Seduta n.248 del 28/11/2006 

CCXLVIII SEDUTA

MARTEDI' 28 NOVEMBRE 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 10 ottobre 2006 (242), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Gerolamo Licandro e Adriano Salis hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 28 novembre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 5, 13, 19, 28 e 30 settembre 2006.

Comunico che il Presidente della Regione, con nota del 2 novembre 2006, ha informato di aver accolto le dimissioni presentate dall'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, dottor Francesco Pigliaru, e di aver assunto in via provvisoria le relative funzioni. Inoltre, con nota del 21 novembre 2006, ha informato di aver accolto le dimissioni presentate dall'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, dottoressa Elisabetta Pilia, e di averne affidato l'interim all'Assessore dei lavori pubblici, dottor Carlo Mannoni.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:

"Ordinamento della struttura organizzativa e della dirigenza della Regione". (260)

(Pervenuto il 2 novembre 2006 e assegnato alla prima Commissione.)

"Testo unico delle norme sul rapporto tra i cittadini e l'amministrazione della Regione Sardegna per la trasparenza e la semplificazione dei procedimenti amministrativi. (261)

(Pervenuto il 10 novembre 2006 e assegnato alla prima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

CALIGARIS - COCCO: "Istituzione della banca regionale con relativo registro di sangue di cordone ombelicale". (259)

(Pervenuta il 26 ottobre 2006 e assegnata alla settima Commissione.)

LA SPISA - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - PETRINI - RASSU - SANCIU - SANJUST: "Disciplina per la raccolta, trasformazione delle piante medicinali". (262)

(Pervenuta il 14 novembre 2006 e assegnata alla quinta Commissione.)

VARGIU - MARRACINI - CASSANO - DEDONI - PISANO: "Istituzione del garante del diritto alla salute dei cittadini". (263)

(Pervenuta il 15 novembre 2006 e assegnata alla settima Commissione.)

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione LA SPISA - MILIA - LICANDRO - PETRINI - CONTU - PILI sulla chiusura della comunità Genn'e Murdegu". (358)

(Risposta scritta in data 27 ottobre 2006.)

"Interrogazione PISANO sui notevoli ritardi nell'avvio dei lavori di realizzazione del primo tratto del nuovo tracciato della statale 128 "Centrale sarda" (Monastir-Sorgono-Nuoro) e sul persistere del grave stato di pericolo e di impercorribilità dell'attuale tracciato". (545)

(Risposta scritta in data 27 ottobre 2006.)

"Interrogazione PISU - BARRACCIU - SERRA - CORRIAS - PACIFICO - URAS - DAVOLI - LICHERI - LANZI - FADDA - FLORIS Vincenzo - PIRISI - MATTANA - SANNA Franco - MANINCHEDDA - BALIA - CHERCHI Silvio - MARROCU - CALLEDDA - CUGINI - LAI - SANNA Alberto - SALIS - PITTALIS - CUCCA sulla decisione della direzione delle Ferrovie della Sardegna di sospendere, a partire dal mese di settembre, l'esercizio sulla linea Isili-Sorgono e di trasferire gli oltre 30 lavoratori ivi impiegati presso altre tratte di trasporto pubblico locale". (569)

(Risposta scritta in data 27 ottobre 2006.)

"Interrogazione LIORI - DIANA sul bando di gara per la valorizzazione dell'ex Ospedale marino di Cagliari". (575)

(Risposta scritta in data 27 ottobre 2006.)

"Interrogazione CALIGARIS sull'assunzione degli idonei al concorso pubblico per agente forestale". (651)

(Risposta scritta in data 7 novembre 2006)

"Interrogazione CASSANO - DEDONI con richiesta di risposta scritta, sul blocco degli incentivi in favore del comparto artigianale (legge regionale n. 51 del 1993)". (73)

(Risposta scritta in data 13 novembre 2006.)

"Interrogazione SANNA Matteo sulla necessità di aiutare l'artigianato, settore trainante della Sardegna". (131)

(Risposta scritta in data 13 novembre 2006.)

"Interrogazione AMADU sulle notizie che porterebbero ad una rimodulazione con consistenti tagli alle incentivazioni della Legge n. 51 del 1993 a favore delle imprese artigiane della Sardegna". (151)

(Risposta scritta in data 13 novembre 2006.)

"Interrogazione CASSANO sul blocco degli incentivi a favore del comparto artigianale (legge regionale n. 51 del 1993)". (421)

(Risposta scritta in data 13 novembre 2006.)

"Interrogazione MURGIONI - LADU - GALLUS sulle modalità di espletamento del bando di gara per l'affidamento della realizzazione di una rete del Sistema informativo sanitario regionale (SISAR)". (608)

(Risposta scritta in data 17 novembre 2006.)

"Interrogazione AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio sulla mancata approvazione del Regolamento di attuazione di cui al comma 10 dell'articolo 44 della legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23". (612)

(Risposta scritta in data 17 novembre 2006.)

"Interrogazione DIANA - LIORI sull'istituzione del distretto socio-sanitario della Planargia con sede a Bosa". (613)

(Risposta scritta in data 17 novembre 2006.)

"Interrogazione BIANCU - CUCCA sulla necessità di istituire il distretto sanitario di Bosa, facente capo alla ASL n. 5 di Oristano". (639)

(Risposta scritta in data 17 novembre 2006.)

"Interrogazione CORDA sulle preoccupanti condizioni in cui versa il ponte sul fiume di Padrongianu sulla strada statale n. 125 Olbia-San Teodoro". (665)

(Risposta scritta in data 17 novembre 2006.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di ripristinare la pesca sportiva dalla barca e la pesca subacquea". (674)

"Interrogazione Cuccu Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sui finanziamenti per l'ampliamento dell'Ospedale "Nostra Signora di Bonaria " di San Gavino". (675)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla ripartizione dei fondi ex articolo 72 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 13, per l'anno 2006". (676)

"Interrogazione Cachia, con richiesta di risposta scritta, sul grave stato di pericolo per gli utenti della strada Olbia-Sassari (la "via delle croci")". (677)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sui disagi e sulle gravi conseguenze socio-economiche derivati dalla soppressione di due voli giornalieri Alghero-Roma-Alghero e dal mancato ripristino della tratta Alghero-Ciampino della compagnia aerea Ryanair". (678)

"Interrogazione Giorico, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione di voli di linea Alghero-Roma Fiumicino in regime di continuità territoriale". (679)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla grave discriminazione subita da circa 800 talassemici sardi danneggiati da trasfusioni di sangue non controllato". (680)

"Interrogazione Rassu, con richiesta di risposta scritta, sulla perdita del contributo di 12 milioni di euro stanziato per la realizzazione della Scuola aperta per i servizi di polizia a cavallo a Foresta Burgos, a causa della mancata consegna al Ministero dell'interno, da parte della Regione autonoma della Sardegna, degli immobili e delle aree ubicati nel compendio di Foresta Burgos". (681)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sugli indagati e i detenuti sardi ristretti nelle case circondariali della Penisola". (682)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata ratifica dell'accordo sottoscritto il 19 ottobre 2006 con le rappresentanze sindacali dei lavoratori della formazione professionale". (683)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'attuale operatività della SFIRS e sulla recente nomina del direttore generale". (684)

"Interrogazione Biancareddu - Randazzo Alberto - Amadu - Cappai - Milia - Randazzo Vittorio, con richiesta di risposta scritta, sull'organigramma e le competenze dell'ufficio stampa dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (685)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul master in tecnologie bioinformatiche in corso di svolgimento presso il parco scientifico-tecnologico Polaris e sul nuovo laboratorio di bioinformatica che sarà inaugurato all'interno del parco". (686)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato trasferimento del pronto soccorso della ASL n. l di Sassari nei nuovi locali". (687)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulle presenze registrate nei porti turistici sardi e sulle conseguenze negative derivanti dall'applicazione dell'articolo 4 (Imposta regionale su aeromobili e unità da diporto) della legge regionale 11 maggio 2006, n. 4". (688)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata istituzione del servizio fisso e continuativo di pronto intervento del 118 in località Li Punti, Baddelonga, Marchetto, San Giovanni, Truncu Reale, Villa Gorizia, Viziliu e più". (689)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'attuazione del VI Bando della Legge 25 febbraio 1992, n. 215 (Azioni positive per l'imprenditoria femminile)". (690)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sui metodi di monitoraggio del traffico telefonico alla ASL n. 8 di Cagliari". (691)

"Interrogazione Caligaris - Ibba, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di interventi urgenti per eliminare l'inquinamento e il degrado della spiaggia di Portopaglietto nel Comune di Portoscuso". (692)

"Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sulla grave discriminazione effettuata dalla Giunta regionale nei confronti delle associazioni di consolidata attività nel settore delle bande musicali, dei gruppi strumentali di musica sarda, dei cori polifonici e dei gruppi folkloristici, operata mediante la distribuzione "a pioggia" delle risorse". (693)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, su un eventuale accordo per la fornitura di gas naturale alla Sardegna attraverso il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa e sull'opportunità del mantenimento della partecipazione azionaria della Regione nella società Galsi Spa". (694)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul mancato utilizzo dei nuovi locali del Pronto soccorso presso l'Azienda ASL n. 1 di Sassari". (695)

"Interrogazione Artizzu, con richiesta di risposta scritta, sulla mostra artistica intitolata "URP!" ubicata nei locali dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport". (696)

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'installazione di un sistema di videosorveglianza nel pronto soccorso dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari". (697)

"Interrogazione Murgioni - Ladu - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sul bando di gara per la concessione di strutture turistiche nel Comune di Castiadas". (698)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Sanciu - Sanjust - Rassu sul blocco dei finanziamenti alle 29 società giovanili costituitesi in base alla legge regionale 24 gennaio 2002, n. 1, a causa della richiesta di fidej[s1] ussione da parte della Regione". (206)

"Interpellanza Capelli - Milia sulla recente delibera n. 844 del 21 settembre 2006 di affidamento di un incarico professionale a tempo determinato a un ricercatore per il Centro di referenza Echinococco dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna". (207)

"Interpellanza Ladu - Gallus - Murgioni sullo stato della progettazione integrata". (208)

"Interpellanza Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sulla chiusura del centro di esposizione e vendita dell'ISOLA di Nuoro". (209)

"Interpellanza Ladu - Gallus - Murgioni sull'istituzione del Parco regionale di Tepilora". (210)

"Interpellanza Biancareddu - Cappai - Randazzo Alberto - Amadu - Milia - Randazzo Vittorio sulla recrudescenza dell'epidemia di Blue tongue". (211)

"Interpellanza La Spisa sul bando "POR 2000/2006 - Asse II, Misura 2.4 bando pubblico per l'affidamento degli interventi formativi per le attività culturali sviluppate nell'Asse II - Programma Parnaso". (212)

"Interpellanza Ladu - Gallus - Murgioni sulla pubblicità istituzionale della Regione". (213)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Mozione Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano sulla situazione del trasporto marittimo sardo". (102)

"Mozione Artizzu - La Spisa - Vargiu - Biancareddu - Ladu - Capelli - Cappai - Gallus - Cherchi Oscar - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Floris Mario - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio, sul fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (103)

Commemorazione di ex consigliere

PRESIDENTE. Lo scorso ottobre è scomparso l'onorevole Giuseppe Tocco, componente del Consiglio regionale nella prima e nella quinta legislatura, più volte Assessore, per lungo tempo parlamentare. Figura di spicco nel panorama politico sardo, la sua azione ha attraversato e caratterizzato i primi quattro decenni dell'esperienza regionalistica.

Peppino Tocco era nato a Iglesias, l'11 novembre del 1912, avrebbe compiuto quest'anno novantaquattro anni. Partito giovanissimo per la Toscana, visse a Lucca e successivamente a Pisa. Laureatosi in lettere in quella regione, alternò gli studi alla politica e alla lotta antifascista, entrando a far parte delle brigate partigiane toscane e divenendo membro del Comitato di liberazione nazionale. Tra il 1944 e il 1945 fondò, a Lucca, la prima sezione socialista della città. Rientrato in Sardegna, subito dopo la guerra, cominciò la propria esperienza di professore di lettere e di giornalista pubblicista a "Sardegna Avanti" e per altre testate, affiancando a questa l'impegno politico nel Partito socialista sardo e nazionale, fino a diventare ben presto il più giovane segretario regionale del Partito Socialista Italiano. Candidato alle prime elezioni regionali nel 1949, venne subito eletto ed entrò a far parte della seconda Commissione bilancio, della terza Commissione lavori pubblici, trasporti e turismo e quindi componente della Commissione speciale per la scuola primaria. Sono di quegli anni le sue battaglie in Consiglio per la rottura del monopolio elettrico privato e per lo sviluppo della produzione dell'energia elettrica in Sardegna, insieme a quelle per la soluzione dei gravi problemi nelle miniere del bacino del Sulcis e per l'aggiornamento professionale degli operai dell'industria isolana.

Si dimise una prima volta dal Consiglio regionale nel 1952, in seguito all'elezione a sindaco di Iglesias, ruolo nel quale si impegnò con grande vigore, combattendo energicamente la battaglia per la modernizzazione della sua città. Nel 1965 ritornò tra i banchi del Consiglio regionale e fece parte della quarta Commissione e della quinta Commissione, agricoltura e industria. Peppino Tocco fu anche componente della Commissione speciale per la rinascita, battendosi in prima persona per la nascita del grande polo metallurgico del Sulcis-Iglesiente, preoccupato com'era per l'inizio della parabola discendente delle attività minerarie che fino ai primi anni '60 davano lavoro a decine di migliaia di persone.

Nella sua rinomata attività consiliare sono numerosi i progetti di legge, le mozioni, le interrogazioni e le interpellanze che recano la sua firma: dal progetto di legge sulla ricerca di idrocarburi nell'Isola agli interventi a favore del settore artigianale e turistico, al progetto di legge a favore del settore commerciale. Nel 1967 il suo impegno politico lo condusse a Roma, dove fu eletto prima deputato e poi senatore e dove assunse importanti incarichi non solo a livello parlamentare, ma anche come uomo di governo. Nel 1980 fu, infatti, nominato sottosegretario del Ministero delle partecipazioni statali nel Governo Forlani.

Conclusa nel 1981 l'esperienza parlamentare, si dedicò ai propri studi fondando l'università della terza età, alla quale diede, ormai ultrasettantenne, grande impulso, portandolo ad essere punto di riferimento culturale non solamente a Cagliari e nella provincia, ma in tutta la Sardegna, senza tuttavia allontanarsi dal dibattito politico della sua Isola. Nel 1996 fece una nuova breve apparizione sulla scena politica regionale per uscirne ben presto e tornare agli studi e alle iniziative culturali.

Nel ricordare con commozione il grande impegno civile, sociale e politico del socialista onorevole Giuseppe Tocco e le sue doti umane, giunga ai familiari il cordoglio mio personale e del Consiglio regionale della Sardegna.

Osserviamo un minuto di silenzio.

(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto.)

Discussione della mozione Artizzu - La Spisa - Vargiu - Biancareddu - Ladu - Capelli - Cappai - Gallus - Cherchi Oscar - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Floris Mario - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio, sul fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del

Regolamento (103)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 103, che si configura come una mozione di censura politica, quindi ricadente nelle prescrizioni dell'articolo 118 del Regolamento. Come sapete questo articolo prevede che le mozioni di censura siano discusse tre giorni dopo l'annuncio in Aula. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso di inserire la mozione al primo punto dell'ordine del giorno della seduta odierna, perché la maggioranza non intende avvalersi della garanzia che siano trascorsi tre giorni dall'annuncio, a causa di impegni che impedirebbero al presidente Soru di essere presente alla discussione. Quindi discutiamo per questo motivo e con questa deroga al Regolamento la mozione numero 103, che definiamo semplicemente di censura.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Artizzu - La Spisa - Vargiu - Biancareddu - Ladu - Capelli - Cappai - Gallus - Cherchi Oscar - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Floris Mario - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio, sul fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che:

- l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, Elisabetta Pilia, ha dato le dimissioni dal proprio incarico;

- precedentemente, altri tre Assessori hanno fatto la stessa scelta, manifestando forti critiche al metodo di governo del Presidente;

CONSIDERATO che:

- è facilmente rilevabile un denominatore comune, costituito dall'indisponibilità a proseguire un rapporto di collaborazione basato sull'accentramento dei poteri in capo alla Presidenza;

- la critica mossa dall'Assessore Pilia consiste nell'esplicita denuncia di un "metodo di governo non del tutto consono ai valori che hanno ispirato il programma denominato non casualmente Sardegna insieme";

RILEVATO che:

- siamo di fronte ad una clamorosa e reiterata segnalazione di un problema che non è più riducibile a questioni di rapporto personale tra Presidente e Assessori, ma ad una non corrispondenza tra il programma elettorale e di governo e la sua attuazione;

- la questione assume una chiara ed esplicita valenza politica, implicando la stessa fiducia che le forze della maggioranza hanno assegnato al Presidente;

- il centro-sinistra sardo sta prendendo atto di una diffusa insoddisfazione sui veri risultati dell'azione di governo e, ancor più, di una fortissima difficoltà a mantenere l'unità dell'indirizzo politico;

- il Consiglio regionale è lasciato totalmente all'oscuro dei reali motivi del dissenso che ormai si allarga a gran parte della Giunta e della maggioranza;

- si assiste ad una continua ripetizione di verifiche interne alla coalizione di governo, senza che l'Assemblea legislativa possa valutare alla luce del sole i riflessi sulla politica complessiva della Regione,

impegna il Presidente della Regione

a riconoscere il fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione sarda e a rassegnare le dimissioni. (103).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, colleghe e colleghi, discutere e porre ai voti questa mozione che abbiamo voluto definire di censura politica in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha per il centrodestra un significato che va oltre il semplice atto d'accusa al Presidente della Regione e alla sua maggioranza in relazione al dissesto politico determinato nel centrosinistra dall'abbandono di alcuni tra gli Assessori più rappresentativi della Giunta regionale. Atto d'accusa che affermiamo e proponiamo con decisione, unitamente alla richiesta, che fin da adesso formuliamo, che lei, signor Presidente, lasci il suo incarico, si dimetta e permetta alla Sardegna di avere nuove elezioni e un nuovo Presidente della Regione, più capace di lei di affrontare i problemi gravissimi di questa nostra Isola, che lei ha danneggiato in due anni e mezzo di governo assolutamente inadeguato, gravato da un colossale conflitto di interessi e condizionato da un suo stile che non le consente di intrattenere un rapporto sereno e costruttivo non solo con la sua stessa maggioranza, il che non sarebbe per noi grave, ma, e questo sì è grave e rappresenta una pregiudiziale insormontabile, anche con le forze politiche e con i rappresentanti della società sarda, con il Consiglio regionale e con la Sardegna intera.

A metà legislatura questa mozione è anche l'opportunità per una verifica di quanto è stato fatto, una riflessione su quello che la Sardegna ha avuto da questo Governo regionale e soprattutto su quello che non ha avuto. Con la discussione di questa mozione vogliamo sottolineare e attestare il fallimento del Governo del centrosinistra; un fallimento dimostrato dai numeri, dalle indagini statistiche sul lavoro, sulla povertà, sulla capacità produttiva delle imprese, sul tasso di qualità della vita dei sardi.

In effetti, gli eventi degli ultimi giorni vanno al di là della situazione fotografata dalla mozione, che si fermava, nove giorni fa, alla grave crisi politica e istituzionale determinata dalle dimissioni dell'assessore Pilia, l'ennesimo episodio, l'ennesimo abbandono e, come sempre, l'ennesimo atto d'accusa. Gli assessori Pilia, Dessì e Pigliaru, per non parlare della prima vittima, l'allora assessore dell'agricoltura Addis, hanno lasciato il loro incarico e se ne sono andati sbattendo la porta. E appena un attimo dopo che la porta era chiusa, hanno parlato e hanno lanciato accuse pesanti come macigni, aprendo un ampio varco nella conoscenza di quello che effettivamente accadeva nelle stanze di viale Trento, del clima che vi si respirava e di altri aspetti che meritano di essere esaminati.

L'assessore Dessì ha rimandato le sue dimissioni a un fatto di correttezza, invocando, excusatio non petita, il proprio attaccamento a regole di trasparenza e rigore amministrativo. Non si trattò, in quel caso, di un'impennata d'orgoglio da parte di un tecnico sui generis, in realtà molto più politico che tecnico, poco abituato ai riti della politica e poco disposto ad apprenderli sulla propria pelle. Si trattò, invece, di una bocciatura da parte di Dessì, il quale, fino a prova contraria, che non è arrivata, parlava anche a nome del partito di cui è dirigente. Bocciatura dell'operato del Presidente, del suo modo di intendere e realizzare il programma, della sua disponibilità a rispettare regole basilari.

L'ex assessore Pigliaru, un docente prestato alla politica su invito dello stesso presidente Soru, poi da lui utilizzato come foglia di fico per coprire operazioni di bilancio da casinò - resterà storica l'iscrizione in bilancio di soldi inesistenti, derivanti dal fantomatico e infatti mai realizzato recupero di IVA, IRPEF e IRPEG -, ha affermato, in sostanza, al termine della sua esperienza in Giunta, di non condividere né il metodo né il merito dell'impronta che il Presidente vorrebbe dare alle riforme.

Concludendo, sono altre le questioni che dovrebbero avere la priorità e che richiederebbero un lavoro congiunto e una continuità organizzativa. E il problema, affermava ancora nella sua lettera di dimissioni, non è comunque solo la distribuzione dei poteri, ma il loro uso. Già, l'uso dei poteri e, se mi permette, signor Presidente, l'uso del potere che lei intende in modo del tutto singolare.

L'assessore Pilia, infine, ha rassegnato le dimissioni - a sorpresa, ha detto il Presidente della Regione - facendo riferimento alla mancanza di collegialità, a una sostanziale impossibilità di condurre serenamente il proprio lavoro in dignità e rispetto dei ruoli e delle persone, al centralismo esasperato del "signore" di viale Trento. Proprio in quei giorni si è aperta a Cagliari una mostra organizzata dall'assessore Pilia, dentro la quale forse si può intravedere assai più di quello che esplicitamente viene esposto al pubblico. Il titolo è "URP!" che è, sì, un acronimo, ma può essere anche interpretato come il vocabolo onomatopeico che indica il suono emesso da colui che cerca di soffocare in gola parole che non può pronunciare. Credo che l'assessore Pilia l'abbia vissuto più nella seconda maniera, che nella prima. Preoccupazione che evidentemente non si è posta il Presidente, il quale ha attaccato il suo ex Assessore, proprio su quella mostra, per un fatto relativo a fotografie di uomini nudi e copertoni di automobili esposte nelle sale dell'Assessorato, oltre che per un buffet generosamente offerto all'inaugurazione.

Solo una questione di foto osé, copertoni e rinfresco? Certamente no! Solo una questione fisiologica, come l'ha definita il presidente della Regione? Non crediamo! I tre Assessori hanno dato vita, e alcuni dei superstiti forse li stanno per seguire, a una fuga da Alcatraz, all'evasione da un sistema che li stritolava e nel quale non si riconoscevano, anche perché quegli Assessori sono tutti a rischio, dichiarava rassicurante giorni fa il presidente Soru ai giornali, e vivere con la consapevolezza di essere sempre a rischio nell'esercizio del proprio lavoro non è certo la condizione più favorevole affinché quel lavoro sia svolto nel modo migliore. Dessì è un alto dirigente dei D.S., gli altri due Assessori erano espressi addirittura dal partito del Presidente, Progetto Sardegna, dal quale era precedentemente uscita un'altra punta di diamante, Paolo Maninchedda.

La crisi insomma c'è, profonda, e merita riflessione. Il Presidente della Regione viene scaricato e messo sottoaccusa da coloro che fin dall'inizio condividevano il suo progetto, la sua avventura politica. Poi, nel mezzo di questa crisi lacerante, è arrivato il caso Saatchi & Saatchi, l'appalto dell'anno, anzi il padre di tutti gli appalti, circondato da perplessità, polemiche, accuse, circostanze poco chiare che, infatti, noi dell'opposizione vogliamo chiarire. E' opportuno creare una commissione d'indagine su quanto è accaduto e spero che a desiderare chiarezza non sia solo il centrodestra, ma siano anche i colleghi della maggioranza, perché qui non si vuole accusare aprioristicamente nessuno, ma la chiarezza è dovuta. Ma la maggioranza che, tranne qualche rara eccezione riconducibile ad amicizie personali e forse anche a rapporti di lavoro con il Presidente, su questa vicenda furbescamente tace e osserva in silenzio. Il 21 novembre, organi di stampa rendono noto che il maxiappalto è stato vinto dalla Saatchi & Saatchi. Il 22 novembre, il Presidente della Regione lo conferma e anzi si dichiara soddisfatto per la vittoria di Saatchi & Saatchi, perché - dichiara all'Ansa - ritiene che il suo sia il progetto migliore tra quelli che hanno partecipato alla gara. Ovvio, quindi, che due giorni dopo, giovedì 24 novembre, i consiglieri di centrodestra, esercitando il proprio diritto ispettivo, siano del tutto convinti di poter finalmente visionare gli atti della gara, evidentemente conclusa, almeno nelle sue parti essenziali, se lo stesso Presidente della Regione, che non aveva alcun ruolo in quella commissione esaminatrice, ne conosce già l'esito e anche alcuni dettagli, riferiti ai giornalisti, quale ad esempio il titolo del progetto vincitore, "Porta il tuo sogno" ("Sa, abbiamo tutti bisogno di sognare", diceva il Presidente al cronista), nonché i vantaggi dell'offerta rispetto a quelle presentate dagli sconfitti. Ovvio, ripeto, e anche del tutto legittimo aspettarsi di poter visionare gli atti.

E invece no, davanti a consiglieri regionali di opposizione, i funzionari della Presidenza della Regione si comportano come alcuni intervistati che finiscono sotto il tiro delle "Iene": risposte evasive, rimandi ad alti funzionari che, guarda caso, non sono in sede, perdite di tempo, quello non c'è, quell'altro è a Roma, io non ne so nulla, il tale è sospeso dall'incarico per effetto di una sentenza del Giudice del lavoro, ma resta comunque al suo posto, però ora è fuori sede e non ha il telefonino, e altre pagine della commedia! Fino al fatidico verdetto: "Non potete vedere gli atti, perché il procedimento non è ancora concluso". Domanda elementare, presidente Soru, non per voler pensare al male: ma se il procedimento non è ancora concluso, come fa lei a conoscerne già l'esito e anche alcuni rilevanti dettagli, tanto da commentarli sui giornali e sulle agenzie di stampa?

Presidente Soru, lei è certamente un uomo dai mille talenti, molti già noti, altri ancora da scoprire. In questo caso, mi pare di poter dire che nella migliore delle ipotesi ci troviamo davanti, e non è la prima volta, a un classico caso di quella forma di capacità divinatoria che gli esperti del paranormale hanno definito "preveggenza retroattiva", attribuita a colui che è per alcuni il principe dei veggenti, per altri un abilissimo impostore: mi riferisco a Michel de Notre-Dame, in arte Nostradamus, il più famoso e importante scrittore di profezie della storia. Lei, signor Presidente, potrebbe diventare il Nostradamus della politica: come il veggente, parla infatti in modo criptico, mostra di conoscere eventi futuri che in realtà si sono già svolti, emette verdetti che sembrano precisi e circostanziati, ma che in realtà si prestano a tutte le possibili e immaginabili correzioni in una fase successiva, quando della profezia si sarà svelata la scarsa attendibilità. Come Nostradamus, il Presidente ama parlare per mezzo di quartine profetiche, le centurie, che non si capisce se riguardino il passato, il presente o il futuro, immagini reali o trasposizioni spirituali; sembrano scritte e pronunciate per poter essere sempre rimesse in discussione. "Sarò il signor Nessuno" disse all'inizio della legislatura, in una delle sue più celebri centurie, che nessun esegeta sa ancora interpretare in modo attendibile. Non si capisce, cioè, se quel Nessuno lo si debba riferire alla sua persona, in relazione alla sua capacità di lasciare un segno positivo nella storia autonomistica della Sardegna, oppure se lei conta di essere così abile da svincolarsi dalle sue stesse responsabilità da rendere impossibile ricondurre a lei i disastri compiuti, tanto da poter un giorno sentir dire: "Chi è stato? Nessuno!"

Altra centuria: "Risolverò presto e bene il mio conflitto di interessi". Anche qui esegesi e fantasia a lavoro! Il Presidente si riferiva a una sua retta intenzione di non avere vantaggi personali dal suo ruolo di governo oppure il suo intendimento era quello di mettere a tacere tutte le voci che contro questo possibile conflitto si sarebbero levate dentro quest'Aula e fuori di essa? I maligni propenderebbero per la seconda ipotesi, è chiaro. Il centrosinistra accusava Berlusconi di essere in una posizione tale, rispetto al suo conflitto di interessi, da dover uscire dalla riunione del Consiglio dei ministri ogni volta che fosse in discussione un argomento legato alle sue attività imprenditoriali. Lei, invece, ha inaugurato una nuova prassi: resta e fa uscire gli altri!

Ancora un esempio: il Presidente affermò che questa sarebbe stata la legislatura delle riforme. Ma quali riforme? Quelle che dovrebbero rendere la Regione più moderna e attrezzata alle sfide del futuro, mediante strumenti statutari e legislativi adeguati, o quelle finalizzate a togliere ai sardi la possibilità di parteciparvi, di dire la loro, per rinchiudere le riforme all'interno del Palazzo, dando ad esse la chiara impronta di un potenziamento del centralismo del Presidente, come denunciato dallo stesso professor Pigliaru? Il quale, andandosene, ha chiarito ciò che noi dell'opposizione già da prima dicevamo, e cioè che scorporare la programmazione dal bilancio avrebbe di fatto accresciuto e reso incontrollabili ed eccessivi i poteri in capo al Presidente. Certo, finché non sono gli eventi a far luce sulle profezie resta l'equivoco e l'ambiguità e si potrebbe anche pensare che le centurie abbiano una valenza profetica che in realtà non hanno.

E per non andare troppo oltre, la favola della "vertenza entrate", la centuria più complicata da interpretare, utilizzata demagogicamente in campagna elettorale contro il Governo allora in carica e trasformatasi, poi, in una bufala, anzi in un'arma a un solo taglio che consente al Governo attuale di scaricare sulla Sardegna l'enorme peso di settori di fortissima spesa in continua e inarrestabile espansione, che rimanda ai prossimi vent'anni il recupero del pregresso e che, ultimo capolavoro, viene addirittura dimenticata quando la finanziaria stessa arriva in Parlamento. Mentre si attende la finanziaria, quella regionale, che arriverà anche questa volta in ritardo, si mostrano in tutta la loro evidenza i punti più critici dell'economia e della società sarda: l'occupazione è in calo, in forte calo, e i conteggi di parte sono destinati a essere smentiti non dall'opposizione, ma dall'ISTAT. Si è di fronte allo scoraggiamento dei giovani e dei disoccupati che, come accade in altri settori e in altri campi, non hanno più fiducia nei meccanismi di un mercato del lavoro asfittico e che nella migliore delle ipotesi offre solo precarietà e lavori irregolari, se è vero che il numero delle persone in cerca di occupazione passa da 91 mila a 70 mila nella comparazione tra il secondo trimestre 2005 e il corrispettivo trimestre del 2006. E' importante, infatti, evidenziare che la forza lavoro cala di 12 mila unità, passando da 694 mila a 682 mila, determinando un tasso di attività pari al 58,6 per cento, 1,1 punti percentuali in meno dell'anno precedente. Il decremento della forza lavoro ha interessato in particolare la componente più debole, quella femminile. Infatti, se il valore riferito ai lavoratori uomini è rimasto pressoché costante, il dato femminile ha registrato, invece, un vistoso calo, con un tasso di attività che si attesta al 44,1 per cento. A fronte di tutto ciò, l'obiettivo individuato dall'Unione Europea, nella Conferenza di Lisbona per le Regioni, è quello di raggiungere, entro il 2010, un tasso di occupazione pari al 70 per cento. In Sardegna, per rispettare questo obiettivo, che dovrebbe garantire, tra l'altro, una nostra vera integrazione europea, dovremmo registrare, in quattro anni, un incremento medio altissimo, che è del tutto irrealizzabile e perfino impensabile. Una sfida impossibile, dato che lo stato della nostra economia e del nostro mercato del lavoro vede la Regione sarda non solo non attrezzata e non pronta, ma neanche credibilmente in corsa.

A seguito della pubblicazione dei dati ISTAT, relativi al secondo trimestre 2006, emerge inoltre il drammatico calo, in valori assoluti, degli occupati del settore manifatturiero, di ben 9 mila addetti rispetto al corrispondente dato dell'anno precedente. Il totale è passato, infatti, da 147 mila a 138 mila, toccando il minimo storico delle ultime dieci rilevazioni effettuate con la nuova metodologia che l'ISTAT ha adottato nel 2004 per seguire le prescrizioni Eurostat. Il calo del comparto manifatturiero ha interessato sia i dipendenti (meno 5 mila addetti) sia gli autonomi (meno 4 mila addetti), determinando un calo che mette la Sardegna al di sotto della stessa media del Mezzogiorno d'Italia.

Ancora, appare significativo rilevare che nell'unica disaggregazione possibile dei dati del manifatturiero, industrie e costruzioni, il calo più evidente si registra nel comparto delle costruzioni, che in un anno perde ben 7 mila dei 9 mila addetti del settore. La Sardegna non solo è in ritardo rispetto agli obiettivi di Lisbona sui diversi parametri, ma registra una regressione preoccupante, che evidenzia una stagnazione dell'economia e la persistenza di una questione sociale che imporrebbe immediate iniziative politiche e legislative. Esiste un'autentica emergenza sociale, oggi, in Sardegna. L'andamento del lavoro e dei settori trainanti, che è fortemente negativo, si trasforma in una realtà ad alta sofferenza. La CISL segnala che ci sono 300 mila poveri, che non sanno che farsene, se manca il pane, delle bande larghe, delle bande strette, di guardare Internet anche nei fondi del caffè. "Cominceremo dagli ultimi" aveva detto il Presidente della Regione, in avvio di legislatura. Ha cominciato, li ha resi ancora più ultimi, ancora più poveri, ancora più lontani dalla speranza e molti hanno anche ripreso ad emigrare. In Sardegna torna d'attualità il problema dell'emigrazione, non più solo in riferimento alle comunità che vivono in continente e all'estero da anni, da decenni e da generazioni, ma anche e soprattutto in relazione ai giovani che partono oggi. Ricorda, Presidente, uno dei suoi slogan elettorali? "I nostri giovani non emigreranno più, semmai se andranno a lavorare all'estero sarà per esportare le loro competenze e professionalità". Per ora stanno esportando povertà e disperazione!

Al 16 ottobre, nemmeno il 30 per cento delle entrate del bilancio erano state impegnate.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Artizzu, ha impiegato venti minuti, prego.

ARTIZZU (A.N.). Non è certo questo il modo per dare risposte immediate, credibili e rassicuranti a una regione a cui sta mancando l'ossigeno.

Concludo, signor Presidente, dicendo che non sarebbe opportuno ricondurre la responsabilità di tutto questo al solo Presidente della Regione. Il fallimento al quale nella mozione facciamo riferimento è il fallimento del presidente Soru, ma anche dell'intero centrosinistra che lo ha sostenuto e che ancora oggi continua a sostenerlo.

Presidente Soru, con questa mozione, le chiediamo di prendere atto di questo fallimento, in qualità non solo di Presidente della Regione, ma anche di capo della coalizione, e di dimettersi. Grazie.

PORCU (Progetto Sardegna). Dai che non dici sul serio!

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che hanno a disposizione dieci minuti per ciascun intervento. Ricordo anche che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare è il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, è il caso di dire: "E 4, colpito e affondato!" Sembra di essere di fronte a una battaglia navale di giovanile memoria, quando spensieratezza e goliardia la facevano da padrone. Quattro sono gli Assessori colpiti e affondati nell'arco di appena un anno, ben tre nell'arco di sessanta giorni. Due mesi sono trascorsi in un crescendo di emozioni e contrapposizioni che la dicono lunga sui progetti, sui programmi, sui metodi, sulla tenuta di questa Giunta e di questa maggioranza in rapporto non tanto agli accordi stipulati tra queste forze politiche e la società civile, dalla quale hanno attinto importanti risorse umane via via eliminate senza nemmeno un "grazie", quanto agli impegni assunti nei confronti dei cittadini sardi, delle famiglie, delle imprese, delle singole comunità locali, dell'intera Sardegna, che vedono giorno dopo giorno allontanarsi la speranza di mantenere il passo con le regioni d'Italia e d'Europa più evolute e allungarsi la lista dei disoccupati e dei poveri, ai quali questa Giunta, questa maggioranza e purtroppo anche questa Assemblea non sanno dare risposte adeguate e soddisfacenti.

I ritmi e i contenuti della politica, i rapporti tra Presidente e Assessori, tra Giunta e Consiglio regionale, tra maggioranza e opposizione non sono assimilabili, nemmeno negli approcci, ai riti e ai contenuti che vigono nell'impresa e nelle aziende, dove c'è chi comanda e chi esegue, spesso tacendo. E' quello che succede quando ricorriamo al detto popolare: "Attacca il cavallo dove vuole il padrone". In politica, nella guida delle istituzioni democratiche, nel governo della cosa pubblica, dove operiamo su mandato popolare, non ha ragione di esistere, non trova spazio, non può trovare accoglienza né una tale visione né una tale pratica, tanto meno una tale dimensione formativa e culturale, perché alla lunga - lo si è provato altre volte - si è rivelata una pratica, una logica, una dimensione perdente.

In politica, nel governo della cosa pubblica, occorre avere e praticare la cultura dell'ascolto e della mediazione tra i vari e talvolta contrapposti interessi della società civile. Sono dati e regole auree che si hanno, si acquisiscono e si affinano con la pratica e l'esperienza, mettendo in gioco quotidianamente la nostra intelligenza, la nostra cultura, il nostro animo, spesso con rinunce e sacrifici personali che trovano compensazione e componimento nell'interesse generale di quanti ci hanno chiamato a rappresentarli.

Nelle questioni oggi all'attenzione di questa Assemblea, connesse alle dimissioni di tre Assessori e al dimissionamento del quarto componente della Giunta, questi elementi di giudizio non li rinveniamo. La mia non è e non vuole essere una critica aprioristica e, secondo questo mio ragionamento, i termini della mozione che stiamo discutendo sono forse troppo carichi di contrapposizione politica, seppure corretta nel merito. Dico questo perché se il presidente Soru, nelle vicende dei quattro Assessori silurati, avesse messo in campo lo strumento della mediazione certamente non ci sarebbe stata la frattura che c'è tra maggioranza e opposizione, che pure è nelle cose, ma non ci sarebbe stata la frattura che è palese nella stessa maggioranza.

E' inutile negarlo, non c'è dialogo, non c'è confronto, si discute e si parla per slogan, avanza imperterrita la schiera dei cortigiani e degli adulatori. Mi torna in mente la favola "La volpe e la cornacchia", in cui la cornacchia, adulata dalla volpe che decantava la sua voce, lasciò cadere il formaggio che aveva in bocca e che l'astuta volpe si mangiò in un sol boccone. Presidente Soru, non vorrei, e mi dispiacerebbe per la stima che porto alla sua persona, che anche lei cadesse in un simile trabocchetto: lasci perdere gli adulatori più o meno interessati e dedichi un po' del suo tempo alla pratica dell'ascolto, che è la via maestra per la soluzione dei problemi, nel nostro caso per la soluzione dei problemi della Sardegna e dei sardi che per questo le hanno dato un ampio, amplissimo mandato. La cultura dell'ascolto rappresenta il requisito fondamentale di ogni organizzazione civile, ma soprattutto delle organizzazioni dei partiti politici. Tutto ciò avviene nel più ampio rispetto dei valori dell'uomo, della democrazia e della libertà, nella solidarietà e nella responsabilità, nel rispetto soprattutto delle opinioni e nel ripudio dell'imposizione della propria ideologia e della propria prassi. Un elemento fondamentale è rappresentato, nel rapporto con i cittadini, dalla conoscenza reale e obiettiva dei problemi che emergono dall'evoluzione sociale e che assillano la comunità.

Questa evoluzione riguarda anche i programmi di governo. Non si può continuare a dire: "Io ho un programma di governo, vado avanti", senza che vi sia neanche la possibilità per il popolo di giudicare e revocare l'incarico che è stato dato sulla base del programma presentato agli elettori durante la campagna elettorale. Diventano fondamentali il confronto dialettico sulle proposte diuturne, quotidiane e sulle opinioni, il modo di gestire il potere, collegialmente e come servizio alla comunità, e la partecipazione dei cittadini ai problemi che riguardano tutti e che non sono prerogativa di nessuno. L'istituzione, l'organo di governo non è totalizzante né definitivo, ma è semplicemente uno strumento per raggiungere il fine di concorrere insieme agli altri a tutti i gangli della società civile su soluzioni condivise. Quando le istituzioni entrano in conflitto tra loro non rappresentano più la piena volontà popolare e non assicurano il miglior funzionamento degli organi rappresentativi, tutti espressione diretta della volontà popolare. Ecco perché occorre uno sforzo straordinario di approfondimento e di ricerca delle risposte più adeguate, tenendo conto delle opinioni di tutti.

Nel presidenzialismo la necessità più lapalissiana è rappresentata dal fatto che ci vuole collegialità, un continuo raccordo tra Presidente e Consiglio, tra Presidente e maggioranza, la quale deve concorrere insieme a lui a definire gli indirizzi politici, lasciando ovviamente per intero al Presidente la responsabilità di governo. Quando, all'inizio, abbiamo parlato di presidenzialismo temperato e non rafforzato, a questi principi ci siamo ispirati e ci ispiriamo. Il problema ovviamente non è giuridico, non è quello di dire: "Io ho queste responsabilità e le esercito", ma è squisitamente politico. Se a tutto ciò aggiungiamo l'idea, secondo me malsana, che al Presidente corra l'obbligo non soltanto di governare, ma anche di indicare le linee guida dello sviluppo e, infine, di proporre le riforme istituzionali, allora ci troviamo di fronte a un caos pericoloso dal quale non so come ne usciremo, così come non so quale sarà la portata storica di questo nostro modo di agire.

Il problema, però, guardate, colleghi del Consiglio, non è Renato Soru, che fin dalla sua candidatura ha chiaramente detto quale sarebbe stato il suo metodo di governo, indicando anche il sistema elettorale più congeniale al suo modo di concepire la politica e i rapporti con gli alleati e le istituzioni. Il problema sono i partiti politici, prigionieri delle loro paure e incapaci di individuare con fantasia idee e percorsi mediatori degli interessi in campo, delle reali funzioni e della dignità delle rappresentanze politiche. Quello che sta avvenendo in Calabria lo vediamo tutti: tra poco il presidente Loiero sarà mandato a casa, ma perché lì c'è ben altra dignità.

Fatte queste riflessioni, rimane la domanda: l'uscita di scena di quattro Assessori, la loro sostituzione, uno alla volta, in regime presidenziale e presidenzialista è crisi politica, è crisi della maggioranza, è crisi della coalizione di governo? Non è certamente un semplice avvicendamento, come lo ha definito in maniera minimalista il presidente Soru ai partiti di maggioranza; non avviene secondo la metodologia del passato, ma ha la stessa valenza - pensateci bene - delle cinque Giunte Palomba e delle tre Giunte Melis, che governarono per un'intera legislatura cambiando sempre composizione.

Qual è, allora, la differenza tra l'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio regionale e l'elezione diretta da parte dell'elettorato? Quali sono i ribaltoni che non avverrebbero più? Siamo in presenza di una profonda crisi politica, di una profonda contrapposizione di metodo e di sostanza all'interno della Giunta regionale, c'è uno scollamento ideologico ormai irreversibile. Non abbiamo, però, la necessità delle dimissioni del Presidente per porvi rimedio. Non siamo catastrofisti, ma è necessario e opportuno riscrivere insieme le regole per riequilibrare innanzitutto i poteri. Io credo che anche il presidente Soru darà, questa volta, un contributo che non sarà di facciata, ma di sostanza politica.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, colleghe e colleghi, le dimissioni degli Assessori della pubblica istruzione, Elisabetta Pilia, della programmazione, Francesco Pigliaru, e della difesa dell'ambiente, Tonino Dessì, hanno confermato, seppure con diverse motivazioni, tutte però contenenti segnali di malessere, la crisi del sistema maggioritario, del presidenzialismo e dei poli, sempre più evidentemente aggregazioni a fini elettorali.

Nonostante i tentativi di nasconderne e sminuirne il significato politico, queste dimissioni hanno soprattutto riproposto la necessità di un'approfondita riflessione sulle difficoltà, sulle contraddizioni e perfino sulle assurdità di un sistema che ridimensiona drasticamente la democrazia partecipata, crea contrapposizioni senza precedenti tra le istituzioni e compromette anche i rapporti all'interno delle coalizioni e dei partiti, azzerando persino la pratica della solidarietà tra coloro che sono chiamati a fare squadra e avrebbero quindi l'interesse a vedere ottimizzati la professionalità, il lavoro, le qualità umane di un collega per raggiungere il fine comune. Quanto avvenuto negli anni precedenti nelle assemblee civiche e nei consigli provinciali avrebbe dovuto far recedere dal disegno di applicare quella che viene chiamata "matura democrazia", ma che è in realtà il sistema migliore per azzerare, non il consociativismo, come si voleva, ma piuttosto il sempre auspicabile confronto tra portatori di idee e valori differenti.

Mi preme subito sgombrare il campo da eventuali fraintendimenti, spesso gratuitamente caldeggiati per leggere in modo interessato le riflessioni critiche, su un sistema che in quanto proporzionalista e parlamentarista convinta non posso condividere. La mozione di censura, che trova forse qualche giustificazione nel gioco dei ruoli e nell'esibizione muscolare dei poli, non è certo lo strumento migliore per favorire la riflessione sulla crisi del maggioritario, voluto fortemente dalla maggior parte dai partiti di centrodestra, nonostante alcuni nel passato, e lo dico soprattutto all'onorevole Ignazio Artizzu, siano stati strenui difensori del sistema proporzionale. Voterò, quindi, senza alcun tentennamento contro la mozione, perché, al di là dell'infondatezza materiale, appare anche inadeguata per motivi di ragionevolezza e utilità. Sono convinta che senza una diversa legge elettorale, che sostituisca quella liberticida e illiberale in vigore, e senza il nuovo Statuto, cioè senza regole condivise, in grado di ripristinare il confronto democratico e un equilibrato rapporto tra legislativo ed esecutivo, non solo non si esce dal tunnel del decisionismo e dell'autoritarismo strisciante, ma, con un Presidente meno attento di quello attuale e non altrettanto in buona fede, si rischia di finire in una situazione davvero difficile e preoccupante per la crescita civile e sociale della nostra realtà regionale.

In questo contesto, anche i cosiddetti rimpasti mi sembra che non abbiano proprio senso. Le avvisaglie, comunque, non mancano; ho l'impressione che, nonostante tutto, si intenda procedere facendo finta che nulla sia accaduto e ignorando il dibattito, finalmente avviato con accenti critici nei partiti, compresi quelli della sinistra, ai quali appartengo. L'esperienza delle amministrazioni locali e quella regionale devono servire a ragionare in modo più approfondito sulla forma di governo che il Consiglio desidera condividere, mettendo da parte modelli mutuati da altre situazioni storico-culturali, oppure creati con finalità differenti rispetto agli ideali condivisi più ampiamente o addirittura costruiti sulla base di studi teorici e adatti esclusivamente alle riflessioni derivanti da ipotesi di laboratorio.

Mi auguro che la legge statutaria, che il Consiglio dovrà approvare, non si ponga l'obiettivo, con inaccettabili forzature, di modificare, senza un ampio dibattito dentro e fuori le istituzioni e nei partiti, principi e regole sanciti dallo Statuto vigente; non può neanche ignorare i contenuti del dibattito che nel Paese e nel mondo si sta imponendo sul ruolo e la funzione della politica al femminile. E' indispensabile, innanzitutto, che in un'ottica davvero riformatrice gli atti della Regione siano improntati alla differenza di genere come valore intrinseco, ed è pertanto imprescindibile che il Vicepresidente della Regione abbia la delega alle pari opportunità. Mi sembra, inoltre, restrittivo che dopo l'esperienza della parità nella Giunta di Renato Soru si propenda per una rappresentanza femminile nel Governo pari a un terzo. Ci troveremmo, così, fuori da qualunque realtà autenticamente innovativa e in contrasto con le aspirazioni delle donne sarde; soprattutto, la tredicesima legislatura rivelerebbe una forte miopia legislativa con la testa rivolta all'indietro.

Ritengo, quindi, utile mettere in evidenza, anche se in modo schematico, le questioni di maggiore sofferenza del sistema. Intanto il confronto tra organo esecutivo e organo legislativo è talmente deteriorato da essere quasi inesistente; all'esterno appare evidente che 85 consiglieri sono troppi, ma lo sono anche 80 o 60, sminuiti nel ruolo e nella funzione legislativa, visto che le prerogative di un capo dell'Esecutivo forte e autorevole costituiscono un freno al processo riformatore. Si favorisce, in definitiva, chi ritiene che il compito delle Assemblee sia solo quello di recepire, giustificandolo, e quindi con una ratifica, quanto decidono i responsabili delle Giunte. Un concetto quest'ultimo che nega agli eletti i compiti di compartecipazione alle scelte, agli indirizzi e al controllo.

