Seduta n.324 del 09/09/1998 

SEDUTA CCCXXIV

(Antimeridiana)

Mercoledì 9 Settembre 1998

Presidenza del Presidente SELIS

indi

del Vicepresidente MILIA

La seduta è aperta alle ore 10 e 09.

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 6 agosto 1998, che è approvato.

Continuazione della discussione e approvazione del Documento di programmazione economica-finanziaria 1999-2001 (Progr. n. 48/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale sul documento di programmazione economica e finanziaria.

E` iscritto a parlare il consigliere Berria. Ne ha facoltà.

BERRIA (Progr. Fed.). Grazie, signor Presidente. Io intervengo molto rapidamente su un punto che ritengo particolarmente importante, che riguarda le politiche di riequilibrio e anche le scelte che in questi anni il Consiglio regionale ha determinato, anche con atti, con provvedimenti, con mozioni su questi temi, poiché sono tra quelli che ritiene che il documento di programmazione economica e finanziaria rappresenta una novità nelle politiche di programmazione e ritiene che questo strumento debba diventare vincolante nelle scelte che la Regione fa.

Io guardo con molta preoccupazione, signor Presidente e colleghi consiglieri, a quanto sta avvenendo in alcune realtà della nostra regione, nelle aree interne della Sardegna, che non è solo una questione di una provincia, parlo di un fenomeno che è molto più complesso. Vedo emergere fenomeni di imbarbarimento, riprende la criminalità, la tragedia degli omicidi e anche della criminalità di segno tradizionale, e riprende con particolare virulenza il fenomeno degli attentati agli amministratori.

Il tema della emergenza democratica in molte parti della nostra regione si ripropone drammaticamente e si allarga paurosamente. Ci sono aree ad alto rischio ed è concreta la possibilità che in tanti centri gli amministratori locali abbandonino e nuove comunità rimangano senza governo. E tutto ciò si aggiunge a tanti comuni che sono già senza amministrazioni comunali.

E` tema che l'Assemblea regionale ha discusso più volte, e si va determinando - lo abbiamo visto anche nel corso dell'estate - una nuova consapevolezza. Io saluto positivamente questo, rispetto a stagioni di silenzio su questo tema, anche da parte del mondo politico, anche delle assemblee rappresentative, perché tutto questo rappresenta una sconfitta dello Stato ed io dico anche una sconfitta della Regione. E il tema della presenza dello Stato e delle istituzioni in tanta parte della nostra Regione e in intere aree dell'Isola si ripropone con assoluta gravità.

E credo che sia compito del Consiglio regionale riproporre questo tema in tutta la sua portata con grande forza. Oggi stiamo discutendo un documento importante, qual è il documento di programmazione economica e finanziaria, per gli atti che dovranno venire nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, a cominciare dalla discussione sulle politiche di bilancio, sullo stesso piano per il lavoro. Emerge, a mio modo di vedere, anche un aspetto molto delicato, molto serio, che io credo dobbiamo saper riproporre, che è il mancato rispetto di impegni che tutte le volte vengono assunti su questi temi. Mi riferisco in maniera particolare agli impegni del governo nazionale, credo però che ci dobbiamo interrogare anche sulla coerenza che c'è tra gli impegni che assumiamo come Consiglio regionale e poi i fatti concreti che si realizzano. Parlo del Consiglio e parlo anche del Governo della Regione.

Noi in queste aree, in tante aree della Sardegna, in queste aree a cui sto facendo un preciso riferimento nel mio intervento, abbiamo anche determinato scelte importanti in questi anni, che sono frutto anche di grandi mobilitazioni popolari, di uno straordinario impegno degli amministratori locali, di una risposta che è venuta da parte della Regione e dello Stato. Risultati se ne sono ottenuti, penso alla politica dei patti territoriali, penso agli accordi di programma che sono stati stipulati, questo per dire che quando pongo questo tema in questo modo, non lo pongo per girarla in soldi, per porre soltanto un problema di interventi e di misure di carattere finanziario, non lo pongo quindi per girarlo in uno sterile rivendicazionismo, quello che io vedo necessario e non più rinviabile è la necessità di determinare nella politica della Regione complessivamente un serio riequilibrio, perché squilibrio c'è.

Non penso a provvedimenti tampone, non penso a misure da riserva indiana o a provvedimenti straordinari, penso però alla necessità di costruire riequilibrio per rimettere queste aree al centro della politica regionale complessiva, per fare entrare queste aree nelle politiche generali di sviluppo.

Quei provvedimenti che prima ho richiamato, i patti territoriali, gli accordi di programma, dobbiamo dircelo, io sono tra quelli che ha fatto con convinzione una battaglia qui e fuori di qui e sono convinto che sia stata una battaglia giusta, quei provvedimenti toccano aree, anche territoriali e settori molto ristretti. Il grosso di quelle comunità, di quei territori, la gran parte di quei territori continua a rimanere escluso. Credo che in quelle aree si riproponga anche il tema di rivedere scelte politiche fondamentali che in questi anni sono state fatte; si allarga paurosamente, signor Presidente, l'area della sfiducia, è lì che trova alimento spesso la protesta sterile ed anche la violenza.

Aumenta la disoccupazione, il punto è che cresce l'area della povertà; il punto è riuscire a ridare fiducia, riuscire a ridare una speranza; io lo vedo con grande preoccupazione, anche nella mia esperienza di amministratore locale, quando staccano il contatore della corrente elettrica perché viene meno il lavoro, tutto diventa difficile, tutto diventa più difficile e ci sono molti casi di lavoratori che sono stati licenziati che vivono in una condizione drammatica; quando la graduatoria per il cantiere comunale diventa un dramma per gli amministratori perché c'è una spinta molto forte di 200 - 250 persone per i tre mesi di lavoro, ci si sente assediati dalla politica del bisogno.

Questa è la condizione dalla quale bisogna partire, oggi stiamo discutendo un documento di programmazione economica e finanziaria e quindi credo sia giusto riproporlo. Noi dobbiamo riuscire - la Regione, lo Stato - a ridare fiducia, a ridare speranza, altrimenti rischiamo di perdere una generazione alla democrazia e al lavoro.

Sono all'ordine del giorno dell'attività della Regione, del Consiglio, delle Commissioni questioni assai impegnative proprio sul terreno delle politiche per lo sviluppo e per il lavoro. Io credo che si possa seriamente contribuire a dare una risposta sul terreno dello sviluppo e dell'occupazione su più fronti, e noi nell'azione del Governo e del Consiglio dobbiamo fare ogni sforzo chiamando a questo impegno tutte le forze più rappresentative della società sarda, dal movimento sindacale al sistema delle autonomie, alle grandi organizzazioni democratiche e di massa con grande spirito democratico e di apertura perché tutti questi soggetti concorrano a dare un contributo in questa direzione. Ma bisogna anche saper riproporre con grande energia e con grande vigore il tema del rapporto con lo Stato, che credo sia una questione sulla quale è giusto aprire una riflessione.

Sta iniziando una discussione sulla intesa istituzionale Stato - Regione, credo ci torneremo nelle prossime settimane. Io credo che questo tema debba tornare anche all'attenzione del Consiglio perché l'Assemblea rappresentativa sia nelle condizioni di dare un suo contributo. Quello che si può affermare, quello che io affermo con assoluta convinzione, è che rispetto a precedenti stagioni, anche non molto lontane, c'è un tentativo di dare una risposta, c'è una proposta in campo, il piano per il lavoro, le scelte per la prossima finanziaria, l'intesa appunto Stato - Regione, c'è quindi un giudizio positivo per i contenuti che vengono proposti. C'è sicuramente un impegno straordinario, vedo il tentativo di mettere in campo un impegno straordinario per le scelte che vengono assunte ed anche per la qualità delle risorse che vengono impegnate. Io credo che su questi temi sia utile misurare la nostra attenzione, misurare anche la nostra capacità.

In questo quadro di un impegno straordinario per il lavoro da parte della Regione va affrontato anche il problema - così lo vedo almeno io il tema dell'indebitamento. Credo che si sia fatto bene su questo punto a contrastare spinte e proposte di carattere demagogiche che sono venute avanti in questo senso, e anche a correggere impostazioni iniziali. Condivido molto la posizione che ha assunto il movimento sindacale che è intervenuto su questi temi che riguardano le questioni di oggi e di prospettiva, la prossima legislatura ed anche le generazioni che verranno domani.

E` stato giusto ed è stato un segno di maturità e di crescita della Giunta ed anche delle organizzazioni che hanno concorso a determinare queste scelte. La stagione che si apre è molto impegnativa, c'è il piano per il lavoro che discuteremo dalla prossima settimana nelle Commissioni consiliari; la nuova finanziaria e il bilancio, l'intesa Stato - Regione. In questo quadro va costruito un giusto equilibrio, un nesso stretto tra la contingenza e la prospettiva, credo che il DPEF da questo punto di vista questo nesso lo tiene stretto. C'è il tentativo di dare una risposta, di dare una indicazione generale sulla programmazione complessiva, atto che peraltro è stato apprezzato da tutte le componenti del Consiglio regionale e per questa ragione annuncio il voto favorevole del Gruppo Progressista Federativo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, ci allieta che la ripresa dei lavori dell'Assemblea dopo la pausa estiva cominci con l'esame e la discussione sul documento di programmazione economica e finanziaria dell'assessore Scano. Si tratta, lo abbiamo già detto in passato, di una iniziativa che noi condividiamo nelle sue intenzioni e lo sottolineo in maniera convinta. Lo diciamo dall'inizio di questa legislatura tormentata, l'idea del documento di programmazione economica e finanziaria è in sé un'idea di cui non possiamo che condividere soprattutto le finalità. L'unica via che questa opposizione intravede perché l'Isola possa uscire dalla condizione di sottosviluppo e retrocessione che la caratterizzano è un agile e veloce strumento programmatorio, soprattutto uno strumento programmatorio cogente ed efficace che possa realmente sottoporre al Consiglio regionale la discussione e il dibattito sulle direttive di marcia in una prospettiva se non di lunghissimo ma almeno di medio periodo.

Ma è gioco sin troppo facile, cari colleghi, obiettare che questa legislatura è in limine mortis, essa si sta concludendo con un bilancio assai fallimentare e il che è riconosciuto da tutti, tranne che dal presidente Palomba, e mancano appena poco più di 8 mesi al rinnovo del governo e dell'assemblea regionale. E in questi mesi è velleitario, secondo il nostro punto di vista, assumere un documento come quello che oggi viene proposto alla discussione dell'Aula. Si potrà ragionevolmente obiettare che tardi è meglio che mai, ed è vero, ma bisogna ricordare per chiarezza e in ossequio al principio di responsabilità che il ritardo che si è accumulato va ascritto alla responsabilità solo ed esclusivamente dei 6 governi che si sono succeduti in questi primi 4 anni, ed è il primo e il peggiore nemico di ogni programmazione possibile. Questo Consiglio regionale non ha mai visto giungere in Aula la manovra economica e finanziaria nei termini stabiliti dalla legge e si è giunti sino a incresciosi episodi come quelli dello scorso anno, per meglio dire l'inizio di quest'anno, in cui abbiamo avuto ben 4 mesi di esercizio provvisorio. Il Consiglio ha dovuto approvare la manovra con la spada di Damocle appesa dalla maggioranza di una fretta che si oppone a una serena disamina dei documenti di programmazione. E speriamo che non si troppo scortese ricordare che tra circa 20 giorni al massimo quest'Aula dovrebbe ricevere la proposta di legge finanziaria e di bilancio per il 1999. Sono solo notizie che apprendiamo dalla stampa, l'Assessore ci ha rassicurato che questa volta il governo regionale sarà adempiente, poiché è un adempimento non che impone Forza Italia, ma che impone la legge e che sistematicamente i 6 governi che si sono succeduti hanno disatteso. Questione per la quale abbiamo anche invitato il Presidente del Consiglio a valutare se non sussistessero ipotesi percorribili, perché questo determina anche il mancato funzionamento di una istituzione e determina un venir meno di quel rapporto che deve esistere tra Giunta regionale e Consiglio. Ma sono fatti che evidentemente anche in un sistema democratico nel quale noi riteniamo di operare passano purtroppo inosservati nel quasi totale silenzio generale, ed approfitto per esprimere plauso per l'iniziativa del Presidente del Consiglio in relazione a questi fatti, soprattutto al rapporto che lega Giunta e Consiglio; caro Presidente io ritengo che bisogna fare qualcosa di più, bisogna assumere coraggiosamente anche qualche iniziativa, sarà poi la Corte Costituzionale a ribadire il no, saranno i poteri dello Stato a bloccare eventuali iniziative, ma noi non possiamo esimerci dall'assumere ogni iniziativa che possa riportare quel clima quanto meno di dignità, di serenità, di rispetto che sicuramente la massima Assemblea rappresentativa della Sardegna merita.

