Seduta n.366 del 22/05/2003
CCCLXVI SEDUTA
Giovedì 22 Maggio 2003
Presidenza del Vicepresidente SANNA
indi
del Vicepresidente BIGGIO
indi
del Vicepresidente SANNA
La seduta è aperta alle ore 10 e 12.
CORONA, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 16 aprile 2003 (360), che è approvato.
Dimissioni di consigliere
PRESIDENTE. Comunico che in data 21 maggio 2003 il consigliere Antonio Granara ha fatto pervenire la seguente lettera: "Signor Presidente, ho appreso che il Consiglio regionale ha respinto in data odierna le dimissioni da me presentate il 19 maggio ultimo scorso. Pur onorato dell'atto di cortesia riservatomi, desidero tuttavia, anche richiamando la volontà già manifestata nella comunicazione del 19 maggio scorso, ribadire e ripresentare le dimissioni irrevocabili dalla carica di consigliere da me ricoperta nel corso dell'attuale legislatura, con il convincimento che Ella e l'intera Assemblea, a cui va la mia devota gratitudine, sapranno comprendere le ragioni di opportunità che ne costituiscono il fondamento. Voglia gradire, signor Presidente, i sentimenti della mia più alta considerazione che la prego di rivolgere agli onorevoli colleghi dell'intero Consiglio. Antonio Granara".
Ricordo che ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979 numero 7 è riservata al Consiglio regionale ha facoltà di ricevere o accettare le dimissioni dei propri membri, quindi la procedura deve essere...
FADDA (La Margherita-D.L.). Inserita all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il collegio va ricostituito, onorevole Fadda, quindi dobbiamo procedere.
FADDA (La Margherita-D.L.). Ma se siamo in discussione di un argomento, come si fa a interrompere?
PRESIDENTE. Siamo in discussione di un argomento, onorevole Fadda. E' pervenuta questa richiesta, quindi noi dobbiamo procedere alla ricostituzione dell'organo. Quindi partiamo da qui. Nel frattempo prego il Presidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché vengano esaminati anche gli atti degli Uffici circoscrizionali. Nel frattempo il Consiglio deve decidere la presa d'atto.
spissu (d.s.). Non c'è il numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, quando non c'è il numero legale o quando ci sono motivi per chiedere la sospensione si chiede la sospensione. Quello che vorrei non venisse messo in discussione è il fatto che partiamo dalla lettera di dimissioni dell'onorevole Granara.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Va bene Presidente, poiché è la prima votazione facciamo trascorrere il tempo necessario perché la prima votazione possa avvenire, poi discutiamo sul fatto che naturalmente abbiamo votato ieri e si rivota oggi, ma questo ovviamente lei ha già deciso di metterlo in votazione.
PRESIDENTE. E' evidente che la votazione non può avvenire prima che siano trascorsi dieci minuti dall'inizio della seduta. La seduta non è iniziata, quindi aspettiamo i dieci minuti e poi passiamo alla votazione. La seduta è sospesa, i lavori riprenderanno alle ore 10 e 25.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 16, viene ripresa alle ore 10 e 29.)
PRESIDENTE. A seguito della comunicazione che ho dato all'Aula della lettera dell'onorevole Granara propongo una breve Conferenza dei Capigruppo per definire l'organizzazione dei lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 30, viene ripresa alle ore 10 e 55.)
PRESIDENTE. Sentita la Conferenza dei Capigruppo la decisione è che il punto relativo alle dimissioni dell'onorevole Granara venga iscritto all'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 109. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie, Presidente, mi sia consentito di iniziare l'intervento con una certa leggerezza, un po' con una storiella, tanto storie vere, la storia con questa Giunta regionale certamente non verrà scritta, se non in negativo. Anch'io stamani nel prendere l'ascensore ho incontrato un signore, non so poi se fosse lo stesso che ieri ha incontrato l'onorevole Pirisi, ma se non era quello doveva essere il fratello insomma, un signore che passeggiava nel palazzo e commentava: "Vedrà" - mi diceva - "che la mozione di sfiducia non passerà e l'onorevole Pili non si dimetterà". Io restavo un po' sconcertato, non è possibile, ovviamente sostenevo che se ciò avvenisse siamo all'emergenza democratica, che questa maggioranza sta tenendo in vita un paziente in gravissime condizioni e con l'impossibilità ad essere recuperato, che siamo all'accanimento terapeutico. E mi dicevo: ma no, non è possibile, avranno pure un sussulto di dignità, avranno pure un po' di pudore. "Ma no - mi rispondeva l'occasionale accompagnatore - "guardi, niente di tutto questo, io so bene, lo so, perché ho assistito quando l'onorevole Pili era bambino ad una scena" e rammentava, richiamava alla mia memoria i venditori di biglietti della fortuna, quelli che andavano in giro di paese in paese con una cassettina, con un pappagallo dentro e quando il cittadino aveva interesse a conoscere la propria fortuna pagava un prezzo, basso, il pappagallo estraeva un biglietto dal cassettino. Nel biglietto era predetto il futuro. Bene, l'onorevole Pili acquistò un biglietto dove tutto era predetto, compreso il fatto che sarebbe diventato Presidente della Giunta regionale in questa legislatura. Ma no - dicevo io - lei è davvero un credulone, come può non dimettersi l'onorevole Pili, al di là dei risultati del voto, quando lui, l'onorevole Pili, da Presidente non parla mai della sua gestione, non parla mai delle cose di oggi, non parla mai del presente, parla sempre, criticando, del passato, oppure del futuro, ma il futuro naturalmente per fare promesse, null'altro. E quindi continuavo: ma come può, al di là del risultato del voto l'onorevole Pili non dimettersi, quando tutti gli indicatori econometrici di questa regione oggi indicano che stiamo viaggiando verso il disastro? Come può l'onorevole Pili non dimettersi quando è diventata quasi una regola, questa maggioranza ha preso visione, consapevolezza di essere minoranza col rischio di soccombere in Aula ed ha utilizzato lo strumento dell'abbandono dell'Aula, cioè la fuga, ovvero la latitanza? L'abbandono in altre occasioni, semmai, veniva qualche volta utilizzato strumentalmente dall'opposizione, ma come può l'onorevole Pili, se ha pudore, non dimettersi quando sinora ha detto: "Io non ritengo di dover rispettare gli ordini del giorno del Consiglio regionale"? Come può non dimettersi quando si serve del voto segreto per cacciare, perché è avvenuto attraverso votazioni segrete, l'onorevole Floris da Presidente, ma rifiuta di accettare per se stesso le stesse regole ed i risultati del voto segreto, quando sono una espressione contro di lui, dicendo che in questo caso sono solo espressione di viltà? Ma lei, onorevole Pili, è il Presidente di questa Giunta, ma lei o chi per lei ha concorso a scrivere quelle regole e fintanto che quelle regole vigono lei deve essere il primo a rispettarle. Ma come può - continuavo io - l'onorevole Pili non dimettersi quando l'onorevole Floris in Aula sostiene che questa maggioranza è nata per fare le riforme e non ne ha fatto una sola? Quando l'onorevole Floris sostiene che questa Giunta regionale non fa gli interessi della Sardegna? Infatti, a partire dalle convenzioni, quelle anche relative ad assunzioni dirette o attraverso società di comodo di personale noi assistiamo a una specie di albo di famiglia, dove tutto è iscritto comprese le parentele. Ma l'onorevole Floris dice che questa Giunta regionale è sorda, che lei, Presidente, lavora muro contro muro e l'onorevole Fantola aggiunge che non c'è maggioranza numerica. Bontà sua, onorevole Fantola, c'è una maggioranza politica? L'onorevole Fantola si dichiara insoddisfatto di ciò che questa Giunta regionale ha prodotto, sostiene per primo che c'è bisogno di rinnovamento e di innovazione, aggiunge che il suo non è un partito dalle mani libere. Onorevole Fantola, sono i termini che lei ha usato, che il suo non è un partito dalle mani libere, con ciò intendendo che ha fatto una scelta di campo e che mai aderirà a una posizione diversa. Certo, onorevole Fantola, io ho la sensazione che voi non siate il partito dalle mani libere; voi siete il partito dalle mani legate, ma soprattutto siete imbrigliati e forse siete anche imbavagliati, perché le logiche che vi hanno suggerito di stare con questa maggioranza hanno finito col costruire un bavaglio e quindi non siete liberi sotto questo profilo di scegliere. Ma come può, l'onorevole Pili, non rassegnare le proprie dimissioni quando l'onorevole Oppi dice: "Se va via Floris la Giunta cade"? Ed ancora e dopo altre analisi e smentendo altri interventi del centrodestra di sostegno all'onorevole Pili, l'onorevole Oppi afferma: "Se non è crisi politica questa, cosa è?" Siete voi che dite che questa è crisi politica; siete voi che dite che c'è malessere; siete voi che dite che non trovate strumenti per superare questo malessere.
Ecco, io ripeto in Aula ciò che ho detto a quel visitatore occasionale incontrato in ascensore. E quindi sostenevo che l'onorevole Pili avrebbe ritrovato il pudore, che l'onorevole Pili, con un atto di dignità e di consapevolezza, le dimissioni le avrebbe rassegnate, ma quel visitatore occasionale diceva: "Ma no, guardi, ma io ho assistito al dialogo fra Pili bambino e il venditore dei biglietti della fortuna e l'allora bambino Pili nell'aprire il biglietto della fortuna e leggerlo esclamava: "Ma qua c'è scritto che farò il Presidente della Giunta regionale!" "Sì" - gli aveva risposto il venditore" - ma là dovrai resistere, sarai contestato dagli stessi uomini che ti sostengono". "Sì" - è sempre Pili bambino che parla - "ma farò il Presidente?" "Sì, ma dovrai resistere. E continuando nell'opera di resistenza porterai la Sardegna e la tua maggioranza nel baratro". Ma l'onorevole Pili ancora: "Sì, ma io resisterò vero? Resterò Presidente?"
Lei, onorevole Pili, Presidente potrà restare nonostante tutto, però, Presidente, la decenza in questi casi non si compra al supermercato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io, cari colleghi, non ho avuto l'avventura di incontrare né ieri, né oggi, nessuno in ascensore e quindi purtroppo non ho storielle da raccontare. Tuttavia mi è capitato, anche in questi giorni, di incontrare Pili, non in ascensore ma in tutti i giornali, in tutte le televisioni, e quindi una storiella la posso raccontare anch'io. Pili diceva dappertutto: "Io non mi dimetto se non ho la sfiducia palese". Domanda: ma la dichiarazione di volontà, le considerazioni e le motivazioni che sono emerse in questi giorni nel Consiglio regionale sono una sfiducia palese o no? E se non è palese e se non è sfiducia, non dico quella, che può essere ritenuta ovvia, della opposizione, ma quella meno ovvia e quindi per molti versi sul piano politico più rilevante, di parti consistenti della stessa maggioranza, che senza quelle parti non è più maggioranza, se non è palese, se non è volontà e se non è sfiducia tutto questo, quand'è che una cosa è palese? Forse non si sente, forse non si vede? Perché palese vuol dire una cosa che si vede. Si vede benissimo!
Il collega Oppi, che in questo Consiglio siede non in quanto biscazziere, ma in quanto rappresentante di una parte politica rilevante del Consiglio, ha detto in modo evidente, quindi palese, chiaro, quindi palese, cose del tipo: "Questa è ad ogni buon conto una crisi politica". Ad ogni buon conto, non ad ogni cattivo conto, ad ogni buon conto è una crisi politica. Ha detto ancora ieri il collega Oppi per conto della sua parte politica: "Noi abbiamo chiesto e ancora chiediamo un azzeramento degli equilibri" - azzeramento - "per riavviare la macchina il cui motore non gira". Chi è il motore della macchina? La macchina è la Giunta o la maggioranza, il motore è il Presidente. Non gira, per favori giri, Presidente!
Ha aggiunto il collega Oppi nella sua responsabilità politica: "Senza l'UDR non c'è questa maggioranza". E invece lei dice, Presidente, lei Pili e anche lei Pilo: "Fuori l'UDR portatori della muffa" - così hanno detto - "della vecchia politica. Avanti la freschezza della novità che rappresentiamo noi", Pili e Pilo. Però Oppi dice: "Senza l'UDR non c'è questa maggioranza". E' palese questo o è occulto? E' chiaro, è palese. Aggiunge però anche il collega Oppi: "Per quanto riguarda il voto noi pensiamo di offrire una pausa alla maggioranza". Non affaticatevi troppo, state correndo così molto, state facendo tanto, riposatevi, una piccola pausa vi fa bene.
Il collega Floris, peraltro, ha denunciato una malattia grave della maggioranza e incurabile e ha detto: "Non date colpe a me se dico quello che vedo, semmai vediamo di curare la malattia". Curatela, avete tanti medici bravi, avete anche sanità pubblica, sanità privata da quelle parti, curatevi per favore! Floris dice: "La Giunta e soprattutto il Presidente è affetto da cesarismo", cioè da autoritarismo imperiale, cesarismo, non c'entra nulla Cesare Corda, è un altro Cesare.
Insomma, queste sono le dichiarazioni, parte delle dichiarazioni che vengono dal Consiglio, da parti rilevanti del Consiglio, dentro la maggioranza, come si fa a dire che non è palese la sfiducia? O che queste dichiarazioni non siano atti responsabili, consapevoli comunque, di sfiducia? Dice il documento ufficiale dell'U.D.C. e di altri cosiddetti centristi: "Può essere che noi non votiamo il documento di sfiducia alla Giunta presentato dall'opposizione perché quel documento è strumentale e non costruttivo". Strumentale? Sì, è strumentale, è uno strumento. E` lo strumento legale, istituzionale, la mozione, attraverso il quale chi ha da manifestare responsabilmente, di fronte al popolo cui deve rispondere le sue volontà. E` uno strumento, quindi in questo senso è strumentale. E` lo strumento adeguato che si deve usare in questi casi. Dite però: "Ma la sfiducia non è costruttiva". No, è costruttiva perché aiuta a costruire una cosa nuova; se questa proprio non va, se questa macchina è bloccata, se il motore è fermo, se quello è cesarista e tutto quanto altro avete detto perché lo pensate, è chiaro che la costruzione sarà un'altra cosa, almeno poco poco meglio di questa che comunque è zero o meno di zero. Ed infatti voi nel vostro documento aggiungete: "I problemi però restano tutti, la crisi non è risolta". Certo, non è risolta. E se i problemi restano tutti bisogna affrontarli e se non ora dopo tanto ritardo quando li volete affrontare? Un anno fa avete detto: "dopo"; poi c'è stato il DPEF che è stato in gran parte bocciato dal Consiglio, l'atto di programmazione più importante della Regione e voi avete detto: "dopo" la crisi. Poi c'è stata la finanziaria, che è stata in gran parte bocciata dal Consiglio e rifatta in un altro modo e la Giunta messa in minoranza non so quanto, un milione di volte più uno e avete detto: "dopo". Siete i signori del dopo, ma dopo non c'è più tempo, perché avrete già tutti insieme fallito. Ora i signori del dopo devono fare i conti, invece, con il presente. E la crisi non è solo la crisi presunta di cui, con apparente ingenuità, si esprime il collega Licandro, ma quale crisi presunta, lui intendeva dire morte presunta, o almeno per affinità di nozione, di concetto si riferiva alla morte presunta; ma, bada Licandro, la morte presunta non è un'arbitraria considerazione che uno che è qui è morto, tu sei qui e non sei morto, non puoi essere manco morto presunto, manco io; la morte è presunta o si ritiene tale quando non si ritrova la persona che è coinvolta in un fatto oggettivo tale per cui ragionevolmente si ritiene che possa essere morta, cioè nel contesto di una guerra, di un naufragio, di un terremoto ed infatti è il caso vostro, siete in guerra, e pure ci sono morti e feriti, e sicuramente siete anche naufragati e terremotati. Quindi siete in condizione di morte presunta che deve essere però dichiarata, dice Licandro. Dichiaratela! La dichiarazione è un atto formale che consegue alla realtà.
I problemi restano, si è detto, restano tutti, i problemi dell'occupazione, del lavoro, dello sviluppo di questa Regione; il sindacato oggi ha già fissato al 20 giugno lo sciopero generale in Sardegna contro la Giunta regionale, contro la politica inadeguata, disastrosa della Giunta regionale. Non basta più dire, caro Presidente: "Io non me ne vado perché prima di me era il disastro e dopo di me sarà il diluvio", non è così; non era il disastro prima e non sarà il diluvio dopo. Il tempo sta scadendo, ho detto che non avevo storielle da raccontare raccolte in ascensore, però voglio riferire una storia vera, umana che raccolgo dai giornali di questi giorni, anzi dal giornale abbastanza diffuso in Sardegna, a tutta pagina riportata ieri.
PRESIDENTE. Concluda onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ho concluso. Non è una storia bella, ma è una storia umana ed è politica. Voglio riferirvi di un signore, di un sardo, si chiamava Ignazio, aveva 42 anni, viveva a Cagliari, chissà quante volte l'avete visto sotto i portici di via Roma, era malato, aveva 42 anni, pesava 150 chili, aveva una casetta piccola, gli è stata occupata da una donna che aveva due figli e lui non si è sentito di mandarla via dalla sua piccola e misera casa, per sopravvivere aveva una vecchia autovettura e quest'uomo di 42 anni che pesava 150 chili e che non veniva curato è andato a vivere dentro l'autovettura. L'altro giorno è morto dentro la sua autovettura, in luogo della sua casetta occupata da una donna con due figli che lui dice: "Come faccio, quella sta peggio di me". Questo signore che si chiama Ignazio, che è un cagliaritano, che è un sardo, è stato seppellito e l'Assessore dei servizi sociali del comune di Cagliari dichiara: "Purtroppo non l'abbiamo potuto assistere" a cosa servono i servizi sociali pubblici se non assistono uno in questa condizione, però aggiunge: "Gli abbiamo pagato il funerale, quello dei poveri" e che funerale gli devono pagare a Ignazio se non quello dei poveri? E sapete chi è Ignazio? E` uno dei trentamila poveri della città di Cagliari, della città capoluogo di Regione, della città in cui noi siamo, di quelli ritenuti dalla Caritas al di sotto della soglia di sussistenza e mentre voi dite "la crisi non c'è", mentre voi dite "la sfiducia non è palese", ecco dove è la sfiducia, nella vostra incapacità di essere persone in grado di pensare ed invece di devolvere i due miliardi alle mosse di Luisa Corna la notte di Capodanno, dare quelle centomila lire ai tanti "Ignazio" che non muoiano nelle loro autovetture abbandonate.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le chiedo di concludere per cortesia.
COGODI (R.C.). Questa è la sfiducia - ho concluso - questa è la ragione per cui questo governo che non governa se ne deve andare quanto prima e il Presidente ne deve prendere atto.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, colleghi. Diventa sempre più difficile respirare l'aria pesante di quest'Aula. Io non posso non fare una brevissima riflessione sull'episodio di ieri, lo farò in premessa brevemente, che offende, umilia persone perbene, colleghi vostri che in quest'Aula cercano di esprimere la funzione ed il ruolo al massimo livello possibile. Noi crediamo che bisogna smetterla di usare nei nostri confronti i termini che voi avete usato, pochi di voi a dire la verità, mi dispiace che tra i pochi ci sia il segretario di un grande partito popolare che in Sardegna ha una storia, una tradizione di civiltà e di stile. Dalle mie parti quando uno tradisce viene punito severamente, ma viene severamente punito anche chi giudica traditore, non essendolo, l'avversario. In questo caso il ragionamento va spostato sulla politica, io comprendo che le parole possono qualche volta sfuggire senza che abbiano la valenza che la stessa parola implicherebbe necessariamente e con questa valutazione probabilmente noi abbiamo la disponibilità anche a perdonare, però io ripeto quello che vi ho detto qualche giorno fa, nel momento in cui abbiamo espresso la nostra volontà in ordine alla finanziaria. L'esortazione a cambiare tocca tutto il Parlamento del popolo sardo, maggioranza ed opposizione, tutti noi siamo il fiume, l'Aula costituisce l'alveo, nella differenza quando esiste tutti andiamo verso il mare, verso l'interesse generale della Sardegna, solo così l'Aula riconquisterà l'attenzione e l'interesse dei sardi.
