Seduta n.3 del 02/08/1999 

SEDUTA III

Lunedì 2 Agosto 1999

Presidenza del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 17 e 41.

FLORIS EMILIO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 27 luglio 1999 (2), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Piero Fois e Nicola Grauso hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 2 agosto 1999. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FLORIS EMILIO, Segretario:

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'uso della discarica di Canaglia per lo smaltimento delle ceneri dell'Orimulsion". (1)

"Interrogazione PINNA - CALLEDDA, con richiesta di risposta scritta, sul recupero dei castelli dei pozzi della miniera carbonifera dismessa di Serbariu in Comune di Carbonia". (2)

Elezione del Presidente della Giunta regionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'elezione del Presidente della Giunta regionale. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso che si aprirà un breve dibattito assegnando ad ogni Gruppo, in ordine di grandezza, dieci minuti, a partire dal Gruppo più piccolo. Dopo di che procederemo immediatamente alla votazione e quindi all'elezione del Presidente della Giunta.

E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Fino a qualche minuto fa si è discusso nella Conferenza dei Capigruppo sull'opportunità o meno di tenere un dibattito, un confronto politico in Aula che precedesse l'espressione di voto sul Presidente della Giunta. E` prevalsa da ultimo l'opinione che in base ad una prassi consolidata si potesse dare adito a questo confronto. Ce n'è voluto un po' perché le parti politiche che reputano di essere in procinto di poter costituire una qualche o qualsiasi maggioranza hanno esordito ritenendo che anche la prassi consolidata non valesse più, innovatori, cambiamentisti, rivoluzionari quanto sono, per ritenere superfluo questo confronto preliminare, che per altro rientra nella consuetudine del Consiglio regionale della Sardegna.

E` nostra opinione, colleghi del Consiglio, che non solo, per come è stato concordato alla fine, mediando, sia possibile un breve intervento per Gruppo politico, ma che sarebbe invece opportuno in questa fase e in questa sede un dibattito ben più ampio e ben più limpido di quanto non sia in questi giorni all'attenzione dell'opinione pubblica sarda, perché non solo i Gruppi politici, ma anche i singoli consiglieri, rappresentanti ognuno del popolo sardo, dei suoi interessi legittimi, delle sue aspirazioni, possano dire con chiarezza e onestà di intenti esattamente cosa pensa della politica sarda, della possibilità di costituire una maggioranza, quale maggioranza e con quali obiettivi e quali contenuti programmatici. Perché in questo mese ed oltre che ci separa dall'ultima fase elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale di tutto abbiamo sentito parlare, dichiarare, commentare, sulla politica regionale; di tutto che attenesse a quanti posti in Giunta, a quali pretese, se quel Gruppo politico di centro fosse tutto a destra o di semidestra, gente che si è dichiarata di sinistra votando a destra, gente che sicuramente - anche questo è accaduto - ha chiesto voti agli elettori nel centro sinistra e non ha votato col centro sinistra. Insomma, è una di quelle fasi nelle quali è salutare che i Gruppi, i partiti e i singoli consiglieri si dichiarino pubblicamente. L'Assemblea del popolo sardo, il Consiglio regionale per Statuto opera, lavora e decide in assemblea pubblica perché deve rispondere al pubblico; non solo perché è consentito l'accesso a cento persone in rappresentanza del pubblico, ma perché parla al pubblico, al popolo sardo, a tutto il popolo, quello che ha votato e quello che non ha votato, e deve parlare a tutti, in modo comprensibile. Finora, in questo Consiglio che si appresta a votare per eleggere un Presidente della Regione, non si è capito quali siano le ragioni che hanno consigliato coloro che hanno trattato sei assessorati per tre persone, presidenti della Giunta del tutto estemporanei, gente che non si è presentata come tale agli elettori per essere indicati almeno come Presidente, che poi ha detto: "Eh no! Anche il Presidente vogliamo noi!". Cioè una Babele, una confusione delle lingue politiche, una lezione di mala politica che ha connotato questo inizio di legislatura. In questa condizione di confusione è non solo utile ma necessario un chiarimento. Che i Gruppi si dichiarino, che laddove lo ritengano anche i singoli consiglieri si dichiarino, non è proibito, in questo mondo, neppure cambiare opinione. E` proibito invece cambiare opinione e non dirlo, per chi fa politica. Per chi fa altri mestieri forse è normale cambiare opinione e non dirlo.

In questa condizione era utile e necessario il confronto, e necessario il dibattito. Perché tutto, in questa fase dello sviluppo, chiamiamola ancora della civiltà, in questa fase dell'evoluzione, dell'economia, della cultura, delle relazioni, può essere in qualche modo condizionato e modificato nei modi attraverso i quali le cose si fanno, tutta quella dimensione della vita e delle relazioni che so chiamare mondo virtuale; tutto può essere rappresentato in modo tale da assomigliare al vero e ripetuto talmente che sembri vero. Una cosa è sicura, non sarà mai virtuale, ma rimarranno reali l'interesse della gente, i bisogni di chi ha davvero bisogni da soddisfare, gli interessi sociali, quelli sono reali e non sono rappresentabili da tutti allo stesso modo. Noi qui rappresentiamo, nel suo interesse generale, il popolo sardo, ma in modo specifico interessi differenziati, interessi reali, cose vere, bisogni e aspettative alle quali dobbiamo, ognuno per quanto può, rispondere.

E qui non c'è nessuno che possa dire di essere fungibile, alternabile, spendibile al centro, a destra o a sinistra indifferentemente, a seconda delle sedie che gli offrono, e non a seconda dell'idea, dell'obiettivo, dei contenuti, della sua condotta politica che è capace di rappresentare e che è capace di realizzare. Abbiamo sentito le cose più strampalate, che immediatamente devono essere o estromesse da quest'aula o, se ancora si sono avvicinate alla porta, tenute fuori dalla porta; gente che ha confuso i voti di preferenza con i voti della rappresentanza politica, quando i voti di preferenza appartengono alla distinzione, all'attribuzione interna alle liste; gente che si ritiene la più votata in Sardegna con 10.000-11.000 voti solo perché si è presentata in un solo collegio; gente che ritiene che per essere decisivo, di frontiera, marginale - l'utilità marginale è quella che dicono gli economisti - marginale forse anche in altro, ma comunque quell'utilità marginale che aumenta il valore del poco rispetto all'indispensabilità che possa chiedere la luna, quasi che questo non fosse più un consesso democratico, un luogo nel quale la rappresentanza politica si deve esercitare con chiarezza e con dignità, ma sia divenuto invece un luogo nel quale si può giocare al borsino, o al borsello. Si è parlato si mercato, di compravendita, di mercato di vacche. Rispettiamo le vacche, di sicuro se c'è stato mercato non era di vacche, era di peggio, di qualcosa per cui quel nobile animale non merita di essere chiamato in causa. E però tutto questo è avvenuto, e non solo è avvenuto ma c'è chi si è vantato, perché che i fatti negativi accadano in questo mondo, purtroppo ne accadono di ben più gravi di questi, ma che si possa menar vanto, che si possa allegare titolo, che si possa ritenere di essere utili o bravi, o strateghi addirittura della politica sarda, perché si è condotto questo tipo di operazioni o ancora si dice che si stiano conducendo, tutto questo deve essere svelato in partenza, deve essere chiarito, perché non possa avere sviluppo successivo.

Si comporrà una maggioranza; si componga la maggioranza che si può comporre, la migliore. Le maggioranze sono fatte anche di numeri, ci mancherebbe, non sarebbero più maggioranze, ma le maggioranze non possono essere solo numeriche. La maggioranza si compone con i numeri, cioè le persone che maggioritariamente si uniscono attorno a un progetto politico, a un programma, e di tutto in queste settimane, in questi giorni, abbiamo sentito parlare, eccezion fatta che per un cenno, per una parola che riguardasse i programmi. Su che cosa i partiti che preliminarmente non si sono coalizzati, quelli che agli elettori non hanno voluto dire se stavano al centrodestra o se stavano al centrosinistra, e che quindi si sono tenuti le loro libertà di decisione, propendere, come loro dicono, da una parte o dall'altra, su che cosa chiuderebbero un accordo con il centrosinistra, in ipotesi, con la coalizione autonomista, in ipotesi, o con il centrodestra, in ipotesi, se non attorno a una consonanza programmatica, a scelte politiche di merito, a obiettivi comuni da raggiungere? Hanno detto: "Siamo casa comune". Basta dirlo. Anzi, non hanno detto che hanno una casa in comune, hanno detto: "Siamo la casa comune dei sardi". Ma chi vi ha chiesto di abitare a casa vostra? Quella è la casa comune vostra, se vi va bene. Casa comune loro, che vorrebbero fosse la casa di tutti. Nessuno vi ha chiesto ospitalità, speriamo che nessuno di noi, nessun sardo, abbia bisogno di quella casa.

Cioè si sono adoperati anche termini, terminologie, modi di rappresentare le cose di tipo impressionistico, che non hanno nulla a che fare con la politica. Basta dirlo, basta scriverlo, basta ripeterlo e tutto ciò diventerebbe vero, reale, condizionante, diventerebbe politico. Non c'entra nulla la politica, noi attendiamo di sapere dai gruppi e dai consiglieri che cosa esattamente pensano sulle questioni rilevanti di questa regione. Non si è pronunciata in questo mese nel vocabolario della politica e nel dibattito politico, non ho sentito pronunciare una sola volta quella parola che ricorreva in tutti gli spot elettorali a pagamento di oltre mille candidati "lavoro, lavoro, lavoro". Tutti, a pagamento, dicevano ai sardi: "Mi impegno, votatemi perché io ho una mia ricetta, una mia strategia per il lavoro". Dov'è il lavoro? In questa fase della discussione politica è sparita la parola. E dov'è lo sviluppo locale e dov'è tutto quello di cui parleremo quando un presidente eletto - perché verrà eletto un presidente - presenterà le dichiarazioni programmatiche? Allora non si potrà dire: "Aspetta, che ti diremo". Nel momento in cui un Presidente riceve i voti coloro che contribuiscono ad eleggerlo dovrebbero avere un'idea almeno approssimata degli obiettivi e delle consonanze politiche e del programma comune al quale si riferiscono e hanno e avrebbero il dovere di dirlo, di farlo capire al Consiglio, di farlo capire ai sardi.

Ho iniziato questo mio intervento e lo finisco in questo modo, dicendo "Signor Presidente". E vorrei continuare a dire in quest'aula "Signor Presidente", come Regolamento prevede. Io non dirò mai più "Signor Presidente" in quest'aula e mi rivolgerò d'ora in poi solo ed esclusivamente ai colleghi che costituiscono il Consiglio se dovesse accadere che in questa contingenza politica, cosa mai accaduta nella storia dell'autonomia, il Presidente, che è garante della funzionalità di tutto il Consiglio, fosse persona che ancora prende parte, addirittura - ho letto - con il voto per eleggere una maggioranza, oltreché mediare, oltreché adoperarsi in luoghi per altro impropri...

PRESIDENTE. La prego, onorevole Cogodi, sia gentile, concluda il suo intervento.

COGODI (R.C.). Lo so, lei mi deve lasciar dire questa cosa, perché ho pure finito, perché riguarda lei.

(Interruzioni)

Non siate intemperanti, non vi conviene neppure, nel senso che stiamo iniziando, e abbiamo avuto un mese circa di tempo - vero? - nel quale tutti hanno detto, hanno dichiarato. Si sta per eleggere il Presidente della Regione, e abbiamo un po' di tempo fino a notte inoltrata, volendo, se ogni gruppo parla 10-12-15 minuti non crolla nulla in questa nostra regione.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, abbia pazienza, avevamo concordato assieme dieci minuti. Lei sta parlando da un quarto d'ora, abbia pazienza, la prego!

COGODI (R.C.). Sì, è vero, avevamo concordato anche che lei, Presidente, annuncerà la sua intenzione di voto prima che si passi al voto, e io aspetto che lei questa intenzione la annunci prima di passare al voto, perché da questo deriveranno non solo opinioni, ma anche comportamenti che riguardano la mia persona e sicuramente interamente il Gruppo di Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.R.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Socialisti Uniti). Sono tempi nei quali una delle esigenze primarie fortemente sentita da tutti i cittadini è quella, ove ciò fosse mancato, di riconquista, di riavvicinamento, di recupero dei valori etici alla politica. Etica e politica devono viaggiare assieme. Lo richiamo, signor Presidente, perché evidentemente se si parla di etica c'è bisogno di chiarezza, c'è bisogno di trasparenza, c'è bisogno di atti comprensibili, visibili, leggibili. Leggibili dentro quest'Aula e leggibili per parte dei cittadini anche all'esterno di quest'Aula.

