Seduta n.208 del 21/01/1993 

CCVIII SEDUTA

(POMERIDIANA)

GIOVEDI' 21 GENNAIO 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

Congedo ....................................

Proposta di legge Sanna Emanuele - Pubusa - Dadea - Cuccu - Urraci - Casu - Cocco - Ladu Leonardo - Lorelli - Muledda - Pes - Ruggeri - Satta Gabriele - Scano - Serri - Zucca: "Norme per la disciplina, la trasparenza e il contenimento delle spese per la campagna elettorale per le elezioni del Consiglio regionale della Sardegna" (297) e della proposta di legge Tamponi - Marteddu - Murgia - Corda - Ortu - Sanna Adalberto - Tidu - Porcu - Catte: "Disciplina e contenimento delle spese sostenute dai candidati e dai partiti nelle elezioni per il Consiglio regionale" (298). (Continuazione della discussione del testo unificato):

PORCU.....................................

SCANO ....................................

CARUSILLO ...........................

DADEA ...................................

La seduta è aperta alle ore 17 e 01.

SECHI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 14 gennaio 1993, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Soro ha chiesto un giorno di congedo a far data dal 21 gennaio 1993. Se non ci sono opposizioni, il congedo si intende accordarto.

Continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge Sanna Emanuele - Pubusa - Dadea - Cuccu - Urraci - Casu - Cocco - Ladu Leonardo - Lorelli - Muledda - Pes - Ruggeri - Satta Gabriele - Scano - Serri - Zucca: "Norme per la disciplina, la trasparenza e il contenimento delle spese per la campagna elettorale per le elezioni del Consiglio regionale della Sardegna" (297) e della proposta di legge Tamponi - Marteddu - Murgia - Corda - Ortu - Sanna Adalberto - Tidu - Porcu - Catte: "Disciplina e contenimento delle spese sostenute dai candidati e dai partiti nelle elezioni per il Consiglio regionale" (298)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle proposte di legge numero 297 e 298.

E' iscritto a parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghe, colleghi del Consiglio, mi sembra che la discussione che si è sviluppata stamattina intorno a questa legge sul contenimento delle spese elettorali è stata abbastanza esauriente e non voglio ripetere cose che sono state già abbastanza sottolineate e approfondite dai colleghi che sono intervenuti nel dibattito. Una cosa mi preme dire ed è che l'intervento fatto stamattina dall'onorevole Baghino ha picconato una legge, non quella in discussione, bensì la legge che prevede il divieto di ricandidare i consiglieri che abbiano più di tre legislature. Infatti, dopo il brillante discorso di stamattina dell'onorevole Baghino noi non solo siamo tentati di non privarci della presenza in questo Consiglio regionale dell'onorevole Baghino, ma addirittura proporremo un emendamento che renda obbligatoria la candidatura di chi ha cinque legislature regionali come l'onorevole Baghino, in modo che continui in quest'Aula a esternare come ha fatto stamattina.

