Seduta n.210 del 28/02/2002
CCX SEDUTA
(Pomeridiana)
Giovedì, 28 Febbraio 2002
Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
La seduta è aperta alle ore 17 e 13.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 21 Febbraio 2002, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Alberto Randazzo ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta pomeridiana del 28 febbraio 2002. Poichè non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 60. Se ne dia lettura.
FRAU, Segretario f.f.:
MOZIONE SANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - DORE - COGODI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio- SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sul tentativo di accaparramento delle aree industriali costiere e sulle inadempienze in materia di zone franche, demanio e patrimonio pubblico.
IL CONSIGLIO REGIONALE
Premesso che il disegno di legge A.C. n. 2032 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti), presentato il 28 novembre 2001, dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Ministro delle infrastrutture e trasporti, di concerto con quello dell'economia e finanze, è all'esame, in sede referente, delle Commissioni riunite trasporti e ambiente della Camera dei Deputati;
verificato che i termini per la presentazione degli emendamenti al testo di legge erano fissati per lunedì 11 febbraio 2002 alle ore 14.00;
appreso che il gruppo politico di Alleanza Nazionale ha presentato un emendamento al disegno di legge. n. 2032 che prevede che tutte le aree espropriate e attrezzate, le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, i depuratori, i collettori per lo smaltimento dei reflui, gli edifici realizzati nelle aree dei consorzi industriali, passino integralmente ai beni del demanio marittimo e dunque sotto l'amministrazione delle Autorità portuali;
PRESO ATTO che l'emendamento (secondo notizie della stampa) pare che sia stato considerato irricevibile dall'Ufficio di Presidenza della competente commissione parlamentare;
RILEVATO che nonostante il parere negativo della Commissione parlamentare sono in corso concreti tentativi di riportare sotto il controllo del demanio statale vaste e pregiate aree del territorio sardo di fondamentale interesse ambientale e produttivo;
verificato che la Regione sarda rischierebbe di perdere aree, strutture e infrastrutture il cui valore è quantificabile in 4 - 5 miliardi di Euro;
appreso inoltre che il personale attualmente in forza ai Consorzi ASI entrerebbe nei ruoli dell'Autorità Portuale, laddove questa sia istituita;
rilevato che il patrimonio di aree pubbliche, impianti e attrezzature dei consorzi industriali di Cagliari - Macchiareddu, Porto Torres, Olbia, Arbatax, Oristano e Portoscuso è stato costituito con la rilevante partecipazione della Regione Sarda, attraverso la erogazione di ingenti finanziamenti, si considerino ad esempio, le realizzazioni degli impianti del Tecnocasic, che hanno visto l'impiego di circa 600 miliardi di lire di risorse regionali;
RICORDATOcon viva preoccupazione che circa 1500 ettari di terreno con numerosi fabbricati e un rilevante patrimonio immobiliare ricadenti nelle aree costiere del Consorzio Industriale di Macchiareddu di proprietà ex ANIC, acquisiti con fondi esclusivamente pubblici, sono stati nei mesi scorsi alienati dal Commissario liquidatore a società private costituite ad hoc a prezzi circa cinquanta volte inferiori a quelli di mercato, configurandosi come una spregiudicata operazione speculativa a danno in primo luogo degli enti locali territoriali e nella più assoluta inerzia della Giunta regionale;
rimarcato che le aree industriali costiere, hanno valenza strategica per l'intero sistema economico isolano, in considerazione dell'istituzione, in attuazione all'art. 12 dello Statuto Speciale di Autonomia, delle zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n.2913\1992 e n.2454\1993, nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portovesme, Porto Torres, Arbatax ed in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili;
evidenziato che ai noti ritardi circa l'introduzione delle zone franche nei porti individuati dal disegno di legge n. 75 del 10 marzo 1998, si aggiungono alcune discutibili iniziative, quali ad esempio quelle dei commissari liquidatori della Cartiera di Arbatax, tendenti ad alienare, attraverso asta pubblica, aree di pertinenza della Cartiera, ricomprese nella delimitazione territoriale della relativa zona franca;
DENUNCIATOil fatto che con delibera del Commissario dell'Autorità Portuale di Cagliari (adottata il 21.01.2002 e di cui si è avuta notizia solo in questi giorni attraverso la stampa) è stata bloccata la cessione delle azioni a favore della RAS della Società Zona Franca di Cagliari con la conseguenza gravissima che non si può procedere nell'adozione dei provvedimenti indispensabili per avviare l'operatività delle zone franche;
evidenziato altresì, che le norme che si sta cercando di introdurre surrettiziamente al disegno di legge n. 2032, rappresentano di fatto il tentativo di scippare la Sardegna di professionalità, aree, impianti e attrezzature di rilevanza strategica per il corretto sviluppo economico dell'isola ed anche la testimonianza del perdurare delle politiche centralistiche e di stampo prettamente coloniale e padronale, praticate dallo Stato Italiano in danno della Sardegna e del suo popolo;
richiamato, ancora, il fatto che perdurano, in modo inammissibile, gravissime inadempienze politiche, giuridiche e istituzionali del Governo centrale, circa il rispetto dell'art. 14 dello Statuto di Autonomia, in materia di beni e diritti patrimoniali di natura immobiliare e di quelli demaniali nell'ambito del territorio regionale;
DENUNCIATOil fatto che, sulla base di circostanziate notizie riportate da un quotidiano sardo, l'emendamento parlamentare prima di essere consegnato a mano agli uffici del ministro Lunardi, sarebbe stato redatto in un noto studio cagliaritano dopo essere stato concordato con alcune forze politiche del Polo e con l'obiettivo dichiarato di consegnare all'Autorità portuale (attualmente commissariata) tutto il patrimonio del Consorzio industriale di Cagliari;
considerato che il silenzio dell'attuale Giunta regionale e del suo Presidente sulla vicenda, conferma nei fatti, l'atteggiamento di vera e propria sudditanza nel confronto con il Governo italiano, anche su questioni che compromettono gli interessi dell'isola ed i diritti del nostro popolo;
impegna la Giunta regionale
- a riferire la posizione della Giunta regionale rispetto alle norme riguardanti le aree demaniali della nostra Isola proposte in occasione dell'esame del disegno di legge n. 2032 nelle commissioni Trasporti e Ambiente della Camera dei Deputati, tendenti a scippare la Sardegna delle aree industriali costiere;
- ad attivare le opportune iniziative politiche affinché venga scongiurata la perdita del patrimonio dei consorzi industriali costieri della Sardegna e salvaguardati gli interessi della Regione sarda che ha destinato ingenti risorse per la realizzazione di impianti ed infrastrutture;
- a riferire la posizione della Giunta regionale, riguardo l'acquisizione delle competenze regionali e dei beni sul demanio, ivi compreso quello marittimo;
- a riferire sui ritardi che caratterizzano l'introduzione delle zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portovesme, Porto Torres, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili già istituite con l'emanazione del disegno di legge n.75 del 10.03.1998, in attuazione all'art. 12 dello Statuto sardo e secondo le disposizione dei regolamenti CEE n. 2913\1992 e n. 2454\1993;
- a chiarire con la massima urgenza, in Consiglio, la posizione della Giunta regionale in ordine alle recenti iniziative e provvedimenti adottati dal Commissario dell'Autorità Portuale sulla zona franca di Cagliari. (60)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Io chiederei la gentilezza ai colleghi, se è possibile anche ai colleghi che puntualmente sono presenti in aula, di soprassedere ancora per cinque minuti perché l'argomento è talmente delicato da rendere opportuno che, in sede di illustrazione della mozione, sia presente il numero più elevato possibile di colleghi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Sono d'accordo perché l'importanza è tale da rendere opportuna. una maggiore presenza in Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io sono abbastanza perplesso, non ho difficoltà a sospendere la seduta per cinque minuti, abbiamo raccomandato stamattina ai colleghi di essere puntuali, abbiamo concordato che avremmo iniziato alle 17; se avessimo stabilito di iniziare un po' prima, forse a quest'ora l'Assemblea sarebbe stata un po' più numerosa.
Comunque sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 16, viene ripresa alle ore 17 e 32.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare il consigliere Giacomo Sanna per illustrare la mozione numero 60.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, con motivato ritardo il Consiglio regionale discute la mozione sullo "scippo" delle aree industriali costiere; argomento, già approdato in Aula con qualche forzatura, anche oggi attuale, urgente e di straordinaria gravità. Questo argomento impone al Consiglio partecipazione e valutazioni attente, impone alla Giunta chiarimenti ed iniziative concrete. E` a rischio - infatti - l'intero patrimonio di aree, strutture ed infrastrutture industriali della Sardegna, è a rischio l'introduzione dei regimi franchi nei porti sardi, ma soprattutto sono in pericolo, insieme al patrimonio, competenze e poteri della nostra Regione.
Occorre comprendere quanto questa Giunta rappresenti un argine credibile alle nuove tentazioni accentratrici del Governo italiano. Il poco casuale emendamento del deputato Meroi ha rappresentato infatti soltanto l'atto finale di un progetto che viene da lontano, la discussione del disegno di legge del Governo in materia di infrastrutture e trasporti, l'occasione per tentare di realizzare un piano architettato in Sardegna, da concretizzare a Roma, ben definito anche nei dettagli, nell'interesse di pochi noti e a danno dell'intera Isola.
Soltanto motivazioni puramente tecniche ne hanno sventato la minaccia, l'emendamento è stato infatti dichiarato inammissibile in sede di Commissione parlamentare, ma questo non toglie che durante la discussione della legge in Aula possa ripresentarsi. Il pericolo imminente è stato dunque scongiurato, resta però aperto il problema politico, restano da chiarire i contorni di una vicenda delicata, grave e preoccupante. Non è la caccia alle streghe, non è esercitazione sterile dell'immaginario dell'opposizione. Ciò che ieri non è accaduto, vogliamo che non accada neppure domani; vogliamo anche di più, pretendiamo garanzie perché nessuno possa neppure riprovarci.
E non c'è bisogno di essere apprendisti stregoni per comprendere che è un'impresa difficile; è sufficiente considerare le recenti iniziative assunte da alcune autorità, a vario titolo operanti. Quella del peone Meroi è soltanto l'ultima in ordine di tempo, ve ne sono altre e sono tante, tutte gravi, denunciano pesanti responsabilità politiche ed amministrative, tutte sono incentrate sulle banchine e le aree del porto di Cagliari, sono causa però di penalizzazioni per tutti i consorzi industriali costieri dell'Isola.
In Sardegna sono sei, la metà esatta di quanti ve ne siano in tutto il resto d'Italia, meritevoli però dell'attenzione di un deputato di Porto Azzurro. La Giunta ha taciuto, non ha intrapreso nessuna azione di tutela, qualcuno ha tentato persino di ricorrere alla censura; nel frattempo si è avuta la certezza di alcune discutibili operazioni societarie. Ad esempio, la società Malfatana, che ha sede a Cagliari. Io ho provato a effettuare una visura presso la Camera di Commercio, e vi devo dire che alla 38° pagina della visura sono arrivato a Ferrara e mi sono dovuto fermare perché il lavoro si è rivelato lungo e difficile, ma questo non toglie che vada fatto, che si possa fare.
Quindi vi è una sospetta coincidenza con altrettanto discutibili deliberazioni dell'autorità portuale cagliaritana, in un clima di conflittualità esasperata tra soggetti operanti nell'ambito della portualità industriale, alle quali si sono aggiunte sospette operazioni immobiliari. Una per tutte: la cessione alla STRM . Imm. S.r.l., capitale sociale 20 milioni, di 187 ettari di terreni di proprietà dell'ex ANIC. Sarà una casualità, ma la STRM IMM. ha sede a Cagliari, senza nulla togliere a Domenico, in via Millelire numero 1. Per sole mille lire che credo sia un qualcosa da osservare con attenzione.
Il prezzo dei terreni è di 1.830 lire per metro quadrato, quasi una cifra simbolica. La cifra totale è di 3 miliardi e 420 milioni; in contanti ne hanno pagato 1 miliardo e 26 milioni, poi hanno rateizzato in quattro rate il pagamento degli altri 2 miliardi e 394 milioni, quattro rate da 598 milioni e 500 mila lire da pagare entro il 9 marzo 2003. Quindi, oltre il costo, la rateizzazione; naturalmente la fideiussione è della Banca Intesa.
Queste aree rientrano nel piano regolatore del Consorzio, e cioè del Casic di Cagliari, in zona industriale D1. Ciò che mi lascia perplesso è che certi imprenditori cagliaritani, se fossero venuti a conoscenza di quanto stava succedendo a Cagliari, forse non sarebbero andati ad Olbia a comprare terreni in località Tilibas a prezzi altissimi; mi fa meraviglia che persona attenta come l'ingegner Fanti non abbia capito che nella realtà cagliaritana stava avvenendo qualcosa di più conveniente.
Dicevo, si tratta di terreni pagati a prezzi cinquanta volte inferiori alle valutazioni di mercato; terreni e fabbricati che erano stati acquisiti con fondi pubblici e che il commissario liquidatore ha regalato a società private - perché di regalo si tratta - costituite appositamente per concludere l'operazione speculativa. Ma sui terreni, le aree, gli impianti e le strutture che gravitano intorno alla banchina del porto di Cagliari è ormai in corso una vera e propria battaglia, durissima e pericolosa. E` sufficiente verificare l'incessante attività epistolare del commissario dell'Autorità portuale di Cagliari, nominato alla fine di ottobre dal ministro Lunardi, ministro che non è certo un imprenditore e non ha interessi nell'area cagliaritana.
Dopo poche ore dalla sua nomina, l'Authority, e cioè il commissario, chiede che vengano restituite all'Autorità marittima le aree che il Casic ha acquisito al proprio patrimonio, espropriate in forza della convenzione con la ex Cassa per il Mezzogiorno, nonostante la legge preveda che le aree occupate dalle opere dovevano intestarsi proprio al Consorzio, mentre allo Stato dovevano intestarsi soltanto le aree per le opere di competenza del demanio marittimo.
Non solo, l'efficientissimo commissario chiede che vengano acquisiti al demanio dello Stato italiano gru, macchinari, attrezzature, gran parte delle quali acquistate con i finanziamenti regionali. E` guerra vera, senza esclusione di colpi! Il commissario arriva al punto di richiedere provvedimenti di polizia accompagnati dal sequestro dei mezzi, quindi si rivolge alla magistratura con una lettera del 17 gennaio di quest'anno, protocollo numero 268/02.
Quante strane coincidenze, quindi, con i contenuti dell'emendamento Meroi! Quanti pericolosi incroci negli studi professionali dei consulenti del commissario! Una commistione politico-affaristica di cui, forse, avevamo perso il ricordo in Sardegna. Ma non basta, il commissario mette a rischio il decollo dell'unica zona franca in procinto di realizzarsi sulle sei previste in Sardegna: quella del porto di Cagliari.
Quindi continua a scrivere e comunica alla Giunta regionale di non voler dar corso all'ingresso di terzi nella società zona franca di Cagliari. Questa lettera e questo deliberato vengono ricevuti dall'assessore Masala; l'assessore Masala, con una lettera del 6 febbraio di quest'anno, scrive al Presidente della Regione, onorevole Pili, e, per conoscenza, all'Assessore all'industria, che non può procedere all'acquisizione delle quote societarie.
Qui il silenzio continua, basta che il commissario decida, a noi sta bene! La Regione deve quindi star fuori dalla società che ha contribuito a costruire, dalla società che dovrebbe gestire quella parte di territorio che racchiude la zona franca. In pratica, la zona franca non decolla. Io credo sia anche un segnale di debolezza di carattere politico, dove l'autonomia credo sia venuta meno, ma di questo ne riparleremo; se ne riparlerà quando lo Stato tornerà in possesso di tutte le aree e le strutture del porto industriale. Un ricatto: prima recuperiamo quello che noi riteniamo nostro, poi riparleremo di zona franca!
I termini perentori riservati alla CICT, la società di gestione del porto canale, mettono frattanto (e noi l'abbiamo appreso dalla stampa) a rischio un centinaio, minimo, di posti di lavoro. Nuove società si preparano per ottenere la nuova concessione ministeriale, abbiamo visto la Malfatana poc'anzi, grande scatola cinese. Nella partita del porto, comunque: giocano tutti, commissari, ministri, familiari, consulenti, imprenditori, chi più ne ha, più ne metta!
L'informazione, o meglio parte di essa, denuncia con durezza; l'opposizione consiliare esercita i suoi diritti e fa il suo dovere. Oggi vogliamo capire che cosa vuol fare la Giunta regionale autonoma della Sardegna! Quindi, riferisca al Consiglio la sua posizione in merito all'iniziative del commissario dell'Autorità portuale di Cagliari, che nel frattempo, nonostante fosse stato nominato per l'ordinaria amministrazione, ha ottenuto una proroga di un altro anno. Se questo non fosse sufficiente agli amici olbiesi, la stessa proroga vale anche per il commissario di Olbia. La Giunta riferisca quindi quali azioni intende intraprendere per scongiurare lo scippo di un patrimonio di inestimabile valore per lo sviluppo dell'Isola.
Vogliamo, inoltre, avere certezza che i regimi franchi nei porti sardi possano finalmente realizzarsi? Se così è, che cosa si intende fare ad Arbatax? Infatti, i liquidatori di Arbatax, della cartiera, hanno deciso di alienare parte dei loro terreni ricompresi nella delimitazione del punto franco, hanno regalato sette ettari al consorzio di turno per tacitarlo. Il consorzio, magari, resterà anche zitto, ma vorremo capire quale significato diamo a questa operazione, ma soprattutto vogliamo comprendere se la Giunta abbia intenzione di interrompere una lista di inadempienze in materia di demanio, o meglio - come ci auguriamo - se vada nel verso dell'acquisizione di più ampie competenze regionali.
Credo che questa sia una nobile battaglia che la Regione non può più rinviare. La Sardegna è un'isola e qua è tutto demanio; il demanio marittimo è infatti per un'isola qualcosa di più di un argomento da trattare burocraticamente, ha un significato politico importante, e merita qualcosa di più di un baratto istituzionalizzato. Mi rifaccio ad una cultura autonomistica che molti richiamano in quest'Aula, e credo che questa sia un'occasione positiva per dimostrare non solo che tipo di cultura autonomistica si ha, ma quanta se ne ha in termini pratici, concreti. Capirlo significa forse pretendere troppo da chi, magari, si appiattisce sul Governo di turno e sugli schemi italiani.
Non è un problema di Governo di centro destra a livello nazionale, non lo sarebbe neanche per un Governo di centro sinistra. Qua sono in gioco interessi della Sardegna! Qualcuno deve capire - finalmente - che gli interessi della Sardegna sono prioritari, arrivano per primi rispetto a ciò che lo Stato pretende abusivamente di poter ottenere su quest'Isola ancora oggi in modo passivo.
Oggi ci accontentiamo di molto meno rispetto a questo discorso: di sapervi impegnati nella salvaguardia del nostro patrimonio di aree, attrezzature e delle professionalità dei nostri consorzi industriali costieri, ultimo dei quali voglio ricordare il consorzio di Olbia, dove sono state attivate 220 procedure di esproprio quando c'era ancora il commissario Guaita. Mettiamoci anche questo dentro il calderone per spiegare alla gente a che cosa serviranno quegli espropri fatti ad Olbia, a che cosa serviranno i terreni dei nostri consorzi.
Mi interessa di sapervi impegnati a fondo nella tutela degli interessi dei sardi, invece che - magari - complici degli espropri capitalistici su commissione dello Stato italiano. Questa sì che è davvero una vergogna! Adesso avete almeno un minimo di elementi per indagare e capire per vostro conto; io l'ho fatto e mi sento la coscienza a posto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). A nome della maggioranza chiedo cinque minuti di sospensione.
CUGINI (D.S.). Se bastano cinque minuti.
PRESIDENTE. Si tratta solo di decidere chi deve intervenire. Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 50, viene ripresa alle ore 18 e 23.)