In secondo luogo, all'interno di questa logica è evidente il tentativo di proseguire la campagna di demonizzazione e denigrazione dei partiti, inficiando l'articolo 49 della Costituzione. A questo proposito ricordo che, quando venne presentato il listino rosa, mi fu rimproverato di avere indicato la mia appartenenza allo S.D.I., in quanto si sosteneva, secondo me sbagliando, che il listino fosse frutto esclusivamente della volontà del Presidente e non anche di quella dei partiti della coalizione. Non potevo, allora, immaginare che il maggioritario e il presidenzialismo richiedessero il mio contributo quasi esclusivamente per alzare la mano e per votare rosso o verde a richiesta del portavoce della coalizione. Sono, invece, sempre più convinta del ruolo insostituibile dei partiti nella società e nelle istituzioni, a garanzia della democrazia partecipata. Per questo motivo ho ripetutamente chiesto - inascoltata - la convocazione dei consiglieri di maggioranza. In quella sede, con Presidente e Assessori si sarebbero approfonditi, tanto più a metà legislatura, gli aspetti programmatici, individuate le nuove priorità e affrontate le diverse criticità esistenti all'interno della Giunta e tra l'Esecutivo e il Legislativo. Invece si procede in modo del tutto diverso.

Si è assistito, infine, a una non qualificante diatriba sulle collegialità, dimenticando che anche gli Assessori non sono stati scelti esclusivamente dal Presidente - anch'egli peraltro espressione di un partito con propri valori -, ma rispondono tutti a connotazioni chiaramente partitiche. Non si può, del resto, attribuire esclusivamente a un Presidente il compito di fare sintesi…

PRESIDENTE. Se è necessario, onorevole Caligaris, le concedo qualche secondo ancora per concludere, poi il microfono si spegnerà automaticamente. Ricordo che ci sono ventidue iscritti a parlare.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Dicevo che non si può attribuire esclusivamente al Presidente il compito di fare sintesi, in primo luogo perché, appunto, è portatore dei valori di una componente della coalizione e deve essere in Giunta un primus inter pares, in secondo luogo perché corre il rischio di assumersi responsabilità che non ha. C'è anche una terza possibilità, cioè che la sintesi diventi imposizione di scelte individuali non condivise e non contemplate nel programma.

La mia preoccupazione personale è, infine, che il futuro possa riservarci amare sorprese e si possano più facilmente travalicare i valori etici alla base di qualunque forma di governo. Grazie.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a stare nel tempo stabilito, così si evita al Presidente di dover decidere se concedere o no qualche secondo in più. Stabiliamo che il tempo finisce quando il microfono si spegne. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Se ci trovassimo in un'altra epoca, le recenti accuse che l'Assessore dell'ambiente, Tonino Dessì, ha rivolto al Presidente della Regione, dicendo tra l'altro che sul piano dell'onore personale e politico non si considera un suo pari, sarebbero equivalse a una sfida a duello, senza lasciare allo sfidato nemmeno la scelta dell'arma. Dessì non è tenero neppure con il suo partito, per come lo ha difeso e soprattutto per come non lo ha difeso.

In questa brevissima sintesi, a nostro giudizio, ci sono l'alfa e l'omega di un'esperienza politica che in un'altra circostanza abbiamo definito da coma irreversibile. C'è un Governo regionale debolissimo, con la pistola puntata alla tempia, e un Presidente che gioca alla roulette russa. "Gli Assessori sono tutti a rischio", ha dichiarato recentemente, e anche se il voto di fiducia non è previsto nel nostro Regolamento parlamentare, c'è dall'altra parte una maggioranza costretta ad andare avanti a colpi di fiducia, chiamata a votare tutto e subito a scatola chiusa, di giorno, di sera e di notte, com'è accaduto per il Piano sanitario, seguendo le improvvise ondate di un'agenda politica segreta, che nessuno conosce o non è in grado di decifrare, men che meno di prevedere. Siamo ormai in piena emergenza democratica. La maggioranza ha perfino smesso di cercare giustificazioni a questa pericolosa deriva politica e istituzionale. Verifica, tagliando, aggiornamenti del programma e incontri tematici nei territori sono termini ormai spariti dal lessico dei suoi esperimenti. Non si rende conto che queste foglie di fico, come diceva il collega Artizzu, non sono più sufficienti per nascondere le vergogne e anzi finiscono per rendere comica una situazione che è tragica.

Nessuno crede alla concatenazione diabolica di episodi diversi che, invece, il Presidente sostiene in splendida solitudine: "La Addis andava sostituita, a Dessì ho intimato di dimettersi, Pigliaru ha sbagliato e la Pilia era stanca". Nessun pretoriano del partito o "non partito" del Presidente crede a questa riduzione della crisi politica a semplice raffreddore. Sembra di essere tornati ai tempi della glaciazione comunista dell'Unione Sovietica, quando, se ricordate, il Presidente morente non era tale, ma aveva un semplice raffreddore, e la radio di Stato trasmetteva per giorni interi inni patriottici e marce militari, fino all'annuncio definitivo: la morte del segretario. Nessuno crede alla tesi degli Assessori superstiti, ma tutti a rischio, come ricorda il Presidente, che dicono di aver sempre lavorato con collegialità e di non essersi accorti che stava accadendo qualcosa. Tutti colpiti nella stessa misura dalla sindrome di Stoccolma e, peggio, vittime di una situazione che ricorda le pagine più nere del terrore staliniano. A esecuzione avvenuta, i membri del Politburo continuavano a lavorare come se niente fosse, mentre l'apparato provvedeva a sbianchettare le foto di gruppo, eliminando il compagno estinto. Solo la terribile efficienza del comunismo russo ha impedito, per quasi settant'anni, che venissero a galla questi orrori e queste menzogne, ma la democrazia, per fortuna, ha reso molto più corte le gambe delle bugie e ancora più grottesca la figura di chi spaccia per verità, negando l'evidenza.

Nessuno crede alle bugie di Soru e dei suoi imbarazzati sodali, insomma, perché tutti sanno come stanno davvero le cose. Abramo Lincoln, signor Presidente, diceva: "Si può imbrogliare qualcuno qualche volta, ma non tutti tutte le volte". Noi diciamo che i sardi sono stati imbrogliati fin dal 2004 e che è arrivato il momento di porre fine a questo gigantesco imbroglio, che è cominciato, appunto, con il programma elettorale della sinistra, infarcito di menzogne e di promesse non mantenute. Potremmo fare un elenco lunghissimo, ma vogliamo limitarci alle bugie più macroscopiche, più evidenti e soprattutto più comprensibili per i cittadini.

Cominciamo dalla "vertenza entrate" con lo stato, di cui il Presidente e la maggioranza - questa un po' meno, in verità - vanno così fieri per come è stata risolta attraverso l'articolo 102 della finanziaria. Ebbene, a pagina 73 del programma si parla della disapplicazione da parte dello Stato del regime statutario approvato nel 1983, e si fa conto di quanto questa sia costata alla Sardegna in termini di minori entrate: 245 milioni di euro annui per l'IRPEF, 530 milioni annui per le imposte di fabbricazione, più l'IVA che la Regione ha incamerato solo per un terzo. Moltiplicando solo le cifre dell'IRPEF e delle imposte di fabbricazione per vent'anni - la stima è quindi largamente approssimata per difetto - si arriva a una somma enorme, oltre 10 miliardi! Se questo era, secondo i numeri della sinistra, non i nostri, il vero credito della Sardegna nei confronti dello Stato, dov'è il risultato storico, signor Presidente, che si è ottenuto con la finanziaria nazionale? Questo è il discorso.

E a proposito di sanità, come si fa a conciliare la contrapposizione tra le annunciate ipotesi di devolution, se le ricordiamo, e l'accettazione del carico dell'intera spesa sanitaria a partire dal 1° gennaio prossimo? Come si fa, adesso, a rivendicare maggiori finanziamenti per la Sardegna, facendo leva sul disagio derivante dalla grande dispersione territoriale e dalla rilevanza di alcune patologie ad alto costo assistenziale? Che fine ha fatto il grande patto sociale sull'urbanistica, fra le diverse istituzioni e con il sistema imprenditoriale e sociale della Sardegna? Forse, le diverse decine di ricorsi al TAR, compreso quello della Confindustria sarda, contro il Piano paesaggistico regionale sono il risultato, anche questo storico, di un così forte patto sociale. Come si giustifica la singolare tesi dell'autarchia energetica, che porta a respingere formalmente il piano del centrodestra che prevede la trasformazione dell'Isola in una zona di produzione di energia da esportare, con le recenti decisioni della Regione che vuole investire fior di milioni attraverso la SFIRS, per vendere, cioè esportare il gas algerino e perfino realizzare un rigassificatore a Porto Torres per esportare ulteriori quote di prodotto? E qualcuno può credere, riguardo all'energia eolica, che individuare procedure più rigorose di impatto ambientale equivalga a bloccare ogni iniziativa, nessuna esclusa, come poi è accaduto? E come interpretare l'affermazione perentoria secondo la quale il modello di sviluppo proposto nel programma non è in alcun modo compatibile con l'ipotesi di accogliere sul territorio sardo rifiuti provenienti dall'esterno? La regola doveva trovare un'eccezione ambientalistica e politicamente corretta solo per la campagna di Bassolino?

Ci fermiamo qui con le citazioni, sottolineando con soddisfazione che almeno quest'ultima bugia sui rifiuti, noi di A.N., in modo particolare, siamo riusciti a fargliela rimangiare. Però, mancano alcune cose per completare il quadro e dimostrare con ancora maggiore evidenza che il programma della sinistra è stato un imbroglio per i sardi. Abbiamo letto attentamente il documento e non abbiamo trovato nemmeno una parola sulla stangata fiscale con cui il Governo regionale ha voluto colpire il turismo sardo e che, per fortuna, anche se limitatamente alle case, sarà sicuramente cancellata dalla Corte costituzionale, perché lo stesso Governo amico la giudica del tutto illegittima. Perché non dirlo prima del voto se la si riteneva una misura buona e giusta? Perché non dire prima del voto anche della tassa di soggiorno che lo stesso Governo nazionale ha tolto dalla finanziaria? Perché non dire prima del voto che applicare per le nomine i criteri di competenza e capacità professionale significava importare supermanager e megaconsulenti pagati a peso d'oro da altre Regioni, meglio se rosse, perché si riteneva che in Sardegna non vi fossero competenze e capacità? Perché non dire, prima del voto, che si volevano vendere i siti minerari a immobiliaristi amici e compagni di gite in elicottero, dopo aver bonificato gli stessi siti con ingenti risorse pubbliche? Se questi sono i contenuti del contratto con i sardi che la sinistra ha stipulato nel 2004, non c'è risarcimento che possa rifondere il danno subito, soprattutto a livello morale, per il mancato rispetto della parola data, della buona fede, della verità e, come ha scritto l'ex assessore Dessì, anche dell'onore personale e politico.

Ci sentiamo profondamente indignati, e come noi molti sardi onesti e per bene, e vogliamo uscire al più presto da questa lunga notte della democrazia che sta oscurando la nostra terra. E ci dà ancora più fastidio pensare che il Presidente abbia voluto regalare a qualcuno una barca di soldi, presentandocelo come un sogno! Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che la mozione numero 103, presentata dai colleghi della minoranza e da me sottoscritta, possa rappresentare un documento che, oggi, molti cittadini sardi sottoscriverebbero. Cercherò di spersonalizzare qualsiasi affermazione o qualsiasi considerazione che farò nel mio intervento, ma credo che dietro questa mozione ci sia la firma dei dipendenti regionali, dei dipendenti del Consiglio, dei commercianti, degli artigiani, degli industriali, del mondo della formazione professionale, dei tanti giovani disoccupati che aumentano sempre più e che vedono poche prospettive nel loro futuro, insomma di gran parte dei cittadini sardi. Ovviamente, tutto questo potrebbe essere prontamente smentito da un rapido sondaggio che prenderebbe le prime pagine dei giornali di domani. Ma voglio soffermarmi sul fatto che ha scatenato questa discussione. Mi rifaccio, quindi, alle dimissioni degli assessori Dessì e Pigliaru, perché quelle delle altre due figure assessoriali, sicuramente dignitose e importanti, non rivestono lo stesso significato delle dimissioni degli Assessori dell'ambiente e della programmazione, che avevano e hanno in comune due accuse ben precise: l'accentramento dei poteri e la mancanza di collegialità. E tanti aneddoti in merito vengono raccontati nei corridoi del Consiglio e del palazzo di Viale Trento; aneddoti che richiamano ai comportamenti personali di cui ognuno è responsabile.

Tutto questo ci porta a riflettere non sul Presidente, ma, richiamando l'attenzione dei colleghi che vorranno essere cortesi nel seguire questo ragionamento, sulla crisi non ancora richiamata in quest'Aula. Si è parlato, infatti, di crisi politica, di crisi della maggioranza, ma non di crisi del sistema. Noi, colleghi, oggi stiamo discutendo di un sistema che, possiamo dirlo tutti, con un po' di franchezza, ha fallito nei suoi intenti. E questo fallimento è stato coperto dalle tante riforme annunciate, alcune anche supportate da riforme legislative, alle quali, però, non è stato dato ancora corpo o che addirittura non hanno iniziato il loro cammino. Eclatante è stata quella delle Comunità montane, che ancora oggi, mi risulta, siano nelle condizioni di quattro o cinque anni fa, se non peggio. Parlo di riforme annunciate dagli sprechi di risorse pubbliche o dalla priorità che determinati investimenti possono avere per lo sviluppo economico e sociale della nostra Isola; annunciate da una finanziaria che per l'ennesima volta arriva preannunciando due mesi di esercizio provvisorio - se basteranno -, da un DPEF o DAPEF non presentato e da un Programma regionale di sviluppo non presentato; annunciate dalle illegittimità che contraddistinguono l'azione di questa Giunta, ma devo dire anche di questo Consiglio. Illegittimità sulle leggi, sui decreti, sugli incarichi e chi più ne ha più ne metta!

Allora, io credo che siamo noi, in quest'Aula, che dobbiamo fare una riflessione. Per la prima volta, pur discutendo delle eventuali dimissioni del Presidente della Regione, ritengo che la sua presenza, in un discorso tra noi, non sia fondamentale ed è per questo che preferisco rivolgermi ai colleghi. Il Presidente sicuramente ha una grande responsabilità e anche un grande merito: è riuscito a evidenziare, con l'interpretazione del suo ruolo, in maniera spedita e chiara, le gravi contraddizioni del sistema maggioritario, di questo sistema imperfetto. Gravissime contraddizioni! E anzi c'è da ringraziare il Presidente del fatto che sia riuscito, in così breve tempo, a mettere in evidenza tutti gli aspetti negativi di questo nuovo sistema: l'accentramento dei poteri, l'uomo solo al comando, un'espressione ricorrente nella passata legislatura. Di fatto questo, oggi, si è realizzato e mentre prima poteva essere un riferimento a tanti aneddoti o metodi comportamentali, oggi è nell'istituzione il pieno riconoscimento dell'"uomo solo al comando".

Per riferire uno dei tanti fatti ancora sconosciuti, vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi sulle ultime delibere della Giunta, quelle del 21 novembre. Voi sapete che con la delibera numero 48/14 si è modificato lo Statuto del Consorzio 21 e con una delibera precedente, la numero 48/12, si è sostituito un componente del comitato di gestione. Bene, tutto questo è un'illegittimità, non poteva essere fatto. Voi sapete che lo statuto del Consorzio 21 non può essere modificato con una delibera di Giunta e che quantomeno questa deve essere trasmessa alla Commissione competente. Andate a vederle sono su Internet, io le ho qua, posso anche distribuirle, ma tutti voi saprete muovervi su Internet.

E dovete sapere che ancora prima di modificare lo Statuto il Presidente ha sostituito un componente del comitato di gestione del Consorzio 21, pur non potendolo fare, perché non è nelle sue competenze. Il Presidente arroga a sé queste azioni che non gli sono consentite, e vogliamo modificare lo Statuto della Sardegna rendendo tutto questo legittimo? Io credo che sia puramente legittimo pensare che il Presidente, o meglio, l'Assessore della programmazione possa proporre in Giunta una modifica dello statuto del Consorzio, che va trasmessa secondo la legge numero 21 del 1985, istitutiva del Consorzio, ma nessuno di voi poteva con una delibera modificare quello statuto e sostituire un componente del comitato. L'avete invece fatto con la delibera numero 48/14 del 21 novembre. E perché tutto questo? Perché, di fatto, il controllo sul Consorzio 21 è stato posto in capo alla Presidenza della Giunta. Non è questo l'argomento in discussione oggi, ma questo è un ulteriore fatto che si aggiunge ai tanti fatti che si sono verificati in questi due anni a mezzo, in cui anche le prerogative consiliari sono state negate.

Signori componenti della terza Commissione, era un vostro diritto conoscere la proposta di modifica dello statuto del Consorzio 21, perché la legge dà questa prerogativa alla Commissione competente per materia, ma è una delle ennesime cose di cui il Consiglio è spogliato.

Nelle pagine di cronaca, a fianco dei mirabolanti annunci, che ho qui richiamato, sulla nuova era di prosperità e benessere che a detta del Presidente si aprirà per i sardi grazie al Piano paesaggistico regionale, leggiamo dell'appalto ultramilionario per la campagna pubblicitaria dell'Isola, delle centinaia di ricorsi inoltrati al TAR, compresi quelli, per la prima volta nella storia dei consiglieri regionali, contro le norme paesaggistiche, e delle gravissime denunce presentate da eminenti componenti della commissione di gara d'appalto e dell'apparato burocratico della Regione in merito a irregolarità continue e costanti. I soliti bene informati ci fanno sapere che tra non molto lo stesso intreccio tra azione politico-amministrativa e attività giudiziaria potrebbe ripresentarsi per i concorsi di recente banditi dal Consiglio regionale, dall'Assessorato degli enti locali, per la gestione delle AA.SS.LL., per i progetti Comunas, Janna, Sardegna fatti bella, per le liste d'attesa e le prestazioni di alcuni primari ospedalieri, per gli incarichi professionali e le consulenze, per il contratto d'area di Ottana. Per non parlare, poi, dei vizi privati e delle pubbliche virtù di chi, rendendo la cosa pubblica sempre meno pubblica e sempre più privata, continuerebbe a collezionare megaville sul mare, negando a tutti gli altri uguale possibilità, o acquista in pieno centro a Cagliari immobili all'asta cosiddetta "pubblica" delle Ferrovie dello Stato.

ARTIZZU (A.N.). Bravo! Bravo! E' vero!

CAPELLI (U.D.C.). Questa che il Governo di centrosinistra sta portando avanti, e ne siamo responsabili anche noi del centrodestra, non è politica, non ha nulla a che vedere con la disperazione e l'esasperazione dei giovani in cerca di primo impiego, dei padri e delle madri di famiglia disoccupati, dei cassaintegrati, dei precari, degli artigiani, degli allevatori, degli industriali, dei commercianti, di tutti i cittadini sardi. E' un mix di antipolitica e mala politica, è l'apologia dell'uomo solo al comando, la negazione dello Stato di diritto, la commistione tra interessi pubblici e privati.

Nessun risanamento sarà possibile se non vi sarà un radicale cambiamento degli uomini, delle donne, dei partiti, delle istituzioni, una rinnovata fiducia, un'ampia partecipazione alla cosa pubblica, un forte senso civico, un rinnovato spirito di servizio, un corretto confronto democratico, un doveroso rispetto istituzionale e, permettetemi, un vero spirito cristiano che non rinnega se stesso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Poiché non è in aula, decade dal diritto alla parola.

E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, signor Presidente, io penso che chi ha vinto le elezioni le abbia vinte legittimamente. Vorrei ricordare al collega Moro che parlare di imbrogli è un eccesso e gli eccessi, oltre ad essere, lo diceva uno scrittore francese, strade per la costruzione intellettuale dell'odio - il che, chiaramente, non è nelle intenzioni dell'onorevole Moro - depotenziano l'efficacia delle parole. Chi ha vinto le elezioni le ha vinte legittimamente e ha il diritto-dovere di governare per cinque anni, non foss'altro perché la politica non è un fatto istantaneo. Quando la politica diventa un fatto istantaneo si trasforma anche in un fatto violento. Se noi siamo per una politica riformatrice, chi ha vinto le elezioni ha il diritto del tempo totale della sua corsa per vedere se gli atti impostati hanno conferme dalle sue realizzazioni.

Ancora: io non credo, dopo aver sentito i toni di coloro che hanno presentato questa dura proposta, che sia facile discuterne, perché lo spazio della politica non è quello della drammatizzazione. Quando si drammatizza la realtà c'è sempre un fumus in giro, che è quello della manipolazione. In tutta la storia europea e non europea quando è stata drammatizzata una realtà c'è sempre stata una grande manipolazione delle masse. Lo spazio della politica non è quello della drammatizzazione; lo spazio della politica è quello della perfettibilità. Allora, ci sono atti che vanno modificati, atti che vanno corretti, atti che vanno ritirati? Questo è uno spazio tipicamente politico, però la rappresentazione che tutto va male e che tutto è corrotto non è politica, è un dogma, è un credo, è una specie di reclutamento. Su questo non è facile discutere, perché in politica non si fanno adesioni aprioristiche, non si parla se non della realtà, di ciò che si vede e del giudizio che se ne ha.

E allora, forse la parte discutibile di questa mozione è quella che riguarda il presidenzialismo, o perlomeno quella è la parte che io riesco a capire fino a fondo. E qui non riesco a non mettere in evidenza alcuni aspetti che da tempo sto sottoponendo all'attenzione dei colleghi del centrodestra. Voi contestate il fatto che in un sistema presidenzialistico il Governo abbia una caratteristica monocratica. Dite: "La collegialità non esiste", però questo è esattamente il presidenzialismo e voi avete proposto e difeso per anni questo modello e l'avete proposto per l'assetto nazionale dello Stato. Non per quello regionale, per lo Stato! Voi avete proposto che il premier fosse eletto dal popolo e potesse sciogliere le Camere! E io ho votato contro questa proposta. Allora voi potrete dire: "Ma un conto è ciò che si dice a livello nazionale e un conto è ciò che si fa a livello regionale". Luciano Violante ha recentemente pubblicato un bellissimo saggio, in cui dice che il problema è che cosa sia lo Stato, perché tante funzioni statali vengono delegate alle Regioni e oggi lo Stato sono le Regioni. E allora la domanda è: come fate a contestare, in quelli che sono ormai dei micro-Stati, il modello che avete proposto centralmente? Io questo francamente non riesco a capirlo. Oppure si contesta il sistema a seconda di chi lo interpreta? Beh, se è questo il problema non è più una questione istituzionale, ma è una questione personale. E le questioni personali uno se le tiene!

Se il problema, invece, è seriamente il presidenzialismo, allora la domanda è: esiste la possibilità di un presidenzialismo temperato? Io credo di no, lo dico sommessamente, ma non ci credo. Quando il Presidente viene eletto direttamente dal popolo si crea un potere monocratico. Bisogna saperlo. E la scorsa legislatura, con le forti instabilità che l'hanno caratterizzata, è stata un grande aiuto a quest'idea, perché in nome dell'efficacia io preferisco concentrare il potere, ridurre gli spazi di libertà, però almeno si fa qualcosa, dice il cittadino comune.

E' solo questo lo spazio, quello cioè dell'anarchia oppure è quello del forte potere? Io personalmente penso di no; sarebbe opportuno parlarne in questa sede, ci sono anche altre soluzioni, perché ormai, a mio avviso, non si può sottrarre al popolo la possibilità di indicare chi governa, però bisognerebbe sottrarre l'indicazione di colui che governa ai gruppi ristretti di partito. Allora, questo Consiglio regionale dovrebbe fare un grande sforzo e predisporre una legge per regolamentare le primarie. Facciamolo, obblighiamo le coalizioni che si presentano a regolare per legge le primarie. E le coalizioni che presentano dei candidati alla Presidenza li presentino come il risultato di una grande consultazione dei loro elettori.

Secondo elemento: è veramente impossibile eleggere un Presidente in Consiglio e non legarlo alle mutevolezze del Consiglio? Intanto la stabilità in tutti i Paesi è stata garantita dal premio di maggioranza, quindi chi vince le elezioni deve avere un congruo numero di consiglieri per evitare che le piccole formazioni o i singoli possano determinare un problema per chi governa. Se noi, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, poniamo il vincolo che chi vince le primarie per una coalizione debba essere eletto dal Consiglio, pena la decadenza, e in caso di mozione di sfiducia decade sia il Consiglio sia il Presidente, costituiamo un Presidente che, nel pieno dei suoi poteri, non può essere mandato via da nessuno e un Consiglio che non è alla mercé del potere del Presidente di essere mandato a casa.

Io non dico che questa sia una proposta perfetta, assolutamente no, nessuno di noi è in grado di farne, voglio solo dire che, se usciamo dalla ineluttabilità del pensiero per cui o c'è il presidenzialismo forte, fortissimo o attenuato o depotenziato oppure c'è l'anarchia, forse troviamo soluzioni possibili. Ma o il tenore delle nostre discussioni è questo o non si capisce quale possa essere in termini realmente interlocutori, cioè realmente parlamentari, perché se diventa dogmatico, se "chi sta in maggioranza deve stare con gli occhi chiusi e chi sta all'opposizione deve girare le spalle al Governo" non c'è politica! Questa è l'anticamera di una guerra, è una posizione estrema che comunica all'esterno soltanto che la politica non ha la capacità di risolvere i problemi, di dare risposte, ma solo di costruire posizioni. Questo è ciò che sta accadendo; la politica, da laica, da accampata come laica, è diventata dogmatica, fideistica. E lì dov'è il luogo della discussione? C'è solo il luogo del reclutamento che, almeno personalmente, non mi appartiene.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghi protagonisti - pochi - e comprimari - molti -, non intervengo per sparare sul manovratore, l'ho fatto già troppe volte per cui è per me quasi difficile. Se non avessi ascoltato l'onorevole Maninchedda probabilmente avrei rinunciato all'intervento. Veda, onorevole Maninchedda, questo è un argomento che abbiamo affrontato già altre volte e lei, probabilmente, pur non andando alla ricerca di nuovi adepti parla sempre lo stesso linguaggio. Il problema, ovviamente, non può essere imputato solo ed esclusivamente al meccanismo elettorale che noi abbiamo, perché se così fosse ci troveremmo in presenza di un Presidente della Regione che può essere clonato e tutte le Regioni si troverebbero, in questo momento, nella stessa situazione della Regione Sardegna. Così credo non sia, peraltro mi pare che esistano situazioni abbastanza simili anche in Regioni che non sono in regime di specialità, come la nostra, per cui il problema esiste.

Quando quattro Assessori si dimettono, o vengono portati alle dimissioni, sentir ripetere continuamente le solite cose comincia a diventare stancante anche per gli elettori che ci ascoltano, perché da un esame attento della corrispondenza che è intercorsa, più o meno di frequente, tra gli Assessori che si sono dimessi o che sono stati dimissionati e il Presidente della Regione di fatto l'argomento essenziale è sempre uno: non c'è stata una conduzione di un Assessorato che sia uscita fuori dal programma predisposto dalla coalizione che ha vinto, ma quasi sempre, anzi direi sempre, si tratta di problemi attinenti a una certa incompatibilità, a un rapporto interpersonale difficile, il che è comprensibile! Chi ha amministrato con questo meccanismo, chi ha avuto un ruolo di governo in amministrazioni anche locali, sa che il Sindaco o il Presidente della Provincia o, come in questo caso, il Presidente della Regione difficilmente riescono ad avere, per tutto il mandato della legislatura, un rapporto, non voglio dire corretto, perché non è questo, ma privo di difficoltà. E' facile immaginare che chi rappresenta e deve più di altri rappresentare quell'ente locale o quella Regione abbia comunque qualcosa in più degli altri, e quando ho parlato di "pochi protagonisti e molti comprimari" alludevo anche a questo.

E' chiaro che un Presidente della Regione, che sa, anche involontariamente, di essere investito di un potere straordinariamente alto e anche della responsabilità di traghettare una regione da un'economia asfittica - come peraltro è ancora la nostra e non è cambiata di una virgola in questi due anni e mezzo -, di fronte al minimo mal di pancia di un Assessore, non caccia via l'Assessore, ma ne provoca la fuoruscita, le dimissioni. Io non ho visto contrasti pesanti tra l'assessore Pigliaru e il Presidente della Regione, non può essere che il solo fatto di dover sdoppiare un Assessorato abbia determinato un evento di questo genere. E' per me difficile pensare che il professor Pigliaru, persona di spiccata intelligenza, possa aver lasciato i banchi della Giunta solo ed esclusivamente perché si è cercato di dividere l'Assessorato della programmazione e bilancio in due distinti Assessorati. Se così fosse, traggo la prima conclusione: la maggioranza, ossia una parte importante dei comprimari è d'accordo perché il bilancio e la programmazione siano due cose ben distinte, separate: della programmazione se ne deve interessare il Presidente, del bilancio se ne deve interessare un Assessore. E' legittimo. Voglio dire che se siete tutti d'accordo su questa scelta, i ragionamenti fatti dall'onorevole Maninchedda, non essendo possibile eleggere, come abbiamo detto altre volte, il Presidente per conto suo e il Consiglio regionale per conto suo, perdono di significato nel momento in cui accadono avvenimenti come questi.

Gli Assessori sono certamente deboli. Su un punto aveva ragione il segretario regionale dei D.S.: "Sono necessari Assessori con maggiore peso politico". Non è entrato nel merito sino a dire quale peso politico dovessero avere questi Assessori, non l'ha mai detto, a dire la verità, e io non l'ho capito neanche dalle esternazioni successive di altri comprimari importanti del centrosinistra. La realtà è che Giulio Calvisi diceva: "Debbono essere Assessori con maggiore peso politico!" Può essere una strada se l'Assessore è realmente sostenuto dal suo partito, ma se quell'Assessore il punto di debolezza lo incontra proprio all'interno del partito che lo ha espresso - ammesso che sia stato espresso e ammesso e non concesso che il Presidente della Regione abbia scelto in totale autonomia gli Assessori - e se, dopo due anni e qualche mese, quattro Assessori lasciano i banchi della Giunta non so dove si vada a finire, anche alla luce del fatto che il presidente Soru, molto correttamente, ha detto che nessuno può considerarsi tranquillo al proprio posto.

Credo che sia opportuno che queste cose vengano dette. E' come in una squadra di calcio: non ci sono 11 titolari, sono bensì 20 le persone che compongono la rosa dei calciatori che possono scendere in campo. In questo momento, questa non è la rosa degli Assessori, questa è la squadra di governo che è in campo e questo fatto non autorizza gli Assessori stessi a pensare che siano inamovibili. Non lo erano col vecchio meccanismo e non lo sono neanche con questo!

Tutto questo ragionamento per dire che cosa? Per dire che le persone indubbiamente fanno la differenza, collega Soru, non per le idee che hanno, che possono essere straordinariamente più avanzate di quelle di tutti gli altri, ma per il modo in cui le conducono. Probabilmente, bisognerà far fare un salto di qualità anche al mondo politico; forse non siamo ancora abituati a questo sistema, ma fra tre legislature il Presidente verrà in aula sì e no quattro o cinque volte in un quinquennio, perché non avrà più senso che ci venga. Le leggi saranno elaborate dalla Giunta, passeranno in Commissione, e i consiglieri regionali non dovranno più essere, come dice l'onorevole Caligaris, 85, 80 o 60. E il giorno che saranno 50, onorevole Caligaris, probabilmente non esisterà più il listino, quindi bisognerà che ci attrezziamo un po' tutti, altrimenti sarà difficile tornare nei banchi del Consiglio regionale.

E allora stiamo attenti a quel che diciamo, ma stiamoci attenti tutti! Stiamo attenti alle proposte che facciamo in Commissione con la legge statutaria e con le proposte di riforma dello Statuto, che probabilmente arriveranno una dietro l'altra nei prossimi mesi. Insomma, io faccio il consigliere regionale, spero di farlo nel migliore dei modi che posso concepire, ma io ci tengo a questa istituzione e non riesco a concepire che i primi a mettere in difficoltà questa struttura siamo proprio noi. C'è un modo, onorevole Maninchedda, lei non lo ha detto, lo dico io, per arginare lo strapotere del Presidente della Regione. Quando il Consiglio regionale si rende conto che c'è uno strapotere eccessivo da parte del Presidente, che approfitta o approfitterebbe del ruolo che ha, c'è una sola cosa da fare: prima che ci mandi a casa lui, mandiamolo a casa noi! E qui nasce la prima debolezza del Consiglio regionale! Non è la prima volta che faccio questa considerazione e la voglio qui ribadire, perché quando si vuole sfidare un sistema, guardate, non ci sono alternative. Il presidente Soru dice: "Io non ho motivo per mandare a casa il Consiglio regionale, non ne ravviso la necessità. L'alternanza di quattro Assessori non ha determinato proprio un bel niente, non è cambiato nulla, non c'è una crisi politica in atto". Perché non gli debbo credere? Credo che non ci sia una crisi politica in atto, ne deduco, però, che la politica oggi la fa una sola persona, dentro il Consiglio regionale e fuori di qui.

CUGINI (D.S.). Mario, chiedi scusa a quelli di Forza Italia perché li hai disturbati!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, credo che il centrodestra ci abbia offerto un'opportunità, quella di poter fare insieme un ragionamento e valutare le motivazioni che i consiglieri di minoranza hanno portato per chiedere al Presidente della Regione di riconoscere il fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione sarda e rassegnare le dimissioni.

Innanzitutto vorrei dire, onorevole Artizzu, che se davvero il Presidente della Regione la prendesse in parola immediatamente tra i banchi del centrodestra, che tra l'altro danno un'idea di desolazione, ci sarebbero forti sussulti, perché anche questa mozione dà la sensazione di un qualcosa di rituale, povero di contenuti, che dimostra che questa opposizione, non la maggioranza e la Giunta, è priva di bussola, è priva di orientamento, sta navigando a vista, cari colleghi. E' un'opposizione che eccede, come state facendo voi, nel ribellismo e rischia di diventare insulsa, perché non aiuta il governo e non aiuta i sardi assumendo un atteggiamento sinceramente incomprensibile. E dirò anche che su un punto che è stato un vostro cavallo di battaglia, quello che riguarda le entrate, c'è stato un riconoscimento plateale da parte del leader del centrodestra nell'ultima tornata elettorale, il quale in Parlamento, nella seduta del 17 novembre, ha fatto delle dichiarazioni che sono assolutamente istruttive.

Ebbene, care colleghe e cari colleghi, io credo che ci siano luci e ombre nell'attività di governo. Una difesa aprioristica fatta dagli yes men, cioè da coloro che sono pronti a dire sì a prescindere, non aiuti nessuno. Credo, invece, che sia utile che ci sia il confronto e che siano sollevate anche delle critiche, laddove sono da sollevare, ma, badate, se noi facessimo un piccolo confronto con quello che è avvenuto nella precedente legislatura, durante la quale voi avete cambiato ben nove Assessori su dodici - nove su dodici, cari colleghi - ci renderemmo conto che solo tre di essi hanno iniziato e finito la legislatura e che per ben tre volte è stato cambiato persino il Presidente della Regione. Solo questo dà la misura di quale abissale differenza ci sia tra ieri e oggi! Ma se facessimo una valutazione di merito sull'attività portata avanti da questa maggioranza e da questa Giunta allora il confronto sarebbe veramente impossibile, sarebbe impari.

Abbiamo portato avanti riforme importanti e altre ne porteremo avanti in questa legislatura, nonostante alcuni incidenti, alcuni inciampi che ci sono stati. Certo, lo dico con estrema franchezza, avrebbe fatto più piacere che gli Assessori avessero esercitato il loro mandato fino alla fine; sappiamo che questo non è possibile e che ci saranno degli aggiustamenti ulteriori, ma quando si può parlare di vera crisi politica? Quando il programma che è stato presentato agli elettori non viene portando avanti con correttezza e in maniera coerente. E questo non potete affermarlo assolutamente! Non abbiamo sentito neanche oggi sollevare questioni che si riferissero a parti del programma che è stato proposto e che entro la fine del mandato noi dobbiamo portare a termine. Abbiamo già lavorato tanto, a mio avviso, in alcune Commissioni, anche col contributo fattivo dei colleghi del centrodestra. In altri casi c'è stata da parte loro una latitanza pari a quella a cui stiamo assistendo anche questo pomeriggio.

Certo, ci sono persone che assumono atteggiamenti che mutano a seconda delle circostanze. Io non sopporto gli yes men, dicevo prima, quelli dall'assenso preventivo, dal sì incondizionato, quelli dalla schiena sempre un po' piegata, ma sopporto ancora meno, signor Presidente, gli ipocriti e gli opportunisti, coloro che fingono, per esempio, di militare in un campo, ma predicano il qualunquismo come prassi e l'abbattimento dei confini degli schieramenti, insomma il minestrone tra destra e sinistra per ritagliarsi spazi in vista di futuri appuntamenti, essendo stati traghettati sulle spalle da chi oggi presiede questa Assemblea.

Sono tante le questioni aperte, delle quali dovremo prossimamente discutere, ma, signor Presidente, vorrei ritornare su un punto, quello relativo alla battaglia per le entrate. E vorrei ricordare quale can can si è fatto qui dentro, quali parole sono state usate per definire gli sfracelli che, come voi dicevate, colleghi del centrodestra, si sarebbero abbattuti sulla testa dei sardi se l'articolo 102, che è la sintesi dell'accordo raggiunto con il Governo dalla Regione sarda, fosse diventato legge dello Stato. Nella seduta del 17 novembre 2006, l'onorevole Mauro Pili, intervenendo in Parlamento, si rivolge così al presidente Bertinotti: "Intervengo a titolo personale, su un tema che lei ha richiamato poc'anzi. Mi riferisco all'esclusione di alcuni commi del maxiemendamento. Vi è un comma che riguarda la Sardegna e che il Governo stanotte ha cercato di modificare, il quale sottrae a questa Regione centinaia e centinaia di milioni di euro. Invito il presidente Bertinotti a rivedere, assieme al Governo, la possibilità di reinserire la lettera m) dell'articolo 102, perché la sua soppressione non soltanto arrecherebbe danno all'autonomia della Sardegna, ma porterebbe questa Regione di fronte a un grave rischio di dissesto finanziario. Questo comma è stato tagliato o cancellato perché il Governo, durante la notte, ha cercato di sottrarre l'imposta locale sui redditi, ha fatto cioè intervenire una modifica che tentava, ancora una volta, di mettere in discussione questo provvedimento". Io credo, Presidente, che il centrodestra non avrebbe potuto riconoscere in modo più plateale la correttezza e la giustezza della battaglia che è stata portata avanti. E ritengo, cari colleghi, che rispetto a questo fatto o attaccate l'onorevole Pili, oppure dovete chiedere scusa al centrosinistra e anche a questa maggioranza.

Signor Presidente, credo quindi che più di una cosa ci sarà da mettere a posto per quanto riguarda i rapporti tra la maggioranza e la Giunta e tra la Giunta e il Presidente nella legge statutaria che andremo a discutere. Sotto questo aspetto esistono delle correzioni che io ritengo utili, ma ciò che stiamo facendo, cari colleghi, è un qualcosa che non può essere scalfito sostenendo, in mozioni come questa, che ci sia una crisi politica in atto. Ci sono degli aggiustamenti che vanno fatti e che qualche volta sono dolorosi e dispiacciono, in tutti i casi stiamo portando avanti una linea nell'intento di dare alla Sardegna una prospettiva diversa e migliore e di superare la pesante eredità che abbiamo ricevuto.

Su alcuni punti specifici, su cui non è il caso che mi dilunghi, ci sarà da discutere e apportare degli aggiustamenti, ritengo però che la linea che stiamo portando avanti sia giusta e corretta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, colleghi consiglieri, ridurci, questa sera, in quest'Aula, a una contrapposizione di tipo vecchio e logoro tra maggioranza e minoranza mi sembra che sia davvero offendere il Consiglio nella sua dignità istituzionale e anche ognuno di noi.

Qui si ignora quel che è accaduto o lo si riduce a ragioni prive di senso politico, e veramente non saprei come valutare tutto questo. Quattro Assessori si sono dimessi e non si può fare un paragone tra questa legislatura, determinata dalla legge elettorale ora in vigore, e le legislature precedenti, che erano rette da altri sistemi elettorali. Non può reggere questo paragone. Allora, la domanda è: perché accade tutto questo? La collega Caligaris dice: "E' il frutto della crisi del sistema maggioritario". Non nego che determinati meccanismi siano stati facilitati dal sistema elettorale maggioritario, ma spogliare, con questa affermazione, di senso politico ciò che è accaduto mi sembra davvero sintomo di miopia politica!

Francamente, io sono tornato in questo Consiglio un po' per caso, un po' per spirito di servizio, perché mi fu chiesto, ma mi ero ripromesso, non avendo io chissà quali prospettive future (spero di vivere a lungo, ma politicamente non mi attribuisco prospettive di lungo respiro), di dare un contributo per tentare tutti insieme - non certo io da solo con il mio modestissimo contributo -, tutte le forze politiche presenti in Consiglio di avviare un processo di risposta istituzionale, democratica, economica e sociale.

Allora come si può restare indifferenti a quel che è successo, come se non vi fosse nulla di politicamente rilevante nelle dimissioni di quattro Assessori, soprattutto per le motivazioni da essi stessi addotte. Come si può rimanere in silenzio di fronte a fatti come la denuncia sull'appalto per la pubblicità istituzionale, che non è stata fatta da un componente di parte, perché non era un componente della destra faziosa, capitato lì per caso. Tutti sappiamo chi è il componente della commissione di gara d'appalto che ha fatto una forte denuncia alla stampa su ciò che era accaduto in quella stessa commissione. Quando l'opinione pubblica è allarmata per tutto quello che sta accadendo, possono le forze sinceramente democratiche e autonomistiche rimanere indifferenti e ridurre il tutto a fatti fisiologici? Non possono! In altri tempi i fatti che sono oggi sulle cronache dei giornali avrebbero mobilitato girotondini esperti, avrebbero provocato lanci di monetine, avrebbero visto, in modo particolare, attivarsi i magistrati. Per fortuna c'è in Sardegna un clima tranquillo sotto questo profilo e possiamo serenamente confrontarci tra noi, ma facciamolo! Confrontiamoci per interrogarci tutti seriamente se questo modo di governare corrisponde agli interessi veri e vivi della nostra regione.

Scusate, qui non si fa altro che parlare di disoccupati che aumentano, di giovani senza prospettive, di agricoltura e industria in crisi e senza prospettive, come si può dunque dire che tutto sta andando secondo il disegno che portò alla vittoria elettorale questa coalizione e questo Presidente? L'economia non va bene, se non c'è sviluppo non ci può essere occupazione, se non si introduce sviluppo in tutti i campi non si possono produrre posti di lavoro. E allora, se il mondo del lavoro è in crisi vuol dire che c'è una crisi economica di fondo che non viene affrontata. Vengono assunti provvedimenti di facciata, si fa un cancan sulle dismissioni delle servitù militari, pensando che questo possa costituire un affare e che si ricaveranno chissà quali risorse per cambiare il volto della Sardegna, e non ci si rende conto che, anche lì si apre un grave conflitto politico, intanto con i comuni e con il Governo. E non ritengo che questo sia utile, nel momento in cui dovremmo avere la capacità di affrontare questa crisi a prescindere dalla mozione e dal suo contenuto. E' la sostanza che c'è a monte che deve richiamare la nostra attenzione. Non c'è soluzione!

Come si possono dare risposte a quelle centinaia di migliaia di elettori che hanno dato fiducia a questo Consiglio nel 2004? C'era una grande attesa, allora, perché quel voto nasceva dalla crisi delle due precedenti legislature. Sembrava che fosse rinata la fiducia nella politica e nelle istituzioni, ma adesso, con queste delusioni, quale tipo di risposta daremo alla gente? Vogliamo che si acuisca il distacco tra il cittadino e le istituzioni, per andare verso un'ulteriore e più grave deriva politica e istituzionale? Io credo di no, perché so che qua dentro ci sono tante persone, quasi tutte o tutte, sinceramente democratiche. Bisogna prendere consapevolezza!

Allora si può dire, collega Maninchedda, che il Presidente che è stato eletto ha il diritto di governare per cinque anni, ma non che abbia il diritto di governare come gli pare e piace! Ci devono pur essere degli strumenti, qualora le aspettative iniziali non vengano soddisfatte, per modificare le cose. E allora due sono le possibilità, non ne vedo altre: o ce ne andiamo tutti a casa e si richiama il popolo sardo a esprimere la propria fiducia o altrimenti superiamo gli schieramenti, facciamo le larghe intese in questo Consiglio regionale per affrontare la grande crisi economica, per discutere subito di legge elettorale, di riforma dello Statuto, insomma per affrontare le grandi questioni che sono sul tappeto. Recuperiamo quello spirito unitario che ha caratterizzato le forze politiche e sociali e il popolo sardo quando si sono affrontati i grandi problemi. Non c'è altra soluzione! Altrimenti ci saranno altri fatti scandalistici, come lo stanziamento di 75 milioni di euro per la pubblicità istituzionale. Io ho sentito un autorevole uomo politico, che ha dato tanti contributi in quest'Aula, gridare in aereo: "Io mi rompo di brutto quando vedo stanziare 75 milioni di euro, più altri 20, per la pubblicità istituzionale, mentre ci sono decine di migliaia di giovani senza lavoro, di disoccupati senza prospettive e così via, gente che stenta ad andare avanti!"

PRESIDENTE. Un minuto ancora , onorevole Farigu.

FARIGU (Gruppo Misto). Concludo. Se non vogliamo realizzare un distacco drammatico e pericoloso sul piano politico, invito tutte le forze sinceramente autonomistiche a fare uno sforzo per cercare di raddrizzare questo Governo con una coalizione super partes.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo che dopo l'accorato intervento dell'onorevole Farigu poco ci sia da aggiungere, se non un mea culpa da parte del Presidente e della maggioranza per quella che è la situazione. Non ce lo meritiamo, onestamente la Sardegna non si merita di sentire, ancora una volta, il Consiglio regionale pronunciarsi sulla solita spinosa questione che oramai si trascina da troppo tempo. E' un déjà vu all'interno di questo Consiglio regionale: un altro Assessore ha sbattuto la porta e se n'è tornato a casa. E la squadra di governo continua a perdere pezzi importanti, per come erano stati segnalati e individuati all'inizio di questa legislatura e perché erano stati scelti dal Presidente eletto direttamente dal popolo.

Allora, credo che tutto questo si stia ripetendo perché, diciamo così, la traccia è segnata secondo un copione preconfezionato, ed è fin troppo chiaro che il regista, in questa circostanza, è il Presidente della Regione. Mi dispiace che proprio quando parlo io il Presidente non ci sia, ma non fa niente, qualcuno gli riferirà, e spero che non me ne voglia, ciò che oggi gli sto mandando a dire, e cioè che io lo ritengo l'autore di questa sceneggiata che già troppe volte abbiamo visto all'interno di quest'Aula. Di chi altri potrebbe essere la responsabilità di quanto sta accadendo in Giunta ma anche di quanto spesso accade all'interno di questo Consiglio regionale, esautorato del suo ruolo?

Uno alla volta i suoi uomini le stanno voltando le spalle, signor Presidente, parlo come se lei ci fosse; le persone a lei più vicine preferiscono passare il testimone e abbandonare fino a che sono in tempo. Ora, nel giro di tre mesi, tre Assessori - l'hanno detto tutti, lo ripeto anch'io - hanno tolto il disturbo. Credo che sia una bella media, bisogna fare i complimenti. E' un segno inequivocabile che qualcosa non funziona e che il vostro giocattolo si sta rompendo, anzi diciamo pure che probabilmente si è rotto irrimediabilmente. Qualcuno si ostina a buttare acqua sul fuoco: gli stessi Assessori che sono rimasti in causa, all'indomani delle dimissioni della collega Elisabetta Pilia, si sono preoccupati di confermare immediatamente la fiducia al Presidente. Certo, perché o gliela confermate o vi sta mandando a casa! Fortunatamente, c'è stata la presa di posizione di alcuni illustri esponenti di partiti della maggioranza che non hanno condiviso l'iniziativa tipo matrimonio riparatore degli stessi Assessori. Per fortuna qualcuno ci ha pensato!

A noi, tra l'altro, viene da sorridere, perché pensiamo: a che gioco stiamo giocando? Che cosa significa tutto questo? Quanto potrà durare ancora questo amore tra il Governatore e gli Assessori rimasti? Questo lo vorremmo sapere da voi, cari Assessori. Chi sarà il prossimo che dovrà gettare la spugna? Ma c'è un aspetto ugualmente grave e pesante: quanto durerà questa presa di posizione dei partiti di maggioranza? Credo che questo sia l'elemento più importante anche di tutta questa nostra discussione. In passato abbiamo assistito a richieste di rimpasto e verifiche che, poi, ahimè, sono finite nel nulla e, caso strano, avete miracolosamente tirato diritto e abbandonato l'idea. Ora potete rigirare questa frittata, passatemi il termine, come meglio credete, ma per cortesia, per rispetto verso questa Assemblea e soprattutto verso i sardi, abbiate almeno il coraggio di ammettere il fallimento. Almeno questo! Questo vogliono sapere i sardi, questo è il riconoscimento che vogliono da questa maggioranza.