E` ben vero che, e chiedo scusa se debbo tornare alla scorsa seduta, la seduta che ha riguardata l'elezione del Presidente del Consiglio regionale, quella elezione è previsto che si svolga attraverso il voto segreto; ma il voto segreto, signor Presidente, prevede sì la segretezza dei singoli, ma non prevede invece che venga occultato l'accordo politico che sottiene quella segretezza. Ciò che sottende il voto segreto è buona norma, è fatto di trasparenza, è fatto di chiarezza che venga appalesato, che risulti, che sia chiaramente leggibile a tutti. Se le premesse, signor Presidente, sulle quali poi dovesse porre le proprie fondamenta la nuova maggioranza, la nuova Giunta regionale di centro destra prendessero a base e come elemento di riferimento quei comportamenti, evidentemente non vi sarebbe nulla di chiaro, nulla di trasparente, nulla di visibile, ma staremo tornando ai tempi dei sospetti, degli intrighi, degli inganni, della Carboneria. Vorremmo invece che le procedure, fra parti che si rispettino, fondino la propria essenza sulla politica, sugli accordi, che è cosa altamente dignitosa, non sulla segretezza del voto, non sui sospetti, non sugli inganni. E` un problema di dignità, di recupero di dignità alla politica, di recupero di dignità della politica ai valori etici più importanti; ed è un problema anche, certamente, di dignità delle persone.

Un'altra cosa: io ho notato, signor Presidente, tre elementi, tutti e tre appresi dalla stampa, e che direttamente la riguardano e che sono obbligato una volta di più a prenderli come esempio del perché i tentativi di composizione della Giunta regionale che il centro destra va facendo sono tentativi che non solo non condivido, ma che devono lasciare per lo meno perplessi per il modo in cui vengono portate a compimento le cose.

Un primo riferimento, signor Presidente, è un attacco che io ho letto sul giornale e che lei ha rivolto alla presidente del proprio partito con riferimenti estemporanei che probabilmente erano impropri, inutili, dannosi; riferimenti estemporanei che presumibilmente invece avrebbe potuto trovare se avesse fatto richiami direttamente a persone da lei conosciute senza cercare persone esterne ed estranee.

Il secondo elemento, signor Presidente, è un ruolo che lei avrebbe recitato, a parere di alcuni giornali isolani, raccogliendo attorno alla sua figura - che è la massima figura istituzionale di questa Assemblea - leader, uomini, segretari di partito, consiglieri regionali di una certa parte presso le stanze del sesto piano, laddove ha sede la Presidenza del Consiglio regionale. Cioè lei, signor Presidente, a parere di quel giornale parrebbe aver svolto un'opera di mediazione, di raccordo, di avvicinamento, di costruzione di un quadro politico nel sesto piano. Le sue funzioni, signor Presidente, sono evidentemente diverse da quelle di raccordare parti politiche per costituire una Giunta regionale; le sue funzioni sono di conduzione dell'Assemblea e di garante, e lei deve garantire parità di condizioni all'Assemblea, non può essere all'interno una parte in quel ruolo, ma deve essere il Presidente di tutti, deve essere il Presidente dell'intera Assemblea.

Infine, la terza cosa, signor Presidente, anche questa appresa dai giornali. Parrebbe che noi stiamo raccogliendo chiacchiere qua e là; no, i giornali vengono letti da tutti i cittadini della Sardegna, ed anche oltre Sardegna, riportano notizie, e se le notizie non dovessero rispondere a verità evidentemente dovrebbero essere smentite, siccome smentite in questa direzione non ve ne sono state, anche questo è un elemento di forte preoccupazione e che lascia la mia persona, ma ritengo buona parte del Consiglio regionale, molto perplesso e preoccupato rispetto all'affermazione che lei, signor Presidente, in occasione dell'elezione del Presidente della Giunta regionale, potrebbe pure decidere di votare. Certo, il diritto di voto è un diritto di tutti i consiglieri regionali, però vi è una prassi, una consuetudine consolidata in decenni di storia autonomistica sarda e credo che non vi sia un solo caso di Presidente del Consiglio regionale che abbia espresso in quest'Aula un proprio voto, scegliendo così non di essere Presidente dell'intero Consiglio regionale, ma di essere Presidente di una parte di esso, facendo in quest'Aula una scelta di natura politica che finirebbe naturalmente con il non offrire e non garantire quell'imparzialità che invece, signor Presidente, lei naturalmente è obbligato a garantire.

Ecco perchè io ho fatto alcuni esempi, ma ecco perché l'approccio alla costituzione di una eventuale e possibile Giunta di centro destra ci preoccupava prima e continua a preoccuparci adesso ancora di più, per le metodiche che eventualmente potrebbero essere introdotte.

Io, signor Presidente, prima ancora che si proceda alla chiama per il voto per l'elezione del Presidente della Giunta regionale, le chiedo di annunciare all'Aula la sua ferma volontà, la sua ferma determinazione di non votare né in questa occasione, né in altre occasioni nelle quali il suo voto si traduca in una scelta di natura politica dentro il Consiglio regionale.

Se così non fosse, signor Presidente, come Gruppo, ma credo non solo come Gruppo di Federazione dei Socialisti e dei Democratici, ma come Gruppi del centro sinistra, presumibilmente, saremo costretti ad esaminare altre ipotesi comportamentali prima ancora di quel voto.

PRESIDENTE. Onorevole Balia, in merito ad alcune questioni che mi pone, non le rispondo, le risponderò casomai in altra sede.

Per ciò che riguarda chi è venuto a trovarmi nel mio ufficio le ricordo che il mio ufficio, essendo io Presidente di questo Consiglio, è aperto a tutti i consiglieri regionali che intendono parlare con il Presidente. Ho ricevuto molta gente in questi giorni, di uno schieramento e dell'altro, abbiamo parlato delle cose le più disparate, non mi sono intromesso in trattative politiche, se questo la può tranquillizzare, che riguardano i partiti e le parti politiche. Per ciò che riguarda il mio voto io le ricordo che nel mio discorso di apertura di questa legislatura ho dichiarato solennemente che
(ES/04) sarò imparziale. Quanto, lei lo valuterà dopo e sarà libero di esprimere con chi vuole tutti i giudizi che riterrà, però le assicuro che la mia decisione se votare o non votare lei la conoscerà quando ci sarà la chiama dei consiglieri.

Le ricordo però di nuovo che ho detto che sarò imparziale. Questo è un impegno che ho preso solennemente in questo Consiglio, e il voto non ha nulla a che vedere.

Ha domandato di parlare il consigliere Piana, per il gruppo del C.C.D.. Ne ha facoltà.

PIANA (C.C.D.). Noi eravamo indecisi se intervenire in questo dibattito che dai primi interventi ha visto parlare più di problematiche legate all'elezione del Presidente del Consiglio che dell'ordine del giorno che stasera dobbiamo dibattere. Oggi dobbiamo dibattere sull'elezione del Presidente della Giunta regionale, e su questo noi vorremmo sentire e discutere e dibattere nei pochi minuti che ci sono consentiti. Allora, dagli interventi del centrosinistra, i due interventi che mi hanno preceduto, si vede che si vuole dare un taglio quasi polemico all'ordine del giorno e al dibattito in aula. Noi rifiutiamo, come Gruppo del C.C.D., questo taglio polemico e invece vorremmo parlare dell'ordine del giorno, vorremmo parlare dell'elezione che vede il nostro candidato, l'onorevole Mauro Pili del centrodestra più la Casa comune dei sardi, che a breve andremo a votare.

Ho sentito dire che non si parla di programmi, che non ci sono programmi; io credo invece che con l'indicazione a Presidente della Giunta Regionale dell'onorevole Mauro Pili siano ben noti ai sardi i programmi ben precisi che il centrodestra ha presentato nella sua campagna elettorale. Credo che, insieme alla Casa comune dei sardi, questo programma sia stato pienamente riconosciuto dai sardi e quindi, con il successo elettorale sia dell'onorevole Pili sia del centrodestra, abbia avuto il suo riscontro. Su questo il nostro Gruppo, il Gruppo del C.C.D., affronterà la prossima recente (dopo che saranno intervenuti tutti i Gruppi) elezione del nostro candidato alla presidenza della Giunta regionale con lealtà, su questo non ci devono essere minimamente dubbi, saremo ben decisi e credo che stasera possiamo dare il Presidente incaricato, l'onorevole Mauro Pili, che tutti i sardi stanno aspettando. Credo che stasera su questo riusciremo ad eleggere e credo che questo i sardi aspettino da noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori, per il gruppo de I Democratici. Ne ha facoltà.

DETTORI (I DEMOCRATICI). Il voto del 13 giugno ha sancito, nell'assegnazione dei 64 seggi del Consiglio regionale, la vittoria di stretta misura del centrosinistra. Il ballottaggio del 27 giugno ha sancito, in controtendenza, nell'assegnazione dei restanti 16 seggi la vittoria di stretta misura del Polo.

Questo è il risultato di un'assurda legge elettorale che garantisce l'ingovernabilità della Sardegna, una legge elettorale ibrida, pensata e realizzata per mantenere in vita partiti e partitini con i loro apparati, i centri di potere e la logica spartitoria che quel sistema politico prefigurava e sosteneva. Una legge elettorale diventata un pericoloso ostacolo sulla strada della democrazia. E` importante oggi ricordare, ad urne chiuse e a risultato elettorale acquisito, che i Democratici sono stati gli unici a sostenere con forza, rifiutando di sottoscrivere l'accordo con la coalizione autonomista, l'esigenza di modificare profondamente questa legge in senso uninominale e maggioritario, con l'introduzione dell'elezione diretta del Presidente della Giunta. Tutto ciò allo scopo di garantire una governabilità della Regione, sottraendola alle imboscate e ai ricatti di piccoli raggruppamenti politici o di singoli consiglieri regionali, ma anche al fine di introdurre ulteriori significativi elementi di moralità nella gestione della cosa pubblica e poter riscattare così l'immagine di un modo di fare politica apparso agli occhi dell'opinione pubblica logoro ed incomprensibile. L'eloquenza dei numeri e la forza della volontà popolare tracciano la via obbligata delle riforme, i Democratici rilanciano questo obiettivo fondamentale ed invitano tutte le forze di centro sinistra a ricercare esclusivamente nei contenuti programmatici e nella loro concreta realizzazione la via maestra per uscire da questa situazione di stallo. Diversamente la Sardegna si ritroverà coinvolta nelle forme peggiori di un sistema politico che vedrà i sardi merce di scambio tra partiti e gruppi interessati a null'altro che all'esercizio del potere pur di sopravvivere ad ogni costo. Si tratterebbe di una situazione intollerabile, tale da mettere a dura prova la tenuta della democrazia e il rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni. In un momento della politica così complesso l'interesse generale richiede un impegno di alto profilo di tutte le forze politiche sarde, per disegnare nuove regole che consentano ai cittadini di scegliere direttamente una maggioranza e un Presidente dell'esecutivo all'altezza degli appuntamenti della nuova Europa delle regioni. Il rischio col quale, onestamente, siamo chiamati a fare i conti è quello di garantire, così stando le cose, solo cinque anni di ingovernabilità alla Sardegna. I ricatti, le contraddizioni e persino i franchi tiratori che in questi giorni hanno avuto udienza in quest'aula non fanno presagire nulla di buono. La mala politica sta facendo in quest'aula il suo trionfale ingresso. Non questo si aspettavano i sardi, non questo vogliono i sardi. I Democratici hanno scelto con convinzione il centrosinistra come il luogo politico in cui esplicitare le proprie istanze, questa scelta ribadiamo energicamente ancora oggi.