Cari colleghi, sulle questioni che ci riguardano e per quanto riguarda i voti comprati la magistratura ha già espresso il suo giudizio, la sua valutazione, ma non vi basta neppure questo probabilmente. Per quanto riguarda il consenso spostato da una parte all'altra, quello che dà poi corpo alla vostra valutazione di tradimento espressa nei nostri confronti, dal 1999 ad oggi tutte le elezioni che si sono succedute hanno visto crescere in maniera impetuosa la nostra presenza, il che vuole dire che quando noi abbiamo assunto quella decisione con consapevolezza sapevamo quello che stavamo facendo, non abbiamo tradito nessuno. Per quanto riguarda la sfiducia vi risponderà quest'Aula ed entro brevemente, signor Presidente, a parlare delle questioni di merito della sfiducia.
Noi non la voteremo; non la voteremo perché, è stato detto da tutti, è strumentale, è un modo col quale l'opposizione affonda i colpi su una maggioranza che è oggettivamente in crisi; ma dalla crisi si può uscire, da quante crisi Consigli regionali sono usciti nei tempi passati e noi abbiamo fatto un ragionamento, i partiti di centro, abbiamo anche proposto come si poteva uscire dalla crisi. La nostra analisi è stata accolta, ritenuta seria anche dai partiti maggiori di quest'Aula, Forza Italia, Alleanza Nazionale hanno condiviso l'analisi, hanno condiviso la proposta, il bisogno della svolta che passava per la richiesta di azzeramento, per la richiesta di dimissioni del Presidente Pili, non per il merito di una conduzione negativa del governo da parte del Presidente Pili, ma perché questo era lo strumento che avrebbe consentito, basando su un atto di fiducia nuovo la costruzione dell'ultimo anno di governo e di vita di questa Assemblea e della Giunta regionale, che avrebbe realizzato i tre punti: l'aggiornamento del programma per l'ultimo anno, il rapporto nuovo del Presidente con la Giunta e con la maggioranza; un rapporto nuovo anche con le forze politiche di opposizione.
Questa è stata la nostra proposta, non è andata avanti, però attenzione, cari amici del centro, la crisi si può risolvere, Forza Italia ed Alleanza Nazionale oggi hanno la responsabilità di risolverla, noi non fuggiremo, non saremo lontani, noi tenteremo di dare un contributo importante, determinante anche se voi percorrerete la strada che noi non vi abbiamo indicato. Però i momenti di debolezza che sono emersi in questi giorni da parte del centro devono sparire, ancora di più i partiti di centro hanno senso e significato, ancora di più i partiti di centro devono dialogare tra di loro, si devono confrontare, devono proporre, devono essere utili ad una maggioranza che certamente è più ampia delle forze del consenso che il centro ha. I partiti nazionalitari in modo particolare non possono rinunciare al confronto e al dialogo anche in vista di quello che accadrà con le nuove elezioni del prossimo Consiglio regionale. Ma non perché nessuno di noi, chiunque sia il Presidente incaricato, chiunque sarà il governatore, o Mauro Pili o altri, è la funzione nuova che già sta subendo qualche difficoltà ad essere accolta nelle regioni dove già esiste. Questo comporta che i partiti nazionalitari, che i partiti di centro abbiano una grande forza per riequilibrare con le sensibilità che riguardano l'attenzione alla nostra isola sotto il versante della sardità, della autonomia, del federalismo. Ecco perché a Mario Floris noi diciamo che nonostante la difficoltà, le incomprensioni deve stare in questa maggioranza. A Pili diciamo: va superata la difficoltà e l'incomprensione nei confronti dell'U.D.R., ma quelle forze con le quali abbiamo iniziato questa esperienza, con quelle forze dobbiamo concludere questa esperienza. Credo che l'allargamento, che pure abbiamo auspicato e che forse sarà necessario, che forse si realizzerà più in là nel tempo è possibile che oggi non sia ancora percorribile, non sia ancora raggiungibile. Però questo è un invito serio e profondo che io rivolgo a chi vuole bene alla Sardegna, a chi vuole bene, noi abbiamo leali all'interno di questa maggioranza, voi non potete pensare, cari amici di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, che i vostri compagni di strada siano costretti, non potete pensare che siano coatti, noi siamo gente libera, dobbiamo essere amici liberi, diversi ma leali. Questa è la condizione con la quale e per la quale noi possiamo continuare a lavorare e a collaborare con voi. Ma Gian Mario Selis ieri recuperava, nella storia dell'autonomia, alcuni passaggi, gli anni Cinquanta, gli anni Sessanta, gli anni Settanta e Ottanta, esemplificando e sottolineando i momenti importanti di quella storia autonomistica riferendosi, per esempio, alla questione della forza autonomistica che hanno rappresentato i grandi di quel momento, Dettori, Soddu, Giagu, Del Rio. Bene, cari amici, io su questo voglio dire una volta per tutte che quel momento pure solenne, pure oggi ricordato con enfasi veniva da Pietrino Soddu descritto con una efficace espressione, nei confronti del Governo nazionale il rapporto dei sardi, dei governi sardi si riduceva a questa espressione: "contestazione - accettazione".
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue ONIDA.) Quando le opposizioni individuano nella eccessiva dipendenza da Roma la debolezza di questa maggioranza, questo non è possibile, ognuno di noi si deve ricordare che anche ai tempi della Democrazia Cristiana queste cose avvenivano e lo riconoscono i grandi uomini di quel momento, attraverso due fasi: quella di contestare le posizioni dei governi romani che mai recuperavano e davano risposte a quelli che erano i bisogni della Sardegna, quindi sul versante dell'autonomia...
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Quella che riguardava invece l'appiattimento, il dire di sì, alla fine l'ubbidienza, alla fine lo stare alle condizioni delle decisioni dei governi romani veniva raccolta nell'altra espressione che è quella della "accettazione".
Allora Pili fa bene ad avere i suoi rapporti, Forza Italia fa bene ad avere i suoi rapporti, Alleanza Nazionale fa bene ad avere i suoi rapporti con i Partiti nazionali; noi rappresentiamo anche l'U.D.C. che pure ha dimostrato una leggera, ma importantissima differenza all'interno della Casa delle Libertà, ma noi, con voi, con gli altri abbiamo il dovere di stare in quest'Aula, di stare in quest'ultimo anno di legislatura a recuperare tutti i grandi valori della sensibilità sardista, della sensibilità nazionalitaria, della cultura sarda nell'interesse vero della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Le cose non hanno a questo punto bisogno di molte parole, tutto è molto chiaro. Giunta e maggioranza arrivano a questo momento dopo un percorso estremamente tormentato, l'interminabile verifica, i duelli, la legge finanziaria, una sessione di bilancio tale che non si era mai visto nulla di simile. Poi, dopo la finanziaria, l'accelerazione, Pili si deve dimettere, ci vuole una crisi pilotata. Tutto ciò ha messo sotto gli occhi di tutti un fatto palmare e, cioè la maggioranza non esiste più, non è più tale, si è dissolta. Le opposizioni hanno presentato la mozione di sfiducia, giusto, sbagliato, qualcuno dice: "E` un salvagente, una ciambella di salvataggio". Ma no, era giusto, anzi era doveroso, e che altro dovevano fare le opposizioni? Perché bisognava e bisogna porre fine alla giostra, mettere ciascuno di fronte alla propria responsabilità: o governare o andarsene; perché anche se a molti sfugge la Sardegna avrebbe bisogno di un governo e sta pagando un caro prezzo per l'assenza di un governo. Ora, il centrodestra è al tornante decisivo; se la mozione passasse, ma sappiamo naturalmente che non passerà, ci sarebbe uno scenario inedito. Se la mozione viene respinta, e verrà respinta, colleghi, parliamoci chiaro: i giochi sono fatti.
Ho sentito Oppi ieri dire: "Attenzione, anche se la mozione viene respinta i problemi non sono risolti"; questo è chiaro che i problemi non sono risolti. Ma capisco cosa vuol dire: la mozione viene respinta, ma la danza continua. La crisi continua perché voi dichiarerete viva una cosa che è morta, ossia la maggioranza, ma per favore risparmiate al Consiglio regionale, alla Sardegna un'altra farsa tipo: oggi si respinge e domani riprende la verifica, o cosette del genere.
Volenti o nolenti siete al momento della verità, noi vi ricordiamo ora, vi stiamo ricordando, tutti i colleghi lo stanno facendo, tutto ciò che avete detto e fatto. Breve riepilogo; le bocciature della Giunta a voto segreto e palese; le dichiarazioni roventi; il "così non si può andare avanti"; il "bisogna rifondare la maggioranza"; "Pili si deve dimettere"; il "se Forza Italia non apre la crisi, la apriamo noi"; "un Presidente diverso"; "il, se si gioca a poker, scendono in campo i professionisti". Insomma, voi, al termine di questa discussione, voterete contro la mozione. Immagino, immagino (lo dico con rispetto) anche l'U.D.R., perché la verifica rimane aperta e i problemi non sono risolti; a noi questa cosa non interessa.
Io sarò un po' brutale, un po' drastico, ma ciò che si vede è questo. Uno, Pili sta vincendo la partita e i centristi escono tutti con le ossa rotte, compresi i bravissimi professionisti del poker; due, il vostro degrado politico si sta ripercuotendo pesantemente sul funzionamento e sulla immagine delle istituzioni, la Regione è quanto di più impopolare ci sia in Sardegna. Il travolgimento delle regole galoppa; penso, è solo un esempio, all'ordine del giorno sulla questione idrica.
Il Presidente Pili si comporta come se fossimo già in un'altra forma di governo, non più parlamentare. E` un bene che questa sia l'ultima pagina del vecchio sistema e che dal 2004 si entri in una nuova forma di governo o con lo strumento della legge nazionale o preferibilmente con la legge sarda, comunque si volta pagina.
Una cosa vorrei dire a questo proposito, serena, tranquilla, senza polemiche; il legittimo interesse politico non deve inficiare la logica, né la logica politica né la logica senza aggettivi. Se il sistema non è presidenziale oggi non era presidenziale nemmeno nella scorsa legislatura. Se era giusto difendere il Presidente di allora dai giochi di palazzo, fanno bene i sostenitori di Pili a difenderlo dai giochi di palazzo. Se non c'era alternativa al Presidente indicato di allora, non ce n'è a Pili oggi, salvo una: le elezioni. Se invece siamo in un sistema parlamentare le cose sono diverse, ma le cose erano diverse anche ieri. La logica è logica.
Per concludere, l'anno che c'è di fronte non è tale da suscitare aspettative e speranze; voi del centrodestra siete senza maggioranza, avete timore dell'Aula, girerete alla larga dall'Aula, cercherete di chiudere il Consiglio. E le leggi? Potranno passare, mi sembra chiaro, ne siete consapevoli, solo le leggi che avranno il consenso dell'opposizione, e le riforme? Possono attendere.
Noi cercheremo di portarvi in Aula naturalmente ogni volta che lo riterremo utile, di tenere aperto il Consiglio. La prospettiva è un anno di rotolamento, uno scenario di logoramento. Serve alla Sardegna? Servirebbe forse una buona legge elettorale ed andare a votare, probabilmente. Comunque le elezioni sono alle viste, il tema per noi è la costruzione di un'alternativa, cioè di un cambiamento profondo rispetto ad oggi e forse anche rispetto ad ieri. Non è facile, perché la crisi delle istituzioni e della politica è in Sardegna particolarmente acuta e non rispetta, ad essere sinceri, le frontiere di schieramento, non le conosce nemmeno!
La costruzione di un'alternativa vera, profonda è un dovere, il nostro dovere politico e civile, di chi sta nei partiti e di chi come me ha scelto un percorso diverso. Da domani parleremo di questo, del progetto, del programma, delle alleanze, delle regole, e la legge elettorale sarà il primo banco di prova per tutti, anche per le forze (uso le parole dell'amico Giacomo Sanna, segretario del P.S.d'A.) autonome da Roma che dovranno decidere sulla legge elettorale con tutti gli autonomisti se la politica sarda deve essere una pura e semplice succursale delle sigle romane, dell'uno e dell'altro campo, o se le parole "autonomia" e "autogoverno" possono avere, avranno ancora senso e futuro.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, colleghe e colleghi; ad un anno circa dalla fine di questa travagliata legislatura credo che nessuno di noi avrebbe immaginato di essere qui oggi in quest'Aula per discutere con preoccupazione questa mozione di sfiducia. Ma ancor di più preoccupa o, meglio, dovrebbe preoccupare tutti noi la sfiducia diffusa tra i sardi nei confronti di questa politica.
Fin da ieri, in particolare ieri, ma non solo da ieri, continuiamo a discutere tra noi della storia di questo Consiglio, della storia dei partiti, della storia dei cattolici impegnati in politica, dei centristi, di chi storia non ne ha, dei dualismi esasperati ed esasperanti; i giorni e i mesi passano, i lavori, quelli seri, e i problemi, quelli seri rimangono.
Sono convinto che di tutto ciò ai sardi, quelli a cui giornalmente facciamo riferimento nel ricercare il consenso, a loro di tutto ciò non può interessare di meno.
Dalla sinistra fiumi di critiche, molti preconcetti, come da copione, lo dimostra il fatto che molti non sono andati oltre la cronaca di vita politica dimenticando, o meglio, eludendo la proposta. Ci si chiede cosa diremo ai giovani, mi chiedo cosa direte ai giovani sul costante blocco istituzionale causato da un esasperato ostruzionismo, dalla demagogia, dal clientelismo, dal potere di lobby trasversali, dal sistema burocratico incancrenito e saldamente ancora nelle vostre mani, vero freno al cambiamento, vero freno all'alternanza. Governo regionale inchiodato in Aula, Consiglio ingessato, commissioni che procedono a rilento, voto segreto imperante. Il vero problema è che al di là delle regole, al di là delle leggi elettorali, e l'ultima in particolare rinnegata da tutti, questa maggioranza o, meglio, alcuni ancora prestano il fianco alle vostre provocazioni in maniera irresponsabile. Il voto segreto non è imputabile alla minoranza ma solo a noi, alla codardia di pochi e a chi non riesce a leggere comunque dietro quel voto il difficile momento che obiettivamente stiamo attraversando nella politica e all'interno di questa maggioranza.
La Sardegna non ha bisogno di questa politica, non ha bisogno e non ha interesse nel sapere chi alla fine avrà vinto tra Pili e Floris, non ha bisogno di tattiche o strategie, ha bisogno di serenità, di programmazione economica e sociale, ha bisogno di vederci uniti nelle battaglie a difesa del diritto al lavoro. Ha bisogno di un governo regionale solido e stabile che tragga forza dalla maggioranza che lo sostiene per difendere il diritto alla sopravvivenza dell'industria chimica, del comparto tessile, del comparto minerario, per pretendere le giuste entrate e i corretti trasferimenti, per denunciare un tentativo di ulteriore isolamento posto in essere da alcune componenti governative.
Ho definito in passato l'ultima finanziaria un'occasione perduta da questa maggioranza per iniziare quel percorso che i sardi, tutti i sardi ci chiedevano e ci chiedono, tutti, anche quelli che non ci hanno scelto "Governate, decidete, fra cinque anni vi giudicheremo", e tra questi giudici non ci sono solo quelli che hanno votato noi centrodestra o voi centro sinistra, ma c'è anche l'ormai troppo grande partito del non voto, quello della sfiducia nella politica-teatro, nella politica-immagine, quello che molti nell'ultimo referendum nella loro totalità hanno interpretato come partito del voto anti-quorum. Stiamo formando il grande partito della sfiducia. Ecco perché abbiamo chiesto una svolta e abbiamo chiesto noi dell'U.D.C. una svolta secondo le regole, perché comunque con queste regole oggi dobbiamo confrontarci.
Colleghi, più di un anno fa abbiamo, insieme ad altri, scritto alcune considerazioni sulla svolta della politica, sulla svolta generazionale della politica, svolta che partiva dall'essenziale presupposto che la politica nasce, cresce e si sviluppa nei partiti. Quella nota è rimasta lettera morta.
Oggi è vero, si parla molto di noi, dell'U.D.C., alcuni ci studiano, altri ci provocano, altri denigrano, altri ci usano per continui richiami verso la prima Repubblica. Se questa è la nuova Repubblica, ben venga la vecchia! Le regole democratiche, l'autonomia, il confronto a volte duro, l'attenzione ai deboli, la solidarietà, la sussidiarietà, la dignità, la prontezza nel saper leggere e valutare il momento politico, tutto ciò la seconda Repubblica forse deve ancora impararlo!
Le cattive abitudini, il clientelismo, gli sprechi, le diseconomie che hanno fatto ricchi pochi al sud e molti al nord, il contributo fine a se stesso che ha ulteriormente impoverito il Mezzogiorno ed arricchito il solito nord-est, l'instabilità, questo non vogliamo dalla prima Repubblica. Ma prima di parlare della vecchia D.C. molti pensino al fatto che oggi siamo qui grazie alla vecchia D.C., siamo qui a parlarne, grazie a quel sistema oggi siamo in quest'Aula. E se volete sapere tutta la verità, neanche i più vecchi democristiani hanno mai creduto alla storia che i comunisti mangiavano i bambini!
E` indubbio che avremmo preferito tornare oggi in Aula per discutere su disegni di legge, proposte di legge, che giacciono ormai da tempo tra i provvedimenti in attesa di essere esaminati, sono ormai mesi che ci trasciniamo tra strategie, tatticismi, trabocchetti, imboscate. Ho avuto modo di dire che rispetto l'opposizione, ascoltiamo le istanze da voi avanzate, siamo sempre pronti al confronto, il problema è però che non portate niente per un utile confronto. Non condivido e non condividerò mai una politica volta alla denigrazione dell'avversario, una politica accentrata sugli attacchi personali, una politica che mira a distruggere la parte opposta. Questo tipo di opposizione non dà nulla ai sardi, non è voce di una parte dei sardi, maschera un'assenza di obiettivi, di progetti, o meglio, di progetti-obiettivi per l'interesse generale.
Noi nel centrodestra vogliamo rimanere ma non vogliamo rimanerci per vincere solo ed esclusivamente le elezioni e per riprendere quindi, magari, a bisticciare. Non è questo il nostro intento, noi vogliamo costruire insieme a voi la nuova politica, ma pretendiamo lo stesso rispetto che diamo. Se qualcuno è convinto di poter andare avanti da solo, bene, lo faccia fin da oggi. Noi, da parte nostra, siamo convinti che un grande partito è quello che riesce ad aggregare, a costruire, a garantire delle maggioranze, non è grande quel partito che ritiene di fagocitare uomini e idee. Questa è mancanza di cultura politica, questa è mancanza di cultura di governo.
