Seduta n.82 del 30/03/2005 

LXXXII SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì 30 marzo 2005

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

La seduta è aperta alle ore 16 e 03.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 23 marzo 2005 (77), che è approvato.

Discussione e approvazione della delibera di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2005

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della delibera di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2005. Invito i consiglieri questori a prendere posto presso il banco della Giunta.

Ha facoltà di parlare il consigliere Uras, questore.

URAS (R.C.), Questore. A seguito della presentazione da parte della Giunta regionale del disegno di legge concernente la proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio e della sua approvazione, si pone all'attenzione del Consiglio la proroga dell'esercizio provvisorio anche per le spese interne del Consiglio.

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo unico.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo unico. Chi lo approva alzi la mano. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 91. Dobbiamo continuare nell'esame dell'articolo 5 e dei relativi emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, noi non abbiamo chiesto sull'esercizio provvisorio nessun tipo di votazione che ne ostacolasse l'approvazione, però riprendere la seduta con un numero così esiguo di colleghi presenti mi sembra poco rispettoso, chiederei almeno dieci minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 06, viene ripresa alle ore 16 e 19.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, ribadisco la richiesta che le ho rivolto stamattina di sospendere l'esame dell'emendamento numero 106, che tratta materie prevalentemente, e di spostarlo all'articolo 36.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni la richiesta del collega Diana è accolta. Quindi viene sospeso l'esame dell'emendamento numero 106 e spostato all'articolo 36.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che i consiglieri Corda e Cappai hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 30 marzo 2005. Poiché non ci sono opposizioni, i congedi s'intendono accordati.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, l'articolo 5 del disegno di legge finanziaria 2005 affronta il problema del sistema idrico integrato e, in modo particolare, quello dell'ESAF che si articola fondamentalmente su due aspetti, per noi praticamente importanti: quello relativo all'acqua potabile e quello relativo al personale dipendente.

L'acqua, che è un bene essenziale, che ha una rilevanza assoluta nella vita quotidiana delle famiglie, delle persone, non può pertanto essere commercializzato, non può essere venduto al miglior offerente, non può essere oggetto di percorsi di privatizzazione selvaggia come, peraltro, avviene sempre più spesso, anche sulla linea delle direttive emanate dal Governo nazionale, per tutti i servizi pubblici e per tutti i beni pubblici.

Il comma 5 dell'articolo tratta la questione delle tariffe, fa un riferimento generico ai principi e ai criteri previsti dall'articolo 9 della direttiva comunitaria. Noi avevamo chiesto, nelle interlocuzioni che abbiamo avuto anche con l'Assessore in Commissione, che si individuasse un meccanismo attraverso il quale potessero venire tutelate maggiormente quelle fasce sociali che vivono condizioni di disagio, di difficoltà, che cioè combattono la sopravvivenza quotidianamente. Rispetto ai percorsi che si vanno via via definendo di politica economica e di intervento pubblico nell'economia, noi vediamo sempre più scavare una trincea tra coloro che stanno bene, anzi benissimo, che sono agiati, che vivono condizioni di vita privilegiata, e coloro che stanno invece male, sempre peggio, che sono cioè gettati in una condizione di difficoltà assoluta, in una condizione di povertà

E non è più necessario essere disoccupati, soli, privi di ogni sostentamento, senza strumenti culturali, provenienti magari da condizioni di disagio sociale particolare di tipo familiare, cioè aver vissuto nell'infanzia una condizione di disagio sociale vero, profondo, no, oggi si può essere pensionati, aver lavorato tutta una vita e non riuscire a sbarcare il lunario con la pensione che si riceve. Oggi si può essere occupati, avere un posto di lavoro, ma se si ha qualche persona a carico, magari in una condizione anch'essa di difficoltà si può non riuscire ugualmente a sbarcare il lunario, perché il reddito è insufficiente.

Quindi, il problema delle tariffe, di quelle elettriche, di quelle telefoniche, dell'acqua, di quelle del trasporto pubblico, è un problema che incide notevolmente nel bilancio familiare delle persone, soprattutto se si trovano in condizione di difficoltà. Avremmo preferito, quindi, un'indicazione di principi e criteri non generica, ma principi e criteri indicati in modo specifico. Avremmo preferito cioè che si dicesse: le fasce sociali più deboli sono tutelate attraverso questo e quel meccanismo. Ma non attraverso il criterio del basso consumo, perché, come mi è capitato già di sottolineare, il basso consumo non garantisce affatto le famiglie e le persone in condizioni di disagio.

Chi come noi in quest'Aula (e altri fuori da quest'Aula) ha condizioni di vita che lo portano sempre più a stare fuori di casa, che non deve azionare la lavatrice per lavarsi i vestiti, ma li porta in lavanderia, che non deve preparare la pastasciutta e lavare i piatti in casa, ma va in un ristorante, proprio perché il suo redditi, le sue attività, la sua professione glielo permette, finisce per avere bassi consumi di energia. Invece in una famiglia numerosa, in condizioni di difficoltà, che vive la propria esistenza in una casa, dove deve far fronte a tutto con gli strumenti che ha in quel luogo, i consumi probabilmente saranno anche più elevati di quelli di coloro che si trovano nella condizione che dicevo poc'anzi. Quindi il livello del consumo non è un elemento che garantisce la tutela a chi ha più bisogno.

Bisogna trovare altri strumenti, bisogna cioè considerare i redditi, bisogna fare in modo che coloro che si trovano nella condizione di difficoltà, che non nuotano nell'oro, che spesso si trovano in una condizione di nuova povertà, anche se hanno un reddito, anche se hanno un reddito da lavoro stabile, non trovino condizioni di tariffa tali che rendano l'acqua un bene al quale non è possibile accedere nella misura necessaria, non debbano limitare i consumi, anche di quel bene essenziale per la vita quotidiana.

La seconda questione riguarda i lavoratori ESAF. Abbiamo tenuto riunioni, presenti anche tutti i Gruppi di maggioranza e opposizione, e abbiamo tutti condiviso la necessità di affrontare questo tema, di garantire quei dipendenti che sono lavoratori che hanno partecipato a un concorso per accedere ad un impiego nella pubblica amministrazione, che hanno organizzato la loro vita, la loro esistenza, i loro adempimenti sul presupposto di avere conquistato un posto di lavoro stabile per tutta la vita.

Le soluzioni prospettate nei commi, cioè l'intervento del commissario liquidatore, che pare sia assolutamente libero rispetto anche a queste problematiche, e il controllo operato solo dalla Giunta, sono per noi elementi che non garantiscono a sufficienza i lavoratori. Quindi ci riserviamo di chiedere all'Assessore e alla Giunta e di verificare e se vi siano le condizioni in Aula per migliorare questo articolo da questo punto di vista, condizioni che pure mi pare di aver colto anche in alcuni interventi pronunciati questa mattina.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, è fuori dubbio che l'articolo 5, concernente disposizioni in materia di opere pubbliche e di edilizia, è caratterizzato da alcune norme che disciplinano propriamente la materia dei lavori pubblici, con una evidente attenzione alle infrastrutture sul territorio. In alcuni commi sono previsti anche trasferimenti agli enti locali, sia pure in misura ridotta, e alcuni emendamenti infatti, anche dell'opposizione, tendono ad incrementare queste risorse, perché il sistema amministrativo regionale, e quindi le azioni di governo sulle infrastrutture nel territorio, tradizionalmente, su questi articoli che riguardano l'Assessorato dei lavori pubblici, hanno sempre avuto una grande rilevanza.

Su questo c'è da registrare immediatamente una evidente riduzione degli stanziamenti che corrisponde anche all'impostazione complessiva della manovra. D'altra parte c'è da riconoscere che proprio lo stato di previsione dei lavori pubblici è una delle fonti primarie di residui di stanziamento o di residui passivi, proprio per la difficoltà del sistema amministrativo e di governo. Le procedure di spesa sono infatti molto lente e influenzate dalla complessità delle norme che riguardano sia la fase della progettazione sia quella dell'appalto.

Nella storia della Regione Sardegna e degli enti locali queste procedure hanno generato una massa di risorse finanziarie accantonate e che non sempre, spesso addirittura raramente, riescono ad arrivare alla fase di spesa. Le riduzioni, quindi, si comprendono certamente in questa ottica, ma a nostro giudizio non sono giustificabili perché fanno venire meno, al sistema delle autonomie locali, un apporto finanziario consistente.

Questo è sicuramente un aspetto del problema, ma è anche indubbio che l'articolo 5 sia caratterizzato soprattutto dal contenuto dei primi commi, che riguardano la questione, affrontata anche dall'intervento precedente del collega Uras, relativa al destino del servizio idrico integrato. Le norme che attengono a quei passaggi procedurali hanno già portato all'individuazione, almeno in prospettiva, del gestore unico e presuppongono una fase transitoria che comporterà, sulla base anche delle norme esistenti, la necessità di porre mano alla questione della natura, dell'identità, delle funzioni dell'ESAF.

L'ESAF è un ente strumentale che giustamente, credo, i lavoratori in questi mesi, in queste settimane hanno descritto come sofferente di grandissimi problemi. Sicuramente presenta anche grandissimi limiti, come tutti i nostri enti strumentali, ma certamente vanta anche grandissimi meriti nella gestione di un servizio che è fondamentale per tutto il territorio.

Nei documenti trasmessi, nel corso anche delle manifestazioni promosse dai sindacati, c'è stato ricordato che 312 comuni su 377 vengono serviti dall'ESAF, tre quarti della popolazione, quattro quinti del territorio, 287 mila utenze. I dati descrivono la funzione svolta da questo ente, parallelamente ad altre gestioni proprie di alcuni comuni. Alcuni grandi comuni, infatti, storicamente hanno utilizzato forme gestionali, diverse come i comuni di Cagliari e di Sassari e altre realtà particolari del nostro territorio che ruotano intorno al gravissimo problema di assicurare il servizio ad un costo il più basso possibile e soprattutto uguale per tutto il territorio, evitando di trattare i cittadini di diversi territori in maniera diversa. La tariffa unica è il grande obiettivo che occorre raggiungere; una tariffa che deve essere la più bassa possibile, ovviamente garantendo l'efficienza del servizio.

Noi ci troviamo di fronte alla pericolosa prospettiva di una tariffa omogenea, che col nuovo sistema potrà essere molto alta. E' un rischio che occorre evitare, perché avrebbe delle ripercussioni sulla vita quotidiana di tutti i cittadini, e la responsabilità della scelta verrebbe ascritta indistintamente a tutte le parti politiche per il ruolo che in tutti i questi anni un po' tutti i partiti hanno svolto. Quindi, è inevitabile che si attui la legge, una legge che è stata approvata anni fa sulla base di normative europee, alla luce quindi di un quadro normativo che era in evoluzione e che è ancora in evoluzione, ma che ci costringe oggi ad approvare delle norme, ad assumere dei provvedimenti. Questo è stato fatto anche nella precedente legislatura sulla base della legislazione vigente. Una legislazione che forse cambierà, ma finché non cambia ci costringe a rispettare le disposizioni che oggi vincolano tutti.

Non è pertanto certamente discutibile la trasformazione dell'ESAF; è anzi necessario che l'individuazione del gestore unico porti ad una eliminazione delle inefficienze e delle incongruenze del vecchio sistema. E' anche vero che esiste il rischio concreto che un bene primario come l'acqua possa essere di fatto messo a disposizione dei cittadini nei prossimi anni ad un costo veramente alto; questo è un problema oggettivo dal quale nessuno può tirarsi indietro.

Contemporaneamente noi registriamo però il problema di uno squilibrio finanziario che ha inciso negli anni scorsi sulla gestione dell'ente strumentale regionale, squilibrio che è stato sempre coperto dal bilancio regionale e che nel nuovo sistema (sto semplificando al massimo considerato il poco tempo a disposizione) potrebbe riversarsi su altri soggetti di questo sistema, e cioè i cittadini o gli enti locali. Abbiamo tutti ascoltato la voce, direi quasi univoca, degli amministratori locali, che lamentava che per la capitalizzazione della nuova società le risorse a disposizione dei comuni fossero veramente assolutamente insufficienti; sarà un problema da affrontare anche questo. Sarà un problema che rischia di essere affrontato dal gestore unico, anche facendo ricorso da un lato all'incremento delle tariffe, che costituirebbe veramente un danno gravissimo sul piano sociale, e dall'altro ad operazioni di semplificazione, di razionalizzazione dell'attività produttiva che ricadranno inevitabilmente a danno dei lavoratori.

Ecco, è questo il problema di fronte a cui ci troviamo. Successivamente lo si affronterà forse un po' più analiticamente, ma i nostri emendamenti, le nostre proposte tendono a porre tutto il Consiglio regionale davanti a questa duplice responsabilità: da un lato quella di impostare una gestione razionale, dall'altra quella di rispettare posizioni giuridiche legittime, anzi veri e propri diritti che i lavoratori vantano e di fronte ai quali non possono essere ammissibili soluzioni semplicistiche che, di fatto, vanno a mettere a repentaglio la continuità del posto di lavoro e quindi del reddito per centinaia di famiglie.

Credo che questo problema debba essere affrontato al più presto, ed è per questo che anche nel corso della discussione su questo articolo e degli emendamenti noi chiediamo che ci sia un pronunciamento responsabile da parte anche della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo articolo 5, che è ovviamente un articolo piuttosto rilevante per gli argomenti che affronta, pur in un disordine non dovuto certamente, immagino, a volontà né dell'Assessore né della Giunta, assomma su di sè tutta una serie di problematiche che probabilmente sarebbe stato meglio inquadrare in un unicum. Con questo disordine, invece, si passa da un comma all'altro, da problemi legati alle risorse idriche, agli edifici di culto, poi si torna ai cimiteri, poi si ritorna alla viabilità regionale e poi alla viabilità locale. Mi pare che il tutto sia stato concepito come una sorta di puzzle, aggiungendo, in momenti diversi i commi a seconda delle necessità, probabilmente manifestate dai settori e dai servizi.

Il problema della risorsa idrica l'ho affrontato già nella presentazione di un emendamento relativamente al prezzo dell'acqua grezza. Oggi noi - lo abbiamo rilevato anche in Commissione - con questo articolo ci ritroviamo nella condizione di autorizzare la Giunta ad un massiccio intervento finanziario per lo scioglimento dell'ESAF. Non si tratta solo dei problemi che hanno evidenziato l'onorevole Uras e gli altri, ma si tratta di diverse decine di milioni di euro che certamente costituiscono un fatto importante. Importante per come è stata concepita la finanziaria regionale e importante, per quanto mi riguarda, perché non riesco a scorgere molto chiaramente quale possa essere il futuro dell'ESAF, ma soprattutto non vedo ben chiari gli obiettivi che si intendono raggiungere e soprattutto la situazione delle maestranze che lavorano nell'ESAF.

Si dice che il commissario entro tre mesi dovrà predisporre tutta una serie di atti, compresi quelli relativi agli oneri finanziari, e su ciò niente da dire. Comunque rimangono molteplici perplessità. Quando si parla di ESAF in Sardegna il pensiero va infatti immediatamente alla soddisfazione dei cittadini per l'erogazione della risorsa per uso idropotabile. Probabilmente non è solo colpa dell'ESAF, o non è stata solo colpa dell'ESAF in questi anni, però è opinione comune che quando si parla di acqua potabile il tutto viene riportato all'ESAF. Pare che sia il padre, la madre di tutti i guai della risorsa idropotabile in Sardegna, e per un certo verso è anche vero, visto che gran parte dei comuni della Sardegna si sono affidati ad una gestione ESAF.

Una gestione che negli ultimi anni è diventata sempre più fallimentare; non a caso siamo intervenuti in sede di assestamento di bilancio con una cifra importante, 7 milioni di euro, che non era poca cosa, visto che poi il commissario, ma lo stesso Assessore in Commissione, hanno dovuto ammettere che nella predisposizione del bilancio di previsione dell'ESAF c'era stato un piccolo errore! Un piccolo errore di 8 milioni di euro non è una cosa normale, considerando che questo ente è uno dei primi enti regionali. Però nella predisposizione del bilancio di previsione dell'ESAF del 2003 sembrerebbe essere presente un errore di valutazione che è stato ripianato con una richiesta di 8 milioni di euro, poi in sede di assestamento riportata a 7 milioni di euro.

Quindi, insomma, i problemi dell'ESAF li conosciamo tutti quanti. Quello che ci sta a cuore e quello che mi sta a cuore è capire se la politica della risorsa idrica per uso idropotabile di questa maggioranza e della Giunta regionale, e quindi del presidente Soru, sia supportata dalla volontà di trovare una soluzione che ponga dei limiti anche al livello della tariffa, la quale dovrà comunque essere ridefinita se vogliamo rispettare il principio posto dalla "legge Galli". La legge Galli infatti vuole solo una cosa: che i costi siano coperti dalla tariffa.

Ora, è chiaro che se i costi che debbono essere coperti dalla tariffa sono rappresentati dai consumi che abbiamo avuto fino adesso, il problema esiste. Noi siamo i più grossi consumatori di acqua per uso idropotabile in Italia e in Europa, perché nella regione Sardegna abbiamo un consumo rapportato al numero degli abitanti, che è circa il doppio di quello dei paesi del nord Europa e molto superiore a quello di tutte le regioni d'Italia. Noi siamo i più grandi consumatori e acquirenti di acqua minerale o di acqua comunque fornita in bottiglia, e anche questo la dice lunga: vuol dire che noi non forniamo un servizio apprezzato dai cittadini, i quali sempre di più si debbono rivolgere alle acque imbottigliate.

Essere i più grandi consumatori di acqua imbottigliata quanto meno deve spaventare, vuol dire che i cittadini sardi non hanno assolutamente nessuna fiducia, né potrebbero averne visto che il servizio che è stato garantito in questi anni, non è un servizio adeguato alle necessità della gente. E quindi arrivare ad una tariffa che copra lo stesso livello di consumi può diventare, ovviamente, un dramma per molte famiglie.

Non so se riusciremo in questi anni a prevedere un utilizzo di risorsa idrica per uso esclusivamente idropotabile e non per gli sciacquoni, la lavastoviglie, la lavatrice. Ci sono centomila modi per differenziare le tariffe e per diminuire il consumo di questo prezioso bene, del quale siamo sempre stati carenti, anche se per una serie di circostanze favorevoli ultimamente mi pare che anche questo problema sia stato superato.

Le piogge degli ultimi anni hanno garantito nei nostri invasi una notevole capienza; credo che sia presente nei bacini sardi più di un miliardo di metri cubi d'acqua. Immagino che la quantità si aggiri intorno al miliardo e quattrocento milioni di metri cubi; questo vuol dire che, per quanto riguarda l'approvvigionamento, problemi non ne abbiamo o comunque ne abbiamo molto pochi. Abbiamo la necessità di evitare che l'acqua vada dispersa nelle reti, ed anche su questo problema credo che si stia intervenendo, sia con l'autorità d'ambito, ma prima che con l'autorità d'ambito anche con le iniziative del commissario per l'emergenza idrica.

Insomma, stiamo seguendo un certo ragionamento logico per diminuire i consumi, perché se si dovesse pagare la risorsa idrica ad un euro o ad un euro e venti (così come prevedono alla scadenza del ventitreesimo anno il piano d'ambito e la legge Galli) immaginate cosa succederebbe, considerato che un sardo consuma mediamente 220 - 240 litri di acqua al giorno a fronte di altri paesi che ne consumano 110 - 120.

