra il competente Ministero e la Regione.

3. Le proposte relative ai programmi delle Università dovranno essere espresse ai sensi degli articoli 9 e 11 della legge 19 novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari).

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 30.

URRACI, Segretaria:

Art. 30

Previsioni dei piani

1. I piani di sperimentazione dovranno prevedere le determinazioni indicate al terzo comma dell'articolo 3 del D.P.R. 419/1974, nonché adeguate forme di aggiornamento professionale e culturale del personale ispettivo direttivo e docente.

2. Al fine della individuazione dei percorsi formativi e dei programmi previsti agli articoli 23 e 25, dovranno essere garantiti - con il concorso della Sovrintendenza scolastica regionale e dell'IRRSAE e con l'eventuale apporto delle Università sarde e di specialisti d'altra provenienza - organici programmi di formazione, specializzazione e aggiornamento per tutto il personale delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di rendere efficaci le previsioni dei piani.

3. I piani dovranno comunque prevedere che i programmi di sperimentazione si attuino anche attraverso un sistematico rapporto fra gli ambiti istituzionali, scolastici, culturali, sociali e produttivi di riferimento, al fine di garantire una conoscenza attualizzata del patrimonio culturale e linguistico locale.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 31.

URRACI, Segretaria:

Art. 31

Centri di servizi culturali

1. L'Amministrazione regionale per favorire l'attività di educazione degli adulti finalizzata alla promozione e allo sviluppo delle conoscenze, particolarmente in materia di lingua, cultura e storia della Sardegna, nelle more dell'adozione di apposita legge regionale che dovrà definire compiti e forme amministrative, si avvale anche delle strutture e del personale dei Centri di Servizi culturali di cui alla legge regionale 15 giugno 1978, n. 37, integrata dall'articolo 5 8 della legge regionale 22 gennaio 1990, n. 1.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 32.

URRACI, Segretaria:

Art. 32

Concorso della Regione per l'acquisizione di metodologie didattiche

1. La Regione concorre agli oneri per l'acquisizione di materiali didattici e scientifici per lo svolgimento delle attività derivanti dalle disposizioni di cui agli articoli del presente titolo IV.

2. Il concorso regionale può essere esteso a programmi di sperimentazione deliberati di collegi dei docenti ai sensi dell'articolo 2 del decreto 31 maggio 1974, n. 419, purché tali programmi siano finalizzati all'insegnamento delle materie previste dal comma 1 del precedente articolo 24.

3. I contributi previsti, nei commi precedenti, sono erogati nell'ambito dei programmi di intervento di cui agli articoli 14 e 75 della legge regionale 27 giugno 1984, n. 31.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 33.

URRACI, Segretaria:

TITOLO V

USO DELLA LINGUA SARDA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Art. 33

Collegi e rapporti con le Amministrazioni

1. Con riguardo ai compiti di tutela, valorizzazione diffusione culturale e linguistica previsti dagli articoli 6 e 9 della Costituzione della Repubblica e sulla base della competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali attribuita alla Regione autonoma della Sardegna dalla legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2, nelle assemblee e negli altri collegi deliberativi regionali e locali che lo contemplino nei rispettivi regolamenti e statuti, potrà essere liberamente usata, nella fase della discussione, la lingua sarda. Le relative amministrazioni garantiscono, ove venga richiesta, la traduzione di tali interventi.

2. Ove previsto nei citati regolamenti e statuti, degli interventi così svolti dovrà essere garantita la verbalizzazione. Sulla base dei citati ordinamenti, nella successiva fase deliberativa e nei conseguenti documenti, potrà essere usata la lingua sarda purché accompagnata, a cura del presidente del collegio, dal corrispondente testo in lingua italiana.

3. Nella corrispondenza e nelle comunicazioni orali dei cittadini dirette all'Amministrazione regionale e a quelle locali è possibile usare la lingua sarda.

4. Entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge tali amministrazioni adeguano alle esigenze pratiche poste dalle suindicate finalità le relative strutture, utilizzando, a tal fine, i corsi di aggiornamento e qualificazione del personale regionale e locale che l'Amministrazione regionale predisporrà entro 3 mesi dalla stessa data.

5. Gli oneri derivanti di disposto del precedente comma fanno carico sugli stanziamenti iscritti in conto dei capitoli 02093, relativamente al personale dell'Amministrazione regionale, e 11061/01, relativamente al personale degli enti locali, del bilancio della Regione dell'anno 1994 e dei corrispondenti capitoli degli anni successivi.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento soppressivo parziale Lorettu - Carusillo - Dettori - Tidu - Tarquini

Art. 33

Il secondo e il quarto comma sono soppressi. (5)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Deiana.

DEIANA (D.C.), relatore. L'emendamento numero 5 non viene accolto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta non lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 33. Chi lo approva alzi la mano.

(E 'approvato)

Si dia lettura dell'articolo 34.

URRACI, Segretaria:

Art. 34

Interventi a favore della frequenza scolastica

1. Nell'ambito delle finalità della presente legge, per la realizzazione degli "Interventi a favore della frequenza scolastica" previsti nel programma triennale di cui alla legge 24 giugno 1974, n. 268, approvato dal Consiglio regionale nella seduta del 20 dicembre 1990 e dal CIPE nella seduta del 12 marzo 1991, ed a valere sullo stanziamento di cui al titolo di spesa 11.3.04/1 del programma medesimo, l'Amministrazione regionale, entro 60giorni dalla data di adozione dei percorsi formativi e dei programmi di cui agli articoli 23 e 25, d'intesa con il Ministero competente, indice, in via straordinaria e per la fase di primo avvio, un appalto concorso per la presentazione di progetti esecutivi finalizzati alla formazione degli insegnanti, alla sperimentazione didattica e alla produzione di materiale multimediale. Al concorso possono partecipare soggetti pubblici e privati, anche tra loro consorziati.

2. La commissione giudicatrice è composta dal Sovrintendente regionale scolastico della Sardegna, dai Provveditori agli studi della Sardegna, da un rappresentante dell'IRRSAE, da un docente dell'Università di Cagliari e da un docente dell'Università di Sassari scelti dall'Assessore regionale della cultura, pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo, sport e problemi della gioventù che, tra i componenti predetti, nomina il presidente; svolge le funzioni di segretario un impiegato del ruolo unico regionale di qualifica funzionale non inferiore alla VII.

3. I progetti prescelti saranno seguiti e coordinati per competenza dall'Osservatorio che, in fase ordinaria, ne curerà l'eventuale aggiornamento e la distribuzione sul territorio.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 35.

URRACI, Segretaria:

Art. 35

Utilizzo degli studi completati o in fase di completamento

1. Nelle attività dell'Osservatorio potranno essere utilizzati e valorizzati gli studi e le attività attinenti alle materie regolate dalla presente legge che, su formale incarico già conferito e con il finanziamento dell'Amministrazione regionale, siano stati svolti o siano in corso di esecuzione da parte di soggetti pubblici o privati.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 36.

URRACI, Segretaria:

Art. 36

Interventi per il ripristino dei toponimi in lingua sarda

1. L'Amministrazione regionale agevola, attraverso contributi agli enti locali, le ricerche sui toponimi in lingua sarda e il ripristino degli stessi, anche mediante l'installazione di cartelli stradali che contengano i nomi originari delle località, delle vie, degli edifici e di tutto quanto è significativo nella memoria storica dei Comuni.

In tali casi le suddette indicazioni andranno ad aggiungersi a quelle esistenti in lingua italiana.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 37.

URRACI, Segretaria:

Art. 37

Tutela della cultura e della lingua catalana di Alghero

1. Quanto disposto nel precedente Titolo IV e nel presente Titolo V con riferimento alla cultura e alla lingua sarda si applica altresì, con riferimento al territorio interessato, alla cultura e alla lingua catalana di Alghero.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 38.

URRACI, Segretaria:

TITOLO VI

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

Art. 38

Norma finanziaria

1. Le spese per l'attuazione della presente legge sono valutate in lire 100.000.000 per l'anno 1993, in lire 10.000.000.000 per il 1994 e in lire 25.000.000.000 per il 1995.

2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e nel bilancio pluriennale per gli anni 1993-1994-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione

03 - ASSESSORATO DELLA PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO

Cap. 03016

Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11, e art. 3 della L.R. 20 aprile 1993, n. 17)

1993 lire 100.000.000

1994 lire 5.000.000.000

1995 lire 20.000.000.000

mediante riduzione delle seguenti riserve della Tabella A, allegata alla L.R. 20 aprile 1993, n. 17:

voce 9

1993 lire

1994 lire

1995 lire 19.000.000.000

voce 14

1993 lire

1994 lire 5.000.000.000

1995 lire 1.000.000.000

voce 16

1993 lire 100.000.000

1994 lire

1995 lire

11 - ASSESSORATO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT

Cap. 11102103

Contributi per lo svolgimento di attività teatrali e musicali e di iniziative culturali (L.R. 21 giugno 1950, n. 17, art. 76, L.R. 30 maggio 1988, n. 18 e art. 56, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1 e artt. 15 e 16, comma 3, L.R. 28 settembre 1990, n. 43, art. 83, L.R. 30 aprile 1991, n. 13, art. 25, comma 6, L.R. 24 dicembre 1991, n. 39, e artt. 79, comma 1, e 84, L.R. 28 aprile 1992, n. 6, art. 17, L.R. 6 novembre 1992, n. 20, artt. 4, comma 3, e 48, comma 1, L.R. 20 aprile 1993, n. 17)

1993 lire

1994 lire 5.000.000.000

1995 lire 5.000.000.000

In aumento

02 - ASSESSORATO DEGLI AFFARI GENERALI, PERSONALE E RIFORMA DELLA REGIONE

Cap. 02102

Medaglie fisse di presenza, indennità di trasferta, rimborsi di spese di viaggio e indennità per uso di auto proprie o di mezzi gratuiti ai componenti e ai segretari di commissioni, comitati e altri consessi, istituiti degli organi dell'Amministrazione regionale (artt. 7 e 17 bis, L.R. 11 giugno 1974, n. 15, L.R. 19 maggio 1983, n. 14, L.R. 27 aprile 1984, n. 13 e L.R. 22 giugno 1987, n. 27)

1993 lire 10.000.000

1994 lire 50.000.000

1995 lire 50.000.000

11 - ASSESSORATO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT

Categoria 2 bis - Interventi a tutela della cultura e della lingua in Sardegna

Cap. 11061 (N.I.) Spese per l'istituzione e il funzionamento dell'Osservatorio regionale della cultura e della lingua sarda (artt. 8, 9, 10, 12 e 15 della presente legge)

1993 lire 90.000.000

1994 lire 1.500.000.000

1995 lire 1.500.000.000

Cap. 11061/01 (N.I.)

Finanziamento ai Comuni per l'istituzione delle Consulte locali per la cultura e la lingua dei Sardi e per la qualificazione e aggiornamento del personale (art. 14, 33 e 36 della presente legge) e contributi per ricerche e il ripristino dei toponimi

1993 lire p.m.

1994 lire 100.000.000

1995 lire 150.000.000

Cap. 11061/02 (N.I.)

Spese per l'effettuazione del censimento del repertorio linguistico dei Sardi (art. 16 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 500.000.000

1995 lire 1.000.000.000

Cap. 11061/03 (N.I.)

Spese per l'effettuazione delle Conferenze annuali sulla cultura e lingua sarde (art. 17 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 80.000.000

1995 lire 100.000.000

Cap. 11061/04 (N.I.)

Contributi ad Università, istituzioni scolastiche, enti locali, imprese, società e soggetti privati operanti nel settore culturale per l'attuazione di interventi a tutela della cultura e della lingua sarda (art. 19 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 2.670.000.000

1995 lire 9.900.000.000

Cap. 11061/05 (N.I.)

Contributi al settore dei mass-media che trattino argomenti in lingua sarda (art. 20 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 600.000.000

1995 lire 800.000.000

Cap. 11061/06 (N.I.)

Borse di studio sulla lingua e cultura sarde (art. 21 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 200.000.000

1995 lire 200.000.000

Cap. 11061/07 (N.I.)

Spese per la stipula di convenzioni con istituzioni universitarie, enti e associazioni pubblici e privati e con esterni, operanti nell'ambito della cultura e della lingua sarde (art. 22 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 500.000.000

1995 lire 500.000.000

Cap. 11061/08 (N.I.)

Spese per progetti finalizzati alla valorizzazione e la diffusione della cultura e lingua sarde nell'ambito della formazione scolastica degli allievi e per l'aggiornamento del personale docente e direttivo (art. 23 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 900.000.000

1995 lire 2.000.000.000

Cap. 11061/09 (N.I.)

Spese per la realizzazione nella scuola di progetti regionali e locali e integrativi degli interventi statali finalizzati alla tutela e alla valorizzazione della cultura sarda (artt. 23, 24 e 25 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 1.000.000.000

1995 lire 4.000.000.000

Cap. 11081/10 (N.I.)

Finanziamenti per corsi universitari integrativi tesi all'approfondimento scientifico delle conoscenze relative alla cultura e alla lingua sarde (art. 26 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 400.000.000

1995 lire 800.000.000

Cap. 11061/11 (N.I.)

Spese per la sperimentazione nel sistema scolastico regionale di programmi scolastici a tutela della cultura e della lingua della Sardegna (artt. 27, 28, 29 e 30 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 1.000.000.000

1995 lire 2.000.000.000

Cap. 11061/12 (N.I.)

Finanziamenti per l'acquisizione di materiale didattico e scientifico per lo svolgimento della sperimentazione e integrazione dei programmi scolastici (art. 32 della presente legge)

1993 p.m.

1994 lire 500.000.000

1995 lire 2.000.000.000

3. Alla spesa di lire 5.000.00.000 per gli anni successivi al 1995 si fa fronte con l'utilizzo del maggior gettito dell'imposta sulle persone fisiche (IRPEF) derivante dal suo naturale incremento.

4. Le spese per l'attuazione della presente legge fanno carico ai sopraindicati capitoli del bilancio della Regione per il 1993 e sui corrispondenti capitoli dei bilanci per gli anni successivi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, vorrei cogliere l'opportunità della discussione sull'ultimo articolo della legge per svolgere alcune considerazioni che mi sembrano quanto mai opportune alla luce della discussione generale che si è svolta sulla riapprovazione del testo della legge e anche alla luce del contenuto dell'ordine del giorno che, per Regolamento, noi dobbiamo discutere dopo il voto sulla legge ma che, per le cose dette nella discussione generale, è strettamente collegato alla legge e come tale merita di essere valutato prima che si proceda al voto finale. La prima considerazione che vorrei fare è legata non a questioni di carattere strettamente giuridico e di contenuto - è stato fatto in maniera molto efficace dal collega Azzena - perché mi pare importante richiamare alcune questioni di carattere generale e politico che riguardano in particolare il rapporto tra lo Stato e la Regione, che possono determinare l'atteggiamento di ogni Gruppo, con la libertà di opinione che alcuni colleghi appartenenti ai diversi Gruppi hanno richiamato in questa materia e che io, pur non condividendo le questioni di merito, rispetto e condivido in una circostanza e in una discussione come questa. La prima questione è che credo che la posizione della Giunta sugli emendamenti che sono stati respinti di Consiglio regionale e che la Giunta non ha accolto non può essere giustificata con ragioni di esclusivo merito, ma se mai va ricondotta ad una valutazione di carattere generale che la Giunta ha fatto quando dopo i diversi passaggi che hanno visto la discussione e la prima approvazione di questa legge, abbiamo ritenuto ormai indispensabile il ricorso alla Corte costituzionale. Come voi sapete il ricorso alla Corte costituzionale può avvenire solo se il Consiglio riapprova la legge esattamente con lo stesso testo.

