Seduta n.250 del 30/06/1993
CCL SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
MERCOLEDI' 30 GIUGNO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
della Vicepresidente SERRI
INDICE
Disegno di legge: "Piano regionale dei trasporti e pianificazione del trasporto di interesse regionale" (181). (Continuazione e fine della discussione):
USAI SANDRO ......................
FANTOLA, relatore ................
CANALIS, Assessore dei trasporti
SELIS ......................................
BAROSCHI.............................
SANNA ADALBERTO .........
COGODI .................................
PRESIDENTE .........................
SATTA GABRIELE ...............
MANNONI .............................
DADEA ..................................
ORTU ......................................
TAMPONI ..............................
MELONI .................................
PORCU....................................
SERRA PINTUS.....................
USAI EDOARDO ..................
(Votazione a scrutinio segreto)
(Risultato della votazione)
Disegno di legge: "Disposizioni integrative alla legge regionale 27 agosto 1992, n. 16, recante norme sull'incompatibilitàtra gli uffici di consigliere e di assessore regionale" (325).
(Discussione e approvazione):
COGODI .................................
CABRAS, Presidente della Giunta
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione) .......
Sull'ordine del giorno:
BAROSCHI.............................
SERRA PINTUS.....................
COGODI .................................
ORTU ......................................
Sull'ordine dei lavori:
CABRAS, Presidente della Giunta
La seduta è aperta alle ore 10 e 06.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 27 maggio 1993, che è approvato.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Per chiedere l'inserimento all'ordine del giorno della proposta di legge numero 379, concernente: "Istituzione di una Commissione speciale di indagine sul patrimonio minerario". L'Aula aveva già fissato il termine di quindici giorni per l'esame in Commissione; i quindici giorni sono abbondantemente trascorsi. Si parla della vendita da parte della Società italiana miniere di interi complessi industriali e credo che il Consiglio regionale non possa esimersi dallo svolgere un'indagine e dal prendere una posizione netta su questi fatti. Quindi le chiedo, a' termini di Regolamento, di inserire all'ordine del giorno la proposta di legge per l'istituzione della Commissione speciale.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, la proposta di legge numero 379 si intende inserita all'ordine del giorno.
Continuazione della discussione del disegno di legge: "Piano regionale dei trasporti e pianificazione del trasporto di interesse regionale" (181)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero 181. Eravamo all'articolo 5, già approvato. Si dia lettura dell'articolo 6.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 6
Autorità di bacino
1. Nell'ambito di ciascun bacino verrà istituita l'assemblea che elaborerà il Piano di trasporto di bacino in conformità alle indicazioni del Piano regionale dei trasporti, del quale svilupperà gli aspetti connessi con l'area territoriale di competenza.
2. L'assemblea esprime al suo interno un comitato esecutivo, composto da tre a sette membri che curerà l'esecuzione degli atti da essa adottati.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento soppressivo totale Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella
Articolo 6
L'articolo 6 è soppresso. (9)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Solo per dire che i presentatori ritengono inopportuno che in questa fase venga appesantito il sistema dei trasporti con l'istituzione delle autorità di bacino, che sono superflue nella nuova regolamentazione del sistema, e propongono la soppressione dell'articolo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare l'onorevole Fantola, relatore.
FANTOLA (D.C.), relatore. La Commissione è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 7
Norma programmatica
1. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, verranno determinati con legge:
a) l'ambito territoriale di competenza dei bacini di traffico in rapporto alle esigenze di mobilità della popolazione, dimensionandoli nel modo più conveniente per economicità, efficienza e produttività;
b) la composizione, le attribuzioni, i compiti e le norme di funzionamento delle assemblee di bacino;
c) il contenuto dei piani di trasporto di bacino e le procedure per la loro approvazione;
d) le funzioni amministrative delegate ai bacini e agli enti locali in materia di trasporto pubblico di competenza regionale e le modalità per la verifica del corretto e integrale assolvimento delle funzioni stesse;
e) le risorse finanziarie da destinare per l'attuazione dei piani e per il funzionamento degli organi di bacino.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento soppressivo parziale Giunta regionale
Articolo 7
E' soppressa la lettera a). (2)
Emendamento soppressivo totale Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella
Articolo 7
L'articolo 7 è soppresso. (10)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare l'onorevole Fantola, relatore.
FANTOLA (D.C.), relatore. La Commissione è d'accordo sull'emendamento soppressivo parziale numero 2.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta ritira l'emendamento numero 2 e accoglie il numero 10.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (D.C.), relatore. Non avevo presenti i due emendamenti: l'emendamento numero 10 soppressivo totale dell'articolo 7 è conseguenza dell'emendamento precedente di soppressione dell'articolo 6, quindi la Commissione è d'accordo su questo.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 2 è ritirato.
Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
TITOLO II
GESTIONE DEL PIANO REGIONALE DEI TRASPORTI
Art. 8
Servizio del Piano regionale dei trasporti
1. In deroga ai limiti numerici di cui all'articolo 1, comma secondo, della legge regionale 15 gennaio 1986, n. 4, è istituito nella struttura operativa dell'Assessorato dei trasporti il servizio del Piano regionale dei trasporti, per lo svolgimento dei compiti e delle funzioni di cui agli articoli precedenti.
2. Il servizio è articolato nei seguenti tre settori:
a) settore programmazione infrastrutture di trasporto e rapporti con gli organi della programmazione regionale e nazionale;
b) settore della gestione dei sistemi di trasporto esterno e rapporti con vettori e organi statali competenti;
c) settore degli investimenti immobiliari nel trasporto pubblico interno.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento soppressivo totale Giunta regionale
Articolo 8
L'articolo 8 è soppresso. (5)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare l'onorevole Fantola, relatore.
FANTOLA (D.C.), relatore. La Commissione è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 9
Dotazione organica
1. La dotazione organica del personale del ruolo unico regionale da assegnarsi alle funzioni previste dalla presente legge è definita in sede di determinazione delle dotazioni organiche dell'Assessorato regionale dei trasporti e dei relativi servizi, secondo le procedure stabilite dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Giunta regionale 7 giugno 1990, n. 116.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento soppressivo totale Giunta regionale
Articolo 9
L'articolo 9 è soppresso. (6)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare l'onorevole Fantola, relatore.
FANTOLA (D.C.), relatore. La Commissione è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta è favorevole.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Con l'approvazione di questi emendamenti sarà coordinata poi la norma finanziaria. Si dia lettura dell'articolo 9 bis.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 9 bis
Entro sei mesi dell'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale avvia le procedure per il primo aggiornamento del Piano regionale dei trasporti.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento sostitutivo totale Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella
Articolo 9 bis
Entro quattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale presenta il primo aggiornamento del Piano regionale dei trasporti. (11)
Emendamento aggiuntivo Satta Gabriele - Desini - Manchinu - Ferrari - Dettori - Satta Antonio - Amadu - Sardu
Articolo 9 bis
Dopo l'articolo 9 bis è aggiunto il seguente:
"Art. 9 ter
Norma transitoria
In sede di prima applicazione il Piano regionale dei trasporti per gli anni 1993-1994-1995 è allegato alla presente legge della quale costituisce parte integrante.". (12)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Signor Presidente, l'articolo e gli emendamenti, che riguardano il complesso del disegno di legge che stiamo tentando di salvare, suggeriscono qualche riflessione che io ripropongo con intento costruttivo, dopo il momento di riflessione che ci è stato consentito dopo l'interruzione dei lavori di ieri sera e i contatti informali che si sono avuti alla fine della serata.
Per quanto riguarda il disegno di legge, noi oggi ci troviamo di fronte a un provvedimento che, dopo questa ondata di emendamenti soppressivi, si è ridotto a tre o quatto articoli. In particolare, l'articolo 1 è un richiamo della "33" e quindi non dice nulla di nuovo, l'articolo 2 pure è un richiamo della "33" e più in generale di una normativa con cui la Regione chiede di partecipare e dice a se stessa che parteciperà alla programmazione nazionale. L'articolo 3 indica alcuni contenuti del Piano e l'articolo 4 riguarda la procedura. Mi sembra che del disegno di legge sia rimasto ben poco e sia rimasto solamente un richiamo della normativa di carattere generale, per la qual cosa non è necessario fare una legge, tanto è vero che quella normativa di carattere generale, la "33" e tutte le leggi che ne sono derivate, sono già operanti e disciplinano la predisposizione e l'approvazione dei piani, tanto è vero che noi approviamo il Piano generale di sviluppo, approviamo altri piani e altri programmi. In quest'Aula abbiamo discusso ed approvato una sequenza di piani e programmi. Che cosa aggiunga questo disegno di legge così semplificato alla normativa di carattere generale non riesco ad apprezzarlo e quindi dico alla Giunta e ai relatori che, se pensano che questo provvedimento, a questo punto, abbia ancora una sua autonomia e se sono convinti che comunque valga la pena di approvarlo, possiamo anche approvarlo. Io non mi oppongo, dico semplicemente che è talmente semplificato e modesto che non aggiunge nulla alle procedure vigenti che, secondo me, ci consentono già ora - lo sottolineo - ed ora vuol dire tra dieci o quindici giorni, di approvare il Piano dei trasporti come qualunque altro Piano. Non ritengo sia necessario avere tante leggine che disciplinano la predisposizione dei vari piani. L'orientamento che la Regione si è data, non da oggi ma da molti anni fa, è di fare norme di carattere generale che disciplinano l'attività di programmazione e, in base a queste norme, approvare, cosa che abbiamo fatto, una serie di piani generali e particolari. Questa è la prima considerazione che propongo alla Giunta e all'Aula. Se la Giunta e il Consiglio fossero convinti che questa legge è così importante per il prosieguo dell'attività di pianificazione in materia di trasporti, io, pur non essendone convinto, la voterei in ossequio al convincimento dell'Aula e della Giunta.
Le perplessità maggiori, però, non riguardano la legge, che è diventata ormai evanescente; riguardano la connessione, che ieri io ho evidenziato e che la Giunta ha fortemente sostenuto, tra l'articolato, e gli emendamenti che ad esso sono stati presentati, e il Piano. Io non farei su questo una battaglia di religione, però ci sono una serie di preoccupazioni da questo punto di vista. Basta pensare, per esempio, che il Piano che noi abbiamo è datato 1991 e il disegno di legge che stiamo discutendo nel testo della Commissione è del 1992. Come si può pensare che un Piano redatto un anno prima sia coerente con una legge redatta un anno dopo? O la legge non serve a nulla o se no non c'è coerenza. Il Piano, abbiamo già detto tutti quanti, è in qualche modo diventato vecchio, e merita un qualche aggiornamento. Io mi chiedo se su questo livello di riflessione sia davvero il caso di fare una battaglia di contrapposizione o se non sia invece possibile serenamente votare la legge, se la Giunta e il Consiglio lo ritengono, e fare una riflessione, in tempi brevi - un paio di settimane - sul Piano. La Giunta riesamini questo documento e, se necessario, lo aggiorni e rideliberi. Noi stiamo discutendo un Piano predisposto da un'altra Giunta e oggi proposto da una Giunta, in cui sono tra l'altro presenti componenti che nella precedente Giunta non c'erano e che, anzi, in Commissione si erano astenute. Se si erano astenute vuol dire che ritenevano ci fosse qualcosa che meritava un momento di riflessione, una qualche integrazione. Ora le componenti della Giunta che allora si erano astenute, possono riportarlo in Giunta, fare questa riflessione, e riapprovarlo con una nota aggiuntiva breve, di qualche cartella, in cui eliminano le cause di sospensione, le cause della loro precedente astensione.
La Giunta così può avere qualche giorno, diciamo due settimane, visto che si torna in Aula, per un qualche aggiornamento, per la verifica della coerenza del documento con il disegno di legge - se insistete per approvarlo - per verificare quanto meno che tutte le cose che in esso sono state scritte, e che ritengo non fossero indispensabili, siano presenti nel Piano. Quindi questa Giunta, non la Giunta di tre anni fa, può fare proprio questo documento non come atto formale ma predisponendo una nota aggiuntiva con la quale ribadisce la strategia di Piano, ancorché non sostenuta da un aggiornamento dei dati, e la ripropone indicando quali sono le priorità e le strategie che propone al Consiglio. Mi riferisco alle strategie non solo finanziarie ma alle strategie di politica nei confronti di Roma, nei confronti del Governo nazionale.
Io non farei una battaglia di religione e di contrapposizione numerica in quest'Aula, perché queste battaglie si possono vincere o perdere, ma chiunque le vinca non trasformano un Piano, pur approvato, in un atto necessariamente di buon governo se non lo è. Non sono le maggioranze o i colpi di maggioranza che trasformano un documento di cinque anni fa in un documento aggiornato, non trasformano un documento antiquato in una strategia aggiornata.
A me sembra che la Giunta, riflettendo su queste perplessità, che con serenità e con garbo sono emerse più volte ieri in quest'Aula, possa, se ritiene, prendere qualche minuto di riflessione per fare una mediazione e decidere se portare all'approvazione il disegno di legge che, ripeto, non crea grossi problemi ma non è di grandissima utilità, e rifare, però (e invece questo è di utilità), un momento di riflessione sul Piano non per rinviarlo alle calende greche, ma per rinviarlo di un paio di settimane con una nota aggiuntiva con la quale si verifica, si aggiorna ciò che è possibile aggiornare, si rimuovono le cause che avevano dettato l'astensione di alcune componenti dell'attuale Giunta, si indicano le priorità e le strategie finanziarie e politiche nei rapporti con Roma per realizzare una politica dei trasporti. Io spero che la Giunta su questo voglia fare una meditazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). E' da due o tre sedute che stiamo girando attorno ad un nodo e a me pare evidente il crescente disagio dei consiglieri di essere chiamati a approvare un qualcosa della cui "qualità", non siamo affatto convinti. Io non lo sono affatto.
Diceva poc'anzi il collega Ferrari, e credo che sia giusto, che tutto quello che abbiamo approvato sono due cose: cioè la cadenza triennale del Piano e il fatto che la delimitazione dei bacini di traffico avvenga con decreto dell'Assessore. La sostanza giuridica in realtà è questa: non abbiamo approvato altro, il resto era tutto già presente in legislazione, e però si dice che anche nel riaffermare le cose che sono scritte si precisa una volontà politica. Io comincio a chiedermi se è ancora la stagione della programmazione fatta per piani. Collega Selis, questo è un problema grosso, me ne rendo conto, però me lo pongo, perché anche se avessimo un ottimo Piano da approvare oggi, con l'accordo di tutti, poi ci sarebbe comunque un confronto ineludibile con la realtà non certo felice che è quella finanziaria; sarebbe un bel castello di carta che però deve confrontarsi con l'amara realtà delle risorse finanziarie.
