Seduta n.322 del 07/08/1998 

CCCXXII SEDUTA

Venerdì 7 agosto 1998

Presidenza del Vicepresidente Zucca

indi

del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 9 e 49.

FRAU, Segretario f.f, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 5 agosto 1998 (318), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Bruno Montis ha chiesto di poter fruire di un giorno di congedo a far data dal 7 agosto 1998. Poiché non vi sono opposizioni, il concedo si intende accordato.

Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato della proposta di legge La Rosa - Scano - Falconi - Marrocu - Berria - Busonera - Cherchi - Cucca - Cugini - Dettori Ivana - Fois Paolo - Ghirra - Obino - Sanna Salvatore - Sassu - Usai Pietro - Zucca: "Soppressione dell'Ente Minerario Sardo (E.M.Sa.) istituito con legge regionale 8 maggio 1968 n. 24. Costituzione di una nuova società per azioni che assume funzioni e competenze nel campo della valorizzazione delle risorse geo-minerarie ed ambientali della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 8 maggio 1968 n. 24" (94); del disegno di legge: "Interventi per la riconversione produttiva delle aree minerarie e per il riordino e la dismissione delle partecipazioni dell'Ente Minerario Sardo e delle società finanziarie regionali di settore" (350) e della proposta di legge Balletto - Fantola - Secci - Bonesu: "Soppressione dell'Ente Minerario Sardo e riordino delle società controllate e collegate" (379)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del testo unificato della proposta di legge numero 94, del disegno di legge numero 350 e della proposta di legge numero 379. Per illustrare l'emendamento numero 32 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto

BALLETTO (F.I.), relatore di minoranza. Con l'emendamento 32 si propone la sospensione delle parole "alla natura delle eventuali iniziative di autoimpiego al comma 2 della lettera A". Questo perché il commissario liquidatore è autorizzato a concedere appositi incentivi monetari, o di equivalente valore, ai soggetti di seguito indicati.

Sembra difficile pensare che la natura dell'incentivo, o meglio, l'ammontare dell'incentivo, che non è determinato in una quantità fissa, possa essere determinato e calibrato dal liquidatore in funzione della natura della iniziativa di autoimpiego; mentre è corretto ed è legittimo il suo dimensionamento, la sua graduazione in relazione alla natura, all'età anagrafica e all'anzianità previdenziale complessiva maturata dal beneficiario, e quindi la graduazione può avvenire in relazione a parametri oggettivi, non altrettanto dicasi per la graduazione in relazione alla natura dell'attività di autoimpiego, cioè il commissario liquidatore dovrebbe entrare in una valutazione di un'iniziativa che deve essere attivata da parte del lavoratore che sceglie questa forma di allontanamento del sistema; rappresenterebbe un fatto meramente discrezionale e certamente implicherebbe un'attività di valutazione che, a mio modo di vedere, è al di fuori della portata del commissario liquidatore.

Con l'emendamento 34 si propone la soppressione dei commi 6 e 7 dell'articolo 10. Con il comma 6 è previsto che la società mista, cioè quella società che nascerà dalla fusione o incorporazione di società già esistenti e facenti parte del sistema di partecipazioni EMSA, assume e mantiene alle proprie dipendenze i lavoratori che non abbiano trovato collocazione in altre attività. Questo significherebbe, se fosse mantenuto, che questa società avrebbe prospettive di vita per tempi estremamente lunghi, cosa che evidentemente non è nello spirito della legge.

Con l'emendamento numero 33 si propone la sostituzione del quinto comma dell'articolo 10. Il quinto comma costituisce il punto chiave dell'intero articolo, perché con il quinto comma, come dicevo prima, è prevista la istituzione della società mista, e in questa società dovrebbero confluire quei lavoratori che non abbiano trovato altre forme di collocazione.

Si ritiene opportuno che per questi lavoratori, il sistema di ammortizzatori che deve essere istituito non è quello dell'assunzione diretta in una nuova società che si deve creare per dare opportunità di lavoro, ma sia quella sperimentata, già esistente e che esiste per dare definizione a situazioni analoghe che si sono presentate, esempio ne è la INSAR per ciò che riguarda la collocazione degli ex lavoratori facenti parte della SIR. Con l'emendamento numero 30 al comma 1, dove vengono i indicati i soggetti che possono beneficiare degli interventi previsti dall'articolo 10, si propone di aggiungere la lettera F per estendere questa possibilità a favore anche di quei dipendenti dell'EMSA che non intendano avvalersi del passaggio al ruolo unico; siccome è stata data la possibilità agli altri soggetti, non pare giusto che questo venga escluso agli stessi dipendenti che sono in forza all'EMSA.

Presidenza del Presidente Selis

(Segue BALLETTO) Con l'emendamento numero 31 si prevede che al comma secondo, lettera A, i benefici siano estesi anche a quei soggetti che debbano essere messi e collocati in lista di mobilità lunga, cosa che non è prevista nella stesura originaria, e circostanza che era stata oggetto di lunghi e approfonditi dibattiti anche in Aula, perché se ben ricorderete, in occasione della presentazione di due distinti disegni di legge dell'Assessorato all'industria, quando si chiedevano al Consiglio stanziamenti straordinari di 25 miliardi ciascuno, questi denari dovevano essere in gran parte utilizzati per il collocamento in mobilità lunga, intendendo questa essere una misura per favorire il collocamento del personale dipendente. Inspiegabilmente, nella legge di riordino e di riforma dell'EMSA, questo strumento non è previsto e non si riesce a capirne il motivo. Si ritiene invece che possa anch'esso costituire uno strumento adeguato per dare risposta al problema.

Con l'emendamento numero 35, al comma 1, si disciplina l'intervento dell'attività del commissario liquidatore, prevedendo che fino alla nomina del commissario liquidatore gli atti da svolgere dal consiglio di amministrazione in carica possano essere limitati esclusivamente a quelli che riguardano l'ordinaria amministrazione. Questo viene proposto perché, visto e considerato come è stato gestito l'ente sino a questo momento, è possibile che vengano posti in essere atti che sarebbero sicuramente dannosi per il sistema, ed è previsto al 2° comma che se atti di amministrazione straordinaria devono essere compiuti questi debbano essere autorizzati dalla Giunta. Nel comma 3 si prevede che gli eventuali atti di straordinaria amministrazione che siano stati comunque compiuti in violazione di questi disposti, debbano considerarsi illegittimi.

Nel quarto comma ugualmente si dispongono misure volte ad evitare che anche gli amministratori delle società controllate, consociate e comunque partecipate, possano modificare, con atti di amministrazione straordinaria, i quadri organici attraverso assunzioni di personale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Murgia.

MURGIA (F.D.S.-Progr.Sard.), relatore di maggioranza. L'emendamento 32 la Commissione ritiene di accoglierlo, perché effettivamente le argomentazioni addotte dal consigliere Balletto sono considerate valide. D'altra parte implicherebbe una sorta di istruttoria da parte del concedente su tali iniziative che richiederebbe strutture complesse e via dicendo, per cui si ritiene opportuno accoglierlo.

Gli emendamenti 34 e 33 non possono essere accolti perché rappresenterebbero, nella sostanza, un totale abbandono al loro destino dei lavoratori attualmente impegnati nelle società partecipate dall'Ente Minerario Sardo e che dovessero risultare in esubero, non ricollocabili nel processo di privatizzazione.

D'altra parte lo stesso emendamento, nel richiamo che fa all'INSAR, contiene, a mio avviso, la testimonianza e la conferma della validità della scelta fatta, perché in effetti il modello di società e di intervento al quale ci si richiama è proprio quello utilizzato quando è stata data vita all'INSAR, cioè una società che non diventa una società attiva sul mercato concorrente con altre imprese e via dicendo, ma che ha il precipuo incarico di ricollocare i lavoratori ad essa affidati nelle forme qua indicate nell'articolo.

Certamente se fosse possibile utilizzare l'INSAR per questa attività sarebbe stato anche una scelta da prendere in considerazione. Il problema è che l'INSAR è una società che sfugge totalmente alla disponibilità della Regione, e quindi dobbiamo farci una nostra piccola INSAR.

Nell'indicazione dell'articolo, inoltre, c'è un elemento che rende più utile questa scelta rispetto a quella di una collocazione presso l'INSAR, che è la possibilità di impiegare questi lavoratori utilmente e quindi di non fare un intervento meramente assistenziale, ma di impiegarli utilmente nelle operazioni di messa in sicurezza e di risanamento ambientale che sono obbligatorie per le società cessanti, cioè questa società erediterà da Bariosarda, Miniere Iglesiente, dalle società del Gruppo l'onere, l'obbligo legislativo e ineludibile di fare tutta una serie di lavori di messa in sicurezza che non possono non essere fatti.

A questo punto unendo le due questioni, il problema del reimpiego e della ricollocazione dei lavoratori con un loro utilizzo temporaneo in questa attività, si realizzano maggiori economie di quante se ne realizzerebbero in realtà nella forma indicata nell'articolo.

Per quanto riguarda la scadenza di detta società, porre una scadenza temporale sarebbe possibile, implicherebbe un ulteriore tentativo di vedere a quel punto il destino dei lavoratori che eventualmente fossero in esubero a quella data. Noi riteniamo che è facoltà dell'amministrazione regionale e del Consiglio regionale, una volta che si constata la possibilità di cessare la società, perché sicuramente il numero dei dipendenti, che non è elevatissimo in partenza e che è destinato rapidamente ad assottigliarsi, sicuramente a quel punto sarà possibile trovare delle soluzioni, anche legislative, che sono sempre nella facoltà di questo Consiglio di portare avanti in termini estremamente rapidi ed estremamente semplici, senza complicare inutilmente la legge stessa.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 30, che si riferisce alla facoltà dei dipendenti dell'EMSA di entrare in questa società, direi che è un emendamento che in linea di principio in assoluto non osterebbe, da parte della Commissione, l'accoglimento. C'è qualche perplessità, però, derivante dal fatto che è stato approvato ieri un emendamento, il numero 54, che stabilisce la facoltà per i dipendenti EMSA di riscuotere il trattamento di fine retribuzione; a questo punto c'è il rischio di aprire una possibilità che siano i dipendenti EMSA che riscuotono questo trattamento di fine rapporto e in più eventualmente sommano il trattamento, la liquidazione in particolare stabilita per i dipendenti della società che può arrivare, secondo la legge, a 36 mensilità, e quindi rischiamo una somma di trattamenti di favore francamente sproporzionati rispetto a quanto avviene per gli altri lavoratori. Per cui, in ultima analisi, sarei del parere che in considerazione dell'approvazione dell'emendamento 54 escluderei questo emendamento 30, a meno che non si trovi il modo di escludere questa somma di trattamenti.

Per quanto riguarda il collocamento in lista di mobilità lunghe non è previsto nella fattispecie e non è necessario, in quanto, nel momento in cui tale possibilità matura, la società ha facoltà di collocare il lavoratore in mobilità lunga senza esercitare un diritto di opzione, tant'è vero che in questa fase si sta provvedendo a oltre 200 collocazioni in mobilità lunga, che alleggeriranno enormemente il peso di questa società.

Ed è ovvio che il permanere nella società per qualche anno consentirà, a parecchi lavoratori, di godere di questo trattamento che però non sarà facoltativo, per loro sarà obbligatorio e non sarà sottoposto ad approvazione da parte dei lavoratori. Inserirlo in questo elenco attribuirebbe di fatto una sorta di facoltà di opzione ai lavoratori che non esiste, in realtà quindi favorendone un'eventuale permanenza a carico della società più a lungo. Per cui è decisamente da non accogliere.

Per quanto riguarda invece l'emendamento 35, sembra alla Commissione utile, opportuno, normare la fase transitoria, sembrerebbe più opportuno in fase di coordinamento, questo si può realizzare per ragioni di omogeneità, collocarlo piuttosto come un articolo 6 bis, piuttosto che un 10 bis per la materia.

Colgo l'occasione per ricordare anche che in sede di coordinamento, è una dimenticanza che abbiamo avuto e mi è stata ricordata dagli uffici, sarà utile inserire un articolo aggiuntivo, un 10 bis, che è una norma tecnica che riguarda il rapporto tra questa legge e la Comunità Economica Europea, nel senso che specifichi che agli aiuti previsti dagli articoli 2, 3 e 10 è data attuazione a partire dalla data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione, della decisione favorevole della Commissione CEE, ovvero della scadenza del sessantesimo giorno dalla notifica della proposta; è un fatto tecnico che è utile però richiamare in Aula per evitare osservazioni in proposito.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'Industria.

PINNA, Assessore dell'industria. La Giunta condivide i pareri espressi dal relatore sui singoli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà. Chiedo agli altri colleghi che se intendono intervenire di segnalarmelo.

LIPPI (F.I.). Presidente, purtroppo non mi ha visto prima, intervengo per richiedere all'Assemblea l'accettazione di un emendamento orale, quindi un emendamento aggiuntivo, dopo il comma 5 dovrebbe essere aggiunto il comma 5 bis con la seguente dicitura: "Gli amministratori di detta società non possono essere scelti fra coloro che nell'ultimo quinquennio abbiano rivestito cariche nel Consiglio di Amministrazione dell'Ente Minerario Sardo e delle società controllate".

Praticamente è lo stesso principio, lo stesso concetto che è stato applicato per l'ARGEA e per il quale si intenderebbe far applicare anche per questa società, che dovrà essere messa in essere dal commissario liquidatore. Per una dimenticanza l'emendamento non è stato presentato, quindi ne chiediamo oggi in Aula l'accettazione.

PRESIDENTE. Questo è un po' più di un emendamento orale, io non ho difficoltà se l'Assemblea è d'accordo, chiedo al relatore e alla Giunta il parere su questo emendamento orale. Consigliere Murgia, per precisare, il consigliere Lippi chiede all'Assemblea se è d'accordo di accettare, e poi di discutere, un emendamento che in qualche modo estenda alla società quanto già stabilito per l'ARGEA, che gli amministratori di questa società non possono essere scelti tra coloro che abbiano rivestito cariche nell'Ente Minerario e tra i dipendenti... quindi un'estensione di quell'emendamento.

Chiedo al consigliere Murgia e all'Assessore il parere su questo emendamento, poi lo mettiamo in discussione.

MURGIA (F.D.S.-Progr.Sard.), relatore di maggioranza. Vorrei dire che per quanto riguarda l'accoglibilità dell'emendamento orale è una questione che non sta alla Commissione, e al relatore, ma sta ai Gruppi che compongono l'Assemblea esprimersi se intendono accettare o meno tale eccezione, per cui su questo non ritengo di potermi esprimere.

Sul merito abbiamo già espresso parere negativo a suo tempo sull'emendamento numero 37, se non mi ricordo male, quello che stabiliva tale incompatibilità per l'ARGEA, per cui credo che per omogeneità, anzi, a maggior ragione, trattandosi di una società meno rilevante e con compiti estremamente limitati e molto specialistici, io non sarei d'accordo sul contenuto dell'emendamento. Ripeto, per quanto riguarda l'ammissibilità spetta all'Aula decidere.

PRESIDENTE. L'ho detto prima, chiedo all'Assemblea se ci sono contrarietà ad accettare l'emendamento, se l'emendamento, perché voi sapete che gli emendamenti devono essere proposti in Aula prima e con una certa formalità, poi quando ci sono emendamenti orali si chiede l'accoglienza dell'emendamento, se l'emendamento è accolto e venisse accolto, e non ci sono eccezioni all'accoglimento dell'emendamento - e ora non me ne vengono segnalate - chiederei il parere del relatore, il parere del relatore non sull'accoglibilità dell'emendamento, che questo spetta all'Assemblea, siccome non ho osservazioni ed eccezioni...

(Interruzione)

Il relatore è contrario alla sostanza dell'emendamento, non al fatto che possa essere o non essere accolto. Poi se ci sono osservazioni sull'accoglibilità dell'emendamento me lo fate sapere.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. La Giunta condivide le considerazioni fatte, e anche il parere da ultimo espresso, dal relatore.

PRESIDENTE. Noi qua abbiamo contrari la Giunta e il relatore, contrari nella sostanza, non contrari sull'ammissibilità, è una cosa delicata, chiedo però da questo punto di vista se la contrarietà dell'Assessore, del relatore, o di altri componenti venisse formalizzata sull'accoglibilità o no dell'emendamento, questo non potrebbe essere accolto, se questo non viene fatto perché l'Assemblea ritiene comunque di poter accogliere l'emendamento, o quanto meno di metterlo in votazione, questo lo accolgo col parere del relatore contrario e della Giunta, i quali non si oppongono all'accoglibilità dell'emendamento, ma si oppongono al contenuto dell'emendamento. In questo caso se nessuno mi segnala una contrarietà all'accoglibilità, lo considero accolto, è accolto col parere contrario del relatore e della Giunta, poi lo metteremo in votazione.

Questo dell'emendamento orale è un punto delicato, l'accolgo se non ci sono eccezioni da parte dei soggetti dell'Assemblea. E` aperta la discussione, ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.), relatore di minoranza. Presidente, colleghi, questo articolo 10 è e rappresenta un aspetto molto rilevante della legge, sembra che il tono sia dimesso, l'interesse sia scemato, ma a me piace ricordare che su questo articolo si incardina la filosofia della stessa legge, cioè quella di riformare, di andare verso una strada diversa, voler effettivamente disimpegnare la Regione dall'essere presente nel governo dell'economia e quindi svolgere attività in settori che devono essere lasciati all'iniziativa privata, oppure no.

