Seduta n.355 del 15/12/1998
SEDUTA CCCLV
Venerdì 15 dicembre 1998
(Pomeridiana)
Presidenza del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 16 e 16.
LOMBARDO, Segretaria f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 10 dicembre 1998 (351), che è approvato.
Continuazione e fine della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 1999)" (459) e "Proposta di bilancio per l'anno finanziario 1999 e di bilancio pluriennale per gli anni 1999-2001" (460)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta sui provvedimenti di bilancio e sulla finanziaria.
E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, per il quinto anno consecutivo affrontiamo una legge finanziaria che, come le precedenti, purtroppo, riteniamo sia anche questa una legge finanziaria improduttiva, dispersiva, disorganica, miope e sotto certi aspetti anche avventata.
Improduttiva perché davvero nemmeno con la finanziaria del 1999, che si sperava differente, lo dico soprattutto all'onorevole Scano, si è compreso che la legge che programma le risorse per il prossimo anno e per il triennio che deve venire, debbono essere utilizzate in pochi e definiti obiettivi strategici.
Disorganica perché ancora la manovra è pervasa da quel senso di disordine, da quel profumo anche di clientela, da quella capziosa volontà di disperdere in mille rivoli i denari di competenza regionale.
Miope per l'incapacità, che ora sappiamo tutta culturale, di saper investire per il futuro, catturati come si è dall'esigenza di pensare all'immediato e al contingente, soprattutto quando immediato e contingente vogliono dire campagna elettorale prossima ventura.
Avventata, infine, perché la classe politica cui compete l'onere del governo di questa Isola marcia a larghi passi verso la bancarotta. E non intendiamo davvero fare uso di iperboli, dicendo bancarotta intendiamo davvero il totale dissesto economico delle finanze regionali, con precisione di numeri e cifre, quelle che vi hanno fornito i colleghi del Gruppo, Balletto e Casu in particolare, che mi hanno preceduto. Numeri e cifre che forniremo comunque all'attenzione dell'Aula nel corso dei lavori e soprattutto all'attenzione all'onorevole Assessore al bilancio che un tempo era assai attento ai problemi di contenimento del debito e del rigore finanziario.
La scelta politica che porta a rinnovare in questa legge finanziaria e di bilancio politiche allegre per finanziamenti a pioggia sui feudi di alcuni capibastone e dei più acrimoniosi consiglieri regionali, è tanto più dolorosa, in quanto da quest'anno la Regione si era dotata di un documento di cui l'Assessore Scano aveva a lungo in quest'Aula e fuori da essa decantato e lodato la portata innovativa.
Si era detto, lo ricorderà l'Assessore come tutti i colleghi, che il DPF era uno strumento cardine nella scelta strategica della Regione di programmare spese e investimenti. "All'apparire del vero, misero, è caduto", direbbe il poeta. Il presunto carattere sperimentale del DPF sminuirebbe la sua caratura programmatoria; questo, come è evidente, priva di qualsiasi rilevanza il documento di programmazione economica e finanziaria, non avendo alcun senso stabilire obiettivi e principi di carattere generali da premettere alla manovra finanziaria in ciascun anno senza poi verificarne i risultati raggiunti.
Vuol dire impedire alla Regione di individuare i canali di spesa produttivi e funzionali al perseguimento degli obiettivi che ci si era proposti di conseguire. Vuol dire consentire ai singoli Assessorati, e quindi ai singoli Assessori, di perpetuare qualche brutta ed inutile pratica, Assessore Scano, contro la quale lo ribadisco, lei in altre occasioni si è battuto in quest'Aula e in particolare per quanto attiene la distribuzione a pioggia delle risorse secondo la discrezionalità di ciascun Assessore.
Tutto questo è esattamente il contrario di quanto si è detto in Aula, richiedendo il voto del Consiglio regionale, e concreta uno dei tanti esempi di malcostume politico che rende l'Isola teatro di ogni possibile dramma.
Noi infatti prestammo fede, e come non avremmo potuto, alle dichiarazioni dell'Assessore del bilancio e non potemmo, né volemmo dissentire sulle linee di principio enunciate nel DPF, che prevedevano l'impulso energico al risanamento e alla riforma del bilancio e della programmazione, l'introduzione di una autonomia impositiva regionale, l'ampliamento della base produttiva ed altri bei propositi di realizzazione di misure urgenti per la disoccupazione e il lavoro.
A fronte di tutto ciò, però, non sono seguite azioni conseguenti nella manovra finanziaria e nella finalizzazione della spesa.
In sintesi dalla manovra finanziaria del '99 non emerge alcuna ipotesi di ampliamento della base produttiva regionale, non emerge la valorizzazione delle risorse locali, non si intravede alcun adeguamento di strutture e servizi, mentre dal punto di vista delle misure urgenti per disoccupazione e lavoro, il piano che il Consiglio ha varato qualche giorno fa è - come già avemmo a dire - insufficiente e incapace di risolvere i grandi nodi strutturali della disoccupazione nell'Isola.
E se novità invece c'è, non è novità che ci piace, consistendo essa nell'anticipare il contenuto della riforma della contabilità regionale nel cosiddetto bilancio autorizzatorio. Cioè, come è chiaro, spero a tutti in quest'Aula, le spese che verranno materialmente sostenute negli anni successivi vengono autorizzate dal bilancio negli anni precedenti. Lungi dall'essere questa una riforma logica e funzionale, accadrà che l'attuale Giunta deciderà come verranno spesi i soldi in futuro, anche per le Giunte che inevitabilmente le succederanno. Questa considerazione, unita a quella che gli stessi mutui di cui poi parleremo, impegnano risorse future, macchia gravemente lo stesso contenuto etico e democratico di questa manovra.
Nei settori che il Gruppo Forza Italia avrebbe avuto per primi voluto e potuto incrementare ed agevolare, parlo di riordino fondiario, di consolidamento dei piani integrati d'area, consolidamento degli interventi a favore dei comuni per il recupero dei centri storici, rafforzamento delle capacità di spesa delle amministrazioni locali, previsione di un finanziamento straordinario alle Province, sostegno alla pubblica istruzione, potenziamento della ricerca scientifica e tecnologica, in questi settori che sono chiaramente fondanti, le risorse stanziate complessivamente nel 1999 ammontano a 377 miliardi di lire. Il che vuol dire appena il tre per cento della manovra; ed è un ammontare evidentemente irrisorio.
Si tratta insomma di una complessiva incapacità, a nostro modo di vedere, di saper pensare il futuro e di una intollerabile mancanza di coraggio e determinazione nel perseguire obiettivi che sarebbero stati comuni, noi riteniamo (almeno per la nostra parte politica) anche alla nostra forza politica. Si è scelto ancora una volta, però, di mirare in basso, tant'è.
Una considerazione a se merita il lato delle entrate. Lo ha ricordato puntualmente Desiderio Casu, abbiamo un incremento del venti virgola cinquantasei per cento delle entrate tributarie, con una parallela diminuzione delle assegnazioni statali di circa il 42,77 per cento. Ma la voce più rilevante e significativa delle entrate è costituita dall'accensione di mutui, che dopo essere calati nello scorso anno, con un'operazione contabile davvero discutibile e spregiudicata, hanno ripresa da quest'anno la loro folle corsa verso il baratro.
Sono quantificati, assessore Scano, nella ragguardevole cifra di 2017 miliardi di lire, ovvero il 35,64 per cento in più rispetto allo scorso anno. E siccome Desiderio Casu sulle cifre non scherza, ritengo che quanto ha riferito, i dati allarmanti riferiti a quest'Aula, debbano far riflettere tutti.
Altri seicentonovanta miliardi saranno contratti, se il Consiglio voterà la richiesta, nel 2000 ed altri seicentosessanta nel 2001. Se il criterio seguito quest'anno, per ipotesi che davvero speriamo assurda e tutta di scuola, dovesse essere seguito anche per i prossimi anni, avremo millequattrocento miliardi di mutuo, e via crescendo negli anni a venire oltre il 2000.
Come dicevo in apertura è evidente che se ci continua in questa impostazione si va dritti verso la bancarotta.
Questi mutui costituiscono una pericolosa politica di spesa facile, mascherata da un fittizio finanziamento di investimenti produttivi assolutamente privi, a nostro modo di vedere, di qualsiasi utilità sociale, e capaci di portare le finanze dell'Isola ad una prospettiva di tracollo economico.
E` inutile sottolineare, a questo punto, che ancora una volta la manovra finanziaria e il bilancio pluriennale si muovono in direzioni opposte a quelle del documento di programmazione economica e finanziaria. DPEF che a pagina 10, assessore Scano, se lei ha sottomano il testo, prevedeva che si dovesse procedere ad una riduzione dell'indebitamento, e nella tabella della pagina 22 aveva previsto che le entrate per i mutui del 1999 fossero contenute in 491 miliardi.
