Seduta n.375 del 01/07/2003
CCCLXXV Seduta
Martedì 1° Luglio 2003
(Pomeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Sanna Salvatore
indi
del Presidente Serrenti
La seduta ha inizio alle ore 17 e 14.
Frau,Segretario f.f. dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 5 Giugno 2003 (369), che è approvato.
PRESIDENTE. Voglio ricordare che stiamo discutendo la proposta di legge 449 e che la prima iscritta a parlare per la sessione pomeridiana è l'onorevole Lombardo.
E` iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore e colleghi, la proposta di legge che stiamo esaminando oggi in questo Consiglio vuole dare una risposta in termini normativi ad un'esigenza più che sentita dal popolo sardo che è quella di impedire che la nostra Isola possa essere individuata quale possibile sito per lo stoccaggio e la conservazione delle scorie nucleari; scorie che costituiscono una pesante eredità che ci è stata lasciata dalle centrali nucleari dismesse a seguito del referendum del 1987, per non parlare poi degli scarti di lavorazione delle industrie chimiche e degli ospedali.
Anche Forza Italia ha voluto dare con la proposta presentata un suo contributo e l'ha voluto dare in termini di chiarezza e nell'ottica della prevenzione.
Ha voluto ribadire un fermo e deciso "No" al deposito di ben 55 mila metri cubi di scorie che aggiungerebbero una servitù di pattumiera a quella già pesantissima delle servitù militari. Ha detto bene il nostro ministro Pisanu: "l'Isola ha già fatto la sua parte sostenendo l'onore di pesantissime servitù militari".
La nostra Isola ha già dato tanto in passato e continua a dare tanto per le esigenze generali del Paese, e non può certamente essere gravata da ulteriori pesi.
Molteplici sono e di diversa natura le ragioni del "No"; a mio avviso la più importante è l'esigenza di salvaguardare il diritto alla salute del cittadino ed è questo il principale problema che dobbiamo porci, poi vengono tutte le altre ragioni di natura ambientale, economica, sociale ed istituzionale.
Ho sentito parlare in questo periodo delle miniere del Sulcis Iglesiente; ebbene, cari colleghi, questo territorio, lo sappiamo tutti, ha già pagato duramente in termini ambientali e non solo la presenza delle miniere. Noi non possiamo ulteriormente penalizzarlo; non possiamo ulteriormente vanificare quell'azione di bonifica e di recupero ambientale che è stata programmata e che è in atto, anche attraverso la valorizzazione dell'ambiente con il Geoparco.
La paura che si sente nel territorio del Sulcis, ma che è una paura generalizzata in Sardegna, è di rischiare di mettere in gioco e quindi di perdere l'unica risorsa su cui veramente possiamo costruire un futuro di sviluppo e questa risorsa è la qualità dell'ambiente, l'unica per cui è consentito poter parlare di sviluppo basato sul turismo, oppure puntando su altri comparti come ad esempio quello agroalimentare.
E` facile immaginare le ripercussioni di carattere negativo che si avrebbero sull'immagine della Sardegna sia a livello nazionale che internazionale, per non parlare delle ripercussioni sulla qualità, l'affidabilità e la salubrità dei nostri prodotti tipici e non.
Non dimentichiamo che la nostra Regione è una delle prime regioni biologiche d'Italia; migliaia sono le aziende che praticano in Sardegna questo tipo di agricoltura, garantendo l'origine delle loro produzioni e soprattutto disciplinando rigorosamente i metodi di coltivazione.
Portare le scorie in Sardegna significherebbe vanificare gli sforzi che sono stati fatti fino ad oggi, non soltanto in termini di impiego di risorse finanziarie ma anche di strategia promozionale dei nostri prodotti.
Una domanda che è sorta spontanea in tutti noi è: "Ma perchè dev'essere proprio la Sardegna a sostenere i costi in termini sanitari, sociali ed economici dello sviluppo altrui? Perchè dev'essere la Sardegna che non ha mai beneficiato delle fonti energetiche alternative al petrolio, e che per di più sostiene per l'energia un costo superiore al resto d'Italia, deve sobbarcarsi l'onore dello smaltimento di scorie che sono state prodotte da centrali costruite in altri territori?" Questo è un paradosso, al danno aggiungeremmo la beffa e noi questo non possiamo assolutamente consentirlo.
Per tutte queste ragioni, da circa un mese ad oggi, c'è stata una forte e grande mobilitazione in tutta l'Isola; una mobilitazione che ha coinvolto tutti: istituzioni, sindacati, partiti, la Chiesa, la società civile in genere. Una mobilitazione che ha già portato i suoi risultati positivi. Infatti ha il merito di aver fatto capire al Governo nazionale che scelte come questa devono essere partecipate e condivise dai cittadini, l'ha detto il Sottosegretario alle attività produttive dell'Elce rispondendo ad un'interrogazione alla Camera del nostro deputato l'onorevole Piergiorgio Massidda. Questa decisione del Governo di valutare con i cittadini dei territori eventualmente individuati per l'allocazione delle scorie si evince anche dal disegno di legge Marzano sulle energie e le scorie radioattive che all'articolo 27 prevede uno stanziamento di circa 5 milioni di euro per una campagna di informazione presso i cittadini e per studi e ricerche sulla collocazione del sito.
Come sappiamo tutti il processo che porterà all'individuazione del sito è già iniziato e procede d'intesa con la Conferenza dei Presidenti di Regione; un processo nell'ambito del quale possiamo individuare due fasi. La prima volta a sapere se nel territorio nazionale vi siano dei siti tecnicamente idonei al deposito delle scorie; la seconda fase, che è la più delicata, è relativa invece all'individuazione del sito sulla base di parametri e valutazioni di carattere economico e sociale, ma soprattutto attraverso un franco e serrato confronto con le autorità locali nelle sedi istituzionali appropriate. Ed è chiaro, cari colleghi, che il possibile impatto negativo che una scelta di questo genere potrebbe avere sulle aree a forte vocazione turistica costituirà un elemento di valutazione di fondamentale importanza.
A questo punto ritengo sia necessario fare chiarezza e sottolineare alcuni punti su cui, a mio avviso, purtroppo, strumentalmente sono state dette molte inesattezze per raggiungere degli obiettivi diversi da quelli che sono stati dichiarati.
Il primo punto è che allo stato attuale lo studio riguarda tutte le regioni d'Italia e quindi non soltanto la Sardegna come qualcuno, purtroppo in malafede, ha fatto intendere.
Secondo, il Commissario governativo può decidere autonomamente ma soltanto sulla messa in sicurezza delle centrali nucleari dismesse, le altre competenze riguardano studi e proposte.
Terzo, la decisione è politica; la decisione sarà presa dal Governo d'intesa con la Conferenza dei Presidenti di Regione, non sarà di certo il generale Jean a decidere.
Quarto elemento, che a mio avviso è il più importante, è che la maggiore e principale tutela ci deriva, come è stato già ricordato stamattina in quest'Aula, dal nostro Statuto speciale che assegna alla Regione competenze esclusive in materia urbanistica e quindi anche in tema di tutela del territorio e dell'ambiente, per non parlare della competenza primaria in materia di cave e miniere, settori questi in cui il Governo non può legiferare. Per di più possiamo anche escludere che le scorie vengano depositate nei siti militari perchè ciò comporterebbe la fine delle attività militari e quindi, conseguentemente, la dismissione delle aree e l'acquisizione di tale patrimonio alla Regione.
Per tutte queste ragioni possiamo dire veramente un fermo e deciso "No" alle scorie, ma lo possiamo dire perchè questo è un nostro preciso diritto autonomistico, un diritto che non può essere assolutamente superato da provvedimenti, leggi o decreti.
Ho voluto sottolineare questi punti perchè ritengo sia importante, giusto e necessario fare chiarezza, così come è giusto vigilare, prevenire e mobilitarsi per evitare che certe decisioni vengano prese; mentre non ritengo assolutamente giusto creare degli inutili, facili ed eccessivi allarmismi.
Concludo, cari colleghi, dicendo che le strumentalizzazioni non servono a nessuno, l'unità serve invece a dare peso e forza alle motivazioni di carattere economico, politico e sociale che sono alla base delle nostre rivendicazioni; rivendicazioni che in questo modo non potranno di certo essere etichettate come semplici rivendicazioni di carattere campanilistico.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, l'Assemblea regionale si appresta a votare questo importante provvedimento. E` un atto che dobbiamo compiere, dobbiamo compierlo il più rapidamente possibile perchè con questo atto noi interpretiamo la volontà dei sardi, di tutte le manifestazioni, contro questa eventualità, che si sono manifestate in tutta la Sardegna da parte di tutte le categorie sociali e di tutte le forze produttive; ed in particolare occorre citare la Chiesa, che con la sua Conferenza episcopale sarda ha emesso la posizione, ha fatto conoscere la sua posizione ferma e forte contro questo eventualità.
La presa di posizione va ricordata, mi pare sia doveroso, perchè a tutti ci ha messo in allarme, in allerta, della stampa locale e dei quotidiani in particolare, che hanno forse per primi denunciato questo rischio e questa eventualità, e non credo che i quotidiani sardi abbiamo fatto questo né per creare facili allarmismi e né per creare strumentalizzazioni. Il rischio vero esiste e nessuno ha smentito ancora che in Sardegna possa accadere quello di cui noi oggi ci stiamo preoccupando.
La preoccupazione per la Sardegna è ancora più forte perchè anche le informative sui quotidiani nazionali indicano siti specifici nel nostro territorio e dunque credo che non occorra assolutamente minimizzare; credo che sia nostro dovere incoraggiare, sostenere e partecipare a tutte le manifestazioni popolari che vengono organizzate perchè in Sardegna, e soprattutto fuori dalla Sardegna, si sappia che i sardi intendono scongiurare in tutti i modi questa eventualità che sarebbe disastrosa per il nostro territorio, per la nostra Regione e per le prospettive di sviluppo sociale ed economico che verrebbero compromesse con l'individuazione di questo sito nazionale per lo smaltimento delle scorie.
Di fronte a questa mobilitazione che possiamo chiamare generalizzata ancorché diffusa e non in termini ancora massicci, come credo dovrà accadere se arriveranno notizie preoccupanti, è importante che l'Assemblea regionale - che è la casa dei sardi - interpreti queste volontà arrivando ad approvare una legge unitariamente per dichiarare denuclearizzata la Sardegna e soprattutto per cercare di scongiurare con l'articolo 2, dove è prevista l'istituzione della Commissione, quelle tante preoccupazioni che molti hanno, che molti sardi hanno, circa la possibilità che già una parte di queste scorie possa essere depositata già in Sardegna. E non mi riferisco probabilmente alle scorie "tal quali", alle scorie "raggiate", quindi al combustibile esausto e "tal quale", mi riferisco ai prodotti derivanti dal trattamento di queste scorie, in particolare all'uranio impoverito. E credo che la Commissione dovrà fare una verifica seria da questo punto di vista perchè dovremo ritornarci su questo problema, per quanto sia anacronistico pensare che abbiamo ancora i sommergibili a propulsione nucleare che sono arrivati in Sardegna sulla testa dei sardi, contro la volontà dei sardi, in un periodo nel quale gli schieramenti a livello internazionale erano una cosa totalmente diversa, sono passati secoli, quasi ere geologiche rispetto alla situazione che è totalmente cambiata nello scenario internazionale; quindi questa è una scelta anacronistica, ma in ogni caso noi dobbiamo dire, credo, e la Commissione deve servire anche a questo, per dire che sui sommergibili e sulle servitù militari noi ci dobbiamo ritornare, certamente non possiamo sopportare che la Marina americana depositi nelle gallerie di Santo Stefano le scorie derivanti dai sommergibili a propulsione nucleare, perchè è evidente che questi bruciano combustibile, il combustibile esausto da qualche parte lo devono mettere e molte voci indicano - probabilmente non solo voci - che queste scorie sarebbero depositate nella rete di gallerie presenti, dove ci sono i depositi delle munizioni nella base di Santo Stefano. Questo credo che se fosse vero dobbiamo scongiurarlo, dobbiamo fare in modo che la Marina Americana perlomeno le scorie se le riporti a casa sua.
Ci sono tutta una serie di preoccupazioni, in particolare nei territori dove sono presenti le basi militari, ma in particolare nei siti minerari dismessi della Sardegna. Ecco, in tanti hanno dichiarato, tanti tecnici, geologi, ingegneri, che sarebbe folle pensare alle miniere dismesse con i cunicoli, i reticoli di gallerie, di centinaia e migliaia di chilometri di gallerie che esistono e che hanno reso permeabile tutte quelle strutture ed è quindi impensabile che possano essere realizzate delle strutture isolate per depositare le scorie, ma a me non risulta, dalle informazioni che ho acquisito, che altre miniere dismesse di questa qualità siano state utilizzate nel mondo per depositare delle scorie, proprio per la rottura dell'equilibrio idrogeologico, per la rottura delle strutture che viene realizzata proprio attraverso le miniere.
In alcuni siti che sono stati realizzati, i pozzi e i depositi sono stati realizzati ad hoc in situazioni geologiche accertate e ben studiate preliminarmente, quindi scelte ad hoc per quella soluzione. Dunque, è impensabile anche dal punto di vista tecnico che possano essere utilizzati i siti minerari dismessi, non solo del Sulcis ma anche della parte restante della Sardegna.
Certo, il grido di allarme che ha lanciato il Presidente benemerito della Repubblica, onorevole Cossiga, il Senatore Cossiga, sul fatto che probabilmente farebbero bene a metterci le scorie come punizione per aver lasciato nell'abbandono e nella distruzione quelle straordinarie strutture architettoniche realizzate dai francesi, dai belgi e dai tedeschi. Noi quello è il problema che ci dobbiamo porre! Voglio dire a tutti quanti che sono stati ottenuti centinaia di miliardi per avviare le opere di bonifica e ad oggi purtroppo, questo lo voglio ricordare e precisare perchè condivido quello che ha detto la collega Lombardo, ma quei lavori di bonifica a distanza di due anni dal loro finanziamento non sono ancora iniziati, quei lavori di valorizzazione sono ancora fermi e le prospettive che quei territori hanno disegnato e hanno scelto per quei territori sono ancora al palo, nessuno fa nulla perchè si sblocchi tutto. Io credo che una volta scelto questo destino, una volta scelta una via di sviluppo questo è quello che noi dobbiamo fare; oggi compiamo un atto importante che dà valore istituzionale alla mobilitazione popolare, che sancisce una decisione formale e forte del Consiglio regionale, tuttavia sono convinto che le competenze in materia di urbanistica, di cave e miniere, di fronte ad ordinanze come quelle del Presidente del Consiglio possano valere poco, perchè è vero che siamo competenti in materia di urbanistica ma, mi diceva un amico qualche ora fa che le basi militari sono terreno di nessuno, ognuno fa e disfa quello che vuole, in particolare nella costa, Capo Frasca viene sbancato con i suoi boschi di palme nane sempre quando i militari lo ritengono e dunque alle norme, alle leggi che pure ci potrebbero proteggere, noi dobbiamo cercare di aggregare il popolo sardo, quelli che oggi stanno protestando, dargli voce con questa decisione che noi prendiamo in senso istituzionale, a norma di legge alla nostra volontà e alla volontà dei sardi di avere una Sardegna denuclearizzata, e tuttavia sono del parere che, per dirlo ancora con il Presidente emerito della Repubblica, rivolgendosi al suo amico Generale Jean gli dice che lui contro questa eventuale decisione scenderà in piazza con i sardi con "sa berritta e con sa leppa". Questa è una delle tante affermazioni un po' colorite del senatore Cossiga, tuttavia se deve interpretare la volontà, alla quale mi voglio associare, che al di là delle norme di legge, al di là del provvedimento che adotteremo oggi credo che dobbiamo prepararci e non dobbiamo escludere una mobilitazione generale dei sardi, non dobbiamo escludere che anche noi, assieme a tutti i sardi scendiamo in piazza, magari con la berritta senza la leppa, ma mettendo in atto delle azioni di protesta e di mobilitazione, adottando anche forme di protesta che siano di disobbedienza civile se questo sarà necessario perchè noi in tutti i modi dobbiamo scongiurare questa eventualità disastrosa per la Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, nel giro di un mese ci troviamo in quest'Aula a parlare di scorie nucleari. Di nuovo che cosa c'è da dire? Pochissimo se non che forse, se lo dobbiamo dire con la massima tranquillità, si è strumentalizzato troppo, chi vuole scendere con la berritta, chi vuole scendere con la leppa, chi vuol scendere con altro, per fortuna nostra non è arrivato niente in Sardegna, altrimenti questi signori che vogliono fare gli scudi umani e quant'altro si sarebbero accorti in ritardo probabilmente nel momento in cui le scorie sarebbero già arrivate in Sardegna, se è vero come è vero, anche questo bisogna dirlo, che il resoconto stenografico dell'indagine conoscitiva è del 13 marzo 2003 in cui la Commissione, come ho detto la volta scorsa e non posso aggiungere molto, all'unanimità diceva che era opportuno trovare un sito unico. Da quel 13 marzo è passato tanto tempo e molta gente si è accorta in netto, netto, netto ritardo di questo problema e debbo anche ricordare a questo proposito che al di là delle prese di posizioni, al di là delle strumentalizzazioni che sono state fatte, al di là delle aggressioni che sono state fatte ad uomini, donne e ragazzi di Alleanza Nazionale solamente perchè volevano insieme ad altri dire "No" alle scorie, poco è stato fatto, l'avremmo dovuto fare molto ma molto prima. Io non sto a ricordare quello che ho già detto la volta scorsa, anche se a mio avviso abbiamo, per quanto ci riguarda, due fatti nuovi. Ricordo così che abbiamo pagato molto, la Sardegna ha pagato per quanto concerne la continuità territoriale, ha pagato sulla mancanza di strade, si sta facendo qualche cosa in quest'ultimo periodo, ha pagato principalmente nelle servitù militari, ha pagato anche per quanto concerne le fonti energetiche.
Non è assolutamente pensabile che la Sardegna venga utilizzata come pattumiera - e queste cose le abbiamo dette - per qualcosa che non è stato prodotto in Sardegna, che non ha portato assolutamente nessun beneficio alla nostra Isola né per quanto riguarda occupazione, né per quanto riguarda reddito, né per quanto riguarda, per esempio, anche il costo della bolletta elettrica.
Quindi, non vedo perchè la Sardegna debba pagare anche per questo. Però, cari amici, è opportuno che dobbiamo ribadire anche in questa sede, ancora una volta, al di là di quella che è stata la mozione che è stata approvata circa un mese fa, dobbiamo ribadire quelli che sono i poteri della Sardegna, poteri che le derivano dal suo Statuto e per questi poteri, ricordando questi poteri, così inizia la relazione dei proponenti, la proposta di legge. Diciamo, siamo tutti preoccupati, però a mio avviso sono successi due fatti nuovi a dimostrazione che il centro destra e che la destra non ha sottovalutato, non ha minimizzato, al di là di tanta altra gente che ha enfatizzato, questo problema. Esattamente sabato 7 giugno Alleanza Nazionale a Sassari ha tenuto la sua conferenza programmatica in cui si è parlato di ambiente e degli enti locali. E visto che si parlava di ambiente e visto che l'ambiente è una delle risorse, probabilmente la risorsa più importante della Sardegna, abbiamo parlato anche di scorie nucleari. E` stato il sottoscritto che, nella mattinata, ha interessato gli intervenuti su questo problema, poi nel pomeriggio abbiamo interessato del problema il ministro Gasparri. Il primo fatto nuovo, a mio avviso, è che abbiamo interessato colui il quale siede nel Consiglio dei Ministri; il ministro Gasparri ha detto questo: "Non è un argomento di mia competenza, ma posso assicurare che non ho sentito nulla al riguardo e mai se n'è parlato nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri. Mi sembra molto strano che si possa arrivare a tutto questo, al di là dei pericoli per la salute, che andrebbero eventualmente accertati, sarebbe un danno di immagine enorme in un territorio a vocazione turistica", questo un Ministro di Alleanza Nazionale.
Ma l'altro giorno un Ministro sicuramente importante, il Ministro degli Interni, onorevole Pisanu, in Sardegna ha detto che l'Isola ha già dato, l'Isola ha pagato tanto, quindi il Governo sa benissimo che la Sardegna ha già fatto la sua parte sostenendo il peso di onerosissime servitù militari.
Credo che queste due prese di posizione possano assicurarci che il tutto non avverrà, che sicuramente la Sardegna non verrà scelta come sede, come sito unico per quanto concerne il deposito di queste scorie. Ma io ho un'altra idea, in questi giorni mi sono fatto un'idea tutta mia particolare. Ho una convinzione: ricerca del sito unico perchè è più controllabile per quanto riguarda il terrorismo. Questo è ciò che ha detto la Commissione d'Indagine. Però, man mano che passa il tempo, cari amici e colleghi, non solo la Regione Sardegna si muove su questo argomento, anche altre regioni, credo che sia una cosa normale, ho l'impressione che alla fine le 20 regioni italiane diranno tutte "No". Credo che sia questo al di là di tutto, quindi ho questa mia convinzione che al di là delle scelte di questo sito unico alla fine resterà tutto così com'è. Chi ha avuto le centrali si terrà anche le scorie, quindi, i cimiteri saranno i cimiteri nei luoghi in cui ci sono già state le centrali termonucleari, contrariamente a quella postilla che aveva detto la Commissione che diceva che sicuramente i territori in cui c'erano le centrali termonucleari non sarebbero stati cimiteri di sé stessi. Ed allora, cari amici, questa è la mia convinzione, perchè ripeto nessuno vorrà queste 50 mila tonnellate di scorie, è una cosa sicuramente enorme da trasportare, da posizionare e quant'altro, pertanto credo che tutto resterà così com'è.
Però, al di là di questo, credo che tutti dobbiamo essere preoccupati, ma la preoccupazione, cari amici, io credo anche per quello che ho detto, per quello che hanno detto in Sardegna due Ministri della Repubblica, sia una preoccupazione, chiamiamola così, fiduciosa. La Sardegna sicuramente non ha necessità di essere considerata la pattumiera; comunque facciamo bene questo pomeriggio tutti insieme, direi una volta tanto concordi, che la Sardegna venga dichiarata territorio denuclearizzato perchè non ha avuto centrali, quindi non ha avuto gli utili, denuclearizzato perchè non può essere considerata la pattumiera. Per questo io credo che anche Alleanza Nazionale si troverà sicuramente favorevole al testo che è stato proposto tenendo presente che probabilmente quando si passerà all'articolato, al di là dell'articolo 1 che sicuramente è l'articolo "clou", probabilmente sarà opportuno cambiare qualche cosa, qualche emendamento, perchè credo che in qualche articolo ci si trovi in contraddizione con quanto viene detto nell'articolo 1.
Credo quindi che Alleanza Nazionale - perchè ripeto lo abbiamo dimostrato, l'hanno dimostrato anche i nostri giovani non solo a Cagliari ma recandosi anche a Roma per manifestare per queste cose - non sia assolutamente d'accordo che queste scorie possano venire in Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un passaggio apparentemente scontato in questa legislatura perchè sembra che ci sia, come in realtà c'è, una sintonia di fondo un po' da parte di tutti i settori dell'Aula su questo problema, sul come affrontarlo, sui rimedi possibili, però non è un argomento scontato, è un argomento talmente delicato e talmente grave che una volta tanto si giustificano anche tutte le sfaccettature delle varie posizioni, a parte qualche parola in libertà espressa in quest'Aula ed espressa anche all'esterno che forse viene definita eufemisticamente folcloristica eccetera, però ciò non toglie che il problema, come dicevo prima, sia di enorme gravità. Soprattutto credo che non sia stato sopravalutato il pericolo che riguarda la posizione della Sardegna e il rischio che la Sardegna stessa ancora una volta venga trattata come colonia.
Non è stato sopravalutato perchè sebbene sia vero che la parola Sardegna non è mai stata pronunciata espressamente, tuttavia le esperienze passate insegnano a tener conto, in materie particolarmente delicate, anche degli indizi, specie quando non si tratta di indizi semplici di poco conto, volatili - si potrebbe dire - ma come in questo caso si tratta di indizi gravi, precisi e concordanti che poi sono quelli che dal punto di vista giuridico, e non solo dal punto di vista giuridico, finiscono per dare luogo a delle prove. Certamente in relazione alla possibilità di usare la Sardegna come deposito di questa roba, gli indizi ci sono stati o sono agli atti degli indizi gravi, precisi e concordanti, inutili stare a riportare tutto ciò che è stato detto e tutto ciò che è stato scritto, però in realtà è così.
Da tutta una serie di atti emergono delle indicazioni abbastanza precise per cui chi ha avuto il merito di smascherare o quanto meno di denunciare per primo questo pericolo, questo problema, merita apprezzamento, se non altro per l'attenzione e per la serietà con cui ha segnalato la questione all'esterno. Naturalmente il riferimento è soprattutto ad alcuni esponenti del mondo della comunicazione, ma anche ad alcune persone che ai vari livelli svolgono egregiamente il loro compito.
Io non sto a ripetere ciò che è stato detto da chi mi ha preceduto, non posso che essere d'accordo sulla proposta di legge che tra l'altro contiene il mio nome fra quelli dei proponenti. Credo che sia il caso almeno, per aver io approfondito soprattutto un aspetto giuridico, di spendere qualche parola in relazione a questo aspetto. La cosa grave è che, siccome gli appigli giuridici, e non sono solo appigli, ci sono e sono importanti, che in questa vicenda chi ne aveva il compito, chi ne aveva il dovere preciso, per essere stato sia pure indegnamente nominato al vertice di questa istituzione, cioè dell'istituzione regionale, non abbia fatto assolutamente niente, abbia - come si suol dire - fin dal primo momento snobbato il problema, gettato acqua sul fuoco, fatto finta che non esistesse il pericolo e addirittura cercato di convincere l'Assemblea che il pericolo, appunto, non esistesse. Questo è sicuramente un atto di incoscienza, di irresponsabilità, ma direi come al solito di vassallaggio nei confronti di chi guida le istituzioni nazionali, perché poi il problema è partito da lì, non è un problema che è nato così per caso; è un problema che è partito da un atto preciso della Presidenza del Consiglio dei ministri ed è un atto che è gravemente arbitrario, perché il Presidente del Consiglio dei ministri ha violentato i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, ha preteso di stravolgere ancora una volta, e stavolta non soltanto per i suoi interessi personali, ma perché evidentemente è portatore di una mentalità che fa a pugni tutti i giorni, continuamente, persistentemente con il rispetto della legalità, praticamente affermando un principio che è esattamente l'opposto dei cardini dell'ordinamento costituzionale, cioè che con un provvedimento amministrativo, qual è l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri, che, sia pure in una materia delicata e complessa come questa, è pur sempre un provvedimento amministrativo, si possa derogare ai provvedimenti di legge. Questo è ciò che il Presidente del Consiglio ha preteso di affermare in questa vicenda in modo greve, pesante, spiacevole anche da un certo punto di vista, utilizzando in modo improprio la normativa sulla protezione civile che consente, sì, interventi di carattere eccezionale, ma di fronte alla dichiarazione di uno stato di calamità, il quale a sua volta può essere dichiarato solo in presenza di calamità naturali, catastrofi o eventi che per intensità ed estensione devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari. Cioè, in sostanza, qui, di fronte a un pericolo potenziale e abbastanza remoto, tutto sommato, si è ritenuto di poter utilizzare i poteri eccezionali che spettano di fronte a una conclamata vicenda che assume i contorni della calamità naturale, delle catastrofi o di eventi di questo genere. Questa è la forzatura, questa è la scorrettezza.
Allora, si dà a un soggetto che in fondo non è altro che il rappresentante di una società il potere, lo si nomina commissario con ampi poteri, col potere di derogare a una ventina di provvedimenti legislativi, di circolari ministeriali, eccetera, nelle materie più delicate per la sicurezza, per il rispetto dell'ambiente, per il rispetto del territorio, del paesaggio, delle prerogative delle autonomie locali, eccetera. Questo è ciò che ha fatto il Presidente del Consiglio dei ministri, e allora c'è da chiedersi per quale ragione il Presidente della Regione, che non esita talvolta anche in modo esagerato a circondarsi di consulenti e a nominare legali, a mettere in movimento tante cose, anche in settori in cui questo non è assolutamente necessario, stavolta non abbia pensato lontanamente nemmeno di approfondire questo problema da un punto di vista giuridico, forse direi nemmeno di rileggersi i presupposti della legge numero 225 del 1992 e di farsi una rinfrescata sui concetti delle prerogative costituzionali e statutarie della Regione, perché io credo che se ciò fosse stato fatto il campo sarebbe stato subito sgombrato se non altro dal problema più grave e dal pericolo più grave che tuttora esiste.
Allora, di fronte a questa inerzia, visto che chi aveva il dovere di muoversi non si è mosso, ben venga questa proposta di legge, che poi chiaramente non deve servire solo in questa circostanza, ma dovrà servire per il futuro perché la Sardegna venga in qualche modo tutelata, visto e considerato che nessuno l'ha tutelata in passato, che nessuno parrebbe - almeno di quelli che in questo momento sono al Governo - ha intenzione di tutelarla al presente e forse anche al futuro. In futuro ci auguriamo che il compito spetti ad altri che lo svolgano in maniera più responsabile.
Quindi la proposta non solo è opportuna, ma direi che può essere definita provvidenziale, perché una volta approvata, è vero che c'è qualcuno in questo Paese che, come ho detto prima, ritiene possibile anche scavalcare allegramente tutte le disposizioni di legge che ci sono, però diciamo che una normativa come questa una volta approvata certamente costituirebbe un ostacolo ben più difficile da scavalcare.
Purtroppo devo dire che c'è una preoccupazione che è stata già segnalata da molti, cioè che le scorie non siano solo, così, potenzialmente in arrivo, ma che buona parte o almeno una certa parte di esse sia già arrivata, e se non sono arrivate le scorie sono arrivate tante altre cose. Sono stati segnalati giustamente i problemi determinati dalla base esistente nell'Isola di Santo Stefano, dai sottomarini nucleari e da tante altre cose che sono state imposte a suo tempo alla Sardegna da persone irresponsabili.
