Seduta n.356 del 01/08/2007 

CCCLVI SEDUTA

(Antimeridiana)

Mercoledì 1 agosto 2007

Presidenza del Presidente Spissu

Indi

Del Vicepresidente Rassu

Indi

Del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 25.

CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 24 luglio 2007 (349), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Salis ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 1° agosto 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 27, viene ripresa alle ore 10 e 39.)

Commemorazione di ex consigliere

PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo commemorare oggi l'onorevole Efisio Corrias. Con la sua morte la Sardegna ha perduto uno dei grandi protagonisti della vita pubblica e delle istituzioni regionali. Convinto autonomista, ha contribuito a segnare una svolta nella politica regionale. Rigoroso per formazione gesuitica, è stato tra l'altro fondatore delle ACLI in Sardegna, è stato un politico di grande intuito, il più attento ed equilibrato nel giudizio di coloro che parteciparono all'intensa esperienza del primo regionalismo, ma anche uomo di fede e di pazienza; doti, queste, che gli diedero una straordinaria longevità di governo nelle massime cariche istituzionali. Dodici anni consecutivi, dal '54 al '58 Presidente del Consiglio regionale, dal '58 al '66 Presidente della Giunta, che segnarono un percorso nel lento e non facile avvio dell'autonomia sarda.

Erano quelli del dopoguerra anni di forte disagio economico nella nostra Regione, cresceva nella classe dirigente più illuminata la consapevolezza che per favorire il riscatto sociale fossero necessari strumenti straordinari. Il problema riguardava è vero l'intero Meridione, ma era più acuto in Sardegna per l'insularità e la lontananza fisica e politica da Roma. Autorevoli economisti come il professor Saraceno e accreditati istituti di ricerca, SVIMEZ e altri, indicavano un nuovo modello di sviluppo, non più fondato sull'agricoltura e la pastorizia, attività tradizionali ma sostanzialmente arretrate, quanto incentrato sull'industrializzazione, e l'industria di base sembrava allora la prospettiva più sicura per favorire il salto di qualità. Prese corpo in quegli anni il progetto ambizioso, ma convinto, del Piano di rinascita, strumento straordinario e aggiuntivo che avrebbe contribuito ad innalzare il livello di vita delle popolazioni dell'Isola, appena affrancate dalla malaria, favorendo uno sviluppo integrato; programma, questo, condiviso dalla classe dirigente che, a prezzo di un forte impegno e di una straordinaria mobilitazione politica e sindacale, e di un confronto serrato con il Governo, fu approvato dal Parlamento nel 1962.

La legge istitutiva, la 588, riservava infatti ampie prospettive di sviluppo socio-economico, aprendo le porte alla industrializzazione. L'onorevole Corrias ne fu tra i più energici sostenitori. La rinascita segnò una svolta nelle previsioni dello sviluppo collettivo dell'Isola, anche se non fu sempre accompagnata dai risultati sperati, e tuttavia rappresentò l'occasione di una forte identità regionale nel confronto con lo Stato, al fine di ottenere competenze e risorse finanziarie, senza le quali sarebbe stato difficile dare corpo ai valori dell'autonomia e ridurre la differenza esistente con le regioni più avanzate. L'onorevole Corrias, ricordato come il Presidente dell'industrializzazione, riconoscimento che lo gratificava, fu eletto per cinque legislature, dalla prima nel 1949, alla quinta, conclusa a fine '67, per candidarsi al Senato, dove fu eletto. La sua azione politica è scandita da importanti iniziative di legge che sottolineano la visione autonomistica del Governo regionale, atti normativi importanti per disegnare la Regione a Statuto speciale, la cui attività era all'inizio fortemente condizionata da una insufficienza delle risorse assegnate, a fronte dell'arretratezza socioeconomica che caratterizzava il Meridione. E se il Piano di rinascita fu al centro dell'attenzione, immaginando la Sardegna più moderna e avanzata, la cui condizione di insularità non doveva costituire un freno - insisteva l'onorevole Corrias nel ricordare, ad ogni occasione, che per crescere bisognava produrre di più ed esportare di più, essendo quello interno un mercato insufficiente - anche altri problemi di eccezionale gravità pretesero un eccezionale impegno, come la lotta al banditismo, che negli anni '60 aveva toccato i livelli dell'emergenza sociale.

Efisio Corrias fu membro della Commissione d'inchiesta del Senato e partecipò attivamente ai lavori, sostenendo che la lotta al fenomeno del banditismo non doveva fondarsi solo sulla repressione, ma sulla elevazione culturale e sociale dell'Isola. Conclusa l'esperienza parlamentare fu Presidente del Credito Industriale Sardo dal '73 all'80, negli anni del crollo della SIR, raccogliendo una difficile eredità che affrontò con equilibrio e serenità. Presidente del grande Cagliari, squadra che vinse lo scudetto nel '70, fu sempre attento ai temi sociali, fra i quali lo sport, che seguiva affezionato favorendo la formazione dei fondamentali valori sportivi della nostra società. Molti dei temi che furono al centro della sua battaglia politica sono di grande attualità, la tolleranza, la moderazione, la propensione al dialogo e al confronto contribuirono a rendere più robusta la democrazia parlamentare del Parlamento regionale e a far maturare la coscienza di un forte e convinto regionalismo.

Lo ricordiamo per il suo grande equilibrio, l'assunzione di responsabilità, la pratica dei valori morali, il forte impegno civile. Ai sette figli Maria Rosaria, Paola, Piergiorgio, Anna, Tore, Gabriele e Carla, esprimiamo il profondo cordoglio dell'Assemblea regionale che annovera l'onorevole Efisio Corrias fra i padri nobili della politica sarda.

(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto.)

Discussione della proposta di legge Gessa - Barracciu - Bruno - Cerina - Davoli - Dedoni - Cherchi Oscar - Corda - Fadda Paolo - Frau - Lombardo - Marracini - Pinna - Porcu - Randazzo Alberto - Sanjust - Sanna Franco - Sanna Simonetta: "Promozione della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica in Sardegna" (220/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 220/A. Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Gessa, relatore.

GESSA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la legge che mi accingo a presentare è la prima legge che riguarda la ricerca scientifica per la Sardegna. Ci sono stati altri tentativi, altri progetti di legge, ma non hanno mai completato il loro iter parlamentare. In pratica noi abbiamo avuto dei progetti di legge: Masala, Palomba, Pittalis, Deiana, Dore; questa è la prima volta che abbiamo una legge che regolamenta la ricerca scientifica. Per me questo è un momento abbastanza importante perché sono vissuto fuori legge negli ultimi 50 anni, facendo ricerca scientifica senza una legge che la disciplinasse.

Partirò da un esame della condizione europea, italiana e sarda e rapidamente arriverò a presentare la legge. Come voi sapete, nel 2000 a Lisbona c'è stato uno straordinario Consiglio europeo che ha riguardato i problemi economici, culturali e sociali. In questa occasione il Consiglio europeo ha fatto una diagnosi piuttosto preoccupante della condizione europea, cioè l'Europa è dietro rispetto ad altri paesi industrializzati per quanto riguarda la ricerca scientifica, e non solo paesi industrializzati ma anche paesi in rapida crescita, e ha, in quell'occasione, anche indicato la terapia per questa situazione. La terapia è: puntiamo sulla ricerca scientifica per il progresso culturale, economico e sociale dell'Europa. Come? Tra l'altro, aumentando il numero dei ricercatori, che è ancora abbastanza basso in Europa, e naturalmente investendo molte energie. In pratica entro 10 anni, è stato detto, in Europa i finanziamenti, gli stanziamenti per la ricerca scientifica, dovrebbero arrivare al 3 per cento del PIL.

Come voi sapete l'Italia è indietro rispetto a questa condizione, tuttora è indietro, siamo nel 2007, il Meridione è ancora più indietro e la Sardegna è ancora più indietro del Meridione. Semplificando molto, quali sono i nostri punti di debolezza? Numero di laureati: è inferiore rispetto alla media nazionale e anche a quella del Meridione; il numero dei ricercatori è più basso rispetto alla media del Meridione italiano. Gli investimenti per la ricerca sono assolutamente insufficienti per una principale ragione: noi abbiamo una industria, una classe imprenditoriale, abbiamo piccole e medie industrie che non hanno la consapevolezza che la ricerca vuol dire innovazione, vuol dire progresso. Vi faccio un piccolo esempio di questa situazione, un esempio anche banalizzando: come voi forse avete letto in un giornale inglese, nella rivista Nature, c'era riportato che i vini del nuorese contengono una sostanza, un betaflavonoide, che protegge dall'infarto del miocardio. Questi hanno esaminato praticamente i vini di tutto il mondo e solo lì hanno trovato questo. Questo studio non è stato fatto dagli enologi sardi ma è stato fatto all'insaputa degli enologi sardi! Naturalmente gli enologi sardi fanno del vino buonissimo, lo vendono dovunque, però con un dato come questo, pensate dal punto di vista promozionale... è stato riportato ovviamente su tutti i giornali, non solo italiani, ma anche sul New York Times, sul Washington Post, che hanno quindi parlato del vino sardo.

Questo è un esempio di come influisca, anche dal punto di vista economico, la inconsapevolezza di quanto la ricerca scientifica possa essere importante. La legge ha come obiettivo quello di migliorare questa situazione. I punti più qualificanti della legge sono cinque, ce ne sono anche altri ma questi sono i principali. Prima di tutto, anche se non è il primo degli articoli: divulgare (prima li elenco e poi per ognuno di questi farò un breve chiarimento), divulgare la ricerca scientifica, poi vediamo perché ma è anche implicito perché; formare una classe di ricercatori altamente qualificati, anche qui oltre che formare dobbiamo attrarli e mantenerli, nel senso di tenerli possibilmente in Sardegna. Come? Rendendo più competitivo il sistema sardo della ricerca in modo che per i giovani diventi attraente. Finalmente vorremmo, e questo è l'atto chiamiamolo più secolare del progetto di legge, trasferire le buone idee anche in cose concrete, come i brevetti, ed applicare la ricerca.

L'ultima parte, la quinta: razionalizzare il sistema della ricerca. Questa ultima parte, razionalizzare il sistema della ricerca, io credo sia una delle parti più importanti perché paradossalmente, anche se nella ricerca noi investiamo così poco, mi pare attorno allo 0,70 per cento del PIL, in realtà i soldi sono molti, solo che vengono distribuiti in maniera, si dice, a pioggia, non è neanche una pioggia, in maniera irrazionale.

Allora, questi sono i cinque elementi, vediamoli uno per uno. La diffusione della ricerca scientifica è chiaro che serve proprio per trasferire sia la consapevolezza che la ricerca scientifica è importante per il progresso e sia, per far sì che non ci sia una diffidenza da parte della società nei confronti della scienza e, viceversa, impedire che delle soluzioni politiche vengano adottate senza una base scientifica. Ci sono tanti esempi, io ve ne faccio alcuni, che mi riguardano, nel settore delle tossicodipendenze. Ogni Ministro si accredita con delle invenzioni, sto parlando a livello nazionale, che non sempre sono ragionevoli. Ma il caso più generale che tutti noi abbiamo vissuto è il caso Di Bella, che è costato all'Italia molti soldi per dimostrare qualcosa che normalmente doveva dimostrare chi lo propone. Se io propongo un nuovo missile devo essere io a sperimentarlo. Io l'ho vissuto questo perché a quei tempi ero alla CUF (Centrale Unica del Farmaco) e la signora Rosy Bindi, spinta dall'opinione pubblica, è stata costretta a pagare per tanto tempo per una ricerca manifestamente irrazionale.

L'ultima ragione, per cui è importante che la ricerca scientifica venga in qualche modo trasmessa, soprattutto ai giovani: abbiamo bisogno di vocazioni, vocazioni per la ricerca scientifica, è un problema generale. Notare che in Sardegna ci sono tanti uomini e donne giovani che vogliono fare ricerca scientifica e, a volte, non hanno avuto lo stimolo o la possibilità di farla. Bene, secondo punto, rapidamente: formare giovani altamente qualificati, perché? Perché abbiamo bisogno di una massa critica di giovani, perché il modo migliore per attirare la gente a fare ricerca è avere altri giovani che la fanno, cioè anche qui lo sto usando in modo provocatorio, i giovani non vengono a Pula perché c'è un Premio Nobel, perché il Premio Nobel non è una malattia contagiosa, ma vengono perché ci sono altri giovani, ai giovani piace di solito lavorare nell'inferno non nel paradiso, e inferno significa luogo dove si possono scontrare, incontrare e acquisire competenze.

Quindi, formare giovani è urgente e pertanto la legge favorisce la loro formazione al di fuori del territorio regionale. Questo perché? Perché le scuole in Sardegna, nel bene e nel male, sono poche e non coprono tutte le nostre esigenze. A questo punto andare fuori è anche estremamente educativo, serve a vedere un nuovo mondo, vedere che alla fine quei grandi, di cui noi leggiamo nei libri o nelle riviste, sono in fondo non più intelligenti dei nostri giovani che mandiamo lì. Però, acquisire questo è un'esperienza estremamente positiva. Io mi ricordo che la prima volta che sono stato negli Stati Uniti ho visto che quei santoni alla fine non erano più intelligenti del mio collega universitario, che era diventato medico della mutua, mai questo sarebbe diventato uno scienziato anche se molto più bravo di molti altri.

Allora, andare fuori però implica recuperare le persone, le migliori ovviamente, per questo dobbiamo attrarli, prima di tutto con lo stipendio, però stipendio non si intende una borsa di studio. Nella legge c'è finalmente, soltanto per le istituzioni pubbliche e per le Università, l'opportunità anche, e ne abbiamo la possibilità, di avere dei contratti pluriennali. Però il modo per attirarli è anche, come vi ho già detto, creare un ambiente scientifico attraente. Attraente significa non solo le infrastrutture, perché finora la Regione ha investito molto in infrastrutture, vedi Pula, vedi Tramariglio, vedi la stessa Cittadella universitaria di Cagliari. Le infrastrutture sono necessarie, ma dentro le infrastrutture occorre che ci siano giovani, giovani o anche vecchi, purché non siano rimbambiti.