La verità è che state andando voi in ordine sparso, non l'opposizione, e mi dispiace che chi lo ha appena sottolineato non sia presente in questo momento. Non è l'opposizione che va in ordine sparso! La Sardegna e i sardi hanno capito che è la maggioranza che sta andando in ordine sparso, che voi non siete più uniti e non state seguendo il programma di governo. Non lo diciamo noi, ve l'ha appena detto l'Assessore che si è dimesso, ma questo argomento lo riprenderò dopo. Siete costretti a seguire un'unica rotta, che poi è la rotta del Presidente, dell'uomo solo al comando, che spesso dimostra di ignorare la vera politica, che non rispetta i ruoli e le persone e nemmeno la collegialità e la condivisione. E queste non sono parole mie, queste sono le parole dell'assessore Elisabetta Pilia all'indomani delle sue dimissioni. Non l'abbiamo detto noi, non lo dice l'opposizione, non lo dice il centrodestra, come lo definite voi, ma lo dice chi è rimasto seduto, per quasi due anni e mezzo, a fianco del Presidente e quindi ha lavorato all'interno della sua Giunta. Nella lettera di dimissioni, l'assessore Pilia ha addirittura ammesso di non condividere il metodo di governo non del tutto consono ai valori che hanno ispirato il programma denominato non casualmente Sardegna Insieme. Questa è la dimostrazione che comunque il programma di governo non è seguito e non è attuato.

Sono concetti semplici che esprimono un innegabile disagio e una dura denuncia, che altro non è che la conferma che il progetto Sardegna Insieme oramai non esiste più. Il sogno del "partito non partito", creato all'inizio di questa legislatura, è sfumato sotto le mani di un'unica persona che imperterrito persevera nell'errore. Io credo che il Presidente dovrebbe capire che tre lettere di dimissioni, che per i contenuti sembrano scritte con un copia e incolla, qualche cosa vorranno pur dire. Non penso che i tre Assessori che si sono dimessi abbiano concordato, una volta dimessi, quello che dovevano scrivere nella lettera. Credo che ci sia almeno un principio di verità all'interno delle lettere di dimissioni. E allora bisogna prenderne atto, bisogna fermarsi a riflettere su questo. E spero che questo lo faccia il Presidente della Regione.

La vostra azione di governo non risponde più, come ho detto prima, al programma elettorale; i principi che due anni e mezzo fa sbandieravate in campagna elettorale si sono persi per strada. E come sarebbe potuto essere altrimenti? L'Assessore Elisabetta Pilia ha parlato di programma denominato non casualmente Sardegna Insieme, che quindi racchiudeva nel suo DNA il valore della collegialità, il valore della condivisione. Principi che sono rimasti solo belle parole e che, come stanno dimostrando questi anni di governo "soriano", così come viene chiamato, sono in totale antitesi con l'azione del Presidente della Regione; un'azione accentratrice che spesso porta alla mortificazione dei ruoli, sia all'interno della Giunta - e questo è un problema comunque dell'Esecutivo - ma, ed è quello che a noi interessa maggiormente, soprattutto all'interno di questo Consiglio regionale. Per non dire dell'umiliazione che questa azione infligge ai partiti politici, dimenticati e qualche volta messi completamente da parte. Anche perché, su questo vorrei aprire una parentesi, se è grave quanto sta accadendo con la politica del Governatore, ancora più grave è l'assenza dei partiti politici. Dov'è la maggioranza, dove sono i partiti della maggioranza? E' vero che le richieste di verifiche e chiarimenti sono arrivate puntuali, ma non basteranno ad arginare la pericolosa deriva a cui sta portando la politica di Renato Soru.

C'è una diffusa insoddisfazione verso i risultati ed è evidente la difficoltà a dialogare e a trovare un punto d'incontro. Allora mi domando: fino a quando si dovrà andare avanti su questa strada? Fino a quando i sardi dovranno sopportare un Governo assolutista e una maggioranza senza spina dorsale, che non riesce a farsi sentire, ma finisce sempre per chinare il capo? Mi dispiace nei confronti del collega Pirisi, ma questo è quello che vedono i sardi e questo è quello che sta capitando.

Io credo, in conclusione, che un elemento fondamentale ci debba far realmente riflettere: la necessità di tornare alla politica vera. Fatelo voi, che siete in maggioranza. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi, in base alla mia esperienza, non so se avrei preso in prima persona l'iniziativa di presentare una mozione di sfiducia che, appunto l'esperienza insegna, a tutto serve fuorché a ottenere il risultato auspicato. Anzi, di solito la mozione di sfiducia serve a compattare le maggioranze che sono in crisi, in difficoltà, le quali tendono a scivolare e magari a farsi abbastanza male da sole. Però, come opposizione, noi abbiamo il dovere di intervenire nel dibattito, di sollevare i problemi in Aula e di portarli all'attenzione dell'opinione pubblica. Almeno permettetemi di dire che la riunione di oggi, proprio per il dovere che noi abbiamo nei confronti dei nostri elettori, è sicuramente un mezzo per raggiungere lo scopo. Scopo che è stato in parte abilmente deviato dall'intervento dell'onorevole Maninchedda, che ha cercato di spostare l'attenzione dell'opposizione e dell'Aula sulla diatriba "presidenzialismo sì, presidenzialismo no".

E da lì voglio partire, perché certo il presidenzialismo, per merito di Alleanza Nazionale, che si è fatta interprete di quel sentimento diffuso di cui parlava l'onorevole Maninchedda, ha portato alla legge elettorale nazionale, però il risultato elettorale non è stata una schiacciante maggioranza a favore del centrosinistra. I rapporti tra i partiti sono pressoché paritari, le elezioni le ha vinte il presidente Soru, che ha capito quasi immediatamente (sicuramente ben consigliato, essendo lui un neofita della politica) quali erano i mezzi e gli strumenti che questo sistema elettorale gli metteva a disposizione per umiliare i partiti, per servirsi della parte più debole del Consiglio regionale, che è stata eletta per merito del suo intervento diretto, per imporre la sua volontà - ahimè, e qui sta il motivo del nostro intervento - non al fine di portare avanti gli interessi dei deboli, di moralizzare la politica, di dimostrare di essere l'ultimo, di rinnovare la Sardegna nei vari settori di competenza della politica regionale, ma di tutelare gli interessi di affaristi. Perché questo è quello che appare agli occhi della gente, dell'osservatore all'esterno e anche di noi peones di quest'Aula, per alcuni dei quali l'attività politica rappresenta un modo per raggiungere scopi economici o per affermarsi nella vita, per altri rappresenta un impegno nella società. Non saremo tutti in buona fede, ma neanche tutti in malafede; qua dentro c'è anche gente che si dà da fare e dice delle cose che forse ha la presunzione di pensare per davvero e per le quali vale la pena di battersi.

Intanto, noi dobbiamo assolutamente denunciare con forza non solo la coartazione della maggioranza, ma anche il tentativo di coinvolgere in questa coartazione delle libere espressioni, in Aula oltre che nelle Commissioni, la minoranza. Un fatto paradigmatico in tal senso è rappresentato proprio da quello che è successo in questi ultimi giorni nella Commissione sanità, dove nottetempo è stato approvato, con la sola presenza della maggioranza, il Piano sanitario regionale. Si è, infatti, cercato di imporre all'opposizione, nel giro di poche ore, l'approvazione di questo Piano, che avrebbe necessitato di un periodo di discussione ben più lungo e di attente valutazioni sulle conseguenze di importantissimi provvedimenti. Penso, per esempio, al riordino dei servizi ospedalieri, che ci vide impegnati per mesi, a suo tempo, insieme all'assessore Fadda. Quale minoranza attenta ai propri doveri avrebbe potuto mai accettare l'arroganza, le umiliazioni alle quali siamo stati sottoposti, oltretutto dopo aver subito per mesi le continue assenze (strategiche e non) di una maggioranza inetta, incapace di riunirsi, di garantire il prosieguo dei lavori e di portare avanti leggi importanti che quest'Isola ha atteso per anni? Motivo per il quale noi, parlo di Alleanza Nazionale, proprio nella passata legislatura, abbiamo imposto una legge che garantisse la governabilità al fine di offrire soluzioni alla Sardegna, che dopo cinque anni - e qui do ragione all'onorevole Maninchedda - ha il diritto di giudicare l'Esecutivo rimasto in carica in virtù del mandato elettorale ricevuto, foss'anche grazie a un singolo voto di maggioranza.

Quindi non c'è nessuna volontà di ribaltare gli obiettivi, di ribaltare il mandato elettorale, ma giustamente c'è la volontà di difendere delle prerogative che non appartengono soltanto alla minoranza, ma appartengono alla dignità di quest'Aula. Stabilire quali sono le regole e i limiti del Presidente della Regione, seppure eletto dal popolo, è compito di quest'Aula. Questo impegno io non lo intravedo qua dentro, sebbene questo problema sia stato sollevato all'inizio della legislatura.

Colleghi, mettere una persona che ha fortissimi conflitti di interessi anche nelle condizioni di scriversi le regole, in un Consiglio dove tutti sono proni alla sua volontà, non mi sembra un bell'esempio di trionfo della politica sugli interessi personali. I problemi morali bisogna porseli, perché qui l'onorevole Capelli ha riferito di appartamenti acquistati - così si dice - da importanti esponenti della maggioranza di governo. Se questo fosse vero sarebbe intollerabile, una cosa del genere non è mai successa in tutta la storia dell'autonomia regionale! I cittadini avrebbero il diritto di scendere in piazza e di ribellarsi, e i consiglieri comunali della sinistra dovrebbero mandare davvero gli avvisi a tutta la Sardegna, non per la vendita di un alloggio a un affittuario di un ente comunale, ma per denunciare un atto gravissimo e intollerabile. Così come è gravissimo che il primo atto del Presidente della Regione sia stato quello di bloccare, in pieno conflitto di interessi, un appalto miliardario che interessava direttamente l'azienda di sua proprietà. Qui è stato ricordato che il problema del conflitto di interessi non è stato ancora portato all'attenzione dell'Aula. Questo è qualcosa che pesa non poco sulla vita di questo consesso, e noi ve lo ricordiamo, abbiamo il dovere di ricordarvelo perché siamo convinti che anche tra voi, nella sinistra, di cui magari noi condividiamo poco o niente, a seconda delle posizioni personali di ognuno, ci siano persone oneste e capaci, che antepongono al proprio interesse la tutela degli interessi dei cittadini sardi e rispettano con coscienza il proprio mandato elettorale.

E allora è chiaro che dobbiamo ricordarci che su temi importanti voi avete fallito, così come avete fallito nella sanità, che non è migliorata di una virgola, in questi anni, nonostante le promesse elettorali. Altro che tutela dei panini sardi! Qui si stanno svendendo le coste, i gioielli di famiglia e anche la politica! Dopo esserci venduti le banche, ci siamo venduti oltre Tirreno anche la gestione della sanità! E' una vergogna, a cominciare dalla scelta dell'Assessore per continuare con le nomine dei massimi esponenti delle Aziende sanitarie locali più grandi della Sardegna, con la chiamata di una miriade di consulenti, soprattutto nella sanità, provenienti dal continente, con le scelte sciagurate, per esempio, per quanto riguarda la gestione della psichiatria, che ormai è stata affittata ai massimi esponenti della psichiatria democratica di Trieste, i quali hanno dato i peggiori risultati in ordine ai problemi che dobbiamo risolvere in Sardegna, e così via. Non dobbiamo ricordarvele queste cose, signori consiglieri della maggioranza? Che i trasporti siano stati un fallimento in Sardegna e che il piano per la continuità territoriale questa estate abbia creato ai cittadini sardi disagi che non si erano mai visti non abbiamo il dovere di ricordarvelo?

Per quanto riguarda, per esempio, la legge sulla tassazione dei beni di lusso, lo sapete o no che uno Stato importante degli Stati Uniti d'America ha creato una legge del genere che si è rivelata un clamoroso fallimento? Noi non abbiamo inventato niente, abbiamo scoperto l'acqua calda! Ci avevano già provato altri e il risultato - riferite al presidente Soru, che anche in questo momento è assente, ciò che sta dicendo un umile consigliere dell'opposizione - è stato un fallimento, un fiasco totale! Quello Stato ha visto venir meno gli investimenti da parte dei cittadini più ricchi degli Stati uniti ed è rimasto più povero di prima; allo stesso modo se ne sono andati via i maxiyacht dai porti sardi. Anche qui questo tipo di politica è stato un fallimento, e per di più la legge verrà dichiarata incostituzionale.

Signor Presidente, lei è stato così gentile da inserirmi tra gli iscritti a parlare nonostante non fossi riuscito a premere per tempo il pulsante di prenotazione, per cui non voglio abusare del tempo concessomi. Mi sono lasciato prendere dalla foga e molte cose non le ho dette, però credo che il concetto si sia capito. Scusatemi per l'enfasi, alla prossima occasione. Grazie.

CUGINI (D.S.). Avrai tempo, avrai tempo!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, una mozione di sfiducia in altri tempi avrebbe riempito questi banchi e nessuno si sarebbe perso una sola virgola degli interventi di ciascuno di noi. Oggi una mozione di sfiducia diventa un atto veramente debole nella sostanza, ed è ancora più debole se le motivazioni di questa sfiducia debbono essere ricercate in un fallimento politico per le dimissioni volontarie di componenti di Assessori regionali. Assessori diversi da quelli di un tempo, che passavano al vaglio dell'elettorato e della forza politica di appartenenza, ma Assessori nominati in virtù di una legge elettorale che attribuisce al Presidente il potere di nomina e revoca dei componenti della Giunta. Da questo punto di vista devo dire che vale la pena di soffermarsi per ragionare un pochino sulle credenziali del centrodestra per poter criticare questo sistema.

Il Consiglio regionale della Sardegna - mi piace sottolinearlo - è stato il primo Consiglio regionale ad aver votato la richiesta di referendum per la riforma costituzionale sul "premierato forte". Sto parlando del Presidente del Consiglio dei ministri, che, schede bianche o meno, si pensava potesse essere - lo pensava lo schieramento proponente quella riforma costituzionale - un imprenditore in perenne conflitto di interessi, qualche volta anche in conflitto con gli organi giudiziari, che avrebbe assunto poteri straordinari di nomina e revoca dei ministri e avrebbe potuto dettare il passo alla politica nazionale e alle istituzioni principali di questo nostro Paese.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue URAS.) Quindi la motivazione di questa mozione di sfiducia, proposta dal centrodestra, sta esattamente nel fatto che in Sardegna, come in tutte le regioni d'Italia…

CUGINI (D.S.). Non è una mozione di sfiducia, non hanno avuto il coraggio di proporre una mozione di sfiducia.

URAS (R.C.). Possiamo dire che è un suggerimento, in quanto la mozione "impegna il Presidente a riconoscere il fallimento politico e a rassegnare le dimissioni". Siamo alla fantasia assoluta! Però, prendendo questa mozione come mozione di sfiducia, così come è stata interpretata anche dalla Presidenza del Consiglio dal punto di vista regolamentare, la motivazione della sfiducia sta nel fatto che il Presidente della Regione avrebbe una particolare difficoltà nel rapportarsi con gli Assessori da lui nominati e questa difficoltà - l'ipotesi è questa -, ove vi sia un contrasto, si risolve sempre con le dimissioni volontarie dei componenti della Giunta. E questo in un regime, che è quello presidenziale, voluto esattamente dal centrodestra e non solo a livello regionale e comunale. I Riformatori mancano tutti, perché sono così interessati a questa vicenda, e sono quelli che hanno proposto le riforme! Proprio in questi giorni leggevo una lunga intervista a un ex consigliere regionale, oggi parlamentare nazionale, espressione dei Riformatori, il quale ipotizza il bipartitismo, quindi un ulteriore rafforzamento delle leadership di partito, superando le coalizioni, sostenendo cioè che basta un voto in più di una lista, di un partito per governare tutto. E allora la domanda che io pongo è questa: ma la vogliamo smettere? Questo non è il terreno su cui voi vi potete cimentare, questo è il terreno che non vi appartiene, che avete negato da sempre, che storicamente non vi appartiene. Voi siete presidenzialisti, siete per i poteri assoluti, siete per gli uomini forti, siete per gli imprenditori che scendono in politica, siete per tutto questo, e allora che cosa andate cercando?

MORO (A.N.). Ve lo abbiamo indicato noi Soru!

URAS (R.C.). Se qualche volta il centrosinistra, anche contro il nostro pensiero, vi accontenta, voi dovreste ringraziare tutti i giorni: "Finalmente abbiamo un imprenditore che sa reggere le sorti di questa nostra Regione con autorità, così come avremmo voluto averlo noi". Voi avete presentato, invece, espressioni un po' appassite della politica partitica e avete perso le elezioni perché avete fatto la scelta contraria ai vostri convincimenti.

Noi, che abbiamo un'altra tesi, che è quella assolutamente parlamentarista, abbiamo subito le scelte delle maggioranze, anche trasversali, che si sono realizzate rispetto a questa idea di organizzazione istituzionale. Le abbiamo subite ma cerchiamo di dare un contributo costruttivo per risolvere i problemi. E se io dovessi sollevare, oggi, domani o dopodomani, questioni di fondo rispetto all'azione di governo, rispetto all'azione della Giunta regionale, lo farei sul terreno delle politiche sociali, delle politiche del lavoro, non per le dimissioni di uno o due Assessori, ma per le risposte che bisogna dare ai cittadini, ai poveri, a coloro che hanno maggior bisogno…

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

URAS (R.C.). E non sono risposte che possono venire da voi, non sono risposte che possono venire da quella parte dell'Aula. E vi dico anche il perché: quella parte dell'Aula ha avuto la possibilità, per cinque anni…

MORO (A.N.). Non era questa la situazione!

URAS (R.C.). Per cinque anni ha avuto la possibilità…

PRESIDENTE. Onorevole Moro, lei è già intervenuto e ha avuto la possibilità di esprimere le sue opinioni. Consenta al collega Uras di svolgere il suo intervento. Grazie.

URAS (R.C.). Per cinque anni avete avuto la possibilità di dimostrare come risolvere i problemi di questa nostra Sardegna, come riformare anche il funzionamento della Regione. Avevate la possibilità di fare leggi statutarie, di fare nuovi statuti. Vi siete imbarcati sulla Costituente, un percorso di guerra inutile e che ha fatto perdere anni di tempo, e ancora oggi noi non parliamo del nostro Statuto semplicemente perché non siete nella condizione di agevolare il dibattito politico su questi temi. Ecco la realtà. Se fossi in voi mi dimetterei, perché avete fallito! Avete fallito proprio sul terreno in cui vi sareste potuti cimentare al meglio. Avete purtroppo fallito. Io ho grande simpatia per molti di voi e singolarmente per ciascuno, però, rispetto a proposte e richieste come queste, mi corre l'obbligo di sottolineare le differenze.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Dopo il sentito intervento del collega Uras, io, più modestamente, mi richiamo a un sociologo inglese del secolo scorso, John Ruskin, il quale affermava che la qualità non è mai un caso, ma è il risultato di uno sforzo intelligente. Ed è proprio nell'ottica di uno sforzo intelligente che ritengo debba essere affrontata la questione introdotta dalla mozione dell'opposizione.

Ho sentito, oggi, nel corso del primo intervento, l'onorevole Mario Floris chiedersi se siamo in presenza di una crisi politica. Io, caro Mario, penso che si tratti propriamente di una crisi di crescenza, e dico, evidentemente rivolgendolo prima a me stesso e poi estendendolo alla riflessione dei colleghi, che tutti insieme dobbiamo fare uno sforzo di intelligenza nel comprendere che la politica ha bisogno anzitutto di una riforma al proprio interno, perché la politica e il sistema dei partiti si pongono non come unici, ma come principali soggetti capaci di governare i mutamenti, di interpretare e garantire i bisogni fondamentali dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli, e di comporre il sistema multiforme degli interessi e l'azione dei soggetti sociali.

E allora, il problema per me non è quello di ricercare responsabilità, per cui non intendo attardarmi in questioni che rischiano di far diventare davvero quest'Aula un luogo non adeguato rispetto alla rappresentanza non solo degli interessi, ma anche delle espressioni culturali che vi sono. A me questo non interessa, lo dico, ripeto, a me stesso, ma soprattutto ai colleghi che sono da sempre assertori convinti del presidenzialismo, quindi agli amici di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e agli amici Riformatori. Bisogna essere conseguenti, se è vero che gli Assessori sono nominati dal Presidente e senza più la fiducia del Consiglio. Questo è un sistema nuovo che si è voluto, e allora traiamone le conseguenze. E' vero o no che la responsabilità dell'Esecutivo è in capo al Presidente? Anche da questo punto di vista, noi siamo coerenti fino in fondo e possiamo ben comprendere le implicazioni.

Ma il problema più importante, secondo me, che dà spunto alla mozione, la cui presentazione io apprezzo, è quello di valutare come coniugare l'autorevolezza e l'efficienza della Giunta e del suo Presidente con il massimo di legittimazione e di rappresentatività dell'Assemblea legislativa. Per far crescere la democrazia è necessario, certo, avere un Governo efficiente, un Governo che decida, un Governo che sia sottratto ai rituali di stancanti e inconcludenti liturgie, ma è altrettanto necessario che l'Assemblea sia più rappresentativa.

Io non vedo una crisi, da questo punto di vista, né del Governo né del rapporto tra il Presidente e gli Assessori o tra il Presidente, il Governo e la maggioranza di riferimento. Lo dico, colleghi, essendo alla mia terza legislatura e quindi avendo maturato una certa esperienza in questi banchi. Io vedo sempre più una crisi di questa Assemblea, vedo una crisi dei meccanismi di produzione legislativa, lenti e talvolta inefficienti, impigliati in procedure logorate dai tempi e da riti che sono oramai incompatibili con le dinamiche di una società moderna. E allora, vedete, un Governo forte con un'Assemblea debole rischia, questo sì, di degenerare in regime. Ma chi può rafforzare il ruolo del Consiglio, colleghi, se non lo stesso Consiglio?

Il banco di prova è stata e sarà, nei prossimi giorni, la legge statutaria esitata dalla prima Commissione, dove mi pare - lo pongo, badate, senza voler accrescere le conflittualità, come tema di riflessione - che l'opposizione non abbia raccolto la triplice sfida di definire il rapporto con il Governo e l'Amministrazione pubblica, adottare regole e procedure idonee ad esaltare la propria funzione e assicurarne l'efficienza e rafforzare il rapporto soprattutto con chi sta fuori di questo palazzo, curando forme sempre più piene e diffuse di rappresentanza. Ecco perché mi pare che non sia più il caso di attardarci su certi aspetti. Ho visto che, come al solito, si sono richiamate questioni, come la compravendita di appartamenti, che non hanno nulla a che fare con un dibattito sereno e che mi pare acuiscano, invece, il grave deficit che ancora è presente in questa Assemblea e che, ne sono certo, non la nobilita. Mi pare che siano altri i temi sui quali soffermarsi. Ho richiamato per tutti la legge statutaria, perché quella è la sede di un confronto vero, nel quale sono delineati i poteri e le funzioni dell'Esecutivo e del suo Presidente, le funzioni di indirizzo e controllo dell'Assemblea legislativa e soprattutto l'introduzione di strumenti di controllo a favore dell'opposizione, questa sì, vera novità. E sta all'intelligenza di un'opposizione che può essere la più dura, ma che per il raggiungimento di obiettivi che interessano nel loro complesso i sardi non può che essere costruttiva, utilizzarli.

E allora, è quella la sede per dibattere di questioni serie. Un invito voglio rivolgere: cerchiamo di nobilitare il dibattito in quest'Aula, perché se questo spettacolo fosse stato trasmesso in diretta, i cittadini sardi si sarebbero potuti, a buon diritto, mettere le mani nei capelli.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, sono contento di intervenire dopo il collega Pittalis, che ha svolto un intervento improntato alla ragionevolezza. Mi sarei sentito un po' imbarazzato a intervenire dopo altri colleghi, che hanno svolto invece interventi di tono diverso. Infatti, ciò che mi ha maggiormente sorpreso in questo dibattito non è la differenza delle posizioni espresse dai due schieramenti, che è fisiologica, normale e assolutamente prevista nell'ambito della dialettica d'Aula, ma l'atteggiamento quasi isterico con cui si è contestato alla minoranza il diritto di compiere un atto assolutamente legittimo, e cioè presentare una propria dichiarazione di sostanziale "non fiducia" nei confronti dell'Esecutivo regionale, chiedendo all'Esecutivo stesso di trarne le conseguenze. Si tratta di una dialettica d'Aula assolutamente normale che voi stessi, colleghi del centrosinistra, avete praticato nella scorsa legislatura e che niente ha di strano, di anomalo o di offensivo e nessun elemento può determinare una reazione scomposta da parte di chi, invece, sostiene la Giunta, perché i fatti parlano chiaro.

Il presidente Floris ha detto che sembra di assistere a una battaglia navale: il quarto pezzo è stato affondato. Io, forse meno aulicamente del presidente Floris, dico che mi ritornano in mente i ritornelli dell'hully-gully,in voga quando eravamo giovani: a ogni giro di valzer e a ogni giro di musica c'è un assessore in meno. Lo slogan per la prossima campagna elettorale è già pronto: "Meglio solu", perché alla fine, quando non ci saranno più, il Presidente resterà solo, ed è un dato di fatto che sia così e che la minoranza ne prenda atto e chieda spiegazioni in Aula, introducendo un ragionamento che il Presidente sente a sprazzi, anzi in questo momento non sente affatto, ma che comunque deve essere tenuto presente.

Sono saltati, in trenta giorni, due Assessori di Progetto Sardegna e non due Assessori qualsiasi: Francesco Pigliaru che, sostanzialmente, era il responsabile della politica di programmazione economica della Giunta e quindi dell'applicazione del programma di governo, non potete dunque dire che fosse un assessore qualsiasi, ed Elisabetta Pilia, che era stata indicata direttamente dal Presidente e che ha sempre fatto riferimento anche lei alle posizioni di Progetto Sardegna. Voi dite: "Erano dei collaboratori". Non aggiungiamo l'aggettivo che normalmente si associa al termine collaboratrice, per rispetto delle persone che sono andate via con dignità, però, collaboratori cosa vuol dire? Vuol dire che insieme con il presidente Soru questi Assessori stavano attuando il programma di governo di Sardegna Insieme. Se questi Assessori sono andati via, cioè se la collaborazione non è andata più avanti, il presidente Soru ce ne vorrà spiegare i motivi? Sono gli Assessori che hanno tradito lo spirito originario di Sardegna Insieme o è il presidente Soru che sta tradendo quello spirito? Il Consiglio regionale, ma io dico la minoranza, ha diritto ad avere una spiegazione? E allora l'occasione è questa, cioè si viene in Aula perché il presidente Soru ci dica perché i suoi collaboratori vengono licenziati, e spero che non ci faccia il torto di dire che sono stati licenziati perché sono stanchi, dal momento che sulla stampa vengono riportate dichiarazioni rese da quegli Assessori che non sono incentrate sulla stanchezza.

Quindi il ragionamento è oggi all'Aula. Al di là degli attacchi di nevrastenia reciproci, intendiamoci sulla sostanza delle cose, dateci delle spiegazioni, il Presidente dia dignità a quest'Aula dando spiegazioni di carattere politico e non limitandosi a valutazioni che di politico niente hanno. Dico questo perché le motivazioni delle dimissioni degli assessori Pigliaru e Pilia, che seguono quelle di altri due Assessori che sono andati via non proprio educatamente e con garbo istituzionale, scambiandosi baci fraterni con i componenti della Giunta che restavano, noi del centrodestra le conosciamo e ve le stiamo dicendo: Sardegna Insieme è allo sfascio, non c'è una risposta alle esigenze della Sardegna per cui Sardegna Insieme si è candidata a governare. Questo ve lo diciamo, al di là della polemica politica, con estrema chiarezza, perché il numero dei disoccupati in Sardegna aumenta nell'edilizia, nella formazione professionale, nell'artigianato, in tutti i principali settori economici. Quindi non vi stiamo speciosamente dicendo qualcosa che voi non capite, non vi stiamo dicendo che il vostro progetto, ad oggi, è fallimentare. E il motivo per cui gli Assessori saltano non è la stanchezza, ma il fatto che sta fallendo il progetto di governo con cui vi siete candidati a cambiare la Sardegna, senza che, ad oggi, siate riusciti a realizzare niente di tutto ciò che vi eravate proposti. E quando il collega Uras, che dice di voler difendere i poveri, probabilmente lo dice perché essi costituiscono il suo bacino elettorale e stanno aumentando. Questo può essere un elemento positivo per il collega Uras, che prende più voti, ma è un elemento negativo per l'intera Sardegna.

L'obiettivo di governo di Sardegna Insieme non può essere quello di far aumentare i poveri in Sardegna affinché Rifondazione Comunista prenda più voti. Questo sarà pure l'obiettivo di un piccolo partito nell'ambito del centrosinistra o della sinistra estrema, ma non può essere l'obiettivo del progetto di governo di Sardegna Insieme né quello del Consiglio regionale. Allora, sulla base di questo ragionamento, il Presidente e la Giunta prendano atto che questa è la realtà e che noi stiamo proponendo una strada dignitosa, quella delle dimissioni e del ritorno al corpo elettorale, che giudicherà ciò che è stato fatto fino adesso e dirà se si deve ancora dare fiducia al progetto di governo che voi rappresentate o se si deve cambiare.

Colleghi, è evidente che noi non siamo convinti che voi, che siete gli unici che possono mandare a casa il Presidente, lo farete e sappiamo bene perché: siete sostanzialmente una società per azioni con il Presidente, nel senso che voi rappresentate una parte che è legata al Presidente indissolubilmente, fate le cose insieme, avete obiettivi comuni. Il Presidente, collega Caligaris, non è il capo dell'Esecutivo, è l'idolo della maggioranza, perché quando voi avete scelto, nel progetto di governo di Sardegna Insieme, il leader, non avete soltanto scelto un capo dell'Esecutivo, ma avete scelto il vostro leader, quello che per cinque anni avrebbe rappresentato il progetto del centrosinistra in giro per la Sardegna. E' per questo che il Presidente è solido. Se il centrosinistra non approvasse più il suo Presidente, voi lo potreste mandare a casa, nel senso che il meccanismo consolidato per cui il Presidente non ha sul Consiglio un potere assoluto, come qualcuno vuol far credere, è che la sua maggioranza, se non è più d'accordo con lui, lo manda a casa. Se la maggioranza non lo manda a casa è perché condivide ciò che il Presidente sta facendo e ha obiettivi comuni con lui. Questa è la realtà, al di là delle voci di dissenso che si levano e che hanno, a mio avviso, poco spessore, perché sostanzialmente è sulla condivisione di un progetto che si basa la vostra azione di governo, quella che ancora è possibile che voi facciate. E di questo noi, ovviamente, non possiamo non tener conto.

Allora, quando sento pelose proposte di riforma istituzionale provenire da una parte del centrosinistra e poi lo stesso centrosinistra far notare che se alcuni dei proponenti siedono in quest'Aula è per merito degli stessi meccanismi che oggi contestano, a questi io rispondo che noi Riformatori - e parlo, ovviamente solo per i Riformatori - siamo stati e siamo presidenzialisti e vogliamo difendere il presidenzialismo! E proprio perché lo vogliamo difendere siamo consapevoli che il presidenzialismo lo si difende attraverso meccanismi di controbilanciamento dei poteri, non nei confronti del Consiglio, essendo la maggioranza legata al Presidente, ma nei confronti della minoranza, che nel sistema bipolare dell'alternanza è quella che si sostituirà alla maggioranza attuale. Il nocciolo del problema, anche per quanto riguarda la legge elettorale, sta quindi nel ridare forza al sistema dei partiti, oggi spezzettato in mille rivoli! Noi ci batteremo perché il bipartitismo superi l'attuale frammentazione del sistema della politica. E quando i partiti saranno forti potranno controllare meglio l'operato di una Giunta e di un Presidente che dentro il sistema dei partiti vivono.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, debbo segnalare un disagio di tipo ambientale. In quest'aula mi pare che si respiri di per sé un'aria pesante, però adesso siamo arrivati veramente a un eccesso. C'è una cappa, una nebbia…

CUGINI (D.S.). Non sta fumando nessuno. E' fumo di parole!

DIANA (A.N.). Non lo so, onorevole Cugini, voglio segnalare comunque che ci sono problemi anche di respirazione, perché non avevamo mai visto l'aula consiliare in queste condizioni, soprattutto noi anziani, anche lei quindi.

PIRISI (D.S.). Faccia una preghiera, Presidente, e cioè che le parole non vadano in fumo!

DIANA (A.N.). Presidente, chiederei di accendere l'impianto dell'aria condizionata, perché veramente c'è una nuvola di fumo.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, tutti ci siamo resi conto della situazione che c'è in aula. Erano stati programmati dei lavori che non si sono potuti terminare, senza tener conto del fatto che si sarebbe riunita l'Assemblea questa sera.

Purtroppo gli impianti dell'aria condizionata non si possono accendere perché stanno subendo degli interventi di manutenzione. Abbiamo provveduto a far aprire tutte le finestre, per cui l'aria circola, ma contro l'umidità non si può fare niente per questa sera. Proseguiamo.

Continuazione della discussione della mozione Artizzu - La Spisa - Vargiu - Biancareddu - Ladu - Capelli - Cappai - Gallus - Cherchi Oscar - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Floris Mario - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio, sul fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (103)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Io non so se si tratti dell'aria condizionata o di qualcos'altro, so che effettivamente non si sta bene qui, questa sera. Evidentemente bisogna chiamare la squadra tecnica.

PIRISI (D.S.). Una squadra di barracelli per sventagliare!

(Interruzioni)

LADU (Fortza Paris). Come? Nelle miniere è peggio? Certo, ma se si può star meglio, a meno che non scoppi qualcosa!

Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, ormai la discussione sulle dimissioni di un Assessore regionale attraverso la forzatura politica di una mozione è assurta a consuetudine. Non sono, infatti, lontani i tempi in cui, in questa stessa aula, maggioranza e opposizione si affrontavano a viso aperto, le crisi venivano affrontate con un confronto più approfondito fra i due schieramenti e quindi anche le soluzioni venivano rappresentate in modo diverso. Perché a quel tempo, quando si stava peggio, come si suol dire, eravamo consapevoli che il Governo della Regione, a prescindere dal colore politico, era materia di interesse per tutto il popolo sardo. Oggi non è più così. Siamo entrati in una dimensione in cui fatti gravi e traumatici, come le dimissioni di un componente della Giunta regionale, vengono ridotti al rango di scaramucce interne di carattere personale tra il Presidente e i suoi collaboratori.

Le dimissioni di ben quattro Assessori non possono non costituire un fatto politico che prelude a una vera crisi politica di una maggioranza che ormai vive all'insegna della più assoluta improvvisazione, vittima del suo Presidente che la tiene sotto la minaccia dello scioglimento del Consiglio. Negli ultimi due casi, le dimissioni degli assessori Pilia e Pigliaru, c'è l'aggravante che si tratta di componenti della Giunta espressione dello stesso partito del Presidente, quindi di persone che sono state scelte perché hanno avuto la sua totale fiducia. Oggi vediamo i risultati che quella scelta ha prodotto! Le motivazioni addotte dall'assessore Pilia per giustificare il suo atto contengono una dura denuncia, laddove richiamano il Presidente al rispetto del suo stesso programma politico. E questo praticamente dimostra che c'è un'accusa grave da parte di un ex Assessore alla maggioranza. E non è vero, come diceva il collega Pirisi, che le crisi si verificano quando non viene attuato il programma di governo. Qui siamo di fronte ad Assessori che affermano l'esatto contrario di quello che sta dicendo lei: non è che il programma di governo non venga attuato, è che quello che si fa non rispetta il programma che vi ha fatto vincere le elezioni.

PIRISI (D.S.). Non è vero!

LADU (Fortza Paris). Sono le dichiarazioni dell'assessore Pilia, che tu evidentemente non hai letto.

PIRISI (D.S.). No, questo non l'ha detto!

BIANCU (La Margherita-D.L.). Non è così!

LADU (Fortza Paris). Ha detto anche questo!

PIRISI (D.S.). Non l'ha detto, perché non è così!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per cortesia, non interloquisca con l'oratore.

LADU (Fortza Paris). L'assessore Pilia ha detto questo e anche cose peggiori! Non hai letto le sue dichiarazioni, non le vuoi sentire probabilmente, ma ha detto anche cose peggiori!

Questo dimostra effettivamente quale sia la dimensione della divaricazione nei rapporti tra Presidente della Regione e Assessori. Anzi ci troviamo di fronte a un fatto inconsueto, perché proprio dalle parole dell'assessore Pilia emerge una clamorosa sfiducia nei confronti dell'operato del Presidente. E qui tocchiamo un altro punto importante che riguarda, appunto, il presidenzialismo, il ruolo del Presidente. Qualcuno, mi pare l'onorevole Maninchedda, diceva: "Siccome siamo in regime presidenziale, questo Presidente ha vinto le elezioni e quindi deve fare tutta la corsa". Ma chi l'ha detto? La corsa si fa se le cose vanno bene; se le cose non vanno bene, se ci rendiamo conto che non ci sono le condizioni richieste non è detto che si debba fare tutta la corsa! La si fa quando, appunto, la maggioranza condivide le scelte che si stanno facendo.

Voglio, però, tornare alle ultime parole dell'Assessore, o meglio alle parole dell'ultimo Assessore che si è dimesso, non alle sue ultime parole.

PIRISI (D.S.). Toccando ferro!

LADU (Fortza Paris). Praticamente la denuncia dell'Assessore Pilia è stata talmente forte che gli altri Assessori, attualmente in carica, si sono sentiti in dovere di solidarizzare col Presidente, prendendo le distanze dalla loro collega di Giunta. Lo stesso partito che aveva espresso l'ex assessore Pilia, giocoforza, ha dovuto scaricarlo. Credo che questo sia stato uno dei momenti più brutti di questa legislatura, anche perché si può sostituire un Assessore, ma ci deve essere, credo, un maggiore rispetto delle persone, soprattutto quando queste hanno svolto un ruolo importante nella Giunta regionale.

Ecco, la mozione che hanno voluto presentare le forze di opposizione è a tutti gli effetti una denuncia della grave dicotomia esistente tra il Presidente e gli Assessori e tra il Presidente e lo stesso Consiglio regionale.

PIRISI (D.S.). Andrea, raccontagli di quando hanno sostituito te!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per cortesia, si controlli, non è corretto nei confronti di chi sta intervenendo!

PIRISI (D.S.). Presidente, mi scusi, chiedo scusa anche all'onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). L'importante è che tu stia zitto e mi faccia finire l'intervento, come credo sia doveroso.

Quindi in questa mozione che noi abbiamo presentato c'è la denuncia di una deriva centralistica e monocratica che vede nell'accentramento di tutti i poteri nella figura del Presidente uno dei punti più bui della nostra consolidata cultura parlamentare e autonomistica. La nostra è una denuncia, a dire la verità, non nuova. Già dai suoi primi atti abbiamo messo in evidenza lo scollamento che le scelte presidenziali avrebbero comportato nei rapporti fra Giunta e Consiglio e più in generale all'interno di tutto il sistema politico isolano. Nessuno, infatti, potrà mai dimenticare il rifiuto del Presidente a giurare in questo Consiglio regionale, evidentemente disconoscendo a questa istituzione il ruolo che lo stesso Statuto di specialità ha sancito in modo incontrovertibile. Però, giunti a metà legislatura, con sondaggi che sono tutti di segno negativo per la Giunta e per la maggioranza, credo che qualche spiraglio di riflessione si debba cominciare ad aprire. E' sotto gli occhi di tutti che questa Giunta regionale sta miseramente affondando, che vive all'insegna della più assoluta improvvisazione e che insegue le emergenze più che affrontarle.

Il cambiamento d'umore dei sardi non fa altro che attestare il crescente clima di sfiducia che circonda questa maggioranza, incapace di affrontare adeguatamente e con credibilità la drammatica crisi che investe tutti i settori produttivi, economici e sociali. Infatti, altri hanno parlato della diminuzione del numero degli occupati, dell'aumento della disoccupazione, del ritorno all'emigrazione. Sono tutti segnali che devono far riflettere sicuramente questo Consiglio regionale, ma soprattutto il Presidente della Regione e la Giunta regionale, perché, se non ci sarà un'inversione di tendenza, come Regione sarda ci avvieremo verso un futuro pieno di incertezze.

Pertanto, io credo che il sistema Sardegna sia stato bloccato e che ci sia stata una regressione anche rispetto a quanto si è ottenuto nel passato. La colpa di questa situazione, devo dirlo, non può essere solo del Presidente, della sua campagna demagogica e populista, ma è sicuramente anche di questa maggioranza, che fino adesso non è stata in grado di riportare il dibattito politico in una certa direzione e non è stata in grado di farsi sentire dal Presidente, che sebbene eletto dal popolo deve rispondere alla sua maggioranza, deve rispondere del programma di governo e deve dare quelle risposte che sono lungamente invocate dai sardi. Pertanto, siamo di fronte...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Presidente, ha lasciato che mi si interrompesse troppe volte. Ho parlato per meno di dieci minuti!

PRESIDENTE. Il tempo è uguale per tutti, onorevole Ladu.

E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, da una lettura attenta della mozione, ma anche dalle cose dette in Aula dal centrodestra, credo che i rilievi mossi possano più o meno essere ascritti a due categorie: una è quella dei rilievi che per semplificazione potremmo chiamare di tipo formale; l'altra è quella che potrebbe comprendere, invece, i rilievi di sostanza, cioè i rilievi di risultato.

Fra i rilievi di tipo formale, mi pare che vi siano la mancanza di collegialità, la poca capacità di ascolto da parte del Presidente e una sostanziale accusa che si concretizza, di fatto, in un eccessivo accentramento del potere decisionale. Fra i rilievi di tipo sostanziale, invece, vi è quello secondo cui la Giunta non starebbe ottenendo risultati. Relativamente a questo aspetto, un attacco di questo tipo rischia di essere abbastanza banale. Il centrodestra ha dimenticato con molta facilità la riduzione dell'indebitamento, la politica delle entrate, la riduzione delle servitù militari e lo sviluppo ecocompatibile e dimentica anche - anzi ne mena vanto come elemento di positività - i tentativi che ha posto in essere a più riprese, nelle varie Commissioni, ma anche in quest'Aula, per bloccare una produzione legislativa che credo possa essere invece considerata di tutto rispetto. E proprio l'agevolazione della produzione legislativa e del suo perfezionamento avrebbe invece consentito a questo Consiglio regionale di figurare in maniera differente rispetto al passato. Non bisogna però dimenticare che anche la produzione legislativa, che pure è fondamentalmente merito del Consiglio, ha avuto influssi e slanci anche da parte della Giunta regionale. Certo, abbiamo detto a più riprese, ma lo abbiamo detto per primi noi della maggioranza, che chiediamo per il futuro una maggiore attenzione per lo sviluppo in funzione del lavoro, in funzione dell'occupazione. Abbiamo detto, ancora prima di voi, che chiediamo iniziative atte a contenere le vecchie e nuove povertà e abbiamo annunciato, sotto questo profilo, una serie di misure da introdurre nella prossima legge finanziaria.

Ecco, noi riteniamo che l'accusa relativa alla capacità di ascolto proprio in quella occasione verrà clamorosamente smentita, perché siamo sicuri che le iniziative meritorie, degne di attenzione, che assumeremo in Commissione e in Consiglio regionale non potranno lasciare insensibili né il Presidente né la Giunta regionale.

Tornando alle accuse e ai rilievi di tipo formale e soprattutto ai rilievi relativi all'accentramento di potere decisionale, provo a dare una prima risposta a una domanda che il centrodestra ha posto in tutti gli interventi. Crea disagio a noi della maggioranza, alla Giunta e allo stesso Presidente che alcuni Assessori regionali, qualcuno sollecitato, altri per libera iniziativa, arrivino alla determinazione di rassegnare le dimissioni? Io credo che creino disagio, a me ne creano. Esprimo nei confronti di quegli Assessori il massimo rispetto e la massima stima, ma non credo, in ultima analisi, che il tutto sia frutto di capricci imputabili esclusivamente al Presidente. Poniamo pure che qualche capriccio il Presidente lo abbia, ma non credo che le dimissioni di cui si parla siano frutto dei suoi capricci. E allora, perché ridicolizzare, definendo addirittura pelose le sue proposte, chi ha sostenuto in questa sede e in Commissione, restando inascoltato, che il sistema presidenzialista contiene in sé alcuni limiti al di là delle persone e al di là di chi è chiamato a esercitare la massima funzione? Limiti che potevano, invece, essere contenuti meglio e consentire un diverso rapporto tra il Consiglio e la Giunta se avessimo avuto il coraggio, non dico di arrivare a quelle conclusioni, ma di attivare in quest'Aula e nella Commissione competente un dibattito sulla opportunità di ragionare sul parlamentarismo. Ho detto che altrove lo stanno facendo; lo stanno facendo forze politiche fra le più importanti in Italia e le proposte che fanno non sono affatto pelose. Resto personalmente convinto che fra dieci anni il sistema presidenziale verrà cancellato e comunque molte pecche ascrivibili a questo sistema si sarebbero potute correggere adottando un sistema di tipo parlamentare. So che questa posizione, fatta eccezione per qualche esponente della maggioranza, in Commissione è stata condivisa dall'onorevole Floris, ma è una posizione che riveste esclusivamente una funzione di testimonianza.

E allora, qualunque ibrido voi cerchiate fra l'una possibilità e l'altra è destinato a restare tale, perché le leggi di quella portata vanno fatte nella massima chiarezza, nella massima trasparenza e con la consapevolezza dei risultati che l'una e l'altra forma producono. Io credo che qua dentro dovremo attivare, tra un po', altri tipi di dibattito, oltre a quello sul Piano sanitario regionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.) Signori Presidenti, colleghe e colleghi, non ho dubbi sulla strumentalità della mozione presentata dal centrodestra. Del resto, i proponenti chiariscono che detta mozione riguarda il fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione. Se vi fossero ancora dubbi, l'intervento del primo firmatario, l'onorevole Artizzu, ci ha chiarito che, secondo lui, tutta l'attività finora svolta dalla Giunta regionale è negativa e dannosa per la Sardegna e che il presidente Soru dovrebbe dimettersi.

Non ho dubbi neanche sul fatto che queste affermazioni possano conquistare più di altre i grandi titoli dei media sardi, dal momento che ormai una parte dei giornalisti segue e insegue questo modo di far politica, lo scontro tra gli stati generali delle coalizioni e tra i leader dei partiti. Le più pacate e riflessive considerazioni politiche sul perché di questi episodi, legati alle dimissioni degli Assessori e del cosiddetto autoritarismo del presidente Soru, non hanno l'attenzione che meriterebbero da parte della stampa locale. C'è, in altri termini, la caccia al titolo per attirare l'interesse dell'acquirente a discapito del servizio informativo e formativo, che un corretto codice deontologico e professionale dovrebbe far emergere. Di questo ne sono ben consapevoli i colleghi del centrodestra e per questo i loro interventi, che si sostanziano prevalentemente in una sequela di insulti al Presidente, sono improntati a un disfattismo inconcludente e che non ci consente di capire le cause e le concause del problema.

Sui risultati ottenuti non ci sono dubbi, sono sotto gli occhi di tutti, sono stati elencati anche da altri colleghi. C'è da fare di più, certo, per quanto riguarda il lavoro, la precarietà, il salario sociale, le zone interne, le vecchie e nuove povertà, ma penso che la questione posta dalla mozione sia molto semplice e possa essere compresa da tutti i cittadini sardi. Essa riguarda una legge elettorale antidemocratica che viene definita presidenzialista, che assegna al Presidente di una Regione, ma anche al Presidente di Provincia o al Sindaco di un comune poteri tali da tenere in scacco l'Esecutivo da lui stesso nominato e l'intera Assemblea legislativa. Le minoranze sono costrette, nel migliore dei casi, a svolgere la funzione di grilli parlanti, in quello peggiore a screditare chi governa disconoscendo tutto ciò che fa pur di darsi un ruolo.

Mi chiedo: chi ha voluto questo modello di governo? Chi lo difende ancora? Onorevole Vargiu, mi risponda su questo tema, lei che ogni tanto ci incoraggia ad andare ancora più avanti, pur vedendo le devastazioni che si sono prodotte sul piano del rispetto dei diritti dei cittadini e degli eletti, della partecipazione di questi alla formazione di scelte giuste e condivise. Proprio voi del centrodestra, che non a caso vi accanite contro Soru, che non è che l'effetto di una causa che sta in una legge liberticida e profondamente sbagliata, non vi siete ancora accorti di questo? Non ne traete le dovute conclusioni? Su questo avete il consenso anche di ampi settori del centrosinistra, ne sono pienamente consapevole, che hanno condiviso e condividono la legge elettorale. Voi tutti sapete, invece, che il partito della Rifondazione Comunista ha votato contro questa legge ed è contrario al presidenzialismo, pur chiarendo che, certo, il sistema elettorale precedente doveva essere cambiato. Sicché non siamo arroccati sul sistema precedente dicendo no a tutto il resto; siamo disponibili a discutere, ma sicuramente fuori da questo discorso sul presidenzialismo.

