Seduta n.186 del 19/12/2001
ClXXXVI SEDUTA
Mercoledì, 19 Dicembre 2001
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Vicepresidente CARLONI
La seduta è aperta alle ore 10 e 58.
BIANCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 novembre 2001, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che i consiglieri regionali Pasquale Onida e Alberto Randazzo hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 19 dicembre 2001. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Colleghi, ieri notte, prima di andar via, quando gli uffici erano già chiusi, ho ricevuto una lettera dell'onorevole Grauso, che è stata protocollata stamattina e della quale do lettura:
"Egregio signor Presidente, la prego di voler prendere atto della mia decisione di rassegnare, con decorrenza immediata, le dimissioni dalla carica di consigliere regionale. I quotidiani impegni, derivanti da ventisei processi e indagini, mi impediscono di esercitare i miei diritti politici e di rispettarne gli imprescindibili doveri connessi. La saluto rispettosamente."
E' un atto di volontà unilaterale, non c'è da discutere, ne prendiamo atto e invito la Giunta delle elezioni a riunirsi immediatamente e a riferire il nome del primo dei non eletti in modo che possa essere invitato a presentarsi in aula e a prestare giuramento.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il Documento numero 29 della Giunta delle elezioni, recante: "Proposta di modifica del Regolamento interno della Giunta delle elezioni."
L'onorevole Carloni, nella sua funzione di vicepresidente del Consiglio, ha richiamato l'articolo 54 del Regolamento. Io non voglio insistere sull'articolo 54, però, poiché ci sono responsabilità di vario tipo, anche di ordine contabile - questo è giusto che si sappia -, chiedo all'Aula che cosa intende fare.
Ricordo che, a seguito di un provvedimento del Tribunale, l'onorevole Giovannelli ha dovuto lasciare il Consiglio ed è rientrato l'onorevole Nuvoli.
A parte il rapporto tra poteri, questa è una questione che stiamo definendo in altra sede, si tratta di decidere, in quest'Aula, una modifica del Regolamento in modo tale che all'onorevole Nuvoli venga assegnato un determinato tempo entro il quale esercitare la sua opzione.
Per fare questo bisogna, ripeto, modificare il Regolamento, che non pone in maniera precisa nessun termine.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente, colleghi, non è la prima volta che accade, nella storia ultraquinquennale della Regione sarda (intesa come autonomia e come istituzioni), che dei consiglieri regionali siano stati eletti al Parlamento. Non si comprende come per oltre cinquant'anni tutto ciò sia avvenuto in modo lineare, tranquillo, adoperando correttamente le leggi che esistono in materia.
Il richiamo che lei fa al Consiglio regionale in merito a una responsabilità anche contabile non allarma e non spaventa più di tanto, però, se c'è una qualche responsabilità bisogna dire che il Consiglio regionale non c'entra niente. Niente! Il Consiglio regionale non è stato messo mai in condizioni e in grado di pronunciarsi su questa questione.
Voglio invece rammentare, anche perché rimanga ben precisato agli atti del Consiglio, che questa vicenda è stata trattata dalla Presidenza che, sulla scorta di un asserito parere dei suoi uffici, ha seguito una procedura mai adoperata nel passato, cioè quella di dichiarare la decadenza implicita del consigliere per avere egli preso parte ad atti concludenti in ragione della funzione nuova che assumeva con l'elezione al Parlamento nazionale.
Siccome in questa, come in altre materie, non si fanno procedure o adempimenti ad personam, perché tutti devono essere garantiti, a qualsiasi parte politica appartengano, e anche senza parte politica, in quanto versiamo in materia istituzionale e di diritti politici fondamentali, chiedo di conoscere preliminarmente, in ragione del suo richiamo a responsabilità del Consiglio, che non ne ha alcuna, in che cosa sia consistito questo parere degli Uffici della Presidenza.
Chiedo di acquisire questo parere affinché ne abbiamo contezza e possiamo procedere non solo con la dovuta serenità, ma anche nel modo migliore sotto il profilo operativo, perché questo pasticcio è nato per via dell'adozione di un provvedimento e procedimento da parte della Presidenza, non del Consiglio.
Per quanto mi riguarda, personalmente e a nome e per conto del Gruppo della Rifondazione Comunista, respingo al mittente - che è lei - il richiamo a responsabilità in capo al Consiglio, che in questa materia non c'entra niente. I termini erano già fissati nelle leggi e sarebbero già decorsi se si fossero fatte le cose come sempre si sono fatte! C'è stata una fretta che è stata cattiva consigliera, c'è stata una ragione, che non è nota al Consiglio, per cui si è voluto procedere in modo disinvolto e innovativo. Chi ha fatto questo ne risponda, e ne risponda innanzitutto al Consiglio, perché se no veramente non si capisce più nulla.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, gli Uffici hanno adottato la procedura di sempre. Ha ricordato lei che è capitato moltissime volte, e ogni volta gli Uffici hanno tenuto il medesimo comportamento.
COGODI (R.C.). Non è così, io dico che non è così. Ci dia gli atti; gli atti parlano.
PRESIDENTE. Va bene, le darò gli atti in modo tale che lei possa valutare. Tenga presente che l'Ufficio di Presidenza non ha adottato nessun provvedimento, semmai lo ha fatto la Giunta delle elezioni.
Ha domandato di parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Presidente, la ringrazio di avermi dato la parola, ma non cambierei una virgola di quello che è stato detto dal collega Cogodi, perché vivo la stessa situazione di grave disagio politico e istituzionale nei confronti di un collega.
Non sono io chiamata a decidere, per fortuna esistono delle sentenze, dei regolamenti e degli organi competenti che si devono assumere la responsabilità di prendere decisioni di questa natura. Non spetta a me in prima persona stabilire dei termini.
Non c'è chiarezza, nessuno di noi consiglieri ha contezza di cosa stia succedendo. Non abbiamo avuto modo di approfondire all'interno di ciascun Gruppo questa vicenda e di valutare le conseguenze della nostra azione, della nostra omissione. Io non ne ho la minima idea.
Non abbiamo avuto modo di parlarne, non dico all'interno della maggioranza, ma neanche in Consiglio, in quanto è un problema che riguarda tutti noi, a prescindere dalla maggioranza e dall'opposizione.
Non è possibile che ci sia - e qui mi esprimo in maniera forse pesante - una modifica del Regolamento ad hoc perché si presenta il caso specifico. Non è dignitoso per il Consiglio. Inoltre, questo è un fatto tecnico, ritengo che questo problema, portato oggi in discussione, sia assolutamente fuori luogo, perché era all'ordine del giorno della seduta straordinaria che si è conclusa ieri, mentre quella odierna credo sia una seduta ordinaria.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, la seduta straordinaria di ieri aveva all'ordine del giorno un argomento specifico, e le sedute straordinarie devono trattare in modo a sé stante gli argomenti. L'argomento all'ordine del giorno ieri è stato trattato, quello odierno non è stato ancora trattato. Perché mi rivolgo al Consiglio? Perché il Tribunale ha semplicemente affermato che il nostro Regolamento deve prevedere un termine entro il quale il consigliere regionale diventato deputato o senatore deve optare per una delle due cariche, e dobbiamo stabilire noi questo termine.
Questo problema non è mai stato sollevato da nessuno in precedenza. L'ha sollevato l'onorevole Nuvoli, era nel suo diritto, e il Tribunale ha fatto questa affermazione. Significa che noi dobbiamo prevedere nel nostro Regolamento un tempo entro il quale il deputato o senatore neoeletto deve esercitare la sua opzione. A questo bisogna rimediare. Non decidere significa lasciare le cose a mezz'aria. Siccome la decisione spetta al Consiglio, non posso che appellarmi al Consiglio, in quanto non io posso modificare il Regolamento, né lo può fare l'Ufficio di Presidenza. Non c'è un percorso ad personam.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Presidente, lei concorderà senz'altro con me che su questa materia occorre evitare pasticci, perché si tratta del Regolamento del Consiglio, di una sfera di competenze che non è delegabile neanche in presenza di una sentenza che poi saremo chiamati a commentare una volta che ci sarà dato di conoscerne la motivazione.
Il vicepresidente Carloni aveva invocato l'articolo 54 perché, come ha detto la collega Sanna Nivoli, il Consiglio era riunito in seduta straordinaria, se no non l'avrebbe fatto, e perché voleva inserire, in quel momento, questo argomento all'ordine del giorno.
Concordo con la collega Sanna Nivoli che la seduta di ieri si è conclusa con la sospensione della votazione dell'ordine del giorno, che si dovrebbe svolgere domani. Quindi quel punto, a mio giudizio, dovrebbe essere disciplinato in questi termini.
L'altra questione di merito, invece, riguarda il fatto che in Conferenza dei Capigruppo si è detto che sarebbe stato giusto, opportuno e istruttivo per il Consiglio conoscere le motivazioni della sentenza, ma al momento non è stata consegnata a nessuno di noi alcuna documentazione.
Inoltre ci è stato comunicato che la decisione assunta dai giudici sarà impugnata dalla Regione, che resisterà in giudizio, e questo è un fatto che considero positivo in difesa dell'autonomia e del lavoro svolto dalla Giunta delle elezioni. Lasciando perdere la politica, che poi c'entra anch'essa forzatamente, non è tecnicamente consigliabile che in presenza di una opposizione di merito al giudizio emesso dal tribunale noi, come Giunta e conseguentemente come Consiglio, modifichiamo il Regolamento, ossia ci opponiamo alla sentenza; e dall'altra parte, invece, non possiamo modificare il Regolamento andando incontro alla sentenza che è stata emessa e alla quale noi stessi ci opponiamo. E' una contraddizione che sul piano politico non può essere accettata.
Allora penso che occorra tenere presente che non si può ragionare sul Regolamento pensando al singolo consigliere, perché il Regolamento deve contenere norme che valgono per tutti. Va apprezzato il comportamento che alcuni colleghi presenti in questo Consiglio hanno assunto nei casi di incompatibilità o ineleggibilità che li riguardavano. Nessuno di loro, infatti, né della maggioranza né della opposizione, ha fatto ricorso alla richiesta di modifica del Regolamento per averne un vantaggio di tipo personale e diretto. Penso che potremmo senz'altro riesaminare il Regolamento per rafforzarlo e aggiornarlo, ma lo dobbiamo fare senza piegarci al giudizio di un pretore qualunque che si permette di discutere su un tema che noi vogliamo disciplinare completamente.
Quindi è giusto opporsi ed è giusto non trattare in quest'Aula un argomento che purtroppo la Commissione, forse magari non completamente conseguente con le opinioni del Consiglio, ha proceduto a proporre. E' un lavoro che è stato fatto, lo sospendiamo, non esprimo un giudizio di merito nel bene o nel male; riprenderemo questo argomento al momento giusto, perché il Regolamento andrà modificato anche in altre parti dopo che avremo fatto tra noi una discussione che possa aiutare i colleghi della Giunta delle elezioni a produrre indicazioni apprezzate dal Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, le motivazioni non le abbiamo date né a lei né a nessun altro per una ragione molto semplice, non le abbiamo ricevute.
CUGINI (D.S.). Allora le vogliamo conoscere, Presidente. Non ci può chiamare a esprimere un giudizio senza che conosciamo le motivazioni.
PRESIDENTE. Lei comprende che io non posso trattare questo argomento come fosse una questione privata, però è giusto dire che lo Statuto prevede nella fattispecie l'incompatibilità. La nostra opposizione al provvedimento del giudice non è sostanziale, ma è volta a valutare se esiste un conflitto di poteri. Questo è un parlamento, come può un tribunale annullare un atto di un parlamento? Questo senza entrare nel merito della sostanza, che è altra cosa. Se poi noi dobbiamo davvero modificare il Regolamento della Giunta delle elezioni questo è un altro argomento.
Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). La ringrazio. E' vero, così come è stato detto, che in cinquant'anni un problema del genere non è mai emerso, nonostante ci siano state diverse elezioni di consiglieri regionali alla Camera e al Senato. Allora c'è da chiedersi, innanzitutto, come mai questa volta non è stato così.
Io credo che si debba constatare che sono tempi di risse e purtroppo sono tempi di risse anche fra esponenti degli stessi partiti, in questo caso all'interno del partito di maggioranza. E ciò è grave, perché è un segnale che dimostra in che modo vengono affrontati i problemi, in che modo vengono rispettati gli impegni istituzionali, i princìpi e tutte le altre cose. A mio avviso una cosa del genere non si sarebbe mai dovuta verificare, e quindi chi l'ha determinata, da una parte e dall'altra, e, devo dire, anche chi è tenuto a dirigere, a governare, a orientare il partito di maggioranza ha mostrato delle gravissime carenze e uno scarso rispetto delle istituzioni, e di questa istituzione in particolare.
Ciò premesso, mi pare che un argomento così delicato non possa essere affrontato con pressappochismo e fretta. E' stato evidenziato dai colleghi che mi hanno preceduto che il Regolamento presenta delle lacune. E' vero, il Regolamento presenta parecchie lacune, tra le quali forse questa, e quindi va rivisto, ma non va rivisto solo in questo punto e sotto la spinta della fretta, soprattutto non sapendo esattamente qual è il contenuto della motivazione del provvedimento giudiziario a cui si è fatto riferimento.