Su questo direi che noi abbiamo una posizione molto chiara e precisa mentre al Governo c'è molta confusione sul piano del diritto, tanto è vero che il Governo come voi sapete ha già rivolto un ricorso alla Corte costituzionale sulla legge rinviata, pur essendo questa non identica alla legge che noi avemmo approvato nella prima fase, avendo in quella circostanza tentato di trovare una mediazione tra le esigenze dell'autonomia e quelle del Governo centrale. Io vorrei ricordare soltanto un punto di merito che va a sostegno degli argomenti della Regione, che è stato ricordato sottolineandolo negativamente da chi è intervenuto in maniera critica rispetto alla posizione che abbiamo assunto. Il punto è l'istituto dell'intesa previsto negli articoli 23 e 24, l'istituto dell'intesa, se letto con attenzione, non solo rispetta il dettato dell'articolo 5 dello Statuto ma forse va anche oltre, perché consente di superare anche una eventuale interpretazione restrittiva dell'articolo dello Statuto. Basta confrontare con il contenuto dell'articolo 5 ciò che noi abbiamo scritto nella legge. Quando noi parliamo di programma integrativo intendiamo investire tutto il corpo del programma. Una volta che introduciamo l'istituto dell'intesa, in sostanza diciamo che niente si può fare se non c'è una collaborazione, e quindi un'intesa fra Stato e Regione. Questo è l'argomento, io direi, politicamente forte che sul terreno della mediazione abbiamo utilizzato e questo ritengo sarà l'argomento che in sede giuridica chi rappresenterà gli interessi dell'autonomia porterà nel confronto, questa volta non più politico ma esclusivamente giuridico nella sede costituzionale.

Quanto al pericolo della sindrome leghista che ha caratterizzato la scelta politica del Governo; io vorrei essere d'accordo col collega Collu, ma penso che questo Governo sia talmente poco caratterizzato politicamente da non avere nemmeno la capacità di assumere una posizione così nettamente connotata. Io non credo affatto che il Governo abbia rinviato la legge perché colto da sindrome leghista. La mia interpretazione è un'altra, io ritengo che su questa materia abbia prevalso la burocrazia ministeriale; poiché questo è un Governo poco caratterizzato politicamente. La burocrazia ministeriale in questa, come in altre materie che hanno caratterizzato e caratterizzano la vita del Governo in questa fase, ha prevalso. E da questo punto di vista, tutto sommato l'assenza di politica, che noi abbiamo riscontrato in tutti gli incontri e i confronti che abbiamo posto in essere per trovare una mediazione, ci ha coinvolto che in ultima analisi l'unica strada percorribile fosse quella di aprire un contenzioso come quello che noi abbiamo proposto di aprire, e come speriamo che il Consiglio col suo voto finale confermi, in quella sede. E nella sede della Corte, non è vero che viene messa in discussione tutta la legge, come qualcuno ha sostenuto, ma vengono messi in discussione solo quegli articoli di legge che sono stati...

(Interruzioni)

Certo, non entra in vigore ma lei sa, caro collega, che la Corte costituzionale ha un termine massimo entro il quale si deve pronunciare, in caso di legge che produce un conflitto di questo tipo. Il contenzioso è circoscritto ai soli articoli per i quali c'è stato rinvio e non è detto che su tutto il contenzioso la Corte la debba pensare esattamente come il Governo, perché potrebbe soltanto parzialmente riconoscere le ragioni del Governo e quindi dare anche parzialmente ragione alla Regione. In conclusione voglio dire che noi alla fine del contenzioso comunque avremo la legge. Se vinciamo avremo la legge esattamente come l'abbiamo votata; se dovessimo perdere parzialmente o totalmente subiremo modifiche a quegli articoli punto e basta. Questo è un altro elemento che volevo precisare per ricordare che in realtà non è vero che è messo in discussione tutto il corpo della legge ma solo la parte che è oggetto di contenzioso.

Infine una considerazione di ordine politico generale riguardo all'ordine del giorno. Io molto sinteticamente considero il contenuto dell'ordine del giorno nella premessa e nella sua ispirazione condivisibile perché fa parte della posizione che non la Giunta ma il Consiglio regionale ha assunto nella sede ricordata quando abbiamo votato l'ordine del giorno-voto. Non si possono condividere alcune parti del dispositivo perché a me paiono francamente non ispirate alla stessa concretezza e all'equilibrio necessario quando si apre un conflitto, per cui rivolgo l'invito ai presentatori a voler concordare eventualmente un ordine del giorno conclusivo che possa essere da tutti accolto con questa premessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

DEIANA (D.C.), relatore. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io mi sono rimesso alla relazione scritta all'inizio della discussione generale volutamente per non essere lungo, ma vedo che l'intervento del Presidente della Giunta abbrevia ancora di più il mio intervento perché è entrato nel merito anche del ricorso alla Corte e quindi non tratterò anche questo argomento. Ma a chi diceva: "Non c'è due senza tre", dobbiamo dare ragione perché ritorniamo ad approvare la legge sulla cultura e sulla lingua per la terza volta avendo già ricevuto e notificato il ricorso del Governo verso gli articoli 23 e 24. Bisogna rimarcare che in questi mesi, dal 3 agosto quando la legge fu approvata per la prima volta, al 7 ottobre quando fu approvata per la seconda volta in Consiglio regionale, ci si è trovati di fronte ad una difficoltà nel dialogo con il Governo. Bisogna rilevare la mancanza di sforzo da parte del Governo nel capire le ragioni che, a nome dell'Esecutivo, gli assessori Azzena e Collu hanno portato avanti, recependo le volontà che il Consiglio regionale ha affermato più volte riguardo all'oggetto oggi in discussione. Quindi c'è da prendere atto anche che questa volontà del Consiglio regionale è stata negata dal Governo, non si può dire diversamente oggi e il Consiglio regionale prende atto di questo diniego. Perché bisogna prendere atto di questo? Perché c'è un fatto politico rilevante. Sappiamo tutti che è in corso nei due rami del Parlamento l'esame delle norme sulla scuola secondaria e che, per quanto si sa, in queste norme si attribuirà agli organi collegiali e alle autorità scolastiche periferiche maggiore autonomia propositiva. Quindi noi stiamo anticipando ciò che verrà fatto a livello legislativo nazionale. Ma non basta, sappiamo anche che nelle competenze che verranno trasferite in materia alle regioni esiste anche la competenza che noi oggi stiamo trattando come Consiglio regionale. Da tutto questo emerge una mancanza di sintonia o meglio una mancanza di coordinamento tra il Governo nazionale e i due rami del Parlamento. Il Governo nega al Consiglio regionale ciò che i due rami del Parlamento stanno facendo e che sarà praticabile in futuro. Bisognava quindi rimarcare queste cose ma era altrettanto doveroso da parte della Commissione e del Consiglio riapprovare la legge che il Governo ha rinviato. I rilievi li conosciamo tutti ma c'è un dato fondamentale che è emerso nei dibattiti, che è l'impossibilità per i sardi, cioè per noi e per i nostri figli di studiare il patrimonio culturale della Sardegna nelle scuole. Quando noi parliamo di letteratura, di storia, di tradizioni, di geografia, di ecologia, noi diciamo che dobbiamo studiare queste materie a livello nazionale, a livello europeo e mondiale, partendo però da una base di conoscenza e di studio della realtà della Sardegna. Questo è il patrimonio che noi vogliamo dare al nostro popolo. C'è anche un altro aspetto che è quello politico: mentre da una parte si parla della possibilità in futuro di uno Stato federale in questa ipotesi si parla delle competenze che verranno in futuro alle Regioni, noi che, in altre occasioni, in questo Consiglio regionale abbiamo approvato provvedimenti che altre Regioni ancora non avevano approvato, e che ci siamo dimostrati lungimiranti verso il futuro, in questo momento forse non siamo stati compresi a fondo. Bene farebbe quindi il Consiglio regionale a riapprovare possibilmente all'unanimità la legge rinviata. Io non ho parlato come relatore perché, scusate la battuta, quasi mi sentivo la lingua tagliata; in senso metaforico, per ciò che è stato detto su questa legge che non è ripeto, soltanto una legge sulla lingua, è soprattutto la legge sulla cultura. E il grande di questo progetto di legge è proprio il fatto che affronta tutti gli aspetti culturali della Sardegna. Io penso di poter interpretare anche la posizione del mio Gruppo, naturalmente nel rispetto della libertà dei singoli consiglieri che, con gli interventi e anche con emendamenti, hanno inteso migliorare i contenuti della legge, sento di potermi esprimere favorevolmente, anche come democristiano, in armonia con quanto il nostro partito ha fatto in tutti questi anni di autonomia in cui si è trovato sempre in prima fila con autorevoli esponenti - e alcuni sono stati citati anche in quest'Aula - che hanno lottato in passato per far decollare l'autonomia e per affermare i principi contenuti nello Statuto. In questo spirito, credo di potere ribadire anche a nome dei miei colleghi del Gruppo questa affermazione della nostra sardità e la volontà di avere una norma che possa tutelare la nostra identità e la nostra cultura.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 38. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

E' stato presentato l'ordine del giorno numero 1. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Ordine del giorno Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci

Il Consiglio regionale

In occasione del nuovo esame della legge regionale sulla "tutela e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna",

CONSIDERATO CHE il Governo nazionale ha nuovamente rinviato la legge regionale con motivazioni che contrastano palesemente:

a) con lo Statuto sardo di autonomia, art. 5, laddove è sancita la competenza regionale di "integrazione ad attuazione in materia di istruzione di ogni ordine e grado e di ordinamento degli studi";

b) con il testo medesimo della legge regionale, art. 23 e 24, laddove in alcun modo è prevista attività regionale "non meramente integrative dei programmi di insegnamento";

PRESO ATTO CHE tali fattori di preconcetta ostilità politica (compressione dei diritti statutari di autonomia) e di travisamento dei fatti (lettura arbitraria delle norme di legge) integrano gli estremi di una rottura unilaterale quanto provocatoria da parte del Governo nazionale in relazione al necessario e rispettoso rapporto che deve intercorrere e che deve essere garantito fra Regione e Stato;

RILEVATO CHE tale gravissimo ulteriore gesto di rottura politica segue ed accompagna innumerevoli ed altrettanto gravi inadempienze statali nei confronti della Regione e della comunità sarda (blocco decennale del Piano Rinascita ex art. 13 dello Statuto; desertificazione industriale; sottodimensionamento dei servizi pubblici essenziali; tagli indiscriminati di risorse indispensabili; chiusura di scuole ecc.);

RICHIAMATO l'ordine del giorno-voto del Consiglio regionale riunito in seduta solenne e deliberato ai sensi dell'art. 51 dello Statuto;

TUTTO CIÒ PREMESSO,

il Consiglio regionale delibera

1. di promuovere una fase di contestazione politico-istituzionale nei confronti del Governo centrale che si compendi, essenzialmente:

a) nello svolgimento della trattativa, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sino alla positiva definizione dei contenuti della Vertenza Sardegna;

b) nella promozione e nel sostegno, nel contempo, di azioni politiche, istituzionali e sociali di protesta dei sardi presso tutte le sedi e i momenti di esercizio del potere statale dovunque si rappresenti in modo limitativo dei diritti dei cittadini e dei lavoratori sardi; e ciò a valere sull'intero sistema dei vincoli economici, sociali, culturali, militari, e quant'altro;

2. di rivolgere un appello al popolo sardo perché manifesti, democraticamente e pacificamente, con spirito di unità e di solidarietà tutta la propria indignazione e la propria protesta;

3. di rivolgere un invito a tutti gli organi di comunicazione perché curino lo svolgimento di una parte dei programmi ordinari, specie di carattere culturale ed informativo attraverso l'uso della lingua sarda;

4. di indire una giornata generale di protesta dei sardi, in Sardegna e fuori dalla Sardegna, nella quale i sardi si esprimano esclusivamente, nei rapporti sociali ed istituzionali, nella propria lingua. Con modalità da precisare;

5. di nominare una delegazione di 20 personalità della politica e della cultura autonomistica sarda abilitata a trattare, col Governo nazionale, in costante rapporto col Consiglio regionale, tutti i contenuti della Vertenza Sardegna, di cui la tutela della cultura e della lingua è tratto essenziale;

6. di indicare sin d'ora alla eligenda delegazione rappresentativa dei poteri autonomistici sardi la necessità di un preliminare incontro con il Presidente della Repubblica perché sia direttamente informato sul carattere politico, funzionale allo sviluppo della democrazia, della offensiva autonomistica in atto e perché sia preliminarmente sollecitato un suo intervento per agevolare la trattativa con il Governo e con il Parlamento. (1)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Non tanto per illustrare l'ordine del giorno che è articolato ma è anche abbastanza comprensibile; pare, non solo agli estensori ma anche a molti colleghi che hanno avuto modo di leggerlo, abbastanza intellegibile e chiaro. Quindi intervengo non tanto per farne una illustrazione, che sarebbe superflua, quanto per chiedere di meglio comprendere il senso della dichiarazione del Presidente della Giunta regionale, il quale ha dichiarato al Consiglio che ritiene l'ordine del giorno in gran parte condivisibile nella premessa e nella ispirazione generale e di avere invece delle perplessità su alcune parti del dispositivo. Ora, siccome l'ordine del giorno vuole avere lo scopo di accompagnare la legge che si riapprova, cioè di dare significato, un ancoraggio politico a questa legge, perché in sé e per sé la sola riapprovazione non produrrebbe alcun effetto pratico. Non produce l'effetto pratico di avere il visto del Governo perché il Governo ha già detto "no", non produce l'effetto pratico di adire alla Corte costituzionale perché il Governo lo ha già fatto, quindi la riapprovazione di questa legge è un gesto politico, ha un senso politico, ed è giusto che venga, come dire, rafforzato chiamando non solo le istituzioni ma anche e soprattutto la società sarda, quella più sensibile e più disponibile, a una battaglia politica - perché di battaglia politica si tratta - ad una forma di intervento, di contestazione, di contributo che possa valere quanto prima possibile all'affermazione dei diritti dei sardi.

Non vorremo cioè che, a furia di dire e di ridire che si è fermi nelle proprie posizioni - ha detto anche l'assessore Azzena prima che la Giunta è stata fermissima nelle sue posizioni - poi non ci si intendesse più sul significato delle parole, perché vero che la Giunta è stata ferma, fermissima, non ha fatto nessun passo, ferma era e ferma è rimasta e c'è stato anche notificato che il livello che è riuscita a penetrare è stato quello del colloquio tecnico. Ora una Giunta potrà anche essere composta in parte da tecnici ma la su funzione non è tecnica, la sua funzione è politica, e quando interloquisce deve trovare un'interlocuzione politica, la deve ricercare, deve insistere, deve protestare, deve contestare, deve rivendicare. Non può limitarsi a dire: "Il livello al quale sono ammessa è solo il livello tecnico dei burocratici ministeriali", perché in questo modo la Giunta nega se stessa, dice di non servire a nulla, di non valere, e invece la Regione ha bisogno di un potere politico che sia capace di esprimersi, che sia capace di produrre risultati se non totali almeno parziali. Io immagino che il punto che la Giunta regionale ritiene, o il Presidente ritiene, non condivisibile dal punto di vista della Giunta medesima, sia il punto cinque del dispositivo làdove si ipotizza la nomina da parte del Consiglio di una delegazione che tratti la questione, la segue in costante rapporto con il Consiglio regionale, perché la nomina di una delegazione di venti personalità della personalità della politica e della cultura autonomistica, potrebbe significare o sottintendere che si voglia superare il livello delle rappresentanze istituzionali, perché la Giunta ha almeno diritto essa di dire "Ci sono anch'io ".Intanto io voglio dire che tra le venti personalità della politica e della cultura autonomistica vi può anche essere la Giunta, in parte o tutta. La Giunta è formata da tredici persone, se vi volesse essere tutta, c'è lo spazio. Si propone una delegazione non di sete persone ma di venti, quindi ci può essere la Giunta e ci può essere una rappresentanza del Consiglio. Noi diciamo venti personalità della politica e della cultura. Ora io ritengo che la Giunta, al di là del giudizio più o meno critico che sì può esprimere, possa essere parte non secondaria ma primaria, della stessa delegazione, quindi l'ordine del giorno potrebbe anche così intendersi e non escludere la partecipazione istituzionale della stessa Giunta regionale. Se però si volesse chiarire meglio questo aspetto, se vi è una dichiarazione di disponibilità da parte della Giunta medesima, siamo disponibili a precisare meglio questo punto. Si può quindi o intendere l'ordine del giorno così come io, in qualità di presentatore, l'ho illustrato, dandone l'interpretazione autentica, oppure modificarne il testo, se questo è il punto fondamentale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Io credo che il problema non sia soltanto questo. Io non sono voluto entrare prima nel merito del dispositivo. Tuttavia le osservazioni no riguardano soltanto il punto cinque.' Sul punto cinque io voglio essere molto chiaro: i giudizi politici sugli organi possono essere di qualunque tipo, ma gli organi finché esistono e sono nella pienezza delle loro funzioni, quelle funzioni esercitano e nient'altro. Sarebbe assai paradossale che noi aprissimo un conflitto istituzionale con uno Stato - passatemi per cortesia questo esempio - che non fosse capace di esprimere un Governo e un Parlamento. Il Governo esercita una sua funzione, il Parlamento esercita una sua funzione, quindi sul punto cinque non volevo entrare proprio perché il problema non è quello di far parte dei venti; non stiamo lottizzando una delegazione rispetto alla quale la Giunta partecipa con tredici rappresentanti. La Giunta è il Governo della Regione e, finché esiste, statutariamente svolge le sue funzioni di rappresentanza. Se poi vogliamo trovare altre forme per sostenere politicamente, con più forza, le iniziative che il Governo della Regione porta avanti, su questo ovviamente possiamo discutere. Il punto cinque secondo me, così come è formulato, non è assolutamente accoglibile. Però siccome io non voglio sviluppare adesso una discussione sui punti perché, come diceva giustamente il Presidente, non è ammesso, la mia proposta è quella di sospendere il voto sull'ordine del giorno e valutare la possibilità di formulare il dispositivo in maniera diversa. Possiamo votare la legge e mentre si svolge la votazione possiamo formulare un ordine del giorno in termini diversi. Io non so che altre proposte fare; altrimenti allunghiamo la discussione anche sugli altri punti. Io avrei qualche osservazione da fare, ma non la faccio, perché non è possibile entrare nel merito.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana.

