Seduta n.248 del 29/05/1993 

CCXLVIII SEDUTA

MARTEDI'29 GIUGNO 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

della Vicepresidente SERRI

INDICE

Congedi ...................................

Disegni di legge (Annunzio di presentazione) ………….

Disegno di legge: "Piano regionale dei trasporti e pianificazione dei trasporti di interesse regionale" (181). (Discussione):

FANTOLA, relatore.................

DESINI ....................................

PLANETTA..............................

USAI SANDRO.......................

MORITTU................................

BAROSCHI.............................

CORDA ...................................

MANCHINU ...........................

TAMPONI ...............................

Interpellanze (Annunzio) ......

Interrogazione (Risposta scritta)

Interrogazioni (Annunzio) ....

Mozioni (Annunzio) ..............

Proposta di legge (Annunzio di presentazione)

La seduta è aperta alle ore 10 e 05.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 26 maggio 1993, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Cocco e Zucca hanno chiesto rispettivamente quattro e due giorni di congedo. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Annunzio che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:

"Incentivazione alle piccole e medie imprese del settore del commercio - Modifiche al titolo IX della legge regionale 31 ottobre 1991, n. 35". (401)

(Pervenuto il 21 maggio 1993 ed assegnato alla sesta Commissione.)

"Integrazione alle norme transitorie e finali legge regionale 35/91 (Disciplina del settore del commercio)". (402)

(Pervenuto il 21 maggio 1993 ed assegnato alla sesta Commissione.)

"Costituzione di un'azienda ospedaliera con personalità giuridica pubblica dell'ospedale dell'alta specialità "G. Brotzu" di Cagliari". (403)

(Pervenuto il 10 giugno 1993 ed assegnato alla settima Commissione.)

"Disposizioni integrative e modificative della legge regionale 20 aprile 1993, n. 17 - Legge finanziaria 1993". (404)

(Pervenuto il 16 giugno 1993 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Variazioni al bilancio di previsione della Regione per l'anno finanziario 1993". (405) (Pervenuto il 16 giugno 1993 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Riordino della disciplina in materia sanitaria ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992". (406)

(Pervenuto il 16 giugno 1993 ed assegnato alla settima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Annunzio che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:

dai consiglieri Ladu Leonardo - Casu - Muledda - Zucca:

"Modifiche alla legge regionale 14 maggio 1984, n. 21, sui Consorzi di bonifica". (407) (Pervenuta il 22 giugno 1993 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazione

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione Cocco - Ruggeri - Cuccu - Pubusa - Scano sui servizi essenziali dell'abitato di Montevecchio". (447)

(Risposta scritta in data 14 giugno 1993.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

"Interrogazione Ladu Leonardo, con richiesta di risposta scritta, sui limiti di superficie per edificazione in zona E agricola". (551)

"Interrogazione Usai Edoardo sui canoni di locazione degli immobili dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Cagliari". (552)

"Interrogazione Cogodi - Salis sulla mancata partecipazione della Giunta e delle Istituzioni regionali alla manifestazione degli emigrati della Lombardia". (553)

"Interrogazione Manca - Casu - Cocco, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione del patrimonio forestale dell'Alto Oristanese e del Marghine". (554)

"Interrogazione Usai Edoardo sulla costruzione di una strada collegante Ardauli con Funtana 'e Lidoni". (555)

"Interrogazione Serrenti - Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Planetta - Puligheddu, con richiesta di risposta scritta, sull'installazione di un radar in località Capo Spartivento". (556)

"Interrogazione Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione sindacale del personale della Regione". (557)

"Interrogazione Casu - Ladu Leonardo - Serri - Satta Gabriele, con richiesta di risposta scritta, sulla morte di un giovane presso il reparto di neurochirurgia dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari". (558)

"Interrogazione Usai Edoardo sul crollo di un palazzo in Via Barcellona a Cagliari". (559)

"Interrogazione Morittu - Salis, con richiesta di risposta scritta, sulla sicurezza nell'area cagliaritana e nel nord Sardegna". (560)

"Interrogazione Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti sulle nomine dei vertici dell'Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) di Oristano". (561)

"Interrogazione Ladu Leonardo, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione della legge regionale n. 26 del 1992". (562)

"Interrogazione Lorettu - Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative da assumere per salvaguardare i livelli occupativi nell'agglomerato industriale di Alghero a seguito della crisi della ditta Tecnoserre SpA". (563)

"Interrogazione Usai Edoardo sulla distribuzione del quotidiano 'Il Giorno' nelle aziende del Gruppo ENI". (564)

"Interrogazione Cocco - Manca - Erittu - Scano - Casu, con richiesta di risposta scritta, sul pericolo di dispersione delle professionalità tecnico-culturali della sede regionale RAI della Sardegna". (565)

"Interrogazione Murgia - Salis - Morittu, con richiesta di risposta scritta, sulla sostituzione del Commissario governativo delle Ferrovie della Sardegna". (566)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

"Interpellanza Mannoni - Baroschi - Fadda Antonio - Fadda Fusto - Mulas Maria Giovanna circa le valutazioni sul peggiorato stato di balneabilità delle coste sarde esposto dal Ministero della sanità". (321)

"Interpellanza Dadea - Cuccu - Cocco - Ruggeri - Serri - Pubusa - Scano - Sardu sulla paventata installazione di una postazione radar dell'aeronautica militare in località Capo Spartivento in territorio del Comune di Teulada". (322)

"Interpellanza Soro sull'importazione del cemento in Sardegna". (323)

"Interpellanza Mulas Maria Giovanna sugli abusi edilizi e il grave deterioramento ambientale in località Cala Luna". (324)

"Interpellanza Ortu - Onida - Ferrari - Zucca sulla crisi dell'Azienda "Brembo - Cavi" di Scano Montiferro". (325)

"Interpellanza Lorettu - Tamponi - Carusillo - Dettori - Giagu - Deiana sulla ingiusta esclusione dell'Azienda di soggiorno e turismo di Alghero dalla ripartizione dei contributi regionali destinati agli enti turistici e sulla conseguente penalizzazione del turismo della Sardegna Nord-Occidentale". (326)

"Interpellanza Lorettu sulla mancata istituzione dei registri pubblici degli incarichi di studio, progettazione e consulenza, nonché sulla mancata pubblicazione degli elenchi completi degli incarichi affidati nel corso delle ulteriori tre legislature regionali". (327)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

"Mozione Ladu Leonardo - Dadea - Manca - Zucca - Casu - Pes - Lorelli - Satta Gabriele - Cocco - Cuccu - Erittu - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Scano - Serri sull'organizzazione della giustizia in Sardegna". (130)

"Mozione Tamponi - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Carusillo - Corda - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Piras - Sanna Adalberto - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Antonio - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sullo stato della vertenza Sardegna e relativo confronto della Giunta regionale e dei Sindacati con il Governo nazionale". (131)

"Mozione Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Zucca - Casu - Cocco - Cuccu - Erittu - Lorelli - Muledda - Pes - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Serri sullo stato della trattativa col Governo sui temi della vertenza Sardegna". (132)

Discussione del disegno di legge: "Piano regionale dei trasporti e pianificazione dei trasporti di interesse regionale" (181)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 181.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Fantola, relatore.

FANTOLA (D.C.), relatore. Signor Presidente, siamo finalmente arrivati alla discussione in quest'Aula del piano regionale dei trasporti. Ora, se fossimo convinti della necessità di una corretta pianificazione del territorio in generale e in maniera più specifica di una corretta pianificazione dei trasporti, e se fossimo convinti che questo piano è realmente uno strumento forte ed efficiente per pianificare e programmare la mobilità in Sardegna, se fossimo convinti di entrambe queste cose io credo che oggi dovremmo essere altrettanto convinti di essere alla vigilia di un fatto importante: l'approvazione di un importantissimo atto programmatorio. In realtà non è esattamente così, credo che lo sappiano tutti; del piano si è detto tutto il male possibile e forse qualcosa in più. Io steso ho ripetuto in diverse sedi, compresa la Commissione consiliare, quello che secondo me sarebbe dovuto essere il piano e non è, quello che avrebbe dovuto contenere e non contiene. Ma ho motivo per non ripetere quante e quali approssimazioni lo contraddistinguono, quali siano le carenze informative e quali le insufficienze progettuali che caratterizzano questo piano. Comunque questo piano lo abbiamo di fronte e con questo piano, se sarà approvato, dovremmo confrontarci da oggi in poi, e credo che nessun ragionamento in tema di pianificazione complessiva del territorio - e non parlo solamente dei servizi e delle infrastrutture, parlo del territorio - possa da oggi in poi essere fatto senza fare riferimento a questo piano, sempre naturalmente nell'ipotesi di una sua approvazione. Insomma, per alcuni anni rimarrà di fronte a noi e sarà al centro delle scelte più importanti nella politica di sviluppo della Sardegna. Per capire cosa c'è dietro questo piano debbo ricordare che l'incarico per la formulazione del piano venne affidato nove anni fa, e in un periodo in cui tutto muta così velocemente e con un ritmo sempre crescente, nove anni, credo si possa dire, sono un secolo. Dico subito che questo significa che se il Consiglio proverà questo piano, dovrà rendersi conto che approva un piano (poi parleremo anche della validità del piano) che eufemisticamente si potrebbe dire datato; più semplicemente e schiettamente si dovrà dire che è già vecchio, vecchio anche per impostazione. In dieci anni non mutano solamente la cose, ma anche il modo di ragionare sulle cose fortunatamente. E' vecchio sia per il sistema informativo sul quale si basa e vecchio anche per via delle trasformazioni che si è avuta nel sistema produttivo e abitativo, residenziale e turistico col quale si confronta; un piano quindi che nasce vecchio. Queste affermazioni non sono assolutamente una novità e di questo fatto la Commissione consiliare un anno fa, quando l'approvò, si rese perfettamente conto. Infatti dopo "un approfondito e lungo dibattito", perché fu veramente lungo e approfondito, e non sono affermazioni di circostanza, dopo un lungo e approfondito dibattito sull'impostazione, il sistema informativo, la filosofia, gli obiettivi del piano, la Commissione evidenziò come non vi fossero realmente le condizioni indispensabili per una sua approvazione e decise che era necessario pervenire ad una sua integrazione organica. Già sul termine integrazione e sulla sua interpretazione ci fu in Commissione, e credo che ci sia oggi, motivo di discussione su cosa volesse significare integrazione; a dire la verità un'integrazione avrebbe dovuto rendere necessario per prima cosa un nuovo sistema informativo sul piano più aggiornato. Questo è un piano che ha un riferimento temporale rivolto al 2006; bene, questo piano si basa su informazioni che, per quanto riguarda il sistema di collegamento da e per la Sardegna, si fermano al 1983 e per quanto riguarda gli spostamenti interni alla Sardegna si basa su dati del 1981, tenendo presente solamente gli spostamenti casa-lavoro. Lascio a voi immaginare e trovare gli esempi che credete più opportuni per valutare quali profonde trasformazioni vi siano state dall'81 ad oggi nella dinamica dei settori produttivi e nello stock del settore abitativo, in tutto quello che riguarda la distribuzione nel suo complesso, sia per quanto riguarda il mercato interno-esterno, sia per quanto riguarda il mercato interno-interno. Però voi capirete benissimo cosa avrebbe voluto dire se la Commissione avesse interrotto l'iter di elaborazione, di controllo, di verifica e di approvazione del piano, un iter che era già lungo otto anni per chiedere un aggiornamento dell'archivio dati. Avrebbe voluto dire sostanzialmente fare punto e a capo, dire: "Questo piano non serve più, facciamone un altro". Probabilmente il Consiglio si sarebbe trovato di fronte a una nuova possibilità di piano con un iter di approvazione altrettanto lungo. Di fronte all'impossibilità di aggiornare e di integrare in tempi brevi il sistema informativo si è ritenuto opportuno da parte della Commissione procedere ad una revisione critica dell'analisi e dei risultati dello studio. Come ho già avuto modo di dire, questa impostazione ha trovato rispondenza nell'approvazione di una nota integrativa che è stata allegata al piano come parte centrale del piano stesso, una nota integrativa che senza volere, e soprattutto senza poter rappresentare una struttura del piano, individuasse in maniera più puntuale quelle che erano le priorità di intervento, le gerarchie, tra i diversi strumenti infrastrutturali e il servizio che il piano prevedeva, una nota integrativa quindi che non muta né l'impostazione, né la filosofia del piano. Infatti una qualsiasi riscrittura del piano avrebbe dovuto prendere atto di come il piano stesso fosse caratterizzato da una impostazione riduttiva, innanzitutto perché il compito di questo piano, come di qualsiasi piano di programmazione degli interventi, è quello di costruire scenari all'interno dei quali verificare strategie, e verificarle con analisi di redditività sulla base degli scenari e sulla base degli obiettivi che questi scenari si pongono, e non fare quello che secondo me ha fatto il piano - e questa è la principale carenza dello strumento che andiamo oggi a discutere - non semplicemente limitarsi a organizzare in modo efficiente l'esistente. Solo per citare un esempio vale la pena, secondo me, di ragionare sul perché il piano non abbia affrontato il problema Sardegna-Mediterraneo. Voi sapete che il Mediterraneo rappresenta una delle principali vie di commercio e per quanto riguarda il trasporto integrato, specie quello più specializzato, in continua crescita; se non ricordo male, cito a memoria, il 20 per cento delle merci destinate all'Europa hanno come riferimento i porti del Mediterraneo. E' possibile che di fronte ad una situazione di questo genere debba sussistere da parte della Regione sarda ancora una politica rinunciataria e di chiusura di fronte alle opportunità che la sua posizione geografica le offre? Io stesso ho avuto modo di sfogliare alcuni studi in questa direzione, con riferimento in particolare al porto canale di Cagliari. Io mi chiedo perché il piano dei trasporti non ha ripreso questi studi fatti dal PTM sul porto di Cagliari, sul rapporto Sardegna-Mediterraneo, e perché on aprire una nuova strategia di sviluppo basata su uno scenario completamente diverso da quello che oggi stiamo vivendo. E ancora venendo, per così dire, alle cose più di casa nostra, quelle che riguardano la programmazione interna della Sardegna, quali sono gli scenari da cui parte il piano? La risposta dovrebbe essere questa: quelli che partono dal futuro assetto socio-economico della Sardegna espresso, se preferite, dalle sette aree programma, o se volete dal piano di rinascita, o se volete dallo schema di assetto territoriale. Le strategie di intervento debbono fare riferimento a questi scenari e verificare come di fronte al piano generale di sviluppo, ad esempio, si pongono gli interventi che il piano stesso contiene. Invece in questo piano troppo spesso gli obiettivi vengono scambiati con gli strumenti, troppo spesso tra obiettivi e strumenti vi è una grande confusione. Io leggo diverse volte nel piano che sono uno degli obiettivi è un riequilibrio modale della domanda. Ma è possibile che un piano del trasporto abbia per obiettivo quello che invece è uno strumento per raggiungere obiettivi economici? Vi è una confusione che, secondo me, fa parte integrante della filosofia con la quale è stato redatto il piano. Non possiamo negare, nel momento in cui elaboriamo strumenti programmatori, quello che andiamo ripetendo in convegni, in relazioni, in dibattiti sul legame tra quella che è la struttura dei servizi, dell'infrastruttura e quella che è la struttura produttiva e residenziale. Ripeto, questo è un piano dei trasporti che non tiene conto delle sette aree programma e di tutto ciò che queste comportano e all'interno dell'esempio consentitemi un ulteriore esempio; stiamo parlando di una riforma del sistema sanitario, secondo me convincente e condivisibile, che tende a ridurre il numero delle USL, ma io mi domando se la riforma del sistema sanitario è compatibile col sistema dei trasporti.

Io vi chiedo di riflettere sul fatto che la fattibilità della riforma del sistema sanitario poggia anche sull'accessibilità alle strutture sanitarie, ancora di più nel momento in cui vi è una concentrazione di queste. Ebbene, l'accessibilità al sistema sanitario dovrebbe essere uno degli obiettivi in base al quale si giudica la fattibilità degli interventi, ma tutto questo manca nel piano. Io vorrei dire ancora, per essere chiari, che nel piano manca o non è sufficientemente chiara la visione unitaria della mobilità, al di là della modalità prescelta per l'esaurimento della mobilità stessa, la convinzione che un obiettivo dei trasporti può essere raggiunto con diversi modi di trasporto, ma l'importante è raggiungere l'obiettivo, e soprattutto il fatto che qualsiasi intervento non è neutrale ma incide profondamente su tutto il sistema. Di fronte ad una ipotesi di piano di questo tipo è ancora più importante riflettere sulle gerarchie di intervento, su cui la nota integrativa ha detto cose che sono particolarmente utili, perché il piano presentava una serie di interventi che lasciavano un po' perplessi, sia per quanto riguarda la somma complessiva, che se non vado errando è sugli 11 o 12 mila miliardi, sia per quanto riguarda la constatazione di come sarebbe stato difficile, comunque in termini reali di attuazione del piano, reperire questa somma; però la cosa che vorrei sottolineare è che qualsiasi ipotesi di scala di priorità degli interventi presenti per il piano, e necessariamente presenti nella nota integrativa, tiene unitamente conto dei costi ipotizzati delle infrastrutture e mai tiene conto della redditività in termini economici che queste infrastrutture hanno sul territorio, non solo in termini territoriali, ma anche in termini strettamente trasportistici.

Un'ultima osservazione. Il piano regionale dei trasporti non è accompagnato da un conto regionale dei trasporti. Questo sarebbe stato di grandissima utilità, perlomeno per due motivi: primo, per poter confrontare quella che è la spesa complessiva della Regione con quelli che sono i riferimenti nazionali e quindi aumentare la capacità di contrattazione della Regione nei confronti dello Stato; secondo, che è ancora più importante, per poter paragonare indicatori di mobilità con parametri economici, per esempio, la spesa pro capite con il PIL e poter confrontare anche parametri modali più articolati e parametri economici per poter poi operare delle scelte di pianificazione generale più congruenti.

Ora, fatte queste osservazioni che ritenevo ovvie, anche perché, devo dire, espresse in seno alla Commissione, dalla totalità dei componenti della Commissione trasporti, torniamo a quelle che sono le responsabilità del Consiglio regionale. Queste perplessità, ribadisco, sono perplessità che reputo essere comuni a chiunque abbia avuto l'opportunità di fare una lettura del piano. Come ho avuto già modo di dire, la Commissione comunque ha scelto la strada di una sua approvazione, subordinandola a questa nota integrativa. Resta chiaro che questa integrazione del piano doveva avere due obiettivi principali: il primo è quello di arrivare immediatamente ad una approvazione del piano per non perdere i finanziamenti legati all'approvazione del piano stesso; il secondo è quello di eliminare alcune tra le maggiori distorsioni che erano contenute nel piano. Riguardo all'urgenza dell'approvazione del piano, e quindi all'urgenza dell'approvazione della nota integrativa vorrei far semplicemente riferimento al fatto che in Consiglio questo piano approda, nonostante l'urgenza, un anno dopo l'approvazione in Commissione. Se dunque l'Aula approverà questo piano, lo farà nella convinzione che esso rappresenti un passo in avanti, per andare oltre, il piano stesso, attraverso una sua immediata e profonda rivisitazione e ridefinizione, e questo in tempi brevissimi; una ridefinizione che verifichi due cose, quelle che sono le opzioni strategiche del trasporto, che sono di grande rilevanza, e quelli che sono gli strumenti attuativi. Secondo me, le strategie del trasporto isolano devono partire dal confronto tra quello che è il piano che abbiamo elaborato oggi, e quelli che sono da un parte il piano generale di sviluppo e dall'altra i quattro paini di viabilità provinciale. Il piano regionale dei trasporti cioè deve essere conseguente col piano generale di sviluppo e deve recepire quelle che sono le esigenze locali che emergono con chiarezza dai piani di viabilità. La conoscenza di questi sei documenti programmatori - il piano dei trasporti, il piano generale di sviluppo, i quattro piani provinciali di viabilità - già permetterebbe di riscrivere ancora il piano. Questo credo che sia il nostro compito principale, il compito principale dell'Assessorato dei trasporti, se domani ha di fronte questo piano approvato, nel senso di una sua verifica e riscrittura. Ora, in pochi minuti, a me spetterebbe il compito o meglio vorrei avere il compito di ridefinire quelle che in questa prospettiva potrebbero essere le grandi strategie del trasporto isolano; ridefinire le strategie del trasporto isolano tenendo conto di quelle che sono le strategie contenute nel piano e quelle che nel piano non sono contenute, ma che emergono dai piani di sviluppo e dai piani provinciali di trasporto e di viabilità. Quello che voglio dire è che le strategie di sviluppo crescono in rapporto alle tre grandi strategie individuate dal piano nazionale dei trasporti e riprese in maniera organica dal piano regionale. La prima è lo sviluppo della macro accessibilità Sardegna-Continente attraverso un rafforzamento delle interconnessioni, attraverso uno sviluppo del sistema navale e aereo e attraverso la costituzione dei centri intermodali, o se preferite dei centri di interscambio merci in prossimità dei porti, e il rafforzamento della rete viaria fondamentale sia stradale che ferroviaria di supporto al corridoio Sardegna-Continente. La seconda è l'efficienza del sistema portuale attraverso una specializzazione e complementarietà tra i diversi porti e l'individuazione per ciascun porto delle quote e tipologie di merci di conseguenza gli interventi infrastrutturali che devono essere predisposti. Il terzo obiettivo previsto dal piano e recepito dal piano nazionale dei trasporti riguarda infine la costituzione di un progetto organico nell'area metropolitana di Cagliari.