Un Piano ha senso se promuove una visione nuova delle cose che si vogliono fare e se ha anche una prospettiva concreta di realizzazione. Ora, a me pare che, mancando la prima e avendo grandi dubbi sulla realizzabilità effettiva delle cose che dovremmo mettere in un Piano decente, manchino i due presupposti per fare un Piano e soprattutto per approvarlo. Allora mi chiedo, visto che a giudicare dall'andamento della discussione non si è acceduto alla proposta di considerare queste più delle direttive che un Piano, se non sia il caso, e lo chiedo ai presentatori dell'emendamento numero 12, di cercare di non rendere ancora più difficile il cammino successivo. Io sono molto d'accordo con le osservazioni che ieri faceva il collega Cogodi sull'emendamento numero 12, noi stiamo per prendere forse la parte migliore del provvedimento, cioè la nota aggiuntiva fatta dalla Commissione, la vogliamo chiamare "Piano", e con un emendamento l'alleghiamo alla legge. Presidente, la prima cosa che le chiedo è come procederemo ad approvare l'allegato, perché se deve diventare parte integrante di una legge, io vorrei sapere prima in che modo lo approviamo, perché per quanto piccola sia la mia esperienza legislativa - è di quattro anni - io vorrei sapere se è sufficiente un voto su un emendamento per approvare un cosiddetto Piano, che non ha seguito nessuna delle procedure della "33", ancorché vecchie, ancorché superate ma vigenti che vengono invece richiamate sull'articolo 1 approvato. Faccio un esempio, la consultazione dei comprensori, è vero che li abbiamo uccisi, tutti d'accordo per ucciderli, ma, voglio dire, l'incastellatura della "33" che portava ai piani era diversa da quella di un allegato ad una legge.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Bisogna essere informati. Il percorso è stato fatto da altre Giunte. Non si possono dire le cose così, tanto per dirle.
BAROSCHI (P.S.I.). Ma se io sono disinformato...
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Ma non diciamo cretinerie, non si può parlare tanto per parlare.
BAROSCHI (P.S.I.). Onorevole collega Satta, io se ho sbagliato...
(Interruzioni)
Io le chiedo maggior rispetto per me, perché io per lei ce l'ho. Io non parlo tanto per parlare; posso anche essere disinformato e non è un peccato. Non è un peccato essere disinformati di fronte al modo in cui stiamo portando avanti questa discussione perché qui di disinformazioni ce ne sono molte su questa materia, e le chiedo se lei se la sente di approvare una cosa che non è niente, perché questo non è niente di niente. Abbiamo vergogna di approvare una cosa che vogliamo chiamare Piano dei trasporti e non lo è. Non è un Piano questo. Non parlo tanto per parlare, collega, e mi dispiace di dover prendere in maniera accorata un discussione con lei alla quale veramente riconosco molte più esperienza di me in materia.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Bisogna dire le cose come sono, non inventarsele.
BAROSCHI (P.S.I.). Non me le sto inventando, è chiaro che ciascuno di noi si sente legato alle cose che fa, è umano che questo sia, però c'è il parere di parecchi colleghi che riconoscono che questa cosa non merita di essere approvata perché non è niente, perché non stiamo approvando esattamente nulla. Vorrei ricordare, ora, tanto per non sbagliare, le cose che ha detto il relatore, onorevole Fantola, al quale devo, come ieri, riconoscere che in materia, almeno rispetto a me, ha molte più capacità di valutazione per sua capacità professionale. Io chiedo ai proponenti di ritirare l'emendamento numero 12 per non infilarci ancora in un corridoio stretto dal quale sarebbe molto difficile uscire, comprendendo che abbiamo la necessità, oggi, di andare a individuare le cose che possiamo fare, che possiamo realizzare e per le quali probabilmente non servono i piani decennali e i piani quinquennali. I non dico di andare al giorno per giorno, ma perlomeno di non andare avanti, in maniera molto stanca e poco convinta soprattutto, ad approvare qualche cosa che credo che per primo l'Assessore rifiuti di considerare un vero strumento di governo e di pianificazione della nostra attività.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Adalberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ADALBERTO (D.C.). Signor Presidente, io concordo con le valutazioni fatte dal collega Selis, però non sarò così ossequioso perché ritengo che uno debba dire esattamente quello che pensa. Questi giorni mi è capitato di aiutare mio figlio che frequenta la scuola media. C'è un verso di Omero che mi ha colpito: "ai numi è caro chi dei numi al voler piega la fronte". I numi non sono, certamente, per noi, la Giunta o la Commissione, non lo è neanche una legge, probabilmente non lo è neanche un Gruppo, per cui dirò chiaro e tondo, Presidente, che io non voterò a favore di questo disegno di legge, perché è lesivo degli interessi di gran parte della collettività. Concordo pienamente con le valutazioni fatte dall'onorevole Ortu. I principi generali sono certamente encomiabili ma in questo che dovrebbe essere uno strumento fondamentale della politica regionale nel settore dei trasporti, certi principi enunciati si traducono in un grosso vulnus per quanto riguarda gran parte della collettività sarda. Si dice chiaro e tondo che la spesa prevista di 15 mila miliardi è insufficiente per la realizzazione del Piano e sappiamo già, cari colleghi, che molte opere già progettate non vi figurano per tutta una serie di vicissitudini. Evidentemente stiamo parlando di aria fritta, perché non esistono priorità, non esistono scelte, non esistono decisioni importanti. Io credo che certamente questo provvedimento andrebbe riscritto perché lesivo degli interessi di alcune zone. Se noi prendiamo una cartina geografica vediamo che nella rete regionale di primo livello si riconoscono strade principali quale è la dorsale sarda che taglia a metà la Sardegna, mentre c'è un fiorire di iniziative collaterali soprattutto per quanto riguarda le zone costiere, e quindi anziché creare le possibilità di sviluppo di cui parlavano Ortu e altri colleghi, si depauperano ulteriormente delle zone intere. Quando noi prevediamo ancora dei progetti tipo area metropolitana, dobbiamo immaginare cosa accadrà di tutto un territorio che certamente abbraccia oltre i tre quarti dell'intera Sardegna. E allora credo che delle scelte vadano fatte perché quando per la rete fondamentale vengono prese alcune decisioni principali e gran parte della rete viaria che poi è essenziale, tipo questa ossatura, viene ridotta al rango di primo livello, evidentemente bisogna fare delle scelte. Io ricordo che non avendo ottenuto risposta a una interpellanza presentata con i colleghi Fantola, Corda, Marteddu, Sechi e altri, sulla benedetta strada 128, la dorsale sarda, dovetti ricorrere al question time per avere graziosamente una risposta, visto che non si poteva sfuggire. C'è ancora questo malvezzo di non rispondere alle interrogazioni e interpellanze presentate, che io credo rappresentino un grosso contributo dei consiglieri, perché nelle interpellanze non solo si segnalano problemi ma nella gran parte dei casi si suggeriscono anche determinati rimedi. Noi parlavamo della strada 128 e della condanna dell'intera economia isolana dell'entroterra in assenza di alcune premesse, e a oggi non esiste manco una progettazione, mi pare che esistesse a monte e che sia stata poi revocata non so per quali strane vicissitudini. Io credo che questo Piano, così com'è, certamente non vada bene, perché io ritengo che non sia stato soppesato l'impatto in termini di sviluppo o di non sviluppo per l'economia sarda. Certamente sono necessari altri emendamenti perché è un disegno di legge riduttivo. Se non si procederà a dei miglioramenti, se non si procederà veramente ad una analisi equa, io credo che certamente non voterò questo disegno di legge. Non lo voterò soprattutto, dicevo, perché la strada 128 che va da Monastir fino a Sorgono e dovrebbe congiungere Nuoro, quindi ha una grande importanza in termini di sviluppo per l'entroterra, insiste ancora su una pennellata di asfalto dove transitavano prima 50 macchine e oggi non è transitabile. Addirittura se si incrociano un pullman e un camion devono fermarsi. La strada è costellata di croci, ogni svincolo è pericoloso perché o è in un dosso o in una curva. Questa strada è importante anche in vista della riduzione del numero delle Unità sanitarie locali, se si dovesse ridurle a quattro; con l'attuale rete viaria, pur potendo avere forza lavoro e forza capitale estremamente rilevanti nessuno andrà mai a ubicare delle industrie nell'entroterra per poter creare sviluppo economico e occupazione. Quindi un Piano dei trasporti è estremamente importante, soprattutto quando si fanno determinate valutazioni perché l'impressione è, e non è una malignità, che i poteri forti, colleghi che probabilmente hanno fatto parte di questa Commissione, alcuni certamente ritenendo di fare la cosa più equa possibile, siano stati più attenti e sensibili a certe realtà ignorando quasi completamente le popolazioni dell'entroterra. Se però costringiamo la popolazione dall'entroterra a convergere su Cagliari, per sopravvivere, io credo che non stiamo facendo una politica sana anche in vista della creazione di un'area metropolitana vivibile e godibile a Cagliari e in tutte le altre città grandi. Ci saranno grossi problemi proprio perché non abbiamo saputo vedere e prevedere in termini di programmazione regionale, e certamente il Piano dei trasporti fa parte della grande programmazione regionale. Così com'è, però, non è un provvedimento che può dare una risposta, per cui io voterò contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (D.C.), relatore. Signor Presidente, su questo Piano tra ieri sera e oggi si sono espressi una serie di pareri per lo più incentrati sul valutare quelle che sono oggettivamente le carenze di questo Piano. Da più parti è stato evidenziato tutto ciò che il Piano sarebbe dovuto essere e in realtà non è stato e non è, tutto ciò che avrebbe dovuto contenere e non ha contenuto; sono state messe in evidenza ancora le carenze reali del Piano. Io stesso nella mia relazione, e ringrazio il collega Baroschi per le parole che ha avuto per il mio intervento e per le cose che ha detto, ho tentato di riassumere quelle che sono le principali carenze del Piano. Le elenco in maniera sintetica, perché a questo punto mi sembra giusto riferire quello che non è solamente il parere mio ma è stato il parere della Commissione, tanto è vero che ieri ho riletto gli interventi in Commissione che sostanzialmente ribadivano questi punti. Noi siamo di fronte a un Piano non datato ma a un Piano vecchio perché è un Piano che è stato impostato dieci anni fa e, grazie a Dio, in un mondo che cambia così velocemente - cambiano velocemente le cose, cambiano le idee e cambia anche il modo di ragionare sulle cose - in dieci anni è cambiato tanto. E' un Piano vecchio perché si basa su un sistema informativo vecchio e il collega Selis ha ricordato alcuni aspetti delle carenze del sistema informativo. Io non potrei che ribadire le cose che ha detto e portare qui altri esempi per ricordare come questo Piano, queste scelte si basano su un sistema informativo che risale a quattordici anni fa.
E' un sistema vecchio per la sua filosofia, usando un termine che a me non piace ma, per lo meno, per la sua impostazione, questo è un Piano trasportistico di settore che non è sufficientemente correlato con i Piani territoriali e in particolare con il Piano generale di sviluppo e, nell'ambito del settore dei trasporti, non è correlato coi piani provinciali della viabilità che esprimono quelle che sono le esigenze delle comunità locali.
Questo è un Piano che non apre - e questa è una carenza proprio nel modo di impostazione del Piano - nuove prospettive al sistema del trasporto e quindi alle strategie di sviluppo della nostra isola. Ieri facevo un esempio che, secondo me, è un esempio centrale, è un Piano che non tiene conto - sto naturalmente esagerando, dicendo più del dovuto, per capire - è un Piano che non tiene conto del fatto che la Sardegna è al centro del Mediterraneo, che la Sardegna è un'isola e che bisogna operare uno sforzo di fantasia, accompagnato naturalmente da una capacità progettuale, una capacità di scelta, per inserire la Sardegna in un sistema di trasporti che oggi le è del tutto estraneo. Abbiamo un porto canale, abbiamo una serie di infrastrutture e di queste il Piano doveva fare uno dei suoi obiettivi strategici, sul quale riorganizzare l'intero sistema dei trasporti.
E' un Piano vecchio anche perché è un Piano che, secondo me, non chiarisce quali sono gli obiettivi, anzi, scambia spesso - io vi invito a leggerlo - quelli che sono gli obiettivi con gli strumenti. Ieri citavo un esempio che è stato più volte riportato nel Piano. Si cita come obiettivo quello della "nuova, diversa e più equa ripartizione modale dell'utenza tra i diversi mezzi di trasporto". Ma, scusatemi tanto, questa ripartizione ha una sua validità se corrisponde a obiettivi complessivi di sviluppo sociale, di per se stesso non è un obiettivo. E allora, al di là di questa fase impostativa perché il Piano ha ancora delle carenze? Io, ieri, ho già detto quali sono le carenze reali del Piano. Io le ho già dette, cerco di ripeterle in un minuto. Il Piano dei trasporti individua tre grandi strategie che sono coerenti con le strategie nazionali per la Sardegna, la grande accessibilità, con tutto ciò che comporta, il corridoio plurimodale, la rete principale di collegamento, il sistema navale e il sistema aereo, il sistema portuale, con tutto ciò che ne deriva con la specificità dei porti e gli strumenti per giungere a una loro specificità; il terzo obiettivo, quello dell'area metropolitana di Cagliari. Concordiamo tutti sul fatto che questi sono i tre obiettivi principali. Io ritengo che, sulla base dei confronti, che ciascuno di noi ha fatto per quello che può conoscere, con i Piani di sviluppo territoriali e con i Piani di viabilità, queste grandi strategie dovessero essere integrate da altre due grandi strategie, la microaccessibilità, l'accessibilità delle zone interne, di cui il Piano secondo me non tiene sufficientemente conto, e la creazione di un polo al Nord tra le città di Alghero, Sassari e Porto Torres, che è l'unica alternativa all'area cagliaritana e può essere centro di sviluppo per un territorio che è molto più vasto rispetto a queste tre aree.
Questi sono i cinque obiettivi che, secondo me, debbono essere ripresentati dal Piano generale dei trasporti. Da questi obiettivi, e non mi soffermo per non farvi perdere tempo, deriva naturalmente che gli strumenti per giungere ad essi devono essere modificati, aggiornati e devono essere in qualche maniera verificati. Un esempio, di cui ho parlato io ma anche tantissime altre persone tra cui il collega Sanna, è il problema della grande accessibilità e quindi di inserire nella rete di collegamento centrale un itinerario, non la "128" che non c'entra niente, ma un itinerario che segua l'andamento Cagliari-Nuoro-Olbia, che giunga sino a Sarule e vada verso il fondo valle del Tirso, sino ad Olbia, che serva di collegamento su una serie di aree interne, riducendo enormemente i tempi di percorrenza di una serie di aree tra cui le Barbagie e la Gallura montana, per dirne solo alcune, con i centri principali intermodali di traffico. Io credo che questi siano alcuni dei suggerimenti che in quest'Aula devono essere presi in esame per giungere ad un aggiornamento del Piano. In altre prole, io credo che questo Piano, commissionato ormai dieci anni fa, e adottato dalla Commissione due anni fa, oggi debba essere, pur con tutte queste carenze, approvato da quest'Aula e perciò mi dichiaro favorevole all'emendamento numero 12.
