Seduta n.134 del 19/10/2005
CXXXIV SEDUTA
(Antimeridiana)
mercoledi' 19 ottobre 2005
Presidenza del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 51.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 5 ottobre 2005 (129), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Bruno ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 19 ottobre 2005 e che i consiglieri Cachia e Salis hanno chiesto congedo per la giornata del 19 ottobre 2005.
Poiché non ci sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio '77, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta nella seduta del 30 settembre 2005.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sulle dichiarazioni della Giunta sulle riforme statutarie e di organizzazione.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione per la replica.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, componenti della Giunta, signori consiglieri, il dibattito si è ormai pressoché concluso, voglio però approfittare dell'occasione offertami dalla replica per portare ancora qualche commento a questo lungo dibattito.
Sono d'accordo anch'io con chi ieri sera, negli ultimi interventi, sosteneva che si è trattato comunque di un dibattito interessante, proficuo, che è servito a fare maggiore chiarezza e che può rappresentare, laddove fosse impossibile incontrarci oggi, comunque un passo in più verso la necessità di intraprendere con ostinazione, come è stato detto, un percorso comune, la necessità di lavorare insieme in futuro.
Ho colto diverse problematiche in questo dibattito che, in qualche maniera, anche mi coinvolgono. Innanzitutto ho sentito parlare di difficoltà nel rapporto tra Consiglio e Presidente della Regione, di una difficoltà quasi insuperabile, un vulnus che è nato fin dal primo giorno, avendo io rifiutato di giurare in questo Consiglio regionale e addirittura avendolo voluto fare deliberatamente, magari per segnare un distacco o una volontà di sopraffazione, in qualche maniera.
Naturalmente non è questa l'interpretazione corretta. Mi sono comportato così come mi è stato suggerito dagli uffici, ho giurato nel primo momento in cui sono entrato nell'istituzione regionale per poter indicare la Giunta e per poter convocare il Consiglio regionale, ho giurato come mi è stato detto di giurare e ho confermato di aver giurato in quest'Aula, ma se volete giurerò tutte le volte che me lo chiederete. Quindi rinnovo il mio giuramento anche oggi, rinnovo il mio giuramento di fedeltà allo Statuto della Regione sarda e alla Costituzione italiana e lo rinnovo davanti a voi.
Un altro vulnus che è stato riscontrato in questo Consiglio regionale sembra essere costituito dal fatto che il Presidente tenga sotto scacco il Consiglio dietro la continua minaccia di andarsene, di rassegnare le dimissioni, per cui nemmeno la stessa maggioranza sarebbe in grado di mantenere un rapporto leale con il Presidente della Regione perché costantemente minacciata dalle dimissioni.
Dimissioni è una parola che non ho mai usato in questo primo quarto di legislatura, non l'ho mai usata, tanto meno l'ho minacciata, nemmeno l'ho fatta intravedere. Io ho preso un impegno con i sardi e che non mi dimetterò mai, qualunque cosa succeda, quindi decidete liberamente, fate tutto quello che deve essere fatto, non c'è nessun pericolo per nessuno di voi, né per la mia maggioranza, per nessuno. Io non mi dimetterò mai, qualunque cosa succeda, anche se servisse solamente per tenere accesa la luce del mio ufficio, la terrò accesa fino alla fine e farò quello che potrò, fino alla fine di questi cinque anni. Spero che questo possa servire affinché possiate lavorare serenamente e senza questa preoccupazione.
(Interruzioni)
Si può inserire nei resoconti del Consiglio: "sollievo in Aula".
C'è un'altra cosa che ho percepito e che veramente mi preoccupa e che è stata richiamata dal Capogruppo dei Riformatori: se andiamo a chiedere in giro, in Sardegna, alla nostra gente, qual è la loro prima preoccupazione, ci risponderanno che è il lavoro, forse il 70 per cento lo metterà al primo posto, il 5 per cento metterà invece il tema delle riforme. Ed è stato detto bene da più parti: sono due facce della stessa medaglia. Però c'è qualche parte che forse non l'ha ancora ben inteso, c'è qualche parte che forse, per motivi che non capisco, perché forse non siamo stati sufficientemente chiari o per un qualche altro motivo che comunque andrà superato, non ha individuato ancora nelle riforme il problema dei problemi.
La riforma dello Statuto, innanzitutto, la riforma della legge statutaria e la riforma dell'amministrazione regionale sono, del resto, tre pilastri di un'unica riforma che, come ogni sgabello, ha bisogno di tre gambe per stare in piedi. Tre gambe dello stesso sgabello, della stessa costruzione, che deve stare in piedi insieme - in maniera sincronica, è stato detto - che deve essere pensata insieme e che deve essere portata a termine insieme.
Cosa vuol dire oggi parlare di Statuto? Innanzitutto vuol dire parlare delle entrate della Regione. Le entrate della Regione sono disciplinate dall'articolo 8 dello Statuto, che prevede che la Regione compartecipi al prelievo fiscale che viene effettuato nella nostra Isola. Quindi innanzitutto c'è uno Statuto che ci difende, che dev'essere rispettato dal Governo regionale, un rispetto che la Regione siciliana proprio ieri pomeriggio in qualche maniera è riuscita a sancire e un rispetto che la nostra Regione in questo momento non riesce ad ottenere. E' un problema che ci coinvolge tutti e ci coinvolgerà tutti nelle prossime ore.
Parlare di Statuto vuol dire parlare di entrate e parlare di entrate vuol dire poter parlare di formazione professionale, disponendo di risorse adeguate; vuol dire poter parlare di investimenti produttivi; vuol dire poter parlare di infrastrutture; vuol dire poter parlare di governo regionale, perché senza entrate non c'è governo e senza Statuto non ci sono entrate. Ecco perché parlare di Statuto è la questione fondamentale in questa Regione.
Nel giornale di oggi c'è scritto che Ciampi sospende il decreto Ronchi; parlare di Statuto vuol dire fare in modo che non ci sia più bisogno di decreti da sospendere, vuol dire che i parchi nella nostra Regione li può istituire il Consiglio regionale, vuol dire che in tema di ambiente possano essere sovrani questo popolo e questo Consiglio, vuol dire non attardarsi sui particolari, vuol dire sancire il principio che la nostra Regione e questa Assemblea deve essere capace di legiferare in tema di ambiente e di tutelare il suo ambiente, altrettanto bene e meglio di quanto non sia stato fatto fino adesso.
In questi giorni combattiamo ancora una volta una battaglia sulla continuità territoriale; qualche mese fa non c'erano le risorse, abbiamo emanato un bando senza avere le risorse, a giugno ci hanno detto che le risorse c'erano. Dall'altro ieri poi sembra che le risorse non ci siano di nuovo.
Parlare di Statuto vuol dire sancire un principio: che la Sardegna è un'isola, ma è un pezzo di questo Stato e dev'essere un nodo di tutte le reti che attraversano questo Stato, comprese le reti di comunicazione aeree. Quindi sancire la continuità territoriale per aereo vuol dire sancirla con un patto tra la nostra Regione e lo Stato italiano. Ma la continuità territoriale deve riguardare non solo i passeggeri o le merci via aereo, ma tutte le reti che attraversano l'Italia.
Finalmente abbiamo ottenuto per certo, con battaglie di anni, che nel 2008 sarà pronto il primo lotto del SAPEI, il collegamento elettrico tra la Sardegna e la penisola italiana. Anche quella non doveva essere una battaglia combattuta isolatamente o per episodi, perché quell'opera costituisce un pezzo dello stesso diritto della Sardegna a non essere isola. La condizione di insularità non ci deriva dal mare, ma ci deriva dal non far parte delle reti, dal non far parte delle reti elettriche, dal non far parte della rete del gas, dal non far parte delle reti di trasporto, dal non far parte delle reti di telecomunicazioni in maniera adeguata. Questo è un unico concetto, che può essere sancito nel nostro Statuto. Quindi figuriamoci se lo Statuto non è attuale, se lo Statuto non è al primo posto delle nostre preoccupazioni!
In questi giorni si sta preparando il bando per il prossimo museo dell'arte nuragica, di questa grande cultura che questa Regione ha avuto, di questo momento straordinario della nostra storia che ha visto la Sardegna costituire un nodo del Mediterraneo e un nodo a pieno diritto. Noi non siamo proprietari nemmeno di un bronzetto nuragico e se domani un contadino scavando trovasse qualcosa e avvisasse lo Stato, lo Stato diventerebbe padrone di quel bronzetto. Noi possiamo costruire il nostro museo, ma non siamo proprietari di nulla e per riempire quel museo dovremmo chiedere graziosa concessione allo Stato perché ci dia qualcosa per raccontare la nostra storia, per esporla e per valorizzarla, come non è stato fatto fino adesso. Così come non siamo proprietari dei giganti di Monti Prama che per trent'anni hanno dormito in un magazzino e dei quali ora finalmente la Regione ha finanziato il restauro.
Parlare di Statuto è il compito più importante per chi si occupa di politica in Sardegna ed è il compito più importante per voi. Per questo è importantissimo come si concluderà il lavoro di questi giorni, sperando che ci richiami tutti alla responsabilità di iniziare il più presto possibile questa discussione e di portarla a termine il più presto possibile. La coincidenza che la Regione siciliana venga accompagnata da due Ministri al cospetto del presidente Berlusconi, forse faciliterà nei prossimi giorni la nostra discussione sulle entrate e ci ammonisce che forse non dobbiamo lasciarci sfuggire la possibilità di negoziare il nostro Statuto con lo Stato nello stesso momento in cui verrà discusso lo Statuto della Regione siciliana e lo Statuto della Regione Friuli e quindi dobbiamo fare in fretta.
Concordo con tutti coloro che hanno affermato a gran voce che la discussione dello Statuto è la discussione che coinvolge tutto il popolo sardo. Concordo, ma poi chi lo scrive? Materialmente chi lo scrive? Credo che una consulta, così come si sta delineando, capace di rappresentare la politica, noi tutti, i partiti, le autonomie locali, i sindacati, le imprese, il mondo della cultura, possa costituire un'antenna capace di parlare con tutto il popolo sardo nei prossimi mesi, captarne gli interessi, captarne le aspirazioni e i sogni, tradurli per iscritto e farne una base della nostra discussione.
Anche noi siamo stati legittimamente eletti per rappresentare i sardi e anche noi nei prossimi mesi abbiamo il dovere di continuare ad andare in giro e a parlare alla gente e capire cosa sognano e cosa vogliono nel loro Statuto. Poi abbiamo la responsabilità di capire, di comprendere e di scrivere, finalmente. Quindi nei prossimi mesi io stesso - ma credo nessuno di noi si dovrà tirare indietro da questo compito - girerò la Sardegna, comune per comune e organizzerò mille assemblee per parlare di Statuto e fare in modo che i prossimi mesi siano mesi costituenti per la nostra Regione.