DEIANA (D.C.), relatore. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io stamattina, quando mi è stato consegnato questo ordine del giorno, ho cercato di trovare un punto di incontro con i presentatori e con le altre forze politiche, ma dopo aver sentito il presidente della Giunta e riflettendo ancora di più sul fatto che stiamo per compiere stamattina in Aula con la riapprovazione della legge, mi sembra che l'atto veramente forte sia la riapprovazione della legge, perché noi stiamo dicendo apertamente con un atto legislativo "no" alla posizione del Governo e in questo caso "no" anche al ricorso del Governo alla Corte costituzionale. L'approvazione della legge ha questo significato e mi sembra che l'ordine del giorno sia riduttivo rispetto a questo atto, quindi dico "no" all'ordine del giorno per andare all'approvazione della legge perché è questo l'atto politico importante.

PRESIDENTE. Voglio precisare che l'approvazione della legge conclude il dibattito, quindi noi dobbiamo votare necessariamente prima l'ordine del giorno, emendandolo se lo si vuole emendare, ma non possiamo sospendere la votazione dell'ordine del giorno per poi passare alla legge. La votazione della legge conclude tutto il dibattito.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Presidente, noi siamo convintissimi che l'atto politicamente e istituzionalmente più forte da parte di questo Consiglio regionale sia la riapprovazione la più unitaria possibile della legge che è attualmente in discussione. Questo è il nostro convincimento, anche perché siamo sicuri che la riapprovazione della legge debba essere comunque accompagnata da una serie di iniziative politiche e istituzionali di cui si è discusso già ampiamente ieri sera in Commissione, che debbono affiancare il nuovo iter di carattere giuridico e istituzionale, che si apre sia nei confronti del Governo sia nei confronti della Corte costituzionale. Quindi bisogna mettere in campo una iniziativa politico-istituzionale molto forte nei confronti del Governo e naturalmente nei confronti della Corte costituzionale. Ecco perché ci sembra in qualche modo riduttiva la presentazione di un ordine del giorno su cui, oltretutto, per la maniera in cui è stato formulato anche per quanto ci riguarda, noi abbiamo notevoli perplessità soprattutto per alcuni punti della parte dispositiva, soprattutto i punti 4, 5 e 6. Se c'è la possibilità di emendare questo ordine del giorno, noi siamo disponibili, ma qualora questa non ci fosse noi siamo per votare subito l'ordine del giorno e andare immediatamente alla votazione della legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Presidente, ho chiesto la parola per dichiarazione di voto però le chiedo di autorizzarmi a proseguire il mio intervento in sardo. Io non ho, come prescritto dal Regolamento...

(Interruzioni)

Lo chiedo al Presidente. Io no ho, come prescritto dal Regolamento, presentato due ore prima il testo in sardo però Presidente, io vorrei fare osservare una cosa: che intanto...

(Interruzioni)

Presidente, posso parlare? Questi hanno paura anche dell'italiano, non solo del sardo. Presidente, io le sto chiedendo l'autorizzazione in quanto ritengo che il Consiglio regionale su questa legge si sia espresso. La legge è stata votata dal Consiglio ed è anche vero che all'esame fatto dal Governo alcuni articoli sono stati rinviati, ma da parte del Governo non c'è nessun rilievo sull'uso della lingua in questo consesso. Allora io chiedo a lei, signor Presidente, e lo chiedo al Consiglio, e vorrei che il Consiglio si esprimesse con un voto, di poter proseguire il mio discorso in sardo, perché ho una forte preoccupazione, signor Presidente, se lei mi permette, che...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Serrenti stanno già scadendo i cinque minuti che lei ha a disposizione per la dichiarazione di voto.

(Interruzioni)

SERRENTI (P.S.d'Az.). Io voglio cinque minuti ma voglio parlare...

PRESIDENTE. Onorevole Serrenti, lei deve coadiuvare il Presidente nell'applicazione del Regolamento, la prego, lei sa che non esiste ancora una parità giuridica tra la lingua italiana e la lingua sarda, quando ci sarà...

(Interruzioni)

A meno che lei non sia in condizioni di parlare in sardo e in italiano per consentire alla gente di capire. D'altra parte nel resoconto consiliare ci deve essere il testo in italiano. Attualmente questo è il Regolamento. Adesso non apriamo una discussione su questo.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Presidente, io credo che ci sia un problema di coerenza. Non capisco perché ci si opponga in modo così feroce a questa mia richiesta, quando questo Consiglio ha votato una legge che dice che si può parlare in sardo; la mia preoccupazione...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Serrenti, io capisco quello che lei vuole dire, me ne rendo conto. Scusate onorevoli colleghi...

(Interruzioni)

Onorevole Serrenti, il dissenso del Consiglio è una richiesta al Presidente del Consiglio di applicazione del Regolamento, quindi la prego, continui.

(Interruzioni)

E' una parte consistente del Consiglio, ma anche se fosse uno...

SERRENTI (P.S.d'Az.). Prendo atto, Presidente, della posizione del Consiglio, sono rispettoso delle decisioni e delle posizioni assunte dal Consiglio, quindi continuerò il mio intervento in sardo se lei mi concede i cinque minuti perché sono stato interrotto più di una volta, per dire Presidente, che sono fortemente preoccupato perché ho l'impressione...

(Interruzioni)

Vede qui non si ascolta neanche l'italiano...

PRESIDENTE. Neanche l'italiano si ascolta, appunto!

SERRENTI (P.S.d'Az.).Dicevo che sono fortemente preoccupato perché ho l'impressione che tutta la battaglia persegua fini diversi rispetto a quelli che invece vuole perseguire la legge e cioè che non sia una battaglia di giustizia per affermare il diritto di questo popolo a esprimersi utilizzando il proprio idioma. Qui credo che si stia facendo altro e che in realtà buona parte di questo Consiglio sia contraria. Io ho notato le intemperanze e credo che siano molto significative. Noi voteremo a favore di questa legge, signor Presidente, però avremmo voluto anche votare questo ordine del giorno perché siamo perplessi anche su alcune osservazioni fatte sull'ordine del giorno. Ad esempio il punto 4 dell'ordine del giorno propone di indire una giornata generale di protesta dei sardi in Sardegna e fuori della Sardegna nella quale i sardi si esprimano esclusivamente, nei rapporti sociali e istituzionali, con la propria lingua, con modalità da precisare. Ebbene, signor Presidente, se non c'è accordo su questo punto, se il punto 4 di questo ordine del giorno non si vuole porre in essere è perché, signor Presidente qui - glielo ho detto prima - tutto si vuole, forse si vuole fare propaganda elettorale visto che ci sono le elezioni vicine, ma certamente non si vuole fare una legge sulla cultura. La ringrazio Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.

MANNONI (P.S.I.).Signor Presidente, sull'ordine del giorno una breve dichiarazione, cercando di spogliare questa dichiarazione da qualsiasi orpello polemico o propagandistico, nel quale mi pare che si rischi di cadere proprio per amore di polemica. Credo che il Consiglio finora abbia dimostrato, nonostante qualche sbavatura e qualche screpolatura, di chiudere compattamente una propria forte manifestazione di volontà intorno a una legge che si pone l'obiettivo di valorizzare la cultura sarda e di tutelare e rendere operativa e tenere viva la lingua dei sardi. Quindi direi che occorre fare ogni sforzo perché questa compattezza si esprima nel voto relativo la riapprovazione ulteriore del legge - noi condividiamo le argomentazioni che sono state svolte in Aula dalla Giunta poc'anzi attraverso gli interventi dei suoi componenti - ma vorremo anche che l'ordine del giorno non fosse una sorta di cuneo che viene insinuato per rompere questa compattezza di volontà e vorremmo sottrarlo a possibili interpretazioni di parte come ora mi pare stia avvenendo.

Noi condividiamo tutto il dispositivo dell'ordine del giorno, a parte le premesse su cui si può essere più o meno convergenti o conservare qualche riserva, ma del dispositivo credo che possano essere condivisi alcuni punti e altri di meno. In particolare, esprimiamo riserva sui commi quinto e sesto, la nomina cioè di una delegazione di venti personalità, ci sembra una procedura di buona volontà ma che tuttavia non rende ragione al ruolo di rappresentanza che le istituzioni autonomistiche hanno. Quindi i commi quinto e sesto ci sembrano non condivisibili e qualche perplessità nutriamo anche sul comma quarto per cui credo che se noi arriveremo a una votazione per parti del dispositivo dell'ordine del giorno potremo votare ciò che noi riteniamo condivisibile, cioè i punti 1, 2 e 3 e assumere un comportamento diverso rispetto ai commi quarto, quinto e sesto su cui abbiamo espresso la nostra perplessità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Siccome diversi colleghi intervenuti hanno ritenuto di condividere parte, chi più chi meno, dell'ordine del giorno e nessuno ha formalizzato la proposta, ne chiedo la votazione per parti. Chiedo che si voti la premessa e poi via via, uno ad uno i punti del dispositivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Visto che è stata chiesta la votazione per parti, la Giunta accoglie i primi tre punti dell'ordine del giorno, esprime contrarietà per il quarto, quinto e sesto punto e rivolge un appello al Consiglio perché in questa occasione manifesti l'unità che ha manifestato nelle occasioni precedenti. Anzi di più.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la prima parte dell'ordine del giorno, fino al terzo punto.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). La proposta dell'onorevole Cogodi era di mettere in votazione la prima parte fino alla parola "delibera" e poi, uno per uno, i singoli punti della parte dispositiva.

PRESIDENTE. Va bene. Metto in votazione la prima parte fino alla parola "delibera". Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

Metto in votazione il primo punto del dispositivo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il secondo punto del dispositivo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione il terzo punto del dispositivo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il quarto punto del dispositivo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione il quinto punto del dispositivo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione il sesto punto del dispositivo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). A nome del Gruppo del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale chiedo la votazione a scrutinio segreto sulla legge rinviata.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto sulla legge rinviata numero CCLXXVII.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 69

votanti 68

maggioranza 41

astenuti 1

favorevoli 42

contrari 26

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parie alla votazione i consiglieri: Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Murgia - Onida - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Pili - Piras - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra Antonio - Serra Pintus - Serri - Tamponi - Tarquini - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.

Si è astenuto: il Presidente Floris.

Il Consiglio è riconvocato per martedì 9 novembre 1993 alle ore 17.

(La seduta è tolta alle ore 14 e 31.)



Allegati seduta

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta.

Interpellanza Cuccu - Dadea - Ruggeri - Satta Gabriele sulla decisione di procedere alla liquidazione Carbosulcis e sul Piano energetico nazionale.

I sottoscritti,

PREMESSO CHE:

- per il 15 ottobre prossimo è stata convocata l'assemblea degli azionisti della società Carbosulcis con all'ordine del giorno la liquidazione della stessa società e la dismissione delle concessioni minerarie;

- tale decisione, qualora fosse resa realmente operativa, rischierebbe di vanificare ogni possibilità di ripresa produttiva della miniera, determinando anche l'allontanamento di eventuali acquirenti stranieri;

- accertato che il 24 ottobre p.v. si terrà la riunione del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) che adotterà il Piano Energetico Nazionale, nel quale la Sardegna rischia di essere sostanzialmente tagliata fuori da ogni decisione;

- constatato che, se i fatti in premessa non fossero contrastati con la necessaria decisione dalla Regione Autonoma della Sardegna, che dovrebbe, invece anche presentare al Governo rigorose proposte operative, la stessa decisione adottata dal Consiglio regionale circa il finanziamento dell'impianto di gassificazione del Sulcis con i fondi strutturali della Comunità Economica Europea sarebbe svuotata di significato e non avrebbe alcun effetto operativo,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria per conoscere:

1) quali iniziative intendano assumere con urgenza nei confronti dell'ENI e del Governo per scongiurare la decisione di messa in liquidazione della società Carbosulcis;

2) quali proposte intendano presentare al CIPE per la Sardegna nell'ambito del Piano energetico nazionale e, in particolare, se non ritengano di dover richiedere con maggiore determinazione di quella finora mostrata:

a) la realizzazione di un taglio nella miniera di Seruci per la produzione di 500.000 t/a di carbone;

b) la realizzazione nella Centrale ENEL di Portovesme di un desolforatore nel quale utilizzare il carbone di cui al punto a);

c) la realizzazione del gassificatore che possa successivamente utilizzare le quantità di carbone estraibili dalla miniera, una volta che fosse portata a regime.

I sottoscritti ritengono di dover sottolineare come i punti a), b) e c) siano assolutamente necessari e urgenti al fine di evitare una totale disfatta anche sul fronte carbonifero e sollecitano perciò una risposta immediata sul merito. (343/C-6)

Interpellanza Tamponi - Giagu - Atzori - Corda - Fadda Paolo - Usai Sandro sulle iniziative assunte dalla Giunta per far fronte alla crisi occupativa determinata dalle decisioni dell'ENICHEM tese a liquidare il comparto chimico sardo.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali iniziative abbia assunto, anche alla luce dei fatti di Crotone, per contrastare l'orientamento dell'ENICHEM che in modo sistematico sembra procedere alla liquidazione di tutte le imprese ad essa facenti capo, con la conseguente messa in cassa integrazione di centinaia di lavoratori sardi.

Gli interpellanti ricordano che con appositi ordini del giorno approvati dal Consiglio regionale è stata sollecitata la Giunta regionale ad ottenere il rispetto degli impegni assunti dal Governo per risolvere i problemi dell'industria sarda, in primo luogo quelli assunti con il protocollo d'intesa siglato nel dicembre 1990 dai Sindacati, Governo e Giunta.

E' urgente contrastare una logica sostenuta in particolare dai potentati finanziari e dai maggiori organi di informazione che tende a liquidare, senza preoccuparsi delle conseguenze sociali, tutte le intraprese industriali nel settore della chimica, con la motivazione che esse risultano antieconomiche e incapaci di stare sul mercato in posizione concorrenziale.

Ora, per ciò che riguarda alcune produzioni degli stabilimenti sardi (Porto Torres, Ottana, Assemini) è stato dimostrato che si tratta di strutture moderne e produzioni competitive, per cui il ricorso alla cessazione delle attività appare del tutto dannoso.

Rimane, comunque, a parere degli interpellanti, ferma la convinzione, peraltro condivisa dalle rappresentanze sindacali, che ogni cessazione di attività pubblica deve essere accompagnata dall'impegno a creare iniziative produttive alternative, facendo ricorso a tutte le misure o ammortizzatori sociali, per affrontare la transizione da una situazione all'altra.

