Seduta n.199 del 31/05/2006 

CXCIX SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì 31 maggio 2006

Presidenza del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

Corda, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 18 maggio 2006 (193), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Balia, Vincenzo Floris, Lai e Milia hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 31 maggio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione SCARPA sulla istituzione di nuove servitù militari a Stintino". (491)

(Risposta scritta in data 30 maggio 2006.)

Continuazione della discussione dell'articolato ed approvazione del testo unificato della proposta di legge Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo: "Criteri e modalità per il conferimento di funzioni amministrative agli enti locali" (43/A) e del disegno di legge: "Conferimento di nuove funzioni e compiti agli enti locali" (85/A)

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato della proposta di legge numero 43/A e del disegno di legge numero 85/A. L'esame prosegue con la discussione dell'articolo 44 e dei relativi emendamenti, precedentemente sospesi .

Ricordo che all'articolo 44 sono stati presentati gli emendamenti numero 18, 19, 43 e 20.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, al di là dell'emendamento numero 20 che di fatto riprende il decreto legge numero 112, quindi nulla di nuovo, sull'articolo 44 si deve invece prestare una certa attenzione per quanto riguarda l'emendamento numero 19, aggiuntivo come articolo 44 bis. Io sono andato a vedermi il decreto legislativo numero 112 del 1998 il quale, al primo comma dell'articolo 71, dice che, in materia di valutazione di impatto ambientale, sono di competenza dello Stato tutta una serie di questioni, prevedendo al secondo comma che: "Con atto di indirizzo e coordinamento da adottare entro otto mesi dalla data in vigore del presente decreto legislativo, sono individuate le specifiche categorie di opere, interventi e attività attualmente sottoposti a valutazione statale di impatto ambientale da trasferire alla competenza delle regioni".

Ora, immagino che questo lavoro sia già stato fatto da parte dello Stato e che quindi tutte quelle categorie previste siano state, come di competenza, trasferite alle Regioni. Però, il succitato articolo, al comma 3 dice: "Il trasferimento delle competenze attualmente in capo allo Stato è subordinato, per ciascuna regione, alla vigenza della legge regionale della VIA…"; visto che ci stiamo mettendo mano, posso dedurre che non c'è una legge della VIA in Sardegna o, perlomeno, c'è una serie di norme che non sono un testo organico sulla materia della valutazione e di impatto ambientale; da qui nascono le mie perplessità nel leggere sull'articolo 44 bis quali sono i compiti della Regione.

Peraltro il decreto legislativo numero 112 dice che, tutte queste competenze vengono trasferite con un atto. La Regione Sardegna ritiene, in questo momento, con l'articolo 44 bis, di autonormarsi dandosi da sé una serie di competenze quali ad esempio la predisposizione di direttive nell'ambito previsto dalle normative statali, la formulazione di linee guida e quant'altro. Fin qui, pur non essendo d'accordo, ancora ancora! Ciò che invece mi trova assolutamente contrario è il comma 3 di questo articolo 44 bis, perché io credo che la valutazione di impatto ambientale debba essere considerata un atto assolutamente tecnico e oggettivo, che non può prestarsi ad un atto deliberativo della Giunta; invece, così come è formulato, fa capire che la Giunta potrebbe, in qualsiasi momento, anche modificare l'orientamento dell'organo tecnico. Quando io dico che è una valutazione di impatto ambientale, una volta che la parte tecnica è stata esaurita, a quel punto è sufficiente una determinazione del dirigente per approvarla valutazione.

Per cui, ripeto, questo comma 3 credo che non possa essere mantenuto in piedi, perché, voglio dire, presta il fianco ad una valutazione politica, che politica non può essere, perché la valutazione di impatto ambientale deve essere solo ed esclusivamente una valutazione tecnica, se si seguono quei famosi indirizzi di cui voi avete parlato nel precedente comma 2. Quindi, se non intervengono fatti nuovi (che per il momento non sono a conoscenza dell'Aula) su questo articolo 44 bis, credo, anzi sono convinto, che non possa essere da noi accettato; per cui, non posso far altro che annunciare il voto contrario su questo emendamento numero 19, o quanto meno questo emendamento numero 19, che potrebbe anche non comparire nel testo unificato, potrebbe essere una norma che non ha niente a che vedere col trasferimento di competenze agli enti locali, visto che, comunque, questo testo è nato certamente per conferire funzioni, ma con alcuni criteri che forse si sarebbero potuti stabilire qui, e poi lasciare ad altro atto il trasferimento della competenza che peraltro non esiste perché, come ho detto….

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Avevamo chiesto come Gruppo la sospensione dell'articolo 44 proprio in relazione all'emendamento numero 19. Le perplessità e i dubbi riguardavano prevalentemente il comma sul quale si è accentrata l'attenzione del collega Diana, cioè il terzo comma dell'emendamento numero 19. Noi vorremmo proporre una modifica di tale comma, non so se sia il caso di farlo in Aula o, siccome questa è una materia sulla quale abbiamo discusso anche in Conferenza dei Capigruppo, valutare lei, Presidente, insieme ad altri colleghi se magari non sia più utile un'interruzione per un'interlocuzione con la Giunta e con l'opposizione per un'ipotesi di modifica del terzo comma che, essendo ormai in discussione l'emendamento numero 19, non può che essere considerata un emendamento orale e quindi avere il consenso dell'Aula e dei colleghi.

Sarebbe il caso, magari, di una breve interruzione per un minimo di interlocuzione su una proposta di modifica prima del voto del comma 3 dell'emendamento numero 19, che dovrebbe essere l'articolo 44 bis.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, se l'Aula non ha problemi, possiamo interrompere, come abbiamo interrotto alle ore 13, esattamente per questo. Abbiamo iniziato stasera anche con qualche ritardo perché qualche Gruppo era ancora impegnato, pensavo che questo scambio di opinioni fosse già avvenuto.

MARROCU (D.S.) Non può valutare l'ipotesi che si tenga adesso la Conferenza dei Capigruppo per definire la programmazione dei lavori, così cogliamo l'occasione per decidere l'uno e l'altro?

PRESIDENTE. Se i colleghi Capigruppo ci sono, possiamo fare un'interruzione. La Conferenza dei Capigruppo non si è potuta tenere prima, perché i Gruppi erano impegnati nella pausa,quindi se ora i Capigruppo ci sono, posso convocare la Conferenza dei Capigruppo così si può definire questo aspetto oltre che l'ordine e l'organizzazione dei lavori successivi.

MARROCU (D.S.). I Capigruppo ci sono.

PRESIDENTE. Va bene, allora sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Capigruppo nella sala attigua.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 03, viene ripresa alle ore 18 e 18.)

PRESIDENTE. Bene, prego i colleghi di prendere posto, riprendiamo il nostro lavoro. Siamo in sede di esame dell'articolo 44, poiché nessun altro è iscritto a parlare, metto in votazione l'emendamento numero 18,

sul quale erano già stati espressi i pareri.

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Chiedo il voto elettronico palese sull'emendamento sostitutivo totale numero 18.

PRESIDENTE. L'onorevole Ladu chiede il voto elettronico palese dell'emendamento numero 18. Prego i colleghi di predisporsi alla votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 18.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Pirisi ha votato a favore e che il consigliere Contu ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Frau - Gessa - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Amadu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Floris Mario - Liori - Moro - Oppi - Pisano - Randazzo - Vargiu.

Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Atzeri - Cassano - Gallus - La Spisa - Ladu - Lombardo - Murgioni - Petrini - Pili - Rassu - Sanciu - Sanjust - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 48

astenuti 14

maggioranza 25

favorevoli 34

contrari 14

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'emendamento aggiuntivo numero 19.

E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Presidente, intervengo per proporre una modifica del terzo comma dell'emendamento numero 19, sostituendo la parola "motivato" con le parole "sulla base dell'attività istruttoria", chiedendo la votazione per parti, già da ora con la controprova, in modo da eliminare l'ultima parte da "Fino all'adeguamento della disciplina..." sino alla fine del comma.

Quindi la proposta, se i colleghi sono d'accordo, è di sostituire nel comma 3 la parola "motivato" con le parole "sulla base dell'attività istruttoria". Quindi verrebbe così: "Le procedure di cui all'articolo 39 della legge regionale n. 1 del 1999 si concludono con atto deliberativo, sulla base dell'attività istruttoria, assunto dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della difesa dell'ambiente".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, per capire cosa, come e in che modo si introduce la modifica, cioè: è un emendamento orale? E' stato concordato? Con chi è stato concordato? Per riuscire a capire perché, se non si comprende, è difficile poter essere d'accordo sull'emendamento orale.

PRESIDENTE. L'emendamento è evidentemente un emendamento orale che viene presentato in Aula e che precisa… chiedo scusa, colleghi, però non si può lavorare in questo modo! Ho difficoltà io ad ascoltare, a sentire, sento telefonate in corso, quindi vi prego un pochino di seguire il lavoro, che è complicato.

Dicevo che, evidentemente, si tratta di un emendamento, introdotto durante la discussione, non formalizzato, quindi non nella cartella degli emendamenti, il quale precisa l'attività della Giunta che conclude le procedure istruttorie di cui all'articolo 39 della legge numero 1 del 1999; il "motivato" è precisato con l'attività istruttoria svolta, quindi la motivazione sulla base della quale la Giunta, con un suo provvedimento, conclude questa attività è l'attività istruttoria stessa, perché altrimenti non si comprenderebbe che tipo di motivi possa concludere il procedimento. Onorevole Uras…

URAS (R.C.). Scusi Presidente, non ho colto…

PRESIDENTE. Va bene, non occorre, ho provato a darle spiegazioni, so che, se parliamo in quattro, è complicato coglierle…

URAS (R.C.). Chiedo scusa.

PRESIDENTE. Dicevo che l'emendamento non può che considerarsi un emendamento orale a precisazione di quell'indefinito "motivato". Quindi la motivazione sulla base della quale la Giunta conclude l'attività istruttoria è l'attività istruttoria stessa.

URAS (R.C.). Va bene, adesso mi è chiaro, Presidente.

PRESIDENTE. Colleghi, allora procediamo alla votazione per parti dell'emendamento numero 19.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale elettronica.

PRESIDENTE. E' stata richiesta la votazione elettronica dall'onorevole Capelli. Votiamo la prima parte fino all'ultimo capoverso cioè fino ad "ambiente." sostituendo la parola " motivato" con " sulla base dell'attività istruttoria".

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento numero 19, nel testo modificato dal consigliere Marrocu.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.

Si sono astenuti: Il PRESIDENTE SPISSU - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - PISANO - RANDAZZO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 55

astenuti 7

maggioranza 28

favorevoli 38

contrari 17

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione la seconda parte dell'emendamento numero 19, da "Fino all'adeguamento…" a " effetti.".

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Uras. Posso chiedere ai colleghi un po' di silenzio? Grazie.

Prego, onorevole Uras.

URAS (R.C.). Disgraziatamente non posso utilizzare la mia voce in pieno.

Noi avremmo voluto fare la dichiarazione di voto prima, dichiarando il nostro voto favorevole, ma anche motivandolo. La procedura di VIA, soprattutto quella relativa alla Valutazione ambientale strategica, è una procedura che richiama competenze tecniche. Non c'è organo politico che possa sostituirsi alla competenza tecnica, per cui deve essere chiaro alla Giunta che non c'è un cosiddetto libero arbitrio rispetto al provvedimento che deve essere emanato, che quindi si deve assolutamente ed esclusivamente fondare sulle valutazioni tecniche degli organi a ciò preposti.

Noi abbiamo fatto, lo dico in linea di principio, battaglie storiche per consentire che venisse fuori l'imparzialità della pubblica amministrazione, distinguendo le funzioni politiche di indirizzo e di orientamento da quelle tecniche, cioè di valutazione specifica nel merito; se abbandonassimo questa strada, lo dico all'assessore Dadea che conosco persona sensibile su questi argomenti, sarebbe un tornare indietro assolutamente negativo.

(Interruzione del consigliere Capelli)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo il voto segreto.

PRESIDENTE. ? E' stata chiesta la votazione a scrutinio segreto dall'onorevole Capelli, tale richiesta va sostenuta.

(Appoggia la richiesta il consigliere Ladu, Capogruppo.)

Prego i colleghi di predisporsi alla votazione.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento numero 19.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 69

votanti 67

astenuti 2

maggioranza 34

favorevoli 2

contrari 65

(Il Consiglio non approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Mario - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Ladu - Lanzi - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 43. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 20. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 78.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 78:

Art. 78

Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, valutati in euro 94.790.000 per l'anno 2006, in euro 82.635.000 per l'anno 2007 e in euro 82.735.000 per l'anno 2008 e successivi, si fa fronte con le risorse gia destinate agli interventi in capo alla Regione e trasferiti a' termini della presente legge agli enti locali.

2. Alle spese a copertura degli oneri relativi al personale trasferito si fa fronte con le risorse iscritte in conto delle UPB S02.066, S02.086 e S02.087; alle conseguenti variazioni di bilancio si provvede con decreto dell'Assessore competente in materia di bilancio, previa individuazione delle risorse da trasferire da parte dell'Assessorato competente in materia di personale.

3. Nel bilancio della Regione per l'anno 2006 e per gli anni 2006-2008 sono introdotte le seguenti variazioni:

in aumento

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.019

Trasferimenti agli enti locali - Parte corrente

2006 euro 60.717.000

2007 euro 61.865.000

2008 euro 62.065.000

UPB S04.020

Trasferimenti agli enti locali - Investimenti

2006 euro 34.073.000

2007 euro 20.770.000

2008 euro 20.670.000

in diminuzione

03 - PROGRAMMAZIONE

UPB S03.006

Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente

2006 euro ---

2007 euro 13.000.000

2008 euro 15.330.000

mediante pari riduzione della riserva di cui alla voce 12 della tabella A allegata alla legge finanziaria

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.112

Contributi ai comuni per strumenti urbanistici

2006 euro 2.000.000

2007 euro ---

2008 euro ---

05 - AMBIENTE

UPB S05.019

Rilevamento, risanamento e controllo dell'inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico

2006 euro 2.324.000

2007 euro 2.324.000

2008 euro 2.324.000

UPB S05.020

Finanziamenti di parte corrente per la gestione dei rifiuti

2006 euro 806.000

2007 euro 806.000

2008 euro 806.000

UPB. S05.021

Investimenti nell'ambito della gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati

2006 euro 250.000

2007 euro 250.000

2008 euro 250.000

UPB S05.027

Spese per la tutela delle acque - Parte corrente

2006 euro 100.000

2007 euro 100.000

2008 euro 100.000

UPB S05.074

Spese correnti in materia di VIA e sistema informativo ambientale

2006 euro 86.000

2007 euro 86.000

2008 euro 86.000

07 - TURISMO

UPB S07.018

Enti turistici - Spese di funzionamento

2006 euro 8.000.000

2007 euro 1.200.000

2008 euro 1.000.000

UPB S07.020

Promozione e propaganda turistica

2006 euro 2.000.000

2007 euro 2.000.000

2008 euro 2.000.000

UPB S07.021

Partite che si compensano nell'entrata

2006 euro 3.000

2007 euro 3.000

2008 euro 3.000

UPB S07.036

Spese di funzionamento delle Commissioni dell'artigianato e dell'ISOLA

2006 euro 1.000.000

2007 euro 1.000.000

2008 euro 1.000.000

UPB S07.045

Promozione, riqualificazione e associazionismo

2006 euro 80.000

2007 euro 80.000

2008 euro 80.000

08 - LAVORI PUBBLICI

UPB S08.033

Finanziamenti agli enti locali per la realizzazione di opere di loro interesse

2006 euro 12.600.000

2007 euro 6.000.000

2008 euro 6.000.000

UPB S08.053

Altre infrastrutture di trasporto

2006 euro 13.603.000

2007 euro 7.000.000

2008 euro 7.000.000

UPB S08.079

Edilizia abitativa. Parte corrente

2006 euro 125.000

2007 euro 0

2008 euro 0

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

UPB S11.015

Interventi per la tutela e la valorizzazione della lingua e della cultura sarda

2006 euro 2.950.000

2007 euro 2.000.000

2008 euro 1.000.000

UPB S11.027

Investimenti per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali

2006 euro 7.370.000

2007 euro 7.270.000

2008 euro 7.170.000

UPB S11.034

Beni librari

2006 euro 8.150.000

2007 euro 8.150.000

2008 euro 8.150.000

UPB S11.048

Manifestazioni ed iniziative di promozione nel settore dello sport

2006 euro 7.316.000

2007 euro 6.766.000

2008 euro 6.716.000

UPB S11.049

Interventi in conto capitale per impianti sportivi

2006 euro 500.000

2007 euro 500.000

2008 euro 500.000

UPB S11.050

Formazione e tutela sanitaria nel settore dello sport

2006 euro 405.000

2007 euro 300.000

2008 euro 170.000

UPB S11.052

Interventi per attività e manifestazioni culturali e di spettacolo

2006 euro 3.400.000

2007 euro 2.800.000

2008 euro 2.100.000

UPB S11.060

Interventi a favore della scuola dell'infanzia - Spese correnti

2006 euro 21.000.000

2007 euro 20.800.000

2008 euro 20.800.000

UPB S11.062

Istruzione dell'obbligo e superiore

2006 euro 222.000

2007 euro 0

2008 euro 0

UPB S11.072

Formazione integrata

2006 euro 400.000

2007 euro 200.000

2008 euro 150.000

4. L'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio provvede all'emissione del decreto di cui all'ultimo comma dell'articolo 38 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11(Norme in materia di bilancio e contabilità della Regione), e successive modificazioni ed integrazioni, successivamente agli adempimenti previsti dal comma 2 dell'articolo 10. Gli Assessorati competenti continuano sino a tale data ad assumere gli impegni ed effettuare i pagamenti sulle poste stanziate dalla legge di bilancio per l'anno 2006 e a gestire, sino ad esaurimento, le somme sussistenti in conto residui e quelle impegnate in conto competenza alla stessa data.

5. Gli oneri derivanti dall'attuazione dalla presente legge gravano sulle UPB di cui al comma 3 del bilancio della Regione per l'anno 2006 ed a quelle corrispondenti dai bilanci per gli anni successivi.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Colleghi, passiamo alla votazione conclusiva del Testo unificato 43-85/A.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del Testo unificato della proposta di legge numero 43/A e del disegno di legge numero 85/A.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - UGGIAS - URAS.

Rispondono no i consiglieri: CASSANO - DEDONI - VARGIU.

Si sono astenuti: il PRESIDENTE SPISSU - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LIORI - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 46

astenuti 16

maggioranza 24

favorevoli 43

contrari 3

(Il Consiglio approva)

Bene, colleghi, abbiamo concluso l'esame del Testo unificato 43-85/A. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di proseguire i lavori questa sera per l'esame della mozione Floris e più (72) e della mozione Marrocu e più (74) e, nella giornata di domani, per l'esame della mozione presentata dall'onorevole Capelli, sulla eradicazione della peste suina e del disegno di legge sulla organizzazione dei seggi nella città di Cagliari e di Carbonia per la concomitanza delle elezioni amministrative con il referendum costituzionale. La Commissione, domani mattina, magari prima dell'inizio dei lavori, dovrà esaminare quest'ultimo provvedimento che consta di due articoli ed è appunto di tipo organizzativo.

LA SPISA (F.I.). Presidente, c'è anche l'interpellanza numero 149/A!

PRESIDENTE. Sì, l'interpellanza è già all'ordine del giorno. Allora, in apertura c'è la discussione dell'interpellanza numero 149/A (a firma Sanjust, La Spisa e più, sulla transazione dei canoni dovuti all'ERSAT dalla 3A), e dell'interpellanza 163/A (a firma Oppi, Amadu e più, sui contributi alle Università della Sardegna per l'istituzione di borse di studio). Se siete d'accordo…

(Interruzione del consigliere Floris Mario)

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per cercare di capire qual è l'interpretazione data dal Presidente del Consiglio e dalla Conferenza dei Capigruppo (che tra l'altro non ha nessuna competenza) alla richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio che 24, 25 o 27 colleghi consiglieri hanno avanzato alla Signoria vostra illustrissima.

Ai sensi dell'articolo 54 del Regolamento, quando c'è una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, il Presidente del Consiglio convoca immediatamente il Consiglio entro dieci giorni. I dieci giorni se ne sono andati. Addirittura adesso è stata presentata una mozione che si vorrebbe abbinare a quella per la quale è stata chiesta la convocazione straordinaria del Consiglio. Vorrei chiedere al Presidente che cosa stiamo facendo, perché se è così non ci potrebbe mai più essere convocazione e richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio se uno poi appiccica alla prima mozione un'altra mozione, o altri argomenti ancora. Mi rendo conto che si tratta di una mozione che voleva avere un sapore unitario, però chiedo di capire come il Presidente del Consiglio è arrivato a questa determinazione.

PRESIDENTE. Onorevole Floris, lei parla della mozione numero 72?

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Sì, della mia mozione.

PRESIDENTE. Allora, la mozione numero 72 è stata presentata con la richiesta di convocazione urgente del Consiglio ed è stata, nei termini previsti dal Regolamento, inserita all'ordine del giorno con decisione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, su mia proposta, la scorsa settimana. Quindi, la scorsa settimana, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di chiamare la mozione numero 72 nella serata di oggi. Nel frattempo è arrivata un'altra mozione sulla stessa materia e, non diversamente da come accade di solito, abbiamo, ho valutato di discuterle insieme, utilizzando, onorevole Floris, l'articolo 115 del Regolamento, non diversamente da come abbiamo fatto altre volte, devo dire.

Prego, onorevole Floris. Aspetti che le dia la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, non l'abbiamo mai fatto, perché io ho presieduto questa Assemblea e ho sempre dato atto alla minoranza che aveva ragione su questo tema. Quando c'è una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, non c'è Conferenza che tenga, il Presidente convoca immediatamente il Consiglio entro dieci giorni, ponendo all'ordine del giorno quel problema, non si possono presentare altre mozioni. L'abbinamento delle mozioni è possibile quando si tratta di mozioni ordinarie, non con richiesta straordinaria del Consiglio. Lo dico perché rimanga agli atti del Consiglio e perché stiamo innovando una cosa che non va innovata. Se la minoranza chiede una convocazione straordinaria del Consiglio per discutere un argomento che è della minoranza, lasciate che almeno la minoranza se lo discuta.

PRESIDENTE. Capisco la sua osservazione, onorevole Floris. Ripeto, su materie di questo genere abbiamo fatto così anche nella passata legislatura, tuttavia capisco l'obiezione che lei solleva. Sul piano strettamente formale sono d'accordo con lei, sul piano politico le dico che abbiamo fatto delle valutazioni su questa materia che si richiama fra l'altro a ordini del giorno unitari dell'Assemblea, provenienti da mozioni o da attività sviluppate dalla maggioranza e/o dall'opposizione. Sul piano strettamente regolamentare, penso di doverle dare ragione, nel senso che lei ha ragione. Quindi, onorevole Floris, le chiedo scusa se sul piano politico questa operazione magari andava concordata anche con lei e non è stato fatto.

Per decidere se possiamo procedere alla discussione abbinata delle due mozioni, dando la precedenza, naturalmente, a quella su cui era stata richiesta la convocazione urgente, vi chiederei cinque minuti di sospensione, così che ci organizziamo anche mentalmente sulle mozioni.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 43, viene ripresa alle ore 18 e 51.)

Discussione della mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Artizzu - Vargiu - Ladu - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Dedoni - Diana - Liori - Milia - Moro - Murgioni - Pili - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust su un nuovo e più fecondo accordo interistituzionale tra Stato e Regione Autonoma della Sardegna dopo l'elezione del Presidente della Repubblica, del Presidente della Camera dei deputati, del Presidente del Senato della XV legislatura e della nomina del Presidente del Consiglio dei ministri, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (72) abbinata a quella della mozione Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia per il rilancio della vertenza con lo Stato e la rapida conclusione di una intesa in materia
di entrate, di demanio e patrimonio e sulla riduzione delle servitù militari (74)

PRESIDENTE. Bene, colleghi. Iniziamo adesso la seduta straordinaria del Consiglio per l'esame della mozione numero 72, a firma Floris Mario, La Spisa e più, con richiesta, appunto, di convocazione straordinaria ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

Ne ho abbinato la discussione a quella della mozione numero 74, e di questo chiedo scusa all'onorevole Floris, nel senso che non costituisce un precedente se non per un argomento così importante su cui il Consiglio si è più volte pronunziato unitariamente.

