Seduta n.293 del 08/11/2002
CCXCIII SEDUTA
venerdì 8 novembre 2002
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 25.
licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 24 ottobre 2002 , che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Italo Masala ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo, a far data dall'8 novembre 2002, per motivi familiari. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Discussione della mozione Spissu - Fadda - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo sullo stato di attuazione della L.R. n. 29 del 1997 e sul Piano d'ambito adottato con ordinanza n. 321 del 30 settembre 2002 del Commissario governativo
per l'emergenza idrica in Sardegna (91)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 91. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
MOZIONE SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO, sullo stato di attuazione della L.R. n. 29 del 1997 e sul Piano d'ambito adottato con ordinanza n. 321 del 30 settembre 2002 del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
- la mozione n. 77 del 12 luglio 2002 denunciava il grave ed incomprensibile ritardo della Giunta regionale e proponeva, tra gli impegni da assumere con urgenza da parte del Presidente e della Giunta, la definizione delle procedure per l'elezione della assemblea dell'Autorità d'ambito da parte dei Comuni e delle Province, cosi come previsto dall'articolo 6 della legge regionale n. 29 del 1997;
- nella stessa mozione erano stati sollevati forti dubbi sulla legittimità dell'ordinanza del Ministro degli interni n. 3196 del 12 aprile 2002, che attribuisce al Commissario governativo per l'emergenza idrica il potere di costituire l'Autorità d'ambito "sempreché non vi provvedano gli organi competenti" e di predisporre ed approvare conseguentemente il Piano d'ambito in deroga alla legge regionale n. 29 del 1997 ed alla Legge n. 36 del 1994;
- la maggioranza, sottovalutando i problemi sollevati dall'opposizione, ha evitato di discutere il merito delle questioni poste ed ha respinto tutte le proposte avanzate;
- la maggioranza, mancando di una chiara strategia per il governo della risorsa idrica, si dibatte in sterili contrapposizioni personalistiche e di potere che continuano a determinare dannosi rinvii sulle scelte legislative da fare creando così le condizioni per le decisioni monocratiche assunte dal Commissario governativo;
VISTA:
- l'ordinanza del Commissario governativo per l'emergenza idrica del 30 settembre 2002, n. 321, che conferisce a se stesso i poteri dell'Autorità d'ambito e conseguentemente propone e approva il piano stesso ai sensi dell'articolo 11 della Legge n. 36 del 1994, in contrasto con quanto previsto dalla relazione sullo stato di avanzamento del Piano d'ambito redatta dal comitato di sorveglianza in data 9 luglio 2002 che prevede l'elezione dell'Autorità d'ambito entro il 30 novembre 2002 e l'approvazione del piano da parte dell'Autorità legittimamente costituita entro il 31 dicembre 2002;
- l'ordinanza del Commissario del 30 settembre 2002, n. 322, che determina l'iter procedurale di attuazione delle disposizioni relative al funzionamento del servizio idrico integrato e fissa il seguente cronogramma:
· entro il 10 novembre 2002 l'approvazione della convenzione-tipo e del relativo disciplinare tecnico;
· entro il 31 dicembre 2002 l'individuazione da parte del commissario della forma di gestione ed adozione del bando di gara;
· entro il 30 giugno 2003 l'aggiudicazione e l'affidamento al gestore del servizio idrico integrato;
RILEVATA la generale contrarietà agli atti commissariali adottati espressa pubblicamente dai rappresentanti del sistema delle autonomie locali, dai presidenti degli enti gestori e dalle organizzazioni sindacali che hanno formulato molte osservazioni critiche sia sotto il profilo del metodo adottato, con la inaccettabile cancellazione del confronto democratico, sia del merito, soprattutto in relazione all'aumento delle tariffe previste e all'ipotesi di gestore unico selezionato con gara internazionale;
VERIFICATO come le norme della legge regionale n. 29 del 1997 che impongono alla Regione l'adozione di tutti gli atti necessari per consentire la costituzione dell'Autorità d'ambito siano rimaste inapplicate e siano state la causa prima della mancata costituzione dell'Autorità d'ambito;
RITENUTO che l'ordinanza del Commissario governativo n. 321 del 30 settembre 2002 di adozione del piano d'ambito si configura come un vero e proprio atto di esproprio ingiustificato dei poteri che la legge regionale n. 29 del 1997 assegna all'Autorità d'ambito costituita unicamente dai Comuni e dalle Province;
VISTO il programma delle opere idriche contenuto nella delibera CIPE n. 21/2001, in attuazione della Legge Obiettivo, che prevede la realizzazione del collegamento tra i bacini idrici della Corsica con quelli del nord Sardegna a totale carico delle risorse pubbliche e privo di uno studio di fattibilità tecnica-economica che definisca modalità, tempi e fonti finanziarie certe;
ACCERTATO che questa opera di collegamento con la Corsica, proposta dal Ministro, non è contenuta negli atti di programmazione e di indirizzo approvato dal Consiglio regionale;
RITENUTO che il Governo non possa decidere in modo unilaterale sulla scelta delle opere da realizzare e sulle priorità per affrontare i problemi dell'emergenza idrica in Sardegna, stante la competenza statutaria della Regione Sardegna e soprattutto a seguito della recente riforma del Titolo V della Costituzione che affida alle Regioni la competenza primaria in materia di opere pubbliche,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
1) a procedere entro e non oltre il 20 novembre ad indire le elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'ambito;
2) a sospendere, in attesa della costituzione dei legittimi organi dell'ATO, l'adozione della convenzione-tipo di cui all'articolo 14 della legge regionale n. 29 del 1997 e di cui all'articolo 11 della Legge n. 36 del 1994;
3) a modificare radicalmente il piano d'ambito adottato a partire dalla revisione delle tariffe previste che sono notevolmente superiori a quelle medie attualmente praticate dagli enti gestori della Sardegna;
4) all'individuazione degli interventi infrastrutturali prioritari, prevedendo una maggiore dotazione finanziaria a carico del bilancio pubblico, finalizzati:
a) alla riqualificazione e risanamento delle reti urbane esistenti per conseguire l'obiettivo dell'abbattimento dei costi di gestione e del risparmio della risorsa idrica;
b) al completamento delle opere necessarie per la messa a norma del sistema fognario-depurativo al fine di una efficiente ed economico utilizzo dei reflui;
5) a riaffermare con forza la competenza primaria della Regione in materia di governo delle acque e delle relative opere pubbliche, respingendo nettamente l'impostazione neocentralista assunta dal Governo con l'approvazione del programma delle infrastrutture strategiche contenuto nella Legge Obiettivo dove sono previste opere, come per esempio il richiamato collegamento idrico con la Corsica, non decise dal Consiglio regionale. (91)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, io ho come l'impressione che si stia ripetendo un copione che abbiamo visto alcuni mesi fa, per la precisione nel mese di luglio di quest'anno, quando abbiamo presentato una mozione che è stata - e mi sembra che l'aria sia la stessa - discussa frettolosamente.
Presidente, chiedo una sospensione perché non c'è il Presidente della Giunta e vista la disattenzione generale mi rifiuto di continuare a illustrare la mozione.
PRESIDENTE. La richiesta dell'onorevole Morittu non è proprio in linea col Regolamento, però mi rendo conto che chi parla non può rivolgersi solo a pochi colleghi. Se c'è bisogno sospendo la seduta per dieci minuti, senza uscire dall'aula, colleghi.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 28, viene ripresa alle ore 10 e 37.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Onorevole Morittu, vuole per cortesia continuare la sua illustrazione? Prego.
MORITTU (D.S.). Grazie, signor Presidente. Ricordavo poc'anzi che l'esordio della discussione di stamattina mi ricorda davvero la frettolosità e la disattenzione che il Consiglio ha manifestato nella precedente occasione in cui abbiamo discusso di acqua.
Da quanto ho letto sulla stampa questa mattina pare che la maggioranza abbia trovato un accordo unitario su tutti i fronti. Guardate, il problema dell'acqua non è appannaggio della maggioranza, non è appannaggio di discussioni segrete in cui si decide, si spartisce, ci si mette d'accordo, lasciando il Consiglio a blaterare. Attenzione, perché in questo modo si accredita l'idea di una democrazia che funziona come ai vecchi tempi, cioè nelle segrete stanze massoniche. Per carità, senza riferimenti che possano suonare in qualche modo offensivi per la massoneria. Non credo, però, che possiamo ripetere davvero ciò che facemmo nella precedente occasione, quando avanzammo una serie di critiche in merito agli atteggiamenti e alle "non decisioni" della maggioranza. Denunciammo ritardi e presentammo anche delle proposte che sono rimaste inascoltate. Non vorrei che anche il modesto contributo che proviene dai banchi della opposizione non solo rimanesse inascoltato, ma venisse del tutto rimosso.
Tra gli elementi di grave ritardo che noi imputavamo al presidente Pili e alla sua Giunta vi era, al primo punto, il mancato avvio delle procedure per l'elezione dell'assemblea dell'Autorità d'ambito, che è il soggetto vero della partita della quale stiamo discutendo da un po' di tempo, fuori di quest'Aula naturalmente: sui giornali siamo tutti molto prodighi di dichiarazioni, poi però, quando si tratta di discuterne davvero, c'è un'assenza assolutamente ingiustificata.
Badate, i poteri previsti dalla legge spettano all'Autorità d'ambito costituita dai comuni, non al Presidente commissario, e noi avevamo detto che è assolutamente illegittimo che siano attribuiti a lui. La maggioranza in quella occasione ha sottovalutato i problemi da noi posti, e oggi quei problemi e quei nodi stanno ritornando al pettine più aggrovigliati e più compromessi di prima. Le critiche che l'onorevole Floris oggi rivolge al presidente Pili, quelle che per altro leggiamo sulla stampa, o le perplessità avanzate anche da alcuni consiglieri della maggioranza in più sedi, forse più esterne che interne al Consiglio, rischiano di arrivare, secondo me, in grave ritardo. E infatti questa maggioranza si divide o finge di dividersi, litiga o finge di litigare, diciamo così, per mere spartizioni di potere, come alla fine mi sembra di capire, non certo per le strategie che mancano in ordine al governo della risorsa idrica. Se siete liberisti come affermate - e tutti affermano di esserlo dai banchi della maggioranza - allora praticatelo questo liberismo, praticate una coerente politica liberista, se ne siete capaci, ve ne sono tanti esempi in Italia e in Europa! Noi vi contrasteremo, ma vi contrasteremo nella chiarezza. E ciò che di peggio si può fare per la Sardegna oggi è proprio quello che avete fatto voi in questi tre anni, cioè niente! Vi state dibattendo in sterili contrapposizioni personalistiche, state rinviando sine die le scelte politiche e legislative necessarie per risolvere i problemi. Così facendo, badate, create le condizioni politiche che di fatto hanno favorito le decisioni monocratiche del Presidente commissario. E infatti egli si presenta all'opinione pubblica come colui il quale è costretto a decidere, assumendosi coraggiosamente, nonostante la sua giovane età, pesanti rischi e responsabilità. Questo è ciò che appare alla vulgata. Si è creato un immaginario in cui il Presidente appare solo contro tutti: contro la vecchia politica, contro la sua maggioranza divisa, impicciona e inconcludente, contro le opposizioni, da lui considerate, al pari dell'intero Consiglio - e mi pare che stamattina ne abbiamo avuto un avviso -, un intralcio, una pura e semplice perdita di tempo. "Lasciatemi lavorare, perché non ho tempo da perdere in chiacchiere", questa è la sintesi di questo modello di governo rappresentato dal presidente Pili. Sono le prove generali del modello del governatore della Sardegna che il Presidente ha nella sua testa.
Ma tornando al merito dei problemi da noi posti allora e oggi riproposti da sindacati, enti locali e anche da diversi settori della maggioranza, noi avevamo sollevato, e li confermiamo tutti oggi, forti dubbi sulla legittimità dell'ordinanza del Ministro dell'interno, emessa lo scorso aprile, che affida al Commissario per l'emergenza idrica poteri che vanno molto al di là dei poteri di semplificazione ed accelerazione procedurale propri degli strumenti amministrativi. Gli affida cioè veri e propri poteri di governo, che espropriano le competenze dei Comuni e delle Province, oltre che del Consiglio regionale e della Giunta. Infatti, con ordinanza dell'ex ministro Scajola, si affida al Commissario per l'emergenza idrica - unico caso in Italia peraltro - il potere di provvedere a costituire l'Autorità d'ambito e conseguentemente a redigere e approvare il Piano d'ambito, sempre che, recita l'ordinanza, "non vi provvedano entro il 31 dicembre 2002 gli organi competenti". Ma chi sono questi organi competenti che devono provvedere entro quei termini e che invece non provvedono? Chi ha la responsabilità di questo gravissimo ritardo? E' curioso, ma questi organi competenti sono proprio il Presidente e la sua Giunta.