Attrarre giovani, come? Per esempio, creando le possibilità di lavoro finanziando per esempio dei progetti di ricerca, o cofinanziando dei progetti di ricerca, e su questo dico due parole sulla ricerca di base. La ricerca di base, che è quella ricerca su argomenti ignoti, cioè praticamente la vera ricerca, è il magnete che attrae di più i giovani, perché è in quel contesto che veramente si possono in qualche modo gratificare. Vi ricordo ancora che molti dicono, ed è vero, che la ricerca scientifica di base è l'unico mestiere dove tu puoi dire: grazie al cielo è lunedì. Pensate, lo dicono anche i barbieri, però per quanto riguarda i ricercatori è un mestiere abbastanza raro. Quindi, un altro importante aspetto della legge è il trasferimento della ricerca di base finalmente in attività anche concrete. In pratica, oggi vi devo anche dire, lo sapete, la ricerca di base non è una ricerca che ha delle ricadute dopo la nostra vita terrena, ce l'ha anche in maniera abbastanza ravvicinata perché le tecnologie e la capacità di trasferire le scoperte in risultati è molto più ravvicinata, quindi la ricerca di base produce… quindi noi dobbiamo favorire il trasferimento di ciò che si fa nell'Università e negli istituti di ricerca finalmente nell'industria, e favorire appunto le associazioni tra l'industria e le Università in tutti i modi, dai consorzi alle piattaforme e così via.

Nella legge tutto questo è appunto previsto, anche con un trasferimento di uomini dall'Università all'industria e anche all'amministrazione pubblica e viceversa. Questo in pratica è qualcosa che, di solito, l'Università considerava una cosa non dignitosa addirittura; in America è da tempo che c'è questo passaggio dall'industria all'Università e viceversa per periodi opportuni, la legge cerca di favorire questo.

L'ultima parte dalla proposta di legge riguarda la razionalizzazione degli interventi, e questo è un aspetto importante perché, come ho detto prima, soldi ce ne sono e dall'Europa ne arriveranno molti, moltissimi, beati i posteri, nel senso che avranno tutti quei soldi che io non ho mai neanche sognato… Ecco, allora bisogna razionalizzare e finora, anche qui sto un po' banalizzando, ogni Assessore aveva il suo tesoretto col quale, eventualmente, gratificare, legittimamente, determinati progetti di ricerca. Ora, questo portava a duplicazioni oppure alla mancanza totale di una verifica.

Io ricordo, anche qui brevissimo ricordo, che una volta io ricevetti dei finanziamenti dall'Assessore, e all'Assessore chiesi: ma perché me li dai? Te li do perché sono sicuro che li userai bene. E gli chiesi: ma tu dei soldi che mi hai già dato non mi hai mai chiesto conti, come mai? Questa cosa non dovrebbe succedere; come si fa a razionalizzare questa ricerca? Bene, per esempio, ridurre ad unità l'intero sistema della ricerca; cioè, praticamente, a controllare le azioni della Regione sulla ricerca scientifica deve essere un'unità, che può chiamarsi Assessore, può chiamarsi Presidente, ma deve essere uno.

I fondi per la ricerca scientifica devono confluire in un fondo unico; il fondo unico, naturalmente, poi deve rispettare anche le direttive di chi ha investito questi soldi. Se vengono dall'Europa, non è che poi si possano spendere questi soldi disattendendo l'Europa. Un elemento importante per controllare a chi dai i soldi, e come li dai, è l'istituzione dell'anagrafe della ricerca scientifica in Sardegna. Io so che esistono dei tentativi di anagrafe alle Università di Cagliari e di Sassari, ma sono mirati più per il loro recinto che non per conoscere tutto quello che si fa in Sardegna, nel senso di quanti soldi si danno, a chi si danno e perché si danno. E poi anche naturalmente un'anagrafe collegata a livello nazionale, perlomeno.

Vi faccio un esempio di come questa regolamentazione della ricerca poi porti a delle conseguenze anche pratiche. Vediamo i rapporti con l'Università, per esempio; la Regione ha con l'Università un protocollo d'intesa per cui riceve regolarmente dei soldi e discrezionalmente i rettori decidono come spenderli. Noi vogliamo che quelli per la ricerca debbano essere spesi per la ricerca, e questo non toglie la libertà della ricerca, toglie la libertà del rettore, cioè sono soldi per la ricerca, devono essere dati per la ricerca. A chi? A quelli che se lo meritano, e qui c'è un insieme di regole, vedremo, che controllano appunto ex ante - si dice in latino - in itinere, ex post. Grazie.

PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Cachia. Ricordo ai colleghi consiglieri che intendono prendere la parola che devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, farò anche io qualche breve considerazione a proposito di questa proposta di legge che, così, a prima vista, mi sembra una buona proposta di legge, soprattutto utile a disciplinare un settore, dal quale, ne sono molto convinto, dipende una grossa fetta del nostro futuro, del nostro e soprattutto di quelli che verranno dopo di noi. Non affermo niente di straordinario quando dico che non c'è sviluppo senza ricerca scientifica, e non c'è scienza senza una disciplina e un ordine. Partirò citando una frase latina di un famoso filosofo, Francesco Bacone, il quale affermava che scientia et potentia humana in idem coincidunt. Quindi la scienza e la potenza umana coincidono.

In una società come la nostra, vagamente percorsa dal brivido dell'innovazione e della civiltà dell'informazione e della conoscenza, quello della scienza è senza dubbio un percorso obbligato.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU

(Segue CACHIA.) La concorrenza dei mercati non ci consente senza dubbio di rimanere indietro; sarebbero a repentaglio le nostre ambizioni e lo sviluppo economico e sociale, e anche culturale, del nostro Paese.

E' giusto che la Regione se ne preoccupi e riservi alla ricerca pura e applicata le risorse che appaiono indispensabili per compiere questo percorso. Io, come diceva qualcuno, vergin di servo encomio, credo che il primo firmatario di questa legge, senza nulla togliere agli altri, non poteva essere che il professor Gessa. Una gloria della ricerca, una delle poche glorie in Sardegna che abbiamo per la ricerca. Ci siamo occupati altre volte del problema sollecitati da Lisbona 2000, che prefigura i nuovi scenari e chiama i popoli e i rispettivi governi all'impegno comune e a favore della ricerca, un traguardo ambizioso, quello indicato, per il volume delle risorse senza dubbio, il 3 per cento del PIL, come diceva il professor Gessa.

In esso c'è, tuttavia, la consapevolezza che non si fanno le nozze con i fichi secchi, anche perché la ricerca presuppone aspetti organizzativi, e soprattutto l'attività dei ricercatori che, per quanto riguarda la Sardegna, sono merce rara e vanno aiutati a crescere. La legge stanzia risorse in ragione dell'1 per cento del PIL, che se non sbaglio a fare i conti dovrebbero essere pari a 75 milioni di euro, migliorando la performance precedente e istituendo un fondo unico per la ricerca, novità importante ma avversata da chi ha goduto in passato, senza dubbio, di corsie preferenziali, amicizie delle quali neppure la scienza certe volte riesce a liberarsi.

Come tutte le leggi, anche questa è emendabile, e credo lo sarà. Spero, tuttavia, che il fondo unico rimanga in piedi come disciplina generale, perché sostengo che le leggi di riforma, e questa senza dubbio lo è, si facciano compiendo atti coraggiosi e poi soprattutto difendendoli. C'è qualcosa da correggere, tuttavia, anche in altri pezzi della riforma regionale. Il fondo unico della ricerca è, infatti, cosa diversa da altri orientamenti, contenuti ad esempio nella riforma degli enti agricoli, dove c'è un'agenzia, l'AGRIS, che si occupa di ricerca per conto suo, cioè con autonomia, e finisce per diventare una cosa diversa, soprattutto per quanto riguarda il fondo unico. Basti pensare alla vastità e complessità del mondo agricolo e zootecnico per prevedere che una parte ingente di risorse saranno gestite in questo campo. Io mi chiedo se queste saranno risorse che verranno sottratte al fondo unico? Cito l'autonomia che la sanità chiede ora in prospettiva per poter gestire la propria ricerca, autonomia che il Piano regionale sembra concedere. Anche la sanità si organizzerà al di fuori del fondo unico, farà ricerche per proprio conto? Perché, se così fosse, questa legge chiaramente non avrebbe più senso.

Sono alcuni dei dubbi che questa proposta di legge solleva e sui quali conviene da subito riflettere e prendere, tutti insieme, una decisione saggia, avendo come finalità il miglioramento della qualità e della quantità della ricerca pura, della ricerca di base e l'ampia sperimentazione degli effetti applicativi sul mercato. Tra l'altro dobbiamo creare un sistema di attese che dia allo scienziato moderno strumenti per operare l'apertura professionale nella società che produce. Perché questo sia possibile bisogna saper investire in settori di prevedibile sviluppo, nell'interesse non solo strettamente economico, ma anche della qualità della vita che credo sia la cosa più importante. Credo che ci sia bisogno di un lavoro in prospettiva, legato all'idea che abbiamo del nostro sviluppo, essendo indispensabile individuare quei filoni che possono affrancare la Sardegna da una dipendenza esterna e spesso estranea, superando quegli handicap che spesso hanno frenato le speranze di crescita.

Non sono bastate spesso neppure le speranze, che per loro natura hanno le ali. Questa legge è una legge seria, perché mette paletti rigidi, al di qua e al di là dei quali non c'è spazio per la verità, paletti che fermano le sentenze clientelari, le pressioni di alcuni, a volte più preoccupati della propria carriera accademica che non dei risultati da conseguire. Qui, si richiede un accreditamento che è conosciuto dai comitati molto accreditati. Si richiedono progetti e risultati. Il risultato, avendo la possibilità, ha insegnato a diffidare dai buoni propositi. In Italia il 25 per cento della ricerca è finanziata dalle aziende private. In Sardegna, a parte il limite di dimensione aziendale della maggior parte delle nostre imprese, come diceva il professor Gessa, il contributo è minimo; se si escludono due o tre aziende grosse, praticamente è nullo.

Sono convinto che la legge sulla ricerca, favorendo l'accesso a finanziamenti nazionali, internazionali e allo spin-off dagli atenei, faciliti l'interesse dei privati a concorrere e a partecipare sempre più qualificati. Respingo, poiché voglio essere ottimista, il timore, come manifestava il relatore, di cadere sotto il fuoco amico, se l'ampia discrezionalità del potere politico dovesse inficiare quel progetto di sviluppo da cui dipendono i riconoscimenti del mondo scientifico. Su questo versante, credo che il professor Gessa sia la miglior sentinella possibile per scongiurare sul nascere questi pericoli, e io glielo auguro.

Aggiungo una semplice postilla; nei giorni scorsi, su "Il Sole 24 Ore", è stato pubblicato un fondo che recita: "L'Italia apra le porte ai talenti del mondo". Ora, come fanno le democrazie avanzate, bisogna favorire l'ingresso del capitale umano, fredda espressione da economisti, invece qui da noi ci sono gli stessi vincoli e le stesse opportunità.

PRESIDENTE. Concluda.

CACHIA (La Margherita-D.L.). … per uno scienziato e per un operaio non qualificato. Grazie.

PRESIDENTE.. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente, io credo che anticipando un po' lo spirito che anima la nostra proposta di legge che abbiamo oggi in Aula, mi viene in mente una frase tanto cara al Goldoni secondo cui il mondo è un bel libro, ma a poco serve, a chi soprattutto non è in grado di leggerlo, e a chi non lo sa chiaramente leggere. Allora, io credo che sia una considerazione che calza a pennello con questo progetto di legge, che nasce proprio con lo scopo principale di favorire la ricerca e quindi promuovere lo sviluppo dei metodi e degli strumenti necessari per imparare meglio a leggere quel libro meraviglioso che è la natura, per dirla negli stessi termini e negli stessi modi con cui l'ha definita il commediografo.

E' necessario progredire concretamente in un campo così importante come quello della ricerca, perché tutti i passi avanti e le conquiste di questo settore saranno vittorie per la società, ma anche per l'economia, ma soprattutto per la vita in generale. Non stiamo certo scoprendo nulla di nuovo. Il valore della ricerca è chiaramente noto a tutti, eppure qui da noi serviva davvero una legge ad hoc, una legge necessaria per la ricerca scientifica. Il Consiglio europeo straordinario di Lisbona, come ha citato il relatore, il professor Gessa, sette anni fa ha attribuito alla ricerca scientifica un ruolo essenziale nel progresso culturale, civile e materiale dei paesi europei. Allora, in quel momento, si decise di aumentare i fondi per la ricerca. Ma se in Italia siamo ancora lontano dagli obiettivi della Comunità europea, in Sardegna addirittura possiamo dirci all'anno zero.

All'anno zero, in particolare nel fatto che questi investimenti non si sono attuati, ma soprattutto per il numero anche dei ricercatori che non è certamente così alto. E' certo che è una situazione in cui siamo in buona compagnia; anche tante altre regioni, soprattutto del sud Italia, non brillano certamente per attività nei confronti della ricerca scientifica. Le Università, addirittura, sfornano pochissimi ricercatori, e quei pochi non sono nemmeno utilizzati a dovere, successivamente, all'interno delle imprese. Da qui, quindi, una serie di conseguenze, non ultimo il mancato collegamento tra il mondo accademico e quello dell'impresa, che credo sia uno degli elementi importanti e fondamentali proprio di questa legge. In una terra come la nostra, in cui dominano le piccole imprese e in cui l'economia è in perenne affanno, io credo che questa situazione sia ovviamente addirittura amplificata, viene amplificata in modo esponenziale. Molti non hanno nemmeno piena consapevolezza del valore della ricerca e delle nuove tecnologie. Basterebbe questo semplicissimo quadro generale per convincerci che è indispensabile invertire la tendenza e creare un sistema normativo capace di migliorare questa situazione.

Ora, non è che in Sardegna non esista nulla di simile; sappiamo bene, però, che la spesa nella ricerca e nello sviluppo è quasi totalmente sostenuta dalla pubblica amministrazione e dalle Università. Come è stato precisato all'interno della relazione della Commissione, della quale mi permetto comunque di ringraziare per il grande lavoro che è stato fatto e per il grande interessamento, soprattutto dal primo firmatario, ma da tutti i componenti della Commissione, siano essi di maggioranza che di opposizione, io credo che sottolineare questo aspetto sia importante: 0,70 per cento del PIL è la spesa per la ricerca, contro l'1,16 per cento del resto d'Italia, dove, tra l'altro, il 25 per cento di questa è finanziato dalle imprese private, cosa che non viene fatta chiaramente in Sardegna.