Credo che abbiamo la necessità di procedere attraverso una pianificazione dei trasporti, non credo che i piani dei trasporti siano degli strumenti non più validi, se ho capito bene dall'intervento del collega Baroschi, credo che ci sia necessità di strumenti di programmazione che abbiano una dinamicità nella loro proposizione maggiore di quelli su cui siamo abituati a confrontarci. Abbiamo bisogno di piani di programmazione settoriali, tra cui quello dei trasporti, sempre più integrati con gli altri piani insediativi e sempre più velocemente aggiornati in ragione delle modificazioni territoriali e quindi anche della domanda nel settore dei trasporti.
Ritengo pertanto utile non solo l'aggiornamento, ma la creazione presso l'Assessorato di una struttura che attui un monitoraggio continuo del Piano rispetto alle variazioni insediative territoriali, quindi una struttura di monitoraggio con le variazioni territoriali nel settore insediativo e produttivo e una struttura di aggiornamento conseguente del Piano. Io chiedo l'approvazione di un Piano che ha tantissime carenze, è inutile ripeterlo, ce lo siamo detti tutti, che oggi rappresenta però una base che può essere utile se di queste carenze teniamo conto, per giungere a una programmazione dei trasporti.
Senza questo Piano noi dovremmo rimettere in moto non un aggiornamento, collega Selis, ma un altro Piano, facendo trascorrere ancora altri anni prima di avere uno strumento col quale confrontarci. Io ritengo che, se oggi dovessimo bloccare questo processo noi ci troveremmo fra otto anni a ridiscutere sulle stesse cose. Io chiedo un'approvazione di questo Piano consci tutti dei fortissimi limiti che questo Piano ha, io credo che non ci sia contraddizione nel dire che questo è un Piano che presenta dei limiti fortissimi ma oggi è l'unico strumento con il quale possiamo confrontarci, che possiamo modificare subito, che possiamo aggiornare di continuo e sul quale fra quattro mesi possiamo tornare qui a confrontarci, sulle verifiche proposte dall'Assessorato e soprattutto sulle priorità di intervento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Ormai in queste due giornate ogni volta che si discute su un emendamento si inizia di nuovo la discussione generale, io invece voglio limitarmi soltanto a spiegarvi il senso degli emendamenti numero 11 e 12. L'emendamento numero 11 modifica radicalmente l'articolo 9 bis che prevedeva che, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale avrebbe avviato le procedure. Noi invece vogliamo che entro quattro mesi si realizzi il primo aggiornamento del Piano regionale dei trasporti per soddisfare quelle esigenze che sono apparse nei molti interventi critici di questo Piano. Ricollegandomi all'ultima parte dell'intervento dell'onorevole Fantola, questo emendamento risponde proprio all'esigenza di avere comunque, in questa fase, uno strumento approvato; la Giunta deve in tre o quattro mesi effettuare gli aggiornamenti e, in connessione con questo emendamento, è stato presentato dai Capigruppo della maggioranza un ordine del giorno che impegna la Giunta perché presenti contestualmente all'aggiornamento del Piano anche un programma di interventi che rivestono carattere di priorità; quindi c'è un tutto armonico, un emendamento che impone alla Giunta di aggiornare il Piano entro quattro mesi e un ordine del giorno che impegna la Giunta a presentare entro quattro mesi le priorità di questo Piano.
In questo contesto, si possono soddisfare le esigenze dei diversi consiglieri che hanno criticato questo Piano. L'altra alternativa qual è? Che si ripercorra tutto l'iter vecchio di nove anni e si arrivi magari fra tre o quattro anni a ridiscutere il Piano. Invece in questo modo, pur con le procedure abbastanza particolari introdotte dall'emendamento numero 12, sul quale ovviamente io mi rimetto alla Giunta, si crea un sistema nel quale abbiamo comunque un punto di partenza e avremo entro quattro mesi un aggiornamento e le priorità. Avremo tutti noi consiglieri il tempo di esaminare con maggiore attenzione e con ponderatezza il Piano dei trasporti tanto criticato in questa sede.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Intendo parlare principalmente sull'emendamento numero 12, in ordine al quale già ieri è stato fatto qualche cenno nella discussione, con riserva di riprendere alcune considerazioni di merito quando saremmo arrivati alla discussione specifica dell'emendamento numero 12.
Io ho posto ieri e ripropongo oggi alla Presidenza del Consiglio la richiesta che venga chiarito che cosa esattamente significa l'espressione, contenuta in questa norma transitoria, che "Il Piano regionale trasporti in sede di prima applicazione è allegato alla legge di cui costituisce parte integrante". Un allegato ad una legge, in genere, è un elaborato tecnico, una tabella, una carta, cioè quello che non può essere scritto nella forma usuale della scrittura e viene affiancato e quindi richiamato sotto forma di tabella o di elaborato. Il Piano invece non è un elaborato tecnico, non ha in sé e per sé la natura di allegato; è una proposta organica che si compone di una serie di prescrizioni, traducibili anche in forma di norme contrassegnate da lettere o da numeri. Però qui si dice che è un allegato che costituisce parte integrante della legge; quindi se è legge, non è un allegato, se è legge è legge, è una parte della legge, cioè è un articolo della legge, allora si potrà scrivere per esempio: "Articolo 12 - Ttutto quello che segue è il Piano", oppure, sempre articolo 12 (se il 12 è l'ultimo articolo) - "Questo Piano è approvato con legge". Ma dire che il Piano è un allegato che costituisce parte integrante della legge, non capisco cosa voglia dire. Nessuno mi ha saputo spiegare cosa significa. Tra le mie poche nozioni di diritto e sulle competenze delle assemblee elettive legislative, mi pare di ricordare che il Consiglio regionale può approvare tre tipi di atti: Può approvare leggi in base allo Statuto; può approvare regolamenti in base allo Statuto; può approvare altri provvedimenti, diversi dalle leggi e dai regolamenti, che sono di natura amministrativa. In questo modo approva anche i piani, perché i piani si approvano con un voto del Consiglio pur non essendo né una legge né un regolamento. A quale di queste tre categorie appartiene l'allegato facente parte integrante di legge? Ho posto un quesito al quale, con l'aiuto dell'alta scienza e competenza degli Uffici, chiedo che il Presidente del Consiglio dia una risposta. Può darsi che i colleghi abbiano tutto chiarissimo, ma io questo concetto non ce l'ho chiaro e quindi pongo la questione. Anche perché, se il Piano è parte della legge, cioè è pur esso legge, la procedura di discussione e di approvazione è quella della legge, quindi finito questo articolato si deve passare al Piano ed esaminarlo punto per punto, perché nel Piano, se è legge, dovrà essere possibile introdurre, attraverso le stesse procedure e gli stessi meccanismi dell'esame articolo per articolo o parte per parte come per le leggi, gli emendamenti. In questo modo il Consiglio potrebbe introdurre quegli adeguamenti che si chiede che la Giunta faccia in poco tempo, e parrebbe che la Giunta non li voglia fare. Se è una legge, la responsabilità di tutto quello che è contenuto in questo atto è del Consiglio, perché solo al Consiglio appartiene il potere di fare le leggi. Questa è una prima questione che non è solo tecnica procedurale, ma è anche una questione politica. Tanto è una questione politica che questo emendamento-norma transitoria è stato recuperato nella serata di ieri con un tardivo intervento - tardivo no, perché ognuno interviene quando vuole - in limine, cioè un intervento in zona Cesarini, per cui il gol è valido anche se il tempo è scaduto da qualche secondo. Comunque, all'ultimo momento ci si è resi conto che, per il modo con il quale era iniziata la discussione in Aula, e l'esame del Piano, quel Piano non si sapeva come lo si dovesse approvare. E, quindi, se Gabriele Satta fosse stato trattenuto a Sassari dall'altra Commissione, quella comunale, e non dalla Commissione regionale e dal Consiglio, probabilmente questa norma transitoria non ci sarebbe stata. Dico probabilmente perché altri soccorsi sarebbero potuti pure arrivare, però intanto questo è arrivato nella seduta pomeridiana. Questa è, quindi, una questione squisitamente politica perché attiene alla valutazione che il Consiglio deve dare all'attualità dell'esame e quindi della valutazione che il Consiglio deve dare dello strumento Piano, perché se è legge ogni cosa che lì è indicata, di per sé ha la forza di legge, ha la rigidità della legge nel bene e nel male. Per cui una serie di ordini del giorno, che accompagnano poi il provvedimento legislativo, non riesco a capire cosa significhino, perché sono ordini del giorno che dicono alla Giunta, per esempio, di enucleare la priorità della 128. Ma se stiamo facendo il Piano, non è che un ordine del giorno, per di più se il Piano è approvato con legge, possa dire alla Giunta: bada che devi adottare come priorità la "128" se il Piano non la indica come priorità, a maggior ragione se il Piano ha valore e rigidità e cogenza di legge. In ogni caso, si porrebbe il problema di come esaminiamo il Piano, posto che si è detto che il Piano non è depositato in Aula e questo non è un fatto formale-procedurale. E' vero che è stato inviato ai Gruppi, così come vengono inviati tutti gli altri atti e documenti preliminarmente, perché i Gruppi possano avere qualche giorno per esaminarli, ma gli atti da discutere e approvare in Aula, principalmente quelli legislativi, devono essere depositati dall'inizio della discussione in Aula. E qui non c'era e non c'è questo testo al quale ogni consigliere deve poter accedere, perché può anche non avere avuto occasione di procedere a una lettura preliminare; io credo che tutti l'abbiano fatto, però in ogni caso qui non sono depositati questi atti.
La seconda cosa che voglio dire è di carattere più sostanziale, anche se è sostanziale anche questa. Il problema, vorrei dirlo al collega Selis, non è tanto di qualche giorno o di un modo più o meno morbido con il quale trovare componimenti nel modo di rapportarsi, cioè una questione di bon ton, non è questo, il problema principale, caro collega Selis, è che non è vero che questa legge non è più niente, la legge è una legge che mantiene i suoi cardini essenziali, mantiene gli istituti principali che sono gli obiettivi e le procedure di organizzazione del Piano. Prescindiamo dalla vicenda di questo Piano, però la legge mantiene nei suoi articoli 3 e 4 dei contenuti importanti. Si possono condividere o non condividere, però io riconosco che sono contenuti importanti, perché quando l'articolo 3 dice quali sono gli obiettivi del Piano, cioè che il Piano deve essere preordinato a definire il Piano progettuale del corridoio plurimodale Sardegna-Continente, il sistema coordinato integrato della mobilità, cioè tutto quello che c'è nell'articolo 3, non è che non è niente, è molto! Il problema non è quindi che la legge si è ridotta a poco, perché alcuni articoli sono stati soppressi, il problema è che non può essere usata una legge, questa, che potrebbe avere e, secondo me, ha pure una sua validità, come palo a cui appendere il Piano dei trasporti, quello vecchio, oppure come un albero a cui appendere i frutti. Se è un albero produttivo darà i suoi frutti, e questa legge può essere un albero produttivo che dà frutti, ma devono essere i suoi frutti. Questa cosa mi ricorda gli alberi di natale, quelli finti a cui si possono appendere tutti i frutti, che però sono di plastica, o comunque sono estranei. Voi dite tutti che il Piano che si presenta è non solo datato, ma superato; una cosa è dire che è vecchio, perché anche un vecchio ha l'esperienza, non è detto che un vecchio sia da buttare, e di questo Piano non dite solo che è vecchio, dite tutti che non è più attuale, cioè che risponde a esigenze che erano di ieri e non di oggi. Quindi non è solo vecchio, è inattuale, quindi è dannoso. Cioè, se si realizzasse quello che deriva da una informazione non più attuale, non sbagliata ma giusta dieci anni fa e ora non più rispondente, se si attuasse quel Piano in ragione degli obiettivi, dei bisogni e delle utilità dello sviluppo economico e civile di oggi, ne deriverebbe un danno. Quindi approvare quel Piano è un fatto dannoso. Il problema è che non c'è coerenza tra i principi che sono indicati in legge e lo strumento chiamato Piano che si vuole approvare. Che cosa invece si dovrebbe, unitamente alla legge, o subito dopo la legge approvare? Dati questi principi, si dovrebbero selezionare le priorità, le prime urgenze. Questo non è rinviare; ho detto già ieri che l'opposizione non chiede un rinvio, o almeno l'opposizione che io rappresento; il rinvio lo sta chiedendo parte della maggioranza. Bisognerebbe poi fare una legge semplice semplice per dire che chi è in maggioranza per favore faccia la maggioranza e chi è all'opposizione per favore faccia l'opposizione, perché c'è una confusione tale che non si capisce nulla...
(Interruzioni)
Chiusa la parentesi, però, non è che l'opposizione deve parlare tanto per parlare. Deve parlare perché deve dire la sua opinione e dare un contributo e noi stiamo cercando di darlo, quindi stiamo proponendo una procedura che non è di sbarramento, non stiamo dicendo: si lasci tutto e se ne parli tra otto anni. No, se ne parli subito, cioè, approvata la legge, che così emanata io ritengo sia anche una legge utile, si vada a enucleare le priorità, partendo anche dallo studio di quel Piano, si facciano i conti con quello che si ha, e si faccia un Piano serio, non si rimandi a fra tre anni. Perché adottare un Piano triennale, in sede di prima applicazione, in questo modo vuol dire di fatto rimandare a fra tre anni. Se no di quello studio già fatto che se ne fa? E quello studio già fatto, approvato, e per altro approvato con vincolo e forza di legge, è chiaro che dovrà diventare operativo. E non sarà questa un'altra fabbrica di studi e progetti? Magari di studi e progetti inutili? Perché, dato il Piano, bisognerà pur, visto che è previsto nel Piano dei trasporti, studiare e progettare tutte quelle strade che già qui si dice non sono prioritarie o tutti quei porti che si dice non sono immediatamente essenziali.
Concludo, così non parlo dopo. Che questa sia la filosofia che è in questa legge, caro Presidente e colleghi tutti, è contenuto in un ordine del giorno; c'è la prova scritta del danno che si sta creando, della contraddizione che non è in verbis, è in re, è nelle cose. C'è un ordine del giorno che è già stato distribuito, l'ordine del giorno numero 3, battuto a macchina a firma Tamponi, e seguono le firme Dadea, Mannoni, Pusceddu nel quale è detto tutto il contrario di quello che il Consiglio eventualmente fa approvando questo Piano perché c'è scritto che, siccome il Piano consiste in una elencazione - badate, una elencazione, non un programma - di quasi tutte le esigenze della Sardegna, di quasi tutte per cui, se qualcuna è dimenticata nell'elencazione peggio per chi viene dimenticato, si impegna la Giunta a ricercare le priorità assolute, ed entro quattro mesi proporre interventi che rispondano a queste priorità.