E' urgente parlare di Statuto, è urgente parlare di legge statutaria, per chiarire che sistema di governo vogliamo, almeno per i prossimi anni, per le prossime legislature, non per sempre, perché non esiste un sistema di governo che sia il migliore possibile per sempre, ma almeno per i prossimi anni. Data la situazione attuale della nostra Regione, oggi, qual è il sistema di governo a cui ci riferiamo? Decidiamo, decidetelo e decidete che tipo di poteri volete affidare al Presidente, decidete perché è urgente decidere. E quella straordinaria volontà di partecipazione democratica di domenica scorsa ci dovrebbe segnalare qualcos'altro, ci dovrebbe segnalare una volontà di partecipare in maniera diversa rispetto al passato, se possibile ancora maggiore rispetto al passato. Allora decidiamo qual è il sistema elettorale, decidiamo qual è la forma di governo, decidiamo come garantire partecipazione ai nostri cittadini e decidiamo magari prima, tra tutte le regioni italiane, di disciplinare l'istituto delle primarie.
Forma di governo. Ho sentito parlare di Presidente che ha troppi poteri, del Consiglio che ne ha pochi. Lo Statuto della Regione sarda recita: "La Regione si compone di tre organi: il Presidente, la Giunta regionale, il Consiglio regionale". Utilizza questa parola, "organo", non dice istituto, non dice istituzioni, non dice uffici, dice organi; forse ci vuole richiamare al fatto che, essendo organi, possono vivere solamente se sono insieme, se crescono insieme e se funzionano insieme. Abbiamo cuore, polmoni, fegato, sono tre organi, che sono tutti e tre importanti, non ce n'è uno più importante dell'altro. Il cuore è importante, ma non c'è un cuore che viva senza polmoni e non c'è un polmone che viva senza cuore e non c'è un cuore di un adulto che possa vivere con un polmone di un bambino! Quindi bisogna che cresciamo insieme e vivremo bene insieme, non ridimensionandoci gli uni con gli altri, ma sapendo che siamo parte di uno stesso organismo e possiamo crescere insieme e dobbiamo crescere insieme. E' l'unico modo per crescere.
E' urgente decidere su questi temi ed è urgente chiarire che cosa significa "organi" ed è urgente chiarirci come ogni organo della Regione possa fare la sua parte in maniera leale, in maniera generosa e nella prospettiva dell'assolvimento del dovere complessivo al quale tutti siamo tenuti. E' urgente decidere di riforme in tema di amministrazione regionale? Penso di sì. Governare vuol dire innanzitutto dotarsi degli strumenti giusti e necessari per governare.
Non ho nulla da aggiungere perché l'avete detto voi in cento occasioni e chi ci ha preceduto l'ha detto in altrettante cento occasioni, che il mondo è cambiato, che la complessità è diversa, che il sistema della nostra amministrazione regionale va migliorato, per i cittadini sardi, per noi che cerchiamo di rispondere alle richieste dei nostri cittadini, per gli stessi impiegati e dirigenti della nostra Regione che lavorano e vogliono lavorare al meglio e dare il meglio delle loro vite dentro l'amministrazione regionale, dotata degli strumenti necessari per farli lavorare al meglio.
Le riforme sono necessarie, ma a voi spetta chiarire chi ha più potere, il Presidente o l'Assemblea. Siamo tre organi, ma la Regione vi appartiene, perché siete voi a decidere i poteri del Presidente, siete voi a decidere entro quali ambiti si deve muovere e con quali strumenti. Tutta la Regione dipende da voi, da questo Consiglio. Dipende da voi se nei prossimi mesi - non nei prossimi anni - questa Regione potrà compiere un salto in avanti, innanzitutto con il nuovo patto con lo Stato, con il nuovo patto tra noi sardi, riconoscendoci innanzitutto tra di noi. Fare una Regione migliore dipende solo da voi. E io sono certo che questo Consiglio, forse fin da oggi, passo dopo passo, troverà il modo per uscire dalla diffidenza e saprà lavorare insieme.
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati quattro ordini del giorno.
(Si riporta di seguito il testo degli ordini del giorno:
Ordine del giorno Caligaris - Cocco - Lanzi - Lombardo sulla istituzione della Consulta statutaria per la definizione del nuovo Statuto di Autonomia. (1)
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione del dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Regione in merito alle riforme istituzionali;
RITENUTO necessario il più ampio coinvolgimento della società alla riscrittura della Carta costituzionale del popolo sardo in modo da contribuire ad arricchire ulteriormente il panorama di saperi e di idee;
CONSIDERATO che esiste un'ampia parte di idealità, non rappresentata in Consiglio regionale, di cui si sono fatti interpreti, tra gli altri, i movimenti nazionalitari, indipendentisti e libertari nonché l'esperienza maturata dal mondo dell'emigrazione e da quello femminile;
PRESO ATTO che nella proposta di legge per la Consulta, all'esame della Commissione Autonomia, è prevista la costituzione di un Comitato di coordinamento di quaranta componenti eletti dal Consiglio regionale con il sistema proporzionale e che "chiunque, sia singoli cittadini sia associazioni ed aggregazioni può far pervenire proposte rendendo nota l'identità";
RICORDATO che la Costituzione all'articolo 117 sancisce che "le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive"
IMPEGNA LA COMMISSIONE AUTONOMIA
a prevedere che:
- nella legge per la Consulta sia istituito un albo regionale aperto ai contributi di cittadine e cittadini, singoli o associati, per sentire tutte le voci anche quelle più distanti dalle Istituzioni, scongiurando così il pericolo di uno Statuto scritto da pochi noti esperti;
- nel Comitato di Coordinamento sia garantita una effettiva equilibrata rappresentanza di entrambi i generi.
Ordine del giorno Atzeri - Scarpa sul metodo che il Consiglio regionale deve seguire nell'attuazione del processo di riforma costituente. (2)
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito consiliare preliminare in materia di riforme istituzionali;
CONSIDERATO che è emersa la necessità storica che la presente legislatura sia realmente costituente, e orientata a costruire una nuova concezione della specialità capace di durare nei decenni e in grado di interpretare le sfide della globalizzazione;
RICORDATO che il P.S.d'Az .ha ripetutamente ribadito in tutte le sedi politiche e istituzionali la necessità che le riforme siano improntate al massimo e diffuso coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali, nonché dei cittadini sardi, e che pertanto lo strumento più adeguato è e rimane l'istituzione di una Assemblea Costituente a carattere consultivo che, senza esautorare il Consiglio Regionale, riscriva il patto sociale attraverso una grande mobilitazione popolare;
RIBADITO che l'esperienza presidenzialista ha manifestato l'inarrestabile tendenza a esautorare l'Assemblea legislativa e a imporre un neocentralismo regionale in netto contrasto con le dichiarazioni di principio sulla centralità del Consiglio Regionale, delle autonomie locali, della sussidiarietà e della concertazione;
RICONOSCIUTO pertanto che occorre una seria riforma istituzionale in grado di correggere e delimitare l'attuale modello presidenzialistico attraverso meccanismi e strumenti idonei a bloccare una democrazia decidente che vulnera la democrazia partecipata, e attraverso forme di bilanciamento dei poteri tali da assicurare governabilità, stabilità, rappresentanza e democraticità;
CONSIDERATO che nell'attuale situazione si registra una pregiudiziale verso il mantenimento e il rafforzamento del modello presidenziale, mentre al contrario occorre preliminarmente accordarsi sui princìpi fondamentali delle riforme e in particolare sulla riscrittura dell'architettura istituzionale relativa al bilanciamento tra Esecutivo e Legislativo;
CONSIDERATO altresì che appare indispensabile iniziare il percorso riformatore senza alcun testo preconfezionato anche al fine di restituire al Consiglio Regionale il potere di iniziativa legislativa sull'intera materia delle riforme, e che pertanto l'attuale proposta di legge statutaria non corrisponde all'esigenza di procedere a un ampio e non solo formale coinvolgimento di maggioranza e opposizioni;
RITENUTO che senza un preliminare e larghissimo accordo sui princìpi che devono informare il nuovo Statuto sia impossibile procedere nella discussione intorno alla legge statutaria, alla legge elettorale e al modello organizzativo regionale;
CONSIDERATO perciò che il nuovo Statuto deve tradurre in norme di rango costituzionale la dimensione nazionalitaria della Sardegna e in particolare che la nuova "sovranità" deve articolarsi in precisi poteri e strumenti istituzionali per un confronto paritetico con lo Stato e con l'Unione Europea, al fine di garantire il più ampio autogoverno;
CONSIDERATO inoltre che è necessario preliminarmente chiarire a quale modello di sviluppo deve ispirarsi il nuovo processo riformatore, e che pertanto occorre particolare attenzione ad affiancare ai poteri le risorse finanziarie, anche attraverso nuovi meccanismi ispirati al federalismo fiscale;
RITENUTO che lo Statuto speciale
- deve dotarsi di poteri sufficientemente incisivi per rafforzare l'identità storico-culturale ed etnico-linguistica, la sovranità sulle coste, il paesaggio e le aree marine al fine di attuare politiche ambientali realmente legate alla vocazione produttiva e allo sviluppo eco-compatibile della nostra economia;
- deve esaltare i princìpi dell'insularità, anche al fine di ottenere nei confronti del governo italiano e delle istituzioni comunitarie il riconoscimento del gap strutturale della Sardegna in termini di opportunità di sviluppo (continuità territoriale delle persone e delle merci, ridiscussione delle servitù militari, accesso ai servizi), in attuazione del principio di coesione;
- deve palesare che la Sardegna è a tutti gli effetti minoranza etnico-linguistica;
- deve prevedere forme di partecipazione di co-decisione in rapporto al processo legislativo comunitario, e alla redazione dei trattati internazionali di diretto interesse della Sardegna;
- deve realmente applicare il principio di sussidiarietà con particolare riferimento alla centralità delle autonomie locali nel processo di formazione delle leggi;
RITENUTO infine che l'iniziativa legislativa sull'intero procedimento riformatore debba spettare anzitutto al Consiglio Regionale, e che eventuali iniziative della Giunta costituiscano contributi alla discussione consiliare senza alcun diritto di priorità,
tutto ciò premesso, il Consiglio Regionale
dà mandato alla prima Commissione
- di attivare immediatamente l'iter parlamentare per la riscrittura dello Statuto speciale, prevedendo l'obbligatorietà della consultazione dei cittadini sardi e delle forze sociali;
- di elaborare e predisporre un testo unitario di Statuto speciale entro il termine di nove mesi;
- di elaborare e predisporre i testi unitari relativi alla legge statutaria, alla legge elettorale e al modello organizzativo regionale entro la fine dell'anno 2006.