Ma questi finanziamenti, è logico, non bastano, non possono bastare di certo. Qui manca una sinergia tra la realtà imprenditoriale e quella degli Atenei, che spesso non sono in grado di tradurre le loro teorie in sviluppi pratici e applicativi. Solo di recente si sta muovendo timidamente qualcosa, ma c'è ancora, credo, tanta, tantissima strada da fare. Ad esempio, manca una classe di ricercatori altamente qualificata, oppure pensiamo alla situazione particolare degli stessi finanziamenti. Se da un lato la Regione ha investito cifre rilevanti su alcuni progetti, basta pensare al Parco scientifico di Polaris, oggi "Sardegna Ricerche", dall'altro lato, per altri investimenti, si è andati avanti a briglia sciolta, come ha detto il nostro ex Presidente della Commissione, addirittura con finanziamenti definiti a pioggia, senza regole certe, con il risultato di non essere riusciti effettivamente a far fruttare la nostra ricerca.

PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, scusi un attimo... Colleghi, vi prego... Grazie.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). E tutto questo oggi non è più accettabile, in una società in cui si chiede sempre maggiore competitività, in cui la tecnologia si evolve costantemente e a ritmi vertiginosi, noi non possiamo più stare alla finestra. Finora i ricercatori specializzati sono una minoranza, e non si è stati ancora in grado di attrarre nessun tipo di investimento importante e particolare. Da qui, quindi, l'esigenza di una legge apposita, come quella a cui l'ottava Commissione ha lavorato per mesi. E' stato un lavoro intenso e decisamente interessante, in cui noi della minoranza abbiamo lavorato sempre con spirito costruttivo con i colleghi di maggioranza, consapevoli che la ricerca scientifica e la cultura in generale non possono avere nessun colore politico, non possono avere nessuna veste politica, sono patrimonio di tutti e come tali vanno in qualche modo protette e valorizzate. Senza dimenticare che non stiamo parlando solo di ricerca scientifica, ma lo stesso discorso vale anche per la ricerca in campo tecnologico, soprattutto in campo umanistico, economico e giuridico.

Gli obiettivi di questa proposta di legge, quindi, non possono non essere condivisi e sposati a pieno. Si tratta, infatti, di una serie di norme che mirano al superamento di tutti quei limiti che adesso caratterizzano la ricerca, ad iniziare dal tentativo di formare ricercatori favorendo l'alta formazione presso centri accreditati, meglio se addirittura fuori dalla nostra Sardegna. Questo è un modo per promuovere lo scambio di conoscenze ed esperienze, ma anche per rafforzare l'autonomia scientifica del ricercatore, che deve imparare a staccarsi dall'istituto in cui ha mosso i primi passi e a confrontarsi con realtà diverse da quelle in cui è generalmente cresciuto.

Simili esperienze poi possono rivelarsi particolarmente importanti anche per instaurare legami di collaborazione con il mondo scientifico, sia esso nazionale che, chiaramente, internazionale. Ancora, uno degli aspetti più interessanti della proposta di legge è l'obbligo di sostenere la ricerca di base e favorire la sua integrazione con il mondo delle imprese. A tale proposito va sottolineata l'importanza dell'istituzione di borse per l'inserimento lavorativo nelle Università o negli enti di ricerca, sia pubblici che privati e nelle imprese, oltre che di veri e propri contratti di lavoro pluriennali rinnovabili presso le Università e, come ho detto prima, eventualmente anche negli enti pubblici di ricerca o privati che abbiamo in Sardegna.

E' importante quindi incentivare i progetti di ricerca e avviare iniziative imprenditoriali mirate, attraverso misure di sostegno per le imprese che investono nella formazione con borse di studio, possono essere assegni, possono essere stage o dottorati. La legge promuove ancora la diffusione della cultura scientifica. Infine, forse uno degli obiettivi credo più significativi è quello della razionalizzazione degli investimenti della Regione. E mi vorrei proprio soffermare sull'utilità di creare un fondo unico per la ricerca, ma soprattutto sulla necessità di rifarsi a criteri di valutazione oggettivi prima di distribuire "denaro greco". Criteri che devono essere trasparenti e validi a livello internazionale. Questo è forse l'aspetto più rivoluzionario e innovativo, e mi sembra proprio che visto il pasticciaccio, passatemelo, della Saatchi & Saatchi, avere insistito sulla necessità di avere criteri oggettivi di valutazione chiari, abbia determinato che siano questi, chiaramente, l'elemento fondamentale e decisivo di questa legge.

Tornando nel merito quindi ancora della legge, è da sottoscrivere pienamente l'obiettivo di sostenere il potenziamento delle strutture di ricerca presenti all'interno del nostro territorio. E' inutile finanziare nuove strutture, è inutile crearne nuove, serve invece investire su quelle già esistenti, migliorandole, potenziandole, anche per evitare quegli inutili sprechi di denaro che possono ricadere nel mondo di una ricerca che, chiaramente, tende a portare più danaro e più soldi dalla propria parte. E' decisamente quindi più corretto sostenere progetti di ricerca e investire con l'acquisto ad esempio di grandi attrezzature e di nuovi sistemi tecnologici.

Io porto l'esempio, mi permetto di portare l'esempio del Centro marino internazionale di Torregrande, un Centro di ricerca che è nato col finanziamento pubblico internazionale, ma lavorando su progetti di ricerca di imprese private. Una ricerca quindi che è riconosciuta a livello nazionale, ma soprattutto maggiormente a livello internazionale. Io credo che sia necessaria ancora una sua valorizzazione, incentivando i progetti di ricerca e potenziando queste strutture e le sue attrezzature. Mi pare poi sia degno di nota il tentativo, da parte di questa proposta di legge, di provare ad avviare nell'Isola nuove iniziative imprenditoriali sulla conoscenza e sulle scoperte nelle Università e chiaramente negli enti pubblici di ricerca. Sto parlando di Spin off; è chiaro che questo non è un sistema molto facile da attivare, perché vedere un ricercatore che si attiva sul campo dell'impresa non è chiaramente molto semplice, non è chiaramente molto facile. Però credo che debba essere comunque incentivato e rafforzato.

Altro passaggio fondamentale è la realizzazione dell'Anagrafe regionale della ricerca, indispensabile in questo settore per avere un quadro sempre aggiornato della situazione sulla ricerca. Sarà una sorta di banca dati in collegamento con banche dati nazionali ed internazionali, e conterrà tutte le informazioni necessarie a permettere il coordinamento delle politiche regionali a sostegno della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica, ma soprattutto sarà uno specchio fedele che consentirà di rendere pubblici per via telematica tutti i dati sui diversi progetti finanziati dalla Regione, i risultati raggiunti e le informazioni sui centri di ricerca della Sardegna.

Infine, un altro strumento fondamentale è il Piano regionale per la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica, una sorta di programmazione della Giunta regionale che sarà supportata da una consulta. Nel Piano vengono definiti gli indirizzi e gli obiettivi per le politiche della ricerca scientifica, dell'innovazione tecnologica e della formazione. Si tratta di un Piano triennale che individua gli interventi per i finanziamenti e la Giunta, che ogni anno dovrà informare il Consiglio regionale sullo stato degli interventi stabiliti, dando indicazioni sia di natura quantitativa, che soprattutto qualitativa sullo stato di attuazione degli stessi progetti. Tutto all'insegna della massima trasparenza, dunque, per evitare strani giochetti ed eventuali manovre che possono risultare dubbie.

Importante è che in questo lavoro la Giunta sarà affiancata da quattro comitati tecnici consultivi regionali d'area, composti da esperti nel settore che dovranno supportare la parte politica. Ritengo che questo sia il modo migliore per ampliare la partecipazione e aiutare la Giunta nell'individuazione degli obiettivi e delle eventuali criticità. Fondamentale, e credo che sia l'ultimo aspetto decisivo, è il riferimento esplicito alla raccomandazione della Commissione europea riguardante la Carta europea dei ricercatori e un codice di condotta per l'assunzione degli stessi ricercatori. Bastano quindi questi pochi dati per comprendere lo spirito di questa legge, che vuole sì potenziare la ricerca, ma con grande cognizione di causa. Aiutiamo quei progetti e i ricercatori che meritano, puntiamo sulla premialità verso chi ottiene risultati e non sperperiamo soldi pubblici puntando su ricerca o su progetti fantasma. Credo che avere insistito su criteri oggettivi, sulla trasparenza e sulla correttezza dell'informazione, siano la garanzia migliore per una legge di cui la Sardegna ha davvero bisogno. Non si può andare da nessuna parte senza un bagaglio di conoscenze adeguate e al passo con i tempi. Ritengo che soltanto l'obiettivo generale, senza chiaramente…

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, c'è brusio.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). … contare tutto il resto, di questa legge debba godere del plauso totale di questa Aula. Io credo che nel concludere questo mio breve intervento su una proposta di legge che ritengo importante, come ho già sottolineato, e fondamentale, mi preme soltanto ricordare che la legge è stata sottoscritta da tutti i componenti dell'ottava Commissione consiliare, ed è stata esitata all'unanimità. Una piccola critica, passatemela, ve la devo fare nei confronti di chi ha presentato gli emendamenti che sono all'esame dell'Aula. Considerando proprio il fatto che questa proposta di legge è stata esitata all'unanimità, sarebbe stato opportuno eventualmente coinvolgere tutti i componenti della Commissione, quelli che hanno comunque esitato la legge, anziché presentarli soltanto con le firme della maggioranza. Questo capita spesso all'interno di questo Consiglio regionale.

Mi permetto soltanto di sottolineare che alcuni di questi emendamenti li condivido e li sottoscriverò anch'io, alcuni di questi emendamenti però, poiché erano stati già visti e richiesti all'interno dei lavori della Commissione, ritengo che non siano e non debbano essere accolti, e credo che sia soprattutto da approfondire l'ultimo emendamento, il numero 13, quello riguardante la norma finanziaria. Credo che questa debba essere un attimino approfondita, perché partivamo da un importo minimo che era almeno quello di 75 milioni di euro sicuri e certi per quanto riguarda la ricerca scientifica ogni anno, da questa norma non si capisce se riusciamo a raggiungere quell'importo, se è inferiore o se è superiore.

Quindi credo che, nel momento in cui si riunirà la Commissione per esaminare gli emendamenti, sia necessario questo approfondimento, da parte di tutti, perché ritengo che veramente lo spirito del lavoro che si è svolto in Commissione fosse quello di raggiungere, come obiettivo importante e fondamentale, un importo certo e sicuro per la ricerca scientifica in Sardegna. Il secondo aspetto è relativo a quello dell'Assessorato, all'individuazione dell'Assessorato. Io ritengo che forse, a questo punto, se dobbiamo, ma questo lo dirò poi in sede di discussione degli stessi emendamenti, individuare un Assessorato per quanto riguarda la ricerca scientifica, sia più corretto e più giusto individuare quello della cultura e della pubblica istruzione, a mio avviso, anziché proporre quello della programmazione. Credo che questo sia un modo per poter discutere poi durante lo stesso esame della legge e degli stessi emendamenti.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Cerina. Ne ha facoltà.

CERINA (Progetto Sardegna). Mi verrebbe voglia di rinunziare al mio intervento se mi guardo attorno e vedo un'Aula semivuota e in parte distratta. E questo, se penso che la legge che stiamo discutendo è un'assoluta novità nella normativa regionale, ed è una legge importantissima per quanto riguarda lo sviluppo economico e la crescita culturale della Sardegna, mi meraviglia molto, anche perché noi siamo attentissimi a mandare i nostri figli in centri di alta qualificazione, sperando in cuor nostro che diventino dei grandi ricercatori, possibilmente insigniti anche del premio Nobel. Questi sono i sogni alla Cenerentola, che però ciascuno di noi forse in cuor suo coltiva. E allora una maggiore attenzione a questa legge qualificherebbe anche questo Consiglio come attento a uno sviluppo diverso, nuovo, basato sulla conoscenza, basato sulla internazionalizzazione, basato sull'alta formazione dei nostri giovani e sulle ricadute della ricerca nei processi produttivi.

Una legge importante per la quale dobbiamo ringraziare il professor Gessa e quanti della maggioranza e anche della minoranza hanno collaborato a migliorarla. Una legge fondamentale in sé, ma anche una legge importante per i riflessi che può avere su altre leggi della cultura che abbiamo varato, e anche e soprattutto per la legge sulla scuola che è in itinere. La ricerca di base, la mentalità scientifica, incrementare la curiosità e la ricerca, a cominciare dalle prime scuole, forse è la condizione importante perché il rapporto dei nostri giovani con la scuola possa migliorare.

Un'altra indicazione importante che ci viene dalla legge è la richiesta di un'anagrafe della ricerca, così come la vorremmo, della scuola, perché l'anagrafe è la mappa identitaria delle situazioni varie della nostra Isola, cioè dello stato della ricerca, dei metodi che utilizziamo, della produttività nella ricerca, così come per la dispersione scolastica sapere chi sono i nostri giovani, quali sono le aree a maggiore degrado, a maggiore dispersione, perché sono lontani dalla scuola. Forse, anziché dare soldi a pioggia senza nessun ritorno, come è stato fatto in tutti questi anni, una valutazione anche delle spese pregresse ci aiuterebbe a migliorare gli interventi. E in questo senso la legge sulla ricerca ci dà ancora un'indicazione con l'istituzione, per me fondamentale, del fondo unico.

Io ho sentito anche in quest'Aula degli ex Assessori e consiglieri che dicevano: "Io ho dato, quasi generosamente, l'eredità del nonno, dei soldi al professor Gessa, a Del Zompo, eccetera". Meritatamente! Ora, era questa la prassi, quindi non c'è una censura moralistica da parte mia, però sapere che rispetto ai fondi regionali, ai fondi nazionali, ai fondi comunitari, i lasciti, sono pochi gli interventi del privato a favore della ricerca. Però se il privato sa che i soldi sono ben spesi e che hanno ricadute economiche importanti, può essere che il privato investa anche in ricerca, perché il privato ha interesse che le competenze dei suoi addetti, dei suoi operatori crescano. E allora il fondo unico, che risponde ad una programmazione regionale e che quindi indica i settori importanti e prioritari della ricerca, credo che sia un percorso virtuoso e soprattutto è virtuoso il sistema di valutazione, come ricordava ieri anche un collega, ante, in itinere, ex post.