Ebbene, qui pare che si vada e che si voglia andare verso una direzione completamente opposta a quella dell'innovazione, perché a conclusione di tutto l'iter si dice: "Noi vogliamo ancora rimanere nel mercato, perché se abbiamo personale dipendente che non ha trovato collocazione nelle forme previste, li dobbiamo ancora tenere in carico, li dobbiamo tenere in carico con un nuovo soggetto" che però nuovo non è perché nasce dalla fusione e dall'incorporazione di società già esistenti nel sistema di partecipazioni, guarda caso quali saranno le società che daranno luogo al processo di incorporazione e di fusione, il personale di quelle società, perlomeno quello direttivo e impiegatizio troverà ancora impiego in questa struttura, perché esiste e non c'è motivo che ad esso si dia una destinazione diversa, in più per giustificare l'esistenza di questa società le si precostituisce l'opportunità di lavoro attraverso i famosi lavori che verranno predisposti attraverso le progettazioni che verranno effettuate dall'ARGEA in materia di messa in sicurezza di impianti, recupero ambientale e quant'altro.

Quindi, le opportunità di lavoro che obiettivamente esistono (in quanto esistono a carico dei concessionari delle miniere che avevano per legge, in quanto tali, obbligo di ripristinare i territori) hanno già una destinazione perché è stato confezionato un pacchetto attraverso il quale la Regione continuerà a svolgere un lavoro a condizioni privilegiate.

Questo è giusto? Questo è il linea con le nuove tendenze che emergono e alle quali tutti dicono di doversi e volersi attenere? Io penso proprio che sia l'esatto contrario e che non sia (come taluno ha sostenuto) un ritorno al passato, ma sia l'esatta continuazione del passato, perché di nuovo non c'è assolutamente nulla! Sono state individuate le forme di ammortizzatori sociali, e costeranno. E' giusto che questi ammortizzatori sociali ci siano, ma devono essere ammortizzatori sociali veri, che siano strumenti e provvedimenti destinati a dare soddisfazioni alle esigenze di salario di gente che non può più lavorare perché il sistema non consente che essi siano mantenuti in produzioni attive.

Noi dobbiamo inquinare il nuovo sistema al quale si vorrebbe arrivare mantenendo propaggini del vecchio ed addirittura al vecchio assicurando, in condizioni assolutamente di monopolio, le opportunità di lavoro?

Qui di nuovo, di liberale, di adeguato a quelle che sono le tendenze auspicate e manifestate da tutti, non c'è assolutamente nulla. Si dice, ancora, che questa società dovrà tenere questo personale fin tanto che questo personale non avrà raggiunto l'età pensionabile o altre caratteristiche tali da poterli finalmente, "espellere" dal sistema; più garantistico di così non si può trovare niente!

E` stato concesso assolutamente tutto!

La proposta che viene fatta, non è una proposta nuova, un esperimento, ma è un qualcosa che già esiste, che forse ha funzionato male; ma, se ha funzionato male, probabilmente è per responsabilità di chi era preposto allo svolgimento di quelle attività e non è stato capace a farlo. Quindi, è sempre un problema di uomini e non di strumenti; non si capisce perché non si vuole percorrere quella strada.

Chi impedisce (e qua mi rivolgo al collega relatore di maggioranza) che la Regione possa stipulare con la SFIRS un'apposita convenzione, ovviamente onerosa, mettendo dei denari, perché questo personale che non abbia trovato collocazione sia assunto in gestione dall'INSAR? Non vedo quali siano i limiti; l'unico limite è dato dal fatto che non può nascere questa nuova società mista; i funzionari, i dirigenti e gli impiegati di quelle società fallimentari che faranno parte della fusione ed incorporazione continueranno ad occupare le medesime poltrone con la verosimile efficienza manifestata nel corso della loro normale esistenza, quindi verranno premiati e beneficiati soprattutto quei soggetti che, con la loro incapacità, sono gli artefici principali - se non unici - dello sfascio al quale stiamo assistendo.

Io dico che, se questo articolo dovesse essere approvato, probabilmente si completa la torta avvelenata che è stata confezionata con l'ultima ciliegina. Cosa posso dire? Invocarmi alla sensibilità dell'Aula? Questo lo faccio perché è doveroso farlo nel mio ruolo di oppositore che si batte, dal suo punto di vista, perché una nefandezza, e non può che definirsi tale, come questa non abbia a vedere la luce.

Spero solo che le mie parole non cadano nel vano come sinora si è manifestato.

Vorrei anche intervenire, Presidente, sul primo comma dell'articolo 10, lettera d). La lettera d), colleghi, sollecito la loro attenzione, prevede che gli interventi siano rivolti anche ai lavoratori, indicati appunto nella lettera d) "con qualifica di minatore a suo tempo ricollocati in attività sostitutive, già cessate alla data di entrata in vigore della presente legge e che alla medesima data non abbiano maturato il diritto alla pensione".

Quindi, con questa norma, non solo si vogliono collocare i dipendenti che sono in servizio, ma addirittura si vogliono attrarre al sistema anche quei dipendenti che non ci sono più, cioè quelli che, per un motivo o per un altro, sono fuori dal sistema; questi dipendenti sono una quarantina circa quindi, non si tratta di uno o due dipendenti, sono quaranta persone.

Taluno potrebbe dire: "Questi poveri lavoratori oggi si trovano nelle condizioni di essere disoccupati; quindi, se la politica dev'essere solidale, è anche solidarietà che questi quaranta lavoratori vengano riassorbiti e ad essi provveda "mamma Regione".

Io mi chiedo, da un punto di vista umano e solidale, nulla quaestio sull'argomento, per carità! Dobbiamo tutti inchinarci di fronte alle necessità dei più bisognosi!

Però io dico, è giusto che questo avvenga solo ed esclusivamente con riferimento a quei soggetti che fanno parte del sistema e che quindi sono sotto l'ombrello protettivo della Regione?" E` una questione di giustizia! Assessore Cogodi, lei che è stato assessore al personale e che questi problemi li vive o li ha vissuti molto intensamente, le sembra una cosa giusta che questo atteggiamento della Regione sia rivolto solo a taluni soggetti e tutti gli altri ne siano esclusi?

Perché non si deve, a questo punto, dare medesima considerazione agli analoghi lavoratori di tante imprese private (e sono private anche queste, perché sono società di diritto privato, sono società commerciali S.r.l. e S.p.A.)? Allora, io mi ricorderò, per esempio, dei lavoratori della fallita impresa Pireddu; mi rifaccio ai lavoratori della società in concordato preventivo che faceva riferimento alla FAS, alle ferriere, e così discorrendo, se ne possono enumerare una grandissima infinità.

Questa, signori, è la Regione dei privilegi. E` possibile che in una politica di tipo solidale si debbano fare "figli e figliastri" se sono soggetti che fanno riferimento ad un comparto in cui la Regione l'ha fatta da padrone, ci si debba comportare in un determinato modo e invece nei confronti del vero settore privato, cioè di quel settore nel quale i soggetti...

(Presidente, volevo prima dirle, quando volevo fare l'intervento sulla lettera D, che probabilmente avrei abusato del tempo di 10 minuti, ma a termine di regolamento i 10 minuti dovrebbero essere con riferimento a ciascun emendamento, all'articolo e via dicendo. Quindi chiedo scusa se abuso della loro pazienza ma, come ho detto in apertura di intervento, questo articolo è un articolo chiave, un articolo centrale dell'intero provvedimento e quindi soffermarsi, per quanto mi riguarda, un po' di più, mi sembra obbligato e chiedo scusa alla pazienza dei colleghi).

Dicevo, è giusto che la Regione sia ancora dispensatrice di privilegi, pur riconoscendo (come ho detto prima) ed inchinandomi umilmente di fronte alle necessità dei disoccupati, qualunque essi siano e da qualunque settore essi provengano?

Per quanto riguarda poi l'emendamento orale presentato dal collega Lippi: io accolgo favorevolmente la pronuncia, o meglio la non pronuncia, dell'aula, che non si è opposta all'accoglimento; questo è un fatto certamente positivo. Non condivido, ovviamente, il parere espresso dal relatore di maggioranza e dalla Giunta, perché questo emendamento orale non fa altro che allinearsi allo spirito della riforma, cioè consentire che i soggetti che in qualche modo, nel bene o nel male, abbiano svolto funzioni importanti e determinanti nel sistema EMSA, non possano essere chiamati a ricoprire la carica di liquidatore né, tanto meno, possono essere chiamati a ricoprire cariche importanti ed amministrative nell'ARGEA.

Ora, impedire o esprimere un giudizio contrario all'estensione di questo principio - anche per ciò che riguarda l'organo gestorio della nuova società che dovesse essere costituita - mi sembra un'inversione di rotta a 180 gradi che non ha nessuna giustificazione se non quella (scusatemi se ancora una volta sono sospettoso) che voglia solamente significare "dare poltrone" a persone delle quali non si può fare a meno. Se questo emendamento non fosse approvato, queste persone non potranno che essere le stesse che saranno un'altra volta premiate, pur non meritandolo, essendo loro gli artefici dello sfascio.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Brevemente solo in relazione all'emendamento, al comma 5, e per alcune considerazioni generali su questo articolo che è molto delicato.

Sulla costruzione sia del comma 5, sia dell'intero articolo 10, abbiamo a lungo riflettuto e discusso sia come Giunta che nelle diverse Commissioni. Io credo che occorra fare una considerazione, onorevole Balletto: non si può dire che occorre certamente salvaguardare il diritto dei lavoratori, il diritto delle famiglie ad avere un reddito e poi proporre emendamenti che, di fatto, tale diritto negherebbero.

La proposta di emendamento che tenderebbe a trasferire all'INSAR questi lavoratori è una proposta impraticabile, perché l'INSAR non è in nostro potere; noi non possiamo ordinare all'INSAR di farsi carico di alcune centinaia di lavoratori.

Quindi, indicare come soluzione l'INSAR è una non soluzione. Indirettamente stiamo dicendo (lei stamani è stato molto sincero a questo riguardo e lo apprezzo) a questi lavoratori che per loro non c'è soluzione; lei ha fatto degli esempi, ha detto: "perché dovremmo sostenere questi lavoratori e non curarci di tanti altri delle società private?"

Io comprendo anche questo; abbiamo fatto una scelta. Per la verità non è vero che non ci occupiamo anche dei privati: le molte aziende che sono in difficoltà e che si rivolgono alle provvidenze regionali, al sistema di incentivi regionali per risanare i loro bilanci, per rilanciare la loro attività e per mantenere l'occupazione, sono anche quelle aziende che la Regione sostiene e, sostenendo le aziende, sostiene indirettamente anche i lavoratori privati.

Credo che verso questi abbiamo un qualche dovere in più come amministrazione regionale, perché è evidente che, se non dessimo una ricollocazione a questi lavoratori, oltre che avere una grave difficoltà dal punto di vista del consenso sociale, sarebbe la Regione stessa, indirettamente, a provocare una crescita della disoccupazione in Sardegna.

Certo, quella della società è una soluzione transitoria, tant'è vero che è una società speciale, che non può assumere partecipazioni, quindi non si può espandere, è una società che ha un ruolo limitato nel tempo: mantenere quei lavoratori, ricollocarli, avviarli verso l'età pensionistica e poi cessare la propria attività. Noi non siamo riusciti ad individuare altro meccanismo.

Concludo dicendo che il comma 5 (ci abbiamo lavorato per mesi) e tutto il sistema dell'articolo 10, compresi i commi 6 e 7, sono concepiti in un meccanismo, in un rapporto, in una relazione fra loro molto delicata, che voglio sottolineare all'attenzione dell'aula; perché se solo un pezzo di quei commi dovesse cadere noi avremmo una situazione drammatica perché avremmo di fronte centinaia di lavoratori che non avrebbero più una ricollocazione e che, in qualche modo, fanno parte del sistema regionale, sia pure indirettamente.

Credo sia molto responsabile che l'amministrazione regionale e il Consiglio regionale si faccia carico di questa realtà e dello sforzo, sia pure transitorio, che va fatto per ricollocare, uscendo definitivamente da questo sistema come amministrazione regionale (nel senso di dismettere società, partecipazioni, attività produttive indirette), chiudendo finalmente questo capitolo, ma senza con questo lasciare per strada centinaia di famiglie, centinaia di lavoratori, perché mi sembrerebbe un atto estremamente grave.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.

LIPPI (F.I.). Presidente, tornando sull'emendamento orale per il quale ho richiesto l'accettazione da parte dell'Assemblea, in considerazione del fatto che lo stesso potrebbe intendersi già estensivo, come indirizzo, rispetto alla votazione avvenuta ieri per l'articolo 5 sulla costituzione dell'ARGEA, in cui l'emendamento 37, che conteneva le stesse argomentazioni è stato approvato dall'Assemblea, ritiro l'emendamento e preannuncio la presentazione di un ordine del giorno che, in un certo modo, fissi il criterio e il principio e quindi lo estenda anche alla società la cui costituzione è prevista dal comma 5 dell'articolo 10.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (D.R.I. e Indip). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghi, molto brevemente sull'articolo e in particolare sull'emendamento numero 33, anzi comincerei da questo perché ritengo che questo emendamento avanzi proposte che non possono essere avanzate, e che seppure quest'Aula dovesse accogliere resterebbero inapplicabili, per il semplice fatto che si parla di assunzione fino al reimpiego, ovvero sino al conseguimento presso l'INSAR.

Ora, questa società, come sappiamo, è istituita con legge nazionale, e questo già impedirebbe alla Regione di poter legiferare su eventuali compiti ed assunzioni. Ma c'è di più: ormai, da circa tre anni, con legge nazionale, anche quelli che erano stati a suo tempo assunti in INSAR sono stati licenziati, cioè non sono più assunti, perché è stato fatto divieto, dalla legge nazionale, non solo di assumere ma anche di mantenere in carico quelli che c'erano. Sono stati trasferiti in liste di mobilità ed impiegati in lavori socialmente utili, come è risaputo. Per questo motivo, direi che una proposta di questo genere è inammissibile, anche sotto l'aspetto della legittimità.

Per quanto riguarda l'articolo 10, molto brevemente rispetto ad alcune cose che sono state dette: io credo che le scelte presentate nell'articolato siano quelle più vantaggiose per la Regione. Nelle Commissioni e con la Giunta abbiamo lavorato proprio per individuare, considerando che vi è un obiettivo condiviso da tutti, cioè quello di garantire la continuità lavorativa e i livelli occupazionali, coniugandoli con il massimo dei vantaggi possibili per la Regione, la quale, qualunque altra soluzione si dovesse trovare, sarebbe tenuta a corrispondere gli emolumenti ai dipendenti, perché nessuno ha mai parlato di prendere questi dipendenti e di far finta che non esistessero più.

La scelta effettuata., quindi, consente di impiegare questi lavoratori nei progetti di messa in sicurezza, di riabilitazione ambientale e di recupero dei compendi immobiliari di quelle aree. Questa cosa, tra l'altro, avviene sulla base di progetti che stati già finanziati da leggi nazionali; quindi tutto ciò avviene senza costi aggiuntivi per la Regione Sardegna, la quale - se decidesse di non utilizzare questi lavoratori in questa direzione e per questi compiti -dovrebbe destinare queste risorse previste dalla legge nazionale per quei progetti, per pagare coloro i quali devono andare a fare questi progetti, ma anche pagare questi lavoratori del sistema che rimarrebbero comunque senza far niente.

Questo, sotto l'aspetto del vantaggio dal punto di vista finanziario, ma vi è un altro vantaggio non secondario: quello delle professionalità. Questi lavori di messa in sicurezza e di riabilitazione ambientale, non a caso, la legge prevede che siano a carico delle società concessionarie, perché vi è non soltanto una responsabilità a carico di queste società, ma vi è il riconoscimento che esse posseggono le professionalità necessarie per fare quel tipo di interventi. Per cui, si tratta di materia per la quale impiegare questi lavoratori, che hanno la professionalità per farlo, costituisce sicuramente un vantaggio e non altro.

D'altra parte, è anche previsto che la medesima società è ad esaurimento, cioè esiste fino a quando esistono questi lavoratori e opera per la loro ricollocazione quindi, non è tenuta a mantenere per tutto il periodo, fino al conseguimento dell'età pensionabile, questi lavoratori in carica; è tenuta, invece, ad operare per la ricollocazione secondo gli incentivi, i criteri e le misure previsti nel medesimo articolo, ma, nel frattempo, e sino alla loro ricollocazione, li impiega (e abbiamo visto come e in che modo conveniente per la Regione) nei progetti di messa in sicurezza e di riabilitazione ambientale.

Mi pare, quindi, che non ci siano possibilità di contestare una scelta come questa, fatto salvo l'obiettivo, che è generalmente condiviso e che nessuno ha messo in discussione, di salvaguardare i livelli occupazionali e la continuità lavorativa di questi lavoratori.

