Seduta n.202 del 31/05/1997
CCII SEDUTA
Sabato 31 maggio 1997
Presidenza del Presidente SELIS
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 28 maggio 1997, che è approvato.
Continuazione e fine della discussione delle dichiarazioni
del Presidente della Giunta sulla situazione politica.
PRESIDENTE. A conclusione del dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta, ex articolo 118, l'ordine del giorno prevede la replica del presidente Palomba, al quale do la parola .
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, in questi giorni si è svolto un serrato e approfondito dibattito, in taluni casi aspro ma nel complesso adeguato alla gravità e alla grandezza dei problemi in discussione. La coalizione di governo non vi si è sottratta, al contrario attraverso le dichiarazioni del Presidente della Giunta sulla situazione politica ha consentito che le diverse posizioni emergessero con limpidezza, affinché il Consiglio ne prendesse atto. L'opposizione ha così potuto svolgere il suo ruolo; lo ha fatto con differenza di accenti e talora anche di stili. Accanto a interventi critici molto seri se ne sono registrati altri contraddistinti da aprioristiche accuse alla coalizione o alla Giunta e da travisamenti delle parole e delle intenzioni. Così è avvenuto quando si è detto che la relazione introduttiva era caratterizzata da fastidio per il dibattito. Niente di più errato. I riferimenti all'attività in corso nel Consiglio ad opera dell'Esecutivo erano volti a situare il dibattito nel cuore di un percorso di attuazione programmatica che la coalizione considera certamente ancora non del tutto sufficiente, ma tuttavia significativo di una volontà di operare valide scelte politiche e amministrative peraltro richiamate nel dibattito.
Ugualmente priva di aggancio al reale è l'accusa di
minacciosità delle mie dichiarazioni, con riferimento agli
importanti referenti sociali costituiti dal mondo del lavoro, delle
imprese, degli artigiani, dei commercianti, dei pastori. Nessun
artificio dialettico del pur bravo argomentatore onorevole Masala
può cancellare dalla scena politica il fatto che quei referenti
sociali chiedono a gran voce che si eviti un'altra crisi. Questi
sono fatti che potranno non piacere ma che comunque esistono. Così
come si è equivocato sul riferimento ad altre regioni. Esso aveva
solo il significato di richiamare come i problemi della Sardegna
non siano solo nostri, ma siano purtroppo comuni ad aree sempre più
vaste in Italia e in Europa. Se se ne trascura la vastità e la
profondità, come sembrerebbe aver chiesto l'opposizione, si può
anche fare protesta ma ci si sottrae al dovere di esaminare con
serietà tutti gli aspetti dei problemi per meglio fronteggiarli.
Quando, ad esempio, come qualcuno ha fatto, si considera
disprezzabile l'aumento sia pur lieve dell'occupazione registratosi
in Sardegna nel 1996 si fa un torto alle risorse della Sardegna che
hanno operato duramente in questo periodo, perché si trascura di
considerare come per risolvere il drammatico problema del lavoro
non siano oggi disponibili ovunque ricette né semplici né facili,
diverse da quelle approvate con l'ultima finanziaria da questo
Consiglio e dalla accelerazione della spesa, che peraltro
rappresenta un problema esistente in tutta l'Italia. Proprio in
questi giorni il quotidiano economico "Italia oggi" ha detto che in
una Regione c'è stata la diminuzione dell'occupazione dello 0,7 per
cento pari a 13 mila unità lavorative concentrate soprattutto
sull'industria e sull'edilizia. Quella Regione è una Regione del
nord, il Piemonte, che si dice presenta problemi analoghi a quelli
di altre regioni sempre del nord Italia. Ecco il mio era solo un
richiamo all'importanza e alla fatica del fare e del proporre più
che alla cultura dell'aspettare o del protestare, non è sempre
stato questo uno dei più rilevanti problemi di noi sardi? I
consiglieri che si richiamano alle forze di governo si sono dal
canto loro presentati a questo dibattito con onestà e chiarezza di
posizioni, senza reticenze e senza tacere le difficoltà che
percorrono la coalizione di Governo. Esse sono state richiamate
innanzitutto con il riferimento al fatto che alle elezioni
regionali sarde le componenti che hanno dato vita al centro
sinistra arricchito dai sardisti si siano presentati distinti e con
programmi diversi, con aspettative differenti, rispetto alla
costruzione di una nuova cultura politica e al cambiamento.
L'armonizzazione dei diversi programmi la si è dovuta fare in
itinere, ne ha così sofferto la speditezza dell'azione e
hanno talora prevalso meccanismi di veto più che volontà di
superamento delle posizioni. Tale necessità di armonizzazione si è
rivelata in relazione a diversi aspetti programmatici e a diversi
punti a cominciare dalle riforme, ma un altro esempio di questa
difficoltà è stato rappresentato dal Master Plan, nei
rapporti tra occupazione e ambiente, su questo tema voglio dire
subito che l'approfondimento è ormai avanzato ad un punto tale che
la questione sarà portata per la definizione alla prossima seduta
di Giunta, quella immediatamente successiva alla conclusione del
dibattito. Di ciò sarà doverosamente data comunicazione agli enti
locali e all'imprenditore anche nell'eventualità di determinazioni
societarie che lo riguardano. Questo è un fatto dovuto come
necessità della pubblica amministrazione di dare comunque risposte
a qualunque cittadino che le richiede. La stessa insufficienza
della legge elettorale che è stata nel dibattito considerata con
influente negativamente sull'amalgama politico programmatico della
coalizione, infine i processi di assestamento e di nuovo
radicamento dei partiti e dei gruppi hanno fatto sentire i loro
effetti sulla compattezza delle diverse compagini politiche le
quali hanno subito mutamenti anche rilevanti se non forti scosse
dovute all'ancora incompiuto processo dell'identità politica,
questi fatti non sono necessariamente riconducibili alla
complessiva azione di governo del Consiglio e della Giunta. Essi
piuttosto esistono adesso e convivono con essa e la condizionano
fortemente in modo che il rinnovamento della politica e delle
regole è fatto non meno importante dell'azione amministrativa. Il
dibattito è stato dunque lo specchio fedele delle tensioni e delle
difficoltà che percorrono il quadro politico, esso è stato insieme
espressione della volontà del Consiglio di uscire da questa
situazione. E' emersa pienamente la consapevolezza e l'orgoglio dei
consiglieri di rappresentare ciascuno e tutti insieme l'espressione
della sovranità popolare deputata a risolvere i problemi politici.
E' risultata chiara la volontà di governare da parte del Consiglio
anche questo passaggio della vita politica per dimostrare la
capacità dell'istituzione consiliare di rispondere al suo ruolo,
questo fatto è determinante per il riavvicinamento delle
istituzioni ai cittadini, questo Consiglio è espressione
legittimamente rappresentativa delle istanze del popolo, la Giunta
del Presidente lo rispettano e ne proteggeono le
prerogative. Questa è l'Assemblea parlamentare che i cittadini
hanno voluto. Noi siamo stati chiamati a governare questa difficile
fase, noi tutti insieme nella differenza dei ruoli e dei valori in
cui ci riconosciamo e tutti ispirati nell'interesse dei sardi e
nella volontà di presidiare il prestigio e il decoro di tutte le
istituzioni autonomistiche, esse hanno una loro vita
indipendentemente da chi le rappresenta nei diversi momenti e
devono restare il punto di riferimento più alto per i cittadini.
Anche con questo dibattito il Consiglio ha dimostrato di avere le
risorse per governare questo difficile momento con autorevolezza e
prestigio. Questa sarà la migliore risposta al clima di sospetto
che circonda le istituzioni regionali. Con il voto che seguirà il
dibattito, il Consiglio determinerà nel rispetto delle regole
democratiche il futuro corso politico. L'ordine del giorno
presentato dal centro destra invita la Giunta a dimettersi, questo
invito per la verità è stato rivolto anche da altri settori per
ragioni e con motivazioni differenti, alcuni colleghi di un Gruppo
facente parte della coalizione di governo ritengono che questo
passaggio segnatamente con riferimento alla Presidenza sia
essenziale per consentire alla coalizione di recuperare compattezza
e celerità di azione. Taluni hanno parlato del venir meno del
rapporto fiduciario, altri pur critici hanno parlato di
responsabilità complessive della coalizione a diversi livelli. C'è
poi la richiesta di dimissioni della Giunta presentata da
Rifondazione Comunista come fatto preliminare alla instaurazione di
relazioni con questa forza politica, anche prima che un tavolo di
confronto verifichi le esigenze programmatiche e le possibilità di
comune impegno nelle complessive azioni di governo a livello o di
Consiglio o di Giunta. Nelle mie dichiarazioni, che hanno aperto il
dibattito, avevo detto che la Giunta e il suo Presidente sono a
disposizione del Consiglio e che il dibattito sarebbe servito a
verificare se c'è una maggioranza di governo alternativa
all'attuale ovvero se all'interno della stessa coalizione che oggi
sostiene la Giunta ci sia un'ipotesi alternativa, all'esito di ciò
avevo detto avremmo assunto tutti insieme le conseguenti
determinazioni. Ora la Giunta e il Presidente non sono
autoreferenziali, essi sono espressione della maggioranza
consiliare, alla quale devono fare costante riferimento e alla
quale deve essere rimessa la decisione sulla permanenza o sulla
sostituzione. La Giunta e il Presidente non hanno posizioni diverse
da quelle della coalizione che li sostiene, perciò la decisione è
rimessa alle forze e ai gruppi che la compongono, ai quali è
ovviamente riservata ogni determinazione. Né la Giunta né io
avremmo autonomamente decidere di restare o di dimetterci, c'è una
solidarietà politica tra Esecutivo e Gruppi consiliari di
riferimento che affida a questi ultimi la determinazione della
linea politica. Ora i gruppi di coalizione sono stati concordi
nell'esercitare la loro responsabilità politica nel senso di
evitare in questa fase una crisi al buio, lo hanno detto tutti i
Capigruppo intervenuti motivandolo con l'esigenza di evitare una
discontinuità nell'azione politico amministrativa che sarebbe
dannosa per la Sardegna e lo hanno motivato con la conferma della
fiducia alla Giunta. C'è dunque una determinazione compatta in
questa direzione espressa dai Capigruppo della coalizione che
sostiene il Governo regionale; né la Giunta, né il Presidente
possono averne una differente. Con questa solidarietà l'Esecutivo e
i Gruppi che lo sostengono si presentano unitariamente oggi
all'esame del Consiglio. Ciò non contrasta con l'analisi che la
coalizione di centro sinistra e sardista ha fatto anche su se
stessa in questi giorni, la coalizione è pienamente consapevole che
non aprire crisi al buio per senso di responsabilità non significa
affatto evitare un profondo ripensamento su se stessa, per arrivare
ad un nuovo e più forte accordo politico anzi è emerso da diversi
interventi anche in maniera esplicita che evitare crisi al buio non
significa trascinare con difficoltà una esperienza politica che
invece per sprigionare tutte le sue potenzialità ha bisogno di
vigore chiarezza compattezza politica e programmatica. Così è
emersa con nitidezza la necessità di lavorare intensamente per il
compattamento di tutte le componenti della coalizione, ricucendo
gli strappi ovunque si siano verificati, riconducendo tutte le
forme di dissenso nell'ambito di una ricchezza utilizzabile come
risorsa di governo piuttosto che come occasione di separazione.
Esistono energie importanti ed essenziali nell'ambito che si
richiamano ai valori del centro e della sinistra e sardiste che
dobbiamo saper ricondurre a sintesi, non si tratta solo di un
problema numerico pur esistente, c'è qualcosa di assai più
importante ed è la nostra responsabilità di condurre a termine un
progetto di cui avvertiamo tutta la grandezza. C'è un grande spazio
per tutti coloro che a quel progetto si richiamano e c'è forte
responsabilità per tutti, noi dobbiamo lavorare per rafforzare
tutte le espressioni di quel progetto con unità di intenti
riconducendo ad unità tutte le espressioni di diversità, in
altre circostanze il disagio ha percorso maggiormente l'espressione
della sinistra, oggi il fenomeno di differenziazione concerne di
più le espressioni del centro. Ebbene da molti interventi si è
levato l'auspicio a ricomporre i problemi e a evitare le
divaricazioni, il centro rappresenta per il progetto politico che
vogliamo realizzare una componente essenziale per ragioni storiche,
per ragioni politiche analogamente alla importanza che hanno le
componenti sardista e delle sinistre. Tutto l'arco del
centrosinistra ha piena consapevolezza che quest'area deve essere
rafforzata e deve restare unita procedendo al proprio interno alle
necessarie ricomposizioni, attraverso una opera paziente e
quotidiana di sintesi che tutti gli altri devono favorire ma nella
quale devono evitare di ingerirsi per rispetto delle dinamiche
interne che devono restare pienamente autonome. E' vero, la
politica è un'arte dura e difficile che comporta la continua
necessità di confronto; desidero riconoscerlo oggi esplicitamente
nel momento nel quale ho avvertito che talune espressioni da me
pronunciate, in altri periodi, sono state interpretate come da me
profferite sopra le righe. Non ho mai ritenuto corretto, né
umanamente né politicamente, criminalizzare persone, soprattutto
quelle che professano valori vicini ai miei e ancor più a quelli
del progetto in cui crediamo. Piuttosto mi sono sovente, non
soltanto in occasioni recenti, riferito a una cultura di
disgregazione che tutti insieme dobbiamo combattere, ma mai ho
pensato di collegare cultura disgregatrice e dissenso che, anzi,
considero come espressione della volontà di combattere per
perseguire un progetto. Perciò sono certo che a dibattito concluso
potrà essere realizzata la ricomposizione di tutte le forme di
dissenso all'interno della maggioranza. A questo obiettivo comunque
io lavorerò intensamente. Sono altrettanto certo che la nascita di
nuove identità politiche, come quella che si richiama a
Rinnovamento italiano, di cui in questi giorni abbiamo avuto
notizia, saprà rappresentare un modo per conferire ricchezza al
progetto comune, se saprà evitare il rischio che la
differenziazione possa comportare difficoltà. Una forte
ricomposizione delle forze del centrosinistra è la condizione per
andare ad un serio confronto con Rifondazione comunista. Dal
dibattito sono emerse su questo problema significative novità che
fanno considerare il '94 come lontano quanto una era geologica, e i
successivi anni comunque come molto lontani. Le forze politiche di
sinistra avvertono come uno strappo, grave e inaccettabile, quello
che all'inizio di questa legislatura separò quell'importante forza
politica nella esperienza di governo dopo che aveva
significativamente contribuito al successo elettorale progressista.
E sempre più queste forze politiche di sinistra si appellano alla
sensibilità dei propri alleati di governo perché comprendano come
questo strappo non può continuare, e si apra con quella forza
politica un confronto basato sulla pari dignità rispetto a tutte le
altre forze. Il Gruppo sardista ha da tempo dato la propria
disponibilità al dibattito. Sono anche emerse posizioni nuove
espresse dal Capogruppo del Partito Popolare ormai pronto alla
apertura di un pieno confronto e anche dal Capogruppo del Patto che
ha compiuto significative aperture sul piano programmatico al
confronto medesimo. Resta dunque soltanto una differenza di
percorso rispetto alla proposta di Rifondazione comunista, quella
cioè del preliminare azzeramento della Giunta. I Gruppi del
centrosinistra e sardista sono dunque pronti ad aprire il confronto
politico programmatico, ritengono però che esso vada aperto in
maniera serrata e stringente, nel giro di pochi giorni dopo il
dibattito, senza apertura di crisi ma nella piena disponibilità a
perseguire il nuovo patto di governo. La Giunta così continuerebbe
a svolgere il proprio compito di governo per il tempo strettamente
necessario a consentire la conclusione di tale confronto a partire
dal programma, all'esito del quale sarebbero verificate tutte le
conseguenze. In tal senso la coalizione, secondo gli interventi
unanimi di ieri, ritiene che verrebbe recepita nella sostanza
l'indicazione politica della proposta di Rifondazione comunista
fondata sulla apertura di un tavolo di confronto, assolutamente
alla pari, per un nuovo accordo politico che riparta da condizioni
di pari dignità tra le forze politiche. Per questa ragione non
pochi Capigruppo hanno dichiarato di considerare un utile base di
partenza l'ordine del giorno dei consiglieri Murgia e Sassu, che io
personalmente apprezzo, e che va nella direzione dell'impegno da me
assunto, nelle dichiarazioni di apertura, di favorire un confronto
serrato subito dopo la chiusura del dibattito. In tal modo si
registrerebbe soltanto una differenza sul metodo ma non
sull'obiettivo che è quello di aprire il confronto con pari
dignità. Io spero che il Gruppo di Rifondazione comunista accolga
favorevolmente questa nuova attenzione della coalizione verso
questa forza politica che gode di tanta stima, per quanto mi
riguarda anche di apprezzamento per il radicamento nella società,
per l'impegno sui temi della solidarietà e del lavoro. Io ribadisco
e confermo, a nome della coalizione, l'impegno di dare vita
immediatamente dopo la conclusione del dibattito ad uno stringente
confronto, volto alla ritessitura dei rapporti interni alle forze
dell'attuale coalizione di governo e a verificare fino in fondo
tutte le convergenze per un accordo politico completamente nuovo, e
riferendo al Consiglio nel tempo breve strettamente necessario. Un
accordo che ripensi ex novo programmi, obiettivi, forze
politiche e soggetti della azione di governo ad ogni livello con
l'indicazione di priorità e scadenze, fondato sulla attuazione di
alcuni punti di straordinaria importanza, a cominciare dal lavoro e
dalle riforme, e cercando anche positivi e proficui campi di azione
comune con la opposizione nel rispetto dei reciproci ruoli. Questo
obiettivo è nell'interesse di quanti tengono alla realizzazione del
progetto di sviluppo sociale ed economico di questa terra, e alla
intransigente difesa della nostra specialità in una dimensione
federalista basata sulla solidarietà e sul rispetto della nostra
identità di popolo e di nazione. Attendiamo dunque serenamente la
risposta del Consiglio che riguarderà insieme Giunta e coalizione
dato che unico è l'obiettivo e unico il percorso stabilito. Siamo
tutti consapevoli che una eventuale maggioranza per censurare non
sarebbe certamente una maggioranza per governare e non è detto che
i problemi che si aprirebbero sarebbero più facilmente componibili
di quelli che potrebbero essere risolti con il percorso
dell'immediato confronto per un nuovo e forte accordo politico a
dibattito concluso. Se una alternativa politica vi sarà sarebbe
importante che essa emergesse alla luce del sole per proporsi ed
affermarsi come maggioritaria. A quel punto avremmo garantito la
transizione senza traumi, con quel senso di responsabilità che ci
deve caratterizzare soprattutto in questa difficile fase.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.). Sì, signor Presidente, sull'ordine dei lavori per dire che c'è stato nel corso di tutta la sessione dei lavori del Consiglio un dibattito impegnato, serio, alto anche nella durezza del confronto tra posizioni differenti. C'è stata ora, come previsto, la replica del Presidente della Giunta, a noi sembra opportuno, proponiamo questo alla valutazione del Presidente del Consiglio, dei colleghi e dell'Aaula, a noi sembra opportuno che ci sia breve sospensione, io indicativamente proporrei mezz'ora, per le indispensabili...scusate, colleghi, non stiamo giocando. Siamo ad un tornante decisivo della legislatura, c'è stato un atto importante come la replica del Presidente; i Gruppi e i singoli consiglieri hanno la necessità, io credo, di fare le proprie valutazioni sul contenuto della replica. Quindi io propongo formalmente una breve sospensione che ho indicato nell'arco di mezz'ora.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sempre sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, riteniamo che una richiesta di questo genere non possa trovare opposizione neanche da questi banchi. Proprio perché ci rendiamo conto, e questa è la riprova che il dibattito che il Polo delle libertà, Forza Italia, Alleanza Nazionale e il rappresentante del CDU, in questo Consiglio era finalizzato ed è finalizzato a imporre elementi di chiarezza sullo stato di una crisi che ormai era fuori di quest'aula. L'abbiamo riproposta in quest'aula, non saranno trenta minuti, se questo serve ai colleghi della maggioranza per un ulteriore approfondimento. L'importante è che questo dibattito abbia portato finalmente alla attenzione di tutti quelli che sono i problemi veri di questa coalizione di maggioranza.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, accogliamo la richiesta di sospensione di mezz'ora.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 40, viene ripresa alle ore 11 e 31.)