Signor Presidente, non è un problema di conflitto fra poteri; la legge prevede che l'autorità giudiziaria si debba pronunziare nel merito di questa vicenda, per cui mi sembra assolutamente fuori luogo stracciarsi le vesti facendo riferimento a una presunta o pretesa, mi sembra, invasione di campo da parte dell'autorità giudiziaria. L'autorità giudiziaria ha svolto il proprio compito; può darsi che l'abbia svolto bene, può darsi che l'abbia svolto male, ed è per questo che noi vogliamo conoscere la motivazione della sentenza, per renderci conto compiutamente della portata di questo provvedimento, al di là del dispositivo. Quindi mi sembra che la richiesta che è stata fatta da più parti sulla necessità di avere il testo completo di questo provvedimento sia sacrosanta, sia un gesto di responsabilità e di serietà.
Il Regolamento va indubbiamente cambiato, ma non va cambiato solo su questo punto, che a quanto pare è carente. Io credo che l'origine di tutto sia nel malessere che colpisce le istituzioni, e in particolare nello scarso rispetto per le istituzioni che contraddistingue il partito di maggioranza.
Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che sia sotto gli occhi di tutti lo spettacolo che il Consiglio regionale sta dando e ha dato in questi anni. Credo che i commenti sulla stampa e in ogni parte della Sardegna circa la produttività di questo Consiglio siano noti e che sia un problema che la maggioranza e la minoranza si debbono porre, perché noi non seguiamo non soltanto i tempi europei, ma neanche quelli del Biafra: discussioni inutili, progetti di legge in carico alle Commissioni che rimangono lì, in attesa di essere discussi. Credo che la Sardegna non si salverà se il Consiglio regionale non troverà un sussulto di dignità e di orgoglio.
Che ci sia la necessità, signor Presidente (chiedo scusa se mi sto rivolgendo a lei), di rivedere il Regolamento del Consiglio, credo che sia una cosa che tutti riconosciamo e va fatta al più presto possibile. Inserire oggi un argomento che non ha nessun senso rispetto alle cose che stiamo dicendo non credo che sia opportuno. E' vero che noi gridiamo all'autonomia di questa Assemblea rispetto al tribunale, però, signor Presidente, qualche altro sarà costretto a rivolgersi al tribunale perché questo Regolamento viene sistematicamente calpestato.
Io ho fatto una richiesta di costituzione di un gruppo, ho ragione, il Regolamento mi dà ragione, la prego di prenderla in esame, se no anche il sottoscritto si rivolgerà agli organi ai quali non si sarebbe mai voluto rivolgere.
Abbiamo di fronte un Regolamento chiarissimo, gli Uffici hanno espresso la loro opinione dando ragione alle nostre istanze, ma siccome il Presidente, che è l'unico interprete del Regolamento, ritiene che ci sia stato il pronunciamento di un altro Presidente, poiché si è sbagliato una volta vuole continuare a sbagliare la seconda e anche la terza. Così non va bene. Il Regolamento deve essere rispettato fino in fondo, se no io chiederò un dibattito in Aula per discutere di questi problemi in occasione della presentazione del bilancio del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Fadda. Ne ha facoltà.
Fadda (Popolari-P.S.). Signor Presidente, intervengo solo per porre una domanda, anche in seguito alle considerazioni fatte dall'onorevole Floris.
Ieri il Presidente ha aggiornato i lavori ad oggi con un preciso ordine del giorno: l'inizio dell'esame del DPEF. Noi chiediamo quindi a lei e alla maggioranza se effettivamente il dibattito sul DPEF deve iniziare e se si prevede di concludere i lavori entro la giornata di domani, perché credo che sia interesse di tutti, anche in seguito alle sollecitazioni fatte dal collega Floris, che questo Consiglio lavori e produca.
C'è un altro aspetto: anche questa mattina stiamo consentendo che le Commissioni si riuniscano in deroga. Il Consiglio era convocato per le 10 e 30, sono le 11 e 30 e non abbiamo ancora iniziato i lavori. Quindi la invito, Presidente, a darci dei chiarimenti. Credo inoltre che questo argomento non sia neanche più iscritto all'ordine del giorno, perché il Presidente di turno ieri ha detto che oggi avremmo iniziato con l'esame del DPEF.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, mi sento di intervenire anche se potrebbe essere imbarazzante visto che il caso specifico riguarda due colleghi del mio Gruppo.
CUGINI (D.S.). Se la Giunta apre un dibattito, chiedo di parlare.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Io sto parlando come consigliere, onorevole Cugini, cosa c'entra la Giunta?
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, l'assessore Biancareddu è anche consigliere regionale e sta parlando appunto nella sua qualità di consigliere regionale.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Vorrei ricordare all'onorevole Dore, che questa non è una questione di partito, ma è una questione che riguarda i diritti soggettivi che ciascuno è libero di tutelare come crede.
Piuttosto, e questo lo ricordo a tutti i colleghi consiglieri, il 15 novembre è successa una cosa gravissima: un tribunale civile si è insinuato, vista la carenza normativa del nostro Regolamento in questa materia, per decidere questioni che riguardano le prerogative e l'autonomia del Consiglio. Se a voi va bene rimettere ad organi terzi queste decisioni, allora capisco la vostra volontà di chiedere un rinvio e il sostenere che questa questione non è all'ordine del giorno. In pratica volete consentire che, ai sensi del nostro Regolamento interno, qualcuno possa per tutta la legislatura fare sia il consigliere sia il deputato, salva decisione del Tribunale.
Non è possibile che un divieto costituzionale venga palesemente violato e che noi ci rimettiamo a decisioni di organi terzi quando ci conviene. E poi ci vantiamo di essere un organismo autonomo, un organismo sovrano, un'Assemblea parlamentare non soggetta a nessun tipo di controllo! Quando ci conviene vogliamo essere controllati e demandiamo le decisioni ad altri e quando non ci conviene no.
Io faccio un appello a tutti i consiglieri affinché si decida ciò che è giusto, non quello che è opportuno fare politicamente in un certo contesto storico. Quindi vi chiedo di recuperare il nostro orgoglio di consiglieri regionali, di riprendere in mano le nostre prerogative e di decidere, ripeto, quello che è giusto e non quello che conviene.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
Corda (A.N.). Ricordo che, quasi due anni fa, io pensai che sarebbe stato utile per questo Consiglio regionale e per la sua attività complessiva proporre una modifica del Regolamento, perché capivo che esso imbrigliava in modo dannoso per la gente l'attività di questo Consiglio. Quando presentai una bozza di proposta, ne detti copia a tutti i Capigruppo e a molti consiglieri, fra cui anche l'onorevole Emanuele Sanna, che molto bonariamente e anche simpaticamente, devo dire, mi scrisse dicendomi praticamente che ero pazzo a immaginare che si potesse modificare il Regolamento di questo Consiglio.
SANNA EMANUELE (D.S.). Questo non l'ho mai detto e neanche pensato.
CORDA (A.N.). Esiste questo scritto, lo fece, fu una cosa simpatica nella realtà, poi questo suo scritto venne pubblicato anche da un giornale.
Sono veramente felice che a questo punto, dopo quindici mesi, perché la data di quella proposta recante il timbro del Servizio Assemblea è del settembre 2000, buona parte del Consiglio la pensi come la pensavo io allora e ritenga giusto, utile, indispensabile, improrogabile cercare di adeguare il nostro Regolamento in maniera tale che questo Consiglio e le Commissioni possano svolgere il loro compito. Noi ricordiamo, a noi stessi, ma lo ricordano anche tutti i sardi, che l'attività di questo Consiglio costa alla Sardegna 149 miliardi e che abbiamo il dovere di produrre con efficienza e in tempi, come diceva prima l'onorevole Floris, non da Biafra, ma europei.
Voi sapete che attraverso Internet si può accedere ai regolamenti di tutti i Consigli delle Regioni italiane, e anche a quello europeo. Io l'ho fatto e ho visto i tempi che altri utilizzano per gli interventi. Non esiste un regolamento simile a quello sardo in nessuna parte d'Italia o d'Europa dove io sia andato a mettere il naso, e non è possibile pensare che ogni consigliere possa intervenire per venti minuti nella discussione generale e per dieci su ogni articolo e su ogni emendamento, il che, moltiplicato per ottanta consiglieri e per il numero degli articoli, significa discussioni inutili e infinite che recano solo danno alla nostra economia e alla nostra Isola.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Corda, se la interrompo solo per un chiarimento. Lei sta parlando del Regolamento interno del Consiglio, che non è in discussione, in quanto è all'ordine del giorno una proposta di modifica del Regolamento della Giunta delle elezioni, che è un'altra cosa.
Corda (A.N.). Certo, Presidente. Allora, l'attività della Giunta delle elezioni, così come quella della Giunta per il Regolamento, è disciplinata dal Regolamento interno del Consiglio.
ORTU (R.C.). Guarda quanto tempo stai perdendo!
Corda (A.N.). Credo che ci sia la necessità di apportare delle modifiche affinché questo Consiglio possa svolgere la propria attività in modo da riuscire a fare le cose che è chiamato a fare. Ancora oggi vi sono centinaia di provvedimenti in attesa di essere esaminati, perché evidentemente questo Consiglio non svolge il ruolo che dovrebbe svolgere in una società moderna.
Mi auguro che quanto prima venga riunita la Giunta per il Regolamento e si facciano queste modifiche con l'apporto di tutti, perché il Regolamento è di tutti, e se tutti ci impegniamo credo che riusciremo a farlo in tempi brevi.
Poi, sulla vicenda di un deputato che è anche consigliere regionale credo che non ci sia neanche da discutere, perché uno non può essere par time deputato e part time consigliere regionale e percepire invece lo stipendio pieno da una parte e dall'altra.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, sta chiedendo di parlare su questo argomento?
Se non è così, consideriamo chiuso questo argomento. Io avevo il dovere di porre il problema, naturalmente prendo atto della situazione e passiamo all'esame del DPEF, se lei è d'accordo.
Ha domandato di parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.
SATTA (F.I.-Sardegna). Intervengo solo per un minuto per chiarire che non c'è nessuna rissa all'interno di Forza Italia.
Credo che sia il collega Giovannelli sia il collega Nuvoli abbiano delle buone ragioni per difendere le loro posizioni. Tutto deriva semplicemente dal fatto che c'è una gravissima lacuna nel Regolamento di questo Consiglio, in quanto non si prevedono dei termini per per optare per un incarico o per un altro. Si è detto che siamo in ritardo di cinquant'anni nel modificare questo Regolamento, stiamo rischiando di aggiungere a questi cinquant'anni settimane, mesi e forse anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
Rassu (F.I.-Sardegna). Vorrei dire due parole sull'ultima riflessione dell'onorevole Corda. Non ci può essere alcun dubbio, è già politicamente e civilmente poco corretto che si usi il Consiglio regionale come trampolino di lancio per arrivare alla Camera dei deputati, ma questa è una carenza della legge nazionale.
Io credo che qualsiasi consigliere regionale che si candidi e venga eletto alla Camera deve fare il deputato, perché se no calpesta in primo luogo la dignità, l'onore e l'orgoglio di questo Consiglio regionale, e in secondo luogo la dignità, l'onore e la fiducia di tutti coloro i quali si sono prodigati affinché fosse eletto.
C'è una carenza regolamentare, tuttavia non mi risulta che fino ad oggi in Sardegna si sia verificato un altro caso di indegnità politica, morale e civica che possa essere paragonato a questo. E' chiaro che questo è un episodio che senz'altro lede la dignità di Forza Italia, ma ognuno è responsabile personalmente delle proprie azioni sia a livello politico, sia a livello morale, sia a livello civico. E' una questione di condotta morale, è una questione di condotta politica, è una questione di condotta civica, e un deputato deve essere il primo a rispettare la Costituzione democratica in Italia. L'episodio a cui ci si riferisce è anticostituzionale, e si basa solo ed esclusivamente su una carenza del Regolamento della Regione autonoma della Sardegna.
Credo che l'interessato debba riflettere su questo e trarne le conclusioni, ed il Consiglio regionale, non dico oggi, perché abbiamo all'ordine del giorno l'esame del DPEF, ma al più presto dovrà far sì che questi episodi non possano più accadere, perché se tutti i deputati e i senatori che sono stati eletti, e che erano prima consiglieri regionali, avessero scelto di ricorrere al Tribunale per poter calcare ancora l'aula di questo consesso, lascio a voi immaginare cosa sarebbe successo, sia in Consiglio regionale sia alla Camera. Non si può tenere il piede in due staffe, si deve rispettare il mandato elettorale, si deve rispettare il mandato politico, si deve rispettare il dettato costituzionale. Le azioni come quella a cui ci stiamo riferendo, lo ripeto, sono indegne politicamente, moralmente e civilmente per quanto mi riguarda e per quanto la mia coscienza mi impone.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
Sanna GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io non sarei intervenuto se non considerassi questa azione reiterata della maggioranza di chiaro ostruzionismo rispetto al calendario che abbiamo davanti. Mi sembra un ragionamento un po' contorto e approssimato, forse anche personalizzato.
