Seduta n.191 del 15/01/2002
CXCI SEDUTA
(Antimeridiana)
Martedì 15 Gennaio 2002
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 34.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 19 dicembre 2001 (186), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Balletto, Locci, Nuvoli e Sanna Nivoli hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 15 gennaio 2002.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 26 e 27 novembre 2001, 4, 12 e 17 dicembre 2001.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
Dai consiglieri Masia - Dore - Fantola - Ibba - Piana - Pilo - Pusceddu - Sanna Giacomo - Scano - Usai:
"Norme regionali per l'elezione diretta del Presidente di circoscrizione comunale". (287)
(Pervenuta il 10 gennaio 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Colleghi, constatata l'assenza di numerosi consiglieri, propongo di sospendere la seduta per dieci minuti. Ricordo che la prima ora è dedicata allo svolgimento di interpellanze e interrogazioni…
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, nessun problema per la sospensione, ma ritengo che l'interesse a svolgere l'interpellanza sia tutto da parte di chi, primo firmatario, intende proporla alla Giunta, sicuramente, se i colleghi non sono presenti, vuol dire che questo interesse non c'è; non penso che ciò possa riguardare nel suo complesso tutta l'Aula.
Comunque per questa volta non ci opponiamo ad un rinvio che ritarderà sicuramente il proseguimento dei lavori, nel corso della giornata, riguardanti quei provvedimenti legislativi importanti che sono all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pittalis. Non posso che darle ragione, però è necessaria una brevissima sospensione di qualche minuto per dare tempo ai colleghi di arrivare. Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 37, viene ripresa alle ore 10 e 46.)
Svolgimento di interpellanze
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze. Per prime vengono svolte le interpellanze 203/A e 204/A, abbinate in quanto vertenti sul medesimo argomento.
Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
INTERPELLANZA SANNA Gian Valerio - BIANCU - SANNA Alberto - Fadda sulla destinazione d'uso e sugli interventi conservativi riguardanti l'ex Seminario di Cuglieri.
I sottoscritti,
considerato che le strutture dell'ex Seminario di Cuglieri sono tuttora di proprietà della Regione e che le stesse, dal 1984, giusta delibera della Giunta regionale n. 16/68, sono state assegnate in uso al Comune di Cuglieri;
dato atto che con Decreto C.G.A.D.A dell'Assessorato della difesa dell'ambiente n. 2936 del 31 dicembre 1996 è stato affidato incarico per la progettazione esecutiva di un progetto per lavori di recupero e conservazione degli immobili di che trattasi;
considerato, altresì, che con delibera della Giunta regionale n. 50/27 del 17 novembre 1998 è stato disposto l'utilizzo di una parte della struttura a favore dell'Assessorato della difesa dell'ambiente per la formazione professionale delle guardie forestali, protezione civile e volontariato;
evidenziato che a seguito di tali iniziative sono state indette alcune conferenze di servizio, ultima delle quali in data 2 novembre 1999, nota Assessorato enti locali n. 7939 del 16 novembre 1999, nella quale viene stabilito fra l'altro, al punto 5 della stessa, che l'Assessorato della difesa dell'ambiente provvederà ad inserire in bilancio per gli anni 2000/2002, l'importo necessario per la ristrutturazione dei locali al fine di adibirlo agli scopi formativi dell'Assessorato dell'ambiente, di cui alla legge regionale n. 3 del 1989;
rilevato che in sintonia con tale impostazione già nel corso del dibattito sulla finanziaria 2001, gli Assessori competenti avevano ribadito l'impegno per una rapida iniziativa finanziaria e funzionale su tale complesso e che tuttavia la presentazione coerente di un emendamento in Aula (n. 66 del 1° marzo 2001 all'art.4 del D.L. n. 141), non ha avuto accoglimento da parte della Giunta regionale,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere:
1) se vengano confermati gli esiti delle conferenze di servizio svolte nel merito della destinazione e del recupero funzionale dell'ex Seminario di Cuglieri;
2) per quali ragioni l'Amministrazione regionale non abbia provveduto a dare corso ad una nuova Conferenza di servizi così come stabilito a conclusione ed a verbale della riunione del 2 novembre 1999 citata e all'inserimento nelle poste di bilancio 2000/2002 per la ristrutturazione dei locali così come stabilito dalla delibera G.R. n. 50/27 ;
3) se non ritengano opportuno provvedere all'inserimento nel disegno di legge riguardante la finanziaria 2002, degli importi necessari per dare avvio al primo lotto funzionale dei lavori di recupero e conservazione dei locali dell'ex Seminario di Cuglieri, impregiudicata qualsiasi altra valutazione sulla destinazione d'uso degli stessi locali. (203)
INTERPELLANZA ONIDA sullo stato dei lavori di recupero e conservazione dell'ex Seminario di Cuglieri.
Il sottoscritto,
PREMESSO che tramite convenzione, nel dicembre 1996 l'Assessorato della difesa dell'ambiente ha affidato l'incarico della progettazione generale esecutiva e di un primo lotto funzionale dei lavori di recupero e conservazione di parte dell'ex Seminario di Cuglieri per essere adibita a centro scuola di addestramento di operatori del servizio di protezione civile e del volontariato;
CONSTATATO che per una molteplicità di motivi conseguenti anche alle richieste avanzate dal Comune di Cuglieri e dalla XIV Comunità Montana del Montiferru al fine di poter utilizzare parte delle strutture per assolvere a propri compiti istituzionali, la fase progettuale ha subìto ripetute interruzioni e solamente nel settembre 2000 è stato ottenuto il benestare per il passaggio alla progettazione esecutiva, presentata nel febbraio 2001;
EVIDENZIATO che qualche sporadico intervento sulle strutture e sul parco circostante è servito soltanto a scongiurare un totale ed irreversibile degrado del complesso ma anche si è ben lontani da una adeguata soluzione del problema;
SOTTOLINEATO che adeguati interventi di recupero e ristrutturazione degli edifici e dell'area circostante comporterebbero una loro fruizione da parte del comune di Cuglieri, della XIVa Comunità Montana del Montiferru, dell'Assessorato della difesa dell'ambiente e dell'Assessorato del lavoro e della formazione professionale della Regione sarda,
chiede di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore degli enti locali, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore del lavoro e formazione professionale per sapere:
- se non ritengano che ormai siano maturi i tempi perché un bene del patrimonio della Regione, che tanta rilevanza ha avuto nella storia e nella cultura della Sardegna, venga recuperato non solo alla sua bellezza architettonica ma anche ad una fruibilità nell'interesse delle istituzioni e dei cittadini;
- quali opportune ed urgenti iniziative intendano intraprendere perché finalmente si giunga all'avvio dei lavori del primo lotto funzionale. (204)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'interpellanza numero 203/A.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, l'interpellanzada me presentata, insieme ad alcuni colleghi, ha per oggetto la richiesta di verifica sulla posizione della Giunta in ordine alla destinazione d'uso riguardante l'ex seminario di Cuglieri.
Brevemente, la storia di questa struttura (che è entrata a far parte del patrimonio regionale) incomincia nel 1984 quando la Giunta regionale, con una apposita delibera, assegnò in uso parte di essa al Comune di Cuglieri. Successivamente, nel dicembre del 1996, l'Assessorato della difesa dell'ambiente decise di incaricare una progettazione esecutiva riguardante il recupero e la conservazione degli immobili del Seminario.
La Giunta regionale successivamente, sempre con un atto specifico, il numero 5027 del novembre 1998, ha disposto che una parte della struttura fosse messa a disposizione dell'Assessorato della difesa dell'ambiente perché destinata, così si individuava in quell'atto amministrativo, ad essere la sede per la formazione professionale delle guardie forestali, la Protezione civile e il volontariato.
Successivamente a questa decisione, che circoscriveva intorno a quell'immobile una particolare e specifica destinazione d'uso, sono state messe in essere alcune attività, nella fattispecie conferenze di servizio vere e proprie, nell'ultima delle quali, svoltasi il 2 novembre 1999, è stato tra l'altro stabilito al punto 5 del verbale che l'Assessorato della difesa dell'ambiente avrebbe provveduto a inserire in bilancio, per gli anni 2000-2002, l'importo necessario per la ristrutturazione dei locali, al fine di adibirlo agli scopi formativi dell'Assessorato dell'ambiente, di cui alla legge numero 3 del 1989. Sulla precisione dell'individuazione della volontà della Giunta credo che, rispetto a questo punto, non esista al momento alcun dubbio!
Sulla scorta di questo percorso decisionale, rallentato dalle procedure di predisposizione dei progetti esecutivi, comunque dettate da una sostanziale continuità, l'opposizione, nel corso della finanziaria dell'anno scorso, del 2001, in coerenza con queste decisioni, dopo aver interloquito con gli Assessori competenti e riscontrata la loro sostanziale linearità con le decisioni in essere, presentò in Aula un emendamento, il numero 66, per la precisione, datato 1 marzo 2001, nel quale si proponeva, sulla base del primo lotto del progetto esecutivo di cui ho parlato, il finanziamento di un primo intervento volto alla conservazione e al recupero di questi immobili.
Successivamente a questi fatti, che sono poi approdati alla sostanziale bocciatura dell'emendamento da parte della Giunta, aggiungo in questo caso con il parere negativo del Presidente della Commissione bilancio e con il silenzio assoluto dell'Assessore del bilancio di allora, si sono sviluppate nell'ambito della comunità di Cuglieri anche delle mobilitazioni di carattere popolare che vogliono significare l'importanza che questa struttura ha per la comunità cuglieritana, ma anche per l'intero territorio del Montiferru.
Noi chiediamo se è intenzione della Giunta rispettare gli impegni presi e per quale ragione l'Amministrazione regionale non ha provveduto a mantenere fede all'impegno di finanziamento contenuto nel verbale della conferenza di servizio, inoltre se non ritenga opportuno provvedere, nel corso della finanziaria che ci accingiamo ad esaminare, a rimediare inserendo nella stessa gli importi necessari per poter dare corso ad una progettazione esecutiva messa in essere con una finalità specifica e che, a nostro giudizio, come dicemmo anche l'anno scorso, individuano dei problemi di carattere patrimoniale, di responsabilità contabile anche nei confronti della Regione, laddove ha acquisito, anni fa, un bene immobile di rilevante valore e che è lasciato lì a decadere, a deprezzarsi rispetto alle risorse che sono state necessarie invece per acquisirlo.
Non spetta a me approfondire gli aspetti sulla destinazione d'uso di questi immobili, noi riteniamo che gli atti posti in essere dalla Giunta non possano essere disattesi ai cambi della maggioranza, tenendo conto che - nel caso specifico - la gerarchia delle decisioni è casualmente, in questo momento, tutta collocata dalla stessa parte politica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Onida per illustrare l'interpellanza numero 204/A.
ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema che stiamo trattando potrebbe apparire di poco conto nel momento in cui ci avviciniamo al confronto su temi ben più importanti, quali la finanziaria, le riforme, la legge elettorale e cose di questo genere. Però io ritengo, per questo motivo ho partecipato al confronto anche in termini istituzionali presentando un'interpellanza agli Assessori competenti, che l'argomento abbia invece notevole importanza, primo perché si colloca dentro una problematica ampia riguardante il monitoraggio, la conoscenza, la gestione del patrimonio immobiliare di cui dispone la Regione, vorremmo capire un po' di più, giustamente l'Assessore ha necessità di fare qualche valutazione, qualche verifica.
Per limitarci ad Oristano, a noi risultano inutilizzati complessi immobiliari incredibili, come la scuola alberghiera di viale San Martino, l'ex carcere militare di via Ghilarza, il palazzo del Genio Civile, tre palazzine sulla strada per Torre Grande, il palazzo di via Arquer per una parte importantissima. Voi sapete che - per quanto riguarda per esempio alcune scelte di politica rigorosa, mi sto riferendo al budget della sanità - la sanità spende moltissimo pagando affitti miliardari a Oristano per gli uffici presso i quali opera, non comprendiamo perché questo possa avvenire e invece non si possano utilizzare, recuperando così le loro funzioni pubbliche, i locali esistenti di grande importanza, di grande capacità, appartenenti alla Regione.
Il concerto tra gli Assessori e la capacità di amministrare il nostro patrimonio sono certamente degli elementi che possono determinare una svolta importante per il futuro della Regione; però arriviamo al punto. All'interno della logica generale l'ex Seminario di Cuglieri, costruito nel 1925, fu dismesso dalla Conferenza episcopale sarda dopo trenta anni di attività, (una grande università dello spirito, una grande università di teologia che ha dato lustro alla Sardegna, dalla quale sono usciti spiriti liberi che hanno anche operato nel sistema laico, e non soltanto nel sistema - come dice Giorgio - della tonaca o della vita più precisamente religiosa); un seminario che, collocato in un'area della Sardegna, il Montiferru, prima di tutto consentì quasi da solo che quel territorio vivesse momenti di grande dignità e di sviluppo economico, soprattutto legato alle attività della pastorizia, e poi che ci fossero i conferimenti dei beni necessari a dar da mangiare a 600 persone che costantemente, nell'arco dell'anno, vivevano presso questa scuola così importante.
Io credo che la Regione quando ha acquistato, credo per pochissimo danaro, questo immobile, non abbia pensato molto bene a quello che stava facendo, perché non è possibile tenere un immobile come questo, di grande valore architettonico, ancora capace di ospitare iniziative di grandissimo rilievo, inutilizzato come lo è stato da allora ad oggi, sono circa quindici anni e più, quasi vent'anni, nonostante tutte le esigenze che noi abbiamo.
