Seduta n.59 del 22/12/2004
LIX SEDUTA
(pomeridiana)
Mercoledì 22 dicembre 2004
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
indi
del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 17 e 16.
Manca, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 2 dicembre 2004 (54), che è approvato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del Documento di programmazione economica e finanziaria. Nella seduta di stamane abbiamo concluso gli interventi dei Presidenti dei Gruppi.
Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, nel sentire il lungo dibattito di oggi sul Dpef mi sono fatto un'idea abbastanza precisa di qual è il ruolo che viene assegnato a questo strumento in questo Consiglio, ma ne parleremo tra un attimo.
La prima cosa che volevo dire è che questo Dpef non riflette il lavoro di sei mesi, ma di tre mesi. Ricordo che è stato approvato dalla Giunta il 4 novembre, quindi, come è stato sostenuto, è certamente un Dpef di transizione e, come tale, ha alcune caratteristiche di un documento di transizione che va in una direzione chiara e ben definita, cioè quella del programma regionale di sviluppo. Questo è il primo punto.
Secondo punto: qualche volta, sentendo soprattutto alcuni interventi della opposizione, ho avuto la sensazione che non abbiamo letto lo stesso documento, perché è stato, questo documento, spesso definito come un libro dei sogni, quando in realtà, personalmente, almeno per una parte del Dpef, mi augurerei di poter fare sogni migliori.
In effetti, i due punti essenziali del Dpef hanno poco a che fare con i sogni; essi parlano di incapacità delle politiche, adottate per molti anni, a migliorare la posizione competitiva di questa Regione. Questo non è un sogno, questo è un problema molto importante; da qualunque punto di vista si voglia valutare una politica, una buona politica per lo sviluppo ha una semplice regola che, finita quella politica, esaurita la politica, ciò che ha creato deve rimanere in piedi. Non sono molte le politiche adottate che possono superare questo importante test. I dati che il Dpef riporta sulla situazione economica mostrano con la chiarezza dei numeri, delle tabelle, che la capacità competitiva di questa Regione non è migliorata, per molte dimensioni è peggiorata, che il gap storico che ci divide dalle Regioni più ricche è rimasto, nella migliore delle ipotesi, costante. Questo è il primo non sogno di questo Dpef.
La seconda cosa, che ha pochissimo a che fare con i sogni e che ha molto a che fare con la precisione, con la chiarezza, è la descrizione dello stato delle finanze regionali, che versano in condizioni che sapete gravi. La mia sensazione nel dibattito, in particolare per una parte di dibattito proposta dai banchi dell'opposizione, è che si sia fatto il possibile per evitare di parlare di questi due aspetti che invece sono i più importanti, sui quali il Dpef ha voluto dare un contributo di conoscenza essenziale, perché senza questo contributo di conoscenza non si va molto avanti e non si potrà affrontare una complicata situazione finanziaria come quella che abbiamo di fronte a noi. Non si deve e non si può, non sarebbe neanche giusto, far finta che si vivano, da questo punto di vista, dei tempi normali. I tempi sono assolutamente eccezionali dal punto di vista dei due problemi che ho citato prima. Allora, in questo contesto, l'obiettivo di questo Dpef, non generico, non pieno di sogni, è quello di descrivere l'insieme delle possibilità, di farlo con rigore per poterne discutere con tutti, nella concertazione, come in quest'Aula dove la discussione è particolarmente importante.
Abbiamo descritto le possibilità, questa è la premessa per poi poter parlare, in modo coerente, in un quadro chiaro e nettamente definito, di scelte. In una situazione come questa, di grande, di doppia grande difficoltà, in cui il Dpef è stato fatto, in tre mesi, tempi stretti, abbiamo ritenuto che fosse giusto che le difficili scelte allocative, tra usi alternativi di risorse così scarse, fossero lasciate alla manovra, alla fase successiva, a quella che avviene immediatamente dopo questa difficile definizione delle possibilità che sono di fronte a noi.
Questa è la scelta metodologica che abbiamo annunciato in tutte le sedi in cui abbiamo parlato del Dpef, in cui ci siamo confrontati sul Dpef, compresa naturalmente la Commissione bilancio. Ciò non significa che il Dpef non faccia delle scelte; questo Dpef fa delle scommesse, individua l'origine del gap che caratterizza l'economia sarda, nelle dotazioni immateriali della Regione e limita, più di quanto sia stato fatto nel passato, il ruolo delle infrastrutture immateriali. L'enfasi è nettamente sul gap nelle infrastrutture immateriali.
Anche per quanto riguarda le infrastrutture materiali, il Dpef dice delle cose sufficientemente precise da essere utili per ciò che potrà essere fatto in futuro. Si dice, con chiarezza, che le infrastrutture materiali, che ancora dobbiamo creare, devono essere attentamente integrate con le esigenze del sistema produttivo, per renderlo più competitivo, cosa che nel passato non si è riusciti a fare. Come mai? Beh, conosciamo tutti la stagione appena conclusa dei PIT e dei PIA, del modo in cui sono stati gestiti questi strumenti precedentemente, del fatto che PIT e PIA non hanno creato questa cruciale integrazione tra opere pubbliche e sistema produttivo. Il Dpef, questa Giunta, questo Governo si impegnano a colmare profondamente questa grave lacuna, modificando le linee guida della progettazione integrata, rendendo coerenti gli strumenti di incentivazione per le imprese, trasformandoli e riformandoli nelle direzioni delineate nel Dpef, perché siano coerenti con questo quadro di progettazione integrata. Fino adesso le due cose sono rimaste nettamente separate con i risultati che abbiamo visto.
Le infrastrutture immateriali sono la nostra priorità essenziale: la scuola, la scuola pubblica innanzitutto, la lotta alla dispersione scolastica, attraverso un ruolo importante della scuola pubblica e di una formazione di qualità, l'alta formazione del capitale umano, come complemento essenziale di ogni politica di diffusione dell'innovazione. E' difficile parlare di diffusione dell'innovazione tra imprese e sistema produttivo in assenza di capitale umano sufficientemente ampio e diffuso. Ricerca applicata fortemente integrata, cosa che finora è raramente accaduto sulla eccellenza delle università sarde. Sono indicazioni precise su punti cruciali della dotazione immateriale di questa Regione.
Scelte settoriali: l'inevitabile internazionalizzazione, nella quale ci troviamo per fortuna coinvolti, implica delle scelte coerenti con l'economia di un mercato integrato, in particolare con l'economia del mercato integrato europeo. Per integrarsi utilmente, estraendo i benefici che un'economia integrata di queste enormi dimensioni può fornire a una piccola Regione, è essenziale avere cognizione e consapevolezza profonda dei propri vantaggi comparati, delle proprie utili diversità, che devono essere portati a reddito, che devono creare capacità, che devono creare ricchezza. Su questa parte, questa Giunta parla con chiarezza del ruolo della qualità ambientale, del turismo economicamente sostenibile; la sostenibilità economica è un concetto sufficientemente chiaro per essere reso operativo, uno sviluppo locale basato sull'integrazione tra questo sviluppo turistico sostenibile, diffuso, e le attività produttive tradizionali, perché il turismo sostenibile, economicamente sostenibile, sia il volano della produzione e il futuro delle esportazioni anche di questo settore e dell'industria legata in modo integrato ad esso.
Nella nostra politica di internazionalizzazione sarà nostra priorità aiutare i settori basati su produzioni tradizionali, che possono essere estremamente innovative, ad affacciarsi nei mercati esterni. Le scelte di fondo sono nette, ciò che è meno sviluppato nel Dpef, per i motivi che dicevo prima, è l'elencazione degli strumenti che possiamo adottare per raggiungere questi obiettivi. Sappiamo che questa è la parte più difficile e anche che è la parte nella quale passa la nostra capacità di riqualificare la spesa operativamente in modo da creare ricchezza. Il problema è che siamo di fronte a molti anni di soldi spesi in strumenti che si sono rivelati spesso assai inefficaci. Questo è dimostrato dai dati che ho citato prima a proposito della tendenza della capacità competitiva di questa Regione. Sappiamo, in sostanza, di dover elaborare strumenti molto diversi da quelli del passato; in parte lo abbiamo già fatto, in parte lo stiamo facendo.
Nessuno può illudersi che questo processo si possa compiere in tre mesi di tempo, c'è molto lavoro da fare, molto lavoro di dettaglio e dobbiamo lavorare in una situazione in cui pochissima o praticamente nessuna valutazione delle politiche, a parte quelle legate al POR, è stata fatta. Quindi c'è molto da fare. Il Programma regionale di sviluppo è infatti lo strumento adatto per fare questa riflessione operativa su ciò che non ha funzionato e su ciò che riteniamo possa funzionare. Le scelte affrettate del passato hanno creato situazioni finanziarie di enorme difficoltà e hanno aiutato pochissimo la capacità competitiva di questa Regione. Staremo molto attenti a non rifare gli stessi errori, pur nella consapevolezza, ovviamente, che è necessario agire molto rapidamente.
Questo è il contesto nel quale si è mosso il Dpef e questi erano gli obiettivi che il Dpef ha voluto privilegiare rispetto ad altri. In questo senso è ben lontano dall'essere un libro di sogni. In questa condizione di grande difficoltà e di sfide, l'augurio è che si possa lavorare per quanto possibile con spirito di cooperazione e naturalmente anche di utile competizione, di idee e di soluzioni. Ho personalmente trovato sorprendente il riferimento che l'onorevole Capelli ha fatto ieri a una pagina del Dpef. Quel riferimento sembra avere alla base un'idea dei rapporti politici che ha poco a che fare, dal mio punto di vista, con le esigenze e con la sfida che abbiamo di fronte. L'onorevole Capelli sembra fondamentalmente dire che tutto ciò che è stato detto da una parte politica, anche gli aspetti più tecnici, anche quelli elaborati e proposti da validi funzionari, che garantiscono l'utile fondamentale continuità amministrativa nei cambiamenti di maggioranza, debba essere messo da parte da chi forma un nuovo governo.
L'onorevole Marrocu ha fatto un esempio particolarmente interessante per dimostrare che questo approccio non è condivisibile. In effetti la parte dedicata alla manovra finanziaria della proposta di Dpef del 2004 contiene un'analisi che, letta da chiunque con serenità, si scopre essere in parte condivisibile, perché è un'analisi della gravità della situazione. In quella analisi vengono proposti alcuni strumenti di controllo della spesa che sono decisamente condivisibili, perché basati su un buon ragionamento tecnico. Il problema è naturalmente che a queste parole, scritte nella proposta del Dpef 2004, non sono seguiti fatti coerenti, tutt'altro; proprio per questo e anche per questo, la situazione è recentemente diventata più grave, ciò di cui parla il Dpef 2005 con attenzione.
Allora in questa situazione riproporre i ragionevoli strumenti già proposti l'anno scorso dalla struttura tecnica della Regione è un dovere perché gli strumenti, per conto della spesa, sono pochi e quando sono utili devono essere usati fino a quando il risultato non sia raggiunto. Infatti, proprio la loro mancata applicazione, l'anno scorso, ha prodotto la situazione attuale e, per fronteggiarla, quegli strumenti, insieme a molti altri che sono stati da noi elencati, devono essere confermati anche quest'anno.
Questa è la questione e faccio fatica a capire dov'è la materia dello scandalo, se di materia dello scandalo si tratta. Nel Dpef 2001, interi paragrafi, come è noto, sono stati ripresi, senza alcun cambiamento, dalla bozza Dpef del 2000. Trovo questo fatto tutt'altro che scandaloso, proprio perché in uno strumento di programmazione triennale è del tutto legittimo riproporre parti elaborate l'anno o gli anni precedenti, indipendentemente da chi le ha adottate, se queste parti e questi strumenti sono ritenuti validi e rilevanti per fronteggiare i problemi sul tappeto.
Auspico che il carattere strumentale di questa polemica non mini il necessario confronto sereno che tutti dobbiamo contribuire ad avere per affrontare una situazione della finanza regionale particolarmente difficile.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, LOMBARDO, SANCIU, LIORI, ARTIZZU, MILIA, BIANCAREDDU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli del Documento n. 2/A.
Non essendo riusciti a votare, prendo atto che il consigliere Cappai dichiara il proprio voto contrario e il consigliere Marracini il proprio voto favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GIAGU - IBBA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 62
astenuti 5
maggioranza 32
favorevoli 37
contrari 25
(Il Consiglio approva).
Così come concordato in Conferenza dei Capigruppo, proseguiamo l'esame del Documento come se si trattasse di un articolato, quindi esaminiamo i paragrafi alla stregua di articoli.
Passiamo pertanto all'esame del paragrafo 1. .
(Segue lettura)
Al paragrafo 1 sono stati presentati sei emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo degli emendamenti:
EMENDAMENTO soppressivo parziale SCARPA - ATZERI
Al capitolo "1. una nuova stagione di sviluppo", pagina 7, è apportata la seguente modifica:
Il primo comma, dalle parole "il dpef 2005-2007 …" alle parole "di risorse rinvenienti dall'esterno" è eliminato. (1)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Al capitolo "1.1. i principali indirizzi strategici", pagina 9, dopo il capoverso "un incremento nel medio periodo …" è inserito il seguente:
"un incremento nel medio periodo dell'uso della lingua sarda nelle istituzioni pubbliche, negli enti locali, nelle scuole e nei mezzi di comunicazione di massa, mediante la razionalizzazione ed il rafforzamento degli interventi previsti dalla L.R. 26 del 1997". (2)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Al capitolo "1.5. una nuova comunicazione con i cittadini" pagina 16, dopo il periodo che si conclude con le parole "spazi di tempo relativamente ristretti" e prima del periodo che inizia con le parole "Per quel che riguarda" è inserito il seguente periodo:
"Sempre con riferimento al precedente punto 2, per facilitare il dialogo della Regione con i cittadini, e per consentire la immediata conoscenza da parte dei cittadini sardi del contenuto degli atti aventi rilevanza esterna adottati dalla Regione, il testo ufficiale di tutte le deliberazioni adottate dalla Giunta Regionale sarà messo a disposizione dei cittadini mediante il suo integrale inserimento, entro ventiquattro ore dalla adozione, nel sito Internet della Regione.
Con le stesse modalità sarà messo a disposizione dei cittadini il testo di tutti gli atti aventi rilevanza esterna adottati dal Presidente della Regione, dagli Assessori, dai Direttori Generali e Dirigenti degli assessorati, ivi compresi i contratti di ogni natura, le convenzioni, gli incarichi professionali e le determinazioni." . (3)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO
Alla pagina 8, dopo la parola "Documento" e prima del capitolo 1.1 è inserito il seguente capoverso:
"Il sistema di monitoraggio degli effetti prevedibili dovrà essere esteso a tutte le leggi in approvazione da parte del Consiglio Regionale, che possa preventivamente conoscere gli effetti sul territorio di breve, medio e lungo termine, derivanti dall'introduzione delle nuove norme legislative.". (10)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO
Alla pagina 13, dopo il punto "internazionalizzazione e prima del punto "sviluppo locale e rurale" è inserito il seguente:
"Lingua inglese. Le politiche di scambio culturale, sociale, scientifico, commerciale, politico si fondano sul possesso e sulla condivisione degli strumenti di comunicazione. La lingua inglese rappresenta ormai lo strumento di comunicazione del mondo e la sua diffusione e conoscenza universale tra la popolazione sarda appare dunque una priorità propedeutica a qualsiasi politica di sviluppo e di scambio.". (11)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO
Alla pagina 16, al capitolo 1.5 dopo la parola "servizi" è inserito il seguente capoverso:
"Il contenuto altamente innovativo di tale piano di comunicazione pone significativi problemi nell'uso di strumenti di controllo sociale, per cui appare opportuna la vigilanza e la verifica sul suo stato di attuazione da parte di una commissione consiliare presieduta da un rappresentante dell'opposizione.". (12).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 1.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Si tratta di un emendamento con il quale si propone l'eliminazione del primo capoverso del testo, le ragioni di questo emendamento sono illustrate nella relazione di minoranza, al punto 1, alla quale faccio riferimento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 2.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, con questo emendamento si propone all'Aula di integrare il testo del documento ponendo tra le priorità dell'azione di governo la questione della lingua sarda e la sua presenza nelle istituzioni pubbliche, negli enti locali, nelle scuole e nei mezzi di comunicazione di massa mediante la razionalizzazione e il rafforzamento degli interventi previsti dalla legge regionale 26 del 1997. Si tratta di un'integrazione che ha un valore di principio, sollecitiamo l'Aula ad esaminare questo emendamento con attenzione e verificare se vi sia la possibilità che venga approvato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 3.
SCARPA (Gruppo Misto). Abbiamo apprezzato la parte del Dpef che si riferisce al capitolo 1.5 per una nuova comunicazione con i cittadini, ma rispetto alle intenzione indicate nel testo, che fanno prevedere tutta una serie di iniziative tese ad un rapporto attivo con i cittadini, ci sembra che manchi un passaggio essenziale sulla messa a disposizione dei cittadini, mediante l'inserimento nel sito Internet della Regione, delle delibere della Giunta regionale e degli altri atti della Regione aventi rilevanza esterna.
Pertanto con questo emendamento, che non ha naturalmente efficacia prescrittiva perché non è una norma cogente, ma è una dichiarazione di intenti per il futuro, proponiamo appunto che per il futuro, in tempi molto brevi, vi sia la volontà di inserire, nel sito Internet della Regione, le deliberazioni della Giunta regionale e gli altri atti della Regione aventi efficacia esterna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento numero 10.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Mi scusi, ha chiesto l'illustrazione di quale emendamento?
PRESIDENTE. Il "10"; sono tutti emendamenti aggiuntivi al paragrafo 1, il "10", l'"11" e il "12".
VARGIU (Riformatori Sardi). L'emendamento numero 10 riprende un'indicazione che ricorre in diverse parti del documento, ma in particolare quella proposta nella pagina 8. L'indicazione che ricorre all'interno del Dpef, che mi sembra essere giustamente un'indicazione privilegiata da parte della Giunta, è quella di andare verso la ricerca di tutte le forme di monitoraggio della spesa che consentano il raggiungimento degli obiettivi di efficacia, efficienza ed appropriatezza che sono caratteristici dell'amministrazione pubblica, ma anche di quella privata peraltro.
Noi abbiamo detto, anche durante la discussione sul documento, che apprezziamo molto questa indicazione da parte della Giunta (sarebbe difficile non apprezzarla) e che, comunque sia, in tempi di contrazione delle risorse disponibili, è ovvio che l'utilizzo migliore possibile di quelle che sono comunque a disposizione rappresenta un obiettivo prioritario dell'amministrazione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
(Segue VARGIU.) Ci sono esperienze tipiche di altre Regioni, probabilmente l'Assessore (che ha competenza in campo economico) le conosce meglio di me, ma, per aver avuto occasione di leggere, io citerei la Nuova Zelanda che ha un'efficientissima organizzazione a questo proposito, come peraltro esistono delle Nazioni e delle Regioni che stanno addirittura verificando l'impatto che le leggi approvate dal Parlamento hanno, negli anni successivi, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale, sui territori dove le norme stesse vengono poi esplicate. Sarebbe estremamente importante se ci fosse un'introduzione in linea di principio di questo metodo anche per quanto riguarda l'attività legislativa del Consiglio regionale e quindi sarebbe estremamente importante se ci fosse la volontà, da parte della Giunta e dell'Amministrazione regionale, di estendere anche il meccanismo del monitoraggio e della verifica di controllo della qualità della spesa e quindi estendere il ragionamento sulla pianificazione e sulla valutazione dell'impatto che le singole iniziative e i singoli atti amministrativi della Regione hanno poi nel contesto sociale di riferimento.
Dicevo estenderlo anche alle leggi che noi andiamo a fare. Faccio un esempio che può valere per tutti, sarebbe stato interessante - probabilmente avrebbe aiutato anche la discussione in quest'Aula - se, nel corso della nostra discussione sulla legge relativa alle coste, noi avessimo avuto, più che dati passati da qualche associazione di categoria, dati ricavati e studiati da una task force regionale di monitoraggio efficacemente preparata all'argomento. Il che ci avrebbe potuto consentire in Aula, per esprimere un giudizio, di avere delle conoscenze e delle informazioni sul quadro economico di riferimento e sulle ricadute che la legge sulle coste avrebbe avuto o avrà sull'economia isolana nei prossimi mesi e nei prossimi anni, invece che esprimerlo sulla base delle sensazioni individuali o sulla base di informazioni comunque fornite da associazioni direttamente interessate che non sappiamo in che maniera le hanno tratte. Voglio dire che sarebbe stato estremamente importante se le informazioni ce le avesse potute fornire un organismo, una struttura della Regione preposta all'obiettivo di organizzare degli studi per consentire di avere chiaro il quadro di riferimento nel quale una normativa viene a cadere.
Quindi, io credo che sia un emendamento che vada nella direzione della filosofia che la Giunta stessa propone all'interno del Dpef e che possa essere un completamento di ciò che nella filosofia della Giunta è già presente.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.
(Interruzione del consigliere Vargiu)
Chiedo scusa, in questo caso ognuno di noi si assume le responsabilità, ho chiesto agli Uffici e mi avevano detto che lei stava illustrando gli emendamenti numero 10, 11, 12. Onorevole Vargiu, può illustrare l'"11" e il "12" tutti e due assieme?
Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare gli emendamenti numero 11 e 12.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio. Chiedo scusa ma non avevo compreso di doverli illustrare in sequenza.
Anche l'emendamento numero 11 è un emendamento che segue la filosofia presente all'interno del documento della Giunta; come è stato sottolineato durante la fase della discussione del Dpef in Aula, la Giunta giustamente individua, nel problema culturale, uno dei problemi fondamentali in Sardegna. Questo è evidente nella fase di disamina del Dpef, nel senso che, quando si sofferma sul quadro economico di riferimento e dettagliatamente entra nel merito della realtà isolana per quanto riguarda il settore dell'istruzione, il Dpef diventa estremamente preciso sia nel diagnosticare gli elevati tassi di abbandono scolastico, presenti in Sardegna, sia nel concentrarsi sulla difficoltà che la cultura sarda incontra in questo momento nel portare gli studenti sardi ai massimi livelli di istruzione, quindi sul ritardo che c'è per quanto riguarda i laureati, inoltre è estremamente puntuale anche per quanto concerne la messa in evidenza della non piena integrazione tra mondo dell'istruzione e mondo del lavoro, tra mondo dell'università e mondo del lavoro.
Quindi il documento è estremamente preciso nell'indicare come filosofia di fondo quella dell'evoluzione culturale di un popolo come elemento propedeutico a tutti i passi successivi dello sviluppo. Nel documento della Giunta è contenuto in maniera estremamente chiara come il problema della cultura e quindi il problema dell'annullamento dei ritardi culturali, che eventualmente ci separano dal punto di vista scolastico fino alla ricerca scientifica rispetto al resto dell'Italia e del mondo, non sono un settore a parte, ma raffigurano, come si suol dire, un sistema, rappresentando così il punto di partenza di tutti i settori dello sviluppo della Sardegna; quindi non si potrà incidere sui singoli settori di sviluppo, se non si inciderà preliminarmente sul ritardo culturale che separa la Sardegna da altre aree geografiche del mondo.
Per cui la Giunta nel suo Dpef, la maggioranza nel suo Dpef, è estremamente sensibile riguardo a questo punto e, secondo me, in maniera molto puntuale individua il problema degli scambi di comunicazione, insieme anche a quello dell'acquisizione degli elementi per poter effettuare questi scambi, come uno dei problemi fondamentali nello sviluppo della Sardegna.
Allora noi chiediamo, attraverso questo emendamento, che laddove si vada a parlare delle politiche di internazionalizzazione della Sardegna, quindi di apertura della Sardegna al mondo, anche attraverso gli scambi commerciali, oltre che culturali, sociali, politici ed economici, sia individuato un argomento che, a nostro avviso, è fondamentale, cioè quello che per poter avere scambi col mondo è necessario comprendersi. Se noi continuiamo a parlare in italiano col mondo, è assai difficile che ci si possa comprendere. Noi riteniamo che, in questo momento, esista una lingua che è diventata, indipendentemente dalla nostra volontà, lingua universale del mondo negli scambi e nella comunicazione, da quelli commerciali a quelli scientifici, si tratta della lingua inglese.
Allora la necessità che l'universalizzazione della conoscenza dell'inglese in Sardegna avvenga nel modo più rapido possibile è, a nostro avviso, una priorità intrinseca al ragionamento che la Giunta stessa porta avanti, nel senso che non si capisce come si possa fare ricerca scientifica senza conoscere la lingua inglese. Non si capisce come si possano fare scambi commerciali quando esiste uno studio fatto dalla Confindustria per cui l'80 per cento delle imprese sarde non è in grado di esportare i propri prodotti nel mondo perché non ha competenza linguistica che gli consenta di effettuare gli scambi. Esistono dei limiti intrinseci, alla possibilità di scambiare, che sono dati dalla mancanza degli strumenti dello scambio e soprattutto dalla mancanza della competenza linguistica fondamentale per poter effettuare lo scambio.
Con questo emendamento, noi chiediamo che ci sia un'indicazione chiara da parte della Giunta regionale e della maggioranza, quindi del Consiglio, sull'impegno a realizzare politiche di apprendimento linguistico marcatamente e specificamente indirizzate soprattutto all'acquisizione della competenza della lingua internazionale di comunicazione, usata da Internet così come da ogni altro tipo di consesso che veda impegnate persone che hanno una originaria competenza linguistica diversa tra loro. Ugualmente chiediamo alla Giunta di esprimersi in maniera chiara e tale che poi vengano trovate anche le risorse necessarie perché le indicazioni di principio possano essere tradotte in atti concreti.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 12, e concludo, esso si riferisce ad un altro dei settori affrontati in maniera innovativa nel Dpef da parte della Giunta regionale, cioè quello riguardante la comunicazione, settore che la Giunta regionale considera strategico a tal punto da aver individuato la necessità, esattamente come per la sanità di un piano sanitario regionale, come per il turismo di un piano turistico, come per l'ambiente di un piano paesaggistico regionale di dotarsi di un piano della comunicazione.
Io credo, noi crediamo che questo sia un elemento molto importante e lo giudichiamo estremamente positivo nel senso che oggi la comunicazione e la ricerca di nuovi meccanismi di scambio con il cittadino consentono anche a una democrazia parlamentare di aprirsi quanto più possibile verso le piazze, comprese le piazze virtuali che sono il fondamento di rapporto per quanto riguarda la comunicazione.
Però io credo che non sfugga a nessuno, colleghi, che lo sviluppo di nuove politiche della comunicazione, addirittura la istituzionalizzazione di un piano della comunicazione, comporti un nuovo modo di comunicare con i cittadini che ha tutta una serie di ricadute dal punto di vista del controllo del consenso sociale che probabilmente nessuno di noi ha chiare del tutto e che sicuramente andranno viste in progress man mano che noi andremo a verificare ciò che la Giunta e l'Amministrazione metteranno poi in essere concretamente per poter garantire il decollo di questa nuova forma di comunicazione interattiva tra amministrazione e cittadini.
Essendo il settore della comunicazione estremamente delicato, quello in cui andranno ad esplicitarsi queste nuove politiche, ed essendo assai importante il meccanismo, legato al controllo sociale implicito in questo tipo di sistema di comunicazione, noi riteniamo estremamente importante che si inizi a dare atto, nell'ambito di questo piano, all'importanza della funzione di controllo che le minoranze consiliari possono esercitare. Quindi, quando il piano della comunicazione sarà presentato e procederà nei suoi atti di tipo attuativo concreto, riteniamo estremamente importante che ci sia una sorta di commissione di vigilanza, così come esiste per la comunicazione a livello nazionale, che sia presieduta da un commissario consiliare dell'opposizione che possa avere una funzione di vigilanza sugli atti che, nel corso di attuazione del piano di comunicazione, verranno messi in essere.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, sull'emendamento numero 1, che è stato oggetto di ampio dibattito in Commissione, l'invito della Commissione stessa ai proponenti è di ritirarlo, perché le osservazioni che la Giunta fa sul primo capoverso del capitolo primo non riguardano un giudizio definitivo sul sistema elettorale, ma dicono che il sistema elettorale che si è adottato con l'elezione del Presidente e la stabilità della forma di governo che peraltro era compreso, come ricorderanno tutti i colleghi, nella legge che era stata discussa in Consiglio e poi non esitata per le circostanze che conosciamo, non pregiudica comunque da parte di questo Consiglio la presentazione in futuro, da parte della Giunta o del Consiglio, se lo ritenga, di una proposta di legge elettorale regionale che era e rimane l'ambizione di tutte le forze politiche - ne sono sicuro - presenti in questo Consiglio. Per cui l'invito è al ritiro; se l'emendamento non dovesse essere ritirato, il parere è negativo.
Sull'emendamento numero 2, anche in questo caso, l'invito è sempre al ritiro perché la materia che tratta è ampiamente sviluppata, mi sembra in modo abbastanza condiviso, nel capitolo quattro e nel paragrafo 1.4; in caso di mantenimento, il parere della Commissione è quello di non accoglimento.
L'emendamento numero 3 è stato oggetto di presentazione in Commissione e di un'ampia e successiva discussione nella stessa, la quale ha ritenuto di non doverlo accogliere nella sede di lavori della Commissione; il relatore ritiene che questa opinione non si possa modificare, per cui il parere è ancora negativo.
Per quanto attiene l'emendamento numero 10, anche in questo caso si invita al ritiro perché, nella parte che viene richiamata, il sistema di monitoraggio riguarda praticamente tutta l'azione del governo della Regione, quindi diciamo che, in linea di massima, dovrebbe essere compreso anche quello che i proponenti l'emendamento richiedono. Non è specificato, ma non si ritiene che debba essere specificato, per cui l'invito anche in questo caso è al ritiro; se si dovesse mantenere, il parere della Commissione è negativo.
Per quanto riguarda la lingua inglese, il problema è sicuramente di grande interesse, però specificarlo in questi termini nel Dpef, tenuto anche presente che è stato presentato già un progetto di legge, che è in Commissione e che verrà discusso, sembrerebbe pregiudicare un attimo l'autonomia del Consiglio di stabilire in che modo la diffusione della lingua inglese possa essere promossa. Di sicuro c'è l'interesse al contenuto, però ci sembra che non possa essere accoglibile come inserimento nello strumento di programmazione economica e finanziaria in questo momento, per cui il parere è negativo.
Il parere è negativo anche per l'emendamento numero 12, signor Presidente, perché, sulla comunicazione, nella pagina 16 che viene richiamata per quanto riguarda la comunicazione, il Dpef dice testualmente: "Il Piano di comunicazione aiuterà la Regione ad anticipare le richieste, individuare i problemi, soddisfare i bisogni dei cittadini e degli utenti dei servizi"; non dice come questo avverrà, avverrà con uno strumento che deve essere ancora adottato, per cui è probabile che le sollecitazioni, che i proponenti l'emendamento fanno, possano essere anche accolte. In ogni caso sembra prematuro vincolare il piano di comunicazione ad aspetti che devono ancora essere esaminati e discussi in Consiglio. Per questa ragione, invito sempre al ritiro dell'emendamento; se dovesse rimanere, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente della Commissione. Sull'emendamento numero 10, volevo sottolineare il fatto che si tratta di un'azione che la Giunta intende, come ha detto il Presidente della Commissione, intraprendere per quanto riguarda il monitoraggio delle politiche. Va certamente notato che è auspicabile muoversi anche nella direzione indicata da questo emendamento, ma questo movimento è certamente il più complesso di tutti e la priorità assoluta in questo momento è la valutazione attenta delle politiche che sono già avvenute. Le risorse saranno prioritariamente allocate a questa prima fase che, d'altro canto, è propedeutica nei confronti della fase auspicata dall'emendamento numero 10.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Per dichiarare che gli emendamenti numero 1, 2 e 3 vengono confermati e non ritirati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Anche noi non intendiamo ritirare i nostri emendamenti, però l'occasione è utile per significare un po' di delusione rispetto alle risposte che sono pervenute sia dalla Giunta che dal Presidente della Commissione. Noi ritenevamo che i nostri emendamenti fossero semplicemente atti ad esplicitare delle considerazioni già contenute all'interno del Dpef, quindi degli emendamenti che né la Giunta, né la Commissione, né il Presidente della Commissione e la maggioranza potessero avere in alcuna misura fastidio ad accogliere.