Chiedo a lei, collega Scano, come mai nel breve volgere di qualche settimana, cioè nel periodo intercorrente tra l'approvazione del DPEF, che risale al 9 settembre, e la presentazione della manovra di bilancio, che di lì a qualche mese, ad ottobre esattamente, si è deciso di sconfessare quelle intenzioni, facendo lievitare tale cifra sino ai 2017 miliardi che ho anzi ricordato. E le chiedo: è questo il risanamento finanziario che si riproponeva la Giunta Regionale?
E non basta, si era previsto che il numero dei capitoli di spesa diminuisse, invece è aumentato. La spesa continua a disperdersi in mille rigagnoli. I colleghi del mio Gruppo che mi hanno preceduto, hanno voluto riservare alla manovra una disamina puntuale, non entrerò per questo nella disamina delle spese dei singoli Assessorati in sede di discussione generale, ma ci preoccuperemo di farlo in sede di discussione dei singoli capitoli.
Forza Italia non solo, dunque, dà con dati che davvero mi sembrano indiscutibili, una valutazione assai negativa della manovra finanziaria nel suo complesso, ma debbo dire con franchezza, speravamo in una manovra differente, un po' meno scadente, e meno povera di prospettive rispetto a quelle precedenti.
Speravamo che la maggioranza avesse avuto il senno, almeno nell'ultimo anno della legislatura, di invertire la rotta, almeno per il raggiungimento di quei fini, se non altro perché, appunto, si approssimano le elezioni regionali. E invece si è scelto di finanziare, con questa manovra finanziaria, proprio la campagna elettorale, niente più.
La manovra doveva essere e deve essere improntata al rigore finanziario e alla funzionalizzazione della spesa, agli obiettivi che si individuino come strategici, ma è folle pensare di poter proseguire con l'indebitamento.
Forza Italia vuole per questa Regione, e sarà così se dovessimo governare noi, un tetto invalicabile, predeterminato, che è quello del tre per cento.
Come è noto il trattato di Maastricht impone un vincolo del tre per cento, come ricordava il collega Balletto, al deficit di bilancio dei singoli stati nazionali, ribadito dal patto di stabilità e sviluppo che è stato introdotto per la prima volta anche con riguardo alle regioni ed agli altri enti locali.
Questo vincolo per legge, assessore Scano e onorevole presidente Palomba, deve operare non solo per gli stati nazionali, ma anche per le regioni, e noi vogliamo raggiungere quell'obiettivo.
Mi rendo perfettamente conto della difficoltà di questa Giunta regionale di non avere una maggioranza stabile e solida. Mi rendo conto che questa maggioranza è fragile, perché abbiamo visto che ad una semplice richiesta, anche di voto a scrutinio segreto, quali sono poi i risultati. Sono poche le volte nelle quali questa maggioranza si è potuta distinguere come tale.
Ed allora, per perseguire il risanamento, è vero che sarebbe necessaria la riforma strutturale della Regione, ad iniziare della riforma della legge elettorale, dalla riforma dei regolamenti, siamo perfettamente d'accordo, ma per raggiungere l'obiettivo del risanamento, penso che già in questa situazione si sarebbe potuto fare qualcosa, perché avreste dovuto tagliare le assegnazioni, quanto meno attribuite in deficit, a capitoli di spesa improduttivi non in grado di promuovere lo sviluppo economico e destinati solo ad accogliere spese di natura clientelare. Almeno un'inversione di tendenza, o un segnale di inversione di tendenza in questo senso, ce lo saremmo davvero aspettati.
Il tre per cento vuol dire 322 miliardi, noi pensiamo che questo sarebbe dovuto essere il tetto massimo di indebitamento per la Regione per il 1999. Le altre risorse sarebbero state reperite agevolmente tagliando le spese inutili e promuovendo quelle spese di utilità sociale, che la maggioranza da sempre dimentica, impegnata come sempre a gestire la sua bottega.
Ecco, a conclusione anche di questa legislatura, questa la chiamerei proprio una continua, interminabile gestione di bottega. Questa è ancora una volta la legge finanziaria e di bilancio della Regione Sardegna.
Abbiamo un'impalcatura generale della legge che è incapace di rispondere alle sfide della modernità, una legge finanziaria bizantina che riteniamo davvero il peggiore lascito di questa maggioranza.
E desidero, in chiusura, onorevole presidente Palomba, riportare la discussione sulle categorie produttive della nostra Regione, anche perché pur se comprendo sia impropria in questa sede la discussione sull'ultima manovra finanziaria di questa legislatura, è una sorta di giudizio finale su quanto si è prodotto in questi cinque anni e sarà un giudizio breve.
Non è stata approntata alcuna riforma, non è stato avviato alcun progetto di sviluppo imprenditoriale ed economico e non si è neppure aggredito uno solo dei problemi di questa Regione. Ma non mi dilungo, noi non amiamo i giudizi, soprattutto quelli sommari; quelli definitivi li daranno i cittadini sardi.
Su questa manovra finanziaria, come sulla sua legislatura, presidente Palomba, il giudizio non potrebbe davvero essere più negativo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Gli elettori, collega Pittalis, daranno naturalmente il giudizio su tutto, sull'esperienza di governo ed anche sulla serietà delle possibili alternative, e credo che nessuno di noi sia in grado di prevedere di che segno sarà questo giudizio, io sarei prudente su questo punto, sarei molto prudente.
Non mi sembra che qualcuno possa già mettere lo spumante in frigo, forse possiamo metterlo per Capodanno, ma per le elezioni mi sembra un po' prematuro, un po' di cautela non guasterebbe.
(Interruzione del consigliere Tunis Marco)
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lasci perdere, Tunis, lasci perdere, lei ha parlato ieri, adesso tocca a me.
PITTALIS (F.I.). Tunis dice che preferiamo champagne non spumante.
MARTEDDU (Popolari). Noblesse oblige.
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Il solito esterofilo.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io preferisco lo spumante per un fatto di valorizzazione delle risorse interne, coerentemente con le linee che abbiamo enunciato.
La discussione sulla legge finanziaria e sul bilancio stavolta è stata inevitabilmente un po' ripetitiva, in un certo senso è una discussione che abbiamo già svolto nell'esame del documento di programmazione, nell'esame del "447" e mi pare che ciascuno sta, come dire, un po' ribadendo le proprie posizioni.
La Giunta intende porre subito un punto politico. Il presidente del Partito popolare a nome della maggioranza ha stamattina reso una dichiarazione di apertura alle opposizioni, è una dichiarazione che la Giunta fa propria, nei limiti naturalmente per quanto riguarda le risorse di ciò che è praticabile, margini strettissimi come voi ben sapete. Però io con una schiettezza, che spero mi sarà perdonata, intendo dire che la linea di disponibilità, di misura e di serenità cui ci atteniamo non significa che registriamo senza batter ciglio anche gli eccessi polemici e le espressioni, queste sì, Pittalis, scadenti, alcune che abbiamo sentito.
Non mi riferisco ad alcune abituali performance, queste appartengono al folclore e le ascoltiamo con divertimento, diciamo, ma mi riferisco invece più seriamente alle forzature propagandistiche di qualche collega solitamente misurato.
La Sicilia! Ma sappiamo di cosa stiamo parlando? Lasciamo stare la Sicilia, per cortesia. La Sicilia ha chiesto soldi alle banche per un prestito e non ha trovato una banca disposta a fare il prestito, ma per pagare gli stipendi, non per finanziare lo sviluppo e il lavoro.
CUGINI (Progr.Fed.). Per pagare gli stipendi!
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ma davvero riteniamo che questa sia la nostra situazione? Badate, noi non abbiamo ripetuto l'operazione BOR quest'anno perché non l'abbiamo reputata, in questo esercizio, conveniente; avremmo trovato banche nazionali, internazionali disposte, sulla base del nostro rating a concederci prestiti, allora parliamo di cose serie.
Due, è bizzarro, lo dico con garbo, che chi si è opposto prima all'introduzione del DPEF e poi si è opposto ai contenuti - seppure devo dire con molta civiltà - del DPEF, adesso impugni il DPEF contro la Giunta. Poi parliamo della coerenza, perché bisogna leggerlo bene il DPEF naturalmente.
Terzo, la ristrutturazione della spesa. Questo è il punto a cui tengo di più, perché, collega Balletto, io non uso, né abuso del tema, anzi mi rendo conto dalla discussione di questi giorni che bisogna parlarne di più, non solo parlarne naturalmente, ma che bisogna parlarne di più, perché se si pensa che la ristrutturazione della spesa sia una cosetta che si fa in un bilancio, ho l'impressione che non si sa bene di che cosa si tratti.