Qualunque maggioranza si formi in quest'aula sarà sempre debole ed incapace di garantire alla Sardegna quella governabilità di cui in questo trapasso epocale ha bisogno. Non c'è che una strada, fare le riforme, tra cui in primo luogo quella elettorale, e tornare coraggiosamente dinanzi agli elettori, unici soggetti politicamente abilitati a dire chi possa governare la Sardegna. Ogni altra scelta rischia di essere solo un palliativo per garantire rendite di potere, ma non per garantire un governo serio alla Sardegna.

Signor Presidente, nonostante io non l'abbia votata, una volta eletto lei è diventato anche il mio Presidente e il garante in quest'aula. Non c'è nessuna ragione al mondo che lei possa utilizzare per venir meno ad un valore così alto che questa assemblea le ha dedicato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa, per i Riformatori. Ne ha facoltà.

COSSA (RIFORMATORI). I Riformatori sardi hanno stretto un accordo politico e strategico, di programma e di governo con il Polo delle Libertà, per dar vita a un'alleanza stabile che si inquadra nella nostra visione bipolare della politica. Visione che non significa annullamento delle differenze, delle differenti visioni delle cose che, pur nell'ambito dei diversi schieramenti, possono e debbono esserci. Ma significa creazione dei presupposti per quella stabilità di governo che è essenziale per ogni democrazia, essenziale perché sia possibile porre in essere scelte importanti che a volte hanno necessità di essere rottura con il passato. Con questo spirito abbiamo sostenuto la nostra battaglia elettorale ed oggi voteremo per Mauro Pili, come Presidente della Giunta regionale, impegnandoci a sostenere lealmente la Giunta che auspichiamo di riuscire a costruire. La Sardegna ha bisogno di una svolta decisa, ha bisogno di rompere con il passato; di più, ha bisogno di un nuovo approccio ai problemi, di una visione più moderna, liberale, in grado di dare risposte vere, non assistenziali o precarie, al problema dello sviluppo della Sardegna e a quello drammatico dell'occupazione. Ha bisogno di una nuova visione dei rapporti tra Stato e enti locali, non più considerati alla stregua di organizzazioni di categoria, ma di soggetti di rango costituzionale ai quali la Regione deve riconoscere pienamente il ruolo che hanno nel governo reale. La Sardegna ha bisogno di una nuova, moderna visione degli assetti istituzionali, che scaturiscano da uno Statuto regionale che deve essere modernizzato, senza subire ancora una volta l'onta che provveda il Parlamento nazionale, salvo poi sentirci umiliati per essere rimasti ancora una volta indietro. Per questa coalizione la via maestra è quella dell'Assemblea Costituente, scelta maturata nell'ambito dei raggruppamenti che oggi si trovano in questo schieramento, in lunghi mesi di dibattito che hanno preceduto le elezioni regionali, e che viene incontro a quella che oggi, insieme al lavoro, rappresenta una delle aspettative certamente più sentite dal popolo sardo. Le riforme non possono essere figlie di una maggioranza che le impone ad una minoranza, per questo riteniamo di fare appello a tutte le energie e a tutte le intelligenze disponibili sul mercato politico sardo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo, per il Partito Sardo d'Azione. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Questo intervento nell'aula del Consiglio regionale ha per noi Sardisti una particolare rilevanza e un particolare significato. Dopo gli avvenimenti di questi ultimi giorni intervenire come rappresentante del Gruppo Sardista e come militante del Partito Sardo d'Azione mi riempie d'orgoglio, ma credo sia motivo di grande soddisfazione per l'intero Partito Sardo, e per tutti quei sardi che il 13 giugno hanno votato il simbolo della Sardegna, il partito più antico d'Italia e i suoi uomini, scegliendo di stare dalla parte dei sardi e rifiutando i poli italiani, le loro logiche, le loro intrinseche contraddizioni. Non sono cambiate né si sono ridotte all'indomani del responso delle urne le distanze politiche che intercorrono fra il Partito Sardo d'Azione e i due poli della destra e della sinistra. Distanze testimoniate e rese palesi dalla scelta che, non più tardi di due mesi fa, i sardisti hanno assunto in autonomia: quella di partecipare alle elezioni regionali con la propria bandiera, la propria lista, i propri uomini, il proprio programma, alternativo ai due schieramenti italianisti.

Oggi, come rappresentante del Partito Sardo d'Azione in quest'Aula mi sento portatore di quella linea di equidistanza fra i poli che il mio partito ha scelto, attraverso il confronto duro e serrato, nel rispetto delle regole democratiche, dei deliberati congressuali, dei ruoli di ciascuno. Distanze che non possono motivarsi né con questioni di carattere personale, né con aspirazioni carrieristiche di questo o quel dirigente, né tanto meno con l'esigenza del mantenimento di equilibri locali, ma che nascono dall'esigenza della società sarda di poter contare su un Partito Sardo che sappia contrapporsi alle logiche strumentali del bipolarismo italiano, e che sia in grado di disegnare il percorso per la formazione di quella terza via di cui tanto si parla, anche a sproposito, in questi ultimi giorni di convulse trattative politiche. Qualcuno l'ha intesa ed interpretata come la scorciatoia più facile ed agevole per scalare scranni o mercanteggiare assessorati o posti di sottogoverno. La terza via sarda, nella quale sardisti e non solo essi credono, non è una scorciatoia, né un trampolino, né una rampa di lancio per Villa Devoto o un qualsiasi incarico assessoriale. E` un progetto ambizioso, difficile, che richiede lungimiranza politica, impegno, costanza, sacrificio e soprattutto coerenza e lealtà. Nessuna di queste peculiarità è presente fra coloro che in questi giorni si sono autonominati progettisti, edificatori, manutentori, capo condomini ed inquilini di quella che rappresenta l'ennesima mistificazione della realtà politica sarda, e che alcuni abusivi si ostinano a chiamare Casa comune dei sardi. Un progetto politico esaltante, da sempre caro ai nazionalitari, da tempo nell'agenda politica di tutte le forze indipendentiste, certamente fra esse il Partito Sardo d'Azione, ma che purtroppo non ha avuto una concreta, tangibile ed operativa definizione. Nemmeno in un momento particolarmente difficile per tutti i partiti non allineati ai due poli, quale è stato quello della presentazione delle liste per le regionali del 13 giugno, le forze politiche autonome dalle segreterie romane sono riuscite a dare concretezza a tale progetto, presentandosi con liste e programmi contrapposti, sia nei collegi provinciali che in quello unico regionale. E' per questo motivo di rammarico, per quelle forze politiche, come Partito Sardo d'Azione, si battono per l'unità del popolo sardo, e che vedono nelle logiche delle bipolarismo italiano la più grave minaccia per il conseguimento di tali obiettivi.

In questi giorni al rammarico si aggiunge la dolorosa constatazione che un simile alto progetto venga utilizzato per scopi e fini ben precisi che poco hanno a che fare con il rilancio politico dell'ala nazionalitaria sarda. E molto di più attengono equilibri di Giunta ed esigenze di visibilità all'interno di una maggioranza di governo; aspettative ed aspirazioni certo legittime, ma che non possono mischiare con un percorso marcatamente politico come quello di una convergenza fra tutte le forze che hanno scelto di agire in autonomia rispetto a Roma e di rispondere prima di tutto al popolo sardo e alla Sardegna. E` facile constatare che lo strumentale utilizzo che si va facendo della sigla della Casa comune dei sardi rischia di minare irrimediabilmente un percorso politico che, alla luce dei risultati elettorali, avrebbe potuto maturare con successo, e che invece rischia di perdere ogni credibilità politica. Mi chiedo infatti come possa essere credibile chi, all'indomani delle elezioni, ha affermato l'esistenza di un progetto condiviso dalle forze politiche sarde non allineate e dall'area nazionalitaria, quando da tempo al loro interno si dibatte e si cerca una sintesi politica che sino al 13 di giugno era sconosciuta, e che invece si manifesta miracolosamente davanti alla tavola imbandita della Giunta. Mi chiedo come possa essere credibile chi afferma che le elezioni sono state vinte da tutti i partiti non allineati, compreso il Nuovo Movimento, senza che questo si sia presentato nel listone per sottoporsi al giudizio degli elettori, contrapponendosi alla sinistra e alla destra. Mi chiedo come possa essere credibile chi afferma che hanno vinto i partiti sardi, quando il Nuovo Movimento ha eletto consigliere regionale un deputato italiano, nonché eurodeputato del nord est. Mi chiedo dove sia finita la credibilità politica di chi, davanti a tali strumentalizzazioni e a tante palesi contraddizioni, si ostina ad utilizzare la formula della Casa comune per contrattare posti di governo nella Giunta regionale.

Ma quella della Casa comune è solo l'ultima delle mistificazioni della realtà politica sarda cui siamo stati sottoposti in questi ultimi mesi. O peggio è l'ultima in ordine di tempo che i sardi stanno subendo. Basti pensare a come è stato prospettato all'elettorato sardo il voto del listone regionale, che non era un voto per eleggere il Presidente della Giunta, ma era il voto per l'assegnazione di 16 seggi su base regionale, che sino a prova contraria hanno la stessa valenza politica dei 64 seggi assegnati su base provinciale. Chi ha scelto di dare un diverso significato politico ai risultati del giugno scorso oggi se ne assuma le responsabilità in quest'Aula, davanti all'elettorato sardo, e dimostri di avere la maggioranza in questo Consiglio regionale. Dimostri di avere in quest'Aula, e non sui giornali o sulle televisioni, i numeri del consenso per governare la Sardegna. E` arrivato il momento, finalmente, della chiarezza; il momento delle scelte, il momento di scoprire se l'euforia della tribù dei nasi bianchi sia fondata sulla realtà politica o sia semplicemente artificiosa. E' giunto il momento di assumersi ciascuno le proprie responsabilità.

Io personalmente e il partito che mi onoro di rappresentare l'abbiamo già fatto, scegliendo di non stare con nessuno dei due poli italiani e difendendo l'onore del Partito Sardo d'Azione e il consenso che l'elettorato sardo ci ha attribuito perché distinti dai due schieramenti italianisti. Non vedo alcuna condizione politica perché il nostro posizionamento debba modificarsi; non riesco ad intravedere qualche giustificato motivo perché il mio partito possa oggi e in questo momento decidere di partecipare ad alcun accordo di governo. Non credo siano maturate le condizioni perché questo possa avvenire con quelle forze politiche che poco più di un anno fa hanno scelto di omologare il governo regionale a quello nazionale, rompendo con i sardisti per far posto a Rifondazione, che hanno preferito la bufala dei mille miliardi alla zona franca, che hanno voluto mantenere un presidente fantasma, per pensionarlo un anno dopo, che hanno voluto in Giunta un uomo della sottomarca sardista, per trovarselo poi in campagna elettorale a cercare voti per il centrodestra.

Con questi metodi, con queste condizioni, con una sinistra che ancora non è capace di fare autocritica sui perché di una sconfitta, con un partito di maggioranza relativa che per cinque anni ha preteso di far fare ai partiti della coalizione ciò che da solo non aveva deciso, il Partito Sardo d'Azione ha scelto l'opposizione e finché saranno queste le condizioni di agibilità politica nel centrosinistra non credo di sbagliarmi se dico che i sardisti sceglieranno di stare all'opposizione. Ciò è evidente, non significa fare del Partito Sardo d'Azione un partito di destra, e tanto meno significa l'automatica adesione del Partito Sardo a una maggioranza di centrodestra. Non so chi possa avere pensato che fosse possibile realizzare tale automatismo; forse solo gli strateghi di Aritzo, quelli per i quali una reale autonomia è la Carlo Felice senza buchi, hanno potuto immaginare che l'opposizione della Giunta di centrosinistra significasse l'iscrizione d'ufficio a una maggioranza del centrodestra, come nel più classico degli schemi bipolari. Così non è. E penso che difficilmente potrà esserlo in un prossimo futuro, soprattutto con questa destra, che mentre critica ribaltoni a Roma apre la campagna acquisti a Cagliari all'indomani del responso elettorale che non gli assegna la maggioranza in Consiglio regionale; con questa destra che chiude la campagna elettorale con l'inno di Mameli, che sceglie oltre Tirreno il suo presidente e che per fare la Giunta ha bisogno delle missive di Berlusconi, di Fini e di Casini. Una destra sotto tutela e per di più sotto il ricatto di chi in Sardegna detiene il grande potere, quello dell'informazione, quello dei giornali, quello delle televisioni e delle radio, che stabiliscono in casa altrui chi è la voce più autorevole, chi la componente maggioritaria, chi quella minoritaria; che tralascia le notizie scomode e distorce le interviste di chi non sta ai piani del suo editore ed amplifica la voce di chi invece lo asseconda.