A parte questo mi sembra che sia opportuno che l'Aula valuti bene le implicazioni di un ulteriore rinvio dell'approvazione di questa normativa. Indubbiamente ritengo che la predisposizione di meccanismi tesi a promuovere la moralizzazione delle campagne elettorali sia uno dei passi più importanti che si devono e si possono fare sulla strada della moralizzazione della vita politica. Quanto succede nelle campagne elettorali a tutti i livelli ha dell'assurdo come hanno ben sottolineato i colleghi stamattina. Ci sono personaggi che non resistono alla tentazione di essere presenti nel video delle televisioni private, con pubblicità largamente pagata, per intere settimane, per tutti i giorni della settimana e possibilmente per tutte le ore del giorno e della notte di tutti i giorni della settimana. E' una cosa asfissiante e controproducente per gli stessi candidati, perché, ahimè!, certe facce, certi personaggi non hanno certamente la capacità di attirare simpatie negli elettori. Però quando la gente è afflitta dalla mania del protagonismo non si può fare a meno di cercare di salvarla dai suoi stessi tentativi di suicidio, quindi mi piacerebbe molto che nell'ambito della discussione e nell'ambito della predisposizione degli emendamenti, sulla base di quello che si sta facendo alla Camera e al Senato, si proponesse il divieto di pubblicità a pagamento nelle televisioni private nel periodo della campagna elettorale. Questo sarebbe un effettivo contributo a una maggiore moralizzazione della vita pubblica, un contributo serio che darebbe buoni risultati. Però il punto centrale della questione non è tanto questo, secondo noi, quanto il fatto che se anche ci fosse il divieto della pubblicità a pagamento nelle televisioni, non si risolverebbe comunque il problema della par condicio tra candidati di cui hanno parlato vari oratori stamattina. Esiste infatti, e qua il discorso diventa più ampio, una terribile, una antidemocratica, una ingiustificata situazione di privilegio nell'uso dei mass media, soprattutto a livello regionale, da parte di alcune forze politiche e di alcuni uomini politici e se qualcuno avesse la pazienza a fine anno di prendersi i giornali quotidiani sardi di tutto l'anno o di guardare le trasmissioni televisive delle televisioni sarde durante il corso dell'anno, soprattutto le trasmissioni di opinione condotte da opinionisti che vanno per la maggiore, si accorgerebbe che sia i giornali, sia le televisioni private fanno in Sardegna una strepitosa campagna che dura 365 giorni all'anno e che si presume sia fatta anche gratuitamente soltanto per certi partiti e per certi candidati. Le amicizie tra certi leader della carta stampata che troneggiano anche nelle televisioni private e alcuni esponenti del mondo politico sardo sono più che intime e inficiano la regolarità dei rapporti politici. E' una cosa che occorre cambiare, perché non è più tollerabile; è una cosa su cui noi richiamiamo l'attenzione dei colleghi dai quali non pretendiamo - anche perché non è in loro potere - che calino la mannaia per modificare questa situazione. Facciamo soltanto appello al residuo senso di giustizia e di democrazia di certi signori della carta stampata e delle televisioni private dicendo che è assolutamente impossibile che si continui in questa maniera.

Esistono poi, signor Presidente, ben altre questioni legate all'informazione in Sardegna. Per esempio mi sembra che esista una trasmissione televisiva nell'emittente Sardegna 1 che viene gestita, in maniera esclusiva, dalla Giunta regionale - mi sembra che stia ancora andando in onda - nella quale effettivamente, e penso non gratuitamente, gli schermi televisivi sono concessi agli Assessori e ai consiglieri che sono amici degli Assessori. E' una cosa grave che questo Consiglio non ha mai approfondito, che inficerebbe qualsiasi tentativo di moralizzazione delle spese elettorali; sono campagne elettorali che durano cinque anni, a spese del pubblico e questo è ben più grave del fatto che il singolo spende più soldi del dovuto in campagna elettorale. Queste, signor Presidente, sono le cose che veramente rendono ardua la materia, perché quand'anche questa materia fosse immune da pecche e certamente non lo è, noi dovremmo cercare di migliorarla per renderla veramente efficace a contrastare questi episodi di malcostume. La gente si aspetta da noi atteggiamenti che siano rigorosamente morali, ma non dobbiamo dimenticare, onorevoli colleghi, che la gente si aspetta anche da noi che gli venga facilitato l'acceso alle istituzioni. Noi riteniamo che la via maestra per l'affermazione dei valori democratici sia quella di facilitare il rapporto dei cittadini con le istituzioni. Abbiamo guardato con sospetto e tenacemente avversiamo qualsiasi proposta di correzione della legge elettorale in senso maggioritario o uninominale perché riteniamo che verrebbero favoriti i poteri forti e davvero allora i gruppi editoriali anche in Sardegna eleggerebbero una buona quota di questo Consiglio regionale.

Fino a quando non ci saranno dei rapporti di correttezza fra le forze politiche, tutte le forze politiche, e i poteri economici forti che comandano l'editoria e i mass media in Sardegna non ci potrà essere da parte nostra un atteggiamento favorevole, rispetto a leggi elettorali che fatalmente penalizzano le forze deboli e i soggetti sociali più esposti di quest'Isola. Già noi critichiamo il fatto che i mass media privilegino l'immagine di una società composta di gente ricca e felice che non ha altro impegno che spendere i soldi che possiede. I mass media e la cultura dominante dimenticano che esiste un grande numero di persone, sempre in aumento, che non hanno certamente la possibilità di fare la vita dispendiosa descritta nei caroselli pubblicitari delle TV pubbliche e private. Che accanto a questa situazione si faccia in qualche modo intravedere la possibilità di carriera politica solo per i rampanti del successo e delle clientele, per chi può comprarsi l'appoggio di determinati gruppi editoriali e dei detentori del potere dei mass media, mi sembra sia una cosa che deve essere assolutamente combattuta e di cui questo Consiglio deve assumersi la responsabilità con un tentativo aggressivo di moralizzazione.

