Seduta n.410 del 14/05/2008
CDX Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Mercoledì 14 maggio 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente RASSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 33.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 20 febbraio 2008 (401), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Balia, Ibba, Bruno e Masia hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 14 maggio 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, vorrei intervenire per un attimo sull'ordine dei lavori. Con molta serenità vorrei richiamare la sua attenzione sul fatto che all'ordine del giorno della convocazione di questo Consiglio avevamo stabilito la discussione di alcune mozioni inerenti nomine di direttori sanitari, inerenti la sanità più in generale, quindi il caso Harris di Sassari, nomine di direttori amministrativi e sanitari palesemente illegittime come dichiarato poi dagli atti che sono riportati all'attenzione nelle mozioni illustrate. E' stato giustamente chiesto da questa Presidenza che le mozioni venissero rinviate in quanto l'Assessore alla sanità non stava bene, era malata e perciò non poteva essere presente alla discussione. Mi risulta che ieri si è tenuta la Giunta, sono state deliberate tre delibere della sanità alla presenza dell'Assessore alla sanità che ha preso parte a tutti i lavori della Giunta e per l'ennesima volta, Presidente, le faccio presente, l'Assessore della sanità, in presenza di mozioni previste all'ordine del giorno e concordate con la Giunta nella riunione dei Capigruppo, al momento della discussione non si presenta e trova, in questo caso, mi permetto di dire, delle scuse per non affrontare nella sede pubblica istituzionale di argomenti posti all'attenzione del Consiglio. Non è la prima volta, si verifica costantemente che attende che alcuni atti si concretizzino, tra l'altro atti che non possono recuperare perché non hanno effetto retroattivo gli atti posti in essere illegittimamente e in precedenza, non accetta e trova delle scusanti per non confrontarsi in Aula, ma solo poi risponde con delle note stampa alle quali, come lei sa, non sempre è possibile il contraddittorio. Io credo che questa sia una mancanza di rispetto nei confronti non del sottoscritto, per carità, l'ultima ruota del carro di questo Consiglio, ma dell'Aula e della funzione istituzionale dell'Aula, delle mozioni, delle interpellanze e delle interrogazioni. Le faccio presente e concludo che, tra l'altro, regolarmente, come dimostrato nella mozione in discussione, le risposte di detto Assessore arrivano mediamente con un ritardo dagli otto mesi all'anno e mezzo, cosa che le ho già fatto presente in diverse occasioni e che credo sia insostenibile.
Chiedo perciò che lei si attivi nel modo dovuto onde evitare la presentazione, chiedo anche ai colleghi della maggioranza se questo è giusto, se lo ritenete giusto, perché sapete, oggi può capitare a uno di noi, ma domani può capitare a uno di voi, e credo che questo non sia corretto, quindi, che l'Aula alla prima occasione o se fosse possibile, non conosco i termini regolamentari, si esprima fin da adesso su una censura di questo comportamento.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Io ho riferito ai Capigruppo quanto comunicatomi dall'Assessore in persona, che mi ha telefonato per dirmi che avendo un problema di salute avrebbe avuto difficoltà ad essere presente in Aula ad illustrare le mozioni. Ovviamente si può spostare il termine della discussione delle mozioni, quel che non si può fare è evitare di discutere le mozioni, cosa che ovviamente faremo nella settimana prossima e nella giornata che concorderemo insieme ai Capigruppo. Gli atteggiamenti e le cose che lei ha riferito sono state da me annotate, interverremo con l'Assessore per stigmatizzare i comportamenti che naturalmente non sono ritenuti dall'Aula rispettosi di un corretto rapporto istituzionale, non tanto delle persone. La ringrazio per aver segnalato questa cosa e poi insieme stabiliremo in quale giornata della prossima settimana faremo la discussione sulle mozioni.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Grazie, Presidente. L'intervento dell'onorevole Capelli merita, naturalmente, una qualche spiegazione e una qualche informazione. E' assolutamente vero che ieri l'Assessore alla sanità ha partecipato ai lavori della Giunta, le posso assicurare anche sul piano strettamente professionale che l'Assessore era in condizioni di salute abbastanza precaria e che quindi queste condizioni di salute abbastanza precaria non le hanno consentito di partecipare e non le consentono di partecipare oggi ai lavori del Consiglio. Dal punto di vista poi del contenuto delle mozioni, si può dire che da parte della Giunta regionale e da parte dell'Assessore non c'è assolutamente nessun tentativo di evitare la discussione, di evitare il confronto su temi così delicati e così importanti, quello che si chiede è di avere la cortesia di spostare la discussione di queste mozioni alla prossima settimana in modo tale da assicurare la presenza dell'Assessore. Quindi, massima disponibilità, nessun tentativo di coartare le prerogative dell'aula e dei consiglieri, si chiede soltanto la disponibilità a spostare la discussione alla prossima settimana.
funzioni" (226/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del Testo unificato numero 154-160-182-226/A.
Ieri è stata svolta la relazione dell'onorevole Alberto Sanna, apriamo le iscrizioni a parlare e diamo corso alla discussione generale. Proseguiamo con il lavoro sulla legge quadro in materia di consorzi di bonifica. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Giuseppe Cuccu al quale do la parola e ricordo ai colleghi che durante l'intervento dell'onorevole Cuccu, chi volesse iscriversi a parlare può e deve farlo. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (P.D.). La presenza del senatore è gradita… Grazie signor Presidente, il testo della riforma dei consorzi di bonifica che oggi, in questi giorni abbiamo all'esame, è frutto di un lavoro piuttosto lungo della Commissione agricoltura, frutto di un lavoro che ci ha visti impegnati nel corso di un anno e mezzo anche di confronto serrato con l'Assessore, con le parti sociali, ci ha visti impegnati alla ricerca di soluzioni per rispondere alle esigenze di cambiamento delle strutture consortili che sono sentite in particolar modo dal mondo agricolo. Oggi infatti manca alla nostra Isola una disciplina organica e moderna che regoli l'attività della bonifica e che recepisca anche quei cambiamenti di ruolo che i consorzi di bonifica hanno subito nel tempo, quello che ovviamente un'agricoltura moderna richiede da qui al '33 che era la prima legge organica, infatti l'ultima disciplina organica della bonifica integrale risale a un regio decreto del '33. La Regione Sardegna con la legge 21 dell' 84 ha di fatto lasciato immutato il quadro delle funzioni esercitate incidendo più che altro sull'organizzazione e sul funzionamento degli stessi consorzi. Ecco, una nuova disciplina è quindi necessaria, innanzitutto perché il ruolo dei consorzi nel tempo è cambiato, rispetto al passato il ruolo dei consorzi è diventato sempre più ambizioso, se prima le attività di bonifica erano volte principalmente a migliorare la produttività dei fondi agricoli, oggi i consorzi hanno assunto un ruolo di gestione che oserei dire multisettoriale della risorsa idrica, non concentrata solamente sull'attività della bonifica. Oggi la bonifica pur affondando sì le radici più profonde nel mondo agricolo, investe infatti molti altri settori, è diventato l'anello di congiunzione tra il razionale utilizzo della risorsa idrica e la prevenzione del rischio idrogeologico e la tutela dell'ambiente naturale, sono attività che nel corso del tempo hanno visto un'evoluzione del ruolo che hanno esercitato i consorzi di bonifica. La riforma però è necessaria perché questa azione multisettoriale che è stata svolta dai consorzi di bonifica ha portato in alcuni casi ad uscire fuori da quella che era la mission cosiddetta dei consorzi di bonifica a provocare anche un gigantismo delle stesse strutture con conseguenze di grosse difficoltà di funzionamento degli stessi consorzi.
E' proprio il gigantismo delle strutture consortili, l'inefficienza spesso anche delle gestioni e anche la poca trasparenza delle procedure hanno fatto sì che alcuni consorzi per come sono stati configurati, per come si sono evoluti al di là di quella che era la reale volontà forse anche della gestione, sono diventati spesso un freno per lo sviluppo dell'attività agricola. Basta citare gli oneri consortili e soprattutto il costo dell'acqua che sono diventati e sono percepiti perché lo sono realmente insopportabili per le aziende agricole. E poi bisogna riconoscere che ci sono anche dei forti dubbi di legittimità sul fatto che finora i contributi dei consorziati sulle manutenzioni delle opere di bonifica e sia il prezzo pagato dall'acqua dagli agricoltori, siano totalmente slegati agli effettivi e concreti benefici. Ci sono effettivamente dei dubbi di legittimità su questo fatto qua, alcune Commissioni tributarie si sono pronunciate su questo fatto, oneri di bonifica hanno gravato su intere porzioni del nostro territorio senza che ci fosse un reale beneficio, mi riferisco a grandi parti, anzi all'intera Marmilla, per esempio c'è quella di Oristano, quella della provincia del Medio Campidano che io conosco direttamente, dove oneri di bonifica sono stati sopportati da questi territori senza che ci fosse un beneficio. La rete di irrigazione non è mai arrivata, si sopportano costi di manutenzione senza che effettivamente gli agricoltori percepiscano realmente una presenza del consorzio. Ecco, alcune Commissioni tributarie si sono pronunciate su questo fatto qua e hanno ritenuto non compatibile un tributo se slegato agli effettivi benefici. E poi non bisogna dimenticare che spesso le opere di bonifica non sono ad esclusivo servizio dell'agricoltura, ma sono poste anche a servizio e a presidio del territorio contro il rischio idrogeologico, a tutela dell'ambiente e per la prevenzione del rischio idrogeologico dicevo e per la difesa del suolo. Ad esempio le opere di sistemazione dei fiumi che si ritrovano a ridosso dei centri abitati, tali opere non difendono dall'allagamento solo i campi coltivati, ma anche i centri abitati, il beneficio è dunque di tutta la collettività, eppure oggi a sopportare le spese sono chiamati spesso i consorziati. Ecco, io penso che non sia più possibile che sia il mondo agricolo a sopportare questi costi, non sia possibile che sia ancora il mondo agricolo a caricarsi costi che devono essere a carico della collettività. Ho parlato prima anche di inefficienza di molti consorzi, ecco, molti consorzi sono diventati inefficienti, questo dobbiamo dircelo, non è che possiamo nascondercelo, siamo qui anche a parlare di riforme perché prendiamo atto di questo fatto, ma questo non significa che i consorzi stessi siano superati, in quanto strumento di gestione del territorio. I consorzi mantengono ancora oggi una loro attualità, intanto per la loro presenza articolata sul territorio, e poi per il fatto che in essi sono rappresentati direttamente gli interessi degli utenti in modo che gli utenti stessi ne facciano lo strumento ideale per dare risposte alle loro esigenze.
Ovviamente vanno adattate le linee d'azione ai diversi contesti territoriali, noi con la riforma ci diamo anche quest'obiettivo della riorganizzazione dell'ambito territoriale dei consorzi, come obiettivo. Ecco perché una riforma è quindi indispensabile nonostante i consorzi non siano superati, siano ancora attuali, è necessario che ci mettiamo mani. Ci mettiamo le mani non discostandoci nemmeno da quelli che sono i riferimenti statali, di recente si è intervenuti anche con la normativa nazionale, faccio riferimento al decreto "mille proroghe" cosiddetto che è stato approvato a febbraio di quest'anno, che prevede disposizioni in materia di riordino dei consorzi di bonifica, quello che stiamo facendo noi e che faremo noi oggi in questi giorni sta perfettamente dentro l'articolo 27 della legge 31 nazionale, quindi non stiamo andando fuori nemmeno da quelli che sono i dettati nazionali. E' quanto mai urgente, dicevo, una riforma che si proponga di fare cosa, in particolar modo di riordinare il sistema della gestione della risorsa idrica, questo è il primo obiettivo che dobbiamo avere e di favorire attraverso la gestione della risorsa idrica ai fini irrigui, di favorire la competitività delle aziende agricole che oggi hanno un grande peso che è determinato dal costo dell'acqua e dal fatto di non avere certezze nella distribuzione dell'acqua, di non avere certezze nei costi. Se facciamo una riforma in questa direzione, dando certezze nella distribuzione, nel costo dell'acqua, sicuramente favoriamo la competitività delle aziende agricole e poi proviamo, o a mio avviso è necessario che i consorzi di bonifica forniscano agli agricoltori servizi efficienti a costi che sono quelli dell'acqua, quelli delle valutazioni che ovviamente siano compatibili con un'azienda moderna. Una riforma che contribuisca, quindi, a rilanciare l'agricoltura e a completare anche l'opera che è iniziata con la riforma degli enti operanti in agricoltura. Noi abbiamo iniziato, in questa legislatura, ad intervenire sul mondo agricolo con la riforma degli enti, dobbiamo completarla con gli strumenti, che gli agricoltori hanno, di gestione della risorsa, e questo è quello dei Consorzi di bonifica. La riforma, per come è stata strutturata, o la proposta di legge che arriva oggi in Commissione, che è frutto della sintesi di quattro diverse proposte dal disegno della Giunta, ha due grandi attività che vengono affidate ai Consorzi di bonifica, però, di fatto, il compito è più ampio. All'interno di quest'attività si ricomprendono altre attività che sono più ampie. La prima è la gestione dell'acqua ad uso irriguo, che riguarda sì la distribuzione dell'acqua, ma riguarda anche tutte le attività connesse a tale gestione, che non può ovviamente ridursi alla sola distribuzione dell'acqua. Non possiamo pensare ad un consorzio che apre solamente i rubinetti. Ci sono tutta una serie di attività che vengono indicate, e che a mio avviso possono essere ancora completate e migliorate nell'articolo 2 della riforma, della proposta, che riguarda sì la gestione del servizio idrico, ma anche attività di sollevamento, la gestione sistemazione, adeguamento, ammodernamento e manutenzione degli impianti e della rete scolante, la realizzazione e la gestione delle opere di sistemazione idraulica agraria, ci sono attività che vengono affidate ai consorzi, che sono finalizzate alla razionalizzazione e al risparmio idrico. Si affida al Consorzio un compito molto importante, che è quello di porre in essere tutta una serie di attività e di promuovere l'utilizzo di tecniche finalizzate al risparmio idrico. La seconda attività importante, che viene affidata ai Consorzi, è l'attività di riordino fondiario, a mio avviso importantissima in una situazione come quella sarda, caratterizzata da una base aziendale frammentata e polverizzata. Un'attività che era stata già attribuita dalla normativa statale ai Consorzi, ma che di fatto è stata trascurata. Abbiamo un esempio che finalmente, probabilmente, può diventare il progetto pilota in questo campo, che può dare forza alla riforma che oggi stiamo facendo, se riusciamo a svilupparla concretamente, che è il progetto, a cui mi riferisco, di riordino fondiario, messo in piedi dal Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, nel Comune di Pauli Arbarei, ecco, probabilmente se riusciamo, e qui, con una norma che abbiamo inserito nella recente finanziaria, con l'attività che è svolta dal Consorzio, riusciamo a risolvere i problemi di natura giuridica, legati al trasferimento delle proprietà dei suoli, abbiamo il primo progetto pilota, che probabilmente servirà da esempio, per far sì che poi anche questa importante funzione, che abbiamo attribuito ai consorzi, che