Noi oggi non è che non controlliamo i fondi che diamo, ma noi li controlliamo come rendiconto della spesa. Ma vi rendete conto nel settore cultura quanti fondi spendiamo? Che tipo di verifica noi abbiamo fatto sulla qualità della spesa? Sulla ricaduta nel territorio? Sulle modalità e i metodi utilizzati? Cioè questa deve essere una svolta radicale in questi settori, perché il costo della politica certamente è il costo che è la macchina regionale, ivi compresi ovviamente i consiglieri e gli Assessori, ma è soprattutto il cattivo utilizzo della spesa pubblica, e allora questi strumenti che la legge suggerisce sono validi per questa legge, ma dovrebbero essere possibilmente estesi e ricontrollati nel contesto generale della ricerca.

Fondo unico, anagrafe, valutazione. Ma io voglio fermarmi su un aspetto che mi interessa particolarmente: la valorizzazione della ricerca di base o ricerca pura o ricerca fondamentale. Oggi le esigenze di mercato hanno fatto pendere il piatto della bilancia verso la scienza applicata, per cui spesso l'Università è gregaria, è subalterna ai centri di ricerca applicativa, cioè un ricercatore universitario viene chiamato e pagato. La legge ipotizza invece un'integrazione, un'interazione, uno scambio e soprattutto l'Università e i centri di ricerca possono rilanciare la loro sfida se la ricerca di base è valorizzata quanto merita. La ricerca di base è quella - lo dico così per continuare il discorso - che non ha fini immediatamente pratici, e dico immediatamente perché poi nel lungo periodo, nel medio periodo o anche nel breve periodo le ricadute le ha.

Un esempio è quello del professor Gessa, ma un altro esempio, che cito da una comunicazione della Commissione europea per la ricerca, in particolare per la ricerca fondamentale, è quello degli orologi atomici usati oggi nel sistema di posizionamento globale, e sono stati sviluppati negli anni '40 per verificare la teoria generale della relatività di Einstein. Ma la teoria generale di Einstein, a sua volta, si è avvalsa degli esiti di una ricerca di base che metteva alla prova la geometria euclidea, i cinque postulati della geometria euclidea, per verificarli in modo paradossale. Il paradosso non c'è stato, ma il risultato che si è avuto è la creazione di teorie geometriche non euclidee, ivi compreso lo spazio curvo, che è servito ad Einstein per la teoria della relatività.

Cioè è un gioco interessante, magari difficile, però che sta a dimostrare come mantenere viva la curiosità, quello spirito investigativo che è del bambino, sapere che cosa c'è al di là del fine pratico immediato crea quella tensione verso la conoscenza più in generale che è la condizione essenziale perché noi non siamo delle persone che ripetono le stesse cose, ma delle persone che usano le cose che abbiamo creato e andiamo a scoprirne delle altre. Ecco perché la ricerca di base e i fondi, come dice il professor Gessa: mai come adesso ci sono stati tanti fondi per la ricerca di base, e la Comunità europea suona un campanello d'allarme perché mentre gli Stati Uniti ne hanno capito l'importanza e quindi sono avanti, da vent'anni a questa parte la ricerca di base in Europa è in ritardo, è in declino, e in particolare, ovviamente, in Sardegna.

Allora, su questo noi dobbiamo giocare una grossa scommessa, perché prepariamo dei ricercatori, apriamo la mente ad un atteggiamento diverso, non ripetitivo e quindi più libero, più dinamico. Quindi sulla ricerca di base io credo che dovremmo spendere molto.

Un'altra precisazione della legge che mi preme sottolineare è questa: aver fatto chiarezza fra ricerca applicata e ricerca scientifica, dove per ricerca scientifica intendiamo, come qualche volta banalmente noi intendiamo, scienze naturali o scienze mediche. No, la ricerca scientifica è ricerca in tutti i settori del sapere, in quelle macroaree che la legge indica quando, appunto, passa alle parti applicative.

Ma, per concludere, vorrei citarne un'altra di branca di ricerca che nella legge non è contemplata, che sembra una ricerca nuova, ma che invece è antica come il mondo e che, tuttavia, oggi registra un rilancio, ed è la cosiddetta ricerca sincretica, che cerca di mettere insieme il metodo dell'arte col metodo della scienza, e dunque si prefigura un'arte estetica che passa a un'arte polietica e dunque un'arte che si pone nella prospettiva della ricerca e dell'esplorazione. Quando Picasso utilizza il sellino della bicicletta e ne fa un archetipo, ne fa il simbolo antichissimo del toro, ecco, si pone in questa prospettiva, ma prima di lui Leonardo, e prima di lui i pittori del quattrocento che, studiando la prospettiva, hanno innovato l'arte ed hanno dato un apporto anche alla ricerca e al fare tecnologico. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCO (D.S.). Grazie, signor Presidente, arriva finalmente in Aula, dopo ben sei mesi, questa proposta di legge sulla ricerca scientifica e innovazione tecnologica, che considero - nonostante le molte valutazioni di ordine economico e di sviluppo che implica - una importante operazione culturale, prima di tutto culturale. Essa cambia l'ordine dei fattori del processo di crescita della nostra Isola, ancora oggi condizionata, nella maggioranza dei casi, dal deficit dell'innovazione, dall'evoluzione lenta delle tecnologie, non solo incapace di colmare il divario tra noi e gli altri, ma in grado di accentuare tali differenze.

Abbiamo vissuto per molti anni, penso dalla fine degli anni settanta in poi, in una sorta di limbo in attesa di un sussulto, di un riscatto legato a nuovi e stabili modelli di sviluppo. Un fatto internazionale, la guerra del Kippur, al quale eravamo del tutto estranei, ha deciso per noi chiudendo uno dei tanti capitoli della cosiddetta rinascita sarda, quello legato all'industria chimica di base; abbiamo visto allontanarsi le prospettive di diffusione degli effetti dell'industrializzazione, quella discesa a valle che avrebbe dovuto dar luogo all'industria manifatturiera. Tra litigi della classe politica e treni perduti siamo rimasti fermi al passato.

Mi chiedo se ci sia mai stata una parte della cultura, quella sarda, prima di tutto, ma anche quella italiana alla quale ci rivolgevamo, che fosse così vicina alla realtà economica e sociale del Paese da indicarci la strada dello sviluppo in modo anche autonomo, in maniera che fossimo soprattutto noi gli artefici del nostro futuro.

Considero la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica una condizione essenziale per poter pensare al futuro in maniera diversa, meno incerta e meno occasionale. Ci arriviamo sicuramente in ritardo perché è da alcuni decenni che la politica rifletteva su tale prospettiva, ma l'avvento delle tecnologie avanzate e la forte disparità tra due culture, quella di alto profilo scientifico e quella meno avanzata, ha reso necessario sciogliere questo nodo. Il ritardo colpevolmente accumulato è grave e difficile da colmare, la ricerca è una prospettiva importante perché modifica il nostro pensiero economico, passando dal concetto vago dell'assistenzialismo meridionalista - quello che per anni ha elargito danaro segnando un tasso di crescita modesto - a quello della ricerca di nuovi scenari. Oggi tutti sappiamo che la competizione internazionale detta le nuove regole del mercato, sono convinto che non potremo stare a lungo alla finestra, soffriamo il mercato del quale spesso siamo ai margini, soprattutto a livello industriale, corriamo il rischio di combattere battaglie di retroguardia come la difesa dell'esistente, in mancanza di alternative che si configurino come occasione di un confronto con la globalizzazione.

Nei giorni scorsi in quest'Aula si è parlato della crisi dell'industria. Il quadro è debole, con le scelte di ieri non si va lontani. In molte attività a valore aggiunto siamo fortemente minacciati dai Paesi a basso costo di lavoro, dobbiamo fare scelte di campo puntando sulla conoscenza che rappresenta la strada maestra della società del futuro. Questa maggioranza ha fatto della ricerca un punto fermo del programma elettorale e del governo della Regione, la legge che stiamo esaminando aiuta a dare stabilità allo sviluppo, la considero perciò un'occasione fondamentale per guardare al futuro e devo dare atto a tutta la Commissione, a cominciare dal Presidente di allora, il professor Gessa, personaggio di grande prestigio nel mondo della ricerca internazionale, di aver lavorato con impegno e senza distinzione di ruoli tra maggioranza e minoranza, per produrre un testo che forse in questi mesi, per alcuni aspetti marginali, si è rapidamente invecchiato, ma è, e rimane, un buon testo adeguato alla finalità che si propone. Sottolineo il fatto che è stato firmato anche dalla minoranza, non certo per un tentativo di complicità, ma per un atto di responsabilità che mi sembra importante rimarcare. E' questo un esempio, secondo me, sicuramente da seguire.

C'è penuria di risorse anche nella finanziaria nazionale, molto è condizionato dal rigore finanziario. Lo stesso DPEF rimanda ai limiti della compatibilità finanziaria attraverso le risorse reperite con lo spendere meglio, cito testualmente il dispositivo, però qualcosa inizia a muoversi. Il ministro ha firmato nei giorni scorsi i PRIN (progetti ricerca interesse nazionale), che muovono 90 milioni, destinati a diventare 160 quando il Fondo unico sarà liberato interamente. C'è da aggiungere che il CIPE ha sbloccato 268 milioni di Fondi strutturali per il Mezzogiorno, che vanno al finanziamento di 11 laboratori e 12 distretti per alimentare la ricerca d'avanguardia nel Sud. Ci sono poi altri 155 milioni, 112 agli enti di ricerca, 20 alle borse di dottorato, 13 ai Piani di sviluppo universitari e 7 agli Atenei privati. Richiamo questi dati per dire che si sta muovendo una discreta mole di danaro per sostenere la ricerca.

Da questa manovra del Governo, ovviamente, non dobbiamo essere esclusi, in particolare per la destinazione dei fondi CIPE alle infrastrutture per il Meridione. Scontiamo un triplo ritardo: dell'Europa rispetto agli USA e soprattutto all'Asia, dell'Italia rispetto all'Europa e della Sardegna rispetto all'Italia. Situazione che dobbiamo comunque tenere presente quando ragioniamo di ricerca e innovazione. E' incoraggiante, per tutto ciò che ho appena detto, l'impegno finanziario della Regione che, se questa legge andrà in porto senza essere stravolta, va controcorrente e destina alla ricerca somme considerevoli. E' molto rispetto alla spesa precedente, peraltro quasi totalmente sostenuta dall'Amministrazione pubblica, non è molto, invece, rispetto a quanto servirebbe per metterci velocemente alla pari con la media europea e con quel traguardo del 3 per cento del PIL indicato nel tempo dal trattato di Lisbona, che appare forse figlio dell'utopia. C'è inoltre da tener presente che il 25 per cento della spesa di ricerca a livello nazionale è sostenuta dal mondo delle imprese...

PRESIDENTE. Scusi un attimo, collega, non si sente, viene disturbato moltissimo il collega, vi prego!

SANNA FRANCO (D.S.). Fonte che da noi è arida se non fosse per i contratti di programma della Saras. Tutto il resto in Sardegna è in mano pubblica. Ci sono, a margine di questi numeri, una serie di considerazioni da fare: la peculiarità di un tessuto produttivo sardo fatto di piccole e piccolissime imprese, perlopiù assai di frequente sottocapitalizzate. C'è da tener conto di una cultura imprenditoriale scarsamente orientata all'innovazione, poco propensa a investire in tecnologia; c'è una domanda ancora bassa di qualità e professionalità delle risorse umane; un debole rapporto tra Università e sistema economico produttivo; la difficoltà a trasferire nelle aziende per le applicazioni la ricerca pura; in generale, l'insufficiente conoscenza dell'andamento dei mercati e delle aree di sviluppo internazionali. Una serie di concause che pesano sulla crescita qualitativa del nostro sistema produttivo collocato da questi handicap spesso ai margini del mercato, da questo tunnel dobbiamo uscire.

Credo che questa legge ci aiuti, la legge sulla ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica avvia un processo che nel volgere di un decennio, forse meno, potrebbe dare i suoi frutti attraverso risultati concreti in termini di competizione e perciò di ricchezza e occupazione. Ma, attenzione, la ricerca si fa con i ricercatori che è merce rara, soprattutto in Sardegna. La bassa domanda delle imprese ha finora fortemente condizionato questa presenza, e ricercatori forse si nasce, ma sicuramente lo si diventa se le motivazioni sono forti. Questo è un punto da dispiegare con attenzione; è probabile che all'inizio si debba cercare fuori dall'Isola per trovare ricercatori che facciano scuola, come è probabile che si debbano mandare fuori i nostri giovani perché imparino a vivere in ambiente scientificamente qualificato. Una cosa è certa: questo è un campo dove si va avanti a piccoli passi, giorno dopo giorno; ci sono tecniche innovative che si affidano alle rivoluzioni con salti bruschi che caratterizzano alcune realtà, ma in generale la ricerca non ha bisogno di stare in vetrina se non fosse all'apice del risultato, e ha bisogno di un quotidiano progresso. E la legge che discutiamo non può ignorare questo aspetto.

Queste premesse generali mi sono sembrate indispensabili per introdurre il discorso sulla qualità della proposta di legge, sulla quale abbiamo tutti lavorato con impegno e persino con entusiasmo. Penso che lo strumento legislativo ci aiuti a liberarci del ruolo di ultimo vagone. Se in Sardegna si fa ancora ricerca, quel poco spesso non ha, o non aveva, regole né obiettivi precisi. Sono convinto che la ricerca debba godere di ampia autonomia, e non debba essere forzata da condizionamenti di ordine politico o economico; tuttavia, alcuni filoni devono combaciare con la programmazione regionale, con quegli indirizzi cioè che la Regione giudica prioritari per conseguire risultati nello sviluppo. La Regione ha investito molto nel Parco scientifico e tecnologico e credo che molto investirà in futuro. C'è chi si chiede se esista o meno il rischio che la Regione governi il processo o direttamente o attraverso il suo ente strumentale "Sardegna Ricerche". Credo che non sarebbe un buon servizio reso alla ricerca, tuttavia penso che sia utile che esista un collegamento e che sia garantito il principio meritocratico della qualità dei progetti attraverso strumenti adeguati di vigilanza.

