Seduta n.197 del 27/05/1997 

CXCVII SEDUTA

Martedì 27 Maggio 1997

Presidenza del Presidente SELIS

La seduta è aperta alle ore 17 e 06.

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 23 aprile 1997, pomeridiana, che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

Dai consiglieri SECCI - GIAGU - LADU - LORENZONI - MANUNZA - MARTEDDU - PIRAS - TUNIS GIANFRANCO:

"Interventi straordinari a favore delle scuole superiori per interpreti e traduttori operanti nel territorio della Regione autonoma della Sardegna". (336)

(Pervenuta il 16 maggio 1997 ed assegnata alla ottava Commissione.)

Dai consiglieri SCANO - BERRIA - CUGINI - GHIRRA - DETTORI Ivana - ZUCCA - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - DIANA - FALCONI - FOIS Paolo - MANUNZA - OBINO - SANNA Salvatore - USAI Pietro:

"Modifica delle norme per l'elezione del Consiglio regionale della Sardegna". (337)

(Pervenuta il 19 maggio 1997 ed assegnata alla prima Commissione.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sulla situazione politica. Comunico ai colleghi che da parte di qualche Gruppo era stata chiesta la trasmissione diretta. Ci sono state delle proposte di emittenti, la linea che seguiamo è questa, lo dico per renderci conto. La diretta è sempre autorizzata, dall'Aula sono possibili dei brevi collegamenti nell'ambito dei telegiornali, la differita è stata autorizzata solamente con alcune condizioni, che sia integrale, e cioè senza interruzioni, senza pubblicità, senza commenti. Credo che le riprese che potranno essere fatte da qualche emittente, dovranno accettare ed accetteranno queste condizioni.

Fissazione di termini ex articolo 100 del Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (P.D.). Presidente, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento per richiedere la fissazione dei termini per la proposta di legge 291 dell'11 novembre 1996. Si tratta di una proposta di legge presentata oltre che da chi vi parla dai colleghi Lippi, Marteddu, Bruno Dettori, Floris e Loddo sulle modifiche alla legge regionale numero 7 e successive modificazioni sulla elezione del Consiglio regionale della Sardegna. Constatata la mancanza di volontà per arrivare ad una modifica profonda dello Statuto che modifichi la legge elettorale in senso maggioritario, e la forma di governo in senso presidenzialista, io credo che sia per lo meno doveroso apportare alcune modifiche all'attuale legge elettorale, precisamente con la soppressione del ballottaggio a tre, con la variazione del quoziente per la ripartizione dei seggi sulle liste elettorali in senso maggioritario. D'altra parte la modifica dell'attuale legge elettorale è resa ancora più urgente dai continui riferimenti che vengono dai banchi della maggioranza e della opposizione sulla possibilità di uno scioglimento del Consiglio e quindi di elezioni anticipate. Ritengo che sia doveroso quindi cambiare con urgenza l'attuale, vecchia e disastrata legge elettorale i cui effetti disastrosi sono sotto gli occhi di tutti.

PRESIDENTE. Onorevole Fantola il termine che viene proposto qual è?

FANTOLA (P.D.). Direi 60 giorni.

PRESIDENTE. Va bene la richiesta dei termini è di 60 giorni. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Signor Presidente, noi non abbiamo obiezioni rispetto alla proposta del collega Fantola; prendo la parola per dire che il mio Gruppo ha presentato proprio nei giorni scorsi, il presidente ne ha testé dato annuncio in aula, una proposta di legge che ha sostanzialmente il medesimo contenuto e cioè principalmente l'eliminazione del ballottaggio a tre nel secondo turno per l'elezione del Consiglio regionale. Quindi nel dire che noi non abbiamo preclusioni, sottolineo che mi sembra giusto trovare il modo che i progetti di legge che hanno il medesimo contenuto vengano, per quanto riguarda la discussione da parte del Consiglio, abbinate. Io a differenza del collega Fantola non collego questo tema all'ipotesi dello scioglimento del Consiglio e nemmeno alla campagna di aggressione che è in corso nei confronti del Consiglio regionale. Ma su questo credo che avrò modo di dire la mia opinione nel corso del dibattito, mi sembrerebbe non corretto anticiparla in questo momento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, io ho delle perplessità anche in relazione a ciò che diceva l'onorevole Scano sulla accoglibilità della proposta dell'onorevole Fantola, perché il richiamo in aula congiunto non è possibile per la proposta di legge 337, non essendo decorsi i 60 giorni. Per cui in effetti il richiamo della sola proposta numero 291 creerebbe una situazione per cui la 291 verrebbe in aula e invece la proposta numero 337 no., scindendo due proposte di contenuto affine. Per cui mi sembra che non si possa portare in aula, se si vuole mantenere l'abbinamento la 291; cioè il Consiglio non può decidere oggi ma può decidere soltanto passati i 60 giorni dalla presentazione della proposta di legge 337, altrimenti le due proposte seguirebbero iter diversi e il Consiglio si troverebbe ad affrontare due discussioni separate sulla legge elettorale. Per cui o il consigliere Fantola considera la sua richiesta come raccomandazione alla Commissione di unificare le due proposte e procedere in tempi brevi, ma come richiamo considerato che verrebbe richiamata una sola proposta di legge e non tutte quelle sull'argomento, credo che ciò intralcerebbe i lavori del Consiglio e sarebbe anche fonte di disguidi. Ritengo quindi che il Consiglio non debba accogliere il richiamo in aula di una sola proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). La ringrazio Presidente, intanto per avermi dato la parola. Facciamo finta che sia il 20 di maggio quando dai banchi dell'opposizione chi vi parla chiese la parola e inopinatamente chi presiedeva in quell'occasione la negò. Facciamo finta che non sia successo niente, anche se ritengo un fatto gravissimo, di grave discredito per l'intera istituzione, perché se da un lato tutti siamo tenuti alla osservanza del Regolamento, riteniamo che il Regolamento deve applicarlo e interpretarlo sia il primo fra tutti a doverlo osservare e rispettare. E se (io non lo credo) ma se l'intenzione fosse quella di mettere il bavaglio a quest'opposizione, io ritengo che sicuramente fosse l'occasione e il modo più sbagliato per farlo. Dichiarato chiuso l'incidente ritengo, signor Presidente, e questa era anche mia intenzione, il collega Fantola mi ha preceduto, anche perché ha costituito proprio oggetto di un attento esame da parte del Gruppo della situazione che via via si sta evolvendo, riteniamo in senso negativo, ahimè, per le nostre istituzioni e il Governo regionale, chiedere anche noi, ai sensi dell'articolo 100, che venga portata subito all'attenzione la legge elettorale.

Non entro nel merito delle proposte, sarà un problema che discuteranno i Gruppi in Commissione e in quest'Aula; io mi associo a questa richiesta dell'onorevole Fantola e certamente ne approfitto perché il presidente Palomba è presente, il senso della nostra richiesta di convocazione straordinaria dell'Assemblea aveva l'unico scopo, signor Presidente, sentire dalla sua bocca e dalle sue parole lo stato di questa maggioranza, sentire dalle sue parole se ancora una maggioranza numerica e politica ce l'ha, siamo qui in attesa e all'esito determineremo anche, come sempre il Polo per le libertà ha fatto, i nostri successivi comportamenti.

PRESIDENTE. In merito ai problemi che poneva l'onorevole Bonesu è chiaro che non possono essere richiamati i termini della proposta presentata oggi, però 60 giorni immagino che consentano di discutere in Commissione dei testi. Se si arriva ad un testo unificato, nell'ambito dei termini che sono stati proposti, questo vuol dire che c'è un maggiore consenso. Se a questo non si arriva è evidente che arriva in Aula la proposta di cui sono stati chiamati i termini e gli altri presentatori potranno inserirsi con emendamenti ed altro.

Poiché non ci sono osservazioni i termini vengono fissati in 60 giorni.

Discussione delle dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale

sulla situazione politica

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione

Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, le dichiarazioni sulla situazione politica che svolgo oggi, a nome della Giunta e della coalizione che la sostiene, aprono un dibattito che mai si è pensato in alcun momento di evitare. Anzi, è la stessa coalizione di governo che considera necessario che il Consiglio regionale e l'opinione pubblica prendano diretta cognizione della situazione politica e delle responsabilità che in merito ad essa vengono assunte, anche attraverso il dibattito che oggi comincia. Esso si svolge a distanza di sei mesi dalla soluzione dell'ultima crisi, e si svolge nel pieno di uno sforzo che la coalizione di governo sta affrontando per attuare il programma, tanto nel Consiglio quanto attraverso la Giunta.

Questo dibattito interviene poco dopo un altro dibattito che ha avuto ad oggetto un importante protocollo d'intesa tra la Regione e lo Stato, nel corso dell'attuazione di una manovra finanziaria innovativa che ha incontrato il favore del mondo del lavoro e della produzione, perché intaccando profondamente cospicui depositi bancari li ha convogliati verso lo sviluppo e l'occupazione. Nel pieno dell'impegno del Consiglio e Giunta sul fronte del sociale, sia attraverso il confronto concertativo col mondo sindacale (proprio ieri è stato siglato un altro fondamentale protocollo sulla riforma dell'Emsa e sulle privatizzazioni) sia nella soluzione di grandi questioni, quali i trasporti e l'energia e di grandi vertenze, quali quelle sul polo energetico del Sulcis, sul prezzo del latte, sulla cartiera, per ricordare solo le ultime. Nel pieno di un'intensa attività volta a favorire lo sviluppo locale attraverso i PIA e gli atti di programmazione negoziata, già conclusa in un territorio della Sardegna, in corso di definizione in altri e nel corso dell'impegno per raggiungere la quota del 38 per cento della spesa comunitaria, traguardo difficile ma accessibile per la Sardegna a differenza, purtroppo, di altri regioni dell'obiettivo 1. Questo dibattito, d'altra parte, sospende e differisce la discussione di un ragguardevole ordine del giorno del Consiglio regionale concernente importanti argomenti, a cominciare dalla legge sulla cultura e da quella sul cosiddetto promoter nei lavori pubblici. Viene a sospendere un'intensa attività nella Commissioni consiliari avente ad oggetto importanti questioni, si inserisce nel pieno dell'impegno delle istituzioni sarde per rappresentare e presidiare le esigenze della specialità della Sardegna e del riequilibrio sociale ed economico in favore delle aree disagiate all'interno della riforma federale dello Stato, ancora troppo flebilmente considerate dalla bozza D'Onofrio. Questi e tantissimi altri che non è possibile qui enumerare, sono i fronti operativi del Consiglio e della Giunta aperti in tutti i settori d'intervento, nel momento nel quale le opposizioni di destra hanno chiesto una straordinaria convocazione del Consiglio regionale con, all'ordine del giorno, la discussione sugli equilibri politici e sul rapporto maggioranza consiliare-Giunta regionale. Ciò viene meglio esplicitato nella mozione numero 122 con riferimento a recenti dichiarazioni rese alla stampa da alcuni consiglieri regionali e ad eventuali dissidi, tra virgolette, tra la maggioranza consiliare e la Giunta .

Le recenti dichiarazioni rese alla stampa riguardano la posizione di contrasto assunta da alcuni componenti del Consiglio regionale facenti parte di un Gruppo politico che sostiene la coalizione; contrasto espresso in occasione della recente indicazione del professor Giovanni Palmieri alla Presidenza della Fondazione del Banco di Sardegna, indicazione da me fatta al Ministro del tesoro dopo un approfondito esame della Giunta, organo istituzionalmente responsabile della politica del credito, avvenuta a seguito di una regola tracciata molti mesi orsono, assai prima della conoscenza di qualsiasi nome, secondo la quale sarebbero state vagliate soltanto e tutte le candidature formalmente introdotte in Giunta dagli Assessori che avessero voluto avanzarne, avendo tutti titolo a farlo e riservandosi la Giunta di valutarle.

Come è noto una sola ne è stata proposta e quella è stata ritenuta valida; non c'è stata dunque competizione con altre persone che pure, con riferimento ad altri nomi fatti, presentavano requisiti di grande professionalità e rigore morale, per il semplice fatto che nessun altro nome è stato introdotto secondo i canoni prefissati. Dunque può opporsi solo una questione di regole da osservare e praticare e non di coerenza e di trasparenza, al di là della legittima interpretazione sulle regole stesse.

Ecco dunque i termini a confronto: da una parte l'ultima contestazione su una nomina, dall'altra le tante emergenze affrontate, i molti problemi risolti, importanti risultati conseguiti anche di recente, insieme ai tanti problemi ancora da risolvere. Ognuno di noi deve valutare se sarebbe congruo trarre delle conseguenze, quali l'apertura di una fase di crisi, in presenza di una sproporzione fra problemi cruciali per la nostra collettività e altri, pur importanti, che incidono di meno sugli interessi generali. Se invece la crisi venisse aperta non su una questione di valutazione sulle reali proporzioni tra i diversi aspetti del bene comune in gioco, l'ipotesi rischierebbe di apparire ad alcuni inquietante, soprattutto per il collegamento con la natura dell'interesse toccato. Per decidere se scacciare il rischio di crisi al buio collegata alla manifesta sproporzione tra casus belli e grandezza di problemi veri, così come per eliminare del tutto eventuali ipotesi inquietanti io credo che si debba, da una parte fare riferimento alle reazioni sociali e del mondo politico alle ipotesi di crisi, dall'altra richiamare le grandi emergenze che la comunità vive e che attendono risposta. Se qualcuno avesse pensato che ci sia una sponda del malessere e del disordine sociale sarebbe rimasto smentito. Nessuna, dico nessuna delle categorie sociali impegnate nel mondo della produzione e del lavoro vuole la crisi, anzi tutte esprimono avversione e inquietudine dinanzi a una simile eventualità. I sindacati, che vanno pienamente rispettati nella loro autonoma scelta dei modi di espressione, hanno legittimamente motivato lo sciopero come strumento di stimolo verso la maggioranza in Consiglio e in Giunta, ma temono e non vogliono la crisi per le gravi conseguenze che ricadrebbero sul tessuto economico e sociale in iniziale ripresa. Il sistema dell'industria e dell'impresa ha espresso un netto rigetto dinanzi all'ipotesi di un'altra crisi; il mondo dei pastori e dei campi ha subito rinviato la manifestazione già indetta perché ne rifiuta la strumentalizzazione. Altre organizzazioni del mondo della produzione - artigiani, commercianti - si sono già pronunciati contro l'instabilità. Messaggi analoghi e del pari forti vengono dai mondi delle autonomie locali, della cultura e del volontariato, dunque dalle forze sociali proviene un deciso rifiuto della instabilità di governo. Ora, se è vero che gli eletti sono collegati ai mondi sociali di riferimento di ciascuno di essi, dobbiamo chiederci qui nel Consiglio quale bussola dobbiamo seguire: se quella del consenso sociale che non vuole l'instabilità o quella che porta verso la crisi. Ora le sedi politico-consiliari che sostengono la coalizione si sono espresse per la prima ipotesi, quella del consenso sociale per la stabilità, o con documenti ufficiali, come è avvenuto per i Gruppi Progressista e di Federazione democratica o con ripetute dichiarazioni di sostegno alla Giunta da parte degli altri Gruppi. In questa occasione comunque ci si pronuncerà ufficialmente, così come ciascuno dei consiglieri si interrogherà dinanzi alla propria coscienza e deciderà se ascoltare la richiesta di lavoro che viene dal sociale ovvero scegliere l'ipotesi opposta. Ognuno di noi assumerà pubblicamente la posizione che ritiene più rispondente ai propri referenti sociali e morali.

Il secondo elemento di riferimento è rappresentato dalla situazione politica, economica e sociale nella quale ci troviamo; ciascuno di noi si trova chiamato a esprimere responsabilità istituzionali proprio in questa epoca caratterizzata da processi di profonda trasformazione. Noi dobbiamo innanzi tutto governare un processo politico di passaggio da una cultura caratterizzata dalla invasione delle istituzioni e da una mentalità ancora proporzionalista a un'altra connotata dal cambiamento del ruolo delle istituzioni e da un tendenziale bipolarismo, nel rispetto comunque di una quota diversa. I partiti sono in fase di ricostituzione secondo nuovi modelli. La riforma elettorale non è compiuta neanche in Sardegna, Regione che ha aperto la strada verso il superamento del puro proporzionalismo, ma ha lasciato la riforma a metà.

Spinte individualiste, frazionistiche e localistiche stanno ancora emergendo in una situazione di complessità politica nella quale non è possibile dare risposta a tutti secondo la quantità e con le modalità pretese. E le differenze emergono ancora per contrapposizione più che per arricchimento all'interno di ciascuna delle coalizioni.

Dobbiamo inoltre governare i processi di profondo e strutturale cambiamento dell'economia in una situazione di globalizzazione dei mercati basata sulla competitività, cui siamo chiamati dalle norme comunitarie e dalle leggi internazionali di mercato. Noi dobbiamo quindi governare la fine delle politiche di assistenza incondizionata e mascherata sotto diverse forme, cui siamo chiamati oltre che dai principi del mercato unico anche da esigenze di razionalizzazione della spesa, di canalizzazione delle risorse verso gli interventi produttivi, di efficienza degli interventi pubblici; gli effetti della fine della spesa rimborsata a consuntivo, la ristrettezza della finanza pubblica statale e regionale e la ricerca di nuove forme e nuove fonti di finanziamento delle opere e dei servizi; dopo il vuoto lasciato dal tramonto della grande industria di Stato, la definitiva scommessa sullo sviluppo di una estesa piccola e media imprenditorialità locale insieme alla riattivazione degli stabilimenti produttivi all'interno di un sistema industriale in forte ridimensionamento; l'inedito fenomeno comune a tutti i Paesi sviluppati, ove a una pur lieve crescita economica, misurata in termini di prodotto interno lordo e di reddito pro capite, non corrispondono sensibili e proporzionali benefici sul versante della occupazione; il passaggio anche in Sardegna verso la società del terziario, insieme al contemporaneo ritorno al primario a vocazione locale, agricoltura e pesca; il superamento delle politiche generali di sviluppo e la ricerca dei metodi più opportuni per l'affermazione di politiche locali all'interno di un quadro organico di riferimento, che comportano un profondo ripensamento del contenuto e del senso stesso della programmazione; la definitiva scelta di fondare il nostro sviluppo sulla valorizzazione delle risorse locali; la realizzazione di un nuovo contesto infrastrutturale, capace di superare i cronici svantaggi comparativi e competitivi con le altre regioni e di accrescere la produttività delle imprese; una trasformazione istituzionale per creare un quadro di potere adeguato a gestire questi processi, e, infine, la prevedibile fuoruscita della Sardegna dall'obiettivo 1. Tutto questo nel quadro di uno straordinario impegno in favore della occupazione. Questo quadro sociale ed economico è purtroppo presente in tutte le regioni meridionali, anzi all'opposizione di destra che ha occupato l'aula per protesta contro la Giunta dovrei ricordare che il Polo, il quale governa in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, ha problemi purtroppo assai più gravi della Sardegna, che registra il PIL pro capite più alto delle regioni dell'obiettivo 1, superata solo dall'Abruzzo e forse dal Molise.

NIZZI (F.I.). Ma come si fa a dire queste cose?

BOERO (A.N.). Non si può dire il falso!

NIZZI (F.I.). Pensi al suo governo, Presidente, invece di dire queste cose. Parli della Sardegna.