E dunque se pure l'assestamento di bilancio non sia in se uno strumento programmatorio, si tratta pur sempre di un passaggio che serve a correggere, limare, verificare, comprendere come sia andata la spesa regionale, ed anche su questo punto ancora l'Assessore Scano non ha fornito, e spero che oggi fornisca, qualche chiarimento, a meno di ritenere che il piano straordinario sul lavoro e l'occupazione sia quello, il disegno di legge che presenta la Giunta come assestamento del bilancio 1998.

Questo noi lo chiediamo per chiarezza, perché nessuno pensi che sotto l'etichetta del documento finanziario la discussione su quel testo possa sembrare una semplice passeggiata, perché su quel testo noi sicuramente, lo preannuncio, alzeremo le barricate, perché è un testo indecoroso, è un testo vergognoso, é un testo che non dà alcuna risposta seria al problema della disoccupazione, al problema del lavoro nella nostra Isola.

E dunque, Assessore Scano, il ritardo è il primo limite a questo documento, che è pregevole nelle intenzioni ben più che nei risultati.

Io voglio dare quindi atto al collega di avere individuato nelle forme uno strumento nuovo, ma che riteniamo però già vecchio nel suo contenuto, perché un'esigenza che fin dall'inizio della legislatura abbiamo posto dai banchi di questa opposizione è di sapere esattamente come finiscono tutti i soldi pubblici. Apprendiamo dalla stampa purtroppo come finisce il patrimonio immobiliare della Sardegna, senza che il Consiglio regionale sia stato minimamente investito del problema, ma anche su questo noi vorremmo vedere chiaro, per capire se tutte le procedure sono corrette, se dietro eventuali rapporti con gruppi di imprenditori siano stati eventualmente beneficiati alcuni in danno di altri, insomma se nell'ambito di quei poteri di controllo e di ispezione che spettano al Consiglio, la Giunta abbia fino in fondo tutelato e salvaguardato l'interesse pubblico e non l'interesse di qualche consigliere regionale, di qualche assessore o di qualche imprenditore contiguo a qualche assessore.

Venendo al merito, poi, del documento oggi all'esame, Assessore Scano probabilmente non c'era bisogno, almeno per i tre quarti di questo documento, di attardarsi a spiegarci che in Sardegna la disoccupazione è un fenomeno preoccupante e sempre in crescita, che occorre ampliare la base produttiva. Non era sicuramente - come leggo - necessario ricordarci che bisogna mettere sicuramente mano a tutte le leggi di incentivazione, soprattutto quelle leggi che favoriscono il sistema dei contributi a pioggia, ma perché queste cose, assessore Scano, noi le stiamo dicendo e le stiamo proprio gridando - rispetto alla sordità di un Presidente e di una Giunta immobili - le stiamo gridando dall'inizio della legislatura. E sembra il Libro dei sogni, sembra il libro dove si dicono cose talmente ovvie e talmente scontate che non possono non essere sicuramente anche approvate da chi vi parla. Ma il problema vero è che con un documento in questa fase, se la Giunta anziché continuare nel solco di quello stile ormai al quale ci ha abituati, della propaganda fine a se stessa, della propaganda per cercare di recuperare tutto ciò che non è stato fatto in questi quattro anni, se avesse proposto all'esame del Consiglio, tenuto conto che tra otto mesi, volenti o nolenti, il popolo sardo dovrà giudicare il vostro operato, e come mi auguro invitarvi a sedere nei banchi dell'opposizione, ed allora sarebbe stato molto più serio limitare il vostro intervento ad alcuni punti essenziali, perché il problema della disoccupazione, i nodi strutturali della nostra Isola, il problema dei trasporti, il problema delle infrastrutture mica li potete risolvere in otto mesi. Una cosa è vera, in questi quattro anni avete fatto scappare il fior fiore della imprenditoria internazionale, avete reso orfana la Gallura di un piano di investimenti eccezionali, state sbandierando il problema della metanizzazione dell'Isola senza che però di metano ancora l'Isola sappia o abbia avuto la possibilità anche concreta di sentirne l'odore. Tralascio tutto il resto, vi siete cimentati per la prima volta in un'opera di privatizzazione, chiamiamola così, a proposito dell'Ente Minerario Sardo, avete rimediato una brutta figura con lo stesso Governo ulivista nazionale che ha rispedito al mittente la legge, e guarda caso mettendo in evidenza proprio tutto quegli aspetti paradossali che questa opposizione aveva cercato di rappresentare all'attenzione dell'Aula, ma la protervia dell'Assessore all'Industria e della maggioranza ha reso poi possibile che questi provvedimenti, che anche qualche attesa l'aveva suscitata, ritornasse in Consiglio, e vi assicuro che non sarà neanche una passeggiata la discussione e la riapprovazione di quel provvedimento.

C'è un aspetto che apprezziamo del DPEF, assessore Scanu, è il rigore, o il tentativo di imporre un limite alle allegre politiche di bilancio, e lei se ne è reso conto, e questo noi lo apprezziamo perché anche noi riteniamo che il rigore nella finanza pubblica e nelle politiche di bilancio è come il sale in cucina, è assolutamente indispensabile. Ma perché il rigore possa essere un rigore reale, non un rigore di sola facciata, bisogna che esistano e siano previsti dei meccanismi, substrato necessario della programmazione, come centri di monitoraggio e riqualificazione della spesa. Bisogna necessariamente comprendere che l'amministrazione regionale non può non avere continuamente sotto controllo il quadro complessivo della attuazione delle leggi di spesa. Monitorare quali effetti esse sortiscano e quante risorse esse impieghino e rimodellare le azioni legislative di sostegno conseguentemente. Perché senza azioni di monitoraggio anche la questione mutui assume una rilevanza tutta diversa, e spiace che sia proprio il collega Scano a dover retrocedere nelle sue sempre proclamate intenzioni a quest'Aula, con una politica di indebitamento che non esitiamo a definire scellerata. Scellerata perché una politica di contrazione di mutui per spese che creano soltanto assistenza, non per interventi nei settori produttivi, e in così alta misura sottrae risorse per gli anni a venire. Le future classi di governo della Sardegna, qualunque esse siano, avranno le mani legate se non si contrarranno altri mutui per procrastinare ancora la scadenza, il che vuol dire, in parole semplici, che risorse rilevanti saranno sottratte a settori produttivi ed agli investimenti. Stiamo cioè firmando un patto scellerato che ci costringe a non poter agire, nei prossimi anni, perché privi di risorse di investimento ed affogati nel mare dei debiti.

Non occorrono economisti di particolare pregio per comprendere che non si può spendere più di quello che si ha. Le notizie che giungono dal Governo nazionale, le allegre notizie del ministro Visco certamente non ci fanno sorridere.

Il discorso sui mutui non può che portare ad una considerazione tanto breve quanto esplosiva, a nostro modo di vedere. Il DPEF che oggi esaminiamo, assessore Scano, ha notizia del piano per lo sviluppo e l'occupazione? Quel piano tanto sbandierato da alcuni assessori e dal suo Presidente? Noi pensiamo che forse neanche lei è bene informato sul piano di sviluppo. Se lei presenta oggi questo documento di programmazione, probabilmente non è bene informato sul cosiddetto piano per lo sviluppo e l'occupazione, non ha alcuna coscienza di quel piano del lavoro fumoso e del suo progetto degno dell'uovo di Colombo. Creare nuova assistenza creando nuovi ed ulteriori debiti, anche se, grazie all'inventiva del machiavellico - lo dico simpaticamente - Assessore Fadda, debiti a prova, su campione e con beneficio della sperimentazione, ma sempre debiti per gestioni improduttive ed assistenzialistiche, ed è questo l'ulteriore punto di miopia del DPEF che oggi discutiamo. Si perpetuano le vecchie politiche, oramai clamorosamente ed ecumenicamente riconosciute come fallimentari, di sostegno all'industria, senza molto pensare se esse abbiano trovato successo, abbiano prodotto reddito o occupazione, sviluppo e futuro.

Stancamente, noiosamente e ripetitivamente si prosegue a non comprendere che è solo nella gestione delle politiche ambientali finalizzate al turismo, che potremo avere un futuro. Niente si fa per comprenderlo, nulla si accenna in questa che doveva essere una Bibbia, e si è invece tramutata in uno stanco atto contabile, perché realmente nulla si dice realmente in prospettiva.

I nodi infrastrutturali - come già accennavano l'onorevole Desiderio Casu e l'onorevole Giorgio Balletto - vengono individuati timidamente come uno dei problemi sul tappeto, ma non si fornisce un piano concreto, serio, reale di intervento; così come del resto il documento fa con le altre questioni in cui, guarda caso ma non troppo, è la genericità, la estrema genericità degli impegni a farla da padrone. Si colgono alcuni dei problemi realissimi, ma si trascura come risolverli.

L'accennata necessità di porre ordine in una congerie di norme, stratificatesi nel tempo in maniera disordinata ed oramai ingestibile, è condivisibile. Ma come nell'immediato è rammentato che davvero questa maggioranza ha al massimo pochi mesi, l'attenzione che l'Aula e la stessa maggioranza riservano al piano è indicativa e significativa. Indicativa di un documento che non è riuscito a centrare il suo obiettivo politico, e significativa di una compagine di governo che ha esaurito ogni spinta propulsiva. Questi otto mesi si potevano anche forse utilizzare al meglio, e mi pare che un'altra volta, l'ennesima volta, una preziosa occasione sia stata sprecata.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Quanto ai mesi di governo che questa maggioranza avrà, e quanto ai posti in cui potremo sedere, se sederemo, noi e voi, io lascerei prudentemente la parola agli elettori. Insomma, questo lo vedremo.

Lasciando da parte le battute, io desidero, iniziando il mio intervento, intanto registrare la positività e la serietà del dibattito nell'articolazione delle posizioni, come è giusto, naturale e legittimo che sia. Sottolineo la coesione della maggioranza nel difendere il DPEF, e anche, se posso dirlo, significativi riconoscimenti, critiche naturalmente, assolutamente naturali, e significativi riconoscimenti anche dalle file dell'opposizione. Dico subito che io non eluderò il problema di sostanza che è stato posto, il maggior problema politico che è emerso dal dibattito, e cioè quello del rapporto di compatibilità e di armonia tra il documento di programmazione economica e finanziaria e le misure per il lavoro e per lo sviluppo. Prima, però, desidero brevemente sottolineare la novità reale - lo faccio senza spirito propagandistico - e l'utilità del documento di programmazione economica e finanziaria, innanzitutto dell'introduzione di questo strumento, e poi anche dell'uso che ne abbiamo fatto per la prima volta, perché va detto, credo, che siamo di fronte, in questo caso, non ad una riforma parlata, ma ad una riforma fatta, parlo dello strumento, della scelta dello strumento. E` qualcosa, il DPEF, che cambia il funzionamento della Regione, cambia potenzialmente, non è che ha realizzato un miracolo, lo cambia nella prospettiva, io credo anche nel breve periodo; cioè, è qualcosa che rimarrà. Stiamo modificando l'edificio delle leggi di contabilità e di programmazione che è stato costruito nel 1975, come frutto, a prescindere poi dai risultati su cui è aperta naturalmente una discussione storica di bilancio, frutto di una grande cultura politica.

Oggi stiamo modificando quell'edificio, direi che ne stiamo cancellando alcuni punti essenziali, e stiamo aprendo la strada a un sistema diverso. Da dove nasce il DPEF? Io non voglio tediare i colleghi, quindi sarò molto sintetico nel richiamare i concetti che ho e abbiamo, come Giunta, avuto già modo di esprimere nell'Aula e in Commissione.

La vecchia programmazione, di cui io sottolineo sempre, al di là dei risultati, la serietà della concezione, delle aspirazioni, della elaborazione culturale e politica che ne fu alla base, non esiste più; ma non è che non esiste più dal 1994, dal 1998: non esiste più ormai da anni, da molti anni. Si era ridotta a parola, a ritualità priva di contenuti effettivi. Da lì nasce il DPEF, cioè dalla necessità di riaprire il discorso della programmazione, che poi significa cercare di orientare, per ciò che è fattibile - e in questo siamo molto meno ambiziosi rispetto alla cultura politica degli anni settanta, e molto più realisti, il tempo non è passato invano anche nel concepire il rapporto tra Stato e mercato pubblico e privato - l'economia per ciò che la Regione può. Non è tutto, non è nemmeno tantissimo, ma è qualcosa di importante verso obiettivi di crescita e di lavoro.