E' questa l'ennesima anomalia della politica sarda, i rappresentanti del potere mediatico, ostaggio di chi in Sardegna fa la politica con armi ben peggiori di quelle che Berlusconi usa in Italia. Casi davvero preoccupanti che difficilmente sarebbero tollerati in una qualsiasi democrazia e che in Sardegna hanno dimostrato tutto il loro pericolo. Se pensiamo che in questa campagna elettorale sono scesi in campo i mezzi di comunicazione di massa del capo del maggiore partito d'opposizione in Italia, insieme a quelli più efficaci, per l'occasione, di Videolina e L'Unione Sarda, posseduti dal capo di un partito che è determinante per la formazione del prossimo governo della Regione sarda, in queste condizioni mi chiedo su che basi qualcuno possa ipotizzare la partecipazione del Partito Sardo d'Azione a un governo che nasce con queste premesse, con queste prerogative, con questi personaggi. Non riesco davvero a pensare quali motivazioni politiche possano spingere i sardisti a governare la Sardegna insieme a chi dimostra nei fatti e nelle azioni concrete di non poter decidere autonomamente neanche i criteri di attribuzione degli incarichi assessoriali, e che mortifica la militanza politica trasformandola in militanza televisiva. Non è possibile ipotizzare un'intesa sui programmi quando gli unici programmi finora noti sono quelli di occupazione delle dodici poltrone assessoriali. E` fin troppo facile comprendere che il Partito Sardo d'Azione non può governare con chi fa questa politica, ed è ovvio affermare che il mio partito in quest'aula difenderà la sua storia, la sua gloriosa tradizione politica, il suo onore, il suo orgoglio, stando all'opposizione di chi pensa che la politica sia un mercato, dove tutto ha un prezzo e tutto si può comprare, perché tutto è in vendita.

L'anima sardista non si vende, i Quattro Mori non si comprano, il Partito Sardo d'Azione non ha prezzo. E se qualcuno ha pensato il contrario, il mio voto al candidato di bandiera del mio partito è stata la prima risposta, l'opposizione che il Gruppo Sardista preannuncia al futuro Presidente minoritario in quest'aula sarà la seconda.

PRESIDENTE. Dovrebbe intervenire adesso il rappresentante dei Popolari, ma è pervenuta al Presidente la richiesta di uno scambio di posto con i Democratici di Sinistra. Il Presidente accoglie la richiesta.

E' quindi iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Mi pare che il dibattito stia confermando quello che è stato sostenuto nella Conferenza dei Capigruppo. Sta chiarendo le posizioni delle singole forze politiche e soprattutto sta introducendo elementi di chiarezza per quanto riguarda ciò che è avvenuto nel corso della campagna elettorale e soprattutto quello che è avvenuto in occasione della prima votazione. Noi dobbiamo tenere presente che questa è la sede del Parlamento sardo, e che in questa sede occorre parlare, sostenere, indicare le esigenze dei sardi. E noi in questa sede abbiamo il compito di manifestare con chiarezza le posizioni personali ed anche quelle del gruppo e del partito al quale apparteniamo.

E' stato detto nei giorni passati da parte di un esponente del centrodestra che avrebbe incaricato i propri legali per avanzare una richiesta di indennità anticorruzione di un miliardo. Noi non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di indennità, però avvertiamo l'onorevole Nuvoli che abbiamo iniziato la sottoscrizione, con un unico obiettivo, però, che lasciamo all'onorevole Nuvoli la facoltà di prova che questo fatto non è avvenuto. Solo in presenza della prova che il fatto non è avvenuto noi devolveremo all'onorevole Nuvoli il miliardo che ha richiesto. Anzi, presidente Serrenti, noi lo raddoppiamo: se l'onorevole Nuvoli sarà in grado di provare che questo fatto non è avvenuto noi raddoppiamo.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, non trasformiamo quest'aula in un casinò, la prego.

CUGINI (D.S.-F.D.). Lo sto richiamando perché, forse ingenuamente, al collega Tocco, parlando di riforme, è sfuggito un termine, ha cioè dichiarato: "Occorre aprire il mercato politico per costruire una larga maggioranza e fare le riforme". Siamo nei termini del ragionamento che è stato introdotto. Noi riteniamo che il confronto dovrà avvenire rispondendo direttamente di ciò che si dice, e dovrà essere una risposta pubblica, riferita al passato, anche al passato recente, riferita al presente e soprattutto al futuro. Quale qualità di governo - lo dico per il presidente che sarà eletto da quest'aula - quale contenuto di governo verrà sottoposto alla valutazione dell'Aula? Quali indicazioni di governo verranno date dal presidente che sarà eletto da questa Assemblea? Perché questa esigenza di chiarezza, di indicazioni precise, per quanto riguarda la prospettiva economica dell'isola, è l'elemento che porterà questo Consiglio regionale a valutare se parte della discussione che è avvenuta in occasione della campagna elettorale trova risposta o se invece, come io credo, quella era una occasione per vendere vetri colorati, come è stato detto anche stasera. Magari attraverso la televisione. Noi dobbiamo assumere impegni di fronte al popolo sardo e sarebbe bene che questi impegni siano conosciuti e chiariti. Il merito delle dichiarazioni programmatiche del futuro Presidente dovrà essere conosciuto: quando si tratterà di risorse disponibili per rispondere alla domanda di lavoro; quando si tratterà di risorse disponibili per mantenere gli impegni che in quest'Aula sono stati assunti con i Piani integrati d'area; quando programmeremo lo sviluppo del turismo e delle coste; quando tratteremo le questioni forti della Sardegna. Allora sarà bene che il programma le contenga, sarà bene che comprendiamo se stiamo parlando di Razza di Juncu o se stiamo parlando di Costa Turchese, se parliamo per il Presidente Berlusconi o se parliamo dei sardi...

(Interruzioni)

Questo dobbiamo vedere, non è neanche iniziato, dobbiamo stare cinque anni tra di noi, quindi sarà bene che rimaniate un po' calmi, la calma è la forza di chi fa la politica...

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego, non accetti le provocazioni.

CUGINI (D.S.-F.D.). Io non accetto le provocazioni, chiaramente, però lei dovrebbe anche dire che non si fanno le provocazioni.

PRESIDENTE. Ha ragione, la prego di continuare.

CUGINI (D.S.-F.D.). Io non le accetto perchè sa che non le accetto, però è bene ai ragazzi indicare un buon comportamento, perché in Aula si è parlato di mercato di consenso, e noi su questo termine "consenso" ci intratterremo molto nei prossimi giorni. Perché lo richiamo in quest'occasione, Presidente Serrenti? Perché esponenti del Polo hanno dichiarato che, nei prossimi giorni, altri consiglieri regionali cambieranno squadra, è stato scritto, è stato dichiarato. E` bene che se si hanno elementi di valutazione vengano portati qui in discussione, perché questo determina chiarezza, dà la possibilità di aprire un confronto sulle ragioni del perché. Onestamente occorre dire che nell'altro mandato circa venti consiglieri regionali hanno cambiato schieramento, c'è una certa abitudine al cambio dello schieramento. E da parte nostra è stato commesso un errore, avremmo dovuto richiamarlo prima, quando non si trattava di cambio di schieramento per ragioni politiche, perché è giusto ed è rispettato e rispettabile chi cambia perché cambia politicamente, non è rispettato e non ha dignità chi cambia nel segreto dell'urna. Quello non ha dignità, quello non è cambiamento, quello è altro, e ci sono altri termini per definire questi fatti, così come si sono manifestati in quest'Aula.

Allora io vorrei sapere, se possibile, cosa state trattando, quali sono i contenuti della trattativa e soprattutto chi sono i mediatori. Chi sta mediando e chi consegnerà il bottino? In Sardegna c'è stata una lunga discussione su questa questione, in un momento difficile della Sardegna. Chi è addetto a consegnare il malloppo? In quale bivio e in quale strada sarda avverrà questo scambio? E` bene che lo diciamo, che lo diciamo a voce alta, perché da qui si deve sapere quello che avverrà nei prossimi giorni.

LIORI (A.N.). qua ci sta offendendo tutti!

CUGINI (D.S.-F.D.). Non sto parlando di lei quindi lei dovrebbe stare tranquillo, lei non ha funzione in questa materia, la funzione è di altri, e lei dovrebbe sapere di chi sto parlando, se ha partecipato minimamente alla discussione.

USAI (A.N.). Ce lo dica, onorevole Cugini!

CUGINI (D.S.-F.D.). Quindi voi avete anche questo compito, perché ha ragione il collega Giacomo Sanna, qui si vuole mettere all'asta la dignità dei sardi e noi, collega Sanna, saremo con te a sostenere la dignità dei sardi. La dignità dei sardi è alta quanto è alto il cielo, e non ha prezzo. Non ha prezzo perché non è in vendita, non c'è mercato, non c'è disponibilità, si parla di altro quando si fanno azioni di quel tipo. Ed allora avremo la possibilità anche qui di richiamare questi aspetti.

Noi dobbiamo sostenere, Presidente Serrenti, che questo Parlamento dei sardi dal primo dibattito deve avere la garanzia che ci saranno regole certe. Non è l'interruzione che crea problemi, non è il mormorio che crea problemi, le regole sono altra cosa. Le regole sono sapere chi è l'arbitro della partita, una partita si gioca sapendo chi sono i giocatori, come si forma la panchina, chi sono i guardalinee e chi è l'arbitro. L'arbitro deve stare al di sopra delle parti, quando l'arbitro entra in campo, la partita è truccata, e noi non vogliamo partecipare a partite truccate. E` bene dirlo da subito, se si intende esprimere il voto in qualità di Presidente del Consiglio, lo si faccia pure, però potrebbe essere una partita che si gioca con una sola squadra, l'altra squadra non ci sta, perché non aderisce a una partita che non ha chiare le regole, dove non sono ben distinti il ruolo e la funzione all'arbitro. Noi chiediamo che lei, Presidente, prima che si inizi a votare, faccia sapere all'Aula cosa intende fare nella sua autonomia, liberamente, perché noi conseguentemente saremo chiamati a valutare questa sua autonoma scelta. In base a quello che lei deciderà noi saremo conseguenti, la nostra funzione di stasera dipende interamente dalla sua scelta. Lei è un arbitro che può far giocare la partita, se invece decide di non farla giocare le sto dicendo che quella partita non si potrà giocare. Noi pensiamo che la funzione di arbitro, di Presidente dell'Assemblea del Parlamento dei sardi debba rimanere distinta dal resto dell'Aula, perché così è avvenuto nel passato, così è avvenuto sempre, così noi riteniamo che debba avvenire anche in questa e nelle prossime occasioni.

E su questo aspetto penso di aver concluso, ma colgo l'occasione per rivolgere un'altra domanda.

PRESIDENTE. Le ricordo che avevamo deciso dieci minuti di tempo a disposizione e che sono finiti.

CUGINI (D.S.-F.D.). Ho finito, se ho superato dieci minuti le restitusco un minuto la prossima volta. Solo un minuto! Presidente, lei ha ricevuto una lettera della quale anch'io sono firmatario, con la quale abbiamo richiesto un suo autorevole intervento per esaminare la situazione riferita al collega Ghirra; vorremmo sapere in quest'occasione che sviluppi ha avuto la nostra iniziativa, che risposte ci sono state, che tempi di risposta abbiamo, che iniziativa lei ha assunto, che cosa si intende fare su questo argomento. Perché ritengo che quella situazione vada immediatamente sanata e che la proprietà de L'Unione Sarda venga chiamata a rispettare i diritti dei lavoratori, come è il caso del collega Ghirra.

PRESIDENTE. Credo che quando stabiliamo l'ordine del giorno a questo ci dobbiamo attenere, pertanto la risposta alla sua richiesta di adesso gliela darò in altra sede. Le posso dire però che io ho scritto una lettera all'editore de L'Unione Sarda ponendogli il problema e sto aspettando un risposta. Quando avrò tutti gli elementi lei sarà informato debitamente.

