Seduta n.409 del 05/11/2003
CDIX SEDUTA
Mercoledì 5 novembre 2003
(POMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 17 e 03.
ORTU, Segretario,dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 29 ottobre 2003, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che il consigliere Piero Pinna ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 5 novembre 2003. Se non vi sono osservazioni il congedo si intende accordato.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che l'assessore Pasquale Onida è assente nella seduta pomeridiana del 5 novembre 2003 perché fuori sede per motivi istituzionali.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Colleghi, chiedo scusa, per regolarci chiedo un po' di attenzione, da parte dei Capigruppo soprattutto. Si era chiesta una interlocuzione fino alle 5 di stasera per decidere come procedere, i modi sono due: o si procede attraverso la presentazione di una serie di emendamenti per aggiustare il testo che abbiamo in discussione, e questa è una strada che possiamo seguire; l'altra, io l'ho suggerito anche in altre occasioni, sarebbe la cosa più corretta e più veloce, sarebbe quella di rimandare il testo in Commissione, la pongo come proposta, per una nuova istruttoria della legge, considerando che le modifiche da apportare sono molte e diverse. Quindi vorrei sentire un po' cosa ne dicono i colleghi e poi procediamo.
Se io non ho nessuna risposta rinvio la legge in Commissione, vuol dire che siamo tutti d'accordo.
SANNA EMANUELE (D.S.). No.
PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni, allora, ci sono obiezioni?
MURGIA (A.N.). Presidente, sospendiamo.
PRESIDENTE. Sospendiamo quanto?
FADDA (La Margherita-D.L.). Tre mesi!
PRESIDENTE. L'onorevole Fadda propone un paio di mesi, va bene! Allora, un paio d'ore, un paio di giorni o un paio di mesi?
Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente, io vorrei capire da dove si deve ricominciare, perché se c'è qualcuno che me lo spiega può darsi che riusciamo a trovare il bandolo di questa matassa. Insomma all'ultima riunione di Consiglio in cui si è parlato della legge elettorale è successo quanto è successo, cioè questa legge, a seguito dell'approvazione di un emendamento, è stata disarticolata sostanzialmente e adesso noi ci troviamo qua in aula ad andare avanti a esaminare sempre l'articolo 1, mi pare che ci sia il sesto emendamento dell'articolo 1, senza sapere da dove cominciare e dove andare soprattutto, perché da dove cominciare lo sappiamo, non si sa dove dobbiamo andare. Allora, un attimo di riflessione, obiettivamente, non c'è nessun intento dilatorio, niente di nulla insomma, però un attimo di riflessione per capire qual è il percorso e se esiste un percorso io credo che sia necessario. Un attimo di riflessione non vuole dire una mezzora così come era stato incautamente detto una settimana fa; un attimo di riflessione vuol dire capire chi è saggio, i Capigruppo, la Commissione valutino, vedano, traccino un percorso, un percorso sul quale il Consiglio poi abbia la possibilità di pronunciarsi, perché obiettivamente andare in questo modo alla cieca mi sembra proprio una sciocchezza dal punto di vista politico.
PRESIDENTE. Onorevole Usai, io sono assolutamente d'accordo con lei per questo avevo proposto un percorso che mi pareva serio. Naturalmente io sono pronto a prendere atto della volontà dell'Aula; mi pare di capire che alcune ore non sarebbero assolutamente sufficienti, posso azzardare una proposta: andiamo a martedì?
Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io credo che qualcuno stia un po' facendo finta di essere arrivato per caso in quest'Aula. Non è così. Forse ci siamo da troppo tempo e questo è un qualcosa che sta iniziando a preoccuparmi come forza politica, ma a questo c'è rimedio, c'è rimedio poi per vedere con facilità tutti quelli che volevano andare facilmente a casa. Si può, se non c'è voglia di fare la legge elettorale, credo che l'unica strada da percorrere sia veramente quella di andare a casa. Allora non si può far finta di niente, che non stavamo discutendo una legge elettorale, che non ci siano degli emendamenti presentati e che stamattina non si sia fatta una Conferenza dei Capigruppo proprio per vedere quel comma 11 dell'articolo 84, darne la giusta interpretazione, come è stato fatto, e alla ripresa dei lavori questo pomeriggio iniziare a parlare di legge elettorale per come è stata riproposta dopo l'approvazione di quell'emendamento che eliminava il listino regionale, dico è stata riproposta dagli Uffici.
A quella proposta ci sono già quattro emendamenti, se vi siete svegliati adesso, e non è un incubo! Se vogliamo interrompere mezzora per capire come vogliamo andare avanti, mi sta bene, Presidente. Sennò non si può far finta di niente, si deve iniziare a lavorare, perché abbiamo interrotto provvisoriamente sulla discussione una legge perché abbiamo ritenuto che quella della sanità, per i motivi che tutti hanno avuto modo di dire con chiarezza o meno chiarezza, adesso riprendiamo su quella interruzione che avevamo condiviso tutti assieme.
Io le chiedo, Presidente, mezzora per capire se la gente ha voglia di lavorare, se dopo, fra mezz'ora, la gente non avrà voglia di lavorare e non avrà stabilito come lavorare, potremo tranquillamente anche interrompere - come dice qualcuno - fino a maggio dell'anno prossimo, ma non credo proprio che ci si possa arrivare a maggio, il tempo è molto più ristretto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Io sono sostanzialmente d'accordo con le cose che ha detto poc'anzi il collega Giacomo Sanna. Il Consiglio regionale sta discutendo la riforma elettorale, ha già espresso i primi voti, nessuno può sottrarre all'Aula l'esame di questo provvedimento. Se anche un consigliere chiede di continuare a discutere tutti i commi e tutti gli articoli che ci sono a valle ha il diritto di farlo, signor Presidente.
Io penso che alla luce delle conseguenze dirompenti che derivano dal voto che ha fatto cadere il primo comma dell'articolo 1, sia opportuno fare una valutazione politica rapida, anche in aula, da parte dei Gruppi. Penso che adesso o fra mezz'ora ogni Gruppo si debba pronunciare sul destino di questo provvedimento, ma non si possa assolutamente condividere l'idea di una strana eutanasia di questo provvedimento, per cui ci aggiorniamo ancora a martedì prossimo e poi non si sa come finisce questo importantissimo provvedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu?
spissu (d.s.). Va bene.
PRESIDENTE. Allora, insomma, mi pare che potremmo fare questo percorso: sospendiamo una mezz'oretta, chi deve parlare lo faccia, se si raggiunge un accordo tra mezzora cominciamo a lavorare, se accordo non ce n'è, terremo conto della situazione e decideremo sempre assieme come continuare.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, per dire qui, alla luce del sole, penso che non ci sia bisogno di ulteriore interlocuzione politica, perché noi siamo del parere che si debba proseguire e da subito nell'esame del testo di legge, senza necessità appunto di ulteriori rinvii. L'Aula è sovrana per fare quello che deve fare, decretare il successo di questa riforma o qualunque altra soluzione, quindi per quanto ci riguarda non abbiamo necessità, salvo, ma per dovere di cortesia, di ulteriori interlocuzioni perché siamo pronti a proseguire nell'esame e anche nel voto, se è necessario, continuando a conformarci a quell'orario stabilito delle ore 22 per seduta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Diceva poc'anzi il collega Giacomo Sanna che forse il troppo tempo che ci passa davanti può far perdere qualche volta il senso dell'orientamento, ma a me pare di poter dire che, per quello che vedo in queste ore, soprattutto nel collegamento, nella successione degli eventi tra la conclusione della riunione di stamani e l'inizio di quella di stasera, che evidentemente il tempo non sempre serve per imparare o per capire o per ragionare. Si è tenuta stamani una Conferenza, convocata dal Presidente di turno, che quando presiede è Presidente a tutti gli effetti, quindi non chiesta dall'Aula e da nessuno dell'Aula, che è durata un'ora, che era un'ora peraltro di tempo non sottratto ai lavori del Consiglio perché mancava in quell'ora, appunto, per il rinvio fatto dal Presidente, il numero legale in Aula per procedere e quindi non si è sottratto neppure un attimo, come altre volte purtroppo succede, al lavoro ordinario e ordinato dell'Aula.