Ordine del giorno Vargiu - Capelli - Ladu - Pisano - Dedoni - Cassano - Murgioni - Gallus - Amadu - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo sulle riforme istituzionali. (3)
Il CONSIGLIO REGIONALE
al termine della discussione sulle riforme istituzionali,
CONSIDERATO che:
- la riforma dello Statuto sardo rappresenta il momento più elevato di autodeterminazione della nostra comunità e di riaffermazione dei valori fondanti della nostra identità, della nostra convivenza civile e dei nostri rapporti con l'Italia e l'Europa;
- tutte le forze politiche sarde devono garantire il massimo impegno perché il dibattito sullo Statuto possa davvero coinvolgere tutti i cittadini sardi, resi consapevoli dell'importanza che la riscrittura dello Statuto riveste per il futuro della nostra Isola;
- da anni, un ampio movimento di sindaci, di forze sindacali, di associazioni culturali, di cittadini, senza distinzione di colore politico, si batte per ottenere l'istituzione dell'Assemblea Costituente del popolo sardo;
impegna
il Presidente del Consiglio Regionale e il Presidente della Giunta ad attivarsi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presso i Presidenti della Camera e del Senato, per sollecitare un'accelerazione dell'iter della proposta di legge costituzionale per l'istituzione l'Assemblea Costituente Sarda, approvata dal Consiglio regionale della Sardegna il 30.07.2001.
Ordine del giorno Marrocu - Biancu - Pinna - Licheri - Balia sulla nuova fase costitutiva della autonomia e sull'istituzione della Consulta statutaria.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito introdotto dalle dichiarazioni del Presidente della Regione in materia di riforme istituzionali;
PREMESSO che:
- dalla discussione, insieme alla conferma dell'impegno riformatore sancito dal Consiglio regionale con l'approvazione degli ordini del giorno dell'8 settembre e del 7 ottobre 2004, è emersa la volontà di produrre una forte accelerazione nell'avvio di un processo organico di innovazione istituzionale finalizzato al rafforzamento e rinnovamento dei principi costitutivi dell'autonomia speciale della Sardegna, assegnando alla presente legislatura regionale il carattere di una "legislatura di riforme";
- tale processo è da promuovere mediante l'apertura di una fase politica e istituzionale "straordinaria", nella quale ricercare il coinvolgimento dell'insieme delle forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, promuovendo inoltre, per le modifiche di rango costituzionale, la partecipazione del sistema degli enti locali ed il più largo consenso democratico attraverso la partecipazione dell'intera società sarda in tutte le sue espressioni politiche, territoriali, sociali, economiche e culturali;
- risponde a questa esigenza l'indicazione del Consiglio regionale, che nel richiamato ordine del giorno del 7 ottobre 2004 aveva individuato nella creazione di una Consulta statutaria la modalità in grado di garantire la partecipazione delle rappresentanze della società sarda, affiancando il Consiglio regionale nel processo di integrale riscrittura dello Statuto di autonomia;
CONSIDERATO che la nuova fase costitutiva della autonomia dovrà essere concepita come un processo unitario, articolato in quattro linee di riforma tra loro interconnesse: il nuovo Statuto costituzionale dell'autonomia sarda, la legge regionale statutaria sulla forma di governo, la legge di organizzazione amministrativa, la legge elettorale;
VALUTATO che la Prima Commissione è nelle condizioni di procedere rapidamente all'esame della proposta di legge già presentata, e di altre eventualmente in corso di elaborazione da parte di diversi gruppi politici, mediante un testo unificato da integrare con un preambolo costituito da alcuni principi fondamentali che il nuovo Statuto speciale dovrà contenere, quali:
- il pieno riconoscimento dell'identità sarda e l'impegno solenne dello Stato nell'assicurarne la rappresentanza in tutte le sedi istituzionali nazionali ed europee, con l'indicazione di "speciali" obblighi per lo Stato e per l'Unione europea a favore della Sardegna;
- una diversa e più ampia previsione per la Sardegna dell'articolo 117 della Costituzione vigente, con l'introduzione di elementi di sovranità e di autogoverno della Regione, specie dove più invasiva ed invadente resta l'azione del Governo centrale, e dunque in materia di servitù militari, gestione del patrimonio storico, culturale, linguistico, organizzazione e gestione degli organismi preposti alla tutela del patrimonio ambientale;
- un ordinamento che concepisca ed organizzi l'autonomia speciale come sistema equiordinato, imperniato su Comuni, Province e Regione in un rapporto di pari dignità istituzionale, diretto a promuovere attraverso strumenti di perequazione il superamento degli squilibri territoriali;
- la ridefinizione della specialità alla luce delle ragioni permanenti legate alla insularità e ai suoi complessivi effetti storici, culturali, economici e commerciali, di mobilità e di accesso ai servizi; un riconoscimento esplicito dell'identità sarda e l'impegno solenne dello Stato a preservarla e ad assicurarne la rappresentanza in tutte le sedi istituzionali, nazionali ed europee; l'individuazione nell'Intesa Stato-Regione dello strumento pattizio permanente per l'approvazione e l'attuazione di interventi e progetti di comune interesse; l'indicazione di nuove e più incisive forme di partecipazione della Regione alle decisioni nazionali e comunitarie ed ai trattati internazionali che interessino la Sardegna; la previsione che i rapporti Stato-Regione siano improntati ai principi di leale collaborazione e sussidiarietà;
VALUTATO, altresì, che tre delle linee di riforma (legge statutaria, legge di organizzazione e legge elettorale) sono nella piena disponibilità dell'Assemblea regionale, mentre per quanto riguarda lo Statuto di autonomia molto dipenderà dalla capacità della Regione di stabilire un rapporto dialettico con il Parlamento e che questa sarà tanto più forte e vincente quanto più riuscirà a coinvolgere in tale processo riformatore la società sarda nella sua interezza e l'insieme delle forze politiche presenti in Consiglio regionale, nonché tutti i parlamentari sardi, indipendentemente dalla loro appartenenza di maggioranza o di opposizione;
CONSIDERATO che per ciò che attiene alle materie nella piena disponibilità del Consiglio regionale dovranno definirsi con legge statutaria scelte inerenti:
- forma di governo, rapporti tra esecutivo ed assemblea legislativa, con la compiuta esplicazione da parte del Consiglio sia della sua funzione di "organo legislatore", sia di quelle di verifica, di controllo e di indirizzo politico generale; norme generali volte ad assicurare principi di trasparenza amministrativa e di moralità nell'esercizio delle funzioni politiche ed istituzionali, organi di garanzia statutaria;
- legge elettorale, modalità di elezione del Consiglio regionale, del Presidente della Regione, dei componenti della Giunta, principi per assicurare la parità di rappresentanza dei sessi, casi di ineleggibilità e di incompatibilità, diritto di iniziativa legislativa e indizione dei referendum abrogativi, propositivi e consultivi. Constatata la stretta correlazione esistente tra forma di governo e sistema elettorale, anche nella eventualità di due distinti progetti di legge, questi dovranno derivare da un'impostazione politica omogenea, e dovranno garantire il rispetto dei principi di "rappresentatività e stabilità"fissati dall'articolo 15 dello Statuto, prevedendo l'elezione diretta del Presidente della Regione contestualmente a quella del Consiglio, cui conseguono in capo al Presidente i poteri di nomina e revoca degli Assessori, in quanto responsabile della direzione politica dell'esecutivo e referente principale dell'attuazione del programma di governo; un diverso e migliore "equilibrio istituzionale" andrà ricercato attraverso una più precisa definizione delle competenze dei diversi organi statutari, un più stringente collegamento tra Presidente e coalizione politica sin dal momento elettorale, il rafforzamento dei poteri di controllo sull'esecutivo da parte dell'Assemblea legislativa, in particolare attraverso l'introduzione dello Statuto delle opposizioni;
CONSIDERATO, altresì, che mediante legge ordinaria si dovrà procedere infine alla modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1, e della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, con una nuova legge dell'organizzazione, con un più ragionevole accorpamento delle competenze assessoriali, una modifica del numero degli assessorati, una riforma degli apparati amministrativi derivante dal processo di decentramento di funzioni e competenze verso il sistema delle autonomie locali in coerenza con il nuovo ruolo della Regione quale ente strategico programmatorio, un più efficiente e moderno sistema normativo che disciplini la selezione, l'attribuzione, le responsabilità e la verifica dei risultati della dirigenza amministrativa regionale,
TUTTO CIÒ PREMESSO,
dà mandato alla Prima Commissione
per l'approvazione, entro il 15 dicembre 2005, della proposta di legge istitutiva della Consulta statutaria, quale organismo di nomina consiliare, espressione della comunità regionale nelle sue espressioni politiche, territoriali, sociali, economiche, culturali ed istituzionali (sistema delle autonomie locali), con il compito di elaborare e presentare al Consiglio, entro il termine stabilito, una proposta di nuovo Statuto speciale. (4)).
PRESIDENTE. Gli ordini del giorno 1, 2 e 3, possono essere illustrati.
Ha facoltà di parlare la consigliera Caligaris per illustrare l'ordine del giorno numero 1.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente della Regione, stimati Assessori, colleghe e colleghi, l'ordine del giorno nasce nel solco dell'ordine del giorno (scusate la ripetizione) che a settembre e ad ottobre dello scorso anno ha posto l'accento sulla necessità di procedere alle riforme attraverso la Consulta.
Con questa iniziativa delle colleghe Cocco, Lanzi, Lombardo e mia, intendiamo innanzitutto allargare il più possibile il fronte della consultazione, quindi l'idea di un albo regionale, che raccolga tutte le possibili idee, progetti, idealità, anche quelle più distanti dalle istituzioni. L'obiettivo è quello di allargare il fronte della consultazione. Evidenzia, anche, una questione di rappresentanza in modo tale che, qualora si costituisse il comitato di coordinamento, così come previsto dalla proposta di legge attualmente in Commissione, sia garantita una effettiva equilibrata rappresentanza di genere.
E' uno stimolo in più, una aggiunta a tutto il processo riformatore, nel quale appunto si colloca l'idea che ci sia una partecipazione massima dei cittadini, ma anche delle cittadine sarde.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Atzeri per illustrare l'ordine del giorno numero 2.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per ribadire che ci si trova di fronte a una fase costituente, e quindi nel rimarcare appunto il fatto politico che la centralità del Consiglio deve prevalere sugli altri organi. Consiglierei pertanto al presidente Soru di non esagerare sconfinando nel campo dell'assessore Dadea parlando di organi e di cuore. Ho visto l'Assessore un po' stupito dire: "Vuole sottrarmi spazi anche dal punto di vista cardiologico".
Però, al di là dell'enfasi riportata dal Presidente, noi pensiamo che lo strumento principale rimanga comunque l'Assemblea costituente, perché crediamo che sia l'unica che possa mobilitare le coscienze e l'unica che possa davvero far dialogare e far uscire dal silenzio secolare i sardi, perché si diano delle regole e creino un rapporto pattizio nuovo per disegnare la nuova specialità. E' uno strumento infatti dal dibattito che la Sardegna ha sempre questa specialità, che però non viene sottoposta all'attenzione né dell'Unione europea né dello Stato, e di questo non ci stupiamo più di tanto.