L'offensiva scatenata dai maggiori quotidiani italiani a sostegno di soluzioni di tipo esclusivamente ragionieristico che calpestano diritti fondamentali come quello del lavoro e l'obbligo della solidarietà impongono un fronte unitario per la difesa dell'apparato industriale sardo, o almeno di quello che di valido è rimasto e soprattutto per la difesa dei posti di lavoro perché l'economia in Sardegna sta conoscendo già punti di rottura della stabilità ed equilibrio sociale.

Gli interpellanti, pertanto, chiedono un rinnovato, forte rilancio della azione della Giunta regionale nei confronti del Governo per garantire il mantenimento delle strutture esistenti dell'apparato industriale sardo che può garantire ancora prospettive di occupazione e di sviluppo. (344)

Interpellanza Tamponi - Carusillo - Corda - Marteddu - Sanna Adalberto - Serra Antonio - Tidu - Usai - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi -Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro sul gravissimo problema che si è determinato a seguito degli "avvisi di garanzia" inviati dalla Magistratura a numerosissimi sindaci per "reati ambientali".

I sottoscritti,

ACCERTATO che numerosi sindaci dei Comuni della Sardegna sono stati denunciati all'autorità giudiziaria per reati ambientali connessi, in modo preminente, alle situazioni igienico-sanitarie dei mattatoi, alle condizioni degli impianti di depurazione delle acque reflue e alle discariche dei rifiuti solidi urbani;

CONSIDERATO che, come viene ribadito con fermezza da un documento dell'ANCI, è inammissibile che venga fatta scattare in capo ai sindaci una responsabilità oggettiva dovuta nella maggior parte dei casi alla mancanza di strumenti che consentono ai Comuni di intervenire efficacemente in materia ambientale;

APPRESO che in taluni casi i sindaci nello stesso momento in cui hanno prestato giuramento dinanzi al Prefetto sono stati inquisiti, in modo automatico;

CONSIDERATO che in caso di condanna i sindaci verranno rimossi dalla carica con le immaginabili conseguenze sugli assetti democratici dei nostri Comuni;

RICORDATO l'ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale in data 16 aprile 1993 ed in particolare il dispositivo che impegna la Giunta regionale,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali iniziative intenda intraprendere per risolvere il problema sotto il profilo delle responsabilità amministrative e penali attualmente riconosciute in capo ai sindaci e quali risorse finanziarie intenda individuare per superare le gravi situazioni ambientali determinatesi in numerosissimi Comuni dell'Isola. (345)

Interpellanza Cocco - Dadea - Casu - Manca sulle gravi conseguenze per la Sardegna del decreto legge sull'aumento del numero degli alunni nelle classi scolastiche.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- il decreto legge 9 agosto 1993, n. 288, con il quale si dispone l'aumento del numero degli alunni per classe, ha per la Sardegna ripercussioni particolarmente negative. Da tale provvedimento deriva, infatti, la riduzione del numero delle classi, con la conseguente scomparsa, in taluni piccoli centri, della scuola media inferiore. Qualche caso ha di recente trovato eco sulla stampa (vedasi, ad esempio, Villanovaforru e Tiana) per la reazione delle popolazioni e degli amministratori locali;

- la Sardegna ha il triste primato degli abbandoni scolastici e che un tale fenomeno negativo non può che essere ulteriormente accentuato dalle conseguenze negative che derivano dall'aumento del numero degli alunni per classe: interruzione della continuità didattica, accentuazione del pendolarismo, impossibilità d'insegnamento personalizzato;

- il predetto decreto potrebbe vanificare l'impegno delle diverse forme di sperimentazione scolastica, posta al centro di provvedimenti normativi all'esame del Consiglio regionale (legge sulla cultura sarda), e per taluni aspetti già parzialmente attuata dalla legge regionale n. 31 del 1984;

TUTTO CIÒ PREMESSO,

chiedono di conoscere quali iniziative la Giunta regionale intenda adottare per impedire le conseguenze negative del decreto legge 9 agosto 1993, n. 288. (346)

Interpellanza Tamponi - Deiana - Atzeni - Giagu - Serra Antonio sul grave malessere determinato nelle famiglie e nel mondo della scuola per il decreto sulla soppressione delle classi in tutte le scuole.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della pubblica istruzione per conoscere quali iniziative abbiano adottato per scongiurare o in parte attenuare i gravi disagi a cui andranno incontro gli alunni, le loro famiglie e gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado della Sardegna a causa della soppressione di centinaia di classi determinata da un decreto governativo finalizzato al contenimento della spesa pubblica.

Gli interpellanti sottolineano il fatto che molti alunni delle scuole dell'obbligo come conseguenza di questi tagli dovranno, per poter frequentare la scuola, spostarsi dal proprio paese creando non solo difficoltà di adattamento per loro, ma serie preoccupazioni sia per i genitori che per gli educatori che avvertono le conseguenze negative della mancanza della continuità didattica.

A ciò si aggiungono i riflessi sociali che si scaricano negativamente sugli insegnanti, specie quelli precari, per un migliaio dei quali si prospetta la perdita del posto di lavoro, in un momento di crisi economica che investe tutte le realtà produttive dell'Isola.

Gli interpellanti, considerate le difficoltà di notevole peso di natura economica e educativa a cui andrebbero incontro sia gli studenti che le famiglie per poter continuare il corso degli studi, chiedono al Presidente della Giunta e all'Assessore regionale della pubblica istruzione se non ritengano urgente chiedere per la Sardegna una sospensione del decreto taglia classi anche in considerazione del fatto della perdita di lavoro per migliaia di insegnanti ai quali bisogna offrire possibili alternative prima di buttarli sul lastrico. (347)

Interpellanza Corda sulla grave crisi del servizio veterinario in Ogliastra.

Il sottoscritto,

RILEVATA la situazione di estremo disagio in cui versa il settore del servizio veterinario in Ogliastra assicurato purtroppo da soli 17 veterinari dipendenti più sette convenzionati;

RISCONTRATO che il numero degli addetti è insufficiente per garantire una efficace azione nel campo della sanità animale sulla quale incombono problematiche come i piani di eradicazione della peste suina africana, la brucellosi, l'idatidosi e la TBC, che se non risolte rischiano di compromettere lo sviluppo dell'allevamento in Sardegna e la salute dell'uomo;

RICORDATO che il 19 gennaio 1994 scatta il divieto CEE sulla commercializzazione del latte e derivati che non risultino indenni da brucellosi;

RICORDATO che nonostante concorsi già espletati e graduatorie già approvate per il 1992, per la Unità sanitaria locale di Lanusei non ci sono deroghe per assumere veterinari,

chiede di interpellare l'Assessore regionale della sanità per sapere quali iniziative intenda assumere per evitare che la crisi di questo settore assuma proporzioni drammatiche tali da incoraggiare forme di protesta dei veterinari e degli utenti che non farebbero altro che portare ad una situazione ancora più grave. (348/C-7)

Interpellanza Salis - Murgia - Cogodi sullo stato dei progetti regionali di forestazione.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- i progetti e i programmi di forestazione conquistano sempre più spesso le cronache dei giornali per i loro aspetti oscuri piuttosto che per la loro congruità ad affrontare i complessi problemi della rinaturazione e della ricostituzione dei boschi;

- la chiarezza di propositi e la trasparenza di comportamenti, sempre auspicabile, diventa una condizione imprescindibile non solo per liberare l'azione della Regione e dei suoi enti dal sospetto del clientelismo, favoritismo e uso arbitrario dei poteri di assunzione ma anche e soprattutto per non alimentare il malessere sociale fino a renderlo ingovernabile;

ATTESO IN PARTICOLARE che:

- a Villagrande Strisaili la indeterminatezza della Regione e dell'ente preposto alla forestazione ha provocato manifestazioni clamorose di rivolta sociale, rientrate dopo la promessa fatta dall'Assessore dell'ambiente di rifinanziare il cantiere di forestazione;

- a Fonni non solo il cantiere di Monte Novu non riesce a decollare ma, di fronte alle proteste

dei novanta assunti, il sindaco imputa il ritardo a motivi così gravi "da non poter essere svelati" con ciò autorizzando i peggiori sospetti;

- pende davanti alla Procura di Nuoro un esposto che denuncia i non pochi lati oscuri di un progetto di forestazione a Orosei, dal costo di oltre novemila miliardi, affidato a una società consortile da imprese edili, capofila la "Bonifiche S.p.A." dell'Iri-Italstat;

- a Desulo alcune decine di pastori hanno dovuto occupare il Comune per costringere l'Azienda forestale a rispettare la libertà di pascolo nel cantiere di Girgini peraltro stabilita nella convenzione fra l'amministrazione comunale e la forestale;

- questi ed altri fatti alimentano nei pastori e nelle popolazioni il sospetto che nei territori destinati al Parco del Gennargentu, l'Azienda forestale abbia assunto il ruolo di liquidatrice del sistema economico tradizionale:

CONSIDERATO che:

- la politica di reperimento di aree pubbliche da forestare presenta aspetti i quali necessitano di chiarimenti;

- tale politica si risolve spesso in una azione di assistenzialismo con la conseguenza di favorire varie forme di clientelismo e di sradicamento del sistema produttivo preesistente,

i sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere se non intendano promuovere un'indagine approfondita sullo stato della forestazione in Sardegna e riferire al più presto al Consiglio regionale. (349/C-5)

Interpellanza Mannoni - Mulas Maria Giovanna sulla mancata attuazione dei programmi forestali nel Nuorese.

I sottoscritti,

PREMESSO che la Giunta regionale ha promosso nel recente passato una serie di intese attraverso l'Azienda foreste demaniali della Sardegna con numerosi comuni delle zone interne dell'Isola volti ad attivare un ampio programma di forestazione;

ATTESO che detti comuni hanno deliberato, al fine di attivare tale programma, la concessione all'Azienda di vaste porzioni di territorio comunale;

ATTESO ANCORA che a seguito dell'approvazione dei relativi programmi da parte della Giunta e del Consiglio regionale si sono create forti aspettative fra i numerosi disoccupati delle zone più povere della Sardegna;

RILEVATO inoltre che il bilancio regionale vigente ha disposto (per la prima volta) la copertura fin dall'inizio dell'anno di tutto il fabbisogno richiesto per l'attivazione del programma di forestazione,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente:

- per conoscere i motivi del mancato avvio dei programmi, soprattutto in quei comuni nei quali non esistono rilevanti resistenze o difficoltà di ordine sociale;

- per sapere infine se, per ipotesi, non si intenda revocare o rinviare l'attuazione di tali iniziative con riflessi di intuibile gravità, sia sul contesto sociale interessato, che sui rapporti fra Enti locali e Governo regionale. (350)

Interpellanza Cuccu - Manca - Casu sul degrado del Centro regionale di Formazione Professionale di Carbonia.

I sottoscritti,

PREMESSO CHE:

- la pianta organica del Centro Regionale di Formazione Professionale (CRFP) di Carbonia è stata potenziata in funzione dei nuovi compiti che dovevano essergli attribuiti e, attualmente, dipendono dal centro 12 unità lavorative;

- se il CRFP di Carbonia da diversi anni invece non svolge alcun tipo di attività, giacché non risulta mai attivata la "attività sperimentale di sportello" per l'informazione agli utenti sui servizi dell'Assessorato, né sono stati costituiti gli "osservatori periferici del lavoro";

- essendo del tutto assente qualsiasi attività "istituzionale" del centro, sono stati attribuiti ai dipendenti inutili incarichi di pura facciata che creano ai lavoratori gravi situazioni di frustrazione essendo professionalità anche elevate del tutto inutilizzate,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale del lavoro per sapere:

a) quali iniziative intenda assumere per verificare lo stato reale del CRFP di Carbonia in relazione alle funzioni attualmente svolte, all'utilizzo del personale, ai rapporti tra personale dipendente e direzione dello stesso centro;

b) se non ritenga, nelle more dell'avvio delle nuove funzioni, di dover comunque utilizzare il centro e, di conseguenza il personale, nelle tradizionali funzioni di formazione professionale. (351/C-6)

Interrogazione Porcu, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione dell'Istituto autonomo case popolari di Sassari.

Il sottoscritto,

PREMESSO CHE:

- gli I.A.C.P. della Sardegna sono inclusi tra gli enti soggetti ai poteri di indirizzo della Regione sarda ai sensi della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1, art. 2, art. 4, lett. b), art. 6, lett. g);

- i suddetti poteri di indirizzo debbono essere esplicati attraverso attività di vigilanza e di controllo ai sensi del citato articolo 4, lett. b), della legge regionale n. 1/1977;

- il controllo e la vigilanza in predicato consistono anche nell'esame di legittimità e di merito (secondo materia) della intera produzione amministrativa degli Istituti, che a tal fine sono tenuti a trasmetterla entro il termine di dieci giorni dalla sua emanazione al competente Ufficio controllo enti presso la Presidenza della G.R.S. (art. 3, comma 2°, L.R. 14 novembre 1988, n. 4);

- per effetto di quanto precede l'Amministrazione regionale dovrebbe essere ufficialmente informata di quanto appresso:

1) la situazione finanziaria dello I.A.C.P. di Sassari versa ai limiti del collasso e della insolvibilità nei confronti dello stesso personale dipendente; la gestione di cassa risulta condizionata ad onerose convenzioni con istituti di credito ordinario;

2) pendono indagini giudiziarie nei confronti degli amministratori e di alti responsabili della struttura burocratica a seguito di denunce (anonime e non) inoltrate da varie fonti alla autorità giudiziaria;

3) la composizione del Consiglio di amministrazione non è regolare né conforme alla legge in quanto:

a) un membro di nomina ministeriale, ad ormai cinque anni dalla istituzione della vigilanza regionale in materia (art. 6, comma 1°, L.R. n. 40/1988) permane tuttora nelle sue funzioni in rappresentanza del Ministero del lavoro e della previdenza sociale: si ignora di che e a chi egli possa rispondere o abbia a riferire se il Ministero che l'aveva designato non ha più compiti di vigilanza né poteri di indirizzo sull'Istituto; eppure né il Consiglio di amministrazione ha sancito la decadenza di quel membro (sarebbe invero stata sufficiente la semplice presa d'atto della legge e la "dispensa" dalle funzioni), né l'Esecutivo dell'ente ha sollevato l'esigenza della sostituzione, né l'Amministrazione regionale ha provveduto "motu proprio" alla designazione di un suo rappresentante in luogo del "missus" ministeriale, esautorato, "ope legis" di rappresentatività;

b) il Consiglio di amministrazione ignora sistematicamente la norma statutaria che prevede la decadenza dei Consiglieri "assenteisti" alle sessioni consiliari (bastano due sole assenze ingiustificate!) e risulta che taluni membri siano "in sonno" da mesi e da anni senza alcuna conseguenza. In difetto di provvedimenti, ovviamente, non si sono potute effettuare le dovute sostituzioni per una più operosa compagine dell'Organo collegiale;

c) altra nutrita componente del consesso Consiliare è ampiamente scaduta nel mandato da anni e non sembra certa la sua legittimazione alla permanenza nelle funzioni in un regime di "prorogatio" su basi normative oscure e controverse.

E' appena il caso di rammentare che la irregolarità costitutiva degli Organi collegiali si riflette sulla validità dei loro atti;

AL DI LÀ di quanto dovrebbe essere ufficialmente noto agli Uffici regionali da risultanze documentali, codesto Organo politico potrebbe anche essere informato - se non lo fosse si provvede con la presente - che nell'I.A.C.P. di Sassari si è sviluppata una situazione di gravissima conflittualità tra organi tecnico-burocratici, l'esecutivo e il Consiglio di amministrazione, con conseguente paralisi della struttura e con ripercussioni, non solo di immagine, ai danni della istituzione. Si chiarisce:

a) si vuol ricordare in primis l'arresto del presidente Andrea Frulio, propiziato, secondo voci accreditate anche dalla stampa, dagli aspri contrasti interni alla struttura;

b) il Coordinatore del Servizio tecnico (Ingegnere capo), che aveva mesi or sono inoltrato denuncia nei confronti di diversi Amministratori e Dirigenti per ipotesi varie di reati ai danni della P.A. (denuncia cui avevano fatto seguito analoghi esposti del Coordinatore del Servizio legale), è stato recentemente sospeso dall'impiego e dallo stipendio per motivi rimasti oscuri ed interpretati in vario modo dalla stampa e perfino nella ristretta cerchia del personale d'Ufficio;

c) il Coordinatore del Servizio legale, oltre agli esposti di cui si è accennato, ha anche reso referto alla Procura generale della Corte dei Conti - Sez. Giur.le della Sardegna - in relazione ad un danno erariale presuntivamente determinato dal Coordinatore generale per gravi irregolarità in un contratto d'appalto; donde anche un'ipotesi di dolo in capo al predetto Coordinatore generale;

d) il suddetto massimo dirigente, inoltre, è stato assoggettato dall'Autorità giudiziaria inquirente al sequestro di atti riguardanti alcune sue trasferte nella Penisola, per il sospetto che alcune note giustificative di spesa fossero poco regolari e che gli stessi viaggi, effettuati a totale carico dell'ente, fossero stati motivati da ragioni sue personali o di famiglia piuttosto che da esigenze effettive di servizio. E, ciò malgrado, il menzionato Coordinatore generale permane nelle sue attribuzioni di supremo responsabile dell'apparato burocratico e di massimo fiduciario degli Amministratori.