LOCCI (A.N.). Se volete la bagarre allora vi diamo la bagarre. Se volete discutere seriamente discutiamo. Senza provocazioni, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa un attimo. Credo che il dibattito sarà abbastanza ampio e tutti potranno parlare e contestare le cose che vengono dette, ma credo che il Presidente abbia il diritto e il dovere di dire quello che ritiene, così come voi e come chiunque potrà consentire o dissentire. Prego il Presidente di continuare.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie, Presidente, ho detto questo fuori di ogni ipotesi polemica per dire che la Sardegna vive i medesimi problemi che sono presenti non solo in tutte le regioni meridionali, ma purtroppo si avviano ad essere presenti anche in altre parti dell'Italia e dell'Europa; sono problemi comuni a tutti. E allora poiché dobbiamo parlare di problemi della Sardegna vorrei ricordare proprio che nel 1996 abbiamo registrato alcuni segnali di ripresa, tra i quali il blocco dell'emorragia occupativa e anzi un sia pur breve aumento del numero degli occupati, con la riduzione della disoccupazione calcolata secondo i dati Eurostat; il più alto livello assoluto e il secondo in percentuale nella spesa dei fondi comunitari; l'aumento della capacità di spesa del bilancio regionale, 7.700 miliardi corrispondenti all'incirca all'ammontare dell'intera entrata regionale nello stesso anno; il superamento della quota di 2.000 miliardi di produzione lorda vendibile in agricoltura, quota prima mai raggiunta, conseguenza anche della razionalizzazione dell'acqua e del maggiore invaso dei bacini; l'aumento rilevante del turismo che in molte località anche quest'anno registra il tutto esaurito, da maggio a ottobre; il drastico abbattimento delle superfici incendiate; il saldo attivo delle imprese pari a circa 1000 unità complessive in aumento; la crescita dei finanziamenti destinati all'incentivazione. Accanto a ciò resta ancora moltissimo da fare per consolidare ed espandere l'iniziale ripresa. La situazione di emergenza economica è tutt'altro che finita e ci sono eventi istituzionali di straordinaria importanza in corso nei quali dobbiamo rapidamente inserirci. Il primo è rappresentato dalla riforma dello Stato in discussione alla Bicamerale. Se la bozza d'Onofrio non venisse modificata, si rischierebbe che ciascun territorio regionale sia tendenzialmente chiamato a provvedere ai propri fabbisogni con proprie risorse anche in settori particolarmente dispendiosi come quello la sanità e l'istruzione. Per conquistare residui flussi di riequilibrio bisognerebbe avere la capacità di competere con gli altri territori, soprattutto con le regioni forti del Nord, sempre più restie a finanziare qualsiasi trasferimento. Ed è molto debole la semplice menzione delle Regioni a Statuto speciale per avere la certezza che tale specialità sia ancora riconosciuta per la possibilità di incidere ulteriormente sulle competenze riservate allo Stato. Del resto la trasformazione dal piè di lista alla competizione territoriale non riguarda solo il futuro probabile, ma comunque incerto, della revisione costituzionale; esso è già in atto. La legge numero 59 del '97 è un grande passo avanti per lo sviluppo dell'autonomia regionale e locale, ma reca in sé anche una certa ambiguità. Forze potenti pensano di poter scaricare in modo indiscriminato compiti e funzioni di tutti i tipi sulle spalle di regioni ed enti locali in modo da alleggerire gli oneri finanziari dello Stato centrale. Non può e non deve essere così. Le Regioni, tutte le Regioni, ma in primo luogo una Regione come la Sardegna dotata di scarse risorse, devono aprire immediatamente un confronto con lo Stato per individuare selettivamente le funzioni e i compiti che effettivamente si addicono alla scala regionale o locale, e per assicurare che ogni conferimento di funzioni e di compiti sia accompagnato da adeguati trasferimenti di risorse economiche, umane e organizzative.

Il secondo impegno istituzionale in atto è rappresentato dall'attuazione dello Statuto a costituzione vigente attraverso la ricostituita Commissione paritetica e dall'applicazione in Sardegna della "rivoluzione" Bassanini, il terzo è costituito dal conseguimento del confronto in atto con lo Stato e iniziato con la sottoscrizione delle scelte del protocollo d'intesa sul metano e sulla distribuzione(?) energetica, sulla viabilità e sui significativi interventi di riequilibrio territoriale troverà compimento nell'atto di massimo significato istituzionale costituito dall'intesa all'interno della quale troveranno soluzione altri grandi problemi in corso di definizione, quali la continuità territoriale, gli istituti franchi, i rapporti Stato-Regione, relativi ai settori nevralgici e strategici quali i servizi pubblici o la cultura. Per governare tutti questi processi occorre una forte compattezza politica, le forze del centro della sinistra e sardiste sono in Sardegna maggioritariamente radicate nella società tanto che complessivamente è prevalso nelle diverse competizioni elettorali, la coalizione che oggi governa la Regione si trova in un passaggio difficile e importante della propria vita politica, deve decidere se vuole continuare e anzi rilanciare e nobilitare la propria esperienza attraverso un rinnovato slancio ovvero se vuole decretare il fallimento, poiché sono convinto che il centro sinistra, che le forze del centro, della sinistra e sardiste hanno risorse importanti e ancora inesplorate, sono anche certo che esse sapranno trovare le energie necessarie per assicurare il rilancio, e per evitare quello che è stato chiamato il rotolamento cioè la pura sopravvivenza. Occorre coniugare il rifiuto della instabilità di corrente che viene dal sociale, con un nuovo accordo di governo in senso non tanto numerico quanto e soprattutto politico, all'esito della chiusura del dibattito sarà necessario dare vita ad un serrato confronto per il decisivo rilancio dell'azione di governo che sia capace di convogliare tutte le componenti del centro, sardiste e delle sinistre che vogliono dar vita ad una pressante iniziativa in favore dell'occupazione e dello sviluppo e per le riforme e il cambiamento. Occorrerà fare uno sforzo perché ciascun Gruppo e ciascun consigliere che si ispira a tutti i valori presenti nel quadro delle forze democratiche sopra richiamate possano conseguire quella piena integrazione, quel pieno protagonismo che sono necessari per guardare ad uno stabile e duraturo progetto comune di governo diffuso nell'Isola e nella Regione come nelle altre autonomie locali. Nei comuni e nelle province esiste già una rappresentanza complessa di tutte le componenti del centro, sardiste e delle sinistre, esse comprendono per via naturale e spontanea anche le forze del partito della Rifondazione Comunista. Questo problema per alcune componenti della coalizione viene da lontano, deve essere risolto perché viene da lontano, e per tutto il centro-sinistra questo problema guarda lontano. Questa importante componente della società sarda particolarmente impegnata sui valori sociali, quali l'occupazione, l'equità, la solidarietà, occorrerà subito esplorare sino in fondo tutte le ragioni di convergenza programmatica con le altri componenti del centro e della sinistra, con le quali io sono convinto che i punti di consenso sono molti. Io credo che la coalizione che oggi governa debba assumere l'impegno subito dopo il dibattito ad aprire una serrata parte di approfondita consultazione con tutti i Gruppi e i consiglieri che si ispirano ai valori presenti del centro, della sinistra e delle forze sardiste, e vogliono partecipare all'esperienza di governo per concludere questa seconda parte della legislatura con accresciuta incisività. Il nuovo accordo di coalizione non sarà comunque preclusivo della continuazione e dell'assunzione di un proficuo rapporto con l'opposizione di destra nel rispetto dei ruoli, ciò varrà soprattutto per stabilire le regole che sono elementi di garanzia per tutti, in modo particolare le riforme e i loro aspetti interni ed esterni potranno essere terreno elettivo di collaborazione o di competizione ma comunque nella direzione della soluzione dei problemi. Per affrontare produttivamente questa seconda parte della legislatura sarà necessario un concorde e contemporaneo impegno per le forze autonomistiche e i diversi profili di propria competenza, il Consiglio deve poter esprimere e sviluppare al massimo la sua funzione di assemblea rappresentativa del popolo sardo, il suo prestigio deve essere difeso e tutelato in tutte le sedi, nei confronti degli atteggiamenti lesivi del decoro e non meno che con un'azione attenta diuturna volta a rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sprigionarsi delle energie che in esso sono rappresentate e sono tante. Il Presidente e la Giunta esprimono il rispetto dell'Esecutivo per le prerogative del Consiglio e ne difendono il prestigio. Essi non possono occuparsi di altri problemi che riguardano comunque il Consiglio, dagli aspetti organizzativi alle dinamiche relazionali, possono soltanto decidere modalità più frequenti di potenziamento delle relazioni, ciò varrebbe tanto per la maggioranza quanto per l'opposizione perché il buon funzionamento di ciascuna esalta i rispettivi ruoli e giova alla dinamica democratica. Alla Giunta e al Presidente compete invece di interloquire con le parti sociali, interpretandone i bisogni per attuare le direttive del Consiglio e il programma di governo già approvato, la Giunta e il Presidente sono a disposizione del Consiglio, essi hanno il dovere di garantire responsabilmente che non si crei una rottura di continuità nell'azione di governo e se dal Consiglio emergeranno ipotesi diverse la Giunta ne prenderà atto e favorirà la transizione, questo dibattito servirà anche a questo, a verificare se ci sono ipotesi alternative, noi ne attendiamo serenamente l'esito, nel frattempo le straordinarie emergenze e i grandi obiettivi della comunità autonomistica sarda impongono a tutti noi di esercitare fino in fondo, senza fughe e senza evasioni di nessun genere, il compito affidatoci dagli elettori e dalle forze politiche e sociali che ci hanno candidato di governare questa difficile ma esaltante fase nell'interesse della nostra Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà. Chiedo ai colleghi che si intendono iscrivere, di farlo durante il tempo di questo primo intervento.

BALLETTO (F.I.). Presidente, onorevoli colleghi, intanto voglio compiacermi con il fatto che l'Assemblea è presieduta dal suo Presidente così avremo la certezza e la sicurezza che ciascuno di noi potrà parlare così come è proprio diritto, io mi riallaccio subito alle dichiarazioni del presidente Palomba nella sua relazione per dire subito che la sua relazione, caro Presidente, altro non è che una riproposizione delle dichiarazioni programmatiche che abbiamo avuto e abbiamo dovuto sopportare per ben quattro versioni. Oggi mi sembrava che si dovesse discutere e dibattere della situazione politica che si è creata in funzione della presa d'atto e di coscienza che una maggioranza non esiste e quindi questa è la testimonianza dell'esistenza di una crisi perenne di una crisi che esiste dal momento in cui ha avuto luce e vita la sua prima Giunta. Quindi dicevo che questa crisi è latente ed è palese dall'inizio della legislatura, pronta ad esplodere ogniqualvolta si verifichino fatti o situazioni che riaccendono una miccia che è già innescata. Da subito non si è persa occasione dai banchi dell'opposizione di Forza Italia di rimarcare i limiti e le contraddizioni esistenti all'interno di una maggioranza solo numerica e non certo politica nata al solo scopo di impedire che le forze moderate e di centro veramente liberali o rinnovatrici, quali noi di Forza Italia sicuramente siamo, e della nuova destra, quale è certamente Alleanza Nazionale, salissero al potere per dare avvio al processo di rinnovamento tanto voluto, auspicato e invocato da tutti indistintamente. Voi dell'Ulivo non potevate e non potete, e i fatti ce ne danno tristemente ragione, raggiungere questo nobile fine perché esso è lontano anni luce dal vostro modo di intendere e di fare politica. Cambiamento significa innanzitutto sovvertire il perverso principio che vi ha animato e dominato in passato, e dal quale si è informata tanto l'attività legislativa quanto quella di governo della cosa pubblica; caratteristico della prima Repubblica che evidentemente non è morta secondo il quale agli interessi del popolo vanno sempre - e sottolineo la parola sempre- anteposti gli interessi dei partiti e, ancora peggio, quelli dei suoi rappresentanti investiti da cariche istituzionali. Così è stato in passato, così è oggi, così sarà ancora in futuro fintanto che questa undicesima legislatura avrà vita. Voi, signori della maggioranza, alla scontatissima prova dei fatti, non siete e non rappresentate nulla di nuovo, non siete altro che una nuova versione riveduta ed aggiornata in peggio, e quindi niente di più che la riedizione del Governissimo, che tante disgrazie ha causato alla nostra terra. Il vostro fallimento risiede prima di tutto in una malformazione genetica che vi fa uguali e speculari a chi vi ha preceduto su questi banchi e poi risiede in un fatto di cultura, o meglio di sottocultura, che vi lega a schemi socio-economici tipici della cultura marxista superati dalla storia che ne ha rivelato tutta la fallacia e la conseguente inapplicabilità. Ma non rappresentate solamente il fallimento delle idee, voi siete la più chiara espressione di chi interpreta e gestisce il potere fine a sé stesso, condendolo, signori della maggioranza, con evidente e arrogante malafede. E' evidente perché per quanto vi vogliate dichiarare, secondo moda in uso, liberaldemocratici, non avete abbandonato minimamente le politiche del passato dispensatrici di privilegi e di interventi di natura assistenziale; questi ultimi, ben lungi dall'affrontare i problemi in termini reali, hanno avuto come unico scopo ispiratore quello di tamponare le sole emergenze, dando così risposte alle necessità ed ai bisogni della gente, ma senza mai affrontare e cercare di risolvere ed eliminare le cause che li hanno generati, riuscendo così a legare in un rapporto di assoluta dipendenza la classe imprenditoriale più debole, i disoccupati e gli indigenti in genere. Nel nome della finta solidarietà avete compromesso l'efficienza delle imprese, avete affossato il sistema economico, avete in una parola, contribuito a generare diffusa povertà tra la gente. Dicevo prima anche arrogante malafede poiché voi che siete gli unici ed esclusivi interpreti della attività di governo, meglio di qualunque altro sapete che una maggioranza così eterogenea e priva di un qualsiasi progetto politico era destinata sin dall'inizio al più totale e completo fallimento. Ciò non di meno, come se nulla fosse, andate avanti per perseguire questo bieco disegno. Questo non vi può essere assolutamente perdonato, non vi può essere perdonato da alcuno. Ho parlato di fallimento poc'anzi, e perché questa parola non possa sembrare una "buttata" tanto per dare tono ed enfasi a quanto vado affermando, vedrò di dare a queste affermazioni una certa concretezza.

Problema occupazione, all'inizio della legislatura si registravano in Sardegna 250 mila disoccupati, ebbene oggi siamo a 315 mila disoccupati. Va soggiunto che questo dato risulta contenuto dalla effimera occupazione che si è ottenuta con i lavori cosiddetti socialmente utili, ma che più propriamente dovrebbero essere definiti lavori economicamente inutili. Voi liberaldemocratici dell'ultim'ora che vi ispirate ai principi delle economie di mercato, sapete meglio di chiunque altro che il fattore lavoro non è una variabile indipendente, il fattore lavoro è legato alla sua produttività; e questo oggi vale ancora di più tanto più i mercati, l'economia di mercato assume connotazioni di internazionalizzazione e globalizzazione. Quindi meglio di chiunque altro sapete, per la tipologia delle attività intraprese dai nuovi occupati, quanto tali lavori siano fonte di sperpero e di risorse, non garantiscono occupazione stabile e duratura e quanto essi per parte loro concorrano a deprimere ancora di più un sistema economico già in fase recessiva. Quanto il sistema soffra è validamente significato dalla riduzione del gettito IVA che nel primo trimestre del 1997 segna un regresso di ben 1500 miliardi, una riduzione pari all'8 per cento delle entrate dello scorso anno, sempre riferite al primo trimestre. Si voglia o non si voglia, piaccia o non piaccia, così purtroppo stanno le cose, è questo il frutto della vostra incapacità e inconcludenza.

Privatizzazioni e riforma degli enti; nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Palomba 1, uno dei punti qualificanti ai quali veniva riconosciuta priorità assoluta era costituito dalla esigenza delle privatizzazioni e della riforma degli enti. Si sosteneva in quelle occasioni che l'invadenza del pubblico nel governo dell'economia aveva creato sconquassi nel mercato alterandone il regime di libera concorrenza e creando inefficienze e sprechi non più sopportabili dal sistema. Anche l'andamento del dibattito nazionale, da tempo in corso sul tema, sollecita rapidi interventi al fine di dare concrete risposte a questa esigenza; ma va pure detto che in quella sede, in aggiunta a ciò, è stato rilevato che attraverso le privatizzazioni si rendevano libere risorse da destinare al contenimento del disavanzo annuale dei conti. In questa direzione si è orientato il nostro Esecutivo, tanto è che è stata fatta apposita legge per l'alienazione del patrimonio immobiliare della Regione. Orbene, viene da domandarsi: quante e quali privatizzazioni ad oggi sono state fatte, tre anni sono trascorsi, esse certamente non vanno oltre a quante dita contiene una mano, sul piano numerico, sul piano economico quelle poche che sono state fatte sono assolutamente irrilevanti quanto a risparmio. Quanti immobili del patrimonio disponibile della Regione sono stati venduti, eppure è stata presentata ed approvata da questo Consiglio una apposita legge, vorrei sapere quanto abbiamo incassato dalla vendita degli immobili. Eppure, di fronte alla mancanza assoluta di privatizzazioni, questo Esecutivo non ha saputo fare altro presidente Palomba, che pubblicizzare imprese private rendendole pubbliche. Si ricorda la Sarfor, Presidente, la Sarfor costa per il solo 1996 alla Sardegna ben 5 miliardi, era una società privata che è stata resa pubblica. Usando un luogo comune che ben si attaglia, questa Giunta, questa maggioranza predica bene ma razzola male. Quanto alle riforme nulla è stato fatto, tutti quanti ricorderete in occasione dell'approvazione della finanziaria che l'aula ha respinto un articolo di legge con il quale si chiedevano 14 miliardi a favore dell'Emsa per finanziarne le spese di gestione. Ricorderete che questo ente è fonte di innumerevoli sprechi perché perde 100, 150 forse anche 200 miliardi all'anno se si considerano gli interventi finanziari per gli investimenti che poi altro non sono che perdite, considerata l'assoluta improduttività della maggior parte delle aziende che compongono il settore. In quella occasione l'assessore dell'industria Pinna sosteneva e prometteva a quest'aula, solennemente, che entro due settimane avrebbe presentato il progetto di riforma settimane ne sono passate 16 quindi sono esattamente 4 mesi e della riforma nulla si è fatto. Il disegno di legge che la Giunta avrebbe approvato è ancora alla concertazione con i sindacati e, guarda caso, oggi il presidente Palomba ci dice che ieri è stato firmato il protocollo d'intesa. Che cara coincidenza, un giorno prima della relazione e del dibattito su questa crisi! Così come, in piena campagna elettorale, nacque quel famoso protocollo d'intesa sul metano. Ma siamo appena appena seri; se queste cose non hanno valenza elettorale e demagogica, bè, non voglio dire altro, il giudizio è all'Aula, ai mezzi di informazione e ai nostri cittadini. Ebbene, in questa situazione l'Assessore dell'industria ha fatto pervenire nel mese di marzo in Consiglio, e la Commissione l'ha già esaminato, un disegno di legge con il quale si richiedevano 25 miliardi sempre per finanziare le spese di gestione di quell'ente. Ne volete sapere una tra le tante? Ebbene, circa 3 miliardi di questi 25 miliardi sono destinati per acquistare una nuova partecipazione nella società, da parte della Sardabauxiti di Olmedo, e sappiamo tutti che cos'è la Sardabauxiti di Olmedo, 100 miliardi buttati al vento in poco più di due anni, serve per acquistare una partecipazione nella società Segrate, credo che si chiami, ebbene, per che cosa? Per sistemare dieci unità lavorative di quella società in esubero.