Noi siamo convinti che la via tracciata dall'U.D.C. e dal Centro per la soluzione di questo difficile momento, che possa anche costruire un forte collagene per il futuro, sia l'unica percorribile; chiudere una verifica, riprendere le giuste misure, portare i partiti in primo piano, sfuocare i primi piani, rinsaldare una scelta politica di ideali, valori e programmi nel quadro di centrodestra, ridare serenità e sicurezza all'esecutivo senza nessun tipo di azione lasciata al caso o all'improvvisazione; ripartire da questa troppo lunga ed ormai insostenibile e ingiustificabile sosta. Questo crediamo sia il corretto iter nell'interesse di questo Consiglio e della Sardegna. Riprendiamo tutti subito a lavorare, ognuno nel suo ruolo; non basta che uno lavori, non basta chiudere gli occhi, abbassare la testa ed andare avanti da soli. Questa è comunque la nostra opinione e in mancanza di altre vie, che indubbiamente altri avrebbero dovuto tracciare, rimane l'unica; nessuna mozione sarà da noi accettata dal centro sinistra, nessuna crisi al buio, nessuna sfiducia ai nostri uomini ma la ricerca e il rilancio di una nuova fiducia.
Quanti avrebbero desiderato che l'U.D.C., i centristi rompessero il giocattolo, quanti hanno fatto tifo per noi. Ma noi non vogliamo distruggere nulla, noi al giocattolo vogliamo ricaricare le batterie e insieme a tutti i partiti che hanno fondato questa maggioranza di governo, insieme a tutti quei partiti che ritengono di essere alternativi alla Sinistra vogliamo rilanciare immediatamente l'azione di questa maggioranza confermandone la guida.
Siamo sicuramente flessibili nel far comprendere la difficoltà del momento, flessibili ed attenti nel valutare la posizione del Consiglio su temi che non possono dividere i sardi, inflessibili nel perseguire sempre regole democratiche e nel respingere qualsiasi formulazione che ci veda rinnegare l'appartenenza al quadro politico e al voto dei nostri elettori.
Presidente, colleghi della maggioranza, sappiate ascoltare, abbiamo tutti un duro e lungo lavoro da fare per ridare serenità ai sardi e per riconquistare la fiducia dei giovani e non solo dei giovani, fiducia nella politica come strumento di libertà e garanzia, unica vera risposta alla violenza, alle prevaricazioni, agli egoismi. Rincominciamo da lei, Presidente Pili, respingiamo la mozione del centro sinistra, nel contempo guidi questa maggioranza subito verso un rapido rilancio che non può non passare per la via da noi tracciata.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.).Grazie, Presidente. Colleghi del Consiglio, voglio continuare il ragionamento e la riflessione con gli stessi toni soft che sono stati proposti prima di me sia dal Capogruppo dell'Unione di Centro che dall'onorevole Pier Sandro Scano. Questo perché tutti quanti abbiamo seguito, credo con attenzione, il dibattito che in questi due giorni si è svolto in Aula e, forse, se abbiamo letto i resoconti che i giornali di oggi hanno riportato di questo dibattito ci siamo accorti tutti quanti di quanto questo dibattito rischi di essere un dibattito interno all'Aula, quasi un dibattito curiale di cui soltanto i toni più alti, ma anche quelli più esagerati o quelli che più impressionano perché fanno parte di mosse del Risiko che vengono comunque colte all'esterno vengono trasferiti all'opinione pubblica. Forse questo, invece che aiutare la comunicazione all'interno di quest'Aula, la comunicazione tra di noi, corre il rischio di essere un ulteriore elemento di delusione e di incomprensione. Eppure io credo che questo dibattito non sia soltanto un dibattito di rito ma che sia un dibattito importante perché comunque è il dibattito con cui inizia l'ultima anno di legislatura ed è comunque il dibattito che consente di fare una riflessione collettiva che, per quanto ci riguarda, attiene all'intero Consiglio, attiene al ruolo della maggioranza all'interno del Consiglio e, in terzo e ultimo luogo, attiene al ruolo che i Riformatori vogliono svolgere in questo ultimo anno di azione legislativa e di Consiglio. Inizio dal ragionamento sul Consiglio: credo che sia poco utile a questo Consiglio e sia poco utile anche alla Sardegna, a cui sempre ci appelliamo, che continuiamo a pestare nel mortaio, come da più parti è stato fatto, la storia di questa legislatura, che peraltro è ben nota a tutte le persone che siedono sui banchi di questo Consiglio. Allora, quando gli interventi diventano un crescendo di violenza verbale, con ricerca di neologismi dannunziani o marinettiani per andare a definire le cose più brutte che si possono dire, dalla necrofilia all'agonia, dal giudice supremo, compratori comprati, primariati venduti eccetera. Insomma, io credo che non faccia onore all'intero Consiglio un dibattito che si svolga su toni gridati che non hanno in quest'Aula nessun senso perché in quest'Aula c'è confronto tra posizioni politiche e non insulto e non grida e non urlo. Noi crediamo che l'urlo non favorisca in nessun modo chi dell'urlo si appropria per farne una battaglia elettorale. Noi siamo convinti sostenitori del bipolarismo, il leader del nostro movimento, Massimo Fantola, nel suo intervento di ieri lo ha ripetuto in maniera chiara; per noi esiste un referendum votato dai sardi nel 1999 con una percentuale di votanti di oltre il 43 per cento, che alla luce dell'ultima chiamata referendaria al voto dei sardi ci fa capire quanto fu sentito in Sardegna quel referendum, bè, c'è un pronunciamento dei sardi per il maggioritario e per il presidenzialismo. E noi dobbiamo ricordarci che in quest'Aula questo Consiglio eletto non è nè un Consiglio del maggioritario, perché è stato eletto in modo sostanzialmente proporzionale, né un Consiglio del presidenzialismo, perché abbiamo un Presidente parlamentare. Ci dimentichiamo, come Consiglio, di quanto un regolamento che tutti quanti abbiamo a più riprese definito bizantino abbia poi impedito a questo Consiglio, in tante circostanze, di svolgere in maniera adeguata alle circostanze quella che era la sua attività. Da ultimo ci dobbiamo ricordare che qualunque bipolarismo che esiste, che è vivo si basa sull'alternanza, quindi si basa su due schieramenti, entrambi abilitati a governare, e non devono perdere tempo nel gettare fango l'uno contro l'altro e che non devono neanche applicare all'attività e al lavoro consiliare la strategia di Penelope che distruggeva la notte ciò che faceva di giorno, perché non è questa la logica del bipolarismo. La logica del bipolarismo è quella del confronto tra due progetti politici che siano visibili e che consentano all'elettorato, al momento delle scelte, di decidere quale dei due progetti politici è il più adeguato alle domande che in Sardegna in quel momento ci sono. Io credo che troppo spesso abbiamo rischiato di incartarci su Pili tre, Palomba otto, nel senso che io credo che i sardi a cui oggi noi andassimo a chiedere se colgono la differente proposta del centrodestra in questa legislatura rispetto al centro sinistra e se hanno idea di quali siano le proposte per il futuro, io credo che pochi sardi riuscirebbero a dare una risposta e forse anche all'interno di questo Consiglio qualcuno avrebbe difficoltà a dare una propria risposta compiuta.
La seconda riflessione spetta sicuramente a questa maggioranza, perché è questa maggioranza che ha avuto dei compiti importanti di governo sino ad oggi, non ha in carico i mali della Sardegna degli ultimi cinquant'anni, perché governa da quattro anni, o da tre e mezzo, e non da cinquanta, ma governa da tre anni e mezzo e deve dare risposte su quelle che sono le iniziative e le idee messe in campo, i progetti messi in campo in questi tre anni e mezzo che gli sono stati assegnati.
Noi dobbiamo aver chiaro che nella discussione di oggi si sta discutendo la progettualità politica del prossimo anno, che è una cosa molto importante, ma si stanno anche mettendo le basi di una progettualità politica che possa andare al di là di questi dodici mesi che rimangono sino alla conclusione della legislatura. E se questa maggioranza ha la percezione di questa situazione, bè, le risposte non possono che essere adeguate, non possono essere risposte minimaliste.
Abbiamo oggi sul tappeto problemi importanti: l'uscita dall'Obiettivo 1, il problema dell'insularità e della continuità territoriale, la soluzione alle problematiche dell'acqua, il problema delle infrastrutture, il problema importantissimo dei rapporti con Roma, di una maggioranza che ha detto più volte di voler essere una maggioranza sarda diversa perché non omogenea a quella nazionale, con testa, gambe, cuore in Sardegna. E abbiamo da ultimo il problema di intenderci noi della maggioranza almeno sul concetto di stabilità. Ieri abbiamo avuto un collega che ci ha letto dal vocabolario filosofico, immagino, che cosa si intende per manicheismo. Bè, io non sono andato a leggermi cosa si intende per stabilità, però credo che nel vocabolario per stabilità si intenda una cosa dura, una cosa su cui costruire, una cosa che consenta di avere fondamenta buone per tirar su un palazzo. Non credo che la stabilità sia una cosa molliccia, friabile, farinosa che si sgretola alla minima spinta. Ecco, noi intendiamo il primo concetto di stabilità, quindi quando noi diciamo di essere difensori della stabilità siamo difensori di una stabilità che non siano le sabbie mobili dove ciascuno di noi rischia in ogni momento di affondare.
La terza riflessione riguarda i Riformatori. Molti colleghi hanno sottolineato, io li ringrazio, la necessità che ciascun partito apra al suo interno anche una riflessione sul suo essere e su quelle che sono le sue finalità, su quello che è il servizio che si vuole rendere ai cittadini che rappresentiamo, e noi questa riflessione l'apriamo ben volentieri e ringraziamo chi ci suggerisce di aprirla. Noi ribadiamo alcune considerazioni che per noi sono cardine di ragionamento: la prima, l'ho già detto, e prima di me l'ha detto Fantola; noi siamo bipolaristi e siamo per le scelte, noi siamo un centro moderato, cattolico, liberaldemocratico e rappresentiamo chi all'interno dello schieramento del centrodestra si riconosce in una cultura di cui ci sentiamo portatori. La nostra flessibilità sta nella tolleranza, nel rispetto delle posizioni altrui, non nell'ammiccamento, questo l'abbiamo detto, l'abbiamo sempre ripetuto, è un presupposto del nostro essere bipolaristi, della nostra scelta maggioritaria, della nostra scelta presidenzialista che non potremo mai rinnegare perché è nel nostro DNA e rinnegarla significherebbe rinnegare noi stessi.
Abbiamo scelto il centrodestra, ma non siamo ospiti tollerati del centrodestra, noi ci consideriamo padroni di casa a pieno titolo, forse non abitiamo nella parte più lussuosa della maison, chiamiamola Casa delle Libertà, abitiamo da un'altra parte ma abitiamo nello stesso schieramento del centrodestra, e se siamo padroni di casa chiediamo di essere coinvolti a pieno titolo nelle scelte, perché le scelte si fanno insieme, non vengono subite.
Questo centrodestra, che è casa nostra, non ci piace, l'abbiamo detto a più riprese, non ci piace significa che siamo per la ristrutturazione della casa, che siamo per il suo cambiamento, che siamo per il suo miglioramento, apportando i valori di cui noi ci sentiamo portatori, è una cosa naturale che sia così, ed abbiamo fatto le nostre proposte e le nostre proposte le leggo, perché quelle dei cosiddetti partiti di Centro (nostre, dell'U.D.R., dell'U.D.C. del Partito Popolare Sardo) non ci sono state, come nel parcheggio, retromarcia, marcia avanti, marcia a destra e marcia a sinistra, abbiamo detto delle cose che sosteniamo ancora oggi, leggo il nostro documento: "La forza delle azioni di governo regionale e il suo rilancio vincente nell'ultimo anno di legislatura rappresentano il problema di tutta la coalizione, non certo quello dei soli partiti di centro". Aspettiamo risposte che ci consentano di uscire dalla palude tutti insieme, perché tutti insieme siamo responsabili, ciascuno per quota parte, ma la quota parte è diversa perché così come noi non possiamo imporre, partito di minoranza all'interno del centrodestra, la nostra volontà a chi minoranza non è ma è maggioranza, così chi è in maggioranza all'interno di questo schieramento ha ovviamente delle responsabilità maggiori rispetto alle nostre nel proporre delle soluzioni. Non ci sia il rischio che qualcuno gioiosamente, ricordatevi la gioiosa macchina da guerra di altri tempi, ci risponda che forse ci siamo sbagliati, che non ci sono malesseri, che non ci sono malumori, che tutto va bene, che basta qualche ritocchino. Noi siamo e restiamo convinti del contrario, e siamo convinti che i partiti maggiori abbiano oggi responsabilità maggiori di risposte, ma non nei nostri confronti o non solo nei nostri confronti, nei confronti di tutti i sardi.
Credo che noi abbiamo ribadito anche in quest'Aula, anche tra ieri ed oggi la nostra necessità e la nostra volontà di essere tra coloro che vogliono risolvere i problemi.
Chiediamo all'intera maggioranza che dia un segnale forte che vogliamo stare tutti insieme dalla stessa parte.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, noi in questi giorni, in queste settimane, abbiamo sostenuto che siamo di fronte ad uno dei momenti delle stagioni più buie, più travagliate, più difficili delle nostra autonomia, e devo dire che il dibattito che si è svolto nella giornata di ieri e nella giornata di oggi, conferma questo nostro giudizio. Sono intervenuti tantissimi colleghi delle opposizioni per rimarcare le manchevolezze di questa maggioranza, ma sono intervenuti autorevoli rappresentanti della maggioranza che hanno dichiarato che la crisi non è chiusa, che ci troviamo di fronte, appunto, ad un momento difficile, ad un momento travagliato, ad un momento buio. Ecco perché ad un amico autorevole del centrodestra che mi diceva "Ma non avete più una strategia, perché avete presentato la mozione di sfiducia? Rischiate di rafforzare Pili." Guardate, noi questo rischio lo corriamo, l'abbiamo corso perché siamo convinti che non si può far finta da nulla. Io non so se qualcuno di voi ha letto "Diario di una maestrina" di Maria Giacobbe, vi leggo un piccolo passaggio: "Il Duce era un personaggio importantissimo misterioso e terribile di cui in bene e in male tutto ciò che raccontava sembrava leggenda. Ma un giorno qualcuno davanti a me lo chiamò buffone. Ne fui turbata e felice, ma per discrezione finsi di non sentire." Non voglio con questo dire che i corsi e ricorsi storici di Vico sono attuali, ma guardate, noi possiamo far finta di non aver sentito le dichiarazioni che ha fatto l'onorevole Locci, possiamo far finta di non averle sentite, esserne felici ma far finta di non averle sentite. Ma come è pensabile che quest'Aula, che questo Presidente faccia finta di nulla dopo che tre consiglieri regionali di Alleanza Nazionale hanno votato contro la finanziaria? Noi possiamo far finta di non aver sentito né letto quanto ha dichiarato il Presidente Pili, che dice, riferito all'U.D.R.: "A chi ha fatto queste affermazioni dico abbia il coraggio di votare la sfiducia, esca allo scoperto, si assuma le responsabilità di ciò che dice, si faccia chiarezza, si sappia dove sta il vecchio modo di far politica". E a proposito di vecchio modo, continua sempre l'onorevole Pili, riferito sempre all'U.D.R. e all'onorevole Floris: "Bisogna estirpare il cancro della vecchia politica, e se con la mozione vincerà la vecchia politica qualcuno dovrà renderne conto ai sardi."
Onorevole Floris, noi possiamo far finta di non aver sentito e di non aver letto questo giudizio che il Presidente Pili ha dato, quello che ci meraviglia è che faccia finta lei di non averlo sentito. Possiamo far finta di non aver sentito il Presidente Floris dire che il Presidente gestisce con cesarismo la cosa pubblica. Ma come è possibile che quest'Aula, che i partiti di maggioranza facciano finta di non aver sentito che il Presidente Floris ha tolto l'appoggio alla Giunta regionale e ha ritirato la propria delegazione dalla Giunta? Come è possibile far finta di nulla quando il Presidente Pili dice all'assessore Scarpa "Rimani vicino a me, che per quanto riguarda il Floris me lo sistemo io." Allora, onorevole Capelli, mi dispiace che lei ricordi le nostre storie e non cerchi nemmeno qualche volta di applicarne qualcuna. La Democrazia Cristiana non avrebbe mai permesso che dopo che un partito ritira la fiducia e ritira la propria delegazione non si aprisse immediatamente una crisi.
Noi quindi possiamo far finta di nulla per quanto concerne le dichiarazioni del Presidente Pili, ma pensate davvero, e mi rivolgo ai colleghi della maggioranza, che questo Consiglio regionale possa ancora sopportare a lungo un Presidente di Regione che dice "Io dell'ordine del giorno del Consiglio regionale me ne frego. Io quello che ho deciso..." Io non so quali siano gli interessi che ha il Presidente Pili perché vuol fare lui a tutti i costi l'affidamento all'ente di gestione, non riesco a comprenderlo, non voglio neanche saperlo. Ma è possibile che di fronte alla richiesta, alla protesta dei vostri sindaci, non soltanto dei nostri, perché si elegga in tempi giusti, abbiamo fatto due ordini del giorno, ma guardate, questa è emergenza democratica. Ma è possibile che dopo le dichiarazioni che sono state fatte da esponenti del Centro il partito del Presidente non può scegliere la strada della palude e della rassegnazione? Poi ci sono tante altre dichiarazioni. Noi possiamo, come opposizione, far finta di non aver sentito, di non aver letto queste dichiarazioni. Ma è possibile, dopo che lei, onorevole Capelli, ha bloccato l'attività delle commissioni e del Consiglio, che ancora oggi in Aula accusi noi di voler fare ostruzionismo? Da quasi un mese e mezzo l'attività del Consiglio è bloccata! Ma è possibile che ci sia un blocco del governo regionale e che tutto questo venga sopportato da tutti? Ma è possibile che dopo le bocciature di parti importantissime di due DPEF, di parti importantissime, che il Presidente Pili non abbia la dignità di dimettersi? Le finanziarie, tutte e due, sono state approvate con quattro mesi di ritardo, le finanziarie sono state stravolte. Onorevole Capelli, ma perché lei continua a dirci che non abbiamo proposte? Si metta d'accordo con i colleghi della sua maggioranza, tre consiglieri, anzi, quattro di Alleanza Nazionale dicono che la finanziaria è del centro sinistra, non è una finanziaria di destra. Allora credo che le proposte sono state fatte, che siamo andati incontro anche ai vostri sindaci, che abbiamo approvato un piano del lavoro dopo che la Giunta regionale aveva messo zero lire in quel capitolo! Ma perché non dirlo? Ma perché non parlate dei problemi, ma chi è che oggi in quest'Aula non ha voluto affrontare i problemi, i residui passivi dell'anno scorso che hanno raggiunto il 50 per cento? Ma siete andati a vedere le leggi che noi abbiamo approvato in questa legislatura, compresi i DPEF e le manovre finanziarie? Sono venti! Di queste sedici sono state approvate col voto determinante delle opposizioni.
