Seduta n.452 del 23/10/2008 

CDLII SEDUTA

Giovedì 23 ottobre 2008

Presidenza del Vicepresidente GIAGU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 51.

DAVOLI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 7 ottobre 2008 (443), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Espa, Ladu, Mattana, Matteo Sanna e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 23 ottobre 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

PRESIDENTE. Signori, vista l'esigua presenza dei colleghi consiglieri, aggiorno la seduta alle ore 11 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 52, viene ripresa alle ore 11 e 15.)

Commemorazione delle vittime dell'alluvione

PRESIDENTE. Colleghi, come sappiamo, la Sardegna ieri ha vissuto una giornata drammatica. Eccezionali avversità atmosferiche hanno creato ingenti danni, ma soprattutto oggi piangiamo diverse vittime. In segno di lutto, invito l'Aula a osservare un minuto di raccoglimento in ricordo di queste vittime.

(I consiglieri osservano un minuto di silenzio)

Comunicazioni della Giunta sull'evento alluvionale che ha colpito la città di Cagliari e alcune zone limitrofe

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca comunicazioni della Giunta sull'evento alluvionale che ha colpito la città di Cagliari e alcune zone limitrofe.

Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la Giunta condivide ed esprime con voi i sentimenti di dolore e di cordoglio per gli accadimenti della giornata di ieri. La Giunta è convocata per approntare i primi provvedimenti necessari a far fronte ai danni causati da questi eventi, attraverso la deliberazione dello stato di calamità naturale richiesta allo Stato per provvedere conseguentemente. Sono in corso le valutazioni per delineare e proporre, con una procedura speriamo rapidissima, un disegno di legge in grado di recuperare, allo stato della gestione finanziaria di questo momento, tutte le risorse disponibili e stanziabili per i primi interventi di ristoro dei danni, ma anche per approntare le azioni di ricostruzione delle infrastrutture che sono andate distrutte.

E' in corso la verifica dei danni, non sarà un lavoro semplice, anche perché l'evento ha riguardato un'area molto vasta; fondamentalmente stiamo cercando di capire, secondo un ordine di priorità, da dove partire. E' appena arrivato in Sardegna il capo della Protezione civile, sono in corso le prime valutazioni, le ricognizioni, ma anche le riunioni alle quali la Giunta sta partecipando. Mi sento di chiedere al Consiglio anche una disponibilità, che non mancherà, come sempre avviene in queste circostanze, per una corsia privilegiata che riguardi l'approvazione il più rapidamente possibile del provvedimento di legge necessario.

Sulle cause si dice molto in queste ore, certamente registriamo una eccezionalità dei fenomeni di precipitazione che sono collocati complessivamente al di fuori di qualunque seria statistica e probabilmente legati a un'anomala condizione delle temperature al suolo di questo periodo. Contestualmente, la prima verifica sulle opere a suo tempo approntate per la mitigazione dei fenomeni alluvionali registra, in generale, una sostanziale prestazione sufficiente, in funzione della loro progettazione, benché ancora complessivamente, come probabilmente i consiglieri sanno, queste opere siano ampiamente ancora insufficienti a risolvere le problematiche. Questo è facilmente desumibile anche da un evidente contesto anomalo dello sviluppo urbanistico di questi ultimi decenni di molte aree dell'hinterland di Cagliari che, chiaramente, sono esposte a problemi di esondazione che, per fortuna, oggi, possono essere affrontati accelerando un processo anche di infrastrutturazione legato al piano per l'assetto idrogeologico.

In questi minuti, la Giunta sta provvedendo e crediamo che sarà molto importante, a questo punto, anche la sintesi che scaturirà dall'incontro con la Protezione civile nazionale. Si fanno e si dicono tante cose su polemiche, ritardi e non ritardi, noi riteniamo che non sia questo il momento per esprimere giudizi compiuti su queste cose che spesso avvengono e vengono dette, a noi risulta che, a poco meno di un'ora dall'inizio delle precipitazioni, la colonna mobile della Protezione civile era già in viaggio per recarsi sui luoghi. Sarà occasione successiva di una riflessione più a freddo, complessivamente, di quello che è avvenuto ed eventualmente anche delle carenze che ci sono state.

Per ora la Giunta non ha altre comunicazioni, salvo poi aggiornarci per avere delle ulteriori informazioni.

PRESIDENTE. Sulle comunicazioni della Giunta si apre il dibattito. Ricordo che ciascun Gruppo può intervenire per non più di dieci minuti.

Dichiaro aperta la discussione.

E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, signor Assessore, è vero, la cosa peggiore che potremmo fare sarebbe quella di sprecare il tempo in inutili polemiche, concordo su questo. Aggiungo, però, che l'onda emotiva su fatti così drammatici, tragici, per alcuni, non la possiamo disperdere dimenticandoci poi, e non è una polemica politica o partitica, è a tutto il nostro sistema, che questo fatto chiede un cambiamento nella mentalità e nel modo con cui si affrontano questi problemi; onda emotiva che viviamo tutti, conosciamo persone, nomi e cognomi, abbiamo visto immagini in televisione di ciò che alcuni hanno visto anche di persona. Fatti come questo, l'acqua così come il fuoco, in altre circostanze, fanno paura e rischiano di mandare sul lastrico famiglie, imprese, già colpite da una situazione economica così difficile come quella che viviamo. Sappiamo anche che le cause sono lontane; ora, non voglio accusare nessuno, non voglio strumentalizzare questo fatto neanche per un briciolo di polemica inutile o pretestuosa, le radici sono lontane, lo sviluppo urbanistico, i letti dei fiumi coperti e ricoperti di case o di altro, sappiamo bene, la mancata manutenzione dei corsi d'acqua, la mancata prevenzione, la mancata attuazione di un sistema intelligente che dia un assetto razionale al nostro sistema idrogeologico; tutto vero!

Per questo ci sono cause lontane e sicuramente rimedi che devono guardare lontano. Ci sono anche, però, cause vicine e su queste bisogna intervenire. Ho letto le dichiarazioni del responsabile del Dipartimento della Protezione civile che dice: " L'allerta meteo partito da Roma è stato tempestivo, ma a Cagliari non sono stati all'altezza, il sistema della Protezione civile dell'Isola è debole, deve ancora crescere e organizzarsi". Sarà vero, non sarà vero? Leggiamo sulla stampa i dati relativi al numero delle persone impegnate nei soccorsi a Capoterra: 32 uomini del Corpo forestale, 25 operai dell'Ente foreste, 40 vigili del fuoco, 32 militari dell'Esercito eccetera; ma noi non abbiamo solo 32 uomini del Corpo forestale e le zone a rischio sappiamo quali sono, e il sistema meteo ha indicato precisamente qual era l'occhio del ciclone. Non sono un esperto, ma, a occhio, posso dire che mi sembra veramente poco quello che è stato fatto, non per dar colpe, ma perché dobbiamo imparare per il futuro.

Chiudo autolimitandomi il tempo. Interveniamo subito, siamo certamente disponibili a che si accelerino le procedure per un provvedimento di legge che arrivi il più presto in Commissione e in Aula per intervenire, perché si devono ristorare i danni di famiglie e imprese, sostenere le Amministrazioni locali maggiormente colpite, anche qui imparando dal passato. Per l'alluvione del 1999, tutti sappiamo bene che i soldi, alle famiglie e alle imprese, sono arrivati anni e anni dopo; c'è un sistema burocratico che poi non sa spendere i soldi neanche per le emergenze, dobbiamo intervenire subito e fare in modo che le risorse finanziarie arrivino subito a destinazione, magari con provvedimenti straordinari, con procedure accelerate.

La Giunta dice che verrà fatto un provvedimento di legge, noi non possiamo non cogliere questa occasione anche per inserire nella legge un investimento sulla Protezione civile, sul sistema di protezione civile che sia degno di un Paese come il nostro, di una Regione come la nostra; non è pensabile che, nel 2008, fatti di questo genere, sia pure improvvisi, sia pure di quantità enormi, certamente, come cinque ore di pioggia in Sardegna, possano portare quattro morti.

Quindi dico che, insieme alla solidarietà, dobbiamo anche responsabilizzare noi stessi, verificare come in passato si è agito di fronte a queste situazioni, porvi rimedio ma, soprattutto, dare al nostro sistema civile un meccanismo, un'organizzazione, che di fronte a questi fatti sappia veramente rispondere con prontezza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Diventa davvero difficile aggiungere delle parole nel momento del dolore che sta vivendo anche quest'Aula, esprimendo appunto la tragicità che ha colpito ovviamente tutta la popolazione della Sardegna, e diventa difficile anche non condividere ciò che l'Assessore diceva, cioè che in momenti come questi bisogna, all'istante, pensare alla contingenza e quindi intervenire a favore delle popolazioni colpite da questo grande dramma.

Alcune ore prima del nubifragio, eravamo riuniti in Commissione e, di fronte a due Assessori, ho ricevuto l'sms della Protezione civile che avvertiva che eravamo in stato di allerta e l'ho riferito a tutti i colleghi che erano presenti in quel momento in Commissione,tra l'altro, era presente anche l'Assessore dell'ambiente. Io non voglio semplificare niente delle cose che sono state dette in quegli istanti, però, devo solo ringraziare il Signore che ciò che è accaduto a Capoterra non sia accaduto nel mio Comune, perché davvero non avrei potuto avere strumenti e mezzi che, in un qualche modo, mi avrebbero potuto aiutare in queste grandi difficoltà. E' vero, e la centralità del discorso l'ha colta in pieno l'onorevole La Spisa, il grande problema è l'insufficienza del nostro strumento di protezione civile, quella che abbiamo qui, in Sardegna, e se è vero che, alcune ore prima, noi abbiamo ricevuto questo messaggio, non mi è di conforto sapere che, un'ora dopo il dramma, la colonna della Protezione civile era pronta per raggiungere Capoterra. Alcune di quelle morti probabilmente si sarebbero potute evitare; bastava che un bando pubblico dicesse che era atteso un ciclone con quella gravità, tra l'altro scritta nell'sms che era pervenuto, perché gli scantinati non potessero essere dichiarati più abitabili, perché la gente potesse essere evacuata, così come era scritto.

Questo lo diciamo davvero con senso costruttivo. Noi non possiamo soltanto intervenire a posteriori, dobbiamo trovare lo sforzo unitario di tutti perché qualcosa di simile possa davvero non accadere più in Sardegna e perché la macchina della Protezione civile possa degnamente essere chiamata tale. O si danno strumenti sufficienti alle popolazioni o altrimenti davvero non c'è sicurezza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Sinistra Autonomista). Io accolgo la sottolineatura a fare uno sforzo in Aula unitario e straordinario, perché non è semplice intervenire per trattare un argomento così delicato in presenza di vittime. Penso che noi dobbiamo considerare queste vittime una parte di noi. E' capitato a diversi colleghi di trovarsi nel mezzo del dramma, seppure nella parte marginale della SS 131, però si capiva che eravamo di fronte a un disastro che poteva produrre delle vittime e così purtroppo è stato. Ora noi possiamo anche criticare, come in altre occasioni abbiamo fatto, la Protezione civile che è arrivata in ritardo, se fosse arrivata prima... Può essere, tutto può essere, però se guardiamo le fotografie, comprendiamo che forse non sarebbe stato sufficiente neanche essere lì presenti al momento del disastro.

Ora noi giustamente esprimiamo cordoglio alle famiglie, però dalla massima istituzione della nostra Regione, dal Consiglio regionale, occorre far partire un segnale unitario e rapido, che tenga conto di quel disastro. Ci sono vittime, ci sono famiglie, ci sono cittadini che hanno subito danni. Certo, alla morte non c'è riparo, però dal Consiglio regionale deve emergere unitariamente l'indicazione che occorre fare subito, in fretta e anche bene per evitare che si ripetano i ritardi che abbiamo conosciuto negli anni passati. Non è la prima volta che capita, dimostriamo di aver imparato la lezione. Facciamo norme che non ci sia bisogno di interpretare, facciamole semplici, sveltiamo la burocrazia; però, Assessore, anche lei era con me in Consiglio regionale anni fa quando abbiamo trattato l'argomento e ci siamo poi successivamente accapigliati, anche tra di noi, per vedere di chi erano le responsabilità. Partiamo anche da quella esperienza. Si faccia un provvedimento che tenga conto dell'insieme delle difficoltà e che intervenga rapidamente.

Noi siamo d'accordo perché in qualunque ora si convochi la Commissione o le Commissioni competenti per esprimere il parere; ma si faccia, Assessore, un testo che veramente avvicini le istituzioni alle vittime e alle situazioni di difficoltà così come si sono verificate. Va bene la corsia privilegiata, va bene tutto, quello che non va bene è la polemica, anche se si comprende che, di fronte a un dramma di questo tipo, la reazione di ognuno di noi può essere anche diversa l'una dall'altra.

Però, cari colleghi, stiamo parlando di urbanistica in questi giorni, insomma, quelle realtà urbane sono lì, parlano da sole, non sono costruite pensando a fatti come questi, sono costruite pensando alla speculazione in molti casi. In molti casi! E noi questo dobbiamo tenerlo presente quando ragioniamo di questi problemi, quando vogliamo essere rigidi e giustamente rigidi per evitare che le nostre comunità si trovino di fronte a queste situazioni; a volte questo ce lo dimentichiamo perché in tempi normali dimentichiamo le difficoltà degli altri. Io non voglio fare polemica però, insomma, in qualche realtà di quel territorio si sono messe in campo le bombe per evitare di applicare le leggi. Quindi senza polemica, ma avendo chiaro di che cosa stiamo parlando.

E vi è anche un'altra risposta che noi possiamo dare: procedere rapidamente alla conclusione della legge urbanistica e aggiungere - io sono d'accordo con il collega La Spisa - qualche norma che purtroppo non c'è, per dire come siamo lontani dall'esaminare situazioni di difficoltà, qualche norma che tenga conto di quello che è capitato ieri e che potrà capitare nelle prossime giornate. Facciamolo e diamo un esempio di come il Consiglio regionale è vicino alle vittime, vicino alle famiglie e che continua a fare il proprio dovere. Sarebbe un errore che, di fronte a un dramma come questo, il Consiglio regionale desse l'idea di essere in vacanza. Abbiamo detto ieri: "Si faccia la discussione generale e parlino i Capigruppo". Io penso, presidente Giagu, che questo debba essere fatto a conclusione dell'intervento dei colleghi dei singoli Gruppi, come segnale che siamo presenti in un momento di difficoltà della nostra Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, in queste ore, il sentimento che prevale è quello di vicinanza alle persone, alle famiglie e alle comunità che hanno direttamente sofferto le conseguenze tragiche del disastro, a iniziare da coloro che piangono la scomparsa improvvisa e intollerabile dei propri cari. Ma un clima di questo tipo non può portarci a una sottovalutazione delle responsabilità, che sarebbe veramente non credibile circoscrivere all'intervento dei soccorsi.

In alcune ore, dico in alcune ore, per l'intensità delle precipitazioni, si sono ricostituiti, negli stessi percorsi fluviali antichi, i corsi d'acqua e si sono portati via le case e con le case anche le persone, non solo le cose. Quella è un'area, ma non è l'unica; l'hinterland cagliaritano è stato sottoposto a una speculazione selvaggia negli anni passati, frutto di una cultura dell'edilizia che da una parte chiudeva gli occhi davanti a fenomeni gravi di abusivismo e dall'altra favoriva, a fini di guadagno, il sistema delle imprese costruttrici.

Questi dati ci debbono richiamare a un'attenzione diversa rispetto ai temi dell'ambiente perché questi fenomeni estremi, questi eventi climatici estremi sono ricorrenti e sono ricorrenti nelle due direzioni: noi siamo una terra siccitosa e al contempo siamo una terra che patisce fenomeni alluvionali improvvisi, intensi e distruttivi.

Per qualcuno che voglia ricordare altre aree geografiche di questa regione, io invito a rammentare i danni gravissimi nel nuorese, in Ogliastra, a Villagrande. Altri morti! Altri morti! Quindi, non è frutto di un destino cinico e baro, è frutto di una concezione che deve essere rimossa. Ma quali conti si devono fare? Quali conti si devono fare sul presunto sviluppo, sul presunto giusto intervento di tutela al sistema delle imprese, quando poi tutta la comunità paga i danni devastanti anche con i tragici lutti che si producono facendo questo tipo di gestione dell'ambiente? Io sono d'accordo, si vada avanti, non nella discussione soltanto della legge urbanistica, nella rivisitazione complessiva del modello di sviluppo, si rilanci la cura dell'ambiente, il suo recupero, oggi, per evitare quello che avverrà domani, perché non saranno dieci vigili del fuoco in più a salvare le vittime, lo dico senza polemica, perché questo è riecheggiato in questi giorni in quest'Aula quando si è parlato di urbanistica. Se noi pensassimo ai seminterrati come nuove unità immobiliari, ma come potremmo noi riconciliarci con i fatti di questi giorni, con le responsabilità che deriveranno a quest'Aula, a questi consiglieri regionali, a questa Assemblea! Certo, sotto il profilo squisitamente economico può essere una risposta, sotto il profilo della responsabilità di governo sarebbe un disastro.

Allora, io rivolgo il mio invito all'Assessore e alla Giunta, so che saranno impegnati in queste ore, io ho grande rispetto per il lavoro che dovranno fare, penso che saranno impegnati a trovare le soluzioni migliori per ripristinare, è tutto devastato, ci sono persone che, per arrivare a Cagliari, stanno passando da Teulada, le strade sono bloccate, c'è una condizione disperata, c'è gente che è rimasta priva di tutto! Si pensi primariamente a questo tipo di esigenza, a ripristinare condizioni di vita accettabili per quelle persone, condizioni di vita accettabili per l'intera area, per la comunità che vi risiede, si faccia un intervento, non si badi a 500 mila euro in più o in meno, non si lasci lungo strada, perché poi, finito il cordoglio, finite le cose, le persone rimangono isolate a combattere contro una burocrazia insensibile che diventa attaccata al codicillo della norma, che fa un'interpretazione esasperata del diritto per tutelare se stessa anziché pensare al bisogno.