Infine, i casi previsti in questo articolo e ai quali si applicano queste misure e questi interventi: non si tratta di disoccupati, ma si tratta di lavoratori che potrebbero trovarsi nella condizione di disoccupati. Allora, le misure e gli interventi previsti operano anche in questa funzione, ma operano prioritariamente per sostenere la loro ricollocazione, il loro impiego e reimpiego ed operano anche, eventualmente, per intervenire con misure di salvaguardia dell'occupazione nei casi in cui alcuni di costoro dovessero trovarsi, a seguito della ricollocazione, o a seguito della privatizzazione (?)nella condizione di esubero.

Per cui, mi sembra che ci troviamo semplicemente a un intervento di tutela e di salvaguarda che è assolutamente legittimo e necessario, ma che dobbiamo sperare sia riservato a pochissimi e possibilmente a nessuno.

PRESIDENTE. Ricordo all'Assemblea che il relatore ha richiamato l'opportunità di inserire, in sede di coordinamento, un articolo 10 bis relativo al coordinamento fra il nostro sistema degli aiuti e il controllo dell'Unione Europea.

Rileggo l'articolo, anche se l'ha già riletto l'onorevole Murgia, per completezza di informazione: "Agli aiuti previsti dagli articoli 2, 3 e 10 è data attuazione a partire dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione, della decisione governativa della Commissione CE, ovvero dalla scadenza al sessantesimo giorno della notifica della proposta", che è una norma di attuazione e di coordinamento.

Proporrei all'Assemblea, per un fatto di speditezza e completezza dei lavori, di sospendere un momento la votazione dell'articolo 10, facciamo la discussione sull'articolo 11 e poi votiamo tutto insieme.

Si dia lettura dell'articolo 11.

FRAU, Segretario f.f.:

Art. 11
Norma finanziaria

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in lire 62.500.000.000 per l'anno 1998, in lire 42.000.000.000 per l'anno 1999 ed in lire 42.000.000.000 per l'anno 2000 e fanno carico ai sottocitati capitoli dei bilanci regionali per gli stessi anni.

2. Alla relativa spesa si fa fronte:

a) quanto a lire 25.000.000.000 per l'anno 1998 mediante utilizzazione, ai sensi dell'articolo 30 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, della riserva di cui alla voce 3 della Tabella B allegata alla legge regionale 8 marzo 1997, n. 8 (Legge finanziaria 1997);

b) per le restanti somme mediante le seguenti variazioni in diminuzione del bilancio della Regione per gli anni 1998/2000.

3. Nel bilancio della Regione per gli anni 1998/2000 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione

03 - PROGRAMMAZIONE

Cap. 03016

Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative

1998 lire ------

1999 lire 6.000.000.000

2000 lire 6.000.000.000

mediante pari riduzione della riserva di cui alla voce 2 della tabella A allegata alla legge regionale 15 aprile 1998, n. 11 (legge finanziaria 1998)

Cap. 03017

Fondo speciale per fronteggiare spese in conto capitale dipendenti da nuove disposizioni legislative

1998 lire 37.500.000.000

1999 lire 36.000.000.000

2000 lire 36.000.000.000

mediante le sottoelencate riduzioni delle riserve della tabella B allegata alla legge finanziaria 1998:

- voce 2 lire 25.000.000.000 per l'anno 1998

- voce 3 lire 12.500.000.000 per l'anno 1998

- voce 4 lire 36.000.000.000 per gli anni 1999 e 2000

In aumento

09 - INDUSTRIA

Cap. 09016-02 (N.I.)

Contributo annuo alla gestione liquidatoria dell'Ente minerario sardo (EMSA) - quota per spese correnti (art. 6 della presente legge)

1998 lire 500.000.000

1999 lire 1.500.000.000

2000 lire 1.500.000.000

Cap. 09016-03 (N.I.)

Contributo annuo alla gestione liquidatoria dell'Ente minerario sardo (EMSA) - quota per investimenti e per l'erogazione di incentivi per la ricollocazione o per l'esodo volontario di dipendenti delle società controllate (art. 6 e art. 10, commi 2 e 5, della presente legge)

1998 lire 30.000.000.000

1999 lire 15.000.000.000

2000 lire 10.000.000.000

Cap. 09017 (N.I.)

Contributo annuo all'Agenzia per le risorse geologiche e ambientali (ARGEA) - quota per spese correnti (art. 5 della presente legge)

1998 lire 2.000.000.000

1999 lire 4.500.000.000

2000 lire 4.500.000.000

Cap. 09017-01 (N.I.)

Contributo annuo all'Agenzia per le risorse geologiche e ambientali (ARGEA) - quota per investimenti (art. 5 della presente legge)

1998 lire 1.000.000.000

1999 lire 1.000.000.000

2000 lire 1.000.000.000

Cap. 09045-16 (N.I.)

Fondo speciale per incentivare gli investimenti in attività produttive nelle aree minerarie (articolo 2 della presente legge)

1998 lire 15.000.000.000

1999 lire 10.000.000.000

2000 lire 10.000.000.000

Cap. 09034 (D.V.)

Spese per il ripristino e la riabilitazione ambientale delle aree interessate da attività minerarie o di cava dismesse o in fase di dismissione (artt. 32 e 35, L.R. 7 giugno 1989, n. 30; L.R. 21 maggio 1998, n. 15 e art. 4 della presente legge)

1998 lire ---------

1999 lire 1.000.000.000

2000 lire 1.000.000.000

Cap. 09134 (N.I.)

Spese per l'attuazione nelle aree interessate da attività minerarie di programmi di opere infrastrutturali integrate nei settori dell'industria, dell'agricoltura e del turismo e di progetti finalizzati all'utilizzazione per attività produttive o per iniziative di interesse pubblico del patrimonio immobiliare direttamente o indirettamente connesso ad attività minerarie dismesse (art. 3 della presente legge)

1998 lire 14.000.000.000

1999 lire 9.000.000.000

2000 lire 14.000.000.000

4. Alla determinazione degli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge per gli anni successivi al 2000 si provvede con legge finanziaria

PRESIDENTE. Se nessuno chiede di parlare sull'articolo 11, non possiamo che tornare indietro all'articolo 10 ed iniziare dalla votazione dell'articolo 10 e dell'articolo 11.

Ricordo che all'articolo 10 sono stati presentati numerosi emendamenti; si inizia naturalmente dagli emendamenti soppressivi e parziali. L'emendamento numero 32 soppressivo parziale, del collega Pittalis, illustrato dal consigliere Balletto, è stato accolto dal relatore.

Metto in votazione l'emendamento numero 32. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

L'emendamento numero 34 non è stato accolto dal relatore e dalla Giunta. Metto in votazione l'emendamento numero 34. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Allo stesso modo, metto in votazione l'emendamento sostituivo parziale numero 33 che non è stato accolto dal relatore e dalla Giunta.

Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 10.

BALLETTO (F.I.), relatore di minoranza. Chiedo la votazione per parti, intendendo per parti, comma per comma, e a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. E` stata chiesta la votazione per parti e a scrutinio segreto, prego di colleghi di prendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (F.D.S.-Progr.), relatore di maggioranza. Solo per ricordare che su alcuni commi ci sono state già votazioni.

PRESIDENTE. Il consigliere Murgia ci ha ricordato di tener presente, e lo dico all'Assemblea, che su alcuni commi ci sono state già delle votazioni; sul 1° comma non ci sono state votazioni, quindi chiedo agli uffici di controllare dove ci sono state le votazioni.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del primo comma dell'articolo 10.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto del primo comma dell'articolo 10:

Presenti 65

Votanti 64

Astenuti 1

Maggioranza 33

Favorevoli 39

Contrari 25

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MURGIA - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del comma secondo dell'articolo 10.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione del comma secondo dell'articolo 10:

Presenti 65

Votanti 64

Astenuti 1

Maggioranza 33

Favorevoli 33

Contrari 31

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MURGIA - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del terzo comma dell'articolo 10

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto del comma terzo dell'articolo 10:

Presenti 66

Votanti 65

Astenuti 1

Maggioranza 33

Favorevoli 33

Contrari 32

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MURGIA - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del comma quarto dell'articolo 10.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto del comma quarto dell'articolo 10:

Presenti 67

Votanti 66

Astenuti 1

Maggioranza 34

Favorevoli 36

Contrari 30

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MURGIA - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del comma cinque dell'articolo 10.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto del comma cinque dell'articolo 10:

Presenti 69

Votanti 68

Astenuti 1

Maggioranza 35

Favorevoli 36

Contrari 31

Voti nulli 1

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LADU - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

I commi sesto e settimo praticamente sono stati già votati perché sono stati respinti i soppressivi totali quindi sono già votati.

Metto in votazione l'articolo 11. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Chiedo scusa, abbiamo votato l'articolo ma ho girato pagina e non mi ero accorto che nella prima pagina c'erano gli emendamenti aggiuntivi. Quindi chiedo scusa ed annullo la votazione dell'articolo 11 perché notoriamente improponibile, invece dobbiamo votare gli emendamenti aggiuntivi all'articolo 10.

Metto in votazione l'emendamento numero 30 aggiuntivo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 31 aggiuntivo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 35. Chi lo approva alzi la mano. Ricordo che l'emendamento numero 35 è stato accolto dal relatore.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 11. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Sono stati presentati due ordini del giorno ed uno è stato annunciato. L'ordine del giorno annunciato è quello dell'onorevole Lippi che lo sta presentando, nel frattempo, mentre quello verrà riprodotto e distribuito, passiamo all'ordine del giorno numero 1 a firma Murgia, Sanna, La Rosa e Macciotta. Se ne dia lettura

FRAU, Segretario f.f.:





CUGINI (Progr. Fed.). E' stato ritirato.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno numero 1 può essere illustrato. E' stato ritirato, onorevole Murgia?

MURGIA (F.D.S.-Progr.Sard.). Chiedo cinque minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta, i lavori riprenderanno tra cinque minuti.

(La seduta sospesa alle ore 11 e 05, viene ripresa alle ore 11 e 15.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori dell'Assemblea. Ha facoltà di parlare il consigliere Murgia.

MURGIA (F.D.S.-Progr.Sard.), relatore di maggioranza. Io ritiro l'ordine del giorno relativo agli immobili.

PRESIDENTE. E` stato ritirato l'ordine del giorno numero uno. Passiamo all'ordine del giorno numero due. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria.Per chiedere ai presentatori dell'ordine del giorno di ritirarlo.

PRESIDENTE. Onorevole La Rosa, se lei vuole illustrare l'ordine del giorno può farlo, tenendo conto che l'Assessore Pinna ha preannunciato una richiesta di ritiro.

LA ROSA (D.R.I. e Indip). Signor Presidente, lo illustrerei molto brevemente solo perché non ci siano equivoci magari tra chi non ha avuto modo di approfondire attentamente il contenuto dell'ordine del giorno, perché a prima vista potrebbe sembrare qualcosa che vada al di là degli impegni e delle cose che stiamo facendo e sui quali siamo impegnati.

Si tratta esclusivamente di prendere atto che i processi di privatizzazione e dismissione non riguardano soltanto il settore del sistema EMSA, ma riguardano alcuni altri settori, tra l'altro, questi erano anche contenuti nel testo inizialmente all'attenzione delle Commissioni sesta e prima. Ed erano contenuti proprio in funzione dell'esigenza di estendere i trattamenti e le misure previste ai dipendenti delle aziende controllate dal settore EMSA, anche ai dipendenti delle altre aziende controllate dalle finanziarie regionali, naturalmente nei casi in cui anche questi si trovassero nelle medesime condizioni che sono previste nell'articolo 10 della legge di riforma dell'Ente Minerario Sardo. Non potendosi mantenere in legge per un fatto di carattere tecnico, perché non si sapeva a chi mettere in capo gli eventuali interventi a favore di questi lavoratori che si fossero eventualmente trovati in quelle condizioni di esuberi, si è ritenuto tuttavia che fosse possibile adottare questi stessi interventi e queste stesse misure con atti amministrativi trattandosi di aziende controllate interamente da finanziarie regionali.

In questo senso quindi, sono state stralciate dal testo di legge quelle misure di estensione, con l'impegno comunque che ne avremmo discusso e che avremmo sostenuto questo stesso impegno con un ordine del giorno all'attenzione del Consiglio. Si tratta semplicemente di un fatto di equità. Non dubito del resto che la Giunta si senta impegnata ad operare in questa direzione anche in assenza di un ordine del giorno e di un voto del Consiglio. Tuttavia mi sembra che un voto del Consiglio possa sostenere ed avvalorare ancora di più la stessa azione della Giunta e forse, in qualche modo, anche tranquillizzare quei lavoratori che si sentissero in questo momento magari penalizzati o discriminati rispetto ad interventi e misure che sono previsti in legge esclusivamente per i dipendenti delle aziende controllate dal settore EMSA. Si tratta di interventi e di misure, come dicevo prima, che si applicheranno soltanto in alcuni casi, nei casi in cui si trattasse di esuberi o di perdita di impiego a seguito di ricollocazione. In sostanza è un fatto si semplice equità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'assessore dell'industria. Ne ha facoltà.

PINNA, Assessore dell'Industria. Intervengo solo per dire che non c'è un dissenso, una differenza di vedute tra me e l'onorevole La Rosa che ora è intervenuto.

Intendo dir questo: è una evidente regola di omogeneità e di uniformità, non può che riguardare, oltre che le società che fanno capo all'EMSA, anche l'altro sistema delle società che fanno capo alle finanziarie regionali, dove per altro la consistenza e il numero dei lavoratori è di gran lunga inferiore. E` evidente che la Giunta non potrà, questa volta attraverso direttive, che adottare lo stesso comportamento verso i lavoratori di queste altre società.

Per cui, se il relatore e l'onorevole La Rosa insistono, io non mi oppongo affinché venga votato l'ordine del giorno, ma ritengo che si possa anche farne a meno perché la Giunta ne condivide lo spirito. Comunque a questo riguardo mi rimetto all'Aula e al relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (F.D.S.-Progr.Sard.), relatore di maggioranza. Condivido quanto detto dall'assessore nel senso che comunque l'ordine del giorno purtroppo non costituisce diritti soggettivi per gli operai che si trovano nella condizione descritta dall'onorevole La Rosa. Ci auguriamo che siano un numero assolutamente limitato perché il processo di privatizzazione dovrebbe consentire che, con la cessione delle fabbriche dell'agro alimentare di altri settori, i dipendenti seguano il loro naturale destino che è quello di continuare a lavorare nella fabbrica privatizzata.

In realtà gli stessi diritti e gli stessi provvedimenti che l'ordine del giorno suggerisce sono quelli che una delibera della Giunta e un atto dell'assessore può porre in essere, in quanto non aggiunge una base normativa a quanto per via amministrativa può già essere fatto. Io penso che né questa e né nessuna Giunta che può succedersi, possa immaginare di effettuare trattamenti discriminatori tra dipendenti di società pubbliche da essa già dipendenti, per cui anch'io sarei del parere che l'ordine del giorno possa essere ritirato dopo la solenne affermazione dell'assessore in Aula.

PRESIDENTE. Mi dicono che non viene ritirato. Metto in votazione l'ordine del giorno .

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu per dichiarazione di voto.

Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d.Az.). Dichiaro di votare a favore dell'ordine del giorno. Le argomentazioni dell'assessore non mi paiono fondate e pertinenti. L'ordine del giorno vuole ricordare alla Giunta che deve assicurare, con gli strumenti o amministrativi o legislativi, richiedendo al Consiglio gli opportuni provvedimenti, parità di trattamento per tutti i dipendenti delle società controllate dalla Regione, indipendentemente che siano EMSA o non EMSA, perché mi sembra che per il dipendente far parte di una società controllata dall'EMSA o non farne parte sia assolutamente irrilevante. Qua dobbiamo assicurare la parità di tutti i lavoratori e mi sembra che l'ordine del giorno si muova in questa linea.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Per annunciare il voto favorevole di Alleanza Nazionale per le stesse motivazioni esplicitate dall'onorevole Bonesu.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono altre dichiarazioni di voto su questo ordine del giorno, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno numero tre. Se ne dia lettura.

LA ROSA, Segretario:



PRESIDENTE. L'ordine del giorno non può essere illustrato, è stato appena presentato quindi ne abbiamo dato lettura.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

PINNA Assessore dell' industria. E' chiaro che questo ordine del giorno tende a portare una linea di omogeneità con altre misure già approvate nel testo. Io non mi oppongo, anche se non posso richiamare una sorta di accanimento relativamente agli amministratori di società o di enti regionali precedenti. Tuttavia mi rendo conto che completa una linea che il Consiglio ha scelto, e quindi non mi oppongo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Tunis Gianfranco.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Signor Presidente, io intervengo semplicemente per chiedere al collega Lippi se è possibile che questa infamia di essere stati amministratori presso l'Ente Minerario Sardo possa essere estesa anche agli eredi e agli eventuali eredi degli amministratori.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono altre dichiarazioni di voto metto in votazione l'ordine del giorno numero tre. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo ora alla votazione finale del testo unificato.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, chiediamo il voto segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del testo unificato della proposta di legge numero 94, del disegno di legge numero 350 e della proposta di legge numero 379.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 70

Votanti 69

Astenuti 1

Maggioranza 35

Favorevoli 38

Contrari 31

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Discussione del Programma: "Legge 23 giugno 1994, n. 402 Provvedimenti urgenti per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna in attuazione dell'art. 13 dello Statuto Speciale - Proposta di programma di intervento per gli anni 1998-1999" (Progr. n. 46)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del programma numero 46 A.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.). Vorrei intervenire sull'ordine dei lavori. Come i colleghi e la Presidenza sanno, il 3 luglio è stata approvata una mozione che impegnava la Giunta a presentare al Consiglio entro il mese di luglio lo schema del nuovo assetto provinciale, così come previsto dalla legge di procedura. Volevo sapere quand'è che la Giunta intende riferire al Consiglio in base agli impegni assunti il 3, perché non mi risulta che ancora abbia riferito, anche se corre voce che qualche stralcio di progetto sia stato presentato in Commissione.