Se non è sperpero, se non è inefficienza, se non è una presa in giro all'Aula, al Consiglio, alla nostra gente, che cos'è, presidente Palomba, ce lo dica per favore. Tutto questo è avvenuto con la compiacenza dell'Assessore dell'industria, perché questi atti promanano dall'Assessore dell'industria. Ebbene tutto questo avviene quando il disegno di legge di riforma è alla concertazione con i sindacati. Ma i sindacati non sono certamente quelli che devono fare la politica della Regione, con essi ci si confronta, ma, presidente Palomba, ci si confronta anche con le imprese, che sono quelle che danno occupazione, ci si confronta con i cittadini che hanno bisogno e che aspirano legittimamente ad avere un lavoro e non ad essere schiavi soggiogati e sotto ostaggio e sotto ricatto dei sindacati. Quattro mesi è durata la concertazione, e intanto la Sardegna e il comparto muoiono. Tutto ciò che del settore minerario potrebbe essere salvato e sicuramente qualcosa da salvare c'è, ha atteso quattro mesi invano questa fase e due anni e mezzo in aggiunta ai quattro mesi dall'inizio della legislatura. Cosa dire, sempre parlando della Giunta e dell'Assessore dell'industria, del fatto Altea? Ma non Altea l'ex Assessore, Altea il nuovo amministratore unico della Sardabauxite. Mi risulta che il signor Altea, che era dipendente con mansioni direttive di quella società, è stato licenziato per infedeltà, e adesso che le nomine sono scadute, è stato posto a dirigere, come amministratore unico, quella società. Questo è l'esempio di trasparenza, signor Presidente. Oggi si scopre anche che le cinque tonnellate d'oro che sarebbero state estratte dal sistema di miniere aurifere e che giustificava il finanziamento di quella intrapresa, nel tempo si sono ridotte a una sola tonnellata. Il valore di una tonnellata d'oro commerciale sono 30 miliardi e la vena si esaurisce; non basteranno neanche a coprire gli investimenti. Questa è l'oculatezza e questo è l'effetto della Regione imprenditore. E' proprio ora di finirla con questi inauditi comportamenti; tra l'altro state commettendo un duplice e imperdonabile errore: il primo sta nel peccato di onnipotenza, che non vi spetta perché nessuno ve l'ha dato e non ve l'ha riconosciuta l'elettorato; il secondo consiste nel peccato di onniscienza perché credete di essere capaci di sapere e di conoscere tutto, ma conoscete tutto in un'unica direzione: quella sbagliata, quella della clientela.

Dicevo prima: oggi non siete più neanche maggioranza numerica, siete solamente un agglomerato di forze politiche che si tiene insieme solo per mantenere il potere, per la spartizione e per occupare i posti di sottogoverno. Quali sono i problemi che non sono stati risolti? Emergenza idrica? Problemi connessi alla viabilità e ai trasporti? Energia elettrica e ricerca scientifica? Signor Presidente, lei, nella sua relazione, aveva toccato questi punti, ma li aveva toccati anche tre anni fa, li ha toccati anche nelle dichiarazioni programmatiche successive, lei li sta portando avanti dall'inizio della legislatura e sono là, immobili, come piramidi nel deserto, inamovibili, durano e sopravvivono al tempo, punto e basta. Non varrebbe la pena di soffermarsi più di tanto ad elencare le inadempienze da cui derivano i colpevoli ritardi dai quali oltre i danni evidenti e riscontrabili nelle difficoltà che generano, e con i quali si devono fare i conti ogni giorno, sono derivate per carenza di progettualità, perdite di ingentissime risorse per minori trasferimenti statali, nonché, e ciò è certamente peggio, perdite di ingenti disponibilità rinvenienti da interventi comunitari. Mi si dice che, a tale titolo, le perdite ammontano a svariate migliaia di miliardi.

Presidente, non è una questione di spesa, lei dice: abbiamo accelerato la spesa. Non è una questione di quantità, ma di qualità: la spesa deve essere produttiva. Non varrebbe la pena di soffermarsi più di tanto, dicevo, tanta è la cecità e la sordità di chi e quanti non intendono vedere ciò che è di palmare evidenza, e non intendono sentire ciò che rintrona con la forza dirompente di un cannone. Tuttavia, per buona memoria e perché in certi casi e mai come questo si può affermare, ricorrendo al solito luogo comune in termini invertiti, non è sempre vero che il troppo storpia. In una regione povera come la nostra, e per questo motivo a maggior ragione rispetto ad altre più ricche, il sistema delle infrastrutture è essenziale, se non indispensabile, per costituire un valido trampolino di lancio per ogni intrapresa economica, sia essa di natura industriale, artigianale, agricola, commerciale, turistica, nonché di attività di servizi. Ancora oggi, a quasi cinquant'anni dall'inizio dell'autonomia della Sardegna il problema della siccità non è stato ancora risolto e riemerge nella sua enorme gravità allorquando, per carenza di precipitazioni, si devono fare i conti con i problemi degli agricoltori che vedono irrimediabilmente vanificato il frutto del loro lavoro, con la perdita del prodotto della loro attività e di buona parte dei capitali impiegati nel processo produttivo; il tutto in un crescente indebitamento nei confronti del sistema creditizio. Ma anche nei periodi di abbondanti precipitazioni la condizione delle loro aziende non è né facile né agevole. La viabilità interna è, per certi versi, paragonabile ai paesi del Nord Africa; ne nuoce la tempestività con cui merci deperibili, quali sono, per definizione, i prodotti agricoli, giungono ai consumatori. Gravano sulle merci altissimi costi di trasporto che ne limitano la competitività, non solo sui mercati isolani, ne impediscono l'esportazione e favoriscono l'ingresso di prodotti di importazione di una concorrenza nazionale ed estera che fa capo a sistemi produttivi meglio organizzati.

In queste drammatiche condizioni come si può ragionevolmente pretendere che questo comparto produttivo, di così fondamentale importanza per la nostra economia, da sempre in stato di abbandono e trascuratezza da parte del potere politico, non sia e non debba continuamente essere assistito dall'intervento pubblico.

Questa, signori, è gente coraggiosa, che rischia in proprio e indebita i propri discendenti per generazioni, e merita quanto meno, come è nostro dovere, il rispetto di tutti. Ma voi siete insensibili ai veri problemi. Primo perché non avete la minima capacità di risolverli, come dicevo prima, secondo perché non volete, se mai l'aveste, la volontà di affrontarli. Avete, al contrario, in questo siete maestri, non foss'altro per esperienza acquisita in un cinquantennio di pessima amministrazione, grandissima capacità di intervento con provvedimenti legislativi e amministrativi a tampone, di situazioni esplosive, somministrando a destra e a manca, con interventi a pioggia, sovvenzioni e contributi che hanno il sapore di uno zuccherino dato ad incolpevoli bambini che piangono perché hanno il mal di pancia. Ma i mal di pancia, signori della maggioranza, signori dell'Esecutivo, presidente Palomba, non si curano con lo zucchero. Questi interventi generalizzati e non mirati a rimuovere le cause strutturali del degrado economico aggravano i mali di cui soffre il comparto agricolo, così come lo zucchero dato ai bambini, passata la prima piacevole sensazione, lungi dal creare duraturo benessere ne accentua sintomi e gravità.

Energia: tutti quanti sappiamo che il costo energetico incide sul sistema produttivo in misura superiore al 30 per cento rispetto al resto d'Italia. Questo notevole aggravio di costi non può non penalizzare ulteriormente un'economia già debole per fatto proprio, in quanto le imprese isolane soffrono di carenza di capitalizzazione, sono penalizzate da un fisco sempre più vorace e da un apparato amministrativo burocratico di tipo borbonico che ne appesantisce la gestione. La carenza di infrastrutture di base, alle quali si faceva riferimento in precedenza, e cioè grandi opere nel settore della raccolta e della distribuzione idrica, viabilità interna, sistema dei trasporti da e per la penisola, assegna il mortale colpo di grazia al sistema produttivo in crisi compromettendo ogni forma di ripresa.

Ebbene, in questo drammatico quadro si può affermare che la classe politica al potere nulla ha fatto per mutare la situazione. Non esiste il piano energetico regionale in relazione al quale avviare un serio confronto con lo Stato e con l'Unione europea per ottenere le risorse necessarie e sufficienti per finanziare la realizzazione di programmi di investimenti produttivi e con essi creare nuove e immediate opportunità di lavoro. Esiste a livello di programmazione regionale solo confusione che genera incertezza e aggiunge danni ai danni. In materia di gassificazione di sa solo che è stata fortemente voluta dall'ex presidente Antonello Cabras. Per ottenerla ha creato un apposito comitato del quale , come uno degli ultimi atti del suo governo se ne è attribuita la presidenza, ha affidato gli studi di fattibilità a uno studio di progettazione amico i cui responsabili sono di chiara e dichiarata vicinanza politica, se non legati da un rapporto di militanza politica, economica e progettuale al proponente l'incarico. Del programma di gassificazione si conoscono solo i costi a carico della collettività: l'intervento pubblico costerà ben 5.000 miliardi in otto anni, dopo di che, in assenza di ulteriori incentivi, in assenza di un preciso piano di economicità della grande intrapresa, è possibile che salti tutto per aria. Mi domando: è mai possibile che possano verificarsi situazioni così grottesche? E' mai possibile che una massa così ingente di risorse sia gestita con tanta leggerezza e superficialità? E' mai possibile che un'operazione così importante venga portata avanti alla cieca senza sapere ancora quanto costa una tonnellata di carbone estratto dalle miniere della Carbosulcis, però si sa quanto costa il carbone di importazione e per giunta di qualità superiore. In proposito voi tutti sapete che è assodato che il costo per tonnellata di carbone di importazione è notevolmente inferiore a quello che sarà il costo del nostro prodotto. E allora, caro Presidente, la propensione al sospetto viene alimentata da questi atteggiamenti, e le illazioni che a lei non piacciono sono legittime, poiché i fatti dai quali originano non sono chiari e non sono trasparenti. Si pensa così, e forse non a torto, che il progetto di gassificazione sia servito al presidente Cabras per gestire alla grande il suo rientro nelle istituzioni: oggi egli è deputato al Parlamento nazionale.

Ma torniamo al problema energia. La gassificazione del carbone Sulcis nasce in concomitanza con un'analoga operazione di gassificazioen portata avanti dalla Saras; l'ENEL deve realizzare due nuovi impianti a Portovesme, oltre alla centrale di Fiumesanto, peraltro non voluta e osteggiata da sempre dalla popolazione locale. E in questa situazione arriva finalmente il metano? O meglio, presidente Palomba, non si potrebbe dire che le è stato promesso il metano? Quanti protocolli d'intesa sono stati considerati carta straccia in passato! E il Governo Prodi quanto a credibilità e serietà lascio a lei e a tutti voi valutarne la consistenza.

Ebbene, se metano sarà in futuro, esso arriverà con il tubo o sarà realizzato il polo criogenico? E se la risposta fosse per la prima soluzione cosa si aspetta a liberare le risorse stanziate nella finanziaria '96 per la realizzazione degli impianti del polo criogenico a Porto Torres? Interrogativi, ahimè, destinati a rimanere senza risposta. Mi consola però il fatto, e lo dico con evidente spirito ironico, che al termine di questo processo la Sardegna sarà esportatrice di energia elettrica.

Vede, presidente Palomba, mi creda e se me lo consente glielo dico con affetto come può una persona seria, quale ella è certamente, non accorgersi che tutte le crisi delle edizioni precedenti dei suoi governi, nonché questa, non sono nate per difficoltà insorte nel cammino della maggioranza nel portare avanti il comune progetto politico, che trovava manifesta formalizzazione nei diversi programmi via via predisposti ogni qualvolta le veniva accordata la fiducia, ma per altri non nobili motivi.

Presidente, i contrasti all'interno della coalizione di maggioranza, presenti sin dall'inizio della legislatura, sono sempre esplosi in concomitanza con fatti e situazioni che hanno riguardato nomine, conferimenti di incarichi, spartizioni, occupazione sistematica dei posti di sottopotere, violazione di patti non scritti ovviamente, a dispetto dei diritti supposti, legittimamente acquisiti, e riferibili a questo o a quel partito, su piccoli o grandi feudi costituiti con il malgoverno e con l'ingerenza nell'economia privata. Così: comparto minerario a un partito, sanità a un altro, controllo del credito a un altro ancora, e così via. Ma questa legislatura è paralizzata non solo dalle contrapposizioni tra partiti all'interno della maggioranza, ma anche dalle lacerazioni interne agli stessi partiti. L'onorevole Murgia, al quale a torto o a ragione, a seconda dei punti di vista, hanno fatto le scarpe, passa al Gruppo misto e sostiene la Giunta a volte sì e a volte no; l'onorevole Sassu del PDS, espressione del malcontento, delle divisioni e dei grandi malumori esistenti all'interno di quel Gruppo, si autosospende e non si sa se garantisce sempre e in ogni caso il suo sostegno all'Esecutivo. I quattro popolari ritirano la fiducia a Palomba per un fatto che riguarda un'importante nomina che, si badi bene, non è stata loro scippata da altra forza politica, ma perché è stata nominata una persona diversa da quella da loro indicata e voluta. Ma vi è di più: la Giunta, forse per la prima volta nella storia dell'autonomia, assume una delibera in contrapposizione con la proposta fatta dall'Assessore competente, il popolare Luca Deiana. Questa delibera nasce da una sporca storia che vede al suo centro la gestione dei corsi di formazione professionale per l'assunzione di 242 unità nel porto industriale di Cagliari e la gestione di 8,5 miliardi di risorse pubbliche. E anche qui questa volta appare evidente la contrapposizione tra due esponenti e autorevoli consiglieri del Partito popolare. Una storia come tante altre già viste; una storia di volgare bottega che per altro non nasce e non finisce in casa popolare: altre forze di maggioranza si inseriscono nella squallida vicenda per partecipare alla spartizione di questa ghiotta torta che si dimostra tanto più appetitosa quanto più si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale.

E la stampa e i mezzi di informazione in genere tacciono, mentre in Commissione ottava, composta da dodici consiglieri, assistono 31 consiglieri di questo Consiglio, un mini Consiglio regionale. Risultato: il Presidente dà una versione dei fatti contrastante con quella fornita dall'Assessore, la delibera contestata contiene errori se non addirittura dei falsi sulla realtà dei fatti, e il Presidente non sa fare di meglio che invocarsi alla solita trasparenza, sempre più meno ialina, respingendo evidenze palmari e dimostrando sdegno per le illazioni che la vicenda, invece, e con tutta ragionevolezza, suscita. Il 31 di marzo scadono le nomine non più prorogate dall'ennesima leggina in assenza del provvedimento normativo della riforma generale degli enti, e il Presidente con provvedimento amministrativo rinomina tutti i consigli di amministrazione. L'assessore Pinna chiude la Sardamag: oltre cento dipendenti di questa società rimangono negli organici della società completamente inattivi e gravano senza produttività alcuna sulle casse della Regione. E' dei giorni scorsi la richiesta di Giannetto Murtas di 25 miliardi famosi per pagare lo stipendio al personale dell'EMSA e tuona rivolto al Consiglio regionale "se non metterete a disposizione questa cifra lascerete nella disperazione tante famiglie". Dimentica però il sindacalista che la concertazione in atto blocca il piano di riforma e la Giunta non può varare il Piano da sottoporre all'esame di questa Assemblea. Dimentica altresì che in Sardegna vi sono 315.0000 disoccupati che hanno gli stessi diritti degli altri al lavoro e alla retribuzione. Cosa dice il sindacato in difesa di questi altrettanto disperati...

PRESIDENTE. Onorevole Balletto....

BALLETTO (F.I.). Deve o non deve difendere il sindacato e tutelare tutti indistintamente? Concludo dicendo: Presidente, abbia il coraggio, si faccia da parte una volta per tutte. Se farà ciò si potrà dire che forse lei in fondo in fondo ama la Sardegna. Qualcun altro saprà fare forse meglio, ma sicuramente non peggio di lei. L'Italia e la Sardegna subiscono prodi e l'Ulivo, la Sardegna non può permettersi di subire l'esecutivo Palomba e la maggioranza che la governa. Grazie, chiedo scusa per aver abusato del tempo.

PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Balletto era il primo intervento. Prego i colleghi che ancora ritengono di doversi iscrivere, di farlo, perché dopo considereremo concluse le iscrizioni.

E' iscritto a parlare il consigliere Manunza. Ne ha facoltà.