I limiti del DPEF: consentitimi di dire che nessuno più di me ha coscienza piena dei limiti di questo documento. L'abbiamo scritto in modo molto chiaro. A pagina 23: "Allo stato attuale l'Amministrazione regionale non è organizzata per fornire elementi di conoscenza attendibili sull'avanzamento procedurale, fisico e finanziario dei programmi, tali da consentire una verifica dei relativi risultati". E` detto con un linguaggio piano, sereno, tranquillo, ma dice una cosa in un certo senso "sconvolgente".

E anche l'altro limite, che è stato sottolineato, giustamente, da interventi sia della maggioranza che dell'opposizione: "Non ci sono ancora, nella misura adeguata gli indirizzi e i vincoli per la spesa". Ma tutto questo non poteva essere improvvisato in tre mesi. Non è il punto d'arrivo questo DPEF, è il punto di partenza. Ho detto e ripeto che lo considero l'anello di congiunzione tra i vecchi documenti e i documenti di programmazione economica e finanziaria veri e propri, a partire da quello del 1999. E' l'anello di congiunzione.

Però, su questa strada che si apre, perché questa credo sia la giusta strada, bisogna camminare senza nostalgia dei vecchi strumenti. Qui esprimo un'opinione personale, non voglio impegnare la Giunta né la maggioranza su questo punto, perché è una riflessione aperta, ma dico, a chi parla in termini anche molto accorati, profondi, della necessità di non rinunciare al piano generale di sviluppo - il DPEF, come noto, sostituisce i programmi triennali, ma per ora non ha sostituito il piano generale di sviluppo - che col DPEF si può fare tutto ciò che si dice si vorrebbe e dovrebbe fare col piano generale di sviluppo. Aggiungo che non abbiamo necessità del piano onnicomprensivo. Questa era un po' una delle illusioni della stagione in cui è nata la legge 33. Abbiamo necessità, io penso, di un quadro di riferimento. Fornire il quadro di riferimento è appunto una delle funzioni essenziali del documento di programmazione economica e finanziaria.

In Italia sta crescendo - e ne sta parlando il Ministro del Tesoro in termini molto interessanti - la sensibilità nel dibattito nazionale sull'esigenza di una nuova programmazione. La risposta va cercata in una concezione moderna del rapporto Stato-mercato, pubblico-privato, andando oltre la vecchia programmazione, per cercare di ottimizzare l'intervento pubblico e di governare con equità, sia per quanto riguarda le classi sociali, sia per quanto riguarda i territori, problema acuto e sentito con acutezza nella nostra Isola.

Non c'è alternativa alla scelta di una efficace programmazione, se vogliamo salvarci nella accelerazione della competizione, che rappresenta anche per la nostra Isola una grande sfida, se vogliamo lavorare con efficaci per costruire una società più prospera e più giusta. Insisto un attimo su questo punto e poi passo ad un altro concetto: non dobbiamo guardare tanto nel passato, non dobbiamo ripescare i vecchi strumenti, ma costruire qualcosa di nuovo, sia per quanto riguarda l'ispirazione, sia per quanto riguarda appunto la strumentazione, sia per quanto riguarda le procedure. Non credo che - con i vecchi strumenti lo abbiamo sperimentato in questi anni - si possa avere una programmazione concreta ed efficace; penso che il DPEF abbia in sé più chance, come sta dimostrando anche l'esperienza nazionale. Questo qualcosa di nuovo inizia, nasce col DPEF, richiederà ancora una elaborazione seria e profonda. Dobbiamo fissare un punto chiaro e fermo relativo al metodo, ed è la scelta della concertazione con le parti sociali e dell'intesa con le autonomie locali, come adozione di un metodo politico di fondo.

Sui contenuti e le novità reali del documento, io ne vedo tre: innanzitutto c'è nel DPEF '98 la scelta di un asse politico programmatico, la scelta di un asse, che è quella dell'innovazione e della modernizzazione. A me piace parlare di tre modernizzazioni: quella del sistema istituzionale, quindi l'assetto politico istituzionale, quella della pubblica amministrazione, quella della programmazione della contabilità e del bilancio. Mi si può dire: "Ma tutti siamo per l'innovazione e per la modernizzazione". Io invece penso che porre nel DPEF la scelta di questo asse politico programmatico non fosse affatto scontata, perché sono convinto che la conservazione sia tutt'altro che debole e debellata.

Il secondo contenuto e la seconda novità reale del DPEF è che, almeno in nuce, non ancora pienamente sviluppata, c'è un'idea dello sviluppo sardo. Quando si parla delle due opzioni complementari che dobbiamo porre a base del nostro modo di pensare la prospettiva e lo sviluppo; quelle due opzioni complementari, consistenti da una parte nella valorizzazione delle risorse interne, ciò che siamo, ciò che abbiamo, e dall'altra l'immaginare, il concepire la Sardegna come sistema capace di attrarre dall'esterno, e che si pone, con grande forza, questo obiettivo di attrarre dall'esterno sapere, tecnologie, investimenti, imprese, capitali. Quindi una comunità capace da una parte di lavorare e valorizzare le proprie risorse, e dall'altra di porsi come piattaforma per attrarre fattori e risorse esterne.

La terza novità è la definizione di un quadro della gestione economica e finanziaria. Io trovo che sia la parte più interessante, più innovativa del documento. E' stato sottolineato dal relatore ed è stato ripreso da altri colleghi intervenuti: il quadro delle risorse, il ragionamento sull'indebitamento, l'indicazione di una direttrice molto forte: la riforma della spesa. Qui mi soffermo un attimo, per dire che noi dobbiamo avere una coscienza acuta del differenziale che c'è, del differenziale che registriamo tra le esigenze, i bisogni e il volume delle risorse reali. Questo elemento ci deve essere molto chiaro assieme ad un altro, che è stato richiamato da un collega dell'opposizione, dal collega Bonesu, e che io riprendo con le stesse parole, e le condivido, e le abbiamo anche scritte nel DPEF, e che cioè noi abbiamo una situazione di bilancio strutturalmente deficitaria, nel senso, per dirla proprio in termini molto elementari, che noi spendiamo circa mille miliardi all'anno, negli ultimi anni, più di quanto incassiamo, e che, data questa situazione di bilancio e dato questo elemento strutturale, l'indebitamento sta procedendo ad un tasso accelerato e preoccupante.

Vedete, ereditando - perché qui si tratta di una pesante eredità - una situazione storica (lasciamo stare la polemica contingente sulla responsabilità di una singola persona, di una Giunta, sono problemi un po' più ampi), avendo sulle spalle questa gravosa eredità, noi arriveremo - questa è la previsione fondata che facciamo, e d'altra parte è nel bilancio e sta la capacità di vederlo in una elementare lettura del bilancio - nel giro di alcuni anni, ad un carico, ad un servizio del debito, di circa, un po' sopra, un po' sotto non stiamo lì a spaccare i numeri, mille miliardi all'anno. Io penso che già oltre i 700 - 800 miliardi, e non siamo lontani, vedendo con una certa capacità di anticipo i processi, si abbia non, attenzione, un problema di solvibilità del debito, ma un problema di progressivo irrigidimento del bilancio tale da rendere molto difficile la gestione finanziaria e soprattutto la realizzazione, l'attuazione di politiche di sviluppo... Se queste cose non interessano i colleghi, io posso tranquillamente concludere qui l'intervento senza nessun danno per la patria.

BONESU (P.S.d'Az.). Interessano i Sardi.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Allora, di fronte a questa situazione occorre un mutamento, un mutamento serio, occorre cioè un recupero di produttività e di efficienza che io esprimo in una formula molto semplice: la politica sarda deve imparare a scegliere, la maggioranza e anche l'opposizione, la maggioranza più dell'opposizione per le responsabilità che ha, ma quando si fa l'esempio di un certo intervento, e si dice: "Ma la maggioranza dovrebbe...", sì, ma il dovere della coerenza ce l'ha la maggioranza in primo luogo, perché ha la responsabilità di governo, ma ce l'avevo io quando stavo all'opposizione, e ce l'ha chi sta all'opposizione adesso. Mi riferisco per esempio al punto che sollevava nel suo intervento il collega Biggio, perché io ricordo il dibattito su quell'emendamento in quest'Aula, e ricordo anche il voto. Questo mutamento deve avvenire, e questo lo voglio sottolineare con molta forza, nel triennio 1999 - 2001, cioè la nuova legislatura, adesso abbiamo sei mesi, otto mesi, e faremo ciò che saremo capaci di fare, ma la nuova legislatura, chiunque vinca, si troverà questo argomento all'ordine del giorno, cioè quelle tre modernizzazioni del sistema politico, della pubblica amministrazione - su cui, per altro, abbiamo all'ordine del giorno, già oggi, un provvedimento importante - e il risanamento e la riforma della spesa.

Vengo alla questione del rapporto tra il DPEF e il pacchetto lavoro. Il DPEF non dice, attenzione colleghi, che non ci si può indebitare, anche perché un'affermazione di questo genere sarebbe stata velleitaria perché, dato il quadro reale che abbiamo di fronte non è possibile, purtroppo, non ricorrere all'indebitamento. Quindi non dice: "Non ci si può indebitare", dice un'altra cosa, dice "cautela", dice "veder bene", e soprattutto dice, a pagina 85, una cosa molto importante: "Poiché un quadro complessivo di indebitamento di tale entità non risulta essere sostenibile, deve essere assunto, come obiettivo prioritario, la razionalizzazione del quadro normativo vigente, e l'abolizione di tutti quegli strumenti inutili e dispendiosi, attraverso la cui eliminazione, si deve ricercare in larga misura la copertura degli obiettivi che si intende perseguire". Questo è il punto più importante del documento di programmazione economica e finanziaria.

Questa razionalizzazione non è qualcosa che si può fare, che non si può fare, è una necessità, ma non per astratto rigore. Io non mi sento portatore di una linea di rigore in quel senso, di una astratta necessità di equilibrio dei conti. Tale razionalizzazione è necessaria per liberare risorse, per liberare risorse da impiegare per lo sviluppo e per il lavoro, per questo serve il risanamento della spesa! Per questo dovremo porre fine ad un certo tasso di dispersione delle risorse; per questo dovremo adottare più limpidamente che in passato, di quanto siamo riusciti a fare, il metodo della selezione e delle priorità, e non degli interventi a pioggia.

Pensate al labirinto di leggi di settore che abbiamo - è stato detto da molti negli interventi -; qui una legge di settore si somma a quella precedente. Dire di no è doloroso per la maggioranza e per l'opposizione. Noi non possiamo avere questo ginepraio di leggi di settore, dobbiamo razionalizzare. Vengo al punto: politica dello sviluppo e del lavoro da una parte, e politica del rigore, non sono l'una contro l'altra. La seconda, la politica del rigore, serve alla prima, la politica dello sviluppo e del lavoro. Dobbiamo riuscire a fare le due cose insieme, dobbiamo imparare a fare le due cose insieme. Allora la risposta che do, e che diamo, a chi ha posto il problema della compatibilità, è che noi confermiamo sia il percorso indicato nel DPEF, e sia la scelta del programma per lo sviluppo e per il lavoro. Dico di più, che l'impegno per il lavoro è dentro il DPEF, il perno su cui ruota il documento è appunto lo sviluppo della nostra comunità. L'obiettivo è farcela in tempi accettabili a superare il ritardo nello sviluppo, a raggiungere i più alti livelli di crescita, e a combattere la disoccupazione con le nostre forze e con l'impegno dello Stato e dell'Unione Europea.

Gli oneri del pacchetto lavoro, è vero, sono alti, ma sono nell'attuale testo, e io sottolineo nell'attuale testo, sostenibili e compatibili col processo del risanamento, a patto naturalmente che il processo di risanamento ci sia, cioè a patto che nel triennio si dispieghi il risanamento e la razionalizzazione della spesa. Gli effetti - parliamo con molta concretezza - in termini di indebitamento della manovra che sta nel provvedimento numero 447, che sta sviluppando il suo iter consiliare, sono quantificabili in sessantacinque miliardi di rate nel 1999, centoventicinque nel 2000, centottantasei a partire dal 2001. Mi riferisco sia all'indebitamento a pareggio, e sia, naturalmente, nel loro prodotto, all'eventuale assunzione dell'intero importo del mutuo previsto nell'articolo 19 del "447".

