Seduta n.320 del 04/03/1994
CCCXX SEDUTA
VENERDI' 4 MARZO 1994
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
indi
del Presidente FLORIS
INDICE
Legge regionale (Annunzio e rinvio)
Proposte di legge Tamponi - Corda - Carusillo - Tidu - Sanna - Marteddu - Serra - Usai Sandro - Mulas Franco Mariano - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro "Sull'istituzione delle province della Gallura, dell'Ogliastra e del Sulcis - Iglesiente" (430); Baroschi - Marinoni - Pusceddu - Cogodi "Norme per l'istituzione di nuove province, dell'area metropolitana di Cagliari e per la modifica delle circoscrizioni provinciali" (440) e Erittu - Dadea - Pubusa - Scano - Ladu Leonardo - Manca - Zucca - Casu - Cocco - Cuccu - Lorelli - Muledda - Pes - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Serri "Norme per la delimitazione dell'area metropolitana di Cagliari, per l'istituzione di nuove province e per la revisione delle relative circoscrizioni" (452). (Discussione e non approvazione del testo unificato col titolo: "Norme sull'istituzione di nuove Province e sulla modificazione delle circoscrizioni provinciali").
TAMPONI, relatore ................
PUBUSA .................................
SATTA ANTONIO ................
PILI .........................................
COGODI ................................
ORTU ......................................
MURTAS, Assessore dei lavori pubblici
LAI ..........................................
SCANO ...................................
MARTEDDU ..........................
CABRAS MARCO, Assessore degli enti loca li, finanze ed urbanistica
BAROSCHI.............................
DETTORI ...............................
SANNA ..................................
(Votazione segreta) .................
(Risultato della votazione) ......
Sull'ordine del giorno:
COGODI ................................
La seduta è aperta alle ore 10 e 01.
URRACI, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 2 marzo 1994, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Maria Giovanna Mulas ha chiesto un giorno di congedo per motivi di salute. Se non vi sono osservazioni, questo congedo si intende concesso.
Rinvio di legge regionale
PRESIDENTE. Comunico che il Governo, in data 3 marzo 1994, ha rinviato a nuovo esame del Consiglio la legge regionale 3 febbraio 1994: "Programmi integrati di riqualificazione urbanistica, edilizia ambientale, in attuazione dell'articolo 16 della legge 17 febbraio 1992 numero 179".
La legge rinviata è stata trasmessa alla quarta Commissione.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Presidente, mi pare di tutta evidenza che il Consiglio regionale ancora una volta non può procedere nella sua attività; non può perché manca interamente la Giunta regionale, inutilmente richiamata in modo ufficiale dal Presidente del Consiglio e, in diverse circostanze soprattutto dall'opposizione, che ha chiesto il rispetto delle regole. In ogni caso io chiedo, nell'ipotesi che il Consiglio possa in qualche modo lavorare, che il Presidente del Consiglio, dopo aver interpellato il Presidente della Giunta regionale riferisca al Consiglio, circa l'impegno assunto dalla Giunta stessa, di presentare entro un termine di 20 giorni, poi prorogato e infine scaduto, il provvedimento legislativo sul riordino degli enti regionali perché su questo argomento c'è stato un voto del Consiglio che ha bocciato un'ipotesi di legge e la dichiarazione solenne del Presidente della Giunta che entro 20 giorni avrebbe investito il Consiglio del problema attraverso il disegno di legge a suo tempo presentato dalla Giunta stessa. Quindi, nell'ipotesi che il Consiglio possa operare, chiedo che il Presidente del Consiglio voglia riferire, dopo aver sentito il Presidente della Giunta su questo impegno su cui formalmente si è espresso il Consiglio stesso.
PRESIDENTE. Intanto sospendiamo i lavori del Consiglio per un quarto d'ora, perché non c'è la Giunta. Io gradirei che fosse presente anche il Presidente della Giunta. Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 06, viene ripresa alle ore 10 e 52.)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, riprendiamo la seduta con all'ordine del giorno la discussione congiunta delle proposte di legge numero 430, 440 e 452; relatore l'onorevole Tamponi.
Comunico inoltre al Consiglio che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha concordato che il Consiglio torni a riunirsi nei gironi 29, 30 e 31 marzo.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Sull'ordine dei lavori anche per consentire a chi dovrebbe essere in Aula di arrivare. Ricordo che il Consiglio a suo tempo, su richiesta formale del Presidente della Giunta regionale aveva fissato un termine per l'esame del disegno di legge della stessa Giunta sulla riforma degli enti, in esito ad un voto del Consiglio che aveva respinto analogo provvedimento di iniziativa consigliare. In quella circostanza il Presidente prese atto del fatto politico rilevante che si era determinato col voto contrario dell'Aula, perché la Giunta aveva espresso parere favorevole su quella proposta di legge e si era impegnato, ovviamente per la Giunta e come impegno politico della maggioranza, a portare in Aula il provvedimento di riforma degli enti entro dieci giorni.
Il Consiglio in quell'occasione suggerì al Presidente di non accelerare troppo, cioè di darsi non dieci giorni, che sembravano pochi, ma almeno venti giorni. I venti giorni decorsero senza che il disegno di legge fosse istruito in Commissione e fu chiesta una proroga. La proroga è stata accordata dal Presidente del Consiglio a norma di Regolamento, perché può essere accordata e accordata una sola volta. Anche il secondo termine è decaduto per cui il disegno di legge sulla riforma degli enti, deve essere formalmente iscritto all'ordine del giorno del Consiglio regionale. Questo sul piano formale, e il Presidente ovviamente assicurerà che si intende iscritto o è iscritto o verrà iscritto all'ordine del giorno, però sul piano politico, siccome vi è stato un pronunciamento del Consiglio con un voto che, respingendo una legge fatta propria dalla Giunta, ha determinato una lesione nel rapporto di fiducia tra Consiglio e Giunta, non sfugge a nessuno che c'è l'esigenza e il dovere politico di non lasciare che questo provvedimento venga tenuto tra le ultime cose che, ben si sa, non si faranno in questa legislatura. La mia proposta è dunque che la riforma degli enti venga iscritta formalmente all'ordine del giorno e che abbia la precedenza sugli altri argomenti essendo un provvedimento fondamentale su cui già c'è stato un pronunciamento del Consiglio.
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi ha posto il problema di cui abbiamo già parlato in Conferenza dei Capigruppo, di un argomento che era stato già inserito all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio e che è stato bocciato, il Presidente della Giunta aveva chiesto di rimandarlo in Commissione e il Consiglio aveva fissato i termini per la discussione. I termini sono scaduti. La Commissione ha chiesto un'ulteriore proroga che è stata concessa. I termini sono definitivamente scaduti il 24 di febbraio per cui l'argomento è iscritto all'ordine del giorno dei lavori. L'onorevole Cogodi chiede che questo argomento venga trattato per primo, cioè prima dell'argomento che il Presidente ha già annunciato all'Aula. Metto in votazione questa richiesta. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Discussione e non approvazione del testo unificato delle proposte di legge Tamponi - Corda - Carusillo - Tidu - Sanna - Marteddu - Serra - Usai Sandro - Mulas Franco Mariano - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro"Sull'istituzione delle province della Gallura, dell'Ogliastra e del Sulcis - Iglesiente" (430); Baroschi - Mannoni - Pusceddu - Cogodi "Norme per l'istituzione di nuove province, dell'area metropolitana di Cagliari e per la modifica delle circoscrizioni provinciali" (440) e Erittu - Dadea - Pubusa - Scano -Ladu Leonardo - Manca - Zucca - Casu - Cocco - Cuccu - Lorelli - Muledda - Pes - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Serri"Norme per la delimitazione dell'area metropolitana di Cagliari, per l'istituzione di nuove province e per la revisione delle relative circoscrizioni" (452)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 430, 440 e 452. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore onorevole Tamponi.
TAMPONI (P.P.I.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'approvazione di questa proposta di legge da parte del Consiglio regionale completi un periodo di riflessione sulla istituzione di nuove province in Sardegna che ormai data da molti lustri. Il dibattito che c'è stato tra le forze politiche, tra i rappresentanti delle istituzioni e che incidentalmente vede anche stamane un convegno promosso dall'ANCI, dall'Associazione nazionale dei comuni italiani, qui a Cagliari, presso il quale si trova l'altro relatore, il Presidente della Commissione, onorevole Baroschi, è un dibattito che ha visto una grande partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni ma anche della società civile e una grande attenzione anche da parte delle popolazioni. Ci sono zone in Sardegna, in cui il discorso dell'istituzione delle nuove province è già maturato, in una visione direi quasi unitaria o almeno di grande confluenza di interessi, di obiettivi e soprattutto di linee di azione tracciate a livello istituzionale locale. Queste linee sono state le nostre ispiratrici nel promuovere questa proposta di legge che integra varie proposte di legge che erano state presentate in Commissione da qualche tempo l'ultimo è il disegno di legge presentato dalla Giunta regionale che peraltro la Commissione non ha voluto esaminare essendo già passati i termini ed essendo già licenziato un testo unificato quale quello che stiamo proponendo.
Indubbiamente ciò che colpisce è che la Regione autonoma della Sardegna ha avuto, nel 1993, riconosciuta da parte dello Stato una competenza in materia di ordinamento degli enti locali, che amplia la precedente competenza che prima era limitata alla delimitazione di circoscrizioni comunali e rende possibile da parte del Consiglio regionale legiferare in materia di istituzione di nuove province. Avevamo delle iniziative legislative che prevedevano anche delle scelte chiare, direi estremamente dettagliate anche nei confini, nel numero degli abitanti, nell'indicazione della superficie delle nuove istituende province in Sardegna, quelle province per le quali si era già raggiunta nel dibattito una certa convergenza di idee. Parlo del Sucis, dell'Ogliastra e della Gallura. Certo non tutte avevano maturato la stessa determinazione, la stessa confluenza di interessi a livello locale, pertanto possiamo dire che c'è una scala di valori in Sardegna per cui alcune zone sono molto più avanti di altre e altre stanno dibattendo ancora sull'opportunità di istituire nuove province. Abbiano voluto quindi, come Commissione, promuovere una legge di princìpi cioè una legge che disciplini di fatto la metodologia con la quale si può pervenire alla individuazione di nuove province in Sardegna con una scelta chiara e inequivocabile che è quella di dare al competenza e il mandato della promozione della istituzione di nuove province agli enti locali, cioè ai Comuni con una serie di norme che stabiliscono i tempi e i vari passaggi formali ai quali debbono sottostare queste proposte. E' una scelta che è in linea con l'articolo 133 della Costituzione che appunto prevede per l'istituzione di nuove province si debba partire dall'iniziativa da parte dei Comuni. Rispetto al testo che è stato licenziato dalla Commissione e rispetto ai contatti che abbiamo avuto spesso con i rappresentanti delle istituende province - comitati spontanei che costituiti all'interno degli enti locali, in particolare il comitato per l'istituzione della provincia Gallura - abbiamo voluto quindi rivedere alcuni passaggi limitando di fatto alcune norme che potevano significare o voler esprimere delle maggioranze limitative dell'autonomia locale, ma non abbiamo voluto neanche ridurre queste maggioranze, che attengono all'espressione di un voto del Consiglio regionale e di quello provinciale a maggioranze estremamente ristrette, perché abbiamo ritenuto che l'istituzione di nuove province sia un fatto significativo che riguardi prioritariamente la parte di territorio che ambisce a istituire una nuova provincia ma non può riguardare il complesso del territorio delle vecchie province e il complesso del sistema autonomistico regionale. Ci siamo posti come principio prioritario però di evitare che una specie di diritto di veto sancito automaticamente rendesse di fatto non perseguibile l'istanza di costituzione di nuove province. Abbiamo quindi limitato le maggioranze qualificate dai quattro quinti ai due terzi…
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
(Segue TAMPONI.) …e soprattutto proponiamo, con una serie di emendamenti, la revisione del sistema dei referendum che attiene alla fase finale della costituzione delle province, quando ne limitiamo il valore qualora non abbia votato almeno un terzo di coloro che hanno diritto ad esprimere il voto nel territorio della provincia. Abbiamo voluto anche dare alle indicazioni in merito al numero minimo e massimo di abitanti che può comporre una nuova provincia, indicando, come linea generale, quella dei 150.000 abitanti e però provvedendo forme di deroga che possono essere concesse in caso di particolari condizioni ambientali etnico-storiche e geografiche, dei territori che ambiscono a costituire una nuova provincia, fissando comunque in 100.000 abitanti il limite minimo per ambire ad istituire una nuova provincia. Rimane invariato invece il riferimento alla superficie, che è di 2500 chilometri quadrati, ma abbiamo voluto salvaguardare le realtà preesistenti dicendo che la parte rimanente delle vecchie province non compresa nelle nuove istituende, deve comunque comprendere una popolazione non inferiore a 150.000 abitanti. Come si vede sono dei dati indicativi che di fatto rendono possibile, ove le comunità interessate lo volessero, andare a ipotizzare proposte e iniziative per istituire nuove province in Sardegna rispetto per così dire, a un giudizio storico che si è creato in varie comunità e in varie parti dell'Isola. Ciò che è stato fatto quindi non è tanto definire le nuove province ma dare la possibilità a coloro che intendono promuoverne l'istituzione di farlo in tempi brevi e con un iter certo e sancito da una normativa precisa che ne scandisce i tempi, le responsabilità e le risposte che alcuni livelli istituzionali superiori devono dare.
I livelli istituzionali così detti superiori sono la Regione e le province che si devono pronunciare. Per quanto attiene all'individuazione della denominazione e della sede del Consiglio e della Giunta provinciale si è definita nell'articolo 1, l'indicazione per gli enti proponenti di indicare nella delibera l'elenco dei Comuni compresi nell'ambito della provincia che si vuole realizzare, anche la denominazione della nuova provincia e l'indicazione della sede del Consiglio e della Giunta provinciale, prevedendo un sistema più rapido ove i Comuni abbiano una unanimità di vedute in merito a questa materia. Ove invece questa unanimità non ci fosse, la procedura è più garantista per permettere a chi dissente, di poter esprimere il proprio parere. Di fatto quindi si tratta di una legge di contenuti, di una legge di procedura che, se approvata, come ci auguriamo, da quest'Aula entro oggi, renderà possibile, già all'inizio della prossima legislatura, far decollare quei progetti esistenti, per i quali è stata raggiunta da parte delle autonomie locali e anche dalle popolazioni che rappresentano, una larga convergenza di interessi e di vedute. Senza questa legge invece questa convergenza di vedute, di interessi e di indicazioni potrebbe essere rimessa in discussione, perché si dovrebbe rimettere in discussione tutto l'iter procedurale.
Abbiano provveduto in questi mesi a contattare gli enti locali interessati, ad avere scambi di opinioni, in maniera tale che evitassero di procedere ad atti formali che poi magari avrebbero dovuto riprendere e riconsiderare dopo l'approvazione di questa legge. Noi ci auguriamo che questa legge possa vedere la luce oggi e che il Governo la possa accettare immediatamente per dare modo a quelle comunità già mature e pronte ad assumere l'iniziativa per l'istituzione di nuove province e di far decollare le nuove iniziative per vedere poi approvato, come loro auspicano, in sede di referendum, la loro proposta e avere la possibilità di istituire nuove province in Sardegna. Nuove province che, ricordiamoci, devono essere istituite in un quadro normativo nazionale che ha dei riferimenti precisi in merito al contenimento della spesa e in merito alla realizzazione di uffici pubblici. Sono elementi che verranno visti successivamente, ma considerando il decentramento amministrativo e quello istituzionale come una fase prioritaria del processo di riforma. Direi che questa legge si inserisce tra le leggi di riforma qualificanti e innovative che questo Consiglio regionale ha approvato in questi anni e che lo hanno posto certamente, sul piano nazionale, all'attenzione delle altre Regioni. Su questo piano, se noi sapremo tradurre in pratica con certezze normative queste nostre istanze e questo nostro modo di concepire l'autonomia e il decentramento, credo che faremo un servizio alla Sardegna intera e anche a ciò che rimarrà delle vecchie e tradizionali province, perché la parte del territorio regionale, che non andrà a confluire nelle istituende nuove province, certamente trarrà vantaggio dal restringersi della parte territoriale e della popolazione delle vecchie province, per un impegno più qualificante e più vicino ai cittadini, così come sarà qualificante e più vicino ai cittadini l'impegno delle nuove province in quella parte di territorio che ne richiederà l'istituzione.
