Seduta n.120 del 16/09/2005
CXX Seduta
Venerdì 16 Settembre 2005
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 33.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 7 settembre 2005 (115), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Mariuccia Cocco ha chiesto congedo per la seduta del 16 settembre 2005.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Sulla richiesta di disporre la trasmissione televisiva dei lavori consiliari
PRESIDENTE. Comunico all'onorevole Mario Floris che abbiamo verificato, presso le emittenti televisive, la possibilità che la discussione delle proposte di modifica del Regolamento interno del Consiglio regionale potesse essere ripresa e trasmessa in diretta da una delle emittenti televisive. Tutte le emittenti televisive hanno comunicato la loro indisponibilità a trasmette i nostri lavori, anche a pagamento, naturalmente non in diretta, per problemi di palinsesto, solo una delle televisioni si è dichiarata disponibile a trasmettere la diretta dei nostri lavori, però sul canale digitale e nella sola provincia di Cagliari, per una somma piuttosto consistente e quindi stiamo valutando l'opportunità di accedere alla proposta che tuttavia ci assicura una diffusione ridotta per chi volesse eventualmente seguire in questo canale digitale il nostro lavoro. Questo è quanto doveva essere comunicato rispondendo alla richiesta dell'onorevole Floris; preciso che un'emittente ci deve ancora dare una risposta e ci stiamo occupando del problema.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 9: "Proposta di modifica del regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna" esitata all'unanimità, con una sola astensione, dalla Giunta per il Regolamento. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù Giovanni Battista, relatore di maggioranza.
ORRU' (D.S.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la proposta di modifica del nostro Regolamento interno, che oggi è all'attenzione del Consiglio, è il frutto di un confronto politico che ha visto la Giunta per il Regolamento e i Gruppi consiliari, e anche i singoli consiglieri nei rispettivi gruppi, impegnati nel cercare di dotare la nostra Assemblea legislativa di uno strumento più funzionale al recupero di efficienza, di capacità decisionale dell'Istituzione consiliare, intesa come Assemblea, commissioni, e tutte le sue articolazioni, insomma, mantenendo tuttavia fermi i principi che consentono la libera espressione e la partecipazione democratica di tutto il Consiglio e quindi di tutti i suoi membri al dibattito, all'elaborazione dei provvedimenti di legge. Mi sembra giusto sottolineare che vi è stato il contributo di tutte le forze politiche, maggioranza ed opposizione, lo ricordava il Presidente del Consiglio, e che la proposta di modifica è stata approvata all'unanimità, con una sola astensione, con uno sforzo comune tendente a ricercare soluzioni innovative ed adeguate, sulle quali però si è cercato prioritariamente il più ampio grado di condivisione politica.
L'insieme delle proposte di modifica, pur essendo rilevante sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo, basti pensare che riguarda poco meno di un quarto dei 135 articoli che compongono il nostro Regolamento, tuttavia non ha la pretesa di riscrivere il Regolamento consiliare, cosa che è avvenuta, non vorrei sbagliarmi, nell'88, con una riforma che è entrata in vigore nell'89. Ha invece l'obiettivo più limitato, se vogliamo, di adeguare quelle parti che più di altre hanno mostrato limiti e inadeguatezze rispetto ad una realtà politica, istituzionale, ma anche sociale, complessa e dinamica, più complessa e più dinamica rispetto al passato e che richiede, conseguentemente, da parte dell'Assemblea legislativa regionale, risposte più tempestive, più efficaci. Si tratta di un dato ampiamente ricordato, in questa come nelle passate legislature; non è una novità, per intenderci. Limiti ed inadeguatezze che si sono rese ancora più evidenti, tuttavia, in questo primo anno della tredicesima legislatura, a causa di una innovazione non marginale ma sostanziale, che scaturisce dall'estensione anche alla nostra Regione ad autonomia speciale della legge elettorale prevista per le regioni ordinarie. E' del tutto evidente, infatti, che l'elezione diretta del Presidente, le modalità stesse di elezione di questo Consiglio regionale, entrambe rispondenti prioritariamente più che ai due principi che dovrebbero costituire il cardine della nostra legge elettorale, due principi che si tengono, quello della stabilità e quello della rappresentatività, con il sistema elettorale introdotto per estensione della legge prevista per le regioni a statuto ordinario, privilegiano sicuramente tra i due principi quello della stabilità.