Il pacchetto lavoro comporta quindi oneri consistenti. Io non solo non intendo attenuare questo elemento, ma lo sottolineo, proprio per dare il senso dello sforzo che stiamo facendo. Il pacchetto lavoro comporta quindi oneri consistenti, anche assai consistenti; c'è un sacrificio finanziario straordinario. Non è qualcosa che si potrà fare ogni anno in questi termini; è una scelta di fondo che facciamo ora per anni. Basta riflettere sul fatto che l'intervento del governo nazionale per le aree depresse è di dodicimilacinquecento miliardi; noi stiamo parlando di una manovra di seicento miliardi, più i trecento ricavati dall'assunzione del mutuo. Questo dà il senso della dimensione dell'intervento, ma non è una cosa che si fa ogni settimana, e nemmeno ogni anno. Allora ci si chiede: ma si può fare questo, date le premesse del DPEF? Io rispondo: si deve fare; non è che si può fare, si deve fare. E il DPEF consente una manovra così forte di investimenti per il lavoro e lo sviluppo? No, non lo consente, la esige! Perché questa è la priorità. I problemi sono altri, e sono due; il primo è che il sacrificio serva - qui non entro in una discussione che faremo, non tocca a me ora farla, il testo della Giunta è all'esame del Consiglio -; il primo è che le misure per il lavoro siano compatibili con sé stesse, cioè con le finalità. Vedremo, discuteremo, ciascuno dirà la sua. Sto parlando della destinazione, sto parlando della operatività, sto parlando delle procedure e sto parlando dei tempi, perché le procedure e i tempi sono più importanti perfino della disponibilità di nuove risorse. Guardate com'è strutturata la delibera CIPE del 9 luglio, per avere il senso dell'attenzione alla questione delle procedure e dei tempi. E l'altro punto è che - io vi chiedo, su questo punto, un'attenzione particolare -, è l'insieme della spesa che deve essere riesaminato partendo dalla necessità di disporre di risorse per lo sviluppo e per il lavoro. Questo e non altro è il tema della riforma e del risanamento del bilancio. Cioè non sono le risorse per lo sviluppo e per il lavoro ad essere incompatibili con l'obiettivo del risanamento, è al contrario l'organizzazione attuale della spesa nel suo insieme, naturalmente facendo le debite differenze, a non essere per molti aspetti compatibile con il fine dello sviluppo e il risanamento del bilancio è lo strumento per creare questa compatibilità. Cioè noi non possiamo rinunciare agli investimenti per lo sviluppo e per il lavoro (poi discutiamo quali nel merito delle procedure, adesso non mi interessa questo aspetto che sarà oggetto della discussione successiva), perché il sistema della spesa è intangibile, dobbiamo invece piegare l'insieme della spesa e del bilancio agli obiettivi dello sviluppo e del lavoro. Allora, insisto un attimo su questo punto perché è il concetto centrale del mio ragionamento, può essere accettato, non accettato, corretto, ma questo è ciò che io penso. Ciò che non si può fare è varare le misure per il lavoro e lasciare il resto come sta, cioè pensarlo come una cosa che si aggiunge a tutto quello che c'è, perché questa situazione non la reggeremmo. Ma non sono gli investimenti per il lavoro ad essere incompatibili con il DPEF, è l'assetto della spesa attuale che è incompatibile con il DPEF e con la necessità di fare massicci sviluppi per il lavoro e per lo sviluppo. Allora, questo è il campo di lavoro: la bonifica della spesa. Poi c'è l'aspetto delle entrate, io oggi non posso per brevità affrontare questo aspetto ma mi limito a dire che noi dobbiamo ragionare per correttezza assumendo allo stato, le cose possono modificarsi, allo stato dobbiamo assumere come parametro un trasferimento costante dallo Stato. Avremo modo nella manovra di bilancio di approfondire ancora il tema delle entrate.

Quindi, questo è il campo di lavoro: la bonifica della spesa. Chiaramente gli investimenti debbono essere coerenti rispetto agli obiettivi, parlo quindi degli investimenti per lo sviluppo. Quindi, si tratta di realizzare una sintesi alta tra pienezza dell'impegno per lo sviluppo e per il lavoro e impegno per l'uso razionale delle risorse. Il DPEF traccia una strada di coerenza e di serietà e io, rassicuro il capogruppo onorevole Pittalis, non ho alcuna intenzione di retrocedere. Le prime due tappe sono la discussione sul pacchetto lavoro, efficacia e tempi della spesa, e poi l'esame della manovra, della legge finanziaria e della manovra di bilancio 1999 con il bilancio triennale che deve iniziare a delineare il risanamento.

I gruppi dirigenti sardi, al di là delle differenze politiche, dovremo dare la prova e su questo verremo valutati, oggi e domani, della capacità o meno di guidare i sardi su un cammino di progresso. Ultima cosa che voglio dire riguarda i tempi della manovra. Il disegno di legge 447 porta, questo è un chiarimento che do a chi mi ha posto questo problema, nel titolo e nella sostanza i caratteri di una legge finanziaria, cioè è l'assestamento. Ferma rimanendo la possibilità, probabilmente la necessità, dell'assestamento tecnico di fine d'anno. Questo è l'assestamento di cui abbiamo parlato durante la manovra di bilancio, lo porta nel titolo e nella sostanza. E poi l'altro elemento di chiarimento e di impegno è che la presentazione della manovra 1999 deve avvenire nei termini di legge. Intendo rispettare la scadenza del 30 settembre anche se non sfuggirà a nessuno che è piuttosto complesso fare due finanziarie contestualmente. La finanziaria è costituita dal 447, che è in pieno iter consiliare, e la finanziaria 1999. Non è semplice fare queste due operazioni contestualmente. Tuttavia l'Assessore al bilancio e alla programmazione intende rispettare con la Giunta la scadenza del 30 settembre. Naturalmente non dipende solo da me, ci sono problemi complessi e tuttavia io credo che sarebbe estremamente importante anche in questo dare un segno. Non è accaduto moltissime volte nella storia dell'autonomia, non è accaduto soprattutto moltissime volte negli ultimi venti anni, dare un segno anche nel rispetto delle date, di risanamento, di innovazione e di riforma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, alla luce degli interventi e di alcune precisazioni che sono intervenute da parte dell'assessore Scano abbiamo avuto modo di capire qualcosa di più in merito ad alcuni passaggi del DPEF e avremmo necessità per coordinare meglio i testi di alcuni emendamenti che stiamo elaborando e preparando, di una sospensione di almeno una mezzora per i lavori dell'Aula per consentirci di completare questi testi e poterli presentare.

PRESIDENTE. E` stata chiesta da parte dell'onorevole Bertolotti del Gruppo di Forza Italia la sospensione per definire meglio la proposta di alcuni emendamenti. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la seduta per mezzora.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 19, viene ripresa alle ore 12 e 02.)

Presidenza del Vicepresidente MILIA

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame dei paragrafi. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del paragrafo 1

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Onorevole Presidente, colleghi, in questo capitolo non lo so se lo dobbiamo definire capitolo, distinto poi, almeno alcuni, con dei paragrafi, nella pagina 5 ad un certo punto si afferma: La Giunta conferma quanto concordato nel documento programmatico costitutivo della nuova maggioranza politica circa l'impegno a creare le condizioni più idonee a favorire la riconduzione del livello dell'occupazione al traguardo della media della regioni più progredite dell'Italia e dell'Europa. Obiettivo che, come si afferma nel medesimo documento, dovrà essere supportato da adeguate misure organizzative e da un disegno di risorse finanziarie per la parte pubblica di entità non inferiore ai 10.000 miliardi nei prossimi dieci anni.

Qui si parla di entità finanziarie di 10.000 miliardi nei prossimi dieci anni, non si dice da dove queste risorse potranno essere attinte.

Siccome il bilancio non consentirà di destinare 1000 miliardi l'anno appositamente a questa finalità, evidentemente si ricorrerà almeno parzialmente all'indebitamento, se non per i 1000 miliardi.

Volevo osservare che i 10.000 miliardi in dieci anni saranno difficilmente reperibili; d'altra parte mi pare che noi stiamo impegnando anche le Giunte future non solo per il triennio 1999-2001, ma anche per gli anni a venire. Che queste risorse possono essere reperite attraverso la riduzione delle spese io credo di avere diritto di dubitarne, perché fino adesso la riduzione delle spese è stata solo un proponimento, un buon proponimento, ma è rimasto nel mondo dei propositi senza che si sia passati veramente all'azione pratica. Allora, io vorrei sapere se questo paragrafetto è stato inserito per fare contenti i colleghi di Rifondazione Comunista, perché qui dei 10.000 miliardi ne ha parlato Rifondazione Comunista quando diceva che sarebbe stata disposta ad entrare nella maggioranza solo a patto di uno stanziamento di 10.000 miliardi per il problema del lavoro nei prossimi dieci anni. Io ritengo che sia un qualcosa che noi inseriamo nel documento di programmazione economica e finanziaria difficilmente mantenibile come promessa per i futuri esercizi. D'altra parte non vedo come la Regione possa finanziare questo escludendo tutte le altre possibilità di bilancio, perché nella riduzione delle spese io ci credo con molte molte riserve. La Regione autonoma Sardegna fa come il fumatore: quando deve smettere di fumare rimanda all'indomani e l'indomani passa all'indomani ancora.

Io credo che la Giunta non abbia usato la scure neanche per quanto riguarda il bilancio dell'anno 1999. Tra non molto lo verificheremo: se entro il 30 settembre ci viene consegnata la manovra finanziaria per il triennio 1999-2001 vedremo se la scure l'ha usata o no, cioè se la spesa è stata ridimensionata e ridisegnata, se sono state eliminate le voci di spesa che non sono produttive. Questo non per dubitare della buona volontà del nostro Assessore del bilancio e della programmazione economica, ma dubito della Giunta nel suo complesso, dubito del Consiglio nel suo complesso perché le voci di spesa spesse volte sono create dai singoli membri della Giunta, sono voci di spesa create dai singoli componenti del Consiglio, che difficilmente rinunceranno a finanziare le cose che riguardano gli amici o gli amici degli amici.

PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 2.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Anche alla luce di quanto affermato questa mattina dall'Assessore, volevo fare una qualche riflessione sul famoso Piano generale di sviluppo della Sardegna. Siamo su posizioni sensibilmente diverse io e l'Assessore. L'Assessore sostiene che il documento di programmazione economica e finanziaria potrebbe assorbire anche il Piano generale di sviluppo. A me sembra che il documento di programmazione economica non possa comprendere il Piano generale di sviluppo. A mio avviso il documento di programmazione economica e finanziaria opera su di un terreno concreto, mentre il Piano generale di sviluppo dovrebbe essere un qualcosa di molto più astratto, cioè nel Piano generale di sviluppo si dovrebbero individuare le linee, i comparti nei quali si può ritenere ragionevolmente che possa svilupparsi la rinascita dell'Isola.

Mi spiego meglio: nel documento di programmazione economica non appare - per quanto ho avuto possibilità di leggere - da nessuna parte quale è la filosofia circa lo sviluppo economico dell'Isola, perché non è il suo compiuto. Il compito di individuare la filosofia dello sviluppo dovrebbe essere del Piano generale di sviluppo. Faccio ancora un esempio: il Piano generale di sviluppo dovrebbe stabilire su quali linee puntare. Con un esempio concreto forse mi sarà più facile spiegare il concetto. Io ritengo che fino ad oggi le amministrazioni che si sono succedute nella Regione abbiano riposto la fiducia per lo sviluppo dell'Isola nel comparto industria in generale. Oggi possiamo ancora giocare la carta dell'industria? Naturalmente, fatte le dovute eccezioni, io credo che l'industria non possa promettere la rinascita dell'Isola. La rinascita dell'Isola la dobbiamo cercare altrove, e io ritengo che il settore economico maggiormente utilizzabile, che possa maggiormente influenzare la rinascita è il settore turismo.

Nel documento di programmazione economica una scelta di questo genere non appare Ecco perché sostengo che la scelta la dovrebbe fare il Piano generale di sviluppo. Come punta di diamante per lo sviluppo economico dell'Isola certamente io credo che dovremmo prendere il turismo. Come risulta anche dai dati recenti il turismo in Sardegna è in progresso continuo, tutti gli anni cresce, ma attraverso il Piano di sviluppo noi dovremmo mettere in evidenza quali sono le infrastrutture che dobbiamo creare perché lo sviluppo economico in questo settore possa diventare veramente trainante anche di tutte le altre attività, non ultima quella dell'agricoltura che certamente è legata allo sviluppo turistico. Se crescono i turisti crescono anche le esigenze di fornire le derrate alimentari per i turisti stessi. Questo discorso non è stato affrontato nel documento di programmazione economica e finanziaria, a mio avviso, né poteva essere affrontato. Pertanto io ritengo che rimanga valida l'esigenza di formulare ugualmente un piano di sviluppo generale. Naturalmente deve essere una programmazione molto leggera, una programmazione che indichi all'opinione pubblica ed agli operatori economici quali sono le linee essenziali sulle quali si deve basare lo sviluppo economico dell'isola.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione il paragrafo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Presidente. Si dia lettura del paragrafo 3.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà. Prego i colleghi di prendere posto perché sinceramente non si riesce a recepire alcunché di quanto ha esposto l'onorevole Casu. Prego onorevole Casu.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. In questo paragrafo io dico che anche i colleghi forse avrebbero fatto bene a leggerlo e se non l'hanno letto leggerlo adesso perché ci sono delle cose interessanti. Risulta in questo paragrafo che, attraverso i vari piani di rinascita della Sardegna, lo ricordavo ieri nella relazione di minoranza, Piano di Rinascita del 1962, Piano di Rinascita del 1974, Piano di Rinascita...proprio non vogliono sentire niente, Presidente, il documento di programmazione economica e finanziaria non è evidentemente molto sentito in questo Consiglio, perché se fosse sentito anche se le cose che sto dicendo non sono molto importanti un pizzico di attenzione verrebbe prestata, lo vogliono liquidare e basta, propongo allora Presidente di fare un'unica votazione così facciamo prima, sì lo sto dicendo a tutti anche ai colleghi di Gruppo.

