Seduta n.68 del 23/02/2005
LXVIII SEDUTA
Mercoledì 23 Febbraio 2005
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 13 gennaio 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Matteo Sanna ha chiesto congedo per la seduta del 23 febbraio 2005. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 103/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu, relatore.
GIAGU (La Margherita-D.L.), relatore. Signor Presidente, colleghi, c'è la relazione scritta, ma è giusto dire alcune cose. Primo, questo disegno di legge nasce dall'urgenza di regolamentare l'apertura delle grandi strutture di vendita, come si evince dal suo contenuto. Chiaramente si deve predisporre un piano e nell'attesa dell'approvazione di questo piano il disegno di legge prevede la sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni, seguendo la deliberazione della Giunta n. 5/17 del 15 febbraio 2005.
Nel testo si stabiliscono i criteri che dovranno guidare la predisposizione del piano stesso e precisamente il ruolo del Consiglio, della Commissione, i tempi per l'approvazione del piano, la concertazione tra enti locali e associazioni di categoria e si richiama soprattutto l'importanza della promozione di prodotti locali in riferimento al settore agro-alimentare. Chiaramente questo, poiché la Commissione sa bene che non si può imporre a nessun soggetto l'inserimento di prodotti locali in nessuna struttura di vendita, si farà attraverso intese e accordi che saranno previsti nel piano. Inoltre si puntualizza la definizione di grande struttura di vendita e di centro commerciale naturale, questo per evitare dannose confusioni.
Nell'articolo 2 si autorizza la Giunta a modificare le percentuali degli aiuti concedibili in base alle risorse disponibili, per consentire il pagamento dei contributi a tutte le imprese per le quali l'istruttoria abbia avuto un esito positivo. E' importante questo per garantire a tutti qualcosa rispetto alle percentuali che sono state stabilite inizialmente, per cui si autorizza la Giunta a rivedere determinati parametri in questo senso.
La Commissione, Presidente, si rende conto dell'urgenza di questo provvedimento, ma si rende conto anche dell'urgenza del riordino dell'intero comparto del commercio, assume infatti in questa sede anche l'impegno ad esitare in tempi brevi una legge che riordini l'intero settore. La ringrazio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano, relatore di minoranza. Ne ha facoltà
PISANO (Riformatori Sardi), relatore di minoranza. Grazie, Presidente, la mia sarà una relazione di minoranza molto breve che sintetizza, tra l'altro, quello che è accaduto in Commissione, nel senso che questo disegno di legge di certo avrebbe potuto ottenere un consenso unanime in Commissione e sarebbe potuto arrivare qui in Aula, quindi, con l'adesione di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio. Questo non è avvenuto soltanto perché di fatto l'articolo 2 è da ritenersi una norma sicuramente intrusa rispetto all'obiettivo generale che il disegno di legge stesso si poneva, che è appunto quello del riordino delle grandi strutture commerciali e quindi della definizione dei relativi principi. Il disegno di legge aveva questa finalità ma il testo presentato dalla Giunta regionale che è stato posto in carico alla Commissione qualche giorno fa, ha subito evidenziato delle insufficienze. Qualcuna l'ha richiamata anche il Presidente, in particolare, ancora una volta, l'esproprio delle competenze statutarie del Consiglio regionale, che è chiamato - ma d'altro canto lo stesso decreto legislativo numero 114 del 1998 è inequivocabile da questo punto di vista - a stabilire indirizzi e linee di programmazione della rete commerciale regionale, quindi ancora di più avrebbe dovuto, il Consiglio regionale, avere un ruolo ben preciso in riferimento alla programmazione delle grande distribuzione, che avverrà in maniera efficace attraverso l'adozione del futuro piano regionale delle grandi strutture di vendita.
Il secondo elemento di insufficienza che noi abbiamo subito ravvisato e che si aggiunge all'esproprio del ruolo del Consiglio, è l'esproprio del ruolo delle autonomie locali, e in particolare delle province che sono le vere destinatarie di alcune competenze riferite, appunto, alla programmazione della rete di vendita nell'ambito della propria provincia. Non può assolutamente, la Giunta regionale, improntare il proprio operato a un nuovo centralismo regionale, che a parole tutti dicono di non volere, ma che nei fatti era perseguito con questo disegno di legge.
Altro elemento di grossa insufficienza erano i tempi biblici: ventiquattro mesi successivi all'entrata in vigore della legge che questo disegno di legge prevedeva per l'elaborazione del piano regionale delle grandi strutture di vendita più 180 giorni perché la Giunta regionale lo approvasse e ulteriori 180 giorni perché il piano diventasse operativo. Quindi una condizione davvero incongrua, sicuramente non in sintonia con la filosofia di questa Giunta regionale, che dice sempre di voler decidere velocemente, in modo efficace, per dare risposte le più veloci possibili ai sardi. Attraverso alcuni emendamenti, sui cui devo dire vi è stato un consenso unanime all'interno della Commissione, si è riusciti a ridurre quasi a un terzo questi tempi biblici. I 24 mesi sono diventati 12 mesi, i 180 giorni a disposizione della Giunta regionale per l'approvazione del piano sono diventati 2 mesi, e i 180 giorni per la sua entrata in vigore sono diventati 15 giorni. Quindi, a conti fatti, 14 mesi più 15 giorni, quasi un terzo dei tempi che la Giunta invece aveva previsto.
Altro elemento pure di insufficienza, che noi subito abbiamo ravvisato, è quello di non cogliere una grande opportunità, l'opportunità di poter in qualche modo promuovere la commercializzazione dei prodotti sardi. Io so quanto è delicato il concetto del quale noi stiamo parlando, anche perché abbiamo un limite invalicabile, costituzionale, giusto, equo, che è l'articolo 41 della Costituzione, che tutela la libera commercializzazione in quanto attività imprenditoriale privata. Però, alcuni strumenti operativi, che d'altro canto sono stati fatti propri anche dal decreto legislativo 114, il così detto decreto Bersani, sono ben individuati. E' detto in maniera specifica che la rivitalizzazione dei centri storici e del tessuto economico e commerciale nelle zone rurali, nelle zone periferiche può assolutamente essere difeso dalla pianificazione regionale. Quindi è ovvio che questo significa, in maniera diretta, anche una politica di promozione della commercializzazione dei prodotti sardi e bene hanno fatto anche alcuni colleghi della maggioranza a cogliere quest'opportunità, e attraverso un emendamento si è introdotto, mi pare nel comma 3 dell'articolo 1, il concetto di promozione della commercializzazione dei prodotti sardi, ponendo la condizione che le grandi strutture di vendita adibiscano spazi appositi finalizzati a ciò. Quindi un concetto innovativo, forte, importante che è stato introdotto dalla Commissione.
Un altro elemento di penalizzazione che noi abbiamo da subito individuato è il fatto che i centri commerciali non potevano essere individuati come grandi strutture di vendita risultanti dalla sommatoria di più esercizi commerciali, e quindi il concetto è stato sviluppato differenziandolo rispetto alla definizione contenuta nella lettera g) dell'articolo 4 del decreto Bersani, in modo da renderlo più rispondente alla realtà delle cose, proprio perché assai spesso, dietro una semplice sommatoria di superfici, anche se apparentemente divise magari da strade, da superfici pubbliche, si nasconde una grande struttura di vendita. E quindi esprimo apprezzamento per la Commissione, che ha lavorato in questo senso.
Però, ripeto, tutti questi elementi di insufficienza - lo dico all'Aula che probabilmente non conosce per intero questa vicenda - sono stati colmati dalla Commissione, con emendamenti approvati all'unanimità.. Ciò su cui non vi è stato accordo e che continua ad essere assolutamente inaccettabile è l'articolo 2, che è una norma intrusa. E che l'articolo 2 sia incongruo lo ha dimostrato, in maniera molto gentile, devo dire, lo stesso Assessore, che venendo in Commissione ci ha fornito alcuni numeri relativi alle domande di contributi per il miglioramento delle microattività commerciali. Non dimentichiamo che le domande presentate al 31 dicembre del 2003 da parte dei piccoli operatori commerciali che invocavano un aiuto entro la quota de minimis per il miglioramento della qualità organizzativa di vendita delle proprie strutture sono 10150; 10150 domande che significano qualcosa come 800 milioni di euro di investimento, che significano, se non ricordo male, 332 milioni di euro di contribuito in conto capitale. Quindi già queste cifre dimostrano quella che noi chiamiamo la prova non più del nove, come solitamente diciamo, ma la prova della 9, cioè la prova che davvero la legge numero 9 del 2002 in questo modo non si regge, che l'ipotesi contenuta nel primo comma dell'articolo 2 della legge che stiamo esaminando è un'ipotesi inattuabile perché non è possibile pensare, così come ha pensato la Giunta, a una riduzione proporzionale degli incentivi previsti dalla legge numero 9, perché tutti possano prendere qualcosa. E' una filosofia non attuabile, perché una semplice divisione matematica ci dimostra che il contributo che noi andremmo ad erogare al singolo operatore commerciale sarebbe talmente ininfluente che sarebbe come non dargli niente, perché significherebbe dargli un contribuito in conto capitale al massimo del 7 per cento dell'investimento effettuato. Questo significa ovviamente anche non tener conto dei diritti acquisiti; questo significa cambiare la regola in corso d'opera. Noi dobbiamo proseguire, a mio giudizio, a fare ciò che la legge numero 9 stabilisce. Quindi noi stiamo attendendo da otto mesi che la Giunta regionale pubblichi il bando relativo alla seconda fase di attuazione della legge 9, che consentirà di selezionare all'interno delle 10150 domande, quelle che si riuscirà ovviamente a finanziare attraverso le risorse effettivamente disponibili che sono valutate in 35 milioni di euro ad oggi, sperando che il Consiglio fra qualche giorno riesca anche a stanziare ulteriori risorse, perché davvero le domande di contributi per il miglioramento della rete distributiva dei piccoli commercianti possano essere accolte.
Ecco, per questo io termino chiedendo alla Giunta di ritirare l'articolo 2. Noi Riformatori Sardi abbiamo presentato un emendamento soppressivo dell'articolo 2, chiediamo però che non si arrivi nemmeno a discuterlo, ma che sia la Giunta stessa, con uno sforzo di ragionevolezza, a ritirare l'articolo 2 e restituire a quest'Aula la serenità e così probabilmente riusciremo ad approvare questo disegno di legge all'unanimità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, siamo arrivati al momento in cui si parla decisamente di programmazione anche se è una programmazione parziale quella che stiamo affrontando con questo disegno di legge; una programmazione che riguarda parzialmente il settore del commercio, come già ampiamente illustrato dai colleghi che mi hanno preceduto, un settore che ha dovuto attendere per molto tempo il proprio riordino e soprattutto l'applicazione anche in Sardegna del decreto legislativo 114 la cui applicazione ha subito numerosi ritardi. Per cui non era possibile rinviare ulteriormente l'impegno ad affrontare quelle che sono le necessità di un settore che sappiamo noi tutti essere in grande sofferenza. Un settore che ha subito nel corso dell'ultimo decennio una mazzata grossissima a causa della liberalizzazione dei mercati, che anche nella nostra Isola ha determinato in alcune aree l'insediamento di grandi strutture di distribuzione senza che ci fosse una pianificazione, senza che davvero fosse data a tutti, anche ai nostri piccoli commercianti che rappresentano la base della rete distributiva, la possibilità di sopravvivere, per cui al lato pratico i piccoli commercianti sono entrati in sofferenza perché non più competitivi. Infatti le nuove leggi di mercato hanno non solo imposto un adeguamento della tipologia delle strutture commerciali, ma soprattutto hanno determinato la cancellazione di tanti esercizi, la cancellazione di tanti settori merceologici che davvero non sono più in grado di reggere la competitività del mercato. Noi sappiamo benissimo che il testo in esame è stato elaborato anche con l'apporto attivo della minoranza che ha voluto dare il proprio contribuito perché riteneva importante, in questo momento, perlomeno fermare le bocce. Fermare le bocce significa, però, affrontare il più celermente possibile il riordino del settore attraverso una legge organica di riforma che interessi tutto il settore del commercio. Noi non possiamo pensare che non si possa arrivare, nel più breve tempo possibile, alla predisposizione di una legge regionale che interessi non solo la grande distribuzione ma tutta la nostra rete distributiva anche nei più lontani o nei più isolati ambiti del territorio regionale.
La predisposizione del piano regionale delle grandi strutture di vendita viene prevista fin dal primo comma dell'articolo 1 che al lato pratico è l'unico articolo che noi ci accingiamo a discutere e ad approvare oggi, avendo avanzato la richiesta, che è condivisa da tutti, di stralciare l'articolo 2, che tratta dell'applicazione della legge regionale numero 9 del 2002. E' stata la prima richiesta avanzata dal sottoscritto e dai gruppi che compongono la minoranza e sinceramente abbiamo colto positivamente la disponibilità sia della maggioranza che dell'Assessore e della Giunta a condividere questa nostra indicazione. Noi riteniamo che gli incentivi previsti dalla legge numero 9 debbano essere erogati nella misura stabilita, ma soprattutto che le richieste dei circa diecimila operatori del settore debbano trovare una risposta in termini di adeguatezza delle risorse finanziarie. Noi non possiamo pensare che un imprenditore che partecipa al bando, nel 2002, nel 2003 e nel 2004, possa subire un taglio dei contributi alle spese di investimento che al lato pratico non consentirebbe a nessun imprenditore di riorganizzare la propria azienda oppure di creare una nuova azienda commerciale.
Per quel che concerne invece il Piano regionale per le grandi strutture siamo convinti del fatto che la Sardegna nella sua interezza, ma soprattutto le grandi aree metropolitane del nostro territorio, debbano in futuro favorire la rivitalizzazione dei centri storici. Ciò significa attuare interventi che diano ai nostri commercianti la possibilità di riorganizzare il settore attraverso un'offerta commerciale non solo nuova ma attraverso esercizi integrati nel patrimonio urbanistico, edilizio ma soprattutto storico, architettonico in modo da offrire la possibilità ai nostri cittadini di avere tutta una serie di servizi all'interno delle città. E non solo all'interno delle città ma soprattutto nelle piccole realtà che caratterizzano i nostri centri abitati nei quali non solo i settori del commercio e dell'artigianato si possono integrare grazie ad appositi interventi finalizzati a tale obiettivo, ma possono favorire la vita sociale dei centri storici.
Io sono convinto che una moderna grande distribuzione possa trovare la sua collocazione anche all'interno delle nostre città. Noi abbiamo visto negli anni che questi centri hanno rappresentato quasi un modello di nuova socializzazione nelle periferie ma spesso anche lontano dai centri abitati, dove questi centri si sono potuti insediare a causa di tutta una serie di condizionamenti quali le scelte urbanistiche e territoriali che non ne consentivano l'ubicazione nel tessuto urbano, ma soprattutto per la disponibilità di tutta una serie di servizi, a cominciare dalla viabilità per proseguire con il trasporto pubblico, di grandi aree per i parcheggi e così via, cioè di tutti i servizi che difficilmente potevano trovare collocazione in centro.
Siamo convinti che il momento sia decisivo, perché davvero possa trovare applicazione in Sardegna il decreto legislativo 114. Ma il momento è decisivo anche per coniugare due settori - ed anche a questo proposito voglio fare riferimento a quello che poi è diventato, nel testo elaborato dalla Commissione, il comma 3 - quello del commercio e quello produttivo dell'agro-alimentare. Abbiamo ritenuto opportuno che quest'integrazione finalmente fosse esplicitata in una norma di legge; in Sardegna abbiamo bisogno di elaborare la cultura del marketing, signor Assessore, per tutti i settori produttivi, abbiamo ritenuto importante dare questo suggerimento perché davvero la cultura del marketing non fa parte a nessun livello dell'azione fino ad oggi perseguita dall'Amministrazione regionale. Il marketing si esercita a diversi livelli, si esercita non solo nel commercio minuto, ma soprattutto nelle scelte strategiche che devono caratterizzare i nostri territori e tutti i settori produttivi della nostra terra.
Io sono convinto che trovando all'interno della grande distribuzione, degli spazi definiti dove possa avvenire la sintesi tra il nostro mondo produttivo del settore agro-alimentare e la grande distribuzione, potranno scaturire nuove opportunità che favoriscano il superamento della difficoltà per le nostre aziende e per le nostre imprese di collocare sul mercato i prodotti della nostra terra. Noi non abbiamo mai avuto il problema della produzione, perché tutti ci riconoscono, soprattutto nel settore agro-alimentare, che siamo in grado di produrre prodotti di qualità, prodotti che davvero possono trovare una buona collocazione sul mercato, sia come prodotti di nicchia, sia a livello di grande distribuzione, più fuori dai nostri territori che non nel nostro territorio ma mancava questo momento di sintesi. Bene, molto probabilmente noi potremo trovare nella individuazione di questi spazi da destinare alla promozione e alla sponsorizzazione dei prodotti agro-alimentare sardi, il momento in cui c'è non solo l'esposizione ma anche la concreta possibilità di collocare sul mercato i nostri prodotti sia del settore agricolo che di quello artigianale.
L'azione di promozione dei prodotti sardi è stata esercitata spesso e volentieri in maniera non organica, sappiamo delle promozioni che sono avvenute attraverso il mondo dello sport, sappiamo delle promozioni che sono state effettuate attraverso la grande distribuzione nelle grandi città soprattutto del centro e del nord Italia, sappiamo che questi nostri prodotti sono ricercati, possono essere commercializzati come prodotti di nicchia nei mercati non solo italiani ma anche stranieri; però non c'era un metodo fino ad oggi. Mancava un'azione finalizzata davvero a dare certezza ai nostri prodotti di essere collocati sul mercato e questo è sotto gli occhi di tutti, sappiamo tutti benissimo qual è la difficoltà per esempio della collocazione sul mercato del nostro formaggio. Sappiamo benissimo che oggi abbiamo i produttori ovini che trovano difficoltà a collocare sul mercato non solo i formaggi ma il latte, sappiamo benissimo che davvero il prodotto di quel settore non trova una collocazione standard sul mercato perché tutte le azioni che sono state promosse fino ad oggi hanno portato purtroppo questo settore ad essere sempre in stato di sofferenza e solo in qualche momento si è presentata una situazione favorevole per questi come per altri prodotti. Sappiamo benissimo che oggi un prodotto quale quello del settore vitivinicolo registra una grossa affermazione in tutte le manifestazioni quando è posto a confronto con prodotti d'eccellenza, e non solo quello del settore vitivinicolo ma anche di quello olivicolo, infatti i nostri prodotti oleari si affermano sul mercato come prodotti di qualità, però, nello stesso tempo noi sappiamo benissimo che rispetto alla necessità dei nostri mercati sono insufficienti; molto probabilmente quindi una sinergia tra il settore agricolo, quindi il settore produttivo, e il settore commerciale potrebbe portare a maturare quella svolta per i nostri operatori dell'agro-alimentare che consenta loro di vivere giorni più felici di quelli conosciuti sino ad oggi.
Io sono convinto quindi che noi riusciamo in questo momento a portare l'attenzione su un tema che è importante perché si cominciano a tracciare delle linee, si precisano le strategie che la Regione Sardegna dovrà perseguire nel settore del commercio, ripartendo dall'analisi delle grandi strutture di vendita presenti sul territorio, ma soprattutto sulla base della conoscenza di quante fino ad oggi sono quelle già autorizzate, le cui licenze, quindi, sono già in possesso degli operatori, perché la sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni non significa che non vedremo nascere nel breve e nel medio periodo ancora delle grandi strutture già autorizzate.
Quindi, al lato pratico noi dovremo ripartire da un'analisi delle strutture già attivate mentre il rilascio delle nuove autorizzazioni è rinviato secondo il dettato di legge alla presentazione e all'approvazione del piano. Un piano che davvero deve essere integrato, un piano che davvero deve essere soprattutto rispondente alle esigenze dei nostri territori, perché noi sappiamo benissimo quali sperequazioni esistono tra nostri territori, sappiamo benissimo che esistono delle aree dove la presenza della grande distribuzione ormai ha raggiunto dei livelli di saturazione ed altri territori dove possano ancora sorgere nuove e grandi strutture. Dovremo quindi creare una situazione di equilibrio, dovremo quindi creare una rete in modo tale che tutti i nostri territori abbiano a disposizione queste strutture, ma soprattutto abbiano a disposizione quelle che sono necessarie; quindi, il piano non dovrà prevedere l'istituzione di nuove strutture per rispondere alle esigenze del settore del commercio ma per rispondere ai bisogni delle nostre popolazioni.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, cercherò di limitarmi ad alcune valutazioni di tipo strettamente personale non riportando ovviamente, non essendoci stato il tempo, il parere di una parte politica, di un Gruppo o la ricerca di punti condivisi da parte di una coalizione. Dico questo perché probabilmente da alcuni il mio intervento potrebbe essere interpretato come una voce fuori dal coro.
Ritengo che se questo disegno di legge fosse entrato in Aula così come esitato dalla Giunta regionale, mostrando tutti i limiti di una programmazione commerciale che ormai manca da decenni in Sardegna, ed anche alcuni aspetti di approssimazione nell'indicare vie, vincoli e tempi, mostrando che si continua a rincorrere l'emergenza senza mai focalizzare l'attenzione su un serio piano di medio e lungo termine che avrebbe evidenziato i limiti di cui probabilmente soffre non solo il commercio ma l'intero sistema, senza voler per questo addossare la responsabilità di ciò alla parte che oggi governa o alla parte che ha governato ieri; c'è proprio un limite di sistema che non viene affrontato.
Ed ecco che per l'ennesima volta valutiamo, come è successo ieri con il disegno di legge per l'esercizio provvisorio, come è successo nei mesi scorsi e come sta succedendo di ora in ora, l'ennesimo provvedimento di blocco, di revoca, di emergenza, necessitato questo, e sotto questo punto di vista ha la sua motivazione, la sua scusante, dal fatto che negli anni arriviamo sempre sul filo di lana e perciò non si è provveduto alla stesura di un piano organico urbanistico commerciale per il settore, appunto, del commercio.
Mi dispiacerebbe liquidare, per la fretta e per l'esigenza di procedere nei lavori, un tema così importante; per comprenderci vorrei ricordare ai colleghi che avranno la bontà di ascoltare, quelli a cui interessa l'argomento, che stiamo parlando del primo settore della Sardegna in termini di numero di aziende, di un settore significativo per quanto riguarda l'occupazione ed il fatturato. E non possiamo liquidare questo settore con una semplice e breve osservazione su un disegno di legge che è fondamentale per il futuro di questo comparto.
Premetto che l'unica cosa che condivido totalmente del disegno di legge, nel testo esitato dalla Commissione, sono il fine e l'urgenza affinché si arrivi ad un blocco - chiamiamolo col suo nome - dello sviluppo dei centri commerciali e di grandi strutture di vendita in carenza di una programmazione; e questa è una cosa condivisibile e necessaria soprattutto per l'area metropolitana di Cagliari. Però, non è vero anche che noi dobbiamo demonizzare, come spesso succede perché si sposa una parte e non si considera l'altra, le grandi strutture di vendita e i centri commerciali; per intenderci stiamo parlando di quelle strutture, di quei settori che hanno consentito in Sardegna, pur comportando anche elementi negativi di disordine o avendo creato elementi di monopolio nel mercato, un consistente aumento in termini occupazionali, che per quanto riguarda i consumatori hanno portato ad una calmierizzazione dei prezzi ed in alcuni casi anche ad un abbassamento dei costi, che hanno favorito la crescita del know how in termini commerciali, organizzativi ed in termini di servizi; che hanno introdotto finalmente - sembra forse un discorso di sinistra, ma è un discorso democratico - il sindacato nella distribuzione commerciale, cosa che era impensabile ed assente se torniamo con la mente a quindici, vent'anni fa; che hanno riportato la correttezza delle buste paga in questo settore, che hanno rotto un sistema conservatore che ancora è presente dentro le associazioni di categoria ma non è presente tra i commercianti. Queste strutture hanno determinato un intervento significativo e sostanziale del settore commercio nella solidarietà e sussidiarietà intesa sempre come investimento in termini di marketing: l'impresa non fa solidarietà e sussidiarietà, ma ha riversato nel mondo dello sport e della cultura, in modo particolare, delle risorse finanziarie che hanno consentito a piccole e a grandi società sportive e a piccole e grandi associazioni culturali di proporsi in modo anch'esso impensabile fino a vent'anni fa.
Se noi ci guardiamo intorno e guardiamo gli stadi, guardiamo le palestre, guardiamo le sponsorizzazioni a livello culturale troveremo che circa il settanta per cento delle sponsorizzazioni in questo settore sono fatte dalle strutture commerciali. Parlo di strutture commerciali, ed ovviamente qui noi dobbiamo fare una differenziazione tra grandi strutture di vendita e centri commerciali e grande distribuzione o distribuzione organizzata, e nel momento in cui parliamo di grandi strutture di vendita noi stiamo parlando prevalentemente della grande distribuzione e la nostra attenzione va focalizzata, a mio avviso, soprattutto su quelle strutture di vendita interne ai centri commerciali che sono le aree "food" e cioè i centri commerciali ed alimentari che hanno, questi sì, evidentemente fagocitato gran parte del mercato. Allora se questo è avvenuto per una mancanza di regole, noi dobbiamo intervenire perché ci siano regole, regole certe che vadano a favore prima di tutto dei consumatori e quindi anche degli investimenti, o quanto meno garantiscano gli imprenditori nei loro investimenti.
Io non demonizzo, appunto, questo settore, credo che sia stato molto importante per lo sviluppo economico e commerciale della Sardegna; anche altri dati mi dicono che il suo apporto è stato positivo per certi versi. Tutti dicono che i grandi centri commerciali, le grandi strutture di vendita hanno determinato la chiusura delle piccole strutture, non c'è falsità maggiore di questa. Le piccole strutture, e lo dimostrano i fatturati della distribuzione organizzata che sono riferiti alla piccole - medie strutture, sono da circa otto anni in crescita; le maggiori aziende commerciali sarde sono gruppi d'acquisto, associazioni e società private che forniscono la distribuzione organizzata e cioè le piccole e medie strutture di vendita che sono notevolmente in crescita in Sardegna. Diciamo che forse c'è stata una razionalizzazione del sistema organizzativo del negozio di vicinato, delle piccole e medie strutture di vendita. Allora perché demonizzare questo settore! Ho premesso che sono a favore di una regolamentazione e accetto di questa legge soprattutto i tempi e i termini, modificati fortunatamente come meglio esposto dai colleghi che mi hanno preceduto, per una regolamentazione di questo settore, non condivido niente di tutto il resto. Non condivido il fatto che si creino nuove definizioni dei centri commerciali, già ben definiti nel decreto legislativo 114, e non mi attardo a leggere la definizione presente nel "114", che indica anche gli intenti quando dice che le regioni dovrebbero favorire l'associazione e l'aggregazione di piccole e medie strutture di vendita in strutture organizzate. È previsto nell'articolo 10, vado a memoria, non mi ricordo il comma, cioè noi dobbiamo favorire il fatto che i nostri commercianti si consorzino, ai fini di una migliore offerta commerciale.
Io sarei favorevolissimo se la Regione Sardegna, una volta tanto, esaminando bene il settore commerciale, per esempio, favorisse l'aggregazione di piccole e medie strutture di vendita in grandi strutture di vendita organizzate, prevedendo anche un aumento della superficie proveniente di circa il 20 per cento e partecipando anche finanziariamente, non con contributi a fondo perduto, affinché questi centri nascano e siano formati dagli imprenditori locali, dai nostri commercianti, che siano organizzati come i tempi oggi richiedono. Così come gradirei che la Regione sarda intervenisse per limitare i sottocosto. È chiaro che i centri a cui corre la mente quando si parla di grandi strutture di vendita, soprattutto nell'area metropolitana di Cagliari e nell'area di Sassari e della Gallura, sono quelle aziende della grande distribuzione che possono mettere in ginocchio, in termini concorrenziali, le piccole e medie strutture di vendita utilizzando il sottocosto. Cosa che in Francia non avviene già da tempo, cosa che nel sistema europeo si è regolamentata non rendendola possibile perché quella sì è concorrenza sleale, è concorrenza di capitale, è concorrenza finanziaria, non è concorrenza commerciale, e di questo soffrono i nostri commercianti sardi.
Credo che nel corso dell'esame di alcuni emendamenti ci possa essere quel confronto che purtroppo, ma ne comprendo la ragione, è mancato in Commissione per la necessità di correre per coprire un momento di vacanza della legge. Certo, lo comprendo, credo che comunque, per quanto detto precedentemente, il settore meriti un'attenzione molto particolare, un'analisi seria in modo tale che si possano produrre delle leggi efficaci e efficienti per un settore che rischia anch'esso di entrare in crisi, ma che fortunatamente non lo è; dovremo parlare dei consorzi fidi per il settore commercio, e ne parleremo in occasione dell'esame della legge finanziaria, consorzi che sono stati garanzia di sviluppo per le piccole e medie imprese commerciali, per i negozi di vicinato che da soli non avrebbero potuto sopportare il peso finanziario del sistema bancario iugulatorio che abbiamo in Sardegna, un socio occulto, il sistema bancario, soprattutto dei piccoli commercianti sardi.
Ecco perché c'è contrarietà sulla disciplina dettata in materia di attuazione della legge regionale numero 9, ma non mi attardo sull'articolo 2, mi auguro che la paura, dalla giornata di ieri a quella di oggi, sia servita per una ulteriore riflessione in merito, e che sia, come dire, non dico cancellato, ma ritirato, che non se ne parli, o non se ne parli in questi termini, anche perché appesantisce la legge in riferimento all'obiettivo primario di questa cosiddetta leggina, ma in realtà di grande peso per l'effetto che ha sul sistema commerciale. Questo favorirebbe sicuramente il percorso della legge stessa, non ci attarderemo a continuare a discutere delle ragioni del no all'articolo 2 cogliendo positivamente una disponibilità della Giunta e della maggioranza a rimandare eventuali interventi di modifica della legge numero 9, del 2002, soprattutto di ridimensionamento dei contributi da essa previsti.
Sottolineo questo per dire che il Consiglio regionale e ognuno di noi, e in questo caso me ne assumo le responsabilità singolarmente, non coinvolgo né il mio Gruppo, né il mio partito, né la coalizione a cui faccio riferimento, deve essere libero, svincolato da appartenenze politiche, quando si decidono le sorti di un settore. Ecco perché non condivido assolutamente la posizione delle associazioni di categoria, o meglio quella manifestata dai rappresentanti delle associazioni di categoria. Non la condivido perché la vedo limitativa e soprattutto conservatrice.
Ritengo che bisogna dare un impulso, soprattutto alle nuove generazioni, nel settore commercio e che sia necessari affrontare i problemi legati alla competitività ed alla professionalità nel settore, con nuove energie e nuove conoscenze. Non credo che siano utili le norme che consentono monopoli di una parte o dell'altra, della grande distribuzione o del piccolo commercio, servono regole chiare, patti chiari, regole che siano di giustizia e di equità. In questo modo i nostri commercianti potranno sicuramente crescere e hanno dimostrato, laddove si sono uniti e consorziati e associati - parlo di diverse zone del sassarese, parlo di diverse zone del nuorese, non ho visto questo attivismo nelle zone del cagliaritano - di saper controbattere l'offensiva della grande distribuzione, costringendo la grande distribuzione - intesa come grandi strutture di vendita - a cedere il passo e a cercare altre aree di sviluppo perché quelle sono state efficacemente, e in maniera devo dire ammirevole, occupate dai commercianti e dalle strutture commerciali del territorio.
Sotto questo punto di vista credo che vadano agevolati, che vadano aiutati perché comunque, con un intervento in termini strutturali, organizzativi e finanziari - non parlo mai, ripeto e sottolineo, di contributo a fondo perduto - anche il commercio può rinascere o, meglio, può continuare a crescere, può continuare a essere un solido punto di riferimento per l'economia regionale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, non mi attarderò molto, inizierò col dire che normare, seppure parzialmente, con un provvedimento abbastanza sbrigativo dettato dall'urgenza del momento, la parte del settore del commercio che è la grande distribuzione, non è cosa - a mio parere - molto opportuna e senz'altro poco riflessiva. Credo che questa sia materia che meriti un dibattito approfondito, che meriti un tempo di riflessione maggiore, affinché una norma non possa agevolare una parte di un settore e nel contempo danneggiarlo fortemente nel suo complesso. E mi spiego. Gli interventi nei settori devono essere interventi equilibrati, realizzati predisponendo una legge organica e non più leggi parziali. Non si può normare la grande distribuzione senza tutelare quella piccola e media.
Nell'articolato si parla di centri commerciali e di centri commerciali naturali. Sinceramente non ho ben capito di cosa si tratti, non ho capito perché si inventi una nuova terminologia invece di utilizzare quelle previste dal decreto legislativo 114 che sono chiare e di facile applicazione, cioè gli esercizi di vicinato, quindi piccolo commercio, la media struttura, la grande struttura, ciascuna delle quali viene individuata sulla base della superficie di vendita e corrisponde e a una tipologia ben chiara di impresa. Posso senz'altro affermare che la sola superficie di vendita certamente può essere un parametro insufficiente per indicare e determinare la media e la grande struttura. Bene, in questa legge non si parla di metratura della superficie di vendita, si dice che "il centro commerciale è considerato grande struttura di vendita quando è promossa o progettata o realizzata e gestita con una politica commerciale unitaria" - e cioè, da un gruppo "con più esercizi commerciali inseriti in una o più strutture funzionalmente collegate". Beh, questa è di fatto la natura delle grandi strutture di vendita. Mi viene difficile capire cosa sia il centro commerciale naturale, che non sia considerato grande struttura, quando di fatto, almeno questo ho capito io, il centro commerciale costituisce sempre una grande struttura, è un dato di fatto. Io ho capito che se il centro commerciale è ubicato in un centro storico, nonostante sia costituito da un insieme di attività viene identificato come centro commerciale naturale che non è considerato una grande struttura. Se con questa norma si intende che i piccoli esercizi di vicinato, cioè i piccoli centri commerciali si consorziano pur restando fisicamente dove sono stati istituiti, dove esercitano la loro attività, per tutelare la loro attività, questa possibilità già esiste e consente loro di accedere a determinate iniziative. Non si capisce cosa si intende, almeno per me è difficile comprenderlo, per "centro commerciale naturale" che può essere costituito da un insieme di attività artigianali eccetera eccetera, cioè, perché gli si vuole dare questa nuova qualificazione se si associano? Ci si riferisce ai centri commerciali esistenti che possono o meno conconziarsi, ma in che senso? Si vuole creare la figura giuridica del consorzio magari per le forniture, magari per tutelare una determinata attività e per un determinato tipo di servizi, ma esistono già centri commerciali piccoli e questa è una forma giuridica che attualmente esiste già, io sono a conoscenza di alcuni centri di questo tipo ubicati a Sassari,. Cioè, non riesco a capire cosa s'intende con questa nuova terminologia riferita ai centri commerciali ubicati nel centro storico, così parrebbe di capire, perché si riferisce al centro storico, ma non fa menzione degli esercizi commerciali esistenti nel centro storico e cioè, questo centro commerciale naturale è riferito a un tipo di associazione e consorzio che può essere costituito dai centri commerciali di vicinato o comunque piccole imprese commerciali del centro storico o no? Perché se fosse il contrario, a mio parere, arrecherebbe un danno non indifferente agli esercizi commerciali esistenti, perché gli esercizi di vicinato oggi rappresentano non solo un punto vendita, ma svolgono anche una funzione sociale che consente a tutto quel rione, a quel vicinato, di poter accedere a determinati servizi e fare determinati acquisti senza doversi spostare al di fuori del centro urbano, e costituiscono attualmente una struttura portante del settore e, bene ha detto il collega Capelli, assolutamente non in contrasto con le grandi strutture di vendita che sono al di fuori dei centri storici e che offrono un servizio completamente diverso da quello che offrire l'esercizio del vicinato che, oltre ad offrire prodotti commerciali limitati alla domanda di quella tipologia di abitanti, offre, come ho detto prima, un indispensabile e insostituibile servizio a livello urbanistico e sociale e quindi questa norma è poco chiara.