Io non voglio tornare qui sul tema della costituzione dell'autorità d'area prevista dalla legge numero 142, né sulla novità della legge approvata da poco dal Parlamento sull'attribuzione dei poteri alle regioni in merito alla costituzione di province e di autorità metropolitane. Quello che dico è che vi è la necessità di un'unica autorità che sappia compenetrare nello stesso momento funzioni di servizio e funzioni infrastrutturali con funzioni di guida e sviluppo del territorio, delle attività produttive, delle attività di servizio. L'autorità metropolitana rappresenta questo tipo di soggetto; di fronte però ad una reale e non più discutibile mancanza di volontà politica da parte del Consiglio regionale di procedere alla costituzione delle autorità d'area, perlomeno in tempi brevi (ci sono dei progetti di legge oramai depositati da anni, mi sembra che siano due), io credo che l'urgenza sia quella di un progetto integrato d'area per l'area cagliaritana predisposto direttamente dalla Regione sarda. Oltre a questi tre obiettivi io vorrei ricordare altri due obiettivi che insieme formano la strategia del trasporto in Sardegna, due obiettivi che il piano dei trasporti non contiene e sui cui secondo me bisognerebbe soffermarsi. Il primo è il problema dalla crescita della microaccessibilità, o se mi consentite l'accessibilità delle zone interne, penso all'Ogliastra, alla Barbagia, al Sarcidano, al Goceano, alla Gallura montana, la necessità cioè di porre mano ad un accesso a queste aree da parte della rete fondamentale dei trasporti. Sapete che il nostro territorio è formato a macchia di leopardo con zone forti e zone deboli, differenziate fra di loro in ordine alla tipologia e alla intensità delle funzioni specializzate presenti in ciascuna di esse. Bene, è necessario porre come obiettivo primario del piano dei trasporti, e sottolinearla nel piano, dove non è sufficientemente sottolineata, la necessità di una microaccessibilità come obiettivo fondamentale per lo sviluppo del sistema dei trasporti in Sardegna.

Il quindi obiettivo, infine, è la realizzazione di un efficiente, corretto sistema urbano nel Nord; penso a Sassari, Porto Torres e Alghero. Questo non è presente nel piano. L'esigenza di un sistema urbano, che è l'unica alternativa al sistema urbano cagliaritano, che possa rappresentare un polo di sviluppo per un territorio molto più ampio rispetto a quello compreso da questi comuni, mi sembra che sia un'esigenza da non dimenticare.

Individuate queste strategie complessive di sviluppo e di modifica della rete stradale, il ragionamento dovrebbe passare ad individuare quali sono gli obiettivi congruenti con queste strategie. Io vorrei soffermarmi su due punti che mi sembrano più interessanti. Tralascio tutto ciò che riguarda il sistema portuale, navale e aereo perché sostanzialmente credo che una verifica di alcune progettualità presenti nel piano sia sufficiente, o perlomeno il tempo a disposizione non mi consente di soffermarmi su queste. Io credo di avere la necessità di fare alcune osservazioni su quanto riguarda la viabilità interna e, in particolare per quanto riguarda la costituzione di quella che è la rete primaria di collegamento dei trasporti interni, fare alcune riflessioni che, ripeto, derivano da una lettura sinottica, parallela, tra il piano dei trasporti e il piano generale di sviluppo e i piani provinciali per la viabilità. Io credo che sulla rete primaria di collegamento debbano considerarsi parte integrante, oltre la rete predisposta dal piano, tre infrastrutture di trasporto. La prima è la Nuoro-Macomer, in sostituzione della direttissima Nuoro-Sassari, che non è prevista dal piano e che forse non siamo in grado di affrontare nei termini della progettualità che sento in diversi convegni ed anche nella letteratura, che però potrebbe essere una sostituzione valida. La seconda è la circonvallazione esterna di Cagliari e la terza è quella che, secondo me, è la più importante, cioè l'individuazione della nuova dorsale sarda, quella che deve superare la vecchia dorsale rappresentata dalla 131. Abbiamo necessità di spostare e rendere la dorsale centrale rispetto al territorio isolano. Io credo che questa potrebbe essere rappresentata da un itinerario che in breve potrebbe definirsi come Cagliari-Nuoro-Olbia, ovvero seguire l'itinerario, non il percorso, della 128 sino a Sarule e poi scendere verso la valle del Tirso sino ad Olbia. Questo avrebbe brevissimamente una serie di vantaggi; il primo sarebbe l'accessibilità alle zone interne, penso soprattutto all'alta Gallura e a tutte le Barbagie e, secondo studi fatti presso l'Università di Cagliari, questo renderebbe più o meno il territorio isolano accessibile nel giro di un'ora da uno dei principali porti, aeroporti e centri residenziali presenti nell'Isola. Quindi lo spostamento della dorsale dalla 131 alla 128; questo non vuol dire naturalmente non investire più sulla 131, ma capire che qualsiasi investimento sulla 131 è comunque insufficiente agli incrementi di traffico che, nel giro di qualche anno, su questa dorsale, comunque, si avranno. Quindi drenare il traffico, rendere accessibili le zone interne, ed ancora evitare tutta una serie di bretelle trasversali che, pensare il sistema di trasporti viario interno imperniato sulla 131, rende indispensabili.

Per quanto riguarda, infine, la rete di primo livello regionale, cioè quella che collega le zone interne, io credo che dovrebbero essere promossi a questo livello tre itinerari di grande rilevanza; il primo è quello Sassari-Tempio-Olbia, mirato a rendere più accessibile l'altra Gallura, il secondo itinerario è l'Oristano-Arbatax, tenendo presente che l'Oristano-Arbatax non deve essere visto sulla falsa riga di quello che è il progetto regionale, che circola, di una direttissima Olbia- Oristano-Arbatax, perché io credo che chiunque potrebbe dimostrare l'assoluta mancanza di redditività di un collegamento di questo genere. Io penso più che altro ad una spezzata, fatta da collegamenti fra loro uniti, ma ciascuno dei quali ha una sua redditività locale e che abbia come obiettivo principale quello di rendere accessibile al nord Sardegna, Olbia-Sassari, e al sud Cagliari e rispettivi porti e aeroporti con l'Ogliastra e le Barbagie. Infine la 387, cioè la Cagliari-Dolianova-San Nicolò Gerrei-Ballao. Questa è prevista nel piano, ma solamente nella parte che riguarda il Sarrabus-Gerrei. Secondo me questa è una fesseria perché vi è la necessità di rendere comunque accessibile il Sarrabus-Gerrei con Cagliari visto che l'interrelazione Sarrabus-Gerrei da alcuni studi fatti in materia è del tutto trascurabile. Sostanzialmente è necessario rivedere le strategie del piano, rivedere il piano insieme ai piani generali di sviluppo e ai piani provinciali di viabilità e, su questa base, chiarire che oltre le grandi strategie individuate dal piano regionale dei trasporti - macroaccessibilità, sistema portuale e area cagliaritana - devono essere iscritti altri due obiettivi, la microaccessibilità e il polo urbano del Nord, Sassari-Alghero- Porto Torres. Sulla base di questo incremento, di questo nuovo orizzonte strategico, quello che è importante è verificare quegli strumenti attuativi infrastrutturali di servizio che sono congruenti con questa impostazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Desini. Ne ha facoltà

DESINI (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, era il lontano 1985, esattamente nel mese di marzo, quando fu definita in tutte le sue parti la convenzione con la Metropolitana milanese SpA per predisporre il piano regionale dei trasporti. Detta convenzione prevedeva un rapporto iniziale entro tre mesi dalla stipula, un rapporto provvisorio entro sei mesi dall'approvazione del rapporto iniziale, una bozza di rapporto finale entro quattro mesi dal parere favorevole sul rapporto provvisorio e, infine, un rapporto finale entro cinque mesi dal ricevimento di pareri e osservazioni alla bozza di rapporto finale. Tra la consegna della bozza del rapporto finale e il definitivo rapporto finale sono intercorsi circa tre anni, dovuti in particolare alla lunghezza della fase di consultazione delle forze sociali, alla conseguente analisi, verifica e recepimento delle osservazioni e al complessivo rallentamento amministrativo dovuto, io ritengo, al rinnovo del Consiglio regionale del 1989. L'allora sesta Commissione prende in carico il PRT nel febbraio del 1991 e lo licenzia il 3 luglio 1991; da questa data, come si può rilevare, sono purtroppo trascorsi ben due anni; quantunque ogni tanto il documento di piano facesse capolino all'ordine del giorno, poi quasi d'incanto spariva.

Signor Presidente, la prima riflessione di carattere politico che si po' fare dopo questo excursus sui tempi, è che il piano è figlio di tante Giunte, non saprei dire se si tratta di un figlio naturale oppure adottivo, ma soprattutto è indispensabile considerarlo come piano-processo, cioè come quadro di riferimento da adattarsi successivamente in base alle varie realtà territoriali di sviluppo con una revisione puntuale in relazione alle indicazioni di piani funzionali previsti nel documento di aggiornamento del piano generale dei trasporti. Sia il documento di piano che il disegno di legge di accompagnamento, a mio avviso, sono due atti qualificanti dell'amministrazione regionale in quanto rappresentano un passo significativo nel processo della programmazione, e col voto dell'Assemblea costituiranno un punto di riferimento certo per l'azione di tutti gli operatori in un settore così importante per il sistema economico dell'isola. Quale può essere, infatti, lo sviluppo di una regione senza uno strumento di programmazione come quello del piano regionale dei trasporti? Questa è la domanda che dobbiamo porci e a cui dobbiamo dare risposte, se vogliamo che la nostra Regione non sia marginale nel processo di sviluppo del Mezzogiorno d'Italia e d'Europa. Con l'approvazione del piano, noi diamo una prima risposta a questo interrogativo, una risposta che oltre che definire una strategia ben precisa per il comparto produrrà una grossa ricaduta economica come conseguenza degli investimenti previsti. Esso non deve costituire la conclusione del processo di programmazione nel comparto; non deve essere una conclusione in quanto, a partire dall'approvazione del piano, è indispensabile continuare l'attività pianificatoria nel settore per giungere a formulare gli schemi di piano a livello subregionale: i piani provinciali e i cosiddetti bacini di traffico. Questi schemi dovranno basarsi sulle proposte contenute nel piano regionale e in più arricchiti e approfonditi in funzione della specifica scala territoriale; in modo particolare questo dovrà essere fatto nella definizione e attuazione dei bacini di traffico e nella individuazione dell'autorità di bacino, autorità che dovrà organizzare il servizio di trasporto pubblico secondo una visione del sistema integrato di trasporto e all'interno del bacino ben definito. Il disegno di legge, anche ai fini di una sempre maggiore convergenza dei contenuti e dei procedimenti decisionali da adottare in rapporto alle problematiche delle diverse realtà locali, dà giusto risalto al ruolo dei comuni all'interno del bacino attraverso l'istituzione dell'assemblea dei sindaci quale organo di pianificazione locale dei trasporti, ciò anche in conformità allo spirito della legge 142 che riconosce ai comuni partecipazione attiva nella programmazione del servizio di trasporto.

La presenza più puntuale delle amministrazioni locali è il nuovo cui dobbiamo credere e su cui dobbiamo investire se vogliamo avere credibilità in Italia e in Europa. Dico questo non oggi, ma da sempre in quanto convinto del ruolo insostituibile delle autonomie locali nel nostro territorio. E' pertanto indispensabile e fondamentale un raccordo tra piano regionale e piano provinciale; in Sardegna solo la Provincia di Sassari ha fatto un primo tentativo, per la verità senza tenere in grossa considerazione quello che avveniva a livello regionale. I due piani devono integrarsi al fine di raggiungere gli obiettivi che sono propri di una politica dei trasporti che da un lato favorisca lo sviluppo delle diverse aree regionali, dall'altro costituisca elemento fondamentale per il riequilibrio territoriale. Il piano si pone però come elemento importante oltre che per il riequilibrio territoriale e per il controllo dell'ambiente, anche per l'attuazione dei programmi di sviluppo regionale, intesi questi nell'accezione più ampia del termine.

Per quanto riguarda in particolare lo sviluppo economico, il piano con la riorganizzazione dell'intero sistema può offrire un grosso contributo soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento dei legami tra la Sardegna e il resto del Paese e nello stesso tempo con il resto dell'Europa e del bacino del Mediterraneo, e ciò avverrà in modo particolare con il rilancio della portualità isolana, una portualità che consenta alla nostra Regione di inserirsi a pieno titolo nel contesto dei traffici del Mediterraneo, uno sviluppo degli scambi che porti il porto industriale di Cagliari ad assumere la veste di punto intermodale del Mediterraneo.

Gli investimenti previsti con l'attuazione del piano regionale dei trasporti saranno sicuramente un ottimo incentivo per l'economia della nostra Regione, un'economia che ha bisogno di servizi reali, di trasporti efficienti per superare lo squilibrio esistente tra l'isola, estremo sud del Paese e dell'Europa, e il nord industriale e produttivo. Sarà cura dell'amministrazione regionale e dell'Assessorato dei trasporti in particolare predisporre criteri di valutazione degli interventi di piano al fine di verificare attraverso strumenti più generali, la funzione del sistema dei trasporti nell'economia regionale. Occorrerà delineare anche un domani di questo piano, e questo potrà essere attraverso la costituzione di un CIPET regionale con funzioni tecniche e la predisposizione di un osservatorio regionale dei trasporti. Ed è all'interno del piano che dovrà trovare attuazione pratica l'applicazione del corridoio plurimodale sardo-continentale; applicazione che non deve interessare solo il collegamento tra l'isola e l'Italia, ma deve essere inteso anche, viepiù, come collegamento finale all'interno della nostra Regione, per far sì che la mobilità di persone e merci possa trovare massima applicazione. Risolvere il problema dei trasporti o quanto meno cercare di definire bene le priorità dei modi all'interno del sistema credo che sia indispensabile per una Regione che per anni, anche non molto lontani, ha ritenuto che con qualche nave o aereo in più potessero essere superate tutte le distorsioni del sistema, che poi è fatto di collegamenti esterni ma anche e soprattutto di collegamenti interni.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI

(Segue DESINI.) Separare le due questioni diventa difficile, il piano ha il merito di vedere le due questioni interagenti e non disgiunte fra loro. Esso tende, infatti, a razionalizzare l'esistente alla luce delle nuove esigenze venutesi a creare negli ultimi anni nella nostra Regione, ma soprattutto a programmare un futuro dei vari modi anche con la creazione, per quanto riguarda il trasporto delle merci, dei centri intermodali. L'intermodalità in uno con l'informatizzazione portuale è la carta vincente del futuro dei trasporti nella nostra Regione. In questo modo potrà essere data attuazione pratica alla famosa continuità territoriale, cavallo di battaglia di tutte le Giunte regionali e degli operatori economici e delle forze sindacali della nostra Regione; la continuità territoriale, intesa fino ad ora come semplice enunciazione di tariffa agevolata e differenziata, deve essere anche soprattutto intesa come una maggiore fluidità negli scambi legati ad una più elevata efficienza. La nostra non continuità territoriale all'esterno e all'interno dell'Isola può essere superata solo con collegamenti puntuali, certi, sicuri, trasporti e collegamenti che non siano gestiti perciò in regime di monopolio ma diano spazio ad una pluralità di vettori, perché solo dalla concorrenza tra questi la nostra Regione potrà avere un servizio migliore, un servizio più efficiente.

Compito dell'Amministrazione regionale è vigilare perché il pubblico ed il privato operino all'interno di una programmazione che tenga conto degli interessi generali, interessi che devono sempre prevalere su quelli settoriali e locali pur legittimi. Il documento di piano va proprio in questa direzione, connotando il sistema dei trasporti della nostra Regione non più circoscritto all'area geografica interessata, ma soprattutto con una finestra aperta sul mondo. Anche la nostra perifericità geografica sarà superata e da handicap diventerà fattore di sviluppo con un sistema di trasporti che si caratterizzi per efficienza tecnica, economica ed operativa; efficienza che è sinonimo di produttività e che non è difficile raggiungere con i nuovi processi della tecnologia, tecnologia che deve essere accompagnata da un'alta professionalità degli operatori. Questo credo sia il nodo da sciogliere per attuare un nuovo sistema dei trasporti: tecnologia e professionalità. E infatti indispensabile un'alta professionalità se noi vogliamo partecipare da protagonisti ai cambiamenti che stanno avvenendo in Europa e soprattutto nel Mediterraneo.

E' solo operando all'interno dei processi del Mediterraneo che la nostra Isola sarà in grado di recuperare il ritardo che la separa dalle altre regioni. E' peraltro indispensabile adoperarsi per creare una rete di trasporti che abbia valenza non solo regionale ma interregionale, che sia semplice, rapida, flessibile, adatta al turismo e alla nuova organizzazione. Questa è la sfida che dobbiamo raccogliere; solo così i trasporti possono creare sviluppo sociale ed economico. La nostra politica dei trasporti deve essere contrassegnata non più da considerazioni di tipo locale, provinciale e regionale, ma internazionale, che ci vedano come soggetti attivi. Solo così possiamo avere nel futuro, e di questo sono convinto, un sistema di trasporti che non ci faccia più sentire isolati, ma parte integrante dell'Europa. Anche noi allora, isola del Mediterraneo, non saremo più periferia, ma potremmo partecipare a pieno titolo al progetto di pianificazione europea.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Planetta. Ne ha facoltà.

PLANETTA (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando oggi parliamo di piano regionale dei trasporti, quando parliamo dei trasporti in Sardegna, e quando si voglia misurare il grado di sviluppo socioeconomico raggiunto da un popolo, uno dei parametri comparativi da utilizzare è quello della rete multimediale dei trasporti. Per questo motivo ritengo che oggi la discussione inerente il piano regionale dei trasporti assuma una valenza politica e sociale talmente elevata da avere effetti e ricadute immediate sul futuro economico della nostra Isola.

La nostra isola, la Sardegna, subisce con la sua insularità un processo di isolamento che è un fatto politico, mentre noi tutti sappiamo che l'insularità è un fatto geografico. Purtroppo è una considerazione abbastanza amara che in un'isola come la Sardegna non si pongano le condizioni per esempio - e iniziarne a parlare del mare - per una economia marittima. Siamo un popolo prigioniero delle sue coste, che vive all'interno di una economia chiusa dalla barriera invalicabile del mare; il mare come ostacolo e non invece come risorsa, quel mare che pure è il respiro delle grandi civiltà che proprio sul mare hanno avuto la loro origine, ma che purtroppo per la Sardegna ha rappresentato, invece, un limite, uno sbarramento che evidentemente trova la sua genesi nella politica dei trasporti; naturalmente in chi di questa politica era responsabile. Non certamente di questo sono responsabili i sardi che, almeno da duemila anni a questa parte, sono oggetto di trasporto, non soggetti decisionali dell'organizzazione dei loro trasporti. Si parla sempre di riequilibrio che le regioni svantaggiate rimaste in ritardo nello sviluppo debbono realizzare nei confronti delle regioni più avanzate non solo a livello nazionale ma a livello internazionale ed europeo. Ebbene, oggi siamo chiamati a confrontarci con i giganti dell'economia europea e non abbiamo ancora realizzato il tanto sospirato riequilibrio. Di questo siamo preoccupati perché ancora una volta noi sardi saremo colonizzati, ancora una volta resi oggetto di altrui politiche e non soggetti, protagonisti del nostro sviluppo.

Il trasporto è un momento fondamentale del riequilibrio. Questo dovrebbe essere un momento fondamentale per fare entrare la Sardegna in Europa attraverso l'Italia, attraverso le politiche dello Stato italiano, per arrivare ad un piano regionale dei trasporti in consonanza con il piano nazionale dei trasporti, e questo l'attuale Giunta e quelle passate hanno tentato di fare. Oggi il quadro globale, signor Assessore, signor Presidente, non è dei più incoraggianti.

