Seduta n.307 del 14/01/2003 

CCCVII SEDUTA

Martedì, 14 Gennaio 2003

Presidenza del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 12 e 28.

ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 3 dicembre 2002 (302), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Sanna Nivoli ha chiesto di usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 14 gennaio 2003.

Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

Dai consiglieri MORITTU - SPISSU - BALIA - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI- FALCONI - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO: "Disciplina di governo del territorio regionale". (393)

(Pervenuta il 20 dicembre 2002 ed assegnata alla quarta Commissione.)

dai consiglieri CORDA - PILO - PUSCEDDU - LICANDRO - PIRASTU - RANDAZZO - LOCCI - BALLETTO - LIORI - PITTALIS - ONIDA - BUSINCO - FRAU - GRANARA - PISANO - LOMBARDO - DIANA - PIANA - MURGIA - SANNA NIVOLI - GIOVANNELLI - BIGGIO - DETTORI - PACIFICO - CARLONI - CAPPAI - CAPELLI - MANCA: "Istituzione dell'Autorità regionale per le garanzie nelle telecomunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni, radiotelevisivo e della telefonia". (394)

(Pervenuta il 20 dicembre 2002 ed assegnata alla seconda Commissione.)

DORE - FADDA - BIANCU - DEIANA - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio SECCI - SELIS: "Riconoscimento come ente di interesse regionale dell'Istituto di studi politici 'S.Pio V'". (395)

(Pervenuta il 7 gennaio 2003 ed assegnata all'ottava Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione SANNA Alberto sul risanamento dello stagno di Cabras e sugli indennizzi ai pescatori". (555)

(Risposta scritta in data 9 gennaio 2003.)

"Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU sul ritardo nella ricostituzione del Comitato tecnico consultivo per la pesca". (561)

(Risposta scritta in data 9 gennaio 2003.)

"Interrogazione MASIA - BALIA - IBBA sulla mancata nomina dei componenti del Comitato tecnico consultivo regionale per la pesca". (562)

(Risposta scritta in data 9 gennaio 2003.)

"Interrogazione FRAU sui concorsi banditi dal Comitato di gestione provvisoria del Parco dell'Asinara". (569)

(Risposta scritta in data 9 gennaio 2003.)

"Interrogazione DETTORI - BALIA - LAI - MANCA - MASIA - ORTU - PACIFICO - PINNA - SCANO sulla ristrutturazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna". (573)

(Risposta scritta in data 9 gennaio 2003.)

"Interrogazione LAI - SPISSU - MORITTU sulla ripartizione delle risorse del Fondo Unico a favore delle Università della Sardegna". (577)

(Risposta scritta in data 9 gennaio 2003.)

Comunicazioni del Presidente sui recenti atti intimidatori

avvenuti in Sardegna

PRESIDENTE. Colleghi, prima di cominciare consentitemi un richiamo al rispetto degli accordi presi sui tempi, ricordando che stasera c'è anche una manifestazione sindacale, questo per consentire a chi volesse di parteciparvi. E' una iniziativa importante di ulteriore sottolineatura del momento di grande unità del popolo sardo. Pertanto vi prego, colleghi, manteniamo gli impegni presi, io per primo mi sforzerò di farlo.

Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato con grande interesse e partecipazione gli interventi delle personalità che hanno dato un contributo fondamentale al dibattito che nella società sarda si sta sviluppando intorno a fatti in qualche modo inediti. Le diverse sensibilità politiche, culturali e sociali hanno trovato un importante momento di sintesi e di unità nella condanna di quella che appare una strategia di attacco alla democrazia e all'autonomia.

Non si potevano nutrire dubbi che fosse diffusa la ripulsa della violenza e del terrorismo come mezzi per cambiare la società, ma il sentirlo confermare con tanta unanime forza è segno di crescita del popolo sardo e delle sue classi dirigenti. In quest'Aula, che rappresenta idealmente l'unità dei sardi, non si può non esprimere, dunque, un profondo compiacimento per la compattezza con cui le classi dirigenti sarde hanno condannato e respinto gli attacchi criminali degli ultimi tempi. Il richiamo improvvido fatto dagli anonimi attentatori alle situazioni di grave patimento sopportato da larghi strati di lavoratori non ha avuto alcuna udienza, né comprensione. Testimonianza, questa non solo dell'isolamento dei criminali, ma anche della loro estraneità ai processi dialettici in atto nella vita politica e sociale della Sardegna.

E' capitato spesso nella nostra storia che i contrasti e i conflitti interni si siano ricomposti di fronte ad attacchi esterni come quelli di questi giorni. Quelli in atto oggi sono, o comunque sono vissuti, come incursioni esterne, e questo comune convincimento è il primo segnale del fallimento, anche progettuale, degli anonimi malfattori, cui nessuna verniciatura ideologica può dare diversa dignità. Ciò non vuol dire, va da sé, che il loro isolamento, la loro estraneità siano di per sé un antidoto alle minacce per la società sarda, per la sua democrazia, per la sua autonomia. Per il momento gli "apprendisti stregoni" che ambiscono al titolo di terroristi, hanno eletto la Sardegna a terreno di scorrerie per le loro arcaiche ideologie di inattuabile metabolizzazione da parte del corpo sociale, culturale e politico dell'Isola. Non per questo la loro pericolosità però va sottovalutata.

La scalata delle intimidazioni è in grado di creare da un lato un clima di paura, e dall'altro di compromettere gli spazi di democrazia, creando illeciti sospetti di contiguità fra questi criminali e i movimenti politici e culturali che fanno della contestazione pacifica al sistema la loro bandiera. D'altra parte, l'estensione degli obiettivi e, di più, la loro selezione tendono ad alimentare una ripartizione della società sarda fra quanti sono eletti nemici normali dei terroristi, e quindi bersaglio delle loro azioni, e quanti, per essere fuori dalla loro mira, corrono il rischio di essere considerati se non affini, almeno tolleranti. Un disegno criminale che va respinto con tutta la forza di cui siamo capaci.

Del resto, le dure reazioni e la unanime e ferma condanna degli atti intimidatori e degli attentati, danno conto della impermeabilità della democrazia e della autonomia in Sardegna alla confusione fra malessere sociale e scorciatoie eversive, ma non possiamo, in coscienza, dare per scontato che quanto è oggi sia anche domani. Il cosiddetto malessere è un contenitore in cui fragilità economica si mescola a fenomeni di giustizia negata, agli effetti perversi della ottusità burocratica, al lento morire dei villaggi, all'eclissi dei progetti di vita e a un'altra serie di elementi di disagio materiale e immateriale.

Al di là della polemica che oppone parti politiche, sindacali e sociali, che comunque rappresenta un motore di crescita, è difficile negare che la nostra quotidianità sia oggi quantitativamente migliore di qualche decennio fa, quando le spinte eversive che esistevano altrove qui non avevano attecchito. Ed è difficile non ricordare come i fenomeni più gravi originati dal cosiddetto malessere, non si producano nelle zone più povere dell'Isola: come vediamo, purtroppo, semmai i centri interessati, se non opulenti, sono certamente fra i meno poveri. Segno che le vecchie spiegazioni di matrice economicistica sono ancora più inaffidabili di sempre.

I gruppi eversivi di oggi hanno spiattellato una indigeribile paccottiglia ideologica e si sono mostrati del tutto inadatti a riconoscere e capire gli elementi di quel malessere, ma non è detto che così sarà sempre; così come non è detto che le classi dirigenti sarde debbano limitarsi a sperare che questo non avvenga, al massimo operando perché il malessere economico sia sempre più ridotto.

Noi abbiamo di fronte diverse strade per intervenire, lasciando da parte quella che non è di nostra competenza, cioè della decisa repressione dei fenomeni di violenza parapolitica che oggi hanno originato questo nostro dibattito, tutte le altre strade portano alla necessità di stabilire una profonda sutura fra gli elementi che compongono il quadro di sofferenza della nostra società e il suo profondo disagio.

Un quadro che ormai è sotto gli occhi di quanti vogliono vedere, è quello del rapporto non risolto fra la Sardegna e lo Stato e l'Unione Europea. Quando si afferma che la nostra Isola ha avuto più benefici che danni dallo Stato e dall'Unione Europea si dice una cosa che ha un grado medio di verità, complessivamente giusto, ma esistono settori estesi della nostra società che non possono condividere un simile giudizio e anzi lo contrastano. I processi economici europei, i loro riflessi in Italia, hanno inciso anche negativamente sulla pastorizia, ad esempio, creando sacche importanti di impoverimento. La politica statale dei tagli dei servizi primari, messa in atto da almeno un decennio, ha provocato un depauperamento di decine di piccoli paesi, con conseguente fuga dei cittadini. Poco importa a questi, se alcuni settori del popolo sardo con quel sacrificio hanno raggiunto livelli di crescita economica e sociale più alti rispetto al passato; si creano inevitabilmente fasce di popolazione, quanto grandi è anche compito nostro definire, cui non si può chiedere di pazientare indefinitamente e che non possono essere tacitate con la promessa di occupazione o di chissà quale compensazione economica. Dobbiamo rispondere a questioni in cui l'economia si intreccia con la sfera dei diritti individuali e delle comunità e dobbiamo attrezzarci con tutta fretta, noi Regione, per la parte che ci spetta, lo Stato e l'Unione europea, per la parte di loro spettanza, affinché a queste questioni, siano date risposte certe. L'alternativa è che quanti sentono di non avere niente da perdere cedano alla seduzione delle scorciatoie e delle promesse della palingenesi sociale, non più attraverso le armi della democrazia e delle battaglie pacifiche, ma utilizzando, appunto, altri strumenti.

Onorevoli colleghi, ci troviamo, dicevo all'inizio, di fronte a un fenomeno che la Sardegna non aveva conosciuto con queste forme di virulenza e di pericolosità. Forse c'è del giusto in quanti sospettano che la crisi della politica, la carica di litigiosità esistente e le tentazioni di reciproche delegittimazioni possano costituire, fuori e contro le intenzioni, naturalmente, il brodo di coltura per i violenti. Ma è un sospetto che è alla nostra portata allontanare e sconfiggere. L'unità raggiunta contro questi fenomeni di violenza eversiva può essere conservata e messa in atto anche per risolvere i mali storici della nostra Isola. La dialettica politica, sociale e culturale, anche nelle sue forme più ruvide, non esclude il dialogo e la ricerca del bene comune del nostro popolo. E' la risposta più forte e decisa, questa, che possiamo dare a chi nel suo folle disegno divide il popolo sardo, pensa di poter attentare alla democrazia sarda, alle sue istituzioni e all'autonomia.

Grazie, colleghi, per avermi ascoltato. A questo punto, così come d'accordo, procediamo col dibattito. Chiamerò io stesso i rappresenti dei Gruppi, pertanto chiamo per primo a parlare il consigliere Cogodi.

COGODI (R.C.). Essendo chiamati, disciplinatamente rispondiamo, e io, per quel poco che potrò affermare, voglio dire subito che tutto quello che stamani abbiamo ascoltato, che è stato detto, tutto quello che si è svolto e si svolgerà ancora in quest'aula del Consiglio regionale avrà un senso - dico avrà - e il senso potrà essere solo in quello che il Consiglio regionale, le forze politiche, il Governo della Regione sapranno fare. Sapranno fare nella direzione giusta, sapranno fare per dare in concreto un avvio di risposta alle domande di giustizia, di serenità, di ordinato sviluppo che vengono dalla società sarda. Se questo non accadrà vuol dire che anche il passaggio, da noi non del tutto condiviso, ma poco importa, che si è voluto in tal modo mettere in campo sarà stato ancora tempo perso.

Si è detto, ed è solo in parte vero, che si giustappongono due sistemi di regole: un sistema di regole democratiche, di regole condivise di organizzazione sociale, e un altro sistema di regole, quello della prepotenza e della violenza, che è pur esso un sistema di regole. Potremmo invece riflettere un po', sviluppare questa impostazione duale e intravedere che magari i sistemi delle regole non sono due, ma tre: il sistema della democrazia, delle regole formali, delle garanzie che comunque si hanno; il sistema della violenza e della prepotenza, quella che si contrappone frontalmente, e in mezzo, forse attraversando l'uno e l'altro, il sistema della democrazia apparente, il sistema della democrazia debole, della democrazia malata, della democrazia inadempiente, talvolta della democrazia prepotente, persino autoritaria, quando attraverso le forme della legalità impedisce la soluzione di problemi, opera per mantenere invariata la divisione sociale, la contrapposizione, l'iniquità, la non soluzione dei problemi. Ed allora la risposta è la capacità di governo. Non abbiamo compreso e non comprendiamo perché questa riflessione della massima istituzione regionale non sia stata introdotta dal Governo della Regione, che dicesse come pensa di poter affrontare in proprio o rivendicando, da chi ha potere di intervento e di governo reale nella società, come si possono affrontare le cause, non commiserare gli effetti e basta, di consimile condizione di disagio morale, politico e materiale.