PRESIDENTE Onorevole Cogodi, ne parlerà quando discuteremo gli ordini del giorno.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Mi consenta, ho detto che avrei completato il ragionamento, così risparmiamo tempo. Non sto occupando più tempo di quanto ne abbiano occupato altri. Si dice che la Giunta deve individuare le priorità assolute e le deve presentare entro quattro mesi. Ma scusate, se sono priorità assolute, perché quattro mesi? E se questo è il Piano e lo approvo dandogli forza di legge, che potere ha la Giunta di enucleare priorità in un Piano di questo genere, se le priorità non le indica il Piano? Questa è la dimostrazione del fatto che si vuole fare una cosa tanto per farla e si vuole anche però rispondere per altra via, attraverso il solito strumento incongruo e inutile dell'ordine del giorno, giusto per salvare la faccia, dopo che si è salvato il resto. Queste sono...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego, sta parlando da diciotto minuti. Da parte della Presidenza c'è tolleranza, ma non si può approfittarne così.
COGODI (Rinascita e Sardismo). A me dispiace di dover sentire parole tipo approfittare. Io non voglio approfittare, io chiedo solo una cosa: che - come dire - si usi qui un peso e una misura. Badi, Presidente, che se lei, e tutti gli altri che hanno questa difficile incombenza di presiedere e di ordinare i lavori del Consiglio regionale, usaste lo stesso peso e la stessa misura, io le garantisco che fra di noi ci sarebbe più rispetto e anche più stima.
PRESIDENTE. Le garantisco che la Presidenza ha sempre cercato di usare lo stesso peso e la stessa misura, se non c'è riuscita non è per mancanza di volontà. Comunque, siccome l'onorevole Cogodi ha posto un problema procedurale, così come lo hanno posto anche altri colleghi ieri, senza entrare ovviamente nel merito delle valutazioni di carattere politico che l'onorevole Cogodi ha svolto e che lui stesso ritiene siano preminenti rispetto alle procedure, devo dire che il Piano regionale dei trasporti è sempre stato considerato dalla Commissione consiliare competente e dalla Giunta regionale come parte integrante del disegno di legge 181 e non come provvedimento autonomo.
La stessa Conferenza dei Capigruppo - voglio ricordare - quando ha posto all'ordine del giorno il provvedimento di legge 181 ha inteso porre all'ordine del giorno l'intera materia del Piano regionale dei trasporti. La stessa Commissione consiliare, nella relazione al disegno di legge 181, ha collegato i due provvedimenti e ha proposto all'Aula la discussione di entrambi, abbinandoli. Quindi come procederemo? Noi procederemo, una volta finito l'esame del disegno di legge con l'esame degli allegati, che sono divisi in due parti: la prima parte, quadro conoscitivo e scenari di riferimento, e la seconda parte, obiettivi e strategie del Piano e sistema degli interventi, sui quali sono stati già presentati due emendamenti, porremo in votazione sia l'uno che l'altro. E' evidente che, se il Piano fa parte della legge il Piano non può che essere modificato con legge. Questa è stata una proposta, ed è una proposta che è stata allegata alla legge e che è stata formulata al Consiglio, per cui la Presidenza non può che accettarla e porla in discussione. Ovviamente se il Consiglio dovesse decidere diversamente, quindi di separare i due provvedimenti, di approvare la legge e di approvare il Piano come un provvedimento autonomo, la Presidenza lo accetterebbe lo stesso, ma non può che dichiarare accoglibile il fatto che i due provvedimenti vengano esaminati entrambi come li stiamo esaminando.
Ha domandato di parlare l'onorevole Gabriele Satta. Ne ha facoltà.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Signor Presidente, molto brevemente, anche perché i chiarimenti che lei ha reso all'Aula credo sottraggano materia di delucidazioni all'intervento che avevo intenzione di svolgere. Ritengo la sua esposizione al Consiglio perfettamente congrua e tale da chiarire completamente il senso di quello che si è fatto e di quello che ci apprestiamo a fare.
Io vorrei, molto brevemente, giustificare il senso dell'emendamento numero 12 con alcune brevi notazioni di informazione e di sottolineatura politica. Innanzitutto, come sottolineatura politica, non posso fare a meno di rilevare l'estrema solitudine dell'Assessore dei trasporti al banco della Giunta...
(Interruzioni)
Sì, certo, perché questa tematica, lo dicevo ieri nell'intervento sull'articolo 1 della legge, è una tematica di rilievo per lo sviluppo della nostra Isola, che coinvolge la Regione nel suo complesso e che coinvolge comunque competenze programmatorie che non si esauriscono nel solo Assessorato regionale dei trasporti o, quanto meno, che storicamente sono state sempre interpretare come non esaurirsi all'interno dell'Assessore dei trasporti. Per nove mesi ho avuto l'avventura di fare anch'io l'Assessore della programmazione; durante quei nove mesi è capitato di aggiornare la convenzione con la società che aveva vinto la gara d'appalto (perché era stata una regolare gara e non una assegnazione intuitu personae) sottraendo alcune clausole troppo garantiste nei confronti della controparte, quindi rendendo più forte la Regione; lo feci come Assessore della programmazione e altrettanto fecero gli altri. Non posso non sottolineare che l'Assessore dei trasporti viene lasciato qui da solo in Aula, senza il supporto di quello che dovrebbe essere l'aiuto principale in materia di programmazione.
Voglio anche sottolineare, però, che il percorso che si è compiuto ormai è memoria lontana, ma è meglio riportarla alla mente perché, per esempio, ieri si è chiesto quanto fosse costato il Piano, come fosse stato assegnato, e tutte queste altre cose, che risultano agli atti in una risposta ufficiale che è stata data, quando venne chiesta, alla Commissione. Bisogna seguire tutto lo svolgimento del percorso approvativo, passo per passo, perché altrimenti, parlando senza questa informazione, si rischia di dire cose non perfettamente coerenti.
Su questo Piano il percorso è stato compiuto con tutte le consultazioni che la legge e la prassi imponevano, più ancora quelle della prassi che non quelle della legge. In Commissione abbiamo sentito il mondo intero a suo tempo, e la cosa fu licenziata con la nostra astensione come Gruppo allora, come atto di responsabilità, di sopportazione delle carenze del Piano, ma come atto di responsabilità nei confronti della Sardegna per dotarci di uno strumento corrispettivo rispetto allo strumento del Piano generale dei trasporti nazionale, senza il quale avremmo rischiato, come abbiamo rischiato e continueremo a rischiare, di non poter avere finanziamenti anche importanti, cosa della quale spesso ci lamentiamo, ma poi quando si deve essere conseguenti e dotarci degli strumenti sia pure carenti spacchiamo il capello in quattro e però andiamo incontro a cocenti sconfitte. Ricordo solo una tra le questioni, quella per il finanziamento degli interporti, noi abbiamo rischiato gravemente di non avere i finanziamenti dello Stato inseriti nel Piano generale dei trasporti nazionale perché non eravamo dotati di un Piano regionale dei trasporti. Questo credo dica tutto sulla necessità di dotarci di questo strumento al di là dei contenuti, come molti, compreso me, hanno sottolineato.
Nel Piano, nella parte più importante, che è il sistema degli obiettivi e delle strategie del Piano, il sistema degli interventi, che non arriva ad una concezione prescrittiva vera e propria, però disegna un quadro organico di interventi, c'è una parte molto rilevante che è la nota integrativa approvata a suo tempo dalla Commissione - mi permetto di sottolinearlo, non sembri piaggeria - con il determinante contributo di elaborazione del nostro Gruppo. La nota integrativa costituisce una traccia importante di priorità già elaborate, sulla quale la Giunta regionale, nei quattro mesi che la legge consentirà per l'aggiornamento, ha già un input che viene dato dal Consiglio, con l'approvazione di questo documento, sul modo di procedere all'aggiornamento del Piano, che sarà il vero Piano dei trasporti per gli anni a venire, perché questo sarà, se siamo consapevoli delle carenze da cui partiamo, ma se siamo anche consapevoli che quell'atto di responsabilità, che noi facemmo allora, come Gruppo, va ripetuto oggi come intero Consiglio per rimanere dotati di uno strumento che ci mette in collegamento con le fonti finanziarie nazionali e comunitarie, per rimanere al passo con le altre Regioni, sia pure con errori od omissioni che possono esserci in questo Piano.
Quanto al fatto che si possa approvare in allegato, il Presidente ha già ben detto. Io voglio ricordare, uno fra tutti, l'esempio della legge 31 del 1989, sull'istituzione del Piano dei parchi, nella quale si approvarono documenti in allegato che non erano semplicemente delle delimitazioni, erano un complesso di descrizioni che prefiguravano future prescrizioni, che quel tipo di normativa di legge rimandava a future leggi istitutive dei singoli piani. Direi, anzi, che in quella occasione siamo andati addirittura oltre prevedendo in legge l'approvazione in allegato di qualcosa che sarebbe stato istituito con futura altra legge. Quindi siamo addirittura un passo indietro rispetto a quanto abbiamo già fatto. Mi pare perfettamente legittimo e non pregiudicherà affatto né approvazione oggi né modifica domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Presidente, devo dire che diverse considerazioni del collega Satta mi esimono in parte dallo svolgerle a mia volta perché esse danno una dimensione realistica, mi sembra, al problema che è oggi di fronte a noi, quello di giungere all'approvazione di questo Piano regionale dei trasporti che appartiene quasi alla storia di questa Regione: se ne parla, lo si auspica e lo si prepara da decenni, e oggi, nel momento in cui questo strumento, perfettibile o imperfetto, viene proposto all'approvazione del Consiglio, ci sono certamente molti elementi di critica e di integrazione per cui si intenderebbe rinviarlo a ulteriore discussione. Devo dire subito che da questo punto di vista non sono favorevole a un rinvio, anzi sono favorevole all'approvazione. Come questa approvazione debba avvenire, tenendo conto delle osservazioni svolte dai colleghi precedentemente, e delle precisazioni date dal Presidente a sua volta, io credo che sia di rilevanza minore, anche se propenderei per un'approvazione del Piano dei trasporti come programma. A me sembra che il punto di collegamento del Piano dei trasporti debba essere ricercato nel Piano generale di sviluppo e nel Programma pluriennale. Quelli sono gli atti di programmazione, lo schema fondamentale di riferimento della operatività della Regione nella sua complessità di Consiglio e Giunta. Questo punto di riferimento generale, costituito dal Piano generale di sviluppo e dal Programma pluriennale, a me sembra che venga troppo frequentemente dimenticato, quasi che la programmazione sia un fatto acquisito: una volta che abbiamo approvato il Piano tutto è a posto. Poi quando dobbiamo discutere il Piano dei trasporti lo discutiamo a sé e lo approviamo con legge, senza considerare che, invece, così perlomeno è nella concezione corrente di chi si è occupato dei problemi dello sviluppo e della programmazione. Per cui, mentre sottolineo l'opportunità di discutere a fondo il documento, ma di approvarlo, voglio fare alcuni riferimenti alla vicenda che ha caratterizzato la formazione di questo Piano. Lo studio per il Piano dei trasporti fu affidato nel 1984, o forse 1983, cito a memoria, attraverso un confronto tra diversi possibili esecutori invitati dalla Regione sarda con avvisi; quattro o cinque studi specializzati presentarono la loro offerta manifestando disponibilità, presentando gli staff di cui disponevano, facendo addirittura un'offerta prezzi. Il confronto si concluse con un coinvolgimento, da parte dell'Assessorato della programmazione, di cui, tra l'altro, allora avevo la responsabilità, dell'Assessorato dei trasporti. Fu una relazione trasmessa dall'Assessore dei trasporti all'Assessore della programmazione, che indusse l'Assessore della programmazione a propendere per la scelta che fu effettuata. Questo per dovere di riferimento, ormai si può dire quasi storico, visto il tempo e quindi la natura del giudizio che si può portare.
L'articolazione del lavoro di formazione del Piano fu quella di affidare gli studi alla Metropolitana Milanese, la quale aveva come interlocutore corrente, come controllore, come direttore dei lavori, diciamo pure, se si può usare questa espressione, un gruppo formato dagli esponenti più specializzati delle università di Cagliari, che costituivano lo staff di controllo del lavoro, nel corso del lavoro e nel momento di formazione dei prodotti. Io non ricordo più i nomi, però è facile acquisirli agli atti e sono nomi che spesso ricorrono in questo tipo di attività. Quindi il lavoro di elaborazione e di consegna di elaborati fu compiuto dallo studio tecnico, con il controllo dei rappresentanti della cultura universitaria e non universitaria, erano mi pare sette od otto esperti. Quanto all'affermazione che il Piano oggi è vecchio, ricordiamo che in questi dieci anni è cambiato il mondo, si è rovesciato ogni criterio anche del fare pubblica amministrazione e politica. Figuriamoci se non è invecchiato il Piano dei trasporti, perché in dieci anni lo stesso assetto del territorio determinato da movimenti demografici ha subito delle modifiche. Però io credo che dobbiamo anche cominciare a dare una dimensione più realistica alle nostre affermazioni perché le modificazioni che sono intervenute non sono così radicali da mettere in discussione o mandare gambe all'aria alcune impostazioni di fondo che non sono del Piano dei trasporti ma sono della programmazione regionale. Quando ci si riferisce cioè a problemi di difesa del territorio delle aree interne, di decongestionamento delle aree urbane, di armatura del territorio attraverso il potenziamento della polarità urbana di una serie di centri, sono questi i temi a cui è stato fatto riferimento da molti nella discussione, che non sono tramontati perché purtroppo, nonostante le modificazioni che sono intervenute, la Sardegna non ha recuperato questo livello di modernità, non ha imboccato una strada di trasformazione così rapida per cui i vecchi temi e i vecchi indirizzi siano tutti rapidamente colpiti da obsolescenza tecnica e politica. Non credo alla vecchiezza politica; non parlo dei dati tecnici e interpretativi, dei flussi di traffico, del numero delle macchine che percorrono ora l'una e l'altra strada, questi dati certamente vanno aggiornati e rivisti, però non credo che le questioni siano risolte, che la questione della continuità territoriale, rispetto alla quale il corridoio plurimodale deve rappresentare lo strumento di soluzione, sia risolta. E allora perché tutto questo non voler fare il Piano? Perché non voler approvare uno strumento, per quanto bisognoso di aggiornamenti, come è stato detto nel dibattito, bisognoso di aggiornamento perché i dati come ho già detto vanno aggiornati, anche la strumentazione, anche la tecnologia ha fatto passi in avanti, per cui ciò che prima era ipotizzabile...