Ecco perché credo che questo provvedimento, senza pregiudicare nessuna iniziativa di allargamento o restringimento del livello amministrativo, quale la nuova provincia ci vuole dare, darà uno strumento snello, immediato, chiaro e comprensibile e una certezza del diritto a tutte quelle comunità rappresentate dai comuni che vorranno darsi questa nuova dimensione amministrativa per aiutare lo sviluppo del territorio e per rendere le istituzioni più vicine ai cittadini. Questo è l'obiettivo prioritario che credo riguardi non solo il Consiglio regionale ma il tema generale nella nostra Nazione si sta affrontando che è quello di riavvicinare le istituzioni ai cittadini, perché prevalgano elementi di certezza e di valutazione complessiva del modo di essere Stato, di fare Stato, che siano innovativi rispetto ad una concezione che in questi anni, purtroppo, qualche volta ha allontanato lo Stato e le istituzioni dai cittadini. Questa sarà una scelta che servirà prioritariamente ad avvicinare i cittadini alle istituzioni, a restituire fiducia nelle istituzioni ai cittadini, che sono le priorità che noi, come espressione politica del massimo livello istituzionale della Sardegna, dobbiamo tenere in massimo conto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo intervenire su questa proposta di legge per fare alcune precisazioni che io credo siano utili, e non solo per i colleghi che non hanno seguito questa legge, in quanto non fanno parte della Commissione, e che possono introdurre qualche elemento di chiarimento in relazione ai soggetti che sono interessati all'applicazione di questa legge. Sappiamo che esistono delle aspettative che ci sono dei movimenti in atto nella società, ed è giusto che il Consiglio regionale, nell'approvare questo testo di legge, chiarisca i termini della questione, anche per evitare da un lato l'enfasi, dall'altro manifestazioni di protesta o appunti che sono del tutto fuori luogo.
Io non concordo con chi vorrebbe ascrivere questa legge nell'ambito delle cosiddette riforme. Io capisco perfettamente che, in un Consiglio regionale che non ha mostrato grande spirito riformatore, qualsiasi pretesto può essere buono per dire che si è fatta una riforma; tuttavia serietà impone di dire che questa non è una riforma, è un semplice atto dovuto, una legge di attuazione di una legge costituzionale che ha modificato la Costituzione e lo Statuto sardo attribuendo una funzione, che prima era esclusivamente statale alla Regione sarda. Siccome l'istituzione delle province prima era rimessa alla potestà legislativa dello Stato e oggi viene rimessa alla potestà legislativa regionale, è del tutto evidente che il Consiglio regionale ha il dovere di porre in essere una disciplina attuativa del dettato costituzionale statutario che sposta questa competenza legislativa e, quindi, dire qual è l'iter procedurale che si deve seguire per istituire nuove province, così come in passato abbiamo dovuto fare una legge per stabilire qual è l'iter procedurale per creare nuovi comuni o per modificare le circoscrizioni provinciali. Quindi, eliminiamo queste enfasi: non stiamo riformando niente, non stiamo introducendo alcunché che non sia già nell'ordinamento, è solo una disciplina meramente attuativa. Onorevole Tamponi, quindi, evitiamo queste forme che potrebbero illudere la gente che stiamo facendo chissà quale riforma.
Abbiamo, in secondo luogo, dei limiti nello svolgimento di quest'attività, e questo deve essere ben chiaro ai soggetti destinatari della proposta, cioè ai soggetti che devono applicare o promuovere le iniziative, e mi pare che questi soggetti - lo dico con tutta franchezza - non abbiano ben capito qual è il quadro in cui ci muoviamo. E' un quadro costituzionale che contiene dei limiti; la discrezionalità del legislatore qui non è una discrezionalità ampia, è una discrezionalità nell'individuare delle procedure, ma nell'ambito di alcune discipline fondamentali già contenute nella Costituzione e nello Statuto. Il primo limite concerne l'iniziativa volta alla costituzione delle nuove province che è un'iniziativa che ancorché sfoci in un atto legislativo - perché è la legge che alla fine istituisce il nuovo ente, del resto in corrispondenza con l'articolo 97 della Costituzione che pone una riserva di legge nell'istituzione degli enti - tuttavia segue una particolare procedura in cui non è ammessa l'iniziativa consiliare, per cui alcune proposte, come quella che vede come primo firmatario l'onorevole Tamponi, erano del tutto inammissibili poiché né i consiglieri né la Giunta sono titolari dell'iniziativa di questi procedimenti. L'iniziativa, in base alla Costituzione, spetta ai comuni interessati; sono i comuni interessati che possono avviare la procedura, e soltanto essi. Questo è molto importante definirlo perché non si devono e non si possono praticare delle scorciatoie. La ratio della disposizione costituzionale, del resto, oltre che chiara è anche logica. Siccome si tratta di materie molto spesso controverse, da un punto di vista politico, dal punto di vista degli interessi, nel momento in cui si deve istituire una nuova provincia sono gli stessi enti interessati che devono mettersi d'accordo nei territori, nei consigli comunali, negli enti, nei vari organi rappresentativi, devono adottare delle formali delibere e, laddove questo accordo si estrinsechi nei modi dovuti e nell'ambito dei requisiti in formali delibere, la procedura può iniziare il suo iter. Quindi, anche qui non si pensi di adottare scorciatoie né furberie né di creare illusioni. Se i territori e i comuni interessati non raggiungono i dovuti accordi, questa procedura non può partire, né si può chiedere all'Assessore degli enti locali di sostituirsi a questi, nel bene e nel male, né si può chiedere a singoli consiglieri, gruppi di consiglieri e Gruppi consiliari, di sostituirsi ad una volontà e ad un accordo che deve, innanzi tutto, promanare dalle comunità interessate.
Il secondo limite, a mio avviso, nasce da una inconsapevolezza, o leggerezza del legislatore costituente, e soprattutto - per dare nome e cognome - dei nostri rappresentanti in seno al Parlamento, poiché nel momento in cui è stata assegnata la competenza legislativa in questa materia alla Regione, andava contestualmente ritoccata la vecchia disciplina, in particolare andava ritoccata la disciplina che aveva una sua ratio ma che si presta a delle distorsioni o a degli eccessi, anche se adottata dal Costituente in un'altra epoca, che attiene ai referendum. Questo deve essere un punto chiaro nei territori e deve essere un punto chiaro anche qui dentro. La disposizione statutaria in modo non generico ma molto preciso dice che laddove si debbano costituire delle nuove province debbono essere sentite tutte le popolazioni interessate delle due province, ossia, detto in altri termini, gli interi corpi elettorali di entrambe le provincie. Questo è un punto di cui dobbiamo tenere conto e dobbiamo anche essere consapevoli di un altro passaggio, e cioè del fatto che in Commissione abbiamo in qualche modo cercato di aggirare - se vogliamo essere franchi, dobbiamo usare il termine proprio che è aggirare - una disposizione costituzionale, cercando tuttavia, onde non vulnerare quanto meno la ratio della disposizione costituzionale, di salvaguardare le finalità che la norma costituzionale stessa voleva salvaguardare. Abbiamo cioè limitato, introducendo in modo cosciente una disciplina, che non è in linea col chiaro dettato statutario, che consente una limitazione del referendum però soltanto laddove vi siano dei chiari e univoci pronunciamenti degli organi rappresentativi. In sostanza cosa abbiamo detto? Possiamo limitare i referendum soltanto ai comuni interessati laddove, però, l'organo rappresentativo del corpo elettorale provinciale si pronunci con una certa maggioranza a favore. La ratio è chiara. Noi cosa diciamo? Diciamo che, se c'è una forte maggioranza qualificata, il referendum in tutto il territorio provinciale risulta in qualche modo superfluo e, quindi, pensiamo di poterlo limitare ai soli comuni interessati. Dobbiamo però essere consapevoli, noi legislatori, e devono essere consapevoli i destinatari di questi procedimenti, che in loro riunioni hanno criticato questo punto, secondo me, del tutto inconsapevoli del quadro costituzionale che veniva trattato, e farebbero bene a essere consapevoli, soprattutto quando muovono delle critiche, dobbiamo essere consapevoli, che qui stiamo già facendo una forzatura, siamo in presenza di una legge che presenta una evidente illegittimità costituzionale, però l'abbiamo fatta pensando quanto meno di salvare la ratio. Se noi a questa palese forzatura togliamo anche quest'altro elemento, io credo che siamo in presenza di un vulnus che non può essere in nessun modo accettato e bisogna anche essere consapevoli che a quel punto è del tutto probabile che il Governo, che già potrebbe rinviare questa legge, in mancanza di quelle garanzie sostitutive di cui parlavo, potrebbe, anzi dovrebbe sicuramente, rinviare questa legge.
Quindi se c'è qualcuno che, per spirito demagogico o per voler trovare scorciatoie su questioni su cui le scorciatoie non sono possibili, vuole seguire questa via, sappia che sta mettendo in piedi una legge che non può essere rinviata dal Governo, allungando i tempi e le procedure perché siamo a fine legislatura e questo significa che non verrebbe approvata prima della fine di quest'anno. In secondo luogo, poiché nel mondo delle autonomie non vi è unanimità su questa materia, si deve anche tener conto del fatto che la pronuncia di illegittimità costituzionale e di annullamento di una legge nel nostro ordinamento, non è solo frutto del rinvio e della successiva impugnazione in via principale del Governo, ma può anche essere provocata nel corso di un giudizio da un soggetto che sia legittimato a promuovere un giudizio, e sicuramente un consiglio comunale è legittimato a questo. Quindi stiamo attenti nell'adottare le discipline perché, trattandosi di materia controversa, volendo trovare delle scorciatoie, si potrebbe anche approvare un testo che supera un controllo governativo distratto, ma che poi si impantana in un giudizio di costituzionalità promosso in via incidentale che dura anni. Il che vuoi dire che la situazione di incertezza che si viene a determinare è una situazione di incertezza che dura anni. Quindi stiamo attenti - questo lo dico nel loro interesse - a coloro che vogliono fare molto in fretta perché talvolta accelerare troppo, soprattutto se la strada presenta delle difficoltà, può condurre non ad arrivare prima ma a sbattere la testa contro un qualche ostacolo che può essere così duro da frenare completante la corsa. Credo su questo punto di essere stato abbastanza chiaro, chi ha orecchie per intendere intenda, nel suo interesse ovviamente.
Il terzo punto è quello che attiene al tipo di provincia che vogliamo creare; questo è un punto di carattere culturale e istituzionale che a me preme sottolineare e che ho cercato in tutti questi anni in cui mi sono occupato di queste questioni di sottolineare, devo dire non con molto successo. In ordine alla creazione delle province uno degli ostacoli fondamentali è stato il problema del nome e del capoluogo. Io penso che questa sia una visione poco più che medioevale dei rapporti tra la città e il resto del territorio. Che cosa voglio dire? Voglio dire che in passato si aveva la concezione che le funzioni diciamo così di comando - usiamo questo termine - cioè le funzioni fondamentali della società si svolgessero nella città, le cosiddette funzioni urbane. La città in effetti non solo è considerata tale per grandezza ma è considerata tale soprattutto perché vi si svolgono le funzioni pubbliche e le funzioni economiche fondamentali, dirigenti. Nel resto del territorio non si svolgevano funzioni dirigenti, funzioni urbane ma le funzioni serventi. Ci stavano i contadini e le attività economiche che vi si svolgevano erano attività economiche importanti ma la direzione di esse avveniva sempre nella città. Io credo che chi continua a proporre le province immedesimandole nei capoluoghi e dando loro il nome del capoluogo abbia una visione di questo tipo che è quanto meno arretrata di cento anni, e forse anche di qualche anno in più. Contrasta comunque con la visione che noi abbiamo oggi dei rapporti dei territori, con la visione culturale che noi oggi abbiamo dei rapporti tra i cittadini. Quando noi sosteniamo che il nostro ordinamento è fondato sul principio di eguaglianza, intendiamo fare riferimento non solo a una eguaglianza astratta dei soggetti, ma anche a una eguaglianza delle espressioni materiali, territoriali, istituzionali in cui questi soggetti vivono. Quindi quando noi affrontiamo oggi il problema della provincia intendiamo affrontarlo come area - uso questo termine che forse è improprio - integrata, cioè come un'area che si presenta nel suo complesso con pari dignità.
Per concludere, - perché vedo che il tempo è scaduto - noi dobbiamo pensare sia nel nome che nella distribuzione delle stesse funzioni a queste aree come un qualcosa che valutiamo in una posizione di assoluta uguaglianza senza momenti di privilegio, in una distribuzione delle stesse funzioni secondo criteri ottimali e non invece secondo il vecchio criterio che le funzioni nobili, dirigenti, stanno nelle città invece quelle serventi stanno nella campagna, cioè nei comuni minori. Da questo punto di vista, secondo me, forse avremmo potuto anche, come legislatori, fare qualcosa in più, cioè dire che si dà il nome dell'area e non il nome di un comune e dire anche che non possiamo individuare nell'ambito di questi territori delle posizioni territoriali preminenti. Credo tuttavia che per affermarsi queste considerazioni, più che di una legge abbiano bisogno di una acquisizione culturale e quindi mi auguro che qui in Sardegna, su queste questioni, gli amministratori comunali e provinciali, tutte le espressioni democratiche della società e l'Assemblea regionale, che ne è o dovrebbe essere la massima espressione, abbiano in una materia delicata come questa, la consapevolezza che i tempi richiedono cose diverse, queste acquisizioni culturali le mettano in pratica e non facciano come spesso si fa, che i princìpi nobili vengono solo enunciati nei comizi o in taluni dibattiti mentre poi, nell'applicazione pratica, si continua ad applicare princìpi superati che sono portatori esclusivamente di divisioni e talvolta di danno. Io credo che la questione delle province sia una questione seria se l'affrontiamo e la risolviamo ai livelli più alti di consapevolezza di cui io credo che tutte le forze politiche siano capaci.
PRESIDENTE. Onorevole Pubusa tenga conto del tempo. La prego. Grazie.
PUBUSA (P.D.S.). Voi mi richiamate sempre, ci sono dei colleghi che in modo sistematico violano il Regolamento, ripetendo sempre le stesse cose.
PRESIDENTE. Vengono richiamati anche loro, onorevole Pubusa, non ci sono eccezioni per lei, le assicuro.
PUBUSA (P.D.S.). Io mi voglio sottoporre alla norma, pensavo tuttavia in modo presuntuoso di dire qualcosa che potesse aiutare a risolvere dei problemi che sono di grande importanza per le nostre comunità locali e per l'intero ordinamento democratico regionale. Comunque, Presidente, le do atto che lei ha ragione e quindi cesso di parlare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Antonio Satta. Ne ha facoltà.
SATTA ANTONIO (P.P.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ogni volta che si parla in qualche modo di "riforma", la parola riforma viene prima riversata su tutti gli atti pubblici, poi però quando si arriva a prendere le decisioni si comincia a dire che si tratta non di riforme ma di cercare di predisporre un disegno di legge attuativo di quelle che sono le competenze che lo Stato ha dato alle Regioni recentemente.