Chi si ostina a ritenere di essere moderno solo perché distingue la violenza dal malessere sociale, quello è il più antico e retrogrado personaggio che ancora si possa trovare in circolazione. La violenza è insita nella iniquità, nella iniquità nelle relazioni fra persone, nella iniquità delle istituzioni, nella iniquità sociale, nella ingiustizia economica, nella discriminazione di ogni giorno. La violenza ha innanzitutto un effetto perverso sulle persone, su tutte quelle che subiscono la violenza. E non vi sono solo gli anonimi malfattori, ci sono i malfattori, quelli che fanno male cioè, che non sono anonimi. Il malgoverno è violenza. Non ci sono solo gli apprendisti stregoni, ci sono anche gli stregoni.

Io pongo questa domanda, ed è il senso di questo breve intervento. E` una domanda che non pongo agli altri, che credo dobbiamo porci ognuno, insieme, se unità e compattezza vorremmo invocare da qualche parte. Riteniamo o no che vi sia violenza nel fatto che trentaquattro uomini di questa terra stiano da oltre un mese in una miniera abbandonata a rischio della loro vita, solo per invocare quello a cui hanno diritto, per le leggi che esistono già, per i finanziamenti che sono accordati, per le istruttorie tecniche di tutti gli uffici che le hanno dichiarate positive? Perché teniamo, tenete trentaquattro uomini in una miniera abbandonata a rischio della loro vita in quel di Flumimaggiore? Perché? E o non è violenza?

BIGGIO (A.N.). Bisogna farli uscire subito dalla miniera. E' pericoloso! Vanno cacciati fuori. La prima cosa da fare è mandarli via dalla miniera!

PRESIDENTE. Onorevole Biggio!

COGODI (R.C.). Ritenete che i tanti episodi, quelli noti e quelli ignoti, che attraversano tutti i territori della Sardegna, che minacciano gli amministratori, i più onesti e i più applicati nelle nostre comunità locali, ma non solo gli amministratori, anche i comuni cittadini, gli operatori economici, che la violenza che imperversa nelle città e nelle campagne, pensate che a tutto questo noi siamo estranei? Pensate che quell'operatore del commercio che è stato ucciso nel suo luogo di lavoro a Olbia, punto alto dello sviluppo - si dice - in questa Regione, dalla mano tremante di un disperato e di un disgraziato che ricercava una dose di droga, pensate che quella non sia violenza, sia sulla vittima e sia sulla mano omicida? Pensate o pensiamo che non sia e non porti il tratto della violenza la domanda inevasa, dicono oggi le ultime statistiche Svimez, fondate sui dati Eurostat, di provenienza europea, pensate che non vi sia una carica enorme, dirompente, di violenza nel fatto che nel meridione d'Italia, per quanto riguarda la Sardegna il 52 per cento dei giovani, siano senza lavoro e non trovino lavoro? Il 52 per cento! Si diceva un tempo, la società dei due terzi, ma quale due terzi, in questa Regione siamo alla società di meno della metà! E la gran parte di questi giovani, che spesso sono i migliori, nel senso che spesso sono quelli che di più si sono applicati anche allo studio e alla formazione e hanno cercato e non trovano un lavoro produttivo, se ne vanno in giro per il mondo e impoveriscono ancora la loro terra di cultura, di intelligenza, di lavoro buono e produttivo possibile. Non c'è forse violenza in tutto questo?

Ed allora la mia conclusione, se conclusione vogliamo, ed ognuno tragga la sua, e ricerchiamo l'unità possibile, ma nelle cose, negli obiettivi, nella politica concreta ed applicata, la conclusione è: torniamo al bilancio della Regione, torniamo alla finanziaria della Regione. Lì facciamo il censimento vero: uno, di tutti i bisogni sociali in questa Regione; due, di quanto abbiamo di disponibilità, di competenze legislative, di danari e di risorse, di intelligenza e di ideazione possibile per affrontare tutto quello che è affrontabile nel giusto, con quello che abbiamo; tre, quale rivendicazione promuoviamo perché tutto quello che non può essere immediatamente affrontato oggi però si affronti?

Discutiamo il bilancio della Regione e la finanziaria con questo spirito, partendo dal censimento dei bisogni, e poi dal censimento dei mezzi possibili per rispondere ai bisogni più pressanti. Allora sì che avremo una società meno ingiusta, se avviamo un processo di rinascita morale, sociale ed economica vera, allora non avremo più quella società divisa che è...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io devo fare con i consiglieri regionali ciò che ho fatto con gli illustri ospiti, abbia pazienza.

COGODI (R.C.). La ringrazio, faccia sempre quello che ha fatto che va bene.

PRESIDENTE. Grazie a lei. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, la riunione di oggi è stata unitariamente voluta da tutti le parti del Consiglio regionale, maggioranza ed opposizione; si è anche pretesa, voluta, ricercata una riunione in cui le espressioni non avessero caratteristiche di natura esclusivamente rituale, proprio perché il problema all'ordine del giorno è un problema che coinvolge tutti, che interessa tutti, nessuno appartenente alla società civile può considerarsi estraneo. Lo dico sommessamente, ma sento l'esigenza ciononostante di riaffermarlo: avrei personalmente preferito, ma credo che la classe politica nel suo insieme avrebbe preferito, che oltre al Presidente del Consiglio questa riunione fosse stata introdotta anche con considerazioni fatte dal Presidente della Giunta regionale. Lo avremmo preferito perché avremmo gradito, non nelle conclusioni, ma nella fase di apertura, i proponimenti politici, le iniziative, quelle del mondo della politica naturalmente, che la Giunta regionale intende assumere, avremmo voluto conoscerle anticipatamente per tenerne poi conto nel dibattito. Ciò non è avvenuto: riteniamo che in ogni caso la convocazione straordinaria del Consiglio regionale in questo momento resti ugualmente un fatto importante, perché rappresenta in ogni caso una testimonianza unitaria del mondo della politica, degli imprenditori, dei rappresentanti dei lavoratori, di altri livelli istituzionali, una testimonianza che sfoci in conclusioni le più unitarie possibili, e con una condanna decisa delle azioni illegali, delle azioni di terrore.

Più spesso, anche nel passato, si è coniugato il binomio situazioni di disagio, di emarginazione sociale, con la violenza. Vi è piena consapevolezza comune, credo, che questo binomio non è considerato così inscindibile come in passato, però è ben vero che laddove c'è disagio sociale, laddove vi sono profonde differenze fra cittadini dello stesso territorio, o fra territori diversi, laddove queste differenze sono esasperatamente elevate, le azioni di criminalità allignano con più facilità, trovano terreno più fertile.

Una condanna ferma, decisa nei confronti di chi crede di poter risolvere i problemi con la violenza, con le minacce, con gli attentati, sostituendo il terrore alla dialettica, sostituendo il terrore alla politica del confronto. Allo stato attuale le analisi fatte su ciò che un po' in tutta la Sardegna in questo periodo è avvenuto, mi riferisco naturalmente alle azioni criminose, non consentono di trarre conclusioni compiute, accertate; occorrono nuove azioni di intelligence più attente, più mirate, occorrono però anche azioni di educazione alla legalità. C'è bisogno di recuperare alcuni valori, c'è l'esigenza di un rinnovato impegno.

Presidente, però mi consenta di dire che c'è anche bisogno di maggiore trasparenza nelle azioni di governo, di minore freddezza nell'assunzione delle decisioni, quindi di maggiore passione, di maggiore partecipazione. Passione prima di tutto umana, poi politica e civile. C'è bisogno, cioè, di annullare il distacco che allo stato attuale permane, ed è anche fin troppo evidente, fra mondo della politica e società civile. C'è bisogno, la società civile lo chiede a gran voce, di una condanna corale, di una condanna unanime delle azioni criminose, contro chiunque queste azioni siano condotte, ma c'è anche la necessità di recuperare, di coniugare, di rendere imprescindibilmente unitarie politica ed etica, un binomio irrinunciabile. C'è bisogno del recupero di valori che si sono nel frattempo assopiti, parzialmente assottigliati, e c'è bisogno, colleghi consentitemi di dirlo, di recuperare alla politica, perché no?, anche un po' di utopia.

I cittadini devono avvertire le azioni politiche, non come azioni svolte contro di loro, non come azioni svolte a loro danno, ma come azioni svolte nel loro interesse, come azioni svolte a loro tutela. Il distacco dei cittadini dal mondo della politica è la risultante di azioni politiche sbagliate, e badate, la colpa, se questo distacco c'è, non è dei cittadini che si sono allontanati dalla politica, che nei confronti del mondo della politica nutrono forti diffidenze, esprimono giudizi spesso negativi, la colpa non è dei cittadini, la colpa è della politica. Siamo noi in quel caso che commettiamo errori, e a quegli errori dobbiamo rapidamente porre rimedio. La condanna delle azioni illegittime, degli atti criminosi, degli attentati, degli avvertimenti di natura mafiosa, resta e resta in ogni caso; va urlata e va urlata sempre, ma l'urlo di condanna - consentitemi - diverrà più alto, più avvertito, più consapevole, più coralmente accettato, più unanimemente accettato - una condanna che parte dalla società civile e coinvolge la politica; una condanna che parte dalla politica e coinvolge la società civile - se verranno recuperati quei valori. Perché tutto questo avvenga, perché vi sia questa coralità, questa unitarietà di intenti, questa unanimità nell'esprimere la condanna stessa, è necessario, appunto, il recupero della politica all'etica ed è necessario, perché no?, quello che dicevo prima, anche il recupero, nelle azioni della politica, di un po' di utopia.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Balia. E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la querelle è frutto di nervi tesi, ma deve essere chiusa, diversamente diventa pericolosissima. Terrorismo e malessere delle zone interne sono cose diverse; hanno storia, radici e motivazioni diverse, ma rischiano di attrarsi coinvolgendo nell'attrazione anche le aree urbane. La nostra condanna nei confronti dei fenomeni di oggi, che vedono destinatari i governi dell'autonomia, i sindacati, l'impresa, la libera stampa, la magistratura, deve essere totale, senza tentennamenti e senza giustificazioni, che si tratti di terrorismo (il Ministro Pisanu), o di ribellismo politico (il Presidente Cossiga), o frutto di azioni di delinquenti codardi o di vili bombaroli della notte, di grafomani paranoici (Il Corsivo), essi sono atti da condannare, da perseguire, non vanno sottovalutati, ma neppure enfatizzati. Concordo col giudizio di Spissu e Cugini, di Ladu e Devoto quando affermano che questi delinquenti amano riflettori, noi dobbiamo spegnerli; ed ancora: non diamo risalto a chi cerca visibilità a tutti i costi, creando ulteriori difficoltà ad un territorio già provato da una crisi infinita.

Dopo la condanna l'azione: il Ministro dell'Interno ha rilasciato dichiarazioni rassicuranti, è già importante ma non basta. Non tema il Ministro lo sventolare, nelle manifestazioni di confronto politico, delle bandiere della Sardegna. La bandiera che il Consiglio regionale si è dato, con voto unanime, è simbolo di unità del popolo sardo, della nazione sarda, che ricercano civilmente e democraticamente la via a una statualità moderna e compatibile con lo Stato nazionale e la Comunità Europea. Non sono lì i terroristi. Ecco perché la querelle deve finire e qualunque sia l'ordine degli interventi in Aula oggi, dei Presidenti di Giunta e Consiglio, ad esso non è da attribuire alcuna interpretazione di tipo accusatorio nei confronti del governo regionale. Verrebbe troppo facile, caro collega Cogodi, ricorrere al consueto retortum argumentum; la dialettica spesso travalica i limiti del buonsenso e del buongusto, noi dobbiamo contenerla dentro i confini dell'interesse generale dei sardi. Nessuno si adombri e nessuno si scandalizzi se oggi, nel confronto in Aula, qualche cenno verrà fatto anche sulla proposta di Commissione speciale, conoscitiva e propositiva, sulle aree del malessere in Sardegna. Di fronte alla crescita degli atti di violenza nella nostra isola due risposte vanno assolutamente evitate, se con coscienza e voglia di capire vogliamo affrontare queste emergenze. La prima è quella che muove le mosse dalle vecchie ed obsolete teorie economiciste, secondo cui tutto si svolge e tutto si risolve nell'ambito dell'economia. La seconda, più pericolosa per la carica demagogica che la sottende, è che i governi nemici, dello Stato e della Regione, abbiano responsabilità, se non dirette certo indirette, nell'esplosione della violenza diffusa.

