Seduta n.436 del 31/07/2008 

CDXXXVI Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Giovedì 31 luglio 2008

Presidenza del Presidente SPISSU

Indi

del Vicepresidente RASSU

Indi

del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 12 e 02.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 16 luglio 2008 (427), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cerina, Frau, Ladu, La Spisa, Porcu e Sanjust hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 31 luglio 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

"Modifiche e integrazioni alla legge regionale 5 novembre 1985, n. 26 (Istituzione del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della regione sarda)". (332)

(Pervenuta il 30 luglio 2008 e assegnata alla prima Commissione)

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

Pileri - Murgioni - Capelli - La Spisa- Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Gallus - Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Lai Vittorio Renato - MARRACINI - FARIGU - Floris Mario - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio: "Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari". (333)

(Pervenuta il 30 luglio 2008 e assegnata alla quarta Commissione)

Discussione generale del testo unificato numero 331-333/A: "norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari" delle proposte di legge Pinna - Mattana - Corda - Fadda - Manca - Pirisi - Sabatini - Porcu: "Norme urgenti interpretative del Piano paesaggistico regionale" (331/A) e Pileri - Murgioni - Capelli - La Spisa- Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Gallus - Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Lai Vittorio Renato - Marracini - Farigu - Floris Mario - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio: "Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari

dei beni paesaggistici e identitari" (333)

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, come di intesa la Commissione urbanistica ha esitato quello che, da tutti i Gruppi, è stata ritenuta una questione urgente, tale da essere stralciata dall'articolato più complesso sull'urbanistica, sulla base di segnalazioni, richieste e argomentazioni che sono state prodotte dalle organizzazioni sindacali e dalle organizzazioni datoriali su una condizione di difficoltà venutasi a creare e sull'avvio dei lavori in moltissimi centri urbani della Sardegna. La Commissione ha stralciato dal testo, che era stato esitato la settimana scorsa, alcune questioni relative appunto all'avvio dei cantieri in aree paesaggisticamente, con beni paesaggistici sotto tutela e quindi portiamo in Aula, con le caratteristiche d'urgenza, questo provvedimento.

L'ordine del giorno reca la discussione della testo unificato numero 331-333/A.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (P.D.), relatore. Grazie. Grazie, signor Presidente. Come lei ha detto nella sua introduzione il fatto che la Commissione urbanistica da mesi abbia potuto lavorare sul testo, sul nuovo testo che tende a disciplinare il nuovo governo del territorio, ha consentito alla Commissione di approvare, devo dire questa volta all'unanimità, due importanti articoli che sono l'oggetto di questo testo unificato. Come recita appunto il titolo, si tratta di: "Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari". Cioè si tratta di un tema molto circoscritto che il titolo rende in maniera chiara.

Ci siamo ispirati a due principi fondamentali, beh il primo principio, che è stato sollecitato nel corso anche di quest'anno di lavoro, nelle ultime interlocuzioni avvenute col sistema degli enti locali, il principio della leale collaborazione tra i vari livelli di governo e, sotto questo punto di vista, il testo, penso soprattutto all'articolo 2, fornisce degli elementi precisi, inequivocabili che dovrebbero risolvere una annosa questione interpretativa che di fatto sembra determinare una situazione di stallo. L'altro principio, che è contenuto soprattutto nell'articolo 1, nell'individuazione dei beni paesaggistici, anche qua, quando nel comma 2 si dice che i piani paesaggistici non possono apporre vincoli su intere categorie di beni non puntualmente individuate, beh anche qua si pone finalmente una parola ultima di chiarezza rispetto a una situazione che vede coinvolto anche il sistema delle imprese; e chiaramente poi i cittadini tutti.

Ecco, la Commissione ha lavorato, devo dire l'articolo 1 è stato approvato a tamburo battente, nel senso che era una stesura ampiamente concordata, sull'articolo 2 c'è stata una certa discussione a proposito della ridelimitazione dei centri matrice, proprio perché, e questo è venuto fuori nel corso della discussione in Commissione, non possiamo dimenticarci che siamo in presenza, comunque, di una materia delegata. Una materia delegata che non può prescindere assolutamente dall'intesa in certi casi, o dalla previa parere di coerenza anche dei funzionari del Ministero dei Beni Culturali, e proprio per evitare che possiamo approvare una legge apparentemente spedita, che poi di fatto invece non possa produrre degli effetti, c'è stata una approfondita discussione in Commissione. Credo che l'intento, così come è diventato anche molto importante nell'articolo 2 il comma 5, quando abbiamo detto che le stesse procedure si applicano per la possibilità di riperimetrare i beni identitari definiti ai sensi del codice Urbani e cartograficamente individuati nel nostro Piano paesaggistico regionale. Ecco, io credo questo che lo spirito che ha consentito la possibilità che in Aula potesse arrivare questo testo, grazie all'accordo dei Capigruppo e grazie anche allo spirito unitario che ci ha accompagnato nell'approvazione in Commissione, deve essere un po' mantenuto. Cioè credo che dobbiamo, proprio per dare una risposta efficace e che soprattutto non incorra nelle possibilità di diversa interpretazione, da parte anche in questo caso della realtà ministeriale, credo che sia opportuno ecco che il Consiglio lo esamini con attenzione pur sapendo che altri temi saranno invece affrontati in maniera più compiuta e distesa quando approveremo il testo sulla nuova disciplina per il governo del territorio. Ecco credo che questa attenzione, questa responsabilità comune se ci accompagna ancora in quest'ultimo pezzo, dopo che ha sostenuto il lavoro dell'intera Commissione, credo che ci consentirà di rendere effettivamente un buon servizio alla Sardegna.

Concludo ringraziando coloro che ci hanno permesso che questo testo potesse arrivare oggi in Aula, vorrei ringraziare la Commissione tutta, che ha lavorato con responsabilità e anche con grande dedizione, devo dire che un ringraziamento va all'Assessore, che ha accompagnato lo stesso questi nostri lavori, e un ringraziamento va agli Uffici che ci hanno sostenuto validamente sino alla fine. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna. L'onorevole Porcu è rientrato in Aula.

E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Sì grazie, Presidente. Questa legge, che arriva oggi in Aula, rappresenta sì un momento di sintesi della maggioranza e della opposizione, ma è un momento di sintesi che deriva da un'urgenza di dare risposte a tutta una serie di problematiche che sono state causate dalle norme di attuazione del piano paesaggistico regionale. Noi abbiamo chiesto di sospendere l'approvazione, che doveva arrivare in Aula, della legge urbanistica, del disegno di legge urbanistica, perché ritenevamo che il testo proposto, e soprattutto alcuni articoli inseriti negli ultimi giorni di esame in Commissione, fossero articoli che non andavano nella direzione giusta, nel senso che erano articoli che acceleravano alcune procedure che non dovevano essere forse accelerate, quindi sottraendo la possibilità agli enti locali di poter avere un ruolo determinante nella pianificazione urbanistica. E noi vorremmo, e vogliamo che la legge urbanistica che diverrà in Aula sia basata soprattutto su principi di sussidiarietà, sul fatto che tutte le norme che devono essere approvate con provvedimenti legislativi e quindi di competenza del Consiglio non vengano delegate alla Giunta, come ad esempio le direttive che sono previste dalla legge numero 45, che ancora non sono state emanate, e voi sapete che la legge numero 45 prevede che l'approvazione delle direttive venga fatta dal Consiglio regionale e non dalla Giunta. Nel disegno di legge proposto, invece, si demanda alla Giunta. E quindi, dicevo, ci sono tutta una serie di problemi, sono stati citati alcuni, quelli più impellenti, quelli più evidenti che riguardano i beni identitari, i beni paesaggistici e che riguardano i centri storici, e le perimetrazioni dei centri storici. Quindi problematiche che stanno creando dei blocchi non solo nelle coste o nelle campagne, ma anche nei centri abitati laddove c'erano situazioni di pianificazioni definite, con piani attuativi. E quindi noi abbiamo in qualche modo ritenuto che fosse giusto, probabilmente, porre fine, con un provvedimento di legge urgente, a questo blocco, tant'è vero che anche noi abbiamo proposto, abbia fatto una proposta la numero 333 che è arrivata, appunto, in Commissione, c'è stato un dibattito devo dire, dibattito e un confronto leale con la maggioranza, però il testo che noi abbiamo proposto in Commissione, al di là dell'aspetto tecnico e interpretativo di norme, voleva avere anche una valenza e un indirizzo politico, cioè quello in qualche modo di rafforzare e restituire agli enti locali il potere pianificatorio, quello di competenza non quello certo delegato in termini generali di pianificazione territoriale alla Regione. Quindi, norme che andassero, appunto, nella direzione di far sì che i comuni autonomamente, laddove possibile, potessero decidere le sorti del proprio territorio. E, quindi, la sintesi che ne è scaturita, in questa legge unificata, è una sintesi che in qualche modo comunque accoglie alcune delle nostre proposte. Per quanto riguarda l'articolo 1, mi pare che sostanzialmente i due testi erano uguali e quindi è stato, come ha detto il presidente Pinna, votato all'unanimità, ma più che un problema di normativa d'urbanistica è un problema tecnico di interpretare una norma che sta creando dei notevoli danni, quindi l'individuazione dei beni paesaggistici, così come normato dall'articolo 1, penso possa già dare qualche risposta. Io non so se poi, Assessore, sarà necessario tra qualche mese reintervenire con un nuovo provvedimento, vedremo se questo testo darà quelle risposte che ci aspettiamo. Io credo che la normativa urbanistica debba avere anche una sua evoluzione, va verificata anche la sua applicazione nel momento in cui gli enti locali non riescono a dare risposte bisogna sicuramente intervenire e fare delle correzioni.