E questa poca chiarezza, ripeto ancora, è dovuta alla fretta con la quale si è proceduto a causa dell'incombere della scadenza che ha senz'altro determinato la presentazione di questo disegno di legge. Ecco quindi le perplessità che, ripeto, debbono essere assolutamente chiarite in quest'Aula. Io come ho detto poc'anzi, mi rifaccio al decreto legislativo 114 che chiaramente individua le varie tipologie di media, piccola e grande struttura. Sono contrario alla sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni in attesa del nuovo piano regionale per le grandi strutture di vendita perché questo vuol dire che passeranno - credetemi - almeno anni.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue RASSU.) Io assolutamente non sono un paladino delle grandi strutture, ma la legge dev'essere equa, deve essere equilibrata nei suoi contenuti, per cui deve tutelare tutte le parti in causa. Da una parte i piccoli esercizi commerciali e principalmente il cittadino e gli utenti nei loro diritti e quindi anche le associazioni e i consorzi e quant'altro, e dall'altra non danneggiare gli interessi della grande distribuzione perché ciò può anche provocare effetti dannosi per l'intera comunità. Per cui la legge, se deve essere approvata e se deve essere pubblicata, deve dare tempi certi, deve immediatamente disporre su come, quando, dove e in che misura possono nascere le grandi strutture di vendita e non restare nel limbo, come si è soliti fare per poi trovarci tra due anni a parlare dello stesso argomento per aver, con questa legge, concluso poco o niente e avere difeso poco, così io credo, gli interessi degli utenti. E quindi è necessario che venga immediatamente discussa la legge quadro sul commercio, la legge che tuteli da una parte il cittadino, principalmente, affinché il cittadino possa usufruire dei servizi, da quelli offerti dai piccoli esercizi commerciali a quelli delle grandi strutture, con le modalità che la legge giustamente prescrive; non solo, ma una legge che contenga anche la disciplina delle incentivazioni al piccolo e medio commercio e che deve essere pertanto notificata alla Comunità Europea. Se, se -lo dico tre volte se - non si è stati in grado di approvarla nella scorsa legislatura, credo che attualmente gli alibi siano caduti tutti. È ora che la Sardegna si doti di una legge quadro sul commercio e non approvi più leggi su singoli aspetti, una legge che disciplini nel suo insieme un settore di vitale importanza per la nostra economia.
Ne consegue che una legge come questa, non può, all'articolo 2, normare le incentivazioni previste dalla legge numero 9 del 2002, perché credetemi, è assolutamente inaccettabile che si possa fare questo. Quello che non riesco a capire è che da una parte questa Giunta dice che bisogna promuovere e incentivare le innovazioni, il rinnovamento, cioè scegliere senza fare di tutta l'erba un fascio e quindi annullare i finanziamenti a pioggia e poi ecco che arriva l'articolo 2 con il quale si vuole spalmare su diecimila e passa imprese 35 milioni di euro, per dare cosa? Il 5, il 6 per cento degli investimenti programmati ad ogni impresa il che è ridicolo perché le imprese che hanno presentato domanda, chiaramente, hanno presentato domanda con cognizione di causa, presentando progetti di investimento istruiti positivamente dalle banche. È chiaro che 35 milioni non possono essere sufficienti. Bene, bisogna, nel caso, nel tempo, nel medio termine, programmare un intervento per quelle imprese, magari dando precedenza alle richieste di contributi per investimenti, perché gli investimenti servono ad aumentare le superfici di vendita in determinati casi, o ad ammodernare il negozio in altri casi, a costruire nuove strutture di piccoli esercizi in altri casi ancora, e quindi a creare posti di lavoro oltre che ad offrire un servizio molto più rispondente alle esigenze dell'utente. Questa potrebbe essere una scelta che non può assolutamente essere contenuta in una norma intrusa, ha detto bene il collega Pisano, in una "norma spezzatino" - io la chiamo - e non una norma che riguarda il settore commercio che invece ha l'ambizione di regolamentare le grandi strutture di vendita, gli incentivi entro la quota de minimis, che riguardano microimprese commerciali. Sinceramente non riesco a capire sulla base di quale ragionamento si vogliano spalmare 35 milioni di euro su oltre diecimila imprese commerciali che hanno fatto domanda. Vuol dire non dare niente a nessuno, vuol dire prendere in giro gli utenti. Sarebbe bene, secondo me, creare un fondo di rotazione per far accedere agli incentivi anche coloro i quali hanno fatto domanda, molti dei quali hanno già realizzato i loro programmi di investimento, chiaramente a loro rischio, ma comunque con la convinzione che un programma istruito positivamente da una banca (sto parlando, ripeto ancora, di investimenti) sarebbe stato accolto favorevole dalla Giunta. Quindi senz'altro l'articolo 2 non può e non deve far parte di questa legge che, ripeto ancora, riguarda le grandi strutture, e a quelle e solo a quelle deve limitarsi, nel caso in cui appunto si voglia in questo momento sospendere, diciamo così, le autorizzazioni più o meno selvagge che possono essere date nel territorio. Io limiterei questo provvedimento di legge, credetemi, esclusivamente ai primi sei commi dell'articolo 1 bocciando tutto quello che viene dopo, compreso l'articolo 2.
Bisogna ammettere che il fatto che si voglia tutelare i nostri prodotti con un'imposizione della loro esposizione e vendita nelle grandi strutture è un fatto innovativo e senz'altro positivo, ma sull'altro è necessario riflettere affinché non si commettano errori, affinché non si creino mostri o nuove tipologie di centri commerciali di cui sinceramente in questo momento io non ho capito esattamente la definizione Comunque sia, spero che possano essere tolte le norme intruse e quindi l'articolo 2 poiché non si può assolutamente - lo ripeto ancora - prendere in giro tutta una categoria, La legge numero 9, con le sue caratteristiche, è una legge approvata dal Consiglio e in questo modo la si vuole non solo praticamente annientare, perché di fatto poi non si ha niente di concreto in mano poiché io voglio vedere i commercianti che hanno fatto richiesta, saranno costretti a iscrivere ipoteche, ma chi è il commerciante che per un 5, un 6 per cento di contributi in conto capitale, scusate un attimo, va a spendere magari migliaia di euro in un atto notarile, a iscrivere ipoteca sulla propria proprietà, per che cosa? Per niente, è una presa in giro questa. È necessario che l'articolo 2 quindi venga assolutamente tolto dalla legge, limitando, come ho detto poc'anzi, la legge ai primi sei commi dell'articolo 1 perché la definizione di piccola, media e grande struttura è contenuta in modo chiaro nel decreto Bersani e, comunque sia, è abbastanza completa anche quella prevista dai commi che precedono il 7, e lasciando alla legge quadro sul commercio l'individuazione di altri tipi di strutture commerciali, consorziate o meno, che possono scaturire da un confronto tra la Commissione, le associazioni di categoria che individuino veramente di cosa si vuol parlare perché, ripeto ancora, per quanto mi riguarda il comma 7, ma sopratutto il comma 8, sono di difficile interpretazione, sono difficilissimi da capire, a meno che in Aula non vengano forniti i necessari chiarimenti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Questo disegno di legge si inserisce, io credo in maniera inopportuna, nei lavori consiliari e dico inopportuna, o quanto meno tardiva, perché per rispettare la scadenza del giorno 19, probabilmente - anzi io ne sono convinto - sarebbe stata sufficiente una delibera della Giunta regionale per sospendere le autorizzazioni o comunque per emanare un provvedimento tampone che non impegnasse il Consiglio regionale. Ora, io non sono riuscito a capire per quale motivo la Giunta abbia voluto coinvolgere la Commissione e il Consiglio, premesso che la Commissione credo stesse già operando e lavorando ad una legge di riordino complessivo della materia del commercio. Ora invece noi ci troviamo qui di fronte a un disegno di legge che ci impegna, che sospende i lavori delle Commissioni e della Terza Commissione che sta procedendo all'esame della manovra finanziaria, che, a detta della maggioranza, avrebbe dovuto essere esitata ben prima dei tre mesi di esercizio provvisorio.
Oggi noi ci troviamo di fronte a questo disegno di legge e ovviamente lo discutiamo e lo discutiamo, così come stanno facendo tutti i colleghi, in maniera anche opportuna e in maniera anche coerente con molti dei principi che ispirano l'azione politica di Alleanza Nazionale. La materia dei centri commerciali o delle grandi strutture di vendita in Sardegna ha origini antiche e ha origini negli anni ottanta, novanta, quando io personalmente mi occupavo di commercio; in quegli anni ricordo di essere stato molto interessato alla materia, lo ero per molteplici motivazioni. Sono stato negli anni novanta un acerrimo nemico della grande distribuzione, ma sono stato un acerrimo nemico della grande distribuzione quando le autorizzazioni erano concesse in maniera scriteriata, come si verificò in quegli anni ormai passati. Comunque ero anche convinto in quel periodo, che i conti con la grande distribuzione gli avremo dovuti comunque fare, era un processo irreversibile che non è nato in Italia ma certamente in Italia e poi in Sardegna ha avuto la sua massima esplicazione.
Ora noi stiamo intervenendo su questa materia e vorremmo intervenire esclusivamente per bloccare e quindi nel rispetto di quella scadenza del giorno 19 che è ormai abbondantemente superato, e anche questo ci crea delle perplessità, ma aspettiamo con ansia che questa maggioranza porti all'attenzione dell'Aula un provvedimento generale di riordino complessivo di questa materia, e sono sicuro che il Presidente Giagu, da uomo attento, farà lavorare la Commissione per raggiungere questo risultato, per attuare definitivamente il decreto legislativo 114 del 1998. Nell'esaminare il disegno di legge, l'hanno rilevato anche altri colleghi, ci siamo imbattuti nell'articolo 2 che non condividiamo assolutamente, e che siamo assolutamente contrari che possa essere oggetto di discussione, e quindi inviterei anche i colleghi della maggioranza, che per altro non abbiamo ancora sentito, a pronunciarsi su questo, chiederei anche un pronunciamento della Giunta perché su questa materia credo che si debba fare chiarezza subito, per evitare che eventuali emendamenti e eventuali discussioni possano allungare i lavori.
I problemi del commercio in Sardegna sono problemi antichi, sono problemi dovuti alla scarsa popolazione, sono problemi dovuti al cambio delle abitudini alimentari, sono dovuti a tutta una serie di fattori che in qualche maniera ci impongono di intervenire e noi dobbiamo fare lo sforzo di rendere competitiva la distribuzione "storica", i negozi di quartiere, di vicinato, noi dobbiamo assolutamente favorire questi soggetti, ma non per questo creare una contrapposizione forte che potrebbe danneggiare questo comparto. E quindi noi riteniamo, e pertanto abbiamo sottoscritto i due emendamenti che sono stati presentati e che credo siano stati condivisi da tutti i Gruppi politici di questo Consiglio, che l'esame di questo provvedimento si debba limitare solo ed esclusivamente all'articolo 1. Ripeto, personalmente sono convinto che la Giunta regionale avrebbe potuto evitare che il Consiglio regionale fosse stamattina impegnato in questa discussione, emanando un provvedimento che, per quanto mi riguarda, avrebbe avuto tutti i crismi della legittimità. E invece no, siamo impegnati qui, e la Giunta, peraltro, in queste ore o nelle ore passate, è stata ed è impegnata a cercare di ricucire anche i contrasti interni alla maggioranza per le nomine di ieri sulle quali non siamo parte in causa, e voglio chiarire questo aspetto nel corso di questa discussione perché dalle testate giornalistiche sembrerebbe che ci sia un caos totale nel centrodestra e nel centrosinistra. Bisogna dire le cose come stanno: nel centrodestra non c'è nessun caos! Noi ieri abbiamo dato indicazioni al Presidente del Consiglio e gli abbiamo dato l'incombenza di adottare i necessari provvedimenti nell'esercizio del potere sostitutivo. Cosa che non è stata fatta dal centrosinistra e non mi risulta che ancora oggi sia stata fatta. Allora i problemi, cari colleghi della maggioranza, cercate di risolverveli prima e non scaricateli sul centrodestra, perché il centrodestra, almeno in questa fase, ha fatto tutto quello che doveva fare.
E invece, il presidente Soru, memore di quei famosi tagli operati alle piccole strutture commerciali della Sardegna attraverso la creazione di centri commerciali di grandi dimensioni, e che già da allora usava un metodo chirurgico, non si è limitato a quel settore e oggi usa il bisturi sugli enti sopprimendoli, e di questo discuteremo e potremo anche essere d'accordo, ma ciò che appare più grave è che in ore notturne sembra abbia deciso il commissariamento anche di ulteriori enti regionali. Beh, a noi pare veramente grave che, nel momento in cui il Consiglio regionale sta affrontando una materia così importante in Commissione terza, giacché la legge finanziaria prevede l'accorpamento degli enti, la cartolarizzazione dei beni della Regione, si proceda chirurgicamente con operazioni di questo genere. Per noi credo che siano operazioni scriteriate e comunque deprecabili e criticabili. Ho sollevato questo problema perché probabilmente neanche molti consiglieri della maggioranza conoscono l'argomento che sto trattando, però certo è che nel momento in cui tutte le truppe sono dentro il Consiglio regionale ci sono quattro caporioni che fuori agiscono, forse anche in difformità rispetto alla volontà dei consiglieri regionali che magari neanche conoscono questi problemi e che ancora una volta sono sviliti nel loro ruolo, non sono considerati. Questa è una cosa che deve terminare.
Io ho denunciato altre volte in questo Consiglio regionale l'attentato alla democrazia parlamentare della Regione Sardegna. E' una cosa che accade continuamente, in tutte le circostanze. Io non voglio responsabilizzare i colleghi consiglieri di questo e non mi sento neanche di responsabilizzare gli Assessori di questa Giunta, ma qui c'è un disegno strategico che probabilmente ci sta sfuggendo e che sta compromettendo forse in maniera definitiva la stessa esistenza del Consiglio regionale. Beh, se è questo che i colleghi della maggioranza vogliono lo possono anche accettare, ma per quanto ci riguarda su questo, e non su altri problemi sui quali potremmo anche sorvolare, per garantire l'esistenza del Consiglio noi ci impegneremo molto e faremo sentire la nostra voce qui dentro e fuori da qui, però il presidente Soru deve abituarsi a dialogare e non correre ai ripari dopo colloquiando con i capigruppo di maggioranza o di opposizione e cercando di ammorbidire i toni. Lo possiamo sopportare una volta, due volte, possiamo dialogare però alla fine questa storia deve terminare! Questo è un avvertimento forte che fa Alleanza Nazionale, siamo stanchi di questo atteggiamento! Il Consiglio regionale è stato eletto democraticamente, siamo tutti legittimati a rappresentare i sardi e non è possibile che qui ci sia un paladino che unico e solo debba assumere il ruolo di difensore dei sardi. Non è così che si fa la politica, non è così che si gestisce la Regione Sardegna, non è questo che vogliono i sardi. Su queste considerazioni noi torneremo certo molto presto e credo che il collega Secci, Presidente della terza Commissione dovrà veramente impegnarsi molto se non vorrà allungare ancora i tempi della discussione della manovra finanziaria in terza Commissione, perché o si cambia atteggiamento o altrimenti noi siamo determinati a continuare questa nostra battaglia e la continueremo molto a lungo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Io sono d'accordo con i colleghi, in particolare Rassu e Diana, che hanno giustamente chiesto che in tempi rapidi si discuta la legge organica sul commercio e credo che quella sarà anche la sede del confronto vero del Consiglio regionale. Insomma, oggi discutiamo una leggina, figlia dell'ennesimo ritardo, sulla quale peraltro anche la discussione che sta avvenendo in Aula oggi, salvo che sull'articolo 2, mi sembra che non solo registri valutazioni comuni dei diversi Gruppi, ma insomma contenga anche elementi interessanti per quella che dovrà essere la legge sul commercio. In pratica questa leggina impedisce l'insediamento ulteriore di grandi strutture al di fuori di qualsiasi elemento di programmazione, per i motivi che sono stati detti, che sono chiari a noi tutti: il forte impatto urbanistico delle grandi strutture, i flussi di traffico che si determinano, le modifiche vere che intervengono nel territorio senza la possibilità di ricondurre tali scelte all'interno di una programmazione discussa e condivisa.
Credo che ci sia una forte esigenza di definire in legge cosa sia un centro commerciale e una grande struttura. Noi abbiamo in Sardegna, secondo i dati ufficiali, sedici centri commerciali contro i quattordici per esempio della Campania, che è una regione del Mezzogiorno che ha livelli di consumo simili ai nostri, cioè con popolazione quattro volte inferiore abbiamo due centri commerciali in più. Io credo che questa sia davvero la vera anomalia, giusta o sbagliata che sia. Così come in Commissione, è stato ricordato, si è concordemente deciso di accelerare i tempi, di ridurli al minimo, prevedendo però i tempi giusti per poter fare le cose seriamente e anzi devo dire che su questo non è stata fatta alcuna battaglia, siamo stati i primi noi della maggioranza a sottolineare questa esigenza, con immediato accoglimento da parte dello stesso Assessore, che anzi ha preannunciato la possibilità che si possano anche anticipare i tempi previsti dalla stessa legge. Così come a me sembra che la definizione di centro commerciale naturale, poi la si potrà anche migliorare, sia utile, poi tornerò su questo argomento, per tentare di riconciliare il commercio col tessuto sociale e col tessuto urbano, cogliendo uno degli aspetti fortemente innovativi della grande distribuzione e ridando al commercio tradizionale una di quelle funzioni che ha avuto sempre nei centri storici di grandi e piccole dimensioni, nel tessuto urbano di grandi e piccole dimensioni. Si dovrà orientare al raggiungimento di questo risultato anche il piano commerciale e la legislazione di supporto a questo settore. Così come abbiamo ritenuto opportuno, forse qualcosa andrà modificata, c'è anche un emendamento su questo, di prevedere un percorso anche per favorire l'integrazione tra grande distribuzione e produzione sarda, e, diciamoci la verità, l'assenza della promozione dei prodotti sardi non deriva soltanto dalla politica della grande distribuzione ma da cause anche oggettive. L'altro punto è quello che riguarda l'arretrato della legge numero 9.
Quello che mi preme dire è che questa non è una legge contro la grande distribuzione, ma una sua regolamentazione. Dico questo perché io sono tra quelli che sostengono che la grande distribuzione ha rappresentato un elemento di forte innovazione per quanto riguarda i prezzi, la condizione di vita dei lavoratori - mi fa piacere che la discussione in Commissione abbia dato modo anche all'onorevole Capelli di soffermarsi su queste cose - e l'altro aspetto fortemente innovativo è la funzione di aggregazione che caratterizza la grande distribuzione, visto che le strutture commerciali, almeno per la parte più fortunata della nostra popolazione, non sono più il luogo dove si va a comprare per la sopravvivenza, ma rappresentano qualcosa di più.
Dico queste cose perché questa legge, è inutile negarcelo, dà anche una piccola risposta, una boccata di ossigeno la si potrebbe definire, alla preoccupazione delle strutture commerciali tradizionali, per le quali la crisi del commercio sarebbe dovuta alla grande distribuzione. Io credo che la crisi, oltre all'impoverimento generale della società, sia dovuta anche alle caratteristiche del commercio sardo che spesso è stato considerato un'attività di rifugio, spesso è frammentato, spesso è arretrato, molto spesso fuori mercato, un comparto in cui le condizioni di chi ci opera, dei dipendenti, non sempre sono lineari e non sempre sono anche legittime. Dietro la dizione "gestione familiare" spesso si sono nascosti molti fenomeni di lavoro nero. Lo stesso fatto che la legge istitutiva dell'Agenzia per il lavoro fu utilizzata, se non ricordo male, all'80 per cento da parte del settore commercio, soprattutto dalle imprese di piccole dimensioni, per regolarizzare i lavoratori in nero la dice lunga sulle condizioni di arretratezza in cui versava e temo versi ancora questo settore.
Dico questo perché se si pensasse che la crisi del commercio tradizionale sardo la si possa superare soltanto con il blocco della grande distribuzione o delle grandi strutture si farebbe un errore, si farebbe un errore colossale. Credo che un blocco, anzi, questo lo dico ai rappresentanti delle associazioni che sono presenti anche oggi, com'è ovvio, rafforzerebbe persino la forza contrattuale della grande distribuzione esistente, la renderebbe ancora più competitiva, perché dietro l'elemento di fondo, che è quello della massa critica negli approvvigionamenti, dei rapporti con le banche e così via, insomma, se noi andassimo a un blocco, cosa per altro del tutto illegittima, si finirebbe per rafforzare la forza competitiva della grande distribuzione. Quindi rivolgo un invito a superare le paure e i timori del nuovo che, è inutile negarlo, ha avuto successo non soltanto in Sardegna, ma ha avuto successo in tutta la parte del mondo più ricca, della quale noi, in qualche maniera, ci dicono che facciamo parte.
Sarà bene che si ragioni e si rifletta su come uscire dalla crisi del commercio, tentando di dargli una missione e una natura diversa da quella che ha avuto sino ad oggi. Io credo che vi sia naturalmente un problema di ruolo pubblico, che forse la politica solo dei contributi, che pure ha avuto una vicenda tormentata per quanto riguarda il settore commercio, sia del tutto non risolutiva dei problemi del comparto. Credo che sia soprattutto necessario intervenire sull'ambiente urbano che ricollega appunto il commercio al tessuto sociale. Credo che sia necessario intervenire su quella che è una delle caratteristiche moderne del commercio che, peraltro, trasforma la sua antica tradizione, di essere un elemento pulsante della vita nei quartieri. Il ruolo dei commercianti nei quartieri di qualsiasi città o cittadina è stato sempre un ruolo decisivo proprio in termini di punto di riferimento e di aggregazione. E senza star lì a guardare al passato, ad auspicarci il ritorno ai borghi felici del passato, credo che proprio la capacità di aggregazione e di offrire un luogo di accoglienza ai cittadini che vanno a fare acquisti, o in termini moderni lo shoppin, sia uno degli elementi sui quali debba intervenire l'ente pubblico proprio per favorire la trasformazione del commercio da attività di rifugio che spesso gonfia il settore terziario, ad elemento propulsivo della crescita anche economica. Così come io sono d'accordo che quando si parlerà del piano commerciale si debba tener conto, come ha sottolineato l'onorevole Capelli, delle differenze esistenti nel territorio regionale. E' chiaro che l'attività commerciale che si rivolge all'aggregazione urbana di Cagliari che ha una certa densità abitativa è completamente diversa rispetto a quella che si rivolge ad altre parti della Sardegna, però credo che la visione, comunque, non possa che essere quella di una sfida da vincere per la modernizzazione del comparto, per la sua innovazione, per la sua trasformazione, in qualche maniera, in una vera e propria industria. Cioè è necessario cogliere gli elementi positivi rappresentati dalla grande distribuzione, che ha fatto sì che il commercio diventasse un'industria vera, e facendo forza su quelli riuscire a competere, perché se non si riuscisse a soddisfare le esigenze degli utenti, degli operatori e della Regione evidentemente si correrebbe il rischio solo di fare una battaglia di retroguardia, sbagliata, ingiusta e che finirebbe per punire innanzitutto i commercianti e, ahinoi, basta girare per le strade di Cagliari e vedere il frenetico turn over di sigle nelle strade più importanti del commercio cagliaritano per capire che questo, purtroppo, sta avvenendo. Però è evidente, e lo dico alle associazioni degli imprenditori, mi è capitato di dirglielo anche ai margini della discussione fatta in Commissione, che quegli aspetti - lo dico senza polemica - di conservazione che spesso hanno caratterizzato questo settore vanno rapidamente superati. E' cambiato persino il contesto politico nel quale quel tipo di commercio si è affermato e credo che anche nella definizione che abbiamo dato di centro commerciale naturale vadano trovate delle risposte da parte degli imprenditori, sapendo che non tutto il commercio è più a portata di mano delle piccole e medie strutture imprenditoriali private. Vi è una parte del commercio sulla quale le grandi concentrazioni ormai hanno determinato prezzi, convenienze, legami, rapporti che rendono praticamente impossibile l'inserimento della piccola attività commerciale. Questa questione non riguarda solo il commercio; nessuno produce più macchine artigianalmente come veniva fatto all'inizio del secolo scorso. Credo che vi sia un problema di specializzazione, credo che vi sia un problema di riuscire ad inserirsi soprattutto come offerta all'interno dei processi di trasformazione del tessuto urbano e del tessuto sociale delle nostre piccole e medie città.
Io credo che questa sia la strada, non quella della chiusura e della contrapposizione alle grandi strutture, che possa consentire a una realtà così ricca - è stato ricordato che è forse il primo comparto nel nostro territorio - di poter dare un contributo non soltanto a chi ci lavora, che è una cosa meritevole e importante, ma per quanto ci riguarda anche al resto della società sarda.
Noi abbiamo inserito nella leggina una norma che tenta di costringere a collegare il commercio alla valorizzazione dei prodotti sardi, forse la sua formulazione è impropria, forse si tratterà un po' di modificarla in modo da favorire e promuovere soltanto la possibilità che questo avvenga. E' una cosa che viene fatta in altre parti d'Italia, non vi è niente di protezionistico, ammesso che questo fosse sbagliato, ma si tratta naturalmente un po' per tutti, sia per quanto riguarda la grande che la piccola distribuzione, proprio di far fare quel salto di qualità al commercio, considerato non più come servizio ma come una delle attività davvero importanti per lo sviluppo economico della Sardegna. Credo che questo debba comportare, tra le altre cose, anche una ripresa di rapporti per superare uno degli elementi negativi che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno influito sulla vita di milioni di cittadini, il fatto che il commercio qualche volta rappresenti un elemento di ostacolo al rapporto tra produttori e cittadini. Io credo che anche partendo da queste cose si possa riuscire a recuperare un rapporto e a far sì che vi sia una convenienza per entrambi, e poi, in ultima analisi, per i cittadini che credo siano appunto quelli che interessano a tutti, anche ai commercianti, in modo particolare.
L'ultima osservazione riguarda l'articolo 2, perché sul resto credo che avremo modo di discutere e di valutare le diverse opzioni presenti anche nella discussione oggi, ma sull'articolo 2 è difficile dare un giudizio se non si parte dal pasticcio che lo ha generato. Nelle more di una legge che attendeva di diventare operativa, se non ricordo male, perché sugli aiuti previsti c'erano difficoltà che poi si sono risolte con l'utilizzo della quota de minimis, si è scatenata una sorta di caccia fatta da tutti, comprese le associazioni, per prenotarsi, perché questo è quello che è avvenuto; dietro le 10 mila 150 domande, quante siano, c'è stata proprio una caccia a prenotarsi. Per lo più non si tratta di progetti, sono semplici richieste fatte per avere qualche possibilità di accedere ai contributi nel caso in cui la legge si fosse sbloccata, e questo ha prodotto una mole esagerata di richieste, non di progetti, di richieste, di prenotazioni, anzi, forse è il caso proprio di definirla così, una mole esagerata di prenotazioni. Se fossero veri i calcoli che l'onorevole Pisano ha fatto, avremmo parlato tra l'anno scorso e quest'anno di investimenti del comparto della piccola distribuzione, cioè del commercio tradizionale, per un ammontare di 1500 miliardi, cioè mi sembra francamente un po' esagerato che tutto il comparto commerciale tradizionale nell'arco di dodici mesi avesse pensato contemporaneamente di ristrutturarsi, e badi bene, onorevole Rassu, nessuna di queste pratiche è stata analizzata. Di nessuna di queste pratiche è stata fatta l'istruttoria bancaria, anche perché non esiste a oggi nessun accordo con le banche, siamo ancora in alto mare. Questo è il pasticcio che c'è dietro e che ha determinato questa situazione e creato queste aspettative, che consentono naturalmente di poter dire tutto quello che si vuole e anche il contrario, senza che nessuno sia in grado di sapere che cosa c'è dentro quegli scaffali pieni di richieste.
Una cosa è certa: rispetto alla realtà economica sarda del comparto si tratta sicuramente di un numero esagerato di richieste. E allora di fronte a questo pasticcio che è stato fatto negli anni precedenti è chiaro che bisogna trovare una risposta, e questo non è molto semplice, ed è difficile pensare quale possa essere la soluzione migliore. La proposta che viene avanzata, sgomberato il campo dalle migliaia e migliaia di richieste inutili che sono state presentate, non rappresenterà probabilmente la soluzione per quelli che puntavano sino al 40 per cento del contributo, però sicuramente consentirà di erogare finanziamenti che non saranno neanche una briciola. Io credo che accelerare l'istruttoria e accogliere le richieste che sono state presentate costituirà comunque una boccata d'ossigeno per il comparto. Non è la migliore delle risposte possibili, credo che però realisticamente, se non si vuole fare propaganda, se non si vuole solo strumentalizzare, questo rappresenterà, soprattutto se si riuscirà in tempi brevi a fare un nuovo bando per individuare le banche o la banca che devono istruire le pratiche, una boccata d'ossigeno per un comparto che indubbiamente ne ha bisogno, per quel commercio tradizionale di cui stiamo parlando e che rappresenta gran parte degli imprenditori sardi del settore. Avremmo potuto adottare soluzioni migliori, questa non è il massimo, me ne rendo conto, però mi sembra, rispetto alla situazione data, che rappresenti la risposta più efficace e più veloce che si possa dare; poi si tratterà di ragionare per il futuro e verificare anche la validità stessa della legge numero 9 che ha aperto le porte a qualsiasi tipo di...
PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, prego, concluda.
CHERCHI (D.S.). …Che ha aperto le porte a qualsiasi tipologia di imprese, e che forse andrebbe un tantino ridimensionata e, viste anche le risorse che abbiamo, indirizzata meglio verso i settori che riteniamo più utili. L'onorevole Capelli mi sembra abbia parlato come se si accingesse a dare la scalata ad una delle associazioni di commercianti. Naturalmente il fatto stesso che le associazioni dei commercianti, almeno le due più rappresentative, tra l'altro anche in qualche maniera politicamente caratterizzate, abbiano dato il loro parere positivo su questa soluzione, anche se naturalmente l'hanno dato a malincuore, in qualche maniera - ripeto - ci ha consentito di poterla valutare più serenamente.
PRESIDENTE. Dal display vedo che l'onorevole Vincenzo Floris si è iscritto a parlare. Io non le posso dare la parola perché siamo in fase di discussione generale e avrebbe dovuto iscriversi entro la fine del primo intervento, per cui potrà intervenire in sede di discussione dell'articolato.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei esporre in due parole la posizione che noi abbiamo su questo disegno di legge. Nonostante il tempo che stringe e il fatto di non poter dedicare un dibattito molto ampio a questo argomento, già in qualche modo ciò che è stato detto, e quindi tutto quel che abbiamo sentito stamattina, fa emergere che è molto importante, con alcuni problemi difficili da districare, e che si gioca centralmente su un punto fondamentale che è quello della pianificazione, dell'intervento pubblico che orienti lo sviluppo delle attività commerciali cercando di salvaguardare due principi non facilmente conciliabili: da un lato la libertà dell'impresa, l'autonomia delle scelte, l'orientamento a favore di una concorrenza che spinga verso l'alto la qualità del servizio distributivo, dall'altro l'esigenza anche di non lasciare che lo sviluppo indiscriminato del settore sulla base di spinte che ovviamente possono essere anche contrastanti con alcuni interessi pubblici, possa in qualche modo produrre nel nostro sistema urbano, nel nostro sistema di gestione del territorio, degli squilibri che possono essere dannosi per i nostri cittadini. Le grandi strutture e quindi i grandi gruppi finanziari e imprenditoriali hanno alcuni obiettivi e certamente innalzano anche il livello qualitativo del servizio, spingono verso il contenimento dei prezzi, l'ammodernamento delle strutture commerciali, per cui contro di essi non si può certamente fare una lotta antistorica come se si è verificato quando si vollero distruggere le vecchie macchine a vapore, ma è anche vero che un proliferare di grandi strutture può da un lato mettere in ginocchio piccole attività commerciali e dall'altro spingere sempre di più verso la desertificazione dei centri abitati, il degrado della vita urbana. Tuttavia queste strutture che, in realtà, danno alcuni vantaggi ai consumatori, contemporaneamente offrono anche un ambiente che qualitativamente non è paragonabile all'ambiente urbano che noi, più volte, in occasione di discussioni su altre materie abbiamo sempre cercato di difendere. Due grandi obiettivi che devono essere contemperati. Io credo che in questo la politica debba dimostrare davvero tutte le sue capacità; io credo che con questo intervento noi dobbiamo semplicemente porre un limite e dare un'indicazione chiara, e cioè che la politica sul commercio la si fa attraverso un'azione di pianificazione seria, responsabile e puntuale, per cui oggi noi abbiamo semplicemente un obiettivo, quello di permettere che, in tempi ragionevoli, non troppo lunghi, ma neanche artificiosamente brevi, e quindi frettolosi, possa essere fatto un piano per le grandi strutture di vendita, in modo tale che possa essere indicato un limite, possa essere indicata una strada che dia spazio alle grandi strutture, ma non metta in ginocchio la rete di piccoli imprenditori che costituiscono un patrimonio fondamentale della nostra società e del nostro sistema produttivo. Questo è l'obiettivo; poi sull'articolato alcune questioni possono essere precisate, ma io credo che ormai le intese siano già anche abbastanza avanzate, visto che non si tratta di grandi questioni.
Una parola soltanto sull'articolo 2. Io credo che si possa discutere se è meglio il criterio adottato, cioè della distribuzione delle risorse già stanziate che in qualche modo sblocchi la situazione, o se non sia invece meglio ragionare più attentamente sull'obiettivo che si vuol raggiungere. Pochi danari dati a tutti possono essere inutili se il meccanismo è quello tradizionale, già visto da sempre, della distribuzione a pioggia. Io credo che il primo criterio dovrebbe essere per tutti quello di qualificare gli investimenti - lo diciamo a tutti i livelli, lo dite voi della Giunta in tante altre occasioni - in modo tale da premiare e da incentivare il meglio nelle attività produttive. Questa soluzione non mi sembra vada esattamente in questa direzione, tende a polverizzare i milioni di euro che sono stati accantonati e che sono fermi, probabilmente non sostenendo gli investimenti adeguatamente. Quindi io credo che sia opportuna una pausa di riflessione per mettere a punto una legge che ci permetta di superare sì l'empasse, ma anche di distribuire queste risorse per incentivare davvero attività commerciali che in qualche modo dimostrino di saper realizzare una migliore qualità del servizio.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Signor Presidente, signori consiglieri, ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi che ci sono stati. Noto che c'è stato soprattutto uno spirito estremamente costruttivo, ringrazio per questo i consiglieri della minoranza che mi sembra che abbiano discusso di questo problema con spirito proposivo, così come è stato fatto in Commissione. Mi sembra che sia emersa da parte di tutti la necessità che la Sardegna si doti di una legge sul commercio. La Giunta ha già provveduto a ciò, nel senso che il 24 di novembre è stata approvato un disegno di legge organico sul commercio e che purtroppo non ci sono stati i tempi tecnici per discuterlo prima della manovra finanziaria, ma che spero, siccome è in discussione ormai in Commissione, che veda la luce subito dopo la legge finanziaria. Siccome i problemi che abbiamo ereditato sono tanti, è stato necessario predisporre questa leggina per affrontare l'emergenza. Già da quattro anni c'è un blocco delle autorizzazioni per l'apertura di grandi strutture di vendita, perché il problema si è posto in precedenza, e il blocco è motivato dalla necessità di predisporre un piano delle grandi strutture di vendita che definisca i criteri perché sia regolamentata tutta la materia, e questo finora in precedenza non è stato fatto, per cui abbiamo necessità di farlo. Per questo, purtroppo, siamo costretti a disporre un altro blocco di dodici mesi, ma che questa volta sarà il definitivo perché il piano dovrà essere adottato.
Condivido tantissime delle cose che sono state dette. Io non credo assolutamente che questa leggina demonizzi la grande distribuzione. Ritengo che le grandi strutture di vendita, come ha già detto l'onorevole Capelli, siano servite a calmierare il mercato, e nessuno si può opporre al nuovo che avanza. Il problema è come regolamentarlo, e finora in Sardegna sappiamo benissimo, e l'ha detto qualche altro consigliere di minoranza, che c'è stato un po' di far west, e in certe zone della Sardegna c'è stata una crescita enorme delle grandi strutture di vendita che ha scardinato la rete del commercio che esisteva già, e quindi ha creato dei problemi.