Comunque sia, io non sto qui a fare filosofia sul fatto se questa sia o no una riforma; la riforma è certamente la legge numero 142, quella sugli enti locali, che regola il nuovo ruolo degli enti locali all'interno dello Stato, ne coordina la competenza e coordina i ruoli che i vari enti locali devono avere nell'ambito della pubblica amministrazione.
E' anche vero che, a mio avviso, rimane pur sempre l'attuazione di una riforma nel momento in cui queste norme si calano nella realtà. Dell'istituzione di nuove province ormai si parla da decenni. Prima ci si era bloccati perché la Regione non aveva particolari competenze, poi perché non vi erano all'interno della Regione i necessari consensi. Anche adesso ogni qualvolta si tratta di predisporre norme per l'istituzione di nuove province, o per l'area metropolitana, a parole tutti quanti diciamo di volerle in tempi rapidissimi, nei fatti questo è invece un problema che si protrae nel tempo. Basti pensare che in Giunta regionale il disegno di legge sulla istituzione dell'area metropolitana e sul ridisegno delle nuove province è rimasto bloccato per diversi anni, solo perché si ragionava in termini di rappresentanza politica all'interno del Consiglio regionale, in quanto la legge elettorale fissava, come ben si sa, un quorum minimo per essere ammessi alla ripartizione dei seggi in quest'Aula. Ebbene, dopo la riforma elettorale questo è caduto, quindi finalmente la Commissione ha potuto camminare, non avendo più le forze politiche, questo spettro davanti, e si è quanto meno arrivati ad una conclusione che, come diceva l'onorevole Tamponi, pone fine intanto ad un balletto di proposte e di opinioni con una proposta operativa unificante dei diversi progetti di legge giacenti in Commissione. Io credo che sia un dovere fondamentale di questo Consiglio dare una risposta forte e precisa approvando già il provvedimento oggi in discussione in quest'Aula con eventuali modifiche, alcune delle quali sono già agli atti dell'Aula stessa - altre potranno essere frutto di un'elaborazione durante questi lavori - perché questo provvedimento, se approvato, non impone automaticamente che in Sardegna si realizzino le province di cui tanto si parla: Sulcis, Ogliastra, Gallura ed altre. Si tratta di mettere le realtà territoriali che hanno maturato questo convincimento attraverso un dibattito serrato tra la gente e nelle istituzioni, da decenni, nella condizione di potersi attivare perché la procedura che verrà approvata oggi consenta l'istituzione della provincia. E' evidente dalle cronache di questi tempi che una proposta articolata, matura, completa, ed ormai con un consenso unanime delle forze politiche e sociali del territorio, riguarda certamente la provincia nordest Gallura, che ha maturato in tutti questi anni, anche attraverso il superamento di barriere di campanile, di contrapposizioni storiche tra piccole realtà dello stesso territorio, un disegno comune che può consentire, attraverso il decollo di questo ente, una maggiore promozione stessa, una maggiore maturazione verso gli interessi della collettività attraverso strumenti nuovi di coinvolgimento delle istituzioni già esistenti, di creazione di nuove istituzioni della Regione, dello Stato anche se la legge questo non lo prevede obbligatoriamente, perché una presenza così diffusa di servizi possa servire a dare a queste popolazioni, lontane dai centri operativi, dai centri di potere, strumenti che possano far compiere a queste popolazioni e a questi tenitori un salto di qualità.
Resta il nodo delle norme dello Statuto, e questo crea problemi certamente notevoli che l'onorevole Pubusa da esperto giurista ha evidenziato ed è vero che potrebbero esserci dei motivi seri di contrasto sul piano giuridico da parte del Governo, ma è anche vero, onorevole Pubusa che, in questi anni, questo Consiglio regionale ha varato delle "riforme" che erano in contrasto con lo statuto ma che, in una nuova visione del decentramento, il Governo ha approvato perché si trattava di scelte che andavano verso una riforma della società sarda, quindi verso un nuovo modo di essere delle istituzioni nella nostra Regione.
Io credo che questo non debba fermarci, pur stando attenti a non approvare articoli che siano palesemente in contrasto con la Costituzione. Credo che si dovrà, nella prossima legislatura, portare avanti finalmente la revisione dello Statuto speciale che anche attraverso questa revisione il Consiglio regionale potrà essere messo in grado di varare leggi significative nella riforma degli enti locali, senza entrare nelle strettoie della revisione costituzionale di queste norme stesse.
Signor Presidente, nell'auspicare le proposte di legge unificate in Commissione possano oggi stesso essere approvate ponendo fine anche a tensioni sociali fortissime soprattutto nel territorio della Gallura, che ha maturato attraverso assemblee popolari con la gente e con le istituzioni questo profondo convincimento, che è irrinunciabile, che viene considerato a ragione una conquista politica e sociale, credo che oggi il Consiglio regionale abbia il dovere di portare avanti questa "riforma". Io mi permetterò poi di proporre qualche emendamento ad emendamenti già presentati; per esempio per quanto riguarda lo svolgimento di un nuovo referendum se eventualmente il primo avesse risultati negativi. Io credo che già la proposta del Presidente e dei componenti della Commissione di ridurre da dieci anni, com'era nella proposta iniziale, a cinque anni sia già estremamente migliorativa, non capisco comunque perché una legge regionale possa essere riportata in Aula e ridiscussa dopo sei mesi, mentre una proposta di istituzione di nuova provincia respinta nel referendum possa essere riproposta solo dopo cinque anni. Noi ci auguriamo che quanto meno questo problema venga superato attraverso la revisione dello Statuto, con una riforma che possa consentire di far partecipare al referendum istitutivo delle province esclusivamente le popolazioni interessate. In questo momento, io credo che un lasso di tempo di due anni possa essere più che sufficiente...
(Interruzioni)
Onorevole Pubusa, non stiamo correndo, io vivo in un territorio che ha partecipato con grande attenzione e con grande misura, senza mai entusiasmare nessuno e anzi ponendo sempre gli interlocutori di fronte alle difficoltà reali, esistenti nel perseguimento di questo obiettivo però credo che questa dei due anni non sia una proposta scandalosa. In due anni accadono molte cose, in due anni, anzi in meno di due anni è stata travolta la repubblica italiana, quindi non comprendiamo perché, dopo due anni, le popolazioni che hanno questo grande desiderio non possano essere richiamate per poter decidere le loro sorti. E' una grande ingiustizia, anche se la legge questo lo prevede, che siano gli altri a dire se la provincia si deve fare oppure no. Noi corriamo il rischio di fare una legge che poi non avrà i risultati voluti, perché non è improbabile che la provincia preesistente, attraverso una consultazione così vasta, che interessa tutti i cittadini della provincia, possa, come sta avvenendo a Venezia per Mestre, impedire la scelta della costituzione di un ente intermedio la cui necessità ormai è indiscutibile ed è aclarata. E' evidente che una provincia già esistente non intende lasciare che pezzi del suo territorio possano costituirsi in nuovo ente. Questo crea un problema notevole. Ci rendiamo conto delle difficoltà. Sarà un compito arduo perché ci rendiamo conto che nella provincia di Sassari - io mi auguro che questo non avvenga - ci saranno notevoli difficoltà in molti settori per la costituzione della provincia Gallura. Non mi riferisco tanto all'amministrazione provinciale quanto ai comuni dell'intera provincia di Sassari. Altrettanto accadrà nelle altre province. Sono battaglie di campanile ancora molto forti. A parole tutti quanti diciamo che vogliamo superarle ma nei fatti è difficile che avvenga.
Inoltre, signor Presidente, mentre nella legge di delega alla Regione da parte dello Stato si dice che lo Stato non è tenuto automaticamente a istituire i propri uffici periferici della nuova provincia, io credo che il Consiglio regionale, nel varare questa legge, debba prendere un impegno per quanto riguarda le proprie competenze, il Consiglio regionale non può cioè comportarsi come fa lo Stato ma a mio avviso deve nel disegno di legge dare un mandato preciso alla Giunta regionale perché provveda a istituire uffici periferici propri e degli enti strumentali uguali a quelli che già operano nelle province preesistenti. La Regione deve anche impegnarsi in una rivendicazione forte nei confronti dello stesso Stato perché gli uffici periferici delle amministrazioni statali decollino anche nelle nuove province. Diversamente noi creiamo una scatola vuota, creiamo semplicemente un concesso amministrativo che dibatte i problemi ma non ha strumenti effettivi per poter operare nel territorio, così come una provincia, nella nuova dimensione della riforma degli enti locali, deve poter operare. Questo in sintesi, signor Presidente, vuole essere il mio contributo, perché credo che questa legge, se pure con ombre che non possono essere totalmente cancellate da questo Consiglio, meriti davvero l'approvazione dell'intero Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.
PILI (P.S.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei, prima di entrare nel merito, rivolgere un pubblico apprezzamento ai Capigruppo dei partiti di questo Consiglio, per l'ordinato svolgimento dei lavori al quale stiamo assistendo in queste settimane.
(Interruzioni)
Voi sapete che ho problemi di voce per l'intervento chirurgico che ho recentemente subito. Stavo dicendo che colgo l'occasione di questo intervento per rivolgere un pubblico apprezzamento ai Capigruppo dei partiti di questo Consiglio regionale, per l'ordinato svolgimento dei lavori, al quale stiamo assistendo in queste settimane, alla loro capacità di cogliere le reali priorità degli interessi della Regione, inquadrando questi interessi nell'ambito degli interessi nazionali e comunitari, alla loro capacità di modificare tempestivamente l'ordine del giorno togliendo e inserendo argomenti, a seconda dei collegi elettorali a cui sono interessati. Mi sono chiesto perché per esempio, quando l'Assemblea pone dei termini perché le Commissioni esitino provvedimenti di legge ritenuti importanti per la collettività regionale, questi regolarmente esitati dalle Commissioni e inseriti all'ordine del giorno vengono tolti e rinviati non si sa a quando, mentre altri che non vi erano vengono inseriti. Si tratta di provvedimenti di legge che l'Assemblea ha detto essere urgenti perché comportano, come ricordava il collega Pubusa, risposte a precise disposizioni di legge nazionali e a direttive comunitarie e però per alcune cose questo vale per altre no. La Conseguenza è, ad esempio, che il disegno di legge numero 152 che è l'attuazione delle direttive CEE numero 82 e 501 relative ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali, ai sensi della legge 183 dell'87, che detta norme e responsabilità precise delle Regioni su questo - e sappiamo quante aree a rischio abbiamo nella nostra zona - e chi è tra i disegni di legge esitati dalle Commissioni, con richiesta urgentissima da parte della Giunta, giace lì, nell'elenco di quelle cose che molto probabilmente non interessano nessuno, per cui dovremo attendere che il Padre eterno ci salvi da qualsiasi rischio industriale, perché in questo momento non sapremmo come affrontarli. Altrettanto potrei dire per il provvedimento sulla caccia, sulla quale si è lavorato per un anno intero, che è stato inserito recentemente all'ordine del giorno e che è stato poi tolto e che non si sa che fine farà. Altrettanto dicasi per la legge sulla pesca, per la quale il Consiglio aveva posto un termine che scadeva a dicembre. Siamo a marzo e ancora non è all'ordine del giorno. Nel contempo, con questo senso delle priorità, la Conferenza dei Capigruppo e la Giunta regionale tolgono dal cilindro un'importante proposta di legge che è questa sulle norme per l'istituzione di nuove province. Io credo che questa accelerazione sia dovuta ai dati recenti apparsi sulla stampa, sia nazionale che regionale, relativi alla floridità della spesa pubblica nazionale che regionale, per cui avendo la spesa pubblica nazionale un saldo attivo di migliaia di miliardi, bontà anche dell'onorevole Tamponi, grande difensore, dalla sua parte politica, di ex pattista di Segni, dei problemi della spesa pubblica, si dettano norme per istituire nuove province che non si sa da chi debbano essere fidanziate. Mi auguro che coloro che sostengono queste iniziative sappiano che le province sono una spesa pubblica peraltro non produttiva e non erogatrice di servizi, quindi tutte queste cose dovrebbero far riflettere. Ma siccome la spesa pubblica in Italia è florida e siccome abbiamo letto anche nei giornali di oggi che sembra che la lira esca dal coma, e che Bankitalia ha dato elementi di tranquillità, si va avanti in questa direzione. Credo che un altro stimolo a fare questa proposta di legge sia venuto anche dai risultati dell'occupazione nella nostra Regione, che ha come sapete, 240.000 disoccupati. E allora, oltre alla grande capacità di affrontare i problemi dell'occupazione in questi ultimi anni, che ha portato ai risultati che tutti stiamo leggendo, si coglie anche l'occasione di dare un ulteriore impulso creando nuovi posti di lavoro produttivi con l'istituzione di nuove province. Questa purtroppo è la realtà, ne prendiamo atto, però, siccome ognuno di noi, senza fare battaglie campali, almeno la coscienza se la deve salvare, deve essere chiaro che non tutti siamo disponibili al laissez faire, come si dice, a lasciar fare. Sarebbe anche facile comportarci anche noi, demagogicamente in questo momento elettorale, dire a quelli che vogliono la provincia: "Volete la provincia? Prendetevela, siamo tutti d'accordo!", tanto sappiamo come andrà a finire. E però mi domando, se veramente queste province servano. A chi servono, per cosa servono? Io francamente ho provato a rifletterci e ho ricordato il ragionamento elementare di un dirigente della Feder braccianti CGIL di tanti anni fa: in una famiglia di quattro persone, quando c'è un solo panino, se si aggiungono tre persone bisogna dividere il panino in sette. Questi aspiranti amministratori provinciali, dicono che servono altre tre province. Se facciamo queste nuove province le risorse si divideranno in sette. La conseguenza sarà che tutti mangeranno di meno o che tutti dovranno pagare di più. Io non vorrei che sfuggisse all'attenzione di chi sta proponendo nuove province che la legge dice chiaramente che il personale, i beni, gli strumenti operativi e le risorse finanziarie adeguate, debbono essere garantite alle nuove province dalle province preesistenti. Questo, per essere chiari, è dettato dall'articolo 16 della "142" alla lettera g) del secondo comma. Per essere chiari, chi parla di nuovi servizi e di nuovi uffici, sta ingannando la gente, sta prendendo in giro le popolazioni, ignorano anche, non avendo seguito il dibattito parlamentare della "142", che uno dei punti che è stato chiarito e che è stato poi inserito in legge - ognuno lo interpreti come vuole, ma la realtà economica