(Interruzioni)
Insomma, l'elettrificazione della dorsale sarda esiste come problema o non esiste? Accidenti se esiste! E la priorità che il Piano attribuisce a questo strumento è una priorità che oggi sopravvive? Probabilmente non vale più la monofase, o come si chiama, perché sappiamo che marciscono o si arrugginiscono i vagoni ferroviari costruiti per quell'ipotesi, però rimane ferma la priorità. Oggi Fantola, che è persona autorevole da un punto di vista politico e consiliare, ma lo è anche dal punto di vista della cultura tecnica e professionale, ha portato in discussione un'idea interessante, per cui la dorsale sarda forse va rivista. Noi abbiamo impostato tante delle politiche regionali su questo asse che si chiama 131 come strada, ma si chiama metanodotto, si chiama dorsale elettrica, si chiama dorsale della fibra ottica, tutto passa su questo binario. Oggi si introduce un criterio nuovo, direi anche fortemente innovativo, pensiamo ad un asse di comunicazione più interno, meno occidentale. Questa è una novità che si può esaminare e che in un aggiornamento del Piano, come mi pare volesse indicare autorevolmente il collega Fantola, va tenuta presente.
Cerco di fare uno sforzo per chiudere, anche se sarei portato a fare altre considerazioni che mi riservo di fare quando entreremo nel merito, a discutere pezzo per pezzo il documento del Piano trasporti. Io devo dire, signor Presidente, e me ne scuso, che ritiro la mia firma, che non ho mai apposto, all'ordine del giorno numero 3. Evidentemente è stata fraintesa una mia disponibilità, come succede in queste circostanze. Io non posso firmare l'ordine del giorno numero 3 in cui si dice che il Piano regionale dei trasporti consiste di fatto in un'elencazione di quasi tutte le esigenze della realtà della Sardegna, perché non è vero. Non è vero perché l'elencazione delle esigenze certo c'è…
(Interruzioni)
Voglio dire che il Piano non solo contiene le elencazioni, ma indica le priorità sia del collegamento stradale che di quello ferroviario, sia nell'articolazione dei bacini di traffico. Quando entreremo nel merito vedremo che questa frase indica una volontà di eliminazione del Piano che io non posso condividere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, penso che non sia infrequente - questo naturalmente non deve suscitare scandalo - che nella dinamica del confronto assembleare si possano creare anche delle situazioni che hanno del paradossale e che qualche volta possono diventare grottesche. Anche nella discussione e nel confronto avvenuto tra ieri e oggi su un argomento così importante, delicato e complesso qual è il Piano dei trasporti, si sono verificate le situazioni che possono apparire anche paradossali, come quella di un disegno di legge e del Piano ad esso allegato, il Piano dei trasporti appunto, che erano stati approvati da una Giunta e una maggioranza completamente differenti rispetto all'attuale e che l'attuale Giunta con correttezza, e con grande senso di responsabilità, ha chiesto che venissero sottoposti all'attenzione dell'Assemblea per la loro approvazione. Questo può apparire paradossale, però non è infrequente nella dinamica del confronto assembleare; paradossale, perché partiti e gruppi che fanno parte dell'attuale maggioranza, nel momento dell'approvazione in Commissione di questo documento, avevano espresso anche dei pareri e dei giudizi critici evidenziando anche insufficienze e ritardi. Io penso che però il senso di responsabilità che deve in qualche modo contraddistinguere anche la dialettica parlamentare, la dialettica assembleare, debba portare comunque ad avere un atteggiamento che, pur nel rispetto della coerenza, deve essere adeguato alla complessità dei problemi che si affrontano.
Sono stati fatti, nel corso del dibattito, due ordini di obiezioni: uno di tipo formale e l'altro di tipo sostanziale. Per quanto riguarda le obiezioni di carattere formale, io concordo pienamente con le conclusioni a cui è pervenuto il Presidente del Consiglio, nel rispondere appunto alle obiezioni formali. Voglio soltanto ricordare che non è la prima volta che il Consiglio approva dei provvedimenti che sono composti di un articolato e di un programma o di un Piano e che l'approvazione è avvenuta contestualmente per quanto riguarda l'articolato, per quanto riguarda il Piano o il programma. Voglio anche ricordare un caso abbastanza emblematico, il Piano sanitario regionale approvato nell'85, che era composto di otto articoli e di un ponderoso Piano; all'articolo 1 diceva testualmente: il Piano sanitario della Regione per il triennio 1983-1985 è approvato con la presente legge di cui costituisce parte integrante. Quindi, mi pare che da questo punto di vista non ci sia sostanziale differenza tra questo provvedimento e altri provvedimenti che sono stati approvati dal Consiglio in epoche diverse, e voglio anche ricordare che l'iter di approvazione è stato compiuto in maniera formale e in maniera corretta tanto che la Commissione ha approvato i due provvedimenti e cioè sia l'articolato sia il programma congiuntamente, anche se in fasi differenti. Quindi penso che, anche dal punto di vista dell'iter consiliare, si sia agito in maniera corretta e in maniera compiuta e che quindi, da questo punto di vista, le obiezioni di carattere formale, per quanto possano essere legittime - e io concordo anche con le preoccupazioni che, certamente per fini costruttivi, sono state fatte dal collega Gianmario Selis - possano trovare una risposta adeguata sia nelle considerazioni che sono state fatte dal Presidente del Consiglio, sia nelle considerazioni che sono venute in Aula.
Per quanto riguarda invece le obiezioni più strettamente sostanziali io ho detto prima che, in occasione del confronto che si sviluppò in Commissione, il Gruppo del P.D.S. espresse notevoli dubbi e anche un giudizio per certi versi insufficiente sulla proposta di Piano regionale dei trasporti, e anche dal punto di vista formale noi in Commissione ci astenemmo su questo provvedimento. Questo non significa che noi abbiamo mutato parere riguardo alla presenza, all'interno dello strumento di programmazione dei trasporti in Sardegna, di insufficienze, e al fatto che il provvedimento sia in parte inadeguato anche per tutte le considerazioni che sono state fatte qui, il fatto cioè che questo Piano sia il frutto di un'elaborazione datata e che ci siano stati notevoli cambiamenti e trasformazioni, e che quindi possa essere anche considerato in parte obsoleto.
Io penso che, però, noi dobbiamo cogliere un aspetto che è importante all'interno del Piano e cioè che si tratta di un Piano processo, nel senso che si avvia un processo attraverso la predisposizione e l'approvazione di questo strumento di programmazione, un processo che, sulla base delle esperienze, sulla base dei successivi aggiornamenti, si potrà adeguare alla realtà del settore dei trasporti che naturalmente cambia. Ecco perché penso che sia stata molto opportuna la presentazione di quell'emendamento che fa sì che, entro quattro mesi, la Giunta regionale debba presentare un aggiornamento all'interno del quale devono essere indicati i programmi precisi e devono essere anche individuate priorità precise. Questo emendamento, questa previsione, consente di dare dinamicità al Piano processo e quindi consente di sopperire anche all'inadeguatezza e all'insufficienza dello strumento che stiamo per approvare. Io penso quindi che il Piano sia e debba essere considerato un utile quadro di riferimento che deve essere aggiornato attraverso interventi successivi. Notevole importanza avrà appunto l'aggiornamento che dovrà essere compiuto nei prossimi quattro mesi dalla Giunta regionale, che dovrà anche individuare all'interno di questo aggiornamento le priorità, e alcune priorità sono emerse anche dal dibattito consiliare. Mi riferisco alla necessità di collegare tutto il sistema dei trasporti anche ad alcuni altri provvedimenti, ad alcune decisioni importanti che saranno prese nelle prossime settimane dal Consiglio, non solo per quanto riguarda la dinamica dei processi economici, ma anche e soprattutto per quanto riguarda l'individuazione delle Unità sanitarie locali, il nuovo impianto istituzionale che noi vorremmo dare alla nostra Regione e che non può essere in qualche modo distinto rispetto a una programmazione del settore dei trasporti, che è parte integrante di questa programmazione più generale e di questo nuovo impianto di carattere istituzionale. Quindi, noi intendiamo questo come un processo che si avvia attraverso l'approvazione di questo Piano, un processo che dovrà essere adeguato sulla base dell'esperienza, sulla base dei mutamenti così rapidi che avvengono anche nel settore dei trasporti, in un settore naturalmente che è di vitale importanza per la nostra Isola.
Io sono d'accordo con alcune osservazioni fatte dal collega Fantola, riguardo alla necessità che guardiamo anche più in grande rispetto a questo problema e cioè che cerchiamo di allungare la vista al di là degli stessi confini regionali per cercare di iscrivere le problematiche della nostra Regione, per quanto riguarda i trasporti, nell'orizzonte più ampio che è quello del Mediterraneo e comunque nell'orizzonte più ampio della necessità di un rapporto molto più stretto anche con le problematiche europee e con le necessità dell'integrazione europea.
Per queste considerazioni, per questi motivi noi ci dichiariamo non convinti della necessità di procedere a un rinvio e ci dichiariamo invece convinti della necessità di un'approvazione da parte del Consiglio di questo strumento di programmazione che, pur con le insufficienze che sono contenute in esso, rappresenta - ripeto - un momento dell'avvio di quel processo di programmazione dei trasporti che potrà essere migliorato e maggiormente supportato in una fase successiva.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Onorevole Presidente, colleghi del Consiglio, l'onorevole Mannoni poc'anzi ci ha ricordato il lungo e tortuoso percorso compiuto da questo Piano che, partito da lontano, dal 1983, giunge solo oggi, ansimante, perché non ce la fa più, in quest'Aula. L'insoddisfazione si è manifestata già da ieri con la relazione del relatore di maggioranza che da par suo, per la competenza che possiede in materia, ha giudicato nettamente negativo il Piano che ci viene proposto. Ma questa insoddisfazione è evidente, è stata palesata, percorre tutti i settori di quest'Aula e non solo dovrebbe guidarci a dare un giudizio su questo Piano il timore, il pericolo paventato da qualcuno che si andrebbero a perdere i finanziamenti per quanto riguarda il Piano. Io non credo che questo possa avvenire nell'arco di qualche mese ma d'altronde noi, come Regione, abbiamo avuto finanziamenti anche per altri piani, per altri interventi, in particolar modo da parte della CEE, che pur tuttavia per incapacità a spendere abbiamo dovuto restituire al mittente. C'è una proposta responsabile e seria, che è quella dell'onorevole Selis, che mi pare degna di attenzione ed anche di approvazione, perché accompagnata da discorsi e riflessioni serie e fondate. Abbiamo una legge forse insufficiente ma pur tuttavia contiene alcune indicazioni programmatiche, contiene alcune linee di indirizzo a cui il Piano dovrebbe rifarsi per cui tra qualche mese, o qualche settimana se si vuole, si potrebbe andare ad una approvazione più compiuta, meglio vista e corretta del Piano dei trasporti per gli anni a venire, diciamo per gli anni Duemila. Non si tratta di essere schiavi delle formule e delle procedure, che comunque vanno rispettate. Io ritengo che le perplessità dei consiglieri regionali dell'opposizione e anche di molti della maggioranza sia una questione non di formule, di procedure, ma una questione soprattutto di sostanza e di efficienza di uno strumento necessario e indispensabile ad un processo di sviluppo. Se lo strumento che noi adottiamo, che noi approviamo, e di cui dovremmo avvalerci domani per arrivare ad uno sviluppo organico, coerente, armonico in tutto il territorio, se questo strumento non dovesse essere, così come molti di noi giudicano che non lo sia, sufficiente, noi avremo domani uno strumento che non ci serve alla bisogna. Questo Piano ignora la nostra insularità marittima, la necessità pertanto di collegarci con il Continente, io direi con i continenti perché siamo nel bel mezzo del Mediterraneo posti tra il Continente africano, il Continente europeo, l'Italia. Ebbene, un Piano dei trasporti che non prevede quei canali che ci possono veramente mettere in relazione con i popoli che ci stanno attorno, ebbene, è evidente che è inadeguato. Il Piano non tiene conto della nostra insularità e non tiene conto neanche dell'isolamento in cui vivono molti paesi, molte comunità, zone intere della Sardegna, ad iniziare dall'Ogliastra eternamente emarginata dal contesto dello sviluppo in Sardegna. Pertanto non ci soddisfa neanche la proposta di collegamenti interni contenute nel Piano.