TUTTO CIÒ PREMESSO,

il sottoscritto chiede di interrogare:

1) se l'Illustrissimo sig. Presidente ritenga che una siffatta situazione di marasma amministrativo-gestionale, con riflessi sospetti di irregolarità sanzionabili anche penalmente, possa conciliarsi con i canoni di legge e con gli indirizzi politico amministrativi della Regione autonoma della Sardegna;

2) se, dandosi per scontata la risposta alla domanda che precede, non ritenga che ricorrano i presupposti di legge, oltre che gravi motivi di opportunità politica, perché venga immediatamente adottato il provvedimento di sospensione del Consiglio di amministrazione dello I.A.C.P. di Sassari dalle sue funzioni istituzionali e disposta la nomina di un Commissario preposto ad assumere la reggenza dell'Amministrazione per le determinazioni urgenti del caso, ciò in affidabile coerenza con gli indirizzi politici e amministrativi della autorità regionale. (627)

Interrogazione Ladu Leonardo - Cocco - Casu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità dell'immediata nomina degli insegnanti nelle scuole medie inferiori e superiori della Sardegna.

I sottoscritti,

ACCERTATO:

- che, come avviene all'inizio di ogni anno scolastico, in molte scuole medie inferiori e superiori della Sardegna vi sono gravi carenze di personale docente;

- che tutto ciò determina una gestione caotica dell'attività didattica, producendo di fatto una riduzione dell'orario di insegnamento e una turnazione dei docenti fra le classi che limita lo svolgimento regolare dell'attività didattica;

- che i Provveditori fanno le nomine definitive solo dopo alcuni mesi dall'inizio dell'anno scolastico;

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della Pubblica istruzione per sapere quali iniziative intenda assumere per sollecitare il Governo affinchè i Provveditorati agli studi nominino immediatamente i supplenti (fino alla nomina definitiva dei docenti) e garantiscano un immediato, regolare e ordinato inizio dell'anno scolastico. (629)

Interrogazione Usai Edoardo sul ritardo nell'insediamento della circoscrizione n. 4 di Quartu S. Elena.

Il sottoscritto,

PREMESSO CHE:

- nel passato mese di giugno si tenevano a Quartu S. Elena, assieme alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale, le elezioni per il rinnovo dei Consigli circoscrizionali;

- l'articolo 16 del regolamento delle circoscrizioni comunali in attuazione della legge n. 278 del 1976 prevede che entro quindici giorni dalla proclamazione degli eletti il Consiglio di circoscrizione debba tenere la sua prima seduta e che l'avviso di convocazione venga inviato dal consigliere anziano;

- la quasi totalità delle circoscrizioni hanno iniziato la loro attività rispettando i termini regolamentari;

- invece la circoscrizione n. 4 è ancora inattiva a causa della incomprensibile e negligente inerzia del consigliere anziano, presumibilmente impegnato nelle laboriose trattative per la costituzione dell'ufficio di presidenza della circoscrizione medesima;

- tali ritardi, oltre a screditare l'istituzione, privano gli abitanti della circoscrizione della possibilità di utilizzare questo strumento di decentramento,

chiede di interrogare l'Assessore regionale agli enti locali per sapere se non ritenga opportuno intervenire presso il Sindaco di Quartu S. Elena al fine di indurre il preposto alla convocazione della assemblea a riunire la stessa, adempiendo in questo modo ai dettati regolamentari ed alle più elementari regole di sensibilità politica. (630/C-1)

Interrogazione Sanna Adalberto - Oppi - Ortu - Marteddu - Amadu - Piras - Demontis - Giagu - Sechi - Corda - Tidu, con richiesta di risposta scritta, sulla compatibilità fra l'incarico di Assessore regionale e direttore responsabile di un periodico.

I sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se sia a conoscenza del fatto che l'Assessore regionale del turismo, commercio e artigianato Marco Marini sia allo stesso tempo direttore responsabile del periodico "Nuova Impresa" bimestrale della Confederazione Nazionale dell'Artigianato della Sardegna (C.N.A.).

Il fatto segnalato risulta essere altamente lesivo nei confronti delle altre Confederazioni o Associazioni di artigiani sardi, che certamente non possono contare sulla indipendenza e imparzialità dell'Assessore Marini.

I sottoscritti chiedono pertanto al Presidente della Giunta regionale se non ritenga che al di là della incompatibilità fissata in legge per i consiglieri regionali non ve ne sia un'altra per i cosiddetti "tecnici" che non dovrebbero far interferire la loro attività professionale nell'esercizio dell'alta responsabilità di governo a livello regionale ad essi attribuita, soprattutto per assicurare il massimo della trasparenza e della distinzione dei ruoli a tutela degli interessi pubblici.

Per queste ragioni gli interroganti chiedono se il Presidente non ravvisi l'esigenza di censurare il comportamento scorretto dell'Assessore Marini e se non ritenga, comunque, di porre al medesimo la necessità di una opzione fra i due incarichi ricoperti, al fine di eliminare ambigue situazioni in cui non si capisce bene quale sia l'interesse preminente dell'attività svolta dall'Assessore regionale del turismo, commercio e artigianato onde evitare commistioni possibili fra interessi contrastanti, fra i quali sempre deve prevalere quello generale. (631)

Interrogazione Tamponi sullo sfruttamento delle sabbie silicee nel territorio di Florinas-Ossi e sulla costruzione di un impianto per la lavorazione del vetro artistico.

Il sottoscritto chiede di conoscere se corrispondano al vero le voci secondo le quali la SARDINIA GLASS, società di ricerca controllata dall'EMSA per la trasformazione delle sabbie silicee in vetro artistico, stia per acquistare, in procedura concorsuale per una cifra di circa 3 miliardi, uno stabilimento industriale ubicato nel A.S.I. (zona industriale Sassari-Porto Torres-Alghero).

Se ciò corrispondesse al vero verrebbero disattese tutte le aspettative del territorio, direttamente provato dall'estrazione delle sabbie, tanto da vedere interrotte vie di comunicazione che attraversano paesi quali Florinas e Cargeghe perché lesionate in maniera straordinaria e pericolanti per il traffico di mezzi pesanti che trasportano le sabbie.

Lo stesso territorio di Florinas-Ossi riceve e riceverebbe un ulteriore danno ambientale connesso con le attività estrattive, anche se queste sono improntate secondo valutazioni di impatto ambientale e secondo una logica di ripristino dettato dalla normativa regionale in materia di cave. Per tale motivazione questi territori si aspettavano che l'attività di trasformazione di questa risorsa locale avvenisse in loco e avevano già individuato, con la PROGEMISA, la nascente Z.I.R. (zona industriale di interesse regionale) di Campomela quale zona ove ubicare lo stabilimento di trasformazione della SARDINIA GLASS.

In attesa di avviare la costruzione di questo stabilimento, per il quale è già stata attribuita dal Comune di Cargeghe un'area specifica, la SARDINIA GLASS aveva iniziato la lavorazione presso locali ottenuti in comodato dall'ENICHEM in comune di Porto Torres.

Non si capisce perché si vogliano far passare in silenzio operazioni di questo tipo, che rinnegano impegni presi dall'EMSA, dalla PROGEMISA e dalla SARDINIA GLASS con le amministrazioni di Florinas, Ossi, Cargeghe e Muros che rivendicano la cosa più normale e più ovvia e cioè che le trasformazioni avvengano a "bocca di cava" e non a 50 chilometri di distanza, facendo così ricadere su altro territorio le aspettative occupazionali e di sviluppo che sono invece aspettative legittime delle popolazioni sui cui territori insistono le cave.

Pertanto il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria per dare immediata indicazione agli Enti in questione affinchè sospendano, con urgenza, qualsiasi iniziativa orientata in questo senso e si muovano nella logica definita a suo tempo nel pieno rispetto dei modi e delle aspettative delle comunità più direttamente interessate. (632/C-6)

Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sugli interventi promo-pubblicitari della legge regionale 39/1973.

Il sottoscritto,

PREMESSO che con la ripartizione dei finanziamenti delle sponsorizzazioni sportive in base alla legge regionale 39/1973, l'Assessorato dell'agricoltura ha posto in essere una vera e propria discriminazione nei riguardi della quasi totalità delle società dilettantistiche sarde;

ATTESO che tutto il movimento sportivo dell'Isola attraversa una durissima crisi per via dei sempre crescenti oneri richiesti per la partecipazione ai vari campionati, a tutti i livelli e categorie;

RILEVATO che se per certi versi sono accettabili le griglie fissate dalla deliberazione n. 24/43 del 1° luglio 1993, per contro desta più d'una perplessità l'ammontare delle somme destinate alle poche società beneficiarie;

CONSIDERATO che moltissime società praticanti discipline sportive poco conosciute, ma non per questo meno nobili e formative, sono state inopinatamente escluse da qualsiasi programma di finanziamento;

CONSIDERATO ancora che dai programmi sono, altresì, escluse tutte le scuole di insegnamento delle discipline sportive agonistiche, cosa perlomeno singolare tenuto conto che, data la giovanissima età degli allievi, sono fra le più seguite e quindi ottimo veicolo pubblicitario oltreché formativo,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere:

- se sia intenzionato a presentare con la dovuta urgenza un correttivo al programma operativo di spesa, inserendo attraverso nuovi e riveduti parametri e criteri, rispondenti ad una valutazione più equa, le moltissime società ingiustamente escluse oggi da un provvedimento che sembrerebbe rispondere a criteri di carattere privilegiatistico per pochi, fortunati destinatari;

- cosa si attenda ad attuare un piano di ripartizione delle sponsorizzazioni che tenga conto non solo dell'importanza agonistica delle società ma dell'effettiva capacità veicolare di pubblicizzare un prodotto che troppo spesso viene proposto in zone di mercato dove non viene neppure commercializzato, tralasciando zone dell'Isola dove magari avrebbe migliore penetrazione, data la capillare diffusione nel territorio delle società dilettantistiche. (633)

Interrogazione Planetta - Ortu - Demontis - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla vigilanza delle dighe e degli sbarramenti ENEL.

I sottoscritti,

PREMESSO che dall'inizio dell'estate la sorveglianza attiva delle dighe dell'ENEL di tutta la Sardegna è stata ridotta da 24 a 8 ore giornaliere (corrispondenti alle ore lavorative), con l'obbligo per le restanti ore della giornata della sola reperibilità speciale;

RILEVATO che la riduzione della sorveglianza attiva, soprattutto durante le ore notturne, nel perimetro di terreno che delimita le dighe, crea forti preoccupazioni per eventuali atti di teppismo o sabotaggio di tipo terroristico;

CONSIDERATO che a valle di tutte le dighe dell'Isola sono situati numerosi paesi che in virtù della ridotta sorveglianza sono lasciati in balia di eventuali, improvvise, inondazioni dei loro terreni,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'ambiente per sapere se intendano promuovere un vertice con i responsabili della direzione dell'ENEL della Sardegna, i sindaci dei paesi interessati, i responsabili della Provincia e delle Comunità montane, unitamente a quelli della Protezione civile di competenza, per sollevare il problema ed adottare una soluzione che assicuri alle dighe una sorveglianza attiva durante tutta la giornata che non sia solo tecnica, ma anche per la sicurezza pubblica. (634)

Interrogazione Usai Edoardo sulla chiusura della "autogestita" di Sant'Antioco.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- con provvedimento dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente è stata chiusa la riserva di caccia autogestita di Sant'Antioco;

- il provvedimento di chiusura è stato emanato 36 ore prima dell'apertura della caccia, creando

notevoli problemi ai soci della riserva, del tutto ignari delle intenzioni dell'Assessore;

- il territorio di Sant'Antioco è stato occupato in modo massiccio dalle guardie venatorie

determinando apprensione presso la popolazione;

- a quanto pare, prima dell'adozione del provvedimento di chiusura, non è stato neppure acquisito il parere del presidente della riserva,

chiede di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere:

- quali siano le ragioni che hanno indotto l'Assessore ad ordinare la chiusura della "autogestita";

- se in ordine alla chiusura sia stato sentito il Comitato regionale faunistico e quale opinione abbia espresso;

- quali siano le determinazioni dell'Assessore in ordine alla riapertura della riserva. (635/C-5)

Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla liquidazione degli arretrati relativi all'attuazione della legge regionale 44/87 sulla "Assistenza economico-sociale e di mantenimento a favore degli infermi di mente e dei minorati psichici residenti in Sardegna".

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- con la legge regionale 44/87 si era inteso - seppure tardivamente - assolvere ad un preciso dovere politico e sociale in favore degli infermi di mente e dei minorati psichici residenti in Sardegna che rappresentano una categoria di cittadini particolarmente indifesi, emarginati e bisognosi di attenzione e solidarietà;

- l'erogazione dei benefici previsti dalla legge regionale sopra richiamata non ha avuto alcuna pratica attuazione durante la scorsa legislatura;

- invece, durante questa decima legislatura il Consiglio regionale ha già erogato rilevanti risorse con le quali si è provveduto alla liquidazione delle competenze arretrate relative agli anni 1987-1988-1989 e 1990 (queste ultime per soli 9 mesi);

- debbono essere ancora erogate le competenze relative agli anni 1990 (3 mesi) per lire 11.988.000.000, 1991 per lire 52.349.378.888 e 1992 (sino al mese di agosto compreso in quanto successivamente a quella data è entrata in vigore una nuova normativa in materia) per lire 35.715.200.000, nonché, infine, quelle relative agli Istituti per un importo di lire 5.341.140.000 relativamente al 1992,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità ed assistenza sociale per sapere se non ritenga doveroso ed urgente proporre alla Giunta ed al Consiglio regionale l'inserimento nella finanziaria 1994 di un congruo stanziamento col quale potere liquidare parte considerevole degli arretrati di cui trattasi, dando così un riscontro positivo alle forti e legittime aspettative in essere tra gli interessati. (636)

Interrogazione Ferrari, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della Direzione dell'ENEL di chiudere dieci agenzie in Sardegna.

Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se risponde al vero che la Direzione Generale dell'ENEL S.p.A. ha approvato il progetto di ristrutturazione dell'Ente che prevede la chiusura di n. 10 agenzie in Sardegna e precisamente quelle di Guspini, Iglesias, Ghilarza, Macomer, Thiesi, Ales, Ozieri, Porto Torres, Palau, Siniscola.

CONSIDERATO che tutto ciò produrrebbe un esubero di personale pari a circa 500 unità per il quale non esisterebbero progetti di nuove iniziative da parte dell'ENEL che lo possano occupare;

TENUTO CONTO che un tale avvenimento si ripercuoterebbe in modo estremamente negativo sul già gravissimo stato di crisi socio-economica che la Regione attraversa;

ESAMINATA la circostanza che tre delle agenzie di cui è stata decisa la chiusura - Ales, Ghilarza e Guspini - interessano particolarmente la provincia di Oristano, già salassata dalla crisi di quasi tutte le attività economiche presenti nel proprio territorio,

il sottoscritto interrogante chiede di sapere quali sono esattamente i progetti e gli obiettivi dell'ENEL e quali iniziative intenda porre in essere la Giunta regionale a difesa di un servizio che interessa la totale generalità dei cittadini e il posto di lavoro di diverse centinaia di lavoratori. (637)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di iniziative per individuare gli strumenti organizzativi e gestionali finalizzati all'utilizzazione del Palazzo dei Congressi in Alghero (SS).

