Seduta n.247 del 18/06/2002
CCXLVII SEDUTA
Martedì 18 Giugno 2002
(Pomeridiana)
Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 17 e 15.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 10 maggio 2002 (241) che è approvato.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, stamattina si sono interrotti i lavori perché c'è stata una riunione tra i sindaci e alcuni consiglieri regionali. Quello che abbiamo detto stamattina è questo: noi siamo favorevoli all'inversione dell'ordine del giorno solamente se c'è un impegno ad esitare la legge molto speditamente e che non venga chiesto il voto segreto per introdurre modifiche che la stravolgano.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, per favore, faccia con calma la sua comunicazione perché non si capisce molto bene la sua richiesta.
CORONA (F.I.-Sardegna). Ho detto che anche stamattina abbiamo detto che siamo favorevoli, se la legge deve essere esitata in breve tempo, ad acconsentire all'inversione dell'ordine del giorno...
PRESIDENTE. Quale legge? Scusi, onorevole Corona, non è chiaro.
CORONA (F.I.-Sardegna). Il testo unificato sulle province, abbiamo interrotto stamattina...
PRESIDENTE. Allora, stamattina non c'è stato un incontro con alcuni consiglieri, l'incontro di stamattina era con i Capigruppo, da tale incontro forse è emersa un'esigenza; lei mi deve fare una proposta, onorevole Corona? Io così non riesco a capire.
CORONA (F.I.-Sardegna). La proposta è rivolta agli altri Gruppi perché si prenda un impegno per non presentare richieste di voto segreto su questa legge sulle province; noi siamo favorevoli a porla al primo punto all'ordine del giorno solamente a questa condizione. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, lei sta comunicando un accordo su qualcosa di cui questa Presidenza non è a conoscenza, se ha degli accordi da prendere con i Capigruppo la invito a chiedere una riunione con i Capigruppo, in caso contrario, se non ci sono richieste da altri consiglieri andiamo avanti col punto 2 all'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Volevo dire semplicemente che non si capisce, non quello che ha detto il collega Corona, ma a che cosa si riferisca, posto che l'ordine del giorno del Consiglio prevede, e non può essere diversamente, la prosecuzione della discussione di un testo unificato, quello sull'IRAP, sul quale si è conclusa la discussione generale, e si deve votare il passaggio agli articoli.
Per cui in ogni caso il Consiglio deve decidere cosa fare del testo che ha in esame, se ritiene di interrompere, può farlo ancora, a norma di Regolamento, e noi, mi pare assieme ad altri gruppi, avevamo manifestato a suo tempo una disponibilità a rinviare in Commissione questa legge, per le ragioni che furono nella discussione generale rappresentate, e ci era parso che il Consiglio regionale ritenesse la proposta ampiamente motivata. Quindi prima di tutto si tratta di definire la sorte della legge che abbiamo in discussione.
Successivamente, se vi sarà una proposta, che qualcuno dovrà pur avanzare, può darsi anche che l'avanziamo noi o chi vorrà, di inversione dell'ordine del giorno, si discuterà dell'inversione dell'ordine del giorno; intendendo però, per non ripetere dopo una discussione che ci porterebbe chissà dove, che chi sarà favorevole o meno all'inversione dell'ordine del giorno si pronuncerà sull'inversione non sulla modifica del Regolamento, qualsiasi argomento il Consiglio regionale possa o debba discutere si discuterà a termini di Regolamento, senza condizioni poste da chicchessia, anche perché sono condizioni che nessuno può porre, ed io immagino, non immagino, so per certo, che sarà la Presidenza a precisare che nessuno può in questo Consiglio approvare una proposta che imponga condizioni contrarie al Regolamento, la qual cosa è una pura e semplice follia, già di follie ne abbiamo visto tante poc'anzi vedendo una partita di pallone, per favore, questa è una cosa più seria di una partita di pallone.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Molto velocemente, Presidente, volevo chiedere formalmente l'inversione dell'ordine del giorno per consentire che il testo unificato sulle province al punto 12, possa essere discusso come primo punto all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori Ivana. Ne ha facoltà.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia. Se ha problemi, si rivolga al Presidente, onorevole Cogodi.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia, stia comodo!
DETTORI (D.S.). Posso, Presidente?
PRESIDENTE. Prego, onorevole Dettori.
DETTORI (D.S.). Grazie Presidente. Mi associo a ciò che ha detto il collega Sanna, ma io vorrei porre un problema e fare una domanda alla Presidenza: al quindicesimo punto, e nei successivi, ci sono elezioni dei componenti di Consigli di Amministrazione eccetera, dovrebbe essere all'ordine del giorno l'elezione della Commissione delle Pari Opportunità, non capisco perché non appaia nell'elenco delle nomine da fare dal Consiglio e chiedo alla Presidenza di darmi risposta.
Naturalmente non intendo chiedere di porre questa elezione prima della discussione del testo unificato sulle province, ma subito dopo tale discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Dettori, è al punto 21 dell'ordine del giorno.
DETTORI (D.S.). Presidente, mi scusi, stamattina mi è stato fornito questo ordine del giorno che evidentemente è sbagliato. Allora voglio sottolineare che, per evitare che provveda il Presidente nell'esercizio dei poteri sostitutivi, forse è bene procedere a questa elezione entro la giornata di domani.
PRESIDENTE. I Gruppi hanno l'ordine del giorno, si regoleranno, onorevole Dettori.
Così come siete intervenuti voi, gli altri colleghi hanno diritto di intervenire sull'argomento in discussione, successivamente prenderemo in considerazione la proposta fatta dai signori consiglieri.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, volevo dire che non c'è nessuna contraddizione, tra l'altro, tra la proposta fatta dal collega Sanna e la proposta fatta dal collega Cogodi.
E` chiaro che noi dobbiamo riprendere la discussione che avevamo interrotto della legge sull'IRAP, ma è altrettanto chiaro che c'è stata una richiesta di inversione dell'ordine del giorno per inserire subito dopo il testo unificato sulle nuove province, perché l'impegno che hanno assunto stamattina tutti i Capigruppo alla presenza di una delegazione di sindaci, è stato quello di chiedere all'inizio della seduta l'inversione dell'ordine del giorno.
Quindi la proposta del collega Sanna chiaramente è rivolta a inserire tale testo all'ordine del giorno, poi si discuterà se deve continuare la discussione del testo sull'IRAP o se esso debba ritornare in Commissione per un ulteriore approfondimento, ma saranno problemi che si vedranno successivamente.
PRESIDENTE. Colleghi, voglio rammentarvi che, sulla proposta fatta dall'onorevole Sanna, è consentito l'intervento di un consigliere per Gruppo.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Voglio esprimere la mia contrarietà all'inversione proposta dell'ordine del giorno per due semplici motivi, non ovviamente perché sia contrario a discutere la legge attuativa delle province, ma solo e soprattutto perché ci sono degli argomenti all'ordine del giorno la cui approvazione è fondamentale per il proseguo dell'attività politica di questa maggioranza.
Faccio presente che il disegno di legge sull'IRAP è stato presentato in data 18 giugno 2001, quindi fra le altre cose è anche antecedente rispetto alla proposta di legge che è del 2 ottobre 2001. Questo provvedimento è importantissimo perché è aspettato con ansia da parte di tutte le categorie produttive e a distanza di un anno e mezzo, ricordandoci che questo era un collegato alla finanziaria del 2000, ancora non si è provveduto, e finalmente dopo diverse peripezie è arrivato all'Aula.
Secondariamente c'è il Dpef che, per obbligo istituzionale e quindi per indicazione che ne è data dalla legge 11, la legge sulla contabilità, deve essere approvato entro il 30 giugno del corrente mese, si tratta di due scadenze importantissime, alle quali la maggioranza ritengo non possa e non debba rinunciare, pertanto esprimo il mio parere contrario.
PRESIDENTE. Per il Gruppo dei D.S. hanno domandato di intervenire il consigliere Pinna e il consigliere Scano. Può intervenire solo uno dei due, se interviene uno, non interviene l'altro, lo prescrive il Regolamento. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Intervengo per dire, in poche parole, che non vorremmo che la questione IRAP venisse ora utilizzata in qualche modo per evitare di affrontare subito la questione "province". Ho chiesto di intervenire proprio perché nella fase precedente io mi pronunciai contro il rinvio in Commissione del testo sull'IRAP, sollevai un problema formale che riguardava l'applicazione rigorosa, puntuale, corretta dell'articolo 86 del Regolamento. Ma ora questa è una questione, diciamo, non attuale, per quanto riguarda invece gli aspetti sostanziali non c'è dubbio che il fatto che sia passato un anno dal momento dell'approvazione in Commissione del testo unificato sull'IRAP ha fatto sorgere, non in me, ma ha fatto sorgere legittime, fondate esigenze di approfondimento, alle quali forse è il caso di guardare con sensibilità, con attenzione e con rispetto; io rimango della mia opinione, però mi sembra giusto che su una materia così complessa piuttosto che andare ad una ad una votazione un po' avventurosa in Consiglio, si rifletta pacatamente sul che fare.
Questo quindi mi consente di esprimere la nostra opinione favorevole a che il Consiglio possa affrontare subito, aderendo alla proposta poc'anzi avanzata da Giacomo Sanna, la questione delle province: è una questione impellente, è una questione urgente, è bene che non diamo ulteriori segni di incertezza, di volontà di dilazione che non verrebbero più compresi dall'opinione pubblica e che sarebbero anche ingiustificati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, vorrei rammentare che in una delle ultime sedute, quella nella quale la legge sull'IRAP è approdata in Consiglio e si è avviata la discussione, sono nate una serie di perplessità.