(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 72 e della mozione numero 74:

Mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Artizzu - Vargiu - Ladu - Amadu -Capelli -Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Dedoni - Diana - Liori - Milia - Moro - Murgioni - Pili - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust su un nuovo e più fecondo accordo interistituzionale tra Stato e Regione autonoma della Sardegna dopo l'elezione del Presidente della Repubblica, del Presidente della Camera dei deputati, del Presidente del Senato della XV legislatura e della nomina del Presidente del Consiglio dei ministri, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che, con l'avvenuta elezione del Presidente della Repubblica, del Presidente del Senato e della Camera dei deputati e con la nomina del Presidente del Consiglio dei ministri e del Governo, si avvia concretamente la XV legislatura del Parlamento italiano;

RIVOLTO un deferente e caloroso saluto da parte dell'intera Assemblea regionale alle personalità chiamate a ricoprire le cariche più alte della Repubblica e dello Stato, alle quali dobbiamo assicurare ogni possibile collaborazione nell'interesse della Sardegna e del Paese;

RITENUTO che si impone la ricerca e la condivisione di una nuova moderna proposta politica e programmatica per il progresso della Sardegna nel contesto nazionale, europeo e internazionale e una nuova e complessiva iniziativa unitaria volta a realizzare reali processi di crescita civile e di sviluppo economico della Sardegna;

RICORDATO che sono giacenti nel Parlamento italiano alcune proposte di legge costituzionali concernenti lo Statuto speciale per la Sardegna, per le quali il Consiglio regionale aveva approvato il 4 giugno 2002 l'ordine del giorno n. 67, il 13 novembre 2002 l'ordine del giorno n. 77, l'8 settembre 2004 l'ordine del giorno n. 1, il 7 ottobre 2004 l'ordine del giorno n. 2 e il 19 ottobre 2005 l'ordine del giorno n. 20, che qui si richiamano integralmente, anche se non sono totalmente esaustivi delle istanze, delle aspettative e dei diritti della Sardegna;

RICORDATO ancora che è fondamentale e irrinunciabile non solo adeguare lo Statuto sardo di autonomia all'evoluzione delle istituzioni nazionali ed europee, salvaguardando l'intangibile diritto del popolo sardo all'autodeterminazione e all'autogoverno, ma anche pervenire in tempi rapidi alla definizione delle trattative da tempo aperte sulle risorse finanziarie spettanti alla Regione, da quelle fiscali a quelle per l'economia, in particolare quelle afferenti all'articolo 13 della Statuto, sulla continuità territoriale, sulle servitù militari e sugli accordi internazionali che riguardino la Sardegna,

impegna

1) il Presidente del Consiglio regionale a farsi promotore di una iniziativa interistituzionale (Consiglio regionale, province e comuni, per il tramite del Consiglio delle autonomie locali) per un incontro con il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato e il Presidente della Camera per avviare nei due rami del Parlamento, attraverso il coinvolgimento dei parlamentari sardi, tutte le procedure necessarie per conseguire quei processi di riforma istituzionale che la Sardegna rivendica e che sono i presupposti di una Regione moderna e innovatrice;

2) il Presidente della Regione a farsi promotore, in una con quella del Presidente del Consiglio, di una convergente iniziativa interistituzionale (Giunta regionale-province e comuni, per il tramite della Conferenza permanente Regione-enti locali, CREL, Partenariato economico-sociale) per un incontro con il Presidente del Consiglio, i Ministri ed i Sottosegretari sardi per una nuova Intesa istituzionale di programma volta a delineare ed a definire tutte le questioni aperte Stato-Regione e quei processi di crescita e di sviluppo della Sardegna anche in funzione del ruolo che ha nel Mediterraneo come anello di congiunzione tra l'Italia, l'Europa ed i Paesi afro-asiatici. (72)

Mozione Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia per il rilancio della vertenza con lo Stato e la rapida conclusione di una intesa in materia di entrate, di demanio e patrimonio e sulla riduzione delle servitù militari.

IL CONSIGLIO REGIONALE

RICHIAMATI gli ordini del giorno approvati:

1) sulla risoluzione in materia di entrate della Regione, in data 20 luglio 2005;

2) sullo schema di norme di attuazione dell'articolo 14 dello Statuto speciale della Regione in materia di demanio e patrimonio, in data 22 giugno 2005;

3) sul peso rilevante delle servitù militari in Sardegna, a causa del quale è inibita, totalmente o per gran parte dell'anno, in vaste aree territoriali dell'Isola, ed in particolare in quelle costiere, ogni attività, ivi comprese quelle economiche e lavorative, in data 23 giugno 2005;

PRESO ATTO che a seguito delle elezioni per il rinnovo del Parlamento si è insediato un nuovo Governo;

RITENUTO che le tematiche trattate dagli ordini del giorno sopra elencati sono tutt'ora attuali e che è opportuno riproporle al nuovo Governo per sottolinearne la rilevanza per la nostra Regione e sollecitarne una rapida conclusione attraverso adeguati impegni secondo le linee indicate nei citati documenti;

SOTTOLINEATO che:

a) in materia di entrate, le questioni aperte ed urgenti riguardano:

1) l'attuazione della Legge n. 122 del 1983, nella cui applicazione si sono riscontrate, come già più volte denunciato, sia difficoltà nell'interpretazione del dettato normativo (spettanze IRPEF, determinazione della quota IVA), sia anomalie operative dell'amministrazione centrale (rimborsi IRPEF), che hanno generato consistenti riduzioni del gettito che compete alla Regione per previsione statutaria;

2) l'applicazione dell'articolo 13 dello Statuto che fa obbligo allo Stato, col concorso della Regione, di disporre un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola. L'ultimo programma di intervento è quello finanziato con la Legge n. 402 del 1994; è dunque urgente attivare tutti gli adempimenti necessari per un nuovo organico Piano di rinascita che disponga, nel pieno rispetto del disposto statutario, un intervento straordinario per il rilancio del sistema economico e sociale regionale;

3) l'attuazione dell'intesa istituzionale di programma tra il Governo della Repubblica e la Giunta regionale del 21 aprile 1999 che, con accordo vincolante, impegnava lo Stato ad una serie ampia di importanti interventi; in particolare, per le entrate, il punto 1 della lettera c) dell'articolo 7 prevede la revisione delle quote di devoluzione alla Regione del gettito tributario previsto dalle lettere a), b), c), d) e) ed f) dell'articolo 8 dello Statuto e la determinazione in quota fissa della devoluzione dell'IVA di cui alla lettera g) del medesimo articolo 8;

b) in materia di demanio e patrimonio, il Consiglio regionale con l'ordine del giorno ha espresso parere favorevole sullo schema di norme di attuazione dell'articolo 14 dello Statuto predisposto dalla Commissione paritetica nel marzo del 2002, il quale tuttavia attende ancora di essere emanato con decreto del Presidente della Repubblica; lo stesso ordine del giorno segnalava la necessità di dare una piena attuazione dell'articolo 14, la cui lettera è stata finora tradita, a causa del criterio statico imposto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 250 del 1949. A1 fine di recuperare tali ritardi è auspicabile una disciplina più forte che dettagli i tempi, dia garanzie con una partecipazione diretta della Regione nella ricognizione di tutti i beni che le competono e preveda la possibilità, in caso di inadempienze statali, di assicurarsi comunque la disponibilità dei beni;

c) in materia di servitù militari, in Sardegna si registra ancora, così come evidenziato nell'ordine del giorno, una presenza militare operativa superiore, sia dal punto di vista quantitativo, sia da quello qualitativo, a quella che insiste complessivamente nelle altre regioni italiane. Il territorio sottoposto a vincolo è pari a 37.374 ettari, di cui 23.766 di demanio e 13.608 di servitù militari. Poiché l'eccessivo peso delle presenze ed attività militari e dei vincoli ad esse connessi contrasta con l'esigenza di un equilibrato sviluppo della società e dell'economia sarda, fondato anche sui valori della sostenibilità ambientale e della tutela attiva del patrimonio naturale, lo Stato deve impegnarsi ad una significativa riduzione dei pesi militari e al trasferimento alla Regione, all'atto stesso della cessazione del vincolo derivante dalla loro destinazione, dei beni non più utilizzati per le attività militari, cosicché possano essere destinati ad utilizzo pubblico e di interesse della collettività,

tutto ciò considerato

impegna la Giunta regionale

ad assumere con urgenza ogni utile iniziativa con il Governo nazionale per riproporre le tematiche già esplicitate negli ordini del giorno citati in premessa inerenti:

a) al sistema delle entrate della Regione, tenendo distinte le problematiche che attengono:

1) all'attuazione del vigente regime previsto dalla Legge n. 122 del 1983;

2) alla predisposizione delle proposte normative necessarie ad adeguare il complesso delle disposizioni contenute nel titolo III dello Statuto come stabilito nella lettera c) dell'articolo 7 dell'intesa istituzionale del 21 aprile 1999;

3) al rifinanziamento dell'articolo 13 dello Statuto in base al quale lo Stato, col concorso della Regione, dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola;

b) alla piena attuazione dell'articolo 14 dello Statuto, in modo da garantire il trasferimento alla Regione dei beni demaniali e dei diritti patrimoniali;

c) alla riduzione delle servitù militari e al trasferimento alla Regione dei beni già destinati ad attività militari . (74).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare il consigliere Mario Floris per illustrare la mozione numero 72.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, le ultime elezioni politiche hanno segnato, penso, una svolta nella vita del Paese, i cui riflessi si avvertiranno ovunque, anche nella nostra Regione, anche in Sardegna. L'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, dei Presidenti dei due rami del Parlamento, Camera e Senato, la nomina del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, dell'intera compagine governativa, dei Ministri e dei Sottosegretari, io credo che impongano una riflessione complessiva sullo stato dei rapporti Stato-Regione alla luce anche del programma di governo della Regione sarda. Una riflessione che le forze politiche certamente hanno fatto, ognuna per proprio conto, a seconda della loro ottica, della loro posizione e della loro collocazione. Una riflessione che però, a mio giudizio, deve essere fatta soprattutto a livello istituzionale, per disegnare il percorso che, a livello regionale, nazionale ed europeo, la Sardegna può e deve fare per la propria crescita, per il proprio sviluppo, per il proprio progresso.

Per questa ragione è stata presentata la mozione, della quale io sono primo firmatario, che ha un significato e un obiettivo. Il significato è il valore e l'esaltazione del ruolo dell'opposizione; specie in un sistema bipolare come il nostro, una opposizione che ha cultura di governo, che vuole mettere al servizio degli interessi generali della Regione e del Paese, della Sardegna e dell'Italia, il proprio ruolo; l'obiettivo è quello di concorrere con proposte aperte e coerenti a costruire una piattaforma delle reali esigenze della Sardegna per un nuovo rapporto con lo Stato che tenga conto del passato e guardi anche al futuro con lungimiranza, con concretezza, con realismo, al quale debbono poter partecipare tutte le rappresentanze della società sarda, con le proprie idee, con le proprie capacità di proposte e di sintesi.

Vedete, anche in passato ci sono stati momenti come questo che stiamo proponendo, ce ne sono stati tanti. Nella vita della Regione abbiamo avuto rapporti e accordi con lo Stato di grande interesse e rilevanza. Negli ultimi vent'anni sono stati sottoscritti protocolli, intese e accordi che, se concretamente e compiutamente attuati, avrebbero consentito alla Sardegna e ai sardi di conseguire quei risultati di crescita e di sviluppo che erano nelle aspettative generali, nelle aspettative di tutti. Intendo riferirmi, per esempio, al decreto 616, a quello 348, di conferimento di poteri e funzioni, che portarono alla legge 122 del 1983 che ridisegnò il Titolo III dello Statuto per le entrate proprie della Regione. Intendo riferirmi all'accordo con il Governo Craxi nel 1983, all'accordo con il Governo Andreotti nel 1991, all'Intesa istituzionale di programma con il Governo D'Alema del 1999, che rappresentano, tutti quelli che ho citato, veri punti di riferimento, punti cardine per lo sviluppo della Sardegna e per la modernizzazione e il rafforzamento dei poteri autonomistici. Dirò che, oltre alla Intesa istituzionale di programma del 1999 col Governo D'Alema, ce ne fu anche un altro che prevedeva gli accordi sugli APQ dell'acqua che non erano stati previsti nell'accordo del 1999.

Processi che, purtroppo, non hanno mai trovato un compimento soddisfacente, che si sono spesso interrotti con conseguenze negative, se non addirittura disastrose, per la nostra economia e per l'intera comunità della Sardegna. A monte, infatti, c'è sempre stato e c'è anche adesso un difetto, direi culturale e strutturale, della politica regionale: il cambiamento delle alleanze politiche, quindi delle maggioranze dei Governi della Regione, ha portato sempre a dimenticare, se non a disconoscere, gli accordi sottoscritti e a voler intraprendere una strada diversa a partire da zero anziché perfezionare gli accordi medesimi e adeguarli al proprio progetto politico e programmatico.

Personalmente, quando ho avuto l'onere di guidare il Governo della Regione, ho cercato di interpretare, in funzione del programma della nuova Giunta, gli strumenti e gli accordi che il mio predecessore aveva lasciato. Così ho fatto con l'Intesa istituzionale di programma D'Alema-Palomba, che ho cercato di implementare e attuare con lo stesso Governo D'Alema per il tempo che mi è stato consentito di guidare la Giunta regionale. E' una strada, è un metodo da mantenere, a mio giudizio, pur con maggioranze differenti. Oggi si parte da un dato oggettivo diverso: a Roma e in Sardegna sono alla guida del Paese e della Regione due maggioranze, due alleanze omologhe, si ricompone il quadro del 1999 tutto in mano al centrosinistra, sono però mutate le condizioni politiche e sociali, è mutato il quadro dell'economia in Italia, in Europa e nel mondo, a questi mutamenti occorre adeguare l'organizzazione dello Stato, della Regione e degli enti locali perché siano funzionali alla modernizzazione della società e alle esigenze della comunità recuperando il meglio del presente e del recente passato. Da qui un nuovo accordo Stato-Regione, sotto il profilo istituzionale, culturale, politico, sociale e economico, un accordo che noi abbiamo definito interistituzionale.

La riforma del Titolo V della Costituzione pone tutti i soggetti (Stato, Regione ed enti locali) allo stesso livello istituzionale con ruoli e funzioni proprie, l'uno complementare all'altro verso un unico obiettivo che è il bene del Paese. La mozione indica un percorso, fa una proposta al Consiglio, alla Giunta, ai Presidenti, alla maggioranza, mettendo al servizio della Regione Sardegna la capacità, la forza e i valori dell'opposizione che hanno pari dignità istituzionale. L'auspicio è che la maggioranza sappia e voglia cogliere l'essenza della nostra proposta, non mi pare che l'abbia fatto nel presentare quella mozione che ha presentato che ribadisce e ridà al Presidente della Regione la funzione e il ruolo che il Presidente ha. Istituzionalmente non ha bisogno certamente di una mozione del Consiglio regionale per dire che il Presidente della Regione ha quel ruolo e deve svolgere quella funzione nei confronti del Governo.

Anche le dichiarazioni che sono venute da parte dei Ministri, in Sardegna, in un momento elettorale, al di là degli scopi propagandistici, danno la sensazione che c'è improvvisazione, confusione, voglia di apparire più che di risolvere i problemi. Con la mozione, noi vogliamo porre all'attenzione della Giunta regionale e della maggioranza, un metodo e una piattaforma programmatica che possa essere di legislatura per il nuovo Parlamento e per il nuovo Governo dello Stato in grado di poter dare alla Sardegna, in uno spirito fattivo di leale collaborazione e di solidarietà, ciò di cui abbisogna, come strumenti e come risorse, non solo quanto ci è dovuto nel contesto del processo di sviluppo e di progresso dell'Italia in Europa e nel mondo.

Potremo entrare nei dettagli di questa piattaforma istituzionale programmatica, sarà oggetto del dibattito che abbiamo chiesto, copartecipato, per creare se non ricercare quel movimento unitario di cui siamo stimolatori e di cui la Sardegna necessita come forza primaria del suo essere popolo e nazione. E' evidente che questa piattaforma ha un percorso che è tutto nostro, del Consiglio regionale e delle forze politiche, per darci autonomamente regole e indirizzi validi per tutti e non solo per la maggioranza di governo.

Quindi noi indichiamo due percorsi: uno di livello istituzionale che dovrebbe essere fatto dal Consiglio regionale insieme al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera, al Presidente del Senato e dall'altra parte la Presidenza della Regione insieme al Governo, insieme ai Ministri, insieme al Presidente del Consiglio dei Ministri, insieme ai Sottosegretari e ai parlamentari sardi. In questo senso, noi offriamo la collaborazione e il nostro contributo.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 74 ha facoltà di illustrarla.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, prima di entrare nell'illustrazione della mozione che vede la firma di tutti i Capigruppo della maggioranza, volevo rassicurare l'onorevole Floris che, nell'intenzione dei proponenti, non c'era nessuno spirito di antagonismo rispetto alla mozione presentata dalla minoranza ma c'era invece, come cercherò di spiegare, la necessità di rendere, su problematiche di questa dimensione e di questo impegno per tutti, la condivisione, quindi al posto dell'onorevole Floris prenderei il nostro contributo come un contributo a condividere più che, in qualche maniera, a cercare di dividere come purtroppo molto spesso è avvenuto.

La nostra mozione può anche, a un esame superficiale, sembrare uno strumento di cose note, nella nostra intenzione naturalmente non è così, seppure dobbiamo dire, con molta franchezza, con molta sincerità, che le cose sono tutte note, cioè non c'è bisogno di inventarci problemi, non c'è bisogno di inventarci architetture nuove di modelli comportamentali e gestionali delle relazioni della Sardegna con lo Stato, c'è probabilmente bisogno - questo è sicuramente il nostro interesse e il nostro obiettivo -di rimettere in moto una macchina che, con difficoltà, abbiamo già cercato di mettere in moto e che, in più di un'occasione, purtroppo ha visto naufragare tutti i nostri tentativi.

La necessità di riaggiornare questi temi, di rivedere tutte queste problematiche, nasce, mi sembra che sia questo un aspetto condiviso, dalla nuova realtà che non è tanto quella di omogeneità tra il Governo nazionale e il Governo regionale, quanto dalla elezione di un nuovo Parlamento e di un nuovo Governo della Repubblica che pensiamo sarà, dai primi segnali che ci vengono e ci confortano in questa direzione, più disponibile a trattare i problemi annosi della Sardegna per cercare di venirne a capo. Allora noi richiamiamo, da questo punto di vista, gli ultimi strumenti che il Consiglio regionale ha adottato nelle materie (che citiamo ma che non sono esaustive) delle problematiche relative alla contrattazione con lo Stato: la risoluzione in materia di entrate approvata, a luglio del 2005, all'unanimità in Consiglio regionale salvo due astensioni se non mi ricordo male; l'ordine del giorno che approvava lo schema sulle norme di attuazione dell'articolo 14 in materia di demanio e patrimonio; l'ordine del giorno, approvato sempre a giugno del 2005, in materia di servitù militari.

Questi temi, discussi in Consiglio regionale, seppure ci vedono poi nella ricerca di soluzioni di ciascuna materia magari con posizioni articolate, ci sembra e mi sembra di ricordare che abbiano trovato la condivisione di tutto Consiglio regionale. Allora si tratta di rimettere in moto la nostra azione di governo, ha ragione il collega Floris quando dice che noi richiamiamo il ruolo del Presidente della Giunta che peraltro ha già questo ruolo, ma noi pensiamo di rafforzare il ruolo del Presidente della Giunta nella vertenza con lo Stato, non vogliamo né sostituirci né essere coprotagonisti, invece vogliamo essere protagonisti nel momento della discussione in Assemblea e nel momento di sostegno al Govverno regionale su questa vertenza, cioè vogliamo che lo Stato sappia (così come volevamo che lo Stato sapesse l'anno scorso, quando il Governo della Nazione era diverso) che la Sardegna è unita su questa vertenza.

Quindi vogliamo ripartire da quella unità, che abbiamo faticosamente raggiunto nel passato, per aggiornarla, per oliarne i meccanismi e presentarci ancora una volta uniti su problemi che superano le divisioni, che superano le collocazioni di parte e le strumentalizzazioni; noi non vogliamo che ci siano strumentalizzazioni su queste materie perché vogliamo raggiungere l'obiettivo. L'interesse primario del Governo della Regione, del Consiglio regionale e di tutte le istituzioni della Sardegna è quello di raggiungere l'obiettivo comune di veder riconosciuto,oltre quello che c'è stato già dal punto di vista normativo, ciò che dal punto di vista sostanziale non ci viene riconosciuto perché le problematiche sono distinte, una cosa è quello che noi rivendichiamo come contenuto in leggi dello Stato che non vengono oggi rispettate dal Governo italiano e un'altra cosa è invece quella che deve essere la ricontrattazione del patto; sono tutti e due argomenti importanti ma argomenti che vengono - secondo il nostro parere - messi gerarchicamente uno dopo l'altro.

Allora io penso che ci siano, nella mozione presentata dal collega Floris e da tanti altri colleghi dell'opposizione e nella mozione presentata dagli amici Capigruppo della maggioranza, che io sto illustrando, elementi che possono essere ricondotti ad unità, che possono vedere ancora una volta il Consiglio regionale unito nel dire al Governo nazionale che siamo pronti a ripartire con nuove energie, con nuovo impegno, con nuova volontà comune per raggiungere però obiettivi che sono noti non per rivendicare distinzioni né primogeniture né quant'altro, soltanto per arrivare all'obiettivo e io penso che siamo tempestivi in questo.

Comunque la nostra intenzione, collega Floris, spero che mi crederà, era di attivare una iniziativa di questo genere per consentire che la ripartenza del nuovo rapporto tra il Governo della Regione e il Governo della Nazione avvenisse attraverso la continuità con cui l'iniziativa del Consiglio si è conclusa a metà dell'anno scorso dopo un processo lungo di dibattito, di discussione, di approfondimento che ci ha visto uniti allora, Governo di centrosinistra della Regione e Governo di centrodestra dello Stato, e che noi vogliamo che ci veda ancora uniti perché le difficoltà non sono finite.

Noi abbiamo molta fiducia che il rapporto col Governo nazionale sarà diverso rispetto al passato se non altro perchè ci potrà essere l'interlocuzione, ma crediamo anche che rimangano elementi di difficoltà nella trattativa che è giusto che ci vedano impegnati in modo unitario a sostenere gli impegni che sono stati presi con la Regione Sardegna e che non sono stati mantenuti, a vedere quali sono e in che modo possono essere assolti quelli che, nell'Intesa istituzionale del 1999, prevedevano la riforma degli accordi con lo Stato, inoltre a valutare tutti assieme in che modo possiamo costruire una nuova proposta che veda riconosciuto alla Sardegna tutto quello che unanimemente e in mille circostanze in quest'Aula abbiamo affermato.

In conclusione, Presidente, Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, io penso che queste due mozioni possano costituire un ulteriore momento di unità del lavoro di questo Consiglio regionale e dimostrare che veramente su questi problemi, che sono importanti, fondamentali e indispensabili per il progresso della nostra Regione, riusciamo a superare le divisioni di parte e a ritrovarci uniti. Siamo naturalmente disponibili a confrontarci per la composizione di un ordine del giorno eventuale e unitario che, su queste materie, veda quali sono le sintesi più alte che si possono proporre in questa sede.

PRESIDENTE. Prego i colleghi che intendono parlare di iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento. Ricordo che il tempo a disposizione è di dieci minuti per ciascun intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, dal punto di vista sardista, le due mozioni sono condivisibili, come condivisibile è la proposta avanzata dall'onorevole Secci, cioè che sarebbe opportuno fare una sintesi di due mozioni che riprendono un po' i temi che il Consiglio regionale, nel tempo, ha sollevato e vuole riproporre, oggi, alla luce di un Governo, non dico amico, perché non dovrebbero mai esistere governi amici, ma governi che in prospettiva legiferano soprattutto anche per le zone emarginate e penalizzate dalla insularità come la Sardegna. Quindi, sarebbe opportuna una sintesi di queste due mozioni perché, da una veloce lettura, nella mozione Marrocu e più vi è un'elencazione analitica dei vari temi proposti e riproposti all'attenzione dello Stato e nella mozione Floris riscontriamo, invece, un richiamo ai principi generali, dove si vogliono affidare ad un livello interistituzionale, con Presidenti della Camera, Presidenti del Senato, le tematiche sardiste.

In campo di entrate, che riguardano l'Iva e l'Irpef, contro lo Stato, abbiamo accompagnato il Presidente del popolo sardo a Roma perché ricordi che, con destrezza, ha distratto un sacco di miliardi di vecchie lire, che oggi sarebbero utilissime, anche alla luce di questa nuova legge che recepisce la Bassanini, in campo di compiti e funzioni da trasferire alle autonomie locali. Chi non è d'accordo nel chiedere allo Stato i danari dei Sardi che ammontano a 10 mila miliardi, se non ricordo male, di vecchie lire? Chi non è d'accordo a ricontrattare la fuoriuscita della Sardegna dall'Obiettivo 1, ritengo ingiustamente, e quindi il nuovo articolo 13? Ma, nelle due mozioni, forse giustamente, non è chiaro il percorso che bisogna fare per portare la Sardegna a rapportarsi meglio a freddo con l'Europa e con le altre Regioni italiane, non c'è il percorso. Ecco perché queste mozioni (per non andare ad incrementare le inutili mozioni che si sono susseguite in questi anni) devono trovare anche una Regione propositiva.