della nazione porterà a confermare quello che era l'intendimento del Governo - è che l'istituzione di uffici provinciali delle amministrazioni dello Stato e degli altri enti pubblici delle nuove province non è assolutamente obbligatorio. Si sappia chiaramente che non ci saranno nuovi uffici delle amministrazioni statali e degli altri enti pubblici, perché, non solo non si tende a istituirne dei nuovi, ma si tende a ridurre quelli esistenti accorpandoli e accentrandoli. Non riesco quindi a capire a che cosa possano servire le nuove province, visto che i soldi dovranno essere distribuiti anche alle altre province, visto che le spese per la gestione delle nuove province aumenteranno e quindi i compiti che le province già anno, potranno svolgersi in maniera meno soddisfacente in quanto le risorse finanziarie destinate ad esse saranno minori. Infatti anche le spese dei nuovi consigli provinciali dovranno essere coperte con le risorse a disposizione delle province preesistenti; questo dice la legge. Questo vuol dire che per pagare nuovi Presidenti e nuovi Assessori provinciali e nuove strutture burocratiche al servizio del governo politico, dovranno per forza ridurre le disponibilità finanziarie che sono destinate all'attuazione dei compiti delle province esistenti e di quelle che si faranno. Quindi non si fa un bene, si fa un male e questo deve essere chiaro, per non imbrogliare nessuno. La prima Commissione del Consiglio regionale ha avviato in questa legislatura una serie di riforme, a partire da quelle elettorali i cui risultati purtroppo stiamo cominciando a vedere tutti quanti. Mi domando se è stata fatta una riflessione prima di dettare norme per istituire nuove province, sulla politica regionale nei confronti dell'assetto istituzionale della Regione? Io, in trent'anni di attività politica, ho conosciuto le zone omogenee, ho conosciuto la Comunità montane, prima quelle previste dalla legge nazionale numero 1102 poi quelle previste dalla legge regionale numero 26, ho conosciuto gli organismi comprensoriali, poi ho visto sciogliere le zone omogenee e inventare le aree programma, poi ho visto sciogliere gli organismi comprensoriali e parlare di circondari, adesso rimangono le Comunità montane e non si capisce con quale funzione in relazione alle province. Abbiamo fatto una riflessione su queste cose? Abbiamo fatto una riflessione sulle funzioni? Abbiamo fatto una riflessione sul fatto che le province già hanno attualmente delle competenze importanti e non le hanno utilizzate? Chi ha proibito alle province, per esempio, di predisporre i piani territoriali di coordinamento? Perché questa stessa maggioranza, che oggi approverà questa legge, non ha pensato di attuare l'articolo 44 dello Statuto, delegando le funzioni alle province, perché non ha pensato realmente di puntualizzare quali funzioni si vogliono realmente delegare alle province, se le si vuole vedere come ente intermedio tra le Regioni e le amministrazioni locali e i Comuni. Tutto questo mi pare che sia stato dimenticato, per cui vedremo comunità montane che hanno la facoltà di far redigere i piani urbanistici territoriali e i piani di sviluppo territoriali configgere con le amministrazioni provinciali che devono fare i piani territoriali di coordinamento. Con tutte queste leggi che noi pure stiamo facendo, in attuazione della "142" del 1990, alle amministrazioni provinciali diamo funzioni e non diamo risorse finanziarie, cioè stiamo noi stessi, in quest'Aula, facendo leggi che ingannano i cittadini sardi. Stiamo ingannando noi stessi e questo è vergognoso. Fare una legge per istituire nuove province, senza aver detto con chiarezza le funzioni che si vogliono realmente delegare in base allo Statuto, in base alla "142", in base ai poteri che ha la Regione, legge per legge, settore per settore, vuol dire imbrogliare la gente. E qui si sta imbrogliando la gente, illudendola che facendo la provincia della Gallura o la provincia del Sulcis-Iglesiente si risolvano i problemi? Non si risolverà un bel nulla! Si accresceranno i problemi. Si inganna la gente - come ricordava Pubusa - indicando come problema il capoluogo. Anche i bidelli saranno gli stessi, non è che si assumeranno nuovi bidelli di quel territorio: prima li pagava una provincia, ora li pagherà un'altra provincia, con gli stessi soldi, non con soldi aggiuntivi. E' possibile che in quest'Aula non si tenga presente una tendenza che non è più soltanto nazionale, è una tendenza europea, è una tendenza mondiale, e cioè che chi vuole i servizi se li deve pagare. Basta vedere l'ultima legge nazionale sulle risorse idriche, basta vedere tutta la legislazione. E allora mi dovete dire perché in una regione che ha veramente pochi servizi reali si vuole creare della spesa pubblica sapendo che dovrà gravare sui cittadini. Chi pagherà? Saranno gli amministratori comunali ad accrescere la tassazione nei confronti dei cittadini. E siccome stiamo parlando di federalismo a tutti i livelli, un federalismo al quale io credo da sempre, quindi credo anche al federalismo fiscale, e questo ormai sta andando avanti, sappiate che gli amministratori comunali avranno un potere impositivo per pagare spese inutili, per pagare una burocrazia che non serve a nessuno, però non ho ancora capito quali servizi, a livello di territorio, le province esplichino, per poter pagare un presidente di provincia, una Giunta provinciale, burocrati e segretari, autisti e macchine blu, di nuovi organismi politici. Sostanzialmente , in questo nuovismo, in questa cancellazione dei partiti, la vecchia partitocrazia, invece, mi pare stia camminando in modo anacronistico, creando soltanto problemi. Sono veramente sconcertato, perché l'istituzione della provincia, è stata sempre contestata, soprattutto in Sardegna, - io ricordo qualche articolo di Emilio Lussu quando definiva la provincia una emanazione centralistica dello Stato con la volontà del controllo prefettizio - e nei dibattiti in questi 15 anni in cui ho fatto parte del Consiglio regionale, almeno nella prima legislatura ricordo degli interventi fatti da vari esponenti dei diversi partiti che tendevano proprio a eliminare le province. Però, ogni tanto, nell'incapacità generale di risolvere i problemi, ci si rifugia in queste cose che sono negative, che non fanno onore a nessuno, che vengono strumentalizzate elettoralmente senza dire ai cittadini che fra qualche anno, non potranno che maledire la classe politica che sostiene questa legge per le maggiori tasse che dovranno pagare, traendole dal loro lavoro produttivo che come abbiamo visto è sempre inferiore. Bene questa è la maggioranza, questo è il clima, questo è il "nuovo" che sta producendo questo Consiglio regionale, queste sono le priorità che stanno producendo i nostri colleghi Capigruppo, anche in barba alle sollecitazioni del Presidente del Consiglio che ci sollecita a continuare a lavorare nelle Commissioni e in Aula, poi però come se tutti parlassero al vento le cose vanno come stanno andando. Auguri a tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Intanto contraccambio gli auguri al collega Pili. Come sappiamo tutti noi che abbiamo una cultura media, nell'antica Roma esistevano due tipi di province: esistevano le province senatoriali e le province pretorie. Le province senatoriali, mi pare di ricordare, erano quelle che ricadevano nell'ambito di direzione e di amministrazione del Senato ed erano le province tranquille, pacifiche, ordinarie e quindi potevano essere governate dal Senato. Il Senato già allora, duemila anni fa, doveva essere una istituzione molto tranquilla, pacifica, soft - pare che sia ancora adesso così - prima che Caligola vi portasse i cavalli. L'altra categoria di province era quella delle province pretorie. Le province pretorie erano le province più turbolente, necessariamente, quasi sempre ma non sempre, quelle di confine, di periferia, province insicure dove il potere di governo e di direzione era del pretore che aveva i pretoriani, quindi esercitava un controllo più militare, più penetrante per tenere la disciplina. Tradotta in termini attuali quest'antica istituzione che rispondeva al bisogno dei tempi, parrebbe che in qualche modo si stia per riproporre, questa suddivisione non più tra province sarde senatoriali e pretorie ma tra province sarde ordinarie e normali e province straordinarie ed elettorali. Il clima nel quale si svolge questa riunione è stranamente pacifico, direi anche un po' crepuscolare, un po' mortuario, c'è una pace che non è naturale, non è la pace del Mezzogiorno, vigorosa e forte; è una pace di gente rassegnata: facciamo anche questa legge e chi vorrà, nei territori interessati annuncerà la futura istituzione della provincia. L'importante è che lo possa dire in queste settimane, poi se negli anni questa non si realizzerà poco importa. E il gioco è fatto.
L'amico Domenico Pili, che per altro verso è persona squisita, attenta, applicata alla produzione legislativa, fa male a rappresentare un'altra categoria di responsabilità - ce n'è già tante, inventarne anche un'altra mi pare eccessivo - cioè quella dei Capigruppo, sulla decisione di discutere in quest'Aula certe leggi e non altre. Che c'entrano i Capigruppo? Il Consiglio cioè la maggioranza del Consiglio, decide, vota, rimanda in Commissione. La responsabilità politica è una cosa seria, Domenico Pili, anche per te che sei parte della maggioranza, anche per noi che siamo minoranza e opposizione. Siamo all'opposizione e ci prendiamo anche quel che ne consegue. Se i provvedimenti importanti nel corso della legislatura e anche nel finale della legislatura, non si fanno, non è per responsabilità dei Capigruppo, è perché la maggioranza non li vuole. Ieri la maggioranza ha deciso di rinviare in Commissione la riforma delle Unità sanitarie locali. Il rinvio della riforma delle Unità sanitarie locali in Commissione, l'ha chiesto, su incarico della maggioranza, un consigliere della maggioranza. La riforma degli enti che stamattina è stata iscritta all'ordine del giorno perché sono decorsi nuovamente i termini, si fa perché la maggioranza non è capace di farla. Infatti è arrivato un pezzo di legge in Aula ed è stato bocciato dalla maggioranza perché le leggi le boccia la maggioranza, mica le boccia la minoranza, e la riforma degli enti non torna in Aula perché la maggioranza non è capace di portarla in Aula e la Giunta non si sa di chi sia e a chi risponda. Io a questi Assessori voglio tanto bene che mi premuro ogni tanto di chiedere loro se non si sentano un po' troppo orfani, un po' troppo soli, un po' troppo abbandonati. In nome di chi e in base a quale legittimazione politica democratica voi decidete, fate delibere, firmate decreti. Posto che qui non c'è la maggioranza politica che vi dovrebbe legittimare, ma solo una aggregazione numerica che bisticcia e rissa? Voi dite: "In nome del sistema politico che un giorno ci ha eletto e ci ha lasciato liberi". Auguri a voi davvero! Altro che le cose ironiche che diceva Pili! Ancora ieri le direttive sulle zone agricole che dovevano essere date 4 anni e mezzo fa in base alla legge numero 45 del '89, sono tornate in Commissione, cioè sono tornate nel limbo, sono tornate nel nulla, perché nessuno può pensare che tutto quello che si rinvia in Commissione tornerà in Aula! Non c'è tempo. E chi l'ha chiesto? Il collega Pau della maggioranza. E se oggi le direttive sui centri storici che derivano ugualmente da un obbligo della legge "45" dell'89, approvata 4 anni e mezzo fa - e la legge fissava un termine di sei mesi - non si discutono in Aula è perché l'ha chiesto la maggioranza! La maggioranza in democrazia decide, sarà una democrazia scalcagnata, come è quella attuale, però per favore state almeno all'apparenza delle regole. Voi maggioranza decidete che questo Consiglio non può discutere di riforma delle Unità sanitarie locali, di riforma degli enti, di zone agricole, di centri storici, di legge sulla caccia, di legge sulla pesca, di legge sui parchi, perché non volete leggi importanti, non volete nessun riordino e l'avete dimostrato abbondantemente. State guadagnando penosamente il tempo per dire: "Non c'è più tempo, queste leggi le avremmo volute fare, ma non si è fatto in tempo". Il tempo ve lo siete mangiato nei cinque anni della legislatura e soprattutto nell'ultima fase, nella quale - si sa - c'è una maggiore applicazione e almeno alcune leggi importanti si sarebbero potute fare. E' la consociazione anomala che blocca, che crea la paralisi, è la palude politica che avete inventato e trascinato in questi anni che impedisce la produttività, e voi insistete a non volerne prendere atto, voi tutti, a turno poi vi scatenate gli uni contro gli altri ma non avete ragione né gli uni né gli altri. E' la palude, è l'omertà politica! Questa è omertà politica. Che cos'è l'omertà? E' la reciproca protezione degli interessi particolari, è la connivenza, è mostrare di volere cose nuove e nella sostanza lasciare invariato il vecchio sistema dove ognuno è abbarbicato ad una parte dei vecchi enti, dei vecchi uffici, dei vecchi rapporti di potere, dove ognuno ha un pezzo di camera di commercio, di consorzio industriale, di provincia, di comunità montana, di unità sanitaria locale. Altro che riforma della politica! Questo argomento è stato usato come un lenzuolo pietoso per coprire tutte le miserie, tutte le porcherie. Abbiamo detto in questi anni: c'è il tempo, si faccia chiarezza si ristabiliscano in modo più sincero, più fisiologico, le diverse aggregazioni perché è lecito, direi che è necessario che le diverse opinioni in campo si riconoscano. Ci sarà pure una opinione democratica, un'opinione autonomistica forte, un'opinione radicale, così come c'è una opinione moderata e c'è una opinione di conservazione. Sono tutte legittime le opinioni in campo, quello che non è legittimo è la confusione, è la tuta mimetica applicata alla politica, sotto cui non si vede chi c'è, se non dai gesti che compie, perché da questi si vede benissimo. Questo è il punto per cui qui non si produce nulla di serio, perché continua la paralisi e però è una responsabilità enorme per una Assemblea legislativa, per la cosiddetta massima rappresentanza del popolo sardo che non riesce a rappresentare nulla perché rappresenta solo il rito celebrativo di sé stessa e non produce gli atti di legislazione e di alta amministrazione che dovrebbe produrre in modo limpido e lineare. E' inutile dire che adesso questa cosa si sospende? Le elezioni politiche, si dice, sono un'altra cosa. Ma come sono un'altra cosa? Le elezioni politiche non sono il momento nel quale il popolo sardo è chiamato a scegliere la sua rappresentanza nel Parlamento nazionale, e quindi a dislocare lì i migliori rappresentanti degli interessi veri del popolo sardo, della Regione sarda. Come si fa a dire che è un'altra cosa? E chi è impegnato qui in una consociazione viziata e viziosa di questo tipo come fa a dire che esprimerà valori di tipo diverso nello stesso tempo e luogo? Non è possibile, è una contraddizione! Questo per dire a Pili, e non solo a Pili, che va bene la critica, che molti punti parziali di critica sono anche condivisibili però vanno inseriti nel quadro di realtà e di verità, e quindi di responsabilità politica che ha nomi e cognomi e indirizzi nel quale devono essere inseriti.