Ora, non so se la Giunta abbia letto la legge e voglia attenersi a questa, perché presentare uno stralcio di schema alla prima Commissione, se così fosse, non corrisponde al dettato legislativo e tanto meno alla volontà espressa all'unanimità in Consiglio regionale, perché mi dicono che non è neanche il progetto che arriverà in Consiglio, ma è stato solo inviato alla Commissione per un parere.

Quindi, siccome in questi giorni ho sentito parlare il presidente Palomba di carnevalate, non vorrei che questa fosse l'ennesima carnevalata della Giunta per prendere in giro ancora una volta il Consiglio e non attenersi a quelli che sono i deliberati dall'Assemblea stessa.

PRESIDENTE. Da parte della Presidenza del Consiglio, noi certifichiamo, e i colleghi lo sanno, che è pervenuta al Consiglio, non uno stralcio, ma una proposta di progetto di riforma del sistema delle province che è stata mandata alla Commissione affari istituzionali, la prima, che diventerà proposta definitiva in seguito al parere delle province. Quindi, la Giunta ha adempiuto all'impegno; l'itinerario procedurale prevede che ci sia il parere degli organismi provinciali, ma la conoscenza del progetto è già agli atti del Consiglio, inviato alla Commissione e tutti possono prenderne visione.

Io certifico che è pervenuta una proposta di progetto ed è stata messa in carico alla Commissione prima. Essa verrà completata quando gli organismi competenti (credo che siano le province) esprimeranno un parere, però questo è già un passo istituzionale, non è uno stralcio. Eventualmente chiediamo alla Giunta i tempi che sono previsti per i pareri.

Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Una mozione, che non so se è conosciuta dal collega Biancareddu, impegnava la Giunta a presentare entro il mese di luglio lo schema sulle nuove province. La Giunta, guarda caso, ha adempiuto pienamente a questa mozione trasmettendo anche al Consiglio, così come esso aveva deciso, lo schema di ripartizione delle nuove province. Naturalmente, poiché la Giunta conosce bene la legge l'ha trasmessa alle province, le quali hanno sessanta giorni di tempo per esprimere il loro parere. La Giunta, non appena avrà ricevuto il parere delle province, trasmetterà nuovamente al Consiglio una ulteriore valutazione alla luce del parere espresso dalle amministrazioni provinciali.

Quanto al Carnevale ella qui è un esperto, essendo l'unico consigliere che ha proposto dei finanziamenti per questi scopi.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, se teniamo gli elementi di polemica politica fuori dall'aula istituzionale, lo dico a tutti i colleghi, è meglio. Ha facoltà di parlare.

Biancareddu (F.I.). Vorrei specificare che se la Giunta avesse conosciuto bene la legge avrebbe presentato lo schema nei termini che scadevano il 14 luglio 1997, cioè più di un anno fa, caro Presidente, dato che lei conosce bene la legge, dovrebbe conoscere bene anche gli anni e il calendario.

Per quanto riguarda il Carnevale io mi vanto di essere un tempiese, e sponsor del Carnevale di Tempio, che è il Carnevale vero. Quello che invece vediamo da quattro anni è un Carnevale politico che è meno serio del Carnevale allegorico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). A norma dell'articolo 100 del Regolamento chiedo che sia fissato alla quarta Commissione il termine di sessanta giorni per l'esame della proposta di legge numero 421, "Rapporti pubblicitari con vettori aerei".

PRESIDENTE. Poiché non ci sono osservazioni la proposta è accolta.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore di maggioranza del programma 46.

SASSU (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, il programma 46 che discutiamo oggi è stato approvato a maggioranza dalla Commissione bilancio e programmazione nella seduta nel 14 luglio 1998. Con questo programma si conclude l'iter dell'intervento straordinario a favore della Regione Sardegna previsto dalla legge 402.

Riconosco che perviene all'approvazione del Consiglio regionale con un ritardo anche notevole rispetto al tempi fisiologici: era stato presentato dalla Giunta regionale il 28 maggio 1997, quindi oltre un anno fa, e questo ritardo è derivato in larga misura da difficoltà di carattere politico-istituzionale che inevitabilmente hanno appesantito e rallentato l'azione amministrativa. Il provvedimento, inoltre, ha seguito nel corso degli anni varie tappe. Vi è stata l'approvazione da parte del Consiglio regionale del Programma generale degli interventi, che noi allora avevamo definito "programma a maglie larghe", era stato approvato nel febbraio 1995, successivamente, tra il maggio e l'agosto dello stesso anno, la Giunta regionale aveva approvato in una nota integrativa il primo programma stralcio per gli anni 94/95 che prevedeva un importo di lire 334 miliardi, che successivamente fu approvato dal Cipe.

In primo luogo voglio dire, signor Presidente e colleghi del Consiglio, che questo provvedimento dal punto di vista quantitativo, cioè delle risorse, risulta del tutto insufficiente e del tutto inadeguato a rispondere alle esigenze reali della nostra Isola. Infatti, come ben sappiamo, per il quinquennio 94-98 sono stati stanziati complessivamente soltanto 910 miliardi che poi, a seguito della legge 85, che riguardava le misure urgenti della finanza pubblica e per l'occupazione delle aree depresse, risultano addirittura ridotti per le annualità del 95, 96 e 97 del 3 per cento, quindi con una perdita secca nel triennio di oltre 17 miliardi. Successivamente sono intervenuti anche altri provvedimenti normativi che hanno modificato il programma originario, però hanno solo determinato uno slittamento delle risorse nelle varie annualità, ma senza alcuna ulteriore riduzione dell'ammontare complessivo delle somme previste.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(segue SASSU) Ora che il Consiglio si accinge a definire questo programma conclusivo della legge di rinascita per la Sardegna, io credo che non possiamo non chiederci, come Consiglio, se sono ancora valide le motivazioni che nel passato hanno dato vita ai contenuti dell'articolo 13 dello Statuto; cioè, mentre noi ragioniamo conclusivamente sui programmi di spendita delle risorse previsto dalla 402, io credo che occorra anche muovere i primi passi verso la costruzione del futuro che potrà derivare dall'applicazione dell'articolo 13 dello Statuto. Occorre chiederci cioè se sussistono ancora oggi le ragioni che impongono allo Stato di intervenire con provvedimenti straordinari ed urgenti a sostegno dello sviluppo economico e sociale della Sardegna.

Io sono del tutto convinto che le condizioni attuali socio-economiche della nostra isola non ci consentono di guidare lo sviluppo con le sole nostre forze e con le nostre sole risorse, anche se credo che molto dobbiamo fare per valorizzare le nostre risorse, anche se abbiamo il dovere in primo luogo di fare leva soprattutto sulle nostre forze, la Sardegna deve poter pensare al proprio sviluppo pensando anche ad un aiuto esterno. Infatti la Sardegna soffre ancora di carenze gravi dal punto di vista strutturale che non la pongono in condizioni di parità rispetto non solo al resto del paese ma alle stesse altre regioni del meridione.

La mancata attuazione della metanizzazione per esempio, l'assenza di interventi reali nel campo della continuità territoriale, la debolezza della rete infrastrutturale, costituiscono di fatto un freno notevole alla nostra possibilità di ripresa e di sviluppo.

D'altra parte non è secondario considerare che con il 1999 si concluderà non solo il programma della legge 402, ma anche il programma degli interventi previsto dal quadro comunitario di sostegno. Verranno a mancare cioè le poche e le uniche risorse che costituiscono una base certa di dotazione finanziaria per la crescita economica e sociale della Sardegna.

Siamo tutti consapevoli che occorre quindi ancora un forte e prolungato intervento pubblico ed esterno da parte dello Stato e dell'Unione Europea. Ecco perché è necessario che già da ora l'azione politica della Regione si orienti per lo meno su due direttrici: da un lato occorre delineare le linee generali di orientamento e di programma dell'intervento della Stato sia sulla base dell'articolo 13 e dell'intervento dell'Unione Europea, sia sulla base del nuovo quadro comunitario di sostegno per gli anni 2000 - 2006. Occorre cioè avviare una stagione, signor Presidente e colleghi del Consiglio, di profonda riflessione sullo sviluppo futuro della nostra isola per non trovarci impreparati quando arriveranno i provvedimenti.

Io credo che il documento di programmazione economica e finanziaria oltre che a parlare e a guardare alla finanziaria e al bilancio, può guardare anche al complesso generale dello sviluppo e delle risorse, e quindi anche a queste due indicazioni a cui facevo riferimento.

Occorre con lo Stato, oltre che confermare tutte le ragioni che hanno dato origine ai contenuti dell'articolo 13 dello Statuto, richiedere risorse più adeguate che nel passato e soprattutto pretendere non solo risorse ma anche norme permanenti che abbattono definitivamente il gap che abbiamo per la nostra condizione di insularità.

Con l'Unione Europea invece occorre rivendicare la deroga, la rigida applicazione del limite del 75 per cento del PIL pro capite. L'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 che comporterebbe un grave pregiudizio per le prospettive dello sviluppo dell'isola, ci deve preoccupare e ci deve suggerire di svolgere un'azione ancora più forte perché venga considerata l'opportunità, che è fornita dal Trattato di Amsterdam, cioè che le Regioni insulari e quindi anche la Sardegna siano ancora inserite a pieno titolo tra le aree dell'Obiettivo 1.

Più specificatamente, signor Presidente e colleghi del Consiglio, per quanto riguarda la proposta di programma avanzata alla Giunta regionale è necessario verificare la corrispondenza ad alcuni criteri di carattere generale. In modo sempre più evidente infatti i programmi di sviluppo della Sardegna possono essere attivati con risorse di diversa origine oltre che da risorse della Regione, come ben sappiamo anche e soprattutto da altre che provengono dall'Unione Europea, dello Stato, dagli enti locali, dai privati ed anche dagli enti di notevole rilievo economico come l'Enel, l'Anas e le Ferrovie dello Stato. Allora occorre considerare in modo coordinato l'insieme di tali risorse ed una programmazione unitaria di tutte queste risorse, e a me sembra di poter dire che la Giunta regionale, sulla base di questa configurazione complessa delle risorse abbia avanzato una proposta che è basata su una programmazione unitaria e coordinata con l'insieme delle risorse evitando in questo programma sovrapposizioni e doppioni.

Sulla base di queste considerazioni al programma originario sono state apportate anche alcune modifiche di carattere finanziario, sono stati infatti eliminati alcuni titoli di spesa che però hanno trovato collocazione in altri programmi. In particolare, per esempio, la ricerca scientifica prevista per 45 miliardi nella programmazione generale della 402, ha trovato collocazione nel Piano operativo plurifondo, così anche gli interventi e gli incentivi per l'impresa artigiana per 25 miliardi nella misura 2 2 1 del POP, così anche il miglioramento dei servizi pubblici, le reti di depurazione che hanno trovato copertura nella misura corrispondente nel Piano Operativo Plurifondo e gli interventi per la riqualificazione dei centri storici.

Questa visione unitaria della programmazione spiega anche la non presenza di interventi che noi abbiamo ritenuto prioritari. Per esempio, la Commissione terza si è a lungo soffermata sulla necessità di includere nel programma interventi che attengono all'emergenza idrica, che erano previsti originariamente nel programma del quadro unitario di sostegno approvato a suo tempo dal Consiglio regionale e che poi, successivamente, scomparvero.

Questa esigenza conclusivamente non ha potuto trovare una collocazione all'interno del programma che ora stiamo discutendo. Resta tuttavia l'impegno assunto in Commissione, e che si ripropone oggi al Consiglio, di reperire risorse sufficienti in un altro intervento per una giusta e tempestiva soluzione dei problemi prospettati.

Il secondo criterio, signor Presidente, si riferisce alla necessità di verificare la corrispondenza della proposta ai più recenti orientamenti di programmazione economica. Anche da questo punto di vista la Commissione Programmazione Bilancio ha potuto considerare una forte sintonia con i temi della conferenza per l'occupazione e lo sviluppo.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di non dare le spalle alla Presidenza perché non è una cosa molto decorosa.

SASSU (Progr.Fed.), relatore di maggioranza. Dicevo, signor Presidente, che anche dal punto di vista della corrispondenza della proposta della 402, e i recenti orientamenti della programmazione economica, mi sembra di poter dire che c'è una forte sintonia, in modo particolare per i temi della conferenza per l'occupazione e lo sviluppo. La gran parte delle risorse del programma è destinato ai filoni principali di quella conferenza. Infatti, 230 miliardi del programma della 402 sono destinati a sostenere leggi regionali importantissime che hanno un forte impatto nel campo dell'occupazione, si tratta di 128 miliardi che incrementano le risorse destinate alle leggi regionali 15 e 21, ed altri 100 miliardi circa per la legge 28, 48 miliardi per l'articolo 10 e 49 miliardi per l'articolo 9. Le altre risorse sono destinate ad altrettanti settori rilevanti per lo sviluppo. L'energia con l'impegno finanziario di 100 miliardi destinato ad aumentare le risorse previste dall'intervento dello Stato per la metanizzazione della Sardegna, e questo è tanto più opportuno rispetto alla necessità che si pervenga rapidamente a sottoscrivere, a breve, l'intesa operativa tra lo Stato e la Regione. Ricordo ai colleghi del Consiglio che recentemente è stata votata dalla Commissione Bilancio della Camera, una risoluzione che impegna il Governo a firmare rapidamente l'intesa operativa con la Regione, impegna il Governo a definire rapidamente un Comitato di coordinamento Stato - Regione ed impegna il Governo ad assegnare 150 miliardi.

Quindi, è molto opportuna la necessità di inserire i 100 miliardi per la metanizzazione della Sardegna, così come è importante l'intervento che attiene all'agro industria, che si riferisce all'impiantistica, ai macchinari del(?) comparto lattiero-caseario dell'Oristanese, così come sono importanti gli interventi per la continuità territoriale e gli interventi per le infrastrutture.

Io non sottovaluterei neppure la proposta, che ritengo del tutto innovativa, che si riferisce al titolo di spesa 12.2, relativo alle progettazioni. L'istituzione di un fondo di rotazione per anticipazioni finanziarie agli enti locali per progettazioni preliminari e definitive risponde, io credo in modo positivo, alla necessità di dotare le nostre Amministrazioni locali di un parco progetti in grado di rispondere alle varie opportunità, molto varie, che sono offerte in questo ricco quadro normativo che sta vivendo in questo momento la Regione sarda, il quadro comunitario di sostegno, al piano operativo plurifondo, ai piani integrati d'aria, agli accordi di programma e così via.

Concludendo, signor Presidente e colleghi del Consiglio, in questa fase e con l'esiguità delle risorse di cui si dispone, pensare ad una programmazione diversa o alternativa rispetto a quella proposta dalla Giunta regionale sarebbe davvero difficile; ecco perché io ne propongo l'approvazione da parte del Consiglio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu, relatore di minoranza.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Signor Presidente il 26 aprile del 1994 veniva pubblicato il decreto legge numero 248, convertito nella legge numero 402 del 23.6.94. Questa legge conteneva provvedimenti urgenti per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna, il cosiddetto "Piano di rinascita della Sardegna", ai sensi dell'articolo 13 dello Statuto speciale della Regione Sardegna, approvato con legge costituzionale numero 3 del 26 febbraio 1948.

Per l'esattezza, trattasi del terzo piano di rinascita della Sardegna dopo quello degli anni '60, legge numero 588/62, e quello degli anni '70, legge numero 268/74. Il decreto legge farebbe pensare (com'è detto nella stessa norma) ad un provvedimento urgente tendente a stimolare nell'isola la produzione, l'occupazione e la creazione delle infrastrutture mancanti. Il piano prevedeva l'erogazione, da parte dello Stato, di lire 910 miliardi a favore dell'isola, così articolati: '94: 150 miliardi; '95: 190 miliardi; '96: 190 miliardi; '97: 190 miliardi; '98: 190 miliardi; per un totale di lire 910 miliardi.

In corso d'opera lo Stato, evidentemente per far fronte ad esigenze europee, obiettivo Maastricht, ha ridimensionato le somme stabilite nelle legge numero 402/94 in questo modo: '94: 150 miliardi; '95: 184 miliardi e 300 milioni; '96: 134 miliardi e 300 milioni; '97: 100 miliardi; '98: 150 miliardi; e il residuo per il '99: 174 miliardi e 300 milioni.