SECCI (Popolari). Noi ti stiamo ascoltando con attenzione.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Adesso, Presidente, mi consenta una riflessione, Assessore pure, mi consenta questa riflessione, poco fa in relazione al Capitolo I, anzi al Capitolo II ho affermato che attraverso il documento di programmazione economica e finanziaria non si è fatta una scelta sui comparti economici sui quali contare per lo sviluppo economico e dell'occupazione nell'isola. Che ci sia questa necessità mi pare che emerga dal Capitolo III, per quanto è stato scritto dall'Assessore, dalla Giunta, dalla maggioranza, dove si afferma che, nonostante i molti soldi spesi con il piano di rinascita del '62, del '74 e del '94, in verità il piano di rinascita del '94 è ancora per una buona parte nel cassetto, per quanto si siano spesi dei fondi immensi, ricordo che una volta facevo il calcolo, a valore di oggi il piano di rinascita del '64 io valutavo in sette o ottomila miliardi, il collega Montis mi correggeva e diceva che potevano anche essere diecimila miliardi, e forse aveva più ragione lui. Nonostante questo non si è riusciti, così dice il capitolo, a far emergere un'economia autopropulsiva e la diffusione di una imprenditorialità endogena competitiva sui mercati esterni. Questo è detto nella relazione, non sono parole mie, io credo che ci dovrebbe far meditare per vedere se, almeno attraverso questo documento di programmazione economica e finanziaria, noi riusciamo a creare quell'imprenditorialità che attraverso tre piani di rinascita non si è riusciti a creare. Attraverso tre piani di rinascita, attraverso la spesa, a valore di oggi, di parecchie migliaia di miliardi. Quindi io ritengo che in questo caso la riflessione sia d'obbligo in quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, per chiarire alcuni aspetti, perché poi è corrente la convinzione che si prendono le posizioni a seconda degli schieramenti e quindi, di conseguenza vanno poi espressi i voti. Non è così, ma si ragiona anche sul materiale che viene proposto per l'approvazione e sulle argomentazioni.

Si legge in questo paragrafo: "è tuttavia compito del Governo e della programmazione regionale indurre variabili di intervento nei settori produttivi e del lavoro che modifichino in senso positivo il quadro evolutivo la cui dinamica prevedibile a politiche costanti rimarrebbe preoccupante", e poi si accenna ancora alla scarsità delle erogazioni dello Stato e sembra che questa scarsità sia causa di tutto. Non è così, è solo in parte così, perché solo recentemente sono mancate le risorse e a risorse piene dello Stato e con la spendita, in base alle risorse date più completamente e più abbondantemente dallo Stato, non sono corrisposte iniziative politiche capaci di produrre ricchezza nei termini nei quali si è prodotto in altri territori dell'isola. E` questo il punto. E non troviamo e non si trovano indirizzi, non si trovano terapie atte a risolvere questo nodo. E` lì che troviamo difficoltà a essere d'accordo sul tipo di documento, su come è enunciato, non si indica la strada.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Prog. Fed), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Prendo la parola anche per evitare che il collega Casu abbia una crisi di solitudine, per rimarcare che quando si descrive la situazione dal punto di vista economico e sociale ci sono due possibilità, una è quella di usare la chiave del realismo e l'altra è quella di inforcare gli occhiali della propaganda. Io voglio far rilevare, so che colleghi della maggioranza ed anche quelli dell'opposizione, a questo punto, in Commissione per esempio lo hanno registrato, che questo capitolo che descrive ed analizza la situazione socio-economica sarda ha molto risolutamente utilizzato la chiave del realismo, sia per quanto riguarda l'esame dei divari, sia per quanto riguarda le previsioni sulla crescita, sia per quanto riguarda la disoccupazione,- e desidero far notare che, per esempio a pagina 14, sul punto cruciale che è quello della disoccupazione, si dice che anche la tendenziale evoluzione spontanea del dato sulla disoccupazione conferma la necessità di interventi incisivi da parte del Governo regionale e nazionale. Non c'è uno scaricabarile sul livello nazionale, collega Biggio, ma il punto è questo: gli scenari previsivi Prometeia indicano un dato tendenzialmente negativo tra il 21 e il 22 per cento a medio periodo. Il senso è o l'azione, l'intervento pubblico, governo nazionale e governo regionale, riescono a inserire delle variabili, o altrimenti nel medio periodo, cioè per i prossimi tre, quattro, cinque anni la disoccupazione si aggirerà su questi livelli inaccettabili, 21 o 22 per cento. E proprio da qui che nasce, prima dicevo che è dal DPEF che viene il piano per il lavoro, altro che incompatibilità, da qui viene la necessità di interventi massicci per lo sviluppo e per il lavoro. Il punto è che questi investimenti ottengano il risultato che si propongono, e questa è la discussione sul "447", e naturalmente il tutto richiede che si salvaguardi anche l'equilibrio dei conti del bilancio.

PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 4.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul paragrafo 4 il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Innanzitutto voglio dare atto all'Assessore che è mia convinzione che l'analisi che viene presentata nel documento di programmazione economica e finanziaria sia un'analisi seria, un'analisi veritiera; io non ho sostenuto il contrario, né mi sento di sostenerlo, perché ho analizzato i dati, li ho confrontati e l'analisi dei dati risultanti dal documento coincide con i dati forniti da altre fonti, quindi non ho assolutamente alcun motivo per dubitare che l'analisi sia stata fatta seriamente, non intendevo assolutamente dire questo. Utilizzando questi dati mi sono posto la domanda se attraverso due, tre piani di rinascita, se attraverso l'erogazione di centinaia di miliardi, a valore di oggi migliaia di miliardi, non si è riusciti a far progredire l'economia dell'isola, mi chiedo perché non si è riusciti. Ecco la mia risposta, quando io insisto sulle linee generali dello sviluppo economico è perché penso che quando noi, da amministratori nell'isola, ci proponiamo di far crescere il tenore di vita dell'isola ci dobbiamo porre un disegno davanti. Quali leve possiamo manovrare noi per far crescere il tenore di vita nell'isola? Ecco, mi pare sia mancato questo discorso, mi pare che gli interventi siano stati interventi alla giornata, non vedo una inversione di rotta decisiva, neanche nel documento di programmazione economica e finanziaria. Se entriamo anche nel capitolo quarto, dove si parla della necessità della stabilità politica, delle riforme, sono d'accordo sulla stabilità politica, sono d'accordo sulle riforme, ma se noi non riusciamo far funzionare la Regione, se voi parlate con gente che non opera qui vi dicono che la Regione non sta funzionando, vi dicono che i capitali del continente non vengono in Sardegna perché noi non riusciamo ad erogare tempestivamente le nostre risorse. Quando noi stabiliamo dei contributi in conto capitale o in conto interessi non vengono mai erogati a tempo debito, vengono sempre erogati con mesi, quando non sono anni di ritardo. Se noi non snelliamo la burocrazia regionale, se noi non facciamo funzionare la burocrazia regionale è inutile che facciamo riforme, la riforma prima che noi dobbiamo fare è questa, se promettiamo che il contributo in conto capitali da corrispondere a coloro che fanno un insediamento industriale o agricolo in Sardegna sia di sei mesi, entro sei mesi dobbiamo erogare le somme, e non entro sei anni.

Quando un imprenditore decide un insediamento fa i suoi preventivi; nei preventivi, oltre a mettere in conto le necessità finanziarie per quanto riguarda gli investimenti, mette in evidenza anche i flussi finanziari. Quando arrivano i flussi finanziari? Se dalle leggi regionali mi risulta che entro un anno io devo ricevere cinquecento milioni ed entro l'anno non arrivano, chiaramente l'attività che io intendo impiantare si blocca, si intasa, e devo ricorrere al credito ordinario di banca che devo pagare non più a tasso agevolato, non più come contributo, ma a tassi piuttosto elevati. Ecco cosa dobbiamo fare, credo che voi siate portati a sorridere su queste cose perché dite: "Non potremo mai smuovere le acque". Le dobbiamo smuovere, se noi non riusciamo a smuovere queste acque è inutile che tracciamo un disegno triennale, con tanta buona volontà, con tanto lavoro. Io ci credo che ci siano volute anche parecchie ore di lavoro dell'Assessore, e non solo dell'Assessore, per formulare questo piano, ma se noi non riusciamo a far fronte tempestivamente alle promesse che facciamo è inutile ogni altro discorso. Questo chiede la gente, questo chiedono gli operatori economici del settore artigianale e del settore industriale e del settore agricolo, quando voi promettete i soldi dateli alle scadenze che avete prestabilito. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà

VASSALLO (R.C.-Progr.). Onorevole Casu, a differenza forse di altri io l'ho seguita molto attentamente, non mi sembra che il suo ragionamento faccia una grinza rispetto agli obiettivi che lei si pone, rispetto ai ritardi che lei denuncia, che per altro sono sotto gli occhi di tutti, e sono constatati non soltanto dal mondo dell'imprenditoria, penso siano verificabili anche dal mondo della politica, per cui anche da tutti i consiglieri regionali che sono qui presenti.

Però il problema che lei pone non mi sembra sia strettamente collegato al documento che stiamo discutendo, anzi mi sembra che sia esattamente l'opposto, nel senso che non è che il documento non mette in luce una serie di carenze e deficienze che la nostra regione ha, anzi il documento mette chiaramente in luce in alcuni paragrafi le deficienze della nostra regione e i sistemi per superarle. E` chiaro che un grosso compito e il grosso contributo che dovrà essere dato dal Consiglio regionale, e penso che dovrebbe venire anche dal suo Gruppo, quindi da Forza Italia, per cui tutte le forze politiche devono essere impegnate, è quello non soltanto di snellire la burocrazia regionale, ma di dettare norme semplificative che permettono la concreta attuazione degli obiettivi che lei poc'anzi citava. Perché, se non si fa questo, chiaramente gli obiettivi di carattere generale indicati nello stesso documento possono mettersi in forse. Per cui il documento di programmazione economica non è antagonista, non è una cosa che va contro le indicazioni che lei citava, anzi è un documento che dà indicazioni di carattere generale, che mette in luce quegli elementi di difficoltà della nostra Regione e dà indicazioni per superarli. Se questo è l'obiettivo, se è questa l'ottica con cui ci dobbiamo confrontare, dobbiamo avere la capacità di guardare in avanti e di guardare quale dev'essere la nostra azione al di là di questo documento, quindi quello che deve venire dopo questo documento per adeguare la nostra azione politica per far sì che le cose che diciamo possano tramutarsi nella pratica comune e possano veramente diventare realtà. Per cui ritengo che questo documento sia in fondo una sfida a noi stessi, alla nostra capacità di saperci rinnovare, non soltanto nel dire quando scriviamo i documenti, ma anche nel fare e nell'agire in questo Consiglio regionale, per far sì che le cose che si dicono poi possano diventare realtà.

E mi sembra che l'assessore, nella sua replica, abbia bene messo in chiaro quali sono i punti di forza che noi possiamo esercitare e i punti di debolezza che ha la nostra Regione. Perché non riconoscere questo fatto? Perché limitarci a predicare su quello, su tutti i lati negativi che vi sono? E' chiaro che bisogna predicarli perché bisogna sempre averli presenti, ma guardiamo invece le azioni che noi dobbiamo fare proprio per superare questi elementi di difficoltà. Io ho apprezzato ed apprezzo i discorsi che lei fa, che ha fatto in Commissione, che fa anche in quest'aula; devo dire che invece non apprezzo il ragionamento che è stato portato avanti dal suo capogruppo, che ha banalizzato l'intero intervento, l'ha ridotto veramente a poca cosa, quasi fosse tutta carta straccia, come se, delle cose che si sono introdotte, nel suo complessivo nulla fosse utile e degno di considerazione, quasi fosse il capogruppo del Consiglio regionale della Val d'Aosta, e quasi come fosse la persona che, invece di esternare soltanto proteste e fare proclami, non avesse il dovere, proprio come capogruppo, di confrontarsi con le cose concrete, così come lei poc'anzi ha fatto.