Per cui io penso che ci voglia una nuova legge elettorale, che non consenta al Presidente di licenziare così facilmente gli Assessori, di tenerli sottoscacco continuamente e soprattutto di mandare un intero Consiglio regionale a casa per una qualsiasi, seppur fondata, ragione. Ci dev'essere un intervento del Consiglio.

Se non si sciolgono questi nodi si continuerà ad abbaiare alla luna o, peggio, crescerà il malessere tra gli eletti che non contano nulla, oltre alla disaffezione alla politica da parte dei cittadini, così come sta avvenendo. La democrazia ha senso se c'è partecipazione attiva, consapevole e basata sul rispetto di tutti, altrimenti dobbiamo aggettivarla, chiamandola in modo diverso. Siccome per questa legislatura purtroppo resterà in vigore questa legge e si sta discutendo di legge statutaria - e io mi auguro, a breve, anche di nuovo Statuto -, dobbiamo chiedere a noi stessi della maggioranza e al presidente Soru se dobbiamo correggere qualcosa nel modo di rapportarci all'interno della Giunta, della coalizione, col Consiglio regionale e le sue Commissioni, con coloro che rappresentano interessi diffusi in Sardegna, col Governo centrale e con l'Unione Europea. Io penso di sì, perché credo che questo non possa essere lasciato al modo di fare o al carattere del Presidente, come si dice. Credo che da tempo si sarebbe dovuto chiarire tutto questo, senza trovarci ciclicamente a dibattere lo stesso tema. Non posso pensare che il presidente Soru non voglia questo chiarimento, come dicono alcuni, per esigenze di immagine sua o del suo Gruppo politico.

Allora, se così non è, si pratichi la strada del rispetto reciproco, umano e istituzionale, consentendo a tutti di svolgere il proprio ruolo senza umiliare o sottovalutare nessuno, senza vedere nemici dove non ci sono, solo perché cercano di onorare gli incarichi che ricoprono nell'esclusivo interesse dei sardi, conciliando proficuamente la democrazia con l'efficienza amministrativa e politica. Questo lo dico non solo come consigliere regionale, ma anche come Presidente di Commissione. Alcuni mi dicono ancora per poco, fortunatamente! E' perlomeno imbarazzante che il presidente Soru abbia un comportamento non collaborativo con la seconda Commissione, che non solo non ha potuto ascoltare in più occasioni, ma alla quale non ha dato neppure una risposta o inviato una comunicazione per concordare un incontro. Il presidente Soru sa che queste richieste sono assunte dalla seconda Commissione normalmente all'unanimità, non sono certo frutto di quello che pensa il Presidente che le rappresenta. Sono cose che dispiacciono e fanno male, così come fanno male le strumentalizzazioni che su questo ha fatto e ha voluto fare l'opposizione. Gli articoli di stampa che recitano "Pisu contro Spissu e Soru" non solo non li gradisco, ma sono totalmente falsi! Le lettere che ho inviato al presidente Spissu, con cui ho un costante e corretto rapporto istituzionale, ma anche al presidente Soru, tendono a far svolgere il lavoro della Commissione in modo serio, concreto, efficace e sicuro da un punto di vista normativo, chiedendo a tutti la massima e leale collaborazione.

Questo è quello che chiedo e ritengo, in buona fede, si possa fare oggi, pur in presenza di una pessima legge elettorale che mi lascia profondamente indignato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, ho ascoltato attentamente le motivazioni che hanno indotto l'onorevole Artizzu e i colleghi del centrodestra a presentare una mozione che chiede le dimissioni del Presidente della Regione.

Nella mozione si utilizzano le dimissioni dell'assessore Pilia, che ha espresso forti critiche sul metodo di governo del Presidente, per considerare fallimentare l'attuale esperienza di governo della Regione. L'onorevole Artizzu chiede chiarezza su tutta una serie di argomenti, che vanno dal conflitto di interessi del presidente Soru, alle questioni più spinose, come il lavoro, le nuove povertà, il tasso di qualità della vita dei sardi, l'atteggiamento duro del Presidente della Regione nei confronti degli Assessori. Io proverei, me lo consentirà l'onorevole Artizzu, a mettere ordine in questa disorganica esposizione.

Questa coalizione si è presentata agli elettori sardi con un programma condiviso dalle forze del centrosinistra e dai cittadini, che con il loro voto hanno delegato questa maggioranza a governare. Sono cittadini che hanno espresso la loro preferenza per consolidare il programma della coalizione e non la squadra di governo, che solo in un secondo momento è stata nominata dal Presidente della Regione e ha assunto l'ingrato compito di cambiare la Sardegna. Ho detto ingrato, perché governare questa regione dopo anni di inefficienze e di mancate riforme è difficile e oneroso per tutti.

Veda, collega Artizzu, le differenze tra lei e me, tra il suo partito e il mio, tra il centrodestra e il centrosinistra, è che da questa parte si predilige il programma agli assetti di governo. Siamo fermamente convinti che gli Assessori rappresentino la sintesi del programma di governo condiviso dalla maggioranza, e per questa ragione non è scandaloso cambiare o modificare la squadra di governo. Il compito di giudicare è del Presidente e non del Consiglio regionale, per una semplice ragione: questa forma di governo, questo sistema elettorale lo avete voluto voi, con forza. Siete voi che, in questi anni, avete caldeggiato l'elezione diretta del Presidente, svuotando di contenuto il potere legislativo e di controllo del Consiglio. Oggi non potete venire qui, in quest'Aula, a rivendicare un'idea parlamentaristica che non vi appartiene, che non fa parte della vostra forma mentis.

E allora, mi rivolgo all'onorevole Moro, senza scomodare la storia, fermiamoci al presente, e in particolar modo alla fase attuale, per capire se il lavoro fin qui svolto da questa maggioranza di governo sia coerente con il programma presentato agli elettori. Scoprirà, onorevole Moro, che le riforme fin qui attuate hanno rovesciato positivamente il sistema regionale. Abbiamo avviato un confronto per la prima volta alla pari con il Governo nazionale sul tema delle entrate, ridando dignità al popolo sardo; abbiamo affrontato con fermezza i temi legati alle servitù militari, al pieno utilizzo del nostro territorio, alla salvaguardia del nostro ambiente, sottraendolo ai vecchi e nuovi speculatori.

Questi sono i temi, e non le verifiche dell'Esecutivo, che consentiranno ai sardi di giudicare il nostro operato, di giudicare questa maggioranza di governo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, nel mio breve intervento mi asterrò dal dare giudizi su quello che hanno detto i colleghi e mi asterrò anche dal paragonare il Presidente a Nostradamus, a Ulisse o a Silvan. Mi limiterò, invece, a fare un ragionamento da uomo della strada quale sono, lasciando perdere anche le citazioni di filosofi e politologi del Settecento, che ha fatto l'onorevole Pittalis. Non so se si chiamasse John Travolta, quello che lui ha nominato.

Comunque, tornando a noi, Presidente, glielo dico francamente: a mio modesto avviso, lei è un abile calcolatore, è uno che ha colto il momento propizio per scendere in politica, si è accorto che c'era una crisi nei partiti e in particolare in quei partiti che si proponevano come alternativa al nostro governo di cinque anni, che sicuramente non ha brillato. Ed è sceso in campo perché i partiti di lunga e rispettabile storia come D.S., La Margherita, Rifondazione, non potevano esprimere una persona che rappresentasse il nuovo. Erano tutti vecchi militanti, tra i nuovi non c'era nessuno che avesse una fama tale da fargli prendere voti in tutta la Sardegna. Quindi lei, Presidente, ha fatto bene a scendere in campo e le dirò di più: probabilmente avrebbe vinto anche candidandosi col centrodestra. Non per niente la distanza dal suo rivale, nell'elezione diretta, era di quasi 10 punti percentuali, se non sbaglio, mentre la differenza tra i voti dei partiti di ciascuno schieramento si attestava sullo 0,9-1 per cento. Prova ne è che a Tempio, dove io risiedo, 150 schede riportavano il voto per Biancareddu al Consiglio regionale e per Soru alla Presidenza della Giunta. Fondamentalmente, se ci fossimo messi d'accordo non saremmo riusciti a scambiarci tante preferenze, però così è successo.

Ora, non mi fa meraviglia che questo succeda in un sistema elettorale del genere che, onorevole Licheri, non abbiamo voluto noi. La riforma elettorale l'ha fatta il Parlamento nel 1995, quando era Presidente del Consiglio Lamberto Dini, dopo il ribaltone. Quindi il nostro apporto credo che sia stato molto limitato e comunque è la legge elettorale che ha determinato la forma di governo. Qua è successo l'inverso di quello che dovrebbe succedere, e cioè prima si decide come si vuole governare la Sardegna, quali sono i rapporti tra gli organi della Regione, il sistema parlamentare e assembleare e poi si fa la legge elettorale. Invece noi abbiamo subito la legge elettorale nazionale, ed è una colpa nostra, intendo del centrodestra che governava nella scorsa legislatura, ma anche vostra, perché insieme non siamo riusciti a fare una riforma elettorale dignitosa e abbiamo dovuto subire, ripeto, la legge elettorale nazionale.

In questo sistema è chiaro che quel che succede è fisiologico, perché che un Assessore vada via o venga cacciato non è una cosa anomala; ciò che è anomalo, se è vero quel che gli Assessori cacciati dicono, e io non ho prove per sostenere il contrario, è che gli altri Assessori rimangano. Se è vero che in Giunta si respira una cattiva aria, la meraviglia non è per chi se n'è andato, ma per chi rimane. Non c'è altra spiegazione! Lo si potrebbe spiegare dicendo che chi è andato via è un bugiardo, che finché è rimasto in Giunta non aveva di che lamentarsi, ma il giorno che ha chiuso la porta, come diciamo in Gallura, "ha aperto il libro e ha parlato". Però io non so quale sia la verità. Delle due l'una: o avevate in Giunta delle persone delle quali non vi potevate fidare, tant'è che il giorno dopo essere andate via hanno detto quello che veramente pensano e che avevano taciuto per due anni e mezzo o per un anno e otto mesi, oppure c'è da chiedersi come facciano gli altri Assessori a rimanere in una Giunta del genere.

Il problema è sempre lì, nella mancanza di una legge elettorale seria ed equilibrata. Non si può avere una legge elettorale che prevede un listino grazie al quale le persone vengono elette, diciamo, gratis (non me ne voglia chi faceva parte del listino, non mi riferisco a loro personalmente, ma al sistema); non si può andare avanti con una legge che prevede che il Presidente che va via manda a casa anche il Consiglio regionale, perché il Consiglio non sfiducerà mai il Presidente sapendo che ciò equivale a mandarsi a casa da solo. Anche se nessuno lo ammetterà mai, è così. Lei, presidente Soru, non verrà mai sfiduciato da questo Consiglio; noi andremo a casa prima di cinque anni, per me è un caso a parte, solo se lei deciderà di dimettersi. Quindi, sostanzialmente, devo per forza annunciare il mio voto favorevole alla mozione, pur sapendo che verrà respinta.

CUGINI (D.S.). Andrea, non c'è bisogno di ringraziarci!

BIANCAREDDU (U.D.C.). Però ai colleghi della maggioranza dico: attenzione, perché voi qua avete un comportamento corretto nei confronti del Presidente e della Giunta, ma magari fuori scaricate tutte le magagne che ci sono, ed è legittimo e normale che ci siano, sul Presidente. Questo gioco può durare sei mesi, un anno, poi la gente se ne accorge. Se il presidente Soru è in carica è anche perché lo volete voi, quindi non potete tenerlo in carica solo per dare le colpe a lui e prendervi voi i meriti. Se lo tenete in carica vi prendete onori e oneri, e gli oneri si vedranno tra due anni e mezzo, quando andremo al voto. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio l'onorevole Cugini dei suoi suggerimenti, che sono sempre preziosi, e della grande generosità con cui me li elargisce.

Vorrei tornare, perché credo sia doveroso, a un'affermazione che è stata fatta in quest'Aula, per ultimo dall'onorevole Ladu, con la quale si accusa Progetto Sardegna, il nostro movimento, di avere scaricato i suoi Assessori. Saremmo stati, in qualche modo, sempre vittime di un Presidente padrone che ci induce, nel momento in cui c'è una ribellione, a rinnegare le persone vicine a noi sino a quel momento. Onorevole Ladu, io rispedisco al mittente questa accusa. Forse lei non ha avuto il tempo di leggere le nostre dichiarazioni o di leggere attentamente quello che hanno riportato anche i giornali. Noi ribadiamo che Francesco Pigliaru è stato uno dei fondatori del nostro movimento ed Elisabetta Pilia è stata molto vicina al nostro movimento, anche se l'abbiamo conosciuta dopo essere stata nominata in Giunta. Con tutti e due c'è stata una vicinanza politica e di lavoro, un confronto costruttivo, uno stimolo reciproco nel rispetto dei ruoli.

Quello che abbiamo voluto evidenziare è che non ci sono Assessori targati Progetto Sardegna, perché crediamo che sia poco dignitoso per un Assessore avere la targa di chicchessia. L'Assessore svolge un ruolo insieme tecnico e politico, un ruolo importante all'interno di un organo collegiale e credo che per questo meriti rispetto. Gli Assessori, nel nostro sistema, vengono scelti e nominati dal Presidente per un motivo molto semplice: il Presidente risponde del loro operato e dell'attuazione del programma di governo non soltanto di fronte al Consiglio, naturalmente, ma anche di fronte alla maggioranza, alla minoranza e al popolo sardo.

Questo abbiamo voluto dire e con questo, cari colleghi, vogliamo anche rispedire al mittente le interpretazioni autentiche sulla volontà che hanno voluto manifestare…

LADU (Fortza Paris). Progetto Sardegna ha Assessori in Giunta o no?

PORCU (Progetto Sardegna). Onorevole Ladu, lei ha parlato e io l'ho ascoltata, quindi chiedo di essere ascoltato anch'io. Lei può non essere d'accordo con me, è legittimo, le chiedo, se è possibile, di poter continuare il mio intervento.

Dicevo che vorremmo rispedire al mittente le interpretazioni autentiche sulle motivazioni che gli Assessori hanno voluto esprimere, perché ci sono sembrate assai strumentali. Intanto vorremmo sottolineare che gli Assessori che si sono dimessi hanno svolto un ruolo importante sotto ogni punto di vista: sono stati protagonisti del processo di cambiamento in atto nella nostra regione e non vorremmo che, con questo tentativo di critica strumentale, si volesse anche far tramontare il ruolo di chi non ha la targa di un partito o viene etichettato come tecnico, come se essere un Assessore competente fosse una diminutio e non un titolo necessario per poter svolgere bene il proprio ruolo in Giunta. Io credo che ogni tecnico debba avere anche un ruolo politico, così come ogni Assessore che ha più esperienza politica o di partito debba necessariamente, per svolgere bene il proprio ruolo, avere anche una competenza tecnica. E ritengo che sia l'assessore Pigliaru sia l'assessore Pilia con le loro battaglie sul risanamento, sulle entrate, sui beni culturali, sul cinema e sul diritto allo studio, abbiano svolto molto bene il loro ruolo. Ma se hanno svolto bene il loro ruolo, forse quella in cui ci troviamo è una crisi di crescita, come ha detto il collega Pittalis, una crisi che, proprio perché questo Governo regionale e questa maggioranza stanno portando avanti rapidamente un programma di riforme ambizioso, richiede aggiustamenti e genera a volte anche dei contrasti. Questo perché non ci accontentiamo dell'ordinarietà, non ci accontentiamo dello standard di fronte alle sfide eccezionali che ci si pongono. Ma noi siamo felici di questi contrasti, siamo felici dei litigi, se sono costruttivi e ci portano ai risultati che questa Giunta e questa maggioranza stanno ottenendo.

Non abbiamo alcuna nostalgia del passato, in cui le crisi non erano legate ai progetti realizzati e alle cose da fare, ma erano dovute semplicemente agli appetiti di potere di pochi partiti che pretendevano di decidere le sorti di questa regione, tramite accordi che potevano far assurgere alla Presidenza della Regione anche personalità che avevano ottenuto poche migliaia di voti, pur di arrivare alla guida della Regione. Quindi non abbiamo alcuna nostalgia di quel passato e crediamo che democrazia sia anche individuazione chiara delle responsabilità, sia anche decisione e che se questa decisione deve essere affidata a qualcuno sia meglio affidarla a chi prende 500 mila voti piuttosto che a chi ne prende 3 mila.

Vorrei anche tornare alle parole del collega Artizzu, che parlava di Soru-Nostradamus. Cari colleghi, se c'è un Nostradamus in quest'Aula non siede certo nei banchi della Giunta, posto che i novelli Nostradamus si sono sprecati in questi due anni di governo del centrosinistra, in cui abbiamo assistito a tutta una serie di previsioni catastrofiche, a cominciare da quelle personali. Si è parlato di presunti tagli di eucalipti, che dovevano comportare chissà quali abusi e conseguenze; sono stati ventilati (venticello della calunnia) presunti conflitti di interessi e personali, con i quali si è cercato di ostacolare il procedere dell'attività del Governo e anche della maggioranza.

Abbiamo parlato della legge salvacoste. Li abbiamo letti i vostri articoli: doveva crollare l'economia, doveva crollare il turismo! Ebbene, quando parliamo di economia, di turismo e dei disoccupati smettiamola di lanciare slogan e confrontiamoci invece sulle cifre, sui numeri, sui progetti e sulle proposte. E allora vediamoli questi numeri, io sono andato a cercarli, forse qualche collega non ha avuto il tempo di fare altrettanto: non c'è paragone tra la percentuale degli occupati del secondo trimestre del 2006 e le corrispondenti percentuali registrate negli ultimi quindici anni, in Sardegna.

(Interruzione)

PORCU (Progetto Sardegna). Dal 1992. Sto parlando della percentuale di occupati più alta degli ultimi quindici anni!

Collega Artizzu, quando si va a dire che si sono persi 9 mila posti nell'industria, per onestà intellettuale e per correttezza di rapporti tra parti politiche, bisogna avere anche l'accortezza di precisare che ci sono 14 mila posti in più nel settore dei servizi, 5 mila nell'agricoltura e complessivamente il numero degli occupati è aumentato di 9 mila unità.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Porcu, ha ancora due minuti.

PORCU (Progetto Sardegna). Non sto dicendo che vada tutto bene. Non sto dicendo che gli occupati non possono aumentare, non sto dicendo che non dobbiamo fare una politica del lavoro. Sto dicendo che se non c'era emergenza ieri, quando governavate voi, non ci può essere emergenza oggi che gli occupati aumentano e i disoccupati sono al minimo storico. Se, poi, l'emergenza è arrivare al 70 per cento di occupati, come dice qualche esponente sindacale, e vogliamo introdurre il lavoro coatto, alla fine, per essere insoddisfatti, dovremo costringere la gente ai lavori forzati, in modo da raggiungere artificiosamente un dato che evidentemente non è nelle potenzialità di una popolazione che invecchia - e forse dovremmo porci questo problema -, che ha un numero sempre maggiore di pensionati e alla quale dovremmo garantire la possibilità di accrescere il livello di istruzione mettendole a disposizione più strumenti formativi.

Non si sono verificate neppure le vostre previsioni sul crollo del turismo: sappiamo che quest'anno sono cresciuti anche i dati relativi al turismo.

Voglio chiudere rapidamente, perché il tempo stringe, dicendo che dispiace che il centrodestra abbia scelto questa strada, che oscilla tra la calunnia e le previsioni catastrofiche, piuttosto che confrontarsi su progetti concreti. Credo, però, che sia importante dire, e qualche volta ce lo dovremmo dire anche tra colleghi del centrosinistra, che siamo orgogliosi di questa Giunta e dei risultati che essa sta raggiungendo insieme al nostro Presidente, perché crediamo che siano risultati storici importanti, a cominciare dal risanamento del disavanzo, che era di 1.200 milioni di euro, mentre ora siamo quasi arrivati al pareggio di bilancio. Sono risultati straordinari.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Porcu.

PORCU (Progetto Sardegna). Sto finendo.

PRESIDENTE. Onorevole Porcu, le regole sono uguali per tutti, anche per lei!

E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

(Interruzione del consigliere Porcu)

PRESIDENTE. No, nessuno con me, mi dispiace, onorevole Porcu, le regole sono uguali per tutti.

Prego, onorevole Atzeri.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, il centrodestra dovrebbe gioire per il fallimento, le défaillance, le crisi di questa maggioranza. Dovrebbe quasi assumere l'atteggiamento del cinese che, seduto sulla riva del fiume, aspetta pazientemente che passi il cadavere del nemico. Invece ha deciso di indignarsi per pratiche di governo che non discendono da problemi umorali di un presidente-governatore-monarca, ma purtroppo, o per fortuna, da situazioni inequivocabili previste dalla legge.

La considerazione spontanea è questa, giusto per fare chiarezza: la legge costituzionale numero 1 del 1999 l'ha partorita il centrosinistra, così come ha messo mano, in modo blasfemo, alla riforma del Titolo V. Dal 1999 al 2004 qui c'era una maggioranza di centrodestra che non ha fatto nulla in merito, perché quella legge costituzionale valeva per le Regioni a statuto ordinario. La Sardegna aveva la possibilità di dotarsi di una legge interprete della sua specialità. Non l'avete fatto, dico "non l'avete" non per presunzione, perché noi ci siamo battuti...

SANJUST (F.I.). C'eravate anche voi!

ATZERI (Gruppo Misto). No! Lo dico giusto per fugare questo smog, questa nebbia politico-istituzionale!

Ecco perché noi rimaniamo stupiti della vostra indignazione. Il centrosinistra si illude, governando in questo modo, di avere rendite di posizione da un sistema elettorale che è criticatissimo; il centrodestra si straccia le vesti perché la legge elettorale non gli permette di avviare azioni di interdizione su un ruolo di opposizione mutilata. Beh, allora i motivi sono questi.

Nella vostra mozione, con tutto il rispetto, si dice che "non c'è corrispondenza tra il programma elettorale di governo e la sua attuazione...", "il Consiglio regionale è lasciato totalmente all'oscuro dei reali motivi del dissenso...", "si assiste ad una continua ripetizione di verifiche interne...". Ma se tutto nasce da questo obbrobrio! Vorrei ricordarvi che sin dal 14 luglio 2004 noi abbiamo avvertito i partiti dei drammi derivanti dal sistema presidenzialistico. E abbiamo posto la domanda: qual è l'antidoto, la terapia? La terapia è la riforma del presidenzialismo: legge elettorale, legge statutaria e modello organizzativo dovrebbero camminare - quante volte l'ho detto! - su un unico binario condiviso dal Consiglio. Si dovrebbe riscrivere l'architettura costituzionale tenendo conto della nostra specialità e soprattutto, per dare centralità a questo benedetto consesso (giusto per entrare nel merito delle proposte e non appellarsi genericamente al riequilibrio tra potere esecutivo e legislativo, bisogna dirle le cose), gli Assessori devono essere nominati dal Consiglio regionale, perché per quanto ci riguarda essi sono organi politici. Così si dà un contrappeso democratico a una legge che sta producendo sfaceli!

Quante volte il presidente Soru, laconicamente, ha detto: "La legge me lo consente"? Ed è nel giusto: lui, volendo, decapita dodici Assessori e assume dodici dipendenti di Tiscali, oppure assume ad interim le deleghe assessoriali. Ai partiti non è dato sapere niente, il Presidente può fare ciò che vuole, perché la legge glielo consente.

Per la prima volta ho assistito a un dibattito obiettivo, forse c'è stata una sola eccezione tra gli interventi svolti, uno dei quali, ipocritamente, elogiava le qualità del giubilato assessore Pilia, post mortem. Noi Sardisti abbiamo sempre criticato le politiche antisardiste mandate avanti da Elisabetta Pilia sul cinema, sullo spettacolo, sulla scuola e sulla formazione professionale, sulle quali è stato presentato un disegno di legge ricco di slogan e obbrobri politici e giuridici. Pessimo Assessore, pessimo Assessore!

Due mesi fa, per caso, mi trovavo nell'Assessorato della pubblica istuzione e la mia attenzione è stata colta da una locandina che parlava della mostra "URP!", un acronimo che richiama le letture fumettistiche fatte da ragazzi. Che squallore, che inaudita spendita di danaro pubblico! A fronte di tagli che vanno verso modelli di sviluppo organici e in presenza di fasce sociali che soffrono la povertà più nera, si sono impegnate risorse per una mostra di dubbio gusto. E l'analisi costi benefici, ve lo posso garantire, non c'era. E non è solo per il banchetto ipercalorico che accompagnava la mostra che il presidente Soru si è risentito! Ma rischiamo di entrare nel pettegolezzo. Noi ci basiamo sulle dichiarazioni serie degli Assessori che sono stati costretti a salutare la compagnia, ed evidentemente dietro quegli sfoghi amari si nascondono problemi politici. Li abbiamo analizzati, sono quelli che abbiamo detto e spetta al Consiglio rimuoverli, perché, come ho detto un'altra volta, e non mi piace ripetermi, la nostra fortuna è che questo Presidente, tutto sommato, è abituato al dialogo e alla concertazione. Guai se capitasse davvero un tiranno, un despota! Povero Consiglio regionale!

Allora non permettiamo che si violino sistematicamente le regole della convivenza e della politica del buon senso. Dotiamoci di quei contrappesi, alcuni li abbiamo indicati ripetutamente in Aula, come Sardisti. Se ne possono trovare ben altri, più corposi, però non vorremmo che anche nella finanziaria - caro Presidente del Consiglio, a lei il vigile controllo che le prerogative consiliari non vengano vulnerate - sul modello organizzativo e le competenze assessoriali ci fosse qualche intrusione o qualche entrata a gamba tesa. Adesso il Presidente del Consiglio ha uno strumento efficace per espungere le norme intruse, mentre prima il Regolamento non glielo permetteva, ma c'era anche la legge di contabilità. Noi abbiamo detto spesso che è ridicolo appigliarsi a un Regolamento che mina la base di una legge, ma adesso è esattamente il contrario, adesso abbiamo tutti gli strumenti necessari, quindi massima vigilanza e rispetto dei ruoli. La prima Commissione è preposta a metabolizzare e rivisitare queste cose, quindi nel rispetto di tutti svolgiamo il nostro ruolo e andremo avanti felici e contenti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, credo che sia corretto e opportuno, quando sono in discussione delle mozioni, ragionare e discutere sugli elementi in esse contenuti. Ritengo quindi opportuno svolgere il mio ragionamento sugli elementi contenuti in questa mozione di censura presentata dal centrodestra.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue BIANCU.) Io credo che in questa mozione vi siano tre elementi fondamentali: il primo è l'accentramento dei poteri in capo al Presidente, il secondo è la non corrispondenza tra il programma elettorale di governo e la sua attuazione e il terzo è l'insoddisfazione del centrosinistra in merito ai risultati dell'azione di governo. Cercherò di svolgere un ragionamento su questi tre elementi.

Per quanto riguarda l'accentramento dei poteri in capo al Presidente, credo che sia evidente a tutti che questo non è il risultato di una personale interpretazione del presidente Soru, bensì è il risultato di una legge elettorale che, peraltro, determina stabilità. E voi, che nella passata legislatura avevate la maggioranza, potevate tranquillamente approvare una legge diversa da quella con la quale siamo andati a votare nel 2004. Io credo che il tema che si pone oggi, in presenza di una legge elettorale presidenzialista, sia la stesura di una legge statutaria che riequilibri i poteri, non attraverso una diminuzione dei poteri del Presidente, per altro non possibile, ma attraverso un aumento dei poteri in capo al Consiglio. E mi auguro che l'Aula, allorché discuterà la legge statutaria, possa approfondire ulteriormente il lavoro fatto dalla prima Commissione per determinare il riequilibrio dei poteri possibile attraverso il potenziamento del ruolo del Consiglio.

Per quanto riguarda la non corrispondenza tra il programma di governo e la sua attuazione, credo che sia stata fatta una valutazione non credibile, non da noi che siamo qui in Consiglio regionale, ma da parte dei sardi. La maggioranza aveva posto diversi obbiettivi, tra i quali il risanamento finanziario, la riqualificazione della spesa, le riforme, la dismissione delle servitù militari, gli interventi per far ripartire lo sviluppo. Credo che su tutti questi temi possiamo elencare risultati estremamente positivi.

In merito al risanamento della spesa, abbiamo ripetuto tante volte, qui dentro, che nel 2005 si è avuta una riduzione del disavanzo del 50 cento e nel 2006 del 13 per cento, rispetto ai dati del 2004. Sempre nell'ambito del risanamento della spesa e dell'acquisizione di nuove risorse, è stata aperta la cosiddetta "vertenza entrate", sulla quale registriamo, a mio avviso, un risultato positivo, sia per quanto riguarda il pregresso, sia per quanto riguarda la fase transitoria, e soprattutto per i risultati che, mi auguro, saranno conseguiti, una volta approvata definitivamente la legge finanziaria dello Stato, in virtù delle disposizioni sulle entrate contenute nell'articolo 102.

Credo che l'azione portata avanti dalla Giunta stia determinando risultati estremamente importanti nell'ambito della riqualificazione della spesa, e le leggi di settore, ancorché non abbiano potuto esplicare interamente i loro effetti, certamente vanno in questa direzione. I risultati delle riforme credo siano evidenti a tutti, anche a voi del centrodestra, per la collaborazione e la partecipazione che in qualche caso avete assicurato. Fare l'elenco di quanto si sta realizzando nell'ambito delle riforme richiederebbe troppo tempo, posto che, sebbene siamo ancora a metà legislatura, tale elenco è così nutrito che incomincia ad essere problematico enumerare tutte le voci.

Servitù militari: nonostante ci siano ancora discussioni in atto tra la Regione, il popolo sardo e il Governo nazionale, anche per quanto riguarda questo tema stiamo passando dalle rivendicazioni alla concreta attuazione, e cioè alla diminuzione delle servitù militari nella nostra Isola.

Per quanto attiene agli interventi per far ripartire lo sviluppo, certamente questa Giunta e questa maggioranza hanno messo al centro l'obiettivo dello sviluppo ecocompatibile e, su questo, sono stati approvati importanti strumenti che indubbiamente produrranno i loro effetti. La diminuzione della disoccupazione, o meglio l'aumento dell'occupazione, onorevole Artizzu, ancorché ci troviamo di fronte a una contestuale diminuzione dell'occupazione nel settore dell'edilizia, è un segno evidente che queste politiche stanno incominciando a produrre i loro effetti, così come i poveri, in Sardegna, diminuiscono, contrariamente a ciò che avviene nelle altre regioni del Meridione.

Insoddisfazione del centrosinistra sui risultati dell'azione di governo: per noi i risultati conseguiti sono più che positivi. Riteniamo che nella seconda parte della legislatura si possa ottimizzare il lavoro sin qui realizzato grazie anche alle maggiori risorse disponibili e, in attesa che le nuove politiche possano produrre risultati nel medio e lungo termine, è opportuno - comunque noi riteniamo che lo sia - definire, a partire dalla prossima legge finanziaria, politiche di accompagnamento adeguate per quanto riguarda il lavoro, il sostegno alle imprese, il sociale, gli enti locali.

Alla soddisfazione che esprimiamo per il lavoro realizzato, accompagniamo peraltro l'esigenza di un aggiornamento del programma e degli obiettivi per la seconda parte della legislatura. Noi esprimiamo un giudizio positivo, ma sentiamo la necessità di rimarcare l'opportunità che in questa seconda parte della legislatura vengano ottimizzati i risultati conseguiti nella prima parte. A tal fine, riteniamo che sia importante e utile realizzare l'aggiornamento della squadra di governo, per avere la certezza di garantire il raggiungimento degli obiettivi che assieme andremo a definire.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Io non terrò conto, nel mio intervento, degli argomenti portati con la mozione né di quelli sollevati dai colleghi del centrodestra nei loro interventi. Non posso e non voglio farmi trascinare da questi argomenti per leggere la situazione politica attuale. E' normale che un fatto politico come le dimissioni di tre Assessori in rapida successione diventi oggetto di dibattito politico. E' anche normale che l'opposizione tenti di strumentalizzare questo fatto in funzione di una propaganda politica a favore delle forze che la compongono.

Vorrei, invece, analizzare la situazione politica prescindendo dalla posizione assunta dai colleghi dell'opposizione e dare una mia lettura di quanto sta avvenendo. Io non condivido la seconda fattispecie illustrata dal collega Biancareddu, il quale ha parlato di Assessori che dopo aver chiuso la porta dicono quello che non avevano il coraggio di dire prima. Non sono tra quelli e non sono neppure tra coloro che stando dentro aspettano che uno esca per dire di lui ciò che avrebbero dovuto dire in sua presenza.

Ritengo che i tre Assessori che si sono dimessi si siano impegnati a fondo, in questi due anni e mezzo di legislatura, e abbiano operato correttamente e bene. Se, come io ritengo, il giudizio sull'azione di governo è positivo, è straordinariamente positivo, loro detengono i tre dodicesimi del merito di quanto è stato fatto in questa metà legislatura.

Le dimissioni rappresentano sempre una sconfitta. Io posso non condividere la decisione dei tre Assessori e il contenuto delle loro lettere di dimissioni, però rispetto tale decisione, che penso che sia stata assunta con sofferenza e che comunque rappresenta anche per loro una sconfitta. Rispetto la loro decisione perché so quanto sia faticosa l'azione di governo e quanto sia difficile, in una situazione particolare, per le scelte coraggiose e rigorose che insieme abbiamo fatto, ricoprire il ruolo di Assessore. So quanta dedizione e quanti sacrifici ci sono dietro quell'impegno. Ritengo che sia sciocco non ammettere che queste tre dimissioni sono un fatto politico negativo per il centrosinistra, per la coalizione, quindi per noi. Rappresentano una sconfitta anche per me. E come Capogruppo di un Gruppo importante di questo Consiglio e di questa maggioranza, avverto che per noi è una sconfitta anche il fatto che questa vicenda si sia conclusa con le dimissioni di tre Assessori, al di là della condivisione o meno di quanto essi hanno dichiarato.

Ma la sconfitta maggiore è dovuta al fatto che queste tre dimissioni hanno dato fiato proprio a voi, a un centrodestra che ancora non si è ripreso dalla sconfitta di due anni fa, che ha la memoria corta su cosa è avvenuto nei cinque anni del suo governo e che non si è ripreso nemmeno dalla sconfitta dell'aprile scorso. Non dimenticatevi che i sardi hanno votato dopo due anni di governo regionale di centrosinistra e che in Sardegna il distacco del centrosinistra dal centrodestra è notevolmente aumentato nelle elezioni politiche nazionali dell'aprile 2006. Il centrodestra, non avendo altri elementi, utilizza un fatto come le dimissioni di tre assessori non per parlare di quanto sta avvenendo in Sardegna e dei risultati dell'azione di governo, ma per dare un'immagine totalmente differente della realtà nella quale si vive.

Il mio giudizio sull'azione del governo e di questa maggioranza è straordinariamente positivo. Credo che nella prima fase della legislatura siano stati conseguiti dei risultati storici. Noi avevamo scelto, a inizio legislatura, di avviare una politica di risanamento e di rigore. Quando si vuole perseguire il consenso si decidono spese, come avete fatto voi, senza neppure avere risorse da spendere, pur di dire sì a tutti. Ma se si decide che il disavanzo deve scendere dal 20 al 5 per cento e che è necessaria una politica di rigore, si deve saper dire anche no. Chi è al governo deve assumersi la responsabilità di dire no, anche se questo può ingenerare problemi con le forze sociali che si sentono rispondere no, e di riformare cose che si sono consolidate nel tempo e che magari interessano anche rappresentanze sociali del centrosinistra, del nostro mondo. Però, se si ritiene necessario e doveroso che una riforma sia fatta, la si fa e se ne paga il prezzo.

Noi abbiamo scelto, in questi due anni, di avviare delle politiche in questa direzione. Abbiamo avviato una politica di risanamento, attraverso la riduzione della spesa, e una politica tendente ad aumentare le entrate, politica coraggiosa, certo, che genera discussioni anche al nostro interno, come quella sull'articolo 102 della finanziaria nazionale 2006. Abbiamo aperto, con autorevolezza, con competenza, con professionalità, una vertenza con lo Stato sulla questione delle entrate e abbiamo ottenuto dei risultati. Voi, questi risultati, li avete derisi in una conferenza stampa, ma i vostri rappresentanti in Parlamento hanno affermato le stesse cose che ha letto Peppino Pirisi qui. Abbiamo aperto con lo Stato anche una vertenza su una questione storica, come quella delle servitù militari, e l'abbiamo vinta. Abbiamo avuto il coraggio, in questo Consiglio, di avviare processi di riforma tante volte annunciati, nel corso di decenni, e mai perseguiti, perché sapevamo tutti, nel passato, che perseguire quelle riforme significava intaccare interessi consolidati e lobby spesso anche interne a quest'Aula. Abbiamo avuto il coraggio di assumerci la responsabilità di essere forza di governo. Allora, ciò che dispiace, e che segna una sconfitta anche per me, è che si sia finito per parlare delle dimissioni di alcuni Assessori e non dei risultati straordinari ottenuti dell'azione di governo dell'Esecutivo e dell'azione legislativa portata avanti da questo Consiglio.

Credo che in questo mese di dicembre completeremo la discussione degli argomenti all'ordine del giorno e forse riusciremo a dare alla Sardegna il Piano sanitario regionale e una legge fondamentale come la legge statutaria. Per motivi spesso esclusivamente propagandistici e di raggiungimento di un consenso immediato attraverso dei comunicati stampa, voi vi siete sottratti al confronto sulla legge statutaria, ma alla fine a decidere non sarà questo o quell'articolo di giornale, questo o quel titolo, ma i fatti. E i fatti dicono che quanto è avvenuto in Sardegna in questi di due anni e mezzo è straordinariamente positivo.

Io non attribuisco le difficoltà che ci sono alla legge elettorale, al sistema, come richiamato nelle lettere di cui si è parlato. C'è solo un aspetto sul quale credo che noi dovremmo riflettere ulteriormente, ed è quello che vi dà linfa, che viene utilizzato strumentalmente, cioè l'esistenza di un Presidente che decide in solitudine, che non fa gioco di squadra, che non dà l'immagine di una coalizione che opera nell'unità. Sono convinto che non sia così e che i sardi, nel momento in cui hanno scelto Soru, abbiano deciso di dare una sterzata al sistema politico in direzione di un cambiamento. Vi dimostreremo, nelle prossime ore, nelle prossime settimane, come l'azione del Consiglio abbia inciso nell'attività istruttoria delle Commissioni e come inciderà anche in quest'Aula.

Ciò che ritengo da parte nostra vada fatto è dare ancora di più di quello che abbiamo già dato, perché in questi due anni e mezzo questa maggioranza non è mai caduta, neppure a voto segreto, tranne nel caso della legge sul cinema, sulla quale in seguito ha ampiamente recuperato, mentre nel passato non c'era votazione in cui il centrodestra non cadesse. Ecco, credo che noi dovremmo trarre lezione da quanto sta avvenendo in questo momento, dal fatto che i risultati della nostra azione legislativa e di governo sono straordinari. E' qualcosa che forse non riusciamo a trasmettere alla gente come vorremmo, non solo per una certa difficoltà di rapporti con il mondo editoriale sardo, ma spesso anche per qualche nostro errore di impostazione che dà fiato a un'opposizione che non ha saputo riprendersi dalla sconfitta elettorale dell'aprile di due anni fa e che utilizza strumentalmente certi fatti a fini politici.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi abbiamo posto, con la mozione numero 103, un problema politico, che non potevamo assolutamente non porre, perché dovevamo raccogliere un diffuso sconcerto. Dovevamo farlo, perché l'opposizione non può tacere e lasciare che l'Aula rimanga sostanzialmente e formalmente all'oscuro dei motivi della situazione che si è creata nelle settimane scorse a seguito del quarto episodio di dimissioni.

Un terzo della Giunta è andato via, ma non per avvicendamenti e neanche per revoca di incarichi da parte del Presidente, a parte lo spiacevole accenno - contenuto in un'intervista che il Presidente ha rilasciato a un quotidiano sardo - all'imposizione di dimettersi data all'assessore Dessì. Il Presidente orgogliosamente commenta: "E lui ha eseguito". Siamo al quarto episodio di dimissioni, con motivi però gravi, evidentemente gravi per tutti. Definire questo come un normale episodio nel percorso di un'azione di governo è voler coprire con l'ipocrisia una realtà che si chiama in un unico modo: crisi politica. Che poi il sistema della nuova forma di governo e la nuova legge elettorale impediscano, di fatto, che questa crisi politica si concretizzi in un atto di dimissioni della Giunta o in un atto di sfiducia da parte del Consiglio, ciò non toglie che di crisi politica si tratti, perché non può essere denominata diversamente una situazione come quella che si è creata.

E che si tratti di una crisi politica lo dimostra anche il fatto che i pochissimi interventi della maggioranza, alcuni doverosi, altri imbarazzati, nonostante la decisione comunque generosa di voler prendere la parola, hanno lasciato trasparire un fortissimo imbarazzo. Noi abbiamo posto un problema politico, non abbiamo posto il problema del presidenzialismo, in questa mozione. E, infatti, molti di voi non hanno centrato l'intervento sulla difesa dell'azione di governo, a parte alcuni fedelissimi, ma sappiamo bene che molto spesso i fedelissimi sono quelli che, poi, nel momento opportuno tradiscono, ma questi sono affari vostri. Abbiamo visto che alcuni Assessori considerati fedelissimi hanno spiattellato davanti a tutti i sardi i veri motivi di un disagio che c'era e c'è ancora nella Giunta. Ma noi non abbiamo posto la questione del presidenzialismo, che non è all'ordine del giorno. Ne parleremo, certamente, non ci sottraiamo a questo, ma non abbiamo posto il problema del presidenzialismo perché, a nostro parere, la questione non è lì. Certamente siamo preoccupati nel vedere quale interpretazione del presidenzialismo si sta dando nella nostra regione: un'interpretazione che fa male alla forma di governo presidenziale, perché ne accentua le caratteristiche negative. Il presidenzialismo è di fatto uno strumento che rientra tra le diverse forme di governo, ma è uno strumento che qui viene suonato male, malissimo, in un assolo pieno di stecche, in un assolo che è sempre più solo.

Noi abbiamo invece posto il problema della soddisfazione rispetto all'azione di governo, rispetto al contenuto e al metodo di questa azione di governo. E certamente non ci aspettavamo che emergesse da questo dibattito l'insoddisfazione esplicita da parte dei colleghi della maggioranza, i quali hanno cercato di svolgere il loro compitino devo dire con molta, molta tiepidezza. Non abbiamo visto, tranne qualche eccezione, molto entusiasmo nel difendere il Governo; anzi, qualche vocina, onorevole Pisu, pur affermando di avere un rapporto ottimo con il Presidente, ha riconosciuto che la seconda Commissione (una Commissione importantissima che dovrebbe verificare il metodo e il contenuto delle scelte sulla programmazione dei fondi del Quadro comunitario di sostegno e del POR Sardegna) non ha avuto, in questi anni, in questi mesi nessuna possibilità di interloquire con lui. La legge numero 20[s2] , che prevede una verifica continua sulle scelte di governo relative ai fondi comunitari, è totalmente ignorata. Nella scorsa legislatura, qualunque questione venisse affrontata dalla seconda Commissione, l'opposizione di allora chiedeva, giustamente, una continua verifica sulle modifiche che venivano decise. Noi, oggi, assistiamo invece a uno scontro durissimo che emerge al di là delle righe scritte e anche dalle dimissioni dell'Assessore della programmazione. Uno scontro durissimo che è proprio lì, sulla polpa che voi continuamente azzannate, litigando su chi la deve azzannare di più!

La programmazione, oggi, deve essere accentrata dov'è il punto di potere unico e incontrovertibile. Questa è la questione che ha generato le dimissioni dell'Assessore della programmazione, che non è in quest'aula per poter confermare o negare. Certamente il Presidente si dilungherà in grandi apprezzamenti o giustificazioni, ma ormai non ci crediamo più. Purtroppo, Presidente, non crediamo più alla buona fede, e questo è grave. E' gravissimo arrivare a non poter più concedere il beneficio della buona fede agli avversari. Noi non notiamo più segni di buona fede, di lealtà istituzionale e nei confronti dei sardi nella vostra azione di governo e, amaramente, non registriamo lealtà e apertura neanche in questa maggioranza.

L'assessore Pilia, le cui dimissioni credo siano state imprevedibili per tanti, denuncia un metodo di governo, sono parole sue, "non del tutto consono ai valori che hanno ispirato il programma", denominato non casualmente Sardegna Insieme. L'assessore Pilia non denuncia una questione di metodo, dice esplicitamente che non c'è corrispondenza con i valori che hanno ispirato il programma Sardegna Insieme. Questo è il vero problema. Poi voi continuate pure a enumerare i grandi risultati di cui andate orgogliosi, che sono del resto sempre gli stessi: è da due anni e mezzo che state dicendo che finalmente c'è una legge sul paesaggio. Certo, ci mancherebbe che con i numeri che avete in quest'Aula non foste stati capaci di approvare il Piano paesaggistico regionale e che però nei corridoi avete massacrato, in Commissione avete criticato ferocemente, scrivendolo anche, correttamente, nel parere espresso dalla Commissione e che poi vi siete affrettati a difendere in quest'Aula, ignorando gli obbrobri, le aberrazioni contenute in quel Piano. Questo è il grande risultato? Siatene pure orgogliosi, noi non vi seguiamo!

Come pure, sulla questione delle entrate: "Grande risultato!" Vedremo quale, faremo i conti a suo tempo. E sulle servitù militari, quale grande risultato? Quello di aver sfruttato l'abbandono degli americani e il fatto che il vostro Governo vi nega l'abbandono del Poligono di Teulada? E' un grande risultato avere 4, 10, 20 o 30 beni già inclusi in un elenco di beni da dismettere, che quasi regolarmente sarebbero tornati alla Sardegna? Non avete, però, colto il risultato che volevate voi, la smilitarizzazione, cosa che non avviene e non avverrà.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

LA SPISA (F.I.). Allora, il problema è che voi ignorate o fate finta di non conoscere veramente il modo disinvolto, spregiudicato, sprezzante con cui gestite il potere o lo fate gestire.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie mille, signor Presidente. E' stato detto che il centrosinistra non ha difeso il Presidente della Regione o lo ha fatto in maniera tiepida. Non mi è parso. Non lo ha fatto in maniera estremamente appassionata perché, in effetti, c'era poco da appassionarsi in questo dibattito.

Di cosa stiamo parlando? Io non l'ho capito. Non ho capito quale sia l'argomento all'ordine del giorno. E' forse quello di chiedere che il Presidente della Regione si dimetta? Onorevole Artizzu, era molto più facile, bastava presentare una mozione di sfiducia e iniziare voi dicendo: "Il Presidente è sfiduciato". Avreste così votato la sfiducia al Presidente della Regione, magari facendo un giro di telefonate per fare in modo che i banchi fossero tutti occupati e assicurandovi che tutti i vostri voti di sfiducia fossero ben utilizzati. E magari la differenza nei numeri si poteva colmare, perché basta che la metà dei consiglieri che la maggioranza ha in più la pensi come voi per sfiduciare, nel segreto dell'urna, anche il Presidente della Regione. Bastava fare questo! Se lo aveste fatto forse il dibattito sarebbe stato più interessante, ma dibattito in realtà non ce n'è stato, perché il coraggio di presentare una mozione di sfiducia non l'avete avuto. E il coraggio quando uno non ce l'ha, non se lo può inventare! E' molto semplice!

MORO (A.N.). Si rivolga alla maggioranza!

SABATINI (La Margherita-D.L.). E' così, è un bluff!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. E allora di che cosa stiamo parlando?

(Interruzioni)

Di che cosa stiamo parlando? Quei banchi sono comodi, è comodo l'ossequio di cui godete, è comodo lo stipendio di cui godete…

SANJUST (F.I.). Ma stia zitto!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, non è che abbiamo aperto il momento della gazzarra! Onorevole Sanjust, la prego di lasciar parlare, va bene?

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. E' comodo il ruolo.

MORO (A.N.). Sta offendendo!

PRESIDENTE. Si sieda, onorevole Moro. Si accomodi, poi possiamo sbobinare i suoi interventi. Si accomodi.

DEDONI (Riformatori Sardi). Parlare sì, ma offendere no!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. E' comodo il ruolo, è comodo il prestigio sociale, è comodo il risultato, anche economico, di cui molti di voi in nessun altro modo potrebbero godere.

LA SPISA (F.I.). Certamente non nel modo in cui lo hai conquistato tu! Buffone!

SANJUST (F.I.). Buffone! Buffone!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Rassu.

RASSU (F.I.). Sono infamie! Queste sono infamie!