Dal 7 luglio di quest'anno, seppure in forte ritardo, giace in Giunta una proposta di delibera che regolamenta le elezioni da parte di Comuni e Province dell'assemblea dell'Autorità, che poi elegge il Presidente dell'ambito. Noi ci chiediamo il motivo per cui non si è approvata, a tutt'oggi, quella delibera. Insomma, a me pare che la risposta sia abbastanza evidente: vi è un palese conflitto tra gli interessi del Presidente commissario e quelli del Presidente della Regione, che deve operare per costituire l'Autorità d'ambito. Ed è evidente che egli non opera, perché andrebbe contro se stesso in qualità di Commissario governativo delle acque, che vuole mantenere comunque per oggi e per domani il potere di decidere, che non è, badate, solo quello di costituire l'Autorità d'ambito. Poi diremo che cosa costituisce il potere vero che gli è stato affidato da un'ordinanza del Presidente del Consiglio, Berlusconi, del 29 settembre di quest'anno, il giorno precedente l'approvazione del Piano d'ambito, dopo che lo stesso Presidente, con un'ordinanza, si è autoconferito i poteri dell'Autorità d'ambito.
I conflitti però sono destinati ad aumentare se permane questa situazione cesarista, come l'ha definita l'onorevole Floris, o da governatore o da viceré delle acque in Sardegna, perché il commissario approverà il piano stralcio di bacino, che non è cosa di poco conto, ha costituito l'ARPAS nel modo in cui l'ha costituita, sollevando problemi anche all'interno della maggioranza. Ma lui può derogare su tutto, a questo punto, perché ha mano libera nell'utilizzo delle "risorse comunitarie, nazionali, regionali e locali, comunque assegnate o destinate…", questo recita l'articolo 4 dell'ordinanza Berlusconi, cioè ha un potere assoluto, può destinare le risorse del POR come vuole, almeno per gli ambiti che riguardano l'idropotabile, i bacini, l'applicazione della legge 183, la difesa del suolo e così via; può disporre anche delle risorse locali, cioè destinare le risorse di un comune per fronteggiare un'emergenza che lui e solo lui ritiene tale, senza che questo passi attraverso una consultazione, una concertazione, una decisione collegiale. Siamo davvero al viceré delle acque in Sardegna!
Questo è, cara maggioranza, il punto vero, e allora quando noi sosteniamo che bisogna eleggere immediatamente l'Autorità d'ambito intendiamo dire: restituiamo il potere a chi legittimamente lo deve avere, perché la legge glielo affida, altrimenti, voi potrete anche decidere la destinazione di un finanziamento o quant'altro, ma il potere vero - stante questa situazione davvero di inconcludenza e di indecisione da parte della maggioranza - continuerà a detenerlo il Presidente commissario governativo per l'emergenza idrica.
Davvero non si capisce, a questo punto, qual è il ruolo del Consiglio, qual è il ruolo della Giunta, cosa ci stanno a fare gli Assessori dei lavori pubblici e dell'ambiente, e credo che l'assessore Ladu non si potrà lamentare, d'ora in avanti, delle scarse risorse finanziarie che gli sono state assegnate o delle risorse umane insufficienti nel suo Assessorato per affrontare i problemi. Quelle risorse e quelle strutture infatti non servono più perché i poteri e i danari sono stati già trasferiti negli uffici di Villa Devoto, e a poco servono gli Assessori, la Giunta e quant'altro, a questo punto.
Con questi poteri, badate, il Commissario ha approvato, con un vero e proprio blitz consumato nella notte di domenica 30 settembre, alcune ordinanze: oltre alla nomina del commissario dell'ARPAS, ha conferito a se stesso i poteri dell'Autorità d'ambito e ha approvato il Piano d'ambito (poi diremo anche sul Piano d'ambito); ha inoltre approvato un programma che prevede scadenze per l'approvazione della convenzione-tipo, per la gara d'appalto, e così via, in riferimento al funzionamento del servizio idrico integrato, e da lì è venuto fuori il giallo della cosiddetta gara internazionale. Dentro questo mistero alla fine le voci corrono, voci che avevano e hanno un forte fondamento: molti si sono chiesti il perché di questa improvvisa accelerazione del Commissario, posto che la data ultima per l'approvazione del Piano d'ambito, peraltro prevista dallo stesso Comitato di sorveglianza, nella seduta del 9 luglio, era quella conosciuta, cioè il 31 dicembre, e che lo stesso Comitato di sorveglianza aveva previsto il 30 novembre come data ultima per l'elezione dell'Autorità d'ambito. Di tutto ciò non vi è traccia negli atti, almeno in quelli approvati dalla Giunta.
Il perché di tutto ciò è stato chiesto al Presidente in Commissione: perché tutta questa fretta, perché questa accelerazione che ha significato una semplificazione inaccettabile da un punto di vista democratico? Ci ha risposto: "Insomma, io dovevo correre per la premialità". Ma qual è la condizione per la premialità, solo l'approvazione del Piano d'ambito? No, anche l'affidamento al gestore unico del servizio idrico integrato.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue MORITTU.) E il Presidente ribatte: "Ma gli altri non l'hanno fatto", come dire "mal comune…", forse c'entriamo perché anche gli altri non hanno affidato la gara. Insomma, anche ammesso che per concorrere non è necessario soltanto approvare il piano, indicare il Commissario dell'ARPAS, eccetera eccetera, sono necessarie altre condizioni che la Sardegna non ha, e non le ha per colpa di questa maggioranza: la costituzione degli sportelli unici per un livello pari a circa l'80 per cento (attualmente la Sardegna è attestata al 30 per cento e non credo che in due mesi potrà raggiungere la soglia dell'80 per cento); l'attuazione della riforma dei servizi per l'impiego, dalla quale siamo molto lontani; l'attuazione completa della pianificazione paesistica, che in Sardegna sappiamo essere monca, anche per responsabilità di questa maggioranza che non ha accettato gli emendamenti da noi più volte proposti per rimettere in piedi i sette piani territoriali annullati. Ma allora, se non vi sono le condizioni per la premialità, perché si è proceduto a mettere in atto questo inaccettabile corto circuito democratico che lede l'autonomia ed espropria poteri ai Comuni e alle Province? Perché - e abbiamo dimostrato che questo non è il caso nostro - non sono stati chiesti, per esempio, i poteri al Consiglio regionale? Perché se il Presidente riteneva di dover accelerare non ha chiesto al Consiglio regionale, alla fonte del suo potere di Presidente, di poter accelerare e magari, transitoriamente, anche di bypassare l'autorità legittimamente costituita? Perché l'ha chiesto, l'ha "pietito" a un Ministro della Repubblica, peraltro non competente sulla materia, e al Presidente del Consiglio dei Ministri? Questo sta, secondo me, nella logica di questo Presidente e nelle sue prove generali di governatore della Sardegna.
Io credo, caro presidente Pili, che lei non possa continuare a nascondersi dietro i presunti ritardi del passato; è un leit motiv che continuamente tira fuori, anche perché non è assolutamente vero, dato che il centrodestra governa questa regione da più di tre anni ormai, come lei più volte ha detto, che non si è fatto niente dal '94, cioè dalla cosiddetta legge Galli in poi in Sardegna, perché è stata approvata la legge 29/97, che applica seppure parzialmente la legge Galli, è stata approvata la legge 15/99, che prevede delle modifiche integrative alla 29, tra cui un processo di trasformazione dell'ESAF, anche quello bloccato, non si capisce per quale motivo. Peraltro la sua maggioranza non ha ereditato solo leggi, ma ha ereditato programmi e risorse dalla precedente Giunta, l'abbiamo detto tante volte; sono le risorse dell'Obiettivo 1 e quelle dei fondi per le aree depresse, che voi non siete ancora riusciti a spendere se non in maniera assolutamente esigua. Voi questa esiguità nella spendita delle risorse la fate apparire grandezza quando avete le telecamere puntate addosso, ma la verità è che i problemi sono tutti lì sul tappeto.
Ultimamente ho detto una lettera dell'onorevole Floris che solleva la questione del collegamento tra due bacini fondamentali, Tirso e Flumendosa. E' una vecchia storia che risale peraltro a una progettazione disposta dalla precedente Giunta e fatta dall'EAF, che è rimasta nel limbo, perché non è stata individuata una soluzione. Le risorse c'erano (65 miliardi), mancava qualche piccola risorsa aggiuntiva, ma è tutto fermo da qualche anno in attesa di una soluzione.
Questo per dire che i ritardi sono di gran lunga addebitabili a questi tre anni di non governo o di sottovalutazione del problema da parte di questa Giunta e di questa maggioranza. Voi davvero non avete fatto niente, non avete aggiunto una norma alle norme preesistenti in materia di acque in Sardegna, né per quanto riguarda le problematiche più ampie, quelle relative all'Autorità di bacino, del governo vero dell'acqua, né sul versante del sistema idrico integrato. Non avete fatto un briciolo di norma, né avete raggiunto o aggiunto, secondo me, grandi risorse. L'unica risorsa aggiuntiva, mi pare, è costituita dai 65 miliardi provenienti dalla finanziaria nazionale 2002, sostanzialmente un bicchiere d'acqua nel mare del bisogno! E poi tante chiacchiere: tubi di collegamento con la Corsica, bombardamento di nuvole e quant'altro, cose, che davvero rimangono nel limbo delle questioni stratosferiche.
La Commissione lavori pubblici, di cui io faccio parte, ha assunto l'onere - cosa che non ha fatto il Presidente - di audire i diversi soggetti che sono stati tagliati fuori dal processo del governo delle acque. Mi riferisco agli enti locali, peraltro veri soggetti di potere e di competenza nel sistema idrico integrato. I lavoratori, le organizzazioni sindacali e i presidenti degli enti gestori li abbiamo sentiti tutti e da loro abbiamo ricavato un'indicazione che abbiamo trasferito in una risoluzione poi inviata al Presidente della Regione, in cui sono contenute alcune proposte che noi abbiamo riportato nella nostra mozione.
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). Intanto noi chiediamo che siano indette le elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'ambito entro il 20 novembre, così come chiede peraltro il Comitato di sorveglianza; chiediamo l'affidamento diretto del servizio idrico integrato agli attuali enti gestori, per salvaguardarne le gestioni, il personale, le professionalità e anche il sistema di imprese locali ad esso collegate, in quanto l'affidamento di questo servizio a un gestore unico su gara internazionale sarebbe davvero una iattura per la Sardegna. Chiediamo anche una previsione articolata territorialmente dell'attuale ambito unico in più subambiti gestionali; una modifica radicale del Piano d'ambito a partire dalle tariffe previste, che risultano più che doppie rispetto a quelle oggi praticate in Sardegna. Sarebbe davvero devastante applicare quel piano, perché significherebbe più che raddoppiare il costo dell'acqua in Sardegna, con le conseguenze sociali che tutti noi possiamo immaginare. Chiediamo inoltre una dotazione finanziaria superiore a carico del bilancio pubblico per la riqualificazione delle reti sia idrica che fognaria e l'abbattimento dei costi di esercizio. Infine riaffermiamo, per favore, la competenza primaria della Regione in materia di governo delle acque, non affidiamoci al primo Ministro dell'interno che passa per affermare questa nostra competenza e i nostri poteri, né confidiamo mai più nel ministro Lunardi, che pretende di fissare lui, invece del Consiglio regionale, le opere che in Sardegna devono essere fatte.
Comunque, Presidente, noi siamo disponibili, nonostante le severe critiche che avanziamo, ad avviare da subito nelle Commissioni di merito e in Aula un confronto serrato e costruttivo; siamo disponibili a lavorare per costruire soluzioni positive a condizione che il Consiglio si riprenda davvero i suoi poteri e il suo ruolo e non si faccia commissariare neanche da un giovane Presidente, qual è l'onorevole Pili.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Morittu. Ha superato di gran lunga il tempo che di solito si concede per concludere, ma l'importanza della materia lo richiedeva.
Ha domandato di parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
Ricordo che le iscrizioni a parlare devono pervenire entro la conclusione dell'intervento dell'onorevole Fantola.
FANTOLA (Rif.Sardi-U.D.R.). Anche dopo aver ascoltato le ultime battute dell'intervento del collega Morittu, la domanda che mi pongo, nell'intervenire su un tema così rilevante come quello dell'acqua, è se in questo dibattito possiamo perlomeno tentare di confrontarci con franchezza, se necessario anche con asprezza, senza veli, ma con serenità e con spirito costruttivo, oppure se questa discussione debba servire semplicemente a innalzare ancora di più il clima di scontro e di polemica, e se ci riserviamo uno spazio di libertà di giudizio o se vogliamo blindarci in rigide posizioni di coalizione. Il modo in cui la mozione è stata formulata non mi consente di essere ottimista, ma tenterò, per quanto mi sarà possibile e anche per la rilevanza del tema in discussione, di fare un intervento costruttivo, aperto al dialogo per oggi e per il futuro.
Il tema della risorsa idrica oggi è centrale; giriamola come vogliamo, rimbalziamoci le colpe e le responsabilità per le cose fatte in quei mesi e per le tante cose che non si sono fatte in questi anni, ma questo dato di fatto non cambia. Su questo tema siamo in ritardo di anni, per cui oggettivamente dobbiamo agire con limpidezza e trasparenza, ma soprattutto con immediatezza.
Il fabbisogno idrico della Sardegna, lo sappiamo tutti, è di 1 miliardo e 150 milioni di metri cubi, e sappiamo anche che questa cifra non comprende le nuove irrigazioni; la disponibilità di acqua, tenendo conto della "rottura climatica", è di circa 600-650 milioni di metri cubi. La conclusione qual è? La conclusione è che il deficit, pur tenendo conto degli interventi in corso di realizzazione, è di circa 300-350 milioni di metri cubi, effettivamente una cifra da capogiro se paragonata alla situazione che la Sardegna sta attraversando.