Signor Presidente, tutte queste considerazioni tendono solo a puntualizzare alcune delle nostre riserve su questa tematica. Naturalmente noi siamo convinti che comunque il contenimento delle spese sia un primo passo nella strada che abbiamo inteso tratteggiare e quindi siamo più che mai convinti della necessità che questa legge vada comunque approvata. Siamo disponibili a migliorarla, a renderla più attuale rispetto alla situazione di qualche mese fa, quando è stata scritta, ma vogliamo che sia veramente lanciato un segnale in questo senso e vogliamo anche che accanto a questa moralizzazione vi sia la possibilità per chi è veramente in grado di dire qualche cosa nella società sarda di poterlo fare al di là della propria disponibilità finanziaria. In questo senso, signor Presidente, giacché stiamo parlando dei doveri dell'elettorato passivo, non mi sembra del tutto fuori luogo richiamare anche i doveri dell'elettorato attivo; a tutti i cittadini deve essere consentito di esprimere liberamente e nella maniera più facile possibile il proprio diritto di voto e di esprimere la propria preferenza ai candidati. Ecco perché mi sembra che ancora una volta vada sottolineato un aspetto negativo del referendum per abolire la possibilità del cittadino di esprimere la preferenza con la sola indicazione del numero del candidato. Sono numerosi i cittadini che potrebbero vedersi privati del diritto di esprimere una preferenza se vincesse la proposta dei referendari di abolire il voto per numero. Sarebbe un grave passo indietro e un grave danno se i cittadini fossero costretti a non votare a causa della possibilità di sbagliare il voto invalidando così anche il voto al partito. Tutto questo, signor Presidente, mi fa dire che noi dobbiamo fare un intervento straordinario e concordato per facilitare l'espressione del voto. E' ora che anche in questo settore finisca l'era della carta e della matita e si vada verso l'era dell'informatica. Questo sarebbe un primo passo per rendere veramente libero, segreto e non condizionato il voto. Sarebbe veramente un primo passo di civiltà quello di rendere accessibile e facile per tutti l'espressione del diritto fondamentale della democrazia che è il voto. Invece ci troviamo ancora una volta, signor Presidente, non solo alle schede e alle matite, ma anche alle cabine elettorali messe in posizioni tali da rendere difficile l'accesso ai cittadini non deambulanti, ai cittadini paraplegici, ai cittadini in carrozzella che non si possono avvicinare neanche alla cabina di voto, perché una legge che prevede la predisposizione di speciali cabine senza barriere architettoniche viene di rado rispettata. In questo senso vorrei sollecitare per le prossime consultazioni elettorali la Giunta regionale a emanare direttive precise ai Comuni perché vengano adeguate le strutture elettorali alle necessità dei cittadini che non possono camminare.

Signor Presidente, si tratta di interventi complessivi che riguardano la civiltà e la democrazia di questo Paese, che riguardano la libertà e la facilità di espressione del voto per renderlo un esercizio di democrazia non condizionato da nessuna pretesa egemonica e da nessun potere economico o di lobby. E' chiaro che tutto questo deve essere fatto dal Consiglio in assoluta serietà e indipendenza e per questo noi non ci sottrarremo al dovere, se per caso occorresse, di approfondire questi temi, sempre disponibili a migliore le cose e non a renderle più difficili.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, mi sto interrogando sul clima di quest'Aula, sto cercando di capire che cosa succede perché, lo dico fuori dai denti, è come se qualcuno, non so chi, non so dove, avesse deciso che qui non passa più nulla, o quasi.

LORELLI (P.D.S.). Non è passata la legge sull'artigianato, che era una cosa seria.

