Seduta n.124 del 22/09/2005 

CXXIV SEDUTA

(Antimeridiana)

Giovedì 22 settembre 2005

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 48.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 15 settembre 2005 (119), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Matteo Sanna e Salis hanno chiesto congedo per la seduta odierna.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 26 e 31 agosto 2005.

Discussione degli articoli della "Proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna" (Doc. n. 9/A)

PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che l'ordine del giorno reca la prosecuzione dell'esame della proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale. Sono stati consegnati tutti gli emendamenti ai componenti dell'Assemblea, è a disposizione anche il testo del Regolamento vigente per quegli articoli che sono oggetto di modifica. Comunico che, per la modifica del Regolamento, le modalità di voto prevedono la maggioranza assoluta , non trattandosi di complesso normativo organico, ma di modifiche, come abbiamo detto più volte, a parti del Regolamento; per cui, ripeto, si approva a maggioranza assoluta dei componenti.

Comunico che, all'articolo 3, sono stati presentati l'emendamento soppressivo parziale numero 19, dei colleghi La Spisa, Oppi, Diana e Vargiu, che propone la soppressione dei commi 3 e 4, e l'emendamento sostitutivo parziale numero 34, dei colleghi Orrù, Porcu, Caligaris, Cucca e Salis, che propone la modifica dei commi 2, 3 e 4. Non c'è un passaggio all'esame degli articoli perché, come ho detto prima, non si tratta di una modifica totale del complesso delle norme, previsto dal comma 5 dell'articolo 132, ma di modifiche parziali.

(Si riporta di seguito il testo degli emendamenti presentati all'articolo 3:

EMENDAMENTO soppressivo parziale La Spisa - Oppi - Diana - Vargiu - Ladu

Art. 3

I commi 3 e 4 sono soppressi. (19)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale Orrù - Porcu - Caligaris - Cucca - Salis

Art. 3

I commi 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:

2. Il Presidente e' eletto con votazione a scrutinio segreto con la maggioranza dei due terzi dei componenti l'Assemblea e dura in carica l'intera legislatura.

3. Se nessuno ha riportato detta maggioranza, si procede entro i successivi tre giorni ad una nuova votazione nella quale è richiesta la maggioranza dei due terzi dei votanti, computando tra i voti anche le schede bianche. Dal terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti. (34).)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 19.

LA SPISA (F.I.). L'illustrazione dell'emendamento numero 19, dopo il dibattito della giornata di ieri sull'intera proposta di modifica del Regolamento, è molto più agevole e breve. Il problema posto da questo emendamento, così come tutte le modifiche del Regolamento, ha una rilevanza tecnico-giuridica molto forte, ma contemporaneamente proietta anche, all'attenzione di tutti, dei significati politici di rilievo.

In particolare la questione su cui insiste l'emendamento numero 19, così come anche l'emendamento numero 34, è importantissima, l'abbiamo sottolineata più volte e abbiamo cercato di spiegare anche le motivazioni politico istituzionali molto forti che ci hanno indotto a presentare questo emendamento al di fuori delle proposte elaborate dalla Giunta per il Regolamento, anche con il voto favorevole di tutti i Gruppi rappresentati nella Giunta.

Abbiamo agito in questo modo anche perché una emergenza politica contingente, manifestatasi nelle ultime settimane, ha posto questo problema, che poteva essere affrontato anche precedentemente dalla Giunta per il Regolamento. C'è stato un confronto politico, molto forte, alto e, diciamo, aperto alla riflessione sulle conseguenze di una modifica del Regolamento riguardo ai rapporti tra le forze politiche presenti in Consiglio regionale, proprio per rafforzare il confronto democratico con un insieme di regole che consentano di lavorare, ma anche di non mortificare il dialogo, in certi casi anche lo scontro, tra le forze politiche; cioè per dare la possibilità che, in Consiglio regionale, effettivamente siano rappresentate adeguatamente tutte le istanze, tutti gli interessi diffusi nel corpo elettorale che ha eletto i componenti di questa Assemblea rappresentativa di tutto il popolo sardo.

In estrema sintesi, chiedere, attraverso questo emendamento numero 19, di sopprimere i commi 3 e 4 dell'articolo 3 del vecchio Regolamento significa lasciare come unica possibilità, per l'elezione del Presidente del Consiglio, il quorum secco dei due terzi. Premetto che è evidente anche ai proponenti che il risultato normativo, dispositivo, dell'articolo porterebbe ad un metodo di elezione del Presidente che non trova certamente riscontro analogo in altre fattispecie che l'ordinamento giuridico, in particolare quello riguardante proprio la nomina di rappresentanti nei vari organismi, contempla.

Lasciare in maniera secca la necessità dei due terzi per l'elezione del Presidente pone certamente delle difficoltà tecniche, potrebbe anche creare complicazioni nel trovare delle intese in una Assemblea parlamentare. Però noi insistiamo sull'argomento; in parte per ottenere un buon testo normativo che modifichi la situazione attuale e in parte, possiamo dire, quindi, anche provocatoriamente. La parte provocatoria però non è finalizzata a nulla se non a porre un problema reale e cioè che, in un sistema di governo presidenziale, come quello attuale nelle regioni italiane, frutto di una legge elettorale che dà all'Assemblea legislativa una composizione determinata in maniera molto forte dal premio di maggioranza (premio che, evidentemente, è finalizzato alla stabilità dell'azione di governo, finalità che tutti coloro che hanno sostenuto quella legge, noi stessi, volevano rafforzare e raggiungere),la maggioranza consiliare, la maggioranza assembleare, rischia di determinare anche l'elezione del Presidente dell'Assemblea sistematicamente a maggioranza semplice. Cioè rafforzando, direi proprio sclerotizzando, una tendenza che, nelle ultime legislature, si è affermata progressivamente e che in qualche modo attribuisce alla Presidenza del Consiglio regionale una caratterizzazione evidentemente di parte.

Chi conosce un po' della storia autonomistica sarda sa che, nel passato, non è stato così, che la Presidenza del Consiglio in qualche modo è sempre stata una carica istituzionale sistematicamente sottratta, o che si è cercato continuamente da parte delle forze politiche di sottrarre, alla dialettica tra maggioranza e opposizione per una motivazione semplicissima che, se era forte allora, oggi è ancora più forte proprio perché abbiamo una forma di governo presidenziale.

Noi non abbiamo altri meccanismi di garanzia, la Presidenza del Consiglio deve essere rafforzata in questa funzione di terzietà, di garante dei rapporti tra le forze politiche presenti nel Consiglio regionale che siano effettivamente leali, funzione affidata ad una carica istituzionale che sia arbitro del confronto democratico in quest'Aula. Tutte le modifiche regolamentari fatte in questi anni, queste stesse che stiamo affrontando oggi, attribuiscono proprio al Presidente del Consiglio oggettivamente delle funzioni di finalità tese a dirimere le controversie regolamentari, cioè a permettere un confronto che non consenta alla maggioranza, ma neanche all'opposizione, di prevaricare rispetto agli altri, proprio per questo incremento di funzioni. Pensiamo per esempio al potere grandissimo di decidere quali norme siano intruse e quali no in un testo normativo, o il potere nella gestione del calendario dei lavori e così via.

La funzione della Presidenza del Consiglio deve tornare ad essere quella che è stata storicamente, giustamente oggi deve essere rivalutata. La Presidenza del Consiglio non può essere un pezzo della lottizzazione, per essere molto chiari e per usare una terminologia che non è certamente molto edificante, ma che purtroppo realisticamente viene usata. La Presidenza del Consiglio non può essere oggetto di spartizioni di potere all'interno di chi ha vinto le elezioni e quindi ha una maggioranza così forte.

Con questo emendamento, noi crediamo di lanciare quindi una sfida a questa Assemblea. Sta all'Assemblea, all'opposizione e alla maggioranza, vedere come questa sfida può essere raccolta per la salvaguardia della operatività, quindi della dignità del Consiglio regionale e per la salvaguardia di un corretto rapporto tra le diverse parti politiche di maggioranza e di opposizione. Per questo motivo, crediamo che si possa ancora insistere sulla presentazione e sulla tenuta in discussione di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento numero 34.

ORRU' (D.S.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, nell'ambito di un ragionamento e di una discussione sulla norma regolamentare, l'obiettivo di questo emendamento è di consolidare la funzione e la rappresentatività della Presidenza del Consiglio, introducendo un elemento rafforzativo dovuto alla modifica del comma 3 dell'articolo 3 del Regolamento, cioè facendo in modo che l'elezione del Presidente del Consiglio non avvenga mai con la maggioranza relativa dei voti.

Il che significa che quella figura deve comunque, sempre e in ogni caso, rappresentare la maggioranza di questa Assemblea, cioè dei componenti assegnati. E' un elemento che, nell'ambito della modifica delle norme regolamentari, ne rafforza certamente questa rappresentatività. L'ipotesi ovviamente ulteriormente rafforzativa, quella della modifica della natura stessa della figura presidenziale nella sua collocazione come organismo istituzionale, non può essere prevista per vie regolamentari ma deve essere prevista, quella strada, attraverso gli strumenti, appunto, che a questo debbono rispondere, che sono la modifica della legge dello Statuto; gli organi previsti dall'articolo 15 dello Statuto sono il Presidente della Regione, la Giunta regionale e il Consiglio regionale, non c'è il Presidente del Consiglio regionale. Qualora si intenda attribuire a quest'ultima figura una nuova funzione, aprendo così una discussione, io sarei propenso anche a ragionare sull'introduzione di un quarto organismo istituzionale, però attraverso quella strada su detta, non attraverso la via breve regolamentare. Per questa via si fanno in genere errori, in molti casi si fanno pasticci.

Quindi, credo che la maggioranza proponga questo emendamento (sottolineando la necessità di rafforzarlo a Statuto vigente con le regole vigenti, ma con l'ordinamento legislativo e statutario, non con le regole regolamentari), intendendo con esso consolidare quel ruolo e la sua rappresentatività, facendo in modo che venga eletto sempre e comunque, considerando la possibilità che, attraverso i primi due passaggi, sia rappresentativo dei due terzi dell'Aula, ma se questo non dovesse avvenire, prevedendo nella terza fase di votazione la maggioranza assoluta dei componenti assegnati.

Se non ricordo male, questa misura è prevista in pochissime regioni italiane, mi sembra solo nel Consiglio regionale della Toscana, in nessun'altra. Nessun'altra elezione di Presidenza di Assemblea parlamentare prevede questo passaggio, neppure quella per lo stesso Presidente della Repubblica per intenderci. Quindi, è un elemento molto, molto rafforzativo. Aggiungo anche che la votazione dei due terzi non a caso è prevista solo per l'elezione dei membri della Corte Costituzionale da parte del Parlamento: la Corte Costituzionale ha appunto questa funzione di terzietà; ma è previsto nella Costituzione Italiana, non in una norma regolamentare del Parlamento.

Questo è lo spirito con il quale la maggioranza propone questo emendamento alla valutazione dell'Aula, appunto rendendosi conto che vi è la necessità, in questa fase di transizione, di rafforzare comunque il ruolo e la rappresentatività della Presidenza del Consiglio.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta per il Regolamento sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù.

ORRU' (D.S.), relatore di maggioranza. E' una procedura un po' insolita, chiedo scusa, di parte. Io ho presentato un emendamento e ho espresso un parere ovviamente favorevole per quanto riguarda il "34", facendo il notaio, quindi, rispetto all'espressione del parere della Giunta per il Regolamento; per quanto riguarda il "19", il parere è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, Presidente della Regione, Assessori, colleghi e colleghi, l'ampio e approfondito dibattito, per rendere più efficiente il lavoro dell'Assemblea, nelle Commissioni e in Aula, che ho seguito con molta attenzione mi ha confortato sull'opportunità della relazione di minoranza che non può essere considerata, per lo spirito e i contenuti, come un'azione di antagonismo programmatico nei confronti della maggioranza di cui per scelta e convinzione, in qualità di socialista dello SDI, faccio parte.

Il proficuo lavoro della Giunta per il Regolamento, che ha riscosso generali consensi, rischia però di essere travolto da fatti contingenti che non debbono condizionare la delicata riflessione complessiva sulle regole. Non è accettabile, questo sì, che quasi all'improvviso un dibattito, nelle intenzioni ponderato e al di sopra delle parti, si trasformi in un referendum su chi ricopre attualmente la più alta carica dell'Assemblea. Ritengo quindi sia necessario sgombrare il campo da tutte le polemiche interne ed esterne ai partiti e ai Gruppi ed affrontare l'argomento in discussione con serenità e freddezza.

Per questo condivido, e credo che l'Aula dovrebbe accoglierla, la proposta dell'onorevole Siro Marrocu, su suggerimento del Capogruppo di Alleanza Nazionale Mario Diana, di una pausa. Si potrebbe così, anche perché la vigenza non è comunque immediata, completare l'esame del Regolamento dopo la soluzione dei nodi politici contingenti. Altrimenti, c'è il rischio che, anziché parlare del codice di comportamento di tutti, si accentri l'attenzione sulle persone. Salvo infatti le considerazioni dell'onorevole Attilio Dedoni, in termini più provocatori che sostanziali, la Giunta per il Regolamento, lo ricordava anche l'onorevole La Spisa, nei mesi da aprile ad agosto non ha mai affrontato la questione della Presidenza del Consiglio a tempo. E' quindi da ritenersi un argomento "fuori sacco" quello che è stato portato all'attenzione dell'Aula.

La problematica è stata oggetto della Giunta per il Regolamento soltanto nella seduta che ha preceduto l'approdo in Aula degli emendamenti, questo ad ulteriore sostegno della tesi che, per concretizzare un nuovo codice, occorre avere un sistema di riferimento preciso e definito, riflettere sulle conseguenze del cambiamento avvenuto e stabilire i principi, cioè il sistema che veramente si intende promuovere. Sono anch'io del parere, espresso tra gli altri dall'onorevole Pierangelo Masia, che il Regolamento consiliare non è un'appendice accessoria ma ha un significato che va ben al di là del "qui ed ora".

L'argomento è approdato in Giunta in seguito alla presentazione dell'emendamento numero 19, ma anche dell'emendamento numero 12, emendamenti che sono stati formalizzati il 13 settembre, quando cioè era già nato il caso Maninchedda. Un caso che, per la valenza della proposta politica e progettuale in senso autonomistico, ha bisogno sicuramente di un dibattito di respiro soprattutto tra le forze politiche che intende privilegiare; si tratta di un argomento che va ben oltre gli angusti limiti regolamentari legati alla questione della Presidenza della Commissione Autonomia. Ritengo che i partiti e le forze politiche non si tireranno indietro dal misurarsi sulle prospettive di un'idea non priva di fascino e che mira ad ampliare la maggioranza. Per quanto mi riguarda, penso che si possa iniziare un ragionamento e un percorso senza trascurare che, finché avrò forza, mi batterò per la nascita del Gruppo socialista. Il caso Maninchedda, le vicende interne a Rifondazione e tutte le problematiche connesse, devono essere risolte a prescindere dal dibattito sul Regolamento. Nessuno dei firmatari l'emendamento numero 19 (mi riferisco in particolare agli onorevoli Giorgio La Spisa, Mario Diana e Pierpaolo Vargiu, che hanno autorevoli rappresentanti in Giunta per il Regolamento, e Giorgio Oppi, componente di spicco dell'organismo consiliare) ha mai portato formalmente all'attenzione della Giunta un ragionamento per limitare nel tempo l'incarico del Presidente del Consiglio. Tuttavia questo tema è emerso successivamente perché c'è anche un altro emendamento, come dicevo prima.

Credo quindi che la quaestio abbia un vizio d'origine che ne fa vacillare l'impianto logico. In un momento in cui si chiede al Consiglio regionale di esprimersi al meglio sotto il profilo della compattezza, manifestando solidità, senso di responsabilità e compostezza, si può accettare che venga fatta ondeggiare la più alta carica rappresentativa del popolo sardo? L'errore di un individuo, ammesso che sia un errore, può inficiare l'istituzione? Ecco perché, nell'emendamento numero 34, c'è anche una questione che non attiene strettamente l'articolo a cui si riferisce.

Se come, con grande chiarezza, è stato descritto dall'onorevole Gianbattista Orrù, con il nuovo ordinamento il Presidente della Regione è l'unico autorevole depositario delle funzioni di governo, e non possiamo far finta che nulla sia successo, è accettabile che il Presidente del Consiglio, unica controparte del potere esecutivo, si rapporti al suo pari in una condizione di debolezza? Il Presidente della Regione resta in carica cinque anni e sullo stesso piano temporale si deve misurare il rappresentante dell'Assemblea. Il Consiglio regionale ha bisogno di una figura stabile di primus inter pares, se vuole tentare almeno di compensare la disparità istituzionale attuale derivante dall'elezione diretta del Presidente della Regione; deve cioè assegnare fiducia per cinque anni a quello che è il leader dell'Assemblea. In quanto legittimata dal voto, alla stessa stregua del Presidente della Regione, l'Assemblea, proprio perché espressione del popolo sardo, se si preferisce dell'elettorato, ha il dovere di eleggere un rappresentante che possa operare con lungimiranza, serenità, pienezza di ruolo e di poteri. Che forza propositiva e persuasiva, quale autorevolezza e ruolo può esercitare un Presidente che, oltre ad avere sul capo, come tutti i consiglieri, il peso di poter tornare a casa per volontà di uno solo, è consapevole di avere un incarico a scadenza?

Mi piacerebbe sentire il parere di chi, come l'onorevole Mario Floris, ha avuto l'onore di presiedere l'Aula su un'altra problematica strettamente legata alla questione del tempo: nei rapporti istituzionali, nei confronti con lo Stato e nell'azione verso l'Unione Europea. Si sente o no dimezzato un Presidente che deve perorare una causa che non potrà sostenere di lì a qualche mese? E la complessità della macchina consiliare, nelle sue diverse articolazioni, che vanno ben al di là dell'Aula, quanto tempo di adattamento richiede? E' quindi una questione di razionalità ad indicarci la strada della stabilità dell'incarico del Presidente del Consiglio ben presente e chiara nell'emendamento numero 34.

Un'altra considerazione su cui occorre soffermarsi, rispetto alla scelta di evitare la scadenza dei trenta mesi per il Presidente del Consiglio, è quella relativa al tipo di rapporti che si determinerebbero inevitabilmente nei suoi confronti da parte dei componenti dell'Assemblea. Siamo certi che un Presidente dell'Assemblea a trenta mesi risulti meno vulnerabile di uno a scadenza sessanta mesi? Quanti corteggiatori dovrà tenere a bada per evitare di cadere nelle trappole degli adulatori o dei delatori? Questo emendamento ha un senso più ampio di quello che si vuole indicare, proprio perché garantisce stabilità all'istituzione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). La collega Caligaris mi ha letto nel pensiero, era proprio mia intenzione chiedere una sospensione per vedere se è possibile trovare una sintesi equilibrata, magari attraverso qualche integrazione e modifica, dell'argomento messo in discussione con gli emendamenti numero 19 e 34.

PRESIDENTE. Naturalmente mi rimetto a questa volontà, se c'è opinione che serva sospendere dieci minuti per incontrarsi.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Se è un'esigenza dei Gruppi di maggioranza di incontrarsi e di vedere, non si nega mai una sospensione, sia chiaro che non è una nostra richiesta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo ancora per confermare che aveva ragione la Caligaris che avrei dovuto chiedere dieci minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti. I lavori riprenderanno alle ore 11 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 20, viene ripresa alle ore 11 e 57.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io sinceramente ero convinto che fossimo già in sede di dichiarazione di voto, per essere chiari, comunque ne approfitto. Intervengo sull'emendamento numero 19 in quanto ho delle perplessità in merito. E' vero che, come principio, se si raggiungesse, magari fosse, la maggioranza dei due terzi sarebbe ottimale; senz'altro il Presidente eletto sarebbe il risultato di un accordo complessivo di tutta l'Aula. Il fatto che sia super partes o meno dipende solo ed esclusivamente dalla coscienza, dalla serietà e dalla correttezza del Presidente.