È chiaro che se raddoppiamo la tariffa, o triplichiamo la tariffa e i consumi rimangono sempre quelli, il problema si aggrava; è indubbio. Però il problema esiste anche nel momento in cui si parte da un prezzo dell'acqua grezza. E anche qui bisogna fare chiarezza, perché è vero che in Sardegna ci sono un miliardo e mezzo di metri cubi di acqua, però è altrettanto vero che non c'è un quadro di riferimento molto chiaro su chi dispone della risorsa idrica, su che uso se ne debba fare, sui quantitativi che vanno all'agricoltura, all'industria o all'uso idropotabile. Poi c'è il problema della depurazione che certamente rappresenta un costo piuttosto alto, però in questo momento credo di non poter andare avanti perché il tempo è veramente scaduto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, l'onorevole Diana nel suo intervento ha parlato di un articolo "puzzle"; io direi che più che ad un puzzle questo articolo somiglia ad un'accozzaglia di commi, nessuno dei quali ha raggiunto gli obiettivi che probabilmente meritavano l'attenzione del Consiglio. E' incredibile che stia passando con il silenzio della maggioranza (ma credo che, anche strategicamente, sia importante per l'opposizione che ci sia questo "silenzio assordante" della maggioranza) un tema così rilevante come quello dell'ESAF. Probabilmente alla maggior parte dei colleghi non sfuggirà il fatto che si tratta di un ente fondamentale per la Sardegna, e che la stessa Commissione lavori pubblici, presieduta dall'onorevole Pirisi, nei suoi lavori ha totalmente eluso il problema.

Non si tratta di una liquidazione semplice, si tratta, così come è stata concepita, e mi riferisco al comma che la prevede, di una liquidazione allo sbaraglio. Io credo che davvero questa maggioranza stia prendendo sotto gamba questo tema e stia assumendo una determinazione pericolosissima. Comunque, così come hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto, è preferibile che venga lasciata a verbale la nostra contrarietà ad un progettodi soppressione dell'ESAF, proposto in maniera assolutamente arbitraria all'interno di una legge finanziaria e soprattutto senza disciplinare alcuni passaggi fondamentali.

Come sapete, nella precedente legislatura si è cercato di avviare e concludere un processo di riforma del servizio idrico integrato mettendo l'Ente Sardo Acquedotti e Fognature nelle condizioni di essere parte integrante, soggette attivo della stessa riforma. Tutto questo attraverso un processo che ha portato prima alla formazione dell'Acqua Sarda, con decisione commissariale, e poi, con analoga procedura, alla creazione di una società consortile che vedeva diversi soggetti partecipi della gestione unitaria del servizio idrico integrato in Sardegna.

Ebbene, oggi con questo articolo si prevede la soppressione dell'ESAF, si prevede una soppressione che - me lo consentirà l'assessore Mannoni, che so essere puntuale conoscitore di questa materia - avviene senza alcuna regolamentazione del futuro, né del servizio che è ancora vivo, ancora vitale, ancora capace di soddisfare le esigenze di oltre due terzi della popolazione della Sardegna né, soprattutto, delle sorti di quello che si può considerare il cuore dell'ESAF: il personale. Sul tema del personale vi è infatti una assoluta carenza di progettualità; questo articolato si caratterizza proprio per l'assenza di proposte che, invece, negli emendamenti che sono stati presentati, sono presenti.. La stessa proposta del ruolo unico ad esaurimento, che sembra a noi l'unica strada percorribile, viene lasciata senza alcuna risposta.

Sono posizioni che passano per quella logica che sta in maniera molto chiara contraddistinguendo la Giunta regionale: tutto ciò che tocchiamo blocchiamo. Ecco, questo è uno di quegli esempi dove la Giunta regionale sta mettendo le mani e che sistematicamente porterà al blocco del servizio idrico integrato. Come tutti voi sapete la creazione della società consortile è un passaggio per adesso solo burocratico, che non porta ad alcuna gestione unitaria del servizio idrico; è un processo avviato sul piano burocratico ma l'ESAF continua ad essere il perno fondamentale, così come abbiamo più volte sostenuto e anche scritto con atti, il cuore fondamentale, il core business, della gestione del servizio idrico in Sardegna.

Oggi si sta, con questo articolo, celebrando il funerale di un soggetto ancora vivo e soprattutto lo si sta celebrando sulla scorta di una previsione assolutamente priva di qualsiasi consistenza, di qualsiasi concretezza relativamente agli oneri derivanti dalla gestione liquidatoria. Non c'è, non è stata sottoposta al Consiglio nessuna relazione che indichi quanto la gestione liquidatoria debba costare alla Regione. Io sono assolutamente convinto che ci rivedremo tra qualche mese per riproporre in quest'Aula una lettura più attenta della gestione liquidatoria di questo ente, perché non è possibile che questo ente, in una fase transitoria, nella quale niente viene modificato per quanto riguarda le spese quotidiane che esso deve affrontare, vede lievitare quei costi che sono stati sostenuti sino ad oggi dalla Regione Sarda, a meno che non si decida di scaricare sui cittadini i costi di un servizio che andava razionalizzato e quindi migliorato, reso efficiente sia sul piano qualitativo sia sul piano della gestione finanziaria, così come abbiamo più volte ribadito.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue PILI.) Ecco perché l'unica risposta che noi pensiamo di poter dare su questo articolo, è il voto contrario. Considerata la sua indeterminatezza chiunque voti questo articolo, dà mandato alla Giunta regionale di elevare, di costringere l'ESAF ad elevare le tariffe per il costo dell'acqua ai cittadini. Quindi ve ne assumete tutte le responsabilità, nessuna esclusa. E credo che la mancata previsione di un futuro per i dipendenti di questo ente, sia lavorativa, sia contributiva, rappresenti l'aspetto più preoccupante di una manovra finanziaria che non tiene conto del problema più delicato, che è quello della gestione del personale. Questo rappresenta una responsabilità che la Giunta regionale si assume tutta, insieme alla maggioranza che la sostiene.

Aggiungo che in questo articolo, che spazia dall'acqua ai cimiteri, si propone tutta una serie di interventi, tra cui 12 milioni di euro per quanto riguarda le opere pubbliche primarie destinate agli enti locali. Sarebbe interessante sapere perché questi 12 milioni di euro non passino attraverso la legge numero 25, perché non vengano ripartiti sulla base di principio equo anziché ripercorrere strade vetuste, desuete che richiedono la ripartizione per gli amici dei partiti, per gli amici consiglieri, per quelli più esperti, che sanno porre la questione anzi tempo, in modo tale da riuscire a strappare qualcosa di questi 12 milioni di euro per il proprio collegio elettorale. Perché non si intraprende una strada più consona alle nuove regole di gestione delle pubbliche amministrazioni, cioè quella tracciata dalla legge numero 25, che prevede la ripartizione proporzionale in base al territorio, in base alla popolazione, dei fondi per le opere pubbliche? Credo che la gestione di questi 12 milioni rappresenti davvero qualcosa di assolutamente improprio rispetto ad un processo di riforma che si voleva portare avanti.

L'ultimo passaggio lo voglio dedicare al Presidente della Commissione lavori pubblici, l'onorevole Pirisi, che anche nel silenzio di quest'Aula ha lasciato delle pietre miliari scritte nella relazione che accompagna la valutazione di questa manovra. E voglio pubblicamente complimentarmi con l'onorevole Pirisi per avere scritto alcune importanti verità. La prima: ha riconosciuto che l'Anas ha stanziato cospicui finanziamenti per la viabilità statale di sua competenza, ammontanti a circa 500 milioni di euro. Ma quando mai il centrosinistra ha riconosciuto che l'Anas ha stanziato in Sardegna risorse per 500 milioni di euro? Avete sempre detto che era falso, adesso dimostrate con la relazione che è vero, ma soprattutto è vero che sono stati spesi, perché è sufficiente leggere la relazione della Banca d'Italia per rendersene conto.

Aggiungo che è molto utile leggere, a pagina 25, quello che dite sul rifinanziamento della legge numero 32 del 1985. Affermate che tutta l'impostazione della Giunta è sbagliata e che va cancellata, ritenete che sia un errore madornale proporre quello che è stato proposto, elencate in tre punti le ragioni di inidoneità delle norme proposte. Nessuno se ne è accorto e io pregherei l'assessore Mannoni e l'assessore Pigliaru di leggersi la pagina 25 dove il Presidente della Commissione vi invita a cancellare quella norma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, entrare nel merito dell'articolo 5 è perlomeno doveroso per diverse ragioni. I commi che compongono l'articolo 5 ci fanno capire che molto probabilmente quando si è proceduto all'analisi complessiva delle problematiche relative alle opere pubbliche non si sapeva, davvero, in che direzione muoversi, tant'è che si è proceduto, nei primi tre commi, a disciplinare quella che è stata definita la fine dell'ESAF, per passare poi all'analisi e quindi all'individuazione di soluzioni per le emergenze sulla viabilità, sui centri di culto, sui cimiteri e su tutta una serie di altre problematiche. Per affrontare tutte queste problematiche è stata approntata una serie di provvedimenti che, al lato pratico, non affronta e né tanto meno risolve le difficoltà già citate.

E' fuori di dubbio che il primo punto, quello relativo alla liquidazione dell'ESAF, è quello che suscita in noi le più forti perplessità. Chi mi ha preceduto ha già ricordato che noi siamo contrari a questo provvedimento perlomeno perché avremmo voluto che la Giunta ci presentasse una proposta che segnasse l'inizio di un percorso diverso nella gestione del patrimonio acqua. Qui in Sardegna molto probabilmente deve ancora maturare il concetto di "patrimonio" perché non basta aver vissuto l'esperienza dell'emergenza idrica (da cui non riusciamo ad uscire, come diceva il collega Diana, nonostante abbiamo ormai accumulato nei bacini più di un miliardo di metri cubi di disponibilità di questa risorsa) per avere consapevolezza della preziosità di questo bene. Del resto non usciamo dall'emergenza soprattutto perché non abbiamo la lucidità di pensare che il problema acqua è un problema complesso, che ha bisogno di una gestione che pensi a questo bene come un patrimonio su cui è necessario intervenire a diversi livelli. E di sicuro il primo approccio al problema non può essere la decisione di mandare in liquidazione l'ESAF, Assessore. Vorremo capire, infatti, per quale motivo l'articolato affronti soltanto il problema della tariffa delle acque grezze e non affronti tutto il problema della gestione della distribuzione, della depurazione e dell'utilizzo diverso delle acque depurate.

Noi sappiamo benissimo che oggi il problema dell'acqua per uso idrico potabile in Sardegna è centrale. Devo correggere un collega che mi ha preceduto quando afferma che in Sardegna abbiamo un altissimo consumo individuale di acqua idrico potabile, pari a circa 200 - 220 litri pro capite; ricordo infatti al collega che per soddisfare i bisogni nelle nazioni più evolute del mondo la disponibilità di acqua per uso idrico potabile dovrebbe essere pari a 750 litri pro capite die.

Allora, detto questo, è ovvio, che siamo ben lungi da avere una sufficiente disponibilità di tali risorse, però nello stesso tempo abbiamo anche l'altro problema, che è quello della dispersione dell'acqua potabile. E non basta la dispersione rappresentata dalle reti colabrodo, sulle quali finalmente si sta intervenendo, anche se ancora non nella giusta misura, ma a questa si aggiunge la dispersione imputabile alle pubbliche amministrazioni. Fino a quando, infatti, i nostri pochi spazi verdi continueranno ad essere innaffiati con acqua potabilizzata difficilmente si riuscirà a limitarne sensibilmente il consumo. Forse è la prima volta che abbiamo modo di parlare di queste problematiche, perché sappiamo benissimo che in tutti i nostri comuni l'unica rete di distribuzione utilizzata è quella idrica comunale, dalla quale si attinge per qualsiasi uso, compresa l'irrigazione dei pochi giardini presenti nei nostri comuni.

Occorre aggiungere che noi spendiamo un mare di risorse per depurare le acque usate, e poi alla fine buona parte di esse viene versata a mare. Allora che significato ha depurare l'acqua quando nello stesso tempo non si assumono le iniziative necessarie per creare i bacini di raccolta delle acque usate e immettere nelle reti di distribuzione per uso non potabile le acque depurate? Questo è un ulteriore sperpero sul quale non è stato mai posto l'accento, questo è un altro grande problema che riguarda l'uso congruo delle nostre risorse idriche. Non voglio citare altre nazioni che davvero nella gestione della risorsa acqua hanno investito molto, probabilmente con più parsimonia ma nello stesso tempo creando sistemi di gestione che non sono senz'altro quelli previsti in quest'articolo, sono però curioso di vedere come andrà a finire, posto che a carico del commissario liquidatore vengono assegnati ventiquattro mesi per attuare il programma di liquidazione.

Vorrei capire e vorrei chiedere all'assessore Dadea come pensa di poter trovare la giusta collocazione al personale che a questo ente oggi fa capo; vorrei capire se esistono delle garanzie, che non sono senz'altro contenute in quest'articolato, per i dipendenti dell'ESAF; vorrei capire davvero se dobbiamo continuare ad assistere alle occupazioni dei locali della provincia, come è avvenuto anche ieri da parte di quel personale ex CRAAI che ancora oggi non ha trovato collocazione negli enti, come previsto dalla norma di scioglimento di detto istituto. Ormai sono passati più di vent'anni e non si è trovata una soluzione alla collocazione definitiva di questo personale.

Vorrei davvero essere qui a condividere con voi questa scelta, questa strategia che ci state proponendo, di sciogliere un ente sulla base di una proposta buttata così, in questo articolato, senza che abbia trovato accoglimento e senza che davvero sia stata difesa fino a questo momento da nessun esponente della maggioranza.

Concludo per dire: Sì, è vero, noi siamo contrari alla liquidazione dell'ESAF ma molto probabilmente avremmo potuto e potremo offrire il nostro contributo, le nostre soluzioni legislative, frutto di un'esperienza di cui qui nessuno vuol far tesoro, per dire anche che i termini che sono stati previsti sono termini che davvero molto difficilmente potranno essere rispettati dando certezze soprattutto...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare l'Assessore dei lavori pubblici. Ne ha facoltà.

MANNONI, Assessore dei lavori pubblici. Signor Presidente, intervengo per alcune precisazioni. Il dibattito sull'articolo 5 è stato incentrato sostanzialmente sull'acqua, sull'ESAF, con qualche divagazione su alcune poste finanziarie, come quella di 12 milioni di euro relativa ad opere di interesse locale. Però mi pare che l'ESAF abbia giocato un ruolo predominante nel dibattito. Io vorrei puntualizzare alcuni aspetti. Noi non sopprimiamo l'ESAF con la legge finanziaria; l'ESAF è stato soppresso in seguito a una serie di norme che noi richiamiamo puntualmente nell'articolo 1. E' un processo già iniziato nel lontano '99, con la legge numero 15, che si conclude proprio con le successive leggi approvate il 29 luglio. Noi abbiamo preso atto e sulla base di questo scioglimento abbiamo creato una gestione liquidatoria, che è la gestione che deve portare a liquidare l'attivo e il passivo dell'ESAF in ventiquattro mesi, salvo proroga con atto legislativo.

Quindi è un atto dovuto che ci siamo sentiti in dovere di inserire nella legge finanziaria. Non è una scelta di questa Giunta, di questo Governo, ma è un atto essenzialmente conseguente a norme di legge imperative e cogenti. Norme imperative che nascono da un processo di privatizzazione del sistema, che ci impone, come loro sanno, la Comunità europea, un processo al quale non è dato derogare, né dallo Stato italiano, né dalle Regioni, e che si fa avanti attraverso tre ipotesi di soluzioni: una è la gara internazionale, una è la società mista di capitale pubblico e privato e una è l'affidamento cosiddetto in house, cioè a una società a totale capitale pubblico.

Questa è la scelta che il sistema Sardegna ha adottato; una scelta che ha consentito a dicembre, come ho avuto modo già di dichiarare più volte in questo dibattito, sulla stampa e anche nelle assemblee sindacali con i dipendenti ESAF, di salvare qualcosa come 1.000 miliardi di lire e di investirli, attraverso i fondi del POR e i fondi del CIPE, nelle opere degli impianti del servizio idrico integrato. Quindi rispetto di una scadenza importante e cogente che abbiamo perseguito tenacemente e ottenuto collaborando con l'Autorità d'ambito, che è il soggetto oggi deputato alla gestione, al governo del servizio idrico integrato.

Non dimentichiamo che il servizio idrico integrato oggi è un servizio locale, non è un più un servizio generico che potrebbe essere gestito anche dalla Regione, ma un servizio collocato nel sistema locale. I comuni sono sovrani nella gestione del servizio, il loro soggetto, diciamo, deputato ad esprimere la loro volontà, è l'Autorità d'ambito che è stata creata, come voi sapete, in Sardegna con la legge numero 15 del lontano '99. Allora era un atto dovuto, quindi, e creare un commissario liquidatore è una scelta tecnico-gestionale che ci consente di separare nettamente le partite debitorie dell'ESAF dal nuovo soggetto gestore che sorge oggi in Sardegna, la SIDRIS, nel quale confluiscono più soggetti e nel quale l'ESAF si colloca come soggetto centrale del processo di fusione.

Si dice: "Le somme sono tante". Dice l'onorevole Pili: "Ci vedremo tra poco, ne ridiscuteremo ancora". Noi abbiamo stanziato delle somme e queste somme, se si legge l'articolo (è chiarissimo nel comma primo e nel comma secondo) servono non soltanto a pagare gli eventuali debiti di ESAF ente, ma servono anche ad aiutare la capitalizzazione di ESAF S.p.A., cioè aiutare il nuovo soggetto (che sta sorgendo, che è sorto oggi e che sarà il nucleo centrale del processo di fusione dei servizi idrici in Sardegna) a partire autonomamente con una dotazione di capitali. Cosa vuole dire 25 milioni di euro in tre anni? E' una previsione finanziaria. Noi oggi, se dovessimo prendere un preconsuntivo ESAF che chiude al dicembre del 2004, avremmo un preconsuntivo che chiude sostanzialmente in pareggio, addirittura con un piccolo avanzo di amministrazione.

Io vorrei fornirvi alcuni dati: l'ESAF al 1° gennaio 2004 presentava un disavanzo di cassa, quindi un esborso di cassa, un'anticipazione di cassa col suo tesoriere, di 66 milioni di euro; a dicembre questo esborso di cassa è sceso a 50 milioni di euro. Ciò nonostante la chiusura del 2004 fa emergere residui complessivi attivi per 256 milioni di euro e residui passivi per 192 milioni di euro. La somma algebrica ci mostra una situazione finanziaria in sostanziale pareggio, addirittura con un avanzo di amministrazione. E' ovvio che tutte queste partite vanno verificate, vanno controllate, vanno certificate da un soggetto che è il liquidatore, che è un'autorità di rilievo, indipendente, che non sarà ovviamente (e non potrà esserlo) l'attuale commissario dell'ESAF, che cesserà dalle sue funzioni per mantenere fino alla fusione quelle di amministratore di ESAF S.p.A., ma sarà un soggetto totalmente autonomo, che dovrà lavorare, gestire i debiti e i crediti precedenti e portare le partite attive e passive alla loro liquidazione e ai loro incassi. Quindi una gestione tecnica finanziaria obbligatoria.

Pertanto non sopprimiamo l'ESAF, non lo abbandoniamo, lo sosteniamo, gli siamo stati vicini anche nel 2004, quando alcune idee dell'Autorità d'ambito parevano voler mettere questo ente in una sorta di tritacarne, scusate la terminologia un po' forte, creando una fantomatica società UNIACQUE che era una scatola vuota, realmente vuota. Come Giunta regionale abbiamo ottenuto che l'ESAF fosse presente, pienamente presente nel soggetto gestore.

Quindi un ESAF che si scioglie necessariamente, un soggetto privato che parte e una diversa organizzazione che si affaccia nell'ordinamento, con il sistema locale che diventa sovrano nella materia, che gestisce il servizio idrico, ne è titolare, ne assume il controllo, ne determina le tariffe. Le tariffe, infatti, sono determinate sostanzialmente, come loro sanno, dall'Autorità d'ambito, che è espressione dell'autonomia comunale. E' vero che la Regione è presente, sarà presente in questo processo, e (per rispondere al consigliere Uras, l'ho detto altre volte, l'ho detto anche in Commissione) le fasce deboli saranno tutelate, saranno colpiti i consumi superflui, le tariffe saranno articolate per colpire - ripeto - laddove si spreca, ma per aiutare laddove c'è il bisogno. Quindi una politica dell'acqua che è anche una politica industriale, ma all'occorrenza è anche una politica sociale. Attenzione forte alle fasce deboli, ma anche attenzione forte a un processo di gestione che sia industriale, economico ed efficace, gestito secondo criteri di efficienza.