PRESIDENTE. E' stato presentato un emendamento, il numero 1, all'ordine del giorno numero 2. Passiamo ora all'ordine del giorno numero 1, di cui è già stata data lettura. Chiedo, prima di passare alla votazione, se ci sono dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno numero 1. Per chiarire: noi abbiamo due ordini del giorno, uno a firma Pittalis, Masala e Amadu, che è stato oggetto di discussione, e poi un altro ordine del giorno a firma Murgia e Sassu. A questo ordine del giorno Murgia e Sassu è stato presentato l'emendamento numero 1 che emenda un capoverso. L'ordine in cui affrontiamo gli ordini del giorno è questo: prima affrontiamo l'ordine del giorno numero 1 e poi il numero 2. Quando affronteremo il numero 2 naturalmente verrà illustrato l'emendamento che è stato presentato e si procede secondo la normale procedura.
Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Siccome, signor Presidente, lei sta dando per acquisito l'emendamento numero 2 e, come tale, è stato considerato anche dal Presidente della Giunta nel corso della replica, io prima di considerarlo acquisito agli atti e sottoponibile al voto del Consiglio, devo fare qualche eccezione. E l'eccezione attiene all'inammissibilità dell'ordine del giorno numero 2, perché non è un ordine del giorno ordinario, chiamiamolo così, e cioè che tragga la sua ragione dall'articolo 120 del Regolamento, perché non è legato a un progetto di legge, non è legato a una mozione, ma su questo poi ritorneremo, né a un atto sul quale il Consiglio si deve pronunciare. Può essere legato, solo ed esclusivamente, all'ordine del giorno di sfiducia che è stato presentato da Pittalis, Masala, Amadu e altri. E allora poiché deve essere votato l'ordine del giorno numero 1, che è di sfiducia, è chiaro che a questo non può essere presentato altro ordine del giorno, perché l'articolo 116 del Regolamento è chiaro in materia: non è consentita la votazione per parti né la presentazione di ordini del giorno. Ma d'altra parte c'è una logica, perché le mozioni di fiducia o di sfiducia devono essere sottoscritte da un decimo di consiglieri, cioè da otto consiglieri, e allora l'ordine del giorno numero 2 non può essere considerato qualificato neppure ordine del giorno di fiducia perché mancano delle firme. E quindi diventa ordine del giorno normale, ordinario, cioè quello presentabile anche da un consigliere regionale singolo, e in tal caso non può essere utilizzato questo strumento in questa sede perché è in discussione già un ordine del giorno di sfiducia che non sopporta ordini del giorno. Quindi è ammissibile.
PRESIDENTE. Sul problema che è stato posto mi pare che si possa prendere in considerazione questa interpretazione. Siamo in sede di dibattito sulle dichiarazioni della Giunta, ai sensi dell'articolo 118 del Regolamento; il problema della discussione e votazione degli ordini del giorno è disciplinata dall'articolo 120 che recita: nell'esame di un progetto di legge, di una mozione e di altri atti sottoposti all'approvazione del Consiglio, possono essere presentati, sull'argomento in discussione, ordini del giorno al fine di promuovere una decisione da parte del Consiglio. Ritengo che l'argomento in discussione siano le dichiarazioni del Presidente, e sulle dichiarazioni del Presidente sono stati presentati due ordini del giorno e un emendamento. Quindi al fine di proporre una decisione. La differenza che c'è fra i due ordini del giorno è che uno è di sfiducia, e quindi ha firme e ha una procedura che è disciplinata come sapete, dall'articolo 116 (i tre giorni eccetera), ma questo non impedisce di presentare un ordine del giorno che abbia natura diversa e che impegni la Giunta a fare altre cose, ad assumere delle iniziative. Quindi sulla discussione del 118 si possono presentare mozioni di fiducia e mozioni di sfiducia, seguendo la procedura dell'articolo 116 (le firme, i tre giorni eccetera) ma non si vede perché, su questo argomento (questa è l'espressione usata dall'articolo 120) in discussione non possano essere presentati altri ordini del giorno che, nel caso non fossero né di fiducia né di sfiducia, seguono la procedura dei normali ordini del giorno, cioè non i tre giorni e così via. Questa è un'interpretazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, innanzitutto le dichiarazioni del Presidente della Giunta non sono un atto. Quando il Regolamento, all'articolo 120, parla di atti, si riferisce ad atti formali. Noi sappiamo che l'articolo 118 è stato utilizzato per consentire l'avviamento del dibattito, il più ampio possibile, come richiesto dalla stessa maggioranza. L'atto in questione è la mozione o l'ordine del giorno che era stato presentato dal Polo e l'altro da Rifondazione Comunista, quello è l'atto che ha provocato il dibattito in Aula, che ha messo in moto il meccanismo di questa discussione, e quindi l'unico atto al quale si può fare riferimento è quello. Le dichiarazioni del Presidente, per quanto di grande rilevanza esse possano essere, tuttavia non sono un atto, non sono una mozione e non sono un progetto di legge. E comunque l'ordine del giorno numero 2 non fa alcun riferimento al dibattito in atto ma a fatti esterni a quest'Aula, e quindi poteva benissimo essere considerato autonomo nella sua formulazione.
Secondo, c'è un diritto di prelazione, c'è un
diritto di chi arriva prima: qui esiste l'ordine del giorno di
sfiducia presentato dal Polo. E allora vorrei trovare una qualunque
giustificazione al secondo comma dell'articolo 116 e in rispetto di
questo vorrei sapere in che modo debba essere rispettata questa
norma. Cioè qui non v'ha vi è dubbio che c'è un ordine del
giorno di sfiducia ritualmente presentato, che è stato posto in
discussione, e sul quale si chiede il voto dopo il decorso dei tre
giorni. Su questo mi pare che non ci siano né dal punto di vista
formale, né dal punto di vista sostanziali eccezioni da muovere da
qualunque parte. Se questo è, e lo è, l'atto che anche
cronologicamente deve essere per primo votato, questo atto non
sopporta assolutamente ordini del giorno. E' questo atto che
dobbiamo votare e non lo sopporta l'ordine del giorno. Non è
assolutamente possibile seguire strade diverse perché se così fosse
noi avremmo stravolto il significato di questo, perché un ordine
del giorno che, sia pure surrettiziamente, voglia legarsi a quello
che lei ha considerato atto, ma atto non è, come le dichiarazioni
del Presidente, nient'altro, essendo volto ad annullare gli effetti
dell'ordine del giorno di sfiducia non avrebbe altra finalità che
quello di farne bocciare la sfiducia, e quindi è un'implicita
mozione di fiducia. E allora c'è una contraddizione in termini:
cioè la fiducia in questo caso può essere espressa soltanto
attraverso il rigetto, la bocciatura della mozione di sfiducia. Non
c'è altra soluzione.
PRESIDENTE. Pare che le interpretazioni poi siano più vicine di quanto appaia. E' evidente, io forse non sono stato chiaro nel proporre l'ordine dei lavori, ossia che l'ordine del giorno numero 1 viene messo in votazione prima. E' chiaro che l'ordine del giorno numero 1 conclude invitando la Giunta a dimettersi. Se passa l'ordine del giorno numero 1 decade tutto il resto.
Se l'ordine del giorno numero 1 non passa, quindi non passa la mozione di sfiducia, è possibile un ordine del giorno che impegni la Giunta a fare consultazioni o altre cose, ma l'ordine del giorno numero 2 non è un ordine del giorno di fiducia. La fiducia e la sfiducia sono legate all'ordine del giorno numero 1. Per riepilogare, perché l'onorevole Masala ha ricordato anche la storia: erano state presentate due mozioni che chiedevano al presidente Palomba di riferire in Aula. Le mozioni sono state poi superate, e non sono state messe in discussione e non sono neanche state citate nell'ordine del giorno, sono state superate dal fatto che il Presidente ha scelto di fare le dichiarazioni ex articolo 118, quindi le mozioni, di fatto, avevano raggiunto il loro obiettivo che era quello di portare il dibattito sulla situazione politica in Aula. Il dibattito si è aperto con dichiarazioni del Presidente della Giunta ex articolo 118. Questo è l'argomento, non è un atto, ma è un argomento in discussione, nel quale si è inserito l'ordine del giorno numero 1 di sfiducia, che ai sensi dell'articolo 116 richiede un certo numero di firme e tre giorni, per questo si è arrivati a votare stamattina.
L'ordine del giorno numero 2 non è un ordine del giorno né di fiducia né di sfiducia, è un ordine del giorno che impegna la Giunta a fare certe cose, consultazioni e altre cose. Il problema della fiducia o della sfiducia, quindi, è legato all'ordine del giorno numero 1. E' evidente che se passa l'ordine del giorno numero 1 la Giunta è invitata a dimettersi e non ci sono altre possibilità; se non passa l'ordine del giorno numero 1, quindi se non passa la sfiducia, il Consiglio può impegnare la Giunta nell'ambito del suo argomento a discutere, a prendere altri impegni, a fare delle consultazioni, a sentire, ma il numero 2 non è in alcun modo un ordine del giorno di fiducia.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Il Consiglio è stato convocato in base all'articolo 118 del Regolamento. In sede di discussione del 118 è stato proposto un ordine del giorno, che è il numero 1. Ordine del giorno che chiaramente rientra nella previsione dell'articolo 116, trattandosi di un ordine del giorno di censura politica di carattere generale. Quindi è applicabile in tutto l'articolo 116, il quale prevede che non solo nei casi di mozione di fiducia o di sfiducia, ma anche in caso di presentazione di ordine del giorno di censura politica di carattere generale, non si possano presentare ulteriori ordini del giorno. Questo per una ratio del Regolamento, cioè di impedire con la presentazione di ordini del giorno ordinari che si possa eludere il principio che le votazioni sulla fiducia e sulla sfiducia debbano avvenire a scrutinio palese. Se noi consentiamo la presentazione di ordini del giorno più o meno mascherati, che però ineriscono comunque al dibattito sulla fiducia e la sfiducia, noi stiamo consentendo l'aggiramento della disposizione per cui la fiducia e la sfiducia si esprimono a scrutinio palese. Occorre pertanto essere molto precisi sull'andatura dell'ordine del giorno numero 2, non è dubbio che questo ordine del giorno sia un atto di fiducia condizionata. E' un atto di fiducia condizionata perché chiaramente dice alla Giunta: "resta in carica ma attiva delle procedure di consultazione politica per arrivare al tuo stesso superamento, per cercare di creare un nuovo quadro politico". E non si può, non c'è sicuramente il criterio della prevenienza in questo caso sollevato dall'onorevole Masala, perché chiaramente ordini del giorno di fiducia o di sfiducia se ne possono presentare infiniti. Chi arriva primo chiaramente avrà precedenza nelle votazioni e potrà comportare questo la decadenza degli ordini del giorno successivi, ma non è che può precludere allo schieramento avverso la presentazione di un ordine del giorno nel caso di fiducia se è stato presentato quello di sfiducia. Io credo però che questo ordine del giorno sia inammissibile sulla base della considerazione che manca il numero delle firme necessarie, perché appunto aveva bisogno come ordine del giorno di fiducia anche questo di un decimo dei voti. Pertanto credo che sia inammissibile la presentazione di ordini del giorno che non attengono né alla fiducia né alla sfiducia, una volta presentato un ordine del giorno di sfiducia, e che sia inammissibile in particolare quest'ordine del giorno, pur avendo le caratteristiche sostanziali di ordine del giorno di fiducia, per mancanza del numero dei presentatori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.). Prendo la parola, signor Presidente, in modo tale che il Presidente che deve assumere una decisione complessa sul piano procedurale abbia il quadro delle opinioni sul punto del Regolamento dei Gruppi. C'è un punto chiaro e uno meno chiaro, diciamo. Il punto chiaro è che l'ordine del giorno numero 1 ha un carattere evidentemente preliminare rispetto al secondo e questo è stato, mi pare, chiarito in modo solare. Così come anche è stato chiarito che, pur avendo un carattere preliminare non ha però un carattere preclusivo, possono ben essere presentati altri ordini del giorno sulla questione della fiducia o della sfiducia. Il problema che viene sollevato è complesso, io adesso introduco un altro punto, perché ha un'implicazione immediata sulle modalità di voto, perché una cosa è se siamo nel campo dell'articolo 116, mozione di fiducia o sfiducia, altra cosa è se la materia ricade sotto l'articolo 118. Se siamo nell'articolo 116, sto parlando naturalmente dell'ordine del giorno numero 2 ora, perché per quanto riguarda il primo mi pare che non ci siano davvero questioni, è chiarissimo, se siamo sotto il 116, allora è un ordine del giorno di fiducia diciamo condizionata, come argomentava poc'anzi il collega Bonesu, con la disciplina di voto che ne consegue, cioè appello nominale. Se siamo sotto la disciplina del 118, è un ordine del giorno di diverso carattere, con una differente disciplina di voto, cioè quella prevista dal capo 16 del Regolamento. Capisco bene che se fossimo, uso il condizionale, per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 2, sotto la disciplina del 116 si porrebbero altre questioni che sono state illustrate dal collega Masala. Allora, noi vorremmo che si evitasse una cosa che sarebbe, diciamo, un tantino imbarazzante sia dal punto di vista regolamentare istituzionale che dal punto di vista politico, e cioè che noi votassimo prima un ordine del giorno sulla fiducia-sfiducia per appello nominale e poi qualora questo primo ordine del giorno venisse respinto, procedessimo ad un voto che di fatto sarebbe sulla fiducia, a scrutinio segreto, perché potrebbe determinarsi, potrebbe, io naturalmente siccome non prevedevo questi sviluppi, sto diciamo improvvisando, sto parlando...
LOCCI (A.N.). Hai colto il punto, è lì che arriviamo.
SCANO (Progr. Fed.). Non è che io divento felice per il plauso delle opposizioni, però naturalmente quando si parla di Regolamento e di applicazione del Regolamento bisogna saper prescindere da immediati interessi di carattere politico. A noi preme evitare che ci sia, diciamo, sulla stessa materia, di fatto un voto con una certa disciplina e un voto con un'altra disciplina, perché ne potrebbe derivare una certa confusione sul piano istituzionale e politico, non vorrei che al termine della seduta, noi ci trovassimo nella condizione di dire: che cosa abbiamo fatto? Quindi a me pare che su una materia che effettivamente è delicata, sia utile che chi ha ritenuto di farlo, se altri lo ritengano facciano, illustrino una posizione in modo che il Presidente poi possa decidere con una piena cognizione e con la sua consueta saggezza e imparzialità, noi naturalmente come sempre su tutte le questioni regolamentari, rispetteremo e accoglieremo la decisione e il pronunciamento del Presidente qualunque essa sia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Sì, signor Presidente, noi
vorremmo capire, io non ho capito ancora quali sono le conseguenze
che dobbiamo sviluppare in ordine alla discussione dell'ordine del
giorno. Noi abbiamo aperto questo dibattito con le dichiarazioni
del Presidente sulla base di due mozioni, presentate da
Forza Italia,e da Alleanza Nazionale e dal Gruppo di
Rifondazione Comunista. Sulla base di questo si è sviluppata una
discussione, e oggi abbiamo avuto la replica della
discussione stessa. Adesso dobbiamo discutere dell'ordine del
giorno che è la conseguenza ultima di questo dibattito e della
presentazione delle mozioni. Le dichiarazioni di voto avvengono
sulle due mozioni o avvengono sull'ordine del giorno che è
conclusivo, che riassume, è riassuntivo del dispositivo delle due
mozioni, perché questo è importante, è su questo che dobbiamo
pronunciarci, dobbiamo pronunciarci cioè su una situazione di
estrema chiarezza, perché non vorremmo che fossero né confusione di
ruoli, né confusioni ultimative in ordine alla posizione che ogni
gruppo, che ogni forza politica, ma io mi preoccupo della nostra,
dobbiamo prendere per l'ordine del giorno che è in discussione.
Ecco: l'ordine del giorno è riassuntivo delle due mozioni che nel
dispositivo arriva alle stesse conclusioni, o le dichiarazioni di
voto si riferiscono all'ordine del giorno, pardon alle
mozioni che abbiamo presentato e che hanno dato origine a questo
dibattito all'introduzione e alla conclusioni del Presidente della
Giunta. Questo è un chiarimento assolutamente indispensabile prima
di procedere ad ogni ulteriore dibattito in sede di Consiglio.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola agli altri
colleghi che l'hanno chiesta, vorrei subito chiarire il problema
che mi pone l'onorevole Montis. Pensavo di averlo chiarito prima.
Erano state presentate due mozioni per attivare il dibattito, poi
il dibattito è stato attivato sul 118 quindi le mozioni di fatto
non sono state di fatto, se voi andate a guardare, vi chiedo
conferma agli uffici, non sono state citate nell'ordine del giorno
di apertura della seduta perché l'ordine del giorno di apertura
della seduta recitava "Dichiarazioni del Presidente sulla
situazione politica ex articolo 118" quindi le mozioni, di
fatto, avevano raggiunto l'obiettivo che era quello di portare la
discussione in Aula, quindi le due mozioni in questo momento non
esistono più. Esistono le dichiarazioni del Presidente, esiste una
mozione di fiducia numero 1 e esiste, scusate, esiste un ordine del
giorno di sfiducia numero 1, ed esiste un ordine del giorno di
altra natura. Voi adesso avete sostenuto e state sostenendo delle
ragioni diverse, io vorrei, per chiudere, dare la parola ai
colleghi che la chiedono, in modo tale da avere io stesso una
visione completa delle opinioni e poi magari con un momento di
riflessione per valutare anche i contributi che sono venuti
dall'Aula, cinque minuti di sospensione e mi permetto di
decidere.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
BALLERO (Progr.S.F.D.), Assessore degli affari
generali, personale e riforma della Regione. Presidente, io
credo che sia stata utile la posizione espressa inizialmente
dall'onorevole Masala perché ci consente di affrontare un problema
con meditazione e non in maniera quasi automatica come si stava
andando a fare, io credo però che la posizione espressa
dall'onorevole Masala non sia condivisibile, e sia condivisibile
quanto diceva proprio or ora il Presidente del Consiglio regionale,
io sono andato a vedere e la seduta odierna è la seduta numero 202,
sabato 31 maggio 1997, ore 10, che è convocata al primo punto:
"Comunicazioni del Presidente"; al secondo,"Dibattito sulle
dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sulla
situazione politica ". Allora è chiaro che in tutti i casi in cui
il Regolamento consente, ai sensi dell'articolo 118, alla Giunta di
sottoporre all'esame del Consiglio un problema di grande rilevanza
politica, perché questo è lo strumento a disposizione della Giunta
per aprire un dibattito che può essere su qualunque tema, dallo
sviluppo industriale, alla occupazione, al turismo, al lavoro, a
qualunque argomento di grandissima rilevanza, viene aperto con le
dichiarazioni ai sensi del 118. E' evidente che per il corretto
funzionamento delle istituzioni, la Giunta e la maggioranza, su
temi di grande rilevanza, ha necessità di concluderli con un voto;
e questo è quello che il 118 consente, questo è quello che anche
nelle passate legislature è sempre avvenuto. Se si desse
l'interpretazione dell'onorevole Masala si determinerebbe che ogni
volta l'opposizione, o, comunque, otto consiglieri,
potrebbero innestare sulle dichiarazioni ex 118 una mozione
di sfiducia, e secondo quella tesi impedire che si deliberi sul
merito della questione che è all'ordine del giorno del Consiglio.