Mentre sull'articolo 2, cioè la delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari e dei beni paesaggistici ed identitari, intanto siamo soddisfatti per il fatto che è stato inserito un comma che abbiamo proposto, sarebbe il comma numero 6, che riguarda i beni paesaggistici ed identitari che ricadono all'interno dei centri matrici che di fatto, a seguito di interpretazioni distorte degli Uffici, creavano dei blocchi. Noi avremmo voluto una scrittura più articolata, però tutto sommato credo che possa dare le risposte, perché quando di fatto si dice che la fascia di rispetto dei cento metri non si applica per i beni inclusi comunque all'interno del centro matrice quindi questo viene proiettato anche all'esterno del centro matrice e questo mi pare che sia l'interpretazione che abbiamo dato e dovrebbe risolvere il problema. Noi avevamo anche, però inserito un altro comma, e cioè quello che riguardava la possibilità per i comuni, che avevano in corso un iter di approvazione di un piano particolareggiato fatto con i PUC adeguati al vecchio PPR di avere la possibilità, poiché si deve andare ad intesa, di poter concludere l'iter di approvazione del piano particolareggiato. Anche in questo caso da una discussione con l'Assessore pare, poi magari chiederò conferma in Aula, che comunque questa procedura possa comunque essere portata avanti e i comuni possano portare avanti le pianificazioni attuative in corso e andare eventualmente ad intesa per quanto riguarda la perimetrazione dei centri storici. Quindi, se così fosse, quel comma lo ritiriamo tranquillamente.

Per quanto riguarda, invece, l'articolo 3 noi avevamo richiamato una necessità, e cioè la necessità è questa, la Regione ai sensi della legge numero 8, avrebbe dovuto provvedere ad una verifica nel tempo del PPR e quindi apportare le necessarie modifiche, modifiche che sono oggi assolutamente indispensabili, perché alcune norme contenute nel piano paesaggistico regionale, al di là di quelle che sono le norme che sono necessarie per garantire il rispetto dell'ambiente e tutta una serie di altre prerogative, io credo che ci siano delle norme che devono essere eliminate o modificate, anche a seguito delle sentenze del TAR, che creano dei blocchi, soprattutto nei centri abitati, nelle zone urbane, nelle zone C, che non sono più ammissibili, e quindi è assolutamente necessaria una rivisitazione del Piano paesaggistico regionale, restituendo, ad esempio, quella certezza di diritto che c'era con le lottizzazioni convenzionate e con piani attuativi portati a termine, che oggi non ci sono più. E quindi noi avevamo previsto l'inserimento di un articolo, appunto l'articolo 3, che recitava: "Il Piano paesaggistico regionale può essere modificato dalla Regione anche su istanza dei comuni singoli o associati secondo le procedure previste dalla legge numero 8 e la legge numero 45". C'è stato detto che questa, la legge che noi stiamo approvando oggi, è una legge che ha carattere di urgenza, possa essere considerata un articolo intruso, un articolo non ammissibile, però noi riteniamo che la Giunta dovrebbe fare tesoro comunque di quello che c'è scritto in questo articolo, perché questo vuol dire che se la Giunta non provvede ad adeguare il PPR. ci sono i comuni che lo possono fare, perché noi diciamo che i comuni, come previsto dalla legge numero 45, i comuni singoli o i comuni associati, possono proporre, a questo punto, le modifiche al PPR. qualora la Giunta non faccia quello che deve fare, cioè rettificare, modificare e aggiornare il Piano paesaggistico regionale. Quindi, io invito comunque l'Aula a una riflessione prima del ritiro di questo articolo 3, che a questo punto io propongo come un emendamento orale, o quanto meno chiedo all'Assessore che in questo caso ci sia anche la garanzia che, se un comune o più comuni associati fanno delle proposte secondo quanto previsto dalla legge numero 45 - perché non mi pare che quell'articolato sia stato modificato o cancellato dalla legge numero 8 -, queste proposte vengano prese in considerazione.

Io chiudo il mio intervento auspicando, come ho detto prima, che questa legge, questo provvedimento urgente - che rappresenta semplicemente un passaggio transitorio per correggere, più che per proporre, perché la legge urbanistica dovrebbe consentire di pianificare e di proporre, queste sono semplicemente delle correzioni - possa dare risposte a un settore che oggi è fortemente in crisi, e possa soprattutto restituire la certezza del diritto a quei cittadini che oggi non hanno la possibilità non di speculare, ma di realizzare anche la loro prima casa, la loro prima abitazione nei centri storici, piuttosto che nei centri urbani. Quindi, ovviamente, il voto nostro, come abbiamo fatto in Commissione, sarà un voto favorevole, richiamando la possibilità di rivedere, eventualmente con qualche emendamento orale, la possibilità di inserire l'articolo 3, il comma che riguardava la possibilità di andare avanti con i piani particolareggiati dei centri storici, a meno che, ripeto, non ci sia un impegno formale da parte della Giunta, e poi, ripeto, un invito alla Giunta, all'Esecutivo e alla maggioranza a non voler forzare comunque la mano con la legge urbanistica, come previsto da qualche articolo che per fortuna oggi non viene esaminato, che prevede dei tempi di approvazione delle modifiche al PPR che non sono assolutamente ammissibili, perché dare dieci giorni di tempo a un consiglio comunale per fare le proprie osservazioni su modifiche al PPR, al Piano paesaggistico regionale è qualcosa di inammissibile. Quindi, bisogna essere anche chiari su quegli articoli, ma ci torneremo quando parleremo della legge urbanistica. Un altro invito è quello di fare un monitoraggio e riferire, in Aula possibilmente, su quanto e come gli enti locali stanno procedendo all'adeguamento dei più urbanistici comunali al PPR., perché oggi, a distanza di quasi due anni, i piani urbanistici comunali sarebbero dovuti essere adottati dai comuni entro dodici mesi, ancora nessun comune ha adottato un piano urbanistico comunale in adeguamento al Piano paesaggistico regionale. Quindi, un'informativa da parte della Giunta che ci spieghi se ci sono problemi di applicazione delle norme del PPR, oppure se ci sono altre problematiche come quelle che derivano dalla mancanza di idonei fondi, che abbiamo tra l'altro sollecitato con un'apposita interpellanza. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pileri. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie, Presidente. Non credo proprio che utilizzerò tutto il tempo a disposizione, anche perché diciamo che vista la posizione della Commissione, che mi sembra abbastanza unanime e mi sembra anche la posizione di tutto il Consiglio, ben disposta a procedere con l'approvazione di questa proposta di legge, è una legge a tutti gli effetti, ma in realtà sono norme che servono a chiarire meglio quelli che sono quei punti che sono diventati così, in qualche modo, per qualche ufficio tecnico comunale, incomprensibili e di difficile valutazione e giudizio degli stessi tecnici. Credo che il collega Pileri, e precedentemente anche il relatore, abbiano chiarito quali sono questi punti. Io sono convinto che di una legge urbanistica ne abbiamo urgenza e necessità, di una vera legge urbanistica, e quindi credo che nelle prossime tornate del Consiglio regionale sia realmente necessario incominciare a lavorare per modificare il Piano paesaggistico che, Assessore, sa bene che ha dei punti di difficile interpretazione e dei punti dove, volgarmente si dice, "fa acqua". Questo significa che per chi lavora e per chi vive nel mondo dell'urbanistica, dell'edilizia, della progettazione, sa benissimo che per mettere mano a progettazioni e a lavori che naturalmente si impattano contro i piani urbanistici che non sono ancora a tutti gli effetti - come ha appena accennato il collega Pileri - così adeguati a quelle che sono le norme del Piano paesaggistico regionale, diventa difficile e di difficile attuazione. C'è un punto importante nell'articolo 2 - che a me interesse in modo particolare, forse perché per deformazione professionale ho dovuto sbattere la testa sopra, e quindi ho trovato veramente delle grosse difficoltà personali ad interpretare quella norma, francamente anche di scontro con tecnici comunali, che interpretavano addirittura in modo diverso -, parlo dei beni identitari, dei famosi cento metri di questi beni identitari; innanzitutto, addirittura è difficilissimo capire che cosa sono i beni identitari, non per noi, ma per chi deve stabilire qual è realmente la misura dei cento metri. Mi sembra che questo comma possa iniziare a far capire e a individuare in modo corretto qual è la norma e quindi qual è la posizione che bisogna assumere nel momento in cui va interpretato questa imposizione, questa regola. Io sono per il rispetto delle regole, quando la regola è chiara è giusto che venga rispettata, quando la regola non è chiara allora si presta troppo a libere interpretazioni, e lì incominciano gli scontri del professionista con chi invece, funzionario, deve applicare la norma e quindi interpretarla. Ho una domanda da farle, Assessore, che è questa: il comma, praticamente, individua beni identitari all'interno dei centri storici, chiamiamoli col vecchio nome, quindi, se però il bene identitario sta all'esterno del centro matrice e però chiaramente ha una sua posizione non chiarissima, come deve essere valutato? Rimangono i cento metri necessariamente, tassativamente, oppure si ha la possibilità di interpretare? Su questo credo che solo lei, Assessore, può darci questa spiegazione chiara. Può, eventualmente, a seconda della situazione, perché può capitare che il bene identitario sia inserito in un'area dove poi i cento metri, in realtà, vanno a scontrarsi con una situazione completamente diversa da quella, quindi, urbanisticamente parlando, chiaramente. Quindi credo che questo sia un aspetto di questo comma che va chiarito, in modo che poi alla fine non ci siano assolutamente interpretazioni generiche e di libera interpretazione.

Per il resto, ripeto, credo che sia una norma da approvare urgentemente perché si ha veramente necessità di mettere dei punti fermi e dei chiarimenti. Ritengo necessario, però, lavorare anche in futuro per il resto della legge urbanistica che credo che anche quella ha necessità di essere esitata da questo Consiglio regionale e abbia dei punti chiari e delle norme ben definite. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi).Signor Presidente, io intervengo perché ho partecipato alla Commissione come uditore e ne faccio parte in qualità di uditore e in quella circostanza ho manifestato alcune perplessità che voglio esternare all'Aula. Premesso che abbiamo raggiunto, credo, una condizione ottimale nella misura in cui si ascolta l'esigenza che proviene dalle Amministrazioni degli enti locali e nella misura in cui si sente l'esigenza di dare corpo alla cosiddetta sblocca-cantieri, nella misura in cui si riconosce che effettivamente il PPR non è stato un buon affare per l'economia della Sardegna ed in particolare per il settore dell'edilizia che ha visto notevoli perdite sotto l'aspetto occupazionale, di investimento e di interesse complessivo per lo sviluppo della nostra Isola.

