Seduta n.453 del 28/10/2008
CDLIII Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 28 ottobre 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 12 e 13.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 7 ottobre 2008 (444), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Balia, Giagu, Masia, Pisu, Matteo Sanna e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 28 ottobre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Iniziative volte alla promozione e allo sviluppo dell'informazione e della conoscenza in Sardegna". (343)
(Pervenuto il 21 ottobre 2008 e assegnato alla seconda Commissione.)
"Interventi urgenti conseguenti agli eventi alluvionali e di dissesto idrogeologico del mese di ottobre 2008". (346)
(Pervenuto il 24 ottobre 2008 e assegnato alla quarta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Rassu - La Spisa - Petrini - Lombardo - Licandro - Pittalis - Lai Vittorio Renato - Pileri - Contu: "Provvidenze a favore dell'artigianato sardo". (344)
(Pervenuta il 23 ottobre 2008 e assegnata alla sesta Commissione.)
Cuccu Giuseppe - Atzeri. Norme per sostenere il consumo dei prodotti agricoli della Regione Sardegna. (345)
(Pervenuta il 24 ottobre 2008 e assegnata alla quinta Commissione.)
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Uras sullo stato di degrado della spiaggia del Poetto, anche a seguito di interventi di ripascimento effettuati su iniziativa della Provincia di Cagliari". (18)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Cucca sulla esclusione del Comune di Oliena dagli interventi straordinari decisi dalla Regione per far fronte ai gravissimi danni conseguenti alle alluvioni del dicembre 2004". (132)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Sanna Matteo sulla esclusione del Comune di Oliena dal risarcimento dei danni causati dall'alluvione del mese di dicembre 2004". (149)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Caligaris sulla costruzione del pontile nel Porto Palma dell'isola di Caprera". (219)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Cucca - Sabatini sul processo di trasferimento della sede dell'Ente foreste della Sardegna da Cagliari a Nuoro". (739)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Moro sullo stato di perenne emergenza dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari". (848)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Vargiu - Pisano - Dedoni - Cassano sull'acquisizione di personale interinale da parte della ASL n. 8 di Cagliari". (891)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Serra sulla soppressione delle direzioni sanitarie dei presidi ospedalieri San Giuseppe di Isili e San Marcellino di Muravera". (1074)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Vargiu sulle direzioni sanitarie nei piccoli ospedali della Sardegna". (1077)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Amadu sul rapporto contrattuale che penalizza gli autisti soccorritori dipendenti della cooperativa che gestisce il servizio nella ASL n. 1 di Sassari". (1192)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Amadu sullo stato di agitazione di tutto il personale dell'Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari e sulla necessità di soluzioni che vengano incontro alle legittime aspettative dei dipendenti e alle esigenze degli utenti". (1193)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Liori sulla selezione per il conferimento della direzione della struttura complessa di neurochirurgia dell'Ospedale di Sassari". (1267)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Marracini - Capelli - Lai Renato - Cappai - Cuccu Franco Ignazio sull'utilizzo delle graduatorie dei concorsi nelle aziende sanitarie della Sardegna". (1274)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Diana sulla possibile stipula di contratti di consulenza con professionisti aventi rapporti di collaborazione con la Regione Abruzzo". (1300)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Liori sulla legittimità della deliberazione di adozione del Piano urbanistico comunale di Sassari". (1324)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Vargiu sulla adeguatezza del personale infermieristico con cui si intende rafforzare la dotazione organica del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari". (1329)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Liori sull'appalto per l'affidamento del servizio di pulizia dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (1338)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Vargiu sulle evidenti incongruenze delle attuali attività concorsuali di AREA e sulla necessità della loro revoca da parte della Regione". (1382)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Moro in merito alla mancata pubblicazione delle delibere della Giunta regionale riguardanti i fondi FESR e il documento unitario della Regione Sardegna inserito nel Quadro strategico nazionale 2007-2013". (1386)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO,Segretario:
"Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla raccolta differenziata nel Comune di Quartu Sant'Elena". (1398)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulle difficoltà in cui si trovano le proloco per la mancata assegnazione dei fondi stanziati in attuazione della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali)". (1399)
"Interrogazione Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi dell'export del pecorino". (1400)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul processo di redazione del bilancio di genere e sulla sperimentazione in atto". (1401)
"Interrogazione Diana - Capelli - Cappai, con richiesta di risposta scritta, sui disagi che si sono verificati nell'Azienda ospedaliera Brotzu in seguito al nubifragio del 22 ottobre 2008". (1403)
"Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione delle nuove agenzie agricole e sulla chiusura di numerosi uffici nel territorio regionale". (1404)
"Interrogazione Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Vittorio Renato - Marracini - Milia, con richiesta di risposta scritta, sui trasferimenti regionali agli enti locali previsti dal patto di stabilità per il triennio 2007-2009". (1405)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla grave inefficienza del centro unico di prenotazione dell'Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari". (1406)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
cassano,Segretario:
"Interpellanza Pisu sulla chiusura dello spazio espositivo del Museo della scultura in Sardegna ospitato presso i locali del Palazzo Arquer, in Oristano, di proprietà regionale". (343/C)
"Interpellanza Farigu - Murgioni - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Liori - Lai Vittorio Renato - Marracini - Gallus - Ladu - Sanjust - Petrini - Vargiu - Pisano - Cappai - La Spisa - Capelli sui tragici eventi del nubifragio che ha colpito la Sardegna meridionale". (344)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
cassano,Segretario:
"Mozione Lai Vittorio Renato - Rassu - Diana - Cassano - Capelli - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Cappai - Milia - Gallus - Ladu - Dedoni - La Spisa - Licandro - Marracini - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pittalis - Maninchedda - Liori - Farigu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Contu - Floris Mario - Cherchi Oscar - Pisano - Vargiu - Lombardo - Atzeri - Artizzu - Sanna Matteo - Sanjust sulla crisi dell'allevamento bovino in Sardegna in relazione agli ostacoli, di tipo sanitario e di inadeguate modalità di trasporto, alla movimentazione ed al libero commercio del bestiame, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (199)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato numero 11-204-209/A.
Poiché nessuno è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, dopo aver ascoltato con attenzione il dibattito svolto da quest'Aula in ordine alla proposta di legge sul governo del territorio, vorrei rendermi utile a voi portando alcune riflessioni e cercando di essere sino in fondo sincero rispetto ad alcune questioni che sono apparse cariche di qualche incertezza.
La prima cosa che vorrei dire trae ispirazione dall'obiettivo che ci siamo posti: disciplina del governo del territorio, ovvero abbiamo deciso di governare il territorio. Non è una banalità, perché se si ripercorre la lunga e anche efficace, in alcuni casi, storia legislativa che ha riguardato questo settore pare di intravedere spesso l'idea non di governare, ma di assecondare un certo modo di fare. Governare significa guidare, porre delle regole, forse rinunciare anche a qualche compromesso; assecondare significa seguire qualcuno, qualche scia, portare a sé. Qui dobbiamo scegliere, credo, rispetto anche a questa possibile impostazione, se fare una legge che nasca con qualche livello di labilità delle regole oppure fare una legge che davvero cerchi di avvicinarsi il più possibile a un'idea generale e astratta, come dovrebbe essere la norma, di reale governo. E governare significa prima di tutto riconoscere che nella nostra terra ci sono alcune invarianti, cioè alcune questioni che si dice non possono essere discusse.
Parlare di invarianti significa questo, non significa mobilitare ragioni, disposizioni e regole per aggirare l'esigenza di una tutela. Ve lo ricordo perché nella nostra mente deve essere presente il fatto che dopo un lungo periodo e un grande lavoro sui piani territoriali paesistici, i PTP sono stati tutti annullati dai giudici dello Stato specificatamente per questa ragione. Ci è stato infatti detto: "Voi avete individuato i vincoli, ma avete utilizzato le regole urbanistiche per aggirarli". Questo è stato il giudizio di annullamento e rispetto a questo dobbiamo stare molto attenti a non ripetere un percorso di indebolimento delle regole che invece ci servono per governare il territorio. E allora qual è lo scenario nel quale ci muoviamo? Bisogna che siano chiare queste invarianti.
Noi abbiamo innanzitutto, come è stato detto anche in quest'Aula dal Presidente della Regione, un trend nazionale e regionale di consumo del territorio fortemente preoccupante. Noi consumiamo territorio cinque volte più della Francia, quattro volte più della Germania, siamo lo Stato che in assoluto consuma territorio più di chiunque altro, con argomentazioni non sempre attendibili neanche sul piano delle esigenze dello sviluppo. E' anche vero che veniamo da una stagione nella quale la vecchia concezione del governo del territorio partiva dall'idea che bisogna trasformare il territorio per garantire lo sviluppo, ma è anche vero che il nuovo millennio si è aperto con una prescrizione nuova: si trasformi pure il territorio per lo sviluppo, sempre che gli interventi siano giudicati compatibili con la sostenibilità e la tutela complessiva del territorio stesso. Però abbiamo altri dati: per esempio, in Sardegna il 25 per cento dell'intero patrimonio edificato a scopo residenziale non è utilizzato. Un quarto dell'intero patrimonio residenziale edificato!
Recentemente l'UNESCO ha pubblicato un'indagine in cui si dice che l'Italia, compresa quindi la Sardegna, possiede il 52 per cento dei beni culturali storico-architettonici del mondo. Non dell'Europa, del mondo! Il 52 per cento di questi beni sta in Italia. Questo è un elemento importante per rapportare i ragionamenti che si fanno sulle regole a quella che è la risorsa, la ricchezza sulla quale dovremo fare una riflessione. E' di questi giorni, lo ripeto a voi, la condizione non di una stanca, monotona ricerca delle possibili responsabilità. Al contrario siamo di fronte, e lo dicono tutti gli scienziati di questo settore, a un capovolgimento delle condizioni planetarie del sistema naturale dovuto all'azione dell'uomo, dovuto a diversi fattori, ma che comunque cambia i modelli di calcolo delle stesse manifestazioni della natura, modelli a cui siamo stati abituati negli ultimi 30-40 anni. Dobbiamo fare i conti con questo processo che tutto il mondo scientifico ci propone.
Tutti i settori primari del nostro sviluppo in questi ultimi anni, sommati tra loro, non raggiungono o raggiungono a malapena la metà del prodotto interno lordo dell'edilizia. Questo significa che l'edilizia cresce più dei settori primari e quindi non è totalmente al servizio di questi al punto da agevolare una crescita nella quale essa sia un mezzo e non il fine dello sviluppo complessivo. E' una riflessione che dobbiamo fare nel medio e lungo periodo, ma la dobbiamo fare nel momento in cui studiamo le regole, oggi non domani.
Qualcuno ha detto in quest'Aula, credo l'onorevole La Spisa, che la cancellazione dei PTP non ha creato un far west in Sardegna. In parte sono d'accordo e in parte no, perché vi vorrei dire che le ragioni stesse che hanno dato vita allo studio del Piano paesaggistico e alle attività che in questa legislatura come maggioranza abbiamo portato avanti risiedono in un dato molto preciso che ci dà anche dei lumi sull'interpretazione del rapporto tra le istituzioni nel governo del territorio. Alla data di entrata in vigore della legge numero 8, quindi nel 2004, nell'ambito dei comuni della fascia costiera, rispetto alle riduzioni previste in legge per le volumetrie di zona F, avevamo sforato il limite di legge, attraverso le modifiche che i comuni avevano apportato dopo la cancellazione dei PTP, di 4 milioni e mezzo di metri cubi. E' un dato; possono essere 500 mila metri cubi in più o in meno, poco conta, però è un dato che dichiara l'emergenza e l'esigenza di provvedere al contenimento di un fenomeno. Un fenomeno che trova radicamento nei piccoli fattori sui quali siamo chiamati a ragionare in condizioni non certo agevoli, magari sull'onda dell'emergenza.
Lo dico perché servirà anche per il futuro: in questi tre anni uno dei comuni interessati alle vicende tragiche di questi giorni ha presentato proposte per circa 800 mila metri cubi di nuovo edificato, sì da poter ospitare 8.000 persone, quando il trend di crescita più ottimistico per quell'ambito era stimato solamente in 400 persone all'anno. Sei volte in più del reale fabbisogno. Questo processo non veniva controllato da nessuno e in qualche modo quello che è stato avvertito come un blocco, una contrarietà era solo l'idea di dare un senso proporzionale, logico e motivato alle azioni di trasformazione del territorio. E di questi casi ce ne sono tanti.
Questo è il contesto nel quale ci muoviamo, non per non voler tenere conto che anche i rapporti costituzionali fra le istituzioni sono cambiati, ma per non perdere di vista, fra i principi che dobbiamo osservare, l'esigenza di tutelare la sussidiarietà dimenticando che c'è un altro principio che si accompagna alla sussidiarietà, e cioè l'adeguatezza, che contiene, limita e motiva le ragioni della sussidiarietà, sapendo far ragionare tutte le istituzioni insieme.
Tuttavia, noi non ci siamo sottratti a questo obiettivo di garantire un livello legislativo più moderno, più aderente al nuovo dettato costituzionale. Perché qui se ne sono dette di tutti i colori sull'autonomia dei comuni, ma autonomia è prima di tutto responsabilità, e abbiamo visto che qualche volta questo non accade. Quindi c'è la necessità di darci reciprocamente delle garanzie, di fare dei passaggi in cui l'autonomia possa emergere a trasparenza e a visibilità delle azioni che ciascuna istituzione compie.