Il sottoscritto,

PREMESSO che in Alghero, località Maria Pia, è in corso di completamento il Palazzo dei Congressi, opera finanziata dalla Regione sarda;

VISTO CHE tra breve la Regione sarda procederà ad appaltare le opere di sistemazione esterna della citata struttura e fornire gli arredi;

VISTO, altresì, che il Consiglio regionale ha previsto, nella legge di assestamento del bilancio, recentemente approvata, un ulteriore stanziamento di lire 10 miliardi, destinati alla costruzione della struttura gemella (parte sportiva);

CONSIDERATO che l'importante complesso, unico nel settore in Sardegna, può costituire un fattore determinante per la ripresa del processo di sviluppo economico della Riviera del Corallo e dell'intero Nord Sardegna;

RITENUTO che con la conclusione dei lavori, prevista in tempi brevi, la struttura sarà resa disponibile e agibile e che, pertanto, si pone, con urgenza, la necessità di individuare, d'intesa con gli enti interessati, gli strumenti per la gestione della struttura stessa,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale del turismo per sapere quali iniziative abbiano assunto o intendano adottare al fine di pervenire tempestivamente, d'intesa con gli enti interessati, alla predisposizione di tutti gli strumenti organizzativi e gestionali necessari a far funzionare, non appena sarà agibile, la più volte citata struttura. (638)

Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla terapia trasfusionale per i talassemici.

Il sottoscritto,

PREMESSO che i talassemici sardi, a causa di incresciosi ritardi e di una fallimentare organizzazione sanitaria regionale, sono costretti ad attese che producono anche 12 e più giorni per essere trasfusi;

EVIDENZIATO che questa situazione se raffrontata ai dati dei trasfusi nel Continente (dai 3 ai 4 giorni) è palesemente intollerabile e rappresenta un affronto umiliante nei confronti dei talassemici sardi;

ATTESO che l'Associazione regionale sarda dei talassemici, per opera del suo Vice Presidente, ha diffuso una nota preoccupante con la quale, oltre a denunciare la situazione, si annuncia il ricorso, stante l'attuale situazione di disagio, a trasfusioni presso centri della penisola attraverso l'ausilio di voli organizzati,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e il competente Assessore della sanità per conoscere:

- quali immediate iniziative intendono adottare per ridurre i tempi di attesa dei trasfusi sardi;

- quali cause abbiano indotto e inducono a questi ritardi e se vi siano dei responsabili di ciò;

- quali sono gli intendimenti della Giunta regionale per evitare che in futuro abbiano a ripetersi queste situazioni. (639)

Interrogazione Corda, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione dell'Agenzia ENEL di Siniscola.

Il sottoscritto, in relazione alla decisione dell'ENEL di sopprimere 10 agenzie sulle 23 esistenti nel territorio regionale, tra le quali quella di Siniscola, chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere:

- se l'ENEL nella definizione del piano degli accorpamenti delle agenzie dal momento che questo piano incide notevolmente sui livelli occupazionali, ha interessato preventivamente la Regione sarda;

- quali parametri sono stati presi in considerazione per determinare la soppressione delle 10 agenzie sul territorio isolano;

- se l'ENEL ha considerato, nel caso di Siniscola, il costo sociale che ne deriverebbe costringendo oltre 35.000 utenti a rivolgersi ad agenzie di Oristano dai 50 agli 80 Km.;

- se la Regione sarda intenda intervenire, presso l'ENEL, per scongiurare un ulteriore aggravio del problema occupativo della zona di Siniscola già duramente colpita dalle note vicende dell'ex Marfili, dall'Aurora e dalla Cenu che ne deriverebbe dalla soppressione dell'agenzia su menzionata. (640)

Interrogazione Planetta, con richiesta di risposta scritta, sul mancato riconoscimento di "zona svantaggiata" per i comuni della Nurra.

Il sottoscritto,

PREMESSO che il mancato riconoscimento di "zona svantaggiata" per i comuni della Nurra comporta un danno economico per le piccole e medie imprese agricole di 15-20 milioni ogni anno, contemporaneamente, oltre alle minori possibilità di sviluppo dell'agricoltura e della zootecnia, il fatto comporta l'esclusione dal pagamento dell'ICI, per il quale hanno l'esenzione i coltivatori di tutti gli altri centri dell'Isola,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere quali misure ed iniziative intenda adottare per far sì che i comuni della Nurra ottengano, come di diritto, il riconoscimento di "zona svantaggiata". (641)

Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sugli interventi in favore degli impianti di macellazione in Sardegna.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- le direttive comunitarie n. 91/497 e n. 91/498 del 29 luglio 1991 impongono l'obbligatorietà di determinati requisiti tecnici e strutturali agli impianti di macellazione legati alla successiva commercializzazione delle carni in tutti i Paesi della Comunità Economica Europea o in definiti ambiti territoriali dello Stato membro (Provincia o U.S.L.);

- in tutta l'Isola, solo pochissime strutture di macellazione sono in regola con le norme CEE, mentre la maggior parte sono chiuse per mancanza di infrastrutture idonee;

CONSIDERATO che

- sta per partire la campagna di macellazione delle carni ovi-caprine stimabile in circa 810 mila agnelli e circa 14 mila capretti concentrati nei mesi di dicembre-gennaio;

- attualmente operano in Sardegna 13 impianti autorizzati (2 dotati di bollo CEE, 11 che hanno ottenuto la deroga) di cui, come quello di Nuoro, chiusi dall'autorità giudiziaria;

- un'ulteriore dilazione nell' affrontare il problema potrebbe provocare al settore agro-pastorale gravi irreparabili danni ad una categoria già fortemente penalizzata,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore regionale dei lavori pubblici e l'Assessore regionale della sanità, per sapere se è stato predisposto un programma di intervento visto che il bilancio regionale consente un impegno di spesa per il 1993 di 10 miliardi e soprattutto conoscere nel dettaglio le varie dislocazioni territoriali degli interventi,

chiede inoltre di sapere come si intende affrontare l'emergenza, visto che a breve inizierà la campagna di macellazione e difficilmente gli impianti saranno in grado di far fronte alle richieste. (642)

Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo dei fondi provenienti dalla intesa di programma per la Sardegna centrale (Opere di infrastrutturazione, settore 1 e 3) per interventi su stabilimenti di macellazione.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- soprattutto per la assenza di una oculata politica regionale che per tanti anni, anziché concentrare le specifiche risorse previste nei bilanci degli Assessorati dell'igiene e sanità e dei lavori pubblici per la realizzazione di un razionale piano regionale di pubblici macelli, le ha disperse con interventi a pioggia che non potevano in alcun modo incidere sulla inderogabile necessità ed urgenza di adeguare gli impianti di macellazione esistenti alle normative igienico-sanitarie vigenti, nel 1992-1993, in applicazione delle direttive C.E.E. 497 e 498/91 in materia di "norme sanitarie per la produzione e la immissione nel mercato di carni fresche", si è assistito alla chiusura della quasi totalità degli stabilimenti isolani;

- in proposito ha presentato le interrogazioni nn. 442/a e 443/a del 19 novembre 1992 con le quali sollecitava l'Assessorato regionale dell'igiene e sanità a predisporre un piano razionale di macelli pubblici sui quali concentrare tutte le risorse del settore disponibili;

- l'Assessore regionale dell'igiene e sanità ha trasmesso a quello dei lavori pubblici la nota n. 289/Gab. del 21 luglio 1993, avente per oggetto "Direttiva C.E.E. 91/498" con la quale "...tenendo conto delle richieste di finanziamento pervenute e delle priorità in relazione alle carenze nei rispettivi ambiti territoriali di altri validi impianti di macellazione..." indica in ordine prioritario le strutture per le quali è necessario intervenire;

- con dette priorità si indicano 6 macelli pubblici (dislocati nei Comuni di Sinnai, Oristano, Borore, Sindia, Meana Sardo e Nuoro) che hanno ottenuto l'autorizzazione a svolgere attività in deroga alla normativa comunitaria a condizione che entro il 31 dicembre 1994 vengano realizzati i lavori di ristrutturazione ed adeguamento previsti nei progetti acclusi a sostegno della domanda di proroga, per una spesa globale di lire 10 miliardi, nonché le strutture per le quali ormai da anni i Comuni di Tempio Pausania, S. Gavino, Dorgali, Santadi, Arborea e Carbonia hanno avviato i lavori per la costruzione di impianti di macellazione dotati dei requisiti previsti dalla normativa C.E.E., per un importo di lire 4,8 miliardi;

- in funzione di dette priorità il Consiglio regionale, con la recente approvazione della finanziaria 1993/bis, ha approvato il capitolo di intervento per la ristrutturazione ed adeguamento alle normative comunitarie presentato dall'Assessorato regionale dei lavori pubblici col vincolo che le risorse previste (10 miliardi) dovessero essere utilizzate all'interno delle priorità indicate dall'Assessore dell'igiene e sanità con la nota sopra richiamata;

- la stampa ha dato notizia che l'Assessorato regionale dell'industria, con fondi provenienti dall'intesa di programma per la Sardegna centrale - Opere per la infrastrutturazione, settori 1 e 3 - avrebbe finanziato la realizzazione di un nuovo stabilimento di macellazione nel Comune di Fonni, nonché un intervento di ristrutturazione per quello del Comune di Oliena;

- dette iniziative non rientrano in alcuna razionale programmazione di interventi per il settore di cui trattasi, ma rispecchiano, ancora una volta, una possibile dispersione di risorse pubbliche o, quanto meno, una non oculata utilizzazione delle stesse,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere se risponde al vero la notizia sopra riportata ed apparsa sulla stampa e, in questa ipotesi, se non ritenga doveroso ed urgente revocare la scelta operata per destinare le risorse a favore delle strutture di macellazione ricadenti nella Provincia di Nuoro tra quelle che sono state indicate dall'Assessorato regionale dell'igiene e sanità di cui si è fatto cenno in premessa,

chiede di interrogare, altresì, gli Assessori dell'agricoltura e dell'igiene e sanità per sapere se non ritengano doveroso intervenire presso l'Assessore dell'industria e, se necessario, presso quello della programmazione ed il Presidente della Giunta regionale per fare rientrare l'utilizzo delle risorse di cui all'oggetto all'interno della programmazione del settore indicata dal competente Assessorato dell'igiene e sanità e fatta propria dal Consiglio regionale in occasione della richiamata approvazione della finanziaria 1993/bis. (643)

Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla indennità compensativa prevista dalla direttiva C.E.E. 268/75 e dai regolamenti C.E.E. 707/85 e 2328/91.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- la indennità compensativa rappresenta una importante integrazione del reddito degli operatori agricoli che - all'interno di un comparto che attraversa una crisi gravissima - operano in località montane o svantaggiate caratterizzate da svantaggi naturali e permanenti e, quindi, in condizioni di particolari e più rilevanti disagi e difficoltà;

- essa appartiene alla categoria degli aiuti indiretti, cioè di quegli incentivi che la C.E.E., attraverso il FEOGA, eroga agli Stati membri sotto forma di rimborso di una quota delle spese sostenute dagli Stati stessi;

- che le quote annuali che pervengono alla Regione autonoma della Sardegna ammontano a circa 20 miliardi rispetto ai 40 che sarebbero necessari per soddisfare i diritti maturati annualmente;

- che il forte sbilancio tra le risorse disponibili e le competenze maturate ha determinato l'accumularsi di un considerevole arretrato (circa 140 miliardi) ed uno slittamento sempre più rilevante della corresponsione delle indennità maturate (il ritardo attuale, destinato ad incrementare ulteriormente in assenza di nuove ed integrative disponibilità, è di 5 anni!),

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere:

- se non ritenga opportuno impegnarsi per sensibilizzare l'intera Giunta regionale perché nella prossima finanziaria sia attivato un capitolo specifico col quale integrare le risorse attualmente disponibili al fine di spezzare la spirale dell'accumulo degli arretrati in considerazione dei seguenti due elementi fondamentali;

- i fondi vanno per intero agli interessati senza alcuna onerosa intermediazione bancaria;

- l'intervento con risorse regionali godrebbe del cofinanziamento C.E.E. al 50 per cento per cui l'onere dell'Amministrazione regionale sarebbe della metà dei benefici che ricadrebbero su una categoria di operatori che necessitano di particolare attenzione e solidarietà. (644)

Interrogazione Cadoni, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione dell'Ufficio speciale danni alluvionali previsto dalla legge regionale 14 settembre 1993, n. 41.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- la legge regionale 14 settembre 1993, n. 41 che detta norme in materia di organizzazione regionale e di incarichi di coordinamento prevede l'istituzione di un Ufficio speciale danni alluvionali;

- nella divisione affari generali è attivo il settore calamità naturali ed avversità atmosferiche, istituito a termine con L.R. n. 29 del 1984 e che pertanto dato il carattere della eccezionalità avrebbe dovuto esaurire i suoi compiti dopo l'espletamento delle pratiche relative all'alluvione del 1983;

- il medesimo ufficio ha invece continuato a funzionare anche dopo tale data a seguito della successiva alluvione del 1986;

CONSIDERATO, pertanto, che l'istituzione del citato Ufficio speciale danni alluvionali previsto dalla recente L.R. n. 41 del 1993 rappresenta l'inutile doppione di un ufficio che peraltro appare anch'esso oggi privo di utilità,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per conoscere quali provvedimenti intenda porre in essere al fine di procedere alla riconversione dei due uffici, destinandoli all'assistenza nel settore della elettrificazione rurale, il quale, per motivi incomprensibili, non è stato previsto da alcuna legge regionale. (645)

Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul depauperamento della sabbia dall'arenile del Poetto.

Il sottoscritto,

PREMESSO che l'Associazione per il parco di "Molentargius-Saline-Poetto" ha presentato alle Autorità competenti una denuncia su un prelevamento abusivo di sabbia dall'arenile del Poetto;

RILEVATO che nella denuncia dell'Associazione vengono individuati i presunti colpevoli di tale atto vandalico, dato che i camion che hanno già prelevato centinaia di tonnellate di sabbia si dirigono verso l'Ippodromo antistante per, pare, utilizzare la sabbia per ripianare le piste;

EVIDENZIATO che l'arenile del Poetto, oltre ad essere per antonomasia la spiaggia dei cagliaritani e dei quartesi, riveste un'importanza primaria per l'economia del luogo e per il suo futuro sviluppo turistico;

CONSIDERATO che il Poetto versa in uno stato di avanzato degrado per via dell'incuria delle Amministrazioni preposte per territorio e competenza che ad oggi non hanno ancora intrapreso gli interventi di salvaguardia per tutelare l'ecosistema anche dai danni prodotti da cause naturali (rovesci piovaschi e mareggiate);

CONSIDERATO ancora che, nonostante i ripetuti solleciti, non viene effettuata neppure la normale sorveglianza del tratto di arenile: esposto così com'è agli atti vandalici (non di rado per esempio le fontanelle della spiaggia vengono utilizzate, da incuranti cittadini, come delle stazioni di lavaggio per auto, oppure l'arenile utilizzato come pista di rally o parcheggio) e allo scempio di speculatori che altrimenti sarebbero impediti,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere:

- se alla luce della denunzia dell'Associazione ambientalistica la Regione, per la sua parte di competenza, abbia intenzione di intervenire con la dovuta urgenza per porre fine allo scempio in atto;

- se intenda la Giunta convocare le parti interessate per stabilire quali iniziative adottare per perseguire i responsabili di detto scempio;

- se infine, dopo tanta attesa, non intenda la Regione sollecitare gli organismi competenti per avviare tutte le opere necessarie per ripristinare l'ecosistema andato distrutto del Poetto e restituire l'uso della spiaggia alla cittadinanza in considerazione dell'incommensurabile valore ambientale ed economico che il bene riveste per tutta la Sardegna. (646)

Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul progetto per la nuova SS 125 "Orientale Sarda".