Io non accetto né il ragionamento del collega Rassu né quello di altri colleghi che da quella parte non tengono conto che purtroppo l'ordinamento legislativo della nostra Regione in questa materia è costretto a ricorrere alla magistratura per carenze normative generali. Lacune grosse: un nostro collega fa anche il presidente di provincia - unico caso in Italia -, siede in quest'Aula per tutelare ovviamente anche gli interessi della sua istituzione e ciò crea un discrimine rispetto alle altre realtà provinciali; altri colleghi sono assessori comunali di città capoluogo, ma nel resto d'Italia le due cariche sono incompatibili. Non si può invocare la funzione di deputato senza avere la coscienza a posto e usare un unico principio, un'unica regola che governi tutti quanti. Questo denuncia una carenza normativa di fondo di questa Regione, che va affrontata alla radice e non per episodi.
Noi abbiamo chiesto di fare posto al più urgente dibattito sul DPEF, perché la materia che stiamo adesso trattando riveste un'importanza cruciale, ma deve essere discussa e approfondita in una sede specifica e legislativa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
Scano (D.S.). Signor Presidente, a proposito dell'argomento in questione voglio esprimere una riflessione telegrafica, anzi un po' amara, però doverosa, un po' del tipo di quelle che ha opportunamente introdotto poc'anzi il presidente Floris.
Io penso - e credo che tutti lo pensiamo - che il ruolo, le funzioni, il prestigio di un'istituzione vadano al di là delle vicende contingenti; però bisogna stare attenti, perché a volte le vicende contingenti, gli uomini contingenti, cioè noi che stiamo qui in questo periodo, possono intaccare anche l'istituzione come tale.
Davvero questa, a guardarci, non è un'Assemblea regionale, in questo momento non è un Consiglio regionale, dobbiamo essere schietti! Infatti, un Consiglio regionale (non voglio fare la predica a nessuno, sto facendo una considerazione, una riflessione, per me stesso innanzitutto, ma sento il dovere di farla) richiede che ci siano dei consiglieri regionali, un regolamento, una presidenza e un ordine del giorno.
Qui stiamo discutendo - e non è la prima volta - di tutto e ciò non è ammissibile: l'ordine del giorno odierno è un altro. Per modificare l'ordine del giorno ci sono le procedure previste nel Regolamento. Chi non conosce il Regolamento se lo studi, chi deve farlo applicare, chiedo scusa, lo applichi. Non si può andare avanti in questo modo, perché delle quattro condizioni che ho citato, per quanto riguarda i consiglieri regionali ci penserà il corpo elettorale quando sarà chiamato a votare, però le altre stanno alla nostra responsabilità. E se non ci sono quelle tre condizioni - lo dico con molto rispetto per tutti - perché il Consiglio regionale possa essere tale, bisogna ripristinarle. La prima e la più elementare è l'ordine del giorno, poi ci sono anche le altre due.
PRESIDENTE. Intanto voglio ricordare ai colleghi che c'è un ordine del giorno sulla base del quale io sto procedendo. Ho ricevuto, per giunta, stamattina, una lettera con la quale il collega Carloni mi ha sottoposto ancora una volta questa questione, sollecitandomi a intervenire. Era mio dovere porre il problema all'Aula, cosa che ho fatto, e prendo atto delle posizioni. Detto questo andiamo avanti.
Discussione generale del Documento di programmazione
economico-finanziaria 2002-2004 (Doc. n. 28/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento numero 28/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. L'impianto del Documento di programmazione economica e finanziaria è strutturato in modo tale da fornire il quadro generale della situazione economica e sociale in cui verte attualmente la Sardegna, proponendosi di indicare le linee guida di intervento a sostegno dello sviluppo economico regionale con la formulazione di proposte e di strategie per il raggiungimento degli obiettivi individuati.
Sotto il primo profilo viene tracciato un percorso che parte da un'attenta e completa analisi degli aspetti strutturali dell'economia isolana e della concomitante valutazione dello scenario congiunturale dell'economia nazionale ed internazionale, anche in funzione delle influenze che sono derivate a seguito dei tragici eventi dell'11 settembre scorso.
L'attuale documento di programmazione economica e finanziaria parte quindi dall'analisi e dalle verifiche per giungere alle proposte che dovranno indirizzare la legge finanziaria e del bilancio del 2002, nonché la legge di bilancio pluriennale.
Il documento può considerarsi formato da tre blocchi principali, poi diffusamente articolati in capitoli e paragrafi. Prima di entrare nell'analisi del documento all'esame, che per evidenti ragioni di spazio non può che essere succinta, è opportuno rilevare che il Documento di programmazione economica e finanziaria 2002-2004 ripercorre le linee fondamentali e le impostazioni più espressive e produttive del DPEF predisposto dalla Giunta a presidenza Mario Floris, incentrando e caratterizzando il suo campo di intervento su temi fondamentali dell'autonomia, dell'innovazione e dello sviluppo che poi caratterizzano il programma di governo del presidente Pili.
La prima parte tratta ed è impostata su una dettagliata e completa analisi dell'economia nazionale ed internazionale, in questo momento interessata, per quanto attiene all'economia italiana, da un leggero rallentamento, e per quanto invece si riferisce alle economie di paesi più sviluppati, quali gli Stati Uniti d'America, il Giappone e taluni paesi (la Germania e la Francia primi fra tutti) nell'ambito della Comunità europea, interessate da fenomeni più preoccupanti in ordine alla crescita, nonché del ruolo che in questo scenario può e deve avere l'economia sarda.
I temi principali dell'analisi riguardano inevitabilmente quello relativo alla crescita del prodotto interno lordo e quello che si riferisce all'andamento dell'occupazione. Sotto il primo profilo la crescila del PIL in Sardegna è stato dell'1,7 per cento nel '99, dell'1,4 per cento nel 2000 ed è stimato nell'1,7 per cento (secondo i dati CRENOS) per il 2001, mentre il confronto tra il PIL pro capite in Sardegna e in Italia per il 1998-1999 e 2000 indica, rispettivamente, valori del 75,9 per cento, del 76 per cento e del 74,9 per cento. Questi dati confermano che la crescita in Sardegna è ancora troppo lenta e che il divario con l'Italia, in questi ultimi tre anni, è aumentato considerevolmente.
I dati statistici relativi al secondo aspetto denotano una crescita dell'occupazione alquanto contenuta; gli indici riferiti al 1998, 1999 e 2000 si attestano rispettivamente nel 21,4 per cento, 21 per cento e 20,6 per cento, mentre le ultime rilevazioni ISTAT, riferite ad aprile del 2001, evidenziano un'ulteriore diminuzione del tasso di disoccupazione portando l'indice al 19,2 per cento. Questo dato è alquanto incoraggiante, ma ancora insufficiente.
In questo contesto, obiettivo principale ed irrinunciabile della Regione in materia di crescita è quello rappresentato dalla necessità di ridurre il divario esistente tra il reddito pro capite sardo e la media nazionale, dando ulteriore impulso a quel processo di accelerazione, per altro già in atto da alcuni anni, attraverso l'assunzione delle misure più idonee per la riduzione della dipendenza economica dell'Isola verso l'esterno.
Ai giorni nostri, infatti, non hanno più ragione di sussistere, in un'ottica di medio e lungo periodo, quelle politiche del passato che hanno sostenuto i consumi interni attraverso meccanismi di ridistribuzione del reddito attuate dallo Stato nazionale attraverso la spesa pubblica, che non hanno consentito e favorito un livello di benessere sostenuto da un sistema produttivo interno. Ciò significa che i trasferimenti esterni dovranno sì ed ancora alimentare gli investimenti, ma questi interventi, principalmente costituiti da risorse comunitarie, statali e da capitali privati, dovranno necessariamente riflettersi in un potenziamento endogeno dell'economia regionale in maniera tale da eliminare il deficit strutturale che sinora ha pesantemente concorso a reprimere la nostra economia rispetto a quelle più avanzate del nostro Paese. E questo processo, nell'intenzione del Governo regionale, dovrà essere tanto più rapido ed efficiente quanto più si presenta e si approssima lo spettro dell'allargamento dell'Unione Europea ai paesi dell'Est, cui si associa inevitabilmente l'esclusione della Sardegna dalla ripartizione dei fondi comunitari a beneficio dei territori ricompresi nell'Obiettivo 1.
Ma sotto questo profilo un altro pericolo incombe: quello della continua erosione dei trasferimenti statali la cui politica di bilancio per un verso risulta sempre più condizionata dall'osservanza del patto di stabilità e, per l'altro, come le esperienze del recente passato insegnano, sono sempre più orientate a vantaggio dei territori del Centro-Nord e, all'interno dello stesso Meridione, di quelle regioni più sviluppate o comunque meno svantaggiate anche dal punto di vista geografico rispetto alla nostra terra.
Con questa ferma volontà, la Regione rivolgerà particolare attenzione all'efficacia degli strumenti finanziari di incentivazione sinora utilizzati, al fine di monitorare l'effettivo impatto sull'economia e sui processi di sviluppo dei regimi di agevolazione esistenti a sostegno dell'imprenditoria e del mondo che produce.
Si vuole, cioè, valutare la reale efficacia non solo delle leggi di incentivazione di settore già notificate ed approvate dalla Commissione Europea, quale per esempio la legge regionale 15/94, ma anche delle altre leggi che riguardano gli incentivi nei diversi comparti produttivi e che, in molti casi ancora, necessitano di aggiustamenti con riferimento ai parametri rigidi fissati dall'Unione Europea. E ciò va urgentemente fatto sia ai fini del mantenimento delle leggi di incentivazione del loro adeguamento, ove se ne prospettino necessità e convenienza, sia della loro abrogazione, se insufficienti o addirittura inutili o dannose.
Ma tutto ciò da solo non basta e non può essere sufficiente per il raggiungimento degli obiettivi desiderati. Nel Documento di programmazione economica e finanziaria si afferma, a ragione, che le politiche economiche e sociali per lungo tempo attuate in Sardegna - con riferimento alla mancata attivazione di uno sviluppo autopropulsivo indispensabile per ridurre la cronica dipendenza dai trasferimenti di risorse esterne - non sono stati capaci di perseguire in modo strutturale gli obiettivi dell'occupazione, del reddito e di un adeguato sistema delle infrastrutture nonché dei servizi alla produzione.
Sotto questo profilo vengono colpevolizzate le politiche di incentivazione seguite nel passato, molto spesso improntate a criteri di assistenzialismo e di distribuzione a pioggia della spesa regionale che, alla fine dei conti, nonostante la grande mole di risorse impiegate, non sono riuscite a produrre alcun risultato sia in termini di sviluppo autopropulsivo, sia in termini di occupazione duratura.
Coerentemente con questa impostazione, l'amministrazione regionale intende muoversi verso la direzione della graduale sostituzione degli incentivi finanziari che necessitano di lunghe, laboriose e costose attività istruttorie con incentivi automatici, quali sono quelli rappresentati dagli alleggerimenti di tipo fiscale e di tipo contribuivo sul costo del lavoro dipendente. Questa strategia già enunciata nel DPEF 2001-2003, ha trovato conferma nel disegno di legge collegato alla legge finanziaria 2001, disciplinante l'IRAP, già istruito e licenziato dalla Commissione finanze e in attesa di essere sottoposto all'esame e all'approvazione del Consiglio regionale.
Sotto questo aspetto è opportuno rilevare che anche il Governo nazionale, con la legge finanziaria 2001, ha introdotto, dopo aver ottenuto l'autorizzazione dalla Commissione Europea, consistenti sgravi fiscali a favore delle imprese che investono in beni strumentali attraverso il meccanismo del credito di imposta.
In Sardegna questa agevolazione, come è risaputo, arriva all'importo del 50 per cento del valore netto dell'investimento. La volontà della Regione di voler intervenire nella direzione indicata è confermata dal rifinanziamento del legge 36/98 che ha introdotto, come è noto, nella legislazione regionale gli sgravi sugli oneri sociali.
Tuttavia, pur essendo stata certamente intrapresa questa nuova strada, la politica regionale da sola non può essere sufficiente per risolvere il problema della competitività del sistema produttivo isolano. Si intende affermare una volta per tutte, superando le residue resistenze della Commissione Europea in materia, l'esigenza del riconoscimento in favore delle regioni più svantaggiate del Paese, e segnatamente del Meridione ed in particolare della Sardegna, dell'applicazione di regimi fiscali differenziati con l'abbattimento delle aliquote IRPEG ed IRPEF sul reddito d'impresa di lavoro autonomo e di lavoro dipendente.
La seconda parte del DPEF traccia lo schema strategico degli interventi e delle priorità. Questo è espresso dall'individuazione dei temi principali e degli obiettivi programmatici di fondo e dal loro indirizzo verso i piani e gli obiettivi tecnici della programmazione regionale e comunitaria. Come detto in precedenza, i temi chiave dell'azione di governo sono l'autonomia, l'innovazione e lo sviluppo; gli obiettivi programmatici possono distinguersi in due categorie: la prima, quella che riguarda i rapporti con lo Stato, e la seconda, quella che riguarda le priorità e le forme di intervento che orientano la spesa.