In effetti, nelle parole del Presidente della Commissione bilancio, che ha liquidato gli emendamenti attraverso l'invito al ritiro o attraverso l'espressione del parere negativo, non è facile cogliere le motivazioni della mancata adesione al principio contenuto all'interno dell'emendamento. Devo dire che, per quanto riguarda l'emendamento numero 10, non è facile comprenderlo neanche nelle parole che l'Assessore stesso ha reso all'Aula, sul monitoraggio, il documento di programmazione economica e finanziaria non è che entri per due righe, c'è un accenno, quindi ogni ulteriore specificazione rispetto all'accenno appare vincolante, ridondante o comunque eccessiva nel merito.
Il documento di programmazione economica e finanziaria è incentrato sui sistemi di controllo, di monitoraggio, di verifica, di qualificazione della spesa e via dicendo. Vivaddio, quanto noi auspichiamo, lo auspica la maggioranza, cioè che questi sistemi siano efficienti ed efficaci, però sono sostanzialmente citati a più riprese nell'ambito dell'intero documento di programmazione economica e finanziaria, quindi non rappresentano un fenomeno incidentale per cui una specificazione ulteriore, come dice il Presidente della Commissione bilancio, può sembrare un aggiungere laddove comunque si è già implicitamente detto. Questo non si è detto, il monitoraggio sugli effetti delle nuove leggi non è compreso all'interno del Dpef, è una cosa che nel Dpef non è scritta; quindi se realmente intendete farla, possiamo scriverla, se invece non intendete farla, ci boccerete l'emendamento e sapremo che non è scritta perché non intendete farla. Riusciremo in questa maniera ad avere chiarezza sulle vostre intenzioni.
Emendamento numero 11, ruolo della lingua inglese. Vorrei che, nel bocciarci l'emendamento, qualcuno di voi ci spiegasse come mai non c'è una parola nel documento di programmazione economico-finanziaria sulla lingua inglese; noi riteniamo che lo strumento per ragionare con il mondo sia indispensabile e che da qualche parte debba essere scritto Ci dovete spiegare come fate la ricerca, se la fate in sardo, con il massimo rispetto per la lingua sarda; per esempio c'è un sito di un radiologo sassarese che è in sardo, in catalano e in inglese. Questo vuol dire che, oltre la proposizione in sardo, esiste anche una proposizione di accesso universale; se voi volete fare l'internazionalizzazione degli scambi, mi spiegate come si fa a fare l'import export in indiano, in russo, con qualche altra lingua che voi domani ci direte che deve essere usata in maniera alternativa?
Noi non stiamo sostenendo la superiorità della lingua inglese, stiamo prendendo atto che, nel mondo, le persone che vogliono comunicare, che vogliono progredire, che vogliono scambiarsi socialmente ragionamenti di politica e su problematiche economiche, che vogliono fare scambi commerciali, utilizzano uno strumento che è lo stesso che voi potete utilizzare se vi collegate ad Internet, le pagine non sono in italiano, le pagine interessanti, la maggior parte, la stragrande parte delle pagine interessanti sono in lingua inglese, per cui la competenza linguistica per chi vuole limitare, per chi vuole superare il gap che lo separa dal resto del mondo, non è incidentale, è sostanziale, è fondamentale, e se non ce ne occupiamo nel documento di programmazione, dove ce ne dobbiamo occupare?
Quindi si tratta semplicemente di dare una linea di indirizzo, una indicazione, per dire che cosa vogliamo fare. Se non mettiamo una parola su questo, beh, signori, facciamo documenti di programmazione economico-finanziaria che faranno pacchi e monumenti a se stessi riguardo ai quali poi le generazioni che verranno, tra trent'anni, diranno che noi volevamo metterci in rapporto con il mondo senza neanche aver individuato lo strumento con cui si potesse iniziare a capirsi, cioè a ragionare sulle cose in maniera tale che, se io dico una cosa, un altro - che si trova a 3 mila o a 12 mila chilometri di distanza da me - sa cosa sto dicendo senza bisogno di utilizzare costantemente un interprete, che non sempre è possibile. Anche su questo sarebbe interessante avere una risposta.
Il professor Gessa, che immagino si esprima in lingue diverse dall'inglese quando informa sulle sue scoperte, sarebbe interessante che si alzasse in Aula e dicesse che ci sono tante lingue di culture europee con cui comunica e ci elencasse quali sono quelle che possono essere utilizzate per la comunicazione.
Io non sto discutendo sulla superiorità di una lingua, Dio me ne guardi! Conosco perfettamente le proposte della Commissione Europea sull'istruzione per il "2 più 1" per quanto riguarda la competenza linguistica, le accetto e le condivido, dico soltanto che noi non stiamo più parlando di cultura, stiamo parlando anche di cultura, ma soprattutto di sviluppo e conseguentemente stiamo cercando di comprendere quali sono gli strumenti per lo sviluppo; ripeto, questo non è il piano della cultura o il piano dell'istruzione, è il documento di programmazione economico finanziaria, che ci permette di capire quali strumenti noi dobbiamo utilizzare per lo sviluppo della Sardegna. Ultima cosa, così chiudiamo, riguarda il piano della comunicazione. Io ho letto il Dpef, sono stato costretto purtroppo, e nel leggerlo ho notato che non è che ci sono due righe sul piano della comunicazione, collega Secci; sul piano della comunicazione c'è una pagina intera e c'è scritto che la Regione attiverà un forum permanente per la consultazione e gli approfondimenti in occasione dei principali appuntamenti della programmazione regionale.
Questa è una cosa totalmente innovativa rispetto al passato, nel senso che un forum, informatico, con qualunque altro meccanismo vada avanti, implica un passo avanti che va oltre i meccanismi tradizionali della democrazia parlamentare, nel senso che la democrazia delegata si attua in questo modo: i cittadini votano dei rappresentanti, i quali sono considerati particolarmente competenti su argomenti specifici e prendono decisioni per conto dei cittadini deleganti, questo è il principio fondamentale. Noi stiamo andando a pensare, è corretto che sia così perché non siamo più nelle democrazie ottocentesche, una cosa nuova, quindi che ci possa essere l'attivazione di forum costanti, sugli argomenti più importanti, di comunicazione con i cittadini. Questi forum devono essere gestiti, qualcuno deve gestire l'informazione, in andata e in rientro, e deve gestire le politiche di consenso che da questo derivano.
Mi sa che siamo di fronte a un problema che potremmo chiamare di post democrazia delegata, quindi un problema di nuove democrazie. Allora, stabilire il principio che, nelle politiche di vigilanza di questa nuova forma di rapporto con i cittadini, ci sia un coinvolgimento in sede decisionale e in sede di programmazione da parte di chi è minoranza e magari non lo sarà per sempre, perché i ruoli di minoranza e maggioranza tendono all'alternanza nelle democrazie liberali moderne, credo sia un principio fondamentale che garantisce tutti.
Pertanto, non è che stiamo chiedendo di dettagliare quale debba essere la composizione delle commissioni che controlleranno, quante saranno, dove saranno eccetera, chiediamo semplicemente di introdurre il principio che, nelle nuove forme di democrazia che andranno verso il superamento dell'attuale democrazia parlamentare, sia ben consapevole nella mente di tutti che è importantissimo il ruolo di controllo delle minoranze.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, voterò a favore dell'emendamento numero 1 proposto dai colleghi sardisti perché, così come non si può attribuire ad un sistema elettorale la responsabilità del fallimento delle politiche di una maggioranza, non è scritto e testimoniato da nessuna parte che il maggioritario sia di per sé foriero di stabilità e positività. Nonostante le rassicurazioni del Presidente della Commissione, Secci, sono consapevole del fatto che resta ancora da definire se sia meglio una presunta stabilità di governo rispetto ad una maggiore possibilità di rappresentanza e quindi di confronto democratico.
Se posso rubare altri 30 secondi, Presidente, pongo una domanda: posso esprimermi anche sugli altri emendamenti in modo da fare un intervento cumulativo?
PRESIDENTE. No.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Va bene.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 1 che intende rimuovere, dal primo documento organico presentato dalla Giunta e da questa maggioranza al Consiglio regionale, il periodo che leggo: "Una legislatura nata con un sistema elettorale inedito per l'Isola, che seppure non scaturito dalla nostra specialità politica e storica prelude ad una maggiore stabilità e incisività dei poteri dell'Esecutivo. Tale profonda innovazione istituzionale rappresenta un'occasione storica per la Sardegna, in quanto può favorire il definitivo abbandono di un vecchio modello di sviluppo non autopropulsivo, legato a una visione contingente e non strategica dei trasferimenti pubblici di risorse rinvenienti dall'esterno".
Noi chiediamo che non si inizino i lavori sulle questioni importanti con questa valutazione politica sul sistema elettorale. Non si può assolutamente iniziare in questa maniera. Presidente della Commissione, se dobbiamo fare un dibattito sul sistema elettorale, lo faremo in Commissione, nelle sedi competenti, ma non si può iniziare il dibattito sul primo documento importante di programmazione con una frase di questo genere. Non impegniamo l'Aula con un giudizio sul sistema elettorale fatto in questa maniera!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.) Io colgo questa occasione per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento proposto dai colleghi Scarpa e Atzeri, sposando diverse riflessioni, che sono state pure fatte sul piano politico, anche perché il giudizio che qualcuno ha tentato di dare sul sistema elettorale mi pare assolutamente inopportuno rispetto ad un totale...
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si ricordi cosa sosteneva sei mesi fa.
PILI (F.I.). Io, collega Secci, non sto dando una lettura del sistema elettorale. Chi ha sentito poc'anzi il collega Scarpa ha capito che il suo riferimento non è al sistema elettorale, ma è a tutta una serie di valutazioni negative che vengono fatte sul passato di questa Regione, che ha visto un governo articolato, dall'autonomia ad oggi, da più parti politiche. La pretesa, che ha questo Dpef, di tacciare tutti di avere perseguito un vecchio modello di sviluppo non autopropulsivo è, consentitemelo, oltre che demagogico, autoreferenziale e sicuramente privo anche di quel minimo elemento di umiltà che dovrebbe contraddistinguere chiunque si candidi al governo della Regione. La decisione che il Gruppo sardista ha avanzato in quest'Aula, una riflessione seria sul futuro non solo istituzionale di questa Regione, ma anche sul ruolo che occorre richiamare nella premessa del Consiglio regionale, aver focalizzato e imposto a quest'Aula una premessa istituzionale, tutta legata all'incisività dei poteri dell'Esecutivo, dimenticandosi totalmente dei poteri di indirizzo del Consiglio regionale, è una dimostrazione palese di quello che da qualche mese andiamo sostenendo, cioè che il Consiglio regionale venga relegato ad un ruolo di semplice passacarte di una autonomia regionale che proprio in questa affermazione, che il Gruppo sardista ha voluto proporre, trova la sua diretta emanazione.
Voterò a favore di questo emendamento, perché lo condivido e credo che ponga davvero un problema politico e istituzionale forte all'attenzione del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, noi voteremo contro questo emendamento. Pur comprendendo il ragionamento che il collega Scarpa ha portato nella sua riflessione, noi ne condividiamo una parte, cioè quella nella quale dice che sia estremamente difficile legare al sistema elettorale, o ai risultati che il sistema elettorale ha dato, le valutazioni sui modelli di sviluppo autopropulsivi o non autopropulsivi, nel senso che riteniamo che i modelli di sviluppo abbiano poco a che fare con il sistema elettorale.
Però riteniamo che nella premessa ci sia, probabilmente era giusto che il Dpef partisse proprio da questo, una valutazione che in quest'Aula più volte è stata fatta e che, oltre a essere stata fatta più volte in quest'Aula, è stata comunque fatta dal 97 per cento dei cittadini sardi che, nel 1999, si è espresso in un libero referendum a favore di un sistema elettorale maggioritario.
E' vero quello che dice il collega Scarpa ed è ancora più vero quello che dice il collega Pili, cioè che non esiste un sistema elettorale perfetto e probabilmente neanche uno migliore dell'altro. E' però vero che il sistema maggioritario ha consentito che, anche in Sardegna, ci potessero essere delle maggioranze forti con la possibilità di governare in maniera differente rispetto al passato e voi siete l'espressione della maggioranza forte numericamente - io vi auguro anche dal punto di vista ideale - che è andata a governare, ma è altrettanto vero che è necessario che esista un'attenzione seria a tutti i meccanismi di riequilibrio e di contrappeso con il ruolo di indirizzo e di controllo che deve essere svolto dal Consiglio regionale perché il maggioritario possa funzionare.
E' assolutamente vero che a questa maggioranza si presenta un'occasione storica, data da un sistema elettorale che probabilmente non è quello che nessuno di noi avrebbe voluto ma che il Consiglio regionale precedente non è stato in grado di modificare proponendone uno proprio. Si presenta l'occasione storica che, per la prima volta, in questa Regione, un governatore eletto direttamente dal corpo elettorale, quindi con una legittimazione pari, uguale a quella del Consiglio regionale, può contare su una maggioranza che è assolutamente in grado di consentirgli quelle politiche di innovazione e cambiamento che entrambi gli schieramenti hanno proposto durante la campagna elettorale. Quindi non vi aspettiamo a giudizio sulle prime otto righe di questo Dpef, ma vi attendiamo a giudizio sulla vostra capacità di dare veramente corpo alle politiche di innovazione che avete promesso non a noi ma a tutti i sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Esprimo il mio voto favorevole a questo emendamento in quanto condivido pienamente le riflessioni e le preoccupazioni espresse dalla collega Caligaris e dal collega Scarpa. Io credo che tutto sia perfettibile, non ritengo assolutamente perfetta la nuova legge elettorale, che pure da stabilità a questo Consiglio, ritengo che sia una limitazione al potere di autodeterminazione del nostro Parlamento della Sardegna, per cui esprimo il mio parere favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, per chiarire che il Partito Sardo d'Azione nell'affrontare quel referendum aveva assunto una posizione politica chiara, favorevole al proporzionale. Durante questa campagna, il nostro Partito ha subito un forte trauma perché si è spaccato proprio per richiamarsi alla libertà e all'indipendenza; la libertà di scegliere programmi e l'indipendenza per non subire ingerenze che provenivano da oltre Tirreno. Eravamo consapevoli che questo sistema elettorale, così si è dimostrato in tutta la sua drammaticità, era un sistema truffaldino e liberticida e, come più volte ho detto in quest'Aula ed è stato segnalato anche da colleghi di questo Consiglio, noi dovevamo dotarci di un sistema elettorale tutto nostro; credo che sia ancora vivo questo desiderio.
Quindi, quando nel Dpef si esalta il sistema imposto dallo Stato italiano come la panacea di tutti i mali, noi non abbiamo la stessa sensibilità e lo stesso plauso politico; vogliamo dotarci in questo Consiglio, nella sua autonomia, nella sua sovranità, di un sistema tutto nostro per cui si apre un dibattito anche all'insegna di correttivi. E' il sistema elettorale che noi rinneghiamo, che non accettiamo, perché non tiene conto delle specialità, delle anomalie piacevoli politiche che esistono in questa realtà, che non ha nulla a che fare con le altre rispettabilissime Regioni.
Ecco perché noi volevamo, con questo emendamento, cassare questa superflua frase, perché è vero che questa Giunta ha una stabilità che deriva da una forza che le dà lo Stato italiano, ma è anche vero che lo stato di cloroformizzazione che subisce questo Consiglio regionale è di fronte agli occhi di tutti. Anche perché pian piano sembra risvegliarsi il desiderio che questo Consiglio si riappropri delle sue prerogative, uno dei temi principali è proprio quello di dotarci di un sistema elettorale partorito da questo Consiglio regionale, senza sventolare il turibolo verso questi sistemi che non hanno nulla a che fare con la Regione Autonoma della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche io sono costretto, tirato per i capelli, anche se li ho corti, ad entrare nel merito di questo emendamento, per difendere la ratio che ha portato il mio Partito, nella passata legislatura, a favorire la scelta di una legge che non è nata in Sardegna ma al di fuori, come è stato da molti ricordato, e che noi abbiamo fatto sì che venisse scelta per questa tornata elettorale in modo da porre fine a una stagione di instabilità politica che non aveva precedenti: dieci governi negli ultimi dieci anni.
Quindi, anche io certamente sono consapevole che non esistono sistemi politici perfetti, però questa legge ha permesso di avere un Presidente eletto il giorno delle elezioni, ha impedito che si arrivasse ad eleggere il Presidente della Giunta regionale dopo sei mesi di estenuanti trattative, durante le quali, per eleggere un Presidente dei sardi, è stato necessario un passaggio di consiglieri eletti in una maggioranza verso l'altro gruppo, cose che sono assolutamente non auspicabili in qualunque Parlamento che voglia ricondursi ai principi della decenza e della moralità.
Credo che questa legge abbia dato dei buoni frutti, se si vuole entrare nell'ottica della giustizia si può modificare in meglio qualunque legge, noi siamo disponibili. Non siamo disponibili a trattare su un'unica cosa: sul principio del presidenzialismo, cioè dell'elezione diretta del Presidente della Giunta, che è una garanzia di stabilità di governi che dovrebbero durare cinque anni, come abbiamo visto è successo per i sindaci, per i Presidenti delle province, certo anche lì cadono i sindaci, cadono i Presidenti della provincia, però sono molto limitati i casi rispetto alle esperienze passate. Quindi, siamo soddisfatti della scelta che abbiamo fatto ma se si vorrà ridiscutere siamo disponibili, si possono trovare forme di stabilità politica anche con il proporzionale, ne siamo certi, siamo convinti, bisognerà considerare allora anche altri principi, come quello naturalmente dell'esclusione dei partiti veramente minoritari; esistono dei sistemi per favorire la stabilità politica, la rappresentatività, con maggioranze certe che vengano scelte e indicate agli elettori prima delle elezioni, se su questo vogliamo aprire un dibattito sarà un'occasione in cui ci si potrà confrontare e non si potrà neanche dire che le scelte vengono fatte fuori.
La scelta è stata fatta qui dentro, c'è stata una volontà libera dell'Aula, a voto segreto, quindi ancora doppiamente libera, per questa legge, così da impedire che si perpetuasse quella stagione di instabilità politica di cui i sardi avevano abbastanza. Se il risultato è stato l'elezione di un Presidente come Soru, ben venga l'elezione del Presidente Soru, purché ai Sardi si dia una certezza di governo per cinque anni, e non la certezza dell'ingovernabilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Voterò a favore dell'emendamento presentato dal Gruppo del Partito Sardo d'Azione, perché qui non è in discussione il sistema elettorale di merito, ma il fatto che questo sistema elettorale non sia scaturito dalla nostra specialità politica e autonomistica, avremmo potuto benissimo seguire un sistema di elezione diretta, come eravamo tutti quanti d'accordo, non intendo darmi l'autocensura o l'incapacità e la patente di una Regione che non è capace neppure di dotarsi di un sistema elettorale autonomo.
Ricordiamo che la legge nazionale prevede che essa sia applicata anche alle Regioni a Statuto speciale nel caso in cui esse non siano in grado di legiferare. Noi riteniamo di essere in grado di legiferare, in particolare perché il primo periodo è collegato al secondo periodo; ma, all'inizio del Dpef, l'Assessore ci sta presentando questo nuovo sistema elettorale come una profonda innovazione istituzionale che rappresenta un'occasione storica per la Sardegna, in quanto può favorire il definitivo abbandono di un vecchio modello, non autopropulsivo, legato a una visione contingente, non strategica dei trasferimenti pubblici, di risorse provenienti dall'esterno. Sta dicendo a noi, a voi, agli altri, che siamo stati incapaci di produrre atti di programmazione, quando siamo i primi in Italia e in Europa! Non è possibile iniziare un Dpef bollando tutta la classe politica di centrodestra e di centrosinistra.
Ecco perché, caro Presidente, queste cose vanno valutate. Io ho chiesto stamattina al Presidente della Regione di intervenire in Aula, di chiarire questi aspetti, che sono pesanti, ci sarà pure un sistema elettorale nuovo, un governatore nuovo, ma noi non vogliamo che questi giudizi trancianti bollino tutta una politica che io mi onoro di aver portato avanti negli anni.
(Interruzione del consigliere Marrocu)
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, su che cosa intende intervenire?
MARROCU (D.S.). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Intervengo per chiedere una sospensione di cinque minuti.
PRESIDENTE. Se il Consiglio è d'accordo, modificherei la sua proposta, andrei al comma secondo e sospenderei tutto l'articolo, in modo tale che si possa andare avanti.
CAPELLI (U.D.C.). No, Presidente!
PRESIDENTE. No? Perfetto. Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 33, viene ripresa alle ore 18 e 44)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, si propone che l'emendamento numero 1 venga modificato oralmente, naturalmente se c'è l'accordo previsto dal Regolamento, per sostituire il primo capoverso del paragrafo 1 in questa maniera: dopo la parola "esecutivo", prima della quale rimane tutto invariato, si propone questa formulazione: "Tale innovazione istituzionale" - quindi la parola "profonda" si cancella e si cancellano le parole da "rappresenta" sino a "in quanto" - "può favorire il definitivo abbandono di un vecchio modello di sviluppo non autopropulsivo". La parte rimanente della frase si cancella dalla parola "legato" alle parole "dall'esterno". In questa formulazione, la Commissione esprime un parere favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Con la precisione che l'unico scopo dell'emendamento era quello di eliminare collegamenti fra il sistema elettorale e le possibilità per il futuro della nostra terra e con la richiesta formale alla Giunta di avviare subito una sessione straordinaria di lavori sulla questione elettorale…
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Perché alla Giunta?
SCARPA (Gruppo Misto). Anche alla Commissione competente, in ogni caso alla maggioranza di governo, di avviare subito una sessione di lavori…
(Interruzioni)
Chiediamo che il Consiglio avvii subito una fase di lavori sulla legge elettorale. Con queste precisazioni, accettiamo le modifiche proposte dal Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, a me sembra di ricordare che un emendamento orale possa essere accolto soltanto qualora l'intera Aula sia d'accordo e noi non siano d'accordo sulla riformulazione dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Non si tratta di un emendamento orale, l'emendamento è soppressivo, sopprime tutto. La proposta è che una delle parti che si volevano sopprimere non si sopprima. Quindi si può votare, se non si accetta di votarlo così come proposto dal collega Secci, per parti, sopprimendo le parti che noi riteniamo giusto sopprimere e non le altre che invece riteniamo vadano mantenute. E' un emendamento soppressivo parziale rispetto all'emendamento soppressivo totale. Quindi non è un emendamento orale.
PRESIDENTE. La ringrazio, "signor Presidente", perché sta dando l'interpretazione della Presidenza.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Mi basta la sua risposta. Volevo sottolineare quello che ha già detto lei.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Presidente, mi rivolgo ai colleghi, sono anche un po' perplesso, perché non vorrei che questa seconda parte del primo comma si rivelasse una circostanza nella quale si confrontano, come dire, le tesi dei proporzionalisti con le tesi dei bipolaristi; non sono questi il momento e la sede nei quali questo confronto può accadere, né questa seconda parte del primo comma può essere un elemento dirimente. Ora, se questo deve essere oggetto di discussione da parte del Consiglio, da parte delle forze politiche, dei Gruppi di questo Consiglio, a prescindere dalla maggioranza e dalla minoranza (perché questo non è argomento che attiene né alla maggioranza né alla minoranza, perché sul proporzionalismo o sul bipolarismo non ci sono posizioni né di maggioranza né di minoranza), tuttavia non può essere un elemento tale da bloccare o comunque cercare di porre delle precondizioni per un dibattito futuro su questa questione.
Pertanto io credo che un tentativo di non far passare o di non accogliere la proposta del Presidente della Commissione, vista la disponibilità anche del presentatore dell'emendamento, sia una circostanza un tantino pericolosa, perché tende a costituire un pregiudizio per un dibattito futuro. Per questi motivi dichiaro la mia adesione personale alla posizione espressa dall'onorevole Secci.
PRESIDENTE. No, onorevole Ibba, deve dichiararsi sull'emendamento numero 1 perché è in discussione l'emendamento numero 1 e soltanto questo. E' favorevole o contrario?
IBBA (Gruppo Misto). Sono favorevole...
PRESIDENTE. E' in votazione l'emendamento numero 1. E' favorevole o contrario? Dichiari il suo voto.
IBBA (Gruppo Misto). Scusi...
PRESIDENTE. E' caduta quella ipotesi, non c'è più.
IBBA (Gruppo Misto). Sono favorevole.
PRESIDENTE. Perfetto. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
(Interruzioni)
MARROCU (D.S.). Chiedo di votare per parti.
OPPI (U.D.C.). Il Presidente ha detto che non si può fare.
MARROCU (D.S.). Ha già deciso che non si può votare per parti?
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, le ricordo che decide proprio il Presidente, così, perché rimanga agli atti del Consiglio. Onorevole Pili!
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Io dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 1, però mi sembra di avere capito, proprio in quest'ultimo scambio di vedute tra l'onorevole Marrocu e lei, che il Presidente del Gruppo dei D.S. Marrocu chiede la votazione per parti dell'emendamento numero 1 che, per sintesi, è stato così espresso "Il Dpef 2005…" fino alle parole "…è eliminato."; perciò può effettivamente chiedere l'intervento di votazione per parti sull'emendamento, a mio avviso. In ogni caso, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 1 accedendo alla proposta dell'emendamento nella sua totalità, perché, a mio avviso, Presidente, il problema non sta tanto in quello che è scritto, vedo che il Presidente...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Capelli. Sì, onorevole Capelli, recuperi il tempo.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Dicevo, dopo questa premessa, che io annuncio il mio voto comunque favorevole all'emendamento numero 1, sottolineando che non è tanto importante come noi scriviamo o riportiamo questi concetti espressi nel primo comma del capitolo 1, quanto l'interpretazione che si dà. Perciò noi possiamo scriverlo in modi diversi, ma è emblematico quello che la Giunta ha voluto dire con questo comma 1 che, comunque lo scriviamo, per poter accedere al voto velocemente e per concludere velocemente i lavori, la dice lunga sull'interprestazione del ruolo; vede, la nostra contrarietà all'andare al voto nelle recenti competizioni elettorali con la legge nazionale è stata più volte dichiarata fin da quando fu ormai evidente che i Gruppi più rappresentativi di questo Consiglio nella passata legislatura bocciarono la proposta di legge regionale, la nostra legge. Appunto quella faceva sì che i Gruppi maggiori ritenevano ognuno sull'altro che potessero comunque governare e quindi governare con un nuovo sistema. Perciò ci si è fatti male da soli.
Cosa rappresenta questa legge che regola oggi il sistema di governo della Regione? Rappresenta, a mio avviso, una legge che dà la garanzia di governabilità, ma toglie invece, per l'interpretazione data al ruolo del governatore, qualsiasi caratteristica di confronto democratico a quest'Aula. L'idea di vedere il Consiglio regionale come semplice "momento" di ratifica e non di discussione ed eventualmente anche di rettifica di quello che la Giunta propone in un dibattito democratico dove è corretto ascoltare anche le posizioni degli altri, non limitarci a sentirle. Io credo che oggi, me ne dispiace, nella discussione di questo Dpef, non siano stati evidenziati alcuni aspetti fondamentali di quello che noi volevamo dire con questo DPEF e su questo DPEF. Noi siamo per un confronto democratico, quindi aperto; aperti al confronto significa che siamo disponibili ad ascoltare e che vorremmo essere ascoltati. Tutto questo non è regolato da una legge elettorale, per la quale da una parte si governa con la minaccia delle dimissioni e quindi del mandare a casa e sciogliere il Consiglio e dall'altra si governa invece con un metodo che mette sotto ricatto il Presidente che, sfiduciato dall'Aula, andrebbe a casa comunque con l'indizione di una nuova elezione di Presidente del Governo regionale.
Il problema è il sistema di confronto, forse è anche un problema di noi, uomini e donne, rappresentanti del popolo sardo. Si dice che si devono cambiare e che si stanno cambiando gli strumenti, che per una certa fase questa Giunta ha già impostato metodi e strumenti nuovi. Non c'è dichiarazione più falsa di questa. Gli strumenti sono sempre gli stessi, il metodo è sempre lo stesso, oggi si sta cadendo soltanto nella contraddizione che, ad applicare il metodo e il sistema, è "un uomo solo al comando". Una frase detta, ridetta, risentita in quest'Aula, che però dice tutto sull'interpretazione del ruolo. Noi non possiamo discutere in quest'Aula pensando che quello che diciamo non produrrà nulla, perché il voto è scontato, perché ci sono indicazioni precise su quali debbano essere le posizioni politiche di maggioranza e di opposizione.
Nella passata discussione sulla legge urbanistica che abbiamo avuto in quest'Aula, noi abbiamo evidenziato che siamo disponibili anche ad accettare ovviamente cose che vengono proposte con il buon senso e nell'interesse dei sardi. Non abbiamo ancora ottenuto pari trattamento dalla maggioranza. Si dice che si è forse calcato…
PRESIDENTE. Qualche secondo, sono terminati i cinque minuti.
CAPELLI (U.D.C.). Qualche secondo? Vede, distinguerei il mio voto in due momenti, lo dirò in conclusione della dichiarazione di voto sul Dpef, io voterei sicuramente a favore della replica dell'assessore Pigliaru nella discussione del Dpef, confermo invece il mio voto contrario sul Dpef, perché non sono riuscito, per mia incapacità probabilmente, a leggere nel Dpef quanto detto e sostenuto dall'assessore Pigliaru, i concetti esposti nella replica sono nella quasi totalità condivisibili.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli...
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, continuo dopo. Grazie.
PRESIDENTE. No, lei non si deve arrabbiare se la regola è uguale per tutti.
(Interruzione del consigliere Capelli)
PRESIDENTE. L'abbiamo recuperato, glielo posso garantire, altrimenti non l'avrei richiamato insomma.
Devo comunicare all'Aula che noi dobbiamo porre comunque in votazione l'emendamento numero 1. Finito l'esame di tutti gli emendamenti, un consigliere può chiedere la votazione per parti sul paragrafo in discussione, ma lo chiede con la votazione successiva. Invito i colleghi, quando intervengono, a fare in modo che la Presidenza gestisca con più serenità anche tutti i problemi che nascono durante il dibattito.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Rinuncio all'intervento, perché credo parli il Presidente della Commissione autonomia, col quale concordo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Sull'emendamento numero 1, noi esprimiamo un parere contrario, ma lo accompagniamo con la richiesta, all'onorevole Scarpa e all'onorevole Atzeri, di ritirare l'emendamento e spiego perché…
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Noi, chi? Lei!