In quella riunione il Presidente di turno, con l'assistenza degli Uffici, come sempre, ha sottoposto alla Conferenza una serie di quesiti e pure una proposta di itinerario per procedere, rispetto alla quale si è discusso a lungo e si è definito, ed è stato comunicato all'Aula quando si è tornati in aula, il Presidente ha comunicato che i lavori sarebbero proseguiti con l'assenso, che secondo me non poteva e non può non esserci sul piano procedimentale, di prosecuzione dei lavori per intanto in ragione del disposto del comma 11 dell'articolo 84.
Il Consiglio vale… cosa è successo in queste ore per quanto ha appreso, in conclusione dei lavori di stamani, per bocca del suo Presidente, che in quel momento presiedeva? E' cambiato il Regolamento nel frattempo? Gli emendamenti che sono stati depositati e per cui si è chiesto il tempo, addirittura di non iniziare alle 16 e 30, e qualcuno ha chiesto: "Alle 17, così abbiamo mezz'ora di più", perché? Per rinviare? Non c'era bisogno! La mezz'ora di più è stata chiesta e motivata - non ricordo da chi in aula, mi pare dal collega Fadda - per meglio avere tempo, anche mezz'ora, di leggere, considerare, comprendere, valutare e dire che cosa si pensava degli emendamenti che stamani sono stati depositati, che anch'io ho visto, come immagino tutti i consiglieri regionali abbiano visto, perché si è detto in aula che erano allora lì depositati, e che sarebbero, sono sul piano, come dire, della possibilità di prosecuzione, di procedibilità, che sono una delle soluzioni possibili per la prosecuzione dell'esame della legge regionale, nel senso che procedere senza modifica equivale, senza proposte di modifica del testo che rimane equivale a non poter procedere. E' come se uno sta percorrendo un sentiero cade il masso, non è che il masso ha eliminato la strada, né quella di prima, né quella di dopo, ma se c'è un masso rimuovi il masso, sennò teoricamente puoi procedere, di fatto non puoi. Per intanto al di là del merito, su cui non sto dicendo né una parola e né mezza parola ancora, gli emendamenti che sono depositati da stamane e che sono nella conoscenza del Consiglio da stamane, ai quali si è riferito il Presidente dell'Assemblea stamattina, per intanto come dire ripristinano l'agibilità della strada.
Questo non è detto, che se c'è una strada uno la debba percorrere, debba camminare, uno si può benissimo sedere sul masso e rimanere lì! Però per poter tecnicamente, anche solo tecnicamente procedere, bisogna avanzare proposte, chiunque Gruppo consiliare lo può fare, che rendano possibile il percorso successivo. E non si può procedere se si verificano due evenienze, o che non ci siano quelle proposte che fino a stamattina non c'erano, oppure che quelle proposte siano per niente condivise, da nessuno condivise, e quindi chi li ha presentate si rende conto che sarebbe inutile procedere perché tanto cadrebbe un altro masso poco dopo, alla prima curva. Questo è lo stato dell'arte che si è definito in via tecnica e procedimentale stamattina, perché stasera si trova in Aula e d'ufficio si propone il rinvio in Commissione? Perché? L'Aula era già edotta di questo percorso possibile, questo non vuol dire che si debba procedere, ripeto, necessariamente se non c'è la volontà prevalente almeno se non largamente maggioritario del Consiglio stesso, per cui io reputo davvero improvvida come dire la situazione che si è determinata, è una proposta di rinvio così quasi che non accadesse nulla, che si possa passare ad altro, sono anche d'accordo che se questo Consiglio ha qualcosa da dire inizi a dirla, come dire, migliorando per davvero però e nel merito la nostra opinione l'abbiamo espressa e la esprimeremo ancora, migliorando per davvero la legge elettorale nazionale, che non sarebbe quella italiana, appunto è italiana ma la Sardegna fino a quando è parte dell'Italia, avrebbe imposto comunque centralmente, più che italiana è centrale, è centralista, lesiva anche di percorsi democratici ma questa è un'opinione politica, di merito; questo Consiglio nello stato in cui siamo, con tutto quello che contorna, e che pure ha dentro di Giunta e di maggioranza che fa finta di esistere, o ha la possibilità di compiere come dire adesso, parlo del Consiglio di adesso dopo il 5 settembre, perché di quello di prima del 5 settembre avevamo già detto che doveva cessare, per chi l'ha detto e per chi condivideva questo, il 5 stesso. E se questo Consiglio vuole ancora dire qualcosa, cioè dirsi che serve a qualcosa ancora oggi, non può che procedere nell'esame del fare una migliore legge elettorale, se questo non può fare, concordo anch'io che si abbia la serietà di comprendere e di spiegare, a sé prima che agli altri, che veramente, come dire, anche questo tempo supplementare, comunque dato e con qualunque motivazione, effettivamente sarebbe lì per scadere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io dico la verità sono un po' perplesso, la verità! Sono un po' perplesso, c'è un tasso di confusione e di smarrimento che mi sembra un po' eccessivo. Io ho il massimo rispetto per la Conferenza dei Capigruppo, ma non avendo partecipato a questa Conferenza e non provo nessun rammarico per questo, sento il dovere di dire, cosa peraltro nota a tutti i colleghi, che quando si sta discutendo una legge l'unico dominus sulla legge è l'Aula. Se qualcuno, Presidente, Conferenza dei Capigruppo, singolo consigliere, Gruppo, vuol presentare ciò che tecnicamente si chiama una questione sospensiva, la presenti, l'Aula la discute, può approvarla o respingerla. Non esiste altra forma di rinvio in Commissione, non esiste! Esiste la questione sospensiva che l'Aula, se viene presentata, esaminerà, io di altre cose non so, non le capisco, non so cosa siano, non so a che cosa servano. Noi ci siamo trovati, questo Consiglio si è trovato decine di volte in situazioni analoghe, questa è la fisiologia del processo legislativo, che ci sia una legge, che ci siano degli emendamenti, che vengano discussi, respinti o approvati, qui è stato approvato un emendamento che tecnicamente dice semplicemente una cosa: che non esiste la possibilità più di avere liste di candidati concorrenti in un collegio regionale. Tolto questo, tutto il resto può essere discusso, non c'è nulla.
RASSU (F.I.-Sardegna). Lo volevano tutti questo!
SCANO (Gruppo Misto). Lascia stare Rassu, forse non hai capito bene quello che sto dicendo! Il senso del voto era esattamente questo.
Esiste tutto lo spazio tecnico e regolamentare per portare avanti l'esame della legge, non capisco dove sia il problema. Naturalmente - e sto concludendo Presidente, non voglio portare via altro tempo - l'esame della legge si svolgerà come è ovvio rispettando i commi 11 e 16 dell'articolo 84, questo va da sé, non c'è nemmeno bisogno di dirlo.
Poi, c'è la sfera delle volontà politiche. La sfera delle volontà politiche, ciascuno, naturalmente uno può ben dire: non sono più interessato all'approvazione di una legge, siccome non c'è il listino regionale non mi piace più e quindi preferisco la legge regionale, è tutto legittimo, ma questo appartiene alla sfera delle volontà politiche, non appartiene né al Regolamento, né allo spazio tecnico. C'è un testo unificato, io ho visto un pregevole lavoro degli uffici, peraltro anche ovvio, ovvio non vuol essere un apprezzamento negativo, c'è un testo unificato che è il testo uscito dalla Commissione, depurato diciamo delle parti non compatibili, ai sensi del comma 16 dell'articolo 84, con l'emendamento approvato dall'Aula. Quel testo così com'è, è la base, ed è ciò su cui si esercita adesso l'attività legislativa del Consiglio; gli emendamenti, io senza togliere nulla agli apprezzabilissimi emendamenti testé presentati o presentati stamattina, voglio dire che non esistono emendamenti di due categorie, esistono gli emendamenti quelli vecchi e quelli nuovi. Essendo evidente che quelli nuovi essendo stati presentati ai sensi del comma 11 sono nuovi, e che quelli vecchi, quelli compatibili col voto dell'Aula, sono in piedi esattamente come questi, quindi, noi dobbiamo esaminare il testo unificato senza le parti decadute e gli emendamenti vecchi e nuovi.