Insomma, si faccia quello che si deve fare e soprattutto, lo dico all'Assessore degli enti locali, si continui, si continui, nella totale intransigenza rispetto alla cura del territorio e al governo del territorio che, in questa legislatura, si è messa in campo!

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Caligaris, voglio comunicare che, per il Gruppo Misto, ho cinque iscrizioni; a rigore di Regolamento dovrei dare due minuti a testa, così non sarà, ma raccomando di contenere gli interventi. Grazie.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intanto volevo esprimere apprezzamento per l'azione della Giunta e cordoglio per le famiglie delle vittime.

Credo che la necessità di una riflessione debba essere fatta proprio sulle condizioni in cui si trovano oggi tante famiglie in seguito a un evento che è davvero tragico. E' indispensabile una verifica oggettiva delle situazioni per dare risposte alle necessità che si sono create, perché è evidente che l'uso del territorio, o per meglio dire l'abuso del territorio, rende indispensabile avviare le opere di risanamento per evitare che si ripetano casi come questi. Credo però che sia un evento che denunci una inadeguatezza delle procedure della politica e dello scarso senso di responsabilità civica che gli amministratori, in questi anni, in cui si sono alternati, hanno dimostrato. Così come quello degli imprenditori che è evidente che privilegino degli interessi speculativi su quelli invece della vita dei cittadini. C'è il problema della prevenzione e, come diceva bene l'assessore Gian Valerio Sanna, è indispensabile il controllo e il ripristino dell'equilibrio idrogeologico e l'infrastrutturazione idraulica.

Questo prescinde dalla Protezione civile perché la prevenzione è una parola d'ordine che richiama il rispetto delle norme sempre e in ogni caso e non basteranno evidentemente le azioni immediate, ma sarà necessario vigilare perché la gente poi non sia lasciata nella disperazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi del Consiglio, è sempre con animo mesto e il cuore gonfio di dolore che si prende la parola a seguito di tragici eventi che comportano la perdita di vite umane. Ancora di più quando questi eventi dipendono da disastrosi avvenimenti naturali quali la calamità che si è verificata ieri nell'hinterland cagliaritano. Infatti, non possiamo non chiederci per quale motivo, ancora una volta, una zona già colpita in precedenza da simili catastrofi, con altrettante tragedie, subisca queste calamità. Siamo chiamati, come classe politica isolana, a interrogarci sul perché, nonostante gli altissimi livelli raggiunti dalla tecnologia, non si riesca a prevenire tali eventi e a ridurre la portata dei danni e dei risvolti nefasti.

Nel far questo dobbiamo anche considerare come, oltre alla scelleratezza di alcune scelte di carattere urbanistico, laddove si è costruito in maniera irrazionale, quasi contro natura, in prossimità di alvei o letti di fiumi, vada messa in evidenza la mancanza di un'adeguata opera di manutenzione, consolidamento e ristrutturazione di tutte le infrastrutture idonee alla difesa di carattere idrogeologico.

Ma, oggi, niente polemica, oggi è una giornata di lutto, dedicata a commemorare quanti hanno perso la vita per un evento naturale e porgere le condoglianze ai loro familiari, ma anche a offrire la vicinanza a quanti hanno perduto i loro averi e le loro attività, frutto di una intera vita di lavoro e di grandi sacrifici. E' per questo che, nel sostenere idealmente il disegno di legge che la Giunta dovrà esitare, rivolgiamo un accorato appello affinché siano ridotti allo stretto necessario i tempi per la valutazione dei danni e per il risarcimento ai cittadini, alle famiglie e alle imprese danneggiate dal nubifragio. Già questa sarebbe una prima efficiente risposta a quanti guardano alle nostre Istituzioni per avere un aiuto, non solo finanziario, ma anche di vicinanza e solidarietà per superare questa immensa difficoltà e tragedia.

In conclusione, come sindaco, sento ancora di più la preoccupazione per eventi simili che sconvolgono le comunità. Vedete, è paradossale, il mio Comune, Paulilatino, appunto, è alla sete, con acqua razionata e i campi aridi. Vedete com'è strana la vita, ieri a Paulilatino non è piovuto!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Signor Assessore, noi ci sentiamo perfettamente solidali con la Giunta regionale in tutto ciò che la Giunta intenderà promuovere per rimediare a quanto è accaduto. Però, signori colleghi, le croci delle persone che sono scomparse interrogano molto quest'Aula, qui sono rappresentati Partiti che hanno espresso, nel corso degli ultimi trent'anni, forti presenze nei Governi regionali, in settori strategici come l'ambiente, come l'urbanistica, come i lavori pubblici. Noi oggi non ci sentiamo sulla pelle delle responsabilità e parliamo ancora in terza persona dicendo "bisognerebbe", "occorre fare", "sarebbe stato opportuno che", non ci sentiamo invece sul collo una forte responsabilità, una grave responsabilità, per ciò che le nostre parti politiche non hanno fatto nel passato; questo ci vernicia di ipocrisia e ce ne dobbiamo liberare.

Noi siamo colpevoli perché abbiamo fatto prevalere lo spirito di parte sull'interesse generale, perché quando si va al governo e si privilegia prima la propria parte, poi l'interesse generale, succede quello che accade, come anche in questi giorni. Noi siamo colpevoli perché troppo spesso abbiamo subordinato, non abbiamo difeso la Sardegna rispetto al disinteresse che, verso la Sardegna, mostra il Governo nazionale. Vi faccio un esempio rispetto a quanto è accaduto ieri. Quando accadono queste cose è importantissimo che ci sia un'informazione tempestiva, la RAI ha dato la notizia alle ore 10 e un quarto e anche in maniera un po' fuggevole; "Onda verde", la trasmissione della RAI più ascoltata al mattino, stamattina raccomandava prudenza agli automobilisti diretti a Capoterra e in Sicilia, ieri non ha detto nulla, nulla! In queste circostanze, il servizio pubblico deve informare, deve dire: "Fermatevi, non andate, fate questo, chi è a casa si deve comportare in un certo modo".

Noi non ci affermiamo all'attenzione di uno Stato che ci dimentica, noi continuiamo a dire che faremmo meglio a fare da soli, molto meglio, eppure taciamo, ma hanno taciuto anche i nostri sistemi, noi abbiamo il sito Internet più premiato d'Europa, anche lì la notizia è comparsa tardi, molto tardi. Il servizio pubblico di informazione su cosa fare, su quali strade percorrere, l'ha fatto una radio privata di Cagliari che si chiama "Radio Press", l'hanno fatto loro! Quando in questo Consiglio si è parlato dell'autonomia dell'informazione, quando in questo Consiglio si è parlato dell'opportunità di dotarci di forme di informazione non veicolate dalla propaganda politica, tutti hanno pensato che se ne sia parlato per uno spirito polemico, ma i sardi devono avere un servizio informativo autonomo, indipendente, questa volta ha risposto la libertà di persone libere e autentiche, e la bandiera sventolava lì, non sventolava sui Palazzi della Regione e tantomeno qui dentro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, nei momenti tragici siamo portati, con un atto che io però ritengo possa essere dubitato quasi di ipocrisia, a dire, di fronte al lutto, di fronte alla tragedia che vede coinvolte vaste parti della nostra comunità, dove si registrano lutti, siamo portati - dicevo - a fare sforzi di grandi abbracci, io credo che, al contrario, non possiamo neanche correre il rischio di essere accusati di ipocrisia dalle popolazioni sofferenti che vedrebbero in queste frasi irrituali un atteggiamento quasi tendente a mettersi al riparo dalle responsabilità.

Invece credo che sia giunto il momento di gridare e di gridare forte perché questi eventi, che si sono verificati ieri, in particolare a Capoterra, sono eventi che si ripetono nel tempo. Io, che sono figlio della comunità di Capoterra, che sono cittadino di Capoterra, ho nella memoria registrata una sequenza di lutti verificatisi sempre in eventi di questa portata.

Io sono stato sindaco in quel comune e poiché ben conoscevo la grande difficoltà idrogeologica del territorio, pensate, ironia della sorte, mi adoperai con il Governo della Regione di allora perché l'Hydrocontrol, una società costituita, mista pubblico-privata, avesse sede a Capoterra e individuai l'area, dove realizzare appunto questa struttura, a Capoterra. Un territorio che è attraversato da quattro corsi d'acqua di carattere torrentizio, uno dei quali è stato sistemato egregiamente negli ultimi anni, il rio Santa Lucia, non così invece il rio San Girolamo, il rio Masoni Ollastu e l'altro.

Qual è il grido? Il grido è di avere il rispetto delle leggi che già esistono, non è che c'è una carenza legislativa totale, ci sono le norme, avranno bisogno di essere adeguate, di essere aggiornate, ma ci sono, il problema è il rispetto delle norme, un rispetto delle norme che attengono appunto agli assetti del territorio dei bacini idrici che deve essere di competenza assolutamente regionale. La Regione stessa, dobbiamo dirlo, si deve dare un'organizzazione e dotare di una struttura adeguata. Quali sono gli studi idrogeologici seri e le strutture preposte? Perché questi studi vengano realmente rispettati e applicati, quando si approvano i progetti di lottizzazione, dove ineluttabilmente è certo che c'è la speculazione, si tratta di attività di carattere imprenditoriale edile quasi sempre, per non dire sempre. Ebbene, questi progetti di lottizzazione vengono approvati dalla Regione, sono stati approvati senza tener conto di leggi esistenti che disciplinano il rispetto dei bacini idrogeologici. Quindi bisogna pur gridare.

PRESIDENTE. Facciamo intervenire per cortesia, un po' di silenzio. Grazie!

FARIGU (Gruppo Misto). Bisogna pur gridare. Allora, certo che è scontato, chi di noi non soffre di fronte ai lutti, chi di noi non soffre di fronte alle tragedie? Certo dobbiamo dire che la Regione faccia quello che deve fare per venire incontro a risolvere i problemi drammatici che hanno prodotto queste situazioni. Questo è ovvio e scontato altrimenti sarebbe drammatico.

Un'altra questione che volevo sollevare è questa: "E' vero che l'annuncio di questo tifone era stato dato dalle autorità meteorologiche 48 ore prima, ma la popolazione non è stata informata da nessuno". Di chi è competenza questo? Della Protezione civile, delle prefetture, della Regione? I comuni sono stati informati? Si è verificato se i comuni poi hanno dato seguito a questa informazione? Perché l'annuncio del tifone era stato dato 48 ore prima, ma nessuno di noi nulla sapeva di tutto questo. Allora dobbiamo cogliere questa occasione, il dolore non lo dobbiamo...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Farigu.

FARIGU (Gruppo Misto). … lasciare alla popolazione, ma dobbiamo cogliere questa occasione per trovare le energie necessarie perché tutto questo venga a cessare e venga davvero predisposta una struttura e un'organizzazione e una normativa, se è il caso, adeguata a far sì che tutto questo non abbia a succedere nell'avvenire.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (Gruppo Misto). Stiamo parlando di questa calamità, di questo nubifragio, e ancora una volta lo facciamo mentre diverse famiglie piangono le proprie vittime, i morti e naturalmente i danni che si stanno e si sono verificati in quei territori. E' giusto che questo Consiglio affronti con questo dibattito quanto è successo, però dobbiamo sicuramente ammettere un po' tutti che è capitato ancora una volta. Uno dei primi dibattiti che ho affrontato, arrivando in questo Consiglio, nel 1999, è stato proprio su quanto è successo in quei territori dieci anni fa, con morti e danni incredibili. Dobbiamo pure ammettere che non è capitato soltanto lì, che sta capitando, ogni anno, anche da altre parti, ugualmente con vittime e danni ingenti; anche a Sassari, ad Alghero in particolare, neanche due mesi fa, è successo altrettanto.

Credo che su questo noi dobbiamo riflettere, non possiamo, ogni volta, dare la colpa al cambiamento del clima, o a qualche cosa che noi, in qualche modo, non possiamo governare e che quasi riteniamo imponderabile. Non è così! Siccome non è così, credo che dobbiamo riflettere proprio su quello che sta avvenendo in questi giorni. In particolare, a chi sta intervenendo, a chi è già intervenuto, l'onorevole Uras per esempio, io ricordo che noi abbiamo all'attenzione in questo momento una legge molto importante che può affrontare questi problemi, ed è la legge urbanistica. Attraverso la legge urbanistica, e non solo, io credo che questo Consiglio possa dare delle risposte, che non sono soltanto di solidarietà, che è necessaria, o di attenzione verso chi in questo momento sta soffrendo vittime e danni, ma anche di prevenzione e di attenzione verso quei territori.

La natura, colleghi, si riprende sempre ciò che le viene tolto, e in questo caso, proprio ieri, la Giunta, che era lì presente, ha ammesso che ci sono realtà realizzate dove i torrenti devono avere libero sfogo. Sono stati commessi degli errori, noi dobbiamo intervenire perché questi errori vengano evitati dove ancora è possibile, e perché no?, con i risanamenti urbanistici, di cui questa legge deve parlare riprendendo coscienza che sono necessari, per far sì che proprio questi danni vengano evitati.

Credo che, da questo dibattito, debba emergere sicuramente la volontà di una comune assistenza, di solidarietà, come ho detto, ma principalmente deve entrare in merito a quelli che sono i provvedimenti che devono essere. E se c'è bisogno che la Protezione civile venga in qualche modo supportata meglio e se c'è bisogno che in quei territori le infrastrutture promesse, che non sono state realizzate, vengano realizzate, colleghi, io credo che noi dobbiamo guardare all'ambiente con maggiore attenzione, dobbiamo guardare alla nostra Sardegna, perchè, se capita che ogni anno subisce danni di questo genere, probabilmente, dobbiamo dire, ha responsabilità questo Consiglio, ha responsabilità nei ritardi, ha responsabilità nel non voler affrontare i problemi reali che, attraverso questa legge che ho appena citato, ma forse anche attraverso delle altre, possiamo sicuramente affrontare, per non prendere in giro i cittadini della Sardegna e noi stessi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, anche a nome del collega Uggias, io esprimo il cordoglio e la solidarietà nei confronti delle famiglie delle vittime e delle popolazioni che sono state colpite da questo evento climatico, che io non considero straordinario. E' straordinaria la drammaticità dell'evento, non è la natura che è colpevole di queste morti e di questi disastri, il colpevole è chi in quelle aree, così delicate dal punto di vista idrogeologico, ha gestito le proprie responsabilità di consigliere comunale, provinciale e regionale, quello che vogliamo, svendendo le ragioni della sicurezza e del rispetto della natura, a danno o a favore, meglio, di interessi speculativi fortissimi. In quest'Aula bisogna che parliamo chiaro: noi esprimiamo il cordoglio, ma quelle morti non ci sarebbero oggi, al di là delle quattro o cinque ore di pioggia, che non sono né tsunami, né terremoto, sono cinque ore di pioggia, non ci sarebbero se del territorio non fosse stato fatto scempio.

Non mi rassicura se il giornale radio, o qualsiasi altro organo di informazione, dà le notizie in modi più o meno veloci, non mi rassicura, anzi, io sarei più rassicurato se raggiungessero l'obiettivo a cui tendiamo complessivamente, come legislatori, anche come indirizzo da dare agli amministratori comunali, perché quando si approvano le lottizzazioni, collega Farigu, le lottizzazioni arrivano in Regione già approvate dai Comuni, e mentre si parla di autonomia comunale, per certi aspetti, adesso invece diciamo che è colpa della Regione se certe lottizzazioni, da bocciare inequivocabilmente, vengono invece approvate, oppure se si cambia il corso dei fiumi e dei ruscelli, perché la natura, onorevoli colleghi, si riappropria dei propri spazi, non la si può fermare! E allora la responsabilità è questa! E la drammaticità di questo evento, che colpisce tutti noi, cade in un momento veramente importante, facciamo tesoro di queste affermazioni sincere che tutti noi stiamo facendo, nell'affinare lo strumento urbanistico, la legge urbanistica, che stiamo discutendo, e che spesso, invece che essere affrontata curando questi aspetti, viene affrontata in termini esclusivamente, come dire, da azzeccagarbugli "le competenze di questo, di quest'altro, chi fa questo, chi fa quest'altro eccetera". Noi dobbiamo andare alla sostanza delle cose, il piano urbanistico, la legge urbanistica regionale deve dare un'indicazione per rispettare la sofferenza delle famiglie che hanno avuto morti ieri, e che hanno avuto morti negli anni scorsi, perché questo problema è ciclico e ricorrente.

Allora si deve trovare una risposta con un assetto idrogeologico delle zone più sensibili (Ogliastra, Capoterra e Assemini, Sarrabus), zone che periodicamente e ciclicamente sono oggetto di questi problemi. Anche nel PUC ci deve essere attenzione perché questi temi vengano trattati con i finanziamenti adeguati, ma soprattutto con il rigore adeguato nell'applicazione delle leggi, perché se molte di quelle case, che sono presenti lì in quei territori, non fossero state costruite, oggi la Sardegna non starebbe piangendo questi morti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, il senso di sgomento e il lutto ci devono portare a un impegno, uno sforzo, intanto per consentire - e la nostra disponibilità è piena - che venga, in tempi stretti, varato un provvedimento, da parte della Giunta, per ripristinare ciò che deve essere ripristinato e per risarcire i danni, Assessore, possibilmente con tempi molto più rapidi di quanto è stato fatto in passato. Lei sa che ci sono ancora famiglie che da cinque anni attendono il risarcimento dei danni subiti alle proprie case, alle proprie aziende, per eventi accaduti, appunto anni fa, in altre zone della Sardegna. Quindi un primo impegno, per il quale noi, per quanto ci compete, possiamo dare tutto il nostro sostegno, è quello che ciò sia fatto in tempi rapidi, almeno come segno di attenzione.