SCANO (P.D.S.). La legge sull'artigianato è andata a picco ed era una proposta seria, rilevante sul piano economico e sociale, rilevante sul piano dell'occupazione, la legge elettorale va di rinvio in rinvio, in barba alle dichiarazioni di Gruppi e di partiti, e vorrei dire, senza criticare nessuno, anche in barba al Regolamento che dice che la questione sospensiva, ultimata la discussione generale, può essere accolta con la condizione di continuare l'esame entro la stessa tornata. La proposta di legge all'esame del Consiglio mi sembra in preda alle onde. E' un problema di quadro politico? Io la domanda l'avrei voluta porre soprattutto al Presidente della Giunta, ma mi dicono che il Presidente, dopo aver esposto un diniego alla richiesta di riferire all'Aula sull'incontro romano di ieri, in questo momento è riunito con i sindacalisti in una sorta di attivo sindacale in questo Palazzo. Nulla da dire, i sindacati hanno una funzione importante, solo che...

PRESIDENTE. Onorevole Scano, non ha opposto nessun diniego, ha detto che riferirà in Consiglio domani mattina all'inizio della seduta.

SCANO (P.D.S.). Va bene, e sta chiarendosi le idee con il sindacato. Il sindacato ha una funzione estremamente importante e io che voglio sapere prima di domani com'è andato l'incontro di ieri, dovrò chiedere ai sindacalisti quali valutazioni ha fatto il Presidente della Giunta regionale. E' una concezione curiosa quella che il Presidente della Giunta dimostra di avere della funzione del Consiglio regionale, del rapporto tra Consiglio e Giunta portando anche egli - lo dico senza particolare vigoria polemica ma con molta pacatezza - il suo autorevole contributo allo svuotamento delle istituzioni e alla mortificazione del Consiglio regionale. Dicevo del clima del Consiglio, è un problema di quadro politico; maggioranza più larga, si sa, non significa maggioranza più coesa o più forte, a me verrebbe facile e comodo argomentare su questa linea, ma non lo faccio, anche perché non penso che si tratti solo di questo. Forse c'è un problema più generale che riguarda la capacità dei partiti, dei Gruppi, di portare a sintesi, in un momento così complesso e travagliato, idee diverse e interessi diversi. Le cose possono essere lette in modi differenti ma è certo che se continuiamo su questa strada - mi riferisco anche alla possibilità che cada questa legge - questa Assemblea rischia una delegittimazione totale, perché se non esercitiamo le nostre funzioni e la nostra responsabilità, viene naturale domandarci che stiamo a fare qua dentro. Forse a noi, a me per primo, non è chiaro qual è il punto a cui siamo giunti, forse non ci è chiaro il livello della nostra crisi, ma altre due o tre vicende così e rischiamo di essere davvero, lo dico con molta responsabilità, all'ultima spiaggia, e in assenza di una svolta si porrà rapidamente, io credo, non come argomento di propaganda, non come minaccia, ma realisticamente e credibilmente la questione del ruolo di questa Assemblea, forse anche la questione dello scioglimento anticipato di questa Assemblea. Lo dico come argomento di riflessione, non voglio fare demagogia, né voglio agitare alcunché, sto cercando di ragionare a voce alta. Per quanto riguarda la legge che stiamo discutendo, io non sono d'accordo né con chi tenta di gettare il tutto un po' nel ridicolo, né con chi in nome dell'ottimo diventa fautore del niente. Io non credo che sia ridicolo cercare di gettare uno sguardo sulle spese elettorali e anche sul mercato del consenso e del voto perché sappiamo che succedono cose scandalose, fino all'acquisto del voto, e non è inutile cercare di affermare principi, e di introdurre o almeno cercare di introdurre, di sperimentare forme di controllo e di moralizzazione. Io credo quindi che sia un intendimento onesto, retto, quello che è alla base di questa proposta, che si tratta di una legge utile, non taumaturgica, non rivoluzionaria, non salvifica, e chi l'ha detto tutto questo? L'hanno detto forse i proponenti, l'ha detto il relatore stamattina? Una legge utile; nulla di più e nulla di meno. E' negativo o no, domando, che non si conosca l'entità della spesa elettorale dei singoli e dei partiti? E' negativo o no che non si conosca la provenienza dei fondi? E' negativo o non che si verifichino eccessi nella spesa, che si spendano cifre assai considerevoli, non da parte di tutti nello stesso modo, e che si spendano anche risorse che talvolta, non nascondiamoci dietro un dito, sono di provenienza pubblica? E non facciamo il solito gioco: di nomi, di date, di cifre, di riga, di virgola; dico la verità: che vengono spese in campagna elettorale somme di provenienza pubblica, consulenze, progetti, appalti e quant'altro. E' negativo o no che tutto ciò accada, che si distrugga in questo modo la democrazia? Che si distrugga in questo modo il partito? Altro che nuovisti, altro che pattisti! E allora, se tutto questo ha un senso, è positivo o no che le spesse siano portate alla luce del sole, che si sollevi il velo che copre le entrate, gli introiti dei singoli e dei partiti, che si ponga un limite alle spese, un tetto al volume di risorse investite per lo più per conquistare spazio nel proprio partito perché questo è il sistema delle preferenze? La grande spesa non è quella dei partiti per far la propaganda al partito, la grande spesa è quella dei singoli per farsi spazio nel partito, nella guerra delle preferenze, non nel confronto delle idee, dei programmai perché per confrontare idee e programmi si spende pochissimo, una inezia. Secondo me è positivo che si cerchi di disciplinare questa materia nei limiti del possibile e bisogna andare avanti su questa strada. Certo su questa proposta di legge si possono fare molte osservazioni. Tra l'altro è una materia nuova, non solo per quest'Aula, e anche a livello nazionale si sta cercando di confrontarsi su questi temi e di introdurre norme che disciplinino questo settore. Stamattina sono state fatte molte osservazioni, alcune costruttive come quelle che poc'anzi faceva il collega Porcu e che altri hanno fatto stamani. Altre osservazioni le ho trovate francamente pretestuose. La legge non garantisce la parità. Certo, la legge non garantisce la parità! La legge non può disciplinare tutto, molto di ciò che influenza l'opinione e il voto dei cittadini sfugge alla legge e non è controllabile. Sgarbi è diverso da Pistis - quello che ha citato Cogodi stamattina - Antonio o Giuseppe Pistis, Sgarbi è diverso da Pistis, e Sgarbi è diverso da Pistis anche se Sgarbi non paga. E' diverso non so se per fortuna di Sgarbi, o per fortuna di Pistis, io credo per fortuna di Pistis (è un cittadino ipotetico che è stato citato stamattina) e comunque Costanze inviterà Sgarbi, non inviterà Pistis, anche se Sgarbi non paga, inviterà lui e Moana Pozzi e così via. Anche di ciò che può essere oggetto di normazione - ora mi riferivo a ciò che non può essere disciplinato per legge - anche di ciò che può essere oggetto di normazione molto non è sottoponibile ad una disciplina regionale. Per esempio la questione della parità nell'accesso alle TV e ai giornali, che è stata posta da diversi colleghi stamattina, è una questione molto seria, però colleghi non potete rimproverare noi del P.D.S. dicendo che la proposta di legge è insufficiente, perché nella nostra proposta questo argomento è affrontato. L'articolo 6 della nostra proposta affronta questo punto. La Commissione ha cancellato questa parte, non perché non era d'accordo ma per un ragionamento fondato sulle competenze del Consiglio regionale. Riteniamo noi di dover modificare questa valutazione? Modifichiamola. Riteniamo noi di poter rischiare una normativa più penetrante in materia? Facciamolo, rischiamo, noi siamo d'accordo, si possono far leggi, si possono stabilire regole non codificate in legge, in subordine, che si possono far valere per il complesso dei rapporti esistenti tra Regione ed organi di informazione, si possono fare tante cose se si vuole, riflettiamoci. Si può fare non poco, ciò che invece non si può fare è non fare niente per l'eccellente ragione che non si può far tutto, e siccome non si può far tutto stiamo fermi! Questo non si può fare.