PRESIDENTE. Onorevole Scano, mi rivolgo a tutti, però, non è che ogni volta possiamo ricominciare i ragionamenti da zero! Stamattina a questa Presidenza è stata rivolta la richiesta di poter discutere su quattro emendamenti che sono stati presentati con firma del collega Giacomo Sanna. Questa riunione dovrebbe esserci stata, perché si è chiesto tempo fino alle 17; alle 17 nessuna informazione è pervenuta a questa Presidenza circa eventuali accordi che... lei ha ragione, onorevole Scano, bisogna applicare il Regolamento, ma è evidente che c'è un problema politico, non tener conto di questo nei limiti nei quali se ne deve tener conto, naturalmente, significa non fare bene il proprio lavoro. Allora, se ci sono margini per un accordo politico, è stata chiesta mezz'ora, io credo che sia utile percorrere quella via, se non ci fossero margini, non c'è dubbio che se non c'è un accordo nell'Aula si procede nell'esame della legge così con quello che c'è, questo è evidente. Senza entrare proprio per niente nel merito! Onorevole Oppi, dopodiché sospendiamo.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Ho partecipato alla Conferenza dei Capigruppo dove ella ci ha comunicato il discorso dei duecento giorni, quindi, probabilmente eravamo fuori tempo massimo in qualsiasi caso. Poi, l'onorevole Giacomo Sanna ha fatto alcune osservazioni che riducevano questi tempi, però, noi facciamo un gioco di settimana in settimana adoperando un termine "interlocuzioni". Interlocuzioni che negli ultimi 25 giorni non ci sono mai state. Quindi, arrivati a questo punto, come ben ha detto l'onorevole Scano, lui ha parlato di depurato, io parlo di resti della legge, abbiamo i resti della legge, si è detto l'ultima volta che c'era l'esigenza che gli uffici lavorassero un certo numero di ore per poterci dare degli elementi precisi, abbiamo il testo unificato, dobbiamo andare avanti, tanto interlocuzioni non ce ne saranno in questa mezz'ora, non ce ne possono essere perché non ci sono né le condizioni e né i rapporti. Quindi, siccome dobbiamo andare avanti ed ognuno si assumerà le sue responsabilità, si vada avanti. Se poi c'è l'esigenza per qualcuno di interrompere una mezz'ora, lo si faccia, ma è tempo perso, così come arrivare a martedì vuol dire ulteriormente allungare i tempi, mentre abbiamo provvedimenti di grande rilevanza che possono essere discussi, se riusciamo a chiudere questa legge nonostante tutte le difficoltà, e la settimana ventura utilizzarla in modo più razionale e proficuo. Io sono perché si vada avanti, e non si sospenda per mezz'ora perché non servirebbe a niente, servirebbe soltanto a qualcuno che vada al bar, prenda un caffè, ritorni e siamo punto e a capo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, per dire che io ho partecipato ad una riunione della Prima Commissione dove abbiamo lavorato per mesi e mesi, dove ci sono state tante interlocuzioni, dove alcuni articoli erano stati approvati all'unanimità da parte della Commissione, il voto finale è un'altra cosa, che poi non hanno trovato riscontro in quest'Aula. Lei, signor Presidente, aveva chiesto alla Prima Commissione di fare un'interlocuzione politica e i Gruppi in quella circostanza si sono espressi, tutti quanti, il Presidente della Commissione è andato dal Presidente del Consiglio e lo ha informato di quanto era avvenuto e di quali gruppi e come i gruppi si erano espressi, ricordo che l'onorevole Sanna fece un lavoro certosino, rilesse a tutti quanti noi le dichiarazioni fatte nella Prima Commissione.
Se c'è un modo per dire che quest'Assemblea non vuole la legge elettorale regionale è questo espediente delle interlocuzioni. Si chiarisca una volta per sempre in Aula, senza bisogno di fare ulteriori interlocuzioni, che fine deve fare questa legge. Poi si può anche ricominciare da capo, io non lo so, si vedrà, ma si vedrà dopo, finché noi abbiamo questo testo licenziato dalla Commissione non possiamo fare nessun tipo, a mio giudizio, di interlocuzione perché la Commissione, io come componente questo servo e questo dico, non si assume assolutamente l'onere di rivedere una legge in Commissione dopo che ha lavorato per tanto tempo, per fare che cosa? Non saprei neanche che cosa dire. Quindi, io sono contro le interruzioni, come era stato già - mi pare - sollecitato dalla Presidenza che aveva detto nel caso in cui non ci sono orientamenti di diversa natura, l'Aula continuerà ad esaminare il testo di legge e noi siamo qui per continuare ad esaminare il testo di legge.
Sul Regolamento
PRESIDENTE. Io naturalmente ne prendo atto ed andiamo avanti. Onorevole Sanna, allora, lavoriamo ed andiamo avanti.
Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Presidente, come lei sa bene, noi abbiamo prestato molta attenzione anche all'avvio di questo dibattito sulla legge elettorale; tuttavia per quello che ci ricordiamo abbiamo bisogno che sia chiara a tutti la procedura. Il Presidente di turno ci disse: per poter procedere con più coerenza all'esame dell'articolato, si faccia sull'articolo 1 la discussione generale che riguardi l'articolo 1 e il complesso degli emendamenti, e così è stato fatto, e per una maggiore organicità analitica del processo legislativo si proceda alla votazione per parti degli emendamenti. Io intendo comprendere, per quello che ho visto nella presentazione dei nuovi emendamenti, se la procedura della votazione per parti equivalga alla deroga alle norme regolamentari, perché il comma 11 dell'articolo 84 le dà la facoltà, Presidente, di ammettere emendamenti purché si trovino nel contesto del passaggio degli articoli già avvenuto, ma non nell'inizio della votazione avvenuta per l'articolo.
Io voglio avere, al pari di tutti i colleghi, nell'interpretazione, la possibilità che è stata data ed ammessa ad altri di presentare tutti gli emendamenti che mi pare e piace una volta che è assodato che la votazione per parti equivale alla deroga all'accordo trovato in quest'Aula, diversamente o le regole sono uguali per tutti o diversamente io non sono d'accordo e chiedo l'applicazione letterale del Regolamento, perché l'applicazione letterale del Regolamento è che quella facoltà, ai sensi del comma 11, Presidente, le è consentito nell'ambito del passaggio agli articoli avvenuto ma non nell'inizio della votazione sull'articolo. La votazione sull'articolo è iniziata ed io voglio sapere l'interpretazione autentica, dopodiché mi riservo anche di richiedere i tempi necessari per presentare su tutti i restanti 17 commi dell'articolo 1 gli emendamenti che io ritengo più idonei per interpretare, a questo punto, la legge a mia veduta.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi pare che l'onorevole Cogodi facesse notare che la Presidenza, chiunque presieda in quel momento, esprime valutazioni, prende decisioni e una volta assunte sono le decisioni della Presidenza. Questo argomento è stato già superato ieri o stamattina quando il Presidente Sanna ha ritenuto ammissibili gli emendamenti che sono stati presentati, io non ho altri emendamenti, se mi arrivano altri emendamenti, valuterò io o chi in quel momento sta presiedendo valuterà l'ammissibilità; quei quattro emendamenti sono stati considerati dalla Presidenza ammissibili; dopo aver sentito i Capigruppo peraltro io non ho nessuna ragione, non sarebbe corretto, non sarebbe dal punto di vista regolamentare corretto che io rimettessi in discussione una decisione che è già stata assunta, ed è stata assunta all'interno delle regole che abbiamo. Quindi, questa partita, onorevole Sanna, è superata. Se ci sono altri emendamenti, gli emendamenti verranno valutati e se sono ammissibili li ammetteremo, se non lo sono, non saranno ammessi.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Non mi interessa questo, mi interessa che l'Aula prenda atto che c'è stata una deroga; poi, per il resto, questa è un precedente!