Badate, ristrutturazione della spesa non se ne farà davvero in profondità, non parlo delle azioni graduali di miglioramento, se non c'è un assetto politico di stabilità che consenta ad una Giunta di lavorare per tre - quattro anni su un progetto di governo, di risanamento di conti, se non avremo un Consiglio che possa votare gli emendamenti e gli articoli della finanziaria a voto palese. Non la fa nessuno a voto segreto la ristrutturazione della spesa, siatene pur certi, manco Mosé fa la ristrutturazione della spesa a voto segreto.
AMADU (Gruppo Misto). Assessore, ci risparmi certi sforzi.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No, non sto facendo nessuno sforzo, io sto facendo un ragionamento molto serio, caro Amadu, sto dicendo che con il voto segreto ristrutturazione seria e profonda della spesa non la fa nessuna maggioranza.
Ristrutturazione della spesa significa riforma della politica e significa riforma della pubblica amministrazione. Senza queste cose qui, nessuno vince la sfida della ristrutturazione della spesa, questo se vogliamo affrontare le cose, diciamo, con dignità culturale e politica.
Il confronto tra difensori del bilancio e sostenitori dello sviluppo: ribadisco ciò che nella discussione sul "447" io ed altri colleghi abbiamo detto, abbiamo cercato di ricostruire una sintesi vera, una posizione seria, che tiene conto del rilancio dello sviluppo e quindi della necessità di investimenti pubblici e che tiene conto del governo dei conti regionali. Spero che il Consiglio, anche nei prossimi giorni, tenga tale sintesi.
Abbiamo già avuto modo di sottolineare, per quanto riguarda il primo punto che gli indicatori economici e i dati di tendenza impongono, non consigliano, una politica orientata coraggiosamente a promuovere sviluppo, cioè i dati di tendenza ci impongono di investire un volume eccezionale di risorse nell'economia reale, nella lotta alla disoccupazione.
Per quanto riguarda il secondo punto, l'equilibrio dei bilanci, è una scelta che non è revocabile. Ed anche qui ci si impone di rispettare le compatibilità di bilancio e i vincoli della politica nazionale. L'obiettivo del risanamento e della stabilità, d'altra parte, è lo sviluppo e dunque dobbiamo cercare di coniugare - certo è molto difficile questo - risanamento e sviluppo.
L'altro punto è che sono sicuramente indispensabili politiche sociali e di sostegno al reddito, ma il punto - e la coscienza su questo sta crescendo anche in Sardegna - è la crescita dell'economia; ossia non soldi a pioggia e lavoro precario a carico della spesa pubblica, ma investimenti che aumentino la competitività delle imprese e del sistema Sardegna. Allora, certo dovremo concentrare riflessione e discussione su una politica regionale di sviluppo.
Sul tema dell'indebitamento io considero positivo che se ne sia discusso tanto, ed è anche positivo che tutte le carte siano in tavola.
Credo che il DPF abbia dato un grande contributo in questa direzione. Vado al punto senza dilungarmi in cifre e tecnicismi, ragioniamo un attimo in termini di rata annua, che è la grandezza più tangibile e più significativa. Abbiamo detto nel dibattito sul "447", sul piano per il lavoro e lo sviluppo, che avremo a questo punto dal 2002 al 2007, in quegli esercizi finanziari, una rata annua di ottocento miliardi senza - l'ho detto allora, non è che lo sto dicendo adesso - gli oneri prevedibili per le integrazioni ai bilanci successivi al 1999.
E` chiaro che stiamo parlando di un indebitamento serio, io aggiungo che se non si smaglia è sotto controllo; è governabile se si attua con quei presupposti e quelle condizioni cui prima facevo riferimento una effettiva e profonda ristrutturazione della spesa, che non è né di un mese, né di un anno, ma che dovrà impegnarci, chiunque sia al timone, in un arco di tempo congruo.
Ma torniamo un attimo su questo punto, le reali cause del debito non stanno né nella legge finanziaria '99, né stanno nella legge 447, continuiamo per un attimo a chiamarla così. Vengono da lontano, e sono riassumibili in quello squilibrio strutturale di mille - millecinquecento miliardi l'anno individuato proprio nel documento di programmazione, laddove si diceva che per il '99 e per gli anni successivi l'indebitamento avrebbe oscillato dai 1200 miliardi ai 1450 miliardi l'anno. Questo c'era scritto nel DPF.
Non c'è alcuna contraddizione, perché questa è la realtà della nostra struttura amministrativa, e questo sarà per chiunque verrà dagli elettori chiamato sulla tolda di comando, prima di poter mettere, ma sostanziosamente, mano alla riforma delle leggi di settore.
La ristrutturazione della spesa non è uno slogan, e non è nemmeno solo una necessità, è un processo che è anche già iniziato; è iniziato col taglio o la riduzione di spese non essenziali che ci sono nel bilancio, il taglio e la riduzione, col recupero di fondi giacenti nelle contabilità speciali e il loro riversamento nella contabilità ordinaria; con lo spostamento di risorse dallo stato di previsione della spesa di alcuni Assessorati al fondo nuovi oneri legislativi, vincolandone l'utilizzo alla presentazione di appositi progetti di riforme, col riutilizzo di fondi provenienti dalle leggi di rinascita.
E` poco? E' molto? E' quello che si è riusciti fare; secondo me è molto significativo, anche se certo abbiamo di fronte un percorso molto impegnativo.
Una riflessione sullo sviluppo; credo si concordi largamente che con le politiche assistenziali si ottengono effetti non durevoli ed illusori, e che invece occorre una programmazione a medio termine per garantire una efficace lotta alla disoccupazione. A me sembra che si stiano facendo scelte importanti, con il documento di programmazione, col piano per il lavoro e con la legge finanziaria '99.
Adesso andrò molto rapidamente, quindi mi scuso per la sinteticità di alcuni passaggi, ma stiamo mettendo in campo, stiamo avviando la scommessa di una nuova programmazione, sia per quanto riguarda l'idea dello sviluppo, sia per quanto riguarda gli strumenti normativi ed organizzativi. Il DPF segna definitivamente la conclusione di un'idea errata dello sviluppo, certo che dovremo ancora ragionare e mettere a punto, ma pone nel dibattito una nuova idea dello sviluppo sardo, quello basato sulla valorizzazione delle risorse interne e sull'organizzazione dell'attrazione dall'esterno, mettendo al centro la convinzione che lo sviluppo diffuso dell'imprenditoria minore sia la via che può dare risultati sicuri e stabili per lo sviluppo e per l'occupazione.
E voglio dire che come impostazione è già cambiato il peso nelle politiche regionali del turismo, dell'agroalimentare, dell'industria compatibile. Questa correzione è già iniziata, sta diventando politica e governo.
Certo che bisognerà mantenere questa impostazione, renderla più nitida, più lineare, attuare tale impianto sia per quanto riguarda la visione dello sviluppo, sia per quanto riguarda gli investimenti produttivi, sia per quanto riguarda il taglio delle spese non essenziali, sia per quanto riguarda la ristrutturazione della spesa.
Decisivo sarà il percorso della nuova programmazione; dopo il documento di programmazione, il "447", questa legge finanziaria, i prossimi passi saranno, appunto, il secondo DPF, la riforma della struttura del bilancio e della contabilità.
La riduzione dei capitoli non si poteva fare senza l'approvazione della legge che è in Commissione, e che dovremmo - mi pare ci sia un accordo nella maggioranza e con le opposizioni, - discutere e varare rapidissimamente. Il quadro comunitario di sostegno, per il quale c'è un documento di indirizzi, che io spero a gennaio venga discusso dal Consiglio, da cui dovremmo estrarre il piano programma che sarà alla base del negoziato con le autorità comunitarie, sapendo appunto che al 1° gennaio 2000 dovremo avere i progetti esecutivi, e sapendo anche che con il 2006, presumibilmente, si concluderà la fase dell'obiettivo uno, e quindi che non dobbiamo sprecare l'occasione, e questo è da oggi - come dire - il primo punto all'ordine del giorno della politica sarda.
Infine, parlo sempre della nuova programmazione, si tratterà di mettere a punto obiettivi e strumenti dello sviluppo locale, con la riforma della legge numero 14, con la seconda fase P.I.A., con il coordinamento tra gli strumenti regionali dello sviluppo locale e i patti territoriali, contratti d'area e contratti di programma, cioè con gli strumenti nazionali della programmazione negoziata, e quindi l'intesa Stato-Regione con al centro la questione delle infrastrutture, per la quale intesa il confronto come è noto, è in atto.
Io credo, e mi avvio anche a concludere - che valga la pena di ribadire, anche se penso che siamo largamente convinti in tanti di questo, che la prima infrastruttura per lo sviluppo e la pubblica amministrazione, è un tema su cui abbiamo come Sardegna un rilevante ritardo, penso per esempio alla Bassanini, che costituisce un tema prioritario, perché senza una pubblica amministrazione rapida, leggera, trasparente, imparziale, sembra davvero impraticabile il sentiero dello sviluppo.
