Seduta n.373 del 26/06/2003
CCCLXXIII SEDUTA
Giovedì 26 giugno 2003Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 10 e 16.
Masia, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 4 giugno 2003 (367), che è approvato.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
dai consiglieri Sanna Salvatore - Pacifico - Balia - Biancu - Calledda - Cogodi - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Fadda - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pi Nna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo:
"Modifiche ed integrazioni della legge regionale 26 febbraio 1999, n. 5 "Istituzione del Parco regionale Molentargius-saline". (452)
(Pervenuta il 19 giugno 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri Sanna Salvatore - Balia - Biancu - Orru' - Sanna Emanuele - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Calledda - Cogodi - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Fadda - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo:
"Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni". (453)
(Pervenuta il 19 giugno 2003 ed assegnata alla prima Commisssione.)
dai consiglieri Pittalis - Lombardo - Corona - Balletto - Giovannelli - Licandro - Milia - Petrini - Pilo - Pirastu - Rassu - Satta:
"Tutela del territorio della Sardegna da inquinamento ambientale proveniente da materiali nucleari". (454)
(Pervenuta il 23 giugno 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che stiamo discutendo il disegno di legge numero 385/A, siamo al punto di dare lettura dell'articolo 4.
Onorevole Fadda, su che cosa intende parlare?
FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, era stato raggiunto un accordo tra la Giunta ed il Consiglio perchè alla ripresa dei lavori si iniziasse con l'interpellanza sul Centro di programmazione.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, in realtà per Regolamento si deve cominciare con le interpellanze, così per giunta eravamo rimasti d'accordo in Conferenza dei Capigruppo, se c'è stato un accordo successivo di spostare ad altro momento va bene, io sono rispettoso di quell'accordo e se loro ritengono possiamo cominciare con le interpellanze e le interrogazioni. Vediamo qual è la prima.
Svolgimento di interpellanzePRESIDENTE. Onorevole Fadda, credo che ci fosse un accordo per una in particolare, per la 373/A. Va bene, onorevole Fadda, lei o uno dei presentatori possono illustrarla. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
INTERPELLANZAFADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sull'assunzione di personale qualificato al Centro regionale di programmazione.
I sottoscritti, premesso che:
- la Giunta regionale, in data 28 maggio 2003, ha deliberato undici nuove assunzioni presso il Centro regionale di programmazione;
- nel maggio del 2002 veniva evidenziata con l'interrogazione n. 478/A la totale irregolarità della deliberazione approvata nella seduta del 30 aprile 2002 che individuava una procedura anomala ("valutare la percorribilità di percorsi alternativi a quello della selezione pubblica già bandita") per l'assunzione di personale qualificato al Centro regionale di programmazione;
- è del tutto insoddisfacente la risposta pervenuta, con nota n. 3145 del 17 maggio 2002, dall'Assessore della programmazione relativa all'interrogazione n. 478/A in quanto sono vistosamente infondate e strumentali le argomentazioni che tendono a giustificare la deliberazione della Giunta regionale tesa unicamente a consentire assunzioni dirette di tipo clientelare nel Centro regionale di programmazione in palese dispregio dei princìpi della Pubblica Amministrazione e in aperta violazione della legge regionale n. 33 del 1° agosto 1975;
- è opportuno ribadire che la legge regionale n. 7 del 1962 é la norma di attuazione della Legge n. 588 del 1962, 1° Piano di Rinascita, e che tali provvedimenti sono superati dalla Legge n. 268 del 1974, 2° Piano di Rinascita, e dalla legge regionale n. 33 del 1° agosto 1975 che è la legge di attuazione della 268. A tal proposito è utile richiamare il disposto dell'articolo 15 della legge regionale n. 33 del 1975 che recita: "E' istituito l'Ufficio del piano economico e dell'assetto territoriale, organo tecnico al servizio di tutti i soggetti che debbono adottare le decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione.
Con legge regionale, che la Giunta presenterà al Consiglio entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, saranno stabiliti l'ordinamento e le funzioni dell'Ufficio regionale del piano economico e dell'assetto territoriale e saranno fissate le modalità di attribuzione allo stesso ufficio del personale qualificato del Centro regionale di Programmazione la cui assunzione sia stata deliberata antecedentemente all'entrata in vigore della legge n° 268 del 1974, e di altro personale regionale.
Nella stessa legge dovranno essere previsti i criteri di transito nei ruoli regionali del personale dell'Ufficio regionale di assistenza tecnica e della Segreteria tecnica del Comitato di coordinamento la cui assunzione sia stata deliberata antecedentemente all'entrata in vigore della legge n° 268 del 1974.
- Fino all'entrata in vigore della legge di cui al presente articolo, il Centro regionale di programmazione, costituito e ordinato secondo le disposizione di cui agli artt. 13,14 e 15della legge regionale n° 7 del 1962, opera come organo tecnico a Servizio di tutti i soggetti che debbono adottare le decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione.";
- in seguito dell'entrata in vigore della legge regionale n. 33 del 1975 l'ordinamento, le funzioni e la riorganizzazione del Centro regionale di programmazione vanno determinate con la legge dell'Ufficio del Piano economico mentre decadono tutti gli istituti previsti dalla legge regionale n. 7 del 1962 relativi alle assunzioni del personale del centro;
- per tale materia l'interpretazione che ha sempre dato la Corte dei Conti è coerente con quanto su riportato, avendo in più occasioni la stessa chiesto il rispetto della legge regionale n. 33 del 1975 in materia di dotazione di personale al Centro regionale di programmazione;
- in seguito all'entrata in vigore della legge regionale n. 33 del 1975 nessuna Giunta regionale ha mai fatto assunzioni secondo le modalità previste dalla legge regionale n° 7 del 1962 e che si è provveduto ad integrare il personale del Centro nel 1983 attraverso pubblica selezione, successiva formazione a cura del Formez, dal novembre 1983 al marzo 1985, e inserimento nel ruolo unico dell'Amministrazione regionale 7a fascia in coerenza con la legge regionale n. 33 del 1975, previo concorso riservato per titoli ed esami indetto nel 1989 e svoltosi nel 1991;
- in data 6 novembre 2001 è stato emesso un bando di pubblica selezione per l'assunzione delle previste unità di personale qualificato, reso pubblico e tutt'ora in corso,
chiedono di interpellare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere:
1) in base a quali considerazioni la Giunta regionale abbia ritenuto di approvare una deliberazione che contrasta palesemente con le norme vigenti in materia di assunzione di personale nella Pubblica Amministrazione;
2) se non ritenga urgente e necessario annullare in sede di autotutela la delibera di assunzione e, vista l'impraticabilità del ricorso alla chiamata diretta per l'assunzione del personale qualificato per il Centro regionale di programmazione, determinare gli atti conseguenti per lo svolgimento della pubblica selezione già bandita.
Si richiede inoltre, in questa sede, tutta la documentazione istruttoria e amministrativa adottata dagli uffici, nonché i pareri espressi dai responsabili del procedimento. (373)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per illustrare l'interpellanza.
FADDA (La Margherita-D.L.). Chiederei cinque minuti perchè anche i colleghi possano arrivare, se lo ritiene, altrimenti non ho nessuna difficoltà ad iniziare perchè non vorremmo creare problemi.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, non ho nessun problema a raccogliere la sua richiesta di sospendere cinque minuti, ho qualche dubbio che in cinque minuti la situazione sia modificata.
FADDA (La Margherita-D.L.). Va bene, accolgo l'invito suo Presidente. Utilizzerò i miei cinque minuti nella replica dopo le dichiarazioni della Giunta.
PRESIDENTE. Quindi l'interpellanza è data per illustrata.
Ha facoltà di rispondere l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Grazie Presidente. Gli onorevoli colleghi nell'interpellanza pongono sostanzialmente tre questioni, la prima delle quali attiene alla vigenza della legge numero 7 del '62. La legge numero 7 del '62 è operativa in tutta la sua ampiezza, infatti non è corretto ribadire che la stessa, in quanto norma di attuazione della legge 588 del 1962, primo Piano di rinascita, contiene provvedimenti superati dalla legge 268/74, cioè secondo Piano di rinascita e della legge regionale numero 33 del '75 che si configurerebbe come legge di attuazione della 268. Va sottolineato che la legge regionale numero 33 del 1° agosto '75 disciplina in generale i compiti della Regione nella programmazione e non semplicemente l'attuazione del secondo Piano di rinascita. Tale legge, secondo quanto richiamato anche nell'interrogazione, prevedeva l'istituzione dell'ufficio del Piano che sarebbe dovuto subentrare al Centro regionale di programmazione assorbendone il personale secondo modalità da stabilire con successiva norma.
La predetta legge numero 33 del '75 dispone che fino all'entrata in vigore della futura norma sull'ufficio del Piano, il Centro regionale di programmazione costituito ed ordinato secondo le disposizioni degli articoli 13, 14 e 15 della legge regionale 7/62, opera come organo tecnico a servizio di tutti i soggetti che debbano adottare decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione. Tuttavia il Consiglio regionale non ha varato la prevista norma sull'ufficio del Piano bensì con la legge regionale numero 5 del 1985, articolo 67, dal titolo: "Funzionamento del Centro regionale di programmazione", ha riconfermato le funzioni del Centro e la vigenza delle norme ad esso inerenti ampliandone ulteriormente le competenze come sopra specificato.
Un anno dopo, con l'approvazione del decreto Presidente Giunta regionale numero 179/86, il Consiglio regionale ha recepito il regolamento di attuazione della legge numero 7/62 istitutiva del Centro, registrata alla Corte dei Conti Sezione per la Regione Sardegna, addì 24 giugno '87, registro numero 1 atto di Governo foglio 27.
La seconda questione attiene alle modalità di assunzione. In ordine alla modalità di reclutamento del personale, l'articolo 14 primo comma della legge istitutiva prevede espressamente che il personale del Centro regionale di programmazione viene assunto a tempo determinato per chiamata diretta su proposta dell'Assessore alla rinascita con decreto del Presidente della Giunta sentita la Giunta medesima. Con la stessa procedura vengono determinate le condizioni di assunzione e del trattamento economico. Così come ribadito nel 1° comma dell'articolo 8 del regolamento per il personale qualificato del Centro regionale di programmazione, emesso con decreto Presidente Giunta regionale nell'86, il personale qualificato del Centro, ove non si tratti di comandati, viene assunto nel numero e secondo le modalità stabilite dagli articoli 13 e 14 della legge regionale 11 luglio 1962 numero 7.
La stessa Corte dei Conti, con l'avvenuta registrazione del D.P.R., ha manifestato il proprio orientamento nell'interpretazione delle norme in argomento. In seguito all'entrata in vigore del Regolamento, la Giunta, in diverse occasioni, contrariamente a quanto affermato, ha provveduto al rafforzamento del Centro regionale di programmazione secondo le modalità previste dalla legge regionale numero 7 del '62. Allo stato posso ricordare in data 16 novembre 1981 che, con decreto numero 1087 è stata assunta presso il Centro un'unità di personale qualificato per chiamata diretta con decorrenza 24 luglio 1981, quindi prima dell'approvazione e registrazione del Regolamento. Successivamente, in data 15 ottobre 1987, l'unità di personale qualificato di cui al precedente punto è stato nominato vice direttore, ma questa è un'altra questione. Nel corso dell'anno '89 sono stati anche nominati i direttori reggenti del Centro regionale di programmazione con le procedure previste sempre dalla legge 7. Infine, nel luglio 2001, ma la ricerca non è ultimata, la Giunta regionale ha assunto per chiamata diretta numero undici unità attingendole per nove unità tra il personale regionale di ruolo già in servizio presso il Centro e per due unità dal personale dell'ufficio regionale assistenza tecnica e sociale.
Per quanto riferito all'affermazione contenuta nell'interpellanza secondo cui si è provveduto nel 1983 all'integrazione del personale mediante una selezione pubblica, è da rilevare che la selezione alla quale fanno riferimento gli interpellanti effettivamente c'è stata con quella del (?), come detto, ma per essere assunto alle dipendenze delle unità delle comunità montane. In corso d'opera è stato modificato e così sono stati assunti alle dipendenze della Regione, cioè ruolo organico e, soltanto successivamente, può essere avvenuto che il Centro abbia assunto ma per chiamata diretta sempre attingendo dal ruolo.
Per quanto riguarda il terzo quesito (salto l'altro perchè diversamente non ho tempo) occorre richiamare all'attenzione che l'Unione Europea, anche per bocca del Presidente della Commissione europea nel gennaio 2003, durante la sua vita in Sardegna, ha indicato nelle carenze del Centro regionale di programmazione uno degli elementi di criticità per l'attuazione delle politiche comunitarie e ne chiese espressamente il rafforzamento. La stessa Unione Europea da ultimo, con la nota numero 10, 70 e 72 del 28 maggio 2003, con la quale la Commissione Europea fa presente che attiverà la procedura formale di formulazione delle raccomandazioni in applicazione dell'articolo 34 punto 2 del Regolamento CEE numero 1260/1999 se entro un mese non si darà conto delle azioni messe in atto per il superamento dei nodi organizzativi riscontrati. In sostanza noi ci siamo trovati di fronte ad un'esigenza assolutamente insuperabile di dare gli adempimenti necessari per il rafforzamento del Centro di programmazione, soprattutto nella funzione di autorità di gestione delle risorse dell'Unione Europea. Queste sono le risposte che sono state formulate in relazione ai quesiti indicati nell'interpellanza di cui si è parlato.
PRESIDENTE. Replica lei, onorevole Fadda? Se ha bisogno, un po' di tempo in più l'ho concesso all'Assessore.
Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per dichiarare se è soddisfatto.
FADDA (La Margherita-D.L.). Credo che l'argomento meriti, ringrazio il Presidente.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa vicenda delle assunzioni, e le dichiarazioni dell'Assessore lo confermano, fotografa, assessore Masala, in modo impeccabile l'incapacità di questa Giunta regionale di risolvere il più piccolo dei problemi e un metodo di gestione del potere che utilizza nel tentare di governare la nostra Regione in totale violazione, assessore Masala, delle leggi. Lei sa benissimo che il parere della Corte dei Conti su queste assunzioni è sempre stato negativo per quanto concerne le assunzioni a chiamata diretta. Dicevo, un metodo complessivo di questa Giunta, ma rimarcato da lei per quanto concerne questa vicenda, un metodo arrogante, un metodo clientelare, pasticcione, contraddittorio e non trasparente, adesso cercherò di dimostrare queste mie affermazioni.
Incapacità. Per effettuare queste assunzioni il primo atto deliberativo, assessore Masala, risale a tre anni or sono, 26 giugno 2001. Poi c'è stata successivamente una delibera del 30 aprile 2002 per valutare la percorribilità di percorsi alternativi a quello della selezione pubblica dichiarando l'urgenza, cioè l'assessore Masala si prende più di un anno per valutare - guardi quanto era complesso il problema - l'ipotesi che si potesse procedere... chiedo scusa al collega Locci, collega Locci, collega Ladu, siccome le interessa… allora dicevo che l'assessore Masala, che adesso ci dichiara che per quanto riguarda l'autorità di gestione è indispensabile e urgente, si è preso un anno di tempo per valutare l'ipotesi alternativa alla selezione pubblica. Non solo, ma la delibera è talmente urgente, che il Presidente della Giunta oggi, dopo un mese e mezzo, non ha ancora firmato l'atto deliberativo. E' passato un anno per valutare questo quindi credo che abbia consultato legali, la Corte dei Conti, abbia fatto un lavoro veramente eccezionale per avere questo parere. Noi abbiamo chiesto, prima con un'interrogazione un anno fa, si poteva fare la selezione pubblica e non è stata fatta, di sospendere quella delibera. Ma credo che sulla legge numero 33 lei ci costringe per la prima volta nella storia, assessore Masala, ad inviare una nota alla Corte dei Conti, io personalmente non ho mai fatto segnalazioni, ma il suo modo di rispondere merita questo e altro che le dirò dopo. C'è stata, a conferma di questo, una delibera della Giunta Floris, assessore Pittalis, che bandiva la pubblica selezione e stabiliva l'organico.
Dicevo, metodo arrogante. Non si risponde alle richieste di documenti, richieste formulate da diversi Gruppi, si chiede di annullare la delibera in senso cautelativo, Assessore, e non viene fatto.
Clientelare. Non c'è bisogno che dica le ragioni perchè è un metodo clientelare, Assessore, deludendo le aspettative di centinaia di persone che hanno fatto la domanda per poter partecipare ad una selezione pubblica per scegliere il meglio che in Sardegna ci fosse sul mercato, per uno degli uffici più importanti della nostra Regione. Non solo, assessore Masala, io mi auguro che lei si sia letto la delibera, perchè non è pensabile che si proceda ad annullare un bando e tenere in piedi la delibera del 2001 della Giunta Floris. Non è possibile che lei proceda ad assunzioni di persone che non sono previste in pianta organica, assessore Masala, dove c'è scritto, assessore Masala, che esiste la qualifica di programmazione socio-economica? Dove c'è scritto che c'è la qualifica di amministrativo? Dove c'è scritto che c'è la qualifica di ricerca? Lei ha falsato anche in questa delibera le qualifiche che erano previste nella pianta organica, quindi non riesco a comprendere in che modo si possa procedere in questo modo. E' prevista una figura soltanto di programmazione socio-economica e lei ne assume due, ma le sembra possibile procedere in questo modo violando non soltanto le leggi, ma le stesse delibere fatte dalla Giunta regionale?
Pasticcione. Guardi, se si legge bene la delibera, Assessore, ci sono errori anche di date sulle delibere stesse, da una parte si dice, Assessore, diciamolo ai sardi che sono stati finalmente superati tutti gli ostacoli dei ricorsi al T.A.R. e lei dopo che la Regione ha vinto un'udienza presso il T.A.R., lei annulla la selezione pubblica per fare delle chiamate dirette, ma stiamo scherzando? E` una contraddizione. Una volta che ci siamo presentati e abbiamo vinto, lei non può annullare quella delibera motivandola con l'urgenza quando è un anno che sta studiando per poter avere la possibilità di fare queste chiamate dirette. Non si annulla il bando senza annullare la delibera originale, Assessore.
Non trasparente. Quali sono le ragioni che hanno spinto la Giunta regionale? Lo sappiamo, assessore, però credo che queste dichiarazioni che lei oggi ha rilasciato in Aula ci costringe a dichiararci non soddisfatti e trasformare l'interpellanza in mozione, non proceda perchè desideriamo che si pronunci il Consiglio, Assessore, è un altro avvertimento. Ma io credo che dopo le vicende che sono successe in altri enti, Assessore, altri enti e altre assunzioni clientelari, dopo la vicenda della finanziaria, io non ho dubbi che tutte le opposizioni saranno costrette a presentare nei suoi confronti una mozione di sfiducia ad personam.
PRESIDENTE. Passiamo ora all'interpellanza 260/A.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico per illustrare la sua interpellanza.
PACIFICO (D.S.). Grazie Presidente, avrei preferito in ordine di tempo illustrare l'altra interpellanza perchè mi pare anche più recente, Presidente, le chiedevo la cortesia di poter illustrare contemporaneamente sia l'interpellanza 260 che la 295.
PRESIDENTE. Va bene. Risparmiamo. Si dia lettura dell'interpellanza numero 295 abbinata all'interpellanza numero 260.
MASIA, Segretario:
INTERPELLANZA PACIFICO - COGODI - DETTORI - DORE - MANCA - ORRU' - PINNA - SANNA Salvatore - SCANO sull'approvazione del progetto e sull'autorizzazione da parte della Giunta regionale alla realizzazione dell'intervento per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1^ categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana, proposto dalla Società Ecoserdiana.
I sottoscritti,
premesso che l'Assessore della difesa dell'ambiente ha riferito (con nota n. 998/02/BC del 9 aprile 2002) che la Società Ecoserdiana di Cagliari ha presentato il progetto per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" in comune di Serdiana;
considerato che:
- il progetto originario approvato e autorizzato prevedeva una volumetria lorda complessiva di 300.000 mc poi aumentata, con successivi provvedimenti autorizzativi, sino a 442.792 mc;
- è stata precedentemente autorizzata la realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B da realizzarsi in località S'Arenaxiu nel comune di Serdiana e che su detto intervento è stata presentata nello scorso luglio un'interpellanza alla quale non è stata mai data risposta;
osservato che la rielaborazione proposta permette di ottenere una volumetria aggiuntiva di circa 140.000 mc di rifiuti urbani abbancabili, immediatamente disponibile, mediante un semplice innalzamento della quota finale di abbancamento dei rifiuti, da m. 262,50 a m. 271, 50 per una volumetria complessiva di circa 611.000 mc lordi comprensivi della copertura finale;
ricordato che lo stesso Assessore ha informato che, con deliberazione n.23/19 in data 18 luglio 2002, la Giunta regionale ha reso il giudizio positivo di compatibilità ambientale prescrivendo una serie di obbligazioni tra le quali la presentazione, in sede di Conferenza istruttoria ex art. 27 del D.lgs. n.22/1997, di ulteriore documentazione;
evidenziato che la Conferenza di cui sopra è stata aperta in data 2 settembre 2002 per l'esame del progetto ed è stata poi aggiornata al 9 settembre 2002 in quanto la Società Ecoserdiana non aveva ancora presentato la documentazione integrativa riguardante il programma dettagliato di ripristino ambientale e chiusura finale come richiesto dalla sopraindicata deliberazione di Giunta regionale n. 23/19;
rimarcato che nel corso della Conferenza medesima sono stati acquisiti i pareri favorevoli dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, del Comune di Serdiana, del Servizio Ispettorato delle Foreste di Cagliari, dell'Amministrazione provinciale di Cagliari, dell'Azienda USL n. 8 e dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente;
preso atto che la Società Ecoserdiana ha successivamente presentato, con nota 2790/BC in data 12 settembre 2002, la documentazione relativa al calcolo della volumetria come chiesta dalla stessa Conferenza, mentre sono stati acquisiti per iscritto i pareri degli Assessorati regionali della pubblica istruzione e dell'industria;
constatato che l'Assessore della difesa dell'ambiente ha proposto alla Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 27 D.lgs. n. 22/1997, l'approvazione del progetto e l'autorizzazione alla rielaborazione, da parte della società Ecoserdiana, della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana, secondo le risultanze emerse in sede di Conferenza e dei pareri resi dai competenti enti;
visto che la Giunta regionale, acquisito il parere favorevole di competenza dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità, udita la proposta formulata dall'Assessore della difesa dell'ambiente, ha deliberato:
a) l'approvazione del progetto per la rielaborazione della superficie della colmata finale dell'impianto di cui sopra;
b) l'autorizzazione alla realizzazione del predetto intervento;
c) di dare atto che la presente approvazione sostituisce ad ogni effetto, visti, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali;
d) di dare mandato al competente Servizio dell'Assessorato della difesa dell'ambiente affinché in sede di autorizzazione all'esercizio dell'impianto vengano recepite le prescrizioni di ordine gestionale previste nel giudizio di compatibilità ambientale espresso con deliberazione della Giunta regionale n. 23/19 del 18 luglio 2002,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali della difesa dell'ambiente e dell'industria per sapere:
1) i motivi che avrebbero indotto la Giunta regionale ad autorizzare l'intervento, proposto dalla società Ecoserdiana di Cagliari, per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana che, pur non comportando un aumento della superficie dell'impianto medesimo e l'esecuzione di ulteriori lavori, determinerà il conferimento di altri 140.000 mc di rifiuti in un territorio gravemente devastato dal punto di vista ambientale e paesaggistico;
2) sulla base di quale documentazione la Giunta abbia espresso un giudizio positivo di compatibilità ambientale, tenuto conto che l'ulteriore conferimento di 140.000 mc di rifiuti in un territorio nel quale sono presenti anche le discariche di Serdiana, ed eventualmente quella di Francischettu, ha un'incidenza assai rilevante dal punto di vista della tutela dei valori naturalistici-paesaggistici e del diritto alla salute dei cittadini;
3) per quale ragione siano state del tutto ignorate le richieste delle popolazioni di quel territorio, e in particolare del comune di Donori che, attraverso il suo Sindaco, ha più volte manifestato la contrarietà a progetti di questo tipo e all'ampliamento della discarica controllata di Su Siccesu;
4) perché la Giunta regionale, e in particolare l'Assessore della difesa dell'ambiente, invochi il rispetto dei diritti e della volontà delle popolazioni locali quando si ha a che fare con alcuni progetti (vedasi il Parco nazionale del Gennargentu) e non vi sia, invece, la medesima attenzione nei confronti delle comunità locali quando esse si siano espresse pubblicamente contro progetti (calati dall'alto) di nuove discariche o di ampliamento di quelle preesistenti ;
5) se corrisponda al vero la notizia che in detta discarica verranno conferiti non solo rifiuti solidi urbani, ma anche materiale (pericoloso e non pericoloso) proveniente da lavorazioni di tipo industriale;
6) se non ritengano opportuno riferire in Consiglio regionale circa la politica ambientale seguita in questi ultimi anni dalla Giunta regionale, in particolare per le gravi insufficienze nella gestione dei rifiuti, visto che la Sardegna registra su questo terreno un ritardo storico, inaccettabile sotto ogni profilo;
7) quali misure intendano adottare per evitare, così come stabiliscono le norme vigenti in materia, che la maggior parte dei rifiuti (circa il 90%) venga conferito ancora in discarica, mentre essi potrebbero diventare una importante occasione di nuova occupazione e di nuova ricchezza collettiva, riducendo al contempo il loro impatto sull'ambiente;
8) quali provvedimenti intendano adottare per verificare che l'eventuale ampliamento venga posto al servizio del sistema pubblico di gestione di rifiuti urbani e quali siano i soggetti preposti a tale controllo;
9) se non ritengano opportuno sospendere detta autorizzazione in attesa che le comunità locali si possano esprimere, con uno specifico referendum, sul progetto di ampliamento della discarica controllata di 1° categoria, in località Su Siccesu, nel comune di Serdiana. (295/A)
INTERPELLANZA Pacifico - Sanna Salvatore - Cogodi - Dettori - Dore - Manca - Orrù - Pinna - Scano sul progetto di realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B da realizzarsi in località "S'Arenaxiu" nel Comune di Serdiana da parte della Società Ecoserdiana S.p.A. di Cagliari.
I sottoscritti,
premesso che la società Ecoserdiana S.p.A. in data 7.5.1984 ha inoltrato una richiesta tendente ad ottenere l'autorizzazione alla realizzazione e alla gestione di un modulo di discarica di tipologia 2C per lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, corredandola di relativo progetto esecutivo in data 11.12.1986;
ricordato che con provvedimento n.16871 datato 23.12.1985, reiterato in data 22.11.91. l'Assessorato regionale della Difesa dell'Ambiente ha emesso il proprio parere favorevole approvando il progetto proposto dalla società Ecoserdiana S.p.A.;
tenuto conto che la realizzazione dell'impianto nella località di S'Arenaxiu ha alimentato fin dall'inizio forti preoccupazioni tra gli abitanti della zona, in particolare sul rischio di rilascio di significative quantità di sostanze tossiche e nocive con situazioni di grave pericolo per l'ambiente e per la salute dei cittadini;
rimarcato che il Comitato per la salvaguardia dell'ambiente di Parteolla, in fase di procedimento per la compatibilità ambientale dell'opera, formulò le seguenti osservazioni:
a) a meno di 2 Km dalla discarica sono localizzati i pozzi di alimentazione dell'acquedotto comunale di Dolianova;
b) le aree immediatamente circostanti la discarica sono destinate a colture ad alta redditività ;
c) gli strumenti urbanistici del Comune di Donori prevedono la localizzazione di insediamenti industriali e di una zona sportiva a meno di 2 Km di distanza;
sottolineato che in data 6.7.92 il Ministero dell'ambiente, di concerto con il Ministro per i beni culturali ed ambientali, ha espresso un giudizio positivo circa la compatibilità ambientale del progetto di "Impianto di eliminazione di rifiuti tossici e nocivi mediante trattamento e stoccaggio in discarica di II categoria, tipo C in Comune di Serdiana, località S'Arenaxiu";
evidenziato che nell'esprimere giudizio positivo detti Ministeri hanno imposto l'ottemperanza di numerose e puntuali prescrizioni tra le quali occorre menzionare la richiesta ai soggetti pubblici competenti di:
a) imporre un vincolo di inedificabilità sull'area compresa in un raggio di 2 (due) km dal sito dell'opera;
b) definire, al termine dell'esercizio degli impianti, destinazioni d'uso delle aree, da questi interessate, che non comportino rischi per la salute, la sicurezza e l'ambiente;
c) proseguire le azioni di monitoraggio della qualità delle acque di falda per un periodo di tempo di almeno 50 (cinquanta) anni;
rilevato che la realizzazione di detto modulo di discarica 2C (che prevede un volume di 132.000 mc. di rifiuti speciali realizzato in parte in escavo e in parte in rilevato) è inserito in un preesistente e più vasto impianto modulare di smaltimento, articolato in moduli di discarica di I categoria e di II categoria di tipo B;
ricordato che la realizzazione della discarica di tipologia 2 C è stata a suo tempo denegata dall'amministrazione regionale in quanto tale tipologia era espressamente vietata dal Piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti del 1992;
evidenziato che la società Ecoserdiana S.p.A., preso atto della impossibilità di realizzare in Sardegna un impianto di tipo 2C, ha richiesto l'autorizzazione a realizzare un impianto per lo smaltimento di rifiuti speciali, di tipologia 2B, in quanto compatibile sia con la pianificazione regionale del 1992 che con quella attualmente in corso, già predisposta ed in procinto di essere esaminata da parte della Giunta regionale;
tenuto conto che il parere positivo da parte del Ministero dell'ambiente sulla valutazione di impatto ambientale del progetto è relativo solo all'impianto originario di tipo 2C, mentre per quello attuale manca qualsiasi parere positivo circa la sua compatibilità ambientale;
preso atto della diversa natura della tipologia di rifiuti da smaltire nell'impianto della tipologia 2B ;
ricordato che nei giorni 10.1.2002, 21.1. 2002 e 4.2.2002 si è tenuta, presso l'assessorato della Difesa dell'Ambiente, la Conferenza Istruttoria, di cui all'articolo 27 del decreto legislativo n. 22 del 1997, sul progetto definitivo dell'impianto da realizzarsi in località S'Arenaxiu, alla quale non sono stati invitati i sindaci di Dolianova e di Donori a cui viene chiesta la modifica del Piano Urbanistico per poter realizzare l'impianto;
rilevato che la Conferenza Istruttoria si è conclusa con l'espressione di una valutazione favorevole alla realizzazione dell'impianto in argomento da parte di tutti i partecipanti;
sottolineato che la Giunta regionale della Sardegna, con deliberazione n. 10/50 dell'8 aprile 2002, in accoglimento della proposta dell'Assessore della difesa dell'ambiente, ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B, per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, presentato dalla Società Ecoserdiana S.p.A., da realizzarsi in località S'Arenaxiu, nel Comune di Serdiana;
tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali dell'ambiente e dell'industria per sapere:
1) il motivo per cui la Giunta regionale ha ritenuto di approvare il progetto definitivo per la realizzazione di un impianto di discarica controllata per lo smaltimento di rifiuti speciali senza che vi fosse uno specifico parere positivo di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell'ambiente, visto che quello rilasciato in data 6 luglio 1992 riguarda esclusivamente l'impianto di tipologia 2C (non previsto dal Piano regionale dei rifiuti del 1992) e non quello della tipologia 2B approvato lo scorso 8 aprile con deliberazione della Giunta n.10/50;
2) se non ritengano opportuno, nell'ambito delle specifiche competenze di ciascuno, attivare tutti gli strumenti e le iniziative necessarie a richiedere una nuova pronuncia di compatibilità ambientale dell'impianto che dovrà realizzarsi in località S'Arenaxiu, visto che, come sottolineato anche dal Rappresentante del C.F.V.A nel corso della Conferenza Istruttoria, vi è una sostanziale diversità tra i rifiuti da smaltire nell'intervento attuale rispetto a quello originario;
3) se il rispetto delle prescrizioni tecniche poste dal Ministero dell'ambiente in occasione del parere positivo di compatibilità ambientale dell'impianto della tipologia 2C siano oggi sufficienti, oltre che a prevenire il rischio di un eventuale rilascio di sostanze tossiche e nocive, di contaminazione delle falde acquifere, del suolo e dell'aria, anche al rispetto della legislazione vigente (Decreto Ronchi del 1997);
4) se il parere espresso dal Ministero dell'ambiente nel luglio del 1992 sia compatibile con le modifiche del tessuto urbanistico e dell'espansione abitativa avvenute dalla data di valutazione di impatto ambientale;
5) se la Giunta non ritenga opportuno sospendere l'autorizzazione concessa per l'impianto da realizzare nel sito di S'Arenaxiu fino a un nuovo parere da parte del Ministero dell'Ambiente sulla valutazione di impatto ambientale dell'opera;
6) quali misure l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente intenda adottare affinché in fase di autorizzazione all'esercizio dell'impianto vengano recepite tutte le prescrizioni per una corretta gestione della discarica ;
7) quali misure l'Assessorato regionale dell'industria intende adottare per evitare che, in fase di gestione dell'impianto, i materiali estratti negli scavi per la risagomatura del sedime della discarica non vengano alienati come prodotti di cava, bensì utilizzati nella ricopertura finale della discarica al suo esaurimento. (260)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico.
PACIFICO (D.S.). Per brevità, ma anche per conoscenza da parte dei colleghi, mi rivolgo all'assessore Pani competente in materia, per chi non avesse nozioni dei dati ricordo che l'impianto della discarica di Serdiana nasce nel 1985 e, ad oggi, è considerata la discarica controllata più grande d'Europa. E` un fatto pressoché unico nella politica di smaltimento dei rifiuti in qualsiasi paese europeo, e quindi un'anomalia direi tutta sarda da questo punto di vista. Il sito nel quale sorge l'impianto ha una forte caratterizzazione geologica di tipo sabbioso, quindi abbastanza permeabile; e questo è stato anche nel passato fonte di controversia da parte dei tecnici che hanno supportato il progetto. Direi anche che l'impianto è di tipo monopolistico in Sardegna perchè per tantissimi anni sono stati conferiti i rifiuti di tutte e quattro le province della Sardegna, fino alle dimensioni che abbiamo oggi che l'hanno fatta diventare la più grande d'Europa.
Una delle questioni che credo sia prioritaria è che si parla sempre di un impianto sito nel comune di Serdiana. Questo di fatto è vero, dal punto di vista geografico è nel territorio del comune di Serdiana, però il sito si incunea totalmente nel territorio di Donori, a meno di due chilometri dal centro abitato e a circa 500 metri dagli insediamenti produttivi, dal PIP di Donori, dove sono ubicati recentemente, e sono nati in questi ultimi anni moltissime attività di tipo industriale e artigianale, tra l'altro anche di tipo alimentare, che quindi richiedono un maggiore controllo dal punto di vista ambientale, tipo caseifici, oleifici. E` una zona artigianale che è in continua espansione; tanto più che questa zona artigianale in continua espansione è finanziata pressoché totalmente dalla Regione, e non si comprende questa duplice differenza, da una parte la Regione finanzia insediamenti produttivi nell'ambito di un territorio che non dovrebbe in teoria averli in quanto è vicino a una discarica di tale fatta e di tale tipologia.
Ricordo anche che tutti i contenziosi che ci sono stati per quanto riguarda l'insediamento della discarica di Serdiana sono stati sempre in carico proprio per questo motivo al comune di Donori, la cui comunità è la prima a subirne gli effetti, direi in alcuni casi devastanti. L'intero Parteolla oggi e quella zona è una zona ad elevata dinamicità imprenditoriale dal punto di vista agroalimentare, dal punto di vista vitivinicolo, dal punto di vista di produzioni alimentari, e direi che anche a livello nazionale e internazionale alcune produzioni sono diventate al top, per cui a maggior ragione non si comprende il perchè dell'ulteriore ampliamento di una discarica che ha raggiunto i massimi livelli già da diversi anni.
Io mi riferisco in questo caso soprattutto all'ultimo provvedimento della Giunta regionale, che è il provvedimento relativo all'ampliamento dell'impianto di discarica controllata di prima categoria Su Sicesu. Ricordo all'Assessore che il progetto originario prevedeva 300.000 metri cubi, con la volumetria concessa si arriverebbe ad un totale di circa 611.000 metri cubi, con una soprelevazione della discarica di 271 metri ulteriormente rispetto al livello esistente.
Assessore, devo dirle che sono stupito della celerità con cui è stato approvato questo progetto. Ricordo che nelle Giunte regionali precedenti, quelle del centrosinistra, tra l'altro l'Assessore dell'ambiente è un attuale componente della vostra maggioranza, l'assessore Onida, allora assessore dell'ambiente, negò ripetutamente questo tipo di ampliamenti a fronte della resistenza che le popolazioni del Parteolla e di Donori posero in quelle occasioni.
Ebbene, in data 9 aprile 2002 lei, Assessore, comunica la presentazione del progetto da parte della società di Ecoserdiana. In data 18 luglio 2002 la Giunta regionale esprime, su sua proposta, il parere di compatibilità ambientale. Finalmente vengono convocate le conferenze di servizio e nell'ultima, in data 12 settembre 2002, viene documentata nell'ambito di quella seduta la documentazione da parte della ditta che è proponente del progetto.
Una delle questioni fondamentali è che a quella conferenza di servizi non venne invitato il sindaco di Donori, comune che risente prioritariamente delle conseguenze dell'impatto ambientale della discarica e rappresentante di quella comunità. Il comune di Donori propone ricorso al T.A.R. per tale motivazione ottenendone poi assolutamente ragione. Le ragioni adottate dal T.A.R. sono di fatto poi le stesse ragioni che sono state poste nell'interpellanza da noi proposta a suo tempo.
La ditta Ecoserdiana e la Regione ricorrono al Consiglio di Stato che dà torto ad entrambe, sulla procedura ovviamente, ma comunque dà torto ad entrambe. Credo che anche per i colleghi appare emblematico che la Giunta regionale ricorre insieme ad un'azienda privata interessata ad una sentenza a favore di una piccola comunità che da sempre è costretta a difendersi per vie legali, soltanto l'ultimo ricorso al T.A.R. è costato al comune di Donori oltre 100 milioni delle vecchie lire. Questa è una delle considerazioni, ma stupisce ancora che nonostante la sentenza del Consiglio di Stato, l'Assessore ha ripreso l'iter di questa procedura riconvocando una conferenza dei servizi. A questa conferenza dei servizi si è arrivati in una maniera più congrua, nel senso che sono stati coinvolti tutti i sindaci delle comunità interessate, quindi anche Dolianova oltre che Donori e, in quell'occasione, però si è verificato un fatto emblematico che credo sia sintomo di come avvengono le cose nella politica in Sardegna.
Il Consiglio provinciale di Cagliari con deliberazione unanime dei presenti esprime parere contrario rispetto a questo tipo di provvedimento di ampliamento della discarica di Su Sicesu. Nonostante tutto i tecnici del Consiglio provinciale presenti nella conferenza di servizio esprimono invece un parere favorevole. E' incredibile a dirsi ma pare che la motivazione dell'Assemblea consiliare non sia pervenuta agli uffici competenti della Provincia e quindi i tecnici si sono sentiti liberi di poter esprimere un loro parere, è un fatto che io ritengo alquanto strano.
La seconda considerazione, Assessore, per concludere prima di passare alla discarica di S'arenaxu, è che nella politica dello smaltimento dei rifiuti lei col piano presentato ad ottobre del 2002 afferma che quanto è in progettazione in Sardegna per le discariche che sono in costruzione si può affermare tranquillamente che vi è la possibilità di poter smaltire quanto da noi prodotto per diversi anni senza doverne progettare ulteriori. Ebbene, non è previsto in nessuno dei vecchi piani regionali, neppure nell'ultimo da lei presentato, l'ampliamento della discarica di Su Sicesu, e questo è incomprensibile nel momento in cui lei afferma che si stanno costruendo altre discariche nell'ambito regionale, quindi perchè continuare a dover implementare quella discarica.
La seconda questione è come la Giunta regionale, ma io credo anche lei competente nella materia dello smaltimento dei rifiuti, non si sia posto una considerazione. Noi abbiamo finanziato nel 1998 il terzo forno del CASIC. Per questo forno ancora non sono iniziati i lavori, il secondo forno funziona a regime assolutamente ridotto, da soli sarebbero sufficienti per poter smaltire quanto si sta cercando di accumulare ancora nella discarica di Ecoserdiana, eppure nessun provvedimento è stato posto in essere dalla Giunta per richiamare il CASIC alle responsabilità rispetto ai finanziamenti che la Regione ha devoluto; e questo appare incongruo rispetto ai provvedimenti che invece vengono messi in campo sempre verso una direzione ben precisa.
La seconda interpellanza, che era la prima in ordine temporale, era riferita invece all'impianto di tipologia 2B di S'Arenaxu e devo dirle onestamente, Assessore, che anche qui vi sono delle incongruenze assolutamente incomprensibili e, a mio avviso, delle forzature. Già nel 1984 (lei conosce meglio di me la storia, ma forse molti colleghi non la sanno) vi è una prima richiesta di un modulo di discarica di tipo 2C per lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, non di rifiuti ordinari; nel 1986 la ditta presenta addirittura il progetto esecutivo. Fin dall'inizio tale progetto ha provocato fortissime reazioni nelle popolazioni a livello locale, si formò addirittura un comitato di salvaguardia dell'ambiente del Parteolla che evidenziò quanto noi già sappiamo e abbiamo denunciato, che a meno di due chilometri di distanza dalla discarica sono localizzati i pozzi di alimentazione dell'acquedotto di Dolianova, che il Puc di Donori prevede la localizzazione di insediamenti industriali e di una zona sportiva nell'ambito dei due chilometri, che le aree immediatamente circostanti sono destinate a...Presidente, erano due le interpellanze.
PRESIDENTE. Erano due, infatti abbiamo sommato cinque minuti più altri cinque sono dieci, le do un minuto per arrivare alla conclusione.
PACIFICO (D.S.). Grazie. Che le aree immediatamente circostanti sono destinate a culture vitivinicole ad alta redditività; che detto modulo di 132.000 metri cubi di rifiuti tossici e nocivi è inserito in un preesistente e più vasto impianto di smaltimento di tipo B) quindi in una zona ampiamente degradata. Nonostante tutto, mi riservo poi nella risposta di esprimere le ulteriori considerazioni di incongruenza rispetto alla deliberazione posta in campo, nonostante tutto, nonostante vi siano vincoli che sono stati posti dal Ministero e nonostante il parere di impatto ambientale posto dal Ministero riguardi una discarica di tipo diverso, è stata approvata da Lexus su proposta della Giunta regionale la realizzazione di una discarica di tipo 2C che a suo tempo è stata negata anche questa dall'amministrazione regionale, in quanto tale tipologia era espressamente vietata dal piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti del 1992. Le ricordo che nel frattempo il decreto Ronchi ha posto ulteriori limiti e che le condizioni urbanistiche, di espansione urbanistica della zona, sono totalmente cambiate rispetto all'impatto ambientale che voi avete considerato del 1992 per far ottenere questa autorizzazione del 2002.
PRESIDENTE. L'Assessore dell'ambiente può rispondere tenendo conto che sono due le interpellanze. Senza interruzione risponda a tutte e due.