MANUNZA (Popolari). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli consiglieri, onorevole Presidente della Giunta, non è casuale che a così breve distanza di tempo dall'ultima ineffabile crisi di Giunta dello scorso autunno io mi trovi qui costretto, onorevole Palomba, a ribadire talune della argomentate constatazioni critiche già esternate, in quell'occasione di dibattito, circa i grossi limiti di conduzione politica da lei purtroppo manifestati nell'esercizio della sua non breve ma controversa e contestabile conduzione presidenziale dell'esecutivo. Come certamente lei ricorderà, dopo aver udito in quella sede di dibattito le dichiarazioni programmatiche da lei rese, per giustificare i gravi disagi di quella strana crisi di Governo, lei dichiarava, onorevole Palomba "la mia impossibilità di intravedere quali in concreto potessero essere le reali incidenti e sostanziali modifiche delle linee di programma della proposta nuova Giunta rispetto a quelle dei precedenti esecutivi da lei stesso presieduti. Pervenivo alla desolata conclusione che tali reali modifiche programmatiche di fatto non sussistevano e che le pretese novità di alto profilo dei nuovi assetti di Giunta da lei allora sostenuti e la spinta oligarchica di pochi individuabili maggiorenti non soltanto non costituivano una garanzia di miglioramento dell'azione regionale di governo, ma addirittura configuravano sostanziali pericoli di prolungate remore se non altro di arretramento rispetto agli impegni costruttivi e al buon fine del molto lavoro precedentemente messo in cantiere. Come cercherò successivamente di riferire, le opinioni e i timori da me allora espressi si sono purtroppo rivelati facile profezia, cosa non attribuibile a particolari capacità divinatorie, ovviamente, una volta che si è tenuto conto sia dell'agevole prevedibilità delle difficoltà funzionali con cui la nuova squadra dell'esecutivo demandava ben presto a (?) per effetto della vischiosità di avvio e dell'indispensabile apprendistato degli incarichi serrati(?) di nuova istituzione(?), sia degli altrettanti prevedibili contraccolpi in termini di pregiudizio immediato e di danno dovuto(?) conseguenti alle profonde ferite spregiudicatamente inferte da un'oligarchica gestione di quella (?) crisi di giunta, a scapito della tenuta politica e della coesione d'insieme della stessa coalizione di Governo. Ne fanno fede purtroppo le gravissime tensioni, le traumatiche lacerazioni e le sofferte divisioni diabolicamente provocate anche in casa sua, come è ben noto all'interno dei distinti Gruppi politici dell'attuale maggioranza. Ma, a degradare il quadro, hanno però concorso in misura certamente incisiva anche le carenze di metodo democratico nella conduzione dei rapporti sia in termini di (?) regionali che (?). Intendo riferirmi ad un metodo che nella sua recente analisi della situazione politica regionale pubblicata nella stampa locale di domenica 11 maggio, Paolo Maninchedda ha emblematicamente definito "espressione di democrazia negata" ad un metodo di governo che ha visto l'intera sua gestione presidenziale delle pubbliche cose regionali, onorevole Palomba, strutturato e giornalmente condizionato attorno ad un ristretto ed egemone clan politico massimamente impegnato invece di sindacato di controllo delle varie attività di governo della nostra Regione. Asservirsi della forza numerica dell'attuale maggioranza dell'Ulivo per occupare l'Isola nelle istituzioni alla vecchia stampa (?) non ancora dismessa maniera ogni disponibile spazio di potere, per affermare sé stesso cioè, i propri specifici scopi politici di parte e gli obiettivi di pochi, anziché perseguire, come era doveroso ed auspicabile, il superiore e concreto interesse generale dell'intera comunità regionale. Da qui gli stessi impedimenti ad una efficace ripresa dell'occupazione e dello sviluppo economico e sociale della nostra Isola, ad una maggiore esigenza di equilibri, ad una diminuzione delle (?) ad una soluzione dei bisogni e quindi ad un aumento delle libertà individuali. Da qui, soggiungo, il venir meno di un altro sfascio di quell'aggregante tensione politica e morale che aveva originariamente consentito di erigere, sotto l'insegna dell'Ulivo, un'accattivante causa comune per il comune operare e la pacifica convivenza di più forti politiche di distante matrice ideologica, di una larga creazione politica quindi che senza steccati e discriminazioni all'interno delle eterogenee parti in essa prioritariamente impegnate, avrebbe dovuto rendere possibile quel nuovo più corretto, moderno e disinteressato modo di fare politica e di governare la cosa pubblica, che nelle speranze e negli auspici di tutti doveva contrassegnare un sintomatico passaggio obbligato fra la prima e la seconda Repubblica. Ritengo di condividere nella sostanza l'analisi politica di chi esprime il convincimento che la gravissima inefficienza dell'attuale Giunta e i disastrosi risultati ad essa conseguenti nascano dalla denunciata crisi della democrazia e dal fatto che il Presidente della Giunta non sia più il garante della sintesi democratica della maggioranza, ma l'interprete dell'egemonia di un ristretto gruppo di persone, fatto estremamente censurabile questo in quanto determinante causa prima del pesantissimo malessere morale e materiale che in altro affligge l'intera Sardegna, globalmente intesa nelle sue componenti politiche, sociali e produttive. Nel dibattito sulla precedente crisi dell'autunno scorso, ho pubblicamente affermato in questa medesima Aula consiliare, onorevole presidente Palomba, di personalmente stimarla per le sue alte doti umane, morali ed intellettuali. Precisavo però che ciò non comportava anche apprezzamento e condivisione dei suoi comportamenti ed atti politici, nei cui confronti ho anzi espresso la ragione, che oggi riconfermo, di severissime riserve e massima perplessità, in sintonia con i moltissimi e analoghi orientamenti ormai ampiamente diffusi, chiarendo che fuori di quest'ambito consiliare la mia personale posizione politicamente critica, nei confronti della sua complessiva gestione politica e amministrativa della Regione scaturisce, onorevole Palomba, dalla addolorata presa d'atto dei risultati decisamente fallimentari di tale sua azione di governo e insieme a questi dei tanti infausti guasti arrecati con miope leggerezza politica alla buona salute di quelle larghe intese politiche a suo tempo pensate e perseguite quale utile strumento democratico per meglio operare con successo il riscatto della Sardegna dal degrado dell'attuale gravissima crisi economica e occupazionale. I noti dati statistici sulla disoccupazione e sulla inconsistenza dei conseguiti incrementi del prodotto interno lordo della Sardegna, ci vedono anche ufficialmente ormai come il fanalino di coda di tutte le restanti regioni italiane. E' solo la tristissima ma eloquente conferma della inefficacia e del fallimento della sua azione ai massimi livelli istituzionali della nostra Isola. Così come lo sono le permanenti conflittualità, ed il ricorrente e frequentissimo esplodere di accese contrapposizioni interne alla maggioranza che sostiene la sua Giunta, onorevole Palomba, indice inequivocabile e significativo questo, del gravissimo malessere e del materiale sfilacciamento ormai ben oltre ogni limite di guardia; che le insufficienze, le inammissibilità del già denunciato metodo egemonico oligarchico della democrazia negata ha purtroppo prodotto alla ulteriore, fisiologica tenuta dell'attuale coalizione di governo. Per venire efficacemente a capo della situazione ed affrontare al meglio, negli indispensabili tempi brevissimi, la perdurante emergenza generale che negativamente caratterizza l'intera vita politica ed economica dell'isola, non bastano più oramai i furbeschi rappezzi strumentali di un semplice vivere alla giornata, quale è quello della sua recente proposta di ufficiale apertura all'ingresso in maggioranza dei colleghi di Rifondazione Comunista. Non basta più l'ordinaria amministrazione, non basta più il volare basso od il semplice galleggiare nell'inerzia dei continui, inconcludenti riferimenti delle dovute decisioni di governo sui grandi temi e sugli spinosi problemi dello sviluppo, delle riforme istituzionali della Regione e dei suoi enti strumentali, di un largo ed articolato decentramento di funzioni amministrative al sistema delle autonomie locali in attuazione dei principi dettati dalle leggi numero 142 del '90 e numero 59 del '97. I sardi, che tanto inadeguatamente serviamo ed amministriamo, sono stanchi delle tante promesse e delle tante ridondanti parole e dei del tutto sterili risultati, ripetutamente loro profusi specie in questi drammatici anni di crisi, in luogo di vere acquisizioni di sviluppo, di reali posti di lavoro, di concreti atti di valide e salutari riforme istituzionali. Sono stanchi, infastiditi e delusi dalla nostra colpevole incocludenza e le dicono responsabilmente "basta onorevole Palomba". Lo dicono con compostezza ed insieme con fermezza attraverso convinte, diffuse ed estese contestazioni della sua azione di governo, sia programmata che già in essere, sono contestazioni che ormai incalzano a 360 gradi, onorevole Palomba, e che promanano come lei ben sa dall'intero universo isolano, dalle confederazioni sindacali, dalle proteste e dall'acceso malessere manifestato o latente sia dai tantissimi giovani alla disperata ricerca di una ragione di vita e di una prima occupazione, sia dai molti padri di famiglia conculcati ed infelici ai pari dei giovani nei loro fondamentali diritti costituzionali alla dignità umana di un lavoro stabile e retribuito. Dalle vivaci tensioni del laborioso mondo agropastorale, della scuola e della sanità, dal malumore e dal sofferto disagio degli artigiani, dei commercianti, dei piccoli e medi imprenditori, degli operatori turistici e degli altri validi settori produttivi isolani. Gli operatori economici cioè per il cui sviluppo la razionalizzazione produttiva e l'economica sopravvivenza sul mercato sempre più difficile e competitivo nulla o ben poco si è saputo fare, nonostante l'incalzante ristagno e la recessione imposti dalla sfavorevole congiuntura in essere. Dal dramma umano, e chiudo una casistica che potrebbe proseguire ancora a lungo, in atto vissuto dal comparto minerario in generale e segnatamente dai lavoratori del Sulcis strenuamente impegnati nella legittima difesa dei posti di lavori in precedenza faticosamente conquistati. E' verosimile quale psicologico riflesso della vivacità e del fondamento di tante estese contestazioni, che anche in moltissimi sardi che a suo tempo l'hanno generosamente votata, onorevole Palomba, dispongono oggi a consuntivo di valide ragioni per considerarla sotto lo stretto profilo politico come una presenza ormai ingombrante per la ripresa economica e sociale dell'Isola. Al suo affacciarsi alla ribalta politica, tuttavia, quei sardi che l'hanno tanto abbondantemente votata, e non soltanto loro, la vedevano, onorevole presidente Palomba, come il più idoneo rappresentante e garante di quelle auspicate, larghe, leali e non prevaricatrici intese tra soggetti politici di pari dignità, necessarie per governare e ben operare evitando sterili risse e al di sopra di egoistici particolarismi. Ed erano convinti che proprio lei con quella sua simpatica faccia pulita e i suoi accattivanti atteggiamenti da corretto galantuomo e gentiluomo di vecchio stampo potesse rappresentare un ideale snodo verso un nuovo modo di fare politica più aperto, più efficace e democratico, meglio disponibile al confronto leale e costruttivo, più incline cioè alla ricerca e alla acquisizione del consenso mediante il ragionamento ed il rispetto della dignità e delle buone ragioni altrui, più che con autoritario, spicciativo ricorso alla semplice forza bruta dei numeri, quando non anche alla discriminativa distinzione tra numeri di alto e numeri di non alto profilo. Il nuovo modo di fare politica ahimè per il quale in questo circoscritto mondo isolano, traendo le dovute conseguenze dal raffronto con i temi di fatto qui al dibattito, non sembrano ancora maturate tuttavia le necessarie aperture e l'occorrente appropriata cultura. Già in altra occasione, onorevole Palomba, notavo che soprattutto in virtù della rendita di posizione in cui veniva a trovarsi felicemente beneficiata per il suo presentarsi all'elettorato come uomo nuovo, non appartenente alla prima Repubblica, i sardi che l'hanno votata, la stimavano ragionevolmente non contaminabile dalle aberrazioni di una politica smaccatamente di partito, di Gruppo, o peggio ancora di palazzo. Di quella deteriore e degenere politica cioè che a giudizio di non pochi, talvolta sparando ciecamente nel mucchio e facendo di tutta l'erba un fascio, avrebbe infaustamente caratterizzato nella sua interezza quella vituperata prima Repubblica. Nei fatti però, e sono davvero rammaricato di doverlo ribadire, pur senza acredine e personale malevolenza, è invece rilevabile l'esatto contrario come inequivocabilmente stanno a dimostrare il sistematico suo indulgere, onorevole Palomba, alle lusinghe e alle pressioni dell'egemone clan di controllo della sua azione di governo ivi compresi, considerati in concorso con i molto più gravi e determinanti episodi, i contestati e contestabili metodi seguiti per le nomine negli enti. La sua non sufficiente inattesa(?) sensibilità sugli orientamenti e le buone ragioni di non marginali rappresentanze consiliari anche di taluni Gruppi della maggioranza, e il malcelato furbesco autoritarismo di talune recentissime e meno recenti determinazioni, riconducibili alle sue prerogative di Presidente della Giunta, i fallimentari risultati politici, economici e sociali di tali comportamenti sono sotto gli occhi di tutti.

Sono troppo palesi e gravi, infatti, per passare inosservate o essere lasciate sotto pietoso silenzio le molte e sanguinanti ferite colposamente inferte alla serenità e stabilità del complessivo quadro politico isolano, e altresì evidenti sono le negative loro ripercussioni in danno della complessiva efficacia dell'azione regionale e per effetto a cascata di tale inefficacia, dei superiori interessi pubblici dello sviluppo e dell'occupazione; interessi questi in atto afflitti dalle strettoie di difficoltà strutturali e congiunturali di tale intensa gravità da apparire quasi impensabili per una regione facente parte integrante e costitutiva della settima potenza industriale del mondo.

Mi affretto a concludere, affiancandomi idealmente ai tanti conterranei che si sono sentiti, ancora una volta, traditi e delusi dall'inadeguatezza dell'azione politica della loro dirigenza regionale. Ho ritenuto, al pari di altri colleghi del Consiglio, di responsabilmente denunciare l'inaccettabilità degli instaurati metodi egemonici di governo della sua gestione presidenziale, onorevole Palomba, nonché le conseguenti inefficacia, inefficienza, tardività di azione e sostanziale inconcludenza della gestione medesima, in diretto rapporto alla carica da lei investita e alla conseguente colpa oggettiva che su lei politicamente ricade. E' scontato e legittimo, sulla base di un sereno, non preconcetto né fazioso giudizio dei fatti che i sardi attribuiscono alla sua persona, onorevole Palomba, le principali responsabilità dello sfacelo determinato nella nostra isola dall'inadeguatezza della situazione di conduzione politica e amministrativa della Regione.

In considerazione di tali sue responsabilità personali e oggettive, ho reputato doveroso revocare ufficialmente la fiducia condizionata, da me accordatele lo scorso novembre del 1996, ai fini del suo rinnovato incarico a Presidente anche dell'attuale Esecutivo. Per il rispetto dovuto al decoro e alla dignità del Presidente della Giunta sono personalmente convinto che egli non possa pensare di mantenersi saldamente in sella per tristemente contemplare l'infinito, mutuando una significativa immagine del collega onorevole Marteddu, lo sconcertante scenario delle tante macerie da lui stesso colpevolmente prodotte, ancorché, e su questo non possono esservi dubbi, a dispetto dei suoi effettivi sforzi e intendimenti, e quindi certamente al di fuori della sua reale volontà.

E questo anche perché, nel caso di eventuale permanere nella carica, correrebbe il serio rischio, oltre tutto, di trovarsi rimessa ben presto in discussione, con ormai sperimentata frequenza di pochi o di pochissimi mesi, e con tutte le negative conseguenze di vasto raggio che da ciò deriverebbero, ancora una volta, in diretto danno dell'oggettiva esigenza della collettività amministrata. Soprattutto a fronte della consolidata persistenza e recidività dei stigmatizzati metodi di governo, che stanno alla base della critica situazione politica, economica e occupazionale che siamo ormai giunti, sono convinto, onorevole Palomba, che sia oggi necessario e non più rinviabile, nello stretto interesse della Sardegna e dei sardi, che anch'io più modestamente qui rappresento, di spianare la strada ad un nuovo, più confacente, efficace e spedito governo delle istituzioni regionali. Anche in questa sede, pertanto, mi è d'obbligo ribadire, con sofferta amarezza umana e non meno vivo rincrescimento politico, la mia già ufficializzata revoca della precedente fiducia condizionata nei confronti dell'onorevole Palomba. Come è ovvio resta pienamente demandato alla discrezionale valutazione dello stesso onorevole Palomba, col quale mi onoro di avere costantemente intrattenuto, a dispetto di quanto possa contrariamente ritenersi e possa apparire, cordiali rapporti collaborativi ed umani di sincera stima, l'intero onere di trarre le conseguenze politiche che più riterrà opportune, secondo libera coscienza, anche in rapporto all'eventualità di divergenti sue interpretazioni dell'interesse generale. Nel caso presente mi limiterò ad augurare al presidente Palomba che le sue scelte in merito siano pienamente adeguate alla serietà e gravità dei problemi che incombono e a rinnovarli, anche a tal fine, bene augurali espressioni di stima sotto il personale profilo umano. Credo fermamente tuttavia che la sfera privata dei sentimenti umani, nonostante la massima importanza che ad essa annetto e va ovviamente riconosciuta, non possa né debba prevalere sui grandi doveri morali e di ordine pubblico, quali quelli oggi in considerazione.

Doveri cui reputo di non potermi correttamente sottrarre, in quanto ad essi indissolubilmente vincolato per fedeltà verso i sardi che mi hanno onorato del loro suffragio e prima ancora verso la Sardegna, cui intendo essere modesto, ma devoto e leale servitore. Sulla base di tale fondato convincimento deontologico, sarò grato all'onorevole Palomba se vorrà prendere atto della preoccupata serietà politica, del sofferto distacco umano e del non ostile stato d'animo di questo mio odierno intervento. E se vorrà a tal fine consentirmi di fare garbato ricorso strumentale all'allegoria filosofica letteraria di periodo classico, per cui tra soggettiva stima umana e superiore esigenza di valenza oggettiva, sono queste ultime a doverosamente imporsi, alla stregua della nota massima latina secondo cui amicus Plato sed magis amica veritas

PRESIDENTE. E' pervenuto alla Presidenza un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO PITTALIS - MASALA - AMADU - MARRAS - LOMBARDO - FLORIS - PIRASTU - TUNIS Marco- OPPIA - CASU - GRANARA - NIZZI - BERTOLOTTI - LIPPI - BIANCAREDDU - USAI Edoardo - SANNA NIVOLI - LOCCI - LIORI - FRAU - MILIA - BALLETTO - CADONI - FEDERICI - MARRACINI - BIGGIO - BOERO sulla richiesta di dimissioni del Presidente della Giunta regionale.


PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (A.N.). Signor Presidente, io utilizzerò molto meno del tempo che mi è consentito dal Regolamento per fare una serie di riflessioni da sottoporre al presidente Palomba, del quale chiederei l'attenzione. Io so che lei, Presidente, è molto bravo a parlare per telefono, ad ascoltare gli interventi, a parlare con gli interlocutori e a parlare anche lei, però le chiederei sommessamente di essere attento, non perché devo dire cose importanti, ma per il rispetto che bisogna avere nei confronti di ciascuno dei consiglieri che interviene. Allora volevo fare una serie di riflessioni in tempo molto breve, e le riflessioni sono che, cari colleghi, ci risiamo. Dopo due anni e dieci mesi, forse tre anni, il presidente Palomba, per la quinta volta, viene in Consiglio a raccontarci una serie di sue opinioni

(Segue USAI E.) Palomba per la quinta volta viene in Consiglio a raccontarci una serie di sue opinioni. E quali sono le sue opinioni? Ha esordito dicendo: "a nome della Giunta e della coalizione ho il piacere di dire...", ha ripetuto la parola coalizione cinque volte. Allora la prima riflessione che io faccio, la Giunta va bene, ma la coalizione qual è? La coalizione da chi è formata, quali sono i partiti che formano questa coalizione, quali sono gli uomini che a questa coalizione danno spinta e propulsione? Coalizione che non esiste, presidente Palomba, coalizione che si è sfaldata il giorno prima della sua rielezione, perché io non dimentico che lei è stato eletto con quarantuno voti e il quarantunesimo - udite, udite! - è arrivato in zona Cesarini, alla seconda chiama, ed è proprio l'onorevole Ignazio Manunza, che stasera si è rivolto in termini durissimi nei suoi confronti. E questo cosa vuole dire?

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Turistici?

USAI EDOARDO (A.N.). Durissimi. Il turismo, quando lei sarà Assessore del turismo si intenderà di queste cose, ammesso che l'assessore Costantino voglia lasciare la propria poltrona.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Avevo capito turistici.

USAI EDOARDO (A.N.). Il quarantunesimo voto fu quello dell'amico Ignazio Manunza, che oggi ha espresso un'opinione difforme, e questo mi fa piacere perché valorizza le capacità di riflessione che ciascuno di noi ha. Oggi l'onorevole Manunza dice che non voterà più l'onorevole Palomba nel caso si dovesse dimettere e chiedesse di essere rieletto. Ma l'amico Manunza dice anche altre cose, ha espresso concetti pesanti, presidente Palomba, dei quali io le chiedo ragione e spiegazione, perché quando l'onorevole Manunza parla di gestione oligarchica vorrei sapere chi sono gli oligarchi che gestiscono la Giunta regionale; quando parla di carenze di metodo democratico, voglio sapere in che cosa consistono queste carenze di metodo democratico; quando l'onorevole Manunza parla di clan politico stiamo attenti perché la parola clan è molto vicina alla parola cupola, che è un termine che non si deve mai pronunciare, che però sta a indicare un certo modo di governare la Sardegna e di gestire il potere. Ci dice anche, l'onorevole Palomba, un'altra serie di luoghi scontati e di banalità, perché ci dice - l'ha detto lui, ho preso gli appunti - : "Questa Giunta ha incontrato il favore del mondo del lavoro e della imprenditoria." E aggiunge: "Nessuna delle categorie vuole la crisi.". Presidente Palomba, forse nessuna delle categorie vuole la crisi, ma tutte le categorie vogliono che lei torni sui banchi del Consiglio perché lo sciopero dei coltivatori diretti il 3 giugno non è un'invenzione del Polo e del centro-destra, perché lo sciopero generale di giugno non è un'invenzione del Polo e del centro-destra. Fatto contro chi? Perché se lo sciopero generale c'è o è contro lei, presidente Palomba, e contro la sua maggioranza, o è contro il governo Prodi che è omologo alla sua realtà e alla sua maggioranza. E poi, ovviamente, come succede sempre... Vede, Presidente, io sono curioso, io vorrei sapere che cosa di talmente importante ha da dire lei all'assessore Serrenti, e che cosa l'assessore Serrenti ha di così importante da dire a lei che non possa dirle fra soltanto cinque minuti. Sa, io sono curioso, siccome devo esercitare il mio ruolo di oppositore voglio sapere se le cose di cui state parlando sono riferite alla gestione oligarchica del potere e alla gestione del clan oppure è una cosa che si può dire chiaramente.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. A me non importa proprio nulla, abbai pazienza. Posso anche non ascoltare, non è obbligatorio.