Ci sono state forti critiche sull'articolo 4 cioè sul collegio dei garanti e sulla presenza in esso dei magistrati. Ne parlava stamane, per esempio, l'onorevole Baghino: "Viene lesa l'autonomia e l'autorità dell'Assemblea legislativa, ne va del decoro dell'Assemblea, ne va della dignità della politica"! Ma quando mai! Nessuno sta sottoponendo al vaglio dei garanti o al controllo dei magistrati l'attività legislativa del Consiglio; non stiamo parlando di questo e nessuno ci sta obbligando a sottoporci ad alcunché. Forse qualcuno ci sta obbligando a sottoporre le nostre spese elettorali a qualcuno? Siamo noi che stiamo facendo esercizio di autonomia. Noi, senza che nessuno ci obblighi con un esercizio di responsabilità e di autonomia, possiamo decidere - noi, non il Presidente della Corte dei Conti - di sottoporre ad un collegio di garanti, non le nostre leggi, non le nostre opinioni, non la nostra attività legislativa, ma le nostre spese in campagna elettorale. Cosa c'entra la dignità dell'Assemblea legislativa? Io non capisco le argomentazioni dei colleghi su questo punto. Autonomia e dignità del Consiglio in questi ragionamenti sono come le brache che nel periodo delle controriforme si mettevano sui nudi del Rinascimento. Si dice ancora: non è questa la via per moralizzare la politica, una rinascita etica della politica esige ben altro. Certo che esige ben altro! Esige una riforma elettorale. La riduzione delle spese si potrebbe ottenere assai meglio col collegio uninominale, per esempio, è anche la chiarezza nel rapporto eletto-elettore esige una riforma dei partiti, certo, esige la cacciata dalla politica dei responsabili dello sperpero delle risorse, certo, esige una ripresa dello spirito pubblico, esige tutte queste cose, tuttavia anche con questa legge, con questo piccolissimo strumento qualche cosetta si può fare. Allora facciamola! Per esempio, si potrebbe stabilire - questa è la proposta che stiamo esaminando - il principio della documentazione delle entrate e delle spese, ed è cosa buona che sia stabilito questo principio. Si potrebbe stabilire un tetto per le spese, ed è cosa buona che sia stabilito un tetto per le spese. Si potrebbe stabilire che c'è qualcuno che vigila e controlla, qualcuno incaricato da noi, e anche questa mi sembra una cosa buona, e si può anche stabilire che c'è una sanzione per chi sbaglia, e questa mi sembra una cosa non solo buona ma ottima.