Per esprimere il parere della Giunta sulle interpellanze numero 260 e 295 ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
PANI Assessore della difesa dell'ambiente. Signori interpellanti, consiglieri regionali, rispondo in un'unica soluzione alle due interpellanze, 295 e 260, perchè ritengo che, così come d'altra parte ha affermato anche uno dei proponenti delle due interpellanze, rispondono tutte e due ad un unico quesito e ad un unico problema.
Si deve rilevare innanzitutto che si tratta di una serie di problemi connessi alla gestione delle discariche pubbliche che nascono nel lontano 1984 e che quindi hanno una storia particolare non solo come localizzazione, ma anche come procedure di attività connesse alle necessità che al momento, via via negli anni, si sono presentate.
La deliberazione più volte citata dall'onorevole Pacifico è riferita all'approvazione di un progetto di discarica controllata di tipologia 2B, riformulata rispetto ad un progetto presentato dalla stessa società nel 1986, stiamo parlando quindi di anni lontani nel tempo dall'attuale situazione, per la quale era stata richiesta una autorizzazione, così come ha ricordato lo stesso interpellante, di tipologia 2C.
La società aveva inoltre presentato una richiesta tendente ad ottenere per tale tipologia 2C (ricordo che la 2C interessa la discarica di rifiuti tossici e nocivi) corredandola del relativo progetto esecutivo in data 11/12/1986. Con provvedimento allora ministeriale, perchè le discariche di tipo 2C sono sottoposte alla via nazionale, ovvero alla valutazione di impatto e di incidenza ambientale, il Ministero aveva opposto il diniego ed il richiedente aveva nel frattempo disposto un ricorso all'autorità giurisdizionale competente.
Con un provvedimento del 5 novembre 1992 l'allora Assessore della difesa dell'ambiente aveva espresso, per quanto di propria competenza, parere negativo alla realizzazione da parte della società Ecoserdiana dell'iniziativa proposta per la non conformità delle scelte pianificatorie effettuate dalla Regione che non prevedevano l'attivazione di nuove discariche di tipologia 2C; quindi la struttura regionale e l'assessorato regionale all'ambiente si erano uniformati a quelle che erano le decisioni ministeriali.
Il provvedimento 33085 del '92 è stato impugnato dalla società Ecoserdiana dinanzi al T.A.R. che si è pronunciato con sentenza 16/96 a sua volta assoggettata ad impugnazione tuttora pendente presso il Consiglio di Stato. In data 26/11/2001 (arriviamo finalmente a periodi più correnti) la società Ecoserdiana ha inoltrato all'Assessorato alla difesa dell'ambiente una richiesta ai sensi dell'articolo 27 e 28 del decreto Ronchi tendente all'ottenimento dell'autorizzazione per la realizzazione e gestione di una discarica controllata di tipo 2B. Quindi ha cambiato totalmente il tipo di richiesta per la discarica per la quale si apprestava a presentare il progetto modificando la tipologia anche con l'avvenuta modifica delle disposizioni di legge che stabilivano per la tipologia 2B dei rifiuti il rilascio dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, comunque certamente senza che questi rifiuti, pur contenendo prodotti tossico-nocivi, dovessero essere questi non in grado di cedere sostanze inquinanti, mentre la discarica veniva regolarmente posta sotto controllo e soprattutto doveva seguire le procedure, per quanto previste dalla legge, che garantivano la gestione delle discariche di tipo 2C.
Il progetto in argomento ha ricevuto il parere positivo dai vari Ministeri, ma si deve evidenziare che tale impianto nasce con le caratteristiche di discarica di tipologia 2C che comporta molti più ampi presidii di quelli usualmente previsti per le discariche di tipologia 2B e fornisce molte più garanzie di tutela delle componenti ambientali. Il provvedimento 33085 del 5/11/92, citato dagli interroganti, non costituisce quindi una mancata approvazione della discarica di tipologia 2C dal punto di vista tecnico ma programmatorio, in quanto la Regione Sardegna non aveva previsto nello strumento di pianificazione del 1992, così come ha ricordato l'onorevole Pacifico, la realizzazione di discariche di tipologia 2C.
Il modulo per altro che si è approvato, si ribadisce ancora una volta, di tipologia 2B, e quindi destinato allo smaltimento di rifiuti non pericolosi per l'ambiente, le strutture competenti hanno ritenuto che sia i presidii previsti per la realizzazione che per le prescrizioni emerse in sede di valutazione ambientale fossero sufficienti a garantire la tutela ambientale nei territori interessati, in quanto il progetto, sebbene preveda lo smaltimento dei rifiuti di tipologia 2B, mantiene le caratteristiche strutturali di discarica di tipologia 2C, così come già sottolineato, e vengono proposti livelli di impermeabilizzazione di tenore più elevato rispetto anche alla direttiva comunitaria 99/31 in via di recepimento da parte dell'amministrazione regionale.
Si evidenzia infine che il servizio gestione rifiuti ed il servizio SISVEA dell'Assessorato della difesa dell'ambiente, già nell'ambito della conferenza istruttoria, avevano vincolato il proprio parere ad una serie di prescrizioni da riportare nel provvedimento autorizzativo alla gestione che per altro la stessa Giunta regionale ha fatto proprie nel dispositivo di deliberazione.
Data questa risposta di carattere tecnico e, se vogliamo, burocratico, merita qualche riflessione il problema del recepimento ed individuazione dei siti idonei perchè questi siti diventino discariche autorizzate e assolutamente legittime. Che le discariche debbano esistere anche nella normativa più rigorosa e più recente è un fatto accertato ed acclarato, perchè non è possibile che il risultato finale di qualsiasi procedura - se vogliamo allargare il termine - di valorizzazione del rifiuto, di eco-valorizzazione, di eco-sfruttamento, deve comunque produrre un risultato di ceneri che comunque inertizzate devono andare in discarica; su questo penso che i consiglieri interroganti siano perfettamente d'accordo col sottoscritto.
Fatta questa considerazione e, posto che mi sembra che, credetemi col rispetto che io porto verso questa istituzione, non sia neanche raffrontabile il fatto che quella discarica sia definita la più grande d'Europa, perchè se facciamo soltanto un raffronto sulla discarica che ancora esiste...
PRESIDENTE. La prego assessore di arrivare alla conclusione.
PANI Assessore della difesa dell'ambiente.... per lacittà di Roma, parliamo di una discarica che oggi è controllata attraverso un sistema di elicotteri che presidiano il territorio. Quindi, per cortesia, non lasciamoci andare ad immagini di carattere, se mi è consentito, demagogico, ma che non interessano quel territorio. Quella discarica è una discarica certamente utile, certamente gestita in termini di massimo rigore, certamente in situazioni di emergenza che è destinata, entro breve termine, anche con le ultime considerazioni che sono state fatte in ordine al provvedimento della sua maggiorazione soltanto limitata temporalmente al recepimento di una nuova discarica, cosa che si sta facendo proprio in questi giorni con le conferenze di servizio le più idonee, soprattutto le più coinvolgenti le amministrazioni locali che finalmente, avendo capito che si parla di argomento diverso dal rifiuto tal quale che va in discarica rispetto al rifiuto invece prodotto da un impianto di incenerimento, il problema va modificandosi. Sotto questo titolo e questo sotto aspetto, credetemi, ho fatto del mio meglio per cercare di ottenere i consensi allargati anche ai territori non direttamente interessati a questa discarica, perchè attraverso il consenso più ampio possibile si arrivasse ad una provvisoria concessione di ulteriori spazi, di ulteriore collocazione dei rifiuti che dovranno essere inertizzati rispetto al passato, certamente con una gestione totalmente diversa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico per dichiarare se è soddisfatto.
PACIFICO (D.S.). Signor Presidente, io devo prendere atto per l'ennesima volta che sarebbe meglio neanche avere risposte per le interpellanze perchè poi alla fine, al di là del dato tecnico esposto e della tempistica delle vicissitudini, dei vari ampliamenti della discarica di Serdiana, dal punto di vista della risposta della volontà politica dell'Assessore non si evince molto se non la volontà di continuare a perseguire l'ultimo ampliamento di Su Sicesu (?) che mi sembra, nell'ultima considerazione posta dall'Assessore Pani, la considerazione finale.
Credo che l'Assessore abbia detto bene, si dovrebbe porre in atto e porre in essere il coinvolgimento delle popolazioni interessate e guarda caso qui abbiamo un esempio eclatante, che la popolazione che viene interessata per bocca del suo sindaco e del Consiglio comunale nella sua interezza, è assolutamente contraria a questo tipo di ampliamento e a questo tipo di continua sommazione di ampliamenti su questa discarica. Preso atto di questo io l'ho sentita spesso dire le stesse identiche cose anche per quanto riguarda i parchi, soprattutto per quanto riguarda il parco del Gennargentu, non si comprende perchè si devono sentire le popolazioni interessate per quanto riguarda un versante per poter bloccare l'istituzione dei parchi, mentre dall'altra parte le popolazioni interessate che chiedono di bloccare gli ampliamenti di una discarica abnorme invece non devono essere prese in considerazione, tanto che la Regione, insieme alla ditta privata, ricorre al Consiglio di Stato contro quell'amministrazione comunale, contro i propri cittadini, e questo appare assolutamente incongruo rispetto agli eventi, tenendo conto ancora più del fatto che si sta andando all'individuazione di ulteriori discariche nell'ambito regionale, lei l'ha affermato anche adesso, con conferenze di servizi che sono in campo, quindi non si comprende, a maggiore ragione, perchè si debba chiedere a questa popolazione e a questo territorio questo ulteriore sacrificio. Credo che sarebbe più opportuno per il futuro invece, ma anche nell'immediato, programmare un'opera di recupero e di risanamento che garantirebbe comunque qualità all'ambiente ma anche posti di lavoro e che alla ditta interessata non toglierebbe assolutamente niente.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione degli articoli del disegno di legge numero 385/A. Si dia lettura dell'articolo 4.
CAPPAI, Segretario:
Art. 4
Determinazione del canone di locazione
degli alloggi assegnati ai profughi
1. Il comma 8, dell'articolo 3, della legge regionale 5 luglio 2000, n. 7 (Nuova disciplina per la fissazione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Modifiche e integrazioni alle leggi regionali 6 aprile 1989, n. 13 e 22 agosto 1995, n. 22), è sostituito dal seguente:
"8. Per gli alloggi assegnati ai profughi ai sensi dell'articolo 17 della Legge 4 marzo 1952, n. 137, e successive modificazioni, il canone di locazione è determinato dagli enti gestori in misura pari alle spese generali e di amministrazione ordinaria e straordinaria, oltre a una somma pari allo 0,50 per cento annuo del costo di costruzione. Dal 1° gennaio 2002, il suddetto canone è elevato del 50 per cento e, per gli anni successivi, è aggiornato in misura pari al 75 per cento della variazione ISTAT dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nell'anno precedente.".
PRESIDENTE. All'articolo 4 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Emendamento soppressivo totale Vassallo - Cogodi - Ortu
Art. 4
L'art. 4 è soppresso. (4)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento.
VASSALLO (R.C.). Sì, il soppressivo dell'articolo 4 si motiva - Presidente e colleghi - per il semplice fatto che così come è formulato l'articolo 4 reca norme incongruenti ed anche inapplicabili, perchè a parte la materia, che forse varrebbe la pena un attimo approfondire, perchè riguarda la determinazione del canone di locazione degli alloggi assegnati ai profughi, reca norme retroattive, nel senso che nel secondo comma dell'articolo 4 si dice: "Dal gennaio 2002 il suddetto canone è elevato", per cui una formula di rivalutazione del canone stesso.
Adesso appare improprio che il Consiglio regionale possa in maniera retroattiva applicare modifica di condizioni contrattuali e concessorie già precedentemente emanate, per cui è chiaro che l'articolo, così come è presentato, non può essere votato perchè non può esplicare poi praticamente la sua efficacia. Oltre a questo, forse sarebbe bene che questo argomento torni alla Commissione competente, che si abbia modo di riaffrontarlo ed anche di approfondirlo, perchè sarebbe utile conoscere anche quanti in Sardegna sono ancora i profughi, visto che la stessa legge dello Stato, la numero 763 del 1981 e successive modificazioni, chiarisce chiaramente chi sono i profughi e chi mantiene per quanto tempo questa caratteristica, per cui allo stato attuale a noi risulta che in Sardegna non c'è nemmeno un profugo, perchè dopo due anni - di quella dell'approvata condizione, nel senso che c'è un Decreto Ministeriale che fa sì che uno sia considerato profugo - decade questa fattispecie per cui, per quanto riguarda questa casistica degli alloggi, non ha più la caratteristica di profugo. Per cui, dato che non se ne vede l'urgenza, dato che abbiamo una norma palesemente in contrasto con la legislazione, per cui non sarebbe possibile comunque applicarla, ritengo che questo articolo si possa soprassedere, per cui si possa anche respingere non approvandolo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Businco, relatore.
BUSINCO (Rif. Sardi - U.D.R.), relatore. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta è contraria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Già l'altro ieri su questa legge si è potuto votare e non si è mai capito bene su che base e su che motivazione. Mi rendo conto che il relatore possa anche esprimersi in maniera contraria e lo stesso la Giunta, io vorrei capire però su quali motivazioni si esprime questa contrarietà, e quanto meno se non si ritenga opportuno modificare la retroattività di un aumento di canone che non può essere fatta, nel senso che le parti contrattuali già poste in essere, per cui in questo caso i locatori che hanno già stipulato contratti con terzi, non possono essere messe in discussione a posteriori. Per cui non è possibile dire che dal primo gennaio 2002 il suddetto canone è elevato, perchè stiamo parlando del primo gennaio 2002. Noi oggi siamo nel giugno 2003! Per cui chiedo al relatore di conoscere le motivazioni che portano a dire che è contrario all'emendamento. Quali sono queste motivazioni?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, per comprendere meglio e poter fare una valutazione seria (io non mi intendo molto), già l'articolo 3 contiene tre eventualità, se n'è discusso la volta scorsa: eventualità ha quasi un che di spagnolo, quasi una disponibilità che non è che mi vedesse molto convinto, infatti io non votai quell'articolo.
Adesso avrei bisogno di conoscere meglio cosa si intende per spese generali e di amministrazione ordinaria e straordinaria, come se le spese generali di amministrazione ordinaria e straordinaria, soprattutto la straordinaria, devono gravare sul canone di un disgraziato che ha bisogno anche di una casa; di straordinaria sarà cagione di qualche altro motivo, che non dipende da chi fruisce di questo bene, vorrei comprenderlo meglio, non ne capisco il senso e condivido in gran parte le motivazioni portate dal collega Vassallo; gravare improvvisamente di questi oneri gli utenti non appare una cosa molto sensata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, la nostra opinione è che l'emendamento 4 sia largamente condivisibile per alcune ragioni che sfuggono alla lapidaria liquidazione del parere sia della Commissione che della Giunta per una serie di ragioni. La prima questione è che, collega Businco, stiamo parlando di profughi e stiamo applicando un canone che, a conti fatti, è superiore ai canoni sociali che si applicano oggi nell'ambito degli alloggi di edilizia popolare e non mi sembra questo un atteggiamento serio, corretto, attento al merito dei problemi che riguardano particolari categorie di persone. Sarebbe stato più semplice riferirsi a quanto previsto già alla legge 13 e si sarebbe contenuto il danno.
La seconda questione - ed è bene che i colleghi siano avvertiti di questo - è che noi stiamo parlando di una categoria di profughi che risale alla definizione degli anni '60 e che sarebbe stato necessario in questo contesto cominciare ad elaborare un aggiornamento che guardi agli scenari mondiali internazionali che si stanno verificando in questi tempi, con nuove categorie di profughi, con persone e necessità di avere alloggi di servizio che sono sempre meno e sempre meno disponibili, e quindi comprendere in una categoria come quella dei profughi un insieme di soggetti deboli, assai più ampi di quelli che sono previsti in questa logica. Poi, una preghiera: evitateci questi contorsionismi legislativi!
Il canone é fissato sulle spese, poi sono aumentate del 50 per cento a decorrere dal primo gennaio 2002, ma fate i calcoli complessivamente, abbiate la gentilezza almeno di predisporre un emendamento fra i tanti - anche inutili - che vengono presentati dalla maggioranza e dalla Giunta che sintetizzi, attualizzi il senso di una norma che è superata, perchè non si può aggiornare un dato, perchè io oggi, applicando questa norma sono costretto a fare i calcoli delle spese di ordinaria e straordinaria amministrazione ad oggi, sono costretto a sommare il 50 per cento oggi, sono costretto a sommare il 75 per cento della variazione del costo della vita per un anno oggi. Allora tanto vale che questo articolo venga cassato e la Giunta si impegni a modificare la legge 13 in un senso più estensivo che guardi non solo ai sardi che hanno maggiore bisogno ed attenzione in materia di edilizia residenziale, ma ad una categoria di profughi che sia più ampia e più attualizzata rispetto a questa che risale niente meno che al 1952.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Non comprendo perchè di fronte a delle osservazioni, delle proposte che sono di evidenza solare, questo Consiglio regionale, i suoi componenti, che sono i legislatori, principalmente la Giunta che avanza una proposta di legge, devono far finta di non sentire, di non capire e di non voler essere utile a nulla.
Questo articolo 4 di questa legge è in ogni caso improcedibile; dico la prima ragione: si prevede un aumento di un canone, siano profughi o non profughi i destinatari del provvedimento, con decorrenza primo gennaio 2002. Si può dire che è un errore tecnico perchè la legge è stata presentata nel 2001? No, non è un errore tecnico, è una grande idiozia perchè la legge è presentata il 18 dicembre 2002 dalla Giunta e dall'Assessore Masala. Ma qualcuno è in grado di spiegare ad una persona normale che non sia legislatore, ad un passante per strada, come fa colui che dà un alloggio in affitto ad aumentare il canone con effetto retroattivo? Cioè, l'Assessore presenta la legge il 18 dicembre 2002 e dice: "A quelli, chiunque siano - ripeto - profughi o non profughi, il canone è aumentato a decorrere dal primo gennaio 2002", cioè da un anno prima ti aumento il canone. Ma vi sembra una cosa non dico logica, ma legittima? Come si può aumentare un canone per legge a chi non lo sapeva? E che punizione volete dare al prossimo? Al Cittadino, voglio dire! Allora, il collega Vassallo propone un emendamento, il collega Vassallo lo illustra, lo dice e qui: "Sì, ma, insomma…". Quello non è un modo di fare leggi, non serviamo a niente, ma tecnicamente, ma si alzi un ragioniere, un passante e dica: "Non si può!" Però voi state zitti, continuate a far finta che l'attività legislativa sia un gioco, un passatempo, e allora almeno su questo punto per favore si dica che questo articolo è improcedibile, perché è del tutto impossibile nella sua esplicazione pratica.
Due: si prevede ancora un aumento di canone (questo è già stato detto da Vassallo, ma anche adesso, da ultimo, da Gian Valerio Sanna) in ragione di una variabile che dipende da altri, cioè in ragione delle spese generali di amministrazione ordinaria e straordinaria. Ma insomma, non ho capito: se un proprietario di casa affitta a te, Masala, che proponi la legge, un alloggio, una casa e ti dice: "In partenza è un milione al mese e il canone aumenta in ragione alle spese di amministrazione che io faccio, non che tu fai, io!" Per cui io scialacquo nelle spese di amministrazione, faccio quello che mi pare, perché sono alloggi pubblici, non è che decide neppure, in questo caso, l'assegnatario, perché non è condomino e fosse anche condomino non cambierebbe nulla, tu scialacqui e io pago, perché attraverso la distribuzione delle spese di amministrazione ordinaria e straordinaria si aumenta il canone. No, il canone me lo dai in partenza, lo aumenti per ragioni legittime che prevedono le leggi e anche l'equità sociale. Una seconda ragione di illegittimità e incostituzionalità totale e comunque di ingiustizia, e Masala fa finta di non ascoltare, di non sentire e di non capire e così qualche altro collega.
Terza ragione: qui stiamo parlando di un adeguamento di canone in aumento per profughi che derivano da una disciplina di legge, non degli anni '60, la legge a cui si riferisce è del 1952, più di mezzo secolo fa, profughi istriani e quant'altro. Di questi tempi, se dovessimo occuparci di profughi, ma ancora i profughi sono gli istriani? Quelli delle zone di confine, della seconda guerra mondiale, finita più di sessant'anni fa?
Qui bisogna fare un articolo che per ora abbia una pagina bianca da riempire e da scrivere subito: se un contributo c'è da dare e deve essere dato di solidarietà, anche un contributo piccolo in avvio, come un segnale, ma un segnale di umanità e di civiltà, dovremmo dare e dire qualcosa di utile in ragione dei profughi veri di questi tempi, uomini e donne, che per colpa non loro vanno con le carrette del mare e affondano in mare a centinaia e centinaia sotto i nostri occhi, anche in questi giorni. Sono uomini e donne di questo mondo, di questo mondo, non sono di un altro mondo. Io non dico che la Sardegna - o nessuna regione d'Italia, e neppure l'Italia o l'Europa - può risolvere interamente quel problema, ma lo può lenire, e in via di solidarietà se una parola potesse dire e se una lira o un euro potesse dare, dovrebbe darlo per alleviare qualcuna di quelle sofferenze e anche per risparmiare la vita di qualche essere umano. E invece qui per profughi ancora siamo a quelli che non ci sono più, dei tempi di oltre mezzo secolo fa.
Allora una norma se si vuole la scriviamo, che abbia valore almeno programmatico, di impegno morale, di impegno civile e politico perché quanto prima la Regione dia un suo contributo possibile di solidarietà in quel senso, per i profughi veri, quelli dei tempi che viviamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, sarò brevissimo. Io non entro nella legittimità o illegittimità dell'articolo, perché giuridicamente non ho competenza in merito, ma senz'altro da un'attenta lettura dell'articolo, specialmente al secondo comma, si riscontrano delle discrasie tecniche vere e proprie e cioè la legge impone agli affittuari di qualsiasi tipo di intervenire sulle opere di straordinaria manutenzione, e cioè pitture, sistemare il bagno, se si rompe una porta e quant'altro. Ma la norma italiana, almeno da tecnico, e qui ci sono dei tecnici tra i colleghi, sui rapporti di locazione degli immobili per abitazione non impone mai assolutamente nel canone che si debba intervenire da parte dell'affittuario sulle opere di straordinaria manutenzione che riguardano, per esempio, le strutture. Cioè, in parole povere, se crolla il tetto di un appartamento condominiale o se cede una struttura non è che l'intervento debba essere fatto a spese dell'affittuario, bensì le spese debbono essere fatte per conto del proprietario. Quindi nell'accollare all'affittuario gli oneri che sono prettamente di competenza di chi invece ha realizzato l'immobile quasi quasi sembrerebbe che si volesse istituire una rata di ammortamento di quell'immobile per la ricostituzione dell'immobile dopo un certo numero di anni, e questo assolutamente non può essere uno spirito di una legge che per altro e tra l'altro interviene in questo caso nell'edilizia economica e popolare, quindi in quelle categorie di persone meno abbienti che hanno necessità di alloggi; tanto meno dovrebbe intervenire, se così è, in alloggi che debbono essere predestinati anche a un certo gruppo di persone, cosiddetti profughi, e mi accorgo e mi associo a quanto detto da qualche collega prima, che questo è un problema attuale. O la legge si fa e si norma in maniera che possa essere accettabile e che rispetti il diritto di tutti, oppure forse è meglio non citarla neanche.
L'altro aspetto è l'aumento dello 0,50 per cento annuo sul costo di costruzione e qui sinceramente c'è un'altra incongruenza: innanzitutto è necessario stabilire se si tratta del costo di costruzione all'epoca, cioè storico, del costo di costruzione identificato al momento della costruzione dell'immobile, ma siccome si parla di uno 0,50 per cento annuo, sembrerebbe che il costo di costruzione sia rapportato al costo di costruzione per metro quadro o per metro cubo dell'immobile riportato anno per anno. E qui si innesca un elemento moltiplicatore per cui il costo dell'affitto sinceramente potrebbe, nel corso di due o tre anni, arrivare a delle quote veramente insostenibili.
Concordo anche che non può essere assolutamente un canone d'affitto retroattivo di uno o due anni, sinceramente, anche perché l'elevazione è pari al 50 per cento, il che è una cosa abbastanza gravosa, mentre giustamente l'essere l'aggiornamento alla variazione ISTAT degli indici dei prezzi di consumo questa è norma e questa è legge. Quindi io direi di riportare l'articolo a quella che è la norma vigente, a quelle che sono le norme attualmente vigenti per i costi di locazione delle case per civile abitazione e per le case di edilizia economica e popolare, e nel caso proporre un'altra variazione, ma sinceramente eliminando questi accorgimenti che sono senz'altro accorgimenti e dal punto di vista tecnico (io non intervengo dal punto di vista giuridico), ma anche dal punto di vista sociale ed economico sinceramente poco comprensibili. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, io voglio solo fare alcune brevissime considerazioni sperando che in quest'aula si riesca a suscitare un minimo di attenzione, anche se per il vero, questo benedetto articolo 4 inserito in questa legge non meriterebbe nemmeno di essere discusso, perché non è un problema di legittimità o meno. Il problema è che siamo al ridicolo, questa è la verità.
Allora voglio appellarmi al buon senso dell'assessore Masala e dell'assessore Onida, che non ascoltano e sarebbe utile che entrambi capissero il problema che abbiamo posto, e accogliere il nostro emendamento. E quindi restituire a questa legge, assessore Onida, serietà, perché nel merito concordo con quanto hanno detto i colleghi Vassallo e Cogodi. Tra l'altro non so e mi sembra perfino quasi impossibile oggi identificare chi possa essere definito profugo e chi possa beneficiare di questa norma. Per la verità oggi ci dobbiamo anche chiedere più complessivamente chi può beneficiare dell'assegnazione di alloggi costruiti con la normativa agevolativa dell'edilizia residenziale pubblica, perché purtroppo gli interventi in questa materia ormai sono ridotti al lumicino, nonostante le esigenze dei cittadini siano tante.
Allora, per farla breve, ritengo che debba prevalere il buon senso e questa norma debba essere cancellata; non si può introdurre una norma vessatoria qualora per altro ci fossero dei soggetti ai quali applicare quella determinata norma, così come qui è stato ribadito. Tra l'altro se questi soggetti fossero identificabili e, non solo, se a questi soggetti fossero assegnati degli alloggi a cui applicare questo tipo di calcolo del canone ritengo che invece, così come abbiamo sottolineato, noi dovremmo introdurre... Tra l'altro chi è più disgraziato di un profugo? Allora è disgraziato e lo vogliamo anche perseguitare! Qualora esistessero dei soggetti e qualora ci fossero degli alloggi che non ci sono, e non ci sono nemmeno per i cittadini che non sono profughi, qualora ci fossero degli alloggi da assegnare ai profughi, io sono del parere che invece di fare una norma vessatoria si dovrebbe fare una norma agevolativa. Però ripeto, buon senso - e qui mi appello all'assessore Masala e all'assessore Onida - vorrebbe che il nostro emendamento fosse accolto e quindi questa norma fosse cancellata e tutto si lasciasse alla regolamentazione ordinaria per soggetti che tra l'altro oggi sembrano anche di difficile identificazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, brevemente per dire che condivido molte delle perplessità espresse dai consiglieri che sono intervenuti in riferimento alla difficoltà applicativa di questa norma contenuta nell'articolo 4. Va comunque chiarito che la ratio di questa norma deriva da una carenza del Ministero dei lavori pubblici che doveva, a suo tempo, emanare un regolamento attuativo dell'articolo 17 della legge del 1952, che doveva disciplinare le modalità di calcolo del canone per questa fattispecie particolare di locatari, cioè i profughi.
Va anche però evidenziato che questa fattispecie di locatari, profughi, disciplinata da una legge del 1952, oggi praticamente non esiste più; non esistono più però i beneficiari e i discendenti di questi profughi continuano, in qualche modo, a beneficiare di un canone di locazione assolutamente favorito, con canoni davvero "forse irrisori". La norma aveva l'obiettivo di disciplinare ciò che il Ministero dei lavori pubblici non ha sino ad oggi disciplinato, però il tentativo è contraddittorio e anche di difficile applicazione, e su questo io convengo con le tante perplessità che sono state sollevate in aula dai colleghi. Quindi mi dichiaro favorevole all'abrogazione di questo articolo con l'impegno però da parte di questo Consiglio che su questa questione vada presentata al più presto una norma magari più coerente e più precisa e credo che far riferimento al canone che pagano i locatari genericamente intesi, senza privilegio alcuno da parte di profughi che non esistono più, vada secondo me fatto. Non è che il figlio di un profugo che ha magari cinquanta milioni di reddito deve continuare a pagare "X" lire di canone, mentre il vicino che ha reddito inferiore e che non è figlio di profugo deve magari pagare di più pur avendo un reddito inferiore. Va sicuramente disciplinata, ancorando questa categoria alle categorie normali di assegnatari di IACP, eliminando privilegi che oggi davvero non hanno nessuna ragione d'essere.
Ritengo che la norma sia di difficile applicazione e vada per questo motivo cassata, ma il tentativo, l'obiettivo da raggiungere, o che questa norma voleva raggiungere credo che sia un obiettivo che questo Consiglio si deve porre al più presto, nella prima occasione utile, per far sì che le questioni che attengono a locatari diversi, ma oggi non più diversi che avevano in qualche modo una loro ragione di essere sulla base di condizioni del 1952, che oggi non ci sono più, queste sperequazioni, queste differenze credo invece che vadano abolite e non conservare privilegi che non hanno alcuna ragione di esistere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, colleghi, l'articolo 4 del provvedimento di legge in materia di edilizia residenziale e pubblica, che in sostanza è stato collegato alla finanziaria del 2002, praticamente tenta di superare una situazione che è determinata dalla carenza legislativa, nel senso che il Governo nazionale avrebbe dovuto legiferare in materia, cosa che non ha mai fatto e pertanto noi ci siamo trovati in Sardegna, soprattutto gli IACP di Cagliari, con 40 alloggi occupati dai profughi che non è che non esistono, onorevole Vassallo, i profughi sono quei cittadini della Dalmazia, fondamentalmente, che sono venuti il Sardegna e che hanno chiesto un alloggio, e mi pare che ce ne siano uno o due anche a Sassari. C'è una situazione praticamente che è stata senza regole sino adesso e con questo provvedimento la Regione Sardegna sta cercando di creare una norma che permetta loro non di penalizzarli, perché l'obiettivo dell'articolo contenuto nella legge non ha certo come obiettivo quello di penalizzare i profughi, ma al contrario, vuole sanare una situazione perché altrimenti è bloccata, paralizzata, nel senso che se noi non saniamo questa situazione significa che questi profughi non potranno vendere gli alloggi, non potranno fare nulla e quindi c'è una situazione di completa paralisi. Quindi questo provvedimento va a favore di queste persone, perché altrimenti noi li costringiamo comunque a non pagare nulla o poco probabilmente, però anche a non fare nulla.
Allora quello che è contenuto nella norma non è mica una cosa che si è inventata la Regione; noi sulla base dei criteri ministeriali previsti dalla legge 137, legge vecchia, diceva prima Morittu, può anche essere giusto, anzi è giusto, però questi sono sempre dei criteri validi, e questi criteri praticamente applicati ci permettono di estrapolare una situazione che permette a questi sicuramente di pagare, a parere nostro, meno degli assegnatari degli IACP. Fra l'altro diceva prima, mi pare, Morittu: "Perché questi privilegi?" Noi dobbiamo applicare gli stessi canoni degli IACP", però la legge non è stata mai abrogata, la legge sui profughi c'è ancora, quindi di fatto noi dobbiamo applicare quella legge. Però applicare questa legge significa anche creare delle regole e delle condizioni affinché questa situazione si normalizzi e loro possano utilizzare al meglio questi appartamenti.
Sono d'accordo invece con chi sostiene che la partenza dal 1° gennaio 2002 è una partenza incongrua ed è vero questo, perchè questo è un collegato della finanziaria (non di questa, ma dall'altra finanziaria) ed effettivamente avrebbe maggiore senso, avrebbe più logica se si partisse dal 1° gennaio del 2003. Però da un calcolo, da una proiezione che è stata fatta, fra l'altro la legge sui profughi ha tutta una serie di criteri diversi da quello dei normali assegnatari I.A.C.P. dove praticamente pagano in base al reddito, invece qui c'è una situazione che è completamente diversa, pertanto approvando questo articolo credo che creiamo intanto una situazione di normalità all'interno dello I.A.C.P., nel senso che non sanno più come devono comportarsi, ma gli stessi profughi, il fatto di avere un bene che non può essere in alcun modo valorizzato da loro, credo che non possano certo accettare una situazione come questa.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA(Segue LADU.) Pertanto credo che l'articolo 4 prevede una misura che è assolutamente accettabile da parte dei profughi e delle loro famiglie, perchè adesso in molti casi si tratta di famiglie, direi che sia opportuno effettivamente che questo articolo faccia parte integrante del provvedimento considerato che la Regione Sardegna in questo modo vuole sanare una lacuna ministeriale perchè è il Ministero che avrebbe dovuto stabilire norme e disposizioni più chiare e precise per quanto riguarda gli alloggi ai profughi, in questo modo la Sardegna normalizza una situazione che va avanti devo dire da circa cinquant'anni.
PRESIDENTE. Non vi sono altri interventi, quindi mettiamo in votazione. Onorevole Vassallo, su che cosa vuole intervenire?
(Interruzioni)
Sì, mi faccia annunciare l'oggetto del voto.
Mettiamo in votazione l'articolo 4, in quanto così prevede il Regolamento perchè è stato presentato solo un emendamento soppressivo totale e quindi si vota prima l'articolo, l'approvazione dell'articolo naturalmente fa decadere l'emendamento. Quindi stiamo mettendo in votazione...
(Interruzioni)
C'è qualche problema?
(Interruzioni)
Allora, invitiamo i colleghi a prendere posto in Aula. Stiamo mettendo in votazione l'articolo 4: "Determinazione del canone di locazione degli alloggi assegnati ai profughi".
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Faccio la mia breve dichiarazione di voto sull'articolo 4 perchè questo articolo 4 non debba essere approvato.
La dichiarazione poc'anzi dell'ex Assessore dei lavori pubblici non corrisponde alla realtà, così come peraltro risulta non corretta la stessa dichiarazione di uno dei relatori, l'onorevole Morittu, rispetto alla condizione di profugo. Lo dicevo già nel primo intervento, la condizione di profugo è data dalla legge 26 dicembre del 1981 n. 763. Non è che il profugo della Dalmazia o dell'Istria o della Libia rimanga profugo vita natural durante, questa legge prevede esattamente quanto si rimane profugo, per cui se ve la leggete, vedrete che la condizione di profugo per i nostri profughi o per quelli a cui lei si riferiva non sono più profughi per il semplice fatto che dice: "Il decreto di profugo cessa di avere efficacia dopo due anni dalla data dell'insorgenza dello stato di necessità al rimpatrio indicata dal decreto stesso, salvo provvedimenti di proroga". Dato che non risultano esserci provvedimenti di proroga per cui i profughi della Libia non sono più profughi per questa fattispecie e poi manterranno la coalizione di ex profughi o di altri assegni vitalizi se eventualmente ci sono, ma con l'argomento in discussione non ha niente a che fare. Ecco perchè io ritengo che l'articolo vada espunto e per cui respinto.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, potrà intervenire in dichiarazione di voto appena lo chiederà, adesso ha chiesto di intervenire l'onorevole Cogodi.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per esprimere il voto contrario che corrisponde poi al voto favorevole all'emendamento soppressivo di questo articolo 4, un voto contrario che necessariamente secondo noi, l'abbiamo già detto però può darsi che non riusciamo proprio a spiegarci, questo articolo è invotabile! Presidente, è possibile che almeno sentano, perchè io vorrei...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Onorevole Deiana, la sua conversazione al telefono arriva sino in Presidenza immagino che disturbi anche l'onorevole Cogodi. Per cortesia, colleghi, prendete posto.
COGODI (R.C.). Questo articolo è invotabile, l'abbiamo detto, per diverse ragioni, richiamo quelle di ordine meramente tecnico-giuridico. Uno: perchè prevede una retroattività di aumento del canone al 2002, il che è illegittimo; due: perchè prevede un sistema di adeguamento del canone in ragione di spese ordinarie e straordinarie che fanno altri e in cui non c'entra niente l'assegnatario, questa è una ragione di incostituzionalità tale per cui non c'è neanche bisogno di discuterla. Abbiamo detto: "E' un errore". Cambiate l'articolo, correggete l'errore.
E' vero che i legislatori anche regionali, ancorché commettano errori e danni conseguenti, non rispondano di questi danni, non ne rispondono economicamente, però moralmente e politicamente debbano poterne rispondere. Per i livelli nazionali il "Lodo Maccanico" cosiddetto, che poi è il Lodo Berlusconi, ha dato l'immunità per i reati alle cinque più alte cariche dello Stato, non è che qui deve valere una immunità per danno legislativo anche quando le cose vi si rappresentano, si dicono, sono evidenti e tutti fanno finta di non capire, è illegittimo un aumento di canone in via retroattiva, è illegittimo sotto il profilo costituzionale un aumento di canone che dipende dalle spese che fanno gli altri e voi bellamente insistete: votiamo. La Giunta non ritira l'articolo, non ascolta neppure e c'è il rischio che il Consiglio sia indotto in un errore madornale. E` chiaro ed evidente che questa legge verrà annullata dalla Corte Costituzionale, ci sarà un iter, ci sarà tutta una serie di pratiche di aumento di canoni e uffici che lavorano a questo, retrocessioni poi di canoni pagati attualmente, tutto un lavorio, un costo e una complessità che andrà sulla Pubblica Amministrazione per colpa di chi non vuole ascoltare cose semplici. Questo articolo è invotabile per cui l'emendamento che abbiamo presentato, che coincide se si mette prima in votazione l'articolo a cassare l'articolo, mi pare che non possa che essere accolto.
Per questa ragione il nostro voto, il mio voto è contrario, per queste ragioni almeno, alla possibile approvazione dell'articolo 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Per dire che confermo quanto ho detto in precedenza nel senso che voglio ricordare all'onorevole Vassallo che la legge 763 del 1980 è vero che riguarda i profughi, ma non riguarda i canoni di locazione, fra l'altro c'è stato già un ricorso, perchè gli I.A.C.P. di Cagliari volevano applicare le stesse tariffe dei normali assegnatari, loro hanno fatto ricorso e l'hanno spuntata perchè praticamente si doveva invece applicare quanto previsto dalla legge sui profughi che è sempre la legge 137. Tanto più, devo ricordarlo qui all'Assemblea, che questo provvedimento è stato concordato con l'associazione dei profughi quindi a dimostrazione che non è un provvedimento che va contro l'associazione dei profughi, ma sono loro stessi che chiedono di normalizzare una situazione perchè loro vogliono utilizzare questi appartamenti; molti hanno bisogno di ristrutturazioni, hanno bisogno di interventi in questo modo loro non possono fare assolutamente nulla.
Pertanto confermo quanto ho detto prima, è un provvedimento che va a favore e non contro i profughi e che finalmente, visto che c'è una carenza da parte dello Stato che avrebbe dovuto provvedere in merito, la Regione con questo articolo di legge normalizza una situazione che è rimasta diciamo senza norme, come dicevo prima, per cinquant'anni.
PRESIDENTE. Ci sono altre dichiarazioni di voto?
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Sinceramente per dire che non possiamo sfiorare il ridicolo. Assessore o ex assessore Ladu, sia chiara una cosa: la definizione di profugo è fatta da una legge, ha una durata ben precisa, dopodiché uno esce dalla condizione di profugo, due anni, poi se esce automaticamente il suo canone deve essere - così come diceva Morittu e io concordo - riordinato sulla base del canone che pagano tutti i cittadini, perchè se uno non è più profugo chiaramente deve pagare il canone che pagano tutti i cittadini. Allora che senso ha insistere sul mantenimento di una norma quale quella prevista dall'articolo 4, anche perchè noi lo diciamo con grande chiarezza: qualora - il che è anche molto discutibile e sinceramente sarei curioso anche di capire quanti casi esistono - ci fossero dei profughi loro debbano giustamente godere delle agevolazioni. Allora ha ragione il collega Cogodi quando dice che nel merito della norma questa è una norma ridicola, perchè lei non può aumentare, qualora ci fossero casi, perchè secondo me stiamo facendo una tempesta in un bicchiere d'acqua, però è anche una questione di principio perchè non si possono fare norme pasticciate, allora, nel merito, qualora ci fossero profughi che potrebbero beneficiare di questa legge, questo articolo è un articolo vessatorio. L'avrebbe potuto fare in modo diverso, si sarebbero potuto eliminare tutte queste... ma che cosa vuol dire, ha ragione il collega Rassu - che comunque è un collega della sua maggioranza - che dice che per esempio gli oneri della manutenzione straordinaria non possono essere calcolati nel canone, è perfino ridicolo dal punto di vista tecnico. Evitiamoci le cose ridicole, noi ne abbiamo fatto una questione di principio, diciamo che, qualora ci fossero dei profughi, debbano essere agevolati, pensiamo addirittura che si tratti di una tempesta in un bicchier d'acqua, quindi questa è una norma inutile. Perchè dobbiamo fare cose inutili in una legge che contiene anche cose importanti? Non vorrei che le cose inutili vengano inserite per inficiare le cose importanti, perchè poi c'è l'articolo 5 bis che è un articolo importante. Evitiamo di fare cose inutili, che appesantiscono una norma che poi in qualche modo potrebbe essere impugnata e quindi se ne potrebbe perfino vanificare la sua utilizzazione.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Interruzioni)
Chiedo scusa, colleghi, non ho sentito la richiesta di controprova, non sto aprendo una discussione su questo, ma non dubito della richiesta, quindi ripetiamo la votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Per chiedere il voto elettronico.
PRESIDENTE. E` stato chiesto il voto elettronico, naturalmente palese, otto consiglieri che appoggino la richiesta. I colleghi sono invitati a prendere posto.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri MARROCU, CUGINI, CALLEDDA, ORTU, ORRU', PINNA, SCANO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 4.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA -DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SATTA - SCARPA - TUNIS -VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Si sono astenuti: RASSU - SANNA Salvatore.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 73
votanti 71
astenuti 2
maggioranza 36
favorevoli 40
contrari 31
(Il Consiglio approva)
Si dia lettura dell'articolo 5.
MASIA, Segretario:
Art. 5
Determinazione dei canoni di locazione
degli alloggi realizzati per il personale militare
1. Per gli alloggi costruiti e gestiti ai sensi della Legge 6 marzo 1976, n. 52, qualora non siano stati adottati, da parte dei competenti Ministeri, i decreti di determinazione dei canoni di locazione ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della stessa legge, i canoni di locazione sono determinati secondo le disposizioni di cui alla legge regionale n. 13 del 1989, e successive modifiche ed integrazioni.
PRESIDENTE. All'articolo 5 è stato presentato l'emendamento aggiuntivo numero 2. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda
Art. 5
Dopo l'articolo 5 è inserito il seguente:
5 bis. Nella legge regionale 6.4.1989 n. 13 le parole "contratto" sono sostituite con "atto di concessione amministrativa", quelle di "canone di locazione" con "canone d'uso" e la nozione di "locazione" è sostituita da quella di "concessione". (2)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per l'illustrare l'emendamento.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, l'emendamento numero 2 introduce, nella legge numero 13 del 1989, una sostanziale modificazione, vale a dire che propone la sostituzione dell'attuale regime contrattuale nella locazione al regime di concessione amministrativa. Questa modificazione corrisponde ad una esigenza non solo amministrativa, ma di chiari contorni di un evidente vantaggio anche nei confronti degli inquilini perchè tutto questo comporta sia un minore esborso da parte degli inquilini, che un minore esborso da parte degli istituti gestori con riguardo alle registrazioni all'Ufficio del Registro per il 50 per cento a testa e il venir meno del regime di obbligatorietà dei bolli, quindi complessivamente un minore esborso.