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi per l'attesa che si è protratta, in particolare all'opposizione e a tutti i colleghi che hanno aspettato.
FADDA (Popolari-P.S.). Che ordine seguiamo?
PRESIDENTE. Cerchiamo di alternare, per quanto è possibile, un consigliere della maggioranza con uno dell'opposizione. E` iscritto a parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, solo poche parole in merito alla mozione che è stata presentata per arricchire il dibattito con qualche informazione sulle leggi che disciplinano il demanio, le Autorità portuali e quant'altro.
Credo che tutti sappiamo cosa sia il demanio e cosa sia il demanio marittimo, nell'ambito del quale ha competenza l'autorità portuale. C'è il demanio dello Stato, demanio pubblico più in generale, e poi più in particolare nel Codice della navigazione sono stabiliti quali siano i beni appartenenti al demanio marittimo: "Fanno parte del demanio marittimo il lido, la spiaggia, i porti, le rade, le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell'anno comunicano liberamente col mare, i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo. Le costruzioni e altre opere" - recita ancora il Capo 1° del Titolo II del Codice della Navigazione - "appartenenti allo Stato che esistono entro i limiti del demanio marittimo e del mare territoriale sono considerate come pertinenze del demanio stesso." Prosegue con uso del demanio, eccetera.
La Port Authority: la Port Authority, a norma della sua legge istitutiva, non gestisce alcunché, non è deputata a gestire, ma solamente ed esclusivamente ad amministrare e quindi, una volta stabilite le competenze territoriali della Port Authority, nel caso ne acquisisce l'area, la amministra, ma non la gestisce; deve dare le aree in gestione a terzi. Questo è un primo aspetto.
Tutti sappiamo quanto noi sardi siamo attaccati alla terra, quanto siamo attaccati al possesso della terra e quante faide si continuano a perpetrare proprio per la terra. Quindi è chiaro, va da sé che chiunque si senta portar via anche un angolo, un fazzoletto di terra, ha delle reazioni che comprensibilmente possono essere considerate anche inconsulte, ma quanto meno si possono capire.
Ho qui il provvedimento citato nella mozione, il testo del provvedimento, che effettivamente appare a chiunque un pò esagerato; non ne conosco la provenienza - c'è chi qui è molto ben informato - non ne conosco l'origine vera e come mai si sia potuto pensare e ordire qualcosa di così complesso e complicato, perché una cosa è rivendicare le aree demaniali tout court, altra cosa è andare a scavare nella storia della Cassa del Mezzogiorno, eccetera, e modificare degli assetti che ormai sono consolidati.
Ci pare qualcosa di esagerato, però non riesco a trovare la connessione - come si sostiene - tra il fatto di ricercare la propria area di competenza e altre imputazioni e illazioni contenute nel documento stesso, perché non c'è spazio, proprio perché gli spazi delle Autorità portuali appaiono, dalla legge stessa, enormemente limitati. Quindi, probabilmente ci sono dei particolari che mi sfuggono; se qualche collega mi vorrà informare meglio, mi farà una cosa gradita.
Qui mi pare che si sia di fronte a uno scontro fra due autorità: è chiaro che le funzioni della Port Authority sono diverse e non devono convergere con quelle dei consorzi, però è anche chiaro che i consorzi non devono invadere aree di pertinenza delle Autorità portuali.
Un'altra piccola osservazione riguarda il discorso che ho sentito pronunciare sulle gru e sulle attrezzature: le attrezzature portuali, le famose gru, pagate dallo Stato o dai fondi che sono stati poi individuati per finanziare l'opera, sono state finanziate (poi ci sono state anche quelle finanziate dalla Regione) come attrezzatura della banchina. Queste banchine sono state date in concessione, e in quanto attrezzature della banchina, con la banchina viene affittata anche la gru. L'obbligo di chi ha eseguito l'opera è quello di consegnarla al destinatario dell'opera stessa; quindi va da sé che la proprietà non è di chi ha eseguito l'opera, ma del gestore dell'opera. Sfido chiunque a dimostrarlo!
A parte quelle finanziate dalla Regione, ci sono almeno un paio di gru che sono state finanziate ab initio, e se non veniva collaudata la banchina, se l'opera non veniva completata non era terminata neanche la messa in opera dell'attrezzatura di movimento della merce, in quanto parte integrante dell'attrezzatura della banchina per il movimento carico e scarico delle merci. Questo è un dato di fatto sul quale occorre riflettere.
Per il resto sono d'accordo con gran parte del contenuto della mozione; non vedo queste grandi responsabilità dell'amministrazione regionale che, chiaramente, deve prendere una posizione, io penso che la prenderemo, che la si prenderà insieme questa sera, dopo aver approfondito il dibattito e analizzato sotto vari aspetti l'argomentazione posta dai vari interventi.
Avevo bisogno di chiarire questi punti per permettere anche a voi arrivare più serenamente a definire un ordine del giorno che possa vederci tutti d'accordo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io chiedo scusa ai colleghi se non riuscirò a fornire un quadro completo ed esaustivo, ma a volte, quando si provano emozioni che nascono dall'amarezza e dallo smarrimento che incombe su coloro che sono cresciuti intorno a valori della politica e della moralità personale, che appaiono molto distanti dallo scenario che oggi ci si pone davanti, può anche accadere che si perda qualche punto.
Io credo che non siamo qua per confrontarci, presidente Pili, in quel classico e a volte inutile dualismo fra centrodestra e centrosinistra; mi sembra che la questione vera che si pone intorno a questo argomento, per la dimensione che ha e per la gravità che assume, è se sussiste ancora la nostra natura di istituto regionale rispetto ai doveri che ci incombono, alle responsabilità a tutela dell'istituzione, ma ancor di più a tutela dei cittadini della Sardegna; aspetto che spesso viene dimenticato.
Allora, colleghi, vorrei offrire il mio contributo per chiarire che cosa c'è in gioco intorno a questo fatto e di che cosa stiamo parlando. Stiamo parlando dell'accordo di programma siglato l'8 agosto '95, per lo sviluppo del porto industriale, fra Regione, Autorità portuale, CASIC, PTM, Ferrovie dello Stato: 50 miliardi più 12 per la formazione della Regione sarda; stiamo parlando dell'atto aggiuntivo del 13 febbraio '97, che integra l'accordo di programma: 60 miliardi di fondi CIPE, più 36 dell'Assessorato dell'industria, più 30 dell'Assessorato dei trasporti, più 350 iscritti nel Programma pluriennale dell'Unione Europea.
Stiamo parlando dell'atto integrativo all'atto aggiuntivo del 10 dicembre '97: 50 miliardi del Ministero dei trasporti, 30 miliardi della Regione a valere sulla finanziaria '98, 12 miliardi a valere sul piano della formazione. Infine, finanziaria 2000, altri 50 miliardi, tra l'altro spariti non si sa bene dove, e ulteriori 350 miliardi a valere sul POR, per costituire il sistema della free zone, zona franca. Tra una cosa e l'altra arriviamo a 1.200 miliardi.
Stiamo parlando del decreto legislativo '75 del '98, che istituisce la zona franca, a seguito di una lunga sequenza di aspettative e di rivendicazioni della Regione sarda concernenti l'istituzione delle zone franche nell'Isola, in attuazione delle disposizioni dell'Unione europea e con riferimento ai siti nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax. Questo grazie a questo decreto legislativo! Questo decreto legislativo in aggiunta delimita e circoscrive, dandone una destinazione urbanistica, centinaia di ettari di terreno.
Intorno a questo problema della zona franca, per la quale si è costituita la società di gestione partecipata al cinquanta per cento da CASIC e Autorità portuale, chiede di entrare ad un certo punto la Regione, giustamente e doverosamente. Tutti gli atti vengono posti in essere dai soggetti detentori delle azioni per mettere la Regione nelle condizioni di entrare. Questa, a otto mesi dall'adozione delle modifiche statutarie non fa ancora niente, anzi prende atto, con lettera del 6 febbraio 2002 dell'assessore Masala, che poichè l'Autorità portuale ha deciso in proprio che non è più disponibile a cedere le quote, silenziosamente ne prende atto. La Regione autonoma della Sardegna!
Stiamo parlando, colleghi, di un piano operativo della zona franca che, oltre a riguardare attrezzature e investimenti della Regione a valere anche sulle "miliardate" di cui ho parlato prima, riguarda aree per attività industriali, per operazioni commerciali e produttive, interporto, centro intermodale, servizi generali, spazi pubblici, parcheggi. Oltre 4 milioni di metri quadri per milioni e milioni di metri cubi urbanizzabili. Stiamo parlando di questo con riguardo a Cagliari e a tutto il territorio della Sardegna, ed è bene che questi dati ce li fissiamo nella testa, perché quando si devono capire le cose, bisogna, come vi ricordavo ieri, oltre che sapere alcune cose, anche immaginarne altre.
Intorno a questo piano è intervenuto un gioco, un gioco contro la Regione che si scandisce a partire dal 7 novembre 2001, quando il Ministro delle Infrastrutture nomina un impiegato dello Stato a Commissario dell'Autorità Portuale, dopo che aveva revocato il mandato al Presidente. Nel decreto i suoi compiti sono circoscritti, riporto testualmente, "a ricondurre ai canoni di normalità la gestione amministrativa e contabile dell'Autorità Portuale", non ad adottare atti di carattere straordinario e particolare.
Questo signore, appena insediatosi, scrive al Ministero dei Lavori Pubblici chiedendo copia di tutta la documentazione di competenza di Assessorati e Ministeri, Cassa del Mezzogiorno, Agensud e quant'altro gli serve. Il 22 novembre 2001 acquisisce dal Genio Civile la documentazione riguardante i progetti speciali e tutti i sottoprogetti di attuazione, sia dell'accordo di programma, sia dei progetti di cui al decreto legislativo numero 75. Il 26 novembre 2001 chiede alla Capitaneria di Porto e al Ministero delle Infrastrutture di porre in essere tutto quanto è necessario perché le aree demaniali passino al Demanio Marittimo, ed altre aree attualmente in capo al Casic siano assegnate al Ministero dei Lavori Pubblici.
Il 27 novembre intima alla Capitaneria di Porto di assumere ogni urgente iniziativa per attuare quanto richiesto; il 13 dicembre affida incarico a un professionista del Foro di Cagliari per impugnare, contro gli interessi della Regione, l'accordo di programma dell'8 agosto del 1995 e il Decreto Legislativo numero 75, sulla base di una presunta illegittimità di cui non conosciamo i presupposti legislativi e i supporti documentali. Il 17 gennaio, non pago di tutto ciò, si permette di comunicare al Nucleo di Polizia Tributaria, alla Procura della Repubblica, alla Procura Generale della Corte dei Conti, di avere già informato Regione e quante altre Autorità, della necessità di porre in essere gli atti da lui richiamati. Non esiste nessun riscontro della Regione a questo tipo di nomine.
Colleghi, lo scopo appare chiaro; e mi piace ricordare che, aprire un procedimento contro enti e istituzioni che hanno solo rispettato il mandato affidatogli dalla legge, e violare un mandato impugnando gli atti, presso l'organo dal quale discende la sua stessa carica, sono azioni di estrema gravità che avrebbero meritato una presa di posizione immediata da parte della Regione. Invece: silenzio!
In questo quadro bisogna che ci rendiamo conto che la differenza fra il porto industriale di Cagliari e quello di Gioia Tauro, per citarne uno, è che il primo gode di un business che non gli permette nemmeno di pagarsi i noli e le attrezzature il cui valore, rapportato a 30 anni, ammonta a 7 mila e 800 miliardi. Vorrei chiedere se la Giunta Regionale è in grado di dirci chi è questo Francesco Donato, l'impiegato dallo Stato.
C'è oggi un'interrogazione al Senato che proietta ombre cupe su questa figura. Che cosa collega Donato con il Governo regionale e il Ministro Lunardi? Lo vogliamo sapere! "La Nuova Sardegna" ha pubblicato una lettera di accompagnamento di Donato ad un emendamento presentato in Parlamento. In essa si legge: "In considerazione di quanto avviene a Cagliari d'accordo con la destra" - colleghi! Della destra della Regione sarda - "propongo che sia inserito questo emendamento nel disegno di legge numero 2032. Questo è necessario perché stando a Cagliari ancora per 15 mesi l'Autorità Portuale entri in possesso di tutto ciò che il Consorzio ATI possiede".
Mi sembra, allora, che alla luce di questi fatti noi abbiamo il diritto di sapere che cosa lega questo personaggio alla tutela dell'autonomia, degli interessi della Sardegna. Perché la Regione, che agli articoli 6, 7 e 8 dell'accordo di programma, aveva i poteri sostitutivi e il potere di vigilanza sull'attuazione di questi atti, nulla ha fatto? Noi vogliamo sapere perché si profila, per inadempienza di qualche soggetto pubblico, ancora la proroga dell'azione commissariale di questo personaggio che sta concretando uno dei danni più immani agli sforzi di anni ed anni dei governi regionali e di noi sardi, per avere infrastrutture e sviluppo. Noi non possiamo restare indifferenti a tutto ciò. Chiediamo a voi della maggioranza se questo utilizzo indebito e personale, umiliante e dannoso dell'autonomia regionale, nell'uso della responsabilità di governo, fa parte del vostro accordo di governo.
Ci sono delle prerogative, colleghi, che non possono attendere i dibattiti e le conferenze, ma che meritano tutela immediata; noi abbiamo il dovere della difesa delle nostre prerogative. Oggi, di fronte a questi fatti, dovete scegliere tra coprire, in nome della solidarietà di coalizione, questi attacchi all'autonomia, dentro gli affari di pochi di voi, con la benevolenza e l'inconsapevole silenzio degli altri, oppure ribellarvi e reagire. Alcuni di voi hanno opportunamente scritto una lettera, oggi, che rilancia l'esigenza di un nuovo profilo morale dentro l'opera di governo; vi è data l'occasione di dimostrare coerenza rispetto a quegli enunciati.
Quando, non più tardi di ieri, ho richiamato il senso del giuramento di fedeltà alla Regione ed ai suoi interessi, immaginavo anche l'esito di questo dibattito, le sue implicazioni e le sue conseguenze. Con riferimento a quanto scritto in un quotidiano di oggi, per la responsabilità che porta il Governo nazionale anche su queste cose, io, se fossi al posto di Piero Marras, non andrei, in segno di protesta, a cena con Berlusconi.
Nascondere la testa sotto la sabbia di fronte a tutto ciò riproporrà, a noi e alla società sarda, l'attualità e la dimensione degradante della politica, contro la quale alcuni di noi combattono, legata ad un inganno originario di questa legislatura che spero non venga rinnovato oggi, per cancellare nuovamente la dignità dell'autonomia e il senso di cinquant'anni di lotta e di moralità pubblica.
Il Presidente Pili e l'assessore Masala rappresentano, sotto questo aspetto, se non dimostreranno altri atteggiamenti, anti-autonomia e anti-politica, e determinano la misura di un non senso della politica e delle istituzioni autonomistiche. Se avete un filo di responsabilità e di dignità personale, recuperate nella distinzione e nella condanna di questi fatti l'ultima possibilità di prendere il treno dell'unico futuro politico possibile per la nostra terra, vale a dire la difesa dell'autonomia e della dignità sarda oltre i partiti, oltre gli schieramenti, oltre i furbi e perfino oltre se stessi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.
Pirastu (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, il mio contributo consisterà soprattutto in alcune precisazioni relative ad alcuni fatti documentati che nella mozione sono, sotto un certo profilo, un po' confusi. Sicuramente una buona parte non della premessa, non dell'esposizione, ma degli impegni che vengono richiesti alla Giunta regionale sono condivisibili.
Io non mi soffermerò su tutte le vicende che il collega Sanna ha anticipato, che riguardano società private, perché credo che quel tipo di problematiche, quando sono documentate, debbano si essere sottoposte all'attenzione del Consiglio regionale, ma anche all'attenzione di altri organi. Perché quando si muovono delle accuse specifiche e gravi che riguardano interessi privati, che riguardano elementi che possono configurare ipotesi di reato, è dovere di ogni cittadino, in particolare di un consigliere regionale, trasmettere tutto a chi di dovere. Quindi, su quegli aspetti non mi pronuncio perché non ne sono a conoscenza, non ho elementi e in tutti i casi, anche se li avessi, non ritengo di dovere svolgere un ruolo inquirente come consigliere regionale, se non in altre sedi e per altri argomenti.
Questa mozione è stata presentata in seguito all'allarme suscitato dall'inserimento di un emendamento al disegno di legge numero 2032. Ora, poiché questo emendamento è venuto meno, sarebbe opportuno che venisse, in maniera chiara, esplicitato che cosa si intende con la seguente frase: "nonostante il parere negativo della Commissione parlamentare sono in corso concreti tentativi di riportare sotto il controllo del demanio statale vaste e pregiate aree del territorio". Siccome esiste una tipologia degli atti amministrativi, credo che questi "concreti tentativi" meriterebbero un approfondimento, una migliore specificazione; diversamente creiamo un allarmismo inutile. Fermo restando che l'obiettivo è condivisibile, cioè evitare che l'ipotesi paventata venga attuata. Però sarebbe opportuno, se i firmatari della mozione hanno elementi concreti, che li riportassero anche oggi all'attenzione dell'Aula.
A proposito dei commissari liquidatori della cartiera di Arbatax, vorrei dire che il collega Sanna non è bene informato. I commissari della cartiera di Arbatax, una volta chiusa la vicenda in seguito alla delibera del Cipe di quindici giorni fa, stanno espletando - e hanno già avuto l'autorizzazione dagli organi competenti - la vendita di altri tre lotti. Nessuno di questi è stato regalato al Consorzio, tanto è vero che è stato proprio presentato un emendamento da chi vi parla e da altri colleghi consiglieri, per chiedere un contributo straordinario a favore del Consorzio Industriale di Tortolì di 4 milioni di euro, necessario per acquisire quelle aree e per infrastrutturarle. Quindi, nessun regalo.
Ovviamente, la cartiera di Arbatax in amministrazione straordinaria è un soggetto di diritto che deve seguire una certa procedura liquidatoria, ed è libero, una volta che rispetta le norme che garantiscono l'evidenza pubblica della vendita. Non può però assolutamente, nella previsione che un giorno quelle aree diventeranno zone franche, interrompere una procedura che oltretutto porterà a diverse centinaia di nuovi posti di lavoro in Ogliastra.
Ciò chiarito, io ovviamente non condivido il tentativo di immaginare collusioni, tirando in ballo il ministro Lunardi, e di strumentalizzare politicamente questa vicenda. Anche perché il collega Gian Valerio Sanna riportava alcune date; io le riporto con più precisione e potrete vedere che, se oggi la zona franca doganale di Cagliari, l'unica delimitata nel decreto del '98, è attiva, ed è stata attivata tempestivamente - e le date che vi riporterò adesso lo dimostrano - è proprio grazie alla Giunta del Presidente Floris, quindi alla Giunta di centrodestra e quindi all'attuale maggioranza.
Vorrei riportare le date: il 10 marzo 1998 viene emanato il famoso decreto legislativo; il 9 agosto 1999 viene emanata la delibera della Giunta regionale, della Giunta Palomba, che approva lo schema di regolamento per la gestione della zona franca di Cagliari. Questa delibera viene trasmessa il 22 settembre 1999. L'onorevole Mauro Pili, che il 22 settembre del 1999 era Presidente della Giunta, trasmette alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la delibera con lo schema allegato. Il 10 luglio 2000, infine, viene esaminato a Roma lo schema di Regolamento. Tenete presente che dal 9 agosto 1999 al 10 luglio 2000 sono trascorsi ben 11 mesi. Questo ritardo non è certo ascrivibile a responsabilità della Giunta regionale, ma nemmeno del Governo nazionale; è un fatto di lentezze burocratiche ministeriali, che spesso non hanno colore.