Ha domandato di parlare il responsabile di Alleanza Nazionale, il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Signor Presidente, la domanda che le ha posto in questo momento il collega Cugini era più una domanda da question time che da conclusione di dibattito per l'elezione del Presidente della Giunta regionale. Nel periodo che è trascorso dalle elezioni regionali ad oggi alcune forze politiche, non so se intenzionalmente, occasionalmente, sono riuscite nell'intento di dare una pessima impressione di sé. E quella che era la pessima impressione, che è stata dopo le elezioni sino ad oggi, è una pessima impressione che continua. Ve lo dice uno di Alleanza Nazionale, che ha rivelato compostezza, che ci permettiamo di indicare a tutti. Hanno dato pessima impressione di sé i partiti della coalizione autonomistica, i quali sono stati sconfitti dagli elettori e che hanno reagito in maniera scomposta e continuano a reagire in maniera scomposta alla sconfitta che hanno loro inferto gli elettori.

Io capisco il rammarico, capisco il dispiacere; vi parla uno che nella sua vita, come partito, ha vinto pochissime volte, quindi capisco anche il vostro dispiacere e il vostro rammarico. Però, i destinatari dell'invettiva e delle invettive che stiamo continuando a sentire in quest'aula, perché quando io sento l'onorevole Cugini che continua a parlare di corruzione, quando sento l'onorevole Dettori che continua a parlare della mala politica, quando sento qualcuno dei decani di quest'aula che chiede alla costituenda Giunta di centrodestra che cosa ha fatto per il lavoro e che cosa intende fare, allora viene da sorridere, particolarmente se questo viene da forze politiche che hanno governato la Sardegna nel corso di questi anni. Quindi l'invettiva viene rivolta non alle forze politiche alternative ed antagoniste al centrosinistra, viene rivolta a quei sardi che hanno premiato le forze alternative ed antagoniste al centrosinistra. Quindi la volontà degli elettori deve essere rispettata sempre e comunque. Non sappiamo, onorevole Cugini, perché non abbiamo ancora i programmi, o meglio li abbiamo e non sono stati ancora esposti in quest'aula, io so certamente che faremo, non so come faremo, io so per certo quello che avete fatto voi nel corso di questi cinque anni, questo lo so bene, certamente noi non faremo quello che avete fatto voi, state tranquilli su questo!

Allora è evidente che per comporre le maggioranze, e qua ho sicuramente dei docenti che mi possono insegnare tante cose, è necessario un rapporto dialettico tra le forze politiche, perché le forze politiche rappresentano opinioni, rappresentano interessi, rappresentano determinazioni di cittadini ed elettori, i quali hanno conferito mandato di rappresentanza affinché un certo tipo di maggioranza governi. E sono rivendicazioni doverose e legittime.

Alleanza Nazionale consapevolmente, liberamente, responsabilmente, non ha avanzato pretese ma avrebbe fatto valere le proprie ragioni se fosse stato eccessivamente non riconosciuto o pretermesso il suo ruolo di secondo partito della coalizione. Invece, il rovescio della medaglia; i partiti della maggioranza, della costituenda maggioranza (mi riferisco a quella che è emersa in occasione del voto al Presidente Serrenti) hanno dimostrato grande senso di responsabilità quando tutti i partiti, ciascuno rinunziando sicuramente a qualcosa, si sono celermente mossi per dare alla Sardegna quel governo che gli elettori hanno scelto.

Probabilmente mi sono dilungato su considerazioni che non hanno grande attinenza, allora torniamo nell'alveo del nostro dibattito. Il Gruppo di A.N. ha votato con convinzione l'onorevole Serrenti per l'incarico di Presidente del Consiglio, perché l'onorevole Serrenti, in questo momento, nel quadro delle sue dichiarate disponibilità, rappresenta emblematicamente la specificità della Sardegna, il desiderio di autonomia e di autodeterminazione, di essere noi sardi artefici del nostro futuro. Rappresenta la volontà del Polo della Sardegna di porre l'esaltazione dell'autonomia e della specificità come obiettivo primario dell'azione politica regionale.

Questo nell'auspicio che, ricomposte le divergenze, tutto il Partito Sardo d'Azione voglia unirsi a questa maggioranza. Perché rappresenta nostra ferma intenzione chiamare a governare insieme a noi tutte le forze politiche e tutti i sardi che si siano resi conto e si renderanno conto dell'insufficienza del centrosinistra per dare alla Sardegna un governo stabile ed efficiente.

E` con questo spirito che noi ci apprestiamo, come Alleanza Nazionale, ad eleggere l'onorevole Mauro Pili, o comunque a votarlo. Questo per una serie di motivi; primo perché è necessario rispettare la volontà degli elettori i quali, al di là delle alchimie numeriche, hanno dimostrato con chiarezza il desiderio di rinnovamento; secondo, con la volontà di determinare una Giunta di rinnovamento, non una Giunta a tempo per l'ordinaria amministrazione, né una Giunta balneare, un rinnovamento legislativo, un rinnovamento di metodo di governo, un rinnovamento dei modi di partecipazione al governo, una Giunta che spinga, sostenga, incoraggi, valorizzi gli enti locali, trasformi la regione in ente di indirizzo, lasciando alle autonomie locali le scelte territoriali e la gestione locale delle risorse, la volontà di sottoscrivere un patto di legislatura che consenta di individuare e realizzare ben precisi punti programmatici. L'intento di formare un governo regionale nel quale prevalgano professionalità e competenze e che non vedano le tecniche spartitorie alle quali ci avete abituato nel corso di questi anni prevalere sulle capacità.

Signor Presidente, cari colleghi, viviamo un momento storico, per lo meno questi banchi vivono un momento storico. Dopo più di vent'anni è possibile che cessi oggi l'egemonia e il condizionamento della sinistra. Tale consapevolezza, tale speranza, ci sospinge ma ci intimorisce e lo diciamo senza presunzione, senza enfasi, senza esaltazione, perché siamo consapevoli che le grandi riforme delle quali la Sardegna ha bisogno ritengono la collaborazione di tutti, delle forze che saranno chiamate a governare e delle forze politiche oggi all'opposizione, alle quali noi ci rivolgiamo, noi che non dimentichiamo di essere stati opposizione per anni, e non dimentichiamo neppure gli atti di prepotenza, di arroganza e di prevaricazione che abbiamo subito nel corso di questi anni. Quindi noi vi rivolgiamo un appello caldo al confronto serrato e costruttivo, abbandonando i toni aspri della polemica e dell'invettiva, che non giovano a questo Consiglio, a questo Parlamento, e che non giovano sicuramente alla Sardegna. Questo lo diciamo convinti come siamo che le grandi riforme di cui la Sardegna e la nostra epoca abbisognano, debbono e possono essere attuate con l'aiuto e con la collaborazione di tutto il Consiglio regionale.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.- Sard.). Signor presidente, colleghi consiglieri dagli interventi dei colleghi Cugini e Cogodi io ho colto qualche elemento di novità che mi preme valorizzare in apertura di questo breve intervento che comunque conterrò nei tempi regolamentari. E cioè, dopo cinque anni di scorribande, dopo cinque anni in cui vi è stata una sistematica corruzione della democrazia, dove sono state svilite le più elementari regole parlamentari, dove l'abuso e la violazione delle regole sono state il punto di riferimento costante dell'azione politica e di governo del centro sinistra, ebbene oggi io colgo un elemento positivo, questo ritorno ai valori dell'etica, questa necessità sentita, e penso molto sofferta, da quei banchi che mi auguro siano e siate all'opposizione, quel connubio tra etica e politica che, secondo i colleghi che ho prima citato, devono viaggiare assieme. Non è mai troppo tardi, posto che, caro collega Cugini, nella pratica dei franchi tiratori voi siete stati geniali maestri. E` una pratica a noi sconosciuta, una pratica tutta vostra che ha consentito alla Sardegna di essere imbalsamata su quel presidente fantasma che, bene incollato alla sua poltrona, ha determinato soltanto condizioni di sottosviluppo e di aumento della disoccupazione. La parola lavoro, onorevole Cogodi, era non conosciuta nelle azioni di governo, nelle sue, in quelle della Giunta e delle Giunte che hanno sgovernato, in quella legislatura che, con liberazione di tutti noi sardi, abbiamo lasciato alle spalle.

Complimenti, cari colleghi, che abbiate recuperato questi valori; io penso che farete scuola in questi cinque anni di come ci si debba comportare, di come bisogna recuperare i valori della democrazia, di come non si debbono intendere le istituzioni come un qualcosa di proprio, come una proprietà privata, come gli enti strumentali della Regione non sono luoghi per creare assistenzialismo e fare le clientele. Come non plaudire a questo rivalutare oggi i ruoli di maggioranza e di opposizione?

Ed allora, siccome mi pare che questa sia un'occasione che noi di Forza Italia e, dagli interventi che ho colto, anche dei colleghi del Polo dei Sardi, che sono intervenuti e comunque so delle buone intenzioni che certamente animano in questi giorni il dialogo con i partiti che cercano di dare vita ad un soggetto politico alto e nobile per la Sardegna, che si riconosce nella Casa comune dei sardi, ebbene noi ci atterremo ai fatti della politica. Voi leggete troppo, forse, i giornali, leggete troppo quello che vi pare, come vi pare, perché avete, voi soprattutto, giornali e televisioni di regime. E qui, signor Presidente del Consiglio, io voglio denunciare pubblicamente la sistematica violazione di alcune regole elementari, soprattutto del sistema radiotelevisivo pubblico quando, anche in una situazione sicuramente mutata, spesso l'informazione tiene conto solo in parte o non tiene in conto alcuno o altre volte mistifica addirittura dati oggettivi e dati reali. E su questo, signor Presidente, non sulle pur legittime sofferenze e vicende di un singolo lavoratore, ma che non sono le sole vicende, ma sono quelle di 324.000 disoccupati dalla Sardegna di cui, onorevole Cugini, lei avrebbe dovuto farsi carico nell'azione di governo.

Allora io, a nome del Gruppo di Forza Italia, dichiaro che subito dopo questa discussione, quando si appriranno i seggi per votare il Presidente della Giunta regionale, noi voteremo come i sardi hanno indicato. E chiederemo a Mauro Pili di ricoprire con coraggio e determinazione l'alto e nobile incarico di Presidente della Regione, proprio come la maggioranza dei nostri cittadini ha disposto nelle elezioni dello scorso 13 e 27 giugno.

Io voglio solo brevemente ricordare che la risultante di un accordo politico, certo ancora da migliorare, ancora da sostenere, ancora tutto, se possibile, da integrare, è nato non ieri - signori del centro sinistra - ma è nato già da tempo, quando Forza Italia e le altre formazioni politiche liberali, autonomiste, moderate, cattoliche e laiche, promossero e votarono nell'ormai citatissimo Forum di Aritzo un manifesto programmatico che è stato - mi preme riaffermarlo - l'unico fatto nuovo nella storia politica recente della nostra Isola. Non sarà possibile riaffrontare il tema del governo della Sardegna e meditare sulla direzione di marcia che oggi decidiamo di intraprendere se non riflettendo su quel manifesto che dell'incontro di ottobre fu una sintesi alta, sofferta, che non in pochi ritenemmo foriero di importanti conseguenze. E già dal suo esordio, forse enfatico, forse ridondante, ma certo specchio fedele della passione civile e politica che animò allora noi tutti, ci rivolgemmo a tutti i sardi liberi, cittadini d'Europa, che vogliono, nel grave momento in cui si è persa la speranza del domani, un avvenire di progresso e modernità per la nostra Isola. Ci appellammo a tutti gli uomini aperti e democratici che vogliono riportare il cittadino al centro di un rinnovato patto sociale, basato sul lavoro per tutti, sulla libertà di intraprendere, sull'orgoglio di avere ciascuno la propria cultura. Ed è proprio a tutti gli uomini di buona volontà, che per essere padroni del loro futuro vogliono affermare la sovranità del popolo sardo sulla Sardegna e darle dimensione internazionale, a tutti coloro i quali vogliono fare insieme una rivoluzione democratica e civile contro l'arroganza di pochi, per ridare alla Sardegna e ai suoi figli la speranza di un futuro migliore. A tutti questi uomini e donne ci siamo rivolti nella campagna elettorale che ci ha portato, come giustamente ricordava l'onorevole Usai, a vincere le elezioni con questo programma.