E' stato segnalato anche il pericolo dell'ampliamento di queste strutture. Ora, su questo problema io non sono certamente fra quelli che rinnegano il passato, perché venti, trenta, quarant'anni fa probabilmente la situazione mondiale richiedeva che chi faceva parte della Nato prendesse anche determinati provvedimenti; era, direi, indispensabile perché si trattava di difendersi da pericoli concreti, ma oggi nel 2003 quali sono questi pericoli? I pericoli ce li abbiamo in casa purtroppo! Questo è il guaio! I pericoli ce li abbiamo in casa e ci esponiamo ai pericoli continuando a esasperare queste problematiche sotto la parvenza di rinforzare le difese, in realtà a creare strutture che poi alla fine vogliono servire soprattutto a delle offese, ad utilizzare dei meccanismi in modo distorto, violando le leggi, violando gli accordi internazionali, violando la Costituzione per quanto riguarda l'Italia. Questo è il problema e su questo dobbiamo vigilare e qui fanno benissimo i colleghi di dentro e di fuori che stanno molto vigili e che non perdono l'occasione di segnalare tutti questi problemi, ripeto, a cominciare da questo dell'ampliamento di questa base che, dopo aver fra l'altro devastato una parte importante dell'ambiente di una zona che fa parte del territorio della Sardegna, sembra che sia quasi impossibile frenare, bloccare e circoscrivere, mentre tutto dovrebbe andare in quella direzione. Quindi, ripeto, io credo che la legge sia opportuna, che debba essere approvata, possa essere anche smussata di qualche piccola imperfezione che la caratterizza, ma è fatta bene e fra l'altro è stata anche concepita in modo rapido con l'urgenza che il caso determinava e quindi che il Consiglio si debba stringere intorno a questa proposta, farla propria integralmente, cioè da parte di tutte le componenti del Consiglio, portarla rapidamente a compimento anche perché c'è la preoccupazione che, smascherato questo tentativo posto in essere con l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri, che da qualcuno è stata impugnata in sede giurisdizionale, mentre non lo è stata da chi lo doveva fare, possa essere anche, come è apparso su qualche organo di stampa, aggiustato il tiro. Allora ben venga una legge del Consiglio regionale di questo genere approvata prima che vengano perpetrate altre illegittimità. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Masia, che non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia necessaria una precisa presa di posizione del Consiglio regionale rispetto alla comune e condivisa esigenza di tutelare l'ambiente della nostra Isola. Al di là delle dichiarazioni di principio certamente scontate sulle particolari e delicate condizioni dell'ecosistema sardo, anch'io voglio dichiarare la mia ferma contrarietà a che il nostro territorio venga utilizzato come deposito di scorie nucleari o di altre sostanze pericolose e nocive. I nostri porti non saranno resi disponibili per questo, le nostre città non consentiranno il transito di merci pericolose.
In queste settimane abbiamo registrato le ferme e precise prese di posizione di moltissimi sindaci sardi, delle organizzazioni sindacali e di categoria, della stessa Chiesa sarda. Non c'è bisogno di essere dichiarati ecologisti per scacciare l'idea che la Sardegna diventi la pattumiera del Mediterraneo, un cimitero radioattivo, una discarica di materiale altamente inquinante. Basterebbe il buonsenso per opporsi alla seppure remota ipotesi di trasportare e di concentrare nella nostra Isola le scorie prodotte dalle vecchie centrali nucleari dismesse e dai siti di stoccaggio del Piemonte, dell'Emilia Romagna, del Lazio, della Campania e della Basilicata. Oltre a rappresentare un danno emergente per la Sardegna questo sarebbe anche un lucro cessante, un ulteriore handicap a dispetto di tutti gli impegni sulla cosiddetta continuità territoriale per una regione già penalizzata dal distacco geografico e da un secolare arretramento economico e sociale; ma sarebbe di più un'offesa per una terra che affida il riscatto del proprio futuro innanzitutto a una vocazione turistica, ambientale e paesaggistica.
Ho letto i nomi di alcune cittadine da cui si vogliono portare via i rifiuti delle dimissioni: Garigliano, Trino Vercellese, Saluggia, Celle Calde di Casaccia, Trisaia. Confesso di non conoscere quelle località, di certo conosco la Sardegna, la sua storia e la sua vocazione turistica; conosco la Costa Smeralda e i suoi gioielli ambientali; conosco le meravigliose coste di tutta la nostra Isola e le impareggiabili risorse ambientali delle nostre zone interne. La nostra Isola è conosciuta nel mondo per le sue bellezze naturali e per quelle caratteristiche che la rendono unica. Negli ultimi anni è stata anche oggetto di ricerche e di studi per le peculiarità del suo patrimonio genetico. Mi riesce difficile pensare che tutto ciò possa essere reso compatibile con l'iniziativa in questione, nei confronti della quale ribadisco la mia totale contrarietà. Sarebbe in netto contrasto, un contrasto stridente ed inaccettabile con i nostri parchi e con le nostre riserve marine protette, con i parchi geominerari, e annullerebbe definitivamente la nostra ambizione di vedere affermate nel mondo le nostre produzioni agroalimentari.
Da qualche parte si è affermato che l'esistenza di aree militari costituirebbe un titolo di vantaggio rispetto alla sicurezza ed al controllo dei siti da adibire alla discarica di scorie nucleari. Il fatto che la Sardegna abbia di fatto accettato, per non dire subìto, presenze così ingombranti come quelle dei poligoni di tiro a Capo Teulada, a Perdasdefogu, a Capo San Lorenzo, al Salto di Quirra o a quella della base NATO di La Maddalena, non giustifica certamente un ulteriore e definitivo sacrificio della nostra Isola a vantaggio esclusivo delle altre regioni continentali. Anzi, ancora di più, proprio per questi motivi, si dovrebbe affermare che la Sardegna per l'interesse generale dell'Italia ha già dato abbastanza.
Per quanto riguarda le nostre aree minerarie, che taluni riterrebbero siti ideali per lo stoccaggio delle scorie, evidentemente essi, volutamente disinformati, omettono di considerare che l'abbondante presenza di acqua nel sottosuolo comporterebbe il sicuro inquinamento delle falde, con le immaginabili devastanti conseguenze per l'ambiente e per la salute dei cittadini.
Non vorrei introdurre una nota polemica, ma con un certo disappunto ho letto gli atti riferiti alle audizioni del 26 febbraio 2003 alla Camera dei Deputati ed in particolare l'intervento dell'onorevole Donato Piglionica. C'è un passaggio nel quale l'onorevole Piglionica dedica alla Sardegna le sue attenzioni, non propriamente positive, in ordine alla convenienza del trasporto delle scorie nella nostra Isola piuttosto che verso la Gran Bretagna. Forse bisognerebbe invitare l'onorevole Piglionica ad interessarsi ad altro ed a recepire, invece, le considerazioni espresse da personalità di alto livello scientifico, come il professor Rubbia.
Il centrosinistra ha presentato recentemente una proposta di legge regionale, il Gruppo consiliare di Forza Italia ha fatto altrettanto. Sono convinto che il Consiglio regionale, nella sua interezza, debba uscire all'esterno con una posizione forte ed unitaria, con un unico provvedimento legislativo che rafforzi gli strumenti di tutela e di protezione del territorio dell'Isola dalle diverse forme di inquinamento. Come è stato forte e unitario nella sostanza il recente pronunciamento del Consiglio in sede di discussione della mozione sulle scorie radioattive, dobbiamo oggi unitariamente rappresentare tutti i sardi che a gran voce ci chiedono un autorevole intervento che parta dalla massima assise regionale e che arrivi al Parlamento e al Governo nazionale. Dobbiamo in quelle sedi farci forti del nostro statuto autonomistico e della nostra specialità. La Regione Sarda ha infatti, come è stato ampiamente detto prima, competenza esclusiva in materia urbanistica ed ambientale. Rispetto a questi temi ed in particolare rispetto a quelli che interessano la tutela ambientale delle nostra Isola, i nostri atteggiamenti dovranno essere chiari senza compromessi di sorta. Dovremo comunque vigilare e tenere alto il livello di attenzione, ciascuno per propria parte e tutti nell'interesse generale dei sardi e della nostra Isola.
Lavoriamo quindi intorno ad una proposta legislativa unitaria, lasciando alle spalle le inutili e le controproducenti contrapposizioni e logiche di parte, e votiamo subito, insieme, una legge che possa rappresentare un argine invalicabile a tutela del nostro patrimonio ambientale e del futuro nostro e delle prossime generazioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io vorrei iniziare il mio intervento dicendo ai colleghi che non sempre le scelte unitarie di un Consiglio rappresentano il massimo del senso di responsabilità, dell'attenzione, della lungimiranza e del senso delle istituzioni, dal momento che, sì, è vero, stiamo andando unitariamente ad approvare una proposta di legge, ma è anche vero che probabilmente la portata di questo problema suggerirebbe un'attenzione diversa da parte del Consiglio, le cui presenze lasciano a desiderare e che relegano questo passaggio ad un passaggio come tanti, forse un po' meno importante del plenum che si ha in altre occasioni, ma che invece riguarda la storia ed il futuro della Sardegna nei prossimi secoli, non nei prossimi anni. Infatti, noi dovremmo fuggire dell'idea di produrre una iniziativa che abbia solo il respiro di cacciare via un'ombra, un tentativo di pericolo. Si tratta, invece, di organizzare consapevolmente il senso di una tutela che abbia una continuità nel tempo e badate, lo dico senza polemica, non saranno né le dichiarazioni di Pisanu, né quelle di Giovanardi, né quelle di nessun altro a dire della tutela della Sardegna. La tutela è nostra e guarda caso la proposta di legge si avvale degli strumenti legislativi e costituzionali che più di altri possono, in qualche modo, dare a questa proposta di legge un carattere di continuità nel tempo.
Io non so se questo può essere definito il clima giusto nel quale il Consiglio regionale si mette a capo del proprio popolo a difesa di un principio di vita e di salute dei prossimi anni. Una cosa è certa, io credo che non si possa andare avanti con questi tentativi sì di convergenza unitaria, ma anche di minimizzare i termini del problema. Noi abbiamo letto tutti quanti le dichiarazioni nelle audizioni ministeriali al Parlamento e però bisogna leggerle bene e bisogna capire che i problemi sono diversi. Il primo problema è che le scorie che sono depositate nei cinque siti che sono oggi in gestione della Sogin non possono più stare lì e quindi devono essere trasferiti. Questo è un primo problema.
Il secondo problema è che deve rientrare in Italia il materiale irraggiato che è depositato all'estero, in Gran Bretagna ed in altri siti, che ammonta a più del doppio della quantità di cui stiamo parlando e che la dismissione di quei siti nucleari, in quei cinque siti non è completata, forse neanche avviata e che questo produrrà un'altra quantità, molto superiore, di rifiuti di cui dovremmo decidere cosa fare. Questo è il problema. Non è il problema di combattere o dialogare col Governo sulla definizione del sito unico e poi c'è un'altra affermazione che va detta. Il Generale Jean dice: "Negli anni Ottanta i sistemi di sicurezza che noi avevamo individuato contro il terrorismo dei siti che oggi sono in gestione andavano bene per quel tipo di terrorismo, oggi è tutto cambiato". Che cosa significa questo? Alcuni esperti l'hanno detto tra le righe cercando di interpretare gli omissis di quei decreti e di quelle ordinanze. E in quegli omissis c'è chiaramente l'esemplificazione di quello che il Generale Jean dice: l'unico sistema di difesa contro i rischi di catastrofi e terrorismo è quello di ridurre la criticità degli impianti eliminando gli addensamenti, cioè sta dicendo che forse è il caso di abbandonare l'ipotesi del sito unico e diversificare il posizionamento cumulativo di questo materiale. E` qui la partita ed è qui il significato dell'azione commissariale di cui il Generale Jean è stato messo a capo. Non a caso, infatti, questi siti dovranno essere immuni dal sorvolo aereo, dovranno essere controllati militarmente, proprio per una ragione di sicurezza che fa pendere le decisioni verso scelte che noi in questi settimane abbiamo richiamato e che non escludono affatto la Sardegna. Ma la cosa che più stupisce e mi consentirete questo passaggio, è che noi Italia, quindi anche noi Sardegna, abbiamo sottoscritto la convenzione internazionale sulla sicurezza della gestione del combustibile e dei rifiuti radioattivi. Questa convenzione internazionale, che è in piedi perché Berlusconi non ha il potere di derogare a questa, dice di assicurare la gestione unitaria a livello nazionale di tutti i rifiuti e questo potrebbe giustificare l'azione commissariale, anche se in questo campo la democrazia dell'informazione non è mai sprecata, ma dice anche: attuare una corretta, obiettiva e puntuale informazione del pubblico; cosa che invece non sta avvenendo e che fa sospettare giustamente e giustamente, non solo il popolo sardo, ma tutta la popolazione di una nazione che si vede sorpassata su quelle decisioni che invece nel 1999, allorché il ministro Bersani insediò la Commissione Stato-Regioni su questi problemi, si pose avviando un processo di dialogo che oggi noi vediamo invece solo lasciato alle dichiarazioni estemporanee di ministri che non ci rassicurano.
Badate, colleghi, noi dobbiamo inquadrare questo problema in una condizione non po' diversa. Viviamo una stagione, un po' per colpa nostra, un po' per colpa dei tempi che viviamo, un tempo per la Sardegna di solidarietà sbilanciata. Siamo anni che subiamo le basi militari senza riduzioni, sono anni che continuiamo a subire gap infrastrutturali nel silenzio di tutti, ora i rifiuti, ora tante altre questioni che riguardano il riequilibrio e le fonti finanziarie di solidarietà della Sardegna che in altri tempi avevano un regime diverso e che ci facevano parlare di una solidarietà della Sardegna verso lo Stato, per una solidarietà dello Stato reale verso la Sardegna. Questo tempo non c'è più e la domanda che viene spontanea rispetto a questo è quella che ci dovremmo domandare tutti: ma scusate non è forse l'autonomia la maggiore possibilità che ci è data per avere una voce chiara, una parola netta su questo argomento, così come su altri? Ma pare che l'autonomia spesse volte sia delegata all'onorevole Massidda, a Pisanu, a tutti quelli che sembrano quasi avanzare, quasi a difendere una casta politica, quando problema di casta non è, non è un problema di questo tempo difendere chi è oggi al Governo o no. Si tratta di difendere cose che ci sfuggono, quelle che dovremmo chiamare tutti quanti patrimonio indisponibile del nostro operare. Ed allora io credo che noi dovremmo avere un atteggiamento diverso, forse anche di maggiore rigore, perché badate uno degli altri pericoli che corriamo è che la Sogin, che è finanziata con i fondi che vengono addebitati nella bolletta di ciascun sardo per la tenuta in sicurezza dei cinque siti oggi disponibili, perché bisogna dire che questa solidarietà sbilanciata vale anche quando noi che non abbiamo usufruito dei benefici di quell'energia a basso costo, abbiamo anche gli oneri di dover pagare allo Stato per quelli che ne hanno beneficiato gli oneri per la messa e tenuta in sicurezza di quel materiale. Noi da oltre 10 anni paghiamo in bolletta, ciascun sardo paga in bolletta oneri che si aggiungono al già maggior costo dell'energia che la Sardegna deve subire. Ed allora dobbiamo stare attenti ad un altro aspetto; c'è in Parlamento un disegno di legge che, su espressione della Sogin, su pressione degli studiosi chiede la revisione dei limiti di rilascio del materiale radioattivo, che in Italia per fortuna oggi è mille volte inferiore a quello medio europeo. Il Generale Jean commentando questo aspetto e sollecitando l'approvazione da parte del Governo di questo disegno di legge che vuole rivedere questi limiti di rilascio in sicurezza ha detto: "Sono frutto di ignoranza e di false preoccupazioni". Per dire come quello che ha scritto le Nuove Guerre Stellari del nuovo millennio, ha scritto un libro che parla di queste cose, certamente non ha quel sentimento, se volete anche un po' romantico, di difendere la bellezza di un territorio che guarda caso quattro anni fa pensavamo di realizzare come un grande parco. Si parlava di parchi nazionali, di parchi regionali, da quattro anni a questa parte non si parla più di tutto questo, parliamo invece di come difenderci da una condizione che ci viene imposta ed in qualche modo incombe su di noi.
Noi siamo soddisfatti che il Consiglio regionale vada ad approvare questa norma di legge, perché questa norma richiama giustamente e correttamente l'articolo 80 del D.P.R. 616 che essendo stato oggetto anche di valutazione costituzionale si applica in Sardegna e ci garantisce sul piano costituzionale non solo l'onere della gestione del territorio, ma anche tutto quello che comprende gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali del territorio. E che quindi porrà al Generale Jean una questione molto difficile da affrontare, quella di confrontarsi con la potestà legislativa regionale che, a mio giudizio, proprio per questi richiami legislativi è assolutamente pregnante e prioritaria e che può porre solo il Governo nella condizione di impugnare la legge presso la Corte. Sarà difficile anche in quella sede spuntarla, ma lì capiremo se anche di questo problema che attiene alla vita e al futuro della Sardegna si vorrà fare un problema di casta o un problema di prospettiva.
Io credo che sia molto importante anche l'istituzione della Commissione di inchiesta. Badate, nessuno di noi oggi può parlare, come si dovrebbe per ciascuno di noi come parlamentari della nostra Isola, nessuno può parlare con cognizione, precisione e dovizia di documentazione della situazione delle scorie nucleari oggi in Sardegna perché in parte c'è negato ed in parte ce ne stiamo accorgendo troppo tardi, ma è impensabile che un Parlamento non sia nelle condizioni di conoscere dettagliatamente e puntualmente la situazione che probabilmente abbiamo già in pregresso stato di avanzamento. Io credo che mettersi a capo del proprio popolo significhi convergere unitariamente su queste iniziative, ma anche dare un segno di responsabilità e di attenzione che non mi sembra sinceramente, a partire dal Presidente della Giunta, molto vivo in questo momento. La Sardegna ha vissuto momenti difficili e continua a vivere momenti drammatici per quanto riguarda la situazione del suo sviluppo; è la stessa cosa che avviene in tutti i campi; una sanità malata in un territorio non è un indice di crescita e di qualità della vita; una Sardegna debole sul terreno della difesa delle proprie prerogative non è una Sardegna che ha credenziali per crescere e per sviluppare; una Sardegna che si vuole affidare esclusivamente alla benevolenza delle dichiarazioni dei propri ministri, ma non alla risolutezza del proprio Governo locale e regionale non è una Sardegna che ha credenziali per rivendicare lo sviluppo. Basterebbe che il Presidente del Consiglio Berlusconi consapevole della complessità di questo problema, invece di dire un giorno sì e l'altro pure che farà lo Stretto di Messina raccogliesse l'invito del Nobel Rubbia che più di una volta gli ha detto che ci vogliono molti, ma molti soldi perché la più importante infrastruttura urgente per l'Italia è la costruzione di siti adeguati per la messa in sicurezza nei prossimi anni di questo materiale. Lui continua a dire che non vede l'ora di inaugurare il primo pilone dello Stretto di Messina e questo ci dice di una sottovalutazione che è un elemento di maggiore preoccupazione piuttosto che un elemento di consolazione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE(Segue Sanna Gian Valerio.) Peraltro di fronte ad un popolo che assume delle iniziative, che scende in piazza, il Presidente del Consiglio che si definisce amico avrebbe dovuto spendere una parola, se non altro una parola di chiarezza che gli spetta per la responsabilità che gli è stata affidata.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Presidente rinuncio all'intervento - e voglio che rimanga a verbale - per irregolarità nell'ordine degli interventi. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Dettori, io...
(Interruzioni)
La prego magari in un momento diverso da questo di comunicare alla Presidenza i motivi della sua rinuncia.
DETTORI (Gruppo Misto). Sarà fatto!
E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente e colleghi consiglieri, il problema delle scorie radioattive è un problema che abbiamo già trattato precedentemente. Il nostro Gruppo ha già dato le proprie indicazioni anche con un mio intervento al riguardo. Apprezziamo la presentazione di questo progetto di legge che ha visto la nostra condivisione e abbiamo firmato con soddisfazione questo progetto stesso. Quindi, un apprezzamento particolare per gli iniziatori e desideriamo che possa con questo trovare una rapida approvazione e così contribuire a trovare uno strumento quale ostacolo per questa scellerata decisione o probabile decisione. Il sottoscritto non desidera ripetere i concetti che, peraltro molto positivamente, hanno espresso i colleghi che l'hanno preceduto e quindi cercherà di poter individuare qualche aspetto non citato. Il Generale Jean ha voluto indicare nella Sardegna uno dei siti non dicendolo esplicitamente, ma indicando quali possono essere i paletti per l'individuazione di questi siti stessi, nonostante noi non abbiamo mai avuto una produzione di energia nucleare. Altre volte io ho detto che la Sardegna quando si trattava di individuarla come un elemento negativo e quindi non positivo di scelte di sviluppo economico è sempre stata messa ai margini. In questo caso indicando questi criteri come una terra non soggetta abitualmente a fenomeni sismici, terra nel cui territorio sono state dismesse attività minerarie e quindi contiene dei vuoti naturali che potrebbero essere riempiti, scarsa densità abitativa, presenza di migliaia di chilometri quadrati di servitù militari e quindi di poligoni militari, terreno immune dal sorvolo aereo in numerosa quantità, quindi diciamo che è possibile con questo evitare anche la creazione di un sistema di sicurezza dei controlli perché già esistente. Io penso che non siano stati effettivamente questi gli elementi che hanno potuto eventualmente determinare questa scelta, posso invece affermare che le scelte sono state individuate probabilmente per altri ragionamenti e questo perché i sardi sono sempre stati giudicati nella storia come pocos, locos y mal unidos, pochi e quindi pochi occhi per verificare atti e fatti discutibili; locos perché, come dice la parola, che dice che seusu locus come diciamo nella nostra parte, diciamo che potremmo essere scimuniti e quindi sensibili ad indirizzi e direttive esterne; mal unidos perchè ancora oggi lo stiamo dimostrando, siamo litigiosi ed in contrasto l'uno con l'altro. Siamo i cosiddetti classici polli di manzoniana memoria e quindi ottimi destinatari di scorie altrui.
Per il Gruppo che rappresento il problema delle scorie radioattive e l'individuazione dei siti conseguenti è molto grave, ma non bisogna enfatizzarlo, né sminuirne i rischi; siamo altresì nettamente contrari a posizioni fideistiche.
L'onorevole Pili, Presidente della Regione, addirittura ha affermato quasi con scherno: figurarsi se dette scorie possano essere destinate in Sardegna, bisogna essere seri al riguardo! Occorre ricordare comunque che i pochi risultati positivi che la Sardegna ha ottenuto, li ha ottenuti a prezzo di lotte, di manifestazioni pubbliche, di vibrate proteste, di lotte di popolo, a prezzo insomma di grosse battaglie.
Il nostro Gruppo ritiene che sull'argomento, oltre le iniziative che sono state prospettate occorre alzare il tiro che finora pensiamo non sia stato, appunto, adottato. Da parte del Presidente della Giunta regionale, che finora non è stato energico come altri suoi colleghi, voglio ricordare il Presidente Illy che, appena eletto, ha detto che sul problema scorie sarebbero passati sul suo cadavere. Immaginiamoci uno che è un imprenditore politico, che non le proprie affermazioni pone a rischio anche la propria iniziativa privata. Ben altro avrebbe potuto dire, affermare ed avere degli atteggiamenti diversi il presidente Pili che imprenditore non è. Altresì, ma senza alcuna venatura polemica, debbo rilevare che anche il Presidente del Consiglio regionale ha il dovere di esternazione e di protesta in quanto rappresenta l'Assemblea della regione e quindi, indirettamente, del popolo sardo.
La proposta di legge oggi in discussione è necessaria, ma non rappresenta l'unico paletto pure non definitivo contro questo scellerato intendimento del Governo nazionale.
Occorre, e questo concetto l'ho espresso anche nel mio precedente intervento di settimane fa, una mobilitazione delle coscienze e dei territori. Occorre creare un apposito comitato che deve vedere nei Capigruppo l'organo per designare gli elementi che devono essere fondatori di questo comitato stesso e di fornire a sua volta le direttive per un'Assemblea in modo che ci sia un costante allarme, una costante attenzione da parte dei cittadini a questo grave problema.
Io l'altra volta ho voluto ricordare che ho partecipato a simili iniziative di lotte, di territori e ho cercato di voler fornire nella mia persona anche colui che poteva presiedere a questo comitato. E` sufficiente poter dire che mi farebbe piacere potervi farvi parte perchè ritengo di poter anche eventualmente suggerire poche ma incisive iniziative perchè questo intendimento possa essere rimandato al mittente. Ho partecipato a ben altre lotte, io sono a disposizione per questo e, come tale e come consigliere regionale devo dire che ci dichiariamo pronti a voler continuare.
Per quanto riguarda questo progetto di legge, al di là degli aspetti particolari, ritengo positivo l'averlo presentato ed invito l'Assemblea ad approvarlo nel modo più veloce possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io penso che si sia detto abbastanza, cose giuste e cose meno giuste. Io mi associo a quelle giuste e quindi rinuncio all'intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele che non è presente in Aula. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. Con l'intervento dell'onorevole Cogodi ha inizio la serie degli interventi dei Capigruppo. Ricordo ai colleghi che vi è l'impegno a concludere entro la giornata odierna questo provvedimento, siamo ancora nella fase della discussione generale, quindi chiederei a tutti i colleghi un impegno per una rapida conclusione della stessa per passare poi all'articolato. Grazie.
COGODI (R.C.). Grazie signor Presidente, poche considerazioni sul tema. Oggi in quest'Aula si registra, così come si registra nella società sarda, una larga, larghissima condivisione attorno alla questione. No alle scorie, no is scorias italianas e quant'altro. Io credo che questa larga condivisione che è nelle istituzioni e delle istituzione autonomistiche, ed è anche soprattutto alimentata da una consapevolezza forte della società sarda, sia un punto di forza ed un valore che travalica in positivo anche la materia stessa della quale si tratta pur essendo essa, la materia di cui si tratta, rilevantissima.
Tuttavia non dovremmo essere indotti in errore; non dovremmo, ritengo, ritenere che una larga condivisione, una così massiccia e corale levata di scudi di per sè significhi che la battaglia è vinta. Vi sono stati altri momenti, momenti alti, solenni, di protesta ed anche di contestazione forte della società e delle istituzioni sarde. Pensiamo agli anni Ottanta, ancora prima agli anni Settanta, la politica contestativa della Regione nei confronti dello Stato, la rivendicazione della rinascita, pensiamo agli anni Ottanta e Novanta, la vertenza Sardegna fatta di tanti simboli, di tante manifestazioni ed anche manifestazioni, come dire, vive con migliaia, decine di migliaia di persone, con le navi strapiene che dalla Sardegna si recavano presso i ministeri romani.
Quei momenti alti e solenni non sono stati inutili, hanno comunque segnato punti di svolta della politica autonomistica ed hanno sicuramente prodotto dei risultati, non tutti i risultati sperati, però sicuramente dei risultati. Per molti problemi ancora aperti che abbia questa regione, per molti mali dei quali ancora soffre tuttavia non si può dire che non un progetto definito, non un processo compiuto, tuttavia con tanta fatica la Regione è cresciuta, non solo in economia in questi decenni, cioè la Regione mi riferisco non governata da questi o da quelli, ma la Regione dell'autonomia speciale tuttavia in questi decenni è cresciuta e non solo in economia, ma anche in consapevolezza, anche in socialità, anche in politica.
Non basta, è troppo poco, è troppo lento il passo e sono troppe le contraddizioni che ogni volta ricacciano indietro ogni conquista ancorché parziale. Però, rispetto ai momenti alti e solenni del passato questa vicenda odierna ha una sua particolarità. Mentre la rivendicazione della rinascita, dello sviluppo, in qualche modo sopporta sul piano logico almeno una progressività, se vogliamo anche una forma di frazionamento, nel senso che tutto quello che è dovuto si dovrebbe avere subito però può accadere che si ottenga e si faccia qualcosa in attesa, e comunque nella permanente rivendicazione e ricerca della possibilità di fare l'altro, il resto, in questa vicenda non c'è alcuna possibilità di frazionare le ragioni. O è "sì" o è "no"! La Regione, la Sardegna, la società prima ancora che le istituzioni però dobbiamo dire le istituzioni insieme e non solo la Regione, ma le province, i comuni hanno colto questo punto che è l'idea stessa che questa regione con i suoi molti problemi risolti, con le sue molte rivendicazioni giuste, con le troppe ingiustizie che ancora deve subire, non può sopportare neppure l'idea di una penalità aggiuntiva, quella che scorie nucleari o direi anche non nucleari, comunque altri fattori ed elementi malefici, possano essere dall'esterno rovesciati su questa terra.
Questo è il punto che diventa anche, se riflettiamo un poco, un punto di rottura positivo, cioè che c'è un limite e questo limite non può essere valicato. Per cui arriverei a dire che la positività di questa contestazione che è contestazione politica, neanche contestazione sociale e culturale, ha una sua valenza grande anche per l'ipotesi che quei tentativi siano, come dire, già scongiurati, che quegli attentati non si realizzino. Tuttavia questa presa di posizione ferma, questa consapevolezza, ecco è la formula ed il modo che deve essere applicato anche a consimili situazioni di diritto.
Vorrei aggiungere però una seconda riflessione o elemento di riflessione, cioè di non pensare che per essere tutti d'accordo, esattamente vogliamo la stessa cosa. Non è così e non sarebbe neppure onesto far finta che sia così. C'è un punto di unità che è forte, che è sincero, che è quello del NO al danno aggiuntivo, ma c'è un punto di differenza che permane ed è quello del No anche al danno anteriore. Se cioè domani non dico il generale Jean, il Presidente del Consiglio Berlusconi, chi ritiene e ha il potere di decidere revocassero le ordinanze di guerra, o ritenessero questa materia non così secretata, ma tale da essere sottoposta a verifica pubblica e a procedimento democratico e se questo rischio e pericolo non ci fosse più, tuttavia noi non potremmo dire, non sarebbe dal nostro punto di vista corretto affermare che abbiamo vinto per intero una battaglia.