Da ciò era parso di cogliere non una semplice volontà di sospensione dell'esame della legge perché il giorno i lavori del Consiglio si erano conclusi, ma era parso di cogliere l'esigenza di un ulteriore approfondimento, che credo che non possa avvenire in Aula laddove vi sarebbero sicuramente notevoli difficoltà e comunque difficoltà maggiori rispetto all'approfondimento che potrebbe essere fatto dalla Commissione.
Credo che correttamente dobbiamo in questa fase decidere se rinviare, e questa è pure la mia opinione, l'esame della legge sull'IRAP, potremmo poi così, conformemente agli impegni assunti - perché non è che i Capigruppo ci si siano riuniti con i sindaci che ne hanno fatto richiesta per un fatto puramente formale, ci si è riuniti e in quella sede ci si è anche espressi in un certo modo; richiamare le posizioni espresse in quella sede ritengo sia utile; mi pareva che tale volontà fosse maturata per parte dei Capigruppo presenti, ma anche per parte della Giunta che in quella sede si è ugualmente espressa - procedere all'esame del testo sulle province, così come suggeriva l'onorevole Cogodi, approvando una inversione dell'ordine del giorno.
E` evidente, Presidente, che una anticipazione che io auspico, e sulla quale sono assolutamente favorevole, della discussione del provvedimento sulle province, non può essere votata accettando i condizionamenti che l'onorevole Corona invece mi pare intenda dettare all'Aula. Se la discussione sul tale provvedimento viene anticipata, così come a mio parere deve essere, verrà inserito all'ordine del giorno, al primo punto, e la discussione in Aula si svilupperà nei modi e nelle forme che il Regolamento prevede, indipendentemente da quelli che sono i condizionamenti che l'onorevole Corona tenta di imporre.
Apprendiamo dall'onorevole Balletto che la legge sull'IRAP e altri provvedimenti rischiano, se non immediatamente esaminati, di sconvolgere il clima politico, beh, una motivazione in più per anteporre la legge sulle province, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Balia, noi prima di affrontare la discussione su una eventuale pregiudiziale che potrebbe essere posta sul testo in esame sull'IRAP, così come lei ha proposto, a parte che la Commissione, nella sua autonomia, avrebbe già potuto richiamare tale testo, abbiamo da esaurire la discussione sulla proposta fatta dall'onorevole Sanna Giacomo, alla quale altri colleghi si sono successivamente uniformati, cioè la proposta di inversione dell'ordine del giorno.
Per approvare l'inversione dell'ordine del giorno, lo ricorderò poi quando sarà il momento, comunque lo preannuncio già da ora, occorre la maggioranza dei due terzi dei votanti, presente la maggioranza in Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Anch'io sono favorevole alla proposta che, secondo il Regolamento, si torni un attimo all'esame del testo sull'IRAP per decidere quello che è stato suggerito in precedenza, e poi perché sono dell'avviso che si debbano rispettare gli impegni assunti, come già abbiamo detto; impegni assunti a suo tempo, impegni ribaditi stamani in occasione dell'incontro fra i Capigruppo e gli esponenti delle autonomie locali con i quali sarebbe ora di aprire un tavolo di confronto permanente, stante le riforme costituzionali in atto.
PRESIDENTE. Chi li ha assunti questi impegni? Non li ha assunti la Presidenza del Consiglio, penso i consiglieri, i Capigruppo; faccio questa precisazione perché qui si parla ermeticamente a volte e qualcuno potrebbe non comprendere, per la chiarezza, onorevole Dore.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, voglio essere breve perché così possibilmente si potrà anche iniziare a lavorare stasera; l'incontro di stamattina sicuramente non ha generato impegni per l'Istituzione ma solo per i presenti: alcuni componenti della Giunta, alcuni Capigruppo, alcuni consiglieri che si sono impegnati a votare l'inversione degli argomenti all'ordine del giorno per discutere subito il testo unificato sulle nuove province.
Si è anche detto, e questo vorrei sottolineare, che questa discussione non deve far calare l'attenzione dovuta al testo unificato sull'IRAP, in quanto anch'esso credo che abbia dignità di legge e come tale vada affrontato da questo Consiglio regionale.
Per cui mi sembra di capire che l'intero Consiglio, perlomeno chi sta ascoltando e quelli che sono intervenuti, vorrebbe esprimersi sulla sospensiva con rinvio in Commissione del testo in esame, per poi sottoporre al voto dell'Aula l'inversione dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Quindi, onorevole Capelli, lei fa la proposta di procedere all'esame del testo sull'IRAP e poi votare l'inversione dell'ordine del giorno discutendo come terzo argomento la legge delle province, giusto? Questa è la proposta, in alternativa all'altra, sono due proposte.
CAPELLI (U.D.C.). Chiarisco allora più esattamente la proposta, che è come ha enunciato lei; pur non essendo stati assunti impegni istituzionali si è anche detto che si procederà, dopo l'esame del testo sulle nuove province, con l'ordine del giorno previsto, quindi discutendo il disegno di legge sul personale 310/A, e quindi il Dpef.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Credo che l'argomento sia abbastanza semplice; c'è una richiesta di inversione dell'ordine del giorno inserendo la legge sulle province subito dopo aver esaurito la discussione sul testo unificato sull'IRAP; dopo aver votato l'inversione dell'ordine del giorno decidiamo che cosa fare della legge sull'IRAP, se proseguirne l'esame, se deve ritornare in Commissione, ma questo successivamente. La proposta che il collega Sanna ha fatto è quella di inserire all'ordine del giorno, subito dopo la discussione già iniziata sull'IRAP, il testo unificato sulle nuove province, questo è quello che si deve votare adesso.
PRESIDENTE. No, l'onorevole Sanna non ha proposto questo, ha proposto...
FADDA (Popolari-P.S.). Non poteva fare diversamente perché è già iniziata la discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, per cortesia, vuole chiarire perché o non capiamo noi o c'è un problema di audio o qualcosa del genere, credo, non solo io, di aver capito che è stata chiesta l'inversione dell'ordine del giorno.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto) Non ci sarebbe stato nessun problema se sulla mia richiesta uno avesse parlato a favore e uno contro, il problema sarebbe stato già risolto.
PRESIDENTE. Non è così.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Questo è il mio pensiero, si è aperto un dibattito che non aveva motivo di esistere. C'è una legge di cui è iniziata la discussione, stabiliamo se continuare tale discussione o rinviare il testo in Commissione come da molte parti si sta dicendo, che comunque l'inversione dell'ordine del giorno rimanga come richiesta formale per spostare il punto 12 al primo posto, è certo perché non intendo ritirare tale proposta.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, la sua è una richiesta di prosecuzione della discussione sull'ordine del giorno o è di interruzione per votare il passaggio agli articoli? Noi qui, io personalmente e gli uffici, abbiamo capito che la sua è una proposta di inversione dell'ordine del giorno.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto) Io le sto chiedendo di votare adesso, non le ho chiesto di votare dopo.
PRESIDENTE. Basta questo, i commenti lasciamoli al prossimo futuro. Avevamo capito bene allora.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Onorevole Fadda lei ha già parlato. Non posso darle la parola.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, per chiedere il tipo di votazione mi darà la parola!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo la votazione nominale elettronica.
PRESIDENTE. Stiamo votando la richiesta di inversione dell'ordine del giorno, spostando il provvedimento sulle province al secondo punto dell'ordine del giorno, in ogni caso dopo la discussione del testo unificato sull'IRAP; ripetiamo, stiamo votando lo spostamento del testo unificato sulle province, non al secondo ma al terzo posto dell'ordine del giorno, subito dopo la discussione del testo unificato sull'IRAP.
PRESIDENTE. Indico la votazione palese, con procedimento elettronico dell'inversione dell'ordine del giorno.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Vorrei parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Stiamo votando non è possibile, avrebbe dovuto chiederlo prima.
(segue la votazione)
PRESIDENTE. Prego onorevole Pirisi, il suo voto non risulta, può dichiararlo.
PIRISI (D.S.). Ho espresso il voto a favore.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCAREDDU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - RANDAZZO - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU -VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - CORONA - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MASALA - ONIDA - PILO.
Si sono astenuti i consiglieri: BIGGIO - PILI - PITTALIS - RASSU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 66
Astenuti 4
Maggioranza 44
Favorevoli 58
Contrari 8
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Dobbiamo porre in votazione il passaggio all'esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge 99A - 153A - 216A sull'IRAP.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, voglio riprendere una proposta che è stata avanzata già da alcuni colleghi, ma in modo particolare dal collega Scano, chiedo se non si ritenga necessario che gli approfondimenti su questa legge avvengano in Commissione; quindi la proposta che io faccio è che il provvedimento prima di essere discusso e prima di votare il passaggio agli articoli ritorni per una breve istruttoria, diciamo, dopo gli interventi che ci sono stati nella discussione generale, in Commissione.
PRESIDENTE. E` stata posta una questione sospensiva con rinvio in Commissione, possono intervenire uno pro e uno contro questa proposta.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, sono contrario alla richiesta di rinvio in Commissione, anche e soprattutto perché non comprendo i motivi e le ragioni che la giustifichino, tenendo presente che questo disegno di legge, che poi è stato unificato con due proposte di legge che sono state presentate dai colleghi Riformatori e altri, è stato approvato in Commissione quasi all'unanimità con la sola eccezione dei consiglieri di Rifondazione Comunista.