Il sottoscritto,

PREMESSO che il progetto proposto dalla Regione sarda, alternativo a quello già presentato dall'ANAS, per la nuova SS 125 presenta costi più elevati e un tracciato più lungo di 16 Km rispetto al precedente;

RILEVATO che mentre nel progetto regionale si tiene in gran conto il traffico della popolazione turistica, limitata al solo periodo estivo, appaiono subordinati e marginali gli effetti negativi che andrebbero a ricadere sulla popolazione residente per tutto l'arco dell'anno;

CONSIDERATO che, a tutto ciò, si aggiunge un evidente danno ambientale e un sensibile peggioramento dei collegamenti interni, laddove a Burcei scompare letteralmente una strada;

CONSIDERATO ancora che le varie Amministrazioni comunali dei paesi interessati hanno apertamente manifestato la loro contrarietà al progetto regionale,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

- quali motivazioni abbiano indotto la Regione a presentare un progetto più oneroso e con soluzioni tecniche inferiori rispetto al progetto ANAS;

- come si coniuga la necessità di servire l'interesse generale con l'indirizzo del progetto regionale di servire prioritariamente i proprietari di villette e seconde case di Costa Rei, Torre delle Stelle, ecc., a discapito delle popolazioni residenti nei centri dell'interno;

- se sia a conoscenza la Regione che sono stati costituiti dei Comitati di cittadini per protestare contro le sperequazioni e discriminazioni contenute nel progetto regionale. (647)

Interrogazione Usai Edoardo sulla gestione del CRS4.

Il sottoscritto Presidente di Gruppo,

PREMESSO che:

- il "Consorzio 21", istituito con L.R. 23 agosto 1985, n. 21, allo scopo di realizzare il Parco scientifico e tecnologico, è costituito con un fondo consortile di lire 1.060.000.000, di cui un miliardo versato dalla Regione sarda, 30 milioni dalla Sfirs e 30 milioni dall'Emsa;

- altresì il "Consorzio 21 " per il perseguimento dei propri fini ha successivamente costituito il "CRS4", società consortile a responsabilità limitata con capitale sociale di lire 1.000.000.000, di cui 700 milioni del "Consorzio 21", 150 milioni della "TECHSO spa" e 150 milioni della "IBM SEMEA";

- pertanto il "Consorzio 21", che utilizza interamente fondi regionali, partecipa al "CRS4" per il 70 per cento del capitale, e quindi la Regione sarda partecipa con fondi propri, al 99 per cento al "Consorzio 21", al 70 per cento al "CRS4",

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere:

- se risponda al vero che il "CRS4" abbia pagato la somma di lire 416.317.693 per il canone di locazione dall'1 gennaio 1992 al 30 giugno 1992 di un immobile sito in Cagliari necessario per le proprie esigenze organizzative;

- se risponda al vero che presso l'immobile in parola siano stati effettuati nel periodo indicato lavori di ristrutturazione, svolti dal proprietario ma pagati dal "CRS4" e, in caso affermativo, quale sia l'importo di tali lavori;

- se il citato immobile sia a tutt'oggi in uso al "CRS4" e, in caso contrario, per quali motivi. (648/C-3)

Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, su alcune autorizzazioni richieste dalla Unità sanitaria locale n. 5 di Ozieri.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- il mancato rinnovo della convenzione con l'Istituto di anatomia patologia dell'Università di Sassari comporta per l'unità sanitaria locale di Ozieri la indisponibilità assoluta di qualsiasi riscontro citologico e biotipo per cui non è possibile formulare alcuna diagnosi in campo neoplastico e che tale situazione ha messo in crisi l'attività di tutte le sale operatorie con gli immancabili rilevantissimi disagi per l'utenza del vasto territorio che fa capo alla U.S.L. di Ozieri;

- l'attuale convenzione specialistica ambulatoriale di cinque ore per la medicina sportiva si è appalesata macroscopicamente inadeguata per l'effettuazione delle visite e certificazioni prescritte per quanti svolgono attività sportiva agonistica (lo scorso anno, un medico a tempo pieno e, quindi, con 38 ore di lavoro settimanale, ha sottoposto alle varie visite e "prove" ben 500 pazienti circa, effettuando 3.000 prestazioni); tanto che, per portare ad almeno 11 le ore "convenzionate", è stata richiesta l'autorizzazione a trasformare sei ore di convenzione specialistica ambulatoriale tra quelle relative a branche che non risultano necessarie;

- che analoga richiesta è stata formulata pure per la oncologia, anche essa per soddisfare le numerosissime prestazioni richieste e nel passato evase da personale sanitario specificamente destinato al settore che oggi non è più disponibile (nel 1991 sono stati seguiti 658 pazienti oncologici ed effettuati 146 trattamenti chemioterapici; nel 1992 risultano effettuate 1.077 visite e 333 trattamenti chemioterapici),

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità ed assistenza sociale per sapere se non ritenga doveroso ed urgente concedere con la massima sollecitudine possibile le autorizzazioni ad attivare le convenzioni di cui trattasi. (649)

Interrogazione Planetta, con richiesta di risposta scritta, sui progetti speciali finalizzati all'occupazione.

Il sottoscritto,

PREMESSO che lo stato di crisi socio-economica in cui versa la Sardegna, ha causato il collasso di centinaia di imprese con i conseguenti tagli di migliaia di posti di lavoro;

RILEVATO che la Giunta regionale presieduta dal sardista Mario Melis aveva approvato il programma dei progetti finalizzati all'occupazione con la legge n. 11/1988 (legge finanziaria), con un impegno di spesa di lire 245 miliardi per il triennio 1988/1990, per complessivi 5475 posti di lavoro;

VISTA la deliberazione n. 36/1 del 28 agosto 1990, con la quale la Giunta Floris si impegnava ad approvare una minima parte dei progetti speciali;

CONSIDERATO che ad oltre tre anni dalla predetta deliberazione nessun progetto è stato finanziato,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali iniziative intenda adottare per avviare in tempi brevissimi i progetti già approvati e quali contromisure intenda adottare per i progetti non ancora esaminati dal Comitato interassessoriale. Tutto ciò premesso, ricorda che uno dei punti fondamentali degli impegni programmatici per la formazione della Giunta in questione riguardava l'occupazione giovanile. (650)

Interrogazione Ferrari, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento del prodotto conferito ai bieticoltori sardi.

Il sottoscritto,

PREMESSO che la bieticoltura sarda, grazie anche ad una accorta politica regionale di impulso alla specializzazione, ha fatto grandi progressi agronomici;

CONSIDERATO che nel panorama agricolo regionale essa svolge un importante ruolo nella rotazione colturale e rappresenta ancora una delle poche produzioni che possono compensare il lavoro del coltivatore;

VISTO che lo scorso anno l'Industria Sarda Zuccheri ha corrisposto i pagamenti ai produttori con gravi ritardi;

VISTO che quest'anno, non solo non è stata rispettata la scadenza del 15 ottobre come previsto contrattualmente, ma si paventa una situazione peggiore dello scorso anno poiché la S.I.P.A.S., detentrice del 97 per cento del pacchetto azionario della I.S.Z., afferma di non essere nella condizione di poter prestare la garanzia fidejussoria richiesta dalle Banche per rinnovare le linee di credito alla I.S.Z. necessarie in questa fase per pagare i fornitori;

CONSIDERATO che tutto ciò comporta le legittime reazioni dei produttori, che nel momento in cui fanno le anticipazioni per la campagna di coltivazione 93/94 non hanno ancora percepito alcun corrispettivo per la produzione della campagna 92/93;

SCONTATO che da ciò consegue una pericolosa minaccia alla permanenza della coltura bieticola in Sardegna con tutte le rovinose conseguenze per l'agricoltura, l'industria saccarifera e l'occupazione,

TUTTO CIÒ PREMESSO

chiede di interrogare il Presidente della Giunta e gli Assessori regionali dell'industria e dell'agricoltura per sapere quali provvedimenti immediati intendono porre in essere nei confronti della SIPAS, della I.S.Z. e delle Banche, al fine di corrispondere subito ai bieticoltori il pagamento del prodotto conferito e quali provvedimenti non immediati ritengano di effettuare per risolvere alla radice i problemi suesposti. (651)

Interrogazione Usai Edoardo sulle ventilate nomine negli Enti Provinciali del Turismo e nelle Aziende Autonome di Soggiorno della Sardegna.

Il sottoscritto Presidente di Gruppo,

IN RELAZIONE a notizie di stampa secondo le quali l'Assessore regionale del turismo avrebbe in data odierna portato alla ratifica della Giunta regionale le nomine dei responsabili degli Enti Provinciali del Turismo e delle Aziende Autonome di Soggiorno;

CONSTATATO che dalle medesime notizie di stampa i titolari dei nuovi incarichi dovrebbero essere:

- per l'EPT di Nuoro Bachisio Falconi, ex Sindaco di Fonni, pidiessino;

- per l'AAST di Olbia Francesco Sionis, ex Assessore alla cultura di Olbia, pidiessino;

- per l'AAST di S. Teresa Giovanna Carla Occhioni, pidiessina, moglie di un consigliere comunale pidiessino;

- per l'EPT di Cagliari Gianni Agnesa, pidiessino;

- per l'AAST di Muravera Mauro Melessa, pidiessino;

- per l'AAST di Palau-La Maddalena Stefano Amadei, pidiessino;

CONSTATATO ancora che, nonostante il disgusto dei cittadini nei confronti del sistema, la mala pianta della lottizzazione tarda a morire e che alle istanze di rinnovamento e trasparenza dell'opinione pubblica si risponde ancora una volta con l'arroganza dei tempi più bui della partitocrazia,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere:

- quali siano i criteri oggettivi ai quali si sia attenuto l'Assessore nella scelta dei responsabili di tali enti;

- se, per caso, nella scelta abbia inciso o no l'appartenenza al PDS. (652/C-4)

Interrogazione Manchinu, Planetta, Ferrari, Desini, Antonio Satta, Paolo Fadda, Salvatorangelo Mereu sulla proposta di nomina dei Commissari degli Enti Provinciali del Turismo (EPT) e delle Aziende Autonome di Soggiorno (AAS).

I sottoscritti:

1) avendo appreso da organi di informazione che la Giunta regionale si accinge a nominare i Commissari degli EPT e delle AAS;

2) atteso che gli stessi commissari risultano essere esclusivamente non funzionari della Regione come nel passato invece si era ritenuto opportuno fare;

3) considerato tra l'altro che sono frutto ancora una volta di lottizzazione selvaggia,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta e l'Assessore regionale del turismo proponente per conoscere:

a) i motivi che inducono a proporre la nomina di Commissari non funzionari della Regione ed i criteri di scelta degli stessi;

b) se risponde al vero che 6 su 12 verrebbero assegnati ad esponenti appartenenti all'area del PDS. (653)

Mozione Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci sul rilancio e lo sviluppo della vertenza Sardegna; azione contestativa e pacchetto autonomistico.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

a) la condizione economica e sociale della Sardegna si aggrava ogni giorno di più, stimandosi addirittura come dato più benevolo per il prossimo futuro l'ipotesi di "crescita zero";

b) i lavoratori espulsi dalla produzione (operai, impiegati, insegnanti), sono costretti a forme di protesta così dure da mettere a rischio la stessa incolumità fisica dei lavoratori medesimi;

c) langue, in modo colpevole, ogni e qualsiasi iniziativa politica valida da parte delle istituzioni pubbliche e principalmente da parte della Giunta regionale;

d) tale stato di cose è divenuto intollerabile e, di fatto, inconciliabile con la pace sociale e con la stessa tranquillità di coscienza della società civile;

e) permangono del tutto disattesi dal Governo nazionale i ripetuti pronunciamenti del Consiglio regionale e principalmente la piattaforma rivendicativa contenuta nell'ordine del giorno voto del 19 marzo 1993,

delibera

1) di riunirsi in seduta permanente di contestazione contro le ingiuste scelte di politica economica del Governo nazionale;

2) di procedere alla definizione di una proposta generale ed organica, per lo sviluppo della Sardegna a garanzia della occupazione (progetto per la rinascita, oggi), che coinvolga tutti gli aspetti economici, sociali ed istituzionali che concorrono a costituire la dignità e la validità stessa della Autonomia Speciale;

3) di ritenere detta proposta come base irrinunciabile di rivendicazione nei confronti del Governo e dello Stato nazionale ("pacchetto autonomistico della Sardegna") e come fatto idoneo a ridefinire la natura e la portata del rapporto Regione/Stato;

4) di nominare una "delegazione trattante", espressione dei poteri istituzionali della Regione, che definisca con lo Stato i contenuti e i risultati della "Vertenza Sardegna";

5) di rivolgere un appello alla totale mobilitazione delle forze sociali, istituzionali, culturali dell'Isola a sostegno della piattaforma di rivendicazione della Sardegna nei confronti dello Stato. (149)

Mozione Sanna Adalberto - Tamponi - Corda - Carusillo - Tidu - Marteddu - Serra - Usai - Amadu - Atzeni - Atzori - Bachino - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro sul problema delle saline in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- lo Statuto regionale e le sue norme di attuazione nel titolo II, circa le funzioni della Regione, elenca all'articolo 3 le materie in cui la Regione ha potestà legislativa e tra tali materie, al punto m) del citato articolo 3, è indicato "l'esercizio dei diritti demaniali e patrimoniali della Regione relativi alle miniere,cave e saline";

- appare chiaramente definito con legge a valenza costituzionale che la Regione ha potere di legiferare in materia di cave e saline per quanto attiene all'esercizio dei diritti demaniali e patrimoniali della stessa Regione, peraltro l'articolo 4 punto a) del citato Statuto precisa che nei limiti fissati dall'articolo 3 e dei principi stabiliti dalle leggi dello Stato la Regione emana norme legislative sull'esercizio industriale delle saline;

- nella materia dell'esercizio dei diritti demaniali e patrimoniali e sull'esercizio industriale relativi alle saline la Regione ha quindi inconfutabilmente competenza primaria, anche se l'articolo 14 dello stesso Statuto però pare limitare le competenze della Regione dove dispone che la Regione succede allo Stato nei beni e nei diritti patrimoniali di natura immobiliare ed in quelli demaniali ad esclusione del demanio marittimo e precisa che i beni ed i diritti connessi a monopoli fiscali restano allo Stato finché dura tale condizione;

- a chiarire ulteriormente la questione soccorre il D.P.R. 24 novembre 1965, n. 1627 il quale dispone che le funzioni amministrative dell'autorità marittima statale concernente le saline relativamente al demanio marittimo ed al mare territoriale sono trasferite all'Amministrazione regionale della Sardegna, i cui provvedimenti concernenti le concessioni di saline sono adottati previo parere favorevole della competente autorità statale sulla compatibilità del pubblico uso;

- in relazione al problema delle competenze della Regione risulta pertanto definitivamente certo che "la Regione è titolare anche del potere concessorio sulla installazione di nuove saline, sulla revoca e sulla decadenza di concessioni già in atto";

- i limiti derivanti dall'articolo 14 dello Statuto regionale che esclude tra i beni ed i diritti demaniali della Regione quelli del demanio marittimo che, in quanto connessi a monopoli fiscali, restano allo Stato finché dura tale condizione sono ormai superati. Mentre quelli derivanti dal D.P.R. 1627/1965 che impongono alla Regione l'acquisizione del preventivo parere favorevole della competente autorità statale sulla compatibilità del pubblico uso per il rilascio di concessioni di saline marittime, vanno considerati più che altro dei limiti formali che non pregiudicano la competenza regionale ma impongono esame di compatibilità prima della adozione dei provvedimenti;

CONSTATATO che:

- i problemi derivanti dal monopolio sulla produzione e commercializzazione del sale nel territorio nazionale sono nati con la legge 17 luglio 1942, n. 907. Infatti con tale legge è stato disposto che "la estrazione del sale dall'acqua del mare, dalle sorgenti saline, dalle miniere, la produzione del sale in qualunque altro modo, la raccolta, l'introduzione e la vendita del sale sono soggette a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica fatta eccezione per la Sicilia, per la Sardegna, isole minori e alcuni Comuni" (peraltro al principio del monopolio del sale sono state introdotte alcune deroghe per la produzione del sale come sotto prodotto di lavorazioni industriali, per la fabbricazione di tipi speciali di sale alimentare, la produzione di sale con metodo idrolitico, l'estrazione di sale dalle acque minerali e dalle sorgenti saline per esclusivi scopi igienici e curativi, la preparazione di sali speciali da tavola per l'esportazione e la produzione di cloruro di sodio chimicamente puro);

- da quanto esposto è evidente che al di là delle indicate deroghe che hanno una validità generale, la Sardegna è stata esclusa dalla introduzione del monopolio di Stato sul sale avvenuta con la citata legge 907/42;