Ritengo comunque che sia molto improbabile che possa essere raggiunta in prima votazione, al primo colpo secco, una maggioranza così massiccia tale da poter nell'immediato eleggere il Presidente. Dico anche che, a mio parere, proprio la possibilità di adire le votazioni sino ad arrivare ad una terza votazione che prevede la maggioranza dei presenti in Aula, attiverebbe le solite diplomazie, gli accordi sottobanco, che potrebbero (questo è il rovescio della medaglia) condizionare non poco l'elezione del Presidente.

Per cui sinceramente su questo emendamento ho delle perplessità, che ho esternato al mio Gruppo, pur riconoscendo che il principio fondante è giusto, che un Presidente così forte sarebbe senz'altro un Presidente super partes. Il problema è che ritengo questo procedimento impraticabile, anche prendendo atto del fatto che tutte le cariche istituzionali, dal Presidente della Repubblica all'ultimo sindaco dei nostri comuni, vengono votate in prima battuta con la maggioranza dei due terzi per poi arrivare, chiaramente, alla maggioranza dei presenti, in quanto è la maggioranza che, in un sistema democratico, stabilisce o meno l'elezione di una carica. Il principio senz'altro è fondante, magari si potesse raggiungere! Direi che la dimostrazione pratica, a tutt'oggi, è che ritengo quasi impossibile che una maggioranza schiacciante, così bulgara, che rappresenta quasi i due terzi di quest'Aula,possa esprimere al primo colpo, anche al secondo colpo, anche al terzo colpo, un Presidente; ci sarebbe senz'altro, tra le altre cose, la paralisi istituzionale, seppure l'Aula potrebbe essere condotta dal consigliere anziano.

Ritengo utile questa proposta, ma solo a livello provocatorio; la ritengo impraticabile e, comunque sia, non credo sia obiettivamente migliore della ipotesi attuale e normale che condiziona l'elezione del Presidente. Ho già detto che nascerebbero, nei giorni in cui non venisse raggiunta una tale maggioranza, delle difficoltà in seguito alle quali si attiverebbero accordi sottobanco che potrebbero portare a un condizionamento dell'elezione del Presidente, in quanto, pur di avere i voti, è chiaro che potrebbe essere influenzato.

Per cui, ripeto, ho voluto manifestare in Aula le perplessità che ho su questo emendamento, così come le ho dette al mio Gruppo (poi vedremo quello che il Gruppo riterrà opportuno fare), pur condividendo il principio che un Presidente, eletto con un numero così alto di voti, potrebbe - dico potrebbe, perché non è vero che sarebbe - essere super partes; assolutamente deve, ma questo spetta alla correttezza, alla coscienza del Presidente e non ai voti.

Confermo che, secondo me, ci potrebbero essere dei condizionamenti per l'elezione del Presidente pur di raggiungere quel numero di voti, cosa che invece non è possibile se si procede giustamente così come impongono le regole attuali, non solo qui in Regione, ma in Provincia, nei comuni, al Parlamento e da tutte le parti, per l'elezione diretta del Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Io ho ascoltato l'intervento lucido dell'onorevole Giorgio La Spisa, lucidità che deriva dall'essere, ne sono profondamente convinto, espressione di quella parte seria e nobile del Partito di Forza Italia, ma divergo nelle considerazioni per quanto riguarda sia il ruolo del Presidente del Consiglio che, soprattutto, la questione legata al termine di mandato.

Divergo soprattutto dall'analisi che ancora la soluzione delle questioni poste ai problemi della contingenza politica. Noi non possiamo caricare sul Regolamento questioni che debbono essere risolte in altra sede, cioè in quella propriamente politica, sia per quanto attiene al rapporto anche conflittuale che può nascere tra consigliere e Presidente del Consiglio, Gruppo e Presidente del Consiglio, o nei rapporti fra Gruppi della stessa maggioranza o tra Gruppi della maggioranza e della opposizione.

Vi è un altro aspetto: il quorum richiesto per l'elezione del Presidente del Consiglio. Giustamente l'onorevole Orrù richiamava l'esperienza della Corte Costituzionale e, al di là della natura di organo com'è, delle leggi, di organo super partes, la stessa natura evidentemente deve essere ricollegata alla funzione del Presidente dell'Assemblea regionale, non è questo il problema. Il problema vero è che i giudici della Corte Costituzionale sappiamo che vengono eletti dopo anni, perché non si riesce a trovare il giusto equilibrio, le naturali intese nel Parlamento. Quante volte abbiamo dovuto assistere a riunioni del Parlamento andate a vuoto per anni, addirittura per qualche anno, rimanendo vacante il posto nella Corte Costituzionale, proprio perché non si riusciva a trovare l'intesa tra gli schieramenti contrapposti.

Allora il pericolo qual è? Il pericolo è che (essendo uno dei primi atti che deve affrontare il Consiglio regionale dopo il suo insediamento) si crei una contrapposizione tale, all'indomani delle elezioni, quando gli animi sicuramente risentono ancora delle conseguenze di una campagna elettorale fresca fresca, dalla quale scaturiscano delle discussioni; allora sì, a quel punto, potrebbero esserci furbizie, o nascere situazioni non alla luce del sole in un'Aula, ma forse nelle segreterie dei partiti o dietro le quinte. Quindi serve proprio, come norma di chiusura del sistema, prevedere che l'elezione del Presidente, quando non è possibile trovare un'intesa con una maggioranza qualificata dei due terzi, possa aver luogo con la maggioranza assoluta. Rischieremmo di paralizzare altrimenti il Consiglio proprio come avviene per la mancata elezione dei giudici della Corte Costituzionale.

Ecco perché sicuramente voteremo, per quanto ci riguarda e per quanto mi riguarda, l'emendamento numero 34, mentre riteniamo di non condividere, da questo punto di vista, pur capendone la ratio, lo spirito dell'emendamento numero 19.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, anch'io, come alcuni colleghi in quest'Aula, credo che forse nel dibattito sul Regolamento siamo andati un po' sopra le righe, forse fuori luogo. Se c'è qualcuno in quest'Aula che pensa che si voglia delegittimare la figura del Presidente del Consiglio si commenta da solo e delegittima se stesso. E' un modo per banalizzare il dibattito consiliare e appartiene alla corrente di pensiero di coloro che vogliono imbavagliare tutto e tutti all'insegna di una pseudosuperbia intellettuale. Non è così! Noi abbiamo posto un problema reale, un problema vero, un problema serio.

Nella scorsa legislatura, i colleghi sanno che noi ci siamo posti il problema di come cambiare il Presidente del Consiglio, di come sfiduciare il Presidente del Consiglio. Non abbiamo trovato un appiglio, un aggancio, un modo per poter sfiduciare il Presidente del Consiglio che noi stessi avevamo eletto. Pensate che questo accade anche per il Presidente della Regione eletto dal popolo, il quale con una mozione di sfiducia può andare a casa, è vero che manda a casa noi, ma va a casa anche lui; noi non abbiamo una norma nel nostro Regolamento che preveda questo, io credo che noi stessi stiamo commettendo un grave errore.

D'altra parte, nella discussione generale, ho ricordato che la composizione di questo organo, cioè dell'Ufficio di Presidenza, è istituzionalizzata, è bene non dimenticarlo; di questo organo non fa parte soltanto il Presidente, ma fanno parte i Vicepresidenti, il collegio dei Questori, i Segretari, che non sono soltanto espressione dei partiti, certo vengono indicati dai Gruppi politici, dalle forze politiche che sono presenti in quest'Assemblea, ma sono portatori e garanti di regole e di comportamenti politici e giuridici di derivazione statutaria e costituzionale, e l'esercizio di queste prerogative coinvolge, nelle responsabilità proprie della gestione dell'Assemblea, tutti quanti insieme.

Quindi è anacronistico mantenere in vita il problema identificato nella diversa scadenza dell'Ufficio di Presidenza con quello del Presidente. La verifica di metà mandato è valida per tutti, è valida per l'Ufficio di Presidenza e deve essere estesa anche alla figura del Presidente, che deve mettersi in gioco al pari degli altri componenti dell'Ufficio di Presidenza. Primus inter pares negli onori e negli oneri. Qualora, poi, per ragioni di natura politica, che riguardano la maggioranza, cioè chi lo esprime, non tanto la minoranza, non ci fosse questa garanzia (che la stessa maggioranza con la minoranza chiedono), io credo che il suo venir meno o la sua compromissione, cioè l'impossibilità non garantita a noi di porre alcun rimedio, servirebbe a incancrenire un rapporto di latente e pericolosa sfiducia che provocherebbe un danno irreversibile per le istituzioni e per l'intero sistema della Sardegna. Abbiamo posto pertanto un problema che abbiamo vissuto, un problema reale, che fa parte di questa Assemblea, lo vedremo nel prosieguo dei lavori, citando anche gli altri emendamenti che abbiamo presentato, tutti tesi a fare in modo che la funzionalità del Consiglio sia migliore di quella avuta fino adesso.

Quindi vi prego, colleghi, parliamo, magari contraddicendo o non condividendo, ma parliamo di norme serie, non stiamo ponendo un problema perché vogliamo cacciare Tizio, Caio o Sempronio, ma perché nella storia sappiamo che certi avvenimenti possono accadere e riteniamo che dobbiamo prevedere prima quello che non saremo in grado di rimediare dopo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Io credo che, all'emendamento numero 19, vada data una lettura giusta, nel senso che l'obiettivo che si pongono i firmatari è quello di fare in modo che il Presidente del Consiglio regionale, organo che deve svolgere un ruolo di garanzia interno di tutto il Consiglio regionale,, vada eletto con una maggioranza ampia.

Sbaglia chi pensa che noi abbiamo presentato l'emendamento perché ci sono o ci possono essere oggi problemi particolari, qualcuno ha parlato di contingenza. Non è così. Noi sappiamo bene che, in ogni caso, anche se questo emendamento passasse, non si procederebbe immediatamente alla modifica del Regolamento, sappiamo che il nuovo Regolamento dovrebbe essere applicato nella legislatura successiva. Quindi non è un emendamento finalizzato ad intervenire perché oggi si è creata una situazione particolare, tali situazioni - l'ha già detto chi mi ha preceduto - si sono verificate anche in passato. L'obiettivo dell'emendamento è quello di fare in modo che, così come altri organi consiliari, quali l'Ufficio di Presidenza, a metà legislatura vanno di fatto rinnovati, lo sia anche il Presidente del Consiglio; non si capisce perché quest'ultimo non possa essere rinnovato.

Non credo alle preoccupazioni della onorevole Caligaris quando dice che un Presidente che dura in carica due anni e mezzo è dimezzato. Oppure quando si dice che, nei confronti del Governo nazionale o dell'Unione Europea, un Presidente che dura due anni e mezzo non ha l'autorevolezza di un Presidente che dura cinque anni. Non è vero, un Presidente che deve rimanere in carica due anni e mezzo, per il periodo che rappresenta il Consiglio regionale, ha la stessa identica autorevolezza di uno che deve durare cinque anni o dieci anni.

Non è questo il problema. Il problema è che si vuole fare in modo che questa scelta riguardi tutto il Consiglio regionale e non solo una parte di esso, per intenderci la maggioranza. Questo lo abbiamo già detto, ma non perché noi, come opposizione, stiamo meditando in qualche modo di puntare all'elezione di un Presidente del Consiglio che sia della nostra parte politica; non sono più i tempi, non c'è la situazione, non ci stiamo minimamente pensando, ammesso che l'altra parte politica fosse d'accordo.

L'obiettivo che ci poniamo con questo emendamento è quello di fare in modo che, se il Governo della Regione deve rappresentare soprattutto una maggioranza, la Presidenza del Consiglio regionale (stiamo parlando del Consiglio regionale, cioè dell'organo legislativo che, in quanto tale, deve fare leggi che rappresentano tutto il popolo e quindi leggi di tutti e non solo di una parte), deve essere più in linea con tutto il Consiglio regionale. Sono due figure distinte, la figura del Presidente della Giunta regionale con quella del Presidente del Consiglio regionale non possono essere sovrapposte. Noi riteniamo non che il Presidente della Giunta regionale non debba essere garante di tutti i sardi, è eletto dal popolo, ma in particolare che il Presidente del Consiglio regionale deve essere, siccome è eletto da questa Assemblea, la vera espressione di tutto il Consiglio regionale; ecco il significato di questo emendamento che noi abbiamo firmato.

Quindi non ci sono motivazioni particolari per cui si è arrivati oggi a questo ragionamento, l'avremmo fatto anche in situazioni diverse. Comunque nessuno può negare che oggi ci sono delle situazioni che hanno creato qualche perplessità all'interno del Consiglio regionale;credo che tutto il Consiglio su questo punto debba fare una riflessione seria, perché le maggioranze non sono eterne, si alternano, può darsi che domani questo problema riguardi altri. Dobbiamo valutare la cosa con spirito diverso, non solo di parte, pensando che stiamo approvando una norma per un Regolamento che vale oggi ma varrà anche domani. Se noi ci mettiamo nella condizione di pensare che le modifiche al Regolamento vengano fatte pensando non al contingente, ma alla situazione futura, credo che potremmo essere in grado di superare certe situazioni, soprattutto di poter far funzionare meglio l'istituzione "Consiglio regionale".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, l'emendamento numero 19 di cui sono firmatario, che è in discussione insieme con l'emendamento numero 34 e non con altri, è uno di quegli emendamenti che, nel ragionamento che ha preceduto la discussione sugli emendamenti singoli, era considerato come un emendamento portato al Consiglio con l'idea di capire insieme l'esistenza della possibilità di migliorare il lavoro sinora svolto.

Quindi non è un emendamento provocatorio, non è un emendamento sul quale qualcuno vuole irrigidirsi, è un emendamento sul quale si intende aprire un ragionamento, una discussione, fermo restando che poi alla fine della discussione si può anche rimanere su posizioni diverse; è necessario però che venga spiegata qual è la posizione che porta a questo emendamento in maniera tale da comprendersi sugli obiettivi e, qualora gli obiettivi non vengano condivisi, spiegare perché gli obiettivi non sono condivisi.

Il Regolamento che noi avevamo vigente nasceva e viveva su una forma elettorale differente, nel senso che, finite le elezioni nella scorsa legislatura, ci si trovava di fronte a due esigenze: quella di scegliere in Aula il Presidente del Consiglio e quella di scegliere sempre in Aula il Presidente della Giunta. Quindi il Consiglio era sovrano e all'interno del Consiglio era sovrana una maggioranza che effettuava delle scelte; ma, pur in questa situazione, il precedente Regolamento, almeno in linea di principio, diceva che, alla prima votazione, era comunque necessario, per scegliere un Presidente del Consiglio, avere i due terzi dei voti espressi, ciò significa che già il precedente Regolamento si poneva il problema che la Presidenza del Consiglio fosse un organo di garanzia. Vero è che, essendoci la necessità di avere immediatamente un Presidente del Consiglio perché il Consiglio fosse immediatamente operativo, in modo da passare successivamente alla scelta del Presidente della Giunta quindi della Giunta e conseguentemente all'attività di governo vera e propria, si cercava un meccanismo estremamente snello che consentisse di arrivare immediatamente alla scelta del Presidente del Consiglio, ossia nella stessa giornata si andava agli adempimenti successivi che poi erano quelli fondamentali per il governo della Regione.

Oggi ci troviamo di fronte a un diverso meccanismo, ne abbiamo discusso cento volte in quest'Aula e altrettante volte abbiamo pensato che, se esiste un'azione di quest'Aula negli interventi di riequilibrio, questa azione deve essere esperita. Il meccanismo è diverso nel senso che il Presidente della Giunta è già eletto direttamente dal corpo elettorale, ha già scelto la sua Giunta, l'attività di governo si esplica già regolarmente anche se il Consiglio regionale non si è ancora materialmente riunito. A questo punto, c'è il problema di come deve essere gestito il Consiglio regionale. Nel discutere la riforma del Regolamento, a nessuno sfugge che noi oggi andiamo a votare in Aula il Regolamento con una maggioranza che è quella dei due terzi, nel senso che siamo stati d'accordo tutti che si sta parlando di regole che sono a garanzia per tutti e non solo per chi è maggioranza o minoranza oggi. Regole che non devono essere fatte contro qualcuno, ma nell'interesse generale della funzionalità del Consiglio, quindi c'è la dimostrazione provata che, laddove si ragioni su un campo di regole condivise, si trova la maggioranza di due terzi.

Allora la nostra proposta è quella di eleggere un Presidente che sia espresso dalla maggioranza; se voi lo ritenete, si può anche scrivere materialmente che il Presidente deve essere espresso dalla maggioranza, su una rosa di due o tre nomi all'attenzione del Consiglio e che, obbligatoriamente, nell'ambito di questi due o tre nomi debba avvenire l'elezione, cioè tutto ciò che garantisce che il Presidente sia un Presidente di maggioranza per noi va bene, perché non riteniamo che il Consiglio regionale debba essere guidato da qualcuno che sia esponente della minoranza. Voi ricorderete meglio di me che, senza tirare in ballo la Corte Costituzionale, in altri tempi, uno dei due rami del Parlamento era guidato da un esponente della minoranza; quindi la garanzia dell'organo istituzionale è una garanzia riconosciuta a livello parlamentare, deve essere una garanzia che coinvolge sicuramente anche la minoranza nell'estensione delle regole fondamentali, insomma è una garanzia riconosciuta a livello parlamentare, è una garanzia che probabilmente noi guadagniamo a riconoscere anche in quest'Assemblea.

Perché? Perché qualche collega, estremamente attento di solito, forse per disattenzione non si è reso conto che, in realtà, non stiamo ancora discutendo dell'emendamento numero 36, di questo si discuterà successivamente ed ognuno esprimerà il suo parere. L'emendamento numero 19 non parla di durata della Presidenza del Consiglio, anzi, in questo senso è garantista perchè è evidente che, se non esiste una garanzia di larghe convergenze sul nome, diventa più forte l'esigenza che ci sia una verifica a metà mandato, mentre è altrettanto evidente che se il Presidente è di assoluta garanzia, se è un Presidente di totale condivisione, se è un Presidente che, nella testa di tutti, difende le regole, è assai più facile che possa essere proposto per una durata dell'intera legislatura e che non abbia il problema, durante i primi due anni e mezzo di legislatura, di guadagnarsi sul campo quelle medagliette presso una parte politica, che gli consentano comunque di poter ottenere la rielezione per i successivi due anni e mezzo.

Non ero presente ai tempi della discussione per il nuovo Regolamento, ma immagino che il motivo, per cui il Presidente non è stato soggetto a una rielezione dopo due anni e mezzo, fosse proprio quello di tenerlo al di fuori da ogni eventuale possibile bagarre che potesse, dopo quel periodo, costringerlo a mantenere un rapporto stretto con una delle parti politiche presenti in Consiglio, pur di riottenere l'elezione alla scadenza del suo mandato, come per il vice Presidente e per il restante ufficio di Presidenza.

Se noi ci indirizziamo invece verso la salvaguardia del nome di garanzia, se noi crediamo che sia possibile che un Consiglio possa, oltre che riformare il Regolamento con la maggioranza dei due terzi come stiamo facendo in questi giorni, avere anche un Presidente con la maggioranza dei due terzi, stiamo dicendo che crediamo nel fatto che, in questa Assemblea, ci possa essere, pur nella divisione tra i due opposti schieramenti, un sentire comune che aiuta a garantire le regole, che aiuta a garantire la specificità del ruolo di ognuno, maggioranza e minoranza, governo e opposizione.

Credo che, nello spirito dei firmatari di questo emendamento, ci sia molto buon senso, molta apertura nei confronti di un ragionamento che deve restare comune, molta intelligenza e anche capacità di visione al di là dell'ostacolo, perché ovviamente ci poniamo il problema della prossima legislatura, non di questa, per farla continuare con lo stesso spirito che oggi c'è in questa Aula sulla riforma del Regolamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Intervengo di nuovo sull'argomento, dopo l'illustrazione dell'emendamento, per due motivi. Prima di tutto per chiarire, dopo alcuni interventi, in particolare quello della collega Caligaris, che questa proposta dell'innalzamento del quorum per l' effettiva elezione del Presidente del Consiglio è oggettivamente e indiscutibilmente slegata da qualunque valutazione sul contingente, vorrei ribadirlo ma non perchè non mi interessi il contingente, quando si parlerà del contingente o si affronterà il contingente, la nostra parte politica dirà e prenderà posizioni nette.