Noi chiediamo una riduzione delle servitù militari ma non pensiamo ad un modello di sviluppo alternativo. Noi non facciamo di tutto per rimuovere questa legge ingiusta che impedisce al Popolo sardo di esprimere un euro-parlamentare, come avveniva nel passato, perché il collegio della Sardegna è ingiustamente connesso a quello siciliano e a noi Sardi è preclusa la possibilità di esprimere il nostro rappresentante che, in sede parlamentare, potrebbe finalmente far valere i drammi strutturali dell'essere isolati ed isolani. Sono questi i problemi che noi, nel nuovo Statuto, come preambolo, dovremmo porre. Essere isolani comporta dei drammi strutturali oggi, domani e dopodomani. Quindi la fuoriuscita ingiusta dall'Obiettivo 1, perchè non abbiamo patrocinatori nell'Europarlamento, deve trovare tutte le forze politiche, attente e distratte, nel sostenere questa battaglia. Ecco perché, noi sardisti, nel leggere queste due mozioni abbiamo pensato che sono sovrapponibili. Una si richiama ai principi generali, l'altra, magari un po' analiticamente, riprende tutti questi temi: servitù, spettanze fiscali, demanio, patrimonio; manca comunque, anche a proposito del trasferimento demaniale, il DPR, che non dipende dalla nostra volontà,perchè deve essere studiato e pensato ad un livello istituzionale più alto. Basta poi con questa elemosina che riguarda il piano di rinascita, questo assistenzialismo, queste attenzioni finanziarie, noi dobbiamo imporci come Isola, ripeto, e tutto ciò che deriva dall'essere isolani.

Per questo, se non viene recepito con il buonsenso il fare una sintesi delle due mozioni, noi voteremo favorevolmente tutte e due, perché riprendono tante battaglie del Partito Sardo, fatte con passione nel passato, nel presente, alcune di queste il Presidente della Regione le sta facendo rivivere, creando quel certo clima che sembrava disperso e dissipato; è per questo che, con favore, vorremmo dare un contributo per fare una sintesi delle due mozioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, queste due mozioni, pur nella loro diversità, certamente affrontano problematiche che questo Consiglio regionale ha già avuto modo di disquisire. C'è un argomento che le accomuna particolarmente, tutte e due si richiamano al rispetto dello Statuto regionale sardo, a quell'articolo 13 che , probabilmente più degli altri, ha necessità di essere confrontato. Il fatto che tutte e due le mozioni abbiano sentito la necessità di richiamarsi allo Statuto sardo, pone ancora una volta quel problema che, per quanto ci riguarda, abbiamo sollevato fin dall'inizio della legislatura. Senza voler fare polemiche sulla Consulta o sulla scrittura dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna, io credo che, probabilmente, se ci fossimo impegnati tutti quanti già nei primi mesi della legislatura attuale, avremmo potuto modificare almeno la parte relativa alle entrate, senza arrivare a dire che queste due mozioni oggi non avrebbero avuto senso, perché con la modifica dello Statuto certamente non si ottengono tutte le questioni che afferiscono soprattutto alla mozione presentata dall'onorevole Marrocu e più; le questioni si sono sovrapposte, l'onorevole Marrocu lo sa benissimo, siamo partiti dalle entrate e siamo andati alle servitù militari, cioè a tutta un'altra serie di questioni che certamente deve essere affrontata con lo Stato.

Ora, la mozione che ho sottoscritto assieme a tutti i colleghi di Alleanza Nazionale, che vede primo firmatario l'onorevole Floris, aveva e ha un obiettivo, che è quello di stabilire - mi rivolgo ai colleghi consiglieri regionali - un doppio livello istituzionale;credo che dobbiamo andare su questa strada e, se andiamo su questa strada, non abbiamo neanche nessuna difficoltà a recepire le considerazioni e l'invito, fatto dal collega Secci, per trovare una sintesi tra le due mozioni. Fermo restando, ripeto, che ci debbano essere questi due livelli istituzionali: uno che riguarda il Consiglio, il Presidente, le autonomie locali, comuni, province e un livello, invece, che vede impegnato il Presidente della Regione con tutti i canali che gli sono stati messi a disposizione.

Ecco, se riusciamo a entrare in questa ottica, io credo che il Consiglio regionale potrà, nella giornata odierna, votare un unico documento, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, ma io credo di sì, proprio per le vicende che sono state ricordate, per il cambio del quadro governativo, per la grande e massiccia presenza dei parlamentari sardi ma non solo, anche dei parlamentari sardi e non parlamentari, impegnati direttamente nell'attività di governo.

Quindi, al di là degli altri interventi che certamente seguiranno, credo che sia possibile trovare una strada per votare, tutti quanti, un documento che abbia, come ho detto, i due livelli istituzionali: un coinvolgimento certamente del Consiglio con il suo Presidente e non solo; ed un coinvolgimento della Giunta con il suo Presidente e non solo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, sebbene ci debba insegnare qualcosa il fatto che l'Aula si distragga notevolmente quando all'ordine del giorno ci sono argomenti così importanti e quindi ci deve richiamare a non sprecarli in ritualità che, agli occhi anche all'esterno di quest'Aula, possono apparire inconcludenti, sebbene appunto ci sia anche questa fatica a parlare in un quadro rituale e letto come inconcludente, qui e fuori, mi pare sia importante non sprecare queste occasioni per vedere di aggiornare un po' alcuni temi del nostro dibattito.

Noi siamo abituati a ragionare di fisco, come abbiamo fatto dall'inizio di questa legislatura, però alcune cose sono state dette sulle entrate, sul fisco delle Regioni, forse è il caso che noi incominciamo a maturarle. Primo elemento: è chiaro che, in una trattativa con lo Stato, il punto di forza maggiore che noi abbiamo è non transigere sul credito maturato. Ma attenzione alle idee che possiamo avere (perché ci vengono da una tradizione, cioè dal passato) su come fare politica fiscale. Ho già avuto modo di ricordare a quest'Aula che l'onorevole Macciotta ha scritto un articolo molto interessante sul fisco delle Regioni, ricordandoci che: il massimo di autonomia che noi possiamo rivendicare (rivendicando i dieci decimi dell'Irpef e i dieci decimi dell'Iva) contrasta con l'esigenza che abbiamo di vedere investimenti pubblici rilevanti, cioè l'accesso a un fondo di perequazione nazionale che venga investito in Sardegna per perequare i ritardi della nostra Isola.

Noi dobbiamo ragionare su questo e anche sull'aggiornamento di un altro punto storico dell'autonomia; si è parlato in Sardegna, per tanti anni, dei punti franchi, che oggi sono assolutamente desueti, ma non è desueta l'idea che possa esistere una politica fiscale speciale nelle aree industriali della Sardegna, perché noi non possiamo fare politica dello sviluppo soltanto attraverso gli incentivi finanziari, per cui non si può ragionare di entrate soltanto, diciamo un po' pigramente, rivendicando il credito e rivendicando i dieci decimi, dobbiamo aggiornare il ragionamento e legarlo alla necessità di avere una politica anche autonoma dello sviluppo e che recuperi gli svantaggi; siccome sappiamo che noi non possiamo avere una politica fiscale regionale, nazionale e una europea differenziate, dobbiamo recuperare questi elementi, nello Statuto, anche una norma di attuazione che vedeva nelle aree industriali i cosiddetti "punti franchi", in una trattativa con lo Stato. Intendo dire che ci sono stati dei passi avanti di dottrina anche dai due anni appena trascorsi, non adagiamoci pigramente sulle cose già consolidate.

C'è un altro elemento che pongo all'attenzione della Giunta e del Consiglio: c'è nel Governo nazionale, nella maggioranza che ha vinto le elezioni, una volontà potente di rilanciare il manufatturiero in Italia, lo dice e dice di voler utilizzare risorse pubbliche per far questo. Ora credo che noi siamo d'accordo, anche se su questo bisognerebbe discutere, che non vogliamo una Sardegna, col periplo, con le coste, che vive di turismo e l'interno che fa l'area ruralista, che fa il retroterra delle coste. Noi abbiamo bisogno dell'industria, dell'industria buona, di un'industria che utilizzi innovazione e ricerca, ma lo Stato, che dichiara di voler rilanciare il manufatturiero in Italia, non può andar via dalla Sardegna con questa intenzione, cosa intende fare?

Certo che questo attiene anche al nostro modello di sviluppo, vogliamo ancora richiamare grandi investitori? Noi vogliamo ancora una politica economica incardinata sui poli o su grandi imprese? Ne discuteremo quando sarà l'occasione, ma resta un fatto sostanziale: che se il Governo nazionale, per aumentare la competitività del Paese, intende rilanciare l'industria e dice di non escludere di usare capitali pubblici per far questo, noi abbiamo il diritto storico di sederci a un tavolo di questo tipo. Questo lo colleghiamo con ciò che possiamo fare delle nostre aree industriali, non sto parlando dei consorzi industriali, dei direttivi, dei presidenti e quant'altro. Io credo moltissimo che parte dello sviluppo della Sardegna passi per il rilancio del manifatturiero e penso che sia un pezzo della nostra contrattazione con lo Stato, vorrei che il rilancio dell'industria in Italia non riguardasse solo la Lombardia o solo Roma o solo Terni. Altre Regioni si stanno svegliando in questo senso, già cominciano a dire che quello è un tavolo che a loro interessa.

Per quanto riguarda il demanio, noi abbiamo fatto un passo in avanti con l'approvazione delle norme di attuazione dell'articolo 14 sapendo che eravamo in un cul de sac perché le norme approvate parlano (perché non ce lo ricordiamo) esclusivamente del trasferimento dei beni archeologici e dei beni di interesse culturale; questa è la bozza approvata dalla Commissione, non parla del demanio militare. Noi dobbiamo intervenire, questo era il senso dell'ordine del giorno, è una trattativa diversa dalla trattativa con lo Stato di cui abbiamo parlato prima, è una cosa più raffinata, una cosa di rapporti istituzionali e di Commissione ulteriore, è un motivo per farsi ricevere subito da Napolitano perché sarebbe paradossale che ci trasferissero i beni archeologici e i beni di interesse architettonico e non ci trasferissero le quote del demanio militare, mettiamo de La Maddalena, e che rimanessero ad altri. Questo è un passaggio importante, non affidato o affidabile ad un negoziato politico, come dire, pubblico, è un fatto tipico della trattativa bilaterale che io richiamo all'attenzione della Giunta.

Infine le servitù militari, badate, io ho un'idea, noi abbiamo fatto molto bene, la Giunta ha fatto molto bene a far rivivere questo tema e a riportarlo un po' com'era ai tempi in cui era Presidente Mario Melis: è nell'agenda nazionale. Però noi dobbiamo dirci anche alcune cose, la prima: io sono contrario che la Marina Militare italiana "si sciacqui le mani" da La Maddalena. La Marina militare italiana ha risorse, ha impegni, ha anche dei doveri in quel territorio, ha anche dei doveri! Secondo elemento: il problema dei poligoni. Teulada è quasi non risanabile, questo è un problema, perché non dircelo? Teulada è quasi non risanabile. Voglio dire, ci sono dei danni arrecati a quest'isola che non sanabili e non sono indennizzabili in denaro. Allora, io vorrei capire perché tutta l'industria militare non bellica, perché l'industria è anche ricerca applicata di alto valore, non ha un metro quadro in Sardegna, un metro quadro; perché non abbiamo niente di positivo, di pacifico ma legato a quel mondo… Mi fa concludere?

PRESIDENTE. Se impiega dieci secondi, sì, onorevole Maninchedda. Prego.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Intendo dire insomma che probabilmente noi dovremmo utilizzare queste occasioni per aggiornare ciò che abbiamo già scritto; credo che qualche argomento di aggiornamento ci sia e che sia possibile affidare alla Giunta e al Consiglio strumenti ulteriori per un negoziato più moderno con lo Stato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quante volte all'interno di quest'Aula abbiamo sentito parlare di unità e di identità sarda come di grandi valori da difendere e tutelare E, ancora tante altre volte, delle battaglie comuni da combattere nell'interesse della Sardegna, tutte belle parole, sovente però rimaste tali oppure buttate al vento, un vento molto spesso carico di individualismo che ci ha impedito di crescere tutti insieme. Ebbene, cari colleghi, oggi, finalmente abbiamo la possibilità di porre le basi di un processo inverso. La proposta della mozione partita dal presidente Floris, poi quella associata dei colleghi della maggioranza, possono rappresentare finalmente il trampolino di lancio per impostare in modo diverso e sicuramente più maturo il futuro della nostra Isola.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue CHERCHI OSCAR.) L'idea di un accordo interistituzionale fra Regione e Governo nazionale per rivendicare i diritti della nostra terra si pone ora più che mai come una scommessa da vincere, dico ora più che mai perché il recente rinnovo, com'è stato più volte richiamato qui in Aula, delle alte cariche dello Stato, dal Presidente della Repubblica ai Presidenti del Senato e della Camera, ha portato a Roma il potere anche del Governo di centrosinistra. Quella stessa parte politica a cui oggi i sardi hanno dato comunque fiducia. Quindi questo appello di unità e di collaborazione lo rivolgiamo principalmente a voi, lo rivolgiamo al Presidente Soru, in primis, e a tutti voi colleghi. Credo che sia necessario dover sostenere questa iniziativa perché la posta in gioco, come tutti ben sappiamo, è stato ben detto dai colleghi che mi hanno preceduto, è veramente alta. Stiamo parlando del progresso della Sardegna, che deve crescere salvaguardando il suo diritto all'autogoverno ma soprattutto deve essere capace di sciogliere finalmente quei nodi che riguardano questioni delicate come le trattative finanziarie ancora aperte con lo Stato.

Colleghi, queste tematiche sono, diciamolo pure, di un livello superiore, che non conosce colori e che non deve conoscere bandiere politiche;argomentazioni che non sono (credo che all'unanimità dell'Aula) né di destra e né di sinistra ma sono le rivendicazioni dei sardi, di tutti i sardi a prescindere dagli schieramenti. Spetta dunque a noi dare finalmente, all'interno di quest'Aula, prova di maturità e di responsabilità politica e unire le forze per vincere una battaglia comune davanti all'interesse di sardi.

Proviamo ora una volta tanto a sfatare questa immagine dei sardi come malos unidos .o, per dirla con un vecchio detto, chentu concas e chentu berrittas, oggi tutti insieme proviamo finalmente ad avviare un processo che, io di questo ne sono fermamente convinto, potrà riservare risvolti molto positivi, le fondamenta per un confronto con lo Stato ci sono già, sono state già poste, ma adesso è venuto il momento di dare un'accelerata e di imprimere un'impronta differente e più costruttiva a questo corso.

Dobbiamo dare atto al presidente Soru che effettivamente ha iniziato e ha portato avanti la battaglia, si è dato da fare in questo senso, anche se magari erano argomentazioni già nate prima ma, comunque, i tempi erano sicuramente maturi per portare avanti la nostra battaglia. Penso soprattutto alla battaglia che il Presidente ha fatto e che continua a fare sul problema delle servitù militari che deve però ancora essere meglio definito e che dovrebbe prevedere comunque una contropartita, come ha chiesto il collega che mi ha appena preceduto, un riequilibrio almeno finanziario nei confronti della nostra Isola. Non basta soltanto, Presidente, riappropriarsi dei territori occupati fino a oggi, occorre pensare alla loro riconversione con l'ausilio e il concorso tecnico, ma soprattutto economico, di coloro che quei territori hanno occupato per tanti anni anche se nell'interesse della comunità mondiale. Questo vale anche per tutti i beni utilizzati dalle aziende di Stato che hanno deturpato le nostre coste e le nostre bellezze ambientali e naturali.

Alla fine mi voglio soffermare soprattutto sul problema delle entrate, credo che sia un argomento fondamentale ed importante, la battaglia dei mesi scorsi portata avanti a Roma in realtà non ha dato tutto il risultato sperato, quello perlomeno che si credeva di portare avanti, quindi oggi è arrivato il momento di concludere questo iter, di concludere questa collaborazione con lo Stato, tra Stato e Regione e chiudere definitivamente questo contenzioso per poterci portare finalmente avanti e avere riconosciuti quelli che sono i diritti dei sardi, di tutta la Sardegna. Forse non era necessario doverla combattere in piazza, probabilmente era necessario trovare un confronto diretto o intervenire subito, così come è appena stato detto, con il Presidente della Repubblica neoeletto, non lo so, l'importante è riuscire ad arrivare al risultato e qualsiasi risultato riusciamo a portare a casa comunque ben venga. Quindi credo che dobbiamo avviare definitivamente questo concorso che deve vedere finalmente la Sardegna in prima fila.

Dobbiamo dimenticarci, magari come succede qualche volta in Aula, non ultimo anche stamattina, la parte di divisioni di schieramenti, unirci sotto un unico simbolo, il simbolo della Sardegna, della nostra Isola, soltanto questa è la via per risolvere finalmente e definitivamente anche un'altra questione importante che non è stata ancora oggi richiamata, la nostra continuità territoriale. L'insularità deve cessare di essere un deficit e anche un handicap per noi sardi e deve diventare finalmente il nostro punto di forza. E' necessario anche adeguare, com'è già stato detto, il nostro Statuto alle istituzioni e dobbiamo essere competitivi a livello nazionale e a livello europeo. Credo che sia un'esigenza imprescindibile per poter crescere, poter dire la nostra e guardare anche a scenari più ampi come il Mediterraneo. La Sardegna è una nazione che ha diritto di tutelare la sua autonomia, di riscrivere le sue leggi e conseguire quei processi di riforma istituzionale che, visti i tempi, si pongono come la conditio sine qua non. per stare al passo con gli altri paesi.

Ora, in quest'Aula, sono stati avviati alcuni processi di riforma importanti, fondamentali per la Sardegna, è per questo, anche se alcune volte magari non condividendone direttamente i contenuti, a volte anche magari il metodo, con qualche forzatura calata un po' troppo dall'alto nei confronti della maggioranza, resta comunque fondamentale riuscire a dare corso nel modo più veloce e più urgente a queste riforme. Quindi l'auspicio non può che essere quello di coinvolgere anche tutti, dico tutti, i parlamentari sardi e le più alte cariche, come ho detto prima, dello Stato, dal Presidente della Repubblica, al Senato, alla Camera, in questa nostra grande iniziativa. Abbiamo bisogno del sostegno di tutte le parti politiche coinvolte per avviare in Parlamento queste riforme.

Concludo, probabilmente sembrerà anche un modo molto normale di concludere un intervento relativo ad un interesse importante e fondamentale come quello che dobbiamo cercare di portare avanti noi per la Sardegna, dicendo che confido nel buon senso di quest'Aula parlamentare e soprattutto nella responsabilità politica, nell'amore che tutti noi nutriamo per la nostra terra perché si riesca a superare, diciamo così, ogni tipo di individualismo, passatemi il termine, finalmente, per raggiungere l'obiettivo comune a tutti (che sia destra o che sia sinistra, la battaglia che dobbiamo combattere è prima di tutto interna) cioè una piattaforma condivisa, ancor prima di discuterla a livello romano, per una comune lotta di libertà e di progresso per i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signora Presidente, sulle modalità con le quali si è arrivati a discutere queste mozioni ci sarebbe qualcosa da dire ma, avendo il Presidente del Consiglio regionale anche rivolto le sue scuse al presidente Floris, non aggiungo altro se non che probabilmente queste due mozioni non dovevano essere discusse insieme. Non dovevano essere discusse insieme e non so fino a che punto, mi auguro che questo possa avvenire, sia ipotizzabile una, diciamo, unificazione dei testi, sono già le stesse date di presentazione di queste due mozioni che la dicono lunga sulla nostra intenzione di affrontare in un certo modo il problema e sulla intenzione della maggioranza che ha operato così, in extremis, giusto per ottenere appunto l'accorpamento della discussione, e il fatto che non venisse dedicata appositamente una seduta straordinaria del Consiglio regionale per discutere di questi temi.

Ripeto il Presidente del Consiglio ha chiesto scusa, va bene, devo anche chiedere scusa per la mia parte anche io perché, avendo partecipato alla Conferenza dei Capigruppo, un po' mi è sfuggito, mi sento colpevole e manchevole di questo, il fatto che non fosse opportuno né accorpare le due mozioni né discuterle stasera.

Io, credo che, esaurita la fase della campagna elettorale, nella quale lei, presidente Soru, ha utilizzato abilmente, devo dire, questo argomento, cioè quello del recupero delle quote Iva e Irpef, da uomo schierato, da uomo di sinistra, centrosinistra, esaurita quella stagione elettorale mi pare che, da parte della maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale e da parte della Giunta e del suo Presidente, l'attenzione sia sensibilmente calata rispetto a questi temi. Credo che, in fondo, a voi non interessasse tanto risolvere il problema, quanto interessasse il problema da utilizzare, appunto, in una fase elettorale per fini elettorali.

Tra le due mozioni, tra i due testi, le differenze ci sono, per quello ritengo auspicabile, ma improbabile, che si possa arrivare ad una unificazione; ci sono alcuni punti di partenza comuni, ma ci sono delle differenze. La mozione di cui è primo firmatario il presidente Floris e nella quale tutta l'opposizione, più o meno, ha apposto la firma mette, infatti, in risalto ancora una volta la sovranità del Consiglio regionale, il ruolo del Consiglio regionale come luogo dal quale deve partire questa battaglia (che è una battaglia e un confronto tra istituzioni rappresentative del popolo) e anche il ruolo del Consiglio regionale come catalizzatore del consenso e del coinvolgimento degli altri enti locali. Questo aspetto, a mio avviso, nella mozione presentata invece dalla maggioranza manca, manca per essere sostituita ancora una volta da un ruolo che si accentra tutto su quello del capo dell'Esecutivo. Quasi come se fosse accettabile il principio per cui la discussione deve andare avanti come un cordiale colloquio tra il presidente Soru e il presidente Prodi, cioè attribuendo al presidente Soru un ruolo di Alter Nos che egli non ha, non può avere e mi auguro che nemmeno voglia avere, nei confronti del Governo nazionale. E' lo stesso leit motiv che si è seguito sul discorso delle riforme e che si sta seguendo sulla partita delle riforme: da una parte c'è la rivendicazione, che in particolare il Gruppo di Alleanza Nazionale ripropone, di attribuire al Consiglio regionale il ruolo principale di motore, di elaboratore delle riforme, ascoltati gli enti locali, ascoltati i rappresentanti dei cittadini e dall'altra parte c'è invece una volontà molto chiara di accentrare tutto nelle mani dell'Esecutivo regionale.

Sinceramente io mi sarei aspettato che, all'indomani della vittoria del centrosinistra alle elezioni politiche nazionali, il presidente Soru avesse rilanciato. Lei, presidente Soru, doveva rilanciare immediatamente il problema, approfittare delle grandi manifestazioni di amicizia per la Sardegna manifestate dal presidente Prodi durante la campagna elettorale, ricordo in particolare la sua visita a Cagliari, invece lei sembra avere dimenticato questo problema del quale ha fatto una sua bandiera.

E allora noi ci aspettiamo risposte a questo punto, lei ha utilizzato, in campagna elettorale, questo tema legittimamente, anche abilmente, è riuscito a farsi portavoce di una larga parte della opinione pubblica sarda, non può dimenticare questo problema perché la campagna elettorale è finita e l'ha vinta Prodi. Lei deve cercare adesso, subito, rapidamente, di dare quelle risposte che rivendicava alzando il tono della voce all'altro Presidente del Consiglio, a Berlusconi. Questa è una partita che vale per le riforme, vale per il recupero dell'Iva e dell'Irpef, vale anche per tutti gli altri discorsi importanti nei quali deve essere, a nostro avviso, l'istituzione del Consiglio regionale, che è rappresentativa di tutti i sardi, e anche delle istituzioni minori e secondarie, a trattare con il Governo ma anche con il Parlamento nazionale, perché queste sono battaglie che si fanno anche in Parlamento, anche e soprattutto con il concorso dei parlamentari sardi. Riguarda l'Iva e l'Irpef ma riguarda ad esempio le opere pubbliche: oggi il Ministro Di Pietro ha elencato una serie di opere pubbliche importanti che si devono realizzare in Italia (prima aveva detto che non c'erano soldi, oggi ha corretto il tiro e ha detto che ci sono), dalle Alpi alla Sicilia, ma non ha fatto il minimo accenno alla Sardegna. Io non so se questo lei Presidente lo abbia saputo, se abbia seguito i telegiornali o letto le agenzie, sappia che il Ministro, diciamo a lei vicino, ha totalmente dimenticato che esiste un programma di opere pubbliche che riguardano la Sardegna e non ha fatto il minimo cenno al fatto che possano essere realizzate anche da questo Governo.