Ma quel che a me preme sinteticamente porre in evidenza è che questa norma, che noi comunque voteremo perché è una norma che ha una valenza e un'importanza nel riconoscere in termini politici quelle esigenze che vengono dalla società civile e dal mondo dell'economia, io credo che però vada posto in evidenza il fatto che sebbene il Codice Urbani identifichi... i beni identificati soltanto quelli stabili nella cartografia, è vero anche che però il Piano paesaggistico regionale è un atto puramente amministrativo, con un carattere normativo e regolamentare che discende da una legislazione regionale di intermezzo, ma proviene esattamente dalla competenza esclusiva di livello nazionale. Quindi, la Regione sarda ha soltanto delle competenze delegate nei termini attuativi della legislazione statale in modo procedurale e strutturale. Quindi, i contenuti derivanti da una norma nazionale, il Codice Urbani, i contenuti dell'atto amministrativo PPR, derivanti dal Codice Urbani, non possono essere modificati con una legge regionale perché è ovvio che la Regione non ha la competenza in materia come prima si poneva in evidenza e tantomeno con procedure quali l'Intesa, perché a maggior ragione i Comuni hanno una minor capacità di potestà giuridica di quella che ha la stessa Regione, perché andando in nuce a quello che è l'argomento e identificare quale possa essere il cammino in maniera procedurale che consenta il superamento di alcuni vincoli. Ora, poiché questi vincoli derivano da una norma che ha vincolisticamente, a livello nazionale, una caratterizzazione giuridica tale che non può essere consentito neanche alla stessa Regione la modifica, ancor di più quando io arrivo a trovare nell'Intesa fra Regione e Comuni - pur partecipandovi lo Stato - una possibilità di modificare il contenuto stesso del PPR, io ho seri dubbi e serie perplessità. L'ho posto in Commissione, lo ripropongo perché si sappia che se per caso vengono fuori dei contenziosi che bloccano ulteriormente le attività di lavoro delle imprese e delle attività che i Comuni intendono porre per realizzare il loro sviluppo, così quindi nel complesso la Regione Sardegna, si sappia che probabilmente abbiamo commesso qualche errore e che l'errore base sta a monte e sta nella costruzione in cui si è realizzato il PPR.

Noi confermiamo il nostro voto a favore perché riteniamo che possa essere, comunque sia, un segno di buona volontà per superare i limiti e i blocchi che sino ad ora si sono avuti, ma ponendo veramente davanti a tutti, con quella attenzione dovuta in queste circostanze, che non so se effettivamente in termini giuridici possano essere fatti quei passi che oggi si sono fatti. Grazie.

PRESIDENTE. Informo l'Aula che i consiglieri regionali Silvestro Ladu, Antioco Porcu e Carlo Sanjust sono rientrati dal congedo. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (P.D.). Signor Presidente, nel suo intervento il correlatore della legge, perché questa è una legge che nasce dal contributo di tutte le forze politiche che hanno discusso in Commissione in questi mesi, appariva la preoccupazione che nelle modifiche che sono state effettuate in queste ultime settimane nella legge urbanistica - la legge che auspicabilmente approveremo dopo la pausa estiva - ci fosse un tentativo di forzatura da parte della maggioranza di introduzione di norme non sufficientemente condivise da parte di tutti. Credo che oggi il senso di voler stralciare questi due articoli sia proprio quello opposto a quello che ricordava l'onorevole Pileri, cioè la volontà che la legge urbanistica, che fa da necessaria cornice al percorso che abbiamo avviato nel novembre del 2004 con la "legge salva coste", sia un percorso il più possibile condiviso. Forse è utile ricordare che la discussione di quella legge in Commissione è partita da circa un anno, che ha visto oltre 30 sedute della Commissione, che ha visto un primo testo circolare alla fine di maggio, che è stato proposto e sottoposto all'attenzione degli enti locali di tutte le parti sociali, attenzione che ha portato tutta una serie di osservazioni che sono venute dalle parti sociali, ma anche dai soggetti istituzionali come il Consiglio delle autonomie che hanno portato una serie di necessarie integrazioni e modifiche proprio per renderla una legge che mettendo questa, appunto, necessaria cornice all'attività di gestione del territorio, attività che è mancata ed è mancata per molti anni, potesse essere però un testo in cui tutti si riconoscono. Quindi, credo che oggi il senso - e credo che l'abbia colto bene anche il centrodestra e l'onorevole Pileri - sia proprio quello esattamente opposto. Allora, perché oggi approviamo questa legge stralcio? Noi approviamo questo stralcio perché ci consente di affrontare una discussione serena sulla legge urbanistica, di fare ulteriori approfondimenti, di affrontarla a settembre senza l'urgenza di alcune interpretazioni che hanno portato ad alcuni blocchi che non erano nella motivazione di chi ha approvato il Piano paesaggistico e non vogliono rappresentare oggi, questi articoli che approviamo, un riconoscere che - come diceva l'onorevole Dedoni - il PPR, in qualche modo, non sia stato un buon affare, ma il contrario, vogliono rendere chiaro che il PPR non ha l'obiettivo di bloccare alcunché, ma semplicemente l'obiettivo di indirizzare e che una volta che sarà approvata anche la legge urbanistica sarà ancora più forte l'indirizzo del PPR perché il Piano paesaggistico sarà ancora più facilmente applicabile e quindi potrà esplicare ancora meglio i suoi effetti sul governo del territorio, sulla qualità dello sviluppo urbano e sullo sviluppo in generale che deve essere sostenibile e rispettoso dell'ambiente e del paesaggio. Quindi, oggi avviamo un percorso che punta al rafforzamento di quella politica, quindi nessun passo indietro, ma anzi passi in avanti concreti, anche perché vorrei ricordare all'onorevole Dedoni che l'ultimo rapporto di Bankitalia del 2007 ci dice l'esatto contrario; non ci dice che il PPR non sia stato un buon affare, ci dice che c'è uno sviluppo forte dell'edilizia residenziale, uno sviluppo che noi oggi, a cominciare con questa norma e a proseguire con la legge urbanistica, intendiamo rafforzare soprattutto dal punto di vista anche della qualità. Quindi, diciamo, delle norme che ci consentono di rafforzare il nostro progetto di salvaguardia del territorio che successivamente, con l'approvazione della legge urbanistica, renderanno il PPR più forte, per esempio impedendo quelle sperequazioni tra territori, tra individui e tra soggetti, introducendo elementi compensativi per i territori, per i cittadini e per le imprese. Quindi un percorso che oggi non si conclude, ma va a completarsi e speriamo si completi a settembre, che non vuole promuovere in alcun modo un nuovo centralismo regionale, ma invece vuole promuovere un rapporto equilibrato con gli enti locali secondo il principio della sussidiarietà, ma anche della differenziazione dei ruoli e dell'adeguatezza di ognuno nel promuovere, appunto, una gestione equilibrata e condivisa del territorio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, questa leggina è stata definita una leggina che serve a salvare i cantieri e debbo dire anche che la prima perplessità che mi viene è che i cantieri in questo mese di agosto sono chiusi e probabilmente molti hanno anche già chiuso ad oggi in funzione, appunto, di quelli che sono i danni che pure ci sono stati in queste due leggi che, in qualche modo, si sta cercando di rettificare oggi con questa norma urgente; norma urgente per la quale io esprimo anche alcune perplessità logicamente e senza perdere più di tanto sulle motivazioni per cui molti cantieri hanno dovuto chiudere.

Le perplessità che io esprimo naturalmente sono perplessità legate un po' ai contenuti di questi due articoli che seppure, debbo dire, è necessario avere stralciato dalla legge urbanistica che sappiamo essere sicuramente molto più pesante, importante e consistente, molto più necessario approfondirla, e così io sono sicuro che sarà fatto a breve, almeno alla ripresa dei lavori perché questo è l'impegno che ci stiamo dando, avere stralciato però questi due articoli, uno relativo all'individuazione dei beni paesaggistici e l'altro per ciò che riguarda la delimitazione dei centri storici, mi pone anche qualche domanda, qualche domanda, per esempio, su quello che è l'articolo 2, quando si dice, nel comma 1: "Dall'approvazione del Piano paesaggistico regionale e fino all'adeguamento ad esso dei PUC i comuni i cui centri storici non coincidano con quelli delimitati nella cartografia allegata al Piano paesaggistico regionale, nelle more dell'adeguamento dei rispettivi piani urbanistici, possono avviare un'intesa con l'Ufficio regionale del piano…". Perché, non era già così? Io credo fosse già così. Cosa c'è di nuovo su questo? Mi sembra che ribadirlo forse può essere utile o forse serve a fare chiarezza comunicarlo a quei comuni che forse non erano coscienti di questo fatto, ma io so che è così. Poi il 2, il 3; quello che c'è è che nel comma 3 dice che: "Il raggiungimento dell'intesa è attestato, entro il termine massimo di trenta giorni dalla sua attivazione, dal direttore generale della pianificazione…", cioè mi sembra di capire che oggi noi stiamo facendo con urgenza due articoli che servono, come si dice, a salvare i cantieri, dopodiché, se andiamo a vedere quelli che sono i tempi, le procedure e i passi che ci sono da compiere, probabilmente approveremo prima la legge urbanistica, e io me lo auguro, perlomeno lo spero.

E' molto interessante, nell'articolo 1, quello che in qualche modo serve a fare chiarezza, e cioè nell'individuazione dei beni paesaggistici quando si dice: "I piani paesaggistici non possono apporre vincoli su intere categorie di beni non puntualmente individuati", cioè si fa chiarezza finalmente su quella che era una delle prime cose sulle quali è partita una forte critica perché si faceva vincolo su tutto, nessuno lo può negare, e con il vincolo su tutto logicamente non si è mosso più nulla e credo che sia naturale che se io metto un vincolo bisogna sapere che quel vincolo è riferito ad un fatto, ad un elemento e ad un argomento specifico piuttosto che avere una delimitazione ampia che è quella, appunto, che ha bloccato i centri storici e gli interventi che in questo momento non si possono fare.