Naturalmente si può migliorare la proposta, si può migliorare su tutto, dal primo articolo all'ultimo, siamo qui per migliorarla, non per arrocarci su pregiudiziali, purché si faccia la legge, purché non rinviamo ancora, perché il rinvio sembra diventato il nostro esercizio ormai prevalente. Per esempio, sulle sanzioni, a proposito di miglioramenti, io ritengo che chi dichiara il falso non deve essere punito solo con una sanzione pecuniaria, ma si può decidere che in caso di falso acclarato il responsabile vada punito con la sanzione politica, con la decadenza. Parliamo tanto di Clinton, parliamo tanto dell'America, possiamo anche desumere un grande principio della democrazia...

(Interruzione)

Sì, ma si migliora, siamo qui per migliorare, per rendere più efficaci le norme sottoposte all'esame del Consiglio. Dicevo che possiamo da questa materia desumere un grande principio della democrazia americana: un bugiardo non può amministrare la cosa pubblica. Mi sembra un principio eccellente. Negli Stati Uniti magari si pecca di qualche eccesso e di un po' di ipocrisia, ci si riferisce molto alla vita privata e forse meno alla vita pubblica, forse noi dovremmo riferirci più alla vita pubblica e meno alla vita privata, però il principio che chi mente non abbia titoli per amministrare mi sembra possa essere introdotta in questa legge.

(Interruzione)

Qui non si tratta del privato ma si tratta del pubblico, ma io non voglio farla lunga e quindi concludo. Con questa legge migliorata, emendata, non si farebbero certamente miracoli, però si inizierebbe a mettere ordine in una materia delicata. Io voglio ricordare, senza presumere proprio io di rivolgere a nessuno raccomandazioni di questo tipo, che questa è anche materia di accordo di maggioranza e ritengo che se non venisse approvata anche il mio partito dovrebbe sollevare e solleverebbe una questione politica. Io credo, signor Presidente, e concludo davvero, che ci stiamo avvicinando al dunque - riprendo il filo del ragionamento fatto all'inizio del discorso - la legge sull'artigianato, il rinvio della legge elettorale, le difficoltà su questa legge, il fatto che non si capisce se c'è una maggioranza o se non c'è, il fatto che la grande coalizione di grande sembra che abbia soltanto la confusione, la difficoltà che ha questo Consiglio ad affrontare efficacemente materie serie, mi fanno pensare che ci stiamo avvicinando al dunque, al momento cioè in cui sarà chiaro se in questo Consiglio c'è una maggioranza o anche, se preferite, ci stiamo avvicinando al momento in cui sarà chiaro addirittura se c'è ancora il Consiglio medesimo. Si può anche ritenere naturalmente che invece ci sia un problema di Commissione, che la Commissione debba lavorare meglio, che forse non ha coinvolto questo, non ha coinvolto quest'altro, che debba istruire, riesaminare e se qualcuno vuol credere a questa tesi faccia pure, io gli faccio gli auguri e aggiungo anche che "cuor contento il cielo lo aiuta". Ma mi pare che il tipo di problemi che abbiamo di fronte sia di altra rilevanza e di altra natura.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Carusillo. Ne ha facoltà.