Pensare che gli strumenti dell'economia da soli siano in grado di tagliare l'erba sotto i piedi dei violenti o anche di combattere il malessere delle nostre zone interne avrebbe il solo risultato di spogliare tutti noi dell'obbligo morale, culturale e politico di affrontare e risolvere una questione endemica e l'effetto di demandare ad un'altra commissione di indagine, magari fra vent'anni, ad altre classi dirigenti, il compito di capire e provvedere.

Se noi immaginassimo di avere tutte le risorse necessarie per un piano del lavoro in grado di far scomparire la disoccupazione e di avere la capacità di programmare orizzontalmente e verticalmente la diffusione della piena occupazione, saremmo in grado di risolvere un aspetto importante del cosiddetto malessere, quello appunto che è originato dalla disoccupazione, ma guai se fingessimo di credere che questo sia il problema e non, come è, uno dei problemi. Bisogna avere una visione molto superficiale della realtà in cui si manifestano i fenomeni di criminalità e di violenza per pensare che la sofferenza dei cittadini stia soltanto nel non poter mettere insieme pranzo e cena o nel non trovare un posto di lavoro fisso o a rotazione.

Se noi partissimo, nella nostra volontà di capire e di sapere che cosa fare, con l'intelligenza libera da schemi consolidati, e disposti a mettere in discussione quanto supponiamo di sapere, se davvero volessimo indagare senza pregiudizi politici, culturali ed ideologici, se avessimo il coraggio di trarre da questa conoscenza linee coerenti di azione e di intervento, allora otterremmo un risultato certamente positivo. La Commissione d'inchiesta oggetto del dibattito politico di questi giorni non è, quindi, né fuori tempo, né strumentalizzabile a fini di parte, né incoerente col tema per il quale oggi è convocato il Consiglio.

Condivido la riflessione di Giorgio Melis, per il quale evocare la grave emergenza delle zone interne associandola alla minaccia eversiva non è improprio. Sta dalla parte di questa interpretazione la storia nostra anche recente, il permanere dell'università di Bad'e Carros, l'intuito che nel futuro lacerato nel tessuto umano, culturale e politico delle zone interne sia possibile, anzi facile, che si annidino, si intreccino e si stringano le anime di tutte le violenze e si saldino con le manovalanze urbane. Stiamo attenti, la nostra unità nella condanna non può essere una finzione.

L'immaginario collettivo è, nelle aree interne, ancora improntato alla mancanza di fiducia nella capacità dello Stato di dimostrarsi amico, certamente perché non riesce a dare risposte ai bisogni primari ed economici, ma anche e soprattutto perché incapace di sintonizzarsi con quel senso del giusto di cui parlò ormai trent'anni fa la Commissione Medici, assumendolo come peculiare sentimento delle zone, allora come oggi, percorse dal banditismo e dalla violenza. Il brutto rapporto fra popolazioni e forze dell'ordine è solo un ricordo, oggi il clima è disteso, stenta ad essere di collaborazione per una serie di ragioni, una delle quali è che alla collaborazione non corrisponde una adeguata risposta.

Responsabilità anche nostra, dell'intera classe dirigente sarda, che alla ciclica recrudescenza della criminalità generalmente risponde con la richiesta di più polizia, non di specialisti dell'intelligence e nelle indagini - Ministro Pisanu, se ci sei batti un colpo! - cosicché efferati delinquenti, pure identificati dalle supplenti indagini paesane, e pure in qualche modo denunciati, continuano a vivere liberi e indisturbati; cosicché altri lasciati indisturbati dalle forze dell'ordine finiscono tragicamente la loro esistenza dando la stura a disamistades terribili e devastanti. Dobbiamo chiederci se questo è ineluttabile, o se, per esempio, la creazione di una polizia nazionale da affiancare a quella statale, sulla scorta delle esperienze catalana e basca, potrebbe aiutare a combattere più efficacemente almeno questo tipo di criminalità.

Tra non molto saremo tutti chiamati ad occuparci del nuovo piano di rinascita, uno strumento che, dice lo Statuto, investe gli ambiti economico e sociale della nostra terra. Sono personalmente tutt'altro che insensibile al contributo che alla definizione del piano più dare Paolo Savona, ma non si può chiedere ad un economista, per colto e sensibile sia, di disegnare qualcosa che non sia ascrivibile ai processi economici. Noi, però, abbiamo bisogno anche di altro per la Sardegna. E` necessario un vero piano di rinascita culturale, dotato di congrui finanziamenti, e che sia proiettato non verso l'omologazione italo-centrica, ma verso l'approfondimento colto della nostra cultura, come mezzo per la sua proiezione nell'Europa delle regioni e nel mondo, e che preveda: grandi campagne per il recupero del nostro patrimonio storico ed archeologico; la dotazione per ogni paese, anche il più piccolo, di centri di aggregazione e di cultura di cui i nostri villaggi sono desolatamente privi; la valorizzazione della lingua sarda come strumento straordinario di crescita anche economica; la creazione di un terzo polo universitario con due caratteristiche: la prima è che il suo obiettivo sia di applicarsi allo studio ed alla ricerca su quanto interessi particolarmente la nostra terra, la seconda che l'insegnamento e l'apprendimento sia anche in lingua sarda.

PRESIDENTE. Mi dispiace onorevole Onida. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, colleghi e colleghe, il Gruppo e l'intero partito dell'Unione Democratici di Centro - Democratici Cristiani è solidale con chi è stato oggetto di vili intimidazioni, minacce, attentati, di qualsiasi origine essi siano stati. Oggi tutta la Sardegna in quest'Aula ha risposto con determinazione, con un fermo no alla violenza; alla violenza materiale, alla violenza intellettuale, alla violenza generata da situazioni che vengono da lontano e alla violenza di oggi, alla violenza politica. Un no fermo al terrorismo, no a chi si mette fuori dalle regole democratiche, che sono le regole degne di una società civile.

E` stato detto, anche oggi in quest'Aula, che anche le parole vanno controllate, meditate; le nostre dichiarazioni segnano il corso della vita politica regionale, le nostre azioni determinano il futuro della nostra gente. E` per questi motivi che riteniamo opportuno destinare il tempo rimanente di questo intervento, un minuto, due, al silenzio, alla riflessione, al recupero del senso di responsabilità dei singoli, affinché la pur sana, utile, opportuna, a volte giustamente dura, contrapposizione politica non sfoci, come anche oggi è successo tra noi, in pericolose strumentalizzazioni, in provocazioni fuori luogo e fuori tema, da parte di chi parla pur non avendo niente da dire.

Un silenzio che offriamo all'Aula per costruire, un silenzio prezioso contro la violenza, per l'istruzione e la cultura, un silenzio contro i fiumi di parole, un silenzio per rispondere con i fatti.

PRESIDENTE. Se non ho inteso male l'onorevole Capelli dedica parte del suo intervento ad un momento di silenzio; lui del suo tempo fa quello vuole, a volte si può dire molto anche non parlando, pertanto questo silenzio fa parte del suo intervento, io la pregherei di limitare questo ad un minuto, grazie.

SPISSU (D.S.). Ognuno fa quello che vuole. Si può pure camminare a testa in giù.

PRESIDENTE. Non è offensivo della dignità di nessuno, ha chiesto per un minuto di osservare il silenzio, è il suo tempo, io non posso misurare la pause tra un periodo e l'altro negli interventi. C'è chi usa pause lunghe e c'è chi usa pause corte.

SANNA Emanuele (D.S.). Però presiede lei e deve dare la parola ad un altro.

PRESIDENTE. Ritengo che un minuto possa essere considerato parte del suo intervento.

CAPELLI (U.D.C.). Ho finito, Presidente.

PRESIDENTE. Allora, il minuto è passato. Continuiamo, dando la parola al Gruppo Misto; volevo informare i colleghi che il Gruppo Misto ha diviso i suoi dieci minuti in due interventi. Parleranno prima l'onorevole Scano e poi l'onorevole Sanna Giacomo per cinque minuti ciascuno. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano.

SCANO (Gruppo Misto). Nei confronti delle intimidazioni e degli attentati è indispensabile una condanna netta, una condanna senza se e senza ma; non è ammissibile alcuna giustificazione, non è ammissibile alcuna sottovalutazione. Un atteggiamento di sottovalutazione sarebbe rischioso e colpevole.

Detto questo in modo molto limpido e chiaro, io voglio esprimere nel pochissimo tempo a disposizione tre concetti. Primo, bisogna cercare di capire ascoltando il territorio, ragionando, analizzando. Secondo, ciascuno deve fare il suo mestiere; la convivenza civile e la coesione sociale richiedono che ciascuno assolva al suo compito non perché sia il ritardo nello sviluppo a produrre criminalità e terrorismo - io non ho mai condiviso questa tesi - non ne furono e non ne sono immuni la Lombardia, l'Emilia, il Piemonte, che non sono zone arretrate per quanto riguarda lo sviluppo, piuttosto è il degrado della politica e delle istituzioni che può creare il terreno di coltura favorevole ai germi della violenza. Ciascuno quindi assolva al suo compito: il Ministro faccia il Ministro, il Ministro dell'Interno più che le sovraesposizioni mediatiche ha un altro lavoro da fare, abbiamo sentito e letto affermazioni impegnative, vuol dire che si sa cosa è necessario fare, e se si sa si faccia; la Giunta governi, se può, se è in grado; la maggioranza sia maggioranza, se può, se è in grado; l'opposizione non può che fare l'opposizione intransigente e responsabile. Terzo, e concludo, non c'è in Sardegna simpatia per i violenti, ma non c'è forse una adeguata sensibilità. Io spero che la manifestazione di stasera mi smentisca, perché non servirebbe per raggiungere l'obiettivo di isolare i violenti una sorta di autosolidarietà dei ceti dirigenti a se stessi.

Per concludere, il Consiglio regionale deve chiedere al Ministro, agli inquirenti, alle forze dell'ordine, di fare luce e scoprire esecutori e mandanti. Noi dobbiamo chiedere a noi stessi di operare, ciascuno esercitando la sua funzione, per recuperare credibilità come istituzioni, come politica, come organizzazioni politiche, perché è vero che le istituzioni vanno al di là delle persone e le forze che contingentemente le rappresentano, ma i cittadini vedono le persone e le forze reali, le loro parole, cioè le nostre parole, i loro atti, cioè i nostri atti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). A nome del Partito Sardo d'Azione esprimo la più decisa e ferma condanna degli atti criminosi che in questi ultimi mesi si sono susseguiti in Sardegna. A tutti coloro che indirettamente o direttamente sono stati oggetto di minacce, avvertimenti, o di veri e propri attentati va invece la nostra solidarietà umana e politica. Crediamo da sempre nella pace, nei valori universali della democrazia e nel rispetto degli uomini. Rifiutiamo da sempre il ricorso alla violenza e all'uso della forza nella lotta politica. Sono questi i principi e i valori, statutariamente sanciti, che fanno parte del patrimonio politico e irrinunciabile del partito più antico d'Italia, per i quali da 82 anni ci battiamo con passione civile e immutato impegno.

Oggi come ieri la violenza ci è estranea, è altro rispetto a noi e rispetto al nostro agire politico. Oggi come ieri diciamo che la Sardegna non può farsi intimidire dalla violenza. Il popolo sardo non può permettersi di farsi intimidire dai violenti. Le forze politiche devono dunque assumere atteggiamenti conseguenti, sforzandosi oggi più di ieri perché si riaffermi in Sardegna il primato della politica. E` questa la più forte delle risposte che i sardi attendono dalla loro Assemblea nazionale, è questa la sfida che la politica sarda deve lanciare a quanti pensano che sia possibile interrompere o condizionare il regolare svolgimento dell'attività amministrativa, sindacale, associativa o di governo in Sardegna.