Io vorrei dire questo: per quattro anni e mezzo ho sentito e a dire il vero sento ancora dalle opposizioni di questo Consiglio sempre la solita nenia. Non esiste una via urbanistica per regolare i rapporti fra Esecutivo e Consiglio; non esiste soprattutto una via urbanistica che possa correggere gli effetti di un presidenzialismo che prescinde dalle persone, come novità istituzionale nell'esperienza dell'autonomia sarda, e che si intenderebbe invece far pagare a persone con nome e cognome, ignorando che per la prima volta sperimentiamo in quest'Aula una forma nuova di governo che - me lo consentirete - il parlamento sardo ha voluto che fosse, nonostante il centrosinistra e l'opposizione della scorsa legislatura abbiano fatto tutto quello che poteva essere fatto per approdare a una legge elettorale che desse un senso di passaggio da una fase di forte parlamentarismo, con alcune mitigazioni, a un'esigenza presidenzialista che pareva nazionale. Poi ci sono le interpretazioni, ma non dobbiamo parlare delle interpretazioni sulle persone ignorando questo problema centrale.
Comunque sia, il problema rimane e ci sono le sedi giuste, i momenti giusti, le norme giuste per affrontarlo. Non possiamo sacrificare il dovere di guardare a temi specifici come questo del territorio all'idea che dobbiamo consumare una polemica politica che è sempre quella poi, è sempre uguale. Io credo che noi dovremmo - è quello che ha fatto il centrosinistra e la maggioranza in questa legislatura - sforzarci di continuare ad andare al nodo dei problemi, occuparci di quello che interessa ai cittadini, offrire leggi di servizio reale ai cittadini, portandoli quanto più possibile fuori dal fuoco dei compromessi fra i vari interessi in gioco. E noi abbiamo fatto questo tentativo, abbiamo fatto un lavoro aperto, non condizionato. I componenti della quarta Commissione sanno benissimo del lavoro che è stato fatto, privo di condizionamenti, con l'iniziale disponibilità della Giunta regionale persino a non porre il proprio testo come punto di riferimento per la costruzione di una legge. Abbiamo detto: "Si faccia una legge in Commissione tenendo conto dei contributi di tutti, ma senza vincolarla a un punto di riferimento", segno di una disponibilità ad aprire un dialogo, che peraltro c'è stato, e che poi è stato imbrigliato nell'idea un po' del momento che la politica debba ubbidire per forza a un gioco delle parti, che non si possa sacrificare sull'altare degli interessi dei cittadini un momento per prescindere da una polemica di luogo e di ruolo.
Io credo che quello che noi abbiamo fatto e che stiamo facendo responsabilmente, a partire dalla relazione del relatore, ovvero considerare che su questa legge non ci possono essere steccati, sia il segno di una responsabilità, compresa quella di perdere un po' di tempo perché ci sia davvero la comprensione profonda delle cose che facciamo, per la responsabilità che riteniamo debba esserci nel varare questa legge. Non sono perdite di tempo.
Questa legge dà un ruolo importante ai comuni. A dire il vero, quando i comuni recepiranno per intero nei piani urbanistici comunali il PPR scomparirà perfino il Piano paesaggistico regionale, non avrà più un grande senso, perché sarà introitato nello strumento urbanistico generale. Qui si è fatta molta confusione: si parla del PPR riferendosi solamente a due o tre dei suoi articoli, cioè alle norme transitorie, ma non si commenta, non si studia, non si capisce che cosa esso è in grado di produrre all'interno della pianificazione urbanistica comunale. Io credo che noi abbiamo il dovere, e lo faremo articolo per articolo, di confrontarci sulle cose apertamente e di cercare i punti di convergenza avendo però presente il futuro di questa legge; una legge che si protrarrà per molti anni, speriamo, producendo degli effetti positivi sulla capacità di far emergere la programmazione territoriale dei comuni in una nuova logica e nella considerazione dei nuovi scenari.
Quello che emerge dalla legge è l'idea di una forte semplificazione a favore dei comuni, chiamati a responsabilità, e di una forte diminuzione dei poteri in capo alla Regione attraverso un controllo di coerenza ex ante limitato solo ai livelli di coerenza con la pianificazione sovraordinata. Per il resto ci sono strumenti nuovi, c'è la capacità di individuare delle flessibilità anche sui parametri urbanistici, portando avanti la concezione che la Sardegna non è tutta uguale e che i comuni devono avere la possibilità di interpretare per davvero le loro identità costruttive, le loro consuetudini abitative e il loro tessuto abitativo. E' quello che ci proponiamo di fare: modernizzare senza deragliare da quelle che sono state negli anni passati anche delle buone norme che hanno orientato positivamente le cose, ma nella chiarezza dei ruoli e delle funzioni che le diverse parti del territorio svolgono. Io mi auguro che questo avvenga. Noi abbiamo iniziato con grande disponibilità e continueremo con altrettanta grande disponibilità.
Poi ho sentito dire che ci sarebbe troppa discrezionalità. Noi abbiamo fatto ottocento intese, ottomila incontri di copianificazione. Chiedete ai sindaci per lo meno e se in questa legge rimangono ancora dei dubbi sui livelli della discrezionalità richiamata spiegateceli bene, indicateceli. Noi non vogliamo fare delle leggi che portino questo carico di discrezionalità, ma vorremmo anche che dietro questa affermazione non ci fosse l'idea che si vuole sempre e solamente indicare una persona, un'esperienza, un caso. Le leggi non si fanno in questa logica, si fanno con una visione più generale. E poiché è comprensibile che ci siano anche delle insufficienze, noi abbiamo inteso introdurre nella legge delle possibilità che rendano flessibile lo strumento della pianificazione, introducendo degli strumenti nuovi, come quello della perequazione e della compensazione. Questi non sono strumenti nella disponibilità dei privati, ma sono strumenti per il governo del territorio, cioè in mano pubblica, per salvaguardare il maggiore interesse dell'istituzione pubblica, del comune nel caso concreto, di recuperare maggiori livelli di favore nella pianificazione. Abbiamo inoltre superato i limiti della legge numero 28 affidando ai comuni l'intera competenza sull'autorizzazione paesaggistica.
Avrò modo, nell'ambito della discussione dei singoli articoli, di dare un ulteriore contributo nel merito. Quello che comunque emerge complessivamente è che non tutto è uguale nella polemica e nell'asprezza del dibattito politico. Molte volte ci sono pregiudizi e qualche volta anche insipienza. Ma io sono ottimista, credo che noi tutti dovremmo essere ottimisti, perché ci sono ancora, e sono tanti, quelli che credono nella capacità civilizzatrice del diritto, che significa principalmente dare nomi diversi a cose diverse. In fondo, se ci pensate bene, la democrazia ha a che fare con la forza del contrasto, della polemica, ma anche con l'autorevolezza della regola, con la risorsa del diritto e con l'intelligenza delle distinzioni. Io sono convinto che questo Consiglio abbia la levatura, la capacità di raggiungere questi nobili obiettivi.
PRESIDENTE. Se il Consiglio è d'accordo, proporrei di rinviare la votazione del passaggio all'esame degli articoli del testo unificato in discussione, la cosiddetta legge urbanistica, a domani mattina alle 10 e 30, per consentire ai Gruppi di preparare, questo pomeriggio, gli emendamenti che, come sapete, devono essere presentati prima di tale passaggio. La restante parte della mattinata potremmo utilizzarla per approvare il provvedimento urgente per far fronte all'emergenza determinatasi a seguito dell'alluvione della settimana scorsa, che ha colpito numerosi centri del sud della Sardegna.
Le Commissioni hanno esitato qualche minuto fa il testo che è in corso di riproduzione. Facciamo una sospensione di dieci minuti, dopo di che saremo pronti per iniziare la discussione, naturalmente se questo calendario incontra l'opinione favorevole dell'Aula. La seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 40, viene ripresa alle ore 13 e 08.)
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Pisu è presente in aula, pertanto il congedo si intende revocato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 346/A. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (P.D.), relatore. Signor Presidente, se si ristabilisce l'agibilità dell'aula potrei iniziare.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto e di evitare di fare capannelli.
PINNA (P.D.), relatore. Si tratta di una leggina, così definita, ma non certo rispetto al dramma e anche ai fatti che sono accaduti in pochi giorni. Una leggina che ha un titolo che ci deve guidare e che ci ha guidato anche nell'esame che la Commissione ha fatto molto velocemente di questo testo. Siamo in presenza, cioè, di interventi urgenti conseguenti agli eventi alluvionali e di dissesto idrogeologico. Come avete visto, è una legge che si compone di quattro semplici articoli: il primo riguarda gli interventi urgenti e l'autorizzazione di spesa, il secondo la ripartizione dei finanziamenti, il terzo la norma finanziaria e il quarto l'entrata in vigore.
Abbiamo avuto modo, sia dalla relazione dell'Assessore sia per il fatto che la Commissione si è recata venerdì nei luoghi, certo non in tutti, interessati dal nubifragio, di avere una prima informazione e anche una prima visione dell'entità dei danni, prendendo contemporaneamente in considerazione la straordinarietà di quanto è accaduto. La relazione allegata al disegno di legge e i dati che abbiamo colto in presa diretta dimostrano che, effettivamente, la quantità d'acqua che in poche ore ha interessato l'area vasta del cagliaritano è stata veramente notevole. Diciamo che la preoccupazione della Commissione in questa fase, e questo è anche lo spirito del testo di legge che oggi viene presentato all'esame dell'Aula, è duplice: da una parte, occorre capire qual è l'esatta consistenza dei danni che si sono verificati e che hanno diversi livelli, tant'è che il testo della legge parla di finanziamenti destinati ai comuni, dall'altra occorre stabilire l'entità del risarcimento, che interessa in modo particolare i privati. E' chiaro, infatti, che la calamità ha interessato un livello, se così possiamo dire, di tipo strutturale. Basta pensare alla visita che abbiamo fatto l'altro giorno nel comune di Capoterra per capire qual è l'entità dei danni e a quale livello le reti infrastrutturali sono state messe a repentaglio o in certi casi completamente cancellate. Però l'obiettivo di questa legge è da una parte fare una ricognizione, la più puntuale possibile, dei danni, così come si sono determinati, dall'altra stabilire delle procedure chiare. Cioè noi vorremmo che ci fosse chiarezza sui destinatari, certezza sui tempi e capacità, rispondendo al titolo stesso di questa legge, di dare risposte immediate su quanto è accaduto.
Questo spiega, e credo che durante il dibattito questo tema emergerà, che siamo in presenza di una prima quantificazione anche delle risorse finanziarie. In Commissione l'Assessore competente per materia stamattina ci ha ricordato che tra i 7 milioni di euro costituiti da trasferimenti statali, i 7 milioni di euro circa derivanti da trasferimenti regionali per gli interventi di tutela e difesa del suolo, i 6 milioni e mezzo che la Giunta ha messo immediatamente a disposizione, e i 20 milioni di cui questa legge è dotata si raggiunge la cifra di 40 milioni di euro. Poiché il disegno di legge parla di misure urgenti, di primi interventi, riteniamo di essere in presenza di somme congrue. Nulla vieta di pensare che prima della discussione di un'importante legge come la legge finanziaria si possano eventualmente individuare delle fasi successive. Per cui crediamo che la dotazione finanziaria sia sufficiente per questa prima fase e che sia molto importante mettere a punto il sistema delle procedure. L'attenzione dell'Aula sarà senz'altro rivolta anche a questo secondo aspetto in modo che possiamo dare, in tempi brevissimi, risposte certe per una calamità che ha messo improvvisamente in ginocchio centinaia e centinaia di famiglie sarde.
Crediamo che il dibattito che precederà il passaggio all'esame degli articoli ci darà degli elementi sufficienti per far sì che la legge venga rapidamente approvata e possa, dal punto di vista operativo, dare delle risposte. Noi non abbiamo bisogno di interventi puramente di immagine; ci interessa, attraverso questo atto legislativo, mettere in condizione l'Esecutivo e tutti gli altri soggetti destinati alla distribuzione delle risorse di dare una risposta immediata. Grazie.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, tenterò di essere brevissimo nella discussione generale, che utilizzo anche per presentare i contenuti degli emendamenti che insieme a colleghi di altri Gruppi politici abbiamo presentato questa mattina per arricchire il disegno di legge numero 346, che non è una leggina. E' al contrario una legge assolutamente importante e anche molto attesa da coloro che hanno subito i danni gravissimi che tutti quanti noi abbiamo avuto la possibilità di constatare attraverso anche la sola visione delle immagini riportate dai telegiornali locali e nazionali.
Dico questo perché il titolo del disegno di legge recita: "Interventi urgenti conseguenti agli eventi alluvionali e di dissesto idrogeologico del mese di ottobre 2008". Dobbiamo incominciare ad abituarci a datare questo tipo di interventi: ottobre 2008, novembre 2005, novembre 1999. Siamo cioè di fronte a situazioni gravissime che portano non solo danni ingenti al territorio e al tessuto sociale delle zone colpite, ma anche lutti gravissimi, intollerabili, improvvisi, che gettano le persone che li subiscono nella più angosciosa disperazione. Questa legge - lo dico perché il testo va migliorato, non per buttare là una critica - rischia di essere una legge che sarà approvata con urgenza, ma che non farà arrivare con altrettanta urgenza il ristoro necessario a coloro che vanno risarciti, alle imprese e ai titolari di attività economiche, ma soprattutto alle persone e alle famiglie che hanno subito i gravi danni che si sono verificati. E si rischia anche che questo sia l'ennesimo episodio su cui si copre, con una sorta di velo pietoso, ogni tipo di responsabilità, si annacqua, si sfuma ogni tipo di responsabilità, e non è possibile che un territorio come l'hinterland cagliaritano venga colpito puntualmente in queste cose. Si è detto, lo stanno accertando i magistrati, che ci sono responsabilità probabilmente riconducibili all'incapacità di pianificare oppure, qualcosa di peggio, all'ingordigia di coloro che hanno speculato sulle costruzioni edili che si sono realizzate in quei territori comunali.