Questo emendamento, considerando anche le situazioni politiche particolari e momentanee, pone all'attenzione dell'Aula una questione costituendo così l'occasione, per questa Aula, di darsi una regola che in qualche modo possa effettivamente essere utile a tutti, soprattutto riguardo al sistema democratico. Noi non possiamo, anche nei corridoi, solo denunciare o comunque esprimere forti preoccupazioni per un sistema di governo che, in tutte le regioni, come anche in parte nelle amministrazioni locali, sta ponendo grossi problemi. Le amministrazioni locali, le regioni, lo Stato sono stati per anni in balia di un sistema parlamentare puro che (nascendo evidentemente anche da preoccupazioni storiche ben precise, cioè dopo una dittatura e dopo una guerra) ha portato a configurare il nostro sistema, a tutti i livelli, secondo un modello che desse il più ampio spazio alla rappresentatività popolare; questo sistema di parlamentarismo puro è andato incontro a una crisi forte, perchè l'eccesso di diffusione di poteri ha portato effettivamente in tante situazioni, in tante realtà, alla paralisi.

La logica del maggioritario e del presidenzialismo, nascendo da questa considerazione, ha portato delle modifiche che sicuramente hanno anche prodotto risultati positivi, ma stiamo tutti registrando, dovunque, accanto a questi risultati positivi, un risultato indubbiamente negativo, che è stato sottolineato più volte: la politica è messa in crisi da questo sistema, perchè un'interpretazione disinvolta del presidenzialismo porta alla diminuzione della qualità, evidentemente anche dell'incidenza quantitativa delle decisioni che vengono e devono essere prese a seguito di un dibattito parlamentare.

La politica oggi è nella realtà parlamentare, è nell'espressione istituzionale dei parlamenti, delle assemblee, che devono riprendere quota; ha ragione Uras nel dire che certo la dignità e la rappresentatività di una rappresentanza parlamentare, scusate il bisticcio di parole, dipende dalla sua capacità, dall'onestà, dall'attenzione con cui riflette veramente gli interessi del paese, della regione, del popolo. Non c'è nessun sistema perfetto che possa sostituire la qualità della politica, siamo d'accordo, ma è anche vero che l'espressione forte e libera di un parlamento, di un'assemblea legislativa va comunque salvaguardata o sorretta da norme tecnico giuridiche che diano effettivi poteri. Effettivi poteri con una distinzione rispetto all'esecutivo, se l'esecutivo è più forte deve essere ugualmente forte l'assemblea legislativa, non lasciamoci sfuggire l'occasione di questo Regolamento per trovare un qualcosa che dia nuovamente, alla tradizione autonomistica sarda, la capacità di trovare, alla guida dell'assemblea legislativa, qualcuno che non sia espressione di una spartizione di potere di chi ha già vinto le elezioni e che per questo può e deve governare ma non anche condizionare oltre ogni limite la vita quotidiana di cinque anni di legislatura.

Questo è l'unico problema che noi poniamo e che va affrontato seriamente; io credo che ancora abbiamo la possibilità di non perdere un'occasione. Se questo emendamento può non andar bene così come è secco, si trovino delle soluzioni, ma non quelle certamente dell'emendamento numero 34 che solo formalmente cerca di venire incontro alle questioni e che poi, attraverso una sua parte, affonda la sua efficacia verso altre questioni molto più contingenti che invece devono essere risolte politicamente.

Si abbia il coraggio, anche da parte di questa maggioranza, di affrontare quel problema con gli strumenti politici a disposizione, che sono anche numericamente molto forti. Ma non si perda l'occasione invece di trovare una soluzione che sarà per il bene di tutti, soprattutto per il bene di un equilibrio nella gestione dei lavori del Consiglio regionale che, effettivamente, può dare anche maggiore qualità e maggiore capacità incisiva sulle decisioni favorevoli di leggi, di programmi, di atti di indirizzo politico di cui la Regione ha sempre più bisogno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, io credo che lo spirito, con cui tutti gli emendamenti vengono proposti, sia sempre quello di cercare di migliorare il contenuto del testo in discussione, di renderlo più adeguato insomma agli obiettivi che ci si propone ed eventualmente più condiviso a partire da quest'Aula. Credo sia giusto non sottrarsi al confronto, non è solo un'affermazione così priva di senso e di valore. D'altra parte, sarebbe in contraddizione con tutta la discussione che è avvenuta in sede di Giunta per il Regolamento, nel confronto continuo con i Gruppi e con i singoli consiglieri. Io credo che sia giusto insomma non nascondersi dietro le cose. Almeno questo è il mio modo in genere di vedere l'attività politica.

La preoccupazione principale che c'è, che è una preoccupazione politica, che può avere anche toni più o meno enfatici, più o meno allarmistici, in seguito alle grandi innovazioni istituzionali che sono state introdotte per legge nazionale, è quella di operare un riequilibrio, evidentemente, di una situazione squilibrata, che si ritiene tale; le opinioni su questo sono diverse, le abbiamo espresse e non intendo ribadire le ragioni che mi portano, anche queste, a considerarle in maniera più equilibrata, se mi si passa il termine; le preoccupazioni esistono su diversi versanti.

Io penso che il compito di una norma regolamentare, lo ribadisco, sia quello di garantire l'esercizio dei poteri e quindi l'assolvimento delle funzioni, della funzione di governo, di chi la rappresenta, e la funzione legislativa, di chi la rappresenta e di chi la esercita. I regolamenti servono per consentire che queste funzioni vengano esercitate ordinariamente, legittimamente e con il massimo di garanzia possibile, ma non hanno il compito di alterarne il rapporto, non ce l'hanno, non esistono scorciatoie per questo. Cioè, servono ed è compito della politica (concordo con l'espressione felice dell'onorevole La Spisa che mi ha preceduto, se non ricordo male la sosteneva ieri) trovare il giusto equilibrio tra i diversi estremi. Questo avviene nella normale discussione dei provvedimenti, a maggior ragione deve avvenire quando appunto si discute di regole.

Mi chiedo dunque che equilibrio c'è tra l'adottare da un lato una norma regolamentare che disciplina l'elezione del Presidente del Consiglio, il quale viene equiparato nella procedura di elezione alla elezione di un componente di nomina parlamentare della massima Corte, cioè della Corte Costituzionale, perchè questo è l'unico caso in cui servono sempre e comunque i due terzi, quindi il massimo diciamo per dare quella funzione di super partes e così via, e dall'altro equipararlo invece ad un qualsiasi Presidente di Commissione che deve essere ruotato dopo due anni e mezzo, e quindi facente parte del paniere. E' normale, io non intendo sottovalutare alcunché ma così viene ricompreso nel novero dell'elezione dei Questori, del Vice, del Capogruppo e di quant'altro, nella discussione normale che avviene all'interno dei Gruppi. Allora ripeto: che equilibrio c'è tra queste due cose? Cioè, c'è un estremo e ce n'è un altro.

Per concludere, la Giunta per il Regolamento ha discusso a lungo su questo argomento, non è che non l'ha affrontato; il punto di equilibrio che aveva trovato era lasciare la norma che abbiamo adesso nel Regolamento, non quello di modificarla. La modifica è stata proposta, sono d'accordo, ecco perchè non intendo nascondermi, introducendo un motivo contingente di carattere politico, la prima parte dell'emendamento risponde o tenta di rispondere a questo, non per eludere il problema politico, quando lo si affronterà sarà l'Aula a decidere in ogni caso; la seconda parte invece tenta di dare una risposta migliorativa perchè ritiene giuste anche le preoccupazioni esposte sul quanto si può fare, attraverso la norma regolamentare, per rafforzare quella funzione, per fare in modo che sia staccata dalla contingenza politica.

Noi abbiamo avanzato la proposta, che non è il massimo, di obbligare l'Aula, e quindi la maggioranza all'interno di sé, a trovare comunque la maggioranza assoluta, non vi è la scappatoia della maggioranza relativa, né del ballottaggio tra i più due votati come avviene in tutte o in quasi tutte le assemblee, si è comunque tenuti a trovare il massimo del consenso.

Io credo che si possa fare anche un ulteriore passo in avanti, raggiungere i due terzi, così come avviene nella seconda votazione, dei votanti e non dei componenti è un quorum molto elevato, è un quoziente di maggioranza qualificata elevatissimo, serve cioè il consenso di una parte se non di tutta l'opposizione, quindi serve un consenso molto ampio, direi anche che la defezione di una parte della maggioranza a volte implica questo. Il tutto non può avvenire nello stesso giorno, nel senso che è difficile che si creino quelle condizioni, magari di valutazione, di proposta, perchè siccome tutti i Gruppi hanno le loro proposte da avanzare, può darsi che sia necessario un tempo di valutazione più ampio che consenta a tutti di esprimere le loro proposte, che siano più adeguate in modo tale da avere un consenso più ampio nell'Assemblea. Si potrebbe ulteriormente migliorare, se ovviamente c'è l'intesa e l'accordo, anche quel testo prevedendo un lasso di tempo tra la prima e la seconda votazione, in modo da raggiungere quella maggioranza ampia con una proposta condivisa, meditata, valutata entro un termine di tempo più ampio; io credo che si possa fare anche questo.

Di fronte a questa proposta, io chiederei che possa essere ritirato l'emendamento numero 19, ne capisco le ragioni politiche, che non sono strumentali, che sono appunto quelle di segnare, attraverso la via regolamentare, un principio di carattere legislativo e statutario e non regolamentare, secondo il mio modesto parere; qualora questo non avvenga, io penso che, anche da parte della maggioranza, debba venire comunque una disponibilità a modificare l'emendamento numero 34, ovviamente con una proposta in Aula, per dare ancora un'ulteriore possibilità al raggiungimento di quel risultato a cui tutti, penso, in quest'Aula intendono pervenire, cioè avere una Presidenza largamente condivisa, non solo da questa ampia maggioranza, frutto della legge elettorale ma addirittura più ampia e che quindi ci siano le premesse per svolgere pienamente quella funzione di garanzia e di rispetto delle regole di cui ho parlato in premessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, quando si è deciso di mettere mano alla modifica del nostro Regolamento probabilmente tutti quanti ci siamo preoccupati fondamentalmente di verificare quelle condizioni che, in qualche modo, potessero rendere il nostro lavoro in Aula più semplice da un lato ma certamente anche più produttivo da un altro; comprendo le perplessità sul termine "produttività", mi pare che ieri l'onorevole Pinna, forse, su questo termine abbia avuto da dire, però credo che ci siamo capiti su ciò che si intendeva.

Però, come dire, nell'iniziativa di modificare il Regolamento, sono d'accordo sul fatto che la tempistica debba essere modificata, sono d'accordo sul fatto che sulla manovra finanziaria non debbano esserci delle norme intruse, sono d'accordo sul fatto che, in certi casi, il Presidente, sentiti i Gruppi, possa provvedere all'accorpamento degli emendamenti o calendarizzare i lavori e quindi stabilire un calendario dei lavori dell'Aula, ma forse nessuno aveva pensato, come ho già accennato, che i problemi nascevano e nascono su un altro aspetto che è nel Regolamento forse per caso, forse per un errore a monte, cioè sull'esigenza di tutelare i singoli piuttosto che l'organizzazione dei lavori.

Quindi, oggi, ci stiamo rendendo conto più di ieri, che ci siamo attardati sul Presidente del Consiglio, sulla composizione dei Gruppi, su tante altre questioni che sono materie di Regolamento incidentalmente, ma che comunque la dicono lunga su ciò che sta succedendo in Aula, o su ciò che può succedere in Aula, dimenticandoci invece di tutta un'altra serie di aspetti che nel Regolamento sono previsti, anche in quello vigente, come le dovute risposte a quest'Aula.

Così come, per esempio, non danno risposte gli Assessori e la Presidenza della Giunta sulle interrogazioni; io e molti colleghi, da oltre un mese, attendiamo risposta alle interrogazioni e alle interpellanze che ancora non sono state portate alla nostra attenzione. Questa parte dell'attività politica dei consiglieri regionali è fondamentale, si esplica rivolgendosi al Presidente ed agli Assessori per conoscere se corrisponde al vero un certo argomento di interesse generale; nonostante le sollecitazioni del Presidente del Consiglio e nonostante la lettera - che ho gradito - inviatami dal Presidente della Giunta, e per conoscenza agli Assessori, ancora oggi non viene rispettato il termine dei quindici giorni entro il quale gli Assessori debbono rispondere ai consiglieri.

Ho citato uno degli elementi importanti, ne potrei citare altri ma ritorno al discorso originario se cioè la durata dell'incarico del Presidente del Consiglio deve avere un termine, se deve essere prevista la mozione di sfiducia per il Presidente del Consiglio, se la composizione dei Gruppi deve essere diversa da quella prevista in campagna elettorale, se cioè il Regolamento vigente deve essere modificato in tutti questi aspetti ben specifici che non riguardano però l'economia e i lavori dell'Aula.

L'argomento in discussione in questo momento non mi chiede se sono d'accordo sul fatto che il Presidente duri in carica due anni e mezzo o che scada con l'Ufficio di Presidenza, più o meno. Certo è che, quando abbiamo presentato l'emendamento numero 19, ci siamo posti, sì, in quel frangente, un problema che, secondo me, è un problema statutario ma diventa regolamentare perchè è contenuto nel Regolamento, cioè l'elezione del Presidente del Consiglio avviene, con le modalità attuali, con una tempistica piuttosto veloce, quasi a volerla liquidare, non ricordando che il Presidente del Consiglio deve essere o dovrebbe essere figura garante, figura che tutela tutti i consiglieri e quindi la sua elezione deve essere frutto di uno sforzo generale, non esclusivo di una parte del Consiglio, ma invece inclusivo di una parte molto ampia del Consiglio, cosa garantita dalla previsione della maggioranza dei due terzi.

Ho detto ieri nel mio intervento che, nell'ordinamento italiano, l'ha ripetuto anche l'onorevole Orrù poc'anzi, esiste soltanto un caso nel quale la maggioranza dei due terzi viene mantenuta, peraltro si eleggono due Presidenti e quindi c'è anche una certa difformità. Mi sono preoccupato di verificare se in altre regioni, poi qualcuno mi dirà,esiste questo problema di mettere un termine alla durata dell'incarico e di prevedere una maggioranza di due terzi per l'elezione; ebbene non esiste neanche in altre regioni a Statuto speciale.

Il sollecitare, con l'emendamento numero 19, la soppressione dei commi 3 e 4 fondamentalmente tende a portare all'attenzione dell'Aula il fatto che, con questa maggioranza, a seguito di una modifica della legge elettorale, si può arrivare ad eleggere a maggioranza semplice un Presidente che probabilmente non è il massimo del consenso diffuso nell'Aula.

Stiamo attenti perché, a questo proposito, voglio ricordare che in tutte le circostanze nelle quali le modifiche regolamentari sono avvenute, l'ho detto ieri e lo ribadisco oggi, le norme sono entrate in vigore sempre nella legislatura successiva, proprio per evitare che modifiche che riguardano i singoli possano in qualche maniera essere condizionate.

Noi, in sede di Giunta per il Regolamento, abbiamo chiesto ripetutamente di far slittare l'entrata in vigore del Regolamento; non è stato possibile, perlomeno così come noi lo avevamo auspicato e cioè all'inizio della prossima legislatura. E' chiaro che, quando si modifica un Regolamento all'inizio della legislatura, può diventare difficile, ma soffermatevi un attimino sull'aspetto fondamentale riguardante le persone, i singoli, che oggi hanno un ruolo che noi vorremmo modificare. Se l'Aula è d'accordo per modificare in corso d'opera il ruolo delle persone facciamolo pure, ognuno voterà secondo coscienza e si regolerà di conseguenza!

L'emendamento numero 19 nasce dalla opportunità e dalla necessità di creare una convergenza più ampia con una maggioranza dei due terzi, certo, non si può andare all'infinito con i due terzi; ma, dai discorsi che ho sentito, mi paare che ci sia la disponibilità a trovare una soluzione diversa e non come il Regolamento prevede che cioè, dopo la prima votazione per la quale si prescrive la maggioranza dei due terzi, immediatamente, nella stessa giornata, si è quasi costretti dal nostro status a costituire l'Ufficio di Presidenza, il Presidente, i Gruppi, e quant'altro; quindi, abbiamo l'interesse unitario a non focalizzare l'attenzione sulla persona che deve rappresentare non solo tutti noi ma anche i sardi. Ecco la ragione della presentazione dell'emendamento numero 19. Noi riteniamo, io ritengo, che la maggioranza dei due terzi vada mantenuta, ma per un tempo congruo, utile, che faccia anche metabolizzare e maturare la convinzione che, all'interno di questo Consiglio, ci sia una persona che sia in grado di avere il giusto equilibrio, di mantenere i Gruppi uniti, di essere equanime ed equidistante.

Sforziamoci di non mettere in piedi una norma che renda ancora più schiavo il Presidente del Consiglio. Mi viene da pensare che un emendamento o una modifica che prevedesse la decadenza del Presidente del Consiglio metterebbe quel Presidente del Consiglio in una situazione di forte debolezza perché sarebbe condizionato dal fatto che dovrebbe garantirsi i successivi due anni e mezzo; quindi, cercherei di trovare un'altra formulazione, un'altra soluzione per il problema.

La mozione di sfiducia non esiste in nessuna regione d'Italia; credo che esista in un'unica provincia in Italia, guarda caso la provincia di Cagliari, che si è dotata di un Regolamento ove è prevista la sfiducia del Presidente del Consiglio. Valutiamo bene la questione. Sono d'accordo che questo Regolamento debba nascere con il concorso più ampio e quindi nell'interesse di tutti quanti noi. Stralciamo la parte che ci riguarda personalmente,prevediamo che entri in vigore dalla prossima legislatura ed andiamo avanti con tutto il resto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Poiché ieri non sono potuto intervenire, lo faccio oggi perché ho l'esigenza di fare qualche precisazione. Noi siamo qui due ore mentre la finalità del Regolamento è quella di snellire le procedure e di riuscire in tempi rapidi ad esitare i provvedimenti. Credo che questa intenzione sia di carattere generale, se è vero come è vero che tutti hanno sempre cercato di redigere un Regolamento anche se poi a fasi alterne magari hanno cercato di boicottarlo; nella passata legislatura, questa è stata una vostra prerogativa, ma non riguarda i lavori odierni.

Allora, io credo che il primo problema sia il distacco tra i rappresentanti della Giunta per il Regolamento e i Gruppi consiliari, perchè nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo abbiamo verificato che molti Capigruppo non erano a conoscenza del lavoro svolto. E' stato un lavoro difficile, è stata trovata però convergenza sulla stragrande maggioranza dei provvedimenti, tant'è che noi oggi discuteremo soltanto delle parti sulle quali sono stati presentati degli emendamenti. Altre parti sono state condivise da tutti, con qualche piccola differenziazione; per esempio, per quanto mi riguarda, devo dire alla Caligaris, glielo ho già detto personalmente, che io ho avuto un atteggiamento difforme su alcuni emendamenti, non è vero che sono passati tutti all'unanimità, anzi il contrario, su molti ci sono state delle astensioni e su qualcuno praticamente si è espressa una valutazione completamente diversa. Alla fine, esiste una maggioranza, che è andata avanti, quindi non abbiamo neanche la presunzione di avere fatto una cosa perfetta, è stato sempre detto che questo Regolamento, una volta che lo applicheremo, sarà rivisto e corretto; è un Regolamento nel quale è stato garantito il ruolo della minoranza, perchè ha strumenti, all'interno di questo Regolamento, per esercitare il suo ruolo senza alcun tipo di prevaricazione.

Ci sono però delle cose che vanno chiarite: negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, si è parlato di tutto, ma non dell'emendamento numero 19 e dell'emendamento numero 34. Partiamo dal presupposto che ci sia buona fede, nessuno può impedire a una parte politica che ha già presentato un emendamento nei termini previsti, quindi nelle 48 ore prima, che è stato poi discusso per un parere della Commissione, di ripresentarlo . Sì, ho sentito tante cose, ho sentito persino dire in questi giorni che, con l'emendamento numero 34, si annullavano gli altri, perchè si riteneva che il "34" fosse stato messo come primo emendamento, invece è il contrario.