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). No, no, lo accompagniamo soltanto, era un plurale sbagliato, chiedo scusa, anche a lei è capitato di usarlo quando ha illustrato le cose, noi siamo stati cortesi nel non sottolineare gli aspetti grammaticali.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Chiedo scusa io.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Prego. Lo accompagno con una richiesta di ritiro dell'emendamento per un motivo: il Dpef lega soltanto, in maniera credo condivisa da tutti, il fattore della stabilità con le necessità dello sviluppo, e che la stabilità sia stata prodotta è un dato mi pare di constatazione; il Dpef dice esattamente che non è stata prodotta con la legge regionale, ma è stata prodotta da un'applicazione in sede locale di una legge nazionale, da questa legge elettorale. Non c'è da parte di chicchessia un'ipoteca di valutazione tale da richiedere una presa di posizione così forte, così intransigente, così dura, tanto più che voi sapete bene che, in Commissione, alla luce di ciò che è stato discusso in quest'Aula, è iniziato un discorso sulle procedure della riforma. Sono stati presentati dei disegni di legge, a gennaio sicuramente si arriverà a discutere di legge elettorale e di forma di governo.
In che contesto vogliamo svolgere questo dibattito? Nel contesto della strumentalità o nel contesto della ragionevolezza? Io sono convinto, a differenza di quello che pensa l'onorevole Capelli, che il problema oggi non è di qualcuno che usurpa i poteri del Consiglio, perché non c'è nessuno che usurpa i poteri del Consiglio, ma semmai è il problema di un Consiglio che non sa cosa vuole e come si fa a volerlo, perché fino adesso il Consiglio ha lavorato sulla forza dei numeri, oggi la forza dei numeri non è più sufficiente, bisogna lavorare sulla ragionevolezza delle posizioni, sulla capacità di approfondimento, sulla libertà con cui si partecipa ai dibattiti in quest'Aula, senza strumentalità, senza tentativi inutili di divisione.
Siccome so che questo è nella cultura sardista, perché l'ho verificato, l'abbiamo verificato tutti, non è questo ora l'oggetto della discussione, se anche ci sono delle virgole sbagliate, ma passiamoci sopra! L'impegno a ragionare di legge regionale democraticamente è nelle cose, e il riguardo che si ha per le tradizioni sardiste è altissimo, questo voi lo sapete, perciò non usate, ve lo chiedo con molta cortesia, le battaglie parlamentari quando non sono iniziate, rinviamole laddove dovessimo trovarci in posizioni differenti.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Maninchedda, il collega Atzeri se non ho capito male, ha chiesto il voto elettronico palese sull'emendamento, desidero sapere quali consiglieri appoggiano la richiesta.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SCARPA, PILI, LOMBARDO, RASSU, PETRINI, ARTIZZU, LIORI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.
Non essendo riusciti a votare, prendo atto che il consigliere Pisu dichiara la propria astensione, il consigliere Manca il proprio voto contrario e il consigliere Pili il proprio voto favorevole; mentre il consigliere Davoli, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso astenersi.
Onorevole Murgioni, mi dispiace non posso cambiare il suo voto, credo che questa regola, per quanto...
(Interruzione)
No, la volontà espressa è quella che risulta agli atti.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - BIANCAREDDU - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LOMBARDO - MASIA - OPPI - PETRINI - PISU - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - ARTIZZU - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Silvio - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - LICHERI - PISU - SANNA Matteo - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 62
Astenuti 8
Maggioranza 32
Favorevoli 25
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione il paragrafo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SCARPA, CAPPAI, RANDAZZO, ARTIZZU, SANCIU, SANNA Matteo, LIORI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 3. Invito i colleghi, per accelerare le votazioni, di verificare nel display se si è votato correttamente.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 68
Maggioranza 35
Favorevoli 27
Contrari 41
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 10. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io vorrei fare la seguente dichiarazione di voto: ribadisco che l'emendamento numero 10 non è un emendamento in discontinuità rispetto a quanto sostenuto all'interno del Dpef, né un emendamento che contraddice qualche parte del Dpef né un emendamento che costituisce una fuga in avanti rispetto al contenuto del Dpef, è semplicemente una esplicitazione di ragionevolezza su considerazioni che rappresentano la spina dorsale del Dpef, nel senso che il documento insiste quasi direi in ogni sua pagina, in ogni articolazione di concetto, come in ogni capoverso, su un ragionamento che è veramente all'attenzione di tutti noi. Tutti noi siamo assolutamente d'accordo sull'esigenza del monitoraggio della spesa, della certificazione, della verifica della qualità, è una cosa talmente accettata, io credo, da tutta l'Aula ed è forse talmente colpevole il fatto che ci stiamo accorgendo in ritardo di non avere gli strumenti adeguati a garantire immediatamente questo monitoraggio, questa qualificazione e questa certificazione dei risultati ottenuti attraverso la spesa, volta al miglioramento dei suoi effetti, che l'emendamento, il cui testo è contenuto all'interno della proposizione che hanno fatto i Riformatori, insomma sembra essere veramente un emendamento di ragionevolezza.
Per la sua votazione, quindi per il suo accoglimento, noi ci rivolgiamo al ragionamento dell'Aula, cioè noi stiamo chiedendo che venga monitorato, oltre che tutto quello che è esistente e tutto quello che discende dai dati amministrativi, come è detto nel Dpef e come è giusto che sia, da chi lo sa fare (quindi probabilmente da professionalità da creare, da acquisire o da implementare all'interno della struttura della Regione Sardegna) anche l'effetto delle leggi che questo Consiglio fa.
Colleghi, siamo tutti legislatori e tutti quanti ci siamo trovati di fronte all'inadeguatezza di noi stessi come strumento, nel senso che tante volte noi abbiamo fatto delle leggi, o ci apprestiamo a farle in futuro, di cui non siamo in grado, perché non abbiamo gli strumenti in mano, di prevedere la ricaduta dal punto di vista della loro incidenza; tutte le regioni, tutte le nazioni, che sono più avanzate di noi da questo punto di vista, oggi si stanno ponendo questo problema, quindi noi stiamo pensando di acquisire uno strumento che è garanzia del legislatore affinché il legislatore, con maggiore serenità e maggior consapevolezza, possa fare il proprio mestiere, possa redigere cioè gli atti che poi diventano leggi di questa Regione, e che rappresentano le linee guida, le indicazioni, le norme cogenti a cui ciascun cittadino di questa Regione si deve comunque assoggettare.
Credo che sia un emendamento di buon senso proposto all'Aula, prenderemo atto che, se non dovesse essere accettato, evidentemente l'Aula ritiene di avere già questi strumenti e allora "in bocca al lupo", "buona fortuna" all'Aula. Presidente, se non ci fossero, dopo la mia, altre dichiarazioni di voto, su questo emendamento chiediamo lo scrutinio elettronico palese.
PRESIDENTE. Era stato già chiesto dal collega Atzeri. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Anch'io vorrei dare l'assenso all'emendamento numero 10 che è un emendamento, a mio avviso, di buon senso così come lo era il numero 3 (poc'anzi rigettato con il voto dell'Aula) con il quale si chiedeva di dare pubblicità praticamente immediata nelle ventiquattro ore alle azioni della Giunta, cioè mettere a disposizione dei cittadini, mediante il suo integrale inserimento, le delibere della Giunta entro le ventiquattro ore utilizzando il sito della Regione.
Approfitterei di questo breve intervento, anche per concludere quanto dicevo prima, che ben si lega alle motivazioni portate dall'emendamento numero 10 che io collego anche al buon senso dell'emendamento numero 3 poc'anzi rigettato, sottolineando e cercando di colloquiare con l'Assessore per dire che, nella sua replica, ha fatto riferimento al fatto da me sollevato sulla totale copiatura delle conclusioni, o meglio quasi totale copiatura delle conclusioni di questo Dpef, che non si possono sganciare da quello di cui stiamo discutendo, perché quelle conclusioni, vede, Assessore, non sono come lei le ha definite "gli strumenti", che perciò gli strumenti quelli sono, quelli si identificano, anche se non siamo riusciti a metterli in pratica, ma sono le conclusioni di un indirizzo politico che si dà al Dpef. Ritorno su questo semplicemente per dire che a me andava di sottolineare quanto successo nel Dpef, così come è successo, come lei rilevava, che nel Dpef del 2002, mi sembra, o 2001 si sia fatto riferimento a quello del 2000. Beh, in una continuità amministrativa di una Giunta, che era in carica nel 2000 e nel 2001, almeno quella politica, quella - che noi intendiamo - continuità politica di governo tra la Giunta allora di Floris e quella di Pili, credo che sia una cosa più che accettabile, ma non è questo che importa.
Vede, io credo che di questa copiatura non abbia colpa nessuno, così come non ha colpa nessuno di tutte le copiature che ci sono state nel passato tra un Dpef e l'altro, tra una dichiarazione programmatica e l'altra; forse la gente oggi viene a conoscenza del fatto che sono cose sempre avvenute, perché c'è una continuità amministrativa e perché, torno sul discorso iniziale, c'è un sistema che non funziona, ma noi oggi, animatamente, alcuni stanno anche cercando di metterci il cuore in questa discussione come, a mio avviso, sempre bisogna mettere nelle cose in cui si crede stiamo discutendo di una cosa inutile.
Noi stiamo, ripeto, recitando un atto di una commedia già vista, perché è il sistema politico che non funziona, il sistema del confronto politico, del fatto che io debba necessariamente essere contro di lei, contro di voi e voi contro di me, non abbiamo la capacità del confronto, ma questo chiede la politica di oggi. La politica non chiede studio, applicazione, confronto, convincimento, valori, ideali, chiede che io devo essere contro chi governa oggi. Io non sono pregiudizialmente contro, non voglio esserlo e non lo sarò, ma sono contro le azioni che vogliono trasformare, in un regime, un sistema di governo che regime non vuole essere, contro chi vuole trasformare i giganti in nani, o vi devo ricordare io che andavate per le piazze a dire che siamo tutti giganti, che non siamo nani, che dobbiamo rendercene conto, perché non è una questione di appartenenza regionale essere sardo, essere piemontese, essere emiliano, ma negare la capacità o la possibilità che esistano, come molti di voi seduti lì, persone capaci in Sardegna di governare la nostra Regione, e non è un fatto di politica geografica, non lo è e non lo sarà. Chi vuole strumentalizzare davvero dice queste cose o le riporta a una politica geografica, per noi è un senso di appartenenza e di capacità. Io apprezzo il suo lavoro, Assessore, non la vedrei male in una mia Giunta...
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.)... Come non vedrei male altri di voi, ma questo non è possibile, noi dobbiamo recitare la nostra parte. Io mi rifiuto di recitare la parte, ma ricordatevi che, quanto è successo nel Dpef, è sempre successo e voi l'avete strumentalizzato e oggi forse, a mente fredda, potete capire che quella strumentalizzazione ha rovinato la Sardegna, ha rovinato i rapporti politici, ha rovinato il corretto rapporto democratico; per una copiatura, che voi avete sbandierato su tutti i media, avete rivoltato una maggioranza voluta dal popolo sardo. Noi non faremo questo, per noi questo è un fatto che finisce qua, ma che spero possa servire almeno a ricordarvi i gravi errori che avete compiuto perché volevate a tutti i costi governare, a tutti i costi vuol dire con la capacità, l'arroganza e anche il fegato di calpestare davvero i sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, due brevissime considerazioni, sennò sembra veramente che non ci comprendiamo, per giustificare il voto contrario a questo emendamento. Nel paragrafo 1, a pagina 8, la Giunta regionale parla con estrema chiarezza della necessità dell'introduzione, assieme ai nuovi strumenti della programmazione, di un nuovo sistema di monitoraggio dei risultati e dice anche che questo è storicamente assente nella Regione con la parziale eccezione dei monitoraggi obbligatori dei programmi comunitari. Cioè, Presidente, siamo di fronte, a sei mesi dalla campagna elettorale, a dirci continuamente in quest'Aula, nella legislatura passata e nelle precedenti, che una delle cose che manca alla Regione è la valutazione dei risultati sulle leggi che si approvano, oltre che capire quale incidenza hanno sul sistema socio-economico della nostra Isola; noi, oggi, abbiamo chi ci ha governato fino a sei mesi fa che non chiede soltanto l'introduzione di un sistema di monitoraggio delle leggi che ci sono, ma richiede l'introduzione di un monitoraggio preventivo delle leggi che dobbiamo approvare.
Onestamente, ci sembra velleitario, improponibile in questa fase, perché dobbiamo prima fare le cose che non siamo riusciti a fare finora con la gradualità necessaria; certo che sarebbe bellissimo avere un sistema preventivo di valutazione dell'effetto delle leggi, ma oggettivamente è pensabile oggi che questo sia proponibile con uno strumento attuativo serio, disponibile legislativamente in un tempo breve? Io penso di no. Allora non è per respingere proposte simili di colleghi che si sono sforzati di farle, ma è perché veramente il documento non può essere il contenitore di cose che poi non possono essere realizzate.
Ci avete accusato di aver messo un sacco di cose evanescenti, che cos'è questa di più evanescente delle cose evanescenti che potrebbero essere contenute in un documento come il documento di programmazione economico-finanziaria, che è un documento serio, che è un documento che ha fatto sforzi per cercare di dare soluzioni ai problemi, che è un documento parziale, perché sappiamo bene che è parziale perché non può dare tutte le soluzioni che vorremmo, ma non possiamo appesantirlo con cose che oggettivamente oggi non sono proponibili.
Per questa ragione, il mio voto, Presidente, era e rimane contrario.
PRESIDENTE. L'onorevole Vargiu e l'onorevole Atzeri hanno richiesto il voto elettronico palese. Invito i colleghi che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CASSANO, PISANO, PILI, LOMBARDO, LA SPISA, OPPI, MURGIONI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 10.
Prendo atto che il consigliere Pirisi, il cui voto risulta nullo, dichiara il proprio voto contrario.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 58
Astenuti 2
Maggioranza 30
Favorevoli 19
Contrari 39
(Il Consiglio non approva).
Prima di continuare le votazioni, inviterei almeno uno dei Segretari ad accomodarsi ai banchi della Presidenza.
Metto in votazione l'emendamento numero 11. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io intendo fare una dichiarazione di voto anche sull'emendamento numero 11, che mi consente di riprendere l'intervento del collega Secci sull'emendamento numero 10, ma soprattutto di riprendere almeno una parte di ragionamento (che io spero che quest'Aula abbia ascoltato, pur nel clima natalizio e nella disattenzione con cui normalmente, me ne rendo conto io per primo, segue i lavori)fatto dal collega Capelli.
Il collega Capelli fa ragionamenti di vario genere, alcuni vengono ascoltati con più attenzione e altri con meno attenzione, poco fa ne ha fatto uno che è veramente meritevole di estrema considerazione. Dopo aver fatto i complimenti all'Assessore, dicendogli che farà l'Assessore anche nella Giunta Capelli, quindi un futuro in politica lunghissimo, ha fatto un ragionamento, che è la base della nostra convivenza in quest'Aula nei prossimi cinque anni, quattro anni e mezzo se Dio ci dà la salute, chiedendosi - lo dovremmo capire e lo capiremo andando avanti in questi giorni, in questi mesi - se voi maggioranza chiedete una minoranza che ragioni con voi, o se voi maggioranza avete già tutta la verità dalla parte vostra, per cui vi basta un'opposizione.
Allora, se volete un'opposizione, vorrà dire che noi ci adegueremo iniziando o continuando a fare soltanto l'opposizione; se volete una minoranza, invece vorrà dire che noi cercheremo di essere rappresentanti di una parte della società sarda che voi non rappresentate perché non vi ha votato. Il che significa che noi potremmo essere per voi, io direi per i sardi, un valore aggiunto nel senso che potremmo aggiungere un pezzo in più ai vostri ragionamenti che, magari, possono non essere completi per la vostra cultura di partenza, per i vostri riferimenti culturali, per il vostro background.
Quindi il collega Secci non deve buttarla sulla politica dello scontro: "Ma voi non avete fatto e adesso ci dite", noi stiamo facendo il ragionamento che ha fatto l'assessore Pigliaru. L'assessore Pigliaru dice: "D'ora in poi cerchiamo di monitorare, ovviamente iniziamo a monitorare i risultati", ma una volta che siamo capaci di monitorare, una volta che abbiamo messo su la struttura che monitorizza sul serio, questa può monitorare anche le leggi che devono essere fatte. Perché non stiamo citando l'esempio di posti che non esistono: sull'effetto che le leggi hanno, il monitoraggio viene fatto in regioni italiane, in nazioni europee, viene fatto in nazioni extra europee, il problema non è quanto monitoraggio si fa, ma se si sa fare o non si sa fare; una volta che lo si sa fare, lo si può fare su ciò che c'è e su ciò che ci sarà.
Lo stesso ragionamento vale sulla lingua inglese. Voi avete individuato il problema di riempire il gap che ci separa, benissimo, siamo d'accordo, vogliamo riempire il gap che ci separa; vogliamo ricerca scientifica, vogliamo cultura, vogliamo scambi commerciali, vogliamo apertura della Sardegna al mondo. Bene, io ve l'ho chiesto durante la discussione generale: col mondo, in che lingua parliamo? Non sto ponendo un problema culturale soltanto, l'ho detto e lo sottolineo, perché per quanto riguarda il problema culturale, qualcuno mi potrebbe rispondere che c'è un'indicazione della Comunità Europea che dice che ogni cittadino della comunità deve saper parlare la propria lingua, più altre due lingue di altre popolazioni della stessa comunità.
Siamo d'accordissimo, questo è un obiettivo che speriamo la Sardegna raggiunga in vent'anni, ma c'è il problema di oggi, noi dobbiamo avere scambi commerciali fuori da qui, e la Confindustria sarda dice che l'80 per cento delle aziende sarde non è in grado di gestire una politica di scambi fuori Sardegna perché non ha lo strumento della competenza linguistica.
Quindi, oggi, sul problema della competenza linguistica negli scambi commerciali, nella ricerca scientifica, negli scambi politici, negli scambi sociali, in qualunque tipo di scambio che vogliamo fare con popolazioni che stanno fuori dalla Sardegna, queste già per forza, anche quando usano Internet, utilizzano la lingua di comunicazione, la lingua inglese, non fanno una scelta per priorità culturali verso la lingua degli inglesi che, assolutamente, ci è estranea, no, prendono semplicemente atto che la lingua di comunicazione è quella.
PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, qualche secondo per concludere.
VARGIU (Riformatori Sardi). La lingua è quella e cercano di usarla. Quindi è su questo che noi dobbiamo dare delle risposte, e se non le diamo nel documento di programmazione economica e finanziaria, dove abbiamo messo pur 130 pagine, dove crediamo di darla?
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 11. E' stata chiesta la controprova. Come?
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Va bene. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CASSANO, PISANO, PILI, LOMBARDO, LA SPISA, OPPI, MURGIONI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 11.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - OPPI - PILI - PISANO - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 55
Votanti 53
Astenuti 2
Maggioranza 27
Favorevoli 15
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 12. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io farei la dichiarazione di voto sull'emendamento numero 12, annunciando il voto favorevole e, qualora non ci siano interventi successivi al mio, chiedendo la votazione per scrutinio elettronico palese.
Riprendo, nella speranza che ci sia qualche collega del centrosinistra che voglia avere sensibilità rispetto al ragionamento che viene fatto sullo spirito della riflessione del collega Capelli, che vale ancora maggiormente su questo emendamento, nel senso che esso è finalizzato a ribadire la necessità che, in un sistema nuovo, con nuove competenze in capo al Presidente della Giunta, che viene eletto direttamente dai cittadini, e con un nuovo bilanciamento in senso maggioritario delle forze in Consiglio regionale, si richiedono sicuramente delle nuove forme di ragionamento anche sulla partecipazione.
L'emendamento numero 12 agisce su quanto la Giunta ha scritto nel Dpef riguardo un piano di comunicazione, che ci sarà, il quale aiuterà la Regione ad individuare i problemi e a soddisfare i bisogni dei cittadini e degli utenti dei servizi anticipando le richieste. La Regione attiverà un forum permanente per la consultazione e gli approfondimenti in occasione dei principali appuntamenti della programmazione regionale, altre forme di consultazione avverranno con supporti istituzionali.
La Giunta, in maniera intelligente, si pone il problema della comunicazione in una società che è diversa rispetto a quella dello Statuto del 1947, nel senso che, oltre ad esserci la televisione, oggi esistono delle forme di contatto e di comunicazione, soprattutto quelle per via telematica, che consentono di arrivare in tempo reale a quantità crescenti di popolazione, ed è pensabile che, negli anni a venire, questo fenomeno si realizzerà in maniera ancora più pesante, esistono infatti diversi studi di tipo sociologico che ipotizzano dei meccanismi di democrazia avanzata che non superano pienamente e completamente la democrazia parlamentare delegata a cui noi siamo abituati, ma la compendiano in maniera assolutamente innovativa.
Quindi non stiamo ragionando di cose futuribili o di fantasie della Giunta destinate a rimanere scritte nero su bianco e non tradotte in atti concreti, stiamo parlando di esperienze che già vengono fatte e che vengono ulteriormente approfondite ed implementate per ottenere il risultato di coinvolgere fasce sempre più ampie della popolazione nei processi decisionali. Non tanto ovviamente nei processi decisionali parlamentari, che rimangono tali e quali, quanto nei processi di formazione delle scelte. Se voi ci pensate, anche tutto il sistema dei sondaggi funziona con meccanismi di questo genere, nel senso che non cambia, o almeno non direttamente, l'atteggiamento delle forze parlamentari in Aula, però sostanzialmente lo condiziona in maniera significativa, al punto che qualcuno sostiene che, in certi casi, lo condizioni in maniera assoluta.
Stiamo parlando di problematiche emergenti, reali, assolutamente stimolanti per il cervello di qualunque cittadino e a maggior ragione di un cittadino che ha la ventura di sedere all'interno di un'Aula parlamentare, insomma noi riteniamo che sia importante cercare di capire se questi strumenti sono strumenti della Giunta, che la Giunta e la maggioranza decidono e gestiscono in maniera assolutamente autonoma e senza che ci sia un controllo, oppure se, voi della maggioranza e voi della Giunta, ritenete che la delicatezza dello strumento sia tale da comportare un coinvolgimento attivo della minoranza, e lo pensate in maniera talmente forte e talmente decisa e precisa che addirittura, nel momento in cui enunciate il principio, vi ponete anche il problema di enunciare l'altro principio, quello dell'importanza del ruolo di vigilanza e di controllo che può essere esercitato su un argomento così delicato da parte della minoranza.
Quindi si cerca, seguo sempre il ragionamento Capelli, di ragionare e di aprire un canale di comunicazione.
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, prego onorevole Vargiu.
VARGIU (Riformatori Sardi). Si tenta di aprire su argomenti di questo genere una riflessione, sentendo delle voci. Lo spirito degli emendamenti, oltre che di trovare una condivisione, era quello di ragionare insieme su argomenti che forse non saranno cogenti oggi, ma lo possono diventare a breve.
PRESIDENTE. L'onorevole Vargiu ha chiesto che si voti con il sistema elettronico palese. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SCARPA, ATZERI, CASSANO, CAPELLI, OPPI, SANCIU, PILI, SANNA Matteo.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 12.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 58
Astenuti 2
Maggioranza 30
Favorevoli 18
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'esame del paragrafo 2.
(Segue lettura)
Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Paragrafo 3.
(Segue lettura)
Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame del paragrafo 4.
(Segue lettura)
Al paragrafo 4 è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'emendamento:
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Al punto "4.1.4. arte, cultura, lingua" pagina 50, dopo il capoverso che termina con le parole "favorire i processi di standardizzazione linguistica" e prima del successivo punto "4,2 formazione professionale" viene inserito il seguente capoverso:
"i temi della lingua sarda e della cultura identitaria sono intrinsecamente legati e costituiscono una priorità per la Regione.
La legge regionale n. 26/97 sarà adeguata alla legge nazionale n. 482/99.
Il redigendo piano regionale dì sviluppo comprenderà tra gli altri piani di settore uno specifico piano dedicato alle politiche linguistiche e della cultura identitaria.
Nel corso del prossimo triennio si rafforzerà l'azione della regione in questi settori, riqualificando la spesa, quantomeno conservando ed ove possibile incrementando il livello della spesa a favore delle leggi regionali 26/97 e 64/86". (4).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 4.
SCARPA (Gruppo Misto). L'emendamento tende ad inserire nel documento una pronuncia chiara e ferma sulla questione della lingua, rispetto al fatto che i temi della lingua sarda e della cultura identitaria costituiscono una priorità per la Regione. La seconda parte dell'emendamento propone che, tra tutti i piani di sviluppo che saranno redatti, ci sia anche un piano specifico per le politiche linguistiche e della cultura identitaria, l'ultima parte propone una tutela in termini di spesa relativamente alle leggi 26 del 1997 e 64 del 1986.
Proponiamo al Consiglio un'attenzione particolare verso questo emendamento poiché, pur avendo valutato a più riprese molte sensibilità, , riteniamo il documento profondamente carente su questo tema e crediamo che sia necessaria una precisazione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere della Commissione è di parziale accoglimento dell'emendamento presentato e cioè si intende accogliere tutta la prima parte fino alla frase: "La legge regionale numero 26/97 sarà adeguata alla legge nazionale n. 482/99.", mentre su tutta la parte rimanente il parere è contrario e se ne chiede il ritiro ai proponenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere è conforme a quello del Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. C'è stata una proposta del relatore. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Ringraziamo la Giunta e il relatore della Commissione per la sensibilità dimostrata, almeno sulla dichiarazione di principio, però preferiamo tenere anche la seconda parte dell'emendamento su cui chiediamo il voto palese elettronico.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Interruzioni)
Chiedo scusa. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sempre per dichiarazione di voto, Presidente? Ho capito bene?
Va bene. Sono convinta che la lingua sarda meriti un'attenzione particolare e che, in effetti, l'emendamento presentato dai colleghi Sardisti, sottolinei un aspetto importante, così come è stato accolto dal Presidente della Commissione. Ha però necessità di un sostegno maggiore con un'azione volta a dare rilievo agli aspetti linguistici in un momento particolare della nostra realtà, quando si affacciano delle tendenze che sembrano, come il Presidente del Gruppo Misto Atzeri stamattina ha evidenziato, voler compiere un passo indietro significativo sulla valenza e sul percorso che la lingua fino ad oggi ha effettuato.
Approfitto del breve intervento anche per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento, così come è stato mantenuto dai colleghi che l'hanno proposto.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Pisu, qualche altro collega intende intervenire?
Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori ed onorevoli colleghi, l'emendamento numero 4 all'articolo 1 del Dpef, presentato dai rappresentanti del Partito Sardo d'Azione, onorevoli Scarpa ed Atzeri, sui temi della lingua sarda e della cultura identitaria è della massima importanza per la Sardegna, poiché serve ad incentivare quel valore aggiunto di cui tutti abbiamo più volte parlato. Il nostro Partito è fortemente impegnato nella difesa degli interessi essenziali del nostro popolo, ma soprattutto ci preme, con la condivisione di questo emendamento, dare un segnale forte di coerenza tra quello che scriviamo nei programmi elettorali e quello che diciamo, e ciò che concretamente pratichiamo come scelte politiche.
La questione della lingua e della cultura dei sardi, riconosciuta e tutelata dallo Stato e dall'Unione Europea, non può essere sottovalutata proprio da noi; noi pensiamo che nel Dpef, nella finanziaria del 2005, nel redigendo Piano regionale di sviluppo, nella gestione delle politiche scolastiche culturali, le politiche sulla lingua e la cultura dei sardi devono trovare il massimo della valorizzazione. Come abbiamo più volte sottolineato, tutto questo contribuirà alla conoscenza e alla presa di coscienza della nostra appartenenza ad una specifica nazionalità, quella sarda appunto. Nessuno può pensare che questi temi siano legati ad una visione passatista e tesa a rinchiuderci nel nostro piccolo mondo antico, ma sono l'unico modo per presentarci al confronto con l'Europa e nel mondo con una propria dignità e specificità e, se mi permettete, anche con l'orgoglio di chi ha coscienza di sé.
Questa scelta deve essere portata avanti contestualmente con l'esigenza della conoscenza dell'inglese, divenuta ormai la lingua internazionale, ed è dunque utile per le relazioni nella società globalizzata del nostro tempo. Dunque, non vedo contraddizioni tra queste due esigenze che mi sembrano complementari e necessarie per affermare l'esigenza di una realtà generale ormai multi culturale e plurilinguistica. Se posso citare anche un piccolo esempio dico che vivo una condizione familiare che mi ha aiutato a rafforzare questa convinzione, dal momento che mio figlio studia nella facoltà di lingue dell'Università di Cagliari, tale esempio può essere però esteso ad altri tantissimi studenti. Per lui è semplice parlare e scrivere in sardo, italiano ed inglese, così parla e comunica con i "sardo parlanti" nella lingua ufficiale dello Stato e con tutti i cittadini e i giovani del mondo.
Pertanto, signori della Giunta ed illustri colleghi, lasciamoci definitivamente alle spalle discussioni oziose ed inutili e con coerenza impegniamoci sul serio nella valorizzazione della lingua e della cultura dei sardi, sostenendo le leggi 26 del 1997 e 64 del 1986. Il nostro Gruppo voterà a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io non vorrei turbare gli equilibri psicofisici di nessuno, però, vorrei capire. Faccio parte della Commissione Terza, e per me non dovevano sussistere arrangiamenti, tant'è che si parlava di emendamenti orali. Stamattina più volte ho ribadito, anche sui due emendamenti che abbiamo appena non approvato, che non c'è comunicazione e che i provvedimenti arrivano in ritardo. Non comprendo quest'ultimo intervento, non comprendo perché se ne accetti una parte e perché (consentitemi, siccome voi mettete sempre in evidenza le contraddizioni all'interno di altri partiti) ci sia questa contraddizione nell'ultimo intervento del collega Pisu. Durante la discussione, in Commissione Bilancio, ci siamo trovati molto spesso, anche relativamente a questo argomento, ad essere sette a sette col voto determinante dal Presidente, quindi otto a sette. Onorevole Pisu, sarebbe bastato che il suo Partito, in Commissione, avesse votato a favore dell'emendamento e sarebbe passato, mentre il vostro Partito ha votato contro questo emendamento.
Quindi, io vi voglio invitare ad un minimo di serietà, così acceleriamo i tempi ed evitiamo sceneggiate che non servono a nessuno. Se dobbiamo perdere tempo, anche noi siamo maestri; il nostro silenzio vuol significare invece correttezza verso impegni assunti. Quindi, siamo contro gli arrangiamenti. Io voterò contro, proprio perché si è praticamente verificato quello che ho detto stamattina, con quell'atteggiamento, vostro e di alcuni altri qui dentro, di arrangiare le cose; ho detto che questo libro dei sogni non serve, che si possono fare proposte di legge ed assumere atteggiamenti forti portando dei provvedimenti seri, indipendentemente dal portare, come oggi, un piccolo emendamento che serve soltanto perché uno se ne faccia un quadretto e se lo guardi ogni volta che si sveglia la mattina!