Ribadisco che si tratta di un provvedimento fortemente atteso dalle categorie produttive, e che è un provvedimento che è perfettamente in linea con le dichiarazioni programmatiche e non solo con esse, ma anche con il DPEF 2002-2004 e con il DPEF 2003-2005. Rinviare in Commissione questa legge significa solamente ritardarne i tempi di attuazione, considerato che, trattandosi di un provvedimento di pochissimi articoli, l'Aula è la sede più opportuna per discutere tutti i motivi e tutte le ragioni che possono giustificare un suo perfezionamentoe pertanto, per quanto mi riguarda, sono estremamente contrario, perché in questo modo si consumerebbe veramente un atto grave nei confronti di chi attende questo provvedimento, considerato uno dei tanti fondamentali e fondanti di questa maggioranza per dare impulso allo sviluppo economico e con esso alla occupazione. Se questo noi non facessimo sicuramente staremmo tradendo le attese.
PRESIDENTE. Chiedo scusa e rettifico prima di dare la parola all'onorevole Cogodi. Anche in questo caso, cioè quando venga posta una questione sospensiva, può intervenire un consigliere per Gruppo.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intervengo per esprimere il nostro parere favorevole al rinvio in Commissione, e anche altrove, se è possibile, di questo provvedimento legislativo, per i necessari approfondimenti. Noi l'avevamo espressa, questa opinione, già nel corso della discussione generale, perché è vero che questo provvedimento è arrivato in Aula con la sola contrarietà, in sede istruttoria, del Gruppo della Rifondazione Comunista, però è anche vero che in Aula la quasi totalità degli interventi, e sono stati numerosi, di opposizione e di maggioranza, hanno manifestato perplessità, ripensamenti, esigenza di approfondimento.
Tanto è valida l'idea della necessità di un approfondimento che ancora oggi, nei preliminari a questa discussione, abbiamo sentito parlare addirittura di provvedimento istitutivo dell'IRAP da parte di colleghi e consiglieri regionali, quindi di legislatori.
Il testo in esame non istituisce l'IRAP. Questa proposta, come ben si sa, destituisce l'IRAP, cioè, tradotto in termini estremamente comprensibili, il testo di legge che arriva in Aula prevede la riduzione di un'entrata ordinaria della Regione, che è già garantita alla Regione, perché l'IRAP ha accorpato, semplificato una serie di imposte che le imprese pagavano già, imposte che non elenco e che sono indicate nella legge nazionale del '96 che le ha pure ridotte, ed è nella misura del 4,25 per cento del reddito d'impresa. Voi state proponendo di ridurla al 3,25 per cento, cioè dell'uno per cento in meno.
Quindi, posto che il reddito che la Regione ricava dall'IRAP da diversi anni è certificato, al '99, in 934 miliardi, tolta anche la parte di contribuzione pubblica, perché la pagano anche gli enti pubblici, ci riferiamo solo alla parte pagata dai privati, che ammonta a 451 miliardi, se riduciamo la percentuale di un punto, cioè di un quarto, voi state prevedendo di diminuire le entrate della Regione di 100 miliardi all'anno, rispetto a quanto già la Regione riceve dallo Stato che riscuote questa tassa dalle imprese e regolarmente la versa nelle casse della Regione. In una regione nella quale si stanno facendo pagare i ticket sui medicinali, in una regione nella quale non si trova il modo di affrontare il problema del lavoro, il problema dell'acqua, e non so come dopo affronteremo il problema di dare una base finanziaria anche all'istituzione delle nuove province, e quindi al riordino istituzionale, mi domando com'è che vi fate prendere dalla fretta di ridurre di 100 miliardi le entrate, regalandoli al sistema delle imprese, il quale sistema delle imprese paga oggi meno di quanto pagava quando erano in vigore le otto o dodici imposte precedenti che sono state cumulate.
Queste sarebbero le vostre riforme e questa sarebbe la grande agevolazione che voi pensate di fare all'economia della Sardegna! Non è così, voi state togliendo 100 miliardi e più - poi faremo bene i conti - ogni anno alle casse della Regione, quindi alla generalità dei cittadini della regione, perché sono 100 miliardi che la Regione ha già ogni anno, e questi 100 miliardi li volete dare solo a una parte, che è il sistema delle imprese, ben si intende delle medie e grandi imprese, perché è chiaro che chi ha più reddito avrà più sconto, quindi è un bel regalo di 100 miliardi che voi pensate di fare. Balletto dice: "Non sono solo io a sostenere questa legge, è un impegno della maggioranza, è un impegno della Giunta". E meno male, di questi impegni prendetene molti così farete un gran bene e un gran beneficio alla comunità regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Io sono uno di quelli che ha parlato di "istituzione dell'IRAP", e così come ha giustamente corretto l'onorevole Cogodi non si tratta di istituire l'IRAP - per semplicità io ho usato questo termine - così come non si tratta di abolirla, ma di disciplinarla. E' soltanto un esercizio dialettico.
Ora, però, dire e sostenere che la riduzione di certe tasse come la tassa di concessione governativa, la tassa per l'assegnazione della partita IVA e la stessa IRAP, cioè che tasse riconosciute già da tempo abusate e ingiuste a carico dell'impresa, venga oggi a penalizzare il mondo della società civile, in quanto l'impresa non appartiene alla società civile, secondo le opinioni di molti, imprese che nel tempo, si è detto, sono state super tassate soprattutto nella nostra nazione, e che per la riduzione di un punto di percentuale dell'IRAP si sostenga quanto sostenuto poc'anzi in quest'Aula mi sembra antistorico e antieconomico.
Detto questo, con il mio breve intervento intendo annunciare che il nostro Gruppo voterà a favore del passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, per cortesia, io non darò più la parola se non mi viene chiesta durante l'intervento del consigliere che precede, perché ogni volta mentre stiamo per passare a una fase successiva qualcuno ci pensa, alza la mano e chiede la parola, così non si può andare avanti. La prossima volta chiedetelo per tempo, diversamente mi vedrò costretto a non concedere la parola.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Presidente, la ringrazio, intervengo per associarmi a chi ha chiesto e sostenuto che questa legge va rinviata in Commissione, non foss'altro perché i dubbi sul provvedimento li avevano fatti nascere in quest'aula gli stessi che il provvedimento hanno proposto e a buona ragione, perché è passato oltre un anno, e poi anche per non togliere tempo alla discussione della legge sulle province, e mi fa piacere che sia stata accolta la proposta di inversione dell'ordine del giorno, come io ho chiesto stamattina ai Capigruppo. Chiedo inoltre il voto segreto nella votazione del passaggio all'esame degli articoli.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io ho fatto una dichiarazione di voto.
FADDA (Popolari-P.S.). No, non potevi farla perché stavamo parlando della inversione dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, per cortesia, intervenite quando vi è concessa la parola.
FADDA (Popolari-P.S.). Lo dica all'onorevole Capelli.
PRESIDENTE. L'ho già detto all'onorevole Capelli, lo ripeto a lei che è intervenuto. Metto in votazione la richiesta di rinvio alla Commissione del testo unificato delle proposte di legge numero 99, 216 e 153/A avanzata dal collega Fadda. Chi l'approva alzi la mano.
FADDA (Popolari-P.S.). Avevamo chiesto il voto segreto sulla sospensiva.
PRESIDENTE. Per Regolamento non si può, la votazione deve avvenire per alzata di mano.
(Non è approvata)
PRESIDENTE. Dobbiamo passare alla votazione del passaggio all'esame degli articoli.
FADDA (Popolari-P.S.). Posso prendere la parola?
PRESIDENTE. Prima l'onorevole Capelli, prego.
FADDA (Popolari-P.S.). Devo chiedere il voto segreto, non si possono fare dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Se si tratta di una richiesta di votazione a scrutinio segreto ha la precedenza, è giusto.
COGODI (R.C.). Chiedo il voto segreto sul passaggio all'esame degli articoli.
(interruzioni dell'onorevole Cogodi)
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non ha diritto di parlare, non deve parlare, anche se l'ha gridato e urlato è come se non l'avessimo sentito, perché non è corretto comportarsi così. Lei che ci dà lezioni di correttezza tutti i giorni dovrebbe essere il primo a comportarsi correttamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Confermando la richiesta fatta anche dal collega Pinna, chiedo di nuovo il voto segreto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà. Vuole parlare sull'ordine del giorno?
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io non ho nessuna intenzione di metterla in difficoltà, per cui non ribadirò il voto che ho annunciato precedentemente, perché precedentemente comunque per chiarezza ho dichiarato che il nostro Gruppo voterà a favore del passaggio agli articoli. Per correttezza credo che di questo dobbiate prendere atto, anche perché è risaputo che generalmente il nostro voto è conforme alle dichiarazioni fatte.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, non va bene comunque. Per quanto riguarda la precedente votazione, devo precisare ancora una volta, qualcuno probabilmente non l'ha capito, che non era consentita dal Regolamento la votazione a scrutinio segreto ancorché l'avessero chiesta, ma non fu chiesta. Siccome qui si avanzano sempre dubbi, è meglio essere precisi.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del passaggio agli articoli del testo unificato delle proposte di legge numero 99/A e 216/A e del disegno di legge numero 153/A.