Il personale: il personale è tutelato, abbiamo cercato di fare un buon lavoro con i sindaci, abbiamo concertato, discusso per mesi e mesi con l'assessore Dadea, abbiamo emanato, come Giunta, un disegno di legge che è all'esame della Commissione competente. La privatizzazione del rapporto di lavoro è un fatto acquisito, non c'è in nessuna parte d'Italia un servizio idrico integrato che non abbia dipendenti privati. Allora i dipendenti ESAF da pubblici diventeranno privati, è previsto dalla stessa legge regionale sullo scioglimento dell'ESAF, è un dettato legislativo, il problema è garantire a questo personale livelli occupativi (e sono garantiti) ma anche livelli retributivi e di stato giuridico che siano, come dire, rispettosi della posizione giuridica già rivestita all'interno dell'ESAF. Su questo ci siamo mossi con una serie di istituti che abbiamo approfondito e discusso a lungo con i sindacati.

Qualche imprecisione terminologica - io accetto i suggerimenti anche dell'onorevole La Spisa - c'è, e nella Commissione di merito verrà eliminato. Certo è che non si può parlare di comando e di distacco e di oneri per la Regione su un soggetto privato, perché andremmo a violare anche qui le norme europee, le norme sulla parità di trattamento che vietano il sostegno finanziario ai soggetti privati che gestiscono la risorsa idrica.

Quindi un disegno di legge probabilmente perfettibile, migliorabile, ma che non ha, credetemi, in ambito italiano eguali in quanto a garanzia e a tutela. Ho detto ai sindacati che lo stesso disegno di legge già approvato ha margini di autonomia contrattuale e sindacale per consentire ai sindacati e ai lavoratori di collocarsi su livelli retributivi e di stato giuridico conformi al trattamento precedente.

Per quanto riguarda i 12 milioni di euro delle opere di interesse locale, sono pochi euro. Io da dirigente e da direttore ho visto ben altri bilanci: è un bilancio non ricchissimo. Pretendere di spalmare 12 milioni di euro in tutto il territorio regionale per i quattrocento comuni della Sardegna è velleitario, è una finzione, una finta sussidiarietà. Io non sono assediato da nessuno, né dagli amici né dai nemici. Ricevo gli amici comuni, tra l'altro spesso non chiedo neanche di che partito sono, quindi rassicuro l'onorevole Pili che non sono assediato, non lo sarò nel futuro e tutti i comuni, per quanto mi riguarda, hanno la stessa dignità. Faremo un buon programma, che sarà un programma delle cose essenziali, delle cose fatte bene, dei progetti veri ed essenziali per le nostre comunità.

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 111 e 290 sono identici, pertanto metto in votazione, per entrambi, l'emendamento numero 111.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto favorevole ai due emendamenti e prendo spunto dalle dichiarazioni dell'Assessore per riconoscergli l'onestà intellettuale. E' vero, io posso essere buon testimone della cordialità e disponibilità con cui riceve le istanze dei vari sindaci senza connotazione politica di parte o quant'altro; una disponibilità importante nei confronti di quegli amministratori. Ma nello stesso tempo, mi permetta, Assessore, sempre nell'ordine della dialettica politica, del confronto politico, io non concordo su alcune, lei le ha chiamate imprecisioni, ma comunque su alcune valutazioni che ha espresso in fase di replica.

Lei ha detto, per esempio, che la liquidazione dell'ESAF è un atto dovuto. Effettivamente esiste una legge di riferimento, la numero 15 del '99, che richiama alla liquidazione dell'ESAF, e lei giustamente ha detto: "Essendo un atto dovuto era nostro dovere procedere". Spero che stesso comportamento terrà per gli atti effettivamente dovuti. Io auspico che lei - però finora non ho avuto conferma di questo - terrà stesso atteggiamento per gli atti dovuti e non modifichi il suo comportamento a seconda delle condizioni o a seconda di chi si trova davanti per dovere agire.

Così come non concordo sulla valutazione del comma 3. A questo proposito, mi permetta, forse sarò impreciso io, però rilevo un'altra imprecisione: quando ha parlato della liquidazione, ha detto che gli oneri derivanti del comma 3 servono anche per la capitalizzazione start up della ESAF S.p.A.. Forse era così nelle intenzioni, visto che non si è chiari per quanto riguarda l'UPB S 08014 anche se il riferimento è alla legge di liquidazione dell'ESAF. La liquidazione però è una cosa, la capitalizzazione di una nuova azienda un'altra, e non possiamo assolutamente confondere i due aspetti. Lo stato di liquidazione, che va valutato in linea di massima, prima dell'avvio della stessa, non può essere sommariamente valutato come nel comma 3.

Io non ho ancora forse, ripeto, per mia mancanza, compreso come lei faccia a valutare in 25 milioni in tre anni gli oneri per la liquidazione dell'ente stesso. E mi rifiuto di credere - poi magari sono sempre pronto a ricredermi quando invece mi viene dimostrato il contrario - che questi denari possano essere utilizzati per la capitalizzazione dell'ESAF S.p.A. Ho i miei dubbi, serissimi dubbi!

Non mi voglio più soffermare sull'ESAF, perché è stato detto di tutto e di più. Abbiamo sicuramente opinioni diverse che non possono trovare momenti di incontro; mi interesserebbe invece conoscere la sua valutazione sul comma 9 dello stesso articolo, così come sul comma 13, nella parte che si riferisce all'edilizia residenziale pubblica. Sta parlando di quella sovvenzionata, agevolata o convenzionata? Di quale stiamo parlando esattamente? E questi 125 mila euro, stanziati per l'eventuale convenzione con l'Osservatorio economico, ritiene davvero che siano spesi bene, considerato che esistono istituti ed enti già operanti per il suo Assessorato, che dovrebbero (dovrebbero dico, dovrebbero, anche se così non è, ma comunque noi tendiamo al meglio) dovrebbero avere già nel loro archivio le risultanze del monitoraggio degli interventi dell'edilizia residenziale pubblica, più in generale^ Poi occorre distinguere tra edilizia agevolata, sovvenzionata e convenzionata; e mi darà atto che nel comma 13 questo non è precisato, così come non si comprende, mi scusi, neanche il procedimento che volete impostare in merito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo anch'io per esprimere il voto favorevole sui due emendamenti che sono stati accorpati e colgo anche l'occasione per rispondere alla replica dell'assessore Mannoni, in particolare a quanto ha detto sul tema dell'ESAF, quando ha affermato che si tratterebbe di una norma dovuta. Non è così, perché se fosse veramente una norma dovuta, non sarebbe stata qui. Quanto mi sono riferito alla legge regionale numero 15 del '99, mi riferivo alla continuità politica di quella norma voluta dal centrosinistra. Anche allora la scelta fu quella di sopprimere l'ente senza conoscerne il futuro, senza conoscere la prospettiva che poi è stata costruita nel quinquennio successivo con atti commissariali che puntualmente hanno tracciato la strada per salvare l'ESAF, per offrire un futuro al sistema idrico integrato che era stato sempre sin dalla legge Galli, totalmente dimenticato da questo Consiglio regionale. Mai nella precedente legislatura, mi riferisco alla legislatura '94-'99 venne tracciata l'applicazione dal piano d'ambito alla stessa autorità d'ambito. Mai si erano compiuti quegli atti fondamentali.

C'è però un altro elemento: quello che si contesta è l'avere introdotto nel primo comma una norma che più intrusa di così non si può. Cioè per questa soppressione dell'ESAF si seguiranno le stesse disposizioni previste per la riconversione delle aree minerarie e la soppressione dell'ente minerario sardo. Questo a dimostrazione dell'approssimazione e della superficialità con la quale si sta governando. State dicendo che volete sciogliere l'ESAF seguendo gli stessi principi e criteri che avete seguito per la chiusura delle miniere, cioè state confondendo la gestione dell'acqua con quella dei pozzi minerari. Questa è la dimostrazione - ha ragione l'onorevole Maninchedda, che più volte lo ha ribadito, almeno spero di non averlo frainteso - che questa è una norma così, come afferma la prima Commissione, assolutamente intrusa, che meritava un disegno di legge ad hoc che definisse puntualmente tutti i passaggi. Ciò purtroppo non è avvenuto, e mi riferisco anche alla mancata definizione delle risorse.

Quando l'Assessore parla di 252 milioni di residui attivi, io vorrei che i compagni di Rifondazione, che hanno sollevato il problema, riflettessero su cosa vuole dire 252 milioni di residui attivi. Se è vero come diceva l'onorevole Capelli poc'anzi, che quei 10 milioni sono un arbitrio, una previsione effettuata senza alcuna cognizione del problema, è certo che 252 milioni di residui attivi costituiranno un problema che non può essere sicuramente risolto con un comma della legge finanziaria che stiamo approvando. Andava affrontato in maniera più seria, come ben sa l'assessore Mannoni, che ha avuto responsabilità nell'Assessorato da molti anni; il problema dei residui attivi dell'ESAF è un problema atavico che ci portiamo dietro da decenni. Nessuno mai li ha cancellati perché molto spesso sono andati in perenzione e non possono essere più recuperati. Questo emendamento, quindi, non può che essere da noi accolto perché proporci una finta norma di soppressione dell'ESAF applicando peraltro procedure che riguardano le miniere mi sembra davvero eccessivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il mio voto favorevole ai due emendamenti ha il significato della contestazione di un metodo complessivo che emerge dalle norme di questo articolo e riguarda, quindi l'approccio al problema. Certamente rispetto alla legge regionale approvata non nella scorsa ma nella legislatura ancora precedente e alle norme che ancora prima hanno preceduto quella legge (cioè la stessa legge Galli) la liquidazione dell'ESAF nell'ambito di una razionalizzazione e riordino del servizio integrato può essere considerata come un atto di per sé indiscutibile, ma è proprio la sommarietà con cui viene individuato il percorso che stupisce, inserito nell'ambito di un articolo che riguarda la materia delle opere pubbliche. Sostanzialmente con tre commi si delinea un percorso di liquidazione per i cui oneri viene peraltro disposto uno stanziamento che sarà inevitabilmente assolutamente insufficiente.

E' facile prevedere che nei prossimi disegni di legge di assestamento del bilancio e nei prossimi bilanci noi troveremo delle disposizioni che prevedranno ulteriori modifiche in aggiunta agli stanziamenti previsti per il processo di liquidazione, un processo di liquidazione che partirà dal 29 di luglio di questo anno. E da qui al 29 luglio la gestione di questo ente su quali risorse finanziarie dovrà basarsi? Noi crediamo che la previsione finanziaria sia ampiamente sotto stimata e che effettivamente le norme previste nella legge regionale numero 33 del 1998 sulla liquidazione dell'Ente minerario sardo, possano essere in linea di massima prese come punto di riferimento, ma non che si possa procedere così sbrigativamente, come avviene in questo comma, e un rinvio tout court a quello normativo.

Un conto, infatti, è liquidare il patrimonio di un ente che ha gestito società commerciali che avevano ed hanno molte ancora, purtroppo, come scopo quello di estrarre minerale, lavorarlo e venderlo, un altro conto è quello di gestire un passaggio liquidatorio che invece riguarda un ente strumentale che ha gestito servizi che hanno certamente rilevanza economica e quindi anche sul piano privatistico, ma che non è esattamente paragonabile ad un ente strumentale che invece gestiva società commerciali. Io credo che anche da questo punto di vista ci saranno dei problemi e comunque rispetto anche sulle dichiarazioni dell'Assessore io condivido tutte le perplessità emerse, enunciate anche dai colleghi riguardo alle questioni del personale, che obiettivamente presentano molte, molte zone d'ombra, ma ne parleremo quando discuteremo l'emendamento apposito. Si può dire anche che non si può prevedere il comando, si può discutere anche su questo, credo che si possa anche discutere sul fatto che in legge si disponga il trasferimento dei dipendenti dell'ESAF a una società che secondo il diritto civile non è obbligata ad accogliere al proprio interno dipendenti che gli trasferisce la Regione. Ci spieghi l'Assessore quale sarà il meccanismo attraverso cui ci sarà questo trasferimento. Insomma ci sono problemi gravissimi che noi crediamo avrebbero meritato un progetto di legge apposito, non solo relativi al personale, ma a tutto il sistema del servizio idrico integrato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 290. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Chiedo la votazione nominale..

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PETRINI, SANJUST, LA SPISA, PILI, VARGIU, CASSANO, PISANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico degli emendamenti numero 290 e 111, di identico contenuto.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA .

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA -- CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - UGGIA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 63

Maggioranza 32

Favorevoli 25

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione gli emendamenti numero 291 e 112, che sono uguali.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole su questi due emendamenti che sostanzialmente chiedono la soppressione del comma 2; un comma 2 che rappresenta la contraddizione nei termini dell'azione della Giunta regionale, sotto un duplice aspetto: da una parte la Giunta si propone di liquidare l'ESAF e dall'altra si propone di avviare, lo stesso piano, la gestione di ESAF S.p.A.. L'Assessore, nel suo intervento, mi è sembrato di capire che invece volesse sottolineare due momenti diversi del governo e dell'iter di riordino e di gestione di questo processo.

Con questo emendamento, noi vogliamo ribadire ancora una volta il concetto che non si può prescindere da una chiusura della partita liquidatoria per passare all'avvio della gestione di ESAF S.p.A.. Lo diciamo perché lo stanziamento di dieci milioni di euro per gli anni 2005/2006 è uno stanziamento che non può coincidere con la liquidazione da una parte e l'attivazione dell'ESAF S.p.A. dall'altra, se è vero come è vero che l'onorevole Pirisi ha più volte ripetuto in Commissione che era indispensabile arrivare a conoscere preliminarmente, rispetto a tutte le azioni da compiere in campo del servizio idrico, la reale situazione patrimoniale ed anche finanziaria dello stesso ente. Questo articolo, invece, scavalcando totalmente la Commissione lavori pubblici (che ancora una volta purtroppo subisce l'imprimatur governativo, e quindi lascia passare ogni cosa che su questo tema viene deciso) accetta un progetto di liquidazione, non separato ma addirittura coincidente con quello di attivazione dell'ESAF S.p.A.. Addirittura prevede che il piano finanziario della gestione liquidatoria comprenda gli oneri finanziari conseguenti all'avvio della gestione di ESAF S.p.A.. Posto che questo sia possibile è certamente improprio sia sul piano gestionale sia sul piano politico istituzionale.

Quindi, il mio voto non può che essere favorevole a questo emendamento perché questi termini assolutamente aleatori, privi di qualsiasi consistenza, questa confusione sia nella liquidazione dell'ente, sia nella stessa attuazione del progetto di gestione dell'ESAF S.p.A., rappresentano davvero tutta l'incongruenza di un sistema idrico integrato che con questo piano previsto in questi tre commi potrà portare al blocco del sistema idrico integrato. Con questo articolo la Giunta si assume una responsabilità che noi vogliamo denunciare in quest'Aula perché, così come è successo per la continuità territoriale, resti agli atti.

Una responsabilità che la Giunta, insieme alla sua maggioranza, si assumerà anche nei confronti di quella parte dei lavoratori che non solo ha detto di essere insoddisfatta, ma certamente non può considerarsi tutelata, assessore Mannoni, a differenza di quanto lei ha affermato, da questa riforma che viene calata dall'alto senza che vi sia stata alcuna partecipazione, alcuna concertazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io vorrei sottolineare il mio voto favorevole all'emendamento numero 112 e al successivo emendamento numero 291 perché il comma 2 mi sembra pleonastico. Voi nel comma 1 assumete come legge di riferimento per la liquidazione dell'ESAF quella di liquidazione dell'EMSA, esitata nel dicembre del 1998, se non sbaglio, e, alla fine del comma 1, affermate: "Ulteriori modalità e criteri sono stabiliti con direttive della Giunta regionale". Mi sembra pertanto di comprendere che quanto previsto nel comma 2 può essere previsto anche dalle direttive della Giunta, che i termini di riferimento "per quanto compatibili" sono quelli della legge numero 33 dell'88. Quindi mi pare che questo sia un comma, al di là della parte contestata - e che continuo a contestarle - assolutamente superfluo.

E come non serve questo comma non servono nemmeno (e lo vedremo meglio in seguito) altri articoli che sono pura letteratura e che niente hanno a che vedere con una legge. Questo è uno di quei commi che, a mio avviso, oltre a non essere condiviso, è ripetitivo, ed in alcuni casi può anche essere considerato contraddittorio con quanto previsto dal comma 1.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il voto favorevole all'emendamento deriva proprio dal fatto che l'aver sommariamente fatto rinvio alle norme sulla liquidazione dell'Ente minerario sardo previste dalla legge numero 33 determina un intreccio di disposizioni che mostra con evidenza che quel procedimento non era e non può essere interamente considerato utile per affrontare un processo liquidatorio come quello dell'ESAF rispetto a quello dell'Ente minerario sardo.

Da un lato si indica che le operazioni di liquidazione non possono protrarsi oltre il termine di 24 mesi dalla data di approvazione da parte della Giunta regionale, dall'altro, rispetto alla legge 33, non si prevede un passaggio in Consiglio regionale, quanto meno per una comunicazione o per una presa d'atto del piano di liquidazione. E' stato previsto per la liquidazione delle società dell'EMSA e potrebbe essere opportuno anche in questo caso, quanto meno per portare il processo di liquidazione a conoscenza del Consiglio regionale che poi, di fatto, verrà chiamato, molto probabilmente, ad intervenire sul piano finanziario per coprire le esigenze che lo stesso piano di liquidazione sicuramente evidenzierà. Oltrettutto c'è da considerare che il commissario liquidatore si troverà sicuramente, nell'approntare questo piano, ad affrontare problemi che riguardano sia la gestione sul piano tecnico, giuridico, patrimoniale di un qualunque processo di liquidazione, sia problemi relativi all'avvio della gestione di ESAF S.p.a., che hanno veramente tutt'altra natura.

Ci troviamo di fronte in questo caso a un problema che davvero è oggettivamente molto diverso da quello per il quale si fa rinvio ad un'altra legge; lì si trattava di liquidare un ente e di vendere per quanto possibile le società, o di collocarle; qui si tratta, invece, di avviare una gestione che invece non può che essere avviata da un soggetto che disponga di pieni poteri. Crediamo quindi che queste norme siano molto confuse ed è per questo che ne proponiamo la soppressione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, il secondo comma descrive in modo parziale, però anche chiaro, un percorso che non riguarda solo un'amministrazione, riguarda anche persone in carne ed ossa; sia persone in carne ed ossa che lavorano all'interno degli enti regionali, sia persone in carne ed ossa che hanno diritto all'erogazione di un servizio essenziale come quello idrico-potabile.

Il percorso è questo: soppressione dell'ente pubblico, e avvio della gestione di una società per azioni (l'ESAF S.p.A.), allo scopo costituita. Resta il problema del personale, persone in carne ed ossa che lavorano e non a caso lavoravano in quell'ente perché in forza di legge, tramite concorsi e così via erano arrivate ad ottenere una sistemazione lavorativa. Questo personale si è recato più volte a discutere del proprio destino con i Gruppi consiliari, sia quelli di maggioranza sia di opposizione, senza riuscire, però, a pervenire a soluzioni.

Nell'ultima manifestazione sui cartelli si leggeva: "Adesso l'acqua, domani l'aria?". Tutta la partita dei beni essenziali, che in un certo sistema è stata affidata alla mano pubblica, per garantire tutti i cittadini, sempre e comunque in ogni luogo si trovino, che possibilità avrà di essere meglio garantita da questa cultura di privatizzazione dei rapporti di lavoro, di precarizzazione della condizione umana?

E quali assicurazioni hanno i cittadini del fatto che il servizio sarà migliore, più consono ai loro bisogni, alle loro esigenze?

