Seduta n.126 del 01/10/2005 

CXXVI SEDUTA

Sabato 1° ottobre 2005

Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 04.

SABATINI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 20 settembre 2005, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giovanna Cerina, Giuseppe Pirisi e Silvio Lai hanno chiesto congedo per la seduta del 1° ottobre 2005.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Assenza per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che i consiglieri regionali Frau e Pacifico sono assenti nella seduta del 1° ottobre 2005, essendo in missione per incarico ricevuto dal Consiglio.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 6 settembre 2005.

Annunzio di presentazione di proposta di legge di iniziativa popolare

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge di iniziativa popolare:

Dal Comitato LU PUNTULGIU - IL GRIFONE tramite il portavoce Francesco Musu: "Norme in materia di trattamento economico dei consiglieri regionali della Sardegna". (1)

(Pervenuta il 15 settembre 2005 ed assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione CHERCHI Oscar sui chioschi di Torregrande e sul piano del litorale". (142)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

"Interrogazione CAPELLI sulle presunte irregolarità riscontrate presso la ditta Mannai Luigi Sas appaltatrice presso l'Esaf dell'ATI -servizi integrati Srl". (209)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

"Interrogazione FLORIS Vincenzo - PIRISI - BARRACCIU - SANNA Franco sulla compravendita della società AES Ottana Energia Srl". (273)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

"Interrogazione SANNA Matteo sulla mancanza di un parere da parte della Regione in merito al progetto di un'arteria di collegamento tra via Tramontana e via dei Tritoni". (286)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

"Interrogazione SANCIU su ipotetiche irregolarità nell'espletamento della gara d'appalto per la gestione degli impianti dell'Esaf Spa". (299)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

SABATINI f.f., Segretario:

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del settore agricolo con particolare riferimento alle spese che gli operatori agricoli sostengono nei confronti dei Consorzi di bonificai". (317)

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla carenza in Sardegna di impianti di smaltimento degli scarti di macellazione". (318)

"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sulle reti del gas in attuazione della Intesa istituzionale di programma del 21 aprile 1999-Accordo di programma quadro n. 1". (319)

"Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della sala operatoria e sul degrado funzionale del presidio ospedaliero di Thiesi". (320)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione delle norme contrattuali per il personale della ASL n. 1 di Sassari". (321)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla possibile chiusura degli uffici dipartimentali dell'agricoltura di Bono, Ozieri e Alghero". (322)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'aumento dei prezzi dei biglietti aerei della compagnia Air One della Sardegna per Fiumicino, Linate e Malpensa". (323)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'iter dei progetti dell'Anas per la messa in sicurezza dell'incrocio della strada statale 131 con la strada camionale Sassari-Porto Torres-Alghero in località Tingari di fronte al parco di Monserrato". (324)

"Interrogazione MARRACINI - PITTALIS, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi dell'azienda Palmera di Olbia". (325)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'entrata in vigore del Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI) al Comune di Ossi". (326)

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi del settore della risicoltura". (327)

"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sui sistemi turistici locali (deliberazioni Giunta regionale n. 31/22 del 27 luglio 2004 e n. 34/11 del 19 luglio 2005)". (328)

"Interrogazione ARTIZZU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione degli IACP". (329)

"Interrogazione SANCIU, con richiesta di risposta scritta, sui tempi di esecuzione dei lavori di realizzazione del Porto turistico di Cannigione (Arzachena)". (330)

"Interrogazione BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione dell'Autorità portuale di Civitavecchia di non rinnovare la concessione all'attracco della nave delle Ferrovie dello Stato nel porto di Civitavecchia". (331)

"Interrogazione AMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata soppressione del traghetto merci delle Ferrovie dello Stato nella linea Civitavecchia-Golfo Aranci". (332)

"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sulla grave penalizzazione e discriminazione subita dai cittadini sardi residenti nei piccoli comuni privi della copertura dei servizi ADSL". (333)

"Interrogazione CONTU, con richiesta di risposta scritta, sull'attuazione degli interventi finalizzati alla definizione del Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile (PRSTS) con deliberazione della Giunta regionale n. 39/15 del 5 agosto 2005". (334)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

SABATINI f.f., Segretario:

"Interpellanza LA SPISA - CONTU - SANCIU sui contributi alle iniziative sportive con particolare riferimento alla Tiscali Cup". (119)

"Interpellanza LA SPISA - CONTU sulla Nuova Scaini di Villacidro". (120)

"Interpellanza FLORIS Mario - CHERCHI Oscar sugli inammissibili ritardi nell'insediamento del Consiglio delle autonomie locali e sui silenzi preoccupanti circa la Conferenza Regione-enti locali". (121)

"Interpellanza LICHERI - FADDA Giuseppe - LANZI sul "Regional shore infrastructure plan" relativo all'ampliamento delle strutture logistico-operative della base di appoggio per sommergibili e navi a propulsione nucleare nell'isola di La Maddalena". (122)

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 10, viene ripresa alle ore 10 e 20.)

Dimissioni del consigliere Onida

PRESIDENTE. Comunico che in data 16 settembre 2005, il consigliere regionale Pasquale Onida ha fatto pervenire la seguente lettera:

"Signor Presidente, intendo con la presente comunicare la decisione, irrevocabile, di dimettermi, con decorrenza 1° ottobre 2005, dal Consiglio regionale.

Ritengo non compatibile, per la mia coscienza, sia sotto il profilo morale, ma soprattutto sotto il profilo della capacità a svolgere bene le due funzioni, il mantenimento del duplice ruolo di consigliere regionale e di Presidente di Provincia.

La prego di estendere il mio saluto affettuoso all'Aula, nei confronti della quale conserverò, per tutta la mia vita, debiti di riconoscenza. F.to: Pasquale Onida."

Ricordo che ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere e accettare le dimissioni dei propri membri. Ove non vi siano opposizioni si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Onida.

Proclamazione e giuramento di consigliere

PRESIDENTE. Essendosi riunita la Giunta delle elezioni, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, proclamo eletto consigliere regionale Domenico Gallus. Constatatene la presenza, lo invito a entrare in aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del D.P.R. 19 maggio 1949, numero 250.

Invito il collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza. Do lettura della formula del giuramento, dopodiché il consigliere Gallus risponderà "Giuro": "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".

GALLUS. Giuro.

(Applausi)

Comunicazioni della Giunta regionale sulle servitù militari

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le comunicazioni della Giunta regionale sulle servitù militari, in base all'articolo 121 del Regolamento. Avviso i colleghi che, se non vi sono osservazioni, il Presidente della Regione parlerà forse per qualche minuto in più rispetto ai dieci previsti. Questo permetterà a tutti gli altri rappresentanti dei Gruppi di parlare per lo stesso numero di minuti in più. Faccio questa precisazione perché mi sembra corretto, nell'eventualità che il Presidente della Regione abbia questa necessità, consentire a ciascun Gruppo di utilizzare lo stesso tempo.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie mille, signor Presidente, per avermi dato la parola, in realtà cercherò di stare nei dieci minuti.

Il Consiglio regionale ha avuto modo di discutere e approvare un ordine del giorno poco prima dell'interruzione per ferie, mi pare a metà o alla fine del giugno 2005, in cui si è avuto modo di dibattere...

PRESIDENTE. Onorevole Petrini, la richiamo formalmente. Prego, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Nel giugno 2005 abbiamo discusso qui di servitù militari, ed è stato un dibattito interessante e approfondito, che si è concluso con l'approvazione di un ordine del giorno in cui si ribadiva che, pur nel rispetto della legge numero 898 del 1976 sulle servitù militari, dei documenti firmati a suo tempo dalla Regione sarda, rappresentata dall'allora presidente Mario Melis, e dal Ministro della difesa, Spadolini, e della successiva intesa istituzionale firmata dai presidenti Palomba e D'Alema, si poneva fortemente il tema del riequilibrio delle servitù militari in Sardegna e si impegnava la Giunta a porre in essere tutte le attività conseguenti. All'epoca si è parlato anche di un tema che era aperto e che riguardava il rapporto tra il Ministero della difesa e la Regione Sardegna circa il documento integrativo per le indennità dei pescatori delle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi. Non voglio, però, riprendere temi che abbiamo già affrontato, voglio semplicemente aggiornare il Consiglio, affinché possa più opportunamente dibattere su quello che è emerso nei mesi successivi.

Innanzitutto, come sapete, quel documento integrativo per le marinerie di Sant'Anna Arresi e Teulada è stato firmato, ed è stato firmato secondo le modalità che avevamo previsto, cioè ricordando che non si trattava di un mero fatto tecnico, del calcolo di indennità più o meno elevate, ma si trattava di rammentare che c'è un principio stabilito nella legge numero 898 e ci sono accordi risalenti ormai a quasi trent'anni fa, che parlano di riequilibrio delle servitù militari e della diminuzione dell'attività militare in Sardegna. Quegli accordi non sono stati in alcun modo osservati fino adesso e vanno ripresi in mano. E' stato quindi firmato l'accordo sulle marinerie di Sant'Anna Arresi e di Teulada, ma è stato anche ribadito in maniera forte, credo, quel principio. Sant'anna Arresi e Teulada non sono le uniche marinerie in Sardegna e nel frattempo di tutte le marinerie che operano nel Golfo di Palmas, ma anche di quelle che operano a Villaputzu, nello stagno di Marceddì, vicino a Capo Frasca, e in tutte le altre zone interessate, bisognerà farsi carico.

Intanto proprio in questi giorni, ieri o avant'ieri, c'è stata una delle più imponenti manifestazioni navali davanti al porto di Cagliari, comprendente anche, credo per la prima volta, due sommergibili; si stanno trasferendo e nei prossimi giorni assisteremo, davanti al Poligono di Capo Teulada, all'attività militare chiamata "Experience Glory". Risulta a molti che si tratta dell'attività più imponente che sia mai stata fatta a Capo Teulada e va detto che quest'attività è totalmente imposta dal Ministro della Difesa, contro il parere unanime dei componenti civili della Commissione mista paritetica sulle servitù e sulle attività militari in Sardegna. Infatti le persone che voi avete mandato a rappresentare la Regione si sono espresse tutte negativamente su questa stagione di attività militare a Teulada, insieme addirittura allo stesso rappresentante dello Stato. Si sono espressi negativamente perché già l'anno scorso avevano chiesto, per autorizzare l'attività di tiro autunnale, di sapere se a Teulada si sparasse munizionamento con uranio impoverito o no, ed era stata data la possibilità di fare la stagione di addestramento a condizione che poi si fosse chiarito questo tema molto semplice, ma fondamentale: a Teulada si spara uranio impoverito o no? A questa domanda non è stata data risposta, per cui non è stata autorizzata l'attività di quest'autunno. Il Ministro della difesa la sta imponendo, quindi io gli ho inviato una lettera suggerendogli di non imporre quell'attività e chiedendo comunque una risposta scritta che chiarisse se a Teulada si spara uranio impoverito o no. Questa risposta noi non l'abbiamo ancora ricevuta da parte di nessuno!

Circa Capo Teulada, ieri ho incontrato il sindaco di Teulada, perché il 31 dicembre scadrà il disciplinare d'uso dell'area addestrativa a fuoco denominata Capo Teulada e dovrà essere rinnovato. Tra l'altro questo disciplinare d'uso dice che a Teulada possono sparare l'Esercito italiano, la Nato e tutti i nostri alleati; possono non solo sparare ed esercitarsi, ma possono anche - ve lo dico perché è importante - fare sperimentazioni. Quindi nei prossimi giorni a Capo Teulada sperimenteranno non ci è dato sapere che cosa, però vuol dire che possono sperimentare tecniche, vuol dire che possono sperimentare armi, vuole dire che possono sperimentare sostanze, vuol dire che possono sperimentare qualsiasi cosa! E allora vi voglio dire, con molta attenzione, che in Sardegna si fa sperimentazione in campo militare.

La posizione della Giunta e quella che anche voi ci avete indicato nella precedente legislatura è che a Capo Teulada non si spari più e quel territorio venga restituito all'uso civile. Teulada è un paese che, non troppi decenni fa, aveva 6.000 abitanti, ora ne conta la metà. Credo che questo sia il risultato della servitù militare che opprime quel paese. Laddove ci sono i militari i paesi non sono cresciuti, si sono spopolati, tranne Perdasdefogu, ma è tutta una storia diversa. Laddove si svolgono attività di questo peso è ovvio che non ci sia contributo alla crescita sociale ed economica, ma ci sono i risultati che abbiamo visto e che conosciamo.

C'è un altro punto su cui voglio richiamare la vostra attenzione: La Maddalena. Ne avete sentito parlare nei giorni scorsi e, in effetti, sono giunte in maniera irrituale all'attenzione mia, e quindi della Giunta, delle notizie, in qualche maniera dei documenti riguardanti i programmi dell'esercito americano nell'Isola di La Maddalena. Noi, l'abbiamo ribadito tante volte, chiediamo che quella che era semplicemente, nel 1977, la possibilità di attracco di un'unità di appoggio di sommergibili nucleari non diventi una base militare permanente. Chiediamo che quella base venga rimossa, che l'isola di Santo Stefano e tutto l'arcipelago di La Maddalena venga restituito agli usi civili, per dare una possibilità di sviluppo effettiva a quella parte bellissima della nostra regione, ma anche per permetterle di vivere in totale sicurezza. Nonostante questo c'è un progetto che prevede non il mantenimento della base, ma un ampliamento pari a tre volte la dimensione attuale. Prevede di fatto quasi un'occupazione militare di La Maddalena nelle sue parti più significative. Secondo questi documenti ci sarebbe l'assenso della Difesa italiana e si dice anche di fare in fretta, perché c'è un momento politico non favorevole alla Regione. Io penso che sia un momento politico non favorevole nell'intera regione, nella coscienza dell'intero popolo sardo. C'è un momento di ripensamento della presenza militare dei nostri alleati americani in tutta l'Europa, e in questo momento di ripensamento bisogna evitare, in tutte le maniere, io credo, che il concentramento di tutta l'attività navale della Marina americana, o di una parte importantissima di essa, venga fatto nel parco nazionale di La Maddalena.

Spero di avere offerto qualche spunto per il dibattito della giornata odierna. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, presidente Soru, anche per avere rispettato i dieci minuti previsti dal Regolamento, ma del resto vorrei ricordare a tutti i colleghi che nella eventualità che il Presidente avesse utilizzato qualche minuto in più lo stesso tempo supplementare sarebbe stato concesso ai rappresentanti dei singoli Gruppi.

Io vado per ordine, naturalmente, in base alla consistenza numerica dei Gruppi. Invito i colleghi a iscriversi a parlare.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che, non avendo concordato le modalità del dibattito di oggi nei dettagli, siano utili cinque minuti di sospensione per raccordarci anche all'interno delle proprie coalizioni sugli interventi.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 10 e 56.)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. Nel frattempo, se i colleghi che intendono prendere la parola si iscrivono agevolano il lavoro della Presidenza. Rinnovo l'invito ai rappresentanti dei Gruppi a iscriversi a parlare. Ricordo che l'intervento non deve superare i dieci minuti.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori Assessori, signor Presidente della Regione, ho ascoltato...

PRESIDENTE. Onorevole Diana, chiedo scusa un attimo. Ho chiesto per tre volte a tutti i colleghi rappresentanti dei Gruppi di iscriversi a parlare. Prego, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Ho ascoltato, dicevo, con la consueta attenzione l'intervento del presidente Soru, per due ordini di motivi: intanto per conoscere più esattamente il suo pensiero, ma soprattutto per cogliere nelle sue esternazioni elementi di novità.

Ho colto nelle sue esternazioni una sorta di allarmismo che non è supportato, per altro, dalle comunicazioni che egli stesso ha fatto. Ora, capisco che trattandosi di una materia di importanza straordinaria il presidente Soru possa essere portato a non relazionare al Consiglio tutto ciò di cui probabilmente è a conoscenza e che deve essere per il momento mantenuto segreto - non lo vorrei neanche definire così -, però certo è che le considerazioni del Presidente mi hanno fatto pensare a un allarmismo che non trova giustificazione. La materia, è vero, è stata affrontata numerose volte dal Consiglio regionale, e non solo in questa legislatura, ma sarebbe opportuno che, nel momento in cui si fa riferimento a sperimentazioni e iniziative anche di grande movimentazione militare nel nostro territorio, questo Consiglio ne fosse maggiormente informato, per noi e soprattutto per i nostri cittadini.

Il Presidente ha fatto riferimento alle marinerie di Sant'Anna Arresi, Teulada e anche Villaputzu, tutti territori interessati certamente da questo problema, che riveste un'importanza ancora più rilevante nel momento in cui si parla di La Maddalena e di tutte le pertinenze che insistono nel parco di La Maddalena. Se corrispondesse al vero ciò che il presidente Soru ci ha comunicato - e non ho motivo di dubitarne - circa un'incentivazione dell'attività militare in quel territorio, ovviamente il Consiglio regionale dovrebbe valutare con grande attenzione questo problema. Peraltro, dal momento che il presidente Soru ha comunicato all'Aula la quasi assoluta necessità di definire una volta per tutte il rapporto esistente tra la Regione Sardegna e il Governo nazionale, e comunque di rispettare trattati molto importanti che fuoriescono dalla nostra sfera d'azione, sarebbe importante capire, dal presidente Soru e dalla Giunta, e quindi anche dalla maggioranza, quale sarà l'orientamento nel momento in cui ci dovesse essere la smilitarizzazione e quindi il ritorno alla potestà regionale di quei territori, in tutto o in parte.

Perché, veda, Presidente, io faccio questa considerazione alla luce di voci che circolano spesso incontrollate. Abbiamo visto riportata su un quotidiano regionale, anche nei giorni scorsi, una legge statutaria che nella mattinata odierna ci è stato dimostrato essere diversa rispetto alle notizie o alle certezze che, a fronte di documenti, ci sono state fornite dal presidente Soru. Quindi io metto tanti se e tanti ma, però qualche volta, come è stato detto da autorevoli esponenti politici, a pensar male ci si azzecca, e allora, parlando soprattutto dell'isola di La Maddalena, mi chiedo se esista già una strategia per l'utilizzo di quei territori, che possa dare garanzie, ammesso che non abbiano ottenuto benefici dalla presenza militare. Sarebbe anche questo da documentare, ma non ho dubbi, il presidente Soru ci ha detto che laddove c'è una presenza militare non c'è aumento della popolazione, anzi il contrario. Questo però è un fatto che riguarda tutta la Sardegna non solo quelle zone e sarebbe importante capire qual è la strategia sull'utilizzo non di zone marginali della nostra Isola, sempre che ne esistano, ma di una zona di grande interesse come quella di La Maddalena. Mi fermo all'interesse, perché le notizie di cui parlo sono notizie non pubblicate, sono dei pour parler, però sembrerebbe che la Regione Sardegna e quindi la Giunta regionale, il Presidente e la maggioranza o chi altro non si sa, abbiano già individuato un utilizzo alternativo di quei territori. E allora di questo probabilmente il Consiglio regionale dovrebbe essere informato oppure bisognerebbe smentire anche queste voci.

Io non sono un militarista, non rappresento neanche un partito che a tutti i costi ha necessità di presenze militari, perlomeno di quelle presenze militari che possono essere allarmanti, secondo quanto ci ha riferito il presidente Soru. Io credo, comunque, Presidente, che ci debba essere un rapporto meno conflittuale col Governo italiano. Poi il Presidente ci dirà che è abbastanza difficile avere un rapporto meno conflittuale. E' certo che quando si tratta una materia così importante spetta a ciascuno di noi, che rappresentiamo il popolo sardo in questo parlamento, interagire. E probabilmente questa è una battaglia che non può vedere impegnata una sola parte; è una battaglia che ci deve vedere tutti quanti partecipi, perché credo che sia opportuno non soffermarsi a questa discussione che nasce dalle comunicazioni del Presidente sulle servitù militari. Al di là delle comunicazioni, non vorrei che questo allarmismo che io ho percepito - spero di sbagliarmi - finisse per essere trasferito all'esterno, non tanto dal Presidente, ma da tutto un mondo che ci riguarda, perché gli si potrebbe attribuire una valenza politica che secondo me non dovrebbe avere. Deve avere un'altra valenza, la valenza dell'interesse del popolo sardo, dei nostri territori, a far sì che tutto ciò che si fa in questa regione sia certamente in sintonia con gli indirizzi che questa Giunta regionale ha dato, a fronte della stragrande maggioranza elettorale che l'ha confortata, però è vero anche che qua esistono delle forze di opposizione che rappresentano comunque parti importanti del nostro elettorato, della nostra Sardegna, e che hanno, a pieno titolo, diritto di essere sentite, ascoltate, e quindi tutte le strategie che in questa direzione la Giunta sta mandando avanti sono parte di una materia su cui credo, così come si è chiesto nelle modifiche statutarie e regolamentari, il Consiglio debba veramente confrontarsi. E non credo che sia sufficiente la giornata odierna, proprio perché non mi pare che siano sorti elementi di straordinaria importanza, almeno per le cose che ci sono state dette. Si è destata la massima attenzione, ma la massima attenzione alla fine deve sfociare in qualcosa che dobbiamo conoscere molto meglio.

Mi limito a queste considerazioni, garantendo, per quanto possibile, un discorso che possa vederci tutti coinvolti, ma che certamente non può essere né demagogico, né speculativo, e soprattutto ciò che ci interessa maggiormente è capire quali possano essere i risvolti economici, ambientali e sociali in quella parte della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, devo dire che inizialmente le dichiarazioni del presidente Soru mi avevano un po' preoccupato, poi, col passare dei minuti, mi sono reso conto che come sempre bisogna ragionare. Anche le cose che sono state dette stamattina devono essere naturalmente ancora verificate, però questo non ci impedisce di fare un ragionamento partendo dalla presenza delle servitù militari in Sardegna, che è un argomento serio, un argomento di interesse attuale ma anche del recente passato.

Ci sono state, è stato sottolineato dallo stesso Presidente, le intese siglate dagli ex presidenti Melis e Palomba, se n'è parlato anche nella passata legislatura, e quindi il fatto che in tutte le legislature quello delle servitù militari sia un argomento di primaria importanza vuol dire che il problema esiste. E il problema esiste nel senso che noi tutti ci rendiamo conto che bisogna riconsiderare la presenza militare in Sardegna. Se questo, e non altro, è l'obiettivo, dobbiamo fare un contratto col Governo nazionale, Presidente, dobbiamo mettere in moto le diplomazie, perché se noi oggi siamo dentro uno Stato sovrano e vogliamo rivedere questa situazione dobbiamo attivare un confronto con lo Stato che al momento non mi pare ci sia.

Credo, quindi, che noi con lo Stato ci dobbiamo confrontare dignitosamente e paritariamente, dicendo anche che probabilmente alcuni territori che oggi sono occupati domani potrebbero non esserlo. Quindi va fatta una rivisitazione, come dicevo prima, sulla base della situazione nuova che si è verificata in questi ultimi anni e che comunque è in continua evoluzione. Ritengo che sia giusto riconsiderare con lo Stato e con gli alleati, anche a livello internazionale, la posizione giudicata strategica della nostra Isola, anche perché devo dire che quello che è successo fino adesso non mi convince affatto, perché non è vero che soltanto le marinerie di Sant'Anna Arresi e Capo Teulada sono state danneggiate dalle esercitazioni militari. Le incentivazioni e le indennità le hanno avute quelle marinerie, però bisogna dire che anche altre marinerie della Sardegna hanno subito delle limitazioni all'attività di pesca, quindi credo che questo ragionamento vada esteso anche a tutte le altre marinerie della Sardegna che hanno subito danni a causa delle esercitazioni militari.

Quello che voglio sottolineare, signor Presidente, è che noi abbiamo dimostrato, anche attraverso un documento presentato nella passata legislatura, che la nostra regione non è bellicista e non vuole diventare strumento di guerra. E' una regione pacifica e pacifista e tale vuole rimanere, però credo che dobbiamo anche vedere quello che c'è intorno a noi, quali sono gli equilibri che hanno caratterizzato e caratterizzano il panorama nazionale e internazionale. Ecco, il fatto, come lei ha detto, che siano iniziate delle sperimentazioni in alcune parti del territorio della Sardegna mi preoccupa e anch'io voglio capire che tipo di sperimentazione viene fatta oggi in Sardegna, sia con l'uso di sostanze chimiche, sia con nuove armi o altro. Avrei bisogno di elementi maggiori per esprimere un giudizio compiuto su questo, perché io come lei sono preoccupato, non voglio rischiare più di tanto. Fermo restando che non ci possiamo isolare dal resto del mondo, per stare tranquillo voglio capire se queste sperimentazioni sono indispensabili o no. Sono d'accordo, il tutto va approfondito, però bisogna avere elementi di chiarezza.

Per quanto riguarda, invece, l'equazione militari uguale spopolamento, farei un ragionamento più approfondito. Non vorrei che si facessero altri errori, perché alcune esperienze di questi ultimi anni dimostrano forse il contrario. Noi abbiamo liberato l'Asinara, praticamente abbiamo eliminato il carcere dell'Asinara perché volevamo fare un parco. E mentre prima nell'isola dell'Asinara lavoravano 500 o 600 persone attualmente non vi lavora più nessuno; mentre prima quest'isola era un giardino, oggi vediamo che cos'è: la fauna sta morendo e l'unico cantiere navale della Sardegna è stato praticamente soppresso una volta che è stata eliminata la colonia.

Sono riflessioni che dobbiamo fare. Io sono d'accordo sul fatto che l'isola dell'Asinara diventi un parco, però bisogna valutare quale scelta sia economicamente più conveniente per la popolazione di quel territorio. Io non mi sono innamorato della presenza dei militari, non sono assolutamente militarista, sono però realista, sono uno che vuole capire cosa c'è oggi e cosa potrebbe succedere domani.

Signor Presidente, lei ha detto un'altra cosa importante, e cioè che in Europa si sta ripensando la presenza militare americana. Non dice nulla di nuovo nel dire questo, perché gli stessi americani hanno dichiarato di voler alleggerire la loro presenza militare in Europa, però voglio capire se questo significa anche rimettere in discussione l'alleanza con gli Stati Uniti. Su questo bisogna essere chiari: dovete dire se tutto questo significa rimettere in discussione l'alleanza che l'Italia ha stretto con gli Stati Uniti nel primo dopoguerra, secondo me giustissima e che condivido, o se invece ci sono altre condizioni e altri obiettivi.

Ecco, da questo punto di vista bisogna capire qual è l'esatta situazione, e questo dovrà essere un importante motivo di dibattito e di confronto, perché se si tratta di un alleggerimento della presenza di basi militari non diciamo nulla di nuovo, ormai è nelle cose, e l'hanno detto gli stessi americani, ma se si sta pensando ad altre cose io sono totalmente contrario, perché credo che la scelta che ha fatto l'Italia repubblicana nel primo dopoguerra sia ancora valida e soprattutto dia sicurezza. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io devo dire che è un piacere sentire le dichiarazioni del Presidente della Regione, l'onorevole Soru, perché sono sempre dichiarazioni dirette, che hanno il pregio di arrivare al cuore dei problemi e quindi di aiutare tutti coloro che vogliono intervenire nel dibattito. Il mio intervento può essere di consonanza su alcune parti, di dissonanza su altre, però segue lo stesso schema di ragionamento proposto dal Presidente, uno schema improntato alla chiarezza, che non dia adito a fraintendimenti.