E' stato garantito un ruolo importante alle Università sarde, che hanno fattivamente collaborato portando una serie di considerazioni al testo iniziale. L'eccellenza degli Atenei isolani è stata del resto ampiamente riconosciuta, poi naturalmente sarà la fase di applicazione a stabilire se i presupposti sono validi e le idee hanno delle gambe. Oggi la ricerca in Sardegna si configura in altre realtà sicuramente di alto livello, cito l'AGRIS, nato dalla riforma degli enti agricoli che mette insieme le esperienze dell'Istituto zootecnico caseario, centro a livello mondiale nel settore ovicaprino, la Stazione sperimentale del sughero legata al distretto significativo ed è ritenuta una dei riferimenti internazionali di maggior prestigio e il Centro agrario sperimentale.

Istituendo un fondo unico la proposta di legge richiama a sé anche le iniziative citate, o quelle afferenti alla sanità, e richiede perciò un momento di riordino delle funzioni sotto un controllo unico nella definizione dei progetti. Il fondo unico è un'importante novità che consente di riordinare, razionalizzare e dare impulso al sistema anche se, ripeto, il sistema è debole ed esistono situazioni alle quali coraggiosamente occorre porre mano in fase applicativa, ad esempio incoraggiare nelle imprese l'investimento innovativo. Se la legge che andiamo ad approvare saprà favorire questo processo e l'incubazione di impresa ad alta tecnologia colpirà nel segno, altrimenti, ma questo lo valuteremo in seguito, sarà necessario, come qualcuno suggerisce, almeno in un primo tempo favorire l'attrazione delle imprese dall'estero per creare un circuito virtuoso dove lo scambio facilitato di informazioni, e quella che alcuni economisti definiscono l'emulazione aziendale, spingano con più convinzione le imprese sarde sulla strada dell'innovazione.

Altro aspetto che ritengo importante è quello di attivare un rapporto sempre più stretto tra mondo produttivo e Università, facendo crescere la domanda e orientando la ricerca pura. Penso che la Regione debba intervenire per consentire l'accesso a fonti di finanziamento extra regionali. E' frequente il caso che i ricercatori universitari non possano partecipare a bandi nazionali e internazionali perché non dispongono dei soldi per il cofinanziamento. Quando sarà il momento dovremo parlare anche del Piano regionale della ricerca e innovazione tecnologica su base triennale che configurerà il disegno operativo. Il Piano, per volere della Commissione, prevede l'approvazione da parte del Consiglio; in esso sarà indicata la ripartizione delle spese su base triennale e sarà più facile, allora, entrare nel dettaglio. Mi sembra di poter affermare che la legge garantisce chi opera con profitto e qualità nel settore. I criteri di valutazione dei progetti saranno oggettivi e trasparenti, e internazionalmente riconosciuti, le preoccupazioni di quanti avvertono il pericolo di un centralismo regionale sembrano poco probabili. La legge introduce paletti rigorosi e controlli severi, chiede conto dei risultati della ricerca, evita come in passato il manifestarsi di simpatie, eviterà la fila dei clientes e questo sarà un bene, ci sarà un erogatore unico supportato da comitati nell'ambito del Piano regionale. In ogni caso sono convinto dell'autonomia della ricerca e ritengo ci siano sufficienti elementi di garanzia per poter rassicurare anche i più scettici.

Nei giorni scorsi la seconda Commissione ha approvato il programma della Giunta sulla misura 13.3, la misura riguarda la ricerca e innovazione tecnologica per le piccole e medie imprese; risorse disponibili, circa 33 milioni, che vanno orientate. Anche per questo motivo sostengo che la legge forse arriva in ritardo. Ritengo questa misura un primo banco di prova, un primo collaudo dell'impegno in questo settore a lungo trascurato, si agirà su un ventaglio di opzioni più ampio rispetto al recente passato e si favoriranno le forme di collaborazione tra imprese nella logica del distretto che, come tutti sanno, potrebbe avere effetto moltiplicatore per la circolazione delle conoscenze. E' un primo passo, sicuramente importante, che seguiamo anche in questo caso con attenzione.

PRESIDENTE. Colleghi, sospendo la seduta per problemi tecnici.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 04, viene ripresa alle ore 12 e 12.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori.

E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Io inizio, Presidente, parlando del mondo della scuola e poi penso di finire il mio intervento sempre tornando al mondo della scuola. In questi giorni, sulla stampa nazionale, e non solo nazionale ma anche internazionale, sono stati pubblicati dati, statistiche su come la scuola italiana, su come quasi il 50 per cento degli studenti italiani ha dei debiti, soprattutto nelle materie scientifiche. Non è una novità! Ricordo che qualche anno fa in provincia di Nuoro alcuni insegnanti, coordinati dalla Provincia, in seguito ad alcune sperimentazioni di lotta alla dispersione scolastica, avevano condotto un'indagine su tutti gli istituti della Provincia di Nuoro. Qui ci sono due ex consiglieri provinciali che ricorderanno sicuramente quel tipo di lavoro, e da questa indagine emerse che i debiti maggiori di questi studenti erano proprio dovuti alle materie scientifiche.

Perché parto da questo, da questo panorama definito chiaramente molto deludente, e che quindi può permettere di fare ulteriori discorsi, di estrapolare concetti anche di livello superiore? Naturalmente ci sono anche i luoghi comuni, le banalità: si dice che la matematica non è attraente, che la matematica è difficile, che le scienze sono complicate, si dice anche che per l'insegnamento delle scienze mancano i laboratori nelle scuole, insomma, tutto un discorso che forse tutti noi conosciamo. Però è una realtà, è un dato di fatto, è vero che le materie scientifiche, oggi, sono quelle che vengono in qualche modo studiate di meno, usiamo questo termine tra virgolette. Contemporaneamente a questa situazione assistiamo a dei piccoli esempi, delle piccole esperienze che possono iniziare a farci ben sperare.

La settimana scorsa mi sono trovato ad Orgosolo; ad Orgosolo per la seconda volta e per il secondo anno si festeggia, usiamo questo termine, il "Festival della Scienza". Questo festival ha come obiettivo proprio la divulgazione del sapere scientifico. Quest'anno il tema principale e fondamentale era l'acqua, e abbiamo assistito, forse anche con qualche assenza abbastanza visibile, ad una tre giorni da una parte di didattica delle scienze, dall'altra di divulgazione vera e propria scientifica sul tema dell'acqua; quindi sperimentazioni con i bambini, discussioni, forum, ragionamenti, proiezioni, un momento molto importante che ci fa capire, in qualche modo, come potrebbe iniziare quel cammino, quel percorso di divulgazione della scienza. Perché, se non partiamo da questo, sarà molto difficile poi approfondire e fare ragionamenti più dettagliati sulla ricerca scientifica in generale.

Ecco perchè il mondo della scuola secondo me è assolutamente fondamentale, e questa legge già inizia ad affrontare problemi di questo tipo. Quindi, divulgazione scientifica, ma se questo concetto noi lo inquadriamo opportunisticamente nell'ambito del nostro territorio, della nostra Isola, qualcuno può anche proporre suggerimenti più specifici, territoriali; noi dobbiamo immaginare questa Isola, che è al centro del Mediterraneo, ed immaginare la divulgazione, quindi l'acquisizione di saperi scientifici, di tecniche scientifiche anche all'interno del mercato (io ho qualche diffidenza in merito, però mi rendo conto che questo è comunque un problema, sarà sicuramente un problema), nell'area del Mediterraneo.

C'è un inizio abbastanza interessante, anche sulle coste nordafricane, di divulgazione del sapere scientifico. Direte voi: "Ma come mai?". Probabilmente qualche volta è vero che il mercato fa correre. Per cui, immaginare la Sardegna come la zattera della scienza, usiamo questo termine, ecco, la "zattera della scienza", la "zattera del Mediterraneo", potrebbe essere un'idea affascinante, potrebbe convincere molti ad immergersi in questo percorso e in questa strada molto importante. Sono diversi i campi su cui si può intervenire, pensate al campo energetico, c'è tanta discussione, alcuni Paesi europei hanno fatto dei grossi passi avanti nel campo della ricerca dell'energia alternativa, mi riferisco ai Paesi del Nord: Germania, Olanda e Danimarca, che sul solare e sull'eolico e sul fotovoltaico stanno facendo passi da gigante. Noi purtroppo siamo rimasti ancora indietro, però questo potrebbe essere un campo di sviluppo, un campo in cui la ricerca, anche in Sardegna, può avere uno sviluppo interessante e sicuramente produttivo per quanto riguarda le nostre imprese.

Finalmente questa legge, secondo me, pone soprattutto ordine, può essere in grado, anzi sarà in grado, di dare indirizzi generali, tant'è vero che prevede un Piano regionale. Quindi, la polverizzazione oggi esistente in questo campo finalmente potrà essere messa in ordine, e non può che essere così, altrimenti continueremo praticamente a dissipare risorse, continueremo a lavorare senza nessun coordinamento, per cui possono capitare doppioni e lavori disordinati e confusi. Questa legge credo che sia in grado di fare questo.

Spendo qualche parola sulla ricerca di base, l'hanno fatto davvero molto bene l'onorevole Cerina e il professor Gessa, quindi forse non è il caso neanche di dilungarmi, però credo che sia l'elemento più importante, l'elemento fondamentale, perché si lega direttamente e molto più facilmente al problema, che ponevo prima, della divulgazione e dell'acquisizione del sapere scientifico della scuola. La ricerca di base è a volte trascurata: si trascurano quelle centinaia e centinaia e migliaia di ricercatori scientifici nel mondo universitario, che percepiscono un salario precario, 800 forse 1000, forse 1200 euro al mese, senza nessuna garanzia del posto di lavoro, e sono ragazzi giovani che lavorano testardamente, soprattutto perché non c'è nessun interesse economico industriale dietro, perché si tratta di ricerca di base, che lavorano nell'assoluto silenzio generale, in un abbandono dal punto di vista anche strutturale terrificante.

Basta citare qualche esempio sia a Cagliari che a Nuoro. La ricerca; senza ricerca di base non è possibile altro tipo di ricerca. Di questo bisogna averne la consapevolezza, perché se qualcuno pensa di utilizzare questa legge semplicemente per indirizzare la ricerca in una certa direzione, magari convincendo il Consiglio regionale o la Giunta regionale a prendere una decisione piuttosto che un'altra, magari favorendo un centro di ricerca privata piuttosto che l'Università, eccetera, eccetera, allora il senso di questa legge scompare! Il senso di questa legge è un altro, è quello di iniziare un lavoro di organizzazione soprattutto della ricerca di base per poter poi permettere, avendo questa base, una trasmissione verso il mondo dell'industria, verso il mondo del lavoro. Altrimenti rischiamo di commettere gli errori del passato, quando si pensava che l'industria chimica, pesante soprattutto, fosse il futuro della Sardegna. Poi abbiamo visto invece cos'è successo... quell'operazione era dovuta semplicemente ad interessi di parte del mondo chimico ed industriale, che ha trasferito in Sardegna le sue strutture già allora fatiscenti, che ha prodotto quel che ha prodotto.

Oggi queste strutture, queste tecnologie, sono trasferite nei Paesi dell'est, sono trasferite in India, tant'è vero che lì sono capitati diversi incidenti che hanno praticamente distrutto l'ambiente, oltre che "fatto fuori" centinaia di migliaia di persone. Allora, il problema fondamentale è questo, a mio parere, e tutte le strutture che questa legge permette di costruire, la Consulta, i Comitati tecnici che ritengo assolutamente fondamentali, individuare le macro aree su cui, dettagliare gli interventi, su cui indirizzare l'intervento della Regione e, di conseguenza, poi quello della formazione e della divulgazione scientifica che deve partire assolutamente dal mondo della scuola: dalla scuola di base, dalla scuola elementare sino alla scuola media. Io ho accolto con piacere la proposta che ha fatto l'onorevole Caligaris per presentare un emendamento che è simbolico più che altro, non determina granché ma ha una simbologia importante, quella di un premio biennale regionale sulla scelta. Non mi ricordo il titolo ma sarà la stessa collega poi a definircelo.

Credo che bisogna stare, però, attenti, Presidente e Assessore; siccome le infiltrazioni non sono solo le infiltrazioni di acqua inquinante, le infiltrazioni ci sono dappertutto, è difficile fare un muro impermeabile, anche perché poi certe lobby, certi poteri, i canali li trovano… i percorsi nascosti vengono ricercati e forse anche trovati! Allora questa legge ha la sua filosofia, io ci credo veramente, la Commissione ci ha creduto, ci ha lavorato tanto, grazie indubbiamente per il contributo determinante del professor Gessa in qualità di Presidente, ma ci ha creduto l'intera Commissione, maggioranza ed opposizione, e ha una filosofia ben precisa, io mi auguro, come è successo altre volte, come è successo in tante altre leggi che non venga pian piano scalfita e trasportata verso interessi di parte. Allora sarebbe la fine della legge, la fine della ricerca di base e dovremmo sicuramente riprendere in mano una lotta per cercare di riportare all'origine questa legge. Non vorrei che accadesse questo. Però siccome siamo uomini di mondo queste cose sappiamo che accadono. Io qui dico che bisogna stare attenti nell'approvazione e nell'applicazione di questa legge; credo che sia una delle leggi più importanti che questa legislatura ha affrontato e spero che riesca a definirla e a farla il più velocemente possibile, possibilmente oggi. Non vorrei che si ritardasse per qualche obiettivo recondito che ancora non sono riuscito a capire. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Simonetta Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SIMONETTA (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente, negli ambiti in cui la ricerca scientifica si è, negli ultimi decenni, fortemente sviluppata, tale crescita è dovuta essenzialmente a due fattori. Primo, un'ampia partecipazione di tutto il sistema costituito da Università, enti di ricerca, imprese pubbliche e private, regioni e Stato, in modo da garantire la più ampia interazione fra gli operatori sociali; secondo, un ampio sistema di garanzie o un sistema di diritti e doveri dei ricercatori che contempla la massima pubblicità dei processi deliberativi ed attuativi, la trasparenza dei procedimenti amministrativi, tra cui date fisse dei bandi a facoltà di reclamo, ma anche la diffusione capillare dei risultati conseguiti. In altri termini, un sistema di ricerca avanzato presuppone un insieme di regole che garantiscano il funzionamento integrato e pertanto efficace dell'intera filiera. E questa è la modalità con cui la Spagna ad esempio, per non andare troppo lontano, dove la ricerca scientifica era pressoché inesistente fino a trent'anni fa, ha fatto passi da gigante, a partire dal 1986, con l'emanazione della legge sulla scienza, del Piano nazionale per la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico, vale a dire dotandosi di strumenti efficaci per la pianificazione e l'attuazione di una moderna politica della ricerca scientifica.