USAI EDOARDO (A.N.). Sa, io sono curioso, siccome devo esercitare il mio ruolo di oppositore voglio sapere se le cose di cui state parlando sono riferite alla gestione oligarchica del potere e alla gestione del clan oppure è una cosa che si può dire chiaramente.

Detto questo, è arrivata la solita ramanzina al Consiglio del presidente Palomba, il quale ci dice: insomma, noi stavamo lavorando, siete arrivati voi che avete provocato questo dibattito e avete disturbato il manovratore. Perché? Perché le commissioni funzionano in maniera straordinaria, perché il Consiglio adotta provvedimenti a ogni piè sospinto, perché dentro il Consiglio si discutono, si dibattono e si votano leggi, arrivano questi ragazzini un po' intemperanti, questi...

NIZZI (F.I.). Agitatori.

USAI EDOARDO (A.N.). ...agitatori, questi che fanno la gazzarre, che disturbano il manovratore. Allora, presidente, non ci inganni. Lei ha ingannato per tre anni - parlo di lei per rivolgermi alla sua maggioranza - la sua maggioranza ha ingannato per tre anni la Sardegna. Non ci venga a raccontare che l'occupazione o la disoccupazione è un problema mondiale. Certo lo sappiamo tutti, sappiamo anche che nel Bronx ammazzano quaranta persone al giorno, non per questo se in un quartiere di Cagliari dovessero ammazzare quaranta persone al giorno lei si deve sentire la coscienza libera e tranquilla perché questo accade da qualche altra parte. Ci dice che cosa deve fare lei e che cosa ha fatto lei per la disoccupazione della gente qua in Sardegna. Ci dica per quale tipo di ragione i disoccupati erano 240.000 e sono adesso 315.000. Ci dica che cosa ha fatto per l'agricoltura qua in Sardegna. Ci dica, e sia sincero almeno una volta, se i turisti vengono in Sardegna perché c'è lei, Presidente, o verrebbero comunque in Sardegna, perché parrebbe che il merito di quello che è accaduto in Sardegna con l'afflusso dei turisti anche questo sia un merito suo. E lo racconti anche a qualche personaggio che attende da vent'anni che lei, adesso pro tempore, ma i suoi precursori, quel signore che aspetta da vent'anni per sapere se in Sardegna ci deve essere un insediamento turistico di una certa rilevanza e dimensione, o deve aspettare altri vent'anni, oppure se ne deve andare in Turchia o dove diavolo questo signore deciderà di andarsene.

Allora, Presidente, occupazione: tre e mezzo, se dovessimo dare i voti, due; agricoltura: ma, insomma, due; il turismo forse 4,5 o 5, ma questo per il semplice fatto che lei, se il turismo è a livello 5, su questo non ci ha messo il becco, sul fatto che lei non ha avuto la possibilità di impedire ai turisti della penisola e di tutto il mondo di venire in Sardegna. C'è stato un accenno ad argomentazioni politiche anche, nel suo intervento, Presidente. C'è stato un accenno; lei ha volato molto alto quando ha parlato della nomina della Fondazione del Banco di Sardegna. L'ha detto a mezza voce, l'ha detto approfittando di un momento in cui l'Aula era forse più distratta, perché la ragione dello scontro, cari colleghi, illustre Presidente, è questa e tutte le altre nomine che avete fatto, non ci venga ad ingannare, Presidente, con l'occupazione o con la disoccupazione che è un fenomeno mondiale, non ci venga a raccontare frottole sull'agricoltura che sarebbe fiorente, non ci venga a raccontare bugie sul turismo che sarebbe promosso dalla sua immagine o dall'immagine della sua Giunta, ci venga a raccontare quali sono i criteri attraverso i quali ogni giorno, ogni minuto, vengono fatte le nomine, ci venga a raccontare quali sono i sistemi attraverso i quali vengono dati gli incarichi, ci venga a raccontare chi sono i consulenti della Giunta e della maggioranza, veniteci a dire quanti denari prendono questi signori ogni giorno e ogni mese. Queste sono le cose che i cittadini vogliono sapere, perché che la disoccupazione esista lo sanno tutti, che l'agricoltura sia in agonia lo sanno tutti, che il turismo sia una risorsa sarda che voi non volete valorizzare lo sanno tutti, non sanno invece chi sono - e io mi ero permesso di dirlo in un'altra occasione - quegli eleganti signori che, in abito scuro, compaiono spessissimo a fianco dei signori della Giunta e che parrebbe siano dei consulenti, come se gli uffici, caro Settimo Nizzi, non esistessero; sono consulenti che ciascuno di loro può assumere. L'appello a Rifondazione, scusami collega Ribelle Montis, ha fatto anche un riferimento al vostro Gruppo il presidente Palomba, ha detto che ormai, siccome non ha più maggioranza, siccome i 41 che lo hanno votato pare che si siano dissolti e non ci siano più, allora l'appello alle ragioni del cuore, a coloro i quali hanno dato il sangue per l'elezione del presidente Palomba, io, lo sanno tutti, non ho grosse simpatie, al di là delle simpatie personali, per carità, nei confronti del partito della Rifondazione Comunista, ma è un partito che ha consentito all'onorevole Palomba di essere Presidente della Giunta regionale perché ha dato il sangue per consentire a lui di essere eletto, per essere trattati come lo zerbino, ma almeno lo zerbino ha un ruolo, a Rifondazione Comunista non è stato consentito neppure questo ruolo in questa legislatura, e adesso che i buoi sono scappati dal recinto, adesso che la gente ha riacquistato la libertà, adesso che il presidente Palomba non ha più una maggioranza, adesso l'appello a ridiscutere, a rivalutare, a ripensare, a rimeditare il rapporto con il Partito della Rifondazione Comunista, cioè valuti lei Presidente, valutate voi, siete certamente più responsabili di quanto possa essere io a valutare questo tipo di cose, certo è che se questo tipo di maggioranza con il Partito della Rifondazione Comunista, che ha dato il sangue per Palomba, per la sua Giunta, dovesse entrare in maggioranza, forse le cose sarebbero molto ma molto più chiare, ciascuno dei componenti di questo Consiglio avrebbe la possibilità di esprimere le proprie valutazioni, ci sarebbe la possibilità per le forze politiche che ritengono di essere di centro e moderate, così si definiscono, di valutare se sia il caso che, in questa stagione politica, Rifondazione Comunista abbia la possibilità di convivere con loro. Io ho terminato, Presidente, mi richiamo ancora, faccio ancora due osservazioni, a quello che ha detto l'amico Manunza delle gravissime inefficienze della Giunta, dell'invito gridato "basta onorevole Palomba", l'ha detto il quarantunesimo voto che le ha consentito di eleggerla, Presidente, ha parlato di metodi egemonici, ha parlato di sostanziale inconcludenza di questa Giunta e di questa maggioranza, questo deve indurre tutti quanti noi, tutti gli ottanta consiglieri, tutti quanti sullo stesso piano, tutti quanti responsabili, ad un'attenta riflessione, non possiamo perché non ci è consentito, né dalla storia, né dalla nostra buona coscienza, mandare la Sardegna allo sbaraglio e allo sbando, valutiamo colleghi, valutiamo tutto quello che c'è da valutare e piantiamola però presidente Palomba, una volta per tutte, col ripetere - l'ho detto inizialmente - luoghi comuni e banalità. Lei ha concluso il suo discorso dicendo con una frase bella, di quelle cose che entusiasmano la gente, che i giornalisti riportano anche "abbiamo il dovere di governare questa difficile ed esaltante fase della vita politica regionale". Presidente, fino ad adesso che cosa ha fatto? Cioè, da domani il buon pensiero di governare questa difficile ed esaltante fase, e ieri? Ieri è passato, ieri è una cosa vecchia, ieri è una cosa che non esiste più. Io mi sono permesso una volta di dire, e so che lei garbatamente come è nel suo carattere si è adombrato, io avevo chiesto che il Polo la ricusava, lei che è esperto di queste cose, io le dico sempre dal punto di vista politico e non dal punto di vista personale, perché lei sa quanto io la stimo, io chiedo che il Polo promuova nei suoi confronti il procedimento di interdizione perché lei non è in grado più di gestire la sua Giunta e la Sardegna complessivamente. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Berria. Ne ha facoltà.

BERRIA (Progr.Fed.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, gli avvenimenti recenti della vicenda politica regionale rappresentano un quadro in cui appare reale e concreto il rischio di fallimento per la maggioranza di centro-sinistra e con essa di tutta la legislatura. Io credo che su questo vada aperto un confronto vero, e alla luce del sole, del Consiglio regionale. Evidenti appaiono divisioni e lacerazioni all'interno dei Gruppi e tra le diverse componenti della maggioranza. La maggioranza, sin dal momento della sua formazione, ha vissuto con un tasso alto di conflittualità interna, la debolezza è diventata spesso debolezza numerica, che si estrinseca nella difficoltà di raggiungere i numeri necessari per assicurare l'iter di provvedimenti anche importanti ma anche politica che si manifesta nella lentezza con cui giungono a maturazione decisioni rilevanti. In questo quadro, le scelte e i risultati importanti ottenuti, e non sono pochi, appaiono difficilmente valorizzabili, perché spesso compressi e avvolti dall'emergere prepotente della conflittualità. Viene amara a me una considerazione; a tre anni dall'inizio della legislatura questo quadro indica con chiarezza che il centro-sinistra deve operare ancora di più per diventare davvero maggioranza e progetto politico. Le vicende travagliate vissute dall'attuale maggioranza evidenziano e richiedono una riflessione per capirne le ragioni reali e le difficoltà di questo tasso alto della litigiosità che vive la maggioranza che ormai da troppo tempo sta imbalsamando il Consiglio. Qualunque riflessione si voglia fare su queste vicende non si può prescindere dalla consapevolezza che, in gran parte dei cittadini sardi, è diffuso il giudizio critico per i tempi, le modalità e anche per i contenuti attraverso cui il Consiglio esprime la sua azione. Incomprensibili e anche irritanti appaiono le ragioni che hanno portato all'attuale fase di grande e grave difficoltà politica. Occorre uno sforzo che punti davvero al superamento di questa fase di transizione durata davvero troppo per arrivare ad una nuova stagione della vita politica regionale. I ritardi possono avere esiti drammatici sulla legislatura, ma soprattutto sulla istituzione regionale. La situazione economica difficile, in alcune aree drammatica, richiede oggi atteggiamenti responsabili e fermi da parte di tutti noi. Questo Consiglio e questa maggioranza hanno il dovere morale di superare gli egoismi ed i piccoli interessi di bottega per dare alla Sardegna un governo all'altezza della drammaticità dei problemi che quotidianamente la attanagliano. L'esigenza di chiudere rapidamente questa fase della vita politica regionale non ci esime tuttavia dall'obbligo di chiarirne alcuni aspetti. Questa situazione di difficoltà era in corso da tempo, pur senza che raggiungesse i livelli di acutezza dell'ultima fase. Lo sciopero generale indetto dalle organizzazioni sindacali testimonia chiaramente l'insoddisfazione diffusa in ampi strati della società sarda; permane un giudizio critico rispetto ad insufficienze e ritardi nell'azione del governo e del Consiglio in questi tre anni. Proprio partendo da tale giudizio si deve sviluppare tra tutte le componenti della maggioranza un confronto serrato e puntuale che serva a dare prospettiva e progetto alla Giunta e che apra finalmente quel processo di cambiamento profondo nel governo della Sardegna. Un aspetto importante vi è che riguarda l'attività del Consiglio e che a mio giudizio richiede una netta chiarificazione. Si è addensata ed è diffusa largamente tra l'opinione pubblica una critica serrata nei confronti delle rappresentanze, degli eletti dal popolo sardo. Quattro crisi in tre anni evidenziano certamente una situazione di grave difficoltà sul piano dei rapporti politici ma anche su altri piani. Esiste un problema di produttività del Consiglio, è innegabile la lentezza con cui vengono affrontati alcuni temi importanti, ad iniziare dai temi della riforma della Regione. Questo problema non riguarda però la sola maggioranza ma l'intera assemblea, anche la Giunta porta le sue responsabilità; va sottolineato tuttavia che sulla scarsa produttività pesano responsabilità individuali di tutti noi, dei consiglieri, sull'attività complessiva dell'aula e delle commissioni. I rappresentanti del popolo non possono, di fronte alla situazione difficile che vive la nostra isola, non reagire con uno scatto di orgoglio ed un sussulto democratico che porti loro a farsi carico delle proprie responsabilità, a impegnarsi a fondo per garantire una inversione di tendenza che significherebbe altrimenti mettere a grave rischio la credibilità dell'istituzione autonomistica e assecondare di fatto il fallimento di una intera classe dirigente. Vi è però un aspetto di intollerabile mistificazione nelle accuse rivolte al Consiglio; non sfugge la strumentalità delle critiche mosse da pezzi del vecchio ceto politico che per decenni ha governato la nostra Regione. Critiche che tendono ad addossare a questo Consiglio tutte le responsabilità della situazione attuale, il peso della eredità del passato è stato grave, non si può e non si deve sfuggire alla individuazione delle proprie responsabilità, e al confronto sui propri limiti, ma sarebbe mistificatorio non vedere le responsabilità e i limiti di chi ci ha preceduto. L'aspetto maggiormente negativo delle difficoltà attraversate dall'attuale maggioranza, sta nel fatto che le occasioni di scontro maggiore si sono presentate in corrispondenza delle nomine, dagli enti universitari alle banche, le nomine provocano polemiche, litigiosità, crisi, divisioni in settori della maggioranza e generano all'esterno l'idea che l'unico cemento sia la gestione degli assetti di potere. Si nutre l'idea di un ritorno alla vecchia politica; è sintomatico su questo terreno il ritardo accumulato nelle leggi di riforma degli enti e della stessa Regione. Lo stesso superamento della legge sulla incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di assessore fa riemergere l'azione di quei vecchi gruppi i quali tendono a riportare indietro tutto. Occorre perciò rilanciare l'iniziativa verso una nuova stagione di riforme che affronti per davvero il tema del rinnovamento delle nostre istituzioni autonomistiche e della riforma della politica. La legislatura può essere raddrizzata a patto che avvenga un recupero dei valori della rappresentanza democratica, della politica intesa come servizio, un dovere che riguarda la maggioranza per ridare slancio e idealità al proprio progetto politico, ma anche all'opposizione chiamata a svolgere il ruolo di controllo senza ricorrere a slogan o a manifestazioni propagandistiche. La maggioranza di centro sinistra sarà in grado di recuperare un ruolo guida, se nella parte restante della legislatura riuscirà a portare a compimento un progetto politico e programmatico capace di riconciliarla con gli elettori che nel '94 espressero il loro consenso alla coalizione di centrosinistra. Occorrerà che questa maggioranza dimostri sulle questioni nodali della realizzazione del programma la coerenza, la coesione e la capacità di guida del Consiglio e del popolo sardo che sinora non è stata in grado di esprimere ad un livello adeguato delle attese che maturano nella società. Senza l'azione unificante e la condivisione di un progetto politico non è possibile pensare per la coalizione di centro-sinistra ad un futuro all'altezza dei compiti e della fiducia che gli elettori hanno riposto nei partiti che la compongono. Occorre allora davvero ripartire dagli impegni e dal patto sottoscritto nel giugno del '94 per ritrovare le ragioni e la spinta necessaria per rimettere in moto quel processo di rinnovamento della politica e del modo di governare la nostra Regione. Sbaglia chi ritiene, a mio modo di vedere, che la sostituzione del presidente Palomba apra una prospettiva di soluzione alle difficoltà attraversate dalla maggioranza; non è possibile pensare di potere cancellare l'altra innovazione della legge elettorale del '92, e cioè la designazione del Presidente da parte degli elettori. Se qualcuno si propone di demolire questo ultimo segnale di una stagione di rinnovamento interrotta rapidamente, non avrà il mio consenso. Non sempre distruggere consente di edificare; la legislatura può trovare nuova linfa e slancio se nelle forze politiche di maggioranza ed anche di opposizione prevarrà lo spirito di servizio e il rispetto del mandato ricevuto dagli elettori. Noi ci auguriamo che prevalgano il senso di responsabilità e gli atteggiamenti costruttivi piuttosto che le pratiche di potere tanto care alla vecchia politica. A noi tutti è richiesto uno scatto di orgoglio, questo Consiglio non deve essere ricordato come il Consiglio che in una fase delicata come quella attuale cede le armi; nostro dovere è quello di reagire insieme. Pensiamo al dibattito all'interno della Bicamerale, mette in forse per il futuro lo stesso concetto di autonomia speciale. Più che mai il nostro dovere è di reagire, di essere presenti e ridare dignità all'istituto autonomistico della nostra Regione, sarebbe la sconfitta di una intera classe dirigente e in ultima analisi, anche una delegittimazione delle istituzioni. Il rilancio della azione di governo e delle ragioni di una alleanza non possono dunque partire se non da un'ampia condivisione delle scelte programmatiche che occorre adottare nel breve e nel medio periodo. Lo schieramento di centro sinistra deve ritrovare la sua spinta propulsiva per assolvere le proprie responsabilità nella maggioranza di governo. La funzione del centro nella coalizione rimane primaria. Da parte nostra guardiamo con rispetto alle vicende attraversate dal Partito Popolare e dal Patto dei Democratici. Siamo più che mai dell'avviso che il centro è parte fondamentale dello schieramento e bisogna prestare ad esso attenzione e rispetto. E' importante sentire le ragioni di tutti e raggiungere insieme uno spirito di coesione senza che l'uno prevarichi l'altro. La sinistra e il centro vincono se riescono a trovare la capacità di stare insieme per interpretare meglio i bisogni della gente, per riuscire concordemente a dare concretezza ad un progetto di riforma e di risanamento partendo dai problemi più importanti e vitali, in primo luogo il lavoro ai giovani e la costruzione di una Regione fondata sulla giustizia e sulla solidarietà e non sull'egoismo, sull'individualismo e sulle ragioni dei più forti. Serve quindi una volontà di cambiamento, che porti a realizzare nel breve un programma realistico, imperniato su obiettivi perseguibili e condivisi, senza remore, da tutte le forze della coalizione. Sul programma va impostata un confronto corretto e serrato con le altre forze presenti in Consiglio e, principalmente, con Rifondazione Comunista. Non è francamente comprensibile che, all'interno del Consiglio regionale sardo, permangano vecchi preconcetti già scaduti per quanto concerne il Governo centrale. Il rapporto con Rifondazione Comunista non può che essere un rapporto propositivo e il confronto deve essere aperto al contributo fattivo con questa forza politica. Con Rifondazione in posizione di ostacolo o di contrapposizione il centro-sinistra risulta facilmente vulnerabile. Credo che in Sardegna occorra porre rimedio a questo vincolo; è un errore che venne commesso nel '94. Allora si è vinto anche grazie a Rifondazione Comunista. E la logica della politica dei veti portò ad escluderla dal Governo regionale; oggi quelle politiche vanno messe da parte. Il centro-sinistra deve perseguire l'obiettivo di portare Rifondazione nell'area di governo. Deve essere una scelta di tutto il centro-sinistra, perché l'allargamento della maggioranza a Rifondazione Comunista non è e non può essere un problema del solo PDS. E' necessario e urgente che prevalgano le ragioni della convivenza, e la reciproca affidabilità. Apriamo il confronto sui temi programmatici, verifichiamo le convergenze, e vediamo quali sono i temi sui quali è possibile l'accordo. Il confronto senza pregiudiziali rende forti coloro che lo invocano e che lo praticavano e le questioni programmatiche - e mi avvio a concludere - non possono essere affrontate solo con aride cifre, ma vanno coordinate tenendo sempre ben presenti i problemi dei singoli e della collettività. La scelta di un progetto attuabile porta alla definizione di importanti priorità. Devono essere priorità impegnative e non possono che riguardare alcune scelte di fondo. La scommessa che abbiamo davanti è di disegnare una nuova idea di sviluppo che parta da scelte chiare. Occorre definire un'idea guida del centro-sinistra, partendo dall'ampliamento della base produttiva. Bisogna puntare all'innovazione, alla valorizzazione del capitale umano, su una più alta qualità della vita. L'intervento pubblico va indirizzato al consolidamento e, in alcuni casi, alla costruzione di un modello-sistema. L'esperienza di una democrazia compiuta, all'interno di uno Stato federale, che abbia come punto fondamentale la solidarietà, può essere avviata e portata a compimento solo attraverso un processo dinamico, in cui possono trovare giusta accoglienza gli stimoli, le proposte, le correzioni, soprattutto le iniziative dei soggetti che, a vario titolo, partecipano al governo della Regione. La riforma della Regione non può certamente avvenire senza una radicale modifica e semplificazione dei meccanismi della spesa. Da qui un intervento drastico di sburocratizzazione, altrimenti si corre il rischio che molte scelte corrette e tempestive vengono vanificate dalla lentezza dei procedimenti che spesso determinano il blocco di risorse consistenti. Non essere capaci, una volta assunte le decisioni, di spendere con rapidità significa, di fatto, sottrarre risorse agli investimenti produttivi e alle misure per sostenere l'occupazione e a provvedimenti a favore degli enti locali. Non è però concepibile una politica di sviluppo se non si assume, come scelta centrale, la definizione di misure straordinarie per l'occupazione. Occorre ridefinire politiche attive del lavoro e politiche di riforma della formazione e del collocamento, mettendo assieme un pacchetto unico per gestire l'attuale acuta fase di emergenza. Nostro dovere, di tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, è guardare alle condizioni dei giovani alla ricerca di prima occupazione, a quei lavoratori che si battono per non perdere il posto, e di quelli che attendono invano da anni, davanti agli uffici di collocamento, per cercareare insieme di spezzare la spirale perversa della disoccupazione. In questo quadro e nella prospettiva di uno sviluppo certo, che abbia come principale riferimento il lavoro, si incentrano tutte le altre tappe del processo di cambiamento. Da un sistema innovativo per l'energia alla riorganizzazione dei trasporti, con un diritto alla continuità territoriale, passa anche il programma per la costruzione di una Sardegna nuova, aperta alla modernizzazione. Ed è questo un compito che spetta a questo Consiglio e a questa maggioranza. Le grandi frontiere sulle quali dobbiamo riuscire a mobilitare migliaia di giovani, di donne, di occupati e disoccupati, sono quelle della formazione e della ricerca, puntando soprattutto alla valorizzazione della nostra identità, dunque alla nostra cultura, all'enorme bellezza naturalistica e ambientale della nostra Regione. Ecco perché guardiamo con attenzione al turismo, convinti che questa attività non possa certamente esaurire il nostro impegno, ma certi che la valorizzazione dell'ambiente e della cultura potrà concorrere degnamente all'avvio del nuovo corso. Tutte le risorse vanno utilizzate e valorizzate senza trascurare niente e nessuno. Movimenti, personalità della cultura, delle professioni, esponenti del mondo delle produzioni, organizzazioni politiche e sindacali, devono essere uniti dal grande obiettivo di rinnovare la Regione. Con l'orgoglio della nostra identità dobbiamo costruire, da protagonisti, l'Italia e l'Europa federali all'insegna della solidarietà.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.