Se noi verificassimo che cosa si è ottenuto in questa Europa, in questa Italia con quel criterio, con quella ispirazione, potremmo dire che si è ottenuto poco. Siamo in una economia di recessione, le garanzie e i diritti si riducono, le nostre aziende si delocalizzano dove gli sfruttamenti dell'uomo e della natura sono più forti, abbiamo messo in piedi una cultura devastante e di devastazione in prospettiva. Io reputo Blair uno dei danni maggiori della sinistra europea internazionale, lo reputo non di sinistra, lo reputo collaterale a politiche liberiste di destra, e il suo "pensare globale agire locale" altro non è che l'idea dello sfruttamento che si dispiega decisa dall'alto verso il basso.

Io mi astengo su questo emendamento soppressivo perché presentato da consiglieri dell'opposizione che spesso hanno posizioni strumentali; riconosco loro una grande capacità di strumentalizzazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Questo emendamento non è strumentale, onorevole Uras, glielo assicuro, forse noi siamo pervasi da un certo realismo e considerati i problemi che via via sono emersi probabilmente, assessore Mannoni ed assessore Dadea, sarebbe stato meglio sospendere un attimo questa materia perché finirà con lasciare morti e feriti!

Io ho ascoltato con attenzione le considerazioni pronunciate dall'assessore Mannoni, mi sono sembrate in totale buona fede. Ci rimane comunque il sospetto, ma non solo il sospetto, forse la certezza, che non si stiano offrendo le risposte adeguate ai dipendenti dell'ESAF, ma non si stanno offrendo risposte neanche al nuovo soggetto che nascerà, l'ESAF S.p.A., anzi probabilmente non stiamo curando un malato e stiamo rischiando di far nascere con una patologia irreversibile il nuovo soggetto. Cerco di spiegarmi meglio.

L'assessore Mannoni ci ha comunicato che i dipendenti dell'ESAF dovrebbero essere salvaguardati con un disegno di legge che mi pare sia stato esitato dalla Giunta; io non conosco questo disegno di legge e pertanto, nell'offrire il mio modesto contributo a questa manovra finanziaria, mi affido solo ed esclusivamente alle carte che sono in nostro possesso.

Ora, affermare di potere garantire tutti i diritti ai dipendenti dell'ESAF io credo costituirà una dichiarazione inopportuna, probabilmente neanche lo stesso assessore Dadea è convinto di poter tenere fede a questo tipo di impegno. Se non ho capito male c'è stato riferito che nel disegno di legge ci sono tutte le condizioni perché vengano assicurate tutte le garanzie al personale dell'ESAF. È così assessore Dadea? Mi è parso di capire questo? Beh! Io credo che se vengono assicurate tutte le garanzie immagino che sia previsto anche il diritto di opzione, perché se non c'è il diritto di opzione allora non ci sono tutte le garanzie; ci sono alcune garanzie ma non ci sono quelle che fondamentalmente potrebbero costituire la medicina per una parte del malato originario e, probabilmente, la soluzione anche per una pianta che nasce ex novo e che in qualche maniera nasce sana.

Se l'intenzione della Giunta è infatti quella di imporre in un successivo passaggio all'ESAF S.p.A. e al soggetto gestore di accollarsi tutte le risorse umane oggi presenti nell'ESAF ente, io credo che non stiamo facendo né un gran regalo all'ESAF ente, né soprattutto un gran favore all'ESAF S.p.A.

Quindi, su questo argomento io inviterei la Giunta a stare molto attenta perché non concedere il diritto di opzione non può voler dire assicurare tutte le garanzie. Del resto io non posso pensare che ci sia un accordo con le forze sindacali perché mai e poi mai potrebbero accettare una soluzione di questo genere. Perché si vuole evitare di garantire il diritto di opzione? Per non gravare ancora di più sulle risorse regionali? Ma se non si vuole gravare ancora di più sulle risorse regionali vuol dire che si andrà a gravare di più su una situazione che parte già precaria nel soggetto unico gestore.

Dico questo perché se molte cose nell'ESAF ente non sono andate bene, probabilmente questo è dovuto anche ad una certa impostazione che ormai è sclerotizzata. Sono trascorsi venticinque, trent'anni e molti di questi dipendenti potrebbero mal digerire di essere inseriti in una S.p.A. con un contratto che non può essere quello..

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Metto in votazione gli emendamenti numero 112 e 291. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.

(Non sono approvati).

L'emendamento numero 113 è uguale all'emendamento numero 292. Metto in votazione l'emendamento numero 113 unitamente al numero 292.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole su questo emendamento perché non credo, per ribattere a quanto poc'anzi ha affermato l'onorevole Uras, che in ogni sua fugace ma puntuale partecipazione ai lavori dell'Aula non perde occasione per sottolineare le incongruenze di questa manovra finanziaria e a lanciare qualche richiamo all'opposizione, che questo emendamento possa avere natura strumentale.

Onorevole Uras, la posso rassicurare: non credo che, su questo tema, nell'operato dell'opposizione ci sia niente di strumentale perché mi pare che la storia di questi anni sia caratterizzata dall'esatto contrario. Come lei ben saprà noi abbiamo sin dall'inizio sostenuto che occorresse trovare tutte le formule possibili ed immaginabili perché il servizio idrico integrato in Sardegna fosse a totale gestione pubblica. Mai e poi mai abbiamo posto in essere un solo atto che potesse lasciar presumere la privatizzazione di questo servizio, pur sapendo che tutti i vincoli comunitari portavano verso la direzione di una gara internazionale per affidare ad un soggetto terzo la gestione del servizio idrico integrato.

Abbiamo anche tracciato dei percorsi ribadendo sostanzialmente (non cito i passaggi burocratici ma soltanto la sostanza) che l'ESAF ha tutto il know how necessario per guidare in Sardegna la partita gestionale del servizio idrico integrato, cioè dispone delle strutture tecnico-amministrative e funzionali necessarie per divenire il caposaldo del servizio idrico integrato. E' pertanto indispensabile in quella direzione creare le condizioni perché l'ESAF, possa coesistere insieme a quella parte di comuni che non fanno parte dell'Ente sardo acquedotti e fognature, e insieme al Govossai e ad altri soggetti, sia messo nelle condizioni di operare in maniera coordinata e congiunta nel servizio idrico integrato.

La realtà di oggi però non sembra coincidere con quel processo. Non solo, infatti, non si traccia una strada che porti a fare coincidere l'apertura di un nuovo soggetto con la chiusura di un altro, ma addirittura si cerca di confondere il termine che viene proposto, cioè quello della liquidazione, con quello della attivazione di un nuovo soggetto; sono due operazioni estremamente diverse che non possono essere poste in essere dallo stesso soggetto, cosa che invece in questo articolato viene ribadito e puntualmente proposto.

Noi, onorevole Uras, abbiamo detto che questo emendamento serve per sopprimere il comma 3 così come il 2 e l'1, perché manca la consistenza progettuale rispetto ad un tema così delicato. Le ricordo, onorevole Uras, che i lavoratori hanno scritto sui cartelli molto più di quello che ha ricordato lei nel suo intervento. Hanno scritto che di tutti gli impegni che sono stati presi, anche elettoralmente parlando, non ne è stato mantenuto nemmeno uno; c'era scritto nei cartelli e nei volantini. Questa maggioranza quindi non ha tenuto fede ad un solo impegno assunto su quella parte del servizio idrico ma, ancor di più, non ha tenuto fede ad alcun impegno assunto col personale. Ed è per questo motivo che noi votiamo a favore di questi emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole a questo emendamento, sottolineando ancora una volta un fatto particolarmente importante: la presenza di questi tre commi intrusi nella legge finanziaria riveste un significato importantissimo perché prosegue un processo normativo, un processo di trasformazione del sistema di gestione del servizio idrico che, per i cittadini, è di particolare importanza ed assume di una rilevanza politica particolare.

Tutto questo avviene nel silenzio della sinistra, a parte qualche voce isolata, come quella dell'onorevole Uras, che almeno sui contenuti pone qualche problema. Voi dite che questo è un atto dovuto, che si inserisce in un processo legislativo già avviato; possiamo certamente riconoscere parte di verità in questa affermazione, possiamo comprendere che affermi ciò un Assessore che è un Assessore tecnico - lo dico senza nessun intento né polemico e né di sottostima - che gestisce anche con grande competenza un settore molto tecnico, ma chiedo alla maggioranza e alla Giunta, e a chi conduce la Giunta dal punto di vista politico, qual è la vostra strategia sul servizio idrico?

Dite, per favore, anche su questo argomento, qualche cosa che non sia soltanto: "Il processo l'avete avviato voi", primo perché non è vero, in quanto la legge regionale di riferimento è stata approvata nell'undicesima legislatura, non nell'ultima, e in secondo luogo perché, all'interno della grande ventata di riforme che avete voluto, in questi mesi sbandierare propagandisticamente, avreste potuto avanzare anche qualche proposta che riflettesse i contenuti della vostra parte politica.

In un documento che ho ricevuto, si legge: "I beni comuni: l'acqua, l'aria, il territorio, le risorse naturali, sono uno dei temi centrali; le politiche sui beni comuni rappresentano infatti la cartina tornasole di una innovazione anche culturale del campo progressista e di una nuova idea di pubblico in cui lo Stato e le istituzioni rimangono centrali, ma ad essi si accompagna anche l'idea che determinati beni appartengano per propria natura all'umanità intera che ha il diritto di poterne usufruire in condizioni eque e solidali; in particolare l'acqua rappresenta il paradigma di questa innovazione culturale; l'acqua è il bene comune per eccellenza".

Affermate di voler riformare gli enti strumentali in materia di turismo, di agricoltura, di comunità montane, e sul servizio idrico integrato in questi mesi non avete nulla da dire che rispecchi una delle mozioni o degli ordini del giorno approvati nell'ultimo congresso dei D.S.? Perché di questo si tratta.

Se avete veramente un'idea diversa sul servizio idrico integrato, se avete un'idea che rispecchi davvero l'esigenza di mettere a disposizione dei sardi un bene che non venga sottoposto ad una tariffazione che faccia schizzare verso l'alto il costo di questo bene primario, ditelo, proponete qualche cosa, proponete qualche cosa di più di questi tre commi, che sono sottostimati sul piano finanziario, confusi nell'individuazione del processo di liquidazione, che prendono in prestito norme che valgono per altri contesti e che porranno a questo Consiglio regionale problemi gravissimi da affrontare sul piano delle norme sostanziali e degli stanziamenti di bilancio. Questo è un pasticcio dal punto di vista normativo e dal punto di vista finanziario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, benché sia convinto di non poter fare cambiare opinione con i miei ragionamenti ai colleghi dell'opposizione (anche se qualche timido tentativo di dissociazione esiste in quest'Aula) ho ugualmente ascoltato con attenzione le considerazioni dell'assessore Mannoni. L'assessore Mannoni afferma: "Le risorse che sono imputate poi nel comma 3 dell'articolo 5 servono per la gestione liquidatoria dell'ESAF e servono anche per...".

Già nell'impostazione del comma, Assessore, si stabilisce qualcosa di diverso da ciò che lei ha affermato, perché il comma 3 riguarda solo gli oneri derivanti dalla gestione liquidatoria, non parla di altro, quindi viene a cadere la previsione del comma 2 nel quale si dice: "Il Commissario liquidatoire presenta il piano finanziario per la gestione liquidatoria comprendendovi gli oneri finanziari conseguenti all'avvio della gestione di ESAF S.p.A.".

Mi verrebbe da chiedere se non sia il caso, con un emendamento orale, di specificare che le risorse del comma 3 servono certamente per la gestione liquidatoria dell'ente, ma servono anche per capitalizzare l'ESAF S.p.A.. L'assessore Mannoni ha detto, infatti, che UNIACQUE è nata come una scatola vuota; UNIACQUE non è nata come una scatola vuota! È nata con un preciso presupposto che era quello di portare il sistema verso l'obiettivo che si è conseguito. E se non fosse nata ESAF Uniacque probabilmente non ci saremmo trovati neanche il 26 o il 27 di dicembre alla felice conclusione del percorso, perché (almeno questo lo possiamo dire) c'è stata una felice conclusione. A questo punto, però, la Regione non si deve tirare indietro, e se deve contribuire, allora bisogna specificarlo in questo comma, perché qui non è assolutamente garantito, non è assolutamente chiaro.

Quindi questo è un problema che si aggiunge agli altri problemi. In particolare, lo voglio ribadire, rimane il problema dell'opzione per i dipendenti dell'ESAF che, secondo me, hanno il diritto di esercitare l'opzione, perché è avvenuto così dappertutto, è avvenuto nelle Puglie, è avvenuto in Abruzzo, è avvenuto in ogni altra regione dove c'erano situazioni che potevano essere assimilate a quelle della Regione Sardegna. Io credo quindi che l'assessore Mannoni dovrebbe fornire assicurazioni sulla previsione del diritto di opzione nel disegno di legge che la Giunta si dice abbia esitato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 113. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, PISANO, SCARPA, CAPELLI, Oscar CHERCHI, LA SPISA, SANJUST.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 113 e 192.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per 15 minuti e annullo la votazione a causa di una disfunzione nel sistema elettronico.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 17, viene ripresa alle ore 18 e 30.)

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione degli emendamenti numero 113 e 192. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PISANO, SCARPA, PILI, ARTIZZU, DIANA, Matteo SANNA, LICANDRO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 113 e 192.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CHERCHI Oscar - LICANDRO - LOMBARDO - PILI - PISANO - RASSU - SANNA Paolo Terzo - SCARPA.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 45

Votanti 45

Maggioranza 23

Favorevoli 10

Contrari 35

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 293 è stato ritirato.

Metto in votazione l'emendamento numero 294. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 297. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'emendamento numero 102. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto favorevole sull'emendamento numero 102 proposto dai colleghi Sanna, Diana e più specificamente all'introduzione di una procedura, credo assolutamente legittima, il cui inserimento, in una normale rivisitazione legislativa, sarebbe stato anche scontato. Così non è perché con questo emendamento, alla sostituzione della Giunta regionale con l'Autorità di bacino, fa seguito l'aggiunta della frase "sentita la Commissione consiliare competente". Io avrei gradito che questo emendamento fosse scaturito da una proposta della Commissione lavori pubblici che sta invece totalmente abdicando alla sua funzione di controllo, di indirizzo, di istruttoria delle procedure che riguardano temi importanti come quello che stiamo attualmente affrontando.

Nel comma 5 dell'articolo 5 l'onere di definire le tariffe idriche dell'acqua grezza viene attribuito erroneamente alla Giunta regionale, evidentemente non sono valide le deliberazioni degli anni passati, in cui l'autorità di bacino era soggetto incarnato sì dalla Giunta regionale, ma titolare di competenze proprie che dovevano consentire l'avvio anche del processo di gestione unitaria degli usi multipli, e quindi, in particolar modo, dell'acqua grezza, così da permettere l'utilizzo sia sul versante industriale sia su quello agricolo nonché eventuali altri utilizzi che dovevano essere in questa materia disciplinati. In questo caso la Commissione consiliare - mi limito a citare quella dei lavori pubblici, ma potrei aggiungere anche quella dell'agricoltura - ha l'obbligo di essere chiamata a esprimere la propria valutazione sulla definizione del costo unitario dell'acqua, delle tariffe idriche, consapevoli come siamo che su questo tipo di valutazione economica-finanziaria incidono delle variabili che possono determinare, in maniera assolutamente decisiva, il costo dell'acqua.

Basterebbe cioè che nella determinazione di queste tariffe si tenesse conto, per esempio, dei costi che i consorzi di bonifica devono sostenere per la bonifica e la gestione idrogeologica dei territori, che i risultati, in termini di prezzo dell'acqua, sarebbero decisamente diversi.

Se noi quindi dovessimo consentire alla Giunta regionale di sgravarsi di oneri, di evitare di scaricare, così come sarebbe giusto, sull'intera comunità regionale il processo di governo del sistema idrogeologico e delle stesse condizioni geopedologiche di governo del territorio, è evidente che su questa tariffa idrica potrebbero ricadere oneri che certamente alcuni settori, come quello agricolo, non potrebbero sopportare.

La Commissione consiliare, quindi il Consiglio, da questo processo è totalmente esclusa. Allora, quando la Giunta regionale sarà chiamata, in qualità di soggetto con le funzioni di autorità d'ambito ad essa attribuite, a definire le tariffe idriche dell'acqua grezza, avrà un mandato pieno e la condivisione (o meglio, perdonatemi) la "complicità" di tutti coloro che oggi voteranno contro questo emendamento, perché è evidente che la Commissione sarà totalmente esclusa, così come il Consiglio, da qualsiasi valutazione. L'avete scelto voi ed è giusto che resti agli atti il vostro voto contrario. Quindi, per questo motivo, onorevole Presidente, chiedo anche la votazione nominale, per poter individuare coloro che voteranno contro, e quindi si sottrarranno...

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili. Otto consiglieri che appoggino la richiesta dell'onorevole Pili?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, LICANDRO, DIANA, Matteo SANNA, ARTIZZU, MORO, RASSU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 102.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CHERCHI Oscar - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - PISANO - RASSU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si è astenuto il consigliere: PACIFICO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 43

Votanti 42

Astenuti 1

Maggioranza 22

Favorevoli 11

Contrari 31

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 295 è uguale all'emendamento numero 110; varia solo l'importo. Ricordo ai colleghi che se dovesse essere approvato l'emendamento numero 295 decadrebbe l'emendamento numero 110 che è stato accolto dalla Giunta.

Metto in votazione l'emendamento numero 295. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 110. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 296. Ha domandato di parlare il consigliere Pili, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, in questo emendamento abbiamo ritenuto di operare una duplice scelta. Da una parte quella di dire che non è accettabile che la Giunta, così come ha spiegato l'Assessore Mannoni, disponga di una riserva minimale di dodici milioni di euro, come l'Assessore l'ha definita, perché riteniamo che se è stata riscontrata la necessità di interventi minimali, quelli possano rientrare nella legge numero 25, e cioè con l'attribuzione ai comuni, in termini proporzionali, della partita relativa agli investimenti comunali. Ma è altrettanto vero che se invece vuole essere un comma serio, cioè nato per fare programmi seri e non minuzie, merita senz'altro un incremento dello stanziamento importante e consistente, almeno quanto l'onorevole Paolo Fadda e l'onorevole Secci, accompagnati dall'allora loro Capogruppo, l'onorevole Selis, proponevano per il 2005. Onorevole Fadda, lei era Capogruppo, brillante Capogruppo d'opposizione della Margherita o non so che cos'altro (Partito popolare, quello che a lei va meglio) però certamente la sua proposta prevedeva per il 2005 32 milioni di euro. Oggi mancano all'appello 40 miliardi di vecchie lire. E' evidente che questo voto contrario che, stando agli sguardi, ai sorrisi, vi accingete ad esprimere, è un voto contrario a voi stessi, con questo voto riconoscete che nel 2003 avete sostenuto una farsa, avete sostenuto ciò che non era sostenibile. Ed oggi riconoscete non solo che non siete grado di impostare progetti seri sul tema delle opere pubbliche di interesse locale, e quindi di effettuare interventi seri che possano risultare utili alla Sardegna, ma dite di no a quel processo provocatorio di indebitamento che avete in passato cercato in tutti i modi di sostentare, di supportare con emendamenti provocatori che oggi arrivano alla resa dei conti. E sono conti che vi vedono assolutamente in perdita rispetto alla credibilità che con quell'emendamento avevate cercato di conquistare e che, invece, con questo voto contrario, verrà del tutto meno.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 296. Chi lo approva alzi la mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo agli emendamenti numero 109, 298, 28 e 342. Anche in questo caso siamo in presenza di emendamenti che differiscono soltanto per variazione a scalare di cifre. Il numero 109 e 298 sono uguali, con la differenza che nel 298 manca la copertura finanziaria.