Allora, non c'è un secondo fine, io sono un firmatario e l'ho firmato convinto che, se noi, all'inizio di una legislatura, eleggessimo un Presidente (per le cose che avete sempre detto voi e che abbiamo detto anche noi, per evitare le esperienze del passato)con la maggioranza dei due terzi, certamente questo Presidente si dovrebbe sentire responsabile nei confronti dell'intera Assemblea. Difficilmente avremo una maggioranza di due terzi! Partiamo da questo presupposto, non inventiamoci arcani strani, valutazioni, o ripetiamo le frasi che si dicono nell'andito o parlando con i giornalisti. Dei Gruppi legittimati presentano un emendamento, non è stato questo emendamento condiviso all'interno della Giunta per il Regolamento, non è stato condiviso dalla maggioranza, però siccome è previsto che l'emendamento - è un parere - possa essere ripresentato, si è ripresentato ed ora è oggetto di discussione. Non c'è una convergenza, quindi, di fatto, rimane il vecchio.

Si discute subito dopo del "34", io personalmente, lo ripeto qui perchè l'ho già detto in altra circostanza, ho sostenuto di cancellare una parte dell'emendamento numero 34; è vero, collega Orrù? lo ritengo (proprio perchè abbiamo presentato l'altro emendamento) certamente non congruo che si preveda che dalla terza votazione sia sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti, eliminando praticamente le schede bianche; uno potrebbe essere eletto, esattamente all'opposto di quello che abbiamo fatto, con 25 voti, se ci fossero tante schede bianche. In seguito alla mia osservazione, prendo atto che è stato stralciato, ma così come ho già sostenuto (l'ha detto anche Diana però sotto metafora), ci sono degli emendamenti nostri, non ci strapperemo le vesti, si è detto anche che cercheremo di trovare delle soluzioni, cioè una dicitura diversa.

Io ho sostenuto l'esigenza di una commissione, non perchè c'è un secondo fine, ma perchè questa commissione abbia la possibilità di verificare l'applicazione pratica delle volontà espresse dal Consiglio; se questo Consiglio, all'unanimità, prende decisioni riguardanti risorse finanziarie, a cui l'Assessore non dà applicazione, a chi ci dobbiamo rivolgere? Ad una Commissione presieduta da un Vicepresidente, nominato dal Presidente del Consiglio, che tutela i diritti di questa Istituzione nei confronti di eventuali disattenzioni (sto parlando di disattenzioni, non di prevaricazioni, di disattenzioni o omissioni); questa forma non è stata accolta, io spero che possa essere corretta, perchè è chiaro che, se decade e non viene approvata quella, decadono gli altri tre emendamenti che abbiamo presentato.

Insomma, cerchiamo di arrivare a delle conclusioni; io non intendo perdere tre ore di tempo solo perchè una parte politica sostiene legittimamente una certa posizione, in assoluta buona fede, senza fare trasparire altro, senza parlare di altri emendamenti che non c'entrano o di secondi fini o di situazioni che sono determinate. Non mi sento di farlo, stiamo snaturando un ruolo per il quale abbiamo contribuito, tutti quanti, ad approvare questo Regolamento che aveva l'obiettivo di snellire le procedure, che ci riesce, che non è perfetto, ma sarà certamente perfettibile in un prossimo futuro. Adesso andiamo avanti, se qualcuno lo elimina, io lo faccio proprio perchè la mia firma ha avuto solo il significato di evitare esperienze del passato, ossia ritenere che un Presidente del Consiglio, nella prossima legislatura, possa essere eletto con il maggior suffragio di voti possibili, cioè i due terzi dei voti. Se questo emendamento sarà bocciato, vige l'altro rivisto e corretto; credo che nessuno farà le barricate per non aver ottenuto il risultato che già non ha ottenuto nella Commissione competente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 19.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PISANO - RANDAZZO - SANJUST - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - PETRINI - RASSU - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 70

Astenuti 5

Maggioranza 43

Favorevoli 24

Contrari 46

(Il Consiglio non approva).

Sulla validità della votazione

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, chiedo, per cortesia, se ritiene valida la votazione, visto l'articolo 3 del D.P.R. numero 250 del 19 maggio 1949.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Capelli, andiamo avanti, mi riservo di rispondere successivamente alla sua domanda.

Continuazione della discussione degli articoli della "Proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna" (Doc. n. 9/A)

PRESIDENTE. Procediamo con la votazione dell'emendamento numero 34.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Come ho avuto modo di dire nel mio intervento precedente...

PRESIDENTE. Non faccia una dichiarazione di voto, onorevole Orrù!

ORRU' (D.S.). Chiedo se è possibile...

PRESIDENTE. E' possibile parlare ma non dichiarare il voto.

ORRU' (D.S.). Ovviamente io dichiaro il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. E' stato richiesto il voto segreto.

ORRU' (D.S.). Chiedo se è possibile introdurre una modifica al testo del "34", sostituendo le parole "anziché la votazione nel giorno stesso" con le parole "entro i successivi tre giorni". Questo in modo da lasciare un lasso di tempo più ampio per ricercare il massimo di consenso possibile sulla proposta relativa al nome del Presidente. Naturalmente ciò è possibile se c'è il consenso più ampio dell'Aula, se questo non c'è, il testo dell'emendamento rimane tale e quale.

PRESIDENTE. Non ho capito. Che cosa propone, onorevole Orrù? Non abbiamo capito la proposta.

ORRU' (D.S.). Anziché "si procede nel giorno stesso", per cui appunto - come è stato sottolineato anche in altri interventi - potrebbe sembrare quasi un adempimento veloce e burocratico, anche se non lo è, si propone la dicitura "si procede entro i successivi tre giorni", cioè un tempo possibile da utilizzare per trovare un'intesa più ampia.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. Sì, a maggioranza assoluta dei componenti, senza che le schede bianche vengano utilizzate per il computo della maggioranza.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Io non volevo fare polemiche, volevo solo ricordare che il gravame che incombe su di me, in qualità di Presidente di un Gruppo Misto, dove c'è tumultuosità di componenti, mi obbliga a canalizzare e a soddisfare le varie esigenze;sono stato invitato a chiedere la votazione segreta sull'emendamento e ho svolto fino in fondo il mio ruolo di Capogruppo. Ciò non vuole innescare polemiche o prestarsi ad altri fraintendimenti.

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, ho una sua iscrizione a parlare. Le ricordo che non può parlare per dichiarare il voto se non per astensione.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, parlerei sull'ordine dei lavori se mi permette un minuto. Ho colto le preoccupazioni di semplificazione delle problematiche che, nell'intervento precedente, avrei portato e quindi, da questo punto di vista, mi dispiace se ho dato questa impressione. Volevo però anche dire che non sono affetta da pseudo superbia intellettuale e credo che abbia fondamento la questione della rinnovata fiducia. Nelle considerazioni che ho svolto anche nella relazione di minoranza, ho posto la questione della vigenza, ritenendo che, se il Regolamento entrasse in vigore, come auspico, dopo il nuovo Statuto e la legge elettorale, si potrebbe equiparare la verifica verso il Presidente del Consiglio con la cosiddetta mozione di garanzia nei confronti del Presidente della Regione. In questo contesto e in questo momento, non ritenevo utile ragionare di questioni legate alla contingenza.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, è stato richiesto dall'onorevole Atzeri il voto segreto.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Solo per sapere esattamente il testo oggetto della votazione, perchè mi pare che siano state introdotte modifiche, sia pure verbali, da parte dell'onorevole Orrù.

PRESIDENTE. E' stata richiesta l'introduzione, da parte dell'onorevole Orrù, di una modifica per cui la lettura sarebbe la seguente: "Se nessuno ha riportato detta maggioranza, si procede entro i successivi tre giorni ad una nuova votazione nella quale è richiesta la maggioranza dei due terzi dei votanti, computando tra i voti anche le schede bianche. Dal terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti". Quindi, la maggioranza assoluta dei componenti l'organo, se fossero 85, sarebbe di almeno 43 voti. Questa è la modifica.

Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 34.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 34.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 71

Maggioranza 43

Favorevoli 48

Contrari 23

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.)

All'Articolo 4 sono stati presentati due emendamenti. (Si riporta di seguito il testo degli emendamenti all'articolo 4:

EMENDAMENTO soppressivo parziale Floris Mario

Art. 4

Al secondo comma è soppressa la frase "Il Gruppo cui è iscritto il Presidente". (36)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale Atzeri

Art. 4

Il comma 2 dell'articolo 4 è sostituito dal seguente:

"Nell'ufficio di Presidenza hanno diritto di essere rappresentate con un Segretario, tutte le forze politiche dell'Assemblea. Il Presidente del Consiglio regionale indica i rappresentanti sulla base delle proposte avanzate dalle forze politiche presenti in Assemblea. In caso di impossibilità di trovare un accordo, provvede d'ufficio il Presidente". (1)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Mario Floris per illustrare l'emendamento numero 36.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Ritiro l'emendamento numero 36. Approfitto per annunciare anche il ritiro di tutti gli altri emendamenti da me presentati.

PRESIDENTE. Sono ritirati tutti gli emendamenti presentati dall'onorevole Floris e dall'onorevole Cherchi.

Ha facoltà di parlare il consigliere Atzeri per illustrare l'emendamento numero 1.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, questo emendamento tende a ripristinare lo spirito costituente. Riteniamo che, nell'Ufficio di Presidenza, abbiano diritto ad essere rappresentate, con un segretario, tutte le forze politiche dell'Assemblea. Le forze politiche sono quei partiti che, con proprie liste, si sono presentati all'attenzione del corpo elettorale attivo. Il Presidente indica i rappresentanti sulla base dell'indicazione dei Gruppi e se, all'interno di questi, come sembra da un po' di tempo la moda più diffusa, c'è una fibrillazione, il Presidente indica d'ufficio il rappresentante da inserire nell'Ufficio di Presidenza. Questo perché, come ho detto nel dibattito generale, siamo proporzionalisti e anche perché, alla luce di ciò che sta succedendo in questi giorni, riteniamo che al Presidente debba essere lasciata la possibilità di indicare il rappresentante da inserire nell'Ufficio di Presidenza.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta per il Regolamento sull'emendamento numero 1, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore di maggioranza.

ORRU' (D.S.), relatore di maggioranza. Il parere espresso dalla Giunta sull'emendamento è negativo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò a favore di questo emendamento, perché rientra nella logica, da me portata avanti in Giunta per il Regolamento, della maggiore rappresentanza possibile nelle sedi dove si assumono le decisioni. Per la verità, con riferimento alla presenza dei Segretari all'interno dell'Ufficio di Presidenza, avevo anche proposto che tutti i Segretari rinunciassero all'indennità aggiuntiva e che effettivamente l'Ufficio di Presidenza diventasse un organismo - anche perché si tratta di un collegio al cui interno dovrebbero essere stabiliti esattamente i ruoli - attraverso il quale assumere le decisioni più ampie riguardanti la vita del Consiglio e gli aspetti legati veramente anche a un'informazione più capillare. Con lo spirito di mantenere questa visione di rapporto diretto all'interno dell'Aula ritengo di doverlo sostenere e quindi voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io, al contrario, voterò contro, perché voglio essere coerente con le cose che abbiamo detto in Commissione. In Commissione è stato proposto che si costituissero Gruppi di tre consiglieri regionali e io ho prospettato, se questa proposta fosse andata avanti, che sarebbe stato corretto e giusto il fatto che anche i Gruppi composti da due consiglieri, che si sono presentati in tutte le circoscrizioni della Sardegna e non hanno avuto premio di maggioranza, ivi compreso il Partito Sardo d'Azione, avessero gli stessi diritti. Questa proposta non è stata accolta. Mi consenta, onorevole Caligaris, lei ha proposto di ridurre di mille euro, ma chi, in Commissione bilancio, per due volte, ha presentato un emendamento è il sottoscritto, per quanto riguarda i problemi dell'Ufficio di Presidenza, correttamente ho assunto anche l'onere di fare valutazioni diverse in un secondo momento.

E' evidente che noi non possiamo avere una pletora di Segretari. I Segretari erano tre; nessuno se ne abbia a male, i Segretari leggono la prima e l'ultima parola. In altre Regioni, vigono regole diverse, ci sono molte altre figure istituzionali che hanno un gravame di lavoro superiore, vedi in Regioni più avanzate i Capigruppo. Quindi ho presentato quella proposta, che è stata bocciata, dicendo che, a fronte di un'affermazione dei Gruppi minoritari, chiamiamoli così, che volevano tutti i diritti e tutte le prerogative dei Gruppi regolarmente costituiti, questo avrebbe creato ulteriori problemi, avrebbe creato ulteriore aggravio di spese, avrebbe legittimato il fatto che, anziché quaranta, cinquantacinque persone avrebbero avuto il diritto di avere ruoli diversi da quello del semplice consigliere regionale.

Coerentemente con la posizione assunta, visto che c'è stato un diniego da parte di chi aveva eventualmente un interesse di costituire il Gruppo, ma non con queste prerogative e, siccome non può essere, ammesso e non concesso che ci fossero piccoli raggruppamenti della minoranza, automaticamente avremmo nell'Ufficio di Presidenza una maggioranza della minoranza rispetto alla maggioranza, scusate il bisticcio di parole.

Io continuo a sostenere che legittimamente due Gruppi che si sono presentati in tutte le circoscrizioni, i Sardisti e l'UDS, potevano avere la rappresentanza come quelli composti da tre consiglieri; poiché tale proposta non è stata accolta dagli interessati, non vedo perché la riproposizione di un emendamento di questo genere, che vuol dire caricare di un eccesso di figure l'Ufficio di Presidenza, non può essere conforme a un Regolamento che ha obiettivi completamente diversi.

PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, continua a esserci una sua prenotazione...

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire solo per chiedere la modalità di votazione palese.

PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, è tutto elettronico, anche senza richiederlo, forse non l'ho spiegato bene io all'inizio dei lavori. Tutte le votazioni si svolgeranno per scrutinio elettronico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CALIGARIS - CASSANO - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - LADU - MURGIONI - PISANO - SCARPA - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - MARRACINI - PITTALIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 67

Votanti 64

Astenuti 3

Maggioranza 43

Favorevoli 10

Contrari 54

(Il Consiglio non approva).

Passiamo ora al testo dell'articolo 7 del Regolamento modificato dalla proposta della Giunta per il Regolamento; è un articolo approvato all'unanimità dalla Giunta per il Regolamento, quindi non è stato soggetto ad emendamenti. (Si riporta di seguito il testo della proposta di modifica dell'articolo 7:

Art. 7

Attribuzioni del Presidente

1. (Identico)

2. Il Presidente convoca il Consiglio, dirige e modera la discussione, mantiene l'ordine, interpreta il Regolamento e ne impone l'osservanza, giudica della ricevibilità dei testi ai sensi dell'articolo 72. Concede la facoltà di parlare, pone le questioni, stabilisce l'ordine delle votazioni, chiarisce il significato del voto e ne proclama il risultato, sovrintende e vigila sulle funzioni attribuite ai Questori ed ai Segretari e assicura il buon andamento dei lavori del Consiglio.

2 bis. Il Presidente garantisce e tutela le funzioni e le prerogative del Consiglio e dei Consiglieri

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, che cosa stiamo votando?

PRESIDENTE. Stiamo votando l'articolo 7 modificato, approvato così all'unanimità dalla Giunta per il Regolamento con l'astensione su tutto dell'onorevole Caligaris. Faccio questa precisazione e la utilizziamo per tutto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di modifica dell'articolo 7.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MILIA - MORO - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Si sono astenuti i consiglieri: CALIGARIS - LADU - MURGIONI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 68

Astenuti 3

Maggioranza 43

Favorevoli 64

Contrari 4

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame della proposta di modifica dell'articolo 10. Comunico che è stato presentato un emendamento soppressivo parziale dagli onorevoli Oppi e Capelli. Questo emendamento soppressivo di una parte, pure approvata, ha una sua giustificazione, perché è collegato a un emendamento successivo presentato sempre dall'onorevole Oppi circa l'istituzione, con funzioni di garanzia, di una Commissione, come ha ricordato nell'intervento che ha fatto precedentemente. Questa è la ragione per la quale l'onorevole Oppi presenta anche un emendamento soppressivo di questo terzo comma che pure era stato oggetto di accordo, di lavoro, di discussione. (Si riporta di seguito il testo della proposta di modifica dell'articolo 10 e del relativo emendamento:

Art. 10

Attribuzioni dei Segretari

1. (Identico)

2. (Identico)

3. I Segretari verificano, altresì, l'attuazione degli ordini del giorno approvati dal Consiglio, riferendone al Presidente che ne informa l'Assemblea almeno ogni tre mesi.

EMENDAMENTO soppressivo parziale Oppi - Capelli

Art. 10

E' soppresso il comma terzo. (32).)

PRESIDENTE. L'emendamento può essere illustrato.

CAPELLI (U.D.C.). Lo ha già illustrato lei, Presidente!

PRESIDENTE. L'emendamento si dà per illustrato.

CAPELLI (U.D.C.). Accediamo alla sua illustrazione!

PRESIDENTE. Se è stata sufficiente!

CAPELLI (U.D.C.). In questo caso, sì.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta per il Regolamento, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore di maggioranza.

ORRU' (d.s.), relatore di maggioranza. La Giunta si rimette all'Aula per la valutazione finale di questa proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). La motivazione che è stata rappresentata anche in sede di Giunta per il Regolamento (che più volte viene poi riproposta nelle discussioni in Aula anche su svariati argomenti) riguarda sostanzialmente le decisioni del Consiglio regionale in ordine ad aspetti di rilevanza assoluta. Giova ricordarne qualcuno: prima di tutto quello, adottato ad inizio legislatura, che traccia il percorso della riforma dello Statuto di autonomia, quelli che riguardano le vicende difficili e complesse anche di rapporto con lo Stato in materia di servitù militari, altri che riguardano situazioni anch'esse concernenti il rapporto tra la Regione e lo Stato in materia finanziaria, di attuazione delle leggi. Insomma, individuare un organo che enfatizzi e impegni ancora di più l'insieme dell'istituzione regionale nella attuazione di quelle decisioni, secondo me, sarebbe opportuno. Si tratta cioè di togliere dal gergo politico-istituzionale, parlamentare in modo particolare, la proposizione che dice che un ordine del giorno non si nega a nessuno, come per dire che ogni decisione assunta in questa materia dal Consiglio regionale vale per quello che vale, cioè pressoché non vale.

Allora, il percorso che stiamo affrontando e che la riforma, la revisione, del Regolamento attuale, dovrebbe in qualche modo aiutare, vuole giungere ad attribuire a questo Consiglio l'autorevolezza che possiede e non più autorevolezza di quanta ne possiede, cioè riconoscere a questo Consiglio l'autorevolezza che ha, in quanto sede della rappresentanza del popolo. A me piace citare ora questo argomento perché su alcune altre cose procederò in seguito; il tema è sempre questo, sarà poco, sarà molto, in alcuni casi sarà anche troppo, però la base fondamentale dei parlamenti è la rappresentanza popolare, quella effettiva, quella misurabile. Al di là di questo, in genere parliamo tanto per parlare, ce ne siamo accorti anche in altre occasioni!

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prestare un po' di attenzione.

URAS (R.C.). Comunque, esprimo in breve la mia opinione dicendo che questo organo sarebbe utile, ma la funzione che i Segretari avrebbero dovuto svolgere di fatto non è stata svolta, per cui reputo l'abrogazione di questo comma assolutamente coerente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Presidente, vorrei porre un problema: siccome questo emendamento è legato, mi pare, o ha diretta connessione con l'emendamento numero 30, poiché se si approvasse l'emendamento numero 30 è chiaro che non avrebbe senso il comma 3 dell'articolo 10, chiederei, naturalmente se sono d'accordo i presentatori di questo emendamento ora in esame, di sospenderlo posticipandolo all'esito del voto sull'emendamento numero 30. Se sono d'accordo, naturalmente, i presentatori.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, chiedo scusa, l'onorevole Pittalis avanza una proposta, che mi sembra vada nel senso di una semplificazione anche della discussione, cioè sospendere la discussione sul comma 3 dell'articolo 10 e quindi dell'emendamento soppressivo numero 32, e di collegarla alla discussione che faremo laddove voi proponete di istituire quella commissione con le funzioni che ho richiamato prima. Quindi, se l'Aula è d'accordo, sospendiamo per il momento articolo ed emendamento, li riprenderemo successivamente.

I lavori della mattinata si concludono qui. Riprenderanno questa sera alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 35.