Io dico che già nel secolo scorso, quando si progettarono le ferrovie che portavano la civiltà nei nostri paesi, nelle nostre contrade, c'era un disegno organico, poi però incompiuto, e oggi rispetto a quel disegno organico che, attraverso la ferrovia statale e le ferrovie complementari, intendeva raggiungere tutte le contrade, non solo non si è andati avanti nel senso di un ammodernamento del materiale rotabile, delle macchine, dei locomotori, eccetera, ma si è, invece che ammodernato, distrutto - Sanluri, Ales e tante altre linee - invece che continuare ad ammodernare, si è distrutto. Allora, non collegamenti abbiamo, oggi, ma scollegamenti tra sardi e sardi prima ancora che con i popoli con i quali pur dovremmo collegarci, eppure, lungo le strade e le ferrovie corrono la civiltà, lo sviluppo economico, la crescita civile dei popoli, ma tant'è si vuole approvare comunque un Piano e tanto si è convinti della bontà di questo Piano, e della sua rispondenza alle esigenze odierne e future dei sardi, che anche chi ne sostiene l'approvazione dice che è un Piano a termine, a scadenza che fra quattro mesi andrà rivisto. Ma allora per che cosa lo approviamo? Non io, che non sono d'accordo per l'approvazione di questo Piano, ma coloro che sono favorevoli alla sua approvazione dicono che questo Piano non serve a niente. Allora io vorrei capire perché lo si vuole approvare oggi e non piuttosto fra un mese, fra due mesi. E' un Piano, pertanto, a termine. Ma così continuando intanto saremo scollegati dal mondo e poi le zone interne, i comuni della Barbagia, dell'Ogliastra, del Mandrolisai, del Sarcidano continueranno ancora a vivere e vivranno ancora di più il loro secolare isolamento; si chiudono le scuole, si chiudono gli uffici, si chiude tutto ciò che era un segno e una fiammella, un lume di civiltà in questi paesi. Sopprimiamo anche i paesi, sopprimiamoli, costruiamo a Cagliari, a Sassari, a Porto Torres, a Olbia, dei grandi complessi edilizi, portiamo la gente in questi paesi, lasciamo le capanne dei pastori sul Gennargentu un po' qui e un po' là e poi diciamo di aver costruito la Sardegna moderna. Se questa è la volontà diciamolo, può essere una scelta, però deve essere chiara, onesta, tranquilla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, credo che il dibattito che si sta sviluppando su questo argomento così importante, come tutti hanno riconosciuto negli interventi che si sono susseguiti in questi due giorni nell'Aula, sia un dibattito che deve essere visto sotto due aspetti: uno procedurale e uno politico. Io voglio tralasciare l'aspetto procedurale perché la procedura credo sia garanzia anche dell'attuazione del disegno politico che sta dietro l'approvazione di un provvedimento come questo. Quello che è emerso da parte di tutti coloro che sono intervenuti, di tutti i rappresentanti delle forze politiche e dei singoli consiglieri presenti in aula è l'inadeguatezza del Piano. Tutti abbiamo detto che questo Piano è nato anni ed anni addietro, è stato approvato dalla Commissione anni addietro ed è portato in Aula senza quegli opportuni aggiornamenti che il divenire della situazione in materia di trasporti e direi della stessa realtà socioeconomica e demografica nell'isola renderebbero necessari. Abbiamo detto tutti che i cambiamenti in questi anni si verificano con tempi molto più rapidi di quanto non si verificassero precedentemente, e che la necessità di un adeguamento del Piano è una necessità tanto più forte quanto più numerosi sono gli anni che differenziano l'attualità dai dati che storicamente hanno portato all'approvazione del Piano. Abbiamo avuto anche qualche dato politico significativo. Per esempio nel frattempo molti dei consiglieri regionali che avevano contribuito a realizzare questo Piano hanno lasciato quest'Aula e altri sono subentrati portando la loro esperienza, la loro visione del concetto di sviluppo collegato anche al Piano dei trasporti, le loro visioni particolari e territoriali per le zone di provenienza che essi rappresentano, rappresentando le realtà e la conoscenza di quegli spazi che direi non sono ideali ma reali in cui vivono le comunità che, dall'approvazione di un Piano piuttosto che un altro, dalla scelta di una priorità piuttosto che un'altra, potrebbero trarre dei benefici sul Piano dello sviluppo sociale ed economico. Credo che queste tesi noi abbiamo il dovere di rispettarle o quanto meno di poterle confrontare reciprocamente, per valutare, alla luce di questi nuovi apporti culturali e politici che ciascun consigliere è capace di dare in quest'Aula, delle giuste considerazioni che magari portino anche a delle variazioni nella stesura di questo Piano. Abbiamo detto anche con alcuni emendamenti, che sono già stati presentati, che si rendeva necessario un aggiornamento del Piano, fatto in tempi brevi, abbiamo anche proposto un emendamento che fissa un termine di quattro mesi per l'aggiornamento del Piano, potrebbero essere tre questi mesi e credo che non cambierebbe nulla. E' anche stato proposto un ordine del giorno in cui si affermano un principio ed una filosofia che credo rappresentino quanto sta emergendo in quest'Aula oggi, che si può riassumere in una frase semplicissima: inadeguatezza, inattualità e necessità di adeguamento di questo Piano. E in più l'ordine del giorno pone dei vincoli alla Giunta che dovrebbe presentare, entro i quattro mesi previsti per l'aggiornamento del Piano, anche un programma ove siano indicate le priorità, perché questo è un programma di spesa che deve essere confrontato con il Consiglio e deve essere valutato nella giusta dimensione. Se a questo aggiungiamo l'ultimo intervento del relatore, che oltre tutto è anche un tecnico della materia, l'onorevole Fantola, che non vedo in aula, che ha affermato che a questo Piano mancano, sulle tre linee essenziali che egli ha individuato, le due linee direi tangenziali, per usare un termine stradale, che sono quelle che riguardano la microaccessibilità e il polo nord, diciamo che indubbiamente stiamo affermando che questo Piano ha due grosse lacune, per cui manca effettivamente di una indicazione di tutte le esigenze della realtà sarda. Questo certamente ci deve far riflettere. Come dice anche il collega Dadea, questo è un Piano utile come quadro di riferimento, cioè di fatto non staremmo approvando un Piano, ma stiamo rimandando l'approvazione del Piano ad un momento successivo, che è il momento al quale si farà l'aggiornamento del Piano. Quindi il Piano non sarà questo, ma di fatto sarà l'aggiornamento che produrrà il Piano. A questo punto io mi chiedo, proprio per aver ascoltato e valutato molti degli interventi che sono stati fatti in Aula, se veramente non sia il caso di tralasciare l'aspetto direi formale e di approfondire, chiedendo una sospensione, se i colleghi e la Giunta sono d'accordo, gli aspetti politici che ci portano a dare direi un aspetto formale alla valenza politica che stiamo attribuendo a questo Piano ma soprattutto all'aggiornamento del Piano. Cioè a me sembra di capire che, di fatto, il momento programmatorio e di scelta non sia quello che si realizzerebbe oggi con l'approvazione della legge del Piano, ma quello che si realizzerebbe tra quattro mesi con l'approvazione dell'aggiornamento del Piano. Questo non vuol dire che vogliamo ritardare l'approvazione del Piano, perché anzi siamo convinti, come Gruppo Democratico Cristiano, che l'approvazione del Piano sia un fatto qualificante, necessario, per garantire la capacità del sistema dei trasporti di contribuire a quel grosso processo di programmazione della crescita della Sardegna e del rilancio della situazione sociale ed economica, oggi così gravemente disastrata. Proprio perché vogliamo dare questa valenza a questo Piano, io credo che sarebbe da parte nostra sbagliato attestarci su posizioni anelastiche in quest'Aula che non possano prevedere proprio una valutazione che tragga dalla dialettica che dobbiamo impostare con tutte le forze presenti in Aula, quelle che sono intervenute sul Piano, la possibilità di dare all'approvazione di questo Piano, non una maggioranza, perché non serve in certi momenti parlare di maggioranza e di minoranza come fa il collega Cogodi, ma direi un afflato più vasto possibile, proprio per questo è un atto di programmazione al quale noi attribuiamo grande e rilevante importanza.
Ecco perché io mi permetto di chiedere, se i colleghi sono d'accordo, una breve sospensione per valutare insieme alla Giunta come poter affrontare, già in mattinata chiaramente, questo aspetto cercando di dare connessione formale agli aspetti politici che dal dibattito stanno emergendo.
PRESIDENTE. Onorevole Tamponi, non ho compreso, prima della votazione di questo articolo?
TAMPONI (D.C.). Io la chiedo adesso, perché probabilmente prima della votazione dell'articolo si avrà modo di affrontare il problema, se i colleghi sono d'accordo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Per esprimere parere contrario rispetto alla richiesta di sospensiva dei lavori del Consiglio. Sono due giorni che il Consiglio dibatte questa questione, sono emerse diverse valutazioni di ordine politico e anche sostanziale sul merito del provvedimento, sono state avanzate richieste di chiarimento che possono soddisfare o no, ma sono state date in parte, e quindi una sospensione dei lavori del Consiglio mirata, come dice il Capogruppo della Democrazia Cristiana, ad un chiarimento di ordine politico che dovrebbe riguardare a questo punto, immagino, la maggioranza, credo che sia un fatto come dire irrituale. Naturalmente la maggioranza deciderà, il Consiglio ha la facoltà di decidere in tal senso, ma sono due giorni che l'Aula dibatte, le posizioni si sono espresse, qui non è che si chiede la sospensione per un accomodamento su un aspetto formale, qui si chiede una sospensione, come dice il Capogruppo della Democrazia Cristiana, per verificare il valore politico del provvedimento. Ora su un provvedimento che si porta in Aula, e si difende per due giorni dicendo che ha il suo valore politico, si sarebbero dovute già verificare queste valenze di fondo. Se così non è se ne prenda atto, però si dica quel che è, c'è una difficoltà che riguarda la maggioranza e principalmente alcune parti della maggioranza, si dica che quelle parti consiliari non sono in condizione di proseguire l'esame del provvedimento e di pronunciarsi, perché quando il provvedimento è all'esame dell'Aula, dire che se ne deve verificare la validità politica mi pare anche offensivo per tutti, per il lavoro e per i contributi che già sono pervenuti e per quanto già in definitiva si è fatto. La verifica, l'abbiamo letto sui giornali, si è fatta ieri, è iniziata e finita nelle ore pomeridiane di ieri, la validità politica di questa maggioranza è già verificata, mi pare che non ci sia ragione alcuna per cui si debba procedere ad altre verifiche parallele adesso, in corso d'opera, mentre si discute questa legge su cui ognuno si è ampiamente pronunciato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, anch'io sono contrario a una qualsiasi sospensione perché mi sembra che, qui in Aula, ormai ci sia stata una perfetta coincidenza e identità di vedute da parte di tutti coloro che sono intervenuti. Quindi, ritengo che si possa andare avanti nei lavori perché, come dicevo, dagli interventi che si sono susseguiti fino ad ora si è capito solo una cosa, che c'è una perfetta coincidenza da parte di tutti, su quelle che sono le caratteristiche del Piano, su quelli che sono i suoi contenuti e sulla sua possibilità di essere attuato. Concordemente il Piano è stato dichiarato superato sia sul piano politico che sul piano tecnico. E' stato considerato carente, è stato considerato lacunoso, inadeguato, inattuabile, inattuale, uno strumento di archeologia politica. Su questo siamo tutti d'accordo, su questo non ci sono state posizioni differenti tra i consiglieri di maggioranza e quelli di opposizione. Sulla valutazione del Piano quindi l'Aula ha una perfetta coincidenza. Queste sono le motivazioni per cui una parte dell'Aula ritiene che il Piano debba essere comunque approvato, fidando nell'aggiornamento, cioè in un nuovo Piano che dovrebbe essere fatto tra quattro mesi. Per le stesse motivazioni, responsabilmente noi teniamo a dire che vogliamo distinguerci nel voto, perché siamo contrari a che venga approvato come documento programmatico un Piano che ha siffatte caratteristiche, e che rimanga agli atti che noi siamo contrari all'approvazione di questo Piano. Anche perché, ci consenta Presidente, e chiudo, considerando i precedenti, noi non abbiamo nessuna fiducia che entro quattro mesi, ma nemmeno entro un anno, ci sarà un aggiornamento di questo Piano.
PRESIDENTE. Onorevole Tamponi, vuole formalizzare la sua richiesta?
TAMPONI (D.C.). Io ho posto un problema e mi sono affidato all'Aula. Comunque formalizzo la richiesta di una breve interruzione di dieci minuti dei lavori del Consiglio.
PRESIDENTE. Metto in votazione la proposta di sospensione dell'onorevole Tamponi. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 09, viene ripresa alle ore 12 e 38.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori.
Ha domandato di parlare l'onorevole Gabriele Satta. Ne ha facoltà.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Signor Presidente, durante l'interruzione dei lavori che, come aveva sostenuto il collega Capogruppo della Democrazia Cristiana, era finalizzata a un ulteriore chiarimento della procedura di approvazione, sia della legge che del Piano, e delle interconnessioni fra la legge e il documento di Piano, alla luce anche dell'autorevole interpretazione che lei, signor Presidente, ha dato dell'inserimento all'ordine del giorno del Piano regionale dei trasporti, nelle sue due articolazioni, disegno di legge 181 e documento di Piano, contestualmente sottoposti all'approvazione dell'Aula, si è ritenuto, in uno scambio di opinioni, che possano sussistere motivi tali da indurre a una sostanziale superfluità dell'emendamento numero 12 in ordine alla certezza dell'iter approvativo anche del documento di Piano. L'emendamento numero 12 era sostanzialmente finalizzato a fare un'approvazione contestuale, direi a struttura portante, del Piano inserito dentro la struttura della legge, perché nel momento in cui è stato elaborato, con le obiezioni procedurali che erano state mosse, nessuna risposta, come invece poi è venuta autorevolmente da lei, signor Presidente, sull'interpretazione dell'inserimento del punto all'ordine del giorno, aiutava a capire in quale altra maniera si potesse procedere all'approvazione sia della legge, sia del documento. Di fronte a questo, nella breve interruzione di ieri, il sottoscritto, insieme ad altri colleghi, ha preparato l'emendamento numero 12 che era finalizzato comunque a superare questa impasse di notevole portata, consentendo all'Aula di approvare con la legge sia quello che rimaneva, dopo gli emendamenti soppressivi della legge stessa, sia il documento di Piano. Poiché però le due cose hanno una vita propria e indipendente in Aula nel corso di questa tornata, e non vi è dubbio che si possano approvare separatamente la legge e il documento di Piano, e che questo sia già in corso durante questa seduta, l'emendamento numero 12, come dicevo in apertura, può risultare superfluo, forse anche inutile e pertanto, proprio per questo, può anche essere ritirato. Tenendo però presente a questo punto che, dati i collegamenti che vi erano tra l'emendamento 12 e l'articolo 9 bis e tra questi e il complesso della legge e dei documenti di Piano, probabilmente sarebbe più corretto che il Consiglio, dopo il ritiro dell'emendamento numero 12, provvedesse ad eliminare anche l'articolo 9 bis, perché a questo punto non si capirebbe la necessità di prevedere in legge l'aggiornamento di un Piano che non viene approvato nella legge stessa. Naturalmente non potendosi più presentare emendamenti non resta altra via se non quella di una pronuncia del Consiglio contro l'articolo 9 bis e di una sua soppressione per questa via, con il contemporaneo ritiro dell'emendamento numero 12. Questo consentirebbe un'approvazione rapida del disegno di legge che, così emendato, penso non presenti grandi difficoltà di comprensione per il Consiglio e abbia comunque una sua logica, come giustamente ha sostenuto il collega Cogodi. Si potrebbe continuare, dopo la votazione della legge, la discussione e l'approvazione sui documenti di Piano, sul volume primo e sul volume secondo, così come la Presidenza ha suggerito come via procedurale possibile e dunque accettata dal primo firmatario dell'emendamento che si pronuncia appunto a favore del ritiro dell'emendamento numero 12.