PRESIDENTE. Non c'è nessuna deroga perché gli emendamenti che sono stati presentati sono in relazione ad emendamenti già presentati, qualche cosa è successo in questa legge e siccome bisogna pure metterla a posto in qualche modo, si tratta di argomenti che sono contenuti in altri emendamenti nella legge, per cui siamo all'interno del Regolamento. Onorevole Emanuele Sanna, io vorrei chiudere, colleghi, o andiamo avanti o ci fermiamo, però bisogna pure procedere, non possiamo affrontare il discorso.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Io non intervengo più su questioni procedurali, voglio sapere se andiamo avanti. Se andiamo avanti, intervengo, voglio fare un intervento e una valutazione politica come ho preannunciato prima, se invece interrompiamo, chiedo la parola già da adesso, sarà il primo intervento dopo l'interruzione, risolva questo problema, Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, allora non interrompiamo, andiamo avanti, poi onorevole Sanna, se non le dispiace, io le darò la parola, siccome stiamo discutendo gli emendamenti, siamo in sede di votazione, questo è il punto nel quale ci troviamo, le darò la parola appena possibile per dichiarazione di voto e magari lei potrà fare l'intervento che dovrà fare, non c'è più la discussione generale, l'unica possibilità è quella di intervenire per dichiarazione di voto in questa fase, a meno che non si decida di fare una valutazione politica, ma questo non dipende dal Regolamento, onorevole Sanna, dipende dalla volontà dell'Aula. Andiamo avanti.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, io ho inteso tutte le argomentazioni che sono state portate, ma c'è un punto sul quale è necessario che facciamo... Non si spazientisca Presidente, perché prima di passare ai voti degli emendamenti e successivamente dei commi è bene che sul piano politico valutiamo come procedere, per cui la mezz'ora serviva esattamente a questo, perché non c'è stato il tempo di valutare in quale modo si debba procedere; per cui se i colleghi intendono proseguire, io penso che si debba proseguire, penso che la mezz'ora di tempo ci serva per valutare in quale modo procedere su questa legge che è naturalmente cambiata. Certo che si può andare avanti sul piano strettamente procedimentale, però è cambiata; e il cambiamento, per effetto dell'approvazione di quell'emendamento, produce degli effetti politici, non soltanto regolamentari di procedibilità. Quindi, gli effetti politici hanno bisogno di essere un momentino valutati prima di procedere alle successive votazioni.
PRESIDENTE. Colleghi, io faccio sommessamente notare che da quando l'onorevole Sanna ha chiesto la mezz'ora, quella mezz'ora è passata e non abbiamo ancora cominciato i lavori. Se è necessario fermarci un momentino per poi lavorare, fermiamoci un momento, per cui se non ci sono obiezioni questa mezz'ora è concessa, ci ritroviamo alle ore 18 e 15. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 43, viene ripresa alle ore 18 e 22.)
Discussione sulla prosecuzione dell'esame del testo unificato del disegno di legge (245/Stat/A) e delle proposte di legge (350/Stat/A), (362/Stat/A), (379/Stat/A), (380/Stat/A), (392/Stat/A), (396/Stat/A), a seguito della soppressione del collegio regionale (Emendamento numero 59)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. C'è stata una richiesta, e mi pare che su questo si sia raggiunto anche un accordo, per una breve valutazione politica, quindi un intervento per Gruppo, dopodiché entriamo immediatamente nel vivo dei lavori. Io avevo una richiesta da parte dell'onorevole Emanuele Sanna, se è sempre dello stesso avviso io le do la parola. Cinque minuti vanno bene? Cinque minuti o dieci minuti, dieci minuti! Lo dico perché così ci sono dieci minuti per tutti.
Ha domandato di parlare il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Presidente, dipende dal grado di attenzione dell'Aula!
Signor Presidente, giovedì della scorsa settimana il Consiglio ha incominciato a pronunciarsi con il voto sul testo unificato di riforma elettorale regionale licenziato dopo un lungo confronto politico dalla prima Commissione permanente.
Le votazioni sono iniziate con un emendamento soppressivo totale dell'articolo 1 che, come i colleghi sanno, rappresenta l'impianto e il contenuto fondamentale del progetto di riforma. L'emendamento è stato votato a scrutinio segreto su richiesta del Gruppo di Alleanza Nazionale, ed è stato respinto con una larga maggioranza, facendo cadere anche gli analoghi emendamenti soppressivi totali dell'articolo 1 di Forza Italia e dei consiglieri di Democratzia. Pochi minuti dopo il Consiglio ha approvato un emendamento soppressivo del primo comma dell'articolo 1, presentato sempre dai Consiglieri di Democratzia che, per provocare il voto segreto, hanno chiesto l'appoggio tecnico del Presidente del Gruppo Misto. L'approvazione di questo emendamento, con 39 voti favorevoli e 30 contrari, ha provocato la cancellazione, dal provvedimento che il Consiglio sta esaminando, del collegio unico regionale, dove era prevista l'attribuzione di sedici seggi su liste concorrenti guidate da candidati alla Presidenza della Regione.
Ora, i primi verdetti dell'Aula, cari colleghi, hanno fatto emergere alcuni dati politici molto chiari, che lasciatemelo dire nessuna fumisteria e nessun funambolismo dialettico possono in qualche modo occultare o modificare. Primo dato politico, chi ha proposto gli emendamenti soppressivi totali dell'articolo 1, e ne ha chiesto la votazione a scrutinio segreto, puntava in tutta evidenza ad affossare la riforma elettorale sarda ed andare al voto, di conseguenza, regionale del 2004 con la legge elettorale delle regioni a statuto ordinario.
Questo dato politico mi sembra assolutamente incontestabile, perché mantenere gli emendamenti soppressivi totali dell'articolo 1 - ripeto di Forza Italia, Alleanza Nazionale e i consiglieri di Democratzia - e votarli a scrutinio segreto significava affossare la riforma e impedire qualsiasi tentativo di mediazione; tentativi sui quali l'Aula per altro si stava proficuamente impegnando da più parti. Ho ascoltato in particolare l'intervento, se avessi tempo ci ritornerei, del collega Edoardo Usai.
Secondo elemento politico, chi ha presentato e votato l'emendamento soppressivo del collego regionale puntava a modificare un aspetto fondamentale della riforma elettorale, sia di quella proposta dalla prima Commissione, sia di quella approvata dal Parlamento italiano, riforma quella nazionale che ha in quest'Aula, come ha abbondantemente dimostrato la discussione generale, convinti sostenitori e estimatori. Questo secondo obiettivo è stato centrato; il pronunciamento dell'Aula è stato netto e deve essere da ciascuno di noi assolutamente rispettato, signor Presidente. Però, essendo stato demolito uno dei pilastri su cui si reggeva l'architettura del progetto di legge, l'edificio della riforma, a mio parere, non può stare in piedi a meno che esperti in eventi istituzionali calamitosi e di emergenza non approntino pilastri molto solidi dove è avvenuto il crollo del primo comma dell'articolo 1.
L'Aula ha espresso i primi verdetti che contengono, bisogna che ce lo diciamo, Presidente, con la massima chiarezza, una evidente contraddizione. La prima votazione a scrutinio segreto dice che c'è in quest'Aula una maggioranza che vuole riformare e modificare in meglio la legge elettorale nazionale; la seconda votazione dice che non c'è una maggioranza per confermar, sia pure modificando e migliorando alcuni punti, l'impianto fondamentale del testo che è uscito dopo un lungo confronto dalla Commissione consiliare.
C'è chi dice che nulla è compromesso e quindi coltiva, come ho fatto anch'io fino a qualche giorno fa, l'ottimismo della volontà. Oggi confesso che sto passando in maniera razionale alla categoria del pessimismo dell'intelligenza. E' stato abolito il collegio regionale; personalmente penso che una legge elettorale senza collegio regionale sia un passo indietro molto grave dal punto di vista della innovazione istituzionale, sia rispetto alla legge elettorale sarda del 1992, noi siamo stati gli antesignani di quella novità e ha aperto sia pure a fatica la stagione del bipolarismo nella nostra regione, sia rispetto alla legge elettorale nazionale.