E` una questione che riguarda tutte le forze politiche e tutte le nostre istituzioni autonomistiche, ad iniziare dalla nostra Regione autonoma e dalla Assemblea dei sardi, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, ciascuno con le proprie responsabilità, ciascuno con le proprie capacità.

I sardisti non hanno alcun timore di assumersi tutte le loro responsabilità politiche e di esercitare il loro ruolo politico. Siamo una forza di opposizione e faremo opposizione a questo governo regionale, che abbiamo giudicato e continuiamo a giudicare inadeguato alle esigenze e alle necessità della nostra economia e della nostra società. Lo facciamo con tutti gli strumenti leciti che la democrazia e la procedure parlamentari ci riconoscono, senza timore alcuno e senza indugio alcuno, continuando a denunciare le manchevolezze, le inadempienze di un governo regionale sempre più appiattito sugli schemi della politica italiana e di un Presidente della Giunta sempre più subalterno ai voleri del Governo italiano. Un governo e una coalizione che hanno clamorosamente mancato tutti gli appuntamenti che si erano prefissati, che hanno disatteso tutti gli impegni che solennemente avevano assunto, non solo in quest'Aula ma dinanzi a tutti i sardi; quelli delle grandi riforme, quelli del risanamento delle nostre finanze, quelli della modernità dello sviluppo e dell'efficienza della nostra Regione. Niente può allontanare questa Giunta dalle precise responsabilità politiche che il governare assegna a ciascuno dei suoi componenti. Nessuno può pensare di tirarsi indietro o di trovare una scappatoia utile per nascondere la propria incapacità dinanzi a un fallimento di così vaste proporzioni, un fallimento che riguarda tutti i settori strategici per lo sviluppo della nostra Isola: l'acqua come l'energia, il turismo come il credito, l'utilizzo del territorio come l'industria.

Noi lavoriamo principalmente per colmare il vuoto di consenso che intorno alle nostre istituzioni autonomistiche si è creato soprattutto in termini politici, lavoriamo per favorire la partecipazione e la mobilitazione delle migliori energie della Sardegna intorno ad un progetto credibile e politicamente realizzabile. E' questa la strada per isolare pochi violenti e per scongiurare pericolose e antistoriche strumentalizzazioni, per allontanare i pericoli di una stagione di tensione che ci impoverisce tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando le opposizioni hanno proposto al Presidente del Consiglio regionale, ai colleghi della maggioranza, di convocare una seduta straordinaria del Consiglio, insieme a tutte le parti sociali e istituzionali della nostra Isola, vi debbo confessare che pensavamo che il tono del dibattito sarebbe stato diverso. Io rinuncio al mio intervento preparato nei giorni scorsi, e lo faccio per rispetto verso tutte le rappresentanze istituzionali che stamattina hanno preso la parola.

Noi non volevamo soltanto che da quest'Aula si sollevasse un grido di condanna da parte di tutta la società sarda. Volevamo, come hanno detto tantissimi rappresentanti stamattina, mostrare di avere anche la capacità di analisi, la capacità di autocritica, la capacità di proposta, ed è per questo che noi avevamo chiesto al Presidente della Giunta regionale che introducesse questi lavori. Il Presidente della Giunta, nonostante l'invito fatto da tutti i capigruppo, di maggioranza e di opposizione, ha preferito invece scegliere un'altra strada, quella di chiudere i lavori di stamattina. Ritengo che non solo sia stato commesso un gravissimo errore ma credo che si sia persa un'altra importante occasione.

Le organizzazioni imprenditoriali, sindacali, stamattina hanno condannato tutti unanimemente gli atti di violenza e di terrorismo. Ci hanno chiesto che ciascuno faccia la sua parte; hanno espresso solidarietà, però hanno fatto delle analisi, hanno fatto delle proposte. Io credo che da quest'Aula sarebbero dovute arrivare delle proposte, un ordine del giorno unitario, di cui non si vede traccia; da quest'Aula sarebbero dovute arrivare non soltanto la condanna ma anche una proposta, un impegno da parte di tutte le forze politiche di questo Consiglio regionale perché si limitasse il malessere.

Quando le organizzazioni sindacali ci dicono che vogliono risposte immediate, quando le organizzazioni sindacali dicono che vogliono un accordo quadro, quando le forze sociali ci dicono che bisogna attuare l'intesa istituzionale di programma, quando le forze sociali ci dicono che è necessaria una sicurezza maggiore per tutti i cittadini, quando le forze sociali ci dicono: "Vogliamo la concertazione, vogliamo insieme alla classe politica regionale, insieme alla Giunta regionale decidere le sorti della nostra Isola", io credo che da questo Consiglio regionale dovrebbe comunque arrivare una risposta.

Noi ci siamo dichiarati disponibili in termini unitari, abbiamo abbassato i toni, ci siamo resi conto che il terrorismo si batte anche in questo modo, abbiamo cercato di essere costruttivi, vi abbiamo invitato a fare lo stesso; qui non serve, mi dispiace per il collega Capelli, che si dedichi un minuto di silenzio a chi? Che si inizi piuttosto a non fare i proclami, che si inizi a partecipare ai lavori delle commissioni, non è pensabile! Questa è la risposta che vuole la gente da noi! Non è pensabile che dopo i fatti di terrorismo che si sono verificati una riunione di commissione sia stata caratterizzata soltanto dalla presenza delle opposizioni, perché anche il Presidente della Commissione era assente per motivi istituzionali. Non è pensabile che si presenti...

BIGGIO (A.N.).Questo è terrorismo!

FADDA (La Margherita - D.L.). Questo è terrorismo? Io credo che questa, vedete…

PRESIDENTE. Per cortesia colleghi, non interrompiamo.

FADDA (La Margherita - D.L.). Io mi sto sforzando, e seriamente, di non accettare questa piccola provocazione, perché quando un collega, un vice Presidente del Consiglio si riferisce ad un altro collega dicendo che le parole che io sto dicendo sono atti di terrorismo, beh, guardate mi verrebbe voglia davvero di interrompere l'intervento.

Presidente, io mi rivolgo a lei, noi vogliamo dare risposte, vogliamo discutere, non è pensabile che la risposta che la maggioranza ha dato in questi giorni sia quella di dire: "Bisogna rifare un'altra finanziaria", non è pensabile che non ci sia un impegno di tutte, e dico di tutte, le forze politiche. Noi ci siamo dichiarati disponibili a cercare con le parti sociali una concertazione, a cercare di capire quali sono i problemi delle zone interne, perché non possiamo e non dobbiamo condurre delle battaglie insieme? Perché avete respinto una mozione proposta dalle opposizioni sul problema delle zone interne? Perché si vogliono ancora fare delle commissioni d'indagine quando ci sono studi, ci sono analisi già fatte da istituti di ricerca sulle condizioni di malessere di determinate zone della nostra Sardegna?

Credo che la risposta del Presidente della Giunta, e io mi auguro, visto che non l'ha data all'inizio che la dia alla fine, sia: "Noi ci impegniamo almeno a fare uno, due, tre, quattro, cose; le riforme, qualsiasi atto". Quattro punti le chiediamo, Presidente. Non vogliamo strumentalizzare questa riunione; io non so perché lei non abbia preso la parola all'inizio per qualificare anche il dibattito complessivamente e per illustrare le azioni di governo. Noi ci dichiariamo disponibili in questo momento di grave disagio delle nostre popolazioni.

Alcuni colleghi stamattina hanno detto che non bisogna sottovalutare i problemi del terrorismo, ma guai a noi se la classe politica non avesse la capacità di ascolto delle parti sociali, se non ci impegnassimo tutti quanti a far sì che i programmi vengano attuati, che i fondi siano spesi, che le promesse siano mantenute! Guai a noi se continuassimo a delegittimare quest'Aula, Presidente Pili, perché delegittimando il Consiglio regionale delegittimiamo comunque la massima istituzione della Sardegna.

E allora c'è l'impegno da parte nostra, Presidente Pili, Presidente Serrenti, a condannare fermamente gli atti di terrorismo, c'è un impegno da parte nostra a dare una risposta a tutti i problemi che oggi le categorie sociali hanno sollevato. Non li abbiamo chiamati per fare passerella, li abbiamo chiamati perché volevamo ascoltarli, li abbiamo chiamati perché volevamo capire quello che loro stanno vivendo in questo momento. Noi parteciperemo, tutto il Gruppo, allo sciopero generale che i sindacati hanno proclamato per questo pomeriggio, saremo al fianco dei lavoratori. Sono sicuro che tutte le forze politiche oggi saranno presenti.

Mi auguro, Presidente Pili, che nelle sue conclusioni ci dia delle risposte; noi siamo disponibili ad ascoltare e ad impegnarci per far sì che quello che lei oggi ci dirà, se condiviso, sia realizzato; ecco perché un ordine del giorno unitario avrebbe dovuto essere già elaborato, ecco perché la proposta delle opposizioni avrebbe dovuto essere meglio valutata dalla stessa maggioranza. Noi siamo disponibili a far sì che i problemi che le organizzazioni sindacali e imprenditoriali hanno sollevato siano risolti. Ci aspettiamo da lei delle proposte, e siamo ancora disponibili, non soltanto a pronunciare una semplice condanna, e questo è scontato, degli atti di terrorismo, ma a far sì che determinati impegni possano essere presi e mantenuti per dare una risposta a quelli che sono i problemi più drammatici che la nostra Isola sta vivendo.

PRESIDENTE. Anche il gruppo Riformatori - U.D.R. ha deciso di utilizzare i suoi dieci minuti con due oratori, pertanto parleranno prima l'onorevole Floris e poi l'onorevole Vargiu. Ha facoltà di parlare il consigliere Floris.

FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Grazie. La giornata di oggi, almeno per me è carica di valori e sentimenti che superano le appartenenze e contrapposizioni ideali e politiche. La mobilitazione che oggi abbiamo voluto non deve essere un fatto occasionale ma deve essere l'inizio di una mobilitazione permanente pur nella diversità delle opinioni e nella dialettica politica. Questa di oggi è una mobilitazione generale di quanti operano nella nostra comunità, una mobilitazione che parte dall'Assemblea del popolo sardo, che attraverserà nel pomeriggio il cuore della città di Cagliari, capoluogo della Sardegna, per svilupparsi in tutti i comuni dell'Isola, con l'obiettivo primario di sconfiggere i vecchi e i nuovi aggressori della convivenza civile. E` giusto quindi che il Consiglio regionale faccia questa riunione straordinaria e discuta per esprime valutazioni ed assumere posizioni anche contro episodi e fatti come quelli che in questi ultimi tempi hanno portato la Sardegna, purtroppo, alla ribalta della cronaca nazionale.

Ma la condanna e la solidarietà non bastano; leniscono forse i dolori, non curano però le ferite, non estirpano il male. Non è più tempo di enunciazioni, sono urgenti i fatti: ne abbiamo i mezzi e gli strumenti. Quella sarda non è un società in declino, è una società di progresso e di valori, i giovani crescono con ideali forti e con volontà di cambiamento, e noi dobbiamo assecondarli perché, come diciamo sempre, sono loro la speranza, le radici del futuro della Sardegna e del mondo.

Gli episodi che si sono susseguiti in questi ultimi tempi con un ritmo incalzante e crescente non sono certamente da sottovalutare, e tantomeno sono produttive le analisi frettolose, le equiparazioni tra fatti di natura e di origine differenti, l'allarmismo generalizzato, che determinano proposte ed interventi irrazionali, che non incidono sulle cause con rimedi idonei ed efficaci. Senza minimamente indulgere a dubbi di quanti vorrebbero vedere in questa escalation di atti intimidatori e di violenza una sorta di strategia sarda della tensione, essa però, è certamente un monito per la classe politica dirigente regionale.

E' perciò necessario serrare le fila per trovare la via del cambiamento, definendo nuove strategie dello sviluppo, non chiudendoci nelle torri eburnee del potere, aprendo le porte del Palazzo alla società civile, utilizzando il confronto come metodo e strumento ordinario di governo, mentre il Consiglio regionale deve recuperare il ruolo di centralità delle scelte politiche, ruolo ancora più vigoroso per la specificità della nostra autonomia.