Ecco perché noi abbiamo delegato la prima Commissione affinché, con quella teoria dei vasi comunicanti che ho cercato di esporre ieri, affronti contemporaneamente la legge statutaria, la legge elettorale e il modello organizzativo, fissando delle scadenze e quindi offrendo una risposta ai sardi che da troppo tempo attendono che le istituzioni si adeguino alle nuove esigenze, a fronte anche della incalzante globalizzazione e del crollo dei muri, veri e virtuali, che si sono succeduti.
PRESIDENTE. Comunico che nell'ordine del giorno numero 4 per errore manca la firma dell'onorevole Marracini.
Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'ordine del giorno numero 3.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, questo ordine del giorno ha come obiettivo quello di dare voce a coloro che, durante il dibattito che si è svolto in questi giorni, hanno ribadito la necessità che lo Statuto autonomo della Sardegna venisse riscritto da uno strumento di ampia partecipazione, uno strumento eletto direttamente della gente, uno strumento come l'Assemblea costituente per il quale già il Consiglio regionale nella scorsa legislatura si pronunciò attraverso una proposta di legge costituzionale.
Devo dire che questa considerazione, che per altro in maniera direi diretta io ho espresso insieme a tanti altri colleghi durante la discussione in Aula, forse è rafforzata da ciò che il Presidente della Regione ha dichiarato nella sua replica di questa mattina, e forse su ciò che il Presidente della Regione ha dichiarato dovrebbero ragionare i colleghi al momento di decidere che voto esprimere su questo ordine del giorno.
Il Presidente della Regione ha ricordato un problema che è oggettivo e che è sotto l'occhio di tutti, cioè che esiste una discrasia tra il modo in cui le riforme vengono percepite dal palazzo della politica e il modo in cui vengono percepite dalla gente; esiste una mancanza di raccordo, una mancanza di comunicazione tra il palazzo della politica e i cittadini sardi, che consenta a questi ultimi di comprendere come le riforme costituiscano il primus movens del lavoro, il primus movens dell'occupazione, dello sviluppo turistico, dell'efficienza della pubblica amministrazione, di una burocrazia al servizio del cittadino, di una Regione in poche parole amica, di una Regione che cammina quotidianamente insieme ai cittadini sardi.
Se questo non si è realizzato non può essere colpa di chi sta fuori dal Palazzo, se questo non si è realizzato è, l'ho detto e lo ripeto, un fallimento di questa classe politica, un fallimento di tutti noi che sediamo all'interno di quest'Aula; quindi su questo noi dobbiamo ragionare.
Noi dobbiamo ragionare su quale sia il modo attraverso cui questa classe politica che noi rappresentiamo in quest'Aula, la classe politica che oggi guida la Sardegna, possa convincere i sardi della necessità di aprire un dibattito sulla riforma dello Statuto, sulle riforme statutarie in Sardegna, un dibattito che è fondamentale - l'abbiamo ricordato tutti - per il futuro della Sardegna e per il futuro della quotidianità della Sardegna, non per l'alta ingegneria istituzionale.
Dice il Presidente che si potranno coinvolgere all'interno della Consulta tutte le forze sociali, politiche, imprenditoriali, culturali, ogni migliore risorsa della Sardegna. Aggiunge che si organizzeranno in questi mesi, che sono mesi costituenti per la Sardegna, mille assemblee tra i cittadini sardi per discutere dei valori dello Statuto sardo. Io allora chiedo al Presidente che si ricordi, ogni volta che viene organizzata un'assemblea (lo chiedo ai colleghi del centrosinistra, ma anche a quelli del centrodestra) ogni volta che viene organizzata una assemblea sulle riforme statutarie e sull'Assemblea costituente di inviare al Gruppo dei Riformatori una nota di due righe, per informarli che ad Ales, a Morgongiori, a Benetutti, a Lodè, si sta tenendo un'assemblea di cittadini sui valori dello Statuto, su quelli che saranno i valori che dovranno essere consacrati nello Statuto.
Se questo succederà, se davvero verranno organizzate mille assemblee in tre mesi nei diversi comuni della Sardegna, forse allora qualcuna delle remore che noi Riformatori nutriamo potrebbe essere superata, qualcuna delle remore che i presentatori di questo ordine del giorno hanno potrebbe essere superata se ci saranno davvero mille assemblee affollate di cittadini che discutono animatamente ed appassionatamente di che cosa significano le riforme in Sardegna.
Noi però riteniamo che sia difficilissimo che possa avvenire. Vi chiediamo, pertanto, ancora una volta, di riflettere, perché lo strumento della Costituente non è uno strumento neutro rispetto agli obiettivi che dichiarate di voler raggiungere e che noi siamo d'accordo con voi nel volere raggiungere, cioè l'obiettivo che tutti i cittadini sardi siano consapevoli dell'importanza della fase di riscrittura statutaria per l'intero futuro della Regione Sardegna.
Riflettete ancora sullo strumento, non può esserci uno strumento inadeguato rispetto agli obiettivi che si devono raggiungere, l'Assemblea costituente rimane la strada maestra ed anche in termini di tempo è la più veloce, ed è soprattutto quella che conferisce dignità, orgoglio e consapevolezza a tutti i cittadini sardi nel momento in cui ci apprestiamo ad un'iniziativa che, ha ragione il Presidente della Regione, può essere scritta nelle pagine della storia della Sardegna.
PRESIDENTE. Comunico che la consigliera Caligaris ha aggiunto la propria firma all'ordine del giorno numero 4.
Ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu per illustrare l'ordine del giorno numero 4.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, utilizzerò pochissimi secondi, per ribadire con tenacia l'invito che questa maggioranza rivolge alle altre forze consiliari di centro e di destra per una ulteriore riflessione che veda, almeno nel percorso di discussione e di approfondimento indicato dall'ordine del giorno, una unità da parte di questo Consiglio.
Lo ribadisco, siamo ostinati, spero che anche questi pochi minuti che rimangono consentano una ulteriore riflessione. In questi giorni ci siamo confrontati, c'è stato un confronto anche all'interno della maggioranza, tra la maggioranza e il suo Esecutivo, tra la maggioranza e il Presidente. Credo che, sia l'intervento del Presidente, che ha aperto il dibattito, sia la replica di oggi, sia una lettura attenta dell'ordine del giorno che la maggioranza ha presentato (che è frutto anche di un dibattito interno e di una sintesi raggiunta tra le diverse posizioni esistenti anche al nostro interno) possano consentire anche alla minoranza di ritrovarsi sul percorso indicato.
Ci pare che non sussista più nessuna di quelle ragioni che nel dibattito da parte dei colleghi sono state utilizzate per dire che non si poteva arrivare ad una sintesi comune perché c'era qualcosa di prestabilito, di predefinito, di già costruito, che precedeva l'avvio del percorso di riforma. Mi pare che le dichiarazioni del Presidente, le conclusioni di oggi, la replica di oggi, che noi condividiamo totalmente, e il testo che abbiamo proposto, possano consentire una ulteriore riflessione a tutte le forze consiliari, quelle di centro, quelle anche di destra, per arrivare ad un accordo che individui in questo documento e nella strada indicata in questo documento un percorso da seguire.
Non credo che siamo fuori tempo massimo, credo che si possa sempre e comunque, con pazienza, trovare un punto di incontro. Noi abbiamo cercato di farlo proponendo questo ordine del giorno, noi auspichiamo ancora da parte dei colleghi che rappresentano la minoranza una ulteriore riflessione e che ci si possa incontrare su questo ordine del giorno. Non aggiungo altro.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli ordini del giorno ha facoltà di parlare l'assessore Dadea.
DADEA, Assessore tecnico agli affari generali, personale e riforma della Regione. Sul primo ordine del giorno, quello a firma Caligaris, Cocco, Lanzi, Lombardo, naturalmente noi comprendiamo le motivazioni che ne stanno alla base e, naturalmente, comprendiamo che l'esigenza della rappresentanza femminile nell'ambito della Consulta statutaria sia un elemento caratterizzante e fondante, che deve stare alla base della nascita della stessa Consulta.
Nutriamo qualche perplessità sull'utilità di istituire un albo regionale, ma forse questo è un aspetto secondario rispetto all'obiettivo primario che mi pare stia alla base di questo ordine del giorno, cioè la necessità che nell'ambito della Consulta statutaria, che deve raccogliere la società sarda in tutta la sua interezza, in tutte le sue articolazioni, la componente femminile, la componente di genere, sia ampiamente rappresentata, perché d'altronde la componente di genere è una componente fondamentale della società sarda stessa.
Per quanto riguarda invece l'ordine del giorno numero 2, quello a firma dei consiglieri Atzeri e Scarpa, noi accogliamo con un po' di dispiacere ed anche disappunto la presentazione di un ordine del giorno da parte del Gruppo Sardista. Penso che la tradizione e la storia del Partito Sardo d'Azione sia profondamente connaturata con le grandi scelte di carattere istituzionale che sono state effettuate nella storia della nostra autonomia e che quindi la componente Sardista sia una componente fondamentale, insieme a tutte le altre, nel momento in cui ci accingiamo a riscrivere il patto costituzionale che ci lega e ci dovrà legare allo Stato, pertanto una diversificazione da parte del Gruppo Sardista sarebbe, da questo punto di vista, un fatto molto negativo.
Per quanto riguarda la parte dispositiva dell'ordine del giorno dei colleghi sardisti, noi esprimiamo sostanzialmente un parere positivo. Non troviamo grandi differenze nella parte espositiva nel momento in cui si dà mandato alla prima Commissione, non vediamo grandi differenze rispetto, sia all'ordine del giorno che è stato presentato e firmato dai gruppi della maggioranza, sia alle dichiarazioni che hanno avviato il dibattito da parte del Presidente della Regione, sia alle conclusioni del Presidente stesso.
Sarebbe magari auspicabile che potesse essere modificata quella parte dove si chiede di attivare immediatamente l'iter parlamentare per la riscrittura dello Statuto speciale, prevedendo non tanto l'obbligatorietà quanto forme diverse di consultazione dei cittadini sardi e delle forze sociali, ed eventualmente che si cercasse di unificare anche le scadenze temporali legate alla predisposizione dei testi unitari fissando come termine ultimo entro la fine dell'anno 2006. Penso che con queste integrazioni, per quanto riguarda la Giunta, non dovrebbero esserci grosse difficoltà ad accogliere la parte dispositiva dell'ordine del giorno presentato dagli onorevoli Atzeri e Scarpa.
Per quanto riguarda invece il terzo ordine del giorno, quello a firma Vargiu, Capelli e più, io, la Giunta, il Presidente, abbiamo avuto modo di dire più volte che nutriamo grande rispetto nei confronti dell'ipotesi che è stata avanzata altre volte già in questa legislatura, ma che è stata oggetto di un dibattito e di un confronto molto ampio nella legislatura precedente, per quanto riguarda l'individuazione dello strumento della Costituente. Noi abbiamo sempre guardato, pur da posizioni diverse, con grande rispetto a questo strumento, anzi è uno strumento che ha raccolto grandi adesioni all'interno della società sarda, però non possiamo non considerare che l'individuazione di quello strumento non ha portato ai risultati da tutti auspicati.