In una società equilibrata credo che sia necessaria la presenza sia delle grandi strutture di vendita che del piccolo commercio, degli esercizi di vicinato che hanno una loro funzione sociale estremamente importante. Questo è lo scopo della legge attuale e credo che sia condivisibile da parte di tutti, e mi sembra di aver notato questo spirito. E proprio per raggiungere questo obiettivo si sono predisposte due norme che precisano meglio i concetti di centro commerciale e centro commerciale naturale; il comma 7 e il comma 8 sono serviti a questo, a evitare elusioni, perché di fatto oggi è ancora possibile mettere insieme medie strutture di vendita o piccoli esercizi di vicinato che insieme determinano, invece, una concentrazione abnorme sul territorio, che deve essere invece preventivamente valutata e pianificata. Non è che non debba esistere, ma si devono fare delle valutazioni perché possa posizionarsi nel mercato. Questo è lo spirito con cui sono state precisate la definizione del comma 7 e la definizione del comma 8 che, proprio a scanso di equivoci, prevede la salvaguardia dei centri commerciali naturali, cioè di quei piccoli esercizi di vicinato assieme alle attività artigianali che esistono generalmente nei centri storici. Pensiamo ai piccoli comuni e al loro spopolamento. Queste sono norme che vanno in senso opposto, che cercano di favorire la rivitalizzazione del territorio senza che questo significhi demonizzare la grande distribuzione. Rispetto alla grande distribuzione, alle grandi strutture di vendita diciamo semplicemente che ci deve essere un piano, e quindi si deve sapere che cosa c'è o non c'è e come va inserito, ponendo dei parametri, che saranno il parametro demografico, quelli relativi al traffico, alla viabilità e quant'altro, però questo deve essere definito. Questo è lo spirito con cui è stata fatta questa leggina, e mi sembra che su questo si possa essere, credo, tutti d'accordo.
Vengo all'articolo 2 che ha creato grandi discussioni, e mi dispiace perché l'intento non era quello. Ha spiegato molto bene l'onorevole Cherchi che questo articolo 2 è nato, purtroppo, da un pasticcio, perché è così, e di fatto noi abbiamo ereditato questa situazione, per cui sapete bene che il bando che era stato fatto per attuare la legge numero 9 assieme alla legge numero 12 è stato bloccato per un contenzioso fra banche; allora mentre in assessorato siamo riusciti a risolvere il problema della legge 12 sull'artigianato, nel senso che essendo una legge più semplice siamo riusciti a sbloccare la situazione creando una task force interna che esaminasse le domande, grazie alla quale alcune hanno già ottenuto i finanziamenti richiesti e si sta andando avanti eliminando il pregresso, questo non è stato fattibile per la legge numero 9, perché prevede contributi in conto capitale e in conto interessi che comportano comunque un istruttoria di tipo bancario, che non era possibile fare in assessorato. Abbiamo discusso moltissimo su questa legge anche con le associazioni di categoria con le quali abbiamo concertato la soluzione. Questa che vedete nell'articolo 2 è semplicemente una delle possibili soluzioni, forse non sarà la migliore, però dico subito che se c'è necessità di approfondire questa materia e di rivederla, questo articolo può essere tranquillamente bocciato, approfondito e ripresentato in un altro momento, nulla osta a questo. Mi sembra per il resto che le cose siano già state discusse in abbondanza, per cui finisco qui.
PRESIDENTE. Grazie Assessore, quindi l'articolo 2 può essere cassato?
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Può essere bocciato.
PRESIDENTE. Prego un segretario dell'opposizione di prendere posto presso i banchi della Presidenza e ai colleghi di prendere posto perché passiamo alla votazione sul passaggio agli articoli. Su che cosa intende intervenire onorevole Cassano? Prego.
CASSANO (Rif. Sardi). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Altri sette consiglieri che appoggino la richiesta alzino la mano.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DEDONI, PISANO, PILI, RASSU, PETRINI, CONTU, SANJUST.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che gli onorevoli consiglieri Cerina, Gessa, Biancareddu, Liori e Dedoni hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LAI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - MURGIONI - RANDAZZO.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - PILI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 68
Votanti 63
Astenuti 5
Maggioranza 32
Favorevoli 56
Contrari 7
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 1 al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 4, 5, 6 soppressivi parziali, e numero 2, 3, 8, 9 e 10 sostitutivi parziali..
(Si riporta il testo dell'articolo e degli emendamenti)
Art. 1
Piano regionale per le grandi strutture
di vendita e definizioni
1. L'Assessorato regionale competente in materia di commercio provvede - nel termine di 12 mesi dall'entrata in vigore della presente legge - all'elaborazione del Piano regionale per le grandi strutture di vendita. Il Piano deve essere approvato, previo parere della competente Commissione consiliare, dalla Giunta regionale nei successivi 60 giorni e pubblicato sul BURAS.
2. Nell'elaborazione del Piano, l'amministrazione regionale acquisisce il parere del Consiglio delle autonomie locali, o delle province e delle associazioni dei comuni, dei rappresentanti delle associazioni di categoria delle imprese di commercio, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative e dei rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori.
3. Al fine di costituire un sistema integrato tra il settore produttivo dell'agro-alimentare e la moderna grande distribuzione, le future nuove autorizzazioni dovranno prevedere, all'interno delle grandi strutture di vendita, appositi spazi per la promozione e sponsorizzazione dei prodotti agro-alimentari sardi.
4. L'individuazione di zone idonee per l'insediamento di grandi strutture deve tener conto dell'aspetto demografico, dell'equilibrato sviluppo urbanistico-commerciale, della valutazione dell'impatto dei flussi di traffico, dell'impatto territoriale ambientale, della vocazione del territorio, dell'impatto sugli insediamenti commerciali già esistenti e operanti sul territorio interessato.
5. Il Piano entra in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione sul BURAS.
6. Il rilascio di nuove autorizzazioni per l'apertura, variazione del settore merceologico, ampliamento, trasferimento di grandi strutture di vendita, così come definite dalla lettera f) del comma 1 dell'articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è sospeso fino all'entrata in vigore del Piano regionale per le grandi strutture di vendita.
7. Il centro commerciale è considerato grande struttura di vendita quando è promossa o progettata o realizzata e gestita con una politica commerciale unitaria, con più esercizi commerciali, inseriti in una o più strutture funzionalmente collegate, anche se separate da strade o spazi pubblici, indipendentemente dalla loro destinazione urbanistica e dall'eventuale presenza di altre tipologie di attività.
8. E' definito centro commerciale naturale, e non è considerata grande struttura di vendita, l'insieme di attività commerciali, artigianali e di servizi -comunque distinte e caratterizzate dal loro prevalente insediamento nel centro storico- che svolgono attività integrate secondo un indirizzo comune ed è individuato giuridicamente nelle forme del consorzio o dell'associazione.
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CAPPAI - OPPI
Art. 1
Il comma 3 è soppresso. (4)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CAPPAI - OPPI
Art. 1
Il comma 7 è soppresso. (5)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CAPPAI - OPPI
Art. 1
Il comma 8 è soppresso. (6)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIAGU - MATTANA - FLORIS Vincenzo - PISANO - CONTU
Art. 1
All'articolo 1, il comma 8 è sostituito dal seguente:
"8. E' definito centro commerciale naturale, e non considerato grande struttura di vendita, l'insieme prevalentemente già esistente di piccole attività commerciali, artigianali e di servizi comunque distinte e caratterizzate dall'insediamento nel centro storico o dalla contiguità ad esso che svolgono attività integrate individuate giuridicamente nelle forme del consorzio o dell'associazione". (2)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CAPPAI - OPPI
Art. 1
Al comma 4 le parole "L'individuazione di zone idonee" sono sostituite dalle seguenti:
"4. In sede di elaborazione del Piano regionale per grandi strutture di vendita, l'amministrazione regionale, sentite le Province e i Comuni, nell'individuazione delle zone idonee…". (3)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE
Art. 1
Al comma 7 le parole "e gestita" sono sostituite dalle "o gestita". (8)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIAGU - FLORIS Vincenzo - CHERCHI Silvio - BRUNO - BIANCU - PISANO - CONTU - DIANA - RASSU - SABATINI
Art. 1
All'articolo 1, il comma 8 è sostituito dal seguente:
"8. E' definito centro commerciale naturale, e non considerato grande struttura di vendita, l'insieme prevalentemente già esistente di piccole attività commerciali, artigianali e di servizi, comunque distinte e al solo fine di valorizzare le zone urbane, che svolgono attività integrate individuate giuridicamente nelle forme del consorzio o dell'associazione". (9)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIAGU - FLORIS Vincenzo CHERCHI Silvio - BRUNO - BIANCU - PISANO - CONTU - DIANA - RASSU - SABATINI
Art. 1
Il terzo comma dell'art. 1 è sostituito dal seguente:
"3. Al fine di costituire un sistema integrato tra il settore produttivo dell'agro-alimentare e la moderna grande distribuzione, la Giunta regionale, prevederà forme di concertazione finalizzate alla individuazione di appositi spazi per la promozione e sponsorizzazione dei prodotti agro-alimentari sardi.". (10)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 4.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, se mi consente, per abbreviare i lavori illustrerei assieme gli emendamenti numero 3, 4, 5 e 6 che sono tutti all'articolo 1.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Partendo dalla motivazione del voto contrario al passaggio agli articoli, che era in linea con quanto detto precedentemente nella discussione generale. Noi condividiamo questo disegno di legge nella parte in cui interviene per limitare lo sregolato proliferare delle grandi strutture di vendita, ma l'articolo 1 non contiene solo di questo. Ho apprezzato la disponibilità dell'Assessore sull'articolo 2, così come ho apprezzato alcuni passaggi significativi del suo intervendo, ricordando all'Assessore che già il 27 novembre del 2003 la sesta Commissione consiliare aveva esitato un disegno di legge sulla regolamentazione urbanistico - commerciale del settore commercio in Sardegna; poi il Consiglio non ha ritenuto opportuno, in quella fase, porre all'ordine del giorno quel disegno di legge. Per cui tra i pasticci generali o tra i disastri che lei ha ereditato, questo lei ha riferito, non ha sicuramente ereditato la mancanza di programmazione prevista appunto da quel disegno di legge, esaminato e, lo ricordo bene, esitato all'unanimità dalla sesta Commissione consiliare. Così come vorrei tranquillizzare il collega Cherchi, assolutamente non sono nelle condizioni di poter scalare nessuna associazione, anche perché non ne faccio parte, e in ogni caso questo non ci impedisce di esprimere il nostro pensiero sugli obiettivi delle associazioni.
Così come la concertazione da lei richiamata affermando che tutto è stato visto con le associazioni di categoria - una concertazione che è stata allargata dagli interventi in Commissione, così come sono state ampliate le definizioni contenute nei commi 7 e 8 richiamati dall'Assessore e corretti in Commissione, che credo saranno ulteriormente modificati anche dagli emendamenti che andremo a discutere, devo dire con spirito di collaborazione, per raggiungere risultati comuni - credo che serva a comprendersi, a raggiungere comuni obiettivi, ma non sempre a condividere, e io non mi sento di condividere le scelte delle associazioni di categoria. Avrei voluto sentire i presidenti delle province, che avrebbero dovuto essere consultati su questa materia e non lo sono stati, avrei voluto sentire l'associazione dei consumatori, che invece non è stata consultata su questa leggina, perché non c'erano i tempi, non c'era modo. Allora io continuo a dire che ci deve essere un giusto equilibrio tra gli interessi difesi dalle associazioni di categoria e quelli dei consumatori, così come ci deve essere un giusto equilibrio tra grandi strutture di vendita e piccole e medie strutture di vendita, esercizi di vicinato, centri commerciali naturali, o meglio qualificati di strada, centro storico e città, perché la città non finisce nel centro storico, in particolare nei nostri centri storici, che hanno carenza strutturali: leggasi parcheggi, viabilità, servizi e quant'altro. Perciò dobbiamo cercare di mettere insieme tutto questo, ma non di tutelare una casta notarile, medica, commerciale o quant'altro, ma di realizzare un giusto equilibrio.
Ecco perché pur esprimendo contrarietà su alcune parti del comma 3, ritiro l'emendamento numero 4 perché è stata una nostra richiesta quella di pensare a una integrazione fra il sistema agroalimentare e commerciale e l'emendamento numero 10 chiarisce meglio quel concetto che noi in Commissione avevamo chiesto di introdurre, anche se avremo modo di spiegare in seguito, parlando anche di agricoltura e di promozione dei prodotti sardi, che la promozione si fa solo ed esclusivamente acquistando spazi di promozione di marchio, non di prodotto, perché su questo la Comunità europea credo che esprimerebbe decisamente contrarietà, e anche perché nella distribuzione moderna si acquistano promozioni di marchi e spazi di distribuzione lineare a scaffale di prodotto, ma su questo torneremo nel momento in cui si discuterà di quel comma.
Per quanto riguarda il comma 7 è meglio chiarire che sulla prima parte io contesto il fatto che la definizione di centro commerciale è già contenuta nel decreto legislativo 114, richiamata anche nello stesso comma 6, perciò noi andiamo a specificare "anche se separate da strade o spazi pubblici, indipendentemente dalla loro destinazione urbanistica e dall'eventuale presenza di altre tipologie di attività"; io posso bloccare una città con questa definizione. Solo per questo chiedo che venga rivisto il comma 7 e soppresso. Nel decreto legislativo 114 esiste già la definizione di centro commerciale, noi lo specifichiamo ulteriormente per bloccare situazioni esistenti nell'area metropolitana di Cagliari, e con una definizione non corretta stiamo compromettendo altre situazioni.
Allora troviamo il modo, se questa è la volontà, di bloccare questo sviluppo selvaggio. Ma in questo modo noi stiamo bloccando quartieri, e lo vedremo anche quando discuteremo dell'emendamento della Giunta, che rimette la "o" al posto della "e", questa è la ragione per cui abbiamo presentato anche un emendamento soppressivo del comma 8 che definisce il centro commerciale naturale, modificato, mi risulta, da un ulteriore emendamento, per cui mi riservo di ritirare questo emendamento soppressivo nel momento in cui si discuterà l'emendamento proposto dalla Giunta.
Dopo aver illustrato brevemente i quattro emendamenti presentati annuncio il ritiro anche dell'emendamento soppressivo dell'articolo 2 a seguito dell'intervento della Giunta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu per illustrare l'emendamento numero 2 a firma Giagu, Mattana, Floris Vincenzo.
GIAGU (LA MARGHERITA - D.L.). L'emendamento numero 2 è stato ritirato e sostituito dall'emendamento numero 9.
PRESIDENTE. Può essere illustrato l'emendamento numero 8 della Giunta.
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. L'emendamento pone semplicemente riparo ad un errore tecnico. Al comma 7 le parole "e gestita" devono essere sostituite con le parole "o gestita".
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu per illustrare l'emendamento numero 10.
GIAGU (La Margherita.D.L.).. L'emendamento numero 10 contiene una puntualizzazione per non rientrare in divieti di legge per quanto riguarda la promozione dei prodotti agro-alimentari. Viene presentato dall'intera Commissione. Credo che soddisfi anche la richiesta dell'intera Commissione di inserire in questo disegno di legge una norma sulla promozione di prodotti locali che verrà poi attuata in fase di redazione del futuro piano.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu per illustrare l'emendamento numero 9.
GIAGU (La Margherita - D.L.). L'emendamento, su cui si registra l'unanimità anche della Commissione, definisce in maniera più adeguata il concetto di centro commerciale naturale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu per esprimere il parere del relatore sugli emendamenti.
GIAGU (La Margherita - D.L.). Emendamento numero 3. Credo che il secondo comma dell'articolo 1 ricomprenda le esigenze richiamate dall'onorevole Capelli, per cui il parere è negativo.
Emendamento numero 4.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 4 è stato ritirato, prego.
GIAGU (La Margherita - D.L.). Emendamento numero 5. Credo che la puntualizzazione contenuta nel comma 7 sia utile e credo che debba rimanere per non snaturare il senso della legge, per cui si dà parere negativo.
Emendamento numero 6. Credo che il comma 8 sia utile, però, a seguito della presentazione dell'emendamento numero 2 credo, onorevole Capelli, che sia utile anche ritirare l'emendamento numero 6.
CAPELLI (U.D.C.). E' ritirato.
PRESIDENTE. Emendamenti numero 8, 9 e 10.
GIAGU (La Margherita - D.L.). Si accolgono.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu sull'articolo e sugli emendamenti. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Sono uso ad essere corretto e coerente con me stesso e poc'anzi nel mio intervento non avevo purtroppo, stante la fretta, preso visione di alcuni emendamenti e quindi le mie perplessità sul comma 8 principalmente sono cadute a seguito della presentazione di un emendamento che io ho controfirmato e che poc'anzi ha illustrato il collega Giagu. Restano le perplessità sul comma 7, ne ho parlato poc'anzi anche col Presidente della Commissione, poiché a mio parere è poco chiaro essendo un'arma a doppio taglio, in quanto non essendo indicata la metratura è possibile anche che alcuni esercizi commerciali di piccola metratura, appunto, possano con questo comma diventare grandi strutture quando invece non lo sono quindi, io prego l'Assessore nella stesura del Piano regionale che chiarisca bene questo particolare poiché senz'altro sarà di difficile interpretazione da parte dei funzionari comunali che dovranno poi di fatto rilasciare le autorizzazioni.
Per quanto poi riguarda l'articolo 2, invito ancora a ritirarlo perché c'è stato tra l'altro un fraintendimento; quando io parlo di istruttoria bancaria è chiaro che mi riferisco alle istruttorie che verranno a suo tempo fatte dalle banche convenzionate, che io spero siano tutte le banche del territorio regionale affinché non succeda appunto quello che è successo in passato sulla legge numero 9. Innanzitutto voglio dire questo: le domande non sono troppe perché tutte le imprese commerciali hanno diritto a fare richiesta e non c'è niente di esagerato, collega Cherchi, perché la richiesta di incentivi è stata avanzata sì e no da un quarto delle piccole imprese commerciali presenti in Sardegna e, diciamo così, dal punto di vista quantitativo, tenendo presente il fatto che per la prima volta per il settore del commercio sono stati previsti contribuiti in conto capitale e in conto interessi, non c'è da meravigliarsi più di tanto, ma ripeto ancora che l'esperienza insegna che il quaranta per cento, pressappoco, delle richieste di finanziamento presentate viene a cadere. Se mettiamo in conto che un altro buon quaranta per cento riguarda richieste di finanziamento in conto interessi e cioè praticamente riguardanti il capitale d'esercizio, si vede chiaramente che di fatto di quelle diecimila e passa domande sì e no probabilmente quattromila sono quelle che riguardano interventi in conto investimenti.
Ora, se di quei trentacinque milioni di euro, che sono pochi chiaramente, cinque milioni vengono destinati per l'intervento in conto esercizio, lascio immaginare quanta parte delle imprese che hanno fatto domanda riuscirebbero ad avere l'incentivo, e trenta milioni di incentivo in conto capitale per un ammontare pari al quaranta per cento dell'intera somma vuole dire che buona parte di quelle quattromila domande che resterebbero, perché questa è la storia degli anni, io mi riferisco principalmente ad una statistica che è ovvio, io sono funzionario Banca CIS e tratto la materia da vent'anni...
GIAGU (La Margherita - D.L.). Ma l'articolo 2 verrà bocciato!
RASSU (F.I.). Ma sto rispondendo comunque al collega Cherchi che mi ha chiamato in causa; io dico questo: se veramente viene studiato, ecco il contribuito che voglio dare, un criterio che dia precedenza ad esempio alle richieste di contributi per investimenti, io sono sicuro che nell'arco di due anni buona parte di quelle domande verrebbero accolte. Ecco perché ho parlato di questo, principalmente per dare questo contribuito tecnico. E' indispensabile, quindi, che si studi un nuovo modo per poter esaudire quelle richieste che legittimamente sono state presentate, ovviamente in caso di istruttoria bancaria positiva..
Per quanto riguarda il comma otto, come ho detto, le mie perplessità sono state fugate, però restano quelle sul comma sette. Bisogna chiarirne la portata nel Piano regionale poiché sennò sarà difficile l'applicazione. Le grandi strutture, secondo il decreto legislativo Bersani, sono quelle che superano i 2500 metri quadri; leggendo questo comma anche se due, tre, quattro o cinque strutture commerciali sono funzionalmente collegate, possono essere anche di mille metri quadri, sono considerate grandi strutture, bisogna stare attenti e cioè fare chiarezza benché l'obiettivo sia ritenuto positivo e la norma risponda all'attuale situazione degli esercizi commerciali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, se mi da la parola mi esprimo su questo emendamento ed anche sugli altri, così non intervengo più.
Nonostante il giudizio da parte della Giunta, io credo che l'emendamento numero 3 serva a maggior chiarimento, anche perché il riferimento deve rimanere in questo caso al piano richiamato nell'articolo 1. Allora, è chiaro che se l'obbligo della concertazione è contenuto nel comma 3 non si capisce a cosa è riferito, perciò chiedo che il riferimento alla consultazione di province e comuni sia inserito nel comma 4 laddove prevede l'elaborazione del Piano regionale per le grandi strutture di vendita, su cui non si deve sentire nessun altro per quanto riguarda la programmazione urbanistica sotto l'aspetto demografico, dell'equilibrio dello sviluppo economico ed urbanistico commerciale. Era soltanto un contribuito a chiarimento.
Così come vorrei entrare nel merito dell'emendamento numero 8 che ripropone il testo della Giunta che poi è stato modificato dalla Commissione. Se il comma 7 dice: "il centro commerciale è considerato grande struttura di vendita quando è promossa o progettata", quindi basta solo che sia progettata, "o realizzata" e quindi realizzata e non progettata o promossa, "e gestita", sostituire la "e" con la "o" significa che porre in una gestione comune gli esercizi commerciali della Via Garibaldi costituendo un'associazione o un centro commerciale cosiddetto naturale, io lo chiamo centro commerciale di strada, rientra nei vincoli richiamati dal comma 7. Voi dite che il concetto di centro commerciale naturale è meglio definito nel comma 8. Ma questo non vuol dire assolutamente nulla perché nel comma 8 si definisce il centro commerciale naturale e non il centro commerciale di strada. Allora, si era deciso in Commissione di sostituire quella "e" con una "o" per non incorrere nella possibilità che la gestione comune degli esercizi di un'intera strada possa venire bloccata da interpretazioni maldestre da parte degli enti locali. Probabilmente allora si era capito, oggi non comprendo perché si torni al testo originario, sbagliando, perché questa formulazione è chiaramente sbagliata, e chiedo perciò l'ausilio di persone più competenti di me per far capire che non si tratta di un'indicazione tecnica per migliorare la formulazione della norma, la "o" condiziona la gestione, la "e" la lega a quanto prima, perciò ci va la "e" e non la "o", e in Commissione ci siamo attardati a spiegare questo.
Detto questo, è chiaro che voterò a favore degli emendamenti numero 3 e 9, quest'ultimo presentato dalla Commissione perché meglio chiarisce il concetto di centro commerciale naturale, così come sull'emendamento numero 10 al terzo comma dell'articolo 1 definisce meglio l'integrazione tra agro-alimentare e grande distribuzione, voterò contro invece l'emendamento numero 8.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Emendamento numero 6.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. I sette consiglieri che appoggiano la richiesta alzino la mano.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, AMADU, RANDAZZO, MORO, SANCIU, LA SPISA, LICANDRO.)
Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 6.
(Segue votazione)
Annulliamo questa votazione perché molte postazioni non hanno funzionato, pertanto la ripetiamo.
CAPELLI (U.D.C.). Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Capelli ha ritirato l'emendamento numero 6. Votiamo ora l'emendamento numero 3.
MORO (A.N.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. I sette consiglieri che appoggiano la richiesta alzino la mano.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, AMADU, RANDAZZO, ARTIZZU, SANCIU, LA SPISA, LICANDRO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 3.
(segue votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Cerchi si è astenuto
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - PETRINI - PISANO -RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si è astenuto il consigliere: CHERCHI Oscar.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 62
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 19
Contrari 43
(Il Consiglio non approva).
(È approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 9.
Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non approva alzi la mano.
(È approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 10 a firma Giagu e più. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Passiamo ora alla discussione dell'articolo 2 al quale sono stati presentati gli emendamenti soppressivi totali numero 1 e 7.
(Si riporta il testo dell'articolo e degli emendamenti)
Art. 2
Contributi ai sensi della legge
regionale n. 9 del 2002
1. I fondi di cui alla legge regionale 21 maggio 2002, n. 9, impegnati sino al 31 dicembre 2004, sono destinati alla definizione delle domande già regolarmente pervenute all'Assessorato del turismo, artigianato e commercio. Qualora tali risorse non siano sufficienti, si procederà alla riduzione proporzionale dell'aiuto concedibile, in misura tale da consentire l'erogazione dei contributi a tutte le imprese per le quali l'istruttoria abbia dato esito positivo. La Giunta regionale stabilisce i necessari atti di indirizzo.
2. Le risorse finanziarie disponibili a partire dal bilancio regionale 2005 verranno utilizzate esclusivamente per la gestione ordinaria della legge. La Giunta regionale stabilirà i necessari atti di indirizzo, le direttive ed i criteri di attuazione.
EMENDAMENTO soppressivo totale PISANO - CASSANO -DEDONI - VARGIU
Art. 2
L'articolo 2 è soppresso. (1)
EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CAPPAI - OPPI - RASSU
Art. 2
L'articolo 2 è soppresso. (7)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Pisano.
PISANO (Rif. Sardi). Ritiro l'emendamento numero 1.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 7, ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Si da per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Giagu.
GIAGU (La Margherita D.L.), relatore. Ma non sono ritirati?
PRESIDENTE. No, il numero 7 rimane in essere. Deve esprimere il parere della Commissione.
GIAGU (La Margherita D.L.), relatore. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. La Giunta esprime parere conforme a quello della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Mi interessa più l'emendamento dell'articolo, per il suo significato profondo; "l'articolo 2 è soppresso", sembra una banalità. Ma ho la vaga impressione che quest'emendamento racchiuda in sé un significato più alto di quello che appare, cioè rappresenta e racconta una realtà, un po' quella che si vive giorno dopo giorno, cioè si sopprimono i piccoli negozi e si sviluppano i grandi centri commerciali, si sopprimono gli enti regionali e si sviluppano i commissariamenti, cioè si sta seguendo un percorso, si sopprime in qualche misura qualche funzione consiliare e si sviluppano altre funzioni di altri organi di amministrazione, cioè quello che succede è qualcosa che è davanti ai nostri occhi e che ci lascia anche un pochino perplessi, che ci lascia anche un pochino allibiti ma che subiamo; la subiamo! Come se fosse una naturale condizione, cioè questa è l'epoca degli emendamenti soppressivi, questa non è l'epoca della costruzione, della realizzazione, dell'acquisizione dell'efficienza, del miglioramento delle strutture, del miglioramento di questa società perché diventi più giusta, più equa, più rispondente ai bisogni, alle aspirazioni di questo popolo. No, questa è la stagione delle soppressioni: si sopprimono gli articoli, si sopprimono le funzioni, quelle a difesa del cittadino, quelle di organizzazione e di sviluppo delle rappresentanze, le funzioni istituzionali più alte a favore di quelle più concise, più ristrette, più proprietarie.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue URAS.) Io parlo sul significato che la soppressione sta assumendo in questi giorni, in queste settimane, in quest'Aula e mi chiedo quand'è che ci accorgeremo che in questo modo non facciamo gli interessi del popolo sardo. Mi chiedo quando ci accorgeremo che in questo modo non solo non facciamo gli interessi del popolo sardo, ma non facciamo neppure una grande operazione di rilancio, di riforma, di riacquisizione di prestigio delle istituzioni democratiche. Qui si pone chiaro ed evidente un problema di democrazia, di rispetto della legalità, di rispetto delle procedure, di rispetto dei ruoli, di rispetto delle funzioni, e mi chiedo se solo da questi banchi si debba sollevare una perplessità attorno a questo modo di procedere.
Circola la voce che sia stata commissariata l'ARST in funzione della sua privatizzazione, che cioè i nostri centri commerciali, quelli che sono decentrati, e spesso ne troviamo nel territorio della Sardegna, non saranno più raggiungibili con i mezzi dell'ARST, forse ne avremo degli altri. Mi dicono che questo sarebbe stato fatto senza avvisare questo Consiglio regionale che ha la potestà di nominare quel consiglio di amministrazione, è stato attuato il commissariamento senza che questo Consiglio regionale neppure fosse a conoscenza della motivazione, senza che neppure l'Assessore preposto a quell'incarico ritenesse di dover almeno informare la Commissione su quell'orientamento, illustrandone i motivi oppure aprendo un ragionamento, per avere il consenso anche di quest'Assemblea che pure ha competenze su questa materia. Ma viviamo nell'epoca della soppressione: l'articolo 1, l'articolo 2, l'articolo 3, l'articolo 4, l'articolo 5 sono soppressi; sono soppresse queste strutture, sono soppresse queste funzioni, sono soppresse queste difese e sono soppresse queste tutele.
Io mi auguro che di fronte alla soppressione, che è anche brutto come termine, nella letteratura gialla sopprimere ha un significato chiaro: togliere la vita, questa Assemblea abbia un rigurgito di dignità e che questa Assemblea il rigurgito di dignità non lo manifesti solo da certi banchi, ma che con un coro generale dica che la rappresentanza del popolo sardo non si piega, che non si piega, che merita rispetto! Merita rispetto anche dalla Giunta! Merita rispetto anche dalla Giunta che è tenuta ad informarla in modo puntuale, a coinvolgerla, per le richieste che deve anche ricevere nel caso alcune sue funzioni richiedano un suo intervento, per la sua funzione di legislatore, che non è l'unica perché insieme esercita anche la funzione di controllo dell'operato della Giunta, e il controllo sarà puntuale, il controllo sarà svolto secondo le regole, il controllo sarà assoluto, il controllo sarà attento. Non è più tempo, se mai lo è stato, che questo Consiglio accetti passivamente ogni tipo di sgarbo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Il proposito che si pone l'emendamento numero 1 credo che coincida perfettamente con il ragionamento che è emerso nel dibattito in questa mattinata. Io non sarei intervenuto, così come non siamo intervenuti ad illustrare l'emendamento, se non fosse intervenuto il parere, che io ritengo non chiaro, da parte del Presidente della Commissione e da parte dell'Assessore, che si sono entrambi rimessi all'Aula. Credo che, in effetti, sarebbe stato più coerente e chiaro un parere favorevole, proprio perché avrebbe chiarito all'intera Assemblea qual è il loro intendimento. Io ho apprezzato moltissimo ciò che l'Assessore stamattina ha detto quando è intervenuta alla fine della discussione generale, sulla opportunità di perfezionare il ragionamento sull'applicazione della legge regionale numero 9. Voglio ribadire, proprio perché ha richiamato il concetto anche l'onorevole Cherchi, che l'inattuabilità della legge numero 9 è manifesta, è nei numeri, è sufficiente fare una piccolissima divisione: 35 milioni di euro disponibili a fronte di 10.144 domande, una semplice divisione il cui risultato ci conferma che per ciascuna domanda saranno disponibili solo 3.500 euro. E' vero che potrebbe, da un'istruttoria bancaria, emergere che magari soltanto il 60 e il 70 per cento di queste domande possano superare la soglia di bancabilità e quindi ottenere l'agevolazione, ma è pur vero che anche un 60 o un 70 per cento ed anche un 50 per cento non semplificherebbero affatto la situazione in quanto applicando il comma 1 dell'articolo 2, che ha la funzione di ridurre proporzionalmente l'agevolazione in modo che tutti prendano qualcosa, nella migliore delle ipotesi, si disporrebbe di qualcosa come 7 milioni di vecchie lire per domanda. Nemmeno sufficiente a coprire la somma spesa per la documentazione richiesta per l'istruttoria della pratica. E' evidente che il povero piccolo commerciante che sta nel mio paese non questo attende, perché lui vuole un contribuito piccolo su un investimento pure piccolo, ma che sia quello che la legge indicava: il 40 per cento a fondo perduto e un ulteriore 35 per cento con abbattimento dei due terzi del tasso di riferimento. Questo è ciò che noi avevamo indicato nel bando, capisco tutte le difficoltà attuative della legge, ma in questa direzione sicuramente è il caso di andare. Credo che un chiarimento da parte anche dell'Assessore in questo momento ci aiuterebbe anche a decidere circa l'orientamento da assumere nella votazione finale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, annuncio il voto favorevole sull'emendamento soppressivo dell'articolo 2 e non vorrei sottolineare ciò che già è stato sottolineato, cioè che avremmo apprezzato che la Giunta e il Presidente della Commissione fossero stati coerenti accogliendo questo emendamento, visto anche che l'Assessore, nel suo intervento conclusivo della discussione generale, si è espresso in tal senso. Anche perché il nostro atteggiamento nel corso della discussione sull'articolo 1 si è incentrata sul molto sulla disponibilità della Giunta a sopprimere l'articolo 2. Sarebbe poco corretto se questo non avvenisse. Sarebbe stato più corretto confermare la disponibilità alla soppressione.
Ma vorrei tranquillizzare anche l'onorevole Uras, del quale condivido l'appello; appello che non da oggi, per quanto ci riguarda, abbiamo rivolto, io personalmente in quest'aula diverse volte ho richiamato l'attenzione dei colleghi sul fatto che è in corso un attentato alla democrazia e che si sta cercando di canalizzare il passaggio da un sistema democratico a un sistema monocratico. Ho già annunciato che presenterò un emendamento provocatorio alla legge finanziaria che attribuisca pieni poteri al Presidente compreso quello di annullare gli atti consiliari, così com'è stato fatto con il commissariamento dell'ARST, che ha annullato le nomine di competenza consiliare, così come il Presidente sta facendo con l'ERSAT, imponendo alla maggioranza di non effettuare la propria nomina, perché deve perseguire i suoi obiettivi con la legge finanziaria, e tra quelli, onorevole Uras, ci sono anche obiettivi relativi alla "Parentopoli", che deve essere sostenuta dal Presidente della Giunta perché si arrivi alla nomina del numero di dirigenti necessario per poter dare risposta ai suoi adepti.
Noi dobbiamo permettere l'arroganza, le epurazioni che si stanno perpetuando negli Assessorati, dobbiamo permettere le operazioni da "Grande Fratello" di controllo dei server, di controllo delle e-mail, di controllo indiscriminato di qualsiasi tipo di comunicazione che interviene tra il CED, cioè il Centro di elaborazione dati, i dipendenti e qualsiasi persona esterna. C'è molto timore tra i dipendenti, ci sono molti atti di intimidazione per indurre tutti al silenzio e all'ubbidienza, allo stare attenti con chi si parla, allo stare attenti a chi ci si riferisce, perché bisogna rispondere solo e unicamente all'unico padrone. Ma non era questo l'intento deggli elettori sardi! L'intento degli elettori sardi era garantire rinnovamento, riforme, governabilità, e questo va rispettato e noi continuiamo a rispettarlo. Molto spesso, quando si è richiamata l'attenzione dei colleghi su dove stava andando la democrazia sarda, si è mal interpretato il fatto che si potesse scendere a scontri di tipo personale, a riferimenti nei confronti della persona del Presidente della Giunta. Come vedete nessun riferimento personale è stato fatto in occasione della discussione della legge sul commercio; sarebbe stato facile dire, così come si è detto e ho detto quando si è parlato di conflitto di interessi, che il conflitto di interessi non si realizza solo in maniera diretta attraverso un intervento volto a far andare avanti la propria impresa, ma anche indirettamente, cioè facendo in modo che gli altri concorrenti in vari settori non vadano avanti, in modo che le altre imprese non superino la propria attraverso una politica del blocco, della sospensione, della soppressione, portata avanti giornalmente dall'azione del Presidente con la complicità passiva della Giunta regionale. Mi auguro che non ci sia altrettanta passività tra le forze di maggioranza!