Allora, nessuna ipocrisia, noi Riformatori siamo consapevoli di vivere in un mondo non pacificato, nel quale purtroppo non è possibile negare ogni spazio alle esigenze di difesa, che sono fondamentali. Non nutriamo, come Riformatori, sentimenti antiamericani, per cui ci poniamo il problema successivo: qual è il prezzo che la Sardegna paga alle esigenze complessive di difesa? Non credo che sia la prima volta che in quest'Aula si discute di questo problema; sappiamo che in Sardegna 24 mila ettari di territorio sono sequestrati per esigenze militari; sappiamo che sono più gli ettari di territorio sequestrati in Sardegna che quelli destinati nel resto d'Italia alla stessa identica finalità, che sono infatti soltanto 18 mila. E' evidente che il prezzo che la Sardegna paga alle esigenze di difesa non è proporzionato a parametri di nessun genere, ma in questo contesto destano ancora più preoccupazione le dichiarazioni rese dal Presidente, il quale dice di avere informazioni per cui, sostanzialmente, in maniera nascosta si sarebbe molto vicini alla triplicazione della base militare di La Maddalena. E' estremamente importante che il Presidente renda dichiarazioni su questo argomento assai più ampie e dia a tutti i consiglieri regionali ogni possibile informazione perché possano farsi un'idea precisa su un eventuale problema di questo genere.

Il Presidente ha anche aggiunto che, ad oggi, non si sa se nelle esercitazioni che si svolgono a Teulada venga o meno utilizzato l'uranio impoverito. Io non credo che su questo sia possibile fare nessuno sconto, nel senso che su un problema di questo genere l'intero Consiglio regionale deve immediatamente chiedere delle risposte e deve prendere delle iniziative adeguate alle risposte che riceverà.

Stesso discorso vale per quanto riguarda il protocollo di cui il Presidente ha fatto un brevissimo riassunto in Aula. La parola "sperimentazione" lascia dubbi aperti in ciascuno di noi: che cosa si sta sperimentando? Il Presidente ha parlato di "sostanze": è evidente che dalla sperimentazione di sostanze può discendere inquinamento ambientale, possono discendere rischi sanitari per la popolazione, tutte cose che non sono tollerabili e men che meno è tollerabile che questo Consiglio regionale non lo sappia, nel senso che è impossibile che sul nostro territorio vengano fatte delle cose che possono avere una ricaduta sulla nostra popolazione senza che la Giunta e il Consiglio abbiano seppur minime informazioni al riguardo. Quindi chiedo formalmente al Presidente di assumere tutte le informazioni possibili in merito e di renderne conto quanto prima in quest'Aula.

Esiste una frazione, nella nostra regione, Quirra, i cui problemi sono stati più volte portati all'ordine del giorno di questo Consiglio. E' una frazione di cento abitanti, dove l'incidenza delle leucemie e dei tumori solidi linfatici è elevatissima, e, guarda caso, questa frazione ricade nel comprensorio di un poligono di tiro di un'importante base militare. Io vorrei chiedere, perché alla fine c'è il rischio che ne parliamo sempre e non arriviamo mai a delle conclusioni, se la Regione ha fatto, sta facendo, chi lo sta facendo e con quale metodologia, un monitoraggio accurato del rischio sanitario per le popolazioni dei territori viciniori alle aree di insediamento militare. Esiste una mappa del rischio della popolazione di Teulada, di Sant'Anna Arresi, di Domus de Maria, di Villaputzu, di Quirra, di La Maddalena? Se esiste, noi vorremmo sapere chi l'ha fatta, vorremmo sapere se i rischi sanitari di queste popolazioni sono esattamente identici a quelli del resto della popolazione sarda e italiana, e se questo non è vorremmo sapere quali sono le iniziativi che la Regione intende prendere perché tali rischi vengano omogenizzati a quelli degli altri. Questo mi sembra che sia uno dei problemi fondamentali in discussione oggi, perché è inutile che questo Consiglio regionale torni, anche demagogicamente, ogni tanto, a discutere del problema delle servitù militari, che lo faccia con grandi proclami di guerra e con spirito bellicoso nei confronti di chi può introdurre dei rischi in Sardegna e poi non abbia uno straccio di documentazione sull'effettiva esistenza di questi rischi e sul mezzo con cui li stiamo combattendo.

Siamo l'unica regione italiana che ancora non ha l'agenzia per la protezione dell'ambiente, l'ARPAS. Ne abbiamo parlato per cinque anni nella scorsa legislatura dicendo che era un buco, una carenza, un dramma attribuibile alla maggioranza di centrodestra. Da un anno e mezzo la mancanza dell'ARPAS è attribuibile alla maggioranza di centrosinistra. Fate l'ARPAS, datele i soldi, le competenze e la possibilità di effettuare i rilievi sulla popolazione, sul rischio sanitario, che sono fondamentali per fare una discussione seria, e non una semplice dichiarazione di intenti, in Consiglio regionale.

Vorrei chiudere con una considerazione che non riguarda specificamente il demanio militare, ma riguarda ugualmente il sequestro di territorio sardo. Presidente, non so se lei ha mai fatto una passeggiata per la città di Cagliari, mi è sembrato di incontrarla ogni tanto, quindi ritengo che lei vada in giro, che non si limiti, nel suo far politica, a stare dentro il palazzo. Se va davanti al Palazzo di Giustizia, le viene detto che non può essere fatta la manutenzione sui giardinetti pubblici che sono antistanti al Palazzo di Giustizia perché sono in territorio demaniale; se va all'ospedale Santissima Trinità le viene detto, come è stato detto ai componenti della Commissione sanità, di cui faccio parte, qualche giorno fa, che alcuni interventi non possono essere fatti perché interessano una proprietà del demanio; se si reca alla chiesa di San Pietro e Paolo, in Via Is Mirrionis, le viene detto che non possono essere fatti interventi perché è di proprietà demaniale. La ex Manifattura Tabacchi, che è stata consegnata, in pompa magna, in custodia giudiziaria, due o tre anni fa, alla Regione Sardegna, ancora oggi non è stata consegnata formalmente, ed è uno spazio sequestrato allo sviluppo della città.

Noi vorremmo chiedere alla Giunta - e come Riformatori abbiamo presentato una mozione in merito che chiediamo alla Giunta di voler discutere immediatamente in Aula - di fare, e se l'ha già fatta di fornirci immediatamente la relativa documentazione, una rapidissima analisi sui sequestri da parte del demanio civile e militare di territori, siti e strutture che possono essere utilizzati molto meglio per lo sviluppo della Sardegna anziché rimanere abbandonati o in custodia giudiziaria, in attesa della risoluzione di conflitti giudiziari assolutamente lunghi e che in nessuna misura interessano al popolo sardo. Se esiste un dossier di questo genere, se esiste una rilevazione di questo genere, Presidente, ce la faccia avere immediatamente e può stare tranquillo che i Riformatori, ma credo l'intero Consiglio regionale, saranno insieme a lei e alla Giunta nella battaglia per riavere agli usi della popolazione della città di Cagliari e dell'intera Sardegna i territori che a oggi ci sono sequestrati.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signori Presidenti, colleghi, esattamente un anno fa, in occasione della seduta obbligatoria del 1° ottobre, maggioranza e opposizione scelsero di comune accordo di trattare un particolare argomento, quello relativo allo Statuto. Il dibattito, che credo tornerà in Aula di qui a poco, si rivelò utile e opportuno, quindi fu giusta quella scelta, così come è giusta la scelta che maggioranza e opposizione hanno fatto, a distanza di un anno, di dedicare questa seduta obbligatoria al problema delle basi militari in Sardegna.

Sono state presentate, nel passato recente, ma anche nel passato un po' più remoto, numerose interpellanze, interrogazioni e mozioni che spesso si sono tradotte in ordini del giorno talvolta unitari talaltra di parte. Il tutto sta a segnalare che il problema è all'attenzione, che il problema è importante e riguarda, nello specifico, l'intero popolo sardo.

Nessun allarmismo esasperato, certamente. Non mi pare di aver colto, nelle argomentazioni che il presidente Soru ha usato, eccessi di allarmismo, mi pare di avere colto, invece, una giusta attenzione e una giusta preoccupazione. Si tranquillizzi l'onorevole Ladu, nessuno di noi vuole dichiarare guerra agli Stati Uniti d'America, vogliamo però che il problema, una volta per tutte, venga affrontato in maniera responsabile e per quanto possibile unitaria dal Consiglio regionale - questo è l'auspicio che io rivolgo -, al di là delle divisioni di parte, proprio perché è un problema la cui soluzione dovrebbe rappresentare momenti di esaltazione della nostra autonomia e di rivendicazione unitaria, anche perché solo quelli danno una reale forza a questo livello istituzionale.

Sostanzialmente tutti hanno posto tre problemi, che erano presenti anche nell'intervento del Presidente, e riguardano i diritti di questa terra: il diritto alla conoscenza, quindi il diritto all'informazione; il diritto alla riduzione di un apparato militare che oggi rappresenta sicuramente un eccessivo appesantimento in questo territorio e non in altri; il diritto a trattare, senza con questo voler disconoscere patti antichi. Tuttavia i patti oggi vorremmo farli con tutto il mondo civile e pacifico, senza disconoscere le prerogative che competono al Governo italiano, ma rivendicando anche noi, e credo che questo sarà oggetto di futuro dibattito, uno spazio, nel nuovo Statuto che la Regione sarda dovrà darsi, sul diritto a trattare assieme al Governo nazionale.

Ecco, sul diritto alla conoscenza, siamo tutti a conoscenza dei drammi che in passato hanno rischiato di consumarsi in questa terra nell'assoluta ignoranza del popolo sardo. Sono i giornali americani che negli Stati Uniti hanno fatto presenti questi rischi quando ancora noi ci interrogavamo su che cosa fosse successo o su che cosa sarebbe potuto succedere. C'è il Co.Mi.Pa. (Comitato Misto Paritetico) che dà indicazioni, che interviene e spesso, però, rimane inascoltato, ma c'è anche l'intesa istituzionale di programma del 1999, sancita fra la Giunta regionale, la massima istituzione del popolo sardo, nella persona del presidente Palomba, e il Governo italiano, che prevede l'istituzione di un comitato paritetico per dare voce ai diritti del popolo sardo. Quell'intesa non è stata rispettata, non vi è stato un conseguente adempimento dell'impegno allora assunto.

Queste sono le cose che vengono chieste, queste sono le preoccupazioni. Non vorremmo che il problema delle presenze militari in Sardegna fosse sminuito o esasperato, né tanto meno che fosse ridotto a problema di natura squisitamente risarcitoria, perché di oboli, grazie a Dio, ne abbiamo già visti confermare in passato e non siamo alla ricerca di ulteriori oboli che non modificherebbero certamente le nostre condizioni.

Presidente, se, nei limiti naturalmente possibili, ci sono notizie ulteriori che debbono e possono essere date a questo Consiglio regionale abbiamo tutti la volontà di conoscere. Ma io credo che noi oggi faremmo opera meritoria se abbassassimo lievemente i toni di contrapposizione tra maggioranza e opposizione, se ci dimenticassimo per un attimo della legge sull'ARPAS, che per altro, come il collega Vargiu sa perfettamente, è all'esame della Commissione sanità in questa fase, se ricordassimo che la stessa Commissione sanità ha sentito il dovere e l'obbligo di promuovere una Commissione d'inchiesta per appurare quali rischi la Sardegna stesse correndo a causa dell'utilizzo dell'uranio impoverito. Sappiamo che sarebbero rischi seri, se quell'utilizzo fosse confermato. Ecco, se abbassassimo i toni e provassimo a intessere un dialogo costruttivo, dimenticando le rispettive appartenenze, oggi forse faremmo cosa utile e daremmo più forza non alla Giunta regionale, ma all'intero popolo sardo attraverso un ordine del giorno, attraverso un accordo, attraverso una qualunque forma condivisa che consenta al Presidente della Regione di intessere con maggiore forza quel dialogo e di imporre finalmente al Governo italiano il rispetto dell'intesa di programma del 1999, rimasta allo stato attuale, come dicevo prima, inattuata. Credo che questa sia una cosa da perseguire, nell'interesse non delle singole parti, ma di tutto il popolo della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà per soli cinque minuti.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, signori Assessori, onorevoli colleghi, il tema delle servitù militari è di grande rilevanza per la nostra Isola perché attiene alla libertà del nostro popolo e alla sua possibilità di programmarne lo sviluppo in piena autonomia. Le servitù militari non sono solo figlie della guerra fredda, della cultura bellicista che ha guidato storicamente le politiche dei governi e delle classi dominanti, ma appartengono anche a quella concezione coloniale che ha ispirato i comportamenti dei vari governi di Roma nell'assegnare alla Sardegna un ruolo di area di servizio anche nel settore militare, sia nazionale che internazionale.

E' arrivato il tempo di cambiare pagina. La Sardegna deve poter affermare la sua sovranità nella propria terra, sovranità che riguarda i suoi diritti inalienabili come popolo, come nazionalità, sanciti nelle carte del diritto internazionale. Inoltre siamo una regione al centro del Mediterraneo che deve svolgere un ruolo di pace e di amicizia tra i popoli, di dialogo e di incontro tra le civiltà, le culture e le religioni di questa parte del mondo, soprattutto tra l'Europa e i paesi del vicino Oriente. L'altra strada, per me sciagurata, sarebbe quella di continuare a ospitare terribili strumenti di morte e assegnare alla Sardegna un ruolo di piattaforma militare per aggredire paesi liberi, magari nel nome della libertà, della democrazia e della superiorità della civiltà occidentale, inventandosi casus belli inesistenti.

Per questo la nostra linea ferma deve essere necessariamente radicale, perché oltre a tutto questo c'è anche il problema dello sviluppo e della salute. Sviluppo che è stato impedito dalla presenza delle servitù, si pensi solo alla pesca e al turismo, e della salute, non conosciamo ciò che avviene nelle esercitazioni, nelle sperimentazioni, nell'uso dell'uranio impoverito ed altro che ha portato alla morte i nostri giovani soldati, ne ha minato irrimediabilmente la salute, come ho già scritto recentemente su tribune libere nei quotidiani sardi e su cui non ritorno.

Le esercitazioni di Teulada, così massicce e senza precedenti, sono il risultato del fatto che gli Stati Uniti sono stati cacciati via da Portorico attraverso una lotta e un referendum popolare che è stato invece negato al popolo sardo sulla base USA di La Maddalena. Questa lotta non la può fare solo il Presidente, deve essere una lotta del Consiglio regionale, delle istituzioni, di associazioni e comitati, in breve di tutto il popolo sardo. Anche per questo, per dire no alle servitù militari e chiedere la chiusura della base USA di La Maddalena, si è deciso di promuovere la quarta marcia sarda per la pace, che si terrà il 6 novembre prossimo nel tratto Gestori-Laconi. Sarà una risposta di popolo, cari signori, a cui siete tutti invitati a partecipare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà per sei minuti.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, sei minuti sono sempre pochi per un argomento di questa portata. La questione delle servitù militari attiene a un tema che coinvolge da una parte la classe politica chiamata a governare la Sardegna attraverso un impulso nuovo e decisivo per il benessere della nostra terra, dall'altra le popolazioni che pagano un prezzo pesante a causa della presenza militare invasiva, che non ha paragoni nel resto delle regioni italiane.

Un peso, come l'ha definito più volte il presidente Soru, che in questi decenni ha frenato qualsiasi sviluppo e ha sradicato intere comunità dal loro territorio. La Sardegna è oggi un immenso patrimonio ambientale, storico e culturale, che necessità di un modello di sviluppo autonomo ecocompatibile che non può e non deve realizzarsi attraverso la presenza militare che rappresenta un ulteriore impoverimento dell'isola e del territorio. Spetta a noi il compito di avviare un'opposizione sociale al Governo nazionale e alla loro concezione distorta di sviluppo. Questo può realizzarsi attraverso la grande mobilitazione di popolo e di coscienze.

Questa maggioranza e in particolar modo il Gruppo della Rifondazione Comunista hanno avviato un'azione istituzionale che certamente non si esaurisce nelle diverse interpellanze e mozioni da noi presentate sulla questione in oggetto e nel sostegno pieno all'azione coraggiosa del Presidente della Regione, ma si articola con un lavoro teso a creare condizioni legislative e politiche per realizzare quell'idea di un nuovo modello di sviluppo e di democrazia partecipata.

La lotta per la pace, che qui in Sardegna ha coinvolto tanti giovani, uomini e donne, significa non solo lotta in difesa dei diritti dei popoli, per la tutela dell'ambiente, per la fine della prepotenza contro i diritti dei sardi, ma ricchezza e sviluppo. Questa mobilitazione, che negli anni è cresciuta conquistandosi sostegno convinto e consapevole dell'opinione pubblica sarda, esige risposte immediate, specie di fronte alla volontà arrogante, come riportato in queste settimane dai quotidiani, di raddoppiare le volumetrie esistenti e intensificare l'utilizzo della nostra Isola in chiave militare nel nuovo scenario mondiale per la spartizione di vaste aree geografiche del pianeta, per la spartizione e il controllo delle risorse energetiche.

La Sardegna non può essere utilizzata per queste ragioni, ma come terra di pace, come ponte ideale di dialogo per tutti i paesi che si affacciano nel Mediterraneo. La gente, le popolazioni si aspettano risposte chiare dalla politica. E' per questa ragione che noi di Rifondazione Comunista proponiamo, come abbiamo già fatto attraverso interpellanze e mozioni, un percorso semplice e chiaro che prevede che tutti i trattati segreti siglati dallo Stato, dai servizi segreti, dai vertici militari americani, mai ratificati dal Parlamento italiano, devono essere resi pubblici, che tenuto conto delle esigenze del popolo sardo venga rinegoziata tutta la presenza complessiva dei militari in Sardegna.

I territori sottratti all'uso militare devono essere bonificati e riconsegnati alle popolazioni per essere soggetti a un piano di sviluppo rispettoso dell'ambiente. La rinascita di questi territori deve svilupparsi dal basso, coinvolgendo i soggetti locali, le amministrazioni pubbliche, le organizzazioni sociali produttive nel recupero delle loro tradizioni economiche. Prima di ogni cosa però il popolo sardo vuole conoscere e capire di più perché, come ha sottolineato Stefania Divertito nel suo ultimo libro dedicato all'uranio impoverito, nella nostra democrazia i cassetti sono pieni di misteri, di scandali, di verità negate. La trasparenza non è la regola, è un'opzione.

Onorevole Vargiu, sui rischi c'è un'ampia letteratura, ampia, ampissima, anche qui in Sardegna. Vogliamo sapere di più su La Maddalena, sul porto nucleare di Cagliari, che è stato inserito tra gli undici porti nei quali sono resi possibili l'attracco e la sosta di navi militari a propulsione nucleare. Vogliamo conoscere, in base alla normativa vigente, al decreto legge 230/90, il piano di emergenza in caso di incidenti, illegalmente secretato per presunte ragioni di sicurezza, mentre deve essere chiaro che un piano di emergenza, per poter essere operativo, esige la conoscenza e il dettaglio da parte della popolazione interessata.

Nel Mediterraneo vanno sempre più concentrandosi immensi arsenali con armamenti a testata nucleare, in contraddizione con gli accordi di diritto internazionale del 1970 (Trattato di non proliferazione nucleare) e con il parere della Corte Internazionale di Giustizia del 1996, che rendono sempre più critica e tesa la situazione per i paesi che vi si affacciano e i popoli che vi risiedono.

In questi mesi, in questi giorni, affronteremo la discussione per riscrivere le riforme, in particolar modo lo Statuto, ma è da questi temi che si dovrà verificare l'effettiva specialità della nostra regione, il concretizzarsi effettivo del diritto all'autogoverno e all'autodeterminazione del nostro popolo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe, colleghi, signori della Giunta, la prego di bloccarmi, Presidente, nel caso in cui il mio intervento sconfini nel populismo e nella demagogia. Lo dico perché esattamente trentadue anni fa - avevo sedici anni - partecipai alla mia prima manifestazione contro le basi militari, forse con l'ingenuità del sedicenne che credeva che quella manifestazione potesse servire, ma nella convinzione che quella presenza militare costituisse un danno per il nostro popolo e la nostra Isola.

Ne sono convinto ancora oggi, però sono passati trentadue anni e, sentendo gli interventi di alcuni colleghi mi sono reso conto che, senza volerlo, essi hanno ripetuto quello che in quest'Aula si va dicendo forse da più di trentadue anni. E' evidente che le azioni portate avanti non hanno sortito quello che, in buona fede, tutti noi, tutti voi, quelli che ci hanno preceduto hanno cercato di portare avanti in questa - uso un termine di sinistra - lotta che il popolo sardo deve fare contro lo Stato italiano, perché ci sono due distinte posizioni. Ecco perché non credo, purtroppo, e non voglio essere pessimista, ovviamente, che finché questo argomento sarà posto come contrapposizione di una Giunta di diverso colore rispetto al Governo nazionale di oggi o contrapposizione di una Giunta di diverso colore rispetto a un Governo nazionale di ieri, e così via, non arriveremo mai a una soluzione. Quel Governo di sinistra di ieri non ha esaminato nel modo dovuto le richieste legittime della Sardegna, probabilmente il Governo di oggi pecca dello stesso atteggiamento. Quindi è una questione che non va affrontata in termini politici di parte, ma va affrontata quando si è convinti di una soluzione e di una proposta.

L'illustrazione del Presidente è stata, devo dire, preoccupante ed è preoccupante per tutti, e se risultasse vero quanto egli, con qualche se, con prudenza anche, ha esposto nella giornata di oggi, non dovremmo più indugiare, ma dovremmo chiedere di sapere. Probabilmente qualcuno tra noi saprà di più, ma avrà dei vincoli, è possibile anche questo, però, quantomeno, chi di dovere deve dire come stanno le cose, che sia a Roma o qua, perché è un nostro diritto sapere ed è un dovere riferire.

Per un attimo, e non me ne voglia colui con cui ho avuto modo di scontrarmi in quest'Aula per altri motivi, perché non sempre si può essere d'accordo, non me ne voglia quindi in questo caso il presidente Soru quando dico che, a mio avviso, una giusta rappresentazione di questa situazione, di questo problema spetterebbe al Consiglio regionale, se ci fossero un Consiglio e una Presidenza autorevoli. Questo vale oggi, ma valeva anche ieri, e anch'io mi sto ripetendo. Dovrebbe essere in carico al Presidente del Consiglio portare, con autorevolezza, la voce del popolo sardo, non delle parti politiche, sul tema delle servitù militari. Quando ho detto che le servitù militari sono anacronistiche per certi versi, intendevo anche dire che non si può continuare a distinguere fra Patto Atlantico, Patto di Varsavia, e così via. Ne è passata di acqua sotto i ponti nel frattempo! Noi abbiamo bisogno sicuramente di un esercito di pace, e io vorrei delle zone di esercitazione dove non si sparano pallottole, non si sperimentano armi e quant'altro, ma si rende un servizio di pace che ogni nazione civile deve organizzare con i propri strumenti. Non si parli più di difesa, Io non vorrei difendermi e credo che abbiamo da difenderci purtroppo soltanto da azioni provocate (terrorismo, per intenderci), ma soprattutto abbiamo una missione di pace da compiere. Sarei propenso a che in Sardegna, come altrove, ci fosse una scuola militare di pace, sembra contraddittorio, ma così non è. Però ci sono popolazioni che vivono anche del contributo di queste azioni. Qual è, allora, a mio avviso, il nostro dovere? La protesta viva, la lotta - sottoscrivo - per un giusto diritto, per una sovranità, per il diritto alla salute, per il diritto ad avere e mostrare la nostra dignità, ma dobbiamo aggiungere alla protesta la proposta. Quindi dobbiamo tutti impegnarci perché per quei territori, da La Maddalena a Teulada, al Salto di Quirra, a Nuoro, a Macomer, impegnati militarmente, ci sia una proposta di sviluppo che impegni, con piani di interventi seri pubblici, e perché no, privati, l'attenzione di questo Consiglio in modo particolare, così come sempre dovrebbe essere, e io destinerei l'80 per cento del nostro lavoro e dei nostri interventi a chi ha più necessità rispetto a chi ha avuto la fortuna di avere di più o ha avuto anche più opportunità, logistiche, commerciali, economiche, culturali.

Ecco perché farei seguire una proposta seria e non un ordine del giorno. Noi e voi insieme possiamo proporre un'alternatività economica, culturale e sociale in quel di Teulada, che serva a bilanciare quei pochi denari che comunque oggi reggono il tessuto economico di quel territorio, le pizzerie, per intenderci, a cui dobbiamo dare un'alternativa. E' questo il nostro compito, ritengo, così come è compito dello Stato, non del Governo di oggi o di quello di domani, ascoltarci e programmare insieme a noi, perché se, come molti di voi pensano, domani ci sarà un Governo di diverso colore, il nostro atteggiamento dovrà essere uguale, perfettamente speculare all'atteggiamento che assumiamo oggi. Non è infatti un problema di questa o di quella maggioranza, anzi, per quanto riguarda i partiti nazionali qui rappresentati, credo che sia obbligo di tutti noi rappresentare ai nostri referenti governativi l'urgenza che questo tema venga chiarito. Affinché non si creino facili allarmismi i vari "se" devono essere chiariti. Forse si sta facendo sperimentazione, dobbiamo sapere se è vero, che cosa si sta sperimentando e se c'è la volontà da parte nostra di condividere o di rigettare questa attività, insieme ai nostri rappresentanti governativi, perché il problema della Sardegna non può essere un problema solo ed esclusivamente sardo.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CAPELLI.) Allora, cosa c'è di nuovo? Di nuovo non c'è assolutamente nulla, di diverso ci potrà essere che la rappresentanza su questo problema sia unitaria, quantomeno. Ma la rappresentanza istituzionale del popolo sardo, intendo quella non segnatamente politica, ossia il Consiglio regionale e la Presidenza del Consiglio, sia a sua volta autorevole e rappresentativa della volontà dei sardi, che noi abbiamo l'obbligo di interpretare e rappresentare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, ho ascoltato con attenzione il richiamo dell'onorevole Capelli, che condivido. La battaglia sulle servitù militari non può avere in alcun modo colore politico. Il collega Capelli ricordava che si tratta di una battaglia risalente a trentadue anni fa, combattuta a vari livelli dal Consiglio regionale. Ci sono, per esempio, tre ordini del giorno della scorsa legislatura, firmati da molti Capigruppo, quindi effettivamente questa è una battaglia che riguarda tutti e il nostro atteggiamento non può cambiare a seconda della parte politica che ci governa, perché stiamo parlando di un tema che abbraccia più parti politiche, abbraccia responsabilità che vanno al di là del colore politico.