C'è poi un aspetto che riguarda i vantaggi di carattere giuridico, nel senso che il regime di concessione evita il proliferare dell'istituto delle contestazioni giuridiche, delle contestazioni e il via vai di avvocati in ordine ad aspetti di carattere contrattuale che in questo modo verrebbero meno. Faccio presente che la popolazione insediata negli alloggi di edilizia residenziale pubblica è per quasi il 35 per cento persona anziana; questa modifica porterebbe il vantaggio di evitare a queste persone gli spostamenti che con fatica gli istituti devono effettuare per sottoporli alla firma annuale di questi contratti.
Noi proponiamo questa modifica che in qualche modo alleggerisce gli oneri, non cambia il regime di rapporto biunivoco tra inquilino ed ente gestore e diminuisce gli oneri burocratici. Crediamo che sia un passo in avanti nel segno della semplificazione amministrativa, ma che contemporaneamente contiene anche una minore incidenza degli oneri a carico di persone che in quanto inquilini, obiettivamente, sono in condizioni svantaggiate.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Businco, relatore.
BUSINCO (Rif.Sardi-U.D.R.), relatore. Si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 5 lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2 aggiuntivo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5 bis.
MASIA, Segretario:
Art. 5 bis
Affidamento della gestione
del servizio idrico integrato
1. Alla lettera b), comma 2, dell'articolo 7 della legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, è aggiunto infine il seguente periodo: "L'Autorità d'ambito può procedere all'affidamento diretto della gestione del servizio idrico integrato, costituito dall'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione dell'acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, a enti pubblici e a società a capitale pubblico costituite dagli attuali gestori del servizio. Tali società sono comunque escluse dalle gare per l'affidamento di altri servizi pubblici locali e tale esclusione si estende anche a società collegate o controllate.".
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti: 1 aggiuntivo, 8 aggiuntivo dell'emendamento numero 3 aggiuntivo a sua volta e il numero 7. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Morittu - Tunis - Masia - Pirisi - Businco
Art. 5 bis
Dopo l'articolo 5 bis è aggiunto il seguente:
Art. 5 ter
Modifiche alla legge regionale 7 maggio 1999, n. 15
1. All'articolo 3, comma 6 della legge regionale 7 maggio 1999, n. 15, la frase "entro un periodo massimo di quattro anni" è soppressa ed è sostituita dalla seguente: "entro un periodo massimo di sei anni". (1)
Emendamento aggiuntivo Tunis - Morittu - Pirisi - Spissu
Emendamento n. 3/Art. 5 bis
Dopo l'articolo 5 bis è aggiunto il seguente:
Nell'emendamento n. 3 dopo il termine "totale" sono aggiunte le parole "o prevalente". (8)
Emendamento sostitutivo parziale Vassallo - Cogodi - Ortu
Art. 5 bis
Nell'articolo 5 bis, dopo le parole "società a" è inserito il termine "totale". (3)
Emendamento aggiuntivo Morittu - Spissu - Fadda - Balia - Pirisi
Art. 5 bis
Dopo l'articolo 5 bis è aggiunto il seguente:
Art. 5 quater
Garanzia integrativa regionale
1. I mutui concessi ai sensi della legge regionale 30 dicembre 1985, n. 32 e successive modifiche e integrazioni usufruiscono della garanzia integrativa regionale per il rimborso del capitale, degli interessi e degli oneri accessori.
2. La garanzia si intende prestata con l'emissione del provvedimento di liquidazione del contributo regionale, resta valida per tutta la durata di ammortamento del mutuo e diventa operante entro 120 giorni dalla data in cui è risultato infruttuoso almeno il terzo esperimento d'asta, purché l'incanto sia stato fissato per un prezzo inferiore al credito.
3. La spesa occorrente per far fronte agli oneri di cui al comma 2 è stimata, per il corrente esercizio finanziario, in euro 15 milioni e fa carico sullo stanziamento iscritto nel capitolo 08188-00 dello stato di previsione della spesa dell'Assessorato dei Lavori pubblici (UPB S08.046). (7)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento numero1.
MORITTU (D.S.). Con l'emendamento numero 1 all'articolo 5 bis si intende risolvere un problema posto dal comma 6 dell'articolo 3 della legge regionale numero 15 del '99 che prevede che, entro un periodo massimo di quattro anni decorrenti dalla data di approvazione del piano di risanamento da parte del consiglio di amministrazione dell'ESAF, lo stesso è soppresso.
Sappiamo bene che in questi quattro anni il consiglio di amministrazione dell'ESAF da un lato ha adempiuto tempestivamente a quanto previsto dalla norma citata della legge 15, cioè ha presentato entro il termine previsto il suo piano pluriennale di risanamento dell'ente e l'ha approvato in consiglio di amministrazione il 29 luglio 1999, cioè entro i quattro mesi che erano previsti dalla norma della legge numero 15.
Detto piano, presentato alla Giunta regionale, è stato poi approvato dalla stessa il 24 dicembre dello stesso anno, cioè nel dicembre 1999 il piano del risanamento dell'esaf fu adottato dalla Giunta regionale. Poi seguirono una serie di interlocuzioni, di aggiornamenti di questo piano con suggerimenti vari da parte della Giunta regionale e in una data successiva, mi pare nel giugno 2001, vi fu l'approvazione definitiva da parte della Giunta regionale che concordava con alcune posizioni espresse dal consiglio di amministrazione dell'esaf, in particolare concordava sul nodo che impediva il raggiungimento dell'equilibrio di bilancio, uno dei nodi, ma quello fondamentale che impediva il raggiungimento dell'equilibrio di bilancio da parte dell'ente regionale esaf, sappiamo poi l'equilibrio di bilancio presupposto fondamentale per una sua trasformazione corretta in società pubblica o privata a prevalente capitale pubblico, così come aveva previsto la legge regionale 15 citata. Riconosceva che gli extra costi derivanti non da un'azione del consiglio di amministrazione, ma oggettivamente derivanti dallo stato di obsolescenza delle reti di trasporto dell'acqua cittadine, ma anche foranee, reti che portavano a perdite accertate ben al di là delle perdite riconosciute fisiologiche che sappiamo essere intorno ad un massimo del 15 per cento. L'ESAF accettò che il 30 per cento delle perdite potevano essere accollate all'ente stesso, quindi alla gestione economica dell'ente stesso, ma chiedeva che la differenza che era del 30 per cento per l'appunto, perchè le perdite complessive si aggirano intorno al 60 per cento, chiedeva che il restante 30 fosse riconosciuto come extra costi e quindi con un contributo straordinario da parte della Giunta regionale che accordò in quella deliberazione, ma che poi, per una serie di vicende un po' a me naturalmente sconosciute, ma la Giunta avrà modo di argomentare e di dire se vorrà le ragioni che hanno impedito questo processo pure riconosciuto dalla stessa Giunta regionale, che doveva avvenire con il concorso del finanziamento regionale e anche con l'impegno da parte della Giunta regionale di risolvere le deficienze strutturali delle nostre reti cittadine con investimenti forti. Ahimè, noi dobbiamo ricordare che questi investimenti, che pure in termini di disponibilità finanziaria potevano essere già fatti tre anni fa, sono in corso d'opera oggi dopo tre anni dal loro riconoscimento finanziario, ricordo che le risorse disponibili per l'APQ che è stato approvato solo nel marzo o aprile 2002 erano già disponibili da delibere cipe del 99/2000, stiamo parlando di già oltre tre anni fa che le risorse erano disponibili, ma l'APQ ahimè ha ritardato tantissimo a trovare la luce.
Io ritengo che al di là delle ragioni che ognuno può addurre vi è una responsabilità oggettiva in un ritardo nell'applicazione dell'APQ da parte della Giunta regionale. E` un ritardo che naturalmente si è riverberato in termini di costi aggiuntivi che sono davvero notevoli per quanto riguarda gli extra costi della sola ESAF, per non parlare dell'altro sistema di gestione delle reti cittadine, sappiamo che l'esaf gestisce buona parte delle reti cittadine dell'Isola in termini numerici, circa 270 o 280 comuni dell'Isola, ma sappiamo anche che altri comuni con popolazione ben più consistente, i comuni di Sassari, di Cagliari in primo luogo eccetera, sono gestiti in maniera diretta o attraverso delle società comunali, anche loro abbisognerebbero naturalmente di interventi strutturali notevoli.
Sappiamo anche, sempre da fonte naturalmente di studi fatti dalla Giunta regionale, che il fabbisogno, almeno quello che io conosco, di studio generale che è stato anche messo alla base dell'approvazione dell'APQ sulle risorse idriche, è uno studio che parlava di 600-700 miliardi minimo di vecchie lire necessari per il rifacimento delle reti idriche cittadine, condizione per la quale si poteva raggiungere l'obiettivo di una perdita fisiologica che variasse dal 10 al 15 per cento.
Noi ultimamente come commissione siamo stati a visitare il sistema idropotabile dell'area urbana di Madrid che conta 4 milioni e mezzo di abitanti circa. Abbiamo, con sorpresa da parte nostra, appreso che loro hanno perdite fisiche del sistema di quattro milioni di abitanti intorno all'8 per cento e perdite cosiddette commerciali uguali a zero; un sistema che andrebbe da noi in qualche modo preso a modello, ma ricordo che quel sistema è un sistema interamente pubblico seppure è una società di capitali a capitale interamente pubblico, è il cosiddetto canale di Isabella Segunda che gestisce, che è il braccio gestore del capoluogo Madrid e dell'area urbana vasta di Madrid che ha un bilancio che prevede il 50 per cento dei suoi introiti tariffari da investire in gestione e il 50 per cento in investimenti, stiamo parlando di 700-800 miliardi di lire italiane di cui 400 sono annualmente destinati al sistema infrastrutturale di quel compendio idropotabile. E' un esempio che secondo me in qualche modo dovremmo avere ben presente ed emulare anziché inseguire magari ipotesi di gare internazionali con società che, come è successo in Sicilia ultimamente con la Vivendi e con l'enal, assumono buona parte di quel patrimonio disperdendo invece quello che è il patrimonio e il know how di risorse che noi abbiamo costruito certo, anche con deficienze, ma le deficienze vanno, io credo, superate e superate velocissimamente. E` incomprensibile che poi, nonostante una volontà di andare nella direzione del rispetto della norma, si siano trovate tutte queste difficoltà. Io non sono il difensore d'ufficio del consiglio di amministrazione dell'ESAF, né voglio assolvere a questo compito, né mi interessa assolvere, noi riteniamo che questo ente vada salvaguardato e quindi proponiamo che il tempo di quattro anni venga prorogato per un massimo di sei anni. Massimo di sei anni significa che se vi è la volontà, se si trovano le soluzioni giuste e corrette si può fare anche dopodomani, ma è necessario che il governo regionale chiarisca anche quali sono i suoi veri intendimenti nella gestione del servizio idrico integrato in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis per illustrare l'emendamento numero 8 aggiuntivo all'emendamento aggiuntivo numero 3.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente e colleghi consiglieri. Il problema Esaf è un problema complesso, trattasi di un ente regionale con grosse competenze che riguardano un bene primario della Regione che intende ancora salvaguardare in quanto lo giudica strategico per lo sviluppo stesso della Sardegna.
Io vorrei esemplificare alcuni concetti, sono cofirmatario anche dell'emendamento numero 1 perchè l'emendamento numero 1 tende a salvaguardare le funzioni e la vita dell'ente stesso. Esiste una legge che attribuisce all'ente determinate competenze, determinati passaggi, è chiaro che passare da una forma ad un'altra comporta un onere incredibile. Nel frattempo ci sono stati mutamenti anche a livello dirigenziale, c'è stato il collocamento in quiescenza anche di un direttore generale, quindi occorre in un momento in cui si tende a espandere quel concetto di imprenditorialità dell'ente pubblico ottenere un pareggio in bilancio, se non raggiungere anche un reddito positivo, prima di arrivare a queste fasi occorre per prima salvaguardare la vita stessa di quell'ente. Con l'emendamento numero 1 per primo si è cercato di tenere in piedi un ente, perchè se si fosse per caso arrivati al 28 luglio senza che fosse stato modificato lo status si correva il rischio di vederlo naufragare, quindi per prima mantenerlo in piedi. Secondo, con il testo articolo 5 bis, testo formulato ed approvato all'unanimità in Commissione, si è cercato di poter, in un momento in cui non è chiaro quale sia la politica che si vuole adottare in materia delle acque, noi abbiamo cercato di salvaguardare le funzioni dell'ente stesso prevedendo un affidamento diretto di quelle competenze fin qui esercitate. Ma se noi avessimo mantenuto i testi delle norme oggi esistenti avremmo corso il rischio di vedere spazzato via lo stesso ente, per cui è stato necessario prevedere che si possa affidare il servizio idrico integrato anche a questo ente o altri enti, quindi facendo in modo che così si possa superare quell'aspetto.
E` chiaro che poi c'è l'altro, che avendo avuto una scadenza che occorreva trasformarsi in società per azioni, l'ente avrebbe corso il rischio che nel momento in cui tale ente diventasse società per azioni è regolamentato da altre norme ben precise dove si prevedono espressamente a chiusura dell'anno la parità di bilancio. Come è possibile prevedere questo se non la Giunta che deve riunirsi e determinare che cosa fare dei debiti fin qui accumulati dall'Ente stesso per effetto di condotte che non sono state adeguate per una azione che la Giunta ancora non ha realizzato? Quindi occorre per forza di cose arrivare ad una data al di là prevista del 28 luglio. Quindi si è previsto due anni per consentire di poter superare anche la data del prossimo anno perchè cade in elezioni regionali e si correva il rischio, magari nel momento in cui si verificano le opportune intese e queste dovessero prolungarsi eccessivamente, si correva il rischio di poter non avere un momento sereno, ecco perchè si è parlato di due anni, altrimenti poteva essere anche il termine di un anno o se si riesce anche un termine minore.
Un parere su quella società a capitale pubblico la commissione lo ha stabilito con quella espressione perchè società a capitale pubblico inteso così voleva dire tutte le società che siano di capitale pubblico, quelle prevalenti e quelle totali. Però il collega Vassallo probabilmente non ha valutato a pieno la dicitura e l'espressione e ci ha aggiunto un emendamento che dice: mettiamoci il termine totale: a totale partecipazione pubblica. Allora poteva succedere che se dovesse passare l'emendamento Vassallo potevano esserci grossi problemi per enti che non avevano totale partecipazione pubblica, allora sono stato costretto come Tunis primo firmatario a presentarne uno che contemplasse il totale capitale pubblico, ma aggiungerci "o prevalente", di fatto consentendo democraticamente che altre società possano avere questo affidamento, perchè altrimenti poteva essere escluso magari proprio l'esaf, invece con questo diciamo che si estende quel concetto, per altro già contenuto nell'articolo 5 bis in cui c'è scritto "Società a capitale pubblico", il fatto che non lo specifica lascia intendere tutto, per cui io ritengo che siano pleonastici sia l'emendamento numero 8 e sia l'emendamento numero 3 se si dovesse approvare il testo. Però ad ogni buon conto, siccome l'emendamento di Vassallo contiene quel termine ho dovuto migliorarlo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento aggiuntivo numero 3.
VASSALLO (R.C.). A dire la verità io capisco l'obiettivo dell'onorevole Tunis, però il senso della nostra proposta è esattamente un altro. Il senso della nostra proposta è esattamente quello che abbiamo proposto, per cui che, così come anche noi concordiamo, nel caso l'Autorità d'Ambito proceda all'affidamento diretto, questo affidamento diretto, a nostro avviso, proprio per le cose che voi avete detto rispetto agli obiettivi che voi vi ponete, quello di garantire un Ente che ha esperienza e competenza che non può essere dispersa, di fronte ad un affidamento diretto noi riteniamo che questo affidamento diretto debba essere dato a società a totale capitale pubblico.
E` chiaro che diverge dal prevalente, perchè totale è totale, significa che la società deve essere o un ente pubblico o una società che il totale capitale pubblico ha detenuto dal pubblico. Prevalente significa che possono essere inseriti soggetti terzi. Già nell'esperienza passata abbiamo visto società a prevalente capitale pubblico passare a prevalente capitale privato attraverso meccanismi che, come la legislazione societaria prevede, è possibile. Nel momento in cui noi vogliamo garantire il sostegno, la continuazione di un'esperienza di un ente come quello che gestisce oggi la nostra acqua, ci sembra che questo totale sia un sistema di garanzia, di garanzia per i lavoratori, di garanzia del servizio che vogliamo garantire ai cittadini e soprattutto di garanzia per l'intera collettività che la risorsa acqua non vada nelle mani di privati. E` chiaro che poi lungo la strada tutto potrà essere cambiato e modificato, ma dato che ci prendiamo, attraverso questo articolo 5 bis, per altro condiviso da tutti sembrerebbe, perchè votato all'unanimità nella commissione competente, per cui si cerca di prendere un po' di tempo per definire un'articolazione della gestione della risorsa idrica a tutela dell'interesse veramente della collettività generale sarda, che la nostra proposta non sia una proposta da respingere, ma anzi sia una proposta da valutare e da votare. Mi meraviglio anche come l'emendamento numero 8, se non sbaglio, sia firmato anche da altri soggetti oltre dall'onorevole Tunis. Per altro se è vero come si è detto fino adesso, io concordo con le cose dette da Morittu che ha relazionato puntualmente anche sulle esperienze e sulle conoscenze che la stessa Commissione lavori pubblici ha fatto all'estero portando a lode l'esperienza del modello spagnolo, precisando che lì siamo in presenza di una società a totale capitale pubblico, vogliamo smentire e inserire altri termini che comunque aprono la porta a questioni che possono non comportare nulla di stravolgente, che però possono anche incidere negativamente. Allora prendiamoci il sicuro! Prendiamoci il sicuro così come ci prendiamo il sicuro a mio avvio doverosamente approvando l'emendamento numero 1 che proroga i termini da quattro a sei anni, così come ci prendiamo il sicuro mettendo il termine totale e non prevalente; questo è il senso della nostra proposta. E` una proposta di buon senso che è stata fatta con questo intendimento, io penso che, da parte anche dei presentatori dell'emendamento numero 8 ci sia una riconsiderazione sulla base dell'argomento che brevemente qua ho portato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento aggiuntivo numero 7.
MORITTU (D.S.). Chiedo scusa Presidente, non mi ritrovavo il testo dell'emendamento sul tavolo, sarò comunque brevissimo. Per primo vorrei che si prendesse atto di una scrittura non esatta sull'emendamento, in particolare al comma terzo gli Euro sono 1,5 milioni di Euro naturalmente e non 1500 milioni di Euro, questo lo dico per precisione naturalmente.
La ratio dell'emendamento risponde ad un problema che è il seguente: per quanto riguarda la legge regionale numero 32, cioè la legge che prevede mutui e poi anche trasformazioni di mutui in contributi in conto acquisto o realizzazione della prima casa di fatto, in tutti questi anni, ha escluso, per un eccesso di interpretazione cautelativa, o comunque vincolistica da parte delle banche, ha escluso tutta una serie di categorie di cittadini che andavano in banca per chiedere il mutuo a valere sulla 32 e si vedevano respinta la loro richiesta in quanto magari non erano titolari di un reddito fisso annuo perchè magari erano lavoratori Co.co.co, come si dice oggi, cioè lavoratori precari anche se magari a titolo continuativo, o erano magari dei piccoli artigiani o dei lavoratori autonomi, indipendenti, magari dei liberi professionisti alla prima esperienza che non hanno consolidato un reddito sufficiente tale che permettesse alla banca, sulla base dei loro regolamenti o della loro legislazione, di dare un contributo, dare cioè accesso al mutuo a questi soggetti non forti da un punto di vista economico. L'emendamento prevede praticamente che questa garanzia venga data dalla Regione per conto dei mutuatari che abbiano i requisiti di accesso al mutuo, e l'onere è calcolato come onere annuo pari a 1,5 milioni di Euro, pari a circa 3 miliardi di vecchie lire. Naturalmente non è detto che questo onere finanziario gravi tutto e completamente sulla Regione in ciascun anno, dipenderà naturalmente dalle situazioni che si andranno a creare.
I presentatori di questo emendamento ritengono che questa proposta se accolta risolverebbe, noi riteniamo, un'ingiustizia che oggi esiste e grava su buona parte di nuovi lavoratori che sappiamo essere tantissimi oggi sullo scenario del mondo del lavoro, molto più di dieci anni fa o quindici anni fa, ci sembra davvero ingiusto che rimanga questa forte discriminazione nei loro confronti. Quindi chiediamo una riflessione attenta e naturalmente ci attendiamo anche una risposta positiva da parte del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Businco, relatore.
BUSINCO (Rif. Sardi - U.D.R.), relatore. L'emendamento 1 si accoglie. Gli emendamenti 3 e 8, si accoglie l'emendamento 3 così come modificato dall'emendamento numero 8, quindi si accoglie l'emendamento 8 che modifica l'emendamento numero 3, aggiungendo il termine "prevalente" al termine "totale".
Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 7, quello che è stato poc'anzi illustrato dall'onorevole Morittu, ci si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore ai lavori pubblici.
Onida (P.P.S. - Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. La Giunta concorda con i pareri del relatore. Piuttosto una brevissima nota, credo che nella fase della stesura finale del coordinamento gli uffici debbano tenere presente la proposta del collega Ladu che all'articolo 4 proponeva di rivedere il termine "dal 1° gennaio 2002" in "dal 1 gennaio 2003" per i motivi che lo stesso collega Ladu ha rappresentato nel suo intervento.
PRESIDENTE. Per una migliora comprensione l'Assessore Onida specifica che, relativamente all'articolo 4, che pre altro è stato votato, vi sarebbe stata una specificazione rappresentata dall'onorevole Ladu perchè il termine dal "1 gennaio 2002" si dovesse intendere come dal "1 gennaio 2003", chiede l'Assessore Onida di tenere conto di questo in sede di coordinamento. Io non ho niente in contrario naturalmente se non vi sono opposizioni da parte dell'Aula.
(Interruzione)
Onorevole Vassallo, questo problema dovrebbe riguardare soprattutto lui che un po' mi pare abbia sollevato questo problema. Si stanno correggendo i termini previsti dall'articolo 4 seppure votato, nel senso che il termine "1 gennaio 2002" deve intendersi come "1 gennaio 2003". Vi sono opposizioni? Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Pur apprezzando la parziale correzione mi sembra che il senso del dibattito non sia esattamente questo.
PRESIDENTE. Sì, onorevole Vassallo, l'Assessore Onida non intendeva raccogliere le sue preoccupazioni, l'Assessore Onida ha specificato che i termini previsti dall'articolo 4 dovessero intendersi modificati in questo senso. Tutti quanti ci rendiamo conto che questa non è una risposta al suo emendamento. Io ho chiesto se vi siano opposizioni in questo momento per introdurre questo tipo di correzione che comunque migliora il testo anche in relazione al suo emendamento. Lei intende opporsi?
VASSALLO (R.C.). Sì, intendo oppormi e fare anche una proposta, dato che stiamo discutendo la legge adesso, penso che possa essere inserita la data del 1° luglio.
ORTU (R.C.) E' sempre retroattivo; non risolve il problema.
PRESIDENTE. Assessore Onida, lei deve seguire questa interlocuzione che sta avvenendo anche in relazione al problema che ha sollevato lei. Ci sarebbe l'opposizione da parte dell'onorevole Vassallo in relazione alla semplice modifica del termine "dal 1 gennaio 2002" come previsto dal testo dell'articolo 4 in "1 gennaio 2003". Propone il consigliere Vassallo che l'entrata in vigore di questo aumento debba essere legata all'entrata in vigore della presente legge, quindi significa in sostanza che non deve essere previsto nessun tipo di retroattività.
L'assessore Onida accoglie questa proposta, quindi in sede di coordinamento deve intendersi che relativamente ai termini previsti dall'articolo 4 non vi sarà più la data dal 1 gennaio 2002, ma deciderà il coordinamento il decorrere della nuova norma tenuto conto del fatto che non debbano essere previste retroattività e questa data può essere intesa come 1 luglio 2003.
Mi pare risolto questo problema anche avendo recepito il parere dell'Assessore in conformità con il parere del relatore.
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ortu (R.C.) Brevemente Presidente, anche se devo dire che apprezziamo il fatto che gli emendamenti siano stati accolti, soprattutto l'emendamento numero 1 e numero 3 che condividiamo, rimane qualche perplessità sull'emendamento 8 e rimangano alcune perplessità per una questione di impostazione più complessiva, anche perchè noi abbiamo avuto modo di dire, penso anche con efficacia e determinazione, quando abbiamo discusso della mozione sulla questione del gestore dell'ambito unico, qual era la nostra posizione. Quell'orientamento da parte nostra intendiamo confermarlo, soprattutto nel momento in cui affrontiamo ancora una volta una questione così delicata; noi abbiamo avuto modo di dire che siamo contrari a qualsiasi processo di privatizzazione nell'uso e nella gestione delle risorse idriche. Questo vogliamo che sia chiaro, questo vogliamo che venga ribadito, soprattutto perché potrebbe costituire un danno e un pregiudizio per le popolazioni che debbono usufruire di un servizio così delicato. D'altronde la nostra non è una posizione di principio astratta, abbiamo già avuto modo di constatare, per altri servizi per i quali si è imboccata la strada della privatizzazione, cosa sta succedendo, per esempio in Sardegna; poi i problemi magari tornano in quest'Aula sotto forma di protesta, sotto forma di interrogazioni, sotto forma di interpellanze, persino sotto forma di mozioni che vengono presentate per scongiurare la possibilità di cancellare interi servizi. Pensiamo a quello che sta accadendo con il servizio postale, ci sono intere comunità che ormai non usufruiscono più di questo servizio, non hanno un ufficio postale, debbono recarsi o nei paesi vicini o addirittura nei paesi lontani per poter disporre di un servizio indispensabile che deve essere garantito a tutte le comunità. Pensiamo a quello che sta accadendo per un altro servizio pubblico, estremamente delicato, che dovrebbe essere garantito dallo Stato e che ha una grande valenza. Pensiamo a che cosa sta succedendo nel settore della scuola, intere comunità oggi si trovano private della possibilità di poter avere nel proprio comune, nella propria sede, la possibilità di mandare i propri ragazzi a frequentare la scuola dell'obbligo, perché di questo si tratta.
Allora, sappiamo quello che sta succedendo in materia di gestione dell'energia elettrica, io ho fatto un esempio da poco, quando abbiamo discusso del bilancio e della legge finanziaria, ricordando che vi sono comunità che oggi sono private e non possono disporre di un servizio, qual è quello dell'erogazione dell'energia elettrica; ho fatto l'esempio della frazione di Montevecchio, ma ci sono altri comuni che tra l'altro erano inseriti in quell'emendamento che noi abbiamo presentato durante la discussione della finanziaria, proprio perché non c'è un interesse del gestore a garantire la fornitura di servizi indispensabili. Perché non vi è un interesse? Perché in materia di servizi pubblici, di servizi così delicati e primari quali sono quelli di cui stiamo discutendo, compreso il servizio idrico, chiaramente non possono essere utilizzate solo ed esclusivamente le leggi di mercato per valutarne la congruità e la convenienza. Questa è la realtà, perché chiaro è che portare l'energia elettrica o lasciare le scuole o lasciare l'ufficio postale o portare l'acqua o garantire anche la gestione, dico qualora l'acqua vi fosse, di questi servizi, compreso quello dell'erogazione dell'acqua, in una piccola frazione o in un piccolo comune che è costituito da poche famiglie e da pochi utenti, economicamente non è conveniente. E allora, quando si imbocca la strada della privatizzazione, quando si mette in moto questo processo, poi pian piano si finisce per tagliare e si taglia chiaramente nella direzione che stavo indicando, cioè si taglia nella direzione dell'erogazione dei servizi, soprattutto in relazione alle comunità più lontane, i cui servizi comportano costi maggiori. Noi pensiamo che un'impostazione di questo tipo non possa essere accettata, ecco perché abbiamo detto che bisogna mantenere, anche per quanto riguarda l'acqua e la gestione dell'idropotabile, una gestione pubblica che deve essere garantita a tutti i cittadini. Qui è la sostanza, è il significato dell'emendamento che abbiamo presentato, perché qualsiasi deroga poi ci porta su una strada i cui effetti disastrosi abbiamo avuto modo di registrare nel corso di questi anni, purtroppo. Noi l'abbiamo detto, siamo contrari anche perché sul settore grava il dettato di una norma che noi consideriamo perfino anticostituzionale, oltre che illegittima, e di una gravità e con conseguenze disastrose per il nostro Paese, grava una norma della legge finanziaria del 2002 del Governo Berlusconi, che voi conoscete e conoscete benissimo, che impone addirittura la privatizzazione, che impone che venga imboccato un processo che gradualmente obbliga la trasformazione della partecipazione prevalente pubblica in prevalente privata. Allora noi, lo diciamo con grande chiarezza, siamo contrari; questo costituirebbe un disastro per le nostre comunità, non solo per la nostra Isola, tra l'altro di un servizio la cui titolarità non è nemmeno nelle mani dello Stato, quindi non capiamo, ecco dove sta l'incostituzionalità. La titolarità di questo servizio è nelle mani degli enti locali, perché è un servizio primario affidato alle comunità locali; comunità locali che hanno anche costruito nel corso degli anni esempi positivi nella capacità di garantire un servizio e nella capacità di garantirlo anche a costi accettabili e compatibili, senza gravare sulle popolazioni amministrate, e qui esempi potrebbero farsene tanti. Quindi noi abbiamo una forte preoccupazione: che quella strada, una volta imboccata, porterà a consegnare la gestione delle risorse e del servizio idropotabile in mano ai privati. Questo sarà un danno per le comunità, così come altri settori che ho richiamato e altri servizi che qui poc'anzi ho richiamato stanno a dimostrare, sarebbe un grave danno per l'economia della nostra Isola e sarebbe anche un grave danno - perché non dirlo? - per quei lavoratori che hanno creduto, per esempio vi è una parte dei lavoratori che costituiscono l'organico dell'ESAF che addirittura proviene dai comuni, perché i comuni, a suo tempo, avevano imboccato la strada di affidare attraverso convenzioni il loro servizio all'ESAF e trasferire i propri dipendenti all'ente regionale. Quindi questi lavoratori si troverebbero nel giro di un paio d'anni, così come il resto dei lavoratori che compongono l'organico dell'ESAF, a vedersi mutata anche la condizione giuridica, da dipendenti pubblici sarebbero ricondotti a dipendenti privati, con tutto quello che ne consegue.
Noi, con grande chiarezza, abbiamo detto che siamo contro questo processo, riteniamo che i servizi indispensabili debbano essere garantiti dallo Stato e debbano essere anche a carico della collettività. Anche qui la gestione, il pareggio di bilancio, come chi è stato amministratore, quindi chi ha gestito un ente locale, sa che è tra l'altro un obiettivo da perseguire, ma un obiettivo che è condizionato dall'esigenza di garantire alla comunità locale anche un minimo di servizi indispensabili. Quindi non può essere relegata a un conto puramente economico.
Concludo dicendo che questo non vuol dire, lo diciamo con grande chiarezza, che noi siamo contro gli sprechi; noi riteniamo che il pubblico, se è gestito in termini corretti, è in grado di dimostrare e di fare meglio del privato, come sta a dimostrare il caso FIAT che è in una condizione terribile, fallimentare, che tra l'altro sta per finire in mano a una multinazionale che cancellerà il settore delle auto dal nostro Paese, oltre che una grande risorsa, e per il quale, per garantire all'economia del nostro Paese la possibilità di cogliere anche questa opportunità molto probabilmente dovrà intervenire lo Stato. Allora non facciamo il cappio per impiccarci, tra l'altro, quindi per metterci in mano ai privati, il che tornerebbe a danno dell'intera comunità, oltre che dei lavoratori che sono occupati in quel settore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, a me dispiace che il presidente Pili non partecipi a questo dibattito sull'articolo 5 bis e sugli emendamenti.
FADDA (La Margherita-D.L.). C'è, è dietro.
SANNA ALBERTO (D.S.). Sì, sta chiacchierando, ma io penso che dovrebbe essere al suo posto il presidente Pili, perché l'articolo 5 bis, che è stato approvato all'unanimità dalla Commissione lavori pubblici del Consiglio regionale, e alcuni emendamenti che sono stati presentati alla legge in discussione ribadiscono alcuni punti fondamentali che al presidente Pili pare non siano ancora ben chiari, cioè si vuole ribadire quanto il Consiglio regionale, a più riprese, ma in modo particolare approvando due mozioni presentate dalle opposizioni, una a metà novembre del 2002, l'altra a maggio del 2003, dove il Consiglio regionale ha ribadito e riaffermato con forza due questioni fondamentali: la prima è che l'acqua è un bene di tutti ed è il bene principale della nostra comunità, come di tutte le comunità, quindi vogliamo che questo bene, dato il suo carattere vitale per la vita di tutti noi, rimanga e continui ad essere un bene pubblico, questo è il primo principio affermato da quei due ordini del giorno, e poi vogliamo che la gestione sia coerente con questo principio e la gestione deve essere, per essere coerente, rispettosa di quei soggetti che hanno gestito in Sardegna questo bene (sto parlando naturalmente dell'idropotabile), quindi debbono valorizzare prima di tutto l'ESAF, non solo l'ESAF, ma anche altri soggetti pubblici che hanno operato, a mio parere complessivamente in modo positivo, poi certo, ci sono anche aspetti che vanno rivisti, inefficienze che vanno superate, ma non si butta a mare il bambino con l'acqua sporca, assolutamente. Siccome abbiamo ancora oggi seri motivi per ritenere che l'onorevole Pili, del resto l'ha dichiarato e poi tutte le ordinanze che lui produce con grande prolificità lo stanno a dimostrare, nella sua qualità di presidente della Giunta regionale, di commissario straordinario e di Autorità d'ambito si è conferito poteri tali e tanti che gli hanno consentito finora di gestire questa materia disattendendo le norme più elementari.
Cosa chiediamo, insomma, ancora? Chiediamo che ci sia una gestione trasparente; oggi gli enti locali hanno ribadito attraverso l'ANCI un altro principio fondamentale, che cioè non si continui, da parte dell'onorevole Pili, ad adottare ordinanze che svuotino di contenuto l'elezione dell'Autorità d'ambito prevista per il 2 settembre. Siccome entro il 30 giugno dovrebbe essere definita la gestione e quindi individuato il soggetto gestore, chiediamo che ci sia una proroga di questo termine, questo può essere fatto, e chiediamo che assieme a questo avvenga un altro fatto molto importante, che tutte le decisioni che sono di competenza dell'Autorità d'ambito rimangano in capo all'Autorità d'ambito e che quindi i comuni possano, il 2 settembre, eleggere, costituire questo soggetto, l'Autorità d'ambito, il quale poi provvederà ad adottare tutti gli atti relativi alla gestione della risorsa. E anche l'emendamento che abbiamo presentato che proroga di due anni l'esistenza dell'ESAF si inquadra in questo ragionamento e in questa linea.
Perché insistiamo su questo punto? Insistiamo perché non abbiamo assolutamente fiducia nelle più volte dichiarate volontà da parte dell'onorevole Pili di mantenere questa risorsa in mano al potere pubblico e di lasciare che questa risorsa abbia ancora un carattere pubblico. Circolano stamattina, tra l'altro, notizie che io chiedo all'onorevole Pili di confermare o di smentire, chiedo anche all'onorevole Onida, fresco di nomina ai lavori pubblici, che si occupi subito di questa materia, che se ne occupi davvero, che non lasci a Pili campo libero in questa materia, perché ha dimostrato di essere pericoloso.
E' di stamattina la notizia seconda la quale sarebbe sul tavolo dell'onorevole Pili una nuova ordinanza, non so se già firmata o alla firma, che definirebbe la concessione della gestione dell'acqua a una costituenda società, non si capisce bene da chi sia costituita questa società, quindi è un punto questo da chiarire subito e chiedo, ripeto, all'onorevole Pili di rispondere in Aula su questo punto. Pare che ci siano, su questa grossa partita della gestione dell'acqua, molti appetiti da parte di società nazionali e internazionali, pare addirittura di società vicine anche a ministri del Governo Berlusconi. Del resto non sarebbe una novità che si fossero da parte di esponenti del centrodestra, anche in questa materia, interessi di questo genere. Si tratta di un pacchetto, di una torta di migliaia di miliardi per 26 anni, con possibili proroghe di rinnovo. Insomma è una partita forse tra le più rivelanti da tutti i punti di vista che il Governo regionale deve gestire nel modo più oculato possibile.
Quindi noi insistiamo nella nostra battaglia e non abbiamo motivi per ritenere che il Consiglio regionale anche stavolta non sarà coerente con l'impostazione che anche nei due ordini del giorno che ho richiamato ha messo in atto affermando, appunto, che l'acqua è un bene pubblico, è un bene di tutti e tale deve restare, che va gestito in Sardegna da chi l'ha sempre fatto e che vanno messi in atto gli strumenti gestionali appositamente costituiti, che insomma questo deve avvenire nel rispetto dei poteri della costituenda Autorità d'ambito e che tutto il comparto va restituito a trasparenza e governo democratico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ancorché tramortiti, se non proprio neutralizzati dal "missile intelligente" lanciato dal collega Tunis, noi ci ritroviamo ancora la forza, l'energia e anche l'ardire di sottoporre all'attenzione del Consiglio regionale una nostra proposta migliorativa di questo articolo 5 bis, che serva a garantire meglio la gestione del servizio idrico integrato in Sardegna.
Intanto diciamo una cosa chiara, che l'articolo 5 bis di questa legge contiene un punto positivo che ci trova concordi; contiene poi un punto debole che noi vorremmo rafforzare. Quindi, a scanso di equivoci, noi condividiamo, abbiamo condiviso e sostenuto e rivendicato in ogni caso che l'affidamento della gestione del servizio idrico debba interessare, passare e potenziare gli attuali gestori del servizio, gli enti pubblici che attualmente in Sardegna esistono e garantiscono il servizio. Quindi questo è un punto che deve essere messo al riparo da ogni e qualsiasi polemica.
Però, detto questo, ci sono modi diversi attraverso cui salvaguardare, garantire e potenziare, e noi vorremmo che il modo fosse quello migliore, cioè dire con tutta evidenza e chiarezza che quando si tratta di soggetti non per loro natura già pubblici, ma di società di capitale, non basti la presenza del capitale pubblico, non sia neppure sufficiente la leggera prevalenza del capitale pubblico, ma che anche le società di gestione, qualsiasi sia la loro forma giuridica, fossero anche non enti pubblici, devono avere una consistenza complessiva e d'insieme di capitale pubblico, totale capitale pubblico. Qui è il punto di differenza, una parte cioè su cui siamo concordi e noi ancora di più e un'altra parte su cui vi sono opinioni differenziate. Perché possiamo dire, senza ritenere di essere esagerati, di cadere nel dirigismo pubblico, che, in materia di acqua, ma più in generale di servizi essenziali per il cittadino, vi deve essere una garanzia pubblica? Proprio perché l'organizzazione, non dico della vita, dell'economia intanto, moderna, richiede che in favore del cittadino alcuni servizi essenziali siano sempre, comunque e dovunque garantiti dalla mano pubblica, si diceva un tempo, diciamo oggi dalla mano e dalla mente pubblica. Un tempo questi servizi essenziali in un'altra economia, in un'altra relazione generale, prima della fase della globalizzazione, o cosiddetta globalizzazione, si riteneva che i servizi essenziali fossero alcuni, quella categoria che se no sarebbe venuta meno nella tutela dei diritti fondamentali del cittadino, e in tutti gli stati del mondo e in tutte le forme organizzate della vita economica e civile del mondo, alcuni servizi essenziali sono sempre stati riservati alla mano pubblica. La Banca Centrale, in ogni paese del mondo se esiste uno Stato che non sia uno stato fantoccio che ha un governo fantoccio, la prima cosa è che la Banca Centrale, in tutti paesi del mondo, è pubblica perché presiede all'organizzazione fondamentale dell'economia. Così come le fonti di produzione energetica, perché l'energia si ritiene essere uno di quei fattori fondamentali senza i quali non vi può essere neppure una programmazione, quindi un governo pubblico dell'economia. E così i servizi essenziali della scuola, della sanità, della mobilità, cioè del trasporto, proprio perché i diritti essenziali del cittadino non possono che essere garantiti dal pubblico e non sottratti all'arbitrio e all'utilità mercantile che può avere un qualsiasi privato, anche il più buono e il più generoso dei privati. Il che non vuol dire che affianco del servizio di trasporto pubblico non possa esistere il trasporto privato, che affianco anche della scuola pubblica non possa esistere la scuola privata ed uguale la sanità. Ma quello che esiste affianco non deve essere sostituivo del diritto da garantire a tutti i cittadini attraverso il servizio pubblico.
Nei tempi andati accadeva che l'acqua, per esempio, non era necessariamente considerata in questo novero dei servizi pubblici essenziali, perché? Non perché non ve ne fosse bisogno, ma perché era così scontato, così ovvio che un bene naturale come l'acqua, alla pari dell'aria, io non so quando si arriverà a privatizzare l'aria, non si è mai parlato di garantire giuridicamente la garanzia pubblica dell'uso dell'acqua perché era una cosa del tutto ovvia, che un bene naturale essenziale alla vita come l'acqua dovesse essere garantito dall'organizzazione pubblica, o dal diretto accesso del cittadino e del privato alla fonte dove era l'acqua, questo era il sistema! Poi via via è accaduto che anche l'acqua che era prima tanto abbondante da queste parti, era scarsa solo l'organizzazione tecnica per fornire l'acqua, cioè l'acquedotto, il deposito, la distribuzione, non era deficitaria la sostanza, il prodotto della natura. Poi accade che nella organizzazione della vita dell'economia moderna l'aumento enorme dei consumi, intanto, e non dei consumi civili, ma dei consumi ad altri fini, consumi industriali, i consumi anche facoltativi di altra natura, pensate si dice "turismo, i campi da golf interessano, tirano, aiutano il turismo", nessuno conteggia mai nel costo del turismo e del campo da golf quanto costa in acqua il campo da golf, ma siccome è economia quello viene ritenuto tutto agevolato e si fanno dighe talvolta e le fa il pubblico le dighe, non ho capito, e non so di privati che abbiano fatto grandi dighe, per poi servire le aree turistiche che vendono poi quel servizio turistico di livello ivi compresa l'acqua, oltre che il mare e la bellezza della natura, anche l'acqua che è fornita dal costo pubblico.