Tale trend vale ovviamente anche per le singole regioni. Nell'ambito di una legge di carattere ordinamentale, la proposta di legge oggi in discussione ha come finalità generali la valorizzazione e la promozione delle attività di ricerca in Sardegna cui conferisce un assetto istituzionale ed organizzativo più efficace e di cui rilancia il ruolo della programmazione. In tale prospettiva, la ratio cui si ispira mira ad attivare alcuni processi virtuosi, non solo intende porre fine ad una serie di prassi basate su collaudati meccanismi di esclusione e di cooptazione, su di una separazione fittizia fra i diversi poteri, che spesso configura di fatto un sistema di insider paralizzante, finendo per produrre un deficit massiccio di competitività e tassi di legalità talora discutibili.

A tale sistema la proposta di legge oppone una uguaglianza normativa basata su un sistema di regole destinate ad incidere positivamente sul contesto e sulla sede delle relazioni sociali. Non solo separa la funzione di controllo dalle procedure della validazione dei risultati, introducendo una sana terzietà, in quanto spetta ad un soggetto terzo definire i parametri e i requisiti necessari per la valutazione, intesa quale responsabilità eminentemente civile, ma garantisce la più ampia partecipazione alle decisioni programmatorie ritenendo, come sosteneva James Buchanan di recente ricordato, che la democrazia è governo attraverso la discussione, che mi pare una bella definizione. Nel complesso insomma il progetto di legge potrà contribuire allo sviluppo di un contesto istituzionale che garantisca e promuova il merito e la formazione di leadership scientifiche realmente autorevoli a patto, sia chiaro, di comprendere realmente tutta la filiera. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, le due parole chiave della proposta di legge: "Promozione scientifica ed innovazione tecnologica", si inseriscono in un contesto che va oltre l'intento di esercitare una potestà legislativa prevista costituzionalmente. Ma riconosce un valore fondante per la nostra società, di questi due elementi, e quindi le riflessioni sono tutte, da parte mia, di sostegno per questa legge e di apprezzamento del lavoro svolto dagli estensori, ed in particolare da chi ne ha curato la formulazione nel dettaglio, il relatore onorevole professor Gessa. In un'era tecnologicamente così avanzata la ricerca è un elemento con cui le professionalità, soprattutto quelle sanitarie, si confrontano come protagoniste nelle progettualità ma soprattutto come utenti che trasferiscono nel quotidiano i risultati della ricerca. Il mio intervento quindi è doveroso, come Popolari-UDEUR, ma anche come persona.

La prima riflessione si collega alle valutazioni, reputo pertinenti dell'onorevole Davoli che, facendo appunto delle valutazioni in tema di ricerca di base, riconosce che il primo obiettivo per iniziare un procedimento di nuova cultura parte dalla scuola. Una scuola che sia capace di elaborare e di filtrare tutta l'informazione, la cosiddetta cultura mediatica, i nuovi sistemi di comunicazione. In fondo siamo permeati da questa cultura di massa che non ha preoccupazioni pedagogiche, ma ha una sua didattica incisiva, comunicativa, informativa e conformativa, per fare dell'ascoltatore solo un utente e quasi in un ordine commerciale: ti do le informazioni che voglio e che penso possano essere recepite per le finalità che io ho. La scuola deve porsi, invece, come pedagogia e formazione in quella prospettiva, ben enunciata, di formare una classe di ricercatori che siano altamente qualificati. Questa è la prima riflessione.

Per quanto riguarda invece la riflessione sulla razionalizzazione del sistema della ricerca, anche come medico, mi sento di poter intervenire sulla ricerca nel versante umanistico. Anche in questo campo bisogna dare alla ricerca non un carattere generico, come si rischia utilizzando il termine stesso umanistico, un po' c'è il rischio, ma un carattere di ricerca scientifica. La sociologia, l'antropologia, la psicologia sociale, la teoria e la pratica della comunicazione, vanno riviste come ricerche specifiche, orientate sulla società sarda per capirla profondamente e proporre soluzioni politiche. Ancora una volta c'è un'interferenza su questo campo, un'interferenza politica, per dare alla ricerca umanistica una specificità pratica, e penso sia un intento lodevole, orientata a capire i problemi e a proporre soluzioni. La ricerca umanistica è uno dei macrosettori oggetto di questa legge, nel campo del progetto di legge quindi queste prospettive sono recepite.

L'applicazione quindi pratica della ricerca umanistica non si esaurisce negli ambiti più sfruttati, la ricerca ha pregnanza di praticità politica. Ci sono applicazioni concrete nelle operazioni di trasferimento sul sistema produttivo e sociale dei risultati della ricerca. Anche in questi ambiti, vi sono risvolti operativi che contribuiscono a dare un contributo di cambiamento, di crescita e di trasformazione alla nostra società. La scuola ritengo non basti, è un pachiderma enorme, deve intervenire la ricerca come operazione concreta.

Per quanto riguarda la ricerca biomedica, vista sempre come obiettivo nella finalità della formazione dei ricercatori, penso che un tema importante sia quello di valutare, nell'ottica di questa legge, la prospettiva del percorso di approfondimento scientifico dei giovani ricercatori che escono dall'Università. Essa va vista sul doppio versante del locale e del globale, che sono due versanti inscindibili, indistinguibili e questo per evitare due rischi, e penso che la legge dia un contributo a questo: il localismo senza elaborazione, che porta a una gretta chiusura improduttiva, oppure un universalismo generico che si concretizza nella frase, che tutti amiamo utilizzare: sono e mi sento cittadino del mondo, frase molto amata da tutti, ma priva di un significato concreto. Il locale deve essere visto e dev'essere inserito, e penso appunto che la legge recepisca questa esigenza, con il globale che deve fare i conti con esso a tutti i livelli.

Un'ultima considerazione sul rapporto con l'Università: la legge pone ordine su questo fondamentale aspetto. Le Università in fondo fanno un lavoro meritevole di impegno in tutte le discipline, meritano tutta la considerazione, e quindi tutto l'impegno. Penso siano protagoniste le Università della legge, però una domanda politica è legittima: poiché l'Università è didattica, nella ricerca scientifica, qual è il contributo effettivo nel tradursi e nel concretizzarsi in tempi precisi e contestualizzati in un sistema di regole e di premialità? Tutto l'apprezzamento quindi per l'articolo 9 bis che dà significato a un testo in cui ci si confronta in un panorama di regole definite e qualificanti di garanzia.

Una considerazione finale: nella programmazione dev'essere dato spazio a considerare il problema di valorizzare i giovani, e sono tanti, che hanno compiuto percorsi prestigiosi, in Italia e all'estero, e che non hanno visto realizzati i loro progetti, o sono stati costretti a sospenderli, o dare le loro potenzialità, le loro professionalità e le loro competenze all'estero. Sono giovani di valore lontani da un mondo del lavoro che non li considera, che li ignora, è un potenziale che la legge, sono sicuro, contribuirà a recuperare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà. Non è in Aula e decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Lai. Ne ha facoltà. Non è in Aula e decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente, io non porterò via molto tempo all'Aula perché questo idillio, che si è creato su questa legge, mi pare una cosa buona, non so se sia giusta ma comunque è certamente buona. Ho ascoltato, con attenzione, molti degli interventi di autorevolissimi colleghi che magari sono silenziosi su altre materie, ma su questa certamente possono dire moltissime cose e le hanno dette; e sono felice per loro e per le cose che hanno detto, ovviamente. Spero che questa legge possa produrre tutti quegli effetti che sono stati evidenziati un po' da tutti con grande enfasi anche, debbo dire e quindi ci affidiamo, questo Consiglio si sta affidando, ad un lavoro certamente prezioso che è stato fatto dalla Commissione, non ci dovrebbero essere dubbi. Però, siccome io voglio essere un attimino fuori dal coro qualche dubbio lo voglio esternare, quantomeno perché spero e penso che il collega Gessa, autorevolissimo, forse il più autorevole quando si parla di ricerca in quest'Aula, ma credo anche fuori, forse potrà darci qualche risposta o darmi qualche risposta.

Perché avendo letto, solo tre volte, questo testo che è stato portato alla nostra attenzione, mi sono soffermato su alcuni aspetti, su uno in particolare; voi dite in questo testo che le macroaree sono quelle che sono evidenziate come scienze matematiche, informatiche, e qui nasce il primo problema, e scienze della vita, e qui nasce il secondo problema, per me. Perché nasce il problema per me? Perché la Giunta regionale, al di là del fatto che fosse presente già in Aula un progetto di legge come questo, votato all'unanimità dalla Commissione, comunque sia ha già agito per conto suo, anticipando sia la Commissione sia il Consiglio, facendo quasi capire che o con la legge o senza la legge, comunque sia, gli strumenti la Giunta regionale ce li ha lo stesso. E' così o non è così? Perché se è così che legge è questa?

Le altre due considerazioni sono legate a delle interrogazioni che io ho fatto qualche tempo fa. Una riguarda Fase 1, professor Gessa, società che sembrerebbe essere costituita da parte della Regione e che mi pare si occupi di ricerca, e che tipo di ricerche! Il presidente Soru diceva che i sardi non possono essere un popolo di camerieri e quindi è andato a cercare altre occupazioni, una di queste occupazioni potrebbe essere legata alla società costituita, o non costituita, mai ho avuto una risposta su questa interrogazione relativamente a Fase 1. Qualcuno dice che si tratta di andare ad individuare cavie umane, una società fondata dalla Regione per assistere la sperimentazione farmaceutica e il deposito dei nuovi brevetti. Credo che sia vero, voglio dire ne hanno parlato in tanti, ha anticipato questa legge. Vi risparmio poi tutte le altre questioni legate a chi c'è all'interno della società Fase 1, chi è il Presidente, che cosa rappresenta in altri organismi, vi risparmio tutte queste cose perché intendo sollevare solo dei problemi e avere delle risposte dal Presidente della Commissione o dal relatore di maggioranza.

L'altro giorno, anzi non l'altro giorno ma qualche tempo fa, parlando di informatica si scopre che la Giunta regionale sta costituendo un soggetto nuovo, Sardegna IT, che si occupa di informatica, un giochino mica da nulla. La Giunta regionale ha deciso di costituire Sardegna IT d'accordo col CRS4, altro centro di ricerca, mi pare, e costituisce questa società per fare che cosa? E c'è scritto che cosa deve andare a fare, c'è scritto proprio: stando al testo della delibera Sardegna IT svolge funzioni di società in house, che opera unicamente per conto della Regione a sostegno dei processi innovativi dell'amministrazione e degli enti, nonché a supporto della collaborazione con altre amministrazioni pubbliche, è una ricerca. Cioè praticamente sta occupando uno spazio immenso, non preoccupandosi del fatto che il Consiglio regionale sta facendo una legge che, probabilmente verrà esitata, salvo qualche astensione, all'unanimità.

Mi chiedo: eravate a conoscenza di queste cose, siete a conoscenza di queste cose? Ne avete parlato all'interno della Commissione? Vi siete preoccupati di capire se il ruolo del Consiglio regionale è un ruolo attivo, che può condizionare anche la Giunta regionale, ma che la può orientare, che la può controllare, o siamo invece vittime di decisioni che vengono prese all'interno dalla Giunta regionale, dico, tra virgolette, ma poi di fatto il nostro ruolo non esiste più? Allora, io ho letto in questo testo di legge quali dovrebbero essere gli organismi, le cose, chi dovrà dare l'assenso sui progetti di ricerca. Sono tutte cose che il presidente Soru ha già fatto, al di là della legge, e le sta facendo. Perché nel momento in cui dice che Fase 1 avrà dei partner pubblici o privati, e lo decide lui a suo insindacabile giudizio, in questa legge non esiste con quale modalità il partner privato viene scelto, perché non sta scritto da nessuna parte. Si parla di partner pubblici e privati, e fin quando sono pubblici ancora ancora (Università, altri centri di ricerca nazionali e internazionali), ma quando si tratta di partner privati, guarda caso quelli che forse vogliono fare la sperimentazione su quelle che qualcuno ha definito cavie umane in Sardegna, voglio dire che stiamo parlando di ricerca, carissimi colleghi, qualche risposta, qualcosa su questo bisogna dirlo, perché altrimenti esitare una legge come questa, d'amore e d'accordo tutti quanti, con un idillio, proprio veramente straordinario, che neanche a momenti la scoperta di un pipistrello straordinario, che esiste in Sardegna, perché anche su quello ci siamo trovati tutti d'accordo, in nome di un nuovo mammifero abbiamo votato questa legge, non solo per quello, ovviamente, onorevole Calledda, la sto utilizzando in questo modo, certamente. Però aspetterò l'Assessore, che ci dica qualcosa su questo, non c'è l'Assessore, peraltro, quindi a dir la verità non so neanche chi è l'Assessore competente con questo altalenarsi di cambi di Assessorati che ormai sta diventando frequente, non se ne abbia ovviamente l'Assessore che saluto molto cordialmente per avere partecipato a questi lavori, mi pare anche con assiduità, forse se si lascia contagiare dall'assessore Dadea siamo tutti molto felici. Non prenda le pessime abitudini del Presidente che fa toccata e fuga e poi è impegnato in altri siti. Quindi io solo questo volevo dirvi, so che il presidente Gessa qualcosa ce la può dire sulla Fase 1, e io sono molto interessato a questo problema. Onorevole Gessa, grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana informo l'Aula che è rientrato il collega Antonio Salis che aveva chiesto congedo, per cui il congedo viene sospeso.

Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

MONGIU, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Credo di dovere, in esordio, chiedere venia, qualora mi si incrini la voce, ma il primo giorno di scuola dev'essere stato anche per voi piuttosto problematico, come lo è per me, ancorché io sia stata molto fortunata ad aver partecipato ad una seduta di Consiglio, di cui vi ringrazio, perché sentire maggioranza e opposizione assolutamente d'accordo su una legge, che è stata esitata dalla Commissione in maniera unitaria, è un buon esordio e visto che già è stata citata una frase latina io dico: Divi faventes, nei miei confronti e nei vostri confronti. Legge fondamentale, come è stato sottolineato da tutti, e ha ragione l'onorevole Oscar Cherchi quando dice, citando una frase di Dulbecco che dice che noi passiamo guardare una pietra, e per alcuni è una pietra, per altri è invece il centro del mondo, e lì, attraverso quella pietra, scopre il mondo.