Quindi noi qui non siamo in una seduta che ha per oggetto la
presentazione di una mozione di sfiducia e la discussione sulla
stessa. Siamo in una seduta che ha per oggetto le dichiarazioni del
Presidente su cui si è innestata una mozione di sfiducia. Per
queste ragioni io credo che l'ordine del giorno sia sicuramente
ammissibile. L'altro problema che resta è che la
individuazione...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Ballero, ma vi pregherei intervenendo di essere un po' asciutti su queste cose, di restare entro i termini previsti. E pregherei soprattutto, questo è il motivo della interruzione, i colleghi di seguire. Anche io faccio fatica a sentire e poi devo decidere. Prego onorevole Ballero.
BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Dicevo, superato il problema della ammissibilità della votazione di un ordine del giorno distinto, nell'ambito del 118, dalla mozione di sfiducia, il problema è quello di individuare qual è il contenuto oggettivo che ha l'ordine del giorno numero 2. Io su questo mi rimetto alle valutazioni che farà il Presidente, segnalando soltanto che in caso lo si interpreti come una mozione di fiducia, come sottolineava l'onorevole Bonesu, per la quale non ci sarebbe il numero sufficiente di firme nella presentazione, che l'eventuale integrazione delle firme sarebbe pur sempre possibile, anche in data odierna, con la presentazione di un ordine del giorno aggiuntivo, nuovo, integrativo, quello che è, che abbia lo stesso contenuto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Sull'ordine dei lavori, signor
Presidente. Io direi, proprio per una speditezza anche dei lavori,
che si proceda alla votazione del primo ordine del giorno. Le
questioni relative al secondo ordine del giorno eventualmente si
possono discutere dopo, perché potrebbe essere anche del tutto
superflua la discussione che si sta svolgendo in questo momento. Mi
pare che gli interventi veramente apprezzabili del collega
Bonesu, e anche l'apporto dato dall'onorevole Scano, al
punto, possano dare alla Presidenza gli elementi per decidere.
PRESIDENTE. Allora io dico questo. Locci, Amadu, Fois e poi è chiuso il dibattito. Poi vi chiedo tre minuti di sospensione perché ho l'esigenza di riguardare il tutto e di fare un po' il punto, poi decidiamo ed andiamo avanti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Presidente, è in moto, a pieno regime di giri, l'ufficio complicazioni cose semplici. Allora, per sgombrare subito il campo dall'ultima proposta dell'onorevole Ballero, cioè il fatto che si possa integrare con le firme l'ordine del giorno il quale potrebbe essere un ordine del giorno ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento, a quel punto scatterebbe l'esigenza dei tre giorni, e quindi sarebbe discutibile oggi ma certamente non votabile. Questo credo debba essere altrettanto chiaro. Allora io non credo che ci sia necessità di votare due ordini del giorno; se i proponenti dell'ordine del giorno numero 2 lo ritirassero, otterrebbero il medesimo scopo perché l'ordine del giorno di censura presentato dal Polo, che in sé contiene al di là della votazione che ne verrà fuori un atto di fiducia o di sfiducia perché se verrà respinto è chiaro che verrà confermata la fiducia, se verrà invece accolto sarà confermata la fiducia. Io non vedo quindi neanche la necessità pratica proprio della presentazione del secondo ordine del giorno che, tuttavia, se venisse mantenuto in piedi, Presidente, questo lo dico perchè è l'unico punto che è stato toccato in maniera intelligente dall'onorevole Scano, che ha preveduto e preceduto le nostre intenzioni; cioè mettiamoci d'accordo e stabiliamo se il secondo ordine del giorno è un ordine del giorno ai sensi dell'articolo 116, allora lo abbiamo detto è inammissibile, noi riteniamo che lo sia perché nella sostanza contiene una richiesta di fiducia, e l'onorevole Scano l'ha detto con grande onestà e ha parlato di fiducia di fatto, se non riconducibile all'articolo 116 in senso tecnico giuridico. Però se si dovesse accedere, a nostro modo di vedere in maniera scorretta, dicendo che l'ordine del giorno numero due è un normale ordine del giorno ai sensi dell'articolo 120, su questo, Presidente, sto chiedendo a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale il voto segreto. Con questo abbiamo così eliminato l'utilità di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e
colleghi, io credo ormai che stia emergendo non solo in quest'aula
ma da parte dell'opinione pubblica e da parte di chi deve informare
l'opinione pubblica un fatto estremamente grave. Si sta continuando
sull'ambiguità, si sta continuando sulle proposte e sui giochi di
parole per nascondere una situazione che sta arrivando ormai al
capolinea. Perché diciamocelo chiaramente, si ascoltano gli
emendamenti, non si capisce che cosa voglia dire, l'emendamento
proposto pone una questione di rinvio della questione di
Rifondazione comunista, diciamocelo chiaramente, lo dicano
chiaramente i proponenti, lo dica chiaramente il centrosinistra, lo
dica chiaramente chi sta cercando di dilazionare i tempi perché non
è in grado di fa quadrare il cerchio. Allora mi pare che sino ad
ieri le posizioni fossero estremamente chiare; la stessa
Rifondazione Comunista aveva parlato prima di dimissioni e poi di
trattative. Ci sono evidentemente altri settori che chiedono i voti
di Rifondazione però non vogliono che entri in Giunta; non si
capisce perché, però i voti servono. Allora occorre essere chiari.
L'onorevole Masala ha posto una questione di una chiarezza
esemplare; poi naturalmente il Presidente nella sua saggezza
deciderà se è esemplare o se non lo è. Non c'è dubbio però che
altri interventi hanno portato acqua ad un tentativo di
ingarbugliamento della interpretazione per prendere tempo, per
rinviare, ma non è più rinviabile, non è più tempo di rinvii
ulteriori; ci deve essere chiarezza, si dica chiaramente se si
vuole un governo con una maggioranza ben chiara, oppure se quel
governo non lo si vuole. Perché questa è chiarezza che si deve
fare, qui veramente la questione morale che va oltre quella
politica si pone in termini urgenti, molto urgenti. Qui entra in
ballo la coscienza civile di tutti noi, il dovere di dare risposte
chiare. Perché non si capisce se il Consiglio viene trascinato in
una questione di interpretazione, se viene trascinato in una fase
di logoramento istituzionale che travalica la questione politica.
C'è qualcuno in quest'aula che deve assumersi le proprie
responsabilità perché allora, sì, che diventa necessario ed
eminente lo scioglimento del Consiglio. Però siano chiarire
chiarite le responsabilità, non è possibile andare oltre. Si
chiedono i rinvii, ed è giusto che si chiedano i rinvii, ci devono
essere le riflessioni, non capisco come possa una componente
importante della maggioranza chiedere riflessioni ulteriori sulle
dichiarazioni del Presidente quando il Presidente fa parte della
maggioranza e quindi si presume che vi sia una stretta
collaborazione, quindi una sintesi in un momento in cui il
Presidente non sta annunciando cose arcane, sta annunciando cose
che ha concordato nella maggioranza. Allora io dico: superiamo le
questioni regolamentari, si dica con chiarezza se la Giunta ha i
numeri per andare avanti oppure no. Se la Giunta non ha i numeri
per andare avanti, ne prenda atto immediatamente. Se i numeri ce li
ha ne prendiamo atto, dopo di che chi deve governare governi e dia
risposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). L'onorevole Amadu ha parlato della necessità di assumere le responsabilità da parte dei consiglieri. Credo che su questo non ci sia dubbio; tutti siamo d'accordo sul fatto che, comunque, sarà l'ordine del giorno numero 1 ad essere votato per primo, e questo significa un'assunzione di responsabilità. Ma non è la stessa cosa sapere che, intorno all'ordine del giorno, c'è il deserto, non c'è nessun documento al quale fare riferimento o, da prima del voto, riguardo l'ordine del giorno numero 1, sapere che ci sono in piedi dei documenti rispetto ai quali il Consiglio è chiamato a pronunciarsi. Ora io, Presidente, dissento dalla sua interpretazione circa la valutazione della sorte che è toccata alle due mozioni che sono state presentate a suo tempo in data 20 maggio, la 122 e la 123. La 122, chiaramente, risulta assorbita dall'ordine del giorno di sfiducia presentato dagli stessi consiglieri, ma la 123 io non sono d'accordo sul fatto che sia decaduta, perché la mozione numero 123 non si limita a chiedere una dichiarazione del Presidente della Giunta davanti al Consiglio, ma indica il percorso, il tipo di dibattito e di sviluppo che ci sarà, perché dice: a conclusione del quale va verificata la consistenza della maggioranza che ha dato vita all'attuale Giunta. Non è una mozione di sfiducia, è una mozione che indica che cosa si deve fare durante il dibattito in Consiglio. Allora io ritengo che la mozione sia in piedi, nessuno l'ha ritirata, non vedo perché debba considerarsi, di fatto, estinta e non più applicabile, e quindi qualunque ordine del giorno che si ricollega alla mozione 122 (mi riferisco all'ordine del giorno Murgia-Sassu) resta in piedi perché collegato alla mozione numero 123. Quindi è importante sapere che ci sono questi documenti rispetto ai quali il Consiglio è chiamato a pronunciarsi.
PRESIDENTE. Ringrazio i colleghi dei contributi che mi sono stati dati in questo dibattito e chiedo una sospensione di cinque minuti per poter fare una riflessione sulle vostre valutazioni.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 13, viene ripresa alle ore 12 e 31.)
PRESIDENTE. Il ritardo non è legato alla mia decisione, per la quale mi sono fatto un'idea, anche naturalmente in base ai contributi dell'Aula e alla consulenza degli Uffici; però mi hanno chiesto pochi secondi di attesa perché stanno presentando ulteriori documenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Sull'ordine dei lavori; chiedo scusa, ma la presentazione di ulteriori documenti non ha nessun rapporto col fatto che lei debba dare una risposta ai quesiti posti.
PRESIDENTE. Su questo non c'è dubbio. Allora le do subito la risposta ai quesiti posti. Il fatto è che vorrei che entrassero in Aula anche gli altri presentatori.
Riepilogando tutta la vicenda, perché è stato posto anche da ultimo dall'onorevole Fois: le mozioni numero 122 e 123 non sussistono, o meglio non sono state poste all'ordine del giorno, l'ordine del giorno è stato concordato in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo e quindi non sono all'ordine del giorno e non sono in discussione. Poi, sussistano o no quello è un altro discorso.
Se qualcuno dei presentatori di una delle due
mozioni ritiene che sussista e vuole inserirla all'ordine del
giorno, nella prossima Conferenza dei Capigruppo si parlerà di
questo; si parlerà di questo come delle altre cose. Per ora non
sono state iscritte concordemente all'ordine del giorno; l'ordine
del giorno parte con la discussione ex articolo 118 del
Regolamento: dichiarazioni del Presidente e discussione in Aula.
Questo è l'argomento in discussione inserito all'ordine del
giorno, e sottolineo l'argomento. A questo argomento, nel
corso del dibattito, è stato presentato l'ordine del giorno numero
1, che invita il Presidente a dimettersi, e questo è
accettabile ai sensi dell'articolo 116, è chiaro, è stato discusso
e viene votato per appello nominale. L'ordine del giorno numero 2
non è una mozione di fiducia, tanto è vero che ci sono due firme
solamente e comunque non lo è perché fiducia e sfiducia, passano in
questa procedura, sul primo ordine del giorno. Chiedevo ai
presentatori se se quest'ordine del giorno permane, perché
nel caso che permanga, per essere chiari, non essendo fiducia o
sfiducia ed essendo accolto può essere votato a scrutinio segreto.
Permane quest'ordine del giorno?
MURGIA (Gruppo Misto)... Viene sostituito da una mozione di fiducia con otto firme.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno numero 2 viene ritirato e viene sostituito da una mozione di fiducia che non potrà essere discussa prima dei tre giorni e che verrà inserita secondo le determinazioni della Conferenza dei Capigruppo. Quindi la mozione di fiducia che viene posta adesso non è all'ordine del giornoi, può essere inserita non prima dei tre giorni.
Mi confermano che sono state presentate due mozioni di fiducia che sono in riproduzione e che verranno distribuite, comunque non sono all'ordine del giorno oggi, non possono essere messe all'ordine del giorno prima di tre giorni, deciderà la Conferenza dei Capigruppo, alla fine della seduta, comunque le distribuiamo e ne daremo lettura alla fine della seduta. Rimane in pratica in piedi solo l'ordine del giorno numero 1, sul quale vorrei sapere se ci sono dichiarazioni di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.
GHIRRA (Progr. Fed.). Signor Presidente della Giunta, ho apprezzato la sua replica in tante parti, ma non posso nascondere il fastidio e il disagio di fronte all'atteggiamento da ella assunto sulla questione del Master plan della Costa Smeralda. Niente da dire sull'esigenza di decidere rapidamente, anche se è chiaro a lei come a tutti i colleghi del Consiglio che questa assemblea ha risposto con le sue leggi, ma non è sfuggito a me e a tutti i presenti il clima esplicito di condizionamento esercitato da colleghi della maggioranza, segnatamente del Gruppo di Federazione democratica. E ciò per la cronaca. Ma non è questo il punto.
Meno ancora ho apprezzato il fatto che la decisione sul Master plan possa essere seppure indirettamente legata a possibili determinazioni societarie. Questo Consiglio non è una borsa valori, non è un mercato né finanziario né delle vacche. Deve decidere su tutte le questioni che attengono alla vita della Regione, seguendo il solo fine dell'interesse generale della Sardegna e la legalità, che a qualcuno, anche fra qualche Assessore, sembra interessare poco. Personalmente non accetterò in alcun caso che decisioni così importanti, che a cascata riguardano l'assetto del territorio e la legalità autonomistica, vengano prese sulla base di interessi affaristici scoperti.
Il mio voto oggi sarà favorevole soltanto per senso di responsabilità del Gruppo del quale faccio parte e per la speranza che la prospettiva strategica dell'Ulivo e dell'alleanza con Rifondazione Comunista possa finalmente consentirci di volare alto ... sarà contrario alla mozione, certo...qui dentro e dare voce alle forze che nella società sarda, nei partiti nei movimenti sono assai più attente di molti di noi consiglieri regionali alle esigenze di sviluppo e di occupazione dell'Isola. Ma è evidente che un'eventuale forzatura in chiave lobbistica (il collega Lorenzoni diceva di spiegare quali sono i poteri forti, palesi e occulti; il collega Murgia ha già spiegato quali sono quelli del settore del credito, mi sembra che questo sia un altro caso che il collega Lorenzoni potrà studiare), dicevo che una maggioranza esposta ai poteri esterni e interni, vecchi e nuovi non potrà vedermi - è un caso di coscienza - fra i suoi componenti. Da qui il mio appello accorato perché nel nome dei programmi e dei principi ci sia un'apertura immediata a Rifondazione Comunista che proprio su questo tema delMaster plan e sul tema dello sviluppo ecologicamente sostenibile ha assunto una decisione seria e responsabile, e con la quale sarà possibile fermare anche quelle forze che dentro la coalizione hanno la testa volta all'indietro, a stagioni che personalmente mi auguravo concluse della vicenda politica sarda.
Il sapore del vecchio, il sapore così sgradevole del vecchio fatto anche di diktat, è troppo fastidiosamente presente in quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, intendo
avvalermi per intero del disposto del comma 3 dell'articolo 120,
che recita che qualora sia un solo componente del Gruppo a fare la
dichiarazione di voto ha dieci minuti di tempo. Signor
Presidente, colleghi del Consiglio, io vorrei perché non ci fossero
equivoci, mi auguro che la stampa e la televisione che hanno
riferito molto correttamente le espressioni delle singole
formazioni politiche in questo Consiglio continuino in questo modo.
Noi saremmo stati anche disposti ad esaminare fatti nuovi, se fatti
nuovi fossero avvenuti. Anzi, fatti nuovi ne sono avvenuti secondo
me ne sono avvenuti, e ne sono avvenuti due, in negativo.
Nella conferenza stampa della nuova formazione politica di
Rinnovamento Italiano e successivamente riportato anche oggi anche
dalla stampa sarda, dice che c'è in questa Giunta e in questa
maggioranza uno squilibrio a sinistra, uno sbilanciamento
esattamente, e che questo bisognerà riequilibrare con la loro
partecipazione alla gestione della cosa pubblica in Sardegna.
L'entrata di Rifondazione Comunista sbilancerebbe ulteriormente a
sinistra. Poveri francesi, se vincerà la coalizione
socialista-comunista, come pare, nel ballottaggio di domani! Questo
è un fatto nuovo, con noi si aprirebbe solo un confronto
programmatico, come del resto è avvenuto anche in altre occasioni,
e continueremo a rimanere portatori d'acqua e di voti.
L'altro è un articolo apparso oggi sull'Unione Sarda
del Capogruppo del PDS, che tra le righe ci addebita l'eventuale
responsabilità di un crollo di questa maggioranza e di questa
Giunta e dell'apertura di una crisi al buio e accusa noi, noi
comunisti, noi di Rifondazione Comunista, di essere insensibili ad
una situazione di questo genere e massimalisti. Io vorrei dire,
signor Presidente, con tutta calma ma con molta decisione che
quando altri erano in posizioni molto importanti nel governo della
Regione sarda e nelle istituzioni, noi eravamo ancora una volta con
il popolo sardo e con i lavoratori, negli anni 1981 e 1982 siamo
stati tra i soli delle forze politiche, dal primo all'ultimo
giorno, a sostenere le battaglie dei minatori per impedire che si
chiudessero definitivamente le miniere di Monte Vecchio o
nell'Iglesiente nelle miniere di San Giovanni eccetera. I nostri
due segretari di partito che si avvicendarono in quel periodo,
Garavini e Bertinotti, vennero in Sardegna a sostenere questa
battaglia, su nostro invito non per una presenza elettorale o
propagandistica ma con la convinzione di poter dare un contributo a
questa battaglia e a mantenere aperto nella Sardegna un po' di
quella attività che aveva dato lustro, lavoro e sviluppo
delle alle battaglie popolari e democratiche. Questi sono i
fatti, secondo me, che giudichiamo negativi, non siamo né settari,
né vittimisti, prendiamo atto della situazione, la storia non può
essere rimaneggiata. Noi abbiamo più di una volta, su vostra
richiesta, votato leggi e provvedimenti perché avevate non solo
preoccupazioni che prevalesse la destra, ma perché c'erano rotture
all'interno della maggioranza e l'ultimo episodio che ho già
ricordato che è il più significativo e è che hanno
consentito che almeno tre commissioni permanenti nel mese di
gennaio fossero di questa coalizione con il nostro consenso, il
nostro voto e la nostra astensione. Noi siamo stati responsabili,
siamo responsabili, abbiamo il senso della responsabilità, non
possiamo continuare ad essere considerati in questo modo che è
offensivo della nostra dignità, del nostro lavoro, della nostra
tradizione. Infine un'altra cosa, noi votiamo con le destre, fate
memoria, chi non ha memoria, faccia memoria; , nel
1953 la legge truffa che prevedeva alla coalizione che conseguiva
il 50 per cento più un voto, non il 51 per cento, il 50 per cento
più un voto, avrebbe avuto il 65 per cento dei parlamentari, sulla
falsa riga della legge Acervo del 1924.; Furono i voti del
Movimento Sociale congiunti alla sinistra che impedirono che la
truffa scattasse in quel periodo e che in Italia si restaurasse
dopo appena otto anni un regime autoritario. Successivamente, sette
anni dopo, il tentativo Tambroni, voi ricordate, ci provò il
Governo Tambroni, in accordo con il Movimento Sociale, con la
Direzione del Movimento Sociale: tentò un colpo di stato in Italia,
furono ancora una volta i comunisti che riuscirono ad unire in
Italia tutte le forze democratiche che andavano da loro stessi sino
ai liberali, così le manifestazioni di Genova, di Torino, di Milano
eccetera eccetera, non potete dirci che noi ci uniamo alla destra
oggi e che sarebbe uno scempio da parte nostra. Noi abbiamo votato
nel Parlamento della Repubblica migliaia di volte, coincidevano da
posizioni assolute e diametralmente opposte come lo sono oggi,
siamo per un governo della Regione e per una maggioranza che
affronti i gravissimi problemi dell'Isola, non siamo per un regime
ultra liberista, per una legge elettorale che ripercorra vecchie
proposte eliminando le formazioni minori, siamo per una situazione
politica che affronti i problemi, come diceva Ghirra, nella dignità
del popolo sardo che si estrinseca poi anche nelle decisioni
formali, secondo le leggi di questa nostra Regione, per esempio sui
problemi dello sviluppo turistico e dei progetti che sono stati
presentati in questo periodo. Quindi non diteci queste cose, noi
siamo coscienti di assolvere ad una funzione legittima, giusta,
positiva a favore del popolo sardo. Crisi al buio, crisi al buio la
aprite voi della maggioranza, noi vi abbiamo proposto un percorso
che, dal punto di vista parlamentare, non faceva...era il più
limpido possibile, non replichi il Presidente, si dimetta in aula,
abbia in mano il gioco della futura composizione di maggioranza e
di Giunta e nello stesso tempo eviti questo voto che verrà espresso
tra non molto e che noi confermiamo a favore di questo ordine del
giorno. Infine l'ultima questione, credete che i voti e che i nodi
politici vengano sciolti con le votazioni che avremo tra non molto?