E questo mentre l'onorevole Cogodi preferiva altre campagne; preferiva evidentemente frequentare, proprio lui che parla di vacche, i fori boari e non quelli della politica.

Il Parlamento nazionale, proprio negli scorsi giorni, ha affrontato la riforma del sistema istituzionale e riteniamo che questa iniziativa, pur considerando che vada nella nobile direzione di risolvere alcune aporie, deve essere però oggetto urgente di una discussione della massima assemblea rappresentativa dei sardi.

Signor Presidente del Consiglio, glielo chiediamo sin d'ora, non appena l'agenda politico-istituzionale lo consentirà, Forza Italia desidera chiedere una convocazione del Consiglio regionale che affronti il tema e partecipi con vero spirito autonomista al Parlamento nazionale le indicazioni della nostra Sardegna. Ed è questo uno dei primi punti su cui credo vada incentrato l'impegno del Consiglio regionale. Ribadisco, del Consiglio regionale e non di una sua maggioranza o della Giunta. Noi crediamo che sia patrimonio comune di ogni forza politica, anche di quelle non rappresentate in questa Assemblea, partecipare al dibattito e alla formazione delle decisioni per il rinnovo dell'impianto istituzionale.

E` un invito alto e forte che con senso di responsabilità rivolgiamo alle forze politiche del Consiglio, senza limiti di maggioranze e minoranze, ma con l'unico vincolo di affrontare l'argomento in sedi opportune e con tempi celeri.

Concludo, signor Presidente, ritenendo che in questo modo e con quest'ottica nuova, che noi proponiamo ai nostri avversari politici, ne guadagnerà l'autonomia e la dignità dei sardi, e noi siamo pronti a dimostrare di intendere l'autonomia non come un proclama o una sigletta buona per tutte le occasioni, ma come un concreto terreno di rivendicazione, impegno, autorevolezza ed orgoglio del nostro popolo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ricordo che questo è l'ultimo intervento.

SELIS (Popolari). Signor Presidente, è con una qualche emozione che, dopo qualche anno passato dall'altra parte, prendo oggi la parola in questo Parlamento, essendo io, come voi, onorato del consenso che i cittadini sardi ci hanno dato di rappresentarli in quest'aula e nel Parlamento, e rivolgo al Presidente del Consiglio, a tutti voi colleghi, e credo alla Sardegna, il mio augurio più cordiale e più fervido per l'impegno che ci attende. Un impegno nel quale dovremo dimostrare noi tutti, ognuno in base al ruolo che questo Parlamento affiderà alle diverse parti, di essere una vera classe dirigente, capace cioè di anteporre alle logiche di parte gli interessi comuni della Sardegna, l'interesse comune dei sardi. Lo dico avendo presente che ci è stato dato forse di vivere uno dei momenti difficili che la struttura stessa del Parlamento sardo ha questa difficoltà, legata forse a una prospettiva di tipo bipolare che stabilisce equilibri e che negli equilibri quasi paritari rende difficile individuare evidenti maggioranze. Ma non posso neanche non dimenticare e non citare che questa legislatura forse si apre anche, oltre che all'insegna dell'incertezza e della difficoltà, all'insegna di una qualche ambiguità e di un qualche equivoco. Mi pare che il dibattito di oggi, che i Capigruppo e il Presidente hanno consentito, sia un momento importante di dialogo tra di noi, che dovremo sviluppare nei prossimi giorni, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, ricordando che questo dibattito ha origine nella prassi e che la prassi regolamentare parlamentare è legge, è norma, è direttiva, è orientamento di comportamento.

Noi sappiamo, e credo che lo sappiamo tutti, sia che ce lo confessiamo o che non ce lo confessiamo, che questa legislatura avrà grandi difficoltà di governabilità. Abbiamo una divisione nell'ambito del Parlamento sardo e siamo profondamente preoccupati di questo, proprio perché credo che siamo tutti quanti consapevoli dei momenti che dovremo affrontare, dell'Europa che diventa più integrata, ma diventa più competitiva e nella quale, se non saremo capaci di inserirci con rapidità di programmazione, efficienza di gestione e capacità di proposta di rivendicazione, diventeremo marginali. Inserirci in una competizione globale, sostenendo la vitalità delle nostre imprese, la creatività dei nostri intellettuali, l'efficienza dei nostri amministratori locali, vivere lo sviluppo ed attivare lo sviluppo essendo tutti quanti capaci di concentrare il massimo di risorse sul sistema produttivo e valorizzare le energie positive che ci sono in questa regione, con riforme capaci di rendere la Regione più semplice, più efficiente, più trasparente, più partecipata, più davvero - questa sì - casa comune dei sardi, di tutti i sardi e di tutti i partiti che formano questo Parlamento e che dai sardi hanno avuto il mandato per governare e per dare a loro fondati motivi di speranza.

Per questo le riforme, lo diciamo sempre, saranno al centro di questa legislatura, che vorremo fosse - è vero, ce lo siamo detti forse tante volte - una legislatura costituente, ma ci chiediamo come si possa essere costituenti se il tono del dibattito già in partenza, se la struttura del Parlamento già in partenza, se il linguaggio del Parlamento già in partenza è così scarsamente dialogante e invece amplificatamente conflittuale.

Ecco perché siamo preoccupati che l'ambiguità e l'equivoco che hanno caratterizzato forse la prima seduta del Consiglio regionale siano solo un episodio che noi insieme sapremo esorcizzare. Esorcizzarlo, però, non significa stendere un velo pietoso, ma significa, ognuno per la propria parte, fare chiarezza. Abbiamo espresso un giudizio severo, spero che lo condividiamo tutti: non saranno certo, credo che su questo siamo convinti, i franchi tiratori che daranno governabilità, spostandosi da un polo all'altro, dalla maggioranza all'opposizione, dall'opposizione alla maggioranza. Credo che nessuno di noi e nessuno di voi vorrà avere una maggioranza così effimera, così incerta, che sarebbe per tutti il tallone d'Achille come una maggioranza basata su franchi tiratori.

Noi non vogliamo e crediamo che non dobbiamo e non dobbiate insieme alimentare questa ambiguità e questi equivoci. Noi ribadiamo le nostre posizioni, la posizione istituzionale prima di tutto; siamo in un sistema parlamentare, ricordiamocelo, e in un sistema parlamentare l'indicazione del Presidente e la votazione del Presidente avvengono in quest'aula. L'indicazione (?) che la legge regionale è imperfetta e dovremo rapidamente discutere come superarla, l'indicazione del Presidente delle diverse coalizioni è un impegno che impegna, vincola le coalizioni in quest'aula ad eleggere il Presidente che ogni coalizione ha indicato e proposto al proprio elettorato, ma non è un voto popolare: il voto viene liberamente espresso in questo Consiglio regionale. Se vincerete, se avrete la maggioranza, coerentemente con la vostra proposta di candidare Mauro Pili voterete Mauro Pili. Se noi avessimo la maggioranza da questa parte credo che il centrosinistra, come ha più volte ribadito, voterebbe Selis alla presidenza.

Il centrosinistra, però, anche qua - non siamo più in campagna elettorale, dovremo anche smorzare i toni ed alzare invece il livello della riflessione e del dialogo - ha ottenuto 37 seggi, contro i 35 seggi del centrodestra. Se ci chiedete se siamo soddisfatti vi diremo di no, ma se ci chiedete se 37 è maggiore di 35 vi diremo di sì. E vorremmo che voi accettaste questo. Non siamo soddisfatti, avremmo pensato e sperato di andare molto meglio, ma 37 è più di 35, e allora, da questo punto di vista, il risultato, se riuscirete a costruire una maggioranza, la costruirete sommando ai 35 le quote di altri partiti, di altre formazioni, con le quali anche noi abbiamo cercato di dialogare e cercheremo di dialogare, ma sarà una maggioranza parlamentare che esprimerà il Presidente e non un voto popolare, che pure ha un significato che nessuno di noi nega, ma che vincola voi e non noi, essendo noi vincolati al voto popolare che abbiamo ottenuto e che il candidato del centrosinistra ha ottenuto. Allora, se ci dite che siamo soddisfatti vi diciamo di no, ma se ci dite, anche in quest'Aula, che questa è stata una sconfitta, vi diciamo che questa sconfitta non ci appare, perché comunque abbiamo avuto una maggioranza relativa. E in base a questa maggioranza relativa riteniamo di avere titolo, cioè diritto e dovere, di dialogare con le parti che sono più affini e più attente al centro sinistra per costruire una maggioranza di governo. Abbiamo intavolato un dialogo serrato con il Partito Sardo d'Azione, che non è ancora arrivato ad un accordo programmatico politico. Le parole di Giacomo Sanna lo rilevavano, c'è ancora un'inflessione critica, c'è un dialogo che è in itinere, ma noi ci auguriamo che questo dialogo possa continuare. Avremo proposto e abbiamo proposto ad altre formazioni, non sto chi ad affermarmi, di dialogare con noi, perché ritenevamo, in base alle cose che queste formazioni dicevano e ai programmi che avevano enunciato, che avessimo noi e loro (per esempio l'U.D.R., sentendo anche la linea che esprimevano) più affinità sui temi dell'autonomia, della riforma, dello sviluppo. E` stato difficile sinora trovare questa sintonia, speriamo di non esserci sbagliati sulla loro caratterizzazione. Noi siamo, vogliamo essere fortemente autonomisti; noi siamo, vogliamo essere per un rafforzamento delle basi della sovranità popolare, dell'autonomia; noi siamo e vogliamo essere per un lavoro fatto insieme, che dia dimensione, spessore, anima, valore, forza a questa autonomia, ai suoi statuti, alla sua identità, alla sua cultura. E noi riteniamo che su queste basi possiamo, anche con queste forze, dialogare. Ricordando i padri di queste forze, da Lussu, a Melis, a Cossiga, a Dettori, a Cocco Ortu, a Contu, e in base a questi padri crediamo che in quest'Aula noi potremo, partendo dalle nostre tradizioni, con coerenza con le posizioni di partenza, sviluppare un dialogo certamente con il Partito Sardo, e forse con altri, singoli e gruppi, che avranno tendenza ed attenzione alla nostra proposta. Però noi sappiamo anche che oggi questo itinerario non siamo stati in grado di compierlo sino in fondo, sappiamo che lavoreremo per questo con rigore, anteponendo ai nostri interessi di parte gli interessi di una costituenda maggioranza, alla quale vogliamo applicarci, e sappiamo che questo lavoro dovremo e vogliamo farlo privilegiando gli interessi, i problemi, le istanze dei cittadini; quelle istanze e quei problemi che ci hanno consentito di mettere insieme le forze della sinistra e del centro sinistra, cattoliche, ambientaliste, laiche, autonomiste, socialiste, liberal democratiche, per costruire una grande coalizione, che io credo sia una forza viva di questa Regione. Se non l'avremo e se non avremo la certezza di avere maggioranza, questa nostra convinzione avrà un riflesso sul metodo di votazione, che testimonieremo con coerenza in quest'Aula, ma lasciando agli altri la stessa coerenza. Se gli altri non avranno la maggioranza, credo che dovranno con la stessa coerenza, con lo stesso rigore, con lo stesso impegno, ammettere questa inesistenza di maggioranza e dovremo ragionare per capire come garantire governabilità al futuro della Regione.

Allora, in questa prospettiva, io credo che il dialogo in quest'Aula, tra di noi sicuramente, con le forze con le quali vogliamo dialogare altrettanto sicuramente, dovrà certo imperniarsi sulle riforme, sulle politiche del lavoro e di sviluppo, sulle politiche di tutela dell'ambiente, sulle politiche culturali di valorizzazione delle risorse nostre, umane prima di tutto, imprenditoriali, di amministratori locali, di intellettuali, sull'esigenza che abbiamo insieme, questo sì, senza rimpallarci responsabilità perché le responsabilità sono di tutti, nella scorsa legislatura i franchi tiratori sono corsi da una parte e dell'altra. Io non mi nascondo, ho vissuto la scorsa legislatura, però dico che se c'è un problema di questione morale o si affronta insieme o non si affronta, o siamo perdenti. Se c'è un problema di rigore, di trasparenza, o si affronta insieme o non si affronta. Se c'è un problema di etica o ci coinvolge insieme, senza andare a dire chi è più puro o meno puro, io sono al di sotto di ogni sospetto, non al di sopra, al di sotto, insieme credo che lo siamo al di sotto di ogni sospetto, dobbiamo però insieme porre le basi etiche di questa legislatura e di questo governo.