Ecco, un'altra perplessità che mi sembra vada evidenziata e che io ritengo perlomeno, poi sarà qualcuno che proverà a rispondermi, è che attraverso questi due articoli probabilmente è più facile o perlomeno, mettendola nell'altro modo, sicuramente nei centri storici di grandi dimensioni - parlo di Cagliari, di Sassari, di Nuoro, di centri storici di rilevanza notevole -, forse è di difficile applicazione questa legge perché obiettivamente se sono centri di piccola dimensione quei comuni hanno maggiore chiarezza su quelli che sono gli elementi di contrasto, quelli che in qualche modo sono stati bloccati, mentre in un centro storico di grandi dimensioni probabilmente questo sarà estremamente più difficile per cui forse non sbloccherà un bel nulla, almeno fino a quando non si riuscirà davvero a fare maggiore chiarezza su quelli che sono gli elementi che in qualche modo devono essere assoggettati a perimetrazione e naturalmente anche a vincoli, così come deve essere sensi delle leggi anche nazionali e, perché no, quelli che abbiamo imposto noi.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MASIA.) Niente, era su questo. Dopodiché mi corre l'obbligo anche di dire che probabilmente la fretta fa sempre nascere i gattini ciechi alla gatta, come si suol dire. Mi sembra che approvare velocemente oggi questi due articoli con un approfondimento che magari sarebbe necessario fare maggiormente, forse non produrrà nulla, forse non farà, come mi è sembrato di capire da interventi precedenti, non farà danno, forse ci porterà a dover intervenire ancora e successivamente, e forse lo potremo fare con la legge urbanistica, per dare degli aggiustamenti ulteriori, per cui io rimango con le mie perplessità. Probabilmente avremmo dovuto intervenire qualche mese fa, per non dire qualche anno fa, perché di questi problemi se ne sono riscontrati immediatamente e subito dopo, appunto, l'approvazione di queste leggi; oggi lo stiamo facendo un po' con il fiatone, con anche, perché non dirlo, il fatto che i lavori del Consiglio stanno per essere chiusi per andare in ferie. Magari una maggiore riflessione sarebbe stata necessaria e forse quello che stiamo facendo oggi se si facesse al rientro sarebbe sicuramente meglio, più ponderato e forse anche passibile di un'attenzione maggiore.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (P.D.). Signor Presidente, sebbene il Generale agosto sia arrivato io ritenevo che sarebbe stato più opportuno discutere della legge urbanistica nel suo complesso e su questo punto non concordo con l'onorevole Masia quando dice che la fretta... cioè la fretta fa sempre nascere i gattini ciechi, come si dice, però parlare di fretta per quanto riguarda la legge urbanistica, che è in discussione da un anno in Commissione, ma che è stata depositata già dall'inizio di questa legislatura per quanto riguarda il progetto di legge che fu presentato allora dal Gruppo dei Democratici di sinistra, mi sembra che sia un tantino, come dire, eccessivo e si tratta di dire anche che la legge organica di riforma, cioè la legge urbanistica di governo del territorio, tra l'altro, è una legge che dovrebbe sostituire la legge numero 45 che è del 1989. Quindi io direi che c'è una urgenza forte che la legge arrivi in questa Aula e che venga discussa e approvata dopo il confronto che ci sarà appunto all'interno di questa Aula a seconda dei contributi che saranno stati dati dall'Aula stessa. Questa legge stralcio io la ritengo una leggina importante, è stata varata all'unanimità dalla Commissione quarta come ricordava il Presidente, e credo sia giusto qui come ha fatto il Presidente stesso, dare atto che l'Assessore all'urbanistica è stato presente in tutte le fasi della discussione e dando già nella proposta avanzata un contributo molto importante su un aspetto di cui più avanti parlerò, anche se in tempi molto rapidi perché non ho intenzione di farla molto lunga. Questa legge, questa leggina è stata chiamata così, la cosiddetta legge salva cantieri, io credo che sarà comunque una legge importante ed una legge utile. Dicevo che è inserita all'interno della legge urbanistica, cioè la legge di governo del territorio che è stata esitata dalla Commissione con un voto non unanime, e comunque credo che in quella legge vada detto, e alcuni elementi si possono dedurre anche da questi due articoli che compongono appunto questo testo di legge, va detto che la legge urbanistica è una legge che recepisce appieno la modifica del Titolo V della Costituzione quando si parla di equiordinazione tra i diversi livelli dell'articolazione dello Stato e bisogna dire con forza, al contrario di quello che è stato detto, mi dispiace dover fare una piccolissima polemica qui, ma visto che l'occasione mi si presenta, di affermare con chiarezza che ciò che è stato detto dal centrodestra per quanto attiene, voglio dire, il ruolo che verrebbe riservato ai comuni è assolutamente fuori luogo perché i comuni avranno un ruolo da protagonisti, perché i comuni avranno un ruolo fondamentale, perché ci sarà un ruolo fondamentale dell'impresa, perché stiamo parlando di urbanistica cosiddetta contrattata o urbanistica condivisa, e diciamo che c'è un salto grande per quanto attiene la nozione di urbanistica e che viene colta in pieno con quella più appropriata, più consona di governo del territorio. Bene, io credo che sia assolutamente importante dirle queste cose, e credo che abbiate fatto, cari colleghi, un grande autogol quando avete affermato che il tentativo del centrosinistra è quello assolutamente di voler di nuovo mettere nelle mani del governo della Regione, accentrare o fare una politica accentratrice, quando invece l'articolato licenziato dalla Commissione che ribadisco potrà essere arricchito ulteriormente dal dibattito di questa Aula, dice cose che sono assolutamente antitetiche rispetto a quelle affermazioni gratuite. Ma, e vorrei anche dire con altrettanta chiarezza che il centrosinistra ha presentato una legge organica, il centrodestra non ha presentato uno straccio di leggina che ci facesse capire qual è l'idea di governo del territorio che si ha per la Sardegna, che ci dicesse - noi la pensiamo in questo modo - anziché andare a cogliere ogni tanto che quella virgola non era stata messa bene e a dirne anche delle altre cose, per carità, pure comprensibili perché quando vengono portate avanti delle osservazioni come ha fatto per esempio oggi il collega Pileri in Commissione, credo che ci sia sempre la grande disponibilità per discutere e affrontarle con lo spirito corretto e giusto che ci deve essere. Ma, io ho anche letto sulla stampa nei giorni scorsi, tanto per andare a creare una polemica artata e artificiosa, definire un progetto di levatura internazionale che io ritengo sia un progetto bellissimo per la città di Cagliari, definire il progetto del museo per l'arte contemporanea e la civiltà nuragica, un ecomostro, arrivare ad affermare queste cose, significa non avere il senso della realtà. Ma, quando mai un deputato del Parlamento nazionale, già Presidente di questo governo regionale, ma è possibile che vada a dire, e tra l'altro, ho fatto uno scoop e mi ha meravigliato, anzi no, mi ha fatto piacere perché così abbiamo potuto vedere le immagini sulla stampa, sull'Unione Sarda, di come ci siano stati degli altri musei progettati sempre da Zagharid in altri luoghi, in altri contesti, dire, si vede chiaramente che c'è la mano dello stesso professionista. Ma perbacco, ma perbacco!

Ma è quello un elemento di pregio che fa capire la grandezza di un architetto di livello e di valore rispetto a quello che può essere un architetto di poco valore, di poco livello come potrei essere io. E quindi, voglio dire, cari colleghi, non prendere le distanze da posizioni così assurdamente manichee, che cercano di tagliare tutto ciò che fa una certa Giunta rispetto a quello, voglio dire, che dovrebbe essere secondo gli intendimenti di un nostro ex collega e attualmente deputato al Parlamento, non prendere le distanze da questo modo di pensare, di agire, di proporre le cose, ritengo veramente un fatto che non è edificante per nessuno. Ebbene, io al contrario di qualche affermazione che c'è stata qui dentro voglio dire con estrema chiarezza: "Le leggi devono essere fatte per darci regole, per dare le regole agli uomini". Quando le leggi dopo una verifica che viene fatta, se nella buona legge si riscontra che ci sono dei difetti, credo che sia giusto non dire: "Ci sono degli errori, ma forse non ce ne sono, non ci sono arretramenti". Gli errori bisogna chiamarli errori e quando noi facciamo delle valutazioni che dicono che certe cose non hanno ben funzionato, le dobbiamo correggere, le dobbiamo correggere. Il PPR è uno strumento perfetto sul quale possiamo dire che non c'era niente da toccare? Io non sono d'accordo e oggi stiamo intervenendo anche per fare delle modifiche e dei contributi che vanno in una certa direzione, quindi stiamo correggendo alcuni difetti che c'erano in quello strumento e oggi si ripropongono affinché si possa camminare più speditamente.

Dicevo di un concetto e di una nozione che è stata introdotta, cioè già proposta dall'Assessore; quando si dice, per esempio, al comma 2 già citato dal collega Masia, che i Piani paesaggistici non possono apporre vincoli su intere categorie di beni non puntualmente individuati. Bene, io credo che questo fatto sia un fatto molto importante, che corregge in modo forte un'impostazione precedente del PPR. Insomma, quando parlavamo di bene paesaggistico che in quanto tale è di interesse generale, per cui tutte le coste della Sardegna rappresentano un bene paesaggistico unitario. Oggi si dice no, non possiamo apporre riferendoci ad altra categoria, ma non possiamo apporre dei vincoli su intere categorie di beni. Io lo trovo corretto, lo sostenevo in passato e lo ribadisco oggi e mi fa piacere che oggi questa innovazione ci sia perché è come se dicessimo che è un bene culturale, tutti sono beni culturali. Cioè, un affresco rinascimentale è uguale alla zappa del contadino o una chiesa paleocristiana è identica ad una crosta che può fare un pittore di livello non alto, invece no, dobbiamo dire che i beni paesaggistici di valore eccelso sono di valore eccelso. Altre porzioni del nostro territorio che invece non hanno quelle stesse caratteristiche sono da mettere su un piano differente e il vincolo va apposto sulle parti pregiatissime, sulle altre possiamo anche attraverso un sapiente lavoro, intervenire per modificarlo. L'ho detto già qualche altra volta in questa sede, ma a volte l'intervento dell'uomo non è fatto per distruggere e rovinare. Per esempio, c'è una cascatella negli Stati Uniti d'America che è diventata famosa perché un architetto che si chiamava Wright, ha realizzato la casa sulla cascata. Oggi, secondo la nostra categoria interpretativa di ciò che dovrebbe essere la salvaguardia dell'ambiente del territorio, quella casa sulla cascata non sarebbe mai stata realizzata.