Facciamo un'ipotesi come parrebbe la più attendibile, che
quell'ordine del giorno prenda 38 o 39 voti, e a chi ha la
maggioranza venga riservato un risultato maggiore di un voto, 40
voti. Voi non avete maggioranza, non avete titoli per governare
questa Regione, non avete titoli per continuare a produrre leggi,
provvedimenti che non sono in linea con una maggioranza
istituzionale che ha espresso il popolo sardo. Di questo dovete
convincervi, 40 voti non sono una maggioranza, ahimè, 40 voti
ottenuti poi come siamo, ci sono consiglieri regionali, diciamo la
verità, anche queste cose, tanto lo sanno tutti, io solo ho il
coraggio di dirlo, che sono ossessionati dalle telefonate, dagli
inviti a votare questo e quell'altro no, letteralmente
ossessionati. Allora che maggioranza sarebbe, quale autorità
politica e morale, voglio dire morale dal punto di vista politico,
ha di continuare a governare e allora si capisce che si fanno
accordi che sono ai limiti della legittimità costituzionale quando
si concludono, con forze che sono estranee a questo nostro
consesso, decisioni importanti, decisioni che riguardano l'assetto
e la trasformazione dei nostri prodotti come è accaduto per l'agro
industria. Per questo noi che pensiamo che sarà riferito ancora una
volta in modo giusto il nostro pensiero, noi diciamo che non
abbiamo niente da rimproverarci, la nostra è stata in passato, lo è
oggi, una posizione limpida, chiara che teniamo in tutta coscienza
che risponda ai bisogni, alle esigenze, alle possibilità di
affrontare in modo positivo una inversione di tendenza in favore
del popolo sardo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente
della Giunta, gentili colleghe e colleghi, per dire semplicemente a
me stesso e a voi tutti, per ricordare un risultato tra i tanti
negativi della Giunta Palomba, IV, V, e vattelappesca, ed è quello
che in Sardegna il prodotto interno lordo ci ha visti primi per
essere ultimi, cioè gli ultimi. E purtroppo la disoccupazione è
quella che è, oltre 310 mila disoccupati. Ma forse il Presidente
della Giunta senza saperlo ha un brevetto, sta covando un brevetto,
un brevetto unico che potrà risolvere i nostri problemi economici.
E cosa pensate che sia questo brevetto? E' il nuovo tipo di colla
che lo tiene attaccato a quella poltrona; è così. Mi dicono tanti
cittadini della Sardegna: , "ma quale collante ha", non si
riesce a scollarlo da quella poltrona. Allora brevettiamolo,
brevettandolo può darsi che venduto a tutto il mondo risolva i
nostri problemi occupazionali ed economici. Mi perdoni l'ironia,
signor Presidente, ho già detto in fase di dibattito che la colpa
non è solo la sua, è ovviamente di tutto il quadro politico che le
sta attorno, che l'ha inventata come personaggio politico e che
adesso non riesce a scaricarla, perché non possono poi andare
avanti. La Sardegna attende di liberarsi, forse ancora una volta
inutilmente, della Giunta Palomba a nome degli oltre 310 mila
disoccupati. Questa non è più ironia, è dramma, è un dramma reale
per la Sardegna e per i sardi; è il risultato, non opinioni, è il
risultato disastroso delle sue giunte che hanno avuto fino ad oggi
sei volte il tempo che è stato concesso dai sindacati al governo
Berlusconi, sei volte il tempo che ha avuto il governo Berlusconi
per realizzare un clamoroso e drammatico fallimento alle già
precarie situazioni economiche della Sardegna. E perché parlo di
sindacati? Perché i suoi veri alleati, onorevole Palomba e signori
dell'Ulivastro sardo, è la triplice sindacale, sono i sindacati che
sono del vostro segno politico, che vi hanno sostenuto, hanno fatto
sempre bu, bu, bu, vi hanno sempre minacciato ma poi hanno sempre
concordato con voi questa indegna sceneggiata a danno dei veri
lavoratori sardi che devono liberarsi di voi e di questi sindacati
venduti ad una Regione padronale. Perché è storia di questa
triplice sindacale di vendersi ai grandi padroni, di vendere i
lavoratori. Avete venduto i lavoratori, avete venduto la Sardegna;
non c'è da dire altro, per questo motivo fondamentale di
sopravvivenza per la Sardegna, per una rinascita della Sardegna non
si può che votare contro, intendo la Giunta chiaramente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (Progr. Fed.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta regionale, signori della Giunta e colleghi, i movimenti verdi e ambientalisti che mi onoro di rappresentare in quest'aula non sono affatto preoccupati dagli equilibri interni di società che con i loro progetti intendono scardinare le leggi regionali; sono molto più preoccupati del fatto che a livello di governo regionale ancora non si ragioni in termini di sviluppo sostenibile e del fatto che spesso si perseguano obiettivi scoordinati, contraddittori e dissipativi di risorse economiche ed ambientali. Tali obiettivi sono spesso determinati più dalle spinte di potentati economici che dalle scelte di una classe politica attenta agli interessi generali. Sia chiaro, qualora qualcuno non abbia ancora bene inteso, che il movimento verde ed ambientalista non intende assecondare logiche di rapina del territorio e delle risorse. La Sardegna ha bisogno di uno sviluppo equilibrato e sano che dia risposte alla disoccupazione di massa, di innovazione, di speranze in un futuro migliore. Per questa ragione nessuno fraintenda la nostra ragionevolezza, non ci sarà nessuna arrendevolezza, non ci saranno veramente sconti per nessuno sui principi e sulla difesa della legalità, nella ricerca di politiche capaci di produrre sviluppo sostenibile e duraturo. Non intendo votare l'ordine del giorno della destra, tuttavia la mia appartenenza a questa maggioranza non è scontata e senza vincoli, perché non bastano le pacche sulle spalle, ma solo l'avvio di una corretta politica ambientale per lo sviluppo e l'occupazione può giustificare la mia presenza in questa maggioranza. Credo anche che non sia più prorogabile il chiarimento sulla questione dell'ingresso di Rifondazione Comunista a pieno titolo nella maggioranza, dopo un serrato confronto politico e programmatico. E' del tutto evidente che le iniziative estemporanee non possono approdare a nulla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Demontis. Ne ha facoltà.
DEMONTIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe
e colleghi, molto brevemente per dire che voterò a favore
dell'ordine del giorno presentato dal Polo che sfiducia la Giunta.
Molteplici sono le ragioni che mi spingono a votare in questo
senso, molte delle quali le ho già esplicitate nel mio intervento
in occasione del dibattito tenutosi in Consiglio in questi giorni.
Ragioni purtroppo che né i sardi né i miei elettori hanno potuto
conoscere perché parrebbe fosse scattato una sorte sorta di
black out dell'informazione da parte dei giornali tivù nei
confronti dei consiglieri regionali intervenuti nella mattinata di
giovedì, esclusione fatta per i Capigruppo. Comunque una prima
ragione del mio voto di sfiducia è da ricondurre alle valutazioni
pressoché negative che io do sull'operato della Giunta. Devo poi
aggiungere che questa non è la Giunta che volevo, tanto è vero che
non ho votato a favore, non considerandomi organico ad essa, di cui
non ho condiviso né il programma né soprattutto la composizione e
le modalità con cui è nata. La coalizione infatti che ha votato,
che ha dato vita alla sua Giunta, signor Presidente, ha
costantemente discriminato e messo a margine i consiglieri che,
come me, facevano parte integrante della stessa coalizione. Signor
Presidente, lei vuole tenere in vita questa Giunta; è un proposito
legittimo, ma chieda i voti a chi l'ha eletta, non pretendete
regali da chi non è in vena di farne, e rispetti - questa è
democrazia - chi ad essa si è opposto e continua ad opporsi. Certo,
debbo con franchezza confessare, signor Presidente, che per un
attimo ho esitato nella mia decisione di votare contro, anzi
probabilmente se il mio voto fosse solo frutto di scelte
individuali, l'avrei persino fatto. In particolare tenendo presente
la sua figura e gran parte dei suoi Assessori. Ma non posso dare la
fiducia ad una Giunta che vede come Assessori chi mi ha
cacciato dal Gruppo sardista e, di conseguenza, dal Partito Sardo
d'Azione. Di questo avviso, del resto, sono tutti i miei amici che
in questi giorni ho ripetutamente consultato, amici che come me
fanno parte del Movimento Federalista Indipendentista che hanno
aderito a centinaia, Sardisti espulsi o comunque dissidenti, ma
anche Gruppi nazionalisti sardi e la Costituente sarda. Il mio voto
di sfiducia, quindi, non è a titolo esclusivamente personale, ma a
nome di tutta l'area sardista indipendentista che si muove fuori
dal Partito sardo.
Signor Presidente, secondo il mio modestissimo parere, sbaglia ancora una volta a non accettare le dimissioni che gran parte dei consiglieri le sta chiedendo. Così come sbaglia la coalizione di maggioranza a sostenerla o a imporle questa linea dura. In nome della volontà, finalmente forte e decisa, di affrontare la questione di Rifondazione Comunista e favorire finalmente l'ingresso in maggioranza. Signor Presidente, di questa rinnovata volontà non devo essere io a convincervi per dispensare alla Giunta un voto favorevole, quello decisivo sicuramente, che salverebbe la Giunta. Ma deve di ciò convincersene Rifondazione Comunista, che può garantire non un voto, ma bensì 5 con quello dell'onorevole Aresu. Questa responsabilità non mi spetta; non voglio essere né il becchino della Giunta né il salvatore. Sono coerente con la linea da me portata avanti e accettata con garbo, anche se impostami dal Gruppo sardista. Se ne avrò le opportunità, io me lo auguro per tutti, per quanto mi riguarda, signor Presidente, opererò perché lei sia riconfermato Presidente dopo la crisi, con l'auspicio che abbia finalmente il coraggio di rendersi autonomo dalla partitocrazia che in questi anni, pare, l'abbia tenuta in ostaggio e possa quindi varare una Giunta espressione di una maggioranza forte, coesa e unita, e che veda tutti i consiglieri che in essa si riconoscono, valorizzati e a pari dignità; non ruote di scorta, così come spesso qui, da parte di altri colleghi, viene sostenuta questa tesi, da utilizzare quando la Giunta non ottiene i voti necessari, come fino ad oggi è purtroppo successo. Se le conseguenze sono state queste che oggi stiamo vivendo, prendiamone atto e possa quest'esperienza servire in futuro per evitare errori e danni conseguenti a tutti i sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Nizzi. Ne ha facoltà.
NIZZI (F.I.). Signor Presidente, colleghi, apprendo
oggi dalle parole dell'onorevole Ghirra che nella sua Giunta,
presidente Palomba, ci sono degli Assessori che si muovono
nell'illegalità; di conseguenza anche lei si muove nell'illegalità.
Forse Ghirra, l'onorevole Ghirra vuol dire che per tornaconto
personale qualche Assessore dell'attuale Giunta regionale vuol fare
un favore ad un imprenditore privato? Forse non avrebbe
fatto meglio l'onorevole Ghirra, essendo a conoscenza di fatti
specifici, a denunciarli pubblicamente e alle competenti autorità,
invece di cercare di buttare, ancora una volta, il sasso
nell'acqua, per muovere le acque e far capire a chi vuole intendere
che così non va. Gli attacchi frontali a Federazione Democratica da
parte di un esponente del P.D.S. vogliono farci capire qualcosa,
dal punto di vista politico. Che tipo di maggioranza pensate di
andare a fare, che già adesso, stamattina, che state per votare un
documento a favore della Giunta Palomba, siete già spaccati prima
di votarlo. Cosa vuol dire votare soltanto per questioni di
attaccamento ad una coalizione? Uno deve essere uomo, uomo
sino alla fine. Se uno non condivide gli atteggiamenti della Giunta
regionale, se uno non condivide gli atteggiamenti ed il
lavoro portato avanti da questa coalizione di maggioranza, deve
avere il coraggio di votare contro; deve avere il coraggio, perché
da questo coraggio deriva il futuro dell'intera Sardegna. Lei, caro
onorevole Ghirra, ha detto chiaramente che gli Assessori di questa
Giunta regionale stanno facendo, stanno arrecando un grave danno di
immagine ed economico alla Sardegna. Bisogna valutare bene le cose
quando si dicono, bisogna pesarle le parole quando si dicono. Le
parole sono state dette ed io spero che sia lei, presidente
Palomba, promotore di un'indagine che faccia chiarezza, se vuole si
faccia anche aiutare da chi di dovere, ma noi vogliamo chiarezza,
il popolo sardo vuole chiarezza su queste parole che ha detto
l'onorevole Ghirra. Dalla sua replica, Presidente, per quanto mi
concerne, è emerso chiaramente un fatto, e cioè che vorrebbe
portare in discussione, nella prima seduta utile possibile, la
questione del Master plan, però non ci ha detto se lui pensa
di essere favorevole o contrario a questo. Per cui la posizione
assunta dal collega Degortes, che tanto non va all'onorevole
Ghirra, io direi che dovrebbe rimanere tale e quale a quella che
lui ha preso. E cioè: io non voto questa Giunta regionale perché il
presidente Palomba non è stato chiaro con i sardi e con me. Per
quanto mi concerne io sicuramente voterò l'ordine del giorno che
abbiamo presentato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voterò contro l'ordine del giorno di sfiducia, non perché quest'ordine del giorno non contenga cose ovvie e scontate, mi sembra che sia un ordine del giorno che nel suo contenuto, al di là delle posizioni che possiamo avere a favore o contro la Giunta, dica delle cose che non siano vere. In effetti io credo che la maggioranza, anche per quello che ha dimostrato stamattina, in queste prime dichiarazioni di voto, viva una profonda crisi. Ma voterò contro perché comunque il passaggio di quest'ordine del giorno creerebbe più problemi di quanti ne possa risolvere. Perché io credo che cambi poco, dal punto di vista politico, se l'ordine del giorno è approvato o respinto. Perché anche nell'ipotesi che auspico che venga respinto, il voto contrario sull'ordine del giorno non risolve i problemi politici di una maggioranza che si presenta profondamente divisa, e credo che le dichiarazioni di stamattina sul Master plan abbiano evidenziato divisioni su problemi importanti, filosofie diverse, ma anche divisa credo, lo evidenzierà anche il voto, sulla visione generale della Giunta, sulla capacità di questa Giunta di andare avanti.
Sta di fatto però che la maggioranza è lontanissima,
sia dal dichiarare il proprio atto di distruzione, dando vita a
nuovi raggruppamenti di maggioranza, sia dalla compattazione, per
cui aprire la crisi approvando l'ordine del giorno aprirebbe
un'ennesima crisi al buio e in questa legislatura ne abbiamo viste
fin troppe di crisi che si sono aperte e non si sa come chiudere,
in cui vi è la difficoltà di aggregare e anzi la crisi contribuisce
ad un'ulteriore disgregazione. Il risultato finale è una Giunta
simile nei programmi, che magari non vengono nemmeno firmati dai
Gruppi partecipanti, e simile negli organigrammi in cui al
massimo vi è qualche spostamento che accentua i problemi personali
ma sicuramente non accentua la funzionalità della Giunta e il suo
rapporto con il Consiglio, Consiglio che vive di per sé stesso una
profonda crisi che deve far meditare tutti sull'ipotesi di uno
scioglimento consensuale che restituirebbe ai cittadini il diritto
di pronunciarsi, il diritto probabilmente anche di dar vita a
coalizioni più omogenee fondate su programmi di governo che siano
preventivamente sottoposti agli elettori. Per questo voterò contro
ritenendo che i problemi politici non siano risolti, che anche un
voto contrario sull'ordine del giorno debba portare la maggioranza
a un profondo impegno per rimeditare sulla propria capacità di
governare, sulla propria omogeneità, sulla possibilità di allargare
ad altre forze il discorso programmatico e di governo, ma credo
anche che la Sardegna non abbia bisogno di perdere tempo in crisi
al buio; bene o male abbiamo bisogno di una Giunta che governi e di
un Consiglio che lavori. Governerà male, lavorerà male, ma è meglio
del niente. Fin quando in questo Consiglio non si affermerà il
principio di andare tutti a casa, io credo che un governo ce lo
dobbiamo dare. Aprire una crisi di cui non vediamo gli sbocchi,
credo sia sicuramente la scelta peggiore.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Credo che un obiettivo sia
è stato raggiunto in questi tre giorni di dibattito. Lo dico
prima a me stesso, ma credo che sia una convinzione nostra, di
tutto il Consiglio, e per la verità anche la pubblica opinione è
stata informata di questo adeguatamente. E cioè il Consiglio
regionale ha ritrovato sé stesso, ha ritrovato le sue profonde
motivazioni politiche e istituzionali. Io dico che ha fatto
giustizia di questa campagna di primavera scatenata da forze
concentriche da varie parti della Sardegna, da vari settori della
politica, della cultura, della pubblica opinione, che tendevano più
a svilire l'istituzione consiliare, la Regione come istituto, e non
puntavano certo a migliorare la qualità della politica. Quello che
oggi registro è che a questo coro si aggiunge qualche autorevole se
non autorevolissimo esponente della politica vissuta e praticata,
che non so se è sintesi di questa campagna di primavera oppure se è
un ulteriore inconsapevole strumento. Questo Consiglio, in questi
tre giorni, non ha svolto riti paralizzanti e autodistruttivi;
questo Consiglio ha discusso dei problemi della Sardegna, ha
discusso dei problemi della politica con grande disponibilità, con
grande apertura e soprattutto con grande coraggio dei singoli
consiglieri, dei Gruppi, e con un'ansia di prospettare
qualcosa di nuovo. Ha fatto insomma un'analisi vera, spietata,
della situazione politica regionale anche tentando di costruire,
anche costruendo, e come sempre, come nella vita ci sono filosofi e
contadini, quando si costruisce nelle botteghe artigiane ci sono
alla fine le opere d'arte ma anche la segatura. Quello che conta è
l'obiettivo che ci si pone alla fine. Abbiamo detto e si è detto
che la crisi non è data da banalità contingenti; sono stati messi
all'angolo coloro che ritenevano che la crisi fosse determinata da
contingenze e da banalità. E' stata messa a nudo la difficoltà
istituzionale di un sistema politico elettorale che non consente
ancora di eleggere una coalizione e un presidente sulla base di un
programma concordato proposto agli elettori e che sia valido per
tutta la legislatura. Abbiamo detto che molte delle difficoltà
derivano da questo, così come derivano da questo anche notevoli
potenzialità per gestire questa che tutti sappiamo è una fase di
transizione, non è né la fine della politica né il fine della
politica, è una fase di transizione. Abbiamo detto che queste
potenzialità non sono state colte per intero, e quindi la necessità
di cambiare le regole, di ritrovare un quadro di riferimento
complessivo in Consiglio per cambiare le regole che a questo ci
portino, cioè portino la politica a essere vera, chiara, esplicita,
di fronte ai suoi riferimenti finali che sono la società sarda, che
è il popolo e l'elettorato.