Tuttavia, cari colleghi e signor Presidente, su questo punto si possono avere opinioni differenti e ci possono essere anche radicali ripensamenti che si devono confrontare, adesso, in Aula. Questa discussione lasciatemelo dire sul ruolo e sull'utilità del collego regionale l'abbiamo affrontata più di un anno fa nei rispettivi partiti, nei nostri Gruppi consiliari e poi in Commissione, come sanno bene i colleghi che ne fanno parte; e ha trovato infine una soluzione largamente condivisa quando, convergendo su un testo unificato anche i proponenti dei progetti di legge senza listino, hanno votato l'impianto di una riforma elettorale sarda che aveva tra i suoi pilastri portanti la lista regionale, con preferenza e ripartizione conseguente dei seggi tra liste concorrenti guidate dai candidati alla Presidenza della Regione.
Comunque adesso dobbiamo ragionare, signor Presidente, su un testo che è nella assoluta disponibilità di questo Consiglio regionale, su un testo dove il collegio regionale non c'è più. Bisogna rimodellare e ristrutturare a valle tutto l'articolato del testo unificato. Il testo diligentemente preparato dal servizio assemblea che i colleghi hanno sotto mano è non solo graficamente listato a lutto, ci sono parti fondamentali della legge amputate in conseguenza come voi sapete di quel voto, che fare? Diciamo subito che non ci sono impedimenti tecnici o regolamentari, però ci sono a valle giganteschi problemi politici, ed è su questi che prima di imbarcarci in una discussione autolesionistica, che può durare ancora giorni e settimane, il Consiglio, i singoli consiglieri e forse i singoli Gruppi si devono adesso pronunciare.
Non ci sono impedimenti di carattere regolamentare, però ci sono giganteschi problemi politici. Demolire, signor Presidente, è più semplice che costruire, chi ha demolito deve avanzare proposte. Noi siamo assolutamente coerenti con la posizione, con le scelte fatte finora nel corso del confronto con le altre forze politiche prima in Commissione e poi nelle ultime settimane in quest'Aula. Abbiamo lavorato con convinzione per fare una riforma elettorale sarda col più largo consenso politico, al di là degli schieramenti di maggioranza e di opposizione, e per utilizzarla alle prossime elezioni regionali, dopo che si erano persi due anni preziosi di tempo per porre mano a questa importantissima e ineludibile riforma.
Abbiamo sempre detto che eravamo disponibili a correzioni e miglioramenti anche radicali ma, allo stesso tempo, signor Presidente, assolutamente indisponibili a modifiche che indebolissero i principi fondamentali della governabilità, della stabilità, del bipolarismo e di un sistema elettorale di governo nei quali fosse determinante la volontà del corpo elettorale. E abbiamo anche sempre detto che se il Consiglio o se in Consiglio si fossero determinati degli stravolgimenti, che indeboliscono i cardini di una vera riforma autonomista, avremmo riconsiderato realisticamente la nostra posizione politica riservandoci anche di prendere iniziative per consultare la volontà popolare sul testo votato da questa Assemblea.
Allora, Presidente, siamo alla stretta finale, concludo rapidamente; i pilastri della riforma, non della riforma della Commissione, della riforma alla quale gran parte delle forze politiche hanno lavorato al di là degli interessi contingenti, erano elezione diretta del Presidente, sicuro premio di governabilità, lista regionale con preferenza che non c'è più, rappresentanza di tutte le forze politiche radicate nella società sarda, rappresentanza di tutte le aree territoriali storicamente e istituzionalmente strutturate nelle dimensioni provinciali, garanzie per un autentico bipolarismo autonomistico tra coalizioni alternative e sul piano programmatico concretamente alternabili. Poi abbiamo aggiunto saggiamente in Aula con una convergenza che verbalmente mi sembrava generalizzata, norme più efficaci per promuovere pari opportunità elettive fra i sessi.
Si può ancora salvare questo progetto, cari colleghi? Senza lista regionale noi siamo razionalmente pessimisti, però non andiamo sull'Aventino. Noi non scapperemo, cari colleghi, dalla nave della riforma possibile, ma chi calcola di farla finire sugli scogli e poi nella deriva di un arretramento rispetto ai punti irrinunciabili di un vero processo riformatore delle regole e delle istituzioni democratiche non potrà contare più sulla nostra disponibilità.
Infine lasciatemi fare una considerazione telegrafica di carattere personale, signor Presidente. I passi che faremo, stasera e nelle prossime ore, su questa legge e a valle di questa importantissima legge, anche se animati dalle migliori intenzioni se non c'è chiarezza politica da parte di tutti, di tutti i Gruppi e di ciascuno di noi, rischieranno inevitabilmente di apparire un puro e disperato tentativo di sopravvivenza di un'Istituzione alla deriva ed ormai del tutto priva di fiducia popolare.
PRESIDENTE. Abbiamo detto uno per Gruppo. Chi chiede di parlare, naturalmente non è obbligatorio, se nessuno chiede di parlare proseguiamo con i lavori.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io immagino che ogni parte politica avverta il dovere o almeno la sensibilità in questa fase della vita politica della Regione, della sua prima istituzione, che è il Consiglio regionale, di esprimere la sua opinione e la sua valutazione. Per cui immagino anche che i tatticismi adesso ancora una volta prendano la mano per vedere chi parla prima, chi parla dopo, quello che uno ha in mente e ha in animo, che lo dica prima o lo dica dopo vale uguale. Avrei preferito anch'io sentire una voce, diciamo, di parte Destra che per me rimane parte avversa giusto per meglio comprendere e valutare le disponibilità, le volontà e sensibilità in campo nel modo nel quale si possono manifestare a questo punto. Non accade, accadrà!
L'opinione che io mi sento di esprimere in totale chiarezza è la seguente: ritengo, ed uso il plurale riteniamo, perché posso riferirmi nella sostanza delle cose al punto di vista e al convincimento che la parte politica che rappresento, il Gruppo della Rifondazione Comunista, il partito di Rifondazione Comunista dal primo momento e via via nel percorso difficile, contrastato abbiamo affermato, sottolineato, ribadito che nè la legge nazionale è una buona legge elettorale, perché è una legge presidenzialista, maggioritaria e tendenzialmente bipolarista, nè la legge regionale, seppure migliorativa, che è stata elaborata dalla Commissione ed è arrivata in Aula, è la migliore legge possibile. Abbiamo detto che l'impianto della legge regionale è un qualcosa di meglio o di meno peggio se volete rispetto alla legge nazionale, ma mantiene comunque l'impianto presidenzialista, tendenzialmente bipolarista, il Presidente della Commissione poc'anzi lo ricordava, e quindi non è una legge che ci esalta, non ci ha esaltato prima, non ci esalta adesso. La riteniamo migliore di quella nazionale o italiana che dir si voglia, la riteniamo migliore o meno peggio in alcuni istituti, perché alcuni istituti vengono se non del tutto eliminati, almeno mitigati, alcuni istituti che noi riteniamo negativi. Ciò detto non essendo massimalisti, esigenti, ma non massimalisti, prendere o lasciare, o tutto o niente, no, noi abbiamo detto: "Lavoriamo anche, e ci rendiamo disponibili per un miglioramento che allo stato delle cose se si vuole è ancora possibile". Se si vuole. Se non si vuole è inutile dire che peggio per chi ha bocciato una cosa, un articolo, una norma. Non è peggio per chi ha bocciato quella norma, chi l'ha bocciata l'ha voluta bocciare. Quella norma bocciata è tale da travolgere tutto l'impianto della legge regionale? Prima domanda; no, non è vero che quella norma, anche per chi vi era molto affezionato, sia tale da travolgere, non dico tecnicamente, anche politicamente tutta la legge regionale. Non c'è stato cataclisma, non c'è stata apocalisse, non c'è giudizio universale. Se si vuole politicamente migliorare la legge nazionale ancora si può, salvo che l'interesse prevalente non sia quello di dire o di addossare una responsabilità ad altri anzichè in proprio operare per fare qualcosa di buono. Noi abbiamo ritenuto ed ancora riteniamo che una buona legge elettorale deve badare alla bontà della politica e alla bontà della democrazia e che una legge elettorale improntata al presidenzialismo e bipolarismo sia una cattiva scelta, sia che sia targata tricolore, sia che sia targata la nostra più gloriosa bandiera quattro mori. Perché il presidenzialismo non che neghi una forma di democrazia possibile, ma è comunque una forma autoritaria e personalistica di democrazia, e fra una forma autoritaria e personalistica di democrazia anche interpretata dalla migliore persona del mondo, è una democrazia parlamentare, rappresentativa e partecipata, noi siamo convinti, scegliamo e vogliamo la democrazia partecipata e rappresentativa, chiaro.