Allora noi che cosa proponiamo, che cosa abbiamo proposto con i colleghi? Intanto di incidere sulle modalità di erogazione del contributo. Lo dico perché non voglio essere male interpretato: sono state realizzate delle lottizzazioni che, a quanto risulta, rientrano nell'ambito di piani attuativi legittimi, cioè sono lottizzazioni che sono state approvate da chi aveva la responsabilità urbanistico-edilizia nell'ambito delle amministrazioni locali e di altre amministrazioni competenti in materia di valutazione degli aspetti urbanistico-edilizi di quegli insediamenti. Quindi stiamo parlando di persone che si vedono portar via la casa, la macchina, i mobili, gli affetti e molte di esse non hanno neppure la possibilità di recuperare quanto hanno perso. Non parlo degli affetti, perché gli affetti non si recuperano mai, nei confronti delle persone prima di tutto e poi anche nei confronti delle cose che si realizzano con sacrificio, magari con il sacrificio di una vita. Ma queste persone non riescono a recuperare neppure le risorse necessarie per ricostruire la loro condizione di vita, che in molti casi viene devastata, pur essendo colpevoli, responsabili solo di aver fatto le cose che era legittimo fare! Allora io penso che la collettività si debba assumere la responsabilità di rifondere integralmente il danno subito da queste persone, casomai si cerchino i responsabili per far pagare a loro il costo che la collettività deve sostenere. Questo richiede una modalità di erogazione del contributo immediata, se no fra tre, quattro o cinque anni succederà - lo dico all'assessore Mannoni e a tutti quanti noi che abbiamo sempre trattato queste pratiche - che coloro che dovevano essere risarciti verranno a dire: "La pratica è ferma, i danni che si sono registrati cinque anni fa non mi sono stati ancora risarciti. Io non ho visto il becco di un quattrino e ho fatto fronte individualmente ai problemi che ho dovuto subire".
Allora, prima cosa: sono urgenti gli interventi. Non è la legge che deve essere approvata in due ore, sono gli interventi che devono essere realizzati urgentemente! E allora noi proponiamo che entro novanta giorni almeno un'anticipazione minima del 60 per cento del danno deve essere nella disponibilità dei soggetti che l'hanno subito. Questa è la risposta che deve dare il Consiglio regionale. C'è il problema di dover mettere qualche lira? La si metta e si vadano a cercare i responsabili del danno gravissimo causato da questa alluvione e da quelle che l'hanno preceduta.
Ma dirò di più: c'è un problema, mi si dice, di certificazione. Noi proponiamo l'autocertificazione, ma gli Uffici devono accertare, devono verificare perché se no che cosa succede? Succede che uno può imbrogliare, può dichiarare di aver subito un danno di 50 mila euro che invece era di 30 mila euro! In un'amministrazione come la nostra, dove si autocertifica tutto, anche quello che non si potrebbe autocertificare, proprio sul bisogno delle persone ci attacchiamo alle procedure? Ma proprio quando si tratta del bisogno delle persone chiamiamo le strutture, chiamiamo le responsabilità degli Uffici e delle burocrazie? Ma proprio quando si incide su una situazione devastata, anche sul piano umano, ci poniamo questo tipo di scrupoli, noi, l'amministrazione degli sprechi? E' inaccettabile questo ragionamento, in linea di principio non può essere accolto. E non è una questione di responsabilità, è una questione di responsabilità non farlo!
Io dico, si parla di programma, ma la leggina non dice in capo a chi sia il massimo del potere amministrativo coinvolto. Il Presidente della Regione svolga funzioni da commissario straordinario, assommi in sé tutti i poteri dell'amministrazione regionale e sia lui riferimento anche dei poteri che possono essere adesso trasferiti dallo Stato ai sensi di legge. La responsabilità politica e amministrativa in questi casi deve stare in capo al Presidente, proprio a quel Presidente di cui parlava prima l'onorevole Sanna, cioè il Presidente eletto direttamente dal popolo, quello del nuovo sistema istituzionale. Proprio quel Presidente deve svolgere questo tipo di funzione e se ha molte altre cose da fare, se ha bisogno di delegare deleghi, mantenendo la responsabilità politica in capo a chi può agire operativamente e soprattutto coinvolga gli amministratori delle zone interessate in qualità di subcommissari, però con specifici compiti attuativi e tutti verificabili nei modi e nei tempi in cui si devono realizzare.
In ultimo, poiché questa non è una leggina, ma è una legge e deve possibilmente servire da esempio per le fasi successive, per le situazioni gravi che si sono già verificate e che si potrebbero verificare prima degli interventi necessari in materia di governo del territorio, propongo di istituire, in un Consiglio regionale che ha già costituito due Commissioni di indagine, una terza Commissione, ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento interno, composta da undici consiglieri, nominata dal Presidente del Consiglio con la finalità di indagare sullo stato del territorio regionale, cioè con il compito di indagare sulle cause delle ricorrenti tragiche conseguenze di eventi calamitosi alluvionali e di dissesto idrogeologico del territorio regionale, che in particolare abbiano interessato insediamenti abitativi anche legittimamente realizzati, impianti e aziende produttive. Tale indagine, che riguarda tutte le funzioni di responsabilità regionale, deve essere estesa agli atti di amministrazione delle zone interessate, con riferimento ai provvedimenti di pianificazione urbanistica e territoriale, di gestione dei fenomeni di abusivismo edilizio, di intervento pubblico e privato obbligatorio in funzione della tutela del territorio o del recupero degli ambiti naturali compromessi. Dico questo perché se no ogni volta che succederà qualcosa di questo genere - e purtroppo succederà - faremo un dibattito inutile, senza avere alcun elemento oggettivo di valutazione, senza avere neppure una carta che ci racconti le ragioni minime del disastro che si è verificato, senza sapere che esistono una, due, tre dighe, non so se private o pubbliche e non so con quale funzione, sopra un insediamento abitativo che è a rischio ogni volta che piove un po' di più. Il clima cambia di continuo, ormai non è più opinione solo di qualcuno, hanno dato il premio Nobel a un signore che andava in giro per i cinema a fare i convegni attorno al cambiamento del clima. Il premio Nobel! E la vicenda è stata poi tradotta in un film. Hanno iniettato sistematicamente in tutti noi l'idea che la trasformazione della natura, così come è avvenuto e come avviene, è perniciosa, causa gravi danni e richiede un intervento organico per salvare il pianeta, con tutto quello che c'è dentro, ivi compresi Capoterra e il litorale di Cagliari.
Per fare questo bisogna conoscere, per fare questo il Consiglio regionale ha bisogno di tutti gli elementi. Quindi non è solo una caccia alla responsabilità; la caccia alla responsabilità la stanno facendo i magistrati nei confronti dei quali io nutro assoluta fiducia. Noi vogliamo conoscere, invece, le condizioni nelle quali dobbiamo operare per fare leggi che corrispondano sempre di più agli interessi generali di questa nostra regione e della nostra popolazione.
PRESIDENTE. Durante l'intervento dell'onorevole Uras si sono iscritti a parlare ben diciotto colleghi. Questo modifica un po' la mia proposta, nel senso che evidentemente non solo c'è la necessità di segnare e segnalare una presenza sul tema, ma ci sono anche aspetti della legge più complessi di quelli che io stesso mi rappresentavo.
Se i colleghi sono d'accordo, proporrei di continuare nel nostro lavoro fino alle ore 14, ma vi inviterei ad autolimitare il tempo degli interventi, perché se procediamo con i tempi regolamentari previsti occorrono sei ore soltanto per la discussione generale. Vi proporrei di contenere in dieci minuti la durata degli interventi in discussione generale. Chi riesce a limitarla ulteriormente, naturalmente, aiuta la discussione, tenendo conto che in questa fase non si entra nel merito delle singole questioni contenute negli articoli, quindi la discussione generale non esaurisce il bisogno di intervenire successivamente.
Propongo, quindi, di sospendere i lavori alle ore 14 e di riprenderli alle ore 16, per concludere il prima possibile l'esame di questo testo e arrivare alla sua approvazione.
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Espa, al quale manifestiamo la nostra solidarietà essendo uno dei tanti cittadini di Capoterra purtroppo interessati dal disastro dello scorso 22 ottobre.
E' iscritto a parlare il consigliere Espa. Ne ha facoltà.
ESPA (P.D.). Signor Presidente, colgo l'occasione per ringraziarla veramente di cuore per l'espressione di solidarietà che ho già avuto modo di ricevere da parte sua, così come da parte di tanti colleghi del Consiglio ed esponenti della Giunta regionale. Come sollecitava lei, farò un discorso brevissimo perché sono molto d'accordo sul fatto che ci sia bisogno di approvare urgentemente questa legge, quindi va bene ridurre i tempi, cerchiamo di concludere il lavoro perché c'è bisogno di tutte le risorse possibili in tempi rapidi. Tuttavia devo sottolineare che cosa è successo, perché penso che possa essere un paradigma di quello che in questo momento il mio territorio vive.
In questo momento mi ritrovo a essere uno sfollato, non me lo sarei mai aspettato. Forse lo sento particolarmente perché a causa della guerra mio padre è stato uno sfollato. Improvvisamente, nonostante sia un cittadino "normale", inserito in una comunità di cui fanno parte professionisti, operai della SARAS, pensionati, ambulanti, mi ritrovo insieme a tutte queste persone a essere sfollato, cioè a non poter stare nella mia abitazione. E' questo il concetto che voglio esprimere, perché nessuno di noi è geologo e nessuno di noi, tranne forse qualcuno, vive in abitazioni abusive. In quel territorio non ci sono abusivismi, le concessioni edilizie sono state rilasciate regolarmente e noi abbiamo acquistato i terreni e costruito le case così come si fa quando si acquista un appartamento per esempio in via Sonnino, a Cagliari, cioè in maniera regolare e pagando tutti gli oneri.
Improvvisamente, dopo l'"avvertimento" del 1999, ci ritroviamo in questa situazione. Una situazione ancora oggi pesante, perché mancano ancora l'acqua e la corrente elettrica. Ieri ho fatto il vaccino contro il tifo, tutti stiamo facendo i vaccini contro il tifo, non stiamo parlando di una situazione, come dire, lontana o in via di risoluzione, stiamo parlando di una situazione pesante, per la quale c'è bisogno di una legge subito. Per questo credo sia importante testimoniare che il Consiglio non abbandona un territorio così martoriato. Ma il fatto che questo territorio sia così martoriato, lo devo dire, non è dovuto solo a eventi eccezionali. La relazione della Giunta mi sembra molto significativa, c'è stato effettivamente un evento climatico importante, ma non è solo questa, assessore Mannoni, la causa del disastro. Noi dobbiamo riconoscere che, come direbbero i cattolici, non è stato per volontà di Dio che si è costruito lì, e lo dico con la morte nel cuore, perché noi abbiamo realizzato le nostre case in maniera regolare. Non è che per caso sia stata fatta una lottizzazione dove doveva passare il fiume? Ce lo dobbiamo dire.
Io pongo questa domanda, ma è più che altro una constatazione e lascio ai colleghi la decisione su come fare: non sarà il caso di trovare degli elementi per capire se sia opportuno procedere a una delocalizzazione delle abitazioni a rischio? Occorre un intervento straordinario o per risolvere definitivamente il problema dell'assetto idrogeologico o per affrontare con coraggio un discorso, straziante per chi ne è interessato, sulla delocalizzazione. Per esempio ci sono delle case - regolari, lo ripeto perché è una questione di giustizia - che distavano 20 o 30 metri dal greto del fiume e che improvvisamente si trovano a cinque metri dal fiume che si è riformato a causa dell'alluvione. Ecco, ora, oggi cosa dobbiamo fare? L'assessore Mannoni, il Presidente e i componenti della Commissione urbanistica, in rappresentanza di tutti i partiti, hanno visto come stanno le cose.
Allora, io voglio capire se dobbiamo chiedere al Governo misure straordinarie o se dobbiamo pensare a una grande opera che elimini definitivamente i rischi idrogeologici in quella zona. Perché, come dicevo, le persone ormai, questo è il problema, non subiscono solamente la perdita della casa. Una famiglia che abita vicino a casa mia ha comprato la casa, spendendo 250 mila euro, appena un mese fa e potete capire quale dramma stia ora vivendo, un dramma personale oltre che dal punto di vista degli investimenti realizzati.
Bisogna quindi fare il punto esatto della situazione e mettere subito in circolazione le risorse. Questo è ciò che io sto chiedendo e spero verrà fatto. Mi auguro che la legge in discussione preveda la possibilità di provvedere rapidamente, perché, ripeto, in questo momento, secondo me, è facile localizzare l'area e spero che la Regione utilizzi gli strumenti di cui dispone per capire, anche attraverso riprese aeree, qual è la zona colpita, che non è immensa. Giustamente io non voglio che gli imbroglioni possano approfittare della situazione, della volontà di erogare i contributi in tempi rapidi, che in questo momento sono importanti come il sangue, come la vita. Occorre sicuramente che la Regione localizzi subito l'area colpita, perché il fatto di risiedere nello stesso comune, ma magari a sette chilometri di distanza dalla zona colpita, non autorizza a chiedere comunque un risarcimento, ma la velocità di spesa è importante. Quindi bisogna capire quale meccanismo può essere adottato, questo lo chiedo al Consiglio, alla Giunta, a tutti i partiti di destra e di sinistra. Ecco, questo è sicuramente un passaggio che dobbiamo mettere in campo per risarcire i danni, ma soprattutto per fare in modo che la vita in quelle zone torni il più presto possibile alla normalità, anche se in questo momento mancano ancora i servizi di prima necessità. Invito comunque i consiglieri regionali e gli amministratori pubblici ad andare a visitare, anche in forma privata, questi territori, perché veramente le immagini della TV non rendono minimamente il dramma che vi si sta vivendo. Ricordo che vi sono state anche delle vittime, insomma è una situazione davvero difficile.