stiamo attribuendo, o che attribuiremo con questa riforma ai consorzi, possa finalmente essere percepita in maniera concreta dagli agricoltori, che ovviamente sono sfiduciati rispetto ad una prospettiva, quella di riordino fondiario, ogni volta inserita tra i programmi delle diverse amministrazioni regionali che si sono succedute, ma mai effettivamente concretizzate. Ecco, quel progetto lì, se concretizzato con uno sforzo già fatto dai territori, già fatto dalle comunità locali, che adesso deve essere fatto dalla Giunta, attraverso l'approvazione del Piano di riordino, rappresenterà sicuramente lo strumento che consentirà di dare attuazione pienamente a queste disposizioni, che noi stiamo inserendo nella riforma. Inoltre è necessario prevedere che il canone per le utenze irrigue sia rapportato al consumo effettivo. Di fatto, oggi, cosa succede? Succede che il canone per l'utenza irrigua è rapportato alla superficie, non è rapportato quindi al consumo reale, in secondo luogo, rapportarlo alle superfici non favorisce sicuramente un risparmio idrico. Ecco perché è necessario introdurre dei principi, che da un lato favoriscano il risparmio della risorsa idrica, e dall'altro lato però diano agli agricoltori la certezza dei costi. Perché è importante la certezza dei costi? Perché conoscendo in anticipo l'importo della spesa necessaria per irrigare i campi, è chiaro che potranno scegliere con serenità e consapevolezza di produrre questo o quella cultura, con la certezza anche che i costi, almeno nei propositi iniziali, non superino quelli che poi saranno i guadagni. Ecco, qui, già un primo passo la Sardegna meridionale l'ha fatto in questa campagna irrigua. Da quest'anno si conosce in anticipo quale sarà il costo dell'acqua per la campagna irrigua del 2008, sarà di 290 euro per ettaro. Non siamo ancora arrivati all'ottimo ovviamente, perché 290 euro per ettaro a seconda della cultura sono ancora insopportabili per un'azienda che voglia collocarsi in maniera competitiva sul mercato, però ci stiamo arrivando. E poi, chiaro che ai consorzi dovranno essere tolte tutte quelle attività, come dicevo prima, che non sono a vantaggio solo del mondo agricolo, ma sono a vantaggio della sola collettività. Il primo passo l'abbiamo fatto con la legge nove, quando abbiamo trasferito alle province le funzioni specifiche di tutela del suolo e di prevenzione del rischio idrogeologico, con questa legge è necessario che comunque discipliniamo questa attività, questo trasferimento, attraverso dei rapporti con i Consorzi di bonifica, per attività che sono strettamente connesse. Non possiamo dimenticarci che per anni questa attività è stata svolta da Consorzi, che i Consorzi hanno la competenza per farlo, e che comunque molte attività che sono per la tutela del suolo e per la prevenzione del rischio idrogeologico, sono strettamente connesse alle attività proprie che vengono esercitate dai Consorzi di bonifica. Con la legge nove abbiamo trasferito le funzioni e le competenze, con questa legge, a mio avviso, dobbiamo raccordare quest'attività per fare in modo che non ci siano sovrapposizioni, ma che non ci sia nemmeno qualcuno che, senza competenza, si occupa di questa attività. E poi c'è anche la necessità, ormai avvertita anche dal mondo agricolo, di procedere ad uno snellimento anche delle strutture consortili. Insomma, bisogna intervenire, ormai è percepita dall'opinione pubblica la necessità che si intervenga nello snellimento delle strutture. E qui, noi abbiamo provato in Commissione a proporre un modello più snello, anche nei Consigli di amministrazione per esempio. Il Consiglio di amministrazione sarà composto da un Presidente, da non più di quattro membri, penso che siano sufficienti, sono state indicati nella proposta, che può essere senz'altro migliorata, anche i parametri per l'individuazione delle indennità, penso che questo qui sia un segnale importante che noi dobbiamo dare e che la gente si aspetta che noi diamo. Lo snellimento delle strutture passa anche attraverso una razionalizzazione dell'uso del personale, perché pur salvaguardando il diritto al mantenimento del posto di lavoro dei lavoratori, è chiaro che va fatta, se razionalizziamo le attività dei consorzi, se alcune attività vengono trasferite ad altri soggetti, alle province, all'ENAS o quant'altro, è chiaro che dobbiamo fare un ragionamento che riguarda anche il personale. Io penso che abbiamo trovato ottime soluzioni per quanto riguarda il personale impegnato a tempo indeterminato, dobbiamo sforzarci, in Aula, per fare un ulteriore passo per quanto riguarda il personale, così detto, precario. Il personale che lavora nei consorzi, anche da oltre vent'anni, non è pensabile che noi continuiamo a mantenere queste sacche di precariato, anche quando facciamo una riforma. Finché utilizziamo strumenti vecchi abbiamo anche delle giustificazioni, oggi, giustificazioni di tipo politico non ne abbiamo più, stiamo mettendo le mani per riformare questi Consorzi, poniamoci anche il problema di eliminare queste sacche di precariato, che ci sono e sono presenti in maniera massiccia in tutti quanti i Consorzi di bonifica. Così come, e qui mi avvio a concludere, abbiamo provato a risolvere il problema, per quanto riguarda alcune figure impegnate nel riordino fondiario, strettamente legate al tipo di riforma che stanno facendo, noi abbiamo previsto delle procedure concorsuali per l'assunzione di questo personale, probabilmente dovremmo rimetterci le mani, perché nel frattempo sono intervenute anche delle sentenze, che hanno riconosciuto a questi lavoratori il diritto ad essere assunti in pianta stabile da questi consorzi. Penso che non possiamo far finta che non esistano queste sentenze, questa stessa problematica l'abbiamo affrontata per il SAR, poi i tribunali si sono pronunciati riconoscendo il diritto all'assunzione a tempo indeterminato, i tribunali si sono pronunciati per l'assunzione a tempo indeterminato di questo personale, probabilmente quando andremo ad affrontare gli articoli riguardanti il personale dovremmo farci carico anche di prendere atto di quella che è l'evoluzione che ha avuto questo contenzioso. Penso che abbiamo fatto un lavoro, che sia una buona base di discussione in Aula, che può senz'altro essere migliorata, sia per quanto riguarda le competenze dei consorzi, sia per quanto riguarda la parte del personale, nonché per la parte delle procedura nella gestione. Abbiamo gli strumenti, una buona base di discussione, se stiamo all'interno di quello che è l'obiettivo principale che dobbiamo avere, che è quello di dare uno strumento efficace al mondo agricolo, non perdendo mai di vista quello che è il nostro obiettivo, quello di dare strumenti efficaci al mondo agricolo, che possano avere anche la possibilità di avere costi competitivi nella gestione delle proprie aziende.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cuccu. Le iscrizioni sono chiuse.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente, dopo una lunga astinenza riprendiamo i lavori in aula con un argomento che credo rivesta un'importanza straordinaria, vanificata certamente dalla relazione che ieri l'onorevole Alberto Sanna, ha voluto portare a quest'Aula. Vanificata perché? Intanto dal punto di vista politico, l'onorevole Sanna ha detto ieri che questo era il massimo frutto del riformismo di sinistra in agricoltura! Ci serve come base di discussione fuori da quest'aula dire che il massimo del riformismo prodotto dal centrosinistra in questi anni, in agricoltura, è questa proposta di legge! Una proposta di legge che, non ce l'abbiano i colleghi della maggioranza, alcuni almeno, l'altro giorno hanno pensato di convocare, associazioni, organizzazioni, semplici agricoltori, una riunione ad Uras. Da quella riunione emerge un titolo a caratteri cubitali che dice: "acqua meno cara e via le tasse così l'agricoltura cambia volto". Mi potrei anche fermare qua perché dopo aver ascoltato l'onorevole Cuccu, il quale dice testualmente essere questo un testo base di discussione, vuol dire che tutto ciò che ha detto l'onorevole Alberto Sanna quanto meno non è da condividere, o non è condiviso. Viene smascherato un falso, e il falso è nell'articolo 1, dove ci sono le finalità, la priorità delle finalità è una sola: "attua attraverso i consorzi di bonifica la razionale utilizzazione delle risorse idriche, per uso agricolo, ad un costo compatibile. Intanto vorrei capire chi è che stabilisce la compatibilità del prezzo dell'acqua irrigua e su che base? Su che base le tariffe, che sono state deliberate dalla Giunta il 18 di marzo del 2008, possono essere prese come base valida per poter fare ragionamenti seri nel momento in cui… Questo è un mazzo di avvisi di pagamento, sono pervenuti ieri, agli agricoltori della provincia di Oristano, Equitalia, non è che scrivere il consorzio, Equitalia, messi a ruolo, cioè aziende che l'anno scorso hanno pagato del 9.800 euro, anche quest'anno devono versare, in quattro rate, da maggio in poi, 28.500 euro. Oltre 900 euro a ettaro, ma viaggiano da 840 a 1.150 euro a ettaro, e l'onorevole Alberto Sanna ha la presunzione di dire ad Uras che questa è la legge che risolverà i problemi! Questa legge non risolve proprio un bel niente! Questa legge aggrava ulteriormente la gravissima crisi che attanaglia l'agricoltura sarda, certamente non è un fatto di oggi, e certamente non voglio dire che non c'è necessità di mettere mano ad una legge che modifichi la situazione dei consorzi di bonifica ma non solo, non si può pensare che i consorzi di bonifica siano la panacea di tutti i mali, non risolvono assolutamente nulla se non si esclude il conflitto che esiste oggi tra quelle che sono le competenze di un consorzio di bonifica, che può essere un consorzio irriguo, che può essere anche un consorzio che si occupa di opere esclusivamente destinate all'agricoltura, ma non è possibile che chilometri e chilometri di strade, per esempio di tipo consortile, fatte dai consorzi e manutente dei consorzi di bonifica, siano utilizzate invece per servizi che non sono quelli strettamente connessi con l'agricoltura. E allora come si vuole dirimere questo problema? Con la legge numero 9, di cui ha parlato l'onorevole Cuccu, con il trasferimento delle competenze? Ma io credo che questa sia talmente macchinosa come legge che non porterà assolutamente ad un fatto di questo genere, alla risoluzione del problema dei precari, non ci credo minimamente, nonostante l'impegno del Presidente della commissione Licheri. Credo proprio che non andrà a finire così! Ma la legge nasce fondamentalmente, non per dare ristoro ai precari, che certamente è un fatto importante, la legge deve nascere per riordinare i consorzi di bonifica e dare quelle risposte agli agricoltori che oggi, Assessore, entro il 30 novembre 2008, questi signori che sono tutti i contribuenti della provincia di Oristano e agricoltori importanti della provincia di Oristano, ma sono solo una minima parte, né ho una decina qui, faccio l'esempio: tributo da pagare: 28.403 euro, ettari irrigui: 31 ettari, siamo intorno alle 900 euro ad ettaro. Allora, l'onorevole Sanna Alberto, sempre nella sua falsità, perché è menzognero nel momento in cui dice le cose che ha detto ad Uras l'altro giorno, afferma che gli unici contributi che sono stati messi in campo, negli ultimi 10 anni verso i consorzi di bonifica, sono stati dati al centrosinistra, è falso onorevole Sanna! Voi avete smesso di dare i contributi, questa è la realtà e la gente lo deve sapere! Mi viene anche da pensare che se voi pensate veramente che solo con i contributi si possa risolvere il problema o se non nascano altri problemi, che mi pare stesse accennando anche l'onorevole Cuccu, di aiuti di Stato, di capire come è che si arriva poi a dare i contribuiti e perché dobbiamo dare i contributi, se non troviamo il meccanismo valido per far capire agli agricoltori, intanto che è economicamente conveniente irrigare, e invece ci troviamo territori come quello del Campidano di Oristano, frutto di un accorpamento di due consorzi che hanno distrutto i Consorzi di bonifica dell'oristanese, ci ritroviamo con un territorio che è adeguatamente attrezzato per essere irrigato su 36 mila ettari e che l'anno scorso praticamente se ne saranno utilizzati solo 14 mila ettari. Ecco che da qui nasce la deliberazione della Giunta che dice: "alla bonifica di Oristano non possono essere assegnati più di 120 milioni di metri cubi d'acqua". Ne ho parlato anche prima, con l'Assessore, l'Assessore dice: "è possibile modificare" E' possibile modificare ma non ho capito per quale motivo sia stato messo un tetto! Non lo capisco affatto per quale motivo sia stato messo un tetto quando alla bonifica di Oristano aveva sulla carta un'assegnazione di 360 milioni di metri cubi d'acqua derivanti dal fatto che avesse fatto quel grande investimento sulla diga nuova di Busacchi, su quella che viene definita oggi la "diga di Eleonora", ma che per me rimane sempre la diga di Omodeo. Io qui vorrei solo capire come pensate che con questa legge, dove si dicono quali sono le finalità, poi dopo si va all'articolo 2, e anche qui, ha ragione l'onorevole Cuccu, l'articolo 2 dice cose diverse da quelle che sono contenute nelle finalità della legge. I casi sono due: intanto mi viene da pensare perché i consorzi di bonifica dovrebbero fare il riordino fondiario, decidiamo che lo facciano i consorzi di bonifica, benissimo, allora, l'acqua ad un prezzo equo, uso razionale della risorse idrica, riordino fondiario, ed il resto? L'accorpamento e il riordino fondiario, fondamentalmente non cambia nulla, questi dovrebbero essere i compiti dei consorzi di bonifica? Se questi sono, l'articolo 2 dà delle funzioni che sono completamente diverse, che vanno oltre le finalità della legge e non ci si ferma qui perché sono sicuro che per mantenere quel carico di dipendenti che hanno i consorzi di bonifica, cito sempre l'esempio di Oristano che è quello che conosco meglio, 247 dipendenti, ha più dipendenti dell'amministrazione provinciale di Oristano. Se facciamo due più due l'amministrazione provinciale di Oristano solo per manutendere le strade ha circa quarantacinque o cinquanta dipendenti voglio capire le strade consortili chi le deve mantenere in uno stato che sia quello dell'utilizzo consueto, sia per i fini agricoli, ma soprattutto per altri fini che non sono quelli agricoli. Il tutto deve gravare sulle spalle degli agricoltori.
Allora, l'onorevole Cuccu dice ma il prezzo dall'anno venturo sarà di 248 euro, lo vogliamo mettere in legge che dall'anno venturo il prezzo sarà esclusivamente 248 euro a ettaro? Facciamo questa prova. Mettiamo che il prezzo dell'acqua d'ora in avanti dal 2008, bollettato 2008, sarà 248 euro a ettaro. Ma a chi la vogliamo vendere questa baggianata, con 248 euro a ettaro, per come nasce la delibera della Giunta regionale, per quelli che sono i costi energetici necessari per distribuire questa risorsa, non è assolutamente possibile vendere a un prezzo che non esiste, che sarebbe un prezzo già eccezionale di per sé stesso, se fosse 248 euro a ettaro. Di fronte ai 1000 euro che stanno pagando oggi i nostri agricoltori. Beh allora, io mi fermo a questo problema Assessore, prima di andare avanti con questa legge è necessario che si faccia chiarezza su queste bollette. L'altro giorno un agricoltore di Arborea appena ha letto questo gli è venuto un infarto e lo hanno ricoverato all'ospedale San Martino. Perché uno che gli arriva una sberla di 28.500 euro di spese di irrigazione voi ditemi se non rischia l'infarto, questo non è che l'ha rischiato l'ha preso ed è stato ricoverato in ospedale. Allora, io di fronte ai proclami, e mi dispiace perché questi proclami, fatti dall'onorevole Alberto Sanna, lasciano il tempo che trovano perché insomma ormai credo che tutti quanti siamo abbondantemente a conoscenza, ma soprattutto lo sono i cittadini della Provincia di Oristano, ma che, onorevole Biancu lo dico anche a lei, non si può andare a vendere queste cose che avete detto a Uras l'altro giorno. Anche lei onorevole Stefano Pinna.