Ecco dov'è quindi la differenza che noi vorremmo rimarcare, che questo servizio divenuto oggi essenziale, il bene naturale acqua, alla pari di altri servizi che si vuole ugualmente privatizzare e i disastri si vedono, nei trasporti, nella sanità, nella scuola, i disastri si vedono già, ma il nostro punto di paragone non è quello che già si è toccato, il nostro paragone è con quello che ancora rimane, almeno l'aria che dovrebbe essere aria pulita. Aria pulita ed acqua pulita a garanzia comunque per l'acqua che ha un costo, la sua distribuzione, di gestione pubblica. Non c'è nulla di esagerato in questo, ci parrebbe riaffermare un principio e ripiantare in modo fermo un palo che, in qualche modo, obblighi tutti, chiunque abbia la responsabilità del Governo a garantire questo servizio essenziale ai cittadini e nel contempo a garantire gli utilizzatori e gli organizzatori degli strumenti già esistenti di gestione pubblica sicuramente migliorandone i modi di essere ed anche agevolando la condizione nella quale operano i lavoratori che sono impegnati in quegli enti gestori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Devo dire che l'articolo 5 bis relativo all'affidamento del gestione del servizio idrico integrato è un articolo che, sicuramente, contribuisce a risolvere un problema che praticamente, in base alla legislazione vigente oggi in Sardegna, avrebbe potuto creare dei problemi nel senso che, in base alla legge numero 15 e 29, erano stati posti dei paletti, soprattutto nei confronti dell'ESAF, per cui lasciando la legislazione in essere in questo momento in Sardegna sarebbe stato difficile, se non impossibile, arrivare all'affidamento del servizio idrico integrato. Questo problema era stato già affrontato in Commissione, in una delle occasioni di audizione che io avevo avuto con la stessa Commissione, pertanto questo articolo sicuramente può dare la possibilità ad un ente importante come l'ESAF di poter giustamente e legittimamente avere la possibilità di avere l'affidamento diretto assieme agli altri enti gestori del servizio idrico integrato oggi in Sardegna. Devo dire anche che l'ESAF ha una grossa organizzazione tecnica ed amministrativa che merita di essere valorizzata e, in questo passaggio importante del decollo del servizio idrico integrato, sicuramente è opportuno che questo grande potenziale di cui dispone oggi la Sardegna abbia la possibilità di essere valorizzato. Pertanto questo articolo va nella direzione di poter dare questa possibilità soprattutto all'ESAF, ma io direi non solo all'ESAF.
Condivido anche i contenuti dell'emendamento numero 8 quando si aggiunge al precedente emendamento che parlava di società a totale capitale pubblico, io ritengo invece, per evitare chiusure che possano creare dei condizionamenti, credo che non tolga nulla il fatto che noi diciamo "a totale o prevalente capitale pubblico", perché apriamo sicuramente il ventaglio delle possibilità e comunque questa dicitura non crea alcun nocumento all'ESAF o altri enti, quindi dà una maggiore possibilità. Fermo restando che bisogna essere in linea con quanto si è detto comunque in questa sede in diverse occasioni e l'ha già deliberato il Consiglio regionale, in questa fase la Regione Sardegna, così come è strutturato il servizio idrico integrato e così come è la situazione idrica in Sardegna perché ancora l'emergenza idrica in questa Regione non è superata, pertanto credo che sia indispensabile una fase transitoria che permetta di superare la fase di emergenza perché, oggi come oggi, se noi dovessimo andare a fare un bando pubblico sicuramente altre società esterne alla Sardegna potrebbero vincere il bando e creerebbero sicuramente delle condizioni difficili da governare per quanto riguarda la Regione autonoma della Sardegna. Pertanto credo che vada verificata una fase congrua di transizione, che permetta appunto di poter fare l'affidamento del servizio idrico integrato. Così come questa dicitura che completa l'articolo 5 bis, che condivido perfettamente, io credo che costituisca un importante passo avanti verso l'affidamento del servizio idrico integrato. E` chiaro che questo è un primo passo, bisognerà fare ancora ulteriori passaggi, ma io credo che in questo particolare momento relativo alla situazione idrica che benché sia migliorata in questo ultimo periodo, devo dire che l'emergenza non è ancora del tutto superata, pertanto credo che noi avremo e abbiamo la necessità di poter contare su tutto il personale che è stato preparato in questi anni, personale che ha gestito situazioni difficilissime in Sardegna e devo dire anche che se non si è riusciti ad essere in linea con quanto contenuto dalla legge 15 e dalla legge 29, nel senso che non si è arrivati al pareggio del bilancio, è dovuto anche a tutta una serie di situazioni contingenti che non dipendono solo dall'ESAF, ma dipendono da tutta un'organizzazione che non ha permesso, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale, di poter raggiungere il pareggio di bilancio.
Pertanto chiudo dicendo che questo articolo con alcuni emendamenti correttivi, costituisce un importante passo avanti verso l'affidamento diretto del servizio idrico integrato almeno in questa prima fase transitoria a tutti gli enti che attualmente gestiscono il servizio idrico stesso.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo alla votazione.
Metto in votazione l'articolo 5 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 8, aggiuntivo all'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Quindi passiamo alla votazione finale. Onorevole Tunis, su che cosa deve intervenire?
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, io chiedo all'Aula di esprimersi sull'urgenza della legge, chiedo che venga inserita.
PRESIDENTE. Non esiste più, onorevole Tunis, l'urgenza. Era superflua questa sua preoccupazione che comunque accogliamo nel senso della preoccupazione. Colleghi, dobbiamo fare anche un altro provvedimento di legge, quindi ve lo dico per tranquillizzarvi.
Ha domandato di parlare il consigliere Morittu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Sì, Presidente, brevissimamente se mi è consentito, naturalmente.
PRESIDENTE. Certo che le è consentito, una dichiarazione di voto è consentita. Prego, Onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). Non avevo dubbi sul suo consenso, c'è un problema di un consenso da parte dell'Aula, diciamo. Faccio una brevissima dichiarazione prendendo spunto da una dichiarazione fatta dal Presidente dell'ANCI stamattina e comparsa sulla stampa. La dichiarazione è la seguente: "I Sindaci chiedono che gli affidamenti delle gestioni idriche siano fatti dall'Autorità d'ambito costituita dai Sindaci". L'approvazione del 5 bis e della norma sulla proroga dei tempi dell'ESAF oggi ci consentono di aderire alla richiesta dei sindaci, perché il comma 5 dell'articolo 35 è superato dalla norma che noi abbiamo approvato, cioè l'articolo 5 bis, quindi la data del 30 giugno, che è la data prevista dal quinto comma dell'articolo 35 della finanziaria del 2002, non ha più ragione di essere e di essere quindi applicata. Quindi non c'è più l'urgenza del 30 giugno, si può aspettare la costituzione dell'Autorità d'ambito legittima da parte dei Comuni il 2 settembre, la quale poi Autorità può procedere legittimamente agli affidamenti idrici. Non esiste più la data, la spada di Damocle con l'emendamento numero 1 che abbiamo approvato sulla testa dell'ESAF, perché gli abbiamo dato la proroga di due anni e nel 5 bis si richiamano non soltanto le società di capitali così come previsto dalla norma nazionale, ma si richiamano anche gli enti pubblici. L'ESAF è un ente pubblico, sino alla sua trasformazione, non vi è la data del 30 giugno né del 27 luglio che è una data improrogabile per gli affidamenti.
Chiedo che il Presidente della Giunta, in qualità anche di Commissario dell'autorità d'ambito, prenda impegno in questo senso.
PRESIDENTE. Il suo voto immagino sia favorevole, Onorevole Morittu?
MORITTU (D.S.). Favorevole.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 385/A.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 68
maggioranza 35
favorevoli 68
(Il Consiglio approva)
PRESIDENTE. Passiamo al provvedimento successivo all'ordine del giorno: proposta di legge 451, Capelli e più. Non c'è relatore perché, come sapete, il testo è arrivato direttamente in Aula senza passare attraverso la Commissione, quindi prendiamo per buona la relazione dei proponenti e la diamo per letta. Dichiaro aperta la discussione generale. Onorevole Cogodi su che cosa vuole intervenire?
COGODI (R.C.). Sull'ordine del giorno.
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sull'ordine del giorno esattamente perché questo punto che adesso deve essere esaminato arriva in Aula senza che abbia percorso il suo itinerario ordinario di istruttoria in Commissione, per una condivisione di un'emergenza, però nel momento nel quale si è definita questa condivisione si è anche precisato che si accompagnava all'ipotesi di superamento del passaggio in Commissione che era stata prospettata, anche la considerazione uno, che la titolarità del provvedimento doveva essere una titolarità, se condivisa, di tutti quanti coloro che la condividono e quindi consentono questo passaggio in via di accelerazione e di emergenza a questo provvedimento; due, che dovevano essere, quindi debbono essere presi in considerazione casi consimili. E io ricordo che fu rappresentata da più parti la situazione in cui si trova l'Ardia di Sedilo, la quale grande manifestazione regionale, nessuno può escludere la cosa, ugualmente risulterebbe quest'anno interamente cancellata dall'attenzione e dal provvedimento regionale. Vero è che il collega Onida non sedeva in Giunta fino a ieri ed essendo di Sedilo non ha potuto ricordare ai suoi colleghi di Giunta allora e neppure a Ladu che l'Ardia di Sedilo è sicuramente una delle più grandi e interessanti e valide manifestazioni cultuali e di valore che si svolgono in questa regione. Viva l'Europeade di Nuoro o a Nuoro meglio dire, e altre manifestazioni di valore, ma certamente non in alternativa a questo alle più grandi manifestazioni di valore culturale che esistono.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le chiedo scusa, lei sta entrando nel merito, può tranquillamente intervenire in discussione generale.
COGODI (R.C.). Ho concluso, mi scusi.
PRESIDENTE. Lei ha sollevato un problema sull'ordine del giorno.
COGODI (R.C.). E` una questione pregiudiziale.
PRESIDENTE. Ho capito, ma per cortesia, intervenga in discussione generale e nessuno...
COGODI (R.C.). La ringrazio. Io interverrò nella discussione generale nel merito, ho voluto illustrare all'Aula quali erano invece le condizioni che hanno consentito e che consentirebbero di procedere nell'esame di questo provvedimento. Ecco perchè intervengo sull'ordine del giorno, perchè sia consentito ai Gruppi un lasso di tempo breve, anche di mezz'ora, perchè le condizioni che sono non esternamente ma internamente, ed è sicuramente nei verbali della conferenza dei Presidenti di Gruppo possano avere pratica esplicazione, quindi che prima di entrare nel merito dell'esame della legge si adempia a quelle condizioni che si era insieme convenuti.
Quindi chiedo una sospensione, anche breve, credo che sia sufficiente mezz'ora, per procedere a quegli adempimenti, che non sono di parte, erano le condizioni che accompagnavano l'assenso che si è dato perchè la legge potesse arrivare in Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io naturalmente non ho niente in contrario sull'accoglimento della sua proposta relativa ad una breve sospensione, anche perchè nel frattempo proficuamente occuperemmo il tempo con i punti all'ordine il giorno relativi alle nomine. Però le voglio ricordare che questo problema da lei sollevato in Conferenza dei Capigruppo ha avuto tutto il tempo necessario a disposizione per essere risolto, perchè dal giorno dello svolgimento della riunione dei Capigruppo a oggi sono intercorsi diversi giorni; quindi credo che questo tempo poteva essere proficuamente utilizzato per trovare queste soluzioni.
In tutti i casi io naturalmente mi rivolgo all'Aula, se non vi sono questioni oppositive sospendiamo la trattazione di questo punto per un quarto d'ora, venti minuti, ma naturalmente rimanendo in Aula e procedendo con gli altri punti all'ordine del giorno.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Signor Presidente, per rassicurare, credo, senza procedere ad interruzione, però, chiaramente, se ci sono altri problemi io non pongo questioni, il collega Cogodi in quanto gli Assessori competenti al turismo e alla cultura hanno entrambi assunto l'impegno che nell'immediatezza troveranno la soluzione al problema non risolto fino a questo momento che riguarda l'Ardia di Sedilo.
Io credo che sia ovvia la valutazione che Luigi Cogodi ha fatto, che sia recuperata nella mente, nella sensibilità degli Assessori e che soltanto alcuni aspetti di ordine tecnico abbiano impedito fino adesso la soluzione del problema, che però verrà risolto. Questo è l'impegno che hanno assunto e che il Presidente della Giunta ritiene di confermare nel giro di qualche settimana.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Onida. Non so se l'onorevole Cogodi ha sentito. Mi pare che non ci siano pronunciamenti, quindi andiamo avanti con la discussione generale, visto che l'assessore Onida ha detto che sostanzialmente il problema è risolto e che quindi non vi sono preoccupazioni in relazione ai timori sollevati dall'onorevole Cogodi. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, premesso che la sua risposta alla valutazione fatta dal collega Cogodi è totalmente condivisibile, nel senso che il problema posto durante la Conferenza dei Capigruppo aveva tutto il tempo, e lo ha ancora, se fosse necessario anche un quarto d'ora, venti minuti perchè alcuni colleghi possano procedere ad emendare il testo di legge con inserimento di articoli aggiuntivi, cosa che sicuramente poteva essere fatta nel corso di queste settimane intercorse tra la presentazione dell'ordine del giorno e i lavori dell'Aula.
Io credo che per quanto riguarda la proposta di legge ci sia ben poco da illustrare in quanto il caso Europeade, da qualcuno trasformato anche in caso politico, è a conoscenza di tutti i colleghi e dell'opinione pubblica. Si è ritenuto con questa proposta di legge che, come noterete e come i colleghi avranno avuto modo di leggere, è sottoscritta all'unanimità delle componenti politiche di questo Consiglio. Per cui si rende necessaria questa procedura d'urgenza, chiamiamola così forse un po' impropriamente, per l'assenza, dovuta ai fatti noti svoltisi in quest'Aula durante la finanziaria della Regione sarda in una manifestazione di portata internazionale che si svolgerà nel prossimo mese di luglio nella città di Nuoro.
Ritengo opportuna questa partecipazione della Regione sarda, ancor di più doverosa, pur avendo manifestato in diverse occasioni una non totale condivisione sulla gestione di questi fondi e sulla...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa onorevole Capelli; colleghi, per cortesia non possiamo svolgere tre riunioni in contemporanea in questa sala. Volete andare ai vostri posti per cortesia?
CAPELLI (U.D.C.). Dicevo, pur non considerando...
PRESIDENTE. No, scusi, onorevole Capelli, io non intendo riprendere i lavori se tutti i colleghi non vanno al loro posto.
CAPELLI (U.D.C.). Io riesco ad andare avanti lo stesso.
PRESIDENTE. Lei sì, ma io no! Onorevole Sanna, onorevole Balletto, onorevole Lombardo, per cortesia! Per cortesia, prendete posto. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Ho sempre ritenuto opportuna e doverosa una partecipazione della Regione Sarda alla realizzazione di una manifestazione di tale portata e di tale importanza per la Sardegna e per il territorio che la ospita in modo particolare. Ho avuto anche modo di esprimere invece il mio disappunto, la mia non condivisione sull'organizzazione della stessa, sul tipo di gestione che si sta impostando, ma questo compete legittimamente nel pieno rispetto dell'autonomia locale che andrà a gestire questi fondi. Perciò il mio è sempre stato un giudizio contrario nel metodo e nella gestione ma ho sempre ritenuto e credo che tutti i colleghi hanno sempre ritenuto opportuno intervenire a sostegno di questa manifestazione e che solo qualche incidente di tipo politico durante la trattazione della finanziaria non abbia consentito di poter intervenire prima.
La legge si compone di un unico articolo, di due articoli, ma quello del merito è l'articolo 1, destinando appunto la somma di 400 mila euro a favore del Comune di Nuoro per la realizzazione di questo importante evento.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne chiedo l'approvazione.
PRESIDENTE. Mettiamo in votazione...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Il tempo per l'onorevole Balletto per la presentazione di un emendamento. Ci sono altri emendamenti in arrivo?
Sospendo la seduta per cinque minuti rimanendo in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 30, viene ripresa alle ore 13 e 40.)
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi segretari di prendere posto in Presidenza. Sono pervenuti complessivamente tre emendamenti; oltre l'emendamento numero 1, presentato dalla Giunta regionale, sono pervenuti l'emendamento numero 2 e l'emendamento numero 3, che adesso verranno illustrati, che prevedono di inserire anche i finanziamenti relativi alla manifestazione sportiva Terra Sarda e l'altro emendamento relativo una Cavalcata Sarda. Vi è un altro emendamento relativo all'Ardia ed infine l'Estate Sassarese e i Candelieri.
Ricordo ai colleghi che se il testo fosse passato in Commissione e fosse uscito dalla Commissione così come è arrivato in Aula, noi non avremo potuto accogliere nessuno di questi emendamenti, perchè il titolo della proposta di legge è relativa esclusivamente all'Europeade. Siccome questo provvedimento non è passato in Commissione, non si può applicare pertanto l'articolo 84 comma 4 del Regolamento, che appunto impedirebbe il ricevimento di questi emendamenti. In questo momento quindi l'Aula funziona esattamente anche da Commissione, quindi tutti questi emendamenti sono ricevibili, ma naturalmente aprono alcuni problemi. Il primo, intanto, il più facile da risolvere è quello legato al titolo, perchè è del tutto evidente che questa legge non potrà più avere come titolo quello che ha attualmente, in quanto verrà modificata abbondantemente.
Il secondo problema, quello più complesso, naturalmente riguarda la questione delle risorse, ma su questo punto poi interverrà la Giunta e chi dovrà intervenire.
Il terzo problema infine è un problema sul quale l'Aula comunque si dovrà pronunciare, perchè in conferenza dei Capigruppo era stata riconosciuta l'urgenza, quindi il riconoscimento dell'urgenza ha consentito anche di superare lo scoglio della Commissione fondamentalmente sul tema dell'Europeade e sul problema che aveva sollevato l'onorevole Cogodi relativo all'Ardia. Non mi pare che si fosse parlato di altre manifestazioni. Naturalmente io questo problema lo rimetto interamente nelle mani dell'Aula che adesso si esprimerà. Dopo questa infornata di emendamenti credo quindi che dovremmo comunque riaprire i termini della discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita - D.L.). Presidente, credo sia necessario che tra i Gruppi politici si inizi un minimo di ragionamento su questi emendamenti che sono stati presentati. Quindi propongo all'Aula che si sospenda provvisoriamente l'esame di questo provvedimento e si passi al terzo punto all'ordine del giorno, che sono le nomine.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Parlo anche come Presidente della Commissione che avrebbe dovuto istruire la proposta di legge che è pervenuta. Dal mio Capogruppo ho saputo, dopo avermi informato, che con un accordo unanime di tutti i Capigruppo si portava in Aula un testo che aveva già visto la discussione in sede di finanziaria, che per un incidente di percorso era stato poi a voto segreto bocciato. Credo che noi oggi dobbiamo rispettare quell'accordo nei Capigruppo, discutere immediatamente, senza interruzione, la proposta di legge pervenuta in Consiglio, faccio una proposta a me stesso, visto che l'impegno era di non presentare emendamenti, ma ne ho presentati due, uno sui Candelieri di Sassari ed uno sull'Estate Sassarese, di ritirare tutti gli emendamenti e di poter andare avanti con la discussione per quanto riguarda il contributo al comune di Nuoro sulla manifestazione che trova tutti d'accordo e che avrebbe anche l'unanimità di questo Consiglio. Questa è la proposta che faccio, la faccio ai colleghi che hanno presentato emendamenti e a me stesso, perchè questo era un impegno e credo che in pochi minuti possiamo esitare una importantissima legge per quel territorio che per un incidente di percorso non si era potuta approvare in sede di finanziaria. Io per primo, se tutti quanti ritiriamo gli emendamenti, faccio la proposta di portare subito in approvazione, senza interruzione, questa proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Mi sembra che il collega Piana abbia chiaramente indicato la via per superare questa piccola impasse che si è venuta a creare su questa proposta di legge. Credo che sia una proposta di buonsenso alla quale mi associo ed invito i colleghi a poter rendere possibile l'approvazione di questa leggina. Invito al ritiro degli emendamenti, diversamente, Presidente, non so se è possibile, ma chiederei all'Aula che si esprima col voto sulla ricevibilità o meno degli stessi.
PRESIDENTE. Sulla ricevibilità abbiamo già detto, onorevole Capelli; casomai l'Aula dovrebbe decidere sulla accoglibilità o meno in sede di votazione certamente.
Ha domandato di parlare la consigliere Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Un secondo solamente perchè mi pare che altri colleghi prima di me abbiano già detto. Credo che l'Aula dovrebbe riflettere sul fatto che abbiamo una proposta di legge su cui si era trovato un consenso unanime. Gli emendamenti presentati non hanno alcuna attinenza con la rilevanza della proposta di legge se non alcuni, che però probabilmente si possono anche portare in Commissione con l'impegno della Giunta e discuterli nei programmi immediatamente. Proporrei che serenamente approvassimo questo provvedimento senza emendamenti aggiuntivi. Non sarei, fra l'altro, per l'interruzione se non per l'approvazione di questa proposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Presidente, credo che vada preliminarmente chiarita la disponibilità dei presentatori degli emendamenti, così conformemente alla richiesta fatta dall'onorevole Piana. Purtroppo se ne continuano ad aggiungere, in questo momento ne sono stati consegnati altri quattro, in totale gli emendamenti diventano sette. Sinceramente stiamo correndo un rischio ormai abbastanza evidente di vanificare un accordo che vedeva tutti concordi e di allargare ad ipotesi altre e notevolmente differenti rispetto a quello che era lo spirito che sottendeva all'accordo per il finanziamento per le Europeadi di Nuoro, che era non fatto ed accadimento ordinario, così come fatti e accadimenti ordinari sono i motivi per cui gli emendamenti vengono presentati, ma era ed è fatto e accadimento straordinario e solo in quella logica si era individuato un percorso che vedeva unita nella sua totalità l'Aula nel dichiarare la propria disponibilità ed adesione all'ipotesi che era stata prospettata.
Credo che il problema delle grandi sagre, delle grandi manifestazioni, a partire da quella della Cavalcata Sarda, Sant'Efisio, il Redentore, l'Ardia di Sedilo e quant'altro, possano essere oggetto di un provvedimento organico differente e riassuntivo che nulla però ha a che fare col provvedimento per l'Europeade. Quindi Presidente, prima di andare avanti, direi che sarebbe davvero opportuno se i presentatori degli emendamenti si esprimessero ed accogliessero la proposta di ritiro che poc'anzi è stata avanzata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Ruberò solo trenta secondi perchè condividendo la richiesta di ritiro degli emendamenti vorrei solo sottolineare che mentre è giustificata la leggina per quanto riguarda l'Europeade, non è giustificabile invece per quanto riguarda tutte le altre iniziative. Voglio fare solo un esempio al collega Balletto; per quanto riguarda Terra Sarda nel Bilancio fu approvato un emendamento per 250 mila euro che sapevano essere indirizzati a Terra Sarda e ai Giochi delle Isole. Il fatto che il programma dell'articolo 31 per le manifestazioni il CONI non l'abbia ancora presentato non significa che il CONI non inserirà, come ha inserito in tutti i programmi che ha presentato in questi anni, Terra Sarda. Voglio dire, per queste manifestazioni ci sono già le leggi di settore che le stanno finanziando da anni e quindi le continuiamo a finanziare. Per quella manifestazione di Nuoro non è stato possibile nella finanziaria, facciamolo adesso. Quindi è inutile presentare un emendamento per Terra Sarda se il Terra Sarda è già finanziato con l'articolo 31 della 17 e i soldi li abbiamo messi nel Bilancio in un apposito emendamento approvato da quest'Aula. E' inutile mettere altre manifestazioni per le quali comunque ci sono leggi di settore che le stanno finanziando, ritiriamo gli emendamenti e approviamo rapidamente la leggina.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C). Presidente, anch'io voglio ribadire che se si vuole risolvere il problema si deve evitare la beffa che sta accadendo con la presentazione di questi emendamenti. Ritengo che le iniziative, che pure sono state presentate, possono essere tutte degne di essere finanziate.
(Interruzioni)
ORTU (R.C). Chiedo scusa Presidente, io parlo quando è possibile parlare, altrimenti non parlo.
PRESIDENTE. Prego onorevole Ortu. Colleghi, per cortesia. Onorevole Ortu credo che vi siano delle interlocuzioni in merito a questi emendamenti.
ORTU (R.C). Va bene Presidente, io capisco...
PRESIDENTE. No, no, ha ragione lei consigliere Ortu, ha pienamente ragione. Le chiedo scusa. Colleghi per cortesia, onorevole Capelli, per cortesia. Prego.
ORTU (R.C). Capisco anche le interlocuzioni, ma le interlocuzioni per approdare ad un risultato positivo dovrebbero ricondurre la questione che stiamo discutendo alla proposta originaria in modo da fare una cosa seria, assumere un impegno serio rispetto ad un problema che pure è stato posto, che è stato affrontato forse in modo sbagliato in passato e per il quale è stato chiesto a questo Consiglio di porvi rimedio. Non è accettabile che poi si facciano i pasticci. L'Assessore ha in mano le risorse, deve presentare un programma di finanziamento, non solo, mi auguro che l'Assessore tenga conto di tutte le richieste che le sono state presentate, perchè le diverse iniziative che si svolgono in Sardegna sono tutte degne di essere sostenute, poi chiaramente c'è un'iniziativa che ha maggior rilievo rispetto a quella che ha un minor rilievo, però debbono essere frutto di un programma serio che tutti i consiglieri devono poter valutare con serenità, così come gli strumenti oggi esistenti prevedono. Quindi l'Assessore presenti il programma di finanziamento, si vada in Commissione e si affrontino i problemi che sono stati sollevati pure con gli emendamenti, ma oggi si decida l'unica cosa possibile e seria che può essere decisa. Qui io mi appello al Presidente, perchè il Presidente del Consiglio che sta presiedendo la Seduta in questo momento deve porre fine a quanto sta accadendo. Perchè badate, questa è una legge che è passata in deroga e che non abbiamo avuto la possibilità nemmeno di discutere. Allora, o si fanno le cose serie e possono essere accettate anche le deroghe, altrimenti succede il solito pasticcio che non porterà a nulla. Per quanto mi riguarda sono assolutamente contrario.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ortu. Il Presidente ha già posto il problema e ha già chiarito all'Aula di non poter intervenire in quanto il testo non è passato in Commissione, quindi è l'Aula che in questo momento svolge anche funzioni di Commissione. Quindi io non posso dichiarare irricevibili gli emendamenti. Spetta all'Aula bocciarli, o approvarli, naturalmente, a seconda di quanto riterrà opportuno.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Presidente, molto brevemente, ritengo che questo provvedimento che ha già determinato polemiche, anche attese, che oramai ha generato nella comunità e nel comitato organizzatore di questa importante manifestazione internazionale, non possa essere minimamente messo a rischio da iniziative pur legittime che noi apprezziamo, approviamo, quali quelle portate dagli emendamenti proposti, ma l'urgenza di approvare questo provvedimento mal si concilia con le questioni che sono poste, ripeto, pur fondate e legittime che possono trovare sicuramente accoglimento nei programmi ordinari degli Assessori competenti. Quindi io, per farla breve, data anche l'ora, ritengo che atto di comune buona volontà imponga il ritiro di tutti gli emendamenti, ad iniziare dai colleghi del Gruppo, che sono certo non saranno insensibili ad un richiamo, ad un invito da me formulato, ma che mi permetto di estendere anche confidando nella sensibilità e soprattutto anche nella valenza di questo provvedimento, perchè si tratta di una manifestazione che dovrà svolgersi nella città di Nuoro appena fra qualche settimana. Quindi, confidiamo in questa attenzione anche del Consiglio e sempre attenti e vigili a sostenere anche iniziative del sassarese, di Cagliari o dall'oristanese, o dovunque si renderanno necessarie, ma veramente mi pare che questa manifestazione internazionale, al di là delle polemiche che ci siamo lasciati alle spalle, sia un'occasione per tutta la Sardegna come una vetrina internazionale. Quindi ribadisco l'invito perchè si possa procedere celermente, approvare questo provvedimento e al ritiro di tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente e colleghi per ricordare che abbiamo in Sardegna 378 comuni e credo ciascuno con delle feste particolari, patrono o altro, che affondano la loro origine certamente negli anni e nelle tradizioni più antiche di questa nostra Isola. Per cui occorrerebbe semmai, se si dovesse operare nel senso che qualcuno stava proponendo con alcuni emendamenti, occorrerebbe riservare un provvedimento per ognuno di questi comuni, se no faremmo una cosa distorta, poco equa e poco corretta. Stiamo esaminando un provvedimento che vedeva prima una certa convergenza, era limitato a quel provvedimento, se non dovesse essere così chiederei una sospensione perchè dovrei provvedere a presentare alcuni emendamenti anch'io.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto un attimo solo; è stato presentato l'emendamento numero 7 che è irricevibile in quanto ha soltanto due firme, manca la firma almeno di un Capogruppo. Onorevole Masia, lei è uno dei firmatari. Un attimo, onorevole Spissu.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (S.D.I.-S.U.). Due secondi, Presidente, mi sono reso conto, sono stato avvertito, però nell'ottica che credo stia maturando, e mi pare sia quella più giusta, questo emendamento naturalmente, anche se è irricevibile, la mia intenzione era quella di ritirarlo, come ritiro anche gli altri e credo che sia opportuno che venga fatto da tutti, perché? Perché ritengo che noi oggi con questa legge stiamo cercando di recuperare una situazione che si è andata a determinare, è condivisibile, per cui credo che questa legge doveva essere votata velocemente. E debbo anche esprimere due fatti che sono sicuramente condivisibili anche: questi emendamenti sono venuti fuori nel momento in cui abbiamo visto che c'è stata da parte della maggioranza la presentazione di un emendamento a questa legge che era, mi pare, veloce nella sua votazione e condivisa da tutti, e questo ha provocato, diciamo, la rincorsa; l'altra che non sfugge è che davvero ci sono 378 comuni in Sardegna che hanno tutti necessità di maggiori attenzioni perché non sono solo sagre, sono tradizione, sono cultura, sono tutto ciò che noi in qualche modo ci aspettiamo anche per promuovere la nostra Isola.
Credo che manchi una legge che sia organica a questo e quindi non è nemmeno giusto lasciare a momenti di questo genere dove si cerca, in qualche modo, di recuperare situazioni che poi non sono soltanto di clientela o di visibilità, sono questioni che passano anche attraverso i bisogni perché chi si impegna in queste manifestazioni si trova spesso a rimetterci di tasca e se lo fa una volta la seconda, probabilmente, non è portato farlo.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu lei vuole ancora intervenire sull'ordine del giorno? Prego.
SPISSU (D.S.). Presidente, soltanto per dire che se gli emendamenti si ritirano possiamo andare avanti perché questo era il motivo della ammissione in Aula di questa legge, altrimenti è bene che si sospenda e che la riesaminiamo martedì. Quindi i colleghi che hanno presentato emendamenti io li inviterei a ritirarli altrimenti prendiamo atto che c'è una discussione più lunga di quella che pensavamo su una questione che da tutti era sentita come importante e come risolvibile iin una breve discussione in Aula, se così non è lo facciamo martedì con calma.
PRESIDENTE. Intanto registriamo l'annuncio di ritiro dell'emendamento numero 7 da parte dell'onorevole Masia. Per quanto riguarda gli altri emendamenti man mano si pronunceranno i presentatori. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io prendo atto del tono e dello sviluppo che sta prendendo la discussione in ordine alla presentazione degli emendamenti, è quindi ben lontana da me la volontà di bloccare o penalizzare una legge che si assume essere condivisa. Però gli emendamenti, l'emendamento che io ho presentato insieme ad altri colleghi fonda ragioni e motivazioni che rientrano nell'ambito della serietà che da parte di taluni colleghi che sono intervenuti è stata esclusa, perché su questo piano evidentemente non condivido e non convengo. Il problema è semplice, perché serietà avrebbe voluto che trattandosi di norma bocciata ci doveva essere, per la presentazione in Aula, prima del canonico periodo di sei mesi, la condivisione di tutta l'Aula e non solamente dei Capigruppo, ma questo non vuole essere un appunto. Ma entrando nel merito va anche detto che per quale motivo una procedura deve avere, o meglio un intervento deve avere una corsia privilegiata con una legge apposita, mentre analoghe e altrettanto importanti situazioni, quali sono rappresentate in questi emendamenti, tutte degne di considerazione e che godono evidentemente del crisma della legittimità e del rispetto, debbano essere invece sottoposte alla falcidia, alla mannaia del programma che tarda ad arrivare e che impedisce proprio per le lungaggini che sono connesse all'iter che il programma comporta a insicurezza, alla mancanza della certezza dei fondi sia nella entità finale dovuta, sia nella entità prevista per portare avanti quella manifestazione. E allora, se Terra Sarda ha bisogno di 100 mila euro, manifestazione ripeto degnissima, che si svolgerà nel comune di Oristano, quindi anche fuori dalla mia circoscrizione elettorale e quindi non ho un interesse campanilistico, così come si dice, se dovrà avere 70 mila euro, o 60 mila euro perché nel concorso dei programmi, lì sì che entrano i campanilismi, questa somma è insufficiente, perché non deve essere data alla stessa stregua che viene data all'Europeade la possibilità di poter contare su centomila euro?
Quindi la ragione è questa, credo che sia una ragione nobile, credo che sia una ragione che non può essere messa in discussione, soprattutto nel momento in cui si dice che è una proposta che manca di serietà. Comunque accedo all'invito che mi perviene dal collega del partito e del Capogruppo, ritiro l'emendamento, ma ovviamente facendo presente che tutte le ragioni che sottendevano la sua presentazione rimangono in piedi e invito personalmente l'Assessore, nel momento in cui predisporrà il programma, per questa manifestazione a tenere conto dell'entità della somma che è necessaria e indispensabile per la realizzazione di quella manifestazione e non un euro di meno, perché diversamente un collega o più colleghi, così come è stato fatto per l'Europeade, avrebbero necessità di fare una legge specifica.
PRESIDENTE. Facciamo il punto della situazione in relazione agli emendamenti: mi pare che ci sia un orientamento prevalente da parte dell'Aula di invitare i colleghi che hanno presentato emendamenti al loro ritiro, alcuni lo hanno già fatto. L'emendamento numero 1 è della Giunta regionale mi pare che sia necessario per quanto riguarda la copertura finanziaria; dell'emendamento numero 2, Balletto, Corona, Lombardo, è stato preannunciato il ritiro; emendamento numero 3 Rassu, Milia.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). …giustamente qual è l'atteggiamento dell'Aula e sentiti anche gli obiettivi e giusti rilievi che i colleghi hanno presentato non ho difficoltà anch'io a ritirare i miei emendamenti, fermo restando che tutti devono fare altrettanto. Si è voluto dare un segnale, assolutamente senza alcuno spunto polemico, poiché tutte le manifestazioni a livello provinciale sono manifestazioni importanti; non sono manifestazioni folcloristiche, ma sono importanti da un punto di vista culturale e turistico, per cui mi associo a quanto il collega Balletto ha già detto. E' necessario, al tempo, che l'Assessore, appunto, guardi con molta più attenzione a quelle che sono le effettive manifestazioni regionali che hanno una valenza internazionale e su queste ponga più attenzione affinché coloro i quali, le amministrazioni, gli enti che organizzano queste manifestazioni abbiano senz'altro le risorse sufficienti per farlo. L'altro ieri in Commissione io e gli altri componenti della Commissione abbiamo ricevuto i rappresentanti dell'E.T.P. della Sardegna e delle Aziende di soggiorno, i quali abbiamo visto che si dibattano attualmente per pochi spiccioli, cioè hanno l'esigenza di ripartire le somme destinate in finanziaria su un emendamento nel settore un po' iniquamente (?) perché nessuno riesce a chiudere…
FADDA (La Margherita-D.L.). O Rassu, e dai!
RASSU (F.I.-Sardegna). Senta, collega Fadda, lei non è il padrone di questo Consiglio regionale! Lo vuol capire che non è il padrone?
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, onorevole Fadda, per cortesia.
RASSU (F.I.-Sardegna). E' uno qualsiasi in mezzo a noi.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, per cortesia, vada avanti.
RASSU (F.I.-Sardegna). No, ma era tanto per precisare. Dicevo, quindi, che nell'occasione in cui l'Assessore giustamente farà la ripartizione dei fondi tenga presente e a mente questo, poiché probabilmente la presentazione di questi emendamenti è stata motivata proprio da questa esigenza, giustificata nel caso specifico. Intanto alla Cavalcata sassarese, Cavalcata Sarda, sono stati destinati 90 mila euro; è una manifestazione che non ha niente in meno, né come organizzazione, né come dispendio, a nessun'altra manifestazione. Grazie. Perché lo senta anche il collega Frongia, grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Emendamento numero 4, Granella, Giagu, è ritirato; l'emendamento numero 5, Piana, ritirato?
Ha domandato di parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
(Interruzioni)
PIANA (U.D.C.). Proprio tre secondi colleghi, un attimino di calma.
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo scusa, abbiate pazienza, io vorrei che i colleghi evitassero di motivare il ritiro con pregoni rivolti all'assessore Scarpa in relazione a programmi futuri. Mi pare che tutti quanti abbiamo capito, vi invito a economizzare il tempo. Grazie.
PIANA (U.D.C.). Proprio tre secondi, Presidente, per annunciare il ritiro degli emendamenti numero 5 e 6 e ricordare al Consiglio, ai colleghi, che in Commissione mercoledì sarà portata in discussione la legge sui grandi eventi e quindi sia agli Assessori competenti, pubblica istruzione e turismo, di impegnarsi insieme a tutti i colleghi anche in Consiglio regionale affinché la legge sui grandi eventi in Sardegna sia approvata prima in Commissione in tempi stretti e poi portata qua in Consiglio. Grazie.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 8 è ritirato, onorevole Rassu?
RASSU (F.I.-Sardegna). Sì.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
MASIA, Segretario:
Art. 1
1. É autorizzato, nell'anno 2003, un contributo di euro 400.000 a favore del Comune di Nuoro per la realizzazione della 40a edizione della manifestazione folcloristica EUROPEADE 2003.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
MASIA, Segretario:
Art. 2
1. Le spese previste per l'attuazione della presente legge sono determinate in euro 400.000 per l'anno 2003.
2. Nel bilancio della Regione per gli anni 2003-2005 sono apportate le seguenti variazioni:
In aumento
11 - PUBBLICA ISTRUZIONE
UPB S11.069 - Interventi per attività e manifestazioni culturali e di spettacolo
2003 euro 400.000
2004 euro ---
2005 euro ---
In diminuzione
03 - PROGRAMMAZIONE
UPB S03.007 - FNOL - Investimenti
2003 euro 400.000
2004 euro ---
2005 euro ---
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 2 della tabella A allegata alla legge regionale 29 aprile 2003, n. 3.
PRESIDENTE. All'articolo 2 è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale numero 1.
Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE
Art. 2
COPERTURA FINANZIARIA
In diminuzione
Programmazione
UPB S03.002 - Spese obbligatorie
2003 euro 400.000
(1)
PRESIDENTE. Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Il parere della Giunta c'è, il relatore non c'è.
Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 451.
(Segue la votazione)
Gli onorevoli Biancareddu e Corda hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILO - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 57
votanti 57
maggioranza 28
favorevoli 57
(Il Consiglio approva)
Elezione del consiglio di amministrazione dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST)
PRESIDENTE. Il Consiglio deve procedere, ai sensi dell'articolo 25 della legge regionale del 23 agosto 1995, numero 20, all'elezione di due rappresentanti negli enti locali e di tre esperti in materia di trasporti quali componenti del Consiglio di amministrazione dell'ARST. Si procederà con votazioni separate, ma con un'unica chiama. Verranno consegnate due schede su ognuna delle quali sarà indicato quale votazione effettuare. Sulla scheda riguardante i rappresentanti degli enti locali ciascun consigliere dovrà votare un solo nome. Sulla scheda riguardante gli esperti in materia di trasporti ciascun consigliere non potrà votare per più di due nomi. Risulteranno eletti rispettivamente i due e i tre nomi che in ciascuna votazione avranno ottenuto il maggior numero di voti.
PRESIDENTE. Indico la votazione segreta per l'elezione del consiglio di amministrazione dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST).
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello
MASIA, Segretario, procede all'appello.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione relativo all'elezione del consiglio d'amministrazione dell'ARST, rappresentanti enti locali:
presenti 66
votanti 66
schede bianche 2
Hanno ottenuto voti: Musinu Mario, 37; Masia Francesco, 26; Saba Antonio, 1.
Vengono proclamati eletti: Musinu Mario, Masia Francesco.
Proclamo il risultato della votazione relativo alla elezione del Consiglio di amministrazione dell'ARST: esperti in trasporti.
presenti 66
votanti 66
schede bianche 1
Hanno ottenuto voti: Manconi Antonio, 36; Piras Francesco, 35, Volpi Antonio, 25, Masia Francesco, 4, Saba Antonio 1.
Vengono proclamati eletti in qualità di esperti: Manconi Antonio, Piras Francesco, Volpi Antonio.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU -DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.)
Elezione del Presidente del consiglio di amministrazione dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST)
PRESIDENTE. Il Consiglio deve procedere all'elezione del Presidente del consiglio d'amministrazione dell'ARST. A mente dell'articolo 25 comma 2 della legge regionale numero 20 95 il Presidente eletto tra i componenti del consiglio d'amministrazione testè votato dal Consiglio.
Ciascuno Consigliere dovrà scrivere nella scheda un solo nome, verrà proclamato Presidente colui che è componente del consiglio d'amministrazione otterrà il maggior numero di voti.
PRESIDENTE. Indico la votazione segreta per l'elezione del Presidente dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST).
Prego il consigliere segretario di procedere alla chiama.
MASIA, Segretario procede all'appello.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
presenti 67
votanti 67
schede bianche 2
schede nulle 1
Hanno ottenuto voti: Manconi Antonio, 32; Masia Francesco, 31; Piras Francesco, 1.
Viene proclamato eletto Presidente dell'ARST: Manconi Antonio.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.)
PRESIDENTE. Il Consiglio deve eleggere due componenti per il rinnovo del Consiglio di amministrazione dell'Istituto superiore regionale etnografico con sede in Nuoro, ai sensi della legge regionale 23 agosto 1995, numero 20.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 4 della medesima legge, i componenti devono essere prescelti fra i cittadini che siano in possesso di specifici requisiti di comprovata professionalità ed esperienza, coerenti rispetto alle funzioni da svolgere.
Ciascun consigliere può votare un nome e risulteranno eletti coloro che avranno ottenuto il maggior numero di voti. E' nominato presidente dell'istituto il componente del consiglio di amministrazione eletto dal Consiglio regionale con il maggior numero di voti.
Prego i consiglieri di procedere alla chiama.
Votazione segretaPRESIDENTE. Indico la votazione segreta per schede per l'elezione di due componenti del consiglio di amministrazione dell'Istituto superiore regionale etnografico con sede a Nuoro (ISRE).
(Segue la votazione)
Onorevole Licandro, sospenda un attimo. Per cortesia i colleghi Capigruppo possono avvicinarsi qui in Presidenza per definire come procedere per la settimana entrante? Prego.
(Segue la votazione)
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 66
schede bianche 1
Hanno ottenuto voti: Giuseppe Chines, 38; Emilio Asproni, 27.
Vengono proclamati eletti: Giuseppe Chines, Emilio Aproni. Chines quindi diventerà Presidente dell'ISRE in quanto più votato.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.)
PRESIDENTE. Colleghi, do lettura di una comunicazione che mi è pervenuta: "Caro Presidente, le note vicende dei giorni scorsi ci hanno indotto ad abbandonare il Gruppo consiliare di Alleanza Nazionale e tale nostra determinazione è già stata comunicata al Capogruppo. In attesa di eventuali altre scelte andremo a far parte del Gruppo Misto. Carloni, Corda, Locci".
La seduta è tolta, i lavori riprenderanno martedì 1° luglio alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 15 e 22.