CARUSILLO (D.C.). Vorrei sapere se ci sono altri iscritti a parlare sull'argomento. Se ci fossero altre richieste di intervento il mio lo farei successivamente, se invece non ce ne fossero credo di poter dire che dopo il dibattito così articolato e ricco che si è verificato in questa tornata dei lavori sull'argomento in discussione, essendo emerse la volontà unanime di intervenire per regolamentare le spese elettorali, ma essendo anche allo stesso tempo emerse difformi valutazioni che si sono sostanziate in una dozzina di emendamenti, credo sia giusto prospettare alla sua valutazione, Presidente, e alla valutazione del Consiglio l'opportunità di soprassedere al proseguo dei lavori relativamente a questo punto all'ordine del giorno, per avere modo di lavorare per coordinare gli emendamenti in modo da pervenire a soluzioni che possano trovare l'accordo unanime se fosse possibile, o della più ampia maggioranza. Possiamo proseguire i lavori con l'esame dei successivi punti dell'ordine del giorno concordato dalla Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Onorevole Carusillo, lei chiede di sospendere l'esame del provvedimento in argomento per coordinare gli emendamenti che sono stati presentati. Sono stati presentati 17 emendamenti su una legge che prevede 10 articoli.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea.Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Onorevole Presidente, colleghi consiglieri, la richiesta di cui si è fatto portavoce l'onorevole Carusillo raccoglie diverse richieste di rinvio e di sospensione che sono state formulate da più parti, da molti consiglieri e da alcuni Capigruppo. Io voglio essere estremamente chiaro nel dire che se la necessità è quella di migliorare il provvedimento che è attualmente in discussione in Aula o se la richiesta di sospensione o di rinvio è volta a ottenere maggiori consensi su un provvedimento di questa importanza, in questo caso noi potremmo prendere in considerazione la richiesta. Non vorrei però che tutto questo venisse considerato come una sorta di arrendevolezza rispetto a quanti pensano che su queste materie si possa instaurare in quest'Aula una sorta di diritto di veto, oppure una sorta di melina vischiosa che tende a rinviare e a ritardare provvedimenti che riguardano questioni essenziali, che riguardano questioni istituzionali, che sono uno degli elementi più caratterizzanti che stanno alla base della nascita di questa maggioranza e di questa Giunta. Se qualcuno pensa che siccome alla base di questo provvedimento sta una proposta di legge del Partito Democratico della Sinistra questo non possa in qualche modo impegnare la maggioranza, io penso che sbagli, perché l'argomento delle spese elettorali e della trasparenza nelle campagne elettorali è uno dei punti che stanno alla base dell'accordo di programma e di governo che ha dato vita a questa Giunta e a questa maggioranza. Ed allora io penso che se qualcuno vuole mascherare con la volontà di migliorare il provvedimento o comunque di raggiungere maggiori consensi l'intento di rinviare costantemente la discussione su queste questioni, il Gruppo del Partito Democratico della Sinistra è profondamente contrario. Chiedo a questo proposito, onorevole Presidente, una breve sospensione per valutare le richieste che sono state fatte.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io non vorrei che su ogni argomento si aprisse un processo alle intenzioni. Qui c'è una proposta precisa formulata dall'onorevole Carusillo che, in considerazione del fatto che sono stati presentati 17 emendamenti e che c'è la necessità di coordinarli, chiede che si sospenda l'esame di questa legge e si vada all'esame del successivo argomento all'ordine del giorno. Su questo ci dobbiamo esprimere. Se poi, onorevole Dadea, lei mi chiede di sospendere i lavori del Consiglio per una breve Conferenza dei Capogruppo, questa proposta va esaminata per prima.

Se non ci sono osservazioni, poiché un Capogruppo mi chiede di sospendere per dieci minuti i lavori del Consiglio, sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 18, viene ripresa alle ore 18 e 37.)

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi i lavori del Consiglio saranno ripresi domani alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 18 e 39.