Quanto al provvedimento in discussione, io concordo con i colleghi che hanno già detto che questo provvedimento non è nulla di eccezionale. La Regione non sta istituendo nuove province. Io immagino già quanti spero non in armi ma pacificamente, percorreranno domani la Gallura, o il Sulcis o l'Ogliastra annunciando l'istituzione delle nuove province. Siccome non è vero, diciamo subito che non è vero, che la Regione non sta istituendo province, con questa legge, se riuscirà a farla, e io non ne sono certo, se questo Consiglio riuscirà a farla. Se i due terzi dei consiglieri regionali, che sono assenti, e stanno già percorrendo le province - quelle senatoriali, quelle pretorie e soprattutto quelle elettorali - fossero qui come dovrebbero essere, il Consiglio magari potrebbe approvare questa legge. Forse arriveranno quando direte loro che si deve votare. Ora comunque mancano due terzi del Consiglio regionale. Comunque questa legge, se si riuscirà a vararla, migliorandola un pochino - e non peggiorandola - con alcuni emendamenti ai quali mi riferirò rapidamente, può essere uno strumento utile. Poi chi ha il diritto di attivare la procedura per la costituzione delle province lo eserciti. E' una normativa utile che noi di Rinascita e Sardismo certamente non contrastiamo perché riteniamo che l'attuale assetto delle province non corrisponda al corretto esercizio dei diritti dei cittadini innanzitutto, non degli amministratori, dei cittadini. L'attuale assetto delle province deriva non da una previsione ragionata di suddivisione del territorio ma da tanti altri fattori. La penultima provincia, quella di Nuoro, a suo tempo fu istituita come provincia di polizia, come provincia pretoria appunto, non perché si volesse agevolare la partecipazione dei cittadini e il soddisfacimento di diritti in quella provincia, ma per ragioni di ordine pubblico; essendo un'area turbolenta, fare una provincia significava istituire gli uffici prefettizi, cioè era il Governo che si costituiva in quell'area calda della Sardegna con l'istituzione della provincia. La provincia di Oristano fu fatta sull'onda di una rivendicazione delle popolazioni dei territori e delle amministrazioni, ritagliandola tra i tenitori di Cagliari, Nuoro e Sassari lasciando il cosiddetto sbocco a mare a Nuoro. Immaginate, la provincia di Nuoro si è tenuta quello sbocco a mare, come facevano gli imperi di un tempo che volevano lo sbocco a mare perché dovevano fare le guerre! A chi debba fare la guerra la provincia di Nuoro ancora non l'ho capito! Popolo di navigatori nuoresi! Però, se pensiamo a come è stata ritagliata quella provincia si vede come il disordine delle idee poi genera il disordine della geografia e della istituzione. Che l'attuale sistemazione delle province sia inadeguata è sotto gli occhi di tutti; riordinare tutta questa materia, anche adeguando il numero delle province è utile ed è il frutto di un'elaborazione e di un confronto anche nella cultura politica autonomistica, durata decenni. Bastano cioè quattro province in questa Regione così tormentata anche orograficamente, con le sue particolarità non sempre negative che sono le caratteristiche, gli umori le culture locali, le vocazioni economiche diverse? Tutta questa diversità è anche una ricchezza e se c'è collaborazione diventa espressione di vitalità e quindi una diversa articolazione nel territorio della struttura amministrativa con maggiori occasioni e possibilità di partecipazione arricchisce anche la vita politica e sociale della Regione. Questo dev'essere il principio che va riaffermato. Non è questione di campanilismo, di frammentazione o di spesa pubblica. Sette province o otto, se ben ordinate, spenderebbero meno di quanto sprecano le quattro province attuali, ma non sono le province che sprecano, è il sistema istituzionale che è sprecone; è sprecone di mezzi, è sprecone di danari, è sprecone di professionalità, perché ci sono uffici dove non si può lavorare perché c'è troppa gente e uffici dove non si può lavorare perché non c'è nessuno. E questo non vale sono per le province o i comuni,vale soprattutto per la Regione. Un disegno di riordino istituzionale che coinvolge anche le province non può che toccare e coinvolgere, e io dico anche sconvolgere la Regione, perché non avrebbe senso il permanere di questa Regione in un ordinato e vero disegno di ridistribuzione dei mezzi, dei poteri e della partecipazione popolare. Cioè l'ordinamento autonomistico, che è tutt'uno - Regione, province e comuni - dovrebbe realizzarsi in un'operazione di riordino complessivo e di interazione e di collaborazione di poteri diversi con funzioni diverse. Per fare questo ragionamento che tutti sottoscriverebbero sulla carta - ma sappiamo bene che poi nessuno firma quando si passa all'attuazione - bisognerebbe avere questa visione delle cose, questa strategia, arrivo a dire questo spessore politico-culturale, che io sto semplicemente accennando. Ma chi ce l'ha? Non la Giunta regionale che è arrivata mezz'ora dopo e partecipa distrattamente. Questa visione strategica, rilevante, robusta; questa tensione non ci sono neppure nel dibattito perché tutti, o quasi tutti, stanno pensando ad altro, ad occasioni di distribuzione di uffici da spendere possibilmente elettoralmente, clientelarmente. Però siccome il provvedimento è questo potrebbe anche essere recuperato a fin di bene, e noi speriamo che questo avvenga e cioè che nuove e diverse province si facciano, che siano quelle giuste perché i diritti dei cittadini in Sardegna si possano meglio esercitare e che questo obblighi la Regione a riordinarsi essa stessa, quindi a riformarsi davvero. Ma naturalmente se la Regione fosse d'accordo su questo, non se ne uscirebbe a fine legislatura, con questa sola leggina e la Giunta regionale non affiderebbe al buon, ottimo, assessore Cabras il compito di rappresentarla. Di fronte a un grande disegno riformatore, di fronte a un momento alto della vita dell'istituzione autonomistica, sarebbero presenti non dico tutti e tredici ma almeno la metà più uno degli Assessori che sono tenuti per legge a stare qui, invece di vagabondare a fare danni per il territorio della Sardegna. Più stanno qui più obbediscono alle regole e meno fanno danni; perché se stanno qui almeno ascoltano. Però è inutile fare questo discorso se anche il Presidente del Consiglio, chiunque sieda a turno alla Presidenza dimentica di applicare le regole, perché dovrebbe richiamare gli Assessori, portarli qui.
(Interruzioni)
Manu militari è eccessivo! Noi abbiamo una nostra istituzione locale; nessuno qui vuole l'intervento militare! Ma almeno i barracelli! I barracelli che sono un'istituzione, tutta nostra, autonomistica, possono accompagnare gli Assessori qui perché rispettino le regole, almeno gli ultimi giorni della legislatura. Non è possibile! E' proprio un insulto permanente alla istituzione in nome della quale loro si chiamano Assessori.
(Interruzioni)
Legga il Regolamento, gli Assessori devono stare in Aula ma non ci stanno mai. E dicono che sono tecnici! Ma quali tecnici! Tecnici della politica peggiore sono. Lì sì hanno affinato le conoscenze e le competenze.
In ogni caso, dicevo della legge che siamo discutendo, che la legge delinea un itinerario, detta una disciplina, quindi consente l'esercizio del diritto dei cittadini di avere istituzioni più vicine, più omogenee quindi più produttive di effetti ai fini dello sviluppo e anche dell'esercizio della democrazia. Naturalmente ci rendiamo conto anche che l'essere questa leggina così isolata e non essendo accompagnata dal complessivo disegno riformatore, inficia molto gli effetti possibili della legge stessa, sotto molti profili, ma principalmente sotto un profilo. Noi siamo autonomisti convinti e anche oltre, però fino a quando non sarà realizzato un quadro istituzionale - e noi per questo ci battiamo - di completo, integrale autogoverno del popolo sardo, teniamo conto delle leggi dello Stato italiano e soprattutto teniamo conto delle leggi che sono anche di aiuto a questo processo. E la legge "142" è una legge che aiuta questo processo di riordino, di riforma, di potenziamento delle autonomie. Perché la legge "142" in questa Regione, da anni, è ritenuta legge non dello Stato italiano, ma dello Stato tunisino? Perché la legge "142" è totalmente inapplicata? Ma chi vi dà il diritto di non applicare le leggi? C'è un punto principalmente che tocca per forza questo provvedimento e che riguarda l'area metropolitana, o provincia metropolitana, battezzatela come vi pare. Ma come è possibile che si eserciti liberamente e produttivamente nel territorio e nelle istituzioni locali l'attività promozionale di istituzione o ridefinizione delle province, se a monte non si scioglie il nodo dell'area metropolitana? La Regione deve dire cosa pensa su questo punto, non può stare zitta, la Regione - e mi riferivo alla Giunta regionale, alla maggioranza che sorregge la Giunta, cioè a chi esercita il potere in questa Regione - può benissimo dire: "Io l'area metropolitana non la voglio istituire. Trovo spazi e passaggi nella legge "142" che non mi obblighino e quindi decido di non istituirla". Ma non può far finta di niente, perché è chiaro che al modo in cui si definisce la provincia metropolitana è legata tutta una serie di altre questioni non sono solo di ordine territoriale, ma anche economico, istituzionale, sociale. Quindi questa legge ha questo grande difetto, e rischia di essere sconvolta quando si dovesse istituire, come tutti dicono di volere, l'area metropolitana. D'altronde l'area metropolitana non deve essere per forza né una superprovincia né un cappio al collo di nessuno. Una corretta visione dell'area metropolitana significa dare sostanza ad una funzione che è la funzione urbana e che è la funzione delle città capoluogo. Essere capoluogo non è che sia un fatto di decorazioni, di premi di stendardi, di prestigio, essere capoluogo o capitale in una Regione vuole dire esercitare una funzione di carattere generale per tutta la Regione, quindi non essere un'area di privilegio, non un'area forte contro le aree deboli, ma un'area che sia apprezzata per le sue funzioni, che se sono di capitale sono di tutti, non a parole ma nei fatti, quindi un'area che sorregge lo sviluppo equilibrato, esercitando le funzioni che le sono proprie perché non tutte le funzioni sono uguali. Sono tutte degne ma non sono uguali, sono diverse e si sorreggono e si arricchiscono nell'interazione. Senza la legge sull'area metropolitana che la maggioranza non ha voluto, è chiaro che anche questo disegno nasce monco e quindi viene in qualche modo per molti versi già in partenza caducato. Mi limito a queste osservazioni. Altri punti potranno essere richiamati nel corso dell'esame dell'articolato ma voglio dire una cosa fin d'ora per concludere. Chi ha scritto e presentato gli emendamenti li rilegga bene prima di proporli all'attenzione dell'Aula, perché ce ne sono alcuni che snaturano la legge. Mi riferisco in particolare a un emendamento che prevede che la partecipazione al voto per l'istituzione di una nuova provincia possa essere ridotta alla minoranza della popolazione interessata. Noi su questo punto non siamo d'accordo nel modo più assoluto. Che almeno voti la maggioranza della popolazione! Non si può pensare di istituire una nuova provincia con la partecipazione al voto di appena un terzo della popolazione. Con la maggioranza assoluta, la nuova provincia nascerebbe col voto favorevole di un sesto della popolazione...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di concludere.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Lo dico a fin di bene. Vedo che l'indicatore lampeggia, esattamente come ha lampeggiato in altre circostanze, per diversi consiglieri, ma siccome potremmo intervenire sull'articolato concludo. Ho solo dato un'indicazione ai proponenti degli emendamenti: se vogliamo approdare a questa legge quadro, e approvarla in tempi brevi non la si snaturi con emendamenti che rimandano tutto in alto mare perché costringono a riaprire la discussione e il confronto in modo serrato sulla qualità della democrazia, perché noi vogliamo nuove province per avere più democrazia, non perché si perseguano mire, tendenze, che non hanno nulla a che vedere con il disegno riformatore che dovrebbe sorreggere la legge in discussione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az). Signor Presidente, che l'ordinamento politico-amministrativo che oggi è costituito nella nostra isola non risponda più, se mai ha corrisposto, alle esigenze, agli interessi del popolo sardo, è cosa ormai del tutto affermata. Che si debba andare a delle riforme profonde, incisive, che cambino il sistema anche su questo non c'è dubbio. Io ricordo che, nel 1946, allorché tutti i partiti dettero incarico ad una Commissione composta da giuristi espressi dal Partito Sardo d'Azione, tra i quali vorrei ricordare Gonario Pinna, Piero Soddu, Anselmo Contu, diedero incarico a questi uomini di dottrina e di grande esperienza giuridica di redigere una bozza dello Statuto, del nuovo Statuto per la Sardegna autonoma, in questa bozza di Statuto l'istituto della Provincia veniva abolito. E non era allora un pensiero soltanto degli autonomisti sardi, era il pensiero anche di eminenti personalità della politica italiana in generale e addirittura di qualcuno che si professava, e lo era, liberale e pertanto con radici ben profonde in quello che è il percorso e il processo del risorgimento italiano. Mi riferisco a Luigi Einaudi, che ancora dalla Svizzera scriveva un articolo, ormai conservato nelle raccolte degli scritti di questo grande economista e politico "Via il Prefetto" e con il Prefetto tutto quanto gli sta attorno. Diceva Einaudi: si deve abolire la prefettura mandando via non solo i commessi e i burocrati, ma perfino bruciando le sedie perché altrimenti, in un modo o nell'altro, risorgerebbe quel sistema che vede nelle prefetture, nelle questure, nei provveditorati, il centralismo dello Stato.
Si proponeva qualcosa di diverso: via le province, via le prefetture, via i provveditorati e si proponeva la costituzione delle circoscrizioni politico-amministrative, nel rispetto delle zone storiche della Sardegna, nel rispetto delle varie culture, delle varie tradizioni, dell'economia così varia nel territorio dell'Isola. Pertanto, un ordinamento diverso che trovava nella cultura e negli interessi della Sardegna le radici a cui si rifaceva questa proposta dell'ordinamento politico-amministrativo delle circoscrizioni distrettuali, abolendo le province di antico stampo napoleonico, giacobino. Infatti, noi che siamo nati per una libertà diffusa alla base, per l'esercizio concreto della democrazia alla base, negli enti locali, nei territori, nelle zone, nelle circoscrizioni, non potevamo tollerare questa intelaiatura dello Stato centrale che attraverso i Prefetti, i Questori e i Provveditori detta legge in ogni angolo della nostra Isola. Gli stessi segretari comunali sono oggi un'emanazione, attraverso i prefetti delle decisioni e della volontà del Ministero degli interni e guai a quel comune che dovesse essere messo in difficoltà perché gli viene assegnato un segretario comunale più o meno capace, perché gli viene assegnato un segretario comunale a scavalco o non gliene viene assegnato alcuno, ledendo pertanto ogni possibilità di amministrazione, anche ad un amministratore capace. Il centralismo pertanto si è esercitato e si esercita e si afferma attraverso l'ordinamento, così come è oggi, delle province, che sono state anche fonte di divisioni e lacerazioni profonde tra le popolazioni anche della nostra Sardegna.
Posta in questi termini, questa legge non costituisce certamente una riforma, un adeguamento progressivo delle istituzioni al mutare della cultura e della società. Questo impianto dell'ordinamento politico e amministrativo non risponde più, se mai ha corrisposto, alle esigenze e agli interessi di coloro che si intendono amministrare. Non si tratta con questa legge di liberare da ceppi e da vincoli e da anacronistici uffici e schiere di burocrati la società e i territori, le varie zone della Sardegna. Si tratta invece di una legge che è mirata a conservare puntualmente il passato, è una legge di conservazione, non è una riforma, è una controriforma, esercitata contro la volontà e lo spirito di vero rinnovamento, che è tanto vivo tra la nostra gente. Una legge di pura e semplice conservazione, un abito vecchio e fuori moda, che non calza più al corpo sociale di una società cresciuta, certamente profondamente mutata. Una legge a tutela del vecchio, anzi del vecchissimo, che non dà ai territori e alle popolazioni poteri e libertà di cui oggi non godono, lo diceva il collega Pili. Come mai non si approva invece la legge che attribuisce agli enti locali poteri che è anacronistico che ancora oggi conservi invece l'amministrazione regionale a livello centrale? Si tratta, pertanto, in questo caso, di scatole vuote, prive di reali poteri di gestione e di governo del territorio. Abbiamo anche sostenuto che questo discorso andava fatto in altro momento e in altro contesto; non andiamo forse alla revisione della Costituzione italiana? Non abbiamo tutti la volontà di andare a cambiare i rapporti tra l'istituto autonomistico e lo Stato centrale? Non ci professiamo in tanti federalisti? Ma tutto questo non vuol dire anche che i poteri dell'istituto autonomistico domani, dell'autogoverno dei sardi, dovrebbero essere maggiori e più ampi? E come questo istituto autonomistico gestirà e governerà questi poteri? Facendo del centralismo? Non credo, ma nello spirito e nella linea del federalismo, decentrando e attribuendo ai territori e alle popolazioni a livello locale quei poteri che possono essere esercitati con maggiore facilità e incisività nelle varie amministrazioni locali. E allora oggi non abbiamo questo quadro d'insieme, oggi non abbiamo questi poteri, per dare consistenza democratica, realtà di poteri e di governo alle nuove circoscrizioni amministrative che andremo a istituire per affermare una maggiore partecipazione, per rendere maggiormente operante la pratica della democrazia di base, che non si esercita certamente attraverso i questori e i prefetti. Invece che ridisegnare l'abito nel suo complesso, allo stesso si sostituiscono pezzi: oggi una manica, domani il bavero, si applicano toppe che concorrono a renderlo forse più variopinto ma non certamente più funzionale. Resta pur sempre un abito vecchio e logoro, fuori tempo. Altro che riforma! Questa è pura e semplice conservazione. O qualcuno crede ancora che la provincia così com'è, con i suoi poteri irreali, perché non esistono, possa essere strumento di crescita e di sviluppo socio-economico, di benessere per le popolazioni? Personalmente, ma anche come partito politico, noi non ci abbiamo mai creduto; ci vuole altro che l'apertura di qualche ufficio, che l'arrivo di un Prefetto, che la presenza di schiere di burocrati e di questurini, per far decollare l'economia di una città e di una Regione, per far crescere culturalmente, socialmente, un territorio ed un popolo. Forse si potrà realizzare qualche affare in più da parte di qualche abile palazzinaro incaricato di costruire edifici per uffici immobili e appartamenti per gli impiegati; lieviteranno, sì, i prezzi delle aree fabbricabili e - perché no? - qualcuno ci farà l'affare; lieviteranno gli affitti, le locazioni per l'accresciuta domanda, si moltiplicheranno gli esercizi pubblici e i negozi, crescerà a dismisura forse, perché drogato, il terziario. Dalla campagna ci si riverserà verso la città, sede di provincia, nel miraggio di aprire un negozio perché ci sono gli impiegati che spenderanno. Una botteguccia anche se per breve tempo! Arriverà poi la grande distribuzione a riportare a ragione molti esaltati, arriverà la grande distribuzione per mettere a posto le cose e chiudere le improvvisate speranze. Ma abbiamo noi in Sardegna elementi di confronto a questo proposito: Oristano, una città ricca di storia, una città - si direbbe - avvantaggiata geograficamente perché al centro di un territorio fertilissimo, ricco di acque, di piante, di lavoratori professionalizzati, una città che poteva crescere armonicamente e, invece, che cosa è avvenuto con la provincia? Si è terziarizzata, ha perso la vitalità e il dinamismo economico e culturale che l'avevano caratterizzata in altri tempi, prima che fosse istituita la provincia di Oristano. L'agricoltura che muore, un'industria agro-alimentare fallita: dallo zuccherificio ai conservifici, alle cantine, ai caseifici. E allora la provincia è servita a tutto questo? E' servita ben poco, quasi nulla. Non è riuscito a decollare neanche il turismo, l'artigianato è morto, i figuli di Oristano e tanti altri settori dell'artigianato non esistono più. Vediamo Olbia: Olbia che non è ancora capoluogo di provincia e non ha aspettato certamente il prefetto e il questore per decollare nella sua economia. Sono altri, dunque, gli elementi che fanno la fortuna e fanno crescere un popolo; sono ben altri allora i programmi di investimento, di sviluppo, la presenza dei servizi che la società, lo Stato deve assicurare perché l'economia decolli. Non è certamente l'istituto della provincia il toccasana che fa decollare un sistema produttivo di beni, di lavoro, di occupazione e di benessere.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue ORTU.) Alla luce di queste considerazioni e di queste riflessioni, come Gruppo sardista, noi riteniamo che sia un argomento da rimandare nel tempo perché sia affrontato e risolto nel contesto della riforma, quella sì, la riforma madre che è quella dello Statuto dell'economia della Sardegna.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
MURTAS, Assessore dei lavori pubblici. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del titolo.