La puntualità dello Stato italiano nel far fronte agli impegni assunti in base ad una legge non è sempre encomiabile. L'attuale maggioranza di governo doveva rientrare nel disavanzo del 3 per cento rispetto al PIL per poter far parte dei paesi di punta nell'adozione della moneta unica ed ha tagliato anche le risorse destinate a creare occupazione in Sardegna, cioè in una regione con il 20 - 22% di disoccupati.

E` una pagina che fa onore a Ciampi, Prodi e all'Ulivo tutto. Meglio dimenticarla! Una maggioranza che non mantiene gli impegni assunti addirittura con legge, non dà dimostrazione di grande serietà ed efficienza.

Infatti, per l'anno '97 dei 190 miliardi previsti, lo stanziamento si è ridotto a 100 miliardi. Qualcuno forse si attendeva che il governo regionale si fosse ribellato di fronte al sopruso esercitato dal governo di Roma. Niente di tutto questo!

La Giunta regionale è talmente sottomessa di fronte al superiore governo centrale che non ha osato, non solo ribellarsi, ma neanche reclamare. C'è di più e mi piacerebbe che tutti i cittadini sardi lo sapessero; sono bloccate le risorse stanziate dallo Stato per gli anni '96 - '97 - '98 ed anche il residuo degli anni 1994 - '95.

A questo punto, è lecito che ci si chieda perché tante centinaia di miliardi non sono stati spesi in questi anni di sofferenza per l'economa sarda e per i disoccupati dall'isola?

La risposta è semplice, perché la Giunta non ha formulato il programma di spesa da sottoporre all'attenzione del Consiglio e successivamente all'approvazione del CIPE. In sostanza, non sono state spese le seguenti somme; '96: 134 miliardi; '97: 100 miliardi; '98: 150 miliardi; e un residuo, per il '94 - '95 di lire 24 miliardi e 300 milioni.

Questo, solo perché la Giunta non è stata in grado di proporre in tempo utile la ripartizioni delle somme fra i vari titoli di spesa.

Devo aggiungere che sono disponibili, e non ancora impegnati, 229 miliardi e 486 milioni del piano di rinascita relativo alle legge numero 268/74.

Signor Presidente, mi consenta un'amara considerazione; centinaia di miliardi stanziati dallo Stato, e non spesi, che potevano essere utilizzati per la nostra Isola e lei oggi, come me, deve assistere ad un'Aula deserta. Evidentemente il problema della rinascita della Sardegna non sta molto a cuore ai colleghi del Consiglio.

Solo il pensiero che sono rimasti bloccati 300 o 400 miliardi nelle casse dello Stato che, tra l'altro, non sono serviti a migliorare la posizione dei conti dello Stato italiano perché ieri sul "Corriere della Sera" si leggeva: "Il debito pubblico continua a salire: 2.400.000 miliardi"; ma all'aula non interessano queste cose.

Non solo, aggiungeva che le entrate dello Stato, nel periodo primo semestre del '98, sono andate al di sotto del previsto di 11.000 miliardi.

Tutto questo solo perché la Giunta non è stata in grado di proporre in tempo utile la ripartizione delle somme fra i vari titoli di spesa. Non me ne voglia l'attuale Assessore del bilancio e alla programmazione perché chiaramente lui, nel momento in cui questo lavoro si doveva fare, non rivestiva la carica di Assessore, pertanto credo sia la persona meno adatta ad essere indicata come colpevole in un fatto di questo genere.

Da questi dati emerge, senza ombra di dubbio, qual è stato l'impegno della Giunta regionale sarda nell'amministrare la cosa pubblica, quanto sta a cuore la sorte di tanta gente che non ha il lavoro. Basterebbero queste somme non spese, non impegnate, non programmate per pregare il Governo della regione di accomodarsi fuori dalla stanza del comando.

A questo punto mi pare doveroso entrare in merito ai criteri generali relativi alla destinazione delle somme disponibili per l'anno 1998 e per l'anno 1999.

Bisogna far rilevare subito che la filosofia della classe dirigente sarda circa lo sviluppo economico della regione non è cambiata. Nonostante i risultati negativi collezionati dall'industria, specie quella assistita, foraggiata dalla Regione, si continua a puntare, per la crescita e per l'occupazione, sulle attività industriali.

Tutti ormai sanno, in quest'aula e fuori, che se la Sardegna vuole progresso, la crescita della ricchezza e dell'occupazione, non può contare sulle attività industriali ma deve rivolgere altrove la sua attenzione. Vedremo subito in quale direzione si deve cercare lo sviluppo: nell'anno 1996 l'industria ha espulso 3.000 dipendenti; nell'anno 1997 ne ha espulso 5.000. Bisogna dire che questo è avvenuto in presenza di massicci interventi finanziari a favore dell'industria a partecipazione regionale.

Si deve parlare di qualche centinaio di miliardi, non di cifre di modesta entità; ebbene, dopo questo fallimento in campo industriale si pensava: "Può darsi che la coalizione che governa la Regione si sia ravveduta". Niente affatto! La coalizione di governo continua imperterrita a basare lo sviluppo sulle attività industriali. Infatti, nel prospetto di ripartizione delle risorse, su 11 titoli di spesa, chi fa la voce grossa è sempre l'industria, con uno stanziamento di 98 miliardi per l'anno '98 e 60 miliardi per l'anno '99, di fronte al settore agricolo, completamente assente, al settore turistico, 24 miliardi per il '98 e 25 miliardi per il '99.

Un titolo di spesa di qualche rispetto è quello contrassegnato dal numero 12.502: problema energetico regionale, ove risultano 100 miliardi per l'anno '98. Questo finanziamento doveva essere a carico del P.O.P. invece si sottraggono i fondi alla 402.

E' evidente che il settore industriale non è assente nei nostri progetti di sviluppo; esiste un settore particolare dell'industria ove sono stati stanziati 20 miliardi per il '98 e 20 miliardi per il '99: il settore agro - industriale.

Ben altra attenzione questo comparto avrebbe meritato da parte di un governo attento alle esigenze di crescita della Sardegna.

Non si dimentichi che l'agro-industriale, e non solo quello cooperativistico privilegiato dalla Giunta, è suscettibile di forte sviluppo economico, per la nostra posizione geografica, per il nostro clima mite, possiamo allargare notevolmente la produzione degli ortaggi, della frutta e del riso. Possiamo, dobbiamo trasformare e conservare questi prodotti attraverso un'efficiente industria agro-alimentare, ubicata in Sardegna, dobbiamo far crescere il valore aggiunto ottenibile dalla conservazione dei prodotti agricoli.

Un'attenzione particolare rivolta all'agro-alimentare stimola, fa crescere la produzione agricola; da tenere presente e nella dovuta considerazione il settore lattiero-caseario, che assume una parte rilevante nell'economia della Sardegna. Esistono anche altri comparti del settore industria che possono essere guardati con fiducia per il futuro sviluppo dell'Isola. E' dovere della classe dirigente individuare questi comparti allo scopo di incoraggiarne la crescita; esempio: industria del legno e, in particolare, l'estrazione del sughero, nonché nel campo delle cave l'estrazione del marmo e del granito sardo.

Per quanto riguarda questi prodotti sarebbe opportuno che la lavorazione avvenisse nell'Isola al fine di ridurre il costo del trasporto e per incrementare sia il valore aggiunto sia il lavoro svolto in Sardegna e sia per incrementare l'occupazione. Naturalmente il Governo della Regione deve fare un progetto di sviluppo di carattere generale. Infatti, l'agro-industriale non può non essere collegato con la disponibilità di risorse idriche. Pertanto, si tratta di creare almeno piccoli invasi capaci di mettere a disposizione dell'agricoltura l'acqua necessaria per l'irrigazione e la produzione delle derrate alimentari. In assenza dell'acqua necessaria non si può proficuamente programmare la produzione.

Noi sardi potremmo avere il privilegio di produrre anche per la Penisola grandi quantità di prodotti alimentari, invece siamo grandi importatori dall'Italia ed anche dall'estero.

Vedete, l'isola nella nostra isola, Arborea, ove si ha una produzione di ricchezza, con poche migliaia di abitanti di svariate centinaia di miliardi e non sono certamente i terreni, quelli di Arborea, i più fertili nell'isola. E' evidentemente è un esempio esportabile, ma il Governo regionale e sordo(?), da parecchi anni sto chiedendo per una zona fertilissima ma completamente dimenticata dalla coalizione di governo, la Marmilla e la Trexenta.

L'acqua non ce l'hanno, non gliela diamo, hanno bisogno di acqua; tutto quello che la maggioranza è stata capace di dire è: "Questa richiesta è giusta". Più volte abbiamo avanzato questa richiesta in Commissione in quest'Aula, si sono limitati sempre a rispondere: "la richiesta è giusta"; ma non è andata oltre.

Quando si tratta di ripartire le risorse regionali, il primo posto viene sempre occupato dall'industria, da quell'industria fallimentare sotto il profilo della produzione di ricchezza, ma, evidentemente, molto redditizia - me lo dovete consentire - come riserva di consenso elettorale di voti.

Sì, signori della Giunta, leggete la relazione della Banca d'Italia per l'anno 1997, vi accorgerete che il comparto industriale capace di produrre redditi, è quello relativo ai pochi casi precedentemente richiamati.

Leggete la valutazione fatta dalla Banca d'Italia nella relazione agli azionasti per l'anno 1997, ciò in considerazione del fatto che noi non abbiamo un monitoraggio relativo alla produzione del reddito e all'occupazione. Ecco cosa si legge in detta relazione: "L'attività industriale ristagna ed espelle addetti. L'attività agricola cresce ed assorbe disoccupazione. L'attività turistica cresce in modo deciso per i risultati conseguiti nell'anno 1996-1997. Prendete atto di questo monitoraggio e programmate gli investimenti nei settori suscettibili di crescita, di creazione di ricchezza e di posti di lavoro".

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Un breve intervento che si riallaccia sia all'intervento del relatore di maggioranza, sia anche ad alcune considerazioni sviluppate dall'onorevole Casu. Mi riferisco in particolare al concetto di una programmazione unitaria, di una visione unitaria della programmazione regionale su cui il collega Sassu ha particolarmente insistito. Questo aspetto credo che noi lo possiamo cogliere soprattutto nel legame che esiste tra questo documento, il programma 46 A, su cui noi oggi siamo chiamati a pronunciarci, e una serie di altri documenti di programmazione sui quali il Consiglio regionale dovrà esprimersi nell'arco di poco tempo.

Quindi c'è una concentrazione anche sul piano temporale che facilita la presa in considerazione e la formulazione di principi armoniosi anche in assenza di quel piano generale di sviluppo, sul quale tutti ritornano negli interventi, che fa difetto ma che può essere compensato nella sua assenza nel momento in cui tutti questi programmi, sia pure settoriali, sia pure riguardando aree e tipi di interventi diversi, sono di fatto ispirati agli stessi concetti.

La mia esigenza, il motivo che mi ispira in questo intervento è quello di sottolineare come il costante riferimento all'esigenza di conformarsi e di tenere conto dei condizionamenti che vengono dalla nostra appartenenza all'Unione Europea, permea di sé tutti questi documenti che sono appunto, il programma 46 A, il Documento di programmazione economica, anche il disegno di legge concernenti interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo, per finire poi con le linee guida di partecipazione della Regione al prossimo Programma operativo plurifondo per gli anni 2000-2006, di cui l'Assessore della programmazione ha annunciato la prossima messa a punto.

Su questo punto che, ripeto, costituisce l'elemento comune, uno dei principali fili conduttori di questa programmazione unitaria, di questa visione unitaria della programmazione, il programma 46 A insiste in modo particolare. Direi che soprattutto nella parte illustrativa dei titoli di spesa non vi è si può dire quasi pagina in cui l'esigenza di coordinarci anche per questo tipo d'interventi, che riguardano gli anni 1998 e 1999, non sia puntualmente sottolineata.

E, in questo mi riallaccio anche al discorso del collega Sassu, l'esigenza che ci sia un continuo riferimento ai principi ispiratori della programmazione a livello comunitario è puntualmente sottolineata, per avere noi in Regione una nuova capacità competitiva proprio per far fronte alle sfide che ci vengono dal mercato globale, dall'Unione monetaria, dall'appartenenza all'Unione Europea.

Per questa motivazione, per questa ispirazione che io tengo a sottolineare come fondamentale nella redazione di tutti questi documenti, mi sembra che ci siano alcune "cadute di stile" o inesattezze nella redazione del documento, ed allora chiederei al relatore, se è d'accordo e all'Aula se è d'accordo, che qualche piccola correzione nella parte illustrativa del documento possa essere apportata perché non mi sembra in linea con le conclusioni, e non mi sembra neppure in linea con quanto puntualmente e correttamente il relatore ha sottolineato.

Un primo aspetto è questo: alla pagina 21 e pagina 22 si dà inopportunamente per scontato che noi siamo oramai fuori dall'obiettivo 1. Questa è un'affermazione che assolutamente confligge con quello che, a livello di linea politica, la Regione si è dato, con quello che stiamo cercando di fare nei rapporti con le altre Regioni europee, con la Commissione europea, con il Governo, ed allora, io proporrei che nella prima parte, alla pagina 9 per il momento, quando si dice che il Mezzogiorno verrà in parte escluso anche dai fondi strutturali, si dica: "Potrebbe essere escluso", insomma che non si dia la cosa scontata, perché questo è assolutamente infondato e, comunque è inopportuno che lo si dica nel nostro documento.

Questo stesso concetto poi è ripreso nella pagina 21 quando si dice che: "Per l'inclusione nell'obiettivo 1 delle Regioni in ritardo di sviluppo, la Commissione propone di applicare scrupolosamente il criterio del 75 per cento. La Sardegna dovrà probabilmente subire un'estinzione progressiva di tale tipologia di aiuti". Io direi: "Se questa proposta non verrà modificata come appare fondato ed auspicabile…".

Infine, e termino proprio nel sottolineare che c'è una certa contraddizione tra questa grande apertura, questo grande respiro internazionale ed europeo e alcune considerazioni non del tutto condivisibili che ci sono nella parte illustrativa del testo, io proporrei che una frase inesatta che ricorre alla pagina 22, quando si parla di Trattato di Amsterdam che entrerà in vigore per una decisione sancita dal Consiglio europeo, poiché questo è del tutto inesatto, in quanto il Trattato di Amsterdam entrerà in vigore quando sarà ratificato, questa modifica poi, appunto, venga introdotta e si dica, sopprimendo l'ultima parte del secondo capoverso, "detto Trattato introduce un importante principio". Non è un indirizzo politico quello contenuto nel Trattato di Amsterdam, ma è un principio al quale noi chiediamo che la commissione si ispiri correttamente.

Quindi, in conclusione, io credo che anche se questo documento come ha sottolineato il relatore, arriva in ritardo, pure il fatto che venga preso in esame contestualmente o in stretto rapporto anche sul piano cronologico con altri documenti ad esso collegati, permette di sottolineare questo principio di una visione unitaria della programmazione nella quale noi, soprattutto di fronte alle sfide della integrazione europea, dobbiamo fermamente credere. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli e pochi colleghi che siete in aula, credo che questo programma rappresenti tutti i limiti che abbiamo oggi in sede di attuazione dell'articolo 13 dello Statuto. Cioè, mi sembra che siamo lontanissimi da quel Piano di rinascita che era stato prefigurato come strumento di rinascita della Sardegna. Già la legge numero 402 non si proponeva questo programma perché parla praticamente di un intervento tampone in attesa di un futuro Piano di rinascita, poi i finanziamenti di questa legge 402 sono diventati anche "ballerini" a seguito della politica del Governo, in particolare del ministro Ciampi, che fa una politica esclusivamente finanziaria senza tenere conto della realtà su cui gli interventi finanziari cadono.

Per cui la politica del taglio, del rallentamento della spesa, del rinvio, è chiaramente dominante in questo Governo e la Sardegna ne subisce limiti non credo decisamente contrastati dalla Giunta regionale, talvolta non presenti neppure con la loro crudezza al Consiglio regionale stesso.

Per, cui questo programma si risolve in una serie d'interventi che sono di supporto a quelle risorse che non abbiamo nel bilancio ordinario. La cosiddetta aggiuntività che era stata mitizzata negli anni '60 e '70 è completamente sparita, oggi questi interventi vanno a incastro proprio nei capitoli di bilancio dove non siamo riusciti a reperire risorse, e che vengono finalizzati allo sviluppo e all'occupazione.

Credo che quindi, sotto questo profilo è un'integrazione del bilancio ordinario con maggiori risorse, ma, non credo che a questo punto rappresenti davvero un piano di rinascita economica e sociale della Sardegna. Siamo lontanissimi, credo che stiamo facendo dell'ordinaria amministrazione, mentre l'articolo 13 dello Statuto prevedeva appunto la straordinarietà, e anche come interventi legislativi e amministrativi.