Per quanto riguarda gli usi idropotabili il ritardo è di anni, da sette a dieci anni; sul ciclo unico in questo periodo non si è fatto nulla, quindi la conclusione è che il problema della risorsa idrica è centrale e va affrontato con forza, con determinazione, con immediatezza, anche se naturalmente tutto questo implica dibattito, confronto, limpidezza e trasparenza nelle cose che si fanno.
Sulla base di questo, il mio punto di vista è che l'ordinanza del Ministro dell'interno numero 3196 del 12 aprile 2002, che concede al Commissario governativo, e quindi al Presidente della Regione, il potere di costituire l'Autorità d'ambito e di approvare sia il Piano d'ambito sia il piano di bacino, su cui se c'è tempo mi soffermerò dopo, è uno strumento, naturalmente se utilizzato con equilibrio e trasparenza, formidabile per accelerare i tempi e per ridurre il ritardo rispetto alle cose che non si sono fatte.
Detto questo, voglio anche dire che considero un successo di questa maggioranza e di questa coalizione l'ordinanza del Commissario governativo del 30 settembre 2002, numero 321, con la quale viene costituita l'Autorità d'ambito e approvato il Piano d'ambito, non solo perché pone fine ai ritardi accumulatisi in questi anni, ma perché - è stato già detto e ribadito - questo ci ha permesso di accedere alle risorse del POR del secondo quadriennio e anche di tentare l'accesso alle premialità comunitarie, che per noi è molto importante.
Il discorso finisce qui? Nemmeno per sogno! Il discorso non finisce qui, il discorso è aperto, ed è aperto per fatti evidenti che è inutile negare. I tempi tra il ricevimento del Piano d'ambito e l'approvazione dello stesso sono stati così ristretti che non hanno permesso alla maggioranza, nemmeno in via esaustiva, di esaminare il Piano stesso. Ci sono alcuni elementi di questo Piano che vanno approfonditi, su cui la maggioranza ha riflettuto in questi giorni e su cui deve aprire un dibattito con le forze politiche e sociali.
Insomma, in altre parole, esprimo un giudizio positivo sull'approvazione del Piano, sulla costituzione dell'Autorità d'ambito, ma su alcuni punti la discussione è aperta e deve portare, se necessario, a modificare le cose fatte, se le modifiche servono a migliorare il Piano stesso. Quali sono i punti essenziali? Un primo punto essenziale che io intravedo è la costituzione dell'Autorità d'ambito, un fatto necessitato e positivo, l'ho già detto e lo ripeto. Oggi è il momento di passare dalla fase commissariale alla fase prevista dalla legge, cioè l'elezione dell'assemblea dell'Autorità d'ambito da parte degli enti locali, quindi con la partecipazione diretta degli enti locali alla costituzione dell'Autorità d'ambito. Io credo che il disegno di legge che è in Giunta, dopo tutte le verifiche che dovranno essere fatte, che spetta alla Giunta, non sicuramente a me fare, debba ora essere esitato e sottoposto all'approvazione di quest'Aula.
Per quanto riguarda il Piano d'ambito - dico quello che penso, così come ho fatto in una riunione sindacale, dove sono stato anche contestato - sono convinto, per ragioni di economicità, della necessità che vi sia un ambito unico, perché si tratta di pianificare l'uso di una risorsa che è carente soprattutto in alcune aree e per questioni di omogeneizzazione delle tariffe. Penso che possano essere individuati alcuni subambiti idrici, però a mio avviso l'ambito unico rimane il punto centrale.
Sul problema tariffario devo dire che non condivido quanto scritto nella mozione, cioè che la tariffa prevista dal Piano sia diversa dalla tariffa media attuale. E non sono d'accordo perché, facendo un calcolo, che non è difficile fare - non si tratta di equazioni differenziali, ma di una semplice divisione -, considerando il totale che è stato fatturato e la quantità di acqua distribuita, compresi naturalmente i costi di depurazione e fognari, risulta che la tariffa attuale corrisponde più o meno alla tariffa prevista nel Piano d'ambito. Credo che questo si possa facilmente verificare. Ma il problema non è questo, il problema riguarda l'articolazione delle tariffe in riferimento alle aree più disagiate e alle fasce sociali più deboli, e poiché la tariffa prevista nel piano è immodificabile, lo sapete benissimo, devono essere i Comuni a intervenire, magari con le risorse attribuite a Regioni e Comuni, per superare questo problema.
Il terzo ed ultimo problema relativo al Piano d'ambito riguarda il soggetto gestore, di cui si è parlato tantissimo, sono stati scritti romanzi in merito. Volendo sintetizzare, ci sono due opzioni: la gara internazionale o l'affidamento diretto. Io sono favorevole alla seconda, quindi all'affidamento diretto, credo cioè che l'Autorità d'ambito debba affidare a società di capitale controllate interamente in modo diretto o indiretto dai Comuni la gestione del servizio idrico integrato, società già esistenti o che si costituiranno entro un certo periodo di tempo. Credo anche che si debba prevedere da subito l'obbligo per queste società di cedere una quota, almeno del 30 per cento, ai privati con le solite gare di evidenza pubblica.
Due parole sull'ESAF, che deve essere trasformato, come impone la legge, in società per azioni, con la partecipazione azionaria dei Comuni e della Regione inizialmente, in funzione dei beni da essi rispettivamente conferiti; credo che si debba però arrivare in un tempo più lungo al trasferimento delle quote della Regione ai Comuni.
Io vedo l'ESAF in futuro sostanzialmente come una multiutility, per non perdere tutto il patrimonio organizzativo e conoscitivo, e ritengo che occorrerà approntare qualche strumento legislativo che permetta di rivedere i livelli occupativi. Al centro di tutto questo vi sarà una holding con funzione di programmazione e di controllo sulle società controllate dai Comuni, che sarà a sua volta controllata dai Comuni stessi.
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Fantola.
FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Non ce la faccio in pochi secondi, chiedo un minuto solo per concludere. Rimane poi il problema che è stato accennato dal collega Morittu, che riguarda la parte più importante, cioè l'insieme delle infrastrutture del Piano di bacino e dell'Autorità di bacino, tutto quello che serve per ridurre il deficit idrico di cui abbiamo detto, che certo non si riduce attraverso il piano d'ambito, ma con il piano stralcio di bacino.
Su questo faccio due brevi considerazioni, una sull'Autorità di bacino e una sul Piano. Sull'autorità che deve gestire il multisettoriale, dalla captazione sino al tubo che esce dalla diga, io credo che ci sia necessità di un'iniziativa legislativa. Esiste un disegno di legge approntato dalla Giunta e alcune proposte di legge di maggioranza e di opposizione che, a mio avviso, con un po' di buona volontà, potrebbero addirittura essere ricondotti ad un articolato unico, cui riservare una corsia preferenziale in Commissione e in Consiglio per arrivare a definire l'Autorità di bacino.
Sul Piano di bacino, invece, io francamente ne ho sentito di tutti i colori, ma credo che ne abbiamo parlato tutti, anche nella mozione. In realtà, cerco di essere sintetico, del Piano di bacino, che è stato affidato, come si è detto, all'EAF e alla SOGESI, non esiste nemmeno l'ombra. Allora cosa si può dire su questo Piano?
Per concludere, mi rendo conto che su questo tema, che è centrale per mille motivi, la responsabilità è della coalizione che avrà il potere, l'obbligo, la responsabilità di approvare il Piano, ma sono convinto che prima ci dovrà essere un confronto in Consiglio, tra i Gruppi consiliari e con le parti sociali, fermo restando che l'approvazione del Piano naturalmente farà parte del patrimonio politico di questa maggioranza, ma non prima di un confronto su questi temi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ancora una volta, signor Presidente, colleghi, di fronte a una questione di grande rilevanza per la vita economica e sociale della Regione, si riesce, in questo Consiglio, a dire una parola. La dice l'opposizione, riesce a dirla anche la maggioranza, che dovrebbe essere grata del fatto le questioni importanti vengono sottoposte all'attenzione del Consiglio regionale attraverso lo strumento regolamentare della mozione elaborata e presentata dalla opposizione.
C'è da chiedersi come mai di fronte a una questione di tale rilevanza la Giunta non abbia avvertito il dovere di riferire via via, nei modi che riteneva opportuni, al Consiglio le cose che andavano maturando e quelle che si stavano facendo. Ora la mozione, diciamolo subito, un primo risultato l'ha già ottenuto: il rischio che si paventava, ossia la fuoriuscita dal sistema delle garanzie pubbliche e delle garanzie sociali, la gara internazionale, l'affidamento di lunga durata, parrebbe scongiurato, e non è un risultato da poco.
La Giunta e la maggioranza annunciano all'opinione pubblica grandi novità, si sarebbero ricomposti - brutta parola questa, perché vuol dire che c'era molta scomposizione - i vari pezzi, i diversi azionisti di questa strana maggioranza e arriverebbero in aula oggi d'accordo. Su che cosa è d'accordo la maggioranza? Ditelo, perché se l'accordo è solo quello, ancora una volta, di respingere la mozione dell'opposizione è poca cosa, perché avete respinto anche la mozione di sfiducia alla Giunta, ma non è che tra voi aleggi molta fiducia, come ben si vede. Per respingere la mozione non ci vuole molto, ma nel merito, nei contenuti, negli obiettivi, quella chiarezza e quella concretezza che in premessa, ma non nello svolgimento e nella conclusione, evocava il collega Fantola, dove sono?
Sulle questioni vere, punto primo: il tempo è poco ed è tiranno più che mai, perché nessuno, dico nessuno all'infuori della nostra parte politica, Rifondazione Comunista, cita, si riferisce alla fonte principale dei danni che derivano alle Regioni, e nello specifico alla nostra Regione, alla fonte che è a monte, una sorgente inquinata che avvelena il clima e l'acqua. Qual è questa sorgente inquinata? E' la finanziaria nazionale, è il famigerato articolo 35 della finanziaria nazionale che se non viene contestato, se non viene modificato, costringerà le Regioni, anche la nostra, speciale quanto vogliamo, a essere in libertà vigilata, anzi a essere condotte per mano verso il patibolo. Perché non lo leggete quell'articolo? Perché non lo esponete, perché non dite, con chiarezza e concretezza, se concordate o no con l'articolo 35 della finanziaria nazionale? Perché è lì la fonte avvelenata! Cioè, la finanziaria nazionale del 2002, quindi quella vigente, dice che l'acqua ricade nel novero dei servizi di carattere industriale, il che non è ammissibile, perché i servizi di carattere industriale sono i servizi che regolano l'autorizzazione della produzione industriale. Ma l'acqua non è un prodotto industriale, l'acqua è un bene naturale e vitale, per cui le regole di raccolta, di tenuta, di gestione, di utilizzazione, di erogazione, di garanzia per i viventi, innanzitutto, uomini e altri animali, vanno oltre l'aziendalismo, oltre la pura formula della gestione in termini economicistici. E se in una legge dello Stato - entro i cui confini si trova la Regione, che obbligatoriamente deve servire e asservirsi - l'acqua, invece che un bene naturale e vitale quale è, è trattata come una merce qualsiasi, è chiaro che ne deriva tutta la prescrizione contenuta nelle quattro pagine dell'articolo 35 della finanziaria nazionale, cioè la privatizzazione, la cessazione della garanzia pubblica della gestione, l'esproprio dei diritti degli enti locali e degli enti esponenziali dei diritti dei cittadini in ogni luogo, e quindi l'obbligo di cedere a privati, entro il 2002, almeno il 40 per cento degli impianti relativi alla raccolta e gestione dell'acqua, e l'obbligo, entro due anni, della trasformazione in società per azioni delle società di gestione, cioè in società di capitali. Ma è chiaro che il capitale, per voi che dite di essere capitalisti - poi quanto lo siate è un'altra cosa, che cosa capitalizziate ancora non si è capito, se non danni per la collettività -, se è investito ed è privato vorrà una remunerazione. Chi si può permettere di questi tempi nel mondo attuale, ma anche in questa parte del mondo, di dire che sull'acqua, su un bene naturale, su un bene vitale, il capitale finanziario deve essere remunerato? E' il capitale umano, è il capitale di servizio, è il capitale della salute pubblica, della buona organizzazione dell'economia che deve essere reso al massimo redditizio. Quello è il capitale! Se voi non avete l'idea e non avete la volontà, se non avete l'onestà politica e anche intellettuale di contestare questa impostazione di fondo, è inutile che discutiate ancora a lungo di gare, di affidamenti, di società, di partecipazioni, di tubi e via dicendo, perché sono tutti elementi indispensabili ma secondari rispetto al punto primo, che è quello di ridefinire la natura pubblica, sociale, naturale del bene acqua come bene fondamentale per la vita e per la produzione. O no?
Allora perché questo Consiglio, così animato da sentimenti autonomistici, così propenso a declamare nuovi orizzonti di nazionalismo, è così ridotto oggi? Perché non c'è Floris oggi a teorizzare le sue novelle in materia di cultura nazionalitaria? Perché qui si vede, qui si verifica, qui si capisce e dovrebbe capire l'opinione pubblica, quel popolo al quale tutti ci riferiamo, che cosa vuol dire sentimento autonomistico, che cosa vuol dire potere autonomistico, potere di avere, di definire, di gestire, di servire quando si tratta di regolare beni essenziali per la vita e per la produzione.