Quindi è necessario che noi compiamo un passo in avanti, dobbiamo - io penso - smettere di dividerci sugli strumenti, di dividerci sui percorsi e finalmente cercare di entrare nel merito delle proposte di revisione dello Statuto, di legge statutaria, di legge di organizzazione. Questo è il vero terreno di confronto, dobbiamo evitare di continuare a dividerci sugli strumenti e cercare invece ciò che ci unisce sul merito dei diversi provvedimenti di riforma.
Per quanto riguarda invece l'ordine del giorno a firma Marrocu, Biancu, Licheri, Balia (mi pare si sia anche aggiunto Marracini) noi pensiamo che raccolga quanto è emerso da questo dibattito. E' un'utile base di discussione, delinea un percorso, ed è un percorso che può esser condiviso, noi pensiamo, dall'interezza del Consiglio regionale. Io penso che le parole accorate del Presidente, i contenuti delle sue conclusioni possano essere un ulteriore elemento di riflessione per tutto il Consiglio regionale.
In questo ordine del giorno è raccolto ciò che è emerso da questo dibattito, e vorrei sgomberare il terreno da un pregiudizio che ha aleggiato all'interno di quest'Aula consiliare, cioè il pregiudizio che siano stati posti in essere da parte della Giunta degli atti che abbiano precostituito delle decisioni riguardo ad aspetti del processo di riforma. La Giunta regionale non ha posto in atto e non ha precostituito nessuna decisione, non ha approvato nessun provvedimento, nessun disegno di legge, si è presentata all'Assemblea in maniera aperta, ha prospettato le sue elaborazioni, ma queste elaborazioni sono aperte al contributo di tutti e, come ha detto il Presidente, l'ipotesi di legge statutaria potrà essere integrata, modificata, come il Consiglio regionale, nella sua autonomia, riterrà meglio.
Non abbiamo precostituito niente, non abbiamo intenzione di precostituire niente, all'interno di questo percorso, che è fatto di quattro corpi di riforme, noi abbiamo colto un filo conduttore unico, che unisce questi quattro provvedimenti e su questo mi pare che non siano emerse differenze sostanziali all'interno di questa Assemblea. Io ritengo che dovremo spendere ancora energia, che dovremo spendere ancora fatica perché alle firme di questo ordine del giorno si possano aggiungere le firme degli altri Gruppi presenti in questo Consiglio regionale.
Non ci sono elementi di differenziazione e non sono emersi elementi di differenziazione nel dibattito che ha preceduta la presentazione di questo ordine del giorno. Io credo che la ricerca dell'unità sulle riforme sia un elemento che ci debba unificare tutti, per due ordini di motivi: non solo perché siamo profondamente convinti che in materia di riforme non si possa procedere a colpi di maggioranza (e questo è un principio di democrazia dal quale noi non vogliamo assolutamente deflettere) ma anche perché pensiamo che a seconda delle modalità di approvazione dei singoli provvedimenti di riforma, questi possano generare delle conseguenze che possono essere profondamente negative per il processo di riforma stesso.
Dobbiamo consumare gli ultimi minuti che ci separano dalla votazione per cercare ancora, con determinazione, con forza, una unità di intenti all'interno di questa Assemblea. Questo è l'obiettivo a cui tutti noi dobbiamo tendere, e le parole del Presidente, che ha sgomberato il terreno da altri pregiudizi che hanno aleggiato in questi dodici mesi all'interno di questa Assemblea, sono il miglior terreno di confronto perché questa unità si possa ricercare nella concretezza del processo riformatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, alla luce delle dichiarazioni del Presidente della Regione, dell'illustrazione degli ordini del giorno, chiederei dieci minuti di sospensione per offrire la possibilità ai Gruppi di confrontarsi al proprio interno ed effettuare le opportune valutazioni.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono obiezioni sospendo la seduta fino alle 11 e 50.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 40, viene ripresa alle ore 12 e 33.)
PRESIDENTE. Chiedo scusa per l'interruzione che si è protratta più di quanto previsto, ma i Gruppi hanno avuto bisogno di approfondire alcuni aspetti.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho molto apprezzato la sua disponibilità a concedere tempi, non dico lunghi, ma congrui, trattandosi di problemi così importanti; spero che voglia manifestare la stessa disponibilità anche nei miei confronti, se non altro perché le nuove dichiarazioni del Presidente, aggiunte alle dichiarazioni dell'Assessore, meriterebbero un approfondimento adeguato, ma anche perché io pronuncerò un'unica dichiarazione di voto.
E' stato detto in quest'Aula, da più parti, che la Sardegna vanta una lunga storia, una tradizione complessa, formata da tante facce che si compongono in un'unica identità profondamente unitaria, ma articolata. Quindi noi, come giustamente affermavano i colleghi che mi hanno preceduto, abbiamo l'obbligo di far dialogare gli aspetti diversi dell'anima del popolo sardo e far emergere da questo dialogo e da questo confronto un'idea che sia la più possibile condivisa, anche se partendo da posizioni differenti e con progetti e prospettive non uguali, un'idea che valorizzi il legame del popolo sardo a radici comuni ad una stessa (e a mio giudizio, nelle proposte non ce n'è traccia) identità nazionale.
Io credo che soltanto in questo modo i sardi potranno decidere, per questi grandi motivi, di aderire ad un progetto preciso, definito, che tutti possano sentire come proprio. Questo progetto non può che essere l'esatto contrario di ogni forma di concentrazione del potere; solo così è possibile organizzare le riforme, la vita e la società su un piano diverso, ma unitario. I mali, come diceva qualcuno, cominciano quando il Governo, invece che fare appello ai poteri dei singoli, dei gruppi, dei partiti, delle associazioni, si sostituisce o tende a sostituirsi ad essi; quando, invece di informare, consigliare e talvolta denunciare, impone vincoli, ordina di tenersi in disparte e qualche volta agisce in loro vece.
Per questo il primo ostacolo che bisogna rimuovere è quel progressivo ed allarmante isterilirsi della democrazia provocato dal venir meno del suo alimento naturale: il pieno e convinto coinvolgimento dei cittadini nella vita delle istituzioni che li rappresentano, la loro partecipazione attraverso la quale viene messa in campo tutta la forza vitale della comunità che diventa un potente fattore di stimolo e di funzionalità della politica. Non bastano le primarie, Presidente, le primarie adesso bisogna continuarle, anche i candidati alla Camera e al Senato dovranno avere le primarie, altrimenti sono fasulle, dobbiamo far entrare questo vento nuovo.
Oggi però si registra, soprattutto in Sardegna, una crisi allarmante degli strumenti di partecipazione pubblica e di socializzazione (perché non dirlo?) dei partiti e delle forme di spirito civico e di associazionismo. Io credo che noi dobbiamo recuperare il capitale sociale della società civile, cioè quella rete di relazioni collettive, di solidarietà e di impegno comunitario che caratterizza una società così coesa e forte. Allora, Presidente, unire, non dividere, rafforzare lo spirito di coesione, non fiaccarlo. Ecco allora che è essenziale che noi ci sentiamo, in qualche modo, una nazione, con la nostra identità costitutiva, perché solo così il discorso su assemblee costituenti e consulte passa in secondo piano.
La Sardegna è una nazione, una nazione senza stato, una nazione incompiuta, non una ordinaria entità geografica dell'Italia, una regione particolare e diversa, alla quale lo Stato e l'Unione Europea devono riconoscere elementi (come ho sentito) di maggiore autonomia e sovranità. E' insufficiente: la nuova Carta costituzionale sarda, per realizzare una autonomia nazionalitaria generale, è un'esigenza ineludibile, questo lo diciamo tutti. Profonde ragioni storico culturali, giuridico istituzionali, etniche, ambientali e scientifiche, portano al diritto naturale dei sardi di costituire una nazione, sia pure nell'ambito istituzionale dello Stato. Francesco Cossiga ha presentato, in proposito, una proposta in Parlamento e noi l'abbiamo presentata qui, ma di questa non c'è traccia.
E' la nostra condizione insulare che ha formato una individualità storica, etnica, linguistica ed antropologica componendo un'inconfondibile DNA identitario che legittima la pretesa di essere popolo e nazione. Popolo e nazione che non vuol dire stato, conosciamo benissimo la differenza che intercorre tra stato, nazione e popolo, ma se non vogliamo livellare il potere della Regione a Statuto speciale nei confronti delle altre Regioni che ormai ci hanno superato, noi dobbiamo aumentare la statualità della nostra nazione.
E il rapporto Stato-Sardegna-Italia generale si allarga anche ai paesi, regioni, nazioni senza stato, sino al Mediterraneo, ai paesi dell'Asia minore, dove incontriamo le nostre origini antropologiche. Il sardismo nazionalitario, espressione profonda di un diritto naturale, è il punto sociale più alto della nostra coscienza di sardi, che attribuisce ai cittadini il naturale diritto/dovere di essere artefici del proprio destino e della propria vita.
Poteri esterni fino adesso, che ho sentito riecheggiare anche in quest'Aula, spesso con le nostre connivenze hanno infranto e continuano a infrangere la sacralità dell'autonomia; ho sentito dire addirittura che questa non serve! Queste sono ombre della nostra storia, perché l'autonomia - credo - per tutti quanti noi è il bene più prezioso e può diventare l'anima dell'identità nazionalitaria.
Allora, però, signori della maggioranza, signor Presidente, tutti i progetti, i programmi, le idee, le riforme camminano con gli uomini e con la mente degli uomini. Volete continuare a dividervi le vostre presidenze in ragione dei partiti o stiamo ragionando di riforme dove il Presidente della prima Commissione, la Commissione autonomia, è importante, è fondamentale? La Consulta con chi deve camminare? Il Presidente della Consulta da chi deve essere eletto? Io l'ho detto altre volte qui: credo che per la storia, la cultura, la formazione politica, la coscienza, l'autorevolezza non ci sia che un uomo oggi, che è Francesco Cossiga, che può presiedere questo organismo.
Allora parliamo di queste cose per fare un passo in avanti. Se no stiamo semplicemente ripetendo la discussione che si è sviluppata in quest'Aula nel mese di ottobre del 2004, a conclusione del dibattito sulla mozione relativa alla specialità autonomistica in Sardegna, e non facciamo un passo in avanti. Io non ho niente in contrario sull'ordine del giorno presentato dalla maggioranza, se ci sono questi segnali nazionalitari sono pure disposto a votare a favore, però non ripetiamo dibattiti senza fare mai un passo in avanti rispetto alle nostre aspirazioni, se ci sono.