Io ho parlato di questo problema con il Presidente Pili, prendendomi a cuore un po' le sorti della ripresa dell'attenzione attorno al seminario. Voglio dire che l'università per la formazione, la riqualificazione dei quadri pubblici in Sardegna, poteva essere uno sbocco, tra parentesi previsto negli incarichi di progettazione affidati a cui ha fatto riferimento il collega Sanna; l'università della new economy - abbiamo anche mandato qualche messaggio a Soru, a Tiscali - poteva diventare un punto di riferimento centrale, in Sardegna, di grande rilievo e di grande importanza; l'università del turismo; usi a fini sanitari; probabilmente da un dialogo con le università poteva scaturire un utilizzo importante, non ultima ipotesi quella di un concorso di idee.
Certo è che, negli atti, noi abbiamo una finalizzazione delle spese finora sostenute, e sono molte, sono miliardi, abbiamo individuato l'obiettivo della scuola di formazione per il Corpo forestale e la Protezione civile del volontariato, lì ci sono accordi e contratti, lì ci sono responsabilità, e tutto il periodo della mia gestione dell'ambiente, attorno a questa questione, mi ha visto responsabile e firmante documenti di questo genere. Oggi manca l'Assessore più competente, perché è competente anche il collega Luridiana, competente è certamente per la gestione generale l'assessore Biancareddu, ma fortemente sugli impegni assunti e vivi la competenza fondamentale è dell'Assessore dell'ambiente.
Ci preme capire se gli obiettivi individuati sono ancora vivi o non sono più vivi, se si va alla ricerca di altre cose da fare con serietà e quali sono i tempi, se intanto contro il degrado già da subito non ritenga opportuno il Governo o la Giunta regionale di farvi fronte, con la prossima finanziaria, e concordo questa volta, visto anche che la strumentalizzazione esagerata del bilancio dell'esercizio passato non risulta emergere dalla serenità con la quale anche le opposizioni pongono un problema, che è un problema sostanziale per lo sviluppo di una comunità povera, ma di una comunità abituata a un rapporto intelligente con quella struttura e con l'anima che dentro quella struttura ha reso la qualità della vita di quelle quattro, cinque, dieci comunità interessante nel passato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Io ringrazio gli interpellanti perché mi consentono di fare alcune riflessioni sul patrimonio immobiliare della Regione e anche di entrare nello specifico del problema.
Volevo ricordare al Consiglio, agli interpellanti in particolare, che la Regione ha un immenso patrimonio immobiliare e come proprietaria di questo patrimonio ha, o dovrebbe avere, tutti gli oneri che da ciò derivano, che sono in primis l'onere del buon padre di famiglia, che è quello, se non altro, di mantenere integro il valore degli immobili o addirittura di accrescerlo, e poi quelli che derivano dalla legge, quindi responsabilità di carattere civile e penale, per esempio quello di rendere gli immobili idonei alla loro destinazione d'uso. Io ho visitato alcuni immobili da quando sono assessore e mi sono accorto che non solo non sono idonei all'uso, ma addirittura gli impianti elettrici sono fatti ancora con la piattina.
Questa è un'ammissione di carenza, ma è anche un richiamo al Consiglio, perché l'Assessore che vi parla in questo momento non è in condizioni né di assolvere agli oneri del buon padre di famiglia, né tanto meno di mettere gli edifici a norma con le leggi vigenti. Però il sottoscritto ha preso a cuore questo problema e ha già disposto in finanziaria un articolo che consente la semplificazione dell'alienazione di alcuni immobili, perché solo in questo modo si possono trarre le risorse per perseguire gli obiettivi di cui vi parlavo poc'anzi.
Noi finora abbiamo delle procedure che possono provocare la vendita di un immobile ogni dieci anni, quindi immaginatevi il degrado e la perdita patrimoniale che la Regione subisce, oltre che le responsabilità di carattere civile e penale cui siamo sottoposti. Naturalmente, nelle more di questa vendita, occorre che alcuni capitoli del mio Assessorato vengano messi in condizione di poter assolvere queste esigenze, perché - entro questa volta nello specifico - di fronte a un intervento di siffatta portata (mi dicono che il primo lotto sia di 6 miliardi e 700 milioni, e io ho un miliardo per tutti gli immobili della Sardegna), potete ben capire che ho le mani legate. Però, visto che c'è stato un impegno della Giunta precedente, visto che ci sono state delle conferenze di servizi, vista l'importanza patrimoniale, culturale e storica che sia l'onorevole Sanna che l'onorevole Onida hanno sottolineato, credo che sia necessario pensare a qualche percorso diverso che porti comunque ad un risultato, cioè per esempio pensare a un edificio polifunzionale per il quale si possa concorrere anche con cifre e finanziamenti di privati, o altrimenti che la Regione, con una normativa ad hoc, per mantenere gli impegni presi, consideri l'ipotesi di effettuare un intervento straordinario estrapolando le risorse da quelle previste per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili regionali.
Devo anche ricordare che il Consiglio, investito di questa problematica nella finanziaria passata, ha purtroppo bocciato l'emendamento presentato ad hoc. Questo non vuol dire che l'Assessore che vi parla sia su quella linea; ho conosciuto questo problema in modo preciso solo sette giorni, mi dicono che il seminario è bellissimo, mi ripropongo di andare a visitarlo. Comunque, apriamo un tavolo di concertazione, una conferenza di servizi nella quale veramente decidiamo - anche facendo il così detto conto della serva - quello che può, in termini volgari, mettere la Regione, e quello che dobbiamo cercare altrove; perché, ripeto, in questa situazione economico-finanziaria di bilancio è un intervento che pesa, anche se riconosciamo, io e tutta la Giunta, la validità e la valenza patrimoniale dell'intervento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancu per dichiarare se è soddisfatto.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Dopo trent'anni dall'acquisto dell'ex seminario di Cuglieri da parte della Regione, dalle procedure avviate relativamente alla predisposizione del progetto relativo all'intervento di conservazione dell'edificio e del recupero dello stesso, fino a tutta una serie di iniziative che sono state poste in questi anni passati, arrivando al progetto esecutivo dell'opera, mi sembra che la risposta fornita dalla Giunta sia decisamente insoddisfacente. Rispetto anche a quanto affermato sia nelle conferenze di servizi da parte dei rappresentanti della Giunta, dove appunto si prendeva l'impegno a reperire le risorse relative al progetto esecutivo dei 6 miliardi e 700 milioni a cui faceva riferimento l'Assessore, sia rispetto a quanto affermato e all'impegno assunto dallo stesso assessore Pani, in occasione dell'approvazione del bilancio 2001, che, pur non trovando le risorse in quel momento, si era fatto carico di cercare, insieme all'Esecutivo, di reperire queste risorse, oggi sentiamo l'Assessore che ci dice di non essere in grado di rispondere a quelle che sono le molte esigenze delle strutture di proprietà della Regione. Propone anche, attraverso annunci, attraverso un articolo della finanziaria, l'alienazione degli immobili (noi ci auguriamo che tra questi non risulti anche quello di Cuglieri), poi in ultimo fa intravedere una soluzione tutta nuova, quella di un cofinanziamento tra un soggetto pubblico, la Regione e soggetti privati, anche lasciando intravedere un possibile utilizzo diverso rispetto alle decisioni assunte dalla Giunta regionale fino a questo momento, come ricordava bene l'onorevole Onida, che prevedevano la sua destinazione come sede per la formazione delle guardie forestali, questo credo per cercare di prendere tempo ulteriore nella ricerca anche di possibili altre utilizzazioni.
Noi, assessore Biancareddu, riteniamo il recupero di questa struttura come un'occasione straordinaria per aiutare la promozione dello sviluppo non solo di Cuglieri, ma dell'intero territorio del Montiferru e della provincia di Oristano. Per cui ribadiamo che riteniamo positiva la destinazione a suo tempo decisa dalla Giunta regionale, e le chiediamo altresì, insieme all'intero Esecutivo e all'intera maggioranza, di farsi carico di un diritto legittimo di quel territorio il quale vede appunto, nel recupero di questa struttura, un'occasione straordinaria per avviare il suo sviluppo.
Per cui il nostro giudizio è totalmente insoddisfacente. Ci auguriamo che nella formazione del bilancio, che state definendo come Giunta, quanto da lei affermato possa essere modificato in modo da dare soddisfazione a quelle popolazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Onida per dichiarare se è soddisfatto.
ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, chiaramente ciascuno farà la propria parte, io ho visto, nell'intervento dell'assessore Biancareddu, un impegno che va oltre la riattivazione di un ottimismo e di una speranza molto teorica. Certo deve essere rinviato il momento e l'appuntamento per le certezze sia per quanto riguarda l'an, cioè se gli impegni già contenuti nei contratti, nelle delibere di Giunta e nelle convenzioni esistenti, si porranno in essere, sia per quanto riguarda il quantum.
E` evidente che la riflessione che dovrà animare voi, noi, da oggi sino al momento della finanziaria, si dovrà concretizzare in una messa a punto degli impegni presi; dopo di che, all'interno di quella fase di pianificazione e di programmazione, debbono emergere le due questioni, l'an e il quantum, cioè se, quando e quale quantità di risorse possiamo iniziare a recuperare nella direzione della riattivazione della vita dell'immobile di cui stiamo parlando.
PRESIDENTE. Passiamo adesso allo svolgimento dell'interpellanza numero 193/A. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
INTERPELLANZA MANCA - SANNA Giacomo sulla innocuità ed efficacia del vaccino contro la blue tongue.
I sottoscritti, premesso che:
- il 26 novembre 2001 l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha emanato il decreto n. 50 con il quale è resa obbligatoria nell'intero territorio della Sardegna la profilassi vaccinale contro la febbre catarrale per tutti i ruminanti della specie ovina, caprina e bufalina;
- la decisione della Commissione Europea del 18 gennaio 2001, concernente la verifica della sicurezza e dell'efficacia dei vaccini contro l'afta epizootica e la febbre catarrale, afferma in premessa che i vaccini contro la febbre catarrale acquistati all'estero per casi di emergenza devono essere testati per ottenere informazioni significative sulla loro utilizzazione in condizioni epidemiologiche diverse;
- il vaccino che si intende utilizzare in Sardegna è quello vivo attenuato, prodotto dal Veterinary Institute di Oonderstepoot, Sud Africa, messo a disposizione dall'Unione Europea;
- nessuna notizia ufficiale è stata resa nota circa il testaggio di tale vaccino,
chiedono di interpellare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) se il prodotto immunizzante, che verrà somministrato a tutti i ruminanti presenti nel territorio sardo, potrà offrire complete garanzie circa i requisiti di innocuità ed efficacia, in particolare nella pecora di razza sarda e in animali di specie differenti, quali bovini, bufalini e caprini;
2) se non giudichi opportuno precisare quali e quanti siano i rischi cui si fa riferimento nell'articolo 4 del decreto n. 50 del 26 novembre 2001 sulla profilassi vaccinale obbligatoria contro la febbre catarrale;
3) se siano stati individuati i livelli di responsabilità, in merito al verificarsi di eventuali inconvenienti conseguenti alla vaccinazione, al fine di salvaguardare la professionalità dei veterinari addetti alla vaccinazione e di assicurare opportuni risarcimenti agli allevatori, per i danni diretti e indiretti che potrebbero derivare agli animali a seguito del trattamento vaccinale;
4) su quali basi scientifiche l'allevatore, così come previsto nell'articolo 4, lettera c), del decreto n. 50 del 2001, potrà sottoscrivere la prevista dichiarazione che certifichi che gli animali sottoposti alla vaccinazione sono in uno stato fisiologico tale da ridurre al minimo gli effetti indesiderati conseguenti alla somministrazione del vaccino;
5) se non si ritenga tale disposizione estremamente dannosa per gli allevatori, che dovrebbero assumersi la responsabilità di una dichiarazione sullo stato fisiologico dei loro animali senza che a tutt'oggi siano noti gli effetti indesiderati derivanti dalla somministrazione del vaccino sudafricano e le risultanze delle prove sul vaccino, previste dalla decisione della Comunità Europea del 18 gennaio 2001;
6) su quali basi sia stata interpretata a tal proposito l'Ordinanza ministeriale 11 maggio 2001 che prevede una collaborazione degli allevatori per le operazioni di profilassi, ma soltanto per quanto concerne il contenimento degli animali. (193)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Manca per illustrare la sua interpellanza.
MANCA (Gruppo Misto). Il 26 novembre del 2001 è stato emanato il decreto regionale numero 50, con il quale viene resa obbligatoria, in tutto il territorio della Sardegna, la profilassi vaccinale contro la febbre catarrale degli ovini, per tutti i ruminanti, quindi compresi i bovini e i caprini.
Già nel 18 gennaio del 2001 la Commissione Europea aveva adottato la decisione concernente la verifica della sicurezza e dell'efficacia dei vaccini contro la febbre catarrale e contro l'afta epizootica. In tale documento si afferma che i vaccini contro la febbre catarrale degli ovini, quindi contro la blue tongue, che vengono acquistati all'estero per casi soprattutto di emergenza, come verificatosi in Sardegna, devono essere testati, cioè sottoposti ad esami specifici, previsti dalla Farmacopea Internazionale, per ottenere informazioni significative sulla loro utilizzazione, in condizioni chiaramente epidemiologicamente diverse. Infatti diciamo che il vaccino vivo attenuato, attualmente in uso in alcune Aziende sanitarie locali in Sardegna, è prodotto, come ben sapete, in sud Africa ed è stato messo da questo Istituto a disposizione dell'Unione Europea.