Metto in votazione l'emendamento numero 109. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 342. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 27. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 108. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 299. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 5. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto contrario sull'intero articolato dell'articolo 5 per tutte le ragioni che abbiamo cercato di esprimere nelle dichiarazioni di voto e negli interventi di carattere generale. E' questo l'articolo di una finanziaria senza anima, è l'articolo di una finanziaria senza progettualità, è la dimostrazione di quanto si stia indebolendo il processo pianificatorio della Regione in una materia così delicata come quella della infrastrutturazione del nostro territorio regionale. Siamo di fronte a un'assenza totale di strategia. In questo articolo non vi è un solo progetto degno di un processo pianificatore.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PILI.) E' totalmente assente qualsiasi richiamo agli accordi di programma quadro, sia del servizio idrico sia della stessa mobilità, cioè non vi è nessun riferimento, nemmeno nelle parti attuative, a quel processo che è stato avviato negli anni passati. Credo sia la dimostrazione, non credo della incompetenza della Giunta in questo caso, ma della precisa volontà di bloccare tutto il processo di infrastrutturazione regionale che è stato in qualche modo l'elemento trainante della crescita economica degli ultimi anni, con tutti i risultati che la Banca d'Italia ha richiamato, ma è soprattutto la dimostrazione della confusione in cui versa questa Giunta sul piano gestionale. Questa Giunta regionale, con questo articolo sta dicendo: "Non abbiamo idee, non abbiamo progetti, non abbiamo capacità realizzativa, ma soprattutto non abbiamo capacità gestionale". Cioè i tre processi del governo, l'indirizzo (quindi il progetto), la realizzazione e la gestione, in questo articolo vengono totalmente a mancare. E' per questa ragione che il voto contrario è assolutamente d'obbligo per quanto ci riguarda, ma credo che sia un voto contrario al quale si associ tutti il mondo dell'agricoltura, che riceverà una risposta in termini autoritari e sul prezzo dell'acqua, senza alcun controllo da parte di questo Consiglio. Avremo una gestione del servizio idrico integrato assolutamente priva di compiutezza e di pianificazione e avremo un processo assolutamente improponibile di scioglimento di un ente con migliaia di dipendenti sulle spalle senza nessun futuro certo né per la propria posizione funzionale né per quella retributiva. E' quindi una grave responsabilità quella che la maggioranza si assume conquesto articolo 5, una responsabilità tutta in capo alla Giunta regionale con la complicità della maggioranza che la sostiene. Per questi motivi il mio voto su questo articolo è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, il mio voto sull'articolo è contrario, ma voglio cogliere l'occasione di questa mia dichiarazione di voto per esprimere alcune considerazioni, scaturite dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. E' triste constatare che ancora oggi si voti per pregiudizi, è triste constatare che - atteggiamento al quale non mi adeguerò mai - per partito preso o per posizioni assunte dal proprio schieramento politico, non si prenda in considerazione il ragionamento dei colleghi o di un partito politico.

Non serve e credo non aiuti neanche a comprendersi o a costruire qualcosa insieme, che soprattutto riferendosi all'emendamento al comma 2 (che è un comma pleonastico sicuramente) si venga tacciati di presentare emendamenti strumentali per poter dire poi: "Hai votato un emendamento della mia parte". Come ho dimostrato in sede di esame degli articoli precedenti, non ho avuto nessuna difficoltà a votare suoi emendamenti, onorevole Uras.

Così come meriterebbe un maggiore approfondimento questo inizio di discussione su alcune norme intruse, quale il comma 5 di questo articolo. Abbiamo parlato e avete soprattutto disquisito sul prezzo dell'acqua, sulla tariffa dell'acqua, e mi sarebbe piaciuto sentire "qualcosa di sinistra" in merito a questo. Io parto da un presupposto che forse per qualcuno può costituire una sorpresa, ma ho già detto in precedenti riunioni del Consiglio come la penso sulle privatizzazioni, sul sistema delle privatizzazioni di alcuni beni, e soprattutto io ho sempre creduto e credo ancora oggi che la Sardegna non è, per sua struttura economica e sociale, preparata alle privatizzazioni.

Io sono stato anche contrario - ovviamente a poco è servito, ma comunque continuo a pensarla così - al disimpegno dello Stato in una Regione non pronta a camminare con le sue gambe, ma questo non vuol dire che dobbiamo stare fermi e attendere l'assistenzialismo statale o regionale; bisogna fare un lavoro di preparazione soprattutto della classe imprenditoriale, a mio avviso, non pronta, non preparata, per diverse ragioni che non sto a esternare in questo momento. C'è stato un disimpegno troppo frettoloso in una società e in una Regione che non era in grado, soprattutto per capacità finanziarie, di intervenire direttamente nella gestione della sua produzione e dei suoi beni. Questo vale per la chimica, vale per altre dismissioni, per altre privatizzazioni. Il capitale, il potere finanziario condiziona queste situazioni e noi non abbiamo, all'interno del nostro sistema produttivo, un potere finanziario di intervento per poter seguire al pari di altre Regioni processi di privatizzazione come questi.

Avrei voluto anche chiedere, in particolare all'Assessore Pigliaru, un giudizio tecnico su come sono state stese alcune parti di questo articolo, in particolare il comma 2 e il comma 3. Ovviamente anche a questa domanda, come ad altre domande, non so se riceverò risposta. Le risposte però servono anche per crearsi dei convincimenti o per mettere in discussione il proprio modo di vedere o l'impostazione del proprio ragionamento. E' chiaro che di fronte a una mancanza di risposte continuo a tenere la mia posizione e quindi a votare contro l'articolo 5.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente dichiaro la mia astensione su questo articolo per le ragioni che ho già esposto nel corso della discussione generale e degli interventi sugli emendamenti presentati dall'opposizione, perché ritengo che uno sforzo si sarebbe potuto fare. Dove si parla, nell'articolo 5, delle procedure di liquidazione e dell'avvio dell'ESAF S.p.A., si sarebbe potuto dire, "fatti salvi i livelli occupazionali",in modo da salvaguardare i diritti dei lavoratori dipendenti dell'ESAF ente pubblico. Si sarebbe cioè potuta utilizzare una forma, anche di quelle tiepide, di cui l'avanzante moderatismo è maestro, moderatismo che interviene, contamina, direi anche qualche volta negativamente, molte parti politiche anche avanzate. Si sarebbe potuto scrivere: "Facciamo salvi i livelli occupazionali, salvaguardiamo i diritti dei lavoratori dipendenti. In questo processo non ci saranno cadaveri". Chiaramente scrivendolo nel modo in cui va scritto, che ci viene anche insegnato nelle scuole, anche in quelle di vita.

Si sarebbe potuto dire anche a proposito delle tariffe: "l'acqua, le tariffe dell'acqua, quelle che pagano le famiglie, comunque saranno elaborate (come ha detto l'Assessore nella replica) in modo articolato, salvaguardando i nuclei familiari in condizioni di disagio e di reddito più basso. Si sarebbero potute utilizzare alcune proposizioni, alcuni termini per dire: "Questa maggioranza di centrosinistra (dove c'è sia il centro sia la sinistra) è attenta a questi temi". E invece non si usano questi termini.

E quando qualcuno da questi banchi, proprio perché è libero (è libero e al contempo non lo è, perché si sente vincolato non da discipline di maggioranza ma dalle proprie idee, da quelle del partito al quale appartiene, dagli elettori da cui deriva il mandato che ha ricevuto) lo dice una volta, lo dice più di una volta, lo ribadisce in più sedi, lo ripete, lo scrive, sembra che questo non tocchi nessuno, che quasi quasi non meriti attenzione.

Forse il nostro è un percorso da vivere nelle settimane o forse anche nei giorni o forse anche nelle ore insieme, "Sardegna Insieme", insieme tutti, insieme tra uguali, insieme con i problemi da risolvere che sono comuni, che sono i nostri, di una maggioranza di centrosinistra che ha i valori e la cultura di una maggioranza di centrosinistra, dove c'è il centro e l'attenzione e la sensibilità del centro, e dove c'è la sinistra e l'attenzione e la sensibilità della sinistra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il nostro voto sull'articolo 5 è un voto contrario per due motivazioni fondamentali: una riguarda l'insieme delle previsioni di spesa autorizzate attraverso questo articolo che è evidentemente al ribasso rispetto al livello di trasferimenti storici agli enti locali, in particolare per quanto riguarda la realizzazione di infrastrutture. E questo vale purtroppo anche per altri articoli di questo disegno di legge finanziaria. L'altra riguarda la disarticolata, approssimativa, sbrigativa impostazione con cui è stato affrontato il problema della trasformazione dell'ESAF, della sua liquidazione e dell'avvio del processo di nuovo sistema, di nuova gestione del servizio idrico integrato. Un sistema disegnato in tre commi che, come abbiamo detto, fanno rinvio a una legge impropriamente e difficilmente applicabile in termini integrali, che sicuramente porrà problemi applicativi che dovranno, molto probabilmente, essere affrontati nuovamente da quest'Aula.

E' un modo di affrontare il problema che oltretutto è supportato da una dotazione finanziaria assolutamente insufficiente. E' un articolo su cui poi grava il peso di un'impostazione di risoluzione del problema del personale che è assolutamente inadeguato. Insistiamo sul fatto che da questa Giunta e da questa maggioranza tutti, tutti i sardi, le stesse forze politiche, si potevano aspettare qualcosa di più, si potevano aspettare un disegno riformatore che fosse aperto anche a recuperare eventuali errori di impostazione del passato, di cui è comunque corresponsabile principalmente il centrosinistra nella legislatura '94-'99, e che quindi non può assolutamente svincolare, chi oggi gestisce l'ultima parte di attuazione di questo processo, dalle proprie responsabilità.

Crediamo che il problema della gestione della risorsa acqua vada riproposto e affrontato, speriamo, anche in un quadro normativo diverso se, a livello nazionale oltre che a livello di norme europee, qualche modifica verrà effettuata. In ogni caso, anche soltanto a livello regionale, si poteva pervenire ad un'impostazione diversa. Noi comunque riteniamo che su questa materia meriti, anche in futuro, un coinvolgimento del Consiglio regionale in termini diversi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'articolo 5 della manovra finanziaria. Posto che da comunista considero Blair l'espressione del riformismo più deleterio, cioè quello che colpisce le fasce più deboli della società, ritengo altresì che in una discussione come la nostra il richiamo alla figura del premier inglese "non ci azzecchi per niente" come avrebbe detto Di Pietro.

L'articolo 5 è relativo al settore delle opere pubbliche, compreso il problema delle acque, e in particolar modo all'avviamento delle procedure per la liquidazione dell'ESAF, e su quest'ultimo punto si è soffermato il dibattito di oggi in Aula. Siamo di fronte, a mio giudizio, alla necessità di avviare una seria riforma del sistema idrico, che permette la razionalizzazione della risorsa acqua, proprio perché questa costituisce un bene pubblico, anzi, è un bene dell'umanità che serve a soddisfare le esigenze di tutti, e in particolar modo delle fasce deboli della società. A me pare che tale proposta vada nella direzione giusta, perché fissa parametri corretti e prevede una gestione unitaria che dovrebbe favorire l'utilizzo delle risorse idriche all'interno dei parametri dell'Unione Europea.

Ho letto con attenzione questo pomeriggio la relazione della quarta Commissione e le critiche dell'opposizione rispetto a questo tema; non ho invece riscontrato critiche, pareri negativi da parte di esponenti della maggioranza, se non qualche rilievo sui temi generali. Continuo allora a non capire seriamente alcune dichiarazioni di voto in senso contrario di alcuni esponenti della nostra coalizione rispetto alla proposta esitata dalla Giunta e dalla maggioranza.

Io personalmente rispettoso del lavoro svolto da questa maggioranza al quale ho partecipato attivamente, voterò tutta la manovra finanziaria, articolo per articolo. Non mi interessano le fughe in avanti, le alchimie, l'apparire come il primo della classe. Ho sempre pensato - fa parte della mia forma mentis, della mia formazione politica - che i grandi progetti di cambiamento, i grandi progetti di trasformazione, passino attraverso la collegialità, attraverso il lavoro comune, attraverso il rispetto delle convinzioni altrui.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, mi verrebbe da pensare che non c'è nessuno più sordo di chi non vuol sentire, ma siccome conosco e ho avuto modo di apprezzare la grande capacità, onestà intellettuale dell'onorevole Licheri, mi astengo da esprimere commenti e da interferire in un dibattito politico, lo preciso, esclusivamente politico, che riguarda in questo momento una parte importante della maggioranza di centrosinistra. Noi siamo chiamati qui a esprimere il nostro parere su un articolo per il quale abbiamo già pronunciato notevoli critiche, e le ribadiamo; in particolare io ritengo che l'articolo 5 meriti da parte nostra un giudizio complessivamente negativo, e specificherò il perché.

Questo articolo tocca un drammatico problema, che non è in questo momento il prezzo della risorsa idrica pagato dall'utenza, non è assolutamente questo il primo problema. Questo sarà un problema da affrontare certamente in Consiglio regionale, se il Consiglio regionale non si vorrà disfare anche di questa responsabilità, ma sarà da affrontare anche in altre sedi con l'autorità d'ambito. Quello che ci interessa maggiormente oggi è il problema ESAF, e nonostante le ripetute, ma neanche tanto, considerazioni espresse dall'assessore Mannoni, non avendo avuto l'opportunità di ascoltare l'assessore Dadea, purtroppo rimangono, e questo complessivamente mi rende non condivisibile l'articolo 5, rimangono numerosi problemi legati alla vicenda ESAF ente, soprattutto, quindi, relativi i dipendenti dell'ESAF.

Vedete, l'Assessore Mannoni ci ha confidato che si è avuta una fase concertativa con i sindacati anche in questa direzione, per cui io credo che ci sia stato anche un proseguo prima di mettere in piedi il disegno di legge, che si sia concordato con le organizzazioni sindacali, che ci sia stato un parlare fitto di contenuti, di sostanza e di risultati. Il risultato è questo documento, datato 30 marzo 2005, quindi oggi, recante come oggetto (già tutta la terminologia è un programma) "Procedura di raffreddamento dei conflitti".

Recita il documento: "A seguito dell'approvazione da parte della Giunta regionale del disegno di legge "norme sul trasferimento del personale dei gestori dei servizi idrici regionali", in particolare per quanto concerne l'Ente Sardo Acquedotti e Fognature, queste segreterie regionali, nel valutare negativamente il riscontro dato dalla Giunta, dal Consiglio e dallo stesso ESAF nella giornata di sciopero del 15 di marzo, hanno deciso di attivare tutta la procedura di legge per giungere, in assenza di un'effettiva ed immediata risposta, alla proclamazione di una nuova giornata di sciopero".

In assenza di un'effettiva ed immediata risposta, che oggi doveva esserci. Ed è una risposta che, se non è dovuta ai consiglieri dell'opposizione, è dovuta comunque alle parti sindacali, ai dipendenti dell'ESAF. Continua ancora il documento: "Le motivazioni della mobilitazione sono legate, oltre al già citato testo del disegno di legge della Giunta regionale, all'ulteriore inasprimento della vertenza legata all'imminente avvio in Consiglio regionale dell'esame della legge finanziaria", in particolare all'articolo 5 che stiamo affrontando in questo momento. Rimarcano anche le problematiche - le affronteremo nei giorni successivi - legate all'articolo 12.

Ecco, di fronte ad una protesta tanto vibrata, di fronte ad un intervento così pesante da parte di tutte le sigle sindacali, perché mi pare che siano una decina, è possibile che ancora oggi si possa dire a noi che.

La situazione è sotto controllo e che con il disegno legge si risolvono i problemi? I problemi, Assessore - non mi posso rivolgere al Presidente della Giunta - si risolveranno anche, ma rimarrà sempre più irrisolto il problema di Rifondazione Comunista che, come abbiamo visto, è spaccato in due, e questo non l'abbiamo favorito noi ma l'avete favorito voi, a danno quindi della vostra maggioranza e di questo Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, stamattina, mentre venivo qui a Cagliari, partendo da Nuoro, ho avuto la fortuna e il piacere di ascoltare alla radio, a "Radio Anch'io", un intervento di Romano Prodi. Bene, nel dialogo che c'è stato tra il giornalista, Romano Prodi e coloro che ponevano le domande, che chiedevano chiarimenti, cercavano di capire anche la fase politica che questo nostro paese attraversa, ho scoperto alcune caratteristiche del Presidente che finora mi erano in qualche modo, non dico del tutto sconosciute, ma che non avevo "consapevolizzato" del tutto.

Si tratta della capacità di questo Presidente (speriamo, anzi, ne sono sicuro che diventerà Presidente del Consiglio) di capire e di ricercare contatti, di ricercare possibilità di unione, di ricercare momenti di condivisione con le differenze politiche, con le appartenenze e con tutto quello che viene comunque in vari modi espresso dalla società. La condivisione, sì, la collegialità, sì, qualcosa che a me pare da un po' di tempo manchi in quest'Aula e manchi nei luoghi della politica, manchi anche nei luoghi specifici della politica.

E allora, sinceramente - come usa dire Roberto Capelli sempre, utilizzo la sua frase - mi intristisco quando sento e quando leggo sulla stampa che gli interventi di alcuni consiglieri regionali che partecipano attivamente, partecipano anche con la propria passione politica, sono solo frutto di logiche interne ai vari gruppi politici. Sì, questo mi rende triste, trattare, valutare, giudicare l'impegno politico di alcuni consiglieri di questa Assemblea. E allora? Allora mi pongo delle domande; rifletto, voglio riuscire a riflettere, anche se è molto molto, molto difficile, nel merito.

Il compagno Uras poco fa ha posto un problema semplice, banale: perché non lo si accetta? Perché è così difficile recepire l'inserimento di un concetto breve ma chiaro e limpido all'interno di questo comma? Perché è così difficile specificare meglio, come ha fatto stamattina il Presidente Prodi quando parlava della legge numero 30 e diceva che occorreva abrogare tutti quei commi che portano alla precarizzazione del lavoro? Perché in questo articolo non possibile inserire una norma che prevede criteri chiari nel costruire i rapporti di lavoro con i dipendenti bandendo qualsiasi meccanismo che porti alla precarizzazione?

Ma stiamo parlando di interessi politici interni chiedendo tutto ciò? Stiamo semplicemente facendo tattica politica? No, caro Presidente, caro Assessore, cari consiglieri, cari Capigruppo, se voi fate questa valutazione vi sbagliate, ma vi sbagliate davvero. Se voi continuate a pensare che i compagni di Rifondazione Comunista utilizzino meccanismi e sistemi vecchi continuate a sbagliarvi. Noi siamo liberi, non siamo rinchiusi in un bunker, interveniamo quando vogliamo intervenire, quando siamo convinti di offrire un contributo a questa Assemblea, e questo, guardate, non ce lo potrà impedire nessuno. Però insistiamo nel chiedere rispetto, nel cercare di ritrovare un minimo di collegialità, perché tutte le differenze contribuiscono a costruire, speriamo dall'oggi, un qualcosa di migliore. Noi comunque non ci fermeremo. Per questo dichiaro la mia astensione sull'articolo 5.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 5.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

MARROCU (D.S.). Hanno già pronunciato decine di dichiarazioni di voto!

PRESIDENTE. Ha ragione l'onorevole Marrocu.

PILI (FI). Sì, infatti, volevo vedere se eravate attenti. Volevo chiedere la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Poiché il Consiglio è in procinto di votare può solo chiedere la votazione nominale, che comporta, automaticamente, la verifica del numero legale.

Quindi se lei intende richiedere la votazione nominale può farlo, naturalmente se è sostenuto da otto colleghi.

PILI (F.I.). Rinuncio a richiedere la votazione nominale.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 101. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, mi sono iscritto per dichiarare il voto favorevole a questo emendamento, che affronta il nodo centrale della questione: quello del destino del personale dell'ESAF. Non mi attardo a motivare il voto favorevole, vorrei soltanto sottolineare il significato, soprattutto politico, di questa votazione, un significato particolarmente importante perché la Giunta (e in particolare l'Assessore) ha ribadito anche oggi che il percorso di liquidazione e quindi di trasformazione dell'assetto normativo e giuridico del nuovo soggetto - e in particolare le norme che riguardano il passaggio del personale - è stato concertato con le parti sociali, col sindacato, e che pertanto non ci sarebbe alcun pericolo per i lavoratori.