Ma è giusto o non è giusto partire, nella contrattazione con lo Stato e l'Unione Europea, dal punto più alto, che è la nazione? Oppure partiamo dal punto più basso? Per arrivare dove? Perché poi ci sarà una contrattazione. Se noi non crediamo alle cose che stiamo affermando allora è inutile che parliamo di riforme o di quant'altro.
Chiedo scusa, Presidente, se ho portato via un po' di tempo in più.
PRESIDENTE. Se i colleghi sono d'accordo io proporrei di estendere, come abbiamo fatto per l'onorevole Floris, a dieci minuti le dichiarazioni di voto, che devono essere dichiarazioni sull'insieme dei quattro ordini del giorno presentati. Quindi i colleghi che seguiranno avranno dieci minuti a disposizione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, la proposta che lei avanza mi sembra giusta, accoglibile, complessivamente forse si riducono persino i tempi delle dichiarazioni di voto e si permette comunque di argomentare, seppure brevemente, il perché del voto a favore o contro gli ordini del giorno presentati.
Io faccio una dichiarazione di voto, normalmente non ne faccio, perché assegno alla discussione di questi giorni un valore estremamente importante, e penso di non praticare nessuna forzatura se affermo che persino l'intervento del presidente Soru ha ulteriormente aiutato e qualificato la discussione aperta dopo la sua relazione introduttiva. Lo devo dire: le conclusioni, anche l'introduzione, ma soprattutto le conclusioni le ho apprezzate perché si è parlato fuori dagli schemi, non si è seguito un meccanismo precostituito. Si è semplicemente risposto alle considerazioni che sono state espresse. Quindi io penso che quell'intervento conclusivo debba essere apprezzato dall'Aula, perché viene in aiuto alla riflessione che è stata prodotta in queste giornate.
Io non voglio innescare polemiche, non devo innescare polemiche, però è bene non nascondere la verità, lo dico per il collega Vargiu. Se si discute di riforme è giusto che i colleghi si soffermino sulle riforme, non può essere sostituita la discussione sulle riforme da un problema estremamente importante quale è il lavoro; quando discuteremo del lavoro ragioneremo del lavoro. Lo dico in battuta per evitare che i colleghi Riformatori se saranno al governo invece di scegliere l'Assessorato delle riforme scelgano l'Assessorato dei lavori pubblici. Sono quattro consiglieri regionali presenti in Consiglio, non c'è un collega ddei Riformatori componente effettivo della Commissione riforme. Lo dico per mantenere un minimo di coerenza nelle cose che diciamo, ma non perché voglio fare polemica, perché il cuore del ragionamento, mi permetto non di esprimere giudizi, ma il cuore del ragionamento è l'intervento che ha pronunciato adesso il presidente Floris, che richiamava le considerazioni del presidente Soru.
Vogliamo stare nel cuore del ragionamento? Se vogliamo stare nel cuore del ragionamento allora io penso, lo dico per il collega Moro, che qui non si tratta di allargare la maggioranza, è un errore se si scambia la disponibilità della maggioranza a un dialogo molto ravvicinato con le opposizioni per un tentativo di allargare la maggioranza. No, voi dovete rimanere cinque anni all'opposizione, perché questo hanno deciso gli elettori e bisogna attenersi a quella decisione. Ma discutere delle riforme significa partecipare, allargare la partecipazione, non allargare la maggioranza. Non abbiamo nessun obiettivo in quella direzione.
Allora, se dobbiamo allargare la partecipazione e se lo dobbiamo fare facendo emergere le diversità che sono presenti in Sardegna sui temi che adesso sono stati richiamati dal presidente Floris, allora io penso che occorra essere autonomisti sino in fondo, se no siamo autonomisti e dipendenti. E' vero, come partiti siamo tutti figli di organizzazioni anche nazionali, ma stiamo parlando di una specificità che è presente nelle famiglie di ognuno di noi: nelle nostre case c'è il sardismo, al di là dell'adesione ai partiti, da Rifondazione Comunista, ai DS o agli amici di Alleanza Nazionale.
C'è una componente sardista in ognuno di noi che non possiamo eliminare e non si elimina per legge. Allora quella componente che è presente in ognuno di noi facciamola diventare una convergenza su quello che dobbiamo fare, sulle riforme, che, ripeto, sono il cuore della democrazia.
Guardate che negli anni passati i Capigruppo, a differenza degli ultimi anni, facevano parte tutti della prima Commissione, perché era la prima Commissione che svolgeva un ruolo largo, unitario e diciamo "orizzontale" della politica. Solo negli ultimi anni i Capigruppo hanno deciso di fare parte della Commissione programmazione e si capisce il perché: perché abbiamo concesso più spazio alle questioni economiche e abbiamo invece messo in secondo piano la questione delle riforme, che invece è la questione principale e unitaria. Ma perché?
Era la stagione dell'autonomia e si ragionava in quest'Aula davvero come espressione e rappresentanti del popolo sardo. Guardi, presidente Floris, il passaggio da cittadini a popolo è estremamente delicato, è un'operazione culturale che può modificare molto il nostro rapporto con le istituzioni, perché i sardi hanno un rapporto antico e negativo con le istituzioni. Il passaggio da cittadino a popolo e poi, quello che dice lei, il passaggio da popolo a nazione è un percorso di tipo culturale e anche istituzionale che non vive solo nell'aula del Consiglio regionale, nel parlamento dei sardi. E allora come si raggiunge una convergenza tra le diverse sensibilità (io non parlo né di maggioranza né di opposizione) ma tra le diverse sensibilità di quest'Aula?
Io vorrei fare un ulteriore sforzo, noi dobbiamo fare un ulteriore sforzo, io non vorrei un voto contrario delle altre sensibilità presenti nell'Aula su un tema come questo che stiamo trattando. Lo considererei preventivamente negativo, perché ci collocherebbe in modo sbagliato nel ragionamento che abbiamo fatto. Io sono perché ci sia un voto positivo, che non vuol dire approvare il documento, ma un voto positivo che confermi quel tanto di sardismo che è presente in ognuno di noi, quel poco o molto di sardismo che è in ognuno di noi.
Abbiamo detto: occorre tenere alta la discussione riferita ai problemi dell'autonomia. Guardate l'altezza della discussione - sono d'accordo - la stabiliscono gli uomini, ma qual è la discussione unitaria che noi possiamo proporre nei prossimi mesi per la Sardegna? Il dispositivo che abbiamo preparato impegna la Commissione autonomia su una procedura limitata ma precisa, ed è giusto che sia indicata, se no non c'è un vincolo. Ma ci può essere un'altra apertura che si può fare, io la faccio: ma insomma, stiamo parlando di coinvolgere la gente in una discussione democratica che parta dalle nostre comunità sino alle organizzazioni sindacali, sino al mondo della cultura, al sistema delle imprese e al popolo sardo. Chi la organizza questa discussione? La maggioranza? Se la organizza la maggioranza, la maggioranza la organizza in quanto maggioranza.
Aggiungiamo un dispositivo ulteriore a quel documento per dare un voto positivo, diciamo che la Conferenza dei Capigruppo organizza il confronto con l'esterno, con la società sarda, così nessuno di voi, nessuno di noi si sente escluso e tutti partecipiamo all'organizzazione, alla definizione dell'ordine del giorno, ai tempi della realizzazione, chiaramente in accordo con la Giunta, che deve fare sintesi assieme a noi del lavoro che facciamo su questo tema. Siete d'accordo?
Io non credo che i colleghi Diana, La Spisa, Giorgio Oppi, Ladu, gli altri colleghi, siano contrari al fatto che i Capigruppo organizzino il confronto con l'esterno. Come fate ad essere contrari? Che interesse avete ad essere contrari? Aggiungiamolo, se può servire, presidente Floris, per fare quello che diceva lei: aprire questo confronto fecondo in Sardegna e aprirlo unitariamente. Io altri strumenti non ne vedo, se non quello di tornare alla politica, all'accordo, alla mediazione, al concetto alto dell'autonomia.
Io lo metto in capo agli amici, ai colleghi, ai compagni del Consiglio regionale, perché quel momento di confronto esterno non sia promosso da una parte o, peggio, da una parte contrapposta all'altra. Lo so che sto parlando di problemi che sono presenti nelle case di tutti. Dicevano gli antichi non ci sono porte senza chiodi, tutte le porte hanno chiodi, ce li abbiamo noi e ce li avete voi! E allora facciamo in modo che i chiodi non ci facciano male e che servano per tenere in piedi le porte.
So che ci sono sensibilità diverse dentro le diverse organizzazioni politiche, che si discute e si capisce che si deve discutere, ma io sarei davvero in linea con l'intervento del Presidente, felice e contento se si aggiungesse un capoverso che mettesse in capo ai Presidenti dei Gruppi l'iniziativa per la promozione della consultazione esterna come elemento di equilibrio, di partecipazione e, aggiungo, perché non guasta, di responsabilità, di grande responsabilità per la riscrittura della Costituzione sarda nei termini unitari.
Vi invito a non respingere la proposta e a non respingere il documento che noi abbiamo presentato e che io voterò a favore, e voterò contro gli altri, perché dobbiamo produrre una sintesi che ci permetta di rispondere alle aspettative che ci sono oggi in Sardegna su questo tema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che prima di tutto mi corra l'obbligo di sottolineare l'intervento del Presidente della Giunta perché è la prima volta che mi sento di condividere un suo intervento. E' un intervento che sicuramente se pronunicato prima avrebbe portato a discussioni con toni diversi in quest'Aula, non solo in quest'occasione ma anche in precedenza. E do atto che il Presidente, prima mal consigliato, oggi ha effettuato un altro passaggio importante, quello del giuramento. E lo ha fatto, devo dire, come qualche collega mi ha suggerito, con piena coscienza e con fare democristiano, e ho apprezzato molto questo passaggio. Credo anche che bisogna fare qualche ulteriore passo in avanti.
Noi vorremmo parlare, in quest'Aula, con persone che ascoltano, e purtroppo al collega Marrocu, che non vedo in questo momento, devo dire che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire! Su questa base, onorevole Marrocu (a differenza del collega Cugini che ha pronunciato un efficace intervento) lei non troverà mai un terreno di leale confronto, perché la lealtà bisogna praticarla prima di riceverla. Quando si è messa in discussione l'autonomia e gli anni di autonomia si voleva mettere in discussione l'affermazione che dobbiamo raggiungere prima di tutto un'autonomia intellettuale e culturale per poter gestire l'autonomia politica, che non possiamo partire dall'autocritica.
Partire dall'autocritica significa costruire, e si fa un buon lavoro quando si fa autocritica. I padri della nostra autonomia sono sicuramente da ammirare, da incorniciare per la loro azione, per quello che hanno ottenuto. Credo che non tutti noi dobbiamo autoassolverci dall'aver gestito l'autonomia in maniera poco efficace.