Io ritengo che sarebbe stato un danno non avere quell'opera d'arte che nella sua unicità, uno, una cosa molto bella e c'è veramente l'integrazione tra natura e lavoro dell'uomo. Se ci fossero cento case sulla cascata, come invece qualcuno anche le banchi del centrodestra, qui dentro ma anche fuori, pretenderebbe di fare, cioè farne cento case sulla cascata, diventerebbe una schifezza, mi pare ovvio, per cui, credo che sia importante.

No, badate, io credo che siano dei concetti, tra l'altro, che siano assolutamente condivisibili questi. Se invece, io dico con franchezza, il saccheggio delle coste, che un alcune parti si è fatto, sia una cosa anche anti-economica, perché quando la gente deve cominciare a fare in certi posti della nostra Isola, che non dico, delle code soltanto per arrivare in spiaggia, delle altre code lunghe per rientrare, anche il valore economico del bene realizzato va a perdere. Perderà valore quella casa che state realizzando. Comunque, chiudo il mio intervento. Io credo che oggi, con questi due articoli di legge, che sono appunto delle norme urgenti per i beni paesaggistici e la delimitazione dei centri storici, e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici ed identitari, stiamo facendo una cosa importante. Perché non dirlo? Aver individuato in maniera indistinta tanti beni, cioè tante emergenze architettoniche, lo dico tra virgolette, in quanto tali… Una Chiesa che, magari, anziché essere considerata bene identitario, bisognava magari metterci un po' di tritolo alle fondamenta, senza creare danni all'intorno e raderla al suolo, siccome però è Chiesa, quella lì, bisogna fare un perimetro di cento metri, e lì era stoppata la cosa. Ora, puntualmente l'Assessore dice, ci ha detto, ed è una cosa che era stata sollecitata, se non sono individuati in maniera puntuale, i beni identitari, non lo sono. E c'è un elenco di circa 250 beni identitari in tutta la Sardegna, che poi mi pare che siano anche diminuiti, dirà più precisamente l'Assessore, quelli sono i beni identitari, non soltanto in quanto facente parte di una certa categoria. E, oggi, rispetto a questo ci sarà uno sblocco. Così pure ritengo importante, e mi auguro che la legge, così come abbiamo proposto, dia davvero le risposte che noi auspichiamo e per cui questa legge sta nascendo, anche per quanto riguarda i centri storici ci sono degli elementi importanti e innovativi. Quindi, io concludo questo mio intervento con l'auspicio che quanto prima la legge organica urbanistica arrivi in quest'Aula, e su quella ci sia davvero un confronto che serva a dare delle regole alla Sardegna, dove si coniughi e venga coniugato in maniera molto chiara, netta e precisa, sviluppo e conservazione, sviluppo e governo del territorio. Se però qualcuno pensa che non aver regole serva allo sviluppo è una posizione che segna, come dire, un discrimine tra questa parte dell'Aula e l'altra parte. Noi siamo per delle regole che siano condivise e che ci portino ad uno sviluppo organico ed armonico della nostra Isola. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Ma, a me è parso di comprendere, sia per le modalità con le quali il testo della legge è arrivato in Aula, ma sia anche per gli interventi ascoltati in Aula, che vi sia, tutto sommato e nell'insieme, una sufficiente convergenza di vedute tra centrodestra e centrosinistra rispetto a questo provvedimento. Allora, rilanciare oggi divisioni, mentre c'è un'intesa sulla sostanza, non lo ritengo cosa utile in questa fase, né a nulla vale. Presumibilmente ha ragione l'onorevole Pirisi, quando dice che a nulla vale rammentare percorsi legislativi che hanno prodotto effetti, pure contestati, ma che vanno richiamati positivamente nel momento in cui si prende atto che quegli effetti hanno prodotto risultati deleteri, e c'è la comune volontà politica di modificarli. Io concordo naturalmente su questa linea, avvertendo però che nel momento in cui il dibattito infuocato che vi è stato in Consiglio sui piani paesaggistici, se un po' meno infuocato, e forse meno denso anche di qualche formale testardaggine da parte di tutti, avrebbe già in quella fase potuto contenere innovazioni e migliorie, e forse si sarebbe evitato un inutile blocco dei lavori che, poi però, di fatto si è realizzato. Forse un maggiore dialogo, ma una maggiore capacità di ascolto, avrebbe indotto ad evitare qualche errore, probabilmente avremmo salvaguardato in maniera ugualmente efficiente le esigenze di tutela che la Giunta regionale e l'intero Consiglio mettevano in primo piano, ma forse avremmo consentito che alcuni lavori, che legittimamente potevano svolgersi, non fossero bloccati e, oggi, non dovessimo arrivare invece ad una accelerata approvazione di due articoli, che servono teoricamente a sbloccare i cantieri. Il passato va richiamato per indurre ad una maggiore prudenza, attenzione e capacità di ascolto, per quanto riguarda il futuro e per non richiamare le ragioni dell'una parte, o le ragioni di altre parti. Le regole è chiaro che quando sono formalizzate, quando sono definite, devono sempre essere rispettate. E però, bisogna stare attenti a che si definiscano e si introducano regole compatibili sia con le esigenze di conservazione, sia con le esigenze dello sviluppo. Ora io ho una preoccupazione e la manifesto. Lo ha già fatto peraltro il collega Pierangelo Masia e condivido appieno il ragionamento che faceva nel suo intervento. Io qualche perplessità sulla concreta efficacia di questi due articoli onestamente la conservo. Naturalmente vorrei che davvero questi articoli, che stiamo approvando anticipatamente rispetto alla legge urbanistica, davvero producessero effetti e li producessero nell'immediato. Si è detto, e da più parti, anche da parte della Giunta regionale, non me ne vorrà l'onorevole Gianvalerio Sanna se lo richiamo alla sua e alla mia memoria, che errate interpretazioni poste in essere, anche da amministratori locali, avevano avuto un effetto bloccante rispetto allo sviluppo dei cantieri. Ma, io credo che quello sia il frutto, sia la risultante di errate interpretazioni, oppure non sia invece il prodotto di una legge, che non aveva quella trasparenza e quella chiarezza, che spesso ha richiesto. Dicevo che condivido l'opinione espressa dall'onorevole Masia e ho la preoccupazione che mentre questi due articoli riescano a mobilitare i lavori, così per come sono espressi, nei piccoli comuni che possono non avere uguale o la stessa efficacia invece nei grandi centri urbani. Ora, si dice che al comma 2 dell'articolo 1 i Piani paesaggistici non possono opporre vincoli su intere categorie di beni non puntualmente individuati, ma stiamo attenti anche alle individuazioni, io richiamo chi è nuorese e quindi conosce la realtà architettonica di quella città, a partire dall'assessore Dadea, se il vecchio palazzo del Dazio che io conosco bene, non fosse altro perché è lì localizzata la sede del mio partito, se abbia davvero un reale pregio architettonico o se tale non sia stato catalogato per richiamare alla memoria dei cittadini i Gabelli e i Gabellieri di allora. Perché di valore architettonico non ne ha alcuno e quell'altro, onorevoli Pirisi, bruttissimo sotto il profilo architettonico, Palazzo del vecchio Catasto e della vecchia Intendenza di finanza se davvero abbia qualche titolo ad essere catalogato "bene identitario da tutelare". Non è che solo perché un Palazzo ha antiche radici storiche debba essere catalogato bene architettonico, quindi, la catalogazione va fatta con regole precise, chiare e deve essere riferita alla tutela effettiva di quei beni che meritano di essere tutelati. Io pongo due problemi: un primo problema è relativo, ed è un problema di chiarimento che chiedo, agli estensori del testo e alla Giunta regionale se non sia opportuno chiarire, al comma 5 dell'articolo 2 viene detto: "dall'approvazione del Piano paesaggistico regionale e fino all'adeguamento adesso dei PUC con le medesime procedure di cui ai precedenti commi vengono ridefiniti i perimetri cautelari dei beni paesaggistici ed identitari. Va bene, ma vengono ridefiniti da chi? E' opportuno dire chi deve ridefinire i perimetri cautelari dei beni paesaggistici ed identitari o è assolutamente scontato, e quindi ne discende assessore Sanna da una lettura semplice del testo del comma cinque? Poi colleghi io non posso esimermi dal porre un problema che attiene ad una forte preoccupazione di natura "giuridica", noi diciamo al comma 3 dell'articolo 1, e così siamo obbligati a dire, che alla conclusione, alla fine del comma 3, ogni diversa disposizione eventualmente contenuta nei Piani paesaggistici vigenti è abrogata, io chiedo alla Giunta regionale ma anche all'Aula che valuti se non sia opportuna una migliore definizione del testo e una ulteriore precisazione, che poi proporrò eventualmente se lo si ritiene utile come emendamento verbale, perché potrebbe nascere immediatamente un problema. Il problema è che sotto il profilo strettamente…