Io credo si possa e si debba affermare con decisione e con forza che questo purtroppo non è vero, soprattutto perché non è vero che c'è stata una concertazione reale. La concertazione, infatti, non consiste solo nell'incontrare i sindacati; la concertazione consiste nel sottoscrivere, dopo il confronto, documenti che poi vengono rispettati nei processi amministrativi o nei progetti di legge che si presentano in Consiglio regionale. Ciò che è stato oggetto del confronto col sindacato evidentemente non corrisponde a quanto è stato inserito nel disegno di legge che affronta il problema del personale dell'ESAF, e non soltanto perché esistono alcuni errori di formulazione a cui ha fatto cenno onestamente l'Assessore, non solo perché si tratta di formulazioni sbagliate, ma perché non ci sono nel progetto di legge, in questo articolo, norme che riguardano i problemi del personale dell'ESAF, così come invece accade per le norme relative alla trasformazione, al passaggio di personale di altri enti che vengono o soppressi o accorpati.

Qui mancano le norme, tutto viene rimandato a un disegno di legge nel quale al personale viene offerta la possibilità di presentare domanda di inserimento negli organici regionali che, a insindacabile giudizio della Giunta, verrà sicuramente respinta, perché non esiste la capacità ricettiva nel sistema regionale; non esiste un numero di posti scoperti in organico che possa far fronte all'eventuale richiesta dei dipendenti dell'ESAF. Non esiste questa possibilità, è solo formale. Per giunta si prevede, poi, una possibilità di riassorbimento negli organici della Regione o degli enti strumentali contenute in un numero di anni limitatissimo rispetto al tempo necessario per riassorbire quegli esuberi che l'avvio di una nuova gestione necessariamente comporterà. Comporterà esuberi e contemporaneamente aumento delle tariffe. Questa è la realtà verso la quale voi state coscientemente portando il sistema di gestione del servizio idrico integrato.

Noi insistiamo nell'avanzare questa proposta, votiamo a favore dell'emendamento e continuiamo tenacemente a difendere i diritti dei lavoratori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, non è strumentale difendere i diritti dei lavoratori e credo che l'emendamento numero 101, bene illustrato nella fase di presentazione e ben motivato dal collega La Spisa nella dichiarazione di voto, renda merito al fatto che la tutela dei lavoratori non è soltanto privilegio o istanza di una parte della politica.

Io ho apprezzato molto, ripeto, le dichiarazioni dei colleghi Davoli e Uras. Certo non sto qui a sottolineare quanto malessere possa essere contenuto in quelle dichiarazioni, e non è strumentale il fatto che apprezzi quelle parole. Anch'io stamattina, percorrendo la stessa strada dell'onorevole Davoli per venire a Cagliari, ho avuto il piacere di ascoltare il professor Prodi (per il "Presidente" magari aspettiamo) e devo dire che ho condiviso anche, in parte, alcune affermazioni, soprattutto relativamente al lavoro precario, al lavoro a tempo. Ho condiviso quando si faceva cenno alla collegialità.

Il suo alunno, neo Presidente di questa Regione, avrebbe fatto bene ad ascoltare quell'intervista, avrebbe fatto bene ad apprendere una lezione di metodo, una sequenza di concetti politici ben espressi. Condivido la considerazione che ai giovani bisogna assicurare un futuro, ai lavoratori bisogna garantire una prospettiva. Ha aggiunto in quella sede il professor Prodi, se non ricordo male, che stiamo costruendo una generazione di persone senza pensione, e che questo è il frutto anche del precariato. E chi lo spiega questo a chi è proprietario di aziende in Sardegna che utilizzano solo il lavoro precario? Chi spiega, a colui che dirige un'azienda basata sul lavoro interinale e che sta iniziando realmente (e anche questo non lo dico in maniera strumentale) a fare della pubblica amministrazione regionale un'altra azienda?. E non sto entrando su problemi di conflitti di interessi, ma mi riferisco proprio alla metodologia.

Chi lo spiega a colui - l'ho detto l'altro giorno in quest'Aula - con grande sfrontatezza continua a tenere le sue conferenze (perché non mi sembrano incontri politici) nelle sedi deputate a funzioni istituzionali? Anche la peggiore delle nostre Giunte non ha mai osato tanto.

Non mi risulta che siano mai state tenute a Villa Devoto, chiederò scusa se mi sarà dimostrato il contrario, che siano state fatte riunioni di tipo politico, non inerenti la Regione sarda, la gestione della Giunta regionale o fatti e procedimenti inerenti la Giunta regionale e questo Consiglio regionale.

Credo che ciò sia sintomo di una grande confusione del ruolo politico col ruolo amministrativo, ma è una confusione che è anche negli atti. Le norme presenti in questa finanziaria ne sono una dimostrazione; si pensi al fatto di utilizzare la finanziaria per superare il confronto democratico, che porta anche a delle normalissime prese di posizione che non per questo debbono mettere in crisi o in discussione una maggioranza e un Presidente. È un momento di crescita il confronto; opinioni diverse possono concorrere a raggiungere un comune obiettivo: migliorare un procedimento, migliorare un intervento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, il mio voto sull'emendamento numero 101 è un voto favorevole, e credo sia veramente improprio che la Giunta regionale, l'assessore Mannoni, l'assessore Dadea e soprattutto l'onorevole Marrocu che è Capogruppo di un partito che dovrebbe essere il primo alfiere nella tutela dei diritti acquisiti dei lavoratori, si pongono contro questo emendamento. Questo emendamento non si propone altro che tutelare i diritti acquisiti dei dipendenti, siano essi pubblici o privati. E da che mondo e mondo in questo Consiglio regionale mai vi è stato un provvedimento che andasse a cancellare diritti acquisiti e per giunta metterli in discussione sia sul piano finanziario che sul piano funzionale.

Vedete l'ESAF non è niente, l'ESAF non esisterebbe se non ci fossero i lavoratori, se non ci fosse l'esperienza, se non ci fosse la professionalità. Non è un ente che funziona perché ci sono dei mezzi, perché c'è una pianificazione di risorse e di investimento, è una società di gestione di servizi ed è fondata all'ottanta per cento sulla capacità tecnica del personale di governare questo processo.

Per essere chiari: se arriva l'acqua tutti i giorni nei comuni della Sardegna è perché c'è una classe professionale all'altezza e capace ormai da decenni di operare in maniera assolutamente efficiente: Lo afferma uno che nella sua esperienza amministrativa ha scelto, anche quando l'ESAF era governato dal centrosinistra, di rendere unitaria la gestione del servizio idrico della propria città, contribuendo al passaggio della gestione all'Ente sardo acquedotti e fognature.

Questo emendamento, come potete immaginare, non è frutto della improvvisazione della nostra coalizione, ma è il risultato della concertazione che la nostra coalizione ha attivato con tutte - e sottolineo tutte - le organizzazioni sindacali che operano all'interno dell'ESAF.

Abbiamo fatto quello che doveva fare la Giunta regionale e che non ha fatto, non credo per imperizia dell'assessore Mannoni che conosco, ripeto, per puntualità, e né per trascuratezza dell'assessore Dadea, ma credo per osservanza di quella logica che vede il Presidente della Regione dire: tutto ciò che tocchiamo dobbiamo bloccare.

In questo processo l'ESAF è vittima di questa logica. La tutela dei diritti acquisti è un principio che in questa Regione è stato applicato in altre situazioni, cito per tutti le ex IPAB. Anche in quel caso la Regione istituì un ruolo unico ad esaurimento ed attuò un processo di trasferimento delle funzioni sociali proprie di quelle strutture direttamente agli enti locali. Quindi un processo che è andato di pari passo col rispetto dei diritti acquisiti.

Mandiamo avanti l'ESAF S.p.A. ma garantiamo al cuore pulsante di quella struttura, cioè il personale, il mantenimento di tutti i diritti. Tutte le altre cose non valgono, sono soltanto pretesti che non hanno niente a che fare con questo argomento. Ed è vero che la concertazione è stata dimenticata, come è vero che il processo sociale di governo del settore idrico è stato totalmente abbandonato. E' per questo motivo che noi votiamo a favore di questo emendamento che, ripeto, non è nostro, ma è di tutte le organizzazioni sindacali che hanno condiviso con noi un processo di concertazione vero su questo tema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, ho votato a favore dell'articolo, voterò contro questo emendamento. Ho partecipato all'incontro con i Capigruppo, con i lavoratori, con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'ESAF, così come le incontrai, e allora non ero Capogruppo, quando vennero in Consiglio regionale perché molto preoccupate delle decisioni che l'onorevole Pili, allora Presidente della Giunta, assunse in relazione alle gare internazionali e al futuro lavorativo dei loro rappresentati.

Anche allora ero animato dalla stessa preoccupazione che mi anima adesso. Questo problema sarà seguito dal nostro Gruppo attraverso il processo di discussione e di approvazione del disegno di legge che è in carico alla Commissione, che vedrà protagonista il nostro Gruppo e tutto il centrosinistra nel garantire tre punti fermi.

Il primo è la salvaguardia dei diritti acquisiti, non riassorbibili da parte dei lavoratori; e questo è un punto fermo che impegna tutta la maggioranza e impegna la Giunta.

Il secondo punto fermo è che il personale segua le funzioni, perché se il personale non segue le funzioni non stiamo parlando di riforma, stiamo parlando di qualche cosa diversa, e sappiamo che non è interesse nostro né interesse dei sardi fare in modo che il personale non segua le funzioni, perché vorrebbe dire aumentare costi e mantenere a svolgere funzioni improprie personale alle dipendenze della Regione e che la Regione non può mantenere.

Il terzo punto importante è che i diritti siano gli stessi per tutti i lavoratori che provengono da differenti situazioni, e quindi che si applichi lo stesso contratto, mantenendo i diritti acquisiti come uno zainetto (così lo chiamano loro) che ci si porta dietro per tutta la vita. Quindi si applica lo stesso criterio per i lavoratori che provengono dall'ESAF, per quelli che vengono dalla SIINOS, per quelli che vengono dal Govossai e così via. E questo è un altro punto fermo che abbiamo concordato e che siamo disponibili a mandare avanti all'interno del disegno di legge.

Questi punti fermi che impegnano la maggioranza, impegnano il nostro Gruppo e impegneranno la Giunta saranno esaminati col disegno di legge che è già in carico alla Commissione e che porteremo in Consiglio. Mi auguro che possa esservi anche in quella fase una nuova e maggiore concertazione con le parti sociali, con i sindacati, con i lavoratori interessati per mantenere questi tre obiettivi che ci siamo impegnati a conseguire nella riunione dei Capigruppo con i lavoratori e con le organizzazioni sindacali.

L'auspicio, a cui si possono ricondurre questi tre punti, è che si possa ottenere una vera riforma, che ci consenta di conferire maggiore efficienza al servizio, in modo che anche il contenimento delle tariffe, che è l'altro obiettivo che ci poniamo, non ricada tutto sul pubblico, ma dipenda anche da una maggiore efficienza conseguita grazie a una riforma finalmente portata a compimento.

Tenendo a mente questi tre obiettivi esamineremo il disegno di legge che riguarda i lavoratori dell'ESAF, e alla luce di questi stessi obiettivi esamineremo il disegno di legge che ancora la Giunta non ha esitato relativo al più complesso problema dell'utilizzo dell'acqua. La proposta, la bozza che la Giunta sta elaborando ci vede consenzienti in quanto volta a realizzare la riforma salvaguardando realmente i diritti acquisiti dei lavoratori. Ci siamo battuti per la salvaguardia dei diritti quando eravamo all'opposizione, lo faremo adesso che siamo in maggioranza. I lavoratori, del resto, ricordano bene, invece, che quando qualcun'altro era in maggioranza i loro diritti erano molto più a rischio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). L'onorevole Marrocu è un volpone! Io credo che agnellini qua ce ne siano ben pochi e non credo che si debba iniziare una sfida su chi è più volpe degli altri, però certamente l'onorevole Marrocu ha interpretato una parte come forse neanche l'onorevole Cugini avrebbe saputo interpretare.

CUGINI (D.S.). Ha superato il maestro.

DIANA (A.N.). Perché ormai lei sta arrivando proprio ai massimi livelli. Eravamo presenti tutti in quell'incontro, Marrocu, era presente lei, ero presente io, erano presenti i colleghi, abbiamo ascoltato, sentito, il risultato di tutto ciò che abbiamo ascoltato e sentito è quello che è contenuto in questo documento, onorevole Marrocu, tutto qui e non l'ho scritto io. L'hanno scritto tutte le organizzazioni sindacali che poi l'hanno siglato; mi pare.

Abbiamo detto e ripetuto che i diritti acquisiti dovevano essere garantiti e non ci si può venire a dire qui che nel disegno di legge sono garantiti; non è garantito un bel niente, perché altrimenti i sindacati, i lavoratori non si sarebbero preoccupati minimamente, invece sono fortemente preoccupati. Ma quello che è grave è che siamo preoccupati anche noi. Ed ancora più grave è che siete preoccupati anche voi. Non lo volete ammettere, non lo volete dire, l'onorevole Marrocu rinvia all'esame del disegno di legge. Allora, se dobbiamo rinviare all'esame del disegno di legge non affrontiamo la materia, stralciamola dalla finanziaria e affrontiamola nel disegno di legge. Ma non si possono percorrere strade che non sono, tra l'altro, compatibili, siamo su due binari completamente diversi.

Allora le proteste delle organizzazioni, le nostre considerazioni a tutela di un comparto importantissimo sono giustificate. Come l'onorevole Pili ha evidenziato, l'ESAF non vive per i pulsanti che si schiacciano tutte le mattine e che erogano una serie di servizi, l'ESAF senza queste professionalità non può erogare nessun tipo di servizio, perché purtroppo, dico purtroppo, ancora viviamo in un'era nella quale senza le risorse umane in quel comparto non si può erogare alcun servizio.

Io spero che nel futuro l'erogazione delle risorse idriche per uso idropotabile (e non solo) non dipenda esclusivamente dalla presenza di cinquanta avventizi in più o in meno. Ma oggi siamo in questa situazione; e come si può disperdere questo patrimonio? Non è assolutamente possibile. Lo si vuole trasferire in capo all'ESAF S.p.A.? State trasferendo in capo ai cittadini i costi e gli oneri di quel personale. E in ogni caso, trattandosi di un soggetto privato, non potrà garantire i diritti acquisiti dei lavoratori attualmente in capo all'ESAF. La soluzione, quindi, dovete ancora trovarla, ma siamo disponibili a parlare anche di questo.

Però, onorevole Marrocu, ci sono tutte le porte chiuse; vorremmo allora capire una volta per tutte chi è che detiene il passepartout, perché non si capisce più niente. Rifondazione Comunista parla, noi parliamo ed esprimiamo la nostra opinione ed è giusto che sia così, voi non la esprimete pubblicamente ma in separata sede, però alla fine c'è una sola persona che evidentemente ha l'autonomia, l'autorità, l'autorevolezza (definitela come volete) di aprire e chiudere le porte. Io credo che non sia questo il modo di gestire la Regione. È possibile che non ci sia un sussulto di orgoglio da parte di questa maggioranza? Ma almeno su un punto non intendete differenziarvi dalla Giunta o dal Presidente Soru?

Non è possibile, mi pare strano, assurdo che non ci sia stato in questi nove mesi un solo argomento nel quale noi abbiamo avvertito un dissenso diffuso. Ma cosa ci stiamo a fare allora? Vogliamo tornare al podestà? Torniamo al podestà e siamo tutti felici e contenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie Presidente, per la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Onorevole Pili siamo in fase di votazione dell'emendamento 101.

PILI (F.I.). Chiedo allora la votazione a scrutinio segreto, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, va bene che ripetere aiuta: il voto segreto non si può chiedere perché sono state appena pronunciate le dichiarazioni di voto, che non sono state dichiarazioni di astensione, quindi il voto segreto non può essere richiesto.

Metto in votazione l'emendamento numero 101. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Per effetto della votazione dell'emendamento numero 101, decadono anche gli emendamenti numero 144 e 103 all'articolo 12. Passiamo all'emendamento numero 309.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario. Perché il voto contrario? Intanto perché ho letto su alcuni giornali alcune brillanti dichiarazioni di qualche autorevole esponente della maggioranza che ha detto: "paghiamo tutti i debiti che i consorzi e tutti i soggetti hanno contratto con l'EAF, Ente Autonomo del Flumendosa". È falso, bisogna dire a tutti i soggetti che hanno debiti con l'EAF, accumulati nella gestione storica dei propri consorzi, che questi sono legati non semplicemente al costo della risorsa idrica, ma, nella maggior parte delle ipotesi, lal costo di gestione di strutture che hanno avuto non soltanto il compito di erogare l'acqua, di erogare la risorsa idrica, ma di sostenere anche altri obiettivi che erano in capo all'Ente Autonomo del Flumendosa, così come agli stessi consorzi. Quindi è evidente che non è mai stato effettuato questo processo di scorporo del costo della fornitura idrica dagli altri costi.

Lo strumento individuato nell'emendamento numero 309 è pertanto assolutamente improprio e non risolve il problema, semmai lo dilaziona nel tempo. Così come fa l'onorevole Marrocu prima, quando afferma "faremo un disegno di legge". Tutte chiacchiere, onorevole Marrocu, perché lei sa bene che non ci sarà nessun disegno che arriverà in Aula, perché nell'articolo precedente avete dato mandato alla Giunta regionale di fare tutto. Dovete leggere attentamente quello che votate!

Nell'articolo precedente c'è scritto che la Giunta regionale, non solo ha come poteri quelli previsti dalla legge numero 33 del 1998, ma aggiunge il comma 1 dell'articolo 5: "ulteriori modalità e criteri sono stabiliti con direttive della Giunta regionale". Onorevole Marrocu si legga tutto, dall'inizio alla fine, lei non approverà nessun disegno di legge: è un imbroglio per i lavoratori e per tutti quelli che la stanno a sentire, perché avete già approvato una delega totale alla Giunta, non c'è Commissione, non c'è maggioranza che tenga, avete già attribuito all'Esecutivo tutti i poteri attraverso una sorta di legge di delega. Consentite, con questa norma, alla Giunta regionale di fare e disfare come meglio crede.

Quindi, onorevole Pirisi, lei godrà di un periodo di vacatio: per altri quattro anni e mezzo, non sarà più chiamato a rispondere, quindi si potrà riposare. Si occupi del piano paesaggistico regionale, che senz'altro la terrà impegnata ancora per molti anni, perché non credo che arriverà mai a compimento. Una cosa è certa: non è pensabile che anche sul tema dell'EAF si diano risposte così inesistenti, così inconsistenti, così come quella prevista in questo emendamento. Non è certamento così, con una rateizzazione in sette annualità, che si affronta il problema del rientro dai debiti accumulati per la fornitura delle risorse idriche dal gennaio del 1999.

Io vorrei ricordare che in alcuni casi stiamo parlando di acqua che non è stata valutata nella sua erogazione finale, ma solo in quella iniziale. Quindi essendo questo emendamento della Giunta regionale approssimativo, incapace di individuare qualsiasi soluzione, non potrà che ricevere da parte mia il voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Qualche volta oltre che leggere bisogna anche capire cosa c'è scritto. Io penso che il collega Pili avrebbe fatto bene, anche per rispetto nei confronti del collega che ha diretto il consorzio di bonifica per tanti anni, e che quindi conosce bene i problemi e i rapporti tra lo stesso consorzio di bonifica e l'EAF, ad informarsi e a capire che con questo emendamento, con l'emendamento numero 310 e con l'emendamento numero 336 all'articolo 6 (che mi auguro possano essere trasfusi in un emendamento di sintesi che tenga conto anche della posizione della minoranza, che ha presentato analoghi emendamenti), si stanno ponendo le basi per la soluzione definitiva di un problema di una gravità estrema. Un problema maturato in tanti anni, dal 1994 ad oggi.