Alla data di emissione del decreto, che mi pare sia il 26 novembre, non erano ancora stati resi noti i risultati della verifica di questo vaccino sulla sua sicurezza e sulla sua efficacia, non vi era quindi nessuna informazione significativa sulla sua utilizzazione e in condizioni, come dicevo prima, epidemiologicamente diverse e quindi riferibili alla realtà sarda. E' dunque lecito domandarsi prima di tutto su quali basi si sia assunta una decisione così importante e delicata. Per la verità neanche in questo momento credo che il Consiglio regionale conosca le risultanze dei testaggi effettuati dal Centro di referenza delle malattie esotiche di Teramo; apprendiamo, lo abbiamo appreso solo dagli organi di stampa, che un funzionario dell'Unione Europea, presumibilmente veterinario, ha dichiarato che il vaccino va talmente bene che potrebbe far sparire i focolai della lingua blu senza alcun rischio per gli animali e quindi per le loro produzioni.
E` chiaro che, secondo me, alcune sue dichiarazioni sono fin troppo superficiali, mi riferisco a quelle in cui si dice che il vaccino per la blue tongue è riferibile a quello eseguito da anni e anni contro il carbonchio e la brucellosi. Voglio specificare, per chi chiaramente non appartiene al mondo scientifico, che queste ultime, che venivano effettuate negli anni precedenti ma adesso non si fanno più, si distinguono dalla prima per una differenza fondamentale, intanto venivano effettuate in condizioni particolari e poi il carbonchio e la brucellosi sono due malattie da batteri, da microrganismi, mentre invece la blue tongue è una malattia virale, quindi ha implicazioni totalmente e completamente differenti.
Inoltre alcune dichiarazioni riferibili alle realtà delle Baleari e della Corsica non riescono in ogni caso a spiegarci alcuni ritardi relativi alla vaccinazione, se si doveva arrivare alla profilassi vaccinale con questo vaccinazione sud africano, perché non lo si è fatto nel 2000 e si è attesa invece una recrudescenza del 2001? Se è vero che, dai primi mesi del 2001, la Commissione Europea ha reso disponibile un numero adeguato di dosi, perché non si è proceduto alla campagna vaccinale? Già nei primi mesi del 2001 anche l'Istituto zooprofilattico di Sassari aveva detto sinteticamente che, optando per il vaccino e non per altre soluzioni tendenti a contrastare il diffondersi della malattia, era meglio cominciare subito, piuttosto che correre il rischio di un'altra epidemia, cosa che puntualmente si è verificata.
La mancata risposta del funzionario europeo anche su questo argomento nasconde chiaramente un timore diffuso e reale, cioè che le controindicazioni del vaccino attenuato potrebbero infatti causare danni rilevanti all'intero patrimonio zootecnico sardo, e quindi il rimedio potrebbe rivelarsi persino peggiore della malattia. Inoltre se così non fosse, perché, Assessore, all'articolo 4 del decreto numero 50 si richiede una sorta di liberatoria, sottoscritta dagli allevatori circa lo stato fisiologico degli animali da sottoporre a vaccinazione? Ma non sono i veterinari che devono certificare lo stato di salute degli animali? Su quali conoscenze scientifiche potrebbero farlo gli allevatori sardi? O forse è stata male interpretata l'ordinanza ministeriale dell'11 maggio 2001 che prevede sì una collaborazione degli allevatori, ma riferita solo al contenimento degli animali e non prevede che gli allevatori si sostituiscano ai veterinari e che questi si trasformino in macchine per punture alle pecore.
Il Partito Sardo d'Azione invita gli allevatori della Sardegna a non sottoscrivere nessuna dichiarazione; a questo proposito chiediamo ancora una volta che vengano individuati i rispettivi livelli di responsabilità per salvaguardare la professionalità dei veterinari e per assicurare agli allevatori gli eventuali risarcimenti per i danni diretti e indiretti che potrebbero derivare agli animali a seguito del trattamento vaccinale. Chiediamo pertanto che venga modificato il decreto numero 50, abolendo le parti relative alla richiesta della sottoscrizione di una dichiarazione liberatoria da parte degli allevatori sardi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Il vaccino messo a disposizione dalla Comunità europea e dal Ministero della salute si sta utilizzando in Sardegna ed offre completa garanzia circa i requisiti di innocuità, a cui si è fatto riferimento, ed efficacia sulla specie ovina e caprina. Il vaccino è già stato utilizzato, come ben tutti sanno, in Spagna, nelle Baleari e in Corsica, senza evidenziare dannosi effetti collaterali. Sulla specie bovina, le prove di sicurezza ed efficacia sono state effettuate dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo, peraltro vincitore di una gara internazionale bandita dalla Comunità Europea, i risultati di tale sperimentazione sono già stati trasmessi alla Comunità Europea.
Sulla innocuità ed efficacia del vaccino contro la blue tongue, sulla base anche di questo esame e di questo studio fatto da Teramo, non posso che precisare quanto segue: l'Istituto Zooprofilattico di Sassari ha condotto una sperimentazione su un campione di ovini di proprietà dell'Istituto Zootecnico Caseario, esattamente l'azienda Bonassai, con essa si è dimostrato che la somministrazione del vaccino in pecora di razza sarda, come da voi chiesto nell'interpellanza, non sembra influenzare la quantità giornaliera di latte prodotto, come afferma l'Istituto su menzionato in uno studio recentemente fatto, di cui io peraltro ho avuto la copia recentemente.
Inoltre, come è stato riportato dalla stampa, il professor Bernard Van Goethem, responsabile del pool della Commissione Europea che si occupa di sanità e benessere, durante una intervista, ha dichiarato, facendo una serie di riferimenti ed assumendosi anche la responsabilità, che l'unica strada è il vaccino.
Comunque, dalle prove effettuate anche in specie diverse dall'ovina, cioè nei bovini, è stata verificata l'innocuità della somministrazione durante tutto il periodo di gravidanza. Quindi, come peraltro sa bene l'onorevole Manca, negli articoli apparsi sulla stampa in questi giorni si dice che, per quanto riguarda la zona di Oristano, si sta procedendo con la campagna vaccinale che sta dando risultati eccellenti; lo dice la stampa e lo dicono i responsabili, così come anche lo Zooprofilattico di Sassari ha dato ampie garanzie, mi riferisco sempre ad una stampa che peraltro non è stata nei nostri confronti mai molto disponibile.
Per quanto riguarda le altre osservazioni, il veterinario operatore deve informare l'allevatore che il vaccino, se usato nella prima metà della gravidanza, può avere effetti abortivi e teratogeni. In risposta ad una interpellanza, è stato detto che il principale soggetto responsabile, in merito agli eventuali inconvenienti che potrebbero verificarsi a seguito della vaccinazione, come tutti noi sappiamo, è il Ministero della salute, competente per legge, il quale provvederà anche a risarcire gli eventuali danni conseguenti alla profilassiIl termine "stato fisiologico", citato al terzo comma dell'articolo 4 del decreto, è riferito al periodo di gravidanza degli animali sottoposti alla vaccinazione, stato facilmente individuato dall'allevatore, il quale è a conoscenza del periodo di inizio e fine dell'attività riproduttiva dei propri animali; al riguardo peraltro l'allevatore è tenuto a collaborare per l'attuazione dei piani di profilassi dando al veterinario operatore tutte le informazioni utili per evitare eventuali inconvenienti vaccinali.
Per evitare tante piccole questioni, per esempio oggi ho sentito chiedere dall'onorevole Manca - che aveva molte perplessità - perché non abbiamo vaccinato prima, devo dire per amore della verità che siamo stati molto aperti perché se non avessimo ascoltato le campane di molti di voi, avremmo vaccinato quando la Giunta aveva deciso, cioè molto tempo prima. Invece abbiamo voluto porre in essere tutte le garanzie possibili, aspettando anche da parte del Ministero competente la certezza che non avremmo creato un danno maggiore rispetto a quello che si prefigurava.
Conseguentemente, sempre per quanto riguarda lo stato fisiologico su citato, ci siamo fatti carico del problema, dando indirizzi alle A.S.L.; non abbiamo modificato il decreto per questioni temporali, ma abbiamo scritto che tale stato fisiologico, riferito al periodo di gravidanza, può essere di massima individuato meglio solo dall'allevatore e dallo stesso portato a conoscenza. Per cui, nel caso specifico, si rassicurano le federazioni, che la corretta interpretazione del provvedimento in oggetto non prevede che sia l'allevatore a dichiarare lo stato fisiologico in relazione allo stato di salute dell'animale, cosa che chiaramente è di competenza esclusiva del medico veterinario.
Concludo dicendo che ci siamo attenuti scrupolosamente alla normativa ministeriale, precisando nel contempo che non vogliamo colpevolizzare l'allevatore che, attraverso la liberatoria, si assuma delle responsabilità. Di fatto, con questo atto, riteniamo di aver risolto anche questo ulteriore problema.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Manca..
MANCA (Gruppo Misto). Ho già dichiarato precedentemente che posso credere che la risposta all'efficacia del vaccino è il massimo che si possa avere. Ma i dubbi restano e sono abbondanti; io direi che per l'Assessore sarebbe meglio che quell'articolo 4 fosse riscritto perché da veterinario - come lei sa, io sono veterinario e ho sempre fatto il veterinario - affermo che stabilire lo stato di gravidanza, nella percentuale degli allevamenti o dell'allevamento nella quota di rimonta dell'anno scorso, è praticamente impossibile. Tutti quegli allevatori che hanno bestiame si rendono conto che non è possibile stabilire in maniera precisa lo stato di gravidanza della quota di rimonta, quindi le controindicazioni potrebbero verificarsi. Poi bisogna anche chiarire se il Ministero della sanità nel risarcire questi animali ritiene che il risarcimento sia solo sul valore o anche sul mancato reddito.
Per quanto riguarda l'innocuità, come ho detto prima, potrebbe anche esserci, seppure sui bovini ancora non si abbiano notizie ben precise; però, ripeto, paragonare la vaccinazione della blue tongue a quella del carbonchio e della brucellosi per me è un'assurdità, non esiste! Il vaccino del carbonchio è una spora, è un vaccino morto, spento, ed è un microrganismo, è un batterio; il vaccino per la brucellosi è un vaccino vivo attenuato, ma è un batterio, non è un virus. I comportamenti del virus nelle vaccinazioni sono totalmente e completamente diversi.
Quindi chiedo che l'Assessore prenda atto della situazione e modifichi il decreto, perché "stato fisiologico" vuol dire tutto, non vuol dire "stato di gravidanza". Il decreto parla di "stato fisiologico", questo vuol dire "stato di salute dell'animale", non vuol dire stato di gravidanza, se ha tossito la notte o se ha dormito bene, se ha mal di testa o se ha mal di pancia. Ripeto,"stato fisiologico" significa "stato di salute", quindi farlo determinare dall'allevatore mi sembra quanto meno assurdo.
PRESIDENTE. Passiamo adesso allo svolgimento dell'interpellanza numero 195/A. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
INTERPELLANZA DEIANA - CUGINI - SANNA Giacomo - GRANELLA - LAI - MORITTU - SPISSU - BIANCU sulla ipotesi di eventuale chiusura o di modifica di utilizzo del polo chimico industriale ENICHEM di Porto Torres.
I sottoscritti,
PREMESSO CHE:
- l'ENI ha deciso una radicale ristrutturazione dei propri settori, prevedendo una concentrazione dell'attività nel campo del gas e petroli con la conseguente ipotesi, derivante da notizie pubblicate dalla stampa, di una cessione di parte del settore chimico ENICHEM alla società mediorientale SABIC (Saudi Arabian Basic Industries Corporation);
- tale ristrutturazione comporterebbe in un primo tempo la cessione del 51 per cento dell'ENICHEM alla società saudita e poi, successivamente, del restante 49 per cento delle aziende, con esclusione degli impianti sardi e di parte di quelli siciliani;
considerato che:
- l'intera operazione nazionale potrebbe comunque rappresentare quasi una svendita del settore chimico italiano, da sempre di grande rilevanza, ad una corporation mediorientale della quale non si conoscono le garanzie, i programmi futuri e la sua strutturazione;
- ancora non è ben chiaro quale destino avrebbero gli impianti citati rimasti fuori dall'ipotesi di cessione, ovvero se per essi è prevista una riconversione, una destinazione diversa o addirittura la chiusura;
rilevato che:
- se venisse presa in considerazione quest'ultima ipotesi di chiusura, si prefigurerebbe per l'industria sarda l'ennesimo grave danno alla martoriata economia isolana con ricadute disastrose in particolare per l'occupazione;
- anche prendendo in considerazione una diversa destinazione o utilizzo, sarebbe inevitabile, senza una adeguata politica di riqualificazione e valorizzazione, la perdita d'importanza del polo industriale di Porto Torres e la conseguente diminuzione di produzione degli impianti;
- si verificherebbe un ulteriore rilevante danno al PIL sardo, il quale già non presenta indici entusiasmanti, contribuendo così a rendere la situazione economico - occupazionale dell'Isola ancora più drammatica,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria affinché verifichino:
- se le ipotesi citate in premessa, che riguardano il destino del polo chimico industriale ENICHEM di Porto Torres, corrispondano a verità;
- una volta compiuta la verifica, se sia necessario assumere iniziative presso l'ENI e il Governo nazionale al fine di scongiurare una perdita di importanza degli impianti di Porto Torres che avrebbe conseguenze disastrose per l'occupazione sarda;
- se fosse riscontrata una volontà di modifica d'utilizzo degli impianti stessi, che questa non sia causa di ulteriore danno per l'economia della nostra Isola. (195)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Deiana per illustrare l'interpellanza.