Francamente, quindi, credo che la Giunta ben poco potesse fare di diverso da quello che ha presentato, e probabilmente, effettivamente, non c'è granché di diverso. E` chiaro che i miliardi possono essere spostati fra i vari settori produttivi, ma la tipologia d'intervento, le risorse finanziarie, il modo di inserirsi nella gestione complessiva delle finanze regionali, della politica regionale sia sostanzialmente una strada in gran parte obbligata. Per cui, un atto che doveva essere altamente discrezionale, di grande politica, di innovazione, di straordinarietà, diventa - e credo che il disinteresse dei colleghi ampiamente lo manifesta - un atto ordinarissimo, una specie di adempimento contabile, una coda al bilancio, alla discussione del bilancio e, chiaramente, senza neppure quella tensione politica che in sede di discussione del bilancio e della legge finanziaria, in genere questa Assemblea esprime.

Per cui, riservandomi d'intervenire sui singoli stanziamenti di spesa, io dico che dobbiamo uscire da questa palude, ma dobbiamo uscirne con una politica rivendicativa nei confronti del Governo per un effettivo piano di rinascita, ma dobbiamo uscirne con una programmazione regionale forte, anche tenendo conto delle scarse risorse che ci troviamo ad amministrare.

Congedo (v.p.v.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biggio. Prima di dare la parola al consigliere Biggio, comunico che il consigliere Milia ha richiesto per urgenti problemi un congedo per il giorno 7 agosto, se non ci sono opposizioni, il congedo, come al solito, si intende accordato.

Continuazione della discussione del Programma: "Legge 23 giugno 1994, n. 402 Provvedimenti urgenti per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna in attuazione dell'art. 13 dello Statuto Speciale - Proposta di programma di intervento per gli anni 1998-1999" (Progr. n. 46)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biggio.

BIGGIO (A.N.). Presidente e colleghi, il dato sulla spesa è stato, con la solita precisione, illustrato dal relatore, onorevole Casu; ciò che mi preme sottolineare ancora una volta è la pertinacia, l'inamovibile volontà con cui la maggioranza è costretta a perseguire obiettivi che il mercato ha mostrato abbondantemente non essere più in via prioritaria perseguibili per la nostra economia, quindi, per creare opportunità di lavoro.

E` stato anche rilevato come dal 1996 al 1998 non siano stati spesi ben 384 miliardi, poi, come dice il collega Bonesu, vengono inseriti e quindi persi, gli altri poi inseriti invece nell'ordinaria amministrazione, e come si continui a trascurare agricoltura e turismo.

Ebbene, continuate così, e certamente di questo passo si porterà la Sardegna al fallimento totale!

Sarà il caso, cari amici della maggioranza, che gli elettori attivino la liquidazione coatta di questa vostra aggregazione che con il nuovo contributo di Rifondazione Comunista sta erodendo infruttuosamente quel poco che resta delle sue risorse. Si continua a programmare senza un quadro d'insieme. E` un discorso che farei a qualunque maggioranza, è un discorso di ruoli che dovete svolgere, di ruoli che competono a coloro i quali svolgono attività di governo, programmare. Si continua, dicevo, senza un quadro d'insieme, vanificando spesso il risultato della spesa stessa. Tuttavia, e concludo malgrado ancora molto ci sarebbe da dire, noi non ci opporremo a questo progetto di spesa, ci manterremo e voteremo con un'astensione questo documento, perché sono tante comunque le attese dei territori della Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, sicuramente un argomento del genere avrebbe meritato maggiore attenzione dall'Aula che ha dedicato tre giorni con un notevole anche incremento delle "quote latte" di tutti per un argomento come l'EMSA, mentre sul piano di rinascita e forse anche sul DPEF si vuole riservare mezz'ora o il fine di una mattinata di pieno agosto.

Qualunque relazione di minoranza per quanto puntuale nell'individuare le manchevolezze della Giunta regionale e della sua maggioranza, qualunque considerazione dell'opposizione per quanto spigolosa, aspra e faziosa, potrebbe fornire un quadro desolante dell'impotenza e dell'incapacità di chi oggi guida le sorti del nostro popolo.

Così come le fornisce la relazione di maggioranza che accompagna i provvedimenti definiti urgenti, si fa per dire, del terzo piano di rinascita della Sardegna. Tale relazione, infatti, mette in rilievo con diverse forme ma con uguale significato il ritardo inaccettabile, colpevole e catastrofico e di una gravità inaudita con il quale viene presentato al Consiglio regionale uno dei più importanti strumenti di sviluppo e di crescita della nostra isola sarda che viene giustificato dalla congenita incapacità della maggioranza a trovare un accordo politico per governare la Sardegna.

La totale assenza di un rapporto Stato-Regione necessario al fine di rivendicare una quantità di risorse adeguate alle reali esigenze dell'isola con la pedissequa ed unilaterale accettazione dello Stato che opera i tagli che vuole, come vuole, senza neppure un sussulto di dignità e di orgoglio nel difendere i patti stipulati con la Regione attraverso l'impegno assunto con legge, tanto da mettere in discussione i contenuti del nostro Statuto di autonomia del quale l'articolo 13, ovverosia il sostegno al riscatto dello sviluppo economico sociale della Sardegna, ne rappresenta una parte di fondamentale importanza.

Se la maggioranza si pone la domanda se siano o meno ancora valide le motivazioni che nel passato hanno dato vita all'articolo 13, si afferma ancora più forte, se ve ne fosse bisogno, l'esigenza di varare subito l'Assemblea costituente, l'unico strumento capace di riconfermare ed ampliare le ragioni della nostra autonomia speciale, rivendicando con forza propulsiva i bisogni di un popolo troppo a lungo umiliato e offeso.

Se è vero come è vero che la Sardegna soffre di gravi carenze strutturali che non la pongono in condizioni di competere, non soltanto con le regioni del centro nord, ma neppure con le stesse regioni del Mezzogiorno d'Italia, non appare forse singolare se non paradossale, chiedermi e chiederci se sono ancora valide le ragioni della nostra autonomia, della nostra specialità e specificità.

Dopo aver accettato i tagli, dopo gli enormi imperdonabili ritardi, dopo l'uscita della Sardegna dall'obiettivo, si sceglie d'intervenire con le poche risorse rimaste in settori e campi d'intervento come le infrastrutture, la continuità territoriale, la meccanizzazione che devono essere a carico dello Stato e della CEE e ci si accorge oggi che è necessario aprire un confronto con lo Stato e la comunità e forse, si dice con timidezza, anche una rivendicazione con gli stessi.

Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, mi sono rivolto una domanda che ora vorrei rivolgere anche a voi: "Come è possibile ritenere e definire prioritari alcuni interventi e poi cancellarli dalla programmazione? Ritenete che questo modo di procedere sia serio?".

Noi pensiamo che la Regione debba riaprire dopo tanti anni di sonno, una grande vertenza con lo Stato per dotare la Sardegna di risorse finanziarie autonome attraverso una ricontrattazione del Titolo terzo dello Statuto. Questo può avvenire nelle more di un nuovo e moderno Statuto che serva non solo ad ampliare i poteri autonomistici ma, soprattutto a cambiare il volto e la struttura della regione che continua, anche con questo ennesimo programma a voler gestire in prima persona le risorse finanziarie anziché preoccuparsi di programmare e indirizzare le gestioni agli enti pubblici e privati.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Grazie Presidente, voglio rassicurarla che sarò brevissimo. Ma, il documento, il programma 46, a mio modo di vedere, modesto modo di vedere, si limita a tracciare anche in maniera esauriente il quadro economico generale in cui si trova la nostra isola. Vengono poste in evidenza tutte le carenze e le deficienze che riguardano i diversi settori, sottolineando anche la insufficienza delle infrastrutture, sottolineando anche altri aspetti che rappresentano e costituiscono i mali atavici della nostra regione, i quali sono appunto rappresentati dalla insularità, con tutti i problemi che ne derivano. Difficoltà dei mezzi di comunicazione, intesi questi come mezzi di trasporto e di trasferimento di merci e di persone, ma, tuttavia se questo è positivo, non sembrano adeguate, non appaiono sufficienti a rimuovere alcunché o a rimuovere in maniera significativa tutti questi limiti che costituiscono ostacolo ad una vera e reale crescita. Cioè, le misure che sono state previste, non sono sufficienti a dare un concreto e valutabile, comunque valutabile, impulso alla ripresa economica della Sardegna.

Va sottolineato ancora, ribadendo quanto chi mi ha preceduto ha detto, e cioè che questo provvedimento viene presentato con grande tardività rispetto a quelle che erano le attese di intervento. E, ancora, va soggiunto, sempre per onore di verità, che questa tardività in parte dipende - e ciò è anche stato sottolineato dagli interventi che mi hanno preceduto - dalla lentezza con la quale il Governo centrale ha messo a disposizione della Sardegna le risorse stanziate nel provvedimento originario. Questo nasce, ed è conseguente alle politiche di rigore che sono state poste in essere dal governo nazionale per i motivi che noi tutti sappiamo, non ultime le esigenze di presentarci al cospetto dei partners europei con una situazione di indebitamento contenuta nei famosi parametri indicati dal trattato di Maastricht.

Però, va ancora detto e ribadito che questo programma non rappresenta affatto una misura straordinaria quale avrebbe dovuto essere la legge numero 402, pomposamente e in maniera enfatica rappresentata come "Piano di rinascita della Sardegna", perché per un piano di rinascita della Sardegna occorrerebbero ben altre risorse, e non certamente quelle miserevoli che sono state concesse con questa legge, talché, com'è stato detto dal collega Bonesu che mi ha preceduto, questo programma altro non è che un intervento a completamento delle misure ordinarie di spesa che trovano puntuale e più giusta collocazione nel bilancio della Regione.

Quindi, dicevo, ben altre somme sarebbero occorse perché questo potesse e avesse potuto costituire un piano straordinario, capace veramente di incidere sui processi di recupero della economia sarda.

Comunque, va detto ancora che alla parte iniziale che rappresenta, come dicevo, un quadro abbastanza esauriente della situazione della nostra isola, le misure che sono state previste ancora una volta non colgono nel segno, perché non sono condivisibili.

Si nota ancora una volta una certa insistenza di intervento della spesa nei settori che si sono dimostrati non vincenti, come per esempio l'industria, e si trascurano invece altri importanti settori che avrebbero potuto dare risposte diverse e certamente più positive rispetto alle politiche attuali.

Si trascurano ancora una volta i problemi idrici, e noi tutti sappiamo che questo non è un problema di oggi, ma forse è il problema principale che affligge la Sardegna da quando l'economia ha assunto toni e dimensioni di modernità. Comunque, possiamo ancora affermare che nella storia dell'autonomia sarda, e quindi da cinquant' anni a questa parte, questo problema è sempre stato affrontato in maniera marginale, residuale, e solamente in occasione delle cosiddette emergenze. Ricorderò a questo proposito quale fosse il coinvolgimento dell'opinione pubblica nei lontani 1989 e 1990, anni particolarmente siccitosi per i quali si rischiava veramente di non avere acqua, non solamente per i fabbisogni dei settori produttivi che necessitano di tale primaria materia prima, ma anche addirittura per i fabbisogni alimentari e della persona.

Tutti quanti ricorderanno quali e quanto furono duri e lunghi i periodi dei razionamenti sia per usi domestici e personali, sia per ciò che riguarda invece la necessità di approvvigionamento dei settori produttivi. Trascurare questo settore significa, colleghi, non dare veramente impulso all'agricoltura, e sappiamo tutti in che stato di necessità e di deperimento versa questo particolare settore, ma anche ha significato e significa tuttora, comprimere anche le possibilità di un proficuo svolgimento della propria attività produttiva delle industrie e del turismo. Non si può fare turismo che sia degno di questo nome se ai nostri ospiti, che soprattutto nella stagione estiva affollano la nostra isola, non si assicura questa primaria materia prima. Quindi, non vi può essere turismo se non c'è acqua a sufficienza, non ci sarà acqua a sufficienza se non esiste un piano delle acque e infrastrutture tali e capaci di raccogliere l'acqua e di distribuirla puntualmente a tutti i soggetti che, nello svolgimento della loro attività, hanno bisogno di questa, come l'ho definita prima, primaria materia pubblica.

Il rammarico è che purtroppo, ancora, la politica di questa regione non ha avuto quell'impulso veramente innovativo, ed anche se con risorse che sono sicuramente inadeguate, si continua ad insistere e a persistere su settori che si sono dimostrati, su interventi di spesa, su settori che si sono rivelati non vincenti e che, conseguentemente, presentano un bassissimo e ridottissimo grado di utilità.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'assessore della programmazione , bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Anch'io, cercando di cogliere lo spirito dell'Aula e dei tempi e del momento, sarò molto sintetico. Questo è il primo concetto: si tratta di un atto importante, l'approvazione del programma 46 A, è comunque un momento rilevante nella programmazione delle nostre risorse. E` stato sottolineato da diverse parti il ritardo con cui si procede all'approvazione del programma. Il ritardo è innegabile, non potrei certamente negarlo, ed è anche, ce lo dobbiamo dire molto onestamente, non ammissibile, perché la legge 23 giugno 1994, risale appunto a più di 4 anni fa, il programma stralcio relativo al primo biennio è del febbraio 1995, e perveniamo ora alla programmazione che denominiamo 1998 -1999, ma in realtà è 1996, 1997, 1998, 1999, nell'agosto del 1998.

Questo dimostra ulteriormente, ma non ci sarebbe la necessità, la giustezza della determinazione che stiamo cercando di porre, nell'avviare una profonda riforma nei meccanismi della programmazione e di bilancio. Questo vale per la capacità di programmazione naturalmente, e vale anche per la capacità di spesa. E` stato fatto un cenno al ritmo di impegno e di spesa, per quanto riguarda il programma stralcio, io lo preciso, dicendo che il programma stralcio 1994-1995, che mi pare presenti una dotazione finanziaria di 353 o 357 miliardi, registra un livello d'impegno pari a 250 miliardi e un livello di spesa pari a 150 miliardi.

Quindi, la strada da fare per recuperare rapidità, efficienza ed efficacia nella capacità di impegno, di programmazione, d'impegno e di spesa è lunga e va detto senza infingimenti, anche perché altrimenti fatichiamo ad avere autorevolezza nel rapporto con il Governo della Repubblica nel richiedere nuovi finanziamenti e un sostegno agli sforzi che facciamo per la ripresa dell'economia della Sardegna.

Anch'io sottolineo, così come ha fatto il relatore, l'inadeguatezza della dotazione finanziaria che lo Stato ha messo a nostra disposizione, a valere dell'articolo 13 dello Statuto. L'articolo 13 è appunto l'articolo della rinascita, è uno dei due perni, assieme all'autonomia, su cui hanno ruotato questi decenni di storia della nostra comunità regionale.

Articolo 13, legge di rinascita e poi andiamo a vedere la dotazione finanziaria, 910 miliardi, per giunta poi ridotti di qualche miliardo strada facendo, per 5 anni che strada facendo sono diventati 6 anni. Ha ragione il relatore Sassu quando dice che è assolutamente insufficiente e inadeguato l'intervento dello Stato.

Aggiungo che, siccome siamo ormai vicini alla scadenza della legge 402, la scadenza originaria era appunto nel 1998, c'è stato un prolungamento finanziario dovuto anche qui ad esigenze di risanamento della finanza pubblica per il 1999, ed allora è del tutto evidente che se noi giudichiamo ancora valida l'esigenza contenuta nell'articolo 13 dello Statuto, dobbiamo accingerci subito, come sistema sardo, sistema istituzionale, politico, sociale, a concordare, a costruire a elaborare la nuova piattaforma per la legge di rinascita, che senza, questo auspichiamo, soluzioni di continuità dovrebbe sostenere la nostra azione di governo in Sardegna a partire dal 2000, e sapendo quali sono i tempi politici ed i tempi legislativi, questo implica, richiede, esige che già nell'autunno ci si metta concretamente a lavorare a questo obiettivo.

Io credo, non è ora il momento di farci un lungo ragionamento, è solo un cenno, che l'articolo 13 dello Statuto, pur in condizioni tanto mutate, sociali, storiche, politiche e culturali, mantenga la sua validità, che noi dobbiamo pensare dunque, a rinnovare la cultura dell'articolo 13 e della rinascita nei termini di oggi, cioè nei termini dell'epoca della globalizzazione del mercato unificato, e che dobbiamo quindi, proprio perché da sola questa comunità, pur dovendo con le sue istituzioni e le sue forze sociali e culturali fare la propria parte, ma da sola non può farcela, dobbiamo richiedere che lo Stato mantenga il patto stipulato con questa comunità regionale con l'articolo 13 dello Statuto. Articolo 13 da una parte, intervento per le aree che presentano fenomeni di ritardo nello sviluppo dall'altro, come filone interventi dello stato, dall'altra tutta la problematica dell'Unione europea, noi dobbiamo, puntando ad una programmazione dell'insieme delle risorse, quindi, tenere insieme tutta questa problematica.