Questo Consiglio in questi tre giorni di dibattito
ha posto i problemi veri del governo e i problemi veri del governo
della Sardegna. E debbo dire che rispetto alla gravità dei problemi
non c'è stato un coro di incensazioni o autoincensazioni; ho
registrato diffuse dichiarazioni di insufficienza, di ritardi, di
perplessità, di necessità di darsi una scossa e di dare una mossa,
e ho registrato anche una frattura reale fra il modo di governare e
di condurre il governo e la Giunta e le stesse aspirazioni del
Consiglio regionale. Tra gli obiettivi che ci proponiamo, che il
Consiglio regionale si pone nel suo complesso, e anche la
maggioranza si poneva nel suo complesso, e ci sono le azioni
di governo. Il rimettere insieme la coperta che sembrava troppo
corta è stata un'operazione non riuscita. L'onorevole Ghirra dà un
voto tecnico, non lo so, pone un problema serio, un problema grosso
che rimette la Giunta dentro una strettoia molto chiusa. Le
dichiarazioni odierne del presidente della Giunta: prendo atto che
ha superato l'atteggiamento iniziale. Devo dire, mi perdoni, signor
presidente Palomba, che le dichiarazioni di apertura di questo
dibattito erano e sono state più colorate da un atteggiamento quasi
di distacco da questo dibattito vero dentro il Consiglio. Lo ha
molto riferito a un casus belli quasi in contrapposizione ai
doveri del governo, ai doveri verso la Sardegna. Debbo dire in
questo che mi ricordava più Farinata degli Uberti, che lei avesse
quasi sostenuto ...(?) +tutto questo dibattito forte e teso
che c'era in Consiglio. Ma ormai la forza del Consiglio è stata
espressa, ed è stata espressa diffusamente anche se mancano poi le
conclusioni, rispetto anche alle cose che egli stesso ha detto,
cioè quello di riprendere il filo interrotto con la stessa
maggioranza e con il Consiglio complessivamente. Manca quell'atto
di disponibilità che avrebbe consentito la ripresa immediata del
dibattito e del lavoro politico. E rispetto alla coerenza delle
cose che sono state dette, alle cose che ho detto io, che hanno
detto altri colleghi, altri amici, ma direi rispetto al malessere
diffuso che c'è in questo Consiglio così come recitava l'ordine del
giorno poi ritirato, è chiaro che il voto di coerenza non può che
essere a favore dell'ordine del giorno che è rimasto sul campo,
perché è coerente il cammino che ci prospetta, perché dobbiamo
approdare verso un nuovo modo di essere della politica di questo
Consiglio e della stessa maggioranza. Per me è uno strumento questo
che mi viene proposto, è uno strumento possibile e io voto quello
strumento perché mi consente di essere coerente con le cose che ho
detto in Consiglio. Tutte le altre mi paiono vie di fuga che
possono sembrare autostrade, - quello che è stato ritirato
sembrava un'autostrada, è stata aggiunta anche una corsia di
emergenza perché sembrava molto ancora stretta l'autostrada. Ma
io…
PRESIDENTE. Onorevole Marteddu.
MARTEDDU (Popolari). Io so che, - e lo so in
Sardegna soprattutto - , perchè poi nelle autostrade ci sono
subito gli incroci a raso dove si creano gli ingorghi e i
tamponamenti,arrivare poi a un ordine del giorno di fiducia tra tre
giorni, credo che stiamo andando incontro proprio a un incrocio a
raso e a un tamponamento a catena. Io credo che rimanga ancora in
piedi la proposta iniziale di prendere il filo da dove si è
interrotto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente, ricordando le considerazioni svolte nel mio intervento di mercoledì e ricordando anche le cose dette sei mesi fa in occasione del dibattito sulla fiducia a quest'Esecutivo, io voglio ribadire la mia convinzione che questa maggioranza non è stata e non è in grado, non ha la capacità, non ha avuto e non ha la capacità e la volontà di affrontare e realizzare i grandi progetti di cambiamento sui quali si era formata e sulla quale aveva avuto la fiducia di questo Consiglio e la mia.
Il mio voto a favore dell'ordine del giorno, nonostante la stima, signor Presidente, nei suoi confronti mia personale e nel complesso alla sua Giunta, non significa un passaggio mio nelle file dell'attuale opposizione, significa ribadire una posizione che, per quanto singolare, marginale, solitaria e, voglio dire, naturalmente emarginata in questo Consiglio ha una sua dignità, e la sua dignità deriva da una sua prospettiva politica, la prospettiva politica è quella di realizzare, di contribuire a realizzare nel prossimo futuro un'area liberaldemocratica che si contrapponga al progetto socialdemocratico che si sta sempre più realizzando nella nostra Regione e che sappia rappresentare, cosa che dal mio punto di vista non è oggi in campo, che sappia rappresentare appieno, sino in fondo, con correttezza, ideali, contenuti e valori della cultura liberaldemocratica in Sardegna, ma che soprattutto abbia la forza di realizzare una vera alternativa e che sappia farla vincere. Al collega e amico Pittalis, Capogruppo di Forza Italia, io voglio dire con queste parole che si può, se questo è il significato di tutte le cose che aveva detto prima, si può esimere dal sacrificare il vitello grasso, ma per quanto mi riguarda, se io ho capito bene le sue espressioni, si può anche esimere dal sacrificare una pecora, grassa o magra che sia. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io considero un voto negativo su questo ordine del giorno la condizione necessaria per impedire una crisi al buio, ma una condizione comunque assolutamente insufficiente per avere una maggioranza capace di condurre questo fine legislatura verso traguardi positivi. Io penso che l'eccezione procedurale, impeccabilmente sollevata, come spesso gli capita, dal collega Masala, che ci porta ad una situazione per cui tra qualche giorno dovremo discutere un po' l'inverso di quest'ordine del giorno, cioè una mozione di fiducia, consenta di fare il lavoro necessario per porre le basi per superare i gravissimi limiti in cui si trova attualmente questa sorta di Giunta del malessere, così la possiamo chiamare, che attualmente sta governando, che ha la forza di respingere un voto di sfiducia, non ha la forza di affrontare con chiarezza alcuni temi programmatici e di trovare un meccanismo semplice, limpido per risolvere le questioni di distribuzione del potere che hanno una loro dignità nella vita politica e che, soprattutto, non si mostra in grado attualmente di risolvere la questione del vulnus democratico da me e dal mio Partito sempre considerato tale della esclusione di Rifondazione Comunista dall'area di governo regionale. Purtroppo l'insufficienza dei nostri strumenti regolamentari e istituzionali non consente di esprimere una posizione che sia di sfiducia costruttiva, cioè che contestualmente, senza crisi al buio, senza vuoti di governo, consenta di correggere questi problemi e di affrontare dei nodi politici senza interferire sull'attività del governo. Non esistendo quella via diretta col collega Sassu abbiamo cercato di utilizzare, interpreto anche il suo stato d'animo, a fin di bene quel potere di coalizione, che è un sistema ancora eccessivamente proporzionalistico, che consente ai piccoli gruppi di consiglieri, potere che spesso viene utilizzato male, a fini di vantaggi personali o di Gruppo, ma che in questo caso può essere a nostro avviso, e noi cerchiamo di utilizzarlo per risolvere un problema politico importante della sinistra e del centrosinistra in Sardegna, per consentire un perfezionamento di un sistema bipolare, per consentire una maggioranza, forse anche non vastissima nel numero, ma sicuramente più compatta, coesa e determinata per affrontare con decisione i nodi della nostra Regione, particolarmente importanti in questa fase.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, tra gli interventi che ho avuto il piacere di sentire stamattina, uno mi ha colpito particolarmente ed è quello del collega Montis. Mi ha colpito per i suoi riferimenti alla storia, materia che evidentemente non è a conoscenza o interessa poco alla maggioranza e al Presidente, perché se l'avesse conosciuta si sarebbe ricordato che nessun Presidente in democrazia rimane in carica senza una maggioranza. Invece si ostina a rimanere in carica, cercando un collante all'interno della maggioranza, un collante che in questo caso non funziona perché l'unico collante che funziona è quello che lo rende attaccato alla poltrona.
Tornando alla storia, caro Montis, credo che la materia più consona a questa maggioranza e a questa Giunta sia la geometria, perché gli unici problemi sono quelli di far quadrare il cerchio, di allungare il metro e ottanta di coperta su un letto di due metri, perché se si tira al centro viene scoperta la sinistra, se si tira a sinistra viene scoperto il centro. Inoltre la geometria, come ebbi modo di ricordare in precedenti interventi, serve anche a lottizzare, quindi meglio la geometria della storia.
Per riassumere invece la posizioni sorte in Consiglio all'interno dei Gruppi, devo dire che i consensi sono pochi per questa Giunta e per questo Presidente, perché noi del centrodestra non l'abbiamo mai votato, non l'abbiamo mai voluto e continuiamo in quest'ottica, qualcuno se ne è accorto dopo tre anni, come i colleghi Popolari (meglio tardi che mai), qualche altro lo vuole far dimettere lo stesso per cercare di ricostruire dopo, qualche altro vorrebbe votare contro ma non vota per disciplina di partito. Quindi praticamente quelli che lo vogliono sono in minoranza rispetto a quelli che lo vogliono mandare via.
Signor Presidente, non si può governare la Sardegna
in 40 o in 41, un Presidente che è ricattabile anche da un singolo
consigliere non può essere il Presidente della Regione sarda, non
può essere il Presidente di nessuna Regione, di nessuna nazione e
neanche sindaco di un comune di 300 abitanti, non si può permettere
che ciascuno o perché vuole il Master Plan o perché
non lo vuole o perché vuole una strada a sinistra o a destra venga
a lei e le ponga come condizione alla realizzazione della propria
istanza il suo voto di fiducia, non è possibile. Poi non voglio
entrare nel merito delle dichiarazioni del collega Ghirra e in
quelle dell'amico Diana, qua c'è ancora gente che reputa più
importante tutelare il ramo di una pianta secca rispetto al dramma
di tante famiglie che non hanno più neanche i mezzi di
sostentamento elementare, che vengono private di quei diritti che
la Costituzione ancora in vigore sancisce, cioè il diritto al
lavoro, il diritto alla personalità, il diritto ad avere una
famiglia dignitosa. Questi sono i valori della Costituzione, la
Costituzione non tutela le piante secche ed i pezzi di terreno
incolto, la Costituzione tutela i valori nobili dell'uomo, delle
sue esplicazioni e del proprio lavoro. Quindi Presidente,
nonostante abbia avuto la trasfusione di qualcuno, mi riferisco al
collega Randaccio, in questa sua emorragia aveva bisogno di
trasfusioni; di questo a me dispiace anche se stimo e apprezzo
sempre il collega Randaccio, che è stato anche mio collega di
Gruppo. Però le voglio ricordare una cosa, Presidente, il sangue
del collega Randaccio è il sangue di quegli elettori che hanno
votato Alleanza Nazionale e Forza Italia e quindi è incompatibile
con il suo sangue rosso. Inoltre, Presidente, il collega Ghirra ha
detto che lei con la sua Giunta può ancora volare alto; questo mi
ricorda sempre un augurio, anzi un auspicio in senso inverso, non
un buon auspicio, quando le avevo detto Presidente che il volo alto
è pericoloso perché alle alte quote manca l'ossigeno, e adesso a
lei per la quarta volta sta mancando l'ossigeno e sta di nuovo
precipitando. Quindi, e concludo, non si può che votare a favore di
questo ordine del giorno che mira a mandare a casa una maggioranza
ed una Giunta che a parole volevano far rinascere la
Sardegna ed invece hanno creato soltanto disoccupazione,
miseria e povertà.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari). Signor Presidente, io penso che il
dibattito che si sta concludendo abbia raggiunto per intiero
intero gli obiettivi che si proponeva, salvo uno, ed è quello che
costringe, perché è una costrizione, signor Presidente, consiglieri
regionali appartenenti convinti ad un progetto politico, a
votare, per salvarsi e salvare la legislatura, un ordine del giorno
di sfiducia proposto dalle opposizioni. Ed io non mi vergogno di
fare questo, anzi debbo dire che mi sento orgoglioso di compiere
questo atto; e mi sento orgoglioso per una ragione, signor
Presidente, di fronte alle crisi profonde che hanno attraversato,
in periodi diversi, le giunte regionali in Sardegna, io ricordo,
per quello che ho di ricordo, che si è sempre cercato di
comprendere le ragioni del dissenso, di mediarle, di portarle a
livello adeguato e di soddisfarle. Lo sforzo invece che è stato
fatto da quando un dissenso non singolo, che è avvenuto pure in
passaggi successivi, perché al dissenso si risponde sempre con
l'emarginazione, ma quando questo dissenso è diventato un attimino
più corposo e non era possibile evidentemente l'emarginazione
singola, alla necessità di un'alta mediazione si è risposto, lo
diceva il collega Montis, con l'attivazione di tutti i canali
segreti per recuperare i numeri. Signor Presidente Palomba, lei
forse riuscirà oggi a superare l'ostacolo, ma riesce a superare
l'ostacolo grazie a prezzi che questo Consiglio regionale non saprà
mai che ha accettato di pagare. Perché il recupero di voti che
provengono dal dissenso, se non appalesati in quest'aula, rimangono
voti sospetti, ed io non voglio introdurre elementi di
sospetto personale nelle cose che stiamo facendo, ma certo vedo un
disegno, signor Presidente, e glielo propongo semplicemente, forse
anche banalmente, e forse però spero anche di essere
ascoltato. Vedo nelle cose che stiamo facendo un tentativo forte di
far fallire questo progetto, perché come hanno detto espressioni
elevate di questo Consiglio, che rappresentano Gruppi più
importanti di quello a cui appartengo io, il progetto si salva se
c'è un centro unito e forte se no il progetto è destinato al
fallimento. Noi per salvare un uomo, per salvare un assetto, stiamo
rischiando di mandare allo sfascio un progetto. Allora, a chi mi
chiedeva in questi giorni come avrei votato, se mi sarei schierato
con l'opposizione, ho risposto: "io assieme ad altri amici abbiamo
chiesto al Presidente e alla Giunta di dimettersi, io confido nel
senso di responsabilità di chi crede veramente che questo progetto
possa essere salvato e che si faccia quello che noi abbiamo
chiesto". Perché è nelle cose, ed era nelle cose durante il
dibattito signor Presidente, ed è nelle cose delle dichiarazioni di
voto. Sui problemi manca il confronto, sui problemi non c'è il
consenso ed è inutile che lei in fase di replica dica che la
politica mette i veti mentre la Giunta sta cercando di lavorare. E'
la politica, signor Presidente, che deve fare la sintesi degli
interessi della gente, è la politica vera, è la politica alta che
deve rispondere a questo; e noi a questo non stiamo rispondendo
perché stiamo sempre a cercare di mettere assieme le geometrie
variabili per trovare sempre i numeri sufficienti per arrivare
all'indomani. Allora, signor Presidente, se lei supera da oggi
questo ostacolo e se supererà la settimana prossima l'ostacolo
delle mozioni di sfiducia, io sono convinto che sui grandi temi noi
ritorneremo fra quindici giorni, tra un mese a ridiscuterne con una
maggioranza sgangherata così come c'è stata fino ad ora. Perché,
anziché dire che siamo in una crisi al buio, signor Presidente,
bisogna affermare che siamo in una crisi; e quando c'è una crisi -
è stato sempre così - alla crisi si risponde con il rimettere
insieme, in discussione le carte in gioco, a tavolo pulito però. A
tavolo pulito e all'interno di una maggioranza che vuole continuare
ad essere tale, che noi ancora nonostante tutto quello che
ci state combinando, continuiamo a dire di sperare di poter
rimanere in questa maggioranza, però per trovare ragioni alte per
stare in questa maggioranza. Signor Presidente, se noi non saremo
in questa maggioranza è perché come altri colleghi siamo stati
cacciati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Aresu. Ne ha facoltà.
ARESU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi,
mi fa piacere intervenire dopo il collega Secci, visto che ci
troviamo a votare lo stesso ordine del giorno, seppure su posizioni
diverse, proposto dalle destre. Con una piccola differenza, collega
Secci, colleghi tutti, non sono assolutamente orgoglioso, non me ne
faccio un vanto, come hai detto tu, di votare un ordine del giorno
proposto dalla destra. Mi dispiace, mi dispiace moltissimo, ma
siamo stati costretti da lei Presidente, dalla Giunta e
dall'attuale maggioranza. Io pensavo che nella replica le fosse
venuto quel coraggio che altre volte, Presidente, non ha avuto, che
finalmente si assumesse responsabilità di una apertura vera,
effettiva, programmatica e di governo intendo dire verso
Rifondazione. Non c'è stato, sicuramente non c'è stato perché non è
nelle sue intenzioni; non c'è stato perché ancora una volta non
glielo hanno permesso e concesso, signor Presidente. Lei alcuni
mesi fa, nell'l'ultima crisi, è stato eletto con 41 voti,
compreso il voto del sottoscritto ed il voto del collega
Vassallo, ed il suo signor Presidente. Se a questi 41
voti togliamo i nostri due o tre voti lei capisce che non ha
maggioranza; lei aveva 38 voti così come li ha attualmente. Non ha
mai avuto maggioranza, signor Presidente. Lei ha governato con
l'appoggio di compagni comunisti, rispondendo non a Rifondazione ma
a quella maggioranza che non la voleva, che non l'ha votata, che
l'ha sempre ricattata e che continuerà a ricattarla, signor
Presidente. Mi rifaccio all'ultimo intervento del collega Montis
perché, a quanto sembra, siamo gli ultimi quindici giorni che
facciamo comunicati, mozioni, ordini del giorno, dibattito in
Consiglio e sembra che ancora nessuno abbia capito la nostra
posizione. Il collega Montis, chiudendo il suo intervento, diceva
che si aspettava le sue dimissioni, signor Presidente, allo stesso
tempo, però, dandone l'incarico e le responsabilità di fare un
nuovo governo. Cioè siamo chiari: Rifondazione, io mi sento, in
questo momento parte attiva di Rifondazione, non chiede
assolutamente la sua testa, signor Presidente, chiede solamente di
fermare un po' questo bel gioco, di bloccare le biglie e di
ripartire, signor Presidente. Tutto qua. Di arrivare a un
azzeramento, di sederci attorno a un tavolo e di provare, una volta
per tutte, a parlare, evitando i comunicati stampa a distanza. A
questa nostra posizione ci ha risposto stamattina, diceva
giustamente il collega Montis, Emanuele Sanna, segretario regionale
del PDS. A una secondo me fasulla apertura di due o tre settimane
fa su La Nuova, se non ricordo male, rispondo oggi sull'Unione con
le minacce. "Chiediamo una prova di dignità"; a noi? Cioè un ex
comunista che chiede prova di dignità a un comunista? Ma sono cose
da Russia del 1918-'20. Frasi, parole come: settari, massimalisti,
irresponsabili, sfascio. Colpa nostra se il governo va alle destre?
Siamo in cinque, voi siete in diciotto, diciannove ed è colpa
nostra? Un po' di rispetto oltre che rispetto vero per la dignità
dei comunisti. Però ho imparato anche altre cose, signor
Presidente, ho imparato, a esempio, che la politica a volte è
bella. Torniamo indietro a due o tre mesi fa, precisamente al
momento dell'elezione dei presidenti di Commissione; ne ha fatto un
piccolo cenno il collega Montis, i compagni colleghi della
maggioranza ci hanno chiesto di votare i presidenti della
maggioranza, quanto meno di astenerci (ricordo che mancava il
Gruppo sardista durante la votazione del presidente di Commissione)
di astenerci in quattro Commissioni perché sarebbero passati
quattro presidenti delle destre. Io ho rispettato, già da allora,
la volontà del collega Montis e mi sono attenuto alle sue
indicazioni. Be sapete chi ci hanno chiesto di votare e chi abbiamo
votato? Eliseo Secci e il collega Ladu. Cioè, ma è possibile che un
collega, in tre mesi diventi sabotatore, diventi ribelle (non
Montis, giustamente). Per fare un coso del genere servono anni.