Credo, però, che il tema oggi in discussione sia importante e che le dichiarazioni rese in Aula dal presidente Soru portino elementi di preoccupazione seria e importante. Preoccupazione sseria e importante perché il Presidente ci ha ricordato che gli strumenti che il nostro Statuto e la nostra autonomia ci mettono a disposizione sono spuntati. Il Presidente ci ha ricordato che il Comitato paritetico ha votato contro, anche col voto di un rappresentante del Governo, il piano delle esercitazioni militari, perché non erano stati dati chiarimenti sufficienti sui materiali utilizzati per le testate. E la risposta a questo voto contrario è stata che oggi nelle acque del Golfo di Cagliari si raduna una delle più grandi flotte che si siano mai viste in tempo di pace, appartenente a dieci paesi diversi: trentasette unità navali e cinquantasette aerei che, per due settimane, faranno tremare le finestre delle case di Teulada. A nulla è valso quel voto contrario in sede di comitato paritetico. Ci ha ricordato che nonostante le varie prese di posizione, i numerosi ordini del giorno che chiedevano il rispetto di accordi e patti che risalgono a trent'anni fa (per ultima l'intesa di programma del 1999), non si è provveduto al progressivo riequilibro dei gravami militari in Sardegna, che non interessano ventiquattromila ettari di territorio, collega Vargiu, ma ben trentasettemila ettari, cioè il 70 per cento dei gravami militari nazionali, con l'80 per cento del totale delle bombe esplose. La risposta a questa richiesta, a questa rivendicazione, che era semplicemente l'esercizio di un diritto da parte di chi ha già dato e non vuole sottrarsi a dare, ma vuole dare alla pari degli altri, vuole che si faccia una staffetta, che qualcun altro si assuma quest'onere, è stata che si procederà, con ogni probabilità, dato che non abbiamo neanche il diritto di avere informazioni su questo tema, all'ampliamento della base militare di La Maddalena. Un ampliamento che non solo comporterà vincoli ulteriori in una zona pregiata che vorremmo destinare allo sviluppo sostenibile, ma aumenterà le fondate e serie preoccupazioni sulla salute delle popolazioni che vivono in quel territorio.

Il Presidente ci ha anche ricordato che non basta che un Presidente di Regione chieda informazioni sacrosante sui materiali che vengono usati al fine di poter capire, tutelare, prevenire, perché non gli viene riconosciuta dignità sufficiente per ottenere una risposta a queste domande. Quindi, collega Diana, io sono preoccupato perché gli strumenti che ci sono dati oggi (fa bene il collega Balia a ricordare che forse questo è un tema che dovremo includere nella stesura del nuovo Statuto) sono assolutamente spuntati. Mi piacerebbe avere la serenità e l'ottimismo per poter serenamente discutere sul piano di sviluppo di quelle zone, l'ha ricordato più di un collega. Qualcuno ha fatto domande un po' maliziose: cosa ne faremmo di quelle zone se fossero liberate e avessero la libertà di scegliere un proprio modello di sviluppo? Ecco, io vorrei avere questo ottimismo, purtroppo prima di avere questa opportunità dobbiamo combattere una battaglia e probabilmente dobbiamo combatterla uniti, al di là dei colori politici, ma anche con strumenti nuovi. Condivido, se può servire, l'appello che ha fatto il collega Capelli, cioè che il Presidente del Consiglio, oltre al Presidente della Regione, si faccia latore di un'iniziativa, ma credo che stia a ognuno di noi, a ogni consigliere regionale mobilitare i cittadini e pensare a nuove forme per portare avanti una battaglia pacifista, pacifica, ma anche molto ferma.

Qualcuno ha parlato di alternative alle pizzerie, di come potremo valorizzare i territori sottoposti oggi a servitù militari. Cari colleghi, non staremmo qui a parlarne se non ritenessimo che il beneficio ottenibile da un utilizzo alternativo di quei territori sia enormemente più alto di quello dato da qualche centinaio di buste paga civili. Ricordiamoci, infatti, che si parla sempre di diecimila posti di lavoro legati alle basi militari, ma sono diecimila posti di lavoro legati ai militari, e noi non vogliamo mandare via i militari, vogliamo chiudere i poligoni di tiro, il che non significa mandare via i militari. Infatti a Foresta Burgos, ci ha riferito l'Assessore dell'agricoltura, stiamo aprendo la Scuola di polizia per avere più militari che fanno addestramento a cavallo, che studiano, che stanno nella nostra terra. Non stiamo dicendo che si debbano mandare via i militari, stiamo dicendo che sono appena qualche centinaio le buste paga civili legate alla presenza militare, per altro per i soliti lavori da manutentore o di pulizia, perché la pizzeria e il ristorante - si informi caro collega Capelli - sono anche dentro la base di Teulada, e ormai i militari non hanno più bisogno di uscire dalla zona militare.

Noi non abbiamo neanche la dignità, in merito a questa grande industria bellica che è presente in Sardegna, di poter fare tecnologia, manutenzione, ricerca, innovazione, non abbiamo neanche il beneficio di avere il contorno, in termini di ricerca, di quella che è un'industria militare. Se noi non fossimo in grado di immaginare un modello di sviluppo diverso da quello dato da qualche centinaio di buste paga civili, non avremmo nessuna speranza in nessun ambito, non avremmo nessuna speranza nel gestire i parchi, le risorse naturali, le nostre coste, l'ambiente, lo sviluppo sostenibile. E' un esercizio che credo vorremo fare, ma prima dobbiamo porci nelle condizioni di riequilibrare questi gravami.

Vorrei concludere questo breve intervento augurandomi che quella costante antropologica che Giovanni Lilliu ha definito costante resistenziale, cioè la capacità che i sardi hanno ormai quasi come tratto genetico di resistere alle invasioni, che forse risale alle invasioni cartaginesi del VI secolo avanti Cristo, e che ci ha indotto spesso a ritirarci verso l'interno per preservare la nostra autonomia e la nostra identità, possa diventare azione concreta, un'azione che non si deve esaurire in questo Consiglio, ma, come hanno detto molti altri colleghi, deve mobilitare in forme nuove la nostra comunità, le parti sociali, ognuno di noi e l'istituzione regionale nel suo complesso. Perché, oggi, se non si risponde a domande come quelle poste dal Presidente della Regione si mette in dubbio anche un patto con lo Stato, si mette in dubbio anche una forma di federalismo solidale a cui ognuno di noi vuole partecipare, ma senza subire prevaricazioni, per poter riprendere in mano le opportunità e le risorse per guidare il proprio destino.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho avuto stamattina una notizia molto riservata che il mio dovere istituzionale mi obbliga a riferire e lo faccio anche per tranquillizzare i colleghi filogovernativi: gli ottomila soldati e soldatesse, le trenta unità navali e probabilmente i sommergibili nucleari che sono sbarcati a Teulada useranno coriandoli e stelle filanti! Non ci saranno pericoli per la salute, quindi è una notizia che deve rassicurare questo perbenismo che aleggia nell'aria.

La discussione sulle servitù militari, che rappresenta uno dei punti strategici di questa legislatura, l'ha fatta emergere - e ha fatto benissimo - il presidente Soru, il quale ha ripreso una battaglia del Partito Sardo d'Azione che risale a vent'anni fa. Per deficit di sardismo, nessun altro ha avuto il coraggio e la determinazione che sta dimostrando il presidente Soru, però, per impegnarci, da buoni sardi, a indebolire la forza del Presidente, quindi di una sacrosanta rivendicazione, emergono i distinguo, i se, il filoamericanismo, qualcosa che mi indigna profondamente.

E' chiaro che se diamo sfogo alla demagogia, se ingeneriamo nell'animo dei sardi aspettative che non sono confortate da certezze giuridiche, sbagliamo. Però non è vergogna dire che il presidente Soru è impotente dal punto di vista tecnico-giuridico, ha pochi strumenti, e quelli che sono in nostro possesso, spesso, non li abbiamo usati, per un'inspiegabile sudditanza di tutti i governi regionali che si sono avvicendati. Ricordo, oltre che la passione, il coraggio di Mario Melis, in un periodo storico ancora più reazionario, conformista, appiattito sulle posizioni di questo mondo militare, che spesso rasenta la mafia, di trascinare di trascinare un ministro opulento, ma liberal-statalista come Spadolini davanti all'opinione pubblica, creando un clima che si è poi dissipato. Noi oggi dobbiamo creare le condizioni, senza proclami isterici, perché si ridiscuta la fastidiosa presenza delle servitù militari. E non è un antiamericanismo di maniera, potrebbe trattarsi di filippini, greci o turchi, ma è intollerabile che nella nostra terra ci sia una presenza fastidiosa e gravosa come quella delle servitù militari.

Dal punto di vista degli strumenti parlavo della legge numero 898 del 1976 e della legge numero 104 del 1990. La prima dice esattamente, all'articolo 10: "Ogni cinque anni dall'imposizione delle limitazioni si procede a revisione generale per accertare se le limitazioni stesse siano ancora necessarie per le esigenze della difesa nazionale". E aggiunge: "Se non interviene decreto di conferma alla prevista scadenza, le limitazioni restano estinte a ogni effetto". Non ci sono sanzioni, ma è un deterrente. Perché non usiamo questi strumenti, seppure blandi, nei confronti dello Stato? Perché non trasciniamo lo Stato italiano quando disattende lo stesso articolo 32 della Costituzione, che impone un limite inviolabile come quello della salute?

Allora dobbiamo avere la forza di dire al presidente Soru: "Stai andando bene, alla grande, vai avanti", e non tentare di indebolirlo. Questo è il pericolo! Chi è antimilitare? Però è intollerabile che non si sappia ancora quali elementi chimici si usano nella nostra terra. E per che cosa? Per creare business per alcune famiglie italiane, non certamente per la Sardegna. Ma guardate che la Sardegna, proprio attraverso la repressione, la rivisitazione forzata in peius del suo modello di sviluppo, garantisce la pace e la sicurezza all'Europa! Perché oggi ci sono belgi, canadesi, americani, tedeschi, inglesi in casa nostra e a noi non resta che l'inquinamento. Ma ci ricordiamo quando un leader ambientalista - parlo di Fulco Pratesi - faceva erroneamente passare il messaggio di un'equazione devastante: militari uguale salvaguardia dell'ambiente. Per fortuna si sono redenti. Ma quale salvaguardia dell'ambiente? C'è un inquinamento spaventoso, questo è certo, che unitamente alla sedimentazione di metalli, di proiettili, sta togliendo spazio vitale al mare, e quindi a uno strumento di lavoro e di crescita che poi viene volgarmente banalizzato con la monetizzazione!

Come si può lasciare il Presidente del popolo sardo solo di fronte ai capricci di funzionari romani e agli atteggiamenti anche irresponsabili di alcuni politici sardi, che sono i fiduciari di queste logiche romane? Ma di fronte a un argomento così importante per il nostro sviluppo, per la nostra sovranità, dovremmo, come sardi, darci la mano e risolverlo. L'intesa istituzionale di programma siglata da Palomba e D'Alema, nel 1999, era certo un accordo tra la Regione e lo Stato, ma ha ragione qualcuno che mi ha preceduto quando dice che, al di là dei colori, spesso questi accordi vengono disattesi. Presidente Soru, il prossimo anno ci sarà il rinnovo della Camera e del Senato, e lei deve mettere come condizione di "alleabilità" questo punto: le servitù militari vanno riviste. E' intollerabile questa presenza e non ci sono sconti da fare a nessuno, perché i sardi e noi consiglieri regionali siamo stati sbeffeggiati da tutti i Governi che si sono succeduti.

Allora mi domando: è possibile che anche per quanto riguarda il porto canale di Cagliari, dove si presume transitino strumenti militari a composizione nucleare, si parli di un piano di emergenza segreto, e noi siamo impossibilitati ad avere qualunque informazione al riguardo? Vorrei richiamare l'attenzione, con senso di responsabilità, sul fatto che c'è una variabile internazionale creata dal terrorismo per cui, certamente, un piano di emergenza secretato non può essere pubblicizzato, con ingenua trasparenza, attraverso Sorrisi e Canzoni o quotidiani locali o siti Internet, però il Presidente del popolo sardo ha il diritto e il dovere di conoscere questo piano e ci deve rassicurare, se non è una bufala come quella di La Maddalena.

Chiudo dicendo che anche su La Maddalena, colleghi, la classe politica sarda si è appiattita e ha accettato ignobilmente una violazione della Costituzione italiana, un arbitrio consumato da Andreotti, che in un modo singolare e personale aveva intessuto rapporti con gli Stati Uniti, scavalcando e violando gli articoli 80 e 87 della Costituzione, che obbligano al dibattito nelle Camere e alla ratifica da parte del Presidente della Repubblica. Tutte cose che sono state, nell'indifferenza dei sardi, dimenticate. Gli strumenti li abbiamo, dobbiamo avere il coraggio, e credo che il presidente Soru lo stia dimostrando, anche di trascinare in modo provocatorio alla Corte di Giustizia Europea, chi si permette di violare la nostra sovranità, di bruciare qui sostanze dannose, perniciose per la salute. E ci è anche vietato di esprimere, attraverso l'istituto del referendum, il nostro gradimento o il nostro dissenso. Ma stiamo scherzando! Ecco perché dico che su argomenti del genere non ci devono essere steccati e frammentazioni. Aiutiamo la Sardegna a rivedere questa intollerabile presenza, perché veramente, dopo mezzo secolo, è giusto che le basi militari abbandonino la nostra terra e si collochino da altre parti, perché dobbiamo ridistribuire anche queste presenze.

Un'ultima cosa: dopo che la Sardegna presta il cielo, la terra, il mare viene addirittura esclusa - il rischio è palese, ormai è serio purtroppo - dal famoso Obiettivo 1. Ma oggi in questa nostra terra non stiamo noi offrendo servizi e purtroppo anche altro all'Europa? Perché allora non facciamo valere non solo un parametro indicativo come il prodotto interno lordo, che ci penalizza separandoci, per un quozientino insignificante, pari allo 0,28 per cento, dal famoso tetto necessario per stare dentro l'Obiettivo 1, ma anche queste ragioni politiche, la concretezza della politica, presidente Soru? Lei, Presidente, dal punto di vista giuridico, nei trattati internazionali e nella politica militare è debole, non perché lo sia geneticamente, ma perché purtroppo la politica militare è fatta così. E allora diamo forza al Presidente, uniti nel rivendicare politicamente. Voglio fare una proposta: il prossimo Consiglio regionale, se è possibile per Regolamento, teniamolo a Teulada e chiamiamo ad adunanza tutti i sardi di buona volontà, per dimostrare pacificamente il nostro dissenso verso questo mondo militare che veramente ha superato ogni limite!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, sono passati appena tre mesi da quando in quest'Aula abbiamo discusso una mozione con la quale affermavamo la necessità di modificare l'incidenza delle servitù militari nella nostra Regione e che intendeva impegnare la Giunta a un'iniziativa concreta per fronteggiare i danni subiti dai pescatori di Teulada, di Sant'Anna Arresi e delle altre marinerie, in conseguenza dei limiti imposti alla loro attività proprio dalla presenza militare in quei territori.

Gli argomenti a supporto di quella mozione nascevano soprattutto da due elementi: l'esistenza di una situazione di fatto oggettiva e nota a tutti e la necessità di affermare alcuni principi che riteniamo fondamentali e che crediamo condivisi dalla gran parte dei nostri concittadini. La situazione esistente presenta un insostenibile eccesso di servitù militari sopportato attualmente dalla Sardegna. Nessuno può considerare equa questa ripartizione e non l'ha considerata equa nemmeno lo Stato italiano, visti i diversi atti ufficiali con i quali ha riconosciuto la necessità di rivedere l'incidenza delle servitù militari sul nostro territorio. Mi riferisco alla relazione conclusiva di sintesi dei lavori della Commissione mista Stato-Regione Autonoma della Sardegna, quella che qualcuno definisce la Commissione Spadolini-Melis, e mi riferisco all'intesa istituzionale di programma sottoscritta nel 1999 dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Giunta regionale. Un'intesa nella quale, con l'Accordo di programma quadro numero 9, si stabiliva l'obiettivo di ridurre il peso delle servitù militari nella nostra regione anche attraverso il decentramento delle strutture militari dai centri urbani e la conversione a scopi produttivi dei siti militari non più utilizzabili dal Governo.

Sulla base dell'evidenza di questi dati di fatto, la mozione che discutemmo nello scorso mese di giugno trovava il suo significato profondo nell'espressione di alcuni principi fondamentali. Innanzitutto, il diritto della nostra Regione a determinare il proprio futuro e ad assumere la piena responsabilità del governo delle proprie risorse territoriali e ambientali; inoltre, la conferma dell'impegno della Sardegna a contribuire alla sicurezza dell'intero Paese, ma in condizione di parità ed equilibrio con tutte le altre regioni d'Italia; ancora, la rinnovata offerta di collaborazione e di amicizia alle forze armate e ai loro rappresentanti in Sardegna, ma nella piena libertà delle nostre comunità dalla dipendenza economica nei confronti del cosiddetto indotto degli insediamenti militari locali; infine, la riconferma del diritto irrinunciabile di tutti i lavoratori sardi a esercitare liberamente i loro mestieri, come nelle altre regioni d'Italia, evitando che intere categorie di alcuni territori rimangano eternamente dipendenti dal sistema degli indennizzi economici.

Certo, la discussione di tre mesi fa era fortemente condizionata dalla difficile vicenda dei pescatori di Teulada e di Sant'Anna Arresi, nella quale non mancarono i tentativi di strumentalizzazione. Tutti noi ricordiamo il ruolo svolto dal Governo nazionale e in particolare dal Sottosegretario alla difesa, che con comportamenti ostruzionistici e demagogici tentava di minipolare il grave disagio degli operatori della pesca di un intero territorio. Ci chiedemmo, allora, perché il Governo si esponesse tanto su posizioni evidentemente insostenibili e pensammo che l'unico motivo fosse la volontà di ingaggiare un polemico braccio di ferro con la Regione Sardegna, colpevole di essere guidata da un Presidente e da una maggioranza politica non gradita all'attuale Governo nazionale. Era un gioco spregiudicato, tentato senza tener conto dei gravissimi disagi patiti dai pescatori e dalle loro famiglie, e la conclusione di quella vicenda dimostrò la correttezza della posizione tenuta dalla Regione e la scarsa consistenza delle obiezioni del Governo.

Nel frattempo la qualità del confronto con il Governo nazionale purtroppo non è affatto migliorata. E' di questi giorni il deludente confronto svoltosi tra il presidente Soru e il ministro Tremonti su un altro grande problema, quello delle mancate entrate relative a IRPEF e IVA che lo Stato italiano ha accumulato negli ultimi quindici anni. L'atteggiamento di questo Ministro, prima giubilato poi riciclato, è stato illuminante sul profilo generale di un Governo che, avviata una rovinosa conclusione di legislatura, pensa soltanto a proteggere interessi di parte e talvolta individuali, incapace di dare risposte e di assumere le responsabilità che gli competono.

Ma non c'è da stupirsi, e lo stesso Tremonti, col decreto legislativo numero 63 del 2000, costituiva la società Patrimonio dello Stato S.p.A., ponendo le premesse, tra l'altro, per il tentativo di scippo del complesso della manifattura tabacchi di Cagliari, nel totale disprezzo delle previsioni del nostro Statuto regionale e dell'intesa Stato-Regione del 1999. Ed è lo stesso Tremonti che, non molto tempo fa, ha suggerito alle Regioni di vendere le coste di maggior pregio ambientale per fare cassa.

Non credo proprio, colleghi, che troveremo ascolto e collaborazione da parte di chi esprime questa singolare cultura di governo. Infatti, mentre si è realizzata una progressiva riduzione del demanio e delle servitù militari in molte parti d'Italia, soprattutto in Friuli Venezia Giulia e in Sicilia, identica riduzione non ha interessato invece la Sardegna, che continua a vedere porzioni esorbitanti del proprio territorio e del proprio mare asservite a fini militari e dunque sottratte a tutte le attività e a qualunque forma di fruizione da parte delle comunità locali. Questo problema si intreccia con la grave crisi che colpisce la nostra economia, costringendo alcune comunità a patire un handicap ulteriore dovuto alla indisponibilità di parti spesso importanti del proprio territorio, che potrebbero giocare un ruolo fondamentale nei progetti di sviluppo e di rilancio delle economie locali.

Emblematico di questo stato di cose il caso di La Maddalena, in evidenza in questi giorni, che vorrebbe puntare sulla riconversione dell'arsenale per alimentare una vocazione turistica, e che vede nella presenza della base di Santo Stefano un ostacolo enorme per lo sviluppo dell'economia dell'intera provincia della Gallura. Non è possibile che la domanda espressa da La Maddalena, dalla Gallura, dall'intera Sardegna continui a rimanere senza risposta. Come si può continuare a tollerare la frustrazione di intere province che da decenni hanno generosamente dato i pezzi più pregiati del proprio territorio per ospitare le basi militari? Qualcuno ancora ha il coraggio di mantenere in piedi le vecchie argomentazioni strumentali che per tutti i comuni a forte economia militare - La Maddalena, Teulada, Macomer, Perdasdefogu e altri - si traducono nel vecchio ricatto occupazionale che dice: "Attenti, se vanno via le basi, si perdono centinaia di posti di lavoro"? Oppure le strumentalizzazioni di chi scambia la legittima necessità di ridiscutere i termini della presenza militare sul nostro territorio come una forma di ostilità nei confronti dei militari o di scarsa generosità dei sardi nel contribuire alla realizzazione di un adeguato sistema di difesa nazionale ed internazionale?

No, colleghi, su questo tema non c'è più spazio per strumentalizzazioni o prese di posizione dettate da logiche di schieramento. E' in gioco un interesse generale, il diritto dei sardi a riprendersi il governo del proprio patrimonio territoriale, che è anche patrimonio di cultura, di identità ed è economia. Per questo credo che l'intero Consiglio regionale debba trovare piena unità di intenti dando mandato al Presidente di continuare ad affrontare in modo risoluto questo problema, chiedendo al Governo nazionale di rispettare i documenti sottoscritti con la Regione sarda. Ma per quanto abbiamo visto finora devo anche dire, con franchezza, che è lecito nutrire più di un dubbio sulla disponibilità del Governo nazionale a riconoscere i diritti della nostra Regione in merito.

Allora occorre che il confronto non rimanga circoscritto alle sfere politico-istituzionali, ma si allarghi, con il contributo dell'intera società sarda, delle autonomie locali, delle categorie, di tutti i cittadini. Sul tema delle servitù militari occorre avviare una grande mobilitazione che non consenta a nessuno di eludere la domanda di equità e di giustizia che in questa materia i sardi hanno il diritto di porre con forza.

Vedete, colleghi, questa maggioranza, la Giunta e il Presidente hanno ricevuto un mandato forte dagli elettori per realizzare un progetto di sviluppo della nostra Regione basato sulla identità, sull'ambiente, sul valore, sulle potenzialità dei nostri territori, dei nostri saperi e della nostra cultura. Riappropriarci del nostro patrimonio territoriale, riequilibrando il peso delle servitù militari rispetto alle altre regioni italiane, è premessa indispensabile per realizzare questo progetto. Abbiamo non soltanto il diritto, ma anche il dovere di farlo se vogliamo rispettare gli impegni che abbiamo assunto nei confronti dei sardi. Contemporaneamente siamo pienamente consapevoli della portata di questo obiettivo e del suo valore generale. Per questo non abbiamo la presunzione di realizzare tutto da soli, al contrario spero che possiamo condividere un grande obiettivo unitario da realizzare con il contributo di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio regionale e con la mobilitazione e la partecipazione di tutti i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Grazie, signor Presidente del Consiglio, e grazie anche al Presidente della Regione, l'onorevole Soru, che ha voluto utilizzare la giornata odierna per una comunicazione importante, già prevista nell'ordine del giorno che abbiamo votato il 23 giugno scorso. Erano state date cinque indicazioni di lavoro, in quella occasione, e la comunicazione del Presidente è coerente con quella impostazione.

Oggi noi dobbiamo cercare, lo dico ai colleghi del centrodestra, di fare qualche passo in avanti, perché le difficoltà che stiamo incontrando come Regione sarda vanno lette unitariamente per superarle in modo conclusivo. Penso che non dobbiamo differenziarci sui termini prudenza e imprudenza: io considero prudente chi denuncia una situazione che si sta proponendo per la Sardegna, considero imprudente chi la sottovaluta. Il presidente Soru è stato dunque prudente, ha usato la prudenza della responsabilità per denunciare una situazione e indicare una prospettiva. Imprudente sarebbe stato sottovalutare, e noi non siamo imprudenti. Noi siamo prudenti e vogliamo impegnare il Consiglio in un'iniziativa unitaria che rafforzi l'iniziativa del Presidente e la faccia diventare iniziativa della Regione, non della Regione che è presente in quest'Aula, ma della Regione che è presente nelle istituzioni, nella nostra realtà sociale ed economica. Noi non vogliamo lanciare una sfida, lo dico ai colleghi che sono preoccupati, noi lanciamo un invito: vi invitiamo a condividere questa iniziativa e dico di più: abbiamo prospettato un'ipotesi di lavoro e dobbiamo vincere la diffidenza. Lo dico al collega Diana che è persona prudente ed è tra quelli che per primi hanno manifestato una diffidenza molto forte. Con la diffidenza non si affronta un tema complesso come quello che il presidente Soru ha messo all'ordine del giorno della seduta odierna. La diffidenza è un elemento di divisione che noi dobbiamo superare, e se io determino diffidenza sono disponibile a ragionare per superare tale diffidenza.

E allora, esaminiamo il tema così com'è stato proposto. Le indennità ai pescatori: si è arrivati a una soluzione, ma noi non dobbiamo discutere della soluzione, dobbiamo discutere della ragione per cui si è arrivati a una richiesta di un'indennità, perché occorre rimuovere il problema, ma con un atteggiamento di prudenza, di competenza e partecipazione. L'eliminazione della indennità sarebbe la soluzione al problema, perché vorrebbe dire aver liberato le zone interessate da una presenza invadente, preoccupante, che determina in quelle realtà, ma non solo in quelle, situazioni gravi, gravissime, e chi se n'è occupato, come i colleghi della Commissione sanità, sa che sono situazioni che possono portare anche alla morte.

Il Presidente dice: "Noi non sappiamo se si usi l'uranio impoverito, lo vorremmo sapere". Ma se fossimo in presenza dell'uranio impoverito che fa il Consiglio regionale? Dice che è imprudente denunciare l'esistenza di quella situazione, come hanno fatto i militari che sono stati sentiti dai colleghi della Commissione sanità. Allora, vi invitiamo a studiare assieme la situazione, perché ci rendiamo conto di affrontare una battaglia di dimensioni nazionali e sovranazionali. Ci vuole una grande unità che nasce dal superamento della diffidenza, perché dobbiamo affrontare il tema delle servitù, il tema della presenza degli americani chiarendolo una volta per tutte. Io sono stato uno di quelli che hanno partecipato alle prime manifestazioni contro la presenza delle basi americane a La Maddalena. L'ho accettata senza dare il consenso, ma ora, a distanza di tanti anni, cambiata la situazione internazionale, è giusto che la Sardegna, l'Italia, l'Europa, il Mondo si riapproprino di quel territorio? Io penso di sì. Che cosa ci differenzia? La preoccupazione che si perdano posti di lavoro? Si fa una piattaforma alternativa. Lunedì, a La Maddalena, in Consiglio comunale, sono convocati tutti i sindaci della Gallura, i consiglieri regionali e i parlamentari per ragionare sulle alternative. Perché una parte del Consiglio si vuole differenziare da quell'iniziativa? Portiamo avanti l'iniziativa, troviamo un punto d'incontro con la prudenza che serve in queste occasioni.

Per quanto riguarda La Maddalena, è vero ciò che ha detto il presidente Soru, anch'io ho visto dei documenti, che in parte sono stati smentiti, ma da chi? Da un Assessore che ha partecipato a un incontro a Roma, in cui è stato stabilito che alcune aree di sua proprietà fossero messe a disposizione degli americani per costruire degli alloggi. Ma come si fa a non denunciare un fatto come questo? E' imprudente? No, è prudente denunciarlo e superarlo.