Noi contestiamo ed io riaffermo questo valore di contestazione radicale. L'assunto ve lo abbiamo già dato: "No alle scorie" perchè abbiamo già dato, lo dice il ministro quello, lo dice il ministro quell'altro, lo dicono gruppi e formazioni di opinione. E` un'opinione legittima, ma da noi non condivisa, direi non solo sbagliata, ma esiziale per questa regione. Che cosa vuol dire abbiamo già dato? Chi ha dato? Io voglio capire chi di voi può dire: "io ho dato". Avete dato qualcuno di voi, un cittadino sardo consapevole ha dato il territorio della Sardegna per i poligoni militari? Un cittadino della Sardegna ha dato i territori della Sardegna per le peggiori speculazioni edilizie? Un cittadino della Sardegna ha dato le sue ricchezze, le sue miniere, i suoi territori perchè venissero impegnati da attività anche economiche che hanno lasciato non dico tracce, ma enormi quantità di veleni in via permanente? Ma c'è un cittadino o uno di noi e di voi che possa dire: "ho già dato la mia autorizzazioni alla base atomica per sommergibili nucleari di Maddalena?" E se con questa legge noi dichiariamo che la Sardegna è territorio denuclearizzato, cos'è denuclearizzato solo da scorie? Denuclearizzato solo civile o è anche denuclearizzato militare a maggior ragione? O una scoria militare, una scoria nucleare di derivazione militare è più innocua secondo qualcuno di una scoria nucleare di origine altra?
Noi siamo consapevoli del passo importante, per molti versi difficile, che sta compiendo l'Assemblea legislativa sarda, che si appresta non ad approvare un ordine del giorno, non un documento di intenti, ma una legge, una legge che se è legge di questa Regione, e legittimamente potrà essere legge di questa Regione, è anche legge dello Stato italiano. Io non vorrei che qualcuno dei colleghi stia sottovalutando la portata di questo accadimento, che è un atto grande di contestazione e di rottura anche nel sistema giuridico istituzionale, perchè è chiaro ed evidente che questa legge dell'Assemblea dell'autonomia sarda è una legge di contestazione frontale allo Stato centrale, è una legge di ricorso alla Corte Costituzionale perchè sia garantito il diritto riconosciuto a questa comunità, che si organizza anche nella sua istituzione autonomistica, di decidere cose rilevanti che attengono anche all'equilibrio complessivo dello Stato unitario.
Io penso che a nessuno dei colleghi sfugga l'importanza di questo accadimento, però dobbiamo cogliere anche non l'occasione, ma dobbiamo cogliere l'esatto significato e la comprensione piena di questa fase di contestazione e di consapevole espressione al più alto livello dell'autonomia per dire: "Niente veleni aggiuntivi, niente rischi ulteriori alla salute umana e dell'ambiente" e nello stesso tempo, proprio perchè c'è questa consapevolezza, se è matura, se è conseguente, se è sincera fino in fondo deve dire ugualmente "No" e quindi agire concretamente, nei modi graduali che si riterrà e si potrà, però non può non porsi il problema, per una eliminazione progressiva di ogni e qualsiasi altro consimile rischio e danno che è già attuale in questa Regione.
Si può continuare a dire che attorno al Poligono di Perdasdefogu, dove si esercitano e dove si sperimentano i missili di tutti gli eserciti del mondo, a pagamento verso lo Stato italiano in terra di Sardegna, si può continuare a dire e cavarsela con quattro righe di giornale e due dichiarazioni dei rappresentanti di quel territorio, ogni tanto che si tratta di missili che impazziscono, quando il missile cade sulla spiaggia dove si sa che di norma stanno le persone, quando il missile cade nella vigna dove fino a pochi minuti prima lavoravano quattro persone, quando un altro missile - parlo degli accadimenti dell'ultimo mese - si schianta a fianco dell'ovile di un pastore, fuori dall'area del Poligono? Per altro si può dire che sono missili impazziti o non è impazzito quel sistema che consente che simili fatti possano accadere? Per non dire di quanto altro è dimostrato abbondantemente, il danno si diffonde da quei poligoni militari nel territorio intorno con danni enormi alla salute, innanzitutto delle persone, si è detto delle malformazioni e di quant'altro. Si può non riassumere questa questione come questione della sicurezza, della serenità di vita e della qualità della vita in questa Regione, che nessuna forma di economia mai potrà supplire, fosse anche un'economia che porta ricchezza materiale, rispetto all'ansia esistenziale che oggi accompagna la vita delle persone? Anche in questa parte del mondo e soprattutto in questa parte del mondo, in questa Regione, ritenuta un tempo portaerei inaffondabile, perchè atterravano aerei ed oggi destinata ad essere fortezza militare con tutta la potenza offensiva che i moderni armamenti mettono in campo, ivi compresi gli armamenti nucleari. Dire "abbiamo già dato" potrebbe essere un atto di subordinazione, di subalternità, dire "abbiamo già dato" può essere un atto di legittimazione postuma di un'ingiustizia e di uno strappo che tale rimane e che questa Regione l'autonomia non può accettare. Una istituzione libera, un popolo libero può anche sopportare un'ingiustizia ed avere la forza di resistere anche all'ingiustizia che viene imposta, ma non può mai dire: "Legittimo l'ingiustizia". Quindi ecco l'altro versante dell'atto che il Consiglio regionale si appresta a compiere. NO alle scorie, a tutte le scorie, NO ai pesi, ai vincoli, ai veleni, all'esproprio dei diritti e della sicurezza e della serenità dei cittadini in questa Regione, quelli che ci sono e quelli che verranno in misura e in modo eguale. Noi non abbiamo già dato, noi abbiamo già subito, e in ragione di quello che abbiamo subito va compiuta un'azione politica ugualmente forte perchè quella ingiustizia venga progressivamente eliminata. Abbiamo il diritto e direi - e concludo - abbiamo anche il dovere di dare questa configurazione all'azione politica che vive e che esprime così fortemente in questa fase il Consiglio Regionale della Sardegna. Quando insieme siamo andati e ancora dovremmo andare nelle piazze e nelle strade con quella bandiera arcobaleno, non era solo perchè c'era l'imminenza di un bombardamento in una parte del mondo, ma siamo andati ed ancora dobbiamo andare, dovremo andare tutti insieme perchè è permanente questa condizione, che cioè in questo mondo non esista un'ordine riconosciuto e riconoscibile, un'ordine mondiale che faccia capo ad una comunità internazionale che si incontra e si riconosce, quel nuovo ordine mondiale di cui parlava a suo tempo Willy Brandt, cancelliere social democratico della Germania ovest, non della Germania est. Esiste invece oggi un disordine mondiale, è di fronte agli occhi di tutti, che detta le regole, che impone la strategia ed è una strategia di supremazia assoluta, è una strategia di impero e di sottomissione; di sottomissione non solo politica, ma anche economica, ma anche energetica, cioè un sistema che crea nel mondo quella teoria addirittura di guerra permanente, che crea l'ansia, l'insicurezza permanente di tutti gli essere umani in qualsiasi parte del mondo essi si trovino. Noi dobbiamo dare da qui, da questa Regione che si pone in modo così consapevole ed alto questo problema, dobbiamo dare un contributo a questa causa, perchè è un contributo che serve a tutti ed è un contributo che serve anche a noi, avendo come riferimento l'Europa. L'Europa non solo della sua antica o della sua nuova costituzione, ma l'Europa della sua cultura, l'Europa della cultura umanistica, l'Europa della tolleranza, l'Europa della civiltà alta, che riconosce al suo interno diversità ed esercizio di democrazia, che è capace di accogliere, quando può e finché può anche gli altri, e comunque di essere nel mondo uno di quegli spazi vitali di democrazia e di lume della ragione. In questo senso io credo che sia un grande passo avanti quello che si appresta a compiere oggi il Consiglio regionale della Sardegna e che sia importante il contributo che, con l'approvazione anche di questa legge, può dare a questa causa di carattere generale e così rilevante.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). La possibilità, il rischio, l'ipotesi anche solo teorica che la Sardegna possa essere scelta quale sede per il deposito di depositi di materiale radioattivo ha indotto cittadini, associazioni di volontariato, Consigli comunali, sindaci, sindacati, giornali, partiti politici, in tutti un sentimento comune, ha accomunato tutti da una comune esigenza e da una comune consapevolezza, quella di impedire che anche solo teoricamente qualcuno possa ragionevolmente pensare che materiali radioattivi che altrove sono stati prodotti, per la produzione dei quali altre popolazioni hanno fruito di benefici, hanno fruito di garanzie, hanno fruito di privilegi, possano trovare allocazione nella nostra Isola. Il Consiglio regionale della Sardegna e i gruppi che per primi hanno predisposto il progetto di legge, che oggi è all'attenzione di questa Assise, altro non hanno fatto se non raccogliere questi comuni sentimenti, di questi comuni sentimenti fare una sintesi comune e portarla ragionevolmente ad una ipotesi giuridica che diventerà legge di questa Regione. Il Consiglio regionale altro non ha fatto se non farsi carico, se non farsi interprete di quei sentimenti e tradurli in questa ipotesi giuridica; la Sardegna ha già pagato non uno, ma già più tributi, la Sardegna ha già dato ed ha dato parecchio in termini di sacrifici, ha pagato in termini di servitù militari, ha pagato in termini di basi atomiche, con le conseguenze che tutti noi conosciamo relativamente ai morti che vi sono stati in più zone, alle malformazioni di cui sono stati oggetto molti dei cittadini residenti in Sardegna. Quegli ultimi avvenimenti, relativi a traiettorie sbagliate seguite da missili partiti da basi della Sardegna, sono un chiaro esempio e restano naturalmente un sintomo che arreca ulteriori e forti preoccupazioni. Questa Sardegna paga in maniera pesante, terribilmente pesante, alcune debolezze, paga in termini di trasporto, paga per la propria insularità, paga in termini di isolamento, paga purtroppo - e lo rileviamo ogni giorno in maniera rabbiosa - in termini di disoccupazione. L'ultimo esempio, drammatico anch'esso, è quello che vede ormai a fortissimo rischio i lavoratori della chimica di Ottana che comporterà, se le procedure di chiusura dovessero andare avanti, risultati analoghi in altri territori della Sardegna e un ulteriore depauperamento delle nostre possibilità di avanzamento. La Sardegna per altro ha rifiutato in maniera netta, categorica, precisa, puntale, ha respinto l'ipotesi del nucleare e per altro da quelle ipotesi non ha mai tratto in nessun momento alcun tipo di vantaggio; sconta ancora oggi - e lo sanno quei pochi imprenditori che in Sardegna sono rimasti - grossi sacrifici perchè non fruisce di alcune possibilità, quali quella della metanizzazione, di cui tutte le altre regioni d'Italia ormai beneficiano. La Sardegna ha pagato questi prezzi, continua a pagarli, non è neanche minimamente ipotizzabile che venga anche solo inserita in un fantomatico elenco, che venga anche solo ipoteticamente prescelta, che possa essere prescelta. Non è giusto, non abbiamo contribuito a creare quelle storie, non vogliamo correre i rischi per i temuti danni che ne deriverebbero, non vogliamo che la Sardegna compaia in alcun elenco del genere. La scelta parrebbe teoricamente essere affidata ad una società e al Generale Jean; la scelta, cari colleghi, è di natura eminentemente politica. Quella società, il Generale Jean potranno servirsi di studi, potranno dare indicazioni, potranno dare indirizzi, potranno ipotizzare determinazioni, ma la scelta finale non spetta ad altri se non al Governo nazionale, ma prima che il Governo nazionale possa decidere la scelta primaria spetta in ogni caso al Consiglio regionale e a tutti i cittadini di questa Regione. La scelta è politica e pertanto politiche sono le valutazioni. Resto da un lato perplesso, dall'altro lato preoccupato quando vedo la reazione bonaria, ottimistica, quasi serafica del Presidente della Giunta regionale che conclude, relativamente a questo argomento, i propri interventi dicendo che vi è un eccesso di preoccupazione, che si è voluto indirizzare l'attenzione dei cittadini sardi verso un problema che non esiste, dice di aver ricevuto garanzie che lui solo sa dare perchè nessuno è in grado di fornire garanzie in questo senso, né all'interno del Consiglio regionale né nella Giunta regionale, così come per altro garanzie non sono state date e probabilmente, per lo stato al quale era arrivato lo studio in quella fase, da nessuno potevano essere date, neanche a livello ministeriale. Allora il problema permane, il problema esiste, non vogliamo chiudere gli occhi, ma vogliamo affrontarlo, vogliamo essere noi artefici di una scelta, deve essere il Consiglio regionale a dire definitivamente NO anche alla sola ipotesi che la Sardegna possa essere scelta come territorio, come immondezzaio per il deposito di materiali radioattivi o anche di materiali pericolosi di altra natura, che in Sardegna non siano stati prodotti.
Noi abbiamo un'altra idea dello sviluppo, sappiamo che un problema c'è, che è all'attenzione della società incaricata, che è all'attenzione del Governo nazionale, sappiamo che in qualche modo dovranno trovare una soluzione, ma non dobbiamo e non possiamo neanche concorrere all'individuazione della soluzione medesima perchè non ne abbiamo tratto beneficio alcuno. E, tanto per essere chiari, non vogliamo oboli, non vogliamo che questa terra venga utilizzata, dietro compensi alti o bassi che siano, per ipotesi che potrebbero portare ad una rapida distruzione o che comunque costituirebbe un elemento di costante pericolo per alcune centinaia di anni a venire e finirebbero con l'ingabbiare il futuro dei nostri figli e delle future popolazioni di questa terra. Non è nostro il problema dove accantonare i rifiuti radioattivi che non abbiamo prodotto, se ne occupi il Governo nazionale, individui i siti che riterrà più opportuni, ma escluda, cancelli in via definitiva l'ipotesi di allocarli in Sardegna, non va neanche presa in considerazione, la Sardegna deve essere definitivamente cancellata da quell'elenco. Per altro noi abbiamo competenza esclusiva in materia urbanistica, ma abbiamo del pari competenza concorrente con lo Stato in materia di tutela ambientale e di salute. La nostra legge è una riaffermazione della volontà del popolo sardo, è una precauzione, la assumiamo a titolo cautelativo così come, attraverso la legge, dobbiamo promuovere in base a quanto previsto dal Regolamento una Commissione d'inchiesta che verifichi, che passi al setaccio, che vagli, che constati se davvero un qualche territorio di quest'Isola, senza autorizzazione, evidentemente nottetempo, evidentemente agendo in maniera banditesca, evidentemente al di fuori di ogni regola, chiaramente violando l'autonomia di questo territorio, l'autonomia della nostra Isola, l'autonomia della nostra istituzione, verifichi se qualche territorio della Sardegna è stato utilizzato, nel passato recente o lontano, come deposito di materiali nocivi o comunque pericolosi, in base a quale normativa e in base a quali scelte, in base a quali criteri e in base a quali principi. Ecco perchè, Presidente Pili, non riusciamo a condividere il suo bonario ottimismo, ecco perchè riteniamo che la nostra preoccupazione sia legittima, ecco perché pensiamo che attraverso questa normativa possiamo essere cautelati.
Io ho detto già in altra sede, lo riaffermo in questa occasione, che stiamo promuovendo un giudizio nei confronti del Governo, stiamo chiamando in causa il Governo, abbiamo già dato mandato ad alcuni avvocati in questa direzione perché a ciò provvedano, lo stiamo facendo come forze di opposizione, perché stiamo denunciando un danno temuto, un danno ipotizzato; stiamo denunciando un rischio che qualcuno potrebbe davvero far sì che si avveri. Allora vogliamo, cautelativamente e anticipatamente, promuovere un livello di giudizio per danno temuto, in base all'articolo 700 e seguenti del Codice di Procedura Civile, perché la magistratura, quella che ha competenza in questo caso, si pronunci e riconosca i giusti, legittimi diritti della Sardegna. Badate, noi stiamo approntando una legge, tutti abbiamo un'altra chiara consapevolezza, ed è quella che il Governo potrebbe anche decidere di impugnarla. In quel caso il Governo rilancia il proprio potere, ma compie anche una manifesta volontà di esercitare un diritto d'imperio che questo Consiglio regionale non gli riconosce, che non può in ogni caso riconoscergli. Se dovessimo accedere a quelle richieste, se dovessimo far cadere poco poco la tensione che sino a questo momento ha tenuto tutti in stato d'allerta, in condizioni di vigilanza, noi mancheremmo a un preciso dovere, ma non solo mancheremmo ad un preciso dovere, la nostra autonomia ne uscirebbe svilita, annichilita, violata e fors'anche annullata. Se il Governo dovesse impugnare la legge noi dovremmo rapidamente e immediatamente, in quella ipotesi, attivarci per salvaguardare la nostra autonomia. Credo che solo attraverso atti concreti di questo tipo possano essere avanzate, possano essere tutelate le rivendicazioni autonomistiche che spesso facciamo, ma che rischiano in caso contrario di diventare solo pronunciamenti teorici e lettera morta. Ecco perché l'iniziativa legislativa che stasera dovremo approvare, ecco perché l'avvio di quel procedimento a cui ho accennato, in base all'articolo 700 e seguenti del Codice di Procedura Civile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà. Non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà. Non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che la discussione che si sta svolgendo oggi in Aula su questo argomento, che riguarda le scorie radioattive, sia una discussione di grande importanza e che abbia visto, legittimamente e giustamente, l'intero Consiglio su posizioni che sono sostanzialmente analoghe e che sono sostanzialmente di difesa di qualche cosa che noi diamo per acquisito e che forse lo stesso verificare che acquisito non è ha scosso nelle fondamenta il modo di ragionare di tutti i sardi. Io credo che forse si sia riusciti, con soltanto la velata proposizione dell'ipotesi che ci potesse essere all'interno della Sardegna un sito di stoccaggio di scorie radioattive, per adesso in un'impresa che non era riuscita a nessuno, cioè quella di compattare l'intera regione Sardegna, tutti i sardi. La Chiesa con le istituzioni politiche, semplici cittadini con luminari del mondo dell'impresa, i giornali, le televisioni hanno tutte quante in maniera concorde sposato la causa di una Sardegna senza il rischio delle scorie nucleari. I Riformatori hanno ovviamente fatto la loro parte in questo contesto, per vari motivi. Hanno fatto la loro parte sino al punto - come voi sapete - di organizzare una manifestazione a Roma davanti al Quirinale, per essere ricevuti dalla Segreteria del Capo dello Stato, al quale hanno consegnato una petizione con migliaia di firme che sono state raccolte in tutti gli angoli della Sardegna a sostegno della necessità di mantenere le scorie nucleari lontane dalla Sardegna. Però, anche se si rischia di andare a sottolineare qualcosa che è già stato fatto da altri, forse su questo argomento è importante fare qualche riflessione ulteriore, e cioè le riflessioni sui motivi, sulle motivazioni che ci inducono ad essere fermi in questo rifiuto, affinché queste motivazioni possano valere sia per le scorie nucleari oggi, sia per altri argomenti sui quali dovrebbe essere medesima l'unità dell'intero Consiglio e non soltanto del Consiglio, ma anche di ciò che di società civile sta fuori da questo Consiglio, per dare risposte analoghe e pertinenti in circostanze che eventualmente fossero analoghe.
La prima riflessione che è echeggiata varie volte all'interno di quest'Aula è: per quale motivo noi siamo contrari alle scorie radioattive in Sardegna? E uno dei motivi che è stato ribadito è quello del diritto alla salute di tutti i cittadini sardi. Devo dire che è evidente che su questa motivazione non possiamo che essere tutti quanti d'accordo, anche perché ogni tanto rimbalzano sui giornali notizie inquietanti riguardanti la regione di Quirra e il piccolo paesino di Quirra, dove l'incidenza di malattie tumorali a carico del sistema emolinfatico parrebbe assolutamente esorbitante rispetto a quella che statisticamente è lecito attendersi in un paese di quelle dimensioni. Guarda caso si tratta di un comune che si trova vicino a una base dove noi non sappiamo, perché protetta da segreto militare, come avvenga il trattamento di eventuali scorie nucleari o di eventuale materiale radioattivo, qualora non si trattasse di scorie nucleari. Io credo che questo basterebbe a mantenere comunque un allarme forte nella popolazione sarda. In più, noi non abbiamo dettagli tecnici, perché mai ce ne sono stati dati, le competenze sono affidate a quell'agenzia regionale di protezione dell'ambiente che purtroppo in Sardegna ancora non è partita, niente sappiamo sull'attuale situazione della radioattività in Sardegna, nel senso che niente a noi è dato di sapere su quali siano le eventuali condizioni di radioattività di altre regioni, di altri siti, di altre zone della Sardegna. Pertanto già l'allarme per quanto riguarda la salute della popolazione è un allarme più che legittimo ed è un allarme senz'altro sentito in tutta la Sardegna, riecheggiato più volte all'interno di quest'Aula. Ma non è certo l'unico allarme; un altro allarme è quello che è stato sottolineato più volte e cioè: perché non aderire all'invito del ministro Giovanardi, che sollecita comunque regole di solidarietà nazionale nell'affrontare il problema del trattamento della scorie radioattive? La risposta è anche qui immediata: abbiamo già dato, come si faceva un tempo quando in Chiesa passava per la seconda volta o per la terza volta colui che raccoglieva le offerte e se passava per caso e per sbaglio per la terza volta si allargavano le braccia e si diceva: "Abbiamo già dato". Io credo che in Sardegna per la solidarietà nazionale noi abbiamo già dato perché - è stato ricordato anche da qualcun altro - il sequestro di zone di territorio ampie per interessi legittimi, ma senz'altro pesanti per chi deve far fronte a questi interessi di difesa nazionale, è senz'altro un tributo importante, alto, che questa terra, che quest'Isola paga a interessi nazionale ed europei, nell'ambito dei quali noi ci sentiamo senz'altro pienamente inseriti, però non può essere sempre lo stesso popolo, non può essere sempre la stessa terra a pagare il prezzo più alto.
Però, se anche queste due argomentazioni non valessero pienamente, io credo che noi potremmo trovarne un'altra, definitiva, che è esaustiva di ogni altro tipo di argomentazione, cioè quella sul messaggio che questa terra faticosamente, con tante contraddizioni, con tante difficoltà, sta cercando di dare per quanto riguarda il proprio sviluppo, la propria volontà di annullare il gap che la separa da altre regioni italiane, la propria volontà di essere una regione europea. La Sardegna a più riprese ha detto, a nome di tutti i suoi rappresentanti politici, di governo e di opposizione, consiliari e parlamentari, amministrazioni locali e autorità di qualsiasi altro genere presenti in Sardegna, che la vocazione di questa terra è quella di essere un'Isola della qualità, cioè la nostra scommessa è sulla qualità. Se noi abbiamo qualche speranza, se noi abbiamo forti speranze di sviluppo economico, di sviluppo sociale, di miglioramento complessivo della qualità della vita in Sardegna, questo non può essere che attraverso questa scommessa di qualità, che, se voi ci pensate, è una scommessa che riguarda a 360 gradi tutta l'offerta che la Sardegna propone, perché è vero che riguarda il settore turistico, è stato ripetuto più e più volte, ma è vero che riguarda anche gli altri settori, dove noi andiamo a ritagliarci degli spazi di nicchia: nel settore agroalimentare, nel settore delle produzioni artigianali, nel settore della conservazione, nel settore delle manifatture, in tutti i settori in cui possiamo avere una proposta economica che vada fuori Sardegna siamo costretti dalle regole di mercato a ritagliarci comunque degli spazi che siano degli spazi di qualità, non di quantità - il mare penalizzerebbe la concorrenza per quantità -, ma di peculiarità, di singolarità, di assoluta unicità dell'offerta che noi andiamo a proporre.
Voi capite bene che se noi crediamo sul serio in questo slogan che abbiamo più volte ripetuto, e cioè che la Sardegna deve essere un'isola della qualità, bisogna che intanto ci crediamo per primi noi, ma dopo che ci abbiamo creduto noi, dopo che noi abbiamo fatto qualche cosa per dimostrare che non si tratta soltanto di uno slogan, ma di una nostra convinzione profonda, a questo punto devono crederci anche coloro che devono in qualche maniera essere sinergici rispetto a questa crescita economica della Sardegna, e quindi per primi devono crederci i governanti che stanno a Roma.
Questa è la scommessa che noi stiamo facendo, la scommessa che in Sardegna si possa avere davvero una qualità complessiva dell'esistenza che possa essere proposta al di fuori della Sardegna e che possa rappresentare una sorta di marchio di origine, una sorta di marchio di denominazione controllata con cui la nostra Sardegna e tutti i prodotti che provengono dalla nostra Sardegna abbiano davvero uno spazio di mercato che va al di là della nostra Isola e che rappresenta, esso ed esso soltanto, qualche cosa che richiama, nelle orecchie e negli occhi di tutti, la Sardegna. Voi pensate, a questo punto, quanto sarebbe folle un progetto che preveda di fare della Sardegna l'immondezzaio delle scorie radioattive del resto d'Italia; un'Isola che, avendo dei gap economici da riequilibrare rispetto ad altre regioni italiane, ha fatto una scommessa sulla qualità complessiva dell'esistenza, di tutto ciò che ad essa è correlato, che sta al suo interno, quest'Isola improvvisamente viene dipinta dai giornali, dai mass media in tutte le condizioni e in tutte le possibili suoi opzioni come l'isola immondezzaio, l'isola dove vengono raccolte le scorie radioattive provenienti dai siti di tutta Italia.
Io credo che soltanto la proposizione di questa ipotesi abbia fatto già un grande danno alla Sardegna. Se fosse possibile il Consiglio regionale della Sardegna dovrebbe costituirsi parte civile in un processo di risarcimento danni nei confronti di chi all'inizio della stagione turistica sarda ha messo in giro l'idea che la Sardegna potesse diventare una specie di grande gruviera traforata da buchi all'interno dei quali tonnellate, decine, centinaia, migliaia di tonnellate di scorie radioattive provenienti dai vari siti italiani dovevano essere depositate. Ma voi credete che qualunque individuo, qualunque cittadino medio che dovesse fare la scelta della destinazione delle vacanze sue e delle vacanze dei propri figli, avendo deciso di investire sulla qualità della vita potrebbe essere sfiorato dall'idea di andare a trascorrere le sue vacanze, a caro prezzo, perché quelle trascorse da noi sono vacanze a caro prezzo, in un'isola di cui si ha l'incertezza sul livello di radioattività ambientale e sul ruolo che lo Stato le attribuisce? Invece che essere l'isola del turismo, invece che essere l'isola del benessere esistenziale diventa improvvisamente l'isola della raccolta del pattume.
Io credo che già questo sia stato un enorme danno di immagine per la Sardegna, sul quale probabilmente dovremmo riflettere e già per il quale dovremmo chiedere se non altro dei danni morali a tutti coloro che hanno lasciato andare avanti un'idea di questo genere, l'hanno lasciata trasparire, l'hanno lasciata finire sui giornali e hanno fatto sì che la Sardegna ne avesse un danno di immagine importantissimo. Credo che su questo alla fine siamo tutti d'accordo, nel senso che anche il senso della proposta di legge, che adesso andremo a discutere nel suo articolato, non possa che essere considerato questo, cioè il senso di una compatta denuncia da parte dell'intera classe politica sarda che per una volta è pienamente sintonizzata con l'intera società sarda, che denuncia la propria volontà di porre in essere tutte le possibili difese, compresa quella legislativa, nei confronti di un'ipotesi che per noi è assolutamente inaccettabile. Io credo che questo sia poi l'elemento più importante della discussione di oggi, cioè che per una volta noi abbiamo visto che veramente la classe politica sarda e la società civile, dalla quale tanto spesso siamo scollati, hanno un cuore che batte nella stessa maniera, hanno un cervello che ragiona nello stesso modo, hanno gambe che vanno nella stessa direzione. E di questo grande tesoro che noi oggi abbiamo non dobbiamo fare dispersione, non dobbiamo fare in modo che esso venga completamente perduto, perché il giorno dopo aver deciso che siamo tutti quanti uniti in un "no" deciso, senza se e senza ma, rispetto all'ipotesi della pattumiera d'Italia, il giorno dopo nessuno pensi di fare di questo argomento un argomento di campagna elettorale, nessuno pensi di iniziare la gara a chi è più bravo, a chi è più contro le scorie, a chi grida a voce più alta contro il Governo, a chi usa più strumenti per dimostrare all'intero popolo sardo che lui c'è e che forse gli altri ci sono di meno. Ma non facciamolo, non cadiamo in questo errore, non cadiamo in questo rischio, perché poi sarebbe un errore che si ritorcerebbe contro di noi, perché i sardi uniti sono una forza, sono una potenza, ottengono il risultato, soprattutto quando il risultato è assolutamente obbligatorio ed è assolutamente necessario che ci venga in qualche maniera attribuito, i sardi disuniti sono quelli che negli sbarchi ad Alghero del re di Spagna erano definiti "pocos, locos y male unidos".