Fra un bipolarismo costrittivo, militarizzato, da caserma politica, che pensa che il mondo si forma solo di due poli e taglia l'equatore, le zone temperate e quanto altro, rende il mondo vario, multiforme e vivo, noi siamo contrari, siamo per un mondo nel quale e vivano i poli, che poi sono freddi l'uno e l'altro, sono un po' diversi, a sud ci sono pinguini, a nord non ci sono pinguini, ma si assomigliano molto i due poli. E perché vogliamo saltare al di là dei poli tutte le bellezze del mondo delle zone equatoriali temperate? Perché pensate che il mondo, tolti i poli, rigidi o tendenziali, non abbia vita quando invece proprio nella diversità e nel confronto e nella libera suscettibilità di incontro delle forze politiche e dei singoli trova forza e non nella costrizione "o ti aggreghi o muori", ma quando uno si aggrega o muore è già morto. Uno si aggrega, sta insieme perché vuole stare insieme, perché ha qualcosa insieme ad altri da dire e da fare. Cos'è questa diavoleria, questa rappresentazione sbagliata di autentico bipolarismo autonomistico? Non basta dire autonomistico per fare migliore una cosa e neppure autentico; il bipolarismo è un impoverimento della politica, questo non vuol dire che chi lo subirà accetterà l'idea di morire, vivrà nei modi possibili, però da qui ad esaltare questa cosa come l'essenza della democrazia moderna, ma manco per idea, tant'è che lo si sta abbandonando. E noi che saremmo antesignani, mi pare che siamo proprio retroguardia almeno in questa cosa. Tuttavia la legge regionale conteneva ed ancora contiene dei temperamenti a queste forme di espressione autoritaria, e quindi noi siamo per poterla ancora discutere e fare una legge regionale che si riferisca all'impianto che le forze politiche nel loro incontro fertile finora hanno potuto produrre. Non si dà legge elettorale regionale senza il listino. E' chiaro che il listino bloccato è un'aberrazione. Una parte di un Parlamento deciso a tavolino, sia che lo decidano le segreterie politiche dei partiti, sia che lo decida l'aspirante Presidente il più illuminato del mondo è pur sempre una decisione a tavolino preventiva che taglia fuori il corpo elettorale, e una parte del Consiglio costituita a tavolino, chiunque la costituisca, legge regionale o nazionale, è un'aberrazione. Quindi la legge regionale ne mitigava gli effetti, ma se non c'è non crolla il mondo, si può procedere sugli altri istituti. Se il presidenzialismo viene mitigato attraverso un altro istituto che è lì scritto e che il Consiglio può valutare se davvero è autenticamente autonomistico, che è quello di valutare l'effetto perverso dell'eccesso di personalismo o di personalizzazione della politica, di una politica che rimanga rappresentativa e che non diventi una politica rappresentata che uno rappresenta agli altri, ma che rimanga rappresentativa perché è alla base, il riferimento sociale dei cittadini ogni giorno e non solo in giorno che si vota, questa è la differenza fondamentale, allora il voto che si dia insieme alla persona che viene eletta direttamente Presidente e si dia insieme anche al programma politico suo e della coalizione che lo regge è una democrazia più degna rispetto a quella che ipotizza che da una parte si elegge un Presidente che poi ha grandi poteri e dall'altra parte un programma e una coalizione che può andare per conto suo. Quindi vi sono istituiti migliorativi, questi ed altri ancora, nella legge elaborata in commissione che è all'attenzione del Consiglio che se si vuole si possono adottare. In conclusione noi riteniamo che se serve un giorno a questo punto ancora di riflessione, di confronto, di tentativo e di convergenza non sarà un giorno ancora a seppellire questa vicenda; se invece fosse ancora dire "tiriamo campare", tirando a campare è un esercizio della ginnastica che non piace penso a nessuno, sicuramente non piace a molti, sicuramente non piace noi e noi vorremo tirare a vivere e non a campare, allora si porranno quelle questioni dirimenti, di diversa iniziativa politica che diano un senso e un segno, non dico più solo alla dignità, ma alla region stessa d'essere di una Assemblea regionale che è legislativa se riesce a fare le leggi buone della Regione, se non riesce a fare leggi né buone e neppure meno peggio non può che certificare il fatto che non è stato capace, non è capace e deve cedere il passo a chi sarà capace invece di volgere meglio e sufficientemente la funzione per la quale il Consiglio regionale della Sardegna esiste.
PRESIDENTE. Abbiamo detto un intervento per gruppo, il Gruppo Misto è una realtà un po' composita, quindi pregando chi interviene di essere più sintetico possibile, vediamo concedere a tutti la possibilità di parlare. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io sarò sicuramente sintetico. Inizio col dire, senza alcuna polemica ma è bene in questo scambio di idee essere sereni ma franchi, ho l'impressione che taluno possa ritenere che in quest'Aula non siano ammissibili non in senso tecnico, regolamentare, gli emendamenti sgraditi. Allora io voglio sottolineare che discutere, emendare è la norma dell'iter legislativo ed anche sopprimere frasi, commi ed articoli che non si condividono ed anche demolire mattoni e pilastri che si ritengono sbagliati. E' non solo un diritto, ma un dovere del parlamentare, del consigliere che abbia di fonte un testo che non condivide o che giudica dannoso. Quindi sicuramente c'è chi ha demolito quel punto che secondo me era giusto demolire non per il listino in sé, ma per come il listino era stato congegnato. Il nove a sette, ho già avuto modo di in quest'Aula, che il nove a sette così congegnato significava chiunque vinca, chiunque perda noi ci siamo. Io questo volevo demolire e questo l'Aula ha demolito. Sicuramente dunque c'è chi ha demolito e c'era anche chi secondo me, nessuno si adonti, ha costruito male. Non c'è stato comunque nessun terremoto, si è svolto un atto del normale processo parlamentare. L'emendamento 59, di cui io rivendico la paternità ma che i colleghi hanno largamente votato, è stato pensato, scritto, presentato, discusso ed approvato e il senso di quell'emendamento è molto chiaro, è non avere un listino - perché purtroppo era stato congegnato in quel modo - con liste di candidati concorrenti in un collegio regionale. Io penso che nel voto si siano sommate posizioni diverse, politiche e di merito che non richiamo qui ma che sono chiare a tutti noi, probabilmente c'era anche, questo è stato detto un po' maliziosamente da tanti nelle discussioni di questi giorni, probabilmente c'era anche l'idea sicuramente non antidemocratica di avere i seggi alla pari disponibili nei collegi provinciali, io ho l'impressione che ci fosse anche il rifiuto di un impianto segnato dalla convenienza di un ristretto numero di consiglieri.