Allegati seduta
CCCLXXIII SEDUTA
Giovedì 26 giugno 2003Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 10 e 16.
Masia, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 4 giugno 2003 (367), che è approvato.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
dai consiglieri Sanna Salvatore - Pacifico - Balia - Biancu - Calledda - Cogodi - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Fadda - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pi Nna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo:
"Modifiche ed integrazioni della legge regionale 26 febbraio 1999, n. 5 "Istituzione del Parco regionale Molentargius-saline". (452)
(Pervenuta il 19 giugno 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri Sanna Salvatore - Balia - Biancu - Orru' - Sanna Emanuele - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Calledda - Cogodi - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Fadda - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo:
"Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni". (453)
(Pervenuta il 19 giugno 2003 ed assegnata alla prima Commisssione.)
dai consiglieri Pittalis - Lombardo - Corona - Balletto - Giovannelli - Licandro - Milia - Petrini - Pilo - Pirastu - Rassu - Satta:
"Tutela del territorio della Sardegna da inquinamento ambientale proveniente da materiali nucleari". (454)
(Pervenuta il 23 giugno 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che stiamo discutendo il disegno di legge numero 385/A, siamo al punto di dare lettura dell'articolo 4.
Onorevole Fadda, su che cosa intende parlare?
FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, era stato raggiunto un accordo tra la Giunta ed il Consiglio perchè alla ripresa dei lavori si iniziasse con l'interpellanza sul Centro di programmazione.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, in realtà per Regolamento si deve cominciare con le interpellanze, così per giunta eravamo rimasti d'accordo in Conferenza dei Capigruppo, se c'è stato un accordo successivo di spostare ad altro momento va bene, io sono rispettoso di quell'accordo e se loro ritengono possiamo cominciare con le interpellanze e le interrogazioni. Vediamo qual è la prima.
Svolgimento di interpellanzePRESIDENTE. Onorevole Fadda, credo che ci fosse un accordo per una in particolare, per la 373/A. Va bene, onorevole Fadda, lei o uno dei presentatori possono illustrarla. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
INTERPELLANZAFADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sull'assunzione di personale qualificato al Centro regionale di programmazione.
I sottoscritti, premesso che:
- la Giunta regionale, in data 28 maggio 2003, ha deliberato undici nuove assunzioni presso il Centro regionale di programmazione;
- nel maggio del 2002 veniva evidenziata con l'interrogazione n. 478/A la totale irregolarità della deliberazione approvata nella seduta del 30 aprile 2002 che individuava una procedura anomala ("valutare la percorribilità di percorsi alternativi a quello della selezione pubblica già bandita") per l'assunzione di personale qualificato al Centro regionale di programmazione;
- è del tutto insoddisfacente la risposta pervenuta, con nota n. 3145 del 17 maggio 2002, dall'Assessore della programmazione relativa all'interrogazione n. 478/A in quanto sono vistosamente infondate e strumentali le argomentazioni che tendono a giustificare la deliberazione della Giunta regionale tesa unicamente a consentire assunzioni dirette di tipo clientelare nel Centro regionale di programmazione in palese dispregio dei princìpi della Pubblica Amministrazione e in aperta violazione della legge regionale n. 33 del 1° agosto 1975;
- è opportuno ribadire che la legge regionale n. 7 del 1962 é la norma di attuazione della Legge n. 588 del 1962, 1° Piano di Rinascita, e che tali provvedimenti sono superati dalla Legge n. 268 del 1974, 2° Piano di Rinascita, e dalla legge regionale n. 33 del 1° agosto 1975 che è la legge di attuazione della 268. A tal proposito è utile richiamare il disposto dell'articolo 15 della legge regionale n. 33 del 1975 che recita: "E' istituito l'Ufficio del piano economico e dell'assetto territoriale, organo tecnico al servizio di tutti i soggetti che debbono adottare le decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione.
Con legge regionale, che la Giunta presenterà al Consiglio entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, saranno stabiliti l'ordinamento e le funzioni dell'Ufficio regionale del piano economico e dell'assetto territoriale e saranno fissate le modalità di attribuzione allo stesso ufficio del personale qualificato del Centro regionale di Programmazione la cui assunzione sia stata deliberata antecedentemente all'entrata in vigore della legge n° 268 del 1974, e di altro personale regionale.
Nella stessa legge dovranno essere previsti i criteri di transito nei ruoli regionali del personale dell'Ufficio regionale di assistenza tecnica e della Segreteria tecnica del Comitato di coordinamento la cui assunzione sia stata deliberata antecedentemente all'entrata in vigore della legge n° 268 del 1974.
- Fino all'entrata in vigore della legge di cui al presente articolo, il Centro regionale di programmazione, costituito e ordinato secondo le disposizione di cui agli artt. 13,14 e 15della legge regionale n° 7 del 1962, opera come organo tecnico a Servizio di tutti i soggetti che debbono adottare le decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione.";
- in seguito dell'entrata in vigore della legge regionale n. 33 del 1975 l'ordinamento, le funzioni e la riorganizzazione del Centro regionale di programmazione vanno determinate con la legge dell'Ufficio del Piano economico mentre decadono tutti gli istituti previsti dalla legge regionale n. 7 del 1962 relativi alle assunzioni del personale del centro;
- per tale materia l'interpretazione che ha sempre dato la Corte dei Conti è coerente con quanto su riportato, avendo in più occasioni la stessa chiesto il rispetto della legge regionale n. 33 del 1975 in materia di dotazione di personale al Centro regionale di programmazione;
- in seguito all'entrata in vigore della legge regionale n. 33 del 1975 nessuna Giunta regionale ha mai fatto assunzioni secondo le modalità previste dalla legge regionale n° 7 del 1962 e che si è provveduto ad integrare il personale del Centro nel 1983 attraverso pubblica selezione, successiva formazione a cura del Formez, dal novembre 1983 al marzo 1985, e inserimento nel ruolo unico dell'Amministrazione regionale 7a fascia in coerenza con la legge regionale n. 33 del 1975, previo concorso riservato per titoli ed esami indetto nel 1989 e svoltosi nel 1991;
- in data 6 novembre 2001 è stato emesso un bando di pubblica selezione per l'assunzione delle previste unità di personale qualificato, reso pubblico e tutt'ora in corso,
chiedono di interpellare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere:
1) in base a quali considerazioni la Giunta regionale abbia ritenuto di approvare una deliberazione che contrasta palesemente con le norme vigenti in materia di assunzione di personale nella Pubblica Amministrazione;
2) se non ritenga urgente e necessario annullare in sede di autotutela la delibera di assunzione e, vista l'impraticabilità del ricorso alla chiamata diretta per l'assunzione del personale qualificato per il Centro regionale di programmazione, determinare gli atti conseguenti per lo svolgimento della pubblica selezione già bandita.
Si richiede inoltre, in questa sede, tutta la documentazione istruttoria e amministrativa adottata dagli uffici, nonché i pareri espressi dai responsabili del procedimento. (373)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per illustrare l'interpellanza.
FADDA (La Margherita-D.L.). Chiederei cinque minuti perchè anche i colleghi possano arrivare, se lo ritiene, altrimenti non ho nessuna difficoltà ad iniziare perchè non vorremmo creare problemi.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, non ho nessun problema a raccogliere la sua richiesta di sospendere cinque minuti, ho qualche dubbio che in cinque minuti la situazione sia modificata.
FADDA (La Margherita-D.L.). Va bene, accolgo l'invito suo Presidente. Utilizzerò i miei cinque minuti nella replica dopo le dichiarazioni della Giunta.
PRESIDENTE. Quindi l'interpellanza è data per illustrata.
Ha facoltà di rispondere l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Grazie Presidente. Gli onorevoli colleghi nell'interpellanza pongono sostanzialmente tre questioni, la prima delle quali attiene alla vigenza della legge numero 7 del '62. La legge numero 7 del '62 è operativa in tutta la sua ampiezza, infatti non è corretto ribadire che la stessa, in quanto norma di attuazione della legge 588 del 1962, primo Piano di rinascita, contiene provvedimenti superati dalla legge 268/74, cioè secondo Piano di rinascita e della legge regionale numero 33 del '75 che si configurerebbe come legge di attuazione della 268. Va sottolineato che la legge regionale numero 33 del 1° agosto '75 disciplina in generale i compiti della Regione nella programmazione e non semplicemente l'attuazione del secondo Piano di rinascita. Tale legge, secondo quanto richiamato anche nell'interrogazione, prevedeva l'istituzione dell'ufficio del Piano che sarebbe dovuto subentrare al Centro regionale di programmazione assorbendone il personale secondo modalità da stabilire con successiva norma.
La predetta legge numero 33 del '75 dispone che fino all'entrata in vigore della futura norma sull'ufficio del Piano, il Centro regionale di programmazione costituito ed ordinato secondo le disposizioni degli articoli 13, 14 e 15 della legge regionale 7/62, opera come organo tecnico a servizio di tutti i soggetti che debbano adottare decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione. Tuttavia il Consiglio regionale non ha varato la prevista norma sull'ufficio del Piano bensì con la legge regionale numero 5 del 1985, articolo 67, dal titolo: "Funzionamento del Centro regionale di programmazione", ha riconfermato le funzioni del Centro e la vigenza delle norme ad esso inerenti ampliandone ulteriormente le competenze come sopra specificato.
Un anno dopo, con l'approvazione del decreto Presidente Giunta regionale numero 179/86, il Consiglio regionale ha recepito il regolamento di attuazione della legge numero 7/62 istitutiva del Centro, registrata alla Corte dei Conti Sezione per la Regione Sardegna, addì 24 giugno '87, registro numero 1 atto di Governo foglio 27.
La seconda questione attiene alle modalità di assunzione. In ordine alla modalità di reclutamento del personale, l'articolo 14 primo comma della legge istitutiva prevede espressamente che il personale del Centro regionale di programmazione viene assunto a tempo determinato per chiamata diretta su proposta dell'Assessore alla rinascita con decreto del Presidente della Giunta sentita la Giunta medesima. Con la stessa procedura vengono determinate le condizioni di assunzione e del trattamento economico. Così come ribadito nel 1° comma dell'articolo 8 del regolamento per il personale qualificato del Centro regionale di programmazione, emesso con decreto Presidente Giunta regionale nell'86, il personale qualificato del Centro, ove non si tratti di comandati, viene assunto nel numero e secondo le modalità stabilite dagli articoli 13 e 14 della legge regionale 11 luglio 1962 numero 7.
La stessa Corte dei Conti, con l'avvenuta registrazione del D.P.R., ha manifestato il proprio orientamento nell'interpretazione delle norme in argomento. In seguito all'entrata in vigore del Regolamento, la Giunta, in diverse occasioni, contrariamente a quanto affermato, ha provveduto al rafforzamento del Centro regionale di programmazione secondo le modalità previste dalla legge regionale numero 7 del '62. Allo stato posso ricordare in data 16 novembre 1981 che, con decreto numero 1087 è stata assunta presso il Centro un'unità di personale qualificato per chiamata diretta con decorrenza 24 luglio 1981, quindi prima dell'approvazione e registrazione del Regolamento. Successivamente, in data 15 ottobre 1987, l'unità di personale qualificato di cui al precedente punto è stato nominato vice direttore, ma questa è un'altra questione. Nel corso dell'anno '89 sono stati anche nominati i direttori reggenti del Centro regionale di programmazione con le procedure previste sempre dalla legge 7. Infine, nel luglio 2001, ma la ricerca non è ultimata, la Giunta regionale ha assunto per chiamata diretta numero undici unità attingendole per nove unità tra il personale regionale di ruolo già in servizio presso il Centro e per due unità dal personale dell'ufficio regionale assistenza tecnica e sociale.
Per quanto riferito all'affermazione contenuta nell'interpellanza secondo cui si è provveduto nel 1983 all'integrazione del personale mediante una selezione pubblica, è da rilevare che la selezione alla quale fanno riferimento gli interpellanti effettivamente c'è stata con quella del (?), come detto, ma per essere assunto alle dipendenze delle unità delle comunità montane. In corso d'opera è stato modificato e così sono stati assunti alle dipendenze della Regione, cioè ruolo organico e, soltanto successivamente, può essere avvenuto che il Centro abbia assunto ma per chiamata diretta sempre attingendo dal ruolo.
Per quanto riguarda il terzo quesito (salto l'altro perchè diversamente non ho tempo) occorre richiamare all'attenzione che l'Unione Europea, anche per bocca del Presidente della Commissione europea nel gennaio 2003, durante la sua vita in Sardegna, ha indicato nelle carenze del Centro regionale di programmazione uno degli elementi di criticità per l'attuazione delle politiche comunitarie e ne chiese espressamente il rafforzamento. La stessa Unione Europea da ultimo, con la nota numero 10, 70 e 72 del 28 maggio 2003, con la quale la Commissione Europea fa presente che attiverà la procedura formale di formulazione delle raccomandazioni in applicazione dell'articolo 34 punto 2 del Regolamento CEE numero 1260/1999 se entro un mese non si darà conto delle azioni messe in atto per il superamento dei nodi organizzativi riscontrati. In sostanza noi ci siamo trovati di fronte ad un'esigenza assolutamente insuperabile di dare gli adempimenti necessari per il rafforzamento del Centro di programmazione, soprattutto nella funzione di autorità di gestione delle risorse dell'Unione Europea. Queste sono le risposte che sono state formulate in relazione ai quesiti indicati nell'interpellanza di cui si è parlato.
PRESIDENTE. Replica lei, onorevole Fadda? Se ha bisogno, un po' di tempo in più l'ho concesso all'Assessore.
Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per dichiarare se è soddisfatto.
FADDA (La Margherita-D.L.). Credo che l'argomento meriti, ringrazio il Presidente.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa vicenda delle assunzioni, e le dichiarazioni dell'Assessore lo confermano, fotografa, assessore Masala, in modo impeccabile l'incapacità di questa Giunta regionale di risolvere il più piccolo dei problemi e un metodo di gestione del potere che utilizza nel tentare di governare la nostra Regione in totale violazione, assessore Masala, delle leggi. Lei sa benissimo che il parere della Corte dei Conti su queste assunzioni è sempre stato negativo per quanto concerne le assunzioni a chiamata diretta. Dicevo, un metodo complessivo di questa Giunta, ma rimarcato da lei per quanto concerne questa vicenda, un metodo arrogante, un metodo clientelare, pasticcione, contraddittorio e non trasparente, adesso cercherò di dimostrare queste mie affermazioni.
Incapacità. Per effettuare queste assunzioni il primo atto deliberativo, assessore Masala, risale a tre anni or sono, 26 giugno 2001. Poi c'è stata successivamente una delibera del 30 aprile 2002 per valutare la percorribilità di percorsi alternativi a quello della selezione pubblica dichiarando l'urgenza, cioè l'assessore Masala si prende più di un anno per valutare - guardi quanto era complesso il problema - l'ipotesi che si potesse procedere... chiedo scusa al collega Locci, collega Locci, collega Ladu, siccome le interessa… allora dicevo che l'assessore Masala, che adesso ci dichiara che per quanto riguarda l'autorità di gestione è indispensabile e urgente, si è preso un anno di tempo per valutare l'ipotesi alternativa alla selezione pubblica. Non solo, ma la delibera è talmente urgente, che il Presidente della Giunta oggi, dopo un mese e mezzo, non ha ancora firmato l'atto deliberativo. E' passato un anno per valutare questo quindi credo che abbia consultato legali, la Corte dei Conti, abbia fatto un lavoro veramente eccezionale per avere questo parere. Noi abbiamo chiesto, prima con un'interrogazione un anno fa, si poteva fare la selezione pubblica e non è stata fatta, di sospendere quella delibera. Ma credo che sulla legge numero 33 lei ci costringe per la prima volta nella storia, assessore Masala, ad inviare una nota alla Corte dei Conti, io personalmente non ho mai fatto segnalazioni, ma il suo modo di rispondere merita questo e altro che le dirò dopo. C'è stata, a conferma di questo, una delibera della Giunta Floris, assessore Pittalis, che bandiva la pubblica selezione e stabiliva l'organico.
Dicevo, metodo arrogante. Non si risponde alle richieste di documenti, richieste formulate da diversi Gruppi, si chiede di annullare la delibera in senso cautelativo, Assessore, e non viene fatto.
Clientelare. Non c'è bisogno che dica le ragioni perchè è un metodo clientelare, Assessore, deludendo le aspettative di centinaia di persone che hanno fatto la domanda per poter partecipare ad una selezione pubblica per scegliere il meglio che in Sardegna ci fosse sul mercato, per uno degli uffici più importanti della nostra Regione. Non solo, assessore Masala, io mi auguro che lei si sia letto la delibera, perchè non è pensabile che si proceda ad annullare un bando e tenere in piedi la delibera del 2001 della Giunta Floris. Non è possibile che lei proceda ad assunzioni di persone che non sono previste in pianta organica, assessore Masala, dove c'è scritto, assessore Masala, che esiste la qualifica di programmazione socio-economica? Dove c'è scritto che c'è la qualifica di amministrativo? Dove c'è scritto che c'è la qualifica di ricerca? Lei ha falsato anche in questa delibera le qualifiche che erano previste nella pianta organica, quindi non riesco a comprendere in che modo si possa procedere in questo modo. E' prevista una figura soltanto di programmazione socio-economica e lei ne assume due, ma le sembra possibile procedere in questo modo violando non soltanto le leggi, ma le stesse delibere fatte dalla Giunta regionale?
Pasticcione. Guardi, se si legge bene la delibera, Assessore, ci sono errori anche di date sulle delibere stesse, da una parte si dice, Assessore, diciamolo ai sardi che sono stati finalmente superati tutti gli ostacoli dei ricorsi al T.A.R. e lei dopo che la Regione ha vinto un'udienza presso il T.A.R., lei annulla la selezione pubblica per fare delle chiamate dirette, ma stiamo scherzando? E` una contraddizione. Una volta che ci siamo presentati e abbiamo vinto, lei non può annullare quella delibera motivandola con l'urgenza quando è un anno che sta studiando per poter avere la possibilità di fare queste chiamate dirette. Non si annulla il bando senza annullare la delibera originale, Assessore.
Non trasparente. Quali sono le ragioni che hanno spinto la Giunta regionale? Lo sappiamo, assessore, però credo che queste dichiarazioni che lei oggi ha rilasciato in Aula ci costringe a dichiararci non soddisfatti e trasformare l'interpellanza in mozione, non proceda perchè desideriamo che si pronunci il Consiglio, Assessore, è un altro avvertimento. Ma io credo che dopo le vicende che sono successe in altri enti, Assessore, altri enti e altre assunzioni clientelari, dopo la vicenda della finanziaria, io non ho dubbi che tutte le opposizioni saranno costrette a presentare nei suoi confronti una mozione di sfiducia ad personam.
PRESIDENTE. Passiamo ora all'interpellanza 260/A.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico per illustrare la sua interpellanza.
PACIFICO (D.S.). Grazie Presidente, avrei preferito in ordine di tempo illustrare l'altra interpellanza perchè mi pare anche più recente, Presidente, le chiedevo la cortesia di poter illustrare contemporaneamente sia l'interpellanza 260 che la 295.
PRESIDENTE. Va bene. Risparmiamo. Si dia lettura dell'interpellanza numero 295 abbinata all'interpellanza numero 260.
MASIA, Segretario:
INTERPELLANZA PACIFICO - COGODI - DETTORI - DORE - MANCA - ORRU' - PINNA - SANNA Salvatore - SCANO sull'approvazione del progetto e sull'autorizzazione da parte della Giunta regionale alla realizzazione dell'intervento per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1^ categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana, proposto dalla Società Ecoserdiana.
I sottoscritti,
premesso che l'Assessore della difesa dell'ambiente ha riferito (con nota n. 998/02/BC del 9 aprile 2002) che la Società Ecoserdiana di Cagliari ha presentato il progetto per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" in comune di Serdiana;
considerato che:
- il progetto originario approvato e autorizzato prevedeva una volumetria lorda complessiva di 300.000 mc poi aumentata, con successivi provvedimenti autorizzativi, sino a 442.792 mc;
- è stata precedentemente autorizzata la realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B da realizzarsi in località S'Arenaxiu nel comune di Serdiana e che su detto intervento è stata presentata nello scorso luglio un'interpellanza alla quale non è stata mai data risposta;
osservato che la rielaborazione proposta permette di ottenere una volumetria aggiuntiva di circa 140.000 mc di rifiuti urbani abbancabili, immediatamente disponibile, mediante un semplice innalzamento della quota finale di abbancamento dei rifiuti, da m. 262,50 a m. 271, 50 per una volumetria complessiva di circa 611.000 mc lordi comprensivi della copertura finale;
ricordato che lo stesso Assessore ha informato che, con deliberazione n.23/19 in data 18 luglio 2002, la Giunta regionale ha reso il giudizio positivo di compatibilità ambientale prescrivendo una serie di obbligazioni tra le quali la presentazione, in sede di Conferenza istruttoria ex art. 27 del D.lgs. n.22/1997, di ulteriore documentazione;
evidenziato che la Conferenza di cui sopra è stata aperta in data 2 settembre 2002 per l'esame del progetto ed è stata poi aggiornata al 9 settembre 2002 in quanto la Società Ecoserdiana non aveva ancora presentato la documentazione integrativa riguardante il programma dettagliato di ripristino ambientale e chiusura finale come richiesto dalla sopraindicata deliberazione di Giunta regionale n. 23/19;
rimarcato che nel corso della Conferenza medesima sono stati acquisiti i pareri favorevoli dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, del Comune di Serdiana, del Servizio Ispettorato delle Foreste di Cagliari, dell'Amministrazione provinciale di Cagliari, dell'Azienda USL n. 8 e dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente;
preso atto che la Società Ecoserdiana ha successivamente presentato, con nota 2790/BC in data 12 settembre 2002, la documentazione relativa al calcolo della volumetria come chiesta dalla stessa Conferenza, mentre sono stati acquisiti per iscritto i pareri degli Assessorati regionali della pubblica istruzione e dell'industria;
constatato che l'Assessore della difesa dell'ambiente ha proposto alla Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 27 D.lgs. n. 22/1997, l'approvazione del progetto e l'autorizzazione alla rielaborazione, da parte della società Ecoserdiana, della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana, secondo le risultanze emerse in sede di Conferenza e dei pareri resi dai competenti enti;
visto che la Giunta regionale, acquisito il parere favorevole di competenza dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità, udita la proposta formulata dall'Assessore della difesa dell'ambiente, ha deliberato:
a) l'approvazione del progetto per la rielaborazione della superficie della colmata finale dell'impianto di cui sopra;
b) l'autorizzazione alla realizzazione del predetto intervento;
c) di dare atto che la presente approvazione sostituisce ad ogni effetto, visti, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali;
d) di dare mandato al competente Servizio dell'Assessorato della difesa dell'ambiente affinché in sede di autorizzazione all'esercizio dell'impianto vengano recepite le prescrizioni di ordine gestionale previste nel giudizio di compatibilità ambientale espresso con deliberazione della Giunta regionale n. 23/19 del 18 luglio 2002,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali della difesa dell'ambiente e dell'industria per sapere:
1) i motivi che avrebbero indotto la Giunta regionale ad autorizzare l'intervento, proposto dalla società Ecoserdiana di Cagliari, per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana che, pur non comportando un aumento della superficie dell'impianto medesimo e l'esecuzione di ulteriori lavori, determinerà il conferimento di altri 140.000 mc di rifiuti in un territorio gravemente devastato dal punto di vista ambientale e paesaggistico;
2) sulla base di quale documentazione la Giunta abbia espresso un giudizio positivo di compatibilità ambientale, tenuto conto che l'ulteriore conferimento di 140.000 mc di rifiuti in un territorio nel quale sono presenti anche le discariche di Serdiana, ed eventualmente quella di Francischettu, ha un'incidenza assai rilevante dal punto di vista della tutela dei valori naturalistici-paesaggistici e del diritto alla salute dei cittadini;
3) per quale ragione siano state del tutto ignorate le richieste delle popolazioni di quel territorio, e in particolare del comune di Donori che, attraverso il suo Sindaco, ha più volte manifestato la contrarietà a progetti di questo tipo e all'ampliamento della discarica controllata di Su Siccesu;
4) perché la Giunta regionale, e in particolare l'Assessore della difesa dell'ambiente, invochi il rispetto dei diritti e della volontà delle popolazioni locali quando si ha a che fare con alcuni progetti (vedasi il Parco nazionale del Gennargentu) e non vi sia, invece, la medesima attenzione nei confronti delle comunità locali quando esse si siano espresse pubblicamente contro progetti (calati dall'alto) di nuove discariche o di ampliamento di quelle preesistenti ;
5) se corrisponda al vero la notizia che in detta discarica verranno conferiti non solo rifiuti solidi urbani, ma anche materiale (pericoloso e non pericoloso) proveniente da lavorazioni di tipo industriale;
6) se non ritengano opportuno riferire in Consiglio regionale circa la politica ambientale seguita in questi ultimi anni dalla Giunta regionale, in particolare per le gravi insufficienze nella gestione dei rifiuti, visto che la Sardegna registra su questo terreno un ritardo storico, inaccettabile sotto ogni profilo;
7) quali misure intendano adottare per evitare, così come stabiliscono le norme vigenti in materia, che la maggior parte dei rifiuti (circa il 90%) venga conferito ancora in discarica, mentre essi potrebbero diventare una importante occasione di nuova occupazione e di nuova ricchezza collettiva, riducendo al contempo il loro impatto sull'ambiente;
8) quali provvedimenti intendano adottare per verificare che l'eventuale ampliamento venga posto al servizio del sistema pubblico di gestione di rifiuti urbani e quali siano i soggetti preposti a tale controllo;
9) se non ritengano opportuno sospendere detta autorizzazione in attesa che le comunità locali si possano esprimere, con uno specifico referendum, sul progetto di ampliamento della discarica controllata di 1° categoria, in località Su Siccesu, nel comune di Serdiana. (295/A)
INTERPELLANZA Pacifico - Sanna Salvatore - Cogodi - Dettori - Dore - Manca - Orrù - Pinna - Scano sul progetto di realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B da realizzarsi in località "S'Arenaxiu" nel Comune di Serdiana da parte della Società Ecoserdiana S.p.A. di Cagliari.
I sottoscritti,
premesso che la società Ecoserdiana S.p.A. in data 7.5.1984 ha inoltrato una richiesta tendente ad ottenere l'autorizzazione alla realizzazione e alla gestione di un modulo di discarica di tipologia 2C per lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, corredandola di relativo progetto esecutivo in data 11.12.1986;
ricordato che con provvedimento n.16871 datato 23.12.1985, reiterato in data 22.11.91. l'Assessorato regionale della Difesa dell'Ambiente ha emesso il proprio parere favorevole approvando il progetto proposto dalla società Ecoserdiana S.p.A.;
tenuto conto che la realizzazione dell'impianto nella località di S'Arenaxiu ha alimentato fin dall'inizio forti preoccupazioni tra gli abitanti della zona, in particolare sul rischio di rilascio di significative quantità di sostanze tossiche e nocive con situazioni di grave pericolo per l'ambiente e per la salute dei cittadini;
rimarcato che il Comitato per la salvaguardia dell'ambiente di Parteolla, in fase di procedimento per la compatibilità ambientale dell'opera, formulò le seguenti osservazioni:
a) a meno di 2 Km dalla discarica sono localizzati i pozzi di alimentazione dell'acquedotto comunale di Dolianova;
b) le aree immediatamente circostanti la discarica sono destinate a colture ad alta redditività ;
c) gli strumenti urbanistici del Comune di Donori prevedono la localizzazione di insediamenti industriali e di una zona sportiva a meno di 2 Km di distanza;
sottolineato che in data 6.7.92 il Ministero dell'ambiente, di concerto con il Ministro per i beni culturali ed ambientali, ha espresso un giudizio positivo circa la compatibilità ambientale del progetto di "Impianto di eliminazione di rifiuti tossici e nocivi mediante trattamento e stoccaggio in discarica di II categoria, tipo C in Comune di Serdiana, località S'Arenaxiu";
evidenziato che nell'esprimere giudizio positivo detti Ministeri hanno imposto l'ottemperanza di numerose e puntuali prescrizioni tra le quali occorre menzionare la richiesta ai soggetti pubblici competenti di:
a) imporre un vincolo di inedificabilità sull'area compresa in un raggio di 2 (due) km dal sito dell'opera;
b) definire, al termine dell'esercizio degli impianti, destinazioni d'uso delle aree, da questi interessate, che non comportino rischi per la salute, la sicurezza e l'ambiente;
c) proseguire le azioni di monitoraggio della qualità delle acque di falda per un periodo di tempo di almeno 50 (cinquanta) anni;
rilevato che la realizzazione di detto modulo di discarica 2C (che prevede un volume di 132.000 mc. di rifiuti speciali realizzato in parte in escavo e in parte in rilevato) è inserito in un preesistente e più vasto impianto modulare di smaltimento, articolato in moduli di discarica di I categoria e di II categoria di tipo B;
ricordato che la realizzazione della discarica di tipologia 2 C è stata a suo tempo denegata dall'amministrazione regionale in quanto tale tipologia era espressamente vietata dal Piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti del 1992;
evidenziato che la società Ecoserdiana S.p.A., preso atto della impossibilità di realizzare in Sardegna un impianto di tipo 2C, ha richiesto l'autorizzazione a realizzare un impianto per lo smaltimento di rifiuti speciali, di tipologia 2B, in quanto compatibile sia con la pianificazione regionale del 1992 che con quella attualmente in corso, già predisposta ed in procinto di essere esaminata da parte della Giunta regionale;
tenuto conto che il parere positivo da parte del Ministero dell'ambiente sulla valutazione di impatto ambientale del progetto è relativo solo all'impianto originario di tipo 2C, mentre per quello attuale manca qualsiasi parere positivo circa la sua compatibilità ambientale;
preso atto della diversa natura della tipologia di rifiuti da smaltire nell'impianto della tipologia 2B ;
ricordato che nei giorni 10.1.2002, 21.1. 2002 e 4.2.2002 si è tenuta, presso l'assessorato della Difesa dell'Ambiente, la Conferenza Istruttoria, di cui all'articolo 27 del decreto legislativo n. 22 del 1997, sul progetto definitivo dell'impianto da realizzarsi in località S'Arenaxiu, alla quale non sono stati invitati i sindaci di Dolianova e di Donori a cui viene chiesta la modifica del Piano Urbanistico per poter realizzare l'impianto;
rilevato che la Conferenza Istruttoria si è conclusa con l'espressione di una valutazione favorevole alla realizzazione dell'impianto in argomento da parte di tutti i partecipanti;
sottolineato che la Giunta regionale della Sardegna, con deliberazione n. 10/50 dell'8 aprile 2002, in accoglimento della proposta dell'Assessore della difesa dell'ambiente, ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B, per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, presentato dalla Società Ecoserdiana S.p.A., da realizzarsi in località S'Arenaxiu, nel Comune di Serdiana;
tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali dell'ambiente e dell'industria per sapere:
1) il motivo per cui la Giunta regionale ha ritenuto di approvare il progetto definitivo per la realizzazione di un impianto di discarica controllata per lo smaltimento di rifiuti speciali senza che vi fosse uno specifico parere positivo di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell'ambiente, visto che quello rilasciato in data 6 luglio 1992 riguarda esclusivamente l'impianto di tipologia 2C (non previsto dal Piano regionale dei rifiuti del 1992) e non quello della tipologia 2B approvato lo scorso 8 aprile con deliberazione della Giunta n.10/50;
2) se non ritengano opportuno, nell'ambito delle specifiche competenze di ciascuno, attivare tutti gli strumenti e le iniziative necessarie a richiedere una nuova pronuncia di compatibilità ambientale dell'impianto che dovrà realizzarsi in località S'Arenaxiu, visto che, come sottolineato anche dal Rappresentante del C.F.V.A nel corso della Conferenza Istruttoria, vi è una sostanziale diversità tra i rifiuti da smaltire nell'intervento attuale rispetto a quello originario;
3) se il rispetto delle prescrizioni tecniche poste dal Ministero dell'ambiente in occasione del parere positivo di compatibilità ambientale dell'impianto della tipologia 2C siano oggi sufficienti, oltre che a prevenire il rischio di un eventuale rilascio di sostanze tossiche e nocive, di contaminazione delle falde acquifere, del suolo e dell'aria, anche al rispetto della legislazione vigente (Decreto Ronchi del 1997);
4) se il parere espresso dal Ministero dell'ambiente nel luglio del 1992 sia compatibile con le modifiche del tessuto urbanistico e dell'espansione abitativa avvenute dalla data di valutazione di impatto ambientale;
5) se la Giunta non ritenga opportuno sospendere l'autorizzazione concessa per l'impianto da realizzare nel sito di S'Arenaxiu fino a un nuovo parere da parte del Ministero dell'Ambiente sulla valutazione di impatto ambientale dell'opera;
6) quali misure l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente intenda adottare affinché in fase di autorizzazione all'esercizio dell'impianto vengano recepite tutte le prescrizioni per una corretta gestione della discarica ;
7) quali misure l'Assessorato regionale dell'industria intende adottare per evitare che, in fase di gestione dell'impianto, i materiali estratti negli scavi per la risagomatura del sedime della discarica non vengano alienati come prodotti di cava, bensì utilizzati nella ricopertura finale della discarica al suo esaurimento. (260)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico.
PACIFICO (D.S.). Per brevità, ma anche per conoscenza da parte dei colleghi, mi rivolgo all'assessore Pani competente in materia, per chi non avesse nozioni dei dati ricordo che l'impianto della discarica di Serdiana nasce nel 1985 e, ad oggi, è considerata la discarica controllata più grande d'Europa. E` un fatto pressoché unico nella politica di smaltimento dei rifiuti in qualsiasi paese europeo, e quindi un'anomalia direi tutta sarda da questo punto di vista. Il sito nel quale sorge l'impianto ha una forte caratterizzazione geologica di tipo sabbioso, quindi abbastanza permeabile; e questo è stato anche nel passato fonte di controversia da parte dei tecnici che hanno supportato il progetto. Direi anche che l'impianto è di tipo monopolistico in Sardegna perchè per tantissimi anni sono stati conferiti i rifiuti di tutte e quattro le province della Sardegna, fino alle dimensioni che abbiamo oggi che l'hanno fatta diventare la più grande d'Europa.
Una delle questioni che credo sia prioritaria è che si parla sempre di un impianto sito nel comune di Serdiana. Questo di fatto è vero, dal punto di vista geografico è nel territorio del comune di Serdiana, però il sito si incunea totalmente nel territorio di Donori, a meno di due chilometri dal centro abitato e a circa 500 metri dagli insediamenti produttivi, dal PIP di Donori, dove sono ubicati recentemente, e sono nati in questi ultimi anni moltissime attività di tipo industriale e artigianale, tra l'altro anche di tipo alimentare, che quindi richiedono un maggiore controllo dal punto di vista ambientale, tipo caseifici, oleifici. E` una zona artigianale che è in continua espansione; tanto più che questa zona artigianale in continua espansione è finanziata pressoché totalmente dalla Regione, e non si comprende questa duplice differenza, da una parte la Regione finanzia insediamenti produttivi nell'ambito di un territorio che non dovrebbe in teoria averli in quanto è vicino a una discarica di tale fatta e di tale tipologia.
Ricordo anche che tutti i contenziosi che ci sono stati per quanto riguarda l'insediamento della discarica di Serdiana sono stati sempre in carico proprio per questo motivo al comune di Donori, la cui comunità è la prima a subirne gli effetti, direi in alcuni casi devastanti. L'intero Parteolla oggi e quella zona è una zona ad elevata dinamicità imprenditoriale dal punto di vista agroalimentare, dal punto di vista vitivinicolo, dal punto di vista di produzioni alimentari, e direi che anche a livello nazionale e internazionale alcune produzioni sono diventate al top, per cui a maggior ragione non si comprende il perchè dell'ulteriore ampliamento di una discarica che ha raggiunto i massimi livelli già da diversi anni.
Io mi riferisco in questo caso soprattutto all'ultimo provvedimento della Giunta regionale, che è il provvedimento relativo all'ampliamento dell'impianto di discarica controllata di prima categoria Su Sicesu. Ricordo all'Assessore che il progetto originario prevedeva 300.000 metri cubi, con la volumetria concessa si arriverebbe ad un totale di circa 611.000 metri cubi, con una soprelevazione della discarica di 271 metri ulteriormente rispetto al livello esistente.
Assessore, devo dirle che sono stupito della celerità con cui è stato approvato questo progetto. Ricordo che nelle Giunte regionali precedenti, quelle del centrosinistra, tra l'altro l'Assessore dell'ambiente è un attuale componente della vostra maggioranza, l'assessore Onida, allora assessore dell'ambiente, negò ripetutamente questo tipo di ampliamenti a fronte della resistenza che le popolazioni del Parteolla e di Donori posero in quelle occasioni.
Ebbene, in data 9 aprile 2002 lei, Assessore, comunica la presentazione del progetto da parte della società di Ecoserdiana. In data 18 luglio 2002 la Giunta regionale esprime, su sua proposta, il parere di compatibilità ambientale. Finalmente vengono convocate le conferenze di servizio e nell'ultima, in data 12 settembre 2002, viene documentata nell'ambito di quella seduta la documentazione da parte della ditta che è proponente del progetto.
Una delle questioni fondamentali è che a quella conferenza di servizi non venne invitato il sindaco di Donori, comune che risente prioritariamente delle conseguenze dell'impatto ambientale della discarica e rappresentante di quella comunità. Il comune di Donori propone ricorso al T.A.R. per tale motivazione ottenendone poi assolutamente ragione. Le ragioni adottate dal T.A.R. sono di fatto poi le stesse ragioni che sono state poste nell'interpellanza da noi proposta a suo tempo.
La ditta Ecoserdiana e la Regione ricorrono al Consiglio di Stato che dà torto ad entrambe, sulla procedura ovviamente, ma comunque dà torto ad entrambe. Credo che anche per i colleghi appare emblematico che la Giunta regionale ricorre insieme ad un'azienda privata interessata ad una sentenza a favore di una piccola comunità che da sempre è costretta a difendersi per vie legali, soltanto l'ultimo ricorso al T.A.R. è costato al comune di Donori oltre 100 milioni delle vecchie lire. Questa è una delle considerazioni, ma stupisce ancora che nonostante la sentenza del Consiglio di Stato, l'Assessore ha ripreso l'iter di questa procedura riconvocando una conferenza dei servizi. A questa conferenza dei servizi si è arrivati in una maniera più congrua, nel senso che sono stati coinvolti tutti i sindaci delle comunità interessate, quindi anche Dolianova oltre che Donori e, in quell'occasione, però si è verificato un fatto emblematico che credo sia sintomo di come avvengono le cose nella politica in Sardegna.
Il Consiglio provinciale di Cagliari con deliberazione unanime dei presenti esprime parere contrario rispetto a questo tipo di provvedimento di ampliamento della discarica di Su Sicesu. Nonostante tutto i tecnici del Consiglio provinciale presenti nella conferenza di servizio esprimono invece un parere favorevole. E' incredibile a dirsi ma pare che la motivazione dell'Assemblea consiliare non sia pervenuta agli uffici competenti della Provincia e quindi i tecnici si sono sentiti liberi di poter esprimere un loro parere, è un fatto che io ritengo alquanto strano.
La seconda considerazione, Assessore, per concludere prima di passare alla discarica di S'arenaxu, è che nella politica dello smaltimento dei rifiuti lei col piano presentato ad ottobre del 2002 afferma che quanto è in progettazione in Sardegna per le discariche che sono in costruzione si può affermare tranquillamente che vi è la possibilità di poter smaltire quanto da noi prodotto per diversi anni senza doverne progettare ulteriori. Ebbene, non è previsto in nessuno dei vecchi piani regionali, neppure nell'ultimo da lei presentato, l'ampliamento della discarica di Su Sicesu, e questo è incomprensibile nel momento in cui lei afferma che si stanno costruendo altre discariche nell'ambito regionale, quindi perchè continuare a dover implementare quella discarica.
La seconda questione è come la Giunta regionale, ma io credo anche lei competente nella materia dello smaltimento dei rifiuti, non si sia posto una considerazione. Noi abbiamo finanziato nel 1998 il terzo forno del CASIC. Per questo forno ancora non sono iniziati i lavori, il secondo forno funziona a regime assolutamente ridotto, da soli sarebbero sufficienti per poter smaltire quanto si sta cercando di accumulare ancora nella discarica di Ecoserdiana, eppure nessun provvedimento è stato posto in essere dalla Giunta per richiamare il CASIC alle responsabilità rispetto ai finanziamenti che la Regione ha devoluto; e questo appare incongruo rispetto ai provvedimenti che invece vengono messi in campo sempre verso una direzione ben precisa.
La seconda interpellanza, che era la prima in ordine temporale, era riferita invece all'impianto di tipologia 2B di S'Arenaxu e devo dirle onestamente, Assessore, che anche qui vi sono delle incongruenze assolutamente incomprensibili e, a mio avviso, delle forzature. Già nel 1984 (lei conosce meglio di me la storia, ma forse molti colleghi non la sanno) vi è una prima richiesta di un modulo di discarica di tipo 2C per lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, non di rifiuti ordinari; nel 1986 la ditta presenta addirittura il progetto esecutivo. Fin dall'inizio tale progetto ha provocato fortissime reazioni nelle popolazioni a livello locale, si formò addirittura un comitato di salvaguardia dell'ambiente del Parteolla che evidenziò quanto noi già sappiamo e abbiamo denunciato, che a meno di due chilometri di distanza dalla discarica sono localizzati i pozzi di alimentazione dell'acquedotto di Dolianova, che il Puc di Donori prevede la localizzazione di insediamenti industriali e di una zona sportiva nell'ambito dei due chilometri, che le aree immediatamente circostanti sono destinate a...Presidente, erano due le interpellanze.
PRESIDENTE. Erano due, infatti abbiamo sommato cinque minuti più altri cinque sono dieci, le do un minuto per arrivare alla conclusione.
PACIFICO (D.S.). Grazie. Che le aree immediatamente circostanti sono destinate a culture vitivinicole ad alta redditività; che detto modulo di 132.000 metri cubi di rifiuti tossici e nocivi è inserito in un preesistente e più vasto impianto di smaltimento di tipo B) quindi in una zona ampiamente degradata. Nonostante tutto, mi riservo poi nella risposta di esprimere le ulteriori considerazioni di incongruenza rispetto alla deliberazione posta in campo, nonostante tutto, nonostante vi siano vincoli che sono stati posti dal Ministero e nonostante il parere di impatto ambientale posto dal Ministero riguardi una discarica di tipo diverso, è stata approvata da Lexus su proposta della Giunta regionale la realizzazione di una discarica di tipo 2C che a suo tempo è stata negata anche questa dall'amministrazione regionale, in quanto tale tipologia era espressamente vietata dal piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti del 1992. Le ricordo che nel frattempo il decreto Ronchi ha posto ulteriori limiti e che le condizioni urbanistiche, di espansione urbanistica della zona, sono totalmente cambiate rispetto all'impatto ambientale che voi avete considerato del 1992 per far ottenere questa autorizzazione del 2002.
PRESIDENTE. L'Assessore dell'ambiente può rispondere tenendo conto che sono due le interpellanze. Senza interruzione risponda a tutte e due.