In realtà in Sardegna si è fatta molta ricerca nell'ultimo secolo e mezzo, anzi forse anche dal '700 ricerche individuali hanno consentito un passaggio epocale, soprattutto nel secondo '800. Ma questa legge, rispetto a quegli episodi individuali, è una legge sociale, collettiva, che crea quel territorio di coltivazione perché tutti abbiano pari opportunità per accedervi. E non le discrezionalità che spesso hanno penalizzato grandi intelligenze.

Questa legge prevede tre cose fondamentali, come le professoresse Cerina e Sanna hanno bene sottolineato e ribadito. Intanto la pubblicizzazione dei dati, in primis l'anamnesi delle cose, perché spesso noi non abbiamo anagrafi. Io sono entrata l'altro giorno e quindi una delle prime cose, per la storia che ho, è dire: dove sono gli archivi delle informazioni prima di andare a spendere soldi sulla cultura, sull'istruzione, sulla ricerca. In Sardegna, infatti, negli ultimi trent'anni si è speso molto, non è vero che si è speso poco, si è speso molto, si è speso in maniera spesso estemporanea, non coordinata, quindi questa legge mette a sistema e impedisce, peraltro, di sprecare risorse e contiene la fuga, che esiste, da parte dei nostri giovani che in realtà, pur laureandosi, hanno minori opportunità di quelle che ha avuto la mia generazione.

L'onorevole Davoli ricordava una cosa decisiva e fondamentale, anche l'onorevole Diana vi faceva riferimento, e cioè che senza un'azione positiva, perché si divulghino le potenzialità di questa legge, questa legge rimane un libro di sogni. Quindi, è compito di tutti quelli che sono qui, e di altri, fare in modo che sia data la massima pubblicità alla legge, per le opportunità che offre, senza aspettare che si irrigidisca in burocratismi legati troppo a logiche accademico-universitarie. L'età media dei nostri ricercatori universitari è molto alta, ed è talmente alta che ci preoccupiamo per il futuro della ricerca possibile.

La Sardegna ha condizioni ambientali straordinarie per essere un attrattore, l'onorevole Davoli l'ha chiamata "la zattera della ricerca". Ma noi non abbiamo un museo scientifico, noi abbiamo soltanto un museo scientifico allocato alla Cittadella di Monserrato, noi abbiamo decine di musei, di "musetti" di due camere e cucina, ma non abbiamo una diffusione dei musei scientifici; soltanto il liceo Asproni di Iglesias e il liceo Dettori di Cagliari hanno schedato un patrimonio di strumenti scientifici storici che sono confrontabili a quello del Museo della scienza di Milano o, appunto, del Louvre, perché l'esperienza della rivoluzione industriale in Sardegna, che è avvenuta, ha portato strumenti scientifici pari a quelli francesi, e infatti erano francesi.

Noi dobbiamo puntare a contenere la disseminazione inutile di alcuni musei e invece fare come ha fatto Napoli, riciclando la Bagnoli e facendola diventare una grande città della scienza che ha trascinato con sé tutto il Meridione: 1 milione e 200 mila persone entrano a Pompei, 1 milione e 200 mila persone entrano a Bagnoli nel Museo della scienza, con animazioni che partono dalla scuola primaria. Noi abbiamo quel modello perché si crei il terreno di cultura - per usare le parole del professor Gessa, forse lo scienziato più importante che la Sardegna abbia, insieme al professor Lilliu per un altro settore - dunque, non possiamo che condividere qualsiasi azione si faccia perché questa legge diventi la legge che consenta ai nostri figli, e soprattutto ai nostri nipoti, di potere essere ricercatori, senza bisogno di essere figli di qualcuno per poter comunque accedere a quelle scuole di alto profilo dove attualmente possono andare quelli che, comunque, hanno possibilità.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MONGIU.) Quindi, questa è una legge di pari opportunità, la vedrei da questo punto di vista, inserita in un'azione positiva di questo genere.

Vi ringrazio per avermi ascoltata e vi ringrazio soprattutto per questa straordinaria legge, perché il mio primo giorno, comunque, è stato per me una lezione di grandissima autorità. Grazie.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, intervengo, oltre che per dichiarare il mio voto favorevole, per complimentarmi con l'Assessore per la replica di grande spessore che ha destinato al Consiglio regionale. Per la prima volta in questo triennio assisto alla replica di un Assessore che guarda avanti, che ha guardato avanti e non ha esordito con gli occhi sulla nuca. E' stata una replica convincente, ben augurante, e ritengo che, se questo è il tono, il metodo e il livello del confronto, non potrà che avere pieno sostegno alla sua azione politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, voterò a favore del passaggio all'esame degli articoli di questa interessantissima proposta di legge che, già come ho annunciato durante il mio intervento in sede di discussione generale, è una legge importante e fondamentale che deve essere approvata nel più breve tempo possibile. A seguito della replica dell'Assessore, alla quale faccio i miei migliori auguri di buon lavoro per la gestione del suo Assessorato, chiedo, in primo luogo, ma questo lo faremo poi sicuramente all'articolo 6, il suo interessamento personale perché la competenza di questa legge passi all'Assessorato della cultura e della pubblica istruzione, e non rimanga invece inserita nell'Assessorato della programmazione.

Questa è una battaglia che io farò all'interno di quest'Aula, perché ritengo che la ricerca sia cultura, che la ricerca sia un aspetto fondamentale per la cultura stessa, riprendendo la parola dei sardi, e quindi ritengo che questo Assessorato, e quindi questa competenza unica, venga assorbita direttamente dal suo Assessorato. Ritengo inoltre che, per quanto riguarda la norma finanziaria, sia necessario magari sospendere successivamente, poi rivederci in Commissione per trovare una soluzione un attimino più adeguata rispetto alla proposta della stessa prevista nella legge, che probabilmente non individua chiaramente le regole finanziarie da portare avanti, ma soprattutto rispetto alla proposta di quell'emendamento che io ritengo debba essere o ritirato o comunque modificato in modo chiaro, e che l'importo relativo agli esercizi finanziari dal 2008, 2010 siano ben chiari, così che i sardi e la Sardegna sappiano esattamente che cosa noi stiamo dando alla ricerca scientifica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Noi voteremo a favore per due motivazioni. La prima, per affermare che questa proposta di legge sulla ricerca scientifica, che vede primo firmatario il professor Gessa, merita l'approvazione perché è una legge importante di cui la Sardegna ha veramente bisogno. E' una legge che sicuramente contribuirà a far crescere il livello culturale dei sardi, in una materia in cui c'è bisogno ancora di una forte crescita per poter essere competitivi a livello nazionale ed europeo, e per dare la possibilità a tutti di avere l'opportunità di inserirsi nel mondo della ricerca e nel mondo della cultura.

Però, il nostro voto favorevole è anche dovuto al fatto che la presentazione che ha fatto l'Assessore in Aula è stata molto convincente, e devo dire che l'Assessore ci ha dato un'ottima impressione. Sono convinto che lei farà un buon lavoro. Se sarà animata sempre da questo spirito, noi non faremo una politica di parte, ma tenteremo di guardare avanti, di guardare agli interessi dei sardi e agli interessi della Sardegna. Per questo motivo noi voteremo a favore di questa legge, che è una legge di grande importanza, ma vuole essere anche un atto di fiducia al nuovo Assessore; per quanto riguarda il primo impatto con questo Consiglio regionale, è stato veramente un impatto positivo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente, io voterò a favore sul passaggio all'esame degli articoli perché questa è una legge importantissima che, seppure in ritardo, ha visto la luce e vedrà la luce spero entro la giornata odierna in quest'Aula. Ma voglio complimentarmi per l'esordio dell'assessore Mongiu, sinceramente, detto col cuore. Spero che, affiancandomi a quanto detto dai colleghi che mi hanno preceduto, sia questo un momento di collaborazione che non deve assolutamente fermarsi oggi, ma guardare al futuro. I miei auguri di buon lavoro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Esprimerò un voto favorevole sul passaggio all'esame degli articoli, credo con motivazioni differenti da quelle di alcuni colleghi. Io voto a favore di questa legge perché è una legge sulla ricerca scientifica e sulla ricerca applicata. Non è una legge sulla cultura, non è una legge sulla scuola, e ci terrei a precisare che vedo l'impronta di chi capisce che cos'è la ricerca scientifica e la ricerca applicata, parla dei sistemi produttivi e descrive e costruisce una legge in questo senso. Io che vengo dal mondo umanistico ho ben chiaro che l'area umanistica è costituita prevalentemente da discipline, non da scienze. La differenza sta in questi termini; noi applichiamo un metodo verificabile, che è un metodo in questo senso scientifico, ma abbiamo scienze descrittive, discipline descrittive non predittive. La fisica, se dice che un determinato fenomeno accade in natura, prevede che accada sempre a tutte le latitudini. Le discipline umanistiche si occupano di un sistema aperto e imprevedibile che è la libertà dell'uomo.

Allora, questa precisazione serve a dire che un conto è una legge che riguarda la ricerca scientifica e la ricerca applicata che ha intrinsecamente possibilità di valutazione e di parametrazione, un conto è il lavoro che la politica può fare sulla ricerca umanistica. La ricerca umanistica vede in campo potentemente la cultura del ricercatore e quindi una minore distanza dal suo oggetto, e quindi necessita di una distanza della politica da se stessa enorme, enorme! Se la politica decide di imbrigliare la ricerca scientifica, produce effetti da Minculpop, è diverso il percorso che io condivido, proposto dalla legge sulla ricerca applicata sulle scienze esatte, perché sono parametrate. Io la voto per questo. Diversamente, per alcune cose che ho sentito e dai banchi della maggioranza e dai banchi della Giunta avrei qualche perplessità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie, Presidente, intervengo brevissimamente per esprimere il voto favorevole al passaggio all'esame degli articoli di una legge che ha avuto un consenso unanime in Commissione e può averlo anche in Aula, e approfitto anche di questo per fare gli auguri alla professoressa Mongiu per il suo nuovo incarico, e anche i complimenti per questo esordio che è andato veramente bene, e anche per esprimere apprezzamento per il lavoro svolto dal professor Gessa e dall'intera Commissione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo di Rifondazione Comunista, e fare i migliori auguri all'Assessore della pubblica istruzione che oggi inaugura la sua presenza in Aula con una legge importantissima per la Sardegna. Si va avanti, lo dico al collega Artizzu, stranamente, nonostante le polemiche che tra maggioranza e minoranza si consumano. Se noi oggi facessimo un ragionamento su quanti provvedimenti, ordini del giorno, mozioni si concludono con il consenso unanime dell'Aula, io penso che saremmo stupiti di quanto questa legislatura stia segnando in positivo una capacità di dialogo produttivo tra maggioranza e minoranza. Questa legge è importante perché è una legge di cui tutto il Consiglio condivide la necessità e l'urgenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente, voto a favore del passaggio all'esame degli articoli e indubbiamente anch'io mi associo a quanti hanno espresso un giudizio più che positivo sull'intervento dell'assessore Mongiu. Peccato che non sia l'Assessore di riferimento, perché tra le cose che uno va a vedersi ci sono anche gli emendamenti che girano per - si direbbe - dover migliorare la proposta di legge, che ricordo ancora una volta è stata esitata all'unanimità dalla Commissione con un lavoro di apertura totale. E uno di quegli emendamenti prevede che il presidente Soru, molto interessato alla ricerca in Sardegna, si trascina con sé nel suo Assessorato della programmazione anche questa competenza. Io vorrei… sì, c'è il nuovo Assessore, ma nelle nuove individuazioni, indicazioni sappiamo bene che va alla Presidenza. Allora io credo che su questo qualcuno debba fare una riflessione e si ritiri questo emendamento, perché non mi pare corretto quando abbiamo individuato un unico Assessorato, e non era l'Assessorato unico, ma certamente quello di riferimento, che doveva essere quello della pubblica istruzione, quello che dava maggiormente impatto verso una ricerca a tutto campo, che veramente avesse l'opportunità di essere momento sensibile di tutti i punti di riferimento dello scibile, e non certamente soltanto di quella che è la pura allocazione finanziaria, quella che è la pura destinazione di forti somme che possono reclamare interessi e diversificare non certamente il punto vero che è quello del discrimine, quello di favorire intelligenze e la crescita dell'intelligenza nell'interesse di tutti, anziché vedere che possono esserci invece interessi solo ed esclusivamente di parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Presidente, intanto annuncio il voto favorevole dei socialisti per il passaggio all'esame degli articoli, perché condividiamo sostanzialmente il contenuto del progetto di legge. Vorrei poi rassicurare l'onorevole Diana relativamente al passaggio che ha fatto per la trasformazione del Consorzio 21 in "Sardegna ricerche". Onorevole Diana, tanto poco c'era a suo tempo sfuggito quel problema, che eravamo anche noi presentatori di un'interpellanza urgente per le modalità di quella trasformazione, che ci pareva avesse in qualche maniera debordato rispetto alla legge istitutiva del Consorzio 21, e ponevamo altresì una serie di problemi rispetto al fatto che "Sardegna ricerche" fosse organismo che operava in house, e da lì si aprivano una serie di prospettive. Relativamente alle risorse, così come da altri è stato rilevato, bisogna che vi sia anche un ancoraggio certo. Potremmo stabilire, professor Gessa, sia pure un riferimento alla percentuale dell'imposta, però una cifra che non sia inferiore rispetto all'euro, in maniera da avere maggiori garanzie e non essere affidati soltanto a fatti che poi potrebbero non dipendere esclusivamente dalla volontà di questo Consiglio.

Non solo colgo l'occasione per fare gli auguri alla professoressa Mongiu per il nuovo incarico che ricopre, ma nel farle gli auguri intanto sottolineo che gli interim meno durano meglio è, da un lato. La professionalità dimostrata dalla professoressa Mongiu e la capacità di rapportarsi con il Consiglio regionale, non può che essere di buon auspicio anche per il futuro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

GESSA (Progetto Sardegna). Io volevo dare una breve risposta all'onorevole Diana. Come ha detto l'onorevole Franco Sanna, questa legge è arrivata con un certo ritardo. Non può correggere il passato, però, se verrà approvata sarà un paletto, anzi, costituirà dei paletti perché effettivamente tutto venga controllato, tutto quello che si fa verrà fatto secondo quello che la legge, appunto, prescrive.