Sarebbe stato facile dire che solo ora è arrivato il momento di bloccare i centri commerciali dopo che questi sono stati costruiti e attivati anche ai limiti di legge, anche aspettando che arrivasse un commissario ad acta ad autorizzarne l'istituzione, visto che il comune non aveva concesso a quell'imprenditore, guarda caso oggi Presidente della Giunta, di costruire quel centro commerciale. E la complicità eventualmente realizzata con il commissario che sostituiva quegli amministratori ha potuto consentire la nascita e la costruzione di quel centro commerciale. O potremmo fare riferimento anche alla grande opera presentata e realizzata in Gallura, anche quella ai limiti di quanto previsto dalle leggi che disciplinano il commercio. Sarebbe stato facile, lo faccio ora questo richiamo perché è arrivato il momento che in quest'Aula si discuta di sistema, si discuta di rispetto della democrazia, ognuno rimanendo nel proprio ruolo, rispetto della maggioranza, rispetto della minoranza, ma soprattutto rispetto del ruolo di questo Consiglio regionale con il quale questa Giunta non prevedeva alcun confronto anche su questo disegno di legge.
E' innato nella politica portata avanti, mi auguro non dai partiti politici che partecipano a questa maggioranza e che sanno qual è l'alto valore della politica, ma dal Presidente della Giunta, relegare a ruolo di comprimari i consiglieri regionali, considerati, in modo semplice e banale, come elementi di disturbo alla politica del manovratore per cui auspico che ci sia anche da parte vostra, così come c'è stata da parte nostra, una denuncia e il recupero della dignità, non tanto delle singole persone, ma dell'istituto e del ruolo di questo Consiglio regionale. Si può discutere, ci si può confrontare su tutto, così come sugli emendamenti soppressivi presentati; in questo caso la possibilità di sopprimere una norma proposta è un atto di alta democrazia e il Consiglio è chiamato a esprimersi su quella soppressione liberamente, democraticamente, dopo un corretto dibattito. Questa soppressione è democrazia. Tutto il resto con la democrazia non ha niente a che fare!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che questa discussione che stiamo facendo e che potrebbe prolungarsi in maniera tutto sommato sterile forse potrebbe essere conclusa da qualche autorevole intervento dai banchi della maggioranza che ci chiarisca e ci confermi che il parere di remissione all'Aula da parte del Presidente della Commissione e da parte dell'Assessore significa la condivisione da parte anche della maggioranza della volontà di eliminare l'articolo 2 dal tavolo di discussione di questa mattina. Perché altrimenti corre l'obbligo di continuare un ragionamento che evidentemente non è ancora stato completamente metabolizzato e non ha ancora ottenuto le risposte del caso, anche perché l'unico intervento è stato quello del collega Uras, un intervento appassionante ed anche pervaso dal senso fine dello humour perché ha toccato tanti temi, forse in parte non attinenti all'argomento specifico, ma ha fatto una disamina del valore semantico della parola "sopprimere" sia nella letteratura gialla che nell'uso corrente che merita qualche riflessione ulteriore visto che questo Consiglio è chiamato a questo punto ad occuparsi anche di semantica. Il collega Uras, speriamo che mi stia ascoltando da qualche cicalino collegato all'aula così non parlo in assenza della persona a cui sono comunque rivolti i ragionamenti, giustamente dice che non condivide le politiche fatte a colpi di soppressione e dice che il termine "sopprimere", oltre che la letteratura gialla, gli ricorda tutta una serie di cose che comunque hanno poco a che vedere col costruire, se questo è il ragionamento che io ho comunque colto dalle riflessioni che lui faceva; ebbene, al collega Uras io devo far notare che questi emendamenti soppressivi, l'1 e il 7, che il collega Uras non gradisce nella formulazione semantica perché non gli piace la parola "sopprimere", in realtà propongono la soppressione di una soppressione; nel senso che l'articolo 2 sopprime un diritto e l'emendamento numero 1 sopprime la soppressione del diritto e quindi, sostanzialmente, ripristina il diritto.
Quindi, tutto il ragionamento che il collega Uras faceva sulla costruzione è in realtà un ragionamento che noi accettiamo pienamente ed è quello che sta alla base della presentazione dell'emendamento numero 1 e dell'emendamento numero 7 che è uguale all'1. E devo fare una serie di riflessioni e di considerazioni che a questa si aggiungono, e le considerazioni sono queste: il collega Uras, per formazione personale, per collocazione politica, per passaggi legati alla lunga permanenza in minoranza - personalmente condivido il cammino che lui ha fatto pur su sponde differenti - è un garante della certezza del diritto; insomma, la certezza del diritto è esattamente il principio contro cui l'articolo 2 si scaglia, nel senso che chi ha fatto delle domande per ottenere un finanziamento e ha fatto degli investimenti propri contando su una legge specifica a sportello che avrebbe finanziato questi investimenti, ha una certezza fondata sulla legislazione vigente fino al momento in cui questa non viene modificata dall'articolo 2 di questa legge. Quindi, la garanzia della certezza del diritto vuole che noi espungiamo dal testo che stiamo andando ad approvare l'articolo 2. C'è un altro principio che è ugualmente un principio di cultura liberale che dovrebbe essere tenuto in qualche misura in conto ed è quello della continuità amministrativa; nel senso che è vero che modificandosi le maggioranze e modificandosi i governi si possono modificare le leggi, è verissimo; anzi è un diritto della maggioranza modificare le leggi. Ma ciò significa spiegare quali sono gli atti legislativi da modificare in conseguenza del cambio di cultura, dal cambio di orientamento politico, dal cambio di obiettivi di governo. Se questo non avviene siamo oltre a provocare la lesione della certezza del diritto si lede anche un altro principio, che è quello della continuità amministrativa che, in assenza di fatti nuovi che ci facciano cambiare la nostra posizione, va comunque rispettato.
Un terzo elemento che va ugualmente sottolineato è la tentazione ricorrente da parte del Governo regionale di proporci due diversi tagli della stessa bistecca quando arriva l'ora di pranzo; nel senso che sull'articolo 1, che è quello che difende il piccolo commercio e che cerca di evitare una proliferazione incontrollata delle grandi strutture di vendita bloccandole, siamo tutti d'accordo, c'è un'urgenza legata a scadenze che si sono presentate, siamo pronti a legiferare e siamo favorevoli al fato che questo argomento venga trattato nel corso della discussione in Aula della manovra finanziaria e, quindi, straordinariamente. Beh, insieme all'articolo 1 viene servito l'articolo 2 che non ha niente a che vedere con l'articolo 1, che non ha niente a che vedere con l'urgenza, che non ha niente a che vedere con tutti quegli elementi che portano a far sì che il Consiglio sia riunito oggi durante la discussione della manovra finanziaria. L'articolo 2 è, se vogliamo, una scelta di tipo politico che noi non condividiamo nella maniera più assoluta e che arriva in Aula in maniera assolutamente erronea dal punto di vista metodologico, mettendo in crisi i principi della certezza del diritto, della continuità amministrativa, della certezza della norma per chi dalla norma aspetta qualche beneficio, che non hanno niente a che vedere con quella difesa del diritto del cittadino, che il consigliere Uras, unico per conto della maggioranza sinora ad essersi espresso, ha ricordato nel suo intervento. E' per questo che, riallacciandoci al brillante ragionamento semantico fatto dal collega Uras sul termine "soppressione" e condividendo con il collega Uras la valutazione negativa su un termine che poco ha di costruttivo, avendo sottolineato che questo emendamento non è un soppressivo ma è soppressivo della soppressione di un diritto esistente, richiamo i colleghi della maggioranza ad esprimersi sull'emendamento e se possibile esprimersi in maniera positiva, in modo da chiudere una discussione che alla fine potrebbe essere sterile se le posizioni fossero già chiare in questo senso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). L'emendamento numero 1 ha un contenuto piuttosto stringato, ovvero chiede la soppressione totale dell'articolo numero 2. A me è sembrato già nell'intervento precedente di aver espresso la mia opinione, che poi sembrava anche condivisa dalla minoranza e anche dalla maggioranza, che non fosse possibile condividere l'articolo 2 nel momento in cui si dà la prima attuazione alla legge regionale numero 9 e soprattutto che questo articolo potesse determinare un'incongrua applicazione della legge perché dopo anni di attesa i nostri imprenditori commerciali, i nostri concittadini che esercitano questa importante attività vedrebbero negato un diritto che, al lato pratico, è espressamente riconosciuto dalla legge stessa.
La legge prevede infatti la possibilità di erogazione di contributi in conto investimenti fino al 40 per cento. Dire oggi che queste aspettative sarebbero, comunque sia, cancellate con una erogazione dei contributi a pioggia secondo un metodo che al lato pratico scontenta tutti, mi è sembrato e mi sembra improponibile rispetto a dei diritti maturati in virtù di una legge nei confronti della quale i nostri concittadini hanno manifestato interesse presentando circa 10 mila 600 domande in risposta al bando; cifra che corrisponde all'incirca al 30 per cento degli operatori commerciali che operano in Sardegna che ha mostrato interesse ad accedere a delle risorse sulle quali vuole poter contare.
Sarebbe facile articolare discorsi da medico legale sul termine "soppressione" , a me viene molto più facile parlare di "proposizione" invece che di "soppressione", viene molto più facile parlare di positività dell'azione, per i due metri sotto terra c'è sempre tempo. A noi quello che interessa dire è che questo settore per la prima volta ha avuto una legge di sostegno a favore di operatori che al lato pratico hanno investito in proprio, magari mettendo a frutto le risorse di famiglia, magari di generazioni, un settore la cui crisi è dovuta a tutti quei fatti a cui hanno fatto riferimento buona parte degli interventi che si sono succeduti sull'articolo 1, per cui vorrei sapere se davvero vogliamo dare ossigeno a un settore che si sta rappresentando in tutta la sua sofferenza, in tutta la sua crisi, in tutta la sua insoddisfazione, perché le leggi di mercato non hanno dato fino a oggi, non dico protezionismo, non hanno dato fino a oggi nessun tipo di sostegno. Sembra opportuno riflettere e io invito i colleghi del Consiglio, i colleghi della maggioranza, ma anche i colleghi della minoranza, il signor Assessore, a farlo; il collega Pisano ha fatto i conti: non è difficile capire che 7 milioni di vecchie lire, ovvero 3 mila 500 euro, non è di sicuro una cifra sufficiente a garantire un investimento capace di creare un'impresa produttiva oggi. Noi sappiamo benissimo che per creare e garantire un posto di lavoro nel commercio è oggi necessario un investimento di almeno 150 mila euro, non di 3 mila 500 euro o, volendo, anche 7 mila euro, per cui quando anche noi erogassimo il 40 per cento dell'investimento questo comporterebbe una partecipazione massiccia e importante da parte dell'imprenditore che sfida il mercato, che sfida la crisi, che sfida se stesso e che impegna le sue risorse in una impresa che davvero oggi ha cinquantamila difficoltà di mercato.
Detto questo, io invito i colleghi della maggioranza, invito la Giunta, invito l'assessore Depau a voler condividere l'emendamento numero 1 e a dire davvero che gli incentivi della legge numero 9 verranno erogati seguendo la graduatoria stabilita a seguito dell'istruttoria, in modo tale che davvero chi ha il diritto ad avere il finanziamento lo abbia per intero, aspettandoci che il prossimo bando, grazie allo stanziamento di nuove risorse, possa dare risposte a quei cittadini che presenteranno ulteriori domande.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CERCHI SILVIO (D.S.). Lasciamo da parte le questioni macabre, essendo timoroso preferisco evitarle. Io resto convinto che con l'articolo 2 non si sia leso nessun diritto, ripeto, si è scatenata una prenotazione senza sapere neanche quale norma sarebbe stata applicata dopo, quindi francamente di diritti maturati non ce ne sono molti, tanto è vero che si è dovuta applicare una norma che, a seconda dell'investimento, prevede addirittura di non poter superare il tetto dei 100 mila euro, cioè la quota de minimis. Ho detto e ripeto e riconfermo che non è la migliore delle soluzioni possibili, ma era un tentativo di dare una risposta ad una emergenza che si è creata in conseguenza di quel pasticcio. Ascoltando le diverse cose che sono state dette, attinenti alla materia naturalmente, compreso l'intervento dell'Assessore, credo che sia giusto, se ci sono, individuare soluzioni migliori. Resto convinto che se non ci sono altre soluzioni, per un settore che ha visto anche una partecipazione di massa a questo tipo di richiesta, un settore che da anni non riceve incentivi, sia meglio questa che rappresenta se non altro una risposta in qualche maniera anticongiunturale alle problematiche del comparto. Per questo motivo mi astengo sull'emendamento presentato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Non vorrei si pensasse che voglio in alcun modo allungare i tempi, come mio costume sarò brevissimo. Io spero che arrivi da parte della Giunta e della maggioranza la decisione della soppressione dell'articolo 2, ma lo dico sinceramente con cognizione di causa; dovessi speculare sull'argomento pregherei i colleghi di non insistere e di lasciar vivere l'articolo 2, perché è matematicamente dimostrabile che si tratta dell'annientamento completo degli indirizzi e delle provvidenze a favore del settore commercio stabiliti dalla legge regionale numero 9; non foss'altro che per la ragione, così come ho detto poc'anzi io e hanno ribadito il collega Pisano e altri, che sarebbe talmente effimero e talmente insignificante l'incentivo alle imprese meritevoli da costringerle a rinunciarvi e quindi politicamente sarebbe una vittoria dell'opposizione. Ma in coscienza, dal momento che io parto dal principio che sono qui per dare il mio contributo positivo all'Aula, a prescindere dalla coalizione che governa, ripeto ancora che questo articolo 2 è di difficile applicazione, la numero 9 è una legge a bando tra l'altro, quindi vorrei vedere come potrebbero essere spalmate in modo uniforme le provvidenze. Questo è un motivo tecnico che già di per sé rende tale articolo di difficile applicazione e attuazione.
Secondo motivo, l'abbiamo detto tutti, così non può andar bene, è necessario trovare un'altra soluzione, si possono individuare altri metodi, ma questo senz'altro è sbagliato, è sbagliato anche se l'intenzione è quella di risolvere un problema. Ho detto poc'anzi che la Giunta potrà fare tante proposte, dare precedenza alle nuove iniziative, agli investimenti e così via, magari limitando gli interventi sul circolante o quant'altro, ma una volta che sono fatte le istruttorie bancarie e, ripeto ancora, l'esperienza insegna che dal 30 al 40 per cento delle richieste vengono respinte, ma pensiamo davvero che un'impresa che due anni fa ha fatto una richiesta per intervento di circolante ancor oggi stia aspettando quei 30, 40, 50 milioni di vecchie lire che dovevano essere magari dati nell'arco di sei mesi per risolvere determinati problemi, possa accontentarsi di una cifra tanto limitata? Ripeto ancora, ci sono altri metodi per poter limitare, in qualche maniera, anche la percentuale del contributo che può non essere il 40 per cento, ma non certamente il 10 o il 15 per cento. Questo, ripeto, è sbagliato, non solo nel metodo, ma è sbagliato tecnicamente perché, ripeto e ricordo, la legge numero 9 è una legge a bando, è impossibile spalmare uniformemente risorse così ristrette. Ecco perché intervengo, per richiamare ancora l'attenzione su questo problema perché ancora non abbiamo capito se effettivamente questo articolo deve essere cassato.
Io me lo auguro, da una parte per il settore commercio, perché sarebbe per gli operatori la fine di una aspettativa legittima generata da una legge regionale giusta e storicamente accettata, in secondo luogo sarebbe un gravissimo errore per la maggioranza perché darebbe a questa opposizione un'arma politica micidiale da usare contro la maggioranza.
Quindi invito tutti alla riflessione e vi prego di studiare, la Giunta è in grado di farlo, un altra soluzione affinché si venga immediatamente incontro alle esigenze di un settore che legittimamente ha un'aspettativa da oltre due anni, si corregga l'errore del passato. Io sono stato uno che ha presentato un'interrogazione contro il bando che è stato a suo tempo fatto, e neanche a farlo apposta il Tar ha effettivamente rilevato gli stessi vizi che io ho indicato nell'interrogazione, perché era sbagliato il metodo, ha creato un danno, gli errori bisogna ammetterli, non facciamo lo stesso errore, non si faccia lo stesso errore! Bisogna riflettere, dopo aver riflettuto si faccia una norma che effettivamente venga incontro alle aspettative di tutti coloro che hanno presentato legittimamente una richiesta di contributi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi, sulla disciplina relativa alle grandi strutture di vendita nella legge che stiamo trattando c'è la condivisione per quanto ci riguarda perché riteniamo che in questo momento sia opportuno, in attesa che si approvi il piano regionale delle grandi strutture di vendita, uno stop. Tanto più che praticamente il disegno di legge presentato è stato migliorato in Commissione, prevede un ruolo adeguato del Consiglio regionale perché che non può certamente essere tagliato fuori e non può non essere coinvolto su temi di così rilevante importanza, e sono stati resi più celeri anche i tempi relativi alla approvazione del piano stesso, perché noi sappiamo benissimo che l'economia, il mondo, sta correndo e noi chiaramente non possiamo fermarci e neanche camminare piano, quindi c'è necessità di approvare lo strumento in tempi rapidi. Così come condividiamo la parte relativa alle produzioni sarde che, come ha detto qualcuno, non riguarda soltanto le grandi strutture, ma riguarda tutto il commercio in Sardegna, io credo che una puntualizzazione su questo tema sia un fatto di grande importanza. Io mi auguro che ci sia una risposta, perché molte volte i nostri prodotti, pur essendo di altissimo livello qualitativo, non entrano nei mercati per tutta una serie di situazioni che magari, approvando uno strumento adeguato, potrebbero anche essere superate.
Così come ritengo importante il riferimento ai centri storici, soprattutto in considerazione del fatto che oggi vediamo che c'è una fuga dai centri storici, c'è uno spopolamento di questi centri storici e quindi il tentativo di creare le condizioni di agevolazioni maggiori affinché non solo le strutture commerciali, ma anche gli stessi abitanti abbiano la possibilità di poter vivere i centri storici, credo che sia un fatto di grande importanza. Quindi c'è tutta una serie di considerazioni che ci spingono, che ci inducono comunque ad esprimere un parere positivo su questa parte del provvedimento.
E devo dire anche che ho condiviso l'intervento dell'Assessore che ho sentito per la prima volta questa mattina. Le osservazioni e le considerazioni che ha fatto l'Assessore questa mattina in materia di commercio devo dire che le ho condivise. Però devo dire anche che sono sorpreso dalla posizione che sta assumendo la Giunta, e l'Assessore per essa, in merito all'articolo 2. Per dire la verità avevo capito, anche parlando con il Presidente della Commissione, che ci fosse la volontà di cassare questo articolo anche perché mi è parso che gli orientamenti che sono emersi da questa Assemblea andassero in questa direzione.
Però io ancora non ho capito, per dire la verità, se l'orientamento della Giunta sia quello di cassare questo articolo oppure di lasciarlo, perché il parere di remissione all'Aula da parte della Giunta non chiarisce la sua posizione, la Giunta deve dire chiaramente qual è la sua posizione, se vuole o non vuole mantenere l'articolo e poi chiaramente il Consiglio si esprimerà. Però io per quanto mi riguarda ho davvero necessità di capire qual è l'esatta posizione della Giunta.
Io non riesco a comprendere che senso possa avere questo articolo 2, perché sappiamo benissimo che, con le oltre diecimila domande che sono state presentate e con lo stanziamento disponibile noi finiremo per dare un piccolo regalo a tutti quanti, ma non risolveremo certamente i problemi del commercio, perché non è questo sicuramente il modo per risolvere i problemi del commercio. La gente sa che avrebbe dovuto avere determinate agevolazioni, ha presentato la domanda di finanziamento perché sapeva che in base alla legge numero 9 le agevolazioni erano di una determinata entità e noi oggi in questo modo andiamo a polverizzare le risorse. Credo che un intervento fatto in questo modo non servirà assolutamente a nulla, non servirà a risolvere i problemi del commercio, non servirà a fare in modo che con la legge numero 9 consegua gli effetti per i quali è stata concepita, cioè dare un impulso importante alla crescita del commercio in Sardegna, perché è un settore che può avere un grande sviluppo, perché i posti di lavoro in questo settore costano molto meno che in altri settori, perché la Sardegna può avere uno sviluppo importante in questa direzione. Pertanto io credo che ci sia davvero la necessità di capire la posizione della Giunta, ma io consiglio, perché mi pare che l'orientamento del Consiglio sia in questa direzione, che questo articolo venga cassato, perché comunque la legge numero 9 aveva sicuramente un orientamento diverso, aveva obiettivi diversi.
Poi io non posso non esimermi dal parlare delle preoccupazioni che stanno emergendo in quest'Aula, Assessore, a causa delle situazioni nuove che si stanno verificando in questi giorni; io ho accolto con favore le dichiarazioni che ha fatto questa mattina il collega Uras sulla mancanza di volontà di coinvolgere il Consiglio regionale, e persino di ascoltare quali sono gli orientamenti del Consiglio, e questa mi sembra comunque una grande forzatura da parte della Giunta regionale. Io credo, Assessore, che le forzature non servano, non servano mai; credo che con il dialogo, con il confronto si possano risolvere i problemi, si possano far camminare le cose più velocemente. Io non credo che le forzature poi alla fine vadano nella direzione giusta, così come ritengo sia stata una grande forzatura la decisione assunta ieri dalla Giunta di commissariare l'ARST sapendo che il consiglio di amministrazione dell'ARST è composto anche da rappresentanti nominati dal Consiglio regionale e non solo dalla Giunta regionale. Ormai viviamo l'era dei commissariamenti, avremo degli amministratori in divisa che alla fine gestiranno le cose che invece sono di competenza della politica, non sono di competenza dei commissari.
Allora, siccome le cose devono andare avanti, io davvero vorrei che le riunioni di questo Consiglio regionale non si trasformassero in una sorta di corrida, dove tutti sono contro tutti, vorrei che si continuasse a lavorare, che si continuasse a programmare, che si continuasse a produrre, perché questa credo che sia la funzione di questo Consiglio regionale. Però se si vuole trasformare il Consiglio regionale in una sorta, come dicevo, di corrida, significa non fare gli interessi della Sardegna, ma neanche gli interessi di alcuna parte politica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (La Margherita - D.L.). Presidente, la ringrazio perché è doveroso chiarire alcuni aspetti. Io non so di cosa si stia discutendo, perché mi viene difficile capirlo. Il parere di remissione alla volontà dell'Aula è stato dato per rispettare l'impostazione che ci siamo dati; l'Assessore ha dichiarato che non è necessario includere in questo disegno di legge l'articolo 2, per cui l'articolo 2può essere cassato ma c'è una procedura da seguire, si può farlo anche approvando un emendamento soppressivo perché non è possibile ritirare l'articolo.
questo è il significato del parere. Allora dico: su che cosa stiamo discutendo? Stiamo discutendo su un articolo che praticamente non esiste più. Perché? Perché, pur profondamente convinti dell'impostazione che dà la Giunta sull'articolo 2, ci rendiamo conto che ha bisogno di un approfondimento, anche accedendo alle richieste di molti colleghi non solo della minoranza; per cui non si sta più discutendo dell'articolo 2, si sta discutendo dell'articolo unico, l'articolo 1 che è il vero obiettivo di questo disegno di legge.
Io non so perché si continua a discutere su un articolo che non esiste più e che verrà bocciato sia approvando l'emendamento presentato da un collega della minoranza sia astenendosi. Dell'articolo 2 ne discuteremo in seguito, la Commissione se ne farà carico per le proprie competenze, ma siamo certi, tranquilli e sicuri che un approfondimento e un perfezionamento siano utili per tutti. Per cui richiamo i gentili colleghi ad incentrare l'attenzione sull'articolo 1, che è già stato approvato,ad approvare questa legge, non considerando più l'articolo 2 perché non fa parte di questa legge.
Io per questo mi asterrò e credo che la maggioranza si asterrà su questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Dopo l'intervento del Presidente della Commissione credo che il mio intervento sia abbastanza inutile, nel senso che condivido appieno l'impostazione che ha dato il Presidente. La discussione che si protraeva sull'articolo 2 rischiava di essere una discussione surreale, nel senso che vi è da parte della maggioranza una disponibilità a rivedere l'articolo 2, e nonostante ciò si è continuata una discussione abbastanza incomprensibile.
Sono convinto invece che noi dobbiamo valorizzare appieno il lavoro che la Commissione ha fatto, cercando di normare il settore del commercio ad iniziare dalla grande distribuzione. Nella discussione che c'è stata si è sviluppato un intenso confronto tra maggioranza e minoranza che ha provocato un miglioramento del testo e definendo tempi più spediti per l'approvazione del piano regionale per le grandi strutture di vendita e riaffermando anche, secondo me, con fermezza il ruolo istituzionale del Consiglio regionale.
Detto questo, per quanto riguarda l'articolo 2 credo che qui noi dobbiamo cercare di essere obiettivi rispetto a quello che è avvenuto fino ad oggi in materia di attuazione della legge numero 9. L'articolo 2, è ampiamente condiviso dalle associazioni di categoria; quindi sono le associazioni di categoria che hanno dato il loro benestare alla impostazione che l'Assessore ha dato al disegno di legge. Il problema sta a monte di questa decisione, quando si è deciso di non decidere, quando non si è fatta programmazione, quando si sono lasciate aperte porte e finestre rispetto alla possibilità di ottenere i contributi previsti dall'articolo 9; se oggi ci troviamo di fronte ad una mole di domande che assomma a più di diecimila significa che si è creata l'illusione che tutti quelli che presentavano la domanda in qualche modo potevano avere accesso ai contributi.
Qui non si tratta di ledere dei diritti acquisiti, qui si tratta in qualche modo di stabilire delle regole. La legge numero 9 dice che i contributi verranno erogati in base alle disponibilità della legge; cioè non era pensabile stabilire dei criteri, stabilire dei percorsi programmati, selezionare in qualche modo gli interventi da privilegiare se lo avessimo fatto probabilmente non ci saremmo trovati di fronte alla situazione abbastanza spiacevole nella quale ci troviamo oggi. Su questo però noi non intendiamo fare le barricate, capiamo bene che chi ha fatto la domanda in qualche modo ha maturato un'aspettativa, si tratta oggi però di tentare di sanare questo grave errore che è stato commesso cercando di non fare ulteriori danni al settore. È chiaro che le risorse che verranno utilizzate nel futuro per rafforzare questo settore, per portare questo settore ad un ammodernamento reale, per dare una prospettiva diversa a tutto il comparto, dovranno passare, così come stabilisce anche la comunità economica europea, attraverso dei bandi mirati, che in qualche modo diano certezze (questa volta sì) di diritto agli operatori che intendono in qualche modo ottenere delle risorse. E' per questo che io ritengo, anche se l'impostazione che era stata data è condivisa da tutto il settore, che se possiamo trovare degli aggiustamenti che migliorino questa impostazione dobbiamo favorire questa possibilità. Ribadisco che da parte nostra non vi è nessuna intenzione di mantenere questo articolo, l'ha ribadito l'Assessore, l'ha ribadito nel suo ultimo intervento il Presidente della Commissione, di fare delle barricate.
E' per questo che ritengo utile astenermi nella votazione di questo emendamento, favorendo in questo modo un dialogo costruttivo con la minoranza. Io mi auguro appunto che questo sforzo venga in qualche modo apprezzato e valorizzato. Quindi ribadisco su questo emendamento la mia astensione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi . Ne ha facoltà.
OPPI (UDC). Anche io, come molti, non ho capito per quale motivo noi siamo ancora qui riuniti. Siccome sono stato oggetto degli strali, delle vostre castronerie, dei vostri errori, della vostra insipienza politica perché ieri sera ci avete fatto perdere due ore e mezza e abbiamo accumulato ritardi per la vostra incapacità, perché non vi siete messi d'accordo, ci sono ancora diatribe interne, però abbiamo il garbo diverso, al contrario di quanto abbiate fatto voi in passato, di non fare conferenze stampa, di non battere i pugni sul tavolo e di imporre al Presidente di essere presente.
Però mettiamoci d'accordo, noi abbiamo acceduto alla vostra richiesta di discutere la legge, che non avremmo potuto discutere, tant'è che nella convocazione c'era scritto "salvo formalizzazione della legge stessa", perché quando abbiamo fatto la riunione della Conferenza dei Capigruppo era un oggetto misterioso. A me non rappresenta niente nessuno in quest'Aula, c'è un impegno che abbiamo preso come Conferenza dei Capigruppo di discutere stamattina uno stralcio, l'articolo 1, non ho capito perché continuiamo a parlare dell'articolo 2 e del resto quando gli impegni erano totalmente diversi. Questa è la verità, questi sono stati gli accordi che abbiamo preso. Ieri sera nessuno ha piatito che si andasse a stamattina, a fronte di una richiesta io ho detto: "Andiamo a domani mattina" perché ho visto che vi erano incomprensioni. Ma che cosa vuol dire che l'Assessore si rimetta all'Aula! A questo punto dovete garantire l'approvazione dell'emendamento soppressivo, l'avreste dovuto proporre voi stessi, perché questi erano gli impegni assunti, li state disattendendo tutti. Di blitz ne fate tutti i giorni e non voglio enumerare anche gli ultimi; noi non siamo gli amici della grande distribuzione, per essere chiari. Se pressioni abbiamo vengono sempre da certe parti, anche se certamente non da una nostra parte politica, vengono anche qui troppo spesso. Quindi per essere chiari noi chiediamo al Presidente del Consiglio di intervenire, perché l'impegno assunto possa essere mantenuto senza ulteriori discussioni, perché non serve a niente, perché se noi dovessimo discutere e ottenere un risultato diverso sull'articolo 2, già siamo oggetto di critiche esterne, sarebbe veramente la fine, perché ogni giorno sulla stampa venti, trenta articoli dicono un sacco di castronerie. Ieri chi mai ha parlato dell'ERSAT? Ma quale scontro sull'ERSAT, se era all'ordine del giorno? Il Presidente, quando ha soppresso un ente ce l'ha notificato con lettera! Quindi quale scontro sull'ERSAT? La nomina dei componenti del consiglio di amministrazione dell'ERSAT era praticamente all'ordine del giorno. Nessuno è contrario a fare le riforme, ma fino a quando non si fanno le riforme e c'è da nominare i rappresentanti, si devono nominare i rappresentanti, successivamente decadranno, ma non è che ogni giorno dobbiamo modificare le cose. Un giorno vale per l'ERSAT, perché arriva l'imperio, io sono contro gli imperi, non devono esistere se vogliamo salvaguardare la nostra dignità di consiglieri. Quindi io ritengo opportuno, anche perché normalmente l'ora di chiusura della seduta è l'una e mezza o le due, che si faccia in fretta, si stralci l'articolo 2, si voti la legge per fare compiutamente il nostro dovere, visto che vogliamo farlo, perché abbiamo provvedimenti più importanti da esaminare che non possiamo rinviare, mentre questa è una ulteriore norma intrusa che potevamo evitare. Di fatto sarebbe bastata una delibera della Giunta, così almeno dicono i giuristi qualificati, non quelli di quarta categoria, dei Carnelutti noi non ci siamo mai fidati e non ne abbiamo mai voluto!
PRESIDENTE. Non c'è più nessun iscritto a parlare, quindi onorevole Oppi saremmo in fase di votazione dell'articolo 2. Siccome c'è un emendamento soppressivo si vota direttamente l'articolo. La bocciatura del testo produce lo stesso effetto dell'approvazione dell'emendamento soppressivo. Questa è la procedura ordinaria, ci troveremo spesso in queste condizioni fra poco con la legge finanziaria. Quindi facciamo una unica votazione sul testo, se il testo viene respinto dall'Aula è come se avessimo approvato l'emendamento soppressivo. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, RANDAZZO, ARTIZZU, MORO, LIORI, MURGIONI, OPPI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
(segue votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Cachia e Giorico hanno votato contro.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - SALIS - SANNA Franco - SERRA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 59
Astenuti 5
Maggioranza 30
Contrari 59
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 3.
MANCA, Segretario:
Art. 3
Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.
(È approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo del disegno di legge numero 103/A.
(segue votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Diana si è astenuto.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PINNA - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 36
Astenuti 26
Maggioranza 19
Favorevoli 36
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la mozione numero 29 a firma Diana, Moro, Cuccu e altri colleghi consiglieri, sul commissariamento dell'Azienda Regionale Sarda Trasporti. Se ne dia lettura..
MANCA, Segretario:
"Mozione DIANA - MORO - CUCCU Franco Ignazio - ARTIZZU - LIORI - CAPPAI - MURGIONI - LOMBARDO - LICANDRO - LA SPISA - SANJUST - RASSU - PETRINI - SANNA Paolo Terzo - CONTU - PISANO - LADU - VARGIU - DEDONI - AMADU - SANNA Matteo - BIANCAREDDU - CAPELLI - OPPI - RANDAZZO - SANCIU sul commissariamento dell'Azienda regionale sarda trasporti". (29)
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 114 del nostro Regolamento, quando un Presidente di Gruppo richiede la discussione immediata di una mozione è necessario il parere della Giunta che può ritenere di discuterla immediatamente oppure in una data successiva.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo che la mozione venga discussa immediatamente se la Giunta è d'accordo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ai sensi del comma 2 dell'articolo 114 del Regolamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta non è disponibile alla discussione immediata, infatti l'Assessore dovrà essere audito dalla Commissione competente nella giornata di domani. Immediatamente dopo la Giunta sarà disponibile a rispondere in Aula sulla mozione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, trattandosi di un fatto di rilevanza straordinaria, io credo che non sia sufficiente la motivazione posta dall'Assessore degli enti locali. Ritengo che trattandosi di un provvedimento della Giunta che pone nel nulla le nomine che a suo tempo furono fatte dal Consiglio, e che è assolutamente illegittimo e irrispettoso di questo Consiglio, in Commissione a riferire debba venire il Presidente della Giunta e non l'Assessore regionale dei trasporti o un altro Assessore, perché questo credo che sia il minimo che il Presidente della Giunta possa fare, visto che non c'è la disponibilità a discutere immediatamente questa mozione.
PRESIDENTE. Io ho autorizzato, come i colleghi sanno, la convocazione urgente della Commissione nella giornata di domani. La Presidenza della Commissione valuterà se convocare l'Assessore dei trasporti e il Presidente o il Presidente soltanto. Questa è una richiesta che naturalmente l'opposizione avanza formalmente, il Presidente della Commissione tenga conto di questa richiesta. In ogni caso è stata presentata una mozione, la Giunta oggi dichiara, per motivi anche legati all'assenza dell'Assessore competente, la disponibilità alla discussione della mozione non immediatamente ma in una data che il Consiglio potrà fissare. Quindi io direi che affidiamo alla Conferenza dei presidenti dei gruppi l'individuazione di una data nella quale potrà essere discussa la mozione, questo naturalmente si potrà fare meglio valutando gli esiti dell'audizione già prevista dalla Commissione con l'Assessore o con l'Assessore e il Presidente insieme.
Questa sera sono convocate le Commissioni Prima alle 16 e 30, Terza alle 16 e Quinta alle 16 e 30.
Ha chiesto di parlare il consigliere Oppi. Su che cosa intende parlare onorevole Oppi?
OPPI (U.D.C.). Sull'ordine dei lavori. Mi consta che alla sedici si debba riunire non la Commissione terza ma l'Ufficio di Presidenza, per stabilire la riunione di stasera della Commissione terza, chi è che ha stabilito questo orario? E' stato deciso d'imperio? Abbiamo delle perplessità su questa decisione perché noi avevamo stabilito un programma che è venuto meno, che viene modificato a seconda delle circostanze. La riunione di stasera alle 16 chi l'ha stabilita?
SECCI (La Margherita-D.L.). Il Presidente della Commissione.
OPPI (U.D.C.). Il Presidente della Commissione fa la convocazione dopo aver sentito l'Ufficio di presidenza della Commissione stessa.
PRESIDENTE. Colleghi, io so che era stato stabilito un calendario dei lavori delle Commissioni che ha subito una variazione per effetto della convocazione del Consiglio questa mattina - convocazione che abbiamo deciso insieme, ieri sera, in Aula - per completare l'esame di questi provvedimenti che erano all'ordine del giorno. Deduco che il calendario dei lavori prosegua come da precedente definizione, poi che siano le 16 piuttosto che le 16 e 30, io questo non sono in condizioni di verificarlo adesso.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma l'ordinario calendario dei lavori della terza Commissione prevedeva la riunione alle ore 15 e 30, che si può spostare alle 16 o 16 e 30, in considerazione del fatto che alle 14 siamo ancora in Aula, quindi la terza Commissione è convocata alle 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 14 e 08.