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, si accomodi.

SANJUST (F.I.). Buffone! Torna a vendere salumi!

RASSU (F.I.). Non si può consentire una cosa del genere!

PRESIDENTE. Lasciamo proseguire il Presidente. Prego, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. E allora, la prossima settimana, presentate una mozione di sfiducia. La prossima settimana, abbiate il coraggio di presentare una mozione di sfiducia!

RASSU (F.I.). Se la vota la maggioranza, spetta a loro! Chieda a loro se la votano!

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, per piacere!

(Interruzioni)

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Abbiate il coraggio di presentare una mozione di sfiducia e allora forse capiremo qual è l'argomento all'ordine del giorno.

Io non ho capito quale sia l'argomento all'ordine del giorno. Ho sentito, come al solito, una sfilza di insulti, ho sentito il niente! Ho sentito i Capigruppo usare ancora linguaggi cruenti, parole violente, dire che addirittura la buona fede è stata cancellata da parte di chi fin dal primo momento, dal mio primo intervento in quest'Aula, ha parlato di devastazioni ambientali, di danni di qualsiasi genere, di conflitti di interessi mostruosi, di accaparramento di risorse e di furti di denaro pubblico! Qualsiasi vituperio non è stato risparmiato a questo Presidente, credo democraticamente eletto. E poi reagite immediatamente se vi si ricorda che anche da parte vostra c'è una responsabilità nelle cose che dite e che, se veramente credevate nell'ordine del giorno, avreste dovuto presentare una diversa mozione!

Evidentemente non era questo l'argomento all'ordine del giorno. Qual è l'argomento all'ordine del giorno, allora? Vorrei capirlo! Sono i poteri del Presidente della Regione? Non ho votato io questa legge elettorale. Ne volete una diversa? Discutetela e votatela. Io credo che questo sistema di governo sia un buon sistema, il miglior sistema di governo possibile, ma è nel vostro potere deciderne un altro.

Lo "strapotere del Presidente della Regione": credo che molto del buono che è stato fatto dal centrosinistra in questi due anni e mezzo dipenda da un'importante capacità legislativa, dalla quantità e dall'importanza delle leggi che sono state approvate e molto dipenderà da questa capacità, nelle prossime settimane, per l'approvazione del Piano sanitario regionale, della legge statutaria, della legge di riforma del servizio idrico multisettoriale. Dipende questo dal potere del Presidente, dal centrosinistra o dal Consiglio regionale? E' un segno di crisi politica che si votino delle leggi così importanti in questo momento o è un segno di coesione del centrosinistra?

Ancora lo "strapotere del Presidente", perché è uno slogan facile, riesce bene, compare bene anche sui titoli dei giornali, è facile da riportare. Non c'è nessun potere nuovo che il Presidente della Regione eletto in questa legislatura abbia rispetto ai poteri che avevano i Presidenti del passato: coordina il lavoro della Giunta, che discute collegialmente e di questa discussione ha la responsabilità di fare sintesi. Questo è vero oggi ed era vero nel passato. Se c'era un insieme di veti o un'instabilità insita nel sistema del passato che non consentiva ai precedenti Presidenti di svolgere con efficacia questo ruolo di sintesi, non è colpa mia; anzi credo che sia un bene di questo sistema politico che il Presidente della Regione possa effettivamente svolgere quel ruolo di sintesi della discussione collegiale in Giunta. Collegialità, diversamente da quello che pensa qualcuno, non significa che la Giunta divide per dodici gli argomenti e ognuno, autonomamente, porta avanti quello che gli è stato delegato. Collegialità vuol dire portare in discussione in Giunta tutti gli argomenti ed è nella responsabilità del Presidente della Regione fare sintesi di questa discussione, per un motivo solo: è l'unico che deve mantenere la parola data agli elettori ed è l'unico che ad essi deve rispondere. Se non fosse così forse mi dimetterei anch'io, è così facile dimettersi, magari sbattendo la porta e dicendo: "Il centrosinistra non è sufficientemente coeso", oppure "Questo Consiglio regionale non è sufficientemente autorevole". Però, diversamente dagli Assessori, il Presidente della Regione risponde gli elettori, e poiché io ho dato la mia parola non mi dimetterò. Il dovere di rispondere agli elettori sta alla base della differenza di responsabilità, all'interno della Giunta, nella conduzione della discussione collegiale e nell'onere di portarla a sintesi. Per il resto, sul "potere" o "strapotere" del Presidente della Regione, non so dire di chi mi ha preceduto, ma so che io non ho mai fatto una telefonata a nessun direttore generale di un'Azienda sanitaria locale, per nessun motivo. Non ne ho mai fatta una, tanto meno per chiedere un'assunzione, uno spostamento, un favore o una presentazione. Non ho mai fatto una telefonata al direttore di una ASL o a un presidente o direttore generale di un ente o di un'agenzia, per nessuno di questi motivi.

Allora, lo strapotere di questo Presidente della Regione si riduce nel potere - già previsto nel passato - di conduzione e coordinamento della discussione collegiale in Giunta e nella responsabilità di fare sintesi di tale discussione quando c'è un'opinione diversa. Tutto lì. In Consiglio regionale il Presidente non ha nessuno strapotere, ha un voto come tutti voi. Forse la differenza sta nel fatto che i poteri che erano già previsti anche per i Presidenti che mi hanno preceduto possono oggi essere più efficacemente utilizzati, e cioè forse nel passato il Presidente della Regione non riusciva a esercitare compiutamente i suoi poteri. Oggi, il sistema elettorale permette con maggiore facilità, rispetto al passato, che questi poteri vengano effettivamente esercitati. E' un bene o è un male? Io credo che sia un bene; credo che sia un bene che si possano fare delle scelte che, altrimenti, difficilmente si potrebbero portare avanti. Credo che la stabilità sia un bene importante per questa e per le altre Regioni, così come lo è stato per le amministrazioni degli enti locali, e non credo, francamente, che l'elezione diretta del Sindaco, del Presidente della provincia e del Presidente della Regione sia la morte della democrazia. Credo che sia, invece, un traguardo che è stato raggiunto con fatica e che va difeso.

E' stato detto che sono stato eletto contro e al di là dei partiti e che avrei potuto essere eletto nel centrodestra. Io mi sono candidato col centrosinistra, l'ho detto dal primo giorno, sono stato eletto nel centrosinistra e ho avuto l'onore, che reputo importantissimo, di poter rappresentare il centrosinistra regionale nelle ultime elezioni e in questa legislatura. E ho altresì l'orgoglio di rappresentare questa maggioranza che sta portando avanti con successo un programma di centrosinistra, un programma di riforme della pubblica amministrazione regionale; un programma di difesa dell'ambiente, un programma di riconsiderazione delle servitù militari, un programma di diritti e responsabilità. Diritti, ad esempio, nella "vertenza entrate" e contestuale assunzione di responsabilità per quanto riguarda il trasporto pubblico locale e altri argomenti. Portiamo avanti un programma di centrosinistra nella riforma della organizzazione regionale, nella riforma degli enti, nella riforma del nostro sistema politico e amministrativo e nelle politiche della sanità. Noi siamo per la sanità pubblica, abbiamo fatto una riforma del sistema sanitario regionale che permette al sistema pubblico di negoziare coi privati, di porre un limite e di definire quasi dei contratti col privato.

Insieme Giunta e maggioranza hanno presentato in Consiglio regionale un Piano sanitario regionale, che sarà discusso in quest'Aula e che voi approverete prima di Natale, che parla di nuovi ospedali a Cagliari, di nuovi ospedali a Sassari, di nuovi ospedali ad Alghero e di tante cose importanti. Stamattina, in Giunta, abbiamo approvato delle delibere sulle politiche sociali. E' uno slogan che questa Giunta non sia attenta alle politiche sociali. Andate a vedere quanto è stato speso nei cinque anni precedenti e quanto stiamo spendendo noi oggi per le politiche sociali! Andate a vedere quanti piani di assistenza personalizzati si facevano nel passato, quanti ne abbiamo approvato nel 2005 e quanti ne abbiamo approvato oggi, con i fondi stanziati nel 2006 per il 2007. Andate a vedere quanto si spendeva nel passato per il diritto allo studio e quanto stiamo spendendo noi oggi. Andate a vedere che cosa si è fatto nel passato per la costruzione di nuove residenze per gli studenti per garantire il diritto allo studio a tutti. E' quello che sta facendo questa Giunta di centrosinistra. Andate a vedere che cosa stiamo facendo per combattere il precariato, che cosa il Consiglio regionale ha fatto per il precariato nell'ente foreste, in Abbanoa e dentro la pubblica amministrazione.

Questa maggioranza di centrosinistra sta mantenendo le promesse con i suoi elettori e capisco che questo preoccupi il centrodestra; lo preoccupa perché dopo due anni di governo regionale abbiamo vinto le elezioni politiche in Sardegna con una percentuale importante, contribuendo alla vittoria del centrosinistra in Italia. Stiamo portando avanti quel programma e continueremo a portarlo avanti con determinazione. E non c'è nessuna crisi politica, c'è semplicemente la sostituzione di alcuni Assessori. Gli Assessori non sono più un elemento di equilibrio politico ed è per questo che, in queste settimane, il Consiglio regionale approverà il Piano sanitario regionale vecchio di venticinque anni, deciderà in merito alla forma di governo di cui si vuole dotare e al riequilibrio dei poteri. E' in queste settimane che si deciderà del governo delle acque in Sardegna, dopo che se n'è parlato per venticinque anni.

E allora, è vero che c'è una crisi politica, ma è la crisi politica della minoranza, la crisi politica di chi non sa fare l'opposizione delle idee e in questo Consiglio un giorno porta le buste dell'immondezza, un giorno occupa l'aula, un giorno fa finta di presentare una mozione di sfiducia, perché non ha il coraggio di presentarla davvero. C'è la crisi politica di una opposizione che non ha idee da portare in campo e cerca sistemi diversi per finire sui giornali. Questa è la crisi della politica che c'è e sarebbe auspicabile che tornasse il confronto delle idee in questo Consiglio regionale, che tornassimo a parlare del merito delle cose. Ma per fare questo occorre studiare, occorre approfondire gli argomenti. Capisco che sia più facile tirar fuori uno slogan che approfondire argomenti come la legge statutaria; capisco che possa essere imbarazzante affermare di essere contro il presidenzialismo quando il presidenzialismo lo si vuole anche come forma del Governo nazionale. Però non bisogna disperare, se si approfondiscono gli argomenti magari un'idea la si può portare al dibattito. Ma certo, che cos'ha da portare al dibattito uno che dice di essere il leader dei cacciatori, ma non riconosce neanche gli uccelli!

PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo concluso il dibattito. Invito tutti, anche il Presidente della Regione, a tenere pur nel confronto politico più aspro un livello di discussione che consenta di salvaguardare il ruolo di ciascun consigliere e del Consiglio nel suo insieme. Poi è affidato alla responsabilità di ciascuno il garbo col quale le parole vengono pronunciate e si interpreta il rispettivo ruolo, di maggioranza o di opposizione. Siamo naturalmente tutti impegnati a migliorare la qualità del nostro lavoro e a evitare che il livello della discussione trascenda e diventi antipatico. Questo vale naturalmente per ciascuno di noi, a cominciare dal sottoscritto.

E' ora prevista la replica di uno dei presentatori della mozione, non so se sarà affidata all'onorevole Artizzu. Si procederà poi alla votazione nominale della mozione. Penso che potremmo concludere stasera questa discussione. L'ora è tarda, lo capisco, ma rientra nei limiti di tempo che avevamo previsto e se ci impegniamo tutti insieme possiamo concludere nella serata odierna una discussione difficile e complicata, evitando di riprenderla domani e magari di perdere il filo conduttore dei nostri ragionamenti.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Siccome ritengo che l'argomento in discussione sia importante e ho già avuto notizia che molti colleghi si iscriveranno a parlare per dichiarazione di voto, anzi quasi certamente tutti, proporrei al Presidente e all'Assemblea di interrompere ora i lavori e di aggiornarli a domani mattina.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, capisco la sua proposta, ma poiché abbiamo davanti una replica di dieci minuti e le dichiarazioni di voto che comunque non possono eccedere i tre minuti ciascuna, a me pare che nell'economia generale della discussione politica di stasera, anche per i toni che sono stati usati e la tensione che si è manifestata, nonostante si sia detto che di tensione ce ne fosse poca, sia utile concludere questa sera, con la votazione, la discussione di questa mozione.

Penso che questo sia più giusto nell'economia del lavoro del Consiglio e anche della funzione politica che stiamo esercitando con questa discussione. Quindi chiederei al collega Artizzu di procedere alla replica.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Intervengo sull'ordine dei lavori, Presidente, semplicemente per chiedere di informare l'Aula su come si intendono mandare avanti i lavori anche domani, in modo che ciascuno si possa organizzare, verificando così anche che cosa si intende esaminare. Altrimenti corriamo il rischio di venire qui non adeguatamente preparati non avendo il tempo sufficiente per farlo. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Caligaris, abbiamo diramato l'ordine del giorno ed è quello, poi comunicheremo gli orari.

Continuazione della discussione della mozione Artizzu - La Spisa - Vargiu - Biancareddu - Ladu - Capelli - Cappai - Gallus - Cherchi Oscar - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Floris Mario - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio, sul fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (103)

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Battute a parte, presidente Soru, io le debbo dire, con molta franchezza, che sono rimasto davvero impressionato dalla violenza delle sue parole. Sono rimasto davvero impressionato dalla facilità che ha avuto lei di insultare nella generalità questo Consiglio regionale, ma allo stesso tempo sono rimasto impressionato dal fatto che c'è stata una reazione nei banchi dell'opposizione e non invece nei banchi della maggioranza, mentre il discorso era rivolto non soltanto all'opposizione, ma anche e forse soprattutto ai consiglieri della maggioranza.

Ora, se la polemica si spinge sulle battute, io la sua battuta naturalmente l'accetto, gliene ho fatte anch'io, anzi gliene faccio un'altra adesso, e cioè le dico che il suo sosia è meglio di lei sotto tutti punti di vista, se proprio vogliamo tornare alla trasmissione televisiva di ieri. Però, le battute vanno bene, gli attacchi politici vanno pure bene, ma quello che lei ha dimostrato di essere in grado di fare, presidente Soru, è insultare le persone, e questo non le fa onore, non le fa veramente onore! E le dirò anche di più: io non credevo che lei potesse arrivare a tanto, mi ha veramente sorpreso e impressionato. Pensavo che lei potesse fare un appassionato, vibrante discorso in difesa delle sue posizioni, del suo operato e che, giustamente e legittimamente, confutasse le tesi dell'opposizione, ne contestasse l'attendibilità, la consistenza. Tutto bene, ma che lei arrivasse a insultare in quel modo le persone che le stanno davanti questo, mi creda, va al di là di ogni immaginazione, di ogni peggiore immaginazione che noi potessimo riporre in lei dal punto di vista umano, prima ancora che come Presidente della Regione. Questo le dico e vi dico, colleghi. Sinceramente sono rimasto davvero impressionato, perché una simile violenza verbale, e anche psicologica, io non me la sarei aspettata.

Potrei anche terminare qui, perché è talmente grave, secondo me, quello che è successo che dico ai colleghi del centrosinistra: "Questo è il vostro Presidente, l'avete eletto, l'avete sostenuto, ve lo terrete fino all'ultimo, siatene contenti, siatene orgogliosi. Secondo me c'è poco da essere orgogliosi. Siate orgogliosi anche dei risultati.

Onorevole Biancu, lei diceva: "I dati non sono veri!" Sono andato a controllare su Internet, ha ragione, ho sbagliato sui dati della povertà, ho parlato di 300 mila poveri, individuati con dei parametri a cui concorrono i dati dell'ISTAT, dell'INPS, invece i poveri sono 332 mila ed erano 324 mila nello stesso periodo dell'anno scorso. Lei produce, con la sua arroganza, con la sua violenza verbale, 9 mila poveri in più all'anno in Sardegna, presidente Soru. Sia orgoglioso!

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto, ciascuna della durata massima di tre minuti.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io voterò a favore della mozione numero 103. Userò questi tre minuti per richiamare l'attenzione del Presidente della Regione sugli atti del Consiglio. La mozione di sfiducia è depositata in quest'Aula dal mese di settembre 2004. Essendo primo firmatario sarei disponibile a votarla, a voto palese, non a voto segreto, anche subito se l'Aula accetta.

Mi dispiace dirle questo, Presidente, ma lei ha avuto davvero una caduta di stile oggi. Non credo che sia una costante, ma è sceso molto in basso e mi dispiace anche che qualche collega abbia sorriso sulle sue affermazioni. Sarebbe semplice dire, perché lei ha generalizzato, che le denunce dei redditi sono depositate presso il Consiglio e mi risulta che anche lei prenda le indennità e le ritiri regolarmente. Mi risulta anche che abbia fatto un bel balzo in avanti la sua denuncia dei redditi da quando lei è qui in Consiglio, perché prima denunciava poca roba, almeno per quanto riguarda i redditi.

Lei ha detto una verità: probabilmente non ha mai chiamato direttori generali o quant'altri per chiedere trasferimenti, anche perché aveva altro a cui pensare e non si occupava delle piccolezze umane, però credo che qualche telefonata a dei sindaci l'abbia fatta, anche nell'esercizio delle sue funzioni imprenditoriali, e che abbia cercato di tutelare, ovviamente, la sua azione anche richiamando l'attenzione dei politici. Ritengo che "Sa Illetta" ne sia una conseguenza. Potrei citare tante altre cose di questo tipo.

Lei ha male interpretato molti degli interventi, anche propositivi, che ci sono stati in quest'Aula, da una parte e dall'altra, e ha tenuto in considerazione soltanto quello che, secondo lei, l'ha offesa. Io non credo che lei sia la morte della democrazia, come lei stesso ha detto. Lei è la negazione della democrazia, ma con il suo fare e di portare avanti le cose, che di democratico ha ben poco, svilisce anche quel poco di buono che magari si sta facendo, che però è troppo poco rispetto alle aspettative, a quello che si potrebbe fare come Consiglio regionale. E dispiace vedere il risolino ironico di persone che, pur offese dal suo comportamento, hanno continuato a mostrare un servile sorriso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie, Presidente. Certo, l'intervento del Presidente della Regione non era quello che ci si aspettava. Proprio dall'alto del suo potere pensavo che il Presidente sarebbe stato molto più pacato. Intanto egli dice: "La chiave di lettura ce l'ho io", e invece è riuscito a insultare un intero Consiglio eletto dai sardi. E' come se lei, Presidente, avesse così offeso tutti i sardi.

Non voglio, però, entrare nel merito di questo argomento, perché lo hanno fatto i miei colleghi, mi voglio invece riferire a tutte le cose che lei ha detto di aver fatto in questi due anni e mezzo di attività della Giunta, facendo del bene ai sardi. Mi è pervenuta una telefonata, poco prima che iniziasse il Consiglio, circa le sue politiche sociali, che lei ha esaltato nel suo intervento. Il malcapitato denuncia che, a fine luglio, i comuni hanno ricevuto da parte dell'Assessorato della sanità la comunicazione che coloro i quali avevano fatto un trapianto di cellule staminali sarebbero stati assistiti nel Centro trasfusionale di Sassari. Sono persone che, da tempo, percepivano un rimborso delle spese di viaggio, oltre a una somma mensile pari a 150 euro. Sono quegli ultimi a cui si riferiva il Presidente della Regione nelle sue dichiarazioni programmatiche. Nel 2006 non solo non vi è stato nessun rimborso di viaggio, ma non sono stati erogati neanche i 150 euro. Gli assistenti sociali hanno riferito al malcapitato che le casse sono vuote e che non ci saranno più rimborsi. Quindi, già per quanto attiene a un piccolo frammento di attività della Giunta regionale abbiamo potuto recepire, Presidente, una mancanza di attenzione nei confronti degli ultimi. Il resto lo lascio dire agli altri.

Io ho considerato la sua presenza un bene della Provvidenza per il centrodestra. Per noi lei è un'ancora di salvezza, perché grazie alla sua presenza forse, dopo i prossimi appuntamenti elettorali, né lei né il centrosinistra sarete più al governo di questa regione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Io voto contro la mozione presentata dal collega Artizzu e da altri colleghi. Devo dire che forse è opportuno riportare il prosieguo della discussione al tema che è stato introdotto, evitando di aggiungere altri argomenti e limitandoci alle considerazioni che voi avete proposto all'attenzione del Consiglio.

Aggiungo che forse è il caso, responsabilmente e pacatamente, di evitare di abbassare il tono del confronto. Lo dico non solo perché non ho condiviso quella parte dell'intervento del presidente Soru, ma anche perché non ho mai condiviso interventi che contenessero attacchi diretti e personali che poco c'entravano con gli argomenti in discussione. Allora, faccio un appello ai colleghi che devono prendere ancora la parola: teniamo la discussione sugli argomenti che sono stati introdotti con la mozione. Io, signor Presidente, potrei parlare anche da cacciatore, pur non essendo bravo come il collega Artizzu. Questo per dire che ci stanno bene anche le battute nelle nostre discussioni, quindi il collega Artizzu si predisponga a riceverne.

Ho capito che la difficoltà nel prendere la parola sta nel fatto che forse l'argomento era stato ben centrato. Io le battute le avrei fatte, fossi stato nel presidente Soru, sulla mozione che è stata illustrata. Ma che cosa pretendete, cari colleghi del centrodestra, che noi diciamo che non stiamo governando bene? Noi non lo diciamo per dovere, lo diciamo perché sappiamo fare i confronti e le verifiche tra quello che avete fatto voi, in cinque anni, e quello che stiamo facendo noi.

MORO (A.N.). Non c'era lo stesso sistema elettorale, non c'era maggioranza allora.

CUGINI (D.S.). Sto parlando della qualità di governo, non del presidente Masala, che tu contesti. Sto parlando dell'azione di governo del centrosinistra guidato dal presidente Soru. I risultati possono essere pochi o molti, noi li confrontiamo ed è chiaro che risultano essere molti, forse più di quanti sono, perché partiamo da una situazione estremamente negativa.

Le povertà non sono un fenomeno regionale, sono un fenomeno nazionale e concentrato nel Meridione d'Italia. Le attenzioni che abbiamo ottenuto, grazie all'iniziativa di governo, poche o molte che siano le risorse che ci vengono riconosciute, sono attenzioni che prima non c'erano. Perché lo vogliamo disconoscere?

MORO (A.N.). E' un esempio che non c'entra, io prima c'ero!

CUGINI (D.S.). Io lo dico a te, Nanni, perché sei mio amico e so che la pensi come me.

PRESIDENTE. Poi, magari, vi vedete fuori di qui e ne parlate.

CUGINI (D.S.). Presidente, serve per creare un clima di minore tensione!

Concludo. Ci possono essere opinioni diverse sugli argomenti in discussione, stiamo alle opinioni come un riferimento per tutti, per evitare che produciamo stasera una rissa invece che un confronto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo che l'intervento dell'onorevole Cugini serva veramente per stemperare gli animi, ma il suo è un intervento di chi di politica si occupa da tanto tempo; chi di politica, invece, se ne occupa da troppo poco tempo probabilmente, ogni tanto, si lascia andare a esagerazioni magari di tipo personalistico.

Voglio soltanto ricordare, Presidente, che per chi fa politica esiste un'etica che deve essere comunque rispettata. Non si può continuare a fare politica attraverso slogan, sostenendo: "Noi stiamo facendo tante riforme, noi stiamo andando avanti e stiamo facendo tantissime leggi". Probabilmente, le leggi che state facendo ai sardi non piacciono; probabilmente, il contenuto della legge che ha istituito l'ente Abbanoa, quindi la riforma del servizio idrico, non piace ai sardi. Molto probabilmente non bisogna guardare ai numeri, ma bisogna guardare alla qualità, cioè al lavoro che svolge questa maggioranza.

Bisogna, a mio avviso, ricordare una cosa: il destino dei sardi non è in una ruota, la ruota della fortuna, ma è nelle sue mani, Presidente, e nelle mani di questa maggioranza. E forse è meglio, ogni tanto, visto che si è parlato di slogan attraverso i quali lanciamo a volte qualche piccolo messaggio, ricordarci che è meglio fingersi degli acrobati piuttosto che sentirsi dei nani. Probabilmente, dobbiamo ricordarci tutti che qui dentro non stiamo giocando agli indiani. Questa è la massima istituzione del popolo sardo, almeno questo fatto rispettiamolo, rispettiamo i sardi.

Voterò a favore della mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole alla mozione e per invitare i colleghi dell'opposizione a prepararsi a presentarne un'altra, perché tanto fra non molto un altro Assessore potrebbe andare via, se è vero come è vero che in un recente incontro l'assessore Dirindin ha minacciato di dimettersi perché il Presidente intendeva nominare al Policlinico universitario un direttore generale che, però, a lei non andava bene.

Per tornare all'ordine del giorno e a quanto stabilisce la mozione, caro collega Cugini, vorrei ricordarvi che il vostro Assessore, dirigente regionale del vostro partito, non ha sbattuto la porta andandosene e non ha criticato dopo. Ha criticato prima! Mentre varcava la soglia di un palazzo di viale Bonaria, una volta l'assessore Dessì si è sentito dire: "Se varchi quella porta, non rimetterai più piede in Giunta!" Voi questo lo sapevate bene e sapevate anche che c'è un Governatore che purtroppo comanda da solo. Non siamo solo noi a dirlo, lo dite anche voi nei corridoi! Qualcuno di voi lo diceva non più tardi di questo pomeriggio.

Il Presidente ha fatto un lungo elenco di cose fatte. Sanità: "Dopo venticinque anni abbiamo risolto i problemi". Ma legga la stampa, ha tutti contro anche sul Piano sanitario!

Agricoltura: il Capogruppo de La Margherita dice che ci sono 5 mila disoccupati in meno. Ci sono 5 mila aziende che stanno rischiando di essere messe all'asta perché non avete ancora affrontato il problema del debito in agricoltura! Avete detto di aver risolto il problema dell'acqua. Presidente Sanna, da due mesi state bisticciando sulla legge di riforma dei consorzi di bonifica! Stranamente, però, il presidente Soru, che non ha mai telefonato a nessuno, che non si occupa di controllare il potere, il giorno dell'assemblea di Abbanoa, quando c'era da nominare il consiglio di amministrazione, si è presentato e ha fatto la sua parte. Quindi non è vero che il Presidente non segue le questioni di potere. Non è vero! Lo può dire a voi, e voi ammutolite! Dovreste avere, ancora una volta, un attimo di sussulto e dire: "Presidente, deve cambiare, la democrazia è un'altra cosa". Ma purtroppo la parola democrazia per il presidente Soru non esiste, ho avuto modo di dirlo altre volte in quest'Aula. La democrazia è l'arte del dialogo e se con gli Assessori che se ne sono andati avesse dialogato, probabilmente non saremmo arrivati neanche a discutere questa mozione.

Piano paesaggistico: avete detto che avete salvato l'ambiente. Quattrocento ricorsi sono stati presentati dai cittadini contro quel Piano! Vuol dire che il popolo sardo non è d'accordo con le vostre leggi. Avete detto pure che finalmente ci sarà sviluppo. Intanto nell'edilizia ci sono 7 mila occupati in meno da quando è stato approvato il PPR!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Io e il mio Gruppo voteremo a favore della mozione, non soltanto perché l'abbiamo firmata, ma anche perché, dopo la replica del Presidente, siamo ancora più convinti che bisogna andare in questa direzione.

Signor Presidente, non mi aspettavo una risposta del genere, non mi aspettavo questa sua reazione. Credo che lei potesse uscirne meglio, molto meglio. La sua è stata veramente una caduta di stile. Non c'era bisogno di insultare nessuno, seppure lei veda in modo diverso la situazione. Non è per fare il gioco delle parti che noi diciamo queste cose, ma perché siamo realmente convinti che le cose stanno andando in questo modo.

Devo dire che anche la maggioranza questa sera ha perso un'occasione importante per fare un po' di autocritica. E' una cosa che avrebbe potuto fare benissimo. Ho visto, invece, grandi contorsioni da parte di persone che fino a ieri facevano finta di protestare e dicevano che le cose non andavano bene e che oggi sono impegnate nella difesa spasmodica della maggioranza.

Per dire la verità noi non ci abbiamo mai creduto, soprattutto quando certi partiti politici hanno tentato di dare a intendere che stavano contestando qualcosa. La dimostrazione la si è avuta questa sera, quando tutti i partiti del centrosinistra all'unisono hanno tentato di difendere la maggioranza. Era nel loro diritto, ma credo che un minimo di autocritica avrebbero anche potuto farlo.

Presidente, lei stasera ha detto una cosa molto grave, ha detto cioè che gli Assessori non esistono più, che non sono motivo di crisi politica e quindi possono essere sostituiti in qualsiasi momento dal Presidente. Questo è un fatto nuovo. Gli Assessori hanno avuto sempre un ruolo importante, hanno costituito l'ossatura della Giunta, oggi - l'ha detto lei, sono parole sue - la sostituzione di uno o più Assessori non costituisce motivo di crisi politica. Noi la pensiamo in modo esattamente opposto. Noi crediamo che gli Assessori, assieme al Presidente, siano l'essenza della Giunta.

Lei dice che vuole fare le riforme e le sta portando avanti. Intanto le dobbiamo ancora vedere; quelle che ha fatto fino adesso non hanno prodotto i risultati che la gente si aspettava. Credo che le riforme vadano fatte, ma devono essere riforme buone, condivise dalla gente e devono creare benefici. Fino a questo momento non è stato così. Non è stato così per il Piano paesaggistico regionale, non è stato così per la riforma in agricoltura e non è così neanche per le riforme che sono in cantiere. Ecco, l'unica vera riforma che bisogna fare, Presidente, è quella che riguarda la legge elettorale.

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, il tempo è finito già da un po'.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del cenntrosinistra, presidente Soru, nell'annunciare il voto dei Riformatori a favore di questa mozione, vorrei fare due considerazioni. La prima: noi Riformatori non abbiamo nessuna nostalgia né delle sei o sette Giunte Palomba che si sono succedute nell'undicesima legislatura né del clima della scorsa legislatura. Devo però considerare, colleghi, che quando in quest'aula si parla di telefonate ai direttori generali, di denunce dei redditi o di riconoscibilità degli uccelli non si sta facendo onore né a questa Assemblea né a questa Regione, che lei, presidente Soru, ha comunque il dovere di rappresentare. Per cui, quando lei si rende conto che i toni di quest'Aula stanno scadendo ha la massima responsabilità nel riportarli in alto, se lo ricordi la prossima volta. Se qualche consigliere regionale le manca di rispetto, lei lo tratti con più rispetto di quel che merita, sarà il modo migliore per convincere quest'Aula che ci si deve rispettare l'un l'altro.

La seconda considerazione riguarda il ruolo della minoranza. Fa bene, presidente Soru, se lo ritiene, a indicarci come, secondo lei, dovremmo fare l'opposizione, però le domando, a proposito di quel Piano sanitario regionale che ha citato tante volte nel suo intervento e che arriverà in Aula: come può esserci dialogo e confronto se le riunioni della Commissione, luogo in cui si dovrebbe discutere, vengono protratte sino alle 4 del mattino? Lei non si farebbe operare, alle 4 del mattino, da un chirurgo che avesse lavorato dalle 10 sino a quell'ora! E anche il confronto sulle leggi che si vogliono fare non dovrebbe avvenire a un'ora così tarda e in quel modo. Se lo ricordi, perché anche questo è un punto importante se vogliamo davvero che ci sia dialogo in quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Presidente Soru, lei è il candidato vittorioso del centrosinistra, ma non ha niente a che fare con il centrosinistra e tanto meno ha qualcosa a che fare con il centrodestra. Io credo, Presidente, che lei non abbia niente a che fare con la politica, che resta essenzialmente l'unico mezzo per trovare soluzioni ai problemi ascoltando e mediando le ragioni di tutti, e questa è una virtù che lei non pratica. Io amerei definirla l'ultimo illuminista sardo, ma non lo prenda per un complimento, perché l'Illuminismo è un tratto del cammino della civiltà occidentale che ci siamo lasciati alle spalle tanto, tanto, tanto tempo fa.

Al di là degli interventi dei colleghi di maggioranza, che giustifico sotto un certo aspetto e che so diversi nell'intimo sentire, credo che il suo problema, signor Presidente, non sia il presidenzialismo, ma piuttosto il suo modo di intenderlo e di praticarlo. Il problema dei suoi Assessori, che, uno dopo l'altro, vengono a mancare, sta nel fatto che lei li considera una squadra di sottoposti e non dei collaboratori portatori di un'espressione politica. E questo è un problema che la sua maggioranza conosce, ma non sa e non può fermare. E forse per questo, perché comunque sa che questo cammino ha una durata, per grazia di Dio, stabilita dalla legge e a un dato momento si esaurirà, cerca di percorrere il tratto di cammino che le rimane nel modo più dignitoso possibile.

Credo che ci dobbiamo tranquillizzare tutti, però, perché la Sardegna, nella sua storia, ha superato disastri ben più grandi: invasioni barbariche, pestilenze, siccità, carestie. La Sardegna è sopravvissuta, guardi, ai piemontesi e al ministro Bogino e credo che sopravviverà anche ai cinque anni della sua presidenza!

Naturalmente voterò a favore della mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

La avvertirò quando mancherà un minuto alla fine del suo tempo. Prego, onorevole Farigu.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente Soru, le straordinarie affermazioni di soddisfazione che ha pronunciato qui, in sede di replica, le vada a fare ai lavoratori del Sulcis, ai lavoratori di Ottana e di Porto Torres, ai lavoratori e agli allievi della formazione professionale, agli artigiani e così via, e vedrà come esulteranno!

Appena insediatosi alla Presidenza della Regione, lei disse che si sarebbe chiamato "signor Nessuno". Nella storia della letteratura un altro, ben più furbo, si chiamò Nessuno per sfuggire alle aggressioni di un violento. Quel signore veniva da Itaca, non da Sanluri o da Tiscali, ed ebbe però la capacità, con la sua astuzia, di arroventare una trave e, dopo averlo ubriacato, accecare il suo avversario. Io spero che lei non confonda né il Consiglio né la maggioranza che la sorregge con quel mostro della mitologia, Polifemo.

Concludo, signor Presidente del Consiglio, appellandomi ancora una volta a lei, perché arrivi presto, in quest'Aula, la legge di riforma elettorale, considerata anche l'amarezza manifestata dal Presidente del Gruppo D.S., Siro Marrocu, che io ho ascoltato con grande attenzione, sperando che non si limitasse a manifestare amarezza per quel che è accaduto - che sicuramente non è un regalo all'opposizione, e sono d'accordo con lui -, ma desse una sua spiegazione della crisi, che non nega.

E allora, posto che il Presidente ha detto che non si dimette, posto che abbiamo la possibilità di cambiare le regole del gioco con la legge elettorale, coraggio, mi rivolgo a quelli che hanno detto di essere contrari al presidenzialismo, e io sono uno di loro, essendo un parlamentarista: affrontiamo questa legge e vediamo se il presidente Soru manterrà la parola. Di non dimettersi, si intende!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Prendo molto mal volentieri la parola per esternare tutta la mia indignazione nei confronti dello stile che questo gentile e amato Presidente ha voluto regalare alla massima Assemblea elettiva della Sardegna. Ma prima ancora mi permetto di censurare, e fino ad oggi lo farò ogni volta che capiterà, l'operato dell'arbitro che dirige una partita truccata e sorvola su falli pesantissimi.

Il presidente Spissu non avrebbe dovuto permettere al presidente Soru di insultare il Consiglio regionale. Il garante della massima istituzione avrebbe dovuto censurare il Presidente e richiamarlo all'etica della dialettica parlamentare. Ha invece permesso l'insulto all'Aula per poi limitarsi, in perfetto stile cerchiobottista, a un bonario rimprovero del tutto inefficace.

Quando dico che Renato Soru ha offeso il Consiglio regionale, intendo rimarcare il fatto che tutti i consiglieri dovrebbero sentirsi toccati nel proprio ruolo istituzionale. Soru ha infangato l'onorabilità del Consiglio, piuttosto che le singole persone. Del resto in quest'Aula, io non sono l'unico consigliere che può vantare, lo dico con grande orgoglio, di discendere da una famiglia con una ricca storia e una moralità al di sopra di ogni sospetto. Lei invece, caro presidente Soru, misura le persone in base alla dichiarazione dei redditi, invidia chi ha e chi è più di lei e disprezza e odia chi non è al suo livello di ricchezza.

Io, e come me tanti altri rappresentanti del popolo sardo, non sono entrato in politica per fare affari, né per risolvere dissesti finanziari. Io non ho cambiali in bianco da pagare e posso tornare anche subito a fare ciò che ho sempre fatto, e cioè stare con la gente, che lei disprezza, aiutare chi ha bisogno, che lei invece affossa. Non tutti hanno deliri di onnipotenza e scheletri negli armadi. Lei politicamente ha fallito, e oggi l'ha dimostrato col suo modo di tenere l'Aula. Lei alimenta lo scontro sociale, l'ha fatto fin dal primo giorno, odia chi le ricorda le origini paesane e professionali, dimostra complessi di inferiorità che solo grazie a una legge male interpretata può scaricare sul mondo. Oggi lei ha dimostrato, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, di essere il rappresentante della patologia del sistema. Lei disprezza tutti ma, mi creda, è ricambiato, anche da molti che lei crede le siano oggi vicini. Se lei fosse una persona d'onore dovrebbe chiedere scusa, ma non è capace di rispondere politicamente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanjust. Ovviamente abbiamo un'opinione diversa su come il Presidente del Consiglio svolge il suo ruolo.

SANJUST (F.I.). Me la tengo molto stretta la mia opinione.

PRESIDENTE. Bene, lei continui a ripetere ciò che ha detto, può farlo, ma non pensi che siccome lo ripete continuamente abbia ragione.

SANJUST (F.I.). Certamente, ma lo ripeterò fino alla fine della legislatura.

PRESIDENTE. Bene. Una delle regole è che si sta zitti dopo aver finito di parlare e si ascoltano gli altri. Grazie, onorevole Sanjust, comunque.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Il mio Gruppo e io voteremo contro la mozione numero 103. Voto contro perché non condivido nulla di questa mozione, né il giudizio su questi due anni e mezzo di legislatura né la conclusione auspicata nella parte finale, quella di censura. Sono convinto che l'azione di governo e l'azione legislativa siano state in questi due anni e mezzo, l'ho già detto nel mio intervento, produttive di risultati straordinari e per certi aspetti storici per la Sardegna.

Voglio, però, precisare un aspetto: ognuno degli 85 consiglieri regionali sono qui perché sono stati investiti di un mandato popolare, sia che appartengano a un piccolo o a un grande partito sia che appartengano alla maggioranza o all'opposizione, e ognuno di loro fa tutto ciò che può per onorare il mandato ricevuto e rappresentare gli interessi di chi lo ha votato nel giugno del 2004. Quindi il mio voto contrario alla mozione è nel rispetto di quel mandato. Credo di non poter accettare né per me né per nessun altro che si baratti la dignità con l'indennità.

Voto contro perché sono convinto che l'azione di governo sia positiva e vada anzi rafforzata e proseguita nell'interesse dei sardi. E voto contro senza nessuna paura che si possa sciogliere il Consiglio regionale. Se un giorno mi rendessi conto che l'azione di questa Giunta non risponde agli interessi dei sardi e al programma di governo, chiederei al Presidente di dimettersi o proporrei io stesso una mozione di sfiducia. Ma credo che nessuno di noi lo sfiducerà. E non accetto certe affermazioni né da parte del Presidente né da parte del collega Biancareddu, perché credo che anche questo sia un modo per offendere il Consiglio. Ognuno di noi è qui per rappresentare gli interessi di chi l'ha eletto e non certo per l'indennità che percepisce.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Annuncio, ovviamente, il voto favorevole alla mozione in discussione. Preannuncio anche il voto favorevole alla mozione di sfiducia che spero venga presto presentata, possibilmente, anche domani. Ciò che mi ha convinto a votare a favore è l'affermazione sulla caduta di stile della politica. Si è sentito dire da parte della maggioranza che gli Assessori passano e non rappresentano le parti politiche.

Onorevole Cugini, nella vita c'è sempre da apprendere, ma allora o abbiamo sbagliato il sistema parlamentare o ci sono state riunioni di maggioranza in cui ogni partito ha designato i propri Assessori. Circolavano terne di nomi, si parlava di massima rappresentatività. Io parto dal presupposto che la Giunta fu definita inizialmente un'ottima Giunta, questo aveva detto il Presidente in quest'Aula parlamentare. Non entro nel merito delle offese personali, ma suppongo che l'assessore Dessì abbia lavorato bene, se avete difeso i tanti provvedimenti da lui illustrati anche in quest'Aula, come pure deve aver lavorato bene l'assessore Pilia, di cui avete difeso la legge sul cinema. Non erano Assessori esterni venuti qui a presentare provvedimenti estranei alla Giunta!

Non concordo con lei, Presidente, quando dice che la Giunta non è divisa in dodici. Le dodici persone che siedono al suo fianco rappresentano dei settori fondamentali per la Regione, rappresentano un organo di garanzia e svolgono le funzioni che sono state loro assegnate, se no, tanto vale commissariare tutti e dodici gli Assessorati! Suppongo che l'Assessore del personale abbia delle competenze relative al personale e mi auguro che proponga autonomamente provvedimenti di cui, ovviamente, avrà discusso prima con il Presidente, ma deve portare degnamente in Giunta quello che è l'interesse della categoria che rappresenta, cioè i dipendenti pubblici.

Spero che quello del Presidente della Regione sia stato solo uno sfogo, perché altrimenti devo chiedergli di certificare la mia dichiarazione dei redditi, in quanto non vorrei che mi facessero degli accertamenti sulla base delle sue affermazioni! Io ho sempre vissuto da impiegato e mi dispiace che un Presidente della Regione venga qua per fare la morale a qualcuno. Mi dispiace davvero, perché qua ci sono ottantacinque consiglieri, come ha detto il collega Marrocu, e tutti hanno una dignità. Io non sono qua perché mi ha voluto lei, Presidente, ma perché mi hanno votato poche persone, le quali mi hanno detto: "Vai a rappresentarmi, vai a fare l'opposizione". Gli elettori, così come hanno votato lei per fare il Presidente, hanno votato me per fare opposizione alle proposte della maggioranza.

Se mi permette, non condivido il parere che non si tratti di una questione politica. Abbiamo presentato una mozione citando tre casi di dimissioni non dovute alla minoranza e penso nemmeno alla maggioranza. Abbiamo chiesto di discutere di cose serie e abbiamo fatto riferimenti specifici. Non si è parlato di politica, perché parlare di politica significa che se c'è un problema se ne discute. C'è crisi, non c'è crisi? Lei ha detto che non c'è una crisi politica, va bene.

Non è finito il tempo, collega Cugini. Noi dobbiamo sottoporre all'attenzione dell'Aula ciò che è successo. Non faremmo la nostra parte, non rispetteremmo il mandato dei nostri elettori se non sollevassimo questi problemi.

PRESIDENTE. E' finito il tempo, onorevole Randazzo.

RANDAZZO (U.D.C.). Comunque, dichiaro il mio voto favorevole alla mozione numero 103. Grazie.

PRESIDENTE. Colleghi, non essendoci altri iscritti a parlare, procediamo alla votazione per appello nominale.

LA SPISA (F.I.). Si è iscritto adesso il Presidente.

PRESIDENTE. Pensavo si sarebbe iscritto anche lei.

LA SPISA (F.I.). Lo faccio dopo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. C'era la prassi che il Presidente della Regione parlasse per ultimo. Non è più così, va bene lo stesso.

PRESIDENTE. Si interviene secondo l'ordine di iscrizione a parlare. Poi naturalmente sulla prassi ha ragione lei, ma dei colleghi si sono iscritti un attimo dopo di lei. E' un fatto di organizzazione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Va bene lo stesso, non c'è problema.

Intervengo per dire che, naturalmente, voterò contro la mozione in discussione. E' stato rilevato come il Presidente abbia il dovere di essere più paziente. E' vero, e probabilmente potrebbe rispondere alle provocazioni con ulteriore pazienza, rispondendo meglio anche quando non è strettamente necessario. Però, il Presidente della Regione non solo non ha superpoteri, ma non è nemmeno santo. E' di carne e ossa come voi, condivide la stessa condizione umana e quindi, qualche volta, anche la mancanza di pazienza. Me ne scuso, spero che nessuno si risentirà se mi scuso di condividere il fatto che qualche volta ci manca la pazienza, però credo che questo episodio sia stato utile, non tanto perché poi qualcuno possa dire che io non faccio politica o si senta in dovere di ricordare da dove provengo e che mestiere facevo prima - come se io ricordassi il mestiere agli altri, non l'ho mai fatto -, quanto perché è importante osservare i comportamenti altrui e specchiarcisi.

Allora, notate i miei comportamenti, che avete giudicato offensivi, seppure non mi sia rivolto a nessuno personalmente e non abbia accusato nessuno personalmente. Ho semplicemente ricordato i possibili motivi per cui si è usata una tecnica d'Aula piuttosto che un'altra. Per cui state attenti alle parole che pronunciate, rileggete i vostri interventi, come io rileggerò i miei. Quando uno dice che manca persino il beneficio della buona fede, e mentre dice questo ricorda possibili conflitti di interessi, in sostanza sta dando del ladro e del bugiardo. Allora, in quest'Aula, non si deve dare né del ladro né del bugiardo a nessuno!

Qui ci si scandalizza o si considera un'offesa all'intero Consiglio che vengano ricordati certi aspetti, che solo l'ipocrisia ci fa nascondere qualche volta, mentre si può impunemente dare del ladro e del bugiardo a qualcuno di noi. Credo che nessuno di noi meriti una tale accusa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voto a favore di questa mozione, perché noi abbiamo cercato di portare qui la voce di tanti che, fuori da quest'Aula, considerano fallimentare l'azione di governo e l'azione della maggioranza.

Abbiamo semplicemente chiesto di ammettere questa sconfitta, che è una sconfitta purtroppo reiterata quotidianamente della politica. La risposta di oggi è la manifestazione della sconfitta della politica. Quest'Aula ha toccato con mano qual è il livello del vertice di questa Regione. Il Consiglio, è vero, l'hanno detto altri colleghi, è stato offeso, ma non semplicemente per le parole che sono state pronunciate. E' stato offeso perché ciò che è stato detto è la convinzione profonda, che può essere poi smentita, di chi guida questa Regione, convinto di aver trovato in quest'Aula un manipolo di gaglioffi disponibili a tradire qualunque valore, qualunque passione, qualunque patto con i cittadini, semplicemente per il vantaggio di un appannaggio o anche soltanto di una posizione sociale.

Io credo, colleghi del Consiglio, che dobbiamo riprenderci, che dobbiamo rilanciare un'azione politica che guardi veramente al concreto dei bisogni delle persone che ci hanno mandato qui. E guardando al concreto si guarda davvero agli ideali per i quali, poco o molto, tutti ci stiamo spendendo. Dobbiamo dimostrare di non avere come unica arma la volgarità, ma di voler continuare ad avere unicamente l'arma della ragione e della passione per una politica della quale possiamo e dobbiamo cercare di rimanere orgogliosi, come quando ci siamo entrati, sino al momento in cui ne usciremo, e prima o poi accadrà, cercando di fare davvero qualcosa per le persone che fuori da quest'Aula non bisticciano per le indennità, ma lottano quotidianamente per ben altro: per la speranza di una vita migliore, per la costruzione del futuro dei propri figli.

Questo è quello che volevamo dire, senza accusare nessuno, ma adesso basta, non ci interessa più questo discorso, ci interessa sentire i sardi, valutare insieme a loro come giudicare questa azione di governo e cosa proporre come alternativa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, intervengo innanzitutto per chiarire che né il sottoscritto, nel proprio intervento, né il Gruppo dell'U.D.C., che modestamente rappresento, hanno usato parole invereconde nei confronti di colleghi e tanto meno nei confronti del Presidente della Regione. Piuttosto ho assistito in silenzio, tutta la sera, a un dibattito tra maggioranza e opposizione né più violento né meno violento del solito. E' stato un dibattito che chi è vecchio di quest'Aula definirebbe normale, non è successo niente di particolare.

Piuttosto, Presidente, nel suo intervento - mi consenta di dirglielo sempre come consiglio, anche se sono più giovane di lei - lei ha dato lezioni di comportamento e di deontologia all'opposizione. L'opposizione svolge il suo ruolo, Presidente; qualcuno lo fa in maniera più accesa rispetto ad altri, però, così come lei ha ritenuto opportuno dare consigli a noi, io mi permetto di dare un consiglio a lei, naturalmente se lo vuole seguire. Signor Presidente, lei ricopre un ruolo più importante di quello di ciascuno di noi, se non altro perché è il Presidente della Regione, quindi, tornando alla similitudine degli uccelli, dovrebbe volare un tantino più in alto. Se noi voliamo a dieci metri d'altezza, lei dovrebbe volare a venti. Se lei perde la pazienza e si presta a qualche doverosa provocazione della minoranza, non assume le physique du rôle del Presidente della Regione, ma diventa un semplice consigliere, umorale e che non dà un buon esempio.