Allora, ripeto, la contrattazione su queste grandi battaglie, su questi grandi temi, crediamo debba avvenire coinvolgendo il Consiglio regionale e le autonomie locali, non accentrando nelle mani del Presidente della Giunta regionale un ruolo e conferendogli un mandato esclusivo a trattare con il Presidente del Consiglio, perché non credo né che questa sia la strada corretta dal punto di vista istituzionale, né che questa possa essere la strada più produttiva per portare questi benedetti soldi in Sardegna in un modo che soddisfi anche alcuni requisiti fondamentali. Del resto non mi pare, presidente Soru, non se ne abbia a male, che questo suo stile, questo rito, che lei ha inaugurato nei suoi rapporti con l'Esecutivo nazionale, con il Governo nazionale, sinora abbia dato risultati esaltanti.

Della continuità territoriale, ha appena fatto cenno il collega che mi ha preceduto, la continuità territoriale è una delle grandi delusioni che lei finora ha dato ai sardi, lei aveva promesso dei risultati eccellenti, assolutamente innovativi, sul tema della continuità territoriale; sa cosa sta succedendo negli aeroporti sardi? Io non so se lei viaggi come i comuni mortali, che si devono prenotare, fanno il biglietto all'agenzia o la prenotazione elettronica, poi vanno in fila, fanno il check in e, alla fine, se il Signore li aiuta, riescono a salire sull'aereo quasi mai in orario, oppure se lei viaggi con un mezzo privato, ne sono felice per lei; però sappia che i cittadini comuni, cioè quelli che viaggiano, in questi giorni non stanno viaggiando più o stanno viaggiando in una situazione di crisi e di precarietà e di incertezza che non si vedeva da decenni in Sardegna! Quello che sta succedendo ad Alghero…

SANCIU (F.I.). Prigionieri!

ARTIZZU (A.N.). "Prigionieri" dice un collega dietro di me. Quello che sta succedendo ad Alghero, Presidente, non si è mai visto, ma non è che la situazione di Olbia o la situazione di Cagliari sia migliore. Allora lei, sulla continuità territoriale finora ha accumulato soltanto una serie di fallimenti, ha annunciato rotte per tutte le zone più esotiche del globo terrestre, per ora non riesce a realizzare quelle tra Cagliari e Roma. Vada all'aeroporto di Cagliari o all'aeroporto di Alghero e si renda conto della situazione dei sardi!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, anche dopo aver ascoltato attentamente le parole dell'onorevole Artizzu, vorrei ripartire da un appello che è arrivato da più parti in quest'Aula, l'ha fatto il Presidente di Commissione auspicando che si potesse arrivare oggi ad un ordine del giorno unitario che possa racchiudere il senso, lo spirito, i contenuti e gli impegni di queste due mozioni. Un richiamo che è stato ripreso da molti colleghi, il collega Diana, lo stesso collega Artizzu ha definito un'intesa improbabile ancorché auspicabile. Io ritengo importante riprendere questi richiami perché, come ha ricordato qualche onorevole collega, oggi noi siamo qui di nuovo a discutere sulle vertenze con lo Stato nel campo del demanio, nel campo delle servitù militari, nel campo delle entrate, non perché sia cambiato il colore politico del Governo ma, semplicemente, perché oggi c'è un nuovo Governo, al quale è doveroso richiamare l'agenda, richiamare i contenziosi, richiamare gli impegni e rimetterlo di fronte a tutte le partite - che noi riteniamo siano diritti acquisiti - che sono aperte ancora oggi con lo Stato.

Ecco, quindi, credo che quell'unità, che ci ha contraddistinto in tutte le battaglie che abbiamo portato avanti insieme, maggioranza e minoranza, enti locali, istituzioni, rappresentanze sociali e che, in più occasioni, si è manifestata attraverso documenti comuni nel richiamare il Governo e lo Stato agli impegni non mantenuti con la Regione Sardegna, non possa venir meno in queste circostanze, in cui i problemi e le vertenze rimangono invariati nel loro contenuto e nella loro dimensione, semplicemente è cambiato il colore di un Governo politico.

Quindi, se questo può consolare l'onorevole Artizzu, che probabilmente approfondisce il tema del suo intervento, io vorrei unirmi a lui, cioè io sarò con l'onorevole Artizzu nel richiamare il Presidente della Regione ogni istante, ogni ora, ogni momento, a richiamare il Governo alle responsabilità, a incalzarlo in maniera puntuale, sarò insieme a lui nel farlo in ogni istante nel chiedere che ci sia un calendario preciso in cui gli impegni siano presi e siano mantenuti, e sarò accanto a lui nell'incalzare la Giunta e il Presidente della Regione affinché abbia ancora più determinazione, se è possibile, di quella manifestata nei confronti del Governo Berlusconi, nei confronti del nuovo Governo. Da questo punto di vista, niente ci separa, onorevole Artizzu, mi auspico che questo sia un impegno anche a livello personale e, se occorre, con l'invio di SMS, oltre che gli atti ufficiali, spero così si possa rendere più probabile la possibilità di arrivare a un documento unitario.

Però io credo che, entrando meglio nel merito delle mozioni, noi non dobbiamo, nel valutare le cose da fare subito, gli impegni da prendere, confondere o mischiare argomenti che hanno una loro dignità in sedi e momenti diversi. Per esempio molti colleghi hanno sollevato il tema dello Statuto e della riforma statutaria, tema legittimo e importante. E' indubbio che tutti noi avvertiamo l'urgenza sia di modificare lo Statuto, sia di completare e migliorare le norme di attuazione che spesso hanno reso vane anche le previsioni dello Statuto; però è anche vero che, accanto a questo tema della riforma statutaria, rispetto al quale il Consiglio ha già scelto una strada, che è quella di una Consulta, si vuole arrivare ad una proposta organica che riprenda tutti gli argomenti, che vada a chiarire tutti gli aspetti che non sono stati chiariti e che si sono rivelati insufficienti, inadeguati, rispetto alle nostre intese e alle nostre aspettative. Ha scelto una strada che non possiamo oggi in qualche modo non richiamare, né smentire; una strada che ci deve portare, nel giro di otto mesi, a presentare al nuovo Governo, al Parlamento, una proposta organica di riforma dello Statuto che tenga conto che, dopo sessant'anni, il quadro istituzionale, il quadro globale, il quadro del Mediterraneo, il quadro dell'Europa, sono profondamente cambiati.

Allora credo che, da questo punto di vista, avendo noi già scelto una strada per portare avanti questo giusto adeguamento e aggiornamento dello Statuto, uno Statuto che non è più uno Statuto di risarcimento ma deve essere uno Statuto che dà strumenti nuovi alla Sardegna per competere in un contesto che è profondamente cambiato, dobbiamo soprattutto concentrarci su quelli che sono oggi i diritti già maturati a Statuto vigente; perché se già ottenessimo, come vogliamo ottenere e come siamo certi di ottenere, che possano essere esercitati i diritti già acquisiti, per esempio in tema di entrate dove abbiamo un ampio contenzioso richiamato dai colleghi, sia sulle partite Iva che sulle partite IRPEF, io credo che oggi già potremmo avere qualche strumento per metterci in cammino, da subito, verso lo sviluppo per dare quelle risposte che la nostra Regione, i nostri cittadini, il nostro popolo attende.

Quindi ritengo che sia importante oggi concentrarci su questi aspetti. Da questo punto di vista, io credo che, come anche ha richiamato il collega Artizzu, ci sia spazio per tutti perché questo non è un impegno che può prendersi una sola parte. Io credo che il Governo regionale debba interloquire con il Governo nazionale e richiamarlo ai suoi impegni e al rispetto degli accordi, che debba essere inoltre portato avanti e debba essere rinnovato, da parte del Consiglio regionale, l'impegno verso la Giunta ad esercitare quel ruolo, quella pressione, con i Ministri, con i Sottosegretari, affinché vengono date delle risposte, ma credo che ci sia anche un ampio ruolo del Consiglio regionale, per il tramite del Presidente del Consiglio, per il tramite del Presidente della Commissione bilancio (che, per esempio, sul tema delle entrate si è fatto portatore di iniziative), affinché anche il Consiglio eserciti e giochi un ruolo importante, per esempio, verso il Parlamento, verso i Capigruppo, verso i parlamentari sardi tutti a prescindere dagli schieramenti politici.

Quindi se noi manteniamo ferme alcune linee già tracciate, alcuni percorsi già tracciati, per esempio in tema di riforme, e richiamiamo ognuno al rispetto del proprio ruolo e delle proprie prerogative affinché nello specifico eserciti quella funzione di interlocuzione e di pressione che deve essere esercitata affinché questo contenzioso con lo Stato possa trovare soluzione, io credo che non faremmo niente di meno di quello che è il nostro dovere istituzionale, il nostro dovere di rappresentanti del popolo.

Chiudo, Presidente, con una proposta: se dovesse essere necessario che, per arrivare ad un ordine del giorno congiunto, si sospenda la votazione delle mozioni magari anche accontentandoci, in questo momento, di mettere insieme gli elementi comuni e gli elementi condivisi, io credo che noi oggi responsabilmente unendoci daremmo anche un primo strumento, un primo supporto, alla soluzione del problema; daremmo strumenti nuovi a tutti i livelli, al Governo ma anche a noi stessi, affinché queste vertenze possano rapidamente trovare una soluzione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la vertenza sulle entrate, che questa mozione ha il pregio di riportare all'attualità, riprende il suo posto in un clima politico particolare e viene riportata in cima all'agenda politica della Sardegna, riproponendo un tema che riguarda i rapporti fra lo Stato e la Regione in verità non sempre fecondi e convenienti per noi sardi. Le due mozioni che sono state presentate, una dalla maggioranza e una dall'opposizione, sono molto diverse perché la mozione presentata dalla maggioranza è una puntuale elencazione dei provvedimenti che questo Consiglio regionale ha approvato in materia di entrate, di servitù militari, di modifica dello Statuto eccetera, e praticamente alla fine delega alla Giunta, al Presidente della Giunta regionale, di attivarsi affinché tutti i provvedimenti che sono stati approvati negli anni da questo Consiglio regionale vengano portati a compimento. Mentre altro tono ha la mozione presentata dall'opposizione dove si fa un riesame appunto dei provvedimenti che sono stati portati avanti, lamentando proprio la scarsa sensibilità da parte del Governo nazionale, dei Governi nazionali che si sono succeduti, perché noi abbiamo visto Governi di centrodestra, come anche Governi di centrosinistra, che non hanno assolutamente risposto; quindi, praticamente, la richiesta è quella di coinvolgere maggiormente il Consiglio regionale in un rapporto e in un accordo interistituzionale tra Stato e Regione, tentando di coinvolgere sia la maggioranza che l'opposizione, sia i consiglieri regionali che i parlamentari sardi, per arrivare ad un risultato concreto.

E' ovvio che anche l'ipotesi di unificazione delle mozioni si può discutere, ma si discute sulla base, appunto, di un impegno forte del Consiglio regionale perché, se si tratta di dare l'ulteriore ennesima delega alla Giunta regionale, non credo che questo sia il terreno giusto per arrivare ad un accordo,infatti, pur con tutta la buona volontà, non posso sottrarmi dal far rilevare come l'argomento delle entrate sia improvvisamente scomparso dalle rivendicazioni dell'attuale maggioranza; non appena sono state fatte le elezioni politiche, stranamente non si è più parlato con la stessa intensità di prima di questi problemi, abbiamo visto che c'è stata anche una trasformazione per quanto riguarda la dialettica e gli atteggiamenti della Giunta regionale e della coalizione che la sostiene su questo argomento.

Abbiamo visto, da parte di entrambe, sia della Giunta che della maggioranza, prima atteggiamenti ipercritici con toni apocalittici nei confronti del Governo Berlusconi, oggi, al contrario, essendo in carica il Governo Prodi, sembra che l'argomento sia ancora rimasto di grande attualità ma pare senza la stessa intensità dimostrata in passato soprattutto dal Presidente della Giunta regionale. Io vorrei che la stessa convinzione, la stessa forza, la stessa determinazione vengano portate avanti da questo Governo regionale anche nei confronti dell'attuale Governo nazionale, il Governo Prodi, perché i problemi sono gli stessi, qualunque sia la maggioranza, su questo credo che noi possiamo essere tranquillamente d'accordo.

Su questi temi, noi non possiamo dividerci. Sono temi che coinvolgono l'intero Consiglio regionale, pertanto dobbiamo condurre una battaglia senza distinzione politica, pur con la consapevolezza di ruoli diversi, per ottenere quei risultati che i sardi da noi si aspettano. Per questo motivo, la mozione, che tutto il centrodestra ha presentato, si palesa come una necessaria iniziativa per porre oggi, con la stessa determinazione e convinzione di ieri, all'attuale Governo della Repubblica, l'endemica questione dei mancati trasferimenti delle tasse riscosse in Sardegna. Soprattutto è evidente che la Sardegna, allo stato attuale, soffre di una situazione nettamente sfavorevole rispetto al regime fiscale del quale godono altre Regioni a Statuto speciale ed anche al regime fiscale ottenibile in Sardegna con una seria battaglia per l'adozione del nuovo Statuto di specialità. Infatti, in tema fiscale, registriamo una situazione di evidente sperequazione della nostra Isola, dove vediamo che si percepiscono risorse in modo diverso dalle altre Regioni a Statuto speciale, praticamente la Regione sarda percepisce i sette decimi in base all'articolo 8, lettera a) dello Statuto, sulla partecipazione Irpef e Irpeg riscosse nel proprio territorio, mentre tutte le altre Regioni, come noi, a Statuto autonomo, percepiscono quote sensibilmente più elevate quando non anche l'intero riscosso, vedi il caso della Sicilia.

E' chiaro che questa è una situazione politica che va modificata, è una vera e propria patologia, sicuramente è responsabilità di questo Consiglio regionale che, negli anni, non ha saputo avanzare una proposta veramente vincolante nei confronti del Governo nazionale per inchiodarlo a rispettare quanto contenuto all'interno dallo Statuto, perché molte volte, anche quando abbiamo protestato, sia nella passata che nelle precedenti legislature, praticamente veniva difficile riuscire a quantificare le risorse precise che spettavano alla Sardegna; bisogna dire che ancora oggi noi non siamo in grado di sapere quante sono realmente le risorse che spettano alla Regione sarda, perché io ho sentito, anche all'interno della stessa maggioranza, dati completamente diversi l'uno dall'altro. Questa è la dimostrazione di una norma statutaria che non è chiara, che è difficile da essere attuata, anche quando ci fosse la volontà da parte del Governo nazionale, volontà che purtroppo il più delle volte abbiamo visto è mancata.

Quindi c'è la necessità di arrivare ad una situazione dove ci siano delle regole chiare, dei paletti precisi, in modo che il Governo nazionale venga inchiodato alle proprie responsabilità che è quello che praticamente noi oggi lamentiamo. Come la nostra mozione pone in giusto rilievo, questa rivendicazione non riguarda solo le riscossioni in materia di fiscalità diretta (quale Irpef e Irpeg), ma anche sull'IVA non può sfuggire che la nostra Isola non gode dello stesso trattamento che hanno altre Regioni autonome. Infatti la quota dell'Imposta sul Valore Aggiunto, per la Sardegna, è oggetto di contrattazione di anno finanziario in anno finanziario, altre Regioni vedono invece assolto questo compito da parte dello Stato con l'attribuzione di una quota fissa. Anche qui c'è da registrare che la Sicilia percepisce i dieci decimi ed è auspicabile che la Sardegna abbia lo stesso trattamento.

Mi sarei voluto addentrare un po' sul discorso della zona franca perché credo che sia un argomento di grande importanza, mi riservo di farlo in una successiva occasione dato che è ormai trascorso il tempo a mia disposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, non le posso dare la parola perché non si è iscritto a parlare nei termini previsti dal Regolamento.

Colleghi, sospendiamo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 14, viene ripresa alle ore 20 e 18.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta, vi prego di prendere posto.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, devo dire che mi sembra di cogliere molto ottimismo sulla volontà e sulla possibilità di questo nuovo Governo nazionale. Tant'è che giustamente c'è un sollecito a tutte le azioni possibili, le più efficaci, le più partecipate, affinché si apra la nuova stagione e un nuovo confronto tra la nostra Regione e l'amministrazione dello Stato. Così come sono certo che non c'era nessun intento polemico o nessun intento di divisione nella mozione presentata dalla maggioranza, ritengo ugualmente che sia stata mossa da un intento positivo e costruttivo la mozione presentata dalla minoranza che ha come primo firmatario il presidente Mario Floris.

condivido molte delle cose che sono state dette,, dalla necessità di lavorare insieme per il bene comune della nostra Regione alla necessità di dare tutti, ognuno per il proprio ruolo, il massimo possibile affinché la voce della nostra Regione sia forte e quindi ascoltata dal Governo nazionale; vorrei innanzitutto rassicurare che non è vero che i temi che voi avete ricordato, dopo un momento in cui sono stati all'ordine del giorno dell'attività della Giunta regionale e anche mia o dopo un momento in cui sono stati spesso richiamati durante la campagna elettorale, oggi siano stati dimenticati dalla Giunta regionale. Non è così.

Innanzitutto ho già fissato un appuntamento dopo un momento in cui, dopo aver parlato anche con il Sottosegretario alla difesa, nostro conterraneo, il 12 giugno prossimo, con il Ministro della difesa Parisi che più volte ha dichiarato di voler prestar fede agli impegni presi in campagna elettorale; il 12 prossimo venturo, quindi dopo tre giorni, ho appuntamento con il Ministro Lanzillotta, che ha la responsabilità delle politiche regionali e quindi è la nostra controparte diretta nelle nuove norme di attuazione; così come, dopo aver parlato con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, stiamo discutendo, ho già invitato il Presidente del Consiglio Romano Prodi a venire in Sardegna per poter fare esattamente quello che voi avete proposto, cioè un confronto ampio con le istituzioni del popolo sardo, con la Giunta regionale, col Consiglio, con i rappresentanti delle autonomie locali, i rappresentanti delle parti sociali, delle organizzazioni dei lavoratori e dei produttori. E' esattamente quello che abbiamo iniziato a fare e che stiamo facendo senza molti proclami.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue SORU.) Concordo anche sul fatto che non sia giusto ogni volta iniziare da capo, e che sia responsabilità dell'Amministrazione della Regione ripartire da punti fermi che comunque sono stati lasciati da chi ci ha preceduto.

Ritengo che sia stato un grosso sbaglio nel passato non utilizzare appieno la precedente Intesa istituzionale Stato-Regioni, firmata dagli allora Presidenti Palomba e D'Alema, pur con i segni che comunque mostra del passato, era sicuramente un'ottima base di partenza che avrebbe potuto aiutare la precedente legislatura. E' esattamente quello che stiamo facendo, quello che ci proponiamo di fare, rinnovare quel patto approfondendolo dove deve essere approfondito e portandolo a compimento laddove non è stato ancora portato a compimento; addirittura, lo dico senza nessuna polemica, ho provato ad utilizzare un altro patto che comunque questa Regione ha firmato con l'allora Presidente del Consiglio e i diversi Ministri interessati nel maggio del 2002, che riguardava un impegno solenne che il precedente Governo aveva preso di fare tutto quanto fosse necessario per utilizzare il criterio dell'insularità e per fare sì che la nostra Regione rimanesse in Obiettivo 1, un impegno che appena dopo sei mesi lo Stato disattese, nello stesso dicembre del 2002, presentando il memorandum italiano alla discussione per il successivo Quadro Comunitario di Sostegno.

E' arrivato il presidente Spissu, quindi posso anche dire che con il presidente Spissu avevamo già parlato dell'opportunità che le diverse istituzioni della Regione possano incontrarsi con il nuovo Presidente della Repubblica e i Presidenti delle due Camere per significare esattamente quello che voi avete ricordato, cioè che la Regione sta vivendo un periodo di riforme istituzionali, un periodo importante di riforme istituzionali, ha approvato la Consulta statutaria, si propone di approvare la proposta di legge costituzionale che verrà presentata alle Camere. Quindi avvisare di tutto questo e chiedere la necessaria attenzione affinché questi processi vengano portati a termine, così come vengano portate a compimento, e ci sia la possibilità di sentire la voce della nostra Regione, le riforme istituzionali che verranno fatte a livello nazionale e che dovranno tenere conto della nostra posizione su diversi temi.

Sono anche d'accordo, e lo farò, circa la necessità proprio di stringere assieme tutte le forze della nostra Regione, tutte le responsabilità politiche a qualsiasi livello e le responsabilità sociali, per discutere sulle cose da fare o meglio per ricordarci le cose da fare, credo che la loro individuazione sia ormai assolutamente conosciuta e ben condivisa; per quanto riguarda le entrate, dimenticavo di dirvi che, proprio oggi, ho consegnato tutta la documentazione al Sottosegretario all'economia Antonio Casula, peraltro anche lui nostro corregionale, e stiamo preparando un appuntamento con il Ministro dell'economia, separatamente.

I temi sono quindi quello delle entrate, quello delle servitù militari e di tutti gli obblighi che conseguono successivamente al ritiro delle servitù militari della Sardegna, ma anche quello della tutela dell'ambiente e della tutela dei beni culturali, che sono uno strumento importante della nostra identità regionale ma anche uno strumento importante attorno al quale possono passare le nuove possibilità di sviluppo per la nostra Regione.

La nostra Regione ha mostrato di volersi e di potersi prendere cura del suo patrimonio culturale meglio di quanto abbia fatto lo Stato. Giovedì 16, mi pare, incontrerò il Ministro Rutelli su questi temi e sulla volontà appunto di portare a compimento un percorso che avevamo già iniziato con il Ministro Urbani e approfondirlo. Volevo confortarvi su questo.

La Giunta regionale sta facendo quello che si era proposto di fare nel passato e, lo dico senza polemica, purtroppo non ha avuto abbastanza ascolto nel passato, in questo momento lo stiamo avendo di più e concordo con voi che è un momento di grande opportunità per la nostra Regione, un momento in cui occorre stare uniti e credo che si possa stare uniti in tutta la nostra Regione a partire da questa Aula e a partire da una firma comune su questa mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà. ARTIZZU (A.N.). Presidente, io chiedo la verifica del numero legale, però al di là di questo accorgimento tecnico, credo che il clima suggerisca di interrompere, in questo momento, questa discussione e di rimandarla a domani, o comunque di sospenderla e di rimandarla.

PRESIDENTE. La verifica del numero legale la possiamo fare. Poi devo dare la parola ai due presentatori della mozione perché si devono dichiarare soddisfatti o insoddisfatti o comunque svolgere delle considerazioni a seguito della replica del Presidente della Regione, poi valuteremo eventualmente l'opportunità di sospendere questa discussione prima della presentazione di un ordine del giorno o per consentire la preparazione e la presentazione dell'ordine del giorno.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà

BIANCU (La Margherita-D.L.). Intervengo sull'ordine dei lavori, Presidente, c'è già stata un'interlocuzione proprio tendente, anche sulla base dell'intervento del collega Secci che ha illustrato la mozione della maggioranza, a dare il tempo e la possibilità di concordare un ordine del giorno unitario che, verosimilmente, può essere preparato da qui alla ripresa dei lavori domani mattina, quindi per riprendere domani mattina con la votazione, speriamo, di un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE. E' stata richiesta la verifica del numero legale, prego i colleghi di prendere posto. (Appoggia la richiesta di verifica del numero legale il consigliere Ladu, Capogruppo.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 38 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GIAGU - LADU - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PINNA - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SPISSU - UGGIAS.)

Dunque, colleghi, constatata la mancanza del numero legale, dovremo sospendere la seduta per 30 minuti. Resta in piedi una richiesta di rinvio a domani. Se i relatori sono d'accordo, rinviamo a domani mattina. Riprendiamo i lavori con le repliche dei due relatori e la successiva discussione dell'ordine del giorno che nel frattempo verrà approvato.

Devo comunicare che domani, così come previsto, non possiamo svolgere né l'interpellanza Oppi e più né la mozione presentata dall'onorevole Capelli, in quanto l'assessore Dirindin, che pensava di poter rientrare questa notte da Roma, invece non può rientrare, per cui, non essendo presente l'Assessore, penso che dovremmo stabilire un'altra giornata di lavoro.

Ricordo che la prima Commissione è convocata domani mattina, giovedì 1 giugno, alle ore 9, per l'esame del provvedimento sull'organizzazione dei seggi elettorali in concomitanza di amministrative e referendum nelle città di Cagliari e di Carbonia, disegno di legge numero 232.

Il Consiglio è convocato sempre nella stessa giornata di giovedì 1 giugno, l'orario è sempre alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 33.