Questi elementi di innovazione hanno inciso profondamente sulle regole codificate, ma anche sulle consuetudini consolidate che guidavano ed orientavano gli organismi istituzionali, e i soggetti politici che li compongono, nell'esercizio della funzione legislativa e di quella di governo. Si tratta di innovazioni che esercitano, direi naturalmente, una forte pressione su un sistema costituzionale, legislativo e regolamentare, in gran parte costruito sulla base di altri riferimenti politici ed istituzionali. Non sono cose di poco conto, che incidono. Ritengo che sia giusto sottolineare tuttavia ancora una volta, anche per evitare fraintendimenti, come questa pressione non la si elimina, non la si depotenzia per via regolamentare, se mi si passa l'espressione, ma lo si può fare ridefinendo in primis la nostra carta costituzionale, e con la riforma di alcune leggi fondamentali che sostanziano l'attuazione dei principi in essa contenuti, cioè quell'insieme di leggi che riguardano la organizzazione amministrativa della Regione e la forma di governo, la stessa legge statutaria, la legge numero 1, la legge elettorale, da cui penso che dovrà scaturire certamente la più generale riforma delle stesse norme regolamentari. Ora va altresì ribadito, secondo me, che procedere ad un adeguamento e quindi ad una revisione parziale delle norme regolamentari, dentro il quadro statutario, legislativo vigente, riveste una grande importanza perché consente a tutti gli organi istituzionali, di svolgere responsabilmente le loro funzioni, dentro un quadro di reciproca garanzia, e quindi un quadro fondato sulla collaborazione, sull'integrazione dei due diversi momenti e non sul conflitto e sul contrasto, partendo certamente dal rispetto formale e sostanziale delle prerogative di ciascun organismo: dell'Assemblea legislativa, cioè del Consiglio, delle commissioni e del Governo regionale e, ovviamente, del Presidente della Giunta regionale.
Si tratta, come si può intuire, di materie delicate e complesse. Non a caso anche sulle misure che il Consiglio deciderà poi di adottare, la Giunta per il Regolamento ha accolto una proposta emendativa delle opposizioni che fissa un primo specifico momento di verifica entro un anno dall'eventuale entrata vigore delle modifiche che il Consiglio volesse approvare, proprio per verificarne la correttezza, non solo formale, e per dare un contributo serio ai lavori del Consiglio.
In questa breve relazione introduttiva io non farò una descrizione delle parti modificate, cioè dei 35 e passa articoli su cui si è intervenuti, rinvio per questo, più che alla relazione scritta, al dibattito puntuale che ci sarà sulle diverse modifiche proposte nonché sugli emendamenti già presentati, mi limiterò invece a fare qualche considerazione su alcune criticità che rappresentano, secondo il parere della Giunta per il Regolamento, che ha raccolto un'opinione diffusa, un ostacolo ad un confronto, ad un corretto e funzionale lavoro dell'Assemblea. Per superare la prima criticità è necessario creare le condizioni affinché, per quanto attiene alla programmazione dei lavori dell'Aula e delle commissioni, si possa passare da un elenco di provvedimenti senza alcuna certezza non solo dei tempi entro cui dovrebbero essere discussi ed esitati, ma perfino della possibilità stessa che questi vengano esaminati dall'Aula, ad una puntuale calendarizzazione dei lavori con l'obiettivo di stabilire correttamente entro quali tempi quei provvedimenti legislativi verranno discussi e votati dal Consiglio. Per superare la seconda bisogna fare in modo che la legge finanziaria cessi di essere quella sorta di legge omnibus,cioè una sorta di maxi corsia preferenziale per tutti i provvedimenti, soprattutto d'iniziativa del Governo regionale, scavalcando di fatto le procedure ordinarie e quindi le stesse garanzie per una piena ed effettiva partecipazione dei singoli consiglieri regionali, di maggioranza ed opposizione, al procedimento legislativo. In sintesi, da un lato maggiore e migliore produttività del Consiglio, un quadro di riferimento certo ed affidabile per il governo regionale, ed anche per l'insieme del sistema politico e della società sarda che attendono decisioni, ma dall'altro lato la garanzia per il Consiglio, sottolineo per l'intero Consiglio, e in particolare per le minoranze, di poter incidere sul procedimento legislativo in tutte le sue fasi e non solo nella fase finale.