Allegati seduta

CXXIV SEDUTA

(Antimeridiana)

Giovedì 22 settembre 2005

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 48.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 15 settembre 2005 (119), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Matteo Sanna e Salis hanno chiesto congedo per la seduta odierna.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 26 e 31 agosto 2005.

Discussione degli articoli della "Proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna" (Doc. n. 9/A)

PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che l'ordine del giorno reca la prosecuzione dell'esame della proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale. Sono stati consegnati tutti gli emendamenti ai componenti dell'Assemblea, è a disposizione anche il testo del Regolamento vigente per quegli articoli che sono oggetto di modifica. Comunico che, per la modifica del Regolamento, le modalità di voto prevedono la maggioranza assoluta , non trattandosi di complesso normativo organico, ma di modifiche, come abbiamo detto più volte, a parti del Regolamento; per cui, ripeto, si approva a maggioranza assoluta dei componenti.

Comunico che, all'articolo 3, sono stati presentati l'emendamento soppressivo parziale numero 19, dei colleghi La Spisa, Oppi, Diana e Vargiu, che propone la soppressione dei commi 3 e 4, e l'emendamento sostitutivo parziale numero 34, dei colleghi Orrù, Porcu, Caligaris, Cucca e Salis, che propone la modifica dei commi 2, 3 e 4. Non c'è un passaggio all'esame degli articoli perché, come ho detto prima, non si tratta di una modifica totale del complesso delle norme, previsto dal comma 5 dell'articolo 132, ma di modifiche parziali.

(Si riporta di seguito il testo degli emendamenti presentati all'articolo 3:

EMENDAMENTO soppressivo parziale La Spisa - Oppi - Diana - Vargiu - Ladu

Art. 3

I commi 3 e 4 sono soppressi. (19)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale Orrù - Porcu - Caligaris - Cucca - Salis

Art. 3

I commi 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:

2. Il Presidente e' eletto con votazione a scrutinio segreto con la maggioranza dei due terzi dei componenti l'Assemblea e dura in carica l'intera legislatura.

3. Se nessuno ha riportato detta maggioranza, si procede entro i successivi tre giorni ad una nuova votazione nella quale è richiesta la maggioranza dei due terzi dei votanti, computando tra i voti anche le schede bianche. Dal terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti. (34).)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 19.

LA SPISA (F.I.). L'illustrazione dell'emendamento numero 19, dopo il dibattito della giornata di ieri sull'intera proposta di modifica del Regolamento, è molto più agevole e breve. Il problema posto da questo emendamento, così come tutte le modifiche del Regolamento, ha una rilevanza tecnico-giuridica molto forte, ma contemporaneamente proietta anche, all'attenzione di tutti, dei significati politici di rilievo.

In particolare la questione su cui insiste l'emendamento numero 19, così come anche l'emendamento numero 34, è importantissima, l'abbiamo sottolineata più volte e abbiamo cercato di spiegare anche le motivazioni politico istituzionali molto forti che ci hanno indotto a presentare questo emendamento al di fuori delle proposte elaborate dalla Giunta per il Regolamento, anche con il voto favorevole di tutti i Gruppi rappresentati nella Giunta.

Abbiamo agito in questo modo anche perché una emergenza politica contingente, manifestatasi nelle ultime settimane, ha posto questo problema, che poteva essere affrontato anche precedentemente dalla Giunta per il Regolamento. C'è stato un confronto politico, molto forte, alto e, diciamo, aperto alla riflessione sulle conseguenze di una modifica del Regolamento riguardo ai rapporti tra le forze politiche presenti in Consiglio regionale, proprio per rafforzare il confronto democratico con un insieme di regole che consentano di lavorare, ma anche di non mortificare il dialogo, in certi casi anche lo scontro, tra le forze politiche; cioè per dare la possibilità che, in Consiglio regionale, effettivamente siano rappresentate adeguatamente tutte le istanze, tutti gli interessi diffusi nel corpo elettorale che ha eletto i componenti di questa Assemblea rappresentativa di tutto il popolo sardo.

In estrema sintesi, chiedere, attraverso questo emendamento numero 19, di sopprimere i commi 3 e 4 dell'articolo 3 del vecchio Regolamento significa lasciare come unica possibilità, per l'elezione del Presidente del Consiglio, il quorum secco dei due terzi. Premetto che è evidente anche ai proponenti che il risultato normativo, dispositivo, dell'articolo porterebbe ad un metodo di elezione del Presidente che non trova certamente riscontro analogo in altre fattispecie che l'ordinamento giuridico, in particolare quello riguardante proprio la nomina di rappresentanti nei vari organismi, contempla.

Lasciare in maniera secca la necessità dei due terzi per l'elezione del Presidente pone certamente delle difficoltà tecniche, potrebbe anche creare complicazioni nel trovare delle intese in una Assemblea parlamentare. Però noi insistiamo sull'argomento; in parte per ottenere un buon testo normativo che modifichi la situazione attuale e in parte, possiamo dire, quindi, anche provocatoriamente. La parte provocatoria però non è finalizzata a nulla se non a porre un problema reale e cioè che, in un sistema di governo presidenziale, come quello attuale nelle regioni italiane, frutto di una legge elettorale che dà all'Assemblea legislativa una composizione determinata in maniera molto forte dal premio di maggioranza (premio che, evidentemente, è finalizzato alla stabilità dell'azione di governo, finalità che tutti coloro che hanno sostenuto quella legge, noi stessi, volevano rafforzare e raggiungere),la maggioranza consiliare, la maggioranza assembleare, rischia di determinare anche l'elezione del Presidente dell'Assemblea sistematicamente a maggioranza semplice. Cioè rafforzando, direi proprio sclerotizzando, una tendenza che, nelle ultime legislature, si è affermata progressivamente e che in qualche modo attribuisce alla Presidenza del Consiglio regionale una caratterizzazione evidentemente di parte.

Chi conosce un po' della storia autonomistica sarda sa che, nel passato, non è stato così, che la Presidenza del Consiglio in qualche modo è sempre stata una carica istituzionale sistematicamente sottratta, o che si è cercato continuamente da parte delle forze politiche di sottrarre, alla dialettica tra maggioranza e opposizione per una motivazione semplicissima che, se era forte allora, oggi è ancora più forte proprio perché abbiamo una forma di governo presidenziale.

Noi non abbiamo altri meccanismi di garanzia, la Presidenza del Consiglio deve essere rafforzata in questa funzione di terzietà, di garante dei rapporti tra le forze politiche presenti nel Consiglio regionale che siano effettivamente leali, funzione affidata ad una carica istituzionale che sia arbitro del confronto democratico in quest'Aula. Tutte le modifiche regolamentari fatte in questi anni, queste stesse che stiamo affrontando oggi, attribuiscono proprio al Presidente del Consiglio oggettivamente delle funzioni di finalità tese a dirimere le controversie regolamentari, cioè a permettere un confronto che non consenta alla maggioranza, ma neanche all'opposizione, di prevaricare rispetto agli altri, proprio per questo incremento di funzioni. Pensiamo per esempio al potere grandissimo di decidere quali norme siano intruse e quali no in un testo normativo, o il potere nella gestione del calendario dei lavori e così via.

La funzione della Presidenza del Consiglio deve tornare ad essere quella che è stata storicamente, giustamente oggi deve essere rivalutata. La Presidenza del Consiglio non può essere un pezzo della lottizzazione, per essere molto chiari e per usare una terminologia che non è certamente molto edificante, ma che purtroppo realisticamente viene usata. La Presidenza del Consiglio non può essere oggetto di spartizioni di potere all'interno di chi ha vinto le elezioni e quindi ha una maggioranza così forte.

Con questo emendamento, noi crediamo di lanciare quindi una sfida a questa Assemblea. Sta all'Assemblea, all'opposizione e alla maggioranza, vedere come questa sfida può essere raccolta per la salvaguardia della operatività, quindi della dignità del Consiglio regionale e per la salvaguardia di un corretto rapporto tra le diverse parti politiche di maggioranza e di opposizione. Per questo motivo, crediamo che si possa ancora insistere sulla presentazione e sulla tenuta in discussione di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento numero 34.

ORRU' (D.S.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, nell'ambito di un ragionamento e di una discussione sulla norma regolamentare, l'obiettivo di questo emendamento è di consolidare la funzione e la rappresentatività della Presidenza del Consiglio, introducendo un elemento rafforzativo dovuto alla modifica del comma 3 dell'articolo 3 del Regolamento, cioè facendo in modo che l'elezione del Presidente del Consiglio non avvenga mai con la maggioranza relativa dei voti.

Il che significa che quella figura deve comunque, sempre e in ogni caso, rappresentare la maggioranza di questa Assemblea, cioè dei componenti assegnati. E' un elemento che, nell'ambito della modifica delle norme regolamentari, ne rafforza certamente questa rappresentatività. L'ipotesi ovviamente ulteriormente rafforzativa, quella della modifica della natura stessa della figura presidenziale nella sua collocazione come organismo istituzionale, non può essere prevista per vie regolamentari ma deve essere prevista, quella strada, attraverso gli strumenti, appunto, che a questo debbono rispondere, che sono la modifica della legge dello Statuto; gli organi previsti dall'articolo 15 dello Statuto sono il Presidente della Regione, la Giunta regionale e il Consiglio regionale, non c'è il Presidente del Consiglio regionale. Qualora si intenda attribuire a quest'ultima figura una nuova funzione, aprendo così una discussione, io sarei propenso anche a ragionare sull'introduzione di un quarto organismo istituzionale, però attraverso quella strada su detta, non attraverso la via breve regolamentare. Per questa via si fanno in genere errori, in molti casi si fanno pasticci.

Quindi, credo che la maggioranza proponga questo emendamento (sottolineando la necessità di rafforzarlo a Statuto vigente con le regole vigenti, ma con l'ordinamento legislativo e statutario, non con le regole regolamentari), intendendo con esso consolidare quel ruolo e la sua rappresentatività, facendo in modo che venga eletto sempre e comunque, considerando la possibilità che, attraverso i primi due passaggi, sia rappresentativo dei due terzi dell'Aula, ma se questo non dovesse avvenire, prevedendo nella terza fase di votazione la maggioranza assoluta dei componenti assegnati.

Se non ricordo male, questa misura è prevista in pochissime regioni italiane, mi sembra solo nel Consiglio regionale della Toscana, in nessun'altra. Nessun'altra elezione di Presidenza di Assemblea parlamentare prevede questo passaggio, neppure quella per lo stesso Presidente della Repubblica per intenderci. Quindi, è un elemento molto, molto rafforzativo. Aggiungo anche che la votazione dei due terzi non a caso è prevista solo per l'elezione dei membri della Corte Costituzionale da parte del Parlamento: la Corte Costituzionale ha appunto questa funzione di terzietà; ma è previsto nella Costituzione Italiana, non in una norma regolamentare del Parlamento.

Questo è lo spirito con il quale la maggioranza propone questo emendamento alla valutazione dell'Aula, appunto rendendosi conto che vi è la necessità, in questa fase di transizione, di rafforzare comunque il ruolo e la rappresentatività della Presidenza del Consiglio.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta per il Regolamento sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù.

ORRU' (D.S.), relatore di maggioranza. E' una procedura un po' insolita, chiedo scusa, di parte. Io ho presentato un emendamento e ho espresso un parere ovviamente favorevole per quanto riguarda il "34", facendo il notaio, quindi, rispetto all'espressione del parere della Giunta per il Regolamento; per quanto riguarda il "19", il parere è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, Presidente della Regione, Assessori, colleghi e colleghi, l'ampio e approfondito dibattito, per rendere più efficiente il lavoro dell'Assemblea, nelle Commissioni e in Aula, che ho seguito con molta attenzione mi ha confortato sull'opportunità della relazione di minoranza che non può essere considerata, per lo spirito e i contenuti, come un'azione di antagonismo programmatico nei confronti della maggioranza di cui per scelta e convinzione, in qualità di socialista dello SDI, faccio parte.

Il proficuo lavoro della Giunta per il Regolamento, che ha riscosso generali consensi, rischia però di essere travolto da fatti contingenti che non debbono condizionare la delicata riflessione complessiva sulle regole. Non è accettabile, questo sì, che quasi all'improvviso un dibattito, nelle intenzioni ponderato e al di sopra delle parti, si trasformi in un referendum su chi ricopre attualmente la più alta carica dell'Assemblea. Ritengo quindi sia necessario sgombrare il campo da tutte le polemiche interne ed esterne ai partiti e ai Gruppi ed affrontare l'argomento in discussione con serenità e freddezza.

Per questo condivido, e credo che l'Aula dovrebbe accoglierla, la proposta dell'onorevole Siro Marrocu, su suggerimento del Capogruppo di Alleanza Nazionale Mario Diana, di una pausa. Si potrebbe così, anche perché la vigenza non è comunque immediata, completare l'esame del Regolamento dopo la soluzione dei nodi politici contingenti. Altrimenti, c'è il rischio che, anziché parlare del codice di comportamento di tutti, si accentri l'attenzione sulle persone. Salvo infatti le considerazioni dell'onorevole Attilio Dedoni, in termini più provocatori che sostanziali, la Giunta per il Regolamento, lo ricordava anche l'onorevole La Spisa, nei mesi da aprile ad agosto non ha mai affrontato la questione della Presidenza del Consiglio a tempo. E' quindi da ritenersi un argomento "fuori sacco" quello che è stato portato all'attenzione dell'Aula.

La problematica è stata oggetto della Giunta per il Regolamento soltanto nella seduta che ha preceduto l'approdo in Aula degli emendamenti, questo ad ulteriore sostegno della tesi che, per concretizzare un nuovo codice, occorre avere un sistema di riferimento preciso e definito, riflettere sulle conseguenze del cambiamento avvenuto e stabilire i principi, cioè il sistema che veramente si intende promuovere. Sono anch'io del parere, espresso tra gli altri dall'onorevole Pierangelo Masia, che il Regolamento consiliare non è un'appendice accessoria ma ha un significato che va ben al di là del "qui ed ora".

L'argomento è approdato in Giunta in seguito alla presentazione dell'emendamento numero 19, ma anche dell'emendamento numero 12, emendamenti che sono stati formalizzati il 13 settembre, quando cioè era già nato il caso Maninchedda. Un caso che, per la valenza della proposta politica e progettuale in senso autonomistico, ha bisogno sicuramente di un dibattito di respiro soprattutto tra le forze politiche che intende privilegiare; si tratta di un argomento che va ben oltre gli angusti limiti regolamentari legati alla questione della Presidenza della Commissione Autonomia. Ritengo che i partiti e le forze politiche non si tireranno indietro dal misurarsi sulle prospettive di un'idea non priva di fascino e che mira ad ampliare la maggioranza. Per quanto mi riguarda, penso che si possa iniziare un ragionamento e un percorso senza trascurare che, finché avrò forza, mi batterò per la nascita del Gruppo socialista. Il caso Maninchedda, le vicende interne a Rifondazione e tutte le problematiche connesse, devono essere risolte a prescindere dal dibattito sul Regolamento. Nessuno dei firmatari l'emendamento numero 19 (mi riferisco in particolare agli onorevoli Giorgio La Spisa, Mario Diana e Pierpaolo Vargiu, che hanno autorevoli rappresentanti in Giunta per il Regolamento, e Giorgio Oppi, componente di spicco dell'organismo consiliare) ha mai portato formalmente all'attenzione della Giunta un ragionamento per limitare nel tempo l'incarico del Presidente del Consiglio. Tuttavia questo tema è emerso successivamente perché c'è anche un altro emendamento, come dicevo prima.

Credo quindi che la quaestio abbia un vizio d'origine che ne fa vacillare l'impianto logico. In un momento in cui si chiede al Consiglio regionale di esprimersi al meglio sotto il profilo della compattezza, manifestando solidità, senso di responsabilità e compostezza, si può accettare che venga fatta ondeggiare la più alta carica rappresentativa del popolo sardo? L'errore di un individuo, ammesso che sia un errore, può inficiare l'istituzione? Ecco perché, nell'emendamento numero 34, c'è anche una questione che non attiene strettamente l'articolo a cui si riferisce.

Se come, con grande chiarezza, è stato descritto dall'onorevole Gianbattista Orrù, con il nuovo ordinamento il Presidente della Regione è l'unico autorevole depositario delle funzioni di governo, e non possiamo far finta che nulla sia successo, è accettabile che il Presidente del Consiglio, unica controparte del potere esecutivo, si rapporti al suo pari in una condizione di debolezza? Il Presidente della Regione resta in carica cinque anni e sullo stesso piano temporale si deve misurare il rappresentante dell'Assemblea. Il Consiglio regionale ha bisogno di una figura stabile di primus inter pares, se vuole tentare almeno di compensare la disparità istituzionale attuale derivante dall'elezione diretta del Presidente della Regione; deve cioè assegnare fiducia per cinque anni a quello che è il leader dell'Assemblea. In quanto legittimata dal voto, alla stessa stregua del Presidente della Regione, l'Assemblea, proprio perché espressione del popolo sardo, se si preferisce dell'elettorato, ha il dovere di eleggere un rappresentante che possa operare con lungimiranza, serenità, pienezza di ruolo e di poteri. Che forza propositiva e persuasiva, quale autorevolezza e ruolo può esercitare un Presidente che, oltre ad avere sul capo, come tutti i consiglieri, il peso di poter tornare a casa per volontà di uno solo, è consapevole di avere un incarico a scadenza?

Mi piacerebbe sentire il parere di chi, come l'onorevole Mario Floris, ha avuto l'onore di presiedere l'Aula su un'altra problematica strettamente legata alla questione del tempo: nei rapporti istituzionali, nei confronti con lo Stato e nell'azione verso l'Unione Europea. Si sente o no dimezzato un Presidente che deve perorare una causa che non potrà sostenere di lì a qualche mese? E la complessità della macchina consiliare, nelle sue diverse articolazioni, che vanno ben al di là dell'Aula, quanto tempo di adattamento richiede? E' quindi una questione di razionalità ad indicarci la strada della stabilità dell'incarico del Presidente del Consiglio ben presente e chiara nell'emendamento numero 34.

Un'altra considerazione su cui occorre soffermarsi, rispetto alla scelta di evitare la scadenza dei trenta mesi per il Presidente del Consiglio, è quella relativa al tipo di rapporti che si determinerebbero inevitabilmente nei suoi confronti da parte dei componenti dell'Assemblea. Siamo certi che un Presidente dell'Assemblea a trenta mesi risulti meno vulnerabile di uno a scadenza sessanta mesi? Quanti corteggiatori dovrà tenere a bada per evitare di cadere nelle trappole degli adulatori o dei delatori? Questo emendamento ha un senso più ampio di quello che si vuole indicare, proprio perché garantisce stabilità all'istituzione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). La collega Caligaris mi ha letto nel pensiero, era proprio mia intenzione chiedere una sospensione per vedere se è possibile trovare una sintesi equilibrata, magari attraverso qualche integrazione e modifica, dell'argomento messo in discussione con gli emendamenti numero 19 e 34.

PRESIDENTE. Naturalmente mi rimetto a questa volontà, se c'è opinione che serva sospendere dieci minuti per incontrarsi.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Se è un'esigenza dei Gruppi di maggioranza di incontrarsi e di vedere, non si nega mai una sospensione, sia chiaro che non è una nostra richiesta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo ancora per confermare che aveva ragione la Caligaris che avrei dovuto chiedere dieci minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti. I lavori riprenderanno alle ore 11 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 20, viene ripresa alle ore 11 e 57.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io sinceramente ero convinto che fossimo già in sede di dichiarazione di voto, per essere chiari, comunque ne approfitto. Intervengo sull'emendamento numero 19 in quanto ho delle perplessità in merito. E' vero che, come principio, se si raggiungesse, magari fosse, la maggioranza dei due terzi sarebbe ottimale; senz'altro il Presidente eletto sarebbe il risultato di un accordo complessivo di tutta l'Aula. Il fatto che sia super partes o meno dipende solo ed esclusivamente dalla coscienza, dalla serietà e dalla correttezza del Presidente.