Oggi più che mai, per ragioni non solo di giustizia storica, ma anche per coerenza ai principi politici che portiamo avanti, la Sardegna deve essere messa in condizioni di provvedere alle sue esigenze di crescita e di sviluppo. La Sardegna deve essere ascoltata ed esaudita a livello nazionale. La dignità e il senso di misura delle nostre istanze, rappresenta il punto forte dell'istanza regionalista e dell'autonomia speciale, attraverso la quale la Sardegna ha chiesto e chiede di poter provvedere utilmente sé ai suoi problemi, con il concorso dello Stato per superare le stridenti differenze che permangono in campo economico e sociale, causa di notevoli ingiustizie che ne ritardano i processi di crescita e di sviluppo nel contesto dell'intera comunità nazionale. Avvertiamo tutti la delicatezza del momento, ma credo che questi siamo stimoli alti e nobili verso un impegno che tutti dobbiamo ricercare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, noi ci associamo, perché non potrebbe essere altrimenti, alle parole di condanna degli eventi di tipo delittuoso, delle minaccia che hanno creato un clima di inquietudine in Sardegna e che oggi hanno determinato la convocazione straordinaria del Consiglio regionale. Però riteniamo anche che, esaurito il momento della condanna - un momento doveroso, momento di unità, momento di grande partecipazione, quale è stata quella delle forze sociali alla riunione consiliare di questa mattina - sia necessario anche il momento di una successiva riflessione, una riflessione nella quale noi ci domandiamo quanto quella sfida di modernizzazione, di cambiamento in cui sentiamo che la Sardegna oggi è protagonista in Europa, nel mondo, nei nuovi scenari della globalizzazione, quanto questa sfida del cambiamento, della innovazione, della modernizzazione, può reggere avendo la palla al piede di un clima di violenza, di minaccia, di intimidazione che riguarda l'intera società sarda.

E allora forse oggi è importante che nelle riflessioni che si svolgono in questo Consiglio noi tutti riusciamo ad evitare che il clima sia quello di una commemorazione doverosa e senza anima, che sia quello di una liturgia che deve essere comunque svolta sino all'ultima giaculatoria, sino all'ultimo dei commenti che ciascuno di noi deve fare, senza che però questa liturgia abbia un significato profondo, un significato sentito e che dentro di noi sia data risposta alle domande che sono state poste come macigni per questa Assemblea, e che comunque rimangono.

Qual è la risposta che al mondo della politica, che alla classe dirigente sarda richiedono i fatti che si sono svolti nei giorni scorsi e che oggi vengono condannati in questo Consiglio? Noi crediamo che la risposta, forse interpretata negli attimi di silenzio che ci sono stati chiesti da un collega in aula, sia comunque una risposta laboriosa, cioè sia una risposta di richiamo di ciascuno di noi all'esecuzione, sino in fondo, del proprio dovere, affinché, sia con risposte individuali e sia con risposte collettive, la nostra società dimostri che sino in fondo in tutti i suoi snodi, nei più delicati, da quelli dello sviluppo a quelli della difesa dei più deboli, è in grado di camminare ed è in grado di accettare le sfide che il mondo le pone.

Noi abbiamo richiamato, e lo facciamo ancora in quest'Aula, l'importanza che ognuno faccia il compito a cui è destinato, che le forze della polizia, la magistratura svolgano i compiti di investigazione e di repressione che sono necessari, che gli organi di informazione diano, con l'equilibrio che è necessario, tutte le informazioni che sono tese a garantire libertà di ogni cittadino e di ogni componente sociale in questa regione e che questo Consiglio regionale, per la parte che gli è delegata, sappia fare ciò che molti degli interventi delle forze sociali oggi hanno chiesto a ciascuno di noi in quest'aula consiliare, cioè sappia fare quel grande sforzo unitario che serve a far sì che quest'Aula non venga in nessuna maniera delegittimata né nello svolgimento del proprio lavoro, né negli atti che da quest'Aula escono e che hanno ricadute importanti per lo sviluppo della Sardegna.

Noi crediamo che ci siano dei compiti di governo che sono affidati a questa maggioranza e che sicuramente saranno espressi nelle considerazioni finali del Presidente della Giunta, ma crediamo che ci siano dei compiti ancora più importanti, che sono quelli di rappresentanza istituzionale che devono essere svolti in modo tale da assicurare alla massima Istituzione della Sardegna quella credibilità complessiva che deve avere presso tutti i cittadini. Questi sono compiti dell'intero Consiglio, e questo Consiglio regionale può rispondere soltanto con un atteggiamento, quello della laboriosità, della disponibilità verso la Sardegna. Se noi riusciremo a mandare questo messaggio ai sardi sarà la risposta più importante contro il clima di intimidazione che oggi corriamo il rischio di registrare in Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, io cercherò di attenermi ai toni di pacatezza e di moderazione e soprattutto al tema di questa giornata poiché non intendo creare alcuna polemica circa alcune affermazioni che sono state fatte in Aula da esponenti dell'opposizione.

Noi consideriamo importante questa giornata, è un'efficace risposta agli episodi, di cui dobbiamo parlare, per la verità, e sui quali non ho sentito molto, che hanno minato la nostra convivenza civile in quest'ultimo periodo in Sardegna. Vorrei ricordare che vi è stata una impressionante sequenza di fatti, che noi non vogliamo assolutamente minimizzare per dei motivi che sono semplicissimi. Innanzitutto questi eventi hanno un forte carattere simbolico, fanno del gesto, dell'atto dimostrativo un modo di comunicare all'esterno. E anche noi, usando un certo modo di parlare, in maniera spesso anche inconsapevole, forniamo ai loro autori un palcoscenico immeritato.

Noi abbiamo notato come in questi giorni in Sardegna si sia assistito a un'offensiva mediatica, subdola e tale da infilarsi nelle menti di qualcuno. Dobbiamo stare molto attenti a questo. Quindi una risposta ferma, precisa, anche urlata e il rigetto totale senza tentennamenti deve valere sempre. Per noi di destra non vi è alcuna discussione di merito che possa spostarci di un centimetro dalle cose che pensiamo. Certamente, molti di voi l'hanno sottolineato, in questo periodo vi è un quadro difficile, forse anche confuso, ma non riguarda solamente la Sardegna, riguarda il resto d'Italia, l'Europa, il mondo. Parliamo tanto di una Sardegna inserita in un contesto globale e poi ci dimentichiamo che eventi di terrorismo caratterizzano, da molti anni, in particolare in quest'ultimo periodo, la vita civile e politica della nostra Isola.

Sono episodi che hanno scosso le nostre coscienze, ci riportano indietro nel tempo, a memorie che volevamo dimenticare, ci fanno leggere di scorte, di attenzioni maggiori, di inseguimenti strani e soprattutto - questa è la vera realtà, la nuova realtà - di documenti che circolano anche attraverso Internet. Noi spesso e volentieri utilizziamo molta retorica nel dire che la politica deve fornire risposte alte. Tuttavia è vero, la risposta che noi dobbiamo dare deve essere quella, certamente in termini di lavoro, della qualità, della onestà delle opinioni. Dobbiamo essere in grado di sostenere che il confronto politico è importante e serio anche se aspro, anche se nei casi in cui vi sono delle forti contrapposizioni. Per cui, collega Fadda, lei ha risposto, credo, anche ad alcune cose che io ho detto e che sono state ampiamente, come è stato dimostrato, travisate, proponendo una sua visione. Io non voglio farne un uso strumentale, è la sua visione e su ciò comunque noi ci confronteremo, anche se rischiamo di correre verso un crinale pericoloso. E' giusto, però, accettando le sfide, anche le più difficili, che questa risposta ci unisca insieme a quelli che oggi hanno partecipato ai lavori di quest'Aula: il mondo del sindacato, dell'impresa, delle associazioni, dei comuni cittadini, tutto questo si deve saldare.

Noi siamo, come tutti sanno, fautori del dialogo continuo dentro la società, con la società. Pensiamo che ognuno degli attori debba avere un ruolo preciso. Sono persuaso anche che la classe politica di destra e di sinistra non debba essere sempre continuamente colpevolizzata per qualsiasi cosa avvenga nella nostra società. Io credo, e questo è un discorso che dobbiamo fare noi unitariamente, che anche tutto ciò che è fuori da quest'Aula abbia un importante ruolo nella società e che certamente essere sempre sotto i riflettori della critica non aiuta; anche fuori qualcuno dice delle cose che non sempre vanno bene. Il dialogo, dicevo, deve essere un metodo normale del nostroo modo di essere e di agire, di capire, per stare insieme, per cercare errori e anche per migliorarci. Il dialogo deve però permettere alla politica di poter operare le proprie scelte. La politica non deve sopportare le scelte che qualcuno vuole imporre.

C'è un altro dato che ci deve accomunare; è una piccolissima proposta, e forse una piccola carenza anche questa del mondo politico: una maggiore attenzione al problema dell'istruzione dei giovani. Qualcuno penserà all'ovvietà di tutto ciò, ma se qualcuno di voi la sera si prende la briga di farsi un giro su qualche sito Internet, saprà che moltissimi di questi esponenti, chiamiamoli così, del terrorismo dialogano on line con una fitta rete soprattutto di giovani e anche di qualche "vecchia volpe". Quindi nelle scuole e nelle università può crescere il germe del malcontento e delle scelte sbagliate, può prendere piede lo spirito di una emulazione favorita dal tam tam mediatico. Abbiamo molti strumenti sui quali possono viaggiare oggi le opinioni, che non sono solo la TV, la radio o i giornali.

Noi ci aspettiamo, come partito di destra, risultati rapidi dalle indagini. In questo senso le analisi e le informazioni, insieme alla chiarezza sulle cose da fare, che il ministro Pisanu ha fornito puntualmente, ci appaiono convincenti e vanno sostenute. C'è anche - perché non dirlo, piuttosto che massacrarci ogni giorno? - una Sardegna che si muove, una Sardegna che certamente dovrà risolvere molti problemi aperti e che ha di fronte mesi difficili. Io ho apprezzato sinceramente molte delle idee messe in campo con grandissimo garbo dal collega Pasquale Onida. Dal piano di rinascita alle zone interne, argomenti sui quali ci si è scontrati moltissimo, ci sarà modo probabilmente di parlarne forse con un po' più di calma.

Concludo dicendo che saremo alla manifestazione dei sindacati, anche noi innamorati dei lavoratori e al loro fianco.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Murgia. Ha facoltà di parlare il consigliere Corona.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il Presidente del Consiglio regionale, l'onorevole Serrenti, per aver voluto convocare questa seduta straordinaria del Consiglio regionale con primo e unico argomento il terrorismo; una grande occasione democratica, secondo me. Voglio anche ringraziare chi in Consiglio regionale ha sostenuto e suggerito la possibilità di questa mobilitazione unitaria e chi ha partecipato con grande senso di democrazia a questo dibattito.

Abbiamo voluto questa convocazione non per cortesia istituzionale, ma perché abbiamo l'assoluta convinzione che i fatti in esame richiedano una valutazione comune, a tutti i livelli. Da più parti oggi sono state espresse preoccupazioni e aspettative, si è parlato di terrorismo in modo serio e autorevole. Il terrorismo è oggi, in questi giorni, alla ribalta, ma da diverso tempo è presente nella nostra Isola. Non è la prima volta che si affaccia nella vita politica della nostra regione, anche in passato diverse sigle hanno operato in Sardegna. Ecco perché bisogna dire subito che il terrorismo è l'arma di chi non ha cultura democratica, di chi vuole affermare le sue posizioni con l'imposizione della violenza e della paura, di chi vuole imporre regole che non hanno niente a che vedere con la democrazia. Ma tutti noi che siamo qui in quest'aula, e anche chi vi è stato prima, ripudiamo la violenza e il terrorismo. La forza della democrazia, signor Presidente, è data proprio dal reciproco riconoscimento, dal reciproco rispetto e dalla reciproca legittimazione. Abbiamo la ferma convinzione che nessuno può delegittimare nessuno. Possiamo affermare con forza che ciascuno di noi conosce bene i confini tra terrorismo e democrazia: sono agli antipodi, altrimenti non saremmo qui.