- inoltre lo Statuto regionale e le successive norme di attuazione hanno chiarito che la Regione esercita tutte le attribuzioni degli organi centrali e periferici dello Stato nelle materie indicate agli articoli 3, lettera h) e m), e 4, lettera a) dello Statuto, come precisato nel D.P.R. 19 giugno 1979, n. 348, articolo 48;

- infine occorre mettere in chiara evidenza che con la legge 25 febbraio 1973, n, 10 è stato abolito sul territorio nazionale il monopolio del sale, per cui anche le limitazioni su beni e diritti connessi a monopoli fiscali stabilite dall'articolo 14 dello Statuto regionale risultano cancellate;

ACCERTATO che:

- con la citata legge 10 febbraio 1973, n. 10 e con decorrenza 1° gennaio 1974 si è abolito il monopolio di vendita del sale a cui peraltro non era interessata la Sardegna dove gli operatori locali potevano liberamente operare;

- il mercato della Sardegna poteva assorbire circa 30.000 tonnellate all'anno a fronte di una produzione delle saline di grezzo di circa 600.000/650.000 tonnellate per anno, pertanto la maggior parte del prodotto veniva conferito al monopolio;

- a partire dal 1° gennaio 1974 con la abolizione del monopolio gli imprenditori locali ammodernano gli impianti e portano la produzione a 150.000 tonn/anno di raffinato e confezionato e si inseriscono sul mercato nazionale;

- la Salsarda, costituita su direttiva dell'Amministrazione regionale tra l'EMSA e l'EMSAMS S.p.A. di Palermo consociata dall'Ente minerario siciliano, con lo scopo di impiantare e gestire in Sardegna Saline marittime, richiede alla Regione sarda, nell'ottobre 1974, la concessione delle saline di Cagliari, S. Antioco e Carloforte;

- tale iniziativa non è andata avanti perché il Ministero delle finanze e l'Assessorato regionale delle finanze hanno ritenuto che la legge 10/73 non consentisse il subingresso nelle saline della Salsarda S.p.A.;

- con la legge 22 luglio 1982, n. 467, è stata affidata la commercializzazione del sale prodotto dal Monopolio di Stato alla società AIS S.p.A. costituita dallo stesso Monopolio e dall'Ente minerario siciliano;

IN CONSEGUENZA di tale operazione i raffinatori locali sono stati costretti a pagare il sale a prezzi più che raddoppiati ed a condizioni sfavorevoli rispetto a quelle degli operatori continentali;

- il risultato è stato l'importazione di sale da altri Paesi (Spagna) e l'acquisto da mediatori continentali di sale prodotto in Sardegna;

- la Contivecchi S.p.A. intanto con la legge 784/1980 è stata trasferita alla SIR Finanziaria che ne ha affidato la gestione al gruppo ENI;

- l'ENI assicura l'approvvigionamento di sale marino agli impianti ex Rumianca per 150.000 tonn/anno;

- la rimanente produzione di 150.000 tonn/anno non utilizzata dalla ex Rumianca viene praticamente commercializzata dall'Ente Minerario Siciliano e che tale situazione determina per gli operatori sardi la necessità di acquistare il grezzo dall'AIS S.p.A. che si trova di fatto ad operare in regime di effettivo monopolio;

ACCERTATO inoltre che:

- l'AIS (Azienda Italiana Sali), costituita con legge 22 luglio 1982, n. 467, è un Ente di commercializzazione che nasce con la partecipazione dell'Ente Minerario Siciliano e di alcune aziende produttrici nazionali a prevalente capitale pubblico;

- l'AIS, attraverso patti parasociali è controllata dalla ITALKALI S.p.A. che è una emanazione diretta dell'Ente Minerario Siciliano;

- attraverso particolari agevolazioni l'AIS ha avuto la possibilità di acquistare in esclusiva il sale prodotto nelle saline di Stato in campo nazionale, cosa che ha danneggiato gravemente i raffinatori sardi (non va trascurato che l'Ente Minerario Siciliano è produttore in esclusiva di tutto il salgemma italiano con circa 2.500.000 tonn/anno che rappresentano 2/3 della produzione di sale nazionale e che ha l'esigenza della penetrazione commerciale resa difficoltosa nel campo dell'alimentazione dalla concorrenza del più pregiato sale marino. Tale situazione ha guidato la strategia siciliana all'ottenimento del totale controllo del mercato del sale con l'acquisto a condizioni di privilegio della maggior parte del sale marino disponibile);

- in relazione alla conseguita condizione di monopolio del sale da parte siciliana i raffinatori sardi sono stati obbligati ad acquistare il grezzo a condizioni particolarmente gravose che li hanno posti fuori mercato;

- la competitività dei raffinatori sardi si può determinare soltanto con la rottura di tale monopolio di fatto e quindi con la possibilità di controllare e disporre, a prezzi non alterati, di una produzione locale di sale marino (Macchiareddu, Poetto, ecc.) che alimenti gli impianti di raffinazione sardi già capaci di 150.000 tonn/anno;

RIMARCATO che:

- da quanto esposto appare chiaro che la questione del sale sardo è legata alla necessità che:

a) i raffinatori dispongano di quantità adeguate di sale grezzo;

b) il costo di acquisto della materia prima non venga imposto artificiosamente e in modo discriminatorio rispetto agli altri operatori a prezzi eccessivi;

- nella situazione attuale i raffinatori sardi non sono in grado di essere presenti nel mercato del sale alimentare in quanto l'offerta loro è fortemente al di sotto della domanda e devono affrontare una concorrenza che pratica prezzi di vendita inferiori ai costi che essi affrontano non disdegnando azioni di dumping;

- l'unico elemento positivo e che consente ancora la sopravvivenza del comparto è la superiore qualità del prodotto sardo, sopravvivenza che nel 1985 ha consentito di occupare fra attività dirette e indotto circa 300 unità lavorative con un fatturato di c.a. 7 MD;

- la possibilità di trattare soltanto 1/3 della capacità degli impianti indica la rilevanza del danno in termini economici e occupativi;

- soltanto con il recupero della capacità produttiva di sale per uso alimentare attraverso la acquisizione delle produzioni delle saline di Macchiareddu, che forniscono il miglior sale alimentare sul mercato, si può pensare a serie prospettive per gli operatori sardi del comparto;

- nella lunga vicenda delle saline di Macchiareddu va ricordato che un primo decreto (n. 325 del 6 dicembre 1983) di concessione alla Contivecchi S.p.A. per lo sfruttamento delle saline non venne mai registrato dalla Corte dei Conti (peraltro il 19 dicembre 1985 veniva emanato col n. 61 un decreto dell'Assessore regionale dell'industria che attribuiva alla Contivecchi S.p.A. una concessione di Ha 672 per lo sfruttamento del sale marino in attuazione della legge 20 agosto 1921, n. 1209, regolarmente registrata dalla Corte dei conti il 10 aprile 1986 e che intanto nel gennaio 1986 è stato costituito il consorzio del sale fra produttori e raffinatori in Sardegna a cui hanno aderito le ditte Felice Angioni, F.lli Cadelano, Cadelano Oreste e figli, Sarda Sale S.p.a., la Perla del Mare, Mar Sale);

- successivamente nel giugno 1987 è stato operante presso 1'Amministrazione dei Monopoli di Stato il sindacato autonomo SNAMS-CISAL che risulta presente nelle saline di Stato di Cagliari, S. Antioco e Carloforte;

- il quadro del Comparto sardo del sale (Contivecchi, Saline di Stato, Salsarda, Consorzio del Sale) pur sensibilizzato e animato da validi intenti, continua a soffrire per problemi esterni (AIS) ma anche per vicende interne;

- esempio di tale malessere è rappresentato dai prezzi del sale marino, prodotto dalla Contivecchi S.p.A. di Macchiareddu, denunciati dal Consorzio sardo raffinatori sale marino come eccessivamente elevati e tali da determinare effetti negativi sulla economicità della gestione delle imprese;

- altro problema è rappresentato dai rapporti conflittuali tra Consorzio ed alcuni consorziati in relazione al venir meno della Salsarda quale fornitore del sale con la mediazione del Consorzio (il rapporto diretto stabilito tra Consorzio e Contivecchi avrebbe determinato aumenti del prezzo del sale raffinato prodotto in Sardegna con la conseguente penetrazione nel mercato sardo di venditori della penisola);

- infine la posizione della Salsarda S.p.A. costituita nel 1974 tra l'Ente minerario sardo e la Società per l'industria del salgemma dell'Ente minerario siciliano, successivamente ritiratosi, che ha finalizzato la propria attività sul sale al potenziamento delle capacità esistenti, alla commercializzazione del sale in Sardegna e nella penisola. La realizzazione di nuove saline (Sulcis e Oristanese) non è andata avanti per l'opposizione delle amministrazioni locali. E' stato messo a punto dalla Società uno studio di fattibilità per la ristrutturazione delle saline di Stato del Poetto, da aggiornarsi in relazione al Piano di risanamento del Molentargius, per il quale la Salsarda è in attesa di indicazioni da parte della Regione (quale Assessorato?);

- così un piano per la verticalizzazione delle produzioni mediante il recupero dei sali delle acque madri delle saline è rimasto sulla carta;

- il problema della ristrutturazione delle saline del Poetto pare tra l'altro allontanarsi a causa della volontà che sembrerebbe emergere in campo nazionale di alienazione a favore di privati dell'area;

VERIFICATO che:

- da quanto esposto appare in tutta evidenza la più totale confusione esistente nell'ambito del comparto:

a) la Regione non esercita con la necessaria chiarezza e decisione le competenze proprie;

b) lo Stato abolisce il proprio monopolio e subito impone attraverso privilegi sulla commercializzazione un nuovo monopolio di fatto;

c) le imprese locali o si fanno fagocitare nell'ambito degli interessi siciliani o non riescono a costituire un organismo di riferimento che abbia la capacità di intervenire nel gioco degli interessi;

d) l'Ente minerario sardo pare abbia scarso interesse e scarsa capacità ad impegnarsi più efficacemente nel comparto e si defila lasciando che la Salsarda modifichi il proprio interesse verso altre produzioni,

impegna la Giunta regionale

a mettere a punto un provvedimento legislativo complessivo che dia ordine alla materia e che considerando il sale marino materia di primaria importanza per l'economia locale privilegi gli operatori locali liberandoli dalle imposizioni monopolistiche e dagli accordi tesi alla loro eliminazione dal mercato. (150)

Mozione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sul mancato avvio dell'Agenzia Regionale del Lavoro.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSTATATO lo stato di grave crisi occupativa ormai costante e progressivamente più acuta conseguente alla chiusura delle miniere, all'arresto produttivo di molte industrie nel settore agro-alimentare ed artigianale;

RILEVATO che alla cronica crisi strutturale dell'economia in Sardegna va ad assommarsi una persistente negativa congiuntura diffusa internazionalmente e con effetti ancor più laceranti nelle regioni economicamente e socialmente deboli, quali la Sardegna;

RITENUTO opportuno che in questi frangenti si mettano in atto, su iniziativa delle pubbliche istituzioni, programmi e progetti finalizzati alla produzione di beni e servizi socialmente utili e capaci di offrire rilevanti possibilità occupative con un basso rapporto investimento-posto di lavoro;

RICORDATO che nel corso della precedente legislatura, al fine anche di dare tempestiva e adeguata risposta ai problemi dell'occupazione, specialmente dei giovani, con legge fu istituita l'Agenzia Regionale del Lavoro;

CONSTATATO che l'Agenzia come strumento attuativo delle politiche del lavoro non è stata mai avviata nonostante gli impegni assunti dalla Giunta regionale, disattendendo la volontà del Consiglio regionale e la forte domanda di lavoro da parte dei disoccupati;

RILEVATO che la Giunta regionale non ha dato attuazione alla legge con l'organizzazione della struttura prevista, la sua autonomia funzionale e che nel bilancio della Regione sarda risultano avanzi di esercizio di centinaia di miliardi destinati all'occupazione,

impegna la Giunta regionale

- a dare con immediatezza una direzione all'Agenzia del Lavoro, condizione imprescindibile per una sua funzionalità;

- a convocare in tempi brevi il Comitato dell'Agenzia che da lungo tempo non si riunisce;

- ad assumere con urgenza tutte le iniziative utili ad un concreto avvio dei progetti proposti ed approvati. (151)

Mozione Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Casu - Cocco - Cuccu - Erittu - Lorelli - Pes - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Serri - Zucca sulle delicate questioni sollevate dalla pubblicazione degli elenchi degli iscritti alla Massoneria in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

- la pubblicazione degli elenchi degli affiliati alla Massoneria ha evidenziato la presenza di un

consistente numero di dipendenti del Consiglio regionale e dell'Amministrazione regionale;

- delicati uffici e servizi dell'Assemblea regionale sono diretti da affiliati alla Massoneria;

- l'Assemblea regionale, in data 5 maggio 1993, ha approvato la mozione n. 117 che, tra le altre cose, invitava il Presidente del Consiglio a chiedere ai consiglieri regionali e ai funzionari del Consiglio, una dichiarazione attestante la eventuale affiliazione alla massoneria di qualsiasi osservanza;

- l'Assemblea regionale, in data 5 giugno 1992, ha approvato l'ordine del giorno n. 67 sul potenziamento dell'attività del Consiglio regionale che dava indicazioni all'Ufficio di Presidenza di elaborare, entro 60 giorni dalla sua ricomposizione, un progetto di riordino e di potenziamento delle attività del Consiglio;

- in discussione non è tanto l'appartenenza alla massoneria, che non si intende demonizzare o criminalizzare, quanto il principio della trasparenza che è condizione essenziale di una corretta dialettica democratica tra cittadini e istituzioni; non si può però sottacere che esiste, per i pubblici dipendenti, un problema di compatibilità tra gli obblighi di imparzialità e di lealtà istituzionale, previsti dal pubblico impiego, e l'appartenenza ad associazioni riservate, quali la Massoneria e l'Opus Dei, che impongono particolari forme di obbedienza e vincoli di solidarietà;

RILEVATO CHE:

- il principio della trasparenza violato almeno in tre occasioni (Ufficio del Difensore Civico, Ufficio stampa e dichiarazione che sembrerebbe non veritiera di un consigliere regionale) non è stato ancora ripristinato;

- i contenuti della mozione n. 117 del 5 maggio 1993 "Sulla necessità di trasparenza circa l'appartenenza ad associazioni e... eventuale affiliazione alla Massoneria" sono stati, per quanto riguarda le disposizioni inerenti di funzionari del Consiglio, a tutt'oggi, disattesi;

- le disposizioni dell'ordine del giorno n. 67 del 5 giugno 1992 "Sul riordino e sul potenziamento dell'attività del Consiglio regionale", sono state, sino ad ora, disattese;

- gli uffici del Consiglio regionale, per stessa ammissione del Collegio dei Capi Servizio, versano da anni in condizioni di grande difficoltà operativa per grave carenza di organici, mancanza di coordinamento e di impulso, forti limiti nella certezza e legalità dei procedimenti, assunzione di determinazioni sbagliate,

impegna la Giunta regionale

a informare il Consiglio regionale e a rendere pubbliche le dichiarazioni dei funzionari e dei dirigenti dell'Amministrazione regionale e degli amministratori, dei dirigenti e dei funzionari degli Enti regionali;

invita il Presidente del Consiglio regionale

a dare tempestiva attuazione ai contenuti della mozione n. 117 del 5 maggio 1993 richiedendo la dichiarazione di appartenenza ad associazioni che abbiano il vincolo della riservatezza, quali la Massoneria e l'Opus Dei, ai funzionari dell'Assemblea regionale; a dare attuazione ai contenuti dell'ordine del giorno n. 67 del 5 giugno 1992 sul riordino e sul potenziamento dell'attività del Consiglio e in particolare ad elaborare e a presentare al Consiglio, entro 30 giorni, un progetto di riordino e di potenziamento delle attività del Consiglio che risponda:

a) a criteri di efficienza, di trasparenza e di pubblicità delle decisioni;

b) alla esigenza di rafforzare, anche attraverso specifiche misure di riorganizzazione interna, le strutture umane e materiali necessarie per stimolare una più elevata produttività della attività ordinaria legislativa, di indirizzo e di controllo del Consiglio. (152)