Per cui io sto facendo questo intervento perché mi sento veramente in dovere, e penso dovrebbe essere un dovere di tutti noi, di lavorare insieme rispetto alle cose che conosciamo, rispetto agli obiettivi che lo stesso documento si pone, per far sì che la teoria diventi finalmente una cosa pratica.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione il paragrafo 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 5.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 6.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Veramente, quando si legge che allo stato attuale l'amministrazione regionale non è organizzata per fornire elementi di conoscenza attendibili sull'avanzamento procedurale, fisico e finanziario dei programmi, tale da consentire una verifica dei relativi risultati, ci scendono le braccia. Quindi noi non siamo in grado di verificare quello che si è fatto, quello che si sta facendo, che è in corso di attuazione, e abbiamo tutta una serie di enti nei settori più disparati. Li abbiamo in agricoltura, li abbiamo nell'industria, abbiamo degli osservatori e non siamo in grado di fare un monitoraggio della realizzazione dei programmi che la Regione traccia. E` veramente un cosa sorprendente! Allora mi viene da ricordare ancora una volta quelle promesse iniziali della Giunta, dove si diceva che gli enti sarebbero stati visti, controllati, corretti, liquidati, fusi, ed evidentemente in questo settore non si è fatto molto, caro collega Vassallo.

Il mio intervento tende a mettere il dito sulla piaga per poter curare i mali che ci affliggono, non ha altra finalità. Se l'amministrazione regionale non funziona, o non funziona a dovere, o ci sono certi settori dell'amministrazione che non funzionano bene, abbiamo il preciso compito di indagare e rimuovere gli ostacoli al buon funzionamento dell'amministrazione regionale, perché se noi non facciamo questo i programmi tracciati dall'assessore rimangono, se non lettera morta, quasi lettera morta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Se non conoscessi l'assessore Scano la potrei prendere come una provocazione all'intera Assemblea. Ma credo che, al contrario, in questo capitolo, a mio avviso, ci sia l'intera filosofia del DPEF, e credo che l'Assemblea non possa non riconoscere che è da qui che ci si deve muovere, è da questo punto, perché senza la possibilità di individuare cause e situazioni, è chiaro che tutto il resto può sfumare in velleitarismo. L'identità del popolo sardo nasce anche attraverso questo tipo di iniziativa, ed io sono convinto che il documento di programmazione possa avere indubbiamente un successo nella misura in cui il primo strumento da mettere in atto sia quello di porre, con seria prospettiva, il carattere dell'innovazione su tutto quello che è messo all'interno del documento. Credo che ci sia uno scontro generazionale, credo che ci sia uno scontro tra due modi di concepire il futuro di questa Regione, è questa la sfida, è questo lo scontro, e se non ci capisce questo, se non si avverte questo o se si vuole far finta di niente credo che non siamo sulla strada giusta.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione il paragrafo 6. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 7.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Al paragrafo 7 sono stati presentati quattro emendamenti. Se ne dia lettura.

LA ROSA, Segretario:





PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Lippi per illustrare gli emendamenti.

LIPPI (F.I.). Presidente, credo che nella sostanza gli emendamenti non abbiano grande necessità di illustrazione, però vorrei proporre oralmente una modifica PS/13 agli emendamenti uno e quattro, sostituendo le parole "associazioni imprenditoriali" con le parole "parti sociali".

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (Popolari), relatore di maggioranza. Naturalmente la Commissione non ha avuto modo di riunirsi e quindi di esprimersi nello specifico dei quattro emendamenti presentati, però trattando di argomenti, di materie che in Commissione sono state discusse penso che si possa, in qualche maniera, dare un parere, che molto sinteticamente è questo: io penso che i problemi che pongono i quattro emendamenti siano problemi che hanno certamente una validità ed anche un grado di accoglibilità sufficiente. L'unico dubbio che mi pongo e che rimane all'Aula è che noi stiamo facendo un documento di programmazione economica finanziaria che in qualche maniera definisce il quadro degli impegni e delle attività che dovranno essere svolte. Mi sembra che i quattro emendamenti vadano nel segno della specificazione che attiene più agli strumenti operativi che al documento di programmazione economica e finanziaria. Faccio un esempio per tutti: alcune materie che vengono trattate negli emendamenti sono oggetto del disegno di legge 447, "Piano straordinario per lo sviluppo e per l'occupazione", dove si parla di sportelli unici e si regolamenta anche come gli sportelli unici devono funzionare e quali elementi devono concorrere a questo tipo di procedura. Per cui non ci sono contrarietà aprioristiche, però mi sembra che le osservazioni che si possono fare sono queste e con questo, naturalmente, il relatore si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Prog. Fed), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per quanto riguarda l'emendamento numero uno, l'esigenza posta è giusta, io la condivido. Farei solo un'osservazione formale, se i presentatori sono d'accordo, cioè io non inserirei l'emendamento all'inizio del punto 2, "Protocollo di coordinamento tra agenzie di sviluppo", perché qui sta proprio definendo non la natura, o la composizione, o la strutturazione delle agenzie di sviluppo, ma le caratteristiche del protocollo di coordinamento. Mi sembrerebbe più proprio nella frase successiva, dove si dice: "Il protocollo, pertanto...". Ecco, lì, forse, si può inserire un frase come quella proposta nell'emendamento, che faccia cenno al coinvolgimento delle forze sociali.

Se siamo d'accordo sulla sostanza la formulazione si può vedere in sede di coordinamento, ma mi pare che sul punto non ci siano discussioni.

L'emendamento 2 mi pare positivo. Per la verità un concetto analogo è contenuto in un altro punto del documento, e quindi a me sembra un po' una ripetizione, però è una specificazione ulteriore. Personalmente lo considero accoglibile, non vedo difficoltà.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 3, naturalmente io lo considero nella versione finale che ne ha dato intervenendo ora il collega Lippi, cioè... No, questo riguarda l'altro, riguarda l'emendamento 4.

Anche qui io suggerirei, se possiamo concordare, una riformulazione dal punto di vista proprio della scrittura, cioè non direi "introduzione di strumenti di incentivazione ispirati a", perché questo vincolo che si pone dovrebbe riguardare tutte le incentivazioni, se capisco il senso della proposta, e allora la formulazione che io proporrei potrebbe essere questa "le incentivazioni" -perché dell'introduzione degli strumenti è già detto negli altri punti -in generale "devono ispirarsi alla certezza delle risorse finanziarie disponibili e dovrebbero essere gestiti" io direi prevalentemente, "orientativamente per evitare una cosa troppo rigida, attraverso bandi periodici che prevedano le priorità", eccetera. Quindi lo accolgo con la preghiera, se possiamo concordare in sede tecnica una riformulazione, che peraltro ne salvaguarda la sostanza.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 4, anche questo va bene con la correzione orale che ha dato il collega Lippi, cioè dicendo "non attraverso il coinvolgimento delle associazioni imprenditoriali" ma io suggerirei "anche attraverso il coinvolgimento" o "la concertazione" - che è un concetto ancora più forte -"con le forze sociali" e poi continua nella "progettazione, sperimentazione e gestione".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, onorevoli colleghi, io invito i presentatori dell'emendamento 4 a ritirarlo, per una questione di opportunità: il tema è in discussione in sede di disegno di legge 447, quindi un voto dell'Assemblea in questa sede sarebbe impegnativo di un iter legislativo in corso e quindi si correrebbe il rischio di votazioni contraddittorie e decisioni contraddittorie. Nel merito devo però rilevare che, nonostante il primo firmatario sia il vicepresidente della prima Commissione, l'emendamento va in senso totalmente opposto al parere che la prima Commissione ha espresso all'unanimità, perché la prima Commissione ha rilevato che, mentre il compito di natura amministrativa di dare le autorizzazioni, di creare uno sportello unico affinché l'impresa abbia un solo referente del procedimento di autorizzazione è un compito dei comuni, e fra l'altro, derivando da una legge dello Stato in base all'articolo 6 dello Statuto, non può essere neppure sottratto da parte della Regione, il compito invece di informazione è della Regione, che può delegarlo, è vero, agli altri enti. La Bassanini sotto questo profilo non vincolante per la Regione sarda infatti prevede in via normale la delega alle province, per cui unificare questi due servizi, che impongono professionalità profondamente diverse è una forzatura e comunque il Consiglio, siccome avrà l'occasione entro breve termine di esaminare la questione, potrebbe trovare soluzioni che consentano sia di gestire i due servizi in situazione ottimale sia eventualmente di vedere gli strumenti di raccordo. Ma mi sembra che oggi sia assolutamente difficile, anche perché l'attività regionale in materia, per poter essere coordinata, dovrebbe riformare tutto il complesso di sistema informativo che partendo dalle banche si esplica con il Consorzio 21, con il BIC Sardegna e così via. Effettivamente è un compito di riordino che l'amministrazione regionale deve fare, portare dentro gli sportelli unici che per loro natura, che per legge nazionale che non possiamo derogare devono essere comunali, è veramente una situazione che non prospetta nessuna soluzione se non quella di intasare gli sportelli unici e il sistema informativo. Per cui, ove i presentatori insistano nell'emendamento, mi dichiaro contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.

LIPPI (F.I.). Presidente, in relazione all'intervento del collega Bonesu, collega peraltro anche della prima Commissione, è vero che ieri la prima Commissione ha dato il parere sul disegno di legge, sul piano per il lavoro ed è sicuramente anche vero che sul punto che riguardava, in particolare, la creazione degli sportelli unici per l'impresa durante la discussione, avvenuta nel corso delle sedute precedenti della Commissione, è emerso un parere unanime rispetto non tanto alla inadeguatezza dell'articolo e quindi della misura che si intendeva raggiungere attraverso l'applicazione dell'articolo stesso, ma tanto per quanto lo stesso articolo era formulato e scritto, che sicuramente non consentiva una adeguata interpretazione creando probabilmente, qualora quel provvedimento dovesse venire esitato dall'Assemblea, dei problemi proprio sulla interpretazione e quindi sulla realizzazione degli sportelli unici per l'impresa, ma il problema di quel disegno di legge è cosa diversa rispetto al provvedimento che stiamo oggi discutendo in questa Assemblea. Un documento che credo debba venire interpretato come delle dichiarazioni di linea guida che la Giunta regionale intende adoperare rispetto a tutta una serie di problemi e quindi rispetto anche al problema che viene inquadrato nel paragrafo 7, che riguarda le politiche per l'occupazione e lo sviluppo, non a caso viene inserito il problema degli sportelli unici, la realizzazione degli sportelli unici per l'impresa che poi avranno, nel corso del proseguo dei lavori, nelle prossime settimane, una loro identificazione attraverso un disegno di legge creato ad hoc e che sarà inserito sul piano per il lavoro e che sarà materia di discussione nelle prossime sedute.

Lo scopo che si intende raggiungere con la presentazione dell'emendamento è che, al di là di tutto, al di là di quello che potrà accadere in Aula rispetto al provvedimento sul piano per il lavoro, sia chiaro che la creazione degli sportelli unici, per la tipologia di intervento che si prevede con gli stessi sportelli unici, non può non prevedere, a nostro giudizio, il coinvolgimento delle parti sociali che già oggi, rispetto ad alcune materie, alcuni servizi che dovrebbe disporre lo sportello unico, già vengono affrontate, già sono materia che affrontano puntualmente e quotidianamente, per esempio, le associazioni imprenditoriali, ai quali io originariamente facevo riferimento, che potrebbero in questo caso dare sicuramente una maggiore capacità anche di informazione e di esperienza alla creazione degli sportelli unici.

Questa è l'esigenza che è stata ravvisata dai presentatori dell'emendamento, l'emendamento resta in piedi e mi dispiacerà poi se sull'emendamento l'onorevole Bonesu vorrà votare contro.

Rispetto invece alle richieste apportate dall'assessore Scano sulla riformulazione degli emendamenti direi che non ci sono difficoltà anche poi perché nella sostanza non vengono modificati e quindi è semplicemente un problema per quanto riguarda il testo e quindi una facilitazione nella predisposizione poi del testo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Prog. Fed.). Presidente, su questo argomento credo che occorra precisare che vi è sicuramente la volontà da parte di tutto il Consiglio di introdurre delle soluzioni che portino da un lato alla semplificazione delle procedure amministrative e dall'altro anche all'accelerazione e alla riduzione dei tempi per l'ottenimento delle autorizzazioni. Ma su questa questione dello sportello unico la convinzione che ho personalmente è che ci sia molta confusione e che sicuramente se non si sta attenti con la volontà e la voglia di risolvere questo problema poi si finisca con il fare ancora più confusione, perché una cosa va detta subito: relativamente a quanto previsto per lo sportello unico ci sono due momenti distinti e separati. Il primo momento riguarda il momento autorizzativo che è messo esclusivamente in capo ai comuni e non ad altri soggetti, quindi soltanto i comuni, per quanto attiene le attività produttive, sono titolari della funzione autorizzativa. Allora non si può dire o non si può proporre che altri soggetti si sostituiscano ai comuni, tanto è vero che noi come Commissione, anche in relazione al piano per il lavoro, abbiamo osservato che il momento autorizzativo non può essere sottratto come funzione alla responsabilità dei comuni.