Per esprimere il parere della Giunta sulle interpellanze numero 260 e 295 ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
PANI Assessore della difesa dell'ambiente. Signori interpellanti, consiglieri regionali, rispondo in un'unica soluzione alle due interpellanze, 295 e 260, perchè ritengo che, così come d'altra parte ha affermato anche uno dei proponenti delle due interpellanze, rispondono tutte e due ad un unico quesito e ad un unico problema.
Si deve rilevare innanzitutto che si tratta di una serie di problemi connessi alla gestione delle discariche pubbliche che nascono nel lontano 1984 e che quindi hanno una storia particolare non solo come localizzazione, ma anche come procedure di attività connesse alle necessità che al momento, via via negli anni, si sono presentate.
La deliberazione più volte citata dall'onorevole Pacifico è riferita all'approvazione di un progetto di discarica controllata di tipologia 2B, riformulata rispetto ad un progetto presentato dalla stessa società nel 1986, stiamo parlando quindi di anni lontani nel tempo dall'attuale situazione, per la quale era stata richiesta una autorizzazione, così come ha ricordato lo stesso interpellante, di tipologia 2C.
La società aveva inoltre presentato una richiesta tendente ad ottenere per tale tipologia 2C (ricordo che la 2C interessa la discarica di rifiuti tossici e nocivi) corredandola del relativo progetto esecutivo in data 11/12/1986. Con provvedimento allora ministeriale, perchè le discariche di tipo 2C sono sottoposte alla via nazionale, ovvero alla valutazione di impatto e di incidenza ambientale, il Ministero aveva opposto il diniego ed il richiedente aveva nel frattempo disposto un ricorso all'autorità giurisdizionale competente.
Con un provvedimento del 5 novembre 1992 l'allora Assessore della difesa dell'ambiente aveva espresso, per quanto di propria competenza, parere negativo alla realizzazione da parte della società Ecoserdiana dell'iniziativa proposta per la non conformità delle scelte pianificatorie effettuate dalla Regione che non prevedevano l'attivazione di nuove discariche di tipologia 2C; quindi la struttura regionale e l'assessorato regionale all'ambiente si erano uniformati a quelle che erano le decisioni ministeriali.
Il provvedimento 33085 del '92 è stato impugnato dalla società Ecoserdiana dinanzi al T.A.R. che si è pronunciato con sentenza 16/96 a sua volta assoggettata ad impugnazione tuttora pendente presso il Consiglio di Stato. In data 26/11/2001 (arriviamo finalmente a periodi più correnti) la società Ecoserdiana ha inoltrato all'Assessorato alla difesa dell'ambiente una richiesta ai sensi dell'articolo 27 e 28 del decreto Ronchi tendente all'ottenimento dell'autorizzazione per la realizzazione e gestione di una discarica controllata di tipo 2B. Quindi ha cambiato totalmente il tipo di richiesta per la discarica per la quale si apprestava a presentare il progetto modificando la tipologia anche con l'avvenuta modifica delle disposizioni di legge che stabilivano per la tipologia 2B dei rifiuti il rilascio dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, comunque certamente senza che questi rifiuti, pur contenendo prodotti tossico-nocivi, dovessero essere questi non in grado di cedere sostanze inquinanti, mentre la discarica veniva regolarmente posta sotto controllo e soprattutto doveva seguire le procedure, per quanto previste dalla legge, che garantivano la gestione delle discariche di tipo 2C.
Il progetto in argomento ha ricevuto il parere positivo dai vari Ministeri, ma si deve evidenziare che tale impianto nasce con le caratteristiche di discarica di tipologia 2C che comporta molti più ampi presidii di quelli usualmente previsti per le discariche di tipologia 2B e fornisce molte più garanzie di tutela delle componenti ambientali. Il provvedimento 33085 del 5/11/92, citato dagli interroganti, non costituisce quindi una mancata approvazione della discarica di tipologia 2C dal punto di vista tecnico ma programmatorio, in quanto la Regione Sardegna non aveva previsto nello strumento di pianificazione del 1992, così come ha ricordato l'onorevole Pacifico, la realizzazione di discariche di tipologia 2C.
Il modulo per altro che si è approvato, si ribadisce ancora una volta, di tipologia 2B, e quindi destinato allo smaltimento di rifiuti non pericolosi per l'ambiente, le strutture competenti hanno ritenuto che sia i presidii previsti per la realizzazione che per le prescrizioni emerse in sede di valutazione ambientale fossero sufficienti a garantire la tutela ambientale nei territori interessati, in quanto il progetto, sebbene preveda lo smaltimento dei rifiuti di tipologia 2B, mantiene le caratteristiche strutturali di discarica di tipologia 2C, così come già sottolineato, e vengono proposti livelli di impermeabilizzazione di tenore più elevato rispetto anche alla direttiva comunitaria 99/31 in via di recepimento da parte dell'amministrazione regionale.
Si evidenzia infine che il servizio gestione rifiuti ed il servizio SISVEA dell'Assessorato della difesa dell'ambiente, già nell'ambito della conferenza istruttoria, avevano vincolato il proprio parere ad una serie di prescrizioni da riportare nel provvedimento autorizzativo alla gestione che per altro la stessa Giunta regionale ha fatto proprie nel dispositivo di deliberazione.
Data questa risposta di carattere tecnico e, se vogliamo, burocratico, merita qualche riflessione il problema del recepimento ed individuazione dei siti idonei perchè questi siti diventino discariche autorizzate e assolutamente legittime. Che le discariche debbano esistere anche nella normativa più rigorosa e più recente è un fatto accertato ed acclarato, perchè non è possibile che il risultato finale di qualsiasi procedura - se vogliamo allargare il termine - di valorizzazione del rifiuto, di eco-valorizzazione, di eco-sfruttamento, deve comunque produrre un risultato di ceneri che comunque inertizzate devono andare in discarica; su questo penso che i consiglieri interroganti siano perfettamente d'accordo col sottoscritto.
Fatta questa considerazione e, posto che mi sembra che, credetemi col rispetto che io porto verso questa istituzione, non sia neanche raffrontabile il fatto che quella discarica sia definita la più grande d'Europa, perchè se facciamo soltanto un raffronto sulla discarica che ancora esiste...
PRESIDENTE. La prego assessore di arrivare alla conclusione.
PANI Assessore della difesa dell'ambiente.... per lacittà di Roma, parliamo di una discarica che oggi è controllata attraverso un sistema di elicotteri che presidiano il territorio. Quindi, per cortesia, non lasciamoci andare ad immagini di carattere, se mi è consentito, demagogico, ma che non interessano quel territorio. Quella discarica è una discarica certamente utile, certamente gestita in termini di massimo rigore, certamente in situazioni di emergenza che è destinata, entro breve termine, anche con le ultime considerazioni che sono state fatte in ordine al provvedimento della sua maggiorazione soltanto limitata temporalmente al recepimento di una nuova discarica, cosa che si sta facendo proprio in questi giorni con le conferenze di servizio le più idonee, soprattutto le più coinvolgenti le amministrazioni locali che finalmente, avendo capito che si parla di argomento diverso dal rifiuto tal quale che va in discarica rispetto al rifiuto invece prodotto da un impianto di incenerimento, il problema va modificandosi. Sotto questo titolo e questo sotto aspetto, credetemi, ho fatto del mio meglio per cercare di ottenere i consensi allargati anche ai territori non direttamente interessati a questa discarica, perchè attraverso il consenso più ampio possibile si arrivasse ad una provvisoria concessione di ulteriori spazi, di ulteriore collocazione dei rifiuti che dovranno essere inertizzati rispetto al passato, certamente con una gestione totalmente diversa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico per dichiarare se è soddisfatto.
PACIFICO (D.S.). Signor Presidente, io devo prendere atto per l'ennesima volta che sarebbe meglio neanche avere risposte per le interpellanze perchè poi alla fine, al di là del dato tecnico esposto e della tempistica delle vicissitudini, dei vari ampliamenti della discarica di Serdiana, dal punto di vista della risposta della volontà politica dell'Assessore non si evince molto se non la volontà di continuare a perseguire l'ultimo ampliamento di Su Sicesu (?) che mi sembra, nell'ultima considerazione posta dall'Assessore Pani, la considerazione finale.
Credo che l'Assessore abbia detto bene, si dovrebbe porre in atto e porre in essere il coinvolgimento delle popolazioni interessate e guarda caso qui abbiamo un esempio eclatante, che la popolazione che viene interessata per bocca del suo sindaco e del Consiglio comunale nella sua interezza, è assolutamente contraria a questo tipo di ampliamento e a questo tipo di continua sommazione di ampliamenti su questa discarica. Preso atto di questo io l'ho sentita spesso dire le stesse identiche cose anche per quanto riguarda i parchi, soprattutto per quanto riguarda il parco del Gennargentu, non si comprende perchè si devono sentire le popolazioni interessate per quanto riguarda un versante per poter bloccare l'istituzione dei parchi, mentre dall'altra parte le popolazioni interessate che chiedono di bloccare gli ampliamenti di una discarica abnorme invece non devono essere prese in considerazione, tanto che la Regione, insieme alla ditta privata, ricorre al Consiglio di Stato contro quell'amministrazione comunale, contro i propri cittadini, e questo appare assolutamente incongruo rispetto agli eventi, tenendo conto ancora più del fatto che si sta andando all'individuazione di ulteriori discariche nell'ambito regionale, lei l'ha affermato anche adesso, con conferenze di servizi che sono in campo, quindi non si comprende, a maggiore ragione, perchè si debba chiedere a questa popolazione e a questo territorio questo ulteriore sacrificio. Credo che sarebbe più opportuno per il futuro invece, ma anche nell'immediato, programmare un'opera di recupero e di risanamento che garantirebbe comunque qualità all'ambiente ma anche posti di lavoro e che alla ditta interessata non toglierebbe assolutamente niente.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione degli articoli del disegno di legge numero 385/A. Si dia lettura dell'articolo 4.
CAPPAI, Segretario:
Art. 4
Determinazione del canone di locazione
degli alloggi assegnati ai profughi
1. Il comma 8, dell'articolo 3, della legge regionale 5 luglio 2000, n. 7 (Nuova disciplina per la fissazione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Modifiche e integrazioni alle leggi regionali 6 aprile 1989, n. 13 e 22 agosto 1995, n. 22), è sostituito dal seguente:
"8. Per gli alloggi assegnati ai profughi ai sensi dell'articolo 17 della Legge 4 marzo 1952, n. 137, e successive modificazioni, il canone di locazione è determinato dagli enti gestori in misura pari alle spese generali e di amministrazione ordinaria e straordinaria, oltre a una somma pari allo 0,50 per cento annuo del costo di costruzione. Dal 1° gennaio 2002, il suddetto canone è elevato del 50 per cento e, per gli anni successivi, è aggiornato in misura pari al 75 per cento della variazione ISTAT dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nell'anno precedente.".
PRESIDENTE. All'articolo 4 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Emendamento soppressivo totale Vassallo - Cogodi - Ortu
Art. 4
L'art. 4 è soppresso. (4)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento.
VASSALLO (R.C.). Sì, il soppressivo dell'articolo 4 si motiva - Presidente e colleghi - per il semplice fatto che così come è formulato l'articolo 4 reca norme incongruenti ed anche inapplicabili, perchè a parte la materia, che forse varrebbe la pena un attimo approfondire, perchè riguarda la determinazione del canone di locazione degli alloggi assegnati ai profughi, reca norme retroattive, nel senso che nel secondo comma dell'articolo 4 si dice: "Dal gennaio 2002 il suddetto canone è elevato", per cui una formula di rivalutazione del canone stesso.
Adesso appare improprio che il Consiglio regionale possa in maniera retroattiva applicare modifica di condizioni contrattuali e concessorie già precedentemente emanate, per cui è chiaro che l'articolo, così come è presentato, non può essere votato perchè non può esplicare poi praticamente la sua efficacia. Oltre a questo, forse sarebbe bene che questo argomento torni alla Commissione competente, che si abbia modo di riaffrontarlo ed anche di approfondirlo, perchè sarebbe utile conoscere anche quanti in Sardegna sono ancora i profughi, visto che la stessa legge dello Stato, la numero 763 del 1981 e successive modificazioni, chiarisce chiaramente chi sono i profughi e chi mantiene per quanto tempo questa caratteristica, per cui allo stato attuale a noi risulta che in Sardegna non c'è nemmeno un profugo, perchè dopo due anni - di quella dell'approvata condizione, nel senso che c'è un Decreto Ministeriale che fa sì che uno sia considerato profugo - decade questa fattispecie per cui, per quanto riguarda questa casistica degli alloggi, non ha più la caratteristica di profugo. Per cui, dato che non se ne vede l'urgenza, dato che abbiamo una norma palesemente in contrasto con la legislazione, per cui non sarebbe possibile comunque applicarla, ritengo che questo articolo si possa soprassedere, per cui si possa anche respingere non approvandolo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Businco, relatore.
BUSINCO (Rif. Sardi - U.D.R.), relatore. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta è contraria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Già l'altro ieri su questa legge si è potuto votare e non si è mai capito bene su che base e su che motivazione. Mi rendo conto che il relatore possa anche esprimersi in maniera contraria e lo stesso la Giunta, io vorrei capire però su quali motivazioni si esprime questa contrarietà, e quanto meno se non si ritenga opportuno modificare la retroattività di un aumento di canone che non può essere fatta, nel senso che le parti contrattuali già poste in essere, per cui in questo caso i locatori che hanno già stipulato contratti con terzi, non possono essere messe in discussione a posteriori. Per cui non è possibile dire che dal primo gennaio 2002 il suddetto canone è elevato, perchè stiamo parlando del primo gennaio 2002. Noi oggi siamo nel giugno 2003! Per cui chiedo al relatore di conoscere le motivazioni che portano a dire che è contrario all'emendamento. Quali sono queste motivazioni?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, per comprendere meglio e poter fare una valutazione seria (io non mi intendo molto), già l'articolo 3 contiene tre eventualità, se n'è discusso la volta scorsa: eventualità ha quasi un che di spagnolo, quasi una disponibilità che non è che mi vedesse molto convinto, infatti io non votai quell'articolo.
Adesso avrei bisogno di conoscere meglio cosa si intende per spese generali e di amministrazione ordinaria e straordinaria, come se le spese generali di amministrazione ordinaria e straordinaria, soprattutto la straordinaria, devono gravare sul canone di un disgraziato che ha bisogno anche di una casa; di straordinaria sarà cagione di qualche altro motivo, che non dipende da chi fruisce di questo bene, vorrei comprenderlo meglio, non ne capisco il senso e condivido in gran parte le motivazioni portate dal collega Vassallo; gravare improvvisamente di questi oneri gli utenti non appare una cosa molto sensata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, la nostra opinione è che l'emendamento 4 sia largamente condivisibile per alcune ragioni che sfuggono alla lapidaria liquidazione del parere sia della Commissione che della Giunta per una serie di ragioni. La prima questione è che, collega Businco, stiamo parlando di profughi e stiamo applicando un canone che, a conti fatti, è superiore ai canoni sociali che si applicano oggi nell'ambito degli alloggi di edilizia popolare e non mi sembra questo un atteggiamento serio, corretto, attento al merito dei problemi che riguardano particolari categorie di persone. Sarebbe stato più semplice riferirsi a quanto previsto già alla legge 13 e si sarebbe contenuto il danno.
La seconda questione - ed è bene che i colleghi siano avvertiti di questo - è che noi stiamo parlando di una categoria di profughi che risale alla definizione degli anni '60 e che sarebbe stato necessario in questo contesto cominciare ad elaborare un aggiornamento che guardi agli scenari mondiali internazionali che si stanno verificando in questi tempi, con nuove categorie di profughi, con persone e necessità di avere alloggi di servizio che sono sempre meno e sempre meno disponibili, e quindi comprendere in una categoria come quella dei profughi un insieme di soggetti deboli, assai più ampi di quelli che sono previsti in questa logica. Poi, una preghiera: evitateci questi contorsionismi legislativi!
Il canone é fissato sulle spese, poi sono aumentate del 50 per cento a decorrere dal primo gennaio 2002, ma fate i calcoli complessivamente, abbiate la gentilezza almeno di predisporre un emendamento fra i tanti - anche inutili - che vengono presentati dalla maggioranza e dalla Giunta che sintetizzi, attualizzi il senso di una norma che è superata, perchè non si può aggiornare un dato, perchè io oggi, applicando questa norma sono costretto a fare i calcoli delle spese di ordinaria e straordinaria amministrazione ad oggi, sono costretto a sommare il 50 per cento oggi, sono costretto a sommare il 75 per cento della variazione del costo della vita per un anno oggi. Allora tanto vale che questo articolo venga cassato e la Giunta si impegni a modificare la legge 13 in un senso più estensivo che guardi non solo ai sardi che hanno maggiore bisogno ed attenzione in materia di edilizia residenziale, ma ad una categoria di profughi che sia più ampia e più attualizzata rispetto a questa che risale niente meno che al 1952.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Non comprendo perchè di fronte a delle osservazioni, delle proposte che sono di evidenza solare, questo Consiglio regionale, i suoi componenti, che sono i legislatori, principalmente la Giunta che avanza una proposta di legge, devono far finta di non sentire, di non capire e di non voler essere utile a nulla.
Questo articolo 4 di questa legge è in ogni caso improcedibile; dico la prima ragione: si prevede un aumento di un canone, siano profughi o non profughi i destinatari del provvedimento, con decorrenza primo gennaio 2002. Si può dire che è un errore tecnico perchè la legge è stata presentata nel 2001? No, non è un errore tecnico, è una grande idiozia perchè la legge è presentata il 18 dicembre 2002 dalla Giunta e dall'Assessore Masala. Ma qualcuno è in grado di spiegare ad una persona normale che non sia legislatore, ad un passante per strada, come fa colui che dà un alloggio in affitto ad aumentare il canone con effetto retroattivo? Cioè, l'Assessore presenta la legge il 18 dicembre 2002 e dice: "A quelli, chiunque siano - ripeto - profughi o non profughi, il canone è aumentato a decorrere dal primo gennaio 2002", cioè da un anno prima ti aumento il canone. Ma vi sembra una cosa non dico logica, ma legittima? Come si può aumentare un canone per legge a chi non lo sapeva? E che punizione volete dare al prossimo? Al Cittadino, voglio dire! Allora, il collega Vassallo propone un emendamento, il collega Vassallo lo illustra, lo dice e qui: "Sì, ma, insomma…". Quello non è un modo di fare leggi, non serviamo a niente, ma tecnicamente, ma si alzi un ragioniere, un passante e dica: "Non si può!" Però voi state zitti, continuate a far finta che l'attività legislativa sia un gioco, un passatempo, e allora almeno su questo punto per favore si dica che questo articolo è improcedibile, perché è del tutto impossibile nella sua esplicazione pratica.
Due: si prevede ancora un aumento di canone (questo è già stato detto da Vassallo, ma anche adesso, da ultimo, da Gian Valerio Sanna) in ragione di una variabile che dipende da altri, cioè in ragione delle spese generali di amministrazione ordinaria e straordinaria. Ma insomma, non ho capito: se un proprietario di casa affitta a te, Masala, che proponi la legge, un alloggio, una casa e ti dice: "In partenza è un milione al mese e il canone aumenta in ragione alle spese di amministrazione che io faccio, non che tu fai, io!" Per cui io scialacquo nelle spese di amministrazione, faccio quello che mi pare, perché sono alloggi pubblici, non è che decide neppure, in questo caso, l'assegnatario, perché non è condomino e fosse anche condomino non cambierebbe nulla, tu scialacqui e io pago, perché attraverso la distribuzione delle spese di amministrazione ordinaria e straordinaria si aumenta il canone. No, il canone me lo dai in partenza, lo aumenti per ragioni legittime che prevedono le leggi e anche l'equità sociale. Una seconda ragione di illegittimità e incostituzionalità totale e comunque di ingiustizia, e Masala fa finta di non ascoltare, di non sentire e di non capire e così qualche altro collega.
Terza ragione: qui stiamo parlando di un adeguamento di canone in aumento per profughi che derivano da una disciplina di legge, non degli anni '60, la legge a cui si riferisce è del 1952, più di mezzo secolo fa, profughi istriani e quant'altro. Di questi tempi, se dovessimo occuparci di profughi, ma ancora i profughi sono gli istriani? Quelli delle zone di confine, della seconda guerra mondiale, finita più di sessant'anni fa?
Qui bisogna fare un articolo che per ora abbia una pagina bianca da riempire e da scrivere subito: se un contributo c'è da dare e deve essere dato di solidarietà, anche un contributo piccolo in avvio, come un segnale, ma un segnale di umanità e di civiltà, dovremmo dare e dire qualcosa di utile in ragione dei profughi veri di questi tempi, uomini e donne, che per colpa non loro vanno con le carrette del mare e affondano in mare a centinaia e centinaia sotto i nostri occhi, anche in questi giorni. Sono uomini e donne di questo mondo, di questo mondo, non sono di un altro mondo. Io non dico che la Sardegna - o nessuna regione d'Italia, e neppure l'Italia o l'Europa - può risolvere interamente quel problema, ma lo può lenire, e in via di solidarietà se una parola potesse dire e se una lira o un euro potesse dare, dovrebbe darlo per alleviare qualcuna di quelle sofferenze e anche per risparmiare la vita di qualche essere umano. E invece qui per profughi ancora siamo a quelli che non ci sono più, dei tempi di oltre mezzo secolo fa.
Allora una norma se si vuole la scriviamo, che abbia valore almeno programmatico, di impegno morale, di impegno civile e politico perché quanto prima la Regione dia un suo contributo possibile di solidarietà in quel senso, per i profughi veri, quelli dei tempi che viviamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, sarò brevissimo. Io non entro nella legittimità o illegittimità dell'articolo, perché giuridicamente non ho competenza in merito, ma senz'altro da un'attenta lettura dell'articolo, specialmente al secondo comma, si riscontrano delle discrasie tecniche vere e proprie e cioè la legge impone agli affittuari di qualsiasi tipo di intervenire sulle opere di straordinaria manutenzione, e cioè pitture, sistemare il bagno, se si rompe una porta e quant'altro. Ma la norma italiana, almeno da tecnico, e qui ci sono dei tecnici tra i colleghi, sui rapporti di locazione degli immobili per abitazione non impone mai assolutamente nel canone che si debba intervenire da parte dell'affittuario sulle opere di straordinaria manutenzione che riguardano, per esempio, le strutture. Cioè, in parole povere, se crolla il tetto di un appartamento condominiale o se cede una struttura non è che l'intervento debba essere fatto a spese dell'affittuario, bensì le spese debbono essere fatte per conto del proprietario. Quindi nell'accollare all'affittuario gli oneri che sono prettamente di competenza di chi invece ha realizzato l'immobile quasi quasi sembrerebbe che si volesse istituire una rata di ammortamento di quell'immobile per la ricostituzione dell'immobile dopo un certo numero di anni, e questo assolutamente non può essere uno spirito di una legge che per altro e tra l'altro interviene in questo caso nell'edilizia economica e popolare, quindi in quelle categorie di persone meno abbienti che hanno necessità di alloggi; tanto meno dovrebbe intervenire, se così è, in alloggi che debbono essere predestinati anche a un certo gruppo di persone, cosiddetti profughi, e mi accorgo e mi associo a quanto detto da qualche collega prima, che questo è un problema attuale. O la legge si fa e si norma in maniera che possa essere accettabile e che rispetti il diritto di tutti, oppure forse è meglio non citarla neanche.
L'altro aspetto è l'aumento dello 0,50 per cento annuo sul costo di costruzione e qui sinceramente c'è un'altra incongruenza: innanzitutto è necessario stabilire se si tratta del costo di costruzione all'epoca, cioè storico, del costo di costruzione identificato al momento della costruzione dell'immobile, ma siccome si parla di uno 0,50 per cento annuo, sembrerebbe che il costo di costruzione sia rapportato al costo di costruzione per metro quadro o per metro cubo dell'immobile riportato anno per anno. E qui si innesca un elemento moltiplicatore per cui il costo dell'affitto sinceramente potrebbe, nel corso di due o tre anni, arrivare a delle quote veramente insostenibili.
Concordo anche che non può essere assolutamente un canone d'affitto retroattivo di uno o due anni, sinceramente, anche perché l'elevazione è pari al 50 per cento, il che è una cosa abbastanza gravosa, mentre giustamente l'essere l'aggiornamento alla variazione ISTAT degli indici dei prezzi di consumo questa è norma e questa è legge. Quindi io direi di riportare l'articolo a quella che è la norma vigente, a quelle che sono le norme attualmente vigenti per i costi di locazione delle case per civile abitazione e per le case di edilizia economica e popolare, e nel caso proporre un'altra variazione, ma sinceramente eliminando questi accorgimenti che sono senz'altro accorgimenti e dal punto di vista tecnico (io non intervengo dal punto di vista giuridico), ma anche dal punto di vista sociale ed economico sinceramente poco comprensibili. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, io voglio solo fare alcune brevissime considerazioni sperando che in quest'aula si riesca a suscitare un minimo di attenzione, anche se per il vero, questo benedetto articolo 4 inserito in questa legge non meriterebbe nemmeno di essere discusso, perché non è un problema di legittimità o meno. Il problema è che siamo al ridicolo, questa è la verità.
Allora voglio appellarmi al buon senso dell'assessore Masala e dell'assessore Onida, che non ascoltano e sarebbe utile che entrambi capissero il problema che abbiamo posto, e accogliere il nostro emendamento. E quindi restituire a questa legge, assessore Onida, serietà, perché nel merito concordo con quanto hanno detto i colleghi Vassallo e Cogodi. Tra l'altro non so e mi sembra perfino quasi impossibile oggi identificare chi possa essere definito profugo e chi possa beneficiare di questa norma. Per la verità oggi ci dobbiamo anche chiedere più complessivamente chi può beneficiare dell'assegnazione di alloggi costruiti con la normativa agevolativa dell'edilizia residenziale pubblica, perché purtroppo gli interventi in questa materia ormai sono ridotti al lumicino, nonostante le esigenze dei cittadini siano tante.
Allora, per farla breve, ritengo che debba prevalere il buon senso e questa norma debba essere cancellata; non si può introdurre una norma vessatoria qualora per altro ci fossero dei soggetti ai quali applicare quella determinata norma, così come qui è stato ribadito. Tra l'altro se questi soggetti fossero identificabili e, non solo, se a questi soggetti fossero assegnati degli alloggi a cui applicare questo tipo di calcolo del canone ritengo che invece, così come abbiamo sottolineato, noi dovremmo introdurre... Tra l'altro chi è più disgraziato di un profugo? Allora è disgraziato e lo vogliamo anche perseguitare! Qualora esistessero dei soggetti e qualora ci fossero degli alloggi che non ci sono, e non ci sono nemmeno per i cittadini che non sono profughi, qualora ci fossero degli alloggi da assegnare ai profughi, io sono del parere che invece di fare una norma vessatoria si dovrebbe fare una norma agevolativa. Però ripeto, buon senso - e qui mi appello all'assessore Masala e all'assessore Onida - vorrebbe che il nostro emendamento fosse accolto e quindi questa norma fosse cancellata e tutto si lasciasse alla regolamentazione ordinaria per soggetti che tra l'altro oggi sembrano anche di difficile identificazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, brevemente per dire che condivido molte delle perplessità espresse dai consiglieri che sono intervenuti in riferimento alla difficoltà applicativa di questa norma contenuta nell'articolo 4. Va comunque chiarito che la ratio di questa norma deriva da una carenza del Ministero dei lavori pubblici che doveva, a suo tempo, emanare un regolamento attuativo dell'articolo 17 della legge del 1952, che doveva disciplinare le modalità di calcolo del canone per questa fattispecie particolare di locatari, cioè i profughi.
Va anche però evidenziato che questa fattispecie di locatari, profughi, disciplinata da una legge del 1952, oggi praticamente non esiste più; non esistono più però i beneficiari e i discendenti di questi profughi continuano, in qualche modo, a beneficiare di un canone di locazione assolutamente favorito, con canoni davvero "forse irrisori". La norma aveva l'obiettivo di disciplinare ciò che il Ministero dei lavori pubblici non ha sino ad oggi disciplinato, però il tentativo è contraddittorio e anche di difficile applicazione, e su questo io convengo con le tante perplessità che sono state sollevate in aula dai colleghi. Quindi mi dichiaro favorevole all'abrogazione di questo articolo con l'impegno però da parte di questo Consiglio che su questa questione vada presentata al più presto una norma magari più coerente e più precisa e credo che far riferimento al canone che pagano i locatari genericamente intesi, senza privilegio alcuno da parte di profughi che non esistono più, vada secondo me fatto. Non è che il figlio di un profugo che ha magari cinquanta milioni di reddito deve continuare a pagare "X" lire di canone, mentre il vicino che ha reddito inferiore e che non è figlio di profugo deve magari pagare di più pur avendo un reddito inferiore. Va sicuramente disciplinata, ancorando questa categoria alle categorie normali di assegnatari di IACP, eliminando privilegi che oggi davvero non hanno nessuna ragione d'essere.
Ritengo che la norma sia di difficile applicazione e vada per questo motivo cassata, ma il tentativo, l'obiettivo da raggiungere, o che questa norma voleva raggiungere credo che sia un obiettivo che questo Consiglio si deve porre al più presto, nella prima occasione utile, per far sì che le questioni che attengono a locatari diversi, ma oggi non più diversi che avevano in qualche modo una loro ragione di essere sulla base di condizioni del 1952, che oggi non ci sono più, queste sperequazioni, queste differenze credo invece che vadano abolite e non conservare privilegi che non hanno alcuna ragione di esistere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, colleghi, l'articolo 4 del provvedimento di legge in materia di edilizia residenziale e pubblica, che in sostanza è stato collegato alla finanziaria del 2002, praticamente tenta di superare una situazione che è determinata dalla carenza legislativa, nel senso che il Governo nazionale avrebbe dovuto legiferare in materia, cosa che non ha mai fatto e pertanto noi ci siamo trovati in Sardegna, soprattutto gli IACP di Cagliari, con 40 alloggi occupati dai profughi che non è che non esistono, onorevole Vassallo, i profughi sono quei cittadini della Dalmazia, fondamentalmente, che sono venuti il Sardegna e che hanno chiesto un alloggio, e mi pare che ce ne siano uno o due anche a Sassari. C'è una situazione praticamente che è stata senza regole sino adesso e con questo provvedimento la Regione Sardegna sta cercando di creare una norma che permetta loro non di penalizzarli, perché l'obiettivo dell'articolo contenuto nella legge non ha certo come obiettivo quello di penalizzare i profughi, ma al contrario, vuole sanare una situazione perché altrimenti è bloccata, paralizzata, nel senso che se noi non saniamo questa situazione significa che questi profughi non potranno vendere gli alloggi, non potranno fare nulla e quindi c'è una situazione di completa paralisi. Quindi questo provvedimento va a favore di queste persone, perché altrimenti noi li costringiamo comunque a non pagare nulla o poco probabilmente, però anche a non fare nulla.
Allora quello che è contenuto nella norma non è mica una cosa che si è inventata la Regione; noi sulla base dei criteri ministeriali previsti dalla legge 137, legge vecchia, diceva prima Morittu, può anche essere giusto, anzi è giusto, però questi sono sempre dei criteri validi, e questi criteri praticamente applicati ci permettono di estrapolare una situazione che permette a questi sicuramente di pagare, a parere nostro, meno degli assegnatari degli IACP. Fra l'altro diceva prima, mi pare, Morittu: "Perché questi privilegi?" Noi dobbiamo applicare gli stessi canoni degli IACP", però la legge non è stata mai abrogata, la legge sui profughi c'è ancora, quindi di fatto noi dobbiamo applicare quella legge. Però applicare questa legge significa anche creare delle regole e delle condizioni affinché questa situazione si normalizzi e loro possano utilizzare al meglio questi appartamenti.
Sono d'accordo invece con chi sostiene che la partenza dal 1° gennaio 2002 è una partenza incongrua ed è vero questo, perchè questo è un collegato della finanziaria (non di questa, ma dall'altra finanziaria) ed effettivamente avrebbe maggiore senso, avrebbe più logica se si partisse dal 1° gennaio del 2003. Però da un calcolo, da una proiezione che è stata fatta, fra l'altro la legge sui profughi ha tutta una serie di criteri diversi da quello dei normali assegnatari I.A.C.P. dove praticamente pagano in base al reddito, invece qui c'è una situazione che è completamente diversa, pertanto approvando questo articolo credo che creiamo intanto una situazione di normalità all'interno dello I.A.C.P., nel senso che non sanno più come devono comportarsi, ma gli stessi profughi, il fatto di avere un bene che non può essere in alcun modo valorizzato da loro, credo che non possano certo accettare una situazione come questa.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA(Segue LADU.) Pertanto credo che l'articolo 4 prevede una misura che è assolutamente accettabile da parte dei profughi e delle loro famiglie, perchè adesso in molti casi si tratta di famiglie, direi che sia opportuno effettivamente che questo articolo faccia parte integrante del provvedimento considerato che la Regione Sardegna in questo modo vuole sanare una lacuna ministeriale perchè è il Ministero che avrebbe dovuto stabilire norme e disposizioni più chiare e precise per quanto riguarda gli alloggi ai profughi, in questo modo la Sardegna normalizza una situazione che va avanti devo dire da circa cinquant'anni.
PRESIDENTE. Non vi sono altri interventi, quindi mettiamo in votazione. Onorevole Vassallo, su che cosa vuole intervenire?
(Interruzioni)
Sì, mi faccia annunciare l'oggetto del voto.
Mettiamo in votazione l'articolo 4, in quanto così prevede il Regolamento perchè è stato presentato solo un emendamento soppressivo totale e quindi si vota prima l'articolo, l'approvazione dell'articolo naturalmente fa decadere l'emendamento. Quindi stiamo mettendo in votazione...
(Interruzioni)
C'è qualche problema?
(Interruzioni)
Allora, invitiamo i colleghi a prendere posto in Aula. Stiamo mettendo in votazione l'articolo 4: "Determinazione del canone di locazione degli alloggi assegnati ai profughi".
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Faccio la mia breve dichiarazione di voto sull'articolo 4 perchè questo articolo 4 non debba essere approvato.
La dichiarazione poc'anzi dell'ex Assessore dei lavori pubblici non corrisponde alla realtà, così come peraltro risulta non corretta la stessa dichiarazione di uno dei relatori, l'onorevole Morittu, rispetto alla condizione di profugo. Lo dicevo già nel primo intervento, la condizione di profugo è data dalla legge 26 dicembre del 1981 n. 763. Non è che il profugo della Dalmazia o dell'Istria o della Libia rimanga profugo vita natural durante, questa legge prevede esattamente quanto si rimane profugo, per cui se ve la leggete, vedrete che la condizione di profugo per i nostri profughi o per quelli a cui lei si riferiva non sono più profughi per il semplice fatto che dice: "Il decreto di profugo cessa di avere efficacia dopo due anni dalla data dell'insorgenza dello stato di necessità al rimpatrio indicata dal decreto stesso, salvo provvedimenti di proroga". Dato che non risultano esserci provvedimenti di proroga per cui i profughi della Libia non sono più profughi per questa fattispecie e poi manterranno la coalizione di ex profughi o di altri assegni vitalizi se eventualmente ci sono, ma con l'argomento in discussione non ha niente a che fare. Ecco perchè io ritengo che l'articolo vada espunto e per cui respinto.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, potrà intervenire in dichiarazione di voto appena lo chiederà, adesso ha chiesto di intervenire l'onorevole Cogodi.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per esprimere il voto contrario che corrisponde poi al voto favorevole all'emendamento soppressivo di questo articolo 4, un voto contrario che necessariamente secondo noi, l'abbiamo già detto però può darsi che non riusciamo proprio a spiegarci, questo articolo è invotabile! Presidente, è possibile che almeno sentano, perchè io vorrei...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Onorevole Deiana, la sua conversazione al telefono arriva sino in Presidenza immagino che disturbi anche l'onorevole Cogodi. Per cortesia, colleghi, prendete posto.
COGODI (R.C.). Questo articolo è invotabile, l'abbiamo detto, per diverse ragioni, richiamo quelle di ordine meramente tecnico-giuridico. Uno: perchè prevede una retroattività di aumento del canone al 2002, il che è illegittimo; due: perchè prevede un sistema di adeguamento del canone in ragione di spese ordinarie e straordinarie che fanno altri e in cui non c'entra niente l'assegnatario, questa è una ragione di incostituzionalità tale per cui non c'è neanche bisogno di discuterla. Abbiamo detto: "E' un errore". Cambiate l'articolo, correggete l'errore.
E' vero che i legislatori anche regionali, ancorché commettano errori e danni conseguenti, non rispondano di questi danni, non ne rispondono economicamente, però moralmente e politicamente debbano poterne rispondere. Per i livelli nazionali il "Lodo Maccanico" cosiddetto, che poi è il Lodo Berlusconi, ha dato l'immunità per i reati alle cinque più alte cariche dello Stato, non è che qui deve valere una immunità per danno legislativo anche quando le cose vi si rappresentano, si dicono, sono evidenti e tutti fanno finta di non capire, è illegittimo un aumento di canone in via retroattiva, è illegittimo sotto il profilo costituzionale un aumento di canone che dipende dalle spese che fanno gli altri e voi bellamente insistete: votiamo. La Giunta non ritira l'articolo, non ascolta neppure e c'è il rischio che il Consiglio sia indotto in un errore madornale. E` chiaro ed evidente che questa legge verrà annullata dalla Corte Costituzionale, ci sarà un iter, ci sarà tutta una serie di pratiche di aumento di canoni e uffici che lavorano a questo, retrocessioni poi di canoni pagati attualmente, tutto un lavorio, un costo e una complessità che andrà sulla Pubblica Amministrazione per colpa di chi non vuole ascoltare cose semplici. Questo articolo è invotabile per cui l'emendamento che abbiamo presentato, che coincide se si mette prima in votazione l'articolo a cassare l'articolo, mi pare che non possa che essere accolto.
Per questa ragione il nostro voto, il mio voto è contrario, per queste ragioni almeno, alla possibile approvazione dell'articolo 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Per dire che confermo quanto ho detto in precedenza nel senso che voglio ricordare all'onorevole Vassallo che la legge 763 del 1980 è vero che riguarda i profughi, ma non riguarda i canoni di locazione, fra l'altro c'è stato già un ricorso, perchè gli I.A.C.P. di Cagliari volevano applicare le stesse tariffe dei normali assegnatari, loro hanno fatto ricorso e l'hanno spuntata perchè praticamente si doveva invece applicare quanto previsto dalla legge sui profughi che è sempre la legge 137. Tanto più, devo ricordarlo qui all'Assemblea, che questo provvedimento è stato concordato con l'associazione dei profughi quindi a dimostrazione che non è un provvedimento che va contro l'associazione dei profughi, ma sono loro stessi che chiedono di normalizzare una situazione perchè loro vogliono utilizzare questi appartamenti; molti hanno bisogno di ristrutturazioni, hanno bisogno di interventi in questo modo loro non possono fare assolutamente nulla.
Pertanto confermo quanto ho detto prima, è un provvedimento che va a favore e non contro i profughi e che finalmente, visto che c'è una carenza da parte dello Stato che avrebbe dovuto provvedere in merito, la Regione con questo articolo di legge normalizza una situazione che è rimasta diciamo senza norme, come dicevo prima, per cinquant'anni.
PRESIDENTE. Ci sono altre dichiarazioni di voto?
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Sinceramente per dire che non possiamo sfiorare il ridicolo. Assessore o ex assessore Ladu, sia chiara una cosa: la definizione di profugo è fatta da una legge, ha una durata ben precisa, dopodiché uno esce dalla condizione di profugo, due anni, poi se esce automaticamente il suo canone deve essere - così come diceva Morittu e io concordo - riordinato sulla base del canone che pagano tutti i cittadini, perchè se uno non è più profugo chiaramente deve pagare il canone che pagano tutti i cittadini. Allora che senso ha insistere sul mantenimento di una norma quale quella prevista dall'articolo 4, anche perchè noi lo diciamo con grande chiarezza: qualora - il che è anche molto discutibile e sinceramente sarei curioso anche di capire quanti casi esistono - ci fossero dei profughi loro debbano giustamente godere delle agevolazioni. Allora ha ragione il collega Cogodi quando dice che nel merito della norma questa è una norma ridicola, perchè lei non può aumentare, qualora ci fossero casi, perchè secondo me stiamo facendo una tempesta in un bicchiere d'acqua, però è anche una questione di principio perchè non si possono fare norme pasticciate, allora, nel merito, qualora ci fossero profughi che potrebbero beneficiare di questa legge, questo articolo è un articolo vessatorio. L'avrebbe potuto fare in modo diverso, si sarebbero potuto eliminare tutte queste... ma che cosa vuol dire, ha ragione il collega Rassu - che comunque è un collega della sua maggioranza - che dice che per esempio gli oneri della manutenzione straordinaria non possono essere calcolati nel canone, è perfino ridicolo dal punto di vista tecnico. Evitiamoci le cose ridicole, noi ne abbiamo fatto una questione di principio, diciamo che, qualora ci fossero dei profughi, debbano essere agevolati, pensiamo addirittura che si tratti di una tempesta in un bicchier d'acqua, quindi questa è una norma inutile. Perchè dobbiamo fare cose inutili in una legge che contiene anche cose importanti? Non vorrei che le cose inutili vengano inserite per inficiare le cose importanti, perchè poi c'è l'articolo 5 bis che è un articolo importante. Evitiamo di fare cose inutili, che appesantiscono una norma che poi in qualche modo potrebbe essere impugnata e quindi se ne potrebbe perfino vanificare la sua utilizzazione.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Interruzioni)
Chiedo scusa, colleghi, non ho sentito la richiesta di controprova, non sto aprendo una discussione su questo, ma non dubito della richiesta, quindi ripetiamo la votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Per chiedere il voto elettronico.
PRESIDENTE. E` stato chiesto il voto elettronico, naturalmente palese, otto consiglieri che appoggino la richiesta. I colleghi sono invitati a prendere posto.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri MARROCU, CUGINI, CALLEDDA, ORTU, ORRU', PINNA, SCANO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 4.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA -DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SATTA - SCARPA - TUNIS -VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Si sono astenuti: RASSU - SANNA Salvatore.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 73
votanti 71
astenuti 2
maggioranza 36
favorevoli 40
contrari 31
(Il Consiglio approva)
Si dia lettura dell'articolo 5.
MASIA, Segretario:
Art. 5
Determinazione dei canoni di locazione
degli alloggi realizzati per il personale militare
1. Per gli alloggi costruiti e gestiti ai sensi della Legge 6 marzo 1976, n. 52, qualora non siano stati adottati, da parte dei competenti Ministeri, i decreti di determinazione dei canoni di locazione ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della stessa legge, i canoni di locazione sono determinati secondo le disposizioni di cui alla legge regionale n. 13 del 1989, e successive modifiche ed integrazioni.
PRESIDENTE. All'articolo 5 è stato presentato l'emendamento aggiuntivo numero 2. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda
Art. 5
Dopo l'articolo 5 è inserito il seguente:
5 bis. Nella legge regionale 6.4.1989 n. 13 le parole "contratto" sono sostituite con "atto di concessione amministrativa", quelle di "canone di locazione" con "canone d'uso" e la nozione di "locazione" è sostituita da quella di "concessione". (2)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per l'illustrare l'emendamento.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, l'emendamento numero 2 introduce, nella legge numero 13 del 1989, una sostanziale modificazione, vale a dire che propone la sostituzione dell'attuale regime contrattuale nella locazione al regime di concessione amministrativa. Questa modificazione corrisponde ad una esigenza non solo amministrativa, ma di chiari contorni di un evidente vantaggio anche nei confronti degli inquilini perchè tutto questo comporta sia un minore esborso da parte degli inquilini, che un minore esborso da parte degli istituti gestori con riguardo alle registrazioni all'Ufficio del Registro per il 50 per cento a testa e il venir meno del regime di obbligatorietà dei bolli, quindi complessivamente un minore esborso.