PRESIDENTE. Onorevole Balia abbiamo problemi tecnici…

BALIA (Gruppo Misto). Dicevo, perché resta il problema che i Piani paesaggistici sono stati approvati con atto amministrativo e stiamo modificando l'atto amministrativo attraverso una legge, solitamente l'atto amministrativo dovrebbe essere modificato con altro atto amministrativo mentre le leggi modificano le leggi stesse anche se sono... se l'atto amministrativo potrebbe essere considerato come valore in qualche modo subordinato alla legge stessa. Però resta aperta una discussione fra gli amministrativisti se il percorso di modifica dell'atto amministrativo con legge sia un percorso legittimo oppure no. Io mi auguro naturalmente che lo sia, diversamente verrebbero annullati gli eventuali effetti benefici di questi due articoli ma credo e propongo, onorevole Sanna, che quella dicitura: "ogni diversa disposizione eventualmente contenuta nei Piani paesaggistici vigenti è abrogata che venga poi completata con un emendamento orale nell'ipotesi che venga inficiato il percorso per il contrasto legge - atto amministrativo che possa essere completata un emendamento orale del tipo… e comunque si dà mandato alla Giunta regionale per un rapido adeguamento dei Piani paesaggistici ai contenuti della presente legge. Questo farebbe sicuramente rientrare nella piena legittimità e smuoverebbe qualunque obiezione rispetto all'incongruenza che invece giuridicamente potrebbe un domani nascere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intanto non c'è in chi parla, e anche nella cultura politica della sinistra, alcun atteggiamento pregiudiziale, ragioniamo più sul merito, abbiamo scoperto che chi ha atteggiamenti ideologici spesso sta dall'altra parte, non sta schierato da questa parte, però ci corre l'obbligo intanto di ragionare su come si è andati a configurare il Piano paesaggistico, si è andati a configurare il Piano paesaggistico attraverso una legge vincolistica, voluta in quei termini e difesa perché era in quei termini, parlo della legge che all'inizio della legislatura ha consentito l'avvio della procedura per la configurazione del Piano paesaggistico regionale. Va rammentato che siamo stati costretti a quel tipo di percorso dall'annullamento dei Piani paesaggistici territoriali, previsti dalla precedente normativa e che abbiamo agito nel quadro della intervenuta normativa in materia paesaggistica nazionale. Detto tutto questo sono passati mesi e sono passati gli anni e io non accetto, lo dico alla Giunta ma lo dico anche al collega Pinna che presiede la Commissione, lo dico ai colleghi della maggioranza: io non accetto che adesso noi facciamo una legge che definiamo "salva cantieri" ma lo ritengo assolutamente ridicolo e politicamente sbagliato. Ma quale legge "salva cantieri"? Perché, se si assume sempre con tanta superficialità, e voglio dire, anche politica… ma i tempi, siamo in crisi è una situazione di crisi generale e riguarda anche voi. Perché quando si vola raso terra è chiaro che ogni tanto si va a sbattere contro qualche cosa, perché bisogna volare poco poco più in alto per non incocciare le colline, e qualche volta neppure i grattacieli, e qualche volta neppure palazzi o le bicocche da un piano. Ma quale leggina "salva cantieri"? Intanto, questa non è una leggina ed è per questo signor Presidente che prima di fare il passaggio agli articoli noi ci riserviamo, e io credo che sia utile farlo, lasciare almeno mezz'ora di tempo perché, questo testo arrivato stamattina in Aula, ai gruppi di riunirsi e vedere se devono emendare la proposta.

La seconda cosa è questa: che interviene in una materia che è diventata complicata non perché non si sia prodotta una elaborazione anche significativa in sede istruttoria in Consiglio regionale, nella Commissione di merito, ma perché le cose che si sono pensate, discusse e anche scritte nella Commissione urbanistica non sono state considerate dalla Giunta regionale in modo adeguato. Allora, noi accettiamo anche di porre rimedio a qualche interpretazione perché gli interpreti io dico diffidiamo degli interpreti e condivido alcune osservazioni che faceva prima il collega Balia, scriviamo le cose come sono. Quando si dice in una disposizione, come questa: "Ogni diversa disposizione eventualmente contenuta nei piani paesaggistici vigenti è abrogata". Io già così, perché c'è un punto prima, e immagino che si riferisca a che cosa? Alle disposizioni dei commi 1 e 2 che valgono anche nel periodo dall'applicazione delle norme di salvaguardia di cui all'articolo 145, quindi alle modalità di individuazione dei beni da sottoporre a vincolo e alle modalità attraverso le quali questi beni non sono sottoposti a vincolo. Perché, da una parte si dice in positivo come e dall'altra si dice in negativo come non si deve fare. E anche questa formulazione confusa e la scrittura di questo tipo poi agl'interpreti lascia autostrade per imprigionare l'amministrazione, i diritti dei cittadini, all'arbitrio. Perché, uno dei temi di cui si discute sistematicamente, quando si tratta la materia urbanistica è che bisogna ricorrere puntualmente al giudice per farsi chiarire quali sono gli spazi di operatività che sono consentiti ai cittadini e alle imprese e quali sono invece gli ambiti di tutela che l'amministrazione pubblica è obbligata, in forza delle leggi, a garantire. Allora, non vorrei che la leggina "salva cantieri" finisse per essere la leggina "complica salva cantieri" che complica i cantieri già salvati e magari ne libera di altri che invece non dovrebbero essere salvati. E va riflettuta ed è la modalità che è anche brutta, sulla quale abbiamo discusso, abbiamo pensato. Insomma, si prenda un pezzo, si faccia uno stralcio… la legge urbanistica, ha ragione il collega Pirisi, è una cosa complessa vale una legislatura, richiama la regolamentazione corretta di ogni aspetto, bisogna vederla in termini coordinati, qua ci sono disposizioni… io sono andato dal collega Pinna a chiedere di prestarmi un attimo, e ha cominciato a darmi mallopponi di roba. E noi questa cosa la traduciamo poi con riferimenti generici del tipo: "Ogni diversa disposizione eventualmente contenuta nei piani paesaggistici vigenti è abrogata". Cioè, la ricerca di queste norme noi la demandiamo, la demandiamo all'amministrazione regionale, o lo facciamo noi? Chi è che stabilisce, in ragione di questo principio, quali sono tutte le disposizioni che in questi mallopponi che abbiamo fatto definiscono le norme da abrogare e quelle da mantenere in piedi.

Il cittadino è in balia dei direttori generali, è in balia degli impiegati e dei consulenti dell'Assessorato degli enti locali, è in balia degli impiegati e dei consulenti degli uffici tecnici comunali, è in balia dei progettisti è in balia di tutti. Perché? Perché non c'è una disposizione chiara, c'è un insieme farraginoso, confuso e spesso anche pasticciato di disposizioni. Allora, bisogna riflettere e bisogna leggersela questa cosa.

Io, Presidente, lo dico sono intervenuto così perché questa è l'esigenza. Si farà questa legge, si farà, però intanto noi abbiamo bisogno di questo pomeriggio per vederla, per leggerla, per capirla e si voti domani mattina, il passaggio agli articoli si faccia domani mattina, se si vuole fare prima di andare in ferie. Perché a questo Consiglio e anche a questi consiglieri deve essere data la possibilità almeno di un confronto minimo sul piano tecnico, perché le cose che noi scriviamo magari funzionano benissimo, e noi eravamo convinti così quando abbiamo lavorato anche alla stesura prima del piano paesaggistico, quello che riguarda l'assetto costiero, badate, perché l'altro pezzo non c'è ancora. E le disposizioni che scriviamo qua domani se rimane questa leggina se non si fa la legge urbanistica, se non si organizza in modo adeguato tutta la strumentazione normativa, questa varrà per tutto quello che succederà e non sappiamo che cosa succederà. Perché ci vogliono anni, ci vogliono decenni perché qua ogni volta che bisogna regolamentare le cose si rendono complesse per non averne di regolamentazione. Ed è la cultura urbanistica che si è sviluppata in questa regione, è sempre la lotta tra coloro che vogliono la regolamentazione che si capisce, che capiscono tutti anche i cittadini utenti, e quelli che non la vogliono. Perché così si può fare di tutto e di più. E si può violentare il territorio e renderlo povero e consumarlo.

Quindi, Presidente, sarebbe utile che prima che si vada al passaggio agli articoli si abbia la possibilità di fare un ragionamento, io penso anche all'interno della maggioranza una piccola riflessione, poi può darsi che si approvi così come è, come può darsi che si possa migliorare in qualche parte.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras. Se procediamo in questo modo penso che entro le 14 possiamo concludere la discussione generale e poi valutare se votare il passaggio all'esame degli articoli questo pomeriggio, così come l'onorevole Uras proponeva.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, Assessori, colleghe e colleghi. Ma, io concordo molto con l'onorevole Pirisi che questa norma "leggera" ha un peso significativo perché corregge degli errori e la correzione di un errore è sintomo di grande saggezza e lo è ancora di più quando riguarda i cittadini. Ecco perché non si può sicuramente definire una legge salva cantieri. Mi sorprende, però, che siano stati necessari dei mesi per rendersi conto della grave situazione che si è venuta a creare in tutta l'Isola per l'assenza di una legge urbanistica e per i rigidi vincoli previsti dal piano regionale paesaggistico. Questo è l'aspetto che forse va sottolineato, e quindi il Consiglio regionale si sostituisce alla Giunta per i gravi ritardi in primo luogo proprio nell'assenza di iniziative davanti a questi problemi. E poi anche per la mancanza di chiare direttive comuni, lo hanno sottolineato diversi colleghi in Aula, ma gli uffici tecnici dei comuni appunto si sono trovati in difficoltà nel dover dare interpretazioni ad una normativa che si è rivelata largamente farraginosa e che ha provocato dei danni ai cittadini, perché si sono visti lesi dei legittimi interessi. Basti pensare alla questione della distanza dei 100 metri, che sappiamo, ha avuto, e ha, tuttora, degli aspetti veramente negativi in quanto anche soltanto per una questione di pochi centimetri si costringono le persone che semplicemente magari devono rifare una facciata a presentare documenti che determinano un aggravio economico significativo, che evidentemente non tutti possono permettersi anche se abitano vicino ad un bene identitario. D'altra parte alcuni edifici sono in corso di costruzione oppure sono stati costruiti con un'interpretazione difforme o quanto meno molto discrezionale per quanto concerne sia all'individuazione dei beni paesaggistici, sia alla delimitazione dei centri storici e quindi di quelli che vengono chiamati perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari. Questa incertezza nella interpretazione delle norme ha creato anche una situazione di confusione proprio che ha mandato in autentico tilt gli uffici tecnici comunali e quindi ha accresciuto il peso della burocrazia sui cittadini perché questa questione dei chiarimenti si è aggiunta ai pareri, alle interpretazioni dei tecnici in un contesto per cui le Procure della Repubblica, in particolare quella di Cagliari, è dovuta intervenire sostituendosi ahimè, alla politica e quindi bloccando alcuni cantieri. Una situazione quindi intollerabile che ha in qualche modo posto un freno a gran parte dell'attività edilizia con riflessi, è inutile negarselo, sull'occupazione del settore e dell'indotto, che costituiscano e hanno una parte consistente nell'economia dell'Isola, come del resto hanno opportunamente sottolineato anche di recente le associazioni imprenditoriali e quelle cooperativistiche. Quindi la legge stralcio è sicuramente una necessità e per questo io la accolgo positivamente, anche se molto probabilmente, e sono anche convinta di questo, non sarà sufficiente al fine di chiarire in modo definitivo gli aspetti controversi, che comunque potrebbero permanere. Certo risponde ad un'urgenza e offre soluzioni ai problemi determinati dalla prima applicazione del piano paesaggistico. Esprimo, inoltre, una valutazione positiva sul fatto che si sta avviando una fase di buon senso legislativo che vuol far prevalere il dibattito e la partecipazione, soprattutto su norme delicate, come quelle, appunto, relative all'urbanistica che devono colmare un vuoto di molti anni e che quindi è opportuno che vengano sottoposte ad una riflessione corale con il supporto necessario di tutti gli approfondimenti che mettano ciascun consigliere nella condizione di contribuire in modo cosciente a quelle che saranno poi delle scelte determinanti per l'intera Regione. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi sono dovuto allontanare dall'Aula per un problema mio personale, rinuncio all'intervento poi parlerò in dichiarazione di voto. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Salis, la parola all'Assessore, a questo punto, prego, assessore Gian Valerio Sanna, prego...