Tra gli obiettivi che riguardano la contrattazione con lo Stato particolare importanza rivestono quelli che comportano la modifica dello Statuto della Regione, quali il problema delle entrate che comporta la revisione del Titolo III dello Statuto e la contrattazione di un nuovo piano di rinascita, al quale si connette l'esigenza del riconoscimento di un più favorevole e autonomo regime di entrate fiscali; la ridefinizione della specialità dell'Isola attraverso l'Assemblea costituente.
Altro punto di rilievo che afferisce ai rapporti con lo Stato e con l'Unione Europea è quello che riguarda l'azione del Governo regionale volta al riconoscimento dello "specifico vantaggio dell'insularità" in ordine ai regimi di aiuto, alle politiche di infrastrutturazione e di sostegno allo sviluppo.
Sul versante interno, cioè sui rapporti Stato-Regione, ampio spazio è dato nel DPEF alle problematiche relative alla soluzione dei grandi problemi che affliggono l'Isola e che ne hanno caratterizzato in termini negativi, sino a un recente passato, tutti i processi di sviluppo. Il riferimento è con tutta evidenza rivolto alle tematiche della continuità territoriale dei passeggeri e delle merci, delle grandi infrastrutture per l'energia e la viabilità, dell'accumulo e della distribuzione delle risorse idriche tanto per gli usi civili, quanto per quelli rivolti alla produzione.
Ampio spazio è riservato alla trattazione delle priorità di intervento della programmazione regionale, attraverso l'individuazione di obiettivi programmatici, volti e finalizzati da una parte alla rimozione degli impedimenti che hanno dato origine ai ritardi infrastrutturali e dall'altra al recupero di efficienza della pubblica amministrazione che si è dimostrata troppo spesso inadeguata a svolgere con capacità il ruolo di promotore dello sviluppo, di difesa del territorio e della valorizzazione delle risorse locali.
In questo quadro si inseriscono con efficacia gli indirizzi programmatici in materia di rilancio delle infrastrutture, in riferimento all'esigenza della soluzione dei problemi energetici, con il ricorso a nuove forme di finanziamento privato di opere pubbliche, nonché con l'individuazione delle misure più adatte per addivenire all'accelerazione delle opere pubbliche in corso di esecuzione. Altrettanta attenzione è dedicata alle politiche regionali per la ricerca, l'innovazione, la società dell'informazione e, per quanto riguarda in particolare il settore della produzione, non si è trascurato di porre in evidenza la natura e l'orientamento delle misure da tradursi in provvedimenti concreti a sostegno delle imprese operanti nei settori dell'industria, dell'artigianato, del commercio, del turismo e dell'agricoltura. Particolare attenzione è stata riposta nell'individuazione delle politiche del credito, anche e soprattutto nella considerazione dei sempre più ampi processi di globalizzazione che interessano questo particolare settore; e questa esigenza è tanto più sentita quanto più è prossimo il passaggio alla moneta unica.
Il DPEF, inoltre, dedica notevole attenzione alla politica sanitaria e alle politiche per la famiglia e non poco interesse è rivolto alla lotta contro il disagio e le povertà. Non si nasconde che per quanto riguarda la sanità occorre intervenire con urgenza e con efficacia per rimuovere quegli ostacoli che sinora hanno dato luogo a diseconomie di gestione, dalle quali sono derivati in maniera impensata e imprevedibile aumenti insostenibili di costi. Quest'ultima circostanza, mentre da una parte ha ridotto l'efficienza e l'efficacia del servizio, dall'altra ha distolto ingenti risorse per gli investimenti da destinare ad altri settori.
L'ultima indicazione strategica di questa parte del DPEF è quella delle riforme che devono necessariamente interessare la struttura dell'amministrazione regionale. Il processo è stato già avviato, la legge regionale 31/98 ha attivato alcuni passaggi che consentono alla dirigenza di assolvere il proprio mandato in attuazione dei programmi operativi così come previsti dalla stessa legge 31 del 1998.
Infine, il quadro delle risorse disponibile e la politica di bilancio conseguente delineano l'ultima parte del DPEF. Si afferma nel documento che l'andamento della spesa riferito all'anno finanziario 2000 ha subito un'accelerazione dei pagamenti nella misura del 7 per cento rispetto al precedente esercizio, e questo è accaduto tanto nella gestione della competenza quanto nella gestione dei residui.
Si afferma, altresì, che la dinamica degli impegni rispetto agli stanziamenti previsti in bilancio ha superato la soglia del 90 per cento. Se da un lato la crescita dei pagamenti e degli impegni sugli stanziamenti di bilancio deve essere vista in termini favorevoli, poiché essa è sinonimo di dinamismo, i cui effetti non possono che ripercuotersi favorevolmente sull'andamento dell'economia per l'aumento della spesa pubblica, dall'altro lato porta alla consapevolezza dell'esigenza della contrattazione dei mutui autorizzati a copertura delle spese nell'ottica del pareggio di bilancio di previsione; e ciò anche se allo stato attuale della finanza regionale non vi sia ancora una effettiva esigenza di cassa per far fronte agli impegni di spesa assunti.
In seguito alla mancata contrazione dei mutui autorizzati dalle finanziarie precedenti, il disavanzo complessivo di amministrazione del 2000 si è attestato nell'importo di 4.168 miliardi, ammontare, questo, destinato ad aumentare sino alla cifra di 7.351 miliardi in seguito alla mancata contrazione dei mutui autorizzati dalla finanziaria 2001. Tuttavia il disavanzo di amministrazione così determinato (per la mancata contrazione dei mutui autorizzati risultanti dal conto consuntivo del 2000, cui deve aggiungersi, come detto, quello stimato per l'esercizio 2001) non costituisce debito effettivo, ma piuttosto prenotazione di debito, vale a dire che il disavanzo rappresenta un debito potenziale dell'amministrazione regionale che si trasformerà in debito effettivo solo nel momento in cui venissero impegnate tutte le somme stanziate nel bilancio di previsione e queste giungessero a scadenza di pagamento entro la chiusura del medesimo esercizio finanziario. Tale evenienza, come è stato correttamente indicato nel Documento di programmazione rappresenta al momento una mera ipotesi in quanto è di impossibile attuazione la perfetta coincidenza, nell'arco temporale dello stesso esercizio finanziario, tra impegno di tutte le somme stanziate e la maturazione del correlativo obbligo di pagamento.
Comunque si voglia procedere, o con la contrattazione dei mutui autorizzati da utilizzare secondo le esigenze di cassa che si manifesteranno e che tenderanno, inevitabilmente, a farsi sempre più pressanti in seguito ai processi di accelerazione della spesa, o con un processo di ammortamento graduale del disavanzo di amministrazione da ripartire in più esercizi, le risorse disponibili a soddisfazione della spesa prevista dal bilancio di previsione 2002 e di quello pluriennale 2002-2004 saranno inevitabilmente defalcate delle somme occorrenti a tal fine, che si valutano, per gli anni 2002, 2003 e 2004, in rispettivi 881 miliardi per il 2002 e 2003 e in 879 miliardi per il 2004. In questo scenario prende ancora più consistenza l'esigenza di incrementare le entrate proprie, ferme ormai da parecchi anni, le quali da sole, escludendo i trasferimenti statali e quelli comunitari, si dimostrano assolutamente insufficienti a coprire le spese indispensabili e a garantire lo svolgimento della funzione amministrativa e di intervento della Regione. E' vero, infatti, che a questo titolo le entrate previste per gli esercizi 2002, 2003 e 2004 ammontano a poco più di 5.500 miliardi per annualità, mentre il fabbisogno sulla base delle spese storiche dell'anno 2001 ammonta a 7.437 miliardi. Pertanto, a legislazione vigente, il disavanzo previsto si attesterebbe, con riferimento all'esercizio 2002, in 1.870 miliardi, per l'esercizio 2003 in 1.307 miliardi e per l'esercizio 2004 in 1.090 miliardi.
Al di là, quindi, della sempre più pressante necessità di intavolare con lo stesso una trattativa che conduca, come già accennato in precedenza, alla revisione del Titolo III dello Statuto, in riferimento all'attribuzione a titolo definitivo e per la loro interezza dei tributi erariali, diretti e indiretti, riscossi e comunque maturati in Sardegna, appare di tutta evidenza che per la riduzione dell'indebitamento sia necessaria una rigorosa azione di contenimento e di razionalizzazione della spesa.
In questa direzione il DPEF prevede che il bilancio di previsione dell'esercizio 2002 sia predisposto con l'osservanza delle di seguito indicate prescrizioni: una flessione delle spese di funzionamento in misura prossima al 10 per cento; un abbattimento progressivo annuo del 5 per cento della spessa corrente in genere; divieto di ulteriori stanziamenti per le spese o investimenti che presentino consistenti residui; conferma dei trasferimenti a favore degli enti strumentali nella misura già fissata per l'anno finanziario 2001; divieto di nuove assunzioni, salvo motivate eccezioni; modifica della legislazione vigente al fine di limitare l'abnorme formazione dei cosiddetti residui di stanziamento; stretta osservanza delle disposizioni di legge in materia di limiti alle previsioni della spesa, in ordine al divieto di incremento di stanziamenti in presenza di impegni inferiori all'80 per cento del loro ammontare.
Una volta trasfusi i criteri indicati nel bilancio di competenza 2002, il disavanzo d'amministrazione si attesterà intorno a 1.200 miliardi.
Questo risultato, tuttavia, non appare ancora ottimale in presenza di un disavanzo complessivo dell'entità come più sopra indicata. Ai fini della sua riduzione sarà opportuno agire anche nella direzione della puntuale verifica dello stato dei residui passivi, con lo scopo di mandare in economia quelli di cui si dovesse accertare l'insussistenza.
PRESIDENTE. Sono relatori di minoranza gli onorevoli Scano, Giacomo Sanna e Cogodi. Ha facoltà di parlare per primo il consigliere Scano.
SCANO (D.S.), relatore di minoranza. Signor Presidente, l'attenzione - ho questo vago sospetto - deve essere concentrata più sulla votazione che sulla discussione del DPEF.
Una considerazione preliminare, per dire che l'Aula, tutti ne siamo consapevoli, avrebbe dovuto discutere il DPEF a giugno, quindi qualunque cosa sia in esso scritta, anche la più bella e la più elevata, ahimè, siamo fuori tempo massimo. Naturalmente sono consapevole che il presidente Pili e l'assessore Masala possono dire: "Ma questa Giunta c'è da poche settimane", il che è anche vero, ma la maggioranza di centrodestra, che è politicamente responsabile di questo, c'è dalla fine del 1999. E allora forse si può iniziare a porre la domanda: "Dov'è il risultato della famosa svolta politica?", perché il risultato, allo stato, non appare e si vedono invece molti effetti negativi.
Per quanto riguarda la prima parte del DPEF, quella analitica, rispetto al documento proposto dalla Giunta Floris e dall'assessore Pittalis, viene proposto un aggiornamento abbastanza forte dell'analisi congiunturale, ed è giusto che sia così, perché nel frattempo è accaduto quel che tutti sappiamo, e cioè che al rallentamento dell'economia, che era già in atto, si sono sommati gli effetti devastanti dell'11 settembre. E quindi, rispetto alle previsioni del precedente documento, il tasso di aumento del PIL regionale viene più ragionevolmente stimato nell'1,7 per cento. Le stime, debbo dire, sono improntate, in generale, alla consapevolezza della difficoltà del quadro internazionale e alla prudenza, a differenza di quanto avviene nazionalmente, perché a dispetto di tutte le previsioni degli organismi pubblici e privati che si occupano della materia, il Governo Berlusconi e il ministro Tremonti continuano a prevedere, con un ottimismo difficile da comprendere, un trend di crescita molto sostenuto.
Io penso che vada sottolineato che nel clima internazionale incerto e assai preoccupante che stiamo vivendo nessuno - non lo dico io, che in materia sono un profano, uno studente, ma lo dicono gli studiosi, gli esperti - è in grado di fare previsioni davvero attendibili per il 2002, tanto meno per gli altri due anni, 2003 e 2004, del triennio considerato.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue SCANO.) Aggiungo che proprio in questi giorni il Fondo monetario internazionale ha ulteriormente rivisto al ribasso le previsioni sui dati macroeconomici, prevedendo per gli Stati Uniti , relativamente al 2002, un tasso di crescita dello 0,7 per cento (dimezzando la previsione precedente), per l'Europa dell'1,2 per cento e per l'Italia, che mediamente dovrebbe allinearsi al dato europeo, ugualmente dell'1,2 per cento. Quindi, nonostante le stime contenute nel DPEF siano, come ho già detto, abbastanza prudenti e ragionevoli, tuttavia rischiano pesantemente di essere ancora sovradimensionate rispetto all'andamento reale dell'economia, perché è difficile pensare che il Mezzogiorno e la Sardegna possano avere un tasso di crescita superiore dello 0,5 per cento a quello previsto per l'Italia.