PRESIDENTE. Onorevole Selis, la prego, termini.

SELIS (Popolari). Signor Presidente, mi consenta solo un minuto per concludere. Questa, lo sappiamo, è una legislatura difficile; abbiamo bisogno di un rapporto di dialogo sereno, costruttivo, che non significa consociativo, che significa anche conflittuale, ma di grande rispetto. E abbiamo bisogno di un'Assemblea serena, di una guida di questa Assemblea equilibrata, imparziale, al di sopra delle parti, di una guida che goda la fiducia di tutti e sia garanzia ed equilibrio per tutti. Se questa non ci sarà, se il Presidente del Consiglio smentirà questa mia aspirazione, questa nostra aspirazione, e non l'aspirazione solo di questa parte ma di tutta questa Assemblea, qualunque cosa voi diciate e pensiate oggi, se il Presidente del Consiglio non sarà per tutti una certezza di obiettività nell'interpretazione del diritto, delle regole, della guida di questa Assemblea, questo elemento peserà negativamente in quest'Assemblea per i mesi e per gli anni a venire.

Noi vorremmo che questo non accadesse, noi vorremmo invece vedere, nel Presidente, il Presidente di tutti, il garante di tutti, che non si abbassa, abdicando a questo ruolo, a essere un puntello, ahimè, modesto, di qualunque maggioranza, di sinistra e di destra, e invece si erge con la sua autorevolezza al di sopra delle parti, che dialoga con tutti e che con tutti costruisce il presente e il futuro di questa Sardegna.

Ed è questo l'augurio che faccio al Presidente e all'intera Assemblea.

Elezione del Presidente della Giunta regionale

PRESIDENTE. Passiamo adesso all'ordine del giorno che reca l'elezione del Presidente della Giunta regionale. Ricordo ai consiglieri che per la validità della votazione, a norma dell'articolo 9 del Decreto del Presidente della Repubblica del 19 maggio 1949 numero 250, è necessario l'intervento di almeno due terzi dei consiglieri assegnati alla Regione, devono quindi essere presenti 54 consiglieri. A che, a mente dell'articolo 36 dello Statuto, l'elezione ha luogo per scrutinio segreto, a maggioranza assoluta, a 41 voti.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto. Prego i consiglieri segretari di procedere alla chiama.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (DEMOCRATICI DI SINISTRA). Prima di iniziare la votazione, come avevamo previsto con l'ordine del giorno, chiedo una brevissima interruzione, chiedendo una Conferenza dei Capigruppo, perché nel corso del dibattito abbiamo avanzato un quesito e vorremmo, conseguentemente, avere una risposta. La ringrazio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, mi pare del tutto estemporanea la richiesta del collega Cugini; non mi sorprende più di tanto, ma noi dovremmo procedere, o avremmo dovuto procedere, a norma di Statuto, subito dopo l'elezione del Presidente del Consiglio regionale e dell'Ufficio di presidenza. Mi pare che l'articolo 36 si riferisce direttamente e usa la locuzione "immediatamente dopo". Ora, mi pare un'azione del tutto strumentale. Noi stiamo vedendo... onorevole Gianmario Selis, lei ha richiamato al dialogo e ad un rapporto corretto, allora valuteremo anche nel corso di questa votazione importantissima, perché attesissima dai sardi, quale sarà il ruolo di responsabilità che lo schieramento di centro sinistra assumerà. Riteniamo che si debba procedere urgentemente alla votazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ritengo che non saranno pochi minuti a recare nocumento ai sardi che attendono un governo della Regione, posto che dal voto sono passati giorni e più di un mese. Pochi minuti di questa sera, di questa giornata, perché noi abbiamo posto una questione, la quale questione, fra tante parole e buone intenzioni conclamate, di moralità, di etica, di correttezza, di trasparenza, e via saccheggiando il vocabolario dei sinonimi e degli affini, e dei significati correlativi ...

(Interruzione del consigliere Pittalis)

Sto parlando come hai parlato tu, oppure tu puoi parlare e io no?...oh Pittalis! Non crederai di essere già il padrone del Consiglio! Sto parlando come hai parlato tu, hai chiesto di parlare e hai parlato, ho chiesto la parola e sto parlando...

PRESIDENTE. Parli al Presidente, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Io parlo al Presidente se mi garantisce che lo fa star zitto!

PRESIDENTE. La sto ascoltando, onorevole Cogodi.

BALLETTO (F.I.). Devi parlare sull'ordine dei lavori, Cogodi!

COGODI (R.C.). Sto parlando sull'ordine dei lavori, e sto parlando a favore della proposta avanzata da Cugini, come il Regolamento mi consente di fare, per dire che è stata posta una questione da una gran parte del Consiglio regionale che è relativa a una esplicitazione di volontà politica da parte del Presidente del Consiglio che è garante o dovrebbe essere garante imparziale di tutta l'Assemblea. Noi intendiamo conoscere preliminarmente, a garanzia nostra, del Consiglio e dello stesso Presidente, se intende o no attenersi alla regola aurea in base alla quale il Presidente del Consiglio non prende parte alle maggioranze di governo e all'elezione delle maggioranze di governo o del Presidente incaricato di costituire le maggioranze di governo. Noi vogliamo conoscere preliminarmente questo intendimento, riteniamo che lo debbano conoscere il Consiglio regionale e l'opinione pubblica, abbiamo chiesto una breve interruzione di pochi minuti perché il Presidente possa definire questa questione. Se intenderà definirla, perché altrimenti conseguono il nostro giudizio e la nostra condotta. E' chiaro questo anche per te, Pittalis, frequentatore classico del Foro boario, è chiaro o non è chiaro?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Io credo che vada respinta la proposta dell'onorevole Cugini in quanto, se ho ben capito l'intendimento dell'onorevole, intende far partecipare al voto tutto il centrosinistra qualora il Presidente del Consiglio intenda o non intenda esprimere il proprio voto. Ma credo che, siccome la Conferenza dei Capigruppo non possa entrare nel merito di una decisione che è strettamente personale, alla quale il Presidente ha già dato ampiamente risposta qua dentro, sia assolutamente inutile. Se poi si vuole palesare un intendimento assolutamente dilatorio, si vuole portare avanti qualunque tipo di ostruzionismo, anche quello dell'assentarsi dall'aula, nonostante veramente i sardi chiedano - questa sì che è una linea programmatica - di dare risposte, di dare governabilità, se si vuole anche impedire che si dia immediata risposta all'anelito dei sardi di essere governati fate pure, però io credo che si vada a votazione, e richiamo tutti al senso di responsabilità perché i Capigruppo non possono assolutamente entrare nel merito di una risposta che deve essere soltanto del Presidente del Consiglio. Oltretutto non esiste una regola che dice che il Presidente del Consiglio non deve votare, è una prassi che esiste da vent'anni, ma la prassi non è diritto, non è regola, non fa testo e credo che spetti soltanto all'onorevole Serrenti dare una risposta, che darà dentro questa votazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

MARIO FLORIS (U.D.R.). Per dire che noi dobbiamo iniziare questa legislatura dandoci delle regole che pongano il Consiglio in condizioni di funzionare e di funzionare al meglio. Io eviterei questo ricorso che sovente si fa alla Conferenza dei Capigruppo e gradirei che le cose venissero dette in Consiglio, senza bisogno di fare Conferenze che non servono a nulla, che non sono attinenti all'argomento che stiamo trattando (ma questo vale per questo argomento come per tanti altri argomenti).

La Conferenza si fa per fare i lavori trimestrali del Consiglio, per regolare i lavori del Consiglio, che deve essere, come io auspico, riunito puntualmente e puntualmente deve iniziare i propri lavori. Qui si tratta, se non sbaglio, di una richiesta che una parte del Consiglio, può darsi anche fondata, ha fatto direttamente al Presidente, non vedo che cosa c'entri la Conferenza dei Capigruppo. E non vedo per quale motivo noi dobbiamo sospendere i lavori del Consiglio. Il Consiglio vada avanti, il Presidente se vuole rispondere risponderà personalmente, altrimenti lo farà con gli atti che compie al momento in cui sarà chiamato ad esprimere il proprio voto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (Popolari). Brevemente per dire che noi riteniamo assolutamente legittima la proposta del collega Cugini. Ricordo anche che a me è stata negata una Conferenza dei Capigruppo, vorremo che non si iniziasse da oggi con questo. Io credo che per un buon rapporto parlamentare non dovrebbero venir meno anche queste prerogative dei consiglieri e degli interi Gruppi.

PRESIDENTE. Io credo che davvero la Conferenza dei Capigruppo debba essere convocata per discutere dei lavori, di come organizzare e portare avanti i lavori dell'aula. La richiesta che viene fatta in quest'aula esula da questa materia. Si vuole discutere un problema di ordine politico, che riguarda davvero tutta l'assemblea, in una stanza con pochi rappresentanti, e questo non mi pare opportuno. Vorrei far osservare però, ai colleghi che chiedono che io esprima la mia volontà di voto prima, che il voto è un voto segreto. Io potrei votare in qualsiasi modo, potrei votare a favore, potrei votare contro, potrei astenermi. Io chiedo ai colleghi di valutare la mia obiettività con gli atti concreti e non su intenzioni che sono tutte da valutare. Per cui, vi prego, non insistete su questo terreno, ho già dato una risposta nella Conferenza dei Capigruppo, anche se la materia non era pertinente, l'ho data in quest'Aula; chiedo al Consiglio che si esprima, votiamo, perché qualora non dovessimo stasera eleggere il Presidente della Giunta regionale dovremo convocare il Consiglio almeno fra una settimana, questo porterebbe una perdita di tempo evidente, e vi richiamo tutti a una maggiore responsabilità. Valuterete dopo tutti quanti se da parte mia c'è stata correttezza nei comportamenti, obiettività o meno. Si tratta di aspettare pochi minuti, quando voteremo lo saprete.

Aveva domandato di parlare il consigliere Fadda.

FADDA (Popolari). Io intendevo fare una mediazione, ma dopo queste parole rinuncio perché mi sembra evidente che non serva più.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (SOCIALISTI UNITI). Signor Presidente, non vi è da parte di nessuno l'intento di adottare una tattica dilatoria, che per altro non avrebbe in ogni caso significato, posto che l'Assemblea cinque minuti prima o cinque minuti dopo verrà chiamata ad esprimersi con un voto. Signor Presidente, mai probabilmente, per lo meno non è avvenuto certamente nella scorsa legislatura che ad un Presidente del Consiglio sia stato posto un problema diretto rispetto al quale si attendeva una risposta. Non è mai avvenuto per il semplice fatto che in nessuna di quelle occasioni non è altresì avvenuto che alcun organo di stampa potesse ipotizzare, senza essere smentito dall'interessato, che il Presidente del Consiglio avesse intenzione di esprimersi in quest'Aula attraverso un voto per l'elezione del Presidente della Giunta regionale.

Visto che lei resiste rispetto alla richiesta di convocazione della Conferenza dei Capigruppo, cosa che per altro è stata in passato sempre concessa con estrema facilità, visto che lei resiste, signor Presidente, si chiede solo di garantire in quest'Aula, attraverso una dichiarazione anticipata anziché attraverso una attesa che è attesa di verifica di comportamenti, signor Presidente tengo a precisare che le ultime parole che lei ha pronunciato quando ha fatto riferimento alla segretezza del voto, e quindi alla sua libertà di votare in qualunque direzione, che mi hanno ulteriormente convinto che evidentemente questa è la determinazione che si va rafforzando in lei, pertanto l'esigenza di sapere anticipatamente è un'esigenza che, essa da sola, ci garantisce sull'imparzialità dei comportamenti che il Presidente del Consiglio regionale terrà in quest'aula. Perché un'eventuale voto del Presidente del Consiglio regionale sarebbe lesivo di questa imparzialità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I Democratici). Signor Presidente, io non sarei voluto intervenire perché ritenevo che non fosse questa la sede per aprire un dibattito di questo genere. Mi bastava la sua dichiarazione di intenti di imparzialità dell'altro giorno, che è stata ribadita oggi. Ma imparzialità io credo che, per come l'ha espressa lei quest'oggi, non stia a significare imparzialità in senso assoluto, bensì imparzialità nel modo di condurre i lavori. E ci mancherebbe altro che non fosse così, perché veramente avere un Presidente che conduce i lavori in modo imparziale sarebbe abbastanza grave. Quindi questo credo che nessuno di noi lo tema e lo sospetti, perché altrimenti significherebbe avere un presidente golpista.