PRESIDENTE. Per capire bene la proposta dell'onorevole Satta: noi abbiamo fatto una discussione generale sulla legge e sul Piano, la discussione è stata abbinata, tutti hanno parlato più del Piano che della legge, quindi la proposta è quella di terminare l'esame della legge e passare alla votazione e di sospendere l'approvazione degli allegati e quindi del Piano, che rimane iscritto al primo punto dell'ordine del giorno dei prossimi lavori del Consiglio.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Presidente, colleghi, si diceva un tempo che la politica è l'arte del possibile; io ho sempre pensato che la politica sia invece l'applicazione più seria ad affrontare i problemi e a risolverli, che sia la capacità di scegliere, la capacità di decidere e di acquisire anche credibilità in relazione alla coerenza e alla logicità dei ragionamenti e degli atti che si compiono. Noi abbiamo discusso a lungo su questo punto e abbiamo avanzato a più riprese questa questione, noi Gruppo Rinascita e Sardismo, i colleghi del P.S.d'Az. e altri colleghi del Consiglio. Io mi sono permesso anche di formalizzare la questione, ponendo il quesito al Presidente del Consiglio, che è il supremo garante delle regole e dei modi attraverso cui si deve procedere, ed ho ottenuto una risposta al quesito. Ho detto che non mi convinceva, ma che a quella risposta, come tutti, io stesso non potevo che attenermi. Ora arriviamo alla sospensione, e di qui la contrarietà, la sospensione per ragioni politiche, come è stata chiesta e motivata, sospensione dei lavori del Consiglio per ragioni politiche, per rivisitare la validità politica, la filosofia del provvedimento che il Consiglio aveva già discusso e che dovrebbe adesso approvare. Intervengono nelle sospensioni modificazioni che sono di ordine politico, e questo appartiene alla sfera della valutazione politica, quindi dei Gruppi e dei consiglieri, però intervengono modificazioni di convincimento politico che coinvolgono e travolgono anche le regole. Quindi non dovrei essere io principalmente - io lo faccio per la mia parte, come consigliere regionale - a occuparmi e a preoccuparmi di questo, dovrebbe essere anche chi è garante delle regole, perché adesso in buona sostanza si propone esattamente quello che prima altri proponevano e in relazione alla quale proposta la Presidenza del Consiglio si è espressa dicendo che la procedura era un'altra, quella inaugurata, quella messa in corso, quella che abbiamo già per le mani, quella da cui, se è così, non possiamo fuoriuscire. Cioè si è detto che la proposta Piano trasporti era coordinata e connessa con la legge, che proprio per questo si era aperta la discussione generale sui due provvedimenti e che si sarebbe dovuto procedere con unica votazione; il Capogruppo del P.D.S. ha addirittura richiamato un precedente, non che i precedenti facciano legge, mai, gli errori quando sono errori dovrebbero rimanere errori e non fanno neanche consuetudine, a meno che non si voglia sposare la consuetudine all'errore. Si è richiamato il procedere del Piano sanitario nazionale, che con un articolo di legge fu incorporato alla legge, a sostengo di una tesi che si condivideva e si proponeva e che era quella alla quale la Presidenza del Consiglio ha dato avallo, nel senso di intenderne e di legittimarne la validità. Adesso maturano esigenze politiche e si cambia la regola. Secondo me non va bene. Videant consules, decida chi deve decidere però non è corretto perché se l'Aula è dialettica, se la discussione è confronto, se le ragioni sono valide indipendentemente dall'opportunità del momento, quando una ragione valida si espone dovrebbe essere correttamente condivisa. Allora, io non è che adesso dico che, siccome altri dicono adesso quello che dicevo io, non vale più; anzi dovremmo dire: ci siamo incontrati! Ma non è così. Vi siete convinti, non vi ho convinto io, vi siete convinti voi per via delle vostre difficoltà. Ma io pongo una questione di regole e di garanzia, perché se i convincimenti politici, e se le convenienze politiche fanno regola di volta in volta, non io, non un Gruppo, non l'opposizione, ma nessuno, né oggi né domani, ha più certezza di nulla, perché basta il mutamento di opinione e di interesse come dire "politico" per cui anche la regola è modificata. Ecco perché io ritengo che, a questo punto, non è vero che non ci sono vie d'uscita: vie d'uscita ce n'è tante, non è che la via d'uscita è solo quella che intravede chi riconosce di aver avuto torto e vuole rimediare a un torto con un altro torto; vie d'uscita ce ne sono diverse. Una via d'uscita, per un'Assemblea che è legislativa ed è decisionale, può essere per esempio quella di non condividere il provvedimento, ed è una bella via d'uscita, la gran parte delle posizioni che sono maturate in quest'Aula sono per una non condivisione del provvedimento, e non succede nulla: il provvedimento migliorato, rifatto e ripresentato verrà condiviso. E questa è una via d'uscita. Ci può essere anche un'altra via d'uscita, posto che siamo in materia delicata di regole, e le regole non sono mai di nessuna maggioranza, neppure delle grandi maggioranze, perché le regole sono di tutti, si può anche valutare con saggezza e con realismo che si possono anche adattare le regole alla situazione, ma il discorso deve riguardare tutti e non è un fatto di maggioranza e dobbiamo trovare insieme tutti una via d'uscita condivisa. Può essere quella di mettere in votazione la legge, di tenere distinto il Piano perché l'obiezione che si è fatta è politica, non procedurale; il Piano non è condiviso per le sue debolezze, per le sue manchevolezze, per il rischio di essere dannoso perché mette in moto procedimenti attuativi, a iniziare dagli studi e dalle progettazioni delle cose che si approvano, perché una volta che il Consiglio ha approvato, chiunque negli uffici può o addirittura dovrebbe procedere ad attuare quelle parti che devono essere nei prossimi mesi cambiate, per cui potremmo trovarci di fronte a studi affidati che non possono essere completati perché questa o quella strada, questo o quell'aeroporto devono essere sostituiti. Allora si faccia pure il Piano, concordandolo però, si faccia un'altra sospensione - la chiederei formalmente io stesso - si concordi il modo di procedere, si rivisiti subito il Piano, in alcune settimane se servono, e lo si riporti in Aula per l'approvazione, una volta superate le obiezioni di fondo che sono emerse. Questo è il modo in cui il Consiglio deve lavorare, non facendo finta di approvare piani che debbono essere immediatamente rivisitati perché non validi, ma approvando atti che siano utili alla Regione e a risolvere problemi essenziali della Regione, non facendo finta di approvare atti per dire: ho piazzato la bandierina. No, dobbiamo piazzare i risultati in questo come in altri settori importanti della vita della Regione.
Queste sono le osservazioni che ho ritenuto di fare. Interpreti il Presidente se è possibile. Se dobbiamo stare alla regola non può che essere messo in votazione tutto quanto si è detto e interpretato prima che deve essere contestualmente votato; se si può fuoriuscire questo deve essere concordato; se venisse concordato è chiaro che io, per non perdere tempo e non farne perdere a nessuno, dico che la soluzione dovrebbe essere quella della distinzione non solo, come dire, formale ma anche temporale per consentire di avere un passo fatto oggi e un passo fatto bene fra qualche giorno.
PRESIDENTE. Vorrei dire all'onorevole Cogodi che qui non è stata cambiata nessuna regola e che le regole valgono per tutti: per il Presidente ma anche per i colleghi del Consiglio. Le regole non si fanno a proprio uso e consumo. Io ho detto, rispetto a una proposta che lei aveva formulato e alle considerazioni dell'onorevole Selis, che non potevo dichiarare irricevibile l'emendamento numero 12 che legava il Piano alla legge. E ho anche detto - perché ce l'ho scritto - che se il Consiglio avesse deciso diversamente la Presidenza ne avrebbe preso atto. Ma io non potevo assolutamente dichiarare irricevibile una cosa che era pertinente e in qualche misura coerente con le cose che erano state dette in precedenza dalla Commissione e dalla Conferenza dei Capigruppo. Se adesso l'emendamento viene ritirato, io non posso evitare che i presentatori dell'emendamento ritirino l'emendamento. Quindi non c'è nessun cambiamento di regole ma c'è una presa di posizione da parte dei presentatori dell'emendamento stesso. E' chiaro che rimane valida tutta l'impalcatura delle cose che noi abbiamo detto perché la discussione generale è stata fatta. Non è possibile presentare emendamenti al Piano quando noi, se si dovesse ritirare l'emendamento, fra dieci giorni o quindici giorni, esaminassimo il Piano. Si potranno trovare altre formule, altri accorgimenti che io in questo momento non sono in condizioni di suggerire a nessuno ma che i Gruppi sapranno nella loro libertà trovare.
Ha domandato di parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Presidente, brevemente, per confermare quello che sostanzialmente già avevo detto nel mio intervento di ieri pomeriggio in quest'Aula. Noi ci troviamo adesso con una proposta, con un disegno di legge della Giunta regionale numero 181, allegato al quale si dice che c'è il Piano regionale dei trasporti. Questo disegno di legge numero 181, al momento attuale appare, come sosteneva l'onorevole Selis stamattina, veramente svuotato di ogni significato, di ogni pregnanza politica. Qua non trattiamo soltanto di cose di carattere formale; qua c'è il discorso politico sostanziale della maggioranza che di fatto, con la riunione di poco fa, si è ritirata dalla difesa del Piano regionale dei trasporti, lo ha scollegato dal disegno di legge e ha detto: di questo Piano regionale se ne parlerà in un secondo momento. Non ho ben capito il discorso dell'onorevole Satta, se questo secondo momento deve arrivare fra due minuti, o fra dieci giorni, o fra due mesi, comunque la sostanza è questa, cioè c'è una ritirata della maggioranza e noi Consiglio regionale dovremmo, in poche parole, aver speso due giorni di tempo per mandare avanti questo disegno di legge 181 che, sfrondato di tutto quello che c'era da sfrondare, si riduce a ben misera cosa, come hanno sostenuto autorevoli colleghi intervenuti nella discussione di stamattina. Noi, Presidente, appellandoci alla sua indipendenza, al suo giudizio, se lei ci dice che tutto questo rientra perfettamente nelle norme, non possiamo fare altro che prendere atto di questa nuova realtà, comunque diciamo che per noi è politicamente molto grave che la maggioranza abbia fatto un passo indietro. Noi vedremo nel prosieguo del dibattito come comportarci riguardo a questa situazione.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi metto in votazione l'emendamento numero 11.
Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Ho chiesto la parola, Presidente, perché, sulla base dell'esposizione che ha fatto il Presidente della Commissione, e quindi della proposta che è stata fatta di ritirare da parte dei presentatori l'emendamento numero 12, si è anche proposto contestualmente, sulla base del percorso che è stato evidenziato, la necessità di procedere alla cancellazione dell'articolo 9 bis, che può avvenire solo attraverso la bocciatura di questo articolo. Ne consegue che l'emendamento numero 11 si intende ritirato.
PRESIDENTE. Allora, vengono ritirati l'emendamento numero 11 e l'emendamento numero 12.
Metto in votazione l'articolo 9 bis. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art.10
Norma finanziaria
1. Le spese derivanti dall'applicazione dell'articolo 10 della presente legge sono quantificate in annue lire 24.000.000 e gravano suoi capitoli 02016 e 02023 del bilancio di previsione della Regione per l'anno finanziario 1991 e su quelli corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi.
2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1991 sono introdotte le seguenti variazioni:
03 - PROGRAMMAZIONE
In diminuzione
Capitolo 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della legge finanziaria)
lire 24.000.000
Mediante riduzione della riserva di cui alla voce 3 della tabella A allegata alla legge finanziaria.
02 - AFFARI GENERALI
In aumento
Capitolo 02016 - Stipendi, paghe, indennità e altri assegni al personale dell'Amministrazione regionale (L.R. 17 agosto 1978, n. 51, L.R. 4 settembre 1978, n. 57, L.R. 1° giugno 1979, n. 47, L.R. 28 febbraio 1981, n. 10, L.R. 28 luglio 1981, n. 25, L.R. 28 novembre 1981, n. 39, L.R. 19 novembre 1982, n. 42, L.R. 8 maggio 1984, n. 18, L.R. 25 giugno 1984, n. 33, art. 3, L.R. 5 agosto 1985, n. 17, L.R. 23 agosto 1985, n. 20, art. 20, L.R. 5 novembre 1985, n. 26, L.R. 26 agosto 1988, n. 32 e L.R. 24 ottobre 1988, n. 35) (spesa obbligatoria)
lire 22.000.000
Capitolo 02023 - Versamento ritenute e contributi dovuti per il trattamento di assistenza del personale (spesa obbligatoria)
lire 2.000.000
3. Alle spese derivanti dall'articolo 11 della presente legge si fa fronte con le disponibilità recate dalla legge regionale 15 gennaio 1991, n. 6.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale
Articolo 10
1. Le spese per l'attuazione della presente legge sono valutate in lire 624.000.000 per l'anno 1993 ed in lire 24.000.000 per gli anni successivi.
2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e nel bilancio pluriennale 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:
03 - PROGRAMMAZIONE
In diminuzione
Capitolo 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della legge finanziaria)
1993 lire 24.000.000
1994 lire 24.000.000
1995 lire 24.000.000
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 5 della tabella A allegata alla legge finanziaria.
Capitolo 13039 - Contributi ad imprese o enti operanti nell'isola che esercitino servizi di linea marittima con mezzi veloci per trasporti collettivi di carattere pubblico (L.R. 14 aprile 1985, n. 9)
1993 lire 600.000.000
02 - AFFARI GENERALI
In aumento
Capitolo 02016 - Stipendi, paghe, indennità e altri assegni al personale dell'Amministrazione regionale (L.R. 17 agosto 1978, n. 51, L.R. 4 settembre 1978, n. 57, L.R. 1° giugno 1979, n. 47, L.R. 28 febbraio 1981, n. 10, L.R. 28 luglio 1981, n. 25, L.R. 28 novembre 1981, n. 39, L.R. 19 novembre 1982, n. 42, L.R. 8 maggio 1984, n. 18, L.R. 25 giugno 1984, n. 33, art. 3, L.R. 5 agosto 1985, n. 17, L.R. 23 agosto 1985, n. 20, art. 20, L.R. 5 novembre 1985, n. 26, L.R. 26 agosto 1988, n. 32 e L.R. 24 ottobre 1988, n. 35) (spesa obbligatoria)
1993 lire 22.000.000
1994 lire 22.000.000
1995 lire 22.000.000
Capitolo 02023 - Versamento ritenute e contributi dovuti per il trattamento di assistenza del personale (spesa obbligatoria)
1993 lire 2.000.000
1994 lire 2.000.000
1995 lire 2.000.000
13 - TRASPORTI
Capitolo 13050-00 (nuova istituzione) - Spese per l'aggiornamento del Piano regionale dei trasporti (art. 4 della presente legge)
1993 lire 600.000.000
3. Le spese per l'attuazione della presente legge gravano sui citati capitoli del bilancio pluriennale 1993-1995 e nei corrispondenti capitoli dei bilanci successivi. (4)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.