Credo che questa occasione sia per noi un'occasione storica per iniziare un tipo di rapporto anche con la gente che vive in Sardegna, che ci vota e che ci manda su questi banchi, diverso da quello che abbiamo avuto sinora, sia un'occasione per cogliere le unioni che all'interno di questo Consiglio ci sono, invece che sottolineare le lacerazioni e le divisioni, sia un esempio di metodo che su cose che riguardano l'intera Sardegna possa essere utilizzato sempre. Se andremo uniti sino in fondo in questa circostanza otterremo il risultato che ci siamo prefissati e può darsi che questo possa essere un esempio per cogliere sempre quali sono le circostanze, i problemi sui quali è necessario comunque che questo Consiglio trovi unità, unità al suo interno, unità con i sardi che rappresenta.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Solo qualche minuto, non fosse altro per richiamare anche l'iniziativa di Forza Italia che aveva già presentato una proposta di legge simile a quella che oggi discutiamo e che, appunto per ragioni di economia, anche di tempo, e preso atto anche della disponibilità dei proponenti, abbiamo ritenuto di sottoscrivere quella oggi all'esame dell'Aula, il che sicuramente crea anche una condizione nuova, di fronte ad un'emergenza di questa natura, su un problema di questa portata, la classe politica isolana manifesta unitarietà di intenti, simili quindi sono gli obiettivi, anche se per la verità sulle analisi si dicono cose fondate, ma spesso anche delle inesattezze. Siccome questa parte l'ha già svolta egregiamente, per conto del Gruppo di Forza Italia, la collega Claudia Lombardo, io non tornerò sull'argomento, semmai debbo dire che preoccupa un eccesso, che spesso anche si nota, di strumentalizzazione rispetto ad un problema che noi stessi abbiamo rilevato essere di grande importanza e rispetto al quale, anche se siamo nelle ipotesi astratte, non bisogna abbassare la guardia. Però nonostante le assicurazioni che sono venute non da esponenti di chissà quale Governo, ma del Governo nazionale e di primo piano, voglio ricordare le assicurazioni del ministro Pisanu, del sottosegretario alla Difesa Cicu, che non parlano a titolo personale, voglio ricordare quanto queste posizioni abbiano certamente sollevato in parte, perché attendiamo anche noi la definizione di un processo che ha una valenza, come è stato richiamato, non solo di carattere amministrativo, bensì politico e rispetto al quale quindi già le assicurazioni intervenute dovrebbero rasserenare quanto meno gli animi. Quindi bene la mobilizzazione, no alle strumentalizzazioni, queste sì che creano un danno alla Sardegna, creano un danno all'economia perché se noi insistiamo quasi dando per certo il fatto che in Sardegna o che la Sardegna venga individuata come sito per il deposito di scorie nucleari, voi immaginate una notizia di questa natura che rimbalza nei continenti internazionali, nei paesi internazionali, in Europa, nella nostra stessa Penisola, quale danno si reca alla maggior industria della nostra Isola che è il turismo. Ed allora ecco perché noi dobbiamo fare quello che oggi in quest'Aula giustamente si sta facendo, prendere atto anche della possibilità astratta, io ribadisco, perché nei fatti non esiste, è stata esclusa, ma valga per il futuro, anche per chi domani dovesse subentrare ai governi di centrodestra in Sardegna e in campo nazionale, valga per il futuro e per tutti una regola chiara che il territorio della Regione Autonoma della Sardegna è dichiarato denuclearizzato e quindi interdetto appunto al transito e al deposito di materiali nucleari. Ecco, allora, perché colleghi a me ha fatto piacere che il ministro Pisanu proprio nella recentissima visita in Sardegna, nell'incontro che ha avuto a Porto Rotondo con il suo collega francese, abbia parlato della Sardegna ma sotto altro profilo, ed è forse di questo che maggiormente dovremmo preoccuparci e cioè della necessità che venga posta a livello nazionale una questione Sardegna come è stato fatto per il caso FIAT e come è stato fatto per le tante emergenze che si sono verificate nel territorio nazionale. Su questo, sulle questioni dello sviluppo e del lavoro, probabilmente siano d'accordo per creare una grande mobilitazione, ma ripeto attenzione alle strumentalizzazioni di problemi che, benché animati da sentimenti nobili ed anche in buona fede, potrebbero determinare un risultato diametralmente opposto facendo fuggire i turisti dalla nostra Isola in un periodo, in particolare come questo rispetto al quale mesi di sudore, di preparazione, di lavoro e di intensa fatica devono creare appunto le condizioni ottimali perché questa industria progredisca e non regredisca sotto la spinta di iniziative che a volte veramente danno il senso più delle iniziative, che davvero riesce difficile trovare un aggettivo per commentarle. Le miniere di non ricordo di quale paese, gli abitanti di quel paese mobilitati perché bisognava protestare contro il Governo Berlusconi che li aveva indicati come i siti per il deposito delle scorie nucleari. Ma vi pare che questo sia un messaggio da portare all'esterno, per quanto dura ed anche faziosa possa essere la lotta politica e la contrapposizione tra le forze politiche nell'Isola?
Quindi, ripristiniamo con quell'obiettivo di serenità e di determinazione che ha caratterizzato un po' tutti gli interventi, ma lasciamo appunto alla contesa politica la battaglia su questo fronte ed eliminiamo su un argomento così serio e così importante evidenti tentativi di strumentalizzazione che ribadisco, a mio avviso, non portano certamente questa battaglia verso lidi alti, ma rischiano paradossalmente di creare gravi danni sul piano economico e sul piano sociale alla nostra Isola.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). La discussione che si svolge oggi su questa legge costringe il Consiglio regionale ad affrontare per la seconda volta nel giro di qualche giorno una materia quale quella dell'eventuale individuazione della nostra Regione come sede del deposito nazionale delle scorie nucleari, materia sulla quale il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno in larga parte unitario che si completa oggi con una legge che considera il territorio della Sardegna non disponibile ad una localizzazione di un sito, quale quello che nel paese è necessario individuare, avendo come noi sappiamo nel nostro paese in alcune centrali nucleari dismesse o in altre che erano in fase di avanzata costruzione delle scorie nucleari che comunque vanno messe in sicurezza, garantendo la tranquillità e la serenità di quelle popolazioni che più sono vicine a questi impianti; siamo tornati su questa discussione per dire appunto che la nostra Regione è una regione non utilizzabile a questo fine; non utilizzabile perché questo fine e questa localizzazione sarebbe incompatibile con la prospettiva di sviluppo che noi andiamo disegnando ed intorno alla quale si deve lavorare, che è quella di un'isola che fa della qualità la sua caratteristica fondamentale nel Mediterraneo e nel Mondo. Un'isola, quindi, nella quale la qualità ambientale, la qualità sociale, la qualità civile, diventa il prodotto che meglio possiamo vendere e sul quale si può costruire una prospettiva di occupazione e di sviluppo.
La legge assume, quindi, una valenza di carattere generale che non è soltanto quella di negare questa opportunità e questa possibilità, che è diventata reale negli ultimi mesi, sulla quale non c'è stata strumentalizzazione, c'è stata semmai un'espressione di preoccupazione che ha attraversato l'intera comunità sarda, che deriva ed è derivata da alcune affermazioni che chi è dedicato a trovare una soluzione a questi temi ha prodotto in sede di commissioni parlamentari; un quadro di riferimento generale che includeva la Sardegna fra i siti possibili nei quali poteva essere localizzato il deposito.
Ed una delle condizioni fondamentali che è stata individuata è quella della trasportabilità via mare delle scorie nucleari, che fino a qualche mese fa aveva costituito invece un impedimento, quindi, motivo di esclusione della Sardegna dalle localizzazioni.
Questo sommato al fatto che siamo un territorio sismicamente stabile, sommato al fatto che siamo un territorio con una bassa densità di popolazione, sommato al fatto che esistono nel nostro territorio numerose miniere dismesse, sommato al fatto che siamo territorio nel quale sono localizzate vastissime aree destinate a servitù militari, tutto questo ha prodotto allarme, non strumentalità, non un'esigenza di utilizzo politico o a fini politici di un problema serio e reale.
Io credo che sia stato giusto sollevare questo problema, che sia giusto che oggi noi concludiamo questa discussione, che approviamo una legge, che è una legge che ha una valenza politica, naturalmente, e che non ci mette al riparo da un'eventualità quale quella che sta alla base della legge che andiamo a fare, credo che il fatto che concludiamo unitariamente questa discussione non possa nascondere il fatto che abbiamo usato toni differenti nell'approccio a questa materia. E i toni differenti non sono tanto fra chi ha responsabilità di Governo e chi è all'opposizione, i toni differenti sono stati fra chi giustamente allarmato ha sollevato il problema, consigli comunali, comunità, associazioni, cittadini comuni, e chi invece in queste settimane ha continuato a dire "abbiamo uno scudo di carattere istituzionale che impedirà che la Sardegna possa essere localizzata come sito per il deposito delle scorie".
Così non è! Così non è soprattutto perché i poteri che sono stati dati al Presidente generale della Sogin in questa materia sono dei poteri straordinari che superano la legislazione regionale e qualche volta anche quella nazionale. Non ci ha convinto la risposta che il ministro Giovanardi ha dato in Aula rispondendo nel question time ad un'interrogazione di un deputato della Sardegna.
Non ci ha convinto e non ci convince, perché non ha fugato i dubbi, la relazione tecnica che è stata presentata qualche giorno fa in sede di Conferenza Stato-Regione dalla Sogin che è stata in larghissima parte secretata e di cui nessuno conosce l'esatto contenuto. Non ci convince il fatto che in una recente audizione sempre nella Commissione Speciale istituita presso la Camera dei Deputati in materia di rifiuti tossici sia stata definita una scelta tecnica quella che individuerà il sito in cui verrà realizzato il deposito. Noi pensiamo che la scelta sia un scelta di carattere politico ed anche per questo la Sardegna debba essere esclusa da questa decisione.
E` importante che i Ministri sardi, che il ministro Pisanu in maniera particolare sia convinto che sia un danno per l'intera comunità sarda se il Governo nazionale deciderà di localizzare nella nostra Regione questo sito. Io non penso che abbiano capito male o che si siano allarmati in maniera eccessiva, o si siano lasciati strumentalizzare quelli che in queste settimane e in queste giornate sollevano il tono della propria preoccupazione e chiedono che il Consiglio regionale, e il Presidente della Giunta finché è Presidente della Giunta, e per quanto lo sarà, rappresenti questa preoccupazione delle popolazioni sarde evitando di dire in giro che c'è un'inutile sollevazione, che c'è un inutile allarme che viene creato per fini politici intorno a questa materia perché appunto saremo esenti da qualunque ipotesi di localizzazione.
Io penso che questo non sia un buon modo di affrontare come istituzione massima della Sardegna il problema, non sia il modo migliore per presentarsi ad una discussione con il Governo nazionale, non sia il modo migliore per rivendicare la propria sovranità in materia di urbanistica ed in materia ambientale, e in tutte quelle materie nelle quali la nostra sovranità può essere messa in discussione, e questa è certamente una di queste materie. Io sono convinto, noi siamo convinti, che l'approvazione di questa legge costituisca un grande atto di civiltà del Consiglio regionale della Sardegna, è una risposta positiva dell'Assemblea sarda alle preoccupazioni della comunità che rappresentiamo, ma sono altrettanto convinto che questo non debba far abbassare la guardia, che questo sia un momento nel quale noi attraverso l'istituzione della Commissione d'Inchiesta prevista nell'articolo 2 andiamo a vedere che cosa realmente succede nella nostra Regione in materia di transito, di localizzazione di materiale nucleare anche in quelle basi militari che sono assolutamente interdette dalla nostra informazione, interdette dal controllo, interdette dalla potestà della popolazione della Sardegna su quanto viene fatto, su che materiali vengono usati, su quali propellenti vengono utilizzati per esempio nelle basi americane a La Maddalena.
Quindi, questa legge è una legge che segna una svolta importante nell'attenzione delle popolazioni della Sardegna e delle sue istituzioni autonomistiche, ma dev'essere il punto di partenza perché questa materia venga assunta come una materia intorno alla quale è necessario fare chiarezza ed è necessario dare ai cittadini, dare alla comunità le risposte che la comunità si attende, risposte che rassicurino sulla salute, che rassicurino sulla condizione ambientale, che rassicurino sulla sovranità di questa Assemblea nelle materie che sono state richiamate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, colleghi Assessori, onorevoli Consiglieri, la proposta di legge che è stata presentata, e che oggi è stata ampiamente dibattuta, è condivisa dalla Giunta.
E` condivisa così come lo è dall'intero Consiglio regionale senza nessuna obiezione, ma con - ritengo - le proposte di modifica che saranno alla discussione dell'Aula poste dopo l'intervento del sottoscritto.
Si tratta di argomento importante, importantissimo, per quanto io ritengo questo argomento sia stato già affrontato nelle opportune sedi ed anche con una precedente legge regionale, che io ricordo qui a questo Consiglio, non specificatamente motivata da un argomento di così specifica importanza, ma di sostanziale identità, che è quella che con il bilancio del 2000 è stata portata in Aula e che escludeva che per il territorio della Sardegna, quella legge è diventata legge non impugnata dal Governo, quindi legge definitiva, era quella che nel rispetto delle istituzioni ci saremmo potuti rivolgere tranquillamente anche oggi con le impugnative derivanti, quella legge che impone il divieto del trasferimento in Sardegna di qualsiasi rifiuto, quindi io aggiungo a maggior ragione dei rifiuti di tipo particolarmente pericoloso come sono i rifiuti nucleari.
Io debbo in questa sede, però, esprimere la rendicontazione di quanto è successo a Roma il 10 giugno.
Il sottoscritto è stato convocato il 10 giugno dalla Commissione Tredicesima del Senato per discutere e presentare in sede di audizione, in quella importantissima sede di audizione, i problemi che interessavano ed interessano, e hanno interessato, come dissesto idrogeologico l'intero territorio della Regione Sardegna. In quell'occasione, soprattutto in presenza dei senatori sardi Dettori, Delogu e Mulas, io ho avuto modo di esprimere oltre che illustrare quanto si stava facendo come ambiente, operando come ambiente in campo del dissesto idrogeologico, ho avuto modo di inserire per quanto non espressamente richiesto dalla convocazione, l'argomento che ci vedeva e ci vede impegnati e che oggi è in discussione con la proposta di legge presentata.
Quando in quella sede io ho evidenziato la necessità che la stessa Commissione senatoriale prendesse atto del pericolo, prendesse atto della ventilata ipotesi che in Sardegna, secondo quanto aveva dichiarato l'onorevole Piglionica in sede parlamentare, l'altro ramo del Parlamento, attraverso una esposizione a suo giudizio tecnica perchè la Sardegna fossa ritenuta sede idonea per la collocazione di queste scorie, per la eventuale collocazione di queste scorie, adducendo motivi che qui in Aula sono stati ampiamente richiamati quest'oggi, io ho riferito tutto il mio disappunto, tutta la nostra netta opposizione ad una proposta di questo genere.
Subito dopo hanno chiesto di intervenire oltre che naturalmente i tre rappresentanti sardi, che hanno presentato ognuno per conto proprio delle vibratissime proteste, ed in modo particolare un assoluto diniego perchè una soluzione del genere fosse presentata per la Regione Sardegna, che non poteva subire ulteriori affronti rispetto a quelli fino ad oggi subiti in questo campo ed in questo settore, sono intervenuti anche gli altri senatori.
E` intervenuto soprattutto in maniera altrettanto energica il senatore siciliano che se non sbaglio è Moncada, il senatore Moncada, che ha espresso tutto il suo disappunto per questa possibilità.
"Io - ha detto - sono siciliano, capisco le ragioni di questa presa di posizione così netta e così decisa, condivido questa posizione". Io, naturalmente, chiederò il resoconto di questo verbale perchè il tutto è stato trascritto, e vorrei che questo verbale fosse accluso agli atti di questa seduta perchè ritengo che sia elemento importante, elemento determinante sotto l'aspetto del riguardo che per questa legge noi dobbiamo portare.
Ho preso atto con piacere che questa proposta di legge è condivisa da tutti, è sostenuta da tutti ed è soprattutto da tutti difesa nel contenuto e nell'espressione sentita che noi dobbiamo avere, noi sardi dobbiamo avere per la nostra Regione, per il nostro territorio e soprattutto per salvaguardare quell'unico bene, l'unico bene che ci rimane e che è l'ambiente al quale noi ci rivolgiamo in una giornata triste, tristissima come quella odierna, che mi impone di segnalare a quest'Aula che oggi sono intervenuti, per la prima volta in Sardegna, cinque Canadair, tre Elitanker e tutti i nostri dieci elicotteri, perchè gli incendi di Castiadas, a Camissa verso il mare, l'incendio di Bolostiu ad Alà dei Sardi coinvolgendo il Monte Olia, l'incendio di Tertenia e di Gairo ancora in attività, ancora malgrado l'impegno aereo di cui ho parlato. Ancora, malgrado l'impegno che il Governo in questa circostanza sta dimostrando di perseguire, insieme a noi dimostrano quanto sia difficile già per nostro conto e già per quanto ho sentito dire dagli onorevoli che sono intervenuti, già per nostro conto è difficile la difesa del nostro ambiente. Noi in questa sede dobbiamo far sentire alta la nostra voce anche nei confronti di chi in maniera proditoria, a Castiadas si parla di otto esche distinte, separate in tutto il territorio per arrecare il maggior danno possibile in presenza di un vento da nord ovest che superava i venticinque nodi.
Ecco, di fronte a situazioni di questo genere, io ritengo che debba essere richiamata l'attenzione di tutti i consiglieri di quest'Aula perchè assieme, tutti quanti, dobbiamo proporci come fustigatori non solo di chi vuole o vorrebbe importare scorie di qualsiasi genere in Sardegna, e tanto meno quelle nucleari, ma nei confronti anche di chi appicca il fuoco, "is appiccadores" così come dicono in Barbagia, e che trovano soddisfazione, attraverso questa perversione da cui sono afflitti, nel vedere devastata la nostra natura.
Noi ci dobbiamo opporre a questo criterio, a questo sistema; lo dobbiamo sentire come dovere nostro ed io sono sicuro, sicurissimo che, così come lo sento io, lo sentano gli onorevoli consiglieri che oggi hanno dimostrato unità di intenti e capacità in sede legiferante per opporre un diniego a questo stato di cose che ci vede e ci vedrà certamente perdenti, ma non soccombenti di fronte ad imposizioni che, da qualsiasi parte arrivino, vogliono in qualche modo defraudare la Sardegna dell'unica ricchezza che possiede.
PRESIDENTE. Metto ora in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Per chiedere la votazione elettronica.
PRESIDENTE. Chiedo a sette colleghi che appoggiano la richiesta dell'onorevole Pittalis di alzarsi in piedi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIGGIO, CORDA, DEIANA, LOMBARDO, BALLETTO, CORONA, MURGIA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli della proposta di legge numero 449.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LADU - LAI - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 64
votanti 64
maggioranza 33
favorevoli 64
(Il Consiglio approva)
Si dia lettura del titolo della legge.
ORTU, Segretario:
Titolo: Dichiarazione della Sardegna territorio denuclearizzato
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo della legge, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.
ORTU, Segretario:
Art. 1
Dichiarazione
1. La Regione autonoma della Sardegna, sulla base dei princìpi costituzionali e delle competenze esclusive in materia di urbanistica ed ambiente attribuite dall'articolo 3, lettera f), dello Statuto Speciale, interpretate dall'articolo 58 del D.P.R. n. 348/79 e dall'articolo 80 del D.P.R. n. 616/77, nonché delle attribuzioni in via concorrente in materia di salute pubblica, protezione civile e governo del territorio di cui al terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione, dichiara il territorio regionale della Sardegna denuclearizzato e precluso al transito ed alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale.
PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati l'emendamento 5 sostitutivo parziale e l'emendamento 1 aggiuntivo.
ORTU, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Pisano - Fantola - Cassano - Vargiu
Le parole " materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale " vengono sostituite dalle parole materiali radioattivi provenienti dalle centrali nucleari dismesse o da altri. E' consentito il solo transito, l'utilizzo ed il deposito dei materiali radioattivi utilizzati nel campo delle attività medico-sanitario, per scopi terapeutici e diagnostici, nei campo delle attività della ricerca e nelle apparecchiature a supporto della sicurezza, dei controllo e della produzione industriale per attività comunque svolte nei territorio regionale. (5)
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Demuru - Pusceddu - Pacifico - Spissu
Art. 1
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
2. Sono esclusi dal divieto di cui al comma 1 i materiali necessari per scopi sanitari, diagnostici e per la ricerca scientifica, per il supporto della sicurezza e del controllo per la ricerca scientifica. (1)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati nell'ordine, partendo dall'emendamento numero 5.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pisano per illustrare l'emendamento numero 5.
PISANO (Rif.Sardi-U.D.R.). Presidente, soltanto per precisare che l'emendamento numero 5 ha come obiettivo quello di evitare che si possa creare un problema riferito esattamente all'utilizzo di materiali, o meglio di materiali radioattivi, nel campo del settore sanitario esattamente nel settore terapeutico e diagnostico, nel campo del settore della ricerca e soprattutto anche nel campo del settore dell'impiantistica di controllo industriale.
La dizione che è stata posta all'articolo 1, esattamente nel punto in cui viene detto che il territorio regionale della Sardegna denuclearizzato è precluso al transito e alla presenza anche transitoria di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale, rischia infatti di produrre la paralisi delle attività sanitarie negli ospedali, la paralisi delle attività nella ricerca universitaria e sopratutto anche - come dicevo - nell'impiantistica industriale, quella relativa al controllo ad esempio che avviene nella grossa industria. Cito un esempio per tutti, negli impianti di Sarroch, ma anche nella cementeria e negli impianti di cementificio, vengono usati degli isotopi radioattivi per il controllo delle cisterne, per il controllo delle polveri. Quindi, questi impianti che sono basati su emissioni gamma naturalmente non potrebbero più assolutamente essere utilizzati proprio perchè la provenienza è comunque sempre una provenienza esterna.
Quindi, non avrebbero diritto a poter transitare e non avrebbero diritto a poter essere stoccati, soprattutto non potrebbero essere nemmeno poi dismessi in depositi che sono depositi relativi ad una finalità di discarica cosiddetta veloce.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Faccio osservare all'Aula, e naturalmente lo faccio osservare soprattutto ai proponenti, che vi è una certa similitudine fra l'emendamento appena illustrato dall'onorevole Pisano e quello che si accinge ad illustrare l'onorevole Sanna Gian Valerio. Inviterei pertanto i proponenti degli emendamenti a valutare l'opportunità di un'intesa, anche perchè per le modalità di presentazione uno risulta come sostitutivo parziale e l'altro aggiuntivo, ma credo che possa ragionevolmente trovarsi un'intesa e quindi ridurre ad uno gli emendamenti stessi.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 1.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Sì, non mi dilungherò visto la trattazione. L'emendamento numero 1 era stato concordato, credo che il collega Pisano poi essendosi assentato non abbia potuto verificare, hanno la stessa finalità; noi abbiamo inteso introdurre un comma 2 per non inficiare il termine della dichiarazione del comma 1. E poi volevo indicare al collega Pisano che ci siamo documentati sull'esigenza di ricomprendere i sistemi di gestione di sicurezza degli impianti tecnologici e questa dizione rientra, soprattutto per quanto riguarda i raggi gamma, nella dizione diagnostica perchè si tratta di diagnostica tecnologica che è separata da sanitaria, e questo ce lo hanno detto personale del campo per cui io credo che dovrebbe essere fatto un accordo, chiaramente se passa l'emendamento 5 non ha più senso l'emendamento 1.
PRESIDENTE. Va bene, in attesa che vi siano le eventuali interlocuzioni, per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Su entrambi gli emendamenti, Assessore?
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Per entrambi gli emendamenti, hanno sostanzialmente lo stesso contenuto.
PRESIDENTE. La Giunta si rimette all'Aula. E` aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
Qualche secondo per dar modo all'onorevole Pisano di interloquire con l'onorevole Sanna Gian Valerio. C'è un'ipotesi di accordo, aspettiamo qualche minuto perchè l'emendamento venga riscritto.
L'ipotesi di accordo è la seguente: nel testo dell'emendamento numero 1 vengano aggiunte queste parole: "I materiali necessari per scopi sanitari per il supporto della sicurezza del controllo della produzione industriale e per la ricerca scientifica". Naturalmente la parola "diagnostica" viene cancelllata.
Mi pare che l'Assessore abbia già espresso comunque il parere di rimettersi all'Aula. Allora, intendiamo ritirato l'emendamento numero 5.
Metto in votazione il testo dell'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 1 con la variazione apportata a seguito dall'interlocuzione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 2.
ORTU, Segretario:
Art. 2
Commissione di inchiesta
1. E' nominata, entro dieci giorni dall'entrata in vigore della presente legge, ai sensi degli articoli 124 e 125 del Regolamento del Consiglio, una Commissione d'inchiesta con il compito di verificare e monitorare ogni eventuale presenza nell'Isola di materiali radioattivi di provenienza esterna nonché lo stato di avanzamento degli studi propedeutici alle localizzazioni di discariche nucleari inerenti il territorio regionale.
2. Successivamente, il Presidente della Regione, su parere preventivo, obbligatorio e vincolante del Consiglio Regionale sugli esiti dell'inchiesta, con votazione a maggioranza dei due terzi dei componenti assegnati, esprime la definitiva posizione della Regione sia sull'utilizzo ed il deposito nel territorio regionale di sostanze nucleari o di loro residui, sia anche sullo stoccaggio in Sardegna di rifiuti pericolosi o dannosi non prodotti nel territorio regionale.
3. Ove necessario il Consiglio regionale promuove l'adozione di apposite norme di attuazione statutarie che regolino i controlli e le azioni amministrative necessarie per l'effettiva denuclearizzazione del proprio territorio.
PRESIDENTE. All'articolo 2 sono stati presentati 3 emendamenti.
Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Pisano - Fantola - Cassano - Vargiu
Emendamento all'art. 2/comma 1
Le parole "…di provenienza esterna" vengono soppresse. (4)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Pisano - Fantola - Cassano - Vargiu
Emendamento all'art. 2/comma 2°
Le parole "…di Sostanze nucleari o di loro residui,…" vengono sostituite dalle seguenti parole:
"sostanze radioattive o scorie e rifiuti di sostanze radioattive,". (2)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Pisano - Fantola - Cassano - Vargiu
Emendamento all'art. 2/comma 1
Le parole "…Discariche nucleari inerenti il territorio regionale" vengono sostituite dalle seguenti parole:
"depositi provvisori di stoccaggio o di smaltimento di materiali radioattivi nel territorio regionale". (3)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pisano per illustrare gli emendamenti.
PISANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Presidente, si intende proporre l'eliminazione della parola "di provenienza esterna" proprio perchè la riteniamo limitativa per far sì che il monitoraggio della presenza di radioattività sia esteso a tutte le sorgenti radioattive possibili, sia a quelle che eventualmente venissero prodotte qui in Sardegna, sia a quelle che ovviamente invece provenissero dall'esterno. L'obiettivo principale è soprattutto quello riferito all'uranio impoverito che potendo essere utilizzato nell'eventualità, naturalmente, come armi e come proiettili, qui nei siti militari, potrebbe essere considerato un materiale radioattivo naturalmente di provenienza locale.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 3 e 4 si danno per illustrati.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della Difesa dell'ambiente.
PANI, Assessore della Difesa dell'ambiente. La Giunta gli accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 3.
ORTU, Segretario:
Art. 3
Misure urgenti di vigilanza e controllo
1. La Regione, attraverso le proprie strutture preposte alla vigilanza ambientale e sanitaria, cura la rilevazione tecnica e strumentale di presenze nell'Isola di materiali nucleari e adotta le misure di prevenzione necessarie per impedire ogni contiguità con le popolazioni e le strutture civili insediate, nonché l'immissione di nuove ed ulteriori consistenze dei medesimi materiali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 4.
ORTU, Segretario:
Art. 4
Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione sul BURAS.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTIPRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 449.
(Il consigliere LIORI, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso votare a favore.)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FOIS -FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LADU - LAI - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SERRENTI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
presenti 63
votanti 63
maggioranza 32
favorevoli 63
(Il Consiglio approva)
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Dovremo discutere alcune proposte di legge ed alcuni disegni di legge. Io chiedo, credo che ci sia un accordo generale da parte di tutti i Gruppi, il punto numero 7, se fosse possibile, la proposta di legge 298/A "interpretazione autentica in agricoltura", cioè è un articolo della legge 21 del 2000 sull'agricoltura. Ricorderà onorevole Presidente che in un'altra occasione chiesi di poter discutere questa proposta di legge, che è un articoletto, però che serve all'ARA per chiarire alcune cose, perchè se non approvata in tempi brevi metterebbe in difficoltà l'ARA che è l'Associazione Regionale Allevatori. Quindi, se fosse possibile un inversione dell'ordine del giorno per poter discutere questa proposta di legge molto, ma molto semplice. Grazie.
PRESIDENTE. Frau fa questa richiesta, voglio ricordare che il Regolamento prevede un certo tipo di maggioranza per l'inversione dell'ordine del giorno. Tuttavia se non ci sono obiezioni...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Va bene, allora non ci sono obiezioni quindi sarà il primo...
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Presidente vorrei capire se questo argomento s'intende discuterlo subito, adesso.
FRAU (A.N.). Sì, ora; è un articolo.
PRESIDENTE. Onorevole Frau, intendiamoci bene, lei mi ha chiesto l'inversione dell'ordine del giorno e sono d'accordo e mi pare che i colleghi non stiano sollevando obiezioni, altra cosa è se dobbiamo trattenerci stasera per fare questo stasera o se invece non farlo alla prossima riunione di Consiglio al primo punto dell'ordine del giorno.
(Interruzioni)
Colleghi io devo tener conto un po' di tutto, abbiate pazienza. E` stato invertito l'ordine del giorno. Questo argomento è al primo punto dell'ordine del giorno, sono le 20.30, stasera avevamo concordato di lavorare fino alle 20, io credo che per stasera possiamo lasciare così, è già un grande risultato e insomma verranno pure dette due cose su questo argomento.
(interruzioni)
Domani mattina non è possibile, il Consiglio si riunisce la prossima settimana, come è da programma. Siamo tutti d'accordo per continuare stasera? Alcuni mi dicono di no. Colleghi i lavori del Consiglio finiscono qui, riprenderanno... Non siamo tutti d'accordo ed allora io non posso forzare la mano a nessuno. Io adesso non voglio aprire una discussione su questa cosa, non siamo tutti d'accordo. Il Consiglio per oggi finisce qui, ci troveremo così come da calendario lunedì prossimo.
(Interruzioni)
Ma non siamo tutti d'accordo, io non ho chiesto una votazione, quindi al Presidente sono arrivati messaggi che non tutti siamo d'accordo e devo tenerne conto. Ma su dai, non è corretto, non stiamo votando per cui colleghi ci vediamo lunedì.
La seduta è tolta alle ore 20 e 25.