Mi sia consentita, quindi, una battuta finale: lei ha detto di non aver mai telefonato a presidenti di enti, e su questo sono d'accordo. Non approvo il fatto che non abbia mai telefonato al direttore generale di qualche A.S.L., perché una visita attitudinale al fine di accertare se poteva fare il Presidente sarebbe stata doverosa, grazie.

PRESIDENTE. Colleghi, proviamo a dare un ordine alle iscrizioni parlare, perché chi deve iscriversi per fare la dichiarazione di voto certamente lo sa per tempo, altrimenti facciamo come al Rischiatutto e stabiliamo regole diverse, rispettose anche delle prassi consolidate.

Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

Se qualcuno, mentre interviene l'onorevole Amadu, ha l'ispirazione di fare una dichiarazione di voto si iscriva a parlare, così capiamo tutti come procedere. Grazie.

AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, dopo aver seguito con molta attenzione quasi tutti gli interventi, devo dire che probabilmente se il collega Cugini fosse intervenuto in apertura di seduta e avesse riferito le ragioni delle dimissioni dei tre Assessori, argomento per cui abbiamo chiesto di discutere questa mozione oggi in Aula, il dibattito si sarebbe incanalato nella direzione giusta. Invece, nessuno ha risposto alla domanda che noi abbiamo posto: perché i tre Assessori sono andati via e, in un quadro di ricognizione, perché quattro Assessori della Giunta originaria non ci sono più?

Io capisco che i rappresentanti di un certo partito che hanno espresso il primo Assessore continuino a stare tranquilli dopo aver ricevuto promesse di risarcimenti vari, naturalmente di natura politica, non capisco invece le reazioni degli Assessori che sono stati obbligati a dimettersi. Ma siccome stiamo parlando di interessi della collettività davvero non capisco perché il Presidente della Regione e ancor più la maggioranza non abbiano avuto il coraggio - sottolineo il coraggio - di motivare le ragioni di queste dimissioni. Quando non si ha il coraggio di rispondere in modo puntuale si seguono altre vie o si perde la pazienza.

Ora, capisco che in questi giorni si sia accumulato un clima di tensione, capisco che vi siano difficoltà all'interno della maggioranza, capisco anche che si forniscano dei numeri, come ha fatto il collega Biancu, ma tutti quanti dovremmo darci una regolata, perché non possiamo giocare sulla pelle della povera gente dicendo che oggi ci sono meno poveri quando invece la povertà e la disoccupazione aumentano. Anch'io dico: andiamo nelle contrade del nord Sardegna per vedere quanti sono i disoccupati e i giovani laureati che non sanno che pesci prendere! Andiamo in giro per capire che cosa vuole la gente, altro che insultarci o tirar fuori argomenti che nulla hanno a che vedere con il tema che noi abbiamo posto stasera e che è serio! La Giunta, oggi, ha soltanto otto Assessori. Grazie.

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della mozione numero 103. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no.

Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 36, corrispondente al nome del consigliere Giagu.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello cominciando dal consigliere Giagu.

MANCA, Segretario, procede all'appello.

Rispondono sì i consiglieri: LA SPISA - LADU - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU - AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU.

Rispondono no i consiglieri: GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS - URAS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SCARPA - SORU - ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 74

votanti 70

astenuti 4

maggioranza 36

favorevoli 25

contrari 45

(Il Consiglio non approva).

Il Consiglio è aggiornato a domani mattina, alle ore 10, per l'esame della proposta di legge numero 246/B.

La seduta è tolta alle ore 22 e 47.


[s1]fideiussione

[s2]del 1994?



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione LA SPISA - MILIA - LICANDRO - PETRINI - CONTU - PILI sulla chiusura della comunità Genn'e Murdegu. (358)

In riscontro all'interrogazione in oggetto si trasmette in allegato, quale elemento utile alla risposta, la nota Prot. n. 51390 del 6 ottobre 2006 predisposta dalla Direzione Generale dell'Azienda ASL n. 8 di Cagliari.

La Direzione aziendale venne a conoscenza della situazione relativa alla Comunità Protetta - Servizio di Salute Mentale "La Baita" sita in località Genn'e Murdegu (Capoterra) nell'agosto del 2005 a seguito di un'ispezione igienico-sanitaria dei NAS da cui risultava sostanzialmente quanto segue:

1) La Comunità non era provvista di acqua potabile corrente ma solo di acqua utilizzabile per usi igienici approvigionata tramite un pozzo sito.

2) I locali dei Piano terra - sala riunioni, medicheria (priva di lavello e punto acqua), uffici e spogliatoi - più un box adiacente adibito a deposito di acqua minerale potabile, locale lavanderia e deposito biancheria risultavano tutti interessati dalla presenza di estese macchie di umidità con conseguente distacco dell'intonaco causato dà infiltrazioni di acqua piovana (riscontrati difetti nel sistema di isolamento e anomalie dell'impianto idrico e fognario).

3) I locali del primo piano - sei camere da letto (alcune con servizio igienico interno) sala soggiorno/pranzo e zona cucina - denotavano un'evidente stato di usura e degrado con decadenza dei medesimi. Inoltre per quanto i pasti venissero serviti da una ditta esterna, la cucina in mancanza di acqua potabile non poteva essere utilizzata neanche per la preparazione di bevande calde.

4) La struttura risultava priva di autorizzazioni all'uso della cucina e del deposito acqua minerale nonché della documentazione inerente il funzionamento della struttura e impianti di servizio.

5) Una scala a chiocciola (che collega il piano terra coi primo piano) scomoda, ingombrante e situata in una zona di 'passaggio che, come riferito dagli operatori, causava frequenti incidenti ai pazienti e al personale medico e infermieristico.

In base alla situazione descritta è opportuno fare alcune precisazioni:

1) La particolare condizione dei pazienti ospitati nella Comunità, che erano 9 tutti sottoposti a trattamento terapeutico, rendeva IMPOSSIBILE al personale medico e infermieristico la certezza che questi facessero un uso corretto dell'acqua corrente e che quindi non la ingerissero, tanto più che alcune delle stanze da letto erano dotate di servizi igienici privati.

2) Le ipotesi di approvvigionamento di acqua corrente potabile all'interno della Comunità sono state valutate impraticabili a causa delle enormi difficoltà nella costruzione dl un impianto di trasporto dell'acqua anche a causa della particolare posizione geografica della comunità.

3) La ristrutturazione globale dei locali è stata ritenuta impraticabile perchè oltre le carenze strutturali evidenziate dal sopralluogo dei NAS, a seguito di ulteriori controlli da parte della ASL 8 sono stati individuati numerosi altri inconvenienti: gli interventi necessari sarebbero stati eccessivamente lunghi e gravosi (sostanzialmente si doveva intervenire su strutture portanti, strutture interne, impianti di aspirazione e condizionamento, tubature, reti fognarie ecc.) senza che vi fosse peraltro la certezza finale della messa a norma.

4) La posizione geografica della Comunità - su una collina lontana dal centro abitato e raggiungibile solo attraverso strade di difficile percorrenza - era incompatibile con la destinazione d'uso della Comunità (assistenza sanitaria residenziale a sofferenti mentali).

Alla luce dì quanto esposto non si può accettare il fatto che i consiglieri regionali identificassero la struttura "perfettamente funzionale e idonea", dato che non possedeva neppure un minimo requisito di igiene e sicurezza, sopratutto considerata la particolare condizione dei pazienti assistiti.

Pertanto con l'obiettivo prioritario che un'azienda sanitaria deve avere di dare servizi sanitari di qualità ai pazienti, oltre che luoghi e condizioni di lavoro idonei agli operatori sanitari - medici e infermieri - la Direzione ha stabilito la chiusura temporanea della Comunità "La baita" con Delibera del Direttore Generale ASL 8 in data 10 ottobre 2005. Alla luce di quanto esposto .e in un'ottica di riqualificazione strutturale e operativa del Dipartimento di Salute Mentale indicata e perseguita dall'Assessorato Regionale alla Sanità e dalla ASL 8, la chiusura della Comunità "La Baita" è diventata definitiva e l'Azienda ha già predisposto la dismissione dei locali.

I dipendenti ASL che lavoravano nella Comunità sono stati ovviamente impiegati in analoghe Comunità afferenti alla ASL 8 con identiche mansioni.

I pazienti sono stati trasferiti, previo accordo con i familiari, in comunità similari con disponibilità di posti.

Nella speranza di aver fornito utili elementi per la risposta all'interrogazione in oggetto restiamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione PISANO sui notevoli ritardi nell'avvio dei lavori di realizzazione del primo tratto del nuovo tracciato della statale 128 "Centrale sarda" (Monastir-Sorgono-Nuoro) e sul persistere del grave stato di pericolo e di impercorribilità dell'attuale tracciato. (545)

In riscontro alla interrogazione di cui all'oggetto si forniscono i seguenti elementi di risposta.

La S.S. 128 può essere divisa in due parti funzionali:

1. il tratto pianeggiante compreso tra bivio Monastir e bivio Serri della lunghezza di circa 40 km;

2. il tratto più impervio compreso tra bivio Serri e bivio Gavoi Fonni della lunghezza di circa 90 km;

1. tratto compreso tra bivio monastir - bivio serri.

Per quanto concerne il primo tratto compreso tra il bivio sulla S.S. 131 in prossimità di Monastir e il bivio Serri nord, l'Assessorato in data 28.12.1999, ha stipulato la convenzione di incarico con il gruppo di professionisti aggiudicatari della gara d'appalto di progettazione.

In data 20.05.2002 il tracciato del progetto preliminare dell'importo stimato di circa € 93.000.000 veniva approvato dalla Conferenza di Servizi.

Successivamente il progetto veniva inserito tra quelli compresi nell'Accordo di Programma Quadro "Viabilità" stipulato in data 09 luglio 2003 tra il Ministero dell'Economia e delle Finanze, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Regione Sardegna e l'ANAS S.p.A. per un importo complessivo di € 20.658.000 a carico dei fondi CIPE.

Nelle date 16.12.2004 e 10.02.2005 i progettisti hanno consegnato il progetto definitivo della strada per un importo complessivo di circa € 194.000.000.

Il 15 febbraio 2005, l'Assessorato a seguito dell'esame del progetto definitivo e avendo evidenziato un costo della strada doppio rispetto a quello del progetto preliminare con un conseguente costo chilometrico non in linea con altre progettazioni similari per tipologia, chiedeva al gruppo di progettazione una limitazione delle opere in progetto a quelle strettamente necessarie nel rispetto della normativa vigente per la costruzione delle strade e per la Valutazione di Impatto Ambientale.

Il progetto veniva trasmesso contemporaneamente anche all'ANAS S.p.A. per la necessaria approvazione, che in data 29 aprile 2005 comunicava che il tracciato progettato non era conforme al D.M. 05.11.2001 "Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade" e ne chiedeva la modifica.

Nel corso di una riunione indetta con le Amministrazioni interessate dalla strada e l'ANAS, in data 08 giugno 2005, veniva illustrato il progetto e veniva data priorità alla realizzazione del tronco funzionale Senorbì-Suelli della lunghezza complessiva di 10 km ipotizzandone la realizzazione con il finanziamento disponibile.

In data 28 settembre 2005, l'ATP incaricato consegnava una planimetria con un'ipotesi di stralcio tronco funzionale Senorbì-Suelli (inizio prima di Senorbì - termine svincolo Gesico) dell'importo complessivo stimato 39,7 M€.

Il 12 dicembre 2005, l'Assessorato sollecitava al gruppo di progettazione la presentazione del progetto del tronco funzionale Senorbì-Suelli, completo di Studio di Impatto Ambientale al fine di poter avviare la procedura di valutazione di impatto ambientale regionale.

Successivamente alla consegna di una copia di progetto definitivo, in data 22.02.2006, avente inizio alla progressiva 16+341 (innesto Senorbì) e termine alla progressiva 21+709 (innesto Selegas-Suelli), l'Assessorato sollecitava il progetto del tronco funzionale Senorbì-Suelli e ribadiva la riduzione del costo delle opere.

Infine il 16 giugno 2006, presso gli uffici dell'Assessorato, aveva luogo una riunione con i progettisti, al fine di definire una nuova ipotesi di fattibilìtà per la variante di Senorbì. Nel corso della riunione si è deciso di procedere allo studio di uno scenario di prefattibilità per la variante Senorbì-Suelli mantenendo lo sviluppo planimetrico del progetto presentato ma variando la sezione stradale da C1 a C2, con svincoli a rotatoria e ridimensionando le opere d'arte principali in modo da riportare i costi dell'opera alle risorse attualmente disponibili e contemporaneamente di sviluppare una seconda ipotesi per la variante di Senorbì con attacco all'altezza della zona industriale Senorbì-Suelli, al fine di consentire l'utilizzo di una quota di finanziamento per la messa in sicurezza di alcuni tratti di strada compresi tra Monastir e Senorbì.

In occasione dell'incontro con i sindaci dell'area avvenuto presso l'Assessorato Regionale dei Lavori Pubblici il 25 settembre u.s. la soluzione presentata dai progettisti è stata considerata valida da tutti i presenti, con marginali indicazioni migliorative. Allo stato attuale, pertanto, è in corso di definizione il progetto per l'appalto integrato dell'opera.

2. tratto compreso tra bivio serri e bivio gavoi fonni.

Con convenzione rep. n. 35 in data 12.11.2002, l'Assessorato aveva incaricato l'ANAS, Compartimento di Cagliari, di predisporre uno Studio di funzionalità con eventuali soluzioni alternative al tracciato esistente e il Documento preliminare all'avvio della gara comunitaria per il servizio di progettazione concernente l'adeguamento della viabilità esistente nella S.S. 128, tratto bivio Serri - bivio Gavoi Fonni.

Lo Studio di funzionalità e il Documento preliminare era stato quindi sottoposto all'esame delle Amministrazioni ed Enti interessati in data 20.11.2002, ottenendo il parere sfavorevole unicamente del Comune di Sorgono, che si era dichiarato disponibile a prendere in esame ulteriori diverse soluzioni meno gravose per il territorio ed i suoi abitanti per le ricadute socio economiche e sotto gli aspetti ambientali.

In fase di stesura definitiva del Documento, consegnato in data 24.03.2003, l'Anas ha tenuto conto delle esigenze espresse dall'Amministrazione Comunale di Sorgono e lo studio, per un costo totale dei lavori stimato in € 181.900.00, è stato approvato in data 6 aprile 2004.

La nuova S.S. 128 compresa tra bivio Serri e bivio Gavoi Fonni può essere suddivisa in 11 tratti:

- 1 ° tratto: da bivio Serri nord al centro urbano di Isili, per una lunghezza di circa 5,0 km;

- 2° tratto: dal centro urbano di Isili a Nurallao, per una lunghezza di circa 7,8 km;

- 3° tratto: dal centro urbano di Nurallao a Laconi, per una lunghezza di circa 10,6 km;

- 4° tratto: dal centro urbano di Laconi alla cantoniera di Ortuabis (da cui si dirama la S.S. 295 per Aritzo), per una lunghezza di circa 13,3 km;

- 5° tratto: dalla cantoniera di Ortuabis a Meana Sardo, per una lunghezza di circa 9,2 km;

- 6° tratto: da Meana Sardo ad Atzara, per una lunghezza di circa 9,2 km;

- 7° tratto: da Atzara a Sorgono, per una lunghezza di circa 5,2 km;

- 8° tratto: da Sorgono alla cantoniera di Arasulè (da cui si dirama la S.S. 295 per Tonara), per una lunghezza di circa 7,2 km;

- 9° tratto: dalla cantoniera di Arasulè a Tiana, per una lunghezza di circa 8,0 km;

- 10° tratto: da Tiana ad Ovodda, per una lunghezza di circa 4,8 km;

- 11° tratto: da Ovodda al bivio di Ponte Aratu (da cui si diramala S.S. 389 d per Fonni), per una lunghezza di circa 10,5 km.

Complessivamente il tratto in esame ha uno sviluppo stradale di circa 90,80 km.

In considerazione dei notevoli costi non congruenti con le future risorse regionali non si è proceduto alla redazione della progettazione, anche perché l'attuale Giunta regionale si è posta degli obiettivi di razionalizzazione delle strade esistenti con l'ammodernamento dei tracciati e della sede stradale in alternativa alla costruzione di nuove strade sostitutive della rete attuale.

Attualmente l'arteria risulta interessata dai seguenti interventi:

- il tratto compreso tra Atzara e Meana Sardo con un intervento della Provincia di Nuoro;

- il tratto compreso tra Ovodda e il limite del territorio comunale (Cantoniera S. Pietro) con un intervento della Comunità Montana n. 12 "Barbagia Mandrolisai" attuato dall'ANAS.

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione PISU - BARRACCIU - SERRA - CORRIAS - PACIFICO - URAS - DAVOLI - LICHERI - LANZI - FADDA - FLORIS Vincenzo - PIRISI - MATTANA - SANNA Franco - MANINCHEDDA - BALIA - CHERCHI Silvio - MARROCU - CALLEDDA - CUGINI - LAI - SANNA Alberto - SALIS - PITTALIS - CUCCA sulla decisione della direzione delle Ferrovie della Sardegna di sospendere, a partire dal mese di settembre, l'esercizio sulla linea Isili-Sorgono e di trasferire gli oltre 30 lavoratori ivi impiegati presso altre tratte di trasporto pubblico locale. (569)

L'Assessorato scrivente concorda sulla necessità di non sospendere la tratta delle Ferrovie della Sardegna Isili-Sorgono e sull'opportunità di valorizzare a scopo turistico i collegamenti del Trenino Verde.

Già in passato l'Assessorato del Turismo è intervenuto al fine di promuovere e incrementare l'attività del Trenino Verde della Sardegna. Infatti, nell'ambito degli interventi specifici del progetto Point to Point, in data 4 luglio 2005, è stato concluso una convenzione con le FDS, al fine di avviare una collaborazione per il periodo 200512006 volta a promuovere e potenziare l'offerta legata al Trenino Verde della Sardegna, considerandola come un'importante risorsa turistica per i territori da esso attraversati e quale elemento fondamentale delle politiche tese a convogliare flussi turistici all'interno e per tutti i mesi dell'anno.

In data 17 ottobre 2006 è stata, inoltre, approvata all'unanimità la mozione n. 90 con la quale la Giunta regionale si è impegnata all'attuazione di un progetto di rilancio di tutte le tratte turistiche della vecchia ferrovia, utilizzando le somme derivanti dalla vertenza delle entrate con lo Stato, fondi regionali e comunitari.

Risposta scritta dell'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica all'interrogazione LIORI - DIANA sul bando di gara per la valorizzazione dell'ex Ospedale marino di Cagliari. (575)

Con riferimento alla nota n. 5183 del 2 agosto 2006, relativa all'interrogazione indicata in oggetto, si trasmette la relazione tecnica contenente elementi di risposta alla stessa, forniti dagli Uffici della Direzione generale degli Enti locali e Finanze, cui compete la materia oggetto dell'interrogazione medesima.

Si riscontra la nota prot. n. 396/Gab. del 07.08.2006 ed in riferimento all'interrogazione in oggetto si forniscono di seguito gli elementi per la predisposizione della relativa risposta, riferiti all'ambito di competenza di questa Direzione Generale.

Si premette che la Giunta Regionale con delibera n. 12/10 del 28 marzo 2006 ha approvato le direttive concernenti la gara per la concessione in uso per finalità turistiche ricreative, per la durata di cinquanta anni, dell'immobile sito nel litorale del Poetto di Cagliari denominato "ex Ospedale Marino", dando mandato agli uffici dell'Assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica per l'espletamento di tutte le procedure di gara e l'affidamento in concessione dell'immobile in oggetto.

Considerato il delicato equilibrio ambientale e paesaggistico di questa parte importante del litorale cagliaritano, la Giunta ha ritenuto di orientare le scelte di valorizzazione verso destinazioni turistiche non residenziali, volte alla creazione di centri dì servizi per le persone, capaci di incrementare l'offerta e l'attività turistica e la qualità dei servizi ai cittadini dell'area cagliaritana durante l'intero corso dell'anno.

Il provvedimento prevede che nell'ambito della gara vengano, pertanto, privilegiate le proposte che prevedano destinazioni d'uso legate alla cura, al benessere ed ai servizi alla persona attraverso interventi di ristrutturazione architettonica e funzionale del fabbricato principale e la demolizione di tutte le pertinenze limitrofe allo stesso.

Tutto ciò premesso, in ordine al punto 1) dell'interrogazione in argomento e, nello specifico, "se siano state prese in considerazione ipotesi diverse dalla concessione a un'impresa privata, quali ad esempio il trasferimento dell'immobile al patrimonio del Comune di Cagliari, nel cui territorio esso è ubicato", si precisa che non poteva essere presa in considerazione l'ipotesi del trasferimento della proprietà poiché il bene appartiene allo Stato e non all'Amministrazione regionale.

Qualora sia interessato, il Comune di Cagliari potrà, comunque, partecipare alla gara pubblica.

Per quanto concerne la consistenza del complesso immobiliare in argomento e le principali vicende che lo hanno interessato dalla realizzazione a oggi, si riferisce quanto segue.

Lo stabile principale, già destinato a "Colonia Marina Dux", è stato edificato in una vasta area demaniale attribuita in concessione, con atto formale del 20 ottobre 1954, n. 372, al Comun e di Cagliari.

Successivamente è stato trasferito, in adempimento al R.D.L. 27 ottobre 1937, con atto 25 marzo 1942, dalla Federazione dei Fasci di Combattimento di Cagliari alla "Gioventù Italiana del Littorio".

Alla scadenza dell'atto formale (9 dicembre 1984), prorogato per il periodo di un anno con licenza n.43/85, sono state avviate dalla Capitaneria di Porto di Cagliari le operazioni di acquisizione allo Stato delle opere inamovibili realizzate sia dal Comune di Cagliari che dai suoi subconcessionari.

Con nota 2706/ALT/12.09.1986, la Capitaneria di Porto di Cagliari ha convocato, per il giorno 30 settembre 1986, una riunione per valutare l'opportunità di procedere all'acquisizione dei manufatti costituenti il complesso sanitario "Ospedale marino".

Dalla lettura del verbale emerge che le Amministrazioni convocate (Capitaneria di Porto, Genio Civile Opere Marittime, Intendenza di Finanza, Ufficio Tecnico Erariale, U.S.L. n. 20) hanno ritenuto di dover rinviare le valutazioni in ordine all'acquisizione degli immobili alla formulazione dei pareri degli Enti Locali.

In data 25 giugno 1993, presso la sede della Capitaneria di Porto di Cagliari, le Amministrazioni convocate hanno adempiuto alle operazioni relative all'acquisizione in proprietà allo Stato dei manufatti del complesso in argomento, ai sensi dell'art. 49 dei Codice della Navigazione.

Con verbale di acquisizione al demanio marittimo - testimoniale di Stato - del 25 giugno 1993, la Commissione ha acquisito tra le pertinenze del pubblico demanio marittimo il complesso ospedaliero in oggetto.

Il bene risulta iscritto nel Registro modello 23-D Demanio al numero d'ordine 168 e descritto come segue:

Presidio ospedaliero Marino costituito da 2 fabbricati principali:

1. Edificio principale Ospedale marino.

Si sviluppa su tre piani fuori terra. La superficie dì ciascun piano e di mq. 1150,00.

2. Edificio chirurgia d'urgenza e due fabbricati minori:

L'edificio adibito a chirurgia d'urgenza si articola su tre piani fuori terra rispettivamente di mq. 600, 90, 72.

Il primo fabbricato minore era adibito a servizi ospedalieri, garage, mensa, deposito gas medicinali. II fabbricato adibito a servizi ospedalieri si sviluppa al piano terra e vi trovano sistemazione i seguenti servizi: mensa personale di turno, guardiola autisti, garage ambulanze, deposito. Vi sono ubicati i seguenti servizi tecnici: gruppo elettrogeno, locale aria compressa, deposito riserva idrica, locale gas medicinali a servizio sala operatoria. A circa trenta metri da questo caseggiato sorge un manufatto in muratura che fa parte di un depuratore fuori uso. Il secondo fabbricato minore era adibito a locale gruppo elettrogeno.

Emerge inoltre nella parte riservata alle osservazioni che il bene è stato inventariato il 27 gennaio 1994.

In ordine al punto 2) della interrogazione In argomento e, nello specifico, "quali misure la Giunta intende adottare per meglio specificare le tipologie di attività di valorizzazione permesse del bando di gara" si ritiene esaustiva l'indicazione fornita dalla Giunta regionale allorquando si parla di scelte di valorizzazione verso destinazioni turistiche non residenziali, volte alla creazione di centri di servizi per le persone capaci di incrementare l'offerta e l'attività turistica e la qualità dei servizi durante l'intero corso dell'anno.

Infine per quanto concerne il punto n. 3) "se sia stata presa in considerazione l'ipotesi di una concessione di durata inferiore e se si ritiene opportuno intervenire sul bando per ridurre la durata della concessione da cinquanta a non più di trent'anni" si ribatte che la durata del titolo concessorio è stata determinata commisurando la stessa all'entità dell'investimento che il concessionario dovrà affrontare per riqualificare e ammodernare la struttura. Pertanto non appare opportuno alcun intervento finalizzato alla riduzione della durata della concessione.

Tanto si comunica per quanto di competenza di questa Direzione generale e si resta a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti in merito all'oggetto.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione CALIGARIS sull'assunzione degli idonei al concorso pubblico per agente forestale. (651)

In riferimento all'Interrogazione in oggetto si trasmette la nota n. 15739 del 20 ottobre 2006 del Comandante del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale Dott. Carlo Boni.

In riferimento all'interrogazione in oggetto specificata, si comunica che questo ufficio condivide pienamente il contenuto dei tre punti dell'interrogazione formulata in consiglio regionale e che la competenza a fornire gli elementi di riscontro fa capo alla Direzione Generale dell'Assessorato Affari Generali, Personale.

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione CASSANO - DEDONI sul blocco degli incentivi in favore del comparto artigianale (legge regionale n. 51 del 1993). (73)

Attraverso l'attuazione dell'art. 10 bis della L.R. 51/93, con l'introduzione del contributo in c/capitale, il comparto dell'artigianato in Sardegna, ha avuto la possibilità di sopperire al grave problema della forte sottocapitalizzazione delle imprese.

L'efficacia della norma è stata tale, che il 23 settembre 2004 si è reso necessario bloccare l'istruttoria, effettuata dagli enti convenzionati con la Regione per la concessione di contributi ai sensi della L.R. 51/93, in quanto le risorse stanziate in bilancio non erano sufficienti per soddisfare le richieste pervenute a quella data dalle imprese.

Successivamente, con le risorse stanziate nel 2005, si è dato corso alla determinazione di 2.668 progetti di investimento, a valere sulle risorse a disposizione, relative alle pratiche che gli istituti di credito avevano istruito e inviato entro il termine perentorio dei 28 febbraio 2005.

A seguito dell'approvazione del bilancio 2006, l'Amministrazione ha ritenuto opportuno procedere celermente a determinare definitivamente le restanti pratiche istruite.

In merito, si informa che il Comitato Tecnico, dal 7 marzo 2006 al 30 giugno 2006 ha deliberato positivamente 984 progetti di investimento per un ammontare di contributo pari a € 42.351.657,62.

Con Deliberazione n. 2/18 del 17/01/2006, la Giunta Regionale ha modificato le Direttive di attuazione della L.R. 51/93 art. 10 bis - contributi in c/capitale, al fine di consentire un più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse cercando di ottimizzare le ripercussioni di tale intervento agevolativo sull'economia regionale.

I nuovi criteri sono stati elaborati tenendo conto di due diverse modalità di seguito riportate:

Procedura a sportello;

• Procedura a bando.

Oltretutto, per consentire un più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse, sono state apportate le seguenti modifiche comuni ad entrambe le modalità:

a) sono state ridotte le percentuali di contributo: al 30% dell'investimento ammissibile in tutto il territorio regionale e al 35% nelle province più svantaggiate del territorio regionale

b) sono state previste alcune limitazioni alle spese ammissibili.

Si informa, inoltre, che è in corso di svolgimento una procedura di gara aperta ai sensi dell'art. 6, 1° comma, lett. a) del D.Lgs 17 marzo 1995, n. 157, per l'affidamento in appalto del servizio di istruttoria tecnico-economica, eventuale concessione dei finanziamento, verifica e controllo, eventuale recupero del credito, per gli interventi dì sostegno pubblico alle imprese previsti dalla L.R. 51/93.

Per evitare le problematiche riscontrate in precedenza, dovute all'esiguità delle risorse stanziate rispetto ai fabbisogni dei settore, si intende assumere ogni idonea iniziativa al fine di garantire il reperimento delle risorse necessarie che solo per l'esercizio 2007 vengono stimate in € 50.000.000,00.

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione SANNA Matteo sulla necessità di aiutare l'artigianato, settore trainante della Sardegna. (131)

In merito, all'interrogazione in oggetto si informa che con Deliberazione n. 2/18 del 17/01/2006 la Giunta Regionale ha modificato le Direttive di attuazione della L.R. 51/93 art. 10 bis - contributi in c/capitale, al fine di consentire un più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse cercando di ottimizzare le ripercussioni di tale intervento agevolativo sull'economia regionale.

I nuovi criteri sono stati elaborati tenendo conto di due diverse modalità di seguito riportate:

- Procedura a sportello;

- Procedura a bando.

Oltretutto, per consentire un più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse, sono state apportate le seguenti modifiche comuni ad entrambe le modalità:

a) sono state ridotte le percentuali di contributo: al 30% dell'investimento ammissibile in tutto il territorio regionale e al 35% nelle province più svantaggiate del territorio regionale

b) sono state previste alcune limitazioni alle spese ammissibili.

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione AMADU sulle notizie che porterebbero ad una rimodulazione con consistenti tagli alle incentivazioni della Legge n. 51 del 1993 a favore delle imprese artigiane della Sardegna. (151)

Attraverso l'attuazione delle leggi regionali e nazionali, in particolare dell'art. 10 bis della L.R. 51/93 con l'introduzione del contributo in c/capitale, il comparto dell'artigianato in Sardegna ha avuto dei notevoli benefici sia in termini di nuovi investimenti sia di nuova occupazione.

L'art. 10 bis della L.R. 51/93 è stato il motore trainante del comparto, ma il 23 settembre 2004 si è reso necessario bloccare l'istruttoria delle domande da parte degli enti convenzionati con la Regione per la concessione di contributi ai sensi della L.R. 51/93 in quanto le risorse stanziate in bilancio non erano sufficienti per soddisfare le richieste delle imprese pervenute fino a quella data.

Successivamente, con le risorse stanziate nel 2005, si è dato corso alla determinazione di 2.668 progetti di investimento, a valere sulle risorse a disposizione, relative alle pratiche che gli istituti di credito avevano istruito e inviato entro il termine perentorio del 28 febbraio 2005.

A seguito dell'approvazione del bilancio 2006, l'Amministrazione ha ritenuto opportuno procedere celermente a determinare definitivamente le restanti pratiche istruite.

In merito, si informa che il Comitato Tecnico, dal 7 marzo 2006 al 30 giugno 2006 ha deliberato positivamente 984 progetti di investimento per un ammontare di contributo paria € 42.351.657,62.

Con Deliberazione n. 2/18 del 17/01/2006, la Giunta Regionale ha modificato le Direttive di attuazione della L.R. 51/93 art. 10 bis - contributi in c/capitale, al fine di consentire un più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse cercando di ottimizzare le ripercussioni di tale intervento agevolativo sull'economia regionale.

I nuovi criteri sono stati elaborati tenendo conto delle due diverse modalità di erogazione:

Procedura a sportello;

• Procedura a bando.

Oltretutto, per consentire un più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse, sono state apportate le seguenti modifiche comuni ad entrambe le modalità:

a) sono state ridotte le percentuali di contributo: al 30% dell'investimento ammissibile in tutto il territorio regionale e al 35% nelle province più svantaggiate del territorio regionale

b) sono state previste alcune limitazioni alle spese ammissibili.

Si informa, inoltre, che è in corso di svolgimento una procedura di gara per l'affidamento in appalto del servizio di istruttoria tecnico-economica, eventuale concessione del finanziamento, verifica e controllo, eventuale recupero del credito, per gli interventi di sostegno pubblico alle imprese previsti dalla L.R. 51/93 e che per evitare le problematiche riscontrate in precedenza, dovute all'esiguità delle risorse stanziate rispetto ai fabbisogni del settore, si intende assumere ogni idonea iniziativa al fine di garantire il reperimento delle risorse necessarie, stimate in € 50.000.000,00 solo per il 2007.

Quanto alla presunta volontà politica, prospettata nell'interrogazione, di ridurre da 5 a 3 punti percentuali l'abbattimento in conto interessi a favore delle imprese aderenti ai consorzi fidi del comparto, i fatti parlano da soli: non c'è stata nessuna riduzione dei punti percentuali di agevolazione.

Infine, l'azzeramento del contributi in conto gestione ai consorzi ed alle cooperative di garanzia previsti dall'art. 5 della L.R. n. 5/1997 è dovuto, oltre che per motivi di bilancio, alla scelta di stanziare le risorse prevalentemente per l'attuazione dell'art. 10 bis della L.R. 51/93, motore trainante del settore (contributi prevalentemente in conto capitale (a fondo perduto)).

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione CASSANO sul blocco degli incentivi a favore del comparto artigianale (legge regionale n. 51 del 1993). (421)

A seguito dell'approvazione del bilancio 2006, l'Amministrazione ha ritenuto opportuno procedere celermente a determinare definitivamente le restanti pratiche pregresse.

In merito, si informa che il Comitato Tecnico ha deliberato sui progetti di investimento presentati precedentemente al blocco delle istruttorie evadendo le pratiche presentate alla data del 23 settembre 2004.

Inoltre, per evitare le problematiche riscontrate, ma soprattutto al fine di consentire un più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse cercando di ottimizzare le ripercussioni dell'intervento agevolativo sull'economia regionale, con Deliberazione n. 2/18 del 17/01/2006, la Giunta Regionale ha modificato le Direttive di attuazione della L.R. 51/93 art. 10 bis - contributi in c/capitale.

I nuovi criteri sono stati elaborati tenendo conto di due diverse modalità di seguito riportate:

- Procedura a sportello;

- Procedura a bando.

Oltretutto, per consentire un più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse, sono state apportate le seguenti modifiche comuni ad entrambe le modalità:

a) sono state ridotte le percentuali di contributo: al 30% dell'investimento ammissibile in tutto il territorio regionale e al 35% nelle province più svantaggiate del territorio regionale

b) sono state previste alcune limitazioni alle spese ammissibili.

Si informa, inoltre, che è in corso di svolgimento una procedura di gara aperta ai sensi dell'art. 6, 1° comma, lett. a) del D.Lgs 17 marzo 1995, n. 157, per l'affidamento in appalto del servizio di istruttoria tecnico-economica, eventuale concessione del finanziamento, verifica e controllo, eventuale recupero del credito, per gli interventi di sostegno pubblico alle imprese previsti dalla L.R. 51/93.

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione MURGIONI - LADU - GALLUS sulle modalità di espletamento del bando di gara per l'affidamento della realizzazione di una rete del Sistema informativo sanitario regionale (SISAR). (608)

In riscontro all'interrogazione in oggetto si trasmette in allegato, quale elemento utile alla risposta,la nota n. 30006/2.1/1 del 20.10.2006 predisposta dalla Direzione Generale.

Con riferimento alla interrogazione in oggetto si fa presente quanto segue.

L'Amministrazione Regionale ha bandito la gara in stretta osservanza della vigente normativa e nel rispetto dei principi fissati dalle più recenti pronunce giurisprudenziali in materia per garantire l'affidamento dell'appalto ad imprese dotate di sufficiente stabilità economica ed operativa.

I requisiti minimi di partecipazione sono stati individuati in relazione all'entità complessiva dell'appalto, determinata con la Deliberazione n. 34/28 del 2 agosto 2006 della Giunta Regionale.

Con tali requisiti le imprese che intendono partecipare alla gara, saranno indotte a riunirsi in RTI. Infatti, la creazione di un innovativo sistema IT integrato, come quello posto in gara, costituisce un progetto molto complesso che rende necessario l'impiego di diverse specifiche professionalità e competenze.

Pertanto, le imprese sarde non vengono affatto tagliate fuori dall'appalto in questione perché in caso di raggruppamento, i livelli minimi di fatturato per progetti realizzati nel settore dei sistemi informativi sanitari dei servizio sanitario regionale e sub regionale devono essere posseduti cumulativamente dalle imprese raggruppate, senza alcun altra ulteriore specificazione o limite.

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio sulla mancata approvazione del Regolamento di attuazione di cui al comma 10 dell'articolo 44 della legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23. (612)

In riscontro all'interrogazione in oggetto si trasmette in allegato, quale elemento utile alla risposta, la nota Prot. n. 3694 del 31 ottobre 2006 predisposta dalla Direzione Generale delle Politiche Sociali.

In riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta.

Questo Assessorato ha definito una prima bozza del Regolamento di attuazione nel luglio del corrente anno. Si è ritenuto opportuno, prima dell'invio alla Giunta Regionale, sottoporre il provvedimento ad una serie di consultazioni pubbliche (Comuni, Province, Organismi pubblici e privati che operano nel settore) per accogliere eventuali osservazioni, pareri e suggerimenti in merito. La fase di consultazione si sta concludendo, e pertanto si presume che, entro breve termine, il regolamento di attuazione di cui al comma 1, art. 43 della L.R. 23/2005 possa essere adottato dalla Giunta Regionale, annullando così il ritardo con il quale nella nostra regione sono stati attuati i principi e gli orientamenti della legge 328/2000 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali".

E' opportuno, comunque, ricordare che relativamente agli aspetti della L.R. 23/2005 che avrebbero dovuto essere affrontati nel Regolamento, quelli di cui alla lettera c) e d) dell'articolo 43 (rispettivamente i requisiti e gli standard per il rilascio dell'autorizzazione e per l'accreditamento e i procedimenti di verifica e concessione dell'autorizzazione e dell'accreditamento) hanno determinato un rallentamento nella definizione dello stesso dovuto al fatto che nelle more della sua emanazione era anche in fase di definizione la legge regionale di riordino del servizio sanitario della Sardegna, che si è ritenuto di dover attendere.

La Legge regionale n. 10 del 28.07.2006, infatti, è intervenuta in parte a modificare anche la L.R. n. 23/2005 là dove ha previsto (articolo 3, comma 4) che "le disposizioni della presente legge relative alle strutture, alle prestazioni e ai servizi sanitari si applicano anche alle strutture, alle prestazioni e ai servizi sociosanitari."

Emerge, quindi, che le strutture sociosanitarie contemplate dall'articolo 40 della L.R. 23/2005 non devono più essere oggetto di attenzione del Regolamento di attuazione della stessa legge.

Tale strumento di attuazione acquista, allora, un ruolo dì centrale importanza, che ha richiesto da parte dell'Ufficio un ulteriore approfondimento, quando, nella descrizione delle strutture sociali, fornisce, inevitabilmente, elementi sicuri di distinzione rispetto a quelle sociosanitarie, evitando anche che si creino situazioni di dubbio nell'individuazione delle competenze autorizzative.

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione DIANA - LIORI sull'istituzione del distretto socio-sanitario della Planargia con sede a Bosa. (613)

In riscontro all'interrogazione in oggetto si trasmette in allegato, quale elemento utile alla risposta,la nota n. 30006/2.1/1 del 20.10.2006 predisposta dalla Direzione Generale.

Con riferimento all'interrogazione in oggetto si fa presente quanto segue.

La proposta di deliberazione concernente gli indirizzi per la redazione degli atti aziendali delle ASL e i relativi criteri per l'istituzione dei distretti socio-sanitari, è in corso di definizione da parte dell'Assessorato.

I criteri per l'istituzione dei distretti socio-sanitari, ai sensi del comma 3 dell'art. 9 della L.R. 10/2006, vengono individuati in base a quanto disposto dall'art. 17 della medesima legge tenendo conto delle caratteristiche geomorfologiche del territorio e della densità della popolazione residente nel rispetto di quanto previsto dall'art. 3 quater del decreto legislativo n. 502 del 1992 e s.m.i.

Risposta scritta dell'Assessore all'interrogazione BIANCU - CUCCA sulla necessità di istituire il distretto sanitario di Bosa, facente capo alla ASL n. 5 di Oristano. (639)

In riscontro all'interrogazione in oggetto si trasmette in allegato, quale elemento utile alla risposta, la nota n. 30006/2.1/1 del 20.10.2006 predisposta dalla Direzione Generale.

Con riferimento all'interrogazione in oggetto si fa presente quanto segue.

La proposta di deliberazione concernente gli indirizzi per la redazione degli atti aziendali delle ASL e i relativi criteri per l'istituzione dei distretti socio-sanitari, è in corso di definizione da parte dell'Assessorato.

I criteri per l'istituzione dei distretti socio-sanitari, ai sensi del comma 3 dell'art. 9 della L.R. 10/2006, vengono individuati in base a quanto disposto dall'art. 17 della medesima legge tenendo conto delle caratteristiche geomorfologiche del territorio e della densità della popolazione residente nel rispetto di quanto previsto dall'art. 3 quater del decreto legislativo n. 502 del 1992 e s.m.i.

Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione CORDA sulle preoccupanti condizioni in cui versa il ponte sul fiume di Padrongianu sulla strada statale n. 125 - Olbia - San Teodoro. (665)

In riferimento all'interrogazione n. 665/A pervenuta in data 02 novembre 2006, allegata in copia alla presente, si riferisce che lo scrivente Assessorato, in occasione della predisposizione del II Atto integrativo all'Accordo di Programma Quadro Viabilità dell'11.07.2003, ha proposto l'inserimento di quattro nuovi interventi, per i quali è in corso la definizione esecutiva dei progetti a cura dell'Anas S.p.A. e possono essere attivate in tempi brevi le procedure di gara per l'affidamento dei lavori.

Tra questi progetti è previsto l'intervento di "eliminazione dello stato di pericolosità stradale sul ponte sul Rio Padrongianus al km 311+860 della strada statale 125 "Orientale Sarda", in prossimità di Olbia".

L'intervento richiede un finanziamento di € 2.000.000 e prevede essenzialmente l'allargamento della sezione utile del ponte e la sua messa in sicurezza attraverso la sostituzione delle attuali barriere laterali di sicurezza in cemento armato ormai degradate.

Testi delle interpellanze, delle interrogazioni e delle mozioni annunziate in apertura di seduta

Interpellanza La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Sanciu - Sanjust - Rassu sul blocco dei finanziamenti alle 29 società giovanili costituitesi in base alla legge regionale 24 gennaio 2002, n. 1, a causa della richiesta di fidejussione da parte della Regione.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- nel mese di giugno 2004 e fino al mese di novembre dello stesso anno, è rimasto aperto il bando per l'erogazione di finanziamenti agevolati in base alla legge regionale n. 1 del 2002 (Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione);

- nel mese di novembre 2005 è stata pubblicata la graduatoria delle 29 società giovanili ammesse al finanziamento, società che potenzialmente potrebbero dar corso ad almeno 120 nuovi posti di lavoro;

- la prima settimana del mese di marzo 2006, alle società in oggetto, è pervenuta, da parte della Regione, una richiesta, pena la revoca del finanziamento, di una fidejussione a favore dell'Amministrazione regionale a garanzia dell'effettiva attivazione e del mantenimento del numero di occupati indicato nella domanda di ammissione alle agevolazioni previste con la legge regionale n. 1 del 2002, per un periodo di almeno 5 anni;

- gli importi da garantire per i 5 anni variano fra i 55 mila e i 270 mila euro;

EVIDENZIATO che:

- le compagnie assicuratrici, nonostante l'offerta di un garante, negherebbero in toto o quasi la stipula di una polizza fidejussoria sostenendo l'elevatissimo rischio dell'impresa;

- la possibilità di una riduzione del personale è altamente probabile (fosse anche di un solo dipendente);

PRESO ATTO che:

- anche la possibilità di una fidejussione bancaria avrebbe costi insostenibili per i giovani imprenditori all'inizio dell'attività;

- per ottenere una fidejussione, infatti, le banche richiederebbero di vincolare, per un periodo di 5 anni, l'importo da garantire;

- in alternativa, gli istituti di credito proporrebbero la decurtazione dal finanziamento deliberato dell'importo da garantire con la fidejussione per destinarlo a un conto vincolato per un periodo di almeno 5 anni;

- nemmeno questa proposta risulterebbe attuabile in quanto si precluderebbe ad un'azienda in fase di avvio, di poter operare, con quei fondi, investimenti su macchinari o altri beni funzionali all'impresa;

APPURATO che:

- nel mese di maggio 2006, l'Amministrazione regionale avrebbe comunicato alle 29 società giovanili di aver preso accordi con le banche istruttrici allo scopo di portare a soluzione la questione della fidejussione;

- la stessa Amministrazione regionale avrebbe invitato, o meglio obbligato, le imprese ad aprire un conto corrente vincolato intestato alla società beneficiaria con la proposta che, una volta versata la prima tranche del finanziamento (pari al 50 per cento del finanziamento a fondo perduto), gli istituti di credito avrebbero dato corso al rilascio della fidejussione;

- i versamenti delle quote spettanti sarebbero stati effettuati, nei conti correnti sopraccitati, solamente dopo la prima settimana di questo mese di ottobre;

- nonostante ciò le banche negherebbero di aver mai preso accordi con la Regione e si sarebbero dichiarate disponibili al rilascio delle fidejussioni, solamente alle prime condizioni dichiarate insostenibili dalle imprese;

- a tutt'oggi, l'unica banca ad aver rilasciato una fidejussione è il Banco di Sardegna, con il vincolo di 5 anni dell'importo da garantire.

SOTTOLINEATO che:

- il testo della legge regionale n. 1 del 2002 non contiene alcuna richiesta di fidejussione che, invece, è stata inserita nelle sue direttive di attuazione (comma 3 dell'articolo 15 del titolo VI);

- le società giovanili, per poter accedere al bando, hanno dovuto affrontare costi notevoli per atti notarili e obblighi contabili, business plan, atti d'acquisto di terreni su cui far sorgere l'azienda e altre spese obbligatorie per avviare l'impresa,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere se non ritenga:

1) negativo, per l'entusiasmo profuso da questi giovani disoccupati aspiranti imprenditori, chiedere loro di offrire in garanzia beni o liquidità che non possiedono e non possono possedere;

2) lesivo per l'attività che si vuole avviare, bloccare i finanziamenti ammessi solo perché l'impresa giovanile non può fornire una fidejussione che nessuna compagnia di assicurazioni o banca, potrà rilasciare a condizioni sostenibili per la stessa impresa;

3) a seguito di questo primo bando e per l'esperienza che si sta maturando, di avviare le procedure per modificare le direttive di attuazione della legge regionale n. 1 del 2002, nella parte relativa alle modalità della fideiussione a favore dell'Amministrazione regionale. (206)

Interpellanza Capelli - Milia sulla recente delibera n. 844 del 21 settembre 2006 di affidamento di un incarico professionale a tempo determinato a un ricercatore per il Centro di referenza Echinococco dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che, con la delibera in oggetto, il presidente dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, professor Valentino Petruzzi, sentito il parere favorevole del direttore, dottor Edoardo Marongiu, ha deliberato di dare mandato al Servizio del personale al fine di predisporre un contratto di lavoro a tempo determinato della durata di 3 anni con la dottoressa Scilla Mastrandrea e di provvedere ai relativi adempimenti di legge e contrattuali;

CONSIDERATO che l'incarico previsto dall'articolo l5 septies del decreto legislativo n. 229 del 1999 si riferisce a un incarico apicale, ovvero per l'espletamento di funzioni di particolare rilevanza e di interesse strategico;

RILEVATO che ad oggi il Centro di referenza per 1'echinococcosi-idatidosi non dispone di una sede dotata di laboratori e attrezzature idonee, essendo tuttora in fase di costruzione e che, pertanto, l'attività del centro è svolta esclusivamente dalle due responsabili, la dottoressa Masala e la dottoressa Ponti, senza avvalersi di altro personale tecnico subordinato;

CONSIDERATO, inoltre, che:

- la Legge n. 311 del 2004 (finanziaria 2005) ha imposto a tutte le pubbliche amministrazioni dei limiti di spesa per consulenze e contratti a tempo determinato e che il medesimo concetto è stato espresso dalla Corte dei conti eccependo soltanto il caso di eventi straordinari o per assenza di strutture organizzative o professionali interne al solo scopo di garantire ed assicurare i servizi di competenza dell'ente;

- la circolare del Dipartimento di funzione pubblica n. 4 del 2004 chiarisce che ci si può avvalere di collaborazioni esterne soltanto qualora le necessarie competenze specifiche non siano rinvenibili all'interno dato che l'amministrazione è tenuta ad utilizzare le risorse professionali di cui già dispone;

- la Corte dei conti ribadisce, al fine di meglio valutare la legittimità del ricorso agli incarichi esterni, di ricorrere a pubblici avvisi ed a qualificate metodologie di valutazione e selezione allo scopo di garantire oltre che la massima trasparenza nelle scelte dell'amministrazione, anche la maggiore idoneità e congruità in relazione alle necessità dell'ente committente;

- la lettera del 15 marzo 2005 del Dipartimento per la funzione pubblica - Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni - Servizio per il trattamento del personale ribadisce che le pubbliche amministrazioni sono tenute a trasmettere gli atti di affidamento di incarichi a soggetti esterni rispetto all'amministrazione stessa alla Corte dei conti corredati dalla valutazione dell'organo di revisione;

ed ulteriormente PRECISATO che:

- il Centro di Referenza non è una struttura complessa ma semplice;

- la dotazione organica dell'ente prevede esclusivamente le figure professionali di veterinario, biologo, chimico, farmacista e amministrativo, mentre dalla delibera non risulta il titolo di studio posseduto dal ricercatore in questione;

- nel documento programmatico 2006-2007, predisposto dalle responsabili del Centro di referenza, non è prevista l'assunzione di personale né a tempo determinato né a tempo indeterminato,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se siano state correttamente osservate tutte le prescrizioni di legge e, qualora venissero acclarate irregolarità formali o sostanziali, si intenda provvedere all'immediata revoca della delibera;

2) quali criteri giuridici e professionali hanno indotto alla decisione di deliberare la stipula del contratto di collaborazione con la dottoressa Mastrandrea;

3) se corrisponda al vero che la suddetta delibera sia stata posta nell'immediata esecutività sia pure senza che ciò fosse dalla medesima previsto e specificato;

4) quali azioni si intendano intraprendere per rivedere l'organizzazione dell'ente e predisporre un piano di stabilizzazione dei tanti precari presenti attualmente in organico. (207)

Interpellanza Ladu - Gallus - Murgioni sullo stato della progettazione integrata.