In un momento così tragico, io non so quanti colleghi hanno potuto vedere in prima persona quello che è successo ieri, o una parte di quello che è successo ieri. Io sono andato, in diversi momenti della giornata, ed è stata veramente un'esperienza sconvolgente, non solo prima di tutto per le persone che hanno perso la vita, ma anche per quelli che hanno rischiato la vita, per quelli che per ore sono stati in pericolo di vita perché i soccorsi non arrivavano (sono arrivati in ritardo e anche di questo voglio parlare), per quelli che vedevano, sotto i loro occhi, distruggere la propria casa e i propri beni. Quindi, certamente speculare e fare polemica, in questo momento, sarebbe vile; però sarebbe anche ipocrita, pur nel lutto, ma proprio per rispetto alle persone che hanno subito questo disastro, non sottolineare alcuni aspetti, Assessore, che è bene che la Giunta regionale (che certamente si è mobilitata ed è al lavoro con il Sottosegretario, e con tutti i mezzi a propria disposizione), debba conoscere e tenere presente.

L'allarme era stato dato due giorni prima, quindi tre giorni fa, e questo è stato già detto in quest'Aula. Ora, Assessore, è possibile che questo allarme, dato dai meteorologi, non sia stato in alcun modo recepito da alcuna autorità? Lei ha detto che le colonne della Protezione civile si sono messe in movimento un'ora dopo, è senz'altro vero, non è assolutamente mia intenzione dubitarne, però è anche vero Assessore che, alle 22 e 30, forse anche in ora più tarda ieri notte, io posso testimoniare personalmente fino alle 22 e 30, nessun tipo di coordinamento era stato instaurato a Capoterra. Nessun tipo di autorità coordinava le forze in campo che erano quelle dei volontari, quelle della Protezione civile, dei Vigili del fuoco, dei Carabinieri ausiliari, dell'Ente foreste e del Corpo forestale. Nessun cittadino che, da Pula, Villa San Pietro, Sarroch, Pula, Domus de Maria, Teulada, arrivava verso Cagliari, quindi da sud, poteva avere un'indicazione su quale strada dovesse percorrere; nessun cittadino, capoterrese, pulese o degli altri paesi, che dovesse andare in direzione sud, aveva un'indicazione su quale percorso dovesse seguire.

Io ho visto personalmente decine di volontari buttati per strada che non sapevano cosa fare, che non sapevano quali indicazioni dare ai cittadini che scappavano da Capoterra o che volevano rientrare a Capoterra nelle loro case. Tutto questo non è normale, Assessore. Tutto questo chiama a delle precise responsabilità. Certo, davanti all'evento naturale, nessuno può fare altro che prenderne purtroppo atto e prendere atto anche dell'ineluttabilità di certi eventi, chiaramente questo non si può imputare a nessuno; però, certamente, sul coordinamento dei soccorsi, sui ritardi dei soccorsi, questo sì. E' chiaro che poi il discorso va a monte, perché sono state costruite migliaia di case sotto una diga, migliaia di case sul letto di un fiume e tutto questo è certamente gravissimo.

Così come anche sulla legge urbanistica, noi abbiamo preparato degli emendamenti, perché abbiamo ritenuto quella legge manchevole sotto molti punti di vista, anche sotto l'aspetto della tutela idrogeologica; ci sarà anche un piccolo contributo da parte di Alleanza Nazionale in termini di emendamenti proprio riguardanti la tutela del territorio dal punto di vista idrogeologico. Però, certamente, Assessore, c'è anche da dire che la Statale 195 è inagibile, ci sono due vecchi e fatiscenti ponticelli, che sono crollati, io ricordo anche che era stato preso un impegno solenne da questa Giunta regionale al fine di realizzare finalmente la nuova Statale 195 che deve collegare Cagliari con Capoterra, con Sarroch, con Villa San Pietro, con Pula e con Teulada, e anche una strada che deve servire per il basso Sulcis. Tutto questo ancora non è stato fatto, il progetto è fermo e certamente, almeno dal punto di vista della viabilità e della comunicazione (che al momento con quel pezzo di Sardegna è drammatico), se voi aveste rispettato gli impegni presi, quella strada sarebbe stata o già completata o comunque in avanzata fase di realizzazione.

Io credo, Assessore, che comunque, e concludo, le responsabilità su quanto è accaduto ieri ci siano e sarebbe opportuno anche che la Regione valutasse perché, dopo un allarme scattato tre giorni fa, ancora ieri sera non c'era in paese un coordinamento. Quello che è successo è gravissimo. Ieri notte ho potuto vedere dei servizi durante la messa in onda dei telegiornali, e sentivo un ufficiale dell'esercito, un ufficiale dell'esercito, disperato perché a mezzanotte ancora lamentava che non era stato istituito un coordinamento dei soccorsi, che ancora la viabilità era, a dir poco, campata per aria, che non c'era una possibilità di accesso né una di uscita dal paese, le strade erano tutte bloccate, i cittadini vagavano per le campagne fino a tarda notte, vagavano per le strade di campagna senza sapere dove andare perché non c'era nessuno che indicasse una strada di accesso e una strada di uscita.

Ma com'è possibile questo? Questo sì che richiama a precise responsabilità! Questo sì! Senza speculare, Assessore, io vi prego anche di valutare il comportamento dell'amministrazione comunale di Capoterra che ha dimostrato una totale inadeguatezza alla gestione del gestibile, certamente nessuno vuole imputare a questa amministrazione una gestione di quello che non è possibile gestire, però valutate anche come l'amministrazione abbia mancato ai suoi precisi doveri, se non altro di informazione e di coordinamento, di informazione e di soccorso a quei cittadini che, ripeto, fino a mezzanotte, vagavano per le campagne di Capoterra e di Macchiareddu senza sapere dove andare.

Io credo che, nei confronti di questa amministrazione, una valutazione vada fatta, anche per dare un esempio e un monito alle amministrazioni che, come senz'altro quella di Capoterra, hanno mancato sotto molti punti di vista,; vi prego anche di valutare l'ipotesi di un commissariamento di questa amministrazione comunale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (P.D.). Io credo che, assieme al dolore per il dramma che ha colpito le diverse comunità della nostra Regione e le tante famiglie, abbiamo il dovere di esprimere cordoglio per le vittime degli accadimenti di ieri. Non credo che la risposta attesa dai cittadini e dalle comunità colpite siano quelle di attardarci sulle nostre discussioni, ma soprattutto sulle polemiche, sui distinguo, che anche stamattina io credo molto inopportunamente si sono manifestati anche in questa Aula. Io credo che la sobrietà e le risposte immediate sia ciò che attendono le famiglie colpite da questo dramma, risposte concrete, come il disegno di legge che l'assessore Sanna stamattina ha annunciato in fase di approntamento da parte della Giunta, per il quale va il nostro apprezzamento; ci chiedono un procedimento accelerato, io credo che su questo noi dobbiamo dare una risposta che sta nelle nostre mani, appunto fare in modo che, nella giornata di domani mattina, lo stesso disegno di legge possa essere esaminato dalla Commissione competente per assumere poi l'impegno che quest'Aula possa esaminarlo alla ripresa dei lavori della settimana prossima e nella mattinata di martedì.

Questa credo sia la risposta, alla domanda che ci viene posta, che attendono le famiglie e le persone che sono state colpite dal dramma degli avvenimenti di ieri. Provvedimento che dia risposte ai danni alle infrastrutture ma anche, io dico, e soprattutto, ai danni alle abitazioni e al patrimonio dei privati. Però, in aggiunta ai provvedimenti annunciati da parte della Regione, noi ci attendiamo che vi sia una altrettanta urgente risposta da parte dello Stato. Credo che da soli non ce la possiamo fare, c'è la necessità anche di una altrettanta risposta da parte dello Stato. Assieme agli interventi urgenti, i fatti di ieri debbono servirci anche come monito per il futuro, per un utilizzo responsabile, un utilizzo diverso e responsabile del territorio. Credo che la legge che abbiamo in discussione possa essere, anch'essa, un ulteriore strumento che deve aggiungersi per dare agli amministratori i mezzi per decidere responsabilmente sul corretto utilizzo dei territori, non che prima non ci fossero. Ritengo che vi siano, anche nel comportamento di amministratori comunali, delle responsabilità su quello che è stato un non corretto utilizzo del territorio, ma assieme appunto a un utilizzo responsabile, a un nuovo utilizzo responsabile del territorio, credo che vi debba essere anche un'attenzione da parte degli organismi preposti sulla manutenzione corretta delle opere idrauliche.

Credo che vi debba essere (visto che, allorquando ci sono stati gli interventi di risanamento delle opere idrauliche, ci sono state delle risposte e dei risultati positivi), anche in questo caso, un'accelerazione nelle opere di ripristino dell'assetto idrogeologico. Così come ritengo che sia necessario, lo diciamo a voce bassa, nel momento in cui sono in campo gli addetti della Protezione civile, che vi debba essere anche un potenziamento della Protezione civile, sia per quanto riguarda i sistemi di allerta che per quanto riguarda i sistemi, gli interventi prima e durante il soccorso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che l'Aula abbia espresso tutto il suo cordoglio per i fatti accaduti ieri e per le vite umane che si sono perse in un evento eccezionale, affrontato, probabilmente, non nel modo dovuto. Però, io vorrei che ogni tanto si rompesse il protocollo di quest'Aula… se avete da fare magari vi porto anche un caffè così…

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Capelli, scusi, vi prego di prestare un minimo di attenzione, se dobbiamo fare altro ci allontaniamo un attimo dall'Aula e poi rientriamo, quando abbiamo intenzione di ascoltare gli oratori. Grazie.

CAPELLI (U.D.C.). Si sono espressi vari sentimenti in quest'Aula, tutti condivisibili, ma io credo che non vada dimenticato un altro "sentimento": la rabbia. La rabbia del perché queste cose succedono ancora e credo che non sia questo il momento per discuterne.

La vera unità consiliare, la vera azione che ci saremmo attesi era quella di una parola unica, non di un fiume di parole, e non vogliamo aggiungere fiumi di parole. La Giunta, come è rappresentata da uomini che non hanno nessuna intenzione di strumentalizzare politicamente fatti come questi, gode del nostro totale rispetto e della nostra totale condivisione, convinti, come siamo, che in questi casi vadano poste in campo tutte le azioni per una risposta emergenziale sotto il punto di vista civile, sociale e umano, non politico.

Le considerazioni del "perché" e "del per come", le considerazioni che sono obbligate nell'individuazione delle eventuali responsabilità perché questo non succeda, io le rimanderei al dopo la discussione del disegno di legge, le discuterei a freddo, non a caldo. Ecco perché ci rifacciamo alle parole della Giunta, ci rifacciamo alle parole del Presidente del Consiglio, presidente Giagu, in apertura di questa seduta, e ci limitiamo a questo. Ecco perché ci permettiamo solo di segnalare che l'evento "Capoterra" è la punta di un iceberg; ieri io ho fatto le strade dell'Ogliastra, credo che bisognerà, con serietà, attenzione e razionalmente, esaminare tutti i danni che si sono verificati. Dovremo fare qualcosa di più perché questo non avvenga; dovremo correggere gli errori degli uomini, non degli amministratori di destra o di sinistra, ma degli uomini, che si sono ripetuti negli anni; non potremo cancellare quelle case nate nell'alveo di un fiume, ma dovremo pensare soprattutto a saperci difendere dal fuoco, dalle fiamme, a sapere intervenire, considerando anche il fatto che la prevenzione costa sempre meno delle risposte emergenziali e sono investimenti a lungo termine che devono proteggere i cittadini, soprattutto dalle emergenze naturali. Una natura che risponde, è stato detto, alle aggressioni dell'uomo, non all'aggressione della destra, della sinistra, o del centro ma alle aggressioni dell'uomo. La natura e l'ambiente vanno rispettati. Vanno saper essere utilizzati per il bene dell'uomo e non contro l'uomo o contro la natura stessa.

Ecco perché il sentimento prevalente è la rabbia. La rabbia di non essere riusciti ancora a farlo e di doverne parlare, per pochi minuti, in situazioni emergenziali perché ci sono ulteriori vittime che aumentano il già lungo elenco di vittime degli ultimi anni e degli anni precedenti. Allora, io mi stringerei intorno a chi vuol fare, alla Giunta stessa, rinvierei anche la giusta polemica e il giusto confronto sulle soluzioni da prospettare, guardando anche a quello che è stato per prospettarle nel modo più opportuno e più efficace, e mi stringerei intorno a quegli uomini che hanno la responsabilità, oggi, di dare una risposta all'emergenza. Questo è il nostro atteggiamento e terremo questo atteggiamento, lontani dalle strumentalizzazioni politiche, dai fiumi di parole, e rimandando, per l'esame dei provvedimenti che si presentano a quest'Aula, il nostro atteggiamento a un atteggiamento di puntualità, rispondendo col lavoro.

Quest'Aula avrebbe dato un'ottima risposta a quanto successo ieri se, alle 10, si fosse aperto il Consiglio, se alle 10 puntualmente fossimo stati, tutti noi, pronti ad affrontare la nostra giornata lavorativa; se puntualmente riuscissimo ad ascoltarci, la risposta che un'Aula parlamentare deve dare è serietà e sobrietà.

La gente non si aspetta e non leggerà le nostre parole dette oggi sulle pagine dei giornali di domani, perché altrimenti aggiungerebbe rabbia a rabbia; spero che possano leggere dei provvedimenti efficaci ed efficienti che la Giunta saprà prendere, con l'ausilio del Consiglio, ma soprattutto per quelli che riusciranno a tutelare, un domani, le vite umane contro il fuoco, contro l'acqua, contro le emergenze in generale, e che tutto questo tragitto non sia segnato dalla speculazione, dalla demagogia, dal populismo e dalla strumentalizzazione politica, che è l'ultimo dei segnali che quest'Aula dovrebbe dare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica.Presidente, pochissime parole, vi ringrazio per i vostri interventi e per le parole che avete usato, che trasferirò integralmente ai miei colleghi, alla Giunta perché si traducano in atti conseguenti. Certo, sono tante le considerazioni che si possono fare, tuttavia io non ne sottovaluterei alcune che un po' tutti avete fatto. Oramai dobbiamo prendere atto che, statisticamente, i dati pluviometrici e i cambiamenti dei regimi torrentizi sono indicati dagli scienziati come spie inequivocabili di un cambiamento di fase del sistema naturale; la stessa tropicalizzazione di alcuni fenomeni indica l'inadeguatezza di un sistema anche di previsione, di organizzazione, sul quale tutti dobbiamo fare i conti. Tutti dobbiamo fare i conti. Io non sono assolutamente per una politica, come quella di oggi, che si appaga dell'esigenza di individuare colpe e responsabilità, è uno stile che non va di fronte all'esigenza che ha l'istituzione, la politica, di organizzare il futuro, perché questo è il compito principale; non quello di ricercare nel passato, perché nel passato purtroppo ci siamo tutti, a diverso livello, e a poco serve quantificare le percentuali delle responsabilità.

Poi dobbiamo anche dire un'altra cosa, che i piani che questa maggioranza ha portato avanti in questi anni (dalla migliore definizione del Piano di assetto idrogeologico, aggredito, bisogna anche dirlo, da una serie di richieste, da parte di diversi comuni, di modificazioni, di varianti rispetto alla sua configurazione, che non ha avuto certo in questo Governo regionale una disponibilità a una leggerezza dell'approccio) prevedono opere di mitigazione e purtroppo la mitigazione non risolve i problemi perché prende atto degli antefatti che il territorio propone. Di questo dobbiamo esserne consapevoli, però oggi abbiamo uno strumento, che è appunto il tanto discusso Piano paesaggistico il quale - al di là delle cose di cui si è parlato - propone, all'interno di una visione integrata delle conoscenze territoriali e della capacità di trasformazione del territorio, anche la considerazione dei suoi rischi idrogeologici e della sua capacità di essere salvaguardato.

Quando la natura si riprende i suoi spazi, è stato detto, non fa sconti, direi di più, soprattutto non tiene conto delle mediazioni e dei compromessi che, oggi per una categoria, domani per un'altra, spesso si fanno quando si mettono in piedi le regole. Le regole spesso nascono con una loro labilità intrinseca perché frutto di questo lavoro. Credo che abbiamo davanti la possibilità di riscoprire insieme il fascino e l'importanza delle regole vere.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Continuazione della discussione generale del testo unificato numero 11-204-290/A: "Disciplina per il governo del territorio regionale" della proposta di legge Pirisi - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Lai - Mattana - Orrù - Pacifico - Sanna Alberto - Sanna Franco: "Disciplina di governo del territorio regionale" (11); del disegno di legge: "Nuove norme per l'uso del territorio regionale (204) e della proposta di legge Pileri: "Modalità di calcolo per l'applicazione dei parametri urbanistico-edilizi ai fini del miglioramento dei livelli di coibentazione termo

acustica e del contenimento dei consumi energetici (290)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del Testo unificato numero 11-204-290/A.

E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, onorevoli colleghi, intervengo oggi in questa materia, che è semplificata nella cronaca come la discussione generale del testo unificato che tutti quanti indicano e individuano come legge urbanistica, ma di fatto non è una legge urbanistica, almeno non ha la pretesa di essere una legge urbanistica, ha la pretesa di essere qualcosa di più, di essere molto di più, cioè ha la pretesa di essere una disciplina organica e complessiva per il governo del territorio regionale, quindi molto di più di una legge urbanistica.

Lo rammento proprio in queste ore, perché è vero che indagare sulle singole responsabilità di questa o di quella amministrazione non è oggi la cosa più utile che si può fare, ma oggi la cosa più utile che si può fare, non è neppure pensare che il danno grave che si è verificato sia quello in relazione alla presenza o meno di qualcuno che indicasse a questa o quella persona la strada migliore per raggiungere Cagliari stamattina. Noi abbiamo avuto di fronte - lo rammento perché è utile alla discussione - due fenomeni ieri mattina, uno è quello climatico che si ripete in maniera ricorrente, sempre di più, da una parte periodi siccitosi lunghissimi e dall'altra fenomeni alluvionali distruttivi, repentini, che in alcune ore riversano sul territorio della nostra regione quantità d'acqua insopportabili… Via Sonnino, è qua, il Consiglio regionale, le strade della Marina erano fiumi! Per fortuna c'era un sistema, ma per fortuna c'era anche una condizione oggettiva, che ha consentito il defluire di quest'acqua, limitando i danni, gravissimi comunque, che si sono dovuti registrare.