Del resto sappiamo tutti che la zona franca doganale di Cagliari veniva vista molto male da alcuni ambienti che non hanno colori politici ma hanno altri tipi di caratterizzazioni, perché oggi come oggi il porto canale di Cagliari con la zona franca annessa, diventa molto competitivo, perché Gioia Tauro non ha una zona franca doganale annessa; quindi sicuramente questo ritardo non è casuale.
Il 10 luglio 2000, dicevo, si tiene a Roma la riunione tra tutte le autorità competenti per l'esame di un nuovo schema di regolamento, perché quello inviato precedentemente dalla Giunta regionale non andava bene al ministero, anche in questo caso credo per ragioni strumentali. La riunione viene convocata dal capo del dipartimento degli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e ad essa partecipano il Presidente della Regione, onorevole Mario Floris, e il sottoscritto, che all'epoca era Assessore dell'industria.
Il 25 luglio 2000 - quindici giorni dopo questa riunione - la Giunta, su proposta dell'Assessore dell'Industria, approva il nuovo schema di regolamento, con le modifiche apportate a seguito dei rilievi formulati nella riunione del 10 luglio 2000. Voglio far presente che a queste riunioni partecipò sia il presidente del Casic, l'Avvocato Usai, che collaborò attivamente per stendere il nuovo regolamento, sia il Presidente dell'Autorità portuale, il professor Italo Ferrari.
Il 23 agosto 2000, quindi dopo venti giorni, il Presidente della Regione e l'Assessore dell'Industria inviano note di sollecito al Presidente del Consiglio dei Ministri, che all'epoca era Giuliano Amato, se non sbaglio, per l'emanazione del DPCM di attivazione della zona franca di Cagliari. L'8 novembre 2000 viene inviata una nuova lettera di sollecito a firma del Presidente Floris e dell'Assessore dell'Industria.
Il 30 gennaio 2001 viene convocata, dal capo del dipartimento degli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio, una nuova riunione per predisporre il testo finale del regolamento, da trasmettere al Consiglio di Stato per l'espressione del parere, prima dell'emanazione del decreto presidenziale. In quell'occasione mi presentai, sempre insieme all'Avvocato Usai, ed attaccai con forza, ed anche con una nota scritta, i ritardi assolutamente non giustificabili delle varie burocrazie ministeriali.
Il 14 febbraio 2001 il capo dipartimento trasmette al Presidente della Regione e all'Assessore dell'Industria lo schema definitivo (quindi dopo due mesi), chiedendo l'assenso della Regione. Anche qui vorrei farvi notare: 14 febbraio 2001-27 febbraio 2001, precisamente dopo dodici giorni, la Giunta approva tale ultimo schema e l'Assessore dell'Industria trasmette alla Presidenza del Consiglio e a tutte le autorità competenti l'assenso della Regione e la delibera della Giunta contenente lo schema definitivo di regolamento; lo schema approvato dalla Giunta regionale è stato integralmente riportato poi nel DPCM del 7 giugno.
Il 7 giugno 2001 il Ministro per gli Affari Regionali firma il DPCM, il 31 luglio 2001 il DPCM viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il 13 aprile 2001 - e questo è l'elemento che è sfuggito - quindi anche prima dell'emanazione del DPCM, il professor Ferrari invia al Presidente della Giunta Floris e all'Assessore dell'Industria la seguente nota: "Siamo lieti di comunicare che l'Assemblea della zona franca di Cagliari - Società Consortile per azioni - la Cagliari Free Zone, nella seduta del 5 aprile 2001, ha deliberato aderendo alla vostra richiesta, di ammettere la Regione autonoma della Sardegna alla partecipazione azionaria della società con il trasferimento alla RAS del trenta per cento del capitale sociale". Doveva cioè essere ceduto il 15 per cento delle azioni possedute dal CASIC e il 15 per cento delle azioni possedute dall'Autorità portuale.
Il Presidente Floris, alcuni giorni dopo, trasmette il tutto all'Assessore della programmazione, all'epoca l'onorevole Pittalis; il 2 agosto 2001 l'Assessore Pittalis dispone che venga richiesto alla Cagliari Free Zone di apportare le modifiche statutarie per rendere compatibile la partecipazione della Regione; lo stesso Assessore, dopo appena una settimana, invia la nota alla Cagliari Free Zone e, siamo arrivati alla fine, il 24 ottobre 2001 il Presidente del CASIC, Avvocato Sandro Usai, consigliere delegato di Cagliari Free Zone, comunica che "Il 12 novembre 2001, alle ore 18.30 presso la sede legale di Cagliari, si provvederà all'integrazione del Consiglio d'amministrazione, sulla base delle designazioni che verranno formulate dalla stessa Regione". Il 2 novembre del 2001, con una delle mie ultime lettere da Assessore, invio alla Presidenza della Giunta questa comunicazione, suggerendo anche di individuare in questa fase i funzionari regionali, considerata l'urgenza.
Ho finito, e voglio soltanto ricordare quindi che qualsiasi provvedimento del Commissario volto a bloccare l'entrata della Regione in Cagliari Free Zone viola un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché due delibere della Giunta Regionale. Quindi credo che si debba approfondire se ci sono delle motivazioni, ma in tutti i casi ritengo che si tratti di un atto arbitrario.
Voglio però anche dire che, se vogliamo parlare di zona franca doganale, saranno necessari almeno cinquanta miliardi in questa legge finanziaria (la cifra è approssimata per difetto) per renderla operativa. Perché la zona franca doganale non è un'idea, ma qualcosa che poi bisogna rendere concreta. Io ho qui il piano operativo della zona franca di Cagliari, dove sono previste opere di delimitazione, recinzione, individuazione di varchi di ingresso e di uscita e così via. Quindi, senza risorse a disposizione, avremmo magari un bel DPCM da appendere al muro, ma non potremmo andare avanti.
Io concludo affermando, anche per evitare strumentalizzazioni, che l'istanza che avevo presentato per la istituzione della Commissione regionale d'inchiesta sul porto canale, non era assolutamente volta a promuovere indagini contro nessuno, ma voleva proprio - e la mozione di oggi la rende ancora più attuale - far sì che, considerato che tutti gli enti istituzionali (Magistratura, Corte dei Conti, Autorità portuale) hanno indagato su quello che è avvenuto in questi trent'anni, è giusto che anche il Consiglio regionale, con questo spirito costruttivo, perché la Commissione regionale d'inchiesta è composta da consiglieri regionali, non da magistrati e non da Carabinieri, avvii un'indagine conoscitiva per far sì che a questa telenovela del porto canale si ponga la parola fine.
Forse, se questa Commissione fosse stata varata, il comandante Donato avrebbe dovuto confrontarsi con un organo preposto del Consiglio regionale e probabilmente, prima di assumere certe posizioni che - ripeto - considero non giustificate sotto il profilo giuridico, ci avrebbe pensato.
PRESIDENTE. E` iscritto parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE. (D.S.). Signor Presidente ed onorevoli colleghi, a me sembra che queste prime battute del dibattito che stiamo affrontando su un tema così rilevante, non stiano eludendo le questioni che noi abbiamo posto con una mozione firmata da tutti i consiglieri di opposizione che affronta un tema di straordinario rilievo, non solo per la corretta utilizzazione di molte migliaia di ettari di territorio della nostra Isola, dove sono ubicate, come sappiamo, gran parte delle strutture industriali e produttive della Sardegna, ma anche per i riflessi sul potere e la sovranità della nostra Regione Autonoma nel Governo degli strumenti fondamentali del suo sviluppo.
Noi abbiamo insistito, cari colleghi, per portare subito e in via straordinaria in Aula questo problema, ed anche di fronte ad una prima discutibile interpretazione sull'urgenza di questa discussione, noi abbiamo reiterato la richiesta al Presidente dell'Assemblea perché siamo convinti che una minaccia così pressante per la piena sovranità delle nostre istituzioni autonomistiche debba essere esaminata con la massima tempestività, e contrastata con la massima fermezza dal Consiglio regionale.
Parlo di minaccia alla sovranità ed ai poteri della nostra Regione autonoma, signor Presidente, con senso di responsabilità e con cognizione di causa, e spero che tutti i consiglieri regionali, al di là degli schieramenti politici, come è avvenuto in questo primo approccio della discussione, e in particolare il Presidente della Regione, nella sua alta funzione di massimo rappresentante degli interessi della Sardegna, non si sottraggano stasera ad un reale confronto sulla portata e sulle possibili conseguenze del problema che abbiamo portato, in via straordinaria, all'attenzione dell'Assemblea.
Abbiamo già chiarito, signor Presidente, che la mozione e la seduta straordinaria non sono un diversivo per rallentare l'esame, già molto tardivo, della legge finanziaria della Regione, tant'è che abbiamo proposto di svolgere questa discussione la settimana scorsa, prima dell'inizio in Aula della sessione di bilancio, e poi abbiamo concordato di aprire comunque stasera una discussione molto serrata, con tempi predeterminati.
Quindi si tranquillizzino le sentinelle di Pili, questo tema non sarà il grimaldello delle opposizioni per ostacolare il cammino virtuoso della maggioranza verso l'approvazione del bilancio della Regione dopo tre mesi di esercizio provvisorio; e si tranquillizzano anche le vestali della Giunta, in particolare l'Assessore dell'industria, che ieri sulla stampa ha incautamente definito questa seduta un esercizio sterile e una iniziativa inopportuna. Noi non siamo dei velleitari, collega La Spisa, e per chi ha poca sensibilità e poco rispetto per l'iniziativa dei trentacinque consiglieri che hanno firmato questa mozione, io consiglio di ascoltare ciò che si dirà nel corso di questo dibattito, perché ascoltando avrà modo di verificare che non abbiamo bisogno di appelli a ritrovare la serenità, ed ancor meno che non stiamo alimentando un clima inaccettabile di caccia alle streghe.
Noi stiamo soltanto esercitando, signor Presidente, puntualmente e doverosamente il nostro ruolo di opposizione democratica, per evitare che nel silenzio del Consiglio e nell'inerzia totale della Giunta si consumi un danno grave per gli interessi della Sardegna e una mutilazione sostanziale dei poteri della Regione.Chi cerca di declassare questa delicata questione ad un inutile polverone su un emendamento abortito in una Commissione del Parlamento nazionale che cercava di fagocitare, come sappiamo, nel Demanio marittimo dello Stato tutte le aree industriali costiere della nostra Isola, chi cerca di accreditare questa tesi o è disinformato, signor Presidente, o non è in buona fede. Per adesso, in attesa di un chiarimento, che ci auguriamo possa giungere già stasera, io propendo per la prima ipotesi; però va detto che anche la disinformazione, quando riguarda, su temi così rilevanti, i massimi responsabili della Giunta regionale, diventa per noi un fatto molto preoccupante.
Che siano stati del tutto disinformati e disattenti sull'emendamento del deputato di Alleanza Nazionale, onorevole Meroi, e sui retroscena e sugli atti che in uffici periferici dello Stato e in uffici di questa Regione lo hanno preceduto e accompagnato in questi ultimi mesi, che il Presidente della Giunta, l'Assessore della Programmazione, l'Assessore dei Trasporti e l'Assessore dell'Industria siano stati del tutto disinformati e passivi è un fatto, signor Presidente e cari colleghi, quanto meno sconcertante.
I colleghi Gian Valerio Sanna e Giacomo Sanna hanno ripercorso i passaggi fondamentali di questa vicenda. Ora, potevano essere disinformati i consiglieri di opposizione, ma chi governa la Regione, chi sta negli Assessorati, chi è al vertice del governo regionale e riceve magari solo per conoscenza atti e delibere che comportano conseguenze dirompenti sul patrimonio, sulle infrastrutture produttive, sugli atti più rilevanti della programmazione regionale, rimettendo persino in discussione accordi fondamentali (come ha ben spiegato il collega Gian Valerio Sanna) con lo Stato e i governi nazionali, per promuovere lo sviluppo della Sardegna (e come ha ammesso testé il collega Pirastu, già Assessore regionale dell'Industria in questa legislatura), chi ha in questo momento queste responsabilità non può distrarsi, e non può, presidente Pili, restare indifferente, né può sostenere la tesi, che io considero esilarante, che il problema lo ha appreso da un articolo della Nuova Sardegna pubblicato, per fortuna, lo scorso 13 di febbraio! Questa vituperata informazione qualche volta svolge un prezioso ruolo di supplenza nel torpore della politica e delle istituzioni. Sarà un caso, ma dopo quell'allarme ("L'isola scippata delle aree industriali costiere e di un patrimonio economico e ambientale di inestimabile valore"), e dopo l'intervento dei parlamentari sardi di opposizione, e forse anche di qualche parlamentare sardo di maggioranza, lo stesso giorno, la stessa mattina, nelle Commissioni riunite della Camera, la Settima e la Nona, Ambiente e Trasporti, in sede referente sul disegno di legge numero 2032, recante "Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti", il relatore di Forza Italia, l'onorevole Stradella, invita il deputato Marcello Meroi di AN a ritirare un emendamento che trasferiva al demanio dello Stato, attraverso le Autorità portuali, tutte le aree industriali costiere della Sardegna, col relativo patrimonio immobiliare, con le infrastrutture, col personale, con i beni di qualsiasi natura.
Meroi ritira l'emendamento in silenzio e senza motivare le ragioni né della presentazione, né del ritiro. "Bene, tutto risolto", dice il nostro Assessore dell'Industria. "E' sterile" - aggiunge il collega La Spisa, che per altro fa considerazioni di merito assolutamente condivisibili - "continuare ad esercitarsi nell'immagine di quel che sarebbe potuto accadere, ma che di fatto non è accaduto". No, onorevole Assessore, non solo non è sterile, ma è assolutamente doveroso fare innanzitutto qui, oggi, un rigoroso accertamento sui contorni, sulle responsabilità, sugli interessi e sui protagonisti di questa non più tanto oscura vicenda politica e parlamentare, ma che ha raccordi molto precisi, come noi possiamo documentare, con comportamenti omissivi delle istituzioni regionali e locali e con ambienti imprenditoriali e affaristici, che puntano, probabilmente, ad allungare i loro tentacoli sulle pregiate aree dei consorzi industriali costieri, dopo averle sottratte alla giurisdizione e alla sovranità della nostra Regione autonoma.
Noi vogliamo fare chiarezza e vogliamo difendere la Sardegna; vorremmo farlo con tutto il Consiglio e possibilmente con la stessa Giunta regionale, ma le carte di cui disponiamo ci dicono che il rischio - caro onorevole Pirastu - di amputare e poi saccheggiare una parte fondamentale delle risorse produttive e dei poteri di autogoverno della Regione non è rientrato con il ritiro di quell'emendamento in Parlamento.
Lo diciamo con preoccupazione, con un grande senso di responsabilità autonomistica, senza cedere ad alcuna strumentalizzazione legata a questa contingenza politica. Non c'è la caccia alla streghe da parte nostra; c'è la caccia limpida e democratica agli atti e alle responsabilità di un disegno che resta pericoloso per la Sardegna. Noi abbiamo non più la sensazione, ma la certezza, abbiamo le carte e i riscontri, in quelle cartelle, che l'emendamento presentato in Parlamento non è stato il frutto libero ed estemporaneo di un deputato di Porto Azzurro, come ricordava Giacomo Sanna, ma è stato con certezza preparato, ha incubato, è stato accuratamente predisposto e scritto in ambienti istituzionali e professionali della nostra Regione e del comune di Cagliari, strettamente collegati con segmenti ben individuati della politica sarda.
Il tempo stasera a disposizione non ci consente un'illustrazione puntuale di questi documenti, di cui disponiamo copie particolari, ma ci riserviamo di farlo. Però alcuni fatti essenziali vanno richiamati e consegnati agli atti consiliari. Primo: il contenuto dell'emendamento, assolutamente inaccettabile, penso, da chiunque rappresenti gli interessi e i diritti della nostra terra, è stato elaborato in Sardegna, in studi professionali cagliaritani, incaricati da un rappresentante del Governo nazionale. Lo diciamo, signor Presidente, senza tema di smentita.
Secondo: quell'emendamento è stato consegnato a mano agli uffici di segreteria del Ministro delle infrastrutture, che aveva nominato alla fine dello scorso mese di ottobre il commissario dell'Autorità Portuale di Cagliari, sciogliendo il Comitato rappresentativo delle istituzioni e delle associazioni locali.
Terzo: nel breve periodo intercorso dalla sua nomina ad oggi il Commissario dell'Autorità Portuale di Cagliari, anziché operare scrupolosamente nell'ambito del suo incarico - come ricordava l'onorevole Gian Valerio Sanna - per ricondurre nei canoni di normalità la gestione amministrativa e contabile dell'Autorità Portuale, dopo la non approvazione del bilancio consuntivo, ha assunto iniziative e delibere formali, di cui abbiamo copia e regolarmente trasmesse alla Giunta regionale, predisposte con l'assistenza, anche qui, legale, non dell'Avvocatura dello Stato, ma di un noto studio cagliaritano, che puntano a scardinare, signor Presidente, tutto l'impianto normativo e legislativo predisposto nelle sedi istituzionali nel corso degli ultimi anni, e in particolare, come ricordava l'ex Assessore Pirastu, a partire dal 1995: il Porto Industriale di transhipment di Cagliari, le zone franche di Cagliari, Oristano, Olbia, Porto Torres, Portovesme e Arbatax, il sistema di interporti e centri intermodali di Cagliari, Porto Torres, Olbia e aree industriali, sempre secondo quell'accordo di programma.
Se si esaminano con attenzione carte e delibere, presidente Pili, e in particolare la corrispondenza del Commissario dell'Autorità Portuale con le altre istituzioni, e soprattutto la corrispondenza degli ultimi tre mesi dell'ammiraglio Donato con gli Assessori e con il Presidente della Giunta regionale, si trova certificato un disegno ben preciso a danno del patrimonio regionale e contrario alle scelte e agli interessi delle nostre istituzioni autonomistiche. A ben vedere l'emendamento tentato e ritirato, quindi, caro onorevole Pirastu, era solo il punto di approdo, sotto forma di colpo di mano, di un disegno guidato dall'esterno e finalizzato ad espropriare la Regione e le comunità locali di un bene e di uno strumento di inestimabile valore.
Non sono fantasie, quindi, e non sono sospetti esagerati i nostri. E' vero, noi sardi, caro Presidente, come sa, siamo geneticamente diffidenti; il sospetto e la cultura antistatuale nascono anche da cicatrici storiche che non si sono ancora rimarginate. Ma in questo caso non è la nostra cultura della diffidenza che ci fa dire che siamo in presenza di una minaccia molto temibile per gli interessi della nostra comunità regionale. Le nostre preoccupazioni, il nostro allarme nascono da atti e da delibere di un Commissario straordinario inviato meno di quattro mesi fa in Sardegna dal Governo centrale a gestire l'Autorità Portuale di Cagliari, e forse a gestire e a preparare ben altro.
Il Commissario ha impugnato lo strumento fondamentale dell'accordo di programma del 1995, pur essendo stato sottoscritto dal Governo della Repubblica. Un rappresentante del Governo centrale considera illegittimo un atto del Governo della Repubblica del 1995! L'Ammiraglio commissario contesta lo strumento essenziale che ha come obiettivo quello che ha detto poc'anzi uno stesso rappresentante della maggioranza; secondo, impugna e contesta, sostenendo di essere il nuovo viceré di tutte le aree e di tutte le risorse che si affacciano sul golfo di Cagliari, anche il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 maggio 2001, con il quale sono state emanate le norme operative per l'esercizio della zona franca. Decreto varato dopo la Conferenza dei servizi alla quale avevano dato l'assenso anche l'Autorità Portuale, come ha ricordato sempre l'assessore Pirastu. Non vedo più in Aula l'onorevole Mario Floris; mi sarei aspettato un suo intervento in questa delicata discussione, so che ha partecipato alla riunione nella quale si è ricompattata, durante l'interruzione chiesta dall'onorevole Pittalis, la maggioranza, ma sarebbe interessante se prendesse la parola in questo dibattito. L'onorevole Floris ha tenuto sicuramente una trionfalistica conferenza stampa per salutare quell'evento che richiamava prima il suo Assessore dell'industria, l'evento storico per la Sardegna dell'operatività delle zone franche; c'era quella scelta anche nella piattaforma di Camillo Bellieni, scritta e presentata nel 1919 al Prefetto di Sassari perché la inviasse al Governo Regio per il Movimento Sardista degli ex Combattenti.