I sottoscritti,

PREMESSO che sulla progettazione integrata, a seguito delle dimissioni dell'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, è calato un velo che non consente di capire quali criteri si intendono adottare e se questi siano nel frattempo cambiati; nello specifico, se si intende adottare quelli già seguiti dall'Assessore, oppure nuovi che pare intenda introdurre il Presidente della Regione stravolgendo la filosofia iniziale di tali finanziamenti;

CONSIDERATO che la diversità di vedute sulla progettazione integrata, laddove il Presidente parrebbe voler utilizzare tutti i fondi concentrandoli in poche opere, limitando l'accesso a tutta la piccola e media imprenditoria, al contrario della filosofia che aveva precedentemente ispirato la Regione per promuovere le economie locali, si pone in contrasto con le aspettative di moltissimi sardi che hanno creduto nel bando regionale e presentato circa 15 mila domande, con rilevante impegno finanziario per redigere i progetti;

RIBADITO che il bando, così come adottato, intendeva promuovere uno strumento ideato proprio per lo sviluppo dei singoli territori, attraverso la partecipazione degli enti locali e dei privati in sinergia fra loro, e perciò con ricadute diffuse in tutta la Regione; si trattava cioè di promuovere uno sviluppo partendo dal basso;

EVIDENZIATO che, per iniziative singole o di carattere eccezionale, esistono gli strumenti legislativi, sia regionali che nazionali e comunitari, che prevedono precise forme di finanziamento, mentre per i piccoli centri, già soffocati da una latente mancanza di risorse per promuovere adeguatamente il proprio rilancio economico, i progetti integrati possono rappresentare una occasione imperdibile proprio in virtù dello spirito che caratterizza la finalità dei finanziamenti comunitari che sono mirati a far crescere la zone meno sviluppate e più povere,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere se:

1) allo stato attuale, esiste un'inversione di tendenza rispetto alle linee politiche che avevano caratterizzato le iniziative dell'Esecutivo nella redazione e pubblicazione del bando per i progetti integrati, laddove era espressamente previsto che i progetti dovessero essere incentrati su iniziative ispirate a promuovere lo sviluppo e l'imprenditoria locale;

2) invece, non ritenga che utilizzare tali risorse concentrandole in poche opere (al contrario della direzione alla quale guarda l'Unione europea) possa costituire una misura penalizzante nei confronti dei tantissimi territori della Sardegna che rimarrebbero privi di strumenti per incentivare il proprio sviluppo economico e sociale, considerato che si tratta dell'ultima opportunità prima dell'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1. (208)

Interpellanza Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sulla chiusura del centro di esposizione e vendita dell'ISOLA di Nuoro.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- si è puntualmente verificata nei giorni scorsi l'annunciata chiusura del salone di esposizione e vendita dei prodotti di alto artigianato dell'ISOLA, che da un quarto di secolo aveva sede nei locali della Curia vescovile, in via Monsignor Bua nel cuore del centro storico di Nuoro;

- la chiusura dell'unico punto vendita dell'ISOLA presente nella città non è giustificabile sotto il profilo del previsto piano di razionalizzazione dell'ente di tutela dell'artigianato, in quanto quello nuorese è il primo realizzato in ordine di tempo e, con oltre 400.000 euro l'anno, quello con il fatturato più alto in Sardegna dopo Porto Cervo;

- il "bottegone" dell'ISOLA, in gran parte anche grazie alla posizione strategica ed al valore storico architettonico del vasto locale utilizzato, per oltre 25 anni ha rappresentato un importante punto di riferimento per i turisti attratti dal capoluogo barbaricino e per gli stessi cittadini nuoresi;

RILEVATO che:

- la storica sede dell'ente ha ospitato nel corso degli anni diverse iniziative volte a promuovere l'artigianato sardo nelle sue espressioni più autentiche, offrendo una prestigiosa vetrina agli artisti già affermati ma anche a centinaia di giovani che, con coraggio e determinazione, sceglievano di intraprendere gli antichi mestieri dei padri;

- la chiusura dell'importante show room nuorese era stata annunciata oltre un anno fa a seguito della disdetta del contratto di affitto inviata il 25 giugno 2005 alla Curia vescovile dal consiglio di amministrazione dell'ISOLA;

- già allora la stampa regionale aveva dato ampio spazio alle preoccupazioni del mondo artigiano sulle gravi conseguenze che la paventata chiusura del punto vendita nuorese avrebbe generato su una voce importante per la fragile economia del centro Sardegna;

EVIDENZIATO che l'esposizione di via Monsignor Bua, proprio grazie alla certificazione di autenticità su tutti prodotti dell'ISOLA, costituiva anche un valido strumento ed un freno contro il dilagare di falsi che purtroppo colpisce le produzioni più tipiche e tradizionali, con l'immissione sul mercato di imitazioni che vanno dai gioielli, ai tappeti, coltelli, cassapanche, ceramiche, creando gravissimi danni sia economici che d'immagine a tutto l'artigianato sardo;

RITENUTO che, allo stato attuale della vicenda, sia non solo inutile, ma anche poco dignitoso, il rimpallo di responsabilità tra il rappresentante della proprietà dei locali ed il commissario liquidatore dell'ente;

CONSIDERATO che quest'ultimo, in carica da oltre cinque mesi, avrebbe comunque potuto adottare opportuni provvedimenti per impedire la chiusura del prestigioso centro vendita o quantomeno predisporre una valida alternativa che consentisse il simultaneo e programmato trasferimento dell'attività in altri locali, attenuando così le conseguenze negative e soprattutto evitando la dannosa interruzione che ne è invece conseguita,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere:

1) se fosse a conoscenza della chiusura del punto vendita dell'ISOLA a Nuoro e della conseguente cessazione dell'attività di commercializzazione e marketing per la produzione artigianale sarda, seconda per importanza in Sardegna;

2) se concordi sul fatto che tale chiusura abbia determinato l'interruzione di un servizio offerto ai turisti ed ai sardi ed abbia causato un grande vuoto nel vasto territorio che ruota intorno al capoluogo barbaricino, visto che ora il centro ISOLA più vicino si trova ad Oristano;

3) se abbia posto in essere qualche azione volta a prevenire la chiusura dello show room nuorese decretata nel giugno dello scorso anno dall'ex consiglio di amministrazione dell'ISOLA con la disdetta del contratto di affitto;

4) quali urgenti provvedimenti intenda assumere per porre rimedio all'incresciosa situazione determinata dalla scomparsa dell'ISOLA dal centro barbaricino che ha dovuto subire l'ennesimo assalto alla sua fragile economia ed alla già scarna offerta turistica e culturale;

5) se ritenga di promuovere incontri ed iniziative con gli esponenti del mondo artigiano nuorese che lamentano di sentirsi sempre più abbandonati dalle istituzioni per rassicurarli su questa particolare vicenda e per avviare una stagione di effettiva rinascita per un settore così importante per l'economia di tutta la Sardegna. (209)

Interpellanza Ladu - Gallus - Murgioni sull'istituzione del Parco regionale di Tepilora.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- nello scorso ottobre 2005, presso il Comune di Bitti, presente l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, fu stipulata una convenzione che dava seguito all'accordo di programma fra Regione, Comune, Provincia ed Ente foreste per la costituzione del Parco regionale di Tepilora, alla quale fu dato grande risalto dagli organi di informazione;

- in tale occasione l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e la Giunta regionale avevano preso l'impegno di istituire il Parco in tempi molto brevi, lasciando intendere che l'apertura dello stesso era da ritenersi ormai imminente;RILEVATO che si di tratta dell'unico parco regionale realmente voluto e sollecitato dalla popolazione interessata e del consiglio comunale;

CONSTATATO che la Regione pare voglia andare contro tendenza tentando di istituire parchi dove non esiste il consenso popolare e nulla si sta facendo per superare tale empasse;

EVIDENZIATO che è del tutto incomprensibile il fatto che la Giunta regionale abbia deciso di accorpare il disegno di legge per l'istituzione del Parco di Tepilora con quelli inerenti i Parchi di Monte Arci e Gutturu Mannu, dove è noto che esistono molti problemi, ritardandone in questo modo l'iter per l'approvazione definitiva;

RICORDATO che la Giunta regionale, all'epoca della citata convenzione, si era impegnata a conferire 500 mila euro per l'istituzione del Parco di Tepilora, che tale somma ancora oggi non si sa che fine abbia fatto e si ha l'impressione che si tratti di una vera e propria presa in giro per le popolazioni e in merito all'istituzione dei parchi;

SOTTOLINEATO che la Giunta regionale marca sui parchi un ritardo ingiustificato e ingiustificabile, dove non è chiara la volontà della Regione,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

1) che fine abbiano fatto i 500 mila euro destinati al Parco di Tepilora e i 20 miliardi di fondi comunitari stanziati per la creazione dei parchi regionali;

2) quali siano i motivi che hanno finora impedito l'istituzione del Parco di Tepilora e a chi debba addebitarsi tale inspiegabile ritardo, ovvero se sia ancora intenzione della Giunta regionale provvedere alla sua istituzione;

3) più in generale, a parte la propaganda, quali siano le reali intenzioni della Giunta regionale in merito alle politiche che afferiscono all'istituzione dei parchi in Sardegna, considerato che finora si è lavorato più per distruggere che per costruire. (210)

Interpellanza Biancareddu - Cappai - Randazzo Alberto - Amadu - Milia - Randazzo Vittorio sulla recrudescenza dell'epidemia di Blue tongue.

I sottoscritti,

PREMESSO che l'epidemia della Blue tongue, febbre catarrale ovina, si è manifestata nell'Isola a decorrere dal 1999 e che la Giunta regionale allora in carica aveva immediatamente approntato una serie di interventi per l'eradicazione dell'epidemia ponendo in bilancio fondi straordinari per:

- disporre l'abbattimento dei capi infetti;

- compensare gli allevatori per i capi abbattuti;

- organizzare una task force straordinaria degli allevatori;

- vaccinare i capi;

CONSIDERATO che tali interventi si sono rivelati particolarmente efficaci, tanto da debellare quasi completamente l'epidemia in molte zone dell'Isola;

CONSTATATO che successivamente, ed in continuità con le precedenti azioni, le ASL della Sardegna hanno intrapreso, in attuazione della deliberazione della Giunta regionale n. 22/65 del 13 maggio 2004, un'efficace azione di prevenzione che ha avuto esiti oltremodo confortanti;

EVIDENZIATO che, in data 28 settembre 2004, con l'interpellanza n. 32/A il Gruppo scrivente invitava l'attuale Giunta regionale a proseguire l'azione di prevenzione precedentemente intrapresa poiché "la situazione epidemiologica della Blue tongue, riferita al 6 settembre 2004" evidenziava la presenza di 46 focolai ed era comunque confermata la presenza in tutto il territorio regionale dell'insetto vettore;

PRESO ATTO che:

- oggi l'epidemia conta un numero di nuovi casi particolarmente allarmante ed in alcune zone della Sardegna è stato superato il tetto di mille capi morti;

- la Giunta regionale, ignorando completamente le azioni di prevenzione, sembrerebbe altresì non aver intrapreso alcuna efficace azione per affrontare la nuova emergenza,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) quali siano i motivi per cui la Giunta regionale non abbia proseguito, a suo tempo, le azioni di prevenzione messe in atto dalla precedente Giunta, con la conseguenza che oggi un'azione di profilassi sarebbe possibile non prima della primavera prossima, solo attraverso l'utilizzo del vaccino del tipo vivo-attenuato poiché quello spento non sarà disponibile prima di un anno;

2) se intendano far sì che vengano predisposti in bilancio fondi straordinari per affrontare la nuova emergenza;

3) se non intendano fare un'adeguata campagna informativa sul vaccino di tipo attenuato, a cui gli allevatori sono contrari;

4) quali interventi urgenti intendano intraprendere per salvaguardare il patrimonio ovi-caprino sardo. (211)

Interpellanza La Spisa sul bando "POR 2000/2006 - Asse II, Misura 2.4 bando pubblico per l'affidamento degli interventi formativi per le attività culturali sviluppate nell'Asse II - Programma Parnaso".

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- in data 17 settembre 2006 è stato pubblicato nei principali quotidiani regionali il bando "POR 2000/2006 - Asse II, Misura 2.4 pubblico per l'affidamento degli interventi formativi per le attività culturali sviluppate nell'Asse II - Programma Parnaso";

- nel bando venivano richiesti i seguenti requisiti: "residenti o nati in Sardegna che possono dimostrare di prestare, o di aver prestato, la loro attività nel settore della gestione dei beni culturali, con mansioni di guida, assistente museale, addetto alla didattica, operatore museale (o di area archeologica o di area culturale-ambientale valorizzata) che hanno prevalentemente contatto con i visitatori ai quali erogano professionalmente servizi culturali";

- in altra parte del bando si richiedeva come requisito il titolo di studio: "diploma di scuola media superiore e corsi formativi nel settore dei beni culturali e/o diploma di laurea";

CONSIDERATO che:

- sembra accertato che dal 2000 al 2006 non si siano effettuati corsi professionali inerenti la gestione di beni culturali;

- nel bando, d'altra parte si dichiara che verrà data priorità ai soggetti che lavorano stabilmente in forma singola o associata presso siti gestiti da enti locali con mansioni simili a quelle previste nei requisiti di accesso indicate nelle relative schede (scheda L);

- i dipendenti che lavorano in tali siti non dovrebbero partecipare alla selezione per l'ammissione alla frequentazione del corso in quanto lo stesso corso è definito di riqualificazione;

APPRESO che sarebbe stata formulata una graduatoria provvisoria nella quale non sarebbero ricompresi soggetti che lavorano stabilmente presso siti gestiti da enti locali e che tale esclusione verrebbe motivata dal fatto di non avere partecipato a corsi professionali inerenti la gestione di beni culturali;

RILEVATO che:

- si configurerebbe in tal caso una grave lesione di interessi legittimi;

- verrebbe vanificata l'attività svolta per anni da giovani operatori presso importanti siti culturali sardi,

chiede di interpellare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere quali iniziative intenda assumere per garantire la regolare attuazione del progetto Percorsi archeologico naturalistici (PAN). (212)

Interpellanza Ladu - Gallus - Murgioni sulla pubblicità istituzionale della Regione.

I sottoscritti,

PREMESSO che sull'affidamento della campagna di pubblicità istituzionale della Regione alla società Saatchi & Saatchi si stanno sollevando una serie di dubbi che mettono in discussione perfino la regolarità dell'appalto di affidamento della pubblicità stessa;

EVIDENZIATO che tali dubbi e perplessità sono stati sollevati da un eminente componente della Commissione regionale istituita ai fini di provvedere all'assegnamento della pubblicità regionale e inseriti nei verbali delle riunioni di detta Commissione;

ATTESO che il tenore della campagna pubblicitaria della società aggiudicataria non solo parrebbe identica a una stessa campagna pubblicitaria già presentata dalla Regione all'inizio dell'estate, ma appare perfino priva degli elementi più caratterizzanti della nostra storia, cultura e tradizioni, per di più carente sotto il profilo della promozione e diffusione nei mercati turistici mondiali dell'immagine della nostra Isola;

RILEVATO che, dato lo stato di gravissima crisi socio-economica che attraversa la Sardegna, l'ingente spesa finanziaria, pari a 65 milioni di euro, per sostenere la campagna pubblicitaria istituzionale risulta abnorme, per di più se viene affidata ad agenzie che, come viene denunciato, non sono in grado di contribuire alla crescita del movimento turistico sardo;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere se:

1) sia stato informato del fatto che, all'interno della Commissione che doveva giudicare le proposte pervenute in base al bando di gara, sono stati sollevati dubbi sulla regolarità circa l'espletamento del bando stesso e l'affidamento alla società risultata vincitrice e, in tal caso, per quale motivo non sia intervenuto;

2) sulla base della denuncia circostanziata e autorevole effettuata da un eminente componente della Commissione esaminatrice, non ritenga di dover annullare il bando di gara, riavviando le modalità per l'affidamento della pubblicità istituzionale e inserendo elementi a maggiore garanzia della trasparenza e delle finalità che si intendono perseguire;

3) non ritenga, infine, di dover rivedere la ripartizione della somma prevista per tale pubblicità, destinandone parte a sostegno degli operatori turistici sardi che sarebbero maggiormente in grado di incidere sulla promozione dell'immagine della Sardegna senza stravolgerne la storia, la cultura e le tradizioni del popolo sardo. (213)

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Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di ripristinare la pesca sportiva dalla barca e la pesca subacquea.

Il sottoscritto,

PREMESSO che, a seguito del decreto dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente che regolava il fermo biologico, sono emerse forti critiche da parte dei pescatori e dei pescatori sportivi per un provvedimento che costituisce un attacco ingiustificato all'economia dell'Isola in un settore importante, ma in crisi per svariate situazioni sfavorevoli;

CONSIDERATO che l'Assessore regionale competente, modificando parzialmente il precedente decreto, ha confermato il divieto della pesca sportiva dalla barca e della pesca subacquea, attività particolarmente diffuse nella provincia di Sassari;

RITENUTO che l'Assessore regionale competente debba adottare un ulteriore provvedimento che consenta durante l'attuale fermo biologico, l'esercizio della pesca sportiva dalla barca e della pesca subacquea, venendo così incontro alle legittime aspettative dei pescatori sportivi (che sono migliaia in Sardegna) e dei tanti turisti appassionati delle citate attività sportive, nonché di quanti gravitano sul piano socio-economico attorno a questo settore,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se è a conoscenza del malcontento diffuso tra gli appassionati e gli operatori gravitanti nel campo della pesca sportiva dalla barca e della pesca subacquea per gli attuali divieti e per conoscere i provvedimenti che tempestivamente lo stesso intende adottare al fine di accoglierne le legittime istanze. (674)

Interrogazione Cuccu Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sui finanziamenti per l'ampliamento dell'Ospedale "Nostra Signora di Bonaria " di San Gavino.

Il sottoscritto,

VISTO il progetto predisposto dalla ASL n. 6 che prevede l'ampliamento dell'Ospedale "Nostra Signora di Bonaria" di San Gavino mediante la costruzione di un nuovo blocco annesso alla suddetta struttura ospedaliera;

CONSIDERATO che:

- il 6 settembre scorso l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, nel corso della conferenza organizzata a Sanluri dalla Provincia del Medio Campidano sul futuro dell'ospedale di San Gavino, aveva invece confermato l'ipotesi di tagliare i posti letti per acuti, già in numero di molto inferiore rispetto alla media regionale;

- la mobilitazione generale di tutte le forze politiche e sociali del territorio della Provincia del Medio Campidano ha visto sindaci, consiglio e giunta provinciale, consiglieri regionali del territorio e sindacati uniti per chiedere a gran voce un ripensamento della Regione al fine di scongiurare il taglio dei posti letto dell'unico ospedale della provincia;

- le suddette forze politiche e sindacali del Medio Campidano avevano segnalato al Governo regionale la necessità improcrastinabile di sanare una situazione diventata ormai di emergenza per la Provincia del Medio Campidano, procedendo al potenziamento dell'ospedale di San Gavino con nuovi posti letto e con altro personale sanitario e trovando il modo di reperire i finanziamenti per avviare il progetto di raddoppio della struttura ospedaliera "Nostra Signora di Bonaria";

VISTE le notizie apparse in questi giorni sulla stampa secondo le quali sarebbero disponibili le somme necessarie per la costruzione del nuovo blocco annesso all'ospedale di San Gavino,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se risponda al vero che siano disponibili le somme necessarie per la costruzione del nuovo blocco annesso all'ospedale di San Gavino;

2) in caso affermativo, a quanto ammontino le suddette risorse finanziarie e in che tempi esse saranno rese disponibili dalla Regione. (675)

Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla ripartizione dei fondi ex articolo 72 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 13, per l'anno 2006.

Il sottoscritto,

CONSIDERATO che:

- la delibera di Giunta n. 37/11 del 13 settembre 2006 esclude l'Opera nazionale mutilati e invalidi civili (ONMIC) dall'attribuzione dei contributi ex articolo 72 della legge regionale n. 13 del 1991 per l'anno 2006;

- la motivazione di tale esclusione risiederebbe nella mancata osservanza da parte dell'ONMIC delle regole sulla rendicontazione dei contributi per le annualità comprese tra il 1995 e il 1999;

- tale situazione di criticità contabile, pur verosimilmente nota agli uffici della Regione, non ha impedito all'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale di inserire l'ONMIC tra le istituzioni beneficiarie di contribuzione regionale per gli anni 2000, 2001, 2002, 2003 e 2004;

- dal mese di ottobre 2005 è stato nominato un nuovo commissario straordinario dell'ONMIC, che ha dato nuovo impulso all'attività e alla gestione della onlus;

- in data 4 aprile 2006, la Regione, con comunicazione dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, aveva informato l'ONMIC che la concessione del contributo 2006 si intendeva subordinata, oltre che al possesso dei requisiti ex delibera della Giunta regionale n. 51/11 del 12 dicembre 2000, anche alla restituzione del debito di oltre 93.000 euro risalente alla gestione ONMIC 1995/1999;

- in data 8 maggio 2006, l'ONMIC aveva riscontrato tale comunicazione regionale con lettera del nuovo commissario straordinario che informava dell'esistenza di un'indagine interna all'ONMIC rivolta all'individuazione delle cause del debito e, confermando la propria domanda di ammissione alla concessione dei contributi regionali, si riservava di comunicare, con successivo contatto e previ accordi, il piano di rientro dal debito;

- la verifica disposta dalla Regione, in data 30 maggio 2006, presso la sede ONMIC di Assemini, per verificare l'operatività della nuova struttura organizzativa e il possesso dei requisiti di legge per l'accesso ai contributi regionali si è conclusa con la seguente attestazione del servizio operante l'ispezione: "Si ritiene che l'Associazione stia svolgendo i compiti statutari e stia programmando una notevole crescita, anche in termini di interventi programmati",

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) quale sia il motivo per cui, nell'anno 2006, sia stato negato all'ONMIC il contributo ex articolo 72 della legge regionale n. 13 del 1991, che pure era stato concesso nelle annualità 2000/2004, nonostante fosse allora identica la presunta situazione di debitorietà accertata dalla Regione e riferita al quinquennio 1995/1999;

2) per quale motivo non sia stato possibile provvedere alla redazione dell'eventuale piano di rientro dal debito, concordato tra Regione e ONMIC, che potesse consentire alla onlus di riprendere la propria attività, secondo il programma giudicato apprezzabile dagli stessi ispettori della Regione, nel corso della verifica del 30 maggio 2006;

3) se si ritenga che l'eventuale, definitiva, chiusura del rapporto con l'ONMIC non rischi di determinare un insuperabile pregiudizio nell'azione di recupero delle somme di cui la Regione si ritiene creditrice;

4) se non sia pertanto preferibile accogliere la sostanziale disponibilità alla collaborazione da parte dell'ONMIC e la sua accertata capacità di svolgere un importante ruolo sociale, riformando urgentemente la delibera n. 37/11 del 13 settembre 2006 e reinserendo prontamente l'ONMIC tra i soggetti destinatari dei contributi ex articolo 72 della legge regionale n. 13 del 1991. (676)

Interrogazione Cachia, con richiesta di risposta scritta, sul grave stato di pericolo per gli utenti della strada Olbia-Sassari (la "via delle croci").

Il sottoscritto,

PREMESSO che altri morti in incidenti stradali riportano drammaticamente d'attualità la Olbia-Sassari, la "strada delle croci", che da anni ha il record indiscusso di pericolosità essendo del tutto inadeguata all'intensità del traffico che vi si svolge;

RILEVATO che:

- si tratta di una strada che, collegando Sassari e il nord-ovest dell'Isola agli scali marittimi, aerei e alle attività commerciali e turistiche del nord-est, registra punte di traffico molto elevate soprattutto in alcune fasce orarie, coincidenti con l'imbarco e lo sbarco di grossi camion da e per i porti di Olbia e Golfo Aranci e nella stagione estiva;

- la sede stradale inadeguata non consente sorpassi, soprattutto in alcuni tratti, ma gli estenuanti tempi di percorrenza possono indurre gli automobilisti a incaute e fatali manovre;

RICORDATO che, da quasi due anni, è in itinere la gara per la progettazione del nuovo tracciato, essendo disponibili le risorse (tre milioni di euro), ma una serie di imprecisioni nel bando ha ritardato le operazioni;

DEPLORATO che il ritardo di questa fase preparatoria chiami in causa, per evidenti responsabilità, la commissione tecnica preposta;

RILEVATA con disappunto la scandalosa omissione della strada dall'elenco delle priorità degli interventi;

PRESO ATTO della volontà dell'Assessore regionale dei lavori pubblici di affrontare in tempi relativamente brevi e portare a soluzione il problema, il cui costo sociale è altissimo;

AUSPICANDO che l'attuale Ministro delle infrastrutture accolga la richiesta della Regione di finanziare l'opera,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

1) quali azioni intendano mettere in atto per risolvere rapidamente una situazione insostenibile che minaccia di mietere ancora vite umane;

2) se intendano intervenire col Governo nazionale perché la strada sia inclusa tra opere più urgenti ed ottenga, di conseguenza, i necessari finanziamenti;

3) se dispongano gli atti necessari per l'immediata aggiudicazione, fatti salvi i diritti dei terzi, del bando di gara affinché si possa avviare la progettazione;

4) se, in attesa della realizzazione dell'opera, applichino tutte le misure necessarie e comunque utili (disciplina del traffico, controllo della velocità, manutenzione continua del manto stradale, segnaletica efficiente, richiami alla prudenza) per evitare altri incidenti luttuosi. (677)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sui disagi e sulle gravi conseguenze socio-economiche derivati dalla soppressione di due voli giornalieri Alghero-Roma-Alghero e dal mancato ripristino della tratta Alghero-Ciampino della compagnia aerea Ryanair.

Il sottoscritto,

PRESO ATTO che:

- da qualche settimana sono stati ridotti i servizi aerei nella tratta Alghero-Roma e viceversa assoggettati a continuità territoriale;

- tutto ciò sta determinando disagi e proteste dato che risulta praticamente impossibile trovare un posto in aereo nelle tratte rimaste attive se non si prenota con molti giorni d'anticipo;

CONSIDERATO che questa situazione è ulteriormente aggravata dal mancato ripristino della linea aerea Alghero-Ciampino gestita in passato proficuamente dalla compagnia a basso costo Ryanair, la cui riattivazione a tutt'oggi è stata promessa vanamente da parte della Giunta regionale;

RITENUTO che la stessa Giunta regionale non possa far finta di niente o, peggio, continuare a perseguire un ormai palese disegno finalizzato a penalizzare 1'aeroporto di Alghero nonché i passeggeri sardi e non del nord Sardegna, causando, con la paralisi del traffico aereo, gravi conseguenze di carattere sociale ed economico,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere se:

1) siano a conoscenza dei disagi e delle conseguenze causati dalla riduzione dei collegamenti aerei nella tratta Alghero-Roma;

2) ritengano di intervenire immediatamente per il ripristino dei voli giornalieri necessari nonché della tratta giornaliera Alghero-Ciampino gestita dalla compagnia Ryanair. (678)

Interrogazione Giorico, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione di voli di linea Alghero-Roma Fiumicino in regime di continuità territoriale.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- la compagnia di navigazione aerea AirOne effettua in regime di continuità territoriale i collegamenti con Roma e Milano;

- che in data 1° ottobre 2006 detta compagnia ha soppresso il volo Alghero Fertilia-Roma Fiumicino delle 10,40 riducendo da quattro a tre i collegamenti giornalieri;

PRESO ATTO che:

- con la soppressione del volo, l'aeroporto di Alghero Fertilia ha registrato il minimo storico nei collegamenti con la Capitale;

- ciò ha determinato gravi disagi per l'utenza essendo venuto a mancare il solo collegamento di metà mattina che ha sempre registrato un'alta utenza;

ACCERTATO che il bando sicuramente poco accorto della continuità territoriale consente ad AirOne di ridurre da quattro a tre i voli tra Alghero Fertilia e Roma Fiumicino, ma solo nel caso in cui il coefficiente di riempimento dei velivoli fosse inferiore all'80 per cento;

RILEVATO che tale condizione agevola la compagnia mentre crea disagi per i passeggeri, in particolare per l'utenza commerciale e di affari;

RILEVATO altresì che, secondo i dati forniti dalla società di gestione dell'aeroporto, il coefficiente di riempimento è al di sopra di tale indice in media dai quattro ai cinque giorni alla settimana, al punto che spesso diventa difficile trovar posto o prenotare;

RICORDATO che:

- la compagnia AirOne è impegnata su numerose rotte nazionali e internazionali pur non disponendo, a giudizio degli esperti del settore, di congruo numero di mezzi e personale;

- la stessa compagnia spesso ha dovuto far fronte con soluzioni d'emergenza, affittando aerei ed equipaggi per garantire il servizio da e per la Sardegna;

- tali difficoltà operative, contrassegnate da numerose modifiche dei programmi (variazione e soppressione di voli senza alcuna giustificazione e spesso senza adeguato preavviso) hanno determinato una serie di disagi per l'utenza, più acuti nella stagione estiva durante la quale si sono riscontrati frequenti ritardi e alcuni rilevanti problemi tecnici;

- infine l'ENAC, in occasione di un incontro con la Commissione permanente trasporti del Consiglio regionale ha dichiarato di trovarsi in difficoltà ad adottare le sanzioni in base alla gravità del comportamento della compagnia, essendo rischioso garantire nella stagione invernale i collegamenti (a conferma che questa continuità è zoppa e non appetibile),

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per sapere se:

1) alla luce delle considerazioni su esposte, valuti ottimale l'attuale assetto, in linea di principio, della continuità territoriale, se cioè essa consenta effettivamente ai sardi di poter viaggiare a pari condizione degli altri cittadini italiani, ivi comprese le tariffe di riferimento (seconda classe, su uguale percorrenza, dell'Intercity delle Ferrovie dello Stato) superando l'handicap dell'insularità;

2) ritenga di dover intervenire con la compagnia AirOne perché ripristini immediatamente il volo soppresso tra Alghero e Roma Fiumicino essendo le condizioni operative del volo favorevoli alla sua prosecuzione;

3) ritenga ormai indispensabile, anche alla luce di una disastrosa stagione estiva che ha creato molti, ricorrenti problemi a quanti hanno dovuto prendere l'aereo (ritardi anche gravi, lunghi bivacchi negli aeroporti, situazioni di autentica emergenza), discutere seriamente le regole indispensabili per una continuità territoriale che effettivamente avvicini i sardi alla penisola e all'Europa;

4) valuti indispensabile l'impegno finanziario della Regione sarda per imporre alle compagnie partecipanti al bando della continuità territoriale impegni precisi e non modificabili da esigenze puramente commerciali e lucrative delle stesse compagnie;

5) decida, d'intesa con gli amministratori locali e l'ente di gestione, un programma per la valorizzazione dell'aeroporto, ivi compresa l'accessibilità e la permanenza, come risorsa economicamente preminente del territorio. (679)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla grave discriminazione subita da circa 800 talassemici sardi danneggiati da trasfusioni di sangue non controllato.

La sottoscritta,

RICORDATO che:

- la Legge 20 giugno 2003, n. 141, prevede che il Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, predisponga atti transattivi a favore di pazienti emofilici e talassemici che abbiano riportato danni in seguito all'effettuazione di trasfusioni di emoderivati e di sangue non controllati;

- il provvedimento legislativo prevedeva una copertura finanziaria di 495 milioni di euro da spendere in tre anni;

- condizione indispensabile per stipulare gli atti transattivi è che i beneficiari abbiano una azione giudiziaria in corso;

RILEVATO che:

- tutti gli emofilici, con cause pendenti, sono stati ammessi alla transazione con l'impegno totale, a loro favore, delle risorse finanziarie previste compresi altri 110 milioni di euro di cui 55 milioni previsti con decreto 18 novembre 2004 del Ministro dell'economia e delle finanze e i restanti stanziati con la Legge 3 febbraio 2006, n. 27;

- viceversa ai talassemici, il Ministero della salute, con nota n. 16841 del 17 giugno 2004, ha risposto di non poter accogliere l'istanza di stipula delle transazioni per l'insufficienza di fondi previsti dalla Legge n. 121 del 2003;

CONSTATATO che circa 800 talassemici sardi, in causa con il Ministero della salute davanti al giudice ordinario, sono vittime di una grave, palese ingiustizia per l'adozione di due diversi trattamenti nei confronti di pazienti con posizioni identiche ed ai quali la legge assicura condizioni risarcitorie uguali;

SOTTOLINEATO che l'atteggiamento del Ministero della salute, privo di qualsiasi giustificazione, ha creato ulteriore sconforto e sfiducia nelle istituzioni tra i talassemici sardi ed i loro familiari, costretti a subire le conseguenze di una grave malattia che li sottopone a continue trasfusioni e cure debilitanti,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere se non ritengano opportuno:

1) un pressante intervento nei confronti del Governo e, in particolare, dei Ministeri della salute e dell'economia e delle finanze per l'attuazione ed il rifinanziamento delle Leggi n. 121 del 2003 e n. 27 del 2006 in modo da consentire la stipula di atti transattivi per i talassemici danneggiati da trasfusioni di sangue non sicuro:

2) valutare la possibilità di un'iniziativa della Giunta per anticipare, almeno in parte, i risarcimenti dovuti dallo Stato ai talassemici sardi. (680)

Interrogazione Rassu, con richiesta di risposta scritta, sulla perdita del contributo di 12 milioni di euro stanziato per la realizzazione della Scuola aperta per i servizi di polizia a cavallo a Foresta Burgos, a causa della mancata consegna al Ministero dell'interno, da parte della Regione autonoma della Sardegna, degli immobili e delle aree ubicati nel compendio di Foresta Burgos.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- in data 3 marzo 2003 il sottoscritto presentava al Ministero dell'interno ed alla Regione autonoma della Sardegna un'idea progetto per la realizzazione della Scuola di polizia a cavallo tramite l'utilizzazione degli immobili e delle aree in disponibilità dell'ex Istituto incremento ippico e di proprietà della Regione autonoma della Sardegna e della Comunità montana del Goceano;

- a seguito di ciò, grazie alla disponibilità ed alla sensibilità dimostrate dal Ministero dell'interno e dalla Regione autonoma della Sardegna, venivano attivate tutte le iniziative necessarie volte a rendere realizzabile l'idea progetto presentata;

- assecondando le iniziative intraprese, il Ministero dell'interno ha inserito l'iniziativa nel Programma operativo nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia;

- l'inserimento del progetto nel predetto Programma operativo nazionale é stato possibile grazie alla predisposizione e al superamento di procedure abbastanza complesse che hanno visto coinvolte e disponibili le diverse forze di polizia, gli enti locali, la comunità montana, la Comunità europea e la Regione autonoma della Sardegna;

- scopo principale dell'iniziativa è la creazione di una Scuola equestre per le forze di polizia, dell'Esercito, della Polizia penitenziaria e del Corpo forestale regionale;

- la realizzazione di questa struttura, oltre che il raggiungimento degli scopi illustrati, ha l'ambiziosa e concreta finalità di allargare l'iniziativa alla fruizione delle popolazioni interessate (Scuola di equitazione regionale);

- a tale proposito, tutti i servizi connessi al funzionamento e mantenimento della Scuola prevedono il coinvolgimento della popolazione civile interessata;

- è del tutto evidente che la presenza delle infrastrutture già realizzate per l'allevamento e l'addestramento del cavallo anglo arabo sardo unica nel territorio nazionale, sono state le caratteristiche principali che hanno determinato e legittimato l'attendibilità e serietà dell'intervento e la vocazione naturale del territorio;

- a suo tempo, grazie a queste caratteristiche ed all'impegno costante del Ministero dell'interno e della stessa Regione autonoma della Sardegna, si sono superate tutte le difficoltà burocratiche manifestate dall'Unione europea;

- gli elementi e le caratteristiche suddette, accompagnati dalla bontà del progetto presentato, hanno determinato la fattibilità dello stesso, perfezionato da vari sopralluoghi che nel compendio di Foresta Burgos hanno esperito i funzionari della Unione europea, del Comitato interforze, della Comunità montana del Goceano, dell'Istituto incremento ippico, della Regione autonoma Sardegna e grazie all'approvazione del Comitato di sorveglianza del PON;

- il progetto prevede, oltre agli obiettivi prefissati ed illustrati, come soggetto principale ed al centro dell'iniziativa, la valorizzazione del cavallo anglo arabo sardo, che ben si adatta agli usi ed utilizzi che il progetto propone;

- infatti 1'iniziativa, tra gli altri obiettivi generali, (occupazione, sicurezza, valorizzazione delle strutture), presuppone proprio 1'incentivazione dell'allevamento e del commercio del cavallo anglo arabo sardo e la fruizione delle risorse umane e dell'indotto che nel territorio sono collegati al medesimo;

- il progetto, di fatto, è orientato alla creazione della struttura innanzi descritta che, al pari delle altre iniziative già programmate, mira tra l'altro alla salvaguardia e valorizzazione di importantissime strutture di valenza storico-ambientale presenti nel territorio, e principalmente alla creazione di benessere economico, stante l'occupazione, la valorizzazione dell'indotto, la sicurezza dei territori che l'iniziativa creerà;

- per la realizzazione del progetto medesimo, sono stati stanziati circa 12 milioni di euro nel PON dal Ministro dell'interno;

- in data 18 ottobre 2005 il sottoscritto ha presentato al Presidente della Regione e agli Assessori regionali dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e degli enti locali, finanze e urbanistica un'interrogazione urgente (n. 362/A), sollecitando la consegna al Ministero dell'interno delle infrastrutture e dei siti identificati e concordati in sede di sopralluogo, ancora non resi fruibili malgrado la Prefettura di Cagliari avesse in varie occasioni sollecitato in merito, stante l'urgenza di presentare il progetto alla Unione europea in quanto non più procrastinabile la presentazione dello stesso, pena l'esclusione del progetto dalle provvidenze programmate;

all'interrogazione su menzionata venne data risposta dalla Presidenza della Giunta regionale in data 26 luglio 2006 allegando la risposta in merito dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica che cita:

"in riscontro alla nota prot. n. 354/GAB del 6 luglio 2006 di codesto Ufficio di gabinetto e in riferimento all'interrogazione in oggetto - con la quale il Consigliere regionale Nicola Rassu ha chiesto notizie in ordine alla "mancata messa a disposizione degli immobili di proprietà della Regione autonoma della Sardegna, ubicati nel compendio di Foresta Burgos, al Ministero degli interni per la realizzazione della Scuola aperta per i servizi di polizia a cavallo" - si comunica che questa Direzione, tramite il Servizio territoriale competente del Demanio e patrimonio, ha provveduto ad identificare gli immobili da destinare a tale utilizzo, la relativa consistenza e i dati catastali. Allo stato attuale tali immobili sono in uso all'Istituto ippico e alla Comunità montana del Goceano. Le citate amministrazioni, nel corso di diverse riunioni, si sono dichiarate disponibili a mettere gli immobili in argomento a disposizione per la realizzazione del progetto del Ministero dell'interno";

da questa risposta, pervenuta dopo 10 mesi, risulta evidente che pur riscontrando la volontà delle amministrazioni interessate di mettere a disposizione del Ministero dell'interno gli immobili necessari alla realizzazione del progetto, ancora gli stessi non erano stati consegnati allo stesso Ministero con grave e reale rischio della perdita delle provvidenze assegnate, e tutto ciò malgrado l'urgenza segnalata più volte dalla Prefettura di Cagliari, stante la stringente sequenza da rispettare nell'istruttoria dei progetti prevista nella normativa europea;

TUTTO CIÒ ESPOSTO:

- venuto a conoscenza da fonte autorevole che, a causa dell'ingiustificabile quanto assurdo ritardo accumulato e della mancata messa a disposizione degli immobili e delle aree necessarie alla Scuola di equitazione, i fondi già predisposti e destinati per la realizzazione del progetto sono stati di fatto persi e destinati ad altri progetti presentati, resi fruibili e realizzabili, onde evitare la perdita degli stessi e che attualmente quindi la Regione autonoma della Sardegna non può più disporre delle risorse a suo tempo assegnate dal Ministero dell'interno pari a 12 milioni di euro,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere:

1) se siano stati ufficialmente messi a disposizione del Ministero dell'interno dalla Regione autonoma della Sardegna gli immobili e le aree necessarie per la realizzazione della Scuola di polizia a cavallo, a Foresta Burgos;

2) in caso affermativo, chiede che gli vengano forniti gli atti amministrativi e di governo a dimostrazione di ciò;

3) in caso contrario, gli interrogati chiariscano quali siano i motivi ostativi che hanno, nel caso, determinato la mancata concessione degli immobili in parola al Ministero dell'interno;

4) se così operando, come già precisato nell'interrogazione n. 362/A del 18 ottobre 2005, si sono voluti coscientemente perdere i fondi europei destinati per l'iniziativa;

5) in questo caso, quali siano le motivazioni amministrative, politiche e socio-economiche che possano aver motivato una tale decisione;

6) se vi siano in atto progetti alternativi a quello illustrato, che prevede a Foresta Burgos la valorizzazione, la fruibilità dei siti in parola mirati alla valorizzazione del cavallo anglo arabo sardo, alla sicurezza delle popolazioni, a dare concrete e durature possibilità occupazionali e di sviluppo socio-economico del territorio,

chiede inoltre che gli interrogati chiariscano, se così non fosse, quali siano le azioni di governo che si intendono intraprendere nel caso i fondi destinati alla realizzazione del progetto siano ancora recuperabili ed usufruibili, per poter garantire all'iniziativa in oggetto le risorse necessarie alla sua realizzazione, o da quali altre fonti si intenda recuperare le stesse risorse. (681)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sugli indagati e i detenuti sardi ristretti nelle case circondariali della Penisola.

La sottoscritta,

PREMESSO che:

- da oltre sette mesi tre giovani sardi, indagati per un fallito attentato contro la sede nuorese di Alleanza nazionale, sono rinchiusi nelle sezioni di Elevato indice di vigilanza (EIV) di tre case circondariali della Penisola in attesa della conclusione delle indagini della Procura distrettuale di Cagliari;

- molti detenuti sardi stanno scontando pesanti condanne, e alcuni l'ergastolo, in istituti di pena della Penisola;

RILEVATO che la detenzione nelle case circondariali della Penisola, oltre a compromettere i diritti della difesa, crea rilevanti disagi ai familiari dei reclusi che per le visite e i colloqui impiegano due giorni di viaggio, con consistenti spese gravanti su situazioni economiche quasi sempre molto difficili, senza dimenticare le ripercussioni psicologiche per i limiti ai rapporti affettivi e di responsabilità specialmente nei confronti dei figli minori;

SOTTOLINEATO che:

- l'articolo 42 della Legge n. 354 del 1975 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative delle libertà) stabilisce che i trasferimenti dei detenuti devono essere disposti favorendo "il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie";

- il protocollo d'intesa tra il Ministero della giustizia e la Regione autonoma della Sardegna, firmato il 7 febbraio 2006, prevede, in attuazione del principio generale di territorializzazione delle pene, l'impegno "a destinare e/o favorire il rientro in istituti della Sardegna dei detenuti di origine, residenza o interessi nel territorio sardo che aspirano a tale rientro, tenendo particolarmente conto del luogo di residenza del nucleo familiare";

EVIDENZIATO che:

- le traduzioni di detenuti da un carcere all'altro richiedono un ingente impiego di mezzi e di risorse umane e finanziarie;

- nelle case circondariali della Sardegna esistono sezioni ad Elevato indice di vigilanza,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere se non ritenga opportuno, nel rispetto della legge sull'ordinamento penitenziario e nella concreta attuazione del protocollo d'intesa tra il Ministero della giustizia e la Regione:

1) effettuare un deciso intervento nei confronti del Ministro della giustizia per eliminare la grave discriminazione ai danni dei detenuti sardi;

2) chiedere al Ministero della giustizia il numero dei detenuti sardi, in esecuzione di pena o in attesa di giudizio, rinchiusi nelle case circondariali e mandamentali della Penisola;

3) accertare l'ammontare dei costi annui delle traduzioni tra la Sardegna e il continente e viceversa. (682)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata ratifica dell'accordo sottoscritto il 19 ottobre 2006 con le rappresentanze sindacali dei lavoratori della formazione professionale.

I sottoscritti,

PREMESSO che il 19 ottobre 2006 si è tenuta, sotto la sede della Giunta regionale, un'imponente manifestazione di protesta degli operatori della formazione professionale, al termine della quale il Presidente della Regione ha sottoscritto, insieme alle rappresentanze sindacali unitarie, un accordo relativo alla soluzione della vertenza che interessa gli operatori inquadrati negli enti di formazione ai sensi della legge regionale 13 giugno 1989, n. 42;

AGGIUNTO che, in un altro incontro tenutosi nella medesima data, il Presidente della Regione ha assunto impegni verbali a farsi carico dei problemi degli operatori della formazione professionale rimasti esclusi dall'accordo relativo ai lavoratori inquadrati ai sensi della legge regionale n. 42 del 1989;

PRESO ATTO che a tutt'oggi ancora non risultano ratificati né l'accordo sottoscritto con le rappresentanze sindacali relativo agli operatori inquadrati ai sensi della legge regionale n. 42 del 1989, né gli impegni verbali assunti nei confronti degli altri operatori;

VALUTATO che tra gli operatori della formazione professionale si registrano forti preoccupazioni che potrebbero sfociare entro brevissimo termine in nuove azioni di protesta come quella inscenata il 19 ottobre 2006;

RAMMENTATO che l'elevato grado di esasperazione degli operatori della formazione professionale, gran parte dei quali ha già ricevuto la lettera di licenziamento, dovrebbe indurre a non sottovalutare le loro sollecitazioni e a provvedere quanto prima alla ratifica dell'accordo,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione affinché riferisca:

1) per quali ragioni non ha ancora provveduto a ratificare gli accordi, sia scritti che verbali, assunti al cospetto delle rappresentanze sindacali unitarie e degli stessi operatori della formazione professionale il 19 ottobre 2006;

2) quali misure intende adottare al fine di procedere con la massima celerità alla ratifica degli accordi di cui sopra. (683)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'attuale operatività della SFIRS e sulla recente nomina del direttore generale.