Il trasporto, assessore Canalis, non è un fatto ideologico, il trasporto è un fatto operativo che si inserisce in un prospettiva programmatica, non neutrale e fine a se stessa, ma è e deve essere finalizzato agli obiettivi dello sviluppo e quindi come tale deve trovare i suoi riscontri nelle azioni che sono poste in essere a tal fine. Il trasporto, lo sappiamo tutti, passa per le strade, passa per le vie del mare con le navi, passa sulle rotaie con i treni, per le vie del cielo attraverso gli aeroporti. In Sardegna però si stanno ancora realizzando alcune infrastrutture importanti, come il porto terminal di Cagliari, il porto di Porto Torres capace di garantire una dinamica di scambi nazionali e internazionali di tipo industriale, così come il porto di Olbia sul piano commerciale e anche su quello industriale e per quanto riguarda il trasporto passeggeri che nella prospettiva di un asse Porto Torres-Olbia può contribuire in modo significativo alla crescita di questo territorio. E infine Oristano e Arbatax completano il quadro dei porti più rilevanti della Sardegna. Così non è ancora ben definito il panorama dei punti di collegamento della Sardegna, così come è attualmente, col mondo e con il Mediterraneo, perché non siamo purtroppo una felice periferia dell'Europa, siamo il centro del Mediterraneo e dobbiamo assumere ed assolvere un ruolo importante nel Mediterraneo, a questo dobbiamo puntare, a svolgere una parte importante nella vita economica del Mediterraneo. Se questo non si verificherà, la Sardegna sarà un mercato marginale, e come tale emarginato, subalterno, assistito, asfittico e in condizioni di estrema precarietà.

Noi sardisti abbiamo sempre creduto che bisogna creare i presupposti perché la Sardegna diventi un punto di snodo di traffici, un punto di snodo di correnti economiche che si svolgono nel Mediterraneo, dove un giorno le grandi compagnie marittime, che operano nel mondo, debbano far capo finalmente alla nostra isola. E' importante però che si creino le infrastrutture portuali in grado di far approdare le grandi navi dei percorsi oceanici, le quali devono distribuire le loro merci nei singoli porti, con la massima economicità. Questo ruolo la Sardegna dovrà avere in futuro. La Sardegna è equidistante da Tunisi rispetto a Napoli, rispetto a Civitavecchia, siamo tanto vicini all'Africa settentrionale quanto all'Europa meridionale, siamo un punto di incontro dell'economia mediterranea e intercontinentale, e questo ruolo lo dobbiamo assolvere. Certo, ancora la Sardegna non è una nazione, la Sardegna non è ancora indipendente e perciò questo ruolo oggi lo dobbiamo assolvere nella politica dello Stato, e nella politica dello Stato alla Sardegna va riconosciuto questo ruolo fondamentale. Il ruolo della Sardegna deve emergere in tutta la sua forza propulsiva come proiezione dell'economia italiana, occidentale, europea verso i Paesi mediterranei. Eppure ancora oggi quanta solitudine si crea intorno alla nostra isola ed è una solitudine prettamente politica! E in questa direzione cosa ha fatto, cosa sta facendo questo Governo regionale, che cosa si proporrà di fare? Fino ad oggi, per quanto apprezzabili siano gli sforzi dell'assessore Canalis, ben poco in questo senso si è fatto.

Devo subito dire che l'iter procedurale, inerente all'approvazione del piano regionale dei trasporti, nella Commissione competente, è stato caratterizzato da un lungo, analitico, esaustivo dibattito sia sui contenuti che sulle finalità e infine sull'impostazione del piano. Il piano, come è noto, ha subito alcune modificazioni che sono state suggerite in sede di Commissione. Pur tuttavia, a mio giudizio, oggi parrebbe non sussistano le condizioni necessarie per arrivare ad una approvazione definitiva del piano in sede assembleare ma, come diceva il collega Fantola, ad una ridefinizione migliorativa dello stesso. Questo per tutta una serie di motivi che nel corso del mio intervento cercherò di esplicitare compiutamente. Anzitutto va detto che oggi in Sardegna la rete stradale è la peggiore che vi possa essere in tutto il territorio nazionale; una rivista specializzata che ho avuto modo di leggere l'altro giorno, "Auto Oggi", in un recente articolo, ha definito la nostra arteria principale, la strada statale 131, assolutamente inadeguata a reggere il tenore del traffico che ogni giorno la attraversa. Non solo, l'articolista, reduce da una indagine sulle principali strade dell'Italia, è andato oltre, parlando di percorrenze ad altissimo rischio su tutta l'arteria, tanto da non avere eguali, come pericolosità, in tutta la rete viaria stradale europea. Questo noi lo sapevamo perché lo tocchiamo con mano ogni giorno quando la percorriamo, eppure oggi tutto il traffico, sia commerciale che privato e turistico, è retto da questa superstrada, e nonostante i reiterati tentativi, fatti presso il Ministero dai sindaci dai paesi interessati al fine di ottenere delle opere che migliorassero sensibilmente le condizioni di transito e la sicurezza dell'arteria, non sono stati effettuati fino ad oggi quegli interventi che, se non rimosso, avrebbero certamente diminuito la pericolosità della strada statale. Niente di tutto questo. Ebbene le soluzioni proposte nel piano regionale dei trasporti, per quanto riguarda la rete stradale, laddove la 131 è classificata come rete autostradale nel capitolo 323, per intenderci, sono del tutto prive di quella programmazione di intervento mirata a concepire la 131 come una vera e propria autostrada, adottando le opportune modificazioni tecniche e strutturali necessarie per raggiungere questo obiettivo. Reputo del tutto insufficienti le soluzioni adottate, in quanto mirate a un quadro futuro che mal si sposa con l'esigenza di adeguare questa nostra arteria a possibili incrementi e mutamenti dei flussi di traffico che sono peraltro già in corso. Non parliamo della pericolosità della strada statale 131 quando, per esempio, d'inverno nevica su Bonorva e Macomer. Tutti sappiamo a cosa andiamo incontro durante quel periodo. A questo proposito voglio ricordare che è in atto un progetto, oramai platealmente palesato, da parte dell'Azienda delle Ferrovie dello Stato, di smobilitazione dell'intero apparato della rete ferroviaria intermodale in Sardegna. Questo significherà certamente che tutto il traffico ferroviario che verrà così a mancare sarà sostituito da un sistema di trasporti costituito prevalentemente da mezzi quali pullman passeggeri e camion, e dove si incentrerà questo incremento di traffico se non proprio sulla 131 e sulle sue direttrici? Quindi, per quello che concerne gli interventi sui così detti collegamenti interni, li giudico limitati e approssimativi Non si tiene assolutamente conto dell'esigenza primaria delle popolazioni, soprattutto quelle delle zone interne della Sardegna, di avere una serie di collegamenti veloci a breve tragitto, mentre si favoriscono tragitti di lunga percorrenza che, se pur utili, non costituiscono una soluzione al problema dell'isolamento viario e dei necessari collegamenti tra i paesi vicini. Le soluzioni avviate, quindi, per il miglioramento della rete stradale necessitano di un ulteriore approfondimento e aggiornamento, tale da stravolgere le attuali indicazioni contenute nel piano regionale dei trasporti.

Per quanto riguarda il trasporto ferroviario e intermodale, noi abbiamo bisogno di ricavare un nostro ruolo in Sardegna. Ci troviamo ancora in una situazione drammatica per quanto riguarda l'elettrificazione delle ferrovie e i doppi binari, per cui, come ha sempre detto il Presidente della Giunta nella scorsa legislatura, l'onorevole Mario Melis, i treni si incontrano ancora nelle stazioni, previe telefonate reciproche fra i capistazione in modo tale che i treni non si scontrino. Questa è una cosa che sempre il collega e amico Mario Melis sottolineava. Ebbene, in Sardegna stiamo ancora viaggiando ad una velocità non superiore ai 50 chilometri orari, una velocità che ci consente di non perdere mai il treno, perché cammina pianissimo, lo possiamo raggiungere quando vogliamo. Allora quale riequilibrio vi può mai essere, in questa situazione, con il resto dell'Italia, dell'Europa e del mondo? Bene, onorevole Assessore, signor Presidente, siamo nell'archeologia ferroviaria, ma quale riequilibrio è ipotizzabile se la politica dei trasporti dello Stato ci lascia in una condizione così emarginata? Penso alla politica del Governo centrale nazionale nel suo complesso, all'ente ferroviario, al suo consiglio di amministrazione, alla politica che vanno facendo nei nostri confronti. Ma che senso ha il nostro ruolo nei confronti del Governo centrale? Che cosa sta facendo la Giunta regionale su questo problema? Che cosa ha intenzione di fare? Ma è proprio vero che senza finanziamenti non si fa assolutamente nulla? Noi, classe politica dirigente sarda, dobbiamo trovare forme di persuasione nei confronti del Governo centrale del tutto nuove rispetto al passato, se no saremo ancora come oggi fra ottant'anni. Parlando del trasporto ferroviario intermodale, ho posto prima l'accento sulla possibilità e probabilità che in Sardegna l'Azienda delle Ferrovie dello Stato voglia, nel quadro di un ridimensionamento generale delle spese, ridurre la sua già insufficiente presenza, con grave nocumento per i trasporti sardi e per tutto il sistema economico che si regge su questi trasporti. Non si è capita, non si è voluta capire l'importanza che riveste oggi nell'Isola il sistema del trasporto intermodale, esempio forse unico in Europa. Proprio per questo voglio leggere alcuni brani di un articolo redatto da Giancarlo Busetti, esperto in materia di studi economici, logistica e problemi portuali. Cito testualmente: "Recentemente si è assistito in Sardegna a tutto un rifiorire di iniziative volte a promuovere lo sviluppo dei traffici intermodali dell'isola, in particolare si è avvita la progettazione di diversi interporti che dovrebbero diventare il supporto infrastrutturale di tali tipi di traffici. Ovviamente la creazione di una rete di interporti, intesi specificatamente come punti di interscambio strada-ferrovia, trova la sua giustificazione in due assunzioni dalle quali dipende la validità di tutto il piano d'azione che oggi va prendendo forma. Occorre che in futuro lo sviluppo dell'intermodale in Sardegna si basi sempre più sull'impiego del mezzo ferroviario e inoltre che i collegamenti ferroviari merci con l'Isola continuino a seguire gli schemi convenzionali secondo i quali il traghettamento delle unità di carico deve essere effettuato su carri ferroviari". Quindi, da quanto ho appena letto risulta scontato che, se dovesse venir meno la validità di alcune o anche di una sola delle ipotesi prefigurate, tutto il piano legato all'intermodalità dovrebbe essere rivisitato e ripensato con criteri e approcci oggettivamente diversi. Per sostenere la validità delle tesi dello studioso devo comunque aggiungere che si può sostenere tranquillamente che, a partire dai primi anni Sessanta, la Sardegna ha effettuato un significativo balzo in avanti nel proprio sistema dei trasporti, proprio in virtù delle nuove tecnologie adottate, quale l'interruzione della nave RO-RO e dei portacontenitori, innovazioni che hanno permesso di eliminare le rotture del carico generale delle operazioni portuali. In questa ottica si è venuta a creare una condizione di oggettivo vantaggio per il mezzo gommato che, utilizzando il RO-RO per il traghettamento, può servire porta a porta anche gli utenti che per le loro dimensioni non sono in grado di fornirsi di un raccordo diretto con la rete ferroviaria. In questo senso si può sostenere che i collegamenti con i containers abbiano rappresentato in Sardegna la prima applicazione su vasta scala delle tecniche intermodali dell'intera Italia. Proprio le indagini svolte nel quadro del piano generale dei trasporti hanno evidenziato l'anomalia del sistema dei trasporti in Italia che, agli effetti del movimento merci, utilizza il modo ferroviario molto più limitatamente di quanto accade negli altri Paesi europei. Per questi motivi ritengo ormai improcrastinabile un ammodernamento della rete ferroviaria sarda obsoleta e del tutto insufficiente. Contemporaneamente, bisogna prendere atto dei mancati interventi previsti dalla legge numero 17 dell'81 e dal protocollo di intesa del 1985, che prevedeva oltre all'elettrificazione, anche la rettifica del tracciato originario, infine dei lavori portati avanti sulla rete delle Ferrovie dello Stato per circa 30 chilometri e poi interrotti con motivazioni speciose e del tutto opinabili. A questo punto è importante e interessante chiedersi come mai tutto questo è potuto accadere. Semplice, è stato possibile grazie all'assenza colpevole e al disinteresse politico della Regione, disinteresse naturalmente dei vari Assessori succedutisi nel settore dei trasporti negli ultimi anni, buon'ultima, l'attuale Giunta Cabras. Lo stesso Presidente, nel suo documento programmatico, ha sfiorato, mi perdoni il paradosso, solo marginalmente la questione nevralgica del settore dei trasporti per rincorrere opportunisticamente i temi della diversità dei sardi. Ma io mi vorrei chiedere da che cosa e da chi siamo diversi. Noi sardisti aspettiamo ancora che ce lo spieghi. L'insipienza politica della Giunta regionale sarda nei confronti di tali fatti e misfatti, conosciuti oggi come ieri, è tale da non meritare ulteriori commenti, soprattutto quando il piano regionale dei trasporti identifica nel vettore ferroviario il nucleo centrale dell'integrazione plurimodale, la base determinante dello sviluppo industriale e turistico dell'Isola, cercando con questo spirito di superare il grosso handicap della mai realizzata continuità territoriale; un tema molto caro a noi sardisti, ma che inopinatamente le altre forze politiche non hanno sposato con la voluta determinazione per avviare a soluzione il problema. Intanto, all'ombra dei locomotori elettrici, aggrediti dalla ruggine, si subiscono in modo indolente le decisioni romane delle Ferrovie dello Stato, si subiscono in relazione all'insignificante interesse commerciale della rete sarda, come se l'inserimento della questione di trasporti nella cosiddetta vertenza Sardegna fosse un fatto puramente casuale e quindi trascurabile. Ma la questione, cari colleghi, è ancora più grande e più grave quando si consideri che gli effetti negativi della mancata elettrificazione della dorsale ricadranno inesorabilmente - come ho precedentemente detto, ma mi preme ancora una volta sottolinearlo affinché si comprenda la portata del danno - sulla rete viaria della Sardegna; rete viaria che con la sola superstrada, come abbiamo visto, vanta il tristissimo record nella Repubblica per l'elevatissimo numero di incidenti, e per la quale lo stesso piano regionale dei trasporti non sembra dare le risposte adeguate che tutti noi, invece, auspichiamo. Per quanto riguarda il trasporto marittimo ci troviamo di fronte, onorevole Assessore e signor Presidente, al monopolio di fatto della Tirrenia che domina sostanzialmente i collegamenti della Sardegna ignorando le istituzioni, ignorando la Regione. Anche il Ministro è abbastanza ignorato dal Consiglio di amministrazione della Tirrenia, con cui l'amministrazione regionale non riesce neppure a dialogare. Dobbiamo aprire un contenzioso diverso, il piano regionale dei trasporti deve evidenziare tutte le opportunità e le potenzialità, e ogni collegamento interno va visto nella sua proiezione esterna perché una volta andati nel Continente dobbiamo capire quali sono le vie che dobbiamo privilegiare.

Il piano regionale dei trasporti deve essere studiato nelle prospettiva dei collegamenti con i grandi mercati nazionali e internazionali e perciò ci deve essere una ridefinizione migliorativa. Certo, tutte le elaborazioni passano poi attraverso la strettoia della loro esecuzione e l'esecuzione non è nella prospettiva immediata. Ci troviamo a dover fronteggiare situazioni che sono a dir poco antisarde quando, per esempio, la Tirrenia stabilisce i costi e quando, pur gestendo l'80 per cento dei trasporti in Sardegna, non assume personale sardo, ma campano, pur meritevolissimo. Che si portino via il lavoro nostro non è molto simpatico, non è molto apprezzabile, non rende la Tirrenia molto accettata ai sardi. Il sistema di prenotazioni, poi, ha dell'allucinante, per cui chi vuole venire in Sardegna in estate deve prenotarsi in inverno.

Altro punto nodale, che riguarda sempre i trasporti marittimi: da anni noi sardisti combattiamo una battaglia politica per spezzare il regime di monopolio della Tirrenia nel settore del trasporto marittimo. Credo siano note a tutti le nostre reiterate proteste e la nostra proposta di costituire una flotta sarda con capitale misto Regione-privati, con sede legale in Sardegna. Questo perché siamo fortemente convinti che il principale impulso per lo sviluppo dei trasporti sardi debba partire dalla Sardegna e vedere impegnate tutte le forze politiche e imprenditoriali in uno sforzo comune. Dobbiamo diventare soggetti attivi che vivono il mare e la sua economia non come una forma di isolamento con il resto del mondo, ma come una grandissima risorsa da sfruttare in modo intelligente e rispettoso dell'ambiente, per la Sardegna e per i sardi.

Non vedo nel piano una progettualità che possa coniugarsi con quanto ho appena detto. Questo ha un solo significato, che per il trasporto marittimo passeggeri da e per la Sardegna si continuerà ancora per moltissimi anni a vivacchiare sperando nella provvidenza.

Fortemente preoccupato per questa grave situazione ho aderito, sempre in maniera critica, aggiungendo la mia firma, alla mozione proposta a suo tempo e presentata dalla quarta Commissione trasporti, al fine di protestare energicamente contro la mancata elettrificazione della dorsale sarda. Attendo ancora oggi che si instauri un tavolo di confronto Regione-Governo per esaminare e dibattere a fondo il problema e per individuare le forme per il superamento dello stesso. Voglio sottolineare che rimango tuttavia perplesso, infatti ad oggi l'unico dato inconfutabile che registro, al di là di ogni possibile dubbio, è che manca una guida politica capace di rappresentare i diritti della comunità sarda e del complesso mondo del lavoro.

PRESIDENTE. Onorevole Planetta, le ricordo che ha già superato il suo tempo, la invito a concludere.

PLANETTA (P.S.d'Az.). Concludo. In sintesi una Giunta incapace di far rispettare le giuste ragioni dei sardi e di dare vigore, progettualità e realizzazione ai bisogni urgenti della Sardegna, di sconfiggere così la politica miope e strumentale di chi vuole due ferrovie, lasciando a quella sarda un ruolo marginale e quindi improduttivo.

Con questi mezzi siamo chiamati ad affrontare una difficile trattativa con il Governo e con le Ferrovie dello Stato. Io mi auguro, ma sono fortemente perplesso, che questo problema venga risolto; mi auguro che l'Assessore attuale riesca ad avere delle concrete risposte per la gente sarda

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.