Anche per l'utilizzo che si fa del manufatto edilizio, io prima facevo un'osservazione e, ripeto, non lo faccio polemicamente, lo faccio perché è uno degli oggetti della discussione della legge urbanistica: quando si propone, da alcune parti, di considerare come unità immobiliari effettive i seminterrati, che già sono abitati abusivamente perché sono locali di sgombero e non hanno quella destinazione, si determinano le condizioni per i disastri! Che qualche volta toccano solo la condizione materiale; cioè ci sono delle case a Cagliari, ci sono delle unità abitative a Cagliari che, abusivamente, abusivamente, sono destinate a residenza! E questo succede dappertutto, perché ciascuno di noi è portato a ottimizzare l'utilizzo del proprio patrimonio, perché ciascuno di noi è portato a far fruttare il proprio patrimonio pienamente. Così succede - io ho sentite le interviste - che ci siano persone che vivono lì e che, quando questi fenomeni si presentano, devono scappare repentinamente fuori.

Quindi c'è un problema, ripeto, di natura climatica, c'è un problema di gestione del patrimonio edilizio, c'è un problema di abusivismo, che non è solo la realizzazione di nuovi manufatti ma è anche l'uso distorto, degenerato e privo di controllo dei manufatti esistenti, e poi c'è molto di più, cioè vi è una responsabilità che è tipica di una cultura di governo, lo dico all'Assessore e lo dico anche ai colleghi, non è che si costruisce nei letti di fiume, così! Lo abbiamo visto, ne abbiamo contezza, e l'analisi storica va fatta, l'indagine deve essere effettuata! A Capoterra, ma non solo, anche in gran parte del territorio regionale, soprattutto quello che si è sviluppato nell'ambito delle aree urbane, soprattutto di Cagliari e Sassari, vi è stato l'insieme di fenomeni negativi. Da una parte l'abusivismo, quello cosiddetto di necessità, che è stato protetto, qualche volta anche nascosto, dagli amministratori locali, dalle parti politiche e da chi aveva responsabilità di governo di questo Paese e di questa Regione. E poi… i condoni! I condoni sono stati tradotti in un fatto squisitamente monetario, di entrata per lo Stato, e c'è stata una distrazione totale rispetto alle conseguenze gravissime, nel governo del territorio, nella gestione del territorio, conseguenze che si sarebbero determinate successivamente! Dall'altra parte c'è stato un favorire la speculazione, si è costruito nelle zone umide, io lo dico, la "Cooperativa Mille", la "Residenza del Sole" sono negli argini dello stagno! Dove non si sarebbe potuto costruire!

Questo tipo di ragionamento va fatto, non va nascosto! Non c'è un problema di danni dell'oggi, di mancato soccorso, di insufficienza della macchina della Protezione civile, c'è un problema di insediamenti realizzati dove non si potevano realizzare! E i costi generali, che servono a sistemare quel territorio, chi li deve pagare? Li devono pagare tutti, per quelle cinquecento, mille unità abitative che si realizzano in un posto dove non si possono realizzare? Ma i costi della comunità devono essere tutti quanti in capo a coloro che si comportano correttamente e legittimamente? L'oblazione che era un piccolo obolo che dovevano sostenere coloro che avevano realizzato abusivamente, per altri è stato invece un grosso peso, quelli che hanno costruito legittimamente e hanno comprato case costruite legittimamente, un grosso peso perché dovevano pagare gli oneri di urbanizzazione, la cosiddetta Bucalossi.

Allora, Presidente, Assessore, dico questo perché noi non intendiamo, questo Gruppo consiliare nella sua consistenza, quale essa sia, qua in questi banchi, perché non è un numero di consiglieri regionali, noi ne abbiamo eletto sei di consiglieri regionali in questa Assemblea, e non ci interessa la consistenza dell'oggi, ci interessa il nostro dovere di rappresentare una parte politica, un pezzo di elettorato, un segmento della società, onestamente rispetto al mandato che abbiamo ricevuto. Faremo ciò in una interpretazione così rigorosa di questo testo di legge che non lascerà spazio a equivoci, noi siamo indisponibili a votare qualunque disposizione, qualunque norma, qualunque legge che possa contraddire in principio esattamente il ragionamento che abbiamo fatto oggi.

Noi vogliamo una legge urbanistica, in tutte le sue parti, in ogni angolo e in ogni disposizione, che corrisponda a una disciplina del governo del territorio, direi, quasi esasperata della tutela dell'ambiente perché è venuto il tempo di cambiare o, meglio, di raccogliere una cultura che è cambiata. Quindi nessun tipo di patteggiamento, nessun tipo di comprensione, nessun tipo di relazione, con chi da qualunque parte stia, centro, destra, la sinistra non dovrebbe, nessuna disponibilità ad accogliere cose che non siano in linea con questo indirizzo.

Voglio essere ancora un pochino più concreto nel merito, noi abbiamo sollevato delle cose, in questi giorni, anche l'idea di poter avere un approfondimento più serio sotto il profilo tecnico di questo testo, perché il testo uscito dalla Commissione, lo voglio dire, lo voglio dire con sincerità, è inadeguato, è insufficiente, è carente! La Commissione ha lavorato benissimo però non è riuscita a cogliere tutto, i 300 metri sono scomparsi, quella fascia di salvaguardia integrale, si dirà però che sono nel Codice Urbani, ma io non do una potestà autonomistica in mano a Urbani o a qualunque altro rappresentante del Governo nazionale, perché sono un autonomista sincero e voglio governare io, perché questo è il potere che mi ha dato lo Statuto in questa materia. Quindi la dimensione della fascia di rispetto, la sua conservazione, voglio che sia scritta in modo esplicito nella legge che noi produrremo.

Ritengo che i Piani di risanamento urbanistico, che sono abrogati dal testo uscito dalla Commissione, debbano essere invece integralmente ricompresi all'interno del testo della legge urbanistica o, meglio, della disciplina per il governo del territorio regionale e ritengo anche che non possa essere sorvolata la pianificazione generale di settore soprattutto sulla pianificazione che interviene sulle aree sensibili del nostro territorio, a incominciare da quella dei litorali. Ritengo quindi che ci debbano essere norme di coordinamento stringente per quanto riguarda i piani, per esempio la pianificazione di difesa del suolo e del bacino idrografico, per quanto riguarda la pianificazione energetica, quella delle reti di trasporti, quelle delle reti di telecomunicazione e così via, perché quella incide nella costruzione ordinata, nella disciplina ordinata, nel governo ordinato del territorio.

Quindi il testo che è venuto fuori dalla Commissione (lo dico, perché abbiamo già convenuto anche con coloro che hanno partecipato alla sua stesura) non è, a oggi, un testo condivisibile, utile, utile a risolvere i problemi che abbiamo in campo, utile a risolverli coerentemente, utile a sgomberare la possibilità, il campo, da situazioni di rischio, che pure ci è parso di capire, registriamo, e tutti quanti siamo convinti che questo succeda, le gestiamo sistematicamente in questi tempi, in questi anni, con tanto tragico peso.

Quindi, sempre nel merito, noi riteniamo che questa legge debba chiarire in modo esplicito i contenuti della pianificazione che propone, qual è il contenuto del documento di programmazione territoriale? Come si traduce? Chi sono i soggetti che partecipano alla sua costruzione, come lo costruiscono, quali sono le strumentazioni tecniche che mettiamo in campo? E il ruolo della Giunta, qual è rispetto alla programmazione generale? Esecutiva oppure di proposta attiva? Io penso che possa essere meglio questa che l'altra. Il Consiglio regionale, su che cosa deve intervenire, che cosa deve approvare, la singola planimetria? O l'insieme delle disposizioni che devono regolare, in modo disciplinato, in modo ordinato, il governo del territorio? Questi sono i temi che noi abbiamo di fronte, se no, non risponderemo all'esigenza di avere una legge che svolge pienamente la sua funzione. Dico questo perché ci dobbiamo confrontare con una realtà.

Adesso noi abbiamo una pianificazione paesistica uscita dalla legge numero 8, che riguarda l'assetto costiero, le nostre coste, circa un centinaio di comuni, a oggi, potrebbero adeguare il piano urbanistico comunale, una volta approvata questa legge ancora meglio, però abbiamo 270 comuni delle zone interne che non possono adeguare il Piano urbanistico comunale alle previsioni paesistiche, perché? Perché non esistono queste previsioni, non esiste la pianificazione paesistica, noi possiamo continuare ad avere comuni di serie A e di serie B, comuni che sono avvantaggiati nella pianificazione ordinata del proprio territorio e altri comuni che sono esclusi, e dove è la risposta, dove la trovo in questo testo di legge la risposta? Non c'è? Non c'è la risposta! E allora la legge numero 45 è una legge buona che molti altri, non io certamente, hanno contribuito a scrivere, realizzare e approvare, però è abrogata da questo testo di legge, la legge numero 45 e la legge numero 23 sono abrogate. Si dice che sono sostituite, no, non sono sostituite!

(Interruzione)

Non è inglobata, perché questa è un'opinione, non è un fatto reale e l'ho dimostrato, per esempio, sulla questione relativa alla fascia di rispetto e quant'altro, ma non è solo questo.

Allora non serve, non serve! Qua non c'è nessuno che deve difendere un prodotto, che se lo deve mettere in tasca e lo deve portare comunque a compimento; non è la terza giornata di caccia, che comunque era indifendibile! E' altro: questa legge condizionerà per i prossimi decenni la vita della nostra comunità e deve essere fatta bene. Come si può fare? Non si può tornare in Commissione, si può tornare Commissione, non sono questioni che riguardano la mia parte politica, ha eletto sei consiglieri regionali, oggi ne ha tre, quindi su una massa di 85 pesa esattamente quello che pesa, la responsabilità noi non la condivideremo se verrà fuori una legge che non condivideremo. La responsabilità sarà di chi la vuole, ma noi vogliamo un governo del territorio serio, che abbiamo iniziato in questa legislatura e che vogliamo portare a termine.

(Interruzioni dei consiglieri Uras e Pirisi)

PRESIDENTE. Colleghi, potreste darvi appuntamento fuori dall'aula, magari per risolvere qualche problema? Fuori dall'aula, grazie. Per cortesia, rispettate il lavoro degli altri, almeno.

(Interruzioni)

Colleghi, per cortesia!

E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io non vorrei disturbare le prove tecniche di opposizione che si svolgono da quella parte dell'Aula, non hanno sentito, ma anche se non hanno sentito, è evidente quello che sta succedendo. Non voglio rubare il mestiere all'onorevole Cugini, che normalmente è in grado, in maniera efficacissima, di sintetizzare lo stato d'animo dell'intera Aula. Però, veramente, fare un intervento in queste condizioni, in quest'Aula, dopo l'intervento del collega Uras, dà davvero la sensazione dell'inutilità del lavoro del consigliere regionale, nel senso che la sensazione è quella di fare un intervento su una materia che non è all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Vargiu, mi scusi un attimino.

Chiedo cortesemente ai colleghi, di fare un po' di silenzio. Io vorrei ascoltare come tanti altri colleghi. Allora, se avete rispetto dei colleghi, fate silenzio, oppure uscite dall'aula. Grazie.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, lei è cortesissimo. Io mi rendo conto dello stato d'animo complessivo che segue, nella maggioranza, o in quella che era la maggioranza, dopo l'intervento del collega Uras. Per utilizzare il tempo che mi è concesso, e con l'idea che perlomeno resta agli atti di quest'Aula la valutazione di quello che sta succedendo, cosa che non è di poco conto ovviamente, io vorrei fare un breve excursus che è relativo al modo in cui questa legge arriva in Aula, forse per non restarci, ma per il momento c'è. Devo ricordare che la materia di cui questa legge tratta è la materia che è stata il cavallo di battaglia, come più volte affermato dalla stessa Giunta regionale e dalla maggioranza, di questa legislatura, nel senso che, nell'agosto del 2004, quelli di noi che non erano a Cagliari vennero raggiunti dai giornalisti, i quali chiedevano un commento sulla delibera appena adottata dalla Giunta regionale, che andava a modificare l'atteggiamento della Regione nei confronti del problema urbanistico, certo andando a toccare un problema e un tema che tutti quanti coloro che erano all'interno del Consiglio regionale sapevano che sarebbe stato per forza uno degli argomenti fondamentali nel corso della legislatura.

Poi ci fu la proposta di legge urbanistica, la legge numero 8, che arrivò in Aula con quel clima di scontro feroce e di contrapposizione frontale che tutti quanti ricorderete, clima non positivo, perché, andando comunque la legge numero 8 a interessare un settore vitale nello sviluppo della Sardegna, forse già da allora sarebbe stato necessario che la discussione in aula, su quel tipo di materia, avvenisse in un modo diverso. Ma certo non era facile discutere in Aula quella materia in modo sereno.

Vi ricordo soltanto una cosa di quella proposta di legge urbanistica che arrivò in Aula e che, dopo una dura opposizione da parte di chi siede nei banchi di minoranza in quest'Aula, venne comunque approvata. Vi voglio ricordare l'articolo 5 di quel testo di legge, su cui tanto discutemmo e su cui tanto noi Riformatori ci battemmo. L'articolo 5 (che per fortuna poi non venne contenuto all'interno del testo finale della legge numero 8) diceva testualmente che, dopo aver fatto tutte le regole, tutte le leggi, anche le più rigide, le più strette, se per caso la Giunta regionale, per un motivo o per l'altro, aveva dimenticato qualcosa, ci poteva essere un decreto del Presidente della Regione che bloccava tutto. Perché vi ricordo questo, colleghi? Perché lo stesso presidente Soru in Aula si stupiva dell'opposizione che i Riformatori facevano a quell'articolo 5 e chiedeva come mai ce l'avessimo contro questo articolo 5. Noi stiamo semplicemente dicendo che, se nelle norme che stiamo scrivendo, ci fosse qualche dimenticanza, ci fosse qualche spiraglio in cui si infila un cementificatore, per fortuna c'è il cavaliere senza macchia e senza paura della Giunta regionale che lo può bloccare, mica lo utilizzeremo l'articolo 5, non ci sarà bisogno. Ma caso mai ce ne fosse bisogno? I sardi devono ringraziare che ci sia un censore, che comunque arriva su un problema e blocca l'eventuale palazzinaro che fosse sfuggito alle maglie strette della legge numero 8.

Perché ricordo l'episodio di questo articolo 5 che, per fortuna, non è contenuto, lo ripeto, all'interno della legge numero 8? Lo ricordo perché dà la misura dell'atteggiamento con cui questa maggioranza affrontò in quella fase il problema, lo affrontò con l'idea che la Sardegna fosse divisa in due, che da una parte ci fossero i palazzinari e dall'altra parte ci fossero gli ambientalisti, che i palazzinari volessero costruire dappertutto, anche a Caprera, a Mal di Ventre, in qualunque ultimo scoglio della Sardegna, e che dall'altra parte ci fossero invece coloro i quali avevano a cuore la tutela ambientale.

Questo è stato il messaggio che venne dato allora, e venne dato insieme a un altro messaggio: che coloro i quali volevano custodire il bene ambientale(cioè soltanto la Giunta Soru e la sua maggioranza) fossero autorizzati a custodirlo sopra le leggi e, se le leggi fatte da loro stessi non erano sufficienti o si dimostravano insufficienti a garantirlo (secondo l'etica e la morale che sorregge ogni ragionamento della Giunta regionale e della sua maggioranza di sinistra, lo stato etico è caro a certi settori della sinistra), cioè se in qualche misura fosse sfuggito a loro qualche spazio di intervento, che comunque avesse reso necessario in seconda battuta un ulteriore intervento, sarebbero potuti intervenire.

Da quella legge urbanistica scaturì il Piano paesaggistico regionale che tutti quanti conosciamo, e anche sul Piano paesaggistico regionale ci sarebbe veramente da aprire una riflessione. Perché? Perché anche il Piano paesaggistico regionale continua ad avere dentro vizi di metodo e vizi di sostanza, vizi di metodo che sono rappresentati ad esempio, ma solo per fare un esempio, dall'esclusione totale delle comunità locali, da quella sorta di question time con le comunità locali della durata di tre minuti con cui venne elaborato almeno dal punto di vista formale la parte del piano che poi diventò cogente per le amministrazioni comunali, e le ricadute negative di tutti i generi e di tutti i tipi che poi il Piano paesaggistico regionale ha avuto sull'autonomia delle comunità locali. Autonomia delle comunità locali, ve lo sottolineiamo, che noi Riformatori non difendiamo come se fosse il diritto all'anarchia dei comuni, ma ci mancherebbe altro!

Noi pensiamo che debba esserci un quadro ordinamentale della Regione rigido e rigoroso; ma che, nell'ambito di questo quadro, non ci sia una capacità delle autonomie locali sulla determinazione dello sviluppo del proprio territorio, questo non è accettabile! Che i beni che vengono trasferiti dallo Stato non entrino nel possesso delle comunità locali ma vengano sequestrati dalla Regione, che applica nei confronti delle comunità locali lo stesso centralismo di cui si è lamentata per decenni nei confronti dello Stato, questo ci sembra intollerabile! Che la Manifattura Tabacchi di Cagliari venga orientata nei suoi fini ultimi, anche contro lo stesso PPR, da parte della Giunta regionale, senza che il Comune di Cagliari niente sappia di cosa si sta facendo dentro, uno stabile con una cubatura immensa che dista cento metri dal porto terminal crociere della città di Cagliari, insomma, è una cosa che non ci appare tollerabile! E non ci appare tollerabile che le maglie strette, anzi, strettissime, di questo sviluppo urbanistico, di questa pianificazione del territorio, di questa tutela ambientale che voi avete proposto, possano allargarsi in una maniera controversa, inquietante, che lascia tanti dubbi a chi vede su singoli insediamenti in singole zone in cui viene raggiunta questa parolina magica dell'intesa. Cioè, la Giunta regionale, il Governo della Regione, che è il massimo garante dell'estetica di questa Regione, che è l'unico che conosce veramente qual è l'estetica e qual è il senso dell'estetica che deve essere in questa Regione perseguito, con l'intesa dà la possibilità ad alcuni, e soltanto ad alcuni, di fare ciò che è negato a tutti gli altri sardi.