BIANCU (P.D.). Ha sbagliato la località onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Sì va beh, nell'articolo è citato Uras. Ha poca importanza, so benissimo dove l'avete fatto quindi non è che ne sto parlando a caso. Forse sarebbe stato meglio dire in quella circostanza: stiamo cercando di mettere mano a questa riforma, non so come ne verremo fuori, non sappiamo come ne verremo fuori, vi garantiamo un contributo per il bollettato 2006 - perché poi c'è anche il 2007. L'Assessore poi dirà: è il Consiglio regionale che non ha messo le risorse nella finanziaria. Ed è vero, ma la finanziaria è governata dalla maggioranza non è governata dall'opposizione. Pertanto, la responsabilità è solo ed esclusivamente vostra.
Per dire, onorevole Alberto Sanna, mi rivolgo a lei perché è stato Presidente della Commissione ed è stato uno dei maggiori artefici di questa legge; dei maggiori e dei peggiori artefici, ovviamente. Beh insomma io mi chiedo: ma voi pensate veramente di risolvere il problema dell'agricoltura in Sardegna con questa legge? Una legge che arriva in grandissimo ritardo, perché se questa legge ve la foste esitata in Commissione un anno e mezzo fa probabilmente, queste bollette gli agricoltori del Campidano di Oristano probabilmente non le avrebbero mai avute, avrebbero avuto delle tariffe completamente diverse; perché un anno e mezzo fa doveva essere approvata una norma di questo genere, quantomeno nel rispetto di quella che era la proposta della Giunta, condivisibile o non condivisibile. Beh, invece sono passati praticamente due anni e oggi i nostri amici agricoltori, che non saranno più amici di nessuno, perché ci vedranno sempre come il fumo negli occhi e ce l'avranno con tutti, con noi, con voi e con tutti quelli che non muovono un dito per modificare lo stato delle cose. Beh l'agricoltura in Sardegna ha bisogno di ben altro. Forse ha bisogno del piano che è stato approvato dall'Unione Europea, ammesso che potrà essere messo in cantiere e utilizzato. Ma io mi rifaccio ad uno studio che venne fatto alla fine degli anni settanta quando si disse, e lo disse un attento osservatore delle questioni agricole sarde, un sardo peraltro, il quale disse, a proposito dell'agricoltura al neo Assessore che in quei giorni si era insediato: la Sardegna è per due terzi assolutamente utilizzabile dal punto di vista agricolo. E questa era una base di partenza allora e credo che lo sia ancora di più oggi. Allora, o si modifica completamente l'approccio con il territorio per uso agricolo, che non vuol dire il fatto che sia un territorio per uso agricolo che abbia una vocazione agricola. Ma nel momento in cui noi decidiamo di mettere mano ad una materia così complessa, che purtroppo occupa ancora moltissime persone, io dico purtroppo perché probabilmente un adeguato riordino fondiario potrebbe avere necessità di meno persone impegnate in agricoltura, forse potremo abbattere molti costi, anzi sicuramente, ma di tutto il resto del territorio della Sardegna che cosa ne vogliamo fare? Cioè, voi pensate, l'onorevole Cuccu pensa che anche se arrivassimo a 250 o 260 euro a ettaro per l'irrigazione lei pensa di dare soddisfazione ai paesi dell'interno, alle comunità dell'interno? A quei terzi che non sono un terzo, a quei due terzi che non hanno l'opportunità di avere l'irrigazione, a quei due terzi che hanno speso dal '52 a oggi le opere di bonifica e non hanno mai utilizzato questo tipo di agevolazione, è così che si risolve il problema dell'agricoltura. Io mi sarei aspettato, Assessore, ma non mi rivolgo neanche a lei perché lei è un tecnico prestato a questa materia e probabilmente sta facendo salti mortali per questo. Ma io mi sarei aspettato, nel momento in cui i grandi proclami del presidente Soru sono arrivati e sono stati veicolati con grandissima veemenza, anche con un dispiegamento di forze e mezzi eccezionale, m'aspettavo che se c'era un argomento sul quale la Regione Sardegna in questi anni dal 2005 al 2009 o dal 2004 al 2009 dovesse intervenire, era proprio un riordino complessivo della materia agricola. Beh su questo non si è lavorato, avete pensato di smantellare l'Ersat, forse era anche corretto era giusto, vediamo i risultati. Vediamo i risultati che stanno dando le agenzie non ce n'è una che funzioni. Le proteste sono continue, con i ritardi nei pagamenti, con il sopralluogo, con i collaudi e con tutto quanto. Non ce n'è una che funzioni.
Allora, sono passati cinque anni e l'agricoltura sarda continua a rimanere quella che pubblicitariamente qualche nostro antesignano collega di quest'aula definiva come un'agricoltura e una storia di cinque mila anni; sono passati cinque mila e l'agricoltura non cambia. Non vuole cambiare, nel momento in cui si sta cambiando il mondo, la Sardegna non ha ritenuto opportuno, prima di mettere mano non a una legge di bonifica o sui consorzi di bonifica, ma riordinare complessivamente tutto il sistema agricolo sardo e questo non c'è stata la volontà di farlo. Io posso anche capire che il presidente Soru abbia una sorta di repulsione nei confronti dell'agricoltura, ma non la definisco repulsione in senso negativo, nel senso cioè di pensare che sia un fatto che non lo riguarda assolutamente, probabilmente ha capito che con l'agricoltura c'è poco da tirare avanti e sta cercando forse, e magari non trova neanche il vostro concorso, di trovare soluzioni alternative. Quando io dicevo bisogna parlare di un uso diverso del territorio, che ha fino adesso avuto vocazione agricola, ma che vocazione agricola l'abbiamo detto, non ne ha. Beh, il territorio della Sardegna è vasto, sono venticinque mila, ventisei mila chilometri quadrati con una popolazione che è quella che sappiamo tutti quanti, ci sono delle immense distese di territorio che hanno un uso assolutamente insignificante dal punto di vista economico. E come si può aggirare questo stato? Beh, le proposte non le devo fare io, io le farò a tempo e a luogo, e le faremo noi ovviamente le proposte. In cinque anni il vostro rinnovamento, il vostro riformismo di sinistra ma che cosa ha portato all'agricoltura sarda. Allora, le proteste, il tipo di approccio che noi dobbiamo avere d'ora in avanti al termine di una legislatura, che non è terminata per carità c'è ancora un anno e si possono ancora fare grandi cose, ma io credo che il dovere di quest'opposizione non sia semplicemente quello di dire no alla maggioranza, ma sia quello di proporre soluzioni alternative; le proporremo anche su questa legge le soluzioni alternative. Sono d'accordo con l'onorevole Cuccu che ha immaginato anche degli emendamenti che in qualche maniera possono migliorare il testo di questa legge, io dico che lo potrebbero rendere una legge perché per come è concepita questa è inattuabile sotto tutti punti di vista, è stata già esaminata, se questa legge venisse approvata così com'è non è attuabile.
So che non trova neanche il concorso della maggioranza o di tutta la maggioranza, so che non trova il concorso della Giunta regionale, so che non ha assolutamente, benché l'onorevole Sanna e mi dispiace dover fare riferimento sempre a lui perché lo sto portando forse… però le organizzazioni non sono mica d'accordo su questa legge, non ce n'è una d'accordo su questa legge, non c'è un Consorzio di bonifica esistente che sia d'accordo su questa legge, non c'è nessun attento osservatore che sia d'accordo su questa legge.
E allora, voi volete andare avanti con questa legge, siete convinti che questo sia il meglio del meglio (io non ne sono convinto, anzi io l'ho già definita come l'ho già definita), credo che presenteremo numerosi emendamenti su questa legge perché chi si era illuso di poter approvare nell'arco di 48 ore questa legge si sbaglia di grosso, perché noi vorremmo che questa legge tornasse assolutamente in Commissione, vorremmo avere noi come opposizione la forza e la volontà di ascoltare le organizzazioni, di ascoltare i Consorzi di bonifica, di ascoltare tutti coloro che hanno manifestato apertamente e vivacemente a me personalmente e ad altri colleghi, ma non in forma congiunta, le loro lamentele, i loro dispiaceri per non essere stati ascoltati e sentiti da una maggioranza che poi invece va in giro a raccontare frottole così come è accaduto nel fine settimana ad Oristano. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (P.D.). Signor Presidente, colleghi, ascoltando l'intervento dell'onorevole Diana mi sono chiesto se la posizione appena espressa corrisponde alla posizione dei commissari che hanno lavorato alla redazione di questa legge.
Io volevo iniziare proprio dal lavoro complicato, difficile che c'è stato in Commissione. Lo ricordava il relatore ieri, stamattina anche l'onorevole Cuccu lo ricordava, che ci siamo trovati di fronte a tre progetti di legge e al disegno di legge della Giunta regionale, disegno di legge che è stato presentato dopo che i progetti di legge erano già all'ordine del giorno della Commissione, e questo in qualche misura, come si può evincere, ha creato non pochi problemi nel senso che la Commissione si è dovuta trovare a far sì che dai quattro testi, attraverso un lavoro certosino fatto dalla maggioranza ma con il contributo dell'opposizione, si arrivasse ad un testo unificato che poteva in qualche misura dare risposte chiare e precise a ciò che devono essere le funzioni dei Consorzi di bonifica.
Credo, signor Presidente, che mettere mano sui Consorzi di bonifica fosse, da parte di questo Consiglio, un fatto necessario; parliamo dei Consorzi di bonifica regolati da un regio decreto del 1933, insomma i Consorzi di bonifica venivano e vengono regolati da una legge che ha più di settant'anni. Allora io mi chiedo: vogliamo lasciare le cose così come stanno, oppure è necessario che i Consorzi di bonifica riassumano un ruolo e una funzione che sia prima di tutto corrispondente alle esigenze dell'agricoltura sarda? Io, badate, sono convinto che questo è avvenuto, è avvenuto perché nella Commissione non è che ci sia stata una discussione a senso unico, e cioè che la maggioranza a tutti i costi ha fatto passare le proprie indicazioni, ci sono state a più riprese audizioni, abbiamo sentito le categorie sociali, abbiamo sentito i Consorzi di bonifica; e allora, onorevole Diana, io parto da un presupposto che quando le organizzazioni di categoria e i Consorzi di bonifica si presentano in audizione ed espongono le loro questioni e la Commissione percepisce molte delle cose che sono state dette, credo che responsabilmente un commissario, il Presidente, insomma la Commissione, prenda atto dei suggerimenti e molti di questi sono inseriti nel testo. E mi chiedo: ci possono essere due parti in commedia, nel senso che oggi si dice che nessuno è d'accordo, bene, se non fossero stati d'accordo rispetto ai temi e ai contenuti della legge credo che il luogo migliore nel quale si poteva esprimere contrarietà ai contenuti della stessa fosse la Commissione. Io, viceversa, ho apprezzato i suggerimenti e le indicazioni che le categorie sociali e i Consorzi di bonifica in qualche misura hanno portato alla Commissione e credo anche che nel confronto il testo finale che è scaturito dalla Commissione sia frutto non solo ed esclusivamente della maggioranza ma sia un contributo collettivo che è venuto anche dall'opposizione, perché non dimentichiamo che molti di voi, pur talvolta facendo emergere il fatto che non c'era il numero legale, però molti di voi facenti parte della Commissione avete contribuito e avete lavorato assieme a noi a migliorare tutti i contenuti che secondo il vostro punto di vista, il vostro parere, corrispondevano ad una legge più seria, più razionale, che rispondesse di più ai principi ispiratori di riforma.
Insomma, signor Presidente e onorevoli colleghi, io voglio dire una cosa semplicissima, che questa legge arriva in Aula sì, è vero, forse in ritardo però non ho alcun dubbio sul fatto che i Consorzi di bonifica non potessero più restare nei termini e nei modi così come sono oggi. Voglio fare alcuni esempi. Ogni anno nella finanziaria questa Regione, questa maggioranza (ma ricordo anche nella passata legislatura la maggioranza di allora) deve intervenire in maniera massiccia con risorse per sanare i debiti che volta in volta causano i vari Consorzi. E allora mi chiedo: è possibile che questa Regione ancora oggi debba, così come abbiamo fatto qualche mese fa nella nostra finanziaria, intraprendere iniziative finanziarie tese a risolvere le questioni dei Consorzi? Beh, badate, io credo che non possa essere un metodo questo, io credo che questo addirittura crei problemi seri al concetto stesso e al significato di cosa vuol dire consorzio, se questo consorzio deve corrispondere ad esigenze di privati e di imprenditori privati, oppure il pubblico deve intervenire per far sì che, attraverso il modo talvolta spregiudicato di gestire finanziariamente ed economicamente i consorzi, a coprire le cose negative che sono state fatte. Io credo che in questa riforma ci sia questo principio, che i Consorzi debbano tornare a svolgere la funzione principale e cioè quella di erogare acqua a costi equi a tutti gli agricoltori sardi. Questo è il principio ispiratore di questa legge.
E continuo: si è posto il problema del personale. Io in Commissione, assessore Dadea e assessore dell'agricoltura, come voi sapete, in virtù delle esperienze che abbiamo maturato in altre leggi di riforma, faccio riferimento alla riforma della formazione professionale dove ci siamo trovati in una situazione particolare in cui appunto il personale, rispetto ai contenuti che erano previsti in legge, non si sapeva (e forse oggi si sa un po' meglio) la fine che essi dovevano fare. Allora, nei Consorzi di bonifica, cari colleghi, è vero ci sono Consorzi che hanno il personale giusto e ci sono Consorzi che hanno esuberi di personale sui quali bisogna trovare tutte le soluzioni adeguate, possibili e immaginabili. Cioè, Assessore, non mi vorrei trovare nella condizione che, approvata la legge, con tutte le considerazioni che abbiamo fatto e tutte le disquisizioni che ci sono state, il personale di questi Consorzi non possa trovare una sistemazione adeguata e addirittura che essi si devono trovare nella condizione di fare iniziative sindacali, di fare scioperi, di fare qualcosa, insomma, che abbiamo già visto. Io credo che anche in questo contesto, in questo quadro, ci sia stato uno sforzo davvero eccezionale fatto dai due Assessori mai in modo particolare credo che l'onorevole Massimo Dadea ci ha dato un contributo e una mano forte, autorevole, affinché, appunto, le contraddizioni che abbiamo scontato rispetto ad altre riforme non potevano o non possono essere o non si possono verificare in questa riforma.