La programmazione e il calendario dei lavori sono previsti dal Regolamento attuale all'articolo 23, non è che non fossero presenti, la proposta che ha seguito fondamentalmente una impostazione più equilibrata rispetto anche a regolamenti vigenti in altri parlamenti, in particolare alla Camera dei Deputati, ma anche in altri consigli regionali, ha introdotto la maggioranza dei tre quarti in luogo dell'unanimità, cioè tre quarti dei componenti della Conferenza dei Capigruppo deve trovare l'accordo su quel programma, riservando comunque una quota dei tempi o degli argomenti alle minoranze; il programma determina a sua volta anche la ripartizione dei tempi di lavoro complessivi dell'Assemblea e delle Commissioni.
E' stato introdotto l'articolo 23 bis, cioè un ulteriore articolo, che prevede l'adozione di un calendario dei lavori mensile, con l'obiettivo di dare concreta attuazione a quella programmazione, altrimenti si tornerebbe ovviamente all'attuale situazione, cioè stabilendo in sintesi il tempo complessivamente disponibile per la discussione degli argomenti in rapporto alla loro complessità, con il conseguente contingentamento dei tempi per quanto riguarda la discussione generale e degli articoli e infine la votazione dei provvedimenti.
Per quanto riguarda la seconda criticità, quella relativa all'esame dei documenti di bilancio, con l'articolo 33 bis si è data legittimità regolamentare, se mi si passa l'espressione, al Documento di programmazione economica e finanziaria, togliendolo da quella sorta di limbo interpretativo che lo equiparava ad altri provvedimenti di legge, cosa che non era, oppure, meglio, si è ovviato a una consuetudine per cui di volta in volta si decideva a quale procedimento assoggettarlo, a seconda del parere, ovviamente, dell'Assemblea e della Presidenza in modo particolare. In questo modo diventa obbligatorio intanto il parere delle Commissioni permanenti e non solo della Commissione di bilancio, si stabilisce un vincolo temporale per la sua istrutoria, la discussione e l'approvazione che è effettuata con una risoluzione e non votandolo come un articolato. Secondo, con l'articolo 34 bis, si sono introdotte norme che consentono di evitare che la legge finanziaria contenga disposizioni estranee rispetto a quelle previste dalla legislazione regionale di contabilità, in modo particolare dalla legge numero 11 del 1983, e infine si sono stabilite le condizioni di ammissibilità degli emendamenti, per quanto riguarda la copertura finanziaria e le disposizioni estranee. Ricondurre quindi, questo è l'obiettivo, l'iter di tutti i provvedimenti cosiddetti urgenti, perché così vengono dichiarati, alle procedure legislative ordinarie, quali disegni di legge e proposte di legge all'esame delle Commissioni competenti. Questa è la strada che deve essere seguita, ponendo quindi in condizioni, come ho già sostenuto poc'anzi, la Giunta regionale ma anche i Gruppi e i singoli consiglieri di svolgere compiutamente la loro funzione di legislatori regionali.
Io ritengo si tratti di un fatto certamente non secondario, che tende a rivalutare, come si può intuire, il ruolo e la funzione del Consiglio regionale, senza ledere per altro o diminuire il ruolo e la funzione degli organi di governo. La proposta di modifica, come detto, interessa un numero rilevante di disposizioni, molte delle quali riferite ai capi 10 e 11 del Regolamento, cioè agli articoli dal 77 al 99, con l'intento di snellire le fasi di discussione e di votazione dei provvedimenti senza ledere il diritto di ciascuna forza politica, di ciascun consigliere regionale di poter esprimere compiutamente il proprio pensiero, la propria posizione politica anche se questo ovviamente deve avvenire in un tempo più ristretto.