Quell'atto fu tenacemente perseguito e concretizzato nella passata legislatura dalle Giunte di centrosinistra e in particolare si concretizzò con l'intesa Palomba-D'Alema del 1999; però il Commissario inviato da Lunardi impugna quel decreto, e soprattutto il 21 gennaio scorso, un mese fa, cari colleghi, emana una delibera con la quale blocca l'ingresso della Regione Autonoma della Sardegna nella società consortile di gestione della zona franca perché prima - dice - si deve stabilire che la titolarità di tutte le aree della zona franca appartengono all'Autorità Portuale, e quindi allo Stato, alla faccia dell'articolo 14 del nostro Statuto speciale di autonomia!
Attenzione, non vedo neanche stasera l'Assessore della Programmazione che sarebbe stato un altro interlocutore interessante in questa discussione. L'assessore Masala il 6 febbraio prende atto - prende atto, Presidente Pili - della delibera assunta dal Commissario dell'Autorità Portuale; si ferma senza reagire, non protesta per il fatto che l'ammiraglio Donato sostiene che la Regione autonoma non può acquisire il 30 per cento di azioni nella società consortile. Bene, onorevole assessore dell'industria, onorevole La Spisa, che invece ha la sensibilità di partecipare e di ascoltarci in questo dibattito, noi siamo sereni, ma lei non dovrebbe essere sereno per la risposta arrendevole e burocratica che ha dato a quell'atto del Commissario dell'Autorità portuale il suo collega dell'Assessorato della Programmazione.
La lettera di Masala, che recava la data del 6 febbraio, era stata inviata anche al Presidente Pili e all'Assessore dell'Industria. Voi siete stati zitti. Perché? Conoscevate i passi pesanti che si stavano facendo, ufficialmente, nell'Autorità portuale, negli uffici legali e nei Ministeri; perché siete stati muti e fermi? Altri, però, non sono stati fermi, anzi sono stati velocissimi, e infatti pochi giorni dopo arriva un appunto, recante anche qualche ingombrante traccia scritta a mano, un appunto di cui noi abbiamo copia, alla segreteria del Ministro Lunardi che, una settimana dopo la lettera piratesca dell'assessore Masala, si trasforma in un emendamento formale al disegno di legge numero 2032,, presentato in Parlamento il 13 di questo mese dall'onorevole Meroi. Il testo dell'appunto, inviato da Cagliari al Ministro, è identico, caro Presidente della Regione, nel contenuto, all'emendamento presentato da Meroi in Parlamento; che coincidenza di tempi, di pensieri, di fantasia legislativa, e forse di obiettivi e di interessi! Alla faccia del federalismo e delle nostre velleitarie pulsioni nazionalitarie!
Ed allora io concludo, signor Presidente, con poche domande, che rivolgo innanzitutto a chi ha il dovere di tutelare gli interessi della nostra Regione: perché avete subito queste inquietanti iniziative? Perché anzichè manifestare contrarietà e fastidio per le puntuali iniziative delle opposizioni, non avete chiesto voi la mobilitazione delle istituzioni autonomistiche, e quindi anche del Consiglio, contro iniziative che danneggiano ed umiliano la nostra autonomia? Perché sottovalutate o occultate le manovre in incubazione a Cagliari e a Roma per toglierci la sovranità e il governo di aree e strumenti fondamentali per il nostro sviluppo?
Se lei compirà, signor Presidente della Giunta, i passi che deve compiere nei prossimi giorni e nelle prossime ore, lo verificheremo già dal suo intervento di stasera, se li compirà con la massima linearità e tempestività avrà il nostro pieno sostegno, perché questioni di questo rilievo vanno affrancate dalle diatribe politiche contingenti. Se lei non lo farà, e perseguirà una strada timida ed omissiva, nascondendo le carte che sicuramente anche lei come noi conosce, se lei non farà i passi che devono essere fatti e dovesse, di fatto, assecondare un disegno insopportabilmente centralistico e potenzialmente speculativo sulle risorse del Regione, allora noi le garantiamo che troveremo i modi e gli strumenti per metterla in quest'Aula, e nei confronti del giudizio dei sardi, di fronte alle sue precise e ineludibili responsabilità.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Intervengo molto brevemente, Signor Presidente, riprendendo l'invito dell'onorevole Sanna. La mozione pone all'attenzione dell'Aula alcune questioni di grandissimo interesse per la nostra Isola, e credo che di fronte a questioni di così grande portata abbia ragione il collega Sanna quando afferma che non ci può essere una destra, un centro o una sinistra. Si tratta, infatti, di questioni di fondo che riguardano la nostra stessa identità di popolo, che riguardano il centro e il fulcro della nostra autonomia, l'essenza della nostra sovranità. Rispetto a queste questioni, colleghi, voglio rassicurare tutti che, al di là di emendamenti estemporanei dei quali i poveri diavoli come me e forse come altri non avevano notizia, non permetteremo a nessuno di ledere l'autonomia della nostra Regione in materia di federalismo, di decentramento e più in generale di sovranità, Alleanza Nazionale sta dalla parte della Sardegna, prima ancora di ogni altra questione.
Credo però che una Assemblea importante come la nostra, se si lasciasse prendere dalla tentazione, talvolta neanche tanto velata, di privilegiare la contrapposizione, quella partitica, quella di schieramento sul difficile tema del demanio e del centralismo in generale, rispetto alle esigenze e agli interessi della Sardegna e dei Sardi, temo che perderebbe, ancora una volta, una grossa opportunità per discutere seriamente di questi temi. E voglio dire a tutti i colleghi, in particolare agli amici del centrosinistra, che io credo che la nostra Assemblea debba occuparsi di tutte le forme di centralismo, quelle nazionali, ma attenzione, anche quelle regionali, collega Sanna.
Non è che non esista un centralismo regionale, non è che non esista una Regione che ancora oggi, negli anni 2002, deve occuparsi della semplice concessione di un chiosco in una spiaggia magari richiesta da un povero disoccupato che cerca in quel modo una opportunità di lavoro. I centralismi di cui dobbiamo occuparci sono molti e, rispetto a questi, io accetto la sfida dei colleghi che, con impegno, hanno affrontato questo tema con riferimento ai centralismi nazionali, ad una ipotesi di lesione della nostra sovranità, ma al contempo rilancio una sfida ai colleghi di tutti gli schieramenti e dico: attenzione, impegniamoci però fin da subito in una ulteriore sfida per eliminare anche i nuovi e i vecchi centralismi regionali che hanno reso più difficile la vita dei sardi nella propria terra.
Su questo tema credo che dovremo a breve misurarci, per esempio con una leggina, come quella che avevamo approvato nella scorsa legislatura sulla sub-delega dei nullaosta paesistici. Abbiamo sub-delegato gli enti locali; oggi il cittadino riesce ad ottenere il nullaosta paesistico in un brevissimo tempo; ha un controllo sull'ente locale che è molto vicino al cittadino, riesce a ottenere meglio e a controllare di più l'attività della pubblica amministrazione.
Ed allora credo che noi dobbiamo avviare ed approfondire un dibattito e un confronto per rendere la Regione anche meno centralista, più efficiente e più vicina ai cittadini. Su questo naturalmente noi ci impegneremo direttamente chiedendo però anche il contributo di tutta l'Aula. Siamo altrettanto fortemente interessati, come destra moderna, alla questione delle zone franche; perché la mozione parla, a mio modestissimo parere in maniera forse troppo generica, di zona franca, mentre il collega Pirastu, molto correttamente, ha meglio delimitato l'ambito di questo importante decreto che ha istituito le zone franche in Sardegna.
In realtà tutti sanno che si tratta di punti franchi doganali, un istituto oramai quasi in disuso che non recherà quasi alcun beneficio alla Sardegna. Se noi qui continuiamo a contrabbandare per grandi battaglie, grandi conquiste autonomistiche degli strumenti che sono essenzialmente vuoti e inefficaci rispetto alle possibilità di sviluppo della nostra Isola, credo che non staremo svolgendo un buon servizio né a noi stessi, né alla nostra terra. Ed allora, anche su questo, io per primo, il mio Gruppo, tutta la maggioranza, ma spero tutto il Consiglio, rilanciamo una sfida rispetto al tema della zona franca integrale, di una zona, cioè, di esenzione eminentemente fiscale; ed è su questo punto che noi dobbiamo dimostrare di essere una Regione e dobbiamo usare la nostra autonomia e la nostra sovranità.
Che cosa ce ne facciamo della autonomia e della sovranità se poi non abbiamo la capacità e la forza di portare avanti le battaglie di fondo del nostro popolo e delle nostre attività produttive? Quindi, attenzione, non emettiamo la solita lamentela rivendicazionista di sempre, ma riempiamo di contenuto la nostra autonomia, la nostra voglia di essere nazione autonoma e federata, portiamo in Sardegna gli strumenti dello sviluppo. Anche su questo Alleanza Nazionale vuole portare un contributo, vuole ricordare che l'isola della Corsica ha già ottenuto la zona franca per quanto riguarda le imposte dirette e indirette.
Voglio ricordare che nell'era della globalizzazione, un'isola situata al centro del Mediterraneo, al fianco della Sardegna, con un regime di forte esenzione fiscale, è sicuramente un elemento che va tenuto presente nelle nostre ipotesi di sviluppo. Pertanto al di là delle battaglie che noi riteniamo sì importanti, ma forse non proprio di alto livello politico, rispetto a queste questioni noi chiamiamo l'Aula e tutti i colleghi ad un impegno e un contributo serio e forte.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, nel tempo breve che abbiamo concordato per l'intervento di ogni Gruppo politico, sicuramente non è possibile affrontare l'insieme delle questioni estremamente rilevanti che vengono richiamate dalla mozione. Tuttavia io credo che sia d'obbligo almeno tratteggiare, abbozzare una premessa, una precisazione e una proposta. La premessa è la seguente; io credo che sia doveroso, e noi obbediamo a questo dovere, esprimere un apprezzamento per la sensibilità e tempestività dimostrata dagli amici sardisti i quali, per primi, ci hanno sensibilizzato su questa rilevante questione ottenendo immediatamente un interessamento, una condivisione e un intervento di tutti i Gruppi politici di opposizione.
Questo dico non per definire gerarchie e graduatorie di attenzione - tutti noi siamo attenti a tutte le questioni importanti della Regione - ma perché io e voi vediamo in questa tempestività e serietà di impostazione uno di quei tratti caratteristici, essenziali e sostanziali della cultura vera e della sensibilità vera della autonomia. La cultura politica sardista, quella degli amici del Partito sardo d'Azione, ma anche la cultura sardista di tutte le forze autenticamente autonomistiche, non è quella che si spende qua e là nel tatticismo del piccolo cabotaggio della politica regionale.
Io credo che il grande patrimonio della cultura politica sardista, quella che appartiene in qualche modo a tutti noi, quella che di più e meglio rappresentano ed interpretano coloro che sono gli eredi culturali e storici di questa grande idea e di questa grande sensibilità politica, risieda invece nella capacità di intervenire nel momento giusto sulle grandi questioni di interesse della nostra Regione e del nostro popolo.
Tutti coloro che finora sono intervenuti in questo dibattito, sia di opposizione sia di maggioranza, hanno riconosciuto che siamo di fronte a una grande questione di politica regionale, nella quale non potrà derivare una piccola conseguenza, dovrà derivare una conseguenza e un effetto pari alla causa che l'ha determinata. Il senso comune, l'antica saggezza dei sardi - che poi era anche quel mix di premura e di diffidenza di cui parlavo, e a cui faceva cenno anche il compagno Emanuele Sanna poc'anzi - ha tradotto in una formula questa sensibilità e questo convincimento: furara chi benit da'e su mari, ruba chi viene dal mare. Il mare, che per la Sardegna è il suo confine, il mare che per la Sardegna moderna può essere una grande risorsa, il mare è sempre stato storicamente il luogo dal quale sono pervenuti tutti i ladroni, i predoni, e dal quale ancora accade che possano approdare i moderni invasori.
Questa è la premessa, la precisazione è la seguente; sbagliano i colleghi, anche quelli di maggioranza, a ritenere che in questa circostanza, direi anche in altre, ma soprattutto in questa circostanza, vi sia chi intende far prevalere un elemento di strumentalità. Se riconosciamo che la questione è grande, grave e seria lasciamo perdere ogni elemento di polemica strumentale ed andiamo al cuore del problema.
Si è detto: la questione in parte è superata perché l'emendamento al quale nella mozione vi siete richiamati non c'è più. E invece non è superata affatto perché quell'emendamento non c'è più, però il tentativo c'è stato, si è spenta una miccia, la bomba non è scoppiata, ma solo perché la miccia era difettosa, altrimenti avrebbe potuto esplodere. Avete attentato, qualcuno ha attentato, c'è un tentativo di danno, e non è che il tentativo di danno, se il danno non riesce, di per se non rappresenti nulla, rappresenta pur sempre un fatto negativo. Ugualmente io credo debba essere evitato di ritenere in questa fase prevalente il giudizio su fatti altri del casiC, delle società varie che vi sono connesse, ma direi della stessa formula di gestione delle diverse autorità che operano nel porto, delle autorità pubbliche. Si può parlarne, se ne deve parlare, ma non è questo l'oggetto della mozione.
In questo momento e con questa mozione noi stiamo parlando di un problema preciso: quale è la sorte, non solo del demanio statale (i cui beni ai sensi dell'articolo 14 del nostro Statuto devono passare alla Regione) non solo del demanio regionale, che pure deve essere gestito bene, ma delle potestà, delle prerogative e delle competenze della Regione sarda. Ha ragione il collega Locci a ricordare che combattere il centralismo dello Stato vuol dire anche affermare l'autonomia e il principio di autonomia interna alla nostra Regione. Però, come c'è il centralismo regionale, ricordo al collega Locci, c'è anche il clientelismo regionale, e quanto al demanio marittimo e alle potestà esercitabili oggi della Regione ben sa l'attuale Giunta regionale, che ha ereditato direttive precise, che per quanto riguarda il demanio marittimo, tutto è devoluto ai comuni della Sardegna, tutto, a condizione che i comuni della Sardegna approntino un piano di utilizzo dei litorali, cioè si dotino di un disciplinare d'uso, di una regola uguale e valida per tutti, proprio per combattere ed eliminare il clientelismo, la concessione demaniale ad personam, l'incetta di concessioni e quanto altro nel tempo si è verificato. Quindi tutto vero quello che si dice collateralmente al discorso principale, ma non è questo il discorso principale.
C'è stato un concreto tentativo di danneggiare la Regione, e questo tentativo non è venuto meno per la dichiarazione di irricevibilità formale dell'emendamento. Vi è un'autorità dello Stato, come il Commissario del Governo, che è un autorità dello Stato perché inviato dal Governo, la quale, con una azione insistita, reiterata, puntuale, precisa, determinata, ha compiuto atti in successione temporale e logica tali per cui appare, che la sua funzione di autorità non sia quella di gestire, di amministrare, ma solo quella di espropriare ciò che è di appartenenza regionale, della comunità dei sardi, degli enti pubblici. Però, ripeto, qui non stiamo parlando di come sono stati amministrati questi enti, perché, su questo argomento abbiamo avuto modo di essere critici, polemici, contrari, per moltissimi anni; qui stiamo discutendo se chi governa in questa Regione, chi ha responsabilità, sia o no in grado, abbia o no la volontà di contrastare l'autorità che viene da lì, dal mare, quella autorità nazionale che vuole appropriarsi di beni, di enormi patrimoni. I conti in parte sono nati, perché esistono relazioni tecniche che affermano che il valore economico di questi beni è tale da essere difficile anche quantificare, perché è enorme.
Pensate a tutte quelle aree nelle quali sono sorte o possono sorgere le industrie e tutte quelle altre attività che non sono solo industrie, che sono i manufatti, che sono le infrastrutture, che sono tutto quanto è di pertinenza di questo enorme patrimonio in termini economici. Ma c'è anche un patrimonio che è di competenze, di potestà, che è di prerogative, ed è questo altro aspetto del patrimonio che deve essere innanzitutto difeso qui e da qui, perché è minacciato da lì, dal Governo nazionale, non in astratto, in concreto da questo Governo nazionale, dal Governo Berlusconi.
A me è dispiaciuto non che una delegazione del Consiglio regionale della Sardegna si sia recata dal Capo del Governo, a noi e dispiaciuto apprendere che questa delegazione del Consiglio regionale si sia recata dal capo del Governo ieri, quando nel Parlamento della Repubblica accadeva quel fatto che è accaduto, che cioè una maggioranza miope (più che miope, cieca) aveva deliberato di abolire con legge un oggettivo conflitto di interessi. Non si possono abolire con legge i fatti oggettivi, soprattutto in questa società dove oltre i conflitti di interessi esistono e restano comunque gli interessi in conflitto, gli interessi differenziati della società civile, dei cittadini.
Non c'è istituzione, non c'è maggioranza e non c'è Governo e non c'è Paperon de Paperoni e non c'è il più ricco d'Italia che possa essere il Capo del Governo, che possa decidere cose che in un sistema democratico non possono essere così decise. Solo nel Sultanato del Brunei - ma quello è un sultanato, non è una repubblica democratica - l'uomo, il cittadino più ricco del sultanato è anche il Capo del Governo, nel Sultanato del Brunei e in Italia, nella Repubblica italiana. Vuol dire che c'è qualcosa che non funziona in una democrazia quando l'uomo più ricco è anche l'uomo più potente, e l'uomo più potente è anche il Capo del Governo.
Produrre ricchezza per se e garantire l'equilibro nello sviluppo di un popolo sono due cose così diverse che sono fra di loro inconciliabili, come sempre è stato. E` per questo che le democrazie di tutto il mondo hanno stabilito delle regole, anche quelle democrazie liberali rispetto alle quali noi guardiamo con rispetto, ma con radicale senso critico, anche quelle il cui orientamento non condividiamo, tuttavia anche quelle hanno le loro regole all'interno di questa concezione padronale, proprietaria. Ed è all'interno di questa concezione patrimoniale della politica che nasce anche questa iniziativa.
Certo, chi è Donato in se per se? Fratello, amico, cugino, zio di questo o di quello, sono affari suoi. Donato è il commissario governativo, è il missus dominicus del Governo nazionale, è l'inviato, è depositario, è l'affidatario di un potere pubblico - questo ci interessa - che viene in Sardegna non a gestire come Authority, cioè come coordinatore di diversi enti e poteri che sono qui e di qui, perché funzioni meglio quella amministrazione, ma viene qui con l'intento di espropriare l'autonomia e il patrimonio consolidato che appartiene a questa regione, alla sua comunità, alle sue istituzioni democratiche.
E' questo il punto, ed è su questo punto che il Consiglio regionale una volta tanto, senza generici appelli a quel senso della nazione che qualcuno pensa risieda sopra le nuvole, ma con senso e direi con piglio concreto, pratico, ha il dovere di prendere posizione. Si tratta di difendere l'autonomia in concreto, l'idea, il senso, la cultura del federalismo come processo reale che noi siamo capaci di vivere e di costruire perché ci crediamo. Chi non ci crede potrà far finta di essere federalista e autonomista ma non lo sarà; quindi non costruirà nulla che vada nel senso giusto per questa grande opera. E dalle parti della destra ce ne sono tanti che parlano di autonomia e di federalismo, ma non ci credono.