Una considerazione ancora su una precondizione per poter reggere e vincere la sfida dello sviluppo. Noi abbiamo da una parte un deficit di cultura d'impresa, e dall'altra credo anche un deficit, talvolta diffuso nella nostra comunità, di cultura politica. Voglio dire che abbiamo bisogno di imprenditori e di politici pienamente all'altezza, perché da una parte bisogna - penso adesso all'atto dell'impresa, della cultura di impresa - rompere la gabbia dell'assistenzialismo ed aprire a meccanismi di mercato. Cioè, abbiamo bisogno di una vera borghesia imprenditoriale locale.
Sento sempre di più, e mi fa piacere che si dica, "Basta con i soldi a pioggia e basta con gli interventi a pioggia", molti sperano però ancora, come dire, di continuare a bagnarsi sotto la pioggia di cui trattasi.
Poi è indispensabile, invece, per quanto riguarda l'altro lato del problema, una forte cultura della innovazione e della modernizzazione nell'assetto politico istituzionale, nel funzionamento delle nostre assemblee, nella pubblica amministrazione ed appunto, come prima dicevo, nella spesa e negli strumenti di programmazione e di bilancio.
Questo passaggio cruciale, e ho concluso, viene a coincidere con il termine della legislatura. Per la verità se ne coglie anche nella discussione qualche eco. L'interesse generale dei sardi e la prospettiva della Sardegna richiedono, esigono, che al di là delle diverse posizioni politiche e dei diversi interessi politici la fase pre-elettorale, le elezioni stesse, vedano non una regione e una comunità, come dire, che attendono qualcosa, ma una regione e una comunità pronte a rimboccarsi le maniche.
Una parola chiara, infine, sulla questione dell'esercizio provvisorio, che è stata posta nel dibattito e forse vale la pena di dire parole chiare, anche per gli amici della stampa che non sempre hanno - come dire - limpidissimo il merito della questione. Se consideriamo gli ultimi vent'anni, dal '79, l'esercizio provvisorio è stato evitato due volte in vent'anni, nel '90 e nel '94; quando sono stati approvati i documenti di bilancio in relazione al '90 e al '94? Sono stati approvati, per quanto riguarda la finanziaria '90, il 20 dicembre 1989, e per il quanto riguarda il bilancio del '94, il 22 dicembre 1993.
Mi pare che oggi abbiamo quindici, perfetto, allora siamo pienamente in condizioni di evitare l'esercizio provvisorio. E credo che questo non sia - così io infatti non lo pongo, così la Giunta non lo pone e così la maggioranza non lo pone - un obiettivo di parte, della Giunta o della maggioranza ma, come anche a livello nazionale, un obiettivo dell'intero Consiglio regionale, perché rientra nell'interesse generale della comunità sarda.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge 459. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sassu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
SASSU (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. E` assente il presidente della Commissione, ma credo di poter dire, anche a nome della maggioranza e della Commissione stessa, che è utile che la Commissione esamini gli emendamenti sinora presentati, quindi sarà opportuno, credo, consentire un paio d'ore di lavoro alla Commissione.
PRESIDENTE. C'è la richiesta di sospensione di due ore perché la Commissione possa esaminare gli emendamenti.
Direi che in mancanza di obiezioni si possa accedere a questa richiesta, però prego i colleghi di trattenersi in aula perché possiamo rapidamente procedere all'esaurimento del quinto punto all'ordine del giorno "Elezione di tre componenti nel collegio dei revisori dei conti degli ERSU di Cagliari e Sassari".
Ha facoltà di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori.
CUGINI (Progr. Fed.). Sull'ordine dei lavori perché se no saremmo di fronte al disordine. Per eleggere i sindaci e i revisori dei conti occorre una certa presenza in aula, siccome i nominativi, i proposti vengono eletti dal Consiglio in ragione, in rappresentanza delle maggioranze e delle minoranze, è bene che lo aggiorniamo a quando maggioranza e minoranza sono in grado di garantire l'elezione. Proprio per l'ordine dei lavori, se no sarebbe disordine, come lei avrebbe suggerito.
PRESIDENTE. Volevo solo guadagnare tempo, perché perdere tempo fa parte del disordine, onorevole Cugini. Ci sono obiezioni ?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Non c'è una obiezione Presidente, però mi pongo e pongo anche al collega Cugini un problema dell'esercizio dei poteri sostitutivi del Presidente. Allora, siccome la minoranza, perlomeno noi, siamo pronti, se la maggioranza ritiene, durante questa sera o anche domani, ma di non portare la questione a gennaio.
PRESIDENTE. Non si può andare molto più in là perché ci sono dei termini che perentoriamente indicano una scadenza.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Concordo con l'osservazione del collega Pittalis, occorre evitare, diceva un vecchio dirigente del movimento operaio sardo, di andare "alle candele greche". Quindi possiamo procedere senz'altro stasera o domani mattina in ragione della sottolineatura che faceva il collega Pittalis.
Noi siamo pronti ugualmente, io non ho evidenziato questo problema, ho evidenziato l'esigenza di avere la presenza in aula, poi i nomi ci sono per noi e per voi.
PRESIDENTE. Sospendiamo i lavori in attesa che la Commissione proceda all'esame degli emendamenti.
I lavori riprenderanno alle ore 19.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 02, viene ripresa alle ore 19 e 01.)
Discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 1999)" (459)
PRESIDENTE. Era stato votato il passaggio agli articoli, quindi cominciamo l'esame.
Si dia lettura sintetica dell'articolo 1, se il consigliere Casu ce lo consente. Prego.
(Interruzione del consigliere Casu)
PIRAS, Segretario. Vuole che lo legga tutto?
PRESIDENTE. Ascolti, onorevole Casu, non apriamo contenziosi su questo terreno, era stato già chiarito dal presidente Selis più e più volte che la lettura integrale dalla A alla Z significava esclusivamente una perdita di tempo, avendo a disposizione il testo da lungo tempo tutti i consiglieri, avendo avuto bel agio a leggerlo, anche a studiarlo a memoria, volendo, per il tempo durante il quale lo hanno avuto a disposizione. La lettura degli argomenti e dei titoli, ma non è che si debba leggere sillaba per sillaba, perché significherebbe esclusivamente far perdere tempo, creare un clima di nervosismo che è negativo per tutti quanti, non solo per la Presidenza.
Onorevole Casu abbia pazienza.
CASU (F.I.). Se noi non leggiamo un articolo di questa importanza, allora approviamola la Finanziaria, andiamo avanti senza leggere.
PRESIDENTE. Va bene, ringraziamo. Per cortesia legga integralmente l'articolo, ringraziamo l'onorevole Casu di questo piacere che reca a tutta l'Aula consiliare, a tutti i consiglieri e al Consiglio.
Prego legga integralmente, anche con calma, sillabando possibilmente.
PIRAS, Segretario. Presidente, mi scusi, io sono disponibile a leggere l'articolo integralmente, ma non vorrei che poi dopo, finita la lettura dell'articolo, i miei colleghi mi parlino male, perché io sono un po' lento nel leggere, ho gli occhiali e vedo male un pochettino:
CAPO I
DISPOSIZIONI DI CARATTERE FINANZIARIO
Art. 1
Autorizzazione alla contrazione di mutui
o prestiti obbligazionari
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata, ai sensi dell'articolo 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, a contrarre uno o più mutui per i seguenti importi, da utilizzare al fine di provvedere ad investimenti in opere di carattere permanente:
I. anno 1999 lire 924.000.000.000;
II. anno 1999 lire 233.000.000.000 quale quota da destinare ad interventi finalizzati all'occupazione;
III. anno 1999 lire 198.000.000.000 quale quota già prevista dall'articolo 1, lett. b) della legge regionale 15 aprile 1998, n. 11;
IV. anno 2000 lire 690.000.000.000;
V. anno 2001 lire 660.000.000.000.
2. Le spese, al cui finanziamento è possibile provvedere mediante l'autorizzazione alla contrazione dei mutui di cui al comma 1, sono indicate, ai sensi dell'articolo 37, ultimo comma, della legge regionale n. 11 del 1983, nella tabella F), allegata alla presente legge.
3. L'ammortamento dei predetti mutui decorre dal 1° gennaio 1999 - per quelli di cui alle lett. a), b) e c), dal 1° gennaio 2000 - per quelli di cui alla lett. d), dal 1° gennaio 2001 - per quelli di cui alla lett. e).
4. Per la contrazione dei mutui di cui al comma 1, valgono le condizioni e le modalità previste nei commi 4, 5 e 6 dell'articolo 1 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8.
5. Gli oneri derivanti dall'applicazione dei precedenti commi sono valutati nei seguenti importi:
anno 1999 lire 159.135.000.000
anno 2000 lire 214.562.000.000
anno 2001 lire 258.388.000.000
anni dal 2002 al 2013 lire 250.188.000.000
anno 2014 lire 138.990.000.000
anno 2015 lire 67.955.000.000
6. In alternativa ai mutui di cui al comma 1, l'Amministrazione regionale può ricorrere all'emissione di prestiti obbligazionari, a' termini dei commi 10, 11, 12, 13 14 e 15 dell'articolo 1 della legge regionale n. 8 del 1997.