Sul parco di La Maddalena, che costituisce una risposta di carattere internazionale e deve essere inserito nello sviluppo di quella parte di territorio, perché non accettate l'invito che vi è stato rivolto a trovare una convergenza? Io sono favorevole al superamento delle impostazioni tradizionali se serve per sostenere le nostre argomentazioni, ma nonostante il Presidente della Regione abbia tenuto degli incontri con il Governo in diverse occasioni e su diversi temi, come quelli che stiamo trattando oggi, permane una diffidenza che impedisce di dare forza, caro collega Atzeri, a tutto il popolo sardo. Allora è opportuno che i Capigruppo della maggioranza e della minoranza accompagnino il Presidente, che guida la delegazione di tutti i rappresentanti del popolo sardo, e si incontrino con il Governo per superare in questo modo la diffidenza. E' un invito, non è una sfida, ma credo che non ci siano altri strumenti per superare questa diffidenza. I Capigruppo, guidati dal Presidente della Regione, portino avanti questa battaglia per ridurre la presenza delle servitù militari, per fare in modo che gli americani, che sono diventati amici nel tempo, rimangano amici dei sardi, ma lascino il territorio per poterci tornare da amici. L'Italia e l'Europa potranno individuare altri siti idonei ad ospitare quelle basi, se ce ne fosse bisogno, perché noi abbiamo già dato da questo punto di vista. Certo non si potrà dire che il popolo sardo non sia ospitale, che la popolazione della Gallura non sia ospitale, ma l'ospitalità, lo sappiamo tutti, deve avere un inizio e una fine, se no puzza. E allora perché non avviare un'iniziativa straordinaria di tutto il Consiglio regionale, per cui i Capigruppo si fanno carico di seguire le indicazioni del presidente Soru sull'apertura di un confronto con il Governo per portare a casa un risultato? Chi se ne avvantaggerà? Se ne avvantaggerà l'intero popolo sardo, non solo una parte di esso, e, aggiungo, cari colleghi del centrodestra, ve ne avvantaggerete anche voi se accettate questo nostro invito, perché sappiamo che perderete le prossime elezioni e saremo noi dalla parte in cui siete voi adesso! Quindi è chiaro che occorre fare adesso un'operazione che metta avanti il merito della nostra discussione e lasci da parte la diffidenza, le strumentalità, le posizioni elettorali o elettoralistiche.

Potete accogliere il nostro invito? Lo deve dire il collega La Spisa, e badate che se lo accoglierete tutti insieme daremo un messaggio alla Sardegna, un messaggio di rafforzamento della nostra idea di pace, perché non è solo una parte politica che si muove su una posizione, ma sono entrambe le parti che diventano attrici e realizzano il progetto. Noi, il centrosinistra, il presidente Soru, vi facciamo questo invito senza nessuna malizia, nella convinzione che ci sia bisogno dell'impegno di tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi crediamo che su questo tema sia opportuno sicuramente un approfondimento e un confronto politico senza pregiudizi e senza atteggiamenti strumentali. Questo lo dico in premessa, ma non posso certamente non partire dal tono e dai contenuti della comunicazione fatta dal Presidente della Regione all'inizio di questo dibattito in cui.

Come altri colleghi della opposizione hanno rilevato, il presidente Soru ha fatto alcune affermazioni che preoccupano per due motivi: innanzitutto perché si teme l'avvio di esercitazioni militari non ordinarie, ma imponenti dal punto di vista della quantità dei mezzi e della presenza sul territorio, che possono prevedere anche delle sperimentazioni. La parola "sperimentazione" è inquietante. Io sottoscrivo quanto hanno già detto i colleghi Vargiu e Diana, cioè che le parole hanno un peso, se poi queste parole hanno anche una valenza preoccupante, come la parola "sperimentazione", devono essere supportate da documenti, da prove o quanto meno da indizi, perché altrimenti davvero questo nostro dibattito può concludersi con un messaggio all'esterno di allarme o addirittura con un allarmismo, ma giustificato da che cosa? Dalle parole autorevoli del Presidente della Regione, ma non basta che le sue affermazioni siano supportate dalla autorevolezza dell'istituzione regionale, devono essere supportate anche da fatti, dati e indicazioni precise. Noi invitiamo a comunicare questi fatti, a fornire documenti o almeno indizi se ci sono. Questo è il primo aspetto.

Il secondo aspetto riguarda il fatto che la questione della presenza militare sul nostro territorio può essere affrontata per quello che è, e che giustamente deve essere, cioè un problema di politica del territorio, di uso del nostro territorio, di uso di questo bene inestimabile che è il nostro ambiente, parallelamente all'esigenza di servizi, in questo caso dati dallo Stato, che hanno anche una ricaduta economica che non può essere ignorata.

Credo che si debba avviare davvero un confronto molto serrato sulla presenza delle autorità militari e in particolare, riprendendo la distinzione fatta dal collega Porcu, sul fatto che possiamo essere tutti favorevoli a una presenza militare sul nostro territorio, perché l'istituzione militare non è un'istituzione di guerra, ma è un'istituzione di pace, che ha costituzionalmente in Italia e quindi in Sardegna e in Europa una vocazione alla difesa del territorio, della democrazia e della pace. Siamo sardi, italiani ed europei, ma siamo in particolare sardi e italiani, e sappiamo bene che la nostra è una civiltà che non ha, per carattere e tradizione, predisposizione alla guerra, al conflitto a tutti i costi. Questa è una caratteristica preziosa della nostra cultura e dobbiamo mantenerla.

Ma, allora, se il problema della presenza dei militari in Sardegna va affrontato politicamente, non deve essere affrontato sconfinando su un altro livello della questione, in cui abbiamo una competenza molto limitata. Cioè, la presenza dei militari in Sardegna non è un problema che attiene alla politica della difesa e neanche alla politica estera. La politica della difesa e la politica estera sono portate avanti dallo Stato italiano certamente tenendo conto del contributo delle popolazioni e delle istituzioni regionali e locali, ma evidentemente vi sono esigenze di rappresentazione di problemi e di obiettivi, di grandi obiettivi strategici per il Paese, che richiedono una valutazione che attiene principalmente al livello statale, a cui noi dobbiamo concorrere, ma che vede come protagonista proprio lo Stato, a prescindere dalla colorazione politica del Governo.

Noi dobbiamo liberare il confronto, se confronto deve esserci, onorevole Cugini. Io dico: il confronto ci sia. Raccogliamo volentieri l'invito a portare questo problema da un livello di scontro tra Governo regionale e Governo nazionale a un livello, invece, di confronto tra al Regione e lo Stato, in cui l'iniziativa parlamentare, l'elaborazione e l'individuazione di obiettivi avvengano a livello parlamentare anche nei rapporti tra l'Assemblea legislativa regionale e il Parlamento italiano. In questo modo, si può davvero tentare di dare a questo confronto e all'iniziativa politica la dignità e l'equilibrio che sono utili non soltanto perché si possa arrivare alla predisposizione di documenti comuni, ma anche perché si possa arrivare - ed è quello che ci interessa di più come sardi - a qualche risultato concreto. Il risultato concreto deve essere il ridimensionamento della presenza militare in Sardegna e il controllo democratico degli effetti sull'ambiente, sulla salute, sull'economia della nostra regione di questa presenza e in particolare della presenza militare operativa, cioè delle esercitazioni militari, dei poligoni di tiro e così via, tenendo presente che c'è sicuramente una peculiarità della questione della base militare di La Maddalena, che obiettivamente ha caratteristiche sue proprie e richiede una mobilitazione, un confronto nelle realtà locali che va rispettato e condiviso come tale. Però, deve essere chiara una cosa: abbiamo detto che non vi devono essere atteggiamenti strumentali, e se l'opposizione può fare certamente il tentativo di non utilizzare questo argomento per trarne benefici elettoralistici di breve periodo, altrettanto deve fare la maggioranza e anche il Presidente della Regione.

Siamo molto chiari ed espliciti, qual è il messaggio del dibattito odierno? Quello che accanto alla vertenza sulle entrate si avvia con grande rumore e si tiene alta la vertenza sulla presenza militare in Sardegna? Qui siamo responsabili tutti se il messaggio all'esterno sarà caricato del fatto che il Presidente si fa alfiere dell'autonomia della Sardegna e di quella parte antimilitarista che è presente, legittimamente, anche nelle realtà politiche e istituzionali della Sardegna o se farà capire che la Regione vuole un dialogo, un tavolo di confronto aperto e serio con lo Stato, in cui si possano esaminare i problemi, i dati di fatto, le notizie che abbiamo e cercarne anche altre, se è necessario, pretenderle, giustamente. Un confronto democratico deve essere avviato su questo problema, ma per arrivare a un dialogo con lo Stato. Se comincia oggi questo confronto potrà essere portato a termine in un tempo che sicuramente non sarà breve, e non si esaurirà forse in questa legislatura né tanto meno nel tempo che rimane della legislatura statale. Noi raccogliamo l'invito al confronto e, aggiungo, cerchiamo di individuare delle modalità attraverso cui il Consiglio regionale possa effettivamente studiare i problemi, esaminarli e arrivare alla predisposizione di documenti unitari.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, signor Presidente, ringrazio veramente tutti per questo dibattito che è stato particolarmente sereno, pacato e molto costruttivo, e spero di essere altrettanto utile in questa risposta.

Alla fine di questa giornata saranno a disposizione tutti i documenti che ho citato. Il disciplinare d'uso di Capo Teulada viene firmato ogni cinque anni e scadrà a dicembre. In questo disciplinare, che il Comune di Teulada conosce perfettamente, e che forse è passato inosservato, è scritto, subito, all'articolo 2: "Lo Stato Maggiore dell'Esercito dispone o autorizza inoltre, nel rispetto delle norme per l'utilizzo del poligono di Capo Teulada, lo svolgimento di particolari esercitazioni o sperimentazioni di interesse nazionale o NATO". Quindi è scritto, in un documento firmato dal Presidente della Regione, che si autorizza Capo Teulada a fare particolari esercitazioni o sperimentazioni di interesse dell'Esercito italiano o NATO. Io credo che tutto questo sia preoccupante e infatti preoccupa il Comune di Teulada, preoccupa il Sindaco di Teulada, che mi ha espressamente chiesto di fare almeno cancellare le sperimentazioni.

Qui ci sono dei documenti, con carta intestata della NSA (National Security Agency), dell'Esercito e della Marina americani, che, se fossero confermati, sarebbero gravissimi. Siccome temo anche la disinformazione, ho chiesto immediatamente all'Ambasciatore americano di confermarne l'autenticità, gliel'ho già chiesto due volte. L'Ambasciatore americano è appena arrivato in Italia e quindi forse non ha avuto il tempo di soddisfare la mia richiesta, ma ha promesso che a giorni finalmente fisserà un incontro e mi dirà se questi documenti sono veri o falsi. Ho chiesto anche al ministro Martino di farmi sapere se questi documenti sono veri o falsi, prima di consegnarli all'opinione pubblica, ma il Ministro non mi ha risposto, se non attraverso un comunicato stampa del sottosegretario. Ha promesso un incontro, ma nel frattempo non sappiamo nulla. Io penso che siano veri, comunque con questo dubbio li consegno al Consiglio regionale, affinché li esamini, laddove si parla della triplicazione della presenza militare a La Maddalena, dell'occupazione definitiva di La Maddalena, in un'ottica di maggiore efficienza della presenza americana in tutta Europa, e del programma effettivamente in corso di rifocalizzazione e concentrazione in alcuni punti.

Ho anche avuto notizia di un incontro che una persona importante ha avuto recentemente con l'Ambasciatore americano. Potendosi considerare, per certi versi, sardo, questo signore avrebbe chiesto: "E a La Maddalena?" L'Ambasciatore gli avrebbe risposto di non essere ancora particolarmente informato, ma il suo addetto militare avrebbe detto: "Ci stiamo riflettendo". E' vero, ci stanno riflettendo, e poiché ci stanno riflettendo è questo il momento di far sentire fortissima la voce dei sardi, che vogliono che a La Maddalena non ci siano più traffici di sommergibili americani, che La Maddalena sia restituita al pieno servizio civile, che La Maddalena diventi un parco naturale, così com'è, e smetta di essere quella sciocchezza di parco nazionale con traffico di sommergibili a propulsione nucleare.

L'assessore Sanna, se gli sarà possibile, specificherà alcuni punti sul demanio e su quello che sta accadendo in relazione al confronto con lo Stato sulla corretta applicazione dello Statuto per quanto riguarda il trasferimento dei beni demaniali alla Regione. Ho parlato di alcuni punti, perché non è in discussione l'alleanza con gli Stati Uniti d'America. Io sono affezionato a questo paese e a tutto ciò che rappresenta: una storia della democrazia per molti versi, una storia dell'avanzamento scientifico, una storia di libertà, eccetera. A me personalmente ha dato dei benefici, ho studiato negli U.S.A. e sono ancora grato a questo paese per aver debellato la malaria in Sardegna. Noi abbiamo ospitato i militari americani, credo che abbiamo fatto la nostra parte; abbiamo fatto parte di un'alleanza, ci hanno aiutato, semplicemente così come sono venuti, in amicizia, è ora che, in altrettanta amicizia, vadano via.

Spesso soprattutto i sindaci domandano: "Qual è l'alternativa?". Vivono la paura di cosa succederà se gli americani andranno effettivamente via da La Maddalena e da Teulada. A me fanno venire in mente quei film che tutti noi abbiamo visto, in cui, a un certo punto, un signore che è stato troppo a lungo in carcere viene accompagnato all'uscita, ma essendo abituato da troppo tempo a stare rinchiuso ha paura di oltrepassare la porta, ha paura della sua stessa libertà. In un altro film si narrava addirittura di un signore che faceva il bibliotecario ed era ormai libero da tanti anni, però, facendo finta che non lo fosse, veniva tenuto lì perché non sapeva dove andare, magari era solo e comunque, dopo aver vissuto per quarant'anni in un carcere, aveva paura di affrontare una vita in libertà.

Ebbene, io penso che dobbiamo aiutare le popolazioni dei territori sottoposti a servitù militari ad avere coraggio. Intanto la vita in libertà è sicuramente migliore, e la vita libera da una servitù militare così pesante per quei territori è sicuramente migliore; in più, a differenza dei signori dei film che ho citato, essi non sono soli, c'è l'intera comunità regionale, c'è l'intero popolo sardo, c'è l'Amministrazione regionale che può essere di molto aiuto in questo momento di transizione tra una vita in cui una parte importante dell'economia è rimasta legata all'attività militare e una vita diversa.

Un piccolo riferimento: io ho contribuito a chiudere la campagna elettorale del centrosinistra per le elezioni provinciali spiegando la differenza tra la proposta del centrodestra e quella del centrosinistra, e dicevo: "Provate a chiedere loro qual è la posizione del centrodestra in tema di servitù militari". Mi piacerebbe che nella prossima campagna elettorale - e non lo dirò mai più - ci fosse un'unica posizione del popolo sardo e di tutti i partiti sardi e non ci fosse assolutamente differenza tra la proposta di una parte politica rispetto alla proposta dell'altra parte in tema di servitù militari, sia per quanto riguarda La Maddalena, sia per quanto riguarda Teulada. Io penso che tutto ciò possa essere approfondito, per cui chiederei al Presidente del Consiglio di prevedere una riunione dei Capigruppo in cui si possano approfondire alcuni aspetti e decidere come andare avanti. Su La Maddalena, per esempio, si può avere una posizione comune che semplicemente dica: "Il tema della difesa non è un tema nostro, è un tema dello Stato; il tema dell'alleanza non è un tema nostro, è un tema dello Stato", lo condivido, ma è un tema nostro far sì che il 70 per cento dei gravami militari italiani non pesi sulla Sardegna, è troppo. E' un tema nostro dire che forse c'è una sperequazione che va risolta non domani, subito! E' un tema nostro dire che l'80 per cento delle bombe non può essere esploso in Sardegna e che non si può fare sperimentazione di cui noi non siamo a conoscenza. Ed è un tema nostro far sì che un'eventuale indagine conoscitiva sul Salto di Quirra non sia fatta autonomamente da parte dell'Esercito, ma venga fatta insieme a noi, e vengano fatte insieme a noi anche le analisi per le bonifiche di Teulada.

Su questo credo che Giunta e Consiglio possano presentare una piattaforma comune. Non ho nessuna ambizione che quello delle servitù militari sia un tema mio o di questa Giunta, ho invece l'ambizione che sia il tema del popolo sardo, che è rappresentato da ciascuno di voi, e quindi sia il tema di tutti voi. E voi potete farvi portavoce di questo tema, perché fintanto che non sarà nella coscienza di tutti da questa situazione non ne verremo fuori.

Avete detto tante volte che di questo tema se ne è discusso negli ultimi trent'anni. Noi stiamo continuando a discuterne, ma nel frattempo la Sardegna viene espugnata, come diceva qualcuno, attraverso esercitazioni che non abbiamo mai visto e può essere espugnata con la definitiva occupazione di La Maddalena. Noi questo non lo possiamo permettere, ma saremo incapaci se questo tema non sarà il tema di ogni cittadino di questa regione.

Abbiamo parlato di entrate e di servitù militari e ho bene in mente una scena a cui ho assistito nel porto di Calasetta, nell'isola di Sant'Antioco, dove una manifestazione di pescatori impediva ad alcuni militari di ripartire. Ho chiesto loro di dove fossero, erano militari di stanza in Sicilia. Sono tanti i militari in Sicilia, forse più che nella nostra regione, però per esercitarsi a sparare vengono in Sardegna e quando hanno finito rientrano in Sicilia. I siciliani incamerano i dieci decimi dell'IRPEF e i dieci decimi dell'IVA, però quando si tratta di sparare vengono qui! Noi riceviamo in questo momento i due decimi dell'IVA e i quattro decimi dell'IRPEF, ma quando si tratta di sparare si spara sempre qui. C'è qualcosa che non va bene: o siamo tutti assieme o queste cose ci soverchieranno, per questo occorre fare tutto quanto può essere fatto per stare uniti. L'unità è ciò che veramente manca in questa Regione, tutto quello che può essere fatto per stare uniti sarà apprezzato e io, naturalmente, parteciperò a ogni vostra iniziativa in questo senso.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza. SABATINI, Segretario f.f.:

"Mozione VARGIU - PISANO - CASSANO - DEDONI sulle servitù militari in Sardegna". (44)

Discussione e successivo ritiro della mozione Vargiu - Pisano - Cassano - Dedoni sulle servitù militari in Sardegna" (44)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 44. A termini di Regolamento, perché la mozione testé presentata possa essere discussa nella giornata odierna occorre il parere della Giunta.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Credo che la Giunta sia disponibile, signor Presidente, alla discussione della mozione numero 44. In fondo si tratta di una mozione che chiede la disponibilità della Giunta a fornire la documentazione che attesti qual è il reale patrimonio demaniale in Sardegna, quindi è facilmente riconducibile ai doveri che incombono sulla Giunta, ai sensi dell'articolo 105 del Regolamento del Consiglio.

Vorrei però precisare che noi accogliamo di fatto l'impegno dicendo che siamo favorevoli a discutere la mozione nel merito e a informare il Consiglio e i singoli consiglieri fornendo loro rapidamente tutta la documentazione in nostro possesso, che è del resto nota perché sin dai primi anni Novanta è disponibile un elenco dei beni del demanio militare e non militare, che fu pubblicato nella rivista "Enti locali" e che va aggiornato, chiaramente, di volta in volta, a seconda delle dismissioni che vengono portate avanti. Vi forniremo anche il D.P.C.M. del 1989, che spiega qual è la parte del demanio marittimo e anche militare che è sottratta alla potestà della Regione. Voi sapete che è stata approvata una norma di attuazione per lo snellimento delle procedure di dismissione dei beni storici, archeologici e culturali. In quella sede noi chiedemmo uno sforzo in più, ma ci fu la raccomandazione del Consiglio a mantenere inalterata quella norma, per non incorrere in rallentamenti. Noi riteniamo di portare avanti anche l'impegno di estendere quella norma di attuazione, che consente di creare un meccanismo diverso da quello adottato sinora, in base al quale la Regione deve chiedere bene demaniale per bene demaniale la dismissione. Con questo sistema si produce una lungaggine al tavolo paritetico Stato-Regione, che non consente l'inquadramento corretto dei beni da acquisire e da dismettere. Noi chiediamo che ci sia, al tavolo paritetico, la possibilità di compilare annualmente un elenco di tutti i beni che riteniamo dismissibili e che lo Stato si impegni, rispetto all'elenco concordato, a dismetterli nel corso di questo esercizio.

Attualmente abbiamo sospeso la rivisitazione del D.P.C.M. del 1989, perché lo Stato ci propone delle condizioni inaccettabili. Voi sapete che con la riforma del Titolo V lo Stato, nel rapporto nuovo che si è creato col sistema e con l'articolazione delle autonomie locali, assume l'impegno a dichiarare qual è l'interesse nazionale che giustifica la non dismissione di un proprio bene. Questo elemento si sta rivelando superficiale, perché in ordine a molte partite ancora inserite nel D.P.C.M., lo Stato non spiega quale sia il reale interesse nazionale. In questo D.P.C.M. si fa uno sforzo in più per quanto riguarda le aree portuali, benché questo elemento rimanga collegato alla battaglia che si sta portando avanti sulle servitù militari, di cui il Presidente ha parlato precedentemente, perché ci sono aree che sono interessate dai poligoni sulle quali noi intendiamo non sottoscrivere o sancire, attraverso un documento a latere, qualcosa che contraddirebbe l'azione che vogliamo svolgere sul terreno della diminuzione delle servitù militari.

Vi forniremo quindi questo nuovo schema di D.P.C.M., su cui è in corso una trattativa, e la circolare che abbiamo mandato a tutti i comuni, nell'aprile di quest'anno, con la quale chiediamo la loro collaborazione, perché se è vero come è vero che è necessario il coinvolgimento collettivo del popolo e delle istituzioni sarde per rivendicare un ruolo diverso della presenza militare, è altrettanto vero che riguardo alla sovranità sul proprio territorio è necessario stabilire tra la Regione, le province e i comuni un rapporto di reale sussidiarietà, in base al quale gli enti locali aiutano la Regione a individuare il non utilizzo di questi beni al fine di poterne attivare la procedura di dismissione.

Questo è quello che stiamo facendo, compresa la situazione che è citata nella mozione, e che gli onorevoli consiglieri conoscono bene, della ex Manifattura Tabacchi. Anche in questo caso, purtroppo, stiamo affrontando un contenzioso giudiziario, per il quale abbiamo tentato una transazione, ma la proposta fatta dal demanio dello Stato sarebbe stata disonorevole per la Sardegna e l'abbiamo rigettata, rimettendoci esclusivamente alla sentenza del TAR, che già nella trattazione dell'azione sospensiva aveva disposto l'affidamento in custodia giudiziaria, riconoscendo di fatto la violazione del principio contenuto nell'articolo 14 dello Statuto. Ma è un concetto più ampio quello che dobbiamo portare avanti, e cioè che i principi di sovranità di un popolo non possono essere inferiori alle esigenze ancorché impellenti di carattere finanziario e contabile dello Stato, perché in un regime di equiordinazione del sistema delle autonomie anche noi abbiamo i nostri problemi di finanza, di contabilità e li risolviamo, li dobbiamo risolvere con le forze delle nuove entrate che ci competono, ma anche con il pieno utilizzo di tutti i beni che insistono sul nostro territorio.

Per cui, allo stato attuale, stiamo mettendo in piedi tutte le azioni coerenti per poter cambiare il metodo del rapporto con lo Stato, in un dialogo chiaro, ma anche nel riconoscimento delle reciproche prerogative, perché ci sia effettivamente, anche su questo versante, una più dignitosa sovranità del popolo sardo su ciò che insiste sulla sua terra. Vi forniremo un dossier completo di tutte queste attività assieme agli elenchi dei beni demaniali, che credo sia il minimo che il Governo regionale debba per la conoscenza e la trasparenza, che sono propedeutiche alla consapevolezza e quindi anche all'unitarietà delle azioni di rivendicazione.

PRESIDENTE. Grazie, assessore Sanna. Di fatto la Giunta accoglie il dispositivo conclusivo della mozione. Chiedo ai proponenti se intendono mantenere la mozione, perché in questo caso si devono esprimere fino a due oratori a favore e due, eventualmente, contro. Quindi chiedo ai colleghi Vargiu, Cassano e Dedoni se la richiesta di discutere la mozione nella giornata odierna resta valida anche dopo le dichiarazioni dell'Assessore.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Credo, signor Presidente, che quello che l'assessore Sanna ha dichiarato, a nome della Giunta, sia per noi soddisfacente, nel senso che ciò che noi abbiamo cercato di evidenziare nella mozione numero 44 è appunto il fatto che se il sequestro di parti di territorio per obiettivi di carattere militare ha una valenza politica che va al di là dell'indisponibilità del territorio stesso e, come abbiamo sottolineato nella discussione, determina anche una serie di problematiche relative alla salubrità dei territori, esiste un problema altrettanto importante che è quello del demanio civile che sequestra altrettanti parti di territorio, così ci sembra di aver capito e di aver verificato, rendendole indisponibili per le esigenze dello sviluppo della Sardegna.

Ritengo quindi che l'iniziativa dell'intero Consiglio, quella che è stata da più parti auspicata in rapporto al demanio militare, debba essere assolutamente identica per quanto riguarda il demanio civile. Nel senso che basterebbe parlare della ex Manifattura tabacchi, ma restando nella città di Cagliari si potrebbe allargare il discorso all'ospedale Santissima Trinità, alla chiesa di San Pietro e Paolo, al carcere di Buon Cammino, una volta che verrà trasferita l'attività giudiziaria di detenzione che su di esso attualmente insiste, per capire quanti spazi di questa città, che concorrerebbero a cambiare l'immagine di Cagliari e dell'intera Sardegna, sono invece sottratti all'uso della comunità in quanto appartengono al demanio civile.

Nel ritirare la mozione numero 44, perché essendo soddisfatto il dispositivo sarebbe inutile tenerla in piedi, rivolgiamo alla Giunta e all'intero Consiglio l'invito ad aprire con estrema forza, sul problema delle servitù militari, un dialogo a tutto campo con lo Stato, perché ci serve ciò che in questo momento non abbiamo anche per quanto riguarda il demanio civile.

PRESIDENTE. Quindi la mozione si intende ritirata. Prendiamo atto dell'impegno della Giunta a presentare un preciso e dettagliato dossier sulle questioni di cui abbiamo discusso oggi.

Io assumo l'impegno di definire, insieme ai Capigruppo, le modalità regolamentari e/o politiche attraverso le quali questa discussione, largamente convergente e unitaria, può e deve andare avanti, d'intesa con la Giunta, mettendo in campo tutte le iniziative utili per raggiungere gli obiettivi che qui mi sembra abbiamo unitariamente dichiarato di voler raggiungere.

Ringrazio i colleghi per l'importante contributo che è stato dato da tutti i Gruppi a questo dibattito. Grazie anche al Presidente della Regione che ci ha consentito di svilupparlo su un binario di correttezza politica e istituzionale.

L'ordine del giorno prevede l'esame della proposta di legge numero 79/A, concernente "Scioglimento e commissariamento delle amministrazioni locali". Il relatore è l'onorevole Francesco Sanna. Se non intendiamo procedere all'esame di questo punto all'ordine del giorno, ricordo che il Consiglio è convocato per martedì alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 13 e 11.