CANALIS, Assessore dei trasporti. Dell'emendamento numero 4 rimane la parte relativa alla revisione del Piano, mentre le altre parti vengono cancellate a seguito della soppressione degli articoli 8 e 9.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Sono stati presentati quattro ordini del giorno. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Ordine del giorno Mereu Salvatorangelo - Serri - Atzeni - Satta Antonio - Baroschi - Ferrari - Manchinu - Soro - Mulas - Usai Sandro - Porcu sulla strada statale 128.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VALUTATA la grande importanza che ha da tempo assunto per la grande viabilità regionale la strada statale 128, anche per un possibile ed auspicato percorso alternativo della strada statale 131, e per assicurare alle zone interne del Campidano, della Trexenta e della Barbagia un rapido e sicuro collegamento con l'area metropolitana di Cagliari,
impegna
la Giunta regionale a dare priorità agli interventi volti ad assicurare alla strada statale 128 il ruolo di grande arteria stradale della Sardegna. (1)
Ordine del giorno Serra Pintus - Tamponi - Pau - Satta Antonio - Baroschi - Satta Gabriele - Pes - Meloni - Usai Edoardo - Sechi - Fantola - Salis - Morittu - Deiana sui porti di Cagliari, Olbia e Alghero.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che i porti di Cagliari, di Olbia e di Alghero necessitano di alcune infrastrutture per poter essere inseriti nei circuiti delle navi da crociera che da anni frequentano i porti del Mediterraneo,
impegna la Giunta regionale
ad affrontare quanto prima il citato problema che penalizza lo sviluppo del turismo in Sardegna con risvolti negativi per l'economia dell'Isola. (2)
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu sulla presentazione di un programma di priorità degli interventi nel settore trasporti.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che il Piano regionale dei trasporti consiste di fatto in una elencazione di quasi tutte le esigenze della articolata realtà della Sardegna;
PRESO ATTO che la legge approvata prevede che entro quattro mesi dalla entrata in vigore della stessa la Giunta regionale presenti il primo aggiornamento del Piano regionale dei trasporti;
RITENUTO che occorre urgentemente verificare sulla base delle presunte disponibilità finanziarie, quali siano gli interventi sul sistema dei trasporti che rivestano priorità assoluta,
impegna la Giunta regionale
a presentare entro quattro mesi, contestualmente all'aggiornamento del Piano, un programma degli interventi che rivestano carattere di priorità. (3)
Ordine del giorno Serri - Baroschi - Dettori - Murgia - Ortu - Pusceddu - Tarquini sulla soppressione di alcuni circoli didattici e sezioni della scuola dell'obbligo.
IL CONSIGLIO REGIONALE
APPRESO dei provvedimenti del Ministro della pubblica istruzione di soppressione di alcuni circoli didattici, di numerose sezioni staccate di scuola dell'obbligo con conseguente trasferimento degli scolari presso scuole di altri paesi;
CONSIDERATO che tale decisione comporta un intollerabile aggravio di spesa a carico della Regione e degli enti locali che dovrebbero garantire il servizio di trasporto pubblico compreso il personale di vigilanza per i minori trasportati;
SOTTOLINEATO che nel breve periodo il Piano regionale dei trasporti non sarà in grado di far fronte alla necessità della popolazione scolastica,
impegna la Giunta regionale a intervenire presso il Ministro della pubblica istruzione perché riveda i provvedimenti di soppressione per garantire agli scolari sardi l'effettivo esercizio dell'obbligo scolastico, sancito dalla Costituzione. (4)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). La presentazione degli ordini del giorno era stata fatta in previsione dell'approvazione contestuale dell'articolato e del Piano, perché la gran parte di questi ordini del giorno fanno riferimento essenzialmente al Piano. Per quanto mi riguarda, io ritiro la firma dall'ordine del giorno numero 3, anche per la su formulazione - evidentemente ci sono stati dei refusi nella predisposizione e nella battitura - ma comunque penso che non siano assolutamente proponibili e che debbano essere presi in considerazione nel momento in cui l'Aula si confronterà col Piano regionale dei trasporti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Sugli ordini del giorno non mi pronuncio perché vale quello che ha detto il collega Dadea. Perlomeno quello che porta la mia firma verrà ritirato.
PRESIDENTE. Anche lei ritira la firma dal numero 3?
TAMPONI (D.C.). No, intendo proporre il ritiro dell'ordine del giorno numero 3.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno numero 3 quindi si intende ritirato.
Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Intendo ritirare l'ordine del giorno numero 2 che verrà ripresentato poi quando verrà proposto il Piano.
PRESIDENTE. No, ma questo rimane allegato. Se lo vuole ripresentare è un altro discorso.
SERRA PINTUS (D.C.). Allora lo lasciamo.
PRESIDENTE. Gli ordini del giorno restano allegati al Piano, tranne il numero 3 che è stato ritirato. Passiamo ora alla votazione per appello nominale.
USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. L'onorevole Usai chiede la votazione a scrutinio segreto.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi per dichiarare la sua astensione. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Dichiariamo l'astensione sul provvedimento legislativo, così modificato. L'opinione che si dà inizialmente sui provvedimenti può modificarsi, perché questi nel corso della discussione possono essere trasformati. Il provvedimento legislativo, che è derivato dagli emendamenti introdotti nel corso del dibattito in Aula, è un provvedimento che contiene principi, indirizzi, obiettivi validissimi, ragione per la quale noi dichiariamo la nostra astensione, perché non vogliamo confonderci con quanti, dando a scrutinio segreto un voto contrario, possono raggiungere altri obiettivi. La cosa più importante nei rapporti politici è la chiarezza. Noi ci asteniamo, e io ho sempre detto, e lo ripeto, che per un Gruppo di opposizione un voto di astensione è una valutazione positiva e non negativa. In questo provvedimento così modificato c'è il segno tangibile dell'apporto costruttivo e migliorativo dato dall'Aula oltre che dalla maggioranza, ragione per la quale il nostro è un voto di astensione.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto del disegno di legge numero 181.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 72
votanti 67
astenuti 5
maggioranza 34
favorevoli 40
contrari 27
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Atzeni - Atzori - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni - Mereu Orazio - Mereu Salvatore - Mulas Francesco - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Onida - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Pili - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai Edoardo - Usai Sandro.
Si sono astenuti: il Presidente Floris - Cogodi - Murgia - Salis - Urraci.)
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Presidente, chiedo l'inversione dei punti dell'ordine del giorno per esaminare rapidamente il punto numero 8, il disegno di legge numero 325/A. Si tratta di un problema che era rimasto irrisolto quando approvammo la legge sull'incompatibilità fra i componenti della Giunta e i consiglieri, in relazione alla possibilità di delega dei poteri del Presidente in caso di impedimento o di assenza.
PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, la proposta si intende accolta.
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Disposizioni integrative alla legge regionale 27 agosto 1992, n. 16, recante norme sull'incompatibilitàtra gli uffici di consigliere e di assessore regionale" (325)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 325.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del titolo.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Titolo
Sostituzione del Presidente della Giunta regionale. Modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 (Norme sull'organizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessori regionali).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Gli articoli 1, 2 e 3 sono soppressi.
Si dia lettura dell'articolo 4.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 4
Modifica all'articolo 3 della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1
1. Il terzo comma dell'articolo 3 della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 (Norme sull'organizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessori regionali) è sostituito dal seguente:
"3. Il Presidente della Giunta regionale designa un Assessore quale incaricato di sostituirlo in caso di impedimento o di assenza, dandone notizia al Presidente del Consiglio regionale ed al rappresentante del Governo.".
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Articolo 4
Dopo l'articolo 4 è aggiunto il seguente:
"Art. 4 bis
Copertura assicurativa degli assessori regionali
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a provvedere per la copertura assicurativa contro i rischi di infortunio derivanti dall'esercizio dell'ufficio di Assessore regionale, in misura non superiore a dieci volte il trattamento economico e l'indennità lorda spettante agli Assessori regionali ai sensi del primo comma dell'articolo 2 della legge regionale 27 giugno 1949, n. 2, e successive modificazioni, ragguagliati ad un anno.". (1)
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Articolo 4
Dopo l'articolo 4 è aggiunto il seguente articolo:
"Art. 4 ter
Liquidazione degli organismi comprensoriali
1. Il comma 9 dell'articolo 9 della legge regionale 1° giugno 1993, n. 25, è sostituito dai seguenti:
'9. Con decreto del Presidente della Giunta regionale i presidenti dei disciolti organismi comprensoriali sono nominati liquidatori dei rapporti di gestione esistenti in capo agli organismi medesimi. Il relativo compenso è pari a quello percepito dagli stessi in qualità di presidente del comprensorio.
9 bis. Gli uffici già esistenti presso ciascun organismo soppresso continuano a funzionare come uffici per la definizione liquidatoria.
9 ter. L'Amministrazione regionale succede nei rapporti non suscettibili di liquidazione entro il termine stabilito e nei beni.
9 quater. Le procedure liquidatorie devono essere concluse entro 180 giorni dalla nomina del liquidatore.'". (2)
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Articolo 4
Dopo l'articolo 4 è aggiunto il seguente:
"Art. 4 quater
Copertura finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in lire 365.000.000 per l'anno 1993, in lire 380.000.000 per l'anno 1994 ed in lire 30.000.000 per gli anni successivi.
2. Nel bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 1993 e nel bilancio pluriennale per gli anni 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:
In aumento
Capitolo 02001-03 - (Nuova Istituzione) - 1.1.1.1.0.1.01.01 (01.03) - Spese per l'assicurazione contro i rischi di infortunio derivanti dall'esercizio dell'ufficio di assessore regionale (art. 4 bis della presente legge)
1993 lire 15.000.000
1994 lire 30.000.000
1995 lire 30.000.000
Capitolo 04017-01 - (Nuova istituzione) 1.1.1.4.1.1.11.33 (01.06) - Spese per la definizione liquidatoria degli organismi comprensoriali (articolo 4 ter della presente legge)
1993 lire 350.000.000
1994 lire 350.000.000
1995
In diminuzione
Capitolo 03016 - (FNOL - pParte corrente)
1993 lire 365.000.000
1994 lire 380.000.000
1995 lire 30.000.000
mediante riduzione della voce 10 della tabella A allegata alla legge finanziaria 1993.
3. Le spese recate dalla presente legge gravano, quanto a lire 350.000.000 per ciascuno degli anni 1993 e 1994, sul capitolo 04017-01 e, quanto a lire 15.000.000 per l'anno 1993 e lire 30.000.000 per ciascuno degli anni successivi, sul capitolo 02001-03 del bilancio della Regione per l'anno 1993 e sui corrispondenti capitoli dei bilanci per gli anni successivi.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Gli articoli 5 e 6 sono soppressi. Si dia lettura dell'articolo 7.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 7
Urgenza
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 33 dello Statuto speciale per la Sardegna ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Per dire solo una cosa, che in realtà, quando fu approvata la legge di riforma e fu prevista l'incompatibilità della funzione di consigliere regionale e della funzione di Assessore regionale, il Consiglio non è che dimenticò di approvare questa norma, si valutò che vi era una complicazione di carattere istituzionale e anche costituzionale e quella complicazione rimane tutta intera. Ben si comprende che la funzione di Presidente della Regione non può che essere una funzione, come dire, che si possa svolgere in via continua. Il Presidente della Regione, speriamo non capiti, potrebbe star male un giorno, ci potrebbe essere un adempimento urgente, capiterà pure che dovrà assentarsi per ragioni diverse, ivi compresi i periodi di riposo meritato, se fosse meritato, però rimane il problema che la funzione di Presidente della Regione in base all'ordinamento costituzionale è una funzione che può essere attribuita solo al Presidente della Regione che è eletto nel seno del Consiglio. Con questa modifica della legge numero 1 che è legge della Regione, che prevedeva la delega ad un Assessore che era pur esso consigliere regionale, si verificherebbe l'ipotesi che le funzioni del Presidente della Regione vengano attribuite ad un Assessore tecnico che non è espressione del Consiglio, mentre la funzione di Presidente, in base al disegno costituzionale attuale, è esplicabile solo dal Presidente consigliere. Questa anomalia rimane, e io dico che poiché questa è una legge della Regione, si debbono valutare tutte le implicazioni. Se si ritiene che comunque la legge debba essere fatta si faccia, e appartiene alla responsabilità di chi la legge la fa, va comunque al controllo del Governo e potrebbe essere il Governo a sollevare una eccezione di costituzionalità, però il problema è delicato e rimane. Questo ci richiama la necessità, secondo me, che quando si fanno leggi di riordino e di riforma - questo vale richiamarlo anche in questa situazione - bisogna avere chiaro tutto il quadro delle connessioni che ne derivano, e questo vale e varrà di più quando esamineremo altri provvedimenti che sono attualmente all'attenzione del Consiglio in Commissione o anche già esitati dalle Commissioni. Io non so se si è riflettuto a sufficienza su questo punto e se in via tecnica la questione è stata sciolta. Comunque intendevo solo dire, poiché è stato detto che si era dimenticato di normare su questo punto, che non si tratta di una dimenticanza ma di una perplessità e obiezioni che tuttora permangono. Vi è però questa esigenza obiettiva, ragione per la quale sulla norma io dichiaro l'astensione perché comunque questa perplessità rimane, e potrebbe derivarne anche un fatto di responsabilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Solo per richiamare l'attenzione della Presidenza su un fatto di coordinamento tecnico sul titolo della legge dopo l'approvazione degli emendamenti che ovviamente deve essere conseguentemente modificato.
PRESIDENTE. In sede di coordinamento tecnico si terrà conto di questo.
Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 325.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 73, corrispondente al nome del consigliere Soro.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Soro.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, procede all'appello:
Rispondono sì i consiglieri: Soro - Tamponi - Tidu - Atzori - Baroschi - Cabras - Carusillo - Corda - Cuccu - Dadea - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Ferrari - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorettu - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Mulas Francesco - Mulas Maria Giovanna - Onnis - Oppi - Pau - Pes - Pubusa - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra Pintus - Serri.
Si sono astenuti i consiglieri: Urraci - Usai Edoardo - Cadoni - Cogodi - Demontis - Meloni - Ortu - Porcu - Puligheddu - Salis - Serrenti.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 53
votanti 42
astenuti 11
maggioranza 22
favorevoli 42
(Il Consiglio approva).
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Per chiedere l'iscrizione all'ordine del giorno del Consiglio delle proposte di legge sul volontariato il cui testo unificato è già stato licenziato dalla Commissione competente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io ho chiesto a più riprese che vengano iscritti all'ordine del giorno del Consiglio tutti i provvedimenti che sono pronti per l'Aula nell'ordine nel quale le Commissioni li hanno esitati. Mi è stato sempre risposto che questa è una richiesta legittima, che però la programmazione dei lavori dell'Assemblea avviene attraverso lo strumento che il Regolamento prevede, che è la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Quindi si riunisca la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi e tenga conto delle priorità. Se no affianco ancora una volta alla proposta di inserire un provvedimento esitato dalle Commissioni, la mia richiesta di inserire all'ordine del giorno del Consiglio nell'ordine in cui le Commissioni li hanno esitati, tutti i provvedimenti che le Commissioni hanno esitato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Io sono d'accordo senza dubbio per l'iscrizione all'ordine del giorno della legge sul volontariato, ciò però andrebbe fatto in una riunione della Conferenza dei Capigruppo per potere iscrivere all'ordine del giorno anche tutti i provvedimenti che le Commissioni hanno già esitato e nella stessa sede decidere le priorità.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, la proposta dell'onorevole Serra Pintus verrà portata all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo che deciderà sull'ordine dei lavori della prossima tornata. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 13 e 46.
Versione per la stampa