Allegati seduta
LXVIII SEDUTA
Mercoledì 23 Febbraio 2005
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 13 gennaio 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Matteo Sanna ha chiesto congedo per la seduta del 23 febbraio 2005. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 103/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu, relatore.
GIAGU (La Margherita-D.L.), relatore. Signor Presidente, colleghi, c'è la relazione scritta, ma è giusto dire alcune cose. Primo, questo disegno di legge nasce dall'urgenza di regolamentare l'apertura delle grandi strutture di vendita, come si evince dal suo contenuto. Chiaramente si deve predisporre un piano e nell'attesa dell'approvazione di questo piano il disegno di legge prevede la sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni, seguendo la deliberazione della Giunta n. 5/17 del 15 febbraio 2005.
Nel testo si stabiliscono i criteri che dovranno guidare la predisposizione del piano stesso e precisamente il ruolo del Consiglio, della Commissione, i tempi per l'approvazione del piano, la concertazione tra enti locali e associazioni di categoria e si richiama soprattutto l'importanza della promozione di prodotti locali in riferimento al settore agro-alimentare. Chiaramente questo, poiché la Commissione sa bene che non si può imporre a nessun soggetto l'inserimento di prodotti locali in nessuna struttura di vendita, si farà attraverso intese e accordi che saranno previsti nel piano. Inoltre si puntualizza la definizione di grande struttura di vendita e di centro commerciale naturale, questo per evitare dannose confusioni.
Nell'articolo 2 si autorizza la Giunta a modificare le percentuali degli aiuti concedibili in base alle risorse disponibili, per consentire il pagamento dei contributi a tutte le imprese per le quali l'istruttoria abbia avuto un esito positivo. E' importante questo per garantire a tutti qualcosa rispetto alle percentuali che sono state stabilite inizialmente, per cui si autorizza la Giunta a rivedere determinati parametri in questo senso.
La Commissione, Presidente, si rende conto dell'urgenza di questo provvedimento, ma si rende conto anche dell'urgenza del riordino dell'intero comparto del commercio, assume infatti in questa sede anche l'impegno ad esitare in tempi brevi una legge che riordini l'intero settore. La ringrazio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano, relatore di minoranza. Ne ha facoltà
PISANO (Riformatori Sardi), relatore di minoranza. Grazie, Presidente, la mia sarà una relazione di minoranza molto breve che sintetizza, tra l'altro, quello che è accaduto in Commissione, nel senso che questo disegno di legge di certo avrebbe potuto ottenere un consenso unanime in Commissione e sarebbe potuto arrivare qui in Aula, quindi, con l'adesione di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio. Questo non è avvenuto soltanto perché di fatto l'articolo 2 è da ritenersi una norma sicuramente intrusa rispetto all'obiettivo generale che il disegno di legge stesso si poneva, che è appunto quello del riordino delle grandi strutture commerciali e quindi della definizione dei relativi principi. Il disegno di legge aveva questa finalità ma il testo presentato dalla Giunta regionale che è stato posto in carico alla Commissione qualche giorno fa, ha subito evidenziato delle insufficienze. Qualcuna l'ha richiamata anche il Presidente, in particolare, ancora una volta, l'esproprio delle competenze statutarie del Consiglio regionale, che è chiamato - ma d'altro canto lo stesso decreto legislativo numero 114 del 1998 è inequivocabile da questo punto di vista - a stabilire indirizzi e linee di programmazione della rete commerciale regionale, quindi ancora di più avrebbe dovuto, il Consiglio regionale, avere un ruolo ben preciso in riferimento alla programmazione delle grande distribuzione, che avverrà in maniera efficace attraverso l'adozione del futuro piano regionale delle grandi strutture di vendita.
Il secondo elemento di insufficienza che noi abbiamo subito ravvisato e che si aggiunge all'esproprio del ruolo del Consiglio, è l'esproprio del ruolo delle autonomie locali, e in particolare delle province che sono le vere destinatarie di alcune competenze riferite, appunto, alla programmazione della rete di vendita nell'ambito della propria provincia. Non può assolutamente, la Giunta regionale, improntare il proprio operato a un nuovo centralismo regionale, che a parole tutti dicono di non volere, ma che nei fatti era perseguito con questo disegno di legge.
Altro elemento di grossa insufficienza erano i tempi biblici: ventiquattro mesi successivi all'entrata in vigore della legge che questo disegno di legge prevedeva per l'elaborazione del piano regionale delle grandi strutture di vendita più 180 giorni perché la Giunta regionale lo approvasse e ulteriori 180 giorni perché il piano diventasse operativo. Quindi una condizione davvero incongrua, sicuramente non in sintonia con la filosofia di questa Giunta regionale, che dice sempre di voler decidere velocemente, in modo efficace, per dare risposte le più veloci possibili ai sardi. Attraverso alcuni emendamenti, sui cui devo dire vi è stato un consenso unanime all'interno della Commissione, si è riusciti a ridurre quasi a un terzo questi tempi biblici. I 24 mesi sono diventati 12 mesi, i 180 giorni a disposizione della Giunta regionale per l'approvazione del piano sono diventati 2 mesi, e i 180 giorni per la sua entrata in vigore sono diventati 15 giorni. Quindi, a conti fatti, 14 mesi più 15 giorni, quasi un terzo dei tempi che la Giunta invece aveva previsto.
Altro elemento pure di insufficienza, che noi subito abbiamo ravvisato, è quello di non cogliere una grande opportunità, l'opportunità di poter in qualche modo promuovere la commercializzazione dei prodotti sardi. Io so quanto è delicato il concetto del quale noi stiamo parlando, anche perché abbiamo un limite invalicabile, costituzionale, giusto, equo, che è l'articolo 41 della Costituzione, che tutela la libera commercializzazione in quanto attività imprenditoriale privata. Però, alcuni strumenti operativi, che d'altro canto sono stati fatti propri anche dal decreto legislativo 114, il così detto decreto Bersani, sono ben individuati. E' detto in maniera specifica che la rivitalizzazione dei centri storici e del tessuto economico e commerciale nelle zone rurali, nelle zone periferiche può assolutamente essere difeso dalla pianificazione regionale. Quindi è ovvio che questo significa, in maniera diretta, anche una politica di promozione della commercializzazione dei prodotti sardi e bene hanno fatto anche alcuni colleghi della maggioranza a cogliere quest'opportunità, e attraverso un emendamento si è introdotto, mi pare nel comma 3 dell'articolo 1, il concetto di promozione della commercializzazione dei prodotti sardi, ponendo la condizione che le grandi strutture di vendita adibiscano spazi appositi finalizzati a ciò. Quindi un concetto innovativo, forte, importante che è stato introdotto dalla Commissione.
Un altro elemento di penalizzazione che noi abbiamo da subito individuato è il fatto che i centri commerciali non potevano essere individuati come grandi strutture di vendita risultanti dalla sommatoria di più esercizi commerciali, e quindi il concetto è stato sviluppato differenziandolo rispetto alla definizione contenuta nella lettera g) dell'articolo 4 del decreto Bersani, in modo da renderlo più rispondente alla realtà delle cose, proprio perché assai spesso, dietro una semplice sommatoria di superfici, anche se apparentemente divise magari da strade, da superfici pubbliche, si nasconde una grande struttura di vendita. E quindi esprimo apprezzamento per la Commissione, che ha lavorato in questo senso.
Però, ripeto, tutti questi elementi di insufficienza - lo dico all'Aula che probabilmente non conosce per intero questa vicenda - sono stati colmati dalla Commissione, con emendamenti approvati all'unanimità.. Ciò su cui non vi è stato accordo e che continua ad essere assolutamente inaccettabile è l'articolo 2, che è una norma intrusa. E che l'articolo 2 sia incongruo lo ha dimostrato, in maniera molto gentile, devo dire, lo stesso Assessore, che venendo in Commissione ci ha fornito alcuni numeri relativi alle domande di contributi per il miglioramento delle microattività commerciali. Non dimentichiamo che le domande presentate al 31 dicembre del 2003 da parte dei piccoli operatori commerciali che invocavano un aiuto entro la quota de minimis per il miglioramento della qualità organizzativa di vendita delle proprie strutture sono 10150; 10150 domande che significano qualcosa come 800 milioni di euro di investimento, che significano, se non ricordo male, 332 milioni di euro di contribuito in conto capitale. Quindi già queste cifre dimostrano quella che noi chiamiamo la prova non più del nove, come solitamente diciamo, ma la prova della 9, cioè la prova che davvero la legge numero 9 del 2002 in questo modo non si regge, che l'ipotesi contenuta nel primo comma dell'articolo 2 della legge che stiamo esaminando è un'ipotesi inattuabile perché non è possibile pensare, così come ha pensato la Giunta, a una riduzione proporzionale degli incentivi previsti dalla legge numero 9, perché tutti possano prendere qualcosa. E' una filosofia non attuabile, perché una semplice divisione matematica ci dimostra che il contributo che noi andremmo ad erogare al singolo operatore commerciale sarebbe talmente ininfluente che sarebbe come non dargli niente, perché significherebbe dargli un contribuito in conto capitale al massimo del 7 per cento dell'investimento effettuato. Questo significa ovviamente anche non tener conto dei diritti acquisiti; questo significa cambiare la regola in corso d'opera. Noi dobbiamo proseguire, a mio giudizio, a fare ciò che la legge numero 9 stabilisce. Quindi noi stiamo attendendo da otto mesi che la Giunta regionale pubblichi il bando relativo alla seconda fase di attuazione della legge 9, che consentirà di selezionare all'interno delle 10150 domande, quelle che si riuscirà ovviamente a finanziare attraverso le risorse effettivamente disponibili che sono valutate in 35 milioni di euro ad oggi, sperando che il Consiglio fra qualche giorno riesca anche a stanziare ulteriori risorse, perché davvero le domande di contributi per il miglioramento della rete distributiva dei piccoli commercianti possano essere accolte.
Ecco, per questo io termino chiedendo alla Giunta di ritirare l'articolo 2. Noi Riformatori Sardi abbiamo presentato un emendamento soppressivo dell'articolo 2, chiediamo però che non si arrivi nemmeno a discuterlo, ma che sia la Giunta stessa, con uno sforzo di ragionevolezza, a ritirare l'articolo 2 e restituire a quest'Aula la serenità e così probabilmente riusciremo ad approvare questo disegno di legge all'unanimità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, siamo arrivati al momento in cui si parla decisamente di programmazione anche se è una programmazione parziale quella che stiamo affrontando con questo disegno di legge; una programmazione che riguarda parzialmente il settore del commercio, come già ampiamente illustrato dai colleghi che mi hanno preceduto, un settore che ha dovuto attendere per molto tempo il proprio riordino e soprattutto l'applicazione anche in Sardegna del decreto legislativo 114 la cui applicazione ha subito numerosi ritardi. Per cui non era possibile rinviare ulteriormente l'impegno ad affrontare quelle che sono le necessità di un settore che sappiamo noi tutti essere in grande sofferenza. Un settore che ha subito nel corso dell'ultimo decennio una mazzata grossissima a causa della liberalizzazione dei mercati, che anche nella nostra Isola ha determinato in alcune aree l'insediamento di grandi strutture di distribuzione senza che ci fosse una pianificazione, senza che davvero fosse data a tutti, anche ai nostri piccoli commercianti che rappresentano la base della rete distributiva, la possibilità di sopravvivere, per cui al lato pratico i piccoli commercianti sono entrati in sofferenza perché non più competitivi. Infatti le nuove leggi di mercato hanno non solo imposto un adeguamento della tipologia delle strutture commerciali, ma soprattutto hanno determinato la cancellazione di tanti esercizi, la cancellazione di tanti settori merceologici che davvero non sono più in grado di reggere la competitività del mercato. Noi sappiamo benissimo che il testo in esame è stato elaborato anche con l'apporto attivo della minoranza che ha voluto dare il proprio contribuito perché riteneva importante, in questo momento, perlomeno fermare le bocce. Fermare le bocce significa, però, affrontare il più celermente possibile il riordino del settore attraverso una legge organica di riforma che interessi tutto il settore del commercio. Noi non possiamo pensare che non si possa arrivare, nel più breve tempo possibile, alla predisposizione di una legge regionale che interessi non solo la grande distribuzione ma tutta la nostra rete distributiva anche nei più lontani o nei più isolati ambiti del territorio regionale.
La predisposizione del piano regionale delle grandi strutture di vendita viene prevista fin dal primo comma dell'articolo 1 che al lato pratico è l'unico articolo che noi ci accingiamo a discutere e ad approvare oggi, avendo avanzato la richiesta, che è condivisa da tutti, di stralciare l'articolo 2, che tratta dell'applicazione della legge regionale numero 9 del 2002. E' stata la prima richiesta avanzata dal sottoscritto e dai gruppi che compongono la minoranza e sinceramente abbiamo colto positivamente la disponibilità sia della maggioranza che dell'Assessore e della Giunta a condividere questa nostra indicazione. Noi riteniamo che gli incentivi previsti dalla legge numero 9 debbano essere erogati nella misura stabilita, ma soprattutto che le richieste dei circa diecimila operatori del settore debbano trovare una risposta in termini di adeguatezza delle risorse finanziarie. Noi non possiamo pensare che un imprenditore che partecipa al bando, nel 2002, nel 2003 e nel 2004, possa subire un taglio dei contributi alle spese di investimento che al lato pratico non consentirebbe a nessun imprenditore di riorganizzare la propria azienda oppure di creare una nuova azienda commerciale.
Per quel che concerne invece il Piano regionale per le grandi strutture siamo convinti del fatto che la Sardegna nella sua interezza, ma soprattutto le grandi aree metropolitane del nostro territorio, debbano in futuro favorire la rivitalizzazione dei centri storici. Ciò significa attuare interventi che diano ai nostri commercianti la possibilità di riorganizzare il settore attraverso un'offerta commerciale non solo nuova ma attraverso esercizi integrati nel patrimonio urbanistico, edilizio ma soprattutto storico, architettonico in modo da offrire la possibilità ai nostri cittadini di avere tutta una serie di servizi all'interno delle città. E non solo all'interno delle città ma soprattutto nelle piccole realtà che caratterizzano i nostri centri abitati nei quali non solo i settori del commercio e dell'artigianato si possono integrare grazie ad appositi interventi finalizzati a tale obiettivo, ma possono favorire la vita sociale dei centri storici.
Io sono convinto che una moderna grande distribuzione possa trovare la sua collocazione anche all'interno delle nostre città. Noi abbiamo visto negli anni che questi centri hanno rappresentato quasi un modello di nuova socializzazione nelle periferie ma spesso anche lontano dai centri abitati, dove questi centri si sono potuti insediare a causa di tutta una serie di condizionamenti quali le scelte urbanistiche e territoriali che non ne consentivano l'ubicazione nel tessuto urbano, ma soprattutto per la disponibilità di tutta una serie di servizi, a cominciare dalla viabilità per proseguire con il trasporto pubblico, di grandi aree per i parcheggi e così via, cioè di tutti i servizi che difficilmente potevano trovare collocazione in centro.
Siamo convinti che il momento sia decisivo, perché davvero possa trovare applicazione in Sardegna il decreto legislativo 114. Ma il momento è decisivo anche per coniugare due settori - ed anche a questo proposito voglio fare riferimento a quello che poi è diventato, nel testo elaborato dalla Commissione, il comma 3 - quello del commercio e quello produttivo dell'agro-alimentare. Abbiamo ritenuto opportuno che quest'integrazione finalmente fosse esplicitata in una norma di legge; in Sardegna abbiamo bisogno di elaborare la cultura del marketing, signor Assessore, per tutti i settori produttivi, abbiamo ritenuto importante dare questo suggerimento perché davvero la cultura del marketing non fa parte a nessun livello dell'azione fino ad oggi perseguita dall'Amministrazione regionale. Il marketing si esercita a diversi livelli, si esercita non solo nel commercio minuto, ma soprattutto nelle scelte strategiche che devono caratterizzare i nostri territori e tutti i settori produttivi della nostra terra.
Io sono convinto che trovando all'interno della grande distribuzione, degli spazi definiti dove possa avvenire la sintesi tra il nostro mondo produttivo del settore agro-alimentare e la grande distribuzione, potranno scaturire nuove opportunità che favoriscano il superamento della difficoltà per le nostre aziende e per le nostre imprese di collocare sul mercato i prodotti della nostra terra. Noi non abbiamo mai avuto il problema della produzione, perché tutti ci riconoscono, soprattutto nel settore agro-alimentare, che siamo in grado di produrre prodotti di qualità, prodotti che davvero possono trovare una buona collocazione sul mercato, sia come prodotti di nicchia, sia a livello di grande distribuzione, più fuori dai nostri territori che non nel nostro territorio ma mancava questo momento di sintesi. Bene, molto probabilmente noi potremo trovare nella individuazione di questi spazi da destinare alla promozione e alla sponsorizzazione dei prodotti agro-alimentare sardi, il momento in cui c'è non solo l'esposizione ma anche la concreta possibilità di collocare sul mercato i nostri prodotti sia del settore agricolo che di quello artigianale.
L'azione di promozione dei prodotti sardi è stata esercitata spesso e volentieri in maniera non organica, sappiamo delle promozioni che sono avvenute attraverso il mondo dello sport, sappiamo delle promozioni che sono state effettuate attraverso la grande distribuzione nelle grandi città soprattutto del centro e del nord Italia, sappiamo che questi nostri prodotti sono ricercati, possono essere commercializzati come prodotti di nicchia nei mercati non solo italiani ma anche stranieri; però non c'era un metodo fino ad oggi. Mancava un'azione finalizzata davvero a dare certezza ai nostri prodotti di essere collocati sul mercato e questo è sotto gli occhi di tutti, sappiamo tutti benissimo qual è la difficoltà per esempio della collocazione sul mercato del nostro formaggio. Sappiamo benissimo che oggi abbiamo i produttori ovini che trovano difficoltà a collocare sul mercato non solo i formaggi ma il latte, sappiamo benissimo che davvero il prodotto di quel settore non trova una collocazione standard sul mercato perché tutte le azioni che sono state promosse fino ad oggi hanno portato purtroppo questo settore ad essere sempre in stato di sofferenza e solo in qualche momento si è presentata una situazione favorevole per questi come per altri prodotti. Sappiamo benissimo che oggi un prodotto quale quello del settore vitivinicolo registra una grossa affermazione in tutte le manifestazioni quando è posto a confronto con prodotti d'eccellenza, e non solo quello del settore vitivinicolo ma anche di quello olivicolo, infatti i nostri prodotti oleari si affermano sul mercato come prodotti di qualità, però, nello stesso tempo noi sappiamo benissimo che rispetto alla necessità dei nostri mercati sono insufficienti; molto probabilmente quindi una sinergia tra il settore agricolo, quindi il settore produttivo, e il settore commerciale potrebbe portare a maturare quella svolta per i nostri operatori dell'agro-alimentare che consenta loro di vivere giorni più felici di quelli conosciuti sino ad oggi.
Io sono convinto quindi che noi riusciamo in questo momento a portare l'attenzione su un tema che è importante perché si cominciano a tracciare delle linee, si precisano le strategie che la Regione Sardegna dovrà perseguire nel settore del commercio, ripartendo dall'analisi delle grandi strutture di vendita presenti sul territorio, ma soprattutto sulla base della conoscenza di quante fino ad oggi sono quelle già autorizzate, le cui licenze, quindi, sono già in possesso degli operatori, perché la sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni non significa che non vedremo nascere nel breve e nel medio periodo ancora delle grandi strutture già autorizzate.
Quindi, al lato pratico noi dovremo ripartire da un'analisi delle strutture già attivate mentre il rilascio delle nuove autorizzazioni è rinviato secondo il dettato di legge alla presentazione e all'approvazione del piano. Un piano che davvero deve essere integrato, un piano che davvero deve essere soprattutto rispondente alle esigenze dei nostri territori, perché noi sappiamo benissimo quali sperequazioni esistono tra nostri territori, sappiamo benissimo che esistono delle aree dove la presenza della grande distribuzione ormai ha raggiunto dei livelli di saturazione ed altri territori dove possano ancora sorgere nuove e grandi strutture. Dovremo quindi creare una situazione di equilibrio, dovremo quindi creare una rete in modo tale che tutti i nostri territori abbiano a disposizione queste strutture, ma soprattutto abbiano a disposizione quelle che sono necessarie; quindi, il piano non dovrà prevedere l'istituzione di nuove strutture per rispondere alle esigenze del settore del commercio ma per rispondere ai bisogni delle nostre popolazioni.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, cercherò di limitarmi ad alcune valutazioni di tipo strettamente personale non riportando ovviamente, non essendoci stato il tempo, il parere di una parte politica, di un Gruppo o la ricerca di punti condivisi da parte di una coalizione. Dico questo perché probabilmente da alcuni il mio intervento potrebbe essere interpretato come una voce fuori dal coro.
Ritengo che se questo disegno di legge fosse entrato in Aula così come esitato dalla Giunta regionale, mostrando tutti i limiti di una programmazione commerciale che ormai manca da decenni in Sardegna, ed anche alcuni aspetti di approssimazione nell'indicare vie, vincoli e tempi, mostrando che si continua a rincorrere l'emergenza senza mai focalizzare l'attenzione su un serio piano di medio e lungo termine che avrebbe evidenziato i limiti di cui probabilmente soffre non solo il commercio ma l'intero sistema, senza voler per questo addossare la responsabilità di ciò alla parte che oggi governa o alla parte che ha governato ieri; c'è proprio un limite di sistema che non viene affrontato.
Ed ecco che per l'ennesima volta valutiamo, come è successo ieri con il disegno di legge per l'esercizio provvisorio, come è successo nei mesi scorsi e come sta succedendo di ora in ora, l'ennesimo provvedimento di blocco, di revoca, di emergenza, necessitato questo, e sotto questo punto di vista ha la sua motivazione, la sua scusante, dal fatto che negli anni arriviamo sempre sul filo di lana e perciò non si è provveduto alla stesura di un piano organico urbanistico commerciale per il settore, appunto, del commercio.
Mi dispiacerebbe liquidare, per la fretta e per l'esigenza di procedere nei lavori, un tema così importante; per comprenderci vorrei ricordare ai colleghi che avranno la bontà di ascoltare, quelli a cui interessa l'argomento, che stiamo parlando del primo settore della Sardegna in termini di numero di aziende, di un settore significativo per quanto riguarda l'occupazione ed il fatturato. E non possiamo liquidare questo settore con una semplice e breve osservazione su un disegno di legge che è fondamentale per il futuro di questo comparto.
Premetto che l'unica cosa che condivido totalmente del disegno di legge, nel testo esitato dalla Commissione, sono il fine e l'urgenza affinché si arrivi ad un blocco - chiamiamolo col suo nome - dello sviluppo dei centri commerciali e di grandi strutture di vendita in carenza di una programmazione; e questa è una cosa condivisibile e necessaria soprattutto per l'area metropolitana di Cagliari. Però, non è vero anche che noi dobbiamo demonizzare, come spesso succede perché si sposa una parte e non si considera l'altra, le grandi strutture di vendita e i centri commerciali; per intenderci stiamo parlando di quelle strutture, di quei settori che hanno consentito in Sardegna, pur comportando anche elementi negativi di disordine o avendo creato elementi di monopolio nel mercato, un consistente aumento in termini occupazionali, che per quanto riguarda i consumatori hanno portato ad una calmierizzazione dei prezzi ed in alcuni casi anche ad un abbassamento dei costi, che hanno favorito la crescita del know how in termini commerciali, organizzativi ed in termini di servizi; che hanno introdotto finalmente - sembra forse un discorso di sinistra, ma è un discorso democratico - il sindacato nella distribuzione commerciale, cosa che era impensabile ed assente se torniamo con la mente a quindici, vent'anni fa; che hanno riportato la correttezza delle buste paga in questo settore, che hanno rotto un sistema conservatore che ancora è presente dentro le associazioni di categoria ma non è presente tra i commercianti. Queste strutture hanno determinato un intervento significativo e sostanziale del settore commercio nella solidarietà e sussidiarietà intesa sempre come investimento in termini di marketing: l'impresa non fa solidarietà e sussidiarietà, ma ha riversato nel mondo dello sport e della cultura, in modo particolare, delle risorse finanziarie che hanno consentito a piccole e a grandi società sportive e a piccole e grandi associazioni culturali di proporsi in modo anch'esso impensabile fino a vent'anni fa.
Se noi ci guardiamo intorno e guardiamo gli stadi, guardiamo le palestre, guardiamo le sponsorizzazioni a livello culturale troveremo che circa il settanta per cento delle sponsorizzazioni in questo settore sono fatte dalle strutture commerciali. Parlo di strutture commerciali, ed ovviamente qui noi dobbiamo fare una differenziazione tra grandi strutture di vendita e centri commerciali e grande distribuzione o distribuzione organizzata, e nel momento in cui parliamo di grandi strutture di vendita noi stiamo parlando prevalentemente della grande distribuzione e la nostra attenzione va focalizzata, a mio avviso, soprattutto su quelle strutture di vendita interne ai centri commerciali che sono le aree "food" e cioè i centri commerciali ed alimentari che hanno, questi sì, evidentemente fagocitato gran parte del mercato. Allora se questo è avvenuto per una mancanza di regole, noi dobbiamo intervenire perché ci siano regole, regole certe che vadano a favore prima di tutto dei consumatori e quindi anche degli investimenti, o quanto meno garantiscano gli imprenditori nei loro investimenti.
Io non demonizzo, appunto, questo settore, credo che sia stato molto importante per lo sviluppo economico e commerciale della Sardegna; anche altri dati mi dicono che il suo apporto è stato positivo per certi versi. Tutti dicono che i grandi centri commerciali, le grandi strutture di vendita hanno determinato la chiusura delle piccole strutture, non c'è falsità maggiore di questa. Le piccole strutture, e lo dimostrano i fatturati della distribuzione organizzata che sono riferiti alla piccole - medie strutture, sono da circa otto anni in crescita; le maggiori aziende commerciali sarde sono gruppi d'acquisto, associazioni e società private che forniscono la distribuzione organizzata e cioè le piccole e medie strutture di vendita che sono notevolmente in crescita in Sardegna. Diciamo che forse c'è stata una razionalizzazione del sistema organizzativo del negozio di vicinato, delle piccole e medie strutture di vendita. Allora perché demonizzare questo settore! Ho premesso che sono a favore di una regolamentazione e accetto di questa legge soprattutto i tempi e i termini, modificati fortunatamente come meglio esposto dai colleghi che mi hanno preceduto, per una regolamentazione di questo settore, non condivido niente di tutto il resto. Non condivido il fatto che si creino nuove definizioni dei centri commerciali, già ben definiti nel decreto legislativo 114, e non mi attardo a leggere la definizione presente nel "114", che indica anche gli intenti quando dice che le regioni dovrebbero favorire l'associazione e l'aggregazione di piccole e medie strutture di vendita in strutture organizzate. È previsto nell'articolo 10, vado a memoria, non mi ricordo il comma, cioè noi dobbiamo favorire il fatto che i nostri commercianti si consorzino, ai fini di una migliore offerta commerciale.
Io sarei favorevolissimo se la Regione Sardegna, una volta tanto, esaminando bene il settore commerciale, per esempio, favorisse l'aggregazione di piccole e medie strutture di vendita in grandi strutture di vendita organizzate, prevedendo anche un aumento della superficie proveniente di circa il 20 per cento e partecipando anche finanziariamente, non con contributi a fondo perduto, affinché questi centri nascano e siano formati dagli imprenditori locali, dai nostri commercianti, che siano organizzati come i tempi oggi richiedono. Così come gradirei che la Regione sarda intervenisse per limitare i sottocosto. È chiaro che i centri a cui corre la mente quando si parla di grandi strutture di vendita, soprattutto nell'area metropolitana di Cagliari e nell'area di Sassari e della Gallura, sono quelle aziende della grande distribuzione che possono mettere in ginocchio, in termini concorrenziali, le piccole e medie strutture di vendita utilizzando il sottocosto. Cosa che in Francia non avviene già da tempo, cosa che nel sistema europeo si è regolamentata non rendendola possibile perché quella sì è concorrenza sleale, è concorrenza di capitale, è concorrenza finanziaria, non è concorrenza commerciale, e di questo soffrono i nostri commercianti sardi.
Credo che nel corso dell'esame di alcuni emendamenti ci possa essere quel confronto che purtroppo, ma ne comprendo la ragione, è mancato in Commissione per la necessità di correre per coprire un momento di vacanza della legge. Certo, lo comprendo, credo che comunque, per quanto detto precedentemente, il settore meriti un'attenzione molto particolare, un'analisi seria in modo tale che si possano produrre delle leggi efficaci e efficienti per un settore che rischia anch'esso di entrare in crisi, ma che fortunatamente non lo è; dovremo parlare dei consorzi fidi per il settore commercio, e ne parleremo in occasione dell'esame della legge finanziaria, consorzi che sono stati garanzia di sviluppo per le piccole e medie imprese commerciali, per i negozi di vicinato che da soli non avrebbero potuto sopportare il peso finanziario del sistema bancario iugulatorio che abbiamo in Sardegna, un socio occulto, il sistema bancario, soprattutto dei piccoli commercianti sardi.
Ecco perché c'è contrarietà sulla disciplina dettata in materia di attuazione della legge regionale numero 9, ma non mi attardo sull'articolo 2, mi auguro che la paura, dalla giornata di ieri a quella di oggi, sia servita per una ulteriore riflessione in merito, e che sia, come dire, non dico cancellato, ma ritirato, che non se ne parli, o non se ne parli in questi termini, anche perché appesantisce la legge in riferimento all'obiettivo primario di questa cosiddetta leggina, ma in realtà di grande peso per l'effetto che ha sul sistema commerciale. Questo favorirebbe sicuramente il percorso della legge stessa, non ci attarderemo a continuare a discutere delle ragioni del no all'articolo 2 cogliendo positivamente una disponibilità della Giunta e della maggioranza a rimandare eventuali interventi di modifica della legge numero 9, del 2002, soprattutto di ridimensionamento dei contributi da essa previsti.
Sottolineo questo per dire che il Consiglio regionale e ognuno di noi, e in questo caso me ne assumo le responsabilità singolarmente, non coinvolgo né il mio Gruppo, né il mio partito, né la coalizione a cui faccio riferimento, deve essere libero, svincolato da appartenenze politiche, quando si decidono le sorti di un settore. Ecco perché non condivido assolutamente la posizione delle associazioni di categoria, o meglio quella manifestata dai rappresentanti delle associazioni di categoria. Non la condivido perché la vedo limitativa e soprattutto conservatrice.
Ritengo che bisogna dare un impulso, soprattutto alle nuove generazioni, nel settore commercio e che sia necessari affrontare i problemi legati alla competitività ed alla professionalità nel settore, con nuove energie e nuove conoscenze. Non credo che siano utili le norme che consentono monopoli di una parte o dell'altra, della grande distribuzione o del piccolo commercio, servono regole chiare, patti chiari, regole che siano di giustizia e di equità. In questo modo i nostri commercianti potranno sicuramente crescere e hanno dimostrato, laddove si sono uniti e consorziati e associati - parlo di diverse zone del sassarese, parlo di diverse zone del nuorese, non ho visto questo attivismo nelle zone del cagliaritano - di saper controbattere l'offensiva della grande distribuzione, costringendo la grande distribuzione - intesa come grandi strutture di vendita - a cedere il passo e a cercare altre aree di sviluppo perché quelle sono state efficacemente, e in maniera devo dire ammirevole, occupate dai commercianti e dalle strutture commerciali del territorio.
Sotto questo punto di vista credo che vadano agevolati, che vadano aiutati perché comunque, con un intervento in termini strutturali, organizzativi e finanziari - non parlo mai, ripeto e sottolineo, di contributo a fondo perduto - anche il commercio può rinascere o, meglio, può continuare a crescere, può continuare a essere un solido punto di riferimento per l'economia regionale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, non mi attarderò molto, inizierò col dire che normare, seppure parzialmente, con un provvedimento abbastanza sbrigativo dettato dall'urgenza del momento, la parte del settore del commercio che è la grande distribuzione, non è cosa - a mio parere - molto opportuna e senz'altro poco riflessiva. Credo che questa sia materia che meriti un dibattito approfondito, che meriti un tempo di riflessione maggiore, affinché una norma non possa agevolare una parte di un settore e nel contempo danneggiarlo fortemente nel suo complesso. E mi spiego. Gli interventi nei settori devono essere interventi equilibrati, realizzati predisponendo una legge organica e non più leggi parziali. Non si può normare la grande distribuzione senza tutelare quella piccola e media.
Nell'articolato si parla di centri commerciali e di centri commerciali naturali. Sinceramente non ho ben capito di cosa si tratti, non ho capito perché si inventi una nuova terminologia invece di utilizzare quelle previste dal decreto legislativo 114 che sono chiare e di facile applicazione, cioè gli esercizi di vicinato, quindi piccolo commercio, la media struttura, la grande struttura, ciascuna delle quali viene individuata sulla base della superficie di vendita e corrisponde e a una tipologia ben chiara di impresa. Posso senz'altro affermare che la sola superficie di vendita certamente può essere un parametro insufficiente per indicare e determinare la media e la grande struttura. Bene, in questa legge non si parla di metratura della superficie di vendita, si dice che "il centro commerciale è considerato grande struttura di vendita quando è promossa o progettata o realizzata e gestita con una politica commerciale unitaria" - e cioè, da un gruppo "con più esercizi commerciali inseriti in una o più strutture funzionalmente collegate". Beh, questa è di fatto la natura delle grandi strutture di vendita. Mi viene difficile capire cosa sia il centro commerciale naturale, che non sia considerato grande struttura, quando di fatto, almeno questo ho capito io, il centro commerciale costituisce sempre una grande struttura, è un dato di fatto. Io ho capito che se il centro commerciale è ubicato in un centro storico, nonostante sia costituito da un insieme di attività viene identificato come centro commerciale naturale che non è considerato una grande struttura. Se con questa norma si intende che i piccoli esercizi di vicinato, cioè i piccoli centri commerciali si consorziano pur restando fisicamente dove sono stati istituiti, dove esercitano la loro attività, per tutelare la loro attività, questa possibilità già esiste e consente loro di accedere a determinate iniziative. Non si capisce cosa si intende, almeno per me è difficile comprenderlo, per "centro commerciale naturale" che può essere costituito da un insieme di attività artigianali eccetera eccetera, cioè, perché gli si vuole dare questa nuova qualificazione se si associano? Ci si riferisce ai centri commerciali esistenti che possono o meno conconziarsi, ma in che senso? Si vuole creare la figura giuridica del consorzio magari per le forniture, magari per tutelare una determinata attività e per un determinato tipo di servizi, ma esistono già centri commerciali piccoli e questa è una forma giuridica che attualmente esiste già, io sono a conoscenza di alcuni centri di questo tipo ubicati a Sassari,. Cioè, non riesco a capire cosa s'intende con questa nuova terminologia riferita ai centri commerciali ubicati nel centro storico, così parrebbe di capire, perché si riferisce al centro storico, ma non fa menzione degli esercizi commerciali esistenti nel centro storico e cioè, questo centro commerciale naturale è riferito a un tipo di associazione e consorzio che può essere costituito dai centri commerciali di vicinato o comunque piccole imprese commerciali del centro storico o no? Perché se fosse il contrario, a mio parere, arrecherebbe un danno non indifferente agli esercizi commerciali esistenti, perché gli esercizi di vicinato oggi rappresentano non solo un punto vendita, ma svolgono anche una funzione sociale che consente a tutto quel rione, a quel vicinato, di poter accedere a determinati servizi e fare determinati acquisti senza doversi spostare al di fuori del centro urbano, e costituiscono attualmente una struttura portante del settore e, bene ha detto il collega Capelli, assolutamente non in contrasto con le grandi strutture di vendita che sono al di fuori dei centri storici e che offrono un servizio completamente diverso da quello che offrire l'esercizio del vicinato che, oltre ad offrire prodotti commerciali limitati alla domanda di quella tipologia di abitanti, offre, come ho detto prima, un indispensabile e insostituibile servizio a livello urbanistico e sociale e quindi questa norma è poco chiara.