Un accenno è possibile fare solo adesso, invece, alla organizzazione complessiva attraverso cui queste finalità devono essere via via raggiunte e garantite e quali possono e debbono essere i sistemi di raccolta e di gestione più razionali. Qui si dice che i soggetti gestori devono essere, privati interamente e in parte, o gli enti pubblici o gli enti strumentali attualmente esistenti. Non è quella necessariamente l'elencazione principale, perché ci sono enti strumentali che sono pubblici, usano danaro pubblico e si comportano come privati e peggio dei privati, senza responsabilità.
Quindi non è lì, nel nominalismo del titolo pubblico o privato, che si gioca la partita, ma nelle modalità di esercizio, nella responsabilità, nella efficienza e nella funzionalità del servizio pubblico e, direi, sociale che si deve gestire. E anche per quanto riguarda le tariffe, se l'acqua è un bene primario, se l'acqua è un bene naturale, se l'acqua è un bene vitale, vi deve essere un sistema di tariffe differenziate: un minimo vitale si garantisce alla persona, un minimo vitale si deve garantire per la dignità della vita e per l'esistenza della produzione, si deve garantire comunque al sistema organizzato innanzitutto sul piano sociale, ma anche sul piano economico in questa nostra regione. Fra l'acqua per il campo da golf e l'acqua per l'azienda agropastorale o artigiana si vorrà scegliere, un giorno, che l'acqua per l'azienda agropastorale e artigiana viene prima e costa meno dell'acqua per il polo golfistico, o no?
Allora c'è anche un problema di utilizzazione saggia, di distribuzione e di tariffe differenziate, perché bisogna garantire un servizio essenziale nella corretta gestione di un bene vitale.
PRESIDENTE. Colleghi, devo raccomandarvi il rispetto dei tempi, perché prolungando gli interventi di minuto in minuto, essendo molti gli iscritti a parlare, il tempo trascorre inesorabilmente e non so che orario potremo seguire sino al termine della discussione.
E' iscritto a parlare il consigliere Silvestro Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, la mozione che siamo chiamati a discutere questa mattina sicuramente consente di avviare un dibattito che credo sia tanto importante quanto opportuno, soprattutto perché noi in questo momento stiamo vivendo una situazione veramente drammatica. Credo che a nessuno sfugga il fatto che stiamo attraversando la stagione più siccitosa di questo secolo ed è chiaro che un passaggio in Aula di questo argomento è importante, importantissimo, anche riguardo all'aspetto specifico della gestione del servizio idrico. Ma è altresì chiaro, io ne sono convinto, che dovremo tornare a parlare di acqua, soprattutto per quanto riguarda la parte non specificamente gestionale, che invece oggi stiamo affrontando, anche perché bisogna sottolineare che se non risolveremo in modo adeguato il problema della gestione delle risorse idriche in Sardegna, sicuramente non ci saranno crescita e sviluppo adeguati per questa regione.
Dicevo, noi stiamo parlando di servizio idrico integrato, di ambiti territoriali ottimali, di Piano d'ambito, ma si tratta di argomenti che, come dicevo prima, costituiscono una parte del problema; l'altra parte, multisettoriale, perché riguarda le dighe, i bacini di accumulo, l'utilizzo dell'acqua per gli usi agricoli e industriali, è di grande importanza, ma anche qui vi sono numerose carenze. Qualche collega che mi ha preceduto diceva che l'attuale deficit di oltre 300 milioni di metri cubi l'anno va recuperato, quindi è richiesta una programmazione diversa da parte del Governo regionale, perché dobbiamo essere in grado di assicurare un adeguato approvvigionamento idrico non solo per gli usi idropotabili, che sono quelli principali, ma soprattutto per i settori produttivi, in modo particolare per l'agricoltura e l'industria. Quindi è richiesto un intervento forte, uno sforzo da parte della Regione e del Governo, a mio avviso, perché la nostra regione sta già mostrando i primi segni di desertificazione e occorre prevedere interventi importanti per risolvere definitivamente questo problema.
Il lavoro fatto dalla Giunta in questi mesi è condizionato anche della legislazione oggi vigente in Sardegna; il recepimento della legge Galli è praticamente avvenuto con le leggi regionali numero 29 del 1997 e 15 del 1999; quest'ultima rappresenta un completamento della legge numero 29, che si riferisce in modo particolare all'ESAF, importante ente strumentale della Regione, di cui prevede la trasformazione in ente pubblico o privato.
Io presentai a suo tempo un disegno di legge, che fu approvato dalla Giunta già nel novembre del 2001, che prevedeva quattro ambiti ottimali in Sardegna, individuati su base provinciale. Quel disegno di legge è ancora all'attenzione della Commissione competente per materia, pertanto noi oggi siamo costretti ad applicare l'ambito unico regionale. Vista la situazione, però, credo che l'individuazione di subambiti territoriali dotati di ampia autonomia possa essere già un importante passo avanti per la soluzione del problema. Ritengo anche opportuno parlare di come si è arrivati all'approvazione dello statuto dell'Autorità d'ambito, perché sembrerebbe, così come per l'ambito unico regionale, che sia calato dall'alto, mentre è stato approvato dai Comuni e dalle Province, devo dire attraverso un percorso laborioso che ha visto impegnata la Giunta regionale per lungo tempo. Voglio anche dare una rapida indicazione dei tempi che sono occorsi per l'approvazione dello statuto dell'Autorità d'ambito. Si tratta di una procedura lunga e difficoltosa, perché prevede un doppio passaggio: infatti lo statuto dell'Autorità d'ambito è stato approvato dal Governo della Regione nel mese di settembre del 2000, nel mese di ottobre praticamente è stato mandato ai Comuni per eventuali osservazioni e pareri; in quella sede sono sorte delle difficoltà, molti Comuni hanno tardato a far pervenire la risposta alla Regione e praticamente la Giunta ha approvato il testo il 10 ottobre 2001. Dopo di che, in base alle disposizioni la legge, quel testo è stato nuovamente inviato ai Comuni e alle Province ed è stato approvato in via definitiva nel maggio del 2002. Quindi, anche a causa delle difficoltà che hanno avuto i Comuni e le Province di procedere ad una rapida approvazione e delle numerose osservazioni avanzate da parte di alcuni Comuni, siamo arrivati a maggio del 2002, diciamo - se così la possiamo chiamare - in piena zona Cesarini. Però io voglio dire che lo statuto dell'Autorità d'ambito è stato approvato da 237 Comuni su 377, vale a dire il 78 per cento dei Comuni e l'81 per cento della popolazione, mentre hanno votato contro 72 Comuni, cioè il 22 per cento dei Comuni e il 19 per cento della popolazione; si sono espresse contro le Province, ma per motivazioni completamente diverse da provincia a provincia; tutte le Province hanno infatti presentato richieste diverse in riferimento al Piano d'ambito, pertanto non c'era accordo tra loro.
Sto cercando di accelerare il discorso per rimanere entro il tempo a mia disposizione, però mi rendo conto che questi aspetti necessitano di un approfondimento maggiore. Il Piano d'ambito è stato quindi messo in cantiere nel mese di maggio ed è stato approvato nel settembre del 2002 con un'ordinanza del Commissario governativo. Su questo devo però dire che il passaggio è stato giusto e l'ordinanza commissariale che approva il Piano d'ambito e conferisce i poteri dell'Autorità d'ambito al Presidente commissario a parer mio era necessaria, perché ci ha permesso di approvare entro il 30 settembre il Piano d'ambito e quindi ci potrebbe permettere di usufruire della premialità prevista in caso di accelerazione delle procedure di approvazione e di avvio del servizio idrico integrato. Questo soprattutto ci ha permesso di mettere la Regione Sardegna al sicuro per quanto riguarda i fondi comunitari dell'Obiettivo 1.
Sulla mozione 91 voglio fare due osservazioni: noi sappiamo che non è possibile, come si chiede nella mozione, procedere entro il 30 novembre all'elezione dell'assemblea dell'Autorità d'ambito, perché ciò richiede almeno tre mesi di tempo, così come non è possibile sospendere l'adozione della convenzione-tipo perché questo ci costringerebbe a superare la data ultima prevista, che è quella del 31 dicembre 2002. La stessa considerazione vale per la modifica del Piano d'ambito, soprattutto in riferimento alle tariffe; del resto non è vero che le tariffe siano troppo alte, questo lo voglio sottolineare perché noi abbiamo previsto per i primi sei anni, con un aumento graduale, una tariffa pari a 1,07 euro per cento, che è la stessa identica tariffa applicata oggi, in quanto comprende anche i costi della depurazione e soprattutto gli interventi infrastrutturali, che noi non abbiamo mai conteggiato in precedenza. Pertanto, se andiamo a fare bene i conti, la tariffa prevista è equa e assolutamente non superiore a quella praticata attualmente.
Per quanto riguarda la legge obiettivo, la questione sarà affrontata in Consiglio regionale, soprattutto per quanto attiene al collegamento idrico con la Corsica. Voglio dire che la legge obiettivo fa riferimento al project financing, quindi a qualcosa di diverso dalla programmazione che noi vogliamo fare, ma mi pare che anche il Presidente, nelle sue ultime dichiarazioni, abbia espresso chiaramente la posizione della Giunta in merito al collegamento con la Corsica, ritenuto dalla stessa difficilmente attuabile. Per quanto riguarda le tariffe, invece, noi siamo del parere che una diversificazione delle tariffe stesse vada attuata, perché ci sono situazioni diverse che vanno prese in considerazione. Infine io ritengo che non sia possibile affidare la gestione del servizio idrico a un soggetto totalmente privato, perché si tratta di un settore molto delicato.
Pertanto siamo in una situazione piuttosto difficile per quanto riguarda il governo della risorsa idrica e ci esporremmo a pericoli seri se dovessimo adesso procedere a un bando pubblico. Credo che sia necessario un periodo di transizione, che veda impegnati anche gli attuali enti gestori, con i quali abbiamo già avviato un dialogo. Non si tratta di una cosa semplice, perché la normativa vigente, sia nazionale che comunitaria, è articolata e difficile, tant'è che nessuna Regione italiana l'ha applicata, preferendo adottare, diciamo, delle soluzioni intermedie. A mio avviso anche la Regione sarda si dovrà attivare in tal senso.
E' importante, Presidente, che questo Consiglio regionale approvi in tempi rapidi l'istituzione dell'Autorità di bacino, perché anche questo passo è assolutamente importante per poter fare una seria programmazione in questo settore, posto che fino adesso abbiamo parlato soltanto di gestione della risorsa idrica e non appunto di programmazione. Noi dobbiamo fare una programmazione pluriennale che consenta di garantire una disponibilità d'acqua adeguata non solo per gli usi idropotabili, ma soprattutto per l'industria e l'agricoltura. La Giunta non può sostituirsi all'Autorità di bacino, così come il piano stralcio di bacino, che è una cosa importantissima, non va messo in capo alla Giunta regionale, ma deve esserci un soggetto che ha titolo per predisporlo. Credo anche che sia opportuno che nel passaggio dalla fase di commissariamento a quella dell'elezione dell'assemblea dell'Autorità d'ambito siano impegnati i comuni e le province, perché la gestione della risorsa idrica deve avvenire con la partecipazione dei soggetti previsti dalla legge, e non solo dalla legge nazionale, nello specifico dalla cosiddetta legge Galli, ma anche dalle leggi regionali. Pertanto, previa consultazione delle parti sociali, delle forze politiche, degli enti locali e quant'altro, bisognerà comunque, in tempi rapidi, superare questa fase commissariale e procedere al definitivo passaggio all'Autorità d'ambito, e quindi alla partecipazione diretta dei comuni.
Io avrei tante altre cose da dire, però mi rendo conto che non c'è il tempo, anzi ringrazio il Presidente per avermi concesso qualche minuto in più.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, questo ha però creato delle difficoltà perché non si può superare di così tanto il tempo previsto dal Regolamento. Qualche secondo in più per concludere l'intervento viene sempre concesso, ma non è giusto approfittarne.
E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento vuole essere un contributo positivo al dibattito, propositivo e non di contrapposizione. La Sardegna attraversa un momento di grande difficoltà, dovuto all'emergenza idrica e ai ritardi nel riordino del comparto. Le numerose soluzioni tese a risolvere il problema contingente non riescono a risolvere in maniera definitiva la crisi che attanaglia la maggior parte delle comunità, il mondo produttivo e la strategia di sviluppo della nostra Isola. L'attualità di queste problematiche ha fatto riemergere tutte le questioni irrisolte e ha probabilmente determinato orientamenti decisionistici, provvedimenti affrettati, ordinanze discutibili, ma comunque legati sempre all'emergenza.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue TUNIS.) I ritardi accumulati negli anni hanno determinato l'obbligatorietà delle ordinanze del 30 settembre 2002, con la speranza però che tali decisioni non siano definitive e che si possa prevedere, dopo alcuni mesi, la restituzione dell'imperium agli enti locali.
L'acqua rappresenta da sempre una forza di cambiamento e di progresso, basti pensare alle lotte per il suo controllo in un contesto di interessi locali e internazionali; controllare l'acqua significa avere in mano una comunità. Nonostante la sua estrema preziosità, il liquido non è mai stato davvero rispettato e salvaguardato, non essendosi sviluppata una cultura della tutela dell'acqua, del suo consumo e della sua gestione. In seguito a importanti rivoluzioni normative ed economiche, ma soprattutto di fronte a una popolazione mondiale triplicata in un secolo, con un fabbisogno idrico cresciuto sette volte tanto, questo bene naturale si appresta a sostituire il petrolio nella battaglia dell'economia e della finanza mondiale. In diversi paesi sottosviluppati la rapida crescita della popolazione rispetto alle disponibilità già scarse ha generato situazioni allarmanti per la carenza di acqua potabile. Mediamente, nel corso dell'anno, un cittadino necessita di un metro cubo d'acqua per dissetarsi, ma gliene occorrono mille per alimentarsi. In futuro altri trenta paesi del mondo e un miliardo di persone saranno a rischio se non si affronterà globalmente questo problema.