Allegati seduta

CXXVI SEDUTA

Sabato 1° ottobre 2005

Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 04.

SABATINI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 20 settembre 2005, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giovanna Cerina, Giuseppe Pirisi e Silvio Lai hanno chiesto congedo per la seduta del 1° ottobre 2005.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Assenza per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che i consiglieri regionali Frau e Pacifico sono assenti nella seduta del 1° ottobre 2005, essendo in missione per incarico ricevuto dal Consiglio.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 6 settembre 2005.

Annunzio di presentazione di proposta di legge di iniziativa popolare

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge di iniziativa popolare:

Dal Comitato LU PUNTULGIU - IL GRIFONE tramite il portavoce Francesco Musu: "Norme in materia di trattamento economico dei consiglieri regionali della Sardegna". (1)

(Pervenuta il 15 settembre 2005 ed assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione CHERCHI Oscar sui chioschi di Torregrande e sul piano del litorale". (142)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

"Interrogazione CAPELLI sulle presunte irregolarità riscontrate presso la ditta Mannai Luigi Sas appaltatrice presso l'Esaf dell'ATI -servizi integrati Srl". (209)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

"Interrogazione FLORIS Vincenzo - PIRISI - BARRACCIU - SANNA Franco sulla compravendita della società AES Ottana Energia Srl". (273)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

"Interrogazione SANNA Matteo sulla mancanza di un parere da parte della Regione in merito al progetto di un'arteria di collegamento tra via Tramontana e via dei Tritoni". (286)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

"Interrogazione SANCIU su ipotetiche irregolarità nell'espletamento della gara d'appalto per la gestione degli impianti dell'Esaf Spa". (299)

(Risposta scritta in data 28 settembre 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

SABATINI f.f., Segretario:

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del settore agricolo con particolare riferimento alle spese che gli operatori agricoli sostengono nei confronti dei Consorzi di bonificai". (317)

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla carenza in Sardegna di impianti di smaltimento degli scarti di macellazione". (318)

"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sulle reti del gas in attuazione della Intesa istituzionale di programma del 21 aprile 1999-Accordo di programma quadro n. 1". (319)

"Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della sala operatoria e sul degrado funzionale del presidio ospedaliero di Thiesi". (320)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione delle norme contrattuali per il personale della ASL n. 1 di Sassari". (321)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla possibile chiusura degli uffici dipartimentali dell'agricoltura di Bono, Ozieri e Alghero". (322)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'aumento dei prezzi dei biglietti aerei della compagnia Air One della Sardegna per Fiumicino, Linate e Malpensa". (323)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'iter dei progetti dell'Anas per la messa in sicurezza dell'incrocio della strada statale 131 con la strada camionale Sassari-Porto Torres-Alghero in località Tingari di fronte al parco di Monserrato". (324)

"Interrogazione MARRACINI - PITTALIS, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi dell'azienda Palmera di Olbia". (325)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'entrata in vigore del Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI) al Comune di Ossi". (326)

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi del settore della risicoltura". (327)

"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sui sistemi turistici locali (deliberazioni Giunta regionale n. 31/22 del 27 luglio 2004 e n. 34/11 del 19 luglio 2005)". (328)

"Interrogazione ARTIZZU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione degli IACP". (329)

"Interrogazione SANCIU, con richiesta di risposta scritta, sui tempi di esecuzione dei lavori di realizzazione del Porto turistico di Cannigione (Arzachena)". (330)

"Interrogazione BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione dell'Autorità portuale di Civitavecchia di non rinnovare la concessione all'attracco della nave delle Ferrovie dello Stato nel porto di Civitavecchia". (331)

"Interrogazione AMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata soppressione del traghetto merci delle Ferrovie dello Stato nella linea Civitavecchia-Golfo Aranci". (332)

"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sulla grave penalizzazione e discriminazione subita dai cittadini sardi residenti nei piccoli comuni privi della copertura dei servizi ADSL". (333)

"Interrogazione CONTU, con richiesta di risposta scritta, sull'attuazione degli interventi finalizzati alla definizione del Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile (PRSTS) con deliberazione della Giunta regionale n. 39/15 del 5 agosto 2005". (334)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

SABATINI f.f., Segretario:

"Interpellanza LA SPISA - CONTU - SANCIU sui contributi alle iniziative sportive con particolare riferimento alla Tiscali Cup". (119)

"Interpellanza LA SPISA - CONTU sulla Nuova Scaini di Villacidro". (120)

"Interpellanza FLORIS Mario - CHERCHI Oscar sugli inammissibili ritardi nell'insediamento del Consiglio delle autonomie locali e sui silenzi preoccupanti circa la Conferenza Regione-enti locali". (121)

"Interpellanza LICHERI - FADDA Giuseppe - LANZI sul "Regional shore infrastructure plan" relativo all'ampliamento delle strutture logistico-operative della base di appoggio per sommergibili e navi a propulsione nucleare nell'isola di La Maddalena". (122)

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 10, viene ripresa alle ore 10 e 20.)

Dimissioni del consigliere Onida

PRESIDENTE. Comunico che in data 16 settembre 2005, il consigliere regionale Pasquale Onida ha fatto pervenire la seguente lettera:

"Signor Presidente, intendo con la presente comunicare la decisione, irrevocabile, di dimettermi, con decorrenza 1° ottobre 2005, dal Consiglio regionale.

Ritengo non compatibile, per la mia coscienza, sia sotto il profilo morale, ma soprattutto sotto il profilo della capacità a svolgere bene le due funzioni, il mantenimento del duplice ruolo di consigliere regionale e di Presidente di Provincia.

La prego di estendere il mio saluto affettuoso all'Aula, nei confronti della quale conserverò, per tutta la mia vita, debiti di riconoscenza. F.to: Pasquale Onida."

Ricordo che ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere e accettare le dimissioni dei propri membri. Ove non vi siano opposizioni si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Onida.

Proclamazione e giuramento di consigliere

PRESIDENTE. Essendosi riunita la Giunta delle elezioni, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, proclamo eletto consigliere regionale Domenico Gallus. Constatatene la presenza, lo invito a entrare in aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del D.P.R. 19 maggio 1949, numero 250.

Invito il collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza. Do lettura della formula del giuramento, dopodiché il consigliere Gallus risponderà "Giuro": "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".

GALLUS. Giuro.

(Applausi)

Comunicazioni della Giunta regionale sulle servitù militari

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le comunicazioni della Giunta regionale sulle servitù militari, in base all'articolo 121 del Regolamento. Avviso i colleghi che, se non vi sono osservazioni, il Presidente della Regione parlerà forse per qualche minuto in più rispetto ai dieci previsti. Questo permetterà a tutti gli altri rappresentanti dei Gruppi di parlare per lo stesso numero di minuti in più. Faccio questa precisazione perché mi sembra corretto, nell'eventualità che il Presidente della Regione abbia questa necessità, consentire a ciascun Gruppo di utilizzare lo stesso tempo.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie mille, signor Presidente, per avermi dato la parola, in realtà cercherò di stare nei dieci minuti.

Il Consiglio regionale ha avuto modo di discutere e approvare un ordine del giorno poco prima dell'interruzione per ferie, mi pare a metà o alla fine del giugno 2005, in cui si è avuto modo di dibattere...

PRESIDENTE. Onorevole Petrini, la richiamo formalmente. Prego, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Nel giugno 2005 abbiamo discusso qui di servitù militari, ed è stato un dibattito interessante e approfondito, che si è concluso con l'approvazione di un ordine del giorno in cui si ribadiva che, pur nel rispetto della legge numero 898 del 1976 sulle servitù militari, dei documenti firmati a suo tempo dalla Regione sarda, rappresentata dall'allora presidente Mario Melis, e dal Ministro della difesa, Spadolini, e della successiva intesa istituzionale firmata dai presidenti Palomba e D'Alema, si poneva fortemente il tema del riequilibrio delle servitù militari in Sardegna e si impegnava la Giunta a porre in essere tutte le attività conseguenti. All'epoca si è parlato anche di un tema che era aperto e che riguardava il rapporto tra il Ministero della difesa e la Regione Sardegna circa il documento integrativo per le indennità dei pescatori delle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi. Non voglio, però, riprendere temi che abbiamo già affrontato, voglio semplicemente aggiornare il Consiglio, affinché possa più opportunamente dibattere su quello che è emerso nei mesi successivi.

Innanzitutto, come sapete, quel documento integrativo per le marinerie di Sant'Anna Arresi e Teulada è stato firmato, ed è stato firmato secondo le modalità che avevamo previsto, cioè ricordando che non si trattava di un mero fatto tecnico, del calcolo di indennità più o meno elevate, ma si trattava di rammentare che c'è un principio stabilito nella legge numero 898 e ci sono accordi risalenti ormai a quasi trent'anni fa, che parlano di riequilibrio delle servitù militari e della diminuzione dell'attività militare in Sardegna. Quegli accordi non sono stati in alcun modo osservati fino adesso e vanno ripresi in mano. E' stato quindi firmato l'accordo sulle marinerie di Sant'Anna Arresi e di Teulada, ma è stato anche ribadito in maniera forte, credo, quel principio. Sant'anna Arresi e Teulada non sono le uniche marinerie in Sardegna e nel frattempo di tutte le marinerie che operano nel Golfo di Palmas, ma anche di quelle che operano a Villaputzu, nello stagno di Marceddì, vicino a Capo Frasca, e in tutte le altre zone interessate, bisognerà farsi carico.

Intanto proprio in questi giorni, ieri o avant'ieri, c'è stata una delle più imponenti manifestazioni navali davanti al porto di Cagliari, comprendente anche, credo per la prima volta, due sommergibili; si stanno trasferendo e nei prossimi giorni assisteremo, davanti al Poligono di Capo Teulada, all'attività militare chiamata "Experience Glory". Risulta a molti che si tratta dell'attività più imponente che sia mai stata fatta a Capo Teulada e va detto che quest'attività è totalmente imposta dal Ministro della Difesa, contro il parere unanime dei componenti civili della Commissione mista paritetica sulle servitù e sulle attività militari in Sardegna. Infatti le persone che voi avete mandato a rappresentare la Regione si sono espresse tutte negativamente su questa stagione di attività militare a Teulada, insieme addirittura allo stesso rappresentante dello Stato. Si sono espressi negativamente perché già l'anno scorso avevano chiesto, per autorizzare l'attività di tiro autunnale, di sapere se a Teulada si sparasse munizionamento con uranio impoverito o no, ed era stata data la possibilità di fare la stagione di addestramento a condizione che poi si fosse chiarito questo tema molto semplice, ma fondamentale: a Teulada si spara uranio impoverito o no? A questa domanda non è stata data risposta, per cui non è stata autorizzata l'attività di quest'autunno. Il Ministro della difesa la sta imponendo, quindi io gli ho inviato una lettera suggerendogli di non imporre quell'attività e chiedendo comunque una risposta scritta che chiarisse se a Teulada si spara uranio impoverito o no. Questa risposta noi non l'abbiamo ancora ricevuta da parte di nessuno!

Circa Capo Teulada, ieri ho incontrato il sindaco di Teulada, perché il 31 dicembre scadrà il disciplinare d'uso dell'area addestrativa a fuoco denominata Capo Teulada e dovrà essere rinnovato. Tra l'altro questo disciplinare d'uso dice che a Teulada possono sparare l'Esercito italiano, la Nato e tutti i nostri alleati; possono non solo sparare ed esercitarsi, ma possono anche - ve lo dico perché è importante - fare sperimentazioni. Quindi nei prossimi giorni a Capo Teulada sperimenteranno non ci è dato sapere che cosa, però vuol dire che possono sperimentare tecniche, vuol dire che possono sperimentare armi, vuole dire che possono sperimentare sostanze, vuol dire che possono sperimentare qualsiasi cosa! E allora vi voglio dire, con molta attenzione, che in Sardegna si fa sperimentazione in campo militare.

La posizione della Giunta e quella che anche voi ci avete indicato nella precedente legislatura è che a Capo Teulada non si spari più e quel territorio venga restituito all'uso civile. Teulada è un paese che, non troppi decenni fa, aveva 6.000 abitanti, ora ne conta la metà. Credo che questo sia il risultato della servitù militare che opprime quel paese. Laddove ci sono i militari i paesi non sono cresciuti, si sono spopolati, tranne Perdasdefogu, ma è tutta una storia diversa. Laddove si svolgono attività di questo peso è ovvio che non ci sia contributo alla crescita sociale ed economica, ma ci sono i risultati che abbiamo visto e che conosciamo.

C'è un altro punto su cui voglio richiamare la vostra attenzione: La Maddalena. Ne avete sentito parlare nei giorni scorsi e, in effetti, sono giunte in maniera irrituale all'attenzione mia, e quindi della Giunta, delle notizie, in qualche maniera dei documenti riguardanti i programmi dell'esercito americano nell'Isola di La Maddalena. Noi, l'abbiamo ribadito tante volte, chiediamo che quella che era semplicemente, nel 1977, la possibilità di attracco di un'unità di appoggio di sommergibili nucleari non diventi una base militare permanente. Chiediamo che quella base venga rimossa, che l'isola di Santo Stefano e tutto l'arcipelago di La Maddalena venga restituito agli usi civili, per dare una possibilità di sviluppo effettiva a quella parte bellissima della nostra regione, ma anche per permetterle di vivere in totale sicurezza. Nonostante questo c'è un progetto che prevede non il mantenimento della base, ma un ampliamento pari a tre volte la dimensione attuale. Prevede di fatto quasi un'occupazione militare di La Maddalena nelle sue parti più significative. Secondo questi documenti ci sarebbe l'assenso della Difesa italiana e si dice anche di fare in fretta, perché c'è un momento politico non favorevole alla Regione. Io penso che sia un momento politico non favorevole nell'intera regione, nella coscienza dell'intero popolo sardo. C'è un momento di ripensamento della presenza militare dei nostri alleati americani in tutta l'Europa, e in questo momento di ripensamento bisogna evitare, in tutte le maniere, io credo, che il concentramento di tutta l'attività navale della Marina americana, o di una parte importantissima di essa, venga fatto nel parco nazionale di La Maddalena.

Spero di avere offerto qualche spunto per il dibattito della giornata odierna. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, presidente Soru, anche per avere rispettato i dieci minuti previsti dal Regolamento, ma del resto vorrei ricordare a tutti i colleghi che nella eventualità che il Presidente avesse utilizzato qualche minuto in più lo stesso tempo supplementare sarebbe stato concesso ai rappresentanti dei singoli Gruppi.

Io vado per ordine, naturalmente, in base alla consistenza numerica dei Gruppi. Invito i colleghi a iscriversi a parlare.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che, non avendo concordato le modalità del dibattito di oggi nei dettagli, siano utili cinque minuti di sospensione per raccordarci anche all'interno delle proprie coalizioni sugli interventi.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 10 e 56.)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. Nel frattempo, se i colleghi che intendono prendere la parola si iscrivono agevolano il lavoro della Presidenza. Rinnovo l'invito ai rappresentanti dei Gruppi a iscriversi a parlare. Ricordo che l'intervento non deve superare i dieci minuti.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori Assessori, signor Presidente della Regione, ho ascoltato...

PRESIDENTE. Onorevole Diana, chiedo scusa un attimo. Ho chiesto per tre volte a tutti i colleghi rappresentanti dei Gruppi di iscriversi a parlare. Prego, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Ho ascoltato, dicevo, con la consueta attenzione l'intervento del presidente Soru, per due ordini di motivi: intanto per conoscere più esattamente il suo pensiero, ma soprattutto per cogliere nelle sue esternazioni elementi di novità.

Ho colto nelle sue esternazioni una sorta di allarmismo che non è supportato, per altro, dalle comunicazioni che egli stesso ha fatto. Ora, capisco che trattandosi di una materia di importanza straordinaria il presidente Soru possa essere portato a non relazionare al Consiglio tutto ciò di cui probabilmente è a conoscenza e che deve essere per il momento mantenuto segreto - non lo vorrei neanche definire così -, però certo è che le considerazioni del Presidente mi hanno fatto pensare a un allarmismo che non trova giustificazione. La materia, è vero, è stata affrontata numerose volte dal Consiglio regionale, e non solo in questa legislatura, ma sarebbe opportuno che, nel momento in cui si fa riferimento a sperimentazioni e iniziative anche di grande movimentazione militare nel nostro territorio, questo Consiglio ne fosse maggiormente informato, per noi e soprattutto per i nostri cittadini.

Il Presidente ha fatto riferimento alle marinerie di Sant'Anna Arresi, Teulada e anche Villaputzu, tutti territori interessati certamente da questo problema, che riveste un'importanza ancora più rilevante nel momento in cui si parla di La Maddalena e di tutte le pertinenze che insistono nel parco di La Maddalena. Se corrispondesse al vero ciò che il presidente Soru ci ha comunicato - e non ho motivo di dubitarne - circa un'incentivazione dell'attività militare in quel territorio, ovviamente il Consiglio regionale dovrebbe valutare con grande attenzione questo problema. Peraltro, dal momento che il presidente Soru ha comunicato all'Aula la quasi assoluta necessità di definire una volta per tutte il rapporto esistente tra la Regione Sardegna e il Governo nazionale, e comunque di rispettare trattati molto importanti che fuoriescono dalla nostra sfera d'azione, sarebbe importante capire, dal presidente Soru e dalla Giunta, e quindi anche dalla maggioranza, quale sarà l'orientamento nel momento in cui ci dovesse essere la smilitarizzazione e quindi il ritorno alla potestà regionale di quei territori, in tutto o in parte.

Perché, veda, Presidente, io faccio questa considerazione alla luce di voci che circolano spesso incontrollate. Abbiamo visto riportata su un quotidiano regionale, anche nei giorni scorsi, una legge statutaria che nella mattinata odierna ci è stato dimostrato essere diversa rispetto alle notizie o alle certezze che, a fronte di documenti, ci sono state fornite dal presidente Soru. Quindi io metto tanti se e tanti ma, però qualche volta, come è stato detto da autorevoli esponenti politici, a pensar male ci si azzecca, e allora, parlando soprattutto dell'isola di La Maddalena, mi chiedo se esista già una strategia per l'utilizzo di quei territori, che possa dare garanzie, ammesso che non abbiano ottenuto benefici dalla presenza militare. Sarebbe anche questo da documentare, ma non ho dubbi, il presidente Soru ci ha detto che laddove c'è una presenza militare non c'è aumento della popolazione, anzi il contrario. Questo però è un fatto che riguarda tutta la Sardegna non solo quelle zone e sarebbe importante capire qual è la strategia sull'utilizzo non di zone marginali della nostra Isola, sempre che ne esistano, ma di una zona di grande interesse come quella di La Maddalena. Mi fermo all'interesse, perché le notizie di cui parlo sono notizie non pubblicate, sono dei pour parler, però sembrerebbe che la Regione Sardegna e quindi la Giunta regionale, il Presidente e la maggioranza o chi altro non si sa, abbiano già individuato un utilizzo alternativo di quei territori. E allora di questo probabilmente il Consiglio regionale dovrebbe essere informato oppure bisognerebbe smentire anche queste voci.

Io non sono un militarista, non rappresento neanche un partito che a tutti i costi ha necessità di presenze militari, perlomeno di quelle presenze militari che possono essere allarmanti, secondo quanto ci ha riferito il presidente Soru. Io credo, comunque, Presidente, che ci debba essere un rapporto meno conflittuale col Governo italiano. Poi il Presidente ci dirà che è abbastanza difficile avere un rapporto meno conflittuale. E' certo che quando si tratta una materia così importante spetta a ciascuno di noi, che rappresentiamo il popolo sardo in questo parlamento, interagire. E probabilmente questa è una battaglia che non può vedere impegnata una sola parte; è una battaglia che ci deve vedere tutti quanti partecipi, perché credo che sia opportuno non soffermarsi a questa discussione che nasce dalle comunicazioni del Presidente sulle servitù militari. Al di là delle comunicazioni, non vorrei che questo allarmismo che io ho percepito - spero di sbagliarmi - finisse per essere trasferito all'esterno, non tanto dal Presidente, ma da tutto un mondo che ci riguarda, perché gli si potrebbe attribuire una valenza politica che secondo me non dovrebbe avere. Deve avere un'altra valenza, la valenza dell'interesse del popolo sardo, dei nostri territori, a far sì che tutto ciò che si fa in questa regione sia certamente in sintonia con gli indirizzi che questa Giunta regionale ha dato, a fronte della stragrande maggioranza elettorale che l'ha confortata, però è vero anche che qua esistono delle forze di opposizione che rappresentano comunque parti importanti del nostro elettorato, della nostra Sardegna, e che hanno, a pieno titolo, diritto di essere sentite, ascoltate, e quindi tutte le strategie che in questa direzione la Giunta sta mandando avanti sono parte di una materia su cui credo, così come si è chiesto nelle modifiche statutarie e regolamentari, il Consiglio debba veramente confrontarsi. E non credo che sia sufficiente la giornata odierna, proprio perché non mi pare che siano sorti elementi di straordinaria importanza, almeno per le cose che ci sono state dette. Si è destata la massima attenzione, ma la massima attenzione alla fine deve sfociare in qualcosa che dobbiamo conoscere molto meglio.

Mi limito a queste considerazioni, garantendo, per quanto possibile, un discorso che possa vederci tutti coinvolti, ma che certamente non può essere né demagogico, né speculativo, e soprattutto ciò che ci interessa maggiormente è capire quali possano essere i risvolti economici, ambientali e sociali in quella parte della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, devo dire che inizialmente le dichiarazioni del presidente Soru mi avevano un po' preoccupato, poi, col passare dei minuti, mi sono reso conto che come sempre bisogna ragionare. Anche le cose che sono state dette stamattina devono essere naturalmente ancora verificate, però questo non ci impedisce di fare un ragionamento partendo dalla presenza delle servitù militari in Sardegna, che è un argomento serio, un argomento di interesse attuale ma anche del recente passato.

Ci sono state, è stato sottolineato dallo stesso Presidente, le intese siglate dagli ex presidenti Melis e Palomba, se n'è parlato anche nella passata legislatura, e quindi il fatto che in tutte le legislature quello delle servitù militari sia un argomento di primaria importanza vuol dire che il problema esiste. E il problema esiste nel senso che noi tutti ci rendiamo conto che bisogna riconsiderare la presenza militare in Sardegna. Se questo, e non altro, è l'obiettivo, dobbiamo fare un contratto col Governo nazionale, Presidente, dobbiamo mettere in moto le diplomazie, perché se noi oggi siamo dentro uno Stato sovrano e vogliamo rivedere questa situazione dobbiamo attivare un confronto con lo Stato che al momento non mi pare ci sia.

Credo, quindi, che noi con lo Stato ci dobbiamo confrontare dignitosamente e paritariamente, dicendo anche che probabilmente alcuni territori che oggi sono occupati domani potrebbero non esserlo. Quindi va fatta una rivisitazione, come dicevo prima, sulla base della situazione nuova che si è verificata in questi ultimi anni e che comunque è in continua evoluzione. Ritengo che sia giusto riconsiderare con lo Stato e con gli alleati, anche a livello internazionale, la posizione giudicata strategica della nostra Isola, anche perché devo dire che quello che è successo fino adesso non mi convince affatto, perché non è vero che soltanto le marinerie di Sant'Anna Arresi e Capo Teulada sono state danneggiate dalle esercitazioni militari. Le incentivazioni e le indennità le hanno avute quelle marinerie, però bisogna dire che anche altre marinerie della Sardegna hanno subito delle limitazioni all'attività di pesca, quindi credo che questo ragionamento vada esteso anche a tutte le altre marinerie della Sardegna che hanno subito danni a causa delle esercitazioni militari.

Quello che voglio sottolineare, signor Presidente, è che noi abbiamo dimostrato, anche attraverso un documento presentato nella passata legislatura, che la nostra regione non è bellicista e non vuole diventare strumento di guerra. E' una regione pacifica e pacifista e tale vuole rimanere, però credo che dobbiamo anche vedere quello che c'è intorno a noi, quali sono gli equilibri che hanno caratterizzato e caratterizzano il panorama nazionale e internazionale. Ecco, il fatto, come lei ha detto, che siano iniziate delle sperimentazioni in alcune parti del territorio della Sardegna mi preoccupa e anch'io voglio capire che tipo di sperimentazione viene fatta oggi in Sardegna, sia con l'uso di sostanze chimiche, sia con nuove armi o altro. Avrei bisogno di elementi maggiori per esprimere un giudizio compiuto su questo, perché io come lei sono preoccupato, non voglio rischiare più di tanto. Fermo restando che non ci possiamo isolare dal resto del mondo, per stare tranquillo voglio capire se queste sperimentazioni sono indispensabili o no. Sono d'accordo, il tutto va approfondito, però bisogna avere elementi di chiarezza.

Per quanto riguarda, invece, l'equazione militari uguale spopolamento, farei un ragionamento più approfondito. Non vorrei che si facessero altri errori, perché alcune esperienze di questi ultimi anni dimostrano forse il contrario. Noi abbiamo liberato l'Asinara, praticamente abbiamo eliminato il carcere dell'Asinara perché volevamo fare un parco. E mentre prima nell'isola dell'Asinara lavoravano 500 o 600 persone attualmente non vi lavora più nessuno; mentre prima quest'isola era un giardino, oggi vediamo che cos'è: la fauna sta morendo e l'unico cantiere navale della Sardegna è stato praticamente soppresso una volta che è stata eliminata la colonia.

Sono riflessioni che dobbiamo fare. Io sono d'accordo sul fatto che l'isola dell'Asinara diventi un parco, però bisogna valutare quale scelta sia economicamente più conveniente per la popolazione di quel territorio. Io non mi sono innamorato della presenza dei militari, non sono assolutamente militarista, sono però realista, sono uno che vuole capire cosa c'è oggi e cosa potrebbe succedere domani.

Signor Presidente, lei ha detto un'altra cosa importante, e cioè che in Europa si sta ripensando la presenza militare americana. Non dice nulla di nuovo nel dire questo, perché gli stessi americani hanno dichiarato di voler alleggerire la loro presenza militare in Europa, però voglio capire se questo significa anche rimettere in discussione l'alleanza con gli Stati Uniti. Su questo bisogna essere chiari: dovete dire se tutto questo significa rimettere in discussione l'alleanza che l'Italia ha stretto con gli Stati Uniti nel primo dopoguerra, secondo me giustissima e che condivido, o se invece ci sono altre condizioni e altri obiettivi.

Ecco, da questo punto di vista bisogna capire qual è l'esatta situazione, e questo dovrà essere un importante motivo di dibattito e di confronto, perché se si tratta di un alleggerimento della presenza di basi militari non diciamo nulla di nuovo, ormai è nelle cose, e l'hanno detto gli stessi americani, ma se si sta pensando ad altre cose io sono totalmente contrario, perché credo che la scelta che ha fatto l'Italia repubblicana nel primo dopoguerra sia ancora valida e soprattutto dia sicurezza. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io devo dire che è un piacere sentire le dichiarazioni del Presidente della Regione, l'onorevole Soru, perché sono sempre dichiarazioni dirette, che hanno il pregio di arrivare al cuore dei problemi e quindi di aiutare tutti coloro che vogliono intervenire nel dibattito. Il mio intervento può essere di consonanza su alcune parti, di dissonanza su altre, però segue lo stesso schema di ragionamento proposto dal Presidente, uno schema improntato alla chiarezza, che non dia adito a fraintendimenti.