Allora io credo che sia utile, sia giusto trovare quegli aspetti, diciamo così, che possono rilanciare, mettere in avanti il contenuto di questa legge; mi aspetto una cosa, cari colleghi, che, lo capisco, l'opposizione deve fare il suo dovere, deve dire che non va bene, che è una riforma sbagliata. Però, cari colleghi, abbiamo avuto un anno e mezzo di tempo per esaminare in dettaglio, a fondo questi aspetti e questi problemi, e credo che il contributo che è stato dato non sia da vanificare oggi perché siano in Aula dicendo che non serve a nulla questa riforma. Io, badate, sono convinto viceversa che prima la chiudiamo questa partita meglio è soprattutto per riorganizzare la nostra agricoltura, perché sono convinto che alcuni strumenti che sono contenuti in questa legge siano strumenti di modernità e siano strumenti utili all'agricoltura sarda. Abbiamo fatto tutta la discussione sui costi dell'energia dei Consorzi; badate che gran parte delle risorse spese per il sollevamento delle acque per portare l'irrigazione in determinati luoghi della Sardegna, ancora oggi sono dei costi insostenibili, e allora tutta l'impalcatura, tutto il procedimento, che è stato messo in legge, di dare l'opportunità ai Consorzi in determinati luoghi di utilizzare anche fonti di energia alternativa quale quella fotovoltaica per avere risparmi di una certa entità di un certo tipo, io credo siano elementi innovativi, elementi diciamo così che portano alle campagne una situazione diversa rispetto alla situazione data. Così come credo che bisogna mettere mano, Assessore, al numero dei Consorzi; badate è tollerabile che in Sardegna ci siano un numero così esagerato di Consorzi? Io credo che dobbiamo trovare il modo, il metodo che ci consenta di trovare una soluzione che il numero dei Consorzi sia inferiore all'attuale e nello stesso tempo che essi siano in grado e capaci di rispondere alle esigenze di quei territori. Faccio un esempio che conosco bene. Nel mio territorio abbiamo due Consorzi di bonifica, il Consorzio del Cixerri e il Consorzio del basso Sulcis. In un Consorzio ci sono una decina di dipendenti nell'altro ci sono 64 dipendenti, per un territorio che copre 23-24 comuni i quali Consorzi agiscono, come dire, senza possibilità di comunicazione. Io credo, e sono convinto, Assessore, che sarebbe ora il caso di dare una risposta anche in termini precisi e chiari a quel territorio, perché due Consorzi sono troppi e forse un Consorzio razionalizzato che fa un uso appropriato della risorsa idrica, che sia capace di dare un servizio all'utente agricoltore, sia nelle condizioni di fare un lavoro diverso rispetto a quello del passato e che sia soprattutto capace di dare queste risposte. Io credo questo, il centro sinistra la pone come sfida, perché è inutile avere tanti doppioni, è inutile soprattutto in territori piccoli avere un numero esagerato di Consorzi. Tutto questo si può fare, naturalmente, badate, se ognuno di noi anziché guardare dallo specchietto retrovisore, cioè guardando al passato, siamo capaci di guardare avanti. Perché a me sarebbe fin troppo comodo fare un ragionamento di ciò che sono stati i Consorzi, di come sono stati gestiti, le persone le quali hanno gestito in termini di potere per anni, anni e anni questi Consorzi. Cari colleghi, non sono interessato a questo tipo di discussione, sono interessato assieme all'opposizione di fare uno sforzo dignitoso, capace di imprimere una svolta, e soprattutto, di fare sì che i Consorzi di bonifica rientrino nell'alveo di tutte le altre riforme che sono state fatte. Perché è una conclusione delle riforme degli enti agricoli, una riforma ulteriore legata alla gestione delle acque. Allora tutte queste cose, badate sono importanti e utili se noi riusciamo ad avere questa idea dei Consorzi, tutto ciò, peraltro, si lega ad un aspetto della gestione delle acque.
Ecco perché, e chiudo, Assessore, ritorno sul personale. Ritorno sul personale legato anche ad alcuni fatti che si sono verificati in questi giorni. Noi abbiamo il Consorzio di bonifica del basso Sulcis dove i lavoratori, non per colpa loro, lo voglio dire con forza, non per colpa loro, il Consorzio forse quello più commissariato d'Italia, credo, ha avuto più commissari quel Consorzio che altri Consorzi in Sardegna, e quando ci sono gestioni di questo genere, per cortesia a pagare non può essere il lavoratore. Il lavoratore, così come conosco quelle persone svolgono sino in fondo il loro dovere fanno tutto ciò che è nelle loro possibilità e non si può attraverso meccanismi strani costringere questi lavoratori a fare azioni di lotta che sono al limite dell'ordine pubblico. Allora, Assessore, su questo si risolvano tutti i problemi che sono aperti di questa natura, subito, perché si possono risolvere subito queste questioni, so che la Giunta era impegnata in questi giorni ad affrontare la questione e spero anche che l'abbia risolta, fatto questo, credo che questa Aula in tempi rapidi e brevi, sia chiamata a decidere urgentemente dell'approvazione di questa legge, perché al di là delle cose che si dicono e delle parti che si giocano in commedia, è una legge attesa dai Consorzi, attesa dalle categorie sociali, attesa soprattutto dagli agricoltori; e io credo, e ne sono convinto, che nei passaggi che ci sono stati in Commissione se i nostri colleghi dell'opposizione sono intellettualmente onesti, devono dare un contributo, così come hanno dato in Commissione, anche in Aula. Vi ringrazio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie, è certo che questa sia una legge attesa, è certo che sia una legge che doveva e deve essere affrontata dal Consiglio regionale per dare un contributo riformatore, di riordino di una materia molto importante. Nessuno evidentemente nasconde la necessità quindi di un intervento legislativo di questo tipo; quello che l'opposizione sta cercando di dire in queste ore in cui si affrontano concretamente il problema in questa Aula quello che l'opposizione ha cercato di dire più volte anche negli interventi fatti sia dentro, sia fuori da questa Aula, si è discusso molto in numerosi convegni su questa materia, è che questa è una riforma, da tutto questo nasce anche il nostro orientamento di astensione riguardo a questa legge, è che indubbiamente un riordino era necessario, certo i Consorzi di bonifica sono tanti, sono sicuramente in un numero sovrabbondante rispetto a quello che è, e dovrebbe essere, un razionale ordinamento di questa materia, e quindi è importante mettere mano ad un processo di semplificazione. E' altrettanto certo, è fuori discussione, che la legge istitutiva è una legge antichissima, addirittura è un regio decreto, e indubbiamente le finalità originarie che erano state poste nella legge che riguardava proprio le norme per la bonifica, a partire da quel tempo, sono state cambiate, sono intervenuti tanti cambiamenti proprio nell'attività e nella gestione delle opere di bonifica, dell'azione, della gestione, però è anche vero che numerosi poi sono stati gli interventi legislativi a livello nazionale su questa materia, che hanno, di volta in volta, soprattutto recentemente, a partire dagli anni '80, poi negli anni '90, ma perfino nell'ultima legge finanziaria dello Stato, che sono norme che riguardano la questione dei consorzi di bonifica. Cioè, ci troviamo di fronte a un assetto normativo stratificato, non costituito da un unico corpo legislativo, un'unica legge. In questo lungo processo di adeguamento normativo, di intervento successivo da parte dello Stato in questa materia, sono stati anche individuati alcuni obiettivi da raggiungere. Uno, sicuramente raggiunto, o almeno a livello di definizione in questa legge, è appunto la definizione della natura giuridica. Consorzi di bonifica che vengono riconosciuti come enti pubblici, economici, non commerciali, a struttura associativa, dotati di autonomia funzionale contabile, con tutto ciò che comporta una chiarificazione sulla natura e sul funzionamento. Un percorso di riordino, un'indicazione in questa legge di comprensori di bonifica che, in qualche modo, possono essere considerati più razionali e corrispondenti all'assetto idrico che si è realizzato in questi anni con i numerosi, numerosissimi interventi di opere pubbliche, che hanno dato al nostro sistema idrico un suo assetto, certamente ben definito, più definito di quanto non potesse essere quando il problema della bonifica riguardava innanzitutto la bonifica intesa come bonifica idraulica, di difesa del suolo e di sistema dei terreni. Questo insieme di problemi ha avuto un'evoluzione, ha avuto quindi anche diverse soluzioni.
Una legge certamente andava fatta, va fatta, ma quello che noi abbiamo più volte ribadito, sicuramente il mio Gruppo, è che questa legge sui consorzi di bonifica interviene in un momento in cui alcune scelte sono state fatte radicalmente attraverso la legge numero 19, perché attraverso la legge numero 19 si è realizzato un processo di unificazione verso l'alto della gestione della risorsa idrica. La legge numero 19 è intervenuta verticalizzando l'assetto di gestione, di programmazione, di interventi e anche di proprietà, di possesso, di controllo nell'utilizzo della risorsa idrica. La questione che tutti ben conosciamo delle concessioni di derivazione è una questione di fondo che è stata affrontata in maniera molto decisionista, verticalizzando il sistema da parte della Giunta regionale e della maggioranza che ha accettato questo sistema. Non è stata una votazione unanimità, perché sulla legge numero 19, su quel punto assolutamente c'è stata proprio una distinzione, sicuramente da parte del nostro Gruppo, che non ha condiviso e non condivide tuttora lo svuotamento di una funzione importante che i consorzi hanno svolto negli anni, e che non può essere, che non poteva, a nostro parere, essere ridotta drasticamente in questo modo. Noi oggi assistiamo sostanzialmente ad un riordino della materia, ad un riordino dell'assetto di questi enti che, se giustamente deve andare verso una diminuzione di numero, ad una razionalizzazione, ad un adeguamento rispetto all'individuazione di ambiti territoriali più omogenei, più razionali, però ha tolto completamente dalle mani di un sistema che in qualche modo rappresentava il mondo agricolo, rappresentava gli agricoltori, il controllo della risorsa. Questo è un problema di fondo che pesa oggi sull'assetto che noi diamo poi a consorzi che sono stati depotenziati nella loro funzione. L'effetto di questa decisione lo vedremo sicuramente in futuro. Noi siamo perplessi su questa impostazione data, e segnaliamo poi, anche in questo tentativo di riordino in questa legge, alcune problematiche che, d'altra parte, vediamo sono state toccate anche da colleghi della maggioranza: la questione del personale che, sicuramente, è una questione delicatissima, è una questione che deve essere affrontata riguardo a un insieme di enti che sicuramente si sono espansi in maniera spesso irrazionale, incongruente, in maniera sperequata tra territorio e territorio, creando oneri gestionali, quindi costi che si sono poi evidentemente ripercossi inevitabilmente anche sul costo dell'acqua, che è poi il problema fondamentale che devono affrontare i nostri agricoltori. Bene, questo problema deve essere affrontato, ma vediamo che non è affrontato con la necessaria chiarezza. Alcuni emendamenti sono stati già presentati, probabilmente altri ne verranno ancora presentati, perché su questo ci sia una chiarezza maggiore su quali sono poi i percorsi a cui verranno affidati tutti i soggetti protagonisti in questi anni dell'azione dei consorzi di bonifica, i dipendenti che credo che legittimamente si aspettino un destino certo e non invece l'avvio di un percorso che, così come è accaduto anche per altre riforme affrontate da questo Consiglio regionale, hanno innescato situazioni di insicurezza, di gestione approssimativa di questi percorsi di stabilizzazione, di definizione più precisa di quale sia la situazione lavorativa, che non possiamo certamente considerare positivi. Perciò, noi riteniamo che pur riconoscendo la necessità di questa riforma, la necessità che il Consiglio, sia pure in ritardo, arrivi a questa riforma, manteniamo perplessità che si manifesteranno anche in alcuni emendamenti, e soprattutto manifestiamo preoccupazione per una complessiva verticalizzazione della gestione della risorsa idrica che, come tutti sanno, è una risorsa veramente importante. Che sia la Giunta regionale ormai, attraverso il meccanismo innescato dalla legge numero 19, a definire nei minimi dettagli qualunque intervento su questa materia, crediamo sia un elemento non di razionalizzazione, ma un elemento che introduce una forzatura di cui noi potremmo pagare gravi conseguenze in futuro.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa.
E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (Sinistra Autonomista). Grazie, signor Presidente. La legge quadro in materia di consorzi di bonifica, lo ha sottolineato prima di me il relatore della legge, ma anche i colleghi che mi hanno preceduto, è il frutto certamente di un lavoro importante che ha coinvolto tutta la quinta Commissione, anche l'opposizione, che si è astenuta, ma che ha operato in termini costruttivi, con senso di responsabilità, per esempio garantendo costantemente il numero legale anche quando la maggioranza non era in grado di farlo. C'è stato il pieno coinvolgimento in questi mesi delle forze sociali, e anche delle associazioni di categoria.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU
(Segue LICHERI.) Questo aspetto, a mio giudizio, va rimarcato, va sottolineato, per comprendere meglio quanto sia importante nella stesura di una legge l'allargamento della base del consenso, il coinvolgimento, il confronto, anche con quelli che spesso non la pensano come noi, anzi, che la pensano in modo diverso. Ma è un metodo che dovremmo, in quest'Aula, nelle Commissioni e anche nell'Esecutivo utilizzare sempre come elemento di garanzia democratica ed istituzionale, perchè così vengono fuori le buone leggi, se c'è un confronto, se c'è un'interlocuzione aperta. Dopo l'allarme della finanziaria nazionale che prevedeva fino ad alcuni mesi fa addirittura la cancellazione dei Consorzi di bonifica, si è riaperto il tavolo per il riordino in tutte le regioni d'Italia, a partire dalla Sicilia fino alla Lombardia, si è avviato un riordino che, presumibilmente, dovrebbe avvenire entro il 30 giugno. Beh, la parola d'ordine di tutto questo è: razionalizzare, contenere i costi senza intaccare per niente l'autonomia degli enti. Bene, la Sardegna rispetto a questo ha anticipato tutti, esitando una proposta di legge che va in quella direzione, ma che tiene anche conto dell'importanza che hanno i Consorzi e che hanno in particolar modo nelle politiche dello sviluppo agricolo. La Commissione, ma io personalmente penso questo oggi, sostengono questa tesi oggi, ma la sostenevo anche alcuni mesi fa quando altri erano affascinati dalle proposte scellerate del Governo nazionale, e cioè, dove si pensava a razionalizzare cancellando completamente i Consorzi di bonifica dal territorio nazionale. E' chiaro quindi che era necessario mettere mano ha un sistema, lo ricordava mi pare anche il collega La Spisa pochi minuti fa, regolato da un Regio decreto del 1933 e quindi obsoleto rispetto alle esigenze attuali. Come è altrettanto vero che alcuni Consorzi non hanno operato bene, ma tantissimi altri hanno prodotto un lavoro efficiente e utile all'agricoltura sarda; noi non possiamo dire che sono tutti uguali e che tutti hanno operato in questi anni allo stesso modo. Il primo obiettivo che noi ci siamo dati in questa legge è quello di creare un sistema capace di salvaguardare l'ambiente rurale, utilizzare la risorsa idrica per uso agricolo a costi compatibili con l'economia agricola isolana, e abbiamo pensato a riorganizzare completamente le funzioni più complessive dei Consorzi, funzioni che io vorrei riassumere sinteticamente in pochi secondi. Primo, la gestione del servizio idrico settoriale. Secondo, l'attività di sollevamento delle acque, la gestione e la sistemazione, l'adeguamento, l'ammodernamento e la manutenzione degli impianti e della rete scolante delle opere di adduzione della rete di distribuzione delle acque ad uso agricolo. Abbiamo inserito la realizzazione e la gestione delle opere di sistemazione idraulico-agraria, e abbiamo inserito, proprio in quel punto, comprese nel piano di bonifica, con previa autorizzazione dell'Assessore regionale e sentita la commissione, affinché non vengano costruite opere inutili e non preventivamente programmate come è avvenuto spesso nel passato. Abbiamo inserito nelle funzioni, proprio prima della chiusura, prima di esitare la legge, anche la realizzazione e la gestione degli impianti per l'utilizzo delle acque reflue, questo come elemento nuovo che serve ad allargare le funzioni e le competenze dei Consorzi sardi, ma che può risolvere anche alcune emergenze legate alla siccità in Sardegna, e abbiamo rivisitato e migliorato tutte le questioni legate al riordino fondiario. Ma oltre alle funzioni che rappresentano certamente l'elemento centrale, per quanto riguarda questa proposta