USAI SANDRO (D.C.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, certamente molte delle osservazioni critiche che sono state svolte dai colleghi che mi hanno preceduto su questo piano hanno per un certo verso un loro fondamento, come ovviamente lo hanno le critiche rivolte a un piano che è maturato nel corso di nove anni in un settore che ha un particolare dinamismo. Quindi, se invecchia un piano ordinario di programmazione tanto più facilmente invecchia un piano di trasporti. E però altrettanto vero che questo piano di fatto ha alcune scelte di fondo molto importanti, per esempio l'opzione ferroviaria. Mi meraviglia il fatto che l'onorevole Planetta citi, dopo aver sposato anch'egli l'opzione ferroviaria, proprio uno scritto di questi ultimi giorni dell'ingegner Guzzetti che invece sceglie un'altra opzione, cioè a fronte del piano, che ritiene fondamentale nel traffico interno ed esterno all'isola il supporto ferroviario, l'ingegner Guzzetti inventa una sua teoria particolare perché dice che non c'è bisogno che noi traghettiamo i carri ferroviari sulle navi, e che si possono lasciare sulla terra ferma in continente e poi traghettare tutto attraverso le navi RO-RO, dando a questo punto un impulso ulteriore al traffico via gomma, che è quello che inquina l'atmosfera, intasa le strade, che deturpa il sistema del trasporto in Italia, che è arretrato rispetto ad altre nazioni nel rapporto tra traffico merci via ferroviaria e traffico merci via terra. Per cui questo piano, anche se di fatto finisce per essere una elencazione di bisogni per i prossimi cinquanta anni, citando tutto quello che serve e che è possibile realizzare, è comunque un piano che in qualche modo pone attenzione a tutte le esigenze della realtà sarda, nei suoi rapporti nazionali e internazionali, e in modo particolare soddisfa tutte le possibili esigenze dell'utente delle varie zone della Sardegna. Io penso che molti che qui sono intervenuti abbiano letto per intero il piano, come ho fatto io, ma se guardano le ultime pagine del piano si accorgeranno che questo è un piano che puntualmente esamina i problemi di ciascun paese, di ciascuna zona e li collega in un tutto armonico. Non è vero che è un piano disarmonico, un piano che non ha le sue scelte, è un piano che è articolato correttamente sulle opzioni ferroviaria e terrestre, che armonizza diversi territori e soddisfa, chiaramente nel tempo, le diverse esigenze. Certo questo piano non risponde probabilmente alle domande e agli interessi dei consiglieri qui presenti, attenti al loro territorio, e che vogliono magari sapere per esempio quando verrà rettificata la strada Baunei-Tortoli, per citare una strada qualsiasi. Questo dipende dalle priorità che poi la Giunta e il Consiglio nel tempo determineranno nell'ambito della programmazione triennale e delle risorse che riuscirà ad attingere nell'ambito di programmi anche nazionali e comunitari. Quindi diciamo che probabilmente questo più che un piano è un elenco dei problemi, un elenco puntuale delle esigenze. A me, come consigliere regionale, basta sapere che tutti i problemi, tutti gli interessi, tutte le esigenze dei sardi sono all'attenzione di questo piano, all'attenzione di questa Giunta, alla quale spetta, ovviamente assieme al Consiglio, di determinare più avanti le singole priorità. Io non devo dire tante altre cose, e devo soltanto dire all'Assessore, e probabilmente al Consiglio stesso, che la Commissione lavori pubblici, che ha valutato con serietà questo piano, di fronte al dilemma se approvarlo o bocciarlo, ha scelto una strada corretta, che è quella di comunque vararlo perché poi una volta varato è suscettibile di essere adeguato alle esigenze e alle ulteriori richieste di un sistema moderno. Non approvare il piano significherebbe fermare la Sardegna ancora per tantissimi anni. Il piano va approvato e va, chiaramente nel tempo aggiustato e integrato. La Commissione lavori pubblici ha già fatto un lavoro interessante e ha indicato anche le linee di queste integrazioni. Si tratta di integrazioni importanti e di aggiustamenti, anche delle singole provvidenze, abbastanza attenti. Credo che il Consiglio debba con la dovuta serietà e attenzione ai problemi approvare questo piano anche se è un piano certamente criticabile per certi versi. Se noi approviamo questo piano avremo comunque uno strumento dal quale partire e sul quale poi attestare le nostre modifiche, le nostre innovazioni e sul quale comunque indicare le nostre priorità Senza di questo, invece, continueremmo a andare avanti in modo abbastanza disarticolato come disarticolata è stata la decisione della Giunta che, per esempio, degli otto miliardi previsti per gli aeroporti di terzo livello, ha destinato solo 3 miliardi agli aeroporti di Fenosu e Arbatax e invece altri 4 miliardi e mezzo agli eliporti. Su questo vorrei richiamare l'attenzione dell'Assessore, ma lo farà probabilmente meglio di me il collega Corda, però proprio perché non sono direttamente interessato ai problemi di quella zona, devo dire che la Regione, questo Consiglio, l'Assessorato, questo piano deve riservare particolare attenzione ai problemi di collegamento della zona più svantaggiata in questo senso che è l'Ogliastra. L'Ogliastra era collegata più correttamente dal punto di vista dei trasporti cento anni fa, quando fu realizzata la ferrovia complementare della Sardegna. La Regione non è stata in grado, in questi ultimi quaranta anni, di rendere in qualche modo agevole l'accesso nell'Ogliastra. E' quindi una zona che soffre pesantemente di questo isolamento per quanto riguarda soprattutto il turismo, è assurdo pensare che la Giunta, il Consiglio, questo piano non abbiano posto come indicazione importante e prioritaria la realizzazione a Tortolì del più importante aeroporto di terzo livello, per consentire l'arrivo in quella zona di aerei con circa ottanta o cento passeggeri, perché comunque quella zona possa essere meno isolata. Invece questo piano su questa parte è generico, e devo dire che anche la Giunta la settimana scorsa ha approvato una spartizione di questi 8 miliardi abbastanza assurda e in contrasto con questo stesso piano.

Devo dire, ma interverrò successivamente sull'emendamento della Giunta, per quanto riguarda lo spostamento delle competenze dal Consiglio alla Giunta per quanto riguarda la determinazione dei bacini di traffico, che, sebbene trovi corretto che non sia la legge a stabilire i bacini di traffico per i tempi che richiede l'adeguamento della normativa legislativa, non ritengo nemmeno corretto che la determinazione dei bacini del traffico venga effettuata dall'Assessore e dalla Giunta senza nessun coinvolgimento del Consiglio. Ritengo sia opportuno che la Giunta corregga l'emendamento in qualche modo prevedendo che i bacini di traffico vengano determinati dalla Giunta sentita per lo meno la Commissione consiliare competente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, colleghi consiglieri, questa proposta di piano dei trasporti che arriva in aula nel giugno del 1993 reca la firma dell'onorevole Desini, assessore dei trasporti, e di Antonello Cabras, Assessore della programmazione. E' stato approvato dalla Commissione consiliare il 3 luglio 1991 e, come dicevo, arriva in aula il 29 giugno del 1993. Sembra quasi che in questi anni non sia avvenuto niente, che questo piano sia nato perfetto, che sia nato soddisfacente per i bisogni dell'Isola, e che sia un piano giovane e snello che può essere approvato e attuato. E' invece un piano che nasce e arriva vecchio in quest'aula, e già il collega Fantola, che io reputo un esperto della materia, ha evidenziato quali siano, in termini tecnici ma anche politici, le deficienze di questo documento. E' un piano che non si collega al piano regionale di sviluppo, non si collega a nessuno studio di impatto ambientale, e lo si vuol calare sulla Sardegna come uno studio fatto a tavolino e perciò valido. Io vorrei soltanto che pensassimo tutti a cosa succederebbe se, per esempio, si dovesse sovrapporre a questa cartina il lucido del piano delle acque. Se non vado errato, un paio di dighe vanno a finire in mezzo alla strada. E' vero che il piano delle acque non è ancora un piano approvato, ma è comunque una proposta di programma per quel settore. Si sta predisponendo anche, e ritengo che lo si concluderà in breve termine, il piano sanitario regionale. Una delle grandi carenze, oggi, nel settore della sanità, è proprio quella dei collegamenti e della velocità del trasporto degli ammalati o degli infortunati. Quindi, ripeto, il piano in discussione è un piano che, nelle sue varie articolazioni, sembra quasi destinato non a soddisfare i bisogni dei prossimi cinquant'anni della Sardegna e dei sardi, ma sembra destinato ad essere attuato nei prossimi cinquant'anni quando probabilmente i collegamenti saranno di tipo aereo-spaziale. Signor Assessore, lei se l'è ritrovato questo piano, già fatto, pensato, definito, l'ha avuto in eredità. E allora siccome bisogna procurarsi medagliette, non per lei, ma per la Giunta e la maggioranza, bisogna che domani sulla stampa si dica che è stato approvato il piano dei trasporti, dando ancora una grande illusione a questi sardi che facilmente credono a queste cose. Io credo che dobbiamo essere seri, dobbiamo essere coerenti con quello che diciamo. Noi non dobbiamo prendere in giro i sardi, sappiamo bene che questo è un piano buttato giù tanto per avere la medaglietta, ma sappiamo bene che, anche se venisse approvato, non sarebbe mai attuato. Lo sappiamo tutti. Anche gli adeguamenti della Commissione, che ha portato la spesa a 15 mila miliardi, sono insufficienti perché una elencazione di questo genere richiede uno stanziamento di almeno 30 mila miliardi. Per avere che cosa? Per esempio, per quanto riguarda l'elettrificazione della linea ferroviaria, sappiamo tutti, e lo dobbiamo dire, che sarà un sistema sperimentale che non è usato in Europa; ipotizziamo che questa sperimentazione vada bene; noi, in Sardegna, essendo fuori dal mercato europeo dove viene usato tutt'altro sistema, saremo obbligati ad andare in una sola direzione per l'acquisizione di tutti i mezzi e di tutte le strutture che servono per il funzionamento di questo settore.

Sappiamo bene che fine hanno fatto i protocolli d'intesa richiamati anche dal piano. Noi abbiamo detto che la grande questione morale nell'isola è questo tradimento del Governo nei confronti della Sardegna e dei sardi. E adesso vogliamo dare un ulteriore avallo, la Regione ha il suo piano, quindi deve avere i suoi finanziamenti, e se i finanziamenti dovessero arrivare come stanno arrivando per la Carlo Felice quei famosi cinquant'anni diventerebbero secoli. Io non entro nel merito della stesura del piano perché non riesco a capire alcune cose; per esempio la telefonata per cui arriva un pullman che dal mio paesello mi porta a Cagliari - se non vado errato in questo piano ci sono cose di questo genere -oppure, per esempio, uso la mia macchina, io debbo dare obbligatoriamente un passaggio al collega Nino Fadda che non ha la possibilità di venire a Cagliari da un paesello dell'interno. Questo è il piano dei trasporti?

(Interruzioni)

La verità è che questo grande problema lo Stato non ha mai voluto risolverlo; la verità è che la Tirrenia, o quanto meno gli enti che operano nell'isola nel settore dei trasporti, hanno fatto, e speriamo non continuino a fare, quello che hanno voluto. Hanno fatto sperimentazione, hanno fatto le prove, e siamo ancora al livello degli inizi del secolo, se non peggio. A questo proposito c'è un altro problema; io sono perché gli enti locali partecipino alla programmazione dei trasporti, ma non alla gestione e all'attuazione del sistema. Questa è una competenza della Regione, che le deriva dallo Statuto e la Regione deve essere soggetto proponente e attuatore in questo settore. Ed ecco perché io credo che in Sardegna non abbia ragione di esistere un ente come l'ANAS, un ente che va soppresso, un ente che in Sardegna non ci deve essere perché si occupa di un settore che è competenza primaria della Regione. Le grandi strade di comunicazione nazionale sono tali perché collegano le regioni tra di loro e le stesse regioni con gli stati esteri; in Sardegna una strada può nascere a Cagliari e può finire a Santa Teresa di Gallura, ma è una strada di interesse nazionale sardo. Ecco perché rivendico alla Regione tutta questa materia, sia per quanto riguarda la programmazione, sia per quanto riguarda l'attuazione e la gestione della stessa. Quindi questo dei trasporti è un problema che non va visto disgiunto da quelli che sono i problemi nodali della Sardegna. E' un problema che deve essere alla base di tutto un piano di sviluppo, perché il programma di sviluppo approvato diversi anni fa da questo Consiglio credo che sia già saltato. Allora a cosa adeguiamo noi questo piano dei trasporti? A un qualcosa che non esiste, che non ha retto? Ripeto, se volete medagliette approvate pure questo piano o questo libro dove c'è scritto "piano dei trasporti".

Assessore Canalis, che io reputo persona molto seria, io credo che questa roba vada ritirata, che questo lavoro che è stato già pagato, vada ritirato, vada messo negli archivi archeologici - come diceva il collega Planetta - della Regione. Perché si parla di elettrificazione, però doppio binario sino a San Gavino, poi tutto rimane come prima e uno sta due ore fermo alla stazione di Paulilatino, perché deve aspettare l'incrocio della grande velocità che si sviluppa tra Bonorva e Campeda, perché lì bisogna elettrificare e fare il doppio binario. E tutto il resto? Che cosa avremo di beneficio da questa ipotesi prevista nel piano? Come si fa ad osservare le due ore e mezza di percorrenza da Cagliari a Olbia? E' una presa in giro. La verità è che ancora una volta chi sa di queste cose, il collega Fantola le ha denunciate, ma io dico che anche chi le ha formulate avrebbe fatto bene a non tenere di farci capire una cosa intendendone un'altra. La Sardegna non si difende con questi documenti, non si difende con questi tentativi; la Sardegna oggi ha bisogno di grande unità, ha bisogno di grande solidarietà, ma io veramente credo che questa solidarietà e questa unità non possano trovarsi su soluzioni come questa che viene proposta al problema dei trasporti. Noi non vogliamo opporci, sappiamo bene che per poter avere finanziamenti dobbiamo avere un piano. Io non credo che sia obbligatorio, io credo però che qualcosa vada fatta. Assessore, lei che è un tecnico, che non è un uomo - senza offesa - di pensiero, ma che è un uomo che opera, è un architetto, io credo che possa tornare in quest'aula con qualcosa di concreto, di operativo da attuare immediatamente.

Certo, io apprezzo quello che lei sta sostenendo nei confronti della Tirrenia, nei confronti dei trasporti esterni. Sta facendo una battaglia, ma la fa a parole, Assessore. La verità è che bisogna battersi e ottenere che queste navi della Tirrenia siano iscritte finalmente nei compartimenti marittimi della Sardegna, che finalmente servano qualcosa ai sardi che la pagano profumatamente. Non è possibile, con tutto il rispetto per tutti i lavoratori, che i sardi vengano emarginati in un settore che è essenziale per la loro stessa esistenza, per cui lo utilizzano in percentuali molto superiori rispetto agli altri italiani. Certo anche le condizioni e le cose che devono subire i passeggeri sulle navi della Tirrenia, signor Assessore, non sono delle più degne di una società civile; noi non siamo un popolo che va trasportato in un carro-bestiame, noi siamo esseri umani che hanno la loro dignità e oltretutto paghiamo profumatamente questo trasporto. Pretendiamo che questa dignità ci venga riconosciuta e che soprattutto i nostri emigrati che rientrano, e purtroppo ne stanno rientrando molti, vengano trattati da esseri umani e non come bestie. Ecco, questa Giunta, questa maggioranza, che nel confronto tra le sue varie componenti trova dei motivi, non dico di rottura, ma quanto meno di differenziazioni profonde, questa maggioranza oggi arriva in aula dopo, per esempio, l'affermazione, se non ho capito male, di un autorevole rappresentante del Partito socialista che dichiara che è esaurita l'esperienza di maggioranza - mi pare che così abbia detto Fadda, l'ho sentito alla radio - con la Democrazia Cristiana, che va ricercata un'altra forma di unità a sinistra…

(Interruzioni)

Certamente per dopo, ma va ricercata. Però nel momento in cui questa maggioranza si differenzia al suo interno, arriva, mi pare, unitaria su documenti di questo tipo. E allora il problema è che questo Consiglio regionale viene chiamato soltanto per fare da notaio delle cose che vengono portate in Aula.

Io vorrei ricordare, onorevoli colleghi, che diversi mesi fa è stata approvata una legge per l'istituzione di una Commissione speciale, che avrebbe dovuto avviare una fase costituente nella predisposizione del nuovo Statuto di autonomia, con una scadenza a dicembre del 1993. Già da allora noi denunciamo che era una Commissione che nasceva per raggiungere equilibri all'interno della maggioranza con una nuova Presidenza; sembra che i fatti ci stiano dando ragione. Non c'è volontà di andare a una nuova stagione costituente, non c'è volontà di predisporre un nuovo Statuto di autonomia che adegui le esigenze della Sardegna, dei sardi alla realtà attuale e quindi di lottare per esso, c'è soltanto scontro sulla Presidenza di queste Commissioni. Vi diciamo che siamo molto preoccupati di questo fatto. Nel momento in cui si sta arrivando a Roma a definire nuove architetture istituzionali dello Stato italiano, la Sardegna è completamente assente, ad eccezione di qualche voce che si leva invitando i sardi all'unità a Roma, anche se poi in Sardegna rimangono divisi ciascuno nella propria convinzione politica. E' comunque una voce che si è levata, ma è rimasta una voce nel deserto, mi pare. Ed ecco che noi denunciamo questi fatti, denunciamo, come ho detto prima, il grande tradimento del Governo centrale nei confronti dell'isola, ma denunciamo anche il grande tradimento di questa maggioranza qui in Sardegna nei confronti dei sardi e dei lavoratori sardi. Dopo questo argomento parleremo delle mozioni sulla vertenza Sardegna. Ma vi è ragione di dire ancora che c'è una "vertenza Sardegna" da parte di questa maggioranza? Vediamo che si continua con viaggi a Roma di andata e ritorno, più ritorni, inteso in senso lato, che andate, con continue chiusure, con tamponamenti che sono già finiti, proroghe che ormai sono esaurite, però si dice: "Facciamo un grande piano dei trasporti, scriviamo un grande piano dei trasporti, scriviamo un bel libro che rimanga nella storia del Consiglio regionale". E questa la forza di questa maggioranza, la forza di addormentare le cose, la forza di cloroformizzare anche l'esterno e la gente dell'Isola. Non consentiremo che vada avanti questo tentativo di addormentare, non consentiremo e ci opporremo ai tentativi di tamponature di facciata che coprono altre manchevolezze, altre deficienze. Io non ho altro da aggiungere su questo piano, mi scuso, Assessore, se non ho parlato di strade di collegamento. Mi pare che se ne prevedono tre: Olbia-Sassari, una che passa per Tempio, un'altra che passa per Santa Teresa. Non mi dilungo nemmeno sulla ipotesi di altri aeroporti aggiunti dalla Commissione, non capisco perché nel momento in cui se ne considerano due e gli altri non servono, però se ne aggiungono altri, non voglio parlare cioè di tutta una serie di contraddizioni contenute in questo piano, come non voglio parlare del Porto Canale di Cagliari. Si dice che potrebbe diventare il porto dello sviluppo industriale eccetera sapendo ormai che lo sviluppo industriale è quello che è, e che quindi un ordine del sistema portuale sardo salta per aria, quindi salta per aria tutto. Non mi addentro in queste cose, voglio semplicemente dire sul piano politico che questo è uno strumento che arriva in Aula in un momento in cui si vuole buttare fumo negli occhi alla gente, questa è la nostra convinzione, si vuole deviare dai problemi reali per andare a proporre appunto quello che dovrebbe essere lo strumento per lo sviluppo dell'Isola nei prossimi cinquanta anni. Se questo è -lo ripeto ancora una volta, onorevoli colleghi, amici cari - se questo è e se questo fosse, chiudiamo bottega e andiamo a casa

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, limiterò il mio intervento ad alcuni aspetti di questo disegno di legge che suscitano in me alcune perplessità, soprattutto per quello che attiene alla creazione delle nuove entità - non si capisce bene dal disegno di legge che cosa siano, quindi non ho modo di chiamarle con un nome più appropriato - che sono le autorità di bacino. Ora sappiamo tutti che nel sistema anglosassone l'authority, così chiamata, trova la sua fonte in un diritto e in un ordinamento che è totalmente diverso rispetto al nostro, però da anni ormai si è formato il convincimento che i centri di potere sul territorio non devono essere moltiplicati, ma ridotti. Pur in maniera un po' estemporanea, abbiamo provveduto con una recentissima legge regionale ad abolire i comprensori, l'abbiamo fatto forse in maniera un po' troppo frettolosa, perché ho notizia di una ricaduta di carattere amministrativo non indifferente, per cui anche sulle soppressioni bisognerebbe avere un minimo di prudenza in maniera tale da non lasciare aperti o aprire varchi che poi non sappiamo come chiudere. Penso ai lavori, per esempio, di opere pubbliche avviate dai comprensori, che attualmente si trovano senza nessun controllo da parte della pubblica amministrazione. Però, quando noi nella legge urbanistica abbiamo detto che il nostro territorio andava governato attraverso i Comuni, le Province e la Regione stavamo facendo una affermazione di principio che ci impone, se vogliamo essere coerenti, di non andare oggi a moltiplicare i centri di potere decisionale. E se anche volessimo in qualche modo avviarci su questa strada che è contro corrente, ricordo ai colleghi che la "142" parla di riaccorpamento dei Comuni, parla di ridurre il numero dei Comuni; noi oggi con questo disegno di legge configuriamo, a mio modesto parere in maniera molto estemporanea, non precisata, una autorità di bacino attraverso una assemblea che non si capisce bene cosa sia, il cui ambito territoriale non è esattamente definito, tanto è che c'è un emendamento della Giunta che tra l'altro chiede - e qui ho grandi dubbi che questo sia un potere che si possa in qualche modo ascrivere alla Giunta, senza che vengano fissati dal Consiglio per lo meno i criteri sui quali la Giunta deve muoversi - che siano assegnati alla Giunta i poteri di definire gli ambiti territoriali di competenza dei bacini di traffico. Si configura addirittura un esecutivo dell'Assemblea, cioè si ha vergogna di dire che è un nuovo ente e lo si vuole istituire, questa è la verità! E invece bisogna avere vergogna di istituirne dei nuovi. C'è una legge dell'ordinamento dello Stato che richiama i poteri in capo ai Comuni e alle Province per quanto riguarda gli ambiti dei bacini di traffico. Non possiamo fare finta che tutto questo non esista, semplicemente perché siamo in ritardo con l'applicazione della "142", ma non possiamo consapevolmente andare contro quella che è una precisa, chiara, e accettata da parte nostra, volontà del Parlamento per quello che riguarda l'allocazione dei poteri locali. Se non abbiamo avuto il tempo fino ad oggi di rivedere le funzioni degli enti locali anche in rapporto ai problemi della mobilità delle persone e delle cose, questo non vuol dire che possiamo metterci la foglia di fico inventando di sana pianta cose che non hanno alcun senso e questa delle assemblee veramente è una cosa che indigna. Non dico altro perché credo di dovermi appellare al buon senso dei colleghi per bocciare una proposta di questo genere.