Allora, nessuna ipocrisia, noi Riformatori siamo consapevoli di vivere in un mondo non pacificato, nel quale purtroppo non è possibile negare ogni spazio alle esigenze di difesa, che sono fondamentali. Non nutriamo, come Riformatori, sentimenti antiamericani, per cui ci poniamo il problema successivo: qual è il prezzo che la Sardegna paga alle esigenze complessive di difesa? Non credo che sia la prima volta che in quest'Aula si discute di questo problema; sappiamo che in Sardegna 24 mila ettari di territorio sono sequestrati per esigenze militari; sappiamo che sono più gli ettari di territorio sequestrati in Sardegna che quelli destinati nel resto d'Italia alla stessa identica finalità, che sono infatti soltanto 18 mila. E' evidente che il prezzo che la Sardegna paga alle esigenze di difesa non è proporzionato a parametri di nessun genere, ma in questo contesto destano ancora più preoccupazione le dichiarazioni rese dal Presidente, il quale dice di avere informazioni per cui, sostanzialmente, in maniera nascosta si sarebbe molto vicini alla triplicazione della base militare di La Maddalena. E' estremamente importante che il Presidente renda dichiarazioni su questo argomento assai più ampie e dia a tutti i consiglieri regionali ogni possibile informazione perché possano farsi un'idea precisa su un eventuale problema di questo genere.

Il Presidente ha anche aggiunto che, ad oggi, non si sa se nelle esercitazioni che si svolgono a Teulada venga o meno utilizzato l'uranio impoverito. Io non credo che su questo sia possibile fare nessuno sconto, nel senso che su un problema di questo genere l'intero Consiglio regionale deve immediatamente chiedere delle risposte e deve prendere delle iniziative adeguate alle risposte che riceverà.

Stesso discorso vale per quanto riguarda il protocollo di cui il Presidente ha fatto un brevissimo riassunto in Aula. La parola "sperimentazione" lascia dubbi aperti in ciascuno di noi: che cosa si sta sperimentando? Il Presidente ha parlato di "sostanze": è evidente che dalla sperimentazione di sostanze può discendere inquinamento ambientale, possono discendere rischi sanitari per la popolazione, tutte cose che non sono tollerabili e men che meno è tollerabile che questo Consiglio regionale non lo sappia, nel senso che è impossibile che sul nostro territorio vengano fatte delle cose che possono avere una ricaduta sulla nostra popolazione senza che la Giunta e il Consiglio abbiano seppur minime informazioni al riguardo. Quindi chiedo formalmente al Presidente di assumere tutte le informazioni possibili in merito e di renderne conto quanto prima in quest'Aula.

Esiste una frazione, nella nostra regione, Quirra, i cui problemi sono stati più volte portati all'ordine del giorno di questo Consiglio. E' una frazione di cento abitanti, dove l'incidenza delle leucemie e dei tumori solidi linfatici è elevatissima, e, guarda caso, questa frazione ricade nel comprensorio di un poligono di tiro di un'importante base militare. Io vorrei chiedere, perché alla fine c'è il rischio che ne parliamo sempre e non arriviamo mai a delle conclusioni, se la Regione ha fatto, sta facendo, chi lo sta facendo e con quale metodologia, un monitoraggio accurato del rischio sanitario per le popolazioni dei territori viciniori alle aree di insediamento militare. Esiste una mappa del rischio della popolazione di Teulada, di Sant'Anna Arresi, di Domus de Maria, di Villaputzu, di Quirra, di La Maddalena? Se esiste, noi vorremmo sapere chi l'ha fatta, vorremmo sapere se i rischi sanitari di queste popolazioni sono esattamente identici a quelli del resto della popolazione sarda e italiana, e se questo non è vorremmo sapere quali sono le iniziativi che la Regione intende prendere perché tali rischi vengano omogenizzati a quelli degli altri. Questo mi sembra che sia uno dei problemi fondamentali in discussione oggi, perché è inutile che questo Consiglio regionale torni, anche demagogicamente, ogni tanto, a discutere del problema delle servitù militari, che lo faccia con grandi proclami di guerra e con spirito bellicoso nei confronti di chi può introdurre dei rischi in Sardegna e poi non abbia uno straccio di documentazione sull'effettiva esistenza di questi rischi e sul mezzo con cui li stiamo combattendo.

Siamo l'unica regione italiana che ancora non ha l'agenzia per la protezione dell'ambiente, l'ARPAS. Ne abbiamo parlato per cinque anni nella scorsa legislatura dicendo che era un buco, una carenza, un dramma attribuibile alla maggioranza di centrodestra. Da un anno e mezzo la mancanza dell'ARPAS è attribuibile alla maggioranza di centrosinistra. Fate l'ARPAS, datele i soldi, le competenze e la possibilità di effettuare i rilievi sulla popolazione, sul rischio sanitario, che sono fondamentali per fare una discussione seria, e non una semplice dichiarazione di intenti, in Consiglio regionale.

Vorrei chiudere con una considerazione che non riguarda specificamente il demanio militare, ma riguarda ugualmente il sequestro di territorio sardo. Presidente, non so se lei ha mai fatto una passeggiata per la città di Cagliari, mi è sembrato di incontrarla ogni tanto, quindi ritengo che lei vada in giro, che non si limiti, nel suo far politica, a stare dentro il palazzo. Se va davanti al Palazzo di Giustizia, le viene detto che non può essere fatta la manutenzione sui giardinetti pubblici che sono antistanti al Palazzo di Giustizia perché sono in territorio demaniale; se va all'ospedale Santissima Trinità le viene detto, come è stato detto ai componenti della Commissione sanità, di cui faccio parte, qualche giorno fa, che alcuni interventi non possono essere fatti perché interessano una proprietà del demanio; se si reca alla chiesa di San Pietro e Paolo, in Via Is Mirrionis, le viene detto che non possono essere fatti interventi perché è di proprietà demaniale. La ex Manifattura Tabacchi, che è stata consegnata, in pompa magna, in custodia giudiziaria, due o tre anni fa, alla Regione Sardegna, ancora oggi non è stata consegnata formalmente, ed è uno spazio sequestrato allo sviluppo della città.

Noi vorremmo chiedere alla Giunta - e come Riformatori abbiamo presentato una mozione in merito che chiediamo alla Giunta di voler discutere immediatamente in Aula - di fare, e se l'ha già fatta di fornirci immediatamente la relativa documentazione, una rapidissima analisi sui sequestri da parte del demanio civile e militare di territori, siti e strutture che possono essere utilizzati molto meglio per lo sviluppo della Sardegna anziché rimanere abbandonati o in custodia giudiziaria, in attesa della risoluzione di conflitti giudiziari assolutamente lunghi e che in nessuna misura interessano al popolo sardo. Se esiste un dossier di questo genere, se esiste una rilevazione di questo genere, Presidente, ce la faccia avere immediatamente e può stare tranquillo che i Riformatori, ma credo l'intero Consiglio regionale, saranno insieme a lei e alla Giunta nella battaglia per riavere agli usi della popolazione della città di Cagliari e dell'intera Sardegna i territori che a oggi ci sono sequestrati.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signori Presidenti, colleghi, esattamente un anno fa, in occasione della seduta obbligatoria del 1° ottobre, maggioranza e opposizione scelsero di comune accordo di trattare un particolare argomento, quello relativo allo Statuto. Il dibattito, che credo tornerà in Aula di qui a poco, si rivelò utile e opportuno, quindi fu giusta quella scelta, così come è giusta la scelta che maggioranza e opposizione hanno fatto, a distanza di un anno, di dedicare questa seduta obbligatoria al problema delle basi militari in Sardegna.

Sono state presentate, nel passato recente, ma anche nel passato un po' più remoto, numerose interpellanze, interrogazioni e mozioni che spesso si sono tradotte in ordini del giorno talvolta unitari talaltra di parte. Il tutto sta a segnalare che il problema è all'attenzione, che il problema è importante e riguarda, nello specifico, l'intero popolo sardo.

Nessun allarmismo esasperato, certamente. Non mi pare di aver colto, nelle argomentazioni che il presidente Soru ha usato, eccessi di allarmismo, mi pare di avere colto, invece, una giusta attenzione e una giusta preoccupazione. Si tranquillizzi l'onorevole Ladu, nessuno di noi vuole dichiarare guerra agli Stati Uniti d'America, vogliamo però che il problema, una volta per tutte, venga affrontato in maniera responsabile e per quanto possibile unitaria dal Consiglio regionale - questo è l'auspicio che io rivolgo -, al di là delle divisioni di parte, proprio perché è un problema la cui soluzione dovrebbe rappresentare momenti di esaltazione della nostra autonomia e di rivendicazione unitaria, anche perché solo quelli danno una reale forza a questo livello istituzionale.

Sostanzialmente tutti hanno posto tre problemi, che erano presenti anche nell'intervento del Presidente, e riguardano i diritti di questa terra: il diritto alla conoscenza, quindi il diritto all'informazione; il diritto alla riduzione di un apparato militare che oggi rappresenta sicuramente un eccessivo appesantimento in questo territorio e non in altri; il diritto a trattare, senza con questo voler disconoscere patti antichi. Tuttavia i patti oggi vorremmo farli con tutto il mondo civile e pacifico, senza disconoscere le prerogative che competono al Governo italiano, ma rivendicando anche noi, e credo che questo sarà oggetto di futuro dibattito, uno spazio, nel nuovo Statuto che la Regione sarda dovrà darsi, sul diritto a trattare assieme al Governo nazionale.

Ecco, sul diritto alla conoscenza, siamo tutti a conoscenza dei drammi che in passato hanno rischiato di consumarsi in questa terra nell'assoluta ignoranza del popolo sardo. Sono i giornali americani che negli Stati Uniti hanno fatto presenti questi rischi quando ancora noi ci interrogavamo su che cosa fosse successo o su che cosa sarebbe potuto succedere. C'è il Co.Mi.Pa. (Comitato Misto Paritetico) che dà indicazioni, che interviene e spesso, però, rimane inascoltato, ma c'è anche l'intesa istituzionale di programma del 1999, sancita fra la Giunta regionale, la massima istituzione del popolo sardo, nella persona del presidente Palomba, e il Governo italiano, che prevede l'istituzione di un comitato paritetico per dare voce ai diritti del popolo sardo. Quell'intesa non è stata rispettata, non vi è stato un conseguente adempimento dell'impegno allora assunto.

Queste sono le cose che vengono chieste, queste sono le preoccupazioni. Non vorremmo che il problema delle presenze militari in Sardegna fosse sminuito o esasperato, né tanto meno che fosse ridotto a problema di natura squisitamente risarcitoria, perché di oboli, grazie a Dio, ne abbiamo già visti confermare in passato e non siamo alla ricerca di ulteriori oboli che non modificherebbero certamente le nostre condizioni.

Presidente, se, nei limiti naturalmente possibili, ci sono notizie ulteriori che debbono e possono essere date a questo Consiglio regionale abbiamo tutti la volontà di conoscere. Ma io credo che noi oggi faremmo opera meritoria se abbassassimo lievemente i toni di contrapposizione tra maggioranza e opposizione, se ci dimenticassimo per un attimo della legge sull'ARPAS, che per altro, come il collega Vargiu sa perfettamente, è all'esame della Commissione sanità in questa fase, se ricordassimo che la stessa Commissione sanità ha sentito il dovere e l'obbligo di promuovere una Commissione d'inchiesta per appurare quali rischi la Sardegna stesse correndo a causa dell'utilizzo dell'uranio impoverito. Sappiamo che sarebbero rischi seri, se quell'utilizzo fosse confermato. Ecco, se abbassassimo i toni e provassimo a intessere un dialogo costruttivo, dimenticando le rispettive appartenenze, oggi forse faremmo cosa utile e daremmo più forza non alla Giunta regionale, ma all'intero popolo sardo attraverso un ordine del giorno, attraverso un accordo, attraverso una qualunque forma condivisa che consenta al Presidente della Regione di intessere con maggiore forza quel dialogo e di imporre finalmente al Governo italiano il rispetto dell'intesa di programma del 1999, rimasta allo stato attuale, come dicevo prima, inattuata. Credo che questa sia una cosa da perseguire, nell'interesse non delle singole parti, ma di tutto il popolo della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà per soli cinque minuti.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, signori Assessori, onorevoli colleghi, il tema delle servitù militari è di grande rilevanza per la nostra Isola perché attiene alla libertà del nostro popolo e alla sua possibilità di programmarne lo sviluppo in piena autonomia. Le servitù militari non sono solo figlie della guerra fredda, della cultura bellicista che ha guidato storicamente le politiche dei governi e delle classi dominanti, ma appartengono anche a quella concezione coloniale che ha ispirato i comportamenti dei vari governi di Roma nell'assegnare alla Sardegna un ruolo di area di servizio anche nel settore militare, sia nazionale che internazionale.

E' arrivato il tempo di cambiare pagina. La Sardegna deve poter affermare la sua sovranità nella propria terra, sovranità che riguarda i suoi diritti inalienabili come popolo, come nazionalità, sanciti nelle carte del diritto internazionale. Inoltre siamo una regione al centro del Mediterraneo che deve svolgere un ruolo di pace e di amicizia tra i popoli, di dialogo e di incontro tra le civiltà, le culture e le religioni di questa parte del mondo, soprattutto tra l'Europa e i paesi del vicino Oriente. L'altra strada, per me sciagurata, sarebbe quella di continuare a ospitare terribili strumenti di morte e assegnare alla Sardegna un ruolo di piattaforma militare per aggredire paesi liberi, magari nel nome della libertà, della democrazia e della superiorità della civiltà occidentale, inventandosi casus belli inesistenti.

Per questo la nostra linea ferma deve essere necessariamente radicale, perché oltre a tutto questo c'è anche il problema dello sviluppo e della salute. Sviluppo che è stato impedito dalla presenza delle servitù, si pensi solo alla pesca e al turismo, e della salute, non conosciamo ciò che avviene nelle esercitazioni, nelle sperimentazioni, nell'uso dell'uranio impoverito ed altro che ha portato alla morte i nostri giovani soldati, ne ha minato irrimediabilmente la salute, come ho già scritto recentemente su tribune libere nei quotidiani sardi e su cui non ritorno.

Le esercitazioni di Teulada, così massicce e senza precedenti, sono il risultato del fatto che gli Stati Uniti sono stati cacciati via da Portorico attraverso una lotta e un referendum popolare che è stato invece negato al popolo sardo sulla base USA di La Maddalena. Questa lotta non la può fare solo il Presidente, deve essere una lotta del Consiglio regionale, delle istituzioni, di associazioni e comitati, in breve di tutto il popolo sardo. Anche per questo, per dire no alle servitù militari e chiedere la chiusura della base USA di La Maddalena, si è deciso di promuovere la quarta marcia sarda per la pace, che si terrà il 6 novembre prossimo nel tratto Gestori-Laconi. Sarà una risposta di popolo, cari signori, a cui siete tutti invitati a partecipare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà per sei minuti.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, sei minuti sono sempre pochi per un argomento di questa portata. La questione delle servitù militari attiene a un tema che coinvolge da una parte la classe politica chiamata a governare la Sardegna attraverso un impulso nuovo e decisivo per il benessere della nostra terra, dall'altra le popolazioni che pagano un prezzo pesante a causa della presenza militare invasiva, che non ha paragoni nel resto delle regioni italiane.

Un peso, come l'ha definito più volte il presidente Soru, che in questi decenni ha frenato qualsiasi sviluppo e ha sradicato intere comunità dal loro territorio. La Sardegna è oggi un immenso patrimonio ambientale, storico e culturale, che necessità di un modello di sviluppo autonomo ecocompatibile che non può e non deve realizzarsi attraverso la presenza militare che rappresenta un ulteriore impoverimento dell'isola e del territorio. Spetta a noi il compito di avviare un'opposizione sociale al Governo nazionale e alla loro concezione distorta di sviluppo. Questo può realizzarsi attraverso la grande mobilitazione di popolo e di coscienze.

Questa maggioranza e in particolar modo il Gruppo della Rifondazione Comunista hanno avviato un'azione istituzionale che certamente non si esaurisce nelle diverse interpellanze e mozioni da noi presentate sulla questione in oggetto e nel sostegno pieno all'azione coraggiosa del Presidente della Regione, ma si articola con un lavoro teso a creare condizioni legislative e politiche per realizzare quell'idea di un nuovo modello di sviluppo e di democrazia partecipata.

La lotta per la pace, che qui in Sardegna ha coinvolto tanti giovani, uomini e donne, significa non solo lotta in difesa dei diritti dei popoli, per la tutela dell'ambiente, per la fine della prepotenza contro i diritti dei sardi, ma ricchezza e sviluppo. Questa mobilitazione, che negli anni è cresciuta conquistandosi sostegno convinto e consapevole dell'opinione pubblica sarda, esige risposte immediate, specie di fronte alla volontà arrogante, come riportato in queste settimane dai quotidiani, di raddoppiare le volumetrie esistenti e intensificare l'utilizzo della nostra Isola in chiave militare nel nuovo scenario mondiale per la spartizione di vaste aree geografiche del pianeta, per la spartizione e il controllo delle risorse energetiche.

La Sardegna non può essere utilizzata per queste ragioni, ma come terra di pace, come ponte ideale di dialogo per tutti i paesi che si affacciano nel Mediterraneo. La gente, le popolazioni si aspettano risposte chiare dalla politica. E' per questa ragione che noi di Rifondazione Comunista proponiamo, come abbiamo già fatto attraverso interpellanze e mozioni, un percorso semplice e chiaro che prevede che tutti i trattati segreti siglati dallo Stato, dai servizi segreti, dai vertici militari americani, mai ratificati dal Parlamento italiano, devono essere resi pubblici, che tenuto conto delle esigenze del popolo sardo venga rinegoziata tutta la presenza complessiva dei militari in Sardegna.

I territori sottratti all'uso militare devono essere bonificati e riconsegnati alle popolazioni per essere soggetti a un piano di sviluppo rispettoso dell'ambiente. La rinascita di questi territori deve svilupparsi dal basso, coinvolgendo i soggetti locali, le amministrazioni pubbliche, le organizzazioni sociali produttive nel recupero delle loro tradizioni economiche. Prima di ogni cosa però il popolo sardo vuole conoscere e capire di più perché, come ha sottolineato Stefania Divertito nel suo ultimo libro dedicato all'uranio impoverito, nella nostra democrazia i cassetti sono pieni di misteri, di scandali, di verità negate. La trasparenza non è la regola, è un'opzione.

Onorevole Vargiu, sui rischi c'è un'ampia letteratura, ampia, ampissima, anche qui in Sardegna. Vogliamo sapere di più su La Maddalena, sul porto nucleare di Cagliari, che è stato inserito tra gli undici porti nei quali sono resi possibili l'attracco e la sosta di navi militari a propulsione nucleare. Vogliamo conoscere, in base alla normativa vigente, al decreto legge 230/90, il piano di emergenza in caso di incidenti, illegalmente secretato per presunte ragioni di sicurezza, mentre deve essere chiaro che un piano di emergenza, per poter essere operativo, esige la conoscenza e il dettaglio da parte della popolazione interessata.

Nel Mediterraneo vanno sempre più concentrandosi immensi arsenali con armamenti a testata nucleare, in contraddizione con gli accordi di diritto internazionale del 1970 (Trattato di non proliferazione nucleare) e con il parere della Corte Internazionale di Giustizia del 1996, che rendono sempre più critica e tesa la situazione per i paesi che vi si affacciano e i popoli che vi risiedono.

In questi mesi, in questi giorni, affronteremo la discussione per riscrivere le riforme, in particolar modo lo Statuto, ma è da questi temi che si dovrà verificare l'effettiva specialità della nostra regione, il concretizzarsi effettivo del diritto all'autogoverno e all'autodeterminazione del nostro popolo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe, colleghi, signori della Giunta, la prego di bloccarmi, Presidente, nel caso in cui il mio intervento sconfini nel populismo e nella demagogia. Lo dico perché esattamente trentadue anni fa - avevo sedici anni - partecipai alla mia prima manifestazione contro le basi militari, forse con l'ingenuità del sedicenne che credeva che quella manifestazione potesse servire, ma nella convinzione che quella presenza militare costituisse un danno per il nostro popolo e la nostra Isola.

Ne sono convinto ancora oggi, però sono passati trentadue anni e, sentendo gli interventi di alcuni colleghi mi sono reso conto che, senza volerlo, essi hanno ripetuto quello che in quest'Aula si va dicendo forse da più di trentadue anni. E' evidente che le azioni portate avanti non hanno sortito quello che, in buona fede, tutti noi, tutti voi, quelli che ci hanno preceduto hanno cercato di portare avanti in questa - uso un termine di sinistra - lotta che il popolo sardo deve fare contro lo Stato italiano, perché ci sono due distinte posizioni. Ecco perché non credo, purtroppo, e non voglio essere pessimista, ovviamente, che finché questo argomento sarà posto come contrapposizione di una Giunta di diverso colore rispetto al Governo nazionale di oggi o contrapposizione di una Giunta di diverso colore rispetto a un Governo nazionale di ieri, e così via, non arriveremo mai a una soluzione. Quel Governo di sinistra di ieri non ha esaminato nel modo dovuto le richieste legittime della Sardegna, probabilmente il Governo di oggi pecca dello stesso atteggiamento. Quindi è una questione che non va affrontata in termini politici di parte, ma va affrontata quando si è convinti di una soluzione e di una proposta.

L'illustrazione del Presidente è stata, devo dire, preoccupante ed è preoccupante per tutti, e se risultasse vero quanto egli, con qualche se, con prudenza anche, ha esposto nella giornata di oggi, non dovremmo più indugiare, ma dovremmo chiedere di sapere. Probabilmente qualcuno tra noi saprà di più, ma avrà dei vincoli, è possibile anche questo, però, quantomeno, chi di dovere deve dire come stanno le cose, che sia a Roma o qua, perché è un nostro diritto sapere ed è un dovere riferire.

Per un attimo, e non me ne voglia colui con cui ho avuto modo di scontrarmi in quest'Aula per altri motivi, perché non sempre si può essere d'accordo, non me ne voglia quindi in questo caso il presidente Soru quando dico che, a mio avviso, una giusta rappresentazione di questa situazione, di questo problema spetterebbe al Consiglio regionale, se ci fossero un Consiglio e una Presidenza autorevoli. Questo vale oggi, ma valeva anche ieri, e anch'io mi sto ripetendo. Dovrebbe essere in carico al Presidente del Consiglio portare, con autorevolezza, la voce del popolo sardo, non delle parti politiche, sul tema delle servitù militari. Quando ho detto che le servitù militari sono anacronistiche per certi versi, intendevo anche dire che non si può continuare a distinguere fra Patto Atlantico, Patto di Varsavia, e così via. Ne è passata di acqua sotto i ponti nel frattempo! Noi abbiamo bisogno sicuramente di un esercito di pace, e io vorrei delle zone di esercitazione dove non si sparano pallottole, non si sperimentano armi e quant'altro, ma si rende un servizio di pace che ogni nazione civile deve organizzare con i propri strumenti. Non si parli più di difesa, Io non vorrei difendermi e credo che abbiamo da difenderci purtroppo soltanto da azioni provocate (terrorismo, per intenderci), ma soprattutto abbiamo una missione di pace da compiere. Sarei propenso a che in Sardegna, come altrove, ci fosse una scuola militare di pace, sembra contraddittorio, ma così non è. Però ci sono popolazioni che vivono anche del contributo di queste azioni. Qual è, allora, a mio avviso, il nostro dovere? La protesta viva, la lotta - sottoscrivo - per un giusto diritto, per una sovranità, per il diritto alla salute, per il diritto ad avere e mostrare la nostra dignità, ma dobbiamo aggiungere alla protesta la proposta. Quindi dobbiamo tutti impegnarci perché per quei territori, da La Maddalena a Teulada, al Salto di Quirra, a Nuoro, a Macomer, impegnati militarmente, ci sia una proposta di sviluppo che impegni, con piani di interventi seri pubblici, e perché no, privati, l'attenzione di questo Consiglio in modo particolare, così come sempre dovrebbe essere, e io destinerei l'80 per cento del nostro lavoro e dei nostri interventi a chi ha più necessità rispetto a chi ha avuto la fortuna di avere di più o ha avuto anche più opportunità, logistiche, commerciali, economiche, culturali.

Ecco perché farei seguire una proposta seria e non un ordine del giorno. Noi e voi insieme possiamo proporre un'alternatività economica, culturale e sociale in quel di Teulada, che serva a bilanciare quei pochi denari che comunque oggi reggono il tessuto economico di quel territorio, le pizzerie, per intenderci, a cui dobbiamo dare un'alternativa. E' questo il nostro compito, ritengo, così come è compito dello Stato, non del Governo di oggi o di quello di domani, ascoltarci e programmare insieme a noi, perché se, come molti di voi pensano, domani ci sarà un Governo di diverso colore, il nostro atteggiamento dovrà essere uguale, perfettamente speculare all'atteggiamento che assumiamo oggi. Non è infatti un problema di questa o di quella maggioranza, anzi, per quanto riguarda i partiti nazionali qui rappresentati, credo che sia obbligo di tutti noi rappresentare ai nostri referenti governativi l'urgenza che questo tema venga chiarito. Affinché non si creino facili allarmismi i vari "se" devono essere chiariti. Forse si sta facendo sperimentazione, dobbiamo sapere se è vero, che cosa si sta sperimentando e se c'è la volontà da parte nostra di condividere o di rigettare questa attività, insieme ai nostri rappresentanti governativi, perché il problema della Sardegna non può essere un problema solo ed esclusivamente sardo.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CAPELLI.) Allora, cosa c'è di nuovo? Di nuovo non c'è assolutamente nulla, di diverso ci potrà essere che la rappresentanza su questo problema sia unitaria, quantomeno. Ma la rappresentanza istituzionale del popolo sardo, intendo quella non segnatamente politica, ossia il Consiglio regionale e la Presidenza del Consiglio, sia a sua volta autorevole e rappresentativa della volontà dei sardi, che noi abbiamo l'obbligo di interpretare e rappresentare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, ho ascoltato con attenzione il richiamo dell'onorevole Capelli, che condivido. La battaglia sulle servitù militari non può avere in alcun modo colore politico. Il collega Capelli ricordava che si tratta di una battaglia risalente a trentadue anni fa, combattuta a vari livelli dal Consiglio regionale. Ci sono, per esempio, tre ordini del giorno della scorsa legislatura, firmati da molti Capigruppo, quindi effettivamente questa è una battaglia che riguarda tutti e il nostro atteggiamento non può cambiare a seconda della parte politica che ci governa, perché stiamo parlando di un tema che abbraccia più parti politiche, abbraccia responsabilità che vanno al di là del colore politico.