La Giunta per il Regolamento, d'intesa con i rappresentanti dei Gruppi consiliari, di cui abbiamo acquisito il parere, ha deciso di non proporre alcuna modifica delle attuali norme regolamentari concernenti altri aspetti non meno importanti. Mi riferisco in particolare alla disciplina del voto segreto, alle norme relative alla composizione dei Gruppi e al numero e alla composizione delle Commissioni permanenti. Si tratta certamente di aspetti che necessitano già oggi di essere modificati, ma che richiederanno, a mio avviso, a nostro avviso interventi più significativi e radicali in seguito alle innovazioni di carattere legislativo attinenti ovviamente alla forma di governo, alla riforma organizzativa della Regione, e in seguito alla approvazione, io spero, della nostra legge elettorale. Un quadro cioè più organico di riferimento, di garanzie di tipo legislativo da cui far discendere, conseguentemente, le modifiche regolamentari per rafforzare l'autorevolezza della massima Assemblea legislativa della Sardegna. Questo era l'obiettivo e con questo auspicio chiediamo che il Consiglio approvi questo provvedimento in tempi ragionevoli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la consigliera Caligaris, che è l'unica che può svolgere una relazione di minoranza essendosi astenuta.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, in apertura di questo intervento, che spero non venga catalogato da alcuni come una performance, vorrei sgombrare il campo da qualunque fraintendimento. Per me che provengo dalla cosiddetta società civile, il lavoro nella Giunta del Regolamento proficuo e intenso, grazie al presidente Spissu e a tutti i componenti, è stato un'esperienza di crescita politico-culturale. Ho quindi accettato l'impegno di presentare, in quanto unica astenuta sul complesso totale della proposta, una relazione di minoranza sui generis. E' stata redatta prima della presentazione degli emendamenti portati all'attenzione dell'Aula, mentre il lavoro precedente come sapete è riportato nei verbali.
L'espressione relazione di minoranza, come è evidente, è decisamente impropria visto che il testo di modifica del Regolamento è stato approvato all'unanimità da maggioranza e opposizione, eccezion fatta per il comma 10 dell'articolo 23 bis che ha registrato l'astensione dell'onorevole Attilio Dedoni. Perciò questo contributo prescinde dai miei rapporti con la maggioranza di cui sono parte integrante, solidale e convinta, anche perché espressione dello S.D.I. ulivista.
Rimandando alla lettura della relazione mi permetto di fare alcune considerazioni: la prima autentica anomalia, o se si vuole la più eloquente testimonianza della modifica del codice di comportamento dei consiglieri regionali della Sardegna è data dal voto definitivo manifestato in Giunta del Regolamento dagli esponenti delle opposizioni. Il quesito che resta insoluto, almeno nella mia mente e credo anche di quanti hanno partecipato ai lavori, riguarda proprio questo voto. Le opposizioni in più di un'occasione hanno manifestato insofferenza nei confronti delle modifiche proposte al testo, ma poi nella pratica le hanno sostenute esprimendo con i voti una valutazione positiva. Quando considerarli sinceramente coinvolti? Al momento della manifestazione delle riserve o al momento del voto positivo, unanime? E se dopo aver espresso il benestare senza che nel frattempo nulla sia cambiato organizzano una conferenza stampa per denunciare l'inadeguatezza dello strumento messo a punto, sono sinceri fino in fondo o perseguono un fine diverso da quello per il quale dicono di battersi?
Il nodo gordiano di queste modifiche intanto consiste nel fatto che si prende la lente di ingrandimento e si osserva con orgoglioso puntiglio, ingigantendolo, un punto della vita assembleare. Da qui il mio dissenso sul metodo di approccio alla riscrittura del Regolamento. Finora considerato importante, ma non determinante per raggiungere gli obiettivi della produttività, improvvisamente, quasi fosse una brutta malattia da combattere e vincere con qualunque mezzo, il programma e il calendario dei lavori dell'Aula diventano una conditio sine qua non dell'essere un'Assemblea regionale di rispetto. Per mutuare una visione del mondo dell'esperienza a me più familiare, sarebbe come stabilire a priori quanti alunni supereranno l'esame prima ancora di conoscere i componenti della classe.
Il programma dei lavori, così come il calendario per attuarlo, non possono essere definiti a priori e una volta per tutte stabilendo anche, con il ricorso a doti di chiaroveggenza, quanti potranno intervenire nella discussione generale, quante votazioni per alzata di mano e quante pause saranno permesse. In un'ottica di razionalizzazione e ottimizzazione del tempo e delle prestazioni c'è il pericolo che la dignità del consigliere regionale si perda dietro il conteggio dei secondi. Niente, invece, impediva di effettuare un esame complessivo sulla normativa vigente, di aprire un dibattito alla luce delle modifiche intervenute con la legge elettorale, di promuovere, come qualcun altro ha suggerito, un confronto in Aula, e procedere quindi a definire lo scopo che si intendeva raggiungere con il nuovo manuale.