Un'altra questione su cui vorrei soffermarmi è questa: pensiamo al futuro, ma non dimentichiamoci del passato. Ho sentito che il collega Uras faceva una proposta, e io vorrei che la commissione d'inchiesta partisse da Capoterra, ovviamente secondo ciò che prevede il nostro Regolamento, ma non mi interessa che sia una commissione istituita per legge. Credo sia importante che, ai sensi del nostro Regolamento, la Commissione possa iniziare il suo lavoro da Capoterra, perché quello che è successo, compresa la perdita di alcune vite, non sia successo invano. Dobbiamo capire il perché di tutto questo, non possiamo addebitarlo solo alla sventura o al destino. Non è così. Fino a ieri, purtroppo, non ho avuto la possibilità di leggere i giornali, eravamo tutti impegnati a spalare fango, oggi mi hanno portato delle fotografie prese da "Sardegna 3D". E' incredibile, basta guardare queste foto per capire che cosa è successo. Ma bisogna capire anche che cosa è successo in passato; bisogna rendersi conto, lo devo dire, anche se polemicamente, che il partito del mattone non può essere da tutte le parti. La "razza del mattone" non può operare dovunque solo perché abbiamo bisogno di creare lavoro quindi dobbiamo far lavorare le imprese, dobbiamo rilanciare il mattone. Non è così, non possiamo rubare alla natura le sue strade solo perché dobbiamo fare delle scelte per il lavoro. Questa non è una scelta per il lavoro, perché le centinaia e centinaia di lavoratori che vivono lì hanno perso tutto. Certo i muri delle case ci sono ancora e molto si potrà fare, anzi devo dire che questi sono stati giorni di grande solidarietà, in cui la gente entrava nelle case per dare il proprio aiuto, senza barriere di alcun genere.
Questo segna, dà un esempio di come ci si muove e anche tempestivamente. Si sono mosse anche le istituzioni. Certo ci sono problemi di organizzazione, su questo si può discutere, però la macchina si è messa in moto, tutta la macchina dei soccorsi si è messa in moto. Allora, da questo punto di vista, si faccia in modo che questa tragedia non passi invano, si trovino delle soluzioni e si ripensi al passato per capire che veramente la polemica politica è una cosa, ma certe cose che noi chiediamo vanno al di là. Tante volte il Comune di Capoterra è stato spinto, aggredito, circondato perché rilasciasse l'autorizzazione per nuove lottizzazioni. Ecco, credo che questa esperienza serva a far capire che episodi di questo genere non devono più succedere in nessuna parte della Sardegna. Questo lo voglio dire con forza.
Sulla Commissione d'inchiesta ho già detto, ma in questo momento è necessario che capiamo dove e come dobbiamo intervenire. Ripeto, secondo me il metodo migliore, lo dico alla Giunta ma anche al Consiglio, anzi spero proprio che il Consiglio si impegni, è quello di velocizzare la spesa operando secondo giustizia. Quindi le tecnologie ci aiutino subito a classificare le aree danneggiate, che si vedono benissimo dall'alto, e da lì si proceda in maniera tempestiva per dare un ristoro alle persone che in questo momento veramente non hanno più niente all'interno delle loro case e non hanno più nemmeno la macchina, perché sono finite tutte in mare. Per questo ci vuole velocità e giustizia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò velocissimo, anche perché credo che questo debba essere un dibattito veloce, concreto, pragmatico. Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti, la gravità della situazione è conosciuta non solo qui da noi, ma anche fuori della Sardegna. Si è verificato un evento imprevedibile, tragico, gravissimo, non messo assolutamente in conto da nessuno di noi, tanto meno dagli abitanti di Capoterra.
Io credo sia opportuno rinviare tutto quello che può essere fatto per il domani, la ricerca di responsabilità e quant'altro a un altro momento. Oggi è indispensabile centrare l'obiettivo. E l'obiettivo è uno: intervenire immediatamente con concrete azioni legislative e con reali risorse finanziarie per risarcire direttamente coloro i quali hanno avuto il danno. Come diceva il collega Espa, le zone colpite sono abbastanza visibili e assolutamente circoscrivibili dalle ricognizioni aeree. E' indispensabile quindi identificare le famiglie che hanno perso i propri averi e intervenire non tra novanta giorni con il 60 per cento, perché bisogna fare calcoli e contro calcoli, ma immediatamente, con una somma una tantum, utilizzando le risorse messe già a disposizione dalla Regione. In seguito, entro novanta giorni, si potranno determinare, con un computo metrico estimativo, con perizie giurate e quant'altro, i danni reali. Ma ora, ripeto, è necessario intervenire subito con una somma una tantum per non fare figli e figliastri, per aiutare quelle famiglie che hanno perso tutto o addirittura hanno avuto un lutto, perché quelle vittime non sono da meno delle vittime del lavoro. Chi dà la vita per salvare un'altra vita è un eroe, così come lo è chi cade sul lavoro o in guerra. Bisogna quindi intervenire, magari estendendo le provvidenze della legge sul sostegno alle famiglie dei caduti sul lavoro a questi casi eccezionali, perché è come se in quelle zone ci fosse stata una guerra. E' indispensabile sospendere immediatamente i ratei dei mutui per le attività produttive e dei mutui casa, perché coloro i quali hanno perso l'attività e la casa magari avevano acceso dei mutui in base a leggi regionali o statali e si vedranno arrivare puntualmente i relativi ratei. E' indispensabile bloccare i ratei dei mutui immediatamente e qualsiasi azione esecutiva sia per quanto riguarda le attività produttive, agricoltura, artigianato, commercio e piccola industria, sia per quanto riguarda i mutui casa, perché chi ha perso tutto non è in grado di dare indietro un bel niente né alle banche né alla Regione e nemmeno allo Stato. Occorre obbligare le società assicurative, che intervengono quando vengono concessi i mutui sia per la casa sia per le attività produttive, a saldare immediatamente il debito nei confronti dei soggetti concessori del credito, quindi la Regione, le banche e quant'altro, perché qualsiasi mutuo è garantito sempre da una polizza assicurativa.
Per quanto riguarda le azioni esecutive, ripeto, è necessario intervenire subito affinché vengano bloccate, ma contemporaneamente occorre intervenire, come ho detto, per erogare una somma una tantum, non il 60 per cento di un danno dimostrabile entro novanta giorni. Se ci sono le risorse disponibili, la Giunta stabilisca subito le cifre e le assegni su dichiarazione degli uffici tecnici comunali o su dichiarazioni giurate. La quantificazione esatta dei danni e del relativo risarcimento sarà fatta in seguito, entro novanta giorni, dietro presentazione di un computo metrico estimativo.
Queste sono le azioni immediate da compiere, bastano poche parole ben dette. Tutti sappiamo che ci possono essere delle responsabilità, i poveri cristi che hanno perso un loro caro, che hanno perso la casa, che hanno perso tutto hanno necessità immediata di un sostegno immediato. Magari si potesse dare loro un ricovero in cui alloggiare le famiglie. Non potendo fare questo, senza fare comizi o discorsi fuori luogo, interveniamo immediatamente e concretamente. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, starò nei tempi che lei ha proposto e sui quali concordo. Io credo che dovremmo cercare di fare una discussione in qualche modo in continuità con quella della settimana passata, perché adesso abbiamo qualche elemento in più di valutazione sul dramma che ha colpito il territorio di Capoterra e quindi la nostra indicazione di lavoro, oltre a produrre l'approvazione del testo corretto che la Giunta ha presentato, dovrà dare qualche garanzia per quanto riguarda la prospettiva.
Ci sono degli emendamenti, parlo anche di questo, tesi a rafforzare il testo che la Giunta ha presentato. C'è anche un emendamento della Giunta, che andrebbe forse meglio illustrato e precisato, perché in qualche modo appare in contraddizione con l'urgenza che noi stiamo qui richiamando. Ora, è chiaro che dobbiamo fare bene e anche in fretta, evitando che la fretta ci faccia commettere degli errori. Il collega Rassu parlava di procedure per la copertura assicurativa dei mutui. Ci saranno senz'altro abitazioni sottoposte ad assicurazioni aggiuntive a quelle dei mutui, quindi ci sono delle cose da vedere, e mi pare che la legge e anche gli emendamenti diano delle indicazioni per evitare che ci siano doppi interventi. Chi ha una tutela propria è giusto che la utilizzi ed è giusto che non si scarichi sulla collettività tutti i costi affinché le risorse disponibili vengano utilizzate per sostenere chi effettivamente ne ha più bisogno.
Ci sono poi le attività produttive, anche quelle sono sottoposte a procedure particolari: ci sono aziende assicurate e aziende non assicurate e ci sono anche le attività agricole sempre difficili da definire. Il riferimento, come sappiamo, normalmente è il reddito denunciato negli anni precedenti, ma non sempre la situazione delle nostre imprese agricole è quella. Occorre, quindi, avere senso di responsabilità per fare in modo che effettivamente si intervenga a favore di chi ha subito dei danni.
E' stata anche indicata in qualche emendamento l'esigenza di una Commissione speciale. Sappiamo che le Commissioni speciali non hanno costi aggiuntivi ed è giusto che questa eventuale Commissione accompagni le prime iniziative che vengono assunte dal Governo nazionale e dal Governo regionale in quel territorio. Però occorre dire qualcosa in più per quanto riguarda l'autocertificazione dei danni, come previsto in un emendamento. La mia opinione è che quelli che sono in grado di autocertificare i danni sono quelli che hanno maggiori competenze. Per intenderci, normalmente il povero ha difficoltà a quantificare i danni, ha difficoltà a quantificare tante cose e allora è bene che la norma - lo dico all'assessore Mannoni - preveda un sostegno per chi ha pochi strumenti. Deve scattare, Assessore, il principio della solidarietà. I paesi confinanti con Capoterra, che non sono stati colpiti dal disastro, hanno degli uffici tecnici e dei geometri che potrebbero essere d'aiuto per l'autocertificazione. Si crei proprio una solidarietà tra istituzioni. Normalmente la solidarietà si manifesta tra persone, però in questo caso, come capita nei periodi estivi, quando realtà popolate vengono aiutate da altre realtà meno popolate per quanto riguarda, ad esempio, il traffico nelle città e cose di questo genere, il comune che non ha subito danni e dispone di un ufficio tecnico può mettere a disposizione i propri tecnici per dare un contributo. Ci sono, inoltre, gli esperti della Protezione civile, che hanno una lunga esperienza in materia di valutazione dei danni. Diventino anche questi strumento della solidarietà, non si limitino all'intervento classico, si estenda l'intervento, ci sia una partecipazione delle istituzioni che confermi la solidarietà che c'è stata in Sardegna. Se noi diamo questo segnale, quella parte del territorio si considererà senz'altro parte importante del ragionamento che noi stiamo facendo.
Il collega Uras diceva, tra le altre cose, una cosa importante: fare la legge in fretta non corrisponde all'erogazione in fretta. Erogare in fretta vuol dire mettere in moto un meccanismo che ci permetta di dare prontamente delle risposte che non sono, badate, solo il ristoro finanziario; ci sono tante cose che devono essere viste, perché se un cittadino ha avuto la casa distrutta, così come è capitato, i costi non sono solo finanziari. Ecco, io credo che noi dovremmo anche fare ricorso alle esperienze precedenti. Ci sono stati territori nella nostra regione che hanno subito dei danni che non sono mai stati liquidati. Penso a quello che era successo nell'alta Gallura: una brutta alluvione aveva creato danni che non erano esattamente quantificabili. Per esempio, se erano state danneggiate delle cataste di sughero uno poteva dire che erano costituite da sughero di prima categoria, ma magari erano destinate al macero. La fantasia in questi casi si sviluppa, ma non sempre per il verso giusto. Allora, è bene che noi diamo certezza a tutti in modo tale che chi ha subito i maggiori danni abbia anche il maggiore ristoro. La Commissione non deve chiaramente confliggere con questo spirito, ma deve aiutare l'Esecutivo a muoversi con rapidità e bene, di questo c'è bisogno.
Perché fare una discussione in continuità con quello che abbiamo detto la settimana passata? Perché è necessario che il Consiglio regionale confermi la sensibilità che ha dimostrato la settimana passata, aprendo una discussione su quello che stava avvenendo. Credo che noi, oggi, riprendendo anche gli emendamenti che abbiamo presentato, possiamo licenziare questo disegno di legge senza che tra noi ci siano inutili contrapposizioni. Mi hanno appena telefonato da casa, io abito in campagnaa, per comunicarmi che a causa dell'acqua il muro di recinzione del mio terreno è crollato ostruendo il passaggio a quelli che abitano nelle case più avanti. Sono fatti che possono capitare a tutti e dobbiamo tutti insieme fare in modo che ci sia questa partecipazione senza divisione, per fare una cosa positiva.
PRESIDENTE. Terminano a questo punto i lavori della mattinata. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30, con l'impegno di tutti a essere puntuali. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Ladu, seguirà l'onorevole Caligaris.
La settima Commissione, che era stata convocata compatibilmente con l'andamento dei lavori d'Aula, a questo punto è sconvocata e verrà riconvocata a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 58.