Per superare in maniera concreta alcuni meccanismi che portano a considerare l'acqua come un qualcosa di eterno, soprattutto gratuito, nel secolo scorso si è cercato di creare un sistema razionale di governo e di gestione della risorsa idrica. Nel contesto europeo, negli ultimi decenni, tutti i paesi hanno provveduto a organizzare la gestione e il governo di questa risorsa con risultati più o meno positivi. In molti paesi si sta legiferando con opzioni ispirate a una sorta di protezionismo pubblico, rispetto all'insidia di mercato e alle risultanze dell'esperienza con la gestione privata.
In Italia il tentativo di dare ordine e razionalità alla gestione dell'acqua inizia negli anni successivi alla prima guerra mondiale e prosegue fino all'entrata in vigore della legge Galli, la quale indirizza le Regioni a operare scelte precise e tempestive in ordine alla tutela della risorsa idrica e all'organizzazione del servizio idrico integrato. Questo è solo un breve excursus. Per concludere, nel 1997 il Consiglio regionale ha recepito la Galli attraverso la legge regionale numero 29, che traccia una via di razionale gestione dell'idropotabile. L'acqua destinata agli usi civili, per la scarsità con cui è presente in natura e per la sua contestuale funzione di bene di prima necessità per la vita in generale e per lo sviluppo di un territorio, è indubbiamente una risorsa di rilevanza strategica.
In Sardegna le risorse idriche sono rappresentate per la quasi totalità dalle risorse superficiali, cioè da quelle risorse invasate nei serbatoi artificiali; inoltre esistono zone idrografiche caratterizzate da un deficit di risorsa a fronte di zone in cui si registra un surplus di risorsa. Risulta pertanto evidente che la disponibilità di risorse idriche è legata essenzialmente alla corretta gestione degli invasi esistenti e ad un'attenta politica di pianificazione e programmazione degli interventi infrastrutturali, soprattutto per quel che riguarda la costruzione di nuovi invasi e l'interconnessione fra sistemi idrografici. Attualmente la gestione degli invasi esistenti, ce ne sono circa quaranta, è condotta, anche all'interno dello stesso bacino idrografico, da una molteplicità di enti, a tutto svantaggio non solo della utilizzazione razionale della risorsa, ma anche di una vera capacità di governo della stessa da parte della Regione. Risulta quindi indispensabile prevedere una profonda riforma del comparto acque per restituire alla Regione la competenza primaria sancita dallo Statuto.
Il comparto multisettoriale: come è stato detto da questo comparto dipende oltre il 90 per cento dell'approvvigionamento idrico regionale. L'attuale gestione non è ormai più sostenibile e occorre, pertanto, creare per il futuro un'Agenzia regionale per le risorse idriche, alle dipendenze della Giunta regionale, alla quale assegnare la titolarità delle concessioni di grande derivazione, la gestione diretta dei serbatoi artificiali, delle infrastrutture di adozione ad uso plurimo e delle infrastrutture di interconnessione fra zone idrografiche; inoltre, funzioni specialistiche sul controllo ed esercizio delle dighe, la titolarità, quale strumento tecnico della Regione, della progettazione ed esecuzione delle graandi infrastrutture idrauliche. Il modello proposto è stato già adottato con successo in Spagna, con la creazione delle confederazioni idrografiche. L'Agenzia dovrebbe consegnare poi la risorsa idrica ai singoli enti gestori, perché non vi è soltanto il gestore d'ambito, bensì vi sono anche i consorzi di bonifica per il sistema irriguo e i consorzi industriali per i sistemi idrici industriali.
Riguardo al problema delle tariffe sembra opportuno mantenere, diversificandola per i tre settori di utenza (irriguo, potabile, industriale), una tariffa unica sino alla consegna agli enti gestori. Questo consente, oltre che una sostanziale equità di trattamento all'interno della regione, di poter avere una prima tariffa determinata sulla base dei costi di funzionamento dell'Agenzia, dei costi per la manutenzione straordinaria e l'ammortamento delle opere esistenti e dei costi per la realizzazione di nuove opere. Questa tariffa può essere in parte abbattuta a carico del bilancio regionale, tenendo conto della particolare situazione di svantaggio dell'Isola, in cui le opere di infrastrutturazione primaria hanno un'incidenza economica di gran lunga superiore a quella delle altre realtà nazionali. A valle della consegna la tariffa non può che diversificarsi e dipendere dalla capacità dei singoli gestori di garantire il servizio. E' possibile prevedere, per particolari fasce di utenza, fra le categorie economicamente più deboli, abbattimenti o ammortamenti a carico della Regione. Per i compiti ad essa attribuiti la forma giuridica dell'Agenzia non può essere quella di ente strumentale della Regione, ma piuttosto quella di un'eventuale azienda speciale; questo per consentire quella efficienza ed efficacia che la gestione quotidiana di un sistema idrico complesso richiede.
Il comparto idropotabile rappresenta, per i risvolti diretti sulla qualità della vita dei cittadini, uno degli aspetti più importanti dell'intera riforma. Va detto subito che ormai l'applicazione dei principi della legge Galli non è più procrastinabile e da questo punto di vista la recente approvazione del Piano d'ambito colma una lacuna durata troppi anni. La legge Galli è del gennaio del '94, ciò non di meno anche il piano d'ambito va inquadrato nella più generale riforma dell'intero comparto.
Nello specifico vanno fatte alcune considerazioni: così come è stato configurato il piano d'ambito prevede che il gestore compri l'acqua grezza da potabilizzare, ma per quanto detto prima chi gestirà il multisettoriale che tale acqua deve fornire? Come sarà possibile assicurare al gestore, in assenza totale di controllo da parte della Regione e in presenza di ricorrenti siccità - ne abbiamo una drammatica in corso - con conseguente conflittualità tra i vari utenti, l'erogazione dei volumi previsti dal piano? E cosa succederà se tali volumi non potranno essere assicurati? Si potrebbe configurare addirittura il rischio di penali a carico dei gestori del multisettoriale, cioè della Regione, dei suoi enti o dei consorzi addirittura.
C'è da fare un'osservazione sulla tariffa prevista per l'acqua grezza: appare alquanto bassa e tale da non coprire neppure i costi di gestione corrente. A questo va aggiunto che l'intero schema tariffario appare probabilmente discutibile e che l'enorme massa di danaro pubblico che il piano prevede di investire nei prossimi anni dovrebbe essere in qualche modo spesa secondo canoni di obiettività, trasparenza e rispetto della normativa vigente.
PRESIDENTE. Qualche secondo ancora pregandola di chiudere.
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Possibilmente solo un minuto, perché mi riservo eventualmente di esplicitare qualche altro concetto in sede di dichiarazione di voto. Comunque, rispetto a quanto ho dichiarato, allo stato attuale pare opportuno procedere nel modo seguente: varare una legge di riforma complessiva dell'intero comparto idrico, ispirata a mantenere il multisettoriale sotto stretto controllo della Regione mediante la creazione di un'apposita agenzia; varare in tempi rapidissimi per il comparto idropotabile una legge regionale che consenta l'affidamento diretto per un congruo numero di anni del servizio idrico integrato a un soggetto pubblico o a prevalente capitale pubblico. Ciò consentirebbe di evitare pericolosi salti nel buio, di privilegiare le professionalità esistenti e di non mandare a carte quarantotto quanto esiste oggi agli atti fra gli enti operanti nel settore, salvaguardando le gestioni esistenti per quel che riguarda il settore irriguo e industriale, cioè i consorzi di bonifica e i consorzi industriali, riservando loro l'importantissima funzione di distribuzione della risorsa nei comparti di competenza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io personalmente ho apprezzato la parte iniziale dell'intervento dell'assessore Ladu per alcune affermazioni che poi però non ha portato a una doverosa conclusione, come competerebbe a una funzione esecutiva quale quella che lui riveste.
Su questo problema che noi abbiamo sollevato con la mozione dico subito che non mi interessa avere come riferimento del mio intervento il presidente Pili e credo che, oggettivamente, per le cose che stanno avvenendo in questi mesi, sia difficile che il Consiglio possa su questa materia aprire un'interlocuzione con lui. Non lo può fare perché i comportamenti e le inclinazioni golpiste del suo mandato non consentono interlocuzioni. Io ho apprezzato l'assessore Ladu per il taglio diverso che ha dato al suo intervento e che differenzia il suo approccio ai problemi da quello che fino a oggi ha dimostrato il Presidente della Regione. E quindi anche il suo tentativo, assessore Ladu, di produrre una sorta di giustificazione, le dimostrerò, non è congruente con gli atti che lei ha assunto, che andavano invece in un'altra direzione. E glielo dimostro facendole rilevare che lei ha portato all'esame della Giunta lo statuto e l'approvazione degli atti relativi all'elezione dell'assemblea dell'Autorità d'ambito il 9 luglio di quest'anno e che quell'argomento è stato inserito all'ordine del giorno della Giunta il 18 dello stesso mese. Lei aveva detto a quest'Aula che per poter insediare gli organi dell'Autorità d'ambito servivano almeno tre mesi. Noi ad oggi avremmo quindi già svolto quella elezione se la Giunta avesse ottemperato a quello che lei correttamente diceva nella sua delibera, dove non solo indicava le modalità procedurali, ma affidava anche lo svolgimento della procedura elettorale agli Uffici della Presidenza della Giunta regionale. Ed è proprio quando è arrivata lì che è cambiata la linea.
Per questo io non mi sento - e mi scuserà anche sul piano personale, ma stiamo parlando di funzioni - di avere oggi, di fronte a questi atti pregressi, il Presidente della Regione come interlocutore. Perdonatemi, ma è così. Gli atti parlano, assessore Ladu, e lei ce li ha confermati oggi, dimostrando l'iniziale sua buonafede in un percorso che voleva tutelare il dettato legislativo e osservare i passaggi, mentre appare ampiamente in malafede il percorso del Presidente della Regione. Però voi siete in quella maggioranza, voi vi fate rappresentare dall'attuale Presidente della Regione e lo dico alle forze politiche che hanno una tradizione di vicinanza, di partecipazione al sistema fondante della democrazia, cioè il sistema degli enti locali. Ma pensate che ciò si possa fare in nome di una presunta premialità? E sulla premialità vi dirò poi, perché anche questo vezzo un po' strano del Governo nazionale di sostenere i poteri commissariali, cioè una diminutio della capacità democratica del nostro ordinamento, per consentire che venga perseguita una premialità che non spetterebbe per le inadempienze della Regione, è un paradosso che va approfondito, perché le premialità si danno a chi è efficiente, non a chi è carente. Questi sono dei sistemi che aiutano la democrazia ad essere maggiormente partecipata, ma quando i cittadini si rendono conto che la politica e le istituzioni vivono delle contraddizioni così paradossali, pensate che possano ancora credere a quello che noi andiamo sostenendo? Non ci credono, non ci crederanno!
E allora, questo punto, la premialità, questa fantomatica premialità che fa da premessa a un'ordinanza del Governo, che sottrae poteri all'autonomia e alla democrazia della nostra Regione in cambio di quattro lire dei fondi del Quadro comunitario di sostegno, perché la Regione è inadempiente, basta a voi che avete tradizioni storiche di vicinanza e di partecipazione con gli enti locali per essere complici di questo dissesto democratico? Ve lo pongo come quesito, non è un problema della maggioranza e non è neanche un problema della opposizione; è un problema di classificazione della vostra natura politica, del vostro posizionamento all'interno delle dinamiche democratiche che sono ormai consolidate e che non si possono abbandonare perché c'è un'emergenza.
Badate, per quanto riguarda le emergenze si devono indicare i poteri ma anche chi controlla i poteri stessi, e questa ordinanza non ci dice chi controlla Pili. Voi avete assunto, dall'inizio di questa legislatura, un atteggiamento di difesa a riccio di una vostra prerogativa e non c'è questione di merito che vi dia il coraggio delle vostre idee, basta vedere l'esito dell'ultima crisi, dell'ultimo mal di pancia di Alleanza Nazionale e come tutto sia stato risolto con una chiusura. Ma pensate che la politica possa migliorare la sua qualità quando nel momento in cui sta arrivando al nodo dei problemi ritorna indietro in nome di un'unità improduttiva, priva di approdi e che sacrifica conquiste democratiche che in quest'aula e nelle altre aule del Consiglio regionale si sono svolte per decenni? Questo è il punto, il problema non è autorità, ambito unico o più ambiti ottimali. A me non importa nulla dell'uno o dei più; mi interessa quali livelli democratici di partecipazione realizziamo intorno a questi organismi. Questo mi interessa, mi interessa sapere non il numero, ma quali strumenti noi diamo alla gente per stare intorno alla gestione di quello che le appartiene e che non appartiene a noi. E se noi interpretassimo la nostra rappresentanza qui dentro come la cinghia di trasmissione della tutela del patrimonio indisponibile del popolo sardo avremmo un diverso atteggiamento. Come un diverso atteggiamento deve avere l'onorevole Fantola, diversissimo atteggiamento, che avete assunto - io credo anche giustamente, poi si tratterà di vedere sulla base di quale effetto causale, però questo è un altro problema - come esperto e cultore della politica dell'acqua, per quanto vi riguarda. Io non accetto che lui, dopo aver battuto tredici anni i pavimenti del Consiglio regionale, quasi sempre come componente della maggioranza, accenni a ipotesi di ritardi accusando o sottintendendo accuse nei confronti di chicchessia, perché non è dignitoso e non può affermare che l'ordinanza rappresenta un successo se non si assume, caro onorevole Vargiu, assieme a tutti voi che con lui formate il partito dei Riformatori, la concezione che intorno a questa affermazione si articola l'interpretazione autentica del concetto di riformismo che voi portate avanti, perché questa è la verità. Le affermazioni hanno un senso e vanno puntualizzate, e sono parole dette qui dentro non per strada, non negli ambulacri più o meno ufficiali di questo Consiglio regionale.