Ritengo comunque che sia molto improbabile che possa essere raggiunta in prima votazione, al primo colpo secco, una maggioranza così massiccia tale da poter nell'immediato eleggere il Presidente. Dico anche che, a mio parere, proprio la possibilità di adire le votazioni sino ad arrivare ad una terza votazione che prevede la maggioranza dei presenti in Aula, attiverebbe le solite diplomazie, gli accordi sottobanco, che potrebbero (questo è il rovescio della medaglia) condizionare non poco l'elezione del Presidente.

Per cui sinceramente su questo emendamento ho delle perplessità, che ho esternato al mio Gruppo, pur riconoscendo che il principio fondante è giusto, che un Presidente così forte sarebbe senz'altro un Presidente super partes. Il problema è che ritengo questo procedimento impraticabile, anche prendendo atto del fatto che tutte le cariche istituzionali, dal Presidente della Repubblica all'ultimo sindaco dei nostri comuni, vengono votate in prima battuta con la maggioranza dei due terzi per poi arrivare, chiaramente, alla maggioranza dei presenti, in quanto è la maggioranza che, in un sistema democratico, stabilisce o meno l'elezione di una carica. Il principio senz'altro è fondante, magari si potesse raggiungere! Direi che la dimostrazione pratica, a tutt'oggi, è che ritengo quasi impossibile che una maggioranza schiacciante, così bulgara, che rappresenta quasi i due terzi di quest'Aula,possa esprimere al primo colpo, anche al secondo colpo, anche al terzo colpo, un Presidente; ci sarebbe senz'altro, tra le altre cose, la paralisi istituzionale, seppure l'Aula potrebbe essere condotta dal consigliere anziano.

Ritengo utile questa proposta, ma solo a livello provocatorio; la ritengo impraticabile e, comunque sia, non credo sia obiettivamente migliore della ipotesi attuale e normale che condiziona l'elezione del Presidente. Ho già detto che nascerebbero, nei giorni in cui non venisse raggiunta una tale maggioranza, delle difficoltà in seguito alle quali si attiverebbero accordi sottobanco che potrebbero portare a un condizionamento dell'elezione del Presidente, in quanto, pur di avere i voti, è chiaro che potrebbe essere influenzato.

Per cui, ripeto, ho voluto manifestare in Aula le perplessità che ho su questo emendamento, così come le ho dette al mio Gruppo (poi vedremo quello che il Gruppo riterrà opportuno fare), pur condividendo il principio che un Presidente, eletto con un numero così alto di voti, potrebbe - dico potrebbe, perché non è vero che sarebbe - essere super partes; assolutamente deve, ma questo spetta alla correttezza, alla coscienza del Presidente e non ai voti.

Confermo che, secondo me, ci potrebbero essere dei condizionamenti per l'elezione del Presidente pur di raggiungere quel numero di voti, cosa che invece non è possibile se si procede giustamente così come impongono le regole attuali, non solo qui in Regione, ma in Provincia, nei comuni, al Parlamento e da tutte le parti, per l'elezione diretta del Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Io ho ascoltato l'intervento lucido dell'onorevole Giorgio La Spisa, lucidità che deriva dall'essere, ne sono profondamente convinto, espressione di quella parte seria e nobile del Partito di Forza Italia, ma divergo nelle considerazioni per quanto riguarda sia il ruolo del Presidente del Consiglio che, soprattutto, la questione legata al termine di mandato.

Divergo soprattutto dall'analisi che ancora la soluzione delle questioni poste ai problemi della contingenza politica. Noi non possiamo caricare sul Regolamento questioni che debbono essere risolte in altra sede, cioè in quella propriamente politica, sia per quanto attiene al rapporto anche conflittuale che può nascere tra consigliere e Presidente del Consiglio, Gruppo e Presidente del Consiglio, o nei rapporti fra Gruppi della stessa maggioranza o tra Gruppi della maggioranza e della opposizione.

Vi è un altro aspetto: il quorum richiesto per l'elezione del Presidente del Consiglio. Giustamente l'onorevole Orrù richiamava l'esperienza della Corte Costituzionale e, al di là della natura di organo com'è, delle leggi, di organo super partes, la stessa natura evidentemente deve essere ricollegata alla funzione del Presidente dell'Assemblea regionale, non è questo il problema. Il problema vero è che i giudici della Corte Costituzionale sappiamo che vengono eletti dopo anni, perché non si riesce a trovare il giusto equilibrio, le naturali intese nel Parlamento. Quante volte abbiamo dovuto assistere a riunioni del Parlamento andate a vuoto per anni, addirittura per qualche anno, rimanendo vacante il posto nella Corte Costituzionale, proprio perché non si riusciva a trovare l'intesa tra gli schieramenti contrapposti.

Allora il pericolo qual è? Il pericolo è che (essendo uno dei primi atti che deve affrontare il Consiglio regionale dopo il suo insediamento) si crei una contrapposizione tale, all'indomani delle elezioni, quando gli animi sicuramente risentono ancora delle conseguenze di una campagna elettorale fresca fresca, dalla quale scaturiscano delle discussioni; allora sì, a quel punto, potrebbero esserci furbizie, o nascere situazioni non alla luce del sole in un'Aula, ma forse nelle segreterie dei partiti o dietro le quinte. Quindi serve proprio, come norma di chiusura del sistema, prevedere che l'elezione del Presidente, quando non è possibile trovare un'intesa con una maggioranza qualificata dei due terzi, possa aver luogo con la maggioranza assoluta. Rischieremmo di paralizzare altrimenti il Consiglio proprio come avviene per la mancata elezione dei giudici della Corte Costituzionale.

Ecco perché sicuramente voteremo, per quanto ci riguarda e per quanto mi riguarda, l'emendamento numero 34, mentre riteniamo di non condividere, da questo punto di vista, pur capendone la ratio, lo spirito dell'emendamento numero 19.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, anch'io, come alcuni colleghi in quest'Aula, credo che forse nel dibattito sul Regolamento siamo andati un po' sopra le righe, forse fuori luogo. Se c'è qualcuno in quest'Aula che pensa che si voglia delegittimare la figura del Presidente del Consiglio si commenta da solo e delegittima se stesso. E' un modo per banalizzare il dibattito consiliare e appartiene alla corrente di pensiero di coloro che vogliono imbavagliare tutto e tutti all'insegna di una pseudosuperbia intellettuale. Non è così! Noi abbiamo posto un problema reale, un problema vero, un problema serio.

Nella scorsa legislatura, i colleghi sanno che noi ci siamo posti il problema di come cambiare il Presidente del Consiglio, di come sfiduciare il Presidente del Consiglio. Non abbiamo trovato un appiglio, un aggancio, un modo per poter sfiduciare il Presidente del Consiglio che noi stessi avevamo eletto. Pensate che questo accade anche per il Presidente della Regione eletto dal popolo, il quale con una mozione di sfiducia può andare a casa, è vero che manda a casa noi, ma va a casa anche lui; noi non abbiamo una norma nel nostro Regolamento che preveda questo, io credo che noi stessi stiamo commettendo un grave errore.

D'altra parte, nella discussione generale, ho ricordato che la composizione di questo organo, cioè dell'Ufficio di Presidenza, è istituzionalizzata, è bene non dimenticarlo; di questo organo non fa parte soltanto il Presidente, ma fanno parte i Vicepresidenti, il collegio dei Questori, i Segretari, che non sono soltanto espressione dei partiti, certo vengono indicati dai Gruppi politici, dalle forze politiche che sono presenti in quest'Assemblea, ma sono portatori e garanti di regole e di comportamenti politici e giuridici di derivazione statutaria e costituzionale, e l'esercizio di queste prerogative coinvolge, nelle responsabilità proprie della gestione dell'Assemblea, tutti quanti insieme.

Quindi è anacronistico mantenere in vita il problema identificato nella diversa scadenza dell'Ufficio di Presidenza con quello del Presidente. La verifica di metà mandato è valida per tutti, è valida per l'Ufficio di Presidenza e deve essere estesa anche alla figura del Presidente, che deve mettersi in gioco al pari degli altri componenti dell'Ufficio di Presidenza. Primus inter pares negli onori e negli oneri. Qualora, poi, per ragioni di natura politica, che riguardano la maggioranza, cioè chi lo esprime, non tanto la minoranza, non ci fosse questa garanzia (che la stessa maggioranza con la minoranza chiedono), io credo che il suo venir meno o la sua compromissione, cioè l'impossibilità non garantita a noi di porre alcun rimedio, servirebbe a incancrenire un rapporto di latente e pericolosa sfiducia che provocherebbe un danno irreversibile per le istituzioni e per l'intero sistema della Sardegna. Abbiamo posto pertanto un problema che abbiamo vissuto, un problema reale, che fa parte di questa Assemblea, lo vedremo nel prosieguo dei lavori, citando anche gli altri emendamenti che abbiamo presentato, tutti tesi a fare in modo che la funzionalità del Consiglio sia migliore di quella avuta fino adesso.

Quindi vi prego, colleghi, parliamo, magari contraddicendo o non condividendo, ma parliamo di norme serie, non stiamo ponendo un problema perché vogliamo cacciare Tizio, Caio o Sempronio, ma perché nella storia sappiamo che certi avvenimenti possono accadere e riteniamo che dobbiamo prevedere prima quello che non saremo in grado di rimediare dopo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Io credo che, all'emendamento numero 19, vada data una lettura giusta, nel senso che l'obiettivo che si pongono i firmatari è quello di fare in modo che il Presidente del Consiglio regionale, organo che deve svolgere un ruolo di garanzia interno di tutto il Consiglio regionale,, vada eletto con una maggioranza ampia.

Sbaglia chi pensa che noi abbiamo presentato l'emendamento perché ci sono o ci possono essere oggi problemi particolari, qualcuno ha parlato di contingenza. Non è così. Noi sappiamo bene che, in ogni caso, anche se questo emendamento passasse, non si procederebbe immediatamente alla modifica del Regolamento, sappiamo che il nuovo Regolamento dovrebbe essere applicato nella legislatura successiva. Quindi non è un emendamento finalizzato ad intervenire perché oggi si è creata una situazione particolare, tali situazioni - l'ha già detto chi mi ha preceduto - si sono verificate anche in passato. L'obiettivo dell'emendamento è quello di fare in modo che, così come altri organi consiliari, quali l'Ufficio di Presidenza, a metà legislatura vanno di fatto rinnovati, lo sia anche il Presidente del Consiglio; non si capisce perché quest'ultimo non possa essere rinnovato.

Non credo alle preoccupazioni della onorevole Caligaris quando dice che un Presidente che dura in carica due anni e mezzo è dimezzato. Oppure quando si dice che, nei confronti del Governo nazionale o dell'Unione Europea, un Presidente che dura due anni e mezzo non ha l'autorevolezza di un Presidente che dura cinque anni. Non è vero, un Presidente che deve rimanere in carica due anni e mezzo, per il periodo che rappresenta il Consiglio regionale, ha la stessa identica autorevolezza di uno che deve durare cinque anni o dieci anni.

Non è questo il problema. Il problema è che si vuole fare in modo che questa scelta riguardi tutto il Consiglio regionale e non solo una parte di esso, per intenderci la maggioranza. Questo lo abbiamo già detto, ma non perché noi, come opposizione, stiamo meditando in qualche modo di puntare all'elezione di un Presidente del Consiglio che sia della nostra parte politica; non sono più i tempi, non c'è la situazione, non ci stiamo minimamente pensando, ammesso che l'altra parte politica fosse d'accordo.

L'obiettivo che ci poniamo con questo emendamento è quello di fare in modo che, se il Governo della Regione deve rappresentare soprattutto una maggioranza, la Presidenza del Consiglio regionale (stiamo parlando del Consiglio regionale, cioè dell'organo legislativo che, in quanto tale, deve fare leggi che rappresentano tutto il popolo e quindi leggi di tutti e non solo di una parte), deve essere più in linea con tutto il Consiglio regionale. Sono due figure distinte, la figura del Presidente della Giunta regionale con quella del Presidente del Consiglio regionale non possono essere sovrapposte. Noi riteniamo non che il Presidente della Giunta regionale non debba essere garante di tutti i sardi, è eletto dal popolo, ma in particolare che il Presidente del Consiglio regionale deve essere, siccome è eletto da questa Assemblea, la vera espressione di tutto il Consiglio regionale; ecco il significato di questo emendamento che noi abbiamo firmato.

Quindi non ci sono motivazioni particolari per cui si è arrivati oggi a questo ragionamento, l'avremmo fatto anche in situazioni diverse. Comunque nessuno può negare che oggi ci sono delle situazioni che hanno creato qualche perplessità all'interno del Consiglio regionale;credo che tutto il Consiglio su questo punto debba fare una riflessione seria, perché le maggioranze non sono eterne, si alternano, può darsi che domani questo problema riguardi altri. Dobbiamo valutare la cosa con spirito diverso, non solo di parte, pensando che stiamo approvando una norma per un Regolamento che vale oggi ma varrà anche domani. Se noi ci mettiamo nella condizione di pensare che le modifiche al Regolamento vengano fatte pensando non al contingente, ma alla situazione futura, credo che potremmo essere in grado di superare certe situazioni, soprattutto di poter far funzionare meglio l'istituzione "Consiglio regionale".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, l'emendamento numero 19 di cui sono firmatario, che è in discussione insieme con l'emendamento numero 34 e non con altri, è uno di quegli emendamenti che, nel ragionamento che ha preceduto la discussione sugli emendamenti singoli, era considerato come un emendamento portato al Consiglio con l'idea di capire insieme l'esistenza della possibilità di migliorare il lavoro sinora svolto.

Quindi non è un emendamento provocatorio, non è un emendamento sul quale qualcuno vuole irrigidirsi, è un emendamento sul quale si intende aprire un ragionamento, una discussione, fermo restando che poi alla fine della discussione si può anche rimanere su posizioni diverse; è necessario però che venga spiegata qual è la posizione che porta a questo emendamento in maniera tale da comprendersi sugli obiettivi e, qualora gli obiettivi non vengano condivisi, spiegare perché gli obiettivi non sono condivisi.

Il Regolamento che noi avevamo vigente nasceva e viveva su una forma elettorale differente, nel senso che, finite le elezioni nella scorsa legislatura, ci si trovava di fronte a due esigenze: quella di scegliere in Aula il Presidente del Consiglio e quella di scegliere sempre in Aula il Presidente della Giunta. Quindi il Consiglio era sovrano e all'interno del Consiglio era sovrana una maggioranza che effettuava delle scelte; ma, pur in questa situazione, il precedente Regolamento, almeno in linea di principio, diceva che, alla prima votazione, era comunque necessario, per scegliere un Presidente del Consiglio, avere i due terzi dei voti espressi, ciò significa che già il precedente Regolamento si poneva il problema che la Presidenza del Consiglio fosse un organo di garanzia. Vero è che, essendoci la necessità di avere immediatamente un Presidente del Consiglio perché il Consiglio fosse immediatamente operativo, in modo da passare successivamente alla scelta del Presidente della Giunta quindi della Giunta e conseguentemente all'attività di governo vera e propria, si cercava un meccanismo estremamente snello che consentisse di arrivare immediatamente alla scelta del Presidente del Consiglio, ossia nella stessa giornata si andava agli adempimenti successivi che poi erano quelli fondamentali per il governo della Regione.

Oggi ci troviamo di fronte a un diverso meccanismo, ne abbiamo discusso cento volte in quest'Aula e altrettante volte abbiamo pensato che, se esiste un'azione di quest'Aula negli interventi di riequilibrio, questa azione deve essere esperita. Il meccanismo è diverso nel senso che il Presidente della Giunta è già eletto direttamente dal corpo elettorale, ha già scelto la sua Giunta, l'attività di governo si esplica già regolarmente anche se il Consiglio regionale non si è ancora materialmente riunito. A questo punto, c'è il problema di come deve essere gestito il Consiglio regionale. Nel discutere la riforma del Regolamento, a nessuno sfugge che noi oggi andiamo a votare in Aula il Regolamento con una maggioranza che è quella dei due terzi, nel senso che siamo stati d'accordo tutti che si sta parlando di regole che sono a garanzia per tutti e non solo per chi è maggioranza o minoranza oggi. Regole che non devono essere fatte contro qualcuno, ma nell'interesse generale della funzionalità del Consiglio, quindi c'è la dimostrazione provata che, laddove si ragioni su un campo di regole condivise, si trova la maggioranza di due terzi.

Allora la nostra proposta è quella di eleggere un Presidente che sia espresso dalla maggioranza; se voi lo ritenete, si può anche scrivere materialmente che il Presidente deve essere espresso dalla maggioranza, su una rosa di due o tre nomi all'attenzione del Consiglio e che, obbligatoriamente, nell'ambito di questi due o tre nomi debba avvenire l'elezione, cioè tutto ciò che garantisce che il Presidente sia un Presidente di maggioranza per noi va bene, perché non riteniamo che il Consiglio regionale debba essere guidato da qualcuno che sia esponente della minoranza. Voi ricorderete meglio di me che, senza tirare in ballo la Corte Costituzionale, in altri tempi, uno dei due rami del Parlamento era guidato da un esponente della minoranza; quindi la garanzia dell'organo istituzionale è una garanzia riconosciuta a livello parlamentare, deve essere una garanzia che coinvolge sicuramente anche la minoranza nell'estensione delle regole fondamentali, insomma è una garanzia riconosciuta a livello parlamentare, è una garanzia che probabilmente noi guadagniamo a riconoscere anche in quest'Assemblea.

Perché? Perché qualche collega, estremamente attento di solito, forse per disattenzione non si è reso conto che, in realtà, non stiamo ancora discutendo dell'emendamento numero 36, di questo si discuterà successivamente ed ognuno esprimerà il suo parere. L'emendamento numero 19 non parla di durata della Presidenza del Consiglio, anzi, in questo senso è garantista perchè è evidente che, se non esiste una garanzia di larghe convergenze sul nome, diventa più forte l'esigenza che ci sia una verifica a metà mandato, mentre è altrettanto evidente che se il Presidente è di assoluta garanzia, se è un Presidente di totale condivisione, se è un Presidente che, nella testa di tutti, difende le regole, è assai più facile che possa essere proposto per una durata dell'intera legislatura e che non abbia il problema, durante i primi due anni e mezzo di legislatura, di guadagnarsi sul campo quelle medagliette presso una parte politica, che gli consentano comunque di poter ottenere la rielezione per i successivi due anni e mezzo.

Non ero presente ai tempi della discussione per il nuovo Regolamento, ma immagino che il motivo, per cui il Presidente non è stato soggetto a una rielezione dopo due anni e mezzo, fosse proprio quello di tenerlo al di fuori da ogni eventuale possibile bagarre che potesse, dopo quel periodo, costringerlo a mantenere un rapporto stretto con una delle parti politiche presenti in Consiglio, pur di riottenere l'elezione alla scadenza del suo mandato, come per il vice Presidente e per il restante ufficio di Presidenza.

Se noi ci indirizziamo invece verso la salvaguardia del nome di garanzia, se noi crediamo che sia possibile che un Consiglio possa, oltre che riformare il Regolamento con la maggioranza dei due terzi come stiamo facendo in questi giorni, avere anche un Presidente con la maggioranza dei due terzi, stiamo dicendo che crediamo nel fatto che, in questa Assemblea, ci possa essere, pur nella divisione tra i due opposti schieramenti, un sentire comune che aiuta a garantire le regole, che aiuta a garantire la specificità del ruolo di ognuno, maggioranza e minoranza, governo e opposizione.

Credo che, nello spirito dei firmatari di questo emendamento, ci sia molto buon senso, molta apertura nei confronti di un ragionamento che deve restare comune, molta intelligenza e anche capacità di visione al di là dell'ostacolo, perché ovviamente ci poniamo il problema della prossima legislatura, non di questa, per farla continuare con lo stesso spirito che oggi c'è in questa Aula sulla riforma del Regolamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Intervengo di nuovo sull'argomento, dopo l'illustrazione dell'emendamento, per due motivi. Prima di tutto per chiarire, dopo alcuni interventi, in particolare quello della collega Caligaris, che questa proposta dell'innalzamento del quorum per l' effettiva elezione del Presidente del Consiglio è oggettivamente e indiscutibilmente slegata da qualunque valutazione sul contingente, vorrei ribadirlo ma non perchè non mi interessi il contingente, quando si parlerà del contingente o si affronterà il contingente, la nostra parte politica dirà e prenderà posizioni nette.