PRESIDENTE. Usi termini convenienti, per il decoro di quest'Aula, non per la mia persona.

DORE (I Democratici). Ho detto che se lei non fosse imparziale sarebbe evidentemente un presidente golpista perché attenterebbe alle prerogative del Consiglio regionale. Quindi non è questo il problema, noi siamo convinti che lei sarà imparziale nel guidare e nel condurre i lavori; il problema è un altro, è un problema di stile, di comportamento, di garanzia. Lei, diventando Presidente ed accettando di svolgere questo compito, si è posto in un ottica che è quella di non prendere parte alle votazioni. Cioè lei nelle votazioni, soprattutto nelle votazioni di carattere politico, come questa, in cui si discute come formare una maggioranza, ha il dovere ben preciso di astenersi, perché è un dovere etico, è una prassi consolidata; l'abbiamo detto, è stato detto e ripetuto, non vale la pena di dirlo. Evidentemente, nel momento in cui lei si riserva di decidere di volta in volta, già ha la riserva mentale di venir meno a questo impegno. Allora noi, conferenza di Capigruppo o meno, chiediamo, ma lo chiediamo personalmente e non solo personalmente, lo chiediamo nell'interesse di tutto il Consiglio, lo chiediamo nell'interesse degli elettori, che lei assuma questo impegno di uniformare il suo comportamento nelle votazioni alla prassi che è stata sempre seguita da tutti i suoi predecessori, almeno limitatamente agli ultimi vent'anni. Questo chiediamo, e vorremo che lei lo esprimesse subito. E, se non ci sono riserve mentali, qual è la ragione per cui non lo vuole esprimere? Veramente io credo che l'opinione pubblica questo non riesca a capirlo. Quindi la pregherei, unendomi agli altri, di esprimere con chiarezza cosa intende fare e non lasciare le sue decisioni alla suspance dell'ultimo momento, che veramente non consente e non agevola la serenità di questo dibattito. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei e grazie anche per i consigli.

E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA.(A.N.).Signor presidente, colleghi consiglieri, a me pare che qui si stia confondendo la forma con la sostanza. Io mi sento garantito, come mi sono sentito garantito per cinque anni dall'onorevole Selis, anche se l'onorevole Selis dieci giorni o cinque giorni prima della prima assemblea di questo Consiglio per l'elezione del Presidente avesse dichiarato, attraverso la stampa, che il Presidente che sarebbe stato espresso era o sarebbe stato il presidente Palomba. Si confonde la forma con la sostanza. Quando si parla di imparzialità del Presidente si intende riferirsi non alle sue opinioni politiche, né alle sue opinioni in ordine agli schieramenti, perché non mi risulta che un Presidente del Consiglio non debba avere opinioni, o non le possa esprimere, guai se fosse così! Io mi sento garantito dal Presidente soltanto quando mi garantisce l'osservanza scrupolosa delle regole che sono scritte qua dentro. Onorevole Selis, come può lei, dopo un mese, aver cambiato questa opinione? Lei sa perfettamente che il consigliere è garantito se vengono osservate le regole e le norme che sono scritte, non quelle che non sono state scritte. Quelle che non sono scritte rientrano nella coscienza di ciascuno, ed io come consigliere regionale mi rifiuto che un'Assemblea possa dire ad un altro consigliere regionale, anche se si tratta del Presidente del Consiglio, se debba o se non debba votare, come e come non debba votare. Io mi rifiuto, come cittadino e come consigliere regionale, perché è una prerogativa del consigliere regionale poter votare, in modo affermativo, in modo negativo o astenersi. L'importante è che osservi le regole che sono stabilite qui, e se il Presidente del Consiglio volesse esercitare il suo diritto, il suo esclusivo diritto, di astensione, lo potrebbe dichiarare a termine di Regolamento, come pure potrebbe, secondo la prassi, non dichiararlo e quando viene chiamato dire "mi astengo" come hanno fatto tutti gli altri presidenti che lo hanno preceduto. Le regole devono essere uguali per tutti. Allora, atteniamoci alla prassi, osserviamo le regole del gioco ed andiamo in campo e giochiamo. Non pretendiamo di fare i rigori quando non ci sono.

(Applausi dal centro-destra)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS.(Popolari). Solo perché sono stato citato. Il semplice fatto che io non abbia mai votato, salvo due cose che erano decise all'unanimità e che erano patrimonio di quest'Assemblea, e il consenso che in questa linea ho avuto dalla maggioranza e dall'opposizione, dimostra quanto il Presidente è più libero nel momento in cui esprime decisioni difficili abituandosi a essere sopra le parti. E` evidente, onorevole Masala, che ognuno di noi ha le sue opinioni, ci mancherebbe altro che non fosse così, ma il Presidente ha bisogno non solamente di avere le proprie opinioni, ma poi di esprimerle attraverso l'interpretazione del Regolamento. Se il Presidente prende parte ed è già di parte, chi potrà poi convincere il consigliere della destra, della sinistra o del centro che quel parere che ha espresso, quella posizione che ha espresso, quel deliberato che ha assunto è davvero al di sopra delle parti, se una volta parteggia e una volta non parteggia? E` difficile prescindere dall'essere parti. In questa legislatura, già nell'altra, ma prevedo ancora di più in questa, credo che il Presidente sarà portato ad un lavoro difficilissimo, ha tutta la mia solidarietà e la solidarietà dei colleghi, e sono diversi in quest'Aula che hanno vissuto questa esperienza, però io credo che noi sapremo essere ancora più solidali con il Presidente se il Presidente in ogni momento ci darà prova che quello che decide lo fa scindendo dall'essere parte. Se comincia ad essere parte ci rimarrà il dubbio, legittimo, non legittimo, confessato o non confessato che le opinioni, la magistratura che sarà chiamato a svolgere, i pareri che sarà chiamato ad esprimere saranno a favore della parte per cui ha votato e ha preso parte.

PRESIDENTE. Onorevole Selis, lei è stato Presidente e che io ricordi, avendo fatto con lei tutta la passata legislatura, nessuno le ha mai fatto la richiesta di dichiarare prima il suo voto. Lei è stato giudicato presidente imparziale per ciò che ha fatto, e questo chiedo io a quest'Aula. Chiedo ai consiglieri della maggioranza costituenda o dell'opposizione che venga giudicata la mia imparzialità per quello che farò; non è giusto estorcere a nessun Presidente, come a nessun consigliere, una dichiarazione di voto, soprattutto in una votazione segreta. Pertanto è mio dovere, a tutela delle prerogative e dei diritti di tutti i consiglieri, compresi quelli che saranno presidenti del Consiglio in futuro, procedere alla votazione. Vi chiedo di giudicare la mia imparzialità dopo.

(Interruzioni)

ONNIS (A.N.). Ricattatori!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Prego l'Aula di mantenere la compostezza. Onorevole Liori, stia al suo posto, per favore.

Votazione a scrutinio segreto per schede

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per l'elezione del Presidente della Giunta regionale.

Avendo un parte del Consiglio abbandonato l'aula senza conoscere bene quali sono le ragioni credo che dovremo continuare, quindi prego i consiglieri segretari di procedere all'appello.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 40

Votanti 39

Astenuti 1

Maggioranza 41

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - DEMONTIS - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - TUNIS Marco - USAI.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Poiché sono intervenuti nella votazione meno dei due terzi del consiglieri assegnati alla Regione la votazione non è valida. Il Consiglio si riunirà in seconda convocazione nella data che stabilirà la Conferenza dei Capigruppo che è immediatamente convocata.

(La seduta, sospesa alle ore 20, viene ripresa alle ore 20 e 26.)

PRESIDENTE. Informo il Consiglio che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di convocare il Consiglio in seconda convocazione, per l'elezione del Presidente della Giunta, il giorno lunedì 9 agosto. Pertanto la seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 20 e 27.



Allegati seduta

Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'uso della discarica di Canaglia per lo smaltimento delle ceneri dell'Orimulsion.

Il sottoscritto, premesso che:

a) nella termocentrale di Fiumesanto (Sassari) l'ENEL continua ad utilizzare il combustibile Orimulsion, nonostante le reiterate proteste delle istituzioni e delle popolazioni del territorio;

b) tale combustibile venezuelano continua ad essere bruciato nonostante non siano ancora noti i risultati sulla sperimentazione in corso nelle centrali di Brindisi-sud;

c) alla arroganza dell'ENEL a voler ad ogni costo bruciare un combustibile sicuramente dannoso all'ambiente ed alla salute delle popolazioni, si è aggiunta la decisione di smaltire le scorie interrandole nella discarica speciale di Canaglia, scorie che contengono un alto contenuto di sostanze nocive quali nichel e vanadio;

d) tutto questo in contrasto con quanto affermato in più occasioni (principalmente dalla Bitor) che le ceneri della combustione dell'Orimulsion sarebbero state trasferite all'estero e riciclate nel settore dell'edilizia,

chiede di interrogare gli Assessori dell'industria, della sanità e dell'ambiente per sapere:

1) se siano a conoscenza dell'interramento delle scorie derivanti dalla combustione dell'Orimulsion nella discarica speciale di Canaglia (Sassari);

2) se la Giunta regionale sia stata informata del trasferimento delle ceneri dalla termocentrale di Fiumesanto alla discarica sita nel territorio della Nurra e se la Giunta abbia dato il proprio benestare ai sensi delle leggi e dei regolamenti vigenti;

3) quali iniziative intendano assumere nei confronti dell'ENEL e della Bitor, affinché in tempi brevissimi tutte le scorie siano trasferite - come da impegni precedentemente assunti - all'estero per essere riciclate, perché non si vorrebbe che il provvisorio all'italiana diventi definitivo. (1)

INTERROGAZIONE PINNA - CALLEDDA, con richiesta di risposta scritta, sul recupero dei castelli dei pozzi della miniera carbonifera dismessa di Sebariu in Comune di Carbonia.

I sottoscritti,

premesso che con delibera n. 111 dell'8 settembre 1998 il Consiglio di amministrazione dell'EMSA, con conforme parere del direttore generale che, a norma di statuto, ha la competenza e la responsabilità di verificare la legittimità degli atti dello stesso ente, ha disposto uno stanziamento di lire 440 milioni per gli interventi più urgenti di manutenzione conservativa e di recupero dei castelli dei pozzi della miniera carbonifera di Sebariu in Comune di Carbonia;

constatato che alla società IGEA, a seguito dell'incarico ricevuto dal suo azionista EMSA per l'esecuzione degli interventi di recupero, il Comune di Carbonia ha già concesso l'autorizzazione per l'esecuzione dei lavori;

considerato che i castelli della miniera di Sebariu rappresentano una grossa parte della storia della città di Carbonia di cui sono diventati simbolo e testimonianza della grande epopea mineraria che l'UNESCO ha riconosciuto di rilevante interesse internazionale;

appreso che il Commissario liquidatore dell'EMSA ha inspiegabilmente disposto la revoca dell'intervento di recupero revocando i fondi già stanziati non incidenti sulle dotazioni finanziarie della gestione liquidatoria in quanto riferibili alle risorse disponibili per l'esercizio 1998;

tenuto conto del notevole stato di degrado in cui detti castelli si trovano e quindi dell'urgenza di intervenire per evitare la loro definitiva distruzione che porterebbe alla cancellazione di uno straordinario patrimonio di archeologia industriale che l'UNESCO ha riconosciuto nell'ambito del parco geominerario di rilevante interesse internazionale,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere:

1) quali interventi siano stati adottati o si intendano adottare per ripristinare l'intervento di recupero già disposto in accoglimento delle richieste dell'amministrazione comunale di Carbonia che ha raccolto con grande sensibilità le pressanti sollecitazioni della cittadinanza;

2) se non ritengano di impartire urgenti direttive al Commissario liquidatore dell'EMSA perché disponga l'immediato avvio dei lavori di recupero onde evitare i pericoli di perdita irreversibile del bene. (2)