Deiana (I DEMOCRATICI). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, questa interpellanza è stata presentata nel momento in cui tutti noi avevamo notizia, tramite la stampa, della possibilità della cessione del polo chimico e industriale dell'ENICHEM di Porto Torres a una società, la SABIC mediorientale, ma in quel momento avevamo anche un ricordo molto fresco e molto luttuoso relativo agli avvenimenti dell'11 settembre.
Al di là di queste brevissime informazioni, voglio dire che quando noi parliamo del polo chimico di Porto Torres ci riferiamo a una strutturache, in questi ultimi trent'anni, attraverso produzione e occupazione, ha risposto alle grandi aspettative di lavoro e di ricchezza del territorio, si tratta di un patrimonio non solo sardo ma, vista la natura dell'industria, che assume una valenza nazionale, europea ed anche oltre.
Questa struttura in passato ha sempre rappresentato una positività occupazionale che purtroppo negli anni è calata, giungendo ad una negatività occupazionale che è scaturita di conseguenza in licenziamenti e in disoccupazione.
La possibilità di un cambiamento di proprietà, di una chiusura della struttura o di una riduzione - effetti che si hanno quasi sempre a conseguenza di un accordo, di una cessione o di una vendita, seppur in percentuale - crea sicuramente una paura nella gente, anzi più che paura è preoccupazione per la perdita di un bene che riguarda direttamente l'intera Sardegna.
Questo deriva da una ristrutturazione che l'ENI ha deciso, non solo in Sardegna, ma in campo vastissimo. E` quindi compito del Governo seguire gli sviluppi di un fenomeno di questo tipo, sapendo che le azioni compiute potrebbero provocare sicuramente un danno anche grosso all'economia isolana, non soltanto relativamente all'occupazione, ma alla ricchezza in riferimento al prodotto interno lordo della Sardegna. Allora, queste preoccupazioni per la sorte di un bene così importante per quel territorio devono essere poste non soltanto all'attenzione e alla sensibilizzazione del Governo regionale, ma anche tenute presenti presso le sedi di competenza (in questo caso presso l'eni e presso il Governo nazionale) per capire l'andamento della situazione e porvi il rimedio in senso positivo.
Dopo le prime informazioni apparse sulla stampa, devo dire che c'è stato uno sviluppo della situazione, penso però che spetti più alla Giunta rispondere con precisione che non a me che devo invece illustrare qual è lo spirito che ha prodotto questo documento. Io voglio ricordare che già da quando ero studente, nel momento in cui la struttura di cui parliamo si insediò nella zona di Porto Torres, nacque tantissimo entusiasmo, in tutti i livelli della società e nel mondo politico, entusiasmo che è andato pian piano diminuendo; non vorremmo che esso scemasse sino a parlare di quel Polo magari in termini di archeologia industriale; ecco perché si chiede l'intervento del Governo regionale che vorremmo potesse agire a tutti i livelli nel modo più forte possibile.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.
La SPisa (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Già da alcuni mesi la questione della chimica è drammaticamente all'attenzione dell'opinione pubblica, quindi è corretto segnalare, così come fanno gli interpellanti e così come ha ribadito anche adesso il collega Deiana, il problema gravissimo che vive particolarmente il territorio di Porto Torres. A monte, come tutti sappiamo, stanno le strategie imprenditoriali dell'ENICHEM.
E' giusto riconoscere che l'ENICHEM sta attuando scelte - questo è oggettivo - che si stanno rivelando penalizzanti in prospettiva per il Polo di Porto Torres e in diversa misura anche per quello di Macchiareddu. Appena insediata questa Giunta si è messa subito in moto su questo problema, proseguendo l'azione svolta dal Presidente Floris e dall'assessore Pirastu già nei mesi scorsi, su due fronti: il primo, più contingente ed immediato, è la verifica delle reali intenzioni dell'ENICHEM, cioè in che cosa consistano le strategie dell'ENICHEM in Sardegna; il secondo, su cui ci siamo mossi e ci stiamo muovendo, è la prosecuzione dell'iniziativa legata all'Osservatorio regionale per la chimica, avviata nella primavera del 2001.
Sul punto relativo alle strategie dell'Enichem, io e il Presidente abbiamo contattato quasi subito i suoi vertici, al di là quindi delle notizie stampa, i quali ci hanno confermato lo scenario, con una precisione di dettagli e di passaggi particolari che vorrei in maniera molto sintetica descrivere.
L'ENICHEM ci ha dichiarato apertamente che il suo core business verrà trasferito in una nuova società che è la Polimer Europa, tutta la parte migliore dell'attività imprenditoriale della chimica verrà trasferita in questa nuova società, la quale però a sua volta è oggetto di una nuova e diversa trattativa, che ancora non è conclusa, riguardante la vendita del pacchetto di maggioranza ad un grande gruppo industriale arabo che a tutti è conosciuto anche nel nome. Mentre i punti critici vengono mantenuti nell'ambito dell'ENICHEM per essere in parte venduti e in parte ancora mantenuti; qui sta il punto preoccupante perché ciò che l'ENICHEM terrà in proprio, non trasferendolo a Polimer Europa, presumibilmente saranno quelle attività che, pur in qualche modo mantenute, ma presentando problemi di criticità, non avranno un grande sviluppo.
Che cosa passerà in Polimer Europa di quanto è in Sardegna? Presumibilmente passerà soltanto l'impianto di Sarroch. E` stata confermata la scelta di chiudere la linea del cloro, i due impianti esistenti sono a Macchiareddu e a Porto Torres; quello tecnologicamente più avanzato, e che quindi ha sicuramente più possibilità di essere collocato sul mercato è quello di Macchiareddu, infatti sappiamo tutti che è in corso, ce l'ha confermato l'amministratore delegato, una trattativa per la vendita dell'impianto Clorosoda di Macchiareddu, mentre per l'impianto del cloro di Porto Torres, la decisione dell'ENICHEM è di chiuderlo.
Alla nostra richiesta di assicurazioni sul piano occupazionale l'ENICHEM ci ha risposto che non ci sarà neanche un disoccupato in quanto la chiusura dell'impianto del cloro di Porto Torres non comporterà sacrifici, cioè intendono accollarsi l'onere del riassorbimento del personale all'interno del territorio.
Cosa rimane dunque a Porto Torres? Rimane tutta quella serie di produzioni legate al ciclo delle olefine, quindi fenolo, gomme, cracking. Tutto ciò avrebbe potuto essere trasferito anche in Polimer Europa, perché in linea di principio fa parte di quel tipo di produzioni che rientrano nel core business che l'ENICHEM vuole far rientrare in Polimer Europa, ma il problema è che si sceglie di non farli entrare in Polimer Europa.
A questo punto si inserisce l'iniziativa politica che la Regione vuole portare avanti attraverso l'Osservatorio per la chimica, con un accordo di programma per la chimica la cui bozza era stata già approvava tempestivamente dalla Giunta regionale nei mesi scorsi, e che noi subito abbiamo chiesto che venisse firmata dal Ministro per le attività produttive. Abbiamo avuto rassicurazioni, da parte del Ministero, circa la disponibilità a trattare questa possibilità.
Abbiamo avuto anche l'impegno che, nelle prossime settimane, sarà attivato un tavolo a Roma per discutere sul futuro dell'Eni e in particolare dell'ENICHEM in Sardegna. Il passaggio preliminare è quello della convocazione, da subito, dell'Osservatorio regionale per la chimica; azione che il Presidente e l'Assessore stanno compiendo in queste ore, probabilmente il giorno 28 gennaio si terrà la riunione dell'Osservatorio regionale per la chimica in cui si deve fare il punto della situazione analizzando gli ultimi sviluppi per arrivare all'incontro romano con proposte precise che vadano nella direzione della valorizzazione delle attività produttive che ancora possono essere mantenute in vita oltre che dell'attivazione di un processo di bonifica, di investimenti quindi da parte dell'ENICHEM, nel settore del ripristino ambientale attraverso il concorso dello Stato, ed anche attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare per iniziative di sviluppo sul territorio che non vedano l'ENICHEM come un soggetto che svende i propri gioielli di famiglia ma, visto che deve lasciare in Sardegna sviluppo, avendo in qualche modo già partecipato e partecipando attualmente agli utili, dia una prospettiva per tutto il territorio, quindi particolarmente per quello di Porto Torres.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Deiana per dichiarare se è soddisfatto.
Deiana (I DEMOCRATICI). Ho ascoltato attentamente ciò che l'Assessore ha riferito in proposito al rapporto con l'ENI e, a parte l'Osservatorio chimico, non ho sentito nessun riferimento al tipo di politica che si vuole perseguire;forse è bene che il Governo regionale si attivi a tale proposito - questo chiedevamo e l'abbiamo messo per iscritto - perché il più delle volte la politica va ad equilibrare le cose che molte volte non sono conosciute e che si rivelano dannose per il territorio. Perché dico questo? Perché in quel polo, ma anche negli altri territori che l'Assessore richiamava, c'è tanta politica sarda, c'è tanta energia sarda, ci sono tante risorse della Sardegna e quindi l'azione e l'intervento presso il Governo nazionale diventano obbligatori affinché si possa garantire, con il mantenimento dell'attività del polo di cui oggi si parla, la produzione e l'occupazione.
Forse da parte dell'Esecutivo regionale ci vorrebbe un'incisività un po' diversa. Per il momento prendo atto delle risposte, perché è difficile, forse è un'abitudine che esiste, dire di essere "soddisfatto" o "insoddisfatto". La soddisfazione arriva dai risultati, non dai riferimenti e dalle parole; la soddisfazione ci sarà solo se i risultati saranno positivi, come la società sarda tutta, e in particolare la società di quel territorio, auspica e si augura. In questo caso allora ci può essere una risposta anche positiva.
L'invito è rivolto ancora una volta al Governo, affinché un tema di così grande importanza sia costantemente presente sul suo tavolo e non soltanto su quello dell'Eni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca adesso diverse elezioni. Avrei bisogno di convocare prima una brevissima Conferenza dei Capigruppo per stabilire a quali di esse si può procedere.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 43, viene ripresa alle ore 12.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Proseguiamo con i punti 5 e 6 dell'ordine del giorno. Ricordo che il Consiglio regionale deve procedere, ai sensi del primo comma dell'articolo 17 della legge 22 aprile 1987, numero 24, all'elezione di un componente della prima Sezione del Comitato tecnico amministrativo regionale dei lavori pubblici in sostituzione dell'ingegner Enrico Milesi, deceduto.
A mente dell'articolo 17 citato, gli eletti devono essere esperti di particolare competenza in materie giuridiche, amministrative, nonché nelle seguenti materie: idraulica, irrigazione, dighe, elettrotecnica, opere marittime, geologia, acque pubbliche, scienze agrarie e forestali. Almeno cinque devono essere ingegneri iscritti agli albi professionali, i rimanenti quattro devono essere docenti universitari, magistrati, avvocati e dirigenti di enti pubblici. Ricordo altresì che ogni consigliere potrà indicare un solo esperto, risulterà eletto il nominativo che avrà riportato il maggior numero di voti.
Allo stesso modo, e per gli effetti della stessa legge regionale, la legge 22 aprile 1987, numero 24, dobbiamo procedere all'elezione di un componente del Comitato Tecnico Amministrativo dei Lavori Pubblici della provincia di Sassari, in sostituzione di Giovanni Lorenzoni dimissionario. A mente dell'articolo 19, i componenti del Comitato devono avere particolare competenza in materie giuridiche o amministrative, nonché nelle seguenti materie: edilizia, viabilità, idraulica, elettrotecnica, geologia, edilizia sanitaria, impianti tecnologici e industriali. Almeno sei devono essere ingegneri o architetti iscritti ai rispettivi albi professionali. Anche qui sulla scheda andrà indicato un solo nome, risulterà eletto il nominativo che avrà ottenuto il maggior numero di voti.
Procederemo con un'unica chiama alle elezioni di un componente del Comitato tecnico amministrativo regionale dei lavori pubblici e di un componente del Comitato tecnico amministrativo provinciale dei lavori pubblici di Sassari. La votazione sarà quindi unica; abbiamo predisposto due urne e verranno consegnate due schede separate.
Votazioni a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico le votazioni a scrutinio segreto, mediante schede.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione per l'elezione di un componente del Comitato tecnico amministrativo regionale dei lavori pubblici in sostituzione dell'ingegner Enrico Milesi:
presenti 68
votanti 68
schede bianche 5
schede nulle 1
Hanno ottenuto voti: Ciotti Carlo, 60; Pittalis Giuseppe Carmine, 2.
Viene proclamato eletto: Carlo Ciotti.
Proclamo il risultato della votazione per l'elezione di un componente del Comitato tecnico amministrativo provinciale dei lavori pubblici di Sassari in sostituzione di Giovanni Lorenzoni:
presenti 68
votanti 68
schede bianche 6
Hanno ottenuto voti: Pittalis Giuseppe Carmine, 61; Ciotti Gianni, 1.