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 4. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri OPPI, CAPELLI, SCARPA, CASSANO, LOMBARDO, PETRINI, VARGIU.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, propongo che l'emendamento venga votato per parti. Una prima parte fino a "legge nazionale n. 482/99.", una seconda parte da "Il redigendo piano regionale..." fino a "cultura identitaria.", e poi l'ultimo paragrafo. In questo caso preannuncio la mia posizione favorevole anche al secondo paragrafo e cioè dalle parole "Il redigendo piano regionale di sviluppo…" eccetera, in modo che sia inserito anche nel piano qualcosa sulla politica linguistica e la cultura identitaria. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, io sono d'accordo perché si voti per parti, mantenendo la proposta che ho fatto originariamente. Il testo dell'emendamento fino alle parole "482/99" e il resto separato.
CUGINI (D.S.). Ci vuole riassumere la proposta?
PRESIDENTE. Allora, onorevole Secci, la proposta dell'onorevole Porcu comprende anche quella che ha fatto lei,anche se sono tre parti anziché due.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo soltanto un chiarimento per comprendere: perché stiamo votando per parti questo emendamento ed invece non è stato possibile votare per parti l'emendamento numero 1? Solo per questo.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Capelli, così diamo una spiegazione. Ciascuna parte dell'emendamento numero 4 ha senso compiuto pertanto è possibile la votazione separata.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento numero 4, fino alle parole "alla legge nazionale n. 482/99".
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FRAU - GESSA - IBBA - LA SPISA - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - LIORI - OPPI - SANNA Matteo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 56
Contrari 6
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento numero 4 fino alle parole "cultura identitaria.".
Prendo atto che il consigliere Cachia, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso votare contro.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CALIGARIS - CASSANO - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - IBBA - LA SPISA - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - PISU - PORCU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Silvio - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - LAI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - RANDAZZO - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI.
Si è astenuto il consigliere: SANNA Matteo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 62
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 25
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della terza parte finale dell'emendamento numero 4.
Prendo atto che il consigliere Uras, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CALIGARIS - CASSANO - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - LA SPISA - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - PISU - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - IBBA - LAI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 63
Maggioranza 32
Favorevoli 26
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. In sede di Conferenza dei Capigruppo, noi abbiamo sottoscritto l'impegno di chiudere i lavori stasera, a qualunque ora, per riprenderli poi nei primi giorni di gennaio, ma sistematicamente questi impegni si disattendono. Mi consta, io non ho dato l'assenso, che per domani e per il 27 siano convocate due Commissioni, le Commissioni non si possono categoricamente convocare in deroga. Vogliamo sapere, Presidente, se questa è la volontà. Diversamente, per quanto ci riguarda, possiamo anche continuare la discussione sul DPEF.
Vorremmo al riguardo una risposta precisa, se la Conferenza dei Capigruppo ha una valenza, se c'è il rispetto delle regole, oppure se ognuno si sveglia la mattina e intende fare quello che più gli torna comodo.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, mi riservo di darle una risposta dopo aver consultato il Presidente del Consiglio onorevole Spissu.
PRESIDENTE. Passiamo adesso all'esame del paragrafo 5.
(Segue lettura)
Al paragrafo 5 è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'emendamento:
EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - CAPELLI - DIANA - LADU - VARGIU
Al paragrafo 5.1.4. Le scelte ambientali
dopo il terzo capoverso a pag. 62, dopo le parole "realtà territoriali" è aggiunto il seguente:
La giunta regionale è impegnata a chiedere formalmente al Governo e al Presidente della Repubblica la revoca definitiva del decreto istitutivo del Parco del Gennargentu al fine di avviare tutte le forme di gestione condivisa del territorio da parte delle comunità locali. (5).)
E' iscritto a parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 5.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, si chiede ai colleghi, che hanno presentato l'emendamento, di ritirarlo. Sulla materia dei parchi nazionali in Sardegna, la Giunta regionale si sta impegnando molto perché ci sono tanti problemi, alcuni derivanti anche soltanto dall'aspetto costitutivo, per cui sicuramente l'azione della Giunta va nel segno delle cose che i proponenti indicano. Ci sembra eccessivo inserire una norma così cogente nel Documento di programmazione finanziaria; se naturalmente questo invito non è accolto dai proponenti, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Parere conforme con quello del Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, dichiaro che ovviamente l'emendamento non viene ritirato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare…
PILI (F.I.). Presidente, chiedo scusa, se vogliamo fare una discussione generale su questo emendamento, occorre conoscerne il parere della Giunta e della Commissione, in quanto altrimenti non si possono fare le dichiarazioni di voto, siccome non c'è stato...
PRESIDENTE. Il relatore, dopo aver rivolto un invito a ritirare l'emendamento, ha espresso parere contrario nell'eventualità che non venisse ritirato, ed anche il parere della Giunta era conforme.
Pertanto metto in votazione l'emendamento numero 5.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, intervengo sia per dichiarare che voterò a favore di questo emendamento, ma anche per dire che finalmente questa maggioranza esce allo scoperto. Avete declamato e conclamato in ogni sede che eravate pronti a chiedere al Governo regionale una revoca, che non avete mai voluto e mai sostenuto; con il voto contrario che avete annunciato a questo emendamento, state chiedendo che il Consiglio regionale, cioè la massima assise di rappresentanza del popolo sardo, non possa essere impegnato a chiedere, non già il parere di revoca al Consiglio dei Ministri, che già lo ha espresso, ma quello al Presidente della Repubblica che, ben sapete, era determinante per la revoca di un decreto del Presidente della Repubblica che istituiva il Parco del Gennargentu.
Questo è l'emendamento verità! Onorevole Secci, niente ostava, se eravamo davvero tutti d'accordo, ad approvare questo emendamento per dire una volta per sempre, in termini unitari, senza infingimenti, senza velate polemiche di parte, che tutti eravamo contro l'imposizione statale del Parco del Gennargentu in opposizione a quelle popolazioni, a quelle comunità locali, alle stesse istituzioni e autonomie di quel territorio.
Noi abbiamo voluto sottolineare, in questo emendamento, che diciamo "no" e chiediamo la revoca definitiva, sottolineiamo definitiva, perché, come sapete, il Governo ha dato sei mesi di tempo alla Regione per attivare tutta una serie di procedure (entro il 31 dicembre bisognava metterle in atto) perché ci fosse un parere espresso dalle autonomie locali; tutto questo non è avvenuto, ecco la dimostrazione palese che questo è un emendamento politico forte che chiaramente voi non accettate.
Tutte le altre sono situazioni che volete artatamente costruire soltanto per la comunicazione esterna. Diremo col voto contrario che le parti politiche oggi si sono schierate, perché oggi è il momento di schierarsi, non domani, e dire "no" alla revoca del decreto significa essere a favore di quella imposizione di Stato di quel Ministro - ricordo a voi, il Ministro Ronchi del Governo Prodi - che ha imposto alla Regione sarda e a quelle comunità un parco assolutamente improponibile. Vorrei dire, a qualcuno che si azzardasse a sottolineare cosa ha fatto nella precedente legislatura la maggioranza che governava, che abbiamo impugnato in tutte le sedi, dal TAR al Consiglio di Stato, alla Corte costituzionale, tutto quello che era necessario per bloccare quel decreto. Quindi non diteci: "Cosa avete fatto?". Diteci cosa volete fare per revocare quel parco.
Ecco, con questo voto che avete annunciato (la Giunta e, per quanto si è detto, anche il Presidente della Commissione), siete una maggioranza che oggi ribadisce il "sì" al parco, con una richiesta invece fatta in maniera esplicita, in poche righe, questo Consiglio regionale poteva essere impegnato in prima linea, in termini unitari, per dire "no" al Parco del Gennargentu.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Cercherò di essere brevissimo, Presidente, per dire, riallacciandomi al ragionamento che sto cercando di impostare nel confronto con la Giunta e con la maggioranza, richiamando la loro attenzione, che il terzo capoverso, a pagina 62, che abbiamo rammentato nella formulazione di questo emendamento, è quello che noi abbiamo scritto e votato insieme nell'ultimo ordine del giorno in quest'Aula. Si dà risposta in qualche modo alla necessità di dare attuazione alla legge di riforma per la riorganizzazione dell'Ente foreste. Ricordo all'Assessore che era l'ultimo capoverso di quell'ordine del giorno che è stato favorevolmente accolto dalla Giunta.
DESSI', Assessore della difesa dell'ambiente. Solo che questo è scritto prima, non è copiato da quell'ordine del giorno.
CAPELLI (U.D.C.). Questo è scritto prima, non sto parlando di copiature, lo dico solo per dire che, quando si vuole, si possono trovare punti d'incontro. Questa Giunta, però, al termine della discussione di una precedente legge, ha rigettato il fatto di andare subito in discussione di una mozione, presentata da noi, di pieno sostegno alla Giunta regionale nell'azione portata avanti nei confronti del Governo per il Parco del Gennargentu. L'Assessore competente non era presente, rispose allora l'assessore Dadea, a nome e per conto della Giunta, dicendo che quella mozione poteva essere discussa nei normali tempi previsti dal Regolamento, non rivestendo carattere di urgenza. Quella mozione si diceva voler essere trasformata poi in ordine del giorno (secondo l'utilizzo dell'articolo 114 per l'urgenza, o del "104" non mi ricordo bene, comunque trattava dell'urgenza sulle mozioni trasformabili in ordini del giorno), per dare pieno sostegno alla Giunta nell'azione che stava portando avanti.
Così come questo emendamento, che impegna la Giunta regionale a chiedere la revoca, non è un impegno politico estremamente, scusate il bisticcio di parole, impegnativo, perché è quello che noi tutti abbiamo dichiarato, che voi avete dichiarato, che noi abbiamo dichiarato, che diversi consiglieri regionali dichiarano sulla stampa sempre. Vanno sempre sulla stampa a ergersi difensori dell'azione di revoca o, meglio, sostenitori dell'azione di revoca del decreto istitutivo del Parco del Gennargentu, e ora che si chiede formalmente un impegno istituzionale del Consiglio per chiedere tutto quello che sulla stampa andate dicendo, mi rivolgo in particolar modo ai colleghi del territorio del nuorese, i quali si sono affrettati a dichiarare che bisogna revocare questo decreto, che bisogna ricordare la gestione condivisa del territorio da parte delle comunità locali, tutte cose che condividiamo, che hanno sostenuto quello che c'è scritto in questo emendamento, perché non si dà seguito a quello che si dichiara sulla stampa?
Mi rivolgo anche ai consiglieri non presenti, purtroppo, alla collega Corrias, alla collega Barracciu, al collega Pirisi, ai colleghi nuoresi che hanno sempre sostenuto, forse ho dimenticato qualcuno, ma non voglio dilungarmi nella elencazione di nomi: cosa c'è di compromettente per la vostra maggioranza e la Giunta nell'accettazione di questo emendamento? Cosa c'è in contraddizione? Questo è un momento particolare nel quale, forse, il confronto di oggi può arricchire i confronti di domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Voterò contro l'emendamento numero 5, non sono di Nuoro, ma ho vissuto nella mia prima legislatura tutta la discussione sui parchi regionali e sul parco nazionale, non credo che, su questo tema e sui poteri e sulle funzioni dei parchi, qualcuno possa contestarmi nulla, perché sul Parco del Gennargentu intervenni con una posizione molto chiara e molto netta quando ero Presidente della Commissione, il che risale a circa sei o sette anni fa.
Personalmente credo che sia una discussione vecchia e superata. Ciò che occorre pensare e chiedere non è quello che viene chiesto in questo emendamento, il quale ha solo un valore strumentale, come è stato detto, tra l'altro, dal presentatore, Mauro Pili, ha solo la funzione di stanare il centrosinistra rispetto a questi argomenti. Credo che sia invece utile e necessario avviare una discussione seria in Sardegna, anche in questo Consiglio regionale, sulle politiche ambientali, sulle potenzialità che hanno le nostre zone interne e sull'occasione di sviluppo che i parchi invece possono essere per quei territori. Ciò che occorre chiedere... ciò che occorre chiedere… mi lasci dire...
CAPELLI (U.D.C.). Perché non l'hai scritto nel Dpef quello che stai dicendo?
MARROCU (D.S.). Io non ti ho interrotto, Roberto!
Ciò che occorre chiedere è invece la modifica, questo sì, sono convinto, della legge 394, che istituisce e stabilisce le norme sui parchi nazionali, e della legge 157, quella sulle norme venatorie, perché queste due leggi sono quelle che portano le popolazioni a osteggiare il parco nazionale e anche i parchi regionali, modifica a due leggi che questo Governo ha sempre nei fatti promesso, anzi voi del centrodestra avete detto ai cacciatori: "Non preoccupatevi quando governiamo noi, modifichiamo la "157" e quindi stabiliamo nuove regole per quanto riguarda l'attività venatoria. Non preoccupatevi, quando governiamo noi, modifichiamo la "394" e quindi modifichiamo l'articolo 10, quello che stabilisce i poteri, quello che non consente alle popolazioni attraverso i loro rappresentanti di poter governare il territorio". Non si è modificato nulla!
Solo la modifica di questi leggi e il trasferimento dei poteri ai territori, ai comuni, consentirebbero di far nascere veramente un parco nazionale. L'altro è solo demagogia, è semplicemente aizzare su un problema per creare contraddizioni in un territorio e mettere a repentaglio e a rischio i sindaci e anche i colleghi del nuorese, che volete voi stanare, per metterli invece in discussione nei loro territori con le loro popolazioni, sapendo bene che cosa ciò determina in quelle aree. Per cui io voto contro l'emendamento.
PILI (F.I.). Stai parlando all'assessore Dessì o al presidente Soru? A chi stai parlando? Sono loro che l'hanno proposto dieci giorni fa. Stai dando la sfiducia alla tua Giunta!
PRESIDENTE. Onorevole Pili!
MARROCU (D.S.). Io voto contro l'emendamento che, in questo caso, è solo strumentale. Tra l'altro questo Consiglio istituì due parchi regionali, di cui mi onoro di essere stato relatore, sia Capo Caccia, sia Molentargius, in cinque anni il centrodestra non ha consentito che nessuno di questi due parchi partisse, era un modo per essere d'esempio anche ad altri territori nel proseguire quella strada, invece non avete consentito di farlo.
Voto contro perché è strumentale. Ritengo necessario che, sui parchi e sull'attività venatoria, ci sia un'iniziativa anche regionale, ma di modifica della legge nazionale 394 e della legge 157, perché si possa affrontare con la gente e nei territori una seria politica di gestione e di valorizzazione del territorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, colleghi, qualcuno ritiene in quest'Aula che ci sia gente da stanare, pensando che qualcuno sia infilato in tana. Nessuno deve essere stanato e vi garantisco, per quanto mi riguarda, che non accetto nessuna predica né da parte dell'onorevole Pili, né da parte di chicchessia. Io sono favorevole alla politica dei parchi, alla istituzione dei parchi, signor Presidente. Io sono favorevole alla politica dello sviluppo basato sull'ambiente, che non vale solo per le coste, ma vale anche per l'interno.
Vorrei ricordare all'onorevole Pili, che sembra paracadutato in quest'Aula chissà da dove, che lui era uno degli assertori di uno sviluppo delle zone interne senza parco, lui era uno degli assertori dello sviluppo e delle risorse che sarebbero state allocate in quel territorio senza parco. Dove sono le risorse che ha allocato lei, onorevole Pili?
PILI (F.I.). Le avete cancellate voi. State governando la provincia di Nuoro da quarant'anni!
PIRISI (D.S.). Dove sono le risorse, onorevole Pili? La sua demagogia è inqualificabile! La sua demagogia è inqualificabile!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, sospenda il suo intervento gentilmente. Onorevole Pili, non interrompa. Onorevole Pirisi, lei è un uomo calmo, cerchi di esserlo anche in questa occasione. Prego, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). La ringrazio, signor Presidente. Ripeto e ribadisco che è inqualificabile la demagogia messa in campo in quest'Aula da parte dell'ex Presidente della Regione Sardegna, il quale aveva strumenti, modi e forme per fare interventi adeguati e per far capire agli abitanti di quei territori che il parco era una iattura o potrebbe essere una iattura e invece avrebbe dovuto portarci, lui, la politica dello sviluppo. La verità vera è che qui abbiamo dei demagoghi che cercano, su un argomento così delicato, di creare contraddizioni, onorevole Pili, sono irresponsabili. Irresponsabili!
PILI (F.I.). Lo dica al suo Assessore, non si rivolga a me. Legga le dichiarazioni di Soru e di Dessì!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, lei però si rivolga al Presidente.
PIRISI (D.S.). Presidente, mi rivolgo, chiedo scusa, a lei, però mi rivolgo anche a chi...
(Interruzioni)
Signor Presidente, io chiedo scusa, siccome l'argomento è abbastanza delicato avrei gradito...
PRESIDENTE. Ecco, lei non lo renda più complicato.
PIRISI (D.S.). No, no, è delicato, però io non mi sottraggo alle responsabilità che derivano dal fatto che ritengo che l'essere di sinistra e di centrosinistra voglia dire anche essere uno che bada alla tutela del territorio e che bada allo sviluppo del territorio coniugandolo con la tutela dell'ambiente. Coste e interno, per me è un punto dirimente questo, perché se qualcuno venisse a dirmi, nel centrosinistra, che la politica dello sviluppo e della tutela dell'ambiente dell'interno, non si coniuga con quella delle coste, io abbandonerei immediatamente una coalizione siffatta poiché credo che questi siano argomenti di fondamentale importanza e che dovranno essere sviluppati, non attraverso un demagogico emendamento, così come è stato proposto, ma attraverso un'analisi seria di ciò che significa sviluppo del nostro territorio. A questo proposito, signor Presidente, mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse levato una voce di protesta di fronte ad affermazioni delinquenziali che sono state fatte sulla stampa, e che così recitavano: "Se rimangono in piedi i vincoli, si apriranno cimiteri od ospedali". Sono questioni inqualificabili! Sono comparse sulla stampa regionale.
Ebbene, io rispetto chi ritiene che questa politica non sia adeguata, rispetto chi ritiene che sia sbagliata, rispetto chi ritiene che si debba andare avanti in maniera diversa, però credo che bisognerebbe che ci fosse un fronte comune nei confronti di dichiarazioni di questo tipo, illustrissimo signor Presidente. Io credo che sia veramente importante che, se qualcuno ha a cuore che lo sviluppo si basi realmente su un'acquisizione di coscienza da parte di tutti, si dia la possibilità anche a quelle popolazioni di esprimersi. L'assessore Dessì ha proposto, direi opportunamente, un questionario per acquisire l'opinione di quelle popolazioni. E' stato detto: "Non se ne deve fare", ma la Sardegna è governata da un manipolo di personaggi che non fanno esprimere il punto di vista civile alle nostre popolazioni? Ma è possibile che, di fronte a un fatto di questo tipo, non ci sia una ribellione concreta e reale?
PILI (F.I.). Come ha fatto Ronchi!
PIRISI (D.S.). Onorevole Pili, per cortesia! Io concludo, signor Presidente, ma veramente mi associo all'invito che è stato formulato dal Presidente della Commissione e chiedo ai colleghi che questo argomento sia affrontato con serenità e con tranquillità, invito loro a ritirare questo emendamento, perché non dà contributo di nessun tipo per lo sviluppo della nostra Isola.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Balia, invito i colleghi ad abbassare un po' i toni di questo dibattito, perché credo che sia nell'interesse di questa Assemblea.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, con toni molto bassi, come giustamente lei dice, e con l'equilibrio che reputo sia necessario e opportuno per affrontarlo, con tutta onestà credo che un argomento di questo tipo non possa essere affidato a un dibattito che nasce in via occasionale, attraverso un emendamento al Documento di programmazione economica e finanziaria. Senza muovere accuse a nessuna delle parti, forse noi dovremmo usare toni meno enfatici, così come dall'altra parte è auspicabile che vengano ritirati azioni e atti che sicuramente hanno un che di strumentale.
L'argomento, signor Presidente, è tanto delicato che credo nessuno di noi in quest'Aula possa permettersi di usarlo a proprio piacimento o con fini differenti rispetto a quelli di diretto interesse, anche perché il rischio è che si agitino inutili tensioni sociali in territori che è l'unica cosa della quale, con assoluta certezza, non hanno necessità né bisogno. Può essere, relativamente al problema parchi, che vi siano pezzi di argomentazioni condivise dal centrosinistra e dal centrodestra, può essere anche che, all'interno dei due schieramenti, vi siano posizioni non totalmente uniformi. Una cosa è certa, signor Presidente, io non credo che possiamo affidare a un emendamento, appiccicato al Documento di programmazione economica e finanziaria, un argomento
che invece è di indirizzo, che è legato direi in maniera stretta al futuro sviluppo che dobbiamo dare alla nostra Isola. Non è solo un problema di salvaguardia ambientale, non è solo un problema di parchi, sappiamo che, attorno a questi problemi, c'è una concezione dello sviluppo. Può essere che, su quella concezione dello sviluppo, le nostre posizioni poi non siano tanto distanti da posizioni che pure l'onorevole Pili esprime, però sarebbe sbagliato affidarsi nel merito ad un emendamento estemporaneo che non serve a riportare a verità né il pensiero e l'opinione della maggioranza, né il pensiero e l'azione dell'opposizione.
Io invito l'onorevole Pili al ritiro dell'emendamento, assumendo, se è il caso e se lo ritiene opportuno, l'impegno per parte della maggioranza di discutere dell'aspetto dei parchi e dello sviluppo della Sardegna, dopo questo periodo, in una seduta apposita che dia la giusta dignità ed anche il giusto rilievo all'argomento stesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, Assessori ed onorevoli colleghi, apprendo con un po' di sorpresa che l'onorevole Pirisi, diciamo forse un po' sullo slancio di una recente battaglia fatta sul cosiddetto decreto salvacoste, all'improvviso si sia accorto che questo decreto vale non solo a due chilometri dal mare in distanza dal bagnasciuga ma anche a due chilometri di altitudine, posto che in Sardegna mi sembra di capire che lui vuole impedire a tutti i livelli, anche di altitudine sul mare, qualunque attività.
Onorevole Pirisi, bisogna riportare il discorso all'origine; nessuno, neanche nel centrodestra e neanche nella passata legislatura, si è dichiarato contrario per principio all'istituzione dei parchi. Perché essere stati contrari, con veemenza, come lo sono stato io, al Parco del Gennargentu non vuol dire essere per principio contro un parco eventuale da farsi nel Gennargentu con modi e con criteri che debbono essere discussi qua dentro; quindi, se si vuole, bisogna assolutamente far ripartire la macchina istitutiva abrogando il decreto istitutivo, che può essere abrogato, lo dice un documento della Federazione dei D.S. di Nuoro e dell'Ogliastra, solo con un nuovo decreto. Questo documento dell'accusa della Federazione D.S. di Nuoro e dell'Ogliastra a titolo dice che "chiunque abbia un po' di cultura giuridica sa che un D.P.R. non può essere abrogato ma può essere superato da un nuovo decreto proposto dal Consiglio dei Ministri e firmato dal Presidente della Repubblica", è quello che chiede questo emendamento. Del resto, autorevoli esponenti del suo Partito, onorevole Pirisi, hanno chiesto l'abrogazione del decreto ed il superamento di questo decreto col sistema che la giurisdizione consente, ma questo decreto va superato in linea e in coerenza con quello che voi avete promesso e che avete predicato.
A me sembra piuttosto ingenerosa la sua accusa nei confronti dell'onorevole Pili che ha governato poco tempo più di voi la Regione sarda in prima persona, lo avete accusato di non essere riuscito a portare, in così poco tempo, finanziamenti, investimenti di imprenditori e pubblici in quel territorio; tra sei mesi sarò in grado di chiederlo a voi allo stesso modo, sono certo che sarete allo stesso punto dell'onorevole Pili; sì, onorevole Pirisi! Io conosco qualche parco regionale e ho visto che, di investimenti privati e pubblici, pochi ne sono arrivati, no? Soprattutto di quelli produttivi. Uno dei motivi che mi indusse a votare contro il Parco del Gennargentu fu proprio il fatto che non vedevo un imprenditore privato che portasse una lira di investimento da fuori verso quel territorio. Solo i pochi disperati o i pochi coraggiosi, anzi temerari, abitatori di quei territori, che non si vogliono allontanare, con l'aiuto della mano pubblica, cercano di uscire dalla miseria nella quale sono rimasti arroccati per prendere qualche iniziativa imprenditoriale assistita come il 99 per cento dell'imprenditorialità sarda.
Lo spopolamento continua nelle nostre zone, che sono prive anche di tutti i presupposti di vivere civile, delle scuole, si chiudono le poste, non solo gli istituti scolastici, le caserme, lei lo sa, continua ogni giorno lo spopolamento, perché? Ci sono dei motivi. Il parco, secondo me, soprattutto se istituito in quel modo, non sarebbe altro che l'istituzione di un consiglio d'amministrazione neanche governato da sardi, perché non cambierebbe niente, perché nessuno costruirebbe mai più con i propri risparmi in quel territorio perché nessuno crede più alla possibilità di crescita e di sviluppo di quel territorio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue LIORI.) Quindi, onorevole Pirisi, onorevoli colleghi, io voterò a favore di questo emendamento, perché ritengo che sia giusto e che sia in linea con i dibattiti precedenti e con i presupposti del centrodestra e del centrosinistra, nessuno è contrario ai parchi, sappiamo che abbiamo il dovere di istituirli anche per trattati internazionali, però c'è parco e parco e c'è modo e modo di far calare un parco in un territorio e farlo accettare dalle popolazioni.
PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 5..
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Per chiedere il voto elettronico palese sul paragrafo 5.
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di votazione del paragrafo 5; pregherei qualche Segretario del Consiglio di recarsi al banco della Presidenza.
Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta del consigliere Pili ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, SANNA Matteo, DIANA, LOMBARDO, PETRINI, SANNA Paolo Terzo, VARGIU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del paragrafo 5.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 58
Astenuti 1
Maggioranza 30
Favorevoli 39
Contrari 19
(Il Consiglio approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 5. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Per chiedere il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, SANNA Matteo, MURGIONI, LOMBARDO, PETRINI, VARGIU, PISANO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 5.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI -PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 59
Astenuti 1
Maggioranza 30
Favorevoli 21
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'esame del paragrafo 6.
(Segue lettura)
Al paragrafo 6 sono stati presentati due emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo degli emendamenti:
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - CALLEDDA - DAVOLI - MANINCHEDDA - SABATINI - GIORICO - SERRA - PISU - BARRACCIU - CHERCHI Silvio
Punto 6. 3. 1. - LAVORO E SICUREZZA SOCIALE (pag. 79)
In coerenza con l'assunto di cui al punto 1.3. (Le Priorità - politiche sociali), il punto 6.3 (Politiche del Lavoro) nella specificazione 6.3.1. - Lavoro e sicurezza sociale, è così modificato:
I capoversi 1, 2, 3 sono sostituiti come segue:
"Una parte rilevante della società sarda è costretta a vivere in una condizione ingiusta di disagio materiale e morale. Il reddito personale di estese categorie di lavoro diviene sempre più inadeguato rispetto ai bisogni essenziali della vita. Non solo: ma sul reddito personale, spesso insufficiente, grava in modo sempre più esteso anche il bisogno di altre persone senza reddito alcuno, determinando così situazioni di progressivo impoverimento familiare e sociale. Inoltre risulta crescente il numero delle persone sole, senza reddito e senza sostegno materiale alcuno e perciò espulse via via dal contesto sociale. E ciò accade in una condizione di innegabile crescita della ricchezza globale prodotta. Perciò è necessaria una decisa azione di riequilibrio sociale partendo dal processo di sostanziale equità redistributiva delle risorse disponibili.
È necessario pertanto prevedere:
1. il riconoscimento del reddito di cittadinanza, come disponibilità minima globale in favore di ogni persona m ragione dei bisogni essenziali e della dignità della vita;
2. la rispondenza fra reddito minimo garantito alla persona e inserimento e utilità sociale attraverso la definizione, di norma, di un percorso lavorativo e/o formativo;
3. il raccordo necessario fra prevalenti condizioni di bisogno e misure adottate in materia di politiche attive del lavoro, da concordare prioritariamente in favore dei soggetti più deboli nel sistema produttivo (principio di moralità pubblica); in tal senso dovrà essere potenziato e rilanciato il Piano straordinario per il Lavoro (L.R. n.37/'98 ed altre normative connesse) garantendone nel contempo la più adeguata dotazione finanziaria e la assoluta salvaguardia delle politiche sociali ed occupazionali che lo hanno motivato;
4. il raccordo indispensabile con tutte le misure statali e comunitarie in materia, soprattutto ai fini di una rimodulazione in tal senso del P.O.R.-Sardegna e di ogni altra misura comunitaria rivolta o da rivendicare in modo coerente rispetto agli obiettivi della coesione e della inclusione sociale;
5. il totale decentramento e partecipazione dell'Ente locale primario (Comune) nella gestione delle risorse e nella progettazione degli interventi sociali più idonei e più utili alla comunità;
6. la istituzione di una sede e strumento di coordinamento e ottimizzazione delle risorse, degli interventi e dei risultati, anche come luogo di raccolta e di organizzazione delle risorse necessaria per rispondere progressivamente alla totalità delle condizioni di forte disagio presenti nella società.". (9)
EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - CAPELLI - DIANA - LADU - VARGIU
Al paragrafo 6.3 Politiche del lavoro è aggiunto il seguente paragrafo 6.3.2:
6.3.2 Obiettivi - Azioni
1) Conferma degli strumenti di intervento sulle politiche del Lavoro, rinvenibili nel disegno di intervento tracciato dal P.O.R. 2000-2006 e dai relativi complementi di programmazione, che ricomprende qualificanti interventi innovativi e sperimentali
2) Rifinanziamento del Piano straordinario del Lavoro con la conferma delle previsioni di spesa dell'esercizio finanziario precedente (172 milioni di Euro)
3) Rifinanziamento del Fondo regionale per lo sviluppo dell'imprenditorialità femminile di cui alla legge regionale 26/2000 art.3 con la conferma delle previsioni di spesa dell'esercizio finanziario precedente
4) Conferma e incremento delle risorse finanziarie del Fondo Regionale per il diritto al lavoro dei diversamente abili di cui alla L.R. 20/2002
5) Stabilizzazione di 1200 lavoratori socialmente utili attraverso progetti speciali da attuare con i soggetti previsti per legge prevedendo l'ammontare delle risorse regionali del precedente esercizio finanziario a fronte di quelle statali
6) Conferma delle risorse finanziarie da destinare alla L.R.36/98 al fine di favorire le politiche attive sul costo del lavoro
7) Legge Regionale n.l/2002 sull'imprenditorialità giovanile. Confermare le risorse finanziarie e garantire la piena attuazione con le procedure già avviate. (6).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Uras per illustrare l'emendamento numero 9.
URAS (R.C.). L'emendamento proposto ha la funzione di dare coerenza alle dichiarazioni programmatiche, rese in quest'Aula dal Presidente della Regione, in merito alla valutazione proposta sul problema dell'occupazione, del lavoro che va visto non come un problema tra i tanti che la Regione deve affrontare, che la classe politica dirigente di questa Regione deve affrontare, ma al contrario come il problema di questa società.
Il tasso di disoccupazione, è noto, viaggia tra il 17, il 18, il 19 per cento; vi sono solo 540, 550 mila occupati su una popolazione di un milione e 600 mila abitanti ed oltre; è una situazione nella quale gran parte della popolazione non è considerata parte attiva ma è estromessa, esclusa dalla partecipazione alla vita civile e democratica di questo Paese, di questa Regione, esclusa quindi dal diritto, pieno, di cittadinanza.