Se c'è una caratteristica del piano, collega Morittu, purtroppo è questa, che andiamo molto piano - sette anni - ma ancora qui piano dei trasporti non ce n'è. Posso anche comprendere da parte della Commissione che ci ha lavorato, da parte della Giunta che ne chiede la discussione, il desiderio di arrivare ad uno strumento chiamiamolo così tanto per accontentarci, perché per lo meno chiudiamo una vicenda che è nata con un incarico e arriva oggi in Aula. Se vogliamo questo chiudiamo, ma cerchiamo di fare il minor danno possibile. In effetti, con l'approvazione di questo disegno di legge e con la nota aggiuntiva approvata dalla Commissione, quello che stiamo sostanzialmente facendo è l'approvazione di direttive alla Giunta perché predisponga un vero piano dei trasporti - ma allora non conviene chiamarle così per quello che sono, direttive per la formazione del piano? - che tenga conto che sono sopravvenuti nel frattempo nuovi poteri alla Regione, in ordine al trasferimento di funzioni dalla Regione agli enti locali, addirittura con modifica dello Statuto, quindi di livello costituzionale.

Qui diciamo addirittura che, entro sei mesi, la Giunta sarà chiamata a proporre il primo aggiornamento. Ma chiamiamolo per quello che è, almeno lo faremo in un visione unitaria della locazione dei poteri. Mi fa piacere che la Giunta abbia colto un suggerimento nel cassare, per esempio, i capitoli sul personale, per l'istituzione dei nuovi servizi e dei nuovi settori, che proprio contrastano in maniera completa e totale con il decreto legislativo numero 29 di gennaio, per il quale si ha un contenimento dei centri di potere decisionale nelle strutture della pubblica amministrazione e non invece a un loro ampliamento.

Ci sono poi norme che qualche collega chiama ultronee, cioè quelle norme ce non servono a niente; sono quelle norme che dicono che fra sei mesi si presenterà un disegno di legge, esattamente l'articolo 7. Ma vogliamo dire a noi stessi quali sono i nostri poteri? Una legge è legge per tutti, non è una legge solo per i consiglieri regionali, una legge viene promulgata e ciascun cittadino la legge. Come facciamo noi a dire al cittadino che entro sei mesi faremo una legge di programmazione per i bacini di traffico e quant'altro, quando ci abbiamo messo sette anni per fare questa? Abbiamo forse sul tavolo il problema della credibilità nostra! E allora non mettiamo norme che non servono, le norme di rinvio, cosiddette, quelle che dal punto di vista giuridico non hanno alcun valore, servono ad accontentare noi altri, e neanche tutti, perché io per esempio non sono affatto contento delle norme di rinvio, perché non mi servono, sono vergogne pubblicate sul Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna. Non sono norme, non hanno valore giuridico, e quindi avendo forse molta presunzione e rispetto di me stesso non vado a scrivere una cosa per me. Il Consiglio regionale fa leggi per i cittadini della Sardegna, e allora evitiamo queste cose, che proprio non hanno senso, non hanno nessun supporto.

In buona sostanza, io inviterei la Giunta a valutare se sia il caso di sospendere un attimo, non per tanto - perché dopo sette anni ci vuole un po' di coraggio e di sfrontatezza, io lo confesso, da parte mia a chiedere di sospendere ancora - ma qualche ora per dire che non approviamo un disegno di legge, approviamo delle direttive; la stessa Giunta sarà impegnata a presentare un piano dei trasporti che sia coerente con le ultime disposizioni in materia di allocazione di poteri, di creazione di nuovi servizi e quant'altro. Non vorrei che oggi noi creassimo le assemblee e fra tre mesi, così come la "142" determina, affidiamo alle province, alla città metropolitana i nuovi poteri in ordine ai bacini di traffico. In altre regioni i comprensori erano i bacini di traffico. Allora non è forse opportuno un momento di ripensamento? Perderemo, questo è vero, la nota sull'approvazione del piano, che potrebbe domani apparire e far credere che il Consiglio regionale ha fatto il suo dovere, ma un cittadino intelligente - e ce ne sono molti, e sono la stragrande maggioranza - che volesse andare a guardare un pochino dentro questa cosa, penserebbe che abbiamo voglia di prendere in giro tutti, e io vorrei veramente che si evitasse questa che io considero una parte non certamente esaltante dell'attività di questo Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (D.C.). Molto brevemente, signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, a me pare che qualsiasi piano, qualsiasi norma di carattere legislativo che viene portata in quest'Aula non possa e non debba sfuggire alla filosofia del piano di sviluppo, alla filosofia delle dichiarazioni programmatiche di questa Giunta. Molti colleghi hanno parlato di un piano vecchio di nove anni, e sarebbe poca cosa se l'anzianità fosse riferita agli anni. A me pare che sia vecchio nei contenuti, perché non coglie quelle che sono le motivazioni del nuovo, non coglie quelle che sono le esigenze dei vari territori della Sardegna, e pare che questo piano dei trasporti voglia negare per vaste aree della Sardegna le precondizioni di un possibile sviluppo. La Commissione ha licenziato questo provvedimento più di un anno fa, molti colleghi hanno affermato che bisogna approvare per poi correggere, lo stesso disegno di legge presuppone che entro sei mesi si presenti un aggiornamento. Io credo che non sia corretto, considerando che molto probabilmente fra sei mesi poche cose questo Consiglio potrà realizzare. Io sono perché il piano si modifichi e si adegui a quelle che sono le nuove e reali esigenze dei territori e di tutta l'isola. Ritengo sia necessario un riesame, quindi, per adeguare il provvedimento alle esigenze di oggi, orientato possibilmente non a mettere insieme l'esistente, ma a programmare su questo importante settore quelle che possono essere le condizioni di possibile sviluppo dei prossimi cinquant'anni. Noi, all'interno della povertà più generale, registriamo anche in questo piano degli assi privilegiati che escludono gran parte del territorio della Sardegna, i soliti territori della Sardegna, e qui viene meno la filosofia centrale delle dichiarazioni programmatiche del piano di sviluppo, che era tutto orientato a un tentativo di riequilibrio socio-economico del territorio della Sardegna. Io vorrei capire dove sono queste indicazioni, vorrei capire dove si possono leggere queste condizioni di riequilibrio socio-economico. Mettere insieme e coordinare l'esistente, siccome l'esistente non ha creato nessuna condizione di superamento degli squilibri, vuol dire mantenere una condizione di squilibrio, vuol dire negare ogni possibilità di sviluppo. E allora sappiamo tutti, che si dica in modo più aperto o velato, che questo piano non è adeguato a quelle che sono le condizioni e le esigenze del nostro territorio e delle nostre popolazioni.

Io vorrei portare un qualche esempio, ma non vorrei che questo suonasse come una esigenza di campanile o come una esigenza particolare rispetto alle esigenze più generali. Noi vediamo che da Cagliari verso l'Iglesiente abbiamo linee autostradali percorribili decentemente, inoltre abbiamo linee ferroviarie; l'asse che parte da Cagliari, Oristano, Sassari è una strada percorribile, con tutte le difficoltà alle quali in questi giorni si fa riferimento; da Abbasanta, Nuoro verso Olbia le soluzioni sono in via di realizzazione. Io mi domando dove sono prospettate soluzioni reali delle condizioni di difficoltà di tutti i territori del centro Sardegna attraverso tutta la costa orientale, da Orosei, da Siniscola fino a Cagliari, nel Sarrabus Gerrei, la Barbagia di Seulo, il Sarcidano, il Mandrolisai, per andare verso la città capoluogo di Nuoro. Se noi ci rendiamo conto di questo pur, come dicevo all'inizio, nelle difficoltà di una povertà generalizzata, io credo che noi dobbiamo individuare delle scelte diverse. Allora quali sono le ragioni che vietano di individuare delle priorità, non in termini di dichiarazione generale, ma in termini di impostazione seria e concreta e di attuazione di piani di risanamento di queste condizioni difficoltose che partono dall'esigenza della 125, individuata in più di una circostanza come una delle priorità in assoluto? E su questo noi non possiamo permettere che l'ANAS stravolga quelle che sono le indicazioni della Regione Sardegna. Che dire della 128 che attraversa le aree più povere della Regione sarda, che dire dell'esigenza di collegare Arbatax con Oristano? Queste sono, secondo il mio punto di vista, quelle che io ho sempre chiamato le precondizioni di un possibile sviluppo per togliere dall'emarginazione vaste aree di questo territorio. Non possiamo compiere degli atti formali, approvando leggi o piani che non diano delle autentiche risposte ai problemi sostanziali della gente. Cosa possiamo realizzare, rispetto ai nuovi poteri che ci derivano dalle ultime leggi del Parlamento, da una possibile ridisegnazione degli assetti territoriali e istituzionali se noi vediamo già oggi che le lamentele, le ostilità, le proteste che vengono da vasti territori della nostra Isola non sono rivolte alla riduzione del numero delle USL, ma al fatto che le distanze non sono percorribili in tempi ragionevoli, e che non esistono condizioni di collegamento? Non è il numero delle USL che suscita la contestazione nelle zone del Sarcidano, del Mandrolisai, di altre aree del territorio della Sardegna. E' l'impossibilità di collegarsi con i territori sedi di USL o altre sedi istituzionali che mette in evidenza la necessità di superare queste difficoltà. Che dire del mondo produttivo? Ma è vero o no, che in questi territori c'è un'addizionale di costi aggiuntivi che non dipendono dalla volontà di chi abita in questi territori di chi lavora in questi territori? E' vero o no che noi dobbiamo considerare dei costi aggiuntivi indipendenti dalla loro volontà che li mettono fuori mercato a prescindere dalla capacità produttiva, dalla professionalità che artigiani e imprenditori esprimono in queste aree territoriali? Ma vogliamo prendere atto che noi stiamo discutendo di un problema di rilevantissima importanza, dal quale dipendono le sorti del possibile sviluppo del territorio della Sardegna? Dobbiamo avere il coraggio di fare scelte, dicendo dei "no" rispetto alla limitatezza delle risorse per impostare in termini di maggiore giustizia redistributiva le poche risorse delle quali abbiamo disponibilità. Io non vorrei che questo piano fosse di ostacolo ad una eventuale ridisegnazione degli assetti istituzioni territoriali, così come si è verificato per la riforma delle USL, può verificarsi per quanto riguarda la possibilità di individuare nuovi livelli istituzionali, nuove aree istituzionali, vedi le province. Ebbene, io penso che noi abbiamo il dovere di rendere questo servizio, di facilitare queste operazioni, perché non c'è contrapposizione tra i vari territori della nostra Isola in termini ideologici o etnici, c'è una difficoltà che nasce dalla reale posizione di isolamento e di difficoltà di collegamento nella quale si trovano alcune aree. E' attraverso questo piano che noi possiamo tentare veramente di promuovere uno sviluppo armonico nella nostra Isola.

E, allora, se queste sono le ragioni io credo che bisogna partire dalle dichiarazioni di carattere generale per evitare che queste rimangono una filosofia astratta, individuando interventi concreti che portino a un reale riequilibrio socio-economico dei territori, guardando con particolare attenzione a quelli più deboli. Se è vero, infatti, che nella 131 ci sono tante difficoltà, io chiedo che le possibilità di collegamento che comunque la 131 offre vengano date a tutto il territorio della Sardegna, intervenendo prima di tutto a favore di chi non ha e non ha mai avuto, perché se questo non facciamo manderemo messaggi certamente non unificanti all'interno della nostra Isola. Si penalizzano ancora i territori che sono stati sempre penalizzati. Certamente voi conoscete le ragioni forti del mio discorso, ma non basta riconoscerle, bisogna cominciare a dare risposte concrete. Quindi, per quanto mi riguarda io esprimo il totale dissenso rispetto a questo piano, se non si avrà il coraggio di decidere delle priorità per le questioni che stiamo ponendo. Sono azioni che debbono essere necessariamente collegate alle dichiarazioni programmatiche di questa maggioranza e di questa Giunta; quando si parla di riequilibrio è questo il nodo politico da affrontare nell'esaminare tutti gli atti che quest'Aula deve approvare. Non si tratta di richieste di campanile, ma di giustizia. Se qualcuno mi convince del contrario sono ben lieto di avere sbagliato, ma deve essere il ragionamento che mi porta a una convinzione diversa da quelle che io molto brevemente sto esponendo. Comprendiamo tutti che non è possibile dare una risposta complessiva e totalizzante, ma attraverso le difficoltà le nostre scelte si devono qualificare nei termini di una maggiore giustizia che tenga conto dei più deboli, che tenga conto di quelle che sono le realtà che sono state sempre dimenticate. Se noi non facciamo questo, ci assumeremo molte responsabilità perché il momento di difficoltà e di crisi che sta attraversando la Regione complessivamente, ma alcune aree in modo particolare, sfocerà, non a lunga scadenza, ma io credo molto a breve, in atti che possono essere anche clamorosi. Abbiamo il dovere di evitare che il ragionamento delle nostre popolazioni sia guidato dalla rabbia per ingiustizie realizzate anche da noi. Se non riusciremo a fare questo io credo che molti di noi si assumeranno le responsabilità di quello che potrà avvenire, sapendo che anche noi abbiamo contribuito ad esasperare gli animi e non invece a rasserenarli, dando, con i nostri atti, anche motivi di maggiore fiducia nelle istituzioni e nella politica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Manchinu. Ne ha facoltà.

MANCHINU (P.S.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il piano dei trasporti della Sardegna credo che viaggi con la velocità con la quale in Sardegna ci si sposta, cioè con una grande lentezza. Non perché noi seguiamo un saggio latino che diceva festina lente, cioè affrettati lentamente per vedere, valutare meglio e quindi poter decidere in modo consapevole, si viaggia così perché questo è il modo di fare politica in Sardegna e quindi i sette o dieci anni di tempo necessari per la elaborazione di un piano sono cosa che rientra quasi nella normalità. Noi abbiamo discusso in questa legislatura a lungo del piano regionale dei trasporti, e credo che alcune delle notazioni che sono state date al piano, osservazioni o critiche sono già contenute nella relazione, nella nota aggiuntiva al piano che è stata elaborata dalla Commissione trasporti. Io voglio ricordare che la Commissione trasporti, nell'esaminare il piano, aveva fatto alcune puntualizzazioni e, tra le altre cose, aveva detto che più che di un piano compiuto si trattava di un piano processo, un piano che deve adeguarsi alle necessità che via via emergono. Noi abbiamo voluto aggiungere al piano stesso una nota che contiene delle priorità al piano. Oltre alla politica dei desideri, delle cose che si dovrebbero fare a favore del popolo sardo, abbiamo voluto indicare più puntualmente alcune questioni che a nostro parere è necessario affrontare perché il trasporto si possa coniugare con quello che è lo sviluppo della Sardegna. Senza una rete di trasporti interna e da e per il Continente, credo che ci sia possibilità di poco o di scarso sviluppo nella nostra Isola. Dobbiamo tener conto di questo. C'è stata una proposta della Giunta, la Commissione consiliare competente credo che abbia valutato la proposta della Giunta e quindi abbia fatto un'ulteriore proposta che deve essere considerata come parte integrante del disegno di piano che la Giunta ha elaborato. Da questo dobbiamo partire, sapendo che non era vangelo la proposta che ci ha presentato la Giunta né è vangelo la nota integrativa che la Commissione trasporti ha approvato. Quindi, nel dibattito credo che si possa ancora arricchire e migliorare la nota integrativa che la Commissione ha elaborato e ha approvato. Voglio ricordare che l'approvazione è stata pressoché all'unanimità, c'è stata l'astensione del P.D.S. e del Partito Sardo d'Azione, però tutti quanti si conveniva che comunque quel piano dovesse essere approvato in tempi brevissimi e quindi è stato esitato con questo voto, non con un voto contrario. Perplessità c'erano e ci sono, e si può comunque migliorare il documento. Noi crediamo che si debba tener conto, per le cose che anche altri colleghi hanno detto nei loro interventi, della proposta di piano che deve essere finalizzata al miglioramento dell'accessibilità interna e al miglioramento della accessibilità esterna. Nella nota integrativa noi abbiamo voluto evidenziare che perché la Sardegna esca dall'isolamento è necessario, per avere una maggiore accessibilità esterna, individuare le interfacce alla mobilità esterna, e abbiamo detto che per il Nord dobbiamo trovare interfacce che sono verso l'Italia del Nord con strutture già esistenti, strutture alle quali ci si può collegare come porti che sono collegati alle strutture fisse, alle ferrovie e via dicendo. Lo stesso abbiamo detto per gli sbocchi verso l'Africa o il centro dell'Italia. Era una carenza che era nel piano e noi abbiamo indicato come supplire a questo tipo di carenza. Abbiamo anche fatto una riflessione sul tipo di trasporto che deve essere privilegiato in Sardegna, trasporto collettivo e di merci e di persone, cioè noi abbiamo detto che per una migliore qualità della vita era necessario iniziare a creare le condizioni di concorrenzialità del trasporto in sede fissa rispetto al trasporto su gomma. Questo l'abbiamo detto perché riteniamo che il trasporto in sede fissa, il trasporto in ferrovia possa avere delle caratteristiche per quanto riguarda la sicurezza, sappiamo che il trasporto ferroviario è un trasporto sicuro, quindi diciamo che si deve incrementare questo tipo di trasporto, rettificare tracciati, sappiamo che è necessario pensare a questo tipo di trasporto perché è meno inquinante, sicuramente rispetto al trasporto su gomma, e quindi abbiamo detto che noi dobbiamo creare le condizioni perché il cittadino si serva del trasporto su sede fissa e quindi dobbiamo renderlo concorrenziale rispetto al trasporto su gomma.

Questa è una scelta che noi abbiamo voluto indicare, tant'è che ci siamo riferiti in particolare ad alcune aree grandemente intasate per il traffico, congestionate come l'area urbana di Cagliari o il sistema policentrico urbano di Sassari, dicendo che in queste due zone era necessario intervenire per far sì che il trasporto collettivo delle persone venisse fatto attraverso l'utilizzo di metropolitane leggere di superficie. Quindi ci siamo mossi indicando queste due priorità, che possono oggi anche essere messe in movimento con utilizzo dei fondi CEE. Quindi noi ci stiamo muovendo in questa direzione, la Comunità europea credo che guardi a questo tipo di iniziative e per le grandi infrastrutture in questo caso del trasporto, credo che possa privilegiare questo tipo di trasporto.

Quindi noi abbiamo dato delle indicazioni precise per quanto riguarda il settore del trasporto indicando delle scelte che a nostro parere sono da tenere in grande considerazione dalla Regione sarda. Ci siamo resi conto anche che alcune zone della Sardegna sono molto marginalizzate, periferiche ma molto marginalizzate perché non hanno le infrastrutture di tipo viario necessarie. Lo ricordava poc'anzi il collega Corda, ci sono zone della Sardegna che si trovano a vivere in modo marginale, a non inserirsi nello sviluppo proprio perché carenti di strutture viarie. Noi, pensando all'accessibilità attraverso anche il sistema di collegamento aereo, abbiamo pensato e pensiamo che, ad esempio, una zona come quella di Arbatax che è una zona che ha prospettive di sviluppo, soprattutto turistico, possa, nell'attesa che vengano fatte le strutture viarie necessarie, utilizzare il sistema aereo.

Quindi riteniamo che l'aeroporto di Tortolì possa essere ampliato e possa oggi consentire l'atterraggio di velivoli che trasportano non dieci, ma cento passeggeri. Questo intanto consentirebbe a una zona che ha potenzialità turistiche enormi di poter, in attesa che alcune scelte vengano fatte, utilizzare flussi turistici che oggi non può utilizzare perché completamente fuori mano. Anche questo discorso può essere affrontato mettendo a disposizione risorse regionali, risorse di privati, ma anche risorse che possono venire dai fondi della Comunità europea. Quindi dobbiamo fare questo tipo di scelta, se non la faremo credo che ali fine non potremo inserirci nello sviluppo dal quale ci riempiamo la bocca senza riuscire nella pratica a fare che poche cose.

Un'altra cosa dovremmo dire anche per quanto riguarda la dorsale sarda: io credo che questo sia uno di quei progetti che deve essere portato avanti e deve essere, a mio parere, a totale carico dello Stato, cioè noi non possiamo rinunciare a che lo Stato completi questa opera che è fondamentale. Possiamo forse riempire un momento di vuoto, possiamo inserirci, anche in questo caso, utilizzando risorse della Comunità europea, però non possiamo sollevare lo Stato dal dovere di realizzare questa opera e anche in tempi brevi; quindi credo che la Giunta si debba muovere in questa direzione. In questo momento noi non possiamo avere una incompiuta che è costata 600 miliardi e che non può essere completata, sarebbe uno spreco di risorse pubbliche ingenti che sarebbe condannabile comunque. Io credo che noi dobbiamo muoverci in questa direzione.