Cioè lei, Presidente, di fatto, per anni è stato al Governo con
queste persone, con i democristiani, senza nessuna offesa, con
questo gruppo di popolari. Oggi vengono chiamati ribelli,
assaltatori, eccetera. Cioè le stesse persone però, che ci avevano
chiesto tre mesi fa un voto per eleggere Secci e Ladu, vengono oggi
a chiederci un voto contro Secci e contro Ladu. E insomma, misteri
della vita e realtà della politica. Chiudo, signor Presidente,
solamente con due cenni, e mi dispiace; tanto avremmo tempo con le
prossime mozioni. Una, ripeto, che ci avete invitato, ci avete
obbligato, ci avete costretto a votare una mozione della destra. La
responsabilità della nostra votazione, della nostra posizione
ricade esclusivamente su questa maggioranza e su di lei,
Presidente, solamente per il fatto che la rappresenta. Un secondo
solamente per creare un piccolo dispiacere ai colleghi Murgia e
Sassu anticipando che non ci saranno mozioni di sorta, ordini del
giorno di sorta, futuri, che avranno il voto favorevole di
Rifondazione e mio, se prima non si accetteranno le proposte, non
le chiamo richieste, del Gruppo di Rifondazione Comunista.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Signor Presidente, solo qualche constatazione, considerata l'ora tarda e quindi la necessità di chiudere anche il dibattito. Qualche constatazione, dopo aver seguito, con la massima attenzione, la relazione introduttiva fatta dal Presidente della Giunta e la relazione conclusiva fatta dal Presidente della Giunta. Io ho fatto, durante il dibattito, un intervento nel quale ho messo a fuoco alcuni problemi, credo di carattere rilevante per la Sardegna: occupazione, produzione, infrastrutture. E' inutile chiedere una risposta perché la risposta non viene mai. Un accenno, da parte della Giunta, ai problemi sollevati dalle opposizioni. Nessuna risposta viene mai formulata, né dal Presidente della Giunta (non so se adesso mi senta) né dai membri del Governo regionale. Un'altra constatazione: si è svolto in questi giorni in quest'Aula un dibattito abbastanza lungo, diffuso, approfondito, in cui tutti coloro che hanno preso la parola hanno espresso la propria posizione. Ecco sembravano momenti in cui il Consiglio regionale ritrovasse la volontà di far parte di questo Consiglio, momenti nei quali si poteva dire che ciò che si dice all'esterno del Consiglio non sempre è vero perché sono emerse delle posizioni di gente consapevole della funzione che deve svolgere. Giungiamo alle conclusioni, oggi dovrebbe esserci la conclusione, devo constatare, con amarezza, che l'ordine del giorno che noi abbiamo formulato era ed è profondamente valido e di attualità. Cioè le divergenze che hanno causato la presentazione dell'ordine del giorno sono tutte qui in piedi. Molto probabilmente la Giunta riuscirà a salvarsi anche questa volta, ma si salverà male, perché domani ricomincerà la sua funzione senza avere una maggioranza. Ecco, allora più che rivolgere stavolta l'appello alla Giunta, al Presidente della Giunta, lo rivolgo ai colleghi di maggioranza: se voi credete in questa maggioranza non votate la sfiducia che noi abbiamo formulato, ma se voi ci credete siate coerenti, non riprendete a bisticciare da domani; mandate avanti l'amministrazione della Regione. Se, viceversa, non avete la fiducia nella Giunta allora votate il documento di sfiducia, in modo tale che si possa giungere veramente a un chiarimento che noi non riusciamo a fare nell'ambito di questo Consiglio.
Io credo che ci siano persone valide, capaci di mandare avanti l'amministrazione regionale, però, evidentemente, i condizionamenti sono tali per cui la paura della crisi al buio, la paura che un domani non ci sia l'amministrazione regionale ci porta ad assumere una posizione, a votare non in coerenza con quelle che sono le nostre persuasioni, ma in contrasto con queste. Io dico votiamo stavolta, e ne prendo atto e mi fa piacere che tante forze che non fanno parte dell'opposizione almeno tipica, caratteristica di questo Consiglio, si siano espresse per il voto favorevole alla sfiducia nei confronti della Giunta.
Votate la sfiducia alla Giunta in mondo modo
tale che effettivamente si riparta con una posizione chiara, netta,
precisa. Dovete ripartire, presentate un programma di lavoro in
questo Consiglio, designate gli uomini, ma poi lasciate che questi
uomini lavorino, lasciate che questi uomini portino avanti il
programma che hanno tracciato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà.
RANDACCIO (F.I.). Innanzitutto vorrei ringraziare i miei ex colleghi di Forza Italia per le manifestazioni di simpatia che mi riservate da qui a qualche tempo. Io però vi chiedo, e lo faccio con il massimo dell'umiltà, di considerare il fatto che a prescindere dall'aspetto personale noi qui rappresentiamo dei movimenti politici e in quanto tali sarebbe opportuno riferirci.
Gentili colleghi, Rinnovamento Italiano conferma con senso di responsabilità quanto già espresso in sede di discussione generale sull'ordine del giorno presentato dalle forze di opposizione. Riteniamo, quindi, che l'attuale quadro politico di maggioranza ha insiti nella propria natura di esistere quale fatto endogeno e strutturale un'eterogeneità e un ampio confronto interno, del quale dobbiamo prendere atto senza mettere in discussione le ragioni che ci devono portare responsabilmente alla guida della Regione sino alla fine della legislatura.
Riteniamo che la soluzione dell'attuale situazione passi attraverso due concetti fondamentali. Sarà anche un movimento politico neonato in Consiglio, ci permettiamo con rispettosa osservanza, Presidente, di darle una nostra valutazione e di prospettare una via d'uscita che noi riteniamo decorosa e ci permettiamo di dire anche intelligente all'attuale situazione.
I concetti fondamentali sono due: il primo concetto riguarda la necessità di procedere attraverso una governabilità concertata su alcuni temi programmatici fondamentali, come per esempio il rilancio del sistema economico produttivo della Sardegna e l'accelerazione dei processi di spesa. Concordo perciò con lei, signor Presidente, quando dice che nessuno vuole la crisi: non la vogliamo noi, non la vuole - io credo - il Consiglio, non la vogliono tutto il popolo sardo e tutte le classi imprenditoriali, datoriali e anche i lavoratori. Il secondo riguarda un riequilibrio moderato di questa coalizione che semplifichi questa concertazione. A tal proposito noi riteniamo con il massimo rispetto per tutti gli schieramenti politici presenti in quest'Aula che un inserimento di Rifondazione Comunista costituisca un'ulteriore fonte di squilibrio dell'attuale quadro politico, e ciò pur essendo Rinnovamento Italiano aperto al dialogo, al confronto con tutti coloro che hanno a cuore i problemi della Sardegna.
Quindi, riconfermando che Rinnovamento Italiano non ha alcuna preclusione a percorrere ulteriori strade all'interno dell'attuale maggioranza che garantiscano una governabilità stabile (e a tutt'oggi queste possibili strade non sono chiaramente identificabili), con l'obiettivo primario di garantire la governabilità della Sardegna, noi le confermiamo il nostro voto contrario all'ordine del giorno, con il suo impegno signor Presidente, ad aprire un immediato confronto chiarificatore con la coalizione che assicuri con chiarezza e rapidità un governo di fine legislatura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.
MARRACINI (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, intervengo per esprimere il mio voto a favore di quest'ordine del giorno e per fare alcune brevissime considerazioni.
Signor Presidente, oggi per un voto non passa un
ordine del giorno che manifesta apertamente la sfiducia per questa
Giunta. Potrebbe però accadere anche che la settimana prossima non
passi neanche la fiducia. Può accadere, e allora io mi
chiedo che cosa, in che situazione siamo: non esiste una fiducia,
non esiste una sfiducia. Siamo in quella situazione che più volte
ho avuto modo di ribadire di assoluta confusione di questo quadro
politico. Vede, signor Presidente, non è un problema suo, perché
personificare questa crisi, ovviamente, fa gioco a questa
coalizione di maggioranza, perché siccome è vox populi che
peggio di così non è possibile, un domani, quando non verrà più
riproposto lei, diranno: adesso vedrete, con un Presidente così
questa coalizione funzionerà. Io non sono d'accordo. E' un problema
politico di mancanza di coesione, di programmi, di interessi di
ceti (?) e di obiettivi. Voglio dire, l'onorevole Ghirra, al
di là del metodo un po' mafioso con cui si è espresso, ha detto
delle cose chiare. Ha espresso una sua posizione e quindi anche del
suo partito in relazione a un problema serio, grosso, che se
quest'Aula avesse già dibattuto, sarebbe già stato un titolo di
merito per voi che siete seduti là, perché i problemi politici
importanti danno chiarezza sulle posizioni politiche. Le piccole
cose ci hanno portato ad andare avanti per tre anni in una
situazione di assoluta inefficienza. E' sui problemi importanti che
si vede se esistono ancora i motivi per mantenere in piedi delle
coalizioni o addirittura i motivi per mantenere i singoli soggetti
all'interno dei partiti. Perché giustamente, scriveva oggi un
giornale, in quest'Aula abbiamo già dieci consiglieri che non si
sono ritrovati nelle motivazioni che hanno portato loro a
candidarsi nei rispettivi partiti. Se noi dovessimo portare in Aula
problemi importanti per la Sardegna, che dovrebbero dare delle
svolte sul futuro dell'Isola, allora probabilmente ne vedremmo
ancora di peggio. E già esiste a fronte di una maggioranza
inesistente di 40 a 39, già esiste all'interno di questa
maggioranza un problema di distinguo fondamentale su un punto
importante che ancora non c'è dato modo di discutere. Signor
Presidente, io credo che se ancora vogliamo proseguire questa
ricerca affannosa di portare a termine questa legislatura, si debba
far chiarezza su quelli che devono essere i motivi sostanziali,
fondamentali, che deve portare avanti questo Esecutivo, ma lei lo
deve dire. Non deve dire solamente che si affronteranno questi
problemi, deve dire come, quali saranno e quali sono le posizioni
di questo Esecutivo, di questo Governo regionale e verificare in
quel momento se questa maggioranza si condivide e si vede nelle
vostre posizioni. Oggi questo non è, oggi siamo costretti ad
assistere a questi balletti, siamo costretti a subire queste
giornate che non producono niente, dove vengono presentati due,
forse tre, forse quattro mozioni di fiducia in virtù di una parola
cambiata che può accontentare quel consigliere che poi (è la
verità, come ha detto il collega Secci) che poi determina la
sopravvivenza di questo Esecutivo. Non è un problema di numeri,
signor Presidente, è un problema di contenuti, ma è la verità, è un
problema che riguarda le forze politiche oggi esistenti, o andando
ancora oltre, riguarda il sistema politico dei partiti così come
oggi viene rappresentato in quest'Aula. Solo se andremo oltre,
potremo trovare una soluzione, solo se lei avesse la capacità o,
dico meglio, la capacità ce l'ha, ma l'autorità di poter azzerare
una situazione che oggi non le consente di governare, di portare i
problemi della Sardegna veri e su questi confrontarsi con la sua
maggioranza e poi con tutta l'Aula. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Popolari). Signor Presidente onorevole ed
onorevoli colleghe e colleghi, io non utilizzerò tutto il tempo che
ci è messo a disposizione per le dichiarazioni di voto, appunto
interverrò anche per meno di cinque minuti. Intervengo anche per
dire che la replica del presidente Palomba, pur avendo portato
all'interno del dibattito elementi di novità, essendo migliorata,
non erano più le dichiarazioni che rilasciava alcuni giorni fa dove
il lavoro dei consiglieri regionali, compresi anche quelli che
dissentivano su quella posizione, veniva apostrofato, io credo, in
modo ingiusto, Però bisogna dire che gli interrogativi
emersi nel dibattito di questi giorni, un dibattito che è stato
molto serio, signor Presidente, un dibattito che è stato molto
approfondito, però una risposta a quelle domande che sono state
poste in questi giorni non c'è stata dal dibattito, nella sua
replica non si è vista una volontà vera di andare a fondo alle vere
ragioni del dissenso, alle vere ragioni della crisi. Considerato
anche che il presidente Palomba persiste nell'ipotesi di una
apertura a Rifondazione Comunista, al posto di una vera autocritica
dell'operato del Presidente e della Giunta che lui presiede,
pertanto io credo che effettivamente è mancata da parte del
Presidente questa volontà di andare a fondo per vedere le vere
ragioni della crisi. Visto che ci siamo, io voglio ricordare
all'onorevole Aresu, per esprimere un concetto che già ho
dichiarato altre volte in quest'Aula, io ho grande considerazione
del Gruppo di Rifondazione Comunista, dei suoi uomini, perché
effettivamente bisogna riconoscere che hanno lavorato sempre molto
seriamente in questo Consiglio, io riconosco il lavoro e lo sforzo
che sta facendo questo Partito con i suoi uomini in questo
Consiglio regionale. Però, chiarezza per chiarezza, bisogna dire
all'onorevole Aresu che non ho mai chiesto voti a Rifondazione
Comunista. Io non so se sono arrivati voti, non so chi ha votato,
però posso assicurare e posso tranquillizzare l'onorevole Aresu e
quest'Aula che il sottoscritto non ha mai chiesto i voti di
Rifondazione Comunista, non solo, io voti di questo Partito non ne
ho mai preso neanche quando mi sono candidato per venire in questo
Consiglio regionale, io faccio parte di una lista di Popolari con
una indicazione a Presidente del Partito popolare, pertanto io non
devo assolutamente nulla a questo Partito, perché i voti che io ho
preso per essere eletto consigliere regionale non hanno nulla a che
vedere con gli sforzi che sicuramente avrà fatto questo Partito,
probabilmente anche nella nostra direzione, però devo dire che era
uno sforzo non richiesto da parte del sottoscritto. Questo
chiarimento mi sembrava dovuto e indispensabile perché non vorrei
che la gente pensasse che in alcune fasi della vita di questo
Consiglio ci fosse gente che andasse a chiedere voti che magari non
erano da ritenersi all'interno della maggioranza. Semmai questa è
la dimostrazione inequivocabile che, all'interno della maggioranza,
c'erano i problemi che noi abbiamo lamentato questi giorni, per cui
non si riesce effettivamente a portare avanti un programma di
governo, non si riesce a mandare avanti un lavoro nelle stesse
Commissioni del Consiglio, proprio perché ci sono delle situazioni
di disagio, delle situazioni laceranti all'interno della
maggioranza che impediscono un vero lavoro serio, un lavoro
costruttivo all'interno della maggioranza stessa. E semmai ce ne
fosse bisogno ciò che ha detto l'onorevole Aresu è la dimostrazione
che effettivamente all'interno della maggioranza c'è bisogno di una
migliore registrazione, perché così com'è oggi la situazione la
maggioranza non va.
Io, signor presidente Palomba, pur riconoscendomi
nella maggioranza di centrosinistra, quella che è nata nel 1994,
che diciamo è la sintesi di diverse proposte politiche, abbiamo già
detto questi giorni e lo ripeto anche in questa fase che questa
maggioranza, anche a causa di un sistema elettorale che è quello
che è in Sardegna, però diciamo che questa maggioranza è frutto di
diverse esperienze politiche e pertanto io mi riconosco in questa
maggioranza di centrosinistra. Finisco subito, signor Presidente, e
non condivido i toni perentori che ho letto stamattina su qualche
importane organo di stampa, quasi quasi che se noi non accettassimo
l'ingresso di altri partiti in questa maggioranza, insomma, chissà
quali cose dovessero succedere,! Credo comunque che il
dibattito che si sta svolgendo questi giorni in questo Consiglio
non è un dibattito proficuo, produttivo, non è forse all'altezza
del suo ruolo. Insomma, io credo che bisogna rispettare l'autonomia
di questo Consiglio regionale perché io credo che chi sta
affrontando il dibattito questi giorni sa quello che sta facendo,
io credo che certi richiami vadano nella direzione degli stessi
partiti di appartenenza, ma io credo che le maggioranze che
costituiscono questo Consiglio regionale non abbiano bisogno di
consigli, che poi sono delle imposizioni che sono assolutamente
gratuite. Pertanto permangono, come dicevo, le ragioni
dell'insoddisfazione relativamente all'operato del Presidente e
della Giunta e io, perché non ci sono altre forme per manifestare
col voto il dissenso, esprimo il parere favorevole all'ordine del
giorno presentato dalla mozione numero 1. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.
SASSU (Progr. Fed.). Signor Presidente, il contenuto
dell'ordine del giorno che siamo chiamati a votare ha una filosofia
di fondo opposta a quello che è stato presentato da Murgia, Sassu e
più. Da una parte l'ordine del giorno numero 1 prevede le
dimissioni subito, l'altro ordine del giorno immagina un percorso
diverso che è quello della sfiducia costruttiva; un percorso cioè
che dice di no ad una crisi al buio perché questo, come
abbiamo detto nel dibattito in questi giorni, determinerebbe gravi
danni. Io ai Soloni della politica che in questo periodo si stanno
scagliando contro questo Consiglio vorrei dire che in altri tempi,
questo Consiglio, altre legislature, hanno vissuto ben altre crisi;
io ne ho contato 50 con primati negativi per esempio nell'ottava
legislatura con tredici giunte regionali nominate, nella sesta
legislatura con 11 giunte regionali. Quindi giunte regionali che
hanno vissuto solo pochi giorni, solo pochi mesi, evidentemente con
gravi danni. Quindi a questo Consiglio vorrei dire quanti dei danni
prodotti, quanto della gravità della situazione attuale è anche
frutto del tempo perso da tutte queste crisi, da tutti questi anni
di autonomia della Sardegna. Quindi non crisi al buio, ma un
percorso diverso che è quello della sfiducia costruttiva. Il nostro
Regolamento non lo prevede eppure sarebbe uno strumento normativo
utile per superare difficoltà politiche senza pregiudicare la
continuità dell'azione di governo. Noi riteniamo che in questa fase
il Consiglio regionale con un suo atto politico indichi un percorso
analogo alla sfiducia costruttiva. E' quello appunto che proponiamo
con il nostro ordine del giorno. Sia quindi il Presidente ad
avviare la verifica non a "babbo morto", ma con tre obiettivi ben
precisi, : individuare pochi punti programmatici, ricercare
la ricomposizione della coalizione e ricercare, come abbiamo detto
in modo molto marcato, il rafforzamento della coalizione con la
partecipazione a pieno titolo di Rifondazione Comunista al
confronto non solo programmatico ma anche all'azione di governo.