Allegati seduta
CCCLXXV Seduta
Martedì 1° Luglio 2003
(Pomeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Sanna Salvatore
indi
del Presidente Serrenti
La seduta ha inizio alle ore 17 e 14.
Frau,Segretario f.f. dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 5 Giugno 2003 (369), che è approvato.
PRESIDENTE. Voglio ricordare che stiamo discutendo la proposta di legge 449 e che la prima iscritta a parlare per la sessione pomeridiana è l'onorevole Lombardo.
E` iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore e colleghi, la proposta di legge che stiamo esaminando oggi in questo Consiglio vuole dare una risposta in termini normativi ad un'esigenza più che sentita dal popolo sardo che è quella di impedire che la nostra Isola possa essere individuata quale possibile sito per lo stoccaggio e la conservazione delle scorie nucleari; scorie che costituiscono una pesante eredità che ci è stata lasciata dalle centrali nucleari dismesse a seguito del referendum del 1987, per non parlare poi degli scarti di lavorazione delle industrie chimiche e degli ospedali.
Anche Forza Italia ha voluto dare con la proposta presentata un suo contributo e l'ha voluto dare in termini di chiarezza e nell'ottica della prevenzione.
Ha voluto ribadire un fermo e deciso "No" al deposito di ben 55 mila metri cubi di scorie che aggiungerebbero una servitù di pattumiera a quella già pesantissima delle servitù militari. Ha detto bene il nostro ministro Pisanu: "l'Isola ha già fatto la sua parte sostenendo l'onore di pesantissime servitù militari".
La nostra Isola ha già dato tanto in passato e continua a dare tanto per le esigenze generali del Paese, e non può certamente essere gravata da ulteriori pesi.
Molteplici sono e di diversa natura le ragioni del "No"; a mio avviso la più importante è l'esigenza di salvaguardare il diritto alla salute del cittadino ed è questo il principale problema che dobbiamo porci, poi vengono tutte le altre ragioni di natura ambientale, economica, sociale ed istituzionale.
Ho sentito parlare in questo periodo delle miniere del Sulcis Iglesiente; ebbene, cari colleghi, questo territorio, lo sappiamo tutti, ha già pagato duramente in termini ambientali e non solo la presenza delle miniere. Noi non possiamo ulteriormente penalizzarlo; non possiamo ulteriormente vanificare quell'azione di bonifica e di recupero ambientale che è stata programmata e che è in atto, anche attraverso la valorizzazione dell'ambiente con il Geoparco.
La paura che si sente nel territorio del Sulcis, ma che è una paura generalizzata in Sardegna, è di rischiare di mettere in gioco e quindi di perdere l'unica risorsa su cui veramente possiamo costruire un futuro di sviluppo e questa risorsa è la qualità dell'ambiente, l'unica per cui è consentito poter parlare di sviluppo basato sul turismo, oppure puntando su altri comparti come ad esempio quello agroalimentare.
E` facile immaginare le ripercussioni di carattere negativo che si avrebbero sull'immagine della Sardegna sia a livello nazionale che internazionale, per non parlare delle ripercussioni sulla qualità, l'affidabilità e la salubrità dei nostri prodotti tipici e non.
Non dimentichiamo che la nostra Regione è una delle prime regioni biologiche d'Italia; migliaia sono le aziende che praticano in Sardegna questo tipo di agricoltura, garantendo l'origine delle loro produzioni e soprattutto disciplinando rigorosamente i metodi di coltivazione.
Portare le scorie in Sardegna significherebbe vanificare gli sforzi che sono stati fatti fino ad oggi, non soltanto in termini di impiego di risorse finanziarie ma anche di strategia promozionale dei nostri prodotti.
Una domanda che è sorta spontanea in tutti noi è: "Ma perchè dev'essere proprio la Sardegna a sostenere i costi in termini sanitari, sociali ed economici dello sviluppo altrui? Perchè dev'essere la Sardegna che non ha mai beneficiato delle fonti energetiche alternative al petrolio, e che per di più sostiene per l'energia un costo superiore al resto d'Italia, deve sobbarcarsi l'onore dello smaltimento di scorie che sono state prodotte da centrali costruite in altri territori?" Questo è un paradosso, al danno aggiungeremmo la beffa e noi questo non possiamo assolutamente consentirlo.
Per tutte queste ragioni, da circa un mese ad oggi, c'è stata una forte e grande mobilitazione in tutta l'Isola; una mobilitazione che ha coinvolto tutti: istituzioni, sindacati, partiti, la Chiesa, la società civile in genere. Una mobilitazione che ha già portato i suoi risultati positivi. Infatti ha il merito di aver fatto capire al Governo nazionale che scelte come questa devono essere partecipate e condivise dai cittadini, l'ha detto il Sottosegretario alle attività produttive dell'Elce rispondendo ad un'interrogazione alla Camera del nostro deputato l'onorevole Piergiorgio Massidda. Questa decisione del Governo di valutare con i cittadini dei territori eventualmente individuati per l'allocazione delle scorie si evince anche dal disegno di legge Marzano sulle energie e le scorie radioattive che all'articolo 27 prevede uno stanziamento di circa 5 milioni di euro per una campagna di informazione presso i cittadini e per studi e ricerche sulla collocazione del sito.
Come sappiamo tutti il processo che porterà all'individuazione del sito è già iniziato e procede d'intesa con la Conferenza dei Presidenti di Regione; un processo nell'ambito del quale possiamo individuare due fasi. La prima volta a sapere se nel territorio nazionale vi siano dei siti tecnicamente idonei al deposito delle scorie; la seconda fase, che è la più delicata, è relativa invece all'individuazione del sito sulla base di parametri e valutazioni di carattere economico e sociale, ma soprattutto attraverso un franco e serrato confronto con le autorità locali nelle sedi istituzionali appropriate. Ed è chiaro, cari colleghi, che il possibile impatto negativo che una scelta di questo genere potrebbe avere sulle aree a forte vocazione turistica costituirà un elemento di valutazione di fondamentale importanza.
A questo punto ritengo sia necessario fare chiarezza e sottolineare alcuni punti su cui, a mio avviso, purtroppo, strumentalmente sono state dette molte inesattezze per raggiungere degli obiettivi diversi da quelli che sono stati dichiarati.
Il primo punto è che allo stato attuale lo studio riguarda tutte le regioni d'Italia e quindi non soltanto la Sardegna come qualcuno, purtroppo in malafede, ha fatto intendere.
Secondo, il Commissario governativo può decidere autonomamente ma soltanto sulla messa in sicurezza delle centrali nucleari dismesse, le altre competenze riguardano studi e proposte.
Terzo, la decisione è politica; la decisione sarà presa dal Governo d'intesa con la Conferenza dei Presidenti di Regione, non sarà di certo il generale Jean a decidere.
Quarto elemento, che a mio avviso è il più importante, è che la maggiore e principale tutela ci deriva, come è stato già ricordato stamattina in quest'Aula, dal nostro Statuto speciale che assegna alla Regione competenze esclusive in materia urbanistica e quindi anche in tema di tutela del territorio e dell'ambiente, per non parlare della competenza primaria in materia di cave e miniere, settori questi in cui il Governo non può legiferare. Per di più possiamo anche escludere che le scorie vengano depositate nei siti militari perchè ciò comporterebbe la fine delle attività militari e quindi, conseguentemente, la dismissione delle aree e l'acquisizione di tale patrimonio alla Regione.
Per tutte queste ragioni possiamo dire veramente un fermo e deciso "No" alle scorie, ma lo possiamo dire perchè questo è un nostro preciso diritto autonomistico, un diritto che non può essere assolutamente superato da provvedimenti, leggi o decreti.
Ho voluto sottolineare questi punti perchè ritengo sia importante, giusto e necessario fare chiarezza, così come è giusto vigilare, prevenire e mobilitarsi per evitare che certe decisioni vengano prese; mentre non ritengo assolutamente giusto creare degli inutili, facili ed eccessivi allarmismi.
Concludo, cari colleghi, dicendo che le strumentalizzazioni non servono a nessuno, l'unità serve invece a dare peso e forza alle motivazioni di carattere economico, politico e sociale che sono alla base delle nostre rivendicazioni; rivendicazioni che in questo modo non potranno di certo essere etichettate come semplici rivendicazioni di carattere campanilistico.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, l'Assemblea regionale si appresta a votare questo importante provvedimento. E` un atto che dobbiamo compiere, dobbiamo compierlo il più rapidamente possibile perchè con questo atto noi interpretiamo la volontà dei sardi, di tutte le manifestazioni, contro questa eventualità, che si sono manifestate in tutta la Sardegna da parte di tutte le categorie sociali e di tutte le forze produttive; ed in particolare occorre citare la Chiesa, che con la sua Conferenza episcopale sarda ha emesso la posizione, ha fatto conoscere la sua posizione ferma e forte contro questo eventualità.
La presa di posizione va ricordata, mi pare sia doveroso, perchè a tutti ci ha messo in allarme, in allerta, della stampa locale e dei quotidiani in particolare, che hanno forse per primi denunciato questo rischio e questa eventualità, e non credo che i quotidiani sardi abbiamo fatto questo né per creare facili allarmismi e né per creare strumentalizzazioni. Il rischio vero esiste e nessuno ha smentito ancora che in Sardegna possa accadere quello di cui noi oggi ci stiamo preoccupando.
La preoccupazione per la Sardegna è ancora più forte perchè anche le informative sui quotidiani nazionali indicano siti specifici nel nostro territorio e dunque credo che non occorra assolutamente minimizzare; credo che sia nostro dovere incoraggiare, sostenere e partecipare a tutte le manifestazioni popolari che vengono organizzate perchè in Sardegna, e soprattutto fuori dalla Sardegna, si sappia che i sardi intendono scongiurare in tutti i modi questa eventualità che sarebbe disastrosa per il nostro territorio, per la nostra Regione e per le prospettive di sviluppo sociale ed economico che verrebbero compromesse con l'individuazione di questo sito nazionale per lo smaltimento delle scorie.
Di fronte a questa mobilitazione che possiamo chiamare generalizzata ancorché diffusa e non in termini ancora massicci, come credo dovrà accadere se arriveranno notizie preoccupanti, è importante che l'Assemblea regionale - che è la casa dei sardi - interpreti queste volontà arrivando ad approvare una legge unitariamente per dichiarare denuclearizzata la Sardegna e soprattutto per cercare di scongiurare con l'articolo 2, dove è prevista l'istituzione della Commissione, quelle tante preoccupazioni che molti hanno, che molti sardi hanno, circa la possibilità che già una parte di queste scorie possa essere depositata già in Sardegna. E non mi riferisco probabilmente alle scorie "tal quali", alle scorie "raggiate", quindi al combustibile esausto e "tal quale", mi riferisco ai prodotti derivanti dal trattamento di queste scorie, in particolare all'uranio impoverito. E credo che la Commissione dovrà fare una verifica seria da questo punto di vista perchè dovremo ritornarci su questo problema, per quanto sia anacronistico pensare che abbiamo ancora i sommergibili a propulsione nucleare che sono arrivati in Sardegna sulla testa dei sardi, contro la volontà dei sardi, in un periodo nel quale gli schieramenti a livello internazionale erano una cosa totalmente diversa, sono passati secoli, quasi ere geologiche rispetto alla situazione che è totalmente cambiata nello scenario internazionale; quindi questa è una scelta anacronistica, ma in ogni caso noi dobbiamo dire, credo, e la Commissione deve servire anche a questo, per dire che sui sommergibili e sulle servitù militari noi ci dobbiamo ritornare, certamente non possiamo sopportare che la Marina americana depositi nelle gallerie di Santo Stefano le scorie derivanti dai sommergibili a propulsione nucleare, perchè è evidente che questi bruciano combustibile, il combustibile esausto da qualche parte lo devono mettere e molte voci indicano - probabilmente non solo voci - che queste scorie sarebbero depositate nella rete di gallerie presenti, dove ci sono i depositi delle munizioni nella base di Santo Stefano. Questo credo che se fosse vero dobbiamo scongiurarlo, dobbiamo fare in modo che la Marina Americana perlomeno le scorie se le riporti a casa sua.
Ci sono tutta una serie di preoccupazioni, in particolare nei territori dove sono presenti le basi militari, ma in particolare nei siti minerari dismessi della Sardegna. Ecco, in tanti hanno dichiarato, tanti tecnici, geologi, ingegneri, che sarebbe folle pensare alle miniere dismesse con i cunicoli, i reticoli di gallerie, di centinaia e migliaia di chilometri di gallerie che esistono e che hanno reso permeabile tutte quelle strutture ed è quindi impensabile che possano essere realizzate delle strutture isolate per depositare le scorie, ma a me non risulta, dalle informazioni che ho acquisito, che altre miniere dismesse di questa qualità siano state utilizzate nel mondo per depositare delle scorie, proprio per la rottura dell'equilibrio idrogeologico, per la rottura delle strutture che viene realizzata proprio attraverso le miniere.
In alcuni siti che sono stati realizzati, i pozzi e i depositi sono stati realizzati ad hoc in situazioni geologiche accertate e ben studiate preliminarmente, quindi scelte ad hoc per quella soluzione. Dunque, è impensabile anche dal punto di vista tecnico che possano essere utilizzati i siti minerari dismessi, non solo del Sulcis ma anche della parte restante della Sardegna.
Certo, il grido di allarme che ha lanciato il Presidente benemerito della Repubblica, onorevole Cossiga, il Senatore Cossiga, sul fatto che probabilmente farebbero bene a metterci le scorie come punizione per aver lasciato nell'abbandono e nella distruzione quelle straordinarie strutture architettoniche realizzate dai francesi, dai belgi e dai tedeschi. Noi quello è il problema che ci dobbiamo porre! Voglio dire a tutti quanti che sono stati ottenuti centinaia di miliardi per avviare le opere di bonifica e ad oggi purtroppo, questo lo voglio ricordare e precisare perchè condivido quello che ha detto la collega Lombardo, ma quei lavori di bonifica a distanza di due anni dal loro finanziamento non sono ancora iniziati, quei lavori di valorizzazione sono ancora fermi e le prospettive che quei territori hanno disegnato e hanno scelto per quei territori sono ancora al palo, nessuno fa nulla perchè si sblocchi tutto. Io credo che una volta scelto questo destino, una volta scelta una via di sviluppo questo è quello che noi dobbiamo fare; oggi compiamo un atto importante che dà valore istituzionale alla mobilitazione popolare, che sancisce una decisione formale e forte del Consiglio regionale, tuttavia sono convinto che le competenze in materia di urbanistica, di cave e miniere, di fronte ad ordinanze come quelle del Presidente del Consiglio possano valere poco, perchè è vero che siamo competenti in materia di urbanistica ma, mi diceva un amico qualche ora fa che le basi militari sono terreno di nessuno, ognuno fa e disfa quello che vuole, in particolare nella costa, Capo Frasca viene sbancato con i suoi boschi di palme nane sempre quando i militari lo ritengono e dunque alle norme, alle leggi che pure ci potrebbero proteggere, noi dobbiamo cercare di aggregare il popolo sardo, quelli che oggi stanno protestando, dargli voce con questa decisione che noi prendiamo in senso istituzionale, a norma di legge alla nostra volontà e alla volontà dei sardi di avere una Sardegna denuclearizzata, e tuttavia sono del parere che, per dirlo ancora con il Presidente emerito della Repubblica, rivolgendosi al suo amico Generale Jean gli dice che lui contro questa eventuale decisione scenderà in piazza con i sardi con "sa berritta e con sa leppa". Questa è una delle tante affermazioni un po' colorite del senatore Cossiga, tuttavia se deve interpretare la volontà, alla quale mi voglio associare, che al di là delle norme di legge, al di là del provvedimento che adotteremo oggi credo che dobbiamo prepararci e non dobbiamo escludere una mobilitazione generale dei sardi, non dobbiamo escludere che anche noi, assieme a tutti i sardi scendiamo in piazza, magari con la berritta senza la leppa, ma mettendo in atto delle azioni di protesta e di mobilitazione, adottando anche forme di protesta che siano di disobbedienza civile se questo sarà necessario perchè noi in tutti i modi dobbiamo scongiurare questa eventualità disastrosa per la Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, nel giro di un mese ci troviamo in quest'Aula a parlare di scorie nucleari. Di nuovo che cosa c'è da dire? Pochissimo se non che forse, se lo dobbiamo dire con la massima tranquillità, si è strumentalizzato troppo, chi vuole scendere con la berritta, chi vuole scendere con la leppa, chi vuol scendere con altro, per fortuna nostra non è arrivato niente in Sardegna, altrimenti questi signori che vogliono fare gli scudi umani e quant'altro si sarebbero accorti in ritardo probabilmente nel momento in cui le scorie sarebbero già arrivate in Sardegna, se è vero come è vero, anche questo bisogna dirlo, che il resoconto stenografico dell'indagine conoscitiva è del 13 marzo 2003 in cui la Commissione, come ho detto la volta scorsa e non posso aggiungere molto, all'unanimità diceva che era opportuno trovare un sito unico. Da quel 13 marzo è passato tanto tempo e molta gente si è accorta in netto, netto, netto ritardo di questo problema e debbo anche ricordare a questo proposito che al di là delle prese di posizioni, al di là delle strumentalizzazioni che sono state fatte, al di là delle aggressioni che sono state fatte ad uomini, donne e ragazzi di Alleanza Nazionale solamente perchè volevano insieme ad altri dire "No" alle scorie, poco è stato fatto, l'avremmo dovuto fare molto ma molto prima. Io non sto a ricordare quello che ho già detto la volta scorsa, anche se a mio avviso abbiamo, per quanto ci riguarda, due fatti nuovi. Ricordo così che abbiamo pagato molto, la Sardegna ha pagato per quanto concerne la continuità territoriale, ha pagato sulla mancanza di strade, si sta facendo qualche cosa in quest'ultimo periodo, ha pagato principalmente nelle servitù militari, ha pagato anche per quanto concerne le fonti energetiche.
Non è assolutamente pensabile che la Sardegna venga utilizzata come pattumiera - e queste cose le abbiamo dette - per qualcosa che non è stato prodotto in Sardegna, che non ha portato assolutamente nessun beneficio alla nostra Isola né per quanto riguarda occupazione, né per quanto riguarda reddito, né per quanto riguarda, per esempio, anche il costo della bolletta elettrica.
Quindi, non vedo perchè la Sardegna debba pagare anche per questo. Però, cari amici, è opportuno che dobbiamo ribadire anche in questa sede, ancora una volta, al di là di quella che è stata la mozione che è stata approvata circa un mese fa, dobbiamo ribadire quelli che sono i poteri della Sardegna, poteri che le derivano dal suo Statuto e per questi poteri, ricordando questi poteri, così inizia la relazione dei proponenti, la proposta di legge. Diciamo, siamo tutti preoccupati, però a mio avviso sono successi due fatti nuovi a dimostrazione che il centro destra e che la destra non ha sottovalutato, non ha minimizzato, al di là di tanta altra gente che ha enfatizzato, questo problema. Esattamente sabato 7 giugno Alleanza Nazionale a Sassari ha tenuto la sua conferenza programmatica in cui si è parlato di ambiente e degli enti locali. E visto che si parlava di ambiente e visto che l'ambiente è una delle risorse, probabilmente la risorsa più importante della Sardegna, abbiamo parlato anche di scorie nucleari. E` stato il sottoscritto che, nella mattinata, ha interessato gli intervenuti su questo problema, poi nel pomeriggio abbiamo interessato del problema il ministro Gasparri. Il primo fatto nuovo, a mio avviso, è che abbiamo interessato colui il quale siede nel Consiglio dei Ministri; il ministro Gasparri ha detto questo: "Non è un argomento di mia competenza, ma posso assicurare che non ho sentito nulla al riguardo e mai se n'è parlato nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri. Mi sembra molto strano che si possa arrivare a tutto questo, al di là dei pericoli per la salute, che andrebbero eventualmente accertati, sarebbe un danno di immagine enorme in un territorio a vocazione turistica", questo un Ministro di Alleanza Nazionale.
Ma l'altro giorno un Ministro sicuramente importante, il Ministro degli Interni, onorevole Pisanu, in Sardegna ha detto che l'Isola ha già dato, l'Isola ha pagato tanto, quindi il Governo sa benissimo che la Sardegna ha già fatto la sua parte sostenendo il peso di onerosissime servitù militari.
Credo che queste due prese di posizione possano assicurarci che il tutto non avverrà, che sicuramente la Sardegna non verrà scelta come sede, come sito unico per quanto concerne il deposito di queste scorie. Ma io ho un'altra idea, in questi giorni mi sono fatto un'idea tutta mia particolare. Ho una convinzione: ricerca del sito unico perchè è più controllabile per quanto riguarda il terrorismo. Questo è ciò che ha detto la Commissione d'Indagine. Però, man mano che passa il tempo, cari amici e colleghi, non solo la Regione Sardegna si muove su questo argomento, anche altre regioni, credo che sia una cosa normale, ho l'impressione che alla fine le 20 regioni italiane diranno tutte "No". Credo che sia questo al di là di tutto, quindi ho questa mia convinzione che al di là delle scelte di questo sito unico alla fine resterà tutto così com'è. Chi ha avuto le centrali si terrà anche le scorie, quindi, i cimiteri saranno i cimiteri nei luoghi in cui ci sono già state le centrali termonucleari, contrariamente a quella postilla che aveva detto la Commissione che diceva che sicuramente i territori in cui c'erano le centrali termonucleari non sarebbero stati cimiteri di sé stessi. Ed allora, cari amici, questa è la mia convinzione, perchè ripeto nessuno vorrà queste 50 mila tonnellate di scorie, è una cosa sicuramente enorme da trasportare, da posizionare e quant'altro, pertanto credo che tutto resterà così com'è.
Però, al di là di questo, credo che tutti dobbiamo essere preoccupati, ma la preoccupazione, cari amici, io credo anche per quello che ho detto, per quello che hanno detto in Sardegna due Ministri della Repubblica, sia una preoccupazione, chiamiamola così, fiduciosa. La Sardegna sicuramente non ha necessità di essere considerata la pattumiera; comunque facciamo bene questo pomeriggio tutti insieme, direi una volta tanto concordi, che la Sardegna venga dichiarata territorio denuclearizzato perchè non ha avuto centrali, quindi non ha avuto gli utili, denuclearizzato perchè non può essere considerata la pattumiera. Per questo io credo che anche Alleanza Nazionale si troverà sicuramente favorevole al testo che è stato proposto tenendo presente che probabilmente quando si passerà all'articolato, al di là dell'articolo 1 che sicuramente è l'articolo "clou", probabilmente sarà opportuno cambiare qualche cosa, qualche emendamento, perchè credo che in qualche articolo ci si trovi in contraddizione con quanto viene detto nell'articolo 1.
Credo quindi che Alleanza Nazionale - perchè ripeto lo abbiamo dimostrato, l'hanno dimostrato anche i nostri giovani non solo a Cagliari ma recandosi anche a Roma per manifestare per queste cose - non sia assolutamente d'accordo che queste scorie possano venire in Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un passaggio apparentemente scontato in questa legislatura perchè sembra che ci sia, come in realtà c'è, una sintonia di fondo un po' da parte di tutti i settori dell'Aula su questo problema, sul come affrontarlo, sui rimedi possibili, però non è un argomento scontato, è un argomento talmente delicato e talmente grave che una volta tanto si giustificano anche tutte le sfaccettature delle varie posizioni, a parte qualche parola in libertà espressa in quest'Aula ed espressa anche all'esterno che forse viene definita eufemisticamente folcloristica eccetera, però ciò non toglie che il problema, come dicevo prima, sia di enorme gravità. Soprattutto credo che non sia stato sopravalutato il pericolo che riguarda la posizione della Sardegna e il rischio che la Sardegna stessa ancora una volta venga trattata come colonia.
Non è stato sopravalutato perchè sebbene sia vero che la parola Sardegna non è mai stata pronunciata espressamente, tuttavia le esperienze passate insegnano a tener conto, in materie particolarmente delicate, anche degli indizi, specie quando non si tratta di indizi semplici di poco conto, volatili - si potrebbe dire - ma come in questo caso si tratta di indizi gravi, precisi e concordanti che poi sono quelli che dal punto di vista giuridico, e non solo dal punto di vista giuridico, finiscono per dare luogo a delle prove. Certamente in relazione alla possibilità di usare la Sardegna come deposito di questa roba, gli indizi ci sono stati o sono agli atti degli indizi gravi, precisi e concordanti, inutili stare a riportare tutto ciò che è stato detto e tutto ciò che è stato scritto, però in realtà è così.
Da tutta una serie di atti emergono delle indicazioni abbastanza precise per cui chi ha avuto il merito di smascherare o quanto meno di denunciare per primo questo pericolo, questo problema, merita apprezzamento, se non altro per l'attenzione e per la serietà con cui ha segnalato la questione all'esterno. Naturalmente il riferimento è soprattutto ad alcuni esponenti del mondo della comunicazione, ma anche ad alcune persone che ai vari livelli svolgono egregiamente il loro compito.
Io non sto a ripetere ciò che è stato detto da chi mi ha preceduto, non posso che essere d'accordo sulla proposta di legge che tra l'altro contiene il mio nome fra quelli dei proponenti. Credo che sia il caso almeno, per aver io approfondito soprattutto un aspetto giuridico, di spendere qualche parola in relazione a questo aspetto. La cosa grave è che, siccome gli appigli giuridici, e non sono solo appigli, ci sono e sono importanti, che in questa vicenda chi ne aveva il compito, chi ne aveva il dovere preciso, per essere stato sia pure indegnamente nominato al vertice di questa istituzione, cioè dell'istituzione regionale, non abbia fatto assolutamente niente, abbia - come si suol dire - fin dal primo momento snobbato il problema, gettato acqua sul fuoco, fatto finta che non esistesse il pericolo e addirittura cercato di convincere l'Assemblea che il pericolo, appunto, non esistesse. Questo è sicuramente un atto di incoscienza, di irresponsabilità, ma direi come al solito di vassallaggio nei confronti di chi guida le istituzioni nazionali, perché poi il problema è partito da lì, non è un problema che è nato così per caso; è un problema che è partito da un atto preciso della Presidenza del Consiglio dei ministri ed è un atto che è gravemente arbitrario, perché il Presidente del Consiglio dei ministri ha violentato i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, ha preteso di stravolgere ancora una volta, e stavolta non soltanto per i suoi interessi personali, ma perché evidentemente è portatore di una mentalità che fa a pugni tutti i giorni, continuamente, persistentemente con il rispetto della legalità, praticamente affermando un principio che è esattamente l'opposto dei cardini dell'ordinamento costituzionale, cioè che con un provvedimento amministrativo, qual è l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri, che, sia pure in una materia delicata e complessa come questa, è pur sempre un provvedimento amministrativo, si possa derogare ai provvedimenti di legge. Questo è ciò che il Presidente del Consiglio ha preteso di affermare in questa vicenda in modo greve, pesante, spiacevole anche da un certo punto di vista, utilizzando in modo improprio la normativa sulla protezione civile che consente, sì, interventi di carattere eccezionale, ma di fronte alla dichiarazione di uno stato di calamità, il quale a sua volta può essere dichiarato solo in presenza di calamità naturali, catastrofi o eventi che per intensità ed estensione devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari. Cioè, in sostanza, qui, di fronte a un pericolo potenziale e abbastanza remoto, tutto sommato, si è ritenuto di poter utilizzare i poteri eccezionali che spettano di fronte a una conclamata vicenda che assume i contorni della calamità naturale, delle catastrofi o di eventi di questo genere. Questa è la forzatura, questa è la scorrettezza.
Allora, si dà a un soggetto che in fondo non è altro che il rappresentante di una società il potere, lo si nomina commissario con ampi poteri, col potere di derogare a una ventina di provvedimenti legislativi, di circolari ministeriali, eccetera, nelle materie più delicate per la sicurezza, per il rispetto dell'ambiente, per il rispetto del territorio, del paesaggio, delle prerogative delle autonomie locali, eccetera. Questo è ciò che ha fatto il Presidente del Consiglio dei ministri, e allora c'è da chiedersi per quale ragione il Presidente della Regione, che non esita talvolta anche in modo esagerato a circondarsi di consulenti e a nominare legali, a mettere in movimento tante cose, anche in settori in cui questo non è assolutamente necessario, stavolta non abbia pensato lontanamente nemmeno di approfondire questo problema da un punto di vista giuridico, forse direi nemmeno di rileggersi i presupposti della legge numero 225 del 1992 e di farsi una rinfrescata sui concetti delle prerogative costituzionali e statutarie della Regione, perché io credo che se ciò fosse stato fatto il campo sarebbe stato subito sgombrato se non altro dal problema più grave e dal pericolo più grave che tuttora esiste.
Allora, di fronte a questa inerzia, visto che chi aveva il dovere di muoversi non si è mosso, ben venga questa proposta di legge, che poi chiaramente non deve servire solo in questa circostanza, ma dovrà servire per il futuro perché la Sardegna venga in qualche modo tutelata, visto e considerato che nessuno l'ha tutelata in passato, che nessuno parrebbe - almeno di quelli che in questo momento sono al Governo - ha intenzione di tutelarla al presente e forse anche al futuro. In futuro ci auguriamo che il compito spetti ad altri che lo svolgano in maniera più responsabile.
Quindi la proposta non solo è opportuna, ma direi che può essere definita provvidenziale, perché una volta approvata, è vero che c'è qualcuno in questo Paese che, come ho detto prima, ritiene possibile anche scavalcare allegramente tutte le disposizioni di legge che ci sono, però diciamo che una normativa come questa una volta approvata certamente costituirebbe un ostacolo ben più difficile da scavalcare.
Purtroppo devo dire che c'è una preoccupazione che è stata già segnalata da molti, cioè che le scorie non siano solo, così, potenzialmente in arrivo, ma che buona parte o almeno una certa parte di esse sia già arrivata, e se non sono arrivate le scorie sono arrivate tante altre cose. Sono stati segnalati giustamente i problemi determinati dalla base esistente nell'Isola di Santo Stefano, dai sottomarini nucleari e da tante altre cose che sono state imposte a suo tempo alla Sardegna da persone irresponsabili.