Ma è possibile che non vi rendiate conto che non c'è nella storia della nostra autonomia, ma io credo, l'ho detto in altre occasioni, che non c'è nella storia di nessun organo elettivo che un Presidente di Giunta, dopo essere stato sfiduciato per 160 volte rimanga ancora a dirigere questa pseudomaggioranza. Parlo della mancata concertazione. Onorevole Floris, è inutile che tutte le volte che veniamo in aula lei ci ricordi la mancata concertazione. Siamo di fronte a un altro sciopero generale, ma quale concertazione! L'economia cala a picco, le esportazioni sono state ridotte del 16 per cento e gli investimenti del 6 per cento, l'emigrazione dei giovani, circa 4.000 giovani all'anno lasciano la nostra terra. Nessuna riforma, onorevole Fantola, onorevole Vargiu! Io potrei dire, per quanto vi riguarda, non che ho dimenticato, ma per un fatto proprio di vecchia amicizia che non ho ascoltato quello che voi avete detto con le accuse di conservatorismo. La sudditanza nei confronti del Governo centrale, onorevole Floris, è sotto gli occhi di tutti, lo riconoscono anche i partiti che hanno dei dirigenti nazionali. Ma perché non dirlo ai sardi? Perché non dire che sono stati persi 100 miliardi per la mancata premialità, nonostante i commissariamenti a cui ha fatto riferimento Pili quando è venuto in aula a dire: "Io sono stato nominato commissario perché dobbiamo avere le premialità". Allora, di fronte a questo totale sfascio io mi aspettavo non che Pili si dimettesse, ma che la maggioranza presentasse una mozione di sfiducia perché Pili non si vuole dimettere. Non è sufficiente dire che non si vota la mozione perché è stata presentata dal centro sinistra, è strumentale, perché la verità è che voi non volete aprire una crisi perché non sapete come chiuderla. Allora noi diciamo, come Margherita, non siamo disponibili a nessun pasticcio e a nessun governo. Se non si riesce ad approvare la legge elettorale dico che a questo punto è più dignitoso che tutti quanti andiamo a nuove elezioni, perché guardate, credo che i disoccupati, i lavoratori, i giovani, le imprese, i sindacati, gli enti locali non siano più in grado di sopportare un altro anno di crisi dopo che ne abbiamo avute in questi ultimi periodi almeno cinque!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, nel dibattito di questi giorni ognuno ha cercato di cedere ad altri il cerino della crisi in mano; ognuno ha dato ad intendere di avere una soluzione pronta e precisa ai numerosi problemi che attanagliano la maggioranza. Si sono sprecate le ricette: dallo shock violento allo scossone forte, senza soluzione di continuità. Molte altre, da qui in poi, saranno certamente le prese di posizione. E c'è un dato che va rivelato con grande onestà e che è emerso nel corso di numerosi vertici di maggioranza, e cioè che la nostra coalizione non ha ancora il necessario collante politico, non ha cemento ideale sufficiente per quanto molti siano i valori che ci uniscono. Si è insistito troppo sulla peculiarità sarda rispetto agli schemi nazionali, come se la Casa delle Libertà fosse, al contrario, un esempio negativo e quasi da non ripetere. Certo, siamo in Sardegna e nessuno lo nega, eppure io ho avuto la subdola sensazione che non si volesse andare oltre alcune enunciazioni di principio e che tra partito e partito dovessimo frapporre dighe e steccati, che peraltro esistono ancora. Sappiamo di dover costruire una coalizione competitiva per il 2004, cosa di per sé difficilissima. Sappiamo che la strada è uno straccio di valore di programma condiviso. Peraltro so che molte sono le cose positive che questa Giunta ha fatto e sono passate nel totale silenzio, perché c'era altro da fare e altro da discutere. Per esempio, faccio una valutazione: quanti sardi si sono soffermati sui fondi in più che il CIPE ha mandato quest'anno nell'Isola? Ma certamente esistono i problemi, li avete elencati tutti. Qualcuno ha anche proposto una soluzione, peraltro, soprattutto nel campo del centro. Questa è la peculiarità di Mario Floris rispetto ai suoi colleghi del centro, cioè pochissime urla e molta sostanza. Ben inteso, onorevole Floris, nel renderle omaggio le dico anche che molte delle cose che lei ha detto non le ho condivise e non le condivido, ma le ascolto e le seguo con attenzione, perché mi appaiono chiare e precise. Lei ha insistito sullo stile di governo che dovrebbe caratterizzare la Sardegna; uno stile che si richiama a tante altre esperienze del passato, e il passato in molti interventi del centro emerge come fosse un richiamo della foresta. Io, che sono onesto, cerco di salvare qualcosa del passato, ma non potete nemmeno dirci che il passato era veramente, per usare un'espressione che già ho utilizzato un'altra volta, un giardino fiorito.
E non demonizzerei assolutamente il decisionismo di Pili, mi sembrerebbe riduttivo bollarlo come un semplice impeto giovanilistico. Non mi pare, tra l'altro, che i giovani in quest'Aula abbiano avuto vita facile, ma tant'è, fuori dalle battute, oggi il Governo richiede decisioni rapide e precise, anche perché sono mutati i tempi della comunicazione, la velocità stessa con la quale le cose nascono e poi muoiono. Certo, non debbono mutare i partiti, questa è una cosa che può accomunarci, anzi, debbono rafforzarsi, debbono essere rispettati. La crisi attuale dei partiti è crisi della politica e mai come in questi mesi noi lo abbiamo notato. Questa crisi deve essere risolta dai partiti, il singolo non può rappresentare il partito, questo concetto è tanto elementare quanto disperatamente attuale. Insieme al recupero dei partiti c'è l'altra grande strada da percorrere che è rappresentata da un nuovo rapporto con le parti sociali e il mondo dell'impresa - lo dico al collega Fadda-, noi che facciamo parte di una tradizione che si richiama a molti valori sociali continuiamo a sostenerlo, non solo, dico, che va scongiurato lo sciopero, ma vanno riannodati i fili di un'azione comune concertata, concordata e che rimetta in campo un po' di concordia sociale. Penso che una moderna coalizione di centrodestra autonomista, ma non rivendicazionista, debba aprire il contenzioso con lo Stato tutte le volte che questo sia necessario, al di là del colore politico del Governo nazionale. Per il resto AN non vuole una legge elettorale pasticciata che non preveda bipolarismo e presidenzialismo. Noi, signor Presidente, voteremo contro la mozione del centro sinistra, noi crediamo ancora in questo quadro politico e nel Presidente indicato dalla grande maggioranza degli elettori nel 1999. I problemi di equilibrio e di assetto della maggioranza ritornino sul tavolo dei partiti, che dovranno rivedere gli attuali numeri, ormai non più specchio fedele delle forze in campo. Se tutte le strade saranno difficilmente percorribili, la via delle elezioni anticipate appare certamente la più seria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.- Sardegna).Signor Presidente, ho trovato davvero curioso che nell'affrontare il dibattito, ieri per bocca dell'onorevole Emanuele Sanna, oggi in qualche modo in risposta a lui, l'onorevole Pier Sandro Scano abbiano riesumato la figura del presidente Federico Palomba. Io comprendo le ragioni che sono alla base di questa iniziativa legittima, perché rientra tra le prerogative del centro sinistra proporre una mozione di sfiducia. Probabilmente volete creare nell'immaginario dell'opinione pubblica che quello che è successo nella scorsa legislatura con le sei crisi non è un fatto solo pertinente al centro sinistra, ma che anche il centrodestra, e ve lo faremo vedere, in quanto a numeri di crisi può eguagliare la disastrosa esperienza che vi vedeva appunto coprotagonisti.
Questo lo dico perché io penso che tutto si possa e si debba fare, anche la critica più accesa, ma risparmiateci per cortesia le lezioni di morale, di etica politica e istituzionale, perché prima dovete dimostrare, avreste dovuto dimostrare voi di essere esenti da tutto quel caravanserraglio di accuse che avete lanciato nei nostri confronti dimenticando quella che è stata l'esperienza che non è di decenni, ma di appena qualche anno fa. Vedete, quelle sì erano crisi che si consumavano per il controllo del Banco di Sardegna, perché esisteva una conflittualità perenne che caratterizzava e ha caratterizzato l'esistenza di quella legislatura tra l'allora presidente Federico Palomba e il Presidente del Consiglio regionale. Mi è sembrato - e chiudo su questo aspetto - di cogliere quasi l'idea di quel grande pensatore tedesco, filosofo tedesco Nietzsche, l'idea dell'eterno ritorno, come se ogni cosa si ripeterà così come l'abbiamo già vissuta. Un'idea di questo grande pensatore del 900 che, per quanto affascinante, però riteniamo sbagliata e che contrastiamo, perché, vedete, qui penso che sia la sostanziale differenza tra una visione che abbiamo noi della democrazia e quella probabilmente che avete voi, cioè per noi è assolutamente imprescindibile difendere il voto e quindi dare contenuto all'espressione della sovranità popolare. Noi, difendendo il Presidente della Regione Mauro Pili difendiamo quello che hanno indicato gli elettori e cioè indicando una maggioranza e un Presidente, perché non dimentichiamo che nel confronto con il suo antagonista, l'onorevole Gian Mario Selis, qualcosa pur conteranno 152 mila preferenze rispetto alle 60 mila che ha raccolto l'onorevole Gian Mario Selis. A me non interessa in questa fase - e chiudo la parentesi - rivolgere le riflessioni nel rapporto con le opposizioni che ancora una volta ha strutturato i propri interventi, a nostro avviso, secondo moduli vecchi e critiche a cliché condite di stanchi epiteti e con cadute di stile. Dico all'onorevole Cugini che rivolgersi come egli ha fatto all'onorevole Ladu con l'appellativo di traditore non fa onore né a lui né a nessuno in quest'Aula, ma riteniamo che contribuisca solo ad alimentare sfiducia, distacco dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni che così perdono complessivamente di credibilità. Per altro verso ho il timore che la politica sia tornata nell'alveo dei linguaggi iniziatici e delle formule poco comprensibili. Per noi la politica, lo diciamo chiaramente, non è un gioco, e tanto meno è un gioco d'azzardo; per noi la politica è l'arte del possibile, è l'arte della mediazione, è l'arte del confronto, dell'ascolto, anche della conflittualità se si vuole, ma nella chiarezza e nel rispetto delle reciproche posizioni. E chiariamo una volta per tutte, perché Forza Italia rivendica il suo ruolo non di partito egemone, ma il suo ruolo di partito di centro, cosa si intenda per centro e da chi è rappresentato, perché in politica la chiarezza riteniamo che sia la regina delle doti; si può sbagliare strategia, ma finché gli errori rimangono nella chiarezza sono emendabili e si può costruire su di essi, ma, al contrario, quando a farla da padrone è la volontà spesso di far vedere una cosa per un'altra, se non di vendere fumo, su queste tattiche difficilmente si potrà costruire qualcosa di serio. Il centro inteso come luogo ideale è la casa dei moderati, e Forza Italia, ma non per autodefinizione, ma perché l'hanno indicato gli elettori, è il partito dei moderati, è uno dei partiti che raccoglie la grande tradizione cattolica liberale di Don Luigi Sturzo; è il partito che oggi rappresenta un pilastro di quella grande casa europea che si riconosce nel Partito Popolare Europeo e quindi Forza Italia non è un elemento provvisorio della storia politica, né di quella italiana né di quella sarda; è una realtà politica profondamente radicata dal punto di vista dei valori, degli ideali e delle aspirazioni. E allora, lo diciamo anche agli amici che si riconoscono in questo vasto movimento popolare europeo, per noi esiste un riferimento che non può essere però adattabile a qualunque circostanza. Ho sentito parlare di centro flessibile, noi siamo i moderati che hanno scelto con convinzione e con chiarezza di rappresentare l'alternanza alle sinistre; su questo punto noi non discutiamo neanche e rispettosamente diciamo: ciascuno scelga in quale forno cuocere il proprio pane. Per noi di Forza Italia, sia chiaro, non è più tempo di strategie del doppio forno, lo impone l'alternanza bipolare che il popolo italiano e quello sardo, come hanno giustamente ricordato ieri Fantola e oggi Vargiu, chiesero con i referendum del 1993. E, vedete, in questo contesto sembra che siano tornati di moda, come scriveva qualche giorno fa Arturo Diaconale, i cerchiobottisti, quelli che nella politica danno un colpo al cerchio e uno alla botte collocandosi in una posizione terza. Questa terza via, direi quasi di valore mistico, nasconde in realtà quello di conquistare e conservare sempre e a ogni costo il ruolo di ago della bilancia morale per pensare e contare ben al di sopra del proprio peso e del proprio ruolo effettivo. E allora, noi non abbiamo l'idea di un centrodestra come una realtà chiusa, anzi come una realtà aperta e pluralistica, dinamica, attenta alle novità e tutt'altro che ripiegata su se stessa. Il centrodestra è stato già percepito dagli elettori sardi come il riferimento, non come uno spazio chiuso e intollerante, e allora ecco perché noi di Forza Italia, che veniamo costantemente sollecitati a trovare le soluzioni di una crisi, di una situazione di difficoltà che non nascondiamo, noi proponiamo innanzitutto e invitiamo i partiti che hanno problemi al loro interno e i Gruppi di risolverseli, non si possono scaricare sul presidente Pili, non si possono scaricare sull'intera maggioranza. Forza Italia è disponibile a fare la propria parte, se questo può servire, siamo soprattutto disponibili a riaprire subito quel confronto fra tutte le forze politiche a rilanciare il progetto politico e programmatico nella collegialità e nella chiarezza. Badate, io penso che la funzione dei partiti sia ancora molto importante, ma non possono tradursi in alchimie di palazzo, a soluzioni pasticciate, confermiamo, noi preferiamo ridare la parola agli elettori. Riteniamo che ci siano gli spazi per concludere questa legislatura, senza vanificare gli ottimi risultati raggiunti prima con l'esperienza Floris e oggi con quella di Mauro Pili, riteniamo che abbiamo ancora un anno davanti a noi per poter definire le cose che ancora vanno definite, per valorizzare le cose ottime che sono state fatte, ma sia chiaro: noi non prescindiamo dalla valutazione fatta e soprattutto, da quella scelta chiara che è di alternativa alla sinistra e di conferma, per quanto ci riguarda, del Presidente Pili alla guida della Giunta. Maggiore responsabilità da parte di tutti e l'invito - Forza Italia farà la propria parte - a tutti i Gruppi politici, a non scaricare sull'Esecutivo e sul Presidente problemi che devono essere risolti nei rapporti interni dei partiti stessi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Ho già detto molto nella presentazione di questa mozione nell'apertura dei nostri lavori ieri e molto hanno detto i colleghi delle opposizioni che si sono alternati al microfono ieri e oggi. A me sembra che dobbiamo evitare in questa discussione una tendenza che ho colto in maniera netta in questo ultimo intervento dell'onorevole Pittalis e che spesso è tipica della politica, che è la tendenza a saltare di livello nella discussione e nel confronto e a cambiare piano, detto in altre parole, si può dire che si ha la tendenza a parlare d'altro, così a me pare che abbia fatto l'onorevole Pittalis, così hanno fatto altri colleghi della maggioranza che hanno parlato d'altro, hanno parlato di bipolarismo, hanno parlato di sistema maggioritario, hanno parlando di alternanza come bene intrinseco alla democrazia ed insomma, hanno parlato di principi sui quali naturalmente non c'è discussione e sui quali saremmo tutti d'accordo. Faccio un'osservazione: la discussione non era ieri e oggi sulla legittimità delle maggioranze a governare, sulla legittimità di chi riceve il consenso degli elettori ad imprimere con l'azione di Governo impulso all'economia, a risolvere i problemi della Regione che viene rappresentata sulla base dei programmi che si sono presentati. La discussione non era su questo, anche se, lo ripetiamo e chiudiamo subito la parentesi, noi siamo convinti che la maggioranza che da quattro anni sta governando la Regione non abbia ricevuto legittimazione popolare, tant'è vero questo, onorevole Pittalis, che non è stato eletto Pili a Presidente quando si è costituita questa maggioranza e quindi non c'entrano niente i voti che lei ha richiamato e la sconfitta falsa del centro sinistra, la maggioranza si è costituita con i modi che abbiamo detto, e non se devono avere a male Ladu e Onida se, con termini forti, si rappresenta quella che è stata la realtà dei fatti, i termini naturalmente sono da circoscrivere nell'ambito della dialettica politica, ma il fatto è questo e non è negabile neanche quando ci si solleva indignati contro i colleghi. Questo è stato, ma archiviamo questo episodio, c'è una maggioranza, questa maggioranza sta governando da quattro anni, il punto non era ieri e oggi, se sia legittimo che questa maggioranza governi e se sia sul piano generale legittimata dal voto elettorale. Questo è un punto che abbiamo affrontato più volte e che accantoniamo. Il punto è invece un altro, è se questo centrodestra che governa la Regione sia una maggioranza, una maggioranza non solo numerica, ma una maggioranza politica, se sia in grado di governare, se abbia governato in questi anni. La nostra opinione su questo è nota, abbiamo presentato per questo una mozione di sfiducia per fare un dibattito su questo punto, la nostra opinione, voi aggiungete, è un'opinione scontata e strumentale ed anche questo possiamo dire che è così, l'abbiamo detto, ma a me pare che non sia trascurabile quanto noi diciamo da oltre un anno e che nel dibattito di questi due giorni è emerso in maniera solare, in maniera chiarissima, in maniera evidentissima. Lasciamo perdere i drammi della finanziaria, lasciamo perdere i DPEF dello scorso anno, lasciamo perdere le innumerevoli battute d'arresto di questa maggioranza che viene in Aula solo se costretta e per gli atti obbligatori, che non è in condizioni di dettare un'agenda politica e di portare in Aula le leggi che ritiene prioritarie per la nostra comunità. Lasciamo perdere questo.
Io ho annotato le opinioni dei colleghi che si sono espresse in questi due giorni di dibattito. Fantola dice: "Molti i risultati raggiunti", anche Pittalis lo dice, anche se noi non li abbiamo visti, ma qui bisogna fare un atto di fede, tuttavia, risultati insufficienti e in ogni caso il centrodestra non esiste, c'è un problema di fondo che dev'essere affrontato. Fantola dice: "I risultati sono molti ma inadeguati, la Sardegna ha necessità di avere un centrodestra diverso" e così via. Floris dice le cose che sentiamo, ma pare che le opinioni di Floris non contino in quest'Aula nella quale viene sbeffeggiato e accusato di rappresentare la vecchia politica e comunque parte piccolissima del corpo elettorale, nonostante fosse essenziale nella sua fase costitutiva; Corda dice: "Votiamo Pili, ma bisogna azzerare la Giunta"; Oppi dice: "Abbiamo una diversa cultura, senza l'U.D.R. non c'è maggioranza e in ogni caso la crisi è aperta perché di crisi politica si tratta"; Fantola aggiunge: "La mozione deve essere respinta, ma si tratta di un puro atto formale che non rappresenta un comune sentire o un progetto per il centrodestra in Sardegna". Onida si lamenta e dice a Forza Italia: "Noi non siamo coatti, vorremmo essere trattati con pari dignità". A Vargiu questo centrodestra non piace; Murgia fa un discorso onesto e dice: "Questo centrodestra dopo quattro anni non ha ancora il collante sufficiente", vuol dire che siamo al di sotto del minimo necessario per galleggiare. Per continuare così, aggiunge Murgia, sarebbe meglio votare.
Io credo che questo sia, per chi volesse intendere, per chi voglia intendere, non so che l'onorevole Pili abbia inteso, che questa sia una rappresentazione solare, esplicita, chiara, evidente, palese del fatto che lui rappresenta una maggioranza che non c'è, nella quale gli accenti critici superano di gran lunga le note positive e i giovanili entusiasmi. Tuttavia dite, respingiamo la mozione strumentale del centro sinistra" ma il giorno dopo regoliamo i conti, apriamo il regolamento dei conti, ma io mi domando: "Che senso ha?", "Che senso politico ha tutto questo? Perché volete condannare la Sardegna a un altro anno di non Governo" perché la vostra verifica e l'esigenza di trovare il collante che vi tenga insieme dura da un tempo oramai infinito e non bastano le autocertificazioni di buon governo fatte da Pittalis per assolvere la vostra capacità e per risolvere la vostra capacità di lavoro. Che cosa vi fa pensare che ciò che questa presunta maggioranza non è riuscita a fare in quattro anni lo possa fare nei prossimi pochissimi mesi che ci separano dalle elezioni senza che oggi in quest'Aula sia emersa la coesione e la progettualità necessaria...