E questa poca chiarezza, ripeto ancora, è dovuta alla fretta con la quale si è proceduto a causa dell'incombere della scadenza che ha senz'altro determinato la presentazione di questo disegno di legge. Ecco quindi le perplessità che, ripeto, debbono essere assolutamente chiarite in quest'Aula. Io come ho detto poc'anzi, mi rifaccio al decreto legislativo 114 che chiaramente individua le varie tipologie di media, piccola e grande struttura. Sono contrario alla sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni in attesa del nuovo piano regionale per le grandi strutture di vendita perché questo vuol dire che passeranno - credetemi - almeno anni.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue RASSU.) Io assolutamente non sono un paladino delle grandi strutture, ma la legge dev'essere equa, deve essere equilibrata nei suoi contenuti, per cui deve tutelare tutte le parti in causa. Da una parte i piccoli esercizi commerciali e principalmente il cittadino e gli utenti nei loro diritti e quindi anche le associazioni e i consorzi e quant'altro, e dall'altra non danneggiare gli interessi della grande distribuzione perché ciò può anche provocare effetti dannosi per l'intera comunità. Per cui la legge, se deve essere approvata e se deve essere pubblicata, deve dare tempi certi, deve immediatamente disporre su come, quando, dove e in che misura possono nascere le grandi strutture di vendita e non restare nel limbo, come si è soliti fare per poi trovarci tra due anni a parlare dello stesso argomento per aver, con questa legge, concluso poco o niente e avere difeso poco, così io credo, gli interessi degli utenti. E quindi è necessario che venga immediatamente discussa la legge quadro sul commercio, la legge che tuteli da una parte il cittadino, principalmente, affinché il cittadino possa usufruire dei servizi, da quelli offerti dai piccoli esercizi commerciali a quelli delle grandi strutture, con le modalità che la legge giustamente prescrive; non solo, ma una legge che contenga anche la disciplina delle incentivazioni al piccolo e medio commercio e che deve essere pertanto notificata alla Comunità Europea. Se, se -lo dico tre volte se - non si è stati in grado di approvarla nella scorsa legislatura, credo che attualmente gli alibi siano caduti tutti. È ora che la Sardegna si doti di una legge quadro sul commercio e non approvi più leggi su singoli aspetti, una legge che disciplini nel suo insieme un settore di vitale importanza per la nostra economia.
Ne consegue che una legge come questa, non può, all'articolo 2, normare le incentivazioni previste dalla legge numero 9 del 2002, perché credetemi, è assolutamente inaccettabile che si possa fare questo. Quello che non riesco a capire è che da una parte questa Giunta dice che bisogna promuovere e incentivare le innovazioni, il rinnovamento, cioè scegliere senza fare di tutta l'erba un fascio e quindi annullare i finanziamenti a pioggia e poi ecco che arriva l'articolo 2 con il quale si vuole spalmare su diecimila e passa imprese 35 milioni di euro, per dare cosa? Il 5, il 6 per cento degli investimenti programmati ad ogni impresa il che è ridicolo perché le imprese che hanno presentato domanda, chiaramente, hanno presentato domanda con cognizione di causa, presentando progetti di investimento istruiti positivamente dalle banche. È chiaro che 35 milioni non possono essere sufficienti. Bene, bisogna, nel caso, nel tempo, nel medio termine, programmare un intervento per quelle imprese, magari dando precedenza alle richieste di contributi per investimenti, perché gli investimenti servono ad aumentare le superfici di vendita in determinati casi, o ad ammodernare il negozio in altri casi, a costruire nuove strutture di piccoli esercizi in altri casi ancora, e quindi a creare posti di lavoro oltre che ad offrire un servizio molto più rispondente alle esigenze dell'utente. Questa potrebbe essere una scelta che non può assolutamente essere contenuta in una norma intrusa, ha detto bene il collega Pisano, in una "norma spezzatino" - io la chiamo - e non una norma che riguarda il settore commercio che invece ha l'ambizione di regolamentare le grandi strutture di vendita, gli incentivi entro la quota de minimis, che riguardano microimprese commerciali. Sinceramente non riesco a capire sulla base di quale ragionamento si vogliano spalmare 35 milioni di euro su oltre diecimila imprese commerciali che hanno fatto domanda. Vuol dire non dare niente a nessuno, vuol dire prendere in giro gli utenti. Sarebbe bene, secondo me, creare un fondo di rotazione per far accedere agli incentivi anche coloro i quali hanno fatto domanda, molti dei quali hanno già realizzato i loro programmi di investimento, chiaramente a loro rischio, ma comunque con la convinzione che un programma istruito positivamente da una banca (sto parlando, ripeto ancora, di investimenti) sarebbe stato accolto favorevole dalla Giunta. Quindi senz'altro l'articolo 2 non può e non deve far parte di questa legge che, ripeto ancora, riguarda le grandi strutture, e a quelle e solo a quelle deve limitarsi, nel caso in cui appunto si voglia in questo momento sospendere, diciamo così, le autorizzazioni più o meno selvagge che possono essere date nel territorio. Io limiterei questo provvedimento di legge, credetemi, esclusivamente ai primi sei commi dell'articolo 1 bocciando tutto quello che viene dopo, compreso l'articolo 2.
Bisogna ammettere che il fatto che si voglia tutelare i nostri prodotti con un'imposizione della loro esposizione e vendita nelle grandi strutture è un fatto innovativo e senz'altro positivo, ma sull'altro è necessario riflettere affinché non si commettano errori, affinché non si creino mostri o nuove tipologie di centri commerciali di cui sinceramente in questo momento io non ho capito esattamente la definizione Comunque sia, spero che possano essere tolte le norme intruse e quindi l'articolo 2 poiché non si può assolutamente - lo ripeto ancora - prendere in giro tutta una categoria, La legge numero 9, con le sue caratteristiche, è una legge approvata dal Consiglio e in questo modo la si vuole non solo praticamente annientare, perché di fatto poi non si ha niente di concreto in mano poiché io voglio vedere i commercianti che hanno fatto richiesta, saranno costretti a iscrivere ipoteche, ma chi è il commerciante che per un 5, un 6 per cento di contributi in conto capitale, scusate un attimo, va a spendere magari migliaia di euro in un atto notarile, a iscrivere ipoteca sulla propria proprietà, per che cosa? Per niente, è una presa in giro questa. È necessario che l'articolo 2 quindi venga assolutamente tolto dalla legge, limitando, come ho detto poc'anzi, la legge ai primi sei commi dell'articolo 1 perché la definizione di piccola, media e grande struttura è contenuta in modo chiaro nel decreto Bersani e, comunque sia, è abbastanza completa anche quella prevista dai commi che precedono il 7, e lasciando alla legge quadro sul commercio l'individuazione di altri tipi di strutture commerciali, consorziate o meno, che possono scaturire da un confronto tra la Commissione, le associazioni di categoria che individuino veramente di cosa si vuol parlare perché, ripeto ancora, per quanto mi riguarda il comma 7, ma sopratutto il comma 8, sono di difficile interpretazione, sono difficilissimi da capire, a meno che in Aula non vengano forniti i necessari chiarimenti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Questo disegno di legge si inserisce, io credo in maniera inopportuna, nei lavori consiliari e dico inopportuna, o quanto meno tardiva, perché per rispettare la scadenza del giorno 19, probabilmente - anzi io ne sono convinto - sarebbe stata sufficiente una delibera della Giunta regionale per sospendere le autorizzazioni o comunque per emanare un provvedimento tampone che non impegnasse il Consiglio regionale. Ora, io non sono riuscito a capire per quale motivo la Giunta abbia voluto coinvolgere la Commissione e il Consiglio, premesso che la Commissione credo stesse già operando e lavorando ad una legge di riordino complessivo della materia del commercio. Ora invece noi ci troviamo qui di fronte a un disegno di legge che ci impegna, che sospende i lavori delle Commissioni e della Terza Commissione che sta procedendo all'esame della manovra finanziaria, che, a detta della maggioranza, avrebbe dovuto essere esitata ben prima dei tre mesi di esercizio provvisorio.
Oggi noi ci troviamo di fronte a questo disegno di legge e ovviamente lo discutiamo e lo discutiamo, così come stanno facendo tutti i colleghi, in maniera anche opportuna e in maniera anche coerente con molti dei principi che ispirano l'azione politica di Alleanza Nazionale. La materia dei centri commerciali o delle grandi strutture di vendita in Sardegna ha origini antiche e ha origini negli anni ottanta, novanta, quando io personalmente mi occupavo di commercio; in quegli anni ricordo di essere stato molto interessato alla materia, lo ero per molteplici motivazioni. Sono stato negli anni novanta un acerrimo nemico della grande distribuzione, ma sono stato un acerrimo nemico della grande distribuzione quando le autorizzazioni erano concesse in maniera scriteriata, come si verificò in quegli anni ormai passati. Comunque ero anche convinto in quel periodo, che i conti con la grande distribuzione gli avremo dovuti comunque fare, era un processo irreversibile che non è nato in Italia ma certamente in Italia e poi in Sardegna ha avuto la sua massima esplicazione.
Ora noi stiamo intervenendo su questa materia e vorremmo intervenire esclusivamente per bloccare e quindi nel rispetto di quella scadenza del giorno 19 che è ormai abbondantemente superato, e anche questo ci crea delle perplessità, ma aspettiamo con ansia che questa maggioranza porti all'attenzione dell'Aula un provvedimento generale di riordino complessivo di questa materia, e sono sicuro che il Presidente Giagu, da uomo attento, farà lavorare la Commissione per raggiungere questo risultato, per attuare definitivamente il decreto legislativo 114 del 1998. Nell'esaminare il disegno di legge, l'hanno rilevato anche altri colleghi, ci siamo imbattuti nell'articolo 2 che non condividiamo assolutamente, e che siamo assolutamente contrari che possa essere oggetto di discussione, e quindi inviterei anche i colleghi della maggioranza, che per altro non abbiamo ancora sentito, a pronunciarsi su questo, chiederei anche un pronunciamento della Giunta perché su questa materia credo che si debba fare chiarezza subito, per evitare che eventuali emendamenti e eventuali discussioni possano allungare i lavori.
I problemi del commercio in Sardegna sono problemi antichi, sono problemi dovuti alla scarsa popolazione, sono problemi dovuti al cambio delle abitudini alimentari, sono dovuti a tutta una serie di fattori che in qualche maniera ci impongono di intervenire e noi dobbiamo fare lo sforzo di rendere competitiva la distribuzione "storica", i negozi di quartiere, di vicinato, noi dobbiamo assolutamente favorire questi soggetti, ma non per questo creare una contrapposizione forte che potrebbe danneggiare questo comparto. E quindi noi riteniamo, e pertanto abbiamo sottoscritto i due emendamenti che sono stati presentati e che credo siano stati condivisi da tutti i Gruppi politici di questo Consiglio, che l'esame di questo provvedimento si debba limitare solo ed esclusivamente all'articolo 1. Ripeto, personalmente sono convinto che la Giunta regionale avrebbe potuto evitare che il Consiglio regionale fosse stamattina impegnato in questa discussione, emanando un provvedimento che, per quanto mi riguarda, avrebbe avuto tutti i crismi della legittimità. E invece no, siamo impegnati qui, e la Giunta, peraltro, in queste ore o nelle ore passate, è stata ed è impegnata a cercare di ricucire anche i contrasti interni alla maggioranza per le nomine di ieri sulle quali non siamo parte in causa, e voglio chiarire questo aspetto nel corso di questa discussione perché dalle testate giornalistiche sembrerebbe che ci sia un caos totale nel centrodestra e nel centrosinistra. Bisogna dire le cose come stanno: nel centrodestra non c'è nessun caos! Noi ieri abbiamo dato indicazioni al Presidente del Consiglio e gli abbiamo dato l'incombenza di adottare i necessari provvedimenti nell'esercizio del potere sostitutivo. Cosa che non è stata fatta dal centrosinistra e non mi risulta che ancora oggi sia stata fatta. Allora i problemi, cari colleghi della maggioranza, cercate di risolverveli prima e non scaricateli sul centrodestra, perché il centrodestra, almeno in questa fase, ha fatto tutto quello che doveva fare.
E invece, il presidente Soru, memore di quei famosi tagli operati alle piccole strutture commerciali della Sardegna attraverso la creazione di centri commerciali di grandi dimensioni, e che già da allora usava un metodo chirurgico, non si è limitato a quel settore e oggi usa il bisturi sugli enti sopprimendoli, e di questo discuteremo e potremo anche essere d'accordo, ma ciò che appare più grave è che in ore notturne sembra abbia deciso il commissariamento anche di ulteriori enti regionali. Beh, a noi pare veramente grave che, nel momento in cui il Consiglio regionale sta affrontando una materia così importante in Commissione terza, giacché la legge finanziaria prevede l'accorpamento degli enti, la cartolarizzazione dei beni della Regione, si proceda chirurgicamente con operazioni di questo genere. Per noi credo che siano operazioni scriteriate e comunque deprecabili e criticabili. Ho sollevato questo problema perché probabilmente neanche molti consiglieri della maggioranza conoscono l'argomento che sto trattando, però certo è che nel momento in cui tutte le truppe sono dentro il Consiglio regionale ci sono quattro caporioni che fuori agiscono, forse anche in difformità rispetto alla volontà dei consiglieri regionali che magari neanche conoscono questi problemi e che ancora una volta sono sviliti nel loro ruolo, non sono considerati. Questa è una cosa che deve terminare.
Io ho denunciato altre volte in questo Consiglio regionale l'attentato alla democrazia parlamentare della Regione Sardegna. E' una cosa che accade continuamente, in tutte le circostanze. Io non voglio responsabilizzare i colleghi consiglieri di questo e non mi sento neanche di responsabilizzare gli Assessori di questa Giunta, ma qui c'è un disegno strategico che probabilmente ci sta sfuggendo e che sta compromettendo forse in maniera definitiva la stessa esistenza del Consiglio regionale. Beh, se è questo che i colleghi della maggioranza vogliono lo possono anche accettare, ma per quanto ci riguarda su questo, e non su altri problemi sui quali potremmo anche sorvolare, per garantire l'esistenza del Consiglio noi ci impegneremo molto e faremo sentire la nostra voce qui dentro e fuori da qui, però il presidente Soru deve abituarsi a dialogare e non correre ai ripari dopo colloquiando con i capigruppo di maggioranza o di opposizione e cercando di ammorbidire i toni. Lo possiamo sopportare una volta, due volte, possiamo dialogare però alla fine questa storia deve terminare! Questo è un avvertimento forte che fa Alleanza Nazionale, siamo stanchi di questo atteggiamento! Il Consiglio regionale è stato eletto democraticamente, siamo tutti legittimati a rappresentare i sardi e non è possibile che qui ci sia un paladino che unico e solo debba assumere il ruolo di difensore dei sardi. Non è così che si fa la politica, non è così che si gestisce la Regione Sardegna, non è questo che vogliono i sardi. Su queste considerazioni noi torneremo certo molto presto e credo che il collega Secci, Presidente della terza Commissione dovrà veramente impegnarsi molto se non vorrà allungare ancora i tempi della discussione della manovra finanziaria in terza Commissione, perché o si cambia atteggiamento o altrimenti noi siamo determinati a continuare questa nostra battaglia e la continueremo molto a lungo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Io sono d'accordo con i colleghi, in particolare Rassu e Diana, che hanno giustamente chiesto che in tempi rapidi si discuta la legge organica sul commercio e credo che quella sarà anche la sede del confronto vero del Consiglio regionale. Insomma, oggi discutiamo una leggina, figlia dell'ennesimo ritardo, sulla quale peraltro anche la discussione che sta avvenendo in Aula oggi, salvo che sull'articolo 2, mi sembra che non solo registri valutazioni comuni dei diversi Gruppi, ma insomma contenga anche elementi interessanti per quella che dovrà essere la legge sul commercio. In pratica questa leggina impedisce l'insediamento ulteriore di grandi strutture al di fuori di qualsiasi elemento di programmazione, per i motivi che sono stati detti, che sono chiari a noi tutti: il forte impatto urbanistico delle grandi strutture, i flussi di traffico che si determinano, le modifiche vere che intervengono nel territorio senza la possibilità di ricondurre tali scelte all'interno di una programmazione discussa e condivisa.
Credo che ci sia una forte esigenza di definire in legge cosa sia un centro commerciale e una grande struttura. Noi abbiamo in Sardegna, secondo i dati ufficiali, sedici centri commerciali contro i quattordici per esempio della Campania, che è una regione del Mezzogiorno che ha livelli di consumo simili ai nostri, cioè con popolazione quattro volte inferiore abbiamo due centri commerciali in più. Io credo che questa sia davvero la vera anomalia, giusta o sbagliata che sia. Così come in Commissione, è stato ricordato, si è concordemente deciso di accelerare i tempi, di ridurli al minimo, prevedendo però i tempi giusti per poter fare le cose seriamente e anzi devo dire che su questo non è stata fatta alcuna battaglia, siamo stati i primi noi della maggioranza a sottolineare questa esigenza, con immediato accoglimento da parte dello stesso Assessore, che anzi ha preannunciato la possibilità che si possano anche anticipare i tempi previsti dalla stessa legge. Così come a me sembra che la definizione di centro commerciale naturale, poi la si potrà anche migliorare, sia utile, poi tornerò su questo argomento, per tentare di riconciliare il commercio col tessuto sociale e col tessuto urbano, cogliendo uno degli aspetti fortemente innovativi della grande distribuzione e ridando al commercio tradizionale una di quelle funzioni che ha avuto sempre nei centri storici di grandi e piccole dimensioni, nel tessuto urbano di grandi e piccole dimensioni. Si dovrà orientare al raggiungimento di questo risultato anche il piano commerciale e la legislazione di supporto a questo settore. Così come abbiamo ritenuto opportuno, forse qualcosa andrà modificata, c'è anche un emendamento su questo, di prevedere un percorso anche per favorire l'integrazione tra grande distribuzione e produzione sarda, e, diciamoci la verità, l'assenza della promozione dei prodotti sardi non deriva soltanto dalla politica della grande distribuzione ma da cause anche oggettive. L'altro punto è quello che riguarda l'arretrato della legge numero 9.
Quello che mi preme dire è che questa non è una legge contro la grande distribuzione, ma una sua regolamentazione. Dico questo perché io sono tra quelli che sostengono che la grande distribuzione ha rappresentato un elemento di forte innovazione per quanto riguarda i prezzi, la condizione di vita dei lavoratori - mi fa piacere che la discussione in Commissione abbia dato modo anche all'onorevole Capelli di soffermarsi su queste cose - e l'altro aspetto fortemente innovativo è la funzione di aggregazione che caratterizza la grande distribuzione, visto che le strutture commerciali, almeno per la parte più fortunata della nostra popolazione, non sono più il luogo dove si va a comprare per la sopravvivenza, ma rappresentano qualcosa di più.
Dico queste cose perché questa legge, è inutile negarcelo, dà anche una piccola risposta, una boccata di ossigeno la si potrebbe definire, alla preoccupazione delle strutture commerciali tradizionali, per le quali la crisi del commercio sarebbe dovuta alla grande distribuzione. Io credo che la crisi, oltre all'impoverimento generale della società, sia dovuta anche alle caratteristiche del commercio sardo che spesso è stato considerato un'attività di rifugio, spesso è frammentato, spesso è arretrato, molto spesso fuori mercato, un comparto in cui le condizioni di chi ci opera, dei dipendenti, non sempre sono lineari e non sempre sono anche legittime. Dietro la dizione "gestione familiare" spesso si sono nascosti molti fenomeni di lavoro nero. Lo stesso fatto che la legge istitutiva dell'Agenzia per il lavoro fu utilizzata, se non ricordo male, all'80 per cento da parte del settore commercio, soprattutto dalle imprese di piccole dimensioni, per regolarizzare i lavoratori in nero la dice lunga sulle condizioni di arretratezza in cui versava e temo versi ancora questo settore.
Dico questo perché se si pensasse che la crisi del commercio tradizionale sardo la si possa superare soltanto con il blocco della grande distribuzione o delle grandi strutture si farebbe un errore, si farebbe un errore colossale. Credo che un blocco, anzi, questo lo dico ai rappresentanti delle associazioni che sono presenti anche oggi, com'è ovvio, rafforzerebbe persino la forza contrattuale della grande distribuzione esistente, la renderebbe ancora più competitiva, perché dietro l'elemento di fondo, che è quello della massa critica negli approvvigionamenti, dei rapporti con le banche e così via, insomma, se noi andassimo a un blocco, cosa per altro del tutto illegittima, si finirebbe per rafforzare la forza competitiva della grande distribuzione. Quindi rivolgo un invito a superare le paure e i timori del nuovo che, è inutile negarlo, ha avuto successo non soltanto in Sardegna, ma ha avuto successo in tutta la parte del mondo più ricca, della quale noi, in qualche maniera, ci dicono che facciamo parte.
Sarà bene che si ragioni e si rifletta su come uscire dalla crisi del commercio, tentando di dargli una missione e una natura diversa da quella che ha avuto sino ad oggi. Io credo che vi sia naturalmente un problema di ruolo pubblico, che forse la politica solo dei contributi, che pure ha avuto una vicenda tormentata per quanto riguarda il settore commercio, sia del tutto non risolutiva dei problemi del comparto. Credo che sia soprattutto necessario intervenire sull'ambiente urbano che ricollega appunto il commercio al tessuto sociale. Credo che sia necessario intervenire su quella che è una delle caratteristiche moderne del commercio che, peraltro, trasforma la sua antica tradizione, di essere un elemento pulsante della vita nei quartieri. Il ruolo dei commercianti nei quartieri di qualsiasi città o cittadina è stato sempre un ruolo decisivo proprio in termini di punto di riferimento e di aggregazione. E senza star lì a guardare al passato, ad auspicarci il ritorno ai borghi felici del passato, credo che proprio la capacità di aggregazione e di offrire un luogo di accoglienza ai cittadini che vanno a fare acquisti, o in termini moderni lo shoppin, sia uno degli elementi sui quali debba intervenire l'ente pubblico proprio per favorire la trasformazione del commercio da attività di rifugio che spesso gonfia il settore terziario, ad elemento propulsivo della crescita anche economica. Così come io sono d'accordo che quando si parlerà del piano commerciale si debba tener conto, come ha sottolineato l'onorevole Capelli, delle differenze esistenti nel territorio regionale. E' chiaro che l'attività commerciale che si rivolge all'aggregazione urbana di Cagliari che ha una certa densità abitativa è completamente diversa rispetto a quella che si rivolge ad altre parti della Sardegna, però credo che la visione, comunque, non possa che essere quella di una sfida da vincere per la modernizzazione del comparto, per la sua innovazione, per la sua trasformazione, in qualche maniera, in una vera e propria industria. Cioè è necessario cogliere gli elementi positivi rappresentati dalla grande distribuzione, che ha fatto sì che il commercio diventasse un'industria vera, e facendo forza su quelli riuscire a competere, perché se non si riuscisse a soddisfare le esigenze degli utenti, degli operatori e della Regione evidentemente si correrebbe il rischio solo di fare una battaglia di retroguardia, sbagliata, ingiusta e che finirebbe per punire innanzitutto i commercianti e, ahinoi, basta girare per le strade di Cagliari e vedere il frenetico turn over di sigle nelle strade più importanti del commercio cagliaritano per capire che questo, purtroppo, sta avvenendo. Però è evidente, e lo dico alle associazioni degli imprenditori, mi è capitato di dirglielo anche ai margini della discussione fatta in Commissione, che quegli aspetti - lo dico senza polemica - di conservazione che spesso hanno caratterizzato questo settore vanno rapidamente superati. E' cambiato persino il contesto politico nel quale quel tipo di commercio si è affermato e credo che anche nella definizione che abbiamo dato di centro commerciale naturale vadano trovate delle risposte da parte degli imprenditori, sapendo che non tutto il commercio è più a portata di mano delle piccole e medie strutture imprenditoriali private. Vi è una parte del commercio sulla quale le grandi concentrazioni ormai hanno determinato prezzi, convenienze, legami, rapporti che rendono praticamente impossibile l'inserimento della piccola attività commerciale. Questa questione non riguarda solo il commercio; nessuno produce più macchine artigianalmente come veniva fatto all'inizio del secolo scorso. Credo che vi sia un problema di specializzazione, credo che vi sia un problema di riuscire ad inserirsi soprattutto come offerta all'interno dei processi di trasformazione del tessuto urbano e del tessuto sociale delle nostre piccole e medie città.
Io credo che questa sia la strada, non quella della chiusura e della contrapposizione alle grandi strutture, che possa consentire a una realtà così ricca - è stato ricordato che è forse il primo comparto nel nostro territorio - di poter dare un contributo non soltanto a chi ci lavora, che è una cosa meritevole e importante, ma per quanto ci riguarda anche al resto della società sarda.
Noi abbiamo inserito nella leggina una norma che tenta di costringere a collegare il commercio alla valorizzazione dei prodotti sardi, forse la sua formulazione è impropria, forse si tratterà un po' di modificarla in modo da favorire e promuovere soltanto la possibilità che questo avvenga. E' una cosa che viene fatta in altre parti d'Italia, non vi è niente di protezionistico, ammesso che questo fosse sbagliato, ma si tratta naturalmente un po' per tutti, sia per quanto riguarda la grande che la piccola distribuzione, proprio di far fare quel salto di qualità al commercio, considerato non più come servizio ma come una delle attività davvero importanti per lo sviluppo economico della Sardegna. Credo che questo debba comportare, tra le altre cose, anche una ripresa di rapporti per superare uno degli elementi negativi che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno influito sulla vita di milioni di cittadini, il fatto che il commercio qualche volta rappresenti un elemento di ostacolo al rapporto tra produttori e cittadini. Io credo che anche partendo da queste cose si possa riuscire a recuperare un rapporto e a far sì che vi sia una convenienza per entrambi, e poi, in ultima analisi, per i cittadini che credo siano appunto quelli che interessano a tutti, anche ai commercianti, in modo particolare.
L'ultima osservazione riguarda l'articolo 2, perché sul resto credo che avremo modo di discutere e di valutare le diverse opzioni presenti anche nella discussione oggi, ma sull'articolo 2 è difficile dare un giudizio se non si parte dal pasticcio che lo ha generato. Nelle more di una legge che attendeva di diventare operativa, se non ricordo male, perché sugli aiuti previsti c'erano difficoltà che poi si sono risolte con l'utilizzo della quota de minimis, si è scatenata una sorta di caccia fatta da tutti, comprese le associazioni, per prenotarsi, perché questo è quello che è avvenuto; dietro le 10 mila 150 domande, quante siano, c'è stata proprio una caccia a prenotarsi. Per lo più non si tratta di progetti, sono semplici richieste fatte per avere qualche possibilità di accedere ai contributi nel caso in cui la legge si fosse sbloccata, e questo ha prodotto una mole esagerata di richieste, non di progetti, di richieste, di prenotazioni, anzi, forse è il caso proprio di definirla così, una mole esagerata di prenotazioni. Se fossero veri i calcoli che l'onorevole Pisano ha fatto, avremmo parlato tra l'anno scorso e quest'anno di investimenti del comparto della piccola distribuzione, cioè del commercio tradizionale, per un ammontare di 1500 miliardi, cioè mi sembra francamente un po' esagerato che tutto il comparto commerciale tradizionale nell'arco di dodici mesi avesse pensato contemporaneamente di ristrutturarsi, e badi bene, onorevole Rassu, nessuna di queste pratiche è stata analizzata. Di nessuna di queste pratiche è stata fatta l'istruttoria bancaria, anche perché non esiste a oggi nessun accordo con le banche, siamo ancora in alto mare. Questo è il pasticcio che c'è dietro e che ha determinato questa situazione e creato queste aspettative, che consentono naturalmente di poter dire tutto quello che si vuole e anche il contrario, senza che nessuno sia in grado di sapere che cosa c'è dentro quegli scaffali pieni di richieste.
Una cosa è certa: rispetto alla realtà economica sarda del comparto si tratta sicuramente di un numero esagerato di richieste. E allora di fronte a questo pasticcio che è stato fatto negli anni precedenti è chiaro che bisogna trovare una risposta, e questo non è molto semplice, ed è difficile pensare quale possa essere la soluzione migliore. La proposta che viene avanzata, sgomberato il campo dalle migliaia e migliaia di richieste inutili che sono state presentate, non rappresenterà probabilmente la soluzione per quelli che puntavano sino al 40 per cento del contributo, però sicuramente consentirà di erogare finanziamenti che non saranno neanche una briciola. Io credo che accelerare l'istruttoria e accogliere le richieste che sono state presentate costituirà comunque una boccata d'ossigeno per il comparto. Non è la migliore delle risposte possibili, credo che però realisticamente, se non si vuole fare propaganda, se non si vuole solo strumentalizzare, questo rappresenterà, soprattutto se si riuscirà in tempi brevi a fare un nuovo bando per individuare le banche o la banca che devono istruire le pratiche, una boccata d'ossigeno per un comparto che indubbiamente ne ha bisogno, per quel commercio tradizionale di cui stiamo parlando e che rappresenta gran parte degli imprenditori sardi del settore. Avremmo potuto adottare soluzioni migliori, questa non è il massimo, me ne rendo conto, però mi sembra, rispetto alla situazione data, che rappresenti la risposta più efficace e più veloce che si possa dare; poi si tratterà di ragionare per il futuro e verificare anche la validità stessa della legge numero 9 che ha aperto le porte a qualsiasi tipo di...
PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, prego, concluda.
CHERCHI (D.S.). …Che ha aperto le porte a qualsiasi tipologia di imprese, e che forse andrebbe un tantino ridimensionata e, viste anche le risorse che abbiamo, indirizzata meglio verso i settori che riteniamo più utili. L'onorevole Capelli mi sembra abbia parlato come se si accingesse a dare la scalata ad una delle associazioni di commercianti. Naturalmente il fatto stesso che le associazioni dei commercianti, almeno le due più rappresentative, tra l'altro anche in qualche maniera politicamente caratterizzate, abbiano dato il loro parere positivo su questa soluzione, anche se naturalmente l'hanno dato a malincuore, in qualche maniera - ripeto - ci ha consentito di poterla valutare più serenamente.
PRESIDENTE. Dal display vedo che l'onorevole Vincenzo Floris si è iscritto a parlare. Io non le posso dare la parola perché siamo in fase di discussione generale e avrebbe dovuto iscriversi entro la fine del primo intervento, per cui potrà intervenire in sede di discussione dell'articolato.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei esporre in due parole la posizione che noi abbiamo su questo disegno di legge. Nonostante il tempo che stringe e il fatto di non poter dedicare un dibattito molto ampio a questo argomento, già in qualche modo ciò che è stato detto, e quindi tutto quel che abbiamo sentito stamattina, fa emergere che è molto importante, con alcuni problemi difficili da districare, e che si gioca centralmente su un punto fondamentale che è quello della pianificazione, dell'intervento pubblico che orienti lo sviluppo delle attività commerciali cercando di salvaguardare due principi non facilmente conciliabili: da un lato la libertà dell'impresa, l'autonomia delle scelte, l'orientamento a favore di una concorrenza che spinga verso l'alto la qualità del servizio distributivo, dall'altro l'esigenza anche di non lasciare che lo sviluppo indiscriminato del settore sulla base di spinte che ovviamente possono essere anche contrastanti con alcuni interessi pubblici, possa in qualche modo produrre nel nostro sistema urbano, nel nostro sistema di gestione del territorio, degli squilibri che possono essere dannosi per i nostri cittadini. Le grandi strutture e quindi i grandi gruppi finanziari e imprenditoriali hanno alcuni obiettivi e certamente innalzano anche il livello qualitativo del servizio, spingono verso il contenimento dei prezzi, l'ammodernamento delle strutture commerciali, per cui contro di essi non si può certamente fare una lotta antistorica come se si è verificato quando si vollero distruggere le vecchie macchine a vapore, ma è anche vero che un proliferare di grandi strutture può da un lato mettere in ginocchio piccole attività commerciali e dall'altro spingere sempre di più verso la desertificazione dei centri abitati, il degrado della vita urbana. Tuttavia queste strutture che, in realtà, danno alcuni vantaggi ai consumatori, contemporaneamente offrono anche un ambiente che qualitativamente non è paragonabile all'ambiente urbano che noi, più volte, in occasione di discussioni su altre materie abbiamo sempre cercato di difendere. Due grandi obiettivi che devono essere contemperati. Io credo che in questo la politica debba dimostrare davvero tutte le sue capacità; io credo che con questo intervento noi dobbiamo semplicemente porre un limite e dare un'indicazione chiara, e cioè che la politica sul commercio la si fa attraverso un'azione di pianificazione seria, responsabile e puntuale, per cui oggi noi abbiamo semplicemente un obiettivo, quello di permettere che, in tempi ragionevoli, non troppo lunghi, ma neanche artificiosamente brevi, e quindi frettolosi, possa essere fatto un piano per le grandi strutture di vendita, in modo tale che possa essere indicato un limite, possa essere indicata una strada che dia spazio alle grandi strutture, ma non metta in ginocchio la rete di piccoli imprenditori che costituiscono un patrimonio fondamentale della nostra società e del nostro sistema produttivo. Questo è l'obiettivo; poi sull'articolato alcune questioni possono essere precisate, ma io credo che ormai le intese siano già anche abbastanza avanzate, visto che non si tratta di grandi questioni.
Una parola soltanto sull'articolo 2. Io credo che si possa discutere se è meglio il criterio adottato, cioè della distribuzione delle risorse già stanziate che in qualche modo sblocchi la situazione, o se non sia invece meglio ragionare più attentamente sull'obiettivo che si vuol raggiungere. Pochi danari dati a tutti possono essere inutili se il meccanismo è quello tradizionale, già visto da sempre, della distribuzione a pioggia. Io credo che il primo criterio dovrebbe essere per tutti quello di qualificare gli investimenti - lo diciamo a tutti i livelli, lo dite voi della Giunta in tante altre occasioni - in modo tale da premiare e da incentivare il meglio nelle attività produttive. Questa soluzione non mi sembra vada esattamente in questa direzione, tende a polverizzare i milioni di euro che sono stati accantonati e che sono fermi, probabilmente non sostenendo gli investimenti adeguatamente. Quindi io credo che sia opportuna una pausa di riflessione per mettere a punto una legge che ci permetta di superare sì l'empasse, ma anche di distribuire queste risorse per incentivare davvero attività commerciali che in qualche modo dimostrino di saper realizzare una migliore qualità del servizio.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Signor Presidente, signori consiglieri, ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi che ci sono stati. Noto che c'è stato soprattutto uno spirito estremamente costruttivo, ringrazio per questo i consiglieri della minoranza che mi sembra che abbiano discusso di questo problema con spirito proposivo, così come è stato fatto in Commissione. Mi sembra che sia emersa da parte di tutti la necessità che la Sardegna si doti di una legge sul commercio. La Giunta ha già provveduto a ciò, nel senso che il 24 di novembre è stata approvato un disegno di legge organico sul commercio e che purtroppo non ci sono stati i tempi tecnici per discuterlo prima della manovra finanziaria, ma che spero, siccome è in discussione ormai in Commissione, che veda la luce subito dopo la legge finanziaria. Siccome i problemi che abbiamo ereditato sono tanti, è stato necessario predisporre questa leggina per affrontare l'emergenza. Già da quattro anni c'è un blocco delle autorizzazioni per l'apertura di grandi strutture di vendita, perché il problema si è posto in precedenza, e il blocco è motivato dalla necessità di predisporre un piano delle grandi strutture di vendita che definisca i criteri perché sia regolamentata tutta la materia, e questo finora in precedenza non è stato fatto, per cui abbiamo necessità di farlo. Per questo, purtroppo, siamo costretti a disporre un altro blocco di dodici mesi, ma che questa volta sarà il definitivo perché il piano dovrà essere adottato.
Condivido tantissime delle cose che sono state dette. Io non credo assolutamente che questa leggina demonizzi la grande distribuzione. Ritengo che le grandi strutture di vendita, come ha già detto l'onorevole Capelli, siano servite a calmierare il mercato, e nessuno si può opporre al nuovo che avanza. Il problema è come regolamentarlo, e finora in Sardegna sappiamo benissimo, e l'ha detto qualche altro consigliere di minoranza, che c'è stato un po' di far west, e in certe zone della Sardegna c'è stata una crescita enorme delle grandi strutture di vendita che ha scardinato la rete del commercio che esisteva già, e quindi ha creato dei problemi.