Altra cosa è il problema della informazione e dell'assistenza all'impresa o all'imprenditore che chiaramente viene aiutato in un qualche modo, nel senso che gli vengono fornite tutte le informazioni e tutta l'assistenza in un unico punto che possibilmente sia dislocato a fianco o nello stesso punto dove sostanzialmente c'è lo sportello unico relativo al momento autorizzativo. Questo secondo discorso, cioè quello che riguarda l'informazione e l'assistenza, questo sì che può essere riordinato e deve essere riordinato con la partecipazione diretta e con il coinvolgimento diretto delle associazioni di categoria e di rappresentanza. Questo è evidente, però attenzione, se noi formuliamo una definizione così come definita dall'emendamento Lippi, che in un qualche modo si rifà a quanto contenuto anche nell'articolo 5, se non ricordo male, del piano del lavoro, noi stiamo introducendo una forzatura da un lato e stiamo sottraendo funzioni che sono esclusivamente poste in capo ai comuni. Ecco perché io dico e propongo quindi al collega Lippi e agli altri presentatori che vista la comune volontà, perché qui non è un problema di dire "vogliamo o non vogliamo la collaborazione o la partecipazione o il controllo delle associazioni di categoria", tutti quanti credo stiamo pensando e stiamo lavorando e vogliamo lavorare per raggiungere un unico obiettivo, che è quello della semplificazione amministrativa, è quello dell'accelerazione delle procedure, perché in un momento, possibilmente unico, e in tempi ridottissimi chi presenta una richiesta per portare avanti una iniziativa riceva risposte alle sue richieste, però, ripeto, attenzione perché questa è la volontà comune, ma attenzione alle soluzioni che indichiamo perché il rischio è che con proposte che affastellano in un unico provvedimento funzioni differenti, poi sostanzialmente noi non stiamo risolvendo il problema ma lo stiamo semplicemente aggravando.

Quindi, io chiederei che nel documento, nel DPEF questo problema venisse enunciato come problema sul quale occorre rapidamente trovare soluzioni senza definirne la soluzione, riprendiamo il discorso perché è contenuto specificatamente in base all'articolo 5 questo problema nel piano del lavoro e cerchiamo però di trovare una soluzione che davvero sia rispondente agli interessi non già di questa o di quella categoria, ma di chiunque, di qualsiasi cittadino che voglia portare avanti una iniziativa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Dichiarandomi nella sostanza completamente d'accordo con le opinioni espresse dagli altri colleghi della prima Commissione e sul fatto che questa discussione debba spostarsi nei suoi riflessi pratici in occasione del dibattito sul provvedimento per l'occupazione, vorrei sottolineare, fare oggi un'osservazione tecnica al collega Lippi ed agli altri presentatori, che così come è scritto l'emendamento e così come è posto nel contesto del paragrafo a cui si riferisce, se l'intendimento è quello di mettere a verbale un impegno in questo documento sia per quanto riguarda le funzioni dello sportello unico, sia per quanto riguarda il coinvolgimento delle parti sociali, non dice niente, perché se rileggete la frase come era nel testo e se rileggete come viene modificata non dice "si farà così in Sardegna", dice che "questa impostazione costituisce un indirizzo operativo da tempo presente nelle politiche nazionali". Quindi, quando aggiungiamo alla frase come era questa frase non aggiungiamo nessuna indicazione della volontà di questo Consiglio di agire in quel modo, stiamo semplicemente fotografando una situazione così come è a livello nazionale, ma non dice assolutamente che questo rappresenti un impegno operativo per noi. Se questo impegno si profila dal paragrafo, si profila nelle parti successive e lì si interverrà a proposito del dibattito sul futuro provvedimento sul lavoro.

Questo volevo segnalare ai presentatori perché sotto questo profilo mi sento di poterlo votare tranquillamente perché non rappresenta un impegno che non sottoscriverei, nella sostanza mi dichiaro contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari), relatore di maggioranza. Non per fare un intervento, ma per fare una proposta. Mi sembra che la discussione sugli emendamenti, così come accennavo nel parere, abbia sollevato più di una perplessità, per cui la proposta è quella di sospendere la votazione del capitolo 7 e di consentire alla fine dei lavori qualche minuto di riunione della Commissione in Aula per vedere se è possibile e in che modo la compatibilità di questi emendamenti con lo strumento generale e soprattutto con le perplessità che sono state sottoposte da alcuni colleghi.

PRESIDENTE. Sulla proposta del relatore non vi sono opposizioni.

Si dia lettura del paragrafo 8.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul paragrafo 8, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 9.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul paragrafo 9, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 10.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul paragrafo 10, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 11.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul paragrafo 11, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Sospendiamo fino alle ore 13.25 per permettere alla Commissione di riunirsi in Aula ed esaminare gli emendamenti relativi al paragrafo 7. Riprendiamo alle ore 13.25.

(La seduta sospesa alle ore 13 e 15, viene ripresa alle ore 13 e 22.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Chiedo al consigliere Secci di relazionarci sull'esito della riunione.

SECCI (Popolari), relatore di maggioranza. La Commissione ha trovato una intesa di massima che prevede la modifica dell'emendamento 1 che viene modificato in questa maniera: "il protocollo anche attraverso il coinvolgimento..." Diciamo che l'emendamento viene inserito, scusate, anziché dopo le parole "il protocollo di coordinamento" nel secondo capoverso della parte seconda "il protocollo, anche attraverso il coinvolgimento delle parti sociali" e così di seguito. Il testo poi rimane da coordinare perché mi sono reso conto che alcune parole non chiudono logicamente, però va inserito il concetto che è espresso nel primo emendamento sul secondo capoverso. Questo è il senso dell'accordo.

Per quanto riguarda l'emendamento 2 viene accolto integralmente.

Per quanto riguarda l'emendamento 3 si modifica in questi termini. Dopo il punto che va dalla parola "tendenziale" alla parola "aziendale" è aggiunto il seguente punto: anziché "introduzione di strumenti" si cancella "introduzione di strumenti" e si dice "le incentivazioni debbono essere ispirate" e si aggiunge "alla certezza delle risorse finanziarie disponibili e prevalentemente gestiti o gestite attraverso bandi periodici che prevedano" e così via.

Per l'emendamento 4 esprimerà il suo parere il presentatore.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Lippi sull'emendamento numero 4.

LIPPI (F.I.). L'emendamento 4 è ritirato.

PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 7. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 1, così come modificato dalla Commissione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 3, con le modifiche. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, per dichiarazione di voto. Il Gruppo sardista si asterrà sulla votazione finale del DPEF ribadendo quanto avevo espresso nell'intervento ieri.

Credo che le dichiarazioni finali di replica da parte dell'assessore competente, pur teoricamente valide perché è pur vero che anche in una situazione pesante di indebitamento questo non significa doversi precludere l'uso dello strumento, però effettivamente ha senso l'indebitamento ulteriore in una situazione così pesante solo in quanto effettivamente questo ulteriore indebitamente produca occupazione e sviluppo in misura proporzionale.

Io ricordo che per pagare centottanta miliardi di rateo annuo dei mutui che si vogliono contrarre, sicuramente occorrerà che vi sia un aumento del reddito di almeno cinquecento miliardi annui, perché sommati alle quote di IRPEF, le quote di IRPEG e le quote di I.V.A., che è relativa ad un'espansione dell'economia sarda di quella misura, l'investimento può ritornare, altrimenti significa precludere per gli anni futuri anche una minima possibilità di investimento, anzi di gestione ordinaria dei servizi che la Regione fa perché verremo privati di ulteriori centottantasei miliardi.

Credo che comunque sia da apprezzare il fatto che l'assessore ha detto che questo investimento per il lavoro è una cosa una tantum, perché chiaramente lo sforzo che si fa in questo triennio non è ripetibile all'infinito, salvo chiaramente cambiamenti macroeconomici tali da dover ragionare di un bilancio regionale, di una economia regionale completamente diversi da quelli attuali.

Quindi, la questione di mille miliardi per dieci anni rivela tutta la sua demagogia, perché ciò che si poteva fare, a parere della Giunta, è quello che si sta facendo con il disegno di legge 447, che appunto grava sugli anni futuri e impedisce programmi futuri anticipando una spesa in modo da accelerare uno sviluppo economico.

Credo che in questo senso il dibattito dal DPEF si sposti sul 447, se cioè quegli investimenti del 447 possono avere una effettiva ricaduta che li giustifichi, il che chiaramente formerà oggetto di discussione quando, dopo l'esame che si sta compiendo nelle Commissioni, il 447 arriverà in aula. Siccome chiaramente il DPEF, come abbiamo sottolineato, ha in coerenza fra affermazioni quasi tutte giuste e condivisibili e l'attuazione che ne fa la Giunta e la maggioranza, per questo non esprimiamo voto a favore, pur condividendo teoricamente l'impostazione dell'assessore, ma esprimiamo un'astensione che può essere considerata malevola o benevola, la Giunta o la maggioranza faccia l'esame di coscienza ed esaminando il 447 arrivi alle conclusioni, partendo dai presupposti che l'assessore Scano oggi ha enunciato in quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (F.D.S.-Prog. Sard.). Signor Presidente, ci pare innegabile che la Giunta regionale, attraverso la predisposizione di questo documento, abbia intrapreso una giusta strada, si sta per certi versi adeguando ad indirizzi e a procedure, a criteri che vengono e che sono stati già adottati per parte del Governo, e un adeguamento in questa direzione non può che essere visto in senso favorevole e positivo; attraverso il documento di programmazione economica e finanziaria si invertono i criteri rispetto alla programmazione dello sviluppo che sono stati seguiti nel passato, criteri che sono evidentemente datati e che hanno fatto il loro tempo, e sotto questo profilo possono essere considerati superati.

Io voglio rammentare, tra l'altro, che il documento ci appare perfettamente coerente, anche se da migliorare, ma le migliorie attengono non soltanto allo stato dell'arte ma presumibilmente anche ad una esperienza che oggi iniziamo e che potranno trovare sfogo nel futuro. La strada intrapresa col documento appare totalmente coerente anche per quanto attiene la Giunta regionale, e l'assessore Scano in modo particolare, con quei criteri ai quali si era attenuto nel momento in cui si erano predisposti i documenti finanziari per l'anno in corso, laddove aveva chiesto una esplicitazione e un consenso dell'Aula, anticipato anche per quegli articoli che tendevano a garantire, a stabilizzare e ad avere certezze sull'indebitamento, mentre nel passato si seguiva la procedura inversa, si approvava prima la finanziaria, poi si rinviavano quegli articoli della finanziaria ad una fase successiva con la possibilità di dilatazioni eccessive; quello era un criterio di correttezza, di coerenza, di coraggio. Non possiamo esimerci da rimarcare, ma in questa sede lo facciamo evidentemente in maniera sommessa, e lo annunciamo visto che l'hanno fatto anche altri colleghi, e ci pare che i discorsi peraltro siano in qualche maniera strettamente connessi, che è pur vero d'altronde che esistono alcune incongruenze tra il documento di programmazione economica - finanziaria e il piano per il lavoro. Più volte da questi banchi e in più parti si è detto che il problema del lavoro in Sardegna è un problema non più dilazionabile rispetto al quale la Regione Sarda non può essa sola approntare provvedimenti risolutivi, però deve necessariamente concordarvi. L'incongruenza tra i due documenti allo stato ci pare abbastanza palese, dovranno essere resi compatibili, però è evidente che dovrà essere il piano del lavoro adeguato al documento di programmazione economica e finanziaria e non viceversa. Le preoccupazioni in quella direzione riguardano, non se ne vuole evidentemente stravolgere l'intera filosofia, però riguardano la capacità di indebitamento e la certezza di coerenza nel fatto che i finanziamenti poi siano decisamente indirizzati non verso il lavoro assistito, ma verso il lavoro produttivo.