Insomma, credo che molti di noi, forse la maggior parte di noi, siano cresciuti nella cultura della certezza del diritto, e se la cultura della certezza del diritto è quella sulla quale noi vogliamo continuare a batterci, a lavorare, a confrontarci, a dialogare, allora, la cultura della certezza del diritto deve essere la prima cultura che chi governa, chi è Presidente della Regione, deve far rispettare, perché è una garanzia per tutti. Noi non possiamo pensare che, se il Governatore e la Giunta regionale sono degli illuminati difensori dell'ambiente, come costoro, portatori di forze del senso etico, che oggi governano, vada tutto bene. E se per caso diventasse Presidente della Regione un cementificatore, un palazzinaro, quelli che voi definite cementificatori e palazzinari? Con questi strumenti che voi stessi state creando, i quali hanno scarso rispetto per la certezza del diritto, ne vedremo delle belle!

E allora, qual è la tutela del territorio che voi proponete, se è una tutela che vale soltanto se garantita dal senso etico di chi governa la Regione? E se chi governa la Regione, per sbaglio, non avesse lo stesso senso etico che voi attribuite al vostro Presidente? Cosa succederebbe in Sardegna? Ecco perché le regole, le leggi, le norme devono essere sempre certe e uguali per tutti, e devono avere delle maglie sufficientemente larghe perché siano compatibili con lo sviluppo, e sufficientemente strette perché non sfregino la Sardegna, ma devono essere uguali per tutti, non ci deve essere qualcuno di esterno rispetto alla norma, alla regola, alla legge che può autorizzare la deroga alla legge perché ha deciso che il senso estetico di quello che viene proposto è coerente rispetto al senso etico ed estetico di chi governa la Sardegna.

Ecco, io vi vorrei fare un solo esempio, per ragionare con voi, c'è un comune della provincia di Cagliari che io conosco bene, un comune marinaro della provincia di Cagliari che io conosco molto bene, e siccome lo conosco molto bene, mi ricordo com'era quarant'anni fa, e ricordo anche qual è stata l'amministrazione che ha avuto in questi quarant'anni: Villasimius. Villasimius, quarant'anni fa, era una landa desolata di carbonari, non di carbonari intesi come appartenenti a logge massoniche, i carbonari come gente che sostanzialmente faceva quello di lavoro, e viveva in una miseria che era certificata e sconsolante. Per quarant'anni, Villasimius, tranne un brevissimo interregno, è stata amministrata da giunte di sinistra, cioè del Partito Comunista Italiano, e oggi il sindaco di Villasimius è un esponente storico della sinistra sarda, che è stato sindaco per tantissimi anni a Villasimius. Bene, Villasimius è sicuramente un paese ricco, è sicuramente un paese in cui gli abitanti non hanno più il problema del reddito mensile, nessuno ce l'ha a Villasimius, chi frequenta Villasimius sa perfettamente questo.

Allora voi potete chiedermi: "Lo sviluppo urbanistico e ambientale di Villasimius rispetta quelle regole che noi vorremmo avere per la Sardegna?". Io vi rispondo che non le rispetta, nel senso che, insieme a tante cose belle, a Villasimius ci sono alcune cose che belle non sono, alcune cose che, con la cultura ambientalistica e dello sviluppo che abbiamo oggi, non tollereremmo più che venissero fatte, ma non significa che la situazione degli abitanti di Villasimius è peggiore di quella di coloro che abitano a Masainas e che hanno 6 mila euro all'anno di reddito complessivo pro capite, significa che sono stati fatti alcuni errori e che, col senno di poi, con l'intelligenza che deriva da politiche di conoscenza del territorio e di sensibilità ambientale diverse oggi, rispetto a 20 o 25 anni fa, quando forse a Villasimius il sindaco era lo stesso di oggi, non si farebbero più.

Ecco il senso di quello che noi abbiamo cercato di dirvi, in Sardegna non c'è una contrapposizione tra ambientalisti e cementificatori, sicuramente, anche in questo Consiglio regionale, ci sono persone che sono più sensibili alle ragioni dello sviluppo e sono più sensibili anche a parti del mondo della società sarda che sono strettamente legate rispetto allo sviluppo, e ci sono persone più sensibili alla cultura ambientale e a parti della società sarda che difendono la cultura ambientale. Però, non c'è una linea di demarcazione come quella che avete proposto voi e che avete cercato di veicolare sulla comunicazione che dividesse, in maniera manichea, quelli che vogliono fare i palazzi in riva al mare e quelli che vogliono preservare il bene ambientale per consegnarlo affinché produca reddito, voi dite, anche alle generazioni che verranno. Questo non c'è, l'avete creato voi in maniera fasulla, avete fatto in modo che crescesse, anche dalla parte politica avversa rispetto alla vostra, una cultura che si contrapponesse in maniera frontale rispetto alla vostra e ci avete costretti, per cinque anni, a discutere sui temi dello sviluppo, dell'ambiente e dell'urbanistica come se fossimo distinti tra bianchi e neri ai tempi di Firenze antica, come se fossimo divisi tra guelfi e ghibellini, come se fossimo divisi nella terza guerra mondiale che si svolgeva in Sardegna su questi argomenti.

E' stato un errore colossale che voi avete compiuto in questa legislatura. E quali sono le dimostrazioni dell'errore colossale che avete commesso? Le dimostrazioni le abbiamo in quest'Aula, l'intervento di Uras è una delle testimonianze, delle certificazioni di quelle dimostrazioni. Ci avete detto, quando si è fatto il referendum in Sardegna, nei giorni scorsi, anche in Conferenza dei Capigruppo, che questo è un referendum che non serve a niente. Per vari motivi, ma il più importante, quello politico, è che la legge è pronta, la nuova legge urbanistica è pronta. Anzi, ci avete detto: "Ci vediamo prima del 5 ottobre e iniziamo negli ultimi giorni di settembre a discuterla in Aula, così sarà evidente a tutti che il vostro segnale politico del cambiamento sui temi dell'urbanistica è un segnale fasullo, perché su questa sfida, la sfida dell'urbanistica e dello sviluppo, il centrosinistra vi ha già risposto, ed è già davanti a voi, perché questa è la sfida della legislatura e, quindi, su questa sfida, noi non facciamo neanche un passo indietro".

Ci dicevate ancora: "Noi abbiamo un progetto di sviluppo che si poggia su questa sfida, come possiamo fare ad affidarlo a un referendum quando siamo talmente bravi che la legge è pronta ed è in grado di dare risposta a quei problemi che, comunque, anche noi ci rendiamo conto, in una certa misura, il Piano paesaggistico regionale ha posto?". Bene, ci avete detto che la legge era pronta, poi avete pubblicato una pagina su L'Unione Sarda, a pagamento del Partito Democratico, in cui ci avete spiegato che avevate vinto il referendum e poi ci avete detto a corollario che avevamo speso dei soldi inutilmente, perché la legge era pronta, ed era talmente pronta che comunque arrivava in Aula; è poi arrivata in Aula, ed è la legge su cui stiamo facendo questa discussione generale (meno male che è morto Kafka, perché se Kafka non fosse morto, sicuramente tirerebbe fuori uno di quei libri che poi vendono un milione, un milione e mezzo, due milioni di copie, perché sono libri che veramente colpiscono l'immaginario collettivo) che io sono convinto sia una discussione generale che, alla fine, si dimostrerà fasulla, perché? Perché siamo arrivati a questa discussione generale da un rinvio all'altro, e questa legge pronta, sulla quale saremo arrivati in Aula, è talmente pronta, che un pezzo significativo della vostra maggioranza, che è appena intervenuto, ha detto che non è pronta! Ha detto che questa legge non va bene e che su questa legge non si arriva al voto finale con il loro sostegno! Quindi quel famoso progetto di sviluppo su cui si fondava questa legge, su cui si fonda l'intero vostro lavoro di questa legislatura e su cui ci avete detto che era inutile fare il referendum perché avevate già fatto un passo in avanti, scopriamo in Aula (ma non aspettavamo l'Aula perché leggiamo anche i giornali, come li leggete voi, e quindi lo sapevamo), che non è affatto pronta e che, se è pronta, è pronta soltanto per un pezzo della maggioranza. allora cosa significa?

Colleghi, vi spiego cosa significa: significa che, se fossimo in un posto normale, si alzerebbe uno di voi, magari il collega Biancu, che è il più rappresentativo esponente della vostra maggioranza e Capogruppo del Partito Democratico, e direbbe: "Guardate, noi abbiamo fondato, sul trinomio 'urbanistica', 'sviluppo', 'salvaguardia del territorio', la nostra azione della legislatura ed era il trinomio su cui noi abbiamo combattuto per convincere i sardi della bontà del nostro progetto di sviluppo, ed è il trinomio che proponiamo ai sardi per andare avanti e continuare il nostro lavoro per cinque anni".

Abbiamo scoperto che, in questa maggioranza, si è metà e metà, nel senso che alcuni condividono questa legge che è in Aula e altri non la condividono, ma non la condividono non perché dobbiamo cambiare con un emendamento tre parole o spostare un punto e virgola, non la condividono perché è diverso il progetto di sviluppo. Quindi abbiamo scoperto che questa maggioranza ha fallito, perché i cinque anni, in cui ha convinto i sardi di avere un progetto di sviluppo, e si è convinta forse anch'essa di avere un progetto di sviluppo da proporre ai sardi, si è dimostrato che sono cinque anni che non vanno da nessuna parte, perché a otto mesi, sette mesi di distanza dalle elezioni voi non avete una maggioranza sul progetto di sviluppo della Sardegna! Questa è la tragica realtà che emerge in quest'Aula. Se il collega Biancu fosse espressione di una ex maggioranza seria si alzerebbe e direbbe che, essendo andate così le cose, il presidente Soru domani mattina si dimette quando questa legge torna in Commissione o quando viene bocciata nel passaggio all'esame degli articoli o quando viene "macellata" in Aula da voti incrociati trasversali, a cui noi Riformatori non vogliamo partecipare perché sono problemi vostri e non problemi nostri, e da domani la palla ripassa agli elettori su progetti di sviluppo diversi da questo, che non hanno soddisfatto in cinque anni non solo i sardi, ma neanche voi, colleghi del centrosinistra, che oggi vi rendete conto che non avete un progetto da proporre ai sardi che sia la sintesi dei cinque anni e men che mai un progetto che sia una scommessa o una speranza per i cinque anni futuri.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, è forte la tentazione di rinunciare, ma vorrei solo dare ai colleghi alcune comunicazioni riguardanti questo tormentone della legge urbanistica, meglio definita "Disciplina per il governo del territorio regionale". Urbani Giuliano, Ministro della Repubblica italiana dei beni culturali, nel 2004 aveva messo su questo capolavoro di civiltà giuridica; questo Urbani, dal quale prende il nome il Codice Urbani, è tirato per la giacchetta anche dal presidente Soru per le vicende note di Tuvixeddu. Vorrebbe, visto che Urbani ha inserito, nel gelido panorama della disciplina urbanistica, nuovi concetti come l'identità, l'ambiente, il paesaggio, usare un'arma impropria, come questo Codice Urbani, per vanificare altre leggi chiamate accordi di programma, perché ormai ha spuntato le poche armi giocate male da parte regionale.

Ecco perché questa schizofrenia: da una parte, c'è un rifiuto ad appigliarsi a un Ministro della Repubblica italiana, dall'altra il Presidente lo tira, ripeto, per la giacchetta per far valere dei ragionamenti che ingenerano perplessità anche nella magistratura. In questa legge definita, appunto, "governo del territorio", almeno nell'articolo 1 ci si richiama a questi nobilissimi principi del Codice Urbani, perché al comma 3 ci ricorda che "La presente legge si ispira ai principi di sussidiarietà, coerenza, adeguatezza ed efficienza, mediante l'attribuzione ai comuni di tutte le funzioni relative al governo del territorio non espressamente conferite dall'ordinamento e dalla presente legge alle province e alla Regione". Alla fine chi ha la pazienza di leggere l'articolo 1 vedrà un lapsus, uno scivolone, la "Regione" in maiuscolo, "comuni" e "province" in minuscolo. Piccole cose, ma danno l'idea di questo neocentralismo, della mortificazione e anche dell'incoerenza con questi altisonanti principi che si richiamano, almeno sulla carta, al Codice Urbani. Ripeto: al primo articolo.

Se poi abbiamo la pazienza di passare all'articolo 8, parliamo di valutazione ambientale, il comma 2 parla di "funzioni amministrative relative alla valutazione del piano urbanistico comunale e sovracomunale per i quali, in deroga all'articolo 49, comma 1, della legge regionale n. 9 del 2006," - legge esitata avantieri - "la competenza è attribuita alla Regione". Questo è di un'impudenza insostenibile, cioè da una parte si parla di sussidiarietà, da una parte il Consiglio, che è sovrano, legifera, ripeto, non più tardi di due anni fa, su materie che, dal punto di vista delle funzioni amministrative, spettano al comune e poi c'è questo rigurgito centralista che avoca a sé queste competenze. Questo è un altro esempio di emarginazione del Consiglio regionale.

Passando poi all'articolo 29, al comma 5 si dice: "La Commissione consiliare competente in materia di governo e assetto del territorio esprime…", quindi un parere consultivo che non serve a nessuno. Dovrebbe essere il Consiglio regionale ad approvarlo. Poi ancora all'articolo 33 (giusto per commentare velocemente, erano queste le piccole comunicazioni che denotano proprio la falsa sussidiarietà, questo falso rispetto delle autonomie locali, questo imbarazzante ruolo della Regione), "Compensazione paesaggistica", siamo di fronte a un capolavoro di conflitto di interessi perché, in questa compensazione, al comma, 4 si dice che "le aree pervenute al patrimonio pubblico confluiscono nel patrimonio della Conservatoria delle coste". Cioè, in poche parole, non ci sono i criteri, non si sa chi li ha stabiliti, io credo spetti al Consiglio regionale, e quindi potrebbe esserci anche questa testa di legno che si presta a operazioni di speculazione immobiliare, perché se non ci sono i criteri, se non spetta al Consiglio individuarli, come ci si muove nell'individuare e definire certi paesaggi di notevole interesse e quindi acquistati col danaro pubblico, mentre altri, magari più appetibili, potrebbero essere, se non collimano gli interessi, tralasciati?

Dico questo perché, la legge così esitata, dopo tanti mesi di impegno, dalla Commissione, non deve tornare, a nostro avviso, nella stessa Commissione, almeno per tre motivi. Prima di tutto perché si mortifica la Commissione competente; secondo, perché il Consiglio regionale che è preposto a emendare, a svolgere il ruolo previsto dalla Costituzione, verrebbe ulteriormente spogliato di competenze e funzioni, e poi si creerebbe un brutto precedente perché ogni qualvolta la maggioranza non ha i numeri per approvare la legge, ci si rintana nella Commissione sottraendo il dibattito generale legittimo. E' una cosa squallida!

Attendo un attimo che l'Assessore termini di dialogare…

Poi questa tracimante discrezionalità, che ancora una volta ci dobbiamo "sciroppare"! E' stato ricordato in Aula, c'è un falso ambientalismo di facciata per quanto riguarda Tuvixeddu, vedasi la necropoli punica, e per quanto riguarda Villasimius, parrebbe che la stessa necropoli abbia lasciato lo spazio a una dépendance di alberghi e a un campo da golf. Mettiamoci d'accordo: in questa legge e in questi anni di ossessione urbanistica, il Presidente ha individuato delle regole insormontabili e ferree per alcuni, magari fatte diventare di burro per coloro che siedono nello stesso salotto con una certa affettuosità. L'esempio di Cualbu a Tuvixeddu e di Ligresti a Villasimius ci deve indurre a una certa riflessione perché non sono piccolezze; sono cose che fanno parte di un modo autoritario, traumatico, verticistico, di gestire in maniera singolare la politica.

Allora, i consiglieri che hanno libertà di coscienza e nobiltà cerchino di lavorare, di migliorarla qui in Aula, non deve andare per la tumulazione definitiva in Commissione, a mio parere. E' questa l'Aula sovrana preposta a migliorare le leggi. Però non dimentichiamoci la spregiudicatezza con cui questa materia ha interessato la Giunta e quindi il solo Presidente anche quando c'era da sorvolare terreni appetibili e interessanti che dovevano essere messi in gara con delle lobby imprenditoriali legate a interessi forti nazionali. E' successo anche questo! Questa ossessione, dal 10 agosto 2004, e in conclusione di questa legislatura, la dice tutta sugli interessi che può avere una persona che, in assenza di una legge che regolamenta il conflitto di interessi, può prestarsi...

(Interruzione)

La legge non esiste perché la legge statutaria prevede addirittura, caro Presidente, che il Presidente della Regione possa partecipare con le sue aziende alle gare bandite dalla Regione e questo dovrebbe farla inorridire! Vergognare! Non ci sono i contrappesi necessari per garantire gli interessi generali, ma di questa legge si sta interessando il Governo, perché noi crediamo che essa legge possa essere travolta, non dico dalle pernacchie, ma certamente dall'ironia che, a livello nazionale, scatenerà una legge che, ritenuta fondamentale, invece è fatta per una persona.

Allora, ancora in questa legge io richiamo i colleghi alla loro massima attenzione, a vigilare perché è vero che questa legge condizionerà lo sviluppo economico per i prossimi vent'anni, ma è mai possibile che una persona possa avere tanto potere di discrezionalità senza coinvolgere, per una legge ritenuta fondamentale, la complessità della Regione sarda in tutte le sue sfaccettature? Lo stesso onorevole Pirisi lamentava una certa carenza di sensibilità nei confronti delle autonomie locali, non sono state coinvolte, come lo stesso Pirisi e lo stesso Atzeri desiderano. Questa è una legge che deve interessare tutto il popolo sardo, ecco perché rimarrà in Aula, a mio parere, io mi auguro, per dare contributi a migliorarla, perché con questa legge, appunto, se non tutela e valorizza nello stesso tempo l'ambiente, non si crea sviluppo! Questa legge, se non coinvolge e concerta con le autonomie locali, alla faccia di quella sussidiarietà ormai inflazionata, non sarà mai efficiente.