Per quanto riguarda la seconda parte del DPEF, intitolata "Strategie di sviluppo e indirizzi di spesa", faccio una riflessione molto breve: ciò che viene definito "strategia del DPEF" - d'altra parte è anche difficile pensare che potesse essere una cosa diversa - è una riformulazione, in larga misura, di temi già ampiamente presenti nel dibattito sardo di questi anni. Una parte (la continuità territoriale, l'energia, il problema dell'acqua, il Titolo III, l'innovazione) appartiene al patrimonio collettivo della politica e della cultura regionale; una parte, mi sia consentito dirlo, viene tratta - io dico che questo è positivo, non che è negativo - dalla riflessione del centrosinistra di pochi anni fa. Vedo una lettura, da parte degli estensori, molto attenta di alcuni documenti degli ultimi anni; penso soprattutto alla rilevanza attribuita allo sviluppo locale, penso alla forza del rapporto politiche di crescita-politiche per il lavoro, penso alla valenza attribuita al ciclo unico e alla nuova programmazione. Un'altra parte ancora, la terza parte della materia contenuta nel DPEF, porta il segno, invece, di una riflessione più recente: l'importanza attribuita al project financing, il tema dell'accelerazione delle grandi opere pubbliche, l'uso della leva fiscale, che era già presente nei documenti della fine della scorsa legislatura, ma che adesso sicuramente assume, anche in sintonia con quanto nazionalmente è stato fatto negli ultimi anni, una valenza più forte.
Queste accentuazioni, che hanno qualche novità rispetto al passato, non superano, però, salvo eccezioni, il livello della proposta politico-propagandistica. Allora, la critica fondamentale che noi rivolgiamo al DPEF è che gli elementi di una linea generale di strategia, che sono anche presenti parzialmente, magari non collegati in un disegno organico, vengono però vanificati dalla debolezza della strumentazione. Detto in termini più diretti e più netti, la strategia del DPEF sta per aria, e sta per aria proprio per assenza di strumentazione.
Nella relazione scritta, che è disponibile e che adesso sintetizzo per brevità, ho fatto quattro esempi. La politica dello sviluppo locale: dopo le oscillazioni e anche un certo boicottaggio degli anni scorsi nei confronti degli strumenti dello sviluppo locale, ora questo approccio viene riconosciuto come centrale anche dal centrodestra, e d'altra parte con ciò che matura nell'Unione Europea sarebbe stato anche impossibile fare diversamente. Ma lo strumento qual è? Lo strumento è il pit, però la scommessa dei pit è stata finora gestita nel segno della improvvisazione e della confusione. Si può pensare, sulla base del DPEF, che si riesca a uscire dal pantano? Noi ce lo auguriamo perché qui c'è un interesse generale della Sardegna che va oltre gli schieramenti politici, però lo scetticismo e la preoccupazione sono, purtroppo, d'obbligo. Poi, nella discussione, sicuramente sulla questione PIT dovrà esserci uno sviluppo e un confronto.
Le politiche attive per l'occupazione: anche qui c'è l'esperienza positiva del centrosinistra degli anni scorsi, sia pure con limiti, con problemi, ma positiva, tutti si ragiona sul rapporto sviluppo-occupazione. Io, però, onestamente, dalla lettura del DPEF e dalla discussione in Commissione non ho capito che cosa propone esattamente su questo punto la Giunta di centrodestra. Non sto parlando delle politiche per lo sviluppo e per il lavoro in senso generale, mi sto riferendo specificamente alle politiche attive per l'occupazione. Il DPEF rivela ambiguità, rivela incertezze, e noi domandiamo alla Giunta, in particolare, oltre che alla maggioranza: che cosa volete fare? Qual è la vostra linea precisa su questo punto? Quali sono le risorse e quali sono gli strumenti per le politiche attive per il lavoro? Non sto parlando, ripeto, delle politiche per lo sviluppo e delle politiche per il lavoro intrecciate e contenute nelle politiche dello sviluppo.
Terzo punto, l'ambiente: tutti diciamo che questa è la carta principale che possiede la Sardegna, lo dice anche il centrodestra. Il ragionamento sulla centralità dell'ambiente e sulla qualitàà dello sviluppo dovrebbe portare a tracciare una via limpida e netta per lo sviluppo sardo. A noi sembra che emergano qui due formidabili contraddizioni, sui parchi e sulle coste. In che cosa consiste la vostra linea? La linea del Governo regionale consiste nella cancellazione del parco, e non parlo solo della parola, parlo della sostanza, e nella variante automatica - questo è il simbolo di una politica, se vogliamo - agli atti di pianificazione urbanistica? Perché se fosse così lo strumento annullerebbe l'obiettivo; lo strumento annullerebbe il capitale, cioè la qualità dell'ambiente e la concezione dello sviluppo basata sulla qualità. Si tratta di questo? Anche qui noi poniamo una domanda: vorremmo che ci spiegaste qual è la vostra linea.
L'amministrazione: non è più tempo di enunciazioni generali, si è detto di tutto. Siamo concreti, e se si iniziasse, come venne da noi proposto, da un serio sistema di monitoraggio, che è il cuore della riforma dell'amministrazione? Se provassimo a capire che fine fanno i soldi pubblici? E anche su questo pongo una domanda: a che punto è il progetto di monitoraggio avviato nel periodo '97-'99? O preferiamo attardarci ancora, per anni, al livello delle buone intenzioni?
Si può inserire una riflessione sul tema dell'eccellenza, che è trattato anche in modo interessante in alcune parti del DPEF, ma è un motivo che ricorre da tempo nella politica regionale, per cui noi dovremmo essere "regione pilota", "modello di pubblica amministrazione", "piattaforma per la ricerca scientifico-tecnologica", "punta di lancia della società dell'informazione", e non so quante altre cose per tutti noi meravigliose. Il punto è che è difficile pensare che noi possiamo proporci l'eccellenza, anche se è giusto proporcela, ma è giusto pensare che possiamo realmente attingere livelli di eccellenza nell'economia, nella ricerca, nella pubblica amministrazione, nell'informazione, se riusciamo a far bene le cose semplici. Dietro la Silicon Valley ci sono cose che funzionano, non c'è la superficialità, non c'è il clientelismo, altrimenti, su questo tema dell'eccellenza, sarebbe come spiegare che una vecchia utilitaria in panne a bordo strada a ben guardare, se ci si impegna molto, potrebbe essere una Ferrari! Purtroppo non è così, l'eccellenza è un percorso complicato.
Qualche breve considerazione, infine, sulla politica di bilancio e sul quadro delle risorse. Sul tema dell'andamento della gestione ho già avuto modo di dire all'Assessore, in Commissione: lasciamo stare quei quadretti che cercano di dimostrare una cosa indimostrabile, e cioè che la gestione della risorse nella fase che stiamo attraversando è stata positiva, perché il 2001 è sotto tutti gli aspetti un esempio di negatività, e le cifre lo dicono nel modo più chiaro.
Sull'indebitamento emergono finalmente due elementi: il primo è che, infine, scusatemi, il centrodestra ha compreso la differenza tra il concetto di disavanzo di amministrazione e il concetto di debito; o meglio, non è che prima non l'avesse capito, l'aveva capito, solo che utilizzava politicamente e propagandisticamente la cosa, e anche con una certa efficacia. Se non ché, e questo è il secondo punto, la realtà è che innalzando la bandiera della lotta senza quartiere all'indebitamento, una guerra condotta con grande energia polemica, si è realizzata, negli esercizi 2000-2001 - e anche questo è scritto nei dati - una sfrenata politica di indebitamento, arrivando sino ai 1.700 miliardi.
Qual è la spiegazione? Io penso che la spiegazione sia profonda, non sia una cosa di poco conto, ed è che si parla di liberismo e di economia di mercato, ma si fa - mi riferisco a questi due anni, ma si è fatto anche prima; stiamo parlando, però, anche di voi, perché quando si parla del fatto sembra che il soggetto sia il centrosinistra, qui il soggetto è centrodestra - incentivazione finanziaria in mille direzioni, a spron battuto, salvo magari diventare improvvisamente rigorosi quando si tratta dei soggetti deboli della società, e invece bisognerebbe, perché è difficile per tutti, era difficile per il centrosinistra, è difficile per il centrodestra, avere il coraggio di aprire la produzione al mercato, sostenendola con servizi reali e anche con vantaggi fiscali, e d'altra parte aiutare sul serio le parti deboli della società.
Il buco più vistoso nella gestione finanziaria è costituito dalla sanità. Quando si parla di bilancio raramente si parla di sanità, invece sarà il caso che si inizi a parlarne. Sarà forse il caso che la sanità cessi di essere una zona franca della politica regionale, e che divenga oggetto di una attenta considerazione da parte della Giunta, dell'intera Giunta, e da parte del Consiglio, dell'intero Consiglio, oltre naturalmente alla Commissione sanità, che già lo fa.
La penultima considerazione riguarda il maxi mutuo. Su questo argomento, Assessore, le pongo una domanda (l'avevo posta anche in Commissione, ma non ho ancora avuto una risposta) a cui le chiedo di rispondere: rimane da capire nell'attuale DPEF, anche nella edizione precedente per la verità, se il Governo regionale intenda, sulla contrazione dei mutui a pareggio, seguire la linea adottata finora dai governi regionali o procedere a contrarre un maxi mutuo per risanare apparentemente i costi aumentando a dismisura il debito effettivo. Io non l'ho capito, perché la formulazione è ambigua; se fosse la seconda ipotesi la considererei una operazione francamente suicida. Tra l'altro la ragione del disavanzo, mi permetto di sottolinearlo, non è solo la mancata contrazione di mutui, come apparirebbe dal DPEF. Caro Balletto, la ragione principale del disavanzo - da anni, non sto parlando di adesso - è il sistematico, storico sovradimensionamento degli stanziamenti rispetto alla reale capacità attuativa della Regione. Infatti qui impera, da decenni, la cultura dello stanziamento: l'importante è mettere lo stanziamento in bilancio, se poi si trasforma in qualcosa, se produce qualcosa chi se ne frega, non è un problema. Questa è la ragione del disavanzo, non solo la mancata contrazione del mutuo, che pure in termini contabili evidentemente incide.
L'ultima considerazione che volevo fare riguarda la legge finanziaria dello Stato. Qui non ne stiamo parlando, però, badate, bisogna esprimere una forte e fondata preoccupazione. Se non ci saranno modifiche, perché la finanziaria è nella fase finale dell'iter parlamentare, è prevista una diminuzione dei trasferimenti al Mezzogiorno di 13 mila miliardi di lire nel triennio. E' un dato preoccupante. Si riduce anche il fondo di rotazione per le politiche comunitarie per il 2002, e per quanto riguarda le grandi opere, di cui tanto si parla, rispetto al bilancio dell'anno scorso c'è nella finanziaria nazionale una diminuzione tra il 5 e il 6 per cento. La Lega, inoltre, ha fatto passare il cosiddetto "riequilibrio per il Nord" - si chiama così - che agirebbe sia sul credito d'imposta, quindi con una ridistribuzione dei fondi, sia sulla Tremonti bis. Insomma il centrodestra sardo ha una parola da dire al Governo Berlusconi su questo punto, oppure no? Al centrosinistra sardo è successo spesso di dire al centrosinistra nazionale: "La finanziaria va male, la finanziaria va corretta". Io credo che voi dobbiate fare esattamente la stessa cosa e dire al Governo Berlusconi che la finanziaria per il Mezzogiorno va corretta e i parlamentari sardi, così prodighi di consigli e suggerimenti verso il Consiglio regionale della Sardegna, potrebbero una volta tanto fare anche bene il loro mestiere.
La valutazione conclusiva: nel DPEF ci può essere scritto di tutto, poi il punto è se c'è qualcuno in grado di portare avanti ciò che il DPEF prescrive o indica. In linguaggio più diretto: tutti ci chiediamo, forse anche il Presidente della Giunta, se dietro il DPEF ci siano una Giunta e una maggioranza. La risposta ci verrà data in tempi brevi, prima nell'esame consiliare del DPEF e poi soprattutto nella sessione di bilancio. Quale che sia la risposta (su che cosa noi auspichiamo credo che non abbiate dubbi, su che cosa auspichiate voi io ho molti dubbi, non riesco a capire bene che cosa auspichi la maggioranza), essa costituirà comunque un punto di chiarezza da cui il Consiglio regionale dovrà partire.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori "banchi vuoti", desolatamente abbandonati soprattutto da parte della maggioranza del centrodestra, io penso che rivolgendomi al Presidente, ai colleghi e all'Aula, quindi come vuole il Regolamento, ugualmente (anche se nel Regolamento non è ancora espressamente previsto, forse farà parte di quelle modifiche che sono in corso) ci si possa rivolgere anche ai banchi che dovrebbero essere occupati da altrettanti consiglieri regionali, soprattutto della maggioranza, che qui dovrebbero essere per partecipare alla discussione, per difendere quello che possono difendere, anche l'indifendibile, cioè il testo e la proposta del documento di programmazione economica e finanziaria della Regione.