Il voto è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LANZI (Sinistra Autonomista). Grazie, Presidente, il parere è favorevole, ovviamente, al voto per il passaggio all'esame degli articoli. Una legge questa significativa e importante che apre, proprio in questo momento delicato, una prospettiva per la capacità, come è stato detto nel dibattito in quest'Aula, e per la voglia di conoscenza che molti giovani sardi hanno, hanno sempre avuto e che molto spesso e volentieri hanno visto, invece, mortificata in questi anni.

Io faccio ovviamente i nei migliori auguri a nome del Gruppo Sinistra Autonomista all'assessore Mongiu che, come ha dimostrato oggi, sarà certamente in grado di guidare con grande competenza, quella che necessita oggi, un Assessorato fondamentale per quel salto di qualità che la Sardegna ancora deve fare per quanto riguarda la conoscenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, anch'io, nel fare gli auguri di buon lavoro alla professoressa Mongiu, vorrei sottolineare che si è trattato di un esordio significativo su una proposta di legge che ha un tratto regionale, nazionale e internazionale, perché tratta di un tema che deve essere considerato nella sua interezza, nella sua articolazione in prospettiva. Dico anche che, per quanto riguarda Sardegna Ricerche, la Commissione politiche comunitarie ha esaminato la questione dei finanziamenti e ha posto delle questioni che aspettano di avere delle risposte significative e importanti, soprattutto relativamente al rispetto delle norme vigenti. Vorrei anche aggiungere che il richiamo al professor Lilliu, oltre che al professor Gessa, è per noi sempre e costantemente un onore perché richiama un impegno costante sul fronte del sapere e della cultura in senso più ampio che certo caratterizza la nostra identità, la nostra comunità e i valori che noi attribuiamo all'autonomia e alla cultura che contraddistingue questa terra. Grazie.

Naturalmente voto a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Oggi, signor Presidente, sono voluto essere presente quantomeno a questa seduta… non so se potrò essere presente nel prosieguo della discussione della legge, lo spero, ma quantomeno essere presente al voto sul passaggio all'esame degli articoli, perché questa la riteniamo, la ritengo io e la ritiene l'Italia dei valori, una legge molto importante, una legge, non vorrei usare termini eccessivi, fondamentale per quel che riguarda anche gli obiettivi di sviluppo non solo culturale che questo Consiglio regionale e questa Giunta si pongono per il futuro della Sardegna.

Noi voteremo a favore perché vorremmo porci anche un obiettivo. Io faccio i migliori auguri all'assessore Mongiu, migliori auguri veramente di cuore, e sono molto contento sia come esponente di un partito, ma anche dal punto di vista personale, che l'assessore Mongiu già dalla sua prima esperienza, dalla sua prima uscita, dal suo primo intervento in Consiglio regionale abbia dimostrato la capacità di essere in sintonia con le forze politiche sarde, con il Consiglio regionale, non solo sugli intenti relativi al potenziamento dell'iniziativa della maggiore Istituzione sarda nell'ambito della cultura e della ricerca scientifica e applicata, ma di essere in sintonia anche con quelli che sono gli indirizzi non solo di carattere scientifico e culturale, ma anche di carattere politico. Ha colto l'esigenza di tutto il Consiglio di colmare un gap, una differenza che purtroppo vede l'Italia molto lontana dalla media europea in quanto a ricerca scientifica e culturale, e la Sardegna, purtroppo, lontana dalla media nazionale.

Io auspico, nel fare nuovamente gli auguri a lei, all'intera Giunta e all'intero Consiglio per la valorizzazione dell'attività della ricerca in Sardegna, che possiamo assieme prontamente, anche dalle prossime nostre iniziative, lavorare e colmare questo gap che ci divide dalle altre regioni. Avremmo fatto in questo modo un lavoro molto importante e potremmo essere orgogliosi di essere qui a rappresentare i sardi.

Quindi i migliori auguri e voterò a favore, con convinzione, per il passaggio all'esame degli articoli di questa legge. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, anche io voterò a favore del passaggio all'esame degli articoli, con una preoccupazione, che questo clima disteso che c'è tra maggioranza e minoranza possa essere nel prosieguo e nell'applicazione di questa legge assolutamente svuotato di contenuto. Siamo tutti d'accordo che la ricerca scientifica e tecnologica ormai non è più appannaggio delle società opulente, ma anzi le società più povere devono investire in questo settore. Però ho l'impressione che il Consiglio regionale stia svuotando di contenuto questo principio perché, una volta che è fatta la legge, su questa legge il Consiglio regionale non ha più nessun potere e nessuna verifica.

Forse si sono anche vergognati gli estensori di questa proposta di legge, perché quando si parla di razionalizzazione degli interventi si identifica nella Regione, non meglio identificata, la parte che dovrebbe intervenire e fare tutti gli adempimenti che sono necessari per mettere in movimento la legge e perché gli organismi possano funzionare. Tutta questa roba la fa la Giunta! Una volta che abbiamo esitato la legge noi non c'entriamo più nulla! Abbiamo delegato tutto e totalmente alla Giunta regionale, anche la parte relativa agli atti di indirizzo che servono agli organismi che dovrebbero operare in questa legge.

Io chiederei agli estensori di ripensarci e di restituire al Consiglio regionale una funzione pari a quella che stiamo dicendo sia l'importanza di questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, una breve dichiarazione di voto. Prima mi ero iscritto perché avevo visto qualche collega che continuava a presentare emendamenti e ritenevo potesse essere utile qualche minuto di sospensione. Ma vorrei anch'io annunciare il voto favorevole, anche a nome del Gruppo Progetto Sardegna, complimentarmi con l'Assessore per essere entrata così bene nel clima dell'Aula e anche dello specifico contenuto della legge, nonché esprimere la soddisfazione perché un progetto di legge, che ha come relatore una personalità importante e autorevole di questo Consiglio, e che è anche nel nostro Gruppo, oggi arriva in Aula e porta un contributo che voleva essere esattamente il contributo che un Gruppo come il nostro, che in qualche modo ha voluto, ha cercato di contribuire con personalità, con idee che non provenivano strettamente dalle esperienze politiche dei partiti, voleva apportare all'esperienza di questo Consiglio.

Sono quindi particolarmente contento che questa legge abbia anche nel suo iter raccolto l'esigenza e il bisogno di un accordo che fosse il più ampio possibile, proprio perché il tema non è un tema di qualcuno in particolare, ma è un tema che riguarda tutti, non riguarda una forza politica, ma riguarda l'insieme della comunità sarda e di questo Consiglio che, solo attraverso una ricerca e un'innovazione tecnologica più ampia, più sinergica, con indirizzi più chiari e con sistemi di valutazione che possano essere effettivamente scientifici, può fare quegli ulteriori passi in avanti nella propria crescita economica e sociale.

Quindi per questi motivi confermo il voto favorevole e auguro anche che l'iter del dibattito possa proseguire con lo stesso clima che l'ha caratterizzato fino adesso. Credo che il Consiglio in questa legge abbia un ruolo, ce l'ha attraverso la Commissione consiliare che approva il Piano e credo che comunque il Consiglio, anche per riprendere le parole dell'onorevole Floris, abbia un ruolo ogni qualvolta trova, come nell'occasione odierna, la capacità di individuare indirizzi coesi, di formulare obiettivi e di esercitare effettivamente un ruolo di indirizzo verso l'attività della Giunta regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Ne approfitto anch'io per fare gli auguri all'Assessore; non avevo bisogno della sua replica di oggi per conoscerne le competenze e le capacità. Io voglio fare solo una brevissima considerazione. Io voterò a favore di questa legge ricordando una cosa, soprattutto per quanto riguarderà la sua attuazione, c'è una cosa giusta in una delle relazioni, la separatezza - che è un ulteriore elemento di isolamento e peso dell'insularità - tra il mondo della produzione e quel poco e quel tanto che è stato fatto nel mondo della ricerca in Sardegna, che è il segno, spesso, salvo pochi punti di eccellenza, come dire, di una mancanza di ambizione del nostro mondo produttivo, nel senso di limitarsi alla nicchia, al territorio vicino, ma anche all'impossibilità di potersi confrontare con i risultati diretti o indiretti o indotti della ricerca.

Ecco, stiamo costruendo un sistema, non ripeto le parole del professor Gessa, che può funzionare, può non funzionare, come avviene sempre nelle cose, che parte con le migliori premesse. Quello che voglio dire è che bisogna trovare un modo perché da subito, anche nella sua realizzazione, vi sia uno stretto legame col mondo del lavoro, in tutte le sue direzioni, ma non soltanto portandogli a conoscenza i risultati, ma tentando anche di convincerlo. Non voglio addentrarmi in nessuna disputa essendo rimasto un aspirante intellettuale, non avendo completato il percorso, però, io credo che se non vi è una partecipazione, una rilevazione dei bisogni, se una ricerca non è capace di essere anche frutto della terra nella quale opera, corre il rischio di essere una operazione che non riesce a raggiungere tutti i suoi obiettivi.

Credo che nella gestione, nell'attuazione e forse anche nell'introduzione di qualche piccola modifica nel testo stesso, sia necessario che questo humus innovativo, che forse renderà la nostra Regione tra le più innovative anche in campo nazionale, da subito debba prevedere un protagonismo del mondo delle forze del lavoro e del mondo delle forze delle imprese, che credo sia un contributo importante per il superamento, appunto, di uno dei nostri limiti, della difficoltà per l'insularità di poterci confrontare quotidianamente con quanto di meglio avviene nel resto del mondo. Grazie.

CAPELLI (U.D.C.). Come vota?

PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, non abbiamo capito il suo voto.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Favorevole.

PRESIDENTE. Perfetto, sono io che mi sono distratto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Milia - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si è astenuto: Il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 82

votanti 81

astenuti 1

maggioranza 41

favorevoli 81

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 1. All'articolo 1 è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale numero 14.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento:

Capo I

Principi generali

Art. 1

Finalità

1. La Regione autonoma della Sardegna, nell'esercizio della propria potestà legislativa in materia di ricerca scientifica e tecnologica a sostegno all'innovazione per i settori produttivi prevista dall'articolo 117, comma terzo della Costituzione e al fine di esercitare le funzioni ad essa conferite inerenti la realizzazione di programmi per la ricerca, l'innovazione ed il trasferimento tecnologico al sistema produttivo, ai sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo 17 aprile 2001, n. 234, in coerenza con i principi stabiliti dall'Agenda di Lisbona in tema di valorizzazione delle politiche per la conoscenza, l'in­novazione e il capitale umano e in armonia con i principi contenuti nella raccomandazione della Commissione europea n. 251 dell'11 marzo 2005 riguardante la Carta europea dei ricercatori e un codice di condotta per l'assunzione dei ricercatori, con la presente legge intende promuovere, rafforzare e diffondere nell'Isola la ricerca e l'innovazione nel campo scientifico, umanistico, economico e giuridico.

2. A tale scopo la Regione si pone i seguenti obiettivi:

a) promuovere, sostenere e divulgare la cultura scientifica;

b) sviluppare, attrarre e mantenere nel sistema regionale della ricerca un capitale umano altamente qualificato;

c) sostenere il sistema regionale della ricerca e la sua internazionalizzazione;

d) razionalizzare l'organizzazione, la programmazione e l'attuazione degli interventi regionali nel settore della ricerca;

e) sviluppare una stretta integrazione tra la ricerca fondamentale o di base e quella applicata e tra il sistema della ricerca e quello dell'impresa.

Emendamento sostitutivo parziale Gessa - Cerina - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Frau - Barracciu - Cachia.

Articolo 1

Nel comma 1 dell'articolo 1, le parole "nell'isola la ricerca e l'innovazione nel campo scientifico, umanistico, economico e giuridico.", sono sostituite dalle seguenti: "la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica". (14).)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (Gruppo Misto). Presidente, chiedo la votazione nominale su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Presidente, io vorrei chiedere all'Aula, e quindi anche alla Commissione, se prima di procedere con l'esame degli emendamenti non sia necessario, magari, fare un passaggio - anche velocissimo - in Commissione, per vedere se si riesce a trovare un accordo, bene o male, visto che l'Aula oggi si è espressa in questo modo così palese e così favorevole e chiedo anche al relatore se non ritiene, comunque, importante e fondamentale dover fare un passaggio. Se è possibile, insomma, perché ci sono degli emendamenti che,, visto che la Commissione ha già esitato il testo in un determinato modo, forse andrebbero rivisti dagli stessi commissari perché già discussi precedentemente durante l'esame della legge stessa.

CUGINI (Sinistra Autonomista). Sono d'accordo!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, ci fa piacere che lei sia d'accordo, io non sono tanto d'accordo, invece!

CUGINI (Sinistra Autonomista). Si fa sempre così!

PRESIDENTE. No, non si fa sempre così, si fa così nella legge finanziaria, altrimenti non è una procedura che adottiamo. Poi, se i colleghi durante la pausa del pranzo si vogliono vedere, naturalmente questo non è impedito, però non introduciamo nessuna nuova pratica nelle discussioni degli articolati di legge. Io, se siete d'accordo, procederei con l'articolo 1, poi sospenderei i lavori e se i colleghi della Commissione si vogliono riunire lo possono fare nella pausa pranzo.

Passiamo all'emendamento numero 14, all'articolo 1.

Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Gessa, relatore.

GESSA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 14.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cocco - Corda - Corrias - Cugini - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Giorico - Ladu - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Milia - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - La Spisa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 71

votanti 69

astenuti 2

maggioranza 35

favorevoli 69

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale da ora in avanti.

PRESIDENTE. Va chiesto di volta in volta, onorevole Diana.

(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Capelli - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cocco - Corda - Corrias - Cuccu Franco Ignazio - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Giorico - Ladu - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Rassu - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Diana - La Spisa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 68

votanti 65

astenuti 3

maggioranza 33

favorevoli 65

(Il Consiglio approva).

. Il Consiglio è riconvocato alle ore 16 e 30 del pomeriggio.

La seduta è tolta alle ore 13 e 31.