PIRASTU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, considero questa seduta del Consiglio, dopo tre anni circa di legislatura, come la quinta commemorazione funebre di una maggioranza fantasma, guidata da un gentiluomo - l'hanno sempre ribadito in molti e non abbiamo difficoltà a ribadirlo, anche se poi diventa un luogo comune - che ha commesso uno sbaglio, tre anni fa, quello di abbandonare la magistratura per dedicarsi al futuro dei sardi. Un sistema elettorale perverso ha permesso ad una coalizione, dai contorni invisibili, di prevalere il 28 giugno del '94, seppure il 49 per cento degli elettori, in quell'occasione, non partecipò al secondo turno elettorale, come potete ricordare. Coalizione che, per gli elettori, comprendeva Rifondazione Comunista (oggi è stato ricordato più volte) e non comprendeva invece, in termini chiari, il Partito popolare e il Patto Segni, che sino all'ultimo minuto non si sono chiaramente schierati e hanno furbescamente escluso accordi organici col Partito Democratico della Sinistra. Ben venga il ballottaggio a due, come all'inizio della seduta invocava il collega Fantola, ballottaggio a due in onore della trasparenza e per far sì che gli elettori non siano presi in giro dalle sedicenti forze di centro che dovranno finalmente dire se governeranno con Rifondazione Comunista o con le forze del Polo. Abbiamo dovuto rioccupare l'Aula per tentare di muovere questa palude, anche se è la seconda volta nella legislatura. Oggi i sardi guardano con profonda disprezzo questa classe politica che non governa e che, in questa legislatura, si è spaccata ogniqualvolta si è parlato di poltrone. Prima vi siete strappati i vestiti per le Unità sanitarie locali, oggi il motivo scatenante la crisi è la fondazione del Banco di Sardegna. Che squallore, Presidente! Ad aumentare questo squallore, Presidente, sono le sue dichiarazioni odierne, che con una strana visione ottimistica della realtà che la circonda, disorienta tutti. L'opposizione, credo la stessa maggioranza, ma soprattutto il popolo sardo, che ormai credo che la consideri un marziano, se pur gentiluomo. Il popolo sardo guarda il presidente Palomba, guarda ogni singolo Assessore e chiede a tutti voi, che cosa avete fatto in questi tre anni. Salvo qualche rara eccezione, grazie all'attivismo estemporaneo di qualche singolo Assessore, abbiamo avuto di fronte e abbiamo il nulla.

Vorrei continuare il mio discorso, ma per pudore mi fermo. Dovrei ripetere quello che il sottoscritto così come tanti altri consiglieri dell'opposizione hanno detto in occasione del Palomba bis, del Palomba ter e del Palomba quater. Preferisco il silenzio, augurandomi che questa legislatura-farsa finisca in fretta.

Presidente, per tre anni avete preso in giro il popolo sardo. In questi ultimi due anni abbiate pietà del popolo sardo, fate qualcosa, date un segnale di pentimento, abbiate il coraggio di esercitare una profonda autocritica. Diversamente, presidente, se questo processo interno interminabile, che vive da tre anni all'interno della coalizione, non si compirà abbiate il coraggio di constatare in termini definitivi la mancanza di una maggioranza, di trovare un accordo in Consiglio sulla riforma elettorale e di andare finalmente velocemente a nuove elezioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (R.C.-Progr.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, io intervengo molto brevemente per esprimere fondamentalmente un auspicio, un desiderio: vorrei che al termine di questo dibattito in Consiglio, al di là di proposte diverse, di posizioni diverse che ciascuno di noi potrà esprimere, possa emergere chiaramente che tutti noi che siamo qui avvertiamo in termini chiari e reali quanto sia grave ciò che sta accadendo, e quanto ciò sia gravido di conseguenze sotto diversi aspetti e riguardi per la nostra Regione. Ma non dico ciò che sta accadendo oggi o nei giorni immediatamente precedenti; dico ciò che sta accadendo da qualche anno, giacché è evidente, anche se il presidente Palomba, nel suo intervento ha sostanzialmente omesso di parlarne, che non è un problema di oggi. E vorrei che insieme a questa consapevolezza di ciò che sta accadendo possa emergere chiaramente anche di chi sono le responsabilità, ma soprattutto vorrei che noi tutti mostrassimo di essere capaci di manifestare con chiarezza la volontà seria di volerci impegnare ciascuno nel proprio ruolo per lavorare nell'esclusivo interesse della nostra Regione e della nostra gente. Oggi, più che di ogni altra cosa dobbiamo sentire forte questo impegno ed esprimere chiaramente la nostra volontà. Ciascuno di noi per la sua parte piccola e grande che sia è pronto a mettersi al servizio per esigenze dei nostri cittadini, a lavorare meglio e di più? E' pronto a mettere in secondo ordine la ricerca del tornaconto personale o di parte? E' pronto a ricercare invece seriamente il superamento dei contrasti in modo da non ostacolare oltre l'adozione di atti, di provvedimenti attesi per il lavoro, per lo sviluppo, per le riforme della nostra Regione? Il problema di fondo sta tutto qui e non è certo poco.

Ricordava poco fa l'onorevole Palomba nel suo intervento che ieri è stato concluso un accordo importante con le organizzazioni sindacali. E' vero, ieri è stato sottoscritto, direi risottoscritto perché, appunto, non bisogna dimenticare che non è la prima volta che si sottoscrive quell'accordo con le organizzazioni sindacali, accordo importante che riguarda la riforma degli enti regionali, ma non si può e non si deve trascurare di dire che la prima direttiva in merito a questo problema sul riassetto dell'EMSA è del gennaio del 1995, della prima Giunta Palomba e dell'allora Assessore dell'industria. Perché qui sta il problema, non ci si può soltanto limitare a dire: ieri abbiamo sottoscritto questo accordo. Ieri abbiamo risottoscritto un accordo importante, certo, ma tutto ciò ci richiama alla memoria tre anni trascorsi, dove su questo problema più volte si doveva intervenire e non si è intervenuti. E d'altra parte, proprio memori di questo, alla fine dell'incontro i sindacati hanno detto: dobbiamo adesso sperare che ci sia una maggioranza che possa mettere in atto questo accordo, e il problema, come dicevo prima, sta ancora una volta tutto qui, e non è poco. Sta nella frase con cui CGIL, CISL e UIL aprono il loro documento di piattaforma per lo sciopero del 10 giugno 1997 prossimo venturo, dove scrivono che le giunte regionali e la maggioranza che le hanno sostenute, non hanno finora dato alle questioni dello sviluppo e del lavoro risposte adeguate in termini di atti di governo e di provvedimenti legislativi, nonostante gli accordi e i protocolli sottoscritti. E sta qui il problema vero, presidente Palomba. Accordi, programmi interessanti, protocolli e quant'altro, anche nella direzione giusta, sono stati spesso conclusi, ma poi puntualmente disattesi. Il 10 giugno ci sarà lo sciopero regionale generale. Lo sciopero, soprattutto quando è di questa dimensione, è sempre l'estrema decisione per i sindacati, quando evidentemente le hanno tentate tutti e non sono riusciti a far muovere le cose. Ma ancora più significativo dello sciopero stesso è la piattaforma alla base dello sciopero. Per chi l'ha letta questa è nella sostanza il programma di governo della prima Giunta Palomba. Vi prego di leggere la piattaforma con cui i sindacati chiamano allo sciopero generale i lavoratori, i pensionati, i disoccupati.

Evidentemente di quel programma, a giudizio dei sindacati, poco o nulla è stato concluso in modo significativo, tanto da essere costretti a indire lo sciopero generale contro la Regione, a chiamare allo sciopero i lavoratori i pensionati e i disoccupati. Questo per quanto riguarda i sindacati. Per il 3 giugno scenderanno in piazza i pastori e i contadini categorie fondamentali per il tessuto economico, sociale e culturale della nostra Regione e a loro va anche dato atto del grande senso di responsabilità e di maturità per aver rinviato di una settimana la loro iniziativa, altrimenti coincidente con l'avvio di questo dibattito. E poi ancora la categorie imprenditoriali, i commercianti, gli artigiani, denunciano ogni giorno la gravità di una situazione non più sostenibile.

Insomma, presidente Palomba, il risultato che abbiamo davanti è che i cittadini tutti della Sardegna protestano contro la Regione. Vogliamo parlarne seriamente e veramente? Vogliamo veramente discutere ma anche metterci in discussione? Siamo pronti tutti a fare le scelte più giuste e più importanti per la nostra terra? La situazione è tale che potrebbe suggerire a chiunque non abbia avuto sin qui responsabilità di maggioranza e di governo di starne alla larga. Ma ho detto in premessa che non è ciò che rappresenta l'interesse della Sardegna, che non è ciò che l'interesse della Sardegna richiede. E per questo Rifondazione Comunista nei giorni scorsi, nel suo comitato regionale ha confermato di essere pronta a impegnarsi per e nel governo della Regione. E' pronta a farlo con tutte le sue energie e nel suo spirito di servizio, nell'interesse esclusivo della nostra Regione. Ma altrettanto chiede e pretende da tutte le forze del centro-sinistra, da tutti gli esponenti del centro-sinistra. C'è bisogno di un serio accordo politico e programmatico tra il centro-sinistra, tutto il centro-sinistrra e Rifondazione Comunista, per portare avanti questa legislatura con possibilità di alcuni risultati importanti sul terreno del lavoro, dello sviluppo, delle riforme, nei due anni che mancano alla fine della legislatura, se anche lei, presidente Palomba, è convinto di questo, assuma le decisioni necessarie per favorire e accelerare il confronto per una nuova alleanza di Governo, e faccia in modo che alla fine di questo dibattito si possa evitare di dover votare l'ordine del giorno che è stato già presentato al Consiglio, assumendo prima di quel voto le decisioni necessarie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi consiglieri, onorevole Presidente della Giunta, che io definirei, senza che me ne voglia, Presidente Beautiful, non perché ella, signor Presidente, sia bello e la sua Giunta bellissima, perché Beautiful ci indica una telenovela che si sa che è iniziata tanto tempo fa e si sa che non terminerà perché si desidera che non termini. E poi Beautiful anche per un'altra situazione: perché per coloro che hanno modo di assistere a questa trasmissione, nelle ore del pasto, si vede che il padre ama la donna del figlio, che il figlio intreccia rapporti con la donna del padre, e quindi si crea una situazione che Ziu Paddori chiamerebbe "una situazione da locale chiuso", cioè è una situazione certamente da marasma, non per un'offesa, ma è per poter dire che ci troviamo in una situazione piuttosto complessa. Ho pensato, in questi giorni, a quella gente che quando governava la Democrazia Cristiana simpatizzava per la sinistra e in loro era forte la speranza per una vita migliore, se la sinistra fosse andata al potere. Ora questa situazione si è verificata, la sinistra ha conquistato il potere ed è al Governo anche nella nostra Regione. Con lei e la sua Giunta, signor Presidente, è morta la speranza di miglioramento a suo tempo auspicata da quei giovani e meno giovani che volevano la sinistra al potere. Questa sinistra non ha fatto e non fa, né più né meno, quello che a suo tempo facevano quelle forze di Governo della prima Repubblica, vengono spartite poltrone, poltroncine e persino sgabelli, si interviene in negativo sullo "stato sociale" non si creano quelle condizioni basilari per uscire dal sottosviluppo e dalla condizione di arretratezza, ciò che si ottiene in questo Consiglio regionale, come risultato primario, è la costituzione di vari comitati. Abbiamo avuto modo di notare che nella precedente Giunta era stato costituito un Comitato per lo spolpamento del cosciotto, dove vi erano delle persone che non è che si fossero unite per portare un contributo allo sviluppo della nostra amata Sardegna, bensì per poter rassicurare la Presidenza di una Commissione ad uno, l'Assessorato ad un altro, l'Ufficio di segretario ad un altro ancora e così via, cioè la logica di una spartizione che ora si è tramutata nella costituzione di un altro Comitato, sempre per lo spolpamento, se non c'è cosciotto anche la nervatura, si arriva addirittura ad azzannare l'osso, cioè sempre delle persone che devono mettere in evidenza la loro presenza perché hanno preoccupazione delle prossime elezioni e se non sono in pool position hanno preoccupazione di non poter essere rieletti, oppure c'è qualche d'uno che è stato bocciato da Assessore e intende nuovamente assicurare un po' i sassolini sulla strada del futuro a quelli che formavano la stessa maggioranza, e così via, cioè non c'è una logica del bene comune, c'è soltanto il bene personale da perseguire a tutti i costi anche se si arriva ad una crisi strisciante e se poi sfocerà in un'altra crisi e se per caso non si vota il Master Plan or bene anche questo va bene a questi signori. Se per caso anche il porto canale di Cagliari possa iniziare l'attività in ritardo, perché i porti non si realizzano, or bene a questi signori va sempre bene, perché l'interessante è che perseguano qualche diritto di tipo personale, se non è di tipo personale delle associazioni di cui fanno parte, che se non è un Comitato è sempre un organismo di cui fanno parte. Signori, la Sardegna deve essere amata e non dev'essere guardata soltanto per il soddisfacimento dei propri interessi, questo è un messaggio preciso e invito questi amici a voler rivedere il loro atteggiamento nell'interesse comune. Signor Presidente, la sua quarta esperienza di governo regionale ha fatto morire la speranza della gente, di tutta la gente, non solo di quella schierata a sinistra, è vanificata la speranza per la rinascita di una Regione, di un popolo. Onorevole Palomba, come può crogiolarsi beato, per essere riuscito a suo dire a ridurre il trend negativo di disoccupazione. Attenzione, non essere riuscito ad invertire la tendenza, e quindi produrre occupazione, facendo diminuire conseguentemente la disoccupazione, ma solo a dire, ripeto, dell'onorevole Palomba, di essere riuscito a ridurre il numero dei disoccupati che ogni anno vanno ad infoltire la lista della disoccupazione. Fa rabbrividire questo fatto, fa venire la pelle d'oca, che cosa devono fare i sardi per trovare un lavoro, emigrare così come fanno gli albanesi? Almeno per loro la sponda opposta non è così lontana come per la Sardegna è il continente. Che cosa si nasconde dietro l'angolo di questa crisi di Giunta, che cosa sarà della Sardegna nell'ipotesi che non si riuscisse a trovare un accordo di governo per una Giunta regionale forte ed autorevole? Signor Presidente, è tutt'altro che risibile l'ipotesi che dietro l'angolo ci sia qualcuno che mantiene il potere, non certo nell'interesse dei sardi e se la ride per l'indecoroso spettacolo da lei offerto per ben quattro volte, offerto da una classe politica di maggioranza, scadente più che mai, sommersa da un mare della discordia, mentre cresce la confusione, l'impotenza e la disperazione dei sardi. Già alla prima crisi definii la sua Giunta, signor Presidente, una Giunta di palombari, se si ricorda, non certo perché formata da uomini da lei scelti e per questo a lei fedeli, ma perché lei e la sua Giunta è sommersa dai problemi che non è riuscito mai a risolvere pur avendone promesso al popolo la risoluzione. Onorevole Presidente, è lei il capo dei cosiddetti palombari, ma è qualcun altro che pompa e regola l'ossigeno quando lei è in immersione. Certo, fra tutte le cose negative qualcuno dirà che qualcosa di positivo in tre anni la Giunta regionale deve pure averla fatta, cercando attentamente qualcosa effettivamente ed unicamente lei l'ha fatta con la sua Giunta: ha creato le condizioni per la formazione di un nuovo partito, il nuovo PDS. Non si allarmi, non è il Partito Democratico della Sinistra, ex PCI, che la sostiene più di tutti, signor Presidente, non si tratta neppure di un nuovo gruppo fondato dai quattro dissidenti del PPI, dai cosiddetti comitati, PDS sta per Partito Depressi Sardi, con oltre 317 mila aderenti, in cui è morta la speranza per un futuro migliore. Lo so che le dispiace, signor Presidente, però è così: Partito Depressi, 317 mila in cui è morta la speranza di un futuro migliore e che cercano disperatamente un lavoro. Lo Statuto di questo nuovo partito non prevede possibilità di successo con questa Giunta, e lei per questo potrebbe essere un leader, ma attenzione il nuovo PDS non ha niente a che fare con altri che le hanno dato i grattacapi; qualcuno dirà signor Presidente che i politici sono tutti uguali, stesse promesse, stesse bugie, stessa condanna per le colpe di altri, e la stessa assoluzione per le proprie. La colpa maggiore della sua Giunta e di quanti la sostengono, oltre quella di non essere stato capace di governare l'isola, è stata quella di indurre nella gente la convinzione che l'Ulivo finalmente avrebbe governato. Che dire poi della figura grottesca che sta facendo, ricca di gaffe, di atteggiamenti confusionari, di avanzate e di retromarce caotiche, ci si azzuffa senza spiegare bene per che cosa, non ultima la presa di posizione dell'Assessore che le sta in questo momento a fianco, l'Assessore dei lavori pubblici, Fadda, che minaccia le dimissioni se non si approva la legge sulle risorse idriche. Dimissioni da che cosa? Da una maggioranza inesistente, da una Giunta già dimessa? Dimissioni formulate da un uomo, appunto l'assessore Fadda, che non rappresenta neppure più chi l'ha indicato come Assessore. Ma ci faccia il favore, ci faccia! Vada via, come disse Totò qualche anno addietro. È difficile dare giudizi emotivi sul recente passato, per questo è difficile condividere la disperazione per l'accommiatamento della Giunta da lei presieduta anche in virtù del fatto che non esistono uomini che stanno facendo grande la Sardegna, e quelli che sono esistiti, anche per causa di forza maggiore, sono stati protagonisti fuori dai confini isolani, e comunque senza che vi sia stata una ricaduta diretta della loro azione per le sorti dell'isola. Del resto, quale motivo avrebbe il popolo sardo per rimpiangere il recente passato, per rimpiangere il suo operato, un passato fatto di uomini che non sono riusciti a fare uscire la Regione dal sottosviluppo o impostarne correttamente la rinascita economica, sociale e culturale. Se in Sardegna sono oltre 300 mila i disoccupati, se sono fallite gran parte delle iniziative industriali, se ancora oggi si lotta per il diritto di continuità territoriale, se si è compromesso l'ambiente senza minimizzare l'impatto ambientale delle grandi opere, se si cementificano le coste e svanisce la spiaggia del Poetto, se il dissesto idro geologico ad ogni pioggia provoca danni, se è in crisi l'agricoltura e la pastorizia, se vengono perse le radici della cultura sarda ed il futuro dei giovani è compromesso, questo lo si deve a coloro che hanno vissuto da protagonisti il recente passato. Le nuove generazioni per questo non hanno bisogno di rivolgere lo sguardo al passato per costruire un futuro migliore; debbono invece trarre insegnamento da quanto è avvenuto per cominciare da soli a tracciare quel solco dal quale nasceranno i germogli per un futuro di speranza. Non bisogna trasformare in eroi chi al più ha fatto il proprio dovere, gli eroi sono tali quando combattono battaglie contro le ingiustizie e di eroi nella nostra isola non c'è traccia pur persistendo le iniquità.