Ma forse hanno ragione i banchi vuoti rispetto a tutti noi, perché effettivamente questo documento, che ancora si chiama, per legge, "di programmazione economica e finanziaria", atto fondamentale della vita istituzionale politica della nostra Regione, serve a così poco, serve quasi a niente, per cui probabilmente abbiamo torto noi che ci siamo e hanno ragione quelli che se ne sono andati. Tuttavia è da pensare che molti di quelli che non ci sono torneranno quando dovranno votare, perché la disciplina del branco così recita, ed esistono anche i branchi politici.
Non serve a niente questo documento, lo ammettete e lo testimoniate voi stessi, che pure ve ne disinteressate, ma soprattutto non serve a niente e per quello che dice, e per quello che propone. Anzi, mai capiti che possa essere realizzato in parte quello che è scritto in questo documento, perché sarebbe un danno grande per la Regione!
Noi abbiamo pensato di dare un titolo che esprimesse un giudizio di sintesi, che esprimesse la sostanza, il senso che può avere questo DPEF e l'abbiamo chiamato il "dipieffe" delle beffe, perché è beffardo questo documento di programmazione economica e finanziaria della Regione, che dovrebbe essere la guida per l'impostazione della legge finanziaria e del bilancio 2002, e arriva in Aula oggi, 19 dicembre 2001. Noi oggi dovremmo essere qui per finire di discutere la legge finanziaria e il bilancio di previsione, che dovrebbero entrare in vigore fra tredici giorni, il 1° gennaio 2002, perché così prescrive la legge della Regione per cui voi siete lì a chiamarvi "Governo della Regione" e perché è diritto di tutti i sardi, e non solo degli imprenditori, avere un governo (lo chiamiamo pure "autogoverno") che sia almeno capace di rispettare le regole della normale amministrazione e di rendere disponibili le risorse nei tempi e nei modi che le leggi impongono. Per voi tutto questo è cosa sconosciuta.
Badate, noi non stiamo ancora una volta semplicemente denunciando un ritardo; l'abbiamo fatto in occasione dei precedenti bilanci, delle precedenti finanziarie, dei precedenti DPEF, dei precedenti atti notevoli della programmazione regionale. Voi, centrodestra, avete inaugurato in questa Regione, da quando ci siete, una vera e propria strategia del disordine, dove l'elemento tempo è fondamentale ai fini di una gestione del patrimonio pubblico che volete sia arbitrario, clientelare, dispersivo.
Voi avete inaugurato una vera e propria strategia: non rispettate nessun termine, non di un giorno, non di un mese, ma ormai siamo verso l'anno sabbatico, siamo verso l'istituzionalizzazione dei bilanci preventivi che intervengono a metà esercizio finanziario, e quindi nell'impossibilità di applicazione corretta e di controllo di gestione per la restante parte di anno che rimane. In conclusione, quando voi gettate improvvisamente nell'imbuto la massa delle risorse finanziarie, dei miliardi, negli ultimi giorni dell'anno, fate in modo di sfuggire al controllo, di non rendere visibile e trasparente la spesa, di mortificare il Consiglio regionale. Questa sì è una mortificazione; quella di prima non era una mortificazione grande, perché poi qualcuno ha reso edotti altri, che siedono in questo Consiglio, che la disputa di prima sul Regolamento, introdotta, non si sa perché, dal Presidente del Consiglio, in realtà non riguardava la dignità delle istituzioni. Qualcuno ci ha resi edotti che in Forza Italia non c'è rissa - dicono loro, invece c'è rissa e c'è anche ressa - e che quella disputa di prima - occhio alle date! - porterebbe al fatidico 20 gennaio, che è lo spartiacque della legislatura, metà da questa parte e metà dall'altra. Io non vorrei che dovessimo tornare su quell'argomento il 20 gennaio, per sapere a chi spetterà il vitalizio di una legislatura, se a quello che esce o a quello che entra o, come dice qualcuno, se coincide l'attimo, anche a tutti e due. Altro che non c'è rissa! C'è rissa e c'è ressa e c'è anche altro in Forza Italia. Per favore, risolvetevela questa questione se davvero tutti voi tenete alla dignità delle istituzioni.
RASSU (F.I.-Sardegna). A ognuno la propria dignità.
COGODI (R.C.). Certo, e anche la non dignità.
BIGGIO (A.N.). Prosegua sull'ordine del giorno, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Seguirò scrupolosamente il suo consiglio, collega Biggio.
BIGGIO (A.N.). Grazie!
COGODI (R.C.). Del DPEF, invece, dobbiamo dire qualcosa nel merito fin d'ora. Si tratta di alcuni elementi di riflessione che noi vogliamo esporre adesso in Consiglio per poi riprenderli partitamente quando si passerà all'esame del documento.
La prima di queste riflessioni riguarda l'obiettivo che voi vi ponete e che è tale per cui il Consiglio regionale, per la sua dignità, come si è detto, non dovrebbe e non potrebbe approvare questo documento, per due ragioni: la prima è che se questo documento è uguale al precedente, come poi ha affermato il relatore di maggioranza, non si capisce perché il precedente l'avete bocciato e perché mai non dovreste, per coerenza minima vostra, bocciare anche questo. Se è uguale.
BIGGIO (A.N.). Lei lo sa il perché!
COGODI (R.C.). A meno che non diciate: "Noi non abbiamo bocciato il DPEF, abbiamo bocciato Floris. Invece di presentare una mozione di sfiducia a Floris per far passare Pili, abbiamo bocciato il DPEF", cioè avete giocato e massacrato le istituzioni perché volevate cambiare il vostro Presidente. Questo sarebbe il significato del vostro voto favorevole a un documento che affermate essere lo stesso.
Quindi l'invito intanto è a sforzarvi di introdurre o di dedurre e di rendere esplicito qualche elemento di novità, se c'è, che dia senso al voto che dovreste esprimere, oppure ad accettare di introdurre alcune novità - e ce ne sono novità significative da introdurre! - che diano dignità appunto al fatto che un documento da voi precedentemente bocciato (anche da noi, ma noi lo bocceremo ancora) invece adesso avrebbe il via libera.
Il secondo elemento per cui voi non potete approvare questo documento è che l'obiettivo che questo documento si propone non è lo sviluppo della regione, ma è il sottosviluppo della regione, e voi non avete diritto di programmare il sottosviluppo, tanto quello va per conto suo, non c'è bisogno di voi. Direte: " L'opposizione deve fare polemica, deve fare critica e quindi è un gioco delle parti". No, non è un gioco delle parti. Noi l'abbiamo riportato nella nostra relazione di minoranza, ma voglio leggere tra virgolette quello che voi dite, quello che voi scrivete. Pagina 33: "Le ultime cifre ufficiali rivelano una maggiore dinamica di crescita dell'Isola rispetto a quella nazionale sino al 1999" - cioè quando non c'eravate voi - "mentre, secondo le stime e le previsioni relative agli anni dal 2000 in poi" - cioè da quando ci siete voi - "la Sardegna crescerebbe con un passo più lento rispetto al Paese". Cioè cresce la differenza, aumenta il divario. Voi vi proponete, con un documento che il Consiglio regionale della Sardegna dovrebbe approvare, di continuare il vostro trend negativo dal 2000 in poi, da quando ci siete voi, di aumentare il divario nella crescita tra la Sardegna e il resto del Paese. L'avete scritto voi, è a pagina 33 del vostro documento, siete reo confessi!
Pagina 7, sempre testuale: "Come evidenziato nel presente documento, il livello di benessere medio (nei consumi) della popolazione regionale è pari a circa il 90 per cento del corrispondente livello medio nazionale, nonostante il reddito medio regionale corrisponda solo ai tre quarti di quello medio nazionale". Cioè voi certificate, con questo ulteriore passaggio, che la Sardegna consuma più di quanto produce. Voi certificate che esistono enormi flussi di spesa, perché il differenziale non è un punto, ma sono ben quindici punti fra la spesa, i livelli di benessere medio misurati nella spesa e invece quelli misurati con le produzioni. Cioè voi certificate che in questa regione esistono flussi enormi di spesa pubblica che alimentano direttamente i consumi, che non sono rivolti alla produzione, che non si trasformano in utile, in reddito. Vale a dire che c'è un enorme flusso di spesa pubblica che va direttamente ai consumi attraverso le persone che li ricevono e li consumano, e quindici punti di differenziale sono una enormità. Calcolateli!
A pagina 22, voi ancora testualmente affermate: "Le stime attribuiscono alla Sardegna un tasso di crescita del PIL dell'1,7 per cento nel 1999 e dell'1,4 per cento nel 2000". Nel '99 non c'eravate voi: 1,7; nel 2000 siete arrivati voi: 1,4. "Quest'ultimo risulterebbe tra i tassi di crescita più bassi riferiti a tutte le regioni italiane". Lo scrivete voi e confermate una previsione del tasso di crescita del PIL, cioè del prodotto interno lordo, delle produzioni vendibili, tra i più bassi riferibili a tutte le regioni italiane. Questo è quello che voi prevedete, quello che voi programmate.
Questo è il DPEF del sottosviluppo cronico, dell'autonomia chiamata a essere testimone del sottosviluppo della regione. Fantola non segue questo tipo di dibattiti, normalmente, però se qualche volta, per caso, ne seguisse qualcuno, sicuramente trarrebbe argomento per proporre qualche altra riforma (in attesa delle rivoluzioni!), perché è qui che si gioca il valore e il senso dell'autonomia, il valore e il senso dell'autogoverno, e noi siamo qui a rappresentare, non solo anime morte, cittadini che non pensano, ma persone e cittadini che aspirano al benessere, che vogliono conoscere una Sardegna che cresca in quantità e qualità. Però voi dite: "No, non deve crescere, anzi deve crescere così poco che la differenza con le altre regioni d'Italia, tutte, anziché attenuarsi si accentui".
Pagina 21, sempre del vostro documento: "Le forze di lavoro sono pari a 649 mila unità. Di queste, solo 515 mila unità sono risultate occupate, con un tasso di occupazione totale del 36,9 per cento, il che significa che mediamente ogni lavoratore sardo ha in carico altre due persone". Questo lo dite voi, conseguentemente dovreste trarre qualche considerazione sull'entità delle risorse disponibili, sugli obiettivi da perseguire e sul come aggredire questo dato terribile. Invece voi dite: "No". Questo dato è lì, pesa come un macigno sulla società sarda, su chi non lavora perché è espulso, è emarginato, è escluso dalla produzione, ma è escluso anche dalla vita civile e dalla vita politica, e chi lavora non lavora soltanto per sé, ma deve lavorare anche per altri due.
Un'ulteriore riflessione - ed è la riflessione conclusiva in questa fase - può essere invece relativa alla parte del documento che si riferisce alle politiche di sviluppo e alle politiche del lavoro, che nel titolo vengono giustamente definite inscindibili. Noi siamo d'accordo: le politiche del lavoro e dello sviluppo sono inscindibili. C'è una parte non piccola della società che programmaticamente - e questo è un programma, è un documento di programma - è esclusa dai processi produttivi e voi dite: "Non c'è niente da fare". Se non ci pensano le imprese alle quali noi diamo i denari pubblici non c'è niente da fare. Voi sapete che le imprese ci sono e il lavoro in aumento non lo danno, ma non adottate, non sostenete e non pensate di attivare le politiche attive del lavoro che già questa Regione ha nel suo programma e nelle sue leggi, ed anche di migliorare quelle leggi, non dico di eliminarle ma di migliorarle. Voi non vi ponete il problema né nel lavoro né dello sviluppo; volete ancora dare i denari alle imprese per gli investimenti, concedete loro gli sgravi fiscali, i contributi in conto occupazione, fra poco i dipendenti delle imprese saranno pagati e assicurati con i denari pubblici, e parlate pure di incentivi automatici. Ma agli esclusi, ai disoccupati, a quelli che perdono il lavoro, a quelli che hanno un lavoro insufficientemente retribuito, non dico che la Regione debba dare un sostegno automatico, sarebbe troppo, ma almeno semiautomatico, artigianalmente gestito. Invece niente, zero!
Voi dite che le politiche del lavoro in questa Regione non hanno raggiunto l'obiettivo di dare lavoro. Non l'hanno raggiunto perché avete bloccato le leggi, le avete sterilizzate, non le avete attuate. Torneremo su questo punto per dimostrare che invece il poco che si è attivato ha dato più di quello che si era previsto, e che tutto quello che non hanno dato è perché voi avete fermato quelle leggi, che non sono di assistenza. Non c'è sviluppo senza lavoro e non c'è lavoro produttivo senza sviluppo. Noi non stiamo più a questo gioco.
Gli interventi per il lavoro non sono assistenza. E gli interventi per l'impresa sono economia? No, gli interventi per il lavoro sono produzione, sono sviluppo, perché l'impresa che un tempo dava lavoro ne dà sempre meno. Questa è una delle parti di verità; l'altra grande parte di verità è che anche il lavoro dà impresa e servono nuovo lavoro, nuova impresa, nuove produzioni in questa Regione.