7. I mutui di cui all'articolo 63 della legge regionale 15 febbraio 1996, n. 9, limitatamente al ripiano delle maggiori occorrenze finanziarie delle unità sanitarie locali per l'anno 1991, possono essere contratti entro il 31 dicembre 1999, con le modalità e le condizioni previste dal medesimo articolo (capp. 03148, 03148/01 e 03148/02).
8. L'autorizzazione alla contrazione dei mutui per gli anni 1997 e 1998 di cui all'articolo 9 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8 è rinnovata nell'anno 1999 (capp. 03210, 03121 e 03122).
PRESIDENTE. All'articolo 1 è stato presentato l'emendamento numero 97.
Prima di dare la parola al Segretario per la lettura, comunico con l'onestà intellettuale che mi ha sempre contraddistinto che io fra poco mi rifiuto di presiedere dei lavori del Consiglio che vadano con questa lentezza.
Presidente non ce n'è altro, vuol dire che andiamo a domani, non sono disposto a continuare in una fictio che è degradante per il sottoscritto e per tutti i consiglieri.
Non è possibile. Non è possibile andare avanti così, se siamo seri tutti va bene, se non siamo seri io non ci sto. E lo dico con questo tono perché sono una persona seria, credo di averlo dimostrato in varie occasioni. Dia lettura sintetica e rapida del testo dell'emendamento. Non è possibile che siamo vittime della volontà di perdere tempo leggendo integralmente cose per le quali i consiglieri hanno avuto tempo a iosa per studiare anche a e memoria, non solo per leggere.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento.
BALLETTO (F.I.). Presidente prima di entrare nell'illustrazione, anzi entro direttamente nell'illustrazione, lei si è sempre distinto per chiarezza, per onestà intellettuale e serietà, di questo gliene dò atto; certamente molto spesso non si è distinto per calma e per flemma.
Detto questo entro brevemente a illustrare l'emendamento. L'emendamento parte dalla considerazione che la manovra finanziaria e la finanza regionale va indirizzandosi verso un indebitamento che riteniamo eccessivo, pericoloso e che può pregiudicare l'esito della buona amministrazione negli esercizi finanziari successivi. Questo emendamento vuole ricondurre la possibilità di indebitamento ad un parametro fisso che, nell'occasione, è stato individuato nella misura del tre per cento su quelle che sono le entrate complessive della Regione per entrate proprie, entrate statali ed entrate comunitarie.
Per effetto di questo principio la quota di mutui relativa al 1999, indicata alla lettera A) del comma uno, si ridetermina nella misura di lire 322 milioni. Si ritiene di dover mantenere ferme, anche se in una certa misura contravvengono a questo principio che ho poc'anzi indicato, perché si tratta di impegni che sono già stati assunti e sempre per effetto di questa impostazione che viene data all'intera manovra finanziaria si riducono anche gli stanziamenti del 2000 e del 2001 per importi che commisurati alle entrate di quegli anni, secondo il bilancio pluriennale, si quantificano rispettivamente in 40 e 30 miliardi.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore.
SASSU (Progr. Fed.),relatore di maggioranza. La Commissione non ha avuto modo di esaminare l'emendamento, ma credo di poter dire che pur non essendo discusso in Commissione, sul tema della compatibilità finanziaria si è ampiamente discusso in Commissione ed anche in Consiglio in varie altre occasioni, in occasione del documento di programmazione economica e finanziaria, in occasione del piano del lavoro, appena pochi giorni fa le opposizioni hanno avuto modo di fare le proprie valutazione generali, credo anche la maggioranza, per cui credo di poter dire che a nome della maggioranza posso esprimere parere contrario all'emendamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è contrario; è un argomento sul quale abbiamo a lungo dibattuto, se venisse approvato un emendamento del genere dovremmo riscrivere il bilancio e dubito molto che sarebbe possibile riscriverlo con quel livello di indebitamento, anzi, sono certo che non è possibile. Proprio per questo abbiamo fatto una proposta differente. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Tra i fattori che maggiormente contribuiscono allo sviluppo di un settore e di un intero sistema economico non vi è dubbio che le cosiddette infrastrutture ricoprono una posizione di assoluto risalto; in esse si può identificare quella parte del capitale di un determinato territorio che in virtù di una elevata accessibilità pubblica non viene fornita efficiente dal mercato, ma deve essere predisposta direttamente dall'ente pubblico o indirettamente controllata da quest'ultimo.
Da un punto di vista funzionale le infrastrutture consentono di predisporre un ambiente favorevole allo svolgimento dell'attività privata di modo che un'adeguata disponibilità infrastrutturale diviene condizione irrinunciabile per avviare e sostenere un processo di sviluppo economico. E` anche vero che lo sviluppo economico è anch'esso promotore di domanda di investimenti pubblici, per cui si stabilisce un reciproco parallelismo tra dotazione di infrastrutture e livello di progresso economico. Quindi la dotazione di infrastrutture di un territorio in parte precede e favorisce l'espansione di una economia, in parte è indotto da una specifica domanda, la quale a sua volta è correlata con il livello di sviluppo.
Dall'esame della tabella F), allegata alla finanziaria, che è richiamata dall'articolo uno della legge in discussione, non mi pare che l'elencazione stessa sia rispondente ai criteri che la legge 11, come è stato peraltro già sottolineato e denunciato in questa stessa Aula, in occasione della discussione della legge sul programma del lavoro, che modificava e introduceva anch'essa una tabella F), in quella occasione fu denunciato, e questa volta viene ripetuta la denuncia della mancata coerenza della tabella F) alla prescrizione dell'articolo 37 della legge 11 del 1983.
La funzione che assegna alla Regione, attraverso il ricorso al credito, la legge 11 del 1983 è esclusivamente quella di garantire gli investimenti in opere durevoli, e quindi questa caratteristica deve sussistere in tutte le opere che vengono elencate nella tabella F). Queste opere devono essere più esattamente rivolte alla infrastrutturazione di modo che si possano creare le condizioni per uno sviluppo dell'attività economica. In mancanza di questa, indipendentemente e a prescindere dal carattere reale dell'opera sulla quale l'investimento viene fatto, manca quella caratteristica che è propria di una posizione di indebitamento e di investimento per il futuro.
Che cosa significa prevedere 220 miliardi per il capitolo 03056 con la dicitura "Programmi integrati d'area", che cosa vuol dire? Non vuol dire niente, vuol dire tutto e il contrario di tutto.
Da questa affermazione, da questa formula, non è dato di ricavare che si tratti effettivamente di investimenti per opere durature. Che cosa significa al capitolo 0622904: opere agrituristiche; che cosa vuol "opere agrituristiche "? Che rientrino, cioè, nella competenza della pubblica amministrazione di fornire, perché si tratta di vedere se sono contributi a chi opera nel settore dell'agriturismo, ed è un conto, allora non sono opere di investimento, se invece sono opere infrastrutturali, volte a creare le condizioni per l'agriturismo, allora sì. Ma qui non risulta una precisazione e una specificazione di questo genere.
Che cosa significa "contributi ai comuni"? Cosa vuol dire "trasferimenti ai comuni"? Non vuol dire niente. Si tratta di un trasferimento di risorse dalla Regione al comune, ma non si ha assolutamente la prova che si tratta di investimenti infrastrutturali. Ecco perché ho citato alcune nozioni in materia di infrastrutture per richiamare l'attenzione dell'Aula sulla stretta connessione che esiste tra l'assunzione di debiti e la realizzazione di opere durevoli, volte a creare le condizioni o le precondizioni dello sviluppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Brevemente signor Presidente; l'emendamento illustrato dal collega Balletto è riferito all'articolo uno di questa importantissima legge. Il collega Casu non ha chiesto di tutta evidenza la lettura completa di tutti gli articoli, ma ha chiesto semplicemente, con garbo, serenità e self-control, la lettura dell'articolo uno perché è l'apertura che contiene tutti i dati importanti di tutta la legge. Solo questo. Il rifiutarsi di presiedere un'Assemblea solo perché è stata fatta...
SECCI (Popolari). Ma basta, per gentilezza, ma basta!
BOERO (A.N.). Ma devi sempre parlare tu, ma mettiti un tappo quando parlo io!
PRESIDENTE. La prego di usare un linguaggio consono al Consiglio per cortesia. Non è una espressione consona al Consiglio quella di dire "mettiti un tappo"!
BOERO (A.N.). E` l'onorevole Secci che disturba sempre!
PRESIDENTE. Non è una espressione consona al Consiglio quella di dire ad un consigliere "Mettiti un tappo". Non è consona alla dignità del Consiglio.