Se condividiamo il principio che la nuova legge elettorale, oltre ad aver portato in Assemblea persone elette in un listino, senza la possibilità per gli elettori di esprimere il gradimento, ha rafforzato gli esecutivi a danno dei poteri legislativi, dobbiamo o no pensare a un Regolamento che riequilibrii l'esercizio dei poteri perché la democrazia interna venga maggiormente salvaguardata? Ebbene, i componenti della Giunta del Regolamento, di maggioranza e opposizione, hanno ritenuto che questo modello di regolamento offra sufficienti garanzie in tal senso. Personalmente invece non sono convinta. Una buona cassetta per gli attrezzi, che voglia davvero essere utile per percorrere una strada senza ostacoli, non può porsi come finalità principale quella di annientare l'ostruzionismo e di impedire di usare strumentalmente le regole per ostacolare l'approvazione di urgenti riforme. La pratica dell'allungare i tempi, che peraltro non è stato il segno distintivo delle opposizioni, tranne un'eccezione, può essere evitata, secondo me, con un serio patto d'onore. Del resto il DPEF è stato approvato in quarantotto ore. Il tema dell'ostruzionismo, quindi, appare più strumentale che reale e mette tra parentesi alcuni aspetti di effettivo equilibrio. Il primo: il Regolamento che l'Aula si appresta a modificare è nato in una logica proporzionale e parlamentare e, pur riservando ampie garanzie al ruolo del consigliere voce del popolo, non tralascia di considerare la necessità di un governo stabile. Oggi che la legge elettorale configura esecutivi d'acciaio, perché se ne vogliono lucidare le inossidabili corazze? La produttività è anche figlia dell'armonia e della volontà di creare quelle condizioni che possano, coinvolgendo le opposizioni, renderle compartecipi dei processi di elaborazione. Ciò è più facile in Commissione, come abbiamo potuto diverse volte verificare, ma perché diventi una pratica comune non si possono stabilire a priori determinazioni di tempo e soprattutto distribuire ansie da prestazione.
Il secondo aspetto che suscita perplessità è legato al rispetto delle differenze: non si può gabellare ogni proposta o contributo come bisogno di apparire o di essere protagonisti. E' troppo facile marchiare come ribelle chi non accetta, perché non convinto, le conclusioni dell'altro. I dibattiti soffocati, dominati da superuomini, talvolta eletti senza che se ne riconosca l'effettiva autorevolezza, talaltra imposti da equilibri di corrente di partito e di gruppo, non sono davvero produttivi. Il malessere se non l'insofferenza verso chi talvolta dimentica di essere sintesi di parti diverse può sfociare in dichiarazioni più o meno ufficiali o in mal celate proteste. Ne osserviamo purtroppo eclatanti esempi.
Un altro elemento di riflessione e quindi di perplessità è anche dato dal fatto che i Presidenti di Commissione, a cui spetta un delicatissimo compito di ascolto, mediazione e iniziativa, non sono valorizzati da questa proposta, anzi al contrario appaiono umiliati. Se a decidere i tempi dell'Aula sono esclusivamente i Capigruppo, spesso ad horas, senza alcuna consultazione con gli altri componenti, la vita dentro i parlamenti diventa grama per i consiglieri e i Presidenti di Commissione e in Assemblea, nonostante le apparenze, non c'è storia! Il principio dell'efficienza rischia di rendere tutti deficitari e la differenza esistente tra il parlamentare nazionale e quello regionale, il primo poco più di un numero in una grande squadra, il secondo voce al servizio dei bisogni dei cittadini, cessa. L'uno e l'altro diventano strumenti di conferma di consenso.
Non mi convince neppure l'idea che non avendo sufficiente spazio in Aula e in Commissione i consiglieri avranno più voce e animeranno la vita dei Gruppi. Quale Capogruppo si prenderà la briga di ascoltare con umiltà i suoi quando sa che non potrà dare piena soddisfazione al loro bisogno e non sarà forse più incline a dare voce a quello a lui più simpatico piuttosto che a quello che ha davvero qualcosa da dire? Ho anche l'impressione - ma non ho potuto neppure riflettere sull'impatto degli innesti sul testo vigente perché nonostante l'abbia chiesto non ci è stato consegnato un testo coordinato - che il Regolamento, dopo le modifiche, renderà inutilizzabile anche quella norma con cui si assicura ai consiglieri di poter intervenire in Aula, per venti o dieci minuti, in occasione della discussione generale o su un articolo e i relativi emendamenti. Non riesco a comprendere come sia possibile rispettare il calendario armonizzandolo con i tempi del dibattito. Per questo motivo ho proposto un emendamento con cui si garantisce ai consiglieri di poter almeno fornire il contributo in forma scritta, da allegare agli atti.