Questo emendamento, considerando anche le situazioni politiche particolari e momentanee, pone all'attenzione dell'Aula una questione costituendo così l'occasione, per questa Aula, di darsi una regola che in qualche modo possa effettivamente essere utile a tutti, soprattutto riguardo al sistema democratico. Noi non possiamo, anche nei corridoi, solo denunciare o comunque esprimere forti preoccupazioni per un sistema di governo che, in tutte le regioni, come anche in parte nelle amministrazioni locali, sta ponendo grossi problemi. Le amministrazioni locali, le regioni, lo Stato sono stati per anni in balia di un sistema parlamentare puro che (nascendo evidentemente anche da preoccupazioni storiche ben precise, cioè dopo una dittatura e dopo una guerra) ha portato a configurare il nostro sistema, a tutti i livelli, secondo un modello che desse il più ampio spazio alla rappresentatività popolare; questo sistema di parlamentarismo puro è andato incontro a una crisi forte, perchè l'eccesso di diffusione di poteri ha portato effettivamente in tante situazioni, in tante realtà, alla paralisi.

La logica del maggioritario e del presidenzialismo, nascendo da questa considerazione, ha portato delle modifiche che sicuramente hanno anche prodotto risultati positivi, ma stiamo tutti registrando, dovunque, accanto a questi risultati positivi, un risultato indubbiamente negativo, che è stato sottolineato più volte: la politica è messa in crisi da questo sistema, perchè un'interpretazione disinvolta del presidenzialismo porta alla diminuzione della qualità, evidentemente anche dell'incidenza quantitativa delle decisioni che vengono e devono essere prese a seguito di un dibattito parlamentare.

La politica oggi è nella realtà parlamentare, è nell'espressione istituzionale dei parlamenti, delle assemblee, che devono riprendere quota; ha ragione Uras nel dire che certo la dignità e la rappresentatività di una rappresentanza parlamentare, scusate il bisticcio di parole, dipende dalla sua capacità, dall'onestà, dall'attenzione con cui riflette veramente gli interessi del paese, della regione, del popolo. Non c'è nessun sistema perfetto che possa sostituire la qualità della politica, siamo d'accordo, ma è anche vero che l'espressione forte e libera di un parlamento, di un'assemblea legislativa va comunque salvaguardata o sorretta da norme tecnico giuridiche che diano effettivi poteri. Effettivi poteri con una distinzione rispetto all'esecutivo, se l'esecutivo è più forte deve essere ugualmente forte l'assemblea legislativa, non lasciamoci sfuggire l'occasione di questo Regolamento per trovare un qualcosa che dia nuovamente, alla tradizione autonomistica sarda, la capacità di trovare, alla guida dell'assemblea legislativa, qualcuno che non sia espressione di una spartizione di potere di chi ha già vinto le elezioni e che per questo può e deve governare ma non anche condizionare oltre ogni limite la vita quotidiana di cinque anni di legislatura.

Questo è l'unico problema che noi poniamo e che va affrontato seriamente; io credo che ancora abbiamo la possibilità di non perdere un'occasione. Se questo emendamento può non andar bene così come è secco, si trovino delle soluzioni, ma non quelle certamente dell'emendamento numero 34 che solo formalmente cerca di venire incontro alle questioni e che poi, attraverso una sua parte, affonda la sua efficacia verso altre questioni molto più contingenti che invece devono essere risolte politicamente.

Si abbia il coraggio, anche da parte di questa maggioranza, di affrontare quel problema con gli strumenti politici a disposizione, che sono anche numericamente molto forti. Ma non si perda l'occasione invece di trovare una soluzione che sarà per il bene di tutti, soprattutto per il bene di un equilibrio nella gestione dei lavori del Consiglio regionale che, effettivamente, può dare anche maggiore qualità e maggiore capacità incisiva sulle decisioni favorevoli di leggi, di programmi, di atti di indirizzo politico di cui la Regione ha sempre più bisogno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, io credo che lo spirito, con cui tutti gli emendamenti vengono proposti, sia sempre quello di cercare di migliorare il contenuto del testo in discussione, di renderlo più adeguato insomma agli obiettivi che ci si propone ed eventualmente più condiviso a partire da quest'Aula. Credo sia giusto non sottrarsi al confronto, non è solo un'affermazione così priva di senso e di valore. D'altra parte, sarebbe in contraddizione con tutta la discussione che è avvenuta in sede di Giunta per il Regolamento, nel confronto continuo con i Gruppi e con i singoli consiglieri. Io credo che sia giusto insomma non nascondersi dietro le cose. Almeno questo è il mio modo in genere di vedere l'attività politica.

La preoccupazione principale che c'è, che è una preoccupazione politica, che può avere anche toni più o meno enfatici, più o meno allarmistici, in seguito alle grandi innovazioni istituzionali che sono state introdotte per legge nazionale, è quella di operare un riequilibrio, evidentemente, di una situazione squilibrata, che si ritiene tale; le opinioni su questo sono diverse, le abbiamo espresse e non intendo ribadire le ragioni che mi portano, anche queste, a considerarle in maniera più equilibrata, se mi si passa il termine; le preoccupazioni esistono su diversi versanti.

Io penso che il compito di una norma regolamentare, lo ribadisco, sia quello di garantire l'esercizio dei poteri e quindi l'assolvimento delle funzioni, della funzione di governo, di chi la rappresenta, e la funzione legislativa, di chi la rappresenta e di chi la esercita. I regolamenti servono per consentire che queste funzioni vengano esercitate ordinariamente, legittimamente e con il massimo di garanzia possibile, ma non hanno il compito di alterarne il rapporto, non ce l'hanno, non esistono scorciatoie per questo. Cioè, servono ed è compito della politica (concordo con l'espressione felice dell'onorevole La Spisa che mi ha preceduto, se non ricordo male la sosteneva ieri) trovare il giusto equilibrio tra i diversi estremi. Questo avviene nella normale discussione dei provvedimenti, a maggior ragione deve avvenire quando appunto si discute di regole.

Mi chiedo dunque che equilibrio c'è tra l'adottare da un lato una norma regolamentare che disciplina l'elezione del Presidente del Consiglio, il quale viene equiparato nella procedura di elezione alla elezione di un componente di nomina parlamentare della massima Corte, cioè della Corte Costituzionale, perchè questo è l'unico caso in cui servono sempre e comunque i due terzi, quindi il massimo diciamo per dare quella funzione di super partes e così via, e dall'altro equipararlo invece ad un qualsiasi Presidente di Commissione che deve essere ruotato dopo due anni e mezzo, e quindi facente parte del paniere. E' normale, io non intendo sottovalutare alcunché ma così viene ricompreso nel novero dell'elezione dei Questori, del Vice, del Capogruppo e di quant'altro, nella discussione normale che avviene all'interno dei Gruppi. Allora ripeto: che equilibrio c'è tra queste due cose? Cioè, c'è un estremo e ce n'è un altro.

Per concludere, la Giunta per il Regolamento ha discusso a lungo su questo argomento, non è che non l'ha affrontato; il punto di equilibrio che aveva trovato era lasciare la norma che abbiamo adesso nel Regolamento, non quello di modificarla. La modifica è stata proposta, sono d'accordo, ecco perchè non intendo nascondermi, introducendo un motivo contingente di carattere politico, la prima parte dell'emendamento risponde o tenta di rispondere a questo, non per eludere il problema politico, quando lo si affronterà sarà l'Aula a decidere in ogni caso; la seconda parte invece tenta di dare una risposta migliorativa perchè ritiene giuste anche le preoccupazioni esposte sul quanto si può fare, attraverso la norma regolamentare, per rafforzare quella funzione, per fare in modo che sia staccata dalla contingenza politica.

Noi abbiamo avanzato la proposta, che non è il massimo, di obbligare l'Aula, e quindi la maggioranza all'interno di sé, a trovare comunque la maggioranza assoluta, non vi è la scappatoia della maggioranza relativa, né del ballottaggio tra i più due votati come avviene in tutte o in quasi tutte le assemblee, si è comunque tenuti a trovare il massimo del consenso.

Io credo che si possa fare anche un ulteriore passo in avanti, raggiungere i due terzi, così come avviene nella seconda votazione, dei votanti e non dei componenti è un quorum molto elevato, è un quoziente di maggioranza qualificata elevatissimo, serve cioè il consenso di una parte se non di tutta l'opposizione, quindi serve un consenso molto ampio, direi anche che la defezione di una parte della maggioranza a volte implica questo. Il tutto non può avvenire nello stesso giorno, nel senso che è difficile che si creino quelle condizioni, magari di valutazione, di proposta, perchè siccome tutti i Gruppi hanno le loro proposte da avanzare, può darsi che sia necessario un tempo di valutazione più ampio che consenta a tutti di esprimere le loro proposte, che siano più adeguate in modo tale da avere un consenso più ampio nell'Assemblea. Si potrebbe ulteriormente migliorare, se ovviamente c'è l'intesa e l'accordo, anche quel testo prevedendo un lasso di tempo tra la prima e la seconda votazione, in modo da raggiungere quella maggioranza ampia con una proposta condivisa, meditata, valutata entro un termine di tempo più ampio; io credo che si possa fare anche questo.

Di fronte a questa proposta, io chiederei che possa essere ritirato l'emendamento numero 19, ne capisco le ragioni politiche, che non sono strumentali, che sono appunto quelle di segnare, attraverso la via regolamentare, un principio di carattere legislativo e statutario e non regolamentare, secondo il mio modesto parere; qualora questo non avvenga, io penso che, anche da parte della maggioranza, debba venire comunque una disponibilità a modificare l'emendamento numero 34, ovviamente con una proposta in Aula, per dare ancora un'ulteriore possibilità al raggiungimento di quel risultato a cui tutti, penso, in quest'Aula intendono pervenire, cioè avere una Presidenza largamente condivisa, non solo da questa ampia maggioranza, frutto della legge elettorale ma addirittura più ampia e che quindi ci siano le premesse per svolgere pienamente quella funzione di garanzia e di rispetto delle regole di cui ho parlato in premessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, quando si è deciso di mettere mano alla modifica del nostro Regolamento probabilmente tutti quanti ci siamo preoccupati fondamentalmente di verificare quelle condizioni che, in qualche modo, potessero rendere il nostro lavoro in Aula più semplice da un lato ma certamente anche più produttivo da un altro; comprendo le perplessità sul termine "produttività", mi pare che ieri l'onorevole Pinna, forse, su questo termine abbia avuto da dire, però credo che ci siamo capiti su ciò che si intendeva.

Però, come dire, nell'iniziativa di modificare il Regolamento, sono d'accordo sul fatto che la tempistica debba essere modificata, sono d'accordo sul fatto che sulla manovra finanziaria non debbano esserci delle norme intruse, sono d'accordo sul fatto che, in certi casi, il Presidente, sentiti i Gruppi, possa provvedere all'accorpamento degli emendamenti o calendarizzare i lavori e quindi stabilire un calendario dei lavori dell'Aula, ma forse nessuno aveva pensato, come ho già accennato, che i problemi nascevano e nascono su un altro aspetto che è nel Regolamento forse per caso, forse per un errore a monte, cioè sull'esigenza di tutelare i singoli piuttosto che l'organizzazione dei lavori.

Quindi, oggi, ci stiamo rendendo conto più di ieri, che ci siamo attardati sul Presidente del Consiglio, sulla composizione dei Gruppi, su tante altre questioni che sono materie di Regolamento incidentalmente, ma che comunque la dicono lunga su ciò che sta succedendo in Aula, o su ciò che può succedere in Aula, dimenticandoci invece di tutta un'altra serie di aspetti che nel Regolamento sono previsti, anche in quello vigente, come le dovute risposte a quest'Aula.

Così come, per esempio, non danno risposte gli Assessori e la Presidenza della Giunta sulle interrogazioni; io e molti colleghi, da oltre un mese, attendiamo risposta alle interrogazioni e alle interpellanze che ancora non sono state portate alla nostra attenzione. Questa parte dell'attività politica dei consiglieri regionali è fondamentale, si esplica rivolgendosi al Presidente ed agli Assessori per conoscere se corrisponde al vero un certo argomento di interesse generale; nonostante le sollecitazioni del Presidente del Consiglio e nonostante la lettera - che ho gradito - inviatami dal Presidente della Giunta, e per conoscenza agli Assessori, ancora oggi non viene rispettato il termine dei quindici giorni entro il quale gli Assessori debbono rispondere ai consiglieri.

Ho citato uno degli elementi importanti, ne potrei citare altri ma ritorno al discorso originario se cioè la durata dell'incarico del Presidente del Consiglio deve avere un termine, se deve essere prevista la mozione di sfiducia per il Presidente del Consiglio, se la composizione dei Gruppi deve essere diversa da quella prevista in campagna elettorale, se cioè il Regolamento vigente deve essere modificato in tutti questi aspetti ben specifici che non riguardano però l'economia e i lavori dell'Aula.

L'argomento in discussione in questo momento non mi chiede se sono d'accordo sul fatto che il Presidente duri in carica due anni e mezzo o che scada con l'Ufficio di Presidenza, più o meno. Certo è che, quando abbiamo presentato l'emendamento numero 19, ci siamo posti, sì, in quel frangente, un problema che, secondo me, è un problema statutario ma diventa regolamentare perchè è contenuto nel Regolamento, cioè l'elezione del Presidente del Consiglio avviene, con le modalità attuali, con una tempistica piuttosto veloce, quasi a volerla liquidare, non ricordando che il Presidente del Consiglio deve essere o dovrebbe essere figura garante, figura che tutela tutti i consiglieri e quindi la sua elezione deve essere frutto di uno sforzo generale, non esclusivo di una parte del Consiglio, ma invece inclusivo di una parte molto ampia del Consiglio, cosa garantita dalla previsione della maggioranza dei due terzi.

Ho detto ieri nel mio intervento che, nell'ordinamento italiano, l'ha ripetuto anche l'onorevole Orrù poc'anzi, esiste soltanto un caso nel quale la maggioranza dei due terzi viene mantenuta, peraltro si eleggono due Presidenti e quindi c'è anche una certa difformità. Mi sono preoccupato di verificare se in altre regioni, poi qualcuno mi dirà,esiste questo problema di mettere un termine alla durata dell'incarico e di prevedere una maggioranza di due terzi per l'elezione; ebbene non esiste neanche in altre regioni a Statuto speciale.

Il sollecitare, con l'emendamento numero 19, la soppressione dei commi 3 e 4 fondamentalmente tende a portare all'attenzione dell'Aula il fatto che, con questa maggioranza, a seguito di una modifica della legge elettorale, si può arrivare ad eleggere a maggioranza semplice un Presidente che probabilmente non è il massimo del consenso diffuso nell'Aula.

Stiamo attenti perché, a questo proposito, voglio ricordare che in tutte le circostanze nelle quali le modifiche regolamentari sono avvenute, l'ho detto ieri e lo ribadisco oggi, le norme sono entrate in vigore sempre nella legislatura successiva, proprio per evitare che modifiche che riguardano i singoli possano in qualche maniera essere condizionate.

Noi, in sede di Giunta per il Regolamento, abbiamo chiesto ripetutamente di far slittare l'entrata in vigore del Regolamento; non è stato possibile, perlomeno così come noi lo avevamo auspicato e cioè all'inizio della prossima legislatura. E' chiaro che, quando si modifica un Regolamento all'inizio della legislatura, può diventare difficile, ma soffermatevi un attimino sull'aspetto fondamentale riguardante le persone, i singoli, che oggi hanno un ruolo che noi vorremmo modificare. Se l'Aula è d'accordo per modificare in corso d'opera il ruolo delle persone facciamolo pure, ognuno voterà secondo coscienza e si regolerà di conseguenza!

L'emendamento numero 19 nasce dalla opportunità e dalla necessità di creare una convergenza più ampia con una maggioranza dei due terzi, certo, non si può andare all'infinito con i due terzi; ma, dai discorsi che ho sentito, mi paare che ci sia la disponibilità a trovare una soluzione diversa e non come il Regolamento prevede che cioè, dopo la prima votazione per la quale si prescrive la maggioranza dei due terzi, immediatamente, nella stessa giornata, si è quasi costretti dal nostro status a costituire l'Ufficio di Presidenza, il Presidente, i Gruppi, e quant'altro; quindi, abbiamo l'interesse unitario a non focalizzare l'attenzione sulla persona che deve rappresentare non solo tutti noi ma anche i sardi. Ecco la ragione della presentazione dell'emendamento numero 19. Noi riteniamo, io ritengo, che la maggioranza dei due terzi vada mantenuta, ma per un tempo congruo, utile, che faccia anche metabolizzare e maturare la convinzione che, all'interno di questo Consiglio, ci sia una persona che sia in grado di avere il giusto equilibrio, di mantenere i Gruppi uniti, di essere equanime ed equidistante.

Sforziamoci di non mettere in piedi una norma che renda ancora più schiavo il Presidente del Consiglio. Mi viene da pensare che un emendamento o una modifica che prevedesse la decadenza del Presidente del Consiglio metterebbe quel Presidente del Consiglio in una situazione di forte debolezza perché sarebbe condizionato dal fatto che dovrebbe garantirsi i successivi due anni e mezzo; quindi, cercherei di trovare un'altra formulazione, un'altra soluzione per il problema.

La mozione di sfiducia non esiste in nessuna regione d'Italia; credo che esista in un'unica provincia in Italia, guarda caso la provincia di Cagliari, che si è dotata di un Regolamento ove è prevista la sfiducia del Presidente del Consiglio. Valutiamo bene la questione. Sono d'accordo che questo Regolamento debba nascere con il concorso più ampio e quindi nell'interesse di tutti quanti noi. Stralciamo la parte che ci riguarda personalmente,prevediamo che entri in vigore dalla prossima legislatura ed andiamo avanti con tutto il resto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Poiché ieri non sono potuto intervenire, lo faccio oggi perché ho l'esigenza di fare qualche precisazione. Noi siamo qui due ore mentre la finalità del Regolamento è quella di snellire le procedure e di riuscire in tempi rapidi ad esitare i provvedimenti. Credo che questa intenzione sia di carattere generale, se è vero come è vero che tutti hanno sempre cercato di redigere un Regolamento anche se poi a fasi alterne magari hanno cercato di boicottarlo; nella passata legislatura, questa è stata una vostra prerogativa, ma non riguarda i lavori odierni.

Allora, io credo che il primo problema sia il distacco tra i rappresentanti della Giunta per il Regolamento e i Gruppi consiliari, perchè nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo abbiamo verificato che molti Capigruppo non erano a conoscenza del lavoro svolto. E' stato un lavoro difficile, è stata trovata però convergenza sulla stragrande maggioranza dei provvedimenti, tant'è che noi oggi discuteremo soltanto delle parti sulle quali sono stati presentati degli emendamenti. Altre parti sono state condivise da tutti, con qualche piccola differenziazione; per esempio, per quanto mi riguarda, devo dire alla Caligaris, glielo ho già detto personalmente, che io ho avuto un atteggiamento difforme su alcuni emendamenti, non è vero che sono passati tutti all'unanimità, anzi il contrario, su molti ci sono state delle astensioni e su qualcuno praticamente si è espressa una valutazione completamente diversa. Alla fine, esiste una maggioranza, che è andata avanti, quindi non abbiamo neanche la presunzione di avere fatto una cosa perfetta, è stato sempre detto che questo Regolamento, una volta che lo applicheremo, sarà rivisto e corretto; è un Regolamento nel quale è stato garantito il ruolo della minoranza, perchè ha strumenti, all'interno di questo Regolamento, per esercitare il suo ruolo senza alcun tipo di prevaricazione.

Ci sono però delle cose che vanno chiarite: negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, si è parlato di tutto, ma non dell'emendamento numero 19 e dell'emendamento numero 34. Partiamo dal presupposto che ci sia buona fede, nessuno può impedire a una parte politica che ha già presentato un emendamento nei termini previsti, quindi nelle 48 ore prima, che è stato poi discusso per un parere della Commissione, di ripresentarlo . Sì, ho sentito tante cose, ho sentito persino dire in questi giorni che, con l'emendamento numero 34, si annullavano gli altri, perchè si riteneva che il "34" fosse stato messo come primo emendamento, invece è il contrario.