Signor presidente, mi avvio a concludere, molti sono convinti che l'unica cosa di serie A rimasta in Sardegna sia la squadra di calcio del Cagliari, forse ancora per poco; domenica si può decidere il suo futuro in serie A o tra quindici giorni dopo gli eventuali spareggi. Comunque esiste una speranza perché la squadra possa rimanere in serie A. Lei signor Presidente e la sua Giunta sono retrocessi ben 4 volte in serie B e lei non si rende conto che è senza speranza. In estrema sintesi, caro Presidente, ora più che mai, forti per averla conosciuta, la invitiamo a farsi da parte; dia le dimissioni, questo lo chiedono, glielo hanno scritto o glielo hanno detto a chiare lettere la maggior parte del popolo sardo, le forze politiche dell'opposizione ed in quest'ultimo periodo anche le forze della maggioranza glielo hanno detto le forze sindacali e le forze sociali. Signor Presidente si faccia coraggio, le dia, si metterà in pace con la sua coscienza di magistrato buono

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.

GHIRRA (Progr. Fed.). Grazie signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, finalmente in quest'aula cessano i rumori e gli strepiti da stadio e la parola torna alla politica. Questo Consiglio vive una situazione di straordinaria gravità e con esso la democrazia in Sardegna, come dimostra il chiasso che arriva da quel lato. La chiassata messa in atto dalle opposizioni nei giorni scorsi non è una stravaganza o un episodio isolato, fa parte di una strategia precisa di attacco alle istituzioni e a lei presidente Selis, come all'intero Ufficio di presidenza, debbo chiedere di garantire in futuro con maggiore fermezza il prestigio e la dignità di quest'aula che rappresenta il Parlamento dei sardi. Sottovalutare l'occupazione messa in atto dalle opposizioni di destra sarebbe da irresponsabili; soltanto chi non crede nella democrazia parlamentare può accettare una aggressione così sgradevole a questo luogo, che non è di proprietà dei suoi momentanei e temporanei ottanta abitanti, ma appartiene al popolo sardo, non mi risulta che il Parlamento della Repubblica venga regolarmente occupato o che altri consigli regionali vengano occupati, i regolamenti ed anche il nostro impediscono tumulti e violazioni di una istituzione sovrana. Quindi a quanti come il collega Balletto che ha parlato per slogan di inesistenti malformazioni genetiche della sinistra, chiedo piuttosto di riflettere sulla gravità del gesto di cui anche egli si è reso protagonista. Non basta passare le acque a Fiuggi, come ha fatto Alleanza Nazionale, per potersi affrancare da una cultura antiparlamentare tipica del fascismo. Vi ricordate il 3 gennaio del 1925 l'allora Presidente del Consiglio, Benito Mussolini, nel pieno della crisi seguita al delitto Matteotti, disse che avrebbe potuto trasformare quell'aula sorda e grigia in un bivacco per i suoi manipoli. Qui non sono arrivati i manipoli ma si è fatto un bivacco.

NIZZI (F.I.). Ghirra, parla di cose serie non dire cazzate.

GHIRRA (Progr. Fed.). Questo non è corretto se non per chi crede, l'antiparlamentarismo è classico delle culture eversive

(interruzioni)

Quest'Aula non deve essere occupata da nessuno; quest'Aula non è un condominio, quest'Aula è un'Aula che rappresenta il Parlamento dei sardi. La situazione, come dimostra il nervosismo della destra, che ha qualche difficoltà a declinare la parola democrazia, è dunque assai preoccupante. Lo è ancora di più perché l'operazione di delegittimazione di questo Consiglio non si ferma sui banchi; questa Assemblea è sottoposta da mesi ad un attacco concentrico che trova spazio anche tra le forze della maggioranza, tra imprenditori, opinionisti che forse non si rendono conto di favorire una visione della democrazia parlamentare come ostacolo, fastidio, lacciolo che impedisce il dispiegarsi di decisioni da prendere fuori dalle istituzioni. Io sento il rischio di una delibera plebiscitaria e di un'aggressione portata avanti anche da quegli esponenti della maggioranza di centro-sinistra che brandiscono come una clava la parola d'ordine dello scioglimento del Consiglio. Si inoculano, più o meno inconsapevolmente, i germi di una cultura antidemocratica. Ora le assemblee incapaci di eleggere un Governo, una Giunta, vanno sciolte, non c'è dubbio su questo; ma non siamo a questo punto. A me pare che, in questo Consiglio, siano presenti energie sufficienti per trovare soluzione alle difficoltà. Semmai la parola d'ordine di oggi non è sciogliere, non è demolire, è semmai costruire una maggioranza sorretta da un accordo politico e programmatico serio e forte. Io non credo che il nostro compito sia quello di abdicare al nostro ruolo e lasciare il campo libero ai poteri forti, quelli legali e quelli illegali, che tentano di dominare l'economia, la politica e la società. Il nostro compito, lo ha ricordato nelle sue dichiarazioni il presidente Palomba, è dare risposte di governo ad una Sardegna assillata da una crisi che non è soltanto economico e sociale ma di valori e di identità, soprattutto se vogliamo parlare alle nuove generazioni, principali vittime della disoccupazione di massa e del clima diffuso di insicurezza sociale, soprattutto se vogliamo parlare a loro abbiamo il dovere di elaborare un progetto per la Sardegna che ci liberi, che liberi i giovani dall'angoscia di un domani incerto, carico di incognite e rischi. Questo è il compito della politica: disegnare scenari, non arrendersi allo stato delle cose. Ha detto bene il presidente Palomba: non ci interessa il rotolamento e la pura sopravvivenza, ci interessa rilanciare con forza un serio progetto di trasformazione di governo della società. La Sardegna è ad un bivio: il travaglio dell'oggi, la programmazione dello sciopero generale; le lamentazioni di imprenditori, talvolta figli e padri di una cultura dell'assistenzialismo ormai non più sopportabile, le richieste di una svolta profonda che giungono dalle parti migliori della società civile, i richiami autorevoli della chiesa sarda, tutto ciò deve trovare una risposta. Il travaglio che attraversa oggi la coalizione dell'Ulivo che governa la Regione, è carico di incognite, ma può diventare fecondo. Lo sarà se partorirà una riforma delle istituzioni, delle economie e della società, con uno scatto in avanti, lo diceva bene il collega Berria, sulla via dell'innovazione e della modernità. Le energie ci sono dentro e fuori quest'Aula; è urgente dar loro voce e ritrovare unità di obiettivi e di intenti fra le forze popolari della sinistra, sardista e del centro democratico. Quanti si riconoscono nell'Ulivo e quanti militano in Rifondazione Comunista, hanno oggi il compito di guardare oltre il proprio "particulare" e costruire, da quest'Aula che alcuni tentano di delegittimare, un'alleanza politica duratura. Per far questo c'è bisogno di mettere le carte in tavola, trovare i necessari accordi programmatici e politici. Prima di tutto occorre mettere mano alla riforma della legge elettorale, perché tutti abbiamo ormai chiaro che le riforme incompiute provocano guasti seri, nella palude di una legge elettorale incompiuta sono tornati sulla scena i poteri di interdizione, se non di ricatto, tornano uomini e mezzi della vecchia politica, scendono in campo lobby palesi e occulte. E' dunque tempo di varare subito una legge elettorale bipolare che garantisca maggioranze e governi stabili. Ma non bastano le leggi elettorali nè le pur necessarie riforme istituzionali; la politica, la buona politica che, come nel caso della moneta, rischia di essere scacciata da quella cattiva, devono ritrovare la loro voce forte e chiara. Tre anni fa la Sardegna inaugurò una nuova stagione. Precedendo di un anno la nascita dell'Ulivo le forze del centro democratico, i sardisti, gran parte delle forze di sinistra, diedero vita ad una maggioranza di centro-sinistra. Pensammo allora, e lo dicemmo, di essere un laboratorio politico. Ma quella maggioranza si è ridotta nel tempo a poco più di un'aggregazione numerica; non siamo ancora riusciti a trasformare il successo elettorale in un processo di rinnovamento, in una superiore capacità di governo, e non siamo riusciti ancora a dar vita ad una classe dirigente, all'altezza della sfida che ci lancia l'integrazione piena nell'Unione Europea. E' questo oggi il nostro orizzonte, è l'Europa il nostro orizzonte. C'è addirittura il rischio di un balzo all'indietro, un rischio che va sventato, rimettendo in campo le forze che, dentro e fuori i partiti, si battono per un progetto di cambiamento, contro le tentazioni di chi vuole riconsegnare la Regione a vecchi poteri e gruppi superati dalla storia. Per far ciò è urgente, superato questo attacco delle opposizioni, aprire un processo di sincero chiarimento dentro la coalizione di centro-sinistra, che certo molto ha prodotto, come ha spiegato anche il presidente Palomba, anche sul fronte dell'occupazione, ma che deve dare di più. Intanto la maggioranza deve guardarsi con serenità e sincerità al suo interno; dobbiamo tutti insieme contribuire allo sforzo di ricomposizione del centro democratico, turbato dalla crisi evidente del Patto Segni e dalle difficoltà del partito popolare, ma dobbiamo superare anche le difficoltà presenti nei gruppi della sinistra, tutti attraversati da problemi, se è vero che, rispetto all'inizio della legislatura, tutte le formazioni consiliari, comprese la mia, quella a cui io appartengo, hanno perso qualcuno dei componenti. Insomma, va affrontato un chiarimento franco, al quale deve essere invitato a pieno titolo, facendolo entrare dalla porta non dalla finestra, Rifondazione Comunista. Vedete, cari colleghi della maggioranza, noi dobbiamo tirar fuori rapidamente e sinceramente un progetto fondato su un programma di fine legislatura. Sul terreno progettuale la destra ha le idee chiare: il suo disegno è un misto di liberismo e di vetero assistenzialismo; qui in Sardegna è evidente persino nella scelta degli uomini l'intento di puntare alla speculazione immobiliare sulle coste, alla privatizzazione della sanità, alla difesa dei ceti parassitari. Tutto ciò utilizzando strumentalmente l'esercito dei disoccupati che assillano la nostra terra. Ma qual è l'idea che abbiamo invece noi? Talvolta ho la sensazione che qualcuno, nel centro-sinistra, pensi alla restaurazione del vecchio ordine sotto l'insegna dell'Ulivo. Il nostro compito è un altro: sul piano nazionale noi dobbiamo ottenere dal Governo un serio accordo per la rinascita, che non significa assistenzialismo o favori di un governo amico; al Governo nazionale non dobbiamo chiedere favori, dobbiamo chiedere che ai sardi, come ai cittadini di questo paese, siano garantite pari opportunità nelle occasioni di sviluppo, a partire da un sistema di trasporti moderno e civile, perché quello esistente è insopportabile, passando per l'energia, per l'innovazione tecnologica e la modernizzazione della pubblica amministrazione. Ovviamente su questo terreno anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Questo Consiglio votò due anni fa all'unanimità una mozione che ci impegnava a varare il piano telematico regionale, ma ancora ben poco si sé fatto. Siamo in ritardo nel varo di una riforma che faccia della macchina amministrativa una struttura agile, trasparente, al servizio dei cittadini e non del vecchio e mai estinto clientelismo. Siamo lontani dal dare ai cittadini la Regione dei diritti, siamo ancora alla Regione dei favori. Sul piano economico non si può arretrare di un millimetro dalla strada dello sviluppo industriale, ma occorre guardare insieme ad una modernizzazione della agricoltura e della pastorizia e scommettere, senza tentennamenti, sulla straordinaria risorsa rappresentata dal binomio ambiente-cultura. Su questo terreno sono convinto che il dialogo aperto con Rifondazione Comunista, su temi concreti come il master plan e lo sviluppo di una seria industria del turismo, possa approfondirsi, per trovare ulteriori spazi sul terreno degli investimenti della scuola, nella formazione e nella cultura. Settori, parlo soprattutto, ma non solo, della formazione professionale, nei quali ingenti risorse e centinaia di miliardi vengono letteralmente dilapidati in mille rivoli clientelare piuttosto che spesi in vista di un sistema armonico di crescita civile. Serve insomma una svolta profonda; saremo tanto più credibili nella battaglia per una riforma federalista dello Stato quanto più saremo capaci di smantellare subito, qui è ora, la Regione dissipatrice e clientelare. Una Regione che può piacere sicuramente a piccoli o grandi affaristi piuttosto che ai cittadini, i quali ancora oggi, nonostante le leggi sulla trasparenza e il Difensore Civico, trovano davanti a sé un muro di estraneità e rispetto ai quali il nostro ruolo (è vero o no, colleghi consiglieri?) continuano ad essere quello di mediatori di piccoli e grandi pratiche. Va chiusa insomma l'era della Regione dissipatrice di risorse, della Regione assistenzialista, della Regione sportello che piace tanto a quegli imprenditori ben introdotti che moltissimo ottengono dalle casse regionali e pochissimo o nulla sanno restituire in termini di occupazione e continuità produttiva. La rivoluzione che anche noi sardi dobbiamo compiere, come è successo in altre aree del Meridione, basti pensare alla Puglia, è quella di creare condizioni che favoriscono gli investimenti produttivi, non più politiche di elargizioni, ma creazione delle condizioni più favorevoli all'investimento privato, sia da un punto di vista strutturale, che finanziario e fiscale, anche affrontando il nodo della zona franca che mi sembra attuale e va subito sciolto.

Ci vuole, insomma, una politica forte e autorevole che incida - ha fatto bene a sottolinearlo il presidente Selis - sul sistema del credito nemico dello sviluppo, assai più vicino all'usura che alla creazione di condizioni per la crescita economica. Sono convinto che in questa Assemblea, che in tanti vogliono sciogliere con la logica "o passa la mia idea o sarà il diluvio", ci siano le energie per mettere in campo proposte serie per lo sviluppo e per l'occupazione, e che su questo terreno si possa riprendere il cammino di un dialogo serio e fecondo dentro l'Ulivo e con Rifondazione. Nell'Ulivo, vedete, è centrale l'esigenza di un dialogo serio non soltanto in Consiglio regionale ma nella società, in particolare i con quel mondo cattolico e del volontariato così ricco di idee e di progetti di rinnovamento della società vissuti quotidianamente nel concreto dell'azione e della prassi. Un mondo al quale noi progressisti siamo legati da tanti valori comuni di solidarietà; un mondo con il quale (penso ai comitati per l'Ulivo, che vedono insieme tanti giovani, tante forze dentro e fuori del partito) esiste già una piattaforma comune sui temi quali lo sviluppo, centrato sulla qualità ambientale straordinaria della nostra Sardegna. Vedete, noi centrosinistra falliremo se pensiamo che la politica si riduca al solo Consiglio regionale. L'alleanza vivrà e crescerà se capiremo che il progetto di governo non si costruisce soltanto qui dentro, ma investe i soggetti della politica, i partiti, i movimenti, i sindacati, gli imprenditori, i cittadini. Noi, ne sono convinto, respingeremo il documento delle opposizioni, ma ciò non deve spingerci all'ordinaria amministrazione. Dobbiamo costruire un'alleanza di rinnovamento partendo da punti programmatici ben precisi, sui quali misureremo affinità e divergenze. Dicevo della qualità ambientale della nostra Isola, che è il nostro vero giacimento aurifero: alcuni vorrebbero svenderlo, altri - come il nostro Gruppo - pensano che il binomio ambiente-cultura sia la grande leva di uno sviluppo sostenibile dell'Isola. Da mesi siamo investiti da una travagliata discussione sul Master Plan della Costa Smeralda: abbiamo detto anche altre volte che il progetto presentato dal gruppo CIGA così com'è è francamente inaccettabile. Sarebbe grave se oggi, per subalternità a lobby potenti, dicessimo sì a un insediamento immobiliare che, aprendo una breccia nella nostra legislazione assai coraggiosa e avanzata, aprirebbe la strada a un vero e proprio sacco delle coste, dove si aggirano per di più progetti assai più volgari e più brutti, diciamola tutta, di quel progetto per la Costa Smeralda. Semmai occorre che tutti insieme, la Giunta e il Consiglio, portino a termine con una Conferenza di verifica pubblica immediata il processo di pianificazione comunale. Abbiamo chiesto anche con una interrogazione se i nostri comuni siano stati messi in grado di varare i loro piani urbanistici, se hanno fatto tutti il loro dovere, se sono stati sorretti dalla Giunta in questa azione. Vedete, sulle regole anche in questo caso non si può cedere, pena la fine della pianificazione paesistica e del governo del territorio. Alla nostra Sardegna non servono né blitz né diktat; serve un progetto di sviluppo sostenibile di largo respiro, per garantire occupazione, sviluppo e una superiore qualità della vita. Che interesse possiamo avere a riprendere gli investimenti immobiliari sulle coste? Abbiamo bisogno di governare il territorio, abbiamo bisogno di un piano serio del turismo, dell'industria del turismo. Questa è la nostra colpa, non esserci dotati di un documento in cui noi diciamo che cosa vogliamo. Dobbiamo chiederci se le seconde case e gli alberghi già esistenti debbano continuare a funzionare per un mese o due all'anno e se la Sardegna abbia bisogno di altre costruzioni oppure di servizi adeguati, in grado di attrarre quei milioni di turisti europei che non cercano soltanto sole e mare, ma anche qualità ambientale e cultura.