(Segue la votazione)
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 70
Maggioranza 36
Favorevoli 34
Contrari 36
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 235/B, 237/B.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Vorrei chiedere una sospensione di dieci minuti perché il mio Gruppo e la maggioranza penso abbiano bisogno di una interlocuzione preliminare prima di affrontare l'esame della prossima legge.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa fino alle ore 18 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 08, viene ripresa alle ore 18 e 52.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Colleghi, così come l'Aula ha deciso discuteremo il testo unificato delle proposte di legge 235/B e 237/B "Adempimenti conseguenti all'istituzione di nuove province e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997 numero 4". Ricordo ai colleghi che relatore per la Commissione era l'onorevole Biancareddu. Essendo stato l'onorevole Biancareddu nominato nel frattempo Assessore, la Commissione ha deciso di dare l'incarico di relatore all'onorevole Giovannelli.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi consiglieri, finalmente ritorna in Aula la proposta di legge sugli adempimenti conseguenti all'istituzione delle nuove province e le modifiche relative alla legge regionale numero 4 del 2 gennaio 1997.
La legge numero 9 del 12 luglio 2001 ha istituito le nuove quattro province della Sardegna: la provincia di Olbia-Tempio, la provincia dell'Ogliastra, la provincia di Carbonia-Iglesias, la provincia del Medio Campidano. La Corte Costituzionale ha riconosciuto la potestà legislativa regionale in materia di istituzione di nuove province. Le popolazioni di queste nuove province hanno atteso per anni, alcune - come la Gallura - per decenni, la definizione delle procedure istitutive. Ora si attende la definizione delle procedure attuative.
La Prima commissione, fin dal 27 settembre 2001 ha approvato un nuovo testo unificato delle proposte di legge 235 e 237. In sede di discussione della legge finanziaria 2002, abbiamo rilevato l'esigenza di istituire un apposito capitolo di spesa stanziando una prima dotazione finanziaria per quelli che saranno gli impegni economici che si dovranno sostenere non appena si approverà la legge di attuazione che stiamo oggi discutendo. E` stato anche approvato, sempre in sede di discussione della legge finanziaria 2002, un emendamento della Giunta che definisce quale criterio per la ripartizione delle risorse finanziarie non più il riferimento alle aree programma ma ai territori delle province previste dalla legge regionale 2 gennaio 1997, numero 4. L'istituzione delle nuove province non è mai stata posta come un fatto di maggioranza o di opposizione.
La legge numero 4 e successivamente la legge numero 9, sono state approvate nel passato a larghissima maggioranza dal Consiglio regionale. Nella stessa Prima commissione abbiamo lavorato in grande sintonia e rispetto reciproco. Gli emendamenti finora approvati in Aula sull'argomento hanno avuto la condivisione di moltissimi consiglieri, basti ricordare le 58 firme apposte sull'emendamento numero 295, che ha stanziato un milione e 550 mila euro.Ci siamo mossi in questi mesi tutti insieme, maggioranza ed opposizione, pure in presenza di un'unica, seppure sostanziale, differenza di opinione sulla cosiddetta contestualità del voto, alla prima sessione elettorale, nelle quattro nuove province o in tutte le otto province della Sardegna. Nella sostanza però credo di poter affermare che siano assolutamente prevalenti le intese generali sulla proposta di legge di attuazione. Ed è alla coerenza di tutti voi, colleghi consiglieri, che mi rivolgo affinché questa legge venga approvata. Sempre riferendomi alla coerenza ed al senso di responsabilità di ciascuno di noi, spero che su questa proposta di legge ci possa essere un pronunciamento chiaro ed alla luce del sole affinché, se in questo Consiglio, rispetto all' istituzione delle nuove province, qualcuno avesse cambiato idea, lo dichiari apertamente e pubblicamente assumendosi la piena responsabilità di tale scelta di fronte a tutti ed in particolare di fronte alle popolazioni ed ai loro rappresentanti comunali che, in questi anni, hanno sempre rivendicato e sostenuto le esigenze legittime delle autonomie.
Noi non abbiamo la presunzione di ritenere perfetta questa proposta di legge, come non abbiamo certamente ritenuto di finanziare le nuove province con lo stanziamento economico previsto nella legge finanziaria 2002, prima citato. Sul problema dei maggiori costi derivanti dall'attuazione delle nuove province, si è detto e si è scritto forse troppo e a sproposito nei mesi passati. Non credo che al raddoppio delle province corrisponderà il raddoppio delle spese di funzionamento delle stesse. Ci sarà certamente un maggiore fabbisogno finanziario, che dovrà essere coperto da un incremento del contributo ordinario della Regione; sarà inoltre necessario prevedere un contributo straordinario alle nuove province per le spese di avviamento, a gravare sulla prossima legge finanziaria.
Può apparire anche superfluo evidenziare la necessità di riordinare il sistema degli enti locali in modo da rispondere coerentemente alle recenti modifiche legislative, ma per questo si dovrà procedere, anche a breve scadenza, ad una fase di grande impegno politico e legislativo nelle Commissioni ed in Aula. Voler legare la legge di attuazione delle province al complesso della materia legislativa delle riforme, significa di fatto voler rimandare di molti mesi l'attuazione delle province, sperando magari in un rinvio senza fine. Sono invece convinto che sarà proprio l'approvazione di questa legge che imprimerà un'accelerazione a tutte le altre iniziative legislative di riforma della nostra Regione.
Per quanto riguarda poi gli aspetti normativi della proposta di legge in esame, richiamo la relazione scritta allegata alla stessa ed in vostro possesso, per cui ometto di leggerla, preannunciando però la presentazione di alcuni emendamenti che modificano, negli articoli 1 e 7, la data delle elezioni degli organi delle nuove province spostandola dal 2002 al 2003.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che tutte le iscrizioni a parlare devono pervenire durante il primo intervento.
E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Finalmente, dice il collega Giovannelli, l'argomento "nuove province" torna all'attenzione del Consiglio regionale. Finalmente sarà una cosa positiva, a condizione che vi sia, da parte del Consiglio regionale, la volontà di discutere e di confrontarsi seriamente su un argomento di così importante e significativo valore. Io vorrei invitare però i colleghi, a partire dal collega Giovannelli, a non trattare più le questioni di assetto istituzionale come si trattano gli argomenti sportivi da parte delle diverse tifoserie, con gli striscioni, con le bandiere, con gli slogan, ma di compiere uno sforzo, per quanto è possibile, per comprendere che non esiste né può esistere ragione di un territorio, di una popolazione, di una comunità, per non dire di un Gruppo politico o di un consigliere regionale, se non riserviamo pari attenzioni e interesse e non riconosciamo pari diritti a tutti i territori, a tutte le popolazioni, a tutte le comunità, a tutte le opinioni.
Il Consiglio regionale è stato ancora una volta sollecitato, anche da una delegazione di sindaci, a occuparsi della questione. Ma il Consiglio regionale, proprio nei momenti nei quali di più è sollecitato, meglio deve rispondere alla ragione di fondo per la quale esiste l'Assemblea legislativa regionale, che non è una sommatoria di interessi particolari, ma che invece è garante, è potere costituito degli interessi generali della comunità sarda, entro i quali interessi generali si iscrivono tutti gli interessi legittimi anche territoriali e parziali. Tutti!
Non si può, secondo noi, parlare di nuove province seriamente, lo abbiamo detto e lo riaffermiamo, se nello stesso tempo non parliamo anche di province nuove. Aggiungere altre quattro vecchie province in questa nostra Regione non risolve nessun problema. Sarà questa un'opinione di parte, soprattutto è sicuramente un'opinione parziale, quella del Gruppo della Rifondazione Comunista, ma è la riflessione che noi facciamo, per cui alla domanda: "Sì o no alle nuove province?", la nostra risposta è chiara: "Sì, alle nuove province." O volete dimenticare che lo schema istitutivo delle nuove province e lo schema di assetto territoriale delle nuove province in questo Consiglio regionale è stato approvato e trasmesso al Consiglio dalla Giunta regionale, nella fase conclusiva della scorsa legislatura, su proposta dell'allora Assessore degli Enti Locali che era l'Assessore di Rifondazione Comunista che in questo momento dai banchi dell'opposizione vi parla? Che quella proposta istitutiva è stata presentata alla Giunta regionale e dalla Giunta regionale al Consiglio attraverso l'Assessore degli Enti Locali di Rifondazione Comunista? Per cui alla domanda noi rispondiamo "Sì", e abbiamo risposto "Sì", e sollecitiamo perché si proceda con passo spedito sia all'istituzione delle nuove province sia, contestualmente, a rinnovare l'impianto di tutte le province, facendole tutte nuove. Sì alle quattro nuove province, sì alle otto province nuove in Sardegna. Si dirà: "Ma non è questo un modo per ritardare?", eh no, perché noi è da due anni, o forse da tre, che diciamo questa cosa.