In una società equilibrata credo che sia necessaria la presenza sia delle grandi strutture di vendita che del piccolo commercio, degli esercizi di vicinato che hanno una loro funzione sociale estremamente importante. Questo è lo scopo della legge attuale e credo che sia condivisibile da parte di tutti, e mi sembra di aver notato questo spirito. E proprio per raggiungere questo obiettivo si sono predisposte due norme che precisano meglio i concetti di centro commerciale e centro commerciale naturale; il comma 7 e il comma 8 sono serviti a questo, a evitare elusioni, perché di fatto oggi è ancora possibile mettere insieme medie strutture di vendita o piccoli esercizi di vicinato che insieme determinano, invece, una concentrazione abnorme sul territorio, che deve essere invece preventivamente valutata e pianificata. Non è che non debba esistere, ma si devono fare delle valutazioni perché possa posizionarsi nel mercato. Questo è lo spirito con cui sono state precisate la definizione del comma 7 e la definizione del comma 8 che, proprio a scanso di equivoci, prevede la salvaguardia dei centri commerciali naturali, cioè di quei piccoli esercizi di vicinato assieme alle attività artigianali che esistono generalmente nei centri storici. Pensiamo ai piccoli comuni e al loro spopolamento. Queste sono norme che vanno in senso opposto, che cercano di favorire la rivitalizzazione del territorio senza che questo significhi demonizzare la grande distribuzione. Rispetto alla grande distribuzione, alle grandi strutture di vendita diciamo semplicemente che ci deve essere un piano, e quindi si deve sapere che cosa c'è o non c'è e come va inserito, ponendo dei parametri, che saranno il parametro demografico, quelli relativi al traffico, alla viabilità e quant'altro, però questo deve essere definito. Questo è lo spirito con cui è stata fatta questa leggina, e mi sembra che su questo si possa essere, credo, tutti d'accordo.
Vengo all'articolo 2 che ha creato grandi discussioni, e mi dispiace perché l'intento non era quello. Ha spiegato molto bene l'onorevole Cherchi che questo articolo 2 è nato, purtroppo, da un pasticcio, perché è così, e di fatto noi abbiamo ereditato questa situazione, per cui sapete bene che il bando che era stato fatto per attuare la legge numero 9 assieme alla legge numero 12 è stato bloccato per un contenzioso fra banche; allora mentre in assessorato siamo riusciti a risolvere il problema della legge 12 sull'artigianato, nel senso che essendo una legge più semplice siamo riusciti a sbloccare la situazione creando una task force interna che esaminasse le domande, grazie alla quale alcune hanno già ottenuto i finanziamenti richiesti e si sta andando avanti eliminando il pregresso, questo non è stato fattibile per la legge numero 9, perché prevede contributi in conto capitale e in conto interessi che comportano comunque un istruttoria di tipo bancario, che non era possibile fare in assessorato. Abbiamo discusso moltissimo su questa legge anche con le associazioni di categoria con le quali abbiamo concertato la soluzione. Questa che vedete nell'articolo 2 è semplicemente una delle possibili soluzioni, forse non sarà la migliore, però dico subito che se c'è necessità di approfondire questa materia e di rivederla, questo articolo può essere tranquillamente bocciato, approfondito e ripresentato in un altro momento, nulla osta a questo. Mi sembra per il resto che le cose siano già state discusse in abbondanza, per cui finisco qui.
PRESIDENTE. Grazie Assessore, quindi l'articolo 2 può essere cassato?
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Può essere bocciato.
PRESIDENTE. Prego un segretario dell'opposizione di prendere posto presso i banchi della Presidenza e ai colleghi di prendere posto perché passiamo alla votazione sul passaggio agli articoli. Su che cosa intende intervenire onorevole Cassano? Prego.
CASSANO (Rif. Sardi). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Altri sette consiglieri che appoggino la richiesta alzino la mano.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DEDONI, PISANO, PILI, RASSU, PETRINI, CONTU, SANJUST.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che gli onorevoli consiglieri Cerina, Gessa, Biancareddu, Liori e Dedoni hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LAI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - MURGIONI - RANDAZZO.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - PILI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 68
Votanti 63
Astenuti 5
Maggioranza 32
Favorevoli 56
Contrari 7
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 1 al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 4, 5, 6 soppressivi parziali, e numero 2, 3, 8, 9 e 10 sostitutivi parziali..
(Si riporta il testo dell'articolo e degli emendamenti)
Art. 1
Piano regionale per le grandi strutture
di vendita e definizioni
1. L'Assessorato regionale competente in materia di commercio provvede - nel termine di 12 mesi dall'entrata in vigore della presente legge - all'elaborazione del Piano regionale per le grandi strutture di vendita. Il Piano deve essere approvato, previo parere della competente Commissione consiliare, dalla Giunta regionale nei successivi 60 giorni e pubblicato sul BURAS.
2. Nell'elaborazione del Piano, l'amministrazione regionale acquisisce il parere del Consiglio delle autonomie locali, o delle province e delle associazioni dei comuni, dei rappresentanti delle associazioni di categoria delle imprese di commercio, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative e dei rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori.
3. Al fine di costituire un sistema integrato tra il settore produttivo dell'agro-alimentare e la moderna grande distribuzione, le future nuove autorizzazioni dovranno prevedere, all'interno delle grandi strutture di vendita, appositi spazi per la promozione e sponsorizzazione dei prodotti agro-alimentari sardi.
4. L'individuazione di zone idonee per l'insediamento di grandi strutture deve tener conto dell'aspetto demografico, dell'equilibrato sviluppo urbanistico-commerciale, della valutazione dell'impatto dei flussi di traffico, dell'impatto territoriale ambientale, della vocazione del territorio, dell'impatto sugli insediamenti commerciali già esistenti e operanti sul territorio interessato.
5. Il Piano entra in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione sul BURAS.
6. Il rilascio di nuove autorizzazioni per l'apertura, variazione del settore merceologico, ampliamento, trasferimento di grandi strutture di vendita, così come definite dalla lettera f) del comma 1 dell'articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è sospeso fino all'entrata in vigore del Piano regionale per le grandi strutture di vendita.
7. Il centro commerciale è considerato grande struttura di vendita quando è promossa o progettata o realizzata e gestita con una politica commerciale unitaria, con più esercizi commerciali, inseriti in una o più strutture funzionalmente collegate, anche se separate da strade o spazi pubblici, indipendentemente dalla loro destinazione urbanistica e dall'eventuale presenza di altre tipologie di attività.
8. E' definito centro commerciale naturale, e non è considerata grande struttura di vendita, l'insieme di attività commerciali, artigianali e di servizi -comunque distinte e caratterizzate dal loro prevalente insediamento nel centro storico- che svolgono attività integrate secondo un indirizzo comune ed è individuato giuridicamente nelle forme del consorzio o dell'associazione.
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CAPPAI - OPPI
Art. 1
Il comma 3 è soppresso. (4)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CAPPAI - OPPI
Art. 1
Il comma 7 è soppresso. (5)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CAPPAI - OPPI
Art. 1
Il comma 8 è soppresso. (6)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIAGU - MATTANA - FLORIS Vincenzo - PISANO - CONTU
Art. 1
All'articolo 1, il comma 8 è sostituito dal seguente:
"8. E' definito centro commerciale naturale, e non considerato grande struttura di vendita, l'insieme prevalentemente già esistente di piccole attività commerciali, artigianali e di servizi comunque distinte e caratterizzate dall'insediamento nel centro storico o dalla contiguità ad esso che svolgono attività integrate individuate giuridicamente nelle forme del consorzio o dell'associazione". (2)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CAPPAI - OPPI
Art. 1
Al comma 4 le parole "L'individuazione di zone idonee" sono sostituite dalle seguenti:
"4. In sede di elaborazione del Piano regionale per grandi strutture di vendita, l'amministrazione regionale, sentite le Province e i Comuni, nell'individuazione delle zone idonee…". (3)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE
Art. 1
Al comma 7 le parole "e gestita" sono sostituite dalle "o gestita". (8)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIAGU - FLORIS Vincenzo - CHERCHI Silvio - BRUNO - BIANCU - PISANO - CONTU - DIANA - RASSU - SABATINI
Art. 1
All'articolo 1, il comma 8 è sostituito dal seguente:
"8. E' definito centro commerciale naturale, e non considerato grande struttura di vendita, l'insieme prevalentemente già esistente di piccole attività commerciali, artigianali e di servizi, comunque distinte e al solo fine di valorizzare le zone urbane, che svolgono attività integrate individuate giuridicamente nelle forme del consorzio o dell'associazione". (9)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIAGU - FLORIS Vincenzo CHERCHI Silvio - BRUNO - BIANCU - PISANO - CONTU - DIANA - RASSU - SABATINI
Art. 1
Il terzo comma dell'art. 1 è sostituito dal seguente:
"3. Al fine di costituire un sistema integrato tra il settore produttivo dell'agro-alimentare e la moderna grande distribuzione, la Giunta regionale, prevederà forme di concertazione finalizzate alla individuazione di appositi spazi per la promozione e sponsorizzazione dei prodotti agro-alimentari sardi.". (10)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 4.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, se mi consente, per abbreviare i lavori illustrerei assieme gli emendamenti numero 3, 4, 5 e 6 che sono tutti all'articolo 1.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Partendo dalla motivazione del voto contrario al passaggio agli articoli, che era in linea con quanto detto precedentemente nella discussione generale. Noi condividiamo questo disegno di legge nella parte in cui interviene per limitare lo sregolato proliferare delle grandi strutture di vendita, ma l'articolo 1 non contiene solo di questo. Ho apprezzato la disponibilità dell'Assessore sull'articolo 2, così come ho apprezzato alcuni passaggi significativi del suo intervendo, ricordando all'Assessore che già il 27 novembre del 2003 la sesta Commissione consiliare aveva esitato un disegno di legge sulla regolamentazione urbanistico - commerciale del settore commercio in Sardegna; poi il Consiglio non ha ritenuto opportuno, in quella fase, porre all'ordine del giorno quel disegno di legge. Per cui tra i pasticci generali o tra i disastri che lei ha ereditato, questo lei ha riferito, non ha sicuramente ereditato la mancanza di programmazione prevista appunto da quel disegno di legge, esaminato e, lo ricordo bene, esitato all'unanimità dalla sesta Commissione consiliare. Così come vorrei tranquillizzare il collega Cherchi, assolutamente non sono nelle condizioni di poter scalare nessuna associazione, anche perché non ne faccio parte, e in ogni caso questo non ci impedisce di esprimere il nostro pensiero sugli obiettivi delle associazioni.
Così come la concertazione da lei richiamata affermando che tutto è stato visto con le associazioni di categoria - una concertazione che è stata allargata dagli interventi in Commissione, così come sono state ampliate le definizioni contenute nei commi 7 e 8 richiamati dall'Assessore e corretti in Commissione, che credo saranno ulteriormente modificati anche dagli emendamenti che andremo a discutere, devo dire con spirito di collaborazione, per raggiungere risultati comuni - credo che serva a comprendersi, a raggiungere comuni obiettivi, ma non sempre a condividere, e io non mi sento di condividere le scelte delle associazioni di categoria. Avrei voluto sentire i presidenti delle province, che avrebbero dovuto essere consultati su questa materia e non lo sono stati, avrei voluto sentire l'associazione dei consumatori, che invece non è stata consultata su questa leggina, perché non c'erano i tempi, non c'era modo. Allora io continuo a dire che ci deve essere un giusto equilibrio tra gli interessi difesi dalle associazioni di categoria e quelli dei consumatori, così come ci deve essere un giusto equilibrio tra grandi strutture di vendita e piccole e medie strutture di vendita, esercizi di vicinato, centri commerciali naturali, o meglio qualificati di strada, centro storico e città, perché la città non finisce nel centro storico, in particolare nei nostri centri storici, che hanno carenza strutturali: leggasi parcheggi, viabilità, servizi e quant'altro. Perciò dobbiamo cercare di mettere insieme tutto questo, ma non di tutelare una casta notarile, medica, commerciale o quant'altro, ma di realizzare un giusto equilibrio.
Ecco perché pur esprimendo contrarietà su alcune parti del comma 3, ritiro l'emendamento numero 4 perché è stata una nostra richiesta quella di pensare a una integrazione fra il sistema agroalimentare e commerciale e l'emendamento numero 10 chiarisce meglio quel concetto che noi in Commissione avevamo chiesto di introdurre, anche se avremo modo di spiegare in seguito, parlando anche di agricoltura e di promozione dei prodotti sardi, che la promozione si fa solo ed esclusivamente acquistando spazi di promozione di marchio, non di prodotto, perché su questo la Comunità europea credo che esprimerebbe decisamente contrarietà, e anche perché nella distribuzione moderna si acquistano promozioni di marchi e spazi di distribuzione lineare a scaffale di prodotto, ma su questo torneremo nel momento in cui si discuterà di quel comma.
Per quanto riguarda il comma 7 è meglio chiarire che sulla prima parte io contesto il fatto che la definizione di centro commerciale è già contenuta nel decreto legislativo 114, richiamata anche nello stesso comma 6, perciò noi andiamo a specificare "anche se separate da strade o spazi pubblici, indipendentemente dalla loro destinazione urbanistica e dall'eventuale presenza di altre tipologie di attività"; io posso bloccare una città con questa definizione. Solo per questo chiedo che venga rivisto il comma 7 e soppresso. Nel decreto legislativo 114 esiste già la definizione di centro commerciale, noi lo specifichiamo ulteriormente per bloccare situazioni esistenti nell'area metropolitana di Cagliari, e con una definizione non corretta stiamo compromettendo altre situazioni.
Allora troviamo il modo, se questa è la volontà, di bloccare questo sviluppo selvaggio. Ma in questo modo noi stiamo bloccando quartieri, e lo vedremo anche quando discuteremo dell'emendamento della Giunta, che rimette la "o" al posto della "e", questa è la ragione per cui abbiamo presentato anche un emendamento soppressivo del comma 8 che definisce il centro commerciale naturale, modificato, mi risulta, da un ulteriore emendamento, per cui mi riservo di ritirare questo emendamento soppressivo nel momento in cui si discuterà l'emendamento proposto dalla Giunta.
Dopo aver illustrato brevemente i quattro emendamenti presentati annuncio il ritiro anche dell'emendamento soppressivo dell'articolo 2 a seguito dell'intervento della Giunta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu per illustrare l'emendamento numero 2 a firma Giagu, Mattana, Floris Vincenzo.
GIAGU (LA MARGHERITA - D.L.). L'emendamento numero 2 è stato ritirato e sostituito dall'emendamento numero 9.
PRESIDENTE. Può essere illustrato l'emendamento numero 8 della Giunta.
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. L'emendamento pone semplicemente riparo ad un errore tecnico. Al comma 7 le parole "e gestita" devono essere sostituite con le parole "o gestita".
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu per illustrare l'emendamento numero 10.
GIAGU (La Margherita.D.L.).. L'emendamento numero 10 contiene una puntualizzazione per non rientrare in divieti di legge per quanto riguarda la promozione dei prodotti agro-alimentari. Viene presentato dall'intera Commissione. Credo che soddisfi anche la richiesta dell'intera Commissione di inserire in questo disegno di legge una norma sulla promozione di prodotti locali che verrà poi attuata in fase di redazione del futuro piano.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu per illustrare l'emendamento numero 9.
GIAGU (La Margherita - D.L.). L'emendamento, su cui si registra l'unanimità anche della Commissione, definisce in maniera più adeguata il concetto di centro commerciale naturale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu per esprimere il parere del relatore sugli emendamenti.
GIAGU (La Margherita - D.L.). Emendamento numero 3. Credo che il secondo comma dell'articolo 1 ricomprenda le esigenze richiamate dall'onorevole Capelli, per cui il parere è negativo.
Emendamento numero 4.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 4 è stato ritirato, prego.
GIAGU (La Margherita - D.L.). Emendamento numero 5. Credo che la puntualizzazione contenuta nel comma 7 sia utile e credo che debba rimanere per non snaturare il senso della legge, per cui si dà parere negativo.
Emendamento numero 6. Credo che il comma 8 sia utile, però, a seguito della presentazione dell'emendamento numero 2 credo, onorevole Capelli, che sia utile anche ritirare l'emendamento numero 6.
CAPELLI (U.D.C.). E' ritirato.
PRESIDENTE. Emendamenti numero 8, 9 e 10.
GIAGU (La Margherita - D.L.). Si accolgono.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu sull'articolo e sugli emendamenti. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Sono uso ad essere corretto e coerente con me stesso e poc'anzi nel mio intervento non avevo purtroppo, stante la fretta, preso visione di alcuni emendamenti e quindi le mie perplessità sul comma 8 principalmente sono cadute a seguito della presentazione di un emendamento che io ho controfirmato e che poc'anzi ha illustrato il collega Giagu. Restano le perplessità sul comma 7, ne ho parlato poc'anzi anche col Presidente della Commissione, poiché a mio parere è poco chiaro essendo un'arma a doppio taglio, in quanto non essendo indicata la metratura è possibile anche che alcuni esercizi commerciali di piccola metratura, appunto, possano con questo comma diventare grandi strutture quando invece non lo sono quindi, io prego l'Assessore nella stesura del Piano regionale che chiarisca bene questo particolare poiché senz'altro sarà di difficile interpretazione da parte dei funzionari comunali che dovranno poi di fatto rilasciare le autorizzazioni.
Per quanto poi riguarda l'articolo 2, invito ancora a ritirarlo perché c'è stato tra l'altro un fraintendimento; quando io parlo di istruttoria bancaria è chiaro che mi riferisco alle istruttorie che verranno a suo tempo fatte dalle banche convenzionate, che io spero siano tutte le banche del territorio regionale affinché non succeda appunto quello che è successo in passato sulla legge numero 9. Innanzitutto voglio dire questo: le domande non sono troppe perché tutte le imprese commerciali hanno diritto a fare richiesta e non c'è niente di esagerato, collega Cherchi, perché la richiesta di incentivi è stata avanzata sì e no da un quarto delle piccole imprese commerciali presenti in Sardegna e, diciamo così, dal punto di vista quantitativo, tenendo presente il fatto che per la prima volta per il settore del commercio sono stati previsti contribuiti in conto capitale e in conto interessi, non c'è da meravigliarsi più di tanto, ma ripeto ancora che l'esperienza insegna che il quaranta per cento, pressappoco, delle richieste di finanziamento presentate viene a cadere. Se mettiamo in conto che un altro buon quaranta per cento riguarda richieste di finanziamento in conto interessi e cioè praticamente riguardanti il capitale d'esercizio, si vede chiaramente che di fatto di quelle diecimila e passa domande sì e no probabilmente quattromila sono quelle che riguardano interventi in conto investimenti.
Ora, se di quei trentacinque milioni di euro, che sono pochi chiaramente, cinque milioni vengono destinati per l'intervento in conto esercizio, lascio immaginare quanta parte delle imprese che hanno fatto domanda riuscirebbero ad avere l'incentivo, e trenta milioni di incentivo in conto capitale per un ammontare pari al quaranta per cento dell'intera somma vuole dire che buona parte di quelle quattromila domande che resterebbero, perché questa è la storia degli anni, io mi riferisco principalmente ad una statistica che è ovvio, io sono funzionario Banca CIS e tratto la materia da vent'anni...
GIAGU (La Margherita - D.L.). Ma l'articolo 2 verrà bocciato!
RASSU (F.I.). Ma sto rispondendo comunque al collega Cherchi che mi ha chiamato in causa; io dico questo: se veramente viene studiato, ecco il contribuito che voglio dare, un criterio che dia precedenza ad esempio alle richieste di contributi per investimenti, io sono sicuro che nell'arco di due anni buona parte di quelle domande verrebbero accolte. Ecco perché ho parlato di questo, principalmente per dare questo contribuito tecnico. E' indispensabile, quindi, che si studi un nuovo modo per poter esaudire quelle richieste che legittimamente sono state presentate, ovviamente in caso di istruttoria bancaria positiva..
Per quanto riguarda il comma otto, come ho detto, le mie perplessità sono state fugate, però restano quelle sul comma sette. Bisogna chiarirne la portata nel Piano regionale poiché sennò sarà difficile l'applicazione. Le grandi strutture, secondo il decreto legislativo Bersani, sono quelle che superano i 2500 metri quadri; leggendo questo comma anche se due, tre, quattro o cinque strutture commerciali sono funzionalmente collegate, possono essere anche di mille metri quadri, sono considerate grandi strutture, bisogna stare attenti e cioè fare chiarezza benché l'obiettivo sia ritenuto positivo e la norma risponda all'attuale situazione degli esercizi commerciali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, se mi da la parola mi esprimo su questo emendamento ed anche sugli altri, così non intervengo più.
Nonostante il giudizio da parte della Giunta, io credo che l'emendamento numero 3 serva a maggior chiarimento, anche perché il riferimento deve rimanere in questo caso al piano richiamato nell'articolo 1. Allora, è chiaro che se l'obbligo della concertazione è contenuto nel comma 3 non si capisce a cosa è riferito, perciò chiedo che il riferimento alla consultazione di province e comuni sia inserito nel comma 4 laddove prevede l'elaborazione del Piano regionale per le grandi strutture di vendita, su cui non si deve sentire nessun altro per quanto riguarda la programmazione urbanistica sotto l'aspetto demografico, dell'equilibrio dello sviluppo economico ed urbanistico commerciale. Era soltanto un contribuito a chiarimento.
Così come vorrei entrare nel merito dell'emendamento numero 8 che ripropone il testo della Giunta che poi è stato modificato dalla Commissione. Se il comma 7 dice: "il centro commerciale è considerato grande struttura di vendita quando è promossa o progettata", quindi basta solo che sia progettata, "o realizzata" e quindi realizzata e non progettata o promossa, "e gestita", sostituire la "e" con la "o" significa che porre in una gestione comune gli esercizi commerciali della Via Garibaldi costituendo un'associazione o un centro commerciale cosiddetto naturale, io lo chiamo centro commerciale di strada, rientra nei vincoli richiamati dal comma 7. Voi dite che il concetto di centro commerciale naturale è meglio definito nel comma 8. Ma questo non vuol dire assolutamente nulla perché nel comma 8 si definisce il centro commerciale naturale e non il centro commerciale di strada. Allora, si era deciso in Commissione di sostituire quella "e" con una "o" per non incorrere nella possibilità che la gestione comune degli esercizi di un'intera strada possa venire bloccata da interpretazioni maldestre da parte degli enti locali. Probabilmente allora si era capito, oggi non comprendo perché si torni al testo originario, sbagliando, perché questa formulazione è chiaramente sbagliata, e chiedo perciò l'ausilio di persone più competenti di me per far capire che non si tratta di un'indicazione tecnica per migliorare la formulazione della norma, la "o" condiziona la gestione, la "e" la lega a quanto prima, perciò ci va la "e" e non la "o", e in Commissione ci siamo attardati a spiegare questo.
Detto questo, è chiaro che voterò a favore degli emendamenti numero 3 e 9, quest'ultimo presentato dalla Commissione perché meglio chiarisce il concetto di centro commerciale naturale, così come sull'emendamento numero 10 al terzo comma dell'articolo 1 definisce meglio l'integrazione tra agro-alimentare e grande distribuzione, voterò contro invece l'emendamento numero 8.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Emendamento numero 6.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. I sette consiglieri che appoggiano la richiesta alzino la mano.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, AMADU, RANDAZZO, MORO, SANCIU, LA SPISA, LICANDRO.)
Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 6.
(Segue votazione)
Annulliamo questa votazione perché molte postazioni non hanno funzionato, pertanto la ripetiamo.
CAPELLI (U.D.C.). Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Capelli ha ritirato l'emendamento numero 6. Votiamo ora l'emendamento numero 3.
MORO (A.N.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. I sette consiglieri che appoggiano la richiesta alzino la mano.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, AMADU, RANDAZZO, ARTIZZU, SANCIU, LA SPISA, LICANDRO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 3.
(segue votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Cerchi si è astenuto
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - PETRINI - PISANO -RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si è astenuto il consigliere: CHERCHI Oscar.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 62
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 19
Contrari 43
(Il Consiglio non approva).
(È approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 9.
Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non approva alzi la mano.
(È approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 10 a firma Giagu e più. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Passiamo ora alla discussione dell'articolo 2 al quale sono stati presentati gli emendamenti soppressivi totali numero 1 e 7.
(Si riporta il testo dell'articolo e degli emendamenti)
Art. 2
Contributi ai sensi della legge
regionale n. 9 del 2002
1. I fondi di cui alla legge regionale 21 maggio 2002, n. 9, impegnati sino al 31 dicembre 2004, sono destinati alla definizione delle domande già regolarmente pervenute all'Assessorato del turismo, artigianato e commercio. Qualora tali risorse non siano sufficienti, si procederà alla riduzione proporzionale dell'aiuto concedibile, in misura tale da consentire l'erogazione dei contributi a tutte le imprese per le quali l'istruttoria abbia dato esito positivo. La Giunta regionale stabilisce i necessari atti di indirizzo.
2. Le risorse finanziarie disponibili a partire dal bilancio regionale 2005 verranno utilizzate esclusivamente per la gestione ordinaria della legge. La Giunta regionale stabilirà i necessari atti di indirizzo, le direttive ed i criteri di attuazione.
EMENDAMENTO soppressivo totale PISANO - CASSANO -DEDONI - VARGIU
Art. 2
L'articolo 2 è soppresso. (1)
EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CAPPAI - OPPI - RASSU
Art. 2
L'articolo 2 è soppresso. (7)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Pisano.
PISANO (Rif. Sardi). Ritiro l'emendamento numero 1.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 7, ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Si da per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Giagu.
GIAGU (La Margherita D.L.), relatore. Ma non sono ritirati?
PRESIDENTE. No, il numero 7 rimane in essere. Deve esprimere il parere della Commissione.
GIAGU (La Margherita D.L.), relatore. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore del turismo, artigianato e commercio. La Giunta esprime parere conforme a quello della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Mi interessa più l'emendamento dell'articolo, per il suo significato profondo; "l'articolo 2 è soppresso", sembra una banalità. Ma ho la vaga impressione che quest'emendamento racchiuda in sé un significato più alto di quello che appare, cioè rappresenta e racconta una realtà, un po' quella che si vive giorno dopo giorno, cioè si sopprimono i piccoli negozi e si sviluppano i grandi centri commerciali, si sopprimono gli enti regionali e si sviluppano i commissariamenti, cioè si sta seguendo un percorso, si sopprime in qualche misura qualche funzione consiliare e si sviluppano altre funzioni di altri organi di amministrazione, cioè quello che succede è qualcosa che è davanti ai nostri occhi e che ci lascia anche un pochino perplessi, che ci lascia anche un pochino allibiti ma che subiamo; la subiamo! Come se fosse una naturale condizione, cioè questa è l'epoca degli emendamenti soppressivi, questa non è l'epoca della costruzione, della realizzazione, dell'acquisizione dell'efficienza, del miglioramento delle strutture, del miglioramento di questa società perché diventi più giusta, più equa, più rispondente ai bisogni, alle aspirazioni di questo popolo. No, questa è la stagione delle soppressioni: si sopprimono gli articoli, si sopprimono le funzioni, quelle a difesa del cittadino, quelle di organizzazione e di sviluppo delle rappresentanze, le funzioni istituzionali più alte a favore di quelle più concise, più ristrette, più proprietarie.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue URAS.) Io parlo sul significato che la soppressione sta assumendo in questi giorni, in queste settimane, in quest'Aula e mi chiedo quand'è che ci accorgeremo che in questo modo non facciamo gli interessi del popolo sardo. Mi chiedo quando ci accorgeremo che in questo modo non solo non facciamo gli interessi del popolo sardo, ma non facciamo neppure una grande operazione di rilancio, di riforma, di riacquisizione di prestigio delle istituzioni democratiche. Qui si pone chiaro ed evidente un problema di democrazia, di rispetto della legalità, di rispetto delle procedure, di rispetto dei ruoli, di rispetto delle funzioni, e mi chiedo se solo da questi banchi si debba sollevare una perplessità attorno a questo modo di procedere.
Circola la voce che sia stata commissariata l'ARST in funzione della sua privatizzazione, che cioè i nostri centri commerciali, quelli che sono decentrati, e spesso ne troviamo nel territorio della Sardegna, non saranno più raggiungibili con i mezzi dell'ARST, forse ne avremo degli altri. Mi dicono che questo sarebbe stato fatto senza avvisare questo Consiglio regionale che ha la potestà di nominare quel consiglio di amministrazione, è stato attuato il commissariamento senza che questo Consiglio regionale neppure fosse a conoscenza della motivazione, senza che neppure l'Assessore preposto a quell'incarico ritenesse di dover almeno informare la Commissione su quell'orientamento, illustrandone i motivi oppure aprendo un ragionamento, per avere il consenso anche di quest'Assemblea che pure ha competenze su questa materia. Ma viviamo nell'epoca della soppressione: l'articolo 1, l'articolo 2, l'articolo 3, l'articolo 4, l'articolo 5 sono soppressi; sono soppresse queste strutture, sono soppresse queste funzioni, sono soppresse queste difese e sono soppresse queste tutele.
Io mi auguro che di fronte alla soppressione, che è anche brutto come termine, nella letteratura gialla sopprimere ha un significato chiaro: togliere la vita, questa Assemblea abbia un rigurgito di dignità e che questa Assemblea il rigurgito di dignità non lo manifesti solo da certi banchi, ma che con un coro generale dica che la rappresentanza del popolo sardo non si piega, che non si piega, che merita rispetto! Merita rispetto anche dalla Giunta! Merita rispetto anche dalla Giunta che è tenuta ad informarla in modo puntuale, a coinvolgerla, per le richieste che deve anche ricevere nel caso alcune sue funzioni richiedano un suo intervento, per la sua funzione di legislatore, che non è l'unica perché insieme esercita anche la funzione di controllo dell'operato della Giunta, e il controllo sarà puntuale, il controllo sarà svolto secondo le regole, il controllo sarà assoluto, il controllo sarà attento. Non è più tempo, se mai lo è stato, che questo Consiglio accetti passivamente ogni tipo di sgarbo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Il proposito che si pone l'emendamento numero 1 credo che coincida perfettamente con il ragionamento che è emerso nel dibattito in questa mattinata. Io non sarei intervenuto, così come non siamo intervenuti ad illustrare l'emendamento, se non fosse intervenuto il parere, che io ritengo non chiaro, da parte del Presidente della Commissione e da parte dell'Assessore, che si sono entrambi rimessi all'Aula. Credo che, in effetti, sarebbe stato più coerente e chiaro un parere favorevole, proprio perché avrebbe chiarito all'intera Assemblea qual è il loro intendimento. Io ho apprezzato moltissimo ciò che l'Assessore stamattina ha detto quando è intervenuta alla fine della discussione generale, sulla opportunità di perfezionare il ragionamento sull'applicazione della legge regionale numero 9. Voglio ribadire, proprio perché ha richiamato il concetto anche l'onorevole Cherchi, che l'inattuabilità della legge numero 9 è manifesta, è nei numeri, è sufficiente fare una piccolissima divisione: 35 milioni di euro disponibili a fronte di 10.144 domande, una semplice divisione il cui risultato ci conferma che per ciascuna domanda saranno disponibili solo 3.500 euro. E' vero che potrebbe, da un'istruttoria bancaria, emergere che magari soltanto il 60 e il 70 per cento di queste domande possano superare la soglia di bancabilità e quindi ottenere l'agevolazione, ma è pur vero che anche un 60 o un 70 per cento ed anche un 50 per cento non semplificherebbero affatto la situazione in quanto applicando il comma 1 dell'articolo 2, che ha la funzione di ridurre proporzionalmente l'agevolazione in modo che tutti prendano qualcosa, nella migliore delle ipotesi, si disporrebbe di qualcosa come 7 milioni di vecchie lire per domanda. Nemmeno sufficiente a coprire la somma spesa per la documentazione richiesta per l'istruttoria della pratica. E' evidente che il povero piccolo commerciante che sta nel mio paese non questo attende, perché lui vuole un contribuito piccolo su un investimento pure piccolo, ma che sia quello che la legge indicava: il 40 per cento a fondo perduto e un ulteriore 35 per cento con abbattimento dei due terzi del tasso di riferimento. Questo è ciò che noi avevamo indicato nel bando, capisco tutte le difficoltà attuative della legge, ma in questa direzione sicuramente è il caso di andare. Credo che un chiarimento da parte anche dell'Assessore in questo momento ci aiuterebbe anche a decidere circa l'orientamento da assumere nella votazione finale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, annuncio il voto favorevole sull'emendamento soppressivo dell'articolo 2 e non vorrei sottolineare ciò che già è stato sottolineato, cioè che avremmo apprezzato che la Giunta e il Presidente della Commissione fossero stati coerenti accogliendo questo emendamento, visto anche che l'Assessore, nel suo intervento conclusivo della discussione generale, si è espresso in tal senso. Anche perché il nostro atteggiamento nel corso della discussione sull'articolo 1 si è incentrata sul molto sulla disponibilità della Giunta a sopprimere l'articolo 2. Sarebbe poco corretto se questo non avvenisse. Sarebbe stato più corretto confermare la disponibilità alla soppressione.
Ma vorrei tranquillizzare anche l'onorevole Uras, del quale condivido l'appello; appello che non da oggi, per quanto ci riguarda, abbiamo rivolto, io personalmente in quest'aula diverse volte ho richiamato l'attenzione dei colleghi sul fatto che è in corso un attentato alla democrazia e che si sta cercando di canalizzare il passaggio da un sistema democratico a un sistema monocratico. Ho già annunciato che presenterò un emendamento provocatorio alla legge finanziaria che attribuisca pieni poteri al Presidente compreso quello di annullare gli atti consiliari, così com'è stato fatto con il commissariamento dell'ARST, che ha annullato le nomine di competenza consiliare, così come il Presidente sta facendo con l'ERSAT, imponendo alla maggioranza di non effettuare la propria nomina, perché deve perseguire i suoi obiettivi con la legge finanziaria, e tra quelli, onorevole Uras, ci sono anche obiettivi relativi alla "Parentopoli", che deve essere sostenuta dal Presidente della Giunta perché si arrivi alla nomina del numero di dirigenti necessario per poter dare risposta ai suoi adepti.
Noi dobbiamo permettere l'arroganza, le epurazioni che si stanno perpetuando negli Assessorati, dobbiamo permettere le operazioni da "Grande Fratello" di controllo dei server, di controllo delle e-mail, di controllo indiscriminato di qualsiasi tipo di comunicazione che interviene tra il CED, cioè il Centro di elaborazione dati, i dipendenti e qualsiasi persona esterna. C'è molto timore tra i dipendenti, ci sono molti atti di intimidazione per indurre tutti al silenzio e all'ubbidienza, allo stare attenti con chi si parla, allo stare attenti a chi ci si riferisce, perché bisogna rispondere solo e unicamente all'unico padrone. Ma non era questo l'intento deggli elettori sardi! L'intento degli elettori sardi era garantire rinnovamento, riforme, governabilità, e questo va rispettato e noi continuiamo a rispettarlo. Molto spesso, quando si è richiamata l'attenzione dei colleghi su dove stava andando la democrazia sarda, si è mal interpretato il fatto che si potesse scendere a scontri di tipo personale, a riferimenti nei confronti della persona del Presidente della Giunta. Come vedete nessun riferimento personale è stato fatto in occasione della discussione della legge sul commercio; sarebbe stato facile dire, così come si è detto e ho detto quando si è parlato di conflitto di interessi, che il conflitto di interessi non si realizza solo in maniera diretta attraverso un intervento volto a far andare avanti la propria impresa, ma anche indirettamente, cioè facendo in modo che gli altri concorrenti in vari settori non vadano avanti, in modo che le altre imprese non superino la propria attraverso una politica del blocco, della sospensione, della soppressione, portata avanti giornalmente dall'azione del Presidente con la complicità passiva della Giunta regionale. Mi auguro che non ci sia altrettanta passività tra le forze di maggioranza!