E allora bisogna andare verso la soluzione. La soluzione è quella di tenere in conto l'interesse della Sardegna, e quindi non di censurare, meno che mai di minimizzare, però, meno che mai di tentare ancora qui operazioni per rendere compatibili gli opposti. Il bianco è bianco, il nero è nero; sì, confusi possono diventare grigio, però allora va detto se si vuole vivere nella zona grigia dell'incertezza, del compromesso, dell'equivoco, e se questo Governo della Regione si sente capace di portare avanti una politica che, essendo un Governo di destra, sarà pure una politica di destra, ma di destra in questa regione, di destra in casa propria.
La Casa della libertà: quell'altro dice la "cassa" della libertà, qualche collega dice il "bancomat" sotto casa; si possono rappresentare queste opinioni e questi concetti in molti modi. Anche a me ogni tanto viene in mente qualche definizione che potrebbe apparire simpatica, ma ritengo che questo non sia neppure il momento di una battuta, a meno che non sia un battuta d'arresto di questo processo espropriativo contro la Sardegna o che comunque permetta di compiere un passo in avanti per risolvere questo problema.
L'Autorità portuale quindi, chiunque sia, commissariale o meno, svolga la funzione che la legge attribuisce all'Autorità portuale, cioè quella di essere amministratore, gestore, e non motore di un processo di trasferimento dei poteri. Svolga la sua funzione; finora questo non l'ha fatto. Non è che l'Autorità portuale ha compiuto "anche" un atto diverso; no, ha fatto solo quello. E' chiaro ed evidente, anche dalle carte che ci ha in parte illustrato il collega Pirastu. Noi non disponiamo di tutte quelle carte, ne abbiamo solo copia di alcune; avreste fatto bene voi Giunta a metterle nella disponibilità del Consiglio. Ma anche da quelle carte illustrate da Pirastu, e da quelli in nostro possesso risulta chiaro ed evidente che questo signore è venuto in Sardegna a fare solo ed esclusivamente questo, a compiere questa missione espropriativa, quindi, minimo, questo signore deve essere messo da parte. Questo deve essere però un giudizio non sulle persone, ma sull'azione politica.
Essendo un commissario, quindi un fiduciario, non può chiaramente essere messo da parte da voi, e, tra l'altro non è nella vostra indole, nelle vostre intenzioni (non potete mettere da parte Berlusconi perché mettereste da parte voi stessi), però anche all'interno di questa vostra collocazione politica voi non potete nemmeno mettere da parte la Sardegna, che pure formalmente rappresentate e negli interessi della quale avete dichiarato di agire.
Questo noi dobbiamo compiere, questo deve essere capace di compiere, come atto di indirizzo, il Consiglio regionale, e la Giunta non potrà che obbedire. La Giunta deve essere messa nella condizione, se non dichiara ex professo, apertamente, di obbedire a un indirizzo preciso in materia di dignità, di prerogative e di diritti sacrosanti di questa regione, di obbedire agli indirizzi del Consiglio.
Berlusconi, ieri - attingo alla fonte della informazione pubblica - sposando la Costituente sarda - non so se siano nozze d'amore o di interesse, e se di interesse di lunga durata o transitorio - ha affermato due cose: la prima è che la Sardegna ha il diritto di avere uno Statuto speciale, essendo un'isola. Che la Sardegna fosse un'isola lo sapevamo già, e anche lo Statuto speciale è un fatto acquisito da oltre cinquanta anni. Io credo che la deputazione della Sardegna che è andata dal Capo del Governo abbia rappresentato qualcosa di diverso dal diritto ad avere uno Statuto.
La seconda cosa il premier l'ha affermata dopo aver riconosciuto Piero Marras: "Anch'io canto, mi piacciono infatti le canzoni napoletane." - ha detto confondendo probabilmente Piero Marras con Mario Merola - "Vorrà dire che quando verrò nell'Isola ci confronteremo".
Conclusione: aspettiamo che Berlusconi arrivi nell'Isola, e canti le canzoni napoletane; avvertiamo il nostro amico e compagno Piero Marras raccomandandogli che quando parteciperà alla sfida con Berlusconi per favore lo faccia vincere: che vinca Berlusconi. Piero è bravissimo, ma Berlusconi con le canzoni napoletane deve essere imbattibile, anche perché se non vince non potrà pubblicare l'opuscolo, fra qualche anno, dove risulta che vince sempre tutto. Soprattutto se non vince, c'è il pericolo che ci tolga anche l'insularità e il diritto ad avere un nuovo Statuto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (C.C.D.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione colleghi, intervengo volentieri in questo dibattito in veste di semplice consigliere per tornare ad argomenti che hanno rappresentato una parte significativa della mia attività politica, come le politiche industriali e l'attività dei consorzi. Quei consorzi che anche noi abbiamo fortemente voluto e che hanno determinato, solo per fare un esempio, la profonda trasformazione del Sulcis-Iglesiente, della realtà di Portoscuso, che da centro a vocazione turistica, quale era negli anni cinquanta e sessanta, è diventata zona di sviluppo industriale di rilevanza nazionale e non solo.
Si partiva allora da una monocultura mineraria: circa ventimila lavoratori, molti espulsi dal sistema produttivo, soprattutto nel settore carbonifero, forti carenze di infrastrutture, di impianti di depurazione, con i problemi del fluoro e gli altri connessi. Certo, il Sulcis ha pagato cara quella politica che ha recato sì dei benefici, ma che ne ha compresso, come è noto, l'intero sistema ambientale. Voglio ricordare che il CNISI, il Consorzio del nucleo dell'industrializzazione del Sulcis-Iglesiente, ha saputo sobbarcarsi, come altri consorzi, oneri non suoi nell'interesse della collettività, quando vennero ceduti, per carenza di risorse da parte della Regione, parte dei suoi terreni per il gassificatore, tanto per fare degli esempi. Ed oggi, parlo anche da esponente di quella comunità, sembra che stiano arrivando alcuni gruppi di interesse nazionale, con forti addentellati, che pensano di poter prevaricare le legittime aspirazioni dei legittimi organismi democratici e delle comunità locali. E questi signori pensano che noi assisteremo silenti a questo scempio, perché di scempio si tratta, di uno scempio perpetrato con l'antica cultura del baronato.
Di baroni si trattava molti anni fa, di baroni si tratta adesso, le differenze davvero non sono tante. E` uguale lo scarsissimo senso per la democrazia, è uguale la mancanza di considerazione per le autonomie locali. Ed entro nel merito per chiarire alcune questioni che sembra meritino attenzione da parte della Giunta e soprattutto del Presidente, che ha il dovere di assumere iniziative forti e decise dinanzi a questa vicenda.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue OPPI.) Ripeterò alcune cose, alcune le ho stralciate, in questa mezz'ora, che molti hanno detto, ma cercherò di aggiungere delle precisazioni. Per quanto riguarda la nomina del commissario per l'autorità portuale, cito testualmente dal decreto che il Ministro per le infrastrutture e i trasporti Lunardi ha firmato il 14 ottobre 2001, lo ha detto anche con dovizia di particolari Gian Valerio Sanna: "il commissario esercita fino alla nomina del nuovo presidente i poteri e le attribuzioni del presidente, al fine di ricondurre a canoni di normalità la gestione amministrativa e contabile dell'autorità portuale". Il che vuol dire, se ancora capisco, che, facendo quello che fa, il commissario opera al di là dei poteri conferitigli.
Infatti non mi pare che sia riconducibile alla normalità amministrativa e contabile l'intraprendere una serie infinita di azioni legali per portare all'autorità portuale competenze e funzioni. Nello specifico l'ammiraglio Donato ha conferito incarico - e cito testualmente la sua delibera - per denunciare l'accordo di programma, che è la cosa più grave di questo periodo, ovvero ha dato incarico ad un legale di impugnare il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2001 sulla zona franca di Cagliari. L'ammiraglio commissario ha ritenuto di non dover cedere, come da accordi, alla Regione il proprio 15 per cento delle azioni della zona franca, ritenendo la Regione soggetto evidentemente non legittimato. E` stato detto, da chi mi ha preceduto poc'anzi, che in effetti è stato il Commissario stesso che, nel caso specifico, con la lettera al collega Masala, si è attribuito arbitrariamente il potere di ritenere che non avessimo la competenza e quindi, pur non essendo legittimato, di non cedere alla Regione quel 30 per cento del capitale come stabilito da accordi del intervenuti sotto la Giunta Floris, di cui io facevo parte, che abbiamo puntualmente sottoscritto in quella circostanza e che riteniamo fondamentali in questo momento più che mai. Ciascuno quindi comprende bene che, se la posizione del Commissario fosse corretta, l'intero sistema delle autonomie locali verrebbe sconvolto e capovolto; torneremmo ad un centralismo ancora più opprimente, alla faccia del federalismo di cui tanto ci riempiamo la bocca.
Ma se, come è avvenuto recentemente, l'emendamento presentato alla Camera da un deputato di Forza Italia, probabilmente mal consigliato, non stupisce, non troverebbe invece giustificazione un silenzio imbarazzato di chi in Sardegna deve levare alta la sua voce contro questo scippo di opere, competenze, autonomia, democrazia. Ad oggi solo silenzio; silenzio che noi vogliamo finisca e subito, e siamo i primi a dire che le opere realizzate in Sardegna rimangono nella disponibilità dei sardi e delle loro democratiche assemblee elette.
Così come chiediamo con forza che il Governo regionale sardo assuma una posizione netta, univoca e decisa per sollecitare gli organi preposti - e questo lo possiamo fare con la massima celerità - a presentare le terne di nomi per la nomina dell'autorità portuale, in modo tale che il commissario - non me ne voglia nessuno, tanto meno l'interessato - torni a svolgere la propria attività, quale non mi interessa, dovunque voglia ma lontano dalla Sardegna. Per altro ai colleghi nella data odierna non sarà certamente sfuggita l'interpellanza presentata oggi al Senato dal senatore Tunis.
Del resto non è nostro costume difendere queste estranee attività legali in virtù delle quali le amministrazioni dello Stato si contrappongono tra loro per problemi che non interessano certo la collettività ma ben definiti interessi, oltre ovviamente le milionarie (in euro) parcelle degli avvocati, di cui può darsi che un giorno qualcuno debba rendere conto magari alla Procura della Corte dei conti.
Per questo il Centro Cristiano Democratico chiede al Presidente della Regione di assumere subito iniziative concrete per porre in essere energiche azioni di protesta che ripristinino la certezza e lo stato di diritto e portino i baroni che ho citato prima lontano dalla Sardegna, e i colonialisti a cercare altrove coloni da depredare. La Sardegna ha già subito questo genere di attenzioni quando le miniere del Sulcis, come ben sa il Presidente, venivano depauperate dei filoni metalliferi più pregiati, quando lo sfruttamento avveniva con criteri di rapina, distruggendo i giacimenti più ricchi, facendo sì che le ricchezze e il lavoro andassero da una parte, e a noi restasse soltanto lo sfruttamento e la miseria. Non vorremmo che questi tempi bui potessero ritornare.
Allora, con molta pacatezza, ritengo corretto che, in un ordine del giorno, che mi auguro sia unitario, siano evidenziati alcuni aspetti, almeno tre.
Primo, l'accelerazione dell'iter per la nomina dell'autorità portuale, che deve avvenire per l'autorevolezza che questo consesso ha e che ha il Presidente della Regione, e nei tempi più rapidi possibili. Non credo che alcuni enti che non hanno ancora effettuato la loro designazione, non possano farlo nell'arco di pochi giorni, perché questi ritardi non trovano giustificazioni.
Secondo, la vigilanza - e in questo mi appello al Presidente - sullo scippo delle prerogative della Sardegna. Vorrei e spererei che i deputati di qualunque parte politica "restino in sonno", non si risveglino, perché se si dovessero risvegliare potrebbero commettere per la seconda volta una castroneria come quella che hanno cercato di commettere recentemente.
Terzo, io penso che possa essere accolta la proposta che ha formulato il collega Andrea Pirastu, che ritengo possa avvenire agevolmente.
Non è assolutamente vero che la pratica per quanto riguarda il discorso relativo alla zona franca, non era stata ancora definita. Era stata individuata e ben definita, almeno per quanto riguarda la zona franca di Cagliari. Io ho partecipato con il collega Contu anche ad incontri informali nei quali abbiamo rivendicato con forza la necessità di dare la priorità alla zona franca di Cagliari, fermo restando che si discutesse in una seconda fase delle zone franche delle altre aree, cioè dei nuclei e delle strutture industriali della Sardegna. Perché dico questo? Perché siamo in una fase nella quale dobbiamo renderci conto oggi, non domani, come diceva prima Andrea Pirastu, che per rendere operativa, ovviamente con il concorso della Regione, la zona franca, dobbiamo metterle a disposizione le risorse finanziarie. Senza le gambe certamente non si può camminare.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
Dore (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi. Porto Canale, stagno di Santa Gilla, cosa era? Era un gioiello naturalistico, una delle zone umide più pregiate d'Europa ed anche più produttive, di prodotti veri e non inquinati. Poi, negli anni, è diventato un pantano, un pantano in tutti i sensi, per gli scarichi fognari, per gli scarichi industriali, con tutto quello che ne è seguito, è stato avvelenato. Sempre più o meno nello stesso lasso di tempo, si è aggiunta un'altra violenza, si è voluto creare un mostro, un mostro naturale, un mostro amministrativo.
E` inutile stare a spendere molte parole perché ormai c'è una letteratura sullo scempio di qualche sciagurato che ha ritenuto di poter trasformare una delle zone umide più pregiate d'Europa in un porto artificiale, scavando, dragando, massacrando, addirittura pretendendo di spostare la collocazione dello stagno, per cui lo stagno naturale è diventato una sorta di laguna artificiale, con tutti i danni che ne sono derivati ai paesi circostanti. E` inutile ripercorrere tutta la storia, la conoscono quasi tutti, almeno spero che la conoscano quasi tutti.
Comunque è nato un mostro, come dicevo prima, possiamo ripetere la parola pantano, pantano gestionale, pantano amministrativo e chi più ne ha più ne metta, ma questo non giustifica gli scippi, né tanto meno le rapine, perché qui di scippo e di rapina, o di tentativo di scippo e di rapina. si è trattato. Ma cambia poco perché, come diceva il collega Cogodi, che è un penalista, i tentativi di reato sono anch'essi reati, almeno nella maggior parte dei casi, il tentato omicidio è un reato anche se poi non giunge a compimento e rimane a livello di tentativo, e così vale per altri reati.
Con questo non c'è nessuna intenzione di difendere il CASIC, né chi lo governa, né chi l'ha governato e chi lo governa attualmente, qui si tratta semplicemente di difendere il patrimonio della Sardegna, di difendere l'autonomia della Sardegna, sono cose che sono già state dette ma vanno ribadite, ribadite continuamente, in ogni momento, perché c'è una situazione di grave pericolo. Non è uno scherzo: qui non si tratta di caccia alle streghe, si tratta di una cosa di estrema gravità, un atto che potrebbe benissimo, almeno per gli elementi che sono stati addotti da qualcuno, essere considerato (abbiamo parlato di rapina) criminoso. C'è poco da fare, perché se è vero che si sono succeduti i fatti, gli eventi così come sono stati descritti, la conclusione è una sola, e forse ci dovrebbe essere qualcuno che dovrebbe trarne anche le conseguenze. Non si scherza su queste cose, non se ne deve parlare come se si fosse in un salotto, se ne deve parlare in modo molto serio e traendo le conseguenze da tutte le premesse.
Volevo anche dire che va dato atto a chi ha proposto questa mozione, di aver svolto un'opera importante e fondamentale, che io penso resterà uno degli atti più utili compiuti in questa legislatura che fino adesso è stata sciagurata, e che è difficile ritenere non lo sarà anche in futuro. Questo è certamente uno degli atti più utili, più seri, più importanti e più incisivi che siano stati compiuti in questo Consiglio regionale; un atto del quale questo Consiglio regionale certamente non dovrà vergognarsi, anzi dovrà elogiare chi l'ha concepito, chi l'ha proposto, chi l'ha predisposto con tanta precisione, con tanta competenza, con tanta professionalità.
Deve essere ben chiaro che, al di là dei toni, la nostra non è una battaglia, non è una guerra contro la Stato e non deve essere una guerra contro lo Stato. E` semplicemente una battaglia democratica contro chi si è impossessato dello Stato per soddisfare interessi personali o di clan. L'avevamo detto in campagna elettorale, la Sardegna da qualcuno veniva considerata l'isola del tesoro, ed era quindi immaginabile che ci sarebbe stato qualche tentativo di assalto da parte dei pirati. Magari si è aspettato un po' di tempo, si è ritenuto di cogliere il momento opportuno, in occasione di una situazione di crisi endemica, però questo doveva capitare e per fortuna c'era chi vigilava, perché se no l'assalto sarebbe andato a buon fine.
Perché si parli di isola del tesoro l'abbiamo già spiegato, l'hanno già spiegato altri, quindi i particolari non servono; certamente questo di cui stiamo parlando è il classico esempio di chi vuole perseguire la tutela e la cura di interessi di clan nel più sfacciato conflitto di interessi. Argomento di cui si sta parlando in Parlamento, argomento di cui si sta parlando da prima delle elezioni, durante le elezioni, dopo le elezioni e di cui si continuerà a parlare, di cui parla tutto il mondo civile, tutto il mondo occidentale, la stampa, gli organi televisivi, i giornali economici, i commentatori, da ogni parte si parla di conflitto di interessi.
Qualcuno ha parlato di sultanato del Brunei, così si è detto, ma io dico che forse la definizione più semplice e più efficace è quella, non inventata da me ma da altri, di "repubblica delle banane", perché questa è una definizione che tutti, anche quelli che non conoscono la geografia, possono comprendere. Io non conosco personalmente l'ammiraglio commissario Donato, non so chi sia, non so se i giudizi che sono stati espressi su di lui siano corretti; certamente qualcosa che non quadra nel suo operato c'è, e che non quadra per niente; comunque questo potrebbe anche interessarci relativamente perché non è riuscito a fare quello che sembra volesse fare, però in fondo in fondo, come qualcuno ha detto, passerà, andrà via, verrà sostituito, ci auguriamo molto presto, e ce ne dimenticheremo.
Ma quel che ci deve interessare sono due aspetti: l'operato della maggioranza che governa lo Stato e l'operato della Giunta regionale. Sono questi i due aspetti che ci interessano sui quali già i colleghi che mi hanno preceduto hanno appuntato le loro osservazioni. Perché se il contenuto dell'emendamento proposto in occasione della discussione di questo disegno di legge, relativo a disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti, se il contenuto dell'emendamento è quello indicato in questo documento che è stato preparato ed offerto al Consiglio, e non c'è ragione di dubitare che il contenuto non sia questo perché è voce di dominio comune, allora c'è poco da discutere: il Governo e la maggioranza che governa lo Stato hanno compiuto un atto veramente inqualificabile, di una gravità estrema e che merita tutte le censure possibili e immaginabili. E la posizione della Giunta, di inerzia, di complicità, di pressappochismo, di incompetenza, di tutto quello che si vuole, di prostrazione, di servilismo, di inadeguatezza, va ugualmente evidenziata.
Io spero che questi primi segnali di reazione che ci sono stati trovino conferma e che anche dai banchi dell'opposizione emerga un atteggiamento veramente serio, veramente corretto e veramente diretto a ristabilire la legalità in quest'Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione che arriva in Aula, per alcuni versi è sottoscrivibile come dirò più avanti, per altri versi, invece, Presidente, non è accettabile né sul piano formale né sul piano sostanziale. Sul piano formale in alcuni punti la mozione parla di politiche centraliste di stampo coloniale e padronale, Forza Italia si sente completamente libera, noi siamo liberi, io sono libero, nessuno di noi si sente in colonia, nessuno di noi prende ordini per fare cose che non devono essere fatte, assolutamente, noi respingiamo questo tipo di critica.