Siamo ormai oltre il giro di boa di questa legislatura. E ogni volta che si apre la discussione e il confronto c'è sempre chi dice: "Approfondiamo, sì è anche un'esigenza giusta, ma bisogna pure in questa Regione se non si fanno le grandi riforme almeno pensare a fare piccole riforme". Ma chi le fa le riforme, se non le fa il Consiglio regionale? Chi le propone le riforme, se non la maggioranza o soprattutto la Giunta regionale? Cioè il potere costituito, chi ha il potere e il dovere, cioè la funzione, di avanzare proposte risolutive in materia di riordino istituzionale? Siamo ai tre anni di questa legislatura, dovevate fare la rivoluzione! Dov'è Fantola, non c'è adesso in Aula a discutere di riordino istituzionale, eppure Fantola è quello che di mattina, a mezzogiorno, la sera e la notte mastica riforme, riforme, grandi riforme, rivoluzioni perfino! Ma dove vogliamo fare la rivoluzione se ogni volta che si tratta di affrontare una questione seriamente e di introdurre elementi almeno di innovazione, almeno di riordino, almeno di piccola riforma, ci si sottrae e si rinvia sempre? E tutto diventa sempre e comunque guscio vuoto, dato quantitativo e mai qualitativo nella produzione legislativa di questo Consiglio regionale, cioè di questa maggioranza e di questa Giunta? Possiamo trattare noi di riordino istituzionale in questa condizione? Con quelle sedie malmesse, si mettano almeno pari, quelle sedie della Giunta regionale, dove solo l'Assessore dei trasporti da questo lato di quei banchi desolatamente deserti ascolta, ma dove sono le competenze istituzionali? Dov'è il Presidente della Giunta regionale? Dov'è l'Assessore delle riforme, dov'è l'Assessore degli enti locali? Proprio loro che dovrebbero partecipare a questa discussione seria, dare un contributo, approdare a soluzioni legislative nuove e migliori.
A Giovannelli e a tutti gli altri che credono che la politica sia una tifoseria, io vorrei chiedere perché e per chi soprattutto noi vogliamo le nuove province? Perché e per chi? Per chi le vogliamo? Le vogliamo forse per i nuovi amministratori da aggiungere agli attuali amministratori? Le vogliamo forse per allargare il ceto politico amministrativo? Io credo di no. Credo che vogliamo nuove province, e anche più province, perché ci poniamo il problema di come il potere politico e istituzionale meglio possa rispondere ai bisogni delle popolazioni, agli interessi sociali nei territori. Se noi aggiungiamo solo istituzioni, se aggiungiamo solo nuovi organismi, e non innoviamo né facendo il riordino e né la funzionalità e né l'efficienza del sistema istituzionale, politico, amministrativo della Regione nel suo insieme, noi non avremo risposto alla domanda vera, che è quella che viene dai bisogni e dai diritti dei cittadini.
Che cos'è la Provincia? E` il livello intermedio del potere costituito, del potere democratico, del potere autonomistico. Lo abbiamo sempre sostenuto, almeno dal versante democratico, il versante autoritario, il versante di destra ha un'altra visione della politica, della vita, e quindi anche delle istituzioni, ma io ritengo che la cultura democratica autonomistica in questo Consiglio sia largamente maggioritaria, oltre le fila strettamente considerate dei partiti che si definiscono di sinistra o di centrosinistra; la cultura democratica autonomistica è sicuramente qualcosa che va molto al di la di questo confine che passa lì, nella direzione di Cappai. Per questo dobbiamo ragionare seriamente. Se, come dicevo, la Provincia è la dimensione intermedia del potere autonomistico, essendo la Regione la dimensione unificante con poteri di coordinamento, di indirizzo generale, per quanto possibile anche per dare omogeneità ad un progetto di sviluppo complessivo, ed essendo gli enti locali primari, cioè i comuni, i primi portatori degli interessi delle comunità locali, vi sono tre livelli di pari dignità ma con diversa funzione, è quello che non capisce un sacco di gente, abbiamo discusso da poco della materia di controlli, e si dice: "Niente controlli, perché siamo equi ordinati". Equi ordinati nel sistema autonomistico, anche alla luce della riforma parziale, condivisa in parte o in toto, del titolo quinto della Costituzione, da noi non condivisa neppure, perché insufficiente in materia di riordino dei poteri in funzione della partecipazione popolare, dell'accrescimento della qualità della democrazia e dell'autonomia. L'equiordinazione vuol dire pari dignità, mica vuol dire uguale funzione. Perché se la Regione, la Provincia, il Comune avessero la stessa funzione sarebbero la stessa cosa; perché dovrebbe esistere una Regione, sarebbero la stessa cosa. Quindi pari dignità ma diversa funzione. Una diversa funzione non necessariamente significa una gerarchia, significa un ordine. Ecco perché si parla sempre di più in materia istituzionale, attingendo da un'antica dizione ma riempiendola di contenuti nuovi, di ordinamento autonomistico. Si usa il termine ordinamento, perché nell'ordinamento autonomistico è contenuto sia l'elemento dell'ordine, non del disordine, della funzionalità, dell'efficienza, della distinzione delle funzioni e del coordinamento rispetto agli obiettivi comuni dello sviluppo economico e sociale, ed è contenuto anche l'elemento dell'autonomia; perché l'autonomia, per tutti quelli che lo dimenticano, ha un significato e un valore di relazione non di isolamento. Chi dice "Sono autonomista", dice "Sono in relazione come soggettività con altra soggettività". Chi intende che l'autonomia sia "Io faccio quello che voglio", sbaglia, quella non è autonomia, è una negazione del valore di autonomia, per cui quando riaffermiamo il significato e il valore dell'ordinamento autonomistico, noi richiamiamo i due valori supremi della democrazia autonomistica, cioè il valore dell'ordine, dell'efficienza che si contrappone al disordine, alla sovrapposizione, alla contraddizione, alla frammentazione, alla dispersione dei poteri e delle risorse, e insieme il valore della relazione positiva, cioè della pari dignità e delle diverse funzioni, quindi della collaborazione istituzionale, della sinergia nell'azione, nell'unità, anche nella lotta politica per raggiungere gli obiettivi anche di contestazione verso i poteri più alti dello Stato, o, oggi, anche sovranazionali, e però al nostro livello autonomistico. In altri termini: pari dignità, distinzione, coesione, sinergia, convergenza.
Tutto questo, aggiungendo solo cose in senso numerico, è realizzato? No. Ecco perché ci siamo permessi di insistere, e ci permettiamo di insistere; nel parlare di nuove province subito, non domani, oggi, dica ognuno se questo è sbagliato e non lo dica ognuno consigliere regionale, lo dica ognuno anche cittadino di questa Regione, lo dica ognuno anche sindaco in questa Regione, lo dica ognuno consigliere provinciale costituito o costituendo, perché la responsabilità politico-istituzionale non è che si può esercitare a tratti: "io mi occupo di un pezzo e il resto non mi riguarda; voglio quello che penso che mi sia utile e non mi occupo di quello che sarebbe utile agli altri". Questa non è né democrazia, né autonomia, né riforma, né ordinamento. Sarebbe ulteriore disordine, sconnessione, dispersione di risorse materiali e anche di risorse morali e umane. Per cui noi proviamo ancora, presenteremo nelle prossime ore anche alcuni emendamenti, non era previsto che dovessimo proprio oggi, stasera, trattare questo argomento, l'ordine del giorno conteneva tanti argomenti da trattare prima, siamo pronti a presentare proposte, a confrontarle con gli altri, siamo pronti anche, però, a non accettare lezioni di autonomia e di democrazia, di riordino e di riforma, non perché alcuni di noi è una vita che non solo trattano, ma si spendono per questa causa, ma perché non abbiamo perso mai occasione per riproporre questa questione in modo unitario anche agli altri, e ancora lo faremo.
Pongo una domanda: se il Consiglio regionale istituisse domani, come dovrebbe, perché è previsto dallo schema di riordino territoriale, in quello schema presentato alla Giunta regionale di allora e portato in Consiglio per altro da me - che posso avere tra l'altro molti difetti ma non quello di contraddirmi spesso, o di manifestare troppe incoerenze - ma non da me personalmente, da me come, se volete, figlio o partecipe di una cultura politica - qui nessuno di noi può essere sospettato di essere tiepido. Chi dice questo, e qualcuno l'ha fatto, manifesta quella malafede, quella inconcludenza, quella inefficienza che fa male alla democrazia, all'autonomia, alla cultura e fa male anche alle nuove province, perché forse molti ritardi derivano proprio dal fatto che in questa materia, anziché procedere con ragionamento, progressivamente avvicinato all'obiettivo, spesso si è proceduto a tratti e a strappi. Ognuno pensando che nel suo territorio issare più bandierine, fare più comunicati o accusare gli altri di essere tiepidi poteva significare che loro erano più caldi, tanto sono caldi tutti quelli che non hanno realizzato bellamente nulla, il rischio è che non si realizzi nulla se non si ragiona nel merito - dicevo, se questo Consiglio regionale domani istituisse con legge la nuova provincia dell'Ogliastra, e deve istituirla, posto che quella nuova provincia di Ogliastra esattamente coincide come dimensione territoriale con la comunità montana dell'Ogliastra, lascerebbe intatta la comunità montana dell'Ogliastra? E siccome una legge della Regione attribuisce alla comunità montana dell'Ogliastra, come alle altre comunità montane, competenza in materia di piano di sviluppo socio-economico e di assetto del territorio, e altre leggi della Regione attribuiscono alle province, a quelle di prima e a quelle di dopo, gli stessi poteri in materia di coordinamento e di assetto del territorio, quel potere intermedio di assetto del territorio chi lo eserciterà? La comunità montana o la provincia dell'Ogliastra, o tutte e due insieme, o l'una contro l'altra? E` un problema al quale non si può sfuggire, o vogliamo moltiplicare gli enti invece di semplificare il sistema per avere più efficienza? Torniamo al punto. Dobbiamo moltiplicare le province per moltiplicare gli amministratori e il ceto politico e amministrativo o invece, come è giusto, dobbiamo avere nuovi strumenti più efficaci e più efficienti per rispondere ai bisogni delle popolazioni, garantire sviluppo e sviluppo più equilibrato in tutto il territorio della Regione? Non ci vuole molto a capire!