di legge, il testo disciplina anche l'organizzazione interna dei Consorzi e le modalità di elezione. E il personale, lo citavano prima di me alcuni colleghi, che ha rappresentato un elemento di grande discussione, di confronto con la Giunta, con l'Assessore competente, con gli enti locali, e in particolar modo con l'organizzazione delle province, con l'UPS, che tra l'altro si dovrà occupare in parte per quanto riguarda il personale in esubero. E abbiamo chiarito fin dall'inizio, mi pare che fosse un elemento condiviso da tutti, che la Regione trasferisce le risorse necessarie all'integrale copertura delle maggiori spese derivate dai trasferimenti di tale personale; è uno degli elementi che ha rafforzato il tema del personale, chiaramente a tempo indeterminato, e che ha trovato la condivisione, anche un rapporto importante e interessante con l'assessore Dadea. Però, oltre a questo, abbiamo sottolineato l'importanza del personale a tempo determinato che in questi anni ha svolto un compito importante nella gestione dei Consorzi e a cui noi dobbiamo guardare con molta attenzione, convinti, questo dev'essere l'elemento, che migliorare e razionalizzare il servizio non deve significare il taglio dei posti di lavoro. Ci sono operatori che svolgono questo servizio da vent'anni e che hanno rappresentato elemento di competenza e di garanzia per il funzionamento dei nostri Consorzi, e quindi di questo dobbiamo tenerne conto, e quindi dobbiamo aprire anche in questi giorni, in Aula, un'interlocuzione, capire se possiamo migliorare il testo in questa direzione; è una norma, l'abbiamo detto, che va prioritariamente nella direzione, va incontro all'esigenza degli agricoltori. Per quanto riguarda l'abbattimento di alcuni costi, l'80 per cento, per esempio, è a carico della Regione, come la spesa per la manutenzione ordinaria delle opere pubbliche, per le spese per il consumo di energia elettrica che è uno degli elementi che incide maggiormente nelle tasche degli agricoltori; sono una risposta concreta che noi abbiamo voluto dare con questa proposta di legge. Altro elemento importante è rappresentato anche dal fatto che possono essere utilizzate fonti rinnovabili che quindi soddisfa anche quella nuova esigenza che ormai è presente nelle nostre comunità, e cioè un'esigenza energetica anche del servizio idrico. E badate, l'ho detto in premessa, i Consorzi esistono da tanto nel territorio regionale, alcuni hanno operato bene, altri hanno operato meno bene. Bene, per quelli che operano bene bisogna anche inserire una sorta, così come abbiamo fatto, di premialità per i Consorzi virtuosi, per quelli che fanno le cose bene, per quelli che danno risposte in tempi reali e concreti alle esigenze dei nostri agricoltori. Un altro tema che è stato sottolineato anche nella giornata odierna è l'omogeneo contributo irriguo in tutto il territorio regionale, che è compatibile con l'economia agricola regionale, e anche su questo, come dire, c'è stata una discussione ampia, un confronto ampio all'interno della Commissione, e mi pare che ci sia stata una convergenza nella sostanza, come dire, nella complessità, nel complesso di questo articolo tra maggioranza e opposizione, c'è stato anche un rapporto fruttuoso con le associazioni di categoria e anche con le forze sociali. Abbiamo voluto, infine, anche ridiscutere la questione dell'organizzazione interna, cioè gli organi che costituiscono i Consorzi di bonifica, penso all'Assemblea dei consorziati, il Consiglio dei delegati, il Consiglio di amministrazione, e anche qui abbiamo operato delle scelte consapevoli che spesso gli agricoltori, cioè quelli che lavorano effettivamente tutti i giorni nelle campagne, non hanno avuto nessun ruolo, nessun protagonismo per quanto riguarda la gestione dei Consorzi, e quindi anche rispetto a questo c'è stata una modifica dicendo: bene! I due terzi di quel Consiglio di amministrazione devono essere rappresentati da chi opera giornalmente sul territorio, da chi opera giornalmente nelle campagne. Certamente il sistema dei Consorzi è un sistema complesso che è radicato sui territori, è un radicamento importante, e questo va sottolineato, per le nostre campagne e per i nostri agricoltori che attendono da tempo una riforma capace di alleviare la drammatica situazione del comparto agricolo. Certamente non basta la legge sui Consorzi a modificare lo stato attuale della crisi in agricoltura, che è una crisi generalizzata, è una crisi che noi tocchiamo con mano in Sardegna, ma che è una crisi ormai mondiale, è una crisi europea, una crisi nazionale che colpisce in particolar modo le zone del sud, il meridione d'Italia, e quindi chiaramente non può essere questa norma, ma anche questa è un tassello che va nella direzione giusta e quindi penso che il lavoro che abbiamo svolto in questi mesi possa dare una prima risposta positiva e in sintonia con le richieste che vengono dal mondo agricolo. E' una buona norma, ma - per dare una risposta, come dire, positiva anche agli interventi, alle richieste del collega Mario Diana e del collega La Spisa - può essere migliorata, può essere migliorata in quest'Aula attraverso una discussione, un confronto serrato e anche attraverso emendamenti che possono contribuire ad una sintesi condivisa e unitaria.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licheri.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente, Assessori e colleghi. Le numerose iniziative legislative prodotte dal Consiglio regionale in materia di consorzi di bonifica testimoniano da un lato una forte attenzione per i problemi del nostro mondo agricolo e dall'altro la necessità di una riforma, della quale indubbiamente c'era e c'è necessità. Detto questo va sottolineato, anche sul piano politico, che l'opposizione ha fatto su questo argomento un lavoro che ritengo di elevata qualità, caratterizzato da un ampio approfondimento sul merito delle questioni trattate, senza ostruzionismi e senza pregiudizi ideologici. L'hanno confermato sia il collega Calledda che il Presidente, e aggiungerei che l'opposizione non solo ha tenuto in piedi una Commissione che per il 90 per cento delle volte non avrebbe potuto tenersi e quindi, implicitamente non lo potevano dire, hanno denunciato che la maggioranza su questo problema, così fortemente sentito dalla Sardegna e dai sardi, era assente. Sembrava, e non penso di poter essere smentito da chicchessia, che alla maggioranza di quest'Aula non interessasse la riforma dei consorzi di bonifica. Detto questo va sottolineato anche sul piano politico che senza la scelta da parte di tutte le Commissioni, perché se andate a leggere il testo unificato, nelle relative posizioni delle Commissioni, si sono tutte astenute!
Tuttavia non sono pochi e privi di significato gli elementi di incertezza e di perplessità che ancora, a nostro avviso, permangono, forse anche perché da un certo punto di vista è sempre difficile unificare proposte diverse senza correre il rischio di annacquare l'una o l'altra nella complessa ricerca di un equilibrio a tutti i costi, ricerca che alla lunga non favorisce una buona produzione legislativa. Sul piano politico - consentitemi di fare questa digressione - peraltro c'è da osservare che al termine dell'iter di questo provvedimento e della sua complessa gestazione la maggioranza intendeva comunque arrivare ad un risultato, quale che fosse. Nel frattempo, però, abbiamo detto e tutti i colleghi che mi hanno preceduto hanno denunciato che siamo oltre un anno e mezzo forse che si parla di questo argomento, sono successe molte cose: ci sono state le elezioni, vinte maniera nettissima dal centrodestra, la geografia politica ha subito trasformazioni di portata storica. Oggi in questo Consiglio ci sono rappresentanti politici di partiti che restano fuori dal Parlamento per almeno cinque anni e che pure hanno contribuito in modo determinante a far scattare il premio che ha consentito nel 2004 il varo di questa maggioranza. Insomma è cambiato praticamente tutto. Ed è sotto questo profilo comprensibile che la maggioranza le provi praticamente tutte per portare a casa qualcosa in questo scorcio di fine legislatura regionale. Il provvedimento in esame quindi risente, a nostro avviso, di questo clima generale e presenta sul piano del merito numerosi punti di debolezza, alcuni dei quali, è bene premetterlo, molto probabilmente non potranno essere risolti nemmeno dal dibattito in Aula e nemmeno da un'eventuale approvazione di eventuali emendamenti migliorativi. Tutti i colleghi, lo stesso Presidente della Commissione, che non poteva e non può fare altrimenti, ha detto che è una buona norma, non è una riforma - una buona norma! - e si auspica che nel dibattito consiliare possano essere apportati tutti quei provvedimenti che possono migliorarla. Sta a significare che sta denunciando, lui stesso, la non buona norma, non riforma, la non buona norma.
I principali punti di debolezza, dicevo, ci sembrano sostanzialmente due. Da una parte l'incertezza legislativa che caratterizza la competenza della Regione a poter procedere al riordino ed eventualmente alla soppressione di alcuni consorzi. Va da sé che se non c'è chiarezza su questo punto viene intaccato in profondità l'intero impianto della legge che discutiamo. Infatti, se ci trovassimo di fronte ad un nuovo intervento legislativo o ad una certa interpretazione giurisprudenziale della normativa vigente che sottraesse questo tipo di intervento alla sfera di competenza della Regione si determinerebbe un caos senza precedenti, con pesanti ripercussioni per l'operatività degli stessi consorzi e con danni rilevantissimi alle imprese agricole. D'altra parte - ed è il secondo punto di debolezza strutturale della legge - c'è il problema di come l'Unione Europea definirà gli aiuti previsti dal provvedimento. Se li dichiarasse illegittimi, supponiamo il caso, come è accaduto nell'incresciosa vicenda dei mutui agricoli - vi ricordate tanto tempo fa? E ancora molti agricoltori sono sotto questa pressione - ci troveremo nella poco invidiabile situazione di dover cominciare da capo a legiferare sulla materia. Il meccanismo di salvaguardia contenuto nel testo da questo punto di vista non fa chiarezza. Si afferma che il provvedimento è sottoposto ad una specie di congelamento temporaneo in attesa delle decisioni dell'Unione Europea. Di fatto siamo in presenza di una legge "non legge" o di una "quasi legge", come ha affermato il Presidente della Commissione, che prolunga una situazione di indeterminatezza e rinvia sine die la soluzione dei problemi che pure vorrebbe risolvere. Ricapitolando: abbiamo di fronte uno scenario non confortante che avrebbe dovuto suggerire maggiore consapevolezza e più senso di responsabilità istituzionale. Sui rapporti fra Stato, Regioni ed Unione Europea, in particolare, sarebbe stato molto meglio far tesoro di precedenti esperienze, comprese quelle negative ed anzi a partire proprio da quelle, per poter operare in un quadro di certezze e poter trasferire queste ultime nella realtà delle nostre imprese agricole, che sicuramente hanno bisogno di certezze e che si attendono più certezze del mondo della politica, a cominciare dal Consiglio regionale.
Poi ci sono alcuni aspetti di merito che francamente non appaiono per nulla convincenti e risentono, secondo la nostra opinione, di alcune incrostazioni ideologiche, che nonostante i buoni propositi sono rimaste anche all'interno di questa legge. Il riferimento è al passaggio attraverso il quale la maggioranza sostiene che si è voluto evitare che la gestione dei consorzi si concentrasse nelle mani di pochi grandi proprietari e che tale concentrazione può essere evitata solo introducendo il principio di una testa, un voto. Ebbene, nei consorzi di bonifica, nelle campagne, nelle imprese agricole le cose non stanno così e non vanno così. Sarebbe come dire, e faccio questo esempio per chiarire questo aspetto che si è voluto inserire dentro non va bene, come dire che in un condominio le quote non si pagano in base ai millesimi posseduti, ma per il solo fatto di possedere un appartamento in quel fabbricato, figuriamoci cosa succederebbe nelle assemblee di condominio se vigesse il principio che si vuole introdurre nei consorzi, i primi a protestare sarebbero proprio i piccoli proprietari che si vedrebbero costretti a pagare, magari per rifare la facciata del condominio, gli stessi soldi, in proporzione, dell'impresario che ha costruito il palazzo e che magari possiede due o tre piani.
Nella proposta del centrodestra, consapevoli della complessità dei problemi, avevamo previsto un meccanismo diverso attraverso la suddivisione in quattro fasce, forse poteva apparire farraginoso nei suoi aspetti tecnici e procedurali, ma era molto vicino alla realtà delle nostre campagne. Non si può paragonare un'azienda estesa su qualche ettaro ad un'altra che opera su centinaia di ettari, non sono gli stessi problemi, non affrontano le stesse preoccupazioni, non sono gli stessi investimenti in attrezzature e personale, ma sono gli stessi rischi e i danni di una buona o cattiva irrigazione. Non sono gli stessi, peraltro, i benefici che si ottengono da un consorzio che funziona con efficienza, non c'è dubbio! Questo principio di proporzionalità tra costi e benefici, che pure nel testo unificato è presente, si riduce a ben poca cosa, a monte c'è un appiattimento che annulla le tante macroscopiche differenze. Questo elemento, insomma, fa nascere davvero male i nuovi consorzi che il legislatore regionale sta immaginando di mettere in piedi, sempre ammesso che questi organismi possano davvero nascere per le ragioni che abbiamo evidenziato in precedenza. Inoltre, risulta assai carente tutta la parte che riguarda il ruolo degli enti locali, autonomie, come del resto è stato evidenziato nel parere del Consiglio delle autonomie locali. Ancora una volta si è preferito un impianto centralista e dirigista per una riforma che invece si deve nutrire dal rapporto con i Comuni, questo l'abbiamo detto più volte in Commissione. E' mancata la concertazione, il rapporto fra la Giunta e gli enti locali, fra la Giunta e gli stessi consorzi di bonifica. La strada seguita purtroppo è quella già negativamente sperimentata nella riforma degli enti agricoli - il collega Diana ha accennato al problema che abbiamo oggi sul campo per quanto riguarda quella riforma degli enti agricoli e nessuno di questi ancora funziona - e non ha incontrato, infatti, il consenso degli enti locali e tantomeno quello delle categorie agricole organizzate. E' l'ennesima riforma calata dall'alto per una incomprensibile scelta politica che ha voluto privarsi del contributo prezioso di chi, ogni giorno, cerca di far quadrare i conti in un mercato caratterizzato da una crisi profonda della quale la Regione ha molte responsabilità e tutte molto pesanti.
Se, come abbiamo sottolineato in precedenza, siamo di fronte a una quasi legge, è anche vero che questa è una quasi riforma, non priva di errori evidenti e di passaggi in cui i problemi vengono semplicemente sfiorati. E' una riforma che così com'è non funzionerà, caro Assessore, l'hanno detto, anche se velatamente, i diversi colleghi che sono intervenuti: il collega Calledda nonostante sia un fervido sostenitore che bisogna fare le cose non nell'interesse dei consorzi ma nell'interesse dei cittadini, è deluso da questo esito finale e lui si augura, come lo stesso Presidente, che nel corso del dibattito consiliare si possa arrivare, attraverso gli emendamenti, attraverso i ripensamenti, ad una legge o ad una riforma che possa essere considerata tale. Comunque è una riforma che così com'è non funzionerà e di questo dovremo sicuramente parlare nei prossimi mesi, speriamo, ma dico speriamo, per il bene degli agricoltori sardi, non nei prossimi anni. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, signor Assessore, è decisamente apprezzabile e concordo con gli onorevoli Sanna e Calledda il poderoso lavoro della Commissione agricoltura nel condurre a sintesi ben quattro progetti di legge di diversa ispirazione, non solo politica, ma anche culturale. L'argomento, lo diceva bene l'onorevole Cuccu, è particolarmente delicato e, penso io, suscettibile di ricorsi proprio per la complessità e la delicatezza degli interventi previsti, in particolare in materia di competenze e di personale. La stessa Commissione nel recepire solo in parte i pareri della Commissione autonomia e del Consiglio delle autonomie locali ha inteso, ritengo, proprio di lasciare all'Assemblea la facoltà di apportare le modifiche al testo necessarie per evitare impugnative e soprattutto per fugare i timori sull'autonomia dei consorzi e sulla sorte dei lavoratori che si troveranno fuori dagli organici perché considerati esuberi, lo sottolineava anche l'onorevole Licheri poc'anzi. Non vi è dubbio che sono da condividere i princìpi informatori della riforma che tende a razionalizzare gli enti di bonifica territoriali. Tuttavia mi sembra opportuno richiamare l'attenzione dell'Aula su tre aspetti ai quali ho appena accennato per evitare soprattutto che si debbano apportare modifiche in corso di attuazione della legge, come del resto si è già verificato in altre circostanze.