Sul piano sostanziale, Presidente, mi preme esprimere il nostro appoggio a ciò che è stato fatto dalla Giunta Floris, sia da parte del Presidente che del nostro assessore Pirastu, e dalla Giunta Pili; non vogliamo coprire nulla, non c'è assolutamente niente che Forza Italia debba coprire...
PRESIDENTE. Onorevole Cugini la prego, consenta che si svolga l'intervento.
CORONA (F.I. - Sardegna). La nostra preoccupazione, come penso che sia la preoccupazione di tutti i sardi che vogliono bene alla Sardegna, è quella della crescita economica: ci chiediamo cosa è stato fatto finora e chi fino adesso ha portato avanti una politica centralista, coloniale e padronale. Noi non abbiamo né interessi, né ci troviamo in posizione di sudditanza, vogliamo solamente che ci sia una crescita economica.
Per quanto riguarda la parte della mozione in cui si chiede che i beni demaniali, anche quelli marittimi che la legge escluderebbe, il nostro Statuto escluderebbe, passino alla Regione, noi siamo d'accordo che ciò avvenga; e ciò potrebbe avvenire anche in sede di Assemblea Costituente. Questo, per rispondere all'amico Giacomo Sanna, è un punto di forza del mio partito, è un nostro punto d'onore che vogliamo portare avanti, e quindi in questo siamo d'accordo.
L'aspetto che a noi interessa, Presidente e colleghi, è quello della crescita della Sardegna, e per fare questo avanziamo tre proposte: la prima, già avanzata da Andrea Pirastu (e secondo me costituisce una verità assoluta) è che venga assolutamente acclarato che la Regione ha già il 30 per cento, del patrimonio della Cagliari Free zone, come risulta, del resto, dagli atti che sono stati portati alla conoscenza dell'Aula.
La seconda cosa è che intervenga un finanziamento congruo per questa società, la "Cagliari Free Zone".
La terza è il rilancio del Porto Canale.
Dopo la discussione, Presidente, chiederò di sospendere la seduta per qualche minuto per vedere se è possibile trovare - come ha detto l'onorevole Oppi - una soluzione unitaria a questo problema che interessa centrodestra e centrosinistra insieme.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
Balia (F.S.D.). Signor Presidente, debbo dire che ho apprezzato alcuni interventi della maggioranza, di consiglieri, ma anche di Assessori ed ex Assessori che riconoscono in maniera evidente, precisa, puntale che la mozione solleva problemi seri e reali, e che non è né fantasiosa, né tanto meno artificiosa.
Alcuni degli intervenuti per conto della maggioranza l'hanno fatto - debbo dire - anche con toni di giusta preoccupazione, proprio per gli argomenti dei quali si sta discutendo. In qualcuno a me è parso di notare anche in un certo imbarazzo e una certa difficoltà, anche solo nel provare a portare elementi a sostegno di iniziative, di ruoli, di atti, di fatti posti in essere, relativamente agli aspetti che la mozione pone, dall'attuale Giunta regionale. Per cui, al di là della dichiarazione finale di generica disponibilità dell'onorevole Corona a concludere questo dibattito con un ordine del giorno congiunto - cosa che naturalmente tutti auspichiamo - non si comprende perché, poi la mozione venga dichiarata non accettabile né sotto il profilo formale, né sotto il profilo sostanziale. La forma evidentemente viene considerata completamente sbagliata e denigratoria, ed il contenuto privo di significato, di costrutto, inventato.
Non abbiamo invece inventato nulla, e gli altri interventi dei consiglieri, anche di maggioranza, con quei toni di forte preoccupazione a cui prima accennavo, lo dimostrano ulteriormente; ma lo dimostra anche l'intervento dell'onorevole Corona quando conclude: "Cio' nonostante auspichiamo un ordine del giorno congiunto a tutela". Ma a tutela di che, onorevole Corona, se considerate la mozione non accettabile né sotto un profilo formale, né sotto un profilo sostanziale? La mozione pone problemi reali, pone problemi terribilmente gravi all'attenzione di questo Consiglio regionale.
Forse qualcuno avrebbe anche sperato, auspicato che l'opposizione rimanesse silenziosa, spettatrice, ma spettatrice di misfatti, spettatrice di atti politici che potrebbero avere ricadute per la nostra Regione terribilmente compromettenti, ricadute che ci riporterebbero indietro nel tempo con lo sberleffo. Non solo allora non riusciremmo a veder riconosciuti quei maggiori diritti sui beni allocati in Sardegna non più necessari alle funzioni proprie dello Stato, per i quali da tempo pretendiamo il passaggio alla Regione ed il rispetto, e anche il potenziamento per il futuro, perché no, dell'articolo 14 dello Statuto, ma lo sberleffo ulteriore deriverebbe dal fatto che la Regione, dopo aver speso risorse proprie, e provveduto all'infrastrutturazione di quei territori, creando anche ricchezza, rischierebbe di essere spossessata, spodestata attraverso azioni quanto meno prive di trasparenza.
Aleggia infatti lo spettro di azioni o di incontri svoltisi presso studi legali privati, aleggia lo spettro di iniziative certamente tendenti non al rispetto del patrimonio pubblico e dei privilegi costituzionali della Regione conquistati negli anni, ma a costruire prerogative, a porre in essere azioni che spossessino la Regione e destinate a creare nuovi privilegi a favore di categorie di privati.
Io concordo, per esempio, con una iniziativa alla quale l'ex assessore Pirastu mi pare abbia accennato anche oggi nel proprio intervento, che dovrebbe trovare estrinsecazione in un emendamento alla legge finanziaria per l'acquisizione di alcuni terreni limitrofi all'area industriale di Arbatax. Però, cari colleghi, stiamo attenti anche in quei casi a imporre (non so attraverso quali forme, ma dobbiamo ricercare gli strumenti giuridici che lo permettono) norme di salvaguardia e di garanzia per assicurarci che le acquisizioni restino obbligatoriamente destinate all'uso istituzionale e quindi non possano uscire dal patrimonio del Consorzio industriale per essere magari destinate a costruzioni, a strutture di qualunque natura non sfruttabili dal settore pubblico, ma utili ad arricchire il privato.
So bene che non è questo lo spirito di quella iniziativa, ma voglio solo segnalare l'esigenza di garantire in qualche modo l'uso corretto di quei beni e la loro destinazione al soddisfacimento di interessi pubblici, con relative limitazioni alla loro vendita ai privati. Vendite che nel passato sono invece avvenute, e che la mozione denuncia. Guai se noi avessimo mancato a quest'obbligo di denuncia, guai se questo Consiglio regionale non ritrovasse forme comuni di intervento e non ritrovasse quell'orgoglio necessario a conferire dignità (se unitario in casi di questa gravità e importanza) non solo all'azione politica della Giunta regionale, ma all'intero Consiglio regionale. Guai a noi se ci lasciassimo espropriare di compiti, poteri e funzioni che ci sono stati attribuiti e se ciò avvenisse nel più totale silenzio o in assoluta acquiescenza.
Badate che l'acquiescenza è colpevolezza al pari di chi quelle azioni pone in essere, e l'acquiescenza politica talvolta è più grave e più preoccupante, e in ogni caso più problematica, proprio perché perviene dalla massima istituzione sarda. L'acquiescenza politica è più grave e più problematica dell'acquiescenza che uno può pure prestare sotto il profilo strettamente personale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
Capelli (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io ho notato che si è iniziato con dei toni abbastanza quieti e con la massima disponibilità da ambo le parti politiche ad esaminare la mozione presentata dal collega Giacomo Sanna. Poi pian pianino, soprattutto negli ultimi interventi, il tono si è leggermente elevato, probabilmente, perché si è riscontrata, un'ampia condivisione della mozione anche da parte del centrodestra.
Successivamente sono stati richiamati altri temi, alcuni abbastanza scontati (mi riferisco in particolare all'intervento dell'onorevole Dore, che ci ha riportato addirittura al clima della campagna elettorale) altri hanno fatto riferimento a un Presidente del Consiglio padrone, l'imprenditore più ricco d'Italia e quant'altro, che credo nulla abbiamo a che vedere con la mozione che oggi stiamo discutendo. La scelta, il giudizio sulla guida del Paese è già stato espresso dagli elettori.
E' per questo che non vorrei cadere in diatribe politiche, perché a mio avviso la mozione merita una più alta attenzione. Sono entrato in quest'Aula oggi sicuramente senza pregiudizi e preconcetti. Avevo chiesto ai colleghi, in particolare all'onorevole Sanna e ad altri, possibilmente di conoscere, sapere, dichiarando la mia non conoscenza dei fatti, e non volendo offrire troppo spazio a ciò che la stampa, a volte con dovizia di particolari, a volte impropriamente, ha riportato in questi giorni.
Io credo che in quest'Aula noi dobbiamo confrontarci, dobbiamo acquisire conoscenze (per chi non sa, come me), dobbiamo esprimere giudizi. Ecco perché ho dovuto mettere insieme le idee che mi sono fatto non volendo scrivere un intervento che esprimesse posizioni di partito preso, di giudizio su una problematica che ancora non conoscevo nel dettaglio. Credo che molte parti siano già state ampiamente spiegate, a nome dell'UDC, dall'onorevole Oppi, e quindi non mi soffermerò su quelle sue precise valutazioni che condivido in pieno. Mi fanno però riflettere alcune affermazioni.
Non c'è nessun imbarazzo nel difendere delle posizioni, onorevole Balia, non c'è nessun imbarazzo nel verificare che, per l'ennesima volta, qualcuno estraneo a quest'Aula, estraneo alle istituzioni della Sardegna, tenti il colpo che riuscì ai boscaioli toscani, che riuscì nella storia a tanti che videro nella Sardegna, come l'ho definita nello scorso intervento, un " bancomat personale".
A molti non è riuscito; dipende da come noi ci vogliamo raffrontare con queste persone, personaggi, con chi ritiene di venire qua e trovare ancora un terreno fertile per la colonizzazione. Ricordo, per esempio, che ciò che in quel di Pratobello non riuscì, ai colonizzatori toscani riuscì, a qualcun altro - passatemi il termine un po' goliardico - gli venne abbastanza in salita. Però è sconcertante anche aver appreso, in quest'Aula, in particolare dall'onorevole Giacomo Sanna, ma anche dall'onorevole Emanuele Sanna, alcuni particolari che non sono stati poi ripresi dall'Aula. Ho sentito parlare di cessioni da parte dell'Anic di diversi ettari di terreni a una società con un capitale sociale di 20 milioni, avvenuti per un tozzo di pane. Questo a me non è sfuggito, perché io molto spesso in quest'Aula ho cercato, forse non riuscendoci per mia incapacità, di definire il limite tra imprenditoria ed affarismo. Forse non ci sono riuscito, però mi è tornato alla mente quando da imprenditore, nel bene o nel male, - nel male inteso come riuscita imprenditoriale - ho intrapreso azioni simili, di acquisizione di aree gestite dai Consorzi industriali, dismissioni di ex partecipate statali, però i prezzi che quell'imprenditore ha pagato, le garanzie che quell'imprenditore ha dato, i frutti ma anche gli errori che quell'imprenditore ha commesso erano ben altri. Non mi sento di dire dieci volte superiori a quelli, mi sento di dire trenta volte superiori a quelli, e i beni erano sempre urbanizzati, erano sempre gli stessi, appartenenti ad un consorzio industriale…
FADDA (Popolari-P.S.). Non a Cagliari.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Non a Cagliari, fa bene l'onorevole Fadda a ricordarmelo, però quella era una linea imprenditoriale. Quanto annunciato in quell'atto mi sa più di affarismo, e non posso che denunciarlo. Perché io, vedete, mi ricordo che nella mia campagna elettorale usai uno slogan che per me voleva dire molto, dicevo: "per essere liberi di volare, per essere liberi di navigare, per essere liberi di intraprendere, per essere liberi di essere, di essere sardi, di essere noi stessi, di mandare avanti la Sardegna coi nostri mezzi, con le nostre capacità, coi nostri limiti". Poi questi imprenditori, tra i quali io, scoprono che ci sono dei canali privilegiati che pensavano appartenessero al passato, ad una storia passata, ad un passato che vede la politica coinvolta - come dicevo - anche nell'ultimo decennio nelle privatizzazioni selvagge, dai più non conosciute. E quando non si conosce, come diceva qualcuno: "chi sa può e chi non sa può essere solo fregato". Allora si pagano dei duri prezzi, il prezzo della colonizzazione, il prezzo delle aziende audaci che vengono in Sardegna a prelevare e che scappano con il bottino.
Io insisterò su questo limite e su questa distinzione tra affarismo ed imprenditoria; così come ritengo che in quest'Aula sia stato chiaro che oggi noi siamo qui per difendere gli interessi della Sardegna, non per prevalere l'uno sull'altro. Ho cercato, anche insieme ad altri colleghi, di comunicarvelo per iscritto. Io ritengo che noi siamo qui per fare insieme, su posizioni diverse, con progetti diversi, con concetti di base diversi, l'interesse della Sardegna e della nostra gente.
Per essere sardi non bisogna necessariamente essere, mi scusi l'onorevole Sanna, di cui ho grande rispetto, per lui e per il suo partito, non bisogna necessariamente essere sardisti, non bisogna essere formulatori di nuove aggregazioni strategico-politiche, ma bisogna dimostrare nei fatti di saper trasformare le nostre convinzioni in progetti reali per la Sardegna.
Vedo che il tempo a mia disposizione sta per terminare e avrei tante altre cose da dire, ma mi limito a ribadire la necessità, condivisa da tutti in quest'Aula, e dall'Esecutivo per primo, di difendere gli interessi del nostro territorio, sulle di qualunque parte di esso, delle coste, dei monti o di qualsiasi altra parte. Come abbiamo fatto per il parco nel nostro territorio, lo faremo per le coste, lo faremo per le aree demaniali e per quanto in argomento nella mozione. Ritengo che dobbiamo mettere in essere - e credo che questo la maggioranza, il Consiglio, ma soprattutto la Giunta lo farà anche oggi come sempre l'ha fatto - tutti quegli atti necessari per la difesa dei nostri diritti, della nostra identità, della nostra autonomia, della nostra specificità. Ritengo che quegli atti vadano compiuti immediatamente, gli enti locali debbono procedere al più presto a indicare le designazioni, determinando così, in tempi brevissimi, l'allontanamento di chi comunque nei fatti non si è dimostrato amico della nostra Isola, e rispettoso della nostra autonomia. Ritengo che dobbiamo partecipare tutti a staccare quel biglietto di sola andata nei confronti dell'ammiraglio Donato…
SANNA EMANUELE (D.S.). O di solo ritorno.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). O di solo ritorno giustamente, perché questo potrebbe essere fatto in tempi brevi, prima del 28 di aprile, cioè prima di "Sa die de sa Sardinia", quando in altre occasioni abbiamo accompagnato, con il biglietto di sola andata, altri personaggi non amici della nostra Isola.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, la rilevanza del tema oggetto della mozione presentata dai colleghi del centrosinistra avrebbe meritato una più approfondita discussione, non solo nei tempi, ma credo soprattutto nella sostanza. Non solo per le implicazioni che tale argomento comporta nello sviluppo dell'Isola, ma - consentitemelo - per il valore autonomistico del governo del territorio, fondamento da sempre di una rivendicazione forte ed autorevole del popolo sardo.
Vedete colleghi, riaccendere le nostre passioni autonomistiche in funzione di un emendamento presentato in Commissione alla Camera, ha il solo scopo di dichiarare a noi stessi che, in tanti anni di autonomia, abbiamo fallito nel confronto con lo Stato.
Ho dichiarato nella Conferenza dei Capigruppo la mia totale contrarietà alla discussione di un tema così rilevante nell'ambito di una sessione di bilancio, con tempi ristretti e impedendo l'approfondimento necessario, riducendo, questo sì, la questione del governo del territorio nel rapporto con lo Stato ai minimi termini di un possibile scontro politico, funzionale ad altri obiettivi, ma non certo a quelli della difesa degli interessi della nostra Isola. Si è scelta però la strada del dibattito durante il bilancio e il rispetto democratico vuole che chi è contrario si adegui alle regole. Io, colleghi, per il profondo rispetto che nutro verso il Presidente del Consiglio regionale, e dell'intera Assemblea, mi sono dichiarato contrario, ma mi sono anche doverosamente adeguato.
Mi adeguo all'interruzione della sessione di bilancio, ma non accetto - così come qualcuno ha fatto - di essere trascinato in uno scontro che ha come unico fondamento il "si dice", il "si sarebbe detto", "si sarebbe pensato". Si citano segrete stanze di professionisti e di politici dove si sarebbero assunte decisioni rilevanti sulla testa di tutti noi e dei sardi. Ecco, io, colleghi, sul piano della macchinazione politica, della illazione non sono abituato a confrontarmi.
Ognuno sceglie i metodi e i mezzi che più gli si addicono. Io scelgo quello dell'onestà intellettuale di una maggioranza di governo, quella regionale, quella nazionale, che non ha niente da nascondere e niente da tramare. Se qualcuno aveva da fare dei nomi e riferire circostanze precise ha avuto oggi l'opportunità di farlo, invece vi è stato da alcune parti un generico "al lupo, al lupo", senza fatti e senza nomi che riguardino questa maggioranza e questo Governo regionale.
Nessuno invece ha detto che la maggioranza politica della Commissione parlamentare ha respinto tutti gli emendamenti che potevano in qualche modo ledere l'autonomia regionale della Sardegna. Nessuno ha detto che quello stesso emendamento evocato è stato dichiarato irricevibile dalla stessa Commissione. Nessuno ha detto che il testo esitato dalla Commissione parlamentare non mette a repentaglio in alcun modo il governo del territorio e la sua inderogabile e primaria competenza della Regione.
Insomma, colleghi, parrebbe tutto ricondursi alla classica tempesta in un bicchier d'acqua; ma forse così non è! La reazione di alcuni esponenti della minoranza è stata talmente violenta in questi giorni, ed inusitata, che ha oltrepassato la ragionevole compostezza necessaria per una seria azione politica. Si potrebbero, di riflesso, lanciare strali con verifiche più puntuali sulla gestione del patrimonio demaniale dello Stato e della Regione in questi cinquant'anni di autonomia, ma la totale assenza, questo sì, di un quadro di riferimento, mi porta a dire che sarebbe anche per me un puro esercizio di scontro politico.
Ai sardi tutto ciò non intessa; ai sardi, ai sindaci interessa sapere perché il patrimonio dello Stato e della Regione, oggi, come dieci, venti, trent'anni fa, è ancora a noi tutti sconosciuto. Sarebbe più utile far conoscere ai sardi chi gestisce queste immense proprietà; a che titolo e per quale motivo, in base a quali criteri è sempre stato gestito il rapporto pubblico-privato del demanio della nostra straordinaria Isola. Ecco, colleghi, forse sarebbe stato per tutti più utile affrontare questa discussione piuttosto che un fatto politico che non esiste e che è stato artatamente costruito. Un emendamento presentato da singoli, e respinto da una maggioranza politica nazionale, avrebbe dovuto suggerire maggior contegno e più cautela.
A proposito di silenzio della maggioranza su questo tema, debbo ribadire qui una linea di condotta che vale per me, per oggi e per sempre: non intendo in alcun modo venir meno a quella regola sacrosanta che vuole la politica fatta nelle sedi appropriate, e non sulle colonne della carta stampata. Ho riferito la mia posizione e quella della maggioranza nell'ambito del consesso istituzionale che aveva finora affrontato la questione: la Conferenza dei Presidenti di Gruppo. In quella occasione, ripetutamente, e facendola verbalizzare, ho affermato la totale contrarietà del Governo regionale a qualsiasi ipotesi di provvedimenti anti-devolution che facesse compiere un passo indietro al rapporto Stato-Regione rispetto alla questione demaniale.