PRESIDENTE. Qualche secondo ancora per concludere prego.
SPISSU (D.S.). ... Indulgenza così com'è avvenuto per qualche collega che mi ha preceduto. Pili dice però: "Senza un voto esplicito, io non me ne vado", non solo dice questo, ma io son convinto che userà il voto contrario che respingerà la nostra mozione per dire, con una sorta di proprietà transitiva al rovescio, che il voto contrario alla nostra mozione rappresenta una voto esplicito ed implicito al suo Governo. Io credo che non sia così, credo che questo sia un imbroglio colossale, credo che in politica, insieme alla voglia e all'ansia di Governo e di occupazione del potere debba valere anche l'etica della responsabilità. E' vero che la politica è l'arte del possibile, è il luogo delle sintesi e delle mediazioni, ma non può essere l'arte dell'equilibrismo e dell'equilibrismo a tutti i costi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
PILI, (F.I.-Sardegna),Presidente della Regione. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa è l'assemblea del popolo sardo, questo è, passatemi questa definizione, il Parlamento della nazione sarda, dove "nazione" sta per popolo, per identità, per storia e per cultura. La Regione è lo Stato in terra di Sardegna, dove lo Stato è governo autonomo del proprio sviluppo e governo del proprio territorio ed è qui, colleghi, in quest'Aula che siamo chiamati a rappresentare idee, opinioni, libere riflessioni, qui però siamo anche chiamati ad assumere decisioni, a decidere con un voto, questo sì, espressione palese di una condivisione o di una contrarietà, cioè il voto è il momento più alto in cui le parti politiche si confrontano, dove le posizioni articolate diventano sintesi, dove un braccio alzato è diverso da un braccio abbassato. Oggi più che mai, colleghi, la politica ha bisogno di chiarezza, ha bisogno di trasparenza, ha bisogno di coraggiosa rappresentazione da parte di tutti delle proprie posizioni. La politica ha bisogno della forza delle idee, del coraggio del proprio pensiero. La mozione di sfiducia è lo strumento, l'unico, colleghi, seppur il perfetto strumento della chiarezza politica. Nelle moderne democrazie la sfiducia si è evoluta, è diventata sfiducia costruttiva che "personalizzando" significa "mando via te e al posto tuo metto lui", significa che quel programma viene bocciato e che al suo posto ce n'è immediatamente uno nuovo che lo sostituisce. Allora si hanno due strade, quella di ritenere la mozione di sfiducia come regola inviolabile e pertanto non emendabile, oppure quella di evolvere sul piano politico quella mozione in senso costruttivo. Non mi voglio e non mi posso avventurare né seguire questa seconda ipotesi, non vorrei aprire un conflitto virtuale, non certo virtuoso con i cultori della lesa maestà regolamentare. Dunque non resta che attenersi all'interpretazione autentica, mozione di sfiducia vuol dire dismissioni immediate in caso di accoglimento e rinnovata fiducia in caso di sboccatura, non ci sono terze vie, non ci possono essere terze vie. La Sardegna e i sardi oggi ci chiedono coraggio in un senso o in un altro, la forza del rinvio e non il perenne rinvio. Ognuno qui, colleghi, è chiamato ad assumersi responsabilità politiche, personali ed istituzionali e lo deve fare nel momento più alto della democrazia, quello del voto alla luce del sole, non sfide, colleghi, ma la dichiarata e legittima responsabilità politica di ognuno nel governo della nostra Regione, senza nascondere opinioni, idee, soluzioni o anche pubbliche condanne dell'operato altrui e io oggi di condanne all'operato del Presidente ne ho sentito fin troppe. La mozione di sfiducia consente di guardarci negli occhi, onorevoli colleghi, consente a ognuno di noi di farci giudicare per le nostre idee e per le nostre azioni, qui si sceglie sapendo che nessuno si può nascondere, sapendo che qui non ci possono essere trabocchetti e non ci possono essere congiure né di palazzo e né di corridoio. Nei vostri interventi, colleghi del centro sinistra, le argomentazioni per la sfiducia sono emerse tutte con grande chiarezza e del resto dai cannoni puntati non ci si poteva aspettare un lancio di fiori. Avete semmai confermato il motivo conduttore del vostro perenne assalto all'arma bianca, mai un'idea progettuale, mai uno sguardo autocritico alla Sardegna che ci avete lasciato in eredità. E` facile, colleghi, urlare al servizio idrico integrato, quello sì che è sottrazione del potere democratico dei sardi, dopo che per dieci anni, tanti ne sono passati, il centro sinistra e chi ha governato prima, niente e niente ha fatto per coinvolgere un solo sindaco nel governo del sistema idrico; dieci anni di golpe democratico in questa Regione a carico ovviamente del centro sinistra e oggi che noi facciamo, e oggi che sono i dati che dicono che abbiamo realizzato, che abbiamo messo in campo le risorse, che abbiamo messo in campo le opere, abbiamo messo in campo i fatti concreti gestionali, oggi ci dite che con il voto segreto potete impedircelo. No, colleghi del centro sinistra, non è questa la strada della democrazia, non è questa la regola della trasparenza che i sardi ci chiedono. E` facile dire che la "131" è un perenne cantiere, che mancano i finanziamenti, che quella strada è dimenticata da tutti, avete ragione, è dimenticata da tutti ed è dimenticata dalla storia, dalla storia di un governo che vi ha visto artefici di tanti anni di una dimenticanza assoluta di quell'arteria viaria, e oggi avete la pretesa di scaricare su questo governo regionale tutto quello che nella storia del governo del centro sinistra a Roma e del centro sinistra in Sardegna non avete saputo fare. Questa è la realtà, a differenza di chi ha prodotto un progetto da nord a sud della Sardegna, dal primo all'ultimo chilometro che è conditio sine qua non per ottenere le risorse finanziarie. Chiunque dica l'esatto contrario è solo in mala fede. Perché tutti possono leggere la norma ed alzare la bandiera dell'autonomismo dell'ultima ora, di un contrasto con il governo nazionale che vien bene soltanto quando si è da quella parte, ma non mi pare che nel quinquennio di presidenza del centro sinistra ci siano state le guerre sante per difendere la Sardegna, anzi, tutt'altro, quello sì che era succube governo della regione Sardegna rispetto al governo nazionale.
E` certo che io non posso fondare i giudizi ascoltando chi incontro negli ascensori, non posso fondare il giudizio su chi ha pretesa di giudicare soltanto guardando la televisione. A chi ha la possibilità di incontrare molta gente negli ascensori gli lascio la libera interpretazione di quel consenso, del resto chi è abituato nelle cabine telefoniche non può che accontentarsi anche degli ascensori.
Pudore, dignità, eversione, attentato democratico, viltà, decenza, di queste parole ogni vostro intervento è stato assolutamente generoso, il vocabolario della violenza politica ha fatto appello a tutte le sue recondite risorse per attaccare, attaccare pesantemente, ma se queste parole avessero un qualche peso politico meriterebbero una risposta, ma proprio per il pulpito dal quale arrivano e per l'inconsistenza manifesta non possono trovare accoglimento. Cercherò dunque di non cadere in quella rissa reiterata, in qualche modo perpetrata soltanto con l'obiettivo di creare confusione, nella confusione non si capisce più dove sta il bene e il male, non si capisce dove si sta quando si devono fare le scelte.
Io vorrei che questo dibattito sulla mozione di sfiducia fosse questa grande occasione per noi, per quest'Aula, per il popolo sardo di sapere da che parte si sta, sapere quali sono le idee e le progettualità, perché io concordo con gli amici del Centro che dicono: "Bisogna rilanciare la coalizione", ci sono percorsi che possono prevedere il rilancio ma non partendo da zero, se dovessimo dire che partiamo da zero, sarebbe ammettere che non abbiamo costruito niente e siccome questo sappiamo che non è, si parte dal punto in cui siamo arrivati cercando intanto il rilancio programmatico.
Cosa significa "rilancio programmatico"? Significa confrontarci sulle cose da fare, le uniche che interessano la Sardegna e i sardi; tutto il resto è melina, tutto il resto è tentativo di porre rimedio alle difficoltà che possono esserci dentro i partiti. Dentro i partiti ci sono delle difficoltà perché la politica è evoluta, dentro i partiti non ci sono soltanto soldati, ci sono uomini, persone che hanno la capacità di interpretare al proprio interno una visione particolare. Io sono dell'avviso che mai e poi mai difficoltà interne a qualsiasi partito di sinistra, di destra o di centro possa avere ripercussioni istituzionali e politiche sul Governo dei sardi e della Sardegna. Guai a scambiare le questioni interne dei partiti con quelle del Governo regionale. E' per questo motivo, colleghi, che davvero mal si spiega come il centro sinistra da una parte dica, e l'ha fatto qualche autorevole esponente: "Pili è un nostro alleato, perché porterà il centrodestra alla deriva". E nello stesso momento in cui si fa questa affermazione, si fa di tutto per spingere gli amici del Centro a dire che bisogna sfiduciare Pili. Qualcuno ha detto che ponete, rispetto a questa riflessione, in primo piano la Sardegna e quindi preferite che la Sardegna non abbia un anno di sofferenza con la presidenza Pili. So che sin dall'inizio questa preoccupazione l'avete manifestata in più modi.
La realtà è che qualcuno che vuole dipingere in questa Sardegna tutto nero, tutto grigio, tutto negativo sa bene che così non è; e che tutti i fatti che si andranno a rendiconto di questi quattro anni di governo, così come spesso capita, arrivano nell'ultimo anno e sapete benissimo che tutto ciò che è stato seminato dal centrodestra in questi anni potrà arrivare nell'ultimo anno a rendiconto; e non sono io che lo dico.
Perché ho sentito parlare di tutte le associazioni di categoria, tutti coloro che hanno davvero gli strumenti necessari per giudicare; ebbene, c'è un rapporto che è quello congiunturale dell'Apisarda e cioè del tessuto economico della Sardegna, della piccola e media impresa in Sardegna, che - cito soltanto alcuni elementi - dice: "In effetti le previsioni degli imprenditori per il 2003 appaiono prefigurare una ripresa importante, gli imprenditori dicono che credono in una ripresa già nel corso nel 2003 e testimoniano dati in aumento per il numero di occupati". Numero di occupati che rispetto all'indice segna il massimo storico nel 2003 e lo dicono gli imprenditori, lo dicono le piccole e medie imprese, il dato congiunturale segnerà il massimo di questi ultimi otto anni, si passa dal meno 1 per cento del 1996 al 27 per cento previsto dagli imprenditori nel 2003.
Certo che spaventa come continua a diminuire il numero di imprese legato esclusivamente al mercato regionale, e nel 2002 sono state meno di quanto è stato nel 2001 e meno, ma molto meno di quanto è stato nel 1996; e, cioè, le imprese sarde non sono più ferme nel mercato sardo ma guardano e guardano oltre, lo dicono le piccole e medie imprese, altro che percezione del consenso; il consenso non lo si misura dentro gli ascensori, non lo si può misurare dentro le cabine telefoniche, bisogna avere il contatto con la realtà sarda e se voi dite che noi non abbiamo il contatto con la realtà sarda, accontentatevi della vostra valutazione sul consenso, io credo che così non sia. E molto spesso queste considerazioni, queste valutazioni sul consenso, lo dico a me stesso, non portano da nessuna parte perché bisogna avere la determinazione di perseguire gli obiettivi, così come gli obiettivi sono stati tracciati da questo governo regionale; e non è un progetto autonomista che serve per costruire il futuro della Sardegna.
L'autonomia è un termine desueto in Sardegna perché per troppi anni questa regione non è riuscita a produrre sul progetto autonomista un risultato concreto, abbiamo solo qui dentro, senza mai arrivare, nei gangli del governo nazionale, non siamo mai riusciti ad incidere, a creare le condizioni per guardare al vero gap infrastrutturale della Sardegna e non è in caso che noi, il governo di questa maggioranza che può avere problemi, può essere scalcagnata quanto si vuole, ma che è riuscita a mettere in piedi atti che nessuno, nessuno, perché sono leggi dello Stato, può mettere in discussione, l'acqua per prima.
Ma quando mai in Sardegna si sono realizzate opere di rilevante importanza, seppur con poteri commissariali, in 50 giorni lavorando giorno e notte? Quando mai si è messo in cantiere in un anno e mezzo un'opera straordinaria come quella del collegamento dei bacini? Non più la logica delle dighe a tutti i costi, decine e decine di dighe che non servono alla Sardegna, ma solo poche entità che possono andare a cogliere le esigenze del territorio, così come il metano, si potrà dire che è un bluff, si potrà continuare a dire che è una cosa che si vedrà lungo il percorso del prossimo decennio, è una legge dello Stato, c'è un accordo internazionale, ci sono i contratti sottoscritti dalle imprese per l'acquisto del metano in Italia e in Europa, 10 miliardi di metri cubi di metano che attraverseranno la Sardegna e che consentiranno di restituire dignità autonomistica, quella sì, ai tanti imprenditori che hanno nel bilancio un gap finanziario del 40 per cento legato all'energia.
Certo che noi ci stiamo battendo per il contributo compensativo, ma tutti sanno, gli atti parlano, che il governo di centro sinistra ha sbagliato la procedura europea e il Governo Prodi a Bruxelles ha bocciato la procedura proposta dal Ministro Bersani. L'ha bocciata perché senza strategia. E, quindi, stiamo tentando di recuperare quella procedura per il contributo compensativo per le imprese in attesa del metanodotto.
Sul piano dell'autonomia non c'è nessuno che possa dirci niente, l'autonomia la si sente dentro, non si ammanta nell'ultima ora della propria esistenza politica, non è consentito a nessuno di sposare l'autonomismo soltanto per una ultima convenienza politica. Tutti qui hanno partecipato, dal primo all'ultimo dei partiti seduti in quest'Aula, alla composizione del governo nazionale, tutti hanno partecipato alle elezioni politiche, chi con la sigla nazionale, anzi tutti, ma certamente sapendo che si andava a riconoscere in quella competizione elettorale una specificità regionale, nessuno e dico nessuno si può sottrarre dalla logica di volere decidere anche della Sardegna con i nostri parlamentari le sorti del paese e della nostra nazione.
Fondi europei, ma quale premialità? Tutti sanno che grazie alla Sardegna è stato prorogato il termine al 30 settembre 2003, per recuperare tutto quello che nel passato non è stato fatto, comprese le nostre responsabilità, ma tutte le due premialità attribuite al parametro dell'acqua e dell'ARPAS sono stati attribuiti. Così come non dire che la Sardegna è la prima regione in Italia per la spesa europea. Ci dimentichiamo che abbiamo raggiunto il trend del 172 per cento rispetto al biennio di impegno, questo è un dato pubblicato dal Ministero dell'economia. Come si può stravolgere un dato che è davanti a tutti?
Spero che nessuno dimenticherà che la Sardegna è la prima regione in Italia che ha fatto un accordo di programma quadro sulla sicurezza per lo sviluppo, 200 miliardi, così come credo non voglia sfuggire che questa Giunta, questa maggioranza ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzioni col governo, con lo Stato sull'articolo 14 del patrimonio. Qualcuno l'ha dimenticato, così come qualcuno ha dimenticato quello che riguarda l'occupazione, ma sono dati che riguardano l'esperienza, con la guida dell'onorevole Floris.
Credo quindi che ci sia davvero, anche su quello, dal recupero dei debiti della legge 28 alla nuova legge 1, per non parlare dei rapporti con i comuni, dai poteri commissariali alle nuove risorse, alla capacità di poter realizzare dentro la propria autonomia comunale azioni importanti.
In Sardegna c'è una maggioranza silenziosa di chi guarda con attenzione al governo della Regione, e c'è invece chi rappresenta una parte politica animata dal livore e dalla spasmodica ricerca del potere perduto. Non c'è tempo per replicare a tutte le accuse che pure da qualche parte della maggioranza si sono pur elevate verso questo Presidente. Presidente inadeguato, Presidente che danneggia la Sardegna e i sardi; questo Presidente ha fermato la svolta, questo Presidente è l'antipolitica, questo Presidente è succube del Governo, delle centrali romane e milanesi.
Io credo che ergersi a medico sia un errore per chi per troppo tempo non ha risparmiato e non ha dispensato veleno né sull'acqua e né su altro.
Io credo che alla speranza di qualcuno che il sole depili la Sardegna si possa soltanto rispondere che molto spesso a certa medicina si preferisce la malattia. "Vuoi rompere" diranno i colleghi del Centro che appoggia questa coalizione, che sostiene; no colleghi, non voglio rompere, voglio cercare nella chiarezza e onestà intellettuale che ha caratterizzato i rapporti. Si parte per ricostruire non da un azzeramento istituzionale, ma si parte da un azzeramento delle controversie, si parte con la pari dignità, dove nessuno si erge a censore del lavoro altrui, se non con l'obiettivo sacrosanto di aiutare la Sardegna a superare le difficoltà.
Ecco, questo vuole essere il mio appello, io sono pronto a lasciare, sono pronto a rassegnare qui e solo qui le mie dimissioni, sono pronto a farlo un attimo dopo l'approvazione della mozione di sfiducia.
FADDA (La Margherita-D.L.). E' obbligatorio.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Ma solo qui colleghi, solo davanti a coloro che mi hanno espresso la fiducia, solo davanti a coloro che hanno sostenuto questa esperienza di Governo perché è giusto che un Presidente si assuma tutte le sue responsabilità, ma è giusto che i sardi possano condividere queste responsabilità con un'intera Assemblea legislativa come questa.
Colleghi, credo che questa maggioranza possa ripartire se metteremo da parte i pregiudizi, i tentativi che qualche volta ci sono stati da qualche parte per mandare a monte tutto e per magari restituire una occasione, quella sì, che è perduta definitivamente per il centro sinistra.
PRESIDENTE. Non è previsto alcun altro intervento per cui, a norma di Regolamento, uno dei presentatori potrebbe replicare per cinque minuti.
Scusate, dieci minuti, volevo risparmiare. Onorevole Sanna non è mai troppo tardi, infatti lei è in lista... è convinto che non è mai troppo tardi.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Se lei mi lascia parlare io correttamente prendo la parola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Credo che l'intervento del Presidente Pili abbia chiarito abbondantemente tutti gli interventi che, da parte della maggioranza, abbiamo avuto il piacere di sentire sia ieri che questa mattina; ma pone fine a quello che noi abbiamo chiamato "teatrino", che in questi ultimi venti giorni si è verificato e che tutti i sardi hanno avuto modo di leggere sugli organi di informazione e di vedere nelle televisioni. Il Presidente Pili dice: "Non ci sono terze vie". Ed è chiaro, chiarissimo, non c'è un voto condizionato! Il voto è di fiducia. Questo ha un solo significato e se qualcuno non lo ha capito l'onorevole Pittalis ha aggiunto del suo, dicendo con assoluta chiarezza: "Arrangiatevi". Questa è la risposta di Forza Italia "Se avete mal di pancia curateveli in casa vostra. A noi poco importa".
Il Presidente Pili ha abbassato la serranda, o se vogliamo ha chiuso la porta, ha messo le chiavi in tasca e, con buona pace dei centristi, che con foga ed enfasi per lungo tempo sono andati a dire ai sardi che era arrivato il momento di cambiare Presidente, che era arrivato il momento di fare un progetto, che era arrivato il momento che Pili necessariamente dovesse andar via. Sono andati a farlo prigioniero e, come le barzellette, sono rimasti prigionieri dell'onorevole Pili. L'ha testimoniato nel suo intervento; non c'è altro se non il voto di fiducia. Accontentatevi!