Per quanto concerne il primo aspetto, quello delle competenze, il testo in esame mi sembra che preveda un forte ridimensionamento delle funzioni e dei compiti da affidare ai consorzi e questo mi appare in netta controtendenza rispetto ai moderni orientamenti sulla materia presenti nella legislazione di maggior parte delle regioni italiane. Le opere pubbliche di bonifica realizzate e gestite dai consorzi di bonifica che si troveranno all'esterno dei comprensori irrigui, verranno trasferite alle Province; quelle che, anche se solo in parte, attraversano invece i centri abitati saranno destinati ai Comuni. Vi è quindi il rischio di trasformare i consorzi di bonifica, diciamolo chiaramente, in consorzi di irrigazione che sono, sotto il profilo strettamente giuridico, altra cosa. Insomma, non possono diventare erogatori di acqua e gestori di impianti. Questa legge quindi porrà la Sardegna in una posizione originale, ma purtroppo non assolutamente migliore rispetto al resto d'Italia per la complessa gestione del binomio acqua suolo che, come sostengono numerosi esperti e studiosi, non è assolutamente scindibile. Anche la sentenza della Corte Costituzionale numero 66 del 1992 che costituisce un precedente da non sottovalutare indica, infatti, i consorzi di bonifica come una delle istituzioni principali per la difesa del suolo, per il risanamento e la gestione delle acque e la tutela degli aspetti ambientali naturalmente connessi. Nella nostra regione poi tutti questi aspetti si legano a quelli del paesaggio. La Sardegna, dove la gestione delle opere pubbliche di bonifica è affidata a quattro soggetti - ENAS, consorzi, Province e Comuni - all'interno di un unico bacino idrografico territorialmente omogeneo, si rischiano accavallamenti di competenze o peggio conflitti con pericoli di violazione del principio di buon andamento dell'amministrazione così come viene tutelato dalla Costituzione. Il secondo aspetto da non sottovalutare riguarda l'autonomia operativa dei consorzi, la legge rischia infatti di imporre un eccessivo dirigismo della Regione sul loro funzionamento, si tratta di un atteggiamento già visto in quanto presente in altre leggi di riforma per le quali torno a ripeterlo, è necessaria una verifica sugli effetti e sui benefici, del resto nonostante il programma della coalizione e gli apporti il più delle volte inascoltati delle diverse componenti politiche, il centralismo, non bisogna dimenticarlo, ha ispirato in questa legislatura l'azione del governo regionale. Si rischia quindi di limitare l'autonomia funzionale della quale dovrebbero essere dotati i consorzi di bonifica per divenire enti semi strumentali della Regione e di creare inoltre pericolosi contrasti con le norme nazionali e con la giurisprudenza specifica di merito. E' opportuno a mio avviso tenere presente che i consorzi di bonifica per leggi statali e costante giurisprudenza, sono enti pubblici a struttura associativa, a rappresentatività settoriale, retti dal principio dell'autogoverno dei soggetti privati interessati. Rimane escluso che possano classificarsi quindi tra gli enti strumentali o tra gli enti locali. La legge, se non saranno apportate idonee modifiche, temo presti troppo il fianco a ricorsi anche da parte del governo, oltre che per i motivi a cui ho fatto cenno anche per effetto del Decreto legge del 31 dicembre 2007, il numero 248 che è noto come decreto "mille proroghe" e che è stato convertito in legge appunto il 28 febbraio scorso intervenendo con limitazioni alle Regioni nella materia relativa al riordino dei consorzi di bonifica. L'articolo 27 del decreto stabilisce e cito testualmente "che devono essere fatti salvi le funzioni e i compiti attualmente svolti dai consorzi e le relative risorse ivi inclusa qualsiasi forma di contribuzione di carattere statale o regionale. I contributi consortili, recita ancora, devono essere contenuti nei limiti dei costi sostenuti per attività istituzionale e dall'attuazione delle disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica". Di queste palesi contraddizioni sono ben coscienti i componenti della Commissione agricoltura che dedicano una parte significativa della relazione di accompagnamento all'articolato senza però trarre delle conclusioni certe proprio per non mettere in discussione l'intero impianto del provvedimento. In questa situazione il terzo aspetto è stato fatto rilevare da altri, diventa il più delicato e allo stesso tempo il più importante, quello dei lavoratori consortili che anche per la riduzione delle competenze si troveranno in sovrannumero rispetto alle dotazioni organiche che il Presidente della Giunta regionale fisserà per ciascun consorzio. E' evidente la preoccupazione che il personale dei consorzi di bonifica in esubero possa subire il trattamento pesantemente e tristemente sperimentato da lavoratori di altri comparti, ne ha fatto esplicito riferimento l'onorevole Calledda così come il problema è sentito dagli onorevoli Cuccu, Licheri e La Spisa e anche dall'onorevole Diana. E' facile ed è quasi scontato il richiamo alle lunghe e dolorose vicissitudini cui sono stati sottoposti gli operatori della formazione professionale, le preoccupazioni sono state espresse dai sindacati e ciò è apparso in particolare dalla Federazione italiana lavoratori bonifica e irrigazione aderente alla UIL. E' quindi opportuno assicurare ai lavoratori che verranno considerati in esubero, delle garanzie, in proposito ho presentato due emendamenti che auspico siano presi in considerazione dalla Commissione e dall'aula, è un contributo che vuole evitare il ripetersi di polemiche, tensioni e ricorsi che hanno caratterizzato e purtroppo caratterizzano nell'ambito delle riforme il trasferimento di unità lavorative che debbono conservare il posto di lavoro e soprattutto vedere rispettati i diritti acquisiti che non possono essere sacrificati in nome di un risparmio che il più delle volte come è già accaduto e dimostrato finisce con il rivelarsi un aggravio di costi per la collettività. A questo proposito esprimo sorpresa e disappunto per la mancata costituzione della Regione in giudizio davanti alla Corte costituzionale nei confronti di un ricorso del governo contro un comma di un articolo della finanziaria 2008 relativo al passaggio di categoria di un gruppo di dipendenti regionali. Ritengo che la Giunta non possa a sua discrezione difendere o meno una norma voluta e approvata dal Consiglio, si rischia di creare un precedente grave di limitazione delle competenze del ruolo dell'assemblea legislativa regionale e ciò senza considerare le conseguenze che l'accoglimento del ricorso del governo avrebbe su altre norme approvate dal Consiglio e in vigore con forte limitazione dell'autonomia di una Regione a Statuto speciale. Credo quindi che su questo aspetto bisognerà reintervenire, e credo che questa norma, questo incontro, questa riforma che nuovamente stiamo proponendo nell'Aula di questo Consiglio, sarà anche l'occasione per ragionare in termini più aperti, propositivi, così come tutti hanno auspicato negli interventi che si sono susseguiti in quest'Aula. Grazie Presidente.
(Interruzione del consigliere Cappai)
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, stiamo alternando gli interventi. Quando viene il suo turno l'avviseremo.
CAPPAI (U.D.C.). Non li abbiamo alternati, non mi prenda in giro!
PRESIDENTE. Se consente all'aula…onorevole Cappai io sto seguendo un ordine, se lei vuole intervenire, prego onorevole Cappai.
LADU (Fortza Paris). Se vuoi intervenire intervieni, io non ho assolutamente problemi!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessore e colleghi, quella che doveva essere la riforma dei consorzi di bonifica era ed è sicuramente una riforma auspicata e credo che vista la situazione che si è venuta a creare nei consorzi, soprattutto in alcuni consorzi di bonifica della Sardegna, era indispensabile che si mettesse mano ai consorzi stessi. Però, permettetemi di dirvi che quella che noi stiamo affrontando e che stiamo approvando non è una riforma dei consorzi di bonifica, questa è la cancellazione in parte della storia dei consorzi di bonifica della Sardegna perché i consorzi di bonifica in Sardegna hanno avuto un ruolo importante, un ruolo importantissimo nella crescita e nello sviluppo del territorio, soprattutto per quanto riguarda l'agricoltura e non solo dell'agricoltura. E noi vediamo che praticamente questo progetto riformatore della Regione sta trasformando il ruolo e le competenze dei Consorzi di bonifica. E io credo che se dovesse essere approvata, così com'è, questa riforma, io credo che nessuno ambirà a far parte dell'amministrazione dei Consorzi di bonifica, anche perché mi pare che i ruoli sono talmente limitati, talmente minimi, che non ne vale veramente la pena, considerato che, alla fine, questi rappresentanti dei Consorzi di bonifica si limiteranno soltanto alla erogazione dell'acqua per uso agricolo, cosa che mi sembra veramente minimale, considerato il ruolo che hanno avuto in passato i Consorzi di bonifica. Ma quello che io voglio invece sottolineare è il fatto che praticamente si vuole passare questa riforma dei Consorzi di bonifica, come il completamento della riforma dei Consorzi agricoli. Allora io credo che noi dobbiamo fare una distinzione su questo, se le riforme che noi stiamo facendo sono riforme fatte perché devono migliorare la situazione agricola, la situazione del mondo delle campagne, o se invece noi facciamo le riforme per dire che abbiamo fatto le riforme. Io su questo devo dire che non condivido assolutamente le riflessioni che faceva prima l'onorevole Sanna per quanto riguarda la riforma degli enti agricoli, e quindi anche del Consorzio di bonifica, quando lui, onorevole Sanna, praticamente dice che in questo modo praticamente si completa il processo riformatore dell'amministrazione regionale in Sardegna. Allora io all'onorevole Sanna vorrei fare delle domande. Che a gente come noi, ai cittadini poco importa se vengono fatte o meno le riforme, alla gente invece interessa se la situazione nel mondo delle campagne e nell'agricoltura e migliorata o meno. Ed io vorrei fare all'onorevole Sanna una domanda, e chiedergli se in questi quattro anni di governo regionale la situazione nel mondo delle campagne è migliorata o è peggiorata, perché è questo che interessa veramente la gente. Io credo che non vi sono dubbi sul fatto che la situazione è nettamente peggiorata in questi anni, che l'agricoltura è sprofondata in una crisi senza precedenti, che non c'è mai stata una crisi come questa. Noi oggi vediamo che il mondo agricolo, il mondo pastorale è in una crisi che non ha mai visto in passato, oggi il mondo delle campagne è diventato un mondo di poveri, sono i nuovi poveri della Sardegna, perché praticamente non siamo riusciti a fare una riforma vera per quanto riguarda l'agricoltura, e oggi vediamo che c'è un'emorragia continua, un abbandono continuo da parte del mondo delle campagne, proprio perché non vede nessuna prospettiva. Ma allora io mi chiedo, perché dobbiamo parlare di riforme, soltanto perché stiamo attuando una legge che sappiamo che avrà il risultato che avrà, e non prendiamo in considerazione invece di quello che sta succedendo nel mondo agricolo. Quando anche abbiamo approvato la riforma degli enti agricoli, onorevole Sanna, noi sappiamo che la situazione non è assolutamente migliorata, perché noi abbiamo un po' sparigliato, un po' modificato gli assetti, ma la situazione non è assolutamente cambiata, e soprattutto non sono migliorate le funzioni agricole nel territorio, perché abbiamo visto che molti uffici territoriali sono stati cancellati con questa riforma e, soprattutto, quello che è più grave è che le spese non sono state ridotte, ma sono aumentate. Quindi noi abbiamo fatto una riforma degli enti agricoli, che non hanno assolutamente migliorato la situazione dei servizi nel territorio, e soprattutto hanno aumentato le spese per quanto riguarda il comparto agricolo. Allora mi dovete spiegare se queste sono le riforme che servono alla gente, o se servono alla Giunta regionale, questa maggioranza, per dire che stanno approvando le riforme. Allora, questo è il vero problema, le riforme vanno fatte per migliorare le condizioni di chi ci vive, degli interessati, ma non per dire che noi abbiamo fatto le riforme, quando noi sappiamo che la situazione è nettamente peggiorata. Allora, io ritorno sempre al ruolo dei Consorzi di bonifica, perché i Consorzi di bonifica hanno svolto un ruolo importante nel passato, hanno costruito le dighe, hanno gestito le dighe, hanno fatto opere di grande importanza. Oggi, con questa riforma cambia tutto, noi sappiamo che quello che era una competenza specifica dei Consorzi di bonifica, quella della realizzazione e della costruzione degli invasi, praticamente oggi non lo è più, perché con questa riforma noi abbiamo creato ENAS, che gestisce gli invasi, e darà e venderà l'acqua ai Consorzi di bonifica. Quindi non un ente come era prima, che era il Consorzio di bonifica per la gestione della risorsa idrica, ma ce ne sono due. Ci sono i Consorzi di bonifica che si limiteranno alla distribuzione dell'acqua per uso agricolo, e poi c'è ENAS. E quindi praticamente ne abbiamo creato due di enti che gestiscono la risorsa idrica e non più uno. Se poi noi andiamo a vedere che cos'è l'ENAS, io vi invito a vedere questo Consiglio d'amministrazione dell'ENAS, e gente che non ha nessuna competenza né in materia agricola, né nella gestione dell'acqua, né nulla. Perché io non voglio offendere nessuno, ma quando la logica di chi dovrebbe gestire enti così importanti è una logica spartitoria, che viene fatta tanto per chiudere il cerchio all'interno della maggioranza, allora significa che noi stiamo rovinando l'agricoltura, noi stiamo mettendo nelle condizioni questi enti di non funzionare, perché ci vuole un minimo di criterio anche quando si fanno scelte così importanti. Io vi invito a vederle le persone che avete nominato, allora significa che sarà un fallimento certo, che non funzioneranno. Abbiamo creato più enti, non uno, ma più enti che non risolveranno sicuramente i problemi dell'agricoltura. Allora, è vero, alcune modifiche vanno fatte, vanno snellite, il numero dei Consorzi di bonifica inizialmente, addirittura, erano 23, noi li abbiamo ridotti a 9, e forse sono ancora troppi, forse c'è ancora, forse devo dire ma va verificato, forse sono ancora troppi. Certamente erano troppi 23. Vanno, voglio dire, verificate alcune situazioni. Forse all'interno di alcuni organismi di gestione qualcosa va modificata, va semplificata, e su questo probabilmente la proposta di legge qualcosa di importante dice. Io riconosco che effettivamente alcune parti, che forse sono significative, sono se vogliamo anche giuste. Però quello che praticamente si sta facendo non aveva bisogno di uno stravolgimento tale, perché io sono d'accordo quando si dice che, praticamente, l'agricoltore deve pagare in base ai consumi e non all'astensione del territorio. Sono misure giuste, non c'era bisogno di fare una riforma per fare questo. Sono d'accordo che chi non può avere l'utilizzo dell'acqua per uso agricolo non deve pagare assolutamente nulla. Ci sono alcune misure che sono sicuramente giuste, che sono da condividere, ma non sono sicuramente indispensabili in una situazione complessiva, perché queste cose si sarebbero potute fare anche senza arrivare ad anni di discussione, così come abbiamo fatto. E io, credetemi, ho molti dubbi sul fatto che questo tipo di riforma poi migliorerà la situazione dell'agricoltura, nel senso che l'agricoltore o chi fa l'utilizzo dell'acqua per uso agricolo avrà così costi più bassi. Io non ci credo nella maniera più assoluta, perché così come noi stiamo impostando le riforme agricole, io sono sicuro che gli agricoltori pagheranno molto di più, perché sono non uno, ma due enti che si occuperanno di acqua, e perché c'è tutto un sistema che ci fa pensare che, così come è stato fatto per quanto riguarda gli enti agricoli, che sono serviti ad aumentare le spese in agricoltura, io sono convinto che, alla fine della fiera, gli agricoltori pagheranno molto di più. Io sono pronto a scommettere che una volta che verrà approvata questa la legge, che non è certamente una riforma, ma è una legge, io sono convinto che gli agricoltori pagheranno molto di più. Allora, Assessore, io vorrei che ci dicesse oggi, in chiusura di questa discussione, prima di iniziare la discussione degli articoli, se effettivamente avete fatto degli studi, se avete verificato se con questa riforma voi siete in condizioni di far pagare l'acqua ad usi agricoli in modo competitivo perché, oggi come oggi, c'è un sacco di gente che sta per vendersi le aziende agricole perché non riesce a pagare l'acqua perché effettivamente sono spese enormi, perché sono enormi le spese di gestione, però io non credo che la riforma, o meglio la legge, che noi stiamo approvando, sia una legge che va in questa direzione. Io sono convinto che gli agricoltori saranno ulteriormente penalizzati, saranno ulteriormente obbligati a pagare quello che oggi non possono pagare che con un'agricoltura in crisi, così com'è, io credo che noi avremmo dovuto adottare altri provvedimenti Assessore, perché noi sappiamo bene che oggi, per quanto riguarda l'organizzazione e la pianificazione dell'agricoltura in Sardegna non esiste in quanto tale, perché noi vediamo che anche i consumi che si stanno praticamente effettuando in Sardegna dei prodotti agricoli non sono prodotti che vengono dalla Sardegna ma sono di importazione, noi vediamo che anche quel poco che si produce non viene venduto in Sardegna ma c'è tutto un sistema che non ci permette neanche di vendere in loco quello che sono dei prodotti, e delle produzioni che vengono prodotte in Sardegna. Allora io credo che sia questo il vero problema, noi dovremmo fare un piano, una vera riforma agricola, una vera riforma agraria, che sia capace effettivamente di far stare dentro il mercato l'agricoltura e la pastorizia, che sia in grado veramente di mettere nelle condizioni chi sta e chi vive oggi nelle campagne, chi vive di agricoltura, di poter essere competitivo e di riuscire ad andare avanti.