Dicendo al Presidente che fin dall'inizio c'era una grande occasione in quest'Aula, quella di poter governare (ognuno dalla sua parte chiaramente, maggioranza e minoranza, non opposizione pregiudiziale) su alcuni temi importanti come questo, si voleva indicare un percorso anche da praticare nel futuro, in piena unità. Forse proprio quei consiglieri, avvezzi a creare divaricazioni, oppure gli adulatori dell'ultima ora segnano un limite che non ci consente e non ci ha consentito in passato di raggiungere quella piena unità di sardi all'interno di quest'Aula.
Io condivido quanto diceva l'onorevole Cugini: facciamo emergere tutta quella parte sardista che è in ognuno di noi, in tutte le famiglie sarde. E' per questo che ho proposto, non provocatoriamente (perché noi abbiamo un passaggio importante fra qualche mese, le elezioni politiche) di far sottoscrivere ai nostri leader, ai nostri partiti un patto per la Sardegna, e con la Sicilia. Abbiamo una grande opportunità: quella di condurre una battaglia comune. Oggi, credo, Presidente, lei avrà ben più chiara la situazione finanziaria di questa Regione, comprendendo anche che alcune operazioni di indebitamento erano necessarie e obbligate perché c'era una mancanza di rispetto di impegni da parte dello Stato Italiano.
Non è un peccato tornare indietro su queste valutazioni e riconoscere che oggi si può capire più di ieri il perché di quell'indebitamento e il perché, nonostante noi siamo qui a discutere di autonomia, io parlo ancora di priorità. E se si volesse capire l'intento di questo messaggio non si cadrebbe o nella banalizzazione di alcuni colleghi che hanno affermato che l'autonomia per noi non è importante o le riforme non sono importanti.
C'è una scala di priorità molto spesso sovrapponibile, che va gestita in maniera diversa, sulla base di due livelli di gestione: ordinaria e straordinaria. Quindi capirà, Presidente, cosa vuol dire predisporre oggi una finanziaria nelle condizioni date, con quell'indebitamento, e del perché di quell'indebitamento, del perché mentre oggi siamo qui a discutere di riforme di autonomia, giuste (diamogli la giusta, alta collocazione) siamo in ritardo nella presentazione della finanziaria, che sarebbe dovuta arrivare in Consiglio entro il 30 di settembre.
Abbiamo accumulato ritardi sul DPEF (quella è gestione ordinaria) e dobbiamo rispettare anche quei tempi. Ecco perché rimarco e dico - forse oggi comprendendoci un po' di più - che questi mesi andavano utilizzati, questo anno e mezzo andava utilizzato. Non dobbiamo però, Presidente, cadere nei trabocchetti della politica, nei trabocchetti delle parti, e questa era la grande occasione; la grande occasione per notare che i sardi uniti pensano ai sardi, non ai poteri della politica, ai poteri della maggioranza, al ruolo della opposizione, della minoranza.
Allora, su questa via, che da tempo abbiamo auspicato, noi siamo disponibili a qualsiasi tipo di confronto. Noi siamo sempre disponibili al confronto, se ascoltati. Per esempio, prima di parlare o di avanzare proposte di collaborazione, come giustamente dice il vostro Presidente incaricato, Prodi, discutiamone e poi elaboriamo delle proposte. Noi l'abbiamo fatto, avete letto le nostre proposte sulle riforme presenti in prima Commissione? Le avete lette? E' possibile che non ci sia uno spunto, un indirizzo condivisibile? Io credo, purtroppo, che voi non le abbiate lette.
Io ho letto la proposta del presidente Soru e dico che (come ho detto a lui nella sede opportuna quando ci siamo incontrati per presentarci) alcune parti della sua proposta che voi non condividete io le condivido, e non mi vergogno di dire che condivido una proposta da qualunque parte venga. Ci sono delle proposte innovative che vanno viste, che vanno valutate e che penso di poter condividere, che sono anche stravolgenti, ma è chiaro che la Regione non va avanti e non è al passo con i tempi se non si è in grado di disporre degli strumenti per modellare un'organizzazione regionale efficace ed efficiente. E per fare questo non si deve necessariamente intervenire sullo Statuto perché questi aspetti sono disciplinati soprattutto dalla legge di organizzazione della Regione.
C'è comunque un passo in più da fare: superare la diffidenza. Anche lì ho cercato di contribuire dicendo: ricostituiamo lo stato di diritto perché, Presidente, non si può dire che abbiamo necessità di regole per l'efficacia e l'efficienza e nello stesso tempo non rispettare le regole esistenti; non si può. Abbiamo mosso denunce ben precise e denunce politiche, non vogliamo perseguire la via della denuncia in altra sede e non lo faremo.
E' obbligo, diritto, dovere di tutti noi, non della sola minoranza, dire caro Presidente ci sono delle cose che non vanno bene, ci sono delle cose che vanno chiarite, ci sono delle cose che necessitano di una risposta e questa risposta si ha soltanto nel momento in cui si rispettano le leggi, le regole e si ricostituisce uno stato di diritto. Su queste basi noi siamo aperti, come sempre, per formazione e per convinzione ad una collaborazione piena e totale nel rispetto delle reciproche idee.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Oggi il Presidente della Regione ha pronunciato delle dichiarazioni conclusive dai contenuti, a mio avviso, assolutamente apprezzabili. Alcune indicazioni e sollecitazioni rivolte al Consiglio nella sua articolazione di maggioranza e minoranze sono pervenute in modo positivo, chiamando tutti noi ad uno sforzo, ad un impegno di coerenza rispetto agli obiettivi di riforma che da qualche tempo la classe politica sarda annuncia, e che purtroppo poi, nei fatti, non porta a conclusione.
Il collega Cugini ha ricordato il vezzo del Gruppo dei Riformatori, di dichiararsi fuori dal processo di riforma dentro le sedi istituzionali per percorrerlo in altre sedi, per esempio quelle referendarie, della mobilitazione popolare. Io devo dire che per alcuni aspetti condivido questa posizione: ciò che ci caratterizza di più è difficile sopportarlo come funzione, come responsabilità di Governo. Se io dovessi scegliere di fare l'Assessore per il mio partito, mai sceglierei di fare l'Assessore del lavoro: sarebbe come pormi a priori in una condizione di insufficienza, come una dichiarazione di inadeguatezza di tipo pregiudiziale. Preferirei dedicarmi alle politiche del lavoro come animatore sociale, animatore politico nella mia realtà, nella realtà delle fabbriche, dei campi, nelle realtà urbane, dei servizi, e stringere, costringere chi ha poi invece la responsabilità (e magari è anche colui che ci crede di meno) a seguirmi sulla strada in cui io mi cimento.
Quindi non critico tanto questa posizione, però abbiamo perso quattro anni andando dietro alle prospettive di Assemblea costituente, è venuto il momento di non farlo più. Abbiamo un sistema politico istituzionale che è datato, il trasferimento delle competenze regionali alle autonomie locali, risale ormai a trenta anni fa e lo stesso vale per la legge numero 1 del 1977. Abbiamo un sistema che è vecchio e che chiunque governi deve cambiare. E non vale la legge del "tanto peggio tanto meglio" nella dialettica tra maggioranza e minoranza, perché il tanto peggio sta diventando il tanto peggio per tutti, per quelli che governano e per quelli che stanno all'opposizione, e cioè per il sistema politico nel suo complesso, che è sotto crisi, criticato. La risposta che c'è stata anche in questa vicenda delle primarie con un afflusso di massa al voto è una risposta non di consenso, io non ne do un giudizio di questo tipo per questo o quello schieramento politico, secondo me è una manifestazione di dissenso rispetto alla volontà di emarginare il popolo, di renderlo non protagonista delle vicende della politica, del governo della cosa pubblica, è un dire basta a processi di delega quasi totale delle volontà ad alcuni. E si manifesta nelle forme più varie che possono essere interpretate anche nelle forme più varie.
Si dice: "diamo dimostrazione della volontà di procedere in maniera unitaria". Nell'ordine del giorno è indicato un certo tipo di percorso che mi pare rifletta l'indicazione della Commissione autonomia che deve procedere alla definizione della legge sulla Consulta. Mi trattengo trenta secondi per dire quale deve essere la funzione della Consulta. Se noi approviamo entro il 15 di dicembre - che vuole dire praticamente dopodomani - una norma che costituisce un organismo rappresentativo della realtà politica e sociale dell'Isola, la prima funzione che avrà la Consulta sarà quella di consultare, e di consultare tutta la popolazione, di trovare i meccanismi di contatto diretto con la popolazione, di raccogliere le esigenze e i bisogni e le aspirazioni, di definire qual è l'obiettivo principale.
Per me, come consigliere regionale del Partito della Rifondazione Comunista, l'obiettivo principale è quello di avere uno Statuto dei diritti delle persone e delle comunità in Sardegna, altri hanno un'altra visione di Statuto che non necessariamente coincide con le mie. Del resto statuti ne abbiamo visto molti, costituzioni ne abbiamo viste molte, alcune democratiche ed altre antidemocratiche, non per questo non sono costituzioni o statuti. Avere un organismo autorevole - e per questo deve essere profuso il massimo dello sforzo - e rappresentativo che Consulta, secondo me è un passo in avanti rispetto all'organizzazione dei lavori da parte della Conferenza dei Capigruppo del Consiglio regionale. Cioè è meglio che sia la Consulta, con la partecipazione dei diversi soggetti, a procedere in quest'attività avendo tempi definiti, avendo modalità che sono indicate nella legge, e sia la Consulta poi ad avanzare gli elementi di proposta per la configurazione del nuovo Statuto.
Io credo che con un percorso di questo tipo ci si possa ritrovare tutti, maggioranza e minoranza, sapendo che non si deve barare, non si devono fare scherzi. Anche nella composizione della Consulta, per esempio, se noi dicessimo che dobbiamo rappresentare la politica e quindi i partiti e la società, le organizzazioni sindacali, imprenditoriali, il sistema dell'economia, la cultura, l'università e quant'altro e, poi, conseguissimo un risultato dove le proporzioni delle culture politiche e dell'impegno sociale fossero completamente diverse da quelle che invece sono (per cui chi è più forte si rafforza e chi è più debole viene indebolito) non renderemmo un buon servizio alla conclusione positiva del processo di riforma. Questo percorso si può portare a compimento solo se tutti quanti giochiamo a carte scoperte senza assumere posizioni strumentali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, rispondo all'onorevole Cugini. Sì, onorevole Cugini, noi staremo quattro anni ancora all'opposizione e lo faremo, credo e spero, contribuendo alla crescita di questa Regione; sia in Aula sia fuori siamo disponibili anche a misurarci con le modalità che mi pare ella abbia indicato, per cui eserciteremo fino in fondo il nostro ruolo di opposizione o di minoranza. Sarà opposizione forte quando sarà necessario, sarà minoranza costruttiva quando ci saranno le condizioni perché questo avvenga.