FADDA (Sinistra Autonomista). Presidente...

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, lei si è iscritto insieme all'onorevole Ladu dopo il termine, quindi potrà intervenire nell'articolato, le chiedo scusa. Grazie.

Poiché nessun altro iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore agli enti locali, finanze, urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico agli enti locali, finanze, urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri. Volevo utilizzare questi minuti per cercare di approfondire alcuni aspetti da voi sollevati, che peraltro dimostrano la piena consapevolezza e l'adeguatezza anche delle osservazioni che alcuni di voi hanno fatto. Beh insomma, c'è innanzitutto da precisare un elemento, che è un dato storico che rimette in linea un po' nell'ordine della sobrietà e anche della ragionevole funzione che ciascuno di noi svolge, l'attività che riguarda anche provvedimenti legislativi che in qualche modo ripercorrono aspetti già affrontati da questo Consiglio. Non siamo infallibili, nessuno è infallibile, ci sono norme più o meno complesse, già negli anni '90 dopo la predisposizione dei 14 piani territoriali paesistici fu necessario un'intensa attività legislativa, che portò ad una legge specifica, per omogeneizzare, si disse in quel tempo, la complessa normativa dei PTP richiamando il Consiglio regionale ad affrontare problemi applicativi, che come voi ben sapete, esistono nella misura in cui dobbiamo accettare l'ordine delle cose, cioè che c'è una differenza sostanziale sempre e comunque tra lo spirito di una norma e la sua reale applicazione, specie quando questa applicazione coinvolge una molteplicità di soggetti non sempre collocati in una gerarchia, diciamo, lineare dentro il sistema dell'autonomia regionale, ma spesso che coinvolgono anche poteri esterni ed estranei a questa natura autonomistica.

Mi piacerebbe specificare alcune cose in premessa, noi abbiamo realizzato la pianificazione paesaggistica sulla base del decreto legislativo numero 42, che nel 2006 ha subìto un'integrazione un approfondimento con il decreto legislativo numero 157, nel frattempo sulla base di un decreto delegato il Governo era autorizzato ad emanare ulteriori decreti di perfezionamento del testo del cosiddetto Codice Urbani. A tal fine il Ministro competente ha insediato una Commissione chiamata Commissione Settis, dal nome del suo Presidente, che ha lavorato nei mesi per rielaborare alcuni aspetti del Codice Urbani. In questo lasso di tempo si è consolidato invece l'attività di attuazione, di prima attuazione della pianificazione paesaggistica regionale. L'esito di questa Commissione è stato il decreto legislativo numero 63 del 2008, che ha apportato, lo dico con assoluta serenità, delle inversioni negative di tendenza rispetto agli iniziali testi legislativi che vedevano nelle regioni, e quindi nel sistema delle autonomie locali, a seguire, un sistema di interfaccia permanente nell'attuazione dei principi generali di tutela, ovverosia lo Stato ha fatto una marcia indietro, riproponendo una filosofia di carattere centralistico alla procedura di identificazione, di cura e di tutela dei beni. Ovviamente, un decreto legislativo impone alle Regioni una sostanziale attenzione, ma, poiché noi operavamo già nell'applicazione del Piano paesaggistico regionale, questa innovazione ha indotto gli organi periferici dello Stato e del Ministero ad adeguare i loro comportamenti alle nuove direttive, quindi a sottrarsi in parte da alcune procedure di cooperazione e di copianificazione che, fino a lì, avevano reso possibile l'attuazione di parti sostanziali del Piano paesaggistico. Quindi, sotto questo aspetto, ma anche sull'altro aspetto, che dirò tra poco, questo provvedimento legislativo che nasce da alcuni mesi, ma che la Giunta ha proposto alla Commissione di inserirlo all'interno della legislazione urbanistica che si stava elaborando in quel momento, per non intralciare un corretto svolgimento anche dei lavori legislativi, ha il carattere sostanzialmente di precisare alcuni punti, alcuni punti che noi riteniamo coerenti con i decreti legislativi e con il Codice Urbani, e che però, in ragione di alcune interpretazioni che vengono date che da organi estranei alla Regione, cioè organi dello Stato, ho detto il Ministero, ma anche altri, propongono una sorta di rallentamento e di congelamento di tutte quelle procedure attuative che in qualche modo avevano iniziato a essere prodotte, ingenerando un sostanziale blocco di molte attività. Non ultimo, fra questi, esiste il problema indotto dalla Magistratura ordinaria, che, come voi sapete, gode della sua autonomia, e che in virtù di alcune azioni che sono state poste recepisce alcune norme in senso estensivo, non considerando le circolari interpretative e neppure le sentenze del Tar che sono intervenute, sufficienti a rimuovere le azioni indotte in alcuni casi su azioni assolutamente legittime e coperte dalle norme paesaggistiche. Ci sono oggi in Sardegna cantieri bloccati e sotto sequestro dalla Magistratura sulla base di articoli delle norme tecniche di attuazione, ad esempio l'articolo 48, che ha solo la funzione di indicare le categorie dei beni che potrebbero essere suscettibili di un vincolo, e quindi bloccano i cantieri sulla base di una definizione, non sulla base di una identificazione. Lo stesso Codice prevede che i beni soggetti a tutela debbano essere identificati, circoscritti e puntualmente identificabili; questo è un presupposto indispensabile, perché è coerente anche con quello che lo stesso Ministero e lo stesso Stato individua nella procedura di dichiarazione di notevole interesse pubblico per i beni che sono considerati meritevoli, cioè ne richiede una pianificazione puntuale perché deve essere motivata. Ora, per rimuovere queste condizioni bisognava trovare uno strumento, in questo caso legislativo, che superasse l'inerzia rispetto agli stessi chiarimenti contenuti sia negli atti di circolare sia nelle sentenze del TAR, e dia sostanzialmente un'interpretazione corretta, ma già univoca, a quella che noi abbiamo ritenuto sempre un'interpretazione per noi assolutamente chiara. I beni che sono tutelati nella pianificazione paesaggistica sono essenzialmente i beni paesaggistici già decretati con gli strumenti della decretazione dello Stato, cioè circa 18 mila beni paesaggistici in tutta la Regione, e poi la Regione ha introdotto, oltre questi, complessivamente, in tutta la Sardegna, duecentonovanta beni identitari. Di questi ben identitari poco più della metà è stato ridelimitato, ricopianificato con i comuni, con la partecipazione degli organi periferici dello Stato, per gli altri è intervenuta la sospensione della collaborazione del Ministero a quest'attività per l'intervenuto decreto legislativo numero 63, e quindi si trova in una condizione di sostanziale blocco, ancorché i comuni con la Regione abbiano definito totalmente le regole che devono sovraintendere a quei beni identitari. Le categorie contenute nel Piano paesaggistico servono, come dice il Piano paesaggistico, a che i comuni, attraverso attività autonome, possano individuare ulteriori beni da sottoporre a un regime di tutela, in quanto riconosciuti dall'autorità locali come meritevoli di una loro tutela. Non è pensabile che, se noi indichiamo tra questi beni ipoteticamente i caselli ferroviari, qualcuno dica che tutti i caselli ferroviari della Sardegna sono sotto tutela, perché questo non è lo spirito nel quale noi abbiamo inteso agire, e quindi è necessario dire che i beni paesaggistici e identitari sono esclusivamente quelle individuabili, cartografati, individuati in maniera comprensibile, per uscire da questo dubbio che in qualche modo tiene bloccati i cantieri. Quindi non c'è nessuna concessione rispetto alle norme, ma c'è l'interpretazione corretta di queste norme. Cosa sta avvenendo sui beni identitari? Probabilmente è anche il caso che sollevava l'onorevole Balia. Ci sono comuni, ci sono uffici periferici che danno l'interpretazione che dà la Magistratura, cioè che le categorie siano sufficienti a individuare i beni, e questo non è. Ci sono casi nei quali alcuni comuni hanno individuato beni identitari con proprio atto deliberativo, e successivamente si sono resi conto che le conseguenze che induce il vincolo su questi beni è di danno al contesto nel quale operano, e hanno pensato di richiedere alla Regione una riverifica, e quindi anche la possibilità di cancellare quella identificazione perché ritenuta non adeguata, non all'altezza di quello che evidentemente pensavano inizialmente di fare. Questa prerogativa dei beni identitari è sostanzialmente una prerogativa dei comuni, che poi va pianificata in sede di copianificazione con la Regione e con gli organi periferici del MIBAC. Questo è il punto sui ben identitari, queste norme tendono a fare chiarezza su questo punto, perché si possa procedere agli atti ammissibili che non sono coinvolgibili negli atti di tutela, così come il Ministero dice, secondo una sua interpretazione, che il passaggio dal vincolo cautelare di cento metri, che proprio è definito vincolo cautelare, debba avvenire obbligatoriamente in sede di PUC, e quindi quando i comuni saranno in condizioni di predisporre il PUC, mentre è da precisare che è interesse pubblico che ogni bene addivenga al suo livello di tutela adeguato al bene, nel più breve tempo possibile, e quindi dall'approvazione del Piano fino all'adeguamento del PPR, perché è interesse pubblico che il bene che è stato individuato abbia l'adeguata e propria tutela, non una tutela cautelare e generica, che inibisce la possibilità di liberare le azioni edificatorie all'intorno, in virtù del fatto che quel bene è circoscritto da cento metri di vincolo assoluto. Questo è il senso soprattutto all'articolo 1, ma anche quello dell'articolo 2, dove sostanzialmente si affronta il tema dei centri storici, per i quali, anche in questo caso, è necessario disporre in sede legislativa una modalità che noi riteniamo idonea per anticipare gli effetti del Piano paesaggistico rispetto all'adeguamento dei PUC, cioè non congelare alcune attività che sono comunque consentite e che non possono essere inibite da un'estensione del concetto di tutela che ovviamente viene posto da organi che sono estranei al contesto del sistema Regione-enti locali.