Viene proclamato eletto: Giuseppe Carmine Pittalis.
(Hanno preso parte alle votazioni i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno, al punto 13, reca l'esame del disegno di legge numero 201/A, relatore il consigliere Rassu.
Sull'istruttoria del disegno di legge: "Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione" (201/A)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ho Chiesto la parola, Presidente, per sottoporre una questione preliminare relativa all'esame di questo disegno di legge ora in discussione. In data di ieri, ho inoltrato in modo formale, come è diritto di ogni singolo consigliere regionale in qualità di legislatore, e come è diritto dei Gruppi consiliari e di tutto il Consiglio, dopo aver avanzato la domanda più volte per vie brevi senza mai ricevere alcuna risposta, ho inoltrato - ripeto - per avere preliminarmente in qualità di consigliere regionale che ha la responsabilità di valutare e di votare leggi...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Cogodi, la Giunta non è al suo posto.
COGODI (R.C.). La Giunta è sempre fuori posto.
PRESIDENTE. A parte l'Assessore...
COGODI (R.C.). Guardi, può rimanere così. E` uguale.
PRESIDENTE. Prego gli Assessori di prendere posto, mi rivolgo soprattutto all'Assessore competente per materia.
COGODI (R.C.). Siccome la Giunta è molto intenzionata, è molto convinta delle leggi che propone, si disinteressa proprio platealmente, tanto quello che conta - secondo i suoi componenti - è il risultato. Poi vedremo quale sarà il risultato.
Dicevo: io ho avanzato istanza formale alla Presidenza del Consiglio, istanza che ritengo valga anche per ogni consigliere regionale, allo scopo di avere una serie di elementi puramente conoscitivi - affinché il Consiglio ed ogni singolo consigliere sappia in che cosa consiste - sul contenuto di questo provvedimento legislativo.
Ho chiesto cioè di avere degli atti che neppure in Commissione sono stati resi noti, che però il Consiglio deve necessariamente avere per poter procedere. In particolare ho chiesto che il Consiglio abbia necessariamente conoscenza dell'entità delle pratiche ex legge 28, che sono state istruite per legge regionale, cioè l'entità delle pratiche che la Regione ha ricevuto al 31 dicembre 1999, comprendendo dentro questa entità numerica generale quali siano i settori economici d'intervento, quali aree e sub-aree di programma registrano una ricaduta di questi interventi, qual è l'impatto occupazionale che ne deriva, qual è il rapporto investimento-occupazione, qual è la data di presentazione delle domande e la data di avvenuta istruttoria, quali sono i soggetti progettuali delle pratiche, perché i soggetti progettuali concorrono a una quota di finanziamento.
Questi sono dati così elementari che chiunque propone un articolo di legge, per risolvere determinate situazioni, deve conoscere; se no non può presentarlo. Il nostro Gruppo ha ricevuto, perché formalmente l'ha richiesta, una documentazione ma parziale, la quale sarebbe più che sufficiente per dire cose pressoché terribili, ma non dico ancora nulla. Tale documentazione parziale è stata inviata solo dall'Assessorato del turismo, o meglio dal Presidente della Giunta al quale si è rivolto il Presidente del Consiglio; manca pertanto la documentazione relativa a tutto il comparto delle attività di produzione e di servizio. Quindi chiediamo che venga preliminarmente integrata questa documentazione, ripeto, a soli fini conoscitivi, perché il Consiglio sappia quello che fa e faccia non dico la cosa buona, ottima, rispondendo positivamente alle domande sociali, ma risponda almeno in modo equo e produttivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, io intendo rinviare il mio intervento successivamente al chiarimento che verrà dato alla richiesta avanzata dal consigliere Cogodi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io ho l'impressione che si stia equivocando, e non poco, sul ruolo dell'Aula. I provvedimenti arrivano in Aula per essere esaminati, discussi ed approvati; un provvedimento di questa natura, atteso dal mondo soprattutto del lavoro e dell'imprenditoria giovanile, mi pare che non si presti ancora ad una richiesta di istruttoria, di cui veramente non se ne capisce il significato.
Le istruttorie si fanno nelle Commissioni; si possono e si debbono fare, perché è giusto che si debba comprendere anche che cosa c'è alla base di un provvedimento che andiamo ad esaminare in Aula; se vi è una richiesta di chiarimenti sono certo che la Giunta regionale, per essa l'Assessore competente, li fornirà, ma mi pare che di questo passo un provvedimento tanto atteso rischia veramente di slittare ancora nel tempo.
Per cui, non solo direi che questa è una richiesta assolutamente inusuale e inammissibile, ma da un punto di vista anche politico - me lo consenta, onorevole Cogodi - anche defatigatoria. Pertanto chiediamo che il Presidente possa dare inizio ai lavori di esame di questo provvedimento che, avendo visto maggioranza ed opposizione concordi sulla necessità di portarlo in tempi celeri in Aula, ci auguriamo possa essere appunto esitato anche con il concorso dell'opposizione.
(Applausi da parte del pubblico)
PRESIDENTE. Prego il pubblico presente di attenersi alle rigide regole del Consiglio; inoltre prego i commessi di far rispettare l'assoluto silenzio, altrimenti siamo costretti a far sgombrare i banchi del pubblico.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, prendo la parola, per conto degli Assessori del turismo e del lavoro, per sottolineare il fatto che i disegni di legge, come pure credo le proposte di legge presentate dai singoli consiglieri o dai Gruppi, vengono istruiti adeguatamente in Commissione, quindi è singolare che una volta giunti in Aula, si voglia aprire un'istruttoria su una partita che si trascina dal 1999, e che trae origine da una delibera della Giunta regionale dell'epoca - se non ricordo male, per quanto concerne la data, è dell'aprile 1999 - con la quale si autorizzarono gli istituti di credito a istruire ulteriormente le domande presentate, ai sensi della vecchia legge 28 fino al 31 dicembre 1999.
La Giunta successiva, cioè la Giunta presieduta dall'onorevole Floris, ratificando l'operato della Giunta precedente, approntò poi una serie di provvedimenti al fine di dare corso positivamente alle pratiche istruite fino al 31 dicembre 1999; comportamento tenuto tuttora da questa Giunta alla luce del disegno di legge oggi all'esame dell'Aula.
Tutti i dati relativi sono stati portati compiutamente ed esaustivamente alla Commissione; comunque, per una completezza di informazione nei riguardi dei consiglieri che non fanno parte della Commissione, perché quella è la sede nella quale vengono forniti i dati, non ho alcuna difficoltà a richiamare l'attenzione dell'Aula sul fatto che, per quanto concerne l'Assessorato del lavoro, vi sono giacenti 134 domande, di cui 5 a valere sui fondi PIA, mentre all'Assessorato del turismo ve ne sono 129 di cui 29 oppure oltre 29 a valere sui fondi PIA. Questi dati sono stati corredati da una serie di documentazione relativamente a tutte le esigenze anche di carattere finanziario che ha portato poi allo stanziamento del bilancio, così come è stato fatto.
Per cui ritengo che il Consiglio, nel corso della discussione generale ma in particolare durante l'esame degli articoli, possa essere messo in condizioni di essere compiutamente reso edotto dei contenuti di questo provvedimento di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Rispetto all'informazione data dall'Assessore, il quale ha chiamato in causa la Commissione competente, intervengo per precisare che la stessa, dopo aver chiesto ripetute volte la documentazione, non l'ha mai ricevuta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sul preliminare, trenta secondini...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Cogodi, c'è il fatto che l'Assessore sostiene che tutti i dati sono stati forniti alla Commissione e che in quella sede, come richiama anche l'assessore Pittalis, sarebbe avvenuta l'istruttoria, sulla base dei dati appunto forniti.
COGODI (R.C.). Devo dire solo questo…
PRESIDENTE. …che un Commissario sostiene non essere vero, non essere così.
COGODI (R.C.). …che un componente della Commissione ha testé dichiarato, un Commissario della Commissione ha testé dichiarato che questi dati, questi dati e non altri, pur essendo stati richiesti in Commissione, questi dati conoscitivi, non si sono avuti.
Peraltro, io stesso, prima di chiedere alla Giunta in modo formale, se fossero stati presso il Consiglio, li avrei avuti dal Consiglio, e il Presidente del Consiglio, che era il destinatario della mia richiesta, se questi dati li avesse avuti presso il Servizio Assemblea, chiaramente non si sarebbe rivolto alla Giunta ieri per averli.
Però, i 30 secondi erano relativi ad un punto: l'Assessore ha testé dichiarato che presso l'Assessorato del turismo sarebbero pendenti 360 pratiche.
LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Presso l'Assessorato del turismo sono giacenti 129 domande, a valere sui fondi ordinari, più 29 a valere sui fondi PIA.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, intervengo solo per un chiarimento, è vero che i dati, almeno questi che sono stati letti, ufficialmente la Commissione non li ha avuti a disposizione, ma è pur vero che, dagli Assessori convocati in Commissione, non una, ma parecchie volte, per chiarire le imputazioni fornite dalla Giunta per quanto riguarda la copertura delle necessità relative alle pratiche giacenti sulla legge 28, abbiamo avuto conferma che gli importi riportati in legge erano relativi a tutte le domande presentate anteriormente al 31 dicembre 1999.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, dobbiamo evitare di aprire una polemica sulle procedure. Se ci sono, e pare che ci siano, opinioni diverse nel merito, è bene che affrontiamo il merito, perché quello ci può aiutare a risolvere, qualora ce ne fossero, le questioni di merito. Allora forse si può, in questa occasione, dopo la relazione introduttiva del Presidente della Commissione, aprire una discussione che ci permetta, di confrontare dati, notizie, valutazioni, indicazioni, conoscenze diverse che ci possono essere tra i colleghi presenti in Aula.
Nessuno l'ha detto, però bloccare tutto non mi sembra il percorso che ci permette di migliorare il testo, qualora il testo dovesse avere bisogno di interventi migliorativi. Quindi, il mio parere, Presidente Spissu, ferma restando chiaramente l'opinione di tutti, è che si proceda con la relazione introduttiva, che si faccia un approfondito dibattito generale per evidenziare ciò che c'è da evidenziare (io non devo anticipare niente), con l'obiettivo (questo lo dico per gli amici e colleghi assessori) e con la disponibilità ad un'interlocuzione; questo perché si tratta di un provvedimento nato con la partecipazione diffusa nella Commissione e con la disponibilità ad un approfondimento molto ravvicinato che ci permetta di operare perché il testo definitivo risponda davvero alle aspettative che ci sono in Sardegna. Questa è la nostra opinione.
Non è certamente il merito che tratteremo adesso, ma vorrei dire che, da parte nostra, ci sarà una puntuale partecipazione alla discussione e alla trattazione anche dei singoli articoli, in modo tale che l'impegno che abbiamo profuso in Commissione possa essere confermato in Aula e si possa contribuire a precisare ulteriormente il testo, cosa che per adesso non è stata fatta; penso che il collega Fadda avrà delle opinioni più precise delle mie da esprimere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io non voglio rubare tempo alla discussione generale o anticipare il contenuto della relazione, intervengo solo per dare un contributo al dibattito e dire che queste perdite di tempo non agevolano, in quanto nel merito la questione sollevata dal collega Cogodi riguarda solo ed esclusivamente l'articolo 12 di questa legge. Per cui, nel momento in cui arriveremo all'esame dell'articolo 12, ognuno entrando nel merito verificherà se ha avuto le sufficienti informative, così come richieste dall'onorevole Cogodi. Per tutto il resto credo che sia un disegno di legge che va discusso immediatamente, che non riguarda assolutamente nel contesto generale, se non nell'articolo 12, quanto previsto per le pratiche giacenti al 31 dicembre 1999.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, io condivido quanto espresso dal collega Cugini. Vorrei dire al collega Capelli che quando qualcuno di noi solleva un problema, in questo caso si tratta di un problema importante di conoscenza e di dati, non è mai una perdita di tempo.
Credo che possiamo andare avanti, come diceva il collega Cugini, al di là delle posizioni diverse tra la Giunta regionale e alcuni componenti della Commissione; se la Giunta regionale, come io immagino, ha tutti i dati a disposizione, essi possono esserci forniti durante il tempo della relazione del collega Rassu e durante la discussione generale, in modo tale da mettere i consiglieri regionali nelle condizioni di poter sollevare tutte le osservazioni che ritengono necessarie.
Quindi, per quanto ci riguarda, possiamo andare avanti nei lavori, con l'impegno comunque da parte della Giunta, come hanno dichiarato gli Assessori regionali, di mettere a disposizione del Consiglio regionale la documentazione richiesta.
Comunque, se dovessimo procedere, Presidente, prima di dare la parola al relatore, io ho chiesto di parlare concordando l'intervento con il Presidente Serrenti; non so se il Presidente Serrenti l'abbia poi comunicato al Vicepresidente.
PRESIDENTE. Scusi, aveva chiesto di parlare prima della relazione? Non ho capito.
FADDA (Popolari-P.S.). Sì.
PRESIDENTE. Allora definiamo intanto l'aspetto sollevato dall'onorevole Cogodi, accogliendo in parte la sua richiesta di precisazioni avanzata attraverso una lettera inviata al Presidente del Consiglio; non abbiamo motivo di dubitare che i dati richiesti non siano in possesso dell'onorevole Cogodi ed anche dei commissari del suo Gruppo che hanno seguito questa pratica, così come non abbiamo motivo di dubitare che gli Assessori competenti, cioè la Giunta sia in possesso invece di tutti i dati i quali verranno forniti nel corso della discussione che comunque avviamo.