Allegati seduta

CXCIX SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì 31 maggio 2006

Presidenza del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

Corda, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 18 maggio 2006 (193), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Balia, Vincenzo Floris, Lai e Milia hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 31 maggio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione SCARPA sulla istituzione di nuove servitù militari a Stintino". (491)

(Risposta scritta in data 30 maggio 2006.)

Continuazione della discussione dell'articolato ed approvazione del testo unificato della proposta di legge Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo: "Criteri e modalità per il conferimento di funzioni amministrative agli enti locali" (43/A) e del disegno di legge: "Conferimento di nuove funzioni e compiti agli enti locali" (85/A)

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato della proposta di legge numero 43/A e del disegno di legge numero 85/A. L'esame prosegue con la discussione dell'articolo 44 e dei relativi emendamenti, precedentemente sospesi .

Ricordo che all'articolo 44 sono stati presentati gli emendamenti numero 18, 19, 43 e 20.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, al di là dell'emendamento numero 20 che di fatto riprende il decreto legge numero 112, quindi nulla di nuovo, sull'articolo 44 si deve invece prestare una certa attenzione per quanto riguarda l'emendamento numero 19, aggiuntivo come articolo 44 bis. Io sono andato a vedermi il decreto legislativo numero 112 del 1998 il quale, al primo comma dell'articolo 71, dice che, in materia di valutazione di impatto ambientale, sono di competenza dello Stato tutta una serie di questioni, prevedendo al secondo comma che: "Con atto di indirizzo e coordinamento da adottare entro otto mesi dalla data in vigore del presente decreto legislativo, sono individuate le specifiche categorie di opere, interventi e attività attualmente sottoposti a valutazione statale di impatto ambientale da trasferire alla competenza delle regioni".

Ora, immagino che questo lavoro sia già stato fatto da parte dello Stato e che quindi tutte quelle categorie previste siano state, come di competenza, trasferite alle Regioni. Però, il succitato articolo, al comma 3 dice: "Il trasferimento delle competenze attualmente in capo allo Stato è subordinato, per ciascuna regione, alla vigenza della legge regionale della VIA…"; visto che ci stiamo mettendo mano, posso dedurre che non c'è una legge della VIA in Sardegna o, perlomeno, c'è una serie di norme che non sono un testo organico sulla materia della valutazione e di impatto ambientale; da qui nascono le mie perplessità nel leggere sull'articolo 44 bis quali sono i compiti della Regione.

Peraltro il decreto legislativo numero 112 dice che, tutte queste competenze vengono trasferite con un atto. La Regione Sardegna ritiene, in questo momento, con l'articolo 44 bis, di autonormarsi dandosi da sé una serie di competenze quali ad esempio la predisposizione di direttive nell'ambito previsto dalle normative statali, la formulazione di linee guida e quant'altro. Fin qui, pur non essendo d'accordo, ancora ancora! Ciò che invece mi trova assolutamente contrario è il comma 3 di questo articolo 44 bis, perché io credo che la valutazione di impatto ambientale debba essere considerata un atto assolutamente tecnico e oggettivo, che non può prestarsi ad un atto deliberativo della Giunta; invece, così come è formulato, fa capire che la Giunta potrebbe, in qualsiasi momento, anche modificare l'orientamento dell'organo tecnico. Quando io dico che è una valutazione di impatto ambientale, una volta che la parte tecnica è stata esaurita, a quel punto è sufficiente una determinazione del dirigente per approvarla valutazione.

Per cui, ripeto, questo comma 3 credo che non possa essere mantenuto in piedi, perché, voglio dire, presta il fianco ad una valutazione politica, che politica non può essere, perché la valutazione di impatto ambientale deve essere solo ed esclusivamente una valutazione tecnica, se si seguono quei famosi indirizzi di cui voi avete parlato nel precedente comma 2. Quindi, se non intervengono fatti nuovi (che per il momento non sono a conoscenza dell'Aula) su questo articolo 44 bis, credo, anzi sono convinto, che non possa essere da noi accettato; per cui, non posso far altro che annunciare il voto contrario su questo emendamento numero 19, o quanto meno questo emendamento numero 19, che potrebbe anche non comparire nel testo unificato, potrebbe essere una norma che non ha niente a che vedere col trasferimento di competenze agli enti locali, visto che, comunque, questo testo è nato certamente per conferire funzioni, ma con alcuni criteri che forse si sarebbero potuti stabilire qui, e poi lasciare ad altro atto il trasferimento della competenza che peraltro non esiste perché, come ho detto….

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Avevamo chiesto come Gruppo la sospensione dell'articolo 44 proprio in relazione all'emendamento numero 19. Le perplessità e i dubbi riguardavano prevalentemente il comma sul quale si è accentrata l'attenzione del collega Diana, cioè il terzo comma dell'emendamento numero 19. Noi vorremmo proporre una modifica di tale comma, non so se sia il caso di farlo in Aula o, siccome questa è una materia sulla quale abbiamo discusso anche in Conferenza dei Capigruppo, valutare lei, Presidente, insieme ad altri colleghi se magari non sia più utile un'interruzione per un'interlocuzione con la Giunta e con l'opposizione per un'ipotesi di modifica del terzo comma che, essendo ormai in discussione l'emendamento numero 19, non può che essere considerata un emendamento orale e quindi avere il consenso dell'Aula e dei colleghi.

Sarebbe il caso, magari, di una breve interruzione per un minimo di interlocuzione su una proposta di modifica prima del voto del comma 3 dell'emendamento numero 19, che dovrebbe essere l'articolo 44 bis.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, se l'Aula non ha problemi, possiamo interrompere, come abbiamo interrotto alle ore 13, esattamente per questo. Abbiamo iniziato stasera anche con qualche ritardo perché qualche Gruppo era ancora impegnato, pensavo che questo scambio di opinioni fosse già avvenuto.

MARROCU (D.S.) Non può valutare l'ipotesi che si tenga adesso la Conferenza dei Capigruppo per definire la programmazione dei lavori, così cogliamo l'occasione per decidere l'uno e l'altro?

PRESIDENTE. Se i colleghi Capigruppo ci sono, possiamo fare un'interruzione. La Conferenza dei Capigruppo non si è potuta tenere prima, perché i Gruppi erano impegnati nella pausa,quindi se ora i Capigruppo ci sono, posso convocare la Conferenza dei Capigruppo così si può definire questo aspetto oltre che l'ordine e l'organizzazione dei lavori successivi.

MARROCU (D.S.). I Capigruppo ci sono.

PRESIDENTE. Va bene, allora sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Capigruppo nella sala attigua.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 03, viene ripresa alle ore 18 e 18.)

PRESIDENTE. Bene, prego i colleghi di prendere posto, riprendiamo il nostro lavoro. Siamo in sede di esame dell'articolo 44, poiché nessun altro è iscritto a parlare, metto in votazione l'emendamento numero 18,

sul quale erano già stati espressi i pareri.

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Chiedo il voto elettronico palese sull'emendamento sostitutivo totale numero 18.

PRESIDENTE. L'onorevole Ladu chiede il voto elettronico palese dell'emendamento numero 18. Prego i colleghi di predisporsi alla votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 18.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Pirisi ha votato a favore e che il consigliere Contu ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Frau - Gessa - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Amadu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Floris Mario - Liori - Moro - Oppi - Pisano - Randazzo - Vargiu.

Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Atzeri - Cassano - Gallus - La Spisa - Ladu - Lombardo - Murgioni - Petrini - Pili - Rassu - Sanciu - Sanjust - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 48

astenuti 14

maggioranza 25

favorevoli 34

contrari 14

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'emendamento aggiuntivo numero 19.

E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Presidente, intervengo per proporre una modifica del terzo comma dell'emendamento numero 19, sostituendo la parola "motivato" con le parole "sulla base dell'attività istruttoria", chiedendo la votazione per parti, già da ora con la controprova, in modo da eliminare l'ultima parte da "Fino all'adeguamento della disciplina..." sino alla fine del comma.

Quindi la proposta, se i colleghi sono d'accordo, è di sostituire nel comma 3 la parola "motivato" con le parole "sulla base dell'attività istruttoria". Quindi verrebbe così: "Le procedure di cui all'articolo 39 della legge regionale n. 1 del 1999 si concludono con atto deliberativo, sulla base dell'attività istruttoria, assunto dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della difesa dell'ambiente".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, per capire cosa, come e in che modo si introduce la modifica, cioè: è un emendamento orale? E' stato concordato? Con chi è stato concordato? Per riuscire a capire perché, se non si comprende, è difficile poter essere d'accordo sull'emendamento orale.

PRESIDENTE. L'emendamento è evidentemente un emendamento orale che viene presentato in Aula e che precisa… chiedo scusa, colleghi, però non si può lavorare in questo modo! Ho difficoltà io ad ascoltare, a sentire, sento telefonate in corso, quindi vi prego un pochino di seguire il lavoro, che è complicato.

Dicevo che, evidentemente, si tratta di un emendamento, introdotto durante la discussione, non formalizzato, quindi non nella cartella degli emendamenti, il quale precisa l'attività della Giunta che conclude le procedure istruttorie di cui all'articolo 39 della legge numero 1 del 1999; il "motivato" è precisato con l'attività istruttoria svolta, quindi la motivazione sulla base della quale la Giunta, con un suo provvedimento, conclude questa attività è l'attività istruttoria stessa, perché altrimenti non si comprenderebbe che tipo di motivi possa concludere il procedimento. Onorevole Uras…

URAS (R.C.). Scusi Presidente, non ho colto…

PRESIDENTE. Va bene, non occorre, ho provato a darle spiegazioni, so che, se parliamo in quattro, è complicato coglierle…

URAS (R.C.). Chiedo scusa.

PRESIDENTE. Dicevo che l'emendamento non può che considerarsi un emendamento orale a precisazione di quell'indefinito "motivato". Quindi la motivazione sulla base della quale la Giunta conclude l'attività istruttoria è l'attività istruttoria stessa.

URAS (R.C.). Va bene, adesso mi è chiaro, Presidente.

PRESIDENTE. Colleghi, allora procediamo alla votazione per parti dell'emendamento numero 19.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale elettronica.

PRESIDENTE. E' stata richiesta la votazione elettronica dall'onorevole Capelli. Votiamo la prima parte fino all'ultimo capoverso cioè fino ad "ambiente." sostituendo la parola " motivato" con " sulla base dell'attività istruttoria".

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento numero 19, nel testo modificato dal consigliere Marrocu.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.

Si sono astenuti: Il PRESIDENTE SPISSU - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - PISANO - RANDAZZO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 55

astenuti 7

maggioranza 28

favorevoli 38

contrari 17

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione la seconda parte dell'emendamento numero 19, da "Fino all'adeguamento…" a " effetti.".

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Uras. Posso chiedere ai colleghi un po' di silenzio? Grazie.

Prego, onorevole Uras.

URAS (R.C.). Disgraziatamente non posso utilizzare la mia voce in pieno.

Noi avremmo voluto fare la dichiarazione di voto prima, dichiarando il nostro voto favorevole, ma anche motivandolo. La procedura di VIA, soprattutto quella relativa alla Valutazione ambientale strategica, è una procedura che richiama competenze tecniche. Non c'è organo politico che possa sostituirsi alla competenza tecnica, per cui deve essere chiaro alla Giunta che non c'è un cosiddetto libero arbitrio rispetto al provvedimento che deve essere emanato, che quindi si deve assolutamente ed esclusivamente fondare sulle valutazioni tecniche degli organi a ciò preposti.

Noi abbiamo fatto, lo dico in linea di principio, battaglie storiche per consentire che venisse fuori l'imparzialità della pubblica amministrazione, distinguendo le funzioni politiche di indirizzo e di orientamento da quelle tecniche, cioè di valutazione specifica nel merito; se abbandonassimo questa strada, lo dico all'assessore Dadea che conosco persona sensibile su questi argomenti, sarebbe un tornare indietro assolutamente negativo.

(Interruzione del consigliere Capelli)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo il voto segreto.

PRESIDENTE. ? E' stata chiesta la votazione a scrutinio segreto dall'onorevole Capelli, tale richiesta va sostenuta.

(Appoggia la richiesta il consigliere Ladu, Capogruppo.)

Prego i colleghi di predisporsi alla votazione.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento numero 19.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 69

votanti 67

astenuti 2

maggioranza 34

favorevoli 2

contrari 65

(Il Consiglio non approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Mario - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Ladu - Lanzi - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 43. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 20. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 78.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 78:

Art. 78

Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, valutati in euro 94.790.000 per l'anno 2006, in euro 82.635.000 per l'anno 2007 e in euro 82.735.000 per l'anno 2008 e successivi, si fa fronte con le risorse gia destinate agli interventi in capo alla Regione e trasferiti a' termini della presente legge agli enti locali.

2. Alle spese a copertura degli oneri relativi al personale trasferito si fa fronte con le risorse iscritte in conto delle UPB S02.066, S02.086 e S02.087; alle conseguenti variazioni di bilancio si provvede con decreto dell'Assessore competente in materia di bilancio, previa individuazione delle risorse da trasferire da parte dell'Assessorato competente in materia di personale.

3. Nel bilancio della Regione per l'anno 2006 e per gli anni 2006-2008 sono introdotte le seguenti variazioni:

in aumento

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.019

Trasferimenti agli enti locali - Parte corrente

2006 euro 60.717.000

2007 euro 61.865.000

2008 euro 62.065.000

UPB S04.020

Trasferimenti agli enti locali - Investimenti

2006 euro 34.073.000

2007 euro 20.770.000

2008 euro 20.670.000

in diminuzione

03 - PROGRAMMAZIONE

UPB S03.006

Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente

2006 euro ---

2007 euro 13.000.000

2008 euro 15.330.000

mediante pari riduzione della riserva di cui alla voce 12 della tabella A allegata alla legge finanziaria

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.112

Contributi ai comuni per strumenti urbanistici

2006 euro 2.000.000

2007 euro ---

2008 euro ---

05 - AMBIENTE

UPB S05.019

Rilevamento, risanamento e controllo dell'inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico

2006 euro 2.324.000

2007 euro 2.324.000

2008 euro 2.324.000

UPB S05.020

Finanziamenti di parte corrente per la gestione dei rifiuti

2006 euro 806.000

2007 euro 806.000

2008 euro 806.000

UPB. S05.021

Investimenti nell'ambito della gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati

2006 euro 250.000

2007 euro 250.000

2008 euro 250.000

UPB S05.027

Spese per la tutela delle acque - Parte corrente

2006 euro 100.000

2007 euro 100.000

2008 euro 100.000

UPB S05.074

Spese correnti in materia di VIA e sistema informativo ambientale

2006 euro 86.000

2007 euro 86.000

2008 euro 86.000

07 - TURISMO

UPB S07.018

Enti turistici - Spese di funzionamento

2006 euro 8.000.000

2007 euro 1.200.000

2008 euro 1.000.000

UPB S07.020

Promozione e propaganda turistica

2006 euro 2.000.000

2007 euro 2.000.000

2008 euro 2.000.000

UPB S07.021

Partite che si compensano nell'entrata

2006 euro 3.000

2007 euro 3.000

2008 euro 3.000

UPB S07.036

Spese di funzionamento delle Commissioni dell'artigianato e dell'ISOLA

2006 euro 1.000.000

2007 euro 1.000.000

2008 euro 1.000.000

UPB S07.045

Promozione, riqualificazione e associazionismo

2006 euro 80.000

2007 euro 80.000

2008 euro 80.000

08 - LAVORI PUBBLICI

UPB S08.033

Finanziamenti agli enti locali per la realizzazione di opere di loro interesse

2006 euro 12.600.000

2007 euro 6.000.000

2008 euro 6.000.000

UPB S08.053

Altre infrastrutture di trasporto

2006 euro 13.603.000

2007 euro 7.000.000

2008 euro 7.000.000

UPB S08.079

Edilizia abitativa. Parte corrente

2006 euro 125.000

2007 euro 0

2008 euro 0

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

UPB S11.015

Interventi per la tutela e la valorizzazione della lingua e della cultura sarda

2006 euro 2.950.000

2007 euro 2.000.000

2008 euro 1.000.000

UPB S11.027

Investimenti per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali

2006 euro 7.370.000

2007 euro 7.270.000

2008 euro 7.170.000

UPB S11.034

Beni librari

2006 euro 8.150.000

2007 euro 8.150.000

2008 euro 8.150.000

UPB S11.048

Manifestazioni ed iniziative di promozione nel settore dello sport

2006 euro 7.316.000

2007 euro 6.766.000

2008 euro 6.716.000

UPB S11.049

Interventi in conto capitale per impianti sportivi

2006 euro 500.000

2007 euro 500.000

2008 euro 500.000

UPB S11.050

Formazione e tutela sanitaria nel settore dello sport

2006 euro 405.000

2007 euro 300.000

2008 euro 170.000

UPB S11.052

Interventi per attività e manifestazioni culturali e di spettacolo

2006 euro 3.400.000

2007 euro 2.800.000

2008 euro 2.100.000

UPB S11.060

Interventi a favore della scuola dell'infanzia - Spese correnti

2006 euro 21.000.000

2007 euro 20.800.000

2008 euro 20.800.000

UPB S11.062

Istruzione dell'obbligo e superiore

2006 euro 222.000

2007 euro 0

2008 euro 0

UPB S11.072

Formazione integrata

2006 euro 400.000

2007 euro 200.000

2008 euro 150.000

4. L'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio provvede all'emissione del decreto di cui all'ultimo comma dell'articolo 38 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11(Norme in materia di bilancio e contabilità della Regione), e successive modificazioni ed integrazioni, successivamente agli adempimenti previsti dal comma 2 dell'articolo 10. Gli Assessorati competenti continuano sino a tale data ad assumere gli impegni ed effettuare i pagamenti sulle poste stanziate dalla legge di bilancio per l'anno 2006 e a gestire, sino ad esaurimento, le somme sussistenti in conto residui e quelle impegnate in conto competenza alla stessa data.

5. Gli oneri derivanti dall'attuazione dalla presente legge gravano sulle UPB di cui al comma 3 del bilancio della Regione per l'anno 2006 ed a quelle corrispondenti dai bilanci per gli anni successivi.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Colleghi, passiamo alla votazione conclusiva del Testo unificato 43-85/A.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del Testo unificato della proposta di legge numero 43/A e del disegno di legge numero 85/A.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - UGGIAS - URAS.

Rispondono no i consiglieri: CASSANO - DEDONI - VARGIU.

Si sono astenuti: il PRESIDENTE SPISSU - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LIORI - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 46

astenuti 16

maggioranza 24

favorevoli 43

contrari 3

(Il Consiglio approva)

Bene, colleghi, abbiamo concluso l'esame del Testo unificato 43-85/A. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di proseguire i lavori questa sera per l'esame della mozione Floris e più (72) e della mozione Marrocu e più (74) e, nella giornata di domani, per l'esame della mozione presentata dall'onorevole Capelli, sulla eradicazione della peste suina e del disegno di legge sulla organizzazione dei seggi nella città di Cagliari e di Carbonia per la concomitanza delle elezioni amministrative con il referendum costituzionale. La Commissione, domani mattina, magari prima dell'inizio dei lavori, dovrà esaminare quest'ultimo provvedimento che consta di due articoli ed è appunto di tipo organizzativo.

LA SPISA (F.I.). Presidente, c'è anche l'interpellanza numero 149/A!

PRESIDENTE. Sì, l'interpellanza è già all'ordine del giorno. Allora, in apertura c'è la discussione dell'interpellanza numero 149/A (a firma Sanjust, La Spisa e più, sulla transazione dei canoni dovuti all'ERSAT dalla 3A), e dell'interpellanza 163/A (a firma Oppi, Amadu e più, sui contributi alle Università della Sardegna per l'istituzione di borse di studio). Se siete d'accordo…

(Interruzione del consigliere Floris Mario)

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per cercare di capire qual è l'interpretazione data dal Presidente del Consiglio e dalla Conferenza dei Capigruppo (che tra l'altro non ha nessuna competenza) alla richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio che 24, 25 o 27 colleghi consiglieri hanno avanzato alla Signoria vostra illustrissima.

Ai sensi dell'articolo 54 del Regolamento, quando c'è una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, il Presidente del Consiglio convoca immediatamente il Consiglio entro dieci giorni. I dieci giorni se ne sono andati. Addirittura adesso è stata presentata una mozione che si vorrebbe abbinare a quella per la quale è stata chiesta la convocazione straordinaria del Consiglio. Vorrei chiedere al Presidente che cosa stiamo facendo, perché se è così non ci potrebbe mai più essere convocazione e richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio se uno poi appiccica alla prima mozione un'altra mozione, o altri argomenti ancora. Mi rendo conto che si tratta di una mozione che voleva avere un sapore unitario, però chiedo di capire come il Presidente del Consiglio è arrivato a questa determinazione.

PRESIDENTE. Onorevole Floris, lei parla della mozione numero 72?

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Sì, della mia mozione.

PRESIDENTE. Allora, la mozione numero 72 è stata presentata con la richiesta di convocazione urgente del Consiglio ed è stata, nei termini previsti dal Regolamento, inserita all'ordine del giorno con decisione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, su mia proposta, la scorsa settimana. Quindi, la scorsa settimana, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di chiamare la mozione numero 72 nella serata di oggi. Nel frattempo è arrivata un'altra mozione sulla stessa materia e, non diversamente da come accade di solito, abbiamo, ho valutato di discuterle insieme, utilizzando, onorevole Floris, l'articolo 115 del Regolamento, non diversamente da come abbiamo fatto altre volte, devo dire.

Prego, onorevole Floris. Aspetti che le dia la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, non l'abbiamo mai fatto, perché io ho presieduto questa Assemblea e ho sempre dato atto alla minoranza che aveva ragione su questo tema. Quando c'è una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, non c'è Conferenza che tenga, il Presidente convoca immediatamente il Consiglio entro dieci giorni, ponendo all'ordine del giorno quel problema, non si possono presentare altre mozioni. L'abbinamento delle mozioni è possibile quando si tratta di mozioni ordinarie, non con richiesta straordinaria del Consiglio. Lo dico perché rimanga agli atti del Consiglio e perché stiamo innovando una cosa che non va innovata. Se la minoranza chiede una convocazione straordinaria del Consiglio per discutere un argomento che è della minoranza, lasciate che almeno la minoranza se lo discuta.

PRESIDENTE. Capisco la sua osservazione, onorevole Floris. Ripeto, su materie di questo genere abbiamo fatto così anche nella passata legislatura, tuttavia capisco l'obiezione che lei solleva. Sul piano strettamente formale sono d'accordo con lei, sul piano politico le dico che abbiamo fatto delle valutazioni su questa materia che si richiama fra l'altro a ordini del giorno unitari dell'Assemblea, provenienti da mozioni o da attività sviluppate dalla maggioranza e/o dall'opposizione. Sul piano strettamente regolamentare, penso di doverle dare ragione, nel senso che lei ha ragione. Quindi, onorevole Floris, le chiedo scusa se sul piano politico questa operazione magari andava concordata anche con lei e non è stato fatto.

Per decidere se possiamo procedere alla discussione abbinata delle due mozioni, dando la precedenza, naturalmente, a quella su cui era stata richiesta la convocazione urgente, vi chiederei cinque minuti di sospensione, così che ci organizziamo anche mentalmente sulle mozioni.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 43, viene ripresa alle ore 18 e 51.)

Discussione della mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Artizzu - Vargiu - Ladu - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Dedoni - Diana - Liori - Milia - Moro - Murgioni - Pili - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust su un nuovo e più fecondo accordo interistituzionale tra Stato e Regione Autonoma della Sardegna dopo l'elezione del Presidente della Repubblica, del Presidente della Camera dei deputati, del Presidente del Senato della XV legislatura e della nomina del Presidente del Consiglio dei ministri, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (72) abbinata a quella della mozione Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia per il rilancio della vertenza con lo Stato e la rapida conclusione di una intesa in materia
di entrate, di demanio e patrimonio e sulla riduzione delle servitù militari (74)

PRESIDENTE. Bene, colleghi. Iniziamo adesso la seduta straordinaria del Consiglio per l'esame della mozione numero 72, a firma Floris Mario, La Spisa e più, con richiesta, appunto, di convocazione straordinaria ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

Ne ho abbinato la discussione a quella della mozione numero 74, e di questo chiedo scusa all'onorevole Floris, nel senso che non costituisce un precedente se non per un argomento così importante su cui il Consiglio si è più volte pronunziato unitariamente.