Con chi invece qualche idea ce l'ha, se si ferma qualche ora a lavorare assieme a noi, possiamo benissimo approssimare alcuni elementi normativi, di riordino, di innovazione, di miglioramento del sistema per cui il nuovo, anche se poco, sostituisca pezzi di vecchio, e non si sovrapponga al vecchio, perché poi accade sempre anche in politica e nelle istituzioni che la moneta cattiva scaccia la buona. Quindi, se c'è una moneta buona da spendere per favore ritiriamo dalla circolazione la moneta vecchia. Così faremo qualcosa di buono, e io penso che con questo spirito noi possiamo in questi giorni discutere per davvero dell'istituzione delle nuove province, averle per davvero, con responsabilità, ma anche con utilità per l'intera Regione nella quale ci sono anche i territori, c'è anche l'Ogliastra, c'è anche la Gallura, c'è anche il Sulcis, c'è anche il Campidano, ma tutti fanno parte della Regione, che nel suo insieme deve avere uno strumento migliore per la sua vita non solo istituzionale ma per la sua vita politica, per la sua attività produttiva, per il suo sviluppo di insieme.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.
SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghe e colleghi. Il 12 luglio dello scorso anno, con la promulgazione della legge numero 9 da parte del Presidente della Giunta, onorevole Floris, legge che scaturiva dal disegno di legge numero 46 del 6 giugno 2000, e che a sua volta faceva riferimento alla legge regionale numero 4 del 2 gennaio 1997, le quattro nuove province della Sardegna sono istituite a tutti gli effetti. Si rende ora necessario rispettare la legge numero 9, approvando una legge regionale che consenta l'effettiva entrata in funzione delle quattro province. Quando la legge numero 9 fu approvata da quest'Aula io non facevo parte del Consiglio regionale, ma seguivo con attenzione la vicenda in quanto, come residente della Gallura, conoscevo bene quanto l'istituzione della provincia di quell'area della Sardegna fosse sentita da oltre vent'anni.
Devo dire che condividevo allora, e condivido oggi ancor più, questo sentimento popolare. La Gallura, infatti, per ragioni geografiche, storiche, culturali e socio-economiche, ha una sua chiara identità ed una inconfutabile consistenza, basti pensare a cosa rappresentino in campo regionale, nazionale e anche internazionale realtà come Olbia nei trasporti, nell'industria, nella finanza, centri come Tempio, Calangianus, Berchidda e Buddusò nel settore imprenditoriale, centri come Arzachena, Palau, Santa Teresa, La Maddalena, San Teodoro per il turismo. E potrei continuare così fino a citare tutti i 25 comuni della nuova provincia.
Per queste ragioni quest'area ha delle esigenze, non dico maggiori ma sicuramente diverse rispetto a quelle della maggior parte del territorio della provincia di Sassari. Esigenze che l'istituzione della nuova provincia non può che contribuire a meglio soddisfare, tramite una più diretta amministrazione in settori determinanti per il suo sviluppo con ricadute economiche anche nel resto della nostra isola. In tutta questa vicenda Sassari, non smentendo la sua tradizione di città colta e sensibile, si è comportata con grande realismo e saggezza. Sassari ha accompagnato per tanto tempo quest'area della sua vasta provincia nel suo cammino di crrescita, ma ha capito da tempo che la Gallura ormai doveva proseguire il cammino con le proprie gambe, con le proprie forze. Questo per quanto riguarda la provincia della Gallura.
Per quanto riguarda l'istituzione delle altre provincie, il Sulcis, il Medio Campidano e l'Ogliastra, devo confessare che rimasi sorpreso dalla loro istituzione in quel momento. Sorpreso perché non avevo percepito che ci fosse questa immediata e forte esigenza; esigenza che evidentemente esisteva ma che a me era sfuggita forse a causa della mia permanenza lontano dalla Sardegna, all'estero, per circa dieci anni. Ma tre fatti, soprattutto tre fatti mi hanno portato a pensare che questa esigenza esisteva.
Primo fatto, il Consiglio regionale aveva approvato a grande maggioranza la proposta di legge che istituiva oltre che la provincia Gallura anche quelle del Sulcis, del Medio Campidano e dell'Ogliastra. Secondo fatto, una volta eletto Presidente della Commissione autonomia di questo Consiglio, ho avuto modo di incontrare più volte, assieme ai colleghi consiglieri, folte delegazioni di sindaci del Sulcis, del Medio Campidano e dell'Ogliastra che hanno rappresentato alla Commissione, con decise argomentazioni e con estrema determinazione, l'esigenza di attuare queste province.Terzo fatto, le quattro province storiche, tutte e quattro senza eccezione, né durante la discussione della legge numero 4 del 1997 e del disegno di legge numero 46 del 2000 in Commissione, né durante la discussione delle suddetti leggi in Aula, né dopo la loro approvazione hanno sollevato proteste o portato argomentazioni contrarie all'istituzione delle quattro nuove province. Questi fatti hanno portato me, e come me anche molti colleghi consiglieri, a dedurre che evidentemente si trattava di buone leggi.
Improvvisamente, dopo la sentenza della Corte Costituzionale numero 230 del 4 luglio 2001, che ha dichiarato infondata la questione di illegittimità costituzionale sollevata dal Governo e la conseguente promulgazione della legge numero 9 del 12 luglio 2001 da parte del Presidente della Giunta, onorevole Floris, che istituisce le quattro nuove province, le leggi in materia approvate da quest'Aula all'unanimità o a grande maggioranza, oggi questa legge non va più bene. Mi domando perché. I problemi derivanti dalla divisione dei patrimoni provinciali, i problemi di carattere legislativo, logistico e funzionale del personale e delle risorse finanziarie, se esistono veramente esistevano anche quattro anni fa così come un anno fa. Mi domando perché non sono stati denunciati questi problemi, se veramente esistono e se sono così gravi, quando era in discussione la legge; perché non sono stati denunciati subito dopo l'approvazione della legge numero 4 del 1997 e della legge numero 9 del 2001? Questo mi domando. Qualcuno potrebbe obiettare di non essere contro l'attuazione delle nuove province, ma contro la loro attuazione in tempi brevi. Francamente io non credo che i problemi siano così gravi, smisurati, come sono stati improvvisamente prospettati negli scorsi mesi perché, in tal caso non potrebbero essere risolti né in uno né in tre anni. Se questi problemi veramente esistessero, sarebbe forse più giusto abbandonare l'idea di attuare nuove province.
I problemi, soprattutto quelli finanziari, in base ad un'analisi dei costi reali delle attuali province, fatti dalla prima Commissione, sono di entità ben inferiore rispetto a quanto altri hanno prospettato, sono problemi in gran parte risolvibili se si affrontano con serietà, buon senso e senso di misura. Non risolverli subito, come l'esperienza insegna, significherebbe rimandare tutto, dimenticare tutto per due, tre o più anni e poi, alla scadenza della proroga, ritrovarsi al punto in cui siamo oggi con ulteriore aggravamento della situazione delle aree delle quattro province.
Circa i modi e i tempi delle elezioni, contestualità o non contestualità alle elezioni del 2003, 2004, 2005 nessuna soluzione è perfetta, nessuna soluzione può soddisfare tutti, ognuna presenta dei pro e dei contro. Se da una parte la contestualità delle elezioni nel 2003 appare la soluzione più semplice in quanto azzera tutto, non appare per contro esserlo sotto l'aspetto giuridico a meno che non avvenga nel 2005, ossia alla scadenza naturale degli attuali consigli provinciali. Così come la soluzione della non contestualità, con elezioni limitate alle nuove province nel 2003 e con il mantenimento dei consigli provinciali attuali sino alla scadenza naturale del 2005, prevista nel disegno di legge unificato approvato dalla prima Commissione, forse non è perfetta sotto l'aspetto giuridico, ma consente di rispettare il voto popolare espresso appena due anni fa, e allo stesso tempo la legge regionale numero 9 del 2001 che, come tutte le leggi una volta promulgata va rispettata e fatta rispettare, subito, e non quando è conveniente a questo o a quello. E` stato questo innanzitutto lo spirito che ha animato i consiglieri della prima Commissione: rispettare il dettato della legge numero 9 del 12 luglio 2001, che recita, all'articolo 1: "In attuazione dell'articolo 1 della legge regionale 2 gennaio 1997 numero 4, sono istituite le seguenti province: di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio. Le province di cui al comma 1 sono delimitate così come previsto nello schema di nuovo assetto provinciale, approvato dal Consiglio regionale il 21 marzo 1999 e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione numero 11 del 9 aprile 1999 e sono costituite da tutti i comuni compresi in tale delimitazione".
Questa è la legge che ha istituito le nuove province, legge votata da questo Consiglio, rispettiamola votando la proposta di legge che le attua. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Carloni. Rinuncia?
CARLONI (A.N.). Non sono iscritto.
PRESIDENTE. E' stato iscritto a parlare.
CARLONI (A.N.). Io non mi sono iscritto.
SANNA EMANUELE (D.S.). Ci sono iscrizioni d'ufficio, Presidente?
PRESIDENTE. Si è iscritta a parlare tutta la maggioranza, vorrei capire con quale ordine devo chiamare i consiglieri a parlare.