Credo, però, che il tema oggi in discussione sia importante e che le dichiarazioni rese in Aula dal presidente Soru portino elementi di preoccupazione seria e importante. Preoccupazione sseria e importante perché il Presidente ci ha ricordato che gli strumenti che il nostro Statuto e la nostra autonomia ci mettono a disposizione sono spuntati. Il Presidente ci ha ricordato che il Comitato paritetico ha votato contro, anche col voto di un rappresentante del Governo, il piano delle esercitazioni militari, perché non erano stati dati chiarimenti sufficienti sui materiali utilizzati per le testate. E la risposta a questo voto contrario è stata che oggi nelle acque del Golfo di Cagliari si raduna una delle più grandi flotte che si siano mai viste in tempo di pace, appartenente a dieci paesi diversi: trentasette unità navali e cinquantasette aerei che, per due settimane, faranno tremare le finestre delle case di Teulada. A nulla è valso quel voto contrario in sede di comitato paritetico. Ci ha ricordato che nonostante le varie prese di posizione, i numerosi ordini del giorno che chiedevano il rispetto di accordi e patti che risalgono a trent'anni fa (per ultima l'intesa di programma del 1999), non si è provveduto al progressivo riequilibro dei gravami militari in Sardegna, che non interessano ventiquattromila ettari di territorio, collega Vargiu, ma ben trentasettemila ettari, cioè il 70 per cento dei gravami militari nazionali, con l'80 per cento del totale delle bombe esplose. La risposta a questa richiesta, a questa rivendicazione, che era semplicemente l'esercizio di un diritto da parte di chi ha già dato e non vuole sottrarsi a dare, ma vuole dare alla pari degli altri, vuole che si faccia una staffetta, che qualcun altro si assuma quest'onere, è stata che si procederà, con ogni probabilità, dato che non abbiamo neanche il diritto di avere informazioni su questo tema, all'ampliamento della base militare di La Maddalena. Un ampliamento che non solo comporterà vincoli ulteriori in una zona pregiata che vorremmo destinare allo sviluppo sostenibile, ma aumenterà le fondate e serie preoccupazioni sulla salute delle popolazioni che vivono in quel territorio.

Il Presidente ci ha anche ricordato che non basta che un Presidente di Regione chieda informazioni sacrosante sui materiali che vengono usati al fine di poter capire, tutelare, prevenire, perché non gli viene riconosciuta dignità sufficiente per ottenere una risposta a queste domande. Quindi, collega Diana, io sono preoccupato perché gli strumenti che ci sono dati oggi (fa bene il collega Balia a ricordare che forse questo è un tema che dovremo includere nella stesura del nuovo Statuto) sono assolutamente spuntati. Mi piacerebbe avere la serenità e l'ottimismo per poter serenamente discutere sul piano di sviluppo di quelle zone, l'ha ricordato più di un collega. Qualcuno ha fatto domande un po' maliziose: cosa ne faremmo di quelle zone se fossero liberate e avessero la libertà di scegliere un proprio modello di sviluppo? Ecco, io vorrei avere questo ottimismo, purtroppo prima di avere questa opportunità dobbiamo combattere una battaglia e probabilmente dobbiamo combatterla uniti, al di là dei colori politici, ma anche con strumenti nuovi. Condivido, se può servire, l'appello che ha fatto il collega Capelli, cioè che il Presidente del Consiglio, oltre al Presidente della Regione, si faccia latore di un'iniziativa, ma credo che stia a ognuno di noi, a ogni consigliere regionale mobilitare i cittadini e pensare a nuove forme per portare avanti una battaglia pacifista, pacifica, ma anche molto ferma.

Qualcuno ha parlato di alternative alle pizzerie, di come potremo valorizzare i territori sottoposti oggi a servitù militari. Cari colleghi, non staremmo qui a parlarne se non ritenessimo che il beneficio ottenibile da un utilizzo alternativo di quei territori sia enormemente più alto di quello dato da qualche centinaio di buste paga civili. Ricordiamoci, infatti, che si parla sempre di diecimila posti di lavoro legati alle basi militari, ma sono diecimila posti di lavoro legati ai militari, e noi non vogliamo mandare via i militari, vogliamo chiudere i poligoni di tiro, il che non significa mandare via i militari. Infatti a Foresta Burgos, ci ha riferito l'Assessore dell'agricoltura, stiamo aprendo la Scuola di polizia per avere più militari che fanno addestramento a cavallo, che studiano, che stanno nella nostra terra. Non stiamo dicendo che si debbano mandare via i militari, stiamo dicendo che sono appena qualche centinaio le buste paga civili legate alla presenza militare, per altro per i soliti lavori da manutentore o di pulizia, perché la pizzeria e il ristorante - si informi caro collega Capelli - sono anche dentro la base di Teulada, e ormai i militari non hanno più bisogno di uscire dalla zona militare.

Noi non abbiamo neanche la dignità, in merito a questa grande industria bellica che è presente in Sardegna, di poter fare tecnologia, manutenzione, ricerca, innovazione, non abbiamo neanche il beneficio di avere il contorno, in termini di ricerca, di quella che è un'industria militare. Se noi non fossimo in grado di immaginare un modello di sviluppo diverso da quello dato da qualche centinaio di buste paga civili, non avremmo nessuna speranza in nessun ambito, non avremmo nessuna speranza nel gestire i parchi, le risorse naturali, le nostre coste, l'ambiente, lo sviluppo sostenibile. E' un esercizio che credo vorremo fare, ma prima dobbiamo porci nelle condizioni di riequilibrare questi gravami.

Vorrei concludere questo breve intervento augurandomi che quella costante antropologica che Giovanni Lilliu ha definito costante resistenziale, cioè la capacità che i sardi hanno ormai quasi come tratto genetico di resistere alle invasioni, che forse risale alle invasioni cartaginesi del VI secolo avanti Cristo, e che ci ha indotto spesso a ritirarci verso l'interno per preservare la nostra autonomia e la nostra identità, possa diventare azione concreta, un'azione che non si deve esaurire in questo Consiglio, ma, come hanno detto molti altri colleghi, deve mobilitare in forme nuove la nostra comunità, le parti sociali, ognuno di noi e l'istituzione regionale nel suo complesso. Perché, oggi, se non si risponde a domande come quelle poste dal Presidente della Regione si mette in dubbio anche un patto con lo Stato, si mette in dubbio anche una forma di federalismo solidale a cui ognuno di noi vuole partecipare, ma senza subire prevaricazioni, per poter riprendere in mano le opportunità e le risorse per guidare il proprio destino.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho avuto stamattina una notizia molto riservata che il mio dovere istituzionale mi obbliga a riferire e lo faccio anche per tranquillizzare i colleghi filogovernativi: gli ottomila soldati e soldatesse, le trenta unità navali e probabilmente i sommergibili nucleari che sono sbarcati a Teulada useranno coriandoli e stelle filanti! Non ci saranno pericoli per la salute, quindi è una notizia che deve rassicurare questo perbenismo che aleggia nell'aria.

La discussione sulle servitù militari, che rappresenta uno dei punti strategici di questa legislatura, l'ha fatta emergere - e ha fatto benissimo - il presidente Soru, il quale ha ripreso una battaglia del Partito Sardo d'Azione che risale a vent'anni fa. Per deficit di sardismo, nessun altro ha avuto il coraggio e la determinazione che sta dimostrando il presidente Soru, però, per impegnarci, da buoni sardi, a indebolire la forza del Presidente, quindi di una sacrosanta rivendicazione, emergono i distinguo, i se, il filoamericanismo, qualcosa che mi indigna profondamente.

E' chiaro che se diamo sfogo alla demagogia, se ingeneriamo nell'animo dei sardi aspettative che non sono confortate da certezze giuridiche, sbagliamo. Però non è vergogna dire che il presidente Soru è impotente dal punto di vista tecnico-giuridico, ha pochi strumenti, e quelli che sono in nostro possesso, spesso, non li abbiamo usati, per un'inspiegabile sudditanza di tutti i governi regionali che si sono avvicendati. Ricordo, oltre che la passione, il coraggio di Mario Melis, in un periodo storico ancora più reazionario, conformista, appiattito sulle posizioni di questo mondo militare, che spesso rasenta la mafia, di trascinare di trascinare un ministro opulento, ma liberal-statalista come Spadolini davanti all'opinione pubblica, creando un clima che si è poi dissipato. Noi oggi dobbiamo creare le condizioni, senza proclami isterici, perché si ridiscuta la fastidiosa presenza delle servitù militari. E non è un antiamericanismo di maniera, potrebbe trattarsi di filippini, greci o turchi, ma è intollerabile che nella nostra terra ci sia una presenza fastidiosa e gravosa come quella delle servitù militari.

Dal punto di vista degli strumenti parlavo della legge numero 898 del 1976 e della legge numero 104 del 1990. La prima dice esattamente, all'articolo 10: "Ogni cinque anni dall'imposizione delle limitazioni si procede a revisione generale per accertare se le limitazioni stesse siano ancora necessarie per le esigenze della difesa nazionale". E aggiunge: "Se non interviene decreto di conferma alla prevista scadenza, le limitazioni restano estinte a ogni effetto". Non ci sono sanzioni, ma è un deterrente. Perché non usiamo questi strumenti, seppure blandi, nei confronti dello Stato? Perché non trasciniamo lo Stato italiano quando disattende lo stesso articolo 32 della Costituzione, che impone un limite inviolabile come quello della salute?

Allora dobbiamo avere la forza di dire al presidente Soru: "Stai andando bene, alla grande, vai avanti", e non tentare di indebolirlo. Questo è il pericolo! Chi è antimilitare? Però è intollerabile che non si sappia ancora quali elementi chimici si usano nella nostra terra. E per che cosa? Per creare business per alcune famiglie italiane, non certamente per la Sardegna. Ma guardate che la Sardegna, proprio attraverso la repressione, la rivisitazione forzata in peius del suo modello di sviluppo, garantisce la pace e la sicurezza all'Europa! Perché oggi ci sono belgi, canadesi, americani, tedeschi, inglesi in casa nostra e a noi non resta che l'inquinamento. Ma ci ricordiamo quando un leader ambientalista - parlo di Fulco Pratesi - faceva erroneamente passare il messaggio di un'equazione devastante: militari uguale salvaguardia dell'ambiente. Per fortuna si sono redenti. Ma quale salvaguardia dell'ambiente? C'è un inquinamento spaventoso, questo è certo, che unitamente alla sedimentazione di metalli, di proiettili, sta togliendo spazio vitale al mare, e quindi a uno strumento di lavoro e di crescita che poi viene volgarmente banalizzato con la monetizzazione!

Come si può lasciare il Presidente del popolo sardo solo di fronte ai capricci di funzionari romani e agli atteggiamenti anche irresponsabili di alcuni politici sardi, che sono i fiduciari di queste logiche romane? Ma di fronte a un argomento così importante per il nostro sviluppo, per la nostra sovranità, dovremmo, come sardi, darci la mano e risolverlo. L'intesa istituzionale di programma siglata da Palomba e D'Alema, nel 1999, era certo un accordo tra la Regione e lo Stato, ma ha ragione qualcuno che mi ha preceduto quando dice che, al di là dei colori, spesso questi accordi vengono disattesi. Presidente Soru, il prossimo anno ci sarà il rinnovo della Camera e del Senato, e lei deve mettere come condizione di "alleabilità" questo punto: le servitù militari vanno riviste. E' intollerabile questa presenza e non ci sono sconti da fare a nessuno, perché i sardi e noi consiglieri regionali siamo stati sbeffeggiati da tutti i Governi che si sono succeduti.

Allora mi domando: è possibile che anche per quanto riguarda il porto canale di Cagliari, dove si presume transitino strumenti militari a composizione nucleare, si parli di un piano di emergenza segreto, e noi siamo impossibilitati ad avere qualunque informazione al riguardo? Vorrei richiamare l'attenzione, con senso di responsabilità, sul fatto che c'è una variabile internazionale creata dal terrorismo per cui, certamente, un piano di emergenza secretato non può essere pubblicizzato, con ingenua trasparenza, attraverso Sorrisi e Canzoni o quotidiani locali o siti Internet, però il Presidente del popolo sardo ha il diritto e il dovere di conoscere questo piano e ci deve rassicurare, se non è una bufala come quella di La Maddalena.

Chiudo dicendo che anche su La Maddalena, colleghi, la classe politica sarda si è appiattita e ha accettato ignobilmente una violazione della Costituzione italiana, un arbitrio consumato da Andreotti, che in un modo singolare e personale aveva intessuto rapporti con gli Stati Uniti, scavalcando e violando gli articoli 80 e 87 della Costituzione, che obbligano al dibattito nelle Camere e alla ratifica da parte del Presidente della Repubblica. Tutte cose che sono state, nell'indifferenza dei sardi, dimenticate. Gli strumenti li abbiamo, dobbiamo avere il coraggio, e credo che il presidente Soru lo stia dimostrando, anche di trascinare in modo provocatorio alla Corte di Giustizia Europea, chi si permette di violare la nostra sovranità, di bruciare qui sostanze dannose, perniciose per la salute. E ci è anche vietato di esprimere, attraverso l'istituto del referendum, il nostro gradimento o il nostro dissenso. Ma stiamo scherzando! Ecco perché dico che su argomenti del genere non ci devono essere steccati e frammentazioni. Aiutiamo la Sardegna a rivedere questa intollerabile presenza, perché veramente, dopo mezzo secolo, è giusto che le basi militari abbandonino la nostra terra e si collochino da altre parti, perché dobbiamo ridistribuire anche queste presenze.

Un'ultima cosa: dopo che la Sardegna presta il cielo, la terra, il mare viene addirittura esclusa - il rischio è palese, ormai è serio purtroppo - dal famoso Obiettivo 1. Ma oggi in questa nostra terra non stiamo noi offrendo servizi e purtroppo anche altro all'Europa? Perché allora non facciamo valere non solo un parametro indicativo come il prodotto interno lordo, che ci penalizza separandoci, per un quozientino insignificante, pari allo 0,28 per cento, dal famoso tetto necessario per stare dentro l'Obiettivo 1, ma anche queste ragioni politiche, la concretezza della politica, presidente Soru? Lei, Presidente, dal punto di vista giuridico, nei trattati internazionali e nella politica militare è debole, non perché lo sia geneticamente, ma perché purtroppo la politica militare è fatta così. E allora diamo forza al Presidente, uniti nel rivendicare politicamente. Voglio fare una proposta: il prossimo Consiglio regionale, se è possibile per Regolamento, teniamolo a Teulada e chiamiamo ad adunanza tutti i sardi di buona volontà, per dimostrare pacificamente il nostro dissenso verso questo mondo militare che veramente ha superato ogni limite!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, sono passati appena tre mesi da quando in quest'Aula abbiamo discusso una mozione con la quale affermavamo la necessità di modificare l'incidenza delle servitù militari nella nostra Regione e che intendeva impegnare la Giunta a un'iniziativa concreta per fronteggiare i danni subiti dai pescatori di Teulada, di Sant'Anna Arresi e delle altre marinerie, in conseguenza dei limiti imposti alla loro attività proprio dalla presenza militare in quei territori.

Gli argomenti a supporto di quella mozione nascevano soprattutto da due elementi: l'esistenza di una situazione di fatto oggettiva e nota a tutti e la necessità di affermare alcuni principi che riteniamo fondamentali e che crediamo condivisi dalla gran parte dei nostri concittadini. La situazione esistente presenta un insostenibile eccesso di servitù militari sopportato attualmente dalla Sardegna. Nessuno può considerare equa questa ripartizione e non l'ha considerata equa nemmeno lo Stato italiano, visti i diversi atti ufficiali con i quali ha riconosciuto la necessità di rivedere l'incidenza delle servitù militari sul nostro territorio. Mi riferisco alla relazione conclusiva di sintesi dei lavori della Commissione mista Stato-Regione Autonoma della Sardegna, quella che qualcuno definisce la Commissione Spadolini-Melis, e mi riferisco all'intesa istituzionale di programma sottoscritta nel 1999 dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Giunta regionale. Un'intesa nella quale, con l'Accordo di programma quadro numero 9, si stabiliva l'obiettivo di ridurre il peso delle servitù militari nella nostra regione anche attraverso il decentramento delle strutture militari dai centri urbani e la conversione a scopi produttivi dei siti militari non più utilizzabili dal Governo.

Sulla base dell'evidenza di questi dati di fatto, la mozione che discutemmo nello scorso mese di giugno trovava il suo significato profondo nell'espressione di alcuni principi fondamentali. Innanzitutto, il diritto della nostra Regione a determinare il proprio futuro e ad assumere la piena responsabilità del governo delle proprie risorse territoriali e ambientali; inoltre, la conferma dell'impegno della Sardegna a contribuire alla sicurezza dell'intero Paese, ma in condizione di parità ed equilibrio con tutte le altre regioni d'Italia; ancora, la rinnovata offerta di collaborazione e di amicizia alle forze armate e ai loro rappresentanti in Sardegna, ma nella piena libertà delle nostre comunità dalla dipendenza economica nei confronti del cosiddetto indotto degli insediamenti militari locali; infine, la riconferma del diritto irrinunciabile di tutti i lavoratori sardi a esercitare liberamente i loro mestieri, come nelle altre regioni d'Italia, evitando che intere categorie di alcuni territori rimangano eternamente dipendenti dal sistema degli indennizzi economici.

Certo, la discussione di tre mesi fa era fortemente condizionata dalla difficile vicenda dei pescatori di Teulada e di Sant'Anna Arresi, nella quale non mancarono i tentativi di strumentalizzazione. Tutti noi ricordiamo il ruolo svolto dal Governo nazionale e in particolare dal Sottosegretario alla difesa, che con comportamenti ostruzionistici e demagogici tentava di minipolare il grave disagio degli operatori della pesca di un intero territorio. Ci chiedemmo, allora, perché il Governo si esponesse tanto su posizioni evidentemente insostenibili e pensammo che l'unico motivo fosse la volontà di ingaggiare un polemico braccio di ferro con la Regione Sardegna, colpevole di essere guidata da un Presidente e da una maggioranza politica non gradita all'attuale Governo nazionale. Era un gioco spregiudicato, tentato senza tener conto dei gravissimi disagi patiti dai pescatori e dalle loro famiglie, e la conclusione di quella vicenda dimostrò la correttezza della posizione tenuta dalla Regione e la scarsa consistenza delle obiezioni del Governo.

Nel frattempo la qualità del confronto con il Governo nazionale purtroppo non è affatto migliorata. E' di questi giorni il deludente confronto svoltosi tra il presidente Soru e il ministro Tremonti su un altro grande problema, quello delle mancate entrate relative a IRPEF e IVA che lo Stato italiano ha accumulato negli ultimi quindici anni. L'atteggiamento di questo Ministro, prima giubilato poi riciclato, è stato illuminante sul profilo generale di un Governo che, avviata una rovinosa conclusione di legislatura, pensa soltanto a proteggere interessi di parte e talvolta individuali, incapace di dare risposte e di assumere le responsabilità che gli competono.

Ma non c'è da stupirsi, e lo stesso Tremonti, col decreto legislativo numero 63 del 2000, costituiva la società Patrimonio dello Stato S.p.A., ponendo le premesse, tra l'altro, per il tentativo di scippo del complesso della manifattura tabacchi di Cagliari, nel totale disprezzo delle previsioni del nostro Statuto regionale e dell'intesa Stato-Regione del 1999. Ed è lo stesso Tremonti che, non molto tempo fa, ha suggerito alle Regioni di vendere le coste di maggior pregio ambientale per fare cassa.

Non credo proprio, colleghi, che troveremo ascolto e collaborazione da parte di chi esprime questa singolare cultura di governo. Infatti, mentre si è realizzata una progressiva riduzione del demanio e delle servitù militari in molte parti d'Italia, soprattutto in Friuli Venezia Giulia e in Sicilia, identica riduzione non ha interessato invece la Sardegna, che continua a vedere porzioni esorbitanti del proprio territorio e del proprio mare asservite a fini militari e dunque sottratte a tutte le attività e a qualunque forma di fruizione da parte delle comunità locali. Questo problema si intreccia con la grave crisi che colpisce la nostra economia, costringendo alcune comunità a patire un handicap ulteriore dovuto alla indisponibilità di parti spesso importanti del proprio territorio, che potrebbero giocare un ruolo fondamentale nei progetti di sviluppo e di rilancio delle economie locali.

Emblematico di questo stato di cose il caso di La Maddalena, in evidenza in questi giorni, che vorrebbe puntare sulla riconversione dell'arsenale per alimentare una vocazione turistica, e che vede nella presenza della base di Santo Stefano un ostacolo enorme per lo sviluppo dell'economia dell'intera provincia della Gallura. Non è possibile che la domanda espressa da La Maddalena, dalla Gallura, dall'intera Sardegna continui a rimanere senza risposta. Come si può continuare a tollerare la frustrazione di intere province che da decenni hanno generosamente dato i pezzi più pregiati del proprio territorio per ospitare le basi militari? Qualcuno ancora ha il coraggio di mantenere in piedi le vecchie argomentazioni strumentali che per tutti i comuni a forte economia militare - La Maddalena, Teulada, Macomer, Perdasdefogu e altri - si traducono nel vecchio ricatto occupazionale che dice: "Attenti, se vanno via le basi, si perdono centinaia di posti di lavoro"? Oppure le strumentalizzazioni di chi scambia la legittima necessità di ridiscutere i termini della presenza militare sul nostro territorio come una forma di ostilità nei confronti dei militari o di scarsa generosità dei sardi nel contribuire alla realizzazione di un adeguato sistema di difesa nazionale ed internazionale?

No, colleghi, su questo tema non c'è più spazio per strumentalizzazioni o prese di posizione dettate da logiche di schieramento. E' in gioco un interesse generale, il diritto dei sardi a riprendersi il governo del proprio patrimonio territoriale, che è anche patrimonio di cultura, di identità ed è economia. Per questo credo che l'intero Consiglio regionale debba trovare piena unità di intenti dando mandato al Presidente di continuare ad affrontare in modo risoluto questo problema, chiedendo al Governo nazionale di rispettare i documenti sottoscritti con la Regione sarda. Ma per quanto abbiamo visto finora devo anche dire, con franchezza, che è lecito nutrire più di un dubbio sulla disponibilità del Governo nazionale a riconoscere i diritti della nostra Regione in merito.

Allora occorre che il confronto non rimanga circoscritto alle sfere politico-istituzionali, ma si allarghi, con il contributo dell'intera società sarda, delle autonomie locali, delle categorie, di tutti i cittadini. Sul tema delle servitù militari occorre avviare una grande mobilitazione che non consenta a nessuno di eludere la domanda di equità e di giustizia che in questa materia i sardi hanno il diritto di porre con forza.

Vedete, colleghi, questa maggioranza, la Giunta e il Presidente hanno ricevuto un mandato forte dagli elettori per realizzare un progetto di sviluppo della nostra Regione basato sulla identità, sull'ambiente, sul valore, sulle potenzialità dei nostri territori, dei nostri saperi e della nostra cultura. Riappropriarci del nostro patrimonio territoriale, riequilibrando il peso delle servitù militari rispetto alle altre regioni italiane, è premessa indispensabile per realizzare questo progetto. Abbiamo non soltanto il diritto, ma anche il dovere di farlo se vogliamo rispettare gli impegni che abbiamo assunto nei confronti dei sardi. Contemporaneamente siamo pienamente consapevoli della portata di questo obiettivo e del suo valore generale. Per questo non abbiamo la presunzione di realizzare tutto da soli, al contrario spero che possiamo condividere un grande obiettivo unitario da realizzare con il contributo di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio regionale e con la mobilitazione e la partecipazione di tutti i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Grazie, signor Presidente del Consiglio, e grazie anche al Presidente della Regione, l'onorevole Soru, che ha voluto utilizzare la giornata odierna per una comunicazione importante, già prevista nell'ordine del giorno che abbiamo votato il 23 giugno scorso. Erano state date cinque indicazioni di lavoro, in quella occasione, e la comunicazione del Presidente è coerente con quella impostazione.

Oggi noi dobbiamo cercare, lo dico ai colleghi del centrodestra, di fare qualche passo in avanti, perché le difficoltà che stiamo incontrando come Regione sarda vanno lette unitariamente per superarle in modo conclusivo. Penso che non dobbiamo differenziarci sui termini prudenza e imprudenza: io considero prudente chi denuncia una situazione che si sta proponendo per la Sardegna, considero imprudente chi la sottovaluta. Il presidente Soru è stato dunque prudente, ha usato la prudenza della responsabilità per denunciare una situazione e indicare una prospettiva. Imprudente sarebbe stato sottovalutare, e noi non siamo imprudenti. Noi siamo prudenti e vogliamo impegnare il Consiglio in un'iniziativa unitaria che rafforzi l'iniziativa del Presidente e la faccia diventare iniziativa della Regione, non della Regione che è presente in quest'Aula, ma della Regione che è presente nelle istituzioni, nella nostra realtà sociale ed economica. Noi non vogliamo lanciare una sfida, lo dico ai colleghi che sono preoccupati, noi lanciamo un invito: vi invitiamo a condividere questa iniziativa e dico di più: abbiamo prospettato un'ipotesi di lavoro e dobbiamo vincere la diffidenza. Lo dico al collega Diana che è persona prudente ed è tra quelli che per primi hanno manifestato una diffidenza molto forte. Con la diffidenza non si affronta un tema complesso come quello che il presidente Soru ha messo all'ordine del giorno della seduta odierna. La diffidenza è un elemento di divisione che noi dobbiamo superare, e se io determino diffidenza sono disponibile a ragionare per superare tale diffidenza.

E allora, esaminiamo il tema così com'è stato proposto. Le indennità ai pescatori: si è arrivati a una soluzione, ma noi non dobbiamo discutere della soluzione, dobbiamo discutere della ragione per cui si è arrivati a una richiesta di un'indennità, perché occorre rimuovere il problema, ma con un atteggiamento di prudenza, di competenza e partecipazione. L'eliminazione della indennità sarebbe la soluzione al problema, perché vorrebbe dire aver liberato le zone interessate da una presenza invadente, preoccupante, che determina in quelle realtà, ma non solo in quelle, situazioni gravi, gravissime, e chi se n'è occupato, come i colleghi della Commissione sanità, sa che sono situazioni che possono portare anche alla morte.

Il Presidente dice: "Noi non sappiamo se si usi l'uranio impoverito, lo vorremmo sapere". Ma se fossimo in presenza dell'uranio impoverito che fa il Consiglio regionale? Dice che è imprudente denunciare l'esistenza di quella situazione, come hanno fatto i militari che sono stati sentiti dai colleghi della Commissione sanità. Allora, vi invitiamo a studiare assieme la situazione, perché ci rendiamo conto di affrontare una battaglia di dimensioni nazionali e sovranazionali. Ci vuole una grande unità che nasce dal superamento della diffidenza, perché dobbiamo affrontare il tema delle servitù, il tema della presenza degli americani chiarendolo una volta per tutte. Io sono stato uno di quelli che hanno partecipato alle prime manifestazioni contro la presenza delle basi americane a La Maddalena. L'ho accettata senza dare il consenso, ma ora, a distanza di tanti anni, cambiata la situazione internazionale, è giusto che la Sardegna, l'Italia, l'Europa, il Mondo si riapproprino di quel territorio? Io penso di sì. Che cosa ci differenzia? La preoccupazione che si perdano posti di lavoro? Si fa una piattaforma alternativa. Lunedì, a La Maddalena, in Consiglio comunale, sono convocati tutti i sindaci della Gallura, i consiglieri regionali e i parlamentari per ragionare sulle alternative. Perché una parte del Consiglio si vuole differenziare da quell'iniziativa? Portiamo avanti l'iniziativa, troviamo un punto d'incontro con la prudenza che serve in queste occasioni.

Per quanto riguarda La Maddalena, è vero ciò che ha detto il presidente Soru, anch'io ho visto dei documenti, che in parte sono stati smentiti, ma da chi? Da un Assessore che ha partecipato a un incontro a Roma, in cui è stato stabilito che alcune aree di sua proprietà fossero messe a disposizione degli americani per costruire degli alloggi. Ma come si fa a non denunciare un fatto come questo? E' imprudente? No, è prudente denunciarlo e superarlo.