Questa credo che sia la testimonianza vissuta che quelle forze politiche che hanno accampato libertà d'azione, libertà quindi propositiva, stanno dimostrando oggi, con questo voto, che non è certamente un voto strumentale per quanto ci riguarda, è un voto che pone fine a questa sceneggiata della quale ci siamo stancati noi e si sono stancati i sardi. E dico che alla fine oggi possiamo serenamente toccare con mano che voi non siete uomini liberi.
I partiti che non hanno soprattutto segreterie romane non sono liberi e quindi la nostra autonomia, la nostra specialità, la nostra diversità della quale abusate troppo spesso, oggi viene meno per quanto vi riguarda. Siete prigionieri di quegli accordi che avete concordato all'inizio della legislatura, nel proseguo della stessa legislatura per i grandi temi che vi appassionano che sono il government (vero onorevole Fantola?) che sono l'acqua e, per meglio dire a qualcuno che ha orecchie per intendere, acqua in bocca; meglio il silenzio. E quella che verrà sarà quella dell'ambiente, che qualcuno sta cercando di mimetizzare, ma arriverà. Sono questi i temi che vi appassionano e che però vi fanno anche fibrillare. Quella fibrillazione l'avete portata fuori dall'Aula prima e dentro l'Aula adesso e l'avete testimoniata con una serie di interventi, di minacce e, se non fosse sufficiente, anche di patrocini a difesa, come del resto l'ha testimoniato ieri l'onorevole Oppi che ha messo sotto protezione l'onorevole Floris. Non ne avete né per uno e né per l'altro; adesso sarete costretti dal Presidente Pili a votare come vuole lui, e lo farete in silenzio, obbedendo a chi è stato capace - dicevo ieri - di trasformarsi da Presidente in padrone, ed è lui il vostro padrone, l'ha dimostrato questa mattina, non si è tirato indietro, ha guardato avanti e vi ha detto con assoluta franchezza - a voi e a noi - che qua comanda lui per quanto vi riguarda.
Noi siamo salvi, su questo non vi è dubbio, non abbiamo padroni e intendiamo non averne. Se questo è il nuovo modo di vedere e di fare la politica diciamo che non ci appartiene; se questo è il modo di considerare l'Aula del Consiglio regionale non ci appartiene, non la condividiamo e faremo sì che questo non accada.
Avete giustificato tutto in questi anni; avete avuto la stagione delle castagne inizialmente, non ne avete raccolto manco una, non ne avete raccolto manco una! Riuscite a chiamare le esperienze precedenti con le Giunte Palomba, c'è una differenza sostanziale, onorevole Pili, che l'onorevole Palomba ha preso i voti e ha governato, bene o male. Non voglio entrare nel merito perché ne ho fatto la metà in pieno accordo, come qualcuno che qua oggi è in maggioranza, e l'altra metà all'opposizione. Lei a differenza di Palomba ha preso i voti e non ha potuto governare se non attraverso interposta persona e cioè l'onorevole Floris, con quel grande mercato che si è aperto all'inizio della legislatura, che ha portato a caricare con i compromessi che oggi vi tengono prigionieri, tutti quei soggetti che non hanno più la libertà: hanno rinunciato alla propria libertà, alla propria dignità politica e personale. Quella è la maggioranza che è nata sui numeri, non su quel progetto in salsa catalana che non attaccava da nessuna parte, di nessuna credibilità. La credibilità la vedremo tra poco con quel voto; la vostra credibilità! Altro che preannunciare sfaceli, distruzione totale.
Ma voglio dire un'altra cosa, che voi progetto non ne avete mai avuto, e quello che avete presentato qui, raccolto al momento opportuno chissà dove, non vi appartiene, di conseguenza non ne avete realizzato nessuna parte, nessun punto è andato a buon fine proprio perché non vi riconoscevate neanche voi in quello che avevate scritto. Io dico una cosa e, in un'Aula piuttosto distratta, la ripeto anche oggi dopo averla detta ieri: che l'alternativa in Sardegna esiste ed è rappresentata da quell'inestimabile patrimonio di valori identitari di cui ci sentiamo orgogliosi e portatori, ed è attorno a tali valori che è possibile costruire un progetto credibile e politicamente realizzabile, che sappia restituire centralità alla politica sarda. Un progetto tutto sardo perché rivolto ai bisogni della Sardegna e non condizionato dagli schemi italiani che voi richiamate continuamente in quest'Aula e dai quali non riuscite a separarvi perché ne siete prigionieri; che abbia quindi cuore, gambe, anima, cervello sull'Isola e non al di fuori dell'Isola. Rompere gli schemi della politica italiana per la nostra specialità è dunque un'impresa possibile, oltre che un'esigenza politica non più derogabile, ma servono coraggio e voi non ne avete; lealtà, e non ne ho visto; capacità di rinuncia e soprattutto credibilità politica, non ne avete. Tutta quella che le forze autonome da Roma perdono quando confermano la loro acquiescenza alle volontà d'oltre Tirreno. Questo è un richiamo che faccio ed è l'ultimo, ma non è rivolto a voi perché non avete la capacità né di ascoltare, né di interpretarlo; perché niente di tutto ciò che ho detto vi appartiene.
Questo è un richiamo che serve innanzitutto a noi, Partito Sardo d'Azione, ma a tutti quelli che stanno all'opposizione. Non è vero che le cose non possono e non devono cambiare; c'è il modo serio e reale di utilizzare un patrimonio inestimabile di valori, di credibilità, di quelle radici che a noi appartengono e che voi sino ad oggi avete solo calpestato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Signor Presidente, ero arrivato qui convinto di dover votare perché si sarebbe dovuta respingere una mozione presentata dal centro sinistra, e questo era ed è l'unico scopo che mi spingeva a respingere quella mozione, perché penso che sia noto che tra la mia persona e il centro sinistra non vi sia alcunché da condividere.
Tuttavia se non sopraggiungerà un chiarimento, perché visto che oggi qui si parla tanto di chiarezza e tutti siete diventati molto chiari, molto sinceri, molto lineari, e di questo vi ringrazio, io voglio sapere se ciò che ha detto il Presidente risponde a verità, e cioè se respingere questa mozione significhi dare fiducia a questa maggioranza e a questa compagine di Giunta, perché se il Presidente o non mi risponde o ribadisce questo concetto, allora in coerenza con quanto vado dicendo ormai da alcuni mesi, voterò a favore della mozione presentata dal centro sinistra, pur non avendo alcunché da condividere con loro. Questo per chiarezza vera dell'Aula, senza giochi, tatticismi o sottogiochi. E` l'ora della verità Presidente, ma per tutti ed è l'ora anche della chiarezza, a cominciare dal Presidente e a finire dall'ultimo stupido consigliere regionale quale io sono. Però occorre chiarezza! Ed allora, su questo punto io attendo una decisione, dopodiché nella chiarezza io mi regolerò su come dovrò votare.
Avevo da dire altre cose, mi ero preparato un piccolo intervento, così come faccio spesso, penso che non ci sia bisogno di entrare in questo dopo le cose che ho detto, certo è che mi hanno fatto sorridere molti interventi i quali ancora oggi da un lato pretendevano di parlare di chiarezza, di onestà intellettuale e dall'altra dicevano che non c'era crisi. A me pare che questa sia una finzione davanti alla quale non possiamo nasconderci e rispetto alla quale, invece, se ancora ci sono degli uomini politici veri, non so se vecchi o nuovi, io preferirei dire antichi, che hanno la capacità di affrontare i problemi quando questi esistono e non, invece, la politica della finzione, della recita permanente; anche di fronte ai problemi da affrontare si chiede rinvio, si cerca la tattica, si cerca solo di procrastinare, e sotto di noi davvero abbiamo la Sardegna.
Allora, io le chiedo Presidente se lei può essere chiaro su questo punto, perché io sento il peso della responsabilità della scelta che devo adottare e se questa significherà una mozione di fiducia per lei io allora voterò a favore della mozione del centro sinistra, diversamente, in coerenza con quanto avevo precedentemente detto, la respingerò, ma in quel caso diamo i dieci giorni alla Giunta dopodiché sopraggiungerà una nuova mozione di sfiducia che era già programmata anche con i miei colleghi e che sarebbe arrivata tra otto giorni, non oltre. Quindi, abbreviamo i percorsi e nella chiarezza cerchiamo di adottare le decisioni. Ognuno si assuma la sua responsabilità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Locci. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Era per mozione d'ordine ho capito, quindi niente onorevole Fadda.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita - D.L.). Presidente era per la stessa cosa di Fadda, sulla mozione d'ordine. Eventualmente sulle dichiarazioni di voto chiedo dopo la parola.
PRESIDENTE. Colleghi, scusate, io ho chiesto e ho chiarito per intervento per dichiarazione di voto, avete detto "sì". Allora ripongo la domanda, chi si prenota per la dichiarazione di voto? Gradisco la risposta in modo che gli uffici possano segnare, mettere insieme gli interventi da una parte e dall'altra, come si è sempre fatto e si prosegua con le dichiarazioni di voto. Chi si prenota per l'intervento sulle dichiarazioni di voto? Onorevole Floris, scusi un attimo, non per intervenire subito, lei si deve prenotare o deve intervenire per qualche altra cosa?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per dichiarazioni di voto?
Ha domandato di parlare il consigliere Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Non parlo per dichiarazioni di voto, vorrei chiedere se è possibile sospendere la seduta per un quarto d'ora.
PRESIDENTE. C'è un richiesta, se non ci sono contrarietà possiamo accedere alla richiesta. Si sospendono i lavori per un quarto d'ora. Grazie. Si rientra alle due meno un quarto.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 26, viene ripresa alle ore 13 e 52.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendono i lavori. Prego i colleghi di alzare la mano e prenotarsi per le dichiarazioni di voto. Attualmente sono iscritti a parlare gli onorevoli Liori e Corda. Per cortesia, prendete posto.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono un modesto consigliere, non sono un politico di professione, non gioco d'azzardo, però non ho mai praticato neanche il gioco delle tre carte e mi dispiace che si debba passare come partito dal passo dell'oca alla marcia indietro.
Non potrà mancare, per argomenti che ho già portato avanti in occasione dell'ultima volta che ho preso la parola in quest'Aula per dire che il mio voto è carico di responsabilità e non è un voto libero, ma non può mancare nell'esprimere il voto a questa mozione di sfiducia, che siano assenti alcune mie dichiarazioni, alcune mie considerazioni. Intanto mi appello a quel criterio di pari dignità che è stato ricordato nel suo intervento dall'onorevole Pili. Noi abbiamo un senso delle istituzioni che fa sì che non dovrebbero considerazioni di partito o personali ricadere a discapito del funzionamento di questa assise, la più alta della Sardegna, però abbiamo anche dei doveri nei confronti della coalizione, me lo ricordo, quindi sarà questo il motivo per cui voterò a favore…
(Interruzioni)
voterò contro, scusate, la mozione, ma ho anche dei doveri nei confronti....
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Liori, un attimo. Colleghi abbiamo assistito per mesi a una serie di interventi violenti, a mio personale avviso, duri, ancorché sentiti, ancorché motivati da parte vostra. Non è possibile che ogni volta che qualcosa non è gradita, o qualcosa del genere, si intervenga per interrompere chi sta svolgendo il suo intervento.
Io vi prego, siamo mesi che assistiamo a questo spettacolo. Vi invito ancora una volta a osservare rispettosamente il silenzio quando un collega sta intervenendo. E' una fase molto delicata, è un momento molto particolare tra l'altro, che merita l'attenzione di tutti, nessuno escluso, e anche il rispetto di ciascuno verso l'altro collega, al di là delle posizioni le più diverse, per carità di Dio, ognuno è libero e guai se non fosse così. Prego, onorevole Liori.
LIORI (A.N.). Grazie, signor Presidente. Volevo dire che non è pensabile che si accetti un principio per cui un partito che esprime 11 consiglieri in quest'Aula abbia due Assessori e uno che ne esprime 7, in qualche caso neanche eletti in quel partito, esprima 3 assessori. Io credo in quello che ho già detto dentro quest'Aula, che un partito come il nostro debba avere un sussulto di dignità, abbia il dovere se questa farsa di una verifica di maggioranza che dura da un anno e che non si chiude mai e non può essere chiusa dal voto di fiducia, dal voto contrario alla mozione di sfiducia espresso oggi, perché strumentalmente l'opposizione ha inserito in questa fase di verifica una mozione contro la Giunta e contro il Presidente, che intendo continuare a sostenere, non può essere che si cancelli tutto con un colpo di spugna di questo voto e che da domani tutto ritorni come prima, non c'è stato niente, per un anno non si è discusso, che i problemi non esistono. Per me i problemi iniziano nel momento successivo al voto che mi auguro respinga questa mozione di sfiducia. Problemi all'interno del Gruppo di Alleanza Nazionale, problemi all'interno di questa maggioranza, perché il malessere di questa maggioranza, i voti segreti, per quanto mi risulta e per quanto mi riguarda, non arrivano dal Gruppo di Alleanza Nazionale, che anzi più di tutti gli altri, lo testimonia quello che ho detto in precedenza, alla coalizione, alla stabilità di questa maggioranza ha sacrificato più di tutti i partiti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che sia giusto che tutti si facciano carico delle responsabilità che ogni partito ha al proprio interno di risolvere i problemi interni, i problemi della coalizione, per dare alla Sardegna un governo che duri un altro scorcio di legislatura, un altro anno e che risolva in parte, per quello che è possibile, i problemi dei sardi.
Io, signor Presidente, la invito a farsi carico anche lei di questi problemi, perché non è giusto che ognuno poi continui la marcia in senso diverso da quello degli altri, che ognuno marci in proprio e cammini per il resto della legislatura seconde le proprie convenienze, svincolato da qualunque patto che è stato stretto con i partiti e con gli elettori. Noi dobbiamo essere responsabili, ma chi più ha incarichi, chi più ha responsabilità deve farsi carico di avere maggiori responsabilità, maggiori impegni rispetto ai consiglieri.
Quindi le rinnovo la mia fiducia, Presidente, da intendersi come fiducia a lei, alla sua persona e rinnovo agli Assessori, per dare all'Aula quella dignità e quella libertà di poter decidere in avvenire, di rassegnare tutti in massa le dimissioni per poter poi nuovamente, su un patto nuovo, camminare insieme per un altro anno. Questa è la chiave di lettura che deve essere data al mio voto e credo anche quella di chi con me vorrà condividere questo voto di fiducia, questo voto che non è da intendersi se non di fiducia alla sua persona, onorevole Pili, con tutte le conseguenze che ne derivano. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, colleghi, la corsa alla conquista della poltrona da Presidente, da governatore con pieni poteri non l'abbiamo ideata noi o inventata noi di Alleanza Nazionale. La congiura per farla cadere chiedendo le sue dimissioni con la promessa che poi sarebbe stato rieletto, trabocchetto nel quale lei non è caduto, non l'abbiamo inventata noi, non l'abbiamo ideata noi. Noi abbiamo detto che ci ponevamo ad argine di questo tentativo; noi abbiamo detto che il nostro voto di fiducia, quindi contro la sfiducia proposta dal centro sinistra, non doveva essere inteso come un voto di fiducia, cioè come un applauso alla Giunta, ma doveva essere inteso semplicemente come un voto a lei, Presidente, per innanzitutto sventare quella congiura che era in atto e per consentire a lei, che noi riteniamo ancora il miglior Presidente anche per il futuro, di poter essere candidato per le prossime elezioni. Ma questo non doveva tradursi e non può tradursi, così come lei ha detto nella replica agli interventi dei colleghi, che deve ritenere che il nostro voto sarà un voto di fiducia, perché non è così. Il mio voto sarà un voto contro la mozione del centro sinistra, ma deve essere inteso un voto in suo favore Presidente, ma assolutamente confermo la richiesta alla Giunta, agli Assessori, di rimettere le dimissioni, di fare una serena riunione di maggioranza, parlare, discutere, avere assetti che possano consentire di governare, portare avanti un programma nei tre punti o nei quattro punti, o in quelli che decideremo, di cui abbiamo parlato ieri, ma questa è la strada da seguire. Non ci sono altre opzioni, non ci sono altre possibilità.
E allora non me ne voglia, Presidente, se io dico queste cose, non me ne vogliano i colleghi Assessori in Giunta, per alcuni dei quali io nutro profonda stima, per altri stima, ma non apprezzamento, perché secondo me hanno fatto male, non hanno assolto quello che era il loro compito importante. Secondo il mio modo, il nostro modo di vedere questa Giunta va modificata, va fatto un riassetto, se ne sta parlando di tanto tempo. Presidente, che c'è un problema di assetti, che c'è un problema di Giunta, che c'è un problema lei non può non tenerne conto, non può non vederlo, perché è da un anno e mezzo che si va avanti con le imboscate a voto segreto. Perché noi un anno e mezzo fa, noi quattro, le abbiamo dato l'appoggio esterno, Presidente, perché davamo la fiducia a lei ma non alla Giunta, aspettavamo poi sulla base dei risultati che questa Giunta avrebbe portato e siamo arrivati all'ultimo atto, quello della finanziaria che è stata a dir poco disastrosa, votata, pur essendo ormai diventata di sinistra a pieno titolo, votata non si sa bene perché, però questa è la realtà. Che ci sia una crisi in atto, che ci sia la necessità di una verifica, che ci sia una necessità di un riassetto della Giunta e dei numeri in Giunta, che ci sia la necessità di fare le cose che abbiamo promesso e farle entro il prossimo anno, su questo non vi sono dubbi. Io lo ripeto, do la fiducia a lei, Presidente, ma se potessi sfiducerei in questo momento gli Assessori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Businco. Ne ha facoltà. Dopo di che è chiuso, non ci sono prenotazioni.
FADDA (La Margherita-D.L.). Perché è chiuso, dove è scritto?
PRESIDENTE. L'ho detto prima. Colleghi, vi ho informato e vi ho pregato di dare le prenotazioni, non ne sono pervenute.
SPISSU (D.S.). Il Regolamento non lo prevede.
PRESIDENTE. Non prevede neanche il contrario, onorevole Spissu. Non prevede neanche il contrario!
spissu (d.s.). Se riteniamo di intervenire…
PRESIDENTE. Va bene, allora lo porremo ai voti, io propongo all'Assemblea, si accomodi un attimo, onorevole Businco.