(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 72 e della mozione numero 74:

Mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Artizzu - Vargiu - Ladu - Amadu -Capelli -Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Dedoni - Diana - Liori - Milia - Moro - Murgioni - Pili - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust su un nuovo e più fecondo accordo interistituzionale tra Stato e Regione autonoma della Sardegna dopo l'elezione del Presidente della Repubblica, del Presidente della Camera dei deputati, del Presidente del Senato della XV legislatura e della nomina del Presidente del Consiglio dei ministri, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che, con l'avvenuta elezione del Presidente della Repubblica, del Presidente del Senato e della Camera dei deputati e con la nomina del Presidente del Consiglio dei ministri e del Governo, si avvia concretamente la XV legislatura del Parlamento italiano;

RIVOLTO un deferente e caloroso saluto da parte dell'intera Assemblea regionale alle personalità chiamate a ricoprire le cariche più alte della Repubblica e dello Stato, alle quali dobbiamo assicurare ogni possibile collaborazione nell'interesse della Sardegna e del Paese;

RITENUTO che si impone la ricerca e la condivisione di una nuova moderna proposta politica e programmatica per il progresso della Sardegna nel contesto nazionale, europeo e internazionale e una nuova e complessiva iniziativa unitaria volta a realizzare reali processi di crescita civile e di sviluppo economico della Sardegna;

RICORDATO che sono giacenti nel Parlamento italiano alcune proposte di legge costituzionali concernenti lo Statuto speciale per la Sardegna, per le quali il Consiglio regionale aveva approvato il 4 giugno 2002 l'ordine del giorno n. 67, il 13 novembre 2002 l'ordine del giorno n. 77, l'8 settembre 2004 l'ordine del giorno n. 1, il 7 ottobre 2004 l'ordine del giorno n. 2 e il 19 ottobre 2005 l'ordine del giorno n. 20, che qui si richiamano integralmente, anche se non sono totalmente esaustivi delle istanze, delle aspettative e dei diritti della Sardegna;

RICORDATO ancora che è fondamentale e irrinunciabile non solo adeguare lo Statuto sardo di autonomia all'evoluzione delle istituzioni nazionali ed europee, salvaguardando l'intangibile diritto del popolo sardo all'autodeterminazione e all'autogoverno, ma anche pervenire in tempi rapidi alla definizione delle trattative da tempo aperte sulle risorse finanziarie spettanti alla Regione, da quelle fiscali a quelle per l'economia, in particolare quelle afferenti all'articolo 13 della Statuto, sulla continuità territoriale, sulle servitù militari e sugli accordi internazionali che riguardino la Sardegna,

impegna

1) il Presidente del Consiglio regionale a farsi promotore di una iniziativa interistituzionale (Consiglio regionale, province e comuni, per il tramite del Consiglio delle autonomie locali) per un incontro con il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato e il Presidente della Camera per avviare nei due rami del Parlamento, attraverso il coinvolgimento dei parlamentari sardi, tutte le procedure necessarie per conseguire quei processi di riforma istituzionale che la Sardegna rivendica e che sono i presupposti di una Regione moderna e innovatrice;

2) il Presidente della Regione a farsi promotore, in una con quella del Presidente del Consiglio, di una convergente iniziativa interistituzionale (Giunta regionale-province e comuni, per il tramite della Conferenza permanente Regione-enti locali, CREL, Partenariato economico-sociale) per un incontro con il Presidente del Consiglio, i Ministri ed i Sottosegretari sardi per una nuova Intesa istituzionale di programma volta a delineare ed a definire tutte le questioni aperte Stato-Regione e quei processi di crescita e di sviluppo della Sardegna anche in funzione del ruolo che ha nel Mediterraneo come anello di congiunzione tra l'Italia, l'Europa ed i Paesi afro-asiatici. (72)

Mozione Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia per il rilancio della vertenza con lo Stato e la rapida conclusione di una intesa in materia di entrate, di demanio e patrimonio e sulla riduzione delle servitù militari.

IL CONSIGLIO REGIONALE

RICHIAMATI gli ordini del giorno approvati:

1) sulla risoluzione in materia di entrate della Regione, in data 20 luglio 2005;

2) sullo schema di norme di attuazione dell'articolo 14 dello Statuto speciale della Regione in materia di demanio e patrimonio, in data 22 giugno 2005;

3) sul peso rilevante delle servitù militari in Sardegna, a causa del quale è inibita, totalmente o per gran parte dell'anno, in vaste aree territoriali dell'Isola, ed in particolare in quelle costiere, ogni attività, ivi comprese quelle economiche e lavorative, in data 23 giugno 2005;

PRESO ATTO che a seguito delle elezioni per il rinnovo del Parlamento si è insediato un nuovo Governo;

RITENUTO che le tematiche trattate dagli ordini del giorno sopra elencati sono tutt'ora attuali e che è opportuno riproporle al nuovo Governo per sottolinearne la rilevanza per la nostra Regione e sollecitarne una rapida conclusione attraverso adeguati impegni secondo le linee indicate nei citati documenti;

SOTTOLINEATO che:

a) in materia di entrate, le questioni aperte ed urgenti riguardano:

1) l'attuazione della Legge n. 122 del 1983, nella cui applicazione si sono riscontrate, come già più volte denunciato, sia difficoltà nell'interpretazione del dettato normativo (spettanze IRPEF, determinazione della quota IVA), sia anomalie operative dell'amministrazione centrale (rimborsi IRPEF), che hanno generato consistenti riduzioni del gettito che compete alla Regione per previsione statutaria;

2) l'applicazione dell'articolo 13 dello Statuto che fa obbligo allo Stato, col concorso della Regione, di disporre un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola. L'ultimo programma di intervento è quello finanziato con la Legge n. 402 del 1994; è dunque urgente attivare tutti gli adempimenti necessari per un nuovo organico Piano di rinascita che disponga, nel pieno rispetto del disposto statutario, un intervento straordinario per il rilancio del sistema economico e sociale regionale;

3) l'attuazione dell'intesa istituzionale di programma tra il Governo della Repubblica e la Giunta regionale del 21 aprile 1999 che, con accordo vincolante, impegnava lo Stato ad una serie ampia di importanti interventi; in particolare, per le entrate, il punto 1 della lettera c) dell'articolo 7 prevede la revisione delle quote di devoluzione alla Regione del gettito tributario previsto dalle lettere a), b), c), d) e) ed f) dell'articolo 8 dello Statuto e la determinazione in quota fissa della devoluzione dell'IVA di cui alla lettera g) del medesimo articolo 8;

b) in materia di demanio e patrimonio, il Consiglio regionale con l'ordine del giorno ha espresso parere favorevole sullo schema di norme di attuazione dell'articolo 14 dello Statuto predisposto dalla Commissione paritetica nel marzo del 2002, il quale tuttavia attende ancora di essere emanato con decreto del Presidente della Repubblica; lo stesso ordine del giorno segnalava la necessità di dare una piena attuazione dell'articolo 14, la cui lettera è stata finora tradita, a causa del criterio statico imposto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 250 del 1949. A1 fine di recuperare tali ritardi è auspicabile una disciplina più forte che dettagli i tempi, dia garanzie con una partecipazione diretta della Regione nella ricognizione di tutti i beni che le competono e preveda la possibilità, in caso di inadempienze statali, di assicurarsi comunque la disponibilità dei beni;

c) in materia di servitù militari, in Sardegna si registra ancora, così come evidenziato nell'ordine del giorno, una presenza militare operativa superiore, sia dal punto di vista quantitativo, sia da quello qualitativo, a quella che insiste complessivamente nelle altre regioni italiane. Il territorio sottoposto a vincolo è pari a 37.374 ettari, di cui 23.766 di demanio e 13.608 di servitù militari. Poiché l'eccessivo peso delle presenze ed attività militari e dei vincoli ad esse connessi contrasta con l'esigenza di un equilibrato sviluppo della società e dell'economia sarda, fondato anche sui valori della sostenibilità ambientale e della tutela attiva del patrimonio naturale, lo Stato deve impegnarsi ad una significativa riduzione dei pesi militari e al trasferimento alla Regione, all'atto stesso della cessazione del vincolo derivante dalla loro destinazione, dei beni non più utilizzati per le attività militari, cosicché possano essere destinati ad utilizzo pubblico e di interesse della collettività,

tutto ciò considerato

impegna la Giunta regionale

ad assumere con urgenza ogni utile iniziativa con il Governo nazionale per riproporre le tematiche già esplicitate negli ordini del giorno citati in premessa inerenti:

a) al sistema delle entrate della Regione, tenendo distinte le problematiche che attengono:

1) all'attuazione del vigente regime previsto dalla Legge n. 122 del 1983;

2) alla predisposizione delle proposte normative necessarie ad adeguare il complesso delle disposizioni contenute nel titolo III dello Statuto come stabilito nella lettera c) dell'articolo 7 dell'intesa istituzionale del 21 aprile 1999;

3) al rifinanziamento dell'articolo 13 dello Statuto in base al quale lo Stato, col concorso della Regione, dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola;

b) alla piena attuazione dell'articolo 14 dello Statuto, in modo da garantire il trasferimento alla Regione dei beni demaniali e dei diritti patrimoniali;

c) alla riduzione delle servitù militari e al trasferimento alla Regione dei beni già destinati ad attività militari . (74).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare il consigliere Mario Floris per illustrare la mozione numero 72.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, le ultime elezioni politiche hanno segnato, penso, una svolta nella vita del Paese, i cui riflessi si avvertiranno ovunque, anche nella nostra Regione, anche in Sardegna. L'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, dei Presidenti dei due rami del Parlamento, Camera e Senato, la nomina del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, dell'intera compagine governativa, dei Ministri e dei Sottosegretari, io credo che impongano una riflessione complessiva sullo stato dei rapporti Stato-Regione alla luce anche del programma di governo della Regione sarda. Una riflessione che le forze politiche certamente hanno fatto, ognuna per proprio conto, a seconda della loro ottica, della loro posizione e della loro collocazione. Una riflessione che però, a mio giudizio, deve essere fatta soprattutto a livello istituzionale, per disegnare il percorso che, a livello regionale, nazionale ed europeo, la Sardegna può e deve fare per la propria crescita, per il proprio sviluppo, per il proprio progresso.

Per questa ragione è stata presentata la mozione, della quale io sono primo firmatario, che ha un significato e un obiettivo. Il significato è il valore e l'esaltazione del ruolo dell'opposizione; specie in un sistema bipolare come il nostro, una opposizione che ha cultura di governo, che vuole mettere al servizio degli interessi generali della Regione e del Paese, della Sardegna e dell'Italia, il proprio ruolo; l'obiettivo è quello di concorrere con proposte aperte e coerenti a costruire una piattaforma delle reali esigenze della Sardegna per un nuovo rapporto con lo Stato che tenga conto del passato e guardi anche al futuro con lungimiranza, con concretezza, con realismo, al quale debbono poter partecipare tutte le rappresentanze della società sarda, con le proprie idee, con le proprie capacità di proposte e di sintesi.

Vedete, anche in passato ci sono stati momenti come questo che stiamo proponendo, ce ne sono stati tanti. Nella vita della Regione abbiamo avuto rapporti e accordi con lo Stato di grande interesse e rilevanza. Negli ultimi vent'anni sono stati sottoscritti protocolli, intese e accordi che, se concretamente e compiutamente attuati, avrebbero consentito alla Sardegna e ai sardi di conseguire quei risultati di crescita e di sviluppo che erano nelle aspettative generali, nelle aspettative di tutti. Intendo riferirmi, per esempio, al decreto 616, a quello 348, di conferimento di poteri e funzioni, che portarono alla legge 122 del 1983 che ridisegnò il Titolo III dello Statuto per le entrate proprie della Regione. Intendo riferirmi all'accordo con il Governo Craxi nel 1983, all'accordo con il Governo Andreotti nel 1991, all'Intesa istituzionale di programma con il Governo D'Alema del 1999, che rappresentano, tutti quelli che ho citato, veri punti di riferimento, punti cardine per lo sviluppo della Sardegna e per la modernizzazione e il rafforzamento dei poteri autonomistici. Dirò che, oltre alla Intesa istituzionale di programma del 1999 col Governo D'Alema, ce ne fu anche un altro che prevedeva gli accordi sugli APQ dell'acqua che non erano stati previsti nell'accordo del 1999.

Processi che, purtroppo, non hanno mai trovato un compimento soddisfacente, che si sono spesso interrotti con conseguenze negative, se non addirittura disastrose, per la nostra economia e per l'intera comunità della Sardegna. A monte, infatti, c'è sempre stato e c'è anche adesso un difetto, direi culturale e strutturale, della politica regionale: il cambiamento delle alleanze politiche, quindi delle maggioranze dei Governi della Regione, ha portato sempre a dimenticare, se non a disconoscere, gli accordi sottoscritti e a voler intraprendere una strada diversa a partire da zero anziché perfezionare gli accordi medesimi e adeguarli al proprio progetto politico e programmatico.

Personalmente, quando ho avuto l'onere di guidare il Governo della Regione, ho cercato di interpretare, in funzione del programma della nuova Giunta, gli strumenti e gli accordi che il mio predecessore aveva lasciato. Così ho fatto con l'Intesa istituzionale di programma D'Alema-Palomba, che ho cercato di implementare e attuare con lo stesso Governo D'Alema per il tempo che mi è stato consentito di guidare la Giunta regionale. E' una strada, è un metodo da mantenere, a mio giudizio, pur con maggioranze differenti. Oggi si parte da un dato oggettivo diverso: a Roma e in Sardegna sono alla guida del Paese e della Regione due maggioranze, due alleanze omologhe, si ricompone il quadro del 1999 tutto in mano al centrosinistra, sono però mutate le condizioni politiche e sociali, è mutato il quadro dell'economia in Italia, in Europa e nel mondo, a questi mutamenti occorre adeguare l'organizzazione dello Stato, della Regione e degli enti locali perché siano funzionali alla modernizzazione della società e alle esigenze della comunità recuperando il meglio del presente e del recente passato. Da qui un nuovo accordo Stato-Regione, sotto il profilo istituzionale, culturale, politico, sociale e economico, un accordo che noi abbiamo definito interistituzionale.

La riforma del Titolo V della Costituzione pone tutti i soggetti (Stato, Regione ed enti locali) allo stesso livello istituzionale con ruoli e funzioni proprie, l'uno complementare all'altro verso un unico obiettivo che è il bene del Paese. La mozione indica un percorso, fa una proposta al Consiglio, alla Giunta, ai Presidenti, alla maggioranza, mettendo al servizio della Regione Sardegna la capacità, la forza e i valori dell'opposizione che hanno pari dignità istituzionale. L'auspicio è che la maggioranza sappia e voglia cogliere l'essenza della nostra proposta, non mi pare che l'abbia fatto nel presentare quella mozione che ha presentato che ribadisce e ridà al Presidente della Regione la funzione e il ruolo che il Presidente ha. Istituzionalmente non ha bisogno certamente di una mozione del Consiglio regionale per dire che il Presidente della Regione ha quel ruolo e deve svolgere quella funzione nei confronti del Governo.

Anche le dichiarazioni che sono venute da parte dei Ministri, in Sardegna, in un momento elettorale, al di là degli scopi propagandistici, danno la sensazione che c'è improvvisazione, confusione, voglia di apparire più che di risolvere i problemi. Con la mozione, noi vogliamo porre all'attenzione della Giunta regionale e della maggioranza, un metodo e una piattaforma programmatica che possa essere di legislatura per il nuovo Parlamento e per il nuovo Governo dello Stato in grado di poter dare alla Sardegna, in uno spirito fattivo di leale collaborazione e di solidarietà, ciò di cui abbisogna, come strumenti e come risorse, non solo quanto ci è dovuto nel contesto del processo di sviluppo e di progresso dell'Italia in Europa e nel mondo.

Potremo entrare nei dettagli di questa piattaforma istituzionale programmatica, sarà oggetto del dibattito che abbiamo chiesto, copartecipato, per creare se non ricercare quel movimento unitario di cui siamo stimolatori e di cui la Sardegna necessita come forza primaria del suo essere popolo e nazione. E' evidente che questa piattaforma ha un percorso che è tutto nostro, del Consiglio regionale e delle forze politiche, per darci autonomamente regole e indirizzi validi per tutti e non solo per la maggioranza di governo.

Quindi noi indichiamo due percorsi: uno di livello istituzionale che dovrebbe essere fatto dal Consiglio regionale insieme al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera, al Presidente del Senato e dall'altra parte la Presidenza della Regione insieme al Governo, insieme ai Ministri, insieme al Presidente del Consiglio dei Ministri, insieme ai Sottosegretari e ai parlamentari sardi. In questo senso, noi offriamo la collaborazione e il nostro contributo.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 74 ha facoltà di illustrarla.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, prima di entrare nell'illustrazione della mozione che vede la firma di tutti i Capigruppo della maggioranza, volevo rassicurare l'onorevole Floris che, nell'intenzione dei proponenti, non c'era nessuno spirito di antagonismo rispetto alla mozione presentata dalla minoranza ma c'era invece, come cercherò di spiegare, la necessità di rendere, su problematiche di questa dimensione e di questo impegno per tutti, la condivisione, quindi al posto dell'onorevole Floris prenderei il nostro contributo come un contributo a condividere più che, in qualche maniera, a cercare di dividere come purtroppo molto spesso è avvenuto.

La nostra mozione può anche, a un esame superficiale, sembrare uno strumento di cose note, nella nostra intenzione naturalmente non è così, seppure dobbiamo dire, con molta franchezza, con molta sincerità, che le cose sono tutte note, cioè non c'è bisogno di inventarci problemi, non c'è bisogno di inventarci architetture nuove di modelli comportamentali e gestionali delle relazioni della Sardegna con lo Stato, c'è probabilmente bisogno - questo è sicuramente il nostro interesse e il nostro obiettivo -di rimettere in moto una macchina che, con difficoltà, abbiamo già cercato di mettere in moto e che, in più di un'occasione, purtroppo ha visto naufragare tutti i nostri tentativi.

La necessità di riaggiornare questi temi, di rivedere tutte queste problematiche, nasce, mi sembra che sia questo un aspetto condiviso, dalla nuova realtà che non è tanto quella di omogeneità tra il Governo nazionale e il Governo regionale, quanto dalla elezione di un nuovo Parlamento e di un nuovo Governo della Repubblica che pensiamo sarà, dai primi segnali che ci vengono e ci confortano in questa direzione, più disponibile a trattare i problemi annosi della Sardegna per cercare di venirne a capo. Allora noi richiamiamo, da questo punto di vista, gli ultimi strumenti che il Consiglio regionale ha adottato nelle materie (che citiamo ma che non sono esaustive) delle problematiche relative alla contrattazione con lo Stato: la risoluzione in materia di entrate approvata, a luglio del 2005, all'unanimità in Consiglio regionale salvo due astensioni se non mi ricordo male; l'ordine del giorno che approvava lo schema sulle norme di attuazione dell'articolo 14 in materia di demanio e patrimonio; l'ordine del giorno, approvato sempre a giugno del 2005, in materia di servitù militari.

Questi temi, discussi in Consiglio regionale, seppure ci vedono poi nella ricerca di soluzioni di ciascuna materia magari con posizioni articolate, ci sembra e mi sembra di ricordare che abbiano trovato la condivisione di tutto Consiglio regionale. Allora si tratta di rimettere in moto la nostra azione di governo, ha ragione il collega Floris quando dice che noi richiamiamo il ruolo del Presidente della Giunta che peraltro ha già questo ruolo, ma noi pensiamo di rafforzare il ruolo del Presidente della Giunta nella vertenza con lo Stato, non vogliamo né sostituirci né essere coprotagonisti, invece vogliamo essere protagonisti nel momento della discussione in Assemblea e nel momento di sostegno al Govverno regionale su questa vertenza, cioè vogliamo che lo Stato sappia (così come volevamo che lo Stato sapesse l'anno scorso, quando il Governo della Nazione era diverso) che la Sardegna è unita su questa vertenza.

Quindi vogliamo ripartire da quella unità, che abbiamo faticosamente raggiunto nel passato, per aggiornarla, per oliarne i meccanismi e presentarci ancora una volta uniti su problemi che superano le divisioni, che superano le collocazioni di parte e le strumentalizzazioni; noi non vogliamo che ci siano strumentalizzazioni su queste materie perché vogliamo raggiungere l'obiettivo. L'interesse primario del Governo della Regione, del Consiglio regionale e di tutte le istituzioni della Sardegna è quello di raggiungere l'obiettivo comune di veder riconosciuto,oltre quello che c'è stato già dal punto di vista normativo, ciò che dal punto di vista sostanziale non ci viene riconosciuto perché le problematiche sono distinte, una cosa è quello che noi rivendichiamo come contenuto in leggi dello Stato che non vengono oggi rispettate dal Governo italiano e un'altra cosa è invece quella che deve essere la ricontrattazione del patto; sono tutti e due argomenti importanti ma argomenti che vengono - secondo il nostro parere - messi gerarchicamente uno dopo l'altro.

Allora io penso che ci siano, nella mozione presentata dal collega Floris e da tanti altri colleghi dell'opposizione e nella mozione presentata dagli amici Capigruppo della maggioranza, che io sto illustrando, elementi che possono essere ricondotti ad unità, che possono vedere ancora una volta il Consiglio regionale unito nel dire al Governo nazionale che siamo pronti a ripartire con nuove energie, con nuovo impegno, con nuova volontà comune per raggiungere però obiettivi che sono noti non per rivendicare distinzioni né primogeniture né quant'altro, soltanto per arrivare all'obiettivo e io penso che siamo tempestivi in questo.

Comunque la nostra intenzione, collega Floris, spero che mi crederà, era di attivare una iniziativa di questo genere per consentire che la ripartenza del nuovo rapporto tra il Governo della Regione e il Governo della Nazione avvenisse attraverso la continuità con cui l'iniziativa del Consiglio si è conclusa a metà dell'anno scorso dopo un processo lungo di dibattito, di discussione, di approfondimento che ci ha visto uniti allora, Governo di centrosinistra della Regione e Governo di centrodestra dello Stato, e che noi vogliamo che ci veda ancora uniti perché le difficoltà non sono finite.

Noi abbiamo molta fiducia che il rapporto col Governo nazionale sarà diverso rispetto al passato se non altro perchè ci potrà essere l'interlocuzione, ma crediamo anche che rimangano elementi di difficoltà nella trattativa che è giusto che ci vedano impegnati in modo unitario a sostenere gli impegni che sono stati presi con la Regione Sardegna e che non sono stati mantenuti, a vedere quali sono e in che modo possono essere assolti quelli che, nell'Intesa istituzionale del 1999, prevedevano la riforma degli accordi con lo Stato, inoltre a valutare tutti assieme in che modo possiamo costruire una nuova proposta che veda riconosciuto alla Sardegna tutto quello che unanimemente e in mille circostanze in quest'Aula abbiamo affermato.

In conclusione, Presidente, Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, io penso che queste due mozioni possano costituire un ulteriore momento di unità del lavoro di questo Consiglio regionale e dimostrare che veramente su questi problemi, che sono importanti, fondamentali e indispensabili per il progresso della nostra Regione, riusciamo a superare le divisioni di parte e a ritrovarci uniti. Siamo naturalmente disponibili a confrontarci per la composizione di un ordine del giorno eventuale e unitario che, su queste materie, veda quali sono le sintesi più alte che si possono proporre in questa sede.

PRESIDENTE. Prego i colleghi che intendono parlare di iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento. Ricordo che il tempo a disposizione è di dieci minuti per ciascun intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, dal punto di vista sardista, le due mozioni sono condivisibili, come condivisibile è la proposta avanzata dall'onorevole Secci, cioè che sarebbe opportuno fare una sintesi di due mozioni che riprendono un po' i temi che il Consiglio regionale, nel tempo, ha sollevato e vuole riproporre, oggi, alla luce di un Governo, non dico amico, perché non dovrebbero mai esistere governi amici, ma governi che in prospettiva legiferano soprattutto anche per le zone emarginate e penalizzate dalla insularità come la Sardegna. Quindi, sarebbe opportuna una sintesi di queste due mozioni perché, da una veloce lettura, nella mozione Marrocu e più vi è un'elencazione analitica dei vari temi proposti e riproposti all'attenzione dello Stato e nella mozione Floris riscontriamo, invece, un richiamo ai principi generali, dove si vogliono affidare ad un livello interistituzionale, con Presidenti della Camera, Presidenti del Senato, le tematiche sardiste.

In campo di entrate, che riguardano l'Iva e l'Irpef, contro lo Stato, abbiamo accompagnato il Presidente del popolo sardo a Roma perché ricordi che, con destrezza, ha distratto un sacco di miliardi di vecchie lire, che oggi sarebbero utilissime, anche alla luce di questa nuova legge che recepisce la Bassanini, in campo di compiti e funzioni da trasferire alle autonomie locali. Chi non è d'accordo nel chiedere allo Stato i danari dei Sardi che ammontano a 10 mila miliardi, se non ricordo male, di vecchie lire? Chi non è d'accordo a ricontrattare la fuoriuscita della Sardegna dall'Obiettivo 1, ritengo ingiustamente, e quindi il nuovo articolo 13? Ma, nelle due mozioni, forse giustamente, non è chiaro il percorso che bisogna fare per portare la Sardegna a rapportarsi meglio a freddo con l'Europa e con le altre Regioni italiane, non c'è il percorso. Ecco perché queste mozioni (per non andare ad incrementare le inutili mozioni che si sono susseguite in questi anni) devono trovare anche una Regione propositiva.