Quindi, io darei copia di questa lettera agli Assessori competenti perché attivino gli Uffici in modo da avere a disposizione i dati e poterli fornire nel corso di questa nostra discussione; e poi, prima di dare la parola al relatore, onorevole Rassu, la darei all'onorevole Fadda per un'altra questione preliminare.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Sì, signor Presidente, è indispensabile che, prima che il relatore illustri la posizione unanime della Commissione, si rimedi a un errore che è stato commesso dalla Commissione: non si tratta di esaminare soltanto un disegno di legge, ma siamo di fronte all'esame di più provvedimenti, tra l'altro uno di iniziativa delle opposizioni, a firma di tutti i Capigruppo dell'opposizione, e un altro, di cui è primo firmatario, se non ricordo male, proprio il collega Rassu. Conoscendo l'iter tortuoso di questa pratica, riteniamo che molto probabilmente ci si è dimenticati che, in Commissione, l'esame è stato fatto su tutti i testi, che sono a disposizione dei colleghi.
Quindi io chiedo, se l'Aula è d'accordo, di correggere la relazione dell'onorevole Rassu, anche Presidente della Commissione, altrimenti sarebbe un precedente pericoloso.
BIGGIO (A.N.). Il Presidente Rassu lo ha già previsto.
FADDA (Popolari-P.S.). Collega Biggio, siccome ho parlato io al collega Rassu ed eravamo rimasti d'accordo che io avrei sollevato il problema (e il problema non l'ho sollevato solo oggi, ma l'avevo sollevato in Aula anche 20 giorni or sono), non riesco a comprendere questa interruzione. Sto agendo in termini molto costruttivi, perché ritengo che questo provvedimento, al di là degli errori e delle dimenticanze che ci possono essere, è necessario che venga approvato dall'Aula nel più breve tempo possibile. Quindi credo che il collega Rassu sanerà questo errore che è stato compiuto dalla Commissione e, diciamo, in questo caso anche dal relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu, relatore. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, le difficoltà, l'emergenza, i tempi, con cui i vari provvedimenti per la nuova legge sull'occupazione giovanile sono arrivati in Commissione, hanno visto la Commissione unanimemente impegnata nel loro esame in maniera concitata, diciamo così; i viaggi poi a Bruxelles, i contatti con gli uffici tecnici di Bruxelles probabilmente hanno in qualche maniera condizionato la stesura della relazione. Io non ho difficoltà, anzi confermo ufficialmente in quest'Aula quanto l'onorevole Fadda ha accennato. In Commissione erano presenti tre proposte di legge, ed esattamente la proposta di legge numero 168, presentata dal sottoscritto nel dicembre 2000, la numero 59 presentata dall'onorevole Selis e più nel marzo del 2000, e la 192, presentata dall'onorevole Fadda e più nel marzo 2001. Successivamente, il 26 aprile 2001, è stato presentato il disegno di legge numero 201, quindi l'ambito della discussione si è chiaramente svolto anche e principalmente sul disegno di legge. Devo anche dire che, nelle prime battute, sono stati interpellati anche i proponenti delle varie proposte di legge.
Ripeto ancora: il fatto che ci si sia recati a Bruxelles per contrattare in termini tecnici alcuni passaggi della legge, diciamo così, ha spinto me e principalmente anche i colleghi della Commissione, a concentrare l'attenzione su quello che era proprio l'oggetto principale della stessa legge. Quindi, non ho nessuna difficoltà ad ammettere che il testo di legge che viene presentato in Aula è la risultante dell'esame delle diverse proposte di legge e del disegno di legge. Grazie.
Discussione del testo unificato delle proposte di legge Selis - Scano - Cugini -
Spissu - Pusceddu - Balia - Sanna Giacomo - Cogodi: "Definizione transitoria delle procedure di incentivazione delle iniziative delle cooperative e società giovanili" (59/A); Rassu: "Interventi a favore dell'imprenditoria giovanile" (168/A); Fadda - Cugini - Balia - Dettori Bruno - Sanna Giacomo: "Interventi regionali per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile della Sardegna" (192/A) e del disegno di legge: "Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione" (201/A)
PRESIDENTE. Se ho inteso bene la dichiarazione dell'onorevole Rassu e la richiesta avanzata dall'onorevole Fadda, intendiamo, cambiando quindi il frontespizio, che il testo in discussione è la risultante dell'unificazione delle proposte di legge numero 59, 168 e 192 oltre che del disegno di legge numero 201.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu, relatore.
RASSU (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, il presente testo di legge è la risultante dei progetti di legge all'esame della Sesta Commissione, di cui tre rinvenienti da proposte del Consiglio, la numero 168 del dicembre 2000, la "59" del marzo 2000, la "192" del marzo 2001, e il disegno di legge numero 201/A dell'aprile 2001. Non solo, ma è frutto anche della negoziazione intervenuta tra la Commissione europea e la Regione autonoma della Sardegna, a seguito della notifica dell'articolato licenziato dalla Sesta Commissione del Consiglio regionale nella seduta del 7 agosto 2001, recante una nuova normativa in materia di aiuti di Stato per l'imprenditoria giovanile.
Voglio ancora una volta precisare che la Sesta Commissione all'unanimità e con solerzia, con l'intervento di tutte le forze politiche presenti in Commissione, ha fattivamente lavorato alla stesura e alla modifica del testo stesso in ogni sua parte; non solo, ma senza con questo dare vanti in più a chicchessia, molte volte facendo le ore piccole proprio stante l'urgenza e l'attesa di questo provvedimento di legge da parte di molte società di giovani imprenditori.
Rispetto alla normativa vigente, più comunemente conosciuta come legge 28, il nuovo testo, concordato e autorizzato dall'Unione Europea, oggi all'attenzione del Consiglio regionale, è in linea con i parametri comunitari e quindi è immediatamente operativo a condizione che lo si approvi senza sostanziali, ripeto sostanziali, modifiche. Questo definisce esattamente le finalità, i settori produttivi beneficiari, la tipologia delle misure di aiuto (contributi conto capitale, contributi in conto interessi e contributi per spese di gestione), nonché i requisiti oggettivi e soggettivi di ammissibilità ai benefici contenuti negli articoli 1 e 2.
Il provvedimento, tra l'altro, rinvia la definizione dell'intensità e delle modalità attuative di due delle specifiche misure di aiuto previste, contributi in conto capitale e contributi in conto interessi, all'emanazione di apposite direttive applicative da parte della Giunta regionale, previo parere della competente Commissione consiliare (questo è riportato negli articoli 4 e 10), diversamente da quanto fa per gli aiuti al funzionamento, contributi in conto gestione, di cui viene fissato direttamente in legge, oltre all'intensità dell'aiuto, anche il dettaglio delle spese per cui è concesso tale aiuto, vedi articolo 7.
L'intero regime del provvedimento oggi sottoposto ad esame è conforme a quanto previsto dal Regolamento numero 70 emanato il 12 gennaio 2001 dalla Commissione Europea, relativamente all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato agli aiuti di Stato in favore delle piccole e medie imprese. Tale conformità esonera pertanto la Regione autonoma della Sardegna dall'obbligo della notifica, salvo comunicazione informativa, in quanto totalmente osservante delle prescrizioni comunitarie in materia. Per ciò che attiene invece agli aiuti relativi al funzionamento, previsti all'articolo 7, tenuto conto del costante contrasto espresso in merito dalla Commissione Europea a causa della loro pregnante influenza e capacità di alterare le condizioni di concorrenza del mercato, per ciò stesso vietati, la C.E. ha concesso apposita ed esplicita autorizzazione in deroga poiché ha riconosciuto valide, nel corso della negoziazione, le forti motivazioni socio-economiche e strutturali che affliggono la Sardegna, ritenendole tali da giustificare la deroga a tale divieto, pur nel rispetto delle altre condizioni dettate dal predetto Regolamento.
La positiva determinazione della Comunità Europea al regime derogatorio è stata possibile anche perché è stata introdotta un'ulteriore soglia aggiuntiva, rispetto a quelle contenute nel testo unificato, che si compendia nell'applicazione del principio di regressività della misura nell'ambito di applicazione del regime previsto, circoscritto agli anni 2001-2006. Si va sempre regredendo fino al 2006, che dovrebbe essere l'anno di uscita dall'Obiettivo 1 della Sardegna. Speriamo che così non sia.
Tuttavia l'importanza pregnante del presente provvedimento consiste soprattutto nel fatto che in esso è contenuta la sanatoria ex post della legge regionale 28/84, mai notificata - nei suoi oltre tre lustri di vigenza - all'Unione Europea. A causa di tale mancanza è stato presentato ricorso al TAR Sardegna e successivamente al Consiglio di Stato, che ne ha sospeso la vigenza in attesa che sul regime di aiuto si pronunciasse l'Unione Europea, ciò che è puntualmente avvenuto con l'approvazione dell'articolo 12 contenuto nel testo di legge oggi in esame.
La Commissione Europea infatti, pur deplorando la mancata preventiva notifica della legge regionale medesima, ha ritenuto, in seguito ad una impegnativa quanto articolata trattativa (che ha visto impegnati sia organi della Giunta regionale che del Consiglio regionale, approfitto dell'occasione per ringraziare pubblicamente il dottor Duranti e tutti coloro che hanno concorso, compresa la dottoressa Massa, a questo gruppo di contatto), che l'aiuto di Stato ivi contenuto soddisfi i criteri per esso considerati compatibile con il trattato CEE. Tale decisione però è limitata a tutti i settori diversi dall'agricoltura e dalla pesca, oggetto di separato esame delle competenti direzioni della Commissione europea.
La Commissione pertanto stante l'estrema importanza del provvedimento, ne auspica una rapida approvazione da parte del Consiglio regionale. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Se siete d'accordo, io darei la parola all'onorevole Falconi e poi sospenderei i lavori per questa mattina. Ricordo che i consiglieri, o i Capigruppo per essi, che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione dell'intervento del consigliere Falconi.
E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Grazie Presidente. Prima di entrare nel merito del provvedimento di legge che l'Aula sta esaminando, voglio dire subito, sulle procedure che poc'anzi si discutevano, che io sono dall'avviso che vada proseguito il suo iter legislativo, in questa Aula, così come presentato. In larga misura, devo dire, condivido ciò che il collega Cogodi ha manifestato poc'anzi, nel senso che anche io, non solo in Sesta Commissione ma in diverse sedi, più volte, ho chiesto notizie e delucidazioni; questo non per ripetere istruttorie che erano già state fatte dalle banche - neanche gli Assessorati possono entrare nel merito di quelle istruttorie - ma per vedere e per capire le dimensioni di un fenomeno che sicuramente, a dicembre del 1999, ha avuto qualcosa di anomalo. Tutto qui.
Ciò nonostante io penso che oggi il Consiglio regionale debba dare risposta complessiva ai giovani disoccupati sardi, a quelle oltre 300 domande di nuova impresa che ormai da due anni attendono quasi inutilmente una risposta positiva o negativa; e la attendono dopo che, per istruire ogni singola pratica, sono state spese parecchie decine di milioni.
Sono d'accordo per continuare la discussione su questa legge, ma penso anche che prima di addentrarci e discutere il nuovo, dobbiamo capire l'origine del lungo iter di questa nuova "28", parlando necessariamente della vecchia "28", perché altrimenti non capiamo fino in fondo che cosa stiamo facendo oggi in quest'Aula.
Quindi, io mi permetto di ripercorrere brevemente la storia della "28", per poter capire e per interpretare il futuro del nuovo provvedimento di legge, più in generale l'incentivo alle imprese e, in questo caso, l'incentivo alle imprese giovanili. La "28", pur nata nel 1984, stenta a decollare fino a quasi gli anni '90, nonostante i giovani soggetti imprenditori, soprattutto in agricoltura, abbiano fin da allora presentato parecchie domande di finanziamento. Ciò nonostante tanti sogni sono stati infranti da due sostanziali errori, se così possiamo dire, anzi non possiamo definirli proprio errori perché quella legge del '84 non era ancora monitorata, uno di questi riguarda le istruttorie bancarie, le banche chiedevano le garanzie sull'IVA, l'altro la concentrazione delle domande tutte in agricoltura. Questi aspetti negativi, che hanno caratterizzato la legge "28" durante i primi anni, hanno provocato una altissima moria di impresa.
Solo nei primi anni '90, quando la legge fu monitorata, si comprese che alcuni particolari dovevano essere rivisti e corretti,cosa che, a mio avviso, fu realizzata abbastanza bene. Ritengo però che occorra ancora oggi ricordare ciò che fu compiuto in modo da non sbagliare nuovamente. Le diversificazioni che vi furono riguardarono l'anticipazione IVA, fu garantita la piccola cooperazione e soprattutto le società giovanili con partecipazione di un massimo del 40 per cento dell'imprenditore cosiddetto adulto, cosa che naturalmente portò ad un risveglio di questa legge mettendola in concorrenza con la legge nazionale numero 44. Pochi sardi in quegli anni fecero domanda per ottenere i benefici della legge nazionale, proprio perché la "28", fortemente concorrente, vinceva questa competizione tra leggi, ahinoi, e quindi non si utilizzavano le somme nazionali ma solo quelle regionali.