Nel passato recente abbiamo assistito prima a piccoli episodi, poi abbiamo avuto il sospetto che ci fossero prove generali di qualcosa di più importante; in seguito, purtroppo, abbiamo avuto le prove, le certezze. Sono stati colpiti la RAI, come prima ha ricordato qualcuno, Videolina, La Nuova Sardegna, L'Unione Sarda e poi la magistratura, i politici, le organizzazioni sindacali, gli imprenditori. Sono tutte persone e organi impegnati in prima linea per la crescita della nostra regione.

Con i suoi attentati il terrorismo cerca di dimostrare che si può colpire tutto e tutti. Noi faremo di tutto perché questo non avvenga. I terroristi che operano in Sardegna, si è detto, hanno rapporti anche con altre organizzazioni in Italia e all'estero. Gli inquirenti ci dicono che appartengono a tre correnti ideologiche: sono anarchici, marxisti-leninisti, indipendentisti. Il nostro impegno, Presidente, deve essere rivolto ad evitare che si saldino malessere e terrorismo; dobbiamo farlo, come è stato ripetuto più volte oggi in quest'aula, con toni pacati ma decisi.

Oggi è emersa una verità sostanziale, il dibattito di oggi ha dimostrato che c'è una forte solidarietà nei confronti di chi è stato colpito e vi è la condanna unanime del terrorismo. C'è una risposta unitaria che è stata data dal Consiglio regionale e dalle forze vive della Sardegna; è una risposta molto importante nel momento in cui pare poter dire che il terrorismo mira più in alto e vuole alzare il tiro. Lo voglio ripetere, la risposta deve essere ed è stata oggi unitaria, ha avuto toni pacati ma fermi, come quelli del ministro Pisanu negli incontri al Comune di Nuoro, il 2 dicembre del 2002, come quelli del ministro Pisanu nella visita a La Nuova, a L'Unione, come quello di oggi. Secondo me è il momento più importante. Incontri come quello di oggi sono utili non solo per dialogare l'uno con l'altro, ma per cercare di capirsi. Qualcuno ha detto che non bisogna dare spazio a questi episodi nei media, ma secondo me la democrazia ha effetti molto importanti sul ruolo dei media. Credo che nascondere la testa sotto la sabbia sia inutile e dannoso. La risposta deve essere una, forte e chiara: no al terrorismo.

Occorre costruire un percorso di crescita delle zone deboli che coinvolga oltre agli aspetti economici anche quelli civili e sociali. Lo spopolamento, l'abbandono scolastico, impongono serie riflessioni a cui le istituzioni devono far seguire decisioni che non possono essere solo repressive. Certo, occorre dare sicurezza per lo sviluppo, occorre diffondere la cultura della legalità, occorre portare l'università nelle zone deboli, perché i giovani sono il futuro di ogni famiglia e della nostra terra. Ma la cosa più importante, Presidente, è che oggi è stata data una risposta unitaria e che quello che abbiamo sentito in questa alta Assise oggi corrisponde al sentimento popolare dei sardi: no al terrorismo! Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Corona. Ha facoltà di parlare il consigliere Spissu.

SPISSU (D.S.). Siamo stati fra coloro che nelle scorse settimane, fortemente preoccupati dal ripetersi di episodi gravi di intimidazione, hanno ritenuto necessaria una risposta alta e unitaria delle forze politiche e sociali e delle istituzioni della Sardegna per manifestare immediatamente e inequivocabilmente la nostra ferma condanna, la nostra assoluta riprovazione verso qualunque tentativo, proveniente da qualunque settore, segmento o scheggia della società sarda, che intenda proporre nella nostra Isola una strategia di intimidazione, di prevaricazione e di destabilizzazione del nostro sistema democratico basato sul rispetto, sul confronto civile, sulla libertà delle opinioni e sulla responsabilità democratica della rappresentanza politica e sociale.

Siamo al fianco degli amministratori, a cominciare dal sindaco di Nuoro, di Gairo, di Burgos, di Guspini, solo per citarne alcuni, dei segretari della CISL e della UIL, delle loro organizzazioni territoriali, dei magistrati e delle forze dell'ordine, dei giornalisti e dei direttori degli organi di informazione, del Presidente dell'Associazione degli industriali, del presidente Pili e degli assessori Masala, La Spisa e Ladu, che sono stati fatti oggetto, in queste settimane, di messaggi violenti e minacciosi rivolti alle loro persone e a ciò che rappresentano nel delicato sistema istituzionale e democratico della Sardegna.

Siamo qui oggi non solo per testimoniare la nostra solidarietà e quella delle migliaia di militanti e cittadini che rappresentiamo, ma soprattutto per confermare e sottolineare la determinazione della sinistra federalista sarda e dei Democratici di sinistra nel contrastare, con gli strumenti della mobilitazione istituzionale e di massa, qualunque fenomeno, da qualunque parte proveniente, che miri a seminare in Sardegna un frutto le cui radici non possono né debbono trovare terreno su cui impiantarsi e crescere.

Oggi, così come ieri, in una sciagurata e devastante stagione di terrore e di morte che ha attraversato il Paese e la stessa Sardegna, con le forze politiche di sicura tradizione democratica, che hanno una più radicata presenza nel mondo del lavoro e nelle loro organizzazioni, i Democratici di sinistra spenderanno ogni loro energia per erigere una diga sicura a difesa delle istituzioni, dei loro rappresentanti, del sistema democratico, della civile convivenza di un popolo che non consente né tollera alcun cedimento a suggestioni culturali e politiche incompatibili con la nostra civiltà e la nostra tradizione.

Non ci può essere fra le forze politiche democraticamente rappresentate in questo Consiglio regionale, e nonostante le profonde divergenze anche di questi giorni su temi fondamentali che ci distinguono dalla maggioranza e dal suo modo di fare, non ci può essere e non ci sarà per parte nostra alcuna tentazione di uso strumentale e polemico dei fenomeni cui assistiamo, in parte ancora sconosciuti ma non per questo meno pericolosi e devastanti. Non selezioniamo la pericolosità delle pallottole in rapporto al destinatario, sarebbe questo un tragico errore. Siamo d'accordo col ministro Pisanu quando dice, come ha fatto in una recente intervista, che è necessario un dibattito che ci faccia alzare lo sguardo al di sopra delle beghe di schieramento e di gruppi, evitando di credere che si possa lucrare un facile ed effimero consenso di parte. Questo è il clima che, nonostante i non pochi tentativi di turbativa di queste giornate, ci sforziamo di mantenere con responsabilità e senso delle istituzioni.

La politica può fare fino in fondo la sua parte, chiudendo ogni varco e ogni spazio a quello che oggi può apparire come un fenomeno innocuo o persino romantico agli occhi giovanili, ma non deve essere sottovalutato né ridotto, come sembra purtroppo fare il presidente Cossiga, in genere acuto osservatore delle cose sarde e del quale apprezzo il ragionamento per paradossi, non può essere ridotto, dicevo, a fenomeno di folklore o, peggio, non si può dire che i sardi non avrebbero il coraggio di fare una rivoluzione con l'uso delle armi, a cui egli stesso non si sottrarrebbe, mandando così messaggi ambigui che giudichiamo gravi e fuori luogo. L'amplificazione mediatica e spettacolare può essere in questa fase, il fine che gli autori di questi atti intendono raggiungere con atti simbolici, ripetuti, rivendicati, diretti verso obiettivi precisi e selezionati. Una sorta di chiamata generale e una dimostrazione di vitalità e di esistenza che, pur senza limitare il necessario diritto all'informazione, non può avere una ribalta costantemente illuminata, e in modo particolare non può avere alcun sostegno ideale in nome di qualunque giustificazione e rivendicazione di autonomia e di separazione.

I Sardi non sono un popolo in catene, e i rappresentanti popolari, democraticamente eletti nei comuni, nelle province e nella Regione devono fare il loro dovere qui e ora, evitando fughe dalla realtà che possono rappresentare un comodo alibi per coprire l'inadeguatezza al proprio ruolo e per non dare al popolo sardo né le riforme di cui c'è bisogno, né una azione politico-amministrativa che vada al cuore dei nodi strutturali del sistema economico e sociale. Le catene più pesanti e quelle più pericolose sono spesso quelle della subordinazione culturale e della inadeguatezza ad essere gruppo dirigente.

Allo stesso modo siamo convinti che esistano profonde e sostanziali differenze tra episodi riconducibili, anche per diretta rivendicazione, a filoni politico-terroristici e l'insieme degli attentati e degli incendi che colpiscono, con un ritmo purtroppo costante, solo in piccola parte amministratori e forze dell'ordine e in modo invece ordinario centinaia di privati cittadini, sia in aree già interessate in passato da questa modalità di relazione sociale, sia in aree nelle quali nuovi e forti interessi mettono in moto vecchie e nuove intimidazioni, che diventano la modalità con la quale si regolano gli affari, le relazioni personali, l'amministrazione.

E` possibile che ci sia chi pensa di approfittare del clima di tensione e del malessere presente nella società per cambiare le cose, come si dice, ma la politica non deve commettere l'errore di legare, con una relazione di causa e di effetto, il malessere e il disagio sociale con un fenomeno che nel malessere può trovare un utile brodo di coltura, ma che non discende direttamente da esso come i figli discendono dalle mamme. Allo stesso modo dobbiamo evitare la semplificazione di quelle analisi politiche e sociali che concentrano lombrosianamente questi fenomeni in un'area limitata della nostra Regione, le cosiddette zone interne, dove terrorismo politico e ordinaria violenza possono saldarsi costituendo una pericolosa miscela esplosiva. E` per questo motivo che non parlerò di commissioni di inchiesta e non mi addentrerò in analisi economiche e sociali; lo faremo in altra sede, lo faremo con puntualità. Il resto dell'intervento lo lascio agli atti del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Spissu. E' iscritto a parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie. Presidente e onorevoli colleghi, sono convinto che tutto quello che potrò dire sarà insufficiente, non avrà la forza e la capacità di raccogliere tutte le indicazioni, tutti i suggerimenti, tutte le riflessioni che questo Consiglio Regionale nella prima parte, in quella del dibattito tra di noi, ha proposto. Ho chiesto, come qualcuno, anche con toni polemici ha rimarcato, di non condividere con il Presidente del Consiglio l'apertura di questa seduta. L'ho fatto per una scelta che ho motivato nella Conferenza dei Capigruppo e che mi permetto di riproporre. Sono convinto che gli atti che hanno generato preoccupazione in tutta l'isola meritassero come risposta non una presa di posizione di parte, la mia, ma che meritassero una risposta alta, autorevole, politica e istituzionale della massima Assemblea regionale. Credo che questa mia posizione non nasconda, come ben si può comprendere, nessun tentativo di delegittimare il Consiglio regionale, anzi persegue, semmai, l'esatto contrario obiettivo, cioè dare all'Assemblea del Popolo Sardo quel ruolo, quella alta, specifica competenza che il popolo le ha appunto affidato, quella di trovare l'unità e la consapevolezza delle proprie azioni e dei propri obiettivi nei momenti difficili. Una capacità che in certi momenti, deve vederci tutti in grado di scindere la politica, quella della contrapposizione quotidiana tra le parti, da una riflessione tanto delicata quanto straordinariamente necessaria. Il Consiglio regionale è l'anima, deve essere il pensiero della società sarda. Deve promuovere, così come oggi ha fatto, il confronto su grandi temi di rilevanza sociale e politica.

Mi consenta, onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, di associarmi alle parole che voi tutti avete inviato con i vostri messaggi a coloro che sono stati oggetto di quei vili gesti, nella indifferenza di alcuni. Credo di parlare, e che questo Consiglio abbia parlato, anche a nome di quegli indifferenti che si annidano nella società civile e che non possono essere confusi con il disagio sociale della nostra terra. Un disagio sociale che esiste, che nessuno, nemmeno chi ha responsabilità di governo, può eludere. In Sardegna c'è la povertà, ci sono fasce sociali che sono marginali rispetto allo sviluppo economico, ma queste, ed è questo il messaggio politico che oggi il Consiglio regionale lancia all'Esecutivo, non possono essere confuse con il pericoloso tentativo che viene messo in campo per minare la sicurezza sociale.