Chi ha davvero a cuore l'occupazione stabile dei giovani, e non l'effimero, deve battersi qui in Consiglio per il varo immediato della legge sui centri storici, fermi da anni, una legge reclamata inutilmente anche dagli imprenditori e dagli industriali sardi. Forse pochi fra noi sanno che il recupero e la manutenzione garantiscono in edilizia un'occupazione più che tripla rispetto alle nuove costruzioni e che è un settore inesauribile, una miniera che non si ferma mai. Siamo seri, insomma, cerchiamo di batterci per l'occupazione e lo sviluppo, garantendo ai nostri paesi un recupero anche della loro memoria e della loro identità; puntiamo sulla bellezza dei nostri monumenti, apriamoli, facciamoli conoscere ai turisti ma anche a noi sardi, spesso così ignoranti della nostra storia.

Nella giornata dedicata ai monumenti che si è svolta poche settimane fa nella città di Cagliari, soltanto la necropoli punica di Tuvixeddu, che qualcuno aveva già pensato di sacrificare ad altri interessi, è stata visitata da ben 3.500 persone in poche ore; fra loro c'erano anche molti stranieri.

C'è un grande bisogno di cultura, e la cultura offre occupazione se noi ci crediamo, a meno che non vogliamo continuare a percorrere strade sbagliate.

Un'altra domanda è perché questo Consiglio e questa Giunta, che ne hanno la possibilità, non si decidono a varare le leggi sui parchi naturali. Ce ne sono alcuni su cui non c'è nessuna difficoltà e nessuna opposizione, eppure si continua a non portare a termine questi provvedimenti. Non si possono organizzare convegni sullo spopolamento delle zone interne e continuare a puntare tutto sullo sviluppo costiero. Tutto ciò è grottesco e spesso anche ipocrita. Non si può concepire il turismo come puro affare immobiliare, né si può ulteriormente costruire seconde case abitate da fantasmi per dieci mesi all'anno. Esse sono la causa prima di quella stagionalità che affligge l'industria turistica sarda e che bisogna rompere con l'offerta di servizi competitivi. Vedete, in realtà noi non possiamo, in cambio di un'occupazione spesso inesistente (adesso vorrei sapere tra noi chi si ricorda l'imbroglio delle gomme di Tertenia) buttare al vento la dignità dell'autonomia, la credibilità dei gruppi dirigenti, il senso più elevato della politica. La sinistra e l'Ulivo hanno oggi davanti un compito assai arduo ma non impossibile: costruire su programmi finalmente condivisi e su scelte politiche chiare e nette insieme a Rifondazione comunista una nuova stagione dell'autonomia. Non sarà semplice centrare il traguardo, ma bisogna provarci non facendoci complici di processi di restaurazione, perché una nuova stagione non può avere il sapore del vecchio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, compito della politica non è certamente quello di creare stupidi momenti di inutile e gratuita provocazione. E se l'antiparlamentarismo è tipico delle culture eversive mi chiedo l'atteggiamento tenuto in quest'aula, nell'aver impedito e rinviato un dibattito parlamentare richiesto a gran voce e dettato dalla crisi del momento che investe questa maggioranza e questo governo, come deve essere classificato, onorevole Ghirra? A questa Assemblea si restituisce sicuramente prestigio e dignità non con atti formali o con la giacca e la cravatta, ma dibattendo e risolvendo i problemi dei sardi, a cominciare da quelli del lavoro. Leggevo qualche titolo di giornale che si riferiva alle ultime ricerche e ai dati dell'ISTAT, secondo cui oggi trovare lavoro per i sardi è di per sé già un lavoro, cioè la fatica nel cercare il lavoro è un lavoro di per sé stesso. Abbiamo risolto il problema della disoccupazione!

Vedete, esiste credo, collega Ghirra, una profonda differenza fra il mondo cattolico del volontariato e i progressisti: per i cattolici la povertà è una scelta autonoma, è un modo libero di vivere e di rapportarsi con quello in cui credono; per voi è una volontà impositrice, quella di creare nuovi poveri e nuove disperazioni in tutte le realtà del mondo in cui avete operato, Sardegna compresa, stante anche in questo caso le ultime recenti indagini dell'ISTAT. "Guai ai vinti" disse Brenno ai romani che intendevano verificare la regolarità della bilance in cui versare il loro tributo in oro; guai ai dissidenti e ai sabotatori, dice Palomba, nel momento in cui elenca alcuni problemi, peraltro ancora irrisolti, ponendo sull'altro piatto della bilancia la questione "Fondazione Banco di Sardegna" e pretendere di ridurre il travaglio lacerante che pervade il mondo dei cattolici sull'intendere la loro presenza nello scenario politico nazionale e regionale dopo esserne stati gli assoluti protagonisti fino al recente passato, dicevo, pretendere di ridurlo ad una semplice questione legata alla scelta di un Presidente di una Fondazione bancaria, è operazione di poca chiarezza, ma dicevo dei problemi elencati: protocollo d'intesa, finanziaria innovativa, concertazione con i sindacati, polo energetico del Sulcis, e così via dicendo. Verrebbe da chiedersi se il lasciare in sospeso le grandi questioni, tenerle accese e alimentate da dibattiti e confronti e discussioni in corso, non sia un metodo per perpetuare alla guida di questo Governo, "vietato disturbare il manovratore", quasi a dire che, siccome ci sono questi problemi, se vado via io nessuno è in grado di risolverli. E' un manovratore che purtroppo ha a che fare con un tram sgangherato e pericoloso quale quello dell'Ulivo, e quando i mezzi sono pericolosi per la circolazione, è meglio mandarli in garage. Signor Presidente, colleghe e colleghi, i sardi si aspettavano che quello di oggi rappresentasse l'epilogo di una fase politica che la Sardegna non ha prodotto certamente aspetti positivi, l'Ulivo sta finendo di consumarsi rinsecchendosi progressivamente. Io, da umile componente di questa Assemblea, un suggerimento ve lo darei, anziché usare il simbolo dell'Ulivo, usate il fico, per lo meno le foglie per coprirsi le vergogne sono utili. Siamo stati facili profeti, quando avvertivamo tre anni fa che pensare di costruire un'alleanza attraverso una collaborazione di Governo tra forze che avevano ed hanno radici e ispirazioni diverse, programmi e obiettivi diversi, posizioni inconciliabili sui più elementari problemi della vita politica e sociale di quest'Isola, sarebbe stata un'impresa al limite della follia, il risultato è stato tre anni di immobilismo, di degrado, di disoccupazione crescente, di allontanamento dall'Europa, energia, continuità territoriale e trasporti interni, gestione delle risorse idriche, fino al punto da paventare le minacciate dimissione dell'Assessore dei lavori pubblici, sviluppo telematico, regimi fiscali e rapporti con lo Stato, zona franca, riforma degli enti, semplificazione delle funzioni burocratiche e amministrative della regione, privatizzazioni, riforme elettorali, federalismo, Porto canale, gestione dello sviluppo turistico, Master plan, rilancio delle aziende agricole, crisi nei settori del commercio e dei servizi, sviluppo delle piccole e medie imprese, sono solo alcuni dei temi ai quali non è stata data alcuna risposta concreta in questi tre anni di Giunte Palomba. La gente chiede stabilità politica e di governo, verifiche, gli italiani lo hanno detto a livello istituzionale con un referendum a cui hanno tributato consensi iperbolici e quasi plebiscitari, appena quattro anni fa. Mi sovviene da ricordare che in quest'Aula gli unici figli di questo nuovo aspetto della politica italiana perché da quei referendum sono nati, oltre al Patto Segni, il Patto dei democratici, e proprio Forza Italia che è comparsa sulla scena politica a seguito di quei referendum. Sembrano passati secoli da quell'evento che tanta speranza aveva dato agli italiani e ai sardi, speranza di cambiamenti che non sono arrivati, ma qui pare stiamo vivendo un'altra epoca, decisamente antecedente a quel periodo storico. Questo Consiglio, lo ricordava qualcuno, è figlio di una legge elettorale che ha impedito ai sardi di esprimere con chiarezza la propria volontà. Il responso elettorale ha indicato in Forza Italia il partito di maggioranza relativa, non ce lo dimentichiamo, dandogli quindi valenza di forza di governo, ma questo ruolo non gli è stato riconosciuto nell'ambito dell'istituzione consiliare. Forza Italia e il Polo per le libertà non hanno i numeri sufficienti per garantire ai sardi un Governo stabile e autorevole, ma per rispetto nei confronti di coloro che con il loro suffragio l'hanno indicata come forza propositiva e costruttiva non rinuncia, anche dai banchi dell'opposizione, a combattere per superare e risolvere i drammi di un'isola e di un popolo profondamente provati dalla dilagante disoccupazione e dall'assenza di una cultura e di una volontà di promuovere ed incentivare le attività produttive, capaci di dare sviluppo economico e sociale. Signor Presidente, a chi le chiede quali siano i problemi che questa ex maggioranza, per il dovuto rispetto e per la chiarezza politica, per gli elettori, per i cittadini sardi, lei elenca problemi, i sardi i loro problemi li conoscono bene, non hanno bisogno della gente che glieli ricordi; per tre anni abbiamo ascoltato le solite frasi: occorre che la maggioranza si rilanci, che creda in quello che fa, occorre fare qui, occorre fare là, che la coalizione è al bivio, al fallimento, o rilancio, e così via, quello occorre fare, quel bivio, suonano come l'evidenziazione chiara, anche se non consapevole, evidentemente, da parte dei colleghi della maggioranza, di un qualcosa che non c'è, che manca, e quel qualcosa che non c'è è rappresentato dai vasi comuni su cui costruire una credibile compagine di Governo, non l'avete, è inutile che continuiamo a girare su questo che è l'aspetto fondamentale, non l'avete. Il dramma è l'assenza di proposta politica, di quadro politico di riferimento che non può essere rappresentato da confini costruiti con le sigle, nel dire all'interno di queste sigle qua sì e fuori no. Ma che deve essere riempito di contenuti, di proposte, di fantasia, di progetto, dove sono tutte queste cose? Alcune forze che attualmente compongono questa maggioranza non si sono forse ancora rese conto che la differenza tra il vecchio modo di fare opposizione e l'attività di Governo, tra queste due cose esiste una grande differenza, a chi governa non è riservata la metodologia della denuncia dei problemi, dell'elencazione dei problemi, ma la proposta per la loro risoluzione, ha ragione, signor Presidente, per governare i grandi processi che stanno trasformando il mondo, per partecipare al processo di integrazione europea, occorre una forte compattezza politica, non c'è. Lo scenario che ci proponete per il futuro, che proponete a quest'Isola e ai sardi, è di ritrovarsi fra qualche tempo nuovamente a chiederci ciò che si dovrebbe fare ma non si fa mai, non ci possiamo stare, tralascio per questioni di stile e di rispetto istituzionale i paragoni con Sicilia, Calabria e Puglia, una pessima caduta di stile, signor Presidente, ma se proprio volesse fare il rappresentante delle opposizioni in quelle Regioni, Presidente, perché non va lì, la porta è aperta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.

LIPPI (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, sinceramente mi sarei aspettato qualcosa di più dai banchi della maggioranza, oggi, e dallo stesso intervento del Presidente della Giunta, rispetto all'annoso problema che è stato sollevato dalle opposizioni ovverossia sul capire in che termini e in che modi questa crisi regionale che per ora resta scritta sulle pagine dei quotidiani, poteva trovare un suo eventuale rimedio all'interno di questa Assemblea consiliare. Deluso dagli interventi che mi hanno preceduto, dagli interventi dei colleghi della maggioranza, dei quali non ho capito se ancora ci sono le reali possibilità per mantenere in piedi questa Giunta e il suo Presidente, vero come è vero che nelle dichiarazioni iniziali di apertura rese all'Assemblea dal presidente Palomba, lo stesso si è precipitato a porre la questione su due fronti: il primo fronte, quello che a suo parere e a suo giudizio la Giunta ha fatto fino ad oggi, dall'altra parte della bilancia invece si è andato a pesare l'unico, a giudizio del Presidente, nodo negativo rappresentato dalla sua maggioranza, ovvero sia il disaccordo su alcune nomine fino ad oggi effettuate. Ma d'altronde l'avevamo predetto: sulle nomine degli enti strumentali e sulla presidenza della fondazione del Banco di Sardegna, la Giunta Palomba quater, sostenuta da una maggioranza numerica a mio giudizio ormai inesistente, sarebbe miseramente entrata in crisi. Puntuali, come nelle migliori profezie che si avverano, i malumori, i dissapori, le incomprensioni, gli interessi personali e quelli di piccole e grandi lobby hanno ancora una volta preso il sopravvento sugli interessi della collettività e rischiano di far sprofondare la Sardegna nel più profondo dei baratri. Per le persone semplici e normali che stanno affrontando questa esperienza politica con il più alto senso di responsabilità, la scandalosa rappresentazione teatrale alla quale questa maggioranza ci sta facendo assistere, rappresenta oggi l'ennesima sconfitta rispetto ad un modo di essere e di interpretare la politica che niente ha a che vedere con quello che oggi pare essere invece l'unico interesse di questa maggioranza: mettere in atto misere spartizioni di potere disimpegnandosi totalmente dal disperato tentativo di risolvere le straordinarie urgenze della nostra Regione. Energia, continuità territoriale e trasporti interni, gestione delle risorse idriche, sviluppo telematico, regimi fiscali e rapporti con lo Stato, zona franca, riforma degli enti regionali, semplificazione delle funzioni burocratiche ed amministrative della Regione, privatizzazioni, riforma elettorale, federalismo, porto canale, gestione dello sviluppo turistico, master plan, rilancio delle aziende agricole, crisi nei settori del commercio e dei servizi, sviluppo delle piccole e medie imprese, politiche occupazionali a favore dei giovani, questi sono solo alcuni temi, signor Presidente della Giunta, ai quali non è stata data alcuna risposta, checchè lei ne pensi e possa dire in questi tre anni di giunte da lei guidate, problemi irrisolti che stanno facendo precipitare il fenomeno a noi sardi, di certo, non nuovo, della disoccupazione a livello di vera emergenza sociale e ci allontanano da quel processo di integrazione europea così tanto ricercato in tutta la nazione. Al contrario, questa finta maggioranza è riuscita a trovare soluzioni per le nomine politiche degli enti regionali, della SFIRS, della Banca CIS, della Fondazione del Banco di Sardegna, dell'ESIT, dell'ERSAT, dell'EMSA e delle decine di società ad essa collegate, dell'ISOLA, del Consorzio 21, dell'Istituto di Incremento Ippico, della Stazione sperimentale del sughero, delle Asl, dell'ARST, e di tanti altri enti più o meno grandi, più o meno importanti che consentono il mantenimento del consenso attraverso la loro gestione clientelare. Questo dimostra cari colleghi di come l'Ulivo sia una ipotesi politica priva di prospettive credibili e capace di guidare la Sardegna sulla strada dello sviluppo, ma sia al contrario un buon mezzo per spartire scientificamente il potere regionale fatto di consigli di amministrazione, di gettoni di presenza, di gestione di posti di lavoro, privo quindi perché poco interessato di costruire una volontà per promuovere e incentivare le attività produttive capaci di dare sviluppo economico e sociale. Caro collega Ghirra, che adesso non vedo in aula, altro che laboratorio politico l'Ulivo in Sardegna, il vostro è un laboratorio per imparare meglio l'arte della spartizione, questo è l'Ulivo in Sardegna, questo è stato l'Ulivo in Sardegna fino ad oggi; e questo dimostra quindi di come l'Ulivo sia una ipotesi politica priva di prospettive credibili, e fa quindi sorridere, che per alcuni esponenti della maggioranza che governa questa Regione, la prima emergenza della Sardegna sia oggi quella di porre al centro del dibattito politico il problema della democrazia negata, così come è stato affermato dal leader del Partito Popolare sardo, Maninchedda nei giorni scorsi.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Leader! Leader si diventa dopo un processo democratico non dopo un commissariamento.

LIPPI (F.I.). Intanto perché viene da domandarsi che cosa significa e a chi si stia negando tale democrazia, se ai sardi che non possono più contare su regole certe, capaci di programmare almeno il vivere quotidiano, oppure alle minoranze all'interno dei partiti che ultimamente non vengono tenute in debita considerazione e quindi escluse da quello che fino ad ieri era l'unico, vero collante di questo gruppo dirigente della Regione: la spartizione per acquisire e mantenere clientele. Insomma, sembra che per alcuni il problema sia quello di governare a tutti i costi, ponendo al centro della propria attività politica la riconferma del cadreghino in Consiglio regionale. Poco conta se per raggiungere questo obiettivo si calpesti tutto e tutti: ideali, senso di appartenenza al partito e al programma sottoscritto, moralità, impegni con l'elettorato. La politica, quella vera, delle grandi scelte che determineranno gli scenari economici e sociali dei prossimi decenni viene ahimè demandata ad altri; la verità, cari colleghi, che piaccia o no è che le persone libere, quelle che dovrebbero rappresentare il nuovo, quindi la speranza di rinascita, di sapere interpretare la volontà e gli interessi dei sardi, sono state messe ancora una volta nell'angolo da chi, pur non essendo presente fisicamente nelle stanze del palazzo di via Roma, pensa ancora di detenere il primato della politica regionale. Triste considerazione, alla quale non ci si può altresì sottrarre e per la quale occorre lottare a garanzia della tutela dei principi di onesta amministrazione, serietà e democrazia che meritano non gli eletti, o i loro padrini padroni, cari colleghi, ma tutti i sardi. Forza Italia e il Polo delle libertà non hanno oggi sufficienti numeri per garantire ai sardi un governo stabile ed autorevole, ma per rispetto nei confronti di coloro che con il loro suffragio l'hanno indicata come forza propositiva e costruttiva, non rinunceranno dai banchi della opposizione a combattere per superare e risolvere i drammi di un'isola e di un popolo profondamente provati dalla dilagante disoccupazione costruendo, da qui alle prossime elezioni regionali, la giusta alternativa alla becera politica delle sinistre. Presidente Palomba, cari colleghi, l'esercizio della politica non è spartizione di potere e di poltrone, oggi la Sardegna ha necessità di ben altro. La tristezza purtroppo è che da questi onesti banchi non scorgiamo oggi nei vostri volti nessun senso di vergogna.

PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Lippi si conclude il dibattito per questo pomeriggio. I lavori riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 20 e 30.