BOERO (A.N.). Sono stato interrotto. Lo faccia buttare fuori dall'Assemblea. La parola è la mia, non la sua.
PRESIDENTE. Comunque ha fatto male ad interrompere e non credo che sia giusto interrompere, però usare espressioni di questa natura non è consono alla dignità di un Consiglio e di un consigliere regionale.
Tenga un linguaggio e un comportamento consono alla dignità del Consiglio, per cortesia.
BOERO (A.N.). Guardi che riguardo alla consonità, alla quale lei si rifà, si senta le registrazioni delle cose che ha detto poc'anzi lei! Si registri. Io ho detto solo al collega Secci di mettersi un tappo un bocca.
PRESIDENTE. E le sembra un linguaggio consono alla dignità di un Consiglio?
BOERO (A.N.). Non ho detto una parolaccia e non ho detto niente di sconveniente. Quindi, prima di giudicare le aggettivazioni mie si senta la registrazione.
(Interruzioni dai banchi della maggioranza e vivaci proteste dai banchi dell'opposizione.)
PRESIDENTE. Le tolgo la parola e sospendo i lavori per 15 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 28, viene ripresa alle ore 19 e 36.) PRESIDENTE. Il consigliere Boero può riprendere l'intervento.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, cari colleghi; chiedo scusa se reagisco quando sono provocato, ma non mi sono permesso mai, nei confronti di nessun collega, anche facendo una battuta, come capita a tutti, di insistere, anche con cattivo tono, nel cercare di togliere la parola e nel dire "basta, basta, basta" come sono stato interrotto. Quindi chiedo serenamente , ma fermamente, che il mio diritto alla parola sia salvaguardato come quello di tutti noi colleghi.
Quello che stavo osservando era che non vi è nessuna volontà né da parte mia, né da parte del collega Casu di fare chissà che cosa, ciò che mi ha personalmente irritato è proprio perché un componente della maggioranza, segretario in quel momento, che leggeva, non da me, ma da chi presiede doveva essere ripreso perché sette volte ha letto lo stesso comma, quindi non è dai banchi della opposizione che si fa perdere tempo.
Sottolineate serenamente queste cose, penso che bisogna andare avanti serenamente e nel modo più spedito e senza alimentare particolari polemiche, perché non è animo mio, non ho interrotto in modo violento e brutale nessuno e gradisco che ciò non accada anche nei miei confronti. Mi appello al Presidente, che comunque so persona apprezzabile, che questo diritto mi venga salvaguardato parimenti a quello di tutti i miei colleghi, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I). Signor Presidente, colleghi, la mia richiesta di una lettura integrale dell'articolo 1 è stata dettata dal bisogno di conoscere in tutte le sue parti l'articolo 1 che è di una tale importanza, per cui credo che non sono i due minuti che si perdono per leggere l'articolo 1 che ritarderà l'approvazione della legge finanziaria.
La legge finanziaria io la prendo sul serio, e siccome contiene delle norme relative all'indebitamento e agli oneri finanziari che la Regione dovrà sopportare negli anni a venire, di un peso piuttosto elevato, ecco la ragione per la quale ho chiesto la lettura integrale dell'articolo 1.
Signor Presidente del Consiglio, se io ho diritto in qualità di consigliere di chiedere questo, credo che la Presidenza lo debba fare, se io non ho diritto, mi si dica "non hai diritto". Credo di aver tenuto un comportamento assolutamente corretto e irreprensibile, anche se ho chiesto la lettura integrale dell'articolo 1.
Qui si è parlato molto di indebitamento della Regione, e proprio questa sera, nella replica l'Assessore del bilancio e della programmazione economica ha messo in evidenza che noi già da molto tempo abbiamo uno squilibrio di bilancio che si aggira intorno ai 1000, 1200, 1500 miliardi. Ritengo che nonostante abbiamo questo squilibrio di bilancio che risale ad un tempo lontano, che poi a mio avviso tanto lontano non è perché i bilanci fino all'anno 1993 chiudevano all'incirca a pareggio. Ci siamo allontanati soprattutto a partire dal 1994. Presidente, il discorso che faccio è questo: se noi continuiamo tutti gli anni a chiudere un bilancio con 1200, 1500 miliardi di squilibrio, di differenza, uscite meno entrate, credo che facciamo un servizio non utile alla Regione.
Ecco perché ritengo che noi tutti dobbiamo riflettere sul livello di indebitamento che noi stiamo creando per la Regione.
Potrei, in linea di principio, anche ammettere che l'indebitamento, anche per l'anno 1999 (ho detto potrei) fosse di 924 miliardi. Ma non basta, nei 924 miliardi ci sono anche gli altri 233 miliardi. Notate bene che nell'anno 1999 contraiamo questi debiti, abbiamo uno squilibrio di bilancio intorno a 1200, 1300 miliardi, ma nell'anno 1999 il Governo della Regione ha a disposizione delle risorse straordinarie per svariate centinaia e centinaia di miliardi; solo gli stanziamenti della "402", che verranno utilizzati nel 1999, ammontano a 582 miliardi. Allora se nel 1999 riusciamo a recuperare delle risorse extra bilancio per queste cifre, nel 1999 avremmo potuto anche restringere appena appena l'ammontare del debito. Invece abbiamo lasciato 924 miliardi, più i 233 miliardi che vanno a coprire i mutui relativi al disegno di legge numero 447.
Gli oneri che ce ne derivano sono di notevole peso. Assessore, lei sostiene che gli oneri finanziari non saranno superiori a 800 miliardi, e su questo non sono d'accordo, non superano gli 800 miliardi perché, lo vedremo meglio a proposito dell'articolo 2, il disavanzo previsto alla data del 31 dicembre 1998 viene coperto per gli anni 1999 - 2000 e 2001 con 80 miliardi, per gli anni successivi al 2001 vengono coperti invece con 330 miliardi.
Se voi aveste fatto un ripartizione a quote costanti già nel 1999 noi saremmo arrivati a 900 - 1000 miliardi.
Assessore, io ho letto il documento di programmazione economica e finanziaria, e nello stesso documento lei sostiene che lo squilibrio di bilancio meglio sarebbe colmarlo con il ridimensionamento delle spese. Sono d'accordo con lei; nessuno, neanche noi, se avessimo il governo della Regione, avremmo la bacchetta magica per sanare questi squilibri, però è anche vero che non si è neanche incominciato.
E` necessario incominciare con la riqualificazione della spesa, è necessario incominciare a restringere le spese della Regione perché i mutui non ce li paga nessuno, sono finiti i tempi in cui lo Stato poteva intervenire per accollarsi gli oneri che la Regione doveva sostenere. Credo che con i tempi che corrono in Italia e in Europa questo discorso non verrà più accettato dal governo centrale, anche se noi rivendicazione...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Prego i colleghi.
CASU (F.I). Caro Presidente, il problema della legge finanziaria il Consiglio evidentemente non lo digerisce; la legge finanziaria, si voglia o no, è la legge con la quale si fa la politica. Senza risorse politica non se ne fa, non se ne può fare. La legge finanziaria costituisce la ripartizione e la destinazione delle risorse all'attività politica che la Giunta intende realizzare nell'anno 1999 e nel triennio 1999 - 2001. D'altra parte io la prendo sul serio, non mi interessa se alcuni colleghi la legge finanziaria non la prendono sul serio.
Signor Presidente, volevo dire due parole, se posso, anche sull'emendamento presentato da Forza Italia che ridimensiona l'ammontare dei debiti da contrarre di cui al primo comma dell'articolo uno.
Il discorso del tre per cento credo sia un discorso che si va facendo strada un po' in tutte le amministrazioni, per cui non sarebbe male che cominciassimo a pensarci.
L'Assessore dice: "Ma devo ridisegnare la finanziaria". Comprendo che ridurre l'entità delle disponibilità finanziarie crea dei problemi, ma questi problemi ad un certo punto li dovremo affrontare, volere o no li dovremo affrontare.
Ritengo che nessuno in quest'Aula pensi che noi potremo continuare all'infinito a contrarre debiti per milleduecento - millecinquecento miliardi l'anno. Così ha fatto lo Stato italiano fino ad alcuni anni fa.
PRESIDENTE. La prego di concludere, il tempo è esaurito.
CASU (F.I.). Presidente, chiedo il recupero però.
PRESIDENTE. Consigliere Casu, la prego di concludere, glielo chiedo con la dovuta gentilezza ma con la dovuta fermezza. La prego di concludere.
CASU (F.I.). Presidente, le chiedo scusa se sono andato qualche... non qualche minuto, forse qualche secondo al di fuori del tempo regolamentare. Comunque chiudo il discorso, avrò tempo di intervenire a proposito degli altri articoli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Chiedo scusa se devo reintervenire su questo articolo, perché questo articolo e l'emendamento sono la chiave, come giustamente ha osservato prima l'Assessore.