Ecco perché questa è una legge importante che chiude una legislatura che ha visto per protagonista un uomo ossessionato dal controllo del territorio, perché così il vero potere è nelle sue mani e chi ha il pallino del territorio ha un potere preoccupante immenso, di questo non dobbiamo dimenticarci! Noi dobbiamo impedire che una persona possa condizionare lo sviluppo in un modo discrezionale. Vorrei ricordarvi, in conclusione, che la magistratura si è interessata di parti del PPR, intravedendo il cavallo di Troia in quella famosa intesa che permetteva a un uomo solo di raggiungere accordi tra i comuni più vicini alla sua visione monarchica di questa Regione, a discapito di sindaci e amministratori che hanno la spina dorsale dritta e non si piegano a ricatti, a condizionamenti.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.

LANZI (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, il dramma che si sta verificando in queste ore in Sardegna impone una seria riflessione, anche e soprattutto rispetto alla legge che stiamo discutendo. Eviterò, per questo, toni polemici e cercherò, per quanto sarà possibile, di tenere alto il dibattito politico in un'aula pressoché assente.

Il grande dibattito politico che ha coinvolto tutta la Sardegna, il fallimento del referendum guidato dall'onorevole Pili e di chi lo ha seguito, evidenzia quanto bisogno c'era in Sardegna di affrontare, con qualunque approccio, il tema della pianificazione del territorio. Questo centrosinistra, questa coalizione, non quella che verrà, questa coalizione ha avuto il merito di sviluppare una nuova coscienza collettiva, una nuova visione della Sardegna, una consapevolezza del territorio in cui si vive, di come si può sviluppare per fare vivere meglio. La corretta e attenta pianificazione del territorio, nelle politiche di tutela delle risorse naturali, rappresenta una sfida che questo centrosinistra ha avuto il coraggio di perseguire e disciplinare anche con questo disegno di legge. La cornice dentro la quale si è disegnato il contenuto della legge che stiamo discutendo è costituita da due elementi: da una parte, la definizione del territorio come patrimonio comune del quale le pubbliche autorità sono custodi e garanti, dall'altra la definizione di un limite nell'azione pianificatoria al consumo del suolo, anch'esso bene comune, al fine di arginare il dilagare incontrollato dell'urbanizzazione e la dissipazione del territorio. Bisogna ripartire dalla pianificazione pubblica in termini di prevenzione, protezione del territorio, condivisione delle politiche strategiche di sviluppo che pongono al centro la salvaguardia, gli interessi sociali dei cittadini, delle generazioni presenti e di quelle future.

La nostra isola ha un patrimonio di grande valore per la sua ricca biodiversità, per la sua qualità ambientale paesistica, per la presenza diffusa di beni culturali e ambientali, sociali, storici e archeologici. Questo patrimonio rappresenta una risorsa fondamentale per la qualità della vita e dello sviluppo presente e futuro.

Dobbiamo riconoscere che il territorio, colleghi, è la più importante infrastruttura della Sardegna, la sua manutenzione è la più rilevante opera pubblica. Politiche attive di prevenzione consentono una riduzione dei rischi e anche un risparmio della spesa pubblica nell'affrontare le emergenze come sta succedendo oggi: evitare il consumo di nuovo territorio senza avere verificato prima tutte le possibilità di recupero, riutilizzo, cambi di destinazione d'uso di aree degradate e dismesse; realizzare una gestione integrata che tenga conto della biodiversità, della qualità ambientale, culturale, paesistica, del ruolo multifunzionale dell'agricoltura e allo stesso tempo della qualità sociale e urbana; promuovere l'efficienza energetica, il corretto uso delle risorse idriche, la logistica, i sistemi per la mobilità sostenibile, la prevenzione del rischio idrogeologico naturale e tecnologico. Quindi, i principi della sostenibilità, della prevenzione, della precauzione devono essere assi portanti della pianificazione di tutti i livelli, da quello statale a quello comunale. Dentro questi principi si chiarisce l'idea politica della sinistra in tema di partecipazione democratica del governo del territorio.

Nel merito della legge, io credo che proprio la complessità della materia e la sua articolazione interna abbiano impegnato la Commissione urbanistica in un lavoro serio e articolato, che ha fatto arrivare all'Aula un testo che è nel suo impianto una buona legge, sia perché contiene quei principi che prima ho enunciato e poi perché afferma con forza quel principio di sussidiarietà che attribuisce agli enti locali e ai comuni un ruolo, che già avevano, ancora più forte, da protagonisti e quindi anche una maggiore responsabilità. I comuni sono chiamati a svolgere un ruolo attivo e propositivo perché dettano le norme sul territorio attraverso una visione strategica con i PUC e una operativa con i Piani attuativi; partecipano attivamente assieme alla Regione alla stesura del PPR e alla definizione degli atti di indirizzo e di coordinamento che vedono i comuni soggetti attivi tramite le intese; la pianificazione territoriale di programmi che incidono significativamente sul territorio, che sono integrati e armonizzati attraverso la Valutazione ambientale strategica che comprende in particolare una verifica di compatibilità dei piani rispetto alle linee fondamentali dell'assetto del territorio. La Regione, attraverso i DPT, fissa il quadro complessivo e le linee fondamentali della pianificazione territoriale, e il PPR rappresenta il punto di riferimento dell'azione di tutela. Certamente questa legge non è perfetta, ma non mi sembra che questo Consiglio regionale né altri abbiano fatto leggi perfette, perché non esiste una legge perfetta.

Io chiedo a questo Consiglio regionale, a questa coalizione di centrosinistra: "Siamo in grado, come Consiglio regionale, come singoli, come Gruppi, come forze politiche, di assumerci la responsabilità del ruolo che rappresentiamo e rivestiamo? O preferiamo abdicare, lasciare che altri inficino l'autonomia di questa Assemblea? Colleghi del centrosinistra, siamo in grado di esprimere quella coerenza politica di cui spesso tutti e troppi si riempiono la bocca e mantenere una posizione ferma?".

Colleghi, noi abbiamo fiducia in questa maggioranza, abbiamo ancora fiducia in questo Consiglio regionale e crediamo che qui siedano persone che hanno la capacità di trovare la giusta sintesi perché si crei il miglioramento di questo strumento legislativo su una materia così complessa e chiedo a questa maggioranza, in particolare al Partito più importante: "C'è la stessa fiducia nei confronti di questa parte politica?". Noi chiediamo di esercitare la nostra funzione politica dentro questa Istituzione, non accettiamo provocazioni né illazioni che lascino intendere che questa parte della sinistra abbia cambiato idea sui principi della tutela del territorio. Mi dispiace deludere qualcuno, ma noi siamo per mantenere tutti i vincoli necessari per la tutela del territorio, confermiamo tutte le scelte finora fatte da questa maggioranza di centrosinistra, confermiamo la scelta presa col Decreto salvacoste e dirò di più, ha introdotto il vincolo dei 300 metri, ma per quanto ci riguarda, proponiamo all'Aula che questo vincolo venga portato a 500 metri. Confermiamo la Legge salvacoste che individua nel PPR il principale strumento di pianificazione territoriale regionale, confermiamo il Piano paesistico regionale approvato nel 2005, confermiamo altresì però l'impegno assunto da questa maggioranza davanti agli elettori sardi di approvare la nuova legge sul governo del territorio. Confermiamo la nostra volontà di partecipare democraticamente alla costruzione dei provvedimenti di programmazione del territorio.

Concludo, colleghi: "Colleghi del Consiglio, colleghi della maggioranza, stiamo attenti a non trasformare la democrazia come governo della maggioranza e della minoranza in governo di minoranza o minoranze".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, il dibattito sull'impostazione e sul contenuto, presi dal Governo regionale in tema di urbanistica, ha assunto un ruolo di interesse primario tanto da esulare dal pur importantissimo contesto, per investire una visione generale della politica della Giunta regionale che riguarda non solo il settore urbanistico e paesaggistico, ma l'azione politico-amministrativa della Giunta Soru nel suo complesso. Ad appoggiare le posizioni del Presidente, in una visione verticistica delle politiche urbanistiche, in una impostazione che scippa ai comuni le competenze che loro spettano, che continua ad attribuire al Presidente della Regione un potere assoluto di assenso o di veto per qualunque iniziativa, resta quella parte della maggioranza che continua a sostenere il Presidente stesso, meno numerosa e un po' più insofferente rispetto alla prima fase della legislatura, ma comunque ancora, fino a prova contraria, maggioranza. A opporci restiamo noi, opposizione un po' più nutrita numericamente e un po' più unita politicamente, ma pur sempre minoritaria.

Così è giusto che sia, così è giusto che appaia agli occhi dell'opinione pubblica, queste scelte, colleghi della maggioranza, sono vostre...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Artizzu.

ARTIZZU (A.N.). Prego Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi Pirisi e Uras se possono continuare la conversazione fuori dall'Aula. Grazie.

ARTIZZU (A.N.). Dicevo, queste scelte, colleghi della maggioranza, sono evidentemente vostre, voi ve ne assumete la responsabilità davanti ai sardi, voi ne raccoglierete i frutti che siano positivi o negativi, anche i frutti di questo spettacolo che state offrendo azzannandovi sulle ceneri di un progetto politico ormai fallito.

Questo dico per evitare che, sulla discussione della nuova legge urbanistica, possano esserci confusioni di vedute e soprattutto di ruoli. Questa legge, così come è, non la voteremo, questa legge così come è non ci piace, questa legge se resterà così ve la approverete da soli se avrete i numeri. Presenteremo emendamenti, non numerosi, non in numero tale da poter essere accusati di ostruzionismo o della perfida ricerca di perdite di tempo, pochi ma sostanziali e decisamente in grado, se approvati, di far discostare il testo definitivo da quello che sta entrando in Aula. Voi valuterete, sceglierete quale destinazione dovranno avere.

La legge in discussione, Assessore, non solo conferma tutti gli aspetti negativi della precedente, quella che intendevamo abrogare con il referendum del 5 ottobre scorso, ma - a nostro avviso - li aggrava, rendendo ancora più mortificante il ruolo degli enti locali e ancora più a rischio l'uguaglianza dei diritti tra tutti i cittadini. Anche le organizzazioni delle categorie più direttamente coinvolte, che voi non avete consultato, avevano chiesto che la legge garantisse, attraverso la certezza del diritto e delle situazioni giuridiche soggettive, quindi con la riduzione degli ambiti di discrezionalità, la sicurezza degli investimenti e un'attività di impresa razionale e non soggetta a variabili aleatorie.

La proposta di legge in questione, a nostro avviso, inserisce invece elementi nuovi di discrezionalità in tutti i livelli di pianificazione, sia rispetto alla normativa oggi vigente, e sottolineo vigente, e non desueta come voi dicevate durante la campagna referendaria, sia rispetto alle precedenti versioni della stessa proposta. Era stata, a titolo di esempio, evidenziata la soppressione della funzione dei Piani urbanistici comunali di individuare gli ambiti da assoggettare a intervento diretto, da disciplinare con il regolamento edilizio.

Il sistema disegnato da questa legge, allontanando, rispetto all'approvazione del PUC, l'attribuzione della potenzialità edificatoria, rende aleatori gli investimenti in aree, li espone all'attività speculativa e rende maggiormente possibili i favoritismi illeciti, a prescindere dal danno che arreca agli investimenti già fatti e alle conseguenti legittime aspettative esistenti. Siamo convinti che i principi di una corretta normativa urbanistica dovrebbero essere ispirati alla ricerca di uno sviluppo sostenibile e di un minor consumo del territorio, al principio di sussidiarietà, alla semplificazione amministrativa e alla partecipazione dei cittadini alla formazione degli strumenti di pianificazione. Tutto all'opposto ciò che la Giunta regionale propone con questo testo che pregiudica la certezza del diritto, determina una sovrapposizione dei ruoli istituzionali nelle scelte di sviluppo del territorio con un ulteriore accentramento dei poteri nelle mani della Regione che, dal momento dell'approvazione, avrà un potere illimitato per decidere a sua discrezione degli interventi. Era quello che avremmo voluto evitare con il voto del referendum nel quale, è vero, non si è raggiunto il numero di votanti necessario, ma al quale comunque 300 mila sardi hanno partecipato esprimendosi per l'abrogazione della "8" con circa il 90 per cento dei voti.

Ma, archiviata questa parentesi, c'è da chiedersi a quale legge urbanistica oggi potremmo trovarci davanti, quali siano i suoi principi ispiratori e se, nel suo merito, essi trovino effettiva attuazione. Mi pare che qui, alla corretta e imprescindibile tutela dei valori ambientali, non siano stati affiancati obiettivi di crescita e di sviluppo sostenibile. Più semplicemente si è scelto di congelare quasi tutto, come se l'ambiente non fosse un bene di cui l'uomo deve fruire, nel quale deve vivere, lavorare, dal quale sostentarsi. Nel passato si è certamente sbagliato tanto, è vero, e, ironia del destino, proprio alcune situazioni immobiliari, riferibili a un implacabile Torquemada degli speculatori, il cui Sant'Uffizio va però inspiegabilmente poco d'accordo su questi argomenti con le altre sedi di giudizio, stanno a testimoniare quanto si sia ecceduto nel consentire a qualcuno di fare ciò che voleva. Ma non mi interessa ora questo tipo di polemica, il fatto è che il passato non è, da questo Governo regionale, interpretato come un supporto per un equilibrato futuro da perseguire ovunque, non solo nella fascia costiera, ma anche nelle aree insediative e produttive urbane, come pure in agro.

I contenuti di questa legge pare si fondino sulla non trasformabilità dell'ambiente e sul suo restauro. Se questo riguardasse alcune regole, sarebbero certamente condivisibili. Se questa "Isola che non c'è" esistesse e il suo sistema fosse già a regime credo che nessuno eccepirebbe alcunché. Il problema, neppure sfiorato, è rappresentato dalla fase di transizione, per questa non viene spesa parola, e le ricadute sono tutte da valutare. In questa logica, per ora, non è dato sapere su quali superfici andranno a incidere i vincoli di massimo livello, che potrebbero essere usati in maniera strumentale.

Perché non dichiarare fin d'ora la natura, la localizzazione e la consistenza dei vincoli? Vi sono varie possibili chiavi interpretative. La più facile da individuare è quella correlata all'alea che supporta la speranza di ciascun attore coinvolto in un processo da lui non direttamente controllato. L'aspettativa è naturalmente quella di poter massimizzare il proprio vantaggio o minimizzare il danno. Se l'incertezza si protrae, vi sarà chi, a torto o a ragione, riterrà di essere in grado di tutelarsi meglio di altri. Questo convincimento indotto, e peraltro assai spesso erroneo, in ogni caso sortisce l'effetto di sparigliare eventuali resistenze, agevolando il compito di chi comanda. I comuni sono esclusi da questo processo. Due elementi sono emblematici in questo senso e cioè i piani attuativi a regia regionale consentono alla Giunta di intervenire direttamente in qualsivoglia situazione locale e, ancora, la competenza regionale nell'approvazione dei piani.

L'idea prevalente è insomma la conservazione, attraverso forme e strumenti di vincolo che, nel conservare e rappresentare il territorio, non si interrogano però adeguatamente sul come farlo vivere in una fase particolare della storia dell'Isola. La conservazione e la rappresentazione del territorio vanno rapportate infatti a tutte le caratteristiche sociali, economiche e ambientali della Sardegna. E' assente, in questa direzione, un piano generale in grado di supportare le scelte della pianificazione ambientale e urbanistica. I vincoli e le prescrizioni prescindono da esigenze primarie che dovrebbero guidare la pianificazione e la gestione del territorio: il riequilibrio territoriale, nella dimensione della concertazione urbana, dello spopolamento, con il fenomeno di progressivo impoverimento umano ed economico dei territori minori, l'accentramento dei processi produttivi, dei servizi e dei centri di decisione, delle produzioni culturali, l'esodo e l'abbandono delle campagne verso le città, l'attenzione agli abitanti quali soggetti fondamentali e vera anima del territorio.

Questa legge dunque, Assessore, evidenzia un inaccettabile dirigismo della Regione sulle scelte dello sviluppo e di governo del territorio, ma anche sul versante esecutivo e attuativo, un rafforzamento della Giunta regionale, e soprattutto della Presidenza, quale soggetto fondamentale della programmazione dello sviluppo, un ruolo secondario (in alcuni casi, marginale) del comune nella pianificazione territoriale, gli enti locali hanno un ruolo di recettori nel processo di pianificazione, l'assenza del principio di sostenibilità sociale, accanto a quello altrettanto fondamentale di sostenibilità ambientale, un regime vincolistico che prescinde dalle reali condizioni di vita e di ambiente, anche storico-culturale, che suggerirebbe invece scelte più appropriate e specifiche e da collocare in un lasso temporale più adeguato.

Questa legge rende la Sardegna ancora più precaria e creerà ancora più disoccupati. A questo proposito, sono rimasto colpito dall'intervento svolto nei giorni scorsi, con verve, proprietà di linguaggio e dinamismo, da uno stimato collega della maggioranza, che non cito perché non è presente. Quasi, alla fine, riusciva a farmi credere che i dati sulla disoccupazione in Sardegna, che snocciolava, fossero autentici. Quindi, a fine seduta, mortificato, sono andato a ricercarli per fare il mea culpa, a ragion veduta, e per trovare sintonia con i dati forniti dal collega che attestavano una situazione più che positiva per la nostra Isola, quasi da Triveneto. Ho potuto consultare il rapporto Svimez 2008. In realtà ho dovuto invece constatare che la situazione non è quella descritta dal collega della maggioranza, che non so in quale cinema abbia visto quei numeri che esibiva. Dai dati reali, invece, si evince dolorosamente che i disoccupati reali in Sardegna sono oltre 190 mila, a fronte dell'ultimo dato Istat che è stato fissato in 95 mila.