Io ho chiesto all'Assemblea cortesemente che si prenotassero i colleghi che intendevano intervenire. In dispregio all'invito del Presidente coloro i quali intendono intervenire non hanno aderito alla richiesta, ritenendo che non fosse previsto in Regolamento. Effettivamente non è previsto, ma non è previsto neanche il contrario, che per organizzare meglio i lavori, voi sapete che è tradizione alternare l'intervento di una parte con l'intervento di un consigliere di un'altra parte politica e a questo tendeva la richiesta di prenotazione, si è tralasciato e non si è voluto ottemperare alla richiesta. Allora io pongo ai voti, pongo all'Assemblea il quesito, chi è favorevole alla mia proposta alzi la mano. Chi è contrario?
spissu (d.s.). A quale proposta?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, io comprendo benissimo lo spirito con il quale lei prima ha chiesto all'Assemblea e a noi consiglieri di fare una prenotazione per dichiarazione di voto. Come lei sa il Regolamento non prevede una prenotazione, quindi il suo era soltanto un invito che mirava a organizzare i nostri lavori al meglio e per dare ai nostri lavori un ordine, interrompendoli eventualmente qualora le dichiarazioni di voto fossero numerose, e tuttavia se questo non è avvenuto non può essere negato il diritto per ciascuno di noi di poter fare dichiarazioni di voto anche sollecitati da interventi e da dichiarazioni di voto precedenti. Quindi io, pur comprendendo lo spirito, la prego di tener conto del Regolamento, noi ci iscriveremo se lo riteniamo utile, se lo riteniamo necessario, se serve, avendo fra l'altro parlato abbastanza in queste giornate, però non vorremmo essere privati di questa prerogativa che il nostro Regolamento ci consente. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Senta, io non intendo perdere tempo, onorevole Spissu, e far perdere ulteriore tempo all'Assemblea, però le assicuro che questa è materia di contendere, assolutamente, perché tutto ciò che non è scritto che non si può fare in base alle norme vigenti si può fare, quindi la mia proposta è attuabiilissima, si tratta di manifestazione di volontà. Evidentemente non avete voglia, come da altri segnali che sono apparsi fin da stamattina e fin da ieri.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ha già detto il collega Spissu e condivido. Comprendiamo lo spirito con il quale ella, Presidente, intendeva anche un po' definire quanto prima i lavori del Consiglio, però c'è un argomento che è un argomento logico e politico: la norma generale che prevede le iscrizioni a parlare entro un certo tempo o ambito, per esempio nel corso del primo intervento, è data perché l'argomento che si discute è un argomento predefinito, cioè è all'attenzione di tutto il Consiglio, cambiano solo le motivazioni con le quali ci si pone di fronte a quell'argomento. Per le dichiarazioni di voto il Regolamento non prevede, mi parrebbe, lo dico rispettosamente, un momento nel quale ci sia una decadenza dalle iscrizioni, proprio perché la dichiarazione di voto è quella che modifica anche in corso d'opera o cammin facendo, quel che si vuole, o che si vuol dire, modifica un po' l'andamento delle cose, come chiaramente si evidenzia anche nel corso di questa riunione del Consiglio. Cioè mentre lì siamo in materia ferma, definita, qui siamo in materia, come dire, flessibile, visto che è di moda adesso anche in politica questo termine. Per cui, senza voler contraddire la sua opinione, la riflessione vale per dire che l'opportunità, la prudenza sul piano della valutazione induce a ritenere che forse è preferibile che sia consentito, come da consuetudine inveterata e mai contraddetta, che eventuali e solo eventuali dichiarazioni di voto possano avvenire alla luce delle contenuto delle dichiarazioni che intervengono.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi. Quanto alla sostanza della materia in discussione, io insisto su un aspetto, che ancorché non normato, tutto quanto non è normato può essere posto all'Assemblea e l'Assemblea in ogni momento può stabilire in quanto Assemblea...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Voglio finire, mi è mancata una collaborazione dell'Assemblea e devo anche giustificare, non è che gli altri parlano ed io debba tacere, scusate. L'Assemblea può stabilire, capisco che non lo gradiate e quindi non se ne fa niente; prendo atto della collaborazione prestata, ma esiste anche, lo voglio ricordare, in subordine a questa mia tesi, l'istituto del non intervento quando uno fosse prenotato e non ritenesse più di dover intervenire o invece fosse sollecitato interviene in quanto già prenotato. Era per sveltire e organizzare meglio i lavori. Non lo volete fare, si preferisce ancora continuare nell'assoluto disordine? Continuiamo nell'assoluto disordine, la barca procede come da copione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Businco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BUSINCO (Rif. Sardi-U.D.R.). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto di astensione e aggiungo di aver ascoltato con attenzione molti degli interventi su questa mozione da parte dei colleghi e devo ammettere in tutta franchezza di aver condiviso il contenuto degli interventi sia da parte dei colleghi del centrodestra, ma anche molti dei contenuti degli interventi dei colleghi del centro sinistra. Il malessere della maggioranza è profondo e va curato con una terapia d'urto che ne curi il dolore, che ne arresti il dolore e ne curi il male. Questo malessere non attiene soltanto al Presidente e alla sua Giunta, ma anche allo stato dei rapporti tra i consiglieri della maggioranza, alcuni dei quali buttano benzina per alimentare l'incendio. Anziché affrontare con ragionamenti politici e la forza delle idee le cause vere della crisi e proporre adeguate ipotesi di soluzione, preferiscono nascondersi dietro la forza dei muscoli e la consistenza numerica. Banalizzare, come ha fatto l'onorevole Pilo, argomenti di straordinaria importanza che attengono al DNA di tutti i sardi, come l'autonomia e l'identità, è non solo preoccupante, ma lesivo dei sentimenti più autentici e sinceri del popolo sardo. Ma ancora più preoccupante è aver usato dei toni che sarebbero risultati sconvenienti anche se usati in un condominio. La crisi di questa maggioranza c'è, c'è da tempo ed è una crisi profonda. Noi dell'U.D.R. abbiamo sempre denunciato lo scollamento, la mancanza di collegialità nella soluzione delle scelte e su queste critiche abbiamo trovato anche la condivisione di molti colleghi della maggioranza. Però purtroppo nel momento di dover adottare delle scelte conseguenti, ci siamo purtroppo ritrovati soli.
Non ho molto da aggiungere se non la speranza che comunque vada questa votazione ci sia il radicale cambiamento di rotta, che sia ovviamente comprensibile all'esterno. Aggiungo anche di non aver gradito, di non aver apprezzato molto la replica del Presidente, una replica fiacca, debole, che non ha praticamente affrontato molti dei temi fondamentali di questa discussione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Onorevole Cugini, rinuncia? Onorevole Sanna Emanuele, rinuncia?
Ha domandato di parlare il consigliere Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, credo che sia stato a tutti chiaro che nel dibattito che si è svolto in questi giorni in virtù della mozione di sfiducia presentata dall'opposizione, è apparso chiaro un dissenso profondo di metodo di comportamenti che c'è all'interno della maggioranza. Mi pare che non ci sia bisogno di alcun voto, per dire che alcune parti ritengono che l'innovazione di per sé sia un valore, che c'è chi ritiene che soltanto perché ha avuto il voto da parte del popolo possa essere nei confronti del popolo, come dire, il protagonista di tutto; che si considerino le parti sociali, cioè quelle che hanno parte attiva nella società nostra, come delle persone che devono soltanto obbedire ai comandi, questa non è la nostra politica. E quando diciamo che bisogna ascoltare le parti sociali, il sindacato e quant'altro lo diciamo perché questa è la nostra cultura e non significa che loro decidono in nome e per conto nostro, ma perché siamo aperti al dialogo, al confronto che, come ho detto anche nel dibattito, attengono ad una cultura autonomistica molto importante.
Noi abbiamo iniziato un percorso con i centristi che intendiamo portare avanti, da questa cultura centrista non intendiamo spostarci, vogliamo consolidarla ma ci rendiamo anche conto che qui ci vuole veramente una svolta, mettiamoci d'accordo sulle cose sulle quali è possibile mettersi d'accordo, cerchiamo di fare insieme uno sforzo, se è possibile, perché noi oggi votiamo non perché stiamo dando la fiducia al Presidente o alla Giunta, io peraltro non potrei neanche darla, non ci sono, che fiducia potrei dare? Mi chiedete una cosa che non potrei neppure fare. Ho già ritirato la mia delegazione dalla Giunta, poi non lo so perché questo non abbia portato delle conseguenze, ma queste non sono cose che interessano l'U.D.R. in quanto tale, il partito. Non voglio aggiungere altro perché voglio stendere un velo pietoso. Ho apprezzato le dichiarazioni del Presidente su alcune cose che condivido, altre non le condivido, e ci asteniamo esclusivamente perché comprendiamo bene che nelle sue dichiarazioni il Presidente saprà prendere atto dello stato della situazione e trarrà sicuramente le conseguenze. Noi siamo stati chiari fin dall'inizio, non abbiamo posto né problemi di cambio di maggioranza né problemi di niente, abbiamo posto problemi seri che intendiamo affrontare e se oggi questo non è lo strumento o il mezzo credo che ci possa essere la volontà di tutti per cercare di dire sì ad un'esperienza di governo oppure mettere la fine di una cosa che non soddisfa nessuno e credo neppure il Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, credo che avremmo fatto meglio, e questo abbiamo suggerito al Presidente tempo fa, di non arrivare in Aula senza un chiarimento politico che servisse a rasserenare gli animi di questa maggioranza, che servisse ad un rilancio della maggioranza. Quello che noi abbiamo proposto, onorevole Corda, non è una congiura...
(Interruzione)
Noi abbiamo proposto come U.D.C. e come centristi, e questa è l'unica proposta sul tavolo, questa è l'unica, di rilanciare la maggioranza, di non aprire ulteriori varchi tra i partiti della maggioranza o tra i consiglieri di questa maggioranza. Dopo l'intervento in finanziaria, come ha visto, non c'è stata nessuna raccolta delle provocazioni che ripetutamente si sono lette sulla stampa; intendevamo soltanto andare verso un chiarimento politico che rivedesse tutte insieme le forze che hanno proposto e fatto crescere e nascere questa maggioranza, le rivedesse tutte insieme oggi e domani. Noi non abbiamo mai posto un problema di sfiducia negli Assessori, nelle persone, nell'azione da essi portata avanti, capiamo che le condizioni politiche non hanno messo questa Giunta, non l'hanno messa in grado, nelle giuste condizioni per poter lavorare come anche loro vorrebbero. Non è una Giunta, è una maggioranza che trae linfa vitale dalla sua stessa maggioranza, perciò abbiamo detto e sosteniamo ancora che non abbiamo mai sostenuto il contrario, vogliamo cambiare Presidente.
Riteniamo che questa sia la logica di questa legislatura, non abbiamo mai sostenuto e non sosterremo un cambio di Presidente a meno che qualcuno non ci costringa a prendere in considerazione questa valutazione. Come costringerci? Dicendo che o accettiamo questa situazione o andiamo alle elezioni anticipate? La politica è moderazione, la politica è convincimento, azione di convincimento, la politica è mediazione, la politica è rispetto della volontà popolare espressa nel voto, non espresso su una persona. Tutti i voti che qui sono stati presi, sono stati presi da delle persone all'interno di partiti, all'interno di coalizioni, noi lavoriamo per tenere unita una coalizione. Ho già detto precedentemente nel mio intervento, noi non vogliamo disaggregare, credo che un grande partito sarà grande quanto più riesce ad aggregare. Si è grandi quando qualcuno capirà che il problema di uno, sia esso consigliere di maggioranza sia esso un partito, non è il suo singolo problema ma è il problema della coalizione, è il problema di tutti, così si potrà iniziare a ragionare ed a pensare come coalizione di governo.
Non accettiamo provocazioni - ho detto - e continueremo su questa via, scegliendo la logica della politica, quindi la logica del rapporto interno alla coalizione, cercare strumenti corretti, leali che tendano a consolidare le basi di questa coalizione per oggi e per domani. E` indubbio che noi respingeremo la mozione presentata dal centro sinistra, ma rimangono aperte tutte le riflessioni fatte dai colleghi che ci hanno preceduto, tutte le riflessioni da noi fatte e la volontà di risolvere immediatamente, secondo la via da noi tracciata, i problemi di questa maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io vado contro corrente, Presidente Pili, e mi spiego subito, intanto nell'annunciare il nostro voto a favore della mozione, secondo per ringraziarla perché stamattina lei ha aiutato enormemente, pur non sapendolo - sennò non l'avrebbe fatto - il Partito Sardo d'Azione. Ha messo ai suoi piedi i legionari che le intimavano di andare via, li ha messi ai suoi piedi, soprattutto quelli che in questi ultimi anni non hanno fatto altro che mentire sulle loro intenzioni, quei ladri di sardismo che oggi sono stati smascherati davanti a tutti i sardi in quest'Aula, stamattina, con quell'atteggiamento pilatesco di lavarsene le mani, di tirarsene fuori da un problema che è il loro in principal modo. E` il loro problema, di carattere politico che si stanno trascinando dietro, li ha messi letteralmente a pancia a terra, prostrati davanti al loro imperatore. Le è riuscito, Presidente, questo va a suo merito e certamente a demerito di chi ha fatto la voce grossa e vuol continuarla a fare dopo il voto di questa mattina. Non ci sono più appelli, avete terminato, non c'è più niente da fare, il tempo è scaduto, non si può più mentire, fingere e pensare di essere ancor oggi credibili, non lo siete. Siete al servizio di quel sistema bipolare, nazionale che vi ha costretto all'ubbidienza e voi state ubbidendo stamattina, nell'ubbidienza vera, reale, altro che fingersi quello che non siete, non lo sarete mai, perché vi mancano i valori fondamentali di quell'identità che richiamate abusivamente e siete solo ed esclusivamente ladri di sardismo e tali resterete per sempre!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Emanuele per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). "Oggi" - ha detto il Presidente Pili, che adesso è al telefono - "è il giorno della chiarezza", ed io sono d'accordo con lui; se riusciremo a superare questo guado pericoloso, cari colleghi, il merito sarà innanzitutto dei 35 consiglieri di opposizione che hanno portato in Aula una crisi politica evidente da molti mesi. Però se oggi sarà il giorno della chiarezza sarà merito molto anche del Presidente Pili. Ho apprezzato la nettezza e la brutalità dell'intervento del Presidente della Regione, oggi ha dimostrato non solo grinta e coraggio politico ma forse per la prima volta ha dimostrato anche senso delle istituzioni. "La medicina che proponete" - si è rivolto a tutti voi, colleghi della maggioranza, in particolare al Presidente Floris, ha usato le sue stesse parole, gli stessi termini - "la medicina che proponete sarebbe peggio della malattia, io non la berrò"; quindi vi ha messo di fronte ad una responsabilità e ad una scelta precisa, ineludibile: "Votate la fiducia e governerò con questa maggioranza e alle mie condizioni. Votate la sfiducia oggi, a scrutinio palese, e io me ne vado adesso". L'onorevole Pili ha semplicemente completato, dall'alto del suo ruolo istituzionale e politico, il chiarissimo messaggio politico del vero portavoce del partito di maggioranza relativa, dell'onorevole Pittalis che ha parlato a nome di Forza Italia, che anche lui ha risposto in maniera inequivocabile ai suoi alleati di centro: "Risolvete i vostri problemi, non illudetevi di pesare più di quanto rappresentate in seggi e voti, il centro vero siamo noi, l'alternativa reale della tradizione cattolico-liberale alla sinistra, siamo noi, non ci saranno due forni, i cerchiobottisti non ci facciano perdere tempo.
Volevate una risposta politica? L'avete avuta qui in Aula nella maniera più netta e più limpida. Quindi decidete, o rientrate a capo chino nel recinto, altrimenti non ci sono alternative, o a questo quadro politico o alla fine della legislatura. La sfiducia politica è stata quindi abbondantemente e reiteratamente espressa dai consiglieri della disciolta maggioranza che ancora oggi, ancora pochi minuti fa in quest'Aula hanno chiesto l'azzeramento della Giunta, l'azzeramento dell'Esecutivo. Allora io penso che siamo di fronte alle nostre personali responsabilità, bisogna mettere fine a questa agonia evitando che l'epilogo provochi una grave lesione della nostra democrazia autonomistica, dei suoi pilastri fondamentali. Non ci sono altre sedi, onorevole Oppi, onorevole Capelli e onorevole Floris, è questa la sede nella quale noi esercitiamo la sovranità del popolo sardo. Evitiamo che questa seduta renda irreversibile il declino dell'autonomia e per evitarlo ognuno si assuma le proprie responsabilità, non tanto e non solo di fronte ai propri partiti ed ai propri gruppi ma di fronte alla comunità regionale e di fronte alla propria coscienza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, noi abbiamo apprezzato molto la replica del Presidente Pili che ci è parsa tutto tranne che fiacca, in effetti invece ha tracciato con grande chiarezza la strada da percorrere verso un moderno bipolarismo sardo. L'indicazione che il Gruppo di Alleanza Nazionale dà in questo importante momento è ovviamente di votare contro la mozione, e proprio per l'importanza di questa votazione e proprio in riferimento alle cose dette alla strada tracciata dal Presidente diciamo che chi è contro questa importante indicazione ovviamente automaticamente si colloca al di fuori del Gruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io non avevo dubbi che il collega Locci non si sarebbe spaventato. E` vero, collega Locci, noi abbiamo due visioni politiche diverse, lei l'ha confermato, io lo confermo, ma questo non mi impedisce di apprezzare le considerazioni che lei ha fatto, per dire che - come ha detto adesso il collega Emanuele Sanna - c'è chiarezza nella posizione che ha espresso il Presidente Pili, ma c'è tanta chiarezza che non supera il contenuto della crisi, c'è una chiarezza che conferma la crisi. Perché sottolineo questo aspetto? Perché nei giorni passati la lettura che era stata data della mozione che io voterò era la seguente: "Il centro sinistra lancia una ciambella". Non è così. Voi avete dichiarato nei vostri interventi, quelli che sono intervenuti evidenziando la crisi, gli stessi concetti che abbiamo espresso noi, gli stessi giudizi che abbiamo espresso noi per quanto riguarda la capacità di governo. Non vi potete nascondere, questo lo dico per il collega Fantola, dietro il fatto che la mozione l'ha presentata il centro sinistra e i sardisti, e per cercare di trovare consenso ed unità all'interno di un'alleanza che non c'è più la mozione viene presentata come la mozione della sinistra - il collega Fantola ieri è stato giustamente corretto dal collega Fadda - è una mozione presentata dai sardisti e dal centro sinistra.
DEIANA (Gruppo Misto). E dal centro.
CUGINI (D.S.). E dal Centro - ha fatto bene il collega Deiana, e dal Centro. Quindi è una mozione che vuole portare in Aula contenuti politici, non è sufficiente dire: "Votiamo contro perché è la mozione del centro sinistra"; la crisi non si può nascondere dietro l'ideologia, non è un fatto ideologico il contenuto della nostra mozione, è una considerazione profonda sulla crisi che attraversa la nostra Regione.
Gli Assessori rimarranno in carica, Pili rimarrà in carica, però ha ragione il collega Corda: "Ma insomma, Scarpa, a quale forza politica l'attribuiamo?" Amadu ha trovato riparo nei tempi supplementari. Ma la crisi è una crisi che non parte solo da quelle considerazioni, la crisi è nella qualità di governo, non ci sono provvedimenti legislativi apprezzabili proposti dal centrodestra, è una crisi che vi porterà nella prossima competizione elettorale a non parlare della vostra esperienza di governo, dovrete nascondere queste giornate!
E` una crisi che ci preoccupa; ed è per quello che a noi piace ogni tanto tornare alle prime valutazioni, chi aveva detto all'inizio, e qui Floris dovrebbe fare autocritica e l'astensione non è sufficiente, il collega Floris dovrebbe fare autocritica perché quando è stata fatta l'operazione del trasferimento del consenso dal sinistra al centrodestra, che in Gallura chiamano "tradimento", a Sedilo non lo so, quando è stata fatta quell'operazione è stato argomentato il termine dicendo: "Lo stiamo facendo per la governabilità", discutiamo la governabilità. Avete governato? E` questa la governabilità? E il giudizio che avete dato sulla governabilità non è un giudizio di crisi? Allora, noi volevamo dare dignità e vogliamo dare dignità all'istituto autonomistico sardo, al Consiglio Regionale. Chi ancora a distanza di quattro anni pensa di avere un'operazione di correttezza politica-istituzionale con le operazioni che ha messo in corso deve almeno prendere atto che è stato un errore politico, se non si vuole aggiungere altro.
E` di questo che occorre parlare e concludo, le forze del Centro ...
PRESIDENTE. Concluda per cortesia, grazie.