E' stato segnalato anche il pericolo dell'ampliamento di queste strutture. Ora, su questo problema io non sono certamente fra quelli che rinnegano il passato, perché venti, trenta, quarant'anni fa probabilmente la situazione mondiale richiedeva che chi faceva parte della Nato prendesse anche determinati provvedimenti; era, direi, indispensabile perché si trattava di difendersi da pericoli concreti, ma oggi nel 2003 quali sono questi pericoli? I pericoli ce li abbiamo in casa purtroppo! Questo è il guaio! I pericoli ce li abbiamo in casa e ci esponiamo ai pericoli continuando a esasperare queste problematiche sotto la parvenza di rinforzare le difese, in realtà a creare strutture che poi alla fine vogliono servire soprattutto a delle offese, ad utilizzare dei meccanismi in modo distorto, violando le leggi, violando gli accordi internazionali, violando la Costituzione per quanto riguarda l'Italia. Questo è il problema e su questo dobbiamo vigilare e qui fanno benissimo i colleghi di dentro e di fuori che stanno molto vigili e che non perdono l'occasione di segnalare tutti questi problemi, ripeto, a cominciare da questo dell'ampliamento di questa base che, dopo aver fra l'altro devastato una parte importante dell'ambiente di una zona che fa parte del territorio della Sardegna, sembra che sia quasi impossibile frenare, bloccare e circoscrivere, mentre tutto dovrebbe andare in quella direzione. Quindi, ripeto, io credo che la legge sia opportuna, che debba essere approvata, possa essere anche smussata di qualche piccola imperfezione che la caratterizza, ma è fatta bene e fra l'altro è stata anche concepita in modo rapido con l'urgenza che il caso determinava e quindi che il Consiglio si debba stringere intorno a questa proposta, farla propria integralmente, cioè da parte di tutte le componenti del Consiglio, portarla rapidamente a compimento anche perché c'è la preoccupazione che, smascherato questo tentativo posto in essere con l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri, che da qualcuno è stata impugnata in sede giurisdizionale, mentre non lo è stata da chi lo doveva fare, possa essere anche, come è apparso su qualche organo di stampa, aggiustato il tiro. Allora ben venga una legge del Consiglio regionale di questo genere approvata prima che vengano perpetrate altre illegittimità. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Masia, che non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia necessaria una precisa presa di posizione del Consiglio regionale rispetto alla comune e condivisa esigenza di tutelare l'ambiente della nostra Isola. Al di là delle dichiarazioni di principio certamente scontate sulle particolari e delicate condizioni dell'ecosistema sardo, anch'io voglio dichiarare la mia ferma contrarietà a che il nostro territorio venga utilizzato come deposito di scorie nucleari o di altre sostanze pericolose e nocive. I nostri porti non saranno resi disponibili per questo, le nostre città non consentiranno il transito di merci pericolose.
In queste settimane abbiamo registrato le ferme e precise prese di posizione di moltissimi sindaci sardi, delle organizzazioni sindacali e di categoria, della stessa Chiesa sarda. Non c'è bisogno di essere dichiarati ecologisti per scacciare l'idea che la Sardegna diventi la pattumiera del Mediterraneo, un cimitero radioattivo, una discarica di materiale altamente inquinante. Basterebbe il buonsenso per opporsi alla seppure remota ipotesi di trasportare e di concentrare nella nostra Isola le scorie prodotte dalle vecchie centrali nucleari dismesse e dai siti di stoccaggio del Piemonte, dell'Emilia Romagna, del Lazio, della Campania e della Basilicata. Oltre a rappresentare un danno emergente per la Sardegna questo sarebbe anche un lucro cessante, un ulteriore handicap a dispetto di tutti gli impegni sulla cosiddetta continuità territoriale per una regione già penalizzata dal distacco geografico e da un secolare arretramento economico e sociale; ma sarebbe di più un'offesa per una terra che affida il riscatto del proprio futuro innanzitutto a una vocazione turistica, ambientale e paesaggistica.
Ho letto i nomi di alcune cittadine da cui si vogliono portare via i rifiuti delle dimissioni: Garigliano, Trino Vercellese, Saluggia, Celle Calde di Casaccia, Trisaia. Confesso di non conoscere quelle località, di certo conosco la Sardegna, la sua storia e la sua vocazione turistica; conosco la Costa Smeralda e i suoi gioielli ambientali; conosco le meravigliose coste di tutta la nostra Isola e le impareggiabili risorse ambientali delle nostre zone interne. La nostra Isola è conosciuta nel mondo per le sue bellezze naturali e per quelle caratteristiche che la rendono unica. Negli ultimi anni è stata anche oggetto di ricerche e di studi per le peculiarità del suo patrimonio genetico. Mi riesce difficile pensare che tutto ciò possa essere reso compatibile con l'iniziativa in questione, nei confronti della quale ribadisco la mia totale contrarietà. Sarebbe in netto contrasto, un contrasto stridente ed inaccettabile con i nostri parchi e con le nostre riserve marine protette, con i parchi geominerari, e annullerebbe definitivamente la nostra ambizione di vedere affermate nel mondo le nostre produzioni agroalimentari.
Da qualche parte si è affermato che l'esistenza di aree militari costituirebbe un titolo di vantaggio rispetto alla sicurezza ed al controllo dei siti da adibire alla discarica di scorie nucleari. Il fatto che la Sardegna abbia di fatto accettato, per non dire subìto, presenze così ingombranti come quelle dei poligoni di tiro a Capo Teulada, a Perdasdefogu, a Capo San Lorenzo, al Salto di Quirra o a quella della base NATO di La Maddalena, non giustifica certamente un ulteriore e definitivo sacrificio della nostra Isola a vantaggio esclusivo delle altre regioni continentali. Anzi, ancora di più, proprio per questi motivi, si dovrebbe affermare che la Sardegna per l'interesse generale dell'Italia ha già dato abbastanza.
Per quanto riguarda le nostre aree minerarie, che taluni riterrebbero siti ideali per lo stoccaggio delle scorie, evidentemente essi, volutamente disinformati, omettono di considerare che l'abbondante presenza di acqua nel sottosuolo comporterebbe il sicuro inquinamento delle falde, con le immaginabili devastanti conseguenze per l'ambiente e per la salute dei cittadini.
Non vorrei introdurre una nota polemica, ma con un certo disappunto ho letto gli atti riferiti alle audizioni del 26 febbraio 2003 alla Camera dei Deputati ed in particolare l'intervento dell'onorevole Donato Piglionica. C'è un passaggio nel quale l'onorevole Piglionica dedica alla Sardegna le sue attenzioni, non propriamente positive, in ordine alla convenienza del trasporto delle scorie nella nostra Isola piuttosto che verso la Gran Bretagna. Forse bisognerebbe invitare l'onorevole Piglionica ad interessarsi ad altro ed a recepire, invece, le considerazioni espresse da personalità di alto livello scientifico, come il professor Rubbia.
Il centrosinistra ha presentato recentemente una proposta di legge regionale, il Gruppo consiliare di Forza Italia ha fatto altrettanto. Sono convinto che il Consiglio regionale, nella sua interezza, debba uscire all'esterno con una posizione forte ed unitaria, con un unico provvedimento legislativo che rafforzi gli strumenti di tutela e di protezione del territorio dell'Isola dalle diverse forme di inquinamento. Come è stato forte e unitario nella sostanza il recente pronunciamento del Consiglio in sede di discussione della mozione sulle scorie radioattive, dobbiamo oggi unitariamente rappresentare tutti i sardi che a gran voce ci chiedono un autorevole intervento che parta dalla massima assise regionale e che arrivi al Parlamento e al Governo nazionale. Dobbiamo in quelle sedi farci forti del nostro statuto autonomistico e della nostra specialità. La Regione Sarda ha infatti, come è stato ampiamente detto prima, competenza esclusiva in materia urbanistica ed ambientale. Rispetto a questi temi ed in particolare rispetto a quelli che interessano la tutela ambientale delle nostra Isola, i nostri atteggiamenti dovranno essere chiari senza compromessi di sorta. Dovremo comunque vigilare e tenere alto il livello di attenzione, ciascuno per propria parte e tutti nell'interesse generale dei sardi e della nostra Isola.
Lavoriamo quindi intorno ad una proposta legislativa unitaria, lasciando alle spalle le inutili e le controproducenti contrapposizioni e logiche di parte, e votiamo subito, insieme, una legge che possa rappresentare un argine invalicabile a tutela del nostro patrimonio ambientale e del futuro nostro e delle prossime generazioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io vorrei iniziare il mio intervento dicendo ai colleghi che non sempre le scelte unitarie di un Consiglio rappresentano il massimo del senso di responsabilità, dell'attenzione, della lungimiranza e del senso delle istituzioni, dal momento che, sì, è vero, stiamo andando unitariamente ad approvare una proposta di legge, ma è anche vero che probabilmente la portata di questo problema suggerirebbe un'attenzione diversa da parte del Consiglio, le cui presenze lasciano a desiderare e che relegano questo passaggio ad un passaggio come tanti, forse un po' meno importante del plenum che si ha in altre occasioni, ma che invece riguarda la storia ed il futuro della Sardegna nei prossimi secoli, non nei prossimi anni. Infatti, noi dovremmo fuggire dell'idea di produrre una iniziativa che abbia solo il respiro di cacciare via un'ombra, un tentativo di pericolo. Si tratta, invece, di organizzare consapevolmente il senso di una tutela che abbia una continuità nel tempo e badate, lo dico senza polemica, non saranno né le dichiarazioni di Pisanu, né quelle di Giovanardi, né quelle di nessun altro a dire della tutela della Sardegna. La tutela è nostra e guarda caso la proposta di legge si avvale degli strumenti legislativi e costituzionali che più di altri possono, in qualche modo, dare a questa proposta di legge un carattere di continuità nel tempo.
Io non so se questo può essere definito il clima giusto nel quale il Consiglio regionale si mette a capo del proprio popolo a difesa di un principio di vita e di salute dei prossimi anni. Una cosa è certa, io credo che non si possa andare avanti con questi tentativi sì di convergenza unitaria, ma anche di minimizzare i termini del problema. Noi abbiamo letto tutti quanti le dichiarazioni nelle audizioni ministeriali al Parlamento e però bisogna leggerle bene e bisogna capire che i problemi sono diversi. Il primo problema è che le scorie che sono depositate nei cinque siti che sono oggi in gestione della Sogin non possono più stare lì e quindi devono essere trasferiti. Questo è un primo problema.
Il secondo problema è che deve rientrare in Italia il materiale irraggiato che è depositato all'estero, in Gran Bretagna ed in altri siti, che ammonta a più del doppio della quantità di cui stiamo parlando e che la dismissione di quei siti nucleari, in quei cinque siti non è completata, forse neanche avviata e che questo produrrà un'altra quantità, molto superiore, di rifiuti di cui dovremmo decidere cosa fare. Questo è il problema. Non è il problema di combattere o dialogare col Governo sulla definizione del sito unico e poi c'è un'altra affermazione che va detta. Il Generale Jean dice: "Negli anni Ottanta i sistemi di sicurezza che noi avevamo individuato contro il terrorismo dei siti che oggi sono in gestione andavano bene per quel tipo di terrorismo, oggi è tutto cambiato". Che cosa significa questo? Alcuni esperti l'hanno detto tra le righe cercando di interpretare gli omissis di quei decreti e di quelle ordinanze. E in quegli omissis c'è chiaramente l'esemplificazione di quello che il Generale Jean dice: l'unico sistema di difesa contro i rischi di catastrofi e terrorismo è quello di ridurre la criticità degli impianti eliminando gli addensamenti, cioè sta dicendo che forse è il caso di abbandonare l'ipotesi del sito unico e diversificare il posizionamento cumulativo di questo materiale. E` qui la partita ed è qui il significato dell'azione commissariale di cui il Generale Jean è stato messo a capo. Non a caso, infatti, questi siti dovranno essere immuni dal sorvolo aereo, dovranno essere controllati militarmente, proprio per una ragione di sicurezza che fa pendere le decisioni verso scelte che noi in questi settimane abbiamo richiamato e che non escludono affatto la Sardegna. Ma la cosa che più stupisce e mi consentirete questo passaggio, è che noi Italia, quindi anche noi Sardegna, abbiamo sottoscritto la convenzione internazionale sulla sicurezza della gestione del combustibile e dei rifiuti radioattivi. Questa convenzione internazionale, che è in piedi perché Berlusconi non ha il potere di derogare a questa, dice di assicurare la gestione unitaria a livello nazionale di tutti i rifiuti e questo potrebbe giustificare l'azione commissariale, anche se in questo campo la democrazia dell'informazione non è mai sprecata, ma dice anche: attuare una corretta, obiettiva e puntuale informazione del pubblico; cosa che invece non sta avvenendo e che fa sospettare giustamente e giustamente, non solo il popolo sardo, ma tutta la popolazione di una nazione che si vede sorpassata su quelle decisioni che invece nel 1999, allorché il ministro Bersani insediò la Commissione Stato-Regioni su questi problemi, si pose avviando un processo di dialogo che oggi noi vediamo invece solo lasciato alle dichiarazioni estemporanee di ministri che non ci rassicurano.
Badate, colleghi, noi dobbiamo inquadrare questo problema in una condizione non po' diversa. Viviamo una stagione, un po' per colpa nostra, un po' per colpa dei tempi che viviamo, un tempo per la Sardegna di solidarietà sbilanciata. Siamo anni che subiamo le basi militari senza riduzioni, sono anni che continuiamo a subire gap infrastrutturali nel silenzio di tutti, ora i rifiuti, ora tante altre questioni che riguardano il riequilibrio e le fonti finanziarie di solidarietà della Sardegna che in altri tempi avevano un regime diverso e che ci facevano parlare di una solidarietà della Sardegna verso lo Stato, per una solidarietà dello Stato reale verso la Sardegna. Questo tempo non c'è più e la domanda che viene spontanea rispetto a questo è quella che ci dovremmo domandare tutti: ma scusate non è forse l'autonomia la maggiore possibilità che ci è data per avere una voce chiara, una parola netta su questo argomento, così come su altri? Ma pare che l'autonomia spesse volte sia delegata all'onorevole Massidda, a Pisanu, a tutti quelli che sembrano quasi avanzare, quasi a difendere una casta politica, quando problema di casta non è, non è un problema di questo tempo difendere chi è oggi al Governo o no. Si tratta di difendere cose che ci sfuggono, quelle che dovremmo chiamare tutti quanti patrimonio indisponibile del nostro operare. Ed allora io credo che noi dovremmo avere un atteggiamento diverso, forse anche di maggiore rigore, perché badate uno degli altri pericoli che corriamo è che la Sogin, che è finanziata con i fondi che vengono addebitati nella bolletta di ciascun sardo per la tenuta in sicurezza dei cinque siti oggi disponibili, perché bisogna dire che questa solidarietà sbilanciata vale anche quando noi che non abbiamo usufruito dei benefici di quell'energia a basso costo, abbiamo anche gli oneri di dover pagare allo Stato per quelli che ne hanno beneficiato gli oneri per la messa e tenuta in sicurezza di quel materiale. Noi da oltre 10 anni paghiamo in bolletta, ciascun sardo paga in bolletta oneri che si aggiungono al già maggior costo dell'energia che la Sardegna deve subire. Ed allora dobbiamo stare attenti ad un altro aspetto; c'è in Parlamento un disegno di legge che, su espressione della Sogin, su pressione degli studiosi chiede la revisione dei limiti di rilascio del materiale radioattivo, che in Italia per fortuna oggi è mille volte inferiore a quello medio europeo. Il Generale Jean commentando questo aspetto e sollecitando l'approvazione da parte del Governo di questo disegno di legge che vuole rivedere questi limiti di rilascio in sicurezza ha detto: "Sono frutto di ignoranza e di false preoccupazioni". Per dire come quello che ha scritto le Nuove Guerre Stellari del nuovo millennio, ha scritto un libro che parla di queste cose, certamente non ha quel sentimento, se volete anche un po' romantico, di difendere la bellezza di un territorio che guarda caso quattro anni fa pensavamo di realizzare come un grande parco. Si parlava di parchi nazionali, di parchi regionali, da quattro anni a questa parte non si parla più di tutto questo, parliamo invece di come difenderci da una condizione che ci viene imposta ed in qualche modo incombe su di noi.
Noi siamo soddisfatti che il Consiglio regionale vada ad approvare questa norma di legge, perché questa norma richiama giustamente e correttamente l'articolo 80 del D.P.R. 616 che essendo stato oggetto anche di valutazione costituzionale si applica in Sardegna e ci garantisce sul piano costituzionale non solo l'onere della gestione del territorio, ma anche tutto quello che comprende gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali del territorio. E che quindi porrà al Generale Jean una questione molto difficile da affrontare, quella di confrontarsi con la potestà legislativa regionale che, a mio giudizio, proprio per questi richiami legislativi è assolutamente pregnante e prioritaria e che può porre solo il Governo nella condizione di impugnare la legge presso la Corte. Sarà difficile anche in quella sede spuntarla, ma lì capiremo se anche di questo problema che attiene alla vita e al futuro della Sardegna si vorrà fare un problema di casta o un problema di prospettiva.
Io credo che sia molto importante anche l'istituzione della Commissione di inchiesta. Badate, nessuno di noi oggi può parlare, come si dovrebbe per ciascuno di noi come parlamentari della nostra Isola, nessuno può parlare con cognizione, precisione e dovizia di documentazione della situazione delle scorie nucleari oggi in Sardegna perché in parte c'è negato ed in parte ce ne stiamo accorgendo troppo tardi, ma è impensabile che un Parlamento non sia nelle condizioni di conoscere dettagliatamente e puntualmente la situazione che probabilmente abbiamo già in pregresso stato di avanzamento. Io credo che mettersi a capo del proprio popolo significhi convergere unitariamente su queste iniziative, ma anche dare un segno di responsabilità e di attenzione che non mi sembra sinceramente, a partire dal Presidente della Giunta, molto vivo in questo momento. La Sardegna ha vissuto momenti difficili e continua a vivere momenti drammatici per quanto riguarda la situazione del suo sviluppo; è la stessa cosa che avviene in tutti i campi; una sanità malata in un territorio non è un indice di crescita e di qualità della vita; una Sardegna debole sul terreno della difesa delle proprie prerogative non è una Sardegna che ha credenziali per crescere e per sviluppare; una Sardegna che si vuole affidare esclusivamente alla benevolenza delle dichiarazioni dei propri ministri, ma non alla risolutezza del proprio Governo locale e regionale non è una Sardegna che ha credenziali per rivendicare lo sviluppo. Basterebbe che il Presidente del Consiglio Berlusconi consapevole della complessità di questo problema, invece di dire un giorno sì e l'altro pure che farà lo Stretto di Messina raccogliesse l'invito del Nobel Rubbia che più di una volta gli ha detto che ci vogliono molti, ma molti soldi perché la più importante infrastruttura urgente per l'Italia è la costruzione di siti adeguati per la messa in sicurezza nei prossimi anni di questo materiale. Lui continua a dire che non vede l'ora di inaugurare il primo pilone dello Stretto di Messina e questo ci dice di una sottovalutazione che è un elemento di maggiore preoccupazione piuttosto che un elemento di consolazione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE(Segue Sanna Gian Valerio.) Peraltro di fronte ad un popolo che assume delle iniziative, che scende in piazza, il Presidente del Consiglio che si definisce amico avrebbe dovuto spendere una parola, se non altro una parola di chiarezza che gli spetta per la responsabilità che gli è stata affidata.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Presidente rinuncio all'intervento - e voglio che rimanga a verbale - per irregolarità nell'ordine degli interventi. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Dettori, io...
(Interruzioni)
La prego magari in un momento diverso da questo di comunicare alla Presidenza i motivi della sua rinuncia.
DETTORI (Gruppo Misto). Sarà fatto!
E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente e colleghi consiglieri, il problema delle scorie radioattive è un problema che abbiamo già trattato precedentemente. Il nostro Gruppo ha già dato le proprie indicazioni anche con un mio intervento al riguardo. Apprezziamo la presentazione di questo progetto di legge che ha visto la nostra condivisione e abbiamo firmato con soddisfazione questo progetto stesso. Quindi, un apprezzamento particolare per gli iniziatori e desideriamo che possa con questo trovare una rapida approvazione e così contribuire a trovare uno strumento quale ostacolo per questa scellerata decisione o probabile decisione. Il sottoscritto non desidera ripetere i concetti che, peraltro molto positivamente, hanno espresso i colleghi che l'hanno preceduto e quindi cercherà di poter individuare qualche aspetto non citato. Il Generale Jean ha voluto indicare nella Sardegna uno dei siti non dicendolo esplicitamente, ma indicando quali possono essere i paletti per l'individuazione di questi siti stessi, nonostante noi non abbiamo mai avuto una produzione di energia nucleare. Altre volte io ho detto che la Sardegna quando si trattava di individuarla come un elemento negativo e quindi non positivo di scelte di sviluppo economico è sempre stata messa ai margini. In questo caso indicando questi criteri come una terra non soggetta abitualmente a fenomeni sismici, terra nel cui territorio sono state dismesse attività minerarie e quindi contiene dei vuoti naturali che potrebbero essere riempiti, scarsa densità abitativa, presenza di migliaia di chilometri quadrati di servitù militari e quindi di poligoni militari, terreno immune dal sorvolo aereo in numerosa quantità, quindi diciamo che è possibile con questo evitare anche la creazione di un sistema di sicurezza dei controlli perché già esistente. Io penso che non siano stati effettivamente questi gli elementi che hanno potuto eventualmente determinare questa scelta, posso invece affermare che le scelte sono state individuate probabilmente per altri ragionamenti e questo perché i sardi sono sempre stati giudicati nella storia come pocos, locos y mal unidos, pochi e quindi pochi occhi per verificare atti e fatti discutibili; locos perché, come dice la parola, che dice che seusu locus come diciamo nella nostra parte, diciamo che potremmo essere scimuniti e quindi sensibili ad indirizzi e direttive esterne; mal unidos perchè ancora oggi lo stiamo dimostrando, siamo litigiosi ed in contrasto l'uno con l'altro. Siamo i cosiddetti classici polli di manzoniana memoria e quindi ottimi destinatari di scorie altrui.
Per il Gruppo che rappresento il problema delle scorie radioattive e l'individuazione dei siti conseguenti è molto grave, ma non bisogna enfatizzarlo, né sminuirne i rischi; siamo altresì nettamente contrari a posizioni fideistiche.
L'onorevole Pili, Presidente della Regione, addirittura ha affermato quasi con scherno: figurarsi se dette scorie possano essere destinate in Sardegna, bisogna essere seri al riguardo! Occorre ricordare comunque che i pochi risultati positivi che la Sardegna ha ottenuto, li ha ottenuti a prezzo di lotte, di manifestazioni pubbliche, di vibrate proteste, di lotte di popolo, a prezzo insomma di grosse battaglie.
Il nostro Gruppo ritiene che sull'argomento, oltre le iniziative che sono state prospettate occorre alzare il tiro che finora pensiamo non sia stato, appunto, adottato. Da parte del Presidente della Giunta regionale, che finora non è stato energico come altri suoi colleghi, voglio ricordare il Presidente Illy che, appena eletto, ha detto che sul problema scorie sarebbero passati sul suo cadavere. Immaginiamoci uno che è un imprenditore politico, che non le proprie affermazioni pone a rischio anche la propria iniziativa privata. Ben altro avrebbe potuto dire, affermare ed avere degli atteggiamenti diversi il presidente Pili che imprenditore non è. Altresì, ma senza alcuna venatura polemica, debbo rilevare che anche il Presidente del Consiglio regionale ha il dovere di esternazione e di protesta in quanto rappresenta l'Assemblea della regione e quindi, indirettamente, del popolo sardo.
La proposta di legge oggi in discussione è necessaria, ma non rappresenta l'unico paletto pure non definitivo contro questo scellerato intendimento del Governo nazionale.
Occorre, e questo concetto l'ho espresso anche nel mio precedente intervento di settimane fa, una mobilitazione delle coscienze e dei territori. Occorre creare un apposito comitato che deve vedere nei Capigruppo l'organo per designare gli elementi che devono essere fondatori di questo comitato stesso e di fornire a sua volta le direttive per un'Assemblea in modo che ci sia un costante allarme, una costante attenzione da parte dei cittadini a questo grave problema.
Io l'altra volta ho voluto ricordare che ho partecipato a simili iniziative di lotte, di territori e ho cercato di voler fornire nella mia persona anche colui che poteva presiedere a questo comitato. E` sufficiente poter dire che mi farebbe piacere potervi farvi parte perchè ritengo di poter anche eventualmente suggerire poche ma incisive iniziative perchè questo intendimento possa essere rimandato al mittente. Ho partecipato a ben altre lotte, io sono a disposizione per questo e, come tale e come consigliere regionale devo dire che ci dichiariamo pronti a voler continuare.
Per quanto riguarda questo progetto di legge, al di là degli aspetti particolari, ritengo positivo l'averlo presentato ed invito l'Assemblea ad approvarlo nel modo più veloce possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io penso che si sia detto abbastanza, cose giuste e cose meno giuste. Io mi associo a quelle giuste e quindi rinuncio all'intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele che non è presente in Aula. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. Con l'intervento dell'onorevole Cogodi ha inizio la serie degli interventi dei Capigruppo. Ricordo ai colleghi che vi è l'impegno a concludere entro la giornata odierna questo provvedimento, siamo ancora nella fase della discussione generale, quindi chiederei a tutti i colleghi un impegno per una rapida conclusione della stessa per passare poi all'articolato. Grazie.
COGODI (R.C.). Grazie signor Presidente, poche considerazioni sul tema. Oggi in quest'Aula si registra, così come si registra nella società sarda, una larga, larghissima condivisione attorno alla questione. No alle scorie, no is scorias italianas e quant'altro. Io credo che questa larga condivisione che è nelle istituzioni e delle istituzione autonomistiche, ed è anche soprattutto alimentata da una consapevolezza forte della società sarda, sia un punto di forza ed un valore che travalica in positivo anche la materia stessa della quale si tratta pur essendo essa, la materia di cui si tratta, rilevantissima.
Tuttavia non dovremmo essere indotti in errore; non dovremmo, ritengo, ritenere che una larga condivisione, una così massiccia e corale levata di scudi di per sè significhi che la battaglia è vinta. Vi sono stati altri momenti, momenti alti, solenni, di protesta ed anche di contestazione forte della società e delle istituzioni sarde. Pensiamo agli anni Ottanta, ancora prima agli anni Settanta, la politica contestativa della Regione nei confronti dello Stato, la rivendicazione della rinascita, pensiamo agli anni Ottanta e Novanta, la vertenza Sardegna fatta di tanti simboli, di tante manifestazioni ed anche manifestazioni, come dire, vive con migliaia, decine di migliaia di persone, con le navi strapiene che dalla Sardegna si recavano presso i ministeri romani.
Quei momenti alti e solenni non sono stati inutili, hanno comunque segnato punti di svolta della politica autonomistica ed hanno sicuramente prodotto dei risultati, non tutti i risultati sperati, però sicuramente dei risultati. Per molti problemi ancora aperti che abbia questa regione, per molti mali dei quali ancora soffre tuttavia non si può dire che non un progetto definito, non un processo compiuto, tuttavia con tanta fatica la Regione è cresciuta, non solo in economia in questi decenni, cioè la Regione mi riferisco non governata da questi o da quelli, ma la Regione dell'autonomia speciale tuttavia in questi decenni è cresciuta e non solo in economia, ma anche in consapevolezza, anche in socialità, anche in politica.
Non basta, è troppo poco, è troppo lento il passo e sono troppe le contraddizioni che ogni volta ricacciano indietro ogni conquista ancorché parziale. Però, rispetto ai momenti alti e solenni del passato questa vicenda odierna ha una sua particolarità. Mentre la rivendicazione della rinascita, dello sviluppo, in qualche modo sopporta sul piano logico almeno una progressività, se vogliamo anche una forma di frazionamento, nel senso che tutto quello che è dovuto si dovrebbe avere subito però può accadere che si ottenga e si faccia qualcosa in attesa, e comunque nella permanente rivendicazione e ricerca della possibilità di fare l'altro, il resto, in questa vicenda non c'è alcuna possibilità di frazionare le ragioni. O è "sì" o è "no"! La Regione, la Sardegna, la società prima ancora che le istituzioni però dobbiamo dire le istituzioni insieme e non solo la Regione, ma le province, i comuni hanno colto questo punto che è l'idea stessa che questa regione con i suoi molti problemi risolti, con le sue molte rivendicazioni giuste, con le troppe ingiustizie che ancora deve subire, non può sopportare neppure l'idea di una penalità aggiuntiva, quella che scorie nucleari o direi anche non nucleari, comunque altri fattori ed elementi malefici, possano essere dall'esterno rovesciati su questa terra.
Questo è il punto che diventa anche, se riflettiamo un poco, un punto di rottura positivo, cioè che c'è un limite e questo limite non può essere valicato. Per cui arriverei a dire che la positività di questa contestazione che è contestazione politica, neanche contestazione sociale e culturale, ha una sua valenza grande anche per l'ipotesi che quei tentativi siano, come dire, già scongiurati, che quegli attentati non si realizzino. Tuttavia questa presa di posizione ferma, questa consapevolezza, ecco è la formula ed il modo che deve essere applicato anche a consimili situazioni di diritto.
Vorrei aggiungere però una seconda riflessione o elemento di riflessione, cioè di non pensare che per essere tutti d'accordo, esattamente vogliamo la stessa cosa. Non è così e non sarebbe neppure onesto far finta che sia così. C'è un punto di unità che è forte, che è sincero, che è quello del NO al danno aggiuntivo, ma c'è un punto di differenza che permane ed è quello del No anche al danno anteriore. Se cioè domani non dico il generale Jean, il Presidente del Consiglio Berlusconi, chi ritiene e ha il potere di decidere revocassero le ordinanze di guerra, o ritenessero questa materia non così secretata, ma tale da essere sottoposta a verifica pubblica e a procedimento democratico e se questo rischio e pericolo non ci fosse più, tuttavia noi non potremmo dire, non sarebbe dal nostro punto di vista corretto affermare che abbiamo vinto per intero una battaglia.