SANNA EMANUELE (D.S.). Chi ha iscritto, l'onorevole Pili? Qual è lo speaker della maggioranza?
PRESIDENTE. E' venuto un autorevole collega a parlare a nome della maggioranza, suppongo che fosse autorizzato a farlo.
SANNA EMANUELE (D.S.). E' previsto nel nuovo Regolamento?
PRESIDENTE. In questo momento non c'è il Capogruppo, onorevole Sanna, non essendoci il Capogruppo può parlare un vice Capogruppo o un delegato del Capogruppo.
SANNA EMANUELE (D.S.). A nome del suo Gruppo non di tutta la maggioranza.
PRESIDENTE. Se ha parlato a nome della maggioranza evidentemente era autorizzato a farlo.
SANNA EMANUELE (D.S.). Il Regolamento non lo prevede.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, non è la prima volta che capita,spesso il Capogruppo dei D.S. viene e iscrive a parlare tutto il centrosinistra. Se permette le regole devono valere per tutti.
Sospendo i lavori per cinque minuti perché ho bisogno di parlare con i Capigruppo.
FADDA (Popolari-P.S.). No, andiamo avanti.
PRESIDENTE. Io ho bisogno di parlare con i Capigruppo perché non so in che ordine devo chiamare i colleghi.
FADDA (Popolari-P.S.). Li chiami tutti, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, la invito a prendere la parola.
FADDA (Popolari-P.S.). L'onorevole Pittalis non è Capogruppo.
PRESIDENTE. Può parlare, è iscritto a parlare.
FADDA (Popolari-P.S.). Stiamo parlando di province.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io ringrazio il collega Paolo Fadda per il suggerimento davvero utile. Noi vorremmo affrontare questo problema con la necessaria serietà che un problema di tale rilevanza sicuramente merita, e la iscrizione fatta da un collega nasce, lo diciamo in maniera serena, dalla necessità che questa maggioranza ha avvertito di meglio coordinare il proprio atteggiamento da tenere nell'Aula rispetto a un provvedimento che ci auguriamo venga esitato nel più breve tempo possibile, e senza subire alcun significativo stravolgimento essendo stato approvato all'unanimità dalla Prima Commissione. E questo lo diciamo perché vogliamo ribadire in modo assolutamente chiaro, che è intendimento di questa maggioranza pervenire al risultato perseguito già dalla scorsa legislatura quando l'attuale maggioranza era all'opposizione, perché voglio ricordare che questa battaglia significativa partì proprio dai banchi dell'allora opposizione e via via si è trovata un'ampia convergenza, anche nel corso di questa legislatura, con l'attuale opposizione. Quindi, nella chiarezza, vogliamo ribadire che è intendimento fermo di questa maggioranza procedere all'approvazione perché sia finalmente attuata l'istituzione delle nuove quattro province che, appunto, in aggiunta alle quattro già esistenti diventeranno otto.
Questo aspetto intendo chiarire, perché non è che ci sia in quest'Aula - lo voglio dire ad evitare anche speculazioni, strumentalizzazioni - qualcuno che all'interno di questa maggioranza sia di avviso contrario, e per quanto riguarda il Gruppo di Forza Italia posso assicurare che c'è l'intendimento sicuro, certo, compatto, chiaro, di pervenire a questo risultato. Si tratta di affrontare alcuni punti nodali che scaturiscono da alcuni emendamenti che l'opposizione mi risulta abbia già presentato, e sono emendamenti che, a nostro avviso, certamente creano notevoli problemi. E l'opposizione dovrà assumersi anche la responsabilità, alla fin fine, del destino di questo provvedimento di legge qualora intenda avanzare richiesta di eventuali votazioni a scrutinio segreto; noi ci auguriamo che le votazioni avvengano nella chiarezza, e pertanto proponiamo, e sportivamente lanciamo una sfida alla opposizione, che su questo provvedimento si possano assumere decisioni alla luce del sole, assumendo posizioni chiare perché i cittadini della Gallura, dell'Ogliastra, del Medio Campidano, del Sulcis-Iglesiente, così come i cittadini delle restanti vecchie province, possano anche dare il loro giudizio su posizioni che non riguardano aspetti personali, lo status delle persone o altre materie di particolare delicatezza, per i quali il voto segreto si giustifica; in questo caso la maggioranza rivolge, ripeto, sportivamente, un invito garbato perché su questo testo veramente ci si astenga dalla richiesta di votazioni a scrutinio segreto, so che è una prerogativa di ogni singolo consigliere regionale, di ogni singolo Gruppo, ma questo lo vorremmo, nella situazione data, evitare proprio perché ciascun Gruppo e ciascun consigliere si possa assumere serenamente, alla luce del sole, le proprie responsabilità.
Io, per esempio, lo dico a voce alta, ho apprezzato un consigliere regionale che al momento della votazione finale della legge sulla istituzione delle province votò contrariamente al resto del Consiglio e del proprio Gruppo - l'onorevole Peppino Pirisi motivò anche il suo voto contrario allora - e penso che atti di questa natura tornino anche a merito dello stesso consigliere regionale perché ne dette una motivazione. Si può essere d'accordo, si può dissentire, però su questo aspetto ebbe veramente a dare un esempio di coerenza, e in quel caso ricordo che sottolineò un problema importante, che era lo smembramento della provincia di Nuoro, e mise tutti quanti noi in guardia dal far peggiorare la condizione di una provincia già di per sé in condizioni economiche, sociali, certamente non ottimali. Io spero di non suscitare rimostranze da parte del collega Pirisi, volevo solo richiamare quell'episodio proprio come atto di coerenza.
SANNA EMANUELE (D.S.). Ci ha ripensato!
PIRISI (D.S.). No, no.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ecco perché rivolgo un invito in questo senso. Vedete, sulla proposta di anticipare la scadenza dei consigli delle vecchie province, ecco, su questo io vorrei veramente invitare a un dibattito serio, al di là di quelle che possono essere le convenienze anche contingenti politiche di maggioranza e opposizione. Io, che vengo dalla provincia di Nuoro, avrei tutto l'interesse a che domani l'amministrazione provinciale di Nuoro venisse sciolta, per consentire la contemporanea votazione dei rappresentanti della provincia dell'Ogliastra, ma vi pare che si possa ragionare sulla base delle proprie convenienze politiche? E allora su questo aspetto io penso che l'opposizione debba fare una seria riflessione, e cioè quell'emendamento che propone che tutte le province, quelle di vecchia istituzione e le nuove, devono andare al voto insieme, non ci trova assolutamente d'accordo, perché significherebbe vanificare per le vecchie province la volontà dell'elettore che ha voluto quei Presidenti perché governassero per cinque anni. Mi pare che questa proposta possa generare un grande contrasto all'interno di questo Consiglio regionale, contrasto che io penso si possa convenientemente superare con senso di responsabilità.
Per il resto, salvo appunto qualche obiezione sugli emendamenti proposti dall'opposizione, come ho testé riferito, con particolare riferimento all'emendamento sulla scadenza anticipata degli organi di governo provinciali, mi pare che sul testo in esame possiamo confermare la posizione già assunta in seno alla prima Commissione da parte dei commissari.
Signor Presidente, a conclusione di questo mio intervento, così non intervengo per una seconda volta sull'ordine dei lavori, io penso che voglia farci capire a che ora i lavori dovrebbero concludersi nella giornata odierna.
PRESIDENTE. Concluderemo i lavori alle ore 20, come facciamo solitamente, perché non abbiamo concordato un orario diverso.
E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io, devo dire la verità, farò un intervento che potrà anche essere disarticolato dal momento che non avevo previsto che nel corso della seduta pomeridiana si pervenisse alla discussione generale di questo testo, anche perché all'ordine del giorno erano inseriti importantissimi provvedimenti legislativi che meritavano ben altra attenzione e ben altra sorte da parte di questa Assemblea; a questo proposito, ribadisco ancora tutto il mio sconcerto per avere l'Aula addirittura votato contro il passaggio all'esame degli articoli del testo di legge sull'IRAP. Per sei mesi, a partire da oggi, questo progetto di legge non potrà essere ripresentato, pertanto un provvedimento così atteso è caduto e non solo per effetto del voto contrario della opposizione, che tutto sommato ha dimostrato ancora una volta insensibilità per quelli che sono i veri e reali problemi della nostra Isola, quali quelli legati e connessi allo sviluppo e quelli che dallo sviluppo dipendono e che sono in primissimo piano rappresentati dal gravissimo problema della disoccupazione. Ma tant'è, da una parte ci si dichiara i veri portatori degli interessi della Sardegna, e poi dall'altra parte si opera in maniera completamente diversa, anche in casi come questo, in cui la opposizione in Commissione aveva partecipato alla formazione di quel provvedimento di legge dando la propria approvazione, il consenso quindi, dopo un approfondito dibattito.
Presidente, però, io non posso andare avanti così, perché in queste condizioni non posso parlare.
PRESIDENTE. Ha ragione, chiedo ai colleghi di avere pazienza, di prestare attenzione, soprattutto di fare silenzio.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, allora devo rivolgere una richiesta a lei personalmente, ma anche ai colleghi dell'Aula.