Queste cose che noi abbiamo individuato non sono la soluzione di tutti i problemi, sono solo l'inizio della concreta realizzazione di alcune priorità che fanno camminare il piano. Io non sono d'accordo perché si rinvii ancora una volta la discussione sul piano perché si approfondisca, perché si dibatta ancora, perché credo che così facendo non riusciremo a fare quanto noi invece ci siamo proposti di fare. Ripeto, il piano, la Giunta lo deve rielaborare tenendo conto della nota integrativa. Laddove ci sono le priorità, alcune che forse sono superate, possono essere riviste, riaggiornate, ma su questo si deve viaggiare velocemente. La pausa di riflessione deve essere una pausa non di giorni, può essere di qualche ora, non di più, il piano potrebbe essere non approvato stasera, potrebbe e dovrebbe a mio parere essere approvato domani, con tutte queste specificazioni, raccomandazioni, suggerimenti, che mi pare siano giusti ed opportuni, e credo che la Giunta abbia la possibilità di accoglierli. Ripeto, questo è un piano processo, un piano che non è definito, un piano che deve essere definito, che si deve articolare ancora più puntualmente, però è necessario avere questo strumento sulla carta, perché approvato il piano regionale dei trasporti noi possiamo dialogare con il Governo sul piano generale nazionale dei trasporti. Senza questo strumento noi rischiamo di essere tagliati fuori dalla politica di piano nazionale, e quindi da risorse che potrebbero essere assegnate al piano regionale dei trasporti. In assenza di questo piano la Regione sarda rischia di essere tagliata completamente fuori da un disegno di pianificazione del trasporto e per quanto riguarda il collegamento interno e per quanto riguarda il collegamento esterno per migliorare le condizioni di accessibilità della Sardegna da e per il Continente. Quindi, io credo che il Partito socialista e gli altri Gruppi possano votare per questo piano, dare un assenso, sapendo che questo piano, come dicevo, deve essere ancora migliorato, intanto però avremo uno strumento concreto sul quale poterci confrontare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Presidente, onorevoli colleghi, credo che la discussione che si sta svolgendo stamani su questo argomento sul piano regionale dei trasporti, denoti quale sia e quale debba essere l'attenzione che il Consiglio regionale deve porre in merito ad un problema così importante, direi basilare per lo sviluppo delle condizioni non solo attinenti al traffico, al movimento delle persone e delle cose in Sardegna, ma allo sviluppo complessivo dell'economia isolana e anche alla crescita della nostra società. Il problema dei trasporti ha un aspetto duplice, uno riguarda l'interno della Sardegna quindi i trasporti interni, la capacità di modificare, attraverso assi di traffico che siano rivisitati e potenziati, la dinamica della mobilità delle persone e delle situazioni dei rapporti interpersonali e internazionali della Sardegna, la dinamica dei trasporti delle merci, che è una dinamica che attiene proprio al processo di sviluppo, ai settori produttivi, ai processi di trasformazione dei prodotti, al processo dei consumi. L'altro aspetto riguarda il collocamento della Sardegna in un contesto nazionale e internazionale nei rapporti con il resto così detto del Continente, nei rapporti prioritari con la Corsica, che è a breve distanza della Sardegna e dovrebbe essere utilizzata, in un contesto di pianificazione complessiva che veda le due isole maggiori di questa parte del Mediterraneo unite in un disegno prospettico che porti la Sardegna ad essere più vicina al continente d'Italia e alla Francia, proprio passando attraverso la Corsica. Altre linee che potrebbero individuarsi e che potrebbero essere...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

TAMPONI (D.C.). Potrebbero essere individuate in prospettiva linee nuove di comunicazione e di traffico con altre parti del Mediterraneo che hanno avuto rapporti storici estremamente significativi con il contesto regionale, quali le Isole Baleari con le quali oggi sono in atto dei rapporti turistici, e speriamo non siano solo rapporti turistici estemporanei, ma rapporti anche culturali che partono dalla rivisitazione della cultura sarda-aragonese e sarda-catalana. Credo che debbano essere messi in grande evidenza aspetti che non attengono solo a una definizione arida del sistema dei trasporti, delle linee per il traffico, delle comunicazioni, dei vettori ma che tendono a porre la Sardegna al centro di un sistema di comunicazioni nel Mediterraneo che ci dia la possibilità di guardare sia al resto del Mediterraneo continentale, dell'Europa continentale, ma anche a quell'altra fascia a Sud della Sardegna che completa così il Mediterraneo con i paesi magrebini. Tutto questo si imposta in un processo culturale che avremo modo sicuramente di approfondire e che riguarderà non solo gli aspetti attinenti al traffico e al piano dei trasporti, ma anche altri aspetti che tendono a farci ritrovare prioritariamente la nostra cultura, il nostro modo di essere sardi, il nostro modo di interrelare all'interno del tessuto regionale, ma anche il nostro modo di porci all'attenzione del contesto continentale e subcontinentale con il quale dobbiamo misurarci e confrontarci. Ebbene, questo piano viene definito da alcuni "nato vecchio" perché è un piano le cui vicissitudini si perdono ormai nella storia, perché è chiaro che nel contesto attuale, con il vorticoso cambiare del processo politico e delle decisioni che ad esso attengono nelle varie materie, comprese quella della politica dei trasporti che stiamo trattando stamane, nove anni sono certamente un periodo lunghissimo che ci separa dall'inizio della valutazione delle situazioni che hanno portato a predisporre questo piano. Del resto questo piano ha avuto il placet in Commissione esattamente un anno fa, il 3 luglio dello scorso anno la Commissione si è pronunciata; ciò denota veramente quali siano i tempi direi veramente biblici con i quali si affrontano questi temi, che sono appunto i tempi da ferrovia a scartamento ridotto con i percorsi che tutti conosciamo, con i vettori che tutti conosciamo. Ebbene, credo che il trenino verde che percorre quaranta chilometri all'ora appartenga oggi ad una cultura turistico-ambientale che vuol fare riscoprire i valori del paesaggio e di una certa tradizione ma che non possa essere preso ad esempio per effettuare processi di rinnovamento e programmazione come questi, che richiederebbero tempi certamente più veloci. Credo che nessuno abbia citato un fatto che si è svolto solo qualche giorno fa a Rodi alla conferenza sulle regioni mediterranee, alla quale era presente anche il presidente Floris. Nella conferenza, con una dichiarazione finale si è parlato di istituire una sorta di osservatorio dei trasporti mediterranei che dovrebbe partire proprio dall'osservazione che in Sardegna esiste già un osservatorio dei trasporti sardi. Ebbene, questo osservatorio oggi potrebbe essere in grado di fornire, in tempi brevissimi, tutti i dati aggiornati sulle nuove decisioni che sono state assunte in materia di trasporti dal CIPET sul nuovo direi divenire del piano dei trasporti quale potrebbe essere alla luce di nuove situazioni che si sono venute a creare in Sardegna in materia di trasporti, innanzitutto le decisioni che provengono dalle ferrovie dello Stato in materia di elettrificazione e raddoppio della così detta dorsale sarda e sul sistema che dovrebbe essere scelto sia per il trasporto delle merci che per il trasporto delle persone. Il potenziamento dei porti e della politica portuale è stato visto in varie circostanze come alternativa al trasporto ferroviario, soprattutto in materia di trasporto merci delle ferrovie, ed un potenziamento di alcuni porti già esistenti ubicati nella fascia costiera, sia orientale che occidentale della Sardegna, potrebbe svolgere un compito prioritario e fondamentale nella nuova politica dei trasporti merci in Sardegna. Credo che qualcosa del genere sia stato già tentato anni addietro, ma senza grossi risultati, però le condizioni attuali del divenire del sistema dei trasporti complessivo rendono sempre più economica la politica del cabotaggio e meno economica un'altra politica che richieda grosse infrastrutture sul territorio e grossi investimenti che con la dinamica dei trasporti in Sardegna, con l'essere l'Isola sottodimensionata al punto di vista demografico, dal punto di vista economico produttivo, soprattutto nelle produzioni primarie, richiederebbero certamente un approccio diverso all'infrastrutturazione dei trasporti. Se poi a questo aggiungiamo l'aver creato in Sardegna grosse strutture portuali (manca l'onorevole Usai che è intervenuto stamane), quale il porto terminal di Cagliari, con questa grossa area a disposizione, che si voleva proiettare anni addietro, quando si iniziò a parlare di questo porto, quando si progettò e quando si cominciò a costruire, in una dimensione veramente, totalmente mediterranea, non possiamo non ritenere opportuno che su questo piano vada fatto un approfondimento, vadano riviste alcune allocazioni e alcune indicazioni che erano state date, proprio alla luce di quanto è emerso in questi anni, di quanto è emerso nell'ultimo periodo e di quanto probabilmente emergerà fra qualche tempo, alla luce della politica complessiva del Governo e dello Stato non solo in materia di trasporti, ma in materia di erogazione e di utilizzazione delle risorse. Credo che con questi dati a disposizione noi potremmo fare veramente delle valutazioni diverse, valutazioni che probabilmente scaturirebbero anche dalle considerazioni che andremo a farne in Aula, credo già a partire da stasera, sulla vertenza Sardegna e su quello che sarà poi l'assetto produttivo della grande industria, l'allocazione e la salvaguardia dei livelli produttivi e occupazionali, di aziende trasformatrici nel territorio isolano che oggi vedono così gravemente compromessa la loro stessa esistenza e l'esistenza di migliaia di posti di lavoro.

Tutto questo ci pone nella condizione di dire che questo piano non è un piano attuale, non ce ne voglia l'Assessore, non ce ne voglia certamente la Commissione che ha lavorato un anno fa, perché i tempi hanno reso inattuali alcune scelte che nove anni fa o un anno fa sembravano attuali e percorribili. L'esigenza di un adeguamento, di una rivisitazione di questo strumento è un'esigenza primaria e fondamentale. Questo perché crediamo ancora in una politica di programmazione, ma non vogliamo che una programmazione, disarticolata dai tempi e dai momenti efficaci di valutazione del contesto e delle risorse nelle quali si opera, possa essere di fatto una programmazione che nasce già superata e sorpassata. Ecco perché, se prima della replica dell'Assessore sarà convocata una Conferenza dei Capigruppo, certamente proporremo una considerazione allo stesso Assessore, che non vuol dire che noi non vogliamo approvare questo piano oggi, ma vogliamo trovare delle condizioni per le quali anche il riferimento che è stato fatto nel disegno di legge 181 all'articolo 9 bis, dove si dice: "entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale avvia le procedure per il primo aggiornamento del piano trasporti" possa essere ampiamente rivisto e modificato. Dobbiamo darci tempi molto più stetti, altrimenti con il termine di sei mesi anche in questa circostanza sia andrebbe all'anno prossimo e anche gli aggiornamenti potrebbero non servire per l'attuazione del piano. Se ci fosse un impegno di questo tipo, partendo dalla considerazione che in quest'Aula sta emergendo, e cioè che il tempo che il Consiglio e la Giunta si sono dati per approvare questo piano oramai non è accettabile, che il piano che è arrivato in Aula di per se stesso va in molte sue parti aggiornato perché è superato, se la Giunta prendesse impegno solenne che entro un mese si andrà all'approvazione o alla ridefinizione degli aggiornamenti necessari, secondo quella serie di informazioni che possono venire offerte molto proficuamente anche dall'osservatorio sui trasporti che abbiamo in Sardegna, che è stato preso come punto di riferimento per la creazione di un osservatorio sui trasporti nel Mediterraneo, in linea con le cose che dicevo in apertura sulla collocazione geografica della Sardegna, che può benissimo guardare ad Ovest, ad Est, a Sud e a Nord, in un contesto direi più ampio della dimensione nazionale, in una dimensione internazionale che dobbiamo verificare, ebbene, se la Giunta volesse dare garanzie al Consiglio in questo senso, credo che potrebbe essere una soluzione. Altrimenti dovremmo veramente chiederci se valga la pena, in circostanze come questa, produrre dei documenti programmatici che non abbiano più il supporto di dati effettivi, reali e soprattutto attuali, o se non sia più corretto, più opportuno, riaggiornare l'approvazione di questo piano ad un momento in cui la documentazione e i dati ci permettano di fare previsioni più attendibili e una politica di piano più rispondente alle esigenze e alle situazioni reali dell'economia sarda e dell'economia nazionale.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio proseguiranno questo pomeriggio alle ore 17 e 30.

La seduta è tolta alle ore 12 e 57.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazione

Interrogazione Cocco - Ruggeri - Cuccu - Pubusa - Scano sui servizi essenziali dell'abitato di Montevecchio. (447)

INSERIRE TESTO

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta

Interpellanza Mannoni - Baroschi - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Mulas Maria Giovanna circa le valutazioni sul peggiorato stato di balneabilità delle coste sarde esposte dal Ministero della sanità.

I sottoscritti,

RILEVATO che notizie di stampa riferiscono, a seguito di dichiarazioni del Ministero della sanità, di un peggioramento delle condizioni di balneabilità nelle coste della Sardegna;

CONSIDERATO che, se confermate, le valutazioni sull'inquinamento marino sottrarrebbero all'Isola quelle attestazioni di qualità ambientale che ne determinano l'attrattiva turistica;

ATTESO che negli anni passati notevoli risorse finanziarie sono state destinate dalla Regione agli interventi di depurazione delle acque e di risanamento ambientale;

CONSIDERATO che da lungo tempo è in fase di redazione un piano regionale di risanamento delle acque,

chiedono di interpellare nella competente Commissione l'Assessore regionale dell'ambiente, quello della sanità e quello del turismo per conoscere le loro valutazioni:

a) sullo stato dell'ambiente marino-balneare e sui controlli relativi alla sua qualità;

b) sullo stato di attuazione dei programmi di risanamento delle acque e sulle misure che la Giunta regionale intende proporre per accelerarne l'attuazione;

e) sulle iniziative che la Giunta regionale intende assumere per tutelare gli interessi turistici dell'Isola. (321)

Interpellanza Dadea - Cuccu - Cocco - Ruggeri - Serri - Pubusa - Scano - Sardu sulla paventata installazione di una postazione radar dell'aeronautica militare in località Capo Spartivento in territorio del Comune di Teulada.

I sottoscritti,

PREMESSO CHE:

- l'installazione della postazione radar occuperebbe una porzione di territorio di circa 8 ha, e che l'estensione dei vincoli per un raggio di 2 Km, determinerebbe una occupazione globale di circa 600 ettari in uno dei punti più suggestivi della costa di Teulada;

- la realizzazione della postazione militare determinerebbe un grave danno allo sviluppo economico e sociale della comunità teuladina, vista la conseguente interdizione di qualsiasi attività nell'area interessata;

- il Comune di Teulada è già fortemente gravato da una serie di servitù militari che occupano circa 7000 ettari del suo territorio;

- la paventata decisione di installare una postazione radar sembrerebbe essere stata decisa senza che il Comune di Teulada e le popolazioni interessate fossero non solo interpellati ma neanche informati,

tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale al fine di conoscere:

1) se la Regione sarda sia stata informata o interpellata dalle autorità militari circa la decisione di installare una postazione radar a Capo Spartivento;

2) quali iniziative intenda porre in essere al fine di evitare che una ulteriore porzione di territorio della nostra Isola possa essere gravato da servitù militari, visto che la Sardegna è la seconda regione italiana per numero di servitù militari che insistono sul suo territorio;

3) se non ritenga necessario riaprire il difficile confronto con il Ministero della difesa al fine di pervenire ad una riduzione del carico di servitù militari che grava sul territorio sardo. (322)

Interpellanza Soro sull'importazione del cemento in Sardegna.

Il sottoscritto,

PREMESSO che negli ultimi mesi si è sempre più accentuato il flusso importativo di cemento estero verso la Sardegna e che lo stesso si è sinora attestato sull'ordine dell'8 per cento circa registrato nel 1992;

CONSIDERATO che il fenomeno dell'importazione del cemento avviene:

a) in un periodo di contrazione congiunturale del mercato del cemento, causato dalla crisi economica in generale e dalla gravissima situazione del settore edile;

b) in una situazione di totale rigidità del mercato sardo;

CONSTATATO che:

- la società greca Halkis, esportatrice del cemento in Sardegna, da notizie apprese dalla stampa greca, avrebbe accumulato un debito valutato ad una somma corrispondente a 600 miliardi di lire circa;

- il Governo greco è stato condannato dalla CEE il 2 maggio 1990 con la decisione 91/144 CEE per aver fornito alla predetta società Halkis aiuti giudicati illegittimi perché il contrasto con gli articoli 92 e 93 del Trattato di Roma;

- il Governo greco ha annullato i debiti contratti dalla Heracles (altra società impegnata nelle esportazioni verso la Sardegna) con un versamento a fondo perduto per una somma corrispondente a 200 miliardi di lire circa e che tale decisione è stata condannata dalla CEE, e che successivamente, essendo stata accettata, contro lo stesso hanno presentato ricorso l'industria inglese e italiana e un'impresa greca;

- una nave viene utilizzata come deposito galleggiante per la vendita, anche al dettaglio, del cemento, in evidente violazione della legislazione vigente;

- il prezzo del cemento d'importazione risulta più basso al porto di Oristano che nel paese d'origine;

CONSIDERATO, altresì, che l'importazione del cemento in Sardegna rischia di determinare una irreversibile deindustrializzazione del settore cementiero che occupa attualmente nelle cementerie di Scala di Ciocca, Siniscola e Samatzai circa novecento persone e che circa quattrocento di tali posti di lavoro sono a rischio,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali iniziative intende adottare per tutelare i livelli occupativi del settore ed in particolare per far cessare una situazione di evidente illegittimità. (323)

Interpellanza Mulas Maria Giovanna sugli abusi edilizi e il grave deterioramento ambientale in località Cala Luna.

La sottoscritta,

PREMESSO che la "codula" e la spiaggia di Cala Luna sono unanimemente considerate monumento naturale di rara bellezza;

CONSIDERATO che la salvaguardia attiva di questo patrimonio di alto valore naturalistico non è solamente ascrivibile alla responsabilità delle singole comunità località territorialmente competenti, ma richiede il coinvolgimento e l'impegno concreto e decisivo dell'intera comunità regionale e nazionale;

AVUTA NOTIZIA dell'ulteriore abuso, compiuto in località Cala Luna, che continua ad alterare l'integrità dei luoghi in un tratto di costa inserito nell'area dell'istituendo Parco marino del Golfo di Orosei;

PRESO ATTO dell'opera di controllo effettuata dagli agenti del corpo forestale e di vigilanza ambientale, che hanno accertato una serie di gravi infrazioni, contemplate dalla legge n. 431 relative alla tutela del paesaggio, alla legge regionale n. 31 e alla legge n. 979 sulle riserve marine i cui ambiti sono stati ricompresi nella legge n. 394, legge quadro sui parchi;

CONSIDERATO che oltre all'alterazione dei luoghi con ripetuti abusi edilizi, è emergente il problema della eutrofizzazione dello stagno, dovuto all'inquinamento dei reflui provenienti dai servizi dell'insediamento;

VALUTATO che il degrado ambientale e la perdita di immagine di Cala Luna può compromettere le prospettive offerte dalla pianificazione dei parchi e indebolire l'interesse dei visitatori verso la costa orientale della Sardegna;

RITENUTO che l'obiettivo primario dovrebbe essere quello di restituire l'integrità naturale al luogo insieme ad una qualificazione e razionalizzazione dei flussi turistici attribuendo agli operatori locali funzioni compatibili, finalizzate alla corretta gestione delle risorse ambientali,

chiede di interpellare l'Assessore regionale dell'ambiente per conoscere quali siano gli intendimenti della Giunta regionale nel breve e nel medio periodo per salvaguardare questo bene di eccezionale rilevanza e restituire la piena funzione alla località di Cala Luna, una delle immagini simbolo che rappresentano fisicamente la naturalità e integrità ambientale della Sardegna. (324)

Interpellanza Ortu - Onida - Ferrari - Zucca sulla crisi dell'Azienda "Brembo-Cavi" di Scano Montiferro.

I sottoscritti rivolgono la presente interpellanza al Presidente della Giunta regionale, all'Assessore regionale dell'industria, all'Assessore regionale delle finanze e all'Assessore regionale della programmazione per conoscere la linea di intenti e le azioni concrete di intervento che la Giunta regionale intende mettere in atto in relazione alla crisi dell'Azienda "Brembo-Cavi" di Scano Montiferro.