Assessore, in questo articolo si delineano le diverse posizioni che esistono tra la maggioranza e l'opposizione, che vedono il problema dello sviluppo e dei conti evidentemente in misura differente. Quando parlo delle divergenze tra opposizione e maggioranza non mi riferisco completamente a tutti i soggetti della maggioranza, perché so quanto lei personalmente tiene al problema del risanamento. Questo non glielo può disconoscere nessuno, in assoluto. Però, vede, Assessore, che ad una manovra nella quale lei ha cercato di mantenere il livello dell'indebitamento entro i limiti di quelli dell'anno scorso, perché 924 miliardi erano i mutui consentiti nella finanziaria del '98 e 99 sono quelli che vengono previsti per il 1999, vi è tutta una serie di emendamenti di spesa, abbiamo ancora avuto modo di vederli, che provengono proprio dai settori della maggioranza, qualcuno anche dall'opposizione, però vengono quasi tutti dalla maggioranza. Allora, questa volontà di contenere l'indebitamento è sua, Assessore, noi gliene diamo atto e merito, ma non è della maggioranza. Ci si consenta, dal nostro punto di vista che può non essere condiviso da voi, di portarlo all'attenzione dell'Aula; lo vogliamo difendere e naturalmente, se i numeri ci daranno torto, lo accetteremo democraticamente.
Lei, Assessore, ha detto che questo è un emendamento che non si può accogliere perché significa la riscrittura della manovra. Questo è vero! Nella nostra ottica, la manovra l'avremmo fatta in maniera diversa, l'avremmo scritta indebitandoci meno ed assestando il bilancio, a fronte di questo minore indebitamento, incidendo negli stati di previsione della spesa in un determinato modo.
Capisco che questo è più facile a dirsi che a farsi, ed è più facile a dirsi dai settori dell'opposizione rispetto ai settori della maggioranza, questo lo capiamo, però il nostro ruolo è questo, la nostra impostazione è questa. Noi riteniamo che il risanamento passi da questa strada, che lo sviluppo possa e debba passare attraverso il preventivo risanamento dei conti.
Lei ha ragione quando ha detto che ci vogliamo maggioranze stabili o coese, ma questo non è un problema nostro, se oggi la maggioranza non è coesa e non può portare avanti il piano che lei vorrebbe (e che sono convinto che lei porterebbe avanti)! La situazione è questa!
La riqualificazione della spesa, lei dice bene Assessore, non si fa dall'oggi al domani, però cosa osserviamo? Osserviamo che il primo tentativo, non dico nella direzione dei tagli (perché questo l'abbiamo visto anche lo scorso anno quando c'è stato qualche taglio), però queste sono manifestazioni di coerenza con una certa linea dell'Assessore; poi, in sede di finanziaria, abbiamo visto che con gli emendamenti quel rigore, i tagli e la riduzione del tre per cento su ogni previsione di spesa è saltata.
La prima occasione vera di darsi strutture per poter monitorare la spesa, arriva con il piano della sviluppo e del lavoro, in cui sono stati previsti degli stanziamenti per dotare di una struttura apposita per fare quello.
E` passato del tempo, siamo alla fine della legislatura. Noi riteniamo che questa manovra - l'unica possibile da parte vostra - non sia la manovra migliore per i sardi e, dal nostro punto di vista, non la condividiamo.
Quindi, è legittima la nostra aspirazione che la manovra fosse improntata verso un contenimento del deficit nella misura del tre per cento, così come avviene per il Governo e il Paese, e come avviene a livello degli stati europei.
E` possibile che ci possa essere risanamento delle politiche delle finanze dello Stato, se le finanze delle regioni, che attingono fortemente alle disponibilità dello Stato, vanno ed andranno ancora a chiudere i propri bilanci contraendo debiti? Chi sanerà questi deficit se non lo Stato domani?
Qui c'è una netta contraddizione, una netta contrapposizione tra le politiche degli enti regionali, delle amministrazioni regionali che, per difficoltà, non riescono a contenere e a risanare e dello Stato che non trasferisce. Si arriverà ad un punto di non ritorno, dove tutto il sistema salta.
Vorremo che questo non avvenisse domani; abbiamo individuato delle misure che evitano questo pericolo che, per noi, è veramente incombente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Volevo precisare che nella replica non ho posto un problema di coesione della maggioranza, ho posto un problema di riforma elettorale e di riforma del Regolamento, che è diverso, ma questo è un discorso che esula del primo articolo della finanziaria, anche se c'è una connessione.
Sull'indebitamento ormai i termini della questione e le posizioni in campo sono chiari; tutti abbiamo parlato, spiegato ed illustrato, quindi credo non sia né necessario né utile che la Giunta esponga ancora la propria posizione, la propria opinione, la propria linea.
Riteniamo di aver fatto uno sforzo serio per coniugare investimenti da una parte e vincoli di bilancio dall'altra; abbiamo anche detto da dove deriva il debito, come può essere risanato, e abbiamo anche dimostrato che la ristrutturazione della spesa, che sarà un impegno di medio periodo, tuttavia sia già iniziata.
Tra l'altro, votando la finanziaria a partire dal primo articolo, come tutti sanno, stiamo predeterminando il ricorso al debito per il 1999; è una prassi che dovrebbe essere ordinaria, ma qui in Sardegna l'abbiamo introdotta nella legge finanziaria del 1998 e la stiamo mantenendo.
Sull'osservazione a proposito della finalizzazione dei mutui fatta dal collega Italo Masala, Capogruppo di Alleanza Nazionale, dovrei ripetere l'argomentazione che abbiamo svolto sull'analoga questione posta in riferimento al piano per il lavoro e per lo sviluppo. Evito di farlo e mi limito solo a dire che il nostro convincimento è che la tabella F sia in linea, non solo con le interpretazioni e la prassi che hanno contraddistinto tutti questi anni, ma sia in linea con una corretta lettura dell'articolo 11 dello Statuto e dell'articolo 37 della legge di contabilità.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento 97.
Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). A nome del Gruppo di Alleanza Nazionale, chiedo lo scrutinio segreto.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento sostitutivo parziale numero 97 all'articolo 1.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 71
Votanti 71
Maggioranza 36
Favorevoli 34
Contrari 37
(Il Consiglio non approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
PIRAS, Segretario:
Art. 2
Copertura disavanzo finanziario 1997
e quota saldo finanziario negativo 1998
1 Alla copertura del disavanzo finanziario complessivo del bilancio regionale al 31 dicembre 1997, determinato in lire 1.304.928.000.000 dal rendiconto generale della Regione per lo stesso esercizio, e della quota negativa del saldo finanziario presunto alla chiusura dell'esercizio 1998 derivante dalla mancata contrazione dei mutui autorizzati dall'articolo 1, lett. a), della legge regionale 15 aprile 1998, n. 11, pari a lire 924.000.000.000, e complessivamente a lire 2.228.928.000.000,si provvede mediante iscrizione, in apposito capitolo di ciascun bilancio di previsione della Regione per gli anni dal 1999 al 2007, dei seguenti importi (cap. 03220):
anni dal 1999 al 2001: 80.000.000.000
anni dal 2002 al 2007 331.488.000.000
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Brevemente, questo articolo va nella stessa direzione di quello della finanziaria dello scorso anno, in cui si è introdotta la particolare considerazione secondo la quale il disavanzo dell'esercizio, anziché essere coperto nelle forme tradizionali, viene ammortizzato, cioè si ripartisce l'importo del disavanzo stesso da coprire in un certo numero di anni che sono stati individuati nell'articolo stesso. Lo scorso anno, se però ben ricordate, le cifre previste per il 1999 e il 2000 erano ben diverse dagli 80 miliardi che sono indicati adesso, erano esattamente 200 miliardi per anno.
Che cosa è stato fatto? Questo è sempre rappresentato dall'esigenza di recuperare fondi al presente, a scapito degli esercizi successivi, per essere disponibili alla spesa. Questo è un altro modo palese ed evidente di scaricare debiti attuali agli esercizi futuri e negli esercizi successivi evidentemente l'onere del pagamento sottrarrà ulteriori risorse a quelle disponibili per la spesa. Cioè si sta facendo, a mio modo di vedere, la cosiddetta politica della cicala, si consuma oggi tutto ciò che è disponibile, ma si consumano anche risorse del futuro.
Noi riteniamo che questo non sia in linea con la politica di risanamento; non abbiamo presentato emendamenti su questo articolo, ma riteniamo che questo modo di procedere non sia corretto nell'ottica del procedimento che è stato individuato, cioè l'ammortamento di un debito, si ammortizzano i beni strumentali, si ammortizzano le immobilizzazioni immateriali, ma i debiti non sono immobilizzazioni, non sono attività, anzi sono passività ed un bilancio corretto lo deve indicare nella sua espressione letterale nell'anno in cui il bilancio esiste.