Sul parco di La Maddalena, che costituisce una risposta di carattere internazionale e deve essere inserito nello sviluppo di quella parte di territorio, perché non accettate l'invito che vi è stato rivolto a trovare una convergenza? Io sono favorevole al superamento delle impostazioni tradizionali se serve per sostenere le nostre argomentazioni, ma nonostante il Presidente della Regione abbia tenuto degli incontri con il Governo in diverse occasioni e su diversi temi, come quelli che stiamo trattando oggi, permane una diffidenza che impedisce di dare forza, caro collega Atzeri, a tutto il popolo sardo. Allora è opportuno che i Capigruppo della maggioranza e della minoranza accompagnino il Presidente, che guida la delegazione di tutti i rappresentanti del popolo sardo, e si incontrino con il Governo per superare in questo modo la diffidenza. E' un invito, non è una sfida, ma credo che non ci siano altri strumenti per superare questa diffidenza. I Capigruppo, guidati dal Presidente della Regione, portino avanti questa battaglia per ridurre la presenza delle servitù militari, per fare in modo che gli americani, che sono diventati amici nel tempo, rimangano amici dei sardi, ma lascino il territorio per poterci tornare da amici. L'Italia e l'Europa potranno individuare altri siti idonei ad ospitare quelle basi, se ce ne fosse bisogno, perché noi abbiamo già dato da questo punto di vista. Certo non si potrà dire che il popolo sardo non sia ospitale, che la popolazione della Gallura non sia ospitale, ma l'ospitalità, lo sappiamo tutti, deve avere un inizio e una fine, se no puzza. E allora perché non avviare un'iniziativa straordinaria di tutto il Consiglio regionale, per cui i Capigruppo si fanno carico di seguire le indicazioni del presidente Soru sull'apertura di un confronto con il Governo per portare a casa un risultato? Chi se ne avvantaggerà? Se ne avvantaggerà l'intero popolo sardo, non solo una parte di esso, e, aggiungo, cari colleghi del centrodestra, ve ne avvantaggerete anche voi se accettate questo nostro invito, perché sappiamo che perderete le prossime elezioni e saremo noi dalla parte in cui siete voi adesso! Quindi è chiaro che occorre fare adesso un'operazione che metta avanti il merito della nostra discussione e lasci da parte la diffidenza, le strumentalità, le posizioni elettorali o elettoralistiche.

Potete accogliere il nostro invito? Lo deve dire il collega La Spisa, e badate che se lo accoglierete tutti insieme daremo un messaggio alla Sardegna, un messaggio di rafforzamento della nostra idea di pace, perché non è solo una parte politica che si muove su una posizione, ma sono entrambe le parti che diventano attrici e realizzano il progetto. Noi, il centrosinistra, il presidente Soru, vi facciamo questo invito senza nessuna malizia, nella convinzione che ci sia bisogno dell'impegno di tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi crediamo che su questo tema sia opportuno sicuramente un approfondimento e un confronto politico senza pregiudizi e senza atteggiamenti strumentali. Questo lo dico in premessa, ma non posso certamente non partire dal tono e dai contenuti della comunicazione fatta dal Presidente della Regione all'inizio di questo dibattito in cui.

Come altri colleghi della opposizione hanno rilevato, il presidente Soru ha fatto alcune affermazioni che preoccupano per due motivi: innanzitutto perché si teme l'avvio di esercitazioni militari non ordinarie, ma imponenti dal punto di vista della quantità dei mezzi e della presenza sul territorio, che possono prevedere anche delle sperimentazioni. La parola "sperimentazione" è inquietante. Io sottoscrivo quanto hanno già detto i colleghi Vargiu e Diana, cioè che le parole hanno un peso, se poi queste parole hanno anche una valenza preoccupante, come la parola "sperimentazione", devono essere supportate da documenti, da prove o quanto meno da indizi, perché altrimenti davvero questo nostro dibattito può concludersi con un messaggio all'esterno di allarme o addirittura con un allarmismo, ma giustificato da che cosa? Dalle parole autorevoli del Presidente della Regione, ma non basta che le sue affermazioni siano supportate dalla autorevolezza dell'istituzione regionale, devono essere supportate anche da fatti, dati e indicazioni precise. Noi invitiamo a comunicare questi fatti, a fornire documenti o almeno indizi se ci sono. Questo è il primo aspetto.

Il secondo aspetto riguarda il fatto che la questione della presenza militare sul nostro territorio può essere affrontata per quello che è, e che giustamente deve essere, cioè un problema di politica del territorio, di uso del nostro territorio, di uso di questo bene inestimabile che è il nostro ambiente, parallelamente all'esigenza di servizi, in questo caso dati dallo Stato, che hanno anche una ricaduta economica che non può essere ignorata.

Credo che si debba avviare davvero un confronto molto serrato sulla presenza delle autorità militari e in particolare, riprendendo la distinzione fatta dal collega Porcu, sul fatto che possiamo essere tutti favorevoli a una presenza militare sul nostro territorio, perché l'istituzione militare non è un'istituzione di guerra, ma è un'istituzione di pace, che ha costituzionalmente in Italia e quindi in Sardegna e in Europa una vocazione alla difesa del territorio, della democrazia e della pace. Siamo sardi, italiani ed europei, ma siamo in particolare sardi e italiani, e sappiamo bene che la nostra è una civiltà che non ha, per carattere e tradizione, predisposizione alla guerra, al conflitto a tutti i costi. Questa è una caratteristica preziosa della nostra cultura e dobbiamo mantenerla.

Ma, allora, se il problema della presenza dei militari in Sardegna va affrontato politicamente, non deve essere affrontato sconfinando su un altro livello della questione, in cui abbiamo una competenza molto limitata. Cioè, la presenza dei militari in Sardegna non è un problema che attiene alla politica della difesa e neanche alla politica estera. La politica della difesa e la politica estera sono portate avanti dallo Stato italiano certamente tenendo conto del contributo delle popolazioni e delle istituzioni regionali e locali, ma evidentemente vi sono esigenze di rappresentazione di problemi e di obiettivi, di grandi obiettivi strategici per il Paese, che richiedono una valutazione che attiene principalmente al livello statale, a cui noi dobbiamo concorrere, ma che vede come protagonista proprio lo Stato, a prescindere dalla colorazione politica del Governo.

Noi dobbiamo liberare il confronto, se confronto deve esserci, onorevole Cugini. Io dico: il confronto ci sia. Raccogliamo volentieri l'invito a portare questo problema da un livello di scontro tra Governo regionale e Governo nazionale a un livello, invece, di confronto tra al Regione e lo Stato, in cui l'iniziativa parlamentare, l'elaborazione e l'individuazione di obiettivi avvengano a livello parlamentare anche nei rapporti tra l'Assemblea legislativa regionale e il Parlamento italiano. In questo modo, si può davvero tentare di dare a questo confronto e all'iniziativa politica la dignità e l'equilibrio che sono utili non soltanto perché si possa arrivare alla predisposizione di documenti comuni, ma anche perché si possa arrivare - ed è quello che ci interessa di più come sardi - a qualche risultato concreto. Il risultato concreto deve essere il ridimensionamento della presenza militare in Sardegna e il controllo democratico degli effetti sull'ambiente, sulla salute, sull'economia della nostra regione di questa presenza e in particolare della presenza militare operativa, cioè delle esercitazioni militari, dei poligoni di tiro e così via, tenendo presente che c'è sicuramente una peculiarità della questione della base militare di La Maddalena, che obiettivamente ha caratteristiche sue proprie e richiede una mobilitazione, un confronto nelle realtà locali che va rispettato e condiviso come tale. Però, deve essere chiara una cosa: abbiamo detto che non vi devono essere atteggiamenti strumentali, e se l'opposizione può fare certamente il tentativo di non utilizzare questo argomento per trarne benefici elettoralistici di breve periodo, altrettanto deve fare la maggioranza e anche il Presidente della Regione.

Siamo molto chiari ed espliciti, qual è il messaggio del dibattito odierno? Quello che accanto alla vertenza sulle entrate si avvia con grande rumore e si tiene alta la vertenza sulla presenza militare in Sardegna? Qui siamo responsabili tutti se il messaggio all'esterno sarà caricato del fatto che il Presidente si fa alfiere dell'autonomia della Sardegna e di quella parte antimilitarista che è presente, legittimamente, anche nelle realtà politiche e istituzionali della Sardegna o se farà capire che la Regione vuole un dialogo, un tavolo di confronto aperto e serio con lo Stato, in cui si possano esaminare i problemi, i dati di fatto, le notizie che abbiamo e cercarne anche altre, se è necessario, pretenderle, giustamente. Un confronto democratico deve essere avviato su questo problema, ma per arrivare a un dialogo con lo Stato. Se comincia oggi questo confronto potrà essere portato a termine in un tempo che sicuramente non sarà breve, e non si esaurirà forse in questa legislatura né tanto meno nel tempo che rimane della legislatura statale. Noi raccogliamo l'invito al confronto e, aggiungo, cerchiamo di individuare delle modalità attraverso cui il Consiglio regionale possa effettivamente studiare i problemi, esaminarli e arrivare alla predisposizione di documenti unitari.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, signor Presidente, ringrazio veramente tutti per questo dibattito che è stato particolarmente sereno, pacato e molto costruttivo, e spero di essere altrettanto utile in questa risposta.

Alla fine di questa giornata saranno a disposizione tutti i documenti che ho citato. Il disciplinare d'uso di Capo Teulada viene firmato ogni cinque anni e scadrà a dicembre. In questo disciplinare, che il Comune di Teulada conosce perfettamente, e che forse è passato inosservato, è scritto, subito, all'articolo 2: "Lo Stato Maggiore dell'Esercito dispone o autorizza inoltre, nel rispetto delle norme per l'utilizzo del poligono di Capo Teulada, lo svolgimento di particolari esercitazioni o sperimentazioni di interesse nazionale o NATO". Quindi è scritto, in un documento firmato dal Presidente della Regione, che si autorizza Capo Teulada a fare particolari esercitazioni o sperimentazioni di interesse dell'Esercito italiano o NATO. Io credo che tutto questo sia preoccupante e infatti preoccupa il Comune di Teulada, preoccupa il Sindaco di Teulada, che mi ha espressamente chiesto di fare almeno cancellare le sperimentazioni.

Qui ci sono dei documenti, con carta intestata della NSA (National Security Agency), dell'Esercito e della Marina americani, che, se fossero confermati, sarebbero gravissimi. Siccome temo anche la disinformazione, ho chiesto immediatamente all'Ambasciatore americano di confermarne l'autenticità, gliel'ho già chiesto due volte. L'Ambasciatore americano è appena arrivato in Italia e quindi forse non ha avuto il tempo di soddisfare la mia richiesta, ma ha promesso che a giorni finalmente fisserà un incontro e mi dirà se questi documenti sono veri o falsi. Ho chiesto anche al ministro Martino di farmi sapere se questi documenti sono veri o falsi, prima di consegnarli all'opinione pubblica, ma il Ministro non mi ha risposto, se non attraverso un comunicato stampa del sottosegretario. Ha promesso un incontro, ma nel frattempo non sappiamo nulla. Io penso che siano veri, comunque con questo dubbio li consegno al Consiglio regionale, affinché li esamini, laddove si parla della triplicazione della presenza militare a La Maddalena, dell'occupazione definitiva di La Maddalena, in un'ottica di maggiore efficienza della presenza americana in tutta Europa, e del programma effettivamente in corso di rifocalizzazione e concentrazione in alcuni punti.

Ho anche avuto notizia di un incontro che una persona importante ha avuto recentemente con l'Ambasciatore americano. Potendosi considerare, per certi versi, sardo, questo signore avrebbe chiesto: "E a La Maddalena?" L'Ambasciatore gli avrebbe risposto di non essere ancora particolarmente informato, ma il suo addetto militare avrebbe detto: "Ci stiamo riflettendo". E' vero, ci stanno riflettendo, e poiché ci stanno riflettendo è questo il momento di far sentire fortissima la voce dei sardi, che vogliono che a La Maddalena non ci siano più traffici di sommergibili americani, che La Maddalena sia restituita al pieno servizio civile, che La Maddalena diventi un parco naturale, così com'è, e smetta di essere quella sciocchezza di parco nazionale con traffico di sommergibili a propulsione nucleare.

L'assessore Sanna, se gli sarà possibile, specificherà alcuni punti sul demanio e su quello che sta accadendo in relazione al confronto con lo Stato sulla corretta applicazione dello Statuto per quanto riguarda il trasferimento dei beni demaniali alla Regione. Ho parlato di alcuni punti, perché non è in discussione l'alleanza con gli Stati Uniti d'America. Io sono affezionato a questo paese e a tutto ciò che rappresenta: una storia della democrazia per molti versi, una storia dell'avanzamento scientifico, una storia di libertà, eccetera. A me personalmente ha dato dei benefici, ho studiato negli U.S.A. e sono ancora grato a questo paese per aver debellato la malaria in Sardegna. Noi abbiamo ospitato i militari americani, credo che abbiamo fatto la nostra parte; abbiamo fatto parte di un'alleanza, ci hanno aiutato, semplicemente così come sono venuti, in amicizia, è ora che, in altrettanta amicizia, vadano via.

Spesso soprattutto i sindaci domandano: "Qual è l'alternativa?". Vivono la paura di cosa succederà se gli americani andranno effettivamente via da La Maddalena e da Teulada. A me fanno venire in mente quei film che tutti noi abbiamo visto, in cui, a un certo punto, un signore che è stato troppo a lungo in carcere viene accompagnato all'uscita, ma essendo abituato da troppo tempo a stare rinchiuso ha paura di oltrepassare la porta, ha paura della sua stessa libertà. In un altro film si narrava addirittura di un signore che faceva il bibliotecario ed era ormai libero da tanti anni, però, facendo finta che non lo fosse, veniva tenuto lì perché non sapeva dove andare, magari era solo e comunque, dopo aver vissuto per quarant'anni in un carcere, aveva paura di affrontare una vita in libertà.

Ebbene, io penso che dobbiamo aiutare le popolazioni dei territori sottoposti a servitù militari ad avere coraggio. Intanto la vita in libertà è sicuramente migliore, e la vita libera da una servitù militare così pesante per quei territori è sicuramente migliore; in più, a differenza dei signori dei film che ho citato, essi non sono soli, c'è l'intera comunità regionale, c'è l'intero popolo sardo, c'è l'Amministrazione regionale che può essere di molto aiuto in questo momento di transizione tra una vita in cui una parte importante dell'economia è rimasta legata all'attività militare e una vita diversa.

Un piccolo riferimento: io ho contribuito a chiudere la campagna elettorale del centrosinistra per le elezioni provinciali spiegando la differenza tra la proposta del centrodestra e quella del centrosinistra, e dicevo: "Provate a chiedere loro qual è la posizione del centrodestra in tema di servitù militari". Mi piacerebbe che nella prossima campagna elettorale - e non lo dirò mai più - ci fosse un'unica posizione del popolo sardo e di tutti i partiti sardi e non ci fosse assolutamente differenza tra la proposta di una parte politica rispetto alla proposta dell'altra parte in tema di servitù militari, sia per quanto riguarda La Maddalena, sia per quanto riguarda Teulada. Io penso che tutto ciò possa essere approfondito, per cui chiederei al Presidente del Consiglio di prevedere una riunione dei Capigruppo in cui si possano approfondire alcuni aspetti e decidere come andare avanti. Su La Maddalena, per esempio, si può avere una posizione comune che semplicemente dica: "Il tema della difesa non è un tema nostro, è un tema dello Stato; il tema dell'alleanza non è un tema nostro, è un tema dello Stato", lo condivido, ma è un tema nostro far sì che il 70 per cento dei gravami militari italiani non pesi sulla Sardegna, è troppo. E' un tema nostro dire che forse c'è una sperequazione che va risolta non domani, subito! E' un tema nostro dire che l'80 per cento delle bombe non può essere esploso in Sardegna e che non si può fare sperimentazione di cui noi non siamo a conoscenza. Ed è un tema nostro far sì che un'eventuale indagine conoscitiva sul Salto di Quirra non sia fatta autonomamente da parte dell'Esercito, ma venga fatta insieme a noi, e vengano fatte insieme a noi anche le analisi per le bonifiche di Teulada.

Su questo credo che Giunta e Consiglio possano presentare una piattaforma comune. Non ho nessuna ambizione che quello delle servitù militari sia un tema mio o di questa Giunta, ho invece l'ambizione che sia il tema del popolo sardo, che è rappresentato da ciascuno di voi, e quindi sia il tema di tutti voi. E voi potete farvi portavoce di questo tema, perché fintanto che non sarà nella coscienza di tutti da questa situazione non ne verremo fuori.

Avete detto tante volte che di questo tema se ne è discusso negli ultimi trent'anni. Noi stiamo continuando a discuterne, ma nel frattempo la Sardegna viene espugnata, come diceva qualcuno, attraverso esercitazioni che non abbiamo mai visto e può essere espugnata con la definitiva occupazione di La Maddalena. Noi questo non lo possiamo permettere, ma saremo incapaci se questo tema non sarà il tema di ogni cittadino di questa regione.

Abbiamo parlato di entrate e di servitù militari e ho bene in mente una scena a cui ho assistito nel porto di Calasetta, nell'isola di Sant'Antioco, dove una manifestazione di pescatori impediva ad alcuni militari di ripartire. Ho chiesto loro di dove fossero, erano militari di stanza in Sicilia. Sono tanti i militari in Sicilia, forse più che nella nostra regione, però per esercitarsi a sparare vengono in Sardegna e quando hanno finito rientrano in Sicilia. I siciliani incamerano i dieci decimi dell'IRPEF e i dieci decimi dell'IVA, però quando si tratta di sparare vengono qui! Noi riceviamo in questo momento i due decimi dell'IVA e i quattro decimi dell'IRPEF, ma quando si tratta di sparare si spara sempre qui. C'è qualcosa che non va bene: o siamo tutti assieme o queste cose ci soverchieranno, per questo occorre fare tutto quanto può essere fatto per stare uniti. L'unità è ciò che veramente manca in questa Regione, tutto quello che può essere fatto per stare uniti sarà apprezzato e io, naturalmente, parteciperò a ogni vostra iniziativa in questo senso.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza. SABATINI, Segretario f.f.:

"Mozione VARGIU - PISANO - CASSANO - DEDONI sulle servitù militari in Sardegna". (44)

Discussione e successivo ritiro della mozione Vargiu - Pisano - Cassano - Dedoni sulle servitù militari in Sardegna" (44)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 44. A termini di Regolamento, perché la mozione testé presentata possa essere discussa nella giornata odierna occorre il parere della Giunta.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Credo che la Giunta sia disponibile, signor Presidente, alla discussione della mozione numero 44. In fondo si tratta di una mozione che chiede la disponibilità della Giunta a fornire la documentazione che attesti qual è il reale patrimonio demaniale in Sardegna, quindi è facilmente riconducibile ai doveri che incombono sulla Giunta, ai sensi dell'articolo 105 del Regolamento del Consiglio.

Vorrei però precisare che noi accogliamo di fatto l'impegno dicendo che siamo favorevoli a discutere la mozione nel merito e a informare il Consiglio e i singoli consiglieri fornendo loro rapidamente tutta la documentazione in nostro possesso, che è del resto nota perché sin dai primi anni Novanta è disponibile un elenco dei beni del demanio militare e non militare, che fu pubblicato nella rivista "Enti locali" e che va aggiornato, chiaramente, di volta in volta, a seconda delle dismissioni che vengono portate avanti. Vi forniremo anche il D.P.C.M. del 1989, che spiega qual è la parte del demanio marittimo e anche militare che è sottratta alla potestà della Regione. Voi sapete che è stata approvata una norma di attuazione per lo snellimento delle procedure di dismissione dei beni storici, archeologici e culturali. In quella sede noi chiedemmo uno sforzo in più, ma ci fu la raccomandazione del Consiglio a mantenere inalterata quella norma, per non incorrere in rallentamenti. Noi riteniamo di portare avanti anche l'impegno di estendere quella norma di attuazione, che consente di creare un meccanismo diverso da quello adottato sinora, in base al quale la Regione deve chiedere bene demaniale per bene demaniale la dismissione. Con questo sistema si produce una lungaggine al tavolo paritetico Stato-Regione, che non consente l'inquadramento corretto dei beni da acquisire e da dismettere. Noi chiediamo che ci sia, al tavolo paritetico, la possibilità di compilare annualmente un elenco di tutti i beni che riteniamo dismissibili e che lo Stato si impegni, rispetto all'elenco concordato, a dismetterli nel corso di questo esercizio.

Attualmente abbiamo sospeso la rivisitazione del D.P.C.M. del 1989, perché lo Stato ci propone delle condizioni inaccettabili. Voi sapete che con la riforma del Titolo V lo Stato, nel rapporto nuovo che si è creato col sistema e con l'articolazione delle autonomie locali, assume l'impegno a dichiarare qual è l'interesse nazionale che giustifica la non dismissione di un proprio bene. Questo elemento si sta rivelando superficiale, perché in ordine a molte partite ancora inserite nel D.P.C.M., lo Stato non spiega quale sia il reale interesse nazionale. In questo D.P.C.M. si fa uno sforzo in più per quanto riguarda le aree portuali, benché questo elemento rimanga collegato alla battaglia che si sta portando avanti sulle servitù militari, di cui il Presidente ha parlato precedentemente, perché ci sono aree che sono interessate dai poligoni sulle quali noi intendiamo non sottoscrivere o sancire, attraverso un documento a latere, qualcosa che contraddirebbe l'azione che vogliamo svolgere sul terreno della diminuzione delle servitù militari.

Vi forniremo quindi questo nuovo schema di D.P.C.M., su cui è in corso una trattativa, e la circolare che abbiamo mandato a tutti i comuni, nell'aprile di quest'anno, con la quale chiediamo la loro collaborazione, perché se è vero come è vero che è necessario il coinvolgimento collettivo del popolo e delle istituzioni sarde per rivendicare un ruolo diverso della presenza militare, è altrettanto vero che riguardo alla sovranità sul proprio territorio è necessario stabilire tra la Regione, le province e i comuni un rapporto di reale sussidiarietà, in base al quale gli enti locali aiutano la Regione a individuare il non utilizzo di questi beni al fine di poterne attivare la procedura di dismissione.

Questo è quello che stiamo facendo, compresa la situazione che è citata nella mozione, e che gli onorevoli consiglieri conoscono bene, della ex Manifattura Tabacchi. Anche in questo caso, purtroppo, stiamo affrontando un contenzioso giudiziario, per il quale abbiamo tentato una transazione, ma la proposta fatta dal demanio dello Stato sarebbe stata disonorevole per la Sardegna e l'abbiamo rigettata, rimettendoci esclusivamente alla sentenza del TAR, che già nella trattazione dell'azione sospensiva aveva disposto l'affidamento in custodia giudiziaria, riconoscendo di fatto la violazione del principio contenuto nell'articolo 14 dello Statuto. Ma è un concetto più ampio quello che dobbiamo portare avanti, e cioè che i principi di sovranità di un popolo non possono essere inferiori alle esigenze ancorché impellenti di carattere finanziario e contabile dello Stato, perché in un regime di equiordinazione del sistema delle autonomie anche noi abbiamo i nostri problemi di finanza, di contabilità e li risolviamo, li dobbiamo risolvere con le forze delle nuove entrate che ci competono, ma anche con il pieno utilizzo di tutti i beni che insistono sul nostro territorio.

Per cui, allo stato attuale, stiamo mettendo in piedi tutte le azioni coerenti per poter cambiare il metodo del rapporto con lo Stato, in un dialogo chiaro, ma anche nel riconoscimento delle reciproche prerogative, perché ci sia effettivamente, anche su questo versante, una più dignitosa sovranità del popolo sardo su ciò che insiste sulla sua terra. Vi forniremo un dossier completo di tutte queste attività assieme agli elenchi dei beni demaniali, che credo sia il minimo che il Governo regionale debba per la conoscenza e la trasparenza, che sono propedeutiche alla consapevolezza e quindi anche all'unitarietà delle azioni di rivendicazione.

PRESIDENTE. Grazie, assessore Sanna. Di fatto la Giunta accoglie il dispositivo conclusivo della mozione. Chiedo ai proponenti se intendono mantenere la mozione, perché in questo caso si devono esprimere fino a due oratori a favore e due, eventualmente, contro. Quindi chiedo ai colleghi Vargiu, Cassano e Dedoni se la richiesta di discutere la mozione nella giornata odierna resta valida anche dopo le dichiarazioni dell'Assessore.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Credo, signor Presidente, che quello che l'assessore Sanna ha dichiarato, a nome della Giunta, sia per noi soddisfacente, nel senso che ciò che noi abbiamo cercato di evidenziare nella mozione numero 44 è appunto il fatto che se il sequestro di parti di territorio per obiettivi di carattere militare ha una valenza politica che va al di là dell'indisponibilità del territorio stesso e, come abbiamo sottolineato nella discussione, determina anche una serie di problematiche relative alla salubrità dei territori, esiste un problema altrettanto importante che è quello del demanio civile che sequestra altrettanti parti di territorio, così ci sembra di aver capito e di aver verificato, rendendole indisponibili per le esigenze dello sviluppo della Sardegna.

Ritengo quindi che l'iniziativa dell'intero Consiglio, quella che è stata da più parti auspicata in rapporto al demanio militare, debba essere assolutamente identica per quanto riguarda il demanio civile. Nel senso che basterebbe parlare della ex Manifattura tabacchi, ma restando nella città di Cagliari si potrebbe allargare il discorso all'ospedale Santissima Trinità, alla chiesa di San Pietro e Paolo, al carcere di Buon Cammino, una volta che verrà trasferita l'attività giudiziaria di detenzione che su di esso attualmente insiste, per capire quanti spazi di questa città, che concorrerebbero a cambiare l'immagine di Cagliari e dell'intera Sardegna, sono invece sottratti all'uso della comunità in quanto appartengono al demanio civile.

Nel ritirare la mozione numero 44, perché essendo soddisfatto il dispositivo sarebbe inutile tenerla in piedi, rivolgiamo alla Giunta e all'intero Consiglio l'invito ad aprire con estrema forza, sul problema delle servitù militari, un dialogo a tutto campo con lo Stato, perché ci serve ciò che in questo momento non abbiamo anche per quanto riguarda il demanio civile.

PRESIDENTE. Quindi la mozione si intende ritirata. Prendiamo atto dell'impegno della Giunta a presentare un preciso e dettagliato dossier sulle questioni di cui abbiamo discusso oggi.

Io assumo l'impegno di definire, insieme ai Capigruppo, le modalità regolamentari e/o politiche attraverso le quali questa discussione, largamente convergente e unitaria, può e deve andare avanti, d'intesa con la Giunta, mettendo in campo tutte le iniziative utili per raggiungere gli obiettivi che qui mi sembra abbiamo unitariamente dichiarato di voler raggiungere.

Ringrazio i colleghi per l'importante contributo che è stato dato da tutti i Gruppi a questo dibattito. Grazie anche al Presidente della Regione che ci ha consentito di svilupparlo su un binario di correttezza politica e istituzionale.

L'ordine del giorno prevede l'esame della proposta di legge numero 79/A, concernente "Scioglimento e commissariamento delle amministrazioni locali". Il relatore è l'onorevole Francesco Sanna. Se non intendiamo procedere all'esame di questo punto all'ordine del giorno, ricordo che il Consiglio è convocato per martedì alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 13 e 11.