Allegati seduta
CDLIII Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 28 ottobre 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 12 e 13.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 7 ottobre 2008 (444), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Balia, Giagu, Masia, Pisu, Matteo Sanna e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 28 ottobre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Iniziative volte alla promozione e allo sviluppo dell'informazione e della conoscenza in Sardegna". (343)
(Pervenuto il 21 ottobre 2008 e assegnato alla seconda Commissione.)
"Interventi urgenti conseguenti agli eventi alluvionali e di dissesto idrogeologico del mese di ottobre 2008". (346)
(Pervenuto il 24 ottobre 2008 e assegnato alla quarta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Rassu - La Spisa - Petrini - Lombardo - Licandro - Pittalis - Lai Vittorio Renato - Pileri - Contu: "Provvidenze a favore dell'artigianato sardo". (344)
(Pervenuta il 23 ottobre 2008 e assegnata alla sesta Commissione.)
Cuccu Giuseppe - Atzeri. Norme per sostenere il consumo dei prodotti agricoli della Regione Sardegna. (345)
(Pervenuta il 24 ottobre 2008 e assegnata alla quinta Commissione.)
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Uras sullo stato di degrado della spiaggia del Poetto, anche a seguito di interventi di ripascimento effettuati su iniziativa della Provincia di Cagliari". (18)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Cucca sulla esclusione del Comune di Oliena dagli interventi straordinari decisi dalla Regione per far fronte ai gravissimi danni conseguenti alle alluvioni del dicembre 2004". (132)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Sanna Matteo sulla esclusione del Comune di Oliena dal risarcimento dei danni causati dall'alluvione del mese di dicembre 2004". (149)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Caligaris sulla costruzione del pontile nel Porto Palma dell'isola di Caprera". (219)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Cucca - Sabatini sul processo di trasferimento della sede dell'Ente foreste della Sardegna da Cagliari a Nuoro". (739)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Moro sullo stato di perenne emergenza dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari". (848)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Vargiu - Pisano - Dedoni - Cassano sull'acquisizione di personale interinale da parte della ASL n. 8 di Cagliari". (891)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Serra sulla soppressione delle direzioni sanitarie dei presidi ospedalieri San Giuseppe di Isili e San Marcellino di Muravera". (1074)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Vargiu sulle direzioni sanitarie nei piccoli ospedali della Sardegna". (1077)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Amadu sul rapporto contrattuale che penalizza gli autisti soccorritori dipendenti della cooperativa che gestisce il servizio nella ASL n. 1 di Sassari". (1192)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Amadu sullo stato di agitazione di tutto il personale dell'Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari e sulla necessità di soluzioni che vengano incontro alle legittime aspettative dei dipendenti e alle esigenze degli utenti". (1193)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Liori sulla selezione per il conferimento della direzione della struttura complessa di neurochirurgia dell'Ospedale di Sassari". (1267)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Marracini - Capelli - Lai Renato - Cappai - Cuccu Franco Ignazio sull'utilizzo delle graduatorie dei concorsi nelle aziende sanitarie della Sardegna". (1274)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Diana sulla possibile stipula di contratti di consulenza con professionisti aventi rapporti di collaborazione con la Regione Abruzzo". (1300)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Liori sulla legittimità della deliberazione di adozione del Piano urbanistico comunale di Sassari". (1324)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Vargiu sulla adeguatezza del personale infermieristico con cui si intende rafforzare la dotazione organica del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari". (1329)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Liori sull'appalto per l'affidamento del servizio di pulizia dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (1338)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Vargiu sulle evidenti incongruenze delle attuali attività concorsuali di AREA e sulla necessità della loro revoca da parte della Regione". (1382)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
"Interrogazione Moro in merito alla mancata pubblicazione delle delibere della Giunta regionale riguardanti i fondi FESR e il documento unitario della Regione Sardegna inserito nel Quadro strategico nazionale 2007-2013". (1386)
(Risposta scritta in data 27 ottobre 2008.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO,Segretario:
"Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla raccolta differenziata nel Comune di Quartu Sant'Elena". (1398)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulle difficoltà in cui si trovano le proloco per la mancata assegnazione dei fondi stanziati in attuazione della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali)". (1399)
"Interrogazione Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi dell'export del pecorino". (1400)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul processo di redazione del bilancio di genere e sulla sperimentazione in atto". (1401)
"Interrogazione Diana - Capelli - Cappai, con richiesta di risposta scritta, sui disagi che si sono verificati nell'Azienda ospedaliera Brotzu in seguito al nubifragio del 22 ottobre 2008". (1403)
"Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione delle nuove agenzie agricole e sulla chiusura di numerosi uffici nel territorio regionale". (1404)
"Interrogazione Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Vittorio Renato - Marracini - Milia, con richiesta di risposta scritta, sui trasferimenti regionali agli enti locali previsti dal patto di stabilità per il triennio 2007-2009". (1405)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla grave inefficienza del centro unico di prenotazione dell'Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari". (1406)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
cassano,Segretario:
"Interpellanza Pisu sulla chiusura dello spazio espositivo del Museo della scultura in Sardegna ospitato presso i locali del Palazzo Arquer, in Oristano, di proprietà regionale". (343/C)
"Interpellanza Farigu - Murgioni - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Liori - Lai Vittorio Renato - Marracini - Gallus - Ladu - Sanjust - Petrini - Vargiu - Pisano - Cappai - La Spisa - Capelli sui tragici eventi del nubifragio che ha colpito la Sardegna meridionale". (344)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
cassano,Segretario:
"Mozione Lai Vittorio Renato - Rassu - Diana - Cassano - Capelli - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Cappai - Milia - Gallus - Ladu - Dedoni - La Spisa - Licandro - Marracini - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pittalis - Maninchedda - Liori - Farigu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Contu - Floris Mario - Cherchi Oscar - Pisano - Vargiu - Lombardo - Atzeri - Artizzu - Sanna Matteo - Sanjust sulla crisi dell'allevamento bovino in Sardegna in relazione agli ostacoli, di tipo sanitario e di inadeguate modalità di trasporto, alla movimentazione ed al libero commercio del bestiame, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (199)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato numero 11-204-209/A.
Poiché nessuno è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, dopo aver ascoltato con attenzione il dibattito svolto da quest'Aula in ordine alla proposta di legge sul governo del territorio, vorrei rendermi utile a voi portando alcune riflessioni e cercando di essere sino in fondo sincero rispetto ad alcune questioni che sono apparse cariche di qualche incertezza.
La prima cosa che vorrei dire trae ispirazione dall'obiettivo che ci siamo posti: disciplina del governo del territorio, ovvero abbiamo deciso di governare il territorio. Non è una banalità, perché se si ripercorre la lunga e anche efficace, in alcuni casi, storia legislativa che ha riguardato questo settore pare di intravedere spesso l'idea non di governare, ma di assecondare un certo modo di fare. Governare significa guidare, porre delle regole, forse rinunciare anche a qualche compromesso; assecondare significa seguire qualcuno, qualche scia, portare a sé. Qui dobbiamo scegliere, credo, rispetto anche a questa possibile impostazione, se fare una legge che nasca con qualche livello di labilità delle regole oppure fare una legge che davvero cerchi di avvicinarsi il più possibile a un'idea generale e astratta, come dovrebbe essere la norma, di reale governo. E governare significa prima di tutto riconoscere che nella nostra terra ci sono alcune invarianti, cioè alcune questioni che si dice non possono essere discusse.
Parlare di invarianti significa questo, non significa mobilitare ragioni, disposizioni e regole per aggirare l'esigenza di una tutela. Ve lo ricordo perché nella nostra mente deve essere presente il fatto che dopo un lungo periodo e un grande lavoro sui piani territoriali paesistici, i PTP sono stati tutti annullati dai giudici dello Stato specificatamente per questa ragione. Ci è stato infatti detto: "Voi avete individuato i vincoli, ma avete utilizzato le regole urbanistiche per aggirarli". Questo è stato il giudizio di annullamento e rispetto a questo dobbiamo stare molto attenti a non ripetere un percorso di indebolimento delle regole che invece ci servono per governare il territorio. E allora qual è lo scenario nel quale ci muoviamo? Bisogna che siano chiare queste invarianti.
Noi abbiamo innanzitutto, come è stato detto anche in quest'Aula dal Presidente della Regione, un trend nazionale e regionale di consumo del territorio fortemente preoccupante. Noi consumiamo territorio cinque volte più della Francia, quattro volte più della Germania, siamo lo Stato che in assoluto consuma territorio più di chiunque altro, con argomentazioni non sempre attendibili neanche sul piano delle esigenze dello sviluppo. E' anche vero che veniamo da una stagione nella quale la vecchia concezione del governo del territorio partiva dall'idea che bisogna trasformare il territorio per garantire lo sviluppo, ma è anche vero che il nuovo millennio si è aperto con una prescrizione nuova: si trasformi pure il territorio per lo sviluppo, sempre che gli interventi siano giudicati compatibili con la sostenibilità e la tutela complessiva del territorio stesso. Però abbiamo altri dati: per esempio, in Sardegna il 25 per cento dell'intero patrimonio edificato a scopo residenziale non è utilizzato. Un quarto dell'intero patrimonio residenziale edificato!
Recentemente l'UNESCO ha pubblicato un'indagine in cui si dice che l'Italia, compresa quindi la Sardegna, possiede il 52 per cento dei beni culturali storico-architettonici del mondo. Non dell'Europa, del mondo! Il 52 per cento di questi beni sta in Italia. Questo è un elemento importante per rapportare i ragionamenti che si fanno sulle regole a quella che è la risorsa, la ricchezza sulla quale dovremo fare una riflessione. E' di questi giorni, lo ripeto a voi, la condizione non di una stanca, monotona ricerca delle possibili responsabilità. Al contrario siamo di fronte, e lo dicono tutti gli scienziati di questo settore, a un capovolgimento delle condizioni planetarie del sistema naturale dovuto all'azione dell'uomo, dovuto a diversi fattori, ma che comunque cambia i modelli di calcolo delle stesse manifestazioni della natura, modelli a cui siamo stati abituati negli ultimi 30-40 anni. Dobbiamo fare i conti con questo processo che tutto il mondo scientifico ci propone.
Tutti i settori primari del nostro sviluppo in questi ultimi anni, sommati tra loro, non raggiungono o raggiungono a malapena la metà del prodotto interno lordo dell'edilizia. Questo significa che l'edilizia cresce più dei settori primari e quindi non è totalmente al servizio di questi al punto da agevolare una crescita nella quale essa sia un mezzo e non il fine dello sviluppo complessivo. E' una riflessione che dobbiamo fare nel medio e lungo periodo, ma la dobbiamo fare nel momento in cui studiamo le regole, oggi non domani.
Qualcuno ha detto in quest'Aula, credo l'onorevole La Spisa, che la cancellazione dei PTP non ha creato un far west in Sardegna. In parte sono d'accordo e in parte no, perché vi vorrei dire che le ragioni stesse che hanno dato vita allo studio del Piano paesaggistico e alle attività che in questa legislatura come maggioranza abbiamo portato avanti risiedono in un dato molto preciso che ci dà anche dei lumi sull'interpretazione del rapporto tra le istituzioni nel governo del territorio. Alla data di entrata in vigore della legge numero 8, quindi nel 2004, nell'ambito dei comuni della fascia costiera, rispetto alle riduzioni previste in legge per le volumetrie di zona F, avevamo sforato il limite di legge, attraverso le modifiche che i comuni avevano apportato dopo la cancellazione dei PTP, di 4 milioni e mezzo di metri cubi. E' un dato; possono essere 500 mila metri cubi in più o in meno, poco conta, però è un dato che dichiara l'emergenza e l'esigenza di provvedere al contenimento di un fenomeno. Un fenomeno che trova radicamento nei piccoli fattori sui quali siamo chiamati a ragionare in condizioni non certo agevoli, magari sull'onda dell'emergenza.
Lo dico perché servirà anche per il futuro: in questi tre anni uno dei comuni interessati alle vicende tragiche di questi giorni ha presentato proposte per circa 800 mila metri cubi di nuovo edificato, sì da poter ospitare 8.000 persone, quando il trend di crescita più ottimistico per quell'ambito era stimato solamente in 400 persone all'anno. Sei volte in più del reale fabbisogno. Questo processo non veniva controllato da nessuno e in qualche modo quello che è stato avvertito come un blocco, una contrarietà era solo l'idea di dare un senso proporzionale, logico e motivato alle azioni di trasformazione del territorio. E di questi casi ce ne sono tanti.
Questo è il contesto nel quale ci muoviamo, non per non voler tenere conto che anche i rapporti costituzionali fra le istituzioni sono cambiati, ma per non perdere di vista, fra i principi che dobbiamo osservare, l'esigenza di tutelare la sussidiarietà dimenticando che c'è un altro principio che si accompagna alla sussidiarietà, e cioè l'adeguatezza, che contiene, limita e motiva le ragioni della sussidiarietà, sapendo far ragionare tutte le istituzioni insieme.
Tuttavia, noi non ci siamo sottratti a questo obiettivo di garantire un livello legislativo più moderno, più aderente al nuovo dettato costituzionale. Perché qui se ne sono dette di tutti i colori sull'autonomia dei comuni, ma autonomia è prima di tutto responsabilità, e abbiamo visto che qualche volta questo non accade. Quindi c'è la necessità di darci reciprocamente delle garanzie, di fare dei passaggi in cui l'autonomia possa emergere a trasparenza e a visibilità delle azioni che ciascuna istituzione compie.