Questo, però, è argomento che approderà in Aula in una fase successiva, allo stato attuale è all'esame delle Commissioni di merito e della Commissione bilancio e programmazione, subirà sicuramente emendamenti pur conservando la filosofia e lo spirito generale; con questo avvertimento e con questo spirito comunico ovviamente il voto favorevole del Gruppo di Federazione democratica e socialista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente, il documento che stiamo per licenziare è frutto di una intuizione intelligente, i cui obiettivi puntano ad evitare la retrocessione economica della nostra terra e consentire una partecipazione più diffusa e responsabile sul progetto e gli indirizzi di sviluppo della nostra Regione. E` uno strumento innovativo che punta inoltre ad invertire decisamente la tendenza degli ultimi anni che licenziava bilanci regionali sempre più frutto di un mercato di trattative miopi, che alimentando la spirale di una guerra tra territori e tra comparti, privava l'economia della Sardegna della prospettiva di affidabilità e determinava la fragilità dell'intero tessuto economico. La presenza nell'Isola di progetti incompiuti è la testimonianza palese di una totale assenza di criteri oggettivi nel programmare lo sviluppo. Noi, credo, in Sardegna registriamo il tasso più elevato di incompiute presenti relativamente al territorio nazionale.

Questo la dice lunga! Perché rimangono monumenti che io ho sempre definito monumenti "all'imbecillità", che sono oggetto tra l'altro di quella disaffezione nei confronti della politica, perché quando noi teniamo un palazzo dei congressi di Alghero per venticinque o trent'anni in attesa che se ne veda l'inaugurazione, quando noi teniamo il teatro lirico di Cagliari per trent'anni prima che se ne veda la definizione, quando teniamo il porto canale per altri trent'anni prima di vederne approdare una nave, quando si tiene la strada Sassari - Alghero per vent'anni e non se ne vede la soluzione e, posso continuare, per Nuoro, per Oristano, per tutta la nostra provincia questa serie di incompiute, questa è la palese certificazione dell'incapacità di una classe politica che non sa programmare il proprio sviluppo. A poco valgono le istanze, i proclami, a poco vale che in aula per fatti di poca consistenza magari si spendano ore e ore di questo Consiglio. Siamo rimasti talmente arretrati con le infrastrutture che risulterà, senza rimuovere questi nodi, velleitaria e incompatibile qualsiasi ipotesi di sviluppo. Sono convito che questo sia un argomento che si dovrà in qualche misura tenere in considerazione, quest'Aula se ne dovrà far carico. Non si può essere così miopi da non capire che senza opportune infrastrutture noi non potremo disegnare alcuna prospettiva di sviluppo, di nessun comparto: né industriale, né rurale, né commerciale. Noi stiamo registrando (devo dire) una retrocessione culturale; non è un problema di tecnicismi, è un problema culturale di questa Regione. Su questo versante oggi c'è un conflitto in atto, è lo scontro tra due tendenze, tra due generazioni, tra i conservatori e gli innovatori; la responsabilità di costruire con rigore una prospettiva è la prima che dovremo mettere in campo affinché si pongano all'ordine del giorno il superamento di conflittualità. Quando si parlava di patto politico, di patto sociale, di patto di solidarietà si intendeva dare a quest'Aula, a quest'Assemblea la possibilità di pensarsi un nuovo modello di sviluppo, una nuova prospettiva, una prospettiva vincente, una prospettiva che potesse dare affidabilità a chi in Sardegna intende e vuole investire.

Nel merito del DPEF, in relazione anche alla mia astensione in Commissione, devo dire che questa era nata in relazione al fatto che mentre in Commissione si parlava del documento cerniera, del documento cornice, in Giunta si parlava di un altro documento, e la Commissione non ne conosceva esattamente i termini se non attraverso la stampa. Questo io ritenevo che fosse un fatto grave; io ritenevo che in quel momento la Commissione, come istituzione, avesse il diritto-dovere di essere a conoscenza di quanto la Giunta in quel momento stava portando avanti, perché è chiaro che un piano del lavoro di grandissima rilevanza, importantissimo che questa Assemblea, credo, con molto interesse dovrà andare prossimamente licenziare, ma non poteva essere avulso dal DPEF. Era una cosa inconcepibile! Doveva essere all'interno, doveva essere concepito all'interno del DPEF; non poteva essere il doppio binario, non poteva essere uno strumento diverso, doveva essere all'interno. E questo credo che la Commissione avesse il diritto di poterlo anche segnalare.

Il secondo aspetto per il quale mi sono astenuto era perché non vedevo e non intravedevo all'interno del DPEF una considerazione attenta sullo sviluppo rurale in Sardegna. Anche questo è un nodo che credo il Consiglio, e spero che si possa fare una giornata di dibattito sullo sviluppo rurale in Sardegna, su quello sviluppo che rappresenta la nostra storia, ma non solo per sentimentalismi, ma perché io credo che solo attraverso la presa d'atto di quanto sta succedendo in Sardegna, e non parlo solo degli incendi, non parlo dei sequestri, ma per quanto attiene lo spopolamento dei territori, per quanto riguarda la speranza per evitare che si inauguri una nuova stagione di emigrazione dalla Sardegna...

PRESIDENTE. La prego di concludere onorevole Dettori.

DETTORI B. (Gruppo Misto). Grazie, sto concludendo. Io credo che questo Consiglio se ne debba far carico. In conclusione, chiedendo scusa, signor Presidente, il mio parere sul DPEF è favorevole e non poteva essere diversamente, perché ne riconosco come strumento innovativo l'unica possibilità seria perché effettivamente si possa dare nella pianificazione, nella programmazione, certezza agli operatori che vengono a investire in Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.

Marracini (Gruppo Misto). Il DPEF a nostro avviso appare debole e incompleto, nonché in contrasto col piano per il lavoro. Mancano precisione di obiettivi e di tempi di realizzazione; ancora una volta rischia di essere l'ennesimo libro dei sogni che va a riempire la collezione di cui è costellata la biblioteca di questa legislatura. Esaminato nel dettaglio è apprezzabile la considerazione dell'Assessore sulla mancanza degli strumenti per una valutazione dell'esistente e, quindi, su come poter costruire seriamente se non si ha idea delle fondamenta su cui si costruisce.

Il documento avrebbe dovuto essere un modo nuovo di gestire le risorse regionali, ancora una volta è mancato il coraggio di voltare pagina. Rivoli di spese assistenziali, clientelismo non funzionale allo sviluppo; occorreva invece creare i presupposti per attirare i capitali esterni, per far crescere il prodotto interno lordo.

E` indispensabile mettere mano alla riqualificazione delle risorse umane, affinché siano realmente competitive con la forza lavoro, quasi sempre più qualificata proveniente dal Continente, quindi, dire basta ai corsi di formazione professionale lontani dalle dinamiche del mercato del lavoro. E' fondamentale per una reale globalizzazione della Sardegna all'interno dell'Europa passare attraverso una seria considerazione: non serve elemosinare l'entrata in Europa per poi essere costretti a lustrare le scarpe, perché altro non è nelle nostre capacità! E` chiaro che così ci faranno entrare, ma non lo reputiamo certo dignitoso.

Investire sulla riqualificazione dei giovani è fondamentale per qualsiasi paese che voglia seriamente crescere. Il resto significa rimanere alla deriva ed è questo il significato che diamo a questo documento.

Per questo preannuncio a nome dell'U.D.R. il voto contrario.

Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (Progr. Fed.). Molto brevemente Presidente, per dire che il Gruppo dei Progressisti federativi vota a favore del DPEF, a conferma anche degli interventi che i colleghi hanno fatto nel corso del dibattito e per il contribuito che è stato dato in fase di discussione anche in Commissione.

Va detto in questa occasione che suggerimenti e anche emendamenti e modifiche che sono state proposte al testo da parte di colleghi delle opposizioni, propongono uno spirito di larga collaborazione su documenti generali che hanno e avranno una ricaduta anche sulle scelte che faremo nei prossimi giorni.

Quindi, mi limito a fare soltanto questa breve considerazione. Non mi diffondo sui conservatori e sugli innovatori per quanto riguarda la prospettiva, credo che bisogna essere in politica, e anche quando trattiamo questi argomenti, conservatori ed innovatori, conservare gli impegni che si assumono con gli elettori, conservarli nelle scelte che vengono proposte all'Aula ed innovare le parti degli impegni che sono stati assunti che non corrispondono più alle posizioni che ci hanno visto impegnati anche nel corso della campagna elettorale. Mi limito a dire che il DPEF è un documento che prepara positivamente i provvedimenti che assumeremo nei prossimi giorni, così come l'assessore Scano ha detto in diverse occasioni ed anche nel dibattito di oggi e nei richiami fatti anche nei giorni passati. Prepara positivamente la discussione al piano per il lavoro e di più prepara positivamente la finanziaria nuova che verrà portata in discussione anche questa nei prossimi giorni, e meglio ancora spiana il terreno al piano triennale.

Io vedo i provvedimenti collegati e non mi sfugge che quando parliamo di collegare diciamo che occorre anche coordinarli, in quanto ci sono provvedimenti in discussione che sono stati sottoposti alla votazione anche delle parti sociali, ma noi l'abbiamo detto anche nei mesi passati, l'Aula ha tutti i titoli per migliorare le proposte che sono state avanzate sin qui. Io non penso che ci dobbiamo pronunciare nel merito delle cose che faremo nei prossimi giorni, pronunciamoci nel merito dell'atto che stiamo sottoponendo alla votazione dell'Aula. Noi ci pronunciamo positivamente, con la sottolineatura che facevo prima, aperti al confronto anche nel merito di provvedimenti successivi, senza nessun partito preso ma con lo spirito (uso un termine forte) unitario che su questo tema nell'Aula è stato richiamato da diversi colleghi della opposizione.

Con questo auspicio noi diciamo che votiamo a favore e con la disponibilità a contributi migliorativi anche per quanto riguarda gli altri aspetti, non dividendosi tra conservatori e rinnovatori, ma conservando il meglio della tradizione innovando con il meglio le novità che vengono sottoposte alla nostra attenzione.

SANNA NIVOLI (A.N.). Bel scioglilingua!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr. Fed.). Col voto al documento di programmazione economica e finanziaria il Consiglio regionale ritengo che si attenga a dare attivazione ad un suo deliberato, oltre questo segna un momento di svolta nelle politiche programmatorie della nostra Regione.

Si attiva quindi, un ulteriore passo in avanti per una politica di razionalizzazione e di adeguamento degli atti di programmazione economica della nostra Regione.

Peraltro i mutamenti socio-economici intervenuti, la globalizzazione dei mercati, la gravità stessa della crisi economica della nostra Regione imponeva e impone una svolta, una svolta decisiva e di azione nel confronto non soltanto col Governo nazionale, e un maggiore accordo con le politiche dell'Unione Europea ma impone - dicevo appunto - un mutamento e un adeguamento delle nostre politiche economiche. Il documento di programmazione economica ritengo che abbia l'ambizione di fronteggiare i mutamenti in atto, individuando interventi strategici ed efficaci capaci di incidere nello sviluppo economico della nostra Isola.

Votiamo convinti questo documento perché esso non soltanto opera il superamento della vecchia programmazione regionale, ma indica una strada per un nuovo sviluppo che attraverso la valorizzazione delle risorse nella nostra terra permette una valorizzazione delle risorse umane e culturali della nostra Isola; si indicano obiettivi e linee guida per orientare lo sviluppo economico, così come indica chiaramente e mette in luce le deficienze della nostra Regione, in primis il mancato monitoraggio sugli effetti che si hanno dalla spendita delle nostre risorse, e per cui, una più puntuale riforma della spesa e gestione dei soldi pubblici.

Riconosce la compatibilità con il programma per lo sviluppo e l'occupazione in discussione nelle Commissioni Consiliari, mi sembra pretestuoso e fuorviante in questo momento mettere in discussione la filosofia del piano per il lavoro; è un piano aperto, un piano che è in discussione nelle Commissioni dove ogni forza politica ha la facoltà di incidere per migliorare il provvedimento e per far sì che questo provvedimento veramente corrisponda all'esigenza delle popolazioni sarde, all'esigenza dei corpi sociali presenti nella nostra Isola. Sono convinto che se vi sarà capacità operativa nel saper cogliere il meglio che questo piano presenta, non soltanto è compatibile, risulta compatibile dal punto di vista finanziario col documento di programmazione economica che stiamo votando, ma sono convinto che sarà anche compatibile con le aspettative di riscossa che il popolo sardo da tempo aspetta.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico del DPEF.

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FERRARI - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LADU - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - CASU - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA NIVOLI - TUNIS Marco - USAI Edoardo.

Si sono astenuti i consiglieri: BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 68

Astenuti 3

Maggioranza 35

Favorevoli 41

Contrari 27

(Il Consiglio approva).

Riprenderemo alle ore 17.00.

La seduta è tolta alle ore 13 e 54.