Detto questo, io ho detto da subito e lo ripeto, che la legge si può fare, è assodato che si possa fare mi pare sul piano della operatività regolamentare e tecnica, io aggiungo con una posizione coerente rispetto alla proposta di legge che ho presentato un anno fa che non prevedeva listino regionale per quanto mi riguarda, che la legge si può fare anche in modo semplice e più lineare con i soli collegi provinciali collegati ai candidati alla presidenza, con l'elezione diretta del Presidente, con il voto disgiunto o congiunto a seconda delle opzioni, per me congiunto, con il turno unico o con il turno doppio se è necessario, con il premio di maggioranza. Nessun terremoto, nessuno sconquasso, certo, visioni diverse, opzioni diverse, impostazioni diverse rispetto alla legge elettorale. Io non credo nemmeno che la legge nazionale sia sacra, il Parlamento ci ha dato i poteri per fare la legge che riteniamo giusta. La disciplina transitoria non è un'indicazione per il legislatore regionale, è una disciplina transitoria, è un dire "se non fatte la vostra legge votate con questa", ma non ci ha dato nessun indirizzo. Gli unici indirizzi che ci ha dato si chiamano governabilità e rappresentatività, che possono essere raggiunti con strumenti normativi differenti, anche senza listino regionale, naturalmente. A questo punto è semplicemente o difficilmente un problema di volontà politica. Ciascun gruppo, i consiglieri dicano se si vuole andare avanti o no. Vedo che a coloro che non volevano una legge regionale se ne sono aggiunti legittimamente naturalmente degli altri perché ritengono che senza il listino non ci siano sufficienti ragioni per andare ad un impianto condivisibile.
Voglio dire un'ultimissima cosa in dieci secondi, sento passaggi legittimi anch'essi che ascolto, che medito, che dicono: senza legge elezioni anticipate. Io voglio dire, con molta chiarezza, credo che valga per me e per altri, che per me ciò non costituisce una minaccia, potrei anzi dire che quello dello scioglimento del Consiglio, per quanto mi riguarda, è una linea politica di cui sono profondamente convinto, se altri si aggiungono, qualcuno tardivamente, siano i benvenuti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Colleghi del Consiglio, non c'è dubbio, almeno per quanto mi riguarda, che la votazione a scrutinio segreto sul listino regionale tentava di colpire al cuore la riforma della legge elettorale sarda. E non facciamo neanche un grande sforzo di fantasia se diciamo che coloro che hanno colpito questa parte importante della legge elettorale sono quelli che hanno sempre detto pubblicamente, chiaramente, che preferivano la legge elettorale nazionale. Meglio, si dice, di una legge fatta così, abborracciata, la legge elettorale nazionale. Ma io mi chiedo: c'è una legge meglio o peggio? Qual è il meglio e qual è il peggio? Sulla base di quali valutazioni tutti quanti noi diciamo che una legge migliora il testo di un'altra legge fatta in Parlamento o lo peggiora? Io non credo che noi possiamo dire; abbiamo sentimenti e proposte politiche differenti e diciamocelo francamente, le leggi elettorali si fanno, i partiti le fanno cercando di curare ovviamente legittimamente il proprio orticello e non andando a vedere quelli che sono gli interessi generali, perché, a mio giudizio, non esiste e non può esistere una legge perfetta. Le leggi si fanno, affrontano i problemi contingenti, si modificano e mutano con il mutare delle esigenze della società. Io credo che qui siamo alla resa dei conti o quasi alla resa dei conti e che le posizioni vadano formalizzate con chiarezza cercando di non nasconderci ancora dietro comodi alibi.
Non vi è alcun dubbio che chi vuole andare avanti sulla legge può andare avanti col listino regionale o senza listino regionale. Su questo mi pare che non ci siano dubbi di sorta, anche perché "listino regionale sì, listino regionale no" derivava da un discussione di carattere politico che abbiamo fatto per lungo tempo, dove si diceva che un premio di maggioranza era un premio di maggioranza, che non poteva essere un premio di minoranza, e quindi andavamo a vedere qual era l'incidenza del listino regionale nel contesto di tutta la legge. Tanto è vero che abbiamo anche modificato, prima siamo partiti con sedici, nove a sei, poi otto a sette, avremmo potuto anche eliminare nel listino regionale la quota dei consiglieri regionali che andavano alla seconda lista, e questo sarebbe stato forse un correttivo serio, comprensibile che faceva intravedere le posizioni politiche differenti. Ma possiamo noi, lo stiamo facendo anche in questa sede, chi sostiene che è per la legge elettorale nazionale lo giustifica con il fatto che la legge elettorale nazionale dà più stabilità. Io dicevo ad alcuni colleghi stasera, mi sembra di vedere un treno che deraglia, anziché mettere il treno nei binari si cerca di aumentarne la velocità, senza vedere chi siamo noi, cosa rappresentiamo, cosa vogliamo rappresentare. Quando in una coalizione c'è la mancanza di rispetto, di collegialità, di confronto, non esistono leggi elettorali regionali o nazionali che tengano. Se noi volessimo giustificare tutte le cose che sono avvenute in questa legislatura col fatto che non è esistita o non esisteva una legge elettorale regionale capace di dare più ampi poteri a chi poteri probabilmente non ha gestito, neanche quelli che aveva, noi stiamo ributtando nella pubblica opinione responsabilità che sono nostre e soltanto nostre, di nessun altro.
Quindi è chiaro che noi non dobbiamo scaricare assolutamente le responsabilità della nostra insufficienza a governare con il fatto che esiste una legge elettorale che non ha garantito la stabilità e la governabilità. Esistono le condizioni, mi chiedo oggi, perché tutto il Consiglio regionale e tutte le forze politiche possano varare una legge elettorale regionale? Io credo di sì se le cose che si sentono in quest'aula sono vere. Da parte di Forza Italia e di Alleanza Nazionale si dice: "Noi vogliamo una legge elettorale regionale che guardi a quella nazionale correggendola". Benissimo, i correttivi sono stati apportati, probabilmente non sono quelli che piacciono a tutti, ce ne saranno alcuni che sono comuni altri che vanno evidentemente modificati.
Vedete, io ho presentato, per primo, credo, una proposta di legge regionale elettorale in Sardegna, e mi sembrava, nell'averla presentata, di aver centrato quel bipolarismo che non mi convince nel modo più assoluto e che ho sempre contestato, presentando elezioni con uno scontro diretto, collegio per collegio, per quanto riguarda gli ottanti consiglieri regionali. E mi sembrava in quel modo di garantire di più la coalizione e fare in modo che ci fosse un tutt'uno tra il candidato del collegio, tra la coalizione e il presidente, in modo che non ci fossero primogeniture da parte di nessuno, ma che la coalizione potesse andare avanti proprio perché il consenso era naturalmente comune a tutte le espressioni popolari che venivano indicate a giudizio della gente. Per me, onorevole Sanna, è indifferente che ci sia un listino regionale o non ci sia un listino regionale, ma non vorrei che quelli che vogliono la legge nazionale dove c'è il listino, ed è stato bocciato, adesso trovino nuovamente l'alibi per dire: "Abbiamo bocciato il listino nazionale non si può più introdurre nella nostra legge". Mettiamoci d'accordo. Per me è insignificante che noi abbiamo o non abbiamo il listino, anche perché lo potremmo correggere: non lo chiamiamo più listino, lo chiamiamo "collegio interprovinciale", e abbiamo inserito un nuovo termine che non esiste in nessun'altra legge regionale, che però dà un significato…
SANNA EMANUELE (D.S.). Come "consorzio di frutticoltura"!