Io vorrei dire questo: per quattro anni e mezzo ho sentito e a dire il vero sento ancora dalle opposizioni di questo Consiglio sempre la solita nenia. Non esiste una via urbanistica per regolare i rapporti fra Esecutivo e Consiglio; non esiste soprattutto una via urbanistica che possa correggere gli effetti di un presidenzialismo che prescinde dalle persone, come novità istituzionale nell'esperienza dell'autonomia sarda, e che si intenderebbe invece far pagare a persone con nome e cognome, ignorando che per la prima volta sperimentiamo in quest'Aula una forma nuova di governo che - me lo consentirete - il parlamento sardo ha voluto che fosse, nonostante il centrosinistra e l'opposizione della scorsa legislatura abbiano fatto tutto quello che poteva essere fatto per approdare a una legge elettorale che desse un senso di passaggio da una fase di forte parlamentarismo, con alcune mitigazioni, a un'esigenza presidenzialista che pareva nazionale. Poi ci sono le interpretazioni, ma non dobbiamo parlare delle interpretazioni sulle persone ignorando questo problema centrale.
Comunque sia, il problema rimane e ci sono le sedi giuste, i momenti giusti, le norme giuste per affrontarlo. Non possiamo sacrificare il dovere di guardare a temi specifici come questo del territorio all'idea che dobbiamo consumare una polemica politica che è sempre quella poi, è sempre uguale. Io credo che noi dovremmo - è quello che ha fatto il centrosinistra e la maggioranza in questa legislatura - sforzarci di continuare ad andare al nodo dei problemi, occuparci di quello che interessa ai cittadini, offrire leggi di servizio reale ai cittadini, portandoli quanto più possibile fuori dal fuoco dei compromessi fra i vari interessi in gioco. E noi abbiamo fatto questo tentativo, abbiamo fatto un lavoro aperto, non condizionato. I componenti della quarta Commissione sanno benissimo del lavoro che è stato fatto, privo di condizionamenti, con l'iniziale disponibilità della Giunta regionale persino a non porre il proprio testo come punto di riferimento per la costruzione di una legge. Abbiamo detto: "Si faccia una legge in Commissione tenendo conto dei contributi di tutti, ma senza vincolarla a un punto di riferimento", segno di una disponibilità ad aprire un dialogo, che peraltro c'è stato, e che poi è stato imbrigliato nell'idea un po' del momento che la politica debba ubbidire per forza a un gioco delle parti, che non si possa sacrificare sull'altare degli interessi dei cittadini un momento per prescindere da una polemica di luogo e di ruolo.
Io credo che quello che noi abbiamo fatto e che stiamo facendo responsabilmente, a partire dalla relazione del relatore, ovvero considerare che su questa legge non ci possono essere steccati, sia il segno di una responsabilità, compresa quella di perdere un po' di tempo perché ci sia davvero la comprensione profonda delle cose che facciamo, per la responsabilità che riteniamo debba esserci nel varare questa legge. Non sono perdite di tempo.
Questa legge dà un ruolo importante ai comuni. A dire il vero, quando i comuni recepiranno per intero nei piani urbanistici comunali il PPR scomparirà perfino il Piano paesaggistico regionale, non avrà più un grande senso, perché sarà introitato nello strumento urbanistico generale. Qui si è fatta molta confusione: si parla del PPR riferendosi solamente a due o tre dei suoi articoli, cioè alle norme transitorie, ma non si commenta, non si studia, non si capisce che cosa esso è in grado di produrre all'interno della pianificazione urbanistica comunale. Io credo che noi abbiamo il dovere, e lo faremo articolo per articolo, di confrontarci sulle cose apertamente e di cercare i punti di convergenza avendo però presente il futuro di questa legge; una legge che si protrarrà per molti anni, speriamo, producendo degli effetti positivi sulla capacità di far emergere la programmazione territoriale dei comuni in una nuova logica e nella considerazione dei nuovi scenari.
Quello che emerge dalla legge è l'idea di una forte semplificazione a favore dei comuni, chiamati a responsabilità, e di una forte diminuzione dei poteri in capo alla Regione attraverso un controllo di coerenza ex ante limitato solo ai livelli di coerenza con la pianificazione sovraordinata. Per il resto ci sono strumenti nuovi, c'è la capacità di individuare delle flessibilità anche sui parametri urbanistici, portando avanti la concezione che la Sardegna non è tutta uguale e che i comuni devono avere la possibilità di interpretare per davvero le loro identità costruttive, le loro consuetudini abitative e il loro tessuto abitativo. E' quello che ci proponiamo di fare: modernizzare senza deragliare da quelle che sono state negli anni passati anche delle buone norme che hanno orientato positivamente le cose, ma nella chiarezza dei ruoli e delle funzioni che le diverse parti del territorio svolgono. Io mi auguro che questo avvenga. Noi abbiamo iniziato con grande disponibilità e continueremo con altrettanta grande disponibilità.
Poi ho sentito dire che ci sarebbe troppa discrezionalità. Noi abbiamo fatto ottocento intese, ottomila incontri di copianificazione. Chiedete ai sindaci per lo meno e se in questa legge rimangono ancora dei dubbi sui livelli della discrezionalità richiamata spiegateceli bene, indicateceli. Noi non vogliamo fare delle leggi che portino questo carico di discrezionalità, ma vorremmo anche che dietro questa affermazione non ci fosse l'idea che si vuole sempre e solamente indicare una persona, un'esperienza, un caso. Le leggi non si fanno in questa logica, si fanno con una visione più generale. E poiché è comprensibile che ci siano anche delle insufficienze, noi abbiamo inteso introdurre nella legge delle possibilità che rendano flessibile lo strumento della pianificazione, introducendo degli strumenti nuovi, come quello della perequazione e della compensazione. Questi non sono strumenti nella disponibilità dei privati, ma sono strumenti per il governo del territorio, cioè in mano pubblica, per salvaguardare il maggiore interesse dell'istituzione pubblica, del comune nel caso concreto, di recuperare maggiori livelli di favore nella pianificazione. Abbiamo inoltre superato i limiti della legge numero 28 affidando ai comuni l'intera competenza sull'autorizzazione paesaggistica.
Avrò modo, nell'ambito della discussione dei singoli articoli, di dare un ulteriore contributo nel merito. Quello che comunque emerge complessivamente è che non tutto è uguale nella polemica e nell'asprezza del dibattito politico. Molte volte ci sono pregiudizi e qualche volta anche insipienza. Ma io sono ottimista, credo che noi tutti dovremmo essere ottimisti, perché ci sono ancora, e sono tanti, quelli che credono nella capacità civilizzatrice del diritto, che significa principalmente dare nomi diversi a cose diverse. In fondo, se ci pensate bene, la democrazia ha a che fare con la forza del contrasto, della polemica, ma anche con l'autorevolezza della regola, con la risorsa del diritto e con l'intelligenza delle distinzioni. Io sono convinto che questo Consiglio abbia la levatura, la capacità di raggiungere questi nobili obiettivi.
PRESIDENTE. Se il Consiglio è d'accordo, proporrei di rinviare la votazione del passaggio all'esame degli articoli del testo unificato in discussione, la cosiddetta legge urbanistica, a domani mattina alle 10 e 30, per consentire ai Gruppi di preparare, questo pomeriggio, gli emendamenti che, come sapete, devono essere presentati prima di tale passaggio. La restante parte della mattinata potremmo utilizzarla per approvare il provvedimento urgente per far fronte all'emergenza determinatasi a seguito dell'alluvione della settimana scorsa, che ha colpito numerosi centri del sud della Sardegna.
Le Commissioni hanno esitato qualche minuto fa il testo che è in corso di riproduzione. Facciamo una sospensione di dieci minuti, dopo di che saremo pronti per iniziare la discussione, naturalmente se questo calendario incontra l'opinione favorevole dell'Aula. La seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 40, viene ripresa alle ore 13 e 08.)
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Pisu è presente in aula, pertanto il congedo si intende revocato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 346/A. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (P.D.), relatore. Signor Presidente, se si ristabilisce l'agibilità dell'aula potrei iniziare.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto e di evitare di fare capannelli.
PINNA (P.D.), relatore. Si tratta di una leggina, così definita, ma non certo rispetto al dramma e anche ai fatti che sono accaduti in pochi giorni. Una leggina che ha un titolo che ci deve guidare e che ci ha guidato anche nell'esame che la Commissione ha fatto molto velocemente di questo testo. Siamo in presenza, cioè, di interventi urgenti conseguenti agli eventi alluvionali e di dissesto idrogeologico. Come avete visto, è una legge che si compone di quattro semplici articoli: il primo riguarda gli interventi urgenti e l'autorizzazione di spesa, il secondo la ripartizione dei finanziamenti, il terzo la norma finanziaria e il quarto l'entrata in vigore.
Abbiamo avuto modo, sia dalla relazione dell'Assessore sia per il fatto che la Commissione si è recata venerdì nei luoghi, certo non in tutti, interessati dal nubifragio, di avere una prima informazione e anche una prima visione dell'entità dei danni, prendendo contemporaneamente in considerazione la straordinarietà di quanto è accaduto. La relazione allegata al disegno di legge e i dati che abbiamo colto in presa diretta dimostrano che, effettivamente, la quantità d'acqua che in poche ore ha interessato l'area vasta del cagliaritano è stata veramente notevole. Diciamo che la preoccupazione della Commissione in questa fase, e questo è anche lo spirito del testo di legge che oggi viene presentato all'esame dell'Aula, è duplice: da una parte, occorre capire qual è l'esatta consistenza dei danni che si sono verificati e che hanno diversi livelli, tant'è che il testo della legge parla di finanziamenti destinati ai comuni, dall'altra occorre stabilire l'entità del risarcimento, che interessa in modo particolare i privati. E' chiaro, infatti, che la calamità ha interessato un livello, se così possiamo dire, di tipo strutturale. Basta pensare alla visita che abbiamo fatto l'altro giorno nel comune di Capoterra per capire qual è l'entità dei danni e a quale livello le reti infrastrutturali sono state messe a repentaglio o in certi casi completamente cancellate. Però l'obiettivo di questa legge è da una parte fare una ricognizione, la più puntuale possibile, dei danni, così come si sono determinati, dall'altra stabilire delle procedure chiare. Cioè noi vorremmo che ci fosse chiarezza sui destinatari, certezza sui tempi e capacità, rispondendo al titolo stesso di questa legge, di dare risposte immediate su quanto è accaduto.
Questo spiega, e credo che durante il dibattito questo tema emergerà, che siamo in presenza di una prima quantificazione anche delle risorse finanziarie. In Commissione l'Assessore competente per materia stamattina ci ha ricordato che tra i 7 milioni di euro costituiti da trasferimenti statali, i 7 milioni di euro circa derivanti da trasferimenti regionali per gli interventi di tutela e difesa del suolo, i 6 milioni e mezzo che la Giunta ha messo immediatamente a disposizione, e i 20 milioni di cui questa legge è dotata si raggiunge la cifra di 40 milioni di euro. Poiché il disegno di legge parla di misure urgenti, di primi interventi, riteniamo di essere in presenza di somme congrue. Nulla vieta di pensare che prima della discussione di un'importante legge come la legge finanziaria si possano eventualmente individuare delle fasi successive. Per cui crediamo che la dotazione finanziaria sia sufficiente per questa prima fase e che sia molto importante mettere a punto il sistema delle procedure. L'attenzione dell'Aula sarà senz'altro rivolta anche a questo secondo aspetto in modo che possiamo dare, in tempi brevissimi, risposte certe per una calamità che ha messo improvvisamente in ginocchio centinaia e centinaia di famiglie sarde.
Crediamo che il dibattito che precederà il passaggio all'esame degli articoli ci darà degli elementi sufficienti per far sì che la legge venga rapidamente approvata e possa, dal punto di vista operativo, dare delle risposte. Noi non abbiamo bisogno di interventi puramente di immagine; ci interessa, attraverso questo atto legislativo, mettere in condizione l'Esecutivo e tutti gli altri soggetti destinati alla distribuzione delle risorse di dare una risposta immediata. Grazie.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, tenterò di essere brevissimo nella discussione generale, che utilizzo anche per presentare i contenuti degli emendamenti che insieme a colleghi di altri Gruppi politici abbiamo presentato questa mattina per arricchire il disegno di legge numero 346, che non è una leggina. E' al contrario una legge assolutamente importante e anche molto attesa da coloro che hanno subito i danni gravissimi che tutti quanti noi abbiamo avuto la possibilità di constatare attraverso anche la sola visione delle immagini riportate dai telegiornali locali e nazionali.
Dico questo perché il titolo del disegno di legge recita: "Interventi urgenti conseguenti agli eventi alluvionali e di dissesto idrogeologico del mese di ottobre 2008". Dobbiamo incominciare ad abituarci a datare questo tipo di interventi: ottobre 2008, novembre 2005, novembre 1999. Siamo cioè di fronte a situazioni gravissime che portano non solo danni ingenti al territorio e al tessuto sociale delle zone colpite, ma anche lutti gravissimi, intollerabili, improvvisi, che gettano le persone che li subiscono nella più angosciosa disperazione. Questa legge - lo dico perché il testo va migliorato, non per buttare là una critica - rischia di essere una legge che sarà approvata con urgenza, ma che non farà arrivare con altrettanta urgenza il ristoro necessario a coloro che vanno risarciti, alle imprese e ai titolari di attività economiche, ma soprattutto alle persone e alle famiglie che hanno subito i gravi danni che si sono verificati. E si rischia anche che questo sia l'ennesimo episodio su cui si copre, con una sorta di velo pietoso, ogni tipo di responsabilità, si annacqua, si sfuma ogni tipo di responsabilità, e non è possibile che un territorio come l'hinterland cagliaritano venga colpito puntualmente in queste cose. Si è detto, lo stanno accertando i magistrati, che ci sono responsabilità probabilmente riconducibili all'incapacità di pianificare oppure, qualcosa di peggio, all'ingordigia di coloro che hanno speculato sulle costruzioni edili che si sono realizzate in quei territori comunali.