Sto parlando degli emendamenti numero 309, 310 e 336, che finalmente offrono una soluzione ad un problema che ha determinato per il Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale una situazione debitoria di quasi ottanta miliardi di vecchie lire, con bollette che stanno per arrivare agli agricoltori da tremila a quattromila euro ad ettaro in alcuni casi; una situazione che ha portato l'EAF a pignorare dieci milioni di euro di risorse al consorzio di bonifica; risorse destinate a realizzare lavori di sistemazione idraulica a seguito dell'alluvione del 1999, soprattutto nel Campidano.

Con questo emendamento, il numero 309, che è un emendamento che voto ben volentieri, con grande convinzione e con grande libertà, si avvia a soluzione definitivamente questo problema. Il debito tra consorzio ed EAF è stato ricalcolato in 13 milioni di euro, di cui 10 milioni e mezzo vengono coperti dall'amministrazione regionale con un intervento finanziario della Giunta che prevede la rateizzazione in sette anni, con rate di un milione e mezzo di euro, mentre tre milioni di euro, da pagare in sette anni, rimangono a carico del consorzio e costituiscono un costo che il consorzio può sopportare agevolmente e che rappresenta dieci anni di acqua non pagata.

Quindi, gli emendamenti numero 309, 310 e 336 costituiscono la soluzione definitiva di un problema che riguarda il Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale, con l'intento, come è scritto nell'emendamento 336, di avviare anche una riforma, perché se non si risolve anche il problema del diverso assetto da dare ai consorzi di bonifica, questi debiti si riprodurranno nel tempo.

Gli emendamenti hanno pertanto sia la funzione di sanare la situazione debitoria sia quella di avviare un processo di riforma necessario per evitare che queste situazioni debitorie si abbiano a ripresentare. E questo aspetto è ben conosciuto dal collega Paolo Terzo Sanna, consigliere regionale del Gruppo di Forza Italia, che è stato per lunghi anni Presidente del consorzio di bonifica e che sa cosa ha significato la situazione debitoria verso l'EAF, il pignoramento delle risorse e la minaccia o la possibile minaccia di chiusura delle attività del consorzio. I lavoratori del consorzio ancora oggi sono a rischio di stipendio e anche quei lavoratori vanno salvaguardati, come ha ricordato l'onorevole Pili, come i lavoratori dell'ESAF.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu veda, si rinvia sempre il problema ad un disegno di legge, ad una modifica organica, ad un qualcosa che deve riguardare un problema più generale. Il problema del Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale non è un problema diverso dagli altri consorzi di bonifica in Sardegna. La regione è intervenuta, e in questa manovra finanziaria siamo intervenuti per sanare una parte del deficit dell'ESAF; per quale motivo allora noi oggi stiamo sanando una situazione in un comparto agricolo importante della nostra regione, e stiamo trascurando tutto il resto?

I problemi del Campidano di Oristano non sono certo diversi. Anche il consorzio di bonifica di Oristano ha problemi, li ha e anche grossi. Allora, queste soluzioni se possono interessare anche l'onorevole Sanna e l'onorevole Marrocu e altri consiglieri regionali del territorio del Campidano di Cagliari, possono interessare anche noi. Però se dobbiamo affrontare la materia dobbiamo occuparci e della Sardegna meridionale e del Campidano di Oristano e di tutti gli altri consorzi di bonifica che soffrono di questo problema. Non è che adesso risolviamo questo problema e poi aspettiamo di vedere attuata la soluzione proposta dall'assessore Addis la settimana scorsa nella sede del consorzio di bonifica di Oristano.

L'assessore Addis ha detto agli agricoltori: "non preoccupatevi, le bollette dell'acqua ve le paghiamo noi". Ma da quando in qua? E dove sono le risorse per mantenere quell'impegno? In questa finanziaria non ci sono. Dove è la finanziaria di rigore che voi avete voluto portare alla nostra attenzione? Non è che si procede sfogliando la margherita, sistemando oggi questo consorzio, domani quell'altro, poi si sistema quell'altra industria, poi quell'altra impresa. I problemi, onorevole Marrocu, vanno affrontati complessivamente e il problema dei consorzi di bonifica, così come il problema delle comunità montane, va affrontato alla luce di un disegno generale, non "a spizzichi e a morsichi".

Allora, la mia contrarietà a questo emendamento è dovuta fondamentalmente a questa ragione. Devo dire a chi mi ha votato che questo Consiglio regionale ha una particolare attenzione per il Campidano di Cagliari e non ce l'ha per il Campidano di Oristano? E allora metterci uno contro l'altro e non trovare una soluzione che sia coerente con tutte le necessità che esistono nel territorio regionale, mi sembra quanto meno, non so come definirlo, è "una marchetta" di grandi proporzioni, vastissime dimensioni, certamente dal punto di vista dei chilometri quadrati, dal punto di vista delle cose che si vogliono fare.

Se il commissario dell'EAF fosse stato un rappresentante del centrodestra o ci fosse stato un consiglio di amministrazione nominato e in regola con tutti i poteri (anche se oggi in regola con tutti i poteri non c'è più nessuno) io sfido quest'Aula a pensare che la Giunta avrebbe presentato un emendamento di questo genere per mettere l'EAF nella condizione di assoluta tranquillità. Non lo avete voluto fare nemmeno negli anni precedenti! Perché? Onorevole Marrocu lei lo sa benissimo, eppure anche negli anni passati questa possibilità e questa opportunità c'era. Invece no, la tirate fuori dal cilindro adesso e sono sicuro che l'anno venturo ci sentiremo dire che la contabilità dell'EAF è a posto. La contabilità dell'EAF, al contrario di quella dell'ESAF, era a posto anche quest'anno, è a posto l'anno scorso ed era a posto per cinque anni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, io credo che non ci sia più sordo di chi non voglia sentire. Cioè, io non voglio ripetere quello che ha detto il collega Marrocu, ma voglio riprendere le considerazioni del collega Diana quando sollecitava una verifica sulla politica di rigore, affermando che non bisogna affrontare soltanto l'aspetto relativo al Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale, ma anche quello relativo ai consorzi di altri territori.

Se l'onorevole Diana oltre che chiacchierare con il collega Marrocu, stesse attento alla lettura degli emendamenti che vengono presentati, avrebbe colto, assieme all'onorevole Marrocu, all'onorevole Terzo Sanna, che, contrariamente a ciò che avvenuto nel passato, il problema relativo alla situazione di difficoltà nella quale si trovano i consorzi di bonifica, è stato affrontato con una grande coerenza e non con la politica dal carciofo.

All'interno di questa finanziaria, infatti, con gli emendamenti che sono stati presentati dalla Giunta e dalla maggioranza, si profila un disegno organico di intervento relativo non solo alla Sardegna meridionale, ma a tutti i consorzi di bonifica della nostra regione, perché tutti quanti presnetano problemi gestionali estremamente gravi.

È vero, questi interventi probabilmente non vanno interamente nella direzione della politica di rigore, ma questa finanziaria, come abbiamo avuto modo di dire in altre occasioni, ha sì la funzione di perseguire una politica di rigore, non trascurando, però l'attenzione ai problemi. Questo è un caso tipico di grande attenzione, di grande sensibilità da parte della maggioranza nel voler affrontare un problema che è sul tappeto, che se non affrontato andrebbe a gravare ulteriormente sul comparto agricolo, fortemente in difficoltà.

Quindi, quando sollecitava di affrontare le difficoltà relative a tutto il comparto dei consorzi di bonifica qui, clamorosamente lei ha "toppato", perché gli emendamenti numero 309, 310 e 336 affrontano proprio il problema della grave crisi gestionale che interessa i consorzi di bonifica. Pertanto il mio voto sarà sicuramente un voto favorevole all'emendamento numero 309, così come lo sarà sugli altri emendamenti che anch'io auspico, come faceva il collega Marrocu, possano confluire in un emendamento di sintesi concordato con l'opposizione per ricomprendere anche le ragioni espresse negli emendamenti presentati dal centrodestra.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 309. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 310. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 52. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 69. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'emendamento numero 22. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole a questo emendamento, e chiedo di potervi aggiungere la mia firma, se i colleghi proponenti sono d'accordo.

Il mio voto sarà favorevole in quanto si tratta di un tentativo, a mio parere meritevole, di alleviare le conseguenze negative derivate ad un'ottantina di nuclei familiari sardi dal fatto che hanno chiesto ad enti locali della Sardegna il beneficio previsto dalla legge a favore dei centri storici, avendo anche contestualmente goduto del beneficio previsto dalla legge regionale numero 32 del 1985 per l'acquisto della prima casa.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue SCARPA.) Nella scorsa legislatura il Gruppo della Rifondazione Comunista e il Gruppo Sardista presentarono un emendamento che tendeva a risolvere questo problema e questo emendamento non fu accolto in due diverse occasioni (se non ricordo male vi fu anche un emendamento presentato del collega Rassu) mentre la Giunta regionale presentò una norma, che è quella che si tende qui a modificare, con la quale sostanzialmente si chiedeva ai beneficiari di queste due leggi di scegliere quale delle due agevolazioni restituire alla Regione.

Ora, il problema che si pone è che questi due contributi hanno una diversa natura, una diversa funzione, quindi il divieto di cumulo sembra ingiustificato. Mentre infatti il beneficio per l'acquisto della prima casa trova la sua ratio nella necessità di alleviare la tensione abitativa, il contributo per il recupero dei centri storici ha invece una funzione più ampia, generale, e riguarda tutta la collettività. Inoltre, queste famiglie subirebbero un grave danno, in quanto i comuni interessati le hanno erroneamente inserite nelle graduatorie pur essendo a conoscenza del fatto che non rispettavano i requisiti previsti dal bando.

Vi è, del resto, anche un emendamento più radicale, firmato da me e dal collega Atzeri, presentato come articolo 37 bis, che tende a riconoscere la cumulabilità dei due interventi. Comunque già questo emendamento tende ad attribuire a questi soggetti un beneficio, cioè la possibilità di ottenere i benefici non soltanto per l'acquisto, ma anche per una serie di altri interventi. Per questa ragione dichiaro il mio voto favorevole e chiedo ai colleghi un'attenzione al riguardo, anche perché si tratta di un emendamento che non comporta spesa ulteriore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, l'anno scorso, in sede di approvazione della legge finanziaria, la Giunta ha accolto un emendamento trasversale, presentato da maggioranza e opposizione. Fatto sta che, comunque, nell'accettare l'emendamento e nel fare giustizia si è commessa una parziale ingiustizia, e spiego il perché.

Ci sono un'ottantina di casi in Sardegna, di cittadini che hanno presentato domanda per avere da una parte i contributi in conto capitale previsti dalla legge numero 179 del 1992 e dall'altra i contributi in conto interessi previsti dalla legge numero 32 del 1985. Bene, è noto che tra le due la legge numero 32 è sempre stata la legge più veloce dal punto di vista dell'istruttoria. La legge numero 32, così come la numero 179, finanzia l'acquisto, la costruzione, la ristrutturazione, l'ampliamento della prima casa. C'è però una differenza enorme tra le due. Mentre la legge numero 32, nel caso in cui si tratti di costruzione viene erogata a stati d'avanzamento, quindi la contribuzione in conto interessi avviene man mano che viene realizzato lo stato d'avanzamento, il contributo in conto capitale, previsto dalla legge numero 179, per cui viene erogato ad opere eseguite, quindi a casa realizzata o a casa acquistata.

In sede di esame della finanziaria scorsa la Giunta aveva accettato, all'articolo 5 della legge numero 6, l'emendamento che ammetteva al beneficio solo coloro i quali - così recita almeno l'articolo - avevano optato per l'acquisto e il recupero dell'immobile, escludendo coloro i quali avevano costruito, ristrutturato o ampliato. Qual è il beneficio? Chiaramente la legge nel bando escludeva che un beneficio potesse essere cumulato con l'altro. Ma per coloro i quali hanno presentato domanda sia per l'acquisto sia per la costruzione, prima che si realizzasse l'acquisto o che si iniziassero i lavori, la Giunta ne presumeva la buona fede, perché c'è stata la contemporaneità delle domande. E' chiaro che prima hanno incassato le somme previste dal mutuo ex legge 32, che veniva erogato a stati d'avanzamento, poi hanno incassato il contributo in conto capitale ad opere eseguite.

Giustamente la Regione ha chiesto indietro i contributi in conto capitale, cioè i contributi a valere sulla legge numero 179 del '92. Con l'articolo 5 della legge numero 6 dell'anno scorso la Giunta ha previsto che si potesse optare tra la restituzione dei contributi in conto capitale e quella dei contributi in conto interessi; però l'opzione è prevista solamente per coloro i quali hanno chiesto i contributi per l'acquisto e il recupero dell'immobile. Non è stata offerta la stessa possibilità a coloro i quali hanno costruito, ristrutturato o ampliato.

Ora, se è vero come è vero che l'atto d'acquisto ha una data certa, e quindi è possibile rilevare se è stato stipulato prima della domanda per il contributo, è pur vero che la denuncia inizio lavori, fa testo né più e né meno dell'atto pubblico di acquisto, perché registrata e protocollata in comune. Per cui se è giusto che possano beneficiare di questa opzione coloro i quali hanno operato l'acquisto prima di aver presentato la domanda per i contributi ex legge numero 179, è pur giusto che anche coloro i quali hanno costruito e hanno iniziato i lavori prima e di presentare la domanda possano beneficiare dello stesso trattamento.

Questo è il senso di questo emendamento: mettere i cittadini sullo stesso piano. Questa modifica non comporta alcun onere finanziario aggiuntivo per la Regione; si tratta solo di porre rimedio a una trascuratezza verificatasi l'anno scorso in sede di definizione e di coordinamento degli emendamenti. Oggi si chiede giustizia, perché sono stati fatti figli e figliastri. La Regione, del resto, reincasserebbe la contribuzione a tasso di tesoreria. E' chiaro che a prima vista parrebbe che si voglia favorire una truffa. Benissimo, se così fosse (ma così non è perché se alla data della domanda di contributo non si sono iniziate le opere vuo, dire che c'è buona fede) allora sarebbe stata favorita una truffa anche con l'articolo 5 della legge numero 6; ma così non è. Si vuole solo offrire un'opzione.

Se il cittadino dice: "Io ho incassato e sono pronto a restituire i soldi. Fammi scegliere, restituisco i soldi alla Regione e opto per il mutuo", non vedo cosa ci sia di strano. Si tratta solo di compiere un atto di giustizia nei confronti dei cittadini. Grazie.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 22. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'emendamento numero 104. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LICANDRO, Paolo Terzo SANNA, RASSU, PETRINI.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica mediante procedimento elettronico.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 41 consiglieri. Pertanto sussiste il numero legale 40, siamo in numero legale.

(Sono presenti i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.)

Metto in votazione l'emendamento numero 104. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 72. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'emendamento numero 2. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, ormai si è capito che qui si boccia tutto, anche il diritto dei sindaci, il diritto-dovere dei sindaci di completare un'opera pubblica. L'emendamento numero 1 (l'emendamento numero 2 è conseguente) che la Commissione bilancio aveva espresso l'impegno di portare in Aula, tratta esclusivamente di questo. Con esso si vuole modificare il famigerato articolo 4 della legge regionale numero 9 del 2004 che impone ai sindaci il rimborso dei ribassi d'asta. Dalla Commissione è stato assunto l'impegno di modificarlo in Aula.

Bene, questo è proprio uno di quegli articoli, come il primo che poi è stato modificato e inserito nell'articolo 5 di questa finanziaria, proposto da chi non ha mai calcato per un solo giorno un'aula comunale. Altrimenti saprebbe bene che quando un'amministrazione comunale chiede una qualsiasi autorizzazione ai proconsoli romani (i cosiddetti sopraintendenti regionali, direttori generali del Genio Civile, eccetera, eccetera, che bloccano un'opera pubblica perché non vogliono che si sposti un ulivo, perché ogni buco diventa, ai loro occhi, una possibile Domus de Jana, o perché c'è una pietra che parrebbe essere del paleolitico inferiore) i lavori si fermano per anni. Questo non capita una volta all'anno, capita mensilmente in ogni amministrazione.

E' assurdo, quindi, quanto stabilito dal citato articolo 4 che il sindaco o l'amministrazione debbano assumere gli impegni (dopo il rilascio delle autorizzazioni regionali necessarie per l'assunzione degli stessi) entro il termine perentorio di novanta giorni dall'entrata vigore della legge numero 9, che è la legge di assestamento del bilancio 2004. Si è posto in essere, in parole povere, un articolo punitivo dove praticamente si minacciano le amministrazioni comunali di ritirare buona parte delle provvidenze già concesse. Si dice, infatti, alla fine, sempre con questa mania punitiva e vessatoria, che il mancato impegno entro tale termine comporta l'immediato riversamento delle somme detenute. Chi è sindaco in quest'Aula si alzi, si alzi e dica se io ho torto o ragione e qual è l'amministrazione che entro i famigerati novanta giorni oggi, a meno che non operi in un comune dove veramente è pianificato e urbanizzato tutto, è in grado di avere le autorizzazioni necessarie dai vari enti, ma principalmente mi riferisco alle soprintendenze e quant'altro.

Bene, con questi due emendamenti io ho voluto segnalare, così come è stato fatto in Commissione bilancio, che il termine di novanta giorni era un termine perentorio e ancora più perentorio e vessatorio era l'ultimo comma che prevedeva l'obbligo di immediato riversamento delle somme detenute per le amministrazioni che non avessero proceduto entro novanta giorni. In sostanza si voleva "far cassa" a tutti i costi. Bene, questa è un'assurdità, credetemi, di cui si può fare veramente a meno, che può essere corretta e riveduta con questa finanziaria, perché si tratta di modifiche che non comportano assolutamente un impegno finanziario. Si chiede solo un riconoscimento che i termini imposti sono termini assolutamente punitivi, assolutamente vessatori verso le amministrazioni comunali, punto e basta.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'emendamento numero 7. Ha domandato di parlare il consigliere Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, io naturalmente voterò a favore dell'emendamento numero 7 e dei successivi da me presentati. C'è una ragione di fondo che mi ha portato a presentare degli emendamenti che da alcuni colleghi di questo Consiglio sono stati definiti populistici, campanilistici: stiamo parlando di necessità e di problemi del nostro territorio e della nostra provincia.

Voglio ricordare ai colleghi che hanno definito in questo modo questi emendamenti, questo emendamento numero 7 in particolare, che negli anni passati, i colleghi presenti in quest'Aula, e magari chi oggi è addirittura Assessore, battaglie di questo genere ne hanno condotte tantissime, e dopo averle vinte, perché l'allora maggioranza aveva capito le necessità del territorio (parlo per esempio dell'aeroporto di Fenosu, parlo del porto di Oristano, eccetera) hanno in qualche modo sbandierato sulla carta stampata, comunque sulle televisioni, la loro vittoria.

Io credo che questi emendamenti affrontino un problema che affligge la città di Oristano, senza creare, tra l'altro, nessun problema alla manovra finanziaria perché questi 500 mila euro che si chiede di assegnare al comune di Oristano vanno in diminuzione dalla pubblicità istituzionale della Presidenza della Giunta. E quindi credo che dei 10 milioni e mezzo di euro a disposizione per la pubblicità istituzionale, 500 mila euro vanno ad un'amministrazione comunale che ha un grosso problema da risolvere, nessuno possa dire niente e possa negare che quei 10 milioni e mezzo per la pubblicità istituzionale della UPB S 01043 costituiscono sinceramente uno scandalo.

Credo che davanti all'opinione pubblica quest'argomento verrà sollevato e mi dispiace che il parere della Commissione sia negativo. Spero che invece l'Aula trasformi quest'emendamento in una realtà e che veramente questi 500 mila euro possano essere sottratti alla pubblicità istituzionale del nostro Presidente.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 9. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 12. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 331. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 74. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 73. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 105. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 107. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MORO, LICANDRO, SANCIU, RASSU, LOMBARDO, PILI, PISANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 107.