C'è poi un aspetto che riguarda i vantaggi di carattere giuridico, nel senso che il regime di concessione evita il proliferare dell'istituto delle contestazioni giuridiche, delle contestazioni e il via vai di avvocati in ordine ad aspetti di carattere contrattuale che in questo modo verrebbero meno. Faccio presente che la popolazione insediata negli alloggi di edilizia residenziale pubblica è per quasi il 35 per cento persona anziana; questa modifica porterebbe il vantaggio di evitare a queste persone gli spostamenti che con fatica gli istituti devono effettuare per sottoporli alla firma annuale di questi contratti.
Noi proponiamo questa modifica che in qualche modo alleggerisce gli oneri, non cambia il regime di rapporto biunivoco tra inquilino ed ente gestore e diminuisce gli oneri burocratici. Crediamo che sia un passo in avanti nel segno della semplificazione amministrativa, ma che contemporaneamente contiene anche una minore incidenza degli oneri a carico di persone che in quanto inquilini, obiettivamente, sono in condizioni svantaggiate.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Businco, relatore.
BUSINCO (Rif.Sardi-U.D.R.), relatore. Si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 5 lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2 aggiuntivo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5 bis.
MASIA, Segretario:
Art. 5 bis
Affidamento della gestione
del servizio idrico integrato
1. Alla lettera b), comma 2, dell'articolo 7 della legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, è aggiunto infine il seguente periodo: "L'Autorità d'ambito può procedere all'affidamento diretto della gestione del servizio idrico integrato, costituito dall'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione dell'acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, a enti pubblici e a società a capitale pubblico costituite dagli attuali gestori del servizio. Tali società sono comunque escluse dalle gare per l'affidamento di altri servizi pubblici locali e tale esclusione si estende anche a società collegate o controllate.".
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti: 1 aggiuntivo, 8 aggiuntivo dell'emendamento numero 3 aggiuntivo a sua volta e il numero 7. Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Morittu - Tunis - Masia - Pirisi - Businco
Art. 5 bis
Dopo l'articolo 5 bis è aggiunto il seguente:
Art. 5 ter
Modifiche alla legge regionale 7 maggio 1999, n. 15
1. All'articolo 3, comma 6 della legge regionale 7 maggio 1999, n. 15, la frase "entro un periodo massimo di quattro anni" è soppressa ed è sostituita dalla seguente: "entro un periodo massimo di sei anni". (1)
Emendamento aggiuntivo Tunis - Morittu - Pirisi - Spissu
Emendamento n. 3/Art. 5 bis
Dopo l'articolo 5 bis è aggiunto il seguente:
Nell'emendamento n. 3 dopo il termine "totale" sono aggiunte le parole "o prevalente". (8)
Emendamento sostitutivo parziale Vassallo - Cogodi - Ortu
Art. 5 bis
Nell'articolo 5 bis, dopo le parole "società a" è inserito il termine "totale". (3)
Emendamento aggiuntivo Morittu - Spissu - Fadda - Balia - Pirisi
Art. 5 bis
Dopo l'articolo 5 bis è aggiunto il seguente:
Art. 5 quater
Garanzia integrativa regionale
1. I mutui concessi ai sensi della legge regionale 30 dicembre 1985, n. 32 e successive modifiche e integrazioni usufruiscono della garanzia integrativa regionale per il rimborso del capitale, degli interessi e degli oneri accessori.
2. La garanzia si intende prestata con l'emissione del provvedimento di liquidazione del contributo regionale, resta valida per tutta la durata di ammortamento del mutuo e diventa operante entro 120 giorni dalla data in cui è risultato infruttuoso almeno il terzo esperimento d'asta, purché l'incanto sia stato fissato per un prezzo inferiore al credito.
3. La spesa occorrente per far fronte agli oneri di cui al comma 2 è stimata, per il corrente esercizio finanziario, in euro 15 milioni e fa carico sullo stanziamento iscritto nel capitolo 08188-00 dello stato di previsione della spesa dell'Assessorato dei Lavori pubblici (UPB S08.046). (7)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento numero1.
MORITTU (D.S.). Con l'emendamento numero 1 all'articolo 5 bis si intende risolvere un problema posto dal comma 6 dell'articolo 3 della legge regionale numero 15 del '99 che prevede che, entro un periodo massimo di quattro anni decorrenti dalla data di approvazione del piano di risanamento da parte del consiglio di amministrazione dell'ESAF, lo stesso è soppresso.
Sappiamo bene che in questi quattro anni il consiglio di amministrazione dell'ESAF da un lato ha adempiuto tempestivamente a quanto previsto dalla norma citata della legge 15, cioè ha presentato entro il termine previsto il suo piano pluriennale di risanamento dell'ente e l'ha approvato in consiglio di amministrazione il 29 luglio 1999, cioè entro i quattro mesi che erano previsti dalla norma della legge numero 15.
Detto piano, presentato alla Giunta regionale, è stato poi approvato dalla stessa il 24 dicembre dello stesso anno, cioè nel dicembre 1999 il piano del risanamento dell'esaf fu adottato dalla Giunta regionale. Poi seguirono una serie di interlocuzioni, di aggiornamenti di questo piano con suggerimenti vari da parte della Giunta regionale e in una data successiva, mi pare nel giugno 2001, vi fu l'approvazione definitiva da parte della Giunta regionale che concordava con alcune posizioni espresse dal consiglio di amministrazione dell'esaf, in particolare concordava sul nodo che impediva il raggiungimento dell'equilibrio di bilancio, uno dei nodi, ma quello fondamentale che impediva il raggiungimento dell'equilibrio di bilancio da parte dell'ente regionale esaf, sappiamo poi l'equilibrio di bilancio presupposto fondamentale per una sua trasformazione corretta in società pubblica o privata a prevalente capitale pubblico, così come aveva previsto la legge regionale 15 citata. Riconosceva che gli extra costi derivanti non da un'azione del consiglio di amministrazione, ma oggettivamente derivanti dallo stato di obsolescenza delle reti di trasporto dell'acqua cittadine, ma anche foranee, reti che portavano a perdite accertate ben al di là delle perdite riconosciute fisiologiche che sappiamo essere intorno ad un massimo del 15 per cento. L'ESAF accettò che il 30 per cento delle perdite potevano essere accollate all'ente stesso, quindi alla gestione economica dell'ente stesso, ma chiedeva che la differenza che era del 30 per cento per l'appunto, perchè le perdite complessive si aggirano intorno al 60 per cento, chiedeva che il restante 30 fosse riconosciuto come extra costi e quindi con un contributo straordinario da parte della Giunta regionale che accordò in quella deliberazione, ma che poi, per una serie di vicende un po' a me naturalmente sconosciute, ma la Giunta avrà modo di argomentare e di dire se vorrà le ragioni che hanno impedito questo processo pure riconosciuto dalla stessa Giunta regionale, che doveva avvenire con il concorso del finanziamento regionale e anche con l'impegno da parte della Giunta regionale di risolvere le deficienze strutturali delle nostre reti cittadine con investimenti forti. Ahimè, noi dobbiamo ricordare che questi investimenti, che pure in termini di disponibilità finanziaria potevano essere già fatti tre anni fa, sono in corso d'opera oggi dopo tre anni dal loro riconoscimento finanziario, ricordo che le risorse disponibili per l'APQ che è stato approvato solo nel marzo o aprile 2002 erano già disponibili da delibere cipe del 99/2000, stiamo parlando di già oltre tre anni fa che le risorse erano disponibili, ma l'APQ ahimè ha ritardato tantissimo a trovare la luce.
Io ritengo che al di là delle ragioni che ognuno può addurre vi è una responsabilità oggettiva in un ritardo nell'applicazione dell'APQ da parte della Giunta regionale. E` un ritardo che naturalmente si è riverberato in termini di costi aggiuntivi che sono davvero notevoli per quanto riguarda gli extra costi della sola ESAF, per non parlare dell'altro sistema di gestione delle reti cittadine, sappiamo che l'esaf gestisce buona parte delle reti cittadine dell'Isola in termini numerici, circa 270 o 280 comuni dell'Isola, ma sappiamo anche che altri comuni con popolazione ben più consistente, i comuni di Sassari, di Cagliari in primo luogo eccetera, sono gestiti in maniera diretta o attraverso delle società comunali, anche loro abbisognerebbero naturalmente di interventi strutturali notevoli.
Sappiamo anche, sempre da fonte naturalmente di studi fatti dalla Giunta regionale, che il fabbisogno, almeno quello che io conosco, di studio generale che è stato anche messo alla base dell'approvazione dell'APQ sulle risorse idriche, è uno studio che parlava di 600-700 miliardi minimo di vecchie lire necessari per il rifacimento delle reti idriche cittadine, condizione per la quale si poteva raggiungere l'obiettivo di una perdita fisiologica che variasse dal 10 al 15 per cento.
Noi ultimamente come commissione siamo stati a visitare il sistema idropotabile dell'area urbana di Madrid che conta 4 milioni e mezzo di abitanti circa. Abbiamo, con sorpresa da parte nostra, appreso che loro hanno perdite fisiche del sistema di quattro milioni di abitanti intorno all'8 per cento e perdite cosiddette commerciali uguali a zero; un sistema che andrebbe da noi in qualche modo preso a modello, ma ricordo che quel sistema è un sistema interamente pubblico seppure è una società di capitali a capitale interamente pubblico, è il cosiddetto canale di Isabella Segunda che gestisce, che è il braccio gestore del capoluogo Madrid e dell'area urbana vasta di Madrid che ha un bilancio che prevede il 50 per cento dei suoi introiti tariffari da investire in gestione e il 50 per cento in investimenti, stiamo parlando di 700-800 miliardi di lire italiane di cui 400 sono annualmente destinati al sistema infrastrutturale di quel compendio idropotabile. E' un esempio che secondo me in qualche modo dovremmo avere ben presente ed emulare anziché inseguire magari ipotesi di gare internazionali con società che, come è successo in Sicilia ultimamente con la Vivendi e con l'enal, assumono buona parte di quel patrimonio disperdendo invece quello che è il patrimonio e il know how di risorse che noi abbiamo costruito certo, anche con deficienze, ma le deficienze vanno, io credo, superate e superate velocissimamente. E` incomprensibile che poi, nonostante una volontà di andare nella direzione del rispetto della norma, si siano trovate tutte queste difficoltà. Io non sono il difensore d'ufficio del consiglio di amministrazione dell'ESAF, né voglio assolvere a questo compito, né mi interessa assolvere, noi riteniamo che questo ente vada salvaguardato e quindi proponiamo che il tempo di quattro anni venga prorogato per un massimo di sei anni. Massimo di sei anni significa che se vi è la volontà, se si trovano le soluzioni giuste e corrette si può fare anche dopodomani, ma è necessario che il governo regionale chiarisca anche quali sono i suoi veri intendimenti nella gestione del servizio idrico integrato in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis per illustrare l'emendamento numero 8 aggiuntivo all'emendamento aggiuntivo numero 3.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente e colleghi consiglieri. Il problema Esaf è un problema complesso, trattasi di un ente regionale con grosse competenze che riguardano un bene primario della Regione che intende ancora salvaguardare in quanto lo giudica strategico per lo sviluppo stesso della Sardegna.
Io vorrei esemplificare alcuni concetti, sono cofirmatario anche dell'emendamento numero 1 perchè l'emendamento numero 1 tende a salvaguardare le funzioni e la vita dell'ente stesso. Esiste una legge che attribuisce all'ente determinate competenze, determinati passaggi, è chiaro che passare da una forma ad un'altra comporta un onere incredibile. Nel frattempo ci sono stati mutamenti anche a livello dirigenziale, c'è stato il collocamento in quiescenza anche di un direttore generale, quindi occorre in un momento in cui si tende a espandere quel concetto di imprenditorialità dell'ente pubblico ottenere un pareggio in bilancio, se non raggiungere anche un reddito positivo, prima di arrivare a queste fasi occorre per prima salvaguardare la vita stessa di quell'ente. Con l'emendamento numero 1 per primo si è cercato di tenere in piedi un ente, perchè se si fosse per caso arrivati al 28 luglio senza che fosse stato modificato lo status si correva il rischio di vederlo naufragare, quindi per prima mantenerlo in piedi. Secondo, con il testo articolo 5 bis, testo formulato ed approvato all'unanimità in Commissione, si è cercato di poter, in un momento in cui non è chiaro quale sia la politica che si vuole adottare in materia delle acque, noi abbiamo cercato di salvaguardare le funzioni dell'ente stesso prevedendo un affidamento diretto di quelle competenze fin qui esercitate. Ma se noi avessimo mantenuto i testi delle norme oggi esistenti avremmo corso il rischio di vedere spazzato via lo stesso ente, per cui è stato necessario prevedere che si possa affidare il servizio idrico integrato anche a questo ente o altri enti, quindi facendo in modo che così si possa superare quell'aspetto.
E` chiaro che poi c'è l'altro, che avendo avuto una scadenza che occorreva trasformarsi in società per azioni, l'ente avrebbe corso il rischio che nel momento in cui tale ente diventasse società per azioni è regolamentato da altre norme ben precise dove si prevedono espressamente a chiusura dell'anno la parità di bilancio. Come è possibile prevedere questo se non la Giunta che deve riunirsi e determinare che cosa fare dei debiti fin qui accumulati dall'Ente stesso per effetto di condotte che non sono state adeguate per una azione che la Giunta ancora non ha realizzato? Quindi occorre per forza di cose arrivare ad una data al di là prevista del 28 luglio. Quindi si è previsto due anni per consentire di poter superare anche la data del prossimo anno perchè cade in elezioni regionali e si correva il rischio, magari nel momento in cui si verificano le opportune intese e queste dovessero prolungarsi eccessivamente, si correva il rischio di poter non avere un momento sereno, ecco perchè si è parlato di due anni, altrimenti poteva essere anche il termine di un anno o se si riesce anche un termine minore.
Un parere su quella società a capitale pubblico la commissione lo ha stabilito con quella espressione perchè società a capitale pubblico inteso così voleva dire tutte le società che siano di capitale pubblico, quelle prevalenti e quelle totali. Però il collega Vassallo probabilmente non ha valutato a pieno la dicitura e l'espressione e ci ha aggiunto un emendamento che dice: mettiamoci il termine totale: a totale partecipazione pubblica. Allora poteva succedere che se dovesse passare l'emendamento Vassallo potevano esserci grossi problemi per enti che non avevano totale partecipazione pubblica, allora sono stato costretto come Tunis primo firmatario a presentarne uno che contemplasse il totale capitale pubblico, ma aggiungerci "o prevalente", di fatto consentendo democraticamente che altre società possano avere questo affidamento, perchè altrimenti poteva essere escluso magari proprio l'esaf, invece con questo diciamo che si estende quel concetto, per altro già contenuto nell'articolo 5 bis in cui c'è scritto "Società a capitale pubblico", il fatto che non lo specifica lascia intendere tutto, per cui io ritengo che siano pleonastici sia l'emendamento numero 8 e sia l'emendamento numero 3 se si dovesse approvare il testo. Però ad ogni buon conto, siccome l'emendamento di Vassallo contiene quel termine ho dovuto migliorarlo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento aggiuntivo numero 3.
VASSALLO (R.C.). A dire la verità io capisco l'obiettivo dell'onorevole Tunis, però il senso della nostra proposta è esattamente un altro. Il senso della nostra proposta è esattamente quello che abbiamo proposto, per cui che, così come anche noi concordiamo, nel caso l'Autorità d'Ambito proceda all'affidamento diretto, questo affidamento diretto, a nostro avviso, proprio per le cose che voi avete detto rispetto agli obiettivi che voi vi ponete, quello di garantire un Ente che ha esperienza e competenza che non può essere dispersa, di fronte ad un affidamento diretto noi riteniamo che questo affidamento diretto debba essere dato a società a totale capitale pubblico.
E` chiaro che diverge dal prevalente, perchè totale è totale, significa che la società deve essere o un ente pubblico o una società che il totale capitale pubblico ha detenuto dal pubblico. Prevalente significa che possono essere inseriti soggetti terzi. Già nell'esperienza passata abbiamo visto società a prevalente capitale pubblico passare a prevalente capitale privato attraverso meccanismi che, come la legislazione societaria prevede, è possibile. Nel momento in cui noi vogliamo garantire il sostegno, la continuazione di un'esperienza di un ente come quello che gestisce oggi la nostra acqua, ci sembra che questo totale sia un sistema di garanzia, di garanzia per i lavoratori, di garanzia del servizio che vogliamo garantire ai cittadini e soprattutto di garanzia per l'intera collettività che la risorsa acqua non vada nelle mani di privati. E` chiaro che poi lungo la strada tutto potrà essere cambiato e modificato, ma dato che ci prendiamo, attraverso questo articolo 5 bis, per altro condiviso da tutti sembrerebbe, perchè votato all'unanimità nella commissione competente, per cui si cerca di prendere un po' di tempo per definire un'articolazione della gestione della risorsa idrica a tutela dell'interesse veramente della collettività generale sarda, che la nostra proposta non sia una proposta da respingere, ma anzi sia una proposta da valutare e da votare. Mi meraviglio anche come l'emendamento numero 8, se non sbaglio, sia firmato anche da altri soggetti oltre dall'onorevole Tunis. Per altro se è vero come si è detto fino adesso, io concordo con le cose dette da Morittu che ha relazionato puntualmente anche sulle esperienze e sulle conoscenze che la stessa Commissione lavori pubblici ha fatto all'estero portando a lode l'esperienza del modello spagnolo, precisando che lì siamo in presenza di una società a totale capitale pubblico, vogliamo smentire e inserire altri termini che comunque aprono la porta a questioni che possono non comportare nulla di stravolgente, che però possono anche incidere negativamente. Allora prendiamoci il sicuro! Prendiamoci il sicuro così come ci prendiamo il sicuro a mio avvio doverosamente approvando l'emendamento numero 1 che proroga i termini da quattro a sei anni, così come ci prendiamo il sicuro mettendo il termine totale e non prevalente; questo è il senso della nostra proposta. E` una proposta di buon senso che è stata fatta con questo intendimento, io penso che, da parte anche dei presentatori dell'emendamento numero 8 ci sia una riconsiderazione sulla base dell'argomento che brevemente qua ho portato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento aggiuntivo numero 7.
MORITTU (D.S.). Chiedo scusa Presidente, non mi ritrovavo il testo dell'emendamento sul tavolo, sarò comunque brevissimo. Per primo vorrei che si prendesse atto di una scrittura non esatta sull'emendamento, in particolare al comma terzo gli Euro sono 1,5 milioni di Euro naturalmente e non 1500 milioni di Euro, questo lo dico per precisione naturalmente.
La ratio dell'emendamento risponde ad un problema che è il seguente: per quanto riguarda la legge regionale numero 32, cioè la legge che prevede mutui e poi anche trasformazioni di mutui in contributi in conto acquisto o realizzazione della prima casa di fatto, in tutti questi anni, ha escluso, per un eccesso di interpretazione cautelativa, o comunque vincolistica da parte delle banche, ha escluso tutta una serie di categorie di cittadini che andavano in banca per chiedere il mutuo a valere sulla 32 e si vedevano respinta la loro richiesta in quanto magari non erano titolari di un reddito fisso annuo perchè magari erano lavoratori Co.co.co, come si dice oggi, cioè lavoratori precari anche se magari a titolo continuativo, o erano magari dei piccoli artigiani o dei lavoratori autonomi, indipendenti, magari dei liberi professionisti alla prima esperienza che non hanno consolidato un reddito sufficiente tale che permettesse alla banca, sulla base dei loro regolamenti o della loro legislazione, di dare un contributo, dare cioè accesso al mutuo a questi soggetti non forti da un punto di vista economico. L'emendamento prevede praticamente che questa garanzia venga data dalla Regione per conto dei mutuatari che abbiano i requisiti di accesso al mutuo, e l'onere è calcolato come onere annuo pari a 1,5 milioni di Euro, pari a circa 3 miliardi di vecchie lire. Naturalmente non è detto che questo onere finanziario gravi tutto e completamente sulla Regione in ciascun anno, dipenderà naturalmente dalle situazioni che si andranno a creare.
I presentatori di questo emendamento ritengono che questa proposta se accolta risolverebbe, noi riteniamo, un'ingiustizia che oggi esiste e grava su buona parte di nuovi lavoratori che sappiamo essere tantissimi oggi sullo scenario del mondo del lavoro, molto più di dieci anni fa o quindici anni fa, ci sembra davvero ingiusto che rimanga questa forte discriminazione nei loro confronti. Quindi chiediamo una riflessione attenta e naturalmente ci attendiamo anche una risposta positiva da parte del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Businco, relatore.
BUSINCO (Rif. Sardi - U.D.R.), relatore. L'emendamento 1 si accoglie. Gli emendamenti 3 e 8, si accoglie l'emendamento 3 così come modificato dall'emendamento numero 8, quindi si accoglie l'emendamento 8 che modifica l'emendamento numero 3, aggiungendo il termine "prevalente" al termine "totale".
Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 7, quello che è stato poc'anzi illustrato dall'onorevole Morittu, ci si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore ai lavori pubblici.
Onida (P.P.S. - Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. La Giunta concorda con i pareri del relatore. Piuttosto una brevissima nota, credo che nella fase della stesura finale del coordinamento gli uffici debbano tenere presente la proposta del collega Ladu che all'articolo 4 proponeva di rivedere il termine "dal 1° gennaio 2002" in "dal 1 gennaio 2003" per i motivi che lo stesso collega Ladu ha rappresentato nel suo intervento.
PRESIDENTE. Per una migliora comprensione l'Assessore Onida specifica che, relativamente all'articolo 4, che pre altro è stato votato, vi sarebbe stata una specificazione rappresentata dall'onorevole Ladu perchè il termine dal "1 gennaio 2002" si dovesse intendere come dal "1 gennaio 2003", chiede l'Assessore Onida di tenere conto di questo in sede di coordinamento. Io non ho niente in contrario naturalmente se non vi sono opposizioni da parte dell'Aula.
(Interruzione)
Onorevole Vassallo, questo problema dovrebbe riguardare soprattutto lui che un po' mi pare abbia sollevato questo problema. Si stanno correggendo i termini previsti dall'articolo 4 seppure votato, nel senso che il termine "1 gennaio 2002" deve intendersi come "1 gennaio 2003". Vi sono opposizioni? Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Pur apprezzando la parziale correzione mi sembra che il senso del dibattito non sia esattamente questo.
PRESIDENTE. Sì, onorevole Vassallo, l'Assessore Onida non intendeva raccogliere le sue preoccupazioni, l'Assessore Onida ha specificato che i termini previsti dall'articolo 4 dovessero intendersi modificati in questo senso. Tutti quanti ci rendiamo conto che questa non è una risposta al suo emendamento. Io ho chiesto se vi siano opposizioni in questo momento per introdurre questo tipo di correzione che comunque migliora il testo anche in relazione al suo emendamento. Lei intende opporsi?
VASSALLO (R.C.). Sì, intendo oppormi e fare anche una proposta, dato che stiamo discutendo la legge adesso, penso che possa essere inserita la data del 1° luglio.
ORTU (R.C.) E' sempre retroattivo; non risolve il problema.
PRESIDENTE. Assessore Onida, lei deve seguire questa interlocuzione che sta avvenendo anche in relazione al problema che ha sollevato lei. Ci sarebbe l'opposizione da parte dell'onorevole Vassallo in relazione alla semplice modifica del termine "dal 1 gennaio 2002" come previsto dal testo dell'articolo 4 in "1 gennaio 2003". Propone il consigliere Vassallo che l'entrata in vigore di questo aumento debba essere legata all'entrata in vigore della presente legge, quindi significa in sostanza che non deve essere previsto nessun tipo di retroattività.
L'assessore Onida accoglie questa proposta, quindi in sede di coordinamento deve intendersi che relativamente ai termini previsti dall'articolo 4 non vi sarà più la data dal 1 gennaio 2002, ma deciderà il coordinamento il decorrere della nuova norma tenuto conto del fatto che non debbano essere previste retroattività e questa data può essere intesa come 1 luglio 2003.
Mi pare risolto questo problema anche avendo recepito il parere dell'Assessore in conformità con il parere del relatore.
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ortu (R.C.) Brevemente Presidente, anche se devo dire che apprezziamo il fatto che gli emendamenti siano stati accolti, soprattutto l'emendamento numero 1 e numero 3 che condividiamo, rimane qualche perplessità sull'emendamento 8 e rimangano alcune perplessità per una questione di impostazione più complessiva, anche perchè noi abbiamo avuto modo di dire, penso anche con efficacia e determinazione, quando abbiamo discusso della mozione sulla questione del gestore dell'ambito unico, qual era la nostra posizione. Quell'orientamento da parte nostra intendiamo confermarlo, soprattutto nel momento in cui affrontiamo ancora una volta una questione così delicata; noi abbiamo avuto modo di dire che siamo contrari a qualsiasi processo di privatizzazione nell'uso e nella gestione delle risorse idriche. Questo vogliamo che sia chiaro, questo vogliamo che venga ribadito, soprattutto perché potrebbe costituire un danno e un pregiudizio per le popolazioni che debbono usufruire di un servizio così delicato. D'altronde la nostra non è una posizione di principio astratta, abbiamo già avuto modo di constatare, per altri servizi per i quali si è imboccata la strada della privatizzazione, cosa sta succedendo, per esempio in Sardegna; poi i problemi magari tornano in quest'Aula sotto forma di protesta, sotto forma di interrogazioni, sotto forma di interpellanze, persino sotto forma di mozioni che vengono presentate per scongiurare la possibilità di cancellare interi servizi. Pensiamo a quello che sta accadendo con il servizio postale, ci sono intere comunità che ormai non usufruiscono più di questo servizio, non hanno un ufficio postale, debbono recarsi o nei paesi vicini o addirittura nei paesi lontani per poter disporre di un servizio indispensabile che deve essere garantito a tutte le comunità. Pensiamo a quello che sta accadendo per un altro servizio pubblico, estremamente delicato, che dovrebbe essere garantito dallo Stato e che ha una grande valenza. Pensiamo a che cosa sta succedendo nel settore della scuola, intere comunità oggi si trovano private della possibilità di poter avere nel proprio comune, nella propria sede, la possibilità di mandare i propri ragazzi a frequentare la scuola dell'obbligo, perché di questo si tratta.
Allora, sappiamo quello che sta succedendo in materia di gestione dell'energia elettrica, io ho fatto un esempio da poco, quando abbiamo discusso del bilancio e della legge finanziaria, ricordando che vi sono comunità che oggi sono private e non possono disporre di un servizio, qual è quello dell'erogazione dell'energia elettrica; ho fatto l'esempio della frazione di Montevecchio, ma ci sono altri comuni che tra l'altro erano inseriti in quell'emendamento che noi abbiamo presentato durante la discussione della finanziaria, proprio perché non c'è un interesse del gestore a garantire la fornitura di servizi indispensabili. Perché non vi è un interesse? Perché in materia di servizi pubblici, di servizi così delicati e primari quali sono quelli di cui stiamo discutendo, compreso il servizio idrico, chiaramente non possono essere utilizzate solo ed esclusivamente le leggi di mercato per valutarne la congruità e la convenienza. Questa è la realtà, perché chiaro è che portare l'energia elettrica o lasciare le scuole o lasciare l'ufficio postale o portare l'acqua o garantire anche la gestione, dico qualora l'acqua vi fosse, di questi servizi, compreso quello dell'erogazione dell'acqua, in una piccola frazione o in un piccolo comune che è costituito da poche famiglie e da pochi utenti, economicamente non è conveniente. E allora, quando si imbocca la strada della privatizzazione, quando si mette in moto questo processo, poi pian piano si finisce per tagliare e si taglia chiaramente nella direzione che stavo indicando, cioè si taglia nella direzione dell'erogazione dei servizi, soprattutto in relazione alle comunità più lontane, i cui servizi comportano costi maggiori. Noi pensiamo che un'impostazione di questo tipo non possa essere accettata, ecco perché abbiamo detto che bisogna mantenere, anche per quanto riguarda l'acqua e la gestione dell'idropotabile, una gestione pubblica che deve essere garantita a tutti i cittadini. Qui è la sostanza, è il significato dell'emendamento che abbiamo presentato, perché qualsiasi deroga poi ci porta su una strada i cui effetti disastrosi abbiamo avuto modo di registrare nel corso di questi anni, purtroppo. Noi l'abbiamo detto, siamo contrari anche perché sul settore grava il dettato di una norma che noi consideriamo perfino anticostituzionale, oltre che illegittima, e di una gravità e con conseguenze disastrose per il nostro Paese, grava una norma della legge finanziaria del 2002 del Governo Berlusconi, che voi conoscete e conoscete benissimo, che impone addirittura la privatizzazione, che impone che venga imboccato un processo che gradualmente obbliga la trasformazione della partecipazione prevalente pubblica in prevalente privata. Allora noi, lo diciamo con grande chiarezza, siamo contrari; questo costituirebbe un disastro per le nostre comunità, non solo per la nostra Isola, tra l'altro di un servizio la cui titolarità non è nemmeno nelle mani dello Stato, quindi non capiamo, ecco dove sta l'incostituzionalità. La titolarità di questo servizio è nelle mani degli enti locali, perché è un servizio primario affidato alle comunità locali; comunità locali che hanno anche costruito nel corso degli anni esempi positivi nella capacità di garantire un servizio e nella capacità di garantirlo anche a costi accettabili e compatibili, senza gravare sulle popolazioni amministrate, e qui esempi potrebbero farsene tanti. Quindi noi abbiamo una forte preoccupazione: che quella strada, una volta imboccata, porterà a consegnare la gestione delle risorse e del servizio idropotabile in mano ai privati. Questo sarà un danno per le comunità, così come altri settori che ho richiamato e altri servizi che qui poc'anzi ho richiamato stanno a dimostrare, sarebbe un grave danno per l'economia della nostra Isola e sarebbe anche un grave danno - perché non dirlo? - per quei lavoratori che hanno creduto, per esempio vi è una parte dei lavoratori che costituiscono l'organico dell'ESAF che addirittura proviene dai comuni, perché i comuni, a suo tempo, avevano imboccato la strada di affidare attraverso convenzioni il loro servizio all'ESAF e trasferire i propri dipendenti all'ente regionale. Quindi questi lavoratori si troverebbero nel giro di un paio d'anni, così come il resto dei lavoratori che compongono l'organico dell'ESAF, a vedersi mutata anche la condizione giuridica, da dipendenti pubblici sarebbero ricondotti a dipendenti privati, con tutto quello che ne consegue.
Noi, con grande chiarezza, abbiamo detto che siamo contro questo processo, riteniamo che i servizi indispensabili debbano essere garantiti dallo Stato e debbano essere anche a carico della collettività. Anche qui la gestione, il pareggio di bilancio, come chi è stato amministratore, quindi chi ha gestito un ente locale, sa che è tra l'altro un obiettivo da perseguire, ma un obiettivo che è condizionato dall'esigenza di garantire alla comunità locale anche un minimo di servizi indispensabili. Quindi non può essere relegata a un conto puramente economico.
Concludo dicendo che questo non vuol dire, lo diciamo con grande chiarezza, che noi siamo contro gli sprechi; noi riteniamo che il pubblico, se è gestito in termini corretti, è in grado di dimostrare e di fare meglio del privato, come sta a dimostrare il caso FIAT che è in una condizione terribile, fallimentare, che tra l'altro sta per finire in mano a una multinazionale che cancellerà il settore delle auto dal nostro Paese, oltre che una grande risorsa, e per il quale, per garantire all'economia del nostro Paese la possibilità di cogliere anche questa opportunità molto probabilmente dovrà intervenire lo Stato. Allora non facciamo il cappio per impiccarci, tra l'altro, quindi per metterci in mano ai privati, il che tornerebbe a danno dell'intera comunità, oltre che dei lavoratori che sono occupati in quel settore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, a me dispiace che il presidente Pili non partecipi a questo dibattito sull'articolo 5 bis e sugli emendamenti.
FADDA (La Margherita-D.L.). C'è, è dietro.
SANNA ALBERTO (D.S.). Sì, sta chiacchierando, ma io penso che dovrebbe essere al suo posto il presidente Pili, perché l'articolo 5 bis, che è stato approvato all'unanimità dalla Commissione lavori pubblici del Consiglio regionale, e alcuni emendamenti che sono stati presentati alla legge in discussione ribadiscono alcuni punti fondamentali che al presidente Pili pare non siano ancora ben chiari, cioè si vuole ribadire quanto il Consiglio regionale, a più riprese, ma in modo particolare approvando due mozioni presentate dalle opposizioni, una a metà novembre del 2002, l'altra a maggio del 2003, dove il Consiglio regionale ha ribadito e riaffermato con forza due questioni fondamentali: la prima è che l'acqua è un bene di tutti ed è il bene principale della nostra comunità, come di tutte le comunità, quindi vogliamo che questo bene, dato il suo carattere vitale per la vita di tutti noi, rimanga e continui ad essere un bene pubblico, questo è il primo principio affermato da quei due ordini del giorno, e poi vogliamo che la gestione sia coerente con questo principio e la gestione deve essere, per essere coerente, rispettosa di quei soggetti che hanno gestito in Sardegna questo bene (sto parlando naturalmente dell'idropotabile), quindi debbono valorizzare prima di tutto l'ESAF, non solo l'ESAF, ma anche altri soggetti pubblici che hanno operato, a mio parere complessivamente in modo positivo, poi certo, ci sono anche aspetti che vanno rivisti, inefficienze che vanno superate, ma non si butta a mare il bambino con l'acqua sporca, assolutamente. Siccome abbiamo ancora oggi seri motivi per ritenere che l'onorevole Pili, del resto l'ha dichiarato e poi tutte le ordinanze che lui produce con grande prolificità lo stanno a dimostrare, nella sua qualità di presidente della Giunta regionale, di commissario straordinario e di Autorità d'ambito si è conferito poteri tali e tanti che gli hanno consentito finora di gestire questa materia disattendendo le norme più elementari.
Cosa chiediamo, insomma, ancora? Chiediamo che ci sia una gestione trasparente; oggi gli enti locali hanno ribadito attraverso l'ANCI un altro principio fondamentale, che cioè non si continui, da parte dell'onorevole Pili, ad adottare ordinanze che svuotino di contenuto l'elezione dell'Autorità d'ambito prevista per il 2 settembre. Siccome entro il 30 giugno dovrebbe essere definita la gestione e quindi individuato il soggetto gestore, chiediamo che ci sia una proroga di questo termine, questo può essere fatto, e chiediamo che assieme a questo avvenga un altro fatto molto importante, che tutte le decisioni che sono di competenza dell'Autorità d'ambito rimangano in capo all'Autorità d'ambito e che quindi i comuni possano, il 2 settembre, eleggere, costituire questo soggetto, l'Autorità d'ambito, il quale poi provvederà ad adottare tutti gli atti relativi alla gestione della risorsa. E anche l'emendamento che abbiamo presentato che proroga di due anni l'esistenza dell'ESAF si inquadra in questo ragionamento e in questa linea.
Perché insistiamo su questo punto? Insistiamo perché non abbiamo assolutamente fiducia nelle più volte dichiarate volontà da parte dell'onorevole Pili di mantenere questa risorsa in mano al potere pubblico e di lasciare che questa risorsa abbia ancora un carattere pubblico. Circolano stamattina, tra l'altro, notizie che io chiedo all'onorevole Pili di confermare o di smentire, chiedo anche all'onorevole Onida, fresco di nomina ai lavori pubblici, che si occupi subito di questa materia, che se ne occupi davvero, che non lasci a Pili campo libero in questa materia, perché ha dimostrato di essere pericoloso.
E' di stamattina la notizia seconda la quale sarebbe sul tavolo dell'onorevole Pili una nuova ordinanza, non so se già firmata o alla firma, che definirebbe la concessione della gestione dell'acqua a una costituenda società, non si capisce bene da chi sia costituita questa società, quindi è un punto questo da chiarire subito e chiedo, ripeto, all'onorevole Pili di rispondere in Aula su questo punto. Pare che ci siano, su questa grossa partita della gestione dell'acqua, molti appetiti da parte di società nazionali e internazionali, pare addirittura di società vicine anche a ministri del Governo Berlusconi. Del resto non sarebbe una novità che si fossero da parte di esponenti del centrodestra, anche in questa materia, interessi di questo genere. Si tratta di un pacchetto, di una torta di migliaia di miliardi per 26 anni, con possibili proroghe di rinnovo. Insomma è una partita forse tra le più rivelanti da tutti i punti di vista che il Governo regionale deve gestire nel modo più oculato possibile.
Quindi noi insistiamo nella nostra battaglia e non abbiamo motivi per ritenere che il Consiglio regionale anche stavolta non sarà coerente con l'impostazione che anche nei due ordini del giorno che ho richiamato ha messo in atto affermando, appunto, che l'acqua è un bene pubblico, è un bene di tutti e tale deve restare, che va gestito in Sardegna da chi l'ha sempre fatto e che vanno messi in atto gli strumenti gestionali appositamente costituiti, che insomma questo deve avvenire nel rispetto dei poteri della costituenda Autorità d'ambito e che tutto il comparto va restituito a trasparenza e governo democratico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ancorché tramortiti, se non proprio neutralizzati dal "missile intelligente" lanciato dal collega Tunis, noi ci ritroviamo ancora la forza, l'energia e anche l'ardire di sottoporre all'attenzione del Consiglio regionale una nostra proposta migliorativa di questo articolo 5 bis, che serva a garantire meglio la gestione del servizio idrico integrato in Sardegna.
Intanto diciamo una cosa chiara, che l'articolo 5 bis di questa legge contiene un punto positivo che ci trova concordi; contiene poi un punto debole che noi vorremmo rafforzare. Quindi, a scanso di equivoci, noi condividiamo, abbiamo condiviso e sostenuto e rivendicato in ogni caso che l'affidamento della gestione del servizio idrico debba interessare, passare e potenziare gli attuali gestori del servizio, gli enti pubblici che attualmente in Sardegna esistono e garantiscono il servizio. Quindi questo è un punto che deve essere messo al riparo da ogni e qualsiasi polemica.
Però, detto questo, ci sono modi diversi attraverso cui salvaguardare, garantire e potenziare, e noi vorremmo che il modo fosse quello migliore, cioè dire con tutta evidenza e chiarezza che quando si tratta di soggetti non per loro natura già pubblici, ma di società di capitale, non basti la presenza del capitale pubblico, non sia neppure sufficiente la leggera prevalenza del capitale pubblico, ma che anche le società di gestione, qualsiasi sia la loro forma giuridica, fossero anche non enti pubblici, devono avere una consistenza complessiva e d'insieme di capitale pubblico, totale capitale pubblico. Qui è il punto di differenza, una parte cioè su cui siamo concordi e noi ancora di più e un'altra parte su cui vi sono opinioni differenziate. Perché possiamo dire, senza ritenere di essere esagerati, di cadere nel dirigismo pubblico, che, in materia di acqua, ma più in generale di servizi essenziali per il cittadino, vi deve essere una garanzia pubblica? Proprio perché l'organizzazione, non dico della vita, dell'economia intanto, moderna, richiede che in favore del cittadino alcuni servizi essenziali siano sempre, comunque e dovunque garantiti dalla mano pubblica, si diceva un tempo, diciamo oggi dalla mano e dalla mente pubblica. Un tempo questi servizi essenziali in un'altra economia, in un'altra relazione generale, prima della fase della globalizzazione, o cosiddetta globalizzazione, si riteneva che i servizi essenziali fossero alcuni, quella categoria che se no sarebbe venuta meno nella tutela dei diritti fondamentali del cittadino, e in tutti gli stati del mondo e in tutte le forme organizzate della vita economica e civile del mondo, alcuni servizi essenziali sono sempre stati riservati alla mano pubblica. La Banca Centrale, in ogni paese del mondo se esiste uno Stato che non sia uno stato fantoccio che ha un governo fantoccio, la prima cosa è che la Banca Centrale, in tutti paesi del mondo, è pubblica perché presiede all'organizzazione fondamentale dell'economia. Così come le fonti di produzione energetica, perché l'energia si ritiene essere uno di quei fattori fondamentali senza i quali non vi può essere neppure una programmazione, quindi un governo pubblico dell'economia. E così i servizi essenziali della scuola, della sanità, della mobilità, cioè del trasporto, proprio perché i diritti essenziali del cittadino non possono che essere garantiti dal pubblico e non sottratti all'arbitrio e all'utilità mercantile che può avere un qualsiasi privato, anche il più buono e il più generoso dei privati. Il che non vuol dire che affianco del servizio di trasporto pubblico non possa esistere il trasporto privato, che affianco anche della scuola pubblica non possa esistere la scuola privata ed uguale la sanità. Ma quello che esiste affianco non deve essere sostituivo del diritto da garantire a tutti i cittadini attraverso il servizio pubblico.
Nei tempi andati accadeva che l'acqua, per esempio, non era necessariamente considerata in questo novero dei servizi pubblici essenziali, perché? Non perché non ve ne fosse bisogno, ma perché era così scontato, così ovvio che un bene naturale come l'acqua, alla pari dell'aria, io non so quando si arriverà a privatizzare l'aria, non si è mai parlato di garantire giuridicamente la garanzia pubblica dell'uso dell'acqua perché era una cosa del tutto ovvia, che un bene naturale essenziale alla vita come l'acqua dovesse essere garantito dall'organizzazione pubblica, o dal diretto accesso del cittadino e del privato alla fonte dove era l'acqua, questo era il sistema! Poi via via è accaduto che anche l'acqua che era prima tanto abbondante da queste parti, era scarsa solo l'organizzazione tecnica per fornire l'acqua, cioè l'acquedotto, il deposito, la distribuzione, non era deficitaria la sostanza, il prodotto della natura. Poi accade che nella organizzazione della vita dell'economia moderna l'aumento enorme dei consumi, intanto, e non dei consumi civili, ma dei consumi ad altri fini, consumi industriali, i consumi anche facoltativi di altra natura, pensate si dice "turismo, i campi da golf interessano, tirano, aiutano il turismo", nessuno conteggia mai nel costo del turismo e del campo da golf quanto costa in acqua il campo da golf, ma siccome è economia quello viene ritenuto tutto agevolato e si fanno dighe talvolta e le fa il pubblico le dighe, non ho capito, e non so di privati che abbiano fatto grandi dighe, per poi servire le aree turistiche che vendono poi quel servizio turistico di livello ivi compresa l'acqua, oltre che il mare e la bellezza della natura, anche l'acqua che è fornita dal costo pubblico.