Noi sosteniamo che al primo punto dell'azione di governo una maggioranza di centrosinistra, progressista, come quella che è stata indicata alla guida del governo di questa Regione, debba porre la dignità della vita. Questo è un tema dal quale non ci si può assolutamente allontanare, questo è un tema al quale occorre dare una risposta coerente, forte, risolutiva; questo è un tema che può essere affrontato anche in vario modo , ma deve essere compiutamente affrontato.
Non si devono lasciare sacche di emarginazione, di esclusione, non ci devono essere soggetti che non sono considerati, non si devono lasciare cioè fasce di popolo abbandonate a sè stesse, in una condizione di vita che non è neppure lontanamente vicina a quella soglia di dignità alla quale invece tutti quanti hanno diritto.
Questo emendamento tenta di esplicitare quali interventi la Regione deve porre in essere per dare la risposta più idonea al fenomeno crescente della nuova povertà, che si aggiunge a quello ormai noto della vecchia povertà. Ci sono tante persone, uomini e donne, che devono provvedere ai fabbisogni di un nucleo familiare e che, con fatica, riescono a recuperare il tanto per sostenersi: 400 o 500 euro; e vi sono tanti lavoratori socialmente utili che vivono con questa cifra, così come ci sono tanti anziani che vivono con una pensione sociale, invalidi che percepiscono l'assegno di invalidità, e con quello devono vivere spesso con i propri familiari anch'essi in cerca di lavoro.
Un tema di questo genere non può essere racchiuso in alcune frasi o proposizioni di tipo generico, occorre potenziare il terzo settore per fornire un sistema integrato di servizi; bisogna dare un reddito, bisogna dare qualcosa di più. Non bisogna...
PRESIDENTE. Onorevole Uras concluda, per cortesia.
URAS (R.C.). …pensare ad una ricchezza che rimane allocata sempre nelle stesse sedi, e mai si trasferisce e si distribuisce, come invece dovrebbe accadere in una società civile come noi presumiamo siano quella italiana e quella sarda.
Questo è il senso dell'emendamento in discussione che indica chiaramente nel reddito di cittadinanza lo strumento che può garantire una disponibilità minima globale in favore di ogni persona, in ragione dei bisogni essenziali e della dignità della vita; indica un corrispettivo da rendere, a fronte di questa disponibilità finanziaria, in termini di attività lavorativa, di percorso formativo e di studio, di utilità sociale; e indica anche le risorse da porre in campo: tutte quelle che già insistono sulle politiche del lavoro, e che non attengono alla legge numero 36 del '98.
La legge numero 36, politiche attive sul costo del lavoro, io che pure l'ho scritta materialmente quella legge, ritengo che abbia un titolo che è una mistificazione. La "36" è un contributo all'impresa, che va in conto di ogni lavoratore assunto, sulla base di una gara che si vince sul tempo; chi arriva prima, chi ha nel protocollo della raccomandata di spedizione il minuto secondo più vicino all'orario di apertura dell'ufficio postale rispetto alla data di scadenza di quel bando prende tutto.
Un solo supermercato una volta ha vinto un bando e ha preso miliardi per cinque anni in favore di se stesso, di se stesso imprenditore, con la scusa che avrebbe così determinato maggiore occupazione; ora, il supermercato si sarebbe aperto lo stesso, i lavoratori sarebbero stati assunti lo stesso, si è solo dato un aggio in più all'imprenditore che pure non ne aveva bisogno e non si è costruita ricchezza, non è cresciuta la produttività.
Questo è il tema, rispetto a questi contenuti, del paragrafo sulle politiche del lavoro che l'intervento straordinario della Regione abbandona completamente; non si pone il problema di riformarlo, non si pone il problema di adattarlo alle esigenze nuove, sempre più stringenti, di chi è povero, di chi ha bisogno, di chi è escluso. Bene, rispetto a quel paragrafo un'integrazione di questo genere, una modifica di questo genere pone in gioco un pezzo delle risorse di questa Regione, del nostro bilancio, del bilancio di tutti i sardi al servizio di quelli che di quel bilancio non vedranno mai neppure un centesimo.
Le politiche dello sviluppo non sono politiche che si fanno sulla carne e sulla volontà di queste persone, non si fanno sull'abbandono di fasce intere di popolazione, in Sardegna i poveri sono il 13 per cento della popolazione, una percentuale tripla rispetto al centro nord; su un milione di persone, non tutti sono pensionati e ragazzini che non lavorano, che non producono, che non sono inseriti, abbiamo tanti studenti che non proseguono gli studi perché non hanno le disponibilità finanziarie per farlo, e non saranno certamente assistiti dalla scuola e dall'università così come si vanno configurando. Noi non possiamo pensare solo a chi ha già, noi dobbiamo pensare soprattutto a chi non ha, perché l'armonia di questa società si costruisce anche e soprattutto attraverso la considerazione verso chi è emarginato, chi è escluso.
Questa è la ragione dell'emendamento nel quale sono indicati gli strumenti per raggiungere questo obiettivo; in primo luogo la riattivazione del Piano straordinario per il lavoro, una riattivazione non alla cieca, ma che verifichi i risultati, i modi, gli strumenti più adeguati, più idonei, i migliori che riusciamo a trovare con i quali operare, ma che non abbandona questo terreno, anzi, lo fa proprio.
E questo è un dovere del Governo regionale per quello che ha detto, per quello che ha promesso, per quello che ha dichiarato quando ha incominciato il suo lavoro.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 6.
PILI (F.I.). Presidente, l'emendamento si dà per illustrato perché ne sono chiari gli intenti, gli obiettivi e il percorso indicato per raggiungerli viene infatti ripreso nell'emendamento che ha illustrato poc'anzi il collega Uras. Noi abbiamo ritenuto di inserire anche la risorsa finanziaria perché vi era stato un impegno in tal senso, per quanto riguarda il Piano straordinario per il lavoro, nel corso dell'esame del precedente esercizio finanziario. Infatti, a fronte di una riduzione operata in quell'esercizio, ci fu un accordo tra le parti per ripristinare, nell'esercizio finanziario 2005, la quota restante per arrivare ad uno stanziamento di 172 milioni di euro.
Quindi confermiamo questo emendamento e lo sottoponiamo alla valutazione dell'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Gli emendamenti numero 9 e 6, pur differenziandosi per tanti aspetti, sono simili nella parte finanziaria. Ora, le fattispecie previste sono abbondantemente trattate nel documento, in varie parti del paragrafo 6.3.1, là dove si parla di possibilità di rifinanziamento del Piano straordinario per il lavoro, di politiche attive sul costo del lavoro di cui alla legge numero 36, e via dicendo.
In che cosa consiste la differenza tra il testo che la Commissione ha discusso e approvato a maggioranza e i due emendamenti che vengono proposti? Consiste in pratica nell'evidenziare, per tutte le fattispecie di cui si parla, una dotazione finanziaria già dal documento di programmazione economica e finanziaria. Allora questo...
SANCIU (F.I.) Un sì o un no.
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Secci, e arriviamo all'espressione del parere.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza.. Siccome devo fare una proposta che è diversa dal sì e dal no, mi sembrava giusto e legittimo motivarla.
PRESIDENTE. Prosegua, prosegua.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Stavo dicendo, quindi, che la differenza esistente tra il testo del documento approvato e i testi degli emendamenti proposti sta prevalentemente o quasi esclusivamente nella definizione della dotazione finanziaria. Tra l'altro il testo approvato in Commissione su questa materia è diverso dal testo che era stato proposto dalla Giunta, non sto a richiamare il punto perché è all'attenzione di tutti.
Allora, il problema posto dai proponenti dei due emendamenti è un problema reale, sentito, all'attenzione di questa maggioranza, però in questa fase non può essere definita nessuna dotazione finanziaria che non sia la risultante di tutta una serie di compatibilità che riguardano la manovra finanziaria, di cui stiamo parlando da giorni.
Quindi la proposta della Commissione è di considerare i due emendamenti, più l'emendamento numero 9 per la verità, perché il 6 è tutto orientato alla dotazione finanziaria, mentre il 9 propone una azione politica forse più incisiva rispetto a quella definita nel documento, come raccomandazione e trasferire il discorso sulle quantità a una fase differente che poi non è lontanissima, ma è quella a brevissimo termine dell'esame della manovra finanziaria nel suo complesso.
In quella sede, collega Uras, la maggioranza discuterà, perché se ne sente la necessità, di tutta la materia per verificare le compatibilità.
Naturalmente il mio dovere è anche quello di dichiarare, nel caso questa richiesta di ritiro degli emendamenti non venisse accolta e si dovesse votare, che il parere della Commissione è contrario. Io naturalmente non auspico che questo avvenga, preferirei la prima soluzione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere della Giunta è chiaramente conforme a quello del Presidente della Commissione, con le stesse motivazioni e gli stessi auspici che non ripeto.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti?
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Voglio rispondere sulla richiesta di ritiro la cui motivazione non trova riscontro nel testo. L'emendamento non indica alcuna cifra, parla semplicemente di garantire la più adeguata dotazione finanziaria e l'assoluta salvaguardia delle politiche sociali ed occupazionali che hanno motivato il Piano straordinario per il lavoro; non viene indicato un importo, ma esattamente il contrario: vi è l'indicazione di un percorso.
Da una parte vi è un intervento di politica sociale finalizzato a garantire un reddito a chi è in condizioni di assoluta indigenza; altro è invece l'attuazione da parte della Regione di un impegno straordinario, al quale noi riteniamo debba concorrere con un ruolo fondamentale tutto il sistema delle autonomie locali, in materia di politiche per il lavoro.
Politiche per il lavoro che sono anche, diciamo che il tentativo era quello, per come sono state inserite nell'elaborazione normativa del Piano straordinario per il lavoro (la "37" è una norma molto complessa, non c'è solo l'articolo 19, c'è molto di più) un'indicazione chiara della strategia dello sviluppo locale come strategia di sviluppo finalizzata all'occupazione.
Allora, attorno a questi temi c'è o non c'è l'attenzione di questo Consiglio, di questa Giunta e di questa maggioranza? Questo è il punto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Consentitemi in questa fase di dichiarare anche il mio voto favorevole all'emendamento numero 9 perché, come ho avuto modo questa mattina di chiarire durante il mio intervento in discussione generale, noi siamo consapevoli della necessità di coprire il debito con l'avvio di una politica forte di risanamento, ma siamo altrettanto consapevoli che il risanamento non può passare attraverso un'azione che colpisce le politiche sociali e le politiche del lavoro.
In Commissione avevamo trovato una prima mediazione che consisteva nel rifinanziare il Piano straordinario per il lavoro rispetto alla proposta della Giunta che era quella di una rivisitazione, e in quella fase avevamo detto che era necessario rifinanziarlo e migliorarlo perché non riuscivamo a capire come si possa rivisitare un Piano se prima non si prevede di inserirlo in un documento, tra l'altro importante, di programmazione economica come quello finanziario.
E allora noi avevamo chiesto, sempre nel corso dell'esame in Commissione, di migliorarlo nella sua impostazione generale avviando anche un monitoraggio su scala regionale. Ma nel Dpef tutto questo non appare; non vengono indicate le risorse finanziarie, , non vengono indicate le politiche che possono concorrere al bilancio regionale; non si fa un accenno ad esempio alle risorse comunitarie e a quelle nazionali, tutti elementi che potevano dare un input per garantire la presenza forte del Piano straordinario del lavoro nel Dpef.
Noi di Rifondazione Comunista riteniamo che quella sia una buona legge, e non rinunceremo a portare avanti questo discorso in quest'Aula, perché siamo consapevoli, e lo ribadisco, che lo sviluppo in Sardegna passa attraverso le politiche che guardano con chiarezza alle fasce più deboli.
Abbiamo fatto tutta la campagna elettorale dicendo che bisognava partire dalle categorie più deboli, da quelle che non hanno usufruito per nessuna ragione di norme regionali di salvaguardia sociale, e oggi non inseriamo norme di questo genere in uno strumento importante come il Dpef?
E quindi come fa una forza come la nostra, una forza comunista che ha creduto nel Piano straordinario per il lavoro in tutti questi anni, anche contro gli attacchi del centrodestra che più volte ha cercato di cancellarlo, a non difenderlo oggi che siamo in maggioranza, che siamo rappresentati nella Giunta regionale? Io credo che l'attenzione su questi temi da parte della maggioranza debba significare che c'è una volontà politica, forte, di attuare un grande progetto alternativo di sviluppo in Sardegna partendo dalle politiche attive del lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io penso che l'emendamento numero 9, che richiama un argomento discusso in tante occasioni in questi ultimi sette-otto anni, da quando abbiamo dato vita al Piano per il lavoro, non possa essere liquidato con un voto a favore o un voto contrario.
Lo dico per i compagni comunisti di Rifondazione Comunista; nel Dpef il tema è stato affrontato con l'obiettivo di richiamarlo rapidamente, come ha detto giustamente e correttamente il presidente Secci, e confermato l'assessore Pigliaru. Io credo sia giusto, politicamente giusto, sottolineare che gli strumenti che abbiamo messo in piedi per trasferire il concetto di Piano per il lavoro nella società sarda sono strumenti insufficienti, ma sostenere che sono strumenti insufficienti non vuol dire che dobbiamo liquidare il tema; significa invece che dobbiamo riproporlo per dare strumenti sufficienti, per dare una risposta alla domanda principale che è presente tra le nuove generazioni, e non solo tra le nuove generazioni.
Io considererei un errore politico se il centrosinistra, su un tema che è sangue delle lotte che abbiamo fatto in tutti questi anni, che non è solo - lo dico per il compagno Licheri - un tema di uguaglianza, ma è anche un tema di solidarietà, che richiama alle culture principali della politica regionale e nazionale, quella cattolica e quella socialista, si esprimesse con un voto a favore o un voto contrario all'emendamento.
Il collega Uras ha lavorato con me alla costruzione della prima ipotesi di Piano per il lavoro, che poi è diventata norma, e sa, come so io, come sanno i molti che ci hanno lavorato, compreso il presidente Secci, che ha svolto allora una grande e importante funzione di raccordo, che quelle norme c'è bisogno di riscriverle. E dobbiamo riscriverle riflettendoci perché sostenere, come si sostiene, ed è una proposta giusta, il reddito di cittadinanza, vuol dire approfondire la norma che dobbiamo varare, approfondimento che non può limitarsi ad un sì o un no all'emendamento numero 9.
Io penso che, come ha sostenuto il Presidente della Commissione, occorra richiamare il tema all'attenzione del Consiglio regionale, averlo chiaro e presente e impegnarci come maggioranza alla riscrittura di una norma per la soluzione della questione del lavoro; una riscrittura che impegni tutto lo schieramento, ponendo in prevalenza l'accento sul concetto della solidarietà, ed è un fatto importante nella democrazia regionale, rappresentato dal compagno Licheri e dal compagno Uras. Quindi io concordo pienamente, senza nessuna riserva mentale, sul fatto che il "lavoro" deve diventare uno dei temi centrali della finanziaria e del bilancio, ma io mi rifiuto di affrontarlo in modo schematico senza costruire soluzioni e strumenti che ci permettano di migliorarlo.
Quindi io chiedo ai compagni di Rifondazione Comunista di non pensare che il tema del lavoro possa essere affrontato solo da una parte della maggioranza, ma di ritenere invece che deve essere affrontato dalla maggioranza confrontando le idee, ed è per quello che concordo con la soluzione del ritiro dell'emendamento che hanno prospettato il presidente Secci e l'assessore Pigliaru, perchè ritirarlo non significa rinunciare.
Per quanto ci riguarda e per quanto mi riguarda personalmente, ritirarlo significa proporlo all'attenzione del Consiglio regionale e della Sardegna perché è un tema che deve essere portato a verifica anche con il sistema produttivo regionale, quello rappresentato dalle grandi organizzazioni sindacali e dal sistema delle imprese, perché dobbiamo fare una norma nuova, più vicina alle aspettative delle nuove generazioni, che domandano chiaramente un'attenzione riferita al reddito, ma domandano soprattutto la possibilità di produrre ricchezza per questa Regione; e sul termine del reddito e della ricchezza da produrre dobbiamo trovare il punto di convergenza.
Allora io sostengo la tesi del presidente Secci, invito i compagni della Rifondazione Comunista a proporre il contenuto dell'emendamento alla riflessione comune, a ritirarlo però come strumento tecnico, perché ci dobbiamo impegnare a farlo diventare norma nel bilancio e nella finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Colleghi del Consiglio, io sono ben disponibile a rimanere all'interno di quest'Aula, anche per un periodo di tempo più lungo rispetto a quello che avevamo preventivato, se il dibattito diventa così interessante e così stimolante, perché effettivamente stiamo toccando adesso quei nodi che costituiscono davvero delle discriminanti, importanti, relativamente alla posizione politica e ideale di ciascuno dei presenti in quest'Aula.
Io credo che il collega Secci e il collega Cugini bene abbiano fatto a informare i colleghi della Rifondazione Comunista che la campagna elettorale è finita; perché i colleghi della Rifondazione Comunista forse non hanno percepito che nel mese di maggio-giugno ci sono state le elezioni e che i cittadini che prima li avevano eletti nelle file della minoranza in questo Consiglio regionale adesso li hanno eletti invece nelle file della maggioranza, cioè in una posizione in cui loro sono in grado di fare le leggi. E bene hanno fatto il collega Secci e il collega Cugini a ricordarglielo.
Adesso la propaganda elettorale è terminata, in Aula ci si confronta su proposte concrete. Noi abbiamo sentito la Giunta parlarci di risanamento, di bilanci scompensati, di situazione disgraziata del bilancio regionale, di necessità di fare dei tagli che possibilmente penalizzassero poco le categorie deboli. Ma quando l'assessore Pigliaru ha illustrato l'assestamento di bilancio, abbiamo constatato che la politica dei tagli aveva coinvolto, seppure in maniera limitata, anche le categorie deboli. L'assessore Pigliaru, anche pochi minuti fa, ha svolto un ragionamento condivisibile sulla necessità di monitorare, di qualificare e di ottimizzare la spesa, perché le risorse disponibili abbiamo preso atto che sono davvero contratte. È stato appena mandato un messaggio a tutto il Consiglio regionale di assunzione condivisa di responsabilità. E, a fronte di tutto questo, colleghi, voi venite a parlarmi di reddito di cittadinanza e di rilancio del piano straordinario per il lavoro!
E io condivido, se il ragionamento è questo, l'ipotesi di consolidare, aumentare, migliorare la disponibilità di risorse da stanziare a favore dei cittadini sardi, e soprattutto di quelli che voi dite essere i meno protetti. Se l'Assessore è d'accordo io, ovviamente, porterò elementi che siano anche, a mio avviso, come lo sono i vostri, a favore delle classi più deboli.
Colleghi, la solidarietà, si concretizza meglio in un posto dove c'è ricchezza che non in un posto dove c'è povertà; e forse quando discutiamo su quali siano i metodi per produrre ricchezza, è possibile che ci troviamo sostanzialmente in disaccordo. E' questo il motivo per cui voi siete comunisti e vi vantate e lo sostenete, io sono liberale e mi vanto e lo sostengo; su questo le nostre analisi si differenziano.
Ma se le risorse disponibili sono abbondanti, beh, insomma, anche io provengo dalla cultura cattolica e quindi credo nella solidarietà, e credo che in un contesto di ricchezza, dove le risorse disponibili sono maggiori, sia possibile gestire meglio le politiche della solidarietà.
Quindi io chiederei, per comprenderci, per non giocare al rialzo, per non vestire ognuno di noi la "casacchina" del momento, che magari è la stessa dismessa dall'avversario politico del giorno prima, per far sì che in quest'Aula non sia messa in scena una commedia pirandelliana, di confrontarci in maniera realistica, in maniera ragionevole, in maniera anche appassionata sulle posizioni che sono l'espressione della militanza politica di ciascuno di noi; e credo che sia necessario anche prendere atto che se si sta all'interno di una maggioranza bisogna essere, come hanno detto i colleghi Secci e Cugini, coesi con la maggioranza e poco propensi a proposte di rottura.
Proposte di rottura che poi, dall'altra parte, da parte dell'opposizione, non possono che essere raccolte in maniera provocatoria. Io credo che voi non possiate non rendervi conto di questo; quindi se vogliamo impostare un ragionamento che per quattro anni e mezzo ci aiuti a comprenderci, iniziamo da subito, altrimenti i binari di partenza sono davvero sbagliati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Per chiedere una sospensione di cinque minuti, se i colleghi sono d'accordo.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, cinque minuti per quale motivo?
MARROCU (D.S.). Cinque minuti per consentire di trasformare in raccomandazione scritta quanto proposto dal Presidente della Commissione e dall'Assessore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, credo che la discussione sul tema del lavoro richieda lucidità da parte di tutti e non possa essere conclusa in poco tempo; alla luce di queste considerazioni, io chiederei il rinvio a domani mattina della discussione in atto.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, se lei intende sottoporre questa richiesta all'Aula procediamo. Io penso che se ci sono le condizioni perché si arrivi a una sintesi…
PILI (F.I.). In cinque minuti non si risolve il problema del lavoro.
PRESIDENTE. Ne sono assolutamente convinto, infatti non stiamo discutendo se cinque minuti siano sufficienti per risolvere una tematica così importante, stiamo discutendo dell'ipotesi di rinviare l'argomento a domani. Io penso che il rinvio non sia utile; penso invece che si possa consentire, a chi ha chiesto la sospensione, di verificare se sussistono le condizioni per giungere ad una sintesi. Resta salva la facoltà poi dell'onorevole Pili e di chiunque altro di far proprio l'emendamento e di procedere così come si richiede.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei solo chiedere al Presidente che dica anche qual è l'orientamento sull'andamento dei lavori, perché se la discussione procede non credo possiamo andare a oltranza non avendolo previsto, quindi sarebbe necessario capire se chiudiamo adesso e andiamo a domani o se vi sono le condizioni per continuare. Al momento non mi sembra ci sia la possibilità di chiudere l'argomento adesso.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, lei ha ragione, facciamo una brevissima sospensione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io chiedo scusa ai colleghi, a lei, al collega La Spisa. Noi non vogliamo sospendere per allungare; io propongo di continuare i lavori sugli altri punti sospendendo momentaneamente l'argomento in discussione, ma senza sospendere i lavori così da consentire ai colleghi, che stanno dialogando su questo punto, di continuare a farlo in Aula.
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, ma se continuiamo a discutere impieghiamo mezz'ora per decidere se procedere e come procedere. Io sospenderei la seduta per i cinque minuti che sono stati richiesti. La seduta è sospesa. I lavori riprenderanno alle ore 21 e 15.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 07, viene ripresa alle ore 21 e 21.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Mi rendo conto dell'estrema delicatezza della situazione venutasi a creare su un emendamento che solo casualmente non reca la mia firma. Ieri infatti ho avuto un impedimento e non ho potuto apporla. Tuttavia mi preme, proprio perché credo molto in questa azione, annunciare il mio voto favorevole. Del resto ho sottoscritto la proposta di legge e una petizione popolare a sostegno del reddito di cittadinanza.
Ho altresì partecipato a manifestazioni pubbliche proprio perché ritengo, innanzitutto come socialista, che sia indispensabile adoperarsi veramente in modo concreto contro le disuguaglianze sociali. Il senso di questa iniziativa è tutto nel tentativo di contrapporsi all'esclusione sociale per favorire l'inclusione; e mi spiace veramente tanto che anche in questa circostanza le opposizioni abbiano posto in essere in modo palese un tentativo non a sostegno, ma quasi trasversalmente, per rendere questo percorso ancora più difficile.
L'iniziativa sul reddito di cittadinanza non è finalizzata a creare assistenza, come molte volte ha sottolineato l'onorevole Diana riferendosi alle politiche attive del lavoro e a quanto previsto nei programmi del centrosinistra. Tende invece a rendere una larga parte della società - che per gli effetti della globalizzazione, rischia di diventare una maggioranza assoluta anche nella nostra regione - libera dalla necessità di dover ricorrere (questo è un aspetto che forse non viene sufficientemente sottolineato)al padrinaggio politico. E' quindi un'iniziativa che restituisce alla politica il suo vero ruolo consentendo ad ogni cittadino di scegliere il proprio rappresentante senza essere condizionato dal bisogno.
Mi preme infine sottolineare che tra le persone sole e senza reddito sono purtroppo prevalenti le donne. L'emendamento avrà il mio voto favorevole proprio perché sono convinta sia necessario inserire questo aspetto nel documento di programmazione economica e finanziaria. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Io credo che il lavoro, un tema fondamentale dell'azione pubblica nell'economia, , sia davvero una questione essenziale, e lo sviluppo cui si faceva riferimento deve creare lavoro e creerà lavoro.
La questione sulla quale stiamo discutendo attiene ad uno dei punti che io ho toccato nella mia replica di questo pomeriggio, cioè il fatto che in questo Dpef abbiamo adottato uno schema che abbiamo applicato a tutti i campi, da quelli più importanti come la questione del lavoro, ad altri quali industria e così via.
Abbiamo ricevuto anche molte critiche questa mattina su questa nostra impostazione del documento di programmazione che comunque, ho cercato di spiegarlo nel pomeriggio, è stata necessitata stante la situazione del tutto particolare, particolarmente negativa, delle nostre finanze in questo momento.
Ho detto che il punto essenziale oggi nel Dpef è quello di definire l'insieme delle possibilità come precondizione per poter operare delle scelte consapevoli. La Commissione ha proposto una modifica al Dpef, fatta propria dalla Giunta, nella direzione proposta dall'emendamento numero 9; e cioè che il Piano straordinario per il lavoro potrà essere rifinanziato in relazione a una attenta valutazione dei risultati finora ottenuti.
Ora, questo è il punto fondamentale, c'è un "potrà" che fa riferimento alla situazione nella quale ci troviamo, al fatto che nel giro di pochissimi giorni quel "potrà" sarà verificato alla luce della massa manovrabile che abbiamo nel bilancio, sarà quello il momento delle scelte e non c'è dubbio che la questione del lavoro è un'assoluta priorità.
Un altro punto è stato sottolineato dall'onorevole Cugini, e più in generale io ne ho parlato nella mia relazione del pomeriggio, cioè il fatto che abbiamo obiettivi chiari: creazione di lavoro, sostegno alle persone più deboli, creazione delle possibilità di occupabilità per le persone che oggi non sono occupabili perché magari non hanno avuto la fortuna di studiare o la fortuna di acquisire delle qualifiche. Questa questione è assolutamente fondamentale ed è il nostro obiettivo prioritario; quali strumenti siano adeguati ad ottenere questo obiettivo è un problema in discussione che affronteremo rapidamente, mi auguro, con la collaborazione di tutti, perché è un problema importante quanto quello di voler perseguire l'obiettivo.
Non abbiamo molti soldi, dobbiamo stare molto attenti a spenderli bene; la questione del lavoro, il Piano straordinario per il lavoro non sono al di là di questo problema, perché anche in questo campo sarà immediatamente necessario fare una valutazione reale, per esempio verificare se l'articolo 19 della legge numero 37 è adeguato all'alto compito che ci si propone con il Piano straordinario per il lavoro.
Nel corso di questi anni si sono verificati dei cambiamenti, vigono oggi delle norme nazionali che non impediscono di contrarre dei mutui, per esempio, per sostenere attività produttive private. Di queste cose dobbiamo tener conto, con queste cose dobbiamo fare i conti molto rapidamente, ma non c'è nessun dubbio che questo vogliamo farlo insieme, con rapidità e dando al problema della creazione di lavoro un'assoluta preminenza nella manovra finanziaria che stiamo per approntare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Scusi, Presidente, siamo nella fase delle dichiarazioni di voto?
PRESIDENTE. Siamo nella fase della discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
OPPI (U.D.C.). L'onorevole Caligaris ha fatto una dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Se un consigliere, intervenendo, intende dichiarare anche come voterà non è impedito, ma la dichiarazione di voto è disciplinata dal Regolamento.
OPPI (U.D.C.). Allora dite che è così e noi la smettiamo, se no abbiamo ragione noi!
PRESIDENTE. Il Regolamento non vieta che un consigliere, intervenendo, dica anche come intende votare.
CAPELLI (U.D.C.). Io volevo sottolineare, signor Presidente, che mi sembra di aver capito che l'onorevole Caligaris, legittimamente, ha fatto una dichiarazione di voto. Io avrei potuto decidere di chiedere il voto segreto su questo emendamento, ora non posso più farlo. Premetto un'altra cosa: mi dispiace sempre che entri in gioco l'assessore Pigliaru, ma non capisco, pur avendo apprezzato quello che lui ha detto, a che titolo abbia preso la parola, visto che in assestamento di bilancio io ho chiesto che l'assessore Pigliaru potesse rispondere a una mia interrogazione e non gli è stata concessa la parola, nonostante lui volesse replicare.
Io credo che il Regolamento, Presidente, ed è già diverse volte che glielo ricordo, non possa essere interpretato in maniera così estensiva secondo le sue opinioni.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, l'interpretazione del Regolamento è sempre la stessa e io prego anche lei di aiutare a interpretare il Regolamento come si deve, poi naturalmente si può sempre sbagliare e questo è consentito; è consentito anche al Presidente di turno, non solo al sottoscritto. Nel caso specifico l'Assessore ha preso la parola nel corso della discussione sull'articolo e sugli emendamenti. Non so bene a quale episodio poi lei faccia riferimento. L'Assessore, qualora fossimo nella fase delle dichiarazioni di voto, non potrebbe prendere la parola, onorevole Capelli, perchè il nostro Regolamento non prevede questo istituto per un Assessore non consigliere. Anche in questo caso il Regolamento, laddove è carente, può essere interpretato.
Per quanto riguarda l'ultima sua preoccupazione, cioè quella relativa alla possibilità di richiedere eventualmente il voto segreto, questo può essere richiesto perché la dichiarazione dell'onorevole Caligaris non inficia e non preclude questa possibilità non essendo stata resa nella fase procedurale a ciò deputata. Spero di essere stato esaustivo.
PRESIDENTE. Siamo ora in fase di votazione dell'emendamento sostitutivo parziale numero 9. Sono consentite le dichiarazioni di voto. Da questo momento in poi naturalmente, onorevole Capelli, è pregiudicata la possibilità di richiedere la votazione segreta.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, dichiaro innanzitutto di mantenere l'emendamento presentato, per quanto mi riguarda, essendo uno dei firmatari, ritenendo liberi tutti gli altri, che con me hanno sottoscritto questo emendamento, di avere anche opinione diversa in ordine ai problemi che certo pone il contenuto di questo emendamento rispetto alla filosofia del Dpef in discussione. Ovviamente, dichiarando il mio voto favorevole all'emendamento che ho presentato, mi corre l'obbligo di fare alcune precisazioni.
La prima, credo che la Giunta, il Consiglio e ciascuno dei consiglieri, per la parte di responsabilità che compete loro, abbiano il dovere di mantenere ferme le proprie posizioni quando queste posizioni coincidono con i principi che stanno alla base del proprio impegno politico e sociale.
In questo caso non si tratta di dare un giudizio sulla Giunta o di contrastarla nella sua azione di governo: continui, faccia bene, se è convinta di rispondere alle esigenze che noi abbiamo avanzato e che riteniamo siano primarie per un'amministrazione come la nostra, in una regione come la nostra; ci consenta però, per la nostra storia personale e politica, di fare il nostro dovere, sempre, fino in fondo.