URRACI, Segretaria:
Titolo: Norme sull'istituzione di nuove Province e sulla modificazione delle circoscrizioni provinciali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
URRACI, Segretaria:
CAPO I
ISTITUZIONE DI UNA NUOVA PROVINCIA
Art. 1
Iniziativa dei Comuni
1. I Comuni esercitano l'iniziativa per l'istituzione di una nuova Provincia, ai sensi dell'articolo 133 della Costituzione, approvando a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati, una deliberazione che contiene:
a) l'elenco dei Comuni compresi nell'ambito della Provincia di cui si propone l'istituzione;
b) la denominazione della nuova Provincia;
c) l'indicazione della sede del Consiglio e della Giunta provinciale.
2. Le circoscrizioni provinciali risultanti dalla proposta devono essere costituite da un territorio continuo, salvo il caso in cui il territorio comprenda isole minori, e l'intero territorio di ogni Comune deve far parte di una sola Provincia.
3. Le circoscrizioni provinciali risultanti dalla proposta devono avere popolazione non inferiore a 150.000 abitanti, secondo i dati ufficiali sulla popolazione risultanti dall'ultimo censimento generale, e superficie non inferiore a 2.500 Kmq.
4. Può essere proposta una nuova circoscrizione provinciale con popolazione non inferiore a 100.000 abitanti, ferma restando la superficie minima di 2.500 Kmq, se la popolazione residente nei Comuni che assumono l'iniziativa non è inferiore a detto limite e se le altre circoscrizioni provinciali conservano, dopo l'istituzione della nuova Provincia, una popolazione non inferiore a 150.000 abitanti.
5. Le deliberazioni dei Comuni sono immediatamente esecutive e non sono soggette al controllo preventivo di legittimità. Esse sono trasmesse, entro 7 giorni dall'adozione, all'Assessore regionale competente in materia di enti locali.
6. L'Assessore, non appena accertato che sono state adottate, in un arco di tempo non superiore a sei mesi, identiche deliberazioni da un numero di Comuni che rappresenta la maggioranza dei Comuni compresi nella Provincia di cui si propone l'istituzione e la maggioranza della relativa popolazione, e che le deliberazioni rispondono ai requisiti di cui ai commi 1, 2, 3 e 4, ne da atto con proprio decreto, da pubblicarsi sul Bollettino ufficiale della Regione. Le deliberazioni dei Comuni si considerano identiche, anche se recano diverse proposte di denominazione della nuova Provincia e di individuazione della sede del Consiglio e della Giunta provinciale, purché contengano il medesimo elenco di Comuni facenti parte della nuova Provincia.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Pubusa - Marteddu - Scano - Sanna Antonio - Tamponi
Il comma 5 è sostituito dal seguente: "5. Le deliberazioni dei Comuni sono immediatamente esecutive e devono essere trasmesse, entro 7 giorni dall'adozione, all'assessore regionale competente in materia di enti locali". (1)
Emendamento sostitutivo parziale Lai - Marteddu - Corda - Serra Pintus - Giagu
Il comma 4 è sostituito dal seguente: "4. Può essere proposta una nuova circoscrizione provinciale con popolazione inferiore a 150.000 abitanti, fermo restando la superficie minima di 2.500 Kmq se la popolazione residente nei Comuni che assumono l'iniziativa non è inferiore ai 60.000 abitanti e se le altre circoscrizioni provinciali censivano dopo l'istituzione della nuova Provincia una popolazione non inferiore a 150.000 abitanti. (14)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 14 ha facoltà di parlare l'onorevole Lai.
LAI (P.P.I.). Signor Presidente, signori consiglieri, questa legge sulle province è una legge, è stato detto in quest'Aula, tanto attesa da tutti e soprattutto da quelle parti della Sardegna periferiche, che vogliono trovare un momento istituzionale forte di autodeterminazione. Diciamo che bisogna dare a tutti questa possibilità. Anche le diverse proposte di legge pur non andate a buon fine, perché magari non sono state neanche discusse, che in queste ultime due legislature sono state presentate, prevedevano l'ipotesi classica menzionata in quest'Aula dell'istituzione delle province della Gallura, del Sulcis-Iglesiente e dell'Ogliastra. La densità di popolazione della Sardegna è senz'altro bassa e all'interno della stessa Sardegna ci sono zone hanno una densità ancora inferiore. In particolare, la zona dell'Ogliastra ha una superficie molto ampia che corrisponde alla superficie minima che qui viene indicata come limite 2500 Kmq con una bassissima densità di popolazione. L'articolo 1 e in particolare l'articolo 4 del testo proposto renderebbero praticamente impossibile, alle popolazioni interessate dell'Ogliastra, di manifestare la volontà di istituire la provincia. Si toglie loro anche la possibilità di proposta, perché poi ovviamente intervengono tutti gli alti organismi istituzionali ad esprimere i loro pareri e a determinare la decisione. La parola ultima tra l'altro, resta al Consiglio regionale. Quindi io ritengo che, in coerenza con la linea espressa in questo Consiglio in vari ordini del giorno e in coerenza con la difesa delle istituzioni presenti in questo territorio che ha particolari difficoltà, se non abbiamo in quel territorio la forza dei numeri che possono avere altre zone, e in particolare quelle dove ci sono grossi centri, dobbiamo senz'altro appellarci al diritto di vivere, dobbiamo appellarci a quello che una occasione istituzionale così forte può costituire, per far sì che la popolazione residente non continui a diminuire. Spesso nel riordino dei divari della presenza istituzionale, si disattende quel principio generale a cui tutti fanno appello anche nelle sedi istituzionali, di tenere assolutamente il territorio presidiato e di far sì che non venga degradato favorendo l'esodo degli abitanti. Nel momento in cui si procede a fare progetti di riordino, si fanno valere i numeri e si rischia di compromettere quel principio generale a cui tutti credono. Quindi, io mi appello a tutti i consiglieri perché attentamente valutino questa proposta, perché oltretutto stabilisce un limite minimo all'iniziativa. Devono prendere l'iniziativa 60 mila abitanti; ovviamente questo numero può solo aumentare, non si può assolutamente stare al di sotto. Inviterei tutti i colleghi a votare a favore di questo emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Solo due parole, signor Presidente, ed esclusivamente sull'emendamento numero 14. La collega Lai rivolge un appello a tutti noi consiglieri perché venga approvato questo emendamento, io invece rivolgo un appello ai presentatori dell'emendamento perché lo ritirino. Non voglio farla lunga, dico semplicemente: cari colleghi, non rendiamoci ridicoli, perché una provincia per la quale venga fissato come parametro di popolazione minima 60 mila abitanti è, come dire, un comune chiamato provincia. E' una proposta assolutamente impresentabile. A meno che venga presentato non per essere approvata ma per essere bocciata, con finalità di fare un po' di mediocre campagna elettorale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Il nostro giudizio, come Gruppo consiliare di Rinascita e Sardismo, ma anche mio personale, in merito all'emendamento numero 14 è contenuto nel ragionamento di insieme che abbiamo fatto in sede di discussione generale, quindi non vale la pena ripercorrere un filo di ragionamento che a noi appare serio e che quindi dovrebbe essere mantenuto fermo, cioè di andare a pensare al riordino del sistema che si suole chiamare sub-regionale e che noi preferiamo chiamare ordinamentale dell'ordinamento autonomistico nel suo insieme come valori di dignità, di rappresentanza, non di territorializzazione, di dispersione, di campanilismo. Un ragionamento di insieme che dovrebbe sorreggere la volontà di tutti i consiglieri regionali di qualsiasi parte, al di fuori delle circostanze nelle quali questa discussione avviene in Consiglio. Voglio dire invece una cosa in relazione dell'emendamento numero 1, perché avrei dovuto già dire qualcosa sul quinto comma. L'emendamento corregge il quinto comma, ma non del tutto. La proposta che avanzo è di sopprimere l'emendamento e anche il quinto comma perché nel testo della Commissione si diceva che le deliberazioni dei comuni sono immediatamente esecutive e non sono soggette al controllo preventivo di legittimità e vengono inviate all'Assessore. Con l'emendamento si toglie la non soggezione al controllo preventivo di legittimità e si lascia la parte in cui si dice: "sono immediatamente esecutive". Perché dico che è meglio sopprimere e l'emendamento e il comma? Perché rimane il normale sistema di controllo delle deliberazioni comunali che peraltro è abbastanza sveltito dalle nuove leggi approvate dalla Regione, mentre questo comma che, apparentemente accelera il procedimento non è detto che lo acceleri, perché non sottoporre le delibere comunali a controllo di legittimità non vuol dire che se queste fossero illegittime diventano legittime, rimangono illegittime.
(Interruzioni)
Le blocca l'Assessore? Ma io non credo che l'Assessore sia lì a interferire sulla legittimità degli atti, mentre la Regione nel suo sistema ha gli organi di controllo di legittimità e il controllo di legittimità è una garanzia per chi adotta le delibera per il procedimento. Se una delibera è viziata nella sostanza o nella forma, se cioè è illegittima non è che diventa legittima perché non è preventivamente controllata. Rimane illegittima e il vizio della deliberazione si trasferisce e vizia il procedimento, perché un atto viziato inserito in un procedimento necessario è chiaro che vizia il procedimento. Ora, essendo questo un procedimento complesso, che si svolge anche in un arco di tempo abbastanza medio lungo, non conviene a nessuno avere atti dei quali non si ha la certezza di legittimità. Conviene avere la certezza della legittimità degli atti compiuti. Per cui vedo in questo articolo la voglia di fare in fretta e però anche il rischio che, con l'idea di fare in fretta, si possano anche inficiare i provvedimenti perché in questa materia, come in altre, ci sarà chi concorda e chi discorda, chi è d'accordo e chi dissente. Ora chi dissente di fronte a un atto di iniziativa comunale che ritiene illegittimo e che non è stato assoggettato al controllo potrebbe anche lasciare che si concluda l'iter, per impugnare il provvedimento finale e con esso inficiare tutto il procedimento. E' una cosa che non conviene e sottopongo queste riflessioni all'attenzione del Consiglio perché si ritiri l'emendamento e si cassi il comma. Rimane l'iter ordinario dei provvedimenti comunali che è un iter abbastanza garantito, abbastanza snello e anche sveltito nei tempi come le nuove norme sul controllo prevedono.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (P.P.I.). Mi sarebbe molto facile e semplice, parafrasando un comandamento evangelico, dire al collega Scano "non dire agli altri quello che non vorresti fosse detto a te". Io credo che, in questa fase dei lavori consiliari, sia facile scadere nella banalità su proposte che invece, a nostro parere, hanno un fondamento molto serio. D'altro canto, noi non stiamo in questo momento delimitando le nuove province in Sardegna; non stiamo creando steccati o stabilendo confini, stiamo solo esercitando un nostro potere di indirizzo che è quello di consentire al variegato territorio della Regione sarda di potersi organizzare autonomamente, così come recita lo spirito e la lettera di questa legge. Diciamo cioè che la Regione sarda, senza avere il complesso dell'urbanesimo della grande città, è rappresentata da un territorio che è notevolmente diversificato soprattutto al suo interno, con indici di popolazione, con parametri che non possono essere in assoluto riportati al tetto massimo, che è indicato nell'articolo 1, dei centocinquantamila o dei centomila abitanti. Stiamo consentendo cioè con l'emendamento 14, che non ritiriamo, al Consiglio regionale di poter valutare delle proposte che possano pervenire dai comuni di aree particolari della Sardegna, che per loro conformazione geografica, orografica, per loro particolari caratteristiche sociali ed economiche, possono porsi l'obiettivo di costituirsi in futuro come provincia. La Sardegna è molto diversificata, pensare che il territorio regionale sia uniforme, che sia omogeneo in tutte le sue parti, mi sembra che sarebbe un grave errore da parte di questo Consiglio regionale. Noi stiamo lasciando aperta una porta attraverso la quale potranno passare delle proposte che il Consiglio regionale potrà valutare con molta attenzione quando arriveranno. D'altro canto, voglio richiamare, per esempio, il D.L. "502" che non abbiamo discusso e non so se discuteremo in questo fine legislatura, a proposito di Unità sanitarie locali, già lo Stato prevede che il Consiglio regionale, laddove sussistano delle particolari condizioni di disagio, delle particolari condizioni orografiche - parla di aree montane - possa derogare agli ambiti provinciali. Cioè è riconosciuto dall'ordinamento nazionale il fatto che alcune realtà particolari disagiate, possano costituire delle realtà istituzionali diversificate. Noi chiediamo che questo Consiglio regionale che è sensibile a questi discorsi, riconquisti questa ulteriore sensibilità lasciando uno spazio aperto per realtà che sono difficili, disagiate come tutti noi sappiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, io credo che non occorra lunga discussione per dimostrare che in questa materia stiamo dando prova di scarsa responsabilità; perché è del tutto evidente che tutte le zone della Sardegna, hanno una loro dignità e hanno il nostro rispetto. Tuttavia non mi pare che questa dignità e che questo rispetto debbano necessariamente tradursi nel dare loro l'opportunità di diventare provincia. Io credo che tra il presupposto e la conseguenza ce ne passi. Una provincia con sessantamila abitanti è una ridicolaggine; non solo ma io prego gli stessi proponenti di tenere conto che a livello nazionale, sono stati fissati dei limiti che, in qualche modo, costituiscono un qualche principio per l'intero ordinamento. Forzarli, torno al discorso di prima, entro limiti ragionevoli e tenuto conto di una certa realtà, si può ritenere che rientri nell'esercizio di autonomia e di adeguamento dei princìpi a una realtà diversa. Tuttavia, laddove la forzatura diventi eccesso e si giunga a certe conclusioni, io credo che noi stiamo creando dei presupposti perché l'intera legge possa essere bloccata. Ci sono delle realtà che hanno necessità di strade, di essere ben collegate, di essere messe in rapporto con la comunità regionale in modo migliore e siamo tutti d'accordo perché si faccia uno sforzo in questa direzione. Ma pensare di elevare a provincia territori con una popolazione di sessantamila abitanti è assurdo. Voi avete pensato a una certa realtà e avete fatto la sua fotografia, ma siccome la legge è generale e astratta noi stiamo mettendo in essere dei meccanismi che possono sollecitare le più assurde istanze. E badate che anche le cose assurde possono prendere piede. Io voglio ricordare, per concludere, che sono state fatte qui delle osservazioni che possono non essere condivise ma che vanno tenute in grande considerazione. C'è una riflessione ancora oggi sull'utilità della provincia. Si sono fatti anche dei calcoli finanziari che mettono in discussione un ente che fin dal suo nascere è sempre stato discusso. Si può accedere all'ipotesi che questo ente riformato possa avere anche qualche utilità, e in questo senso la maggioranza della Commissione ha operato, tuttavia laddove si scenda oltre certi limiti io credo francamente che ci esponiamo a ogni sorta di osservazione. Per questa ragione, invito i proponenti a tenere conto che questo è un emendamento pericoloso perché può far sì che anche una frazione di Cagliari possa creare un movimento per erigersi in provincia, cioè si possono creare i movimenti più strani in qualsiasi zona.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali finanze ed urbanistica.