Discuteremo, ci confronteremo, proveremo a dimostrare anche come, ancora una volta, se ci riusciremo, però su questo punto il DPEF deve essere modificato radicalmente, perché al di là di tutto quello che ho provato ad accennare prima, questo ancora per noi rimane il punto focale, centrale, rimane il confine di ogni possibile ragionamento, di ogni possibile interlocuzione, in quanto attorno a quel confine siamo in guerra - in senso politico - e vediamo, se è possibile, se prevarranno le ragioni di chi è più forte, ma non ha ragioni valide, o le ragioni di chi espone qualche cosa che appartiene non solo a una coscienza collettiva, ma a un dramma collettivo al quale questa regione ha diritto di sfuggire.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giacomo Sanna, relatore di minoranza.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto), relatore di minoranza. Signor Presidente, lo spettacolo desolante di quest'aula mi convince sempre più che questa più che un'aula consiliare sia un palcoscenico, e se non c'è la diretta televisiva il palcoscenico resta vuoto. Credo che non aiuti nessuno, in un momento come questo, disertare i lavori dell'Aula essendo in discussione un argomento di vitale importanza come il Documento di programmazione economica e finanziaria.
Il documento fondamentale per l'attività di programmazione in Sardegna per gli anni 2002-2004 potrebbe essere definito persino inutile tanto è tardivo. Questa è una responsabilità politica da iscriversi interamente alla maggioranza di governo: le incongruenze che ne hanno condizionato la formazione hanno causato la caduta in Aula del DPEF precedente, presentato anch'esso in ritardo rispetto ai tempi previsti, utilizzato più come momento programmatorio di futuri assetti interni piuttosto che come strumento di coordinamento e orientamento della spesa.
L'azione dei franchi tiratori, se è vero che non ha prodotto una nuova maggioranza politica, ha fatto sì che venisse almeno presentato un nuovo DPEF, più leggibile, agile e snello, comunque in prosecuzione con le linee di attività del precedente, così come lo sono l'intero programma e, a maggior ragione, le azioni programmatorie della Giunta in carica. Alla metà esatta della legislatura riteniamo opportuno chiedere, dunque, una preliminare valutazione sulla qualità dei risultati conseguiti dalla maggioranza di governo e in particolare sugli obiettivi raggiunti sulla base del precedente DPEF e della precedente manovra finanziaria, per rendere più produttivo l'esame e lo stesso confronto in Aula - per chi c'è - sui contenuti di quello relativo agli anni 2002-2004.
Riteniamo del tutto insufficiente la semplice invocazione di profondi ripensamenti delle politiche di sviluppo fino ad oggi intraprese; non è adeguata all'esigenza di un'analisi approfondita e non è neppure utile a fare chiarezza sui reali obiettivi politico-programmatici dell'attuale Giunta. Puntuali risposte si attendono sui ritardi che caratterizzano la spesa delle ingenti risorse finanziarie a disposizione, sulle incertezze e sulla generale insoddisfazione degli strumenti di programmazione, relativi all'utilizzo delle risorse del Quadro comunitario di sostegno e, in modo particolare, sulla predisposizione dei Progetti integrati territoriali. A proposito, ieri abbiamo perso una giornata intera; con un accordo complessivo siamo arrivati alla relazione di maggioranza e le cose sono rimaste tali e quali, quindi la giornata di ieri non ci è proprio servita. Ma si attendono risposte anche sulla mancata approvazione della quasi totalità dei disegni di legge collegati alla precedente manovra finanziaria: dei venti presentati soltanto uno è stato approvato. E' difficile capire su quali basi possa esserci stata concertazione con le parti sociali.
Tuttavia, per evitare contraddizioni, nonostante le dichiarazioni di intenti e le precise richieste di alcune forze politiche della maggioranza, nel DPEF 2002-2004 ci si limita alla sola dimensione istituzionale della concertazione con le forze sociali ed economiche. Alcune di esse hanno già evidenziato tale manchevolezza, tutte chiedono comunque una rapida approvazione del DPEF; è un'esigenza condivisa, è una richiesta pressante delle forze politiche della maggioranza.
Si hanno fondati motivi per ritenere che tale necessità derivi principalmente dall'esigenza di preparare al meglio il decisivo appuntamento con la manovra economica e finanziaria. Non è dato sapere con quale intenzione. In ogni caso, quale forza politica dell'opposizione, ci sentiamo di escludere atteggiamenti dilatori o comportamenti parlamentari ostruzionistici. Non intendiamo però rinunciare alle nostre valutazioni critiche, alle doverose osservazioni e anche all'opportunità di offrire un contributo di idee e di proposte.
Presidenza del Vicepresidente Carloni
(Segue SANNA GIACOMO.) Mostriamo favore all'impostazione data dal DPEF riguardo allo schema di interventi relativi alle strategie dello sviluppo, laddove si afferma che è necessario suddividere in categorie gli obiettivi politico-programmatici. Rappresenta una delle questioni poste con forza dal Partito Sardo d'Azione: individuare gli interventi da porre come base di contrattazione con il Governo centrale e quelli di stretta competenza della Giunta e del Consiglio regionale. Non più, dunque, una semplice elencazione di rivendicazioni sterili, ma una priorità di progetti e proposte da sottoporre al Governo italiano, oppure all'approvazione dell'Assemblea sarda. Un'impostazione certamente condivisa, che di per sé non allontana il pericolo che la propaganda prenda il posto della concretezza. E' tuttavia un passo importante nel verso di una più chiara individuazione delle responsabilità politiche e amministrative.
Un chiaro esempio di distorsione e mistificazione è invece offerto dalle ultime vicende riguardanti la continuità territoriale; una conquista che viene da lontano, che nasce da un progetto concreto proposto dal Governo regionale a quello centrale. Durante il suo iter realizzativo si sono succedute strumentalizzazioni politiche, atteggiamenti ricattatori e speculativi e, in ultimo, la maldestra intromissione della Giunta nelle fasi di assegnazione delle rotte. Si corre il rischio perfino di stravolgere lo spirito dei regolamenti comunitari, quello di garantire parità di condizioni per i territori svantaggiati dell'Unione Europea e non già per favorire singole realtà aeroportuali. Ma ciò che preoccupa è la totale assenza di volontà per acquisire competenze e risorse che permettano alla Sardegna di gestire la programmazione e gli interventi della continuità territoriale. L'ipotesi di estendere l'imposizione degli oneri di servizio ai collegamenti aerei - come dice testualmente il DPEF - con Bologna, Verona, Napoli, Bari e Palermo, appare assai improbabile e forse non opportuna. E' sufficiente considerare le risorse che dovrebbero impiegarsi e il fatto che la tratta Milano-Alghero non è stata ancora assegnata.
Meglio sarebbe impegnarsi perché le tariffe agevolate siano applicate contestualmente su tutte le tratte oggetto della gara internazionale e valutare con attenzione l'evolversi delle modalità attuative della stessa continuità territoriale in altre realtà. In Corsica, per esempio, essa trova piena attuazione da oltre cinque anni e sono a regime accorgimenti e modifiche che ne hanno accresciuto l'efficienza e l'efficacia. Un "ponte strategico" con la Corsica per valutare la portata delle conquiste e dei risultati ottenuti è utile quasi quanto quello che nel DPEF viene ipotizzato con l'Europa e con la stessa Corsica in materia di trasporti e di energia.
Riguardo al settore energetico, pur senza disconoscere la rilevanza dell'alternativa tecnica di adduzione del gas metano e la portata dei cambiamenti derivanti dalla liberalizzazione del mercato elettrico, non si intravedono iniziative immediate che garantiscano la parificazione del costo energetico in Sardegna, in attesa dell'arrivo del gas algerino e della realizzazione del primo metanodotto. Occorre richiedere uno straordinario intervento del Governo italiano, la parificazione o equiparazione, se vogliamo, del costo energetico sostenuto in Sardegna a quello sostenuto nelle zone servite dal gas metano. Attualmente le famiglie e le imprese sarde sostengono costi quasi doppi rispetto a quelli sostenuti nella Penisola; gli incentivi concessi dallo Stato per la mancata metanizzazione possono definirsi persino offensivi tanto sono inadeguati.
Qualche considerazione aggiuntiva meritavano le problematiche derivanti dalle privatizzazioni e dalla relativa trasformazione dell'ente elettrico di Stato, soprattutto per quanto concerne i rischi derivanti dalla cessione delle centrali polifunzionali di Fiumesanto e sul relativo utilizzo dei combustibili. Nel DPEF non viene sufficientemente evidenziata l'inderogabilità di un piano energetico nazionale sardo, che tenga conto dei dati obiettivi di impostazione, delle risorse e delle incongruenze del piano energetico dello Stato italiano e punti all'appropriazione delle scelte in materia di energia.
Riguardo alla terza precondizione per lo sviluppo, il credito, apprezziamo l'attenzione mostrata nel dedicargli un apposito paragrafo nel DPEF, non intravediamo però il recupero dei citati livelli di efficienza che consentano agli istituti di credito di interesse regionale di poter affrontare con successo la concorrenza internazionale. Al contrario, evidenziamo il perdurare delle criticità gestionali, che sono state alla base delle privatizzazioni e non riscontriamo la definizione dei piani di riorganizzazione. Le recenti vicende relative alla discutibile cessione dei crediti in sofferenza testimoniano quanto lontana sia la prospettiva di un credito efficiente al servizio dell'intrapresa economica. Aspettavamo dal DPEF i segnali di una rinnovata attenzione per gli effetti che le azioni di recupero di una così ingente massa creditizia causano e stanno causando nell'economia del territorio. Non si ipotizzano né supporti finanziari, né manageriali per le realtà imprenditoriali meno compromesse e si esclude la possibilità di accesso alle agevolazioni finanziarie, alle aziende in crisi, riservandole soltanto alle nuove iniziative.
Nelle politiche per le imprese vengono trascurati gli effetti che la Tremonti bis produrrà, indirettamente, nell'economia dell'Isola; di fatto sono scoraggiati gli investimenti da parte delle aziende del Nord Italia nel territorio sardo. Agevolando la ristrutturazione e la innovazione delle aziende operanti nel Nord si rende meno appetibile per queste la creazione di nuove strutture produttive nella nostra Isola. L'esiguo vantaggio fiscale che comunque permane dopo l'entrata in vigore della Tremonti bis verrebbe infatti eliminato dalle diseconomie derivanti dalla scarsa infrastrutturazione, dal costo dell'energia, del credito e dei trasporti. A ciò si aggiungano le sempre crescenti opportunità, per gli imprenditori del Nord Italia, offerte dalle altre realtà al di fuori dell'Italia stessa, e in particolare dall'Est europeo.
Alla luce di ciò, valutando positivamente le politiche degli incentivi fiscali, l'obiettivo di attrarre nuovi investimenti produttivi appare assai difficile dall'essere raggiunto, anche perché la riduzione del divario fra l'economia sarda e le realtà più industrializzate dell'Italia è lasciata a indicazioni indefinite e praticamente inconsistenti. Sono sempre crescenti le difficoltà per i patti territoriali e i contratti d'area: per quello di Sassari-Alghero-Porto Torres, su 200 miliardi di investimento previsti, ne sono stati erogati soltanto 40, e niente si sa dei 26 miliardi stanziati nell'ultima finanziaria regionale.
Altri casi potrebbero citarsi. Merita alcune considerazioni l'ipotesi contenuta nel DPEF riguardante l'Osservatorio regionale della chimica, un'iniziativa che il precedente Governo italiano aveva sviluppato per la realtà sarda, sulla base di quanto sperimentato in altre realtà italiane, a iniziare da Porto Marghera. Si tratta di uno strumento di programmazione e concertazione in grado di incanalare le risorse private, messe a disposizione dall'Enichem per il risanamento dei siti inquinanti, e quelle pubbliche, sia statali che regionali. In Sardegna si sarebbe dovuta attivare la ristrutturazione del sito industriale di Porto Torres, risanare le aree dismesse dall'Enichem e destinarle a nuovi investimenti produttivi. L'impegno della Regione sarda consisteva nel finanziamento dei progetti per il recupero delle acque reflue e il loro utilizzo. Impegno al momento disatteso.
Il risultato di un così grande progetto per la Sardegna nordoccidentale è stato invece quello del finanziamento di una pipeline fra Sarroch e Macchiareddu. Un po' quello che accade per le zone franche doganali: dovrebbero essere sei in tutto il territorio isolano, ma se ne realizza soltanto una, quella di Cagliari, nonostante in altre realtà si sia già provveduto alla delimitazione delle aree. Questo per la tanto decantata politica del riequilibrio territoriale.
A fronte di questi esempi, nel DPEF non vi è traccia delle politiche tendenti alla risoluzione degli squilibri territoriali e delle zone interne. Qualcuno ha fatto osservare che la desertificazione, se riferita a certe zone della Sardegna, non è da trattare soltanto come fenomeno ambientale, ma anche in riferimento allo spopolamento e alle condizioni in cui versano i più elementari servizi.