Ognuno di noi, lo diceva precedentemente il collega Maninchedda, si esprime anche in relazione alla propria coscienza, alla propria funzione politica, in ragione dei riferimenti sociali per i quali si impegna in quest'Aula e anche fuori da quest'Aula.
Noi vogliamo che non sfugga né alla maggioranza né all'intero Consiglio, né alla Giunta né al suo Presidente che gli ultimi ci sono, che non possono aspettare le compatibilità di bilancio, che sono ultimi oggi, che hanno bisogni oggi, bisogni essenziali di vita.
Noi pensiamo che non debba sfuggire a quest'Aula, alla maggioranza di governo, alla Giunta e al Presidente che, certo, ci sono politiche di respiro, le cosiddette politiche di sviluppo per l'impresa, che sicuramente saranno anche efficaci; e io penso che l'assessore Pigliaru sia un eccellente interprete di quei bisogni, di quelle politiche e anche di quelle prospettive e che sarà in condizione di renderle le più efficaci possibili e anche di rispondere ai bisogni di lavoro che ci sono in questa regione. Ma, insieme a quelle politiche, al di là delle compatibilità finanziarie che vanno trovate su tutto, che vanno trovate anche su questo, per quel che meritano di attenzione e anche di investimenti di risorse finanziarie, ci sono categorie, fasce intere di popolazione, persone, uomini e donne in carne e ossa che hanno bisogno oggi, e a quel bisogno di oggi bisogna saper rispondere.
Purtroppo nel Dpef, che è un documento preliminare alla finanziaria e al bilancio, non c'è una risposta adeguata, anzi mi pare che ci sia un sostanziale sbilanciamento verso le cosiddette politiche per l'impresa. Non me ne voglia la minoranza, ma una responsabilità ce l'ha in ordine alle politiche attive del lavoro, la responsabilità cioè di non averle sostenute, anche modificandole, anche rendendole più efficaci, anche promuovendo una gestione che coinvolgesse di più i soggetti dell'autonomia locale, per cui oggi l'insufficienza della spesa e della operatività di quel Piano straordinario diventa la motivazione, per qualche verso anche comprensibile, di superamento dello stesso Piano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Calledda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, colleghi, non intervengo volentieri relativamente all'emendamento numero 9, perché mi pare che il Presidente della Commissione e lo stesso Assessore abbiano messo in evidenza una disponibilità piena e totale ad affrontare il problema.
Io ho sottoscritto questo emendamento perché ritenevo e ritengo che un problema così serio non possa essere un problema di contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra. Nella passata legislatura, molti di noi, nel contesto di situazioni particolari, si sono battuti affinché tutta una serie di azioni legate al Piano straordinario per il lavoro venissero finanziate e altre addirittura rifinanziate.
Allora, se il problema posto nell'emendamento serviva per sollevare la questione di come eventualmente portare avanti una nuova politica per il lavoro, io credo che la Giunta questo l'abbia recepito; e alcuni colleghi poi, nei loro interventi, hanno posto in rilievo che sul tema occorreva porre una questione di principio, che il Consiglio e la Commissione hanno posto, chiedendo che si arrivi a una definizione del problema, in termini abbastanza precisi e credo anche significativi.
E mi dispiace per i compagni di Rifondazione, perché io, insieme ad altri colleghi, non solo nell'ambito del Consiglio, ma soprattutto all'esterno, abbiamo avuto la possibilità di incontrare decine e decine di persone per spiegare quali erano gli intenti rispetto a questo obiettivo. Io credo che ci debba essere una "reciproca affidabilità" sugli intenti, non credo infatti che il problema si esaurisca con l'approvazione del Dpef, a breve discuteremo il bilancio e la finanziaria e su questa questione ci ritroveremo.Io sono tra quelli che non rinuncerà a riproporre battaglie fatte nel passato, al fine di trovare una soluzione che almeno consenta di portare avanti le cose che sono già in essere.
Per questo motivo, signor Presidente, mi duole, ma ritiro la mia firma dall'emendamento numero 9, , insieme a quella dei colleghi Francesca Barracciu e Silvio Cherchi, fatta salva una eventuale proposta della Giunta e del presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, per annunciare il nostro voto favorevole e dispiace solo non aver letto in tempo l'emendamento perché l'avremmo piacevolmente sottoscritto, dato che in quest'Aula abbiamo vissuto, grazie ai colleghi di Rifondazione Comunista, la dignità politica, la coerenza, l'appartenenza a storie portate avanti da decenni su cui, certamente,non ha l'esclusiva il Gruppo di Rifondazione Comunista.
Quello che non riusciamo a capire è l'insensibilità da parte dell'Assessore, perché non basta avere unità di intenti e richiamarsi alla solidarietà cristiana, bisogna, poi, anche se la massa manovrabile crea qualche preoccupazione, avere il fiuto politico. E la differenza genetica tra i politici e i tecnici sta proprio in questo diverso olfatto, nella mancanza olfattiva di sensibilità, perché il Gruppo di Rifondazione Comunista, che ha interrotto da tanto tempo la campagna elettorale, porta avanti queste richieste proprio per quella coerenza, per quella sensibilità che l'ha contraddistinto.
E' una delle lotte storiche di un Gruppo che, con dignità, senza attentati alla serenità della Giunta della quale fa parte, ha posto infatti un problema. E porre un problema non vuol dire impegnare fin da adesso risorse finanziarie, ma significa dare una priorità, perché di fronte allo smantellamento dello Stato sociale, al consolidarsi, purtroppo, di queste povertà diffuse, chi fa politica attiva e vive veramente i drammi della povera gente vuole imporre, come criterio, questo diritto ad un reddito minimo garantito per poter mantenere la sacralità e la centralità delle famiglie che, di fronte a tutte le difficoltà quotidiane, rischiano di sgretolarsi.
Quindi io voterò, col collega Scarpa, a favore e incoraggio ancora coloro che con dignità politica sostengono le lotte in quest'Aula, dove si devono decidere le linee programmatiche, ad andare avanti senza per questo perdere la collegialità, o vedersi additare come malfidati o coloro che buttano dalla mongolfiera, oltre alla zavorra, anche i compagni di viaggio.
Qui si tratta di riappropriarsi delle proprie tematiche e della propria storia e ringrazio i colleghi di Rifondazione Comunista per questa battaglia che deve dare alla Sardegna una visibilità nel sociale, perché è una delle regioni che ha bisogno più di altre, di fronte ai drammi occupazionali e "disoccupazionali", di certezze; e questa è un'occasione bellissima per dimostrare il nostro tasso di sensibilità sociale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Se i colleghi proponenti sono d'accordo, io e il collega Atzeri intendiamo formalmente apporre la firma sull'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serra per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SERRA (Insieme per la Sardegna). Presidente, per dichiarare che ritiro la firma dall'emendamento perché non voglio essere partecipe di ulteriori incomprensioni oltre quelle che mi pare ci siano state in quest'Aula.
Ho sentito, e mi hanno convinto, le dichiarazioni del presidente della Commissione e quelle dell'Assessore. Io avrei comunque votato a favore dell'emendamento, perché credo che il contenuto del medesimo sia condivisibile, ma le incomprensioni insorte all'interno della maggioranza mi portano a prendere questa decisione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, io credo che la risposta che ha dato l'Assessore, rispetto a quanto affermava l'onorevole Cugini nel suo intervento, sia stata negativa per quanto riguarda il fatto di tranquillizzarci. .
Penso sia arrivato ormai il momento, ed è superfluo negarlo, di sottolineare che alcuni esponenti della Giunta regionale hanno una posizione sbagliata sul Piano straordinario per il lavoro che valutano negativamente partendo solo dal fatto che la sua gestione sia stata poco incisiva ed efficace.
Il Piano straordinario per il lavoro, che è costato tante battaglie e tante lotte, ed ha coinvolto settori sociali marginalizzati della vita di questa Regione, ha aperto tantissime speranze tra i disoccupati; e, dove si è operato correttamente, posso assicurare in tal senso tutti i colleghi, ha creato tante opportunità di lavoro.
Io sono sindaco del comune di Laconi, come tanti di voi sanno, ed attraverso questo Piano straordinario abbiamo costituito delle società, abbiamo fatto impresa, abbiamo anche creato le condizioni perché nei piani degli insediamenti produttivi ci fossero progetti e, di conseguenza, si creassero opportunità lavorative. Se lei, Assessore, vuole ascoltarmi e verificare nel mio Comune, come in altri, quanto sto affermando, potrà constatare la veridicità delle mie affermazioni.
Il Piano, oltre ad aver creato sviluppo, soprattutto ha dato a noi amministratori la possibilità di fare, su basi concrete, vera animazione imprenditoriale laddove, ripeto, si è operato correttamente. Abbiamo meno disoccupati ed emigrati e nelle nostre comunità c'è più vivibilità; non dimentichiamoci che questa battaglia non è stata portata avanti solo da Rifondazione Comunista, c'è stato un ampio fronte che l'ha sostenuta; in primo luogo l'ANCI Sardegna, la Consulta dei Piccoli Comuni Sardi, sapendo che il 92 per cento di questi non supera i tremila abitanti e il 62 per cento non supera i mille; e questa battaglia portata avanti da tante forze politiche e sociali l'abbiamo sostenuta anche nella precedente legislatura.
La Giunta precedente di centrodestra non si può appropriare di questa battaglia perché qui in quest'Aula, il giorno in cui si stava discutendo il Piano straordinario, erano presenti nelle tribune riservate al pubblico ottanta, novanta sindaci in fascia tricolore. Ed è stata quella presenza, quella forza e quella passione che ha portato a quel risultato, poiché la maggioranza di quel periodo all'inizio non era propensa ad approvarlo. Per i comuni c'è stata anche l'opportunità di cofinanziare i fondi comunitari; senza quella opportunità avremmo perso quei fondi, ed oggi non sarebbero finanziati quei progetti che possono aprire una speranza e una prospettiva di sviluppo per i nostri territori.
E' fuor di dubbio che il Piano straordinario per il lavoro debba essere rivisitato ed adeguato sulla base delle esperienze positive ed anche negative, alcune molto negative, fatte finora.
Annuncio perciò il mio voto favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. L'onorevole Dedoni, non essendo presente in Aula, è decaduto. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Io intanto voglio ringraziare quei consiglieri che insieme a noi hanno firmato l'emendamento; anche se hanno ritirato la firma, ci mancherebbe altro, è legittimo, li voglio ringraziare perché comunque la loro firma ha permesso la presentazione dell'emendamento e, comunque, sono artefici e protagonisti del dibattito che si sta svolgendo qui in questa sala.
Mi pare siano state poche le riunioni del Consiglio regionale nelle quali si sia discusso, come stasera, in maniera seria e molto franca. Vedete, ciascuno ha il suo modo di vedere le cose, ciascuna forza politica ha i suoi punti di riferimento, ciascuna organizzazione ha anche la sua tattica politica, non nascondiamocelo, però sul problema del lavoro noi di Rifondazione Comunista da giorni, da settimane, abbiamo lanciato messaggi, abbiamo parlato, abbiamo proposto e detto che in questo Dpef l'elemento fondamentale, il messaggio importante da dare a tutta la popolazione sarda, erano le politiche per il lavoro.
A noi pare che questo messaggio all'interno del Dpef non sia stato, diciamo così, specificato significativamente; c'è, questo non lo neghiamo, ma lo volevamo più sostanzioso, più corposo, più visibile in modo tale che la popolazione sarda, e cioè i sindaci, i giovani, la gente disperata che passeggia nei nostri paesi, potesse rendersi conto in maniera più diretta che questo Consiglio regionale e questa Giunta avevano davvero, come elemento fondamentale del programma regionale, le problematiche del lavoro.
Noi apprezziamo l'intervento dell'assessore Pigliaru perché comunque fa capire che c'è una certa attenzione verso queste problematiche, ugualmente apprezziamo anche la sintesi proposta sia da Eliseo Secci che da Renato Cugini; perlomeno questo momento sarà servito per iniziare a discutere.
Cari consiglieri (e visto che l'attenzione sta scemando forse è meglio finire), però non potete pensare che noi di Rifondazione Comunista, dopo una battaglia condotta giorno per giorno, e l'ultima mediazione è arrivata qualche ora fa, quando praticamente ormai era già troppo tardi, era difficile modificare, ribaltare completamente la nostra posizione, non si rimanga fermi su questo punto. Ma siamo anche sicuri - e ve lo garantiamo - che non c'è assolutamente nessun elemento di rottura perché noi saremo pronti, da domani, a parlare con tutte le forze di maggioranza per riprendere la discussione e per riproporre le stesse cose quando ci sarà la discussione della finanziaria. Per questo voto a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Il germe della divisione nasce e si diffonde rapidamente quando ognuno ritiene che il pezzo che lo riguarda sia pezzo irrinunciabile e prevalgono le logiche di parte delle singole forze politiche, o di parte di queste, sulle logiche dell'unità, della coesione e della coalizione.
Io rivolgo ancora un appello ai colleghi di Rifondazione a soprassedere su questo punto, ad accogliere le raccomandazioni fatte dall'Assessore, dalla Giunta, dal Presidente della Commissione, dai Capigruppo di maggioranza che si impegnano ad affrontare questo problema successivamente all'approvazione del Dpef, nella fase di stesura della finanziaria 2005.
So quanto Rifondazione abbia nel suo DNA la battaglia per il lavoro perché insieme a loro abbiamo vissuto dieci anni di battaglie comuni; ma l'obiettivo di una battaglia è sempre quello di ottenere un risultato positivo rispetto al tema oggetto della discussione, non quello di segnare una differenziazione per poter portare una bandierina che giustifichi la propria azione.
L'obiettivo è quello di raggiungere risultati e il risultato per Rifondazione è fare in modo che gli obiettivi indicati da quell'emendamento siano contenuti nella finanziaria del 2005.
Io aggiungo che mi auguro che i colleghi di Rifondazione siano coscienti dell'effetto dirompente di questo voto separato perché quel partito, tra l'altro, esprime l'Assessore del lavoro che siede su quei banchi e rappresenta la Giunta proprio per le politiche del lavoro.
CAPPAI (U.D.C.). L'onorevole Marrocu non ha dichiarato il voto.
MARROCU (D.S.). Voto contro l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Intervengo con qualche imbarazzo per dire che, per come si stanno mettendo le cose, per la disposizione del numero dei favorevoli e contrari ai contenuti proposti dagli amici di Rifondazione Comunista, il voto sta assumendo un sapore che è del tipo di fiducia o non fiducia nel Governo regionale, anche se sto esasperando, ma comunque di voto sul Governo regionale.
Per queste ragioni io voterò conformemente alla maggioranza di centrosinistra, ma ci tengo a dire che la mia firma, sotto l'emendamento presentato dagli amici di Rifondazione, nasce da un'idea sulla quale forse sarebbe bene - come ci suggerisce l'onorevole Francesco Sanna - avviare una ulteriore riflessione.
Io provengo da un mondo cattolico che ci sta chiedendo da diverso tempo un impegno nelle politiche sociali che non sia subordinato al pensiero dominante in campo economico.
Ho firmato una legge sul diritto di cittadinanza perché sono convintissimo che bisogna inserire nella cultura democratica italiana elementi di socialità molto forti, che ci inducano a partire da valutazioni che non siano solo quelle, ed esclusivamente quelle, che riguardano le imprese e i bilanci.
Sono convinto che questa stessa sensibilità sia presente nella maggioranza e nel Presidente del Giunta, perché l'ho sentita nei suoi discorsi, e gli amici di Rifondazione Comunista hanno cercato di renderla visibile in questo momento. Per cui, per quanto condivida lo spirito con cui questo emendamento è stato presentato, mi vedo costretto dai numeri a riconfermare, anche in questa circostanza, il mio voto conforme a ciò che ha chiesto la maggioranza di centrosinistra.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.
FADDA GIUSEPPE (R.C.). Io credo che far parte di una maggioranza non voglia dire appiattirsi o svilire le proprie caratteristiche e le proprie convinzioni, credo che l'onorevole Marrocu abbia esagerato nel volerci fare scuola, ritengo che questo argomento che è stato affrontato già da alcuni giorni potrebbe essere risolto diversamente, perché una mediazione è stata proposta, una mediazione che non aveva costi immediati, che però imponeva alla Giunta di far propri nel Dpef questi due argomenti molto importanti per noi.
La mediazione non è stata accettata, noi siamo stati sempre leali e corretti con la maggioranza, ci sentiamo parte della maggioranza e oggi io ritengo che l'unica cosa da fare, la più dignitosa, sia arrivare al voto ed ognuno con coerenza esprima le proprie convinzioni.
Noi riteniamo che Rifondazione Comunista debba difendere quelle fasce di cittadini, di sardi che ci hanno votato, quelle fasce deboli che noi vogliamo rappresentare, che non vogliamo tradire nonostante il fatto che oggi siano trapelate alcune velate minacce. Il mio voto è favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LANZI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, colleghi Assessori e consiglieri, mi trovo in difficoltà ad intervenire in questa situazione, ma non perché il mio voto sarà favorevole all'emendamento non perché porto una bandiera che è quella di Rifondazione Comunista, ma perché credo nella "37". Io porto qui, prima di tutto, la mia esperienza di amministratore locale, che ha dovuto gestire la "37"nella prima fase, quando era priva di strumenti per poterla attuare nei modi e nei termini in cui era stata proposta. I comuni hanno fatto un grande sacrificio per applicarla, per renderla edotta a tutti i cittadini e per mettere tutti i cittadini nelle condizioni di poterne usufruire.
Io sono l'espressione di un'esperienza positiva della "37" perché ho visto e sperimentato direttamente che è stata un'opportunità concreta, per dare una risposta seria e precisa al problema del lavoro.
Un problema che non è centrale perché io sono di Rifondazione Comunista, è centrale perché noi amministratori locali il problema del lavoro lo viviamo direttamente tutti i giorni, e non abbiamo alcun tipo di strumento per poter dare risposte serie e concrete.
Io lo sento questo problema, lo sento perché sono giovane, lo sento perché sono un amministratore locale e poi lo sento anche perché sono di Rifondazione Comunista e questo non è un reato, non è portare una bandiera, è credere in uno di quei tanti strumenti che nel Dpef potevano starci e devono starci con chiarezza.
Dobbiamo dire con chiarezza che in quelle linee programmatiche deve starci anche il Piano straordinario per il lavoro.
PRESIDENTE. Non ho altri iscritti a parlare. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, OPPI, CAPELLI, LOMBARDO, VARGIU, PISANO, CONTU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 9. Prendo atto che il consigliere Cuccu Franco Ignazio, non essendo riuscito a votare, dichiara il proprio voto favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - LA SPISA - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - PISU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 64
Astenuti 1
Maggioranza 33
Favorevoli 30
Contrari 34
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione il paragrafo 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame del paragrafo 7..
(Segue lettura)
Al paragrafo 7 sono stati presentati due emendamenti aggiuntivi.
(Si riporta di seguito il testo degli emendamenti:
EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - CAPELLI - DIANA - LADU - VARGIU
Al paragrafo 7.2. potenziamento della rete viaria è aggiunto il seguente paragrafo 7.2.1:
7.2.1. Obiettivi e Azioni
1) proseguo dell'attuazione dell'Accordo di Programma Quadro del 2003 sulla rete infrastrutturale viaria della Sardegna
2) accelerazione delle procedure così come previsto nell'Accordo di Programma Quadro al fine di rendere più rapide le procedure di appalto e di esecuzione delle stesse opere con l'applicazione dell'obbligatorietà del 2° e 3° turno lavorativo e il premio di accelerazione
3) confermare impegno con Anas per la predisposizione di uno studio di fattibilità dell'arteria di collegamento Est ovest Oristano - Tortoli. (7)
EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - CAPELLI - DIANA - LADU - OPPI - VARGIU
Al paragrafo 7.4. Politiche energetiche è aggiunto il paragrafo 7.4.1:
7.4.1 Obiettivi - Azioni
1) conferma degli obiettivi strategici relativi al Piano Energetico regionale con particolare riferimento :
- alla realizzazione del metanodotto dall'Algeria attraverso la Sardegna di cui al collegato della legge finanziaria 2002
- alla realizzazione del cavo di collegamento da 1000 MW Sardegna Italia di cui alla legge 2001
- alla parallela utilizzazione del Carbone Sulcis attraverso la Carbosulcis S.p.A. al fine di realizzare un progetto volto alla produzione di energia elettrica destinata alle industrie energivore della Sardegna.
2) conferma e sostegno degli impegni assunti nel campo dell'energia alternativa con particolare riferimento allo sviluppo legato all'energia solare, termodinamica e ad idrogeno.
3) sostegno dei provvedimenti già approvati dal governo sugli sgravi relativi al costo energetico e il sostegno degli stessi da parte della Regione Sarda in ambito europeo relativamente alla questione insulare.
4) conferma del piano di aggiornamento dell'APQ metanizzazione in base alla delibera n.42.36 del 04.12.2001. (8).)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti ha facoltà di illustrarli.
LA SPISA (F.I.). Si danno per illustrati.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario su entrambi gli emendamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere è conforme a quello della Commissione.
PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame del paragrafo 8.
(Segue lettura)
A questo paragrafo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'emendamento
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO
Pag. 94
Alla pagina 94, alla fine del capitolo 8.1 dopo le parole "sanità pubblica" è aggiunto il seguente punto:
"la definizione di un sistema che consenta il coinvolgimento costante delle associazioni dei pazienti e permetta la valutazione del grado di soddisfazione da parte del cittadino sulla qualità delle prestazioni erogate.Tale sistema dovrà prevedere la possibilità della costituzione dì una camera regionale arbitrale per la composizione stragiudiziaria del contenzioso sulla malpractice sanitaria.". (13).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, brevemente nel paragrafo 8.1, che è quello destinato alla sanità, perché poi l'8.2 è destinato alle politiche di pertinenza sociale dello stesso Assessorato, sono elencate alcune delle priorità che dovranno essere inserite all'interno del Piano sanitario regionale in fase di redazione. Sono priorità, devo dire, largamente condivisibili e sono state già enunciate per altro dall'Assessore della sanità nel suo intervento in Aula pochi giorni or sono.
Noi abbiamo proposto anche su questo paragrafo un emendamento che, come gli altri tre precedenti che abbiamo illustrato in Aula, va nella direzione di quanto è già scritto all'interno del Dpef, e semplicemente specifica due punti che ci appaiono di una certa rilevanza e cioè, il fatto che l'Assessorato debba, come già avviene in altre regioni italiane attivare un sistema…
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, chiedo scusa onorevole Vargiu a lei. Possiamo fare silenzio, colleghi, per cortesia? Prego, onorevole Vargiu.
VARGIU (Riformatori Sardi). Non ci sono problemi particolari, Presidente, l'ora è tarda e continuare a lavorare in queste condizioni ovviamente comporta stanchezza nei colleghi, ma anche in chi deve intervenire. Dicevo che, sostanzialmente, vengono proposti in questo emendamento due argomenti che noi riteniamo possano essere accoglibili.
Il primo riguarda la possibilità che si crei, all'interno delle strutture dell'Assessorato, un sistema che oltre a provvedere al monitoraggio della qualità, come è ampiamente indicato all'interno del Dpef, abbia anche come punto di riferimento quello di creare un raccordo con le associazioni dei pazienti che sono presenti nel territorio per avviare insieme a loro il monitoraggio del livello di percezione della qualità delle prestazioni erogate.
Nella stessa fase riteniamo possa essere anche studiata, o perlomeno studiata da parte dell'Assessorato, la possibilità di arrivare alla costituzione di una Camera regionale arbitrale che possa intervenire nella composizione stragiudiziale di tutto il contenzioso che riguarda la malpractice sanitaria. Nel senso che anche sui giornali di oggi, come voi probabilmente avete visto, i titoli di prima pagina vengono occupati da un contenzioso relativo all'erogazione di prestazioni sanitarie.
Qualche volta questo contenzioso riguarda direttamente il personale sanitario, e allora più propriamente si può parlare di malpractice, altre volte riguarda complessivamente la struttura e allora si parla di malasanità. Ormai questi casi stanno creando un ingorgo giudiziario, un appesantimento delle assicurazioni sia per quanto riguarda le A.S.L., sia per quanto riguarda i singoli operatori sanitari, in generale stanno comunque determinando un incremento dalla spesa pubblica attraverso il ricorso da parte dei sanitari delle strutture alla cosiddetta medicina difensiva che ha come unico obiettivo quello di rendere più difficile, anche se poi questo non si verifica, il contenzioso da parte del paziente.
Quindi noi crediamo che, se l'Assessorato utilizzasse una parte delle sue strutture per studiare la possibilità di istituire una Camera regionale arbitraria di compensazione, si avrebbe un risparmio e un miglior utilizzo delle risorse per il raffreddamento del contenzioso civile e, purtroppo, anche penale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, la Commissione ritiene di poter accogliere la prima parte dell'emendamento fino alle parole "delle prestazioni erogate". Ritiene invece che la costituzione della Camera regionale arbitrale per la composizione stragiudiziale del contenzioso relativo alla malpractice sanitaria sia onestamente una condizione che deve essere valutata meglio, e che ci sembra troppo impegnativo inserire adesso nel documento di programmazione economico-finanziaria.
Se i presentatori dell'emendamento non acconsentono alla proposta di ritirare la parte rimanente chiediamo che l'emendamento venga votato per parti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Siamo favorevoli alla richiesta di votazione per parti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello espresso del relatore della Commissione.
PRESIDENTE. Sono in discussione l'articolo e l'emendamento. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Chiedo scusa per l'ora tarda, purtroppo ieri non sono riuscito a intervenire, ed essendo il mio intervento quasi tutto incentrato sul paragrafo 8 cercherò di sfruttare al meglio il tempo che mi è concesso.
Sento di dover intervenire proprio perché cerco di proporre costruttivamente delle misure alternative a un Dpef che è stato presentato in Consiglio in quanto mero obbligo di legge. Altri colleghi, tra ieri e oggi, hanno sottolineato il fatto che su questo documento forse aleggi una strana atmosfera. Si tratta infatti di un condensato di parole che stanno a metà strada tra il libro dei sogni e i luoghi comuni più retrivi. Da una maggioranza che si è presentata agli elettori con lo spirito della palingenesi, con i toni apocalittici del rinnovamento globale, con la sicumera di chi vuol fare piazza pulita del passato, ci si poteva e ci si doveva aspettare sicuramente qualcosa di più.
Dirò subito, a scanso di equivoci, che non sono e non voglio assolutamente essere il difensore d'ufficio della passata esperienza di legislatura guidata dal centrodestra, anche perché non sono imputabile di provvedimenti e di lacune a cui non ho partecipato. E tuttavia è appena il caso di sottolineare come alcune affermazioni contenute nel Dpef, e rivolte principalmente alla demonizzazione della passata legislatura, suonino alquanto stonate. Viene anzi il dubbio che una tale virulenza nei confronti del centrodestra, rappresentato come unico artefice degli sfasci della Sardegna, serva in realtà a dissimulare un vuoto progettuale.
Non c'è bisogno di possedere raffinate competenze tecniche in materia per comprendere come questo documento rappresenti una forzatura, almeno in alcuni fondamentali aspetti che intendo illustrare tra poco.
(Brusio in Aula)
SANJUST (F.I.). Io posso anche terminare di parlare, però sono solito ascoltare sempre i colleghi.
PRESIDENTE. Colleghi, non date le spalle alla Presidenza e, per cortesia, silenzio. Grazie.
SANJUST (F.I.). Mi riferivo alla stessa tecnica con cui il Dpef è stato costruito. Sui punti sui quali la maggioranza ha precisi interessi politici, e quindi idee molto chiare, il discorso è abbastanza articolato, direi anche analitico. La parte costruttiva è particolarmente dettagliata e le proposte abbandonano l'astrazione e le vuote petizioni di principio. Insomma, dove si vuole colpire esiste almeno una dimensione progettuale, magari criticabile nelle fondamenta, però certamente è riconoscibile.
Laddove invece i temi sono appena accennati e le proposte si limitano alla raccolta di luoghi comuni, su cui non si può che concordare, tanto sono generici, si può stare sicuri che siamo di fronte a un "vuoto pneumatico", alla superficialità elevata a sistema di governo. E dico questo, si badi, con molta amarezza.
Si potrebbe, in astratto, essere soddisfatti di trovarsi di fronte a programmi vacui, senz'anima e senza identità, si potrebbe gioire per lo scarto esistente tra le straordinarie promesse elettorali e il dilettantismo con cui si affrontano temi scottanti e di enorme valenza sociale, e invece io sarei stato ben contento di potermi almeno confrontare sul merito dei problemi.
Ma dove c'è il vuoto è unicamente possibile contrapporre, in sintesi, come cercherò assolutamente di fare, degli argomenti costruttivi nella speranza che la maggioranza intenda almeno apprezzarne la capacità operativa. Poiché altri colleghi, anche oggi, si sono dilungati su alcuni temi in maniera abbastanza particolareggiata, limiterò l'intervento sul paragrafo 8 ai punti riguardanti le politiche giovanili, una parte delle politiche sociali e le politiche per la casa.
Il tema delle politiche giovanili, avendo avuto la responsabilità di guidare l'Assessorato alle politiche giovanili e alla pubblica istruzione del Comune di Cagliari fino a poco tempo fa, mi trova particolarmente sensibile; mi sarei aspettato quindi di trovare nel Dpef, se non proprio le linee di un compiuto programma, quantomeno i fondamenti di una nuova linea politica capace di valorizzare un tema di enorme impatto sociale.
La maggioranza, l'attuale maggioranza, in campagna elettorale ha insistito molto sulla centralità delle politiche giovanili. La coalizione che ha promesso la luna agli elettori ha ritenuto di doverci ricordare l'esigenza di puntare sulla risorsa giovani, magari in controtendenza rispetto alle fallimentari politiche del passato. E invece il tema non è affatto centrale, o almeno così non sembra essere, si riduce a poche righe infarcite di petizioni di principio, ricche di cose scontate, dove l'ovvietà assume toni didascalici francamente, almeno a parer mio, fuori posto in un documento nel quale si tracciano le linee guida di un triennio di interventi che dovrebbero essere invece risolutori.
La buona politica non è quella che innova tutto, quella che stravolge tutto o quella che vuole inventare tutto; una buona politica è quella che, al di là delle logiche di schieramento, sa far proprie le positive esperienze maturate altrove. L'esperienza positiva del Comune di Cagliari, ma come quella del Comune di Bologna, del Comune di Parma e di altri Comuni anche della nostra Sardegna, avrebbe potuto suggerire quantomeno alcune ipotesi di lavoro concrete, di immediata attuazione e di sicuro impatto sociale. Ma su tutto questo il Dpef produce un silenzio quasi assordante.
La grande soluzione sarebbe comica se non nascondesse qualche sorpresa; infatti gli ineffabili estensori del documento ritengono che della materia si sappia ancora troppo poco e, allora, che cosa si tira fuori dal cilindro? Niente di meno che la necessità di fare studi e ricerche su quello che si vuol far sembrare un oscuro argomento. Se la faccenda non fosse estremamente seria, si potrebbe forse anche ridere, ma la maggioranza colma il proprio vuoto progettuale attraverso l'attribuzione di centralità alle produzioni accademiche.