Come componente femminile mi sento ancora meno garantita da un Regolamento che, non prevedendo e non assegnando spazi adeguati alla valorizzazione delle differenze, mi sembra piuttosto teso a gratificare chi non coltiva e non esprime pensieri divergenti e chi è demotivato a svolgere una qualche azione sgradita. In quest'ottica di valorizzazione delle differenze avevo proposto di consentire la partecipazione, in Conferenza dei Capigruppo, della componente dell'Assemblea sottorappresentata. Un principio che, se accolto, avrebbe permesso anche la nascita di un coordinamento di genere, al solo fine di apportare un punto di vista diverso. In base allo stesso principio considerando positivamente gli apporti delle diverse forze politiche presenti in Consiglio, ma non costituenti un Gruppo, ho ritenuto ragionevole proporre di ampliare la composizione dell'Ufficio di Presidenza, senza costi aggiuntivi, e della Giunta del Regolamento. Forse è una visione utopistica della politica e della rappresentanza, sicuramente gli studi filosofici mi portano ad attribuire un valore così alto al confronto delle idee da ritenerlo irrinunciabile.
Non posso quindi condividere chi intende proporre classificazioni tra gli eletti e ritiene esistano categorie egemoniche e altre subalterne. Secondo questa visione del mondo esistono consiglieri di serie A, di serie B e di serie C, nell'ordine: chi è stato eletto con i voti zappati uno a uno, chi ha fruito del premio di maggioranza e infine chi, come me, è stato eletto nel listino. Quest'ultima categoria, in quest'ottica, non ha alcun merito e deve quindi riscattarsi con l'obbedienza. Non ho mai condiviso questa legge elettorale, ma non credo di dovermi sentire di grado inferiore se non per capacità ed esperienza, come accade in qualunque campo. Forse si può apparire disobbedienti, ma credo che debba essere garantito a tutti di poter affermare ciò che pensano. Per quanto mi riguarda lo ritengo necessario e utile nel solco degli ideali di cui mi sono nutrita e che coincidono con la mia fede socialista e libertaria. Occorre quindi mettere mano da subito alla legge elettorale.
I gruppi così fortemente impegnati a difendere le prerogative del Consiglio e dei consiglieri dovrebbero preoccuparsi di salvaguardare l'autonomia di ciascuno non solo di chi è utile e fa comodo. Vorrei poi sapere se ci sia qualcuno abilitato a valutare l'operato degli altri, quando e perchè un'iniziativa possa essere considerata accettabile, forse a qualcuno dispiace se qualcun altro ha a cuore i problemi dei carcerati, dei disoccupati e dei disabili? Ho sempre ritenuto che questi temi non possano essere ignorati dai socialisti e li ho coltivati con le mie modeste forze. Così mi sono impegnata per il riconoscimento del Gruppo in Consiglio, anche se il nodo politico non è stato ancora sciolto, e, se vecchie ruggini impediscono di guardare lontano, non posso farmi carico dell'abbandono del campo da parte di altri che oltretutto hanno fatto scelte diverse senza degnarsi neppure da informarmi.
Ritornando al Regolamento in senso stretto, colleghi, con riferimento alla vigenza, rimando alle considerazioni scritte. Anche questo è stato un punto che non mi ha consentito di dare l'assenso, infatti credo che su quest'aspetto sarebbe stato utile approdare in Aula con il Regolamento dopo una pausa di riflessione e sono ancora convinta che la saggezza suggerisca che, per poter dare piena soddisfazione alle esigenze di tutti, sia opportuno approvare il Regolamento dopo il nuovo Statuto di autonomia. Quella legge costituzionale sancirà la forma di Governo, i rapporti tra Assemblea, Giunta ed Enti locali e le prerogative della Regione nei confronti di Stato ed Unione Europa.
Le mie sono tutte motivazioni, come avete potuto notare, personali e senza secondi fini, penso e mi auguro che in quest'ottica non si possa assumere o interpretare in alcun modo strumentalmente un contributo che ha voluto essere solo di chiarezza.
PRESIDENTE. Se i colleghi sono d'accordo, possiamo, come facciamo usualmente quando discutiamo un articolato, sospendere i lavori dell'Aula dopo l'illustrazione da parte dei relatori ed aggiornare i lavori a martedì 20 alle ore 17. Va bene, il Consiglio regionale è convocato martedì alle ore 17. La seduta è chiusa.
La seduta è tolta alle ore 11 e 13.
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