Sarebbe stato facile dire che solo ora è arrivato il momento di bloccare i centri commerciali dopo che questi sono stati costruiti e attivati anche ai limiti di legge, anche aspettando che arrivasse un commissario ad acta ad autorizzarne l'istituzione, visto che il comune non aveva concesso a quell'imprenditore, guarda caso oggi Presidente della Giunta, di costruire quel centro commerciale. E la complicità eventualmente realizzata con il commissario che sostituiva quegli amministratori ha potuto consentire la nascita e la costruzione di quel centro commerciale. O potremmo fare riferimento anche alla grande opera presentata e realizzata in Gallura, anche quella ai limiti di quanto previsto dalle leggi che disciplinano il commercio. Sarebbe stato facile, lo faccio ora questo richiamo perché è arrivato il momento che in quest'Aula si discuta di sistema, si discuta di rispetto della democrazia, ognuno rimanendo nel proprio ruolo, rispetto della maggioranza, rispetto della minoranza, ma soprattutto rispetto del ruolo di questo Consiglio regionale con il quale questa Giunta non prevedeva alcun confronto anche su questo disegno di legge.
E' innato nella politica portata avanti, mi auguro non dai partiti politici che partecipano a questa maggioranza e che sanno qual è l'alto valore della politica, ma dal Presidente della Giunta, relegare a ruolo di comprimari i consiglieri regionali, considerati, in modo semplice e banale, come elementi di disturbo alla politica del manovratore per cui auspico che ci sia anche da parte vostra, così come c'è stata da parte nostra, una denuncia e il recupero della dignità, non tanto delle singole persone, ma dell'istituto e del ruolo di questo Consiglio regionale. Si può discutere, ci si può confrontare su tutto, così come sugli emendamenti soppressivi presentati; in questo caso la possibilità di sopprimere una norma proposta è un atto di alta democrazia e il Consiglio è chiamato a esprimersi su quella soppressione liberamente, democraticamente, dopo un corretto dibattito. Questa soppressione è democrazia. Tutto il resto con la democrazia non ha niente a che fare!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che questa discussione che stiamo facendo e che potrebbe prolungarsi in maniera tutto sommato sterile forse potrebbe essere conclusa da qualche autorevole intervento dai banchi della maggioranza che ci chiarisca e ci confermi che il parere di remissione all'Aula da parte del Presidente della Commissione e da parte dell'Assessore significa la condivisione da parte anche della maggioranza della volontà di eliminare l'articolo 2 dal tavolo di discussione di questa mattina. Perché altrimenti corre l'obbligo di continuare un ragionamento che evidentemente non è ancora stato completamente metabolizzato e non ha ancora ottenuto le risposte del caso, anche perché l'unico intervento è stato quello del collega Uras, un intervento appassionante ed anche pervaso dal senso fine dello humour perché ha toccato tanti temi, forse in parte non attinenti all'argomento specifico, ma ha fatto una disamina del valore semantico della parola "sopprimere" sia nella letteratura gialla che nell'uso corrente che merita qualche riflessione ulteriore visto che questo Consiglio è chiamato a questo punto ad occuparsi anche di semantica. Il collega Uras, speriamo che mi stia ascoltando da qualche cicalino collegato all'aula così non parlo in assenza della persona a cui sono comunque rivolti i ragionamenti, giustamente dice che non condivide le politiche fatte a colpi di soppressione e dice che il termine "sopprimere", oltre che la letteratura gialla, gli ricorda tutta una serie di cose che comunque hanno poco a che vedere col costruire, se questo è il ragionamento che io ho comunque colto dalle riflessioni che lui faceva; ebbene, al collega Uras io devo far notare che questi emendamenti soppressivi, l'1 e il 7, che il collega Uras non gradisce nella formulazione semantica perché non gli piace la parola "sopprimere", in realtà propongono la soppressione di una soppressione; nel senso che l'articolo 2 sopprime un diritto e l'emendamento numero 1 sopprime la soppressione del diritto e quindi, sostanzialmente, ripristina il diritto.
Quindi, tutto il ragionamento che il collega Uras faceva sulla costruzione è in realtà un ragionamento che noi accettiamo pienamente ed è quello che sta alla base della presentazione dell'emendamento numero 1 e dell'emendamento numero 7 che è uguale all'1. E devo fare una serie di riflessioni e di considerazioni che a questa si aggiungono, e le considerazioni sono queste: il collega Uras, per formazione personale, per collocazione politica, per passaggi legati alla lunga permanenza in minoranza - personalmente condivido il cammino che lui ha fatto pur su sponde differenti - è un garante della certezza del diritto; insomma, la certezza del diritto è esattamente il principio contro cui l'articolo 2 si scaglia, nel senso che chi ha fatto delle domande per ottenere un finanziamento e ha fatto degli investimenti propri contando su una legge specifica a sportello che avrebbe finanziato questi investimenti, ha una certezza fondata sulla legislazione vigente fino al momento in cui questa non viene modificata dall'articolo 2 di questa legge. Quindi, la garanzia della certezza del diritto vuole che noi espungiamo dal testo che stiamo andando ad approvare l'articolo 2. C'è un altro principio che è ugualmente un principio di cultura liberale che dovrebbe essere tenuto in qualche misura in conto ed è quello della continuità amministrativa; nel senso che è vero che modificandosi le maggioranze e modificandosi i governi si possono modificare le leggi, è verissimo; anzi è un diritto della maggioranza modificare le leggi. Ma ciò significa spiegare quali sono gli atti legislativi da modificare in conseguenza del cambio di cultura, dal cambio di orientamento politico, dal cambio di obiettivi di governo. Se questo non avviene siamo oltre a provocare la lesione della certezza del diritto si lede anche un altro principio, che è quello della continuità amministrativa che, in assenza di fatti nuovi che ci facciano cambiare la nostra posizione, va comunque rispettato.
Un terzo elemento che va ugualmente sottolineato è la tentazione ricorrente da parte del Governo regionale di proporci due diversi tagli della stessa bistecca quando arriva l'ora di pranzo; nel senso che sull'articolo 1, che è quello che difende il piccolo commercio e che cerca di evitare una proliferazione incontrollata delle grandi strutture di vendita bloccandole, siamo tutti d'accordo, c'è un'urgenza legata a scadenze che si sono presentate, siamo pronti a legiferare e siamo favorevoli al fato che questo argomento venga trattato nel corso della discussione in Aula della manovra finanziaria e, quindi, straordinariamente. Beh, insieme all'articolo 1 viene servito l'articolo 2 che non ha niente a che vedere con l'articolo 1, che non ha niente a che vedere con l'urgenza, che non ha niente a che vedere con tutti quegli elementi che portano a far sì che il Consiglio sia riunito oggi durante la discussione della manovra finanziaria. L'articolo 2 è, se vogliamo, una scelta di tipo politico che noi non condividiamo nella maniera più assoluta e che arriva in Aula in maniera assolutamente erronea dal punto di vista metodologico, mettendo in crisi i principi della certezza del diritto, della continuità amministrativa, della certezza della norma per chi dalla norma aspetta qualche beneficio, che non hanno niente a che vedere con quella difesa del diritto del cittadino, che il consigliere Uras, unico per conto della maggioranza sinora ad essersi espresso, ha ricordato nel suo intervento. E' per questo che, riallacciandoci al brillante ragionamento semantico fatto dal collega Uras sul termine "soppressione" e condividendo con il collega Uras la valutazione negativa su un termine che poco ha di costruttivo, avendo sottolineato che questo emendamento non è un soppressivo ma è soppressivo della soppressione di un diritto esistente, richiamo i colleghi della maggioranza ad esprimersi sull'emendamento e se possibile esprimersi in maniera positiva, in modo da chiudere una discussione che alla fine potrebbe essere sterile se le posizioni fossero già chiare in questo senso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). L'emendamento numero 1 ha un contenuto piuttosto stringato, ovvero chiede la soppressione totale dell'articolo numero 2. A me è sembrato già nell'intervento precedente di aver espresso la mia opinione, che poi sembrava anche condivisa dalla minoranza e anche dalla maggioranza, che non fosse possibile condividere l'articolo 2 nel momento in cui si dà la prima attuazione alla legge regionale numero 9 e soprattutto che questo articolo potesse determinare un'incongrua applicazione della legge perché dopo anni di attesa i nostri imprenditori commerciali, i nostri concittadini che esercitano questa importante attività vedrebbero negato un diritto che, al lato pratico, è espressamente riconosciuto dalla legge stessa.
La legge prevede infatti la possibilità di erogazione di contributi in conto investimenti fino al 40 per cento. Dire oggi che queste aspettative sarebbero, comunque sia, cancellate con una erogazione dei contributi a pioggia secondo un metodo che al lato pratico scontenta tutti, mi è sembrato e mi sembra improponibile rispetto a dei diritti maturati in virtù di una legge nei confronti della quale i nostri concittadini hanno manifestato interesse presentando circa 10 mila 600 domande in risposta al bando; cifra che corrisponde all'incirca al 30 per cento degli operatori commerciali che operano in Sardegna che ha mostrato interesse ad accedere a delle risorse sulle quali vuole poter contare.
Sarebbe facile articolare discorsi da medico legale sul termine "soppressione" , a me viene molto più facile parlare di "proposizione" invece che di "soppressione", viene molto più facile parlare di positività dell'azione, per i due metri sotto terra c'è sempre tempo. A noi quello che interessa dire è che questo settore per la prima volta ha avuto una legge di sostegno a favore di operatori che al lato pratico hanno investito in proprio, magari mettendo a frutto le risorse di famiglia, magari di generazioni, un settore la cui crisi è dovuta a tutti quei fatti a cui hanno fatto riferimento buona parte degli interventi che si sono succeduti sull'articolo 1, per cui vorrei sapere se davvero vogliamo dare ossigeno a un settore che si sta rappresentando in tutta la sua sofferenza, in tutta la sua crisi, in tutta la sua insoddisfazione, perché le leggi di mercato non hanno dato fino a oggi, non dico protezionismo, non hanno dato fino a oggi nessun tipo di sostegno. Sembra opportuno riflettere e io invito i colleghi del Consiglio, i colleghi della maggioranza, ma anche i colleghi della minoranza, il signor Assessore, a farlo; il collega Pisano ha fatto i conti: non è difficile capire che 7 milioni di vecchie lire, ovvero 3 mila 500 euro, non è di sicuro una cifra sufficiente a garantire un investimento capace di creare un'impresa produttiva oggi. Noi sappiamo benissimo che per creare e garantire un posto di lavoro nel commercio è oggi necessario un investimento di almeno 150 mila euro, non di 3 mila 500 euro o, volendo, anche 7 mila euro, per cui quando anche noi erogassimo il 40 per cento dell'investimento questo comporterebbe una partecipazione massiccia e importante da parte dell'imprenditore che sfida il mercato, che sfida la crisi, che sfida se stesso e che impegna le sue risorse in una impresa che davvero oggi ha cinquantamila difficoltà di mercato.
Detto questo, io invito i colleghi della maggioranza, invito la Giunta, invito l'assessore Depau a voler condividere l'emendamento numero 1 e a dire davvero che gli incentivi della legge numero 9 verranno erogati seguendo la graduatoria stabilita a seguito dell'istruttoria, in modo tale che davvero chi ha il diritto ad avere il finanziamento lo abbia per intero, aspettandoci che il prossimo bando, grazie allo stanziamento di nuove risorse, possa dare risposte a quei cittadini che presenteranno ulteriori domande.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CERCHI SILVIO (D.S.). Lasciamo da parte le questioni macabre, essendo timoroso preferisco evitarle. Io resto convinto che con l'articolo 2 non si sia leso nessun diritto, ripeto, si è scatenata una prenotazione senza sapere neanche quale norma sarebbe stata applicata dopo, quindi francamente di diritti maturati non ce ne sono molti, tanto è vero che si è dovuta applicare una norma che, a seconda dell'investimento, prevede addirittura di non poter superare il tetto dei 100 mila euro, cioè la quota de minimis. Ho detto e ripeto e riconfermo che non è la migliore delle soluzioni possibili, ma era un tentativo di dare una risposta ad una emergenza che si è creata in conseguenza di quel pasticcio. Ascoltando le diverse cose che sono state dette, attinenti alla materia naturalmente, compreso l'intervento dell'Assessore, credo che sia giusto, se ci sono, individuare soluzioni migliori. Resto convinto che se non ci sono altre soluzioni, per un settore che ha visto anche una partecipazione di massa a questo tipo di richiesta, un settore che da anni non riceve incentivi, sia meglio questa che rappresenta se non altro una risposta in qualche maniera anticongiunturale alle problematiche del comparto. Per questo motivo mi astengo sull'emendamento presentato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Non vorrei si pensasse che voglio in alcun modo allungare i tempi, come mio costume sarò brevissimo. Io spero che arrivi da parte della Giunta e della maggioranza la decisione della soppressione dell'articolo 2, ma lo dico sinceramente con cognizione di causa; dovessi speculare sull'argomento pregherei i colleghi di non insistere e di lasciar vivere l'articolo 2, perché è matematicamente dimostrabile che si tratta dell'annientamento completo degli indirizzi e delle provvidenze a favore del settore commercio stabiliti dalla legge regionale numero 9; non foss'altro che per la ragione, così come ho detto poc'anzi io e hanno ribadito il collega Pisano e altri, che sarebbe talmente effimero e talmente insignificante l'incentivo alle imprese meritevoli da costringerle a rinunciarvi e quindi politicamente sarebbe una vittoria dell'opposizione. Ma in coscienza, dal momento che io parto dal principio che sono qui per dare il mio contributo positivo all'Aula, a prescindere dalla coalizione che governa, ripeto ancora che questo articolo 2 è di difficile applicazione, la numero 9 è una legge a bando tra l'altro, quindi vorrei vedere come potrebbero essere spalmate in modo uniforme le provvidenze. Questo è un motivo tecnico che già di per sé rende tale articolo di difficile applicazione e attuazione.
Secondo motivo, l'abbiamo detto tutti, così non può andar bene, è necessario trovare un'altra soluzione, si possono individuare altri metodi, ma questo senz'altro è sbagliato, è sbagliato anche se l'intenzione è quella di risolvere un problema. Ho detto poc'anzi che la Giunta potrà fare tante proposte, dare precedenza alle nuove iniziative, agli investimenti e così via, magari limitando gli interventi sul circolante o quant'altro, ma una volta che sono fatte le istruttorie bancarie e, ripeto ancora, l'esperienza insegna che dal 30 al 40 per cento delle richieste vengono respinte, ma pensiamo davvero che un'impresa che due anni fa ha fatto una richiesta per intervento di circolante ancor oggi stia aspettando quei 30, 40, 50 milioni di vecchie lire che dovevano essere magari dati nell'arco di sei mesi per risolvere determinati problemi, possa accontentarsi di una cifra tanto limitata? Ripeto ancora, ci sono altri metodi per poter limitare, in qualche maniera, anche la percentuale del contributo che può non essere il 40 per cento, ma non certamente il 10 o il 15 per cento. Questo, ripeto, è sbagliato, non solo nel metodo, ma è sbagliato tecnicamente perché, ripeto e ricordo, la legge numero 9 è una legge a bando, è impossibile spalmare uniformemente risorse così ristrette. Ecco perché intervengo, per richiamare ancora l'attenzione su questo problema perché ancora non abbiamo capito se effettivamente questo articolo deve essere cassato.
Io me lo auguro, da una parte per il settore commercio, perché sarebbe per gli operatori la fine di una aspettativa legittima generata da una legge regionale giusta e storicamente accettata, in secondo luogo sarebbe un gravissimo errore per la maggioranza perché darebbe a questa opposizione un'arma politica micidiale da usare contro la maggioranza.
Quindi invito tutti alla riflessione e vi prego di studiare, la Giunta è in grado di farlo, un altra soluzione affinché si venga immediatamente incontro alle esigenze di un settore che legittimamente ha un'aspettativa da oltre due anni, si corregga l'errore del passato. Io sono stato uno che ha presentato un'interrogazione contro il bando che è stato a suo tempo fatto, e neanche a farlo apposta il Tar ha effettivamente rilevato gli stessi vizi che io ho indicato nell'interrogazione, perché era sbagliato il metodo, ha creato un danno, gli errori bisogna ammetterli, non facciamo lo stesso errore, non si faccia lo stesso errore! Bisogna riflettere, dopo aver riflettuto si faccia una norma che effettivamente venga incontro alle aspettative di tutti coloro che hanno presentato legittimamente una richiesta di contributi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi, sulla disciplina relativa alle grandi strutture di vendita nella legge che stiamo trattando c'è la condivisione per quanto ci riguarda perché riteniamo che in questo momento sia opportuno, in attesa che si approvi il piano regionale delle grandi strutture di vendita, uno stop. Tanto più che praticamente il disegno di legge presentato è stato migliorato in Commissione, prevede un ruolo adeguato del Consiglio regionale perché che non può certamente essere tagliato fuori e non può non essere coinvolto su temi di così rilevante importanza, e sono stati resi più celeri anche i tempi relativi alla approvazione del piano stesso, perché noi sappiamo benissimo che l'economia, il mondo, sta correndo e noi chiaramente non possiamo fermarci e neanche camminare piano, quindi c'è necessità di approvare lo strumento in tempi rapidi. Così come condividiamo la parte relativa alle produzioni sarde che, come ha detto qualcuno, non riguarda soltanto le grandi strutture, ma riguarda tutto il commercio in Sardegna, io credo che una puntualizzazione su questo tema sia un fatto di grande importanza. Io mi auguro che ci sia una risposta, perché molte volte i nostri prodotti, pur essendo di altissimo livello qualitativo, non entrano nei mercati per tutta una serie di situazioni che magari, approvando uno strumento adeguato, potrebbero anche essere superate.
Così come ritengo importante il riferimento ai centri storici, soprattutto in considerazione del fatto che oggi vediamo che c'è una fuga dai centri storici, c'è uno spopolamento di questi centri storici e quindi il tentativo di creare le condizioni di agevolazioni maggiori affinché non solo le strutture commerciali, ma anche gli stessi abitanti abbiano la possibilità di poter vivere i centri storici, credo che sia un fatto di grande importanza. Quindi c'è tutta una serie di considerazioni che ci spingono, che ci inducono comunque ad esprimere un parere positivo su questa parte del provvedimento.
E devo dire anche che ho condiviso l'intervento dell'Assessore che ho sentito per la prima volta questa mattina. Le osservazioni e le considerazioni che ha fatto l'Assessore questa mattina in materia di commercio devo dire che le ho condivise. Però devo dire anche che sono sorpreso dalla posizione che sta assumendo la Giunta, e l'Assessore per essa, in merito all'articolo 2. Per dire la verità avevo capito, anche parlando con il Presidente della Commissione, che ci fosse la volontà di cassare questo articolo anche perché mi è parso che gli orientamenti che sono emersi da questa Assemblea andassero in questa direzione.
Però io ancora non ho capito, per dire la verità, se l'orientamento della Giunta sia quello di cassare questo articolo oppure di lasciarlo, perché il parere di remissione all'Aula da parte della Giunta non chiarisce la sua posizione, la Giunta deve dire chiaramente qual è la sua posizione, se vuole o non vuole mantenere l'articolo e poi chiaramente il Consiglio si esprimerà. Però io per quanto mi riguarda ho davvero necessità di capire qual è l'esatta posizione della Giunta.
Io non riesco a comprendere che senso possa avere questo articolo 2, perché sappiamo benissimo che, con le oltre diecimila domande che sono state presentate e con lo stanziamento disponibile noi finiremo per dare un piccolo regalo a tutti quanti, ma non risolveremo certamente i problemi del commercio, perché non è questo sicuramente il modo per risolvere i problemi del commercio. La gente sa che avrebbe dovuto avere determinate agevolazioni, ha presentato la domanda di finanziamento perché sapeva che in base alla legge numero 9 le agevolazioni erano di una determinata entità e noi oggi in questo modo andiamo a polverizzare le risorse. Credo che un intervento fatto in questo modo non servirà assolutamente a nulla, non servirà a risolvere i problemi del commercio, non servirà a fare in modo che con la legge numero 9 consegua gli effetti per i quali è stata concepita, cioè dare un impulso importante alla crescita del commercio in Sardegna, perché è un settore che può avere un grande sviluppo, perché i posti di lavoro in questo settore costano molto meno che in altri settori, perché la Sardegna può avere uno sviluppo importante in questa direzione. Pertanto io credo che ci sia davvero la necessità di capire la posizione della Giunta, ma io consiglio, perché mi pare che l'orientamento del Consiglio sia in questa direzione, che questo articolo venga cassato, perché comunque la legge numero 9 aveva sicuramente un orientamento diverso, aveva obiettivi diversi.
Poi io non posso non esimermi dal parlare delle preoccupazioni che stanno emergendo in quest'Aula, Assessore, a causa delle situazioni nuove che si stanno verificando in questi giorni; io ho accolto con favore le dichiarazioni che ha fatto questa mattina il collega Uras sulla mancanza di volontà di coinvolgere il Consiglio regionale, e persino di ascoltare quali sono gli orientamenti del Consiglio, e questa mi sembra comunque una grande forzatura da parte della Giunta regionale. Io credo, Assessore, che le forzature non servano, non servano mai; credo che con il dialogo, con il confronto si possano risolvere i problemi, si possano far camminare le cose più velocemente. Io non credo che le forzature poi alla fine vadano nella direzione giusta, così come ritengo sia stata una grande forzatura la decisione assunta ieri dalla Giunta di commissariare l'ARST sapendo che il consiglio di amministrazione dell'ARST è composto anche da rappresentanti nominati dal Consiglio regionale e non solo dalla Giunta regionale. Ormai viviamo l'era dei commissariamenti, avremo degli amministratori in divisa che alla fine gestiranno le cose che invece sono di competenza della politica, non sono di competenza dei commissari.
Allora, siccome le cose devono andare avanti, io davvero vorrei che le riunioni di questo Consiglio regionale non si trasformassero in una sorta di corrida, dove tutti sono contro tutti, vorrei che si continuasse a lavorare, che si continuasse a programmare, che si continuasse a produrre, perché questa credo che sia la funzione di questo Consiglio regionale. Però se si vuole trasformare il Consiglio regionale in una sorta, come dicevo, di corrida, significa non fare gli interessi della Sardegna, ma neanche gli interessi di alcuna parte politica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (La Margherita - D.L.). Presidente, la ringrazio perché è doveroso chiarire alcuni aspetti. Io non so di cosa si stia discutendo, perché mi viene difficile capirlo. Il parere di remissione alla volontà dell'Aula è stato dato per rispettare l'impostazione che ci siamo dati; l'Assessore ha dichiarato che non è necessario includere in questo disegno di legge l'articolo 2, per cui l'articolo 2può essere cassato ma c'è una procedura da seguire, si può farlo anche approvando un emendamento soppressivo perché non è possibile ritirare l'articolo.
questo è il significato del parere. Allora dico: su che cosa stiamo discutendo? Stiamo discutendo su un articolo che praticamente non esiste più. Perché? Perché, pur profondamente convinti dell'impostazione che dà la Giunta sull'articolo 2, ci rendiamo conto che ha bisogno di un approfondimento, anche accedendo alle richieste di molti colleghi non solo della minoranza; per cui non si sta più discutendo dell'articolo 2, si sta discutendo dell'articolo unico, l'articolo 1 che è il vero obiettivo di questo disegno di legge.
Io non so perché si continua a discutere su un articolo che non esiste più e che verrà bocciato sia approvando l'emendamento presentato da un collega della minoranza sia astenendosi. Dell'articolo 2 ne discuteremo in seguito, la Commissione se ne farà carico per le proprie competenze, ma siamo certi, tranquilli e sicuri che un approfondimento e un perfezionamento siano utili per tutti. Per cui richiamo i gentili colleghi ad incentrare l'attenzione sull'articolo 1, che è già stato approvato,ad approvare questa legge, non considerando più l'articolo 2 perché non fa parte di questa legge.
Io per questo mi asterrò e credo che la maggioranza si asterrà su questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Dopo l'intervento del Presidente della Commissione credo che il mio intervento sia abbastanza inutile, nel senso che condivido appieno l'impostazione che ha dato il Presidente. La discussione che si protraeva sull'articolo 2 rischiava di essere una discussione surreale, nel senso che vi è da parte della maggioranza una disponibilità a rivedere l'articolo 2, e nonostante ciò si è continuata una discussione abbastanza incomprensibile.
Sono convinto invece che noi dobbiamo valorizzare appieno il lavoro che la Commissione ha fatto, cercando di normare il settore del commercio ad iniziare dalla grande distribuzione. Nella discussione che c'è stata si è sviluppato un intenso confronto tra maggioranza e minoranza che ha provocato un miglioramento del testo e definendo tempi più spediti per l'approvazione del piano regionale per le grandi strutture di vendita e riaffermando anche, secondo me, con fermezza il ruolo istituzionale del Consiglio regionale.
Detto questo, per quanto riguarda l'articolo 2 credo che qui noi dobbiamo cercare di essere obiettivi rispetto a quello che è avvenuto fino ad oggi in materia di attuazione della legge numero 9. L'articolo 2, è ampiamente condiviso dalle associazioni di categoria; quindi sono le associazioni di categoria che hanno dato il loro benestare alla impostazione che l'Assessore ha dato al disegno di legge. Il problema sta a monte di questa decisione, quando si è deciso di non decidere, quando non si è fatta programmazione, quando si sono lasciate aperte porte e finestre rispetto alla possibilità di ottenere i contributi previsti dall'articolo 9; se oggi ci troviamo di fronte ad una mole di domande che assomma a più di diecimila significa che si è creata l'illusione che tutti quelli che presentavano la domanda in qualche modo potevano avere accesso ai contributi.
Qui non si tratta di ledere dei diritti acquisiti, qui si tratta in qualche modo di stabilire delle regole. La legge numero 9 dice che i contributi verranno erogati in base alle disponibilità della legge; cioè non era pensabile stabilire dei criteri, stabilire dei percorsi programmati, selezionare in qualche modo gli interventi da privilegiare se lo avessimo fatto probabilmente non ci saremmo trovati di fronte alla situazione abbastanza spiacevole nella quale ci troviamo oggi. Su questo però noi non intendiamo fare le barricate, capiamo bene che chi ha fatto la domanda in qualche modo ha maturato un'aspettativa, si tratta oggi però di tentare di sanare questo grave errore che è stato commesso cercando di non fare ulteriori danni al settore. È chiaro che le risorse che verranno utilizzate nel futuro per rafforzare questo settore, per portare questo settore ad un ammodernamento reale, per dare una prospettiva diversa a tutto il comparto, dovranno passare, così come stabilisce anche la comunità economica europea, attraverso dei bandi mirati, che in qualche modo diano certezze (questa volta sì) di diritto agli operatori che intendono in qualche modo ottenere delle risorse. E' per questo che io ritengo, anche se l'impostazione che era stata data è condivisa da tutto il settore, che se possiamo trovare degli aggiustamenti che migliorino questa impostazione dobbiamo favorire questa possibilità. Ribadisco che da parte nostra non vi è nessuna intenzione di mantenere questo articolo, l'ha ribadito l'Assessore, l'ha ribadito nel suo ultimo intervento il Presidente della Commissione, di fare delle barricate.
E' per questo che ritengo utile astenermi nella votazione di questo emendamento, favorendo in questo modo un dialogo costruttivo con la minoranza. Io mi auguro appunto che questo sforzo venga in qualche modo apprezzato e valorizzato. Quindi ribadisco su questo emendamento la mia astensione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi . Ne ha facoltà.
OPPI (UDC). Anche io, come molti, non ho capito per quale motivo noi siamo ancora qui riuniti. Siccome sono stato oggetto degli strali, delle vostre castronerie, dei vostri errori, della vostra insipienza politica perché ieri sera ci avete fatto perdere due ore e mezza e abbiamo accumulato ritardi per la vostra incapacità, perché non vi siete messi d'accordo, ci sono ancora diatribe interne, però abbiamo il garbo diverso, al contrario di quanto abbiate fatto voi in passato, di non fare conferenze stampa, di non battere i pugni sul tavolo e di imporre al Presidente di essere presente.
Però mettiamoci d'accordo, noi abbiamo acceduto alla vostra richiesta di discutere la legge, che non avremmo potuto discutere, tant'è che nella convocazione c'era scritto "salvo formalizzazione della legge stessa", perché quando abbiamo fatto la riunione della Conferenza dei Capigruppo era un oggetto misterioso. A me non rappresenta niente nessuno in quest'Aula, c'è un impegno che abbiamo preso come Conferenza dei Capigruppo di discutere stamattina uno stralcio, l'articolo 1, non ho capito perché continuiamo a parlare dell'articolo 2 e del resto quando gli impegni erano totalmente diversi. Questa è la verità, questi sono stati gli accordi che abbiamo preso. Ieri sera nessuno ha piatito che si andasse a stamattina, a fronte di una richiesta io ho detto: "Andiamo a domani mattina" perché ho visto che vi erano incomprensioni. Ma che cosa vuol dire che l'Assessore si rimetta all'Aula! A questo punto dovete garantire l'approvazione dell'emendamento soppressivo, l'avreste dovuto proporre voi stessi, perché questi erano gli impegni assunti, li state disattendendo tutti. Di blitz ne fate tutti i giorni e non voglio enumerare anche gli ultimi; noi non siamo gli amici della grande distribuzione, per essere chiari. Se pressioni abbiamo vengono sempre da certe parti, anche se certamente non da una nostra parte politica, vengono anche qui troppo spesso. Quindi per essere chiari noi chiediamo al Presidente del Consiglio di intervenire, perché l'impegno assunto possa essere mantenuto senza ulteriori discussioni, perché non serve a niente, perché se noi dovessimo discutere e ottenere un risultato diverso sull'articolo 2, già siamo oggetto di critiche esterne, sarebbe veramente la fine, perché ogni giorno sulla stampa venti, trenta articoli dicono un sacco di castronerie. Ieri chi mai ha parlato dell'ERSAT? Ma quale scontro sull'ERSAT, se era all'ordine del giorno? Il Presidente, quando ha soppresso un ente ce l'ha notificato con lettera! Quindi quale scontro sull'ERSAT? La nomina dei componenti del consiglio di amministrazione dell'ERSAT era praticamente all'ordine del giorno. Nessuno è contrario a fare le riforme, ma fino a quando non si fanno le riforme e c'è da nominare i rappresentanti, si devono nominare i rappresentanti, successivamente decadranno, ma non è che ogni giorno dobbiamo modificare le cose. Un giorno vale per l'ERSAT, perché arriva l'imperio, io sono contro gli imperi, non devono esistere se vogliamo salvaguardare la nostra dignità di consiglieri. Quindi io ritengo opportuno, anche perché normalmente l'ora di chiusura della seduta è l'una e mezza o le due, che si faccia in fretta, si stralci l'articolo 2, si voti la legge per fare compiutamente il nostro dovere, visto che vogliamo farlo, perché abbiamo provvedimenti più importanti da esaminare che non possiamo rinviare, mentre questa è una ulteriore norma intrusa che potevamo evitare. Di fatto sarebbe bastata una delibera della Giunta, così almeno dicono i giuristi qualificati, non quelli di quarta categoria, dei Carnelutti noi non ci siamo mai fidati e non ne abbiamo mai voluto!
PRESIDENTE. Non c'è più nessun iscritto a parlare, quindi onorevole Oppi saremmo in fase di votazione dell'articolo 2. Siccome c'è un emendamento soppressivo si vota direttamente l'articolo. La bocciatura del testo produce lo stesso effetto dell'approvazione dell'emendamento soppressivo. Questa è la procedura ordinaria, ci troveremo spesso in queste condizioni fra poco con la legge finanziaria. Quindi facciamo una unica votazione sul testo, se il testo viene respinto dall'Aula è come se avessimo approvato l'emendamento soppressivo. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, RANDAZZO, ARTIZZU, MORO, LIORI, MURGIONI, OPPI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
(segue votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Cachia e Giorico hanno votato contro.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - SALIS - SANNA Franco - SERRA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 59
Astenuti 5
Maggioranza 30
Contrari 59
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 3.
MANCA, Segretario:
Art. 3
Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.
(È approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo del disegno di legge numero 103/A.
(segue votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Diana si è astenuto.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PINNA - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 36
Astenuti 26
Maggioranza 19
Favorevoli 36
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la mozione numero 29 a firma Diana, Moro, Cuccu e altri colleghi consiglieri, sul commissariamento dell'Azienda Regionale Sarda Trasporti. Se ne dia lettura..
MANCA, Segretario:
"Mozione DIANA - MORO - CUCCU Franco Ignazio - ARTIZZU - LIORI - CAPPAI - MURGIONI - LOMBARDO - LICANDRO - LA SPISA - SANJUST - RASSU - PETRINI - SANNA Paolo Terzo - CONTU - PISANO - LADU - VARGIU - DEDONI - AMADU - SANNA Matteo - BIANCAREDDU - CAPELLI - OPPI - RANDAZZO - SANCIU sul commissariamento dell'Azienda regionale sarda trasporti". (29)
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 114 del nostro Regolamento, quando un Presidente di Gruppo richiede la discussione immediata di una mozione è necessario il parere della Giunta che può ritenere di discuterla immediatamente oppure in una data successiva.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo che la mozione venga discussa immediatamente se la Giunta è d'accordo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ai sensi del comma 2 dell'articolo 114 del Regolamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta non è disponibile alla discussione immediata, infatti l'Assessore dovrà essere audito dalla Commissione competente nella giornata di domani. Immediatamente dopo la Giunta sarà disponibile a rispondere in Aula sulla mozione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, trattandosi di un fatto di rilevanza straordinaria, io credo che non sia sufficiente la motivazione posta dall'Assessore degli enti locali. Ritengo che trattandosi di un provvedimento della Giunta che pone nel nulla le nomine che a suo tempo furono fatte dal Consiglio, e che è assolutamente illegittimo e irrispettoso di questo Consiglio, in Commissione a riferire debba venire il Presidente della Giunta e non l'Assessore regionale dei trasporti o un altro Assessore, perché questo credo che sia il minimo che il Presidente della Giunta possa fare, visto che non c'è la disponibilità a discutere immediatamente questa mozione.
PRESIDENTE. Io ho autorizzato, come i colleghi sanno, la convocazione urgente della Commissione nella giornata di domani. La Presidenza della Commissione valuterà se convocare l'Assessore dei trasporti e il Presidente o il Presidente soltanto. Questa è una richiesta che naturalmente l'opposizione avanza formalmente, il Presidente della Commissione tenga conto di questa richiesta. In ogni caso è stata presentata una mozione, la Giunta oggi dichiara, per motivi anche legati all'assenza dell'Assessore competente, la disponibilità alla discussione della mozione non immediatamente ma in una data che il Consiglio potrà fissare. Quindi io direi che affidiamo alla Conferenza dei presidenti dei gruppi l'individuazione di una data nella quale potrà essere discussa la mozione, questo naturalmente si potrà fare meglio valutando gli esiti dell'audizione già prevista dalla Commissione con l'Assessore o con l'Assessore e il Presidente insieme.
Questa sera sono convocate le Commissioni Prima alle 16 e 30, Terza alle 16 e Quinta alle 16 e 30.
Ha chiesto di parlare il consigliere Oppi. Su che cosa intende parlare onorevole Oppi?
OPPI (U.D.C.). Sull'ordine dei lavori. Mi consta che alla sedici si debba riunire non la Commissione terza ma l'Ufficio di Presidenza, per stabilire la riunione di stasera della Commissione terza, chi è che ha stabilito questo orario? E' stato deciso d'imperio? Abbiamo delle perplessità su questa decisione perché noi avevamo stabilito un programma che è venuto meno, che viene modificato a seconda delle circostanze. La riunione di stasera alle 16 chi l'ha stabilita?
SECCI (La Margherita-D.L.). Il Presidente della Commissione.
OPPI (U.D.C.). Il Presidente della Commissione fa la convocazione dopo aver sentito l'Ufficio di presidenza della Commissione stessa.
PRESIDENTE. Colleghi, io so che era stato stabilito un calendario dei lavori delle Commissioni che ha subito una variazione per effetto della convocazione del Consiglio questa mattina - convocazione che abbiamo deciso insieme, ieri sera, in Aula - per completare l'esame di questi provvedimenti che erano all'ordine del giorno. Deduco che il calendario dei lavori prosegua come da precedente definizione, poi che siano le 16 piuttosto che le 16 e 30, io questo non sono in condizioni di verificarlo adesso.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma l'ordinario calendario dei lavori della terza Commissione prevedeva la riunione alle ore 15 e 30, che si può spostare alle 16 o 16 e 30, in considerazione del fatto che alle 14 siamo ancora in Aula, quindi la terza Commissione è convocata alle 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 14 e 08.
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