Vorrei sbagliarmi, ma se qualche intervento sulle politiche giovanili verrà promosso da questa illuminata maggioranza, avrà per oggetto qualche importante ricerca commissionata all'università o a qualche ricercatore accademico adiacente. Avremo quindi probabilmente il piacere di leggere documentatissimi studi sulla condizione giovanile sarda, conditi da serie riflessioni sociologiche e, magari, da qualche intervista sul campo, giusto per dare una patina di realtà a un tema che la maggioranza dimostra di ignorare o comunque di non considerare centrale nella sua politica.
Fuori dalle ricerche foraggiate tutto tace; e allora mi permetto di suggerire qualche proposta operativa. Anzitutto occorrono risorse, assessore Pigliaru, per finanziare adeguate strutture. Oggi il grande problema che affligge la maggior parte delle realtà urbane è la mancanza di spazi di socializzazione dove poter coltivare interessi culturali, musicali, artistici e ludici. Mancano strutture atte a garantire opportunità di incontro e di confronto, di autogestione e di autonoma formazione della personalità e dell'alfabetizzazione nell'uso delle nuove tecnologie.
Penso ad esempio alla necessità di diffondere la cultura dell'informatica fuori dalle sedi istituzionali. Manca qualunque previsione in tema di incentivi e di servizi da offrire a un numero sterminato di giovani che altrimenti rischiano di essere tagliati fuori dalla fruizione di spettacoli, di musei e altri importanti servizi che il Comune di Cagliari, come tanti altri, come ho citato prima, ha garantito attraverso quello strumento che ha preso poi il nome di "Carta giovani".
Certo, è un primo passo e non bastano queste misure per affrontare problemi così complessi, ma sarebbe stato almeno un segnale importante, una svolta visibile, un messaggio chiaro delle istituzioni finalmente al servizio anche di chi non vota e di chi non ha voce in capitolo.
PRESIDENTE. Prego, concluda consigliere.
SANJUST (F.I.). Io volevo parlare della scuola, volevo parlare del diritto allo studio, ma soprattutto volevo parlare dell'annoso problema dei mutui casa. Mi rendo conto di non averne il tempo, mi rendo conto che l'Aula probabilmente a quest'ora non è predisposta all'ascolto, e spero che ci siano altri momenti per poter parlare di questioni che sembrano, caro collega Porcu, meno interessanti di altre delle quali abbiamo parlato oggi, però sono quelle su cui i giovani, i nostri giovani, chiedono soluzioni che voi sicuramente non riuscirete a dare.
(È approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 13 per parti. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Chiedo la votazione elettronica.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DEDONI, ARTIZZU, LIORI, MURGIONI, CUCCU, OPPI, CAPELLI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento numero 13 sino alle parole"delle prestazioni erogate".
Prendo atto che la consigliera Barracciu e il consigliere Marracini, i cui voti risultano nulli, dichiarano di aver inteso votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 52
Votanti 51
Astenuti 1
Maggioranza 26
Favorevoli 51
(Il Consiglio approva).
Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento numero 13.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - OPPI - PISANO - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 53
Astenuti 1
Maggioranza 27
Favorevoli 15
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'esame del paragrafo 9.
(Segue lettura)
(È approvato)
Passiamo all'esame del paragrafo 10.
(Segue lettura)
(È approvato)
Passiamo all'esame del paragrafo 11. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, chiedo la votazione per parti. Chiedo cioè che le conclusioni vengano votate separatamente.
PRESIDENTE. Metto in votazione la prima parte fino al punto 11.07. Chi la approva alzi la mano.
(È approvata)
Metto in votazione il punto 11.08. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ARTIZZU, LIORI, MURGIONI, CUCCU Franco Ignazio, OPPI, LA SPISA, PETRINI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del punto 11.08.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 59
Astenuti 3
Maggioranza 30
Favorevoli 59
(Il Consiglio approva).
Passiamo alla votazione conclusiva del documento di programmazione economica e finanziaria. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Io faccio la mia breve dichiarazione di voto per annunciare il mio voto contrario al Dpef, ma vorrei dare qualche motivazione di questo voto contrario oltre quelle portate in sede di discussione del provvedimento. Il voto sul Dpef lo distinguerei da un voto a favore che potrei esprimere sulle dichiarazioni rese dall'assessore Pigliaru nella sua replica, dichiarazioni il cui contenuto non trova però riscontro nel documento di programmazione economica e finanziaria presentato dalla Giunta.
Il voto sul Dpef è anche un voto di fiducia, è un voto che l'Aula esprime, che ognuno di noi esprime, in questo caso sul metodo che non condivido, sul merito che non condivido, sulle conclusioni che condivido, ma questo l'ho già spiegato. Ma il voto di fiducia è anche su chi, Giunta, maggioranza, Presidente, propone il documento.
Ho avuto modo di dire anche in passato che noi non siamo pregiudizialmente contrari all'esame dei progetti di legge che in quest'Aula vengono presentati, ma che comunque abbiamo la necessità di comprendere la buona fede di chi presenta il progetto e gli intenti del progetto medesimo; in questo documento sicuramente non intravediamo né gli obiettivi del progetto, né un metodo chiaro, intravediamo sì qualche differenziazione che inizia a rappresentarsi tra le file della maggioranza.
Ma io continuo a dire che ho necessità di comprendere la buona fede di chi guida questa maggioranza. Per questo motivo rileggo alcuni passaggi di interventi svolti da colleghi, in particolar modo riprendo un intervento dell'onorevole Cachia svolto nel corso della discussione della mozione sull'e-government.
In quella occasione l'onorevole Cachia diceva: "Il Presidente della Regione in quest'Aula ha giurato che nessuna sua azienda parteciperà in futuro agli appalti regionali e quindi questo convince noi, che ci riteniamo uomini d'onore, che non ci sarà in futuro, come non c'è stato finora, nessun tipo di conflitto di interessi".
Il presidente Soru invece dichiarava, in relazione al passato, che Tiscali aveva partecipato a delle gare, alcune vincendole, ma non aveva mai vinto una gara in Sardegna come capofila, ma sempre come partecipante al 10, 15 per cento e che la partecipazione maggiore era stata del 19 per cento. Il Presidente concludeva con delle osservazioni su alcune sottolineature che erano state fatte in Aula.
Bene, signor Presidente del Consiglio, se noi dobbiamo esprimere un voto di fiducia su questo documento, un voto di fiducia su chi guida questa coalizione, non è un riparlare degli esiti elettorali, è il tentativo - per lo meno da parte mia - di ritrovare buona fede e coerenza in chi si propone a guidare la Regione.
Mi chiedo allora perché negli ultimi mesi la società Tiscali si sia aggiudicata, come capofila, alcuni appalti - so già che la risposta sarà che oggi la guida un altro, ma io pongo comunque il problema - e con una partecipazione, ben superiore a quella dichiarata dal Presidente nel passato, del 25,969 per cento; o perché si proponga in altri appalti, sempre come capofila, con una partecipazione del 22,78 per cento, oppure ancora - come da nota della direzione generale della Presidenza - che addirittura si arrivi all'affidamento del servizio di connettività e di gestione della rete portale Internet della Regione Autonoma Sardegna alla società Tiscali per un importo complessivo di 15900 euro.
Io, proprio perché in questa sala si esprime un voto di fiducia, ci si affida alle mani di qualcuno per guidare la Sardegna secondo una legge regionale nefasta, chiaramente, esprimo il mio voto contrario: contrario al Dpef, contrario a una politica basata sulla non coerenza.
Non vorrei ricordare quanto evidenziato dalla stampa anche oggi per quanto riguarda la vicenda della continuità territoriale, e cioè Meridiana che stacca già i biglietti datati 10 gennaio per le tratte Alghero - Milano. Non vorrei ricordare quanto riportato dalla stampa su società che appartengono a una chiara area politica che, in accordo con Meridiana, gestiranno il call center. Tutto questo non mi può che far rimarcare la totale mancanza di fiducia, fino a prova contraria, su chi guida la Regione e su chi propone programmi per il futuro sviluppo della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Il Gruppo di Rifondazione Comunista oggi, in questa discussione, ha rimarcato non solo una differenza, ma anche una preoccupazione. Una preoccupazione che accompagna questo partito in tutte le sedi istituzionali e non, in tutte le consultazioni elettorali e in tutte le relazioni sociali, in tutta la sua iniziativa, in tutta la sua pratica politica: la preoccupazione per coloro che non sono ammessi, che sono anzi estromessi, esclusi dalla partecipazione attiva alla società perché in condizioni di assoluto bisogno, e sono tanti.
Nei confronti di queste persone, di questi uomini e di queste donne, da molte parti, dalla Chiesa, da tutto il mondo del volontariato e della solidarietà, dalle forze politiche, tutte, nessuna esclusa, si rivolge attenzione. Noi chiediamo qualche cosa di più, chiediamo qualche cosa di più di una ricognizione di bisogni, chiediamo qualche cosa di più di una generica solidarietà. Chiediamo qualche cosa di più rispetto a un'iniziativa per migliorare, qualificare i servizi alla persona, le attività di assistenza e di sostegno.
Chiediamo che gli venga riconosciuto un reddito, che gli venga cioè riconosciuto il diritto di emanciparsi dal ricatto del bisogno, chiediamo cioè che gli venga riconosciuto concretamente il diritto, sancito dalla Costituzione italiana, prima che da ogni altra legge, di essere cittadino e quindi di contribuire attivamente allo sviluppo della propria comunità.
Su questo terreno abbiamo riscontrato la differenza rispetto alla visione che è stata proposta nel Dpef. Noi voteremo a favore del Documento di programmazione economica e finanziaria della Regione. Voteremo a favore aprendo, ancora una volta, un'aspettativa che noi riteniamo sia legittima per una forza politica come la nostra, ma anche per altre forze politiche, io direi tutte, presenti in questo Consiglio. Un'aspettativa di una considerazione vera, concreta, da sostenere anche finanziariamente.
Le compatibilità da ricercare sono tante per poter giungere alla soddisfazione dei bisogni elementari di tanta parte del nostro popolo. Accogliamo queste persone con noi, facciamo in maniera tale che non siano più gli ultimi, che camminino anche loro insieme a noi che siamo certamente più fortunati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Per dichiarare il voto favorevole del Gruppo della Rifondazione Comunista sul Dpef, nonostante la forte contrarietà per la scarsa attenzione rivolta alle tematiche che abbiamo proposto in Aula durante i nostri interventi. L'ho detto alcuni minuti fa, io non ho sottoscritto quell'emendamento, l'ho sostenuto in Aula con forza perché ritengo vi sia la necessità di approfondire le tematiche che riguardano lo sviluppo e il lavoro.
Sono preoccupato però perchè alcuni consiglieri della maggioranza prima sottoscrivono un emendamento come questo e poi, in dichiarazione di voto, si attengono alle direttive della maggioranza e quindi ritengono di non poter più portare avanti in Aula quella battaglia; e ancora rilasciano dichiarazioni alla stampa, o intervengono nella discussione generale dicendo di essere spiriti liberi e che ognuno di noi deve svolgere il proprio ruolo in quest'Aula con libertà e con piena coscienza, però poi, come dire, sono subalterni alle direttive della maggioranza. Io in Aula rispondo in primo luogo alle direttive del mio partito e poi a quelle della mia coscienza.
L'Assessore ha detto che il Documento di programmazione economica e finanziaria è propedeutico rispetto alle scelte future del Governo regionale, ma se vengono escluse le politiche che evidenziano il dramma delle fasce sociali deboli della società sarda, e le azioni politiche che noi, come maggioranza, intendiamo intraprendere, che carattere propedeutico ha e può avere un Documento di programmazione economica e finanziaria?
Abbiamo chiesto semplicemente di affermare con chiarezza i principi che, a nostro giudizio, hanno ispirato il Piano straordinario per il lavoro, indicando anche gli strumenti finanziari; non abbiamo detto che in questa fase era opportuno indicare le cifre, ma gli strumenti che noi intendiamo adottare. Nessuno di noi, nessuno appartenente al Gruppo della Rifondazione Comunista ha detto che la battaglia per il Piano straordinario per il lavoro è una battaglia esclusiva di Rifondazione Comunista.
Noi sappiamo che è una battaglia di civiltà e, per questa ragione, è una battaglia di tutti, è una battaglia di ognuno di noi, al di fuori delle appartenenze politiche. Noi votiamo a favore del Dpef perché siamo responsabili, perché siamo corretti, rispettosi della maggioranza, del programma che abbiamo sottoscritto con la coalizione.
Voglio dire all'Aula che se, forse anche con toni forti, abbiamo cercato di sottolineare le nostre aspettative, l'abbiamo fatto con la passione che hanno i comunisti quando trattano temi che riguardano le categorie deboli della società. E la difesa di queste categorie è parte integrante di quell'accordo che ha consentito anche a una forza di alternativa come la nostra, di chiudere un accordo politico programmatico, un percorso con questa maggioranza.
E quindi, credo che in merito al problema in discussione sia dovuto un maggiore rispetto ad una forza politica che qua ha sempre svolto il proprio compito in modo corretto e onesto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Anch'io voterò a favore del documento e intendevo sottolineare questo mio voto perché più volte stasera ho assunto posizioni critiche nei momenti, diciamo così, di massimo dibattito in Aula. Credo che questa di oggi possa essere considerata una giornata particolarmente positiva, perché c'è stato un dialogo, un confronto, all'interno dell'Aula che costituisce un elemento importante nell'attività della maggioranza.
Il centrosinistra vive un momento particolarmente difficile, perché deve gestire una eredità pesante che crea un profondo disagio in chi deve dare risposte a bisogni grandi e sedimentati negli ultimi anni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, prendo la parola, seppure con qualche imbarazzo, perché l'ora è tarda e le modalità di svolgimento delle dichiarazioni di voto era previsto fossero diverse; quindi parlo a nome della maggioranza o, meglio, per la parte della maggioranza che ancora non si è espressa.
Voglio dire, con molta sincerità, che ci troviamo di fronte a un provvedimento che non è ordinario, che non è generico, ma che segna una svolta importante nella gestione politica ed economica della Sardegna. Costituisce un cambio epocale, a mio avviso, come ho già avuto modo di dire quando ho parlato sull'assestamento di bilancio.
La cultura che ha accompagnamento il Consiglio regionale da molto tempo a oggi è stata quella di aggiungere in ogni provvedimento di legge esitato, a maggior ragione nei documenti finanziari, elementi di spesa. Per la prima volta ci troviamo di fronte a un Documento di programmazione economica e finanziaria dove si discute sui tagli alle spese.
E allora, agli amici di Rifondazione, che oggi si sono distinti nel discutere una parte importante del Documento, dico che l'altra parte di maggioranza non è certo insensibile sui problemi del lavoro, del bisogno, del diritto di cittadinanza, ma ha anche piena consapevolezza che le risorse non sono infinite e che le poche che abbiamo vanno utilizzate bene e in modo equilibrato.
Questo Documento queste cose comincia a dirle, comincia a dirle con chiarezza quando indica gli strumenti con i quali si devono fare le pianificazioni, i programmi, i progetti, le azioni per orientare lo sviluppo della Sardegna. E lo dice con altrettanta chiarezza quando chiarisce qual è la situazione delle risorse finanziarie. La situazione è drammatica e tutti si deve essere consapevoli che si dovrà ottimizzare l'impiego di tutte le risorse eliminando gli sprechi, eliminando la spesa improduttiva, eliminando una serie di incentivazioni che fino a oggi non hanno prodotto il risultato desiderato. E non sto esprimendo giudizi su leggi che hanno operato bene nel passato.
Il giudizio che diamo è un giudizio di inadeguatezza sull'oggi; probabilmente, anzi sicuramente, ci sono leggi che nel passato hanno prodotto effetti benefici sulla nostra economia.
Oggi, probabilmente, l'economia sarda ha bisogno di strumenti operativi diversi. Ecco, il Documento fa questo sforzo. Certo, il Documento non esaurisce le necessità, anzi forse risponde in modo positivo, però non poteva fare altro, solo a una parte molto limitata dei bisogni. Noi ci auguriamo, penso tutti, di trovare nel futuro risorse sufficienti per soddisfare i bisogni dei più deboli, i bisogni delle imprese, i bisogni di tutte quelle categorie sociali che guardano alla Regione con attenzione.
Non è possibile però, cari amici , tapparsi gli occhi e pensare che non sia cambiato nulla. Lo sforzo da fare dev'essere allora quello di ricercare all'interno di un dibattito serio, concreto, positivo, i momenti di coesione, i momenti di comprensione delle difficoltà.
Ho sentito, stasera, qualche collega della maggioranza, sostenere che non poteva esimersi dal non dire, che su certe materie doveva esprimere anche il disaccordo, perché aveva preso i voti anche per questo. Anch'io ho preso i voti per difendere i più deboli, anch'io e tutti gli altri colleghi della maggioranza e forse anche i colleghi dell'opposizione hanno preso i voti per difendere i diritti dei sardi, ma dobbiamo abituarci a difenderli tutti insieme.
Non si può fare sempre un passo in avanti, qualche volta bisogna fare anche un passo indietro, qualche volta bisogna fermarsi un attimo, perché se vogliamo fare passi in avanti tutti siamo bravi a farli e qualche volta anche allungando la gamba più della lunghezza della gamba stessa.
Presidente, ci sono allora ragioni fondanti per cui questa maggioranza approvi questo documento e sostenga la Giunta che lo ha proposto. La maggioranza dia atto del dibattito franco, sereno, svolto al suo interno, dell'atteggiamento di correttezza tenuto dall'opposizione, sia in Commissione che in Aula, che ha discusso nel merito del provvedimento e ha cercato, in qualche maniera, se non di modificarlo, perché modificarlo era difficile, ma perlomeno di radicare nella mente della maggioranza una serie di problemi. Problemi che sicuramente non verranno dimenticati e che saranno alla nostra attenzione quando la manovra finanziaria arriverà in Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, dopo cinque mesi di governo del presidente Soru, era il momento di dare ai sardi, di dare al Consiglio regionale un atto di governo veramente fondamentale, un atto di governo veramente significativo, un atto di governo importante per il futuro della Sardegna. Era quello che i sardi, credo, si aspettavano, legittimamente, dopo aver avuto tante aspettative da lei create, signor presidente Soru, dopo aver avuto tante speranze, dopo aver deciso di dare fiducia alla sua persona e al suo progetto politico.
Il Documento di programmazione economica e finanziaria era come una boa che il Governo doveva passare, che doveva doppiare, anche perché esso giunge a metà del suo primo anno di governo, ed è il Documento di programmazione economica e finanziaria il documento fondante di un governo, di una maggioranza, di un Presidente. E il momento e il Documento sono le parole e sono i progetti con i quali un Presidente imposta il proprio lavoro, fa capire alla cittadinanza e ai suoi amministrati come intende governare la Sardegna, come intende risolvere i problemi della Sardegna.
Tutto questo a mio avviso, in questo Documento non c'è. In questo Documento noi ravvisiamo delle gravissime e palesi mancanze, una inadeguatezza generalizzata dell'impianto stesso del Documento; un Documento reso ancora meno importante e ancora meno credibile, quindi diametralmente opposto a ciò che doveva essere il Documento di programmazione economica e finanziaria, il suo primo Dpef, presidente Soru, diametralmente opposto a quello che ci saremmo aspettati da lei.
E' finito in un qualcosa di non condivisibile, a nostro avviso, è finito con un livello qualitativo scarso, è finito anche con una scopiazzatura, è finito con una grave scopiazzatura, di cattivo gusto, che squalifica la sua azione di governo, signor Presidente, squalifica la maggioranza che lo sostiene, perché copiare, come già tante volte in quest'Aula è stato detto e ogni tanto viene ripetuto, è un'azione che fanno gli studentelli poco attenti.
CUGINI (D.S.). Ma cosa è stato copiato?
PIRISI (D.S.). Ci siamo riappropriati di una cosa nostra!
ARTIZZU (A.N.). Non credo che il Documento di programmazione economica e finanziaria del presidente Masala sia suo!
(Interruzioni)
ARTIZZU (A.N.). Allora è chiaro che anche nel mercato dell'arte, nel mercato dell'antiquariato hanno il loro valore e la loro collocazione i falsi d'autore, però quando sono certificati come tali, non quando si cerca di farli passare per le opere originali di grandi artisti. Ci deve essere una certificazione, questa certificazione non è stata fatta all'origine e allora è bene che la si dia in Aula questa certificazione di falso d'autore.
Ebbene, nella situazione attuale della nostra Isola, signor Presidente, con una crisi profonda che investe vari campi della nostra economia ammalata, con il lavoro che è un'emergenza che diventa una tragedia, con i pastori che sono giustamente allarmati e preoccupati per la loro situazione, con un'agricoltura che non decolla, con un'industria in profonda crisi, con i dipendenti della Regione che sono in profonda crisi e vivono un Natale certamente non sereno e non felice, con i tanti poveri che sono stati citati più volte, ma che, guarda caso, poi nelle pieghe del provvedimento trovano poco spazio perché sono trascurati, noi ci saremmo aspettati un documento forte, un documento che avrebbe dovuto dimostrare veramente che era cambiato il clima, che era cambiata la qualità della politica, che la Giunta Soru sarebbe stata davvero in grado di cambiare qualcosa. Invece è arrivato un qualcosa di scarso valore, per di più copiato, un qualcosa che veramente da un Presidente finanziere, da un Presidente che è un prestigioso imprenditore non ci saremmo proprio aspettati.
A questo punto potremmo anche essere soddisfatti, noi del centrodestra, del grande autogol che avete fatto, perché questi sono autogol che giovano solitamente agli avversari di chi li compie, non possiamo certamente esserlo perché viene mortificata l'istituzione stessa del Consiglio regionale e vengono mortificati i sardi.
Per Natale i sardi non dico che si aspettassero un grande regalo, ma certamente non si aspettavano un bidone, e non c'è in politica rumore più assordante del tonfo di colui che aveva creato aspettative che non è in grado di realizzare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori e signore, colleghi del Consiglio, dichiaro il mio voto contrario, fermamente contrario a questo documento, un documento che si apre, a pagina 7, al punto 1 con il titolo: "Una nuova stagione di sviluppo". E io dico che questo è un titolo non giusto, non corretto, un titolo che non si addice a questo documento che stasera questo Consiglio licenzierà.
Lo dico consapevolmente, anche alla luce di ciò che è successo stasera qui. Lo strappo che avete consumato anche in seno alla vostra maggioranza non recependo le istanze di un partito rispettabilissimo e stimatissimo, come è quello della Rifondazione Comunista, qui rappresentato da sei consiglieri, non ha tenuto conto delle esigenze dei sardi tutti, non ha tenuto conto delle esigenze di questo Consiglio.
E in questi giorni si è più volte parlato anche del ruolo che questo Consiglio dovrebbe avere e avrebbe dovuto avere, quindi anche delle stesse istanze che non sono state recepite in questo documento.
Abbiamo e avete parlato giustamente, colleghi di Rifondazione, di lavoro; abbiamo sostenuto la vostra istanza non strumentalmente, ma perché il tema del lavoro è, per la destra politica e per Alleanza Nazionale, uno dei temi fondanti della nostra azione civile e politica quotidiana.
Il principale obiettivo di chi amministra, collega Licheri, è quello di assicurare ai cittadini libertà e lavoro; libertà e lavoro e, con essi, pari dignità sociale. E' per questo che noi abbiamo votato l'emendamento, non certamente per far emergere la spaccatura all'interno della maggioranza, che è chiara, né certamente perché volevamo strumentalizzare la vostra posizione di debolezza, ma perché ci crediamo e continueremo, noi, a sostenere ipotesi e proposte di questo tipo.
Ipotesi e proposte che tendono a dare voce agli ultimi e soprattutto a dare risalto anche a chi, in questo Consiglio, siede quotidianamente e a chi vorrebbe portare un contributo vero, un contributo reale alle politiche sociali e alle politiche del lavoro.
Il presidente Secci ha detto e ha sostenuto anche oggi che occorre portare in quest'Aula - e in questo documento lui dice che sono presenti - strumenti innovativi, idee, proposte. Strumenti innovativi, collega Secci, mi dispiace che non sia in Aula, che noi non abbiamo potuto ammirare e trovare all'interno di questo documento, di questo libro dei sogni.
Noi diciamo e sosteniamo, collega Secci, che dobbiamo sì costruire ipotesi che siano competitive e innovative, però che abbiano per obiettivo il lavoro, la creazione e l'equa diffusione e distribuzione delle risorse in tutti i nostri territori e, non voglio essere ripetitivo, la giustizia sociale, la solidarietà, la promozione anche in termini economici del radicamento sociale delle nostre popolazioni, delle nostre tradizioni.
E in questo senso, noi, avendo votato la proposta di Rifondazione, e non abbiamo fatto come qualcun altro, che prima ha firmato e poi, per ovvi motivi, ha dovuto fare un passo indietro perché i desiderata del padrone sono altri, con coerenza, continueremo a sostenere che questa politica non ci piace. E' infatti una politica che non tiene conto degli ultimi, è una politica che non tiene conto del lavoro, è una politica che non tiene conto dei giovani, è una politica che non tutela le fasce deboli della nostra Sardegna.
Per questo motivo noi voteremo contro e porteremo avanti quelle battaglie di libertà, di speranza, di sviluppo per la Sardegna e per le sue future generazioni. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anche noi annunciamo, come Riformatori, il voto contrario a questo Dpef di cui cercherò molto rapidamente di motivare, anche a nome degli altri colleghi, le ragioni. Continuerò quindi a seguire il filo di un ragionamento che spero possa permanere in quest'Aula, al di là dell'orario notturno di questa sera, nei prossimi giorni, nei prossimi mesi di lavoro.
Noi abbiamo sostenuto che questo Dpef ci sembra eccessivamente conservatore, nel senso che in rapporto alle speranze, alle aspettative, a ciò che in campagna elettorale - l'ho detto e lo ripeto - entrambi gli schieramenti, ma voi avete vinto, avevano fatto nascere questo è un Dpef che ci sembra inadeguato.
E'un Dpef, colleghi, se ci pensate, quelli che hanno trascorso in quest'Aula almeno un'altra legislatura, che l'attuale maggioranza ha vissuto come lo aveva vissuto la precedente maggioranza nella scorsa legislatura: senza crederci. Questo Dpef è stato per voi ampiamente un atto dovuto, un atto obbligatorio che comunque si doveva fare, perché comunque la manovra finanziaria doveva essere preceduta da un Dpef.
Avete preparato un Dpef che, al di là di alcune piccole valutazioni di dettaglio, che hanno acceso polemiche, non si discosta sostanzialmente come impianto, neanche come impianto numerico della quantità delle pagine, dai Dpef degli anni precedenti, con un'ampia predominanza della fase diagnostica e con un contenimento molto ristretto della fase propositiva.
E viene da pensare questa sera, dopo il ragionamento che è stato fatto con i colleghi della Rifondazione Comunista protagonisti, che l'assenza o la mancanza o la carenza o l'estrema riduzione delle proposte di soluzione sia un fatto strutturale, non sia un fatto contingente.
Infatti, dopo aver sentito dall'Assessore della programmazione una serie di ragionamenti assolutamente condivisibili sul contenimento della spesa, sulla sua riqualificazione, sul suo monitoraggio, sulla sua certificazione e sulla sua ottimizzazione - gli altri aggettivi metteteceli voi - per un attimo c'è stato un flash e un pezzo di maggioranza ci ha detto che le risorse sono illimitate, che possiamo prenderne e destinarle sul Piano per il lavoro, basta che lo scriviamo in questo Dpef; poi possiamo prenderne altre e destinarle all'istituzione di un reddito che diamo a tutti i sardi, basta scriverlo nel Dpef, cioè basta scrivere nel libro dei sogni qualche cosa e automaticamente i sogni si realizzano.
Quindi abbiamo pensato per un istante questa sera che questo potesse essere il Dpef dei miracoli, cioè una cosa che neanche nella passata legislatura si era forse realizzata. Il collega Cugini allora si alzava sempre e ci chiedeva quando avremmo fatto le riforme ricordandoci che si era già al mercoledì, e che avremmo avuto tempo sino a venerdì.
Colleghi, noi vi diamo tempo per tutta la legislatura per vedere nascere il reddito di cittadinanza proposto dai colleghi della Rifondazione Comunista; vi diamo tempo per tutta la legislatura e, collega Cugini, io mi alzerò e chiederò da quale giorno partirà il reddito di cittadinanza.
Però, collega, al di là delle battute, io credo che dobbiamo sottolineare - è questa la cosa importante - che quando in quest'Aula si è iniziato a discutere di argomenti fondamentali, di argomenti fondanti per l'idealità di ciascuno di noi, sono emerse le divisioni.
Io devo dirvi che se ciascuno di noi, nel corso di questa legislatura, vorrà essere conseguente alla propria idealità, le divisioni emergeranno spesso e, probabilmente, si verificheranno in quest'Aula delle divisioni trasversali non tra destra e sinistra ma tra chi vuole conservare e chi vuole innovare. Ed allora su questo ci confronteremo e noi su questo vi lanciamo una sfida già da oggi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Perché votare contro questo Dpef lo abbiamo già detto negli interventi svolti sia nel corso della discussione generale che nel corso della discussione sui diversi paragrafi e sugli emendamenti.
Ora bisogna chiarire perché continuiamo a votare contro un Dpef che pure esce dall'Aula con un diverso contenuto in alcune sue parti, così come è diverso il contesto politico nel quale il documento viene licenziato dall'Aula, credo che tutti possiate essere in qualche modo d'accordo su questo, rispetto al momento in cui è pervenuto dalla Commissione.
Noi non approviamo questo Dpef perché è un'esercitazione, l'Assessore dice che è un'analisi e una proposizione di cose possibili; io do atto all'Assessore della sua totale buonafede, e in questo credo sia degno di grande stima, però insistiamo nel dire che è un Dpef che doveva e poteva dire di più, non soltanto sulle cose possibili ma anche sulle cose doverose da fare, su come affrontare i problemi dello sviluppo.
Adesso ci sono però delle novità. Primo, voi avete individuato in questo Dpef il grande obiettivo delle vostre accuse e delle vostre critiche. Avete individuato, nell'ultima parte del documento, che il vero problema è costituito dal disavanzo e dall'indebitamento. A seguito di ciò, attraverso questo Dpef, avete fatto una scelta di politica finanziaria molto chiara; innanzitutto avete deciso che occorreva un colpo di freno perché tutti capissero che andiamo incontro ad una stagione in cui si dovranno fare cose nuove e, forse, cose in più, ma con risorse vecchie e, addirittura, con risorse in diminuzione perché il quadro delle entrate non potrà più essere artificiosamente modificato col sistema dell'autorizzazione all'indebitamento futuro.
Ma, dopo la votazione odierna, credo ci si possa rendere conto che forse la responsabilità del disavanzo e dell'indebitamento, quel "grande delitto", è una responsabilità comune a molte parti politiche e non soltanto a quelle che negli ultimi cinque anni hanno governato questa Regione.
Voi avete superato oggi lo scoglio rappresentato dall'inserimento di un contenuto innovativo nel Dpef che avrebbe portato, se fosse stato seguito da azioni coerenti, ad un incremento di spesa che a spanne si può calcolare, in quanto? Ragionando in lire, in mille miliardi? Non so, l'equivalente di tre Piani del lavoro della legislatura che è finita nel '99; per coerenza avreste dovuto decidere questo incremento di spesa , seguendo una parte politicamente consistente. Avete perciò superato lo scoglio di cui parlavo semplicemente perché il sistema elettorale è cambiato e la stabilità è venuta dai numeri, è venuta da una legge elettorale nuova, una stabilità che non deriva però dal quadro politico che sta emergendo.