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali finanze ed urbanistica. La Giunta accoglie l'emendamento numero 14 e si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 14 ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Baroschi.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Vorrei che riuscissimo a recuperare qualche minuto di pacatezza. La questione che ha posto il consigliere Cogodi per quanto riguarda l'emendamento numero 1, si potrebbe votare per parti. Non cambia sostanzialmente nulla perché l'unica causa di illegittimità delle delibere, così come è scritto al comma 1, sarebbe la loro adozione con un quoziente inferiore alla maggioranza dei componenti il consiglio comunale. Quindi si potrebbe votare per parti e cassare il comma 5.
Sull'emendamento numero 14, in Commissione abbiamo lungamente discusso sul numero minimo di abitanti necessario, per la richiesta dell'istituzione di una nuova provincia. Non vorrei che si commettesse un errore pensando che qui si vogliano costituire province di 60 mila abitanti, qui si sta proponendo che il potere di iniziativa possa essere esercitato da 60 mila abitanti. Questo propone l'emendamento numero 14, però il mio parere sulla base di quello che abbiamo detto in Commissione è contrario.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 14. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Noi ci asteniamo su questo emendamento, perché lo consideriamo parte della confusione generale che accompagna e circonda tutta questa legge, per cui se la legge non verrà peggiorata ancora nel qual caso il nostro parere diventerebbe negativo sul tutto, la nostra resterà una posizione di valutazione critica di alcuni aspetti positivi e di altri negativi di questa legge che abbiamo detto essere parziale e non basata su una strategia di riordino istituzionale vero. L'emendamento però non dice quello che si vuole far intendere, sia chiaro, dice che l'iniziativa per l'istituzione di nuove province può riguardare una base di popolazione di 60 mila abitanti, rimanendo il territorio, ne consegue che se è possibile l'iniziativa è anche possibile l'istituzione, d'altronde se non fosse così non capisco perché sia stato presentato da quelli che caldeggiano una soluzione che in concreto ricade in questa fattispecie. In questa materia non si può giocherellare. Si può dire no e si può dire sì ma non si può fare finta che una cosa ne significhi un'altra. L'emendamento significa la possibilità di istituire province su una base di 60 mila abitanti permanendo la base territoriale che è di 2.500 chilometri quadrati, quindi non ha senso dire che cambia solo l'iniziativa! No, cambia la soluzione, cambia la sostanza delle cose, cambia l'equilibrio complessivo della legge, ma siccome non avevamo dato un gran giudizio positivo su tutta la legge non vogliamo dare un giudizio positivo neanche sull'emendamento, che riteniamo una variante di una cosa del tutto insufficiente, affrettata, pasticciata che è l'insieme della legge.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 14. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvato)
L'articolo 1 sarà votato per parti, come è stato chiesto dal relatore.
Metto in votazione l'articolo 1, fino al comma 4 compreso. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il comma 5 dell'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il comma 6 dell'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Preciso che il comma 5 è approvato nel testo dell'emendamento numero 1 poc'anzi approvato dal Consiglio.
Si dia lettura dell'articolo 2.
URRACI, Segretaria:
Art. 2
Pareri dei Comuni e delle Province
1. Contestualmente all'emanazione del decreto di cui al comma 6 dell'articolo 1, l'Assessore invita i Consigli dei Comuni compresi nell'ambito della nuova Provincia, ma che non abbiano assunto l'iniziativa, e i Consigli delle Province le cui circoscrizioni sono interessate dalla proposta ad esprimere il proprio parere.
2. Si considerano favorevoli i pareri dei Comuni e delle Province che pervengano all'Assessore regionale competente entro 60 giorni dalla data della pubblicazione sul Bollettino ufficiale del decreto di cui al comma 6 dell'articolo 1 ed approvino espressamente, in forma non condizionata, l'istituzione della nuova Provincia con la circoscrizione territoriale proposta dai Comuni che hanno assunto l'iniziativa; i parei favorevoli dei Comuni devono altresì indicare la denominazione che si propone per la nuova Provincia e la sede del Consiglio e della Giunta provinciale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
URRACI, Segretaria:
Art. 3
Deliberazione del Consiglio regionale
1. Decorsi 60 giorni dalla data della pubblicazione sul Bollettino ufficiale del decreto di cui al comma 6 dell'articolo 1, l'Assessore competente in materia di enti locali riferisce al Consiglio regionale sull'iniziativa per l'istituzione della nuova Provincia.
2. Il Consiglio regionale, verificato che il territorio della nuova Provincia e quello delle al tre Province risultanti dall'istituzione di questa corrisponde alla zona entro la quale si svolge la maggior parte dei rapporti sociali, economici e culturali della popolazione residente ed ha dimensione tale, per ampiezza, entità demografica, nonché per le attività produttive esistenti o possibili, da consentire una programmazione dello sviluppo che possa favorire il riequilibrio provincia le e regionale, delibera di dar luogo al referendum di cui all'articolo 43 dello Statuto. E' richiesta la maggioranza dei 4/5 del componenti del Consiglio nei casi di cui al comma 4 dell'articolo 12.
3. Qualora una proposta di denominazione della nuova Provincia e di individuazione della sede del Consiglio e della Giunta provinciale non abbia ottenuto il consenso di almeno due terzi dei Comuni interessati, comprendenti almeno i due terzi della popolazione della nuova Provincia, il Consiglio regionale a maggioranza assoluta sceglie, fra quelle proposte dai Comuni interessati, la denominazione della nuova Provincia e la sede del Consiglio e della Giunta provinciale da sottoporre a referendum.
4. Le iniziative per l'istituzione di una nuova Provincia sulle quali il Consiglio regionale non si sia pronunciato decadono al termine della legislatura.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Pubusa - Marteddu - Scano - Sanna Antonio - Tamponi
Nel comma 2 le parole "maggioranza dei 4/5" sono sostituite dalle parole "maggioranza dei due terzi". (2)
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Pubusa - Marteddu - Scano - Sanna Antonio - Tamponi
Il comma 4 è sostituito dal seguente.
"4. Le iniziative per l'istituzione di una nuova Provincia sulle quali il Consiglio regionale non si sia pronunciato nel corso della legislatura sono trasferite all'esame della legislatura successiva, al termine della quale decadono". (3)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.
MARCO CABRAS (D.C.), Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. La Giunta accoglie gli emendamenti numero 2 e 3.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
URRACI, Segretaria:
Art. 4
Referendum
1. Il decreto del Presidente della Giunta regionale di indizione del referendum di cui all'articolo 43 dello Statuto è pubblicato entro i dieci giorni successivi alla deliberazione del Consiglio regionale di cui al comma 2 dell'articolo 3.
2. Se il decreto è pubblicato fra il 1° febbraio e il 31 luglio, il referendum si svolge in una domenica compresa tra il 1° ottobre e il 30 novembre successivi. Altrimenti esso si svolge in una domenica compresa fra il 1° aprile e il 30 giugno successivi alla data del decreto di indizione.
3. Non può però effettuarsi un referendum se non sono decorsi almeno quattro mesi dalla data di ultima convocazione di comizi elettorali per l'elezione di una delle due Camere, del Consiglio regionale o del Parlamento europeo o se mancano meno di quattro mesi al loro svolgimento. In tali casi il referendum è differito al primo periodo utile fra quelli indicati al comma 2.
4. Il quesito da sottoporre a referendum è espresso con la formula: "Volete voi che sia istituita un a nuova Provincia, denominata... comprendente i territori dei Comuni di...?"
Nel quesito è elencato per primo il Comune individuato come sede del Consiglio e della Giunta provinciale, il cui nome, se diverso dalla denominazione proposta per la nuova Provincia, è seguito dalle parole: "(sede del Consiglio e della Giunta provinciale)".
5. Il referendum è indetto nell'intero territorio delle Province dalle quali sono tratti i Comuni che si propone formino la nuova Provincia ed hanno diritto al voto tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni compresi in detto territorio.
6. La proposta sottoposta a referendum è approvata se ha partecipato al referendum la maggioranza degli aventi diritto al voto e se la proposta ha ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi. Altrimenti essa è respinta e non può essere riproposta prima che siano tra scorsi 10 anni.
7. Si applicano, in quanto compatibili, le norme recate dalla legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale), e successive modificazione ed integrazioni.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Pubusa - Marteddu - Scano - Tamponi
Nel comma 6 le parole "la maggioranza degli aventi diritto al voto" sono sostituite dalle parole "un terzo degli aventi diritto al voto".
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Sanna Antonio - Tamponi
Nel comma 6 le parole "10 anni" sono sostituite dalle parole "cinque anni". (5)
Emendamento sostitutivo parziale Satta Antonio - Morittu - Dettori - Ladu Leonardo - Lai - Deiana - Corda
Art. 4
Nel comma 6 le parole "10 anni" sono sostituite dalle parole "2 anni". (11)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (P.P.I.). Signor Presidente, un accenno brevissimo agli emendamenti numero 4 e 8. Io sono d'accordo che, perché la presente sottoposta a referendum possa essere approvata, basti la partecipazione al voto di un terzo degli aventi diritto, in ambito provinciale, però mi sembra effettivamente assurdo considerare sufficiente lo stesso quorum nell'area interessata alla costituzione della nuova provincia, cioè che nell'ambito dell'area interessata alla costituzione della nuova provincia basti la partecipazione al voto del trenta per cento degli elettori. Io penso che sia una cosa sbagliata differenziare le cose in questo modo: il trenta per cento degli aventi diritto al voto nell'area della provincia madre, ma nell'area della provincia che deve nascere; almeno la maggioranza degli aventi diritto altrimenti effettivamente tutto si riduce a niente. Credo che, nell'ambito della provincia che deve nascere, debba votare almeno la maggioranza degli aventi diritto. Questo vale, Presidente, anche se adesso non è in discussione, sia per l'emendamento 4 che per l'emendamento 8.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io avevo già, nel corso della discussione generale, anticipato un giudizio non di perplessità ma quasi di scandalo, di fronte a questa proposta su cui non mi sono soffermato di più perché mi pareva di non aver capito bene; invece avevo capito benissimo. Qui si propone che in una materia così delicata, così rilevante, così incisiva, sui diritti di tutti, la democrazia si eserciti in un modo stranissimo. Già si può discutere e abbiamo opinioni diverse sui diritti della maggioranza. Esistono infatti diritti nella società civile, se civile fosse, che nessuna maggioranza può toccare, e sono i diritti essenziali, i diritti fondamentali dell'uomo. Una maggioranza può anche disastrare il sistema sanitario, però rimane il diritto del cittadino ad essere assistito e a conservare la sua salute. Qualsiasi maggioranza può fare la politica economica che vuole, però rimane il diritto del cittadino ad avere di che vivere, di che produrre, di che lavorare. Esistono cioè dei diritti fondamentali per cui si mettono in discussione anche le maggioranze politiche. Ma immaginiamoci se si vuole scendere anche sotto la soglia della maggioranza numerica, per cui cose così delicate e rilevanti, che attengono non alla vita di istituzioni astratte ma al modo in cui si organizza la vita civile, possono essere decise da un referendum a cui partecipi un terzo degli aventi diritto, il che vuoi dire che se vota a favore la metà più uno di un terzo, un sesto della popolazione può decidere per tutti. Questo non rientra in nessun canone di democrazia, anche la più stiracchiata, anche la più, un tempo si diceva, sudamericana. Non che senso ha tutto questo? Il collega Dettori propone di abbassare ad un terzo degli aventi diritto il quorum necessario per la validità del referendum solo nei comuni, nell'ambito della vecchia Provincia, che non siano direttamente interessati all'istituzione della nuova Provincia.
(Interruzioni)
Ho capito, tu dici che può essere richiesta la partecipazione al voto della maggioranza, cioè almeno metà più uno degli aventi diritto, là dove si deve istituire la nuova provincia, e scendere al 30 per cento degli elettori nella Provincia madre. Ma anche la provincia madre ha diritto di pronunciarsi sulla modificazione dell'assetto istituzionale esistente. Cioè tu hai fatto la distinzione tra provincia madre e provincia figlia. Manca la zia per completare la famiglia, manca la zia, che è l'ultimo pezzo di democrazia. Come si fa a dire che una minoranza ridotta teoricamente fino ad un sesto dei cittadini di un'istituzione che è di tutti…
DETTORI (P.P.I.). Si fa come si fa attualmente per i Comuni. Tu sai che, a seconda delle maggioranze il referendum si fa o in tutto il comune o solo nell'ambito che si deve staccare.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Questo è un altro ragionamento. Che il referendum si faccia in un ambito o in un altro abito è un altro ragionamento.
DETTORI (P.P.I.). No, è lo stesso ragionamento.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Ma come si fa a dire che è lo stesso ragionamento? Io non ho mai visto nessun referendum, da nessuna parte del mondo, neppure quelli che fa Eltsin - eppure li fa nel modo che sappiamo, dalle informazioni che abbiamo - neppure quelli che fa Gheddafi - eppure sappiamo come li fa dove non sia richiesta la partecipazione al voto di almeno la maggioranza degli aventi diritto. Almeno la maggioranza della popolazione avente diritto per la validità di una decisione, deve partecipare al voto. Se questo non accade, si farà un altro referendum e la gente forse si convincerà a partecipare: c'è un problema di maturità democratica, c'è un problema di consapevolezza, c'è il problema del diritto di tutti, la democrazia non è un giochino di numeri, non si può proporre una cosa del genere che scardina i princìpi elementari della democrazia. Io reputo che questa norma è inammissibile, una lesione dei diritti sostanziali. Per questo ho provato a dire prima: ma perché volete complicare le cose? Vedo che si insiste, vedo addirittura che si cercano argomenti per sostenere questa proposta che inficia veramente tutta la legge. Secondo me non è un principio di democrazia astratta, è un principio di correttezza democratica elementare, di diritto costituzionale. Modifichiamo le istituzioni come ci pare ma non può essere toccato il diritto di una maggioranza di dire una parola su una cosa importante che la riguarda, perché poi le decisioni si riverberano e hanno effetti su tutti, e non è materia questa nella quale si possa giocare o andare avanti con troppa semplificazione.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di essere sintetici, data l'ora. Questo non è riferito a lei, onorevole Cogodi. Non c'è bisogno di tante parole per esprimere un concetto. Si può essere chiari e sintetici. Ha domandato di parlare l'onorevole Antonio Satta. Ne ha facoltà.