Questo non ci sta bene nè come procedimento, nè, tanto meno, come modifica di un processo di ammortamento, quindi di una ripartizione di spesa che era già avvenuta in quote costanti nell'esercizio finanziario precedente e che prevedeva, per quest'anno, un impegno (così come per il 2000) di 200 milioni. Abbiamo fatto un prestito di 120 milioni con le risorse dell'anno prossimo, quindi ci siamo indebitati con l'anno prossimo, spenderemo oggi di più, non ce lo ritroveremo domani.
Quindi, non siamo favorevoli all'articolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Anche quest'anno siamo alle prese con l'ammortamento del disavanzo che verrà determinato al 31 dicembre 1998. Innanzitutto ritengo che ci sia un errore nell'ammontare perché il disavanzo del 1997 non è di 1.304 miliardi e 928 milioni, ma è di 1.304 miliardi e 928 milioni, meno 161 miliardi che sono stati imputati nel bilancio dell'anno 1998. Hanno ripreso, così come risulta dal rendiconto dell'anno 1997, 1.304 miliardi, ma nel 1998 sono stati già imputati in deduzione, dei 1.961 miliardi del disavanzo del 1996, 161 miliardi. Comunque, non sarà questo che modifica la sostanza del discorso; credo che non sia necessario mettere in evidenza che è una procedura, a dir poco, anomala: il bilancio dell'ente deve chiudere a pareggio, l'ammontare delle entrate deve essere pari all'ammontare delle uscite.
Noi qui abbiamo un disavanzo di 2.228 miliardi che non viene coperto, come dovrebbe essere, mediante la contrazione di un mutuo, ma viene coperto nello spazio di 9 o 10 anni, qualcosa di questo genere. Credo che questo discorso lo abbia fatto solo la Regione Autonoma Sardegna, non credo ci siano precedenti di questo genere in altre Regioni italiane perché, sotto il profilo contabile ed amministrativa, è certamente una procedura non corretta; i disavanzi vengono coperti sempre con mutui.
Inoltre, mi permetto di osservare che 2.228 miliardi e 928 milioni, da ripartire negli anni dal 1999 al 2007, avrebbero almeno dovuto essere imputati per rate costanti, invece imputiamo al 1999, 80 miliardi; al 2000 e al 2001, 80 miliardi; a partire dal 2002 invece imputiamo 331 miliardi e 488 milioni, cioè l'atteggiamento della Giunta è quello di utilizzare tutte le risorse possibili oggi, non importa se poi domani le risorse, come ammontare, precipiteranno.
Né è valido il discorso che verrà fatto da parte della maggioranza: "Se noi non contraiamo il mutuo, non paghiamo gli interessi". Siccome il disavanzo scaturisce da una situazione negativa tra residui passivi e residui attivi, è la stessa cosa che dire: "Non paghiamo i residui passivi"; perché se noi dovessimo pagare tutti i residui passivi ed incassare tutti i residui attivi, ci troveremmo con un disavanzo di cassa di 2.228 miliardi; ecco perché la spesa procede a rilento. Anche se volessimo accelerare la spesa, non potremmo perché ci troveremmo nella condizione di non poter pagare per insolvenza.
Riprendo il discorso fatto dall'Assessore (credo che il richiamo fosse rivolto a me) quando ha parlato della regione Sicilia e della regione Sardegna.
Assessore, io non conosco il bilancio della regione Sicilia, ma conosco discretamente quello della regione Sardegna. Ho letto sulla stampa, ed esattamente sul "Corriere della Sera" che la regione Sicilia era sull'orlo del crac perché ha debiti per 4.500 miliardi. Questo dato non l'ho inventato io, vi ho dato la fonte dalla quale ho tratto il dato; non solo il "Correre della Sera", perché se non ricordo male il collega Cugini ha detto che lo aveva riportato anche "La Repubblica". Allora, 4.500 miliardi ma commisurati ad un bilancio almeno il doppio del nostro; il bilancio (risultava sempre dal "Corriere della Sera") è di circa 20.000 miliardi; allora, se per loro 4.500 miliardi è un dato eccessivo su un bilancio di 20.000 miliardi, per noi un dato di 7.000 - 8.000 miliardi, su un bilancio di 9.000 - 10.000 miliardi, certamente ci porta in una posizione di svantaggio anche rispetto alla Sicilia.
Ritengo che, esaminando serenamente l'articolo numero 2 che indica l'ammortamento del disavanzo che si prevede di chiudere al 31 dicembre 1999 di 2.228 miliardi e 928 milioni, non sia corretto mandarlo ad ammortamento, pertanto non possiamo votare questo articolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, credo che se "errare umanum est, perseverare est diabolicum". Questo articolo 2 riproduce un provvedimento che credevamo di natura eccezionale, invece sta diventando ordinario.
Considerato il ritardo nella spesa, la Regione rinvia la resa dei conti imputando i passivi, che sono fittizi (perché la spesa in effetti non è avvenuta), agli anni successivi e soprattutto agli anni lontani.
La prima considerazione è che la Giunta punta ad un ulteriore rallentamento della spesa, perché quando mette il 2007 come termine ultimo per il pagamento degli impegni assunti nel 1997, sta andando oltre i limiti della legge di contabilità sul permanere dei residui e sta attuando in pieno quello che ha scritto nell'articolo 35 della legge di bilancio, per cui, nei 39 capitali del bilancio dell'Assessorato ai lavori pubblici, non si estinguono mai i residui e restano sempre iscritti in bilancio.
Chiaramente, questo non è un modo di gestire con un minimo di serietà, ma è un modo di non far figurare un indebitamento regionale, ma il debito c'è! Chiunque è bravo a non andare in rosso nel conto in banca, basta non pagare i creditori; questo è quello che sta proponendo la Giunta, tant'è che all'articolo 5 bis adotta i provvedimenti per i pignoramenti che i creditori faranno sui fondi regionali.
Credo che tutte le norme stiano diventando estremamente logiche, ma nella logica dello sfascio e della poca chiarezza del bilancio.
Credo che questo provvedimento, l'articolo 2, se poteva avere un senso, andava accompagnato da una revisione dei residui, non dal mantenimento dei residui a qualunque costo. Mi sembra che questo sia un rinviare alle future Giunte e alle future generazioni il pagamento dei debiti che si stanno contraendo adesso, senza misure di accompagnamento che taglino quegli interventi disposti in passato e che non hanno più senso al giorno d'oggi.
Il debito, per quanto lo si voglia mettere sotto il tappetto, rinviarlo nei limiti in cui i creditori lo consentiranno, è un debito che rispunterà fuori e paralizzerà la Regione.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo alla votazione dell'articolo 2. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 64
Maggioranza 33
Favorevoli 35
Contrari 29
(Il Consiglio approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DEIANA - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Gli articoli 3 e 4, avendo dei legami con il complesso della manovra che sarà approvata, li sospendiamo.
Direi che, invece, passiamo ad esaurire il punto 5 all'ordine del giorno.
Elezione di tre componenti nel Collegio dei Revisori dei Conti degli ERSU di Cagliari e Sassari
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Procediamo all'elezione prevista al quinto punto all'ordine del giorno, e con questa votazione chiudiamo i lavori di questo tardo pomeriggio.
Mi corre l'obbligo di leggere integralmente la procedura: "Ai sensi dell'articolo 21, comma 5, della legge del '95 numero 20, si procede con un'unica chiama nella quale verranno consegnate due schede, una per Cagliari e una per Sassari, nelle quali, secondo quanto disposto nel citato articolo 21, ogni consigliere potrà indicare non più di due nomi scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili di cui al decreto legislativo del '92 numero 88. Risulteranno eletti i tre nomi che in ciascuna votazione avranno ottenuto il maggior numero di voti".
Prego il Segretario di procedere alla chiama.
Risultato delle votazioni
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione per i componenti dell'ERSU di Sassari:
Presenti 69
Votanti 67
astenuti 2
schede bianche 9
Hanno ottenuto voti: Picinnu Gaspare, 33; Angius Vanni, 32; Pintus Antonio, 24; Chironi Antonio, 2; Brusco, 1.
Vengono proclamati eletti Revisori dei Conti dell'Ersu di Sassari: Picinnu Gaspare, Angius Vanni, Pintus Antonio.
Proclamo il risultato della votazione per l'elezione di tre componenti nel Collegio dei Revisori dei Cnti dell'Ersu di Cagliari:
Presenti 69
Votanti 67
Astenuti 2
Schede bianche 7
Schede nulle 2
Hanno ottenuto voti: Dessì Caterina, 35; Murgia Luigi, 34; Melis Sergio, 23; Chironi Antonio, 2.
Vengono proclamati eletti Revisori dei Conti dell'Ersu di Cagliari: Cateriana Dessi, Luigi Murgia, Sergio Melis.
(Hanno preso parte alle votazioni i consiglieri: AMADU - ARESU - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si sono astenuti: CONCAS e MONTIS.)
La seduta è tolta, i lavori riprenderanno domani alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 52.
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