Noi vediamo che oggi, soprattutto i giovani stanno abbandonando l'agricoltura, stanno abbandonando le campagne, e giustamente, perché non ci sono prospettive, e allora questo è il problema, Assessore, che noi ci dovremmo porre ma non tentare di fare riforme che sappiamo che non andranno avanti, perché non andrà avanti una riforma che dà ai consorzi di bonifica una competenza di un riordino fondiario ma perché è la competenza che i consorzi di bonifica…lei pensa che davvero saranno in grado oggi di portare avanti una riforma che va in questa direzione, io credo, che stiamo sbagliando tutto per quanto riguarda i consorzi perché non sono loro che sicuramente devono fare, che devono svolgere questo compito. Io, Assessore, mi sarei aspettato da lei una presa di posizione forte nei confronti delle leggi che avete approvato, voi come maggioranza, soprattutto quelle leggi urbanistiche che hanno impedito di fare interventi nelle campagne, di asfaltare le strade di campagna, dove praticamente la gente, oggi ci sono agricoltori e pastori che devono fare decine di chilometri al giorno su strade bianche e non possono intervenire, quegli interventi che voi avete vietato, che sono le recinzioni, che sono gli interventi per quanto riguarda la campagna, perché oggi non si può fare assolutamente nulla perché anche una famiglia che vuole organizzarsi perché ha un'azienda agricola in campagna oggi, sulla base delle leggi che sono state approvate, che voi avete approvato, non è in condizioni di presidiare le campagne. Ecco, io credo che i problemi dell'agricoltura siano veramente tanti ma con questo tipo di legge, che noi stiamo approvando non vadano veramente nella direzione di risolvere questi problemi, noi li stiamo aggravando, con questa legge noi li aggraveremo ancora, perché di fatto noi cancelliamo, con questa legge, una istituzione importante come sono i consorzi, come sono stati fino ad ora i consorzi di bonifica, tanto più che io sinceramente qualche dubbio ce l'ho, io vorrei aspettare che cosa dirà l'Unione Europea per quanto riguarda questa legge, perché ci sono alcuni ponti che non sono chiari, e non mi riferisco soltanto alla questione del personale, perché anche su questo non c'è molta chiarezza perché io credo che se dovesse essere approvata questo provvedimento, così come io, se fossi dipendente del consorzio di bonifica, non sarei tanto sicuro per quanto riguarda il mio destino. Io credo che anche su questo vada fatta una certa chiarezza perché questa Giunta regionale è abituata a fare proposte di legge però poi lascia i problemi del personale ad altre situazioni logistiche, a futura destinazione. Io credo che quando noi facciamo una riforma le cose debbano essere fatte in modo serio e soprattutto debba essere stabilito che fine deve fare quel personale che ha garantito, in tutti questi anni, il buon funzionamento dei consorzi, quelli che hanno funzionato bene, perché anch'io riconosco che ci sono alcuni consorzi che sono state delle autentiche voragini, e su quelli che chiaramente bisognava assolutamente intervenire, forse anche prima, però non tutti i consorzi sono la stessa cosa. Io credo che noi avremmo potuto fare una legge che salvaguardasse il ruolo importante e nobile dei consorzi di bonifica hanno avuto negli anni passati, senza ridurre questi ad una semplice gestione e distribuzione della risorsa idrica, mentre la competenza più grande oggi viene attribuita all'ENAS che, a quanto mi risulta, non ha certamente la professionalità o comunque non sarà gestito, fino adesso, da personale che sicuramente… e da competenze che sicuramente saranno in grado di garantire il buon funzionamento della risorsa idrica e soprattutto la crescita e lo sviluppo del mondo agricolo. Allora, io Assessore, pur nella consapevolezza che una rivisitazione della situazione dei consorzi di bonifica andrà fatta, di questo ne siamo tutti consapevoli, però io credo che quello che noi abbiamo fatto, che stiamo facendo e che sicuramente approverete, vista anche l'esperienza, non certamente con i nostri voti, però è la morte vera dei consorzi di bonifica, quello che si sta facendo è un ruolo assolutamente ininfluente per quanto riguarda l'economia e lo sviluppo del territorio e dell'agricoltura nel mondo delle campagne, perché, soprattutto, noi stiamo togliendo le competenze più importanti ai consorzi di bonifica e gliene stiamo dando altre, tipo questa del riordino e accorpamento fondiario che sicuramente non è una competenza specifica che potranno garantire i consorzi di bonifica. Pertanto, io spero che con gli emendamenti che stiamo anche predisponendo ci sia la possibilità di migliorare questa proposta di legge perché se dovesse essere approvata così com'è, io credo che questa sarà una proposta di legge dannosa per il mondo delle campagne. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ladu.
E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
Scusi per poc'anzi onorevole Cappai.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente, le chiedo scusa io, non avevo ben interpretato la sua volontà, dopo che mi ha spiegato che sta dando la parola una volta al centrodestra, una volta al centrosinistra, ne ho preso atto e quindi le chiedo scusa. Mi consentirà il Presidente di prendermi 30 secondi per parlare sull'ordine dei lavori, per riprendere l'intervento del collega Cappelli. Mi dispiace per l'amico Dadea, lo definisco "l'amico" Dadea, che ha cercato di giustificare il comportamento dell'Assessore alla sanità. L'Assessore alla sanità ieri non stava male, ha partecipato a tutta la Giunta, e poi ha lavorato fino a tardi in Assessorato per cui è veramente vergognoso dire che, a causa del suo stato di salute, non ha potuto partecipare in Aula alla discussione delle mozioni. Intanto però va sottolineato che il dottor Harris continua a svolgere le funzioni all'azienda sanitaria di Sassari, pur non partecipando alle delibere, è una cosa stranissima. Delibera il direttore generale senza la sua presenza e gli atti vengono adottati dal direttore amministrativo e dal direttore sanitario, chiedo scusa per questa considerazione. Passo subito al punto in discussione, potrei non intervenire e fare mie le considerazioni della collega Caligaris, che sono le stesse: questa non è una buona riforma, questa è una riforma che probabilmente vedrà tanti ricorsi, non solo per quanto riguarda il personale ma già la Commissione stessa, o meglio la parte del centrosinistra della Commissione, nell'esplicazione del parere, nasconde questa paura. E vi inviterei a rileggere il parere della Commissione. Vorrei sottolineare che questa è la seconda legge che arriva in quattro anni in Aula per parlare dei problemi dell'agricoltura. Tornando indietro vorrei anche ricordare all'Assessore in primis che questa norma, questa proposta di riforma arriva in legge perché questa Aula, nell'approvazione della finanziaria 2005, la legge numero 7 del 2005, all'articolo 11 mi pare o all'articolo 13 non ricordo bene, imponeva alla Giunta di preparare e presentare alla Commissione una proposta di riordino dei consorzi di bonifica. Bene, dall'aprile 2005 la prima proposta di riordino dei consorzi di bonifica parte dalle opposizioni che viene presentata a luglio 2005. Per vedere poi subito dopo presentata una proposta del centrosinistra, poi una proposta a novembre del 2005 dei Riformatori. Bene, ci chiediamo perché pur avendo tre proposte di legge presentate dagli schieramenti di quest'aula non si è voluto iniziare in Commissione il dibattito su questa riforma? Perché abbiamo aspettato che fosse il presidente Soru a presentare un proprio disegno di legge, a quasi un anno di distanza ed esattamente, non vorrei sbagliarmi, nel novembre del 2006? Quindi, dovevamo aspettare le indicazioni del presidente Soru per poter iniziare il dibattito sulla riforma sui consorzi di bonifica. Bene, si è iniziato subito dopo, quindi ben oltre un anno e mezzo stavamo parlando dei consorzi di bonifica in Commissione, ci siamo incontrati, ci siamo scontrati, abbiamo esaminato le varie posizioni, abbiamo audito gli assessori, abbiamo audito i rappresentanti di categoria, abbiamo audito i presidenti dei consorzi, i commissari dei consorzi, i dipendenti dei consorzi, le organizzazioni sindacali e quant'altro. Bene, ognuna di queste parti faceva una proposta propria, è vero collega Calledda che molte di queste proposte sono state tenute in considerazione, è vero che sono state anche inserite nella proposta oggi all'esame di quest'aula, ma è altrettanto vero, e mi smentisca il centrosinistra, che nel giorno in cui, non ricordo quando fosse ma sicuramente all'inizio dell'anno, abbiamo approvato in Commissione questo testo di proposte di legge, l'Assessore, mi corregga onorevole Sanna se sbaglio, l'assessore Foddis ha detto alla Commissione ai commissari: questa proposta la Giunta non l'approverà. Oggi arriva in aula per cui vorrei conoscere qual è la proposta dell'Assessore. Oggi la condivide a distanza di tre mesi dalla approvazione in Commissione del testo licenziato? Oppure la Giunta ha ancora delle proposte da sottoporre all'aula? Magari sotto forma di emendamenti della Giunta. A me viene spontaneo anche chiedermi: come mai la Giunta ci diceva nel suo disegno di legge dobbiamo avere massimo, dico massimo, quattro consorzi. C'è scritto nel disegno di legge, quattro consorzi di bonifica. Oggi che la Commissione ha licenziato un testo senza numero cosa ne pensa la Giunta?
In merito a quella dichiarazione, Assessore, io ho chiesto e ai consiglieri del centrosinistra: andiamo in aula ad esaminare questo testo perché avete raggiunto un accordo oppure in Aula dobbiamo studiare degli emendamenti, dobbiamo migliorarla, dobbiamo riesaminarla? Mi è stato risposto comunque noi andiamo avanti così come l'abbiamo approvato in Commissione. Molti punti convergevano tra le due posizioni, altri non convergevano e ancora oggi non convergono. Io ne cito qualcuno: l'articolo 2, che è quello che ci ha tenuto tre mesi a discutere in Commissione sulle funzioni dei consorzi di bonifica, li condividiamo ancora oppure no? Perché m'è sembrato di capire da qualche intervento del centrosinistra che sia ancora da rivedere, eppure le funzioni le abbiamo approvate all'unanimità in Commissione. Però a me è sembrato che ci siano ancora dei distinguo. Noi abbiamo avuto qualche remora anche per quanto riguarda l'articolo 22 per esempio, sulla predisposizione di due elenchi di consorziati che possano esprimere il loro voto. Non la condividiamo quella scelta. Noi avevamo individuato quattro fasce, non se n'è mai voluto parlare delle quattro fasce, si è voluti andare avanti con le due fasce. Allora, anche su questo io capisco che chi rivolge dai banchi della maggioranza l'invito a cercare di approvare la miglior legge possibile, ma in questo modo così come l'avete voluta portare avanti, non può essere approvata all'unanimità. Noi ci siamo astenuti per non votare contro in Commissione, ci sono anche tanti altri punti non convergenti.
Però una cosa mi preme dire, Assessore, questa legge arriva in aula per volontà delle opposizioni, perché altrimenti oggi questa legge non sarebbe arrivata in aula. Perché le opposizioni hanno sempre garantito, nella Commissione agricoltura, la loro presenza fattiva per poter garantire il numero legale, altrimenti non sarebbe mai arrivata. Perché all'interno dello stesso schieramento, Assessore, ci sono ancora oggi posizioni contrastanti, ci sono posizioni che non sono state chiarite, e non sono solo quelle che riguardano il personale, tra il collega Cuccu e il collega Sanna le posizioni non sono identiche. Allora, le possiamo esaminare, le possiamo discutere assieme, quando si fanno le riforme ci si incontra prima e si cerca di arrivare a una convergenza, non si può dire la portiamo comunque in aula, tanto le posizioni poi restano distanti. Perché la politica è l'arte del dialogo e per poter fare buone leggi bisogna dialogare, in questo caso un minimo di dialogo c'è stato ma non quello necessario a poter presentare una buona legge. Ecco perché condivido le preoccupazioni della collega Caligaris.
Noi ne abbiamo visto tanti ricorsi sui vari atti della Giunta: abbiamo visto il ricorso contro lo scioglimento del consiglio d'amministrazione dell'Arst, per cui Soru dovrà pagare; quello dell'Esit per cui Soru dovrà pagare; quello dell'Ersat per cui Soru dovrà pagare, quello della SFIRS per cui Soru sta già pagando. Non vorrei che pagasse anche per lo scioglimento dei consorzi di bonifica, perché non nascondiamoci, questa proposta di legge è carente. E' carente! La norma transitoria all'articolo 48 ci fa capire perché è carente, e quindi io chiederei che l'Assessore queste cose ce le chiarisse in sede di replica, ma soprattutto ci chiarisse se questa è la posizione della Giunta, della maggioranza oppure del centrosinistra diviso, questo sì ce lo dovrebbe chiarire.
In merito alle considerazioni che ha fatto l'onorevole Sanna parlando in un convegno sulle acque (perché immediatamente dopo l'approvazione in Commissione di questa legge, ha organizzato tre o quattro convegni, uno in Marmilla al quale hanno partecipato anche nostri amici agricoltori), sembra che con questa riforma si risolvano tutti i problemi dell'agricoltura sarda, sembra che con la riforma degli enti fossero stati risolti tutti i problemi dell'agricoltura sarda; io dico che per poter risolvere i problemi dell'agricoltura in Sardegna non basta fare la riforma degli enti, così come non basta fare la riforma dei Consorzi, bisogna scrollarci di dosso l'appartenenza politica, l'appartenenza partitica, prendere in seria considerazione una fase costituente per dire in che modo i problemi dell'agricoltura in Sardegna possono essere risolti, mettere veramente a disposizione del nostro popolo agricolo, del settore primario dell'economia isolana la nostra volontà per risolvere definitivamente i problemi. Io al posto dall'onorevole Sanna avrei usato un altro termine: è l'inizio per poter risolvere i problemi dell'agricoltura in Sardegna.