Allora, non c'è un secondo fine, io sono un firmatario e l'ho firmato convinto che, se noi, all'inizio di una legislatura, eleggessimo un Presidente (per le cose che avete sempre detto voi e che abbiamo detto anche noi, per evitare le esperienze del passato)con la maggioranza dei due terzi, certamente questo Presidente si dovrebbe sentire responsabile nei confronti dell'intera Assemblea. Difficilmente avremo una maggioranza di due terzi! Partiamo da questo presupposto, non inventiamoci arcani strani, valutazioni, o ripetiamo le frasi che si dicono nell'andito o parlando con i giornalisti. Dei Gruppi legittimati presentano un emendamento, non è stato questo emendamento condiviso all'interno della Giunta per il Regolamento, non è stato condiviso dalla maggioranza, però siccome è previsto che l'emendamento - è un parere - possa essere ripresentato, si è ripresentato ed ora è oggetto di discussione. Non c'è una convergenza, quindi, di fatto, rimane il vecchio.

Si discute subito dopo del "34", io personalmente, lo ripeto qui perchè l'ho già detto in altra circostanza, ho sostenuto di cancellare una parte dell'emendamento numero 34; è vero, collega Orrù? lo ritengo (proprio perchè abbiamo presentato l'altro emendamento) certamente non congruo che si preveda che dalla terza votazione sia sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti, eliminando praticamente le schede bianche; uno potrebbe essere eletto, esattamente all'opposto di quello che abbiamo fatto, con 25 voti, se ci fossero tante schede bianche. In seguito alla mia osservazione, prendo atto che è stato stralciato, ma così come ho già sostenuto (l'ha detto anche Diana però sotto metafora), ci sono degli emendamenti nostri, non ci strapperemo le vesti, si è detto anche che cercheremo di trovare delle soluzioni, cioè una dicitura diversa.

Io ho sostenuto l'esigenza di una commissione, non perchè c'è un secondo fine, ma perchè questa commissione abbia la possibilità di verificare l'applicazione pratica delle volontà espresse dal Consiglio; se questo Consiglio, all'unanimità, prende decisioni riguardanti risorse finanziarie, a cui l'Assessore non dà applicazione, a chi ci dobbiamo rivolgere? Ad una Commissione presieduta da un Vicepresidente, nominato dal Presidente del Consiglio, che tutela i diritti di questa Istituzione nei confronti di eventuali disattenzioni (sto parlando di disattenzioni, non di prevaricazioni, di disattenzioni o omissioni); questa forma non è stata accolta, io spero che possa essere corretta, perchè è chiaro che, se decade e non viene approvata quella, decadono gli altri tre emendamenti che abbiamo presentato.

Insomma, cerchiamo di arrivare a delle conclusioni; io non intendo perdere tre ore di tempo solo perchè una parte politica sostiene legittimamente una certa posizione, in assoluta buona fede, senza fare trasparire altro, senza parlare di altri emendamenti che non c'entrano o di secondi fini o di situazioni che sono determinate. Non mi sento di farlo, stiamo snaturando un ruolo per il quale abbiamo contribuito, tutti quanti, ad approvare questo Regolamento che aveva l'obiettivo di snellire le procedure, che ci riesce, che non è perfetto, ma sarà certamente perfettibile in un prossimo futuro. Adesso andiamo avanti, se qualcuno lo elimina, io lo faccio proprio perchè la mia firma ha avuto solo il significato di evitare esperienze del passato, ossia ritenere che un Presidente del Consiglio, nella prossima legislatura, possa essere eletto con il maggior suffragio di voti possibili, cioè i due terzi dei voti. Se questo emendamento sarà bocciato, vige l'altro rivisto e corretto; credo che nessuno farà le barricate per non aver ottenuto il risultato che già non ha ottenuto nella Commissione competente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 19.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PISANO - RANDAZZO - SANJUST - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - PETRINI - RASSU - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 70

Astenuti 5

Maggioranza 43

Favorevoli 24

Contrari 46

(Il Consiglio non approva).

Sulla validità della votazione

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, chiedo, per cortesia, se ritiene valida la votazione, visto l'articolo 3 del D.P.R. numero 250 del 19 maggio 1949.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Capelli, andiamo avanti, mi riservo di rispondere successivamente alla sua domanda.

Continuazione della discussione degli articoli della "Proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna" (Doc. n. 9/A)

PRESIDENTE. Procediamo con la votazione dell'emendamento numero 34.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Come ho avuto modo di dire nel mio intervento precedente...

PRESIDENTE. Non faccia una dichiarazione di voto, onorevole Orrù!

ORRU' (D.S.). Chiedo se è possibile...

PRESIDENTE. E' possibile parlare ma non dichiarare il voto.

ORRU' (D.S.). Ovviamente io dichiaro il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. E' stato richiesto il voto segreto.

ORRU' (D.S.). Chiedo se è possibile introdurre una modifica al testo del "34", sostituendo le parole "anziché la votazione nel giorno stesso" con le parole "entro i successivi tre giorni". Questo in modo da lasciare un lasso di tempo più ampio per ricercare il massimo di consenso possibile sulla proposta relativa al nome del Presidente. Naturalmente ciò è possibile se c'è il consenso più ampio dell'Aula, se questo non c'è, il testo dell'emendamento rimane tale e quale.

PRESIDENTE. Non ho capito. Che cosa propone, onorevole Orrù? Non abbiamo capito la proposta.

ORRU' (D.S.). Anziché "si procede nel giorno stesso", per cui appunto - come è stato sottolineato anche in altri interventi - potrebbe sembrare quasi un adempimento veloce e burocratico, anche se non lo è, si propone la dicitura "si procede entro i successivi tre giorni", cioè un tempo possibile da utilizzare per trovare un'intesa più ampia.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. Sì, a maggioranza assoluta dei componenti, senza che le schede bianche vengano utilizzate per il computo della maggioranza.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Io non volevo fare polemiche, volevo solo ricordare che il gravame che incombe su di me, in qualità di Presidente di un Gruppo Misto, dove c'è tumultuosità di componenti, mi obbliga a canalizzare e a soddisfare le varie esigenze;sono stato invitato a chiedere la votazione segreta sull'emendamento e ho svolto fino in fondo il mio ruolo di Capogruppo. Ciò non vuole innescare polemiche o prestarsi ad altri fraintendimenti.

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, ho una sua iscrizione a parlare. Le ricordo che non può parlare per dichiarare il voto se non per astensione.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, parlerei sull'ordine dei lavori se mi permette un minuto. Ho colto le preoccupazioni di semplificazione delle problematiche che, nell'intervento precedente, avrei portato e quindi, da questo punto di vista, mi dispiace se ho dato questa impressione. Volevo però anche dire che non sono affetta da pseudo superbia intellettuale e credo che abbia fondamento la questione della rinnovata fiducia. Nelle considerazioni che ho svolto anche nella relazione di minoranza, ho posto la questione della vigenza, ritenendo che, se il Regolamento entrasse in vigore, come auspico, dopo il nuovo Statuto e la legge elettorale, si potrebbe equiparare la verifica verso il Presidente del Consiglio con la cosiddetta mozione di garanzia nei confronti del Presidente della Regione. In questo contesto e in questo momento, non ritenevo utile ragionare di questioni legate alla contingenza.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, è stato richiesto dall'onorevole Atzeri il voto segreto.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Solo per sapere esattamente il testo oggetto della votazione, perchè mi pare che siano state introdotte modifiche, sia pure verbali, da parte dell'onorevole Orrù.

PRESIDENTE. E' stata richiesta l'introduzione, da parte dell'onorevole Orrù, di una modifica per cui la lettura sarebbe la seguente: "Se nessuno ha riportato detta maggioranza, si procede entro i successivi tre giorni ad una nuova votazione nella quale è richiesta la maggioranza dei due terzi dei votanti, computando tra i voti anche le schede bianche. Dal terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti". Quindi, la maggioranza assoluta dei componenti l'organo, se fossero 85, sarebbe di almeno 43 voti. Questa è la modifica.

Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 34.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 34.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 71

Maggioranza 43

Favorevoli 48

Contrari 23

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.)

All'Articolo 4 sono stati presentati due emendamenti. (Si riporta di seguito il testo degli emendamenti all'articolo 4:

EMENDAMENTO soppressivo parziale Floris Mario

Art. 4

Al secondo comma è soppressa la frase "Il Gruppo cui è iscritto il Presidente". (36)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale Atzeri

Art. 4

Il comma 2 dell'articolo 4 è sostituito dal seguente:

"Nell'ufficio di Presidenza hanno diritto di essere rappresentate con un Segretario, tutte le forze politiche dell'Assemblea. Il Presidente del Consiglio regionale indica i rappresentanti sulla base delle proposte avanzate dalle forze politiche presenti in Assemblea. In caso di impossibilità di trovare un accordo, provvede d'ufficio il Presidente". (1)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Mario Floris per illustrare l'emendamento numero 36.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Ritiro l'emendamento numero 36. Approfitto per annunciare anche il ritiro di tutti gli altri emendamenti da me presentati.

PRESIDENTE. Sono ritirati tutti gli emendamenti presentati dall'onorevole Floris e dall'onorevole Cherchi.

Ha facoltà di parlare il consigliere Atzeri per illustrare l'emendamento numero 1.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, questo emendamento tende a ripristinare lo spirito costituente. Riteniamo che, nell'Ufficio di Presidenza, abbiano diritto ad essere rappresentate, con un segretario, tutte le forze politiche dell'Assemblea. Le forze politiche sono quei partiti che, con proprie liste, si sono presentati all'attenzione del corpo elettorale attivo. Il Presidente indica i rappresentanti sulla base dell'indicazione dei Gruppi e se, all'interno di questi, come sembra da un po' di tempo la moda più diffusa, c'è una fibrillazione, il Presidente indica d'ufficio il rappresentante da inserire nell'Ufficio di Presidenza. Questo perché, come ho detto nel dibattito generale, siamo proporzionalisti e anche perché, alla luce di ciò che sta succedendo in questi giorni, riteniamo che al Presidente debba essere lasciata la possibilità di indicare il rappresentante da inserire nell'Ufficio di Presidenza.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta per il Regolamento sull'emendamento numero 1, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore di maggioranza.

ORRU' (D.S.), relatore di maggioranza. Il parere espresso dalla Giunta sull'emendamento è negativo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò a favore di questo emendamento, perché rientra nella logica, da me portata avanti in Giunta per il Regolamento, della maggiore rappresentanza possibile nelle sedi dove si assumono le decisioni. Per la verità, con riferimento alla presenza dei Segretari all'interno dell'Ufficio di Presidenza, avevo anche proposto che tutti i Segretari rinunciassero all'indennità aggiuntiva e che effettivamente l'Ufficio di Presidenza diventasse un organismo - anche perché si tratta di un collegio al cui interno dovrebbero essere stabiliti esattamente i ruoli - attraverso il quale assumere le decisioni più ampie riguardanti la vita del Consiglio e gli aspetti legati veramente anche a un'informazione più capillare. Con lo spirito di mantenere questa visione di rapporto diretto all'interno dell'Aula ritengo di doverlo sostenere e quindi voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io, al contrario, voterò contro, perché voglio essere coerente con le cose che abbiamo detto in Commissione. In Commissione è stato proposto che si costituissero Gruppi di tre consiglieri regionali e io ho prospettato, se questa proposta fosse andata avanti, che sarebbe stato corretto e giusto il fatto che anche i Gruppi composti da due consiglieri, che si sono presentati in tutte le circoscrizioni della Sardegna e non hanno avuto premio di maggioranza, ivi compreso il Partito Sardo d'Azione, avessero gli stessi diritti. Questa proposta non è stata accolta. Mi consenta, onorevole Caligaris, lei ha proposto di ridurre di mille euro, ma chi, in Commissione bilancio, per due volte, ha presentato un emendamento è il sottoscritto, per quanto riguarda i problemi dell'Ufficio di Presidenza, correttamente ho assunto anche l'onere di fare valutazioni diverse in un secondo momento.

E' evidente che noi non possiamo avere una pletora di Segretari. I Segretari erano tre; nessuno se ne abbia a male, i Segretari leggono la prima e l'ultima parola. In altre Regioni, vigono regole diverse, ci sono molte altre figure istituzionali che hanno un gravame di lavoro superiore, vedi in Regioni più avanzate i Capigruppo. Quindi ho presentato quella proposta, che è stata bocciata, dicendo che, a fronte di un'affermazione dei Gruppi minoritari, chiamiamoli così, che volevano tutti i diritti e tutte le prerogative dei Gruppi regolarmente costituiti, questo avrebbe creato ulteriori problemi, avrebbe creato ulteriore aggravio di spese, avrebbe legittimato il fatto che, anziché quaranta, cinquantacinque persone avrebbero avuto il diritto di avere ruoli diversi da quello del semplice consigliere regionale.

Coerentemente con la posizione assunta, visto che c'è stato un diniego da parte di chi aveva eventualmente un interesse di costituire il Gruppo, ma non con queste prerogative e, siccome non può essere, ammesso e non concesso che ci fossero piccoli raggruppamenti della minoranza, automaticamente avremmo nell'Ufficio di Presidenza una maggioranza della minoranza rispetto alla maggioranza, scusate il bisticcio di parole.

Io continuo a sostenere che legittimamente due Gruppi che si sono presentati in tutte le circoscrizioni, i Sardisti e l'UDS, potevano avere la rappresentanza come quelli composti da tre consiglieri; poiché tale proposta non è stata accolta dagli interessati, non vedo perché la riproposizione di un emendamento di questo genere, che vuol dire caricare di un eccesso di figure l'Ufficio di Presidenza, non può essere conforme a un Regolamento che ha obiettivi completamente diversi.

PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, continua a esserci una sua prenotazione...

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire solo per chiedere la modalità di votazione palese.

PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, è tutto elettronico, anche senza richiederlo, forse non l'ho spiegato bene io all'inizio dei lavori. Tutte le votazioni si svolgeranno per scrutinio elettronico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CALIGARIS - CASSANO - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - LADU - MURGIONI - PISANO - SCARPA - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - MARRACINI - PITTALIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 67

Votanti 64

Astenuti 3

Maggioranza 43

Favorevoli 10

Contrari 54

(Il Consiglio non approva).

Passiamo ora al testo dell'articolo 7 del Regolamento modificato dalla proposta della Giunta per il Regolamento; è un articolo approvato all'unanimità dalla Giunta per il Regolamento, quindi non è stato soggetto ad emendamenti. (Si riporta di seguito il testo della proposta di modifica dell'articolo 7:

Art. 7

Attribuzioni del Presidente

1. (Identico)

2. Il Presidente convoca il Consiglio, dirige e modera la discussione, mantiene l'ordine, interpreta il Regolamento e ne impone l'osservanza, giudica della ricevibilità dei testi ai sensi dell'articolo 72. Concede la facoltà di parlare, pone le questioni, stabilisce l'ordine delle votazioni, chiarisce il significato del voto e ne proclama il risultato, sovrintende e vigila sulle funzioni attribuite ai Questori ed ai Segretari e assicura il buon andamento dei lavori del Consiglio.

2 bis. Il Presidente garantisce e tutela le funzioni e le prerogative del Consiglio e dei Consiglieri

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, che cosa stiamo votando?

PRESIDENTE. Stiamo votando l'articolo 7 modificato, approvato così all'unanimità dalla Giunta per il Regolamento con l'astensione su tutto dell'onorevole Caligaris. Faccio questa precisazione e la utilizziamo per tutto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di modifica dell'articolo 7.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MILIA - MORO - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Si sono astenuti i consiglieri: CALIGARIS - LADU - MURGIONI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 68

Astenuti 3

Maggioranza 43

Favorevoli 64

Contrari 4

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame della proposta di modifica dell'articolo 10. Comunico che è stato presentato un emendamento soppressivo parziale dagli onorevoli Oppi e Capelli. Questo emendamento soppressivo di una parte, pure approvata, ha una sua giustificazione, perché è collegato a un emendamento successivo presentato sempre dall'onorevole Oppi circa l'istituzione, con funzioni di garanzia, di una Commissione, come ha ricordato nell'intervento che ha fatto precedentemente. Questa è la ragione per la quale l'onorevole Oppi presenta anche un emendamento soppressivo di questo terzo comma che pure era stato oggetto di accordo, di lavoro, di discussione. (Si riporta di seguito il testo della proposta di modifica dell'articolo 10 e del relativo emendamento:

Art. 10

Attribuzioni dei Segretari

1. (Identico)

2. (Identico)

3. I Segretari verificano, altresì, l'attuazione degli ordini del giorno approvati dal Consiglio, riferendone al Presidente che ne informa l'Assemblea almeno ogni tre mesi.

EMENDAMENTO soppressivo parziale Oppi - Capelli

Art. 10

E' soppresso il comma terzo. (32).)

PRESIDENTE. L'emendamento può essere illustrato.

CAPELLI (U.D.C.). Lo ha già illustrato lei, Presidente!

PRESIDENTE. L'emendamento si dà per illustrato.

CAPELLI (U.D.C.). Accediamo alla sua illustrazione!

PRESIDENTE. Se è stata sufficiente!

CAPELLI (U.D.C.). In questo caso, sì.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta per il Regolamento, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore di maggioranza.

ORRU' (d.s.), relatore di maggioranza. La Giunta si rimette all'Aula per la valutazione finale di questa proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). La motivazione che è stata rappresentata anche in sede di Giunta per il Regolamento (che più volte viene poi riproposta nelle discussioni in Aula anche su svariati argomenti) riguarda sostanzialmente le decisioni del Consiglio regionale in ordine ad aspetti di rilevanza assoluta. Giova ricordarne qualcuno: prima di tutto quello, adottato ad inizio legislatura, che traccia il percorso della riforma dello Statuto di autonomia, quelli che riguardano le vicende difficili e complesse anche di rapporto con lo Stato in materia di servitù militari, altri che riguardano situazioni anch'esse concernenti il rapporto tra la Regione e lo Stato in materia finanziaria, di attuazione delle leggi. Insomma, individuare un organo che enfatizzi e impegni ancora di più l'insieme dell'istituzione regionale nella attuazione di quelle decisioni, secondo me, sarebbe opportuno. Si tratta cioè di togliere dal gergo politico-istituzionale, parlamentare in modo particolare, la proposizione che dice che un ordine del giorno non si nega a nessuno, come per dire che ogni decisione assunta in questa materia dal Consiglio regionale vale per quello che vale, cioè pressoché non vale.

Allora, il percorso che stiamo affrontando e che la riforma, la revisione, del Regolamento attuale, dovrebbe in qualche modo aiutare, vuole giungere ad attribuire a questo Consiglio l'autorevolezza che possiede e non più autorevolezza di quanta ne possiede, cioè riconoscere a questo Consiglio l'autorevolezza che ha, in quanto sede della rappresentanza del popolo. A me piace citare ora questo argomento perché su alcune altre cose procederò in seguito; il tema è sempre questo, sarà poco, sarà molto, in alcuni casi sarà anche troppo, però la base fondamentale dei parlamenti è la rappresentanza popolare, quella effettiva, quella misurabile. Al di là di questo, in genere parliamo tanto per parlare, ce ne siamo accorti anche in altre occasioni!

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prestare un po' di attenzione.

URAS (R.C.). Comunque, esprimo in breve la mia opinione dicendo che questo organo sarebbe utile, ma la funzione che i Segretari avrebbero dovuto svolgere di fatto non è stata svolta, per cui reputo l'abrogazione di questo comma assolutamente coerente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Presidente, vorrei porre un problema: siccome questo emendamento è legato, mi pare, o ha diretta connessione con l'emendamento numero 30, poiché se si approvasse l'emendamento numero 30 è chiaro che non avrebbe senso il comma 3 dell'articolo 10, chiederei, naturalmente se sono d'accordo i presentatori di questo emendamento ora in esame, di sospenderlo posticipandolo all'esito del voto sull'emendamento numero 30. Se sono d'accordo, naturalmente, i presentatori.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, chiedo scusa, l'onorevole Pittalis avanza una proposta, che mi sembra vada nel senso di una semplificazione anche della discussione, cioè sospendere la discussione sul comma 3 dell'articolo 10 e quindi dell'emendamento soppressivo numero 32, e di collegarla alla discussione che faremo laddove voi proponete di istituire quella commissione con le funzioni che ho richiamato prima. Quindi, se l'Aula è d'accordo, sospendiamo per il momento articolo ed emendamento, li riprenderemo successivamente.

I lavori della mattinata si concludono qui. Riprenderanno questa sera alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 35.