PREMESSO CHE:

- la "Brembo-Cavi", nata appena due anni fa per la produzione di cavi coassiali, ebbe subito notevole successo nel mercato italiano ed internazionale con un sempre maggiore numero di commesse;

- i prodotti dell'Azienda si sono affermati per qualità e competitività;

- l'iniziativa nasce con la partecipazione pubblica (SFIRS con il 28 per cento e BIC con il 2 per cento del capitale versato);

- in una zona assolutamente carente di occupazione industriale l'Azienda occupa 16 lavoratori;

- si è intervenuti per l'avvio dell'Azienda con contributi, mutui, corsi di formazione e lavoro a far carico sulle risorse finanziarie pubbliche;

- i lavoratori da mesi senza retribuzione hanno occupato la fabbrica,

gli interpellanti chiedono un intervento della Giunta regionale per la ripresa produttiva dell'Azienda, di grande capacità produttiva e di notevole espansione economica ed occupativa, ma priva oggi di direzione tecnica all'altezza del compito, perché sia garantito il lavoro e la serenità di vita ai lavoratori e alla comunità di Scano Montiferro turbata dalla crisi dell'unica Azienda industriale presente nel territorio. (325)

Interpellanza Lorettu - Tamponi - Carusillo - Dettori - Giagu - Deiana sulla ingiusta esclusione dell'Azienda di soggiorno e turismo di Alghero dalla ripartizione dei contributi regionali destinati agli enti turistici e sulla conseguente penalizzazione del turismo della Sardegna Nord-Occidentale.

I sottoscritti, con riferimento alla deliberazione recentemente adottata dalla Giunta regionale, chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale del turismo per sapere:

1) se abbiano consapevolezza del fatto che l'introito derivante dalla gestione delle grotte di Nettuno - la cui disponibilità viene addotta per escludere l'Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Alghero dalla ripartizione dei contributi regionali destinati agli enti turistici - è strettamente conseguente non solo alla ovviamente indispensabile manutenzione degli impianti, ma soprattutto ad una qualificata attività promozionale che si inserisca in quella più in generale a sostegno del movimento turistico del territorio;

2) se concordino sul fatto che l'esclusione in parola ironicamente presentata come scelta "perequativa" ponendo l'azienda nella condizione di non svolgere più alcuna delle indispensabili attività di promozione e qualificazione sopra richiamate, determinerà il decadimento di un bene pubblico quale è il complesso delle grotte di Capo Caccia e conseguentemente un drastico ridimensionamento dello stesso introito oggi derivante dalla gestione del medesimo complesso;

3) se abbiano consapevolezza del fatto che una tale scelta penalizzerebbe pesantemente le attività turistiche in un territorio che, proprio in virtù della sua conclamata vocazione turistica, è stato spesso escluso da interventi pubblici interessanti altri settori economici;

4) se non ritengano, alla luce delle considerazioni sopra esposte, di dover rivedere il proprio orientamento, promuovendo le conseguenti determinazioni da parte della Giunta regionale. (326)

Interpellanza Lorettu sulla mancata istituzione dei registri pubblici degli incarichi di studio, progettazione e consulenza, nonché sulla mancata pubblicazione degli elenchi completi degli incarichi affidati nel corso delle ultime tre legislature regionali.

Il sottoscritto,

PREMESSO che in sede di esame della legge finanziaria 1992 (L.R. 28 aprile 1992, n. 6) la Commissione finanze prima e il Consiglio regionale poi accolsero la proposta, formulata dal sottoscritto anche a nome della Giunta, di disciplinare, all'articolo 98 della predetta legge regionale, le forme di pubblicità cui assoggettare gli incarichi di progettazione, di consulenza o di studio;

RICORDATO che il citato articolo 98 prescrive l'istituzione, presso la Presidenza della Giunta regionale e presso ciascun Assessorato, di un registro degli incarichi di studio, progettazione e consulenza che, sulle ore di apertura al pubblico degli uffici, deve essere tenuto a disposizione dei cittadini, che possono gratuitamente consultarlo o estrarre copia;

RICORDATO altresì che, a norma del medesimo articolo, gli enti locali della Sardegna sono tenuti a istituire analoghi registri per gli incarichi da loro conferiti e retribuiti con l'utilizzazione di finanziamenti regionali;

RICORDATO, infine, che la stessa norma autorizza la Giunta regionale a pubblicare l'elenco completo degli incarichi affidati all'amministrazione regionale nel corso delle ultime tre legislature,

TUTTO CIO' PREMESSO, chiedere di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) per quale motivo ad oggi nessun Assessorato abbia istituito e messo a disposizione dei cittadini il predetto registro degli incarichi di studio, progettazione e consulenza;

2) per quale motivo ad oggi nessun Assessorato abbia pubblicato l'elenco completo degli incarichi affidati durante le ultime tre legislature regionali e neppure quelli conferiti durante la legislatura attualmente in corso;

3) se abbia verificato che tutti gli enti locali della Sardegna abbiano dato esecuzione alla norma in parola e quali iniziative la Giunta regionale abbia assunto o intenda assumere per ottenerne il pieno rispetto;

4) se non ritenga di dover assumere immediatamente idonee iniziative per garantire che la stessa Amministrazione regionale dia piena applicazione alle prescrizioni dell'articolo 98 della legge regionale 28 aprile 1992, n. 6, così da contribuire concretamente alla trasparenza degli atti della pubblica amministrazione in una materia di particolare rilevanza. (327)

Interrogazione Ladu Leonardo, con richiesta di risposta scritta, sui limiti di superficie per edificazione in zona E agricola.

Il sottoscritto,

PREMESSO che molte richieste dei cittadini di Ozieri, volte ad ottenere una concessione edilizia, sono da tempo sospese in attesa di una corretta interpretazione delle norme vigenti,

chiede di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica perché accerti in particolare, tramite gli uffici, se la condizione di terreno accorpato e contiguo, posseduto in esclusiva proprietà, sussista anche nel caso in cui tale terreno sia attraversato da un rio.

Ciò al fine di sapere se è possibile fare valere, nel caso suddetto, il requisito del limite di superficie minima prevista dal PUC del Comune di Ozieri, per l'edificazione delle zone E agricole. (551)

Interrogazione Usai Edoardo sui canoni di locazione degli immobili dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Cagliari.

Il sottoscritto,

APPRESO:

- che il 29 gennaio u.s. l'Istituto Autonomo Case Popolari di Cagliari avrebbe deliberato di ridurre del 50 per cento il canone di locazione di alcuni immobili affittati a Cagliari e Carbonia al P.S.I., alla D.C., al P.D.S., al P.S.D.I., al P.S.d'Az.;

- che tali immobili sarebbero stati concessi in locazione ai partiti citati da diversi anni, dietro un canone contenuto fino al dicembre del 1991 in poche migliaia di lire;

- che a far data dal gennaio 1992 i canoni sarebbero stati adeguati in base alle nuove valutazioni dell'U.T.E, raggiungendo cifre comunque irrisorie;

CONSIDERATO che centinaia di cittadini poco abbienti locatari di locali dello IACP non sono riusciti ad ottenere alcuna riduzione del canone di locazione,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere:

- quali motivi abbiano indotto l'Istituto Autonomo Case Popolari a ridurre del 50 per cento il canone di locazione in favore della D.C., del P.D.S., del P.S.I., del P.S.d'Az., del P.S.D.I.;

- in quale data l'IACP abbia concesso in occasione gli immobili oggetto della delibera del 29 gennaio u.s.;

- quale sia l'importo versato fino ad oggi da ciascun partito per la locazione;

- se rientri nelle finalità dell'ente svolgere opera di beneficenza in favore dei partiti politici. (552)

Interrogazione Cogodi - Salis sulla mancata partecipazione della Giunta e delle istituzioni regionali alla manifestazione degli emigrati della Lombardia.

I sottoscritti,

PREMESSO:

- che in data 22 maggio 1993 si è svolta al Palatrussardi di Milano una manifestazione di solidarietà per i lavoratori in lotta della Sardegna;

- che detta manifestazione, promossa dai circoli degli emigrati sardi, ha visto una larga partecipazione di famiglie di lavoratori sardi della Lombardia ed ha ricevuto il contributo di numerosi gruppi artistici e personalità della cultura sarda;

- che le spese di allestimento della manifestazione sono state peraltro sostenute in gran parte dalle Istituzioni e dagli stessi lavoratori sardi che vi hanno partecipato;

- che a detta manifestazione erano del tutto assenti i rappresentanti istituzionali a tutti i livelli di Giunta, di maggioranza e persino di Ufficio della Regione autonoma della Sardegna; e purtroppo ciò usualmente accade da diverso tempo per tutte le manifestazioni promosse dai lavoratori emigrati sardi,

TUTTO CIO' PREMESSO, anche in quanto presenti e partecipi alla manifestazione di Milano e perciò testimoni dello stato di disagio e di grave disappunto manifestato dai lavoratori sardi emigrati nei confronti della insensibilità di chi primariamente dovrebbe rappresentare le istituzioni autonomistiche, chiedono di interrogare l'Assessore regionale del lavoro per conoscere quali ragioni sostanziali abbiano potuto determinare un siffatto grave inadempimento e sottovalutazione degli obblighi istituzionali e morali nei confronti dei lavoratori emigrati da parte della Giunta e delle istituzioni regionali. (553)

Interrogazione Manca - Casu - Cocco, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione del patrimonio forestale dell'Alto Oristanese e del Marghine.

I sottoscritti,

PREMESSO che nel territorio dell'Alto Oristanese e del Marghine, come già negli anni precedenti, si sta ripetendo anche nel presente e in queste settimane il vorace attacco della Lymantria Dispar contro tutte le principali essenze forestali;

EVIDENZIATO che alla massiccia presenza di tale insetto defoliatore forestale, conosciuto col nome comune di processionaria, si associa anche l'invasione della Malacosoma neustria che aggredisce non solo le querce ma gli stessi alberi da frutta;

RIMARCATO che il lodevole impegno regionale finalizzato al nuovo impianto di essenze arboree non può certo mascherare le gravissime carenze, ancora presenti in Sardegna, sul fronte della lotta contro i parassiti ed in modo particolare contro gli insetti defoliatori che mettono in pericolo la stessa sopravvivenza di gran parte del patrimonio forestale isolano;

RICORDATO che negli anni 1988, 1989 e 1990 ha dato ottimi risultati, nei territori dei Comuni di Abbasanta, Norbello, Paulilatino e Santulussurgiu, un trattamento di lotta biologica specifica svolto con utilizzazione del bacillus tauringiensis, per iniziativa dell'Amministrazione provinciale di Oristano col concorso del competente Assessorato regionale dell'ambiente;

SOTTOLINEATO che il positivo risultato dell'intervento non ha determinato, come sarebbe stato logico e naturale, la sua utile riproposizione, ma la sua inspiegabile interruzione, col conseguente ripresentarsi delle periodiche ovature del parassita e, quindi, del suo successivo, rapido ed incontenibile sviluppo,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'ambiente e l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere:

- se l'invasione degli insetti indicati e le richiamate conseguenze siano state debitamente segnala te dagli organismi preposti alla sorveglianza sul territorio;

- se non ritengano utile accertare la causa della sospensione del trattamento biologico positivamente sperimentato;

- se non ritengano opportuno predisporre un intervento della massima urgenza nei territori indicati a tutela della salvaguardia e vitalità del patrimonio forestale e delle essenze arboree che, diversamente, andrebbero incontro all'ormai prossimo periodo caratterizzato dagli incendi estivi in condizioni di estrema debolezza e di grande precarietà. (554)

Interrogazione Usai Edoardo, sulla costruzione di una strada collegante Ardauli con Funtana 'e Lidoni.

Il sottoscritto,

PREMESSO:

- che con decreto dell'Assessore regionale dell'industria n. 416/a del 27 dicembre 1990 la Regione sarda ha concesso ad un privato a facoltà di coltivare per la durata di dieci anni il giacimento di bentonite e terre da sbianca nella località "Monte Calighe" in territorio dei Comuni di Neoneli, Nugheddu S. Vittoria, Ardauli e Sorradile in provincia di Oristano;

- che il decreto in parola secondo la prassi è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione e portato a conoscenza dei Comuni interessati, senza che da parte di alcuno nei successivi rituali trenta giorni sia stata sollevata opposizione di alcun genere;

- che con decreto del Presidente della Giunta regionale n. 5/155 in data 5 novembre 1990 l'Amministrazione provinciale di Oristano veniva autorizzata ad occupare terreni siti in territorio di Ardauli per la realizzazione dei lavori di prolungamento della strada Ardauli-Funtana 'e Lidoni e tra questi i terreni formanti oggetto della concessione mineraria in parola;

- che a seguito di sopralluogo di tecnici dell'Assessorato regionale dell'industria nella zona soggetta a concessione mineraria, la Regione sarda ha in data 13 febbraio 1991 invitato formalmente l'Amministrazione provinciale di Oristano a sospendere immediatamente i lavori di costruzione della strada, ribadendo che il giacimento minerario ivi situato era stato attribuito per lo sfruttamento alla ditta intestataria della concessione;

- che l'Amministrazione provinciale di Oristano, lungi dal sospendere i lavori, ne ha verosimilmente disposto l'accelerazione se, come sembra, l'impresa appaltatrice ha repentinamente aperto la pista di apertura del tracciato;

- che la Provincia di Oristano era già da tempo a conoscenza dell'esistenza di un consolidato ed attivo esercizio di attività mineraria nella zona, gravata da diversi anni da permesso di ricerca;

- che l'esistenza di altre due strade perfettamente agibili colleganti Ardauli con Funtana 'e Li- doni non sembra giustificare la necessità di una terza strada di collegamento;

- che pertanto ancora più ingiustificata appare l'insistenza dell'Amministrazione provinciale di Oristano alla costruzione della strada, insistenza che determina l'insorgere di legittimi dubbi in ordine alle reali motivazioni dell'intrapresa;

- CONSIDERATO che il conflitto di competenze in atto fra due amministrazioni pubbliche, oltre ad arrecare gravissimo danno economico al titolare della concessione di sfruttamento, non contribuisce certamente a migliorare la già scarsissima credibilità delle istituzioni, nel mentre indebolisce la ormai pallida certezza del diritto dei cittadini,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria per conoscere se non ritengano di intervenire urgentemente presso l'Amministrazione provinciale di Oristano al fine di conoscere:

- quali motivi abbiano indotto l'Amministrazione stessa a concedere l'autorizzazione alla costruzione della strada in parola;

- quale sia il costo preventivato dell'opera, quante imprese abbiano partecipato alla gara d'appalto e quale di esse ne abbia ottenuto l'aggiudicazione;

- quale sia la valutazione del Presidente e dell'Assessore in ordine al conflitto in atto fra la Provincia e la Regione;

- quali interventi intendano porre in essere a tutela del diritto del titolare della concessione di sfruttamento, già gravemente leso. (555)

Interrogazione Serrenti - Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Planetta - Puligheddu, con richiesta di risposta scritta, sull'installazione di un radar in località Capo Spartivento.

I sottoscritti,

PREMESSO che il Ministero della difesa ha presentato un progetto di esproprio per un terreno privato al fine di realizzare un programma Radar 3 DRL, con relativa strada di accesso, in località Capo Spartivento (zona che ricade nei Comuni di Domus de Maria e Teulada);

RILEVATO che si tratta di un'area già fortemente gravata da numerose servitù militari e che la richiesta di un ulteriore asservimento per una nuova servitù militare annienterebbe le ultime risorse economiche (pesca, allevamento, agricoltura) e ambientali rimaste, costringendo gli abitanti della zona ad un nuovo processo di emigrazione forzata in cerca di fonti occupazionali stabili e sicure;

ATTESO che i Consigli comunali di Teulada e Domus de Maria sono fortemente contrari alla concessione del terreno per l'installazione del programma Radar e che intendono frapporre ogni possibile iniziativa per scongiurarne la realizzazione;

DENUNCIATO che il Ministero della difesa, ben lungi dall'applicare precisi accordi e vari protocolli, con i quali si era più volte impegnato nei confronti del Governo sardo al fine di precedere allo smantellamento e alla sdemanializzazione di numerose servitù militari e immobili in Sardegna, restituendoli al patrimonio regionale, inoltra continue pressanti richieste di nuove servitù militari finalizzate a nuove accessioni di terreni,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

- quali concrete immediate iniziative intenda adottare la Giunta regionale per impedire che un nuovo lembo di territorio sardo venga sottratto all'uso della popolazione, senza giustificati motivi di ordine strategico militare o di difesa del territorio da ipotetiche forze nemiche;

- se intende la Giunta regionale, altresì, chiedere l'intervento risolutore della Corte costituzionale al fine di ottenere l'effettiva sdemanializzazione di ampi territori della Regione, attualmente detenuti dal Ministero della difesa senza alcuna motivazione inerente gli scopi istituzionali cui detto dicastero è preposto, ricordando, peraltro, che a suo tempo lo stesso Ministero si preoccupò di fornire al Governo regionale un ampio e dettagliato elenco di terreni e immobili da dismettere. (556)

Interrogazione Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione sindacale del personale della Regione.

I sottoscritti, premesso che sempre più nell'opinione pubblica si sta diffondendo l'idea che i sindacalisti, nelle aziende pubbliche come in quelle private, godano di privilegi e favori usufruendo fra l'altro molti di "distacchi" sindacali (ovvero di esonero totale dal lavoro) e moltissimi di centinaia di ore di permessi sindacali, spesso utilizzati per fini obliqui o comunque diversi da quelli previsti dalla legge;

CONSIDERATO che per non creare nell'opinione pubblica e in specie in quella dei lavoratori generalizzazioni indebite nei confronti delle organizzazioni sindacali e perché la Giunta regionale, dopo tanto parlare, passi dai pronunciamenti teorici alla pratica reale della trasparenza,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli affari generali per sapere:

- a quanto ammontino complessivamente i dipendenti regionali (compresi quelli degli enti strumentali e non), quanti siano gli iscritti ai sindacati e a quali;

- a quanti ammontino complessivamente nel corrente anno i "distacchi" sindacali e in particolare quanti ne usufruiscano CGIL - CISL - UIL - CSS - QSNAL e sindacati autonomi;

- in base a quale quota di iscritti venga concesso un "distacco" sindacale;

- quante ore di permessi sindacali siano state concesse nell'anno 1992 e a quali organizzazioni sindacali;

- se risponda a verità la notizia apparsa sulla stampa locale riguardante il segretario provinciale confederale della UIL nuorese che "sarebbe stato assunto per chiamata diretta come motoseghista in un cantiere forestale del Nuorese", senza peraltro mai mettere piede in detto cantiere in quanto in "distacco" sindacale;

- se vi siano altri casi di sindacalisti in "distacco", assunti dalla Regione per chiamata diretta. (557)

Interrogazione Casu - Ladu Leonardo - Serri - Satta Gabriele, con richiesta di risposta scritta, sulla morte di un giovane presso il reparto di neurochirurgia dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari.