Ecco dov'è quindi la differenza che noi vorremmo rimarcare, che questo servizio divenuto oggi essenziale, il bene naturale acqua, alla pari di altri servizi che si vuole ugualmente privatizzare e i disastri si vedono, nei trasporti, nella sanità, nella scuola, i disastri si vedono già, ma il nostro punto di paragone non è quello che già si è toccato, il nostro paragone è con quello che ancora rimane, almeno l'aria che dovrebbe essere aria pulita. Aria pulita ed acqua pulita a garanzia comunque per l'acqua che ha un costo, la sua distribuzione, di gestione pubblica. Non c'è nulla di esagerato in questo, ci parrebbe riaffermare un principio e ripiantare in modo fermo un palo che, in qualche modo, obblighi tutti, chiunque abbia la responsabilità del Governo a garantire questo servizio essenziale ai cittadini e nel contempo a garantire gli utilizzatori e gli organizzatori degli strumenti già esistenti di gestione pubblica sicuramente migliorandone i modi di essere ed anche agevolando la condizione nella quale operano i lavoratori che sono impegnati in quegli enti gestori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Devo dire che l'articolo 5 bis relativo all'affidamento del gestione del servizio idrico integrato è un articolo che, sicuramente, contribuisce a risolvere un problema che praticamente, in base alla legislazione vigente oggi in Sardegna, avrebbe potuto creare dei problemi nel senso che, in base alla legge numero 15 e 29, erano stati posti dei paletti, soprattutto nei confronti dell'ESAF, per cui lasciando la legislazione in essere in questo momento in Sardegna sarebbe stato difficile, se non impossibile, arrivare all'affidamento del servizio idrico integrato. Questo problema era stato già affrontato in Commissione, in una delle occasioni di audizione che io avevo avuto con la stessa Commissione, pertanto questo articolo sicuramente può dare la possibilità ad un ente importante come l'ESAF di poter giustamente e legittimamente avere la possibilità di avere l'affidamento diretto assieme agli altri enti gestori del servizio idrico integrato oggi in Sardegna. Devo dire anche che l'ESAF ha una grossa organizzazione tecnica ed amministrativa che merita di essere valorizzata e, in questo passaggio importante del decollo del servizio idrico integrato, sicuramente è opportuno che questo grande potenziale di cui dispone oggi la Sardegna abbia la possibilità di essere valorizzato. Pertanto questo articolo va nella direzione di poter dare questa possibilità soprattutto all'ESAF, ma io direi non solo all'ESAF.
Condivido anche i contenuti dell'emendamento numero 8 quando si aggiunge al precedente emendamento che parlava di società a totale capitale pubblico, io ritengo invece, per evitare chiusure che possano creare dei condizionamenti, credo che non tolga nulla il fatto che noi diciamo "a totale o prevalente capitale pubblico", perché apriamo sicuramente il ventaglio delle possibilità e comunque questa dicitura non crea alcun nocumento all'ESAF o altri enti, quindi dà una maggiore possibilità. Fermo restando che bisogna essere in linea con quanto si è detto comunque in questa sede in diverse occasioni e l'ha già deliberato il Consiglio regionale, in questa fase la Regione Sardegna, così come è strutturato il servizio idrico integrato e così come è la situazione idrica in Sardegna perché ancora l'emergenza idrica in questa Regione non è superata, pertanto credo che sia indispensabile una fase transitoria che permetta di superare la fase di emergenza perché, oggi come oggi, se noi dovessimo andare a fare un bando pubblico sicuramente altre società esterne alla Sardegna potrebbero vincere il bando e creerebbero sicuramente delle condizioni difficili da governare per quanto riguarda la Regione autonoma della Sardegna. Pertanto credo che vada verificata una fase congrua di transizione, che permetta appunto di poter fare l'affidamento del servizio idrico integrato. Così come questa dicitura che completa l'articolo 5 bis, che condivido perfettamente, io credo che costituisca un importante passo avanti verso l'affidamento del servizio idrico integrato. E` chiaro che questo è un primo passo, bisognerà fare ancora ulteriori passaggi, ma io credo che in questo particolare momento relativo alla situazione idrica che benché sia migliorata in questo ultimo periodo, devo dire che l'emergenza non è ancora del tutto superata, pertanto credo che noi avremo e abbiamo la necessità di poter contare su tutto il personale che è stato preparato in questi anni, personale che ha gestito situazioni difficilissime in Sardegna e devo dire anche che se non si è riusciti ad essere in linea con quanto contenuto dalla legge 15 e dalla legge 29, nel senso che non si è arrivati al pareggio del bilancio, è dovuto anche a tutta una serie di situazioni contingenti che non dipendono solo dall'ESAF, ma dipendono da tutta un'organizzazione che non ha permesso, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale, di poter raggiungere il pareggio di bilancio.
Pertanto chiudo dicendo che questo articolo con alcuni emendamenti correttivi, costituisce un importante passo avanti verso l'affidamento diretto del servizio idrico integrato almeno in questa prima fase transitoria a tutti gli enti che attualmente gestiscono il servizio idrico stesso.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo alla votazione.
Metto in votazione l'articolo 5 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 8, aggiuntivo all'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Quindi passiamo alla votazione finale. Onorevole Tunis, su che cosa deve intervenire?
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, io chiedo all'Aula di esprimersi sull'urgenza della legge, chiedo che venga inserita.
PRESIDENTE. Non esiste più, onorevole Tunis, l'urgenza. Era superflua questa sua preoccupazione che comunque accogliamo nel senso della preoccupazione. Colleghi, dobbiamo fare anche un altro provvedimento di legge, quindi ve lo dico per tranquillizzarvi.
Ha domandato di parlare il consigliere Morittu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Sì, Presidente, brevissimamente se mi è consentito, naturalmente.
PRESIDENTE. Certo che le è consentito, una dichiarazione di voto è consentita. Prego, Onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). Non avevo dubbi sul suo consenso, c'è un problema di un consenso da parte dell'Aula, diciamo. Faccio una brevissima dichiarazione prendendo spunto da una dichiarazione fatta dal Presidente dell'ANCI stamattina e comparsa sulla stampa. La dichiarazione è la seguente: "I Sindaci chiedono che gli affidamenti delle gestioni idriche siano fatti dall'Autorità d'ambito costituita dai Sindaci". L'approvazione del 5 bis e della norma sulla proroga dei tempi dell'ESAF oggi ci consentono di aderire alla richiesta dei sindaci, perché il comma 5 dell'articolo 35 è superato dalla norma che noi abbiamo approvato, cioè l'articolo 5 bis, quindi la data del 30 giugno, che è la data prevista dal quinto comma dell'articolo 35 della finanziaria del 2002, non ha più ragione di essere e di essere quindi applicata. Quindi non c'è più l'urgenza del 30 giugno, si può aspettare la costituzione dell'Autorità d'ambito legittima da parte dei Comuni il 2 settembre, la quale poi Autorità può procedere legittimamente agli affidamenti idrici. Non esiste più la data, la spada di Damocle con l'emendamento numero 1 che abbiamo approvato sulla testa dell'ESAF, perché gli abbiamo dato la proroga di due anni e nel 5 bis si richiamano non soltanto le società di capitali così come previsto dalla norma nazionale, ma si richiamano anche gli enti pubblici. L'ESAF è un ente pubblico, sino alla sua trasformazione, non vi è la data del 30 giugno né del 27 luglio che è una data improrogabile per gli affidamenti.
Chiedo che il Presidente della Giunta, in qualità anche di Commissario dell'autorità d'ambito, prenda impegno in questo senso.
PRESIDENTE. Il suo voto immagino sia favorevole, Onorevole Morittu?
MORITTU (D.S.). Favorevole.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 385/A.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 68
maggioranza 35
favorevoli 68
(Il Consiglio approva)
PRESIDENTE. Passiamo al provvedimento successivo all'ordine del giorno: proposta di legge 451, Capelli e più. Non c'è relatore perché, come sapete, il testo è arrivato direttamente in Aula senza passare attraverso la Commissione, quindi prendiamo per buona la relazione dei proponenti e la diamo per letta. Dichiaro aperta la discussione generale. Onorevole Cogodi su che cosa vuole intervenire?
COGODI (R.C.). Sull'ordine del giorno.
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sull'ordine del giorno esattamente perché questo punto che adesso deve essere esaminato arriva in Aula senza che abbia percorso il suo itinerario ordinario di istruttoria in Commissione, per una condivisione di un'emergenza, però nel momento nel quale si è definita questa condivisione si è anche precisato che si accompagnava all'ipotesi di superamento del passaggio in Commissione che era stata prospettata, anche la considerazione uno, che la titolarità del provvedimento doveva essere una titolarità, se condivisa, di tutti quanti coloro che la condividono e quindi consentono questo passaggio in via di accelerazione e di emergenza a questo provvedimento; due, che dovevano essere, quindi debbono essere presi in considerazione casi consimili. E io ricordo che fu rappresentata da più parti la situazione in cui si trova l'Ardia di Sedilo, la quale grande manifestazione regionale, nessuno può escludere la cosa, ugualmente risulterebbe quest'anno interamente cancellata dall'attenzione e dal provvedimento regionale. Vero è che il collega Onida non sedeva in Giunta fino a ieri ed essendo di Sedilo non ha potuto ricordare ai suoi colleghi di Giunta allora e neppure a Ladu che l'Ardia di Sedilo è sicuramente una delle più grandi e interessanti e valide manifestazioni cultuali e di valore che si svolgono in questa regione. Viva l'Europeade di Nuoro o a Nuoro meglio dire, e altre manifestazioni di valore, ma certamente non in alternativa a questo alle più grandi manifestazioni di valore culturale che esistono.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le chiedo scusa, lei sta entrando nel merito, può tranquillamente intervenire in discussione generale.
COGODI (R.C.). Ho concluso, mi scusi.
PRESIDENTE. Lei ha sollevato un problema sull'ordine del giorno.
COGODI (R.C.). E` una questione pregiudiziale.
PRESIDENTE. Ho capito, ma per cortesia, intervenga in discussione generale e nessuno...
COGODI (R.C.). La ringrazio. Io interverrò nella discussione generale nel merito, ho voluto illustrare all'Aula quali erano invece le condizioni che hanno consentito e che consentirebbero di procedere nell'esame di questo provvedimento. Ecco perchè intervengo sull'ordine del giorno, perchè sia consentito ai Gruppi un lasso di tempo breve, anche di mezz'ora, perchè le condizioni che sono non esternamente ma internamente, ed è sicuramente nei verbali della conferenza dei Presidenti di Gruppo possano avere pratica esplicazione, quindi che prima di entrare nel merito dell'esame della legge si adempia a quelle condizioni che si era insieme convenuti.
Quindi chiedo una sospensione, anche breve, credo che sia sufficiente mezz'ora, per procedere a quegli adempimenti, che non sono di parte, erano le condizioni che accompagnavano l'assenso che si è dato perchè la legge potesse arrivare in Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io naturalmente non ho niente in contrario sull'accoglimento della sua proposta relativa ad una breve sospensione, anche perchè nel frattempo proficuamente occuperemmo il tempo con i punti all'ordine il giorno relativi alle nomine. Però le voglio ricordare che questo problema da lei sollevato in Conferenza dei Capigruppo ha avuto tutto il tempo necessario a disposizione per essere risolto, perchè dal giorno dello svolgimento della riunione dei Capigruppo a oggi sono intercorsi diversi giorni; quindi credo che questo tempo poteva essere proficuamente utilizzato per trovare queste soluzioni.
In tutti i casi io naturalmente mi rivolgo all'Aula, se non vi sono questioni oppositive sospendiamo la trattazione di questo punto per un quarto d'ora, venti minuti, ma naturalmente rimanendo in Aula e procedendo con gli altri punti all'ordine del giorno.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Signor Presidente, per rassicurare, credo, senza procedere ad interruzione, però, chiaramente, se ci sono altri problemi io non pongo questioni, il collega Cogodi in quanto gli Assessori competenti al turismo e alla cultura hanno entrambi assunto l'impegno che nell'immediatezza troveranno la soluzione al problema non risolto fino a questo momento che riguarda l'Ardia di Sedilo.
Io credo che sia ovvia la valutazione che Luigi Cogodi ha fatto, che sia recuperata nella mente, nella sensibilità degli Assessori e che soltanto alcuni aspetti di ordine tecnico abbiano impedito fino adesso la soluzione del problema, che però verrà risolto. Questo è l'impegno che hanno assunto e che il Presidente della Giunta ritiene di confermare nel giro di qualche settimana.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Onida. Non so se l'onorevole Cogodi ha sentito. Mi pare che non ci siano pronunciamenti, quindi andiamo avanti con la discussione generale, visto che l'assessore Onida ha detto che sostanzialmente il problema è risolto e che quindi non vi sono preoccupazioni in relazione ai timori sollevati dall'onorevole Cogodi. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, premesso che la sua risposta alla valutazione fatta dal collega Cogodi è totalmente condivisibile, nel senso che il problema posto durante la Conferenza dei Capigruppo aveva tutto il tempo, e lo ha ancora, se fosse necessario anche un quarto d'ora, venti minuti perchè alcuni colleghi possano procedere ad emendare il testo di legge con inserimento di articoli aggiuntivi, cosa che sicuramente poteva essere fatta nel corso di queste settimane intercorse tra la presentazione dell'ordine del giorno e i lavori dell'Aula.
Io credo che per quanto riguarda la proposta di legge ci sia ben poco da illustrare in quanto il caso Europeade, da qualcuno trasformato anche in caso politico, è a conoscenza di tutti i colleghi e dell'opinione pubblica. Si è ritenuto con questa proposta di legge che, come noterete e come i colleghi avranno avuto modo di leggere, è sottoscritta all'unanimità delle componenti politiche di questo Consiglio. Per cui si rende necessaria questa procedura d'urgenza, chiamiamola così forse un po' impropriamente, per l'assenza, dovuta ai fatti noti svoltisi in quest'Aula durante la finanziaria della Regione sarda in una manifestazione di portata internazionale che si svolgerà nel prossimo mese di luglio nella città di Nuoro.
Ritengo opportuna questa partecipazione della Regione sarda, ancor di più doverosa, pur avendo manifestato in diverse occasioni una non totale condivisione sulla gestione di questi fondi e sulla...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa onorevole Capelli; colleghi, per cortesia non possiamo svolgere tre riunioni in contemporanea in questa sala. Volete andare ai vostri posti per cortesia?
CAPELLI (U.D.C.). Dicevo, pur non considerando...
PRESIDENTE. No, scusi, onorevole Capelli, io non intendo riprendere i lavori se tutti i colleghi non vanno al loro posto.
CAPELLI (U.D.C.). Io riesco ad andare avanti lo stesso.
PRESIDENTE. Lei sì, ma io no! Onorevole Sanna, onorevole Balletto, onorevole Lombardo, per cortesia! Per cortesia, prendete posto. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Ho sempre ritenuto opportuna e doverosa una partecipazione della Regione Sarda alla realizzazione di una manifestazione di tale portata e di tale importanza per la Sardegna e per il territorio che la ospita in modo particolare. Ho avuto anche modo di esprimere invece il mio disappunto, la mia non condivisione sull'organizzazione della stessa, sul tipo di gestione che si sta impostando, ma questo compete legittimamente nel pieno rispetto dell'autonomia locale che andrà a gestire questi fondi. Perciò il mio è sempre stato un giudizio contrario nel metodo e nella gestione ma ho sempre ritenuto e credo che tutti i colleghi hanno sempre ritenuto opportuno intervenire a sostegno di questa manifestazione e che solo qualche incidente di tipo politico durante la trattazione della finanziaria non abbia consentito di poter intervenire prima.
La legge si compone di un unico articolo, di due articoli, ma quello del merito è l'articolo 1, destinando appunto la somma di 400 mila euro a favore del Comune di Nuoro per la realizzazione di questo importante evento.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne chiedo l'approvazione.
PRESIDENTE. Mettiamo in votazione...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Il tempo per l'onorevole Balletto per la presentazione di un emendamento. Ci sono altri emendamenti in arrivo?
Sospendo la seduta per cinque minuti rimanendo in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 30, viene ripresa alle ore 13 e 40.)
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi segretari di prendere posto in Presidenza. Sono pervenuti complessivamente tre emendamenti; oltre l'emendamento numero 1, presentato dalla Giunta regionale, sono pervenuti l'emendamento numero 2 e l'emendamento numero 3, che adesso verranno illustrati, che prevedono di inserire anche i finanziamenti relativi alla manifestazione sportiva Terra Sarda e l'altro emendamento relativo una Cavalcata Sarda. Vi è un altro emendamento relativo all'Ardia ed infine l'Estate Sassarese e i Candelieri.
Ricordo ai colleghi che se il testo fosse passato in Commissione e fosse uscito dalla Commissione così come è arrivato in Aula, noi non avremo potuto accogliere nessuno di questi emendamenti, perchè il titolo della proposta di legge è relativa esclusivamente all'Europeade. Siccome questo provvedimento non è passato in Commissione, non si può applicare pertanto l'articolo 84 comma 4 del Regolamento, che appunto impedirebbe il ricevimento di questi emendamenti. In questo momento quindi l'Aula funziona esattamente anche da Commissione, quindi tutti questi emendamenti sono ricevibili, ma naturalmente aprono alcuni problemi. Il primo, intanto, il più facile da risolvere è quello legato al titolo, perchè è del tutto evidente che questa legge non potrà più avere come titolo quello che ha attualmente, in quanto verrà modificata abbondantemente.
Il secondo problema, quello più complesso, naturalmente riguarda la questione delle risorse, ma su questo punto poi interverrà la Giunta e chi dovrà intervenire.
Il terzo problema infine è un problema sul quale l'Aula comunque si dovrà pronunciare, perchè in conferenza dei Capigruppo era stata riconosciuta l'urgenza, quindi il riconoscimento dell'urgenza ha consentito anche di superare lo scoglio della Commissione fondamentalmente sul tema dell'Europeade e sul problema che aveva sollevato l'onorevole Cogodi relativo all'Ardia. Non mi pare che si fosse parlato di altre manifestazioni. Naturalmente io questo problema lo rimetto interamente nelle mani dell'Aula che adesso si esprimerà. Dopo questa infornata di emendamenti credo quindi che dovremmo comunque riaprire i termini della discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita - D.L.). Presidente, credo sia necessario che tra i Gruppi politici si inizi un minimo di ragionamento su questi emendamenti che sono stati presentati. Quindi propongo all'Aula che si sospenda provvisoriamente l'esame di questo provvedimento e si passi al terzo punto all'ordine del giorno, che sono le nomine.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Parlo anche come Presidente della Commissione che avrebbe dovuto istruire la proposta di legge che è pervenuta. Dal mio Capogruppo ho saputo, dopo avermi informato, che con un accordo unanime di tutti i Capigruppo si portava in Aula un testo che aveva già visto la discussione in sede di finanziaria, che per un incidente di percorso era stato poi a voto segreto bocciato. Credo che noi oggi dobbiamo rispettare quell'accordo nei Capigruppo, discutere immediatamente, senza interruzione, la proposta di legge pervenuta in Consiglio, faccio una proposta a me stesso, visto che l'impegno era di non presentare emendamenti, ma ne ho presentati due, uno sui Candelieri di Sassari ed uno sull'Estate Sassarese, di ritirare tutti gli emendamenti e di poter andare avanti con la discussione per quanto riguarda il contributo al comune di Nuoro sulla manifestazione che trova tutti d'accordo e che avrebbe anche l'unanimità di questo Consiglio. Questa è la proposta che faccio, la faccio ai colleghi che hanno presentato emendamenti e a me stesso, perchè questo era un impegno e credo che in pochi minuti possiamo esitare una importantissima legge per quel territorio che per un incidente di percorso non si era potuta approvare in sede di finanziaria. Io per primo, se tutti quanti ritiriamo gli emendamenti, faccio la proposta di portare subito in approvazione, senza interruzione, questa proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Mi sembra che il collega Piana abbia chiaramente indicato la via per superare questa piccola impasse che si è venuta a creare su questa proposta di legge. Credo che sia una proposta di buonsenso alla quale mi associo ed invito i colleghi a poter rendere possibile l'approvazione di questa leggina. Invito al ritiro degli emendamenti, diversamente, Presidente, non so se è possibile, ma chiederei all'Aula che si esprima col voto sulla ricevibilità o meno degli stessi.
PRESIDENTE. Sulla ricevibilità abbiamo già detto, onorevole Capelli; casomai l'Aula dovrebbe decidere sulla accoglibilità o meno in sede di votazione certamente.
Ha domandato di parlare la consigliere Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Un secondo solamente perchè mi pare che altri colleghi prima di me abbiano già detto. Credo che l'Aula dovrebbe riflettere sul fatto che abbiamo una proposta di legge su cui si era trovato un consenso unanime. Gli emendamenti presentati non hanno alcuna attinenza con la rilevanza della proposta di legge se non alcuni, che però probabilmente si possono anche portare in Commissione con l'impegno della Giunta e discuterli nei programmi immediatamente. Proporrei che serenamente approvassimo questo provvedimento senza emendamenti aggiuntivi. Non sarei, fra l'altro, per l'interruzione se non per l'approvazione di questa proposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Presidente, credo che vada preliminarmente chiarita la disponibilità dei presentatori degli emendamenti, così conformemente alla richiesta fatta dall'onorevole Piana. Purtroppo se ne continuano ad aggiungere, in questo momento ne sono stati consegnati altri quattro, in totale gli emendamenti diventano sette. Sinceramente stiamo correndo un rischio ormai abbastanza evidente di vanificare un accordo che vedeva tutti concordi e di allargare ad ipotesi altre e notevolmente differenti rispetto a quello che era lo spirito che sottendeva all'accordo per il finanziamento per le Europeadi di Nuoro, che era non fatto ed accadimento ordinario, così come fatti e accadimenti ordinari sono i motivi per cui gli emendamenti vengono presentati, ma era ed è fatto e accadimento straordinario e solo in quella logica si era individuato un percorso che vedeva unita nella sua totalità l'Aula nel dichiarare la propria disponibilità ed adesione all'ipotesi che era stata prospettata.
Credo che il problema delle grandi sagre, delle grandi manifestazioni, a partire da quella della Cavalcata Sarda, Sant'Efisio, il Redentore, l'Ardia di Sedilo e quant'altro, possano essere oggetto di un provvedimento organico differente e riassuntivo che nulla però ha a che fare col provvedimento per l'Europeade. Quindi Presidente, prima di andare avanti, direi che sarebbe davvero opportuno se i presentatori degli emendamenti si esprimessero ed accogliessero la proposta di ritiro che poc'anzi è stata avanzata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Ruberò solo trenta secondi perchè condividendo la richiesta di ritiro degli emendamenti vorrei solo sottolineare che mentre è giustificata la leggina per quanto riguarda l'Europeade, non è giustificabile invece per quanto riguarda tutte le altre iniziative. Voglio fare solo un esempio al collega Balletto; per quanto riguarda Terra Sarda nel Bilancio fu approvato un emendamento per 250 mila euro che sapevano essere indirizzati a Terra Sarda e ai Giochi delle Isole. Il fatto che il programma dell'articolo 31 per le manifestazioni il CONI non l'abbia ancora presentato non significa che il CONI non inserirà, come ha inserito in tutti i programmi che ha presentato in questi anni, Terra Sarda. Voglio dire, per queste manifestazioni ci sono già le leggi di settore che le stanno finanziando da anni e quindi le continuiamo a finanziare. Per quella manifestazione di Nuoro non è stato possibile nella finanziaria, facciamolo adesso. Quindi è inutile presentare un emendamento per Terra Sarda se il Terra Sarda è già finanziato con l'articolo 31 della 17 e i soldi li abbiamo messi nel Bilancio in un apposito emendamento approvato da quest'Aula. E' inutile mettere altre manifestazioni per le quali comunque ci sono leggi di settore che le stanno finanziando, ritiriamo gli emendamenti e approviamo rapidamente la leggina.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C). Presidente, anch'io voglio ribadire che se si vuole risolvere il problema si deve evitare la beffa che sta accadendo con la presentazione di questi emendamenti. Ritengo che le iniziative, che pure sono state presentate, possono essere tutte degne di essere finanziate.
(Interruzioni)
ORTU (R.C). Chiedo scusa Presidente, io parlo quando è possibile parlare, altrimenti non parlo.
PRESIDENTE. Prego onorevole Ortu. Colleghi, per cortesia. Onorevole Ortu credo che vi siano delle interlocuzioni in merito a questi emendamenti.
ORTU (R.C). Va bene Presidente, io capisco...
PRESIDENTE. No, no, ha ragione lei consigliere Ortu, ha pienamente ragione. Le chiedo scusa. Colleghi per cortesia, onorevole Capelli, per cortesia. Prego.
ORTU (R.C). Capisco anche le interlocuzioni, ma le interlocuzioni per approdare ad un risultato positivo dovrebbero ricondurre la questione che stiamo discutendo alla proposta originaria in modo da fare una cosa seria, assumere un impegno serio rispetto ad un problema che pure è stato posto, che è stato affrontato forse in modo sbagliato in passato e per il quale è stato chiesto a questo Consiglio di porvi rimedio. Non è accettabile che poi si facciano i pasticci. L'Assessore ha in mano le risorse, deve presentare un programma di finanziamento, non solo, mi auguro che l'Assessore tenga conto di tutte le richieste che le sono state presentate, perchè le diverse iniziative che si svolgono in Sardegna sono tutte degne di essere sostenute, poi chiaramente c'è un'iniziativa che ha maggior rilievo rispetto a quella che ha un minor rilievo, però debbono essere frutto di un programma serio che tutti i consiglieri devono poter valutare con serenità, così come gli strumenti oggi esistenti prevedono. Quindi l'Assessore presenti il programma di finanziamento, si vada in Commissione e si affrontino i problemi che sono stati sollevati pure con gli emendamenti, ma oggi si decida l'unica cosa possibile e seria che può essere decisa. Qui io mi appello al Presidente, perchè il Presidente del Consiglio che sta presiedendo la Seduta in questo momento deve porre fine a quanto sta accadendo. Perchè badate, questa è una legge che è passata in deroga e che non abbiamo avuto la possibilità nemmeno di discutere. Allora, o si fanno le cose serie e possono essere accettate anche le deroghe, altrimenti succede il solito pasticcio che non porterà a nulla. Per quanto mi riguarda sono assolutamente contrario.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ortu. Il Presidente ha già posto il problema e ha già chiarito all'Aula di non poter intervenire in quanto il testo non è passato in Commissione, quindi è l'Aula che in questo momento svolge anche funzioni di Commissione. Quindi io non posso dichiarare irricevibili gli emendamenti. Spetta all'Aula bocciarli, o approvarli, naturalmente, a seconda di quanto riterrà opportuno.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Presidente, molto brevemente, ritengo che questo provvedimento che ha già determinato polemiche, anche attese, che oramai ha generato nella comunità e nel comitato organizzatore di questa importante manifestazione internazionale, non possa essere minimamente messo a rischio da iniziative pur legittime che noi apprezziamo, approviamo, quali quelle portate dagli emendamenti proposti, ma l'urgenza di approvare questo provvedimento mal si concilia con le questioni che sono poste, ripeto, pur fondate e legittime che possono trovare sicuramente accoglimento nei programmi ordinari degli Assessori competenti. Quindi io, per farla breve, data anche l'ora, ritengo che atto di comune buona volontà imponga il ritiro di tutti gli emendamenti, ad iniziare dai colleghi del Gruppo, che sono certo non saranno insensibili ad un richiamo, ad un invito da me formulato, ma che mi permetto di estendere anche confidando nella sensibilità e soprattutto anche nella valenza di questo provvedimento, perchè si tratta di una manifestazione che dovrà svolgersi nella città di Nuoro appena fra qualche settimana. Quindi, confidiamo in questa attenzione anche del Consiglio e sempre attenti e vigili a sostenere anche iniziative del sassarese, di Cagliari o dall'oristanese, o dovunque si renderanno necessarie, ma veramente mi pare che questa manifestazione internazionale, al di là delle polemiche che ci siamo lasciati alle spalle, sia un'occasione per tutta la Sardegna come una vetrina internazionale. Quindi ribadisco l'invito perchè si possa procedere celermente, approvare questo provvedimento e al ritiro di tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente e colleghi per ricordare che abbiamo in Sardegna 378 comuni e credo ciascuno con delle feste particolari, patrono o altro, che affondano la loro origine certamente negli anni e nelle tradizioni più antiche di questa nostra Isola. Per cui occorrerebbe semmai, se si dovesse operare nel senso che qualcuno stava proponendo con alcuni emendamenti, occorrerebbe riservare un provvedimento per ognuno di questi comuni, se no faremmo una cosa distorta, poco equa e poco corretta. Stiamo esaminando un provvedimento che vedeva prima una certa convergenza, era limitato a quel provvedimento, se non dovesse essere così chiederei una sospensione perchè dovrei provvedere a presentare alcuni emendamenti anch'io.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto un attimo solo; è stato presentato l'emendamento numero 7 che è irricevibile in quanto ha soltanto due firme, manca la firma almeno di un Capogruppo. Onorevole Masia, lei è uno dei firmatari. Un attimo, onorevole Spissu.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (S.D.I.-S.U.). Due secondi, Presidente, mi sono reso conto, sono stato avvertito, però nell'ottica che credo stia maturando, e mi pare sia quella più giusta, questo emendamento naturalmente, anche se è irricevibile, la mia intenzione era quella di ritirarlo, come ritiro anche gli altri e credo che sia opportuno che venga fatto da tutti, perché? Perché ritengo che noi oggi con questa legge stiamo cercando di recuperare una situazione che si è andata a determinare, è condivisibile, per cui credo che questa legge doveva essere votata velocemente. E debbo anche esprimere due fatti che sono sicuramente condivisibili anche: questi emendamenti sono venuti fuori nel momento in cui abbiamo visto che c'è stata da parte della maggioranza la presentazione di un emendamento a questa legge che era, mi pare, veloce nella sua votazione e condivisa da tutti, e questo ha provocato, diciamo, la rincorsa; l'altra che non sfugge è che davvero ci sono 378 comuni in Sardegna che hanno tutti necessità di maggiori attenzioni perché non sono solo sagre, sono tradizione, sono cultura, sono tutto ciò che noi in qualche modo ci aspettiamo anche per promuovere la nostra Isola.
Credo che manchi una legge che sia organica a questo e quindi non è nemmeno giusto lasciare a momenti di questo genere dove si cerca, in qualche modo, di recuperare situazioni che poi non sono soltanto di clientela o di visibilità, sono questioni che passano anche attraverso i bisogni perché chi si impegna in queste manifestazioni si trova spesso a rimetterci di tasca e se lo fa una volta la seconda, probabilmente, non è portato farlo.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu lei vuole ancora intervenire sull'ordine del giorno? Prego.
SPISSU (D.S.). Presidente, soltanto per dire che se gli emendamenti si ritirano possiamo andare avanti perché questo era il motivo della ammissione in Aula di questa legge, altrimenti è bene che si sospenda e che la riesaminiamo martedì. Quindi i colleghi che hanno presentato emendamenti io li inviterei a ritirarli altrimenti prendiamo atto che c'è una discussione più lunga di quella che pensavamo su una questione che da tutti era sentita come importante e come risolvibile iin una breve discussione in Aula, se così non è lo facciamo martedì con calma.
PRESIDENTE. Intanto registriamo l'annuncio di ritiro dell'emendamento numero 7 da parte dell'onorevole Masia. Per quanto riguarda gli altri emendamenti man mano si pronunceranno i presentatori. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io prendo atto del tono e dello sviluppo che sta prendendo la discussione in ordine alla presentazione degli emendamenti, è quindi ben lontana da me la volontà di bloccare o penalizzare una legge che si assume essere condivisa. Però gli emendamenti, l'emendamento che io ho presentato insieme ad altri colleghi fonda ragioni e motivazioni che rientrano nell'ambito della serietà che da parte di taluni colleghi che sono intervenuti è stata esclusa, perché su questo piano evidentemente non condivido e non convengo. Il problema è semplice, perché serietà avrebbe voluto che trattandosi di norma bocciata ci doveva essere, per la presentazione in Aula, prima del canonico periodo di sei mesi, la condivisione di tutta l'Aula e non solamente dei Capigruppo, ma questo non vuole essere un appunto. Ma entrando nel merito va anche detto che per quale motivo una procedura deve avere, o meglio un intervento deve avere una corsia privilegiata con una legge apposita, mentre analoghe e altrettanto importanti situazioni, quali sono rappresentate in questi emendamenti, tutte degne di considerazione e che godono evidentemente del crisma della legittimità e del rispetto, debbano essere invece sottoposte alla falcidia, alla mannaia del programma che tarda ad arrivare e che impedisce proprio per le lungaggini che sono connesse all'iter che il programma comporta a insicurezza, alla mancanza della certezza dei fondi sia nella entità finale dovuta, sia nella entità prevista per portare avanti quella manifestazione. E allora, se Terra Sarda ha bisogno di 100 mila euro, manifestazione ripeto degnissima, che si svolgerà nel comune di Oristano, quindi anche fuori dalla mia circoscrizione elettorale e quindi non ho un interesse campanilistico, così come si dice, se dovrà avere 70 mila euro, o 60 mila euro perché nel concorso dei programmi, lì sì che entrano i campanilismi, questa somma è insufficiente, perché non deve essere data alla stessa stregua che viene data all'Europeade la possibilità di poter contare su centomila euro?
Quindi la ragione è questa, credo che sia una ragione nobile, credo che sia una ragione che non può essere messa in discussione, soprattutto nel momento in cui si dice che è una proposta che manca di serietà. Comunque accedo all'invito che mi perviene dal collega del partito e del Capogruppo, ritiro l'emendamento, ma ovviamente facendo presente che tutte le ragioni che sottendevano la sua presentazione rimangono in piedi e invito personalmente l'Assessore, nel momento in cui predisporrà il programma, per questa manifestazione a tenere conto dell'entità della somma che è necessaria e indispensabile per la realizzazione di quella manifestazione e non un euro di meno, perché diversamente un collega o più colleghi, così come è stato fatto per l'Europeade, avrebbero necessità di fare una legge specifica.
PRESIDENTE. Facciamo il punto della situazione in relazione agli emendamenti: mi pare che ci sia un orientamento prevalente da parte dell'Aula di invitare i colleghi che hanno presentato emendamenti al loro ritiro, alcuni lo hanno già fatto. L'emendamento numero 1 è della Giunta regionale mi pare che sia necessario per quanto riguarda la copertura finanziaria; dell'emendamento numero 2, Balletto, Corona, Lombardo, è stato preannunciato il ritiro; emendamento numero 3 Rassu, Milia.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). …giustamente qual è l'atteggiamento dell'Aula e sentiti anche gli obiettivi e giusti rilievi che i colleghi hanno presentato non ho difficoltà anch'io a ritirare i miei emendamenti, fermo restando che tutti devono fare altrettanto. Si è voluto dare un segnale, assolutamente senza alcuno spunto polemico, poiché tutte le manifestazioni a livello provinciale sono manifestazioni importanti; non sono manifestazioni folcloristiche, ma sono importanti da un punto di vista culturale e turistico, per cui mi associo a quanto il collega Balletto ha già detto. E' necessario, al tempo, che l'Assessore, appunto, guardi con molta più attenzione a quelle che sono le effettive manifestazioni regionali che hanno una valenza internazionale e su queste ponga più attenzione affinché coloro i quali, le amministrazioni, gli enti che organizzano queste manifestazioni abbiano senz'altro le risorse sufficienti per farlo. L'altro ieri in Commissione io e gli altri componenti della Commissione abbiamo ricevuto i rappresentanti dell'E.T.P. della Sardegna e delle Aziende di soggiorno, i quali abbiamo visto che si dibattano attualmente per pochi spiccioli, cioè hanno l'esigenza di ripartire le somme destinate in finanziaria su un emendamento nel settore un po' iniquamente (?) perché nessuno riesce a chiudere…
FADDA (La Margherita-D.L.). O Rassu, e dai!
RASSU (F.I.-Sardegna). Senta, collega Fadda, lei non è il padrone di questo Consiglio regionale! Lo vuol capire che non è il padrone?
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, onorevole Fadda, per cortesia.
RASSU (F.I.-Sardegna). E' uno qualsiasi in mezzo a noi.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, per cortesia, vada avanti.
RASSU (F.I.-Sardegna). No, ma era tanto per precisare. Dicevo, quindi, che nell'occasione in cui l'Assessore giustamente farà la ripartizione dei fondi tenga presente e a mente questo, poiché probabilmente la presentazione di questi emendamenti è stata motivata proprio da questa esigenza, giustificata nel caso specifico. Intanto alla Cavalcata sassarese, Cavalcata Sarda, sono stati destinati 90 mila euro; è una manifestazione che non ha niente in meno, né come organizzazione, né come dispendio, a nessun'altra manifestazione. Grazie. Perché lo senta anche il collega Frongia, grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Emendamento numero 4, Granella, Giagu, è ritirato; l'emendamento numero 5, Piana, ritirato?
Ha domandato di parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
(Interruzioni)
PIANA (U.D.C.). Proprio tre secondi colleghi, un attimino di calma.
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo scusa, abbiate pazienza, io vorrei che i colleghi evitassero di motivare il ritiro con pregoni rivolti all'assessore Scarpa in relazione a programmi futuri. Mi pare che tutti quanti abbiamo capito, vi invito a economizzare il tempo. Grazie.
PIANA (U.D.C.). Proprio tre secondi, Presidente, per annunciare il ritiro degli emendamenti numero 5 e 6 e ricordare al Consiglio, ai colleghi, che in Commissione mercoledì sarà portata in discussione la legge sui grandi eventi e quindi sia agli Assessori competenti, pubblica istruzione e turismo, di impegnarsi insieme a tutti i colleghi anche in Consiglio regionale affinché la legge sui grandi eventi in Sardegna sia approvata prima in Commissione in tempi stretti e poi portata qua in Consiglio. Grazie.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 8 è ritirato, onorevole Rassu?
RASSU (F.I.-Sardegna). Sì.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
MASIA, Segretario:
Art. 1
1. É autorizzato, nell'anno 2003, un contributo di euro 400.000 a favore del Comune di Nuoro per la realizzazione della 40a edizione della manifestazione folcloristica EUROPEADE 2003.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
MASIA, Segretario:
Art. 2
1. Le spese previste per l'attuazione della presente legge sono determinate in euro 400.000 per l'anno 2003.
2. Nel bilancio della Regione per gli anni 2003-2005 sono apportate le seguenti variazioni:
In aumento
11 - PUBBLICA ISTRUZIONE
UPB S11.069 - Interventi per attività e manifestazioni culturali e di spettacolo
2003 euro 400.000
2004 euro ---
2005 euro ---
In diminuzione
03 - PROGRAMMAZIONE
UPB S03.007 - FNOL - Investimenti
2003 euro 400.000
2004 euro ---
2005 euro ---
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 2 della tabella A allegata alla legge regionale 29 aprile 2003, n. 3.
PRESIDENTE. All'articolo 2 è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale numero 1.
Se ne dia lettura.
MASIA, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE
Art. 2
COPERTURA FINANZIARIA
In diminuzione
Programmazione
UPB S03.002 - Spese obbligatorie
2003 euro 400.000
(1)
PRESIDENTE. Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Il parere della Giunta c'è, il relatore non c'è.
Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 451.
(Segue la votazione)
Gli onorevoli Biancareddu e Corda hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILO - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 57
votanti 57
maggioranza 28
favorevoli 57
(Il Consiglio approva)
Elezione del consiglio di amministrazione dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST)
PRESIDENTE. Il Consiglio deve procedere, ai sensi dell'articolo 25 della legge regionale del 23 agosto 1995, numero 20, all'elezione di due rappresentanti negli enti locali e di tre esperti in materia di trasporti quali componenti del Consiglio di amministrazione dell'ARST. Si procederà con votazioni separate, ma con un'unica chiama. Verranno consegnate due schede su ognuna delle quali sarà indicato quale votazione effettuare. Sulla scheda riguardante i rappresentanti degli enti locali ciascun consigliere dovrà votare un solo nome. Sulla scheda riguardante gli esperti in materia di trasporti ciascun consigliere non potrà votare per più di due nomi. Risulteranno eletti rispettivamente i due e i tre nomi che in ciascuna votazione avranno ottenuto il maggior numero di voti.
PRESIDENTE. Indico la votazione segreta per l'elezione del consiglio di amministrazione dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST).
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello
MASIA, Segretario, procede all'appello.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione relativo all'elezione del consiglio d'amministrazione dell'ARST, rappresentanti enti locali:
presenti 66
votanti 66
schede bianche 2
Hanno ottenuto voti: Musinu Mario, 37; Masia Francesco, 26; Saba Antonio, 1.
Vengono proclamati eletti: Musinu Mario, Masia Francesco.
Proclamo il risultato della votazione relativo alla elezione del Consiglio di amministrazione dell'ARST: esperti in trasporti.
presenti 66
votanti 66
schede bianche 1
Hanno ottenuto voti: Manconi Antonio, 36; Piras Francesco, 35, Volpi Antonio, 25, Masia Francesco, 4, Saba Antonio 1.
Vengono proclamati eletti in qualità di esperti: Manconi Antonio, Piras Francesco, Volpi Antonio.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU -DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.)
Elezione del Presidente del consiglio di amministrazione dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST)
PRESIDENTE. Il Consiglio deve procedere all'elezione del Presidente del consiglio d'amministrazione dell'ARST. A mente dell'articolo 25 comma 2 della legge regionale numero 20 95 il Presidente eletto tra i componenti del consiglio d'amministrazione testè votato dal Consiglio.
Ciascuno Consigliere dovrà scrivere nella scheda un solo nome, verrà proclamato Presidente colui che è componente del consiglio d'amministrazione otterrà il maggior numero di voti.
PRESIDENTE. Indico la votazione segreta per l'elezione del Presidente dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST).
Prego il consigliere segretario di procedere alla chiama.
MASIA, Segretario procede all'appello.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
presenti 67
votanti 67
schede bianche 2
schede nulle 1
Hanno ottenuto voti: Manconi Antonio, 32; Masia Francesco, 31; Piras Francesco, 1.
Viene proclamato eletto Presidente dell'ARST: Manconi Antonio.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.)
PRESIDENTE. Il Consiglio deve eleggere due componenti per il rinnovo del Consiglio di amministrazione dell'Istituto superiore regionale etnografico con sede in Nuoro, ai sensi della legge regionale 23 agosto 1995, numero 20.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 4 della medesima legge, i componenti devono essere prescelti fra i cittadini che siano in possesso di specifici requisiti di comprovata professionalità ed esperienza, coerenti rispetto alle funzioni da svolgere.
Ciascun consigliere può votare un nome e risulteranno eletti coloro che avranno ottenuto il maggior numero di voti. E' nominato presidente dell'istituto il componente del consiglio di amministrazione eletto dal Consiglio regionale con il maggior numero di voti.
Prego i consiglieri di procedere alla chiama.
Votazione segretaPRESIDENTE. Indico la votazione segreta per schede per l'elezione di due componenti del consiglio di amministrazione dell'Istituto superiore regionale etnografico con sede a Nuoro (ISRE).
(Segue la votazione)
Onorevole Licandro, sospenda un attimo. Per cortesia i colleghi Capigruppo possono avvicinarsi qui in Presidenza per definire come procedere per la settimana entrante? Prego.
(Segue la votazione)
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 66
schede bianche 1
Hanno ottenuto voti: Giuseppe Chines, 38; Emilio Asproni, 27.
Vengono proclamati eletti: Giuseppe Chines, Emilio Aproni. Chines quindi diventerà Presidente dell'ISRE in quanto più votato.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.)
PRESIDENTE. Colleghi, do lettura di una comunicazione che mi è pervenuta: "Caro Presidente, le note vicende dei giorni scorsi ci hanno indotto ad abbandonare il Gruppo consiliare di Alleanza Nazionale e tale nostra determinazione è già stata comunicata al Capogruppo. In attesa di eventuali altre scelte andremo a far parte del Gruppo Misto. Carloni, Corda, Locci".
La seduta è tolta, i lavori riprenderanno martedì 1° luglio alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 15 e 22.
Versione per la stampa