Io credo dunque che la nostra mozione abbia solo un valore fondamentale, che è quello di consentire a tutti noi di decidere da che parte stare: dalla parte degli enti locali e della democrazia nella gestione di questi beni indisponibili della Regione, che appartengono a tutti i cittadini sardi, oppure contro di loro. A dire il vero qualche segnale noi l'abbiamo sul conto vostro, perché se andiamo a fare un excursus molto rapido degli ultimi mesi rileviamo che voi avete tutti contro: avete le province contro sull'ARPAS, avete le province contro sulle scuole, avete i comuni contro sull'acqua, avete i comuni contro sui piccoli ospedali, avete i comuni contro sui trasferimenti finanziari, avete i comuni contro sui PIT, avete i sindacati contro sistematicamente su tutto. Mi dite se noi non abbiamo il dovere di dare una traduzione a questi comportamenti?
Noi sosteniamo nella nostra mozione che stiamo prima di tutto dalla parte della tutela della democrazia partecipata e organizzata del nostro ordinamento, che voi state sovvertendo. Poi possiamo discutere e mi sarei aspettato che l'assessore Ladu, il quale sostiene che non è possibile indire le elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'ambito entro il 20 novembre, ci indicasse, proprio per la buonafede che ho inteso dare al suo intervento, la data possibile per porre termine a questa vicenda. Non l'ha fatto e allora non serve fare i proclami e i comunicati stampa che dicono che voi siete di natura diversa, perché questa è la natura che vi accompagna.
L'ultima considerazione la voglio fare sulle tariffe, se mi è consentito: non prendete in giro i sardi, non esiste nessun tipo di piano d'ambito che possa prevedere che nell'arco di qualche decennio le tariffe, sulla base delle funzioni che deve assolvere l'Autorità d'ambito, possano aumentare anziché diminuire.
PRESIDENTE. Qualche secondo ancora prego.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita D.L.). La razionalizzazione delle risorse, la costruzione delle infrastrutture, l'intervento tariffario e quello sulle perdite dovrebbe consentire una capitalizzazione del bene che porta alla diminuzione dei costi, non alla loro lievitazione. E' un ragionamento un po' strano, soprattutto se calato sul terreno della privatizzazione, come voi dite, del bene acqua in Sardegna. Noi siamo contro la privatizzazione e siamo attenti anche alle ricadute sociali che queste vostre sciagurate inclinazioni possono produrre, che, come spesso accade, non sono assolutamente proporzionate alla vostra azione di governo. State attenti che non vi capiti un giorno o l'altro qualcosa più grande di voi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, anche dalla discussione che si sta svolgendo stamattina in quest'aula emerge l'assoluta necessità di passare da una gestione straordinaria e monocratica a una gestione ordinaria e democratica delle risorse idriche. Ed è positivo anche che all'interno della maggioranza emergano posizioni diverse, che ci sia una certa dialettica.
Gli interventi che stamattina si sono succeduti mettono in evidenza che i problemi non sono ancora risolti, che c'è bisogno, anche rispetto al governo del settore idropotabile, degli strumenti legislativi di cui diversi colleghi che mi hanno preceduto hanno parlato; c'è bisogno che l'iter democratico del disegno di legge presentato dalla Giunta e delle altre proposte che sono in campo sia definito e sia portato a compimento.
Onorevole Pili, l'esigenza che le risorse idriche siano gestite in modo democratico non è di tipo formale, ma attiene tutta alla sostanza delle scelte che si fanno. Perché dico questo? Intanto perché non si era mai visto che programmi così importanti come l'Accordo di programma stralcio, che prevede la spendita di 1.127 miliardi e che riserva un ruolo di grandissima rilevanza al settore idrico, o lo stesso elenco delle grandi opere fatto dal ministro Lunardi, che comprende interventi molto importanti per questo settore, siano definiti e approvati in sede governativa, nell'ambito dei rapporti con l'amministrazione regionale, senza che le Commissioni consiliari competenti per materia e il Consiglio regionale stesso ne siano investiti. Questo mi sembra un dato estremamente grave, e tutto il sistema delle autonomie locali è tatticamente tenuto fuori dalle decisioni che riguardano questi programmi. Quindi non è un fatto di forma, è un fatto di sostanza.
Io domando all'onorevole Pili - gliel'ho chiesto anche in occasione della discussione delle altre mozioni sul problema idrico - da dove nascono le opere previste nell'elenco delle grandi opere del ministro Lunardi. Glielo domando perché c'è una sottovalutazione del problema complessivo e perché sono inserite opere non rispondenti alle esigenze reali della nostra comunità regionale. Si rischia quindi, anche stavolta, di realizzare interventi che non essendo voluti dagli enti locali e dalle popolazioni dei territori interessati rappresentano un'ennesima decisione che produce sprechi e non risolve i problemi.
A questo proposito, onorevole Pili - se vuole ascoltare le cose che le sto dicendo -, le ricordo che nelle grandi opere del ministro Lunardi è inserita la traversina di Bau 'e Linu, che dovrebbe sottrarre l'acqua dal sistema Flumineddu per convogliarla nel sistema Tirso, lasciando l'alta e la bassa Marmilla, che sono territori fortemente in ritardo di sviluppo, priva di questa risorsa. Quelle popolazioni, quei sindaci sanno che senz'acqua per loro non c'è futuro. E la richiesta di quelle popolazioni, che nessuno ha mai sentito o voluto sentire, è che si realizzi l'invaso di S'Alusia, tra Samugheo e Asuni. Onorevole Pili, quell'opera è richiesta dalle popolazioni, ma lei è impegnato anche durante questa discussione in altre cose, vedo che non segue ciò che io le sto dicendo, però dovrà incontrare i sindaci che su questo problema verranno a trovarla anche in tempi brevi. Sì, noi vogliamo una gestione democratica, perché ci sia rispondenza tra i programmi e i bisogni reali della comunità regionale.
Un'osservazione voglio fare rispetto alle cose che diceva l'onorevole Fantola. Egli sostiene che abbiamo un deficit di 350 milioni di metri cubi di risorsa idrica rispetto al fabbisogno. Intanto devo dire che in Sardegna l'acqua ci sarebbe se venisse governata diversamente, ma il fabbisogno idropotabile va assicurato in tutti i casi, è il primo fabbisogno da assicurare, e questo assorbe circa il 25 per cento delle risorse disponibili. Poi c'è bisogno di una politica complessiva finalizzata ad aumentare la disponibilità della risorsa e in alcuni casi c'è bisogno anche di nuovi invasi. Credo che occorra mettere in atto una rigorosa politica di lotta agli sprechi non solo nel comparto idropotabile, ma soprattutto in agricoltura (ricordo che l'agricoltura assorbe in Sardegna circa il 65 per cento delle risorse finanziarie disponibili). C'è poi bisogno di poter riutilizzare le risorse idriche, di riciclarle, e a tal fine necessita uno studio serio circa la presenza delle acque sotterranee e il loro oculato e compatibile utilizzo.
Ecco queste cose io credo che debbano essere fatte in una programmazione organica e complessiva delle risorse idriche e penso che se questo avverrà attraverso gli strumenti legislativi e le istituzioni democratiche che la normativa prevede ai bisogni della comunità regionale si potrà rispondere anche senza ricorrere alle interconnessioni con la Corsica. Occorre discutere seriamente di questi argomenti, non si possono prevedere sistemi, interventi di queste dimensioni senza una discussione seria, senza aggiornare il piano delle acque, senza programmare seriamente l'utilizzo delle risorse disponibili.
In conclusione, per quanto riguarda le responsabilità, l'onorevole Fantola faceva riferimento ai Governi precedenti. Certo, è sempre opportuno fare i dovuti riferimenti, però bisogna avere lo sguardo rivolto alla soluzione dei problemi. E visto che si è fatto riferimento anche alla vecchia gestione della risorsa idrica, voglio ricordare che nella Giunta Palomba è stato Assessore dei lavori pubblici, per tre anni e mezzo, l'ingegner Paolo Fadda, espressione del partito dell'onorevole Fantola, che fu nominato dal presidente Palomba subcommissario per l'emergenza idrica (cosa che, invece, l'onorevole Pili non ha fatto con l'onorevole Ladu) e aveva quindi responsabilità primarie. All'ingegner Fadda è succeduto l'onorevole Fois, che allora faceva parte della coalizione di centrosinistra e che oggi fa parte di questa Giunta. Insomma, onorevole Fantola, lei che si è sempre occupato di questi problemi, dal piano delle acque alla programmazione di questa risorsa importantissima, alla progettazione di dighe e quant'altro, io credo che in questa Regione ci siano molte cose da riformare, incominciamo da qui, dal settore delle acque; incominciamo a introdurre un po' di democrazia anche qui e senz'altro ne guadagnerà la comunità regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlando con gli amici del centrosinistra qualche volta io ho ricevuto una tiratina d'orecchie, perché mi si accusava sostanzialmente di usare troppo il passato remoto, di usare troppo anche il passato prossimo. Sono verbi che evidentemente non piacciono agli amici del centrosinistra che, guarda caso, parlano sempre al presente, usano solo ed esclusivamente l'indicativo presente. Ecco, essi non parlano mai del passato e poiché io non voglio arrecare dispiacere a nessuno questa volta il passato remoto e il passato prossimo non li userò, parlerò semplicemente della situazione attuale e del futuro, se questo vi può tranquillizzare, non voglio rovinarvi la mattinata.
Detto questo, non possiamo non renderci conto che a Cagliari e nel Campidano di Cagliari l'acqua è razionata, che non è possibile pianificare la produzione agricola perché non si ha la garanzia che l'acqua ci sarà. Si potrebbe confidare, per chi crede, e io credo, nel Padre Eterno, ma questo non credo che sia consigliabile a chi deve progettare una produzione intensiva. E allora bisogna ricordarsi che Cagliari ha subito, negli ultimi anni, migliaia di miliardi di danni a causa della siccità, della mancanza d'acqua. Uno dice: "Ma in Sardegna, certo, il problema della siccità c'è perché non c'è l'acqua, perché c'è il grave problema della mancanza d'acqua." Questo è in parte vero, in parte perché non c'è l'acqua in provincia di Cagliari, ma nelle dighe del Cedrino, di Posada, di Bau Muggeris o nella diga Cantoniera di acqua ce n'è, e tanta! Ed è talmente abbondante che finalmente con un progetto del centrodestra, in otto mesi (questa è la previsione, in altri tempi sarebbero occorsi, vista la situazione della SS 131, quindici o vent'anni!) sarà realizzata una bretella di collegamento fra il Tirso e il Flumendosa, e sarà realizzata, amici, perché adesso non c'è. Se le centinaia di milioni di metri cubi d'acqua che ogni inverno, puntualmente, dalle dighe del centro e del nord Sardegna vengono scaricate a mare, fossero invece canalizzate verso quelle zone dove l'acqua non c'è, voi capite che potremmo dire che il problema dell'acqua in Sardegna non esiste. Infatti, se Cagliari potesse avere tutti quei milioni di metri cubi d'acqua gettati a mare regolarmente, ogni anno, non avrebbe problemi; se a Cagliari e anche in altre parti della Sardegna ci fosse un sistema di recupero delle acque reflue, non vi sarebbe il problema dell'irrigazione; se non avessimo delle condotte colabrodo, come invece abbiamo, che perdono il 40, a volte anche il 50 per cento del liquido durante il percorso di trasferimento, probabilmente non avremmo problemi d'acqua. E allora non si dica che non abbiamo l'acqua perché non piove; non abbiamo l'acqua perché non siamo stati capaci di prevedere, di costruire, di programmare.
L'utilizzo della risorsa idrica è un altro problema: noi spendiamo, da tanti anni, centinaia di miliardi per la formazione professionale, ma non siamo stati capaci di insegnare ai nostri agricoltori ad utilizzare la poca acqua che c'è in modo razionale, moderno e intelligente, così come fanno in tanti altri paesi dove di acqua ne hanno anche molto meno di noi. Chiedo ai colleghi se cortesemente si accomodano nella saletta a chiacchierare, perché dovendo parlare a braccio ho bisogno di riflettere sulle cose che intendo dire.