I sottoscritti,

PREMESSO di essere venuti a conoscenza della denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale di Sassari da parte dei genitori di Manuele Sanna, 17 anni, deceduto dopo due successivi interventi da parte dell'équipe medica del reparto di neurochirurgia dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari;

EVIDENZIATO che i familiari denunciano di aver direttamente constatato l'incuria nella gestione della terapia dopo il primo intervento chirurgico subito dal ragazzo a distanza di quattro ore del ricovero, avvenuto immediatamente dopo una caduta da uno scooter, e di essere stati informati dai degenti compagni di corsia del ragazzo che, nonostante dalle ore 23 del 24 maggio chiamassero con insistenza l'operatore di turno, poiché vedevano l'evidente aggravarsi delle condizioni di salute del giovane, solo alle ore 5 del giorno successivo (25 maggio) vi è stato l'intervento di un infermiere, che nelle ore successive si è iniziato un secondo intervento chirurgico alla conclusione del quale ai familiari è stato comunicato il decesso clinico del ragazzo, che il 28 maggio poi ha cessato di vivere;

VERIFICATO che in successive corrispondenze giornalistiche dei quotidiani la Nuova Sardegna e l'Unione Sarda è stata data notizia della drammatica vicenda e riportate le affermazioni del responsabile medico del reparto di neurochirurgia che ammette carenze nell'assistenza ai degenti giustificate con l'esiguità del personale nell'organico del reparto;

VALUTATO che l'ammissione di non poter garantire la dovuta assistenza post-operatoria ai pazienti sottoposti a interventi chirurgici particolari e delicati è grave e induce dubbi inquietanti sulla qualità dell'assistenza prestata;

CONSIDERATO il drammatico epilogo della vicenda che si è conclusa con la morte del giovane Manuele Sanna;

CONSTATATO che è già stata inoltrata dai familiari una denuncia penale nei confronti di eventuali responsabili di negligenza nell'assistenza prestata,

TUTTO CIO' PREMESSO chiedono di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere quali provvedimenti siano stati adottati o si intendano adottare in relazione a questo specifico caso e se non ritenga comunque opportuno promuovere con effetto immediato l'inchiesta amministrativa al fine di verificare lo stato dell'assistenza sanitaria nel reparto di neurochirurgia dell'Ospedale SS. Annunziata dell'U.S.L. n. 1 oggetto di una così preoccupante denuncia di mancata assistenza. (558)

Interrogazione Usai Edoardo sul crollo di un palazzo in Via Barcellona a Cagliari.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- sempre con maggiore frequenza nei centri storici delle città della Sardegna, anche a motivo della negligenza delle amministrazioni locali, si verificano crolli di vecchi immobili e di strutture rese fatiscenti dal tempo e dall'incuria;

- come nel recente episodio verificatosi a Cagliari, oltre ai danni materiali, si è dovuta registrare anche la perdita di una vita umana;

- le operazioni di sgombero delle macerie, dovendosi effettuare in una realtà urbanistica ed abitativa profondamente degradata, si svolgono con grande difficoltà e senza il necessario supporto di moderne tecnologie che consentano di agire in condizioni di grave emergenza;

- assieme alla perdita di una vita umana le condizioni di pericolosità della zona hanno indotto le autorità ad ordinare lo sgombero di numerose famiglie, che vengono in questo modo a perdere, incolpevolmente, un ben primario quale è la casa;

- a quanto è dato saperne, l'Amministrazione comunale di Cagliari non intende svolgere alcun ruolo nella vicenda,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere:

- se non intenda promuovere la costituzione di una unità di emergenza dotata di mezzi e tecnologie in grado di far fonte a situazioni di particolare gravità ed emergenza che dovessero verificatisi nei centri storici delle città dove è più difficile l'accesso dei mezzi di soccorso tradizionali;

- se non intenda, altresì, promuovere la creazione di un fondo di solidarietà che consenta ai cittadini che abbiano perso per ragioni non dipendenti dalla loro volontà la propria abitazione di trovare una sistemazione abitativa rapida, dignitosa, adeguata. (559)

Interrogazione Morittu - Salis, con richiesta di risposta scritta, sulla sicurezza nell'area cagliaritana e nel nord Sardegna.

I sottoscritti,

CONSIDERATO che la recente tragedia avvenuta nella raffineria "Mediterranea" di Milazzo ha posto in termini preoccupanti il problema sicurezza nelle aree considerate ad alto rischio;

EVIDENZIATO che in Sardegna di dette aree ne esistono sia intorno a Cagliari che a Porto Torres per la presenza di impianti che lavorano il petrolio e suoi derivati;

SOTTOLINEATO che detti impianti sono compresi fra quelli a rischio di incidente rilevante;

ACCERTATO che in quelle aree considerate ad alto rischio gravitano centri abitati ad altra concentrazione di persone (Cagliari, Sarroch, Assemini, Capoterra, Pula, Porto Torres, Stintino ed altri ancora) ed anche considerando l'elevata percentuale di presenze turistiche nella stagione estiva,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se esitano misure di sicurezza efficienti all'interno degli impianti in questione e se sia stato predisposto un piano di protezione dei cittadini in caso di malaugurato incidente. (560)

Interrogazione Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti sulle nomine dei vertici dell'Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) di Oristano.

I sottoscritti,

APPRESO che la Giunta regionale ha provveduto alla nomina del presidente dello IACP di Oristano scegliendolo fra i membri eletti al Consiglio di amministrazione dal Consiglio provinciale nella sua riunione del giorno 5 aprile c.a.;

TENUTO CONTO che alla stessa data non era ancora esecutiva la delibera del 25 marzo 1993 per l'integrazione del regolamento;

CONSIDERATO che l'Amministrazione provinciale con la delibera n. 11 del giorno 25 marzo 1993, pubblicata il 1° aprile 1993, indicava la data del 2 aprile 1993 come termine per la presentazione dei "Curriculum" da parte delle persone che ponevano al propria candidatura a componenti dell'amministrazione IACP;

EVIDENZIATO che l'articolo 5 del citato regolamento deliberato dal Consiglio provinciale prevede determinate condizioni e titoli per essere eletti al ruolo citato,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dei lavori pubblici al fine di conoscere se la Giunta per la nomina del presidente dello IACP di Oristano ha prima verificato circa il rispetto della normativa da parte del Consiglio provinciale nel procedimento di elezione dei propri rappresentanti nell'amministrazione dell'Ente citato, e quali atti si intendano assumere in caso di riscontrate illegittimità negli atti. (561)

Interrogazione Ladu Leonardo, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione della legge regionale n. 26 del 1992.

Il sottoscritto,

PREMESSO che molti nefropatici, assistiti presso il Centro dialisi di Ozieri, versano in gravi difficoltà per la mancata erogazione da parte della USL n. 5 dei benefici previsti dalla legge regionale n. 26 del 1992;

EVIDENZIATO che i dializzati hanno ricevuto regolare autorizzazione dalla Regione sarda per interventi all'estero per il trapianto del rene; hanno fatto, come da legge, richiesta alla U.S.L. per l'anticipazione per il viaggio, spese sanitarie e ricovero;

PRECISATO che, benché alcune pratiche siano in corso ormai da tantissimo tempo, non è stato concesso quanto dovuto;

RICORDATO che tali interventi hanno un costo di oltre 100 milioni, per cui i malati non sono assolutamente in grado di farvi fronte con risorse proprie; i dializzati sono costretti a chiedere prestiti alle banche, che fanno maturare costi di interesse più alti delle stesse disponibilità,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere se non ritenga opportuno verificare questo grave stato di cose e assumere le opportune iniziative per porvi rimedio. (562)

Interrogazione Lorettu - Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative da assumere per salvaguardare i livelli occupativi nell'agglomerato industriale di Alghero a seguito della crisi della ditta Tecnoserre SpA.

I sottoscritti,

PREMESSO che la ditta Tecnoserre SpA, già operante presso l'agglomerato industriale di San Marco in Alghero, è investita da una grave crisi in conseguenza di scelte imprenditoriali e produttive sbagliate, che non hanno tenuto conto dell'inevitabile progressiva soppressione dei contributi regionali a fondo perduto in conseguenza della minore disponibilità finanziaria della Regione, situazione a tutti nota da alcuni anni e che non poteva non riflettersi nel settore degli impianti serricoli di tipo più oneroso e peraltro non indispensabile;

RILEVATO che per nascondere la superficialità e la leggerezza di tali scelte imprenditoriali sbagliate si è tentato da più parti di accreditare l'idea che l'abolizione dei contributi a fondo penduto per la realizzazione di serre in ferro e vetro sia frutto di una scelta improvvisata e immotivata dalla Giunta regionale, che avrebbe inspiegabilmente modificato i suoi precedenti orientamenti;

CONSIDERATO che queste scelte imprenditoriali sbagliate rischiano di travolgere una trentina di posti di lavoro, e che i dipendenti della ditta sono già stati collocati forzatamente in ferie,

chiedono di interrogare gli Assessori regionali dell'industria e del lavoro per sapere se non ritengano:

1) di esaminare la possibilità di applicare alla ditta Tecnoserre SpA la legge recentemente approvata dal Consiglio regionale proprio per finanziare iniziative di riconversione produttiva, previamente valutando l'opportunità di condizionare l'intervento alla estromissione dei responsabili di una impostazione aziendale non sostenibile;

2) di esaminare la possibilità di garantire, nel frattempo, il mantenimento dei posti di lavoro o, in alternativa, di assicurare l'immissione dei dipendenti alla casa integrazione guadagni;

3) di chiarire all'opinione pubblica e anche a quei consiglieri regionali che, lasciando in ombra le responsabilità aziendali, hanno ritenuto di mettere demagogicamente sotto accusa la Giunta regionale, che l'abolizione dei contributi a fondo perduto per la realizzazione di serre in ferro e vetro è ampiamente motivata da un orientamento generale assolutamente necessitato, ma anche da valide scelte di politica agraria già ampiamente applicate in altre regioni; ricordando, peraltro, che la decisione di abolire detto intervento è stata sanzionata, il 20 marzo 1992, dal voto non della Giunta ma del Consiglio regionale che in tale data la approvò in via definitiva nell'ambito del Programma pluriennale per gli anni 1992-1994, col voto favorevole di tutti i consiglieri regionali facenti parte della maggioranza. (563)

Interrogazione Usai Edoardo sulla distribuzione del quotidiano "Il Giorno" nelle aziende del Gruppo ENI.

Il sottoscritto,

PREMESSO

- che la gravissima crisi economica che affligge numerose aziende del Gruppo ENI non sembra attenuarsi, determinando prospettive drammatiche per la occupazione di migliaia di lavoratori;

- che i provvedimenti del Governo, lungi dall'indicare soluzioni idonee al definitivo risanamento dell'assetto industriale della Sardegna, si riducono alla sola erogazione di denari, pur necessari per far fronte alle sacrosante esigenze dei lavoratori;

- CONSIDERATO che in questo momento è più che mai necessario, nella gestione delle aziende in crisi, unire il rigore della spesa con la contrazione degli sprechi;

APPRESO, invece, che nelle aziende del Gruppo ENI viene distribuito gratuitamente alle maestranze il quotidiano "Il Giorno" di proprietà del Gruppo stesso,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere se non ritenga opportuno intervenire presso l'ENI al fine di conoscere:

- quante copie del quotidiano in parola vengano distribuite annualmente in Sardegna gratuitamente all'interno delle aziende dell'ENI;

- se il numero di tali copie sia ricompreso nel numero complessivo della tiratura ufficiale riportato dal quotidiano;

- se le aziende citate corrispondono al Gruppo alcun prezzo per la vendita ed, in caso affermativo, quale esso sia;

- quale sia la valutazione del Presidente in ordine all'iniziativa citata. (564)

Interrogazione Cocco - Manca - Erittu - Scano - Casu, con richiesta di risposta scritta, sul pericolo di dispersione delle professionalità tecnico-culturali della sede regionale RAI della Sardegna.

I sottoscritti,

PRESO ATTO dell'impegno dell'Assessore regionale della pubblica istruzione per dare attuazione alla mozione approvata dal Consiglio regionale (dicembre 1992) e diretta ad evitare la chiusura della struttura di programmazione della sede RAI della Sardegna. In tale prospettiva sono da considerare particolarmente utili gli incontri con le forze sindacali e culturali, promossi dallo stesso Assessore regionale della pubblica istruzione, che hanno consentito di individuare una possibile soluzione al problema in un formula di convenzione Rai-Regione;

CONSIDERATO che ancora non è stata resa operativa alcuna soluzione, mentre la RAI sta procedendo ad una riorganizzazione interna che di fatto disperde il patrimonio di alta professionalità che la sede regionale RAI era andata accumulando in mezzo secolo di attività,

TUTTO CIO' PREMESSO chiedono di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione per sapere quali atti intenda porre in essere per impedire, in attesa di un'attuazione operativa della mozione consiliare del dicembre del 1992, che venga disperso l'importante patrimonio di professionalità tecnico-culturale che la sede RAI di Cagliari è andata accumulando in mezzo secolo di attività. (565)

Interrogazione Murgia - Salis - Morittu, con richiesta di risposta scritta, sulla sostituzione del Commissario governativo delle Ferrovie della Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- da appena cinque mesi è stato nominato Commissario governativo delle Ferrovie della Sardegna il Dr. Arch. Roberto Onida;

- che in virtù di una esperienza venticinquennale alle F.S. e di una solida esperienza di 15 anni di dirigente sindacale, il suddetto dirigente ha saputo imprimere una nuova e forte accelerazione al complesso meccanismo dell'Azienda, stimolando la partecipazione fattiva dei sindacati nella politica aziendale e nel contempo valorizzando le notevoli qualità professionali del quadro dirigenti per una conduzione dell'Azienda più moderna e funzionale;

- la trasparenza degli atti sinora adottati dal Commissario ha avuto il plauso della stragrande maggioranza del personale dipendente;

- non risultano, peraltro, episodi, fatti, illeciti amministrativi o politici di nessuna pur minima rilevanza,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

- se corrisponde al vero che il Ministro dei trasporti abbia nominato in sostituzione del Dr. Arch. Roberto Onida, un nuovo Commissario governativo;

- risultando inverosimile tale ipotesi non ritenga l'Assessore tale provvedimento intempestivo, ingiustificato ed eccessivo per i tempi e i modi;

infine, quali iniziative intenda adottare la Giunta regionale per far riesaminare l'adozione di un provvedimento di chiaro stampo coloniale che, oltre ad aver creato scompiglio e sconcerto nell'ambito aziendale, può rivelarsi una operazione che ancora una volta mortifica professionalità sarda a favore di altri soggetti che potrebbero vantare quale requisito fondamentale il ruolo di vassallo del Ministro di turno. (566)

Mozione Ladu Leonardo - Dadea - Manca - Zucca - Casu - Pes - Lorelli - Satta Gabriele - Cocco - Cuccu - Erittu - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Scano - Serri sull'organizzazione della giustizia in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che il Ministro Conso sta predisponendo un piano per la revisione delle circoscrizioni degli uffici giudiziali;

VISTO che tale piano sopprimerebbe i tribunali di Tempio e Lanusei sulla base di valutazioni e criteri che non considerano le peculiari condizioni della Sardegna;

ACCERTATO che al contrario occorrerebbe rafforzare tali uffici con adeguati organici, di magistrati e personale amministrativo, per le gravi carenze che presentano e per la delicatezza della funzione che svolgono in aree ad altro rischio di criminalità;

CONSTATATA la larga protesta manifestata agli Enti locali, dagli operatori del settore e dalle popolazioni della zona, avverso una operazione gravemente penalizzante per l'amministrazione della giustizia,

impegna la Giunta regionale

- ad intervenire presso il Governo nazionale perché il Ministro Conso receda da tale decisione;

- a rappresentare al CSM la necessità di coprire rapidamente i posti organici per i magistrati vacanti da molti anni presso tutti i tribunali sardi;

- a dare ogni opportuno sostegno perché la funzione giudiziaria in Sardegna si esercitata nelle condizioni organizzative migliori possibili. (130)

Mozione Tamponi - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Carusillo - Corda - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Piras - Sanna Adalberto - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Antonio - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sullo stato della vertenza Sardegna e relativo confronto della Giunta regionale e dei sindacati con il Governo nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSTATATO che a distanza di vari mesi il confronto già avviato fra il Governo nazionale, la Giunta regionale ed i sindacati si è interrotto e ancora non si profilano, soluzioni che inducano a delineare l'attenuarsi della grave situazione economica, produttiva e occupazionale che pesa sulla Sardegna;

RITENUTO che il Governo nazionale non possa venir meno agli impegni assunti con il protocollo d'intesa siglato nel dicembre del 1990 e con il quale veniva fra i primi obblighi quella della rapida approvazione di un testo unificato del disegno di legge sul finanziamento del terzo piano di rinascita ai sensi dell'articolo 13 dello Statuto speciale, che affida allo Stato il proseguimento della rinascita economica e sociale della Sardegna;

CONVINTO che senza idonee misure che assicurino alla Sardegna le necessarie risorse finanziarie, drasticamente ridotte prima con l'abrogazione della legge 64/986 e poi con la cessazione degli interventi previsti dalla legge 268/197, continuerà a decrescere il livello produttivo delle nostre aziende, ma soprattutto continuerà lo stillicidio dei licenziamenti nei vari comparti, specie quelli collegati alle aziende facenti capo alle partecipazioni statali ormai completamente allo sbando o peggio investite da un forte sommovimento liquidatorio legato alle privatizzazioni selvagge;

VISTO l'ordine del giorno n. 79, approvato a maggioranza dallo stesso Consiglio regionale nella seduta del 17 dicembre scorso a conclusione del dibattito svoltosi sulle mozioni nn. 110 (Rinascita), 112 (D.C.), 113 (P.D.S.), 114 (P.S.I.), 115 (P.S.d'AZ.), col quale si richiede di effettuare un fermo ed urgente intervento presso il Governo nazionale per chiedere una serie di misure (che partivano da un confronto su tutte le problematiche legate al mantenimento del sistema produttivo esistente) e di insistere per l'approvazione del piano di rinascita tutt'ora pendente in Parlamento;

RILEVATO che malgrado l'approvazione dell'Ordine del giorno-voto del 19 marzo 1993, in una seduta straordinaria che ha visto presenti anche tutti i parlamentari nazionali ed europei e i rappresentanti delle forze sociali ed imprenditoriali, il confronto con lo Stato non è approdato a conclusioni positive, malgrado il concorso dei sindacati regionali e nazionali che hanno svolto anche una partecipata manifestazione di protesta a Roma per sollecitare una più sollecita attenzione del Governo alla grave situazione produttiva ed occupativa della Sardegna;

RITENUTO necessario incalzare il Governo nazionale in carica, guidato da Ciampi che dai primi provvedimenti sembra solo mosso da criteri, pur doverosi, di rigorosa gestione economica che penalizzano, però, le regioni e le categorie più deboli,

impegna la Giunta regionale

1) a riprendere, con urgenza, la trattativa e il confronto col Governo nazionale, unitamente alle forze sindacali per chiedere prioritariamente:

a) l'adozione di un decreto-legge con il quale vengano immediatamente messe a disposizione le risorse finanziarie già maturate e quelle previste dal rifinanziamento del piano di rinascita economico e sociale della Sardegna previsto dall'articolo 13 dello Statuto speciale;

b) le misure finanziarie necessarie per l'attuazione di una politica industriale e di sviluppo in Sardegna che diano attuazione alle intese già raggiunte a seguito della approvazione del Protocollo d'intesa approvato nel dicembre del 1990, come l'accordo di programma finalizzato alla reindustrializzazione della Sardegna centrale e quello relativo allo sviluppo unitario dell'area chimica sarda;

c) a dare la dovuta attenzione alle esigenze della Sardegna nella distribuzione di 5 mila miliardi che l'Agenzia per il Mezzogiorno si accinge ad assegnare per il completamento delle opere già avviate e da portare a completamento;

2) ad adottare tutte quelle misure di carattere finanziario, anche in sede di assestamento di bilancio, per reperire e definire interventi più incisivi idonei a far fronte alla drammatica crisi occupazionale e produttiva in cui versa la Sardegna;

3) ad effettuare in Consiglio una verifica sugli esiti di tutti gli interventi effettuati sinora dalla Giunta regionale per attuare gli impegni programmatici e quelli indicati con l'ordine del giorno del 17 dicembre 1992 e con l'ordine del giorno-voto del 19 marzo 1993. (131)

Mozione Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Zucca - Casu - Cocco - Cuccu - Erittu - Lorelli - Muledda - Pes - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Serri sullo stato della trattativa col Governo sui temi della vertenza Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

- la crisi economica in Sardegna negli ultimi mesi si è ulteriormente aggravata;

- in particolare permane lo stato di incertezza sullo sbocco di riordino e privatizzazione delle Partecipazioni statali in Sardegna, che se non è accompagnato da un nuovo progetto industriale di rilancio, rischia di determinare il tracollo dell'intero apparato industriale nei settori della chimica, della metallurgia, delle miniere e della carta;

- si accentua la crisi nel settore della telefonia, dell'edilizia ed in genere della piccola e media impresa, su cui pesano difficoltà finanziarie e deficit di innovazioni;

- nel settore agricolo ed agro-pastorale si assumono provvedimenti che colpiscono in maniera diretta e pesante le nostre produzioni più significative, anche perché presso la CEE vi è una pessima rappresentazione degli interessi dell'agricoltura nazionale e regionale;

CONSTATATO che il Consiglio regionale ha approvato solennemente nei mesi scorsi un ordine del giorno voto in cui si chiede al Governo nazionale di affrontare con decretazione d'urgenza le emergenze più gravi della Sardegna e si sollecita il Parlamento ad esaminare la nuova legge di attuazione dell'articolo 13 e ad assumere i provvedimenti indilazionabili per evitare di compromettere irrimediabilmente il nostro apparato produttivo,

impegna la Giunta regionale a riferire al Consiglio regionale

a) sull'andamento della trattativa col Governo rispetto alla piattaforma approvata dal Consiglio regionale con l'ordine del giorno voto e sulle iniziative che intende assumere per riavviare tali trattative e sollecitare l'attuazione degli accordi sottoscritti col Governo;

b) sullo stato dell'apparato produttivo sardo e ad indicare le necessarie modifiche legislative che ne favoriscano il rilancio puntando prioritariamente al sostegno di nuovi e competitivi filoni produttivi;

c) sulla proposta che la Giunta regionale sta definendo nella manovra di assestamento di bilancio per garantire il supporto finanziario adeguato per sostenere e qualificare le attività produttive e salvaguardare l'occupazione. (132)