Noi contestiamo ed io riaffermo questo valore di contestazione radicale. L'assunto ve lo abbiamo già dato: "No alle scorie" perchè abbiamo già dato, lo dice il ministro quello, lo dice il ministro quell'altro, lo dicono gruppi e formazioni di opinione. E` un'opinione legittima, ma da noi non condivisa, direi non solo sbagliata, ma esiziale per questa regione. Che cosa vuol dire abbiamo già dato? Chi ha dato? Io voglio capire chi di voi può dire: "io ho dato". Avete dato qualcuno di voi, un cittadino sardo consapevole ha dato il territorio della Sardegna per i poligoni militari? Un cittadino della Sardegna ha dato i territori della Sardegna per le peggiori speculazioni edilizie? Un cittadino della Sardegna ha dato le sue ricchezze, le sue miniere, i suoi territori perchè venissero impegnati da attività anche economiche che hanno lasciato non dico tracce, ma enormi quantità di veleni in via permanente? Ma c'è un cittadino o uno di noi e di voi che possa dire: "ho già dato la mia autorizzazioni alla base atomica per sommergibili nucleari di Maddalena?" E se con questa legge noi dichiariamo che la Sardegna è territorio denuclearizzato, cos'è denuclearizzato solo da scorie? Denuclearizzato solo civile o è anche denuclearizzato militare a maggior ragione? O una scoria militare, una scoria nucleare di derivazione militare è più innocua secondo qualcuno di una scoria nucleare di origine altra?
Noi siamo consapevoli del passo importante, per molti versi difficile, che sta compiendo l'Assemblea legislativa sarda, che si appresta non ad approvare un ordine del giorno, non un documento di intenti, ma una legge, una legge che se è legge di questa Regione, e legittimamente potrà essere legge di questa Regione, è anche legge dello Stato italiano. Io non vorrei che qualcuno dei colleghi stia sottovalutando la portata di questo accadimento, che è un atto grande di contestazione e di rottura anche nel sistema giuridico istituzionale, perchè è chiaro ed evidente che questa legge dell'Assemblea dell'autonomia sarda è una legge di contestazione frontale allo Stato centrale, è una legge di ricorso alla Corte Costituzionale perchè sia garantito il diritto riconosciuto a questa comunità, che si organizza anche nella sua istituzione autonomistica, di decidere cose rilevanti che attengono anche all'equilibrio complessivo dello Stato unitario.
Io penso che a nessuno dei colleghi sfugga l'importanza di questo accadimento, però dobbiamo cogliere anche non l'occasione, ma dobbiamo cogliere l'esatto significato e la comprensione piena di questa fase di contestazione e di consapevole espressione al più alto livello dell'autonomia per dire: "Niente veleni aggiuntivi, niente rischi ulteriori alla salute umana e dell'ambiente" e nello stesso tempo, proprio perchè c'è questa consapevolezza, se è matura, se è conseguente, se è sincera fino in fondo deve dire ugualmente "No" e quindi agire concretamente, nei modi graduali che si riterrà e si potrà, però non può non porsi il problema, per una eliminazione progressiva di ogni e qualsiasi altro consimile rischio e danno che è già attuale in questa Regione.
Si può continuare a dire che attorno al Poligono di Perdasdefogu, dove si esercitano e dove si sperimentano i missili di tutti gli eserciti del mondo, a pagamento verso lo Stato italiano in terra di Sardegna, si può continuare a dire e cavarsela con quattro righe di giornale e due dichiarazioni dei rappresentanti di quel territorio, ogni tanto che si tratta di missili che impazziscono, quando il missile cade sulla spiaggia dove si sa che di norma stanno le persone, quando il missile cade nella vigna dove fino a pochi minuti prima lavoravano quattro persone, quando un altro missile - parlo degli accadimenti dell'ultimo mese - si schianta a fianco dell'ovile di un pastore, fuori dall'area del Poligono? Per altro si può dire che sono missili impazziti o non è impazzito quel sistema che consente che simili fatti possano accadere? Per non dire di quanto altro è dimostrato abbondantemente, il danno si diffonde da quei poligoni militari nel territorio intorno con danni enormi alla salute, innanzitutto delle persone, si è detto delle malformazioni e di quant'altro. Si può non riassumere questa questione come questione della sicurezza, della serenità di vita e della qualità della vita in questa Regione, che nessuna forma di economia mai potrà supplire, fosse anche un'economia che porta ricchezza materiale, rispetto all'ansia esistenziale che oggi accompagna la vita delle persone? Anche in questa parte del mondo e soprattutto in questa parte del mondo, in questa Regione, ritenuta un tempo portaerei inaffondabile, perchè atterravano aerei ed oggi destinata ad essere fortezza militare con tutta la potenza offensiva che i moderni armamenti mettono in campo, ivi compresi gli armamenti nucleari. Dire "abbiamo già dato" potrebbe essere un atto di subordinazione, di subalternità, dire "abbiamo già dato" può essere un atto di legittimazione postuma di un'ingiustizia e di uno strappo che tale rimane e che questa Regione l'autonomia non può accettare. Una istituzione libera, un popolo libero può anche sopportare un'ingiustizia ed avere la forza di resistere anche all'ingiustizia che viene imposta, ma non può mai dire: "Legittimo l'ingiustizia". Quindi ecco l'altro versante dell'atto che il Consiglio regionale si appresta a compiere. NO alle scorie, a tutte le scorie, NO ai pesi, ai vincoli, ai veleni, all'esproprio dei diritti e della sicurezza e della serenità dei cittadini in questa Regione, quelli che ci sono e quelli che verranno in misura e in modo eguale. Noi non abbiamo già dato, noi abbiamo già subito, e in ragione di quello che abbiamo subito va compiuta un'azione politica ugualmente forte perchè quella ingiustizia venga progressivamente eliminata. Abbiamo il diritto e direi - e concludo - abbiamo anche il dovere di dare questa configurazione all'azione politica che vive e che esprime così fortemente in questa fase il Consiglio Regionale della Sardegna. Quando insieme siamo andati e ancora dovremmo andare nelle piazze e nelle strade con quella bandiera arcobaleno, non era solo perchè c'era l'imminenza di un bombardamento in una parte del mondo, ma siamo andati ed ancora dobbiamo andare, dovremo andare tutti insieme perchè è permanente questa condizione, che cioè in questo mondo non esista un'ordine riconosciuto e riconoscibile, un'ordine mondiale che faccia capo ad una comunità internazionale che si incontra e si riconosce, quel nuovo ordine mondiale di cui parlava a suo tempo Willy Brandt, cancelliere social democratico della Germania ovest, non della Germania est. Esiste invece oggi un disordine mondiale, è di fronte agli occhi di tutti, che detta le regole, che impone la strategia ed è una strategia di supremazia assoluta, è una strategia di impero e di sottomissione; di sottomissione non solo politica, ma anche economica, ma anche energetica, cioè un sistema che crea nel mondo quella teoria addirittura di guerra permanente, che crea l'ansia, l'insicurezza permanente di tutti gli essere umani in qualsiasi parte del mondo essi si trovino. Noi dobbiamo dare da qui, da questa Regione che si pone in modo così consapevole ed alto questo problema, dobbiamo dare un contributo a questa causa, perchè è un contributo che serve a tutti ed è un contributo che serve anche a noi, avendo come riferimento l'Europa. L'Europa non solo della sua antica o della sua nuova costituzione, ma l'Europa della sua cultura, l'Europa della cultura umanistica, l'Europa della tolleranza, l'Europa della civiltà alta, che riconosce al suo interno diversità ed esercizio di democrazia, che è capace di accogliere, quando può e finché può anche gli altri, e comunque di essere nel mondo uno di quegli spazi vitali di democrazia e di lume della ragione. In questo senso io credo che sia un grande passo avanti quello che si appresta a compiere oggi il Consiglio regionale della Sardegna e che sia importante il contributo che, con l'approvazione anche di questa legge, può dare a questa causa di carattere generale e così rilevante.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). La possibilità, il rischio, l'ipotesi anche solo teorica che la Sardegna possa essere scelta quale sede per il deposito di depositi di materiale radioattivo ha indotto cittadini, associazioni di volontariato, Consigli comunali, sindaci, sindacati, giornali, partiti politici, in tutti un sentimento comune, ha accomunato tutti da una comune esigenza e da una comune consapevolezza, quella di impedire che anche solo teoricamente qualcuno possa ragionevolmente pensare che materiali radioattivi che altrove sono stati prodotti, per la produzione dei quali altre popolazioni hanno fruito di benefici, hanno fruito di garanzie, hanno fruito di privilegi, possano trovare allocazione nella nostra Isola. Il Consiglio regionale della Sardegna e i gruppi che per primi hanno predisposto il progetto di legge, che oggi è all'attenzione di questa Assise, altro non hanno fatto se non raccogliere questi comuni sentimenti, di questi comuni sentimenti fare una sintesi comune e portarla ragionevolmente ad una ipotesi giuridica che diventerà legge di questa Regione. Il Consiglio regionale altro non ha fatto se non farsi carico, se non farsi interprete di quei sentimenti e tradurli in questa ipotesi giuridica; la Sardegna ha già pagato non uno, ma già più tributi, la Sardegna ha già dato ed ha dato parecchio in termini di sacrifici, ha pagato in termini di servitù militari, ha pagato in termini di basi atomiche, con le conseguenze che tutti noi conosciamo relativamente ai morti che vi sono stati in più zone, alle malformazioni di cui sono stati oggetto molti dei cittadini residenti in Sardegna. Quegli ultimi avvenimenti, relativi a traiettorie sbagliate seguite da missili partiti da basi della Sardegna, sono un chiaro esempio e restano naturalmente un sintomo che arreca ulteriori e forti preoccupazioni. Questa Sardegna paga in maniera pesante, terribilmente pesante, alcune debolezze, paga in termini di trasporto, paga per la propria insularità, paga in termini di isolamento, paga purtroppo - e lo rileviamo ogni giorno in maniera rabbiosa - in termini di disoccupazione. L'ultimo esempio, drammatico anch'esso, è quello che vede ormai a fortissimo rischio i lavoratori della chimica di Ottana che comporterà, se le procedure di chiusura dovessero andare avanti, risultati analoghi in altri territori della Sardegna e un ulteriore depauperamento delle nostre possibilità di avanzamento. La Sardegna per altro ha rifiutato in maniera netta, categorica, precisa, puntale, ha respinto l'ipotesi del nucleare e per altro da quelle ipotesi non ha mai tratto in nessun momento alcun tipo di vantaggio; sconta ancora oggi - e lo sanno quei pochi imprenditori che in Sardegna sono rimasti - grossi sacrifici perchè non fruisce di alcune possibilità, quali quella della metanizzazione, di cui tutte le altre regioni d'Italia ormai beneficiano. La Sardegna ha pagato questi prezzi, continua a pagarli, non è neanche minimamente ipotizzabile che venga anche solo inserita in un fantomatico elenco, che venga anche solo ipoteticamente prescelta, che possa essere prescelta. Non è giusto, non abbiamo contribuito a creare quelle storie, non vogliamo correre i rischi per i temuti danni che ne deriverebbero, non vogliamo che la Sardegna compaia in alcun elenco del genere. La scelta parrebbe teoricamente essere affidata ad una società e al Generale Jean; la scelta, cari colleghi, è di natura eminentemente politica. Quella società, il Generale Jean potranno servirsi di studi, potranno dare indicazioni, potranno dare indirizzi, potranno ipotizzare determinazioni, ma la scelta finale non spetta ad altri se non al Governo nazionale, ma prima che il Governo nazionale possa decidere la scelta primaria spetta in ogni caso al Consiglio regionale e a tutti i cittadini di questa Regione. La scelta è politica e pertanto politiche sono le valutazioni. Resto da un lato perplesso, dall'altro lato preoccupato quando vedo la reazione bonaria, ottimistica, quasi serafica del Presidente della Giunta regionale che conclude, relativamente a questo argomento, i propri interventi dicendo che vi è un eccesso di preoccupazione, che si è voluto indirizzare l'attenzione dei cittadini sardi verso un problema che non esiste, dice di aver ricevuto garanzie che lui solo sa dare perchè nessuno è in grado di fornire garanzie in questo senso, né all'interno del Consiglio regionale né nella Giunta regionale, così come per altro garanzie non sono state date e probabilmente, per lo stato al quale era arrivato lo studio in quella fase, da nessuno potevano essere date, neanche a livello ministeriale. Allora il problema permane, il problema esiste, non vogliamo chiudere gli occhi, ma vogliamo affrontarlo, vogliamo essere noi artefici di una scelta, deve essere il Consiglio regionale a dire definitivamente NO anche alla sola ipotesi che la Sardegna possa essere scelta come territorio, come immondezzaio per il deposito di materiali radioattivi o anche di materiali pericolosi di altra natura, che in Sardegna non siano stati prodotti.
Noi abbiamo un'altra idea dello sviluppo, sappiamo che un problema c'è, che è all'attenzione della società incaricata, che è all'attenzione del Governo nazionale, sappiamo che in qualche modo dovranno trovare una soluzione, ma non dobbiamo e non possiamo neanche concorrere all'individuazione della soluzione medesima perchè non ne abbiamo tratto beneficio alcuno. E, tanto per essere chiari, non vogliamo oboli, non vogliamo che questa terra venga utilizzata, dietro compensi alti o bassi che siano, per ipotesi che potrebbero portare ad una rapida distruzione o che comunque costituirebbe un elemento di costante pericolo per alcune centinaia di anni a venire e finirebbero con l'ingabbiare il futuro dei nostri figli e delle future popolazioni di questa terra. Non è nostro il problema dove accantonare i rifiuti radioattivi che non abbiamo prodotto, se ne occupi il Governo nazionale, individui i siti che riterrà più opportuni, ma escluda, cancelli in via definitiva l'ipotesi di allocarli in Sardegna, non va neanche presa in considerazione, la Sardegna deve essere definitivamente cancellata da quell'elenco. Per altro noi abbiamo competenza esclusiva in materia urbanistica, ma abbiamo del pari competenza concorrente con lo Stato in materia di tutela ambientale e di salute. La nostra legge è una riaffermazione della volontà del popolo sardo, è una precauzione, la assumiamo a titolo cautelativo così come, attraverso la legge, dobbiamo promuovere in base a quanto previsto dal Regolamento una Commissione d'inchiesta che verifichi, che passi al setaccio, che vagli, che constati se davvero un qualche territorio di quest'Isola, senza autorizzazione, evidentemente nottetempo, evidentemente agendo in maniera banditesca, evidentemente al di fuori di ogni regola, chiaramente violando l'autonomia di questo territorio, l'autonomia della nostra Isola, l'autonomia della nostra istituzione, verifichi se qualche territorio della Sardegna è stato utilizzato, nel passato recente o lontano, come deposito di materiali nocivi o comunque pericolosi, in base a quale normativa e in base a quali scelte, in base a quali criteri e in base a quali principi. Ecco perchè, Presidente Pili, non riusciamo a condividere il suo bonario ottimismo, ecco perchè riteniamo che la nostra preoccupazione sia legittima, ecco perché pensiamo che attraverso questa normativa possiamo essere cautelati.
Io ho detto già in altra sede, lo riaffermo in questa occasione, che stiamo promuovendo un giudizio nei confronti del Governo, stiamo chiamando in causa il Governo, abbiamo già dato mandato ad alcuni avvocati in questa direzione perché a ciò provvedano, lo stiamo facendo come forze di opposizione, perché stiamo denunciando un danno temuto, un danno ipotizzato; stiamo denunciando un rischio che qualcuno potrebbe davvero far sì che si avveri. Allora vogliamo, cautelativamente e anticipatamente, promuovere un livello di giudizio per danno temuto, in base all'articolo 700 e seguenti del Codice di Procedura Civile, perché la magistratura, quella che ha competenza in questo caso, si pronunci e riconosca i giusti, legittimi diritti della Sardegna. Badate, noi stiamo approntando una legge, tutti abbiamo un'altra chiara consapevolezza, ed è quella che il Governo potrebbe anche decidere di impugnarla. In quel caso il Governo rilancia il proprio potere, ma compie anche una manifesta volontà di esercitare un diritto d'imperio che questo Consiglio regionale non gli riconosce, che non può in ogni caso riconoscergli. Se dovessimo accedere a quelle richieste, se dovessimo far cadere poco poco la tensione che sino a questo momento ha tenuto tutti in stato d'allerta, in condizioni di vigilanza, noi mancheremmo a un preciso dovere, ma non solo mancheremmo ad un preciso dovere, la nostra autonomia ne uscirebbe svilita, annichilita, violata e fors'anche annullata. Se il Governo dovesse impugnare la legge noi dovremmo rapidamente e immediatamente, in quella ipotesi, attivarci per salvaguardare la nostra autonomia. Credo che solo attraverso atti concreti di questo tipo possano essere avanzate, possano essere tutelate le rivendicazioni autonomistiche che spesso facciamo, ma che rischiano in caso contrario di diventare solo pronunciamenti teorici e lettera morta. Ecco perché l'iniziativa legislativa che stasera dovremo approvare, ecco perché l'avvio di quel procedimento a cui ho accennato, in base all'articolo 700 e seguenti del Codice di Procedura Civile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà. Non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà. Non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che la discussione che si sta svolgendo oggi in Aula su questo argomento, che riguarda le scorie radioattive, sia una discussione di grande importanza e che abbia visto, legittimamente e giustamente, l'intero Consiglio su posizioni che sono sostanzialmente analoghe e che sono sostanzialmente di difesa di qualche cosa che noi diamo per acquisito e che forse lo stesso verificare che acquisito non è ha scosso nelle fondamenta il modo di ragionare di tutti i sardi. Io credo che forse si sia riusciti, con soltanto la velata proposizione dell'ipotesi che ci potesse essere all'interno della Sardegna un sito di stoccaggio di scorie radioattive, per adesso in un'impresa che non era riuscita a nessuno, cioè quella di compattare l'intera regione Sardegna, tutti i sardi. La Chiesa con le istituzioni politiche, semplici cittadini con luminari del mondo dell'impresa, i giornali, le televisioni hanno tutte quante in maniera concorde sposato la causa di una Sardegna senza il rischio delle scorie nucleari. I Riformatori hanno ovviamente fatto la loro parte in questo contesto, per vari motivi. Hanno fatto la loro parte sino al punto - come voi sapete - di organizzare una manifestazione a Roma davanti al Quirinale, per essere ricevuti dalla Segreteria del Capo dello Stato, al quale hanno consegnato una petizione con migliaia di firme che sono state raccolte in tutti gli angoli della Sardegna a sostegno della necessità di mantenere le scorie nucleari lontane dalla Sardegna. Però, anche se si rischia di andare a sottolineare qualcosa che è già stato fatto da altri, forse su questo argomento è importante fare qualche riflessione ulteriore, e cioè le riflessioni sui motivi, sulle motivazioni che ci inducono ad essere fermi in questo rifiuto, affinché queste motivazioni possano valere sia per le scorie nucleari oggi, sia per altri argomenti sui quali dovrebbe essere medesima l'unità dell'intero Consiglio e non soltanto del Consiglio, ma anche di ciò che di società civile sta fuori da questo Consiglio, per dare risposte analoghe e pertinenti in circostanze che eventualmente fossero analoghe.
La prima riflessione che è echeggiata varie volte all'interno di quest'Aula è: per quale motivo noi siamo contrari alle scorie radioattive in Sardegna? E uno dei motivi che è stato ribadito è quello del diritto alla salute di tutti i cittadini sardi. Devo dire che è evidente che su questa motivazione non possiamo che essere tutti quanti d'accordo, anche perché ogni tanto rimbalzano sui giornali notizie inquietanti riguardanti la regione di Quirra e il piccolo paesino di Quirra, dove l'incidenza di malattie tumorali a carico del sistema emolinfatico parrebbe assolutamente esorbitante rispetto a quella che statisticamente è lecito attendersi in un paese di quelle dimensioni. Guarda caso si tratta di un comune che si trova vicino a una base dove noi non sappiamo, perché protetta da segreto militare, come avvenga il trattamento di eventuali scorie nucleari o di eventuale materiale radioattivo, qualora non si trattasse di scorie nucleari. Io credo che questo basterebbe a mantenere comunque un allarme forte nella popolazione sarda. In più, noi non abbiamo dettagli tecnici, perché mai ce ne sono stati dati, le competenze sono affidate a quell'agenzia regionale di protezione dell'ambiente che purtroppo in Sardegna ancora non è partita, niente sappiamo sull'attuale situazione della radioattività in Sardegna, nel senso che niente a noi è dato di sapere su quali siano le eventuali condizioni di radioattività di altre regioni, di altri siti, di altre zone della Sardegna. Pertanto già l'allarme per quanto riguarda la salute della popolazione è un allarme più che legittimo ed è un allarme senz'altro sentito in tutta la Sardegna, riecheggiato più volte all'interno di quest'Aula. Ma non è certo l'unico allarme; un altro allarme è quello che è stato sottolineato più volte e cioè: perché non aderire all'invito del ministro Giovanardi, che sollecita comunque regole di solidarietà nazionale nell'affrontare il problema del trattamento della scorie radioattive? La risposta è anche qui immediata: abbiamo già dato, come si faceva un tempo quando in Chiesa passava per la seconda volta o per la terza volta colui che raccoglieva le offerte e se passava per caso e per sbaglio per la terza volta si allargavano le braccia e si diceva: "Abbiamo già dato". Io credo che in Sardegna per la solidarietà nazionale noi abbiamo già dato perché - è stato ricordato anche da qualcun altro - il sequestro di zone di territorio ampie per interessi legittimi, ma senz'altro pesanti per chi deve far fronte a questi interessi di difesa nazionale, è senz'altro un tributo importante, alto, che questa terra, che quest'Isola paga a interessi nazionale ed europei, nell'ambito dei quali noi ci sentiamo senz'altro pienamente inseriti, però non può essere sempre lo stesso popolo, non può essere sempre la stessa terra a pagare il prezzo più alto.
Però, se anche queste due argomentazioni non valessero pienamente, io credo che noi potremmo trovarne un'altra, definitiva, che è esaustiva di ogni altro tipo di argomentazione, cioè quella sul messaggio che questa terra faticosamente, con tante contraddizioni, con tante difficoltà, sta cercando di dare per quanto riguarda il proprio sviluppo, la propria volontà di annullare il gap che la separa da altre regioni italiane, la propria volontà di essere una regione europea. La Sardegna a più riprese ha detto, a nome di tutti i suoi rappresentanti politici, di governo e di opposizione, consiliari e parlamentari, amministrazioni locali e autorità di qualsiasi altro genere presenti in Sardegna, che la vocazione di questa terra è quella di essere un'Isola della qualità, cioè la nostra scommessa è sulla qualità. Se noi abbiamo qualche speranza, se noi abbiamo forti speranze di sviluppo economico, di sviluppo sociale, di miglioramento complessivo della qualità della vita in Sardegna, questo non può essere che attraverso questa scommessa di qualità, che, se voi ci pensate, è una scommessa che riguarda a 360 gradi tutta l'offerta che la Sardegna propone, perché è vero che riguarda il settore turistico, è stato ripetuto più e più volte, ma è vero che riguarda anche gli altri settori, dove noi andiamo a ritagliarci degli spazi di nicchia: nel settore agroalimentare, nel settore delle produzioni artigianali, nel settore della conservazione, nel settore delle manifatture, in tutti i settori in cui possiamo avere una proposta economica che vada fuori Sardegna siamo costretti dalle regole di mercato a ritagliarci comunque degli spazi che siano degli spazi di qualità, non di quantità - il mare penalizzerebbe la concorrenza per quantità -, ma di peculiarità, di singolarità, di assoluta unicità dell'offerta che noi andiamo a proporre.
Voi capite bene che se noi crediamo sul serio in questo slogan che abbiamo più volte ripetuto, e cioè che la Sardegna deve essere un'isola della qualità, bisogna che intanto ci crediamo per primi noi, ma dopo che ci abbiamo creduto noi, dopo che noi abbiamo fatto qualche cosa per dimostrare che non si tratta soltanto di uno slogan, ma di una nostra convinzione profonda, a questo punto devono crederci anche coloro che devono in qualche maniera essere sinergici rispetto a questa crescita economica della Sardegna, e quindi per primi devono crederci i governanti che stanno a Roma.
Questa è la scommessa che noi stiamo facendo, la scommessa che in Sardegna si possa avere davvero una qualità complessiva dell'esistenza che possa essere proposta al di fuori della Sardegna e che possa rappresentare una sorta di marchio di origine, una sorta di marchio di denominazione controllata con cui la nostra Sardegna e tutti i prodotti che provengono dalla nostra Sardegna abbiano davvero uno spazio di mercato che va al di là della nostra Isola e che rappresenta, esso ed esso soltanto, qualche cosa che richiama, nelle orecchie e negli occhi di tutti, la Sardegna. Voi pensate, a questo punto, quanto sarebbe folle un progetto che preveda di fare della Sardegna l'immondezzaio delle scorie radioattive del resto d'Italia; un'Isola che, avendo dei gap economici da riequilibrare rispetto ad altre regioni italiane, ha fatto una scommessa sulla qualità complessiva dell'esistenza, di tutto ciò che ad essa è correlato, che sta al suo interno, quest'Isola improvvisamente viene dipinta dai giornali, dai mass media in tutte le condizioni e in tutte le possibili suoi opzioni come l'isola immondezzaio, l'isola dove vengono raccolte le scorie radioattive provenienti dai siti di tutta Italia.
Io credo che soltanto la proposizione di questa ipotesi abbia fatto già un grande danno alla Sardegna. Se fosse possibile il Consiglio regionale della Sardegna dovrebbe costituirsi parte civile in un processo di risarcimento danni nei confronti di chi all'inizio della stagione turistica sarda ha messo in giro l'idea che la Sardegna potesse diventare una specie di grande gruviera traforata da buchi all'interno dei quali tonnellate, decine, centinaia, migliaia di tonnellate di scorie radioattive provenienti dai vari siti italiani dovevano essere depositate. Ma voi credete che qualunque individuo, qualunque cittadino medio che dovesse fare la scelta della destinazione delle vacanze sue e delle vacanze dei propri figli, avendo deciso di investire sulla qualità della vita potrebbe essere sfiorato dall'idea di andare a trascorrere le sue vacanze, a caro prezzo, perché quelle trascorse da noi sono vacanze a caro prezzo, in un'isola di cui si ha l'incertezza sul livello di radioattività ambientale e sul ruolo che lo Stato le attribuisce? Invece che essere l'isola del turismo, invece che essere l'isola del benessere esistenziale diventa improvvisamente l'isola della raccolta del pattume.
Io credo che già questo sia stato un enorme danno di immagine per la Sardegna, sul quale probabilmente dovremmo riflettere e già per il quale dovremmo chiedere se non altro dei danni morali a tutti coloro che hanno lasciato andare avanti un'idea di questo genere, l'hanno lasciata trasparire, l'hanno lasciata finire sui giornali e hanno fatto sì che la Sardegna ne avesse un danno di immagine importantissimo. Credo che su questo alla fine siamo tutti d'accordo, nel senso che anche il senso della proposta di legge, che adesso andremo a discutere nel suo articolato, non possa che essere considerato questo, cioè il senso di una compatta denuncia da parte dell'intera classe politica sarda che per una volta è pienamente sintonizzata con l'intera società sarda, che denuncia la propria volontà di porre in essere tutte le possibili difese, compresa quella legislativa, nei confronti di un'ipotesi che per noi è assolutamente inaccettabile. Io credo che questo sia poi l'elemento più importante della discussione di oggi, cioè che per una volta noi abbiamo visto che veramente la classe politica sarda e la società civile, dalla quale tanto spesso siamo scollati, hanno un cuore che batte nella stessa maniera, hanno un cervello che ragiona nello stesso modo, hanno gambe che vanno nella stessa direzione. E di questo grande tesoro che noi oggi abbiamo non dobbiamo fare dispersione, non dobbiamo fare in modo che esso venga completamente perduto, perché il giorno dopo aver deciso che siamo tutti quanti uniti in un "no" deciso, senza se e senza ma, rispetto all'ipotesi della pattumiera d'Italia, il giorno dopo nessuno pensi di fare di questo argomento un argomento di campagna elettorale, nessuno pensi di iniziare la gara a chi è più bravo, a chi è più contro le scorie, a chi grida a voce più alta contro il Governo, a chi usa più strumenti per dimostrare all'intero popolo sardo che lui c'è e che forse gli altri ci sono di meno. Ma non facciamolo, non cadiamo in questo errore, non cadiamo in questo rischio, perché poi sarebbe un errore che si ritorcerebbe contro di noi, perché i sardi uniti sono una forza, sono una potenza, ottengono il risultato, soprattutto quando il risultato è assolutamente obbligatorio ed è assolutamente necessario che ci venga in qualche maniera attribuito, i sardi disuniti sono quelli che negli sbarchi ad Alghero del re di Spagna erano definiti "pocos, locos y male unidos".