Chi pensa che il Presidente della Giunta debba mostrare il suo attivismo istituzionale con dichiarazioni quotidiane destinate a replicare - consentitemelo di dire - a campagne di stampa orchestrate da dilettanti e perspicaci inquisitori da strapazzo, ha sbagliato!. Per quanto mi riguarda ho troppo rispetto di questa istituzione per non avere la convinzione che tali argomenti debbano essere affrontati solo nelle sedi preposte. E` qui colleghi, è solo qui, davanti voi che siete i rappresentanti del popolo sardo, che si devono affermare le posizioni istituzionali e politiche, ed è così che io intendo fare oggi e domani per il rispetto che nutro verso questa Assemblea.
Ma veniamo ai fatti istituzionali. Nelle scorse settimane ho manifestato ai Presidenti delle due Commissioni, trasporti ed ambiente, formalmente, la totale contrarietà della Regione sarda a qualsiasi emendamento che avesse come obiettivo quello di violare il sacrosanto principio dell'articolo 14 dello Statuto regionale. Ho comunicato formalmente al Governo, nelle scorse settimane, tale posizione, ricevendo le più ampie garanzie del Governo, che nessun atto legislativo in tal senso avrebbe ricevuto il sostegno del Governo stesso.
Una volta approvato il testo della proposta da parte delle Commissioni, ho incontrato personalmente il Presidente della Commissione trasporti della Camera, il quale mi ha garantito che la maggioranza ha raggiunto un'intesa unanime al fine di respingere in Aula, alla Camera, qualsiasi emendamento modificativo che venisse proposto, ciò al fine di salvaguardare il testo elaborato dalla Commissione.
Dunque, colleghi, una tempesta in un bicchiere d'acqua, con un unico obiettivo, questo sì, dell'insulto incauto, perché colleghi, di insulto si tratta quando si legge nella mozione del centrosinistra che l'attuale Giunta regionale e il suo Presidente hanno un atteggiamento di vera e propria sudditanza nei confronti del Governo italiano, anche su situazioni che compromettono gli interessi dell'isola e i diritti del nostro popolo.
Colleghi, sono affermazioni grossolane, ridicole agli occhi della gente, prive e destituite di ogni fondamento, ed ottengono un solo risultato: quello di squalificare la politica, trasformando le relazioni tra noi in uno scontro politico fine a se stesso. Io, colleghi della minoranza, perdonatemi, non ci posso stare. Ho un senso alto dell'autonomia regionale che non mi permette, mai e poi mai, di violare il principio del rispetto istituzionale. Ricordo a me stesso, che non è l'attacco violento e gratuito che premia, è la proposizione. Non è l'insulto, ma è l'idea che qualifica la politica.
A proposito di sudditanza permettetemi di rappresentare ad alcuni colleghi una considerazione che sento di dover esprimere, oggi e per domani: da certi pulpiti non si possono accettare lezioni di autonomismo. Si è autonomisti convinti nell'animo, non perché risvegliati da un emendamento respinto. Si è autonomisti nella passione politica che è quotidiana e non estemporanea. Non si è autonomisti dietro bandiere sventolate solo in particolari occasioni.
Non credo - consentitemelo - alle spolveratine autonomistiche dell'ultima ora, e tanto meno al clamore su finte battaglie in nome nel popolo sardo. C'è qualcuno che è più sovrano di noi, è il corpo elettorale, che giudica e che ha giudicato, che ha assegnato ed assegna il consenso. Nessuno di noi lo deve dimenticare.
SECCI (Popolari-P.S.). Ma guardati intorno, Presidente!
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Altro che sudditanza, questa maggioranza di governo sta aprendo un rapporto franco e costruttivo con il Governo nazionale, e sono certo che se anzichè continuare ad agitare instabilità per crearne ci si mettesse tutti a lavorare, forse la Sardegna ce ne sarebbe più grata, forse sapremmo anche riconoscere con maggiore positività l'atteggiamento del Governo nazionale di profondo rispetto della nostra autonomia regionale. Basta richiamare l'incontro di ieri a Palazzo Chigi sul progetto della Costituente.
PIRISI (D.S.). Anche sul conflitto di interessi.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Colleghi, sto concludendo.
Approviamo la finanziaria ed apriamo una sessione di lavori per affrontare le questioni del demanio in Sardegna, promuovendo una seria ricognizione del patrimonio che deve essere totalmente trasferito alla Regione; funzionale non alla salvaguardia di interessi costituiti ma, questi sì, allo sviluppo economico.
Per questo, colleghi, vi chiedo di promuovere un ordine del giorno congiunto che esprima una posizione unanime del Consiglio regionale, che affermi il diritto costituzionale del Governo del territorio e dell'acquisizione del patrimonio dello Stato ai sensi dell'articolo 14 dello Statuto regionale.
Poi consentitemi un'affermazione che so che potrebbe sembrare inusuale: quella di assumersi le proprie responsabilità. Per quanto riguarda la questione della zona franca, pure sollevata dalla mozione, mi assumo personalmente tutta la responsabilità di non aver avuto ancora il tempo di affrontarla . Chiedo perdono alla maggioranza e chiedo perdono all'intero Consiglio regionale, ma ho assunto nei giorni scorsi con l'Autorità portuale l'impegno ad affrontarla, subito dopo la definizione della legge finanziaria; non è corretto far assumere la responsabilità a nessun Assessore, i quali, peraltro, mi hanno sollecitato in questi giorni ad assumere un'iniziativa.
Ho sentito il Presidente della Autorità portuale, il Commissario, con il quale ho definito un incontro, da tenere insieme a tutta la Giunta, per poter raggiungere un obiettivo. In questa direzione però va detto, con estrema chiarezza, che sono certo che si arriverà ad una concreta azione, affinché la Regione assuma tutto il ruolo attivo che la legge gli assegna nell'istituzione e nel Governo delle zone franche istituite in Sardegna, rivedendo - come suggeriva l'onorevole Locci - la stessa impostazione concettuale, non solo doganale, ma anche fiscale.
Devo però dire che nessun organismo, tanto meno l'Autorità portuale, si potrà contrapporre a tale obiettivo. Chiunque lo pensi dovrà ritornare sui suoi passi. In Sardegna, colleghi, chi governa è la Regione e non le autorità portuali, ma la Regione deve governare nell'interesse della Sardegna e non di pochi. In questa direzione, colleghi, la Giunta regionale opererà nella certezza che il Consiglio regionale debba tracciare una strada compiuta per definire l'azione politico - istituzionale su una materia così rilevante come quella del demanio, ovvero del potere e del ruolo della Regione nel Governo del proprio territorio.
Insomma colleghi, nel Governo della nostra autonomia si trova la strada maestra per l'azione, mia e di questa maggioranza di questo Consiglio e spero dell'intera Sardegna.
FADDA (Popolari - P.S.). Non hai risposto; sempre slogan, Rispondi anziché fare i comizi, anziché insultare. Non è una replica: è un comizio!
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, per cortesia!
SECCI (Popolari-P.S.). E' un insulto.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Sanna. Ne ha facoltà.
Sanna Giacomo. (Gruppo Misto). Presidente Biggio, la risposta fornita dal Presidente Pili dimostra benissimo che lo scontro funzionale per altri obiettivi lo voleva solo lui e non i presentatori della mozione. I toni utilizzati e il contenuto delle sue parole ne sono la testimonianza.
Però lui ha un concetto di autonomia che forse gli arriva da troppo lontano per riuscire a capirlo. Non fa parte del suo bagaglio culturale; deriva da ben altro ambiente politico. Allora deve spiegare se il concetto di autonomia a cui fa riferimento può concretarsi in questo rapporto epistolare, e per certi versi "fariseo" e "pilatesco" che si è avuto fra l'Autorità portuale e i diversi rappresentanti della Giunta.
Tanto per capirci: se l'Assessore dell'industria riceve una lettera dall'Autorità portuale il 5 di dicembre del 2001, avente come oggetto l'acquisizione al demanio dei mezzi meccanici del porto canale, con delle giustificazioni che sono a dir poco ridicole, e la lettera è stata inviata per conoscenza anche al Presidente della Giunta e all'Assessore dei trasporti. Ora, a seguito di questa lettera, quale risposta la Giunta ha inteso dare?
Ancora: il Commissario dell'autorità portuale invia all'Assessore della programmazione una lettera nella quale gli comunica con grande chiarezza che non farà mai entrare, fino a quando non verrà stabilita una determinata procedura di acquisizione del patrimonio, la Regione sarda nella società della zona franca; quale è stata, a seguito di questa lettera, la risposta dell'Assessore?
A tutte queste lettere che avete ricevuto non avete dimostrato, non solo di aver risposto come era necessario per il ruolo che la Regione deve avere, contro quello che riteniamo un autentico sopruso commesso da commissario venuto qua per sei mesi, non solo non avete risposto, ma avete fatto finta di non vedere, di non sentire, di non essere a conoscenza di una situazione reale che si era ormai sviluppata come non mai, in un atto formale dello stesso commissario dell'Authority del 17 gennaio di quest'anno.
Scrivendo al Nucleo regionale di polizia tributaria, alla Procura della Repubblica e alla Procura regionale della Corte dei Conti, egli infatti testualmente dice: "Tutto ciò premesso, atteso che nonostante le sollecitazioni di questa autorità, nessuna iniziativa è stata adottata" chiede, a "codesta autorità, di voler disporre i provvedimenti di polizia, accompagnati possibilmente dal sequestro preventivo degli stessi mezzi fino alla definizione della questione". Cioè riesce anche a pignorarci i mezzi. Uno che arriva qua, provvisoriamente, che si innalza a difensore di chissà quale interesse, calpestando autonomia, dignità e ruolo.
Adesso spiegate all'Aula (la Giunta regionale lo deve fare, in primis il Presidente Pili) quali atti formali, quali iniziative avete intrapreso verso l'autorità portuale, che è commissariata, come ben sappiamo. Non ce ne sono! E non si può sostenere che è eccessivo spaventarsi tanto un semplice emendamento. Cosa significa un semplice emendamento? Solo perché non è andato a buon fine non dovrebbe avere, secondo voi, un significato politico? Solo perché non è passato l'emendamento non potrà avvenire niente?
Presidente Pili, io sfido lei e questa maggioranza ad approvare insieme a me un emendamento alla finanziaria di quattro righe, per il trasferimento al demanio regionale di quel patrimonio che oggi viene aggredito dall'ultimo arrivato in Sardegna. E` vero che a caval donato non si guarda in bocca, ma quel caval "Donato" bisogna guardarlo nell'anima per capire che cosa vuol fare, che interessi ha. La STRM IMM. è una società che ha acquisito, al costo che ho denunciato in quest'Aula, perché è mio diritto farlo in questo Consiglio e non in Procura, come qualcuno va dicendo, qua svolgo il mio ruolo - politico, amministrativo - i terreni dell'ex ANIC. Spieghi dove sono andati a finire anche gli altri terreni dell'ex Anic; non ne avete voluto parlare, forse avete qualcosa da nascondere? Non sono io che sto nascondendo qualcosa, questo non è un "si dice", è una realtà abbastanza evidente e documentata.
Su questo dovete parlare, e se non le dà la Giunta le risposte all'Aula, chi le deve dare? Il sottoscritto? Non è questo il mio ruolo, questo è il vostro ruolo, siete voi che avete il compito di amministrare. E a questo compito non state adempiendo nel modo giusto. E non è con con le offese, non è con il clima che lei vuole creare in quest'Aula che si può ragionare, dialogare e - perché no? - su temi come questo collaborare. Io mi sarei aspettato una reazione da lei, ma positiva, che dicesse al Commissario dell'Authority di prenotare il biglietto, che era ora di andar via; altro che cercare un altro anno di commissariamento per questa realtà! Bisogna dare completezza agli organi: i Comuni, le Province, le Camere di commercio nominino i loro rappresentanti, si esca dal commissariamento! Credo che invece il commissariamento convenga a qualcuno che ha interessi, non certo a me e alla maggior parte dei colleghi.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, io starò nel termine dei cinque minuti consentiti per la replica ai presentatori della mozione. Devo dire che l'intervento dell'onorevole Pili, Presidente pro tempore della nostra Regione, mi ha fatto comprendere i motivi per i quali si è opposto ripetutamente alla discussione di questa mozione in Aula. E i motivi non sono motivi di merito, perché nel merito l'onorevole Pili oggi ha continuato a omettere la sua posizione e la posizione della Giunta.
Io sono rimasto stupefatto dalla sfacciataggine dell'onorevole Pili che ha accusato "giornalisti ed oppositori da strapazzo", di costruire mediaticamente eventi, lui che è nato e si è nutrito di eventi mediatici e di comunicazione sulla carta stampata e anche su quella televisiva. Un prodotto mediatico, assolutamente mediatico, che si lamenta perché in questa Regione c'è ancora qualcuno che ha la pretesa di andare a guardare atti, fatti, eventi, che lei nella sua replica comiziale e comiziesca puntualmente omette e fa finta che non esistano.
Si lamenta che qualcuno voglia capire se numerosi indizi non costituiscano una prova; rivolge un accorato appello per la difesa di questa nostra bella Isola e nel frattempo pecca di gravi omissioni, da Presidente di questa Giunta regionale, relativamente alla tutela di quegli interessi che per un po' non facevano scappare anche qualche lacrimuccia.
L'emendamento, onorevole Pili, non è stato ritenuto inammissibile; l'emendamento è stato ritirato su richiesta del Presidente della Commissione dal suo presentatore.
SANNA EMANUELE (D.S.). Lo stesso giorno che la notizia è apparsa sulla stampa.
spissu (d.s.). Lo stesso giorno appunto - mi suggerisce giustamente il collega Emanuele Sanna, che ha seguito meglio di me la vicenda - che è apparsa la notizia sulla stampa. E questo è certamente un indizio, così come è un indizio il documento che noi abbiamo in mano, che secondo il quale l'emendamento è stato costruito in Sardegna e recapitato con un appunto scritto a mano nell'Ufficio di Gabinetto del ministro Lunardi, prima che venisse presentato da un parlamentare in Commissione.
Anche questo è un indizio, non costituisce una prova, però è un indizio grave, la dice lunga sul come in Sardegna vengano studiate manovre precise per spostare questo patrimonio inestimabile in mani note, non ignote. E' un indizio, onorevole Pili, il fatto che lei riceva dall'assessore Masala, il 6 febbraio 2002, una comunicazione nella quale si prende atto che il Commissario dell'Autorità portuale delibera di non accogliere la cessione delle quote alla Regione sarda, di cui lei è Presidente ed era Presidente in quella data.
Allora, come si dice in tutti i gialli polizieschi, anche quelli Mondadori da 500 lire, tanti indizi possono costituire una prova. E noi abbiamo voluto, onorevole Pili, non fare propaganda, né lanciare insensate accuse a lei e alla sua Giunta, ma abbiamo voluto tutelare l'interesse dei sardi e della Sardegna nella sede più propria, che è quella del Parlamento della Regione sarda. E in questa sede, lei, invece di farci un comizio e di lanciare gratuite accuse contro gli oppositori faziosi e contro "la stampa venduta" - peccato che anche questa non sia nelle mani di Berlusconi, ma non perda la fiducia perché prima o poi potrebbe accadere anche questo - avrebbe dovuto fornirci assicurazioni e rassicurazioni puntuali su questa vicenda, che noi con molta serenità e con prove documentali abbiamo voluto portare qui.
Bene, onorevole Pili, se lei vorrà accettare il confronto su questo terreno ci troverà disponibili, altrimenti dovremmo constatare che l'unico che in questa regione continua a fare comizi e a imbrogliare i sardi è proprio il suo Presidente pro tempore.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti, come richiesto da Forza Italia.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 13, viene ripresa alle ore 21 e 27.)
PRESIDENTE. E` stato presentato un ordine del giorno.
Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO CORONA - MURGIA - CAPELLI - VARGIU - CAPPAI - TUNIS sul tentativo di accaparramento delle aree industriali costiere e sulla inadempienza in materia di zone franche, demanio e patrimonio pubblico.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sulla mozione n. 60,
PREMESSO CHE:
- il Governo nazionale l'8 agosto 1995 ha siglato un accordo di programma con la Regione Sardegna, Autorità Portuale di Cagliari, CASIC, PTM e Ferrovie statali per il completamento delle strutture industriali di Cagliari;
- con decreto legislativo n. 75 del 1998 è stata istituita la zona franca di Cagliari con la delimitazione e destinazione delle aree e che con DPCM 7 giugno 2001 è stato designato quale soggetto gestore la Società Zona Franca di Cagliari formata al 50% dall'Autorità Portuale di Cagliari e per il restante 50% dal CASIC;
CONSIDERATO che con atto n. 32/9 del 25 luglio 2000 la Giunta regionale ha stabilito di partecipare alla citata società di gestione con una quota del 30% del pacchetto azionario, con adesione del CASIC e dell'Autorità alla cessione rispettivamente del 15 delle quote possedute;
RILEVATO che con decreto del ministro Lunardi del 19 ottobre 2001 è stato sciolto il Comitato Portuale e nominato Commissario dell'Autorità Portuale il sig. Franco Donato, con incarico di "ricondurre ai canoni di normalità la gestione amministrativa e contabile dell'Autorità Portuale";
CONSIDERATO, ancora, che il Commissario Donato ha messo in essere:
1) l'impugnativa, pur essendo egli rappresentante dello stesso Governo firmatario, dell'Accordo di Programma dell'8 agosto 1995 sostenendo pretestuosamente e illegittimamente la sua illegittimità;
2) l'impugnativa del DPCM del 7 giugno 2001 che ha determinato le norme operative per l'esercizio della zona franca di Cagliari in osservanza del decreto legislativo n. 75 del 1998;
3) la revoca della delibera di accoglimento da parte dell'Autorità Portuale della richiesta della Regione Sarda di ingresso e partecipazione alla società di gestione ponendo in essere ulteriori atti che di fatto hanno impedito l'entrata in esercizio della zona franca;
4) azioni e denunce tese a rivendicare la proprietà di aree di esclusiva titolarità e proprietà del CASIC in virtù della convenzione del 7 febbraio 1974 tra CASIC e Cassa per il Mezzogiorno;
PRESO ATTO della mancata designazione della terna dei rappresentanti per la ricostituzione del Comitato Portuale che di fatto pone le condizioni per l'indebita proroga della gestione commissariale;
CONSIDERATI i danni procurati all'immagine e agli interessi della Regione e che sta rendendo pregiudizievoli i rapporti commerciali con aziende nazionali e internazionali che utilizzano le strutture portuali di Cagliari,
impegna la Giunta regionale
- a voler porre in essere urgentemente tutti gli atti e le tutele anche giurisdizionali per salvaguardare gli interessi economici e autonomistici della Regione Sarda contro tutti i soggetti e le istituzioni che abbiano a qualunque titolo attentato alle prerogative e agli interessi dell'Autonomia regionale e dei cittadini sardi;
- a rivolgere un pressante invito alle Amministrazioni pubbliche locali per la designazione della terna dei rappresentanti per la legittima ricostituzione del Comitato Portuale di Cagliari nel rigoroso rispetto dei criteri di specifica competenza, esperienza e professionalità entro trenta giorni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno non può essere illustrato. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. La Giunta si rimette all'Aula. Passiamo alla votazione della mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me ha sorpreso, devo dirlo, la replica, il comizio tenuto dal Presidente Pili. Si è svolto in quest'Aula oggi un dibattito serio, partecipato, un dibattito che ha coinvolto maggioranza ed opposizione. Un dibattito nel quale è emerso con chiarezza che i colleghi della maggioranza, almeno in quest'occasione, volevano, insieme all'opposizione, difendere le prerogative della nostra Isola.