Qualsiasi altro percorso, abbiamo detto, tenderebbe non a risolvere
i problemi ma addirittura a divaricare ulteriormente le posizioni e
ad aumentare le contrapposizioni. Per queste ragioni non voterò
l'ordine del giorno numero 1; questo non significa, non vuole e non
può significare una adesione passiva alla maggioranza. Permangono
le valutazioni espresse: è un giudizio solamente sospeso. Il
consenso futuro deriverà dall'adesione sua, signor Presidente della
Giunta, e della maggioranza ai contenuti e ai percorsi tracciati
nella discussione in Assemblea e che abbiamo indicato, io e il
collega Murgia, nell'ordine del giorno numero 1, in modo
particolare nella partecipazione a pieno titolo di Rifondazione
Comunista non solo al confronto programmatico ma anche all'azione
di governo.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al consigliere Balletto, chiarisco all'assemblea che sono iscritti a parlare, dopo l'onorevole Balletto, sette rappresentati per sette Gruppi, quindi con questo intervento, stando nei termini, ne avremo per una quarantina di minuti; quindi, poiché nel giro di tre quarti d'ora possiamo concludere, questo mi sembra induca a non sospendere.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Signor Presidente, sarò brevissimo, per fare solamente alcune valutazioni. I motivi della crisi sono stati abbondantemente analizzati e approfonditi durante il dibattito. Mi viene da dire che la replica del Presidente nulla ha aggiunto a tutto ciò che è emerso appunto nella fase precedente. Oggi nelle dichiarazioni di voto si avverte una sensazione di estremo disagio quando, da parte di alcuni esponenti della maggioranza, viene data la fiducia condizionata. Si assiste così a dichiarazioni del collega Ghirra nelle quali vengono lamentati atteggiamenti, comportamenti al di là forse appunto del lecito. E con riferimento al Master Plan egli stesso dà a sua volta, nell'esprimere il proprio voto contrario all'approvazione dell'ordine del giorno, un avvertimento attraverso il quale si dice alla Giunta: "stai attenta a quello che farai se no il mio voto potrebbe mancare". E così da parte di tanti altri. Mi sembra di poter dire che questa maggioranza non si è affatto ricomposta; la crisi è una crisi che esiste dal momento in cui la maggioranza si è costituita e la sua prima Giunta, Presidente, ha visto la luce. Come si può dire che non si può aprire una crisi al buio; la crisi è nelle cose, è nei fatti di tutti i giorni, più inettitudine, incompletezza di attività di governo di quanta non ne sia nei fatti e negli atti, e di quanta non sia evidente a tutti, evidentemente non ce ne può essere. A brevissimo tempo evidentemente riscoppieranno tutti i motivi di dissidio e di dissenso che nascono da due fatti principali. Primo, è l'assenza di un comune programma e di un comune progetto politico da portare avanti, e poi quello sempre che si incentra sulle lottizzazioni e sulle spartizioni. L'unico dibattito politico che esiste all'interno della maggioranza è quello che si accende ogniqualvolta ci sia da dividere o da spartire qualcosa. Se l'ordine del giorno proposto dal Polo non dovesse passare sappiamo, perché è stato detto e perchè tutti abbiamo fatto i conti, che al massimo raggiungerà 40 voti: lei Presidente non ha la maggioranza, lei è sotto ricatto, questa maggioranza è sotto ricatto da tutti quei componenti della maggioranza che condizionano il suo voto a determinate cose: Master Plan sì, Master Plan no, dello stesso collega Randaccio che è passato oggi in maggioranza. Quindi, Presidente, come pensa lei, come spera di adempiere a quel compito al quale lei si richiama di completa e totale dedizione agli interessi del popolo sardo. Lei ha detto che ha dedicato cinque anni della sua vita a questa Regione, ma probabilmente lei non si è ancora accorto che nessuno le sta chiedendo che lei completi il quinquennio. Lei si ostina, non si sa in virtù di quale dono, a voler portare a termine questo compito, questo mandato. Lei dovrebbe fare una semplice considerazione; lei aveva detto e sostenuto prima, ieri, oggi, e anche per il domani, che lei farà la differenza per la Sardegna e per il popolo sardo. Noi abbiamo la sensazione che lei, con la sua ostinazione, stia facendo la sofferenza di questa Regione e di questo popolo che guarda a noi con aspettative che sono come quelle di chi sta morendo e cerca di respirare l'ultimo boccone d'aria. Sia in un sussulto di responsabilità e di dignità, Presidente, coerente con la sua persona alla quale tutti noi riconosciamo massima stima e massimo rispetto, sia coerente con questa figura che lei ha e di cui gode ancora e si dimetta con un atto coraggioso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Progr. S.F.D.). Signor Presidente, anche il
dibattito che si è sviluppato oggi in sede di dichiarazioni di voto
dimostra, una volta di più, ove ve ne fosse ancora bisogno, che ciò
che veniva detto nei giorni scorsi dentro quest'Aula, e mi permetto
di richiamare, oltre l'intervento del sottoscritto, l'intervento
dell'onorevole Piersandro Scano, purtroppo è una realtà. Dicevamo
allora: magari questa maggioranza avesse solo ed esclusivamente da
risolvere problematiche legate alle nomine. Purtroppo lo stato di
disagio e di malessere, vivissimo, presente in questa sede,
dimostra che vi sono una serie di nodi irrisolti, relativamente ai
programmi e alle azioni di governo che questa maggioranza dovrà
mandare avanti. E magari l'unico nodo irrisolto di natura
programmatica fosse quello relativo alMaster plan! Io credo
che siano ben numerosi, ed è per questo che il disagio e il
malessere che gli onorevoli Ladu, Secci, Marteddu e Manunza hanno
manifestato, nasce da un disagio e un malessere reale, non
fittizio, non costruito, non artefatto. Io non ne condivido (l'ho
detto in altre occasioni e più volte) le conclusioni alle quali
essi pervengono, e però comprendo il dramma anche interiore che in
qualche modo stanno vivendo. Ecco, oggi probabilmente abbiamo
offerto alla stampa l'opportunità di titolare che il presidente
Palomba e la sua Giunta cadono sulle ragioni del cemento. Di solito
il cemento serve a cementare, a unire, a unificare; in questo caso
serve ad affossare una Giunta regionale. Non è così; è anche quella
una falsa ed errata interpretazione di chi, probabilmente, ha
interesse a dare una falsa ed errata rappresentazione della
politica e del dibattito che dentro quest'Aula si è sviluppato. Io
le do atto, onorevole Palomba, che nel suo intervento, assieme
ad una serie di altre argomentazioni, lei ha assunto, in
maniera corretta, un impegno, relativamente al Master plan.
L'impegno a decidere, l'impegno ad assumere, in alcuni tempi, una
decisione. Non ha detto, correttamente, ma perché non è ancora
maturata politicamente, quale decisione lei e la sua Giunta, signor
Presidente, avrebbe assunto. E la precisazione successiva, perché
non restino ombre e dubbi che lei signor Presidente ha fatto
rispetto ad assetti societari, tendeva solo a chiarire che la
proposta sul Master plan riguarda più di un imprenditore. E
come ben si sa, da corrispondenze formali intercorse tra gli
imprenditori e la Giunta regionale, i legami societari sono
sottoposti a una tempistica che poi, oltre la quale dovranno
essere assunte determinate decisioni. Evidentemente l'onorevole
Ghirra non vuole che gli imprenditori abbiano risposte, neanche
negative; non vuole che se ne parli. Questo, mi si consenta, è un
fatto di cultura.
L'onorevole Ghirra vuole esercitare una specie di
diritto di veto che porterebbero, signor Presidente, lei e la sua
Giunta a non assumere, in nessun campo, alcuna decisione, la
porterebbero al mutismo totale e ad essere imbavagliata. Io
apprezzo, invece, l'intervento dell'onorevole Diana, molto deciso,
molto determinato e però corretto anche formalmente
nell'esposizione. L'onorevole Ghirra chiama in causa Federazione
Democratica; ha anche parlato di Assessori che non rispettano la
regolarità (presumo di Federazione Democratica) di spinte
affaristiche. Gli Assessori di Federazione democratica saranno
ovviamente conseguenti a queste affermazioni.
Però, ovviamente, se l'onorevole Ghirra è a conoscenza di fatti che abbiano rilevanza giuridica, è un suo dovere etico non limitarsi ad una generica denuncia fatta in quest'Aula, ma è suo dovere etico rivolgersi agli Uffici della Procura della Repubblica. Diversamente, signor Presidente, resta solo ed esclusivamente un fatto di stile: ciascuno si esprime come può.
Detto questo il rischio non è che smarriamo le ragioni della politica, il rischio è, signor Presidente, che smarriamo la ragione, che smarriamo la ratio. Non si può avere un atteggiamento e un'espressione solo di disprezzo, di dileggio, persino di oltraggio e di diffamazione. Così' non si arricchisce la politica, si smarrisce - lo ripeto - la ragione.
Detto questo, signor Presidente, noi di Federazione Democratica respingeremo in ogni caso l'ordine del giorno che viene dalla destra; siamo per l'apertura di un confronto politico-programmatico serio che porti chiarezza all'interno della maggioranza. Noi auguriamo a lei, signor Presidente, che riesca a dispiegare davvero tutte le capacità di cui certamente dispone, perché diversamente non vediamo un futuro troppo roseo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Signor Presidente, colleghi, signor Presidente della Giunta, l'onorevole Giagu, nell'intervento di ieri, aveva già espresso, a nome del Gruppo dei popolari, la fiducia verso il Presidente e verso la Giunta. Noi voteremo pertanto contro la mozione presentata dal Polo, lo dico con grande semplicità, rivendicando io le mie origini contadine che spero l'onorevole Pittalis non voglia contestarmi, ma dicendogli anche che anche l'onorevole Giagu ha origini contadine, anche se la famiglia Giagu si è impegnata in politica e nelle istituzioni, le sue origini, sia dalla famiglia Giagu che dalla famiglia De Martini sono certamente di origine contadine.
Nell'ipotesi la certificazione la rilasciamo io e
Silvio Piras, ma questo tralasciamolo. Noi rigettiamo quindi
un'ipotesi di una crisi al buio, signor Presidente, la rigettiamo
con grande fermezza e la rigettiamo con una valutazione di quelle
che sono le segnalazioni che ci arrivano da più parti. Segnalazioni
che ci arrivano dal mondo dell'imprenditoria, dal mondo del lavoro,
dal mondo dei sindacati, dalle organizzazioni e dai cittadini in
generale che ci chiedono di non addivenire ad una crisi. I
cittadini ci chiedono concretezza di governo, ci chiedono
operatività, ci chiedono, in una parola, che si operi
nell'interesse di quelle che sono le problematiche della
Sardegna, e lo si faccia non in litigiosità, ma con
concordanza di intenti.
Signor Presidente della Giunta, è necessario rilanciare la coalizione di governo, è necessario rafforzarla. Occorre, come dicevo, una maggiore concretezza nell'azione amministrativa, è necessario aprire un confronto con le forze politiche, ivi compresa (lo dico senza tentennamenti) il partito della Rifondazione Comunista, ma è anche necessario interpretare il disagio che si è creato all'interno del Consiglio regionale, cercando di capirne le cause, cercando anche, dopo averne capito le cause, di porvi rimedio.
Collega Ghirra, io nell'intervento dell'altro giorno, ho fatto dei riferimenti precisi alla segnalazione continua di poteri occulti, di oligarchie e di quant'altro. Tutte le volte che ci troviamo di fronte a una situazione di crisi vengono evocati poteri occulti, oligarchie, grandi e vecchi (chissà perché devono essere vecchi e non giovani, questa è una cosa strana). Di fronte a questa situazione mi si dà una risposta quasi che si debba criminalizzare l'imprenditoria. Io sono perplesso davvero su questa cosa: se un imprenditore legittimamente propone un progetto all'attenzione della pubblica amministrazione è altrettanto legittimo che la pubblica amministrazione dia a questo imprenditore una risposta. Ho apprezzato il presidente Palomba che ha detto di voler dare una risposta. Non discuto sui contenuti, non è questo il momento di discuterne; è necessario che si dia una risposta. Non vi è assolutamente niente di strano in questo, anzi è dovere preciso della pubblica amministrazione pronunziarsi in merito.
L'ambiente è un bene prezioso, io ne sono anche un fruitore e un difensore, ed è un bene prezioso nel momento in cui noi studiamo metodi di difesa, ma anche metodi di utilizzo dell'ambiente. L'ambiente è un bene prezioso quando non viene confuso con un museo al quale non si possono apportare modificazioni.
La crisi politica va evitata a qualunque costo, signor Presidente. Va evitata perché sarebbe un fatto devastante, e quindi io mi rivolgo a tutti i colleghi consiglieri in questo senso, perché venga fatta una riflessione profonda, non per voler individuare responsabili di chi la crea e di chi non la crea. Chi la crea evidentemente saprà ricrearla e se ne assumerà pienamente la responsabilità di averla creata.
Caro amico Eliseo Secci, è vero che per salvare un assetto si rischia di far fallire il progetto, ma è vero anche che il progetto rischia di fallire quando si vuole la crisi a tutti i costi, ed è vero anche che questo può avvenire non per cacciata ma anche per libera scelta di andarsene.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (P.D.). Io ho una nuova
preoccupazione, signor Presidente, ed è emerso oggi in quest'aula
il clima che questa preoccupazione credo possa essere diffusa, e
cioè il fatto che effettivamente qualsiasi presidente, qualsiasi
Giunta forse non potrebbero essere messi nelle condizioni di fare
nulla. E lo vedo dagli atteggiamenti, dal rapporto con cui ci si
propone per la soluzione dei problemi, da come si affrontano e da
quel senso che deriva e scaturisce di smarrimento. Questo dibattito
si concluderà con una votazione 40 a 39, 39 a 38. Qual è la
soluzione? Cioè qual è il risultato? Cosa significa? Probabilmente
è il risultato di chi vuole crisi al buio oppure di chi vuole una
formula della fiducia costruttiva. Tutto lì, non è poca cosa
sicuramente, ma questo è ciò che dirà il voto. Nessuno mette in
dubbio che sia crisi, nessuno mette in dubbio che comunque, sia che
il Presidente si dimetta, sia che si vada verso la formula della
sfiducia costruttiva, c'è da lavorare, c'è da impiegare tutte le
risorse per poter finalmente, io credo, portare avanti ciò che ci
stiamo dicendo da tanto tempo, e non è solo il Master
plan. Io non ci sto a parlare solo di Master plan; io
credo che ci siano le riforme elettorali, ci sono le riforme della
Regione, ci sono le riforme degli enti. Non voglio essere noioso
dicendo che c'è anche una riforma dell'acqua. C'è il problema
dell'occupazione, c'è il problema del decentramento, c'è il
problema dei parchi che rappresentano un po' lo stile, la qualità
di vita. Io credo che per ciascuno di questi problemi qui in
quest'aula c'è una maggioranza diversa. Qui credo che dobbiamo
iniziare a fare uno sforzo, che effettivamente dobbiamo calare un
patto politico perché una stessa maggioranza non riuscirà a portare
avanti nessuno di questi temi.
Noi abbiamo sentito, leggiamo nel giornale, dei governi delle larghe intese e ci scandalizziamo, oppure le maggioranze, quando si parla di maggioranze variabili ci scandalizziamo. Qui io sono convinto che o accettiamo che per risolvere certi problemi si faccia un patto, oppure qui, con i veti incrociati questa legislatura non porterà avanti nulla. E non voglio, collega Masala, né salire in cattedra né scendere dalla cattedra. Voglio che la dignità di ciascuno di noi abbia un limite e un rispetto, perché qui rischiamo di calpestarcela e rischiamo di farcela calpestare. Solo questa la preoccupazione, questa la mia nuova preoccupazione, che qui stiamo perdendo tutti la dignità.
Il Gruppo vota contro la mozione perché ha fatto questa scelta, perché secondo me non siamo nelle condizioni di affrontare una crisi al buio e i motivi di questa nostra scelta questo dibattito li ha messi in evidenza. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). mi pare che non abbiano ragione i
colleghi che in qualche maniera abbiano fatto emergere, oltre al
malumore, un'impressione quasi di inutilità del dibattito che si è
svolto in questi giorni. Anzi, la fase delle dichiarazioni di voto
che si è svolta stamani denuncia che l'ordine del giorno di censura
o la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni era
indispensabile e necessaria non certo solamente a un chiarimento
delle opposizioni, ma forse era ancora più necessaria e
indispensabile per la stessa maggioranza, era sicuramente
indispensabile e necessaria per far capire ai sardi quale
situazione hanno di governo nella Regione, quale maggioranza si
trovano oggi davanti. E credo che dopo l'esito di questo dibattito
oggi emerge con durezza, direi quasi con crudeltà, una verità
chiara e cioè che, al di là del fatto che le dimissioni o non
dimissioni del presidente Palomba possano avvenire o meno, questo
attiene alla persona di un uomo, credo che il dato che emerga è che
al di là del voto che oggi verrà fuori, al massimo si potrà salvare
un Esecutivo ma non ci sarà una maggioranza. Non ci sarà una
maggioranza politica, questo è il primo dato che emerge e che credo
resti incontrovertibile, allora su questo, se si tratta
dell'ennesimo passaggio, diciamo, di crisi temporanea, beh,
affrettatevi, diversamente io vi devo contestare ancora un
pericolo, che non è quello che diceva l'onorevole Dettori:,
il pericolo è che un Esecutivo non può governare, non ha titolo per
governare senza una maggioranza di riferimento. Stiamo lentamente
passando, senza accorgercene, da un sistema apparentemente
democratico ma che comincia a incuneare venature di autoritarismo,
perché se gli Esecutivi non sono più capaci, non hanno più
coscienza democratica, non riescono più a rispettare le regole
dell'ordinamento giuridico dello Stato, cioè davanti alla presa di
coscienza che non vi sono più i numeri per governare, cioè il
presupposto che la democrazia richiede per poter governare,
e davanti a tutto ciò gli Esecutivi rimangono immobili, noi di
Alleanza Nazionale denunciamo una vena di autoritarismo che in
queste Istituzioni sta iniziando a penetrare e a consolidarsi.
Credo che già questo sarebbe un fatto gravissimo, altro che
maggioranze variabili o cose di altro tipo, qui ci stiamo
avventurando in una fase pericolosa, e questa fase pericolosa
(credo che sia emerso chiarissimo oggi) non si può rimediare forse
con il dibattito odierno che si sta concludendo, ma tanto meno con
i salvagenti lanciati dall'onorevole Sassu e dall'onorevole Murgia.
Io non credo che discutere una mozione di sfiducia tra alcuni
giorni possa cambiare il quadro dell'Esecutivo, io non credo che
possa esistere dignità umana che possa superare la diffamazione che
oggi abbiamo udito qua fatta a un partito nel suo intero assetto e
agli Assessori, accusati di essere affaristi e di non rispettare la
legalità. , Io credo che in una società civile, normale, non
come ha detto il collega Balia, non perché ha sbagliato, ma forse
non conosce benissimo alcune norme, l'onorevole Ghirra non è
assolutamente perseguibile penalmente per quelle espressioni dette
qui dentro e dette per dichiarazione di voto, vivaddio, abbiamo
ancora questa libertà, la si può usare bene o male, ma l'onorevole
Ghirra non è perseguibile penalmente. Resta il fatto che se queste
frasi fossero state dette fuori di qui avrebbero integrato
sicuramente il reato di diffamazione; , esse hanno
sicuramente offeso la dignità di uomini prima che di appartenenti
ad un partito. Allora in una situazione come questa, quale
maggioranza stabile, quale governo concertato, volete mettere in
piedi, si possono superare queste cose? Allora io dico, forse sarò
fatto ancora un po' all'antica, dovrò ancora bere qualche bicchiere
di acqua Fiuggi, come dico a qualche amico simpaticamente e lo
faremo, però credo che prima di essere uomini politici, occorre
essere uomini, credo che se questi uomini sapranno superare il
fatto che gli si sia detto di essere degli affaristi e quindi dei
delinquenti, io credo che se supereranno questa fase, allora in
quel momento ci staranno dimostrando veramente che forse quelle
accuse possono essere fondate, perché vuol dire che non hanno
principi sani al loro interno. Questo non lo credo. Credo anche che
il presidente Palomba avrà una strada difficile in questi giorni,
credo anche che la governabilità concertata, Presidente, purtroppo,
dico purtroppo, significhi qualche presidenza, qualche sotto
presidenza, o qualche sotto governo e con questa strada credo che
non arriverà molto lontana la maggioranza. Credo e concludo,
Presidente, dicendo che forse in tutta questa vicenda negativa
incomincia a vedersi anche un fatto politicamente positivo, perché
credo che non possa a sfuggire a nessuno che, anche se
ancora con qualche difficoltà l'onorevole Fantola inizia a
dialogare con il centro destra e credo che su questa strada dovremo
impegnarci e portare avanti questa strada, credo e dico che, pur
rispettando le posizioni politiche dei quattro colleghi dei
Popolari, io ho vissuto questi giorni con difficoltà e piacere
perché sono riuscito a dialogare fattivamente con questi colleghi.