Dicevo che se noi avessimo insegnato ai nostri agricoltori delle tecniche di irrigazione computerizzate, avendo prima fatto degli studi per sapere di quanta acqua necessita una determinata pianta in un dato momento, si potrebbero programmare le produzioni. Ecco, se si potesse fare questo a mio avviso si darebbe un colpo importante al problema della mancanza d'acqua, perché quando si dice che tutto si risolve razionando l'acqua potabile a Cagliari si dice una cosa non vera, una cosa inesatta, perché il consumo di acqua potabile rappresenta all'incirca il 10 per cento del totale, quindi una miseria. Se anche costringessimo i cittadini sardi a farsi la doccia velocemente, ad utilizzare rubinetti con fotocellule, eccetera, il risparmio d'acqua ottenuto sarebbe ben poca cosa. L'acqua si può risparmiare nell'agricoltura e nell'industria. Per esempio, potremmo cercare di indirizzare l'attività industriale verso l'autosufficienza: la SARAS ha i dissalatori, i pozzi, a Portovesme c'era un dissalatore che non viene più usato, e anche questi accorgimenti potrebbero contribuire ad un uso razionale della risorsa idrica.
E veniamo ai dissalatori: i dissalatori sono una cosa santa quando l'acqua veramente non c'è, quando c'è la disperazione, ma - come ho detto prima - l'acqua in Sardegna c'è, si tratta di non buttare a mare quella che gli invasi non riescono a contenere, perché è un'operazione scellerata, così come è scellerato consentire all'ENEL, ancora oggi, di gettare a mare, dalla diga Cantoniera e da quella di Bau Muggeris, centinaia di milioni di metri cubi d'acqua, dopo averla usata per i suoi fini energetici. Sarebbe pazzesco che noi ci riprendessimo quell'acqua, diventata nel frattempo salata, per poi dissalarla, perché dissalare l'acqua, a parte l'enorme costo di gestione dei dissalatori, significa anche consumare un'enorme quantità di energia, e noi abbiamo carenze anche in questo settore. Infatti produciamo a malapena l'energia sufficiente oggi, ma se vogliamo fare sviluppo nel settore turistico, agricolo o agroalimentare, abbiamo bisogno di produrre più energia, e allora dobbiamo preoccuparci anche di questi aspetti. Ci sono altri sistemi, per esempio in altri paesi la pioggia viene provocata, però credo che se noi potessimo mettere in essere i collegamenti tra le dighe che buttano l'acqua a mare (mentre noi siamo senza acqua!) e riuscissimo a realizzare una rete di recupero delle acque reflue, avremmo risolto il problema idrico e dovremmo smetterla di dire ai sardi che non c'è acqua perché non piove. Non c'è acqua in Sardegna perché non siamo capaci di far sì che quella che c'è possa essere utilizzata da tutti i sardi. Non esiste acqua di cui è proprietaria Oristano o acqua di cui sono proprietarie Iglesias e Sassari. L'acqua è dei sardi e della Sardegna; l'acqua è di chi ce l'ha e se ne ha in più deve darla a chi non ne ha, secondo un principio di solidarietà. Signor Presidente, qui non si riesce parlare, sono circondato da telefonisti!
Se noi riuscissimo a fare questo credo che avremmo risolto, come dicevo prima, il problema dell'acqua. Non so se questo sia un progetto nel quale lei crede ancora o ha mai creduto, perché purtroppo c'è anche molta disinformazione su questi argomenti.
Per quanto riguarda il collegamento con la Corsica, Presidente, io credo che per utilizzare una risorsa vitale come l'acqua dobbiamo avere i rubinetti in Sardegna, perché dobbiamo poterli controllare noi, dobbiamo sapere quando vanno aperti e quando vanno chiusi, non possiamo pensare di affidarci, da questo punto di vista, a una regione europea, ma comunque straniera. E poi, in Corsica, quanto tempo impiegheranno a fare una diga? Potremo effettuare noi un controllo a monte sull'acqua che poi arriverà in Sardegna? Credo di no, e allora è importante che riusciamo a razionalizzare le diverse fasi, la raccolta, l'utilizzo, la distribuzione dell'acqua sarda in Sardegna in un ambito unico regionale, o se è necessario con qualche subambito, ma chiudendo gli enti inutili, senza creare nuovi carrozzoni, perché noi del centrodestra non abbiamo bisogno di fare clientelismo.
Ci rendiamo conto che per voi è difficile concepire questo nostro pensiero. Noi crediamo che la politica la si debba fare senza clientelismo, voi avete sempre fatto il contrario quindi non ci credete, me ne rendo conto. Non vi ho parlato del passato, spero che almeno mi passerete questa battuta, vi prometto che in futuro il passato remoto e il passato prossimo li userò pochissimo, non vi preoccupate. Detto questo, credo di aver finito e vi ringrazio per l'attenzione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S). Grazie, Presidente, cercherò naturalmente di non utilizzare per intero i dieci minuti che mi sono concessi. Voglio solo fare qualche considerazione avvalendomi delle cose già dette in quest'aula questa mattina, in particolare dai colleghi Gian Valerio Sanna e Alberto Sanna, i quali hanno iniziato i loro interventi parlando d'acqua, che è una cosa importante, ma parlando soprattutto di un qualcosa che è ancora più importante, in quest'Aula e fuori di qui, cioè di democrazia, e toccando i nodi veri del vivere civile e democratico che la nostra regione - e non solo la nostra regione - si è data attraverso conquiste avvenute nel corso di decenni e forse di secoli.
Ebbene, questo tema sicuramente suscita preoccupazione, non solo in noi, ma mi pare di capire anche fra i colleghi della maggioranza, e se un Assessore di questa maggioranza ci ringrazia per aver portato in Aula, attraverso una mozione, la discussione sul problema idrico, si capisce in quale difficoltà si dibatte la maggioranza in merito a questo tema.
Noi vogliamo portare alla luce del sole una discussione che non doveva essere promossa con una mozione, ma doveva nascere da un'iniziativa della maggioranza, perché se non ne parla questa maggioranza di un problema che tocca tutti i sardi, le famiglie, le imprese, le comunità, i comuni, le province, le comunità montane, di cosa dobbiamo e vogliamo parlare in quest'Aula? Non è un argomento che può essere visto come un affare per le grandi famiglie cagliaritane; no, è un argomento che riguarda tutti, che attiene alla democrazia, al vivere civile, alla vita quotidiana di ognuno dei sardi. Quindi questioni così importanti io penso debbano essere affrontate con uno spirito che coinvolga tutti in quest'Aula e fuori di quest'Aula.
Dopo questa prima considerazione, che ha ripreso cose già dette, voglio soffermarmi solo qualche minuto su quella che è la nostra proposta organica in merito a queste questioni. La mozione è stata brillantemente esposta dal collega Morittu, ma nel dispositivo della mozione stessa è contenuto, con assoluta semplicità, un percorso che non ci siamo inventati noi questa mattina, ma che è previsto dalle leggi vigenti; è infatti previsto da una legge nazionale, la cosiddetta legge Galli, dalla legge regionale numero 29 del 1997 e dalla legge regionale numero 15 del 1999. E' un percorso che prevede la costituzione dell'Autorità d'ambito, dell'ambito regionale, di subambiti e anche i tempi per la realizzazione del sistema di controllo democratico previsto dalle leggi. Assessore Ladu, lei ha parlato di questa possibilità, ma non ha indicato i tempi, non ha detto "si farà partendo da oggi, anche se occorrono tre mesi". Questo non l'ha detto.
Guai a noi se nel realizzare questa impalcatura democratica relativa al governo delle acque non coinvolgiamo non solo tutta l'Aula, ma anche le organizzazioni sindacali, perché occorre tutelare circa 2.400 lavoratori, che vivono dall'attività svolta in questo settore. Devono essere quindi coinvolti i sindacati, le organizzazioni datoriali, ma soprattutto le autonomie locali, che rappresentano la prima istanza democratica delle nostre comunità, perché quando si parlerà davvero di gestione e di costi lo si dovrà fare senza improvvisare, come invece sta facendo in questo periodo la maggioranza. E' impensabile che si possa passare dall'attuale sistema confuso, con tariffe che variano da 300 a 800 lire, a un sistema che può diventare letale anche per l'economia sarda, non solo per le famiglie, con la previsione di una tariffa di 1,07 euro, cioè 2.000 delle vecchie lire. Penso che questi costi vadano ridimensionati, ma se questo non fosse possibile occorre almeno che siano gestiti unitariamente dall'Autorità d'ambito, per eliminare molte delle gestioni ormai obsolete in una società civile, moderna come la nostra, ma soprattutto per creare economie, e non utili d'impresa, rispetto a un bene primario per la nostra società.
Voglio parlarvi di un tema che nessuno ha ancora toccato, perché si è parlato marginalmente dell'approvvigionamento idrico attuale che viene da bacini per lo più montani, dai bacini imbriferi. Ebbene, io non ho condiviso, e lo dico qui in Aula, la presa di posizione di alcuni sindaci dell'Ogliastra che l'estate scorsa dicevano: "L'acqua è dell'Ogliastra, l'acqua è della montagna; se Cagliari la vuole la deve pagare dando in cambio delle opere". E' un modo di fare che non condivido, però bisogna stare attenti alle loro istanze.
L'acqua è di tutti, io sono d'accordo, noi della montagna siamo d'accordo, ma anche la montagna è di tutti, anche la montagna va ripagata se le si prende quel bene primario, allora perché non applicare anche qui le leggi nazionali vigenti che ripagano, come nel caso dei bacini dell'ENEL, il territorio interessato dagli invasi, con indennità rivierasche, con indennità di immissione nel bacino stesso? Non sto parlando di cose inesistenti, sto parlando di norme che si applicano in tutta Italia, e nel caso di due consorzi imbriferi montani anche in Sardegna. La pianura e la città pagano i danni ambientali che si causano alla montagna e agli abitanti che li devono subire. Allora, in un rapporto corretto penso che si possa ipotizzare anche questo in Sardegna, ossia il pagamento dei danni ambientali e gli indennizzi alle popolazioni rivierasche, in una solidarietà che non è unidirezionale ma bidirezionale, dalla città verso la montagna e dalla montagna verso la città. Ma per fare questo è necessaria, naturalmente, una buona dose di democrazia che - ahinoi - da un po' di tempo scarseggia e non si manifesta assolutamente in meccanismi di sussistenza e solidarietà.
Nel concludere, mi auguro che la replica del presidente Pili fughi qualche dubbio, che ci dia certezze in ordine alla risoluzione di questo problema. Ma un po' di chiarezza penso che il Presidente la possa e la debba fare innanzitutto in merito alla funzione di subcommissario, perché non sappiamo neanche in quest'Aula chi sia questo subcommissario, perché non è il collega Fantola, che è stato definito ugualmente subcommissario, non è l'assessore Ladu, ma presumibilmente è il dottor Durante. Quindi, assessore Ladu, non me ne voglia se lei è "sub" al cubo, lo è per responsabilità della sua maggioranza e non nostra.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, nell'ascoltare il dibattito che si sta svolgendo in Aula, al di là di quello che invece si capisce nel leggere la mozione, io colgo due aspetti, uno dei quali tutto sommato appare assolutamente secondario rispetto all'altro, mentre ritengo che sia prevalente. Mi riferisco al fatto che l'opposizione usa il tema dell'acqua come cavallo di Troia, approfitta di un momento di indiscutibile difficoltà della maggioranza per puntare il dito sul ruolo del Presidente della Regione, anche in considerazione del fatto che effettivamente, se andremo a votare secondo la nuova legge elettorale nazionale, dovremo abituarci ad avere a che fare con un Governatore e non invece con un Presidente obbligato a patteggiare all'interno del Consiglio anche ciò che è difficile patteggiare.
Io ho apprezzato il taglio dato dall'onorevole Gian Valerio Sanna - con cui non condivido niente - al suo intervento, perché ritengo che abbia dato un'impostazione politica dignitosa al dibattito, evidenziando alcuni aspetti sui quali dovremmo tutti riflettere e richiamandosi a valori che questo Consiglio dovrebbe condividere. Sono convinta che la democrazia sia una grande conquista di tutti noi, però essa è legata all'ottenimento di alcuni risultati; la democrazia fine a se stessa mi pare assolutamente inutile, e il problema dell'acqua ne è la dimostrazione. Per anni in Sardegna abbiamo discusso di acqua, di come risolvere il problema dell'emergenza idrica, di come collegare i bacini, di ciò che si doveva fare o non fare. Il risultato è che in tutti questi anni non si è fatto nulla, per eccesso di democrazia, probabilmente, o per scarsa volontà o per incapacità politica; il risultato è che l'acqua non c'è e che oggi ci troviamo ad affrontare un'emergenza idrica drammatica. Allora democrazia probabilmente è anche riuscire a utilizzare i canali politici e istituzionali affinché i cittadini ne ricevano dei benefici.
Da questo punto di vista credo che, sicuramente con difficoltà e deficienze da parte del presidente Pili, i risultati stiano cominciando ad arrivare: Cagliari, per esempio, può contare su 10 milioni di metri cubi d'acqua, che assicurano il mantenimento del livello di erogazione attuale. Poi, avrà fatto bene o avrà fatto male, sarà un governatore, sarà un prepotente, sarà un antipatico, sfiderà la maggioranza e l'opposizione, gli amici e i nemici, sta di fatto che Cagliari in cinquanta giorni ha ottenuto una disponibilità d'acqua che - permettetemi di dirlo - nessuno le aveva garantito fino ad oggi, e poi quel che conta per l'utenza è avere i servizi.