CUGINI (D.S.). Vedo Oppi che simpaticamente si propone come competente nel gioco del poker, mi dicono che è così, però mi dicono che vinceva sempre con quelli che venivano dai paesi!
OPPI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Allora avrei vinto anche con te!
CUGINI (D.S.). Esatto! Ci sono molti di noi che vengono dai paesi e portano avanti una cultura di serietà, di onestà ed anche di trasparenza. Io spero che facciate altrettanto voi quando votate in Aula, perché quello che state facendo è l'opposto di quello che avete detto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io non credo che le opposizioni si siano messe a scherzare o che abbiano inventato tutto quanto contenuto nella loro mozione e detto nei loro interventi. Che una maggioranza di fatto non esista sono tutti numeri e considerazioni che sono stati citati ed è inutile ripeterli. Che la nostra posizione - parlo mia, del collega Locci, degli altri due colleghi - viviamo in una situazione di disagio da un anno e mezzo circa e cioè dall'epoca nella quale dicevamo di astenerci, ci hanno riso dietro dicendo che era una trovata straordinaria, ridicola il fatto di un appoggio esterno ad una Giunta e noi riteniamo che ancora sia valido quel ragionamento fatto allora perché la funzione era quella di indirizzo, di indirizzo politico, di correzione della rotta e di evitare quella situazione che in questo anno e mezzo i fatti ci hanno confermato, ovvero che l'elezione del nuovo Presidente non ha cambiato niente della situazione vecchia e che è peggiorata, possibilmente, che è peggiorata. Non devo richiamare tutte le votazioni che sono state richiamate, gli equilibri, gli assetti, tutto quello che volete, non è modificata, è una tragedia, il significato del voto dell'astensione lo avevamo ribadito con quel voto contrario alla finanziaria, che anche quella era un'espressione politica, perché non siamo così irresponsabili da nuocere alla Regione tanto che il bilancio l'abbiamo votato, ma era un segno di disagio e il modo stesso nel quale è stata approvata la finanziaria dice come questo disagio fosse vero, concreto e reale.
La critica che muoviamo è questa. Un Presidente della Giunta che prende atto di un massacro, come è avvenuto nella finanziaria recente, parliamo di poche settimane fa, non parliamo di anni, di poche settimane fa, si deve dare una ragione del perché anche a voto palese alcuni membri della maggioranza hanno votato contro, e perché ci siamo lamentati che la finanziaria abbia avuto un indirizzo diverso da quello che volevamo noi e che ha assunto strade differenti. Allora, un esecutivo che deve prendere atto di una situazione così drammaticamente mutata ma cosa fa? Cosa deve fare? Mi deve convocare, a questo punto posso parlare anche a titolo personale, poi farò la dichiarazione finale, ma mi deve convocare, non me, Piero Carloni, ma deve convocare la coalizione in genere. Dopo una bastonata del genere alla legge finanziaria non è avvenuto nulla di tutto questo, o se è avvenuto niente mi è stato detto, nulla!
Io non ritengo che siano stati convocati gli stati generali della maggioranza per decidere, non mi interessano gli assetti, ma della linea politica da seguire dopo un avvenimento violento come quello di una legge finanziaria mozzata e che deve avere atti conseguenti che ancora non si intravedono. Non è avvenuto questo! Cioè non sono avvenuti quei fatti per i quali ci eravamo lamentati già allora, quando volevamo l'appoggio esterno proprio per dire "Non siamo consultati". Noi non vogliamo essere consultati personalmente, torno a dire, noi non siamo consultati come coalizione e come partito di Alleanza Nazionale! Non è possibile che si faccia tutto sulla testa di Alleanza Nazionale. La dignità che volevamo difendere era quella.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE
(Segue CARLONI.) Non stanno scherzando, stanno facendo un atto politico grave, gravissimo, chiedere la sfiducia della Giunta a distanza di due settimane dalla grossa bastonata sulla finanziaria, quando c'è una gran parte dell'opposizione, l'opposizione che chiede la sfiducia della Giunta, eh bè, si riconvocano gli stati generali o si convoca ognuno i suoi Gruppi? I rispettivi Gruppi devono andare poi a riferire agli stati generali che cosa ne pensano, perché ci hanno provocato, loro con questa mozione ci hanno provocato ed io devo sapere che cosa pensa il mio Gruppo di questa provocazione, e la voce del mio Gruppo, dopo, insieme a quella degli altri che compongono la coalizione deve essere riferita al capo dell'Esecutivo che gli dice: "Questo è lo stato della coalizione attualmente!".
Allora non si convoca la coalizione per trarne le conseguenze del voto negativo della finanziaria, perché questo è un voto negativo, ed oggi ci chiedono la testa della maggioranza e non ci convochiamo neppure e dicono che siamo - con questo atteggiamento - eversivi, ribelli, ci stiamo meritando un titolo che secondo me è abusivo veramente; i ribelli sono altri, quando si difendono ragioni credibili e non contraddette, ed allora se ne devono trarre le conclusioni. E quando il Presidente viene a dire oggi che si assume lui le decisioni su cose condivise allora bisogna che facciamo quadrare il cerchio, perché che lei decida mi va bene, ma lei deve decidere su quello che le dice anche la coalizione...
PRESIDENTE. Sì, concluda onorevole Carloni.
CARLONI (A.N.). Parlo pochissimo, raramente, quindi se rubo un minuto... sto concludendo. Allora, quando noi, e parlo come noi sempre di coloro che sono sedicenti, che gli altri dicono che siamo dei ribelli; io ammetto anche che non ci si convochi, però mi deve dire che questo malessere è superabile o come lo vogliamo superare, avrei votato contro e con grande soddisfazione avrei votato contro.
Ma quando non mi si dice e non solo, ho 60 anni, faccio l'Avvocato da trenta e non mi si deve dire come devo votare senza dire perché devo votare in quel modo, questa è la situazione, siamo arrivati qui a parlare di una mozione di sfiducia senza sapere il perché devo votare a favore, contro o mi astengo.
Allora, in un triangolo del genere dovrei dire "Mi astengo", questa sarebbe stata l'ipotesi originaria. Però io condivido anche l'atteggiamento del collega Locci, perché non si può dire che un voto di sfiducia non portato a buon fine significhi fiducia. Insomma, allora è una provocazione all'intelligenza di tutta l'Aula, perché al centro, a destra, a sinistra tutti hanno detto ed hanno fatto capire che non va, non va avanti così, ed allora era giusta anche la provocazione del collega Locci più che provocazione, la risposta da parte del Presidente della Giunta, tutti stiamo chiedendo un rimescolamento delle carte.
E per concludere loro giocano, a loro fa agio come a noi l'altra legislatura aveva fatto agio le sette crisi di Palomba, a loro fa agio, loro lo sanno benissimo e non la vogliono neanche loro una caduta della Giunta, loro vogliono tenere in piedi la Giunta, loro vogliono che noi andiamo alle elezioni fra un anno con questo tormentone dentro, con gente che vota contro i muretti a secco, con i dissidi che ci sono all'interno dei partiti! Il senso del nostro intervento era questo! Chiariamoci tutti ed andiamo avanti in questo anno, produciamo qualcosa ma produciamolo in concordanza, questo è il senso della condivisione di un progetto politico, non venire qui in Aula e votare cose importantissime senza che nessuno ci abbia detto, non ci abbia detto, ci abbia consultato, poi dire come uno deve votare, ognuno ha la sua di coscienza.
Per concludere mi sembra che il gratificante intervento originario con cui, proprio perché sto andando contro quello che sento dire essere il dettato del partito, ma quel partito mi deve spiegare il perché dovrei votare in queste condizioni contro, o interpretare la dichiarazione del Presidente della Giunta in quel modo. Siccome non mi è stato detto, io mi astengo ma col senso che un chiarimento veramente, un chiarimento decisivo da parte del Presidente della Giunta, e qui non ci sono...
(Interruzioni)
CARLONI (A.N.). Faccio ridere, collega? Intervenga se faccio ridere, intervenga!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Collega Carloni, la prego di concludere perché è andato molto oltre il tempo.
CARLONI (A.N.). Non voterò, mi astengo e su questa linea invito anche il collega Locci a recedere dal suo atteggiamento perché ci sono atti conseguenti che potremo fare a breve anche col voto di astensione, del quale prendo atto adesso con rammarico, non lo so, o con altro aspetto di non far parte più del Gruppo di Alleanza Nazionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Poche parole, ormai mi pare, ci pare che tutto sia chiaro. Molti stanno tirando di conto in questo momento per ipotizzare se la mozione di sfiducia passa o non passa. Il conto è già fatto! Io non so se passi la mozione, di sicuro è passata la sfiducia alla Giunta. Se le dichiarazioni sono quelle che abbiamo sentito, e sono quelle, con la motivazione propria che dà l'opposizione e insieme le motivazioni proprie che dà un pezzo della maggioranza che, seppure formalmente, non voterebbe la mozione però respinge la fiducia alla Giunta, le dichiarazioni del Presidente, le motivazioni date nelle dichiarazioni, la sfida che ha lanciato al Consiglio, alla sua maggioranza e alle sue componenti, se mettiamo insieme i due pezzi la sfiducia non è che passerà, è già passata.
Se vi fosse davvero chiarezza, e vi fosse davvero serietà e la tempra, quella vera, che costituisce il carattere della persona, corrispondesse al tono col quale si enunciano le cose, il Presidente e la sua Giunta dovrebbe immediatamente, anzi, avrebbe già preso le sue conseguenti decisioni. Però pare che si voglia consumare la cerimonia fino in fondo e oltre questo passaggio che è stato davvero in gran parte di chiarimento.
Parola magica: "chiarezza"; e il Presidente intervenendo ha detto: "Nella chiarezza chi vuole respinga la mozione, intendendo che mi sta dando la fiducia, chi non mi dà la fiducia abbia il coraggio di dirlo." Una parte della maggioranza, non so se è coraggio o se è paura, però l'ha detto: "Non ti diamo la fiducia". Un'altra parte ancora dice: "Ti diamo anche formalmente il voto contro la mozione, le motivazioni dell'opposizione, però per le ragioni che hai enunciato tu tuttavia io non ci sono". Questa è la chiarezza che almeno in parte è intervenuta.
Certo, non è la chiarezza della novità e della positività, è la chiarezza ancora della confusione, della vostra confusione, è la chiarezza ancora del marasma, ma è il vostro marasma, è la chiarezza del fallimento, ma è il vostro fallimento! Questa chiarezza c'è. La sfiducia questo Consiglio l'ha già dichiarata. Ritiene il Presidente che si deve passare alla formalità del voto? Si passi alla formalità del voto! Ritiene di doversi evitare questa evenienza? Forse è meglio che la eviti e chieda lui la sospensione necessaria perché formalizzi le conseguenti determinazioni.
Colleghi anche della destra, che hanno ragioni anche diverse e contrapposte a quelle della sinistra, hanno detto cose ugualmente chiare; alcuni dei colleghi della destra gli non hanno detto o che vogliono un altro Assessorato, che Pili non è in grado di dire che avranno, o che hanno ragioni di disagio politico e di contrarietà anche più profondi, però l'hanno detto! E sono parte costitutiva comunque di questa maggioranza. Diverse componenti del centro hanno detto: "Non ci tornano i conti politici né negli assetti" - e sono affari loro - "né nell'azione di governo" - e sono affari di tutti, non sono solo affari loro! - Quindi, se la somma algebrica si tirerà nei modi dovuti, e già si può fare, la conclusione di questa vicenda sul piano politico, quello vero e non sul piano numerico è di tutta evidenza e di tutta chiarezza. Rimangono ovviamente i problemi politici irrisolti, non quelli che voi attribuite al teatrino della politica, no, quelli che appartengono invece alla scena sociale, i grandi problemi della Sardegna che voi avete dimostrato abbondantemente di non aver saputo affrontare, di non aver saputo governare e che invece hanno bisogno, assoluto bisogno e necessità di essere in altro modo affrontati e governati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Io penso che questa mozione, con la sua carica strumentale che abbiamo già dichiarato abbia avuto il merito di portare in chiaro e a galla un dibattito e una discussione che invece procedeva per simmetrie strane. Il dibattito e le dichiarazioni di voto, rese qualche minuto fa da molti dei colleghi della maggioranza, confermano e dimostrano come la maggioranza abbia gravi difficoltà e gravi problemi; c'è uno scontro politico palese che ha rappresentato con chiarezza e con durezza anche il Presidente Pili fra posizioni politiche tanto distanti tra loro da risultare inconciliabili.
Il tentativo che il Presidente Pili voleva fare oggi, quello cioè di trasformare il voto negativo sulla mozione delle opposizioni in un voto di sostegno e di consenso alla sua maggioranza e alla sua Giunta, è miseramente caduto.
Oggi l'onorevole Pili non avrà la maggioranza, e sebbene la nostra mozione verrà respinta, l'onorevole Pili non potrà continuare a dire di non essere stato palesemente sfiduciato. Le astensioni valgono quanto la sfiducia palese, soprattutto se date, così come hanno dichiarato i colleghi, in una condizione non libera e in un sussulto ultimo di responsabilità che non è totalmente comprensibile. Perché, vede, onorevole Pili, è vero che in politica contano i voti e in quest'Aula contano i voti e le braccia alzate, contano anche quelle tenute a metà in quest'Aula, e in politica ci sono i voti, ma ci sono anche gli atti, ci sono le dichiarazioni, ci sono anche le volontà espresse, ci sono gli scricchiolii, le fratture, tutti quei segnali che servono a chi è accorto e a chi deve essere accorto quando occupa posizioni di preminente responsabilità, servono per non essere travolti e per non far travolgere l'istituto autonomistico.
Allungare la vita non è sempre una buona medicina e l'accanimento terapeutico spesso è operazione inutile anche se risponde ad un imperativo etico.
I centristi oggi non arrivano a dichiarare apertamente, con il voto a sostegno della nostra mozione la sfiducia Pili, e tuttavia mi pare che stiano soltanto cercando di prendere respiro in una condizione nella quale avranno difficoltà politiche a far valere le proprie ragioni, ammesso che riescano a continuare a campare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Presidente, molto rapidamente, l'onorevole Pili nel corso della sua replica ha dato ad intendere che problemi all'interno della maggioranza non ce n'erano o che comunque i problemi presenti erano problemi che potevano essere riassorbiti ed ha sferzato di tanto in tanto anche i colleghi della propria maggioranza sfidandoli, ha lanciato una sfida aperta. Dobbiamo rilevare, a conclusione delle dichiarazioni di voto e per come molti dei colleghi della maggioranza si sono espressi che la sfida in qualche maniera è stata raccolta; è evidente che i problemi c'erano, è evidente che i problemi permangono, è evidente, al di là dei risultati del voto che il Presidente Pili, e assieme a lui tutta la sua Giunta, sono stati sfiduciati. Non può essere che domani, Presidente, lei finga indifferenza, non può essere che domani finga che nulla è avvenuto, non può essere che finga che tutto sia come prima. Ha chiesto una espressione di fiducia, non l'ha ottenuta, al di là di come alcuni colleghi, per motivi di opportunità, si esprimeranno rispetto alla mozione di sfiducia, ma in maniera netta, in maniera chiara, in maniera palese, a voce alta così come lei chiedeva, le hanno chiesto di dimettersi, le hanno chiesto di andare via e lei a questo punto deve necessariamente prendere atto. Bisogna anche dire che vi è chi ancora in quest'Aula rappresenta un Gruppo politico importante, sta silenzioso, si esprimerà con il voto ma non si è espresso per dichiarazioni di voto, perché probabilmente non sa ancora come riuscire a giustificarle, allora preferisce non dover dare alcuna giustificazione, concludere con un voto che resta in ogni caso in osservazione e continuare a dare di sé l'immagine di "mastro lindo". Invece l'immagine di "mastro lindo" probabilmente è andata persa con l'altra, quella della rinuncia a fare le riforme di cui sempre si è fatto vanto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, noi consideriamo positivo questo passaggio sulla mozione di sfiducia, prima di tutto perché si è dimostrato, cioè la maggioranza o la pseudomaggioranza ha dimostrato quanto non fosse strumentale l'esercizio di questa funzione democratica che ha portato chiarezza in un Aula che era lontana dalla sede principale della dinamica parlamentare. E poi perché ha consolidato, credo in maniera definitiva con la scelta di alcuni gruppi, di alcuni colleghi, l'equivoco che paralizza purtroppo questa legislatura a causa vostra. Si tratta, colleghi, di questo dualismo virtuale che esercitate a parti invertite tra di voi, fra l'interpretazione della realtà, fra l'interpretazione della regola, insomma, nella ricerca di una verità che pare non appartenga a voi. Quando non c'è verità non c'è neanche politica.
L'intervento del Presidente Pili ha dato tre punti chiari: il primo, ha liquidato il significato storico dell'autonomia (l'autonomia è un termine desueto); ha liquidato il carattere nazionalitario e sardista che deve avere la politica della Regione Sarda e i suoi caratteri fondamentali; ha chiarito il senso di questo passaggio per la sua maggioranza, o dimissioni o fiducia incondizionata.
Noi siamo soddisfatti, presidente Pili, perché 35 voti a favore e 5 astensioni, astensioni motivate dalla non condivisione del suo intervento e delle motivazioni del suo intervento stanno più che da avanzo al nostro obiettivo di fotografare una condizione obiettivamente lineare che le opposizioni hanno descritto in questi mesi, che hanno sottoscritto con atti formali di questo Consiglio e dimostrato anche nella sessione di bilancio. Per noi, per le motivazioni del nostro voto potrebbero valere le dichiarazioni di tanti colleghi della sua maggioranza. Circa la difesa del suo operato mi consenta una divagazione: è capitato tante volte, anche per qualche altro collega in quest'Aula, quando le idiozie aumentano, per dimensione paradossalmente aumenta anche il senso di simpatia che si rivolge a qualcuno dei nostri colleghi. E' quello che possiamo dire a sintesi del suo riepilogo di un'azione di Governo, che farebbe ridere anche la persona più acculturata della nostra Sardegna. Evidentemente i sondaggi interni di una categoria, assunti a parametri di valutazione della crescita della Sardegna, sono per lei il massimo dell'obiettività e dei dati che può disporre.
Circa l'equivoco, concludo, noi crediamo e ribadiamo, lo diciamo soprattutto ai colleghi del centro, che nella verità dell'interpretazione della realtà e delle regole sta il senso autentico che noi diamo alla politica, a voi mantenere l'equivoco fino alla fine, a noi ci dovrete consentire, da qui in poi, ancora di perseguire il dovere della ricerca della verità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Granara. Ne ha facoltà.
GRANARA (F.I. Sardegna). Signor Presidente, io desidero ribadire, innanzitutto, la volontà già espressa il 19, quando mi sono dimesso dal Consiglio regionale e il giorno 21 ho ripetuto le mie dimissioni. Comunque, non essendo state ancora accettate dall'Aula, non posso mancare sicuramente ai miei doveri istituzionali. Quindi, pertanto voto ed in Aula intendo precisare che immediatamente dopo ripeterò ancora una volta le mie dimissioni e voto contro, logicamente.
PRESIDENTE. Se non vi sono altre dichiarazioni di voto passiamo alla fase della votazione.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della mozione numero 109. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no.
Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 60 corrispondente al nome del consigliere Pittalis.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello cominciando dal consigliere Pittalis.
ORTU, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI.
Rispondono no i consiglieri: PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO.
Si sono astenuti i consiglieri: TUNIS - BUSINCO - CARLONI - FLORIS - LOCCI.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 79
Votanti 74
Astenuti 5
Maggioranza 38
Favorevoli 35
Contrari 39
(Il Consiglio non approva).
La seduta è tolta alle ore 15 e 13.
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