PIRISI (P.D.). Ma tu hai visto tutto un altro film! Ha parlato di edilizia. Hai visto tutto un altro film!

ARTIZZU (A.N.). Questa lettura delle rilevazioni Istat è apparsa, appunto, nel rapporto Svimez 2008, sull'economia del Mezzogiorno, che eventualmente anche il presidente Pirisi può consultare, senza alcun problema.

URAS (R.C.). Non abbiamo dubbi. Rimaniamo sul testo!

ARTIZZU (A.N.). Che, oltre alla disoccupazione ordinaria, inserisce all'interno del fenomeno anche quella parte della non forza lavoro, che di fatto non risponde ai requisiti formali per essere classificata come disoccupata, ma lo è a tutti gli effetti, nel senso che non lavora, non guadagna e muore di fame. Si tratta del fenomeno dello scoraggiamento, stato d'animo molto diffuso oggi in Sardegna, e non solo tra coloro che sono senza lavoro. Cioè di quanti non rientrano nella categoria Istat, di persone in cerca di occupazione, solo perché non rispettano i parametri a tal fine previsti, ad esempio l'iscrizione presso un Centro d'impiego, l'aver sostenuto un colloquio di lavoro o un concorso pubblico, l'avere inviato inserzioni sui giornali e su Internet, o essersi rivolti a un'agenzia privata di collocamento. Azioni queste, e altre richieste, che presupporrebbero servizi all'impiego efficienti ed efficaci.

In realtà i cosiddetti "scoraggiati" sono disoccupati che vorrebbero lavorare, ma non hanno l'opportunità di farlo. Infatti la lettura del rapporto Svimez porta a un raddoppio del tasso di disoccupazione nel Sud del nostro paese, e anche in Sardegna il tasso di disoccupazione effettivo sale dal 13,5, ultimo dato disponibile, al 24,1, con un incremento di oltre dieci punti percentuali. Basta leggerlo! Si è quindi di fronte a una realtà preoccupante e drammatica che, in aggiunta a tutti gli ammortizzatori sociali, ai lavori regolari e precari, alle pensioni con redditi minimi, spiega l'entità delle povertà materiali nell'Isola, che coinvolge appunto 300 mila persone, al di sotto della soglia di povertà relativa e assoluta. Quei poveri, nuovi e vecchi, di cui è riecheggiata l'eco nell'assemblea di Zuri, nella quale ben sono state chiarite queste dinamiche di disagio e povertà, che sono talmente variegate da sfuggire appunto perfino ai rilevamenti.

Peraltro nella rilevazione trimestrale Istat, sulla forza del lavoro, decisamente meno drammatica perché manchevole appunto di alcuni parametri, anche il secondo trimestre 2008 registra un aumento preoccupante del tasso di disoccupazione: 11,3 per cento, rispetto all'8,6 per cento del secondo trimestre del 2007. Le persone in cerca di occupazione risultano essere dunque, in valori assoluti, in numeri assolutamente allarmanti. A costoro si aggiungono poi le persone disponibili a lavorare, ma disoccupate, che rientrano nel fenomeno dello scoraggiamento. Quindi, colleghi, non sto a snocciolare altri dati, che sono peraltro accessibili a tutti, e sui quali non dovrebbero esserci equivoci, come dire, presidente Pirisi, perché sono quelli, i numeri purtroppo che non sono soggetti a tante discussioni.

Dunque, nell'Isola, circa 300 mila persone chiedono di uscire dal dramma della povertà e non è certo bloccando tutti i lavori in edilizia che si risolve questo problema, soprattutto se, come lo stile Soru ormai da quattro anni impone, alla distruzione di interi settori non fa seguito, non dico una risorsa alternativa, ma nemmeno una parvenza di qualcosa di simile. Distrutta la finanza, o almeno alcuni dei pilastri della finanza internazionale, il pericolo - va giustamente dicendo la sinistra in questi giorni - è la distruzione dell'economia reale. Se era giusto salvare le banche, perché così si salvavano i conti correnti dei cittadini, ora è urgente salvare le dinamiche dell'impresa, soprattutto della piccola impresa e dello sviluppo locale; credo che questa legge non vada precisamente in questa direzione.

Quindi, noi ci opponiamo a questa legge, che pregiudica gravemente la certezza del diritto, poiché prevede che la Regione, mediante gli strumenti del documento della pianificazione territoriale e delle direttive, possa determinare la decadenza di tutte le norme incompatibili dei PUC e dei piani attuativi, con conseguente perdita di valore degli investimenti effettuati. E' una legge che prevede ulteriori aggravi procedurali e burocratici, prescrivendo tre delibere, un parere del Ministero dei beni culturali, una verifica di coerenza regionale per l'approvazione del PUC, assoggettando qualsiasi intervento all'approvazione di un piano attuativo, non consentendo interventi con semplice autorizzazione diretta, e sottoponendo tutti i piani a una Valutazione ambientale strategica, anche quando questi ultimi siano conformi a PUC già sottoposti a VAS.

Un labirinto agghiacciante e cacofonico che sembra la filastrocca sgangherata di un paranoico. Mi chiedo in quale stato d'animo l'onorevole Pirisi abbia dovuto digerire tutto ciò. E magari sostenere che si tratti, in realtà, al di là delle apparenze, di una semplificazione del rapporto tra cittadino e Regione. Altro che semplificazione! Qui si può solo invocare la buona sorte perché è come giocare alla roulette, russa si intende.

La legge prevede un evidente e innegabile accentramento dei poteri nelle mani della Regione, comprime l'autonomia dei comuni e relega a un ruolo marginale la provincia, attribuendo alla Giunta regionale decisioni che incidono direttamente sulle scelte effettuate dall'ente locale. Un potere sostanzialmente illimitato, di inibizione o sospensione degli interventi su aree pubbliche e private, anche se consentiti dagli strumenti urbanistici vigenti. Tutto decide il vertice, un vertice sempre più lontano dai cittadini, sempre più arrogante con i comuni, sempre meno rispettoso della libertà degli individui e delle imprese. Un vertice che non ha il volto umano, e anche simpatico, dell'assessore Sanna, o dell'assessore Dadea, cito due che sono quelli che vengono più in Consiglio regionale perché gli altri, a iniziare dal Presidente, non ci vengono, ma quello arcigno di una specie di "signor no" che nega a chi vuole e concede a chi gli garba. Accettate in questo modo, colleghi della maggioranza, di dare un potere troppo grande nelle mani di un singolo individuo, quindi il nuovo testo di legge appare ulteriormente peggiorato rispetto al precedente.

Infine, voglio rivolgermi all'assessore Sanna, che stimo e non da poco tempo, lei ha dichiarato, Assessore: "Noi ribadiamo una contrarietà - sono parole sue - morale e di merito a un referendum che vorrebbe cancellare una legge che ha avuto il merito di avviare un'importante riforma nell'uso del territorio regionale, uso e governo non più fortunatamente in mano ai soliti e pochi operatori finanziari, ma nella consapevolezza e decisione di strumenti democratici e soprattutto posti sotto il controllo popolare". Assessore, lei ha la buona occasione per dimostrarlo! Lei ha la buona occasione per dimostrarlo perché il 10 ottobre 2008, quindi 15 giorni fa, il Ministro della difesa ha risposto per iscritto a una interrogazione presentata da un parlamentare sardo che riguardava un sopralluogo in elicottero, richiesto il 12 luglio 2005, autorizzato il 18 luglio dalle forze dell'ordine e svolto appunto in quella occasione. L'interrogazione chiedeva una cosa che credo ai cittadini interessi; lei, che è una persona perbene, questo lo dico senza ombra di ironia, sono certo che lei lo sia e lo attesto pubblicamente, ha dichiarato che ci vuole trasparenza, allora faccia trasparenza. Siccome il Ministro risponde che i carabinieri riferiscono che appare opportuno evidenziare che il personale dell'Arma dei carabinieri, nonostante i tentativi esperiti, non ha avuto la possibilità di conoscere, in tempo utile e prima dell'inizio della missione, l'identità e la qualifica delle persone a seguito del Presidente della Regione, in occasione del volo in elicottero del 18 luglio 2005, noi chiediamo a lei di dirci chi c'era su quell'elicottero insieme al Presidente della Regione. Le forze dell'ordine non sono state in grado di fornire questa indicazione al Ministro della difesa, so che sono in corso alcuni ulteriori accertamenti, magari ci riusciranno comunque a dirlo, ma anticipi lei! Ci dica chi era a bordo di quell'elicottero e quale itinerario avete seguito, perché credo che ci fosse anche lei.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (P.D.). Presidente, a distanza di 19 anni dalla legge numero 45, il Consiglio regionale è chiamato ad approvare una nuova norma urbanistica, i due progetti di legge e il disegno di legge della Giunta, a suo tempo presentati, affrontavano il tema relativo alla disciplina organica per il governo del territorio regionale. Vi è stato un importante e approfondito lavoro svolto dalla Commissione, come bene hanno riferito in quest'Aula il relatore, onorevole Pirisi, il Presidente della Commmissione, onorevole Pinna, e gli altri componenti della Commissione che sono intervenuti nella discussione generale. A tutti loro, ai componenti della Commissione e all'assessore Gian Valerio Sanna, va il nostro ringraziamento per l'importante lavoro istruttorio svolto, sia i componenti di maggioranza sia i componenti di minoranza, infatti, il testo che abbiamo in esame, da quanto riferito in quest'Aula, è frutto del lavoro dei commissari sia di maggioranza che di minoranza; ancorché abbiano votato contro nella votazione finale, ci è stato riferito e risulta dagli atti, i colleghi di minoranza si sono astenuti sui singoli articoli, segno e manifestazione della sostanziale condivisione del testo.

Il testo in esame, notevolmente migliorato nei diversi aspetti rispetto al testo iniziale, risulta coerente e completa il percorso iniziato col decreto salvacoste, che ha introdotto regole per un buon uso del territorio dopo un lungo periodo di anarchia. Il Consiglio è chiamato ora ad approvare questo nuovo e importante strumento, dopo che i cittadini sardi sono stati chiamati alle urne per pronunciarsi sulla legge numero 8, la legge salvacoste, cioè sul nuovo modello di sviluppo per la nostra Sardegna. Nel risultato del referendum noi leggiamo anche condivisione per il nuovo modello di sviluppo portato avanti in questa legislatura da questa maggioranza, modello di sviluppo basato sul rispetto dell'ambiente, del paesaggio e dell'identità; modello di sviluppo, che non solo non blocca, ma ha iniziato a dare i suoi frutti, se pensiamo solamente al settore del turismo, gli arrivi e le presenze nel 2008, in contrasto con i dati del territorio nazionale, hanno registrato un più 4 per cento. Modello di sviluppo del quale, collega Vargiu, noi siamo convinti.

Siamo convinti di aver avviato un nuovo modello di sviluppo, e non solo ci siamo convinti noi, ma i dati iniziano a darci ragione (vedi anche quelli citati stamattina dal collega Artizzu), contrariamente a quanto affermato dai diversi colleghi del centrodestra; in particolare io ricordo l'intervento del collega Mariolino Floris, secondo il quale la Giunta sarebbe stata capace solamente di creare macerie, fabbriche chiuse, servizi allo sbando, rapporti difficili con le autonomie locali, record di disoccupazione con un tasso superiore al 24 per cento. Ho la sensazione che il collega Floris non abbia molti rapporti con gli amministratori locali, perché altrimenti si sarebbe sentito dire che solamente con l'innovazione introdotta da questa maggioranza, con il fondo unico per gli enti locali, gli amministratori dei comuni e delle province si sono sentiti finalmente liberati dalla sudditanza a cui erano costretti dalle diverse Giunte sia di centrodestra e sia di centrosinistra. Relativamente agli altri indicatori da lui citati, anche questi risultano più il frutto di un attacco strumentale che di elementi reali.

Infatti, se prendiamo in esame la variazione percentuale annuale del PIL in Sardegna e in Italia, a valori correnti, mostra che il 2005 sul 2004 in Sardegna è cresciuto del 3 per cento, e in Italia del 2,6. Questi sono dati ISTAT, onorevole Artizzu, quindi non so lei dove abbia preso i dati; ancora il 2006 sul 2005 in Sardegna cresce del 3,6, così come cresce in Italia del 3,6. Nel 2007 sul 2006 la Sardegna cresce del 4,5, il resto del Paese del 3,8. La variazione percentuale del valore aggiunto e i prezzi correnti in Sardegna e in Italia per settori vedono che la Sardegna cresce nel settore dell'industria, in senso stretto, dell'8,1 contro un 4,6 del resto del Paese. Nelle costruzioni, e qui è il dato significativo che segna anche la nuova politica di questa maggioranza in questa legislatura, la Sardegna cresce del 9,5, mentre nel resto d'Italia continua a crescere molto, il 17,7. Nei servizi, la Sardegna cresce dell'11,6, l'Italia del 10,9. In conclusione, il totale dell'economia, in questi quattro anni presi in considerazione, in Sardegna, cresce del 9,9 contro il 9,4 del resto del Paese. Leggiamo i dati ISTAT, onorevole Capelli! Il PIL per abitante in Sardegna! Le variazioni percentuali dicono che la Sardegna è cresciuta nel periodo 2003-2007 del 15,1 per cento contro il Mezzogiorno del 9,5 e il resto del Paese dell'11,6. Infine,i dati ISTAT sull'occupazione e sulla disoccupazione: il 2007 sul 2004, in Sardegna l'occupazione cresce di più 1,6, passando da 51,2 a 52,8 mentre nel resto del Paese cresce solamente dell'1,3 per cento. Contemporaneamente, a conferma di questo dato, il tasso di disoccupazione passa dal 13,9 del 2004, al 9,9 del 2007, con una diminuzione del tasso di disoccupazione di ben quattro punti, contro l'1,9 che diminuisce in Italia.

(Interruzione del consigliere Cappai)

BIANCU (P.D.). So che lei probabilmente ha fame, onorevole Cappai. Come si vede, i dati contraddicono le affermazioni dei colleghi che si sono cimentati sul tema. La legge in esame, inoltre, si aggiunge alle molte leggi di riforma approvate in questa legislatura. Certo, molte di queste riforme non hanno ancora interamente dispiegato i loro effetti. Però è evidente che, quando saranno a regime, ci troveremo di fronte a un'amministrazione regionale diversa, sicuramente più moderna, sicuramente più efficiente.

Ritornando alla legge in esame, questo nuovo strumento ridisegna la politica urbanistica e la disciplina per il governo del territorio all'interno del nuovo quadro normativo, scaturito sia dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che dal Codice Urbani, norme che ridefiniscono i concetti di ambiente e paesaggio. Una legge di riforma come questa, di fondamentale importanza per lo sviluppo della nostra Regione, non può essere né oggetto di critiche strumentali, né occasione per soluzioni particolaristiche, ma deve avere l'ambizione di rispondere alle aspettative dei sardi e deve ricercare il consenso non solo in tutto il centrosinistra, ma anche nei rappresentanti della minoranza presenti in quest'Aula.

Dicevo, appunto, in tutto il centrosinistra, noi abbiamo fiducia nella volontà e nel lavoro che sta svolgendo la maggioranza, tutta la maggioranza, collega Lanzi, questo sarà possibile se pensiamo non solo di approvare una nuova legge, ma soprattutto se pensiamo di approvare una buona legge, con la stessa ambizione che ebbero i legislatori che, nel 1989, approvarono la legge numero 45. Ritengo che il testo che ci ha consegnato la Commissione, che tiene conto della positiva esperienza maturata nelle altre Regioni, che si è arricchita del confronto con il sistema delle autonomie locali, degli ordini professionali e delle organizzazioni delle imprese, sia un punto di sintesi alto, un punto di equilibrio alto, rispetto alle diverse posizioni emerse nel lungo lavoro della Commissione.

Il dibattito e il confronto in quest'Aula ci consentono di poter ulteriormente migliorare il testo, soprattutto se prevarrà la volontà di stare al merito del provvedimento in esame e non si cadrà nella tentazione di possibili interventi strumentali. Miglioramento che può avvenire anche sull'argomento relativo alla norma che prevede la totale inedificabilità nella fascia costiera, portandola dagli attuali 300 metri ai 500 metri. Onorevole Lanzi, ci trova d'accordo. Anche il tempo che abbiamo dedicato in questi giorni, durante le interruzioni dell'Aula, per le quali ci scusiamo con l'intero Consiglio, riteniamo sia servito per approntare proposte migliorative del testo in esame. Sono certo che la maggioranza e l'intero Consiglio, consapevoli dell'importanza dell'argomento in discussione, sapranno essere all'altezza delle aspettative dei cittadini della nostra Regione e sapranno dare, a completamento di questa importante legislatura, una nuova, buona legge sulla disciplina per il governo del territorio regionale, legge che saprà coniugare positivamente tutela del territorio e dell'ambiente e sviluppo per la nostra gente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Presidente, è la prima volta, a far data dalla sua nomina, che ho l'occasione di prendere la parola in Aula e, seppure tardivamente, ne approfitto per rivolgerle di vero cuore i migliori auguri di buon lavoro, sicuro che saprà essere sempre all'altezza delle tradizioni di questo Consiglio. Vorrei anche ringraziare gli ultimi coraggiosi colleghi che sono rimasti in Aula per la chiusura in sordina di un dibattito che ci ha impegnato in questi giorni, sia quando si svolgeva che quando non si svolgeva.

Ho troppo rispetto del dolore e della tragedia dei nostri conterranei della zona colpita dall'alluvione per usare strumentalmente alcuna considerazione, come ha fatto qualcuno, con un sistema che io non condivido, per fare il mio intervento. Ho deciso quindi che avrei svolto in Aula le stesse argomentazioni e le stesse considerazioni che avevo maturato prima di questi dolorosi fatti. Anche se è difficile alla fine di un dibattito tormentato, come questo, a tratti impedito persino, un dibattito su un argomento di straordinaria rilevanza come è il governo del territorio, è difficile - dicevo - dopo quattro anni e mezzo dire nel merito qualcosa che in questa Aula non sia stata ancora detta, ed è difficile, per il clima di contrapposizione che ha accompagnato questi momenti di confronto dell'Aula, trovare un punto di caduta davvero al di sopra delle angolazioni delle parti tra la maggioranza e l'opposizione. Non ho detto minoranza che è il termine che di solito uso, credo che in questo caso sia più opportuno parlare di maggioranza e opposizione.