Le dichiarazioni pronunciate dall'assessore Oppi e dal collega Capelli sono dichiarazioni - Presidente Pili - che comunque rimangono agli atti. Lei può insultare, può insultare la stampa perché gli è permesso tutto, può insultare l'opposizione perché gli è permesso comunque tutto, può imbrogliare i sardi, ma non so per quanto tempo ancora. Però guardate, mi rivolgo in maniera particolare ai colleghi della maggioranza, voi avete preso il nostro ordine del giorno, l'ordine del giorno che è stato elaborato insieme a voi e sul quale avevamo quasi raggiunto l'accordo per presentarlo insieme. Poi, dopo la replica del Presidente…
SANNA EMANUELE (D.S.). Irresponsabile.
FADDA (Popolari-P.S.). Irresponsabile sotto tutti i punti di vista, perché non ha risposto ad uno dei quesiti che i colleghi della maggioranza e dell'opposizione hanno posto! Invece ha proceduto a togliere dall'ordine del giorno che stavamo concordando la seguente frase: "preso atto che la Regione sarda ha disatteso gli obblighi di vigilanza e controllo, nonché l'esercizio dei poteri sostituivi ad essa conferiti dagli articoli 6, 7, 8 del citato accordo di programma".
Complimenti, Presidente Pili, perché su questo abbiamo i documenti! Perché non ha risposto? Perché non ci dice quali sono le lettere di protesta che lei ha presentato? Perché non riferisce, non a noi, perché ci imbroglia comunque sempre, ai colleghi della sua maggioranza, che anche con il comizio di oggi li ha imbrogliati? Perché noi forniremo i documenti a tutti i colleghi che ce li chiederanno. E` possibile che in quest'Aula, quando è necessario difendere tutti insieme le prerogative della nostra Isola, intervenga sempre l'uomo di Berlusconi a impedire che ciò avvenga?
Guardate, rimarrà negli atti della storia di questo Consiglio regionale che il Presidente Pili, per quanto riguarda un altro ordine del giorno, non voleva esprimere neanche "viva preoccupazione". E parla di autonomia a noi! Ma perché non sta attento, perché non si rilegge le affermazioni, gli insulti che rivolge a quest'Aula? Noi conosciamo la storia di ciascuno di noi, conosciamo la storia di questa Sardegna, potremmo individuare a chi sono stati assegnati i beni demaniali, possiamo verificare tutto, Presidente Pili! Lo porti in fretta, che faremo questa verifica, non si limiti a fare annunci. Venga, riferisca e discutiamo! E sa cosa le dico? Che anche in quell'occasione, come abbiamo fatto oggi, cercheremo di difendere gli interessi della nostra Isola, di non insultarla, Presidente Pili, come lei ha fatto con noi. Ma più che noi oggi lei ha insultato la sua maggioranza, ha insultato i suoi Assessori, perché hanno riferito con dovizia di particolari ciò che è avvenuto su riguardo a questa vicenda. Avremmo meritato, tutta l'Aula, un intervento di un vero Presidente di Giunta regionale e non di un Presidente mediatico come lei.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo che stasera sia stata fatta violenza all'intelligenza di ognuno di noi, e i documenti che sono approdati in quest'Aula di un commissario giovane scrivano che riesce a mandare missive a mezza Giunta regionale lo dimostrano. La contemporaneità di quella corrispondenza rispetto all'emendamento presentato in Commissione è la testimonianza di un qualcosa che stava avvenendo contemporaneamente, e cioè delle difficoltà del commissario di raggiungere l'obiettivo di riappropriarsi non dell'area demaniale (di per sé gli appartiene), ma di quel patrimonio a cui abbiamo fatto riferimento stasera. E il fatto che l'emendamento sia stato ritirato è la dimostrazione che qualcosa si stava perpetrando contro gli interessi dell'Isola ed è la dimostrazione che, pur non essendoci riusciti, il "reato" comunque è stato commesso.
Qui non si condanna chi ruba, si condanna anche chi tenta di rubare, lo ricordava il collega Cogodi. Per noi questo però diventa ininfluente, le motivazioni del Presidente Pili ci confortano, ma soprattutto confortano questa maggioranza: niente è successo, tutto verrà difeso in sede istituzionale, atti formali non ce ne sono. La sostanza del discorso è che purtroppo l'operazione non è riuscita e noi andremo avanti. E io ritorno, perché ripetere giova, giova a me ma credo ad ognuno di noi, su un emendamento che verrà presentato in sede di discussione della legge finanziaria da me e dal collega Manca (se poi del lesi aggiungeranno altre firme, a prescindere che si tratti di colleghi dell'opposizione o della maggioranza, mi farebbe solo piacere), un emendamento aggiuntivo sui trasferimenti dei beni statali al demanio regionale.
Con questo emendamento tutte le opere per le quali, in attuazione della delibera CIPE dell'8 aprile '87, numero 157, sia stato disposto il trasferimento alla Regione, agli enti locali e loro consorzi, dovrebbero rientrare nel demanio regionale, con esclusione di quelle rientranti nel demanio marittimo. Sono solo quattro righe. Allora sgombriamo il campo da ulteriori assalti alla diligenza; se c'è onestà intellettuale, politica - come credo che ci sia in ognuno di noi - questa è la verità di fondo. Vediamo quanta autonomia c'è dentro di noi, quanta voglia c'è di far rispettare la nostra Isola e il suo patrimonio.
L'appuntamento è rinviato; non sarà né la mozione, che certamente non ritiro, neanche il vostro ordine del giorno a impedire che questo argomento ritorni in quest'Aula per essere affrontato con chiarezza, senza provocazioni, con la certezza che ognuno di noi sia libero di esprimersi, di giudicare di conseguenza, e di votare un qualcosa che non è utile per il sottoscritto, ma è utile per tutti noi e per ciò che dobbiamo rappresentare qua dentro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io comprendo il collega Paolo Fadda quando afferma che Pili avrebbe imbrogliato la maggioranza, comprendo perché l'amarezza, ed anche un certo grado di mortificazione, è forte in tutti noi. Il Consiglio regionale oggi poteva scrivere una pagina importante della sua vita e pare che invece si avvii a scrivere ancora una pagina negativa. Non voglio dire nera, però sicuramente una brutta pagina.
C'è stata una discussione, un confronto, fondato su elementi conoscitivi, formali, documentali, oggettivi; questo è un dibattito pubblico, tutti hanno sentito, gli atti e i documenti sono pubblici, conoscibili e in gran parte conosciuti. Non è possibile che l'istinto di sopravvivenza, che il richiamo della foresta, ad un certo punto rimetta tutti in fila come soldatini di piombo, uomini e donne, che in questo Consiglio regionale, in questo Parlamento dei sardi, dovrebbero essere uomini e donne libere, consapevoli, responsabili.
Comprendo anche che il collega Giacomo Sanna possa dire che Pili ha consumato un imbroglio nei confronti dei consiglieri e dei sardi; è vero! E che ha imbrogliato con un artificio dialettico, con una capacità di esposizione? No! Con un richiamo, ancora, al potere. Vi ha detto: "Volete essere maggioranza con me? Ritirate quello che avete detto". Molti di voi hanno pronunciato frasi chiare e, io ritengo, oneste e convinte. E` sbagliato, cari colleghi, ancorché di maggioranza e di destra, è sbagliato arrendersi così. Perché i fatti di cui si è trattato in quest'Aula non erano fondati sui "si dice", bensì sui "si legge". Sono contenuti nei documenti ufficiali, sono scritti, documentati.
Che c'entra l'emendamento? L'abbiamo detto, l'emendamento era un tentativo di colpo di coda finale, di colpo di grazia, a un'operazione. Si è trattato di un tentativo, posto in essere da un'autorità governativa, di bloccare l'ingresso della Regione nella gestione della zona franca, del tentativo, fino al ricorso alla Corte dei Conti, di portarsi via e di mettere in capo alla titolarità dello Stato, del demanio marittimo, non solo i beni, le aree ma anche le attrezzature, le gru e le professionalità. E` tutto scritto, la Regione ha gli atti; sono passati di ufficio in ufficio.
Voi però avete taciuto, non avete fatto nulla, siete stati conniventi; non reticenti: conniventi! E oggi dite: "Mi assumo la responsabilità". Caro Presidente, anche altri per fatti ben più gravi si sono assunti la loro responsabilità, ma non sono finiti bene! Ognuno si assuma la responsabilità che ha e ne tragga le conseguenze, anche quei colleghi che così facendo pensano di salvare una maggioranza o una Giunta; pensano che contraddicendo la realtà e la verità possano assolvere meglio ai loro doveri. Facciano quello che gli pare, non credo che qui manchi né l'intelligenza né la capacità di comprendere, e quindi i colleghi sanno bene quello che fanno.
Quanto al demanio, solo una parola: quando il Presidente parla nella sua veste si documenti e non invii messaggi distruttivi. Il patrimonio pubblico in questa Regione a suo tempo è stato tutto censito. Il patrimonio pubblico regionale è censito, è conosciuto, può essere gestito bene, se volete. Il demanio militare ed ex militare in questa Regione è tutto censito, potete rivendicare l'attuazione dello Statuto, se volete, con il Governo nazionale! Il demanio in questa Regione, quando si è voluto, si è difeso, e più di 70 chilometri di litorali sono stati liberati da abusi offensivi, quando si è voluto!
E quando le ruspe della Regione, chiamate dai comuni, andarono a Masua, a liberare anche la laveria, l'antica laveria, un bene patrimoniale, un bene culturale, lottizzato e trasformato in villini sul mare, non di poveri cristi abitanti del territorio, ma di amministratori di quel tempo che sono ancora con voi, quelle ruspe furono multate dai vigili urbani. E quando Ministri della Repubblica, prepotenti, dichiararono che in Sardegna, visto che gli demolivano le ville, sarebbero venuti in campeggio, irridendo alla Regione e alle sue leggi….
CORDA (A.N.). Tempo!
COGODI (R.C.). Il tempo, lo so, quello era il tempo nel quale si difendeva il patrimonio pubblico e il demanio pubblico, c'è la storia, ad ognuna la sua, rispettiamoci, ma non dite ai sardi "Questo non interessa", non dite ai sindaci "Tutto questo non interessa", perché interessa al Consiglio, interessa all'opinione pubblica, interessa anche ai sindaci onesti, interessa ai cittadini onesti, interessa alla Sardegna. Difendetela!
Oggi pensate di cavarvela così, non avete ottenuto nessun risultato. Avete scritto che c'è un accaparramento, avete mutuato tutto dalla nostra denuncia, e non volete trarne nessuna conseguenza! Ma la conseguenza c'è: avete dimostrato di non essere capaci, di non essere conseguenti e di non saper governare! Avete dimostrato di non avere autorità, di essere subalterni!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Pilo, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILO (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, credo che il problema che oggi si è discusso in quest'Aula sia un problema di una certa rilevanza e di una certa importanza per la Sardegna e per il suo sviluppo futuro. Credo però che i toni che vengono usati, in particolare nella mozione numero 60, siano assolutamente fuori luogo, sopra le righe, così come alcuni interventi pronunciati dai colleghi che ho ascoltato. Perché badate, l'argomento di cui stiamo parlando è un argomento che è all'ordine del giorno in Sardegna da non meno di dieci anni. Io vi invito a riflettere sul fatto che, sulla costruzione del porto canale, sono fallite tutte le più grandi imprese edili della Sardegna, i Pireddu e gli altri sono falliti su questo progetto.
CALLEDDA (D.S.). Non c'entra nulla, diciamo le cose come stanno.
PILO (F.I.-Sardegna). Se lei non è d'accordo replicherà dicendo che non è d'accordo. Potrò io esprimere la mia opinione? Sarà una grande idiozia ma la esprimo lo stesso perché ho titolo per esprimerla. Sono fallite sulla costruzione del porto canale le uniche grandi imprese edili che noi avevamo.
PIRISI (D.S.). Porta sfortuna.
PILO (F.I.-Sardegna). Porta sfortuna, sono d'accordo, questo è argomento che porta sfortuna alla Sardegna, a meno che non decidiamo seriamente di metterci le mani, in una logica che sia non di difesa del passato e del pregresso in termini astratti, ma come proponeva il Presidente Pili, procedendo a una ricognizione che ci consenta di disporre degli elementi e dei dati sui quali lavorare ad un progetto di vera utilità per la Sardegna.
Guardate colleghi, io non voglio dire che forse negli ultimi dieci o quindici anni l'interesse per il porto canale non era probabilmente solo quello della Sardegna, ma poteva essere anche di altro tipo. Non lo voglio dire, ma lo penso. Allora, mi meraviglia l'astio, l'animosità con la quale oggi il centro sinistra porta all'ordine del giorno alcuni di questi temi, perché questa storia arriva da lontano.
Oggi si rivendica autonomia, oggi si parla di contrapporre l'autonomia alla connivenza. A parte il fatto che io non condivido questi toni, che mi sembrano veramente volgari e indegni di un'Aula come questa, ma anche nel merito non posso essere d'accordo, perché io che sono da poco approdata alla politica continuo a dire, onestamente e serenamente, che dieci anni fa, quando si facevano i pasticci, i danni, le scelte sconsiderate per questa terra, con la scusa, con l'idea, con l'illusione, con la speranza che avrebbero portato sviluppo economico, e invece hanno portato costi e poco altro, non c'ero. E questo oggi mi dà la grande libertà di tentare di dire quello che penso, fossero anche idiozie.
Però, quindici anni fa, dieci anni fa, cinque anni fa, per la verità non c'era neanche Forza Italia, e non c'era neanche il Presidente Pili, che essendo giovane si esprime in modo forse troppo irruento. Forse un politico "scafato" avrebbe usato toni più pacati per esprimere gli stessi concetti. Ma io apprezzo il Presidente Pili anche per questo, perché dice, in alcune circostanze, quello che pensa; mi fa piacere perché questo dà spazio alla politica, dà spazio all'idealità.
Un ultimo aspetto sul quale mi voglio soffermare riguarda la richiesta avanzata dal Comune di Cagliari in particolare, ma anche dai territori che ricadono nell'area della zona industriale, della zona del porto canale, di partecipazione per l'acquisto delle azioni. Io credo che il Consiglio nel suo insieme debba valutare queste richieste; noi che parliamo sempre di decentramento dovremmo porci questo problema.Se è vero, infatti, che il problema economico del porto canale tocca tutta la nostra Isola, è anche vero però che insiste in modo particolare nel Comune di Cagliari e in alcuni comuni limitrofi; pertanto io credo che possa essere accolta la richiesta del Presidente Pili, perché costituisce una proposta di lavoro, non una proposta di rissa. E` una proposta avanzata nel reale interesse di tutta la Sardegna.
Detto questo io preannuncio, sulla mozione numero 60, il voto contrario del Gruppo di Forza Italia, però mi permetto di sollecitare ancora la ripresa di questa discussione in termini pacati, ragionando su quello che dobbiamo fare. Tanto i danni, nella stragrande maggioranza dei casi, sono stati già fatti e non li ha fatti l'Ammiraglio Donato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, io annuncio il voto contrario del Gruppo di Alleanza Nazionale, ma vorrei in premessa dire al collega Cogodi che il Gruppo che io rappresento non si è assolutamente arreso, e tenteremo di dimostrarlo in sede di discussione della legge finanziaria e su tutti gli altri argomenti che riguarderanno il Governo della nostra Isola. Non si è arreso e non si vuole arrendere, e lo sosteniamo con molta forza, così come credo con grande intelligenza, con preparazione, hanno fatto i colleghi di Alleanza Nazionale Biggio e Locci che mi hanno preceduto nel dibattito. Voglio aggiungere che io penso che sia una scontro sciocco quello iniziato per stabilire se dentro quest'Aula qualcuno è più autonomista di qualcun altro, perché credo che i valori dell'autonomismo siano valori che fanno parte ormai del D.N.A. di ciascuno di noi. Ed allora, senza volermi nascondere, lei collega Sanna sa benissimo della mia stima nei suoi confronti e della stima che io porto al suo Gruppo e al suo partito politico, tanto è vero che le dico che spero sempre che vi sia uno spiraglio per poter collaborare, nei modi e nelle forme che lei crederà…
(Interruzioni)
Quindi le questioni sul tappeto rimangono, e sono le questioni per le quali sarà necessario certamente operare una ricognizione del patrimonio, sono quelle questioni che io francamente non capisco e non conosco perché provenendo (come il collega Capelli che mi ha preceduto col suo intervento) da terre un po' lontane dalla zona di Cagliari, non conosco tutti gli intrecci che certamente esistono, ma sono intrecci che certamente non sono nati ieri mattina.
Del resto federalismo solidale significa che concretamente dobbiamo dare risposte, perché - come diceva sempre il collega Locci - noi parliamo di zona franca mentre abbiamo dei punti franchi, e quindi anche il problema della fiscalità che riguarda la nostra Isola comporterà uno scontro duro che potrà essere risolto solamente dall'intervento della politica. E' appunto con queste motivazioni che noi votiamo contro e, se le cose dovessero andare bene per il centrodestra, ovviamente, vi sarà un ordine del giorno che tenterà di spiegare la nostra posizione.
SPISSU (D.S.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Immagino che ci siano sette consiglieri, oltre il richiedente, che appoggiano la richiesta, come d'uso.
(Sette consiglieri della minoranza appoggiano la richiesta .)
CAPPAI (C.C.D.). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, su che cosa vuole parlare?
CAPPAI (C.C.D.). Chiedo scusa all'Aula se lo faccio con ritardo... Voglio parlare per dichiarazione di voto sulla mozione.
PRESIDENTE. No, mi dispiace, ormai non è più possibile. Ho chiesto più volte se qualcun altro desiderasse intervenire.
Onorevole Capelli, su che cosa vuole parlare?
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Pur rendendomi conto che l'onorevole Cappai ha chiesto la parola con un piccolo ritardo, non siamo ancora in fase di votazione, ci stiamo predisponendo alla votazione. Io credo che sia corretto che un Gruppo esprima la sua valutazione, pur portando via all'Aula un minuto in più. Credo che se i colleghi accedono a questa richiesta...
PRESIDENTE. Non ho personalmente nulla in contrario, l'importante è che non si creino dei precedenti perché poi, di volta in volta, qualche piccola eccezione diventa prassi, e in quest'Aula si è arrivati al punto in cui si è arrivati. Onorevole Cappai, prego, se vuole intervenire.
CAPPAI (C.C.D.). Interverrò sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Va bene, la ringrazio.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 60.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MILIA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI -VARGIU.
FANTOLA (Riformatori Sardi-U.D.R.). Presidente, la mia tessera non funziona.
PRESIDENTE. Non è possibile. Onorevole Fantola, può dichiarare il voto.
FANTOLA (Riformatori Sardi-U.D.R.). Contrario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 69
Votanti 69
Maggioranza 35
Favorevoli 32
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
CORDA (A.N.). L'ordine del giorno è decaduto.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Vorrei sapere i motivi di queste urla, che io non accetto e non sono consone all'Aula.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Però deve guardare!
spissu (d.s.). Se ci dà la parola!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, noi le chiediamo scusa per le urla, però siccome lei stava già mettendo in votazione l'ordine del giorno mentre eravamo in tanti con la mano alzata, abbiamo solo cercato di richiamare la sua attenzione. Quindi chiediamo scusa. Chiedo il voto segreto.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, su che cosa vuole parlare?
CORONA (F.I.-Sardegna). Sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Non si può, siamo in fase di votazione.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, l'ordine del giorno è stato presentato su una mozione. Siccome la mozione...
PRESIDENTE. Non è previsto dal Regolamento.
CORONA (F.I.-Sardegna). Io lo ritiro.
COGODI (R.C.). Se lo ritira lo facciano nostro.
PRESIDENTE. Non si può ritirare. Procediamo alla votazione dell'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Granara. Ne ha facoltà.
GRANARA (F.I.-Sardegna). Presidente, dichiaro la mia astensione.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 69
Votanti 67
Astenuti 2
Maggioranza 34
Favorevoli 36
Contrari 31
(Il Consiglio approva.)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU -GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si sono astenuti i consiglieri: BIGGIO - GRANARA.)
I lavori del Consiglio proseguiranno martedì 5 marzo alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 22 e 07.
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