Allora noi che cosa proponiamo, che cosa abbiamo proposto con i colleghi? Intanto di incidere sulle modalità di erogazione del contributo. Lo dico perché non voglio essere male interpretato: sono state realizzate delle lottizzazioni che, a quanto risulta, rientrano nell'ambito di piani attuativi legittimi, cioè sono lottizzazioni che sono state approvate da chi aveva la responsabilità urbanistico-edilizia nell'ambito delle amministrazioni locali e di altre amministrazioni competenti in materia di valutazione degli aspetti urbanistico-edilizi di quegli insediamenti. Quindi stiamo parlando di persone che si vedono portar via la casa, la macchina, i mobili, gli affetti e molte di esse non hanno neppure la possibilità di recuperare quanto hanno perso. Non parlo degli affetti, perché gli affetti non si recuperano mai, nei confronti delle persone prima di tutto e poi anche nei confronti delle cose che si realizzano con sacrificio, magari con il sacrificio di una vita. Ma queste persone non riescono a recuperare neppure le risorse necessarie per ricostruire la loro condizione di vita, che in molti casi viene devastata, pur essendo colpevoli, responsabili solo di aver fatto le cose che era legittimo fare! Allora io penso che la collettività si debba assumere la responsabilità di rifondere integralmente il danno subito da queste persone, casomai si cerchino i responsabili per far pagare a loro il costo che la collettività deve sostenere. Questo richiede una modalità di erogazione del contributo immediata, se no fra tre, quattro o cinque anni succederà - lo dico all'assessore Mannoni e a tutti quanti noi che abbiamo sempre trattato queste pratiche - che coloro che dovevano essere risarciti verranno a dire: "La pratica è ferma, i danni che si sono registrati cinque anni fa non mi sono stati ancora risarciti. Io non ho visto il becco di un quattrino e ho fatto fronte individualmente ai problemi che ho dovuto subire".
Allora, prima cosa: sono urgenti gli interventi. Non è la legge che deve essere approvata in due ore, sono gli interventi che devono essere realizzati urgentemente! E allora noi proponiamo che entro novanta giorni almeno un'anticipazione minima del 60 per cento del danno deve essere nella disponibilità dei soggetti che l'hanno subito. Questa è la risposta che deve dare il Consiglio regionale. C'è il problema di dover mettere qualche lira? La si metta e si vadano a cercare i responsabili del danno gravissimo causato da questa alluvione e da quelle che l'hanno preceduta.
Ma dirò di più: c'è un problema, mi si dice, di certificazione. Noi proponiamo l'autocertificazione, ma gli Uffici devono accertare, devono verificare perché se no che cosa succede? Succede che uno può imbrogliare, può dichiarare di aver subito un danno di 50 mila euro che invece era di 30 mila euro! In un'amministrazione come la nostra, dove si autocertifica tutto, anche quello che non si potrebbe autocertificare, proprio sul bisogno delle persone ci attacchiamo alle procedure? Ma proprio quando si tratta del bisogno delle persone chiamiamo le strutture, chiamiamo le responsabilità degli Uffici e delle burocrazie? Ma proprio quando si incide su una situazione devastata, anche sul piano umano, ci poniamo questo tipo di scrupoli, noi, l'amministrazione degli sprechi? E' inaccettabile questo ragionamento, in linea di principio non può essere accolto. E non è una questione di responsabilità, è una questione di responsabilità non farlo!
Io dico, si parla di programma, ma la leggina non dice in capo a chi sia il massimo del potere amministrativo coinvolto. Il Presidente della Regione svolga funzioni da commissario straordinario, assommi in sé tutti i poteri dell'amministrazione regionale e sia lui riferimento anche dei poteri che possono essere adesso trasferiti dallo Stato ai sensi di legge. La responsabilità politica e amministrativa in questi casi deve stare in capo al Presidente, proprio a quel Presidente di cui parlava prima l'onorevole Sanna, cioè il Presidente eletto direttamente dal popolo, quello del nuovo sistema istituzionale. Proprio quel Presidente deve svolgere questo tipo di funzione e se ha molte altre cose da fare, se ha bisogno di delegare deleghi, mantenendo la responsabilità politica in capo a chi può agire operativamente e soprattutto coinvolga gli amministratori delle zone interessate in qualità di subcommissari, però con specifici compiti attuativi e tutti verificabili nei modi e nei tempi in cui si devono realizzare.
In ultimo, poiché questa non è una leggina, ma è una legge e deve possibilmente servire da esempio per le fasi successive, per le situazioni gravi che si sono già verificate e che si potrebbero verificare prima degli interventi necessari in materia di governo del territorio, propongo di istituire, in un Consiglio regionale che ha già costituito due Commissioni di indagine, una terza Commissione, ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento interno, composta da undici consiglieri, nominata dal Presidente del Consiglio con la finalità di indagare sullo stato del territorio regionale, cioè con il compito di indagare sulle cause delle ricorrenti tragiche conseguenze di eventi calamitosi alluvionali e di dissesto idrogeologico del territorio regionale, che in particolare abbiano interessato insediamenti abitativi anche legittimamente realizzati, impianti e aziende produttive. Tale indagine, che riguarda tutte le funzioni di responsabilità regionale, deve essere estesa agli atti di amministrazione delle zone interessate, con riferimento ai provvedimenti di pianificazione urbanistica e territoriale, di gestione dei fenomeni di abusivismo edilizio, di intervento pubblico e privato obbligatorio in funzione della tutela del territorio o del recupero degli ambiti naturali compromessi. Dico questo perché se no ogni volta che succederà qualcosa di questo genere - e purtroppo succederà - faremo un dibattito inutile, senza avere alcun elemento oggettivo di valutazione, senza avere neppure una carta che ci racconti le ragioni minime del disastro che si è verificato, senza sapere che esistono una, due, tre dighe, non so se private o pubbliche e non so con quale funzione, sopra un insediamento abitativo che è a rischio ogni volta che piove un po' di più. Il clima cambia di continuo, ormai non è più opinione solo di qualcuno, hanno dato il premio Nobel a un signore che andava in giro per i cinema a fare i convegni attorno al cambiamento del clima. Il premio Nobel! E la vicenda è stata poi tradotta in un film. Hanno iniettato sistematicamente in tutti noi l'idea che la trasformazione della natura, così come è avvenuto e come avviene, è perniciosa, causa gravi danni e richiede un intervento organico per salvare il pianeta, con tutto quello che c'è dentro, ivi compresi Capoterra e il litorale di Cagliari.
Per fare questo bisogna conoscere, per fare questo il Consiglio regionale ha bisogno di tutti gli elementi. Quindi non è solo una caccia alla responsabilità; la caccia alla responsabilità la stanno facendo i magistrati nei confronti dei quali io nutro assoluta fiducia. Noi vogliamo conoscere, invece, le condizioni nelle quali dobbiamo operare per fare leggi che corrispondano sempre di più agli interessi generali di questa nostra regione e della nostra popolazione.
PRESIDENTE. Durante l'intervento dell'onorevole Uras si sono iscritti a parlare ben diciotto colleghi. Questo modifica un po' la mia proposta, nel senso che evidentemente non solo c'è la necessità di segnare e segnalare una presenza sul tema, ma ci sono anche aspetti della legge più complessi di quelli che io stesso mi rappresentavo.
Se i colleghi sono d'accordo, proporrei di continuare nel nostro lavoro fino alle ore 14, ma vi inviterei ad autolimitare il tempo degli interventi, perché se procediamo con i tempi regolamentari previsti occorrono sei ore soltanto per la discussione generale. Vi proporrei di contenere in dieci minuti la durata degli interventi in discussione generale. Chi riesce a limitarla ulteriormente, naturalmente, aiuta la discussione, tenendo conto che in questa fase non si entra nel merito delle singole questioni contenute negli articoli, quindi la discussione generale non esaurisce il bisogno di intervenire successivamente.
Propongo, quindi, di sospendere i lavori alle ore 14 e di riprenderli alle ore 16, per concludere il prima possibile l'esame di questo testo e arrivare alla sua approvazione.
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Espa, al quale manifestiamo la nostra solidarietà essendo uno dei tanti cittadini di Capoterra purtroppo interessati dal disastro dello scorso 22 ottobre.
E' iscritto a parlare il consigliere Espa. Ne ha facoltà.
ESPA (P.D.). Signor Presidente, colgo l'occasione per ringraziarla veramente di cuore per l'espressione di solidarietà che ho già avuto modo di ricevere da parte sua, così come da parte di tanti colleghi del Consiglio ed esponenti della Giunta regionale. Come sollecitava lei, farò un discorso brevissimo perché sono molto d'accordo sul fatto che ci sia bisogno di approvare urgentemente questa legge, quindi va bene ridurre i tempi, cerchiamo di concludere il lavoro perché c'è bisogno di tutte le risorse possibili in tempi rapidi. Tuttavia devo sottolineare che cosa è successo, perché penso che possa essere un paradigma di quello che in questo momento il mio territorio vive.
In questo momento mi ritrovo a essere uno sfollato, non me lo sarei mai aspettato. Forse lo sento particolarmente perché a causa della guerra mio padre è stato uno sfollato. Improvvisamente, nonostante sia un cittadino "normale", inserito in una comunità di cui fanno parte professionisti, operai della SARAS, pensionati, ambulanti, mi ritrovo insieme a tutte queste persone a essere sfollato, cioè a non poter stare nella mia abitazione. E' questo il concetto che voglio esprimere, perché nessuno di noi è geologo e nessuno di noi, tranne forse qualcuno, vive in abitazioni abusive. In quel territorio non ci sono abusivismi, le concessioni edilizie sono state rilasciate regolarmente e noi abbiamo acquistato i terreni e costruito le case così come si fa quando si acquista un appartamento per esempio in via Sonnino, a Cagliari, cioè in maniera regolare e pagando tutti gli oneri.
Improvvisamente, dopo l'"avvertimento" del 1999, ci ritroviamo in questa situazione. Una situazione ancora oggi pesante, perché mancano ancora l'acqua e la corrente elettrica. Ieri ho fatto il vaccino contro il tifo, tutti stiamo facendo i vaccini contro il tifo, non stiamo parlando di una situazione, come dire, lontana o in via di risoluzione, stiamo parlando di una situazione pesante, per la quale c'è bisogno di una legge subito. Per questo credo sia importante testimoniare che il Consiglio non abbandona un territorio così martoriato. Ma il fatto che questo territorio sia così martoriato, lo devo dire, non è dovuto solo a eventi eccezionali. La relazione della Giunta mi sembra molto significativa, c'è stato effettivamente un evento climatico importante, ma non è solo questa, assessore Mannoni, la causa del disastro. Noi dobbiamo riconoscere che, come direbbero i cattolici, non è stato per volontà di Dio che si è costruito lì, e lo dico con la morte nel cuore, perché noi abbiamo realizzato le nostre case in maniera regolare. Non è che per caso sia stata fatta una lottizzazione dove doveva passare il fiume? Ce lo dobbiamo dire.
Io pongo questa domanda, ma è più che altro una constatazione e lascio ai colleghi la decisione su come fare: non sarà il caso di trovare degli elementi per capire se sia opportuno procedere a una delocalizzazione delle abitazioni a rischio? Occorre un intervento straordinario o per risolvere definitivamente il problema dell'assetto idrogeologico o per affrontare con coraggio un discorso, straziante per chi ne è interessato, sulla delocalizzazione. Per esempio ci sono delle case - regolari, lo ripeto perché è una questione di giustizia - che distavano 20 o 30 metri dal greto del fiume e che improvvisamente si trovano a cinque metri dal fiume che si è riformato a causa dell'alluvione. Ecco, ora, oggi cosa dobbiamo fare? L'assessore Mannoni, il Presidente e i componenti della Commissione urbanistica, in rappresentanza di tutti i partiti, hanno visto come stanno le cose.
Allora, io voglio capire se dobbiamo chiedere al Governo misure straordinarie o se dobbiamo pensare a una grande opera che elimini definitivamente i rischi idrogeologici in quella zona. Perché, come dicevo, le persone ormai, questo è il problema, non subiscono solamente la perdita della casa. Una famiglia che abita vicino a casa mia ha comprato la casa, spendendo 250 mila euro, appena un mese fa e potete capire quale dramma stia ora vivendo, un dramma personale oltre che dal punto di vista degli investimenti realizzati.
Bisogna quindi fare il punto esatto della situazione e mettere subito in circolazione le risorse. Questo è ciò che io sto chiedendo e spero verrà fatto. Mi auguro che la legge in discussione preveda la possibilità di provvedere rapidamente, perché, ripeto, in questo momento, secondo me, è facile localizzare l'area e spero che la Regione utilizzi gli strumenti di cui dispone per capire, anche attraverso riprese aeree, qual è la zona colpita, che non è immensa. Giustamente io non voglio che gli imbroglioni possano approfittare della situazione, della volontà di erogare i contributi in tempi rapidi, che in questo momento sono importanti come il sangue, come la vita. Occorre sicuramente che la Regione localizzi subito l'area colpita, perché il fatto di risiedere nello stesso comune, ma magari a sette chilometri di distanza dalla zona colpita, non autorizza a chiedere comunque un risarcimento, ma la velocità di spesa è importante. Quindi bisogna capire quale meccanismo può essere adottato, questo lo chiedo al Consiglio, alla Giunta, a tutti i partiti di destra e di sinistra. Ecco, questo è sicuramente un passaggio che dobbiamo mettere in campo per risarcire i danni, ma soprattutto per fare in modo che la vita in quelle zone torni il più presto possibile alla normalità, anche se in questo momento mancano ancora i servizi di prima necessità. Invito comunque i consiglieri regionali e gli amministratori pubblici ad andare a visitare, anche in forma privata, questi territori, perché veramente le immagini della TV non rendono minimamente il dramma che vi si sta vivendo. Ricordo che vi sono state anche delle vittime, insomma è una situazione davvero difficile.
Un'altra questione su cui vorrei soffermarmi è questa: pensiamo al futuro, ma non dimentichiamoci del passato. Ho sentito che il collega Uras faceva una proposta, e io vorrei che la commissione d'inchiesta partisse da Capoterra, ovviamente secondo ciò che prevede il nostro Regolamento, ma non mi interessa che sia una commissione istituita per legge. Credo sia importante che, ai sensi del nostro Regolamento, la Commissione possa iniziare il suo lavoro da Capoterra, perché quello che è successo, compresa la perdita di alcune vite, non sia successo invano. Dobbiamo capire il perché di tutto questo, non possiamo addebitarlo solo alla sventura o al destino. Non è così. Fino a ieri, purtroppo, non ho avuto la possibilità di leggere i giornali, eravamo tutti impegnati a spalare fango, oggi mi hanno portato delle fotografie prese da "Sardegna 3D". E' incredibile, basta guardare queste foto per capire che cosa è successo. Ma bisogna capire anche che cosa è successo in passato; bisogna rendersi conto, lo devo dire, anche se polemicamente, che il partito del mattone non può essere da tutte le parti. La "razza del mattone" non può operare dovunque solo perché abbiamo bisogno di creare lavoro quindi dobbiamo far lavorare le imprese, dobbiamo rilanciare il mattone. Non è così, non possiamo rubare alla natura le sue strade solo perché dobbiamo fare delle scelte per il lavoro. Questa non è una scelta per il lavoro, perché le centinaia e centinaia di lavoratori che vivono lì hanno perso tutto. Certo i muri delle case ci sono ancora e molto si potrà fare, anzi devo dire che questi sono stati giorni di grande solidarietà, in cui la gente entrava nelle case per dare il proprio aiuto, senza barriere di alcun genere.
Questo segna, dà un esempio di come ci si muove e anche tempestivamente. Si sono mosse anche le istituzioni. Certo ci sono problemi di organizzazione, su questo si può discutere, però la macchina si è messa in moto, tutta la macchina dei soccorsi si è messa in moto. Allora, da questo punto di vista, si faccia in modo che questa tragedia non passi invano, si trovino delle soluzioni e si ripensi al passato per capire che veramente la polemica politica è una cosa, ma certe cose che noi chiediamo vanno al di là. Tante volte il Comune di Capoterra è stato spinto, aggredito, circondato perché rilasciasse l'autorizzazione per nuove lottizzazioni. Ecco, credo che questa esperienza serva a far capire che episodi di questo genere non devono più succedere in nessuna parte della Sardegna. Questo lo voglio dire con forza.
Sulla Commissione d'inchiesta ho già detto, ma in questo momento è necessario che capiamo dove e come dobbiamo intervenire. Ripeto, secondo me il metodo migliore, lo dico alla Giunta ma anche al Consiglio, anzi spero proprio che il Consiglio si impegni, è quello di velocizzare la spesa operando secondo giustizia. Quindi le tecnologie ci aiutino subito a classificare le aree danneggiate, che si vedono benissimo dall'alto, e da lì si proceda in maniera tempestiva per dare un ristoro alle persone che in questo momento veramente non hanno più niente all'interno delle loro case e non hanno più nemmeno la macchina, perché sono finite tutte in mare. Per questo ci vuole velocità e giustizia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò velocissimo, anche perché credo che questo debba essere un dibattito veloce, concreto, pragmatico. Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti, la gravità della situazione è conosciuta non solo qui da noi, ma anche fuori della Sardegna. Si è verificato un evento imprevedibile, tragico, gravissimo, non messo assolutamente in conto da nessuno di noi, tanto meno dagli abitanti di Capoterra.
Io credo sia opportuno rinviare tutto quello che può essere fatto per il domani, la ricerca di responsabilità e quant'altro a un altro momento. Oggi è indispensabile centrare l'obiettivo. E l'obiettivo è uno: intervenire immediatamente con concrete azioni legislative e con reali risorse finanziarie per risarcire direttamente coloro i quali hanno avuto il danno. Come diceva il collega Espa, le zone colpite sono abbastanza visibili e assolutamente circoscrivibili dalle ricognizioni aeree. E' indispensabile quindi identificare le famiglie che hanno perso i propri averi e intervenire non tra novanta giorni con il 60 per cento, perché bisogna fare calcoli e contro calcoli, ma immediatamente, con una somma una tantum, utilizzando le risorse messe già a disposizione dalla Regione. In seguito, entro novanta giorni, si potranno determinare, con un computo metrico estimativo, con perizie giurate e quant'altro, i danni reali. Ma ora, ripeto, è necessario intervenire subito con una somma una tantum per non fare figli e figliastri, per aiutare quelle famiglie che hanno perso tutto o addirittura hanno avuto un lutto, perché quelle vittime non sono da meno delle vittime del lavoro. Chi dà la vita per salvare un'altra vita è un eroe, così come lo è chi cade sul lavoro o in guerra. Bisogna quindi intervenire, magari estendendo le provvidenze della legge sul sostegno alle famiglie dei caduti sul lavoro a questi casi eccezionali, perché è come se in quelle zone ci fosse stata una guerra. E' indispensabile sospendere immediatamente i ratei dei mutui per le attività produttive e dei mutui casa, perché coloro i quali hanno perso l'attività e la casa magari avevano acceso dei mutui in base a leggi regionali o statali e si vedranno arrivare puntualmente i relativi ratei. E' indispensabile bloccare i ratei dei mutui immediatamente e qualsiasi azione esecutiva sia per quanto riguarda le attività produttive, agricoltura, artigianato, commercio e piccola industria, sia per quanto riguarda i mutui casa, perché chi ha perso tutto non è in grado di dare indietro un bel niente né alle banche né alla Regione e nemmeno allo Stato. Occorre obbligare le società assicurative, che intervengono quando vengono concessi i mutui sia per la casa sia per le attività produttive, a saldare immediatamente il debito nei confronti dei soggetti concessori del credito, quindi la Regione, le banche e quant'altro, perché qualsiasi mutuo è garantito sempre da una polizza assicurativa.
Per quanto riguarda le azioni esecutive, ripeto, è necessario intervenire subito affinché vengano bloccate, ma contemporaneamente occorre intervenire, come ho detto, per erogare una somma una tantum, non il 60 per cento di un danno dimostrabile entro novanta giorni. Se ci sono le risorse disponibili, la Giunta stabilisca subito le cifre e le assegni su dichiarazione degli uffici tecnici comunali o su dichiarazioni giurate. La quantificazione esatta dei danni e del relativo risarcimento sarà fatta in seguito, entro novanta giorni, dietro presentazione di un computo metrico estimativo.
Queste sono le azioni immediate da compiere, bastano poche parole ben dette. Tutti sappiamo che ci possono essere delle responsabilità, i poveri cristi che hanno perso un loro caro, che hanno perso la casa, che hanno perso tutto hanno necessità immediata di un sostegno immediato. Magari si potesse dare loro un ricovero in cui alloggiare le famiglie. Non potendo fare questo, senza fare comizi o discorsi fuori luogo, interveniamo immediatamente e concretamente. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, starò nei tempi che lei ha proposto e sui quali concordo. Io credo che dovremmo cercare di fare una discussione in qualche modo in continuità con quella della settimana passata, perché adesso abbiamo qualche elemento in più di valutazione sul dramma che ha colpito il territorio di Capoterra e quindi la nostra indicazione di lavoro, oltre a produrre l'approvazione del testo corretto che la Giunta ha presentato, dovrà dare qualche garanzia per quanto riguarda la prospettiva.
Ci sono degli emendamenti, parlo anche di questo, tesi a rafforzare il testo che la Giunta ha presentato. C'è anche un emendamento della Giunta, che andrebbe forse meglio illustrato e precisato, perché in qualche modo appare in contraddizione con l'urgenza che noi stiamo qui richiamando. Ora, è chiaro che dobbiamo fare bene e anche in fretta, evitando che la fretta ci faccia commettere degli errori. Il collega Rassu parlava di procedure per la copertura assicurativa dei mutui. Ci saranno senz'altro abitazioni sottoposte ad assicurazioni aggiuntive a quelle dei mutui, quindi ci sono delle cose da vedere, e mi pare che la legge e anche gli emendamenti diano delle indicazioni per evitare che ci siano doppi interventi. Chi ha una tutela propria è giusto che la utilizzi ed è giusto che non si scarichi sulla collettività tutti i costi affinché le risorse disponibili vengano utilizzate per sostenere chi effettivamente ne ha più bisogno.
Ci sono poi le attività produttive, anche quelle sono sottoposte a procedure particolari: ci sono aziende assicurate e aziende non assicurate e ci sono anche le attività agricole sempre difficili da definire. Il riferimento, come sappiamo, normalmente è il reddito denunciato negli anni precedenti, ma non sempre la situazione delle nostre imprese agricole è quella. Occorre, quindi, avere senso di responsabilità per fare in modo che effettivamente si intervenga a favore di chi ha subito dei danni.
E' stata anche indicata in qualche emendamento l'esigenza di una Commissione speciale. Sappiamo che le Commissioni speciali non hanno costi aggiuntivi ed è giusto che questa eventuale Commissione accompagni le prime iniziative che vengono assunte dal Governo nazionale e dal Governo regionale in quel territorio. Però occorre dire qualcosa in più per quanto riguarda l'autocertificazione dei danni, come previsto in un emendamento. La mia opinione è che quelli che sono in grado di autocertificare i danni sono quelli che hanno maggiori competenze. Per intenderci, normalmente il povero ha difficoltà a quantificare i danni, ha difficoltà a quantificare tante cose e allora è bene che la norma - lo dico all'assessore Mannoni - preveda un sostegno per chi ha pochi strumenti. Deve scattare, Assessore, il principio della solidarietà. I paesi confinanti con Capoterra, che non sono stati colpiti dal disastro, hanno degli uffici tecnici e dei geometri che potrebbero essere d'aiuto per l'autocertificazione. Si crei proprio una solidarietà tra istituzioni. Normalmente la solidarietà si manifesta tra persone, però in questo caso, come capita nei periodi estivi, quando realtà popolate vengono aiutate da altre realtà meno popolate per quanto riguarda, ad esempio, il traffico nelle città e cose di questo genere, il comune che non ha subito danni e dispone di un ufficio tecnico può mettere a disposizione i propri tecnici per dare un contributo. Ci sono, inoltre, gli esperti della Protezione civile, che hanno una lunga esperienza in materia di valutazione dei danni. Diventino anche questi strumento della solidarietà, non si limitino all'intervento classico, si estenda l'intervento, ci sia una partecipazione delle istituzioni che confermi la solidarietà che c'è stata in Sardegna. Se noi diamo questo segnale, quella parte del territorio si considererà senz'altro parte importante del ragionamento che noi stiamo facendo.
Il collega Uras diceva, tra le altre cose, una cosa importante: fare la legge in fretta non corrisponde all'erogazione in fretta. Erogare in fretta vuol dire mettere in moto un meccanismo che ci permetta di dare prontamente delle risposte che non sono, badate, solo il ristoro finanziario; ci sono tante cose che devono essere viste, perché se un cittadino ha avuto la casa distrutta, così come è capitato, i costi non sono solo finanziari. Ecco, io credo che noi dovremmo anche fare ricorso alle esperienze precedenti. Ci sono stati territori nella nostra regione che hanno subito dei danni che non sono mai stati liquidati. Penso a quello che era successo nell'alta Gallura: una brutta alluvione aveva creato danni che non erano esattamente quantificabili. Per esempio, se erano state danneggiate delle cataste di sughero uno poteva dire che erano costituite da sughero di prima categoria, ma magari erano destinate al macero. La fantasia in questi casi si sviluppa, ma non sempre per il verso giusto. Allora, è bene che noi diamo certezza a tutti in modo tale che chi ha subito i maggiori danni abbia anche il maggiore ristoro. La Commissione non deve chiaramente confliggere con questo spirito, ma deve aiutare l'Esecutivo a muoversi con rapidità e bene, di questo c'è bisogno.
Perché fare una discussione in continuità con quello che abbiamo detto la settimana passata? Perché è necessario che il Consiglio regionale confermi la sensibilità che ha dimostrato la settimana passata, aprendo una discussione su quello che stava avvenendo. Credo che noi, oggi, riprendendo anche gli emendamenti che abbiamo presentato, possiamo licenziare questo disegno di legge senza che tra noi ci siano inutili contrapposizioni. Mi hanno appena telefonato da casa, io abito in campagnaa, per comunicarmi che a causa dell'acqua il muro di recinzione del mio terreno è crollato ostruendo il passaggio a quelli che abitano nelle case più avanti. Sono fatti che possono capitare a tutti e dobbiamo tutti insieme fare in modo che ci sia questa partecipazione senza divisione, per fare una cosa positiva.
PRESIDENTE. Terminano a questo punto i lavori della mattinata. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30, con l'impegno di tutti a essere puntuali. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Ladu, seguirà l'onorevole Caligaris.
La settima Commissione, che era stata convocata compatibilmente con l'andamento dei lavori d'Aula, a questo punto è sconvocata e verrà riconvocata a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 58.
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