SATTA ANTONIO (P.P.I.). Signor Presidente, io credo che l'emendamento numero 4 proposto dalla Commissione, miri in qualche modo al superamento della barriera posta dallo Statuto della Regione sarda, quindi non può essere evitato il ricorso al referendum per l'intera provincia interessata al nuovo assetto dell'ente locale. Non potendo venir meno a questo obbligo, si vuole consentire alla parte interessata, che poi è quella che deve decidere il proprio autogoverno, di avere un peso più forte in attesa che venga modificato lo Statuto.
Parlo brevissimamente anche sull'emendamento numero 11 per dire che fissare due anni anziché cinque non significa una rincorsa all'abbassamento oppure all'offerta più vantaggiosa ma cinque anni sono tempi biblici se consideriamo che dopo due anni l'intero popolo italiano viene chiamato a pronunciarsi sul nuovo Parlamento e che l'assemblea delle amministrazioni locali durano in carica quattro anni. Credo che due anni siano un periodo adeguato per poter consentire una diversa valutazione, nella malaugurata ipotesi che il primo referendum abbia un risultato negativo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Satta, ma se viene approvato l'emendamento numero 5 decade l'emendamento numero 11.
Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Molto rapidamente, per rispondere all'onorevole Cogodi, suggerendogli di leggere l'articolo 32 dello Statuto perché in effetti, questa norma tende ad adeguare questo referendum ai requisiti fissati nell'articolo 32 che per la validità del referendum abrogativo, prevede un quorum della partecipazione al voto di un terzo degli aventi diritto. Direi che qui c'è una ragione di più per ritenere che si possa sostenere questo, perché mentre il referendum abrogativo è un referendum in cui una volontà popolare contrasta con la volontà dell'organo legislativo e tende ad annullare la legge, questo referendum invece si inserisce in un procedimento che si conclude in una legge. In questo caso, addirittura nel referendum previsto nel procedimento di revisione costituzionale che ha questa natura, non è prevista nessuna soglia minima, nessun quorum costitutivo, quindi qui abbiamo fatto qualcosa di più. Direi che le osservazioni dell'onorevole Cogodi sono del tutto prive di fondamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sanna Adalberto. Ne ha facoltà.
SANNA ADALBERTO (P.P.I.). Signor Presidente, io non concordo con le citazioni dotte del collega Pubusa, perché sono tra quelli che non hanno firmato l'emendamento numero 4 perché ritenevo che in Commissione questo argomento l'avessimo affrontato e approfondito. Vedo che ci sono qui delle inversioni piuttosto rapide. Io ritengo che quando si vota per le province ci debba essere un vero coinvolgimento di popolo. Non è pensabile che a decidere sia un terzo della popolazione che raduna amici e familiari, tracciando una provincia a proprio uso e consumo. La ritengo una cosa ben più seria e credo che ben più seria fosse anche l'argomentazione portata dalla collega Lai a giustificazione dell'emendamento precedente, purtroppo mal formulato, perché credo che lo spirito non fosse quello di creare province con 60 mila abitanti ma di tener conto della situazione di un territorio di oltre 2.500 chilometri quadrati che ha il problema di avere una popolazione ridotta a 60 mila abitanti. Spesso accade che queste situazioni non vengano prese in considerazione e questo accade soprattutto, cari colleghi, perché sulla istituzione della provincia, diceva bene il collega Pili, si stanno creando tante aspettative. Sembra che sia il toccasana che risolve i problemi della disoccupazione, dei cassintegrati eccetera, e questo accade forse perché non si sono date le necessarie spiegazioni, perché qualcuno cerca di ricavarne qualche tipo di vantaggio elettorale. Io ritengo quindi, che non possiamo accettare che un terzo delle persone che insistono in un territorio possano pronunciarsi e scegliere quasi fosse un fatto privato, familiare e personale. Ritengo che il quorum debba essere sia quello previsto dal comma 6 dell'articolo e pertanto non voterò questo emendamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta accoglie gli emendamenti numero 4 e 5 e si rimette all'Aula per l'emendamento numero 11.
PRESIDENTE. Assessore se approva l'emendamento numero 5 non può rimettersi all'Aula per l'11. Il numero 5 parla di 5 anni.
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Si rimette all'Aula per tutti e due.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 11. Chi lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
URRACI, Segretaria:
Art. 5
Legge istitutiva
1. Entro 30 giorni dalla proclamazione del risultato del referendum, la Giunta regionale presenta il disegno di legge concernente l'istituzione della nuova Provincia, con la circoscrizione territoriale, la denominazione e la sede del Consiglio e della Giunta provinciale approvate nella consultazione popolare.
Il disegno di legge contiene le norme occorrenti per far sì che le Province preesistenti garantiscano alla nuova, in proporzione al territorio e alla popolazione trasferiti, personale, beni, strumenti operativi e risorse finanziarie adeguati.
3. L'eventuale istituzione nella nuova Provincia di uffici periferici delle Amministrazioni dello Stato, della Regione e degli altri enti pubblici è deliberata secondo le norme dei rispettivi ordinamenti.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Satta Antonio - Marteddu - Dettori - Lai - Deiana - Corda
Al comma 3 dell'articolo 5 e aggiunto il comma 4:
"Il disegno di legge dovrà contenere le norme per le istituzioni sulla nuova provincia degli stessi uffici periferici della Regione operanti nelle province preesistenti". (12)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Faccio osservare che l'emendamento numero 12 è totalmente privo di contenuto giuridico perché con questa legge ordinaria non possiamo impegnare future leggi ordinarie, per cui la Commissione non lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della giunta sull'emendamento, ha facoltà di parlare l'onorevole Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 12. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
URRACI, Segretaria:
CAPO II
MODIFICAZIONE DELLE CIRCOSCRIZIONI PROVINCIALI
Art. 6
Iniziativa dei Comuni
1. I Comuni esercitano l'iniziativa per la modificazione delle circoscrizioni provinciali, ai sensi dell'articolo 133 della Costituzione, approvando, a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati, una deliberazione con la quale si richiede il passaggio ad altra Provincia.
2. Le circoscrizioni provinciali risultanti dalla proposta devono essere costituite da un territorio continuo, salvo il caso in cui il territorio comprenda isole minori, e l'intero territorio di ogni Comune deve far parte di una sola Provincia
3. La circoscrizione della Provincia dalla quale si chiede il distacco deve conservare popolazione non inferiore a 150.000 abitanti secondo i dati ufficiali sulla popolazione risultanti dall'ultimo censimento generale, e superficie non inferiore a 2.500 Kmq.
4. Il passaggio ad altra Provincia può essere richiesto anche da Comuni il cui territorio non si trova al confine fra due Province, purché le circoscrizioni provinciali risultanti dalle loro deliberazioni e da quelle contestualmente adottate da Comuni di confine rispondano ai requisiti di cui ai commi 2 e 3.
5. Le deliberazioni, che sono immediata mente esecutive e non sono soggette al controllo preventivo di legittimità, devono essere trasmesse, entro 7 giorni dall'adozione, all'Assessore regionale competente in materia di enti locali.
6. L'Assessore accerta che le deliberazioni rispondano ai requisiti di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 del presente articolo.
7. Qualora siano state presentate proposte di passaggio ad altra circoscrizione provinciale che, unitariamente considerate porterebbero la popolazione o la superficie della circoscrizione provinciale dalla quale si chiede il distacco al di sotto dei limiti di cui al comma 3, l'Assessore ne dichiara l'improcedibilità.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Pubusa - Marteddu - Scano - Sauna Antonio - Tamponi
Art. 6
Il comma 5 è sostituito dal seguente: "5. Le deliberazioni dei Comuni sono immediatamente esecutive e devono essere trasmesse, entro 7 giorni dall'adozione, all'Assessore regionale competente in materia di enti locali". (6)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento, ha facoltà di parlare l'onorevole Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
URRACI, Segretaria:
Art. 7
Pareri delle Province
1. Sulle proposte presentate dai Comuni ai sensi del comma 1 dell'articolo 6 l'Assessore competente in materia di enti locali acquisisce il parere dei Consigli delle Province interessate che devono esprimerlo nel termine tassativo di 90 giorni dalla ricezione della richiesta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
URRACI, Segretaria:
Art. 8
Deliberazione del Consiglio regionale
1. Acquisito il parere delle Province interessate, o decorso il termine di cui al comma 1 del l'articolo 7, l'Assessore competente riferisce al Consiglio regionale sulle proposte di passaggio da una ad altra circoscrizione provinciale.
2. Il Consiglio regionale, verificato che il territorio delle Province risultanti dalle proposte di passaggio corrisponde alla zona entro la quale si svolge la maggior parte dei rapporti sociali, economici e culturali della popolazione residente ed ha dimensione tale, per ampiezza entità demografica, nonché per le attività produttive esistenti o possibili, da consentire una programmazione dello sviluppo che possa favorire il riequilibrio economico, sociale e culturale del territorio provinciale e regionale, delinea di dar luogo al referendum di cui all'articolo 43 dello Statuto, estendendo la consultazione a tutti gli abitanti delle Province interessate dal mutamento di circoscrizione.
3. Non si da luogo alla consultazione degli abitanti della Provincia di destinazione se il relativo Consiglio provinciale ha espresso parere favorevole al mutamento di circoscrizione con la maggioranza di due terzi dei consiglieri assegnati.
4. Il Consiglio regionale, a maggioranza di due terzi dei consiglieri assegnati, può decidere di limitare la consultazione alla popolazione dei soli Comuni interessati al cambiamento di Provincia, se la proposta ha ottenuto il voto favorevole di due terzi dei consiglieri di ciascuno dei Comuni proponenti e il parere favorevole, con la medesima maggioranza, dei Consigli provinciali interessati.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Baroschi - Pubusa - Marteddu - Scano - Sauna Antonio - Tamponi
Art. 8
Al termine dell'articolo 8 è aggiunto il seguente comma:
"5. Le iniziative per la modificazione delle circoscrizioni provinciali sulle quali il Consiglio regionale non si sia pronunciato nel corso della legislatura sono trasferite all'esame della legislatura successiva, al termine della quale decadono.". (7)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta accoglie l'emendamento numero 7.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'articolo 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
URRACI, Segretaria:
Art. 9
Referendum
1. Per l'indizione del referendum di cui al l'articolo 43 dello Statuto si osserva quanto disposto dai commi 1, 2 e 3 dell'articolo 4.
2. Il quesito da sottoporre a referendum è espresso con la formula: "Volete voi che il territorio del Comune di... (o dei Comuni di...) sia separato dalla Provincia di... per entrare a far parte integrante della Provincia di...?"
3. Il referendum è indetto nell'intero territorio delle Province interessate dal mutamento di circoscrizione, o nel territorio della provincia dalla quale i Comuni intendono staccarsi, se ricorrono le condizioni di cui al comma 3 dell'articolo 8, ovvero nel territorio dei soli Comuni interessati al mutamento di circoscrizione, se ricorrono le condizioni di cui al comma 4 dell'articolo 8, ed hanno diritto al voto tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni compresi in detto territorio.
4. La proposta sottoposta a referendum è approvata se ha partecipato al referendum la maggioranza degli aventi diritto al voto e se la proposta ha ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi. Altrimenti essa è respinta e non può essere riproposta prima che siano tra scorsi 10 anni.
5. Si applicano, in quanto compatibili, le norme recate dalla legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale), e successive modificazioni ed integrazioni.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Pubusa - Marteddu - Scano - Tamponi
Art. 9
Nel comma 4 le parole "la maggioranza degli aventi diritto al voto" sono sostituite dalle parole "un terzo degli aventi diritto al voto". (8)
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Sanna Antonio - Tamponi
Art.9
Nel comma 4 le parole "10 anni" sono sostituite dalle parole "cinque anni". (9)
Emendamento sostitutivo parziale Satta Antonio - Marteddu - Dettori - Ladu Leonardo - Lai - Deiana - Corda
Art. 9
Nel comma 4 le parole "10 anni" sono sostituite dalle parole "2 anni". (13)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 8. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 9. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 13. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
URRACI, Segretaria:
Art. 10
Legge istitutiva
1. Entro 30 giorni dalla proclamazione del risultato del referendum, la Giunta regionale presente il disegno di legge concernente le modificazioni delle circoscrizioni provinciali approvate nella consultazione popolare.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Pubusa - Marteddu - Scano - Sanna Antonio - Tamponi
Art. 10
La rubrica dell'articolo 10 è sostituita dalla seguente: "Presentazione del disegno di legge". (10)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 11.
URRACI, Segretaria:
Art. 11
Norma finanziaria
1. Alle spese derivanti dall'attuazione della presente legge si fa fronte con le somme iscritte per gli anni 1994 e seguenti nel capitolo 04005 dello stato di previsione della spesa dell'Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica, la cui denominazione è così modificata:
"Spese per l'istituzione di nuovi comuni, per la variazione, la determinazione e la definizione delle circoscrizioni comunali e per la modifica della denominazione dei comuni e delle frazioni. Spese per la consultazione delle popolazioni sull'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali (L.R. 17 maggio 1957, n. 20, L.R. 30 ottobre 1986, n. 58) (spesa obbligatoria)".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Satta Antonio. Ne ha facoltà.
SATTA ANTONIO (P.P.I.). Presidente, per una breve dichiarazione di voto sulla legge. Io credo che comunque sia un fatto positivo che il Consiglio licenzi una proposta di legge in materia di province, però bisogna pur dire che dobbiamo abbandonare l'illusione che con questa legge si facciano nuove province in Sardegna, almeno finché non sarà modificato lo Statuto della Regione, perché pensare che il referendum che viene esteso all'intero territorio della provincia si possa ripetere dopo dieci anni, credo che sia un presa in giro verso quelle popolazioni che legittimamente da diversi anni aspirano alla costituzione dell'ente provincia. Mi dispiace dire in questo Consiglio che, evidentemente, soprattutto da parte dei rappresentanti delle grandi province della Sardegna, vi è palese il tentativo di impedire in qualsiasi modo la creazione di nuove province al di là di quelle che sono le proposte, perché questa legge, così com'è, impedirà di fatto la costituzione di nuove province in Sardegna.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 11. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Procediamo ora alla votazione per appello nominale. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Sulla legge ho già detto, è una legge che ha aspetti positivi e aspetti negativi; d'altronde gli stessi proponenti in conclusione dicono che non serve a nulla e ci sarebbe da chiederci perché per tutta la mattina abbiamo discusso di una legge che non serve a nulla.
PUBUSA (P.D.S.). L'onorevole Satta l'ha detto e se ne assume la responsabilità.
PRESIDENTE. Di che cosa vuole parlare onorevole Cogodi?
COGODI (Rinascita e Sardismo). L'onorevole Satta è parte autorevole di questa maggioranza e quindi parla sapendo quello che dice. Io chiedo, semplicemente, signor Presidente, in qualità di Presidente di Gruppo che la votazione si svolga a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Indico al votazione a scrutinio segreto del testo unificato delle proposte di legge numero 430, 440 e 452.
Risultato della votazione:
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 59
votanti 58
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 26
contrari 32
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione di consiglieri: Atzeni - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Dettoli - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lai - Lombardo - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Marteddu - Merella - Mereu Salvatorangelo - Muledda - Onida - Onnis - Oppi - Ortu - Pili - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.
Si è astenuto il Presidente Floris.)
I lavori del Consiglio riprenderanno martedì 29 marzo alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 14 e 11.
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