Nel documento di programmazione economica e finanziaria, sono contenute e dunque sono note al Consiglio e per ciò non è necessario che io le riprenda, le linee ed i contenuti essenziali, sia per la nuova legge di rinascita, legge ex Articolo 13 dello Statuto, sia per quanto riguarda il prossimo quadro comunitario di sostegno 2006. Dobbiamo puntare, per la costruzione di un sistema economico e sociale più avanzato e più progredito, a mettere in campo rapidamente una nuova programmazione, quindi una nuova strumentazione, di cui il DPF è il primo e la prima importantissima pietra, il bilancio riformato, in modo da poter anche fare del bilancio il riferimento strategico, l'ossatura per quanto riguarda gli indirizzi, per quanto riguarda gli orientamenti e le grandi finalità in cui innestare l'insieme delle risorse di provenienza statale, comunitaria ed anche il, destinato a crescere sempre di più, cofinanziamento privato.

Per quanto riguarda il programma 46 A, le linee fondamentali sono quelle dette dal relatore, sostegno alle attività produttive, elevazione degli standards qualitativi della vita civile.

Per quanto riguarda l'articolazione degli interventi, io non entro nel merito, lo farò, se sarà necessario nel corso del dibattito. Ritengo che sia possibile e giusto dire finora, che per quanto riguarda quelle piccole correzioni proposte nella parte introduttiva possano essere fatte proprie dalla Giunta.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame dei paragrafi. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'introduzione.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'introduzione.

SECCI (Popolari). Il programma, non l'introduzione.

PRESIDENTE. Mi dicono gli Uffici che fa parte integrante del documento anche l'introduzione che fa da supporto ai programmi. La mia opinione coincideva con quella dell'onorevole Secci, ma gli Uffici mi dicono il contrario e mi pare che abbiano ragione loro.

Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'introduzione. Chi la approva alzi la mano.

(E` approvata)

Si dia lettura del paragrafo 2.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 3.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 4, "Verso una nuova capacità competitiva della Regione".

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Mi chiedo, visto l'aspetto carnevalesco, se questo titolo rientra in questo clima.

PRESIDENTE. Questa è una considerazione, non è un emendamento orale, è una valutazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà. Mi scusi, non l'avevo visto. Sempre sul paragrafo 4, vero?

CASU (F.I.), relatore di minoranza. No, volevo solo fare qualche osservazione in merito a questa competitività della Regione, che non ha! Anche stamattina si è parlato in quest'aula da parte di più colleghi, in diversi interventi, di risorse insufficienti, risorse che il Governo centrale non ci concede. Io sono d'accordo con questi interventi, sono d'accordo nel sostenere le rivendicazioni di risorse più ampie da parte del Governo centrale, però, mi chiedo: noi le risorse le stiamo utilizzando per arrivare a questa capacità di competere con le altre Regioni italiane e con l'estero, visto e considerato, anche oggi se n'è parlato, che siamo entrati ormai in un assetto economico di grandissimo respiro, che è quello del mercato globale.

Io soffermerei l'attenzione sull'utilizzazione delle risorse: se noi ci mettessimo al posto di chi governa l'intero Paese, cioè il Governo italiano, rimprovereremmo alla Regione la non utilizzazione delle risorse stanziate dal Governo centrale. Cioè: cosa volete se non siete capaci di spendere neanche i fondi che vi abbiamo messo a disposizione?

La 402, come ho messo in evidenza nella relazione, è una legge del 1994, è una legge del 1994, fatta, mi pare, tra l'altro, dalla nostra parte politica che, evidentemente intendeva dare una mano alla Sardegna per uscire dalla situazione in cui si trovava sotto il profilo occupativo. Una mano certamente, 910 miliardi non erano tanti, ma stiamo per concludere, anzi si sarebbe concluso nel 1998 il periodo originariamente previsto nella legge, 1994-1998, e abbiamo speso a malapena 200 miliardi. Ma ne abbiamo ancora del Piano di rinascita del 1974, per ben 230 miliardi. Cioè, noi stiamo potenziando le nostre capacità, esprimendo le nostre capacità per arrivare a un sistema economico regionale competitivo con quello delle altre Regioni?

Io credo che lo Stato, gli sforzi per un altro Piano di rinascita per la Sardegna non li farà! Noi possiamo reclamare, ma lo Stato non li farà, perché non li può fare, perché il debito pubblico, vi ho detto poc'anzi, sta ancora crescendo, attualmente abbiamo un debito pubblico di 2 milioni e 400 mila miliardi. Io credo che lo Stato italiano non sia disposto a indebitarsi ulteriormente per venire incontro alle esigenze della Sardegna. Allora mi pare che ci resti una sola cosa da fare: utilizzare le nostre risorse nel modo più efficace possibile, cosa che non abbiamo fatto e che dobbiamo fare.

PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 4. Se nessuno chiede di parlare lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 5.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 6.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del paragrafo 7.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del titolo 12.2.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, questo titolo mi crea molte perplessità, perché si dice espressamente: "Con il presente programma l'amministrazione regionale intende istituire un fondo di rotazione per anticipazioni finanziarie agli enti locali per progettazioni preliminari o definitive, così com'è stato fatto dalla Cassa depositi e prestiti in sede nazionale". Ora, come ci ha illustrato il ministro Ciampi quando è venuto in Sardegna, degli 500 miliardi previsti dal fondo della Cassa depositi e prestiti, sono stati utilizzati solo 30 miliardi, e il ministro Ciampi si scandalizzava molto e diceva: "Gli enti locali chiedono denari per progettazioni e quando questi denari per progettazioni vengono dati, non li vogliono prendere". Ma, il motivo è molto chiaro che i comuni non possono comunque disporre progettazioni se queste progettazioni non si prevede non andranno a buon fine; per cui l'amministratore comunale prima di chiedere i fondi per le progettazioni, ci pensa non una, non due ma dieci volte, perché infiniti amministratori comunali sono finiti davanti alla Corte dei Conti per aver disposto progettazioni che poi non sono esitate in opere realizzate. Per cui, credo che anche questo finanziamento, salvo qualche amministratore locale spericolato, resterà assolutamente inutilizzato. Io invito il Consiglio a riflettere su questo: cioè, stiamo rischiando di immobilizzare gran parte di questi 10 miliardi, per cui forse è opportuno trovare una forma che non sia di anticipazione finanziaria agli enti locali, ma probabilmente come la vecchia legge 45, di utilizzazione di fondi regionali da parte di amministratori locali, per cui in effetti la spesa resterebbe una spesa regionale che potrebbe essere giustificata a livello regionale, o comunque la responsabilità sarebbe regionale, per cui gli amministratori degli enti locali in quel caso non avrebbero problemi ad attingere.

Ma, se si fa lo strumento, come l'ha fatto la Cassa depositi e prestiti, andremo incontro alle stesse conseguenze, agli stessi risultati che ha ottenuto la Cassa depositi e prestiti.

PRESIDENTE. Metto in votazione il titolo 12, 2. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Chiedo il voto segreto.

PRESIDENTE. Il consigliere Bonesu chiede il voto segreto sul titolo 12, 2, relativo alle progettazioni. Non è che stiamo votando sulla dicitura del titolo e basta, insomma.

Non stiamo votando sulla dicitura, sarebbe ridicolo. Stiamo votando su tutto ciò che sta dietro questa dicitura "progettazioni", su quei 10 miliardi che riguardano le progettazioni. Saremmo davvero a carnevale se votassimo sulla dicitura.

Votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del titolo 12 2

Risultato della votazione.

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 56

Votanti 56

Maggioranza 29

Favorevoli 34

Contrari 22

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Balia - Balletto - Bertolotti - Biggio - Boero - Bonesu - Busonera - Casu - Cherchi - Concas - Cucca - Cugini - Deiana - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Fantola - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Frau - Ghirra - Giagu - Giordo - Ladu - Liori - Lippi - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Manunza - Marracini - Marrocu - Marteddu - Obino - Onida - Oppia - Palomba - Pirastu - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sassu - Schirru - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.)

Passiamo al Titolo 12.3.01. Dichiaro aperta la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Casu, ne ha facoltà.

Casu (F.I.), relatore di minoranza. Questo titolo prevede uno stanziamento di 158 miliardi, diviso naturalmente nei due esercizi 1998, 1999. Io sono convinto che l'esigenza di spendere 158 miliardi, relativamente a questo titolo è un'esigenza vera, reale. Però, se teniamo conto del totale delle risorse disponibili e vediamo che in certi settori gli stanziamenti sono assolutamente inadeguati, io direi che una parte di questi fondi sarebbe potuta andare, tanto per fare un esempio, all'agroindustriale o al turismo, settori nei quali gli stanziamenti sono stati molto molto modesti. Evidentemente, quando si devono fare delle scelte in presenza di mezzi finanziari limitati, ovviamente, si deve tenere conto, si deve fare quella programmazione globale di cui parlava il collega Fois questa mattina. Certo, se noi teniamo conto di questo settore avulso da tutti gli altri, possiamo ritenere che la spendita di 158 miliardi vada bene; ma, se invece noi teniamo presente il complesso dei settori d'intervento, allora io direi che una parte di questi mezzi finanziari sarebbero potuti andare più proficuamente al comparto dell'agroindustriale e al comparto del turismo. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Casu. Metto in votazione il Titolo 12.3.01 incentivi a favore del settore industriale.

Poiché nessuno domanda di parlare su questo Titolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Titolo 12.3.02/A. Su questo titolo sono stati presentati due emendamenti. Sono due emendamenti: 3 soppressivo parziale, 4 aggiuntivo. Se ne dia lettura.

SERRENTI, Segretario:




PRESIDENTE. Gli emendamenti sono stati presentati dalla Giunta che può brevemente illustrarli. Mi pare che si tratta di emendamenti tecnici. Prego.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

FERRARI (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Sì, si tratta soltanto di emendamento tecnico. Si tratta di questo: delle due tranche di 20 miliardi, una prevede questa ripartizione: 10 miliardi alla provincia di Oristano per l'agroindustria privata, non cooperativa; e 10 miliardi per la restante parte del territorio per la sola cooperazione. Allora qual è la modifica? La modifica è che rimangono 10 miliardi per Oristano e rimangono 10 miliardi per il restante territorio; però, i 10 miliardi per Oristano sono 5 ai privati e 5 alla cooperazione e così per il restante territorio. E' questo.

PRESIDENTE. Grazie Assessore, il chiarimento è stato dato riguardo ai due emendamenti, il 3 e il 4 che vanno visti in stretta correlazione. Sono soppressivi...

Per esprimere il parere del relatore sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Sassu.

SASSU (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. Gli emendamenti si accolgono. Perché appunto non modifica la quantità delle risorse, è un combinato disposto quindi, si esprime parere favorevole sia per il numero 3 che per il numero 4.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Ma non riesco a vedere questa distinzione tra privato e cooperazione. La cooperazione è pure privato, non è mica pubblico. Ed allora, distinguere in legge la destinazione dei fondi, non mi pare una cosa opportuna.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione il Titolo 12, 3, 02 A. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del Titolo 12.3.02/B.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. A questo titolo è stato presentato l'emendamento numero 2 sostituivo parziale. Se ne dia lettura.

SERRENTI, Segretario f.f.:



PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

LORENZONI (Popolari). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, io volevo sentire il parere del relatore e della Giunta su questo emendamento.

PRESIDENTE. Mi scusi, è stata una distrazione data l'ora e la stanchezza. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore.

SASSU (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. L'emendamento propone di destinare 5 miliardi previsti per il rinnovamento e l'ammodernamento della flotta peschereccia al programma per l'acquacoltura. Nella relazione illustrativa del programma si destinavano alla flotta peschereccia 20 miliardi, indicando in questa cifra una esigenza di dare risposte almeno ad una parte delle 215 domande e quindi evidentemente già nell'indicazione 20 miliardi apparivano non congrui, questo quanto è detto nella relazione.

D'altra parte, poi la proposta al programma per l'acquacoltura era estremamente precisa. Erano nove interventi per la provincia di Cagliari, tre per la provincia di Nuoro, uno per la provincia di Oristano e uno per la provincia di Sassari.

Quindi si riferiva, evidentemente, a progetti ben precisi, ben determinati e già istruiti evidentemente dall'assessorato. A questo punto, io come relatore di maggioranza non sono in condizioni di esprimere una valutazione oggettiva in merito. Sarebbe opportuno forse conoscere l'opinione della Giunta che ha il quadro della situazione, sia per quanto riguarda le domande per la flotta peschereccia, sia per quanto attiene alle richieste della legge numero 28 per quanto riguarda l'acquacoltura, giacché lì c'era un intervento ben specifico. Quindi, evidentemente, mi rimetto all'Aula e aspetto, però, un'indicazione da parte della Giunta in merito.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore alla programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'Assessore alla programmazione ha seguito in Commissione la discussione che c'è stata su questo punto. Io capisco da che cosa nasce l'emendamento, nasce dall'esigenza di potenziare i fondi per l'acquacoltura. Ci sono molte iniziative positive che vanno sostenute.

Dobbiamo, per altro, stare attenti a che non ci sia una sottovalutazione delle esigenze e delle potenzialità per quanto riguarda il rinnovo e il potenziamento della flotta peschereccia. L'unica riflessione che io faccio, perché l'Aula abbia un po' presente il quadro è questa; noi abbiamo fonti finanziarie di diversa natura che consentono il sostegno a iniziative nell'acquacoltura. Naturalmente sono insufficienti, ma ne abbiamo diverse. Per quanto, invece, riguarda la flotta peschereccia questo mi risulta essere l'unico intervento di cui disponiamo, l'unico intervento di cui disponiamo.

Quindi, valuti l'Aula. Io credo che la Giunta trovandosi di fronte a due esigenze entrambe valide, con caratteristiche diverse, non possa che rimettersi all'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, credo che le osservazioni dell'Assessore Scano abbiano confermato tutte le mie perplessità su questo emendamento. Ricordiamo che davanti ai mari della Sardegna pescano tutti, dai giapponesi ai siciliani, e noi siamo costretti a lasciarli fare perché non disponiamo di una flotta peschereccia adeguata.

Il Programma come è stato approvato in Commissione diceva che i mezzi, i 20 miliardi, erano insufficienti rispetto all'esigenza e rispetto alle domande già presentate. Il problema del potenziamento della flotta peschereccia sarda è un problema impellente ed urgente, se vogliamo evitare che i pescatori sardi continuino a raschiare gli scogli e la sabbia davanti alle spiagge, dobbiamo far sì che possano pescare in alto mare.

Questo è un obiettivo che deve essere prioritario. Il tagliare fondi in questa direzione mi pare veramente un atto che non tiene conto di un'esigenza fondamentale del settore, di un'esigenza che poi dovrebbe rientrare nella valorizzazione delle risorse locali.

Se noi continuiamo a tenere pescatori a ridosso delle spiagge, noi non realizziamo redditi, non realizziamo sviluppo e ci lasciamo portar via, invece, le nostre risorse che sono anche lontane dalle coste, dalle flotte pescherecce di altri paesi. Per cui mi dichiaro contrario all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, brevissimamente perché concordo totalmente con l'intervento di Bonesu. Voglio dire, noi abbiamo pagato anche come Regione fior di studi a professionisti sardi che sono degli scienziati ormai, cito Angelo Cao per dirne uno, che veramente ci hanno illustrato come i mari prospicienti le coste della Sardegna siano ricchi di pesce che aspetta soltanto di essere pescato, però con una flotta peschereccia all'altezza della situazione.

Questo non vuole dire entrare in contrapposizione con i programmi dell'acquacoltura che chiaramente ha un suo ruolo importante che va sostenuto, ma, in questo caso direi di lasciare il fondo così come si trova per la flotta peschereccia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C. - Progr.). Grazie Presidente per associarmi a quanti già intervenuti nella considerazione dell'inopportunità di modificare le cifre così come stabilite dal testo che abbiamo sott'occhio. Per altro questo argomento è già stato trattato lungamente nella Commissione competente, in tale Commissione si è messa in risalto l'insufficienza assoluta dei fondi per la flotta peschereccia, e di converso si è stabilito e si è verificato che i fondi destinati all'acquacoltura coprivano ampiamente tutte le iniziative attualmente in essere, per cui riversare ulteriori fondi a discapito di un altro settore, di parte del settore della pesca, mi sembra assolutamente inopportuno, anzi è dannoso per la nostra economia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (Progr. Fed.). L'acquacoltura è essenziale, tra l'altro la maggior parte del pesce che si consuma anche in Sardegna viene da impianti di acquacoltura di fuori Sardegna. Quindi, potenziare l'acquacoltura, comunque è un'esigenza che abbiamo. Però, vorrei ricordare che l'Aula ha approvato una legge che è stata pubblicata, ed ormai sono trascorsi anche i tempi per cui l'Unione Europea potesse fare delle osservazioni, che riguardava la riconversione della sciabica e dello strascico, e una di queste norme assolve quasi totalmente solo questa norma, le somme stanziate per quanto riguarda l'ammodernamento dei pescherecci.

Cioè, noi abbiamo fatto una legge dove abbiamo detto a chi faceva la sciabica o lo strascico sotto le 20 tonnellate, che dovevano riconvertirsi. Per riconvertirsi hanno bisogno dei soldi, che sono quelli che vogliamo qui togliergli. Per cui, credo che si entrerebbe in contraddizione se approvassimo questo emendamento con quanto l'Aula ha fatto all'unanimità approvando la norma di riconversione della sciabica e dello strascico.