Io ho ascoltato con grande attenzione le esternazioni del Presidente della Regione e comincio col preannunciare che il Gruppo di Alleanza Nazionale non parteciperà al voto sugli emendamenti numero 2, 3 e 4, e quindi il mio intervento sarà incentrato fondamentalmente sulle dichiarazioni del Presidente e sull'ordine del giorno che è stato presentato. Voglio ricordare all'Aula che questo dibattito è iniziato per sgombrare alcune perplessità che mi pare avessero raggiunto tutti quanti noi. Debbo dire che le considerazioni e le esternazioni del presidente Soru in linea di massima hanno fugato i dubbi che io ed altri avevamo relativamente all'orientamento che l'Aula doveva assumere in merito al problema delle riforme.
Ho ascoltato con attenzione e ho apprezzato soprattutto il fatto, che spero non sia sfuggito ai più, che il presidente Soru non sia entrato nel merito dei problemi. Questo era l'aspetto che ci interessava maggiormente: non ha fornito indicazioni precise su chi deve svolgere il ruolo, come lo deve svolgere, quali devono essere i passaggi. Perché questi ultimi sono tutti riservati a quest'Aula; a quest'Aula e quindi alle commissioni e quindi a noi consiglieri regionali.
Dico questo perché rileggendomi quanto contenuto nella bozza di Statuto che noi abbiamo preparato e presentato - ovviamente senza la presunzione che il presidente Soru la leggesse - mi è parso ovvio ed evidente che si tratta di considerazioni che non possono che essere condivise. Certo, il Presidente non si è attardato a rilevare un elemento fondamentale per noi, quello dell'unità nazionale; elemento del quale noi siamo convinti, come siamo convinti che ci debba essere un'integrazione europea come valore fondamentale della nostra identità più che per l'identità europea.
Siamo altresì convinti che occorra promuovere iniziative che rafforzino i legami con i nostri corregionali all'estero, così come siamo convinti che ci debba essere il riconoscimento della vita e della persona, che ci debba essere una tutela ben definita delle fasce più deboli, che debba essere salvaguardato il patrimonio marino ed ambientale (stabiliremo poi come, con quali modalità, col concorso dello Stato, con leggi concorrenti) nonché il patrimonio storico ambientale, architettonico, archeologico e culturale; che si debbano chiudere accordi anche con altre regioni o con altri stati e che devono essere accordi che nascano da questa realtà.
Certo, se si fosse entrati nel merito della regolamentazione della Regione Sardegna, forse lì sarebbero potute nascere le perplessità, ed è chiaro che il Presidente non è entrato nel merito, ci dovremo entrare noi per esempio per decidere chi deve avere la potestà regolamentare (io credo che tutti i regolamenti debbano essere scritti da questo Consiglio regionale). Così come non è entrato nel merito del tipo di elezione, diretta o non diretta, del Presidente della Regione, sarà un dibattito che svolgeremo in quest'Aula e probabilmente ci saranno dei Gruppi consiliari che ribadiranno la necessità di un'elezione non diretta, lasciata al Consiglio regionale.
E' lasciata anche alla nostra potestà stabilire, come qualcuno ha proposto, l'elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta in momenti diversi. Non è entrato neanche nel merito della regola del simul simul, eppure io credo che una norma anti "ribaltone" debba essere prevista, qualsiasi sia la normativa che poi andremo ad elaborare e a votare in quest'Aula, che sia l'elezione diretta o che sia un'elezione da parte del Consiglio regionale.
Ho detto tutto ciò perché, rileggendo anche il testo dell'ordine del giorno predisposto dalla maggioranza, credo che siano state accolte gran parte, se non tutte, le questioni che sono state sollevate perlomeno da noi, dal Gruppo di Alleanza Nazionale e in quest'Aula e fuori da quest'Aula. Noi avevamo paura che il Consiglio regionale potesse essere spogliato, sia per quello che è scritto nell'ordine del giorno, ma soprattutto per la puntualità con cui il presidente Soru ha quasi quasi scaricato tutto sul Consiglio regionale. Stiamo attenti, perché questa è l'ennesima sfida che il presidente della Regione lancia a questo Consiglio regionale.
Il Presidente della Regione ha detto: voi avete l'autorevolezza, la capacità, la potestà per stabilire tempi, misure e quant'altro è necessario per decidere ruoli e poteri della Giunta, ruoli e poteri del Presidente della Regione ed addirittura per autoregolamentare i vostri poteri. E quello che, credo, tutti quanti noi vogliamo, così come credo lo vogliano tutti i sardi.
Come si esercita questo potere? Si può esercitare solo all'interno di quest'Aula? Io credo di no. E quando noi abbiamo presentato la nostra proposta affermando che lo Statuto lo doveva scrivere il Consiglio regionale, non siamo stati così allocchi da non pensare che fuori c'è un popolo che deve essere consultato, che deve essere sentito, tutte ragioni importantissime; è chiaro che vogliamo questo. Ma, mi pare di capire che lo vogliamo tutti!
Ed allora condurre le battaglie contro i mulini a vento secondo me è di poco costrutto; noi dobbiamo lavorare e dobbiamo lavorare in questo caso anche con la maggioranza, e non dico "anche" in maniera negativa, lo dico perché credo che sia opportuno, quando si affrontano delle riforme di questo genere.
Qualcuno ha affermato che aveva i pantaloni corti quando è stato scritto lo Statuto della Regione Sardegna, io ero appena nato, forse avevo un anno, qualcuno ha detto anche che è cambiato il popolo sardo, che è cambiata la società sarda, che è cambiato il mondo, e tutto questo è vero.
Certo, io non mi fermerei, onorevole Pinna, ai saperi locali, ai sapori rurali e alla conoscenza globale, perché credo che sia un po' limitativo per noi. Sono aspetti importanti, certamente, nessuno lo disconosce, però stiamo attenti a non incentrare il tutto sulla nostra specificità. Saperi, sapori e conoscenza: la conoscenza sì che ci interessa ed è importante che i sardi ce l'abbiano, ma quegli altri valori, che non voglio mettere tra i valori con la "V" minuscola, certamente sono valori importanti, però noi abbiamo ben altro da salvaguardare, abbiamo ben altro!
Tutte queste considerazioni, che sono nostre considerazioni, non possono pertanto vederci esclusi da un processo di questo tipo, perché non vogliamo sentirci esclusi. E quindi per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 4 noi chiederemo la votazione per parti, perché riteniamo che ci sia una parte del dispositivo per la quale il Gruppo di Alleanza Nazionale si è già pronunciata in diverse occasioni contro, ed è quella relativa alla Consulta.
Io speravo che ve ne foste resi conto, colleghi della maggioranza: è passato un anno ed ancora non abbiamo una legge che ci dica esattamente da chi è composta, come è composta, quali sono i ruoli e i compiti e quali indirizzi bisogna impartire a questa Consulta. Ecco perché votiamo contro quel dispositivo, certamente non possiamo votare contro il preambolo, contro tutto quello che è poi il fatto più importante per quanto mi riguarda. Io direi che a questo punto dovrebbero sollevarsi le donne; dovrebbero sollevarsi le donne perché, secondo me, il termine che è stato usato è limitativo. Io chiederei alle donne proprio di sollevare un'eccezione su questo documento perché nel momento in cui si scrive: "Principi per assicurare la parità di rappresentanza dei sessi", ve lo dico per esperienza, quando si scrive "assicurare" non c'è più niente da fare: non vi verrà assicurato niente.
Ed allora io credo che sia opportuno che questo termine "assicurare" venga sostituito con un termine molto più semplice, se ne possono trovare anche altri, io suggerisco per "favorire" la parità di rappresentanza, perché il favorire presuppone un lavoro a monte che non è l'assicurare con il numero ma è quello di rendere possibile, agevolare. Quindi tutto ciò che si scrive deve tener conto di tutto un contesto che riguarda le donne e non può essere limitato solo al numero dei rappresentanti che debbono essere inseriti in lista.
Spesso e volentieri abbiamo rilevato, quando era obbligatorio, che non si trovava un numero sufficiente di donne da inserire nelle liste. Quindi il processo va favorito, non " assicurato", perché questo credo che sia il modo peggiore per aumentare la presenza delle donne nelle istituzioni.
PRESIDENTE. Abbiamo quattordici iscritti a parlare e, quindi, è inevitabile continuare questo pomeriggio; io farei intervenire l'onorevole Atzeri per l'ultimo intervento di questa mattina e poi aggiornerei la seduta a questo pomeriggio alle ore 16.30.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo brevemente, a conclusione di questo appassionato dibattito, per dichiarare il voto favorevole al nostro ordine del giorno, il numero 2, e per ringraziare per la sensibilità e l'apertura politica che, in ordine a questo, è stata prospettata dall'assessore Dadea e dalla Giunta.
Non per intestardirci, ripeto, su una differenza che non è di poco conto, ma quando nel dispositivo del nostro ordine del giorno manifestiamo la volontà di partecipare e di collaborare lealmente invitando ad attivare immediatamente l'iter parlamentare per la riscrittura dello Statuto speciale prevedendo l'obbligatorietà della consultazione dei cittadini sardi e delle forze social, riteniamo di aver colto proprio l'animo dell'Assemblea costituente. Noi non vogliamo sottrarre tempo prezioso al Consiglio, ma ogni progetto istituzionale che proverrà dal mondo accademico - e l'abbiamo detto - unirà la perfezione formale allo scarso realismo.
I bisogni sociali dei sardi non saranno vagliati ed approfonditi come avverrebbe con l'Assemblea costituente, ma questo nostro punto di vista ed il mandato che ci ha dato il partito non ci impedirà di collaborare e di apprezzare la disponibilità politica. Siccome però sono abituato a parlare con chiarezza, all'onorevole Cugini, che veramente ha una simpatia unica e travolgente, voglio ricordare che queste quote di sardismo diffuse non possono accomunarci, noi due siamo accomunati soltanto dal colesterolo e dalla fosfatasi prostatica, ma come sardismo non è possibile che siamo accomunati.
Ma detto questo, con la stessa simpatia dell'onorevole Cugini, io ritengo che queste riforme debbano essere riportate nel laboratorio che aprirà la primavera della nuova stagione autonomistica, che ci dovrà ridare un vestito consono alla nostra nobiltà e alla nostra specialità. Però, non per guastare la festa, devo aggiungere che il laboratorio preposto al confezionamento di queste riforme è stato, ahimè, sfrattato, commissariato, frettolosamente azzoppato. Ed allora, se siamo convinti che la centralità del Consiglio, e quindi della prima Commissione, debba metabolizzare e rilanciare queste riforme, attrezziamoci perché il laboratorio riacquisti il suo slancio, la sua indipendenza, e non sia telecomandato da nessuno e sia la Commissione prima che ridetti i tempi e allora noi voteremo a favore del nostro ordine del giorno e ci asterremo senza censure sull'ordine del giorno numero 4 della Giunta, con la quale collaboreremo lealmente e proficuamente.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Pili.
La seduta è tolta alle ore 13 e 30.
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