Ecco, se oggi questo dibattito ha una ragione di esistere è proprio quello di dire ai sardi, alla Sardegna tutta, che noi non possiamo perdere di vista la percezione concreta della sicurezza sociale, della sicurezza, dello sviluppo economico posti in pericolo da gesti che davvero possono essere respinti soltanto con una grande mobilitazione unitaria delle coscienze e del nostro popolo. E` vero, potevamo scegliere, e anche questa è stata una valutazione che io ho compiuto, di lasciare quei fatti, quei gesti ai margini della vita istituzionale della nostra Regione. Potevamo cioè non dare, passatemi questo termine forse inadeguato, riconoscimento istituzionale a quelle avvisaglie, a quelle lettere, a quelle minacce concretizzate anche con atti dinamitardi. Sono gesti che appaiono difficili da inquadrare, gesti di cui nessuno di noi può conoscere il "dietro le quinte", che si materializzano in singoli individui che diventano rete nel momento in cui l'allarme sociale viene in qualche modo elevato. Io lascio l'individuazione di essi a chi ha competenza primaria, le forze dell'ordine, gli inquirenti, i magistrati, che hanno il compito di svolgere le indagini per mettere al sicuro i loro autori.

Abbiamo scelto invece la strada di promuovere direttamente, come classe politica, la mobilitazione istituzionale e credo che sia uno degli elementi che meglio configura, con alti e bassi, il tentativo di questa classe politica di assumere il timone della società sarda, un compito difficile che potevamo lasciare nelle mani della valutazione quotidiana della gente nei bar, nelle scuole, nei posti di lavoro e che abbiamo invece voluto attuare in questa assise perché abbiamo ritenuto che questo fosse il luogo dove l'equilibrio, il buon senso, l'etica potessero prevalere. Sono assolutamente convinto che non vi sono pericoli per la democrazia, e mai e poi mai una Assemblea come la nostra può solo fare percepire con questi e con altri gesti che vi sia pericolo per la democrazia. Nessuno potrà mettere in discussione la libertà dell'informazione che in Sardegna ha dimostrato autorevolezza, coraggio e determinazione e nessuno può pensare di utilizzare simili sistemi per minare il serio lavoro delle organizzazioni sociali di categoria che operano in difesa del reale sviluppo economico.

E` vero, siamo preoccupati, sono personalmente preoccupato, tutta una serie di elementi ci inducono a una seria preoccupazione, ma non possiamo dire che l'allarme sociale è il sistema per risolvere questa nostra preoccupazione. Semmai il nostro compito è quello di evitare, e lo dico sapendo quello che dico, di insistere nell'utilizzare metodi che anche la politica molto spesso rischia di adottare nel confronto tra parti, e mi riferisco alle accuse sistematiche di neocolonialismo, che provengono da alcune parti, e diventano il paravento di azioni oggi criminali e domani anche terroristiche. E` questo il motivo su cui io credo dobbiamo tutti noi mettere l'accento. La risposta alle pallottole non può essere legata alla riconferma di questo Consiglio regionale, di questa Giunta, di questa maggioranza che umilmente guido e alla riconferma dell'impegno su temi economici. Chiunque pensa che, alle pallottole, bisogna far seguire un rinnovato impegno sul versante dell'attività amministrativa, sbaglia; per le pallottole c'è una sola risposta: quella della magistratura e degli inquirenti. Le risposte economiche non sono rivolte alle pallottole, sono rivolte ai nostri giovani disoccupati. L'impegno di questa classe dirigente deve essere rivolto a quei tanti cittadini in condizioni economico-sociali difficili, e deve essere rivolto a chi, anche tra le forze dell'ordine, ha operato in questi mesi, in questi anni, consentendo in Sardegna di eliminare il disagio sociale e rafforzare la sicurezza sociale, un impegno per cui credo la classe politica sarda debba essere grata.

PRESIDENTE. Grazie Presidente Pili. I lavori del Consiglio si concludono qui. Il Consiglio verrà convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 14 e 19.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione SANNA Alberto sul risanamento dello stagno di Cabras e sugli indennizzi ai pescatori.

Quanto richiesto dall'interrogante trova già riscontro in termini di conoscenza delle cose fatte e delle prospettive di attuazione delle misure indicate nel Piano di recupero ambientale e produttivo nello stagno di Cabras nella deliberazione della Giunta regionale n. 21/30 del 2 luglio 2002, al cui contenuto si deve fare sostanziale rinvio, non senza ribadire alcune essenziali considerazioni.

Il problema del pieno recupero ambientale e produttivo dello stagno presenta complessità in termini di tempo e operazioni da realizzare.

Non può, infatti, essere sottovalutata la rilevanza ecologica e l'attenzione che bisogna porre nella progettazione degli interventi e nella realizzazione dei lavori.

In tale prospettiva l'Amministrazione regionale è impegnata a sostenere e orientare l'attività dell'Ente delegato, la Provincia di Oristano, per l'espletamento delle procedure di appalto ed esecuzione dei lavori.

Tale azione è esercitata attraverso l'emanazione delle direttive, adottate d'intesa con il Comitato scientifico incaricato della redazione del Piano e con il Comitato di sorveglianza incaricato del controllo degli interventi di attuazione, volte all'individuazione delle misure e soluzioni più soddisfacenti per gli aspetti ecologici e produttivi.

In tale ambito si inserisce, in tutta la sua importanza per la politica ambientale e di valorizzazione produttiva degli ecosistemi stagnali e lagunari dell'isola, la rilevanza delle interconnessioni con il governo dell'acqua a livello di bacino, sulla cui definizione è auspicabile una forte presa di coscienza e la condivisione strategica degli obiettivi di utilizzo delle risorse anche a sostegno della produzione egli stagni.

Sul problema è stato interessato il Commissario per l'emergenza idrica al fine di assicurare la continuità dell'alimentazione dello stagno con acque dolci.

In ogni caso, l'Ente delegato sta procedendo all'appalto delle forniture delle apparecchiature previste nel piano (pompe e sistemi di ossigenazione) e al perfezionamento dell'incarico per la redazione dei progetti.

Sul problema del pagamento degli indennizzi debbo completare il quadro delle erogazioni a favore del nuovo Consorzio Cooperative Pontis con le nuove disposizioni adottate e precisamente:

- determinazione del Direttore del Servizio Pesca, stagni e acquicoltura n. 2522 del 19.11.2002, con la quale è stata disposta l'erogazione di 500.000 euro in conto indennizzi 2002;

- deliberazione della Giunta regionale in data 21 novembre 2002 adottata a seguito dell'entrata in vigore della legge regionale 9 agosto 2002 n. 15, art. 7 lett. I) che ha consentito di utilizzare il residuo dei capitoli di spesa per l'erogazione, entro il corrente anno, del residuo equivalente a euro 206.582, dell'indennizzo dovuto per il 2001.

Tali decisioni comunicate al Consorzio hanno riscontrato la soddisfazione dei pescatori.

In conclusione, farei un grosso torto al senso di giustizia sociale che ispira i miei atti di governo e all'intelligenza e sensibilità del Consiglio regionale, se non rammentassi a me stesso e non richiamassi all'attenzione del Governo regionale e di tutte le forze politiche del Consiglio che, senza evidentemente sottovalutare la gravità della compromissione ecologica produttiva e sociale dell'evento calamitoso del 1999, l'indennizzo costituisce un quid aggiuntivo per i pescatori in virtù dell'atto di concessione esclusiva di pesca.

Non va dimenticato che la quasi totalità dei lavoratori che operano nel Consorzio di Cabras e che esercitano in via esclusiva la pesca nello stagno sono anche pescatori che svolgono l'attività di pesca marittima con regolare imbarco nelle navi da pesca e pertanto, svolgendo anche tale tipo di attività, beneficiano delle misure socio-economiche che tale sistema offre (es. fermo biologico).

Pertanto, le ragioni di giustizia sociale e l'obiettivo di assicurare parità di trattamento dei pescatori mi inducono a presentare, nel d.d.l. per l'adozione di misure urgenti in materia di pesca, in prospettiva di una razionalizzazione dell'esercizio delle attività e nel rilascio dei rispettivi titoli abilitanti, la disciplina delle opzioni per l'individuazione da parte dei pescatori dell'attività prevalente che vogliono svolgere e ottenere le pertinenti autorizzazioni per l'esercizio dell'attività prescelta.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Vassallo - Cogodi - Ortu sul ritardo nella ricostituzione del Comitato tecnico consultivo per la Pesca (561), e Masia - Balia - Ibba sulla mancata nomina dei componenti del Comitato tecnico consultivo per la pesca.

Con riferimento alle interrogazioni citate, riunite per connessione, va premesso che se le doglianze lamentate per i ritardi obiettivi con i quali il Comitato tecnico consultivo regionale per la Pesca è stato ricostituito corrispondessero a reali disagi per le imprese e per i lavoratori del settore e più in generale per l'azione politico-istituzionale della Giunta, per l'onestà morale e intellettuale che profondo nel mio lavoro, non esiterei per un solo istante ad assumere le mie responsabilità di governo e le conseguenti decisioni per il rispetto che devo a questo ruolo. Posso invece rassicurare gli interroganti e l'Assemblea che l'azione politico-amministrativa non ha subito sostanziali e significativi condizionamenti perché il tavolo della concertazione con le parti sociali, le organizzazioni di categoria e i sindacati è rimasto costantemente aperto su tutte le questioni generali e specifiche sollevate e il supporto tecnico scientifico della ricerca è stato sempre assicurato nell'adozione di misure di gestione delle risorse ittiche: dunque le grandi e importanti questioni istituzionali con il consenso delle componenti maggiormente rappresentative del mondo della pesca sono state affrontate senza indugi e senza ritardi. Questo vale, nello specifico, nell'esame di apposito schema di d.d.l. sulla modifica della legge 34 sul fermo biologico di prossima presentazione al Consiglio volta ad attuare la misura attraverso programmi pluriennali di ripopolamento per aree geografiche omogenee in forma autoregolamentata da parte delle marinerie, già sottoposta al tavolo della concertazione.

Anche l'attività amministrativa si è esplicata con sostanziale continuità nelle materie tecniche più propriamente legate e dipendenti dall'attività consultiva del Comitato, sia perché i programmi di spesa sono stati definiti prima della decadenza dell'organo (assorbendo peraltro le limitate risorse assegnate nel biennio 2001-2002), sia perché il settore delle concessioni demaniali (altra materia in cui interviene il potere del Comitato) è sostanzialmente consolidato e poche sono le procedure di concessione in atto.

Anche senza voler ricercare scusanti per i ritardi con i quali gli uffici istituzionali e le organizzazioni hanno provveduto alla designazione dei rappresentanti in seno al Comitato (atteggiamento negativo che comunque voglio rimarcare) devo anche ricordare la necessaria riflessione e riconsiderazione sulla struttura, funzionamento e ruolo del Comitato, alla luce dei principi affermati nella legge 26 marzo 1999, approvati dal Consiglio ma rinviati dal Governo, per i quali mi sento di esprimere una piena condivisione. Non ultimo il superamento dell'intesa per la nomina dei membri della ricerca scientifica presente nel Comitato che, per il merito delle valutazioni richieste agli stessi, devono essere espressione delle esigenze prettamente attinenti al ruolo istituzionale dell'Assessorato all'Ambiente sulla tutela e gestione delle risorse biologiche.

Colgo l'occasione offertami dagli interroganti per informare che, nell'ambito del pacchetto di norme da inserire nel d.d.l. che la Giunta regionale intende presentare in materia di pesca è inserita, oltre alla riprogrammazione del fermo biologico su base autogestita, anche la modifica delle norme che attualmente disciplinano il Comitato Pesca, rendendole aderenti all'attuale assetto istituzionale e organizzativo dell'Amministrazione ed eliminando vincoli normativi inattuali che comunque ne condizionano il funzionamento e che hanno avuto una parte essenziale, come già ribadito, nell'ultima fase di ricostituzione del Comitato. (562)

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della regione all'interrogazione FRAU sui concorsi banditi dal Comitato di gestione provvisoria del Parco dell'Asinara.

Riguardo all'interrogazione di cui all'oggetto, si esprimono le seguenti considerazioni.

Il parco dell'Asinara sarà costituito come Ente Nazionale ai sensi della Legge 8 ottobre 1997; nelle more della costituzione le funzioni di salvaguardia del territorio, già formalmente delimitato dal Decreto del Ministro dell'Ambiente 28/11/97, sono svolte da un comitato di gestione provvisorio costituito col decreto medesimo.

Pertanto questo Assessorato non ha competenza nei confronti dell'organo di gestione, anche provvisoria, di detto Ente. (569)

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della regione all'interrogazione DETTORI - BALIA - LAI - MANCA - MASIA - ORTU - PACIFICO - PINNA - SCANO sulla ristrutturazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna.