Quindi, chiederei che venisse ritirato l'emendamento e eventualmente trovata altra soluzione per quanto riguarda l'acquacoltura.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Semplicemente per confermare anche il mio parere contrario all'emendamento. Ma in aggiunta a quanto già sostenuto dai colleghi che mi hanno preceduto, in particolare nella necessità di prevedere misure che consentano alla flotta peschereccia di adeguarsi a quello che è il mondo moderno, quello del mercato, quello che ci richiede determinati tipi di prodotti, occorre fare due considerazioni: la prima sulla filosofia complessiva di questo piano, che come tutti gli atti purtroppo di questo Governo regionale, tende ai cosiddetti interventi a pioggia; 35 miliardi per un settore come quello della pesca e dell'acquacoltura, anche se fossero stati stanziati complessivamente per uno dei due settori, non servirebbero né a quello della pesca, dove 35 miliardi basterebbero a malapena per fare un peschereccio attrezzato di pesca in acque internazionali, né a quello dell'acquacoltura.

In particolare è la filosofia che si prevede per il settore dell'acquacoltura che non va bene, non va bene perché si continuano a finanziare progetti di interventi in acquacoltura, senza sopperire, attraverso scelte politiche di questa amministrazione, attraverso progetti adeguati, che mirino a creare quelle economie necessarie al settore dell'acquacoltura; è inutile continuare a fare vasche, se poi gli operatori sardi non hanno a disposizione tutta quella serie di servizi nel campo della ricerca, dell'assistenza ma in particolare, per esempio, della avannotteria che devono importare da altri Paesi e che costituiscono delle voci di costo che impediscono alle aziende, che fanno acquacoltura, di essere competitive sul mercato. E da qui il fatto che sul mercato regionale arrivino...

MANUNZA (Gruppo Misto).Non conosci il settore.

BERTOLOTTI (F.I.). Va bene, non lo conosco, ho soltanto partecipato alla progettazione di almeno 5 impianti, evidentemente saranno state insufficienti le ricerche che sono state fatte. Dicevo, è inutile continuare a fare interventi di questo genere, se non si risolvono a monte dei problemi di carattere strutturale che mancano in quest'Isola e che contribuiscono a far sì che questo sia un settore che soffre, non dico che sia impedito totalmente, ma soffre certamente la concorrenza da parte dei produttori extraregionali.

Questo, ripeto, è un esempio di come questo piano, sia per la dotazione finanziaria complessiva che è insufficiente, ma soprattutto per la filosofia, che tende a spezzettare gli interventi in tanti rivoli, pensando di voler accontentare tutti e non accontenta nessuno, perché finisce per rendere improduttivi gli stanziamenti prodotti, che non è quella che accomuna le forze dell'opposizione, in particolare di Forza Italia, avremmo voluto certamente vedere meglio un piano che desse una caratterizzazione importante su un settore, e che cogliesse dei risultati significativi in un settore particolare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (Gruppo Misto). Per chiedere il voto segreto su questo emendamento.

PRESIDENTE. Devono parlare ancora il consigliere Petrini e il consigliere Lorenzoni. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (Gruppo Misto). Il collega che mi ha preceduto mi trova d'accordo sullo spezzettamento e sui finanziamenti a pioggia, tanto più bisogna allora convogliare le forze, in questo caso finanziarie, su un argomento.

Il collega Marrocu, che stimo molto e insieme abbiamo lavorato su diversi programmi, questa volta devo dire che dissento da lui, veramente e profondamente molto convinta. Ho seguito questo problema dell'acquacoltura per mio interesse personale, perché tempo fa sono capitate delle discussioni, delle diatribe, se le uova dei pesciolini della Sardegna hanno capacità di schiusa, con degli illustri studiosi abbiamo avuto una discussione. Pur illustri, io nel mio piccolo e poca conoscenza dell'argomento, hanno dovuto riconoscere che la ragione era la mia: c'è una grande facilità di schiusa delle nostre ovette (le chiamo così perché sono uova di pesci) perché c'è un'alta salinità intorno alle nostre coste, che serve per far schiudere prima la uova del pesce.

Il collega di Forza Italia, Bertolotti, parlava... bisogna conoscere, dice: "Ho lavorato", ma io conosco tutto il problema degli avannotti: noi li importiamo dalla Sicilia, perché li importiamo dalla Sicilia? Perché non abbiamo la possibilità di una spigola di fargli fare le uova qui, che sono milioni e milioni di uova, e noi portiamo queste uova da schiudere e poi le paghiamo care. Perché non lo facciamo in proprio? Perché non lo possiamo fare noi, questa è un'Isola che è circondata da 12 mila chilometri di coste, non le abbiamo mai sfruttate, è inutile che mi dica che è pescoso, il collega diceva: "sono pescose", ma vi rendete conto di quanto devono andare lontano per pescare? Quando ero ragazzina bastava mettere l'amo e veniva su un pesciolino; non viene su più niente, bisogna allontanarci, non avremo la possibilità con un peschereccio di fare nulla, dobbiamo investire le nostre risorse finanziarie, anche se poche, le dobbiamo investire nell'acquacoltura.

L'acquacoltura è, in ceste a mare, una cosa facilissima, l'ho già spiegato un'altra volta, non voglio riannoiarvi data l'ora tarda, ma questa è la nostra vera ricchezza. Chi si mette più a fare un pollo ruspante nel cortile? Costa troppo e mangia una sola famiglia; i cesti dell'acquacoltura dentro il mare, non le vasche a terra, i cesti nel mare! E` inutile che mi vengano a dire: "sì, ma roviniamo la poseidonia". Non è vero signor Assessore dell'ambiente, la poseidonia non si rovina, perché noi qui abbiamo la grande fortuna di avere i muggini che sono i pesci spazzini, che sotto le ceste portano via tutte le scorie, la poseidonia non la tocchiamo!

Allora vogliamo investire qualche soldo e dare possibilità a questi giovani di fare le loro cooperative, di fare le loro iniziative; sono poco costose e molto redditizie: una spigola, un'orata per essere messa sul mercato a 450 grammi, che è il taglio migliore, chi se ne intende... faccio la spesa quindi lo so, ci mettono dagli 8 mesi, so che è la taglia migliore da cucinare, ci mettono 8 mesi, 10 mesi, un anno. In un anno questi giovani che hanno investito, hanno possibilità di guadagnare. Volete che vi dia altri dati? Se vi interessa posso anche parlare di ciascuna cesta quanti pesci contiene, quante ceste possono far vivere una famiglia, se volete ve li do, ma data l'ora tarda ho paura di annoiarvi, ve lo risparmio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.

LORENZONI (Popolari). Signor Presidente, ho omesso di illustrare l'emendamento, pensavo di contribuire a velocizzare i lavori di questa Assemblea. Dal contesto del dibattito che si sviluppa evidentemente mi sembra necessario fare un chiarimento più che altro di ordine tecnico. Io non ho mai detto e non dico che non vi sia la necessità e l'esigenza di procedere all'ammodernamento della flotta peschereccia, anche perché abbiamo approvato in Commissione ambiente un testo di legge che verrà sottoposto tra breve all'Aula, che è una sorta di legge quadro sulla pesca, riconoscendo la pesca un'attività importante.

Abbiamo approvato, come diceva il presidente della Commissione, la riconversione della pesca a strascico, ma non credo che tutti questi provvedimenti debbano necessariamente gravare su questo stanziamento. Sono convinto che esistono interventi anche successivi a questo, quale l'assestamento di bilancio, quale il bilancio '99, sui quali certamente possono far carico queste cose.

Voglio semplicemente fare un'annotazione: il futuro della pesca, scusate la contraddizione, è nell'allevamento, non è nella forma tradizionale con la quale la pesca sta andando avanti. Tutti sanno, in particolare gli operatori, che siamo in presenza di una espulsione dal settore, di una logica e necessaria espulsione, perché molti pescatori se vogliono continuare a sopravvivere, se vogliono creare attività di impresa devono trasformarsi in allevatori. Allora, siccome noi sappiamo che c'è un forte interesse da parte dell'imprenditoria, in particolare quella giovanile, verso questo settore, noi abbiamo pensato di fare in questo senso una scelta di campo e all'Aula chiediamo questo.

PRESIDENTE. Mi dispiace, essendo in questo posto, perché avrei da intervenire avendo partecipato in Giappone a un convegno relativo a questi problemi, però non posso farlo. Ha domandato di parlare il consigliere Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI (Progr. Fed.). Mi rammarico di dover intervenire per esprimere una preferenza rispetto alla pesca tradizionale a mare, (?) all'acquacoltura. La cifra, fra l'altro, oggetto di questo emendamento non è neanche trascendentale, però intervengo soltanto per ricordare che la situazione della pesca a mare è particolarmente tragica. Ha ragione il collega Marrocu quando dice che in questa stessa Aula si sono approvate delle importanti leggi che tendono a limitare, anzi, a impedire certi tipi di pesca, per esempio quella sciabica, che impoveriscono il patrimonio.

Ci sono altri tipi di impedimento che riducono di gran lunga la potenzialità di pesca della nostra flottiglia: la questione delle servitù militari, un'altra questione che si affaccia all'orizzonte che non è secondaria è quella delle quote, che già esistono per certi tipi di pescato. Io penso che l'obiettivo che ci dobbiamo dare è quello di rafforzare e modernizzare la flotta peschereccia, quindi ritengo opportuno non andare a toccare questa cifra, ancorché molto limitata, 5 miliardi, e destinarla quest'anno alla flotta peschereccia. E` fuor di dubbio, come diceva il collega Lorenzoni, che vi si troveranno delle altre risorse per l'oggetto di questo emendamento, per l'acquacoltura, nella quale posso intravedere una parte del futuro della pesca in Sardegna, ma non esclusivamente il futuro della pesca in Sardegna.

Penso che vi debbano essere delle altre questioni da porre subito alla nostra attenzione, per esempio una riflessione possiamo farla subito per allargare il raggio della pesca intorno alla nostra Isola. Intorno alla nostra Isola pesca tutto il mondo, vengono i giapponesi a pescare i tonni, non vedo perché non possiamo disporre di una flottiglia capace di esercitare nel Mediterraneo questo tipo di pesca, con tutti gli strumenti più moderni che la tecnologia consente. Quindi mi esprimo contro questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S d'Az.). Presidente, colleghi, volevo dire che probabilmente fare su questo argomento una scelta di campo - l'allevamento o il pesce pescato a mare -significa commettere un errore macroscopico, anche perché ci troviamo di fronte a due prodotti che sono completamente diversi: uno è il pesce allevato in vasca, che ha capacità organolettiche e gusto diverso, tant'è che oggi il consumatore, ormai smaliziato, quando va nel ristorante spesso non vuole pesce allevato in vasca, chiede il pesce di mare. Il pesce di mare è un'altra cosa, si tratta di due prodotti completamente diversi. Tuttavia va ricordato, ha ragione il collega Bertolotti, che qui in Sardegna ormai le aziende che allevano il pesce in vasca (anche qui c'è da fare una disquisizione sul tipo di allevamento, lasciamo perdere, manteniamo il discorso soltanto gli allevamenti in vasca) sono ormai molte. Alcune di queste stanno chiudendo. Ricordo che a Porto Botte (?) c'è un impianto molto grosso che sta chiudendo, sta fallendo perché purtroppo ci sono problemi di mercato. Non riusciamo a produrre qui in Sardegna a costi adeguati. Stiamo subendo la concorrenza di altre zone d'Italia, per esempio il pesce allevato in vallicoltura nel Veneto, che è un prodotto di qualità maggiore, riesce ad arrivare in Sardegna a prezzi inferiori e fa concorrenza al nostro prodotto. Devo dire di più: dalla Tunisia addirittura stanno arrivando grandi quantità di pesce prodotto in vasca a prezzi che sono inferiori.

Allora, il problema semmai non è quello di aumentare gli impianti di produzione per ciò che riguarda il pesce in vasca, ma è quello di intervenire nel momento della commercializzazione per far sì che questo prodotto possa rendere utili e possa rendere utili qui in Sardegna, anche perché se non è competitivo non lo vendiamo qui e non lo vendiamo altrove. Io credo, però, che in una economia sana, sia necessario avere una flotta che pesca a mare; vi ricordo che la qualità dei pesci che vengono allevati in vasca non è la stessa di quelli che vengono pescati a mare. Le spigole e le orate si pescano sotto costa, e ha ragione Bonesu ormai le nostre coste sono totalmente impoverite, ma si può pescare pesce azzurro, pesce di altre qualità, che noi importiamo in maniera quasi totale dagli altri mercati perché non riusciamo a pescare quello che abbiamo noi. Allora io credo che sia assolutamente necessario investire per rinvigorire una flotta che ormai non esiste più e cercare di risolvere i problemi degli impianti che abbiamo, perché non stanno andando bene. Noi con la legge 28 li stiamo finanziando, finiscono i soldi e poi li dobbiamo chiudere perché non riescono a stare nel mercato, questa è la verità.

PRESIDENTE. No, ha già parlato, onorevole Petrini. Sullo stesso argomento si interviene una volta soltanto. E' presidente di Commissione e le regole le conosce almeno quanto me, quindi le rispetti, per favore.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 2 al titolo 12.3.02 b.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 60

Votanti 60

Maggioranza 31

Favorevoli 35

Contrari 25

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Balia - Ballero - Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Biggio - Boero - Bonesu - Busonera - Casu - Cherchi - Concas - Cucca - Cugini - Deiana - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Fantola - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Fois Pietro - Frau - Ghirra - Giagu - Giordo - La Rosa - Liori - Lippi - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Manunza - Marracini - Marrocu - Marteddu - Obino - Onida - Oppia - Palomba - Petrini - Pirastu - Pittalis - Randaccio - Sanna Giacomo Sanna Salvatore - Sassu - Schirru - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.)

Metto in votazione il Titolo 12 3 02 B. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Titolo 12 3 02 C.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia del lettura del Titolo 12 3 03.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Si dia lettura del Titolo 12 4.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Titolo 12 5 01.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Titolo 12 5 02.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. A questo Titolo è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale numero 1, se ne dia lettura.

SERRENTI, Segretario:



PRESIDENTE. L'emendamento può, non deve, essere illustrato, si da per illustrato. Il parere della Giunta non lo chiedo perché lo presenta, mi pare.

Per esprimere il parere del relatore ha facoltà di parlare il consigliere Sassu.

SASSU (Progr.Fed.), relatore di maggioranza. Lo accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Io volevo fare un brevissimo intervento su questo titolo di spesa 12 5 02, sottolineando la giusta rilevanza data al problema del metanodotto per il quale è stata stanziata la somma di 100 miliardi di lire. Volevo però aggiungere come questo aspetto, questo tipo di risorsa energetica che ci vede per il momento esclusi rispetto al novero delle regioni europee, ma aggiungo che, contrariamente a quello che è detto, assessore Scano, la Sardegna non è l'unica perché anche la Corsica è esclusa tra le regioni europee, se questo indirizzo è esatto, sarebbe opportuno, si tratta di un inciso, di una modifica di dire che questo programma può valersi anche degli ulteriori interventi finanziari che la Comunità Europea accorda come reti transeuropee in materia di energia dato che c'è questa risorsa suppletiva che noi ignoriamo fino ad ora e per la quale né il Governo né la Regione Sarda ha fatto nessun passo perché possiamo essere inclusi in questa misura. Quindi, io vorrei, si tratta ripeto, di un inciso che non modifica minimamente il testo, quando si dice "obiettivi e risultati attesi", direi: "con il presente programma che potrebbe valersi delle specifiche risorse che la Comunità accorda nel settore delle reti transeuropee, la Regione Sardegna si impegna a contribuire".

PRESIDENTE. "Potrebbe avvalersi", "valersi" non va bene, "avvalersi" sì.

Allora, mi pare che possa essere tranquillamente accolta questa precisazione. Con questa precisazione mettiamo in votazione prima l'emendamento numero 1 sostituivo parziale. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il Titolo 12 5 02. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Titolo 12 6, Fondo di riserva.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Titolo 12 7.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E'approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del progetto di legge numero 46.

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Ballero - Busonera - Cherchi - Concas - Cucca - Cugini - Deiana - Dettori Bruno -Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Ferrari - Fois Paolo - Fois Pietro - Ghirra - Giagu - La Rosa - Loddo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Marrocu - Marteddu - Obino - Onida - Palomba - Petrini - Randaccio - Sanna Salvatore - Sassu - Schirru - Secci - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.

Risponde no il consigliere: Fantola.

Si sono astenuti i consiglieri: Amadu - Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Biggio - Boero - Bonesu - Casu - Floris - Frau - Liori - Lippi - Locci - Lombardo - Pirastu - Pittalis - Serrenti.

Risultato della votazione

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione.

Presenti 55

Votanti 38

Astenuti 17

Maggioranza 20

Favorevoli 37

Contrari 1

Il Consiglio approva.

Convoco una rapidissima Conferenza dei Capigruppo. Prego i colleghi di attendere pochissimi minuti in Aula.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 48, viene ripresa alle ore 14)

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso che i lavori sono aggiornati. Il Consiglio sarà convocato a domicilio. La seduta è tolta. Buone ferie a tutti.

La seduta è tolta alle ore 14 e 01.