Durante la fase di accavallamento tra competenze nazionali e competenze regionali, saremmo dovuti stare più attenti, perché si verificarono degli abusi della legge; io ricordo compravendita di alberghi tra padre e figlio con l'utilizzo di quella legge, operazioni immobiliari vere e proprie, posti letto che, invece di passare attraverso la donazione o altre forme, passavano proprio attraverso la legge 28. Questo accadde sino all'emanazione di alcune direttive nel 1993-1994 che posero paletti e freno a quella convulsa fase.
Si marciò dal 1994 al 1995 fino al 1999 a regime, spendendo in quegli anni con la legge 28 qualcosa come 700 miliardi, diminuendo pertanto fortemente la moria delle imprese, anzi producendone parecchie altre; poi intervenne la Comunità Europea per dirci che quella legge andava notificata, perché era fuori dal regime degli aiuti di Stato consentiti. E quindi fu bloccata nel 1999.
Abbiamo avuto altre occasioni di parlare in quest'Aula della questione, io non voglio anticipare ciò che dirà il collega Cogodi e dire che condivido delle cose che lui sicuramente ricorderà, come il fatto che molte pratiche finanziarono imprese con il padre ricco e i figli ricchi non certamente disoccupati. Queste cose bisogna riconoscerle oggi per evitarle domani.
Vi fu quasi una degenerazione, in particolare nel 1998 e nel 1999, per la quale si vedevano studi di commercialisti che predisponevano esclusivamente pratiche "28", e la "28" nasceva non perché nasceva l'impresa, ma perché lo studio del commercialista approntava solo il business plan che accompagnava la richiesta di finanziamento con la "28". Allora noi dobbiamo conoscere questi fatti per evitarli in futuro (parafrasando un altro slogan).
Veniamo alla fase recente, 2000-2001, periodo durante il quale i giovani sardi non hanno ottenuto i benefici né della "28" né di altra legge regionale di incentivo per l'imprenditoria giovanile, essi hanno solamente aspettato che si discutesse la legge oggi all'esame di quest'Aula, in attesa che si concretizzassero delle promesse che sono invece risultate vane per due lunghi anni; io ritengo che siano risultate vane perché c'è stato (mi dispiace che sia andato via il collega Pittalis perché altrimenti queste cose le avremmo ricordate insieme) un comportamento sbagliato, scorretto, da parte della Giunta regionale di centrodestra nei confronti dei giovani disoccupati sardi.
Ancora nessuno l'ha fatto notare, lo ricordo io: nel frontespizio del disegno di legge si leggono i nomi degli assessori Luridiana, Usai, Pani, Pittalis e Frongia, ma essi non hanno presentato questo disegno di legge inizialmente, ognuno di loro ha presentato un suo disegno di legge! Ogni Assessore voleva una particella di "28", questa è la verità!
La Sesta Commissione, non oggi, ma sin dai primi mesi del 2001, ha detto che era un metodo sbagliato. Il centrosinistra ha dato, con iniziativa legislativa consiliare, una risposta diversa, organica, precisa; l'ha ricordato il collega Fadda, che ha presentato come Gruppo dei Popolari una proposta di legge, e lo ripeto io, dicendo che, a febbraio del 2000, il centrosinistra ha presentato il testo unico degli incentivi comprendendo un articolato per l'imprenditoria giovanile, in linea con le direttive comunitarie, che poteva essere approvato a marzo, aprile o maggio del 2000. Invece, colleghi consiglieri, ancora oggi ne stiamo discutendo in Commissione! E' bene che questo lo sappiano anche quei giovani sardi che hanno aspettato per due anni gli incentivi per le loro pratiche istruite e positivamente esitate presso gli Assessorati. Stiamo parlando delle pratiche istruite positivamente dalle banche, questi giovani hanno aspettato inutilmente due anni!
Quindi, dopo un anno e mezzo di ritardo, la Giunta ha avviato faticosamente un iter legislativo e, sollecitata dalla Commissione ha finalmente predisposto collegialmente un disegno di legge organico. Il cosiddetto "Comitato per la 28", composto da giovani disoccupati, ha assediato Villa Devoto, ma la Giunta regionale ha immediatamente addossato le responsabilità al Consiglio regionale, mandando i giovani qui sotto il nostro Palazzo a manifestare; eppure il disegno di legge era ancora fermo a Villa Devoto.
Quando il giorno successivo, noi abbiamo iniziato l'esame di quel disegno di legge, e abbiamo chiesto agli Assessori se c'erano state delle trattative con Bruxelles, cioè se era stato avviato un confronto tecnico per vedere ciò che si poteva salvare del pregresso elaborandolo di nuovo in linea con le direttive comunitarie, ci è stato risposto che qualche Assessore aveva iniziato delle flebili discussioni ma non un discorso organico. A quel punto ripiegando i testi abbiamo detto alla Giunta regionale di comportarsi in modo appropriato, recandosi a Bruxelles e trattando con i tecnici nella maniera più opportuna. Così hanno fatto! Ma solo quando glielo abbiamo detto noi in Commissione; conseguentemente si è potuta avviare la pratica in seno alla Commissione Sesta.
Intanto la Giunta adottava la tecnica dell'annuncio. L'importante era annunciare: "Abbiamo fatto", "Stiamo facendo", "Abbiamo dato risposta positiva a tutte le pratiche della "28"", e via dicendo; intanto non si faceva nulla dal punto di vista pratico. Questa politica dell'annuncio è costata, per adesso, due anni, non si sa quanto costerà ancora. In questi due lunghi anni, le aspettative sono state eluse, sino a qualche mese fa, quando finalmente è stata trasmessa una bozza alla Prima Commissione che, dal punto di vista tecnico, era stata già trattata presso la Commissione degli aiuti di Stato a Bruxelles, la quale è stata esitata dalla Commissione Sesta in pochissime settimane, così come poc'anzi ha ricordato il Presidente della stessa Commissione.
-Vado a concludere brevemente, anche perché mi resta solo qualche minuto, dicendo che il testo della legge in discussione, è stato ricordato, ha buoni parametri; tutti quanti noi avevamo, non dico paura, ma insomma, il sentore che i parametri della "28" fossero davvero molto lontani da ciò che la Comunità Europea ci consentiva. Avevamo paura di notificarla, diciamola tutta. Invece, quando è stata notificata, trattata, è passato tutto il pregresso, a torto o a ragione, con smagliature, con cose che verranno sottolineate dagli interventi che sicuramente si faranno dopo il mio, però all'interno di quelle oltre trecento pratiche, ci sono imprese reali che aspettano, che hanno speso, e che vogliono produrre; questa è la mentalità nuova che ancora non abbiamo appreso e che tanti commercialisti dovrebbero apprendere. Le giovani cooperative di disoccupati non vengono finanziate in quanto disoccupati, ma in quanto imprese, ed è questo l'approccio, è questo il ragionamento che ha consentito di far passare le cose a Bruxelles.
Allora, tornando al testo della nuova legge, noi abbiamo cercato di migliorarla - mettendo insieme una miriade di proposte e di disegni di legge, ottenendo così, secondo me, un buon lavoro - portando i parametri al massimo consentito dalla Comunità Europea. Perché dobbiamo partire dal presupposto che la Comunità Europea riconosce, all'imprenditoria femminile e giovanile, l'essere fascia debole in una società dove pure il mercato va rispettato e non alterato.
Abbiamo ottenuto un massimale di intervento di contributo in conto capitale uguale a quello contenuto nel testo precedente; un leggero abbassamento del contributo in conto interessi; un miglioramento, io dico un miglioramento, del contributo in conto gestione, andando a concentrare il contributo in conto gestione nel primo anno, cioè quando l'impresa nasce e quindi ha i maggiori problemi, tenendo anche l'anticipazione IVA.
Bene, tutto questo è il nuovo. E' vero che il pregresso presenta tante smagliature - per problemi di tempo ne ho elencato solo alcune - che bisogna riconoscere; però bisogna guardare anche avanti. Avanti c'è questa nuova legge, che io non ritengo la legge definitiva, la quale va analizzata e, se necessario, ulteriormente migliorata; però, attenzione, perché se presentiamo degli emendamenti, soprattutto sull'impianto degli interventi, sui parametri, noi rischiamo di inficiare tutto. E` vero che l'Aula è sovrana, anche la Commissione poteva fare tutti i miglioramenti e tutte le modifiche che riteneva occorrenti, così come può farlo ogni singolo collega; però rendiamoci conto che, se si fa questo, si inficia tutto il lavoro svolto, cioè quel lavoro di trattativa con Bruxelles, quel lavoro tecnico, che è stato lungo, faticoso e difficile. E alla fine di un eventuale altro, diverso, nuovo percorso, non si sa se Bruxelles sarà disponibile ad approvare differenti parametri, ad approvare il pregresso, come invece oggi lo è. Questo è il nocciolo del primo problema.
Dopo aver accennato al fatto che questo in discussione non può essere considerato il testo definitivo, insistiamo come centrosinistra, insisto io in particolare, perché si giunga all'elaborazione di un testo unico dell'incentivo all'impresa; per il quale i giovani imprenditori, prima di essere disoccupati, devono essere disoccupati imprenditori, e come tali vanno trattati e salvaguardati. Grazie.
PRESIDENTE. Avevo annunciato che avremmo concluso i lavori della mattinata con l'intervento dell'onorevole Falconi, ma l'onorevole Cogodi, che non sarà presente nel pomeriggio, mi ha chiesto la cortesia di intervenire questa mattina. Io credo che sia giusto dargli la parola.
E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.) Grazie Presidente, anche per chiarire che non sarò assente questo pomeriggio, sarò presente, ma potrei essere impegnato un attimo alla ripresa di lavori; quindi, siccome sarei stato il primo iscritto a parlare, ho chiesto alla sua cortesia di poter intervenire questa mattina. Tutto qui. Chiedo scusa ai colleghi, oltre che al Presidente, ma penso di non occupare neppure tutto il tempo previsto per un intervento in sede di discussione generale.
Come hanno già sottolineato il collega Falconi e gli altri colleghi intervenuti, anche io vorrei che il Consiglio regionale avesse chiaro prima di tutto che il testo oggi in discussione è la proposta di una nuova legge di sostegno all'imprenditoria giovanile e poi che fosse a conoscenza di tutti gli elementi di questa proposta, in modo che non accada che si dica molto di una cosa, e poco o niente di un'altra, con il risultato poi che della cosa di cui si dice molto, cioè della novità legislativa, non se ne faccia nulla, e della cosa di cui si dice poco o niente, invece, si faccia tutto.
Quindi il primo elemento di chiarimento che io ritengo debba essere introdotto è questo. La legge 28, con l'approvazione di questo nuovo testo, muore; ad essa rendiamo gli onori che merita. Io personalmente, il nostro Gruppo della Rifondazione Comunista, tutta la sinistra, l'opposizione democratica, alla legge 28 tiene molto, perché è una legge che - a suo tempo - avevamo pensato, elaborato, proposto ed approvato noi. Quando nel 1984 si è pensata, proposta ed approvata la legge 28, derivandola da un antico residuato bellico, che era la vecchia legge 50, che dava contributi ai giovani disoccupati nel settore agricolo, noi pensammo alla prima legge per il lavoro, per le politiche attive del lavoro, che questa Regione ha avuto.
La legge 28 è la capostipite di tutte le leggi in materia di politica del lavoro; nacque così, con questa generosa idea, che laddove ci fossero risorse umane e intellettive, capacità professionali nelle persone, soprattutto nei giovani disoccupati, che pensavano e studiavano, e qualora avessero quei giovani una buona idea imprenditoriale, e insieme ai giovani anche le donne (considerate come seconda categoria da prendere in considerazione), i disoccupati di lunga durata, e gli emigrati di ritorno, magari pensando ai loro figli (quanto torna di attualità il tema, pensiamo per esempio a quanti figli di sardi, sardi pur essi, oggi in Argentina, sanno fare tante cose), quale energia, quale risorsa umana ed anche professionale potessero essere raccolte appunto dalla legge della Regione, tenute in conto dalle sue risorse, dalle sue finanze, per creare non solo risposta a bisogni umani, ma anche nuova produzione e nuova ricchezza.
La legge 28 nasceva per superare il contrasto o, se volete, l'eccessiva lontananza fra l'elemento finanziario, il soldo, e l'elemento umano, intellettuale, l'idea, la capacità di lavoro. Questo perché un giovane, che ha una grande capacità di lavoro, che ha un'ottima idea imprenditoriale, ma non ha i capitali di investimento, si tiene la sua idea. Il giovane, che ha anche i capitali di investimento, quell'idea la può praticare, può divenire un imprenditore; un giovane che ha danari e ha capitale di investimento e non ha buone idee, finisce che spreca anche i suoi denari; finché i danari sono suoi, non andrebbero sprecatima in fondo sono un po' affari suoi, però non si dovrebbero sprecare i danari pubblici.
Quindi la "28" nasceva perché si potesse prendere in considerazione l'ipotesi che chi avesse avuto una buona idea imprenditoriale - quel giovane bravo - senza una lira in tasca - dico una lira, perché originariamente la legge era così - potesse essere aiutato con una sovvenzione pubblica da restituire in minima parte; non avrebbe dovuto restituire quasi niente perché se l'idea era buona avrebbe dato frutti per sé e per gli altri, e quindi... Lei, Assessore, fa questi cenni perché ha applicato la legge a modo suo, se l'avesse applicata come originariamente era stato previsto, avremmo avuto risultati migliori.