Un'ultima considerazione è doverosa sugli aspetti riguardanti il sostegno al benessere sociale, e in particolare alla politica sanitaria. E' stimato in circa 23 punti percentuali il superamento del tetto di spesa, determinato a seguito del patto di stabilità sottoscritto fra le Regioni e lo Stato. Nel DPEF si ipotizzano alcune soluzioni per il superamento della fase critica in cui versano il sistema sanitario e le ASL dell'Isola. Sarebbe opportuno comprendere quante sono le possibilità che tali ipotesi si realizzino effettivamente e quante invece sono quelle di registrare in Sardegna la reintroduzione del ticket, abolito nell'ultima finanziaria dallo Stato italiano.
Sono dunque numerosi e importanti gli argomenti sui quali confrontarsi, così come difficili appaiono le sfide che attendono la Sardegna in questo avvio di secolo. Continuiamo a nutrire non poche perplessità, non soltanto sugli indirizzi di spesa e sui temi e i provvedimenti specifici proposti nel DPEF 2002-2004, ma soprattutto abbiamo il fondato timore che anche questa Giunta viva una difficile condizione politica, che non agevola certo l'impostazione e la gestione della manovra di bilancio, dei programmi comunitari, dell'intesa Stato-Regione e dell'intero complesso degli strumenti di programmazione economica.
Proclamazione e giuramento di consigliere
PRESIDENTE. Prima di iniziare la discussione generale, e quindi di accettare le iscrizioni a parlare, comunico al Consiglio che la Giunta delle elezioni si è riunita oggi e il suo Presidente, Raimondo Ibba, ha fatto pervenire la seguente lettera: "Comunico alla S.V. Onorevole che la Giunta delle elezioni si è riunita in data 19 dicembre 2001, per verificare qual è il candidato alle elezioni regionali del 13-27 giugno 1999 che subentra al consigliere Nicola Grauso, dimissionario. Dall'esame degli atti redatti dall'Ufficio Circoscrizionale di Cagliari risulta che l'onorevole Nicola Grauso era stato eletto nella lista numero 12 del Collegio di Cagliari avente il contrassegno "Nuovo Movimento". I candidati della stessa lista e del medesimo Collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine: Businco Ettore, con cifra elettorale 1399; Turco Franco, 744; Lai Antonio, 637".
Sulla base di questo dichiaro eletto consigliere regionale Ettore Businco. Pertanto, constatata la presenza dello stesso consigliere lo invito a entrare in aula, a presentarsi di fronte al banco della Presidenza e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250.
Do lettura della formula del giuramento.
COGODI (R.C.). Le dimissioni non vengono messe in votazione?
PRESIDENTE. No, è un atto ricettizio.
COGODI (R.C.). E chi lo ha detto?
PRESIDENTE. Lo dico io.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per l'onorevole Scano lo abbiamo fatto.
PRESIDENTE. Do lettura della formula del giuramento, dopo di che il consigliere Businco risponderà: "Giuro": "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene indispensabile dello Stato e della Regione Autonoma della Sardegna".
BUSINCO. Giuro
(Applausi)
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ci spieghi perché l'altra volta abbiamo votato.
PRESIDENTE. La Giunta delle elezioni ha preso atto delle dimissioni dell'onorevole Grauso e non poteva fare altro che prenderne atto. Comunque non è aperta una discussione sul modo in cui si procede. Adesso è stato dichiarato eletto consigliere regionale Ettore Businco.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Senza niente togliere al nuovo collega appena arrivato, vorrei capire il motivo per cui una volta si chiama il Consiglio a esprimersi sulle dimissioni di un collega e la volta successiva, come quella di oggi su queste dimissioni, il Consiglio non è chiamato al voto. Nella passata legislatura, e lei era presente, sulle dimissioni dell'onorevole Scano il Consiglio regionale fu chiamato a votare, credo che questo lei lo ricordi meglio di me. In questa occasione il Consiglio regionale ciò non è avvenuto. Me ne può spiegare i motivi? Sarò distratto, avrò forse una scarsa conoscenza delle leggi, ma se lei mi aiutasse a capire questa differenza di comportamento le sarei grato.
PRESIDENTE. Evidentemente io non sono in grado, non ero io che presiedevo l'altra volta. Sto soltanto applicando la legge e il Regolamento, che mi dicono che quando un consigliere decide di dimettersi non è obbligatorio, e non c'è scritto da nessuna parte, invitarlo a recedere. A maggior ragione nel caso di un consigliere che non si è mai presentato in Consiglio regionale.
A prescindere da questo le sue dimissioni sono state presentate al Presidente del Consiglio che ha fatto convocare appositamente la Giunta delle elezioni, le ha lette in Aula, la Giunta ne ha preso atto e io, conseguentemente, ho dichiarato eletto consigliere Ettore Businco, che ha prestato giuramento.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Mi dica che si è sbagliato l'altra volta.
PRESIDENTE. Non spetta a me dare giudizi, io rispondo di quello che sto facendo oggi. Il Regolamento è sempre lo stesso, qualcuno l'avrà interpretato in un modo diverso.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che chi intende intervenire nella discussione deve iscriversi a parlare entro la conclusione del primo intervento. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, se in quest'Aula il buon senso non soccombesse spesso davanti alle contrapposizioni precostituite, alle barriere preventivamente edificate, oggi noi dovremmo licenziare, con un voto unanimemente favorevole, il DPEF della Giunta Pili. Conosciamo la situazione della nostra Isola, purtroppo, e se è vero che questi cinquant'anni di governo autonomistico, nel bene e nel male, hanno contribuito allo sviluppo della nostra Isola, è anche vero che la differenza tra noi e il resto del mondo occidentale non è mai stata annullata. Oggi corriamo il rischio che la forbice che ci separa dal resto dell'Europa torni ulteriormente ad allargarsi, col pericolo di farci restare troppo indietro.
Ecco, è tutto qui, secondo me, il senso del DPEF, la cifra politica che contraddistingue lo strumento di programmazione che stiamo varando. C'è una sola filosofia con la manovra finanziaria, ed è una filosofia tutta tesa ad accumulare le energie che sono necessarie per uno sforzo notevole, lo sforzo che deve consentirci di restare nel circuito che conta dell'economia mondiale. Calcisticamente potremmo usare la metafora della salvezza, e se è vero che i campionati sono già al giro di boa, è anche vero che qualche squadra lotta già per questo obiettivo.
Colleghi, nel nostro caso, l'obiettivo salvezza riguarda quasi due milioni di persone che hanno scelto liberamente di vivere in un'Isola, in una terra che ancora non ha i collegamenti principali e senza quelle infrastrutture minime che sono necessarie per gettare le basi dello sviluppo. Sicuramente avrete letto tutti l'ultimo rapporto dell'Istituto Tagliacarne appena qualche mese fa. Ebbene, la provincia di Nuoro e quella di Trieste sono ancora una volta agli antipodi: Nuoro è il freno di coda per quanto riguarda infrastrutture e servizi, mentre Trieste, la punta di diamante di quel Nord-Est del nostro Paese che reclama sempre maggiori margini di federalismo e di autogoverno, è prima per quanto riguarda le infrastrutture.
Ecco lo sforzo che questa maggioranza, pur con tutti i problemi che ha, e non certo pungolata dalle opposizioni, se non in un gioco strumentale di palazzo, ha fatto con questa manovra finanziaria: progettare e mettere in cantiere quello che altri, negli anni scorsi, potevano progettare e non hanno progettato, potevano mettere in cantiere e invece non l'hanno fatto, o almeno non sempre, cari colleghi, che con alterni linguaggi avete espresso ed esprimerete nei successivi interventi il vostro parere negativo.
Ci vorrà tempo per vedere i benefici effetti di questa manovra, il tempo che la burocrazia e le leggi richiedono, il tempo necessario per progettare bene e agire poi di conseguenza. Ma io sono convinto che i risultati arriveranno e andranno nel segno che noi vogliamo, verso la direzione che noi vogliamo: avremo quelle opere pubbliche che i sardi reclamano e attendono, avremo strade, acqua, energia e denaro meno cari.
Per questo sono convinto che questo sia il migliore dei DPEF possibili in questo momento, e non si tratta di accontentarsi, badate bene. Io dico con convinzione, dopo averne letto le 130 pagine, che questo documento segue con onestà il corso delle dichiarazioni programmatiche e anticipa la manovra di bilancio. Esattamente così come deve essere, il DPEF fa il suo dovere, fa il documento di programmazione economica e finanziaria e traccia a sua volta una strada alla ricerca dello sviluppo per la Sardegna. Concordo, e non possiamo fare diversamente, sul fatto che sul finire degli anni '90 il legislatore nazionale ha introdotto questo strumento, ha previsto dei termini per la sua presentazione; concordo sul fatto che questi termini, onorevole Scano, hanno un senso, ma tante altre cose hanno un senso e una storia, e noi abbiamo davanti una Giunta che è nata sulle ceneri di un'altra che è caduta proprio sul DPEF, come dire che non tutti i ritardi sono imputabili, alcuni sono fisiologici, sono nelle cose. Non è nelle cose, invece, questo DPEF coraggioso, nel quale il presidente Pili coniuga l'imperativo della modernizzazione con l'aiuto doveroso a chi è rimasto indietro. Soltanto in questo senso, nel senso del sostegno a migliaia di sardi che vivono ai confini o appena più su, possiamo interpretare e leggere lo sforzo di reinserire il piano straordinario per il lavoro, una legge della Regione che nello scorso triennio è servita a sostenere appunto alcune iniziative locali in tutta la Sardegna. E di questo va dato atto al centrosinistra, così come gli vanno riconosciuti pure tutti i limiti nella mancata attuazione del piano per il lavoro e poi quello che ne è il risultato negativo conseguente, quello di non aver saputo creare lavoro stabile, ma sporadico, occasionale e a termine nello sviluppo locale, andando contro lo spirito stesso della legge.
Io penso, presidente Pili, che lei in questo senso intenda la necessità di interventi straordinari per fronteggiare l'alto tasso di disoccupazione in Sardegna e non basterà questa riedizione del piano per il lavoro ad assicurare il risultato per placare le emergenze. Il sostegno che pure ci deve essere, perché è una componente essenziale di tutte le politiche di programmazione, di destra come di sinistra, non può essere fine a se stesso e non sarebbe nemmeno concepibile, non sarebbe nemmeno socialmente utile se fosse concepito in questo modo. Per creare sviluppo e lavoro che dia una prospettiva di serenità ai sardi, che oggi questa prospettiva non hanno, è necessario agire seguendo due direttrici indicate proprio nel DPEF. Mi riferisco al sostegno alla nuova impresa, all'impresa da far nascere stimolandola col sistema dei contributi anche a fondo perduto, e mi riferisco al sostegno alle imprese invece già nate, avviate, col sistema dell'agevolazione fiscale, l'unico collante che noi conosciamo in grado di trattenere imprenditori che altrimenti andrebbero altrove, fuori della Sardegna, intendo, per cercare nuove condizioni, condizioni migliori di produzione. A poco serve far nascere nuove imprese se altre imprese, sane, lasciano la nostra Isola; il saldo del lavoro sarà sempre pari. Ci sono invece, colleghi, segni di una ulteriore crescita: gli studi diffusi di recente dalla Unioncamere parlano, l'avrete sicuramente letto tutti, di settemila posti di lavoro in più nel 2002. Questi segnali, che non sono solitari, devono essere raccolti e amplificati con coraggio e con l'onestà intellettuale di chi ha davanti soltanto e sopra ogni cosa il bene della nostra Sardegna.
Le linee di questo DPEF sono chiare e ricomprendono tutti i bisogni dei sardi, le loro ansie e le loro legittime aspirazioni, e non solo quelle dei più ricchi, dei privilegiati. E' per questo che il passaggio da un'economia totalmente assistita, come quella praticata fino al '99, a un'economia liberista dovrà avvenire per gradi e per modi, senza lasciare a terra nessuno. Un passaggio che richiede anni di lavoro e soprattutto di riforme, perché anche questo è il nostro lavoro; un passaggio che impone un nuovo rapporto con lo Stato, da costruire attraverso l'intesa e attraverso l'Assemblea costituente, lo strumento che con una legge della Regione abbiamo scelto e che oggi difendiamo anche da alterne posizioni. Ha fatto bene, Presidente, a inserire nel DPEF anche l'Assemblea costituente dentro i processi di cambiamento e di sviluppo della Sardegna e credo che anche per questo la maggioranza, e non soltanto la maggioranza, dovrebbe ringraziarla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Presidente, per poter organizzare meglio i lavori del pomeriggio chiedo la convocazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 30, se del caso si riunirà la Conferenza dei Presidenti di Gruppo. Comunico che si sono iscritti a parlare, durante l'intervento dell'onorevole Licandro, tutti i componenti del Gruppo di Forza Italia, tutti i componenti del Gruppo di Rifondazione Comunista, tutto il centrosinistra, e gli onorevoli Floris, Piana e Cappai.
I lavori riprenderanno questo pomeriggio, alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 25.[S1]
[S1] Chiedere a Fiorella
Versione per la stampa