Credo che questa strada non vada buttata via, credo che questa
strada vada iniziata a perseguire perché probabilmente se
riusciremo con fatica a dialogare di più fra noi, forse,
cominceremo a mettere le prime pietre per un Governo vero, quello
del futuro, quello che saprà restituire la Sardegna ai sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, colleghi, mi pare che nel corso dell'odierna seduta si siano riaperti, in maniera ancor più evidenti, i termini del problema che il Gruppo di Forza Italia e Alleanza Nazionale e l'onorevole Amadu, esponente del CDU, ma per la verità anche le opposizioni di Rifondazione Comunista hanno posto l'esigenza di una chiarezza. Mi pare che oggi anziché chiarire, nel corso delle sia pur brevi dichiarazioni di voto, siano aumentate le ragioni di una confusione, di una lacerazione, di un dissidio che mi pare veramente insanabile all'interno di questa maggioranza. Ma tra le tante cose che questo dibattito ha stimolato e ha portato alla luce, vi è proprio che questa opposizione è una forza politica matura che cerca nel confronto le ragioni della sua contrarietà a questo modo di governare e non certo isterilendosi in preconcette e pretestuose posizioni. Proprio gli accorati interventi dei consiglieri del Gruppo di Forza Italia e non meno certamente quelli del Gruppo di Alleanza Nazionale, hanno posto in rilievo le nostre convinzioni che sono maturate su dei fatti ben specifici e non evidentemente sulle logiche di campo. Prova ne sia che quelle stesse perplessità, quei dubbi, quegli accorati appelli, quelle denuncie da noi manifestate sono state qui ripetute in vario modo dagli stessi consiglieri di maggioranza, e proprio sul ragionamento dei colleghi di maggioranza, su quelli, non tutti per la verità, ma su quelli che hanno ragionato, voglio fondare a nome del Gruppo di Forza Italia, un sì ancora più forte a questo ordine del giorno, lo stesso collega Pier Sandro Scano, collega al quale non posso non rinnovare soprattutto in questa occasione, la mia personale stima proprio per la sua chiarezza e sincerità, ha fatto considerazioni di una tale gravità nella loro completezza che difficilmente si può essere in disaccordo. Addirittura stamattina sentiamo fatti che non appartengono solo alla politica ma fatti che porterebbero dissidi all'interno della maggioranza addirittura secondo l'appello fatto dal Presidente del Gruppo di Federazione Democratica, onorevole Balia, porterebbero il dibattito addirittura nelle stanze della Procura della Repubblica. Vedete colleghi, noi lo abbiamo già detto, non da ora ma dal 1994, l'Ulivo purtroppo ha dimostrato, lo avete detto molto chiaramente, vi siete presentati alle elezioni con quattro programmi diversi e quattro presidenti diversi e come dimostrano quattro crisi in meno di tre anni non siete riusciti ad amalgamare le vostre ragioni, i vostri intenti, le vostre culture, quale altro motivo, mi chiedo e ci chiediamo, avete di governare insieme se non appunto per il mantenimento del potere fine a se stesso. Quale giovamento ci chiediamo potrà trarre quest'isola dalla persistenza proterva di una maggioranza che era un tempo solo numerica, ma che oramai non è più neanche numerica; che vantaggio si ha nel sostenere in vita un governo che senza alcun dubbio fra uno o due mesi tornerà di nuovo in crisi. E mi chiedo dunque perché dobbiamo dare una vita così lunga a questa che sarebbe ancora una sciagura per i sardi. Il Presidente Palomba ci ha detto giustamente che gli imprenditori
(Brusii in Aula.)
Le chiedo, Presidente Selis, se può far cessare questo brusio che mi disturba.
PRESIDENTE. L'onorevole Pittalis credo abbia ragione; c'è un brusio che disturba chi deve parlare. Stiamo concludendo quindi vi chiedo di fare attenzione.
PITTALIS (F.I.). Dicevo che il Presidente Palomba ricordava che gli imprenditori, le categorie professionali, gli artigiani, la società civile non vuole la crisi. Ci mancherebbe altro signor Presidente! Neanche noi come forza responsabile vogliamo la crisi come principio. Ma non possiamo neanche volere però una situazione quale è quella che è sotto gli occhi di tutti. Signor Presidente, se questa maggioranza oggi non dovesse ricompattare almeno i suoi 41 voti, saremo nella condizione incostituzionale di un governo che non gode della fiducia dell'assemblea. A poco vale, signor Presidente, che il nostro ordine del giorno raccolga ora la maggioranza e la si costringa alle dimissioni, perché le sue dimissioni, le dimissioni della sua Giunta, signor Presidente, sono già nei fatti. E sebbene gli artifici sofistici che ho colto nell'intervento del collega Balia negli scorsi giorni, non si sfugge signor Presidente ai fatti e alla loro incommensurabile durezza. Fatti che vedranno, se ella sebbene tutto volesse continuare nel perpetuare un esecutivo tramortito con una maggioranza indispettita, una crisi di fatto lunghissima. Commissioni nelle quali provvedimenti cadono, sedute di Consiglio nelle quali non solo più i voti segreti saranno capaci di far bocciare ogni singolo progetto. Sarà lo preconizzo una crisi al giorno perché senza maggioranza signor Presidente non c'è governo; e senza programmi comuni non c'è sicuramente maggioranza e senza culture affini non esistono programmi comuni. Signor Presidente, io penso che ciò che è emerso anche questa mattina possa ragionevolmente indurre lei e il suo esecutivo, ad evitare ancora il perpetuare l'idea che ho sentito anche nei banchi della maggioranza di un Presidente attaccato ad ogni costo alla poltrona. Io, signor Presidente, questo non lo credo e non lo voglio credere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.). E' questo, signor Presidente,
un passaggio decisivo io credo non solo della legislatura ma anche
della politica sarda. Siamo arrivati ad un passo dal fallimento del
centrosinistra o nella forma di una crisi esplosiva o nella forme
di un logoramento progressivo. Noi rifiutiamo i due scenari.
Rifiutiamo lo scenario della crisi esplosiva ed anche quello
del logoramento progressivo. Lavoriamo tenacemente su un obiettivo
di rilancio del progetto del centrosinistra, della
legislatura, e del Consiglio regionale nonostante le
differenze e le contraddizioni evidenti che segnano l'area del
centrosinistra. Il sentiero è stretto e l'operazione si compone di
due fasi. La prima fase è quella di evitare una crisi al buio e la
seconda fase consiste nel ricercare la ricomposizione
dell'alleanza, dell'insieme dell'alleanza e la ricerca di un
confronto di fondo con Rifondazione Comunista. Se l'ordine del
giorno di sfiducia verrà respinto, seguiremo dunque la strada
tracciata dall'ordine del giorno, ora mozione, Murgia e Sassu che
rappresenta una base importante di mediazione per la ricerca e
l'individuazione di una soluzione. C'è oggi con Rifondazione
Comunista una tensione forte, inevitabile probabilmente, non credo
per l'articolo odierno del segretario del Partito Democratico della
Sinistra. Colgo l'occasione per dire che noi abbiamo segretari non
capi, collega Montis, e naturalmente ci accade sovente di
dissentire sia dai Capigruppo che dai segretari, questo accade,
quanto per l'oggettiva posizione politica diversa; cioè se il
confronto debba avvenire con la Giunta in carica o se debba
avvenire senza Giunta e dentro una crisi distruttiva. Questo è il
punto, a nostro giudizio, non altri; riconfermiamo il carattere
strategico del rapporto con Rifondazione Comunista. A noi è chiaro
che non si può governare senza maggioranza e c'è anche chiaro che
la maggioranza politica è da costruire; c'è dunque chiaro il
carattere, c'è chiara la dimensione del problema politico che è di
fronte. Noi non intendiamo stare in una logica di sopravvivenza.
Quindi vogliamo risolvere quei due problemi, quello della
ricomposizione di tutta l'alleanza e quello del rapporto strategico
con Rifondazione comunista. Vi sono problemi politici e
programmatici, cioè di quadro politico e di programma, non solo di
nomine, benedetto Iddio, quante volte bisogna dirlo! In questo
quadro si colloca il problema del Master plan. Il collega
Ghirra preciserà che cosa esattamente intendeva dire. Il
Presidente, questo io ho compreso, ha assunto l'impegno ad assumere
una decisione in tempi certi, il merito della decisione si vedrà,
non era oggetto della dichiarazione del Presidente. E voglio
aggiungere che Giunta e maggioranza, ciascuna nel suo ambito,
decideranno non perché ci sono scadenze societarie, ma perché è
diritto dei soggetti economici avere in tempi certi una risposta ed
è dovere della Regione darla. C'è un attacco frontale, io torno un
attimo, concludendo, su questo tema, c'è un attacco frontale al
Consiglio regionale. Me ne sono occupato nel corso dell'intervento,
non riprendo naturalmente quelle cose; dico che questo attacco va
al di là della critica motivata e giusta. Ho detto e ripeto che la
mancata realizzazione dell'autonomia e della rinascita non è
responsabilità di questo Consiglio. Il degrado e la perdita di
prestigio di questa istituzione non è processo da cui possano
chiamarsi fuori vecchi gruppi dirigenti, non è opera nostra questa
Regione delle macerie. Il Gruppo Progressista Federativo voterà no
all'ordine del giorno e lavorerà, così come detto nel corso del
dibattito, da tutti gli intervenuti del mio Gruppo, lavorerà perché
il Consiglio regionale individui una strada positiva senza crisi al
buio per un rilancio del progetto, della coalizione, della
legislatura e del Consiglio regionale. Lavoreremo perché nei
prossimi giorni il Consiglio regionale possa esprimere un voto di
fiducia sulle mozioni presentate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marras. Ne ha facoltà.
MARRAS (F.I.). Caro Presidente, signori componenti della Giunta, signori consiglieri, confesso un certo disagio nel dire anche cose ripetitive, ma le cose ripetitive sono imposte dal fatto che la stessa situazione politica che si è venuta a creare è ripetitiva, anzi è torbidamente stagnante. Vi assicuro che sarei ben lieto, invece di dirvi cose negative già dette, preferirei potervi dire, pur nel rispetto della mia netta differenziazione politica, rispetto a quella vostra, della maggioranza, potervi fare una qualche considerazione quanto meno critico costruttiva. Invece devo davvero manifestarvi una mia profonda personale tristezza nel dover constatare che questa ineffabile crisi nulla è e null'altro può essere che uno struggente, penoso epilogo della celebrazione della fine della politica in Sardegna, della morte di una qualsiasi tensione morale, della fine della fiducia delle aspettative dei nostri giovani, del declino tremendo e desolante dei valori culturali e sociali della società sarda. Perché? Perché la morte della politica? Perché questa consociazione di potere e tutte le Giunte, ormai numerose, di cui abbiamo perso il conto, del presidente Palomba, hanno dimostrato di non saper governare perché non possono governare, perché manca loro la cultura del governo, la cultura della politica del governo, perché non sono consapevoli che la politica di governo implica una funzione, è la funzione è null'altro che la cura, la individuazione e la realizzazione di interessi alieni, cioè a dire, per l'appunto, di interessi della collettività dei cittadini; non invece di interessi propri o di interessi di partito. Racconto chimere? Se noi facciamo una ricognizione attenta della situazione della nostra Regione vediamo che siamo in grado davvero di individuare molte situazioni nelle quali vi è una confusione tra interesse collettivo e interesse proprio o partitico. Voglio farvi soltanto un esempio, caro signor Assessore dell'industria, io ho di lei il massimo rispetto ma vorrei che ci spiegasse, ad esempio, dove sia l' interesse pubblico allorquando l'ex personale delle società minerarie private viene sistematicamente assunto dalle strutture di proprietà della Regione per non realizzare niente, per non fare niente, perché non vi è niente da fare, soltanto per produrre immensi debiti di quegli enti e di quelle società, sottraendo il personale indispensabile ai piccoli imprenditori privati che hanno avuto i finanziamenti del Ministero dell'industria per dare inizio alle attività produttive per la riconversione delle zone minerarie. Questa è una gravissima cosa. Dove sta l'interesse pubblico? Nell'assumere personale che non produce, ma che serve solo per produrre debiti o, invece, avviare il personale alle attività private e produttive, posto che solo le attività produttive giustificano davvero i posti di lavoro? Che dire della baruffe, delle risse nelle consociazioni di potere? Io credo che nel 1994, subito dopo le elezioni regionali, questa consociazione abbia commesso un errore storico: quello che certune forze politiche abbiano ritenuto che potesse proseguire il sistema conoscitivo della prima repubblica, allorquando il partito egemone era un altro e oggi non c'è più. Invece l'attuale partito egemone, signori, proviene e conserva una cultura di regime, che impone e che gli impone di occupare sistematicamente tutte le strutture pubbliche e private. Questa è la vera logica di questa associazione al potere. Io vorrei semplicemente concludere, non con mie affermazioni, ma leggendovi un brevissimo passo tratto da un grosso pensatore della prima parte dell'ottocento, di Kierkegaard, il quale dice: state attenti, la nave è ormai in mano al cuoco di bordo e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta ma quel che si mangerà domani.
PRESIDENTE. Questo era l'ultimo intervento. Mi ha domandato di parlare, per una breve precisazione, l'onorevole Ghirra, ne ha facoltà.
GHIRRA (Progr. Fed.). Una brevissima precisazione di trenta secondi. Siccome voglio dire molti colleghi, ultimo l'onorevole Locci, hanno posto giustamente un problema, io voglio dire che mantengo fermo il senso politico del mio intervento, ma per quanto riguarda le persone che si sono sentite in qualche modo coinvolte, voglio chiarire che il mio accenno alla legalità non significa l'accenno a illeciti di tipo penale, perché altra sarebbe la sede di una discussione di questo genere, significa rispetto rigoroso delle procedure e delle norme che le leggi della Regione sarda e non le determinazioni delle società hanno.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'ordine del giorno numero 1. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 8, corrispondente al nome del consigliere Biancareddu.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Biancareddu.
PIRAS, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Biancareddu - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Casu - Concas - Demontis - Fantola - Federici - Floris - Frau - Granara - Ladu - La Rosa - Liori - Lippi - Locci - Lombardo - Manunza - Marracini - Marras - Marteddu - Masala - Milia - Montis - Nizzi - Oppia - Pirastu - Pittalis - Sanna Nivoli - Secci - Tunis Marco - Usai Edoardo - Vassallo - Amadu - Aresu - Balletto - Bertolotti.
Rispondono no i consiglieri: Bonesu - Busonera - Cherchi - Cucca - Cugini - Degortes - Deiana - Dettori Bruno - Dettori Ghirra - Giagu - Loddo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Ferrari - Fois Paolo - Fois Pietro - Marrocu - Murgia - Obino - Onida - Palomba - Petrini - Piras - Randaccio - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sassu - Scano - Serrenti - Tunis Gianfranco - Usai Pietro - Zucca - Balia - Ballero - Berria.
Si è astenuto: il Presidente Selis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 80
Votanti 79
Astenuti 1
Maggioranza 40
Favorevoli 39
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Sono pervenute alla Presidenza due mozioni, la numero 124 e la numero 125. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
"Mozione di fiducia Murgia - Sassu - Ghirra - Ferrari - Dettori I. - Cherchi - Degortes - Berria". (124)
"Mozione di fiducia Scano - Giagu - Dettori B.- Balia - Bonesu - Randaccio - Marrocu - Lorenzoni - Ferrari". (125)
PRESIDENTE. Le mozioni, come voi sapete, non possono essere discusse prima di tre giorni. Convoco la Conferenza dei Capigruppo e sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 15 e 23, viene ripresa alle ore 15 e 49.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prestare un momento
di attenzione, comunico l'esito dei risultati della Conferenza dei
Capigruppo in merito all'ordine dei lavori. Siccome permangono due
mozioni di fiducia che hanno ancora un valore preliminare, che sono
state presentate tra l'altro da colleghi diversi dalla maggioranza,
con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la maggioranza, queste
mozioni hanno una funzione preliminare. Si registra in assenza di
un chiarimento anche una difficoltà a lavorare in Commissione.
L'ipotesi che è stata fatta dei lavori è questa: riprendiamo
giovedì con la discussione delle mozioni. Ove venissero ritirate
di si continua con l'ordine del giorno ordinario, non si
lavora venerdì perché c'è il congresso nazionale del Partito Sardo
d'Azione, si prosegue lunedì e si chiude lunedì. Questo è il quadro
dei lavori. Naturalmente se ci sono commissioni che hanno lavori
urgenti e ritengono di poter lavorare io auspico che le commissioni
martedì e mercoledì lavorino. Il Consiglio è riconvocato per
giovedì alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 15 e 50.
Allegati seduta
Testo delle mozioni annunziate nel corso della seduta
MOZIONE DI FIDUCIA MURGIA - SASSU - GHIRRA - FERRARI - DETTORI Ivana - CHERCHI - DEGORTES - BERRIA.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO del profondo malessere che si è manifestato all'interno della coalizione di maggioranza con le prese di posizione di diversi consiglieri regionali e che presenta il rischio di un definitivo logoramento della possibilità del governo della Regione;
CONSIDERATO che, come sottolineato da importanti prese di posizione di significative forze economiche e sociali, una crisi al buio può avere gravi e irrimediabili conseguenze sulla delicata situazione economica e sociale dell'Isola;
CONSAPEVOLE che il ricercare in Consiglio una incerta e risicata maggioranza non risolve problemi di governabilità della Sardegna, compromettendo nel contempo le prospettive di ricomposizione della coalizione;
OVVIANDO alla carenza di strumenti istituzionali quali la sfiducia costruttiva che consentirebbe di effettuare ogni verifica politica senza pregiudicare la continuità di governo,
esprime la fiducia al Presidente e gli dà mandato
di avviare un'approfondita verifica che, individuati pochi e significativi punti di programma come il problema del lavoro, della riforma e decentramento della Regione, della valorizzazione dell'ambiente, ricerchi una convinta ricomposizione della coalizione e consenta la partecipazione a pieno titolo di Rifondazione Comunista all'intesa di programma e all'azione di governo;
impegna
il Presidente stesso a riferire al Consiglio, entro dieci giorni, per consentire una serena valutazione dell'evoluzione della situazione politica e provvedere agli atti conseguenti. (124)
MOZIONE DI FIDUCIA SCANO - GIAGU - Bruno DETTORI - BALIA - BONESU - RANDACCIO - MARROCU - LORENZONI - FERRARI.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO del profondo malessere che si è manifestato all'interno della coalizione di maggioranza con le prese di posizione di diversi consiglieri regionali e che presenta il rischio di un definitivo logoramento della possibilità del governo della Regione;
CONSIDERATO che, come sottolineato da importanti prese di posizione di significative forze economiche e sociali, una crisi al buio può avere gravi e irrimediabili conseguenze sulla delicata situazione economica e sociale dell'Isola;
CONSAPEVOLE che il ricercare in Consiglio una incerta e risicata maggioranza non risolve problemi di governabilità della Sardegna, compromettendo nel contempo le prospettive di ricomposizione della coalizione;
OVVIANDO alla carenza di strumenti istituzionali quali la sfiducia costruttiva che consentirebbe di effettuare ogni verifica politica senza pregiudicare la continuità di governo,
esprime la fiducia al Presidente e gli dà mandato
di avviare un'approfondita verifica che, individuati pochi e significativi punti di programma come il problema del lavoro, della riforma e decentramento della Regione, della valorizzazione dell'ambiente, ricerchi una convinta ricomposizione della coalizione e consenta l'apertura di un confronto politico e programmatico con Rifondazione Comunista;
impegna
il Presidente stesso a riferire al Consiglio, entro dieci giorni, per consentire una serena valutazione dell'evoluzione della situazione politica e provvedere agli atti conseguenti. (125)
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