Noi chiediamo una riduzione delle servitù militari ma non pensiamo ad un modello di sviluppo alternativo. Noi non facciamo di tutto per rimuovere questa legge ingiusta che impedisce al Popolo sardo di esprimere un euro-parlamentare, come avveniva nel passato, perché il collegio della Sardegna è ingiustamente connesso a quello siciliano e a noi Sardi è preclusa la possibilità di esprimere il nostro rappresentante che, in sede parlamentare, potrebbe finalmente far valere i drammi strutturali dell'essere isolati ed isolani. Sono questi i problemi che noi, nel nuovo Statuto, come preambolo, dovremmo porre. Essere isolani comporta dei drammi strutturali oggi, domani e dopodomani. Quindi la fuoriuscita ingiusta dall'Obiettivo 1, perchè non abbiamo patrocinatori nell'Europarlamento, deve trovare tutte le forze politiche, attente e distratte, nel sostenere questa battaglia. Ecco perché, noi sardisti, nel leggere queste due mozioni abbiamo pensato che sono sovrapponibili. Una si richiama ai principi generali, l'altra, magari un po' analiticamente, riprende tutti questi temi: servitù, spettanze fiscali, demanio, patrimonio; manca comunque, anche a proposito del trasferimento demaniale, il DPR, che non dipende dalla nostra volontà,perchè deve essere studiato e pensato ad un livello istituzionale più alto. Basta poi con questa elemosina che riguarda il piano di rinascita, questo assistenzialismo, queste attenzioni finanziarie, noi dobbiamo imporci come Isola, ripeto, e tutto ciò che deriva dall'essere isolani.

Per questo, se non viene recepito con il buonsenso il fare una sintesi delle due mozioni, noi voteremo favorevolmente tutte e due, perché riprendono tante battaglie del Partito Sardo, fatte con passione nel passato, nel presente, alcune di queste il Presidente della Regione le sta facendo rivivere, creando quel certo clima che sembrava disperso e dissipato; è per questo che, con favore, vorremmo dare un contributo per fare una sintesi delle due mozioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, queste due mozioni, pur nella loro diversità, certamente affrontano problematiche che questo Consiglio regionale ha già avuto modo di disquisire. C'è un argomento che le accomuna particolarmente, tutte e due si richiamano al rispetto dello Statuto regionale sardo, a quell'articolo 13 che , probabilmente più degli altri, ha necessità di essere confrontato. Il fatto che tutte e due le mozioni abbiano sentito la necessità di richiamarsi allo Statuto sardo, pone ancora una volta quel problema che, per quanto ci riguarda, abbiamo sollevato fin dall'inizio della legislatura. Senza voler fare polemiche sulla Consulta o sulla scrittura dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna, io credo che, probabilmente, se ci fossimo impegnati tutti quanti già nei primi mesi della legislatura attuale, avremmo potuto modificare almeno la parte relativa alle entrate, senza arrivare a dire che queste due mozioni oggi non avrebbero avuto senso, perché con la modifica dello Statuto certamente non si ottengono tutte le questioni che afferiscono soprattutto alla mozione presentata dall'onorevole Marrocu e più; le questioni si sono sovrapposte, l'onorevole Marrocu lo sa benissimo, siamo partiti dalle entrate e siamo andati alle servitù militari, cioè a tutta un'altra serie di questioni che certamente deve essere affrontata con lo Stato.

Ora, la mozione che ho sottoscritto assieme a tutti i colleghi di Alleanza Nazionale, che vede primo firmatario l'onorevole Floris, aveva e ha un obiettivo, che è quello di stabilire - mi rivolgo ai colleghi consiglieri regionali - un doppio livello istituzionale;credo che dobbiamo andare su questa strada e, se andiamo su questa strada, non abbiamo neanche nessuna difficoltà a recepire le considerazioni e l'invito, fatto dal collega Secci, per trovare una sintesi tra le due mozioni. Fermo restando, ripeto, che ci debbano essere questi due livelli istituzionali: uno che riguarda il Consiglio, il Presidente, le autonomie locali, comuni, province e un livello, invece, che vede impegnato il Presidente della Regione con tutti i canali che gli sono stati messi a disposizione.

Ecco, se riusciamo a entrare in questa ottica, io credo che il Consiglio regionale potrà, nella giornata odierna, votare un unico documento, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, ma io credo di sì, proprio per le vicende che sono state ricordate, per il cambio del quadro governativo, per la grande e massiccia presenza dei parlamentari sardi ma non solo, anche dei parlamentari sardi e non parlamentari, impegnati direttamente nell'attività di governo.

Quindi, al di là degli altri interventi che certamente seguiranno, credo che sia possibile trovare una strada per votare, tutti quanti, un documento che abbia, come ho detto, i due livelli istituzionali: un coinvolgimento certamente del Consiglio con il suo Presidente e non solo; ed un coinvolgimento della Giunta con il suo Presidente e non solo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, sebbene ci debba insegnare qualcosa il fatto che l'Aula si distragga notevolmente quando all'ordine del giorno ci sono argomenti così importanti e quindi ci deve richiamare a non sprecarli in ritualità che, agli occhi anche all'esterno di quest'Aula, possono apparire inconcludenti, sebbene appunto ci sia anche questa fatica a parlare in un quadro rituale e letto come inconcludente, qui e fuori, mi pare sia importante non sprecare queste occasioni per vedere di aggiornare un po' alcuni temi del nostro dibattito.

Noi siamo abituati a ragionare di fisco, come abbiamo fatto dall'inizio di questa legislatura, però alcune cose sono state dette sulle entrate, sul fisco delle Regioni, forse è il caso che noi incominciamo a maturarle. Primo elemento: è chiaro che, in una trattativa con lo Stato, il punto di forza maggiore che noi abbiamo è non transigere sul credito maturato. Ma attenzione alle idee che possiamo avere (perché ci vengono da una tradizione, cioè dal passato) su come fare politica fiscale. Ho già avuto modo di ricordare a quest'Aula che l'onorevole Macciotta ha scritto un articolo molto interessante sul fisco delle Regioni, ricordandoci che: il massimo di autonomia che noi possiamo rivendicare (rivendicando i dieci decimi dell'Irpef e i dieci decimi dell'Iva) contrasta con l'esigenza che abbiamo di vedere investimenti pubblici rilevanti, cioè l'accesso a un fondo di perequazione nazionale che venga investito in Sardegna per perequare i ritardi della nostra Isola.

Noi dobbiamo ragionare su questo e anche sull'aggiornamento di un altro punto storico dell'autonomia; si è parlato in Sardegna, per tanti anni, dei punti franchi, che oggi sono assolutamente desueti, ma non è desueta l'idea che possa esistere una politica fiscale speciale nelle aree industriali della Sardegna, perché noi non possiamo fare politica dello sviluppo soltanto attraverso gli incentivi finanziari, per cui non si può ragionare di entrate soltanto, diciamo un po' pigramente, rivendicando il credito e rivendicando i dieci decimi, dobbiamo aggiornare il ragionamento e legarlo alla necessità di avere una politica anche autonoma dello sviluppo e che recuperi gli svantaggi; siccome sappiamo che noi non possiamo avere una politica fiscale regionale, nazionale e una europea differenziate, dobbiamo recuperare questi elementi, nello Statuto, anche una norma di attuazione che vedeva nelle aree industriali i cosiddetti "punti franchi", in una trattativa con lo Stato. Intendo dire che ci sono stati dei passi avanti di dottrina anche dai due anni appena trascorsi, non adagiamoci pigramente sulle cose già consolidate.

C'è un altro elemento che pongo all'attenzione della Giunta e del Consiglio: c'è nel Governo nazionale, nella maggioranza che ha vinto le elezioni, una volontà potente di rilanciare il manufatturiero in Italia, lo dice e dice di voler utilizzare risorse pubbliche per far questo. Ora credo che noi siamo d'accordo, anche se su questo bisognerebbe discutere, che non vogliamo una Sardegna, col periplo, con le coste, che vive di turismo e l'interno che fa l'area ruralista, che fa il retroterra delle coste. Noi abbiamo bisogno dell'industria, dell'industria buona, di un'industria che utilizzi innovazione e ricerca, ma lo Stato, che dichiara di voler rilanciare il manufatturiero in Italia, non può andar via dalla Sardegna con questa intenzione, cosa intende fare?

Certo che questo attiene anche al nostro modello di sviluppo, vogliamo ancora richiamare grandi investitori? Noi vogliamo ancora una politica economica incardinata sui poli o su grandi imprese? Ne discuteremo quando sarà l'occasione, ma resta un fatto sostanziale: che se il Governo nazionale, per aumentare la competitività del Paese, intende rilanciare l'industria e dice di non escludere di usare capitali pubblici per far questo, noi abbiamo il diritto storico di sederci a un tavolo di questo tipo. Questo lo colleghiamo con ciò che possiamo fare delle nostre aree industriali, non sto parlando dei consorzi industriali, dei direttivi, dei presidenti e quant'altro. Io credo moltissimo che parte dello sviluppo della Sardegna passi per il rilancio del manifatturiero e penso che sia un pezzo della nostra contrattazione con lo Stato, vorrei che il rilancio dell'industria in Italia non riguardasse solo la Lombardia o solo Roma o solo Terni. Altre Regioni si stanno svegliando in questo senso, già cominciano a dire che quello è un tavolo che a loro interessa.

Per quanto riguarda il demanio, noi abbiamo fatto un passo in avanti con l'approvazione delle norme di attuazione dell'articolo 14 sapendo che eravamo in un cul de sac perché le norme approvate parlano (perché non ce lo ricordiamo) esclusivamente del trasferimento dei beni archeologici e dei beni di interesse culturale; questa è la bozza approvata dalla Commissione, non parla del demanio militare. Noi dobbiamo intervenire, questo era il senso dell'ordine del giorno, è una trattativa diversa dalla trattativa con lo Stato di cui abbiamo parlato prima, è una cosa più raffinata, una cosa di rapporti istituzionali e di Commissione ulteriore, è un motivo per farsi ricevere subito da Napolitano perché sarebbe paradossale che ci trasferissero i beni archeologici e i beni di interesse architettonico e non ci trasferissero le quote del demanio militare, mettiamo de La Maddalena, e che rimanessero ad altri. Questo è un passaggio importante, non affidato o affidabile ad un negoziato politico, come dire, pubblico, è un fatto tipico della trattativa bilaterale che io richiamo all'attenzione della Giunta.

Infine le servitù militari, badate, io ho un'idea, noi abbiamo fatto molto bene, la Giunta ha fatto molto bene a far rivivere questo tema e a riportarlo un po' com'era ai tempi in cui era Presidente Mario Melis: è nell'agenda nazionale. Però noi dobbiamo dirci anche alcune cose, la prima: io sono contrario che la Marina Militare italiana "si sciacqui le mani" da La Maddalena. La Marina militare italiana ha risorse, ha impegni, ha anche dei doveri in quel territorio, ha anche dei doveri! Secondo elemento: il problema dei poligoni. Teulada è quasi non risanabile, questo è un problema, perché non dircelo? Teulada è quasi non risanabile. Voglio dire, ci sono dei danni arrecati a quest'isola che non sanabili e non sono indennizzabili in denaro. Allora, io vorrei capire perché tutta l'industria militare non bellica, perché l'industria è anche ricerca applicata di alto valore, non ha un metro quadro in Sardegna, un metro quadro; perché non abbiamo niente di positivo, di pacifico ma legato a quel mondo… Mi fa concludere?

PRESIDENTE. Se impiega dieci secondi, sì, onorevole Maninchedda. Prego.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Intendo dire insomma che probabilmente noi dovremmo utilizzare queste occasioni per aggiornare ciò che abbiamo già scritto; credo che qualche argomento di aggiornamento ci sia e che sia possibile affidare alla Giunta e al Consiglio strumenti ulteriori per un negoziato più moderno con lo Stato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quante volte all'interno di quest'Aula abbiamo sentito parlare di unità e di identità sarda come di grandi valori da difendere e tutelare E, ancora tante altre volte, delle battaglie comuni da combattere nell'interesse della Sardegna, tutte belle parole, sovente però rimaste tali oppure buttate al vento, un vento molto spesso carico di individualismo che ci ha impedito di crescere tutti insieme. Ebbene, cari colleghi, oggi, finalmente abbiamo la possibilità di porre le basi di un processo inverso. La proposta della mozione partita dal presidente Floris, poi quella associata dei colleghi della maggioranza, possono rappresentare finalmente il trampolino di lancio per impostare in modo diverso e sicuramente più maturo il futuro della nostra Isola.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue CHERCHI OSCAR.) L'idea di un accordo interistituzionale fra Regione e Governo nazionale per rivendicare i diritti della nostra terra si pone ora più che mai come una scommessa da vincere, dico ora più che mai perché il recente rinnovo, com'è stato più volte richiamato qui in Aula, delle alte cariche dello Stato, dal Presidente della Repubblica ai Presidenti del Senato e della Camera, ha portato a Roma il potere anche del Governo di centrosinistra. Quella stessa parte politica a cui oggi i sardi hanno dato comunque fiducia. Quindi questo appello di unità e di collaborazione lo rivolgiamo principalmente a voi, lo rivolgiamo al Presidente Soru, in primis, e a tutti voi colleghi. Credo che sia necessario dover sostenere questa iniziativa perché la posta in gioco, come tutti ben sappiamo, è stato ben detto dai colleghi che mi hanno preceduto, è veramente alta. Stiamo parlando del progresso della Sardegna, che deve crescere salvaguardando il suo diritto all'autogoverno ma soprattutto deve essere capace di sciogliere finalmente quei nodi che riguardano questioni delicate come le trattative finanziarie ancora aperte con lo Stato.

Colleghi, queste tematiche sono, diciamolo pure, di un livello superiore, che non conosce colori e che non deve conoscere bandiere politiche;argomentazioni che non sono (credo che all'unanimità dell'Aula) né di destra e né di sinistra ma sono le rivendicazioni dei sardi, di tutti i sardi a prescindere dagli schieramenti. Spetta dunque a noi dare finalmente, all'interno di quest'Aula, prova di maturità e di responsabilità politica e unire le forze per vincere una battaglia comune davanti all'interesse di sardi.

Proviamo ora una volta tanto a sfatare questa immagine dei sardi come malos unidos .o, per dirla con un vecchio detto, chentu concas e chentu berrittas, oggi tutti insieme proviamo finalmente ad avviare un processo che, io di questo ne sono fermamente convinto, potrà riservare risvolti molto positivi, le fondamenta per un confronto con lo Stato ci sono già, sono state già poste, ma adesso è venuto il momento di dare un'accelerata e di imprimere un'impronta differente e più costruttiva a questo corso.

Dobbiamo dare atto al presidente Soru che effettivamente ha iniziato e ha portato avanti la battaglia, si è dato da fare in questo senso, anche se magari erano argomentazioni già nate prima ma, comunque, i tempi erano sicuramente maturi per portare avanti la nostra battaglia. Penso soprattutto alla battaglia che il Presidente ha fatto e che continua a fare sul problema delle servitù militari che deve però ancora essere meglio definito e che dovrebbe prevedere comunque una contropartita, come ha chiesto il collega che mi ha appena preceduto, un riequilibrio almeno finanziario nei confronti della nostra Isola. Non basta soltanto, Presidente, riappropriarsi dei territori occupati fino a oggi, occorre pensare alla loro riconversione con l'ausilio e il concorso tecnico, ma soprattutto economico, di coloro che quei territori hanno occupato per tanti anni anche se nell'interesse della comunità mondiale. Questo vale anche per tutti i beni utilizzati dalle aziende di Stato che hanno deturpato le nostre coste e le nostre bellezze ambientali e naturali.

Alla fine mi voglio soffermare soprattutto sul problema delle entrate, credo che sia un argomento fondamentale ed importante, la battaglia dei mesi scorsi portata avanti a Roma in realtà non ha dato tutto il risultato sperato, quello perlomeno che si credeva di portare avanti, quindi oggi è arrivato il momento di concludere questo iter, di concludere questa collaborazione con lo Stato, tra Stato e Regione e chiudere definitivamente questo contenzioso per poterci portare finalmente avanti e avere riconosciuti quelli che sono i diritti dei sardi, di tutta la Sardegna. Forse non era necessario doverla combattere in piazza, probabilmente era necessario trovare un confronto diretto o intervenire subito, così come è appena stato detto, con il Presidente della Repubblica neoeletto, non lo so, l'importante è riuscire ad arrivare al risultato e qualsiasi risultato riusciamo a portare a casa comunque ben venga. Quindi credo che dobbiamo avviare definitivamente questo concorso che deve vedere finalmente la Sardegna in prima fila.

Dobbiamo dimenticarci, magari come succede qualche volta in Aula, non ultimo anche stamattina, la parte di divisioni di schieramenti, unirci sotto un unico simbolo, il simbolo della Sardegna, della nostra Isola, soltanto questa è la via per risolvere finalmente e definitivamente anche un'altra questione importante che non è stata ancora oggi richiamata, la nostra continuità territoriale. L'insularità deve cessare di essere un deficit e anche un handicap per noi sardi e deve diventare finalmente il nostro punto di forza. E' necessario anche adeguare, com'è già stato detto, il nostro Statuto alle istituzioni e dobbiamo essere competitivi a livello nazionale e a livello europeo. Credo che sia un'esigenza imprescindibile per poter crescere, poter dire la nostra e guardare anche a scenari più ampi come il Mediterraneo. La Sardegna è una nazione che ha diritto di tutelare la sua autonomia, di riscrivere le sue leggi e conseguire quei processi di riforma istituzionale che, visti i tempi, si pongono come la conditio sine qua non. per stare al passo con gli altri paesi.

Ora, in quest'Aula, sono stati avviati alcuni processi di riforma importanti, fondamentali per la Sardegna, è per questo, anche se alcune volte magari non condividendone direttamente i contenuti, a volte anche magari il metodo, con qualche forzatura calata un po' troppo dall'alto nei confronti della maggioranza, resta comunque fondamentale riuscire a dare corso nel modo più veloce e più urgente a queste riforme. Quindi l'auspicio non può che essere quello di coinvolgere anche tutti, dico tutti, i parlamentari sardi e le più alte cariche, come ho detto prima, dello Stato, dal Presidente della Repubblica, al Senato, alla Camera, in questa nostra grande iniziativa. Abbiamo bisogno del sostegno di tutte le parti politiche coinvolte per avviare in Parlamento queste riforme.

Concludo, probabilmente sembrerà anche un modo molto normale di concludere un intervento relativo ad un interesse importante e fondamentale come quello che dobbiamo cercare di portare avanti noi per la Sardegna, dicendo che confido nel buon senso di quest'Aula parlamentare e soprattutto nella responsabilità politica, nell'amore che tutti noi nutriamo per la nostra terra perché si riesca a superare, diciamo così, ogni tipo di individualismo, passatemi il termine, finalmente, per raggiungere l'obiettivo comune a tutti (che sia destra o che sia sinistra, la battaglia che dobbiamo combattere è prima di tutto interna) cioè una piattaforma condivisa, ancor prima di discuterla a livello romano, per una comune lotta di libertà e di progresso per i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signora Presidente, sulle modalità con le quali si è arrivati a discutere queste mozioni ci sarebbe qualcosa da dire ma, avendo il Presidente del Consiglio regionale anche rivolto le sue scuse al presidente Floris, non aggiungo altro se non che probabilmente queste due mozioni non dovevano essere discusse insieme. Non dovevano essere discusse insieme e non so fino a che punto, mi auguro che questo possa avvenire, sia ipotizzabile una, diciamo, unificazione dei testi, sono già le stesse date di presentazione di queste due mozioni che la dicono lunga sulla nostra intenzione di affrontare in un certo modo il problema e sulla intenzione della maggioranza che ha operato così, in extremis, giusto per ottenere appunto l'accorpamento della discussione, e il fatto che non venisse dedicata appositamente una seduta straordinaria del Consiglio regionale per discutere di questi temi.

Ripeto il Presidente del Consiglio ha chiesto scusa, va bene, devo anche chiedere scusa per la mia parte anche io perché, avendo partecipato alla Conferenza dei Capigruppo, un po' mi è sfuggito, mi sento colpevole e manchevole di questo, il fatto che non fosse opportuno né accorpare le due mozioni né discuterle stasera.

Io, credo che, esaurita la fase della campagna elettorale, nella quale lei, presidente Soru, ha utilizzato abilmente, devo dire, questo argomento, cioè quello del recupero delle quote Iva e Irpef, da uomo schierato, da uomo di sinistra, centrosinistra, esaurita quella stagione elettorale mi pare che, da parte della maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale e da parte della Giunta e del suo Presidente, l'attenzione sia sensibilmente calata rispetto a questi temi. Credo che, in fondo, a voi non interessasse tanto risolvere il problema, quanto interessasse il problema da utilizzare, appunto, in una fase elettorale per fini elettorali.

Tra le due mozioni, tra i due testi, le differenze ci sono, per quello ritengo auspicabile, ma improbabile, che si possa arrivare ad una unificazione; ci sono alcuni punti di partenza comuni, ma ci sono delle differenze. La mozione di cui è primo firmatario il presidente Floris e nella quale tutta l'opposizione, più o meno, ha apposto la firma mette, infatti, in risalto ancora una volta la sovranità del Consiglio regionale, il ruolo del Consiglio regionale come luogo dal quale deve partire questa battaglia (che è una battaglia e un confronto tra istituzioni rappresentative del popolo) e anche il ruolo del Consiglio regionale come catalizzatore del consenso e del coinvolgimento degli altri enti locali. Questo aspetto, a mio avviso, nella mozione presentata invece dalla maggioranza manca, manca per essere sostituita ancora una volta da un ruolo che si accentra tutto su quello del capo dell'Esecutivo. Quasi come se fosse accettabile il principio per cui la discussione deve andare avanti come un cordiale colloquio tra il presidente Soru e il presidente Prodi, cioè attribuendo al presidente Soru un ruolo di Alter Nos che egli non ha, non può avere e mi auguro che nemmeno voglia avere, nei confronti del Governo nazionale. E' lo stesso leit motiv che si è seguito sul discorso delle riforme e che si sta seguendo sulla partita delle riforme: da una parte c'è la rivendicazione, che in particolare il Gruppo di Alleanza Nazionale ripropone, di attribuire al Consiglio regionale il ruolo principale di motore, di elaboratore delle riforme, ascoltati gli enti locali, ascoltati i rappresentanti dei cittadini e dall'altra parte c'è invece una volontà molto chiara di accentrare tutto nelle mani dell'Esecutivo regionale.

Sinceramente io mi sarei aspettato che, all'indomani della vittoria del centrosinistra alle elezioni politiche nazionali, il presidente Soru avesse rilanciato. Lei, presidente Soru, doveva rilanciare immediatamente il problema, approfittare delle grandi manifestazioni di amicizia per la Sardegna manifestate dal presidente Prodi durante la campagna elettorale, ricordo in particolare la sua visita a Cagliari, invece lei sembra avere dimenticato questo problema del quale ha fatto una sua bandiera.

E allora noi ci aspettiamo risposte a questo punto, lei ha utilizzato, in campagna elettorale, questo tema legittimamente, anche abilmente, è riuscito a farsi portavoce di una larga parte della opinione pubblica sarda, non può dimenticare questo problema perché la campagna elettorale è finita e l'ha vinta Prodi. Lei deve cercare adesso, subito, rapidamente, di dare quelle risposte che rivendicava alzando il tono della voce all'altro Presidente del Consiglio, a Berlusconi. Questa è una partita che vale per le riforme, vale per il recupero dell'Iva e dell'Irpef, vale anche per tutti gli altri discorsi importanti nei quali deve essere, a nostro avviso, l'istituzione del Consiglio regionale, che è rappresentativa di tutti i sardi, e anche delle istituzioni minori e secondarie, a trattare con il Governo ma anche con il Parlamento nazionale, perché queste sono battaglie che si fanno anche in Parlamento, anche e soprattutto con il concorso dei parlamentari sardi. Riguarda l'Iva e l'Irpef ma riguarda ad esempio le opere pubbliche: oggi il Ministro Di Pietro ha elencato una serie di opere pubbliche importanti che si devono realizzare in Italia (prima aveva detto che non c'erano soldi, oggi ha corretto il tiro e ha detto che ci sono), dalle Alpi alla Sicilia, ma non ha fatto il minimo accenno alla Sardegna. Io non so se questo lei Presidente lo abbia saputo, se abbia seguito i telegiornali o letto le agenzie, sappia che il Ministro, diciamo a lei vicino, ha totalmente dimenticato che esiste un programma di opere pubbliche che riguardano la Sardegna e non ha fatto il minimo cenno al fatto che possano essere realizzate anche da questo Governo.