Quindi noi non parliamo contro la "28"… non ho capito il vociferare, Pittalis dice: "Non perdiamo tempo", poi se ne va; lo vedete, i banchi della maggioranza sono vuoti, evidentemente questa legge vi interessa molto! Io vorrei dimostrare, anzi non c'è tempo di dimostrare in un solo intervento, quindi riuscirò solo ad accennarlo, che confido che troveremo il modo di migliorare alcuni aspetti di questa legge senza intaccare in nulla il livello di accordo e di compatibilità raggiunto con la Commissione europea. Anche se ledesse un poco l'autonomia decisionale della Regione, in questo momento noi siamo d'accordo perché non si tocchi in nulla quel livello di intesa e di compatibilità con la Commissione europea. Però laddove non si tocca quel punto d'intesa e di equilibrio, alcune cose possono essere migliorate anzi debbono essere migliorate.
Noi parliamo della legge 28 come di una cosa che ci appartiene, noi sentiamo la legge 28, perché l'abbiamo fatta; tutti quelli che se ne sono appropriati dopo, adesso fanno i primi della classe, ma loro non parlano di legge 28 rivolta al lavoro e alla produzione, alla nuova impresa, bella, sana e durevole. Loro parlano e pensano piuttosto ad alcuni pasticci che, nel tempo, hanno fatto, adulterando la legge 28, peggiorandola, e soprattutto rendendola malefica, in qualche momento, nella sua applicazione. Io non riprendo le cose che ha detto Bachisio Falconi. Sono fatti noti, rispetto ai quali, però, nessuno ha operato un intervento. Quando un babbo ricco è proprietario di un albergo e deve lasciare in eredità quell'albergo ai figli ricchi di cui è socio, non può chiedere i fondi pubblici della "28" per far comprare ai figli ricchi del babbo ricco quell'albergo che, comunque, sarebbe andato ai figli! In questo modo, non solo ha portato via quei danari alla Regione, ma ha portato via quei danari ad altri giovani sardi, capaci, che avrebbero potuto, con quei capitali di investimento, realizzare altro!
Quando, con i denari della "28", si sono create fabbriche e fabbrichette di scarpe, di calze, di tomaie, di ogni cosa, con cooperative fasulle, con intermediazione di manodopera, si sono compiute tutte cose proibite dalla legge; apparentemente si formava una cooperativa dietro la quale c'era il socio, il cosiddetto imprenditore esperto, il quale era molto esperto a prendere i soldi della Regione per far lavorare, pochi mesi, cooperative messe poi sul lastrico. Questa applicazione distorta della "28" c'è stata, quando è stata denunciata, si è lasciato correre tutto. Ecco perché diciamo: riportiamo a linearità, efficacia ed efficienza il tutto, elaboriamo una "28" che sia migliore.
Però è da dire che tutti gli articoli di questa nuova legge concordata, eccetto uno, quello che farà il Consiglio regionale, se non saranno introdotte alcune modifiche, saranno pari a zero; la legge regionale, se non saranno introdotte alcune modifiche, sarà una legge che nascerà morta, o per lo meno nascerà addormentata o sterile. Perché? Perché chi ha pensato tutta l'architettura di questa nuova legge, che non è del tutto condivisibile, concordata già con l'Unione Europea, suggerisce di tenerla com'è e vedere se funziona. Ma come potrebbe funzionare, se non ci mettete neanche una lira? Per la nuova legge, che non si chiamerà più "28", si chiamerà "221" o quel numero che avrà, non è stata prevista neanche una lira!
Questo è il primo punto. Voi, dico voi, la maggioranza principalmente, non potete imbrogliare il prossimo. Sulla nuova legge non è che c'è poco, non c'è niente! Quindi non è vero che stiamo approvando una legge che ridà speranza ai giovani. Non c'è niente dal 1° gennaio del 2000 in poi! Anche per quei giovani che avessero avanzato una domanda, e fosse una domanda buona, e fosse un progetto valido, dal 1° gennaio 2000 in poi, fino ad oggi, e poi dopo oggi, non c'è niente, zero! Non è che ci sono dieci lire. No, zero! Quindi questo è il primo punto, noi dobbiamo dare innanzitutto copertura finanziaria anche alla nuova legge, se no facciamo un imbroglio. Rappresentiamo uno scenario di novità, ricreiamo fiducia e speranza, in qualche modo fatua, e faremo una cosa estremamente sbagliata.
Quindi, come punto primo si metta mano ai bilanci della Regione, alle sue risorse e una parte di finanziamenti sostengano l'avvio della nuova legge, perché se non c'è una lira, non è una legge! Io dubito che sia anche legittima una legge senza una copertura finanziaria di una lira, sarebbe un fatto di letteratura non di legislazione. Cosa regola? Quali rapporti sociali regola una legge che non ha una lira di finanziamento? Qualcuno dice: "No, ma i soldi si troveranno quando si predisporrà il bilancio.". Il bilancio sarebbe dovuto essere già approvato; invece, anche se siamo già a metà gennaio, voi non avete neanche ancora presentato il bilancio dell'anno in corso. Però la Regione ha i suoi danari; allora si trovi modo di dare copertura iniziale, almeno iniziale, poi si incrementerà, anche alla parte più importante, che è la nuova legge.
Perché non ha nulla la nuova legge? Perché un solo articolo di una sola riga assorbe tutti i finanziamenti di cui si tratta nell'articolo finanziario. Badate, questi finanziamenti non sono poca roba, sono 560 miliardi, come è scritto qui; 560 miliardi, immessi nell'economia della Sardegna sono una grande operazione, non solo sociale e produttiva; sono una grande operazione di intervento nell'economia. Non è possibile che 560 miliardi pubblici entrino nel sistema economico regionale senza un criterio, un criterio di distribuzione territoriale, o almeno che assomigli a una qualche articolazione nei territori, se no il riequilibrio quando lo facciamo mai? Le leggi della Regione ci obbligano, sono previste le aree programma, le sub aree, come si fa a saltare tutto questo? Io dico che è giusto che la Regione faccia questa scelta politica di tenere in conto chi ieri ha avuto fiducia in una sua legge, però deve essere fatto con criterio.
Quindi si deve sapere qual è il rapporto fra capitali investiti e impatto occupazionale, dove ricade questo tipo di beneficio, come si riequilibra nel tessuto regionale lo sviluppo economico. Questi elementi sono fondamentali, perché noi qui non siamo di fronte all'ordinaria applicazione di una legge; siamo di fronte a un'operazione che il Consiglio regionale in un attimo, d'emblée, decide, però deve essere decisa con criterio.
Perché? Perché è accaduto un fatto, è l'ultima cosa che voglio dire per ora, la dico con molta serenità, perché ci sia qui un confronto vero, non quello che pensa Pittalis ritenendo che si stia perdendo tempo; ma quale "perdiamo tempo"! Siamo al 15 gennaio 2002, dovevate portare in discussione questa legge un anno e mezzo fa, ci avete fatto perdere un anno e mezzo! Io sono consigliere regionale ed è la prima volta che, in qualità di consigliere regionale, posso discutere di questa legge. E' la prima volta oggi! Che tempo ho perso io? E volete farmi credere che perdiamo tempo se ci confrontiamo un po', un'ora, due ore, e facciamo una legge migliore? Guadagniamo tempo!
BIGGIO (A.N.). Questa?
COGODI (R.C.). Questa. Certo che vogliamo migliorare questa legge, nei punti in cui si può migliorare; si potrebbe in tutto, ma concordiamo, e responsabilmente ci manteniamo sulla linea di non toccare il punto di compatibilità, come dire, trattato con la Commissione tecnica europea. Non tocchiamo quel punto, però sugli altri punti si può intervenire, per esempio per una diversa articolazione dell'intervento finanziario, per esempio non cancellando interamente dalla faccia della Terra e, della nostra terra, della Sardegna, una parte dei giovani che hanno fatto domanda. Se noi consideriamo chi - giovane e non giovane - ha fatto domanda fino al 31 dicembre 1999, tenendo poi conto, se metteremo una lira, anche dei giovani che faranno domanda sulla nuova legge, quando ci sarà, e di quelli che hanno fatto domanda fra il 1° gennaio 2000 e l'entrata in vigore della legge, perché li vogliamo cancellare dalla faccia della Terra? Bisogna trovare una soluzione perché anche quelle loro domande transitino d'ufficio almeno nel nuovo sistema.
Se no, badate, fare leggi di sostegno e di agevolazione, vuol dire attivare solidarietà; solidarietà del sistema pubblico rispetto alla società che ne ha bisogno, ma anche solidarietà delle parti sociali e della società che ha bisogno, rispetto ad altri che hanno bisogno. Sarebbe curioso che i giovani che chiedono, e hanno diritto di avere una risposta al loro bisogno, pensassero che anche altri come loro, che pur hanno esercitato un pari diritto per una legge parimenti esistente, seppure resa inefficace da una obiezione comunitaria, venissero tralasciati, dicendo: "Voglio il mio, non mi interessa degli altri"; questa sarebbe una cosa né pensata, né fatta bene.
Quindi la legge può e deve essere migliorata. Bisogna ricordare ancora una cosa, e chi sa dia o ci aiuti ad avere le risposte giuste. Perché è accaduto che, alla fine del 1999, proprio quando una legge della Regione era resa inefficace dall'obiezione che aveva avanzato l'Unione Europea (logicamente una legge inefficace di norma ha meno domandaa regime , non lo dico io, lo certifica il Presidente della Regione con lettera del 24 agosto 2002, firmato Mario Floris, all'Unione Europea, non rispondendo a Rifondazione Comunista, ma all'Unione Europea che chiedeva l'entità del budget e della manovra da mettere in campo attraverso il previsto assestamento e aggiustamento), il Presidente Floris ha risposto - qualcuno potrebbe dire furbamente, qualche altro intelligentemente - all'Unione Europea che il budget, in regime di aiuto di cui alla legge 28/84, anche riferito all'articolo 12 della legge 201, quindi la sanatoria, nel quindicennio di esistenza della "28" ha ammontato in media a circa 106 miliardi annui?
Con questa risposta, dite voi, si è più furbi o più intelligenti?. E' un po' l'uno e un po' l'altro, però alla U.E. si dice: "Bada che io, siccome in quindici anni ho avuto un budget impegnato mediamente di 106 miliardi annui, può essere un anno 100 e un anno 112, però mediamente si tratta di questa cifra, sto parlando di un'entità di risorse che assomiglia a circa 100 miliardi all'anno, o 120". Nessuno ha mai detto all'Unione Europea che, invece, il budget relativo all'articolo 12, messo qui fra parentesi, è di 8, 9, 100 , se bastano, miliardi. Nessuno lo ha detto. Quindi state attenti anche quando dite: "Non tocchiamo quel punto d'intesa con l'Unione Europea!", non toccatelo davvero. Se avete detto che il budget di riferimento era intorno ai 100-120 miliardi, noi possiamo anche, con i denari della Regione dire 200, dire 300, ma non possiamo far finta che non c'è anche questo elemento.
Allora, perché, alla fine del 1999, proprio quando logicamente di fronte ad una legge, che si sapeva a quel punto non più efficace e che avrebbe dovuto avere un rallentamento della domanda, è accaduto, invece, che la domanda si è più che decuplicata? Dovete darci tutti i dati per poter decidere meglio, non per bloccare, per sbloccare, per fare cose giuste che restino! I dati trasmessi dall'Assessorato del turismo dicono che su 125 domande presentate alla Regione fra il 1998 e il 1999, più della metà non sono del '99, non sono neppure dell'ultimo trimestre del 1999, non sono neppure dell'ultimo mese del 1999, sono degli ultimi dieci giorni del 1999! Mi sapete dire come si fa, tra Natale e Capodanno, a raccogliere più domande su una legge che si riteneva a quel punto inefficace, più domande dei due anni precedenti? Fra Natale e Capodanno, quando negli uffici della Regione non si trova mai un impiegato! Quando nelle banche non si riesce ad entrare! C'è o no qualcosa che si è mosso in quel tempo? C'è o no un motorino di avviamento che ha creato questo monte di aspettative, che noi non possiamo tradurre automaticamente in un monte di risorse?
Qui ci sono le date, poi le esamineremo: fra Natale e Capodanno è impossibile che, in un sistema ordinato, si raccolgano più domande di quante se ne sono raccolte nei due anni precedenti! Quindi c'è qualcosa che va tenuto in conto perché l'intervento ci sia, sia positivo, sia utile; però al tempo stesso riconduca a una qualche linearità, riconduca a una migliore equità, a una migliore distribuzione delle risorse, rispondendo, se possibile, a tutti, anche se in modo anche differenziato. Non si può però pensare che c'è una parte, che io ho identificato, di giovani sardi ai quali necessariamente si deve dare tutto, e altri ai quali non si dovrebbe dare niente, perché così non solo non faremmo buone leggi, ma non renderemmo neppure onore alla "28", che andrà a morire con l'approvazione di questa nuova legge; soprattutto non renderemmo onore all'intelligenza, alla bontà, anche allo spirito di solidarietà e di capacità professionale dei giovani sardi, in nome dei quali parliamo, ma i per quali dobbiamo compiere cose serie.
PRESIDENTE. Grazie al consigliere Cogodi. Concludiamo i lavori della mattinata. I lavori riprendono questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 49.
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