Il sottoscritto,

EVIDENZIATO il complessivo fallimento del disegno della Giunta regionale di trasformare numerosi soggetti (Consorzio 21, BIC Sardegna, Osservatorio industriale) in soggetti "in house", alla luce della prassi della Commissione dell'Unione europea, della sentenza "Stadt Halle" della Corte di giustizia europea, della sentenza n. 4440 del 13 luglio 2006 della quinta sezione del Consiglio di Stato e del decreto Bersani, che stabiliscono precise caratteristiche affinché i soggetti definiti "in house" siano pienamente compatibili col diritto comunitario e operino senza alterare la concorrenza e soprattutto senza creare ulteriori danni alle PMI della Sardegna, oggi escluse dal mercato a causa di contingenti ed anomali affidamenti diretti di servizi da parte dell'Amministrazione regionale;

DENUNCIATO come la Regione Sardegna abbia rinunciato a dare attuazione all'articolo 4 dello Statuto speciale, nel quale è stabilita una potestà legislativa in materia d'istituzioni e ordinamento delle aziende di credito di carattere regionale, fuoriuscendo dai pochi centri di controllo del credito alle imprese e svantaggiando il già debole sistema produttivo locale;

RILEVATO che i rappresentanti della Giunta regionale, a precisa richiesta di chiarimenti, hanno prima smentito l'intenzione di cedere la finanziaria regionale SFIRS a un gruppo bancario esterno, manifestando in seguito, però, la determinazione di trasformare la SFIRS in agenzia governativa, anzi più precisamente in un soggetto "in house" della Regione non rivolto al mercato;

SOTTOLINEATO che la SFIRS, seguendo criteri di trasparenza, pubblicò su alcuni quotidiani l'avviso di ricerca del nuovo direttore generale fissando i parametri professionali che dovevano essere posseduti dagli aspiranti e stabilendo tassativamente un perentorio termine (25 maggio 2006) entro il quale far pervenire alla SFIRS i relativi curricula;

APPRESO dell'arrivo presso la SFIRS (intermediario finanziario vigilato dalla Banca d'Italia) di oltre cento curricula e del fatto che nessuna graduatoria di merito sia stata stilata,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) se rispondano a verità le indiscrezioni riportate dalla stampa isolana secondo le quali il consiglio d'amministrazione della SFIRS abbia deciso, senza chiudere il procedimento selettivo e motivare le sue scelte, senza pubblicare alcun bando e seguire elementari regole di trasparenza applicate precedentemente, di riaprire i termini per la presentazione di ulteriori curricula;

2) se la non trasparente riapertura dei termini di presentazione delle candidature alla direzione generale della SFIRS e la recente successiva nomina a direttore generale della stessa di un valente funzionario del CIS, il cui nome era ampiamente noto ancor prima di essere nominato, risulti in linea con la dovuta pratica di trasparenza, ancor più indispensabile per la nomina delle figure professionali apicali in soggetti sottoposti alla vigilanza della Banca d'Italia;

3) se quanto su esposto, oltre a rappresentare un caso di non corretto comportamento politico, sia funzionale alla volontà della Giunta regionale sarda di favorire la nomina di un dirigente, che non ha presentato la domanda nei termini correttamente pubblicizzati, ma che forse risulta utile per realizzare l'antico progetto della Giunta teso alla vendita delle attività creditizie della finanziaria regionale ad un gruppo bancario e alla trasformazione della SFIRS in agenzia governativa ovverossia in un soggetto "in house" della Regione, secondo un disegno sbagliato e fallimentare come descritto in premessa;

4) quali provvedimenti intenda attuare per ricondurre la SFIRS ad una sana, democratica, trasparente e meritocratica gestione delle risorse pubbliche amministrate al fine di annullare, nel caso, una nomina effettuata in difetto delle elementari procedure di pubblica di selezione;

5) quale sia l'effettivo intendimento dell'Esecutivo regionale in ordine al mantenimento dello strumento finanziario della Regione sarda, atteso che esso, in alternativa, sembrerebbe destinato alla definitiva cessazione della sua missione istitutiva al servizio di una finanziaria per l'autonomia e la rinascita della Sardegna. (684)

Interrogazione Biancareddu - Randazzo Alberto - Amadu - Cappai - Milia - Randazzo Vittorio, con richiesta di risposta scritta, sull'organigramma e le competenze dell'ufficio stampa dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari.

I sottoscritti,

VENUTI a conoscenza che l'Azienda sanitaria locale (ASL) n. 8 di Cagliari ha da tempo convenzionato tre giornalisti e che, nel contempo, la stessa direzione generale ha dato incarico ad una società di Milano, la Mimesi Srl, di editare quotidianamente la rassegna stampa per l'Azienda stessa;

APPRESO altresì che la ASL n. 8 di Cagliari ha organizzato un corso di comunicazione per dirigenti con un'azienda lombarda, la società Meta Comunicazione;

CONSIDERATO che, nonostante le gravi carenze di personale, si continuano a privilegiare aspetti che nulla hanno a che fare con le finalità precipue di una ASL, che sono quelle della cura del malato;

CONSTATATO che:

- nelle mansioni dell'addetto stampa è espressamente prevista dalle vigenti norme in materia la redazione della rassegna stampa quotidiana;

- altresì che un giornalista è stato espressamente convenzionato per curare il sito web dell'Azienda, www.asl8cagliari.it;

VERIFICATO che, a tutt'oggi, il sito web ha subito un modestissimo cambiamento rispetto a quello precedente ed è assolutamente privo di contenuti, tanto meno delle delibere della direzione generale, in completa discrepanza con la trasparenza e pubblicità degli atti pubblici,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere:

1) l'organigramma dell'ufficio stampa dell'Azienda ASL n. 8 di Cagliari;

2) quali sono le mansioni assegnate ai giornalisti convenzionati;

3) quali costi sono stati sostenuti dall'Azienda ASL n. 8 per la redazione della rassegna stampa commissionata alla società Mimesi di Milano;

4) qual è la durata e quali sono i costi del contratto per la fornitura della rassegna stampa stessa;

5) qual è la durata dei contratti e gli importi delle convenzioni degli addetti stampa;

6) quali sono i costi e gli scopi del corso di comunicazione sopraccitato per i dirigenti della ASL n. 8. (685)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul master in tecnologie bioinformatiche in corso di svolgimento presso il parco scientifico-tecnologico Polaris e sul nuovo laboratorio di bioinformatica che sarà inaugurato all'interno del parco.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- negli ultimi due anni, grazie anche all'impegno della Regione che ha investito una quantità significativa di risorse, il parco scientifico-tecnologico Polaris ha intensificato i propri sforzi nei campi della genetica e delle biotecnologie, ritenuti strategici nello sviluppo scientifico della medicina;

- rientra tra tali sforzi l'organizzazione di un master in tecnologie bioinformatiche applicate alla medicina personalizzata, attualmente in corso di svolgimento presso il parco scientifico-tecnologico;

- a quanto si apprende dal sito internet di Polaris, tale master risulta essere stato finanziato dall'Assessorato regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione;

- è prevista 1'erogazione di una borsa di studio di 4.000 euro per ciascuno dei partecipanti, a patto che questi rispettino il regolamento del master e non abbiano accumulato più del 10 per cento di ore di assenza dalle lezioni e dai seminari che hanno costituito la prima parte del corso, dedicata alla didattica;

CONSIDERATO che:

- il programma del master prevede, per i mesi di ottobre, novembre e dicembre, la partecipazione degli studenti a stage di apprendimento e sperimentazione presso le più importanti aziende operanti nel settore, come Shardna Spa;

- nella presentazione del master reperibile sul sito internet di Polaris si legge che "i partecipanti potranno trovare adeguata collocazione presso tutte le aziende che necessitano di professionisti in grado di condurre la progettazione e gestione di banche dati di tipo biologico, analisi di biosequenze, modellazione di strutture proteiche, esperimenti di genomica strutturale e funzionale, sviluppo di tecnologie avanzate nel settore delle biotecnologie e medicina molecolare, sviluppo di microarrays specifici per l'analisi funzionale e la diagnostica";

- per citare un esempio, gli obiettivi della ricerca di Shardna Spa, estrapolati dal sito internet dell'azienda, sono i seguenti: identificazione dei geni responsabili delle malattie multifattoriali comuni, identificazione delle componenti ambientali coinvolte nell'insorgenza delle malattie multifattoriali comuni; caratterizzazione di proteine; identificazione di target genomici per farmaci;

- se ne può facilmente dedurre che gli studenti che avranno terminato con profitto il master saranno in possesso delle capacità professionali necessarie per inserirsi in aziende come quella citata;

PRESO ATTO che:

- il 9 novembre 2006, nel corso del workshop "Verso una biomedicina dell'informazione" avrà luogo l'inaugurazione del nuovo laboratorio di bioinformatica, realizzato in collaborazione con la Regione e a disposizione del mondo della ricerca e delle imprese;

- nel corso del workshop è previsto un intervento del Presidente della Regione;

RAMMENTATO che:

- le aziende private che operano nel settore delle biotecnologie godono di contributi regionali;

- per citare un esempio, Shardna Spa ha potuto usufruire in più occasioni di tali contributi per una somma complessiva di diversi milioni di euro;

- tali aziende operano nell'ottica di realizzare elevati profitti attraverso il deposito dei brevetti relativi ai risultati delle loro ricerche,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione affinché riferiscano:

1) a quanto ammontano le risorse stanziate dalla Regione per finanziare il master in tecnologie bioinformatiche applicate alla medicina personalizzata attualmente in corso di svolgimento presso Polaris;

2) quali sono le esatte prospettive occupazionali degli studenti che frequentano il master;

3) se, da parte delle aziende che ospitano gli studenti del master per gli stage di apprendimento e sperimentazione, sono stati sottoscritti impegni ad assumere almeno una quota degli studenti che avranno terminato il master con profitto;

4) a quanto ammontano le risorse stanziate dalla Regione per finanziare la realizzazione del nuovo laboratorio di bioinformatica;

5) se le imprese che chiederanno di utilizzare il nuovo laboratorio di bioinformatica saranno tenute a corrispondere a Polaris un corrispettivo economico e a quanto esso dovrebbe ammontare;

6) se è previsto che una parte di tale corrispettivo venga versata nelle casse regionali al fine di rifondere, anche parzialmente, l'investimento effettuato dalla Regione nella realizzazione del laboratorio;

7) se, nel caso in cui non fosse possibile soddisfare tutte le domande di utilizzo del laboratorio provenienti dalle aziende, sono previsti dei criteri di selezione;

8) se, nell'accesso al laboratorio, le aziende private avranno priorità rispetto agli enti pubblici;

9) a quanto ammontano i contributi finora erogati dall'Amministrazione regionale in carica alle aziende operanti nel settore delle biotecnologie e, in particolare, a Shardna Spa;

10) se il Presidente della Regione intende partecipare al workshop "Verso una biomedicina dell'informazione" nelle sue vesti istituzionali o in qualità di azionista di maggioranza di Shardna Spa. (686)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato trasferimento del pronto soccorso della ASL n. l di Sassari nei nuovi locali.

Il sottoscritto,

constatato che, a tutt'oggi, nonostante gli impegni e le promesse assunti anche recentemente con tutto il personale interessato, il pronto soccorso della ASL n. 1 di Sassari non è stato ancora trasferito nei nuovi locali ad esso destinati;

CONSIDERATO che la situazione di disagio in cui è costretto ad operare il personale medico, paramedico e tecnico si è ulteriormente aggravata a seguito dell'inizio dei lavori in corso del nuovo blocco di ospedale che determinano polvere, rumori e quant'altro un grande cantiere può produrre; tutto ciò, nonostante l'abnegazione e gli sforzi degli operatori del pronto soccorso, crea non pochi disagi ai pazienti in continuo incremento;

RITENUTO che sia urgente far si che il pronto soccorso della ASL n. 1 di Sassari possa trovare accoglienza nei nuovi locali ubicati nelle immediate vicinanze,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere le iniziative urgenti che intende assumere per sollecitare incisivamente il direttore generale della ASL n. 1 di Sassari a disporre l'immediato trasferimento del pronto soccorso nei nuovi locali pronti da diverso tempo. (687)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulle presenze registrate nei porti turistici sardi e sulle conseguenze negative derivanti dall'applicazione dell'articolo 4 (Imposta regionale su aeromobili e unità da diporto) della legge regionale 11 maggio 2006, n. 4.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 30 settembre 2006, le imbarcazioni da diporto di lunghezza superiore ai 14 metri, di proprietà di soggetti aventi domicilio fiscale al di fuori del territorio regionale o da essi noleggiate, che hanno fatto scalo nei porti, negli approdi e nei punti di ormeggio ubicati nel territorio regionale, sono state soggette al pagamento dell'imposta regionale su aeromobili e unità da diporto di cui all'articolo 4 della legge regionale 11 maggio 2006, n. 4;

- l'approvazione di tale legge non é stata preceduta da un'adeguata fase di concertazione con i soggetti direttamente interessati dal provvedimento, vale a dire i gestori degli scali diportistici della Sardegna;

- prima ancora che la legge regionale n. 4 del 2006 venisse approvata, i gestori degli scali diportistici hanno segnalato il rischio che tale provvedimento potesse comportare un calo nelle presenze delle imbarcazioni e, di conseguenza, nell'indotto economico da esse generato;

CONSIDERATO che:

- secondo i dati consuntivi rilevati dagli stessi gestori in un campione di 16 scali diportistici, che può essere ritenuto altamente significativo a fronte dei 33 scali presenti nel territorio regionale, le presenze nel periodo interessato dall'applicazione dell'imposta sarebbero calate del 44,7 per cento nel raffronto con il medesimo periodo dell'anno 2005, con riferimento alle sole imbarcazioni interessate dall'imposta;

- a tutt'oggi, la Regione non ha ancora provveduto a rendere pubblici i dati consuntivi relativi alle presenze complessive fatte registrare nei 33 scali diportistici isolani, né l'ammontare del gettito dell'imposta di cui all'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 2006;

RILEVATO che:

- è giunta segnalazione da parte dei gestori degli scali diportistici, che una società di rilevazioni statistiche avente sede a Roma starebbe contattando gli stessi gestori nell'ambito di una rilevazione campionaria sulle presenze registrate nel periodo interessato dall'applicazione dell'imposta;

- gli operatori di tale società starebbero richiedendo ai gestori degli scali dati sensibili ai sensi della legislazione nazionale per la tutela della privacy, che pertanto non possono essere forniti dagli stessi gestori senza incorrere in una violazione di legge e che comunque appaiono di nessuna utilità ai fini del mero rilevamento delle presenze;

- è lecito supporre che i soggetti delegati alla riscossione dell'imposta abbiano provveduto a dotarsi di banche dati relative alle presenze negli scali diportistici isolani al fine di prevenire o comunque contrastare eventuali episodi di elusione dell'imposta, pertanto si può affermare che l'Amministrazione regionale dovrebbe già avere nelle sue disponibilità i dati relativi alle presenze senza la necessità di ricorrere ad aziende private;

VERIFICATO che:

- alcuni gestori di scali diportistici segnalano di aver provveduto a versare l'importo dovuto per l'imposta anche relativamente a imbarcazioni con immatricolazione commerciale utilizzate a scopo di diporto, che non essendo immatricolate come imbarcazioni da diporto non sono soggette all'imposta ai sensi del comma 3 dell'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 2006;

- l'immatricolazione commerciale interesserebbe tutte le imbarcazioni di lunghezza superiore ai 30 metri, anche se utilizzate a scopo di diporto;

- delle imbarcazioni per le quali è stata versata l'imposta, non meno dei due terzi risulterebbero non soggette alla sua applicazione;

- i gestori degli scali diportistici che hanno effettuato i versamenti per conto dei loro assistiti richiedono il rimborso delle imposte non dovute e si apprestano a intentare azioni legali nei confronti della Regione qualora essa non dovesse provvedere a tale rimborso in tempi ragionevolmente rapidi,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio affinché riferiscano:

1) quando intendono rendere pubblici i dati consuntivi relativi alle presenze negli scali diportistici sardi nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 30 settembre 2006;

2) se e per quale ragione è stata stipulata una convenzione con una società di rilevazioni statistiche per la realizzazione di una rilevazione campionaria sulle presenze negli scali diportistici sardi;

3) qual è l'ammontare di tale convenzione;

4) se l'incarico è stato conferito a tale società in seguito a una procedura a evidenza pubblica;

5) per quale ragione tale società sta richiedendo ai gestori degli scali dati sensibili ai sensi della legislazione nazionale per la tutela della privacy e quale uso l'Amministrazione regionale intende fare di tali dati;

6) a quanto ammontano il gettito complessivo dell'imposta di cui all'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 2006 e il gettito stesso al netto degli importi versati ma non dovuti;

7) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di rimborsare di propria iniziativa i contribuenti che hanno versato importi non dovuti ai sensi del comma 3 dell'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 2006, onde evitare di incorrere in onerose azioni legali;

8) se la Giunta regionale è al corrente del fatto che le società internazionali di broking si stanno informando presso i gestori degli scali diportistici sardi se anche il prossimo anno sarà applicata l'imposta regionale su aeromobili e unità da diporto, onde eventualmente escludere la Sardegna dai loro itinerari, e quali misure intende adottare al fine di evitare che ciò accada. (688)

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata istituzione del servizio fisso e continuativo di pronto intervento del 118 in località Li Punti, Baddelonga, Marchetto, San Giovanni, Truncu Reale, Villa Gorizia, Viziliu e più.

Il sottoscritto,

PREMESSO che si rende sempre più indispensabile decentrare i servizi socio-sanitari in favore della periferia per renderli più funzionali e rispondenti alle necessità e ai bisogni degli utenti;

CONSIDERATO che in località Li Punti, Baddelonga, Marchetto, San Giovanni, Truncu Reale, Villa Gorizia, Viziliu e più è oramai indispensabile un servizio fisso e continuativo di pronto intervento del 118;

A CONOSCENZA che qualche associazione di volontariato ha manifestato la disponibilità per offrire questo servizio ottenendo perfino il parere favorevole sia della Circoscrizione n. 2 del Comune di Sassari sia del sindaco;

CONSIDERATO inoltre che la parola fine la debba dare, per competenza, il direttore generale dell'Azienda ASL n. 1 di Sassari attraverso il direttore responsabile del servizio 118;

RITENUTO che non sia più procrastinabile l'attivazione in località Li Punti di un così importante servizio, che garantirebbe ad un vasto bacino di utenti delle zone limitrofe un'assistenza indispensabile e che non può continuare a dipendere eternamente dall'unità operativa di Sassari,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se non ritengano, alla luce di quanto su esposto, di doversi attivare immediatamente presso la direzione generale della Azienda ASL n. 1 di Sassari, affinché adotti, senza ulteriori indugi, il parere necessario all'attivazione del servizio di pronto intervento nella borgata di Li Punti. (689)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'attuazione del VI Bando della Legge 25 febbraio 1992, n. 215 (Azioni positive per l'imprenditoria femminile).

La sottoscritta,

PREMESSO che:

- la Legge n. 215 del 1992 ha anche l'obiettivo di promuovere le pari opportunità fra uomini e donne nel sistema produttivo e mira alla promozione di nuova imprenditorialità in ambito locale valorizzando le vocazioni dei territori regionali;

- dopo i primi tre bandi, gestiti direttamente dal Ministero in applicazione del nuovo regolamento approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 2000, n. 314, l'istruttoria delle domande, l'erogazione dei finanziamenti e l'attività di controllo sono state affidate alle regioni che concorrono con proprie risorse ad integrare quelle dello Stato;

CONSIDERATO che:

- l'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale ha cofinanziato e gestito il IV e il V Bando;

- il VI Bando è stato emanato dal Ministero delle attività produttive il 17 dicembre 2005 e i termini per la presentazione delle domande, iniziati il 17 dicembre 2005, sono scaduti il 17 marzo 2006;

- in base alla normativa la Regione approva le graduatorie e le trasmette al Ministero entro 90 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande;

RILEVATO che la composizione delle graduatorie sta avvenendo con notevoli ritardi e le imprese interessate non conoscono il risultato finale e la data dell'invio, anche per via telematica, al Ministero delle attività produttive;

SOTTOLINEATO che:

- la legge ha incontrato notevole interesse fra le donne che, in numero crescente, intendono utilizzare per la loro attività gli incentivi previsti dalla normativa sull'imprenditorialità femminile;

- le statistiche indicano un positivo trend dell'occupazione femminile,

chiede di interrogare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per conoscere:

1) il numero delle pratiche presentate e l'entità delle risorse finanziarie destinate al cofinanziamento regionale del VI Bando;

2) le cause del ritardo e le iniziative che intende assumere per accelerare l'iter burocratico delle pratiche;

3) se non ritenga opportuno effettuare un monitoraggio sui precedenti bandi cofinanziati dalla Regione finalizzato ad acquisire dati conoscitivi sui risultati, la durata e gli eventuali insuccessi delle aziende in rosa. (690)

Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sui metodi di monitoraggio del traffico telefonico alla ASL n. 8 di Cagliari.

Il sottoscritto,

CONSIDERATO che:

- la garanzia del diritto alla privacy prevede ampie tutele nella disciplina giuridica italiana, che è informata alla rigorosa difesa dei dati sensibili concernenti la persona;

- ogni attività di verifica e di controllo delle comunicazioni interpersonali, per via telefonica e via telematica, deve rispondere rigorosamente alla più completa garanzia di tale diritto individuale;

- tali obblighi di riservatezza assumono ancora maggior valore quando interessano le informazioni concernenti la sfera sanitaria dell'individuo e impongono pertanto alle aziende sanitarie e a tutti gli operatori di sanità vincoli rigorosi, tendenti al pieno rispetto del segreto professionale e alla tutela dei dati sensibili del singolo paziente;

- l'Azienda sanitaria ASL n. 8 di Cagliari ha recentemente diffuso presso i propri dirigenti e presso l'intero personale una circolare che informa dell'attivazione di un sistema per il monitoraggio del traffico telefonico aziendale;

- la stessa comunicazione avverte che tale sistema è in grado di effettuare un monitoraggio non soltanto del traffico in uscita, ma addirittura di quello in entrata negli apparecchi telefonici aziendali e persino di quello citofonico;

- la stessa comunicazione precisa che tale attività di monitoraggio è, tra l'altro, finalizzata ad evitare gli sprechi, ma anche ad impedire "utilizzi impropri" del sistema telefonico,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se il cosiddetto "sistema di monitoraggio del traffico telefonico" adottato dalla ASL n. 8 sia rispettoso di tutti gli obblighi di tutela della privacy, non soltanto degli operatori sanitari dipendenti dell'Azienda, ma anche dei pazienti che con tali operatori entrano quotidianamente in contatto;

2) quale sia il metodo che consente di verificare gli "utilizzi impropri" del sistema telefonico, stante che l'eventuale valutazione di "improprietà" implica un evidente giudizio di merito sul contenuto delle telefonate, che appare assai difficile da esercitare in assenza di controllo sui contenuti specifici di ciascuna singola telefonata. (691)

Interrogazione Caligaris - Ibba, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di interventi urgenti per eliminare l'inquinamento e il degrado della spiaggia di Portopaglietto nel Comune di Portoscuso.

I sottoscritti,

richiamata l'interrogazione n. 559/A del 13 luglio 2006 ancora senza risposta;

EVIDENZIATO che:

- le forti piogge di metà settembre hanno riproposto l'emergenza ambientale nella spiaggia di Portopaglietto ubicata nel territorio del Comune di Portoscuso;

- l'arenile è stato invaso dai liquami delle condotte fognarie del rione e dei collettori delle acque bianche;

- la sabbia è macchiata di nero mentre tratti di spiaggia sono scomparsi lasciando il posto ad ampi solchi e alle pietre;

SOTTOLINEATO che:

- le precedenti denunce hanno trovato significativi riscontri e conferme nelle analisi effettuate dai tecnici del Presidio multizonale di prevenzione di Portoscuso della ASL n. 7 di Carbonia che hanno riscontrato inquinamento fecale di elevata entità assimilabile a reflui non depurati;

- nessun intervento é stato effettuato per porre rimedio ai danni pesantissimi su ampi tratti della spiaggia,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se:

1) sia a conoscenza dell'attuale aggravamento della situazione di degrado nella località turistica di Portopaglietto;

2) non ritenga opportuno:

- disporre un sopralluogo dei tecnici dell'assessorato per verificare l'entità, l'origine e le responsabilità del protrarsi dell'inconveniente;

- individuare, d'intesa con l'amministrazione del Comune di Portoscuso, interventi idonei per eliminare definitivamente le cause dell'inquinamento;

- perseguire i responsabili, diretti ed indiretti, di episodi che provocano allarme tra la popolazione e un grave danno all'immagine di una delle più belle spiagge del Sulcis-Iglesiente;

- valutare la necessità, una volta eliminate le cause dell'inquinamento, di un'azione di ripascimento per ripristinare, in occasione della prossima stagione balneare, la spiaggia senza sassi e liquami in modo da renderla fruibile ai residenti ed ai turisti che la frequentano. (692)

Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sulla grave discriminazione effettuata dalla Giunta regionale nei confronti delle associazioni di consolidata attività nel settore delle bande musicali, dei gruppi strumentali di musica sarda, dei cori polifonici e dei gruppi folkloristici, operata mediante la distribuzione "a pioggia" delle risorse.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- la Giunta regionale in data 7 novembre 2006 ha adottato la delibera n. 45/27 con la quale programma la spesa delle risorse stanziate dal bilancio regionale per l'anno 2006 a favore degli organismi previsti dalla legge regionale 18 novembre 1986, n. 64;

- nel 2006, grazie anche agli emendamenti apportati dal gruppo sardista alla proposta di bilancio in Consiglio regionale, lo stanziamento per l'intero settore è raddoppiato rispetto all'anno precedente, con un importo di euro 1.400.000, a fronte degli euro 730.000 stanziati per il 2005;

- sono potenziali beneficiari della legge regionale n. 64 del 1986 anche i "cantadores a chitarra" e i poeti estemporanei, oltre ai cori tradizionali sardi "a tenore", a tutti i gruppi di musica strumentale della tradizione sarda e ai gruppi folkloristici, tutti soggetti che il Presidente della Regione non manca di elogiare ad ogni piè sospinto, ma che poi nei fatti non ricevono alcuna attenzione e vengono sistematicamente ignorati;

- la delibera adottata richiama in premessa un'altra delibera della Giunta regionale, la n. 14/22 del 13 maggio 2003, che detta i criteri generali in base ai quali deve essere programmata la spesa per il settore in argomento;

- tale ultima delibera non è stata mai modificata né revocata, ed è pertanto ancora efficace e vincolante; la stessa delibera è stata osservata dalla Giunta regionale in carica nei programmi di spesa per il 2004 e 2005;

- i criteri informanti la spesa e disciplinati nella delibera n. 14/22 del 2003 non sono stati osservati nella programmazione della spesa per il 2006 contenuta nella delibera n. 45/27 del 2006 dove la Giunta regionale ha programmato una distribuzione "a pioggia" delle risorse, disponendo la erogazione di una somma uguale per tutti e distinguendo tra i richiedenti solo in base alla categoria di appartenenza;

- i criteri oggi non osservati dalla Giunta prevedono invece la distribuzione dei fondi tenendo conto della qualità dell'attività svolta dalle singole associazioni, della capacità di attuazione dei programmi presentati, della rilevanza delle manifestazioni programmate, con particolare riferimento alle attività rivolte alla promozione e diffusione della musica popolare e tradizionale sarda, e della preparazione artistica dimostrata nella partecipazione a manifestazioni e competizioni nazionali ed internazionali;

- è necessario verificare se la delibera è stata adottata dalla Giunta con il prescritto parere di legittimità del direttore generale dell'Assessorato competente;

- recentemente le competenze sull'applicazione della legge regionale n. 64 del 1986 sono state trasferite agli enti locali e quindi quella di quest'anno dovrebbe essere l'ultima applicazione da parte della Regione di una legge che ha dato negli anni un forte impulso all'intero mondo dell' associazionismo culturale che si occupa di quelle materie;

- l'atteggiamento tenuto oggi dalla Regione non costituisce certo un fulgido esempio per gli enti locali che saranno chiamati a spendere le risorse nei prossimi anni: tale comportamento di fatto li esonera dalla applicazione dei principi della valutazione e del monitoraggio dei risultati conseguiti dalle associazioni culturali;

- tra l'altro la spendita delle risorse "a pioggia" voluta dalla Giunta regionale, oltre ad andare contro i criteri già fissati, contraddice le intenzioni annunciate dalla Giunta regionale in materia di cultura e spettacolo, dove si auspica una spesa delle risorse pubbliche orientata alla qualità anziché all'indiscriminazione;

- negli anni precedenti si è sempre proceduto ad una valutazione attenta e minuziosa da parte degli uffici dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport dei curricula e dei programmi presentati dalle associazioni, valutando appunto la capacità di programmare e realizzare eventi culturali ed i risultati che ogni singola associazione era in grado di raggiungere;

- la spesa negli scorsi anni è stata quindi suddivisa in tre fasce di merito, nelle quali venivano collocate le associazioni a seguito di apposita istruttoria amministrativa e nella prima fascia venivano collocate le poche associazioni (dieci nel 2005) considerate particolarmente meritevoli in esito all' istruttoria;

- la grande abbondanza di risorse in bilancio quest'anno avrebbe consentito agevolmente, da un lato, di disporre un notevole incremento a favore di tutti i richiedenti e, dall'altro lato, di non frustrare le aspettative degli organismi di consolidata tradizione collocati in prima fascia che vedono oggi ridotto in molti casi di due terzi od oltre il contributo previsto per la loro attività, mentre organismi per la prima volta presentatisi alla Regione, appena costituiti e privi di qualunque curriculum ottengono lo stesso contributo;

- è gravissimo il fatto che tale vessatoria ripartizione delle risorse arrivi a stagione praticamente conclusa, quando le associazioni di consolidata attività nel settore e collocate in prima fascia, facendo affidamento sui criteri di programmazione delle risorse, sulle somme avute negli anni precedenti e soprattutto sul raddoppio della dotazione finanziaria della legge per l'anno 2006, hanno già realizzato manifestazioni ed attività, che oggi non godranno del contributo che si erano aspettati, con un atteggiamento a dir poco contraddittorio e sleale da parte della Regione;

- poiché il contributo erogato ai soggetti richiedenti deve consistere nel 70 per cento del richiesto, non è dato sapere se le centinaia di organizzazioni che ricevono il contributo "a pioggia" abbiano presentato istanza per una somma congrua per giustificare il contributo ricevuto, con la conseguenza che potrebbe essere successo che si proponga di erogare contributi in percentuale superiore al 70 per cento del richiesto ad alcuni degli organismi richiedenti;

- l'odierno atteggiamento della Regione, lungi dal motivare le associazioni culturali sul cammino della qualità e dell'impegno, incita alla presentazione indiscriminata di domande di contributo;

- lo stesso progetto di legge in materia di spettacolo, di cui è prima firmataria Simonetta Sanna, che sta per affrontare l'Aula, di iniziativa di consiglieri della maggioranza ed avente l'avvallo politico della Giunta regionale, disciplina una forte attività di valutazione e monitoraggio della attività dei soggetti che chiedono il sostegno finanziario della Regione;

- in conclusione, è evidente che la Giunta regionale e il suo Presidente, dopo una campagna elettorale all'insegna dell'identità culturale e della valorizzazione della qualità delle espressioni artistiche, ha ridotto ad una semplice operazione aritmetica una tradizione ormai consolidata di valutazione e monitoraggio da parte degli uffici dell'attività di organismi fortemente impegnati nella cultura e nel sociale;

- la delibera in argomento non è ancora definitiva in quanto deve essere oggetto del prescritto parere da parte della Ottava Commissione consiliare permanente e, in tale sede, si auspica che venga censurata la proposta della Giunta regionale e venga preteso il rispetto dei criteri vigenti,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se:

1) la delibera n. 45/27 assunta il 7 novembre 2006 dalla Giunta regionale sia munita del prescritto parere di legittimità del direttore generale dell'Assessorato;

2) tutte le domande ammesse siano basate su una richiesta di finanziamento il cui 70 per cento giustifica la somma proposta;

3) ritengano legittima la distribuzione delle risorse nella mancata applicazione dei criteri di cui alla delibera n. 14/22 del 13 maggio 2003;

4) non ritengano opportuno ritirare la delibera per ripresentarla nel rispetto delle regole;

5) ritengano giusto che gli organismi fino allo scorso anno collocati in prima e seconda fascia, spesso con decenni di importante attività alle spalle, subiscano lo stesso trattamento degli organismi appena costituitisi e per la prima volta richiedenti contributo regionale;

6) rientri nel metodo generale di finanziamento della Giunta regionale la distribuzione di contributi "a pioggia" a favore delle associazioni culturali;

7) in generale, se il contenuto della delibera in argomento persegua a parere della Giunta gli interessi della tutela della attività delle associazioni culturali che la legge regionale n. 64 del 1986 tende a tutelare. (693)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, su un eventuale accordo per la fornitura di gas naturale alla Sardegna attraverso il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa e sull'opportunità del mantenimento della partecipazione azionaria della Regione nella società Galsi Spa.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- il 29 gennaio 2003 è stata costituita la società Galsi Spa, finalizzata alla realizzazione di uno studio di fattibilità per un metanodotto che colleghi l'Algeria alla Toscana passando attraverso la Sardegna;

- tale metanodotto dovrà garantire l'approvvigionamento di gas naturale necessario per coprire il fabbisogno delle utenze domestiche e industriali della Sardegna;

- la Regione detiene il 10 per cento delle quote azionarie di Galsi, ripartite in due quote del 5 per cento ciascuna di proprietà rispettivamente della Sfirs Spa e della Progemisa Spa, società controllate dalla stessa Regione;

CONSIDERATO che:

- quando sarà del tutto operativo, il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa sarà in grado di trasferire nel continente tra gli 8 e i 10 miliardi di metri cubi di metano l'anno;

- il 7 marzo 2006 il Presidente della Regione avrebbe sottoscritto con Galsi una lettera di intenti con cui impegnerebbe la Regione ad acquistare fino a un massimo di 2 miliardi di metri cubi di metano l'anno per il fabbisogno dell'Isola;

- nel corso di incontri avvenuti in Algeria nei giorni 14 e 15 novembre 2006, i soci minoritari di Galsi avrebbero sottoscritto, alla presenza di rappresentanze istituzionali dei Governi italiano e algerino, accordi per l'acquisto di metano dalla società franco-algerina Sonatrach, azionista di riferimento di Galsi;

CONSIDERATO altresì che:

- nel corso di un convegno organizzato dall'Associazione degli industriali delle Province di Cagliari, Carbonia-Iglesias e Medio Campidano, tenutosi il 10 novembre 2006 a Cagliari, il presidente di Galsi ha dichiarato che la domanda potenziale di gas naturale della Sardegna ammonta a non meno di un miliardo di metri cubi l'anno;

- nella medesima sede, il presidente di Galsi ha esposto un'analisi previsionale dei tempi necessari per la realizzazione del progetto secondo cui la fornitura di metano non potrà avere inizio prima dell'anno 2011, nella migliore delle ipotesi;

- il presidente di Galsi ha inoltre spiegato che il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa, unitamente al progetto Sapei e a una futura integrazione con il sistema di interconnessione elettrica Medring, darebbe alla Sardegna un ruolo di piattaforma energetica strategica nel settore ovest del Mediterraneo, nell'ambito di una grande area di transito che si genererà in Italia;

RAMMENTATO che:

- tale ultima dichiarazione del presidente di Galsi appare in netto contrasto con quanto affermato dal Presidente della Regione in campagna elettorale e nelle dichiarazioni programmatiche rese al cospetto del Consiglio regionale subito dopo il suo insediamento, secondo cui la Sardegna avrebbe dovuto puntare a raggiungere unicamente l'autosufficienza nell'approvvigionamento energetico e non proporsi come piattaforma energetica strategica nazionale o internazionale;

- il Presidente della Regione ha più volte dichiarato, anche di ritorno dagli incontri in Algeria di cui sopra, che la fornitura di metano avrebbe avuto inizio nell'anno 2009;

PRESO ATTO che:

- è stata convocata per il 20 novembre 2006 un'assemblea degli azionisti di Galsi avente in oggetto un consistente aumento del capitale sociale e la modifica dello scopo della società;

- tali interventi sarebbero necessari al fine di consentire l'appalto dei lavori per la realizzazione del metanodotto Algeria-Sardegna-Europa da parte di Galsi per conto del Governo algerino;

- con deliberazione n. 24/15 del 7 giugno 2006, la Giunta regionale ha dato mandato a Sfirs e Progemisa di porre in essere tutte le misure necessarie al mantenimento inalterato della loro partecipazione azionaria in Galsi e al sostegno della stessa nel perseguimento dei suoi nuovi obiettivi societari,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione affinché riferisca:

1) se, nel corso degli incontri avvenuti in Algeria nei giorni 14 e 15 novembre 2006, ha sottoscritto un qualche accordo con la società Sonatrach per la fornitura di quantitativi di gas naturale alla Sardegna e, in caso affermativo, a quali condizioni;

2) a quanto ammontano il fabbisogno attuale e le stime sul fabbisogno futuro di gas naturale della Sardegna;

3) entro quale data avrà inizio la fornitura di gas naturale alla Sardegna attraverso il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa;

4) se, alla luce della marcata discrepanza tra le dichiarazioni recentemente rilasciate dal presidente di Galsi circa il ruolo futuro della Sardegna quale piattaforma energetica strategica nel settore ovest del Mediterraneo e le sue dichiarazioni programmatiche, ritiene che sussistano ancora le condizioni per il mantenimento della partecipazione azionaria di Sfirs e Progemisa in Galsi e, in caso affermativo, per quali ragioni;

5) se non ritiene pertanto opportuno revocare la deliberazione n. 24/15 del 7 giugno 2006;

6) quali sono i termini dell'aumento di capitale su cui i soci di Galsi dovranno esprimersi nell'assemblea degli azionisti convocata per il 20 novembre 2006;

7) qual è l'esatto investimento richiesto a Sfirs e Progemisa per il mantenimento inalterato della propria partecipazione azionaria in Galsi;

8) se il Governo algerino ha affidato a Galsi l'incarico di appaltare per proprio conto i lavori per la realizzazione del metanodotto Algeria-Sardegna-Europa e, in caso affermativo, sulla base di quale procedura si è giunti a tale affidamento. (694)

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul mancato utilizzo dei nuovi locali del Pronto soccorso presso l'Azienda ASL n. 1 di Sassari.

Il sottoscritto,

PREMESSO che, con l'intervento della Regione Sardegna, da oltre un anno sono stati ultimati i lavori di ampliamento, adeguamento e ammodernamento del Pronto soccorso dell'Azienda ASL n. 1 Sassari;

VISTO CHE, attualmente, il servizio é costretto ad operare in uno spazio insufficiente a soddisfare le reali esigenze dell'utenza ed inadeguato a fornire le necessarie prestazioni;

VENUTO A CONOSCENZA che i pazienti, più di una volta, sono stati lasciati in corridoio per mancanza di spazi e addirittura sono trascorse ore prima che fossero visitati;

PRESO ATTO che spesso i pazienti vengono sottoposti al colloquio preliminare in un unico ambiente senza l'opportuno rispetto delle norme a tutela della privacy;

CONSIDERATO che appare ingiustificato, immotivato e fuori da ogni logica che si continui a lasciare inutilizzati dei locali "nuovi di zecca" con spazi, servizi, sale e ambienti realizzati a norma di legge,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se:

1) siano a conoscenza di quanto sta avvenendo presso l'Azienda ASL n. 1 di Sassari;

2) quali reali motivazioni impediscono l'utilizzo dei nuovi locali;

3) non ritengano di dover disporre urgentemente un sopralluogo con i tecnici dell'Azienda sanitaria e della Regione Sardegna per poter verificare eventuali responsabilità per il mancato utilizzo delle strutture. (695)

Interrogazione Artizzu, con richiesta di risposta scritta, sulla mostra artistica intitolata "URP!" ubicata nei locali dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

Il sottoscritto,

APPRESO che nei locali dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, siti a Cagliari in viale Trieste, è aperta da alcuni giorni una mostra artistica intitolata "URP!", sovvenzionata dall'Amministrazione regionale,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) quanto sia costata l'organizzazione di tale mostra;

2) in base a quali criteri sia stato scelto il progetto artistico;

3) in base a quali criteri siano stati individuati gli organizzatori di tale mostra. (696)

Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'installazione di un sistema di videosorveglianza nel pronto soccorso dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari.

I sottoscritti,

PREMESSO che nei locali del pronto soccorso dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari è stato recentemente installato un sistema di videosorveglianza;

PRESO ATTO dell'esistenza di indiscrezioni secondo cui sarebbe intenzione dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale installare analoghi sistemi di videosorveglianza in tutti i presidi di pronto soccorso della Sardegna;

CONSIDERATO che tale sistema può permettere a persone non autorizzate ai sensi della legislazione nazionale per la tutela della privacy di entrare in possesso di dati sensibili relativi alla situazione sanitaria dei pazienti che usufruiscono del servizio di pronto soccorso;

VALUTATO che l'installazione di tale sistema appare contraria ai principi deontologici della professione medica, poiché potrebbe scoraggiare dal rivolgersi ai presidi di pronto soccorso quei soggetti che abbiano riportato ferite nello svolgimento di azioni illegali, o i loro complici o anche semplici testimoni che si trovassero a doverli soccorrere, rammentato che tali soggetti hanno diritto all'assistenza medica, soprattutto in quei casi di emergenza in cui il paziente corre immediato pericolo di vita, come qualsiasi altro cittadino,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale affinché riferisca:

1) se l'installazione del servizio di videosorveglianza nel pronto soccorso dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari sia stata disposta dall'Assessorato regionale alla Sanità o dall'Azienda sanitaria locale competente per territorio;

2) quali siano le motivazioni di tale decisione;

3) quali costi siano stati sostenuti per l'installazione del sistema e a valere su quali risorse;

4) se risponda a verità che l'Assessorato regionale alla Sanità intenda procedere nell'installazione di sistemi analoghi in tutti i presidi di pronto soccorso della Sardegna;

5) quali sarebbero i costi di un progetto simile e con quali risorse l'Assessorato intenderebbe farvi fronte;

6) quali misure intenda adottare alfine di revocare l'atto con cui è stata disposta l'installazione del servizio di videosorveglianza nel pronto soccorso dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari;

7) quali misure intenda adottare al fine di tutelare maggiormente la privacy dei pazienti che si rivolgono ai presidi di pronto soccorso della Sardegna, considerato che allo stato attuale non si può affermare che il livello di tutela sia sufficiente;

8) quali diverse misure intenda eventualmente adottare al fine di tutelare maggiormente la sicurezza del personale medico che opera nei presidi di pronto soccorso della Sardegna, posto che già ora, in ciascun presidio, la sicurezza viene tutelata dalle forze di polizia o da guardie giurate. (697)

Interrogazione Murgioni - Ladu - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sul bando di gara per la concessione di strutture turistiche nel Comune di Castiadas.

I sottoscritti,

PREMESSO che la Regione, attraverso la direzione generale dell'Ente foreste della Sardegna, il 13 ottobre 2006 ha bandito un appalto avente come oggetto l'affidamento in concessione d'uso di alcuni fabbricati, da destinare ad attività turistico-ricreative, ubicati in territori forestali del Comune di Castiadas;

EVIDENZIATO che già nel novembre 2004 la giunta comunale di Castiadas aveva assunto con la delibera n. 41 un progetto per la ristrutturazione e il recupero degli stessi fabbricati, su proposta dello stesso Ente foreste, ponendo come priorità un comma che contemplava l'esigenza che tali fabbricati venissero messi a disposizione di operatori locali per dare una risposta alle aspettative dei giovani in cerca di prima occupazione e ai tanti disoccupati come risorsa economica del posto;

CONSIDERATO che il bando è stato predisposto senza che sia stato tenuto in debito conto il comma contenuto nella citata deliberazione e perciò creando un pregiudizio negativo sia per gli operatori locali che si trovano ad affrontare una concorrenza di operatori turistici con maggiori capacità finanziarie che per la possibile perdita di patrimonio culturale e artistico intimamente connesso con la storia del Comune di Castiadas;

RILEVATO che, essendo stata commissariata la giunta risultata vincitrice dalle ultime elezioni comunali, tutti gli atti adottati dall'attuale commissario regionale, essendo privi della necessaria conoscenza delle tematiche sociali ed economiche del luogo, sembrano orientati ad una limitata visione burocratica che non assicura nessuna tutela per i diritti dei cittadini che avevano, nell'eleggere la giunta, approvato anche il progetto politico che l'accompagnava,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

1) quali iniziative intendano adottare al fine di richiamare l'Ente foreste al rispetto della deliberazione già assunta dal Comune di Castiadas, così come fu inizialmente proposta dallo stesso ente al comune;

2) se non ritengano, alla luce di quanto esposto, di dover annullare il bando di concessione per sostituirlo con un altro che tuteli in misura maggiore la conservazione di un patrimonio comunale e la partecipazione degli operatori locali. (698)

Mozione Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano sulla situazione del trasporto marittimo sardo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che:

- il 31 dicembre 2008 è in scadenza la convenzione con la compagnia navale Tirrenia, a cui è stato affidato per anni il collegamento marittimo tra Sardegna e continente;

- la compagnia Tirrenia, pur contestata per la discutibile qualità dei servizi resi ai passeggeri, ha comunque garantito la costanza delle rotte;

- la scadenza della convenzione determina senz'altro 1'aspettativa del miglioramento della complessiva qualità del servizio, ma introduce anche la necessità di profonde riflessioni sulle criticità rappresentate dai servizi misti passeggeri/merci, da quelli "tutto merci" e dai collegamenti con le isole minori;

- appaiono particolarmente a rischio le rotte a basso flusso ed alta stagionalità, per il mantenimento delle quali potrebbe rivelarsi indispensabile l'attivazione di un sistema di aiuti pubblici, per il quale si renderebbe necessaria una preventiva verifica di legittimità da parte dell'Unione europea;

- si sta rafforzando la tendenza all'interconnessione tra Sardegna e continente attraverso le rotte più brevi (con terminale sardo su Olbia e Porto Torres), che comporta l'uso del trasporto viario gommato per il trasferimento delle merci verso i mercati di consumo del sud Sardegna, a maggior concentrazione demografica;

- l'eventuale incremento del trasporto gommato rischierebbe di creare un aggravio difficilmente sopportabile dal sistema di viabilità interna della nostra Isola, concorrendo al collasso della strada statale n. 131 e delle altre arterie di collegamento;

- il Governo nazionale, in collegamento con l'Unione europea, sta attivando un programma di "autostrade del mare", che interviene direttamente sui costi di trasporto, per supportare le scelte imprenditoriali che privilegiano le vie marittime sostitutive di quelle stradali e autostradali;

- il decreto del Presidente della Repubblica n. 205 del 2006 ha stabilito le modalità di accesso ai finanziamenti destinati all'innovazione del sistema trasportistico italiano, attraverso il regolamento di attuazione che attribuisce al Ministero dei trasporti il compito di individuare le rotte marittime con funzione vicaria rispetto alla rete stradale;

- per contro, non si hanno notizie certe sulle disponibilità di risorse economiche per il completamento dei lotti cantierabili della strada statale n. 131, mentre il Ministro per le infrastrutture, recentemente in visita in Sardegna, ha contribuito ad aumentare le incertezze in merito, sottolineando la complessiva insufficienza delle risorse disponibili presso il suo dicastero;

- non sono disponibili notizie certe sull'entità delle risorse economiche che lo Stato destina annualmente al ripiano convenzionale del deficit della compagnia Tirrenia e tali somme non sarebbero ovviamente più disponibili qualora venisse attribuito interamente alla Sardegna ogni onere relativo alla garanzia della continuità territoriale,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a predisporre un accurato e dettagliato studio delle nuove esigenze dei trasporti marittimi sardi, con particolare riferimento ai modelli trasportistici relativi alle isole minori, al trasporto merci, alle rotte ad alta stagionalità e basso utilizzo e con specifica valutazione degli effetti negativi che l'eventuale depotenziamento delle rotte per il sud Sardegna avrebbe sul sistema viario stradale interno dell'Isola;

2) ad attivare tutti i necessari contatti con il Governo nazionale, con l'Unione europea, con la Tirrenia e con le altre compagnie di navigazione per prepararsi a governare le fasi della transizione, successive alla scadenza della convenzione con la Tirrenia;

3) ad attivare tutti i necessari contatti con il Governo nazionale e con il Ministro dei trasporti per accertarsi che sia tenuta nella debita considerazione l'esigenza vitale che si attivino in Sardegna le rotte delle "autostrade del mare", sostitutive di quelle di trasporto terrestre gommato. (102)

Mozione Artizzu - La Spisa - Vargiu - Biancareddu - Ladu - Capelli - Cappai - Gallus - Cherchi Oscar - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Floris Mario - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio, sul fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che:

- l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, Elisabetta Pilia, ha dato le dimissioni dal proprio incarico;

- precedentemente, altri tre Assessori hanno fatto la stessa scelta, manifestando forti critiche al metodo di governo del Presidente;

CONSIDERATO che:

- è facilmente rilevabile un denominatore comune, costituito dall'indisponibilità a proseguire un rapporto di collaborazione basato sull'accentramento dei poteri in capo alla Presidenza;

- la critica mossa dall'Assessore Pilia consiste nell'esplicita denuncia di un "metodo di governo non del tutto consono ai valori che hanno ispirato il programma denominato non casualmente Sardegna insieme";

RILEVATO che:

- siamo di fronte ad una clamorosa e reiterata segnalazione di un problema che non è più riducibile a questioni di rapporto personale tra Presidente e Assessori, ma ad una non corrispondenza tra il programma elettorale e di governo e la sua attuazione;

- la questione assume una chiara ed esplicita valenza politica, implicando la stessa fiducia che le forze della maggioranza hanno assegnato al Presidente;

- il centro-sinistra sardo sta prendendo atto di una diffusa insoddisfazione sui veri risultati dell'azione di governo e, ancor più, di una fortissima difficoltà a mantenere l'unità dell'indirizzo politico;

- il Consiglio regionale è lasciato totalmente all'oscuro dei reali motivi del dissenso che ormai si allarga a gran parte della Giunta e della maggioranza;

- si assiste ad una continua ripetizione di verifiche interne alla coalizione di governo, senza che l'Assemblea legislativa possa valutare alla luce del sole i riflessi sulla politica complessiva della Regione,

impegna il Presidente della Regione

a riconoscere il fallimento politico dell'attuale esperienza di governo della Regione sarda e a rassegnare le dimissioni. (103)