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). …uguale, preciso. Se si vuole trovare la giustificazione, però io credo che ormai si è arrivati al momento in cui ognuno di noi si deve esprimere. Mi pare che noi ci siamo espressi puntualmente, abbiamo detto che siamo per una legge elettorale regionale che tenga conto della nostra realtà, che sarebbe insipienza da parte di questo Consiglio continuare a chiedere più ampi poteri allo Stato, chiedere la modificazione della Carta costituzionale sarda e poi non esercitare neppure quei poteri minimi che sono proprio la scelta della classe dirigente.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue FLORIS.) Per cui io credo che l'appello che ha fatto il Presidente della Commissione sia un appello giusto. Noi vogliamo andare avanti con la legge elettorale che abbiamo varato in Commissione, se ci sono altre proposte emergano, l'importante è che non continuiamo così, di interruzione in interruzione, a mistificare quello che è il nostro parere e quella che è la nostra opinione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, il passaggio fatto dal collega Floris mi dà lo spunto, perché qui le alchimie che ci hanno portato a costruire e stravolgere proposte di legge elettorale lasciano grande amarezza. Sistema bipolare, elezione diretta, governabilità, sembra un circo ammaestrato. Chi ha nel DNA il valore autonomistico, chi ha nella propria cultura ciò che l'autonomia da sempre ha rappresentato non ha necessità di eleggere il presidente direttamente, di dargli un premio di maggioranza, di garantirgli la governabilità. In Val d'Aosta la cultura autonomistica è nel DNA della gente ed è talmente matura e convinta di questo valore che, guarda caso, in quella realtà l'elezione del presidente è rimasta come un sistema di elezione parlamentare, non hanno bisogno di eleggerlo direttamente, non hanno bisogno di andare a trovare il messia, l'inviato del Signore perché governi questa benedetta Isola. Hanno cultura autonomistica da vendere e forse dovremmo prendere lezione, capire fino in fondo che non è uno slogan, che non è un qualcosa del quale si può fare a meno con facilità o utilizzare come passatempo preferito. In quest'Aula ci siamo tutti quanti, voi compresi, perché noi come forza politica ritenevamo, in quella circostanza, che mandare a casa il Consiglio, farlo commissariare per volontà romana di gente ammaestrata che riceve ordini qua dentro e impedire, oltretutto, di poter avere noi, per nostra volontà, le nostre regole democratiche per eleggere il Consiglio regionale, fosse un qualcosa di inaccettabile, ed è un qualcosa di inaccettabile. Ma vedo che non è servita a niente questa ulteriore possibilità che si è data a quest'Aula ed è dall'atteggiamento che qualcuno pensa di continuare a portare avanti in modo furbesco. Chi fa emendamenti soppressivi totali legge non ne vuole, vuol continuare a subire le volontà romane di una legge nazionale. Quindi chi ha fatto quegli emendamenti e poi a fianco ha fatto anche le battaglie per le donne, per gli emigrati, e chi più ne ha più ne metta, chiede il voto segreto sull'emendamento soppressivo perché la legge non la vuole. Allora smettiamola, legge non ne avete mai voluto, volete però sopravvivere, e mi rivolgo agli amici di Alleanza Nazionale. Caro Bruno Murgia, non è che si può sopravvivere non volendo la legge e sei qua perché invece il Partito Sardo d'Azione e chi ci ha creduto questa legge la vuole e la vorrebbe chiudere in modo tale che la prossima legislatura sia segnata da una nostra legge. Tu invece pretendi di entrare al ristorante, di mangiare e di andar via senza pagare il conto. Caro Bruno Murgia, il conto lo paghi lo stesso, e chi ha votato per andare a casa prima e che comunque ha presentato gli emendamenti soppressivi totali è fuori dubbio che quell'obiettivo non riuscito con il commissariamento del Consiglio regionale dovesse riuscire comunque con la bocciatura di quella legge che è fuoriuscita dalla Commissione stessa. Io capisco che non é soddisfacente, pensate per me, per il partito che rappresento. Però abbiamo detto che comunque c'erano dei punti fondamentali che riuscivano a far ingoiare anche il resto della legge e pur di ottenere quell'obiettivo per noi comunque sarebbe andato bene. Ma oggi non venite a diirmi qua dentro il listino regionale nove a sette. Ragazzi, qua chi si deve lamentare del listino regionale nove a sette siamo noi, da sempre, perché pur prendendo i voti non abbiamo preso un seggio lì dentro, ve li siete "cuccati" voi, ve li siete presi voi quei seggi in questi anni, non il Partito Sardo d'azione. Nell'ultima tornata elettorale il mio compagno di partito, il compianto Franco Meloni prese la bellezza di 64 mila e 451 voti, l'8,33 per cento. Quell'8,33 per cento non è servito a niente ed era la volontà di una parte dei sardi. Franco Meloni è stato dentro quei 16 seggi che sono occupati il settimo più votato e non fu eletto. Non ci siamo scandalizzati, ma oggi chi ha goduto di quelle regole di allora oggi le vuole demonizzare, e mi sembra troppo facile questo, non è che facciamo una legge per ognuno di noi e magari un collegio ristretto nel condominio dove viviamo e così nessuno ci disturba! Ma pensiamo veramente che le leggi, tutte, soprattutto quella più importante che è quella delle regole che ci vorremmo dare, debba avere questa fisionomia, questa conformazione? Non esiste assolutamente!
Allora dovete sapere comunque che se quest'ultima possibilità che ha quest'Aula di fare una propria legge elettorale non dovesse andare a buon fine è finito, perché la mozione di sfiducia che è già pronta verrà depositata due minuti dopo, il tempo di andare a prenderla. Poi vediamo, tutti quelli che volevano andare a casa e tutti quelli che invece oggi magari non hanno nessun interesse ad andare a casa. Ma l'interesse dei singoli non è l'interesse dell'intero Consiglio. Allora noi accettiamo le sfide, anche nell'andare a casa, ma una cosa è certa, che se la decisione dovesse nascere nasce per volontà di quest'Aula, per le inadempienze, per l'incapacità, per il grado di inaffidabilità che quest'Aula ha maturato e che quindi non avrebbe più ragione di esistere. Poi vedremo chi veramente ha tutta questa serenità nell'andare a casa, per votare con quella legge nazionale che tanto amate, che poi iscrivere serenamente sedici persone qua, prese dove riterrà opportuno il padrone del partito che voi avete, perché voi avete un padrone di partito, almeno in questo siamo certamente sereni, che la democrazia ancora esiste al nostro interno e che non abbiamo problemi di confronto di nessun genere. Rifaremo percorsi a noi più cari, battaglie che ci appartengono e arriveremo sino in fondo. Vedremo quanta capacità ci sarà di portare il messia in quest'Aula perché risolva con i suoi miracoli, unto dal Signore, i problemi di quest'Isola.
Quella strada volete scegliere e quella strada, per chi sarà in quest'Aula la prossima legislatura, sarà tutta da verificare, e vedere quanta produttività ci potrà essere, quale ruolo qua dentro - l'ho detto nell'ultimo intervento - avrà questo Consiglio regionale, se sarà un Consiglio sotto ricatto del messia di turno o se sarà un Consiglio regionale, un'Assemblea legislativa in grado liberamente di produrre leggi per i sardi.
Questo non è un qualcosa di poco conto, è una resa dei conti che stiamo facendo, stiamo arrivando al dunque. Quegli emendamenti li abbiamo fatti non solo provocatoriamente, ma convinti che comunque questa legge elettorale si deve consumare in quest'Aula sino in fondo, nel bene e nel male; non ci sono vie di fuga, non ci sono ritorni in Commissione o in stanze a fianco a quest'Aula. Si consumerà qua dentro, davanti alla gente, con la massima trasparenza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cesare Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Gruppo Misto). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, anch'io cercherò di essere sufficientemente sereno e franco nell'esporre la nostra opinione, l'opinione del nostro Gruppo sulle questioni di cui discutiamo.
Io vorrei ricordare ai colleghi che noi abbiamo iniziato un processo di elaborazione in Commissione del testo unificato partendo ciascuno dalle nostre proposte. Quel prezioso contributo offerto dalla Commissione nell'intuizione del suo Presidente era carico di un significato di metodo e di merito, voleva cioè diradare il tasso eccessivo di personalizzazione che era contenuto nei diversi progetti di legge e aumentare, nell'obiettivo di un testo unificato, il valore di più grande equilibrio che una riforma di questa portata doveva offrire a noi stessi e al popolo sardo. In quel contesto poi si erano manifestate pubblicamente e formalmente esplicite disponibilità ad intervenire con emendamenti e mediazioni diverse su parti significative che avevano avuto un perfezionamento incompiuto nella Commissione.
Dopo questo lavoro lungo e forse unico che poteva svolgere in questa legislatura una Commissione istituzionale, noi avevamo abbandonato il tracciato delle