L'interpellanza in oggetto concerne la deliberazione n. 9.22 del 30.09.2002, con la quale l'I.Z.S., ad avviso degli interpellanti, avrebbe "approvato la nuova struttura organizzativa dell'ente" con:

- istituzione di un numero rilevante di strutture complesse ed innumerevoli unità operative;

- conseguente aumento rilevante dell'organico.

L'Istituto è ricompresso tra gli enti regionali di cui alla Tabella A della L.R. 15 maggio 1995, n. 14, ai fini degli atti di indirizzo, controllo, vigilanza e tutela da parte dell'Amministrazione regionale. Ai sensi dell'art. 3, lett. e) della citata legge, pertanto, sono soggetti al controllo preventivo di questo assessorato "regolamenti ed altri atti a contenuto generale riguardanti l'ordinamento degli uffici, la pianta organica, lo stato giuridico e il trattamento economico del personale".

Nessun atto dell'I.Z.S., è attualmente all'esame di questi uffici, né è stata mai trasmessa per il controllo la delibera del 30.9.2002.

Copia della delibera in parola, tuttavia, è stata informalmente acquisita unitamente alla nota dell'I.Z.S. 3 dicembre 2002 n. 10631, indirizzata all'Assessorato della Sanità, con la quale la Direzione dell'Ente fornisce chiarimenti sull'argomento in parola.

Dalla documentazione acquisita si evince che la deliberazione di approvazione dell'organigramma dell'I.Z.S., è stata considerata "base per l'elaborazione in corso di perfezionamento della pianta organica" e, quindi, atto preparatorio, non ritenuto rientrante, ai fini del controllo, nella fattispecie prevista dalla L.R. 14/95 citata, perché non produttivo di effetti concreti sull'assetto organizzativo dell'Istituto.

Si fa presente, infine, che qualora alla delibera di che trattasi si attribuisse la valenza prospettata nell'interpellanza, essa risulterebbe decaduta, ai sensi dell'art. 4 comma 1 della L.R. 14/95, a causa del mancato invio dell'atto al controllo preventivo di legge. A cura dello scrivente sarà notificata all'Istituto opportuna raccomandazione in merito.

Si allegano in copia la delibera n. 9.22 e la nota 10631 dell'I.Z.S.

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

VISTA la legge n. 503 del 23.06.70;

VISTA la legge n. 745 del 23.12.75;

VISTA la legge Regionale n. 15 del 22.01.86 sull'Ordinamento dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna;

VISTO il D.Lvo n. 270 del 30.06.93 e successive modificazioni e integrazioni;

VISTA la legge Regionale 15 maggio 1995, n. 14 "Indirizzo, controllo, vigilanza e tutela sugli Enti, Istituti ed Aziende Regionali";

VISTA la legge Regionale 23 agosto 1995 n. 20 "Semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento degli Enti Strumentali della Regione e di altri Enti Pubblici e di diritto pubblico operanti nell'ambito regionale;

ATTESO che si è reso necessario provvedere con la massima urgenza alla revisione dell'organizzazione del lavoro, allo scopo di ridefinire la pianta organica dell'Ente, secondo le indicazioni fornite dalla Regione Autonoma della Sardegna, presupposto indispensabile per poter procedere all'espletamento dei concorsi pubblici per la copertura dei posti vacanti;

RICHIAMATE in proposito le sottoelencate deliberazioni del Presidente:

- n. 563 del 27.06.2001 con la quale è stato affidato alla Società Sistemi Aziendali di Carlo Albertario & C. s.a.s., l'incarico di curare il riassetto organizzativo dell'Ente;

- n. 947 del 08.11.2002 con la quale la Società Sistemi Aziendali è stata incaricata di provvedere alla "Valutazione della struttura organizzativa e ridefinizione del sistema delle responsabilità dell'Istituto";

- n. 588 del 28.05.2002 con la quale alla suddetta Società è stato affidato l'incarico di provvedere all'intervento per il miglioramento organizzativo e gestionale dell'Istituto;

VISTA la nuova struttura organizzativa dell'Ente elaborata dalla Società Sistemi Aziendali e dal Gruppo Direzionale interno, validata dal Direttore e dal Segretario Generale;

SENTITE le Organizzazioni Sindacali Aziendali;

Presenti e votanti n. 4

Voti favorevoli n. 4

SENTITO il parere favorevole del Direttore;

DELIBERA

Per quanto precisato in narrativa:

1) Di approvare l'organigramma allegato che sarà la base per l'elaborazione in corso di perfezionamento della pianta organica;

VISTO si esprime parere FAVOREVOLE sotto il profilo della legittimità ai sensi dell'art. 5 della L.R. n. 14/95.

IL DIRETTORE F.to Salvatore Depalmas

IL SEGRETARIO GENERALE F.to. Anna Marchesi

IL PRESIDENTE F.to Vincenzo Piras

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All'Assessore alla Sanità

Regione Autonoma della Sardegna

Cagliari

Oggetto: articolo apparso sul quotidiano "La Nuova Sardegna" domenica 24 novembre dal titolo "Un riassetto preoccupante".

In riferimento all'interrogazione presentata dai consiglieri regionali Ivana Dettori, Peppino Balia, Silvio Lai, Pasqualino Manca, Pierangelo Masia, Velio Ortu, Nazareno Pacifico, Giampiero Pinna e Piersandro Scano sulla riorganizzazione dell'Ente mi preme precisare quanto segue:

1. In riferimento alle ?ingenti risorse finanziarie che la Regione ogni anno destina all'Istituto? va precisato che l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, Ente Sanitario di Diritto Pubblico, come si evidenzia dal bilancio 2002 è finanziato dallo Stato attraverso il Fondo Sanitario Nazionale per il 68,29%, dallo Stato attraverso i progetti di ricerca corrente e finalizzata per il 6,80% dalla Regione Autonoma della Sardegna (per progetti speciali) per l'1,6%. Va doverosamente ricordato che presso l'Assessorato alla Sanità della RAS è dislocato a titolo gratuito da quattro anni un gruppo di lavoro (facente parte dell'Unità di Crisi per la Blue tongue) costituito da due veterinari, un assistente amministrativo ed un coadiutore amministrativo tutti dipendenti di questo Istituto. Il restante 23,23% degli introiti va riferito alla vendita dei vaccini, ai trasferimenti da altri Enti ecc.

2. in riferimento alla riorganizzazione citata nell'interrogazione che porterebbe ?all'istituzione di un elevato numero di strutture complesse? va precisato che la delibera 9.22 del 30 settembre 2002 è un atto preparatorio che prevede, contrariamente a quanto asserito nell'interrogazione, una diminuzione delle strutture complesse dell'Ente e non un aumento. La riduzione delle strutture complesse si è resa necessaria a seguito della rilevazione dei carichi di lavoro e dell'analisi delle attività svolte all'interno delle strutture complesse (dipartimenti) attivate con la delibera n. 11.46 del 23.12.1995 e che erano complessivamente in numero di dieci.

La riorganizzazione prevista dalla citata delibera 9.22 del 30 settembre 2002 accorpa alcune strutture complesse in aree tematiche (Sanità Animale, Sicurezza Alimentare, Benessere Animale, Ricerca e sviluppo, Sezioni Diagnostiche Territoriali) con il risultato che le strutture complesse sono state ridotte da dieci ad otto (compresi i Dipartimenti diagnostici di Cagliari, Nuoro ed Oristano). Il provvedimento si è reso necessario per adeguare l'organizzazione ai nuovi compiti e servizi assegnati all'Ente dallo Stato. Va ricordato che con il D.M. dell'8 maggio 2002 sono stati istituiti presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, due prestigiosi Centri di Referenza Nazionale: il Centro di Referenza Nazionale per la Zootecnia Biologica ed il Centro di Referenza Nazionale per l'Echinococcosi/Idatidosi. Inoltre è gia stata approvata dalla specifica commissione Ministeriale l'istituzione presso questo Istituto di un terzo Centro: il Centro di Referenza Nazionale per le Mastopatie Ovine e Caprine per il quale siamo in attesa che venga emanato apposito D.M.

3. per quanto sopra "alti incarichi dirigenziali" paventati sono rappresentati da quelli gia esistenti da anni nell'Ente.

4. i suddetti incarichi verranno alla scadenza riconfermati secondo quanto previsto dai CC.NN.LL. della Sanità.

5. "le nuove onerose assunzioni" temute nell'interrogazione riguarderanno il personale da assumere per il funzionamento dei Centri di Referenza Nazionale citati ed il personale indispensabile per dare risposte alle mutate esigenze sanitarie soprattutto riferite alla BSE ed alla Bluetongue. Qualora le suddette assunzioni non fossero condivise è evidente che questo Ente dovrà rinunciare alla istituzione dei suddetti Centri per la gioia di qualche Istituto Zooprofilattico del Continente che si vedrà assegnati in seconda battuta i suddetti Centri di Referenza Nazionali.

6. da ultimo va precisato che la pianta organica approvata dalla R.A.S. nel 1995 era di 270 unità lavorative e che al momento i dipendenti di ruolo dell'Ente sono in numero di 184. (573)

Risposta scritta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione LAI - SPISSU - MORITTU sulla ripartizione delle risorse del Fondo Unico a favore delle Università della Sardegna. (577)

Si comunicano in appresso e notizie richieste con l'interrogazione indicata in oggetto e le notizie fornite dall'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio in merito all'interrogazione in oggetto.

Il Comitato paritetico, previsto dalla legge regionale n. 26 del 1996, competente a proporre la ripartizione del Fondo indistinto previsto nel bilancio regionale a favore delle due Università dell'Isola, si è riunito in data 15 luglio 2002. In quell'occasione il Comitato non aveva adottato una determinazione definitiva sulla ripartizione del fondo; si era sviluppata una discussione su taluni punti, quali le esigenze della Facoltà di scienze motorie, che aveva assorbito l'ISEF, anche la stessa problematica della sede universitaria di Tempio, l'ipotesi, di massima, di confermare la percentuale di ripartizione dell'anno precedente 2001, che era stata effettuata sulla base dei finanziamenti che negli anni precedenti venivano accreditati a ciascuna delle due Università (L. 6.340.000.000 a Cagliari e L. 4.700.000.000 a Sassari). E' stato anche accennato ad una intesa intervenuta tra i Rettori circa una ripartizione del Fondo indistinto per il 2002 nella misura del 60% per Cagliari e del 40% per Sassari. La riunione, peraltro, è stata rinviata ad altra data, per consentire ai due Rettori di presentare il Programma di utilizzo del Fondo Unico per il 2002.

La successiva riunione si è tenuta il 5 novembre 2002; in tale sede si è decisa la ripartizione del Fondo Unico tra le due Università nella percentuale del 60% a Cagliari e del 40% a Sassari, previa deduzione a favore della Università di Sassari della somma di 775.000,00 euro, per far fronte agli oneri relativi alla sede universitaria di Tempio, ormai avviata e che non può essere lasciata priva di continuità.

I Rettori hanno ripetutamente sottolineato l'urgenza di un consistente adeguamento del Fondo, in quanto non riescono a far fronte alle crescenti esigenze e soprattutto nell'auspicio di una crescita del livello degli Atenei Sardi, rispetto a quelli della Penisola e dell'Unione Europea.

In merito all'interrogazione in oggetto si precisa che:

- il ddl concernente la legge finanziaria e di bilancio 2002 approvato dalla Giunta Regionale ed esitato dalla competente commissione consiliare prevedeva un fondo unico da ripartirsi fra le due Università isolane con un importo pari alle annualità precedenti;

- tale fondo è stato incrementato durante i lavori dell'Aula consiliare per un ammontare pari a Euro 770.000 da destinarsi ai corsi universitari di Tempio nell'ambito della successiva programmazione di riparto.

Ad ogni buon fine si allega copia dell'emendamento.

Emendamento modificativo GIUNTA REGIONALE

Nell'emendamento n. 182 è introdotta la seguente variazione:

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

In aumento

UPB S11.016 Formazione universitaria e ricerca

(Cap. 11057) 2002 € 770.000

Copertura finanziaria

03 - PROGRAMMAZIONE

In diminuzione

UPB S03.006

(voce 4) 2002 € 770.000 (592)