Esaminiamo con attenzione quello che stiamo chiedendo da quattro anni, Assessore, e cioè il problema dell'indebitamento delle aziende agricole, esaminiamolo una volta per tutte, diciamo come intendiamo, oppure come intendete, risolverlo: quello è veramente l'annoso problema dell'agricoltura in Sardegna.
Sul problema del costo dell'acqua. Anche io ho avuto modo di leggere quella delibera, Assessore, e sapere che si pagherà dall'anno prossimo 290 euro, mi pare, ad ettaro mi sembra azzardato, io mi auguro che a monte ci sia uno studio e che ci siano delle serie valutazioni perché se è vero com'è vero che la Regione non dovrebbe più in ogni finanziaria intervenire con ingenti fondi a sanare i debiti dei Consorzi di bonifica, se vogliamo questo, probabilmente dovremmo rivedere quella cifra.
Noi staremo attenti ai miglioramenti che verranno proposti in Aula e come è consuetudine quelli proposti a favore delle aziende agricole li approveremo, ma quelli che non hanno niente a che vedere con il settore agricolo certamente non li approveremo. Man mano che si andrà avanti nell'articolato, avremo anche noi i nostri emendamenti da discutere, da illustrare e mi auguro che alla fine sulle cose serie si possa trovare l'accordo ma sulle cose poco serie l'accordo non si può trovare, e ne vedremo tante poco serie man mano che andremo avanti nella discussione della legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Mentre ascoltavo le parole del collega Cappai riflettevo sull'esito del dibattito, iniziato con delle valutazioni positive sul testo della proposta che stiamo esaminando, passate attraverso dichiarazioni di astensione da parte del maggior e del principale Gruppo dell'opposizione, via via calando verso critiche sempre maggiori che riguardavano, talora questioni di contenuto e di metodo, ma soprattutto vedevo approcci e problematiche di carattere politico per le quali constatavo, con tutto il rispetto per l'assessore Foddis, la sua solitudine sui banchi della Giunta.
Dico questo perché mi sembra che il problema che aleggia sull'Aula non sia tanto un problema di contenuto, apparentemente, quanto un problema di approccio politico, per il quale la disattenzione della maggioranza mi sembra che stia purtroppo - e ribadisco purtroppo - creando le condizioni per un fallimento dell'occasione che viceversa è oggi a portata del Consiglio. Perché vedete, colleghi, analizzando tutti gli interventi che sono stati formulati finora, a partire da quello del collega Alberto Sanna nella sua relazione introduttiva, fino ai più attenti, è emerso con chiarezza che il tema dei Consorzi di bonifica non può non essere affrontato e non può non essere affrontato immediatamente, perché, per quanto riguarda la maggioranza, è un altro passo avanti nel settore dell'agricoltura, ma anche per quanto riguarda l'opposizione e per quanto riguarda l'intera società rappresenta necessariamente un tassello da inserire nell'ambito sia dell'economia sarda sia nel contesto complessivo non solo economico ma anche sociale e culturale. Perché noi non possiamo accettare semplicemente l'idea di chi indossa i gambali o la casacca di fustagno per dire che proveniamo da tradizioni che dobbiamo tutelare, e poi o è assente o è disinteressato dal dibattito che riguarda un settore strategico della nostra economia.
La riforma dei Consorzi di bonifica si inserisce in maniera fredda, lucida, ma in maniera forte sull'agricoltura sarda, nonostante per molti il Consorzio di bonifica sia stato visto semplicemente come uno strumento attraverso il quale ottenere la fornitura dell'acqua o ottenere alcuni privilegi, che si chiamassero sistemazione di personale o che si chiamassero omissione di contributo nel prezzo del pagamento dell'acqua. Tutto questo però con un costo che non è solo il costo degli interventi che questo Consiglio regionale è chiamato ogni anno, in termini di milioni di euro, a metter mano al portafoglio dei cittadini sardi per pagare queste inefficienze, ma, come stavo dicendo prima, di un intero sistema economico, culturale e nel suo complesso sociale. Ecco perché questa riforma deve viceversa avere l'attenzione del Consiglio, non solo nel merito perché in un discorso economico, di economia aperta al quale oramai siamo giocoforza chiamati a rifarci, noi non possiamo confondere il bilancio dei Consorzi con il bilancio dell'agricoltura, il bilancio dell'agricoltura con il bilancio nel suo insieme dell'economia sarda e della Sardegna. Abbiamo la necessità di distinguerlo, di settorializzarlo e di vedere come questo settore, come questo tassello può essere migliorato per migliorare nel suo complesso il sistema economico della Sardegna. Ma per fare questo abbiamo la necessità di attenerci ad alcune condizioni di fondo, e io a quelle condizioni di fondo mi voglio richiamare, e a quello che è stato l'approccio iniziale del dibattito in questa Aula, a quello che in Commissione è stato ad esempio l'intervento dell'attuale presidente Rassu, che io ho apprezzato dal punto di vista del contenuto che ho apprezzato dal punto di vista dell'approccio e che ho riletto tra le righe dell'intervento del Capogruppo del Popolo delle Libertà. E' un testo al quale tutti dobbiamo richiamarci per porre quelle condizioni e poter andare avanti nel percorso delle riforme, nella tutela di quelli che sono tutti gli aspetti connessi, tutto il corollario che intorno ai Consorzi di bonifica costituisce una parte rilevante della nostra economia e del nostro territorio. Quindi se ci dovessimo porre in primo luogo la domanda: il testo che stiamo discutendo oggi va approvato? Il tema va trattato? Penso che in maniera chiara tutte le forze politiche non possono che esprimersi positivamente, ma un giudizio altrettanto positivo, purtroppo, non lo posso esprimere sull'approccio che questa Aula sta mantenendo, Assessore, su questo provvedimento. Perché la sua sensibilità le avrà fatto già capire che è destinato, purtroppo, ad incontrare alcune battute di controriforma, di conservazione, che sono contrastanti con lo spirito del provvedimento. La maggioranza ha la necessità di non ignorare ciò che è successo nelle elezioni politiche del mese scorso, non è possibile che si vada in Aula senza fare una riunione di maggioranza, laddove forze politiche significative come lo S.D.I., come altri soggetti hanno posto questioni politiche sul tavolo; e come le vogliamo risolvere queste questioni, quando si arriverà trasversalmente, Assessore, ad affossare alcune parti di questa riforma? Non vi è chi non veda, che esiste la necessità di un approccio politico, di schieramento, di maggioranza che è precedente all'esame del testo e non possiamo ignorare che questo esista, perché altrimenti saremmo costretti dalle pressioni di gruppo, dalle pressioni di lobby, dalle pressioni di conservazione che non saranno certo in linea con gli interessi che siamo invece chiamati a tutelare e che questo provvedimento di legge, sul quale io esprimo complessivamente una valutazione positiva, invece, potrebbe fare nel momento in cui noi con attenzione, con lungimiranza ci dovessimo impegnare nel merito ad inquadrare la riforma in maniera razionale e schietta. Ciò va fatto innanzitutto, colleghi, rompendo il velo dell'ipocrisia che consente oggi al mondo dell'agricoltura di convincersi che è possibile non pagare l'acqua, elemento fondamentale per la vita dell'uomo e dell'agricoltura, ma che l'acqua va pagata. La Regione, sta dicendo con questo provvedimento che si vuol far carico in parte dei costi per fare sì che non ci sia un onere eccessivo sulle produzioni agricole, e lo sta facendo con il dire per legge che si fa carico di alcuni costi. Ma lo dobbiamo altrettanto dire che non ci può essere favore che non ci può essere di discrezionalità e arbitrarietà nel dire, a te l'acqua la faccio pagare, a te l'acqua non la faccio pagare. E che questi arbitri non possono essere i Consorzi di bonifica, non possono essere i mandarini delle campagne, che va fatto un lavoro di razionalità attraverso il quale noi con chiarezza diciamo: vogliamo ridurre il costo dell'acqua, vogliamo migliorare le condizioni del lavoro in campagna, nell'agricoltura, e lo dobbiamo fare anche con chiarezza, colleghi, perché io ho sentito stamattina parlare di rigetto delle ipotesi di impegno dei Consorzi di bonifica nel riordino fondiario, e se non devono fare il riordino fondiario che cosa devono fare i Consorzi di bonifica? Se non devono strutturare e aiutare le campagne, che cosa devono fare? Pagare i gettoni dei consiglieri di amministrazione? Pagare le trasferte di dirigenti? Dare occasione semplicemente di discussione negli incontri, ma senza dare risposte, se non nei termini che diceva il collega Diana, di bollette esose per gli agricoltori. Noi dobbiamo dire altrettanto con chiarezza che questo Consiglio non può essere chiamato ad adottare provvedimenti di risanamento finanziario ogni anno per ripianare le perdite di alcune Consorzi colabrodo. Va detto con chiarezza, ci sono Consorzi che sono virtuosi e alcuni Consorzi che penalizzano l'economia degli agricoltori e l'economia della Sardegna. Anche questo lo dobbiamo dire con chiarezza anche questo lo dobbiamo dire con attenzione politica, perché se perdiamo la bussola di queste coordinate, caro Assessore, il provvedimento sarà un provvedimento che sarà peggiore della situazione attuale. Perché una mancata riforma significa avere, come diceva il collega Ladu, una riforma solo nominale e pertanto essendo una riforma solo nominale non cambierà assolutamente le cose, ma chiunque sarà autorizzato a dire che occorrerà aspettare un altro regio decreto legge per mettere mano al riordino dei Consorzi di bonifica. Questa riforma, viceversa, può consentire di dare una dimensione ai Consorzi che sia sana e armonica e che superi l'attuale visione dei Consorzi di bonifica che appaiono spesso delle strutture macrocefale una testa grande e un corpo piccolo. Noi invece dobbiamo avere un'agricoltura dove ci siano tante braccia, braccia forti e una testa che sia calibrata, equilibrata non fatta di centinaia di persone che attingono da un unico corpo come fosse una serie di favori per poter attingere a ciò che invece è un diritto dell'agricoltura, ma per fare questo, Assessore, ne approfitto, occorre che anche la Giunta sia conseguente nell'attuazione delle leggi che vengono licenziate da questo Consiglio. E mi riferisco in particolare ad ENAS, assessore Foddis, quante volte a lei e all'assessore Mannoni è stato detto, esiste una legge di questo Consiglio che attribuisce la competenza e la gestione delle acque delle dighe ad un ente che abbiamo fatto noi, come possiamo accettare che non venga data attuazione a questa legge? Come possiamo accettare che la Regione rimanga impassibile o che continui a minacciare, semplicemente a minacciare, un provvedimento di commissariamento per quei Consorzi che non consentono viceversa l'attuazione della gestione delle acque in capo all'ente che abbiamo creato. Non è possibile! E non è possibile neanche per quanto riguarda, lo dico incidentalmente, ugualmente in agricoltura dalla parte dell'Esecutivo, lo dico in generale, arrivino delle resistenze rispetto ai provvedimenti che sempre questo Consiglio ha adottato per quanto riguarda i veterinari e gli agronomi che oggi fanno capo all'ARA. Non è possibile, vi stiamo mettendo in mano strumenti che sono in grado davvero di cambiare il volto dell'agricoltura. Ma andiamo tutti nella stessa linea, andiamo nella stessa direzione, non possiamo far sì che le riforme vengano licenziate qui e rimangano lettera morta, perché di questo soprattutto ci faranno carico gli elettori nel momento in cui andremo presentare il conto della nostra gestione, il conto dei nostri provvedimenti. Se non saremo in grado di fare questo, pagheremo il prezzo di questa incongruenza e di questa mancata attuazione. L'agricoltura, invece, può davvero essere rivoluzionata, e non lo dico dal punto di vista economico, perché probabilmente è vero che nonostante tutti i tentativi non ci potrà essere in nessuna parte del mondo un settore dell'agricoltura che sia autosufficiente. Anche negli Stati Uniti l'agricoltura è sovvenzionata. Forse l'Unione Europea è l'unico Stato, inteso come istituzione, pur essendo un insieme di Stati, che pone in essere tutte le barriere, tutte le limitazioni, e noi purtroppo andiamo subire. Forse è la stessa politica dell'Unione Europea che va sburocratizzata. Però, anche se il sistema dell'agricoltura potrà non essere da solo autosufficiente in termini economici, dicevo, però può essere davvero rivoluzionato. Per fare questo dobbiamo dare regole certe. Questo passaggio qua consentirà di avere delle regole certe, sulle quali noi abbiamo cercato di operare, perché è vero, come diceva il collega Cappai, che in Commissione questo progetto, provvedimento di legge, è rimasto fermo per diversi mesi, ma è rimasto fermo per diversi mesi perché noi, io per primo, insieme ad altri colleghi della maggioranza, non avevamo chiarezza e certezza del destino dei lavoratori, perché volevamo avere innanzitutto la certezza che non ci sarebbe stata alcuna penalizzazione dei lavoratori oggi in servizio presso i consorzi di bonifica, e tutti insieme abbiamo trovato una soluzione che mi sembra di essere degna del rispetto dei lavoratori stessi, del loro posto di lavoro e che ci potrà consentire di superare alcune discrasie che si sono verificate nel passato, laddove si è cercato di tutelare i lavoratori, ma sono rimaste delle zone d'ombra nella fase attuativa. Ci potrà essere qualche miglioramento su questo percorso, alcuni suggerimenti ci potranno consentire di avere una nuova dimensione per evitare che insorgano questi problemi. Benissimo! Dia l'Aula, diano i colleghi il loro contributo, perché siamo chiamati tutti qui a dare il meglio di noi stessi. Occorre però che noi focalizziamo l'attenzione sugli interessi propri dell'agricoltura, e non sugli interessi degli apparati, e per questo, Assessore, ci vuole compattezza politica. Io apprezzo il suo atteggiamento lì sui banchi assieme all'Assessore Dadea, però mi sembra che l'approccio non sia adeguato, che sia necessario un lavoro di supporto politico per arrivare a licenziare questo provvedimento normativo in termini di soddisfazione, perché altrimenti noi non distingueremo tra gli apparati, così come non distingueremo tra coloro che chiedono di avere l'acqua per irrigare i campi per un fine produttivo e coloro che chiedono l'acqua per innaffiare il giardino di casa e le rose di casa. Perché oggi questo succede all'interno dei consorzio di bonifica. Noi abbiamo cercato di farlo, nel provvedimento è prevista la distinzione attraverso l'articolo 22, che consente lezioni consortili che riservino i due terzi del consiglio dei delegati ai consorziati che abbiano la qualifica di imprenditore agricolo professionale o a questi equiparati. Questo però significa ipotizzare un governo diretto degli operatori, distinguere; è un'operazione che dobbiamo iniziare a fare qua, perché l'agricoltura si appropri del governo di questi strumenti, insieme agli altri strumenti che questo Consiglio in questa legislatura ha dato all'agricoltura, e davvero far sì che venga fuori un sistema organico. Presidente, la ringrazio per l'attenzione.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Uggias. Con questo intervento si chiudono i lavori della mattinata. I lavori riprenderanno stasera alle ore 16 e 30. Primo iscritto a parlare è il collega Pinna, a seguire il collega Oscar Cherchi. Grazie.
La seduta è tolta alle ore 13 e 25.
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