Questo non è un quadro politico che darà stabilità alla vostra maggioranza. La politica del rigore finanziario indicata dall'assessore Pigliaru, sostenuta dalla Giunta e da gran parte della maggioranza, vi porterà o a dire "no" a scelte di politica sociale come quelle descritte in quell'emendamento, oppure per coerenza a sostenerle comunque. Altrimenti dimostrerete che una coalizione che in campagna elettorale ha dato ai sardi l'immagine di una Sardegna fatta di colori, di sapori, di ambiente, di risorse naturali...
PRESIDENTE. Prego, onorevole La Spisa, concluda.
LA SPISA (F.I.). non si è presentata dicendo tutto, così come non tutto è detto in questo Dpef. E al lato pratico quando si dovranno fare scelte concrete e dolorose, questo non potrà che emergere. C'è una nuova maggioranza, c'è un nuovo governo, c'è un nuovo blocco di potere che gestisce la Regione.
L'altro elemento fondamentale che è emerso in questo dibattito, e chiudo davvero, è che anche all'interno della maggioranza si avverte il pericolo che il Consiglio non abbia una sua dignità, ma sia solo il luogo - cito le parole di un collega - in cui vengono esplicitate decisioni prese in altri luoghi, che magari seguono blocchi di potere che, come quelli anche evidenziati dalla stampa oggi, non sono così lontani neanche dalla vostra maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, per annunciare ovviamente il voto contrario mio e del Gruppo di Alleanza Nazionale e per confermare quanto abbiamo già detto nel corso di questi due giorni di dibattito. Un dibattito che ci ha visto impegnati nell'esaminare un documento che è stato definito, riprendo una valutazione sentita in quest'Aula, sobrio ed onesto. Ribadisco oggi, in presenza del presidente Soru, che questa definizione ci potrebbe soddisfare tutti, come minoranza o come opposizione, se preferite, però stasera il Dpef ha avuto anche il pregio di farci sentire, finalmente, una voce di dissenso.
Io, questa voce, l'ho invocata tanto in tutti i miei interventi nei giorni scorsi, e mi pareva strano che si potesse essere così tanto sottomessi da evitare anche di prendere la parola. Io credo, onorevole Maninchedda, che se lei nel suo intervento l'altro giorno volesse significare la necessità che il Consiglio abbia una sua presenza e una sua funzione, ed esplichi questa funzione in maniera importante, tale da incidere su scelte della Giunta che potrebbero essere anche non gradite allo stesso Consiglio, quest'ultimo oggi ha ottenuto il risultato più favorevole. Abbiamo avuto stasera, almeno questo è un fatto importantissimo, una voce di dissenso, una voce importante su un argomento che, non deve meravigliare i colleghi, il centrodestra ha supportato.
Io sono stato uno di coloro che ha dichiarato, subito, che avremmo votato a favore di quell'emendamento e non per il contenuto particolare del medesimo, quanto per il problema che si affrontava. Se poi dovessimo sviscerare questo argomento probabilmente si riaprirebbero tra noi e Rifondazione Comunista certamente dei dissensi, e forti, anche di tipo ideologico.
Noi abbiamo sempre criticato l'articolo 19 della "37"; lo abbiamo sempre criticato perché come emerge da questo documento, lo dice il presidente Soru, non lo sto dicendo io, è necessario verificare la funzione che questo articolo 19 ha esplicato. Si dice proprio questo nel documento; Ma noi della necessità di questa verifica ne abbiamo parlato anche l'anno scorso, anche due anni fa, anche tre anni fa.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Avete detto anche altre cose che ti sei dimenticato!
DIANA (A.N.). Onorevole Secci, lei ha la pessima abitudine di non voler ascoltare e di interrompere continuamente i suoi colleghi, gliel'ho detto già l'altro giorno; io voglio giocare a non farmi male, onorevole Secci, non mi porti per favore ad assumere atteggiamenti diversi, perché i trentacinque giorni che vi sono necessari per la discussione e approvazione della finanziaria, giusto per essere chiari, potrebbero diventare settanta con lei e senza di lei. Io non disturbo mai nessuno, onorevole Secci, e gradirei non essere disturbato.
Riprendo quindi le considerazioni relative alle politiche sociali. I colleghi di Rifondazione Comunista hanno letto attentamente questo documento, ma non quando si è arrivati al punto 8.2, alle politiche sociali. forse, cari colleghi, su quel punto avreste dovuto, veramente, incidere maggiormente. Lo avete fatto su una parte che è certamente importante, ma non su quella che ci interessa maggiormente, guarda caso, come destra.
Guardate con quanti capoversi hanno liquidato il problema delle politiche sociali: non c'è un cenno, è vero che questo documento è sobrio ed onesto nelle sue enunciazioni, certamente, né poteva essere diversamente, ma non ci dà un filo di speranza, non ci dà nessun indirizzo particolare su quello che dovrà succedere nei prossimi mesi in questa Regione. E' possibile che voi, colleghi del centrosinistra, non abbiate fatto questa valutazione? Nel documento vi è' una serie di enunciazioni, certamente condivisibili, ma dobbiamo aspettare, l'ho detto l'altro giorno, ancora una volta il Piano di sviluppo regionale, e questo quando arriverà?
Ma in attesa del Piano di sviluppo regionale, che cosa succederà alle fasce sociali più deboli del nostro territorio? L'Assessore, che pure non vuole certamente essere, immagino, Quintino Sella, ma che dovrà adoperarsi con la politica della lesina, sarà costretto a fare dei tagli, se voi volete rispettare le cose che avete detto e le accuse che avete lanciato al centrodestra di avere sperperato - dite voi - una miriade di miliardi e miliardi in questo territorio nell'ultima legislatura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, spero di essere l'ultimo consigliere che interviene. Vedete, nella vita si instaurano dei rapporti di correttezza per cui io, stasera, in nome di questa correttezza, ho costretto gli amici del centrodestra a continuare la seduta onde evitare di rinviarla a domani. Vi era infatti una vostra richiesta, condivisa da alcuni amici di Forza Italia di consentire che domani mattina si riunisse la Commissione per l'approvazione di un provvedimento.
Io finora non sono intervenuto, me ne darete atto a nome del partito che mi onoro di rappresentare come Segretario e come Capogruppo, dato che uno tra più incisivi dei nostri colleghi di Gruppo, pur smorzando i toni, ha precisato che purtroppo capita spesso, anche perché i funzionari sono sempre gli stessi, che i Dpef siano sempre similari, che ci siano le stesse ripetizioni da anni, anche se è pur vero che voi le avete ingigantite in passato. Dovete perciò consentire che noi ripetiamo i vostri comportamenti quando si presentano questi inconvenienti.
Stasera voi avete fatto il gioco delle carte, io non entro nel merito, ma confermo tutte le osservazioni fatte da chi mi ha preceduto perché ripetere che questo Dpef è generico, evanescente, inconsistente, serve poco. Avviene lo stesso quando uno si candida e prende molti voti, come per esempio il sottoscritto, ma quei voti valgono soltanto la notte dello spoglio; all'indomani siamo tutti uguali, il mio partito come gli altri partiti.
Il Dpef è un libro dei sogni, un libro che domani avremo già dimenticato. Però stasera sono successe cose strane. Io sono abituato, poiché non fumo e non bevo, a stare sempre seduto, al massimo mi sposto stando in Aula, ho notato che ci sono state differenziazioni per la prima volta, e il mio Gruppo - voglio che di questo mi si dia atto - ha consentito,con sei consiglieri presenti, che un emendamento venisse bocciato. Senza i nostri sei voti sareste andati sotto.
SECCI (La Margherita-D.L.). E' così, i numeri non sono questi, ma è così. Vai avanti.
OPPI (U.D.C). Questo è vangelo, non è solo la verità, Io stasera ho rimproverato anche dei colleghi che stimo perché non si può votare in Commissione in un modo e poi modificare l'atteggiamento in Aula, perché questo non è corretto; si potevano ottenere gli stessi risultati in modo diverso.
Ecco perché dico che questa differenziazione c'è stata non soltanto per quanto riguarda questo emendamento ma anche su altri emendamenti. Il mio intervento quindi serve soltanto per ripristinare quel minimo di correttezza che mi porta a essere oggi qui in questo momento dove non dovrei essere, e il Presidente me ne darà atto, per completare degli atti diversi da quelli che abbiamo concordato per esigenze particolari, per non disperdere le risorse, perché ci sono dei programmi che sono in itinere e devono essere compiuti entro la fine del mese.
Io voglio dire quindi che dobbiamo cercare di collaborare, di lavorare insieme evitando di evidenziare all'esterno spaccature che, sì, ci sono state ma non sono di sostanza, e certamente da domani, avremmo potuto accelerare i tempi, avremmo evitato la conta. Questo l'abbiamo consentito in Commissione con senso di responsabilità e di correttezza. Io voglio però che voi, quando intervenite, anche molte volte, abbiate la stessa correttezza nei confronti della parte politica che utilizza gli stessi strumenti che voi avete utilizzato nei suoi confronti. Ovviamente voterò contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, per dichiarare il nostro voto contrario dopo aver notato la velocità con cui sono stati appallottolati i nostri emendamenti. Alcuni non avevano una matrice politica ideologica come l'emendamento numero 4, con il quale si chiedeva si inserire nel sito Internet della Regione gli atti deliberati dopo ventiquattro ore dalla loro adozione.
Non vorrei dire che c'è una pregiudiziale nei nostri confronti, ma quando si parla della legge numero 26 del 1997, che è nata in un periodo storico particolare, e non poteva essere individuata come unico strumento per diffondere e tutelare e valorizzare la lingua e la cultura, non c'è dubbio che questo strumento, che dopo diversi anni va rivisitato, richiede costi, sacrifici, altrimenti è vuota retorica.
Abbiamo avuto il sospetto, meglio, la certezza che all'interno della Giunta ci fossero dei rappresentanti sensibili a queste tematiche; io, per rispetto della privacy non faccio nomi, ho raccolto confidenze che incoraggiano a riportare ciò che questi sostenevano. Però ci sono anche dei rappresentanti nella Giunta che hanno una versione storica nei confronti delle tematiche sardiste e non solo sardiste.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si faccia capire meglio.
ATZERI (Gruppo Misto). Di questo ne prendiamo atto. Onorevole Secci, soddisfo la sua infantile curiosità perché lei è spesso portato a chiedere queste spiegazioni e, infatti, per questo motivo ha già sottratto un minuto e trenta al simpatico Capogruppo di Alleanza Nazionale; quindi le riconfermo l'invito a non fare il paladino di una Giunta che si difende con i propri mezzi. So che lei si deve guadagnare i galloni di caporalmaggiore di questa Giunta, sta operando brillantemente in tal senso, ma vorrei invitarla a farmi completare questa dichiarazione. Io non ho un tasso di permalosità elevato, mentre riscontro che il tasso di sardismo nel suo percorso culturale e in quello della Giunta è inconsistente.
Per questo motivo noi siamo obbligati a dichiarare il nostro voto contrario perché non c'è nessuna motivazione che ci autorizzi a votare a favore, purtroppo. Lo dico con amarezza perché vorrei invitare il presidente Soru a verificare all'interno della sua Giunta se i suoi pensieri resi pubblici, quali quelli che senza la lingua non c'è identità, siano condivisi dai suoi compagni di viaggio.
Io stasera ho l'impressione che in alcuni persistano ancora delle riserve politiche nei confronti di queste tematiche sardiste; non è una sorpresa perché fanno parte di quella "greffa" che ha ispirato quell'ineffabile antropologo di cui parlavo nell'intervento di stamattina. Però ci sono tante terapie per disintossicarli da questo latte accademico-universitario che spesso ha consumato la propria esistenza ritenendo la lingua, la cultura e l'identità, cose ottocentesche, stupide e insignificanti che non abbisognano di leggi né di risorse finanziarie, strumenti invece necessari affinché questi valori, che fanno parte del DNA di un popolo, possano diffondersi e contraddistinguerci perché la specialità passa attraverso essi.
Noi saremo intransigenti e verificheremo se la sincerità sarà profusa su questi temi, e lo faremo volta per volta perché siamo un po' appassionati e crediamo nei matrimoni all'insegna dell'affetto, dell'amore e della lealtà e non nelle convivenze o nei matrimoni per interesse. Siamo abituati storicamente a comportarci con la massima lealtà ed oggi, con tristezza, diciamo no a questo Dpef perché nel suo seno non racchiude un milligrammo di sardismo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, innanzitutto mi scuso per non aver partecipato più assiduamente alla discussione in Aula sul Dpef. Come tutti sapete ci sono delle emergenze in atto, ci sono state delle manifestazioni importanti ed anche oggi la giornata è trascorsa in buona parte discutendo dei problemi del comparto ovino-caprino, e peraltro è ancora in corso una discussione che si concluderà, spero, nei prossimi minuti.
Stamattina ho sentito degli interventi abbastanza sorprendenti anche per il tono, per la foga, nel corso dei quali qualcuno diceva che forse non abbiamo osato abbastanza, che era il caso di abolire il Dpef, che forse è uno strumento che non serve più, non è adatto ai tempi, che può trovare spazio in una diversa legge finanziaria.
Qualcun altro diceva di non riconoscere nel Dpef un progetto, una indicazione per uscire dalla crisi in cui versa la Sardegna; e mentre lo diceva sembrava accusarci dell'esistenza di questa crisi dimenticando di averla vissuta per cinque anni, cercando di gestirla in qualche modo e di trovare delle soluzioni, ma senza metterne in atto alcuna. Facendo anche finta di dimenticare che, probabilmente, consegna una Regione con una situazione più grave rispetto a quella in cui si trovava cinque anni fa.
Io penso che questo Dpef, come tutto quello che stiamo facendo sino adesso, sia all'interno di un progetto chiaro, ben compreso dai sardi, che non sarà mai compreso da chi non lo vuol capire. Ma, ripeto, ben compreso dai sardi, che l'hanno compreso e continuano a comprenderlo. Questo Dpef è all'interno di un progetto che tiene conto di dove stiamo vivendo e di dove ci stiamo muovendo. Infatti, mentre questo Consiglio parla di dettagli, lancia calunnie, e la qualità del Consiglio come istituzione dipenderà molto dalle cose che dice, non da altro, vorrei ricordare che ci stiamo muovendo in un'Europa di venticinque Paesi; e fra questi venticinque paesi ci sono dieci Paesi nuovi che sono dieci "sud" nuovi, con i quali competiamo per cercare di recuperare un ritardo di sviluppo. Prima la Sardegna e il Mezzogiorno d'Italia conducevano la loro battaglia in un'Italia sufficientemente chiusa, in un'Italia e in un'Europa sufficientemente ricche che potevano avere cura anche dei ritardi della Sardegna.
Oggi ci troviamo in un'Europa totalmente diversa, dove ci sono dieci sud che competono con il nostro, dieci paesi in ritardo di sviluppo che competono col nostro, più popolati, maggiormente centrali in Europa, con un maggior livello di educazione, che avranno il sostegno dell'Obiettivo 1 e potrebberoi ripetere l'esperienza di paesi come Spagna, Irlanda, altre zone dell'Europa che sono partite in ritardo rispetto a noi e che ci hanno superato.
L'Irlanda aveva un PIL per abitante rispetto alla media comunitaria più basso di quello della Sardegna, oggi il suo PIL è al centotrenta per cento rispetto a quello europeo.
Noi ci muoviamo in questo contesto, e questo è il problema della Sardegna oggi, e di questo dovremo discutere maggiormente. Mentre questa Giunta muove i primi passi la Sardegna sta uscendo dall'Obiettivo uno perchè il suo PIL ha superato di un punto percentuale quello richiesto per la permanenza nell'Obiettivo uno, e senza nemmeno beneficiare delle misure di accompagnamento di phasing out, ma entrando direttamente nell'Obiettivo 2.
Questo sta avvenendo nel contesto di una politica economica, portata avanti dai maggiori paesi europei,'Italia compresa, che prevede una riduzione dall'1,24 all'1 per cento dello stanziamento del PIL da destinare alle politiche europee. In questo modo la Sardegna riceverà, fatto cento le risorse che ha avuto negli ultimi sei anni, solamente il trenta nei prossimi sei anni.
Questo è il livello di risorse che la Sardegna potrà spendere nei prossimi sei anni. Però io non ho trovato traccia di una presa di posizione della Regione Sardegna nei confronti del Governo per assicurare alla regione un sostegno transitorio, appunto il phasing out, nell'eventualità dell'uscita dall'Obiettivo 1. Non c'è traccia né nei file della Presidenza, né nei file degli Assessorati, né nelle delibere del Comitato per le politiche di coesione territoriale. Non c'è traccia di come porre rimedio al fatto che la Sardegna esca dall'Obiettivo 1, pur avendo mantenuto questo ritardo di sviluppo e pur trovandosi in un sistema ancora più competitivo di quello del passato.
Mentre questo accade in Europa, in Italia viviamo la politica di "meno tasse meno sprechi"; "meno sprechi" vuol dire meno risorse per il Mezzogiorno, infatti vengono ridotte le risorse che, storicamente, sono state riservate alle politiche per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno.
Meno risorse europee e meno risorse dello Stato italiano in un momento in cui la Regione è più povera, con un bilancio che - è stato ricordato da molti di voi oggi - negli ultimi cinque anni ha visto i debiti moltiplicarsi per dodici. In una sola legislatura i debiti finanziari sono stati moltiplicati per dodici, e i debiti non finanziari sono passati in una sola legislatura da poco più di un miliardo a circa quattro miliardi di euro. Meno risorse europee straordinarie, meno risorse italiane, un bilancio disastrato.
In questo contesto noi abbiamo un progetto che, comunque, deve garantire sviluppo e lavoro alla Sardegna, e sappiamo che ce la faremo perché abbiamo le idee chiare e questo progetto è chiaro a noi come è chiaro ai sardi, e ogni azione è conseguente a questo progetto.
Non so quanto valga ogni frase scritta in questo Dpef; a volte le diverse culture, le diverse sensibilità annettono molto valore al modo in cui una frase è scritta, se è scritta in una certa maniera o in una cert'altra, se è presente un aggettivo, se è presente un participio, se vi è una consecutio particolare o un'altra, eppure non cambieranno la vita di nessun sardo le modalità di scrittura di questo Dpef.
Saranno importanti le leggi che saremo in grado di approvare, le delibere della Giunta, le azioni che stiamo ponendo in essere per realizzare un progetto.
OPPI (U.D.C.). Sta dicendo che non serve!
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Io non l'ho mai interrotta.
OPPI (U.D.C.). Non potrebbe neanche continuare a parlare perché sta parlando di tutto fuorché del Dpef.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Se vuole chiudo.
PRESIDENTE. Prego Presidente, siamo in dichiarazione di voto, la pregherei di avviarsi alla conclusione.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Io voto a favore di questo Dpef il cui contenuto è in linea con quanto abbiamo dichiarato nel programma elettorale e con tutti i provvedimenti posti in essere nella nostra azione di governo.
È conseguente sull'identità, sulla cultura, sull'agricoltura, per la quale la Giunta sta lavorando anche oggi, sull'artigianato, sull'ambiente, sulla formazione, sulla scuola, sulle riforme nel settore della sanità, quando piacciono e quando non piacciono, sulle riforme nell'amministrazione regionale. È valido, e per questo verrà votato.
In merito ai rapporti tra il Consiglio e la Giunta, io intanto ringrazio tutti i componenti della maggioranza per il fatto di votare positivamente questo Dpef anche quando, credo, aspetti semantici più che di sostanza ci hanno differenziato.
La Giunta e questa maggioranza intendono riqualificare la spesa: meno sprechi, più soldi per le politiche sociali, per lo sviluppo e per il lavoro; meno sprechi e tutte le risorse per le politiche sociali, per il lavoro, per lo sviluppo. Per questo credo che sia un problema di parole, un problema di proposizioni più che di sostanza; saremo compatti nel trovare ogni risorsa possibile per rispondere alle promesse che abbiamo fatto, quelle di impegnarci al massimo per alleviare le povertà, i bisogni più sofferti di questa regione.
PRESIDENTE. Prego, Presidente, concluda.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Quindi grazie ancora alla maggioranza perchè vota compatta. Capisco le parole espresse dagli amici del Partito Sardo d'Azione e assicuro che la Giunta è una, la posizione della Giunta è una ed è quella espressa dal suo Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Il nostro Gruppo aveva deciso di far intervenire il suo Capogruppo e il suo vice Capogruppo. Chiaramente dopo l'intervento del presidente Soru, che ha parlato come consigliere, tengo a ribadirlo e a sottolinearlo in quest'Aula, per esprimere il suo voto positivo per questo Dpef, mi sento in dovere di intervenire per richiamare lei, signor Presidente del Consiglio, perché spesso e volentieri in quest'Aula il Regolamento viene disatteso.
Il Presidente della Giunta quando parla per esprimere un voto ha a disposizione lo stesso tempo che hanno gli altri consiglieri; i comizi sono finiti, la campagna elettorale è finita, abbiamo visto che non ha mantenuto nel Dpef gli impegni presi. Ma ciò che mi preoccupa come consigliere, come componente di questa istituzione, è ciò che ho sentito dal Presidente della Giunta. Il Presidente ha detto che qui sono state dette calunnie. Invito il Presidente a leggere attentamente nel vocabolario il significato della parola "calunnia" e altrettanto lo invito, se questo fosse vero, a fare le denunce in quest'Aula.
Vede, io potrei dire che è calunnioso anche ciò che lei ha detto sulla stampa ieri contro l'assessore Contu. Lei ha testé affermato che sta lavorando a difesa dell'agricoltura, lei ha testé affermato che fra pochi minuti probabilmente si risolverà il problema del settore lattiero-caseario.
Bene, Presidente, lei non è autorizzato a criticare i suoi predecessori dicendo che non hanno fatto niente per l'agricoltura, perché lei era assente e non conosce ciò che è stato fatto; la sua, sì, potrebbe essere una calunnia, quello che è stato detto in quest'Aula per me non ha niente di calunnioso, e quindi vorrei capire a chi lei, Presidente, si riferiva. Spesso e volentieri, Presidente, lei sostiene che in questi documenti, ai quali inneggia c'è la soluzione di tutti i problemi della Sardegna. Però, io vedo che lei nell'assestamento di bilancio ha tolto risorse per l'agricoltura , così come le ha tolte per la formazione, così come non si riesce a risolvere il problema dell'industria lattiero-casearia. Allora dovrebbe spiegarmi quali sono le soluzioni che lei sta dando ai problemi.
Vede, Presidente, l'unica stanza dove si discutono i problemi e si dovrebbe cercare di dare una soluzione, è questa, non si danno altrove, dovrebbe essere questa, e quindi lei dovrebbe essere molto più presente in quest'Aula, molto più presente. Perché oggi gli amministratori locali del partito della Rifondazione Comunista a cui va il mio plauso, perché anch'io sono un amministratore locale, hanno difeso ad oltranza la loro posizione. Lei sarebbe dovuto essere qui in quell'occasione, ascoltare le ragioni del Gruppo della Rifondazione Comunista.
Vorrei ricordare a qualcuno che ha vissuto l'esperienza della dodicesima legislatura, che ciò che ha detto l'Assessore oggi sulla necessità di "monitorare e rimodulare la legge numero 37, per poi stanziare nuove risorse, è la stessa cosa che il centrodestra proponeva nelle sue finanziarie e nei suoi Dpef.
Ma nonostante noi proponessimo di controllare, di verificare, di monitorare, di rimodulare, e chi più ne ha più ne metta, sistematicamente non si andava avanti, si teneva quest'Aula bloccata fin quando non venivano stanziati i soldi per il Piano per il lavoro. E chi lo chiedeva? Lo chiedevano gli stessi che oggi non hanno voluto correggere questo Dpef. E' una vergogna!
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, concluda, per cortesia.
CAPPAI (U.D.C.). E' una vergogna che non si dia attenzione ai problemi del sociale. Non si fa altro che parlare del "sociale", ma noi stiamo valutando in questi giorni quanti finanziamenti sono stati trasferiti ai comuni per l'assistenza sociale, e chiederemo conto all'Assessore della sanità del perché ha tagliato i fondi destinati a certi comuni a favore di altri, come gli chiederemo di usare termini diversi nei confronti di chi ha gestito la sanità in questi anni.
Non si può parlare infatti di una gestione clientelare della sanità, perché "clientela" probabilmente la fa qualche Assessore che ci dovrebbe spiegare come ha ottenuto il suo Capo di Gabinetto, come ha chiamato in servizio il suo segretario particolare, e via dicendo. Ma ci vorrebbe tempo per spiegarlo, Presidente. Noi, comunque, voteremo sicuramente contro questo Dpef.
PRESIDENTE. Io la ringrazio onorevole Cappai per i consigli e per i richiami al rispetto del Regolamento; continuo a ritenere di rispettare il Regolamento, così come ritengo che il Presidente della Regione, ancorché sia anche consigliere regionale sia pur sempre Presidente della Regione e quuindi gli sia consentito parlare qualche secondo in più, così come lo consentiamo spesso ai singoli consiglieri. Il nostro Regolamento d'altra parte non prevede neanche che ci sia un Presidente eletto direttamente dal popolo, né che gli Assessori non possano prendere la parola.
Quindi, come ci siamo detti altre volte, le lacune del Regolamento le colmiamo col buon senso, col realismo della politica e col rispetto anche delle persone e dei ruoli; e io a questo mi atterrò finché mi sarà consentito.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del documento di programmazione economica e finanziaria.
Prendo atto che il presidente della Regione Soru, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso votare a favore.
Prendo atto che i consiglieri Silvio Cherchi e Cassano, non essendo riusciti a votare, dichiarano il primo il proprio voto favorevole, il secondo il proprio voto contrario.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 63
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 41
Contrari 22
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 25. Relatore il consigliere Secci. Dichiaro aperta la discussione generale, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita - D.L.), relatore Mi rimetto alla relazione scritta.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1)
Art. 1
Esercizio provvisorio
1. Ai sensi dell'articolo 35 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, e successive modifiche ed integrazioni, e in deroga al comma 2 del medesimo articolo, la Giunta regionale è autorizzata ad esercitare provvisoriamente, e fino a quando sia approvato con legge, e comunque non oltre il 28 febbraio 2005, il bilancio della Regione per l'anno 2005, secondo gli stati di previsione dell'entrata e della spesa, le eventuali note di variazione con le disposizioni e le modalità previste nella legge regionale 11 maggio 2004, n. 7, ad esclusione delle autorizzazioni di spesa una tantum o incrementative di stanziamenti determinati da apposite disposizioni normative.
2. Negli impegni di spesa la Giunta regionale non può superare i due dodicesimi degli stanziamenti previsti per ciascuna Unità Previsionale di Base degli stati di previsione di spesa.
3. Nei pagamenti di spesa la Giunta regionale è autorizzata al pagamento dell'intero ammontare dei residui nonché degli impegni di spesa assunti in conto competenza a' termini del comma 2.
4. Il limite di cui al comma 2 non si applica ove si tratti di spese obbligatorie e tassativamente regolate dalla legge e non suscettibili di impegno o di pagamento frazionati in dodicesimi; tale deroga è da intendersi riferita a tutti i casi in cui le norme vigenti dispongono in ordine all'entità e alla scadenza delle erogazioni.
5. Il limite di cui al comma 2 non si applica, altresì, ai fondi per la riassegnazione dei residui perenti di cui all'articolo 31 della legge regionale n. 11 del 1983, nonché agli altri fondi di riserva di cui all'articolo 29 della stessa legge regionale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2)
Art. 2
Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione finale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 75.
Prendo atto che i consiglieri Cerina, Cachia e Soru, non essendo riusciti a votare, dichiarano il proprio voto a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA- GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - CASSANO - DEDONI - PISANO - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 45
Astenuti 18
Maggioranza 23
Favorevoli 40
Contrari 5
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2005. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Uras, questore.
URAS (R.C.), questore. A seguito dell'approvazione da parte del Consiglio del bilancio provvisorio della Regione, si rende necessario atto analogo per il bilancio del Consiglio regionale..
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
(È approvato)
Discorso di fine d'anno del Presidente del Consiglio
PRESIDENTE. Solo due minuti di tempo, anche se l'ora è tarda e la giornata è stata faticosa, per rivolgere a tutti voi, alle vostre famiglie a tutti i sardi un augurio perché l'anno che arriva sia un anno buono, un anno nel corso del quale si allontanino le nuvole che gravano, come in questi giorni e in queste ore abbiamo detto, sulla Sardegna.
Il Consiglio regionale ha fatto in questi mesi un buon lavoro, un importante lavoro. Io sono convinto che possiamo fare di più, che possiamo fare meglio, sono convinto che possano essere migliorati gli strumenti a nostra disposizione per lavorare di più e meglio. Sono convinto che tutti noi in questo Consiglio sentiamo la responsabilità e il dovere di migliorare la qualità e la quantità del nostro lavoro. Sono convinto che questo aspettino da noi i sardi e che la quantità e la qualità dei problemi che stiamo affrontando e che dobbiamo affrontare necessitino da parte nostra un impegno non usuale, un impegno non ordinario.
Ci ripetiamo continuamente che siamo in una situazione straordinaria, abbiamo ripetuto più volte in quest'Aula che questa legislatura si deve caratterizzare come legislatura costituente, che cambierà in profondità le regole che sovrintendono alla nostra autonomia, quindi lo Statuto, il modo di essere della politica. Questo senza niente levare alla responsabilità di chi oggi ha ricevuto dagli elettori il mandato a governare la Regione e senza nulla togliere all'esercizio puntuale, corretto e stringente dell'opposizione che dev'essere messa nelle condizioni, naturalmente, di sviluppare fino in fondo l'attività di opposizione e le proprie idee eventualmente contrarie.
Tutto questo deve avvenire in un esercizio virtuoso e virtuale che produca per la Sardegna fatti positivi e, soprattutto, l'uscita da questa condizione di difficoltà che è propria non soltanto della maggioranza e delle forze politiche che la sostengono, ma dell'intera classe dirigente della Sardegna, a cominciare da quella che sta seduta in quest'Aula su questi seggi.
Penso quindi che il miglior augurio che possiamo rivolgere a noi stessi e ai sardi sia quello di un Consiglio regionale che nel 2005 porti a buona conclusione molte delle indicazioni e degli obiettivi che ci stiamo dando e che, in buona sostanza, si sintetizzano nella risposta che noi dobbiamo dare alle numerose aspettative dei giovani, dei meno giovani, delle donne e degli uomini della Sardegna. Auguri a tutti voi e alle vostre famiglie.
Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio. Ricordo, e chiedo scusa per il fatto che si stia contravvenendo alla decisione assunta in Conferenza dei Capigruppo di fare una pausa fino al 4 di gennaio, che due Commissioni sono state convocate per gli ultimi giorni dell'anno in corso.
Ringrazio naturalmente i colleghi per la disponibilità che hanno dato al fine di consentire a queste due Commissioni di riunirsi e ringrazio l'onorevole Oppi, che ha sollevato il problema, per la disponibilità datami successivamente.
La seduta è tolta alle ore 00 e 05 di giovedì 23 dicembre 2004.
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