Abbiamo introdotto queste norme per semplificare e accelerare i processi e abbiamo anche voluto introdurre - perché io ritengo che questo sia l'elemento che poi fa chiarezza - che noi riteniamo che la pianificazione paesaggistica abbia un senso se è in grado, una volta recepita dai Comuni, di liberare maggiormente l'autonomia operativa degli stessi Comuni. Infatti diciamo al comma 4 bis dell'articolo 2 che quegli interventi che sono l'atto di intesa che definisce le azioni ammissibili da parte dei Comuni all'interno dei Piani particolareggiati non hanno più bisogno di autorizzazione paesaggistica che deve essere rilasciata dalla Regione, ma riprendono validità le norme contenute nella legge regionale numero 28 del '98 che delegava i Comuni all'esercizio di questo potere in via automatica, così come noi riteniamo giusto sia, una volta che la Regione assieme ai Comuni ha definito le azioni ammissibili da quelle non ammissibili. E' giusto che questa delega vada ai Comuni. Con questo stesso spirito, ovviamente, la legge urbanistica - che vedremo nel momento in cui il Consiglio deciderà di affrontarla - salvaguarda questo principio: i Comuni che adegueranno la pianificazione urbanistica ai principi del PPR per tutto quello che hanno potuto recepire all'interno del PUC, potrà essere autorizzato paesaggisticamente dallo stesso Comune attraverso alcuni meccanismi che sono meglio descritti nella legge, ovverosia bisogna capitalizzare questa capacità di tutela diffusa nel territorio assegnando conseguentemente maggiore autonomia e dinamismo alla capacità decisionale dei Comuni.

Sono stati sollevati poi alcuni problemi che riguardano i beni paesaggistici e identitari esterni. Credo di avere risposto: per quelli che sono all'interno del centro storico, del centro matrice, sarebbe una assurdità poter dire che siccome sono all'interno già di un'area tutelata a quest'area tutelata si sovrappone un'altra area tutelata. Abbiamo detto che i beni identitari paesaggistici all'interno dei centri storici non sono soggetti al vincolo di 100 metri cautelari, ma obbediscono sostanzialmente alle norme dei Piani particolareggiati e alle norme che scaturiranno dagli atti di intesa che diranno quali sono le norme del Piano particolareggiato applicabile e quali no. Per i beni invece che sono esterni ai perimetri dei centri storici, questo vincolo di 100 metri si applica, ma si può svincolare attraverso l'operazione di copianificazione, che come noi abbiamo fatto per circa 150 beni identitari già censiti, definisce una prima area cosiddetta rossa di tutela generalizzata - concordata o molte volte proposta dallo stesso Comune - e un'area più ampia, dove le azioni di modificazione e di intervento edilizio devono prestare attenzione ai caratteri di armonizzazione del tessuto, quindi di tipo cromatico, dell'uso dei materiali, cioè attraverso delle prescrizioni che consentono l'attività edilizia, ma la indirizzano verso criteri di maggiore uniformità del contesto e quindi assegnano non più un vincolo di 100 metri di inedificabilità assoluta com'è il vincolo cautelare, ma il vincolo appropriato che può essere quello che, in ragione del contesto, viene proposto dal Comune. In sede di copianificazione può anche essere detto che un bene, se la Regione ha identificato un bene identitario che il Comune comprova non avere i caratteri propri della tutela e dell'interesse da tutelare, il Comune può altresì proporre di eliminarlo, cioè di farlo cessare perché dimostra che non c'è nessun interesse alla tutela. Quindi, l'azione di copianificazione va nella direzione di adeguare la strumentazione di vincolo all'entità del bene e al valore del bene che il Comune intende tutelare. Quindi, se esterni, questa attività e questa legge sblocca nuovamente questa attività di copianificazione.

Per quanto riguarda il comma 5 dell'articolo 2, l'esigenza di dire "dall'approvazione del Piano fino all'adeguamento del PUC" sta a indicare proprio questa funzione, perché anche in questo caso le Sovrintendenze dicono: "La riduzione, la riperimetrazione dei vincoli cautelari in sede di studio del bene identitario si può fare solo in sede di PUC", e noi diciamo invece che è interesse che il bene sia tutelato da un vincolo adeguato che non faccia ricadere sul contesto urbanizzato vincoli impropri derivanti dalla mancata adeguatezza del vincolo che noi abbiamo introdotto.

Poi c'è la questione, infine, sollevata dall'onorevole Dedoni e da altri sul rapporto fra provvedimenti amministrativi e provvedimenti legislativi. E' indubbio che è consolidato il principio in base al quale una norma legislativa non possa intervenire nel campo dei provvedimenti amministrativi. Infatti, basta leggere correttamente l'articolo 1 e anche l'articolo 2, si capisce che queste norme non incidono direttamente sugli articoli delle norme tecniche di attuazione, ma tendono a dare un'interpretazione delle norme del Codice Urbani, dalla quale derivano le norme tecniche di attuazione, in maniera tale che la loro lettura sia univoca, ma con riferimento legislativo. L'unico riferimento alle norme tecniche è di tipo confermativo e non modificativo che è il rinvio alla cosiddetta verifica di conformità dei Piani particolareggiati contenuti nella lettera b) del comma 1 dell'articolo 52. Io non ho molto altro da dire se non richiamare l'esigenza...

PRESIDENTE. Prego, Assessore.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze, urbanistica. Richiamare l'esigenza a dare ai provvedimenti il senso proprio. Io non lo so, chiamarono "salva coste" la legge numero 8 e questa l'hanno chiamata "salva cantieri"; è ovvio che dietro ad ogni denominazione si legge anche una finalità che non va neppure banalizzata. Io, come tanti di voi, apparteniamo a una cultura politica in base alla quale il posto di lavoro è sacro e ogni posto di lavoro va tutelato indipendentemente da chi, in qualche modo, gravita più o meno vicino a quei mondi perché c'è un profilo etico, non ci sono posti di lavoro diversi da salvaguardare e credo che quindi da questo punto di vista vada letta, questa denominazione, come una finalità di dare certezza di diritto ad alcune condizioni che l'hanno persa in virtù di interpretazioni che il legislatore non voleva dare e che è giusto precisare in questa funzione. Non abbiamo la possibilità di modificare con la legge il Piano paesaggistico, ma la legge urbanistica, che è la sede propria, la nuova legge urbanistica, prevede delle procedure anche semplificate, ma rispettose del dettato dei decreti legislativi nazionali attraverso i quali può essere consentita una procedura di modificazione semplificata, con procedure di garanzia e di tutela e anche di coinvolgimento dell'organo consiliare che dovrebbe lasciarci tranquilli dall'idea che attraverso un procedimento di questo genere noi vogliamo in qualche modo modificare ciò che abbiamo sancito.

PRESIDENTE. Prego, assessore Sanna, Prego.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze, urbanistica. Per cui, io mi auguro che con spirito di collaborazione si voglia tenere conto che dietro questo provvedimento davvero c'è l'urgenza di dare un senso compiuto a quelle cose che non sono state mal scritte, ma probabilmente sono state male interpretate, con questa volontà di perfezionare anche gli atti che noi, dobbiamo poter ammettere, qualche volta nell'esperienza quotidiana, ci dicono, hanno bisogno di ulteriori precisazioni. Vi ringrazio.

PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Colleghi, come avete sentito in qualche intervento è stata manifestata l'esigenza di non passare questa mattina alla votazione per l'esame degli articoli essendo necessario del tempo per, eventualmente, presentare degli emendamenti che siano utili a una migliore comprensione del testo che pure è un testo che unanimamente è stato approvato dalla Commissione. Quindi, non facciamo la votazione per l'esame degli articoli adesso, c'è una proposta di iniziare il lavoro di questa sera con la mozione numero 169, quella dell'onorevole Mario Floris, alle 16 e 30 e, concluso l'esame della mozione, proseguire con questa legge, il passaggio all'esame degli articoli e l'esame dell'articolato. Se questa è un'ipotesi di lavoro condivisa dall'Aula chiudiamo la seduta e ci vediamo alle 16 e 30 con l'ordine dei lavoro che ho appena comunicato. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 14 e 02.