Rispondono sì i consiglieri: CHERCHI Oscar - DIANA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - RASSU - SANCIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 46

Votanti 46

Maggioranza 24

Favorevoli 7

Contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 341. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'articolo 6. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Poiché all'articolo 6 sono stati presentati numerosi emendamenti della maggioranza e dell'opposizione relativi proprio al problema dei consorzi di bonifica, chiedo di sospendere l'articolo 6 e passare all'articolo 7 per consentire un incontro tra la maggioranza e la minoranza e valutare la possibilità di trovare una sintesi.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, l'articolo 6 è sospeso. Passiamo all'articolo 7. A questo articolo sono stati presentati sette emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 7 e dei relativi emendamenti.)

Art. 7

Interventi nel settore dei trasporti

1. È autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di euro 85.583.000 per la concessione alle aziende di trasporto esercenti servizi pubblici di linea dei contributi previsti dall'articolo 2 della legge regionale 27 agosto 1982, n. 16 (Norme per la concessione di contributi di esercizio e per investimenti alle aziende di trasporto esercenti servizi pubblici di linea a carattere regionale e locale), e successive modificazioni ed integrazioni; una quota del suddetto stanziamento, per un importo fino ad euro 8.500.000, è destinata alla copertura del rinnovo del C.C.N.L. del trasporto pubblico locale (UPB S13.011).

2. Nell'articolo 9 della legge regionale n. 16 del 1982, e successive modifiche ed integrazioni, dopo il comma 5 è inserito il seguente:

"5 bis. I contributi per la costruzione e per l'acquisto di infrastrutture ed impianti fissi possono essere concessi anche ad enti locali, singoli o associati, ancorché non concessionari di servizi pubblici di linea per viaggiatori di interesse regionale purché finalizzati alla realizzazione di autostazioni e di fermate comuni a tutti i servizi di trasporto pubblico, indipendentemente dal vettore esercente".

EMENDAMENTO soppressivo parziale CHERCHI Oscar

Art. 7

Il comma 2 dell'art. 7 è soppresso. (11)

EMENDAMENTO aggiuntivo CHERCHI Oscar

Art. 7

All'art 7, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente comma 1 bis : "A valere sulle disponibilità recate dalla UPB S13012 cap. 13025 è autorizzata per l'anno 2005 una quota pari a Euro 1.000.000, destinata a favore delle sole società esercenti servizi di trasporto pubblico urbano per l'acquisto di autoveicoli elettrici o a metano, allo scopo di ridurre, anche se in minima parte, l'inquinamento atmosferico". (18)

EMENDAMENTO aggiuntivo CHERCHI Oscar

Art. 7

All'art. 7, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente comma 1 bis: "A valere sulle disponibilità recate dalla UPB S13012 cap. 13025 è concesso un contributo straordinario al Comune di Oristano, per l'anno 2005, di Euro 1.000.000, per l'acquisto di automezzi elettrici o a metano per il trasporto pubblico urbano dello stesso comune, al fine di sostituire il parco macchine.". (19)

EMENDAMENTO aggiuntivo SANNA Paolo Terzo - DIANA - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU - LA SPISA - SANCIU - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU

Art. 7

Al comma 2 dopo il termine "esercente" 35 è aggiunta la frase:

"con priorità assoluta per i comuni sprovvisti di autostazione con rilevante, e dimostrabile, flusso di traffico passeggeri e pendolarismo. ". (130)

EMENDAMENTO aggiuntivo CONTU - DIANA - OPPI - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU

Art. 7

Al comma n. 2 dell' art. 7 è aggiunto il seguente comma 2bis :

Al fine di garantire la sicurezza lungo il canale di soccorso aereo situato nella laguna di Santa Gilla, è autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di Euro 500.000, destinato al ripristino della navigabilità dello stesso canale ( UPB S13.024 ).

In aumento

UPB S13.024 (Cap. 13069 - Spese per la realizzazione di un canale navigabile per le emergenze aeroportuali dello scalo di Cagliari - Elmas)

2005 Euro 500.000

In diminuzione

UPB S11026 (Cap. 130.25 Contributi regionali alle aziende pubbliche e private di trasporto per l'acquisizione di materiale rotabile e tecnologico di controllo)

2005 Euro 500.000 (129)

EMENDAMENTO aggiuntivo LICANDRO - DIANA - OPPI - CAPELLI - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU

Art. 7

Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2 bis. E' autorizzata nell'anno 2005 la spesa di euro 5.000.000 per il completamento e l'adeguamento dell'aeroporto di Fenosu (S13.025).".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

S13.025

2005 Euro 500.000

In diminuzione

2005 Euro 500.000 (131)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - DIANA - LADU - OPPI - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 7

Dopo l'art 7 è aggiunto l'art 7 bis:

E' autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di euro 8.000.000 (UPB S09046 - Cap. 09156) per la ricapitalizzazione della SFIRS da utilizzare a sostegno del comparto tessile regionale nel quadro degli accordi Stato-Regione per il rilancio dello stesso comparto.

COPERTURA FINANZIARIA

UPB S09.046 (Cap. 09156)

+ 8.000.000

UPB S03.002

- 8.000.000

(199)

PRESIDENTE. Gli emendamenti vengono dati per illustrati dai presentatori.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Non si accolgono.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, io credo che la materia dei trasporti...

(Interruzione del consigliere Cugini)

RASSU (F.I.). Sì, io intervengo, dal momento che nessuno ascolta almeno mi diverto a parlare. Questa non è un'Aula parlamentare, questa è diventata una... non si sa neanche cosa sia. Quindi, dal momento che non è un'Aula parlamentare, ci sono i monologhi, gli exploit, non si capisce più niente.

(Interruzioni)

Va beh, ascoltare non è sufficiente, Presidente. Io ascoltavo quando ero Presidente, e quando mi si chiedevano delle risposte, le risposte le davo. Tutto qui.

Bene, detto questo, credo che in materia di trasporti in Sardegna ci sia molto da dire e molto da fare. La continuità territoriale, chiamiamola così, è una bella parola, però sta quasi a sottolineare come prima l'Isola di Sardegna non fosse quasi parte integrante dello Stato Italiano, anzi per meglio dire, e per essere più moderni, parte integrante dell'Europa, e non avesse e non ha gli stessi diritti come aveva e ha gli stessi doveri. Del resto noi paghiamo le tasse per avere delle strade decenti, paghiamo le tasse per essere messi in condizione di poter viaggiare né più e né meno come i nostri concittadini italiani del Lazio, del Piemonte, della Lombardia, della Calabria e della Sicilia. Quindi i doveri i cittadini sardi li adempiono alla pari di tutti gli altri cittadini italiani, nonostante ciò, sia lo Stato italiano che i Governi regionali che hanno amministrato sino a qualche anno fa,non avevano fatto niente per porre rimedio a questa situazione.

Solo recentemente si è ottenuta la continuità territoriale, dico ottenuta tra virgolette perché il sardo è ancora un cittadino di serie D, non di serie C o di serie B o di serie A. E' di questi giorni la diatriba sulla continuità territoriale, è di questi giorni la diatriba dell'Alitalia con le altre compagnie, sono di questi giorni gli interventi del Governo regionale che, stando a quanto ho avuto modo di vedere, mi sono sembrati alquanto timidi nel procedere; soprattutto se si tiene conto che la continuità territoriale, conquistata dopo anni e anni di lotte, rischia di essere vanificata dai mancati adempimenti della Regione Autonoma della Sardegna.

Cosa dire sui trasporti interni? Sui trasporti interni, l'unica azione consistente e visibile che è stata intrapresa ultimamente è l'ordinanza dell'Assessore che con un colpo di spugna ha soppresso moltissime linee interne che avevano garantito, dopo diversi decenni dal dopoguerra in poi, pari dignità al cittadino di Bassacutena come al cittadino di Olbia, o al cittadino di Loculi come al cittadino di Cheremule. Il cittadino di Cheremule, infatti, può collegarsi, non dico agevolmente, ma per lo meno dignitosamente con Olbia o con Bosa o con Porto Torres, no, si può collegare probabilmente una volta sola al giorno alle otto e un quarto, per poi rientrare a casa chiaramente, se gli va bene, alle diciotto e trenta o alle diciannove e trenta o venti.

Detto questo, l'unico atto significativo che io ho potuto notare è stata l'ordinanza con la quale appunto è stata soppressa buona parte di queste linee private. Ciò è avvenuto, chiaramente, nel segno del risparmio, alla luce del numero dei passeggeri che giornalmente frequentavano quella linea. E cioè se da Torralba o da Bonnanaro ad Olbia o a Bosa o a Macomer non viaggiano più di dieci persone al giorno per essere chiari...

(Interruzioni)

Io sto parlando di trasporti, dell'intervento nel settore dei trasporti. Siccome c'è stato un intervento della Giunta che non condivido, sto spiegando perché non lo condivido, tutto qui. L'intervento sui trasporti non può essere limitato ad un'autorizzazione di uno stanziamento per il 2005 o a una modifica dell'articolo 9 della legge regionale numero 16 dell'82. Sto dicendo che io non critico in questo momento la politica dei trasporti, specialmente la politica dei trasporti interni, che sta conducendo la Regione Autonoma della Sardegna, perché i sardi non hanno colpa se in Sardegna qui non funzionano i treni o se abbiamo un treno che parte da Sassari alle otto e arriva a Cagliari alle quattordici del pomeriggio. Noi stessi non possiamo attribuirci la colpa e bastonarci per iniziative che altri avrebbero dovuto intraprendere anni ed anni fa.

Con questa - io l'ho chiamata inopportuna e antistorica - decisione dell'Assessorato dei trasporti di chiudere o annullare molte di quelle linee private, senz'altro per risparmiare, senz'altro poco remunerative, per quanto riguarda gli introiti, si nega il diritto dovere (il diritto da parte dei cittadini, il dovere da parte del Governo regionale) di consentire ad ogni cittadino sardo di poter raggiungere i centri capoluogo di Provincia senza dover chiamare un taxi o partire il giorno prima per ritornare il giorno dopo, perché ora sta succedendo questo in alcuni centri della Sardegna; e questo bisogna dirlo, rimarcarlo. Io l'ho rimarcato con un'interrogazione, ne approfitto e ho preso la parola su quest'articolo proprio per rimarcare questo, perché non si può con un colpo di spugna dire: "Siccome non viaggiano più di sei passeggeri in questa tratta da Olbia a Bonnanaro al giorno, io chiudo la tratta". Se il bonnanarese deve andare ad Olbia deve prendere il pullman dell'ARST alle otto del mattino, andare a Sassari, se c'è coincidenza con gli orari prendere il treno e poi andare ad Olbia, per arrivare ad Olbia alle tre di sera. E questo vale sia se parte da Bonnanaro, sia se parte da Torralba, Cheremule o Thiesi. Tutto ciò io l'ho appurato di persona quando per cinque anni (fino al 1995) ho risieduto ad Olbia fino al 1995.

Siamo ritornati indietro di cinquant'anni perché si valuta l'economicità finanziaria e non l'economicità sociale di un servizio. Se in un paese abitano cento persone, viene meno l'economicità del trasporto e quindi in quel paese non ci passerà più un pullman. Peggio per loro che abitano lì e che sono solo in cento. Questa è la ratio.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Rassu.

RASSU (F.I.). Ho chiesto la parola su questo articolo appunto per rimarcare pubblicamente in Aula questo problema e chiedere una politica più attenta da parte della Giunta sui trasporti interni e una ancora più attenta politica sui trasporti esterni, sulla cosiddetta continuità territoriale, al di là del contenuto di questi due articoli, sui quali, chiaramente, io come oppositore voterò contro anche se probabilmente sono necessari a tutto il disegno di legge presentato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questo articolo è la fotografia del progetto politico dell'Assessore dei trasporti Broccia, espressione del Partito dei Democratici di Sinistra.

CUGINI (D.S.). Della maggioranza!

PILI (F.I.). Il tema dei trasporti è affrontato in questi due illuminanti, completi, puntuali articoli e commi della legge finanziaria. Un progetto straordinariamente pieno di contenuti, pieno di risorse e soprattutto capace di offrire quelle risposte di cui i sardi hanno bisogno. Cito l'Assessore, anche lui desaparecido di questa legislatura, che ha avuto l'accortezza di pronunciare questa dichiarazione che cito testualmente: "Il sistema dei trasporti da almeno dieci anni in Sardegna non è governato. Una Regione arretrata in cui muoversi è un problema", firmato assessore (espressione dei Democratici di Sinistra), Broccia".

Se prima eravamo di fronte ad un problema, oggi, a seguito della proposta che viene avanzata siamo di fronte ad una catastrofe, una catastrofe costituita da un'assenza totale di progettualità. Non c'è un'idea, non c'è una proposta innovativa, si sostiene che bisogna destinare ai trasporti in Sardegna 85 milioni di euro per la concessione delle aziende di trasporto, ma non c'è alcun riferimento al tipo di gestione. Del resto l'Assessore ha sempre detto che questi servizi e queste aziende non funzionano e, se funzionano, funzionano male.

Aggiungo che nel comma successivo si apre una partita relativa all'acquisizione di infrastrutture e di impianti fissi. Non mi pare che nello scenario regionale ci sia la possibilità di acquistare infrastrutture, non ne vedo.

(Interruzione del consigliere Cugini)

PILI (F.I.). Ha ragione, onorevole Cugini. Con la fantasia che la contraddistingue sarà sicuramente capace di trovare in Sardegna l'attribuzione di contributi per l'acquisto di infrastrutture. L'Assessore Broccia vuole comprare ponti, vuole comprare viadotti, vuole comprare gallerie. Quando si inseriscono queste iniziative nella finanziaria si dimostra tutta la propria incompetenza! Ritiratelo il vostro Assessore, perché se continua a seguire Soru nelle progettualità di acquistare infrastrutture, in Sardegna non ci resteranno neanche manco quelle che abbiamo! Perché, l'onorevole Rassu lo ricordava puntualmente, sembra che in Sardegna la politica dei trasporti sia costituita solo dai pullman. Questa Giunta regionale concepisce la politica della mobilità interna ed esterna sollo con i pullman.

Ha detto bene l'onorevole Rassu, io potrei citare la Iglesias-Desulo, come sapete due comunità che convergono e si collegano da quando sono nate; anche lì il pullman è stato cancellato. Due comunità che erano legate dalla tradizione, da un collegamento storico-sociale che è stato cancellato! L'assessore Broccia arriva, la prima cosa che fa, cancella la tratta Iglesias-Desulo. Ma non è solo quello! C'è la continuità territoriale interna che riguarda il trasporto terrestre, il trasporto ferroviario, dove è illusorio pensare che non ci possa essere una compartecipazione regionale nello studio, così come è stato previsto nell'Accordo di Programma Quadro (APQ) della mobilità della rete ferroviaria sarda (non in quella farsa della intesa istituzionale dell'aprile del 1999) che per la prima volta prevede il raddoppio di quella rete.

E per quanto riguarda i porti e gli aeroporti vi siete dimenticati che c'è un'emergenza sull'aeroporto di Elmas? Ho visto che l'hanno sollevatai colleghi della coalizione, della mia coalizione. Anche tre anni fa si era parlato del problema del corso d'acqua che attraversa l'aeroporto di Cagliari; emergenza che l'ENAC ha sottolineato più volte. Stesso discorso vale per i porti: nella finanziaria non c'è una parola sulla portualità in Sardegna, così come non c'è una parola sulla continuità territoriale internazionale della Sardegna.

Anni fa, parlo del 2002, fu introdotto il problema delle politiche di continuità territoriale estera (vedi Alghero-Londra) che fu risolto attraverso il finanziamento di un capitolo di allora dodici miliardi che permise agli aeroporti di Olbia, di Cagliari e della stessa Alghero, di attivare un processo negoziale con le compagnie low cost per avere delle risposte puntuali. Ebbene, se oggi andiamo ad esaminare i risultati normativi della politica dei trasporti troviamo solo due articoli, un articolo e due commi miserini e un "grande" risultato, quello della continuità territoriale.

Si è riusciti sulla continuità territoriale a creare quello che nemmeno il più grande dei pasticcioni sarebbe riuscito a scatenare, cioè, la confusione totale. Non esiste la continuità territoriale su altri scali, chiunque debba intraprendere la rotta Cagliari - Firenze paga cifre che sono il triplo rispetto a quelle preannunciate, che non offrono nessuna risposta sul piano della continuità territoriale, e soprattutto si è determinata una situazione di grande instabilità con cancellazioni di voli, con servizio e disservizio che certamente non è assolutamente paragonabile con la continuità territoriale tanto criticata che sino a gennaio di quest'anno era pienamente in vigore.

L'assessore Broccia, il presidente Soru e altri illustri luminari della materia, sono riusciti a emanare un bando che ha sentito più ricorsi di quanti ne ha avesse subito quello del 2000, cioè sono riusciti a superare quello che già era stato fatto in maniera assolutamente discutibile negli anni passati. E' per questo motivo che io credo questo articolo non possa ricevere nessuna valutazione positiva; è per questo che è giusto presentare tutta una serie di emendamenti. Credo che anche in questo caso - faccio un'autocritica - avremmo dovuto fare quello che abbiamo fatto nei primi articoli: presentare noi una controproposta contenente ciò che abbiamo scritto in atti concreti, quali sono i due accordi di programma quadro sulla viabilità e sulla mobilità. L'accordo di programma quadro sulla viabilità, prevedeva stanziamenti per 2.600 miliardi di vecchie lire, e non potete dire che non esistano quelle risorse, perché viene riconosciuto anche nella relazione che il Presidente della Commissione lavori pubblici ha allegato a questa finanziaria. Soprattutto importante è l'accordo di programma quadro sulla mobilità.

Noi abbiamo compiuto atti e scelte utilizzando puntualmente i fondi comunitari per cofinanziare quegli accordi di programma e non per fare leggi e azioni-inganno così come sono state proposte negli emendamenti che vedremo sul piano straordinario del lavoro. Abbiamo scelto la strada della concretezza. Voi non solo non scegliete la strada della concretezza, ma proponete l'evanescenza totale su un tema, come quello dei trasporti, che avrebbe meritato non due miseri commi. Fa bene l'assessore Broccia a non venire in Aula, ad astenersi da questo Consesso; ormai si sa che tutto quello che si propone in quest'Aula ha un risultato scontato, ma non per quanto riguarda il dialogo, il dibattito, il confronto serio e articolato sulle questioni fondamentali.

Per questa ragione, per tutto quello che non viene proposto e per la scarsità di ciò che viene proposto, credo che la valutazione che esprimeremo anche nel voto di ogni singolo emendamento, sarà una valutazione negativa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, avrei voluto intervenire su questo dibattito in presenza dell'Assessore. Debbo rimarcare che l'assenza dell'Assessore dei trasporti in occasione della discussione di un argomento così importante mi impone, in segno di protesta, di rinunciare all'intervento.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 11. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 18. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 18.

(Segue la votazione)

Poiché si è verificato un anomalo funzionamento del sistema elettronico, annullo la votazione.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la seconda votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, sull'emendamento numero 18.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 34

Votanti 34

Maggioranza 18

Contrari 34

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Paolo - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.)

Poiché manca il numero legale, sospendo la seduta sino alle ore 21 e 20. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, poiché evidentemente il sistema elettronico funziona male, propongo di aggiornare i lavori a domani mattina, per dar modo di far verificare l'impianto. Le votazioni, del resto, sono una cosa seria.

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno alle ore 21 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 52, viene ripresa alle ore 21 e 22.)

Presidenza del Presidente Spissu

PRESIDENTE. Colleghi, è in votazione l'emendamento numero 18.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Confermo la mia richiesta di votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 18. Il sistema non si è guastato, abbiamo spiegato che quando si procede a votazione a scrutinio segreto la procedura è un po' lenta.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 42

Votanti 40

Astenuti 2

Maggioranza 21

Favorevoli 1

Contrari 39

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - PILI.)

Metto in votazione l'emendamento numero 19. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 130. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 129. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 131. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 199. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 21 e 27.