Credo che questa occasione sia per noi un'occasione storica per iniziare un tipo di rapporto anche con la gente che vive in Sardegna, che ci vota e che ci manda su questi banchi, diverso da quello che abbiamo avuto sinora, sia un'occasione per cogliere le unioni che all'interno di questo Consiglio ci sono, invece che sottolineare le lacerazioni e le divisioni, sia un esempio di metodo che su cose che riguardano l'intera Sardegna possa essere utilizzato sempre. Se andremo uniti sino in fondo in questa circostanza otterremo il risultato che ci siamo prefissati e può darsi che questo possa essere un esempio per cogliere sempre quali sono le circostanze, i problemi sui quali è necessario comunque che questo Consiglio trovi unità, unità al suo interno, unità con i sardi che rappresenta.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Solo qualche minuto, non fosse altro per richiamare anche l'iniziativa di Forza Italia che aveva già presentato una proposta di legge simile a quella che oggi discutiamo e che, appunto per ragioni di economia, anche di tempo, e preso atto anche della disponibilità dei proponenti, abbiamo ritenuto di sottoscrivere quella oggi all'esame dell'Aula, il che sicuramente crea anche una condizione nuova, di fronte ad un'emergenza di questa natura, su un problema di questa portata, la classe politica isolana manifesta unitarietà di intenti, simili quindi sono gli obiettivi, anche se per la verità sulle analisi si dicono cose fondate, ma spesso anche delle inesattezze. Siccome questa parte l'ha già svolta egregiamente, per conto del Gruppo di Forza Italia, la collega Claudia Lombardo, io non tornerò sull'argomento, semmai debbo dire che preoccupa un eccesso, che spesso anche si nota, di strumentalizzazione rispetto ad un problema che noi stessi abbiamo rilevato essere di grande importanza e rispetto al quale, anche se siamo nelle ipotesi astratte, non bisogna abbassare la guardia. Però nonostante le assicurazioni che sono venute non da esponenti di chissà quale Governo, ma del Governo nazionale e di primo piano, voglio ricordare le assicurazioni del ministro Pisanu, del sottosegretario alla Difesa Cicu, che non parlano a titolo personale, voglio ricordare quanto queste posizioni abbiano certamente sollevato in parte, perché attendiamo anche noi la definizione di un processo che ha una valenza, come è stato richiamato, non solo di carattere amministrativo, bensì politico e rispetto al quale quindi già le assicurazioni intervenute dovrebbero rasserenare quanto meno gli animi. Quindi bene la mobilizzazione, no alle strumentalizzazioni, queste sì che creano un danno alla Sardegna, creano un danno all'economia perché se noi insistiamo quasi dando per certo il fatto che in Sardegna o che la Sardegna venga individuata come sito per il deposito di scorie nucleari, voi immaginate una notizia di questa natura che rimbalza nei continenti internazionali, nei paesi internazionali, in Europa, nella nostra stessa Penisola, quale danno si reca alla maggior industria della nostra Isola che è il turismo. Ed allora ecco perché noi dobbiamo fare quello che oggi in quest'Aula giustamente si sta facendo, prendere atto anche della possibilità astratta, io ribadisco, perché nei fatti non esiste, è stata esclusa, ma valga per il futuro, anche per chi domani dovesse subentrare ai governi di centrodestra in Sardegna e in campo nazionale, valga per il futuro e per tutti una regola chiara che il territorio della Regione Autonoma della Sardegna è dichiarato denuclearizzato e quindi interdetto appunto al transito e al deposito di materiali nucleari. Ecco, allora, perché colleghi a me ha fatto piacere che il ministro Pisanu proprio nella recentissima visita in Sardegna, nell'incontro che ha avuto a Porto Rotondo con il suo collega francese, abbia parlato della Sardegna ma sotto altro profilo, ed è forse di questo che maggiormente dovremmo preoccuparci e cioè della necessità che venga posta a livello nazionale una questione Sardegna come è stato fatto per il caso FIAT e come è stato fatto per le tante emergenze che si sono verificate nel territorio nazionale. Su questo, sulle questioni dello sviluppo e del lavoro, probabilmente siano d'accordo per creare una grande mobilitazione, ma ripeto attenzione alle strumentalizzazioni di problemi che, benché animati da sentimenti nobili ed anche in buona fede, potrebbero determinare un risultato diametralmente opposto facendo fuggire i turisti dalla nostra Isola in un periodo, in particolare come questo rispetto al quale mesi di sudore, di preparazione, di lavoro e di intensa fatica devono creare appunto le condizioni ottimali perché questa industria progredisca e non regredisca sotto la spinta di iniziative che a volte veramente danno il senso più delle iniziative, che davvero riesce difficile trovare un aggettivo per commentarle. Le miniere di non ricordo di quale paese, gli abitanti di quel paese mobilitati perché bisognava protestare contro il Governo Berlusconi che li aveva indicati come i siti per il deposito delle scorie nucleari. Ma vi pare che questo sia un messaggio da portare all'esterno, per quanto dura ed anche faziosa possa essere la lotta politica e la contrapposizione tra le forze politiche nell'Isola?
Quindi, ripristiniamo con quell'obiettivo di serenità e di determinazione che ha caratterizzato un po' tutti gli interventi, ma lasciamo appunto alla contesa politica la battaglia su questo fronte ed eliminiamo su un argomento così serio e così importante evidenti tentativi di strumentalizzazione che ribadisco, a mio avviso, non portano certamente questa battaglia verso lidi alti, ma rischiano paradossalmente di creare gravi danni sul piano economico e sul piano sociale alla nostra Isola.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). La discussione che si svolge oggi su questa legge costringe il Consiglio regionale ad affrontare per la seconda volta nel giro di qualche giorno una materia quale quella dell'eventuale individuazione della nostra Regione come sede del deposito nazionale delle scorie nucleari, materia sulla quale il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno in larga parte unitario che si completa oggi con una legge che considera il territorio della Sardegna non disponibile ad una localizzazione di un sito, quale quello che nel paese è necessario individuare, avendo come noi sappiamo nel nostro paese in alcune centrali nucleari dismesse o in altre che erano in fase di avanzata costruzione delle scorie nucleari che comunque vanno messe in sicurezza, garantendo la tranquillità e la serenità di quelle popolazioni che più sono vicine a questi impianti; siamo tornati su questa discussione per dire appunto che la nostra Regione è una regione non utilizzabile a questo fine; non utilizzabile perché questo fine e questa localizzazione sarebbe incompatibile con la prospettiva di sviluppo che noi andiamo disegnando ed intorno alla quale si deve lavorare, che è quella di un'isola che fa della qualità la sua caratteristica fondamentale nel Mediterraneo e nel Mondo. Un'isola, quindi, nella quale la qualità ambientale, la qualità sociale, la qualità civile, diventa il prodotto che meglio possiamo vendere e sul quale si può costruire una prospettiva di occupazione e di sviluppo.
La legge assume, quindi, una valenza di carattere generale che non è soltanto quella di negare questa opportunità e questa possibilità, che è diventata reale negli ultimi mesi, sulla quale non c'è stata strumentalizzazione, c'è stata semmai un'espressione di preoccupazione che ha attraversato l'intera comunità sarda, che deriva ed è derivata da alcune affermazioni che chi è dedicato a trovare una soluzione a questi temi ha prodotto in sede di commissioni parlamentari; un quadro di riferimento generale che includeva la Sardegna fra i siti possibili nei quali poteva essere localizzato il deposito.
Ed una delle condizioni fondamentali che è stata individuata è quella della trasportabilità via mare delle scorie nucleari, che fino a qualche mese fa aveva costituito invece un impedimento, quindi, motivo di esclusione della Sardegna dalle localizzazioni.
Questo sommato al fatto che siamo un territorio sismicamente stabile, sommato al fatto che siamo un territorio con una bassa densità di popolazione, sommato al fatto che esistono nel nostro territorio numerose miniere dismesse, sommato al fatto che siamo territorio nel quale sono localizzate vastissime aree destinate a servitù militari, tutto questo ha prodotto allarme, non strumentalità, non un'esigenza di utilizzo politico o a fini politici di un problema serio e reale.
Io credo che sia stato giusto sollevare questo problema, che sia giusto che oggi noi concludiamo questa discussione, che approviamo una legge, che è una legge che ha una valenza politica, naturalmente, e che non ci mette al riparo da un'eventualità quale quella che sta alla base della legge che andiamo a fare, credo che il fatto che concludiamo unitariamente questa discussione non possa nascondere il fatto che abbiamo usato toni differenti nell'approccio a questa materia. E i toni differenti non sono tanto fra chi ha responsabilità di Governo e chi è all'opposizione, i toni differenti sono stati fra chi giustamente allarmato ha sollevato il problema, consigli comunali, comunità, associazioni, cittadini comuni, e chi invece in queste settimane ha continuato a dire "abbiamo uno scudo di carattere istituzionale che impedirà che la Sardegna possa essere localizzata come sito per il deposito delle scorie".
Così non è! Così non è soprattutto perché i poteri che sono stati dati al Presidente generale della Sogin in questa materia sono dei poteri straordinari che superano la legislazione regionale e qualche volta anche quella nazionale. Non ci ha convinto la risposta che il ministro Giovanardi ha dato in Aula rispondendo nel question time ad un'interrogazione di un deputato della Sardegna.
Non ci ha convinto e non ci convince, perché non ha fugato i dubbi, la relazione tecnica che è stata presentata qualche giorno fa in sede di Conferenza Stato-Regione dalla Sogin che è stata in larghissima parte secretata e di cui nessuno conosce l'esatto contenuto. Non ci convince il fatto che in una recente audizione sempre nella Commissione Speciale istituita presso la Camera dei Deputati in materia di rifiuti tossici sia stata definita una scelta tecnica quella che individuerà il sito in cui verrà realizzato il deposito. Noi pensiamo che la scelta sia un scelta di carattere politico ed anche per questo la Sardegna debba essere esclusa da questa decisione.
E` importante che i Ministri sardi, che il ministro Pisanu in maniera particolare sia convinto che sia un danno per l'intera comunità sarda se il Governo nazionale deciderà di localizzare nella nostra Regione questo sito. Io non penso che abbiano capito male o che si siano allarmati in maniera eccessiva, o si siano lasciati strumentalizzare quelli che in queste settimane e in queste giornate sollevano il tono della propria preoccupazione e chiedono che il Consiglio regionale, e il Presidente della Giunta finché è Presidente della Giunta, e per quanto lo sarà, rappresenti questa preoccupazione delle popolazioni sarde evitando di dire in giro che c'è un'inutile sollevazione, che c'è un inutile allarme che viene creato per fini politici intorno a questa materia perché appunto saremo esenti da qualunque ipotesi di localizzazione.
Io penso che questo non sia un buon modo di affrontare come istituzione massima della Sardegna il problema, non sia il modo migliore per presentarsi ad una discussione con il Governo nazionale, non sia il modo migliore per rivendicare la propria sovranità in materia di urbanistica ed in materia ambientale, e in tutte quelle materie nelle quali la nostra sovranità può essere messa in discussione, e questa è certamente una di queste materie. Io sono convinto, noi siamo convinti, che l'approvazione di questa legge costituisca un grande atto di civiltà del Consiglio regionale della Sardegna, è una risposta positiva dell'Assemblea sarda alle preoccupazioni della comunità che rappresentiamo, ma sono altrettanto convinto che questo non debba far abbassare la guardia, che questo sia un momento nel quale noi attraverso l'istituzione della Commissione d'Inchiesta prevista nell'articolo 2 andiamo a vedere che cosa realmente succede nella nostra Regione in materia di transito, di localizzazione di materiale nucleare anche in quelle basi militari che sono assolutamente interdette dalla nostra informazione, interdette dal controllo, interdette dalla potestà della popolazione della Sardegna su quanto viene fatto, su che materiali vengono usati, su quali propellenti vengono utilizzati per esempio nelle basi americane a La Maddalena.
Quindi, questa legge è una legge che segna una svolta importante nell'attenzione delle popolazioni della Sardegna e delle sue istituzioni autonomistiche, ma dev'essere il punto di partenza perché questa materia venga assunta come una materia intorno alla quale è necessario fare chiarezza ed è necessario dare ai cittadini, dare alla comunità le risposte che la comunità si attende, risposte che rassicurino sulla salute, che rassicurino sulla condizione ambientale, che rassicurino sulla sovranità di questa Assemblea nelle materie che sono state richiamate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, colleghi Assessori, onorevoli Consiglieri, la proposta di legge che è stata presentata, e che oggi è stata ampiamente dibattuta, è condivisa dalla Giunta.
E` condivisa così come lo è dall'intero Consiglio regionale senza nessuna obiezione, ma con - ritengo - le proposte di modifica che saranno alla discussione dell'Aula poste dopo l'intervento del sottoscritto.
Si tratta di argomento importante, importantissimo, per quanto io ritengo questo argomento sia stato già affrontato nelle opportune sedi ed anche con una precedente legge regionale, che io ricordo qui a questo Consiglio, non specificatamente motivata da un argomento di così specifica importanza, ma di sostanziale identità, che è quella che con il bilancio del 2000 è stata portata in Aula e che escludeva che per il territorio della Sardegna, quella legge è diventata legge non impugnata dal Governo, quindi legge definitiva, era quella che nel rispetto delle istituzioni ci saremmo potuti rivolgere tranquillamente anche oggi con le impugnative derivanti, quella legge che impone il divieto del trasferimento in Sardegna di qualsiasi rifiuto, quindi io aggiungo a maggior ragione dei rifiuti di tipo particolarmente pericoloso come sono i rifiuti nucleari.
Io debbo in questa sede, però, esprimere la rendicontazione di quanto è successo a Roma il 10 giugno.
Il sottoscritto è stato convocato il 10 giugno dalla Commissione Tredicesima del Senato per discutere e presentare in sede di audizione, in quella importantissima sede di audizione, i problemi che interessavano ed interessano, e hanno interessato, come dissesto idrogeologico l'intero territorio della Regione Sardegna. In quell'occasione, soprattutto in presenza dei senatori sardi Dettori, Delogu e Mulas, io ho avuto modo di esprimere oltre che illustrare quanto si stava facendo come ambiente, operando come ambiente in campo del dissesto idrogeologico, ho avuto modo di inserire per quanto non espressamente richiesto dalla convocazione, l'argomento che ci vedeva e ci vede impegnati e che oggi è in discussione con la proposta di legge presentata.
Quando in quella sede io ho evidenziato la necessità che la stessa Commissione senatoriale prendesse atto del pericolo, prendesse atto della ventilata ipotesi che in Sardegna, secondo quanto aveva dichiarato l'onorevole Piglionica in sede parlamentare, l'altro ramo del Parlamento, attraverso una esposizione a suo giudizio tecnica perchè la Sardegna fossa ritenuta sede idonea per la collocazione di queste scorie, per la eventuale collocazione di queste scorie, adducendo motivi che qui in Aula sono stati ampiamente richiamati quest'oggi, io ho riferito tutto il mio disappunto, tutta la nostra netta opposizione ad una proposta di questo genere.
Subito dopo hanno chiesto di intervenire oltre che naturalmente i tre rappresentanti sardi, che hanno presentato ognuno per conto proprio delle vibratissime proteste, ed in modo particolare un assoluto diniego perchè una soluzione del genere fosse presentata per la Regione Sardegna, che non poteva subire ulteriori affronti rispetto a quelli fino ad oggi subiti in questo campo ed in questo settore, sono intervenuti anche gli altri senatori.
E` intervenuto soprattutto in maniera altrettanto energica il senatore siciliano che se non sbaglio è Moncada, il senatore Moncada, che ha espresso tutto il suo disappunto per questa possibilità.
"Io - ha detto - sono siciliano, capisco le ragioni di questa presa di posizione così netta e così decisa, condivido questa posizione". Io, naturalmente, chiederò il resoconto di questo verbale perchè il tutto è stato trascritto, e vorrei che questo verbale fosse accluso agli atti di questa seduta perchè ritengo che sia elemento importante, elemento determinante sotto l'aspetto del riguardo che per questa legge noi dobbiamo portare.
Ho preso atto con piacere che questa proposta di legge è condivisa da tutti, è sostenuta da tutti ed è soprattutto da tutti difesa nel contenuto e nell'espressione sentita che noi dobbiamo avere, noi sardi dobbiamo avere per la nostra Regione, per il nostro territorio e soprattutto per salvaguardare quell'unico bene, l'unico bene che ci rimane e che è l'ambiente al quale noi ci rivolgiamo in una giornata triste, tristissima come quella odierna, che mi impone di segnalare a quest'Aula che oggi sono intervenuti, per la prima volta in Sardegna, cinque Canadair, tre Elitanker e tutti i nostri dieci elicotteri, perchè gli incendi di Castiadas, a Camissa verso il mare, l'incendio di Bolostiu ad Alà dei Sardi coinvolgendo il Monte Olia, l'incendio di Tertenia e di Gairo ancora in attività, ancora malgrado l'impegno aereo di cui ho parlato. Ancora, malgrado l'impegno che il Governo in questa circostanza sta dimostrando di perseguire, insieme a noi dimostrano quanto sia difficile già per nostro conto e già per quanto ho sentito dire dagli onorevoli che sono intervenuti, già per nostro conto è difficile la difesa del nostro ambiente. Noi in questa sede dobbiamo far sentire alta la nostra voce anche nei confronti di chi in maniera proditoria, a Castiadas si parla di otto esche distinte, separate in tutto il territorio per arrecare il maggior danno possibile in presenza di un vento da nord ovest che superava i venticinque nodi.
Ecco, di fronte a situazioni di questo genere, io ritengo che debba essere richiamata l'attenzione di tutti i consiglieri di quest'Aula perchè assieme, tutti quanti, dobbiamo proporci come fustigatori non solo di chi vuole o vorrebbe importare scorie di qualsiasi genere in Sardegna, e tanto meno quelle nucleari, ma nei confronti anche di chi appicca il fuoco, "is appiccadores" così come dicono in Barbagia, e che trovano soddisfazione, attraverso questa perversione da cui sono afflitti, nel vedere devastata la nostra natura.
Noi ci dobbiamo opporre a questo criterio, a questo sistema; lo dobbiamo sentire come dovere nostro ed io sono sicuro, sicurissimo che, così come lo sento io, lo sentano gli onorevoli consiglieri che oggi hanno dimostrato unità di intenti e capacità in sede legiferante per opporre un diniego a questo stato di cose che ci vede e ci vedrà certamente perdenti, ma non soccombenti di fronte ad imposizioni che, da qualsiasi parte arrivino, vogliono in qualche modo defraudare la Sardegna dell'unica ricchezza che possiede.
PRESIDENTE. Metto ora in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Per chiedere la votazione elettronica.
PRESIDENTE. Chiedo a sette colleghi che appoggiano la richiesta dell'onorevole Pittalis di alzarsi in piedi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIGGIO, CORDA, DEIANA, LOMBARDO, BALLETTO, CORONA, MURGIA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli della proposta di legge numero 449.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LADU - LAI - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 64
votanti 64
maggioranza 33
favorevoli 64
(Il Consiglio approva)
Si dia lettura del titolo della legge.
ORTU, Segretario:
Titolo: Dichiarazione della Sardegna territorio denuclearizzato
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo della legge, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.
ORTU, Segretario:
Art. 1
Dichiarazione
1. La Regione autonoma della Sardegna, sulla base dei princìpi costituzionali e delle competenze esclusive in materia di urbanistica ed ambiente attribuite dall'articolo 3, lettera f), dello Statuto Speciale, interpretate dall'articolo 58 del D.P.R. n. 348/79 e dall'articolo 80 del D.P.R. n. 616/77, nonché delle attribuzioni in via concorrente in materia di salute pubblica, protezione civile e governo del territorio di cui al terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione, dichiara il territorio regionale della Sardegna denuclearizzato e precluso al transito ed alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale.
PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati l'emendamento 5 sostitutivo parziale e l'emendamento 1 aggiuntivo.
ORTU, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Pisano - Fantola - Cassano - Vargiu
Le parole " materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale " vengono sostituite dalle parole materiali radioattivi provenienti dalle centrali nucleari dismesse o da altri. E' consentito il solo transito, l'utilizzo ed il deposito dei materiali radioattivi utilizzati nel campo delle attività medico-sanitario, per scopi terapeutici e diagnostici, nei campo delle attività della ricerca e nelle apparecchiature a supporto della sicurezza, dei controllo e della produzione industriale per attività comunque svolte nei territorio regionale. (5)
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Demuru - Pusceddu - Pacifico - Spissu
Art. 1
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
2. Sono esclusi dal divieto di cui al comma 1 i materiali necessari per scopi sanitari, diagnostici e per la ricerca scientifica, per il supporto della sicurezza e del controllo per la ricerca scientifica. (1)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati nell'ordine, partendo dall'emendamento numero 5.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pisano per illustrare l'emendamento numero 5.
PISANO (Rif.Sardi-U.D.R.). Presidente, soltanto per precisare che l'emendamento numero 5 ha come obiettivo quello di evitare che si possa creare un problema riferito esattamente all'utilizzo di materiali, o meglio di materiali radioattivi, nel campo del settore sanitario esattamente nel settore terapeutico e diagnostico, nel campo del settore della ricerca e soprattutto anche nel campo del settore dell'impiantistica di controllo industriale.
La dizione che è stata posta all'articolo 1, esattamente nel punto in cui viene detto che il territorio regionale della Sardegna denuclearizzato è precluso al transito e alla presenza anche transitoria di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale, rischia infatti di produrre la paralisi delle attività sanitarie negli ospedali, la paralisi delle attività nella ricerca universitaria e sopratutto anche - come dicevo - nell'impiantistica industriale, quella relativa al controllo ad esempio che avviene nella grossa industria. Cito un esempio per tutti, negli impianti di Sarroch, ma anche nella cementeria e negli impianti di cementificio, vengono usati degli isotopi radioattivi per il controllo delle cisterne, per il controllo delle polveri. Quindi, questi impianti che sono basati su emissioni gamma naturalmente non potrebbero più assolutamente essere utilizzati proprio perchè la provenienza è comunque sempre una provenienza esterna.
Quindi, non avrebbero diritto a poter transitare e non avrebbero diritto a poter essere stoccati, soprattutto non potrebbero essere nemmeno poi dismessi in depositi che sono depositi relativi ad una finalità di discarica cosiddetta veloce.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Faccio osservare all'Aula, e naturalmente lo faccio osservare soprattutto ai proponenti, che vi è una certa similitudine fra l'emendamento appena illustrato dall'onorevole Pisano e quello che si accinge ad illustrare l'onorevole Sanna Gian Valerio. Inviterei pertanto i proponenti degli emendamenti a valutare l'opportunità di un'intesa, anche perchè per le modalità di presentazione uno risulta come sostitutivo parziale e l'altro aggiuntivo, ma credo che possa ragionevolmente trovarsi un'intesa e quindi ridurre ad uno gli emendamenti stessi.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 1.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Sì, non mi dilungherò visto la trattazione. L'emendamento numero 1 era stato concordato, credo che il collega Pisano poi essendosi assentato non abbia potuto verificare, hanno la stessa finalità; noi abbiamo inteso introdurre un comma 2 per non inficiare il termine della dichiarazione del comma 1. E poi volevo indicare al collega Pisano che ci siamo documentati sull'esigenza di ricomprendere i sistemi di gestione di sicurezza degli impianti tecnologici e questa dizione rientra, soprattutto per quanto riguarda i raggi gamma, nella dizione diagnostica perchè si tratta di diagnostica tecnologica che è separata da sanitaria, e questo ce lo hanno detto personale del campo per cui io credo che dovrebbe essere fatto un accordo, chiaramente se passa l'emendamento 5 non ha più senso l'emendamento 1.
PRESIDENTE. Va bene, in attesa che vi siano le eventuali interlocuzioni, per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Su entrambi gli emendamenti, Assessore?
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Per entrambi gli emendamenti, hanno sostanzialmente lo stesso contenuto.
PRESIDENTE. La Giunta si rimette all'Aula. E` aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
Qualche secondo per dar modo all'onorevole Pisano di interloquire con l'onorevole Sanna Gian Valerio. C'è un'ipotesi di accordo, aspettiamo qualche minuto perchè l'emendamento venga riscritto.
L'ipotesi di accordo è la seguente: nel testo dell'emendamento numero 1 vengano aggiunte queste parole: "I materiali necessari per scopi sanitari per il supporto della sicurezza del controllo della produzione industriale e per la ricerca scientifica". Naturalmente la parola "diagnostica" viene cancelllata.
Mi pare che l'Assessore abbia già espresso comunque il parere di rimettersi all'Aula. Allora, intendiamo ritirato l'emendamento numero 5.
Metto in votazione il testo dell'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 1 con la variazione apportata a seguito dall'interlocuzione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 2.
ORTU, Segretario:
Art. 2
Commissione di inchiesta
1. E' nominata, entro dieci giorni dall'entrata in vigore della presente legge, ai sensi degli articoli 124 e 125 del Regolamento del Consiglio, una Commissione d'inchiesta con il compito di verificare e monitorare ogni eventuale presenza nell'Isola di materiali radioattivi di provenienza esterna nonché lo stato di avanzamento degli studi propedeutici alle localizzazioni di discariche nucleari inerenti il territorio regionale.
2. Successivamente, il Presidente della Regione, su parere preventivo, obbligatorio e vincolante del Consiglio Regionale sugli esiti dell'inchiesta, con votazione a maggioranza dei due terzi dei componenti assegnati, esprime la definitiva posizione della Regione sia sull'utilizzo ed il deposito nel territorio regionale di sostanze nucleari o di loro residui, sia anche sullo stoccaggio in Sardegna di rifiuti pericolosi o dannosi non prodotti nel territorio regionale.
3. Ove necessario il Consiglio regionale promuove l'adozione di apposite norme di attuazione statutarie che regolino i controlli e le azioni amministrative necessarie per l'effettiva denuclearizzazione del proprio territorio.
PRESIDENTE. All'articolo 2 sono stati presentati 3 emendamenti.
Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Pisano - Fantola - Cassano - Vargiu
Emendamento all'art. 2/comma 1
Le parole "…di provenienza esterna" vengono soppresse. (4)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Pisano - Fantola - Cassano - Vargiu
Emendamento all'art. 2/comma 2°
Le parole "…di Sostanze nucleari o di loro residui,…" vengono sostituite dalle seguenti parole:
"sostanze radioattive o scorie e rifiuti di sostanze radioattive,". (2)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Pisano - Fantola - Cassano - Vargiu
Emendamento all'art. 2/comma 1
Le parole "…Discariche nucleari inerenti il territorio regionale" vengono sostituite dalle seguenti parole:
"depositi provvisori di stoccaggio o di smaltimento di materiali radioattivi nel territorio regionale". (3)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pisano per illustrare gli emendamenti.
PISANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Presidente, si intende proporre l'eliminazione della parola "di provenienza esterna" proprio perchè la riteniamo limitativa per far sì che il monitoraggio della presenza di radioattività sia esteso a tutte le sorgenti radioattive possibili, sia a quelle che eventualmente venissero prodotte qui in Sardegna, sia a quelle che ovviamente invece provenissero dall'esterno. L'obiettivo principale è soprattutto quello riferito all'uranio impoverito che potendo essere utilizzato nell'eventualità, naturalmente, come armi e come proiettili, qui nei siti militari, potrebbe essere considerato un materiale radioattivo naturalmente di provenienza locale.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 3 e 4 si danno per illustrati.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della Difesa dell'ambiente.
PANI, Assessore della Difesa dell'ambiente. La Giunta gli accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 3.
ORTU, Segretario:
Art. 3
Misure urgenti di vigilanza e controllo
1. La Regione, attraverso le proprie strutture preposte alla vigilanza ambientale e sanitaria, cura la rilevazione tecnica e strumentale di presenze nell'Isola di materiali nucleari e adotta le misure di prevenzione necessarie per impedire ogni contiguità con le popolazioni e le strutture civili insediate, nonché l'immissione di nuove ed ulteriori consistenze dei medesimi materiali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 4.
ORTU, Segretario:
Art. 4
Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione sul BURAS.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTIPRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 449.
(Il consigliere LIORI, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso votare a favore.)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FOIS -FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LADU - LAI - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SERRENTI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
presenti 63
votanti 63
maggioranza 32
favorevoli 63
(Il Consiglio approva)
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Dovremo discutere alcune proposte di legge ed alcuni disegni di legge. Io chiedo, credo che ci sia un accordo generale da parte di tutti i Gruppi, il punto numero 7, se fosse possibile, la proposta di legge 298/A "interpretazione autentica in agricoltura", cioè è un articolo della legge 21 del 2000 sull'agricoltura. Ricorderà onorevole Presidente che in un'altra occasione chiesi di poter discutere questa proposta di legge, che è un articoletto, però che serve all'ARA per chiarire alcune cose, perchè se non approvata in tempi brevi metterebbe in difficoltà l'ARA che è l'Associazione Regionale Allevatori. Quindi, se fosse possibile un inversione dell'ordine del giorno per poter discutere questa proposta di legge molto, ma molto semplice. Grazie.
PRESIDENTE. Frau fa questa richiesta, voglio ricordare che il Regolamento prevede un certo tipo di maggioranza per l'inversione dell'ordine del giorno. Tuttavia se non ci sono obiezioni...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Va bene, allora non ci sono obiezioni quindi sarà il primo...
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Presidente vorrei capire se questo argomento s'intende discuterlo subito, adesso.
FRAU (A.N.). Sì, ora; è un articolo.
PRESIDENTE. Onorevole Frau, intendiamoci bene, lei mi ha chiesto l'inversione dell'ordine del giorno e sono d'accordo e mi pare che i colleghi non stiano sollevando obiezioni, altra cosa è se dobbiamo trattenerci stasera per fare questo stasera o se invece non farlo alla prossima riunione di Consiglio al primo punto dell'ordine del giorno.
(Interruzioni)
Colleghi io devo tener conto un po' di tutto, abbiate pazienza. E` stato invertito l'ordine del giorno. Questo argomento è al primo punto dell'ordine del giorno, sono le 20.30, stasera avevamo concordato di lavorare fino alle 20, io credo che per stasera possiamo lasciare così, è già un grande risultato e insomma verranno pure dette due cose su questo argomento.
(interruzioni)
Domani mattina non è possibile, il Consiglio si riunisce la prossima settimana, come è da programma. Siamo tutti d'accordo per continuare stasera? Alcuni mi dicono di no. Colleghi i lavori del Consiglio finiscono qui, riprenderanno... Non siamo tutti d'accordo ed allora io non posso forzare la mano a nessuno. Io adesso non voglio aprire una discussione su questa cosa, non siamo tutti d'accordo. Il Consiglio per oggi finisce qui, ci troveremo così come da calendario lunedì prossimo.
(Interruzioni)
Ma non siamo tutti d'accordo, io non ho chiesto una votazione, quindi al Presidente sono arrivati messaggi che non tutti siamo d'accordo e devo tenerne conto. Ma su dai, non è corretto, non stiamo votando per cui colleghi ci vediamo lunedì.
La seduta è tolta alle ore 20 e 25.
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