Siccome lei ha annunciato poc'anzi che alle ore 20 chiuderà i lavori, l'Aula appare evidentemente disinteressata a questo dibattito, io ho annunciato all'inizio dell'intervento che avrei avuto difficoltà a parlare di questo argomento perché non mi aspettavo di dover intervenire stasera essendoci altri dieci argomenti iscritti all'ordine del giorno, la pregherei di esonerarmi dall'intervento, dichiarare con dieci minuti di anticipo la chiusura della seduta e darmi la possibilità di prendere nuovamente la parola domani mattina.
CUGINI (D.S.). No, Presidente, non siamo agli ordini di Balletto!
PRESIDENTE. Io non posso interrompere la discussione, onorevole Balletto, lei peraltro è consigliere regionale esperto, conosce molto bene la materia, la prego di portare a termine il suo intervento perché io stasera chiuderò la discussione generale per poi riprendere domani mattina con la votazione sul passaggio all'esame degli articoli e proseguire con la discussione sull'articolato. Quindi la prego di continuare, naturalmente di continuare fino a quando vuole, perché non è obbligatorio parlare per venti minuti, come lei sa. Venti minuti sono il tempo massimo, lei dica le cose che ritiene di dover dire.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). La ringrazio. Stavo dicendo, entriamo nel merito di questo provvedimento. Questa è una legge, così come è stato anticipato dai colleghi che mi hanno preceduto, che è stata ed è tuttora voluta dalla maggioranza, però vi è anche da dire che leggendo il testo unificato, appaiono diverse incongruenze o diversi passaggi e disposizioni che, tutto sommato, poco hanno a che fare con una buona legge, che assolva puntualmente le finalità e le esigenze che con questa legge ci si proponeva. Questo non perché si voglia, in una certa misura, smentire i colleghi della Commissione di maggioranza che l'hanno votata, ma nell'ambito dell'esercizio del diritto di opinione e di critica che a ciascun consigliere di maggioranza e di opposizione nessuno può negare.
E allora noi dobbiamo riflettere attentamente su una legge che si propone finalità ottime che, come tali, devono essere perseguite, ma se dovesse essere licenziata nel testo proposto, e addirittura se dovesse essere modificata, a mio modo di vedere, in peggio grazie agli emendamenti già presentati e gli altri che probabilmente verranno presentati nel prosieguo della discussione generale, io dico che a questo punto una riflessione attenta da tutte le forze politiche che sono presenti in quest'aula deve essere fatta.
Uno dei motivi, tra i tanti, l'ha accennato il collega Pittalis: dobbiamo domandarci se è consentito, è opportuno che l'Assemblea regionale, che per la verità è la massima istituzione in Sardegna, possa, con un emendamento, sul quale probabilmente si chiederà la votazione a scrutinio segreto, modificare, negare la volontà popolare che si è espressa due anni fa quando ci sono state le elezioni provinciali; il popolo sardo ha eletto i consigli provinciali per una durata di un quinquennio, ha, per la prima volta in Sardegna, eletto direttamente i presidenti delle giunte: la prima domanda che io pongo legittimamente a me stesso, ma anche ai colleghi, è se può quest'Aula, che è sovrana, vanificare e delegittimare il voto degli elettori.
Piccolo problema, forse non tanto piccolo, che tutti quanti noi, se abbiamo veramente rispetto per le istituzioni e per la democrazia basata sulla sovranità del popolo, dovremmo porci, fare un'adeguata riflessione e poi capire se quella volontà che si è manifestata con un emendamento sia una volontà non dico legittima, perché la parola è eccessiva dal momento che noi siamo l'Assemblea sovrana, ma semplicemente opportuna e se è un segno di garbo e di rispetto che l'Assemblea mostra nei confronti degli elettori che, con il loro voto, anche a noi stessi hanno consentito di essere qui a rappresentarli, secondo quelle che sono le volontà popolari e non secondo quelle che sono le volontà nostre e quelle volontà che, talvolta, non vanno verso la direzione del meglioin assoluto per la nostra isola, ma seguono solamente esigenze di partito, esigenze di parte, nello scontro politico che si fa sempre più duro e sempre più arduo.
Secondo problema: la copertura finanziaria; perché se andiamo a guardare la legge, essa non ha copertura finanziaria, e d'altro canto, nella finanziaria approvata poco tempo fa, noi abbiamo previsto una somma quasi simbolica che aveva la funzione e lo scopo di mettere a disposizione delle nascenti istituzioni le risorse necessarie esclusivamente per le procedure di avvio che non saranno certamente di poco conto. Il Governo si è più volte pronunciato sostenendo che le nuove province dovranno nascere con l'utilizzo delle risorse attualmente messe a disposizione...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, mi scusi un secondo. Colleghi, onorevole Sanna, vi prego.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente per il suo intervento, ma purtroppo il confronto non avviene nella discussione generale, il confronto avviene sempre in forme sotterranee che nulla hanno a che fare con l'attività democratica; ma non fa nulla, io il mio ruolo lo sto svolgendo egualmente, non lo svolgo per i colleghi, lo svolgo per me stesso e per chi avrà la volontà e la capacità di interpretare le cose che dico nell'interesse di chi rappresentiamo e non nell'interesse delle parti.
Stavo parlando della copertura finanziaria. Il Governo si è pronunciato dicendo che le nuove province dovranno nascere e vivere suddividendosi le risorse oggi assegnate alle vecchie province, ed affermando e sostenendo, come è giusto che sia, in un momento in cui le risorse sono sempre più scarse, nel momento in cui fenomeni di recessione o di rallentamento delle attività produttive fanno sì che i trasferimenti statali siano sempre più esigui, nel momento in cui c'è necessità di politiche di rigore e di contenimento della spesa per il rispetto del patto di stabilità, che le nuove province dovranno essere mantenute e dovranno essere sostenute con le risorse della Regione Sardegna.
Io devo anche ricordare ai colleghi dell'opposizione che nel corso della discussione della manovra finanziaria è stato posto, a mio modo di vedere, anche in maniera corretta da parte delle opposizioni, il problema del livello di indebitamento al quale la Regione sarda è pervenuta, sul quale si è sviluppato un acceso e vivace dibattito e da più parti si sono invocate politiche di rigore, di contenimento della spesa, proprio perché col mantenimento di questo trend di crescita della spesa pubblica probabilmente tra qualche anno la Regione non sarebbe stata più in grado di finanziare nessun tipo di intervento a sostegno dello sviluppo ma avrebbe dovuto e potuto, forse a malapena, coprire le spese correnti, le spese di funzionamento del proprio apparato mastodontico. Un apparato che, per effetto della riforma, tende ad ampliarsi, a mio modo di vedere a giusta ragione, ma che comunque tende ad ampliarsi e che avrà quindi necessità di nuove risorse.
Le due posizioni, colleghi dell'opposizione, sono abbastanza incompatibili, si scontrano tra di loro, sono in buona sostanza incongruenti. Quindi dovremo anche capire se poi l'Aula delibera e legifera in funzione di quelle che sono le esigenze del momento, trascurando tutto ciò che si è detto a ragione, tutto ciò che si è sostenuto con fondatezza, solo perché si deve fare qualche cosa di nuovo.
Allora "sì" alle nuove province, certamente, ma questa Assemblea, farebbe cosa malsana, farebbe veramente danno alla Regione Sardegna, se facesse nascere questa legge così com'è, o addirittura peggiorata nell'ipotesi in cui qualche emendamento, quello appunto che prevede lo scioglimento dei consigli provinciali preesistenti, dovesse essere mantenuto e sostenuto e dovesse essere votato non in un confronto aperto, non in un confronto alla luce del sole, così come ha detto il mio Capogruppo - chiedo scusa, il mio collega Pittalis - ma addirittura con voto segreto, un voto segreto che, secondo la dialettica e il confronto politico esasperato in essere, tra virgolette, oggi ha motivo di esistere, perché anche nella votazione sul passaggio agli articoli del testo sull'IRAP, io ho contato nella maggioranza trentotto presenti, però di questi solamente trentaquattro hanno votato a favore, così com'era normale, così com'era lecito, trattandosi di un disegno di legge collegato alla finanziaria del 2000, così come era lecito trattandosi di un atto licenziato da una Commissione che ancora, per il momento, è presieduta da un esponente della maggioranza.
(Interruzioni)
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Valuteremo.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, non accetti provocazioni.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Chiedo scusa, so che devo parlare con lei, ma d'altro canto le provocazioni del caro collega Cogodi colgono sempre il segno perché se non svolgesse questo ruolo probabilmente la sua presenza in Consiglio si ridurrebbe, non dico a quella di un comune consigliere, perché ha qualità certamente superiori alla media, ma certamente rientrerebbe in un anonimato che non gli darebbe né lustro né visibilità e quindi certamente qualche problemino, considerati gli esiti elettorali delle recenti competizioni, probabilmente non gli darebbero la possibilità di svolgere il ruolo che svolge.
Presidente, io devo parlare con lei, non devo parlare con le opposizioni che stanno ancora cercando di provocare. E allora sono arrivate le ore 20, caro Presidente, mi scusi per il tono confidenziale, non voglio rubarle neanche un secondo di più, e consentirle, per una volta, di essere perfettamente....
PRESIDENTE. Io ringrazio lei, onorevole Balletto, anche per aver accettato di svolgere il suo intervento stasera. Il suo è l'ultimo intervento.
Così come avevo preannunciato, i lavori del Consiglio finiscono a questa ora, riprenderanno domani mattina alle ore 10 con l'intervento della Giunta, la votazione sul passaggio agli articoli e poi la discussione dell'articolato.
La seduta è tolta alle ore 20 e 01.
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