Un dibattito che, nella prima fase, quella nella quale si svolgeva, ha subito in maniera pesante il condizionamento delle elezioni della prossima primavera, lo sappiamo tutti, ed è emersa la necessità per tanti di noi di non contrariare, anzi di voi, di non contrariare in maniera esagerata il Governatore, sempre più deciso a essere padre-padrone di questa maggioranza. Qualcuno, più per convincere se stesso che gli altri, ha avanzato una lettura eccessivamente ottimistica e superficiale del referendum sulla legge numero 8 del 5 ottobre. Troppo grande era il desiderio di molti colleghi di maggioranza di una ricandidatura magari in deroga, o di un buon posto in quel listino che, in caso di vittoria, staccherebbe il biglietto di sicuro ingresso in Consiglio regionale senza bisogno di arrabattarsi troppo a cercare il consenso personale necessario. E' così che il dibattito a tratti è diventato una gara di piaggeria. C'è stato qualcuno - pur di grandi capacità personali - che, con estrema disinvoltura, ha parlato del testo in esame come se fosse il Codice di Hammurabi o la nuova Carta de Logu. Va tutto bene, è la cosa migliore che si possa fare. C'è stato qualcun altro che ha descritto lo sviluppo della politica soriana dell'urbanistica, in questi anni, come la splendida evoluzione di un brutto anatroccolo che, a un tratto, al culmine diventa un meraviglioso cigno, forse siamo partiti male ma adesso va bene. Altri ancora hanno sostenuto come le scelte del Governatore si siano rese necessarie per il vuoto legislativo conseguente alla caduta dei Piani paesistici, vuoto al quale la destra "briccona e speculatrice" non aveva a suo tempo posto rimedio per evidenti questioni di malaffare. E ancora, che il Governatore e la sua Giunta si erano semplicemente limitati ad adeguarsi al Codice Urbani e agli indirizzi della Convenzione europea del paesaggio.

Servirebbe a qualcosa ricordare a quei colleghi che la metà dei tredici piani paesaggistici caducati è caduta a un anno dalla fine dell'undicesima legislatura, quando cioè governava il centrosinistra, e l'altra metà a un anno dalla fine della dodicesima legislatura, quando invece governava il centrodestra? E che dunque maggioranza e opposizione di oggi hanno avuto la stessa opportunità di intervenire per porre rimedio a quel vuoto legislativo e hanno entrambe la responsabilità di non averlo fatto. Servirebbe a qualcosa ricordare a quei colleghi che il Decreto Urbani è permeato dal concetto della condivisione, la condivisione delle popolazioni sulle scelte ambientali, considerandola strategica e decisiva per la stessa efficacia di ogni singola scelta, rispettando il diritto all'autogoverno dei territori? Non ci può essere salvezza dell'ambiente se non è chi lo abita il primo a tutelarlo e a proteggerlo non solo con disegni di legge, ma con pratiche e comportamenti quotidiani. E sarebbe forse utile, servirebbe a qualcosa ricordare che proprio la Convenzione europea del paesaggio, tenutasi a Firenze nel 2000 mi pare, quella Convenzione europea del paesaggio che ha ispirato il Codice Urbani, sentenzia che il paesaggio si definisce: "Così come viene percepito da chi lo abita", da chi lo abita, non dal Governatore di turno di ogni singola Regione?

Naturalmente non mi aspetto risposte, so bene che, per averle, sarebbe necessaria una generale disposizione all'obiettività che questa Aula oggi non si può permettere. Si può permettere tutt'al più di lasciarla emergere a chiazze, a pelle di leopardo, per garantire la presenza comunque di una coscienza critica anche all'interno della maggioranza.

E lo sa bene il mio amico onorevole Pirisi, del quale ho il privilegio di sentirmi amico e il piacere di aver lavorato con lui per due anni e mezzo in Commissione urbanistica, lo sa bene che molto saggiamente e prudentemente ha aperto la sua relazione dicendo che si chiude oggi un lungo cammino cominciato molto tempo fa con la presentazione, da parte del Gruppo dei Democratici di Sinistra, di una proposta di legge sull'urbanistica che innerva il testo unificato oggi in discussione, ed è passato poi all'analisi attenta e puntuale degli articoli. Eh no! Onorevole Pirisi, non è così semplice!

Tra la prima presentazione della vostra proposta e oggi ci sono infatti quattro anni di difficile e tormentato cammino, di sofferenze e di tensioni sociali che hanno impegnato a fondo questa Assemblea legislativa. Ci sono, ad esempio, più di duemila pagine di audizioni, fatte sull'argomento e sul territorio proprio da quella Commissione urbanistica che lei ha molto onorevolmente presieduto, duemila pagine che ancora oggi restano l'espressione più completa del dissenso motivato dei sardi a disposizione del Consiglio. E c'è una relazione conclusiva sul Piano paesaggistico regionale della stessa Commissione urbanistica che il Governatore disattese a suo tempo in maniera totale, ma che per fortuna sta trovando attenzione e considerazione nelle diverse sentenze con le quali il TAR, prendendone cospicui brani e riportandoli nelle motivazioni della sentenza, sta modificando a roncolate lo stesso Piano paesaggistico regionale. Ci sono ancora 98 ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale, alcuni li hanno già discussi, 36 al Capo dello Stato e ci sono tre tentativi di referendum, uno dei quali è riuscito poi a tenersi, ha tagliato il traguardo e ha avuto regolare svolgimento il 5 ottobre scorso seppure con esito infelice, anche se lo sappiamo noi, come lo sapete voi, che ha sofferto di tattiche trasversali di varie bande, correnti e persino di semplici spifferi che ne hanno trasversalmente condizionato il risultato. Il referendum vero sarà a primavera, la primavera del 2009.

No, onorevoli colleghi, non ci si può davvero limitare al testo in discussione e ignorare quanto è successo negli ultimi quattro anni, perché il controllo del territorio è stato, in questi anni, l'obiettivo principale, la priorità assoluta del Governo Soru, perseguito con una determinazione lucida e feroce, sin dai primissimi giorni di questa tredicesima legislatura, portato avanti senza fermarsi ad ascoltare riserva o eccezione alcuna, ancorché avanzate da interlocutori istituzionali che ne avevano il dovere o da rappresentanze legittime degli interessi diffusi della comunità sarda.

Va detto, in verità, che il progetto era semplice e la strategia chiara, si voleva e si poteva sottrarre il governo del territorio agli enti locali, ai quali la Costituzione repubblicana riserva questa specifica funzione, utilizzando la leva della tutela ambientale e paesaggistica, sulla quale invece è la Regione ad avere competenza primaria. Ed è così che il 10 agosto 2004, con l'eleganza e la lealtà di una coltellata alle spalle, ventisette giorni dopo l'insediamento della tredicesima legislatura, la Giunta regionale ha adottato la famigerata delibera, dalla quale è disceso il decreto presidenziale, poi beffardamente ribattezzato "salva-coste", con il quale venne calato un vincolo assoluto su tutta la fascia costiera della Sardegna.

Tutto questo accadeva mentre i sardi affollavano le spiagge (ahimè, è l'unico periodo dell'anno in cui questo è possibile) e mentre gli studi legali erano chiusi, perché anche i tribunali erano chiusi, mentre il Consiglio regionale era deserto per le ferie, mentre gli operatori dell'informazione avevano spento i riflettori dei media sulla principale ribalta politica regionale, si aprì, allora, in Commissione urbanistica prima, e in Aula consiliare dopo, un confronto aspro e spigoloso, durissimo, tanto da assumere a tratti il carattere dello scontro istituzionale (e chi c'era se lo ricorda)-, uno scontro che, per tre mesi, ha contrapposto maggioranza e opposizione: la prima incalzata e spaventata, la maggioranza, dalla minaccia di dimissioni del presidente Soru e dunque dal possibile scioglimento del Consiglio; la seconda, disperatamente, quanto ingenuamente, impegnata nell'inutile tentativo di spingere il Governatore a cercare il coinvolgimento e la condivisione degli enti locali e delle rappresentanze diffuse degli interessi dei sardi. Nessuno di questa minoranza, in quest'Aula, ha mai detto che era contrario a una legge severa di tutela dell'ambiente! Da questa minoranza si è sempre detto che dovevano essere i sardi a condividere col Consiglio regionale la gravosità e la responsabilità di queste scelte.

Tre mesi di battaglia, in Aula, tutti i giorni, da mattina a notte inoltrata, sabati e domeniche comprese, fino alla mezzanotte del 24 novembre 2004, o meglio fino alle ore 24 e 06 di quel giorno, quando il Consiglio varò infine la legge numero 8, in un infuocato finale di seduta. Con la legge numero 8 il Consiglio rinunciò, allora, al potere regolamentare che gli è proprio e delegò la Giunta regionale alla stesura e all'adozione del Piano paesaggistico regionale, nonché alla sua approvazione finale, dopo la necessaria procedura di evidenza pubblica, riservandosi soltanto un parere non vincolante da esprimere attraverso la Commissione consiliare competente per materia, stabilendo infine che il medesimo Piano potesse essere approvato anche per stralci successivi, purché riferito ad ambiti territoriali omogenei.

E' proprio grazie a quest'ultima e ambigua - abbiamo scoperto dopo che era ambigua - possibilità che il PPR ha potuto dilatare gli ambiti costieri ben oltre la fascia dei due chilometri, vincolata dalla legge numero 8, spingendoli fino a una profondità che, in taluni casi, sfiora i 35-40 chilometri, dichiarando l'omogeneità di territori costieri ricchi di zone umide, ad esempio come Cabras e Marceddì, con il territorio del comune montano di Mogoro, che è un comune montano con problemi di vita e di lavoro dei territori di montagna: è evidente che l'unica cosa che li rendeva omogenei era la necessità di chiuderli nella stessa teca di cristallo.

La conseguenza evidente, a questo punto, della ciambella disegnata a contorno della Sardegna dagli ambiti costieri così definiti, era la totale blindatura di quei territori; in essi non è infatti consentita alcuna iniziativa di infrastrutturazione, ma tutte nel contempo possono essere consentite, a condizione che, di volta in volta, si riesca a ottenere la benedizione del Governatore Soru, ormai vero padre-padrone della Sardegna. E le modificazioni che abbiamo apportato? Si parlava di Comitato urbanistico unificato, si è parlato d'intesa, si è parlato di accordi, cambiava la terminologia, cambiavano le procedure, il senso era uno: "Non si muove foglia che Soru non voglia!". Questo era il contenuto, ed è il contenuto del Piano paesaggistico regionale.

Fatto questo, però, bisognava congelare anche la parte centrale della "ciambella", cioè le zone più interne, perché una loro ancorché controllata valorizzazione avrebbe ridimensionato eccessivamente il valore dei terreni costieri. Qui va detto, e va riconosciuto, che l'effetto combinato di una straordinaria restrizione dell'edificazione nell'agro, con la contemporanea definizione del concetto di bene paesaggistico individuo e l'estensione del relativo vincolo a tutto il territorio regionale raggiungono benissimo questo scopo. A questo punto mancavano soltanto gli strumenti in vigore, dunque operativi, di quei comuni virtuosi che li avevano per tempo approvati, nel rispetto della normativa in vigore al momento di riferimento. Nessun problema! Avocando il diritto delle popolazioni di leggere il proprio territorio, identificarsi e compenetrarsi con esso, il presidente Soru e i suoi collaboratori di Giunta dettano da Cagliari una riperimetrazione dei centri storici, che pure erano ovviamente, in quegli strumenti in vigore, già stati perimetrati. Qualche schermaglia e saltano fuori dal cilindro le zone matrici, per elevarle a segmento di collegamento dal centro alle periferie dell'agglomerato urbano. E' da questo scenario che scaturisce il testo unificato sul governo del territorio, che il Consiglio oggi è chiamato a esaminare e ad approvare. Ed è per questo scenario che non si può discuterlo e giudicarlo, senza tenere nel dovuto conto quanto abbiamo alle nostre spalle.

E' buona prassi legislativa fare la norma prima e dopo lo strumento, altrimenti si rischia, come in questo caso, di adattare la norma allo strumento o, peggio, di usare la legge per correggere le evidenti carenze del PPR. Non sono parole mie, onorevoli colleghi, si tratta di un giudizio puntuale ed efficace contenuto nel parere rilasciato dal Consiglio delle autonomie locali, le quali scrivono anche che tutto il testo unificato è permeato da un dirigismo di livello di governo regionale o, meglio, il testo proposto risulta chiaramente orientato verso il consolidamento, nelle mani della Giunta regionale pro tempore, di ogni prerogativa in materia paesaggistica e urbanistica. Questa è la condivisione della legge che abbiamo discussione. Non basta, dopo avere dichiarato invasiva la presenza della Regione nelle procedure di approvazione dei piani, dopo aver sollevato il problema della mancanza di chiarezza sugli organi istruttori del controllo regionale, dopo aver criticato la poca chiarezza e gli ampi margini di discrezionalità della Giunta regionale, il Consiglio delle autonomie locali scrive ancora testualmente: "Inoltre, un'ulteriore forma di dirigismo è contenuta laddove è detto che la Giunta, con proprio atto, anche se non è specificato quale, determina quali siano i comuni i cui territori risultano particolarmente svantaggiati, in tal modo l'organo regionale può decidere…" - sono sempre le autonomie locali - "…in modo del tutto arbitrario quali siano le comunità da beneficiare e addirittura quali privati beneficiare, visto che si parla di permute di aree e quindi di proprietà private".

Cioè come a dire che la nuova legge urbanistica ha il valore di una vera e propria bolla di infeudazione della Sardegna a un nuovo signore e padrone, una bolla che ricrea le condizioni perché le istanze dei sardi ridiventino, secondo la burocrazia di qualche secolo fa, suppliche umiliate alla bontà del Governatore. Ne consiglio una lettura attenta a tutti i colleghi che, nei loro interventi, hanno tuonato contro il malaffare delle cosiddette destre, e uso il termine "destre" per compiacere quella parte di maggioranza che attualmente ricomprende anche il mio partito, ma giova a ogni modo ricordare come il parere del Consiglio delle autonomie locali sia di grande rilevanza perché espresso da un organo che può legittimamente rivendicare la rappresentatività di tutti i sardi in quanto è l'espressione di tutte le comunità, grandi e piccole, distribuite sul territorio della Sardegna. Loro sono i sardi, quanto noi e più di noi.

Ciononostante non è meno significativo il parere espresso dalle principali organizzazioni degli imprenditori, cioè da una parte importante di quel tessuto produttivo che realizza il prodotto interno lordo, parlo dell'API, parlo di Confindustria Sardegna, ma anche della Lega delle cooperative, almeno questa sicuramente al riparo da ogni sospetto di collateralismo con le forze politiche che oggi sono all'opposizione. Bene, signori, insieme hanno detto in sintesi quattro "no", hanno detto "no" a una legge che pregiudica gravemente la certezza del diritto; "no" a una legge che prevede ulteriori aggravi procedurali e burocratici; "no" a una legge che accentra i poteri nelle mani della Regione e comprime l'autonomia dei comuni; "no" a una legge disorganica che attribuisce e concentra nella Giunta regionale un potere illimitato di inibizione o di sospensione degli interventi su aree pubbliche e private. Oggettivamente davvero non si può dire che, pur sintetico, non sia un giudizio drammaticamente esplicito.

Onorevoli colleghi, e vado a chiudere, sono tutte considerazioni queste che l'U.D.C. condivide pienamente e che rafforzano il nostro totale dissenso sull'impostazione complessiva delle politiche ambientali e paesaggistiche del Governatore Soru e della sua Giunta. Sono considerazioni che ci hanno convinto che l'unico miglioramento possibile del testo di legge che stiamo esaminando sia la sua revoca e la sua sostanziale riscrittura per improntarla alla massima chiarezza, per riequilibrarla nel rispetto delle autonomie territoriali e del loro diritto di autogoverno, per abolire ogni discrezionalità dell'Esecutivo e restituire al Consiglio regionale ogni sua prerogativa; infine, per quant'altro possa servire a una formulazione aperta, trasparente, moderna, democratica e capace innanzitutto di fare dei sardi i primi e i principali protagonisti della tutela e della valorizzazione del loro territorio e del loro ambiente, così come i sardi lo percepiscono, così come sardi lo amano.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

MASIA (Gruppo Misto). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Mi pare di capire che c'era l'accordo di chiudere i lavori con quest'ultimo intervento e che la convocazione del Consiglio dovrebbe essere per la prossima settimana. Se è così, vorrei dire…

PRESIDENTE. Prego.

MASIA (Gruppo Misto). Nella giornata di martedì 28, tutto il Gruppo socialista, tutti i consiglieri, siamo convocati dalla Direzione nazionale per essere ascoltati sulla situazione in Sardegna, in particolare per le prossime regionali. Non possiamo sicuramente mancare. Pertanto le chiedo, Presidente, facendolo presente anche ai colleghi, se è possibile, dato che i lavori, dovendo riprendere, e riprenderanno, sempre sulla legge per cui noi teniamo essere presenti anche nella fase della votazione per il passaggio all'esame degli articoli, che il Consiglio venga convocato mercoledì mattina anziché martedì. La ringrazio, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Masia, i lavori, come d'accordo, si concludono ora. Il Consiglio, come da accordi presi, è convocato per martedì 28 ottobre, alle ore 11, per consentire alle Commissioni di lavorare nella prima mattinata. Ogni cambiamento di programma che, sulla base delle sue esigenze, ci sarà, sarà tempestivamente comunicato ai colleghi consiglieri.

Detto questo, comunico anche che domani, venerdì 24, si riunirà la quarta Commissione alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 14 e 30.