Allora, ripeto, la contrattazione su queste grandi battaglie, su questi grandi temi, crediamo debba avvenire coinvolgendo il Consiglio regionale e le autonomie locali, non accentrando nelle mani del Presidente della Giunta regionale un ruolo e conferendogli un mandato esclusivo a trattare con il Presidente del Consiglio, perché non credo né che questa sia la strada corretta dal punto di vista istituzionale, né che questa possa essere la strada più produttiva per portare questi benedetti soldi in Sardegna in un modo che soddisfi anche alcuni requisiti fondamentali. Del resto non mi pare, presidente Soru, non se ne abbia a male, che questo suo stile, questo rito, che lei ha inaugurato nei suoi rapporti con l'Esecutivo nazionale, con il Governo nazionale, sinora abbia dato risultati esaltanti.

Della continuità territoriale, ha appena fatto cenno il collega che mi ha preceduto, la continuità territoriale è una delle grandi delusioni che lei finora ha dato ai sardi, lei aveva promesso dei risultati eccellenti, assolutamente innovativi, sul tema della continuità territoriale; sa cosa sta succedendo negli aeroporti sardi? Io non so se lei viaggi come i comuni mortali, che si devono prenotare, fanno il biglietto all'agenzia o la prenotazione elettronica, poi vanno in fila, fanno il check in e, alla fine, se il Signore li aiuta, riescono a salire sull'aereo quasi mai in orario, oppure se lei viaggi con un mezzo privato, ne sono felice per lei; però sappia che i cittadini comuni, cioè quelli che viaggiano, in questi giorni non stanno viaggiando più o stanno viaggiando in una situazione di crisi e di precarietà e di incertezza che non si vedeva da decenni in Sardegna! Quello che sta succedendo ad Alghero…

SANCIU (F.I.). Prigionieri!

ARTIZZU (A.N.). "Prigionieri" dice un collega dietro di me. Quello che sta succedendo ad Alghero, Presidente, non si è mai visto, ma non è che la situazione di Olbia o la situazione di Cagliari sia migliore. Allora lei, sulla continuità territoriale finora ha accumulato soltanto una serie di fallimenti, ha annunciato rotte per tutte le zone più esotiche del globo terrestre, per ora non riesce a realizzare quelle tra Cagliari e Roma. Vada all'aeroporto di Cagliari o all'aeroporto di Alghero e si renda conto della situazione dei sardi!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, anche dopo aver ascoltato attentamente le parole dell'onorevole Artizzu, vorrei ripartire da un appello che è arrivato da più parti in quest'Aula, l'ha fatto il Presidente di Commissione auspicando che si potesse arrivare oggi ad un ordine del giorno unitario che possa racchiudere il senso, lo spirito, i contenuti e gli impegni di queste due mozioni. Un richiamo che è stato ripreso da molti colleghi, il collega Diana, lo stesso collega Artizzu ha definito un'intesa improbabile ancorché auspicabile. Io ritengo importante riprendere questi richiami perché, come ha ricordato qualche onorevole collega, oggi noi siamo qui di nuovo a discutere sulle vertenze con lo Stato nel campo del demanio, nel campo delle servitù militari, nel campo delle entrate, non perché sia cambiato il colore politico del Governo ma, semplicemente, perché oggi c'è un nuovo Governo, al quale è doveroso richiamare l'agenda, richiamare i contenziosi, richiamare gli impegni e rimetterlo di fronte a tutte le partite - che noi riteniamo siano diritti acquisiti - che sono aperte ancora oggi con lo Stato.

Ecco, quindi, credo che quell'unità, che ci ha contraddistinto in tutte le battaglie che abbiamo portato avanti insieme, maggioranza e minoranza, enti locali, istituzioni, rappresentanze sociali e che, in più occasioni, si è manifestata attraverso documenti comuni nel richiamare il Governo e lo Stato agli impegni non mantenuti con la Regione Sardegna, non possa venir meno in queste circostanze, in cui i problemi e le vertenze rimangono invariati nel loro contenuto e nella loro dimensione, semplicemente è cambiato il colore di un Governo politico.

Quindi, se questo può consolare l'onorevole Artizzu, che probabilmente approfondisce il tema del suo intervento, io vorrei unirmi a lui, cioè io sarò con l'onorevole Artizzu nel richiamare il Presidente della Regione ogni istante, ogni ora, ogni momento, a richiamare il Governo alle responsabilità, a incalzarlo in maniera puntuale, sarò insieme a lui nel farlo in ogni istante nel chiedere che ci sia un calendario preciso in cui gli impegni siano presi e siano mantenuti, e sarò accanto a lui nell'incalzare la Giunta e il Presidente della Regione affinché abbia ancora più determinazione, se è possibile, di quella manifestata nei confronti del Governo Berlusconi, nei confronti del nuovo Governo. Da questo punto di vista, niente ci separa, onorevole Artizzu, mi auspico che questo sia un impegno anche a livello personale e, se occorre, con l'invio di SMS, oltre che gli atti ufficiali, spero così si possa rendere più probabile la possibilità di arrivare a un documento unitario.

Però io credo che, entrando meglio nel merito delle mozioni, noi non dobbiamo, nel valutare le cose da fare subito, gli impegni da prendere, confondere o mischiare argomenti che hanno una loro dignità in sedi e momenti diversi. Per esempio molti colleghi hanno sollevato il tema dello Statuto e della riforma statutaria, tema legittimo e importante. E' indubbio che tutti noi avvertiamo l'urgenza sia di modificare lo Statuto, sia di completare e migliorare le norme di attuazione che spesso hanno reso vane anche le previsioni dello Statuto; però è anche vero che, accanto a questo tema della riforma statutaria, rispetto al quale il Consiglio ha già scelto una strada, che è quella di una Consulta, si vuole arrivare ad una proposta organica che riprenda tutti gli argomenti, che vada a chiarire tutti gli aspetti che non sono stati chiariti e che si sono rivelati insufficienti, inadeguati, rispetto alle nostre intese e alle nostre aspettative. Ha scelto una strada che non possiamo oggi in qualche modo non richiamare, né smentire; una strada che ci deve portare, nel giro di otto mesi, a presentare al nuovo Governo, al Parlamento, una proposta organica di riforma dello Statuto che tenga conto che, dopo sessant'anni, il quadro istituzionale, il quadro globale, il quadro del Mediterraneo, il quadro dell'Europa, sono profondamente cambiati.

Allora credo che, da questo punto di vista, avendo noi già scelto una strada per portare avanti questo giusto adeguamento e aggiornamento dello Statuto, uno Statuto che non è più uno Statuto di risarcimento ma deve essere uno Statuto che dà strumenti nuovi alla Sardegna per competere in un contesto che è profondamente cambiato, dobbiamo soprattutto concentrarci su quelli che sono oggi i diritti già maturati a Statuto vigente; perché se già ottenessimo, come vogliamo ottenere e come siamo certi di ottenere, che possano essere esercitati i diritti già acquisiti, per esempio in tema di entrate dove abbiamo un ampio contenzioso richiamato dai colleghi, sia sulle partite Iva che sulle partite IRPEF, io credo che oggi già potremmo avere qualche strumento per metterci in cammino, da subito, verso lo sviluppo per dare quelle risposte che la nostra Regione, i nostri cittadini, il nostro popolo attende.

Quindi ritengo che sia importante oggi concentrarci su questi aspetti. Da questo punto di vista, io credo che, come anche ha richiamato il collega Artizzu, ci sia spazio per tutti perché questo non è un impegno che può prendersi una sola parte. Io credo che il Governo regionale debba interloquire con il Governo nazionale e richiamarlo ai suoi impegni e al rispetto degli accordi, che debba essere inoltre portato avanti e debba essere rinnovato, da parte del Consiglio regionale, l'impegno verso la Giunta ad esercitare quel ruolo, quella pressione, con i Ministri, con i Sottosegretari, affinché vengono date delle risposte, ma credo che ci sia anche un ampio ruolo del Consiglio regionale, per il tramite del Presidente del Consiglio, per il tramite del Presidente della Commissione bilancio (che, per esempio, sul tema delle entrate si è fatto portatore di iniziative), affinché anche il Consiglio eserciti e giochi un ruolo importante, per esempio, verso il Parlamento, verso i Capigruppo, verso i parlamentari sardi tutti a prescindere dagli schieramenti politici.

Quindi se noi manteniamo ferme alcune linee già tracciate, alcuni percorsi già tracciati, per esempio in tema di riforme, e richiamiamo ognuno al rispetto del proprio ruolo e delle proprie prerogative affinché nello specifico eserciti quella funzione di interlocuzione e di pressione che deve essere esercitata affinché questo contenzioso con lo Stato possa trovare soluzione, io credo che non faremmo niente di meno di quello che è il nostro dovere istituzionale, il nostro dovere di rappresentanti del popolo.

Chiudo, Presidente, con una proposta: se dovesse essere necessario che, per arrivare ad un ordine del giorno congiunto, si sospenda la votazione delle mozioni magari anche accontentandoci, in questo momento, di mettere insieme gli elementi comuni e gli elementi condivisi, io credo che noi oggi responsabilmente unendoci daremmo anche un primo strumento, un primo supporto, alla soluzione del problema; daremmo strumenti nuovi a tutti i livelli, al Governo ma anche a noi stessi, affinché queste vertenze possano rapidamente trovare una soluzione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la vertenza sulle entrate, che questa mozione ha il pregio di riportare all'attualità, riprende il suo posto in un clima politico particolare e viene riportata in cima all'agenda politica della Sardegna, riproponendo un tema che riguarda i rapporti fra lo Stato e la Regione in verità non sempre fecondi e convenienti per noi sardi. Le due mozioni che sono state presentate, una dalla maggioranza e una dall'opposizione, sono molto diverse perché la mozione presentata dalla maggioranza è una puntuale elencazione dei provvedimenti che questo Consiglio regionale ha approvato in materia di entrate, di servitù militari, di modifica dello Statuto eccetera, e praticamente alla fine delega alla Giunta, al Presidente della Giunta regionale, di attivarsi affinché tutti i provvedimenti che sono stati approvati negli anni da questo Consiglio regionale vengano portati a compimento. Mentre altro tono ha la mozione presentata dall'opposizione dove si fa un riesame appunto dei provvedimenti che sono stati portati avanti, lamentando proprio la scarsa sensibilità da parte del Governo nazionale, dei Governi nazionali che si sono succeduti, perché noi abbiamo visto Governi di centrodestra, come anche Governi di centrosinistra, che non hanno assolutamente risposto; quindi, praticamente, la richiesta è quella di coinvolgere maggiormente il Consiglio regionale in un rapporto e in un accordo interistituzionale tra Stato e Regione, tentando di coinvolgere sia la maggioranza che l'opposizione, sia i consiglieri regionali che i parlamentari sardi, per arrivare ad un risultato concreto.

E' ovvio che anche l'ipotesi di unificazione delle mozioni si può discutere, ma si discute sulla base, appunto, di un impegno forte del Consiglio regionale perché, se si tratta di dare l'ulteriore ennesima delega alla Giunta regionale, non credo che questo sia il terreno giusto per arrivare ad un accordo,infatti, pur con tutta la buona volontà, non posso sottrarmi dal far rilevare come l'argomento delle entrate sia improvvisamente scomparso dalle rivendicazioni dell'attuale maggioranza; non appena sono state fatte le elezioni politiche, stranamente non si è più parlato con la stessa intensità di prima di questi problemi, abbiamo visto che c'è stata anche una trasformazione per quanto riguarda la dialettica e gli atteggiamenti della Giunta regionale e della coalizione che la sostiene su questo argomento.

Abbiamo visto, da parte di entrambe, sia della Giunta che della maggioranza, prima atteggiamenti ipercritici con toni apocalittici nei confronti del Governo Berlusconi, oggi, al contrario, essendo in carica il Governo Prodi, sembra che l'argomento sia ancora rimasto di grande attualità ma pare senza la stessa intensità dimostrata in passato soprattutto dal Presidente della Giunta regionale. Io vorrei che la stessa convinzione, la stessa forza, la stessa determinazione vengano portate avanti da questo Governo regionale anche nei confronti dell'attuale Governo nazionale, il Governo Prodi, perché i problemi sono gli stessi, qualunque sia la maggioranza, su questo credo che noi possiamo essere tranquillamente d'accordo.

Su questi temi, noi non possiamo dividerci. Sono temi che coinvolgono l'intero Consiglio regionale, pertanto dobbiamo condurre una battaglia senza distinzione politica, pur con la consapevolezza di ruoli diversi, per ottenere quei risultati che i sardi da noi si aspettano. Per questo motivo, la mozione, che tutto il centrodestra ha presentato, si palesa come una necessaria iniziativa per porre oggi, con la stessa determinazione e convinzione di ieri, all'attuale Governo della Repubblica, l'endemica questione dei mancati trasferimenti delle tasse riscosse in Sardegna. Soprattutto è evidente che la Sardegna, allo stato attuale, soffre di una situazione nettamente sfavorevole rispetto al regime fiscale del quale godono altre Regioni a Statuto speciale ed anche al regime fiscale ottenibile in Sardegna con una seria battaglia per l'adozione del nuovo Statuto di specialità. Infatti, in tema fiscale, registriamo una situazione di evidente sperequazione della nostra Isola, dove vediamo che si percepiscono risorse in modo diverso dalle altre Regioni a Statuto speciale, praticamente la Regione sarda percepisce i sette decimi in base all'articolo 8, lettera a) dello Statuto, sulla partecipazione Irpef e Irpeg riscosse nel proprio territorio, mentre tutte le altre Regioni, come noi, a Statuto autonomo, percepiscono quote sensibilmente più elevate quando non anche l'intero riscosso, vedi il caso della Sicilia.

E' chiaro che questa è una situazione politica che va modificata, è una vera e propria patologia, sicuramente è responsabilità di questo Consiglio regionale che, negli anni, non ha saputo avanzare una proposta veramente vincolante nei confronti del Governo nazionale per inchiodarlo a rispettare quanto contenuto all'interno dallo Statuto, perché molte volte, anche quando abbiamo protestato, sia nella passata che nelle precedenti legislature, praticamente veniva difficile riuscire a quantificare le risorse precise che spettavano alla Sardegna; bisogna dire che ancora oggi noi non siamo in grado di sapere quante sono realmente le risorse che spettano alla Regione sarda, perché io ho sentito, anche all'interno della stessa maggioranza, dati completamente diversi l'uno dall'altro. Questa è la dimostrazione di una norma statutaria che non è chiara, che è difficile da essere attuata, anche quando ci fosse la volontà da parte del Governo nazionale, volontà che purtroppo il più delle volte abbiamo visto è mancata.

Quindi c'è la necessità di arrivare ad una situazione dove ci siano delle regole chiare, dei paletti precisi, in modo che il Governo nazionale venga inchiodato alle proprie responsabilità che è quello che praticamente noi oggi lamentiamo. Come la nostra mozione pone in giusto rilievo, questa rivendicazione non riguarda solo le riscossioni in materia di fiscalità diretta (quale Irpef e Irpeg), ma anche sull'IVA non può sfuggire che la nostra Isola non gode dello stesso trattamento che hanno altre Regioni autonome. Infatti la quota dell'Imposta sul Valore Aggiunto, per la Sardegna, è oggetto di contrattazione di anno finanziario in anno finanziario, altre Regioni vedono invece assolto questo compito da parte dello Stato con l'attribuzione di una quota fissa. Anche qui c'è da registrare che la Sicilia percepisce i dieci decimi ed è auspicabile che la Sardegna abbia lo stesso trattamento.

Mi sarei voluto addentrare un po' sul discorso della zona franca perché credo che sia un argomento di grande importanza, mi riservo di farlo in una successiva occasione dato che è ormai trascorso il tempo a mia disposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, non le posso dare la parola perché non si è iscritto a parlare nei termini previsti dal Regolamento.

Colleghi, sospendiamo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 14, viene ripresa alle ore 20 e 18.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta, vi prego di prendere posto.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, devo dire che mi sembra di cogliere molto ottimismo sulla volontà e sulla possibilità di questo nuovo Governo nazionale. Tant'è che giustamente c'è un sollecito a tutte le azioni possibili, le più efficaci, le più partecipate, affinché si apra la nuova stagione e un nuovo confronto tra la nostra Regione e l'amministrazione dello Stato. Così come sono certo che non c'era nessun intento polemico o nessun intento di divisione nella mozione presentata dalla maggioranza, ritengo ugualmente che sia stata mossa da un intento positivo e costruttivo la mozione presentata dalla minoranza che ha come primo firmatario il presidente Mario Floris.

condivido molte delle cose che sono state dette,, dalla necessità di lavorare insieme per il bene comune della nostra Regione alla necessità di dare tutti, ognuno per il proprio ruolo, il massimo possibile affinché la voce della nostra Regione sia forte e quindi ascoltata dal Governo nazionale; vorrei innanzitutto rassicurare che non è vero che i temi che voi avete ricordato, dopo un momento in cui sono stati all'ordine del giorno dell'attività della Giunta regionale e anche mia o dopo un momento in cui sono stati spesso richiamati durante la campagna elettorale, oggi siano stati dimenticati dalla Giunta regionale. Non è così.

Innanzitutto ho già fissato un appuntamento dopo un momento in cui, dopo aver parlato anche con il Sottosegretario alla difesa, nostro conterraneo, il 12 giugno prossimo, con il Ministro della difesa Parisi che più volte ha dichiarato di voler prestar fede agli impegni presi in campagna elettorale; il 12 prossimo venturo, quindi dopo tre giorni, ho appuntamento con il Ministro Lanzillotta, che ha la responsabilità delle politiche regionali e quindi è la nostra controparte diretta nelle nuove norme di attuazione; così come, dopo aver parlato con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, stiamo discutendo, ho già invitato il Presidente del Consiglio Romano Prodi a venire in Sardegna per poter fare esattamente quello che voi avete proposto, cioè un confronto ampio con le istituzioni del popolo sardo, con la Giunta regionale, col Consiglio, con i rappresentanti delle autonomie locali, i rappresentanti delle parti sociali, delle organizzazioni dei lavoratori e dei produttori. E' esattamente quello che abbiamo iniziato a fare e che stiamo facendo senza molti proclami.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue SORU.) Concordo anche sul fatto che non sia giusto ogni volta iniziare da capo, e che sia responsabilità dell'Amministrazione della Regione ripartire da punti fermi che comunque sono stati lasciati da chi ci ha preceduto.

Ritengo che sia stato un grosso sbaglio nel passato non utilizzare appieno la precedente Intesa istituzionale Stato-Regioni, firmata dagli allora Presidenti Palomba e D'Alema, pur con i segni che comunque mostra del passato, era sicuramente un'ottima base di partenza che avrebbe potuto aiutare la precedente legislatura. E' esattamente quello che stiamo facendo, quello che ci proponiamo di fare, rinnovare quel patto approfondendolo dove deve essere approfondito e portandolo a compimento laddove non è stato ancora portato a compimento; addirittura, lo dico senza nessuna polemica, ho provato ad utilizzare un altro patto che comunque questa Regione ha firmato con l'allora Presidente del Consiglio e i diversi Ministri interessati nel maggio del 2002, che riguardava un impegno solenne che il precedente Governo aveva preso di fare tutto quanto fosse necessario per utilizzare il criterio dell'insularità e per fare sì che la nostra Regione rimanesse in Obiettivo 1, un impegno che appena dopo sei mesi lo Stato disattese, nello stesso dicembre del 2002, presentando il memorandum italiano alla discussione per il successivo Quadro Comunitario di Sostegno.

E' arrivato il presidente Spissu, quindi posso anche dire che con il presidente Spissu avevamo già parlato dell'opportunità che le diverse istituzioni della Regione possano incontrarsi con il nuovo Presidente della Repubblica e i Presidenti delle due Camere per significare esattamente quello che voi avete ricordato, cioè che la Regione sta vivendo un periodo di riforme istituzionali, un periodo importante di riforme istituzionali, ha approvato la Consulta statutaria, si propone di approvare la proposta di legge costituzionale che verrà presentata alle Camere. Quindi avvisare di tutto questo e chiedere la necessaria attenzione affinché questi processi vengano portati a termine, così come vengano portate a compimento, e ci sia la possibilità di sentire la voce della nostra Regione, le riforme istituzionali che verranno fatte a livello nazionale e che dovranno tenere conto della nostra posizione su diversi temi.

Sono anche d'accordo, e lo farò, circa la necessità proprio di stringere assieme tutte le forze della nostra Regione, tutte le responsabilità politiche a qualsiasi livello e le responsabilità sociali, per discutere sulle cose da fare o meglio per ricordarci le cose da fare, credo che la loro individuazione sia ormai assolutamente conosciuta e ben condivisa; per quanto riguarda le entrate, dimenticavo di dirvi che, proprio oggi, ho consegnato tutta la documentazione al Sottosegretario all'economia Antonio Casula, peraltro anche lui nostro corregionale, e stiamo preparando un appuntamento con il Ministro dell'economia, separatamente.

I temi sono quindi quello delle entrate, quello delle servitù militari e di tutti gli obblighi che conseguono successivamente al ritiro delle servitù militari della Sardegna, ma anche quello della tutela dell'ambiente e della tutela dei beni culturali, che sono uno strumento importante della nostra identità regionale ma anche uno strumento importante attorno al quale possono passare le nuove possibilità di sviluppo per la nostra Regione.

La nostra Regione ha mostrato di volersi e di potersi prendere cura del suo patrimonio culturale meglio di quanto abbia fatto lo Stato. Giovedì 16, mi pare, incontrerò il Ministro Rutelli su questi temi e sulla volontà appunto di portare a compimento un percorso che avevamo già iniziato con il Ministro Urbani e approfondirlo. Volevo confortarvi su questo.

La Giunta regionale sta facendo quello che si era proposto di fare nel passato e, lo dico senza polemica, purtroppo non ha avuto abbastanza ascolto nel passato, in questo momento lo stiamo avendo di più e concordo con voi che è un momento di grande opportunità per la nostra Regione, un momento in cui occorre stare uniti e credo che si possa stare uniti in tutta la nostra Regione a partire da questa Aula e a partire da una firma comune su questa mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà. ARTIZZU (A.N.). Presidente, io chiedo la verifica del numero legale, però al di là di questo accorgimento tecnico, credo che il clima suggerisca di interrompere, in questo momento, questa discussione e di rimandarla a domani, o comunque di sospenderla e di rimandarla.

PRESIDENTE. La verifica del numero legale la possiamo fare. Poi devo dare la parola ai due presentatori della mozione perché si devono dichiarare soddisfatti o insoddisfatti o comunque svolgere delle considerazioni a seguito della replica del Presidente della Regione, poi valuteremo eventualmente l'opportunità di sospendere questa discussione prima della presentazione di un ordine del giorno o per consentire la preparazione e la presentazione dell'ordine del giorno.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà

BIANCU (La Margherita-D.L.). Intervengo sull'ordine dei lavori, Presidente, c'è già stata un'interlocuzione proprio tendente, anche sulla base dell'intervento del collega Secci che ha illustrato la mozione della maggioranza, a dare il tempo e la possibilità di concordare un ordine del giorno unitario che, verosimilmente, può essere preparato da qui alla ripresa dei lavori domani mattina, quindi per riprendere domani mattina con la votazione, speriamo, di un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE. E' stata richiesta la verifica del numero legale, prego i colleghi di prendere posto. (Appoggia la richiesta di verifica del numero legale il consigliere Ladu, Capogruppo.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 38 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GIAGU - LADU - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PINNA - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SPISSU - UGGIAS.)

Dunque, colleghi, constatata la mancanza del numero legale, dovremo sospendere la seduta per 30 minuti. Resta in piedi una richiesta di rinvio a domani. Se i relatori sono d'accordo, rinviamo a domani mattina. Riprendiamo i lavori con le repliche dei due relatori e la successiva discussione dell'ordine del giorno che nel frattempo verrà approvato.

Devo comunicare che domani, così come previsto, non possiamo svolgere né l'interpellanza Oppi e più né la mozione presentata dall'onorevole Capelli, in quanto l'assessore Dirindin, che pensava di poter rientrare questa notte da Roma, invece non può rientrare, per cui, non essendo presente l'Assessore, penso che dovremmo stabilire un'altra giornata di lavoro.

Ricordo che la prima Commissione è convocata domani mattina, giovedì 1 giugno, alle ore 9, per l'esame del provvedimento sull'organizzazione dei seggi elettorali in concomitanza di amministrative e referendum nelle città di Cagliari e di Carbonia, disegno di legge numero 232.

Il Consiglio è convocato sempre nella stessa giornata di giovedì 1 giugno, l'orario è sempre alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 33.