La politica, a mio avviso, deve essere al servizio dei cittadini, e il problema di tutti noi, me compresa, è che spesso la utilizziamo per noi stessi, quindi tutto il tempo perso in discussioni inutili, l'indecenza delle assenze in aula in occasioni come queste sono cose delle quali, ovviamente, i cittadini ci chiameranno a rispondere. Però, per quanto mi riguarda, tutto è finalizzato a far ottenere ai cittadini i benefici che sono loro dovuti.
Sono convinta che la costituzione dell'Autorità d'ambito, benché con ordinanza commissariale, sia comunque un fatto estremamente positivo, perché è l'inizio di un percorso certo, fuori della logica di chi dice sempre: "Dovremmo fare, bisogna fare, faremo" e però non fa mai. Questo, ripeto, è l'inizio di un percorso certo e indietro non si torna. Poi, forse voi avete ragione, si sarebbe potuto agire diversamente, però non lo si è fatto, adesso si prosegue su questa strada. Credo quindi, se accettiamo la logica che il fine sono i benefici per i cittadini, che il taglio di questa discussione non possa essere ideologico, a meno che non accettiamo di dire espressamente in quest'Aula che l'opposizione, facendo il suo mestiere di opposizione, si incunea nell'attuale difficoltà della maggioranza per continuare a crocifiggere il presidente Pili. Ma allora diciamolo chiaramente e smettiamo di parlare di acqua.
L'ambito unico è l'unica possibilità vera che abbiamo, è l'unica alternativa, perché l'emergenza è talmente forte che non può esservi governo della risorsa idrica se non attraverso un sistema centralizzato che consenta la solidarietà indispensabile nei momenti di grande crisi. Io capisco, ovviamente, che ognuno tiri l'acqua al proprio mulino e che gli enti locali e tutti i soggetti interessati avrebbero interesse a continuare a gestire la loro quota di acqua, ma questo sarà possibile a razionalizzazione avvenuta; fino ad oggi troppi soggetti hanno gestito questa risorsa, e infatti non c'è acqua nelle condotte e nemmeno nei campi. Anche la scelta dell'ambito unico è dettata da una situazione di emergenza, poi discuteremo sulla possibilità che vi siano dei subambiti, però, collega Falconi, questa è un'impostazione che non si può barattare con la sopravvivenza. Io credo che il problema delle zone montane sia fondamentale per la Sardegna e non possa essere barattato con l'acqua. E' un problema di sviluppo, economico, culturale e politico che deve essere affrontato però su un altro piano, contemporaneamente, contestualmente, come vogliamo, ma non con il baratto dell'acqua. L'acqua è il futuro per tutti noi, perché non ci sarà montagna, non ci saranno città, non ci sarà turismo, non ci saranno industrie, non ci sarà niente senza l'acqua e forse non ci saranno neanche sardi, perché saranno costretti ad emigrare al Nord per avere l'acqua. Quindi credo che questo sia il problema centrale della Sardegna attualmente.
La tariffa prevista rappresenta la media delle tariffe attualmente praticate; però badate che regioni come la Toscana, che hanno una disponibilità d'acqua ben superiore alla nostra e che, fra l'altro, sono governate dal centrosinistra, applicano tariffe triple rispetto alle nostre, perché laddove l'acqua è un bene prezioso uno dei modi per favorirne l'utilizzo accorto è quello di valorizzarla dal punto di vista economico e finanziario. Con questo non voglio dire che noi siamo favorevoli all'aumento delle tariffe, perché la nostra proposta infatti è quella di prevedere fasce tariffarie diversificate secondo l'utilizzo. Però, oggi, fare un discorso populista sulle tariffe credo che sia assolutamente fuori luogo.
Entrando nel merito del problema, devo dire che vi sono tre aspetti fondamentali: la raccolta, la gestione e il costo dell'acqua. Sul soggetto gestore si sono soffermati anche i colleghi che mi hanno preceduto, e devo dire che non è intenzione né di questa maggioranza, né di Forza Italia regalare la gestione della nostra acqua a chicchessia. Non è nostra intenzione dare in appalto il servizio a un soggetto che rischia di arricchirsi alle nostre spalle, proprio perché stiamo ragionando di una risorsa primaria. Quindi state tranquilli, su questo non ci saranno le grandi tragedie che voi avete preannunciato sulla stampa, e vi invito a proseguire questa discussione su un piano di merito, con la ragionevolezza di chi sa che dall'acqua si deve partire per affrontare poi tutti i problemi dello sviluppo.
Al collega Morittu voglio dire che nella sua relazione si è preoccupato del fatto che il presidente Pili appaia oggi come l'unico baluardo di una politica diversa. Cari colleghi, prendiamo atto che è così: il presidente Pili è il baluardo di una politica diversa, perché sta concretamente attuando una politica diversa, perché sta portando a casa dei risultati, ed è anche l'unico baluardo di una politica diversa perché se la realizzazione di alcune cose sarà affidata a questo Consiglio, probabilmente tra centocinque anni saremo tutti morti perché non avremo né acqua, né strade, né altro. Non attribuisco la responsabilità di questo all'opposizione, credo che grande responsabilità abbia questa maggioranza che non ha ancora sciolto alcuni nodi, ma obiettivamente questo Consiglio regionale ha tempi diversi da quelli che i cittadini si aspettano per avere delle risposte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Collega Pilo, l'unica cosa su cui concordo con lei è che un dibattito di questo genere sicuramente avrebbe richiesto un'Assemblea molto più partecipata, soprattutto da parte della maggioranza che notoriamente è più assenteista della opposizione. Ma il problema che oggi la mozione ha posto in evidenza è quello dell'acqua e di questo dovremmo cercare di discutere.
Nella nostra Isola, come ben sappiamo, il problema dell'acqua è senz'altro storico, non da oggi, ma da sempre; tutti ormai concordano nel ritenerlo uno dei maggiori problemi del prossimo futuro, ma mentre nelle maggiori nazioni europee, che sicuramente hanno meno problemi idrici di noi, negli ultimi decenni ci si è premuniti organizzando, la maggior parte con sistemi pubblico-privati, la gestione e il governo di questa risorsa, e con risultati nel complesso buoni, da noi invece tutto si complica.
E' da diverso tempo che si prova, purtroppo con scarsissimi risultati, ad ipotizzare, e purtroppo solo a ipotizzare. Ad ipotizzare che cosa? Utili strategie non dico per risolvere, ma quanto meno per alleviare ciò che per alcuni territori, per talune popolazioni, per tutte le attività sta diventando un vero e proprio dramma. Parlo di ipotesi perché mai in maniera concreta, con programmi certi, con risorse adeguate, si è affrontato il problema idrico. Parlo di ipotesi perché solo in quest'ultimo periodo, con l'ascesa al comando del Presidente commissario, queste ipotesi sono ulteriormente aumentate e si sono accavallate. Le teorie assurte a certezza sono aumentate, però, come dice un famoso matematico francese, caro Presidente, qualunque teoria va supportata col dialogo e col confronto, e mi pare che sia proprio questo che al Presidente non va giù. Le sue granitiche certezze lo inducono talvolta ad assumere atteggiamenti che potrei definire fuori luogo. A tutt'oggi, ufficialmente, noi consiglieri di minoranza, non abbiamo ricevuto nessuna documentazione sulle sue iniziative. Tutto ciò che si sa, come al solito, proviene il più delle volte da notizie di stampa, mai direttamente.
Io mi permetto di consigliare al Presidente l'istituzione per noi tutti di un corso, anche a pagamento, per investigatori che ci permetta di trasformarci, se necessario, in tanti piccoli Sherlock Holmes. Infatti siamo costretti, nostro malgrado, chiaramente, anzi direi che siamo obbligati a ricercare con grande difficoltà atti che dovrebbero essere portati alla nostra conoscenza con grande tempestività.
Io non credo, colleghi, che in questo Consiglio vi sia forza politica che non ritenga il problema idrico di importanza fondamentale per la nostra Isola e la cui risoluzione non sia da tutte le forze politiche auspicata, da tutti ricercata. Ciò che credo e che le forze politiche di minoranza, ma anche di maggioranza, stanno cercando di farle capire, presidente Pili, è che il problema bipartisan - una parola che va di moda - deve essere discusso nella sede più appropriata e opportuna, come oggi sta avvenendo, cioè in quest'Aula, dove con grande serietà, badi bene, ci sarà un dibattito approfondito per trovare, allora sì unitariamente, tutti i più utili rimedi per alleviare prima e risolvere poi questo secolare problema.
Caro collega Fantola - mi rivolgo a lui, ma purtroppo non c'è -, era ora che con franchezza e spirito costruttivo ci confrontassimo su questo problema in una discussione approfondita, che richiede impegno e grande serietà per trovare tutte le più utili risoluzioni. Visti però i precedenti e sentite le più varie ipotesi formulate da Presidente, Assessori, consiglieri singoli o associati, l'unica cosa certa qui è che si brancola nel buio. Ognuno dall'alto della sua incompetenza e ignoranza si eleva a "pontificatore"; tutti hanno la ricetta e la soluzione più appropriata: chi vuole nuove dighe, chi vuole dissalatori, chi vuole "bombardare" le nuvole, chi vuole realizzare collegamenti tra le dighe, chi vuole l'acqua dalla Corsica, eccetera. Un marasma! Ci si muove singolarmente e in maniera disordinata, l'unica cosa certa è che nessuno vuole perdere le sue rendite di posizione, enti pubblici e privati, il più delle volte pletorici, se non inutili, che amministrano una risorsa sempre più rara.
Dalla riunione di maggioranza tenutasi ieri, che secondo le notizie di stampa è servita alla maggioranza stessa per ricompattarsi su come non affrontare il problema, sembrerebbe che l'unica preoccupazione emersa sia che il maggior ente gestore della risorsa idrica in Sardegna, l'ESAF, ha un buco in bilancio di 80 miliardi delle vecchie lire. Cosa fare? L'unica preoccupazione sembra essere questa. Però l'ESAF continua a fare bandi per assumere, chiaramente in maniera clientelare, nuovo personale, che a questo punto non si sa bene a cosa serva.
La mozione oggi in discussione ha quanto meno raggiunto lo scopo di riportare il dibattito nella propria naturale sede e ci auguriamo che quanto prima, con l'indispensabile coinvolgimento e confronto di tutte le istituzioni, province, comuni, enti ed autorità interessate, esso sia riproposto. In questo sono d'accordissimo con l'assessore Ladu, anch'io mi auguro che quanto prima si ritorni in Aula per affrontare questo problema.
L'assessore Ladu ha parlato anche di subambiti autonomi, che, con l'accordo raggiunto ieri, rappresenterebbero un passo avanti, non riesco a capire da parte di chi, se del Commissario governativo, della maggioranza o del Consiglio regionale nella sua interezza.
Dicevo che questo dibattito deve essere riproposto in un tempo brevissimo, su basi più concrete, chiedendo, questo sì, all'Esecutivo che guida questa Regione di farsi carico di adottare tutte le più opportune iniziative legislative e di realizzare interventi infrastrutturali fondamentali, come il risanamento e il completamento delle condotte, la depurazione delle acque, nonché la revisione delle tariffe che non è sicuramente un aspetto secondario, ma tutt'altro. Tutto questo senza perdere di vista un problema fondamentale, cioè che la materia dell'emergenza idrica è di competenza primaria della Regione. Il Governo nazionale, presidente Pili, non può decidere le nostre strategie. Lei, fattosi nominare commissario per l'emergenza idrica, consenta una gestione democratica delle emergenze e permetta a questo Consiglio di decidere e di eleggere quanto prima l'assemblea dell'Autorità d'ambito. Occorre sospendere tutti gli atti finora adottati e permettere di adottare un piano d'ambito modulato in ottemperanza alle più variegate realtà che operano in questo comparto, per consentire quindi di studiare un nuovo e più adeguato modello di sviluppo integrato dell'acqua che permetta alle popolazioni, in un futuro quanto più vicino, e alle varie attività produttive di uscire dall'emergenza e dalla straordinarietà. L'Autorità d'ambito monocratico non serve a nessuno; noi, così come qualche associazione, siamo contro i padroni dell'acqua e siamo invece favorevoli a una gestione che veda un maggiore coinvolgimento delle strutture pubbliche. E' per noi poco ipotizzabile che il governo delle acque, per i prossimi 25 o 50 anni, sia dato in mano a soggetti privati, magari non sardi.
PRESIDENTE. Avendo necessità di consultarmi con i Capigruppo, sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 03, viene ripresa alle ore 13 e 43.)
Inserimento, ai sensi dell'articolo 100, nella programmazione
bimestrale dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, utilizzerò un minuto soltanto per chiedere, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, essendo trascorsi i termini previsti dallo stesso, l'inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori delle proposte di legge numero 340 e 341. Grazie.
PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta.
Comunico all'Aula le decisioni prese dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo: i lavori per oggi terminano qui, martedì mattina si riuniranno le Commissioni, mercoledì, alle ore 10, riprenderà in Aula il dibattito sulla mozione 91. Presumibilmente i lavori si concluderanno in mattinata, per cui di pomeriggio si procederà alla discussione del documento numero 45, sul quale la prima Commissione ha espresso il parere. Se vi sarà il tempo sarà esaminato il successivo punto all'ordine del giorno, dopo di che i lavori riprenderanno il giorno successivo con l'esame, interrotto ieri, del disegno di legge numero 229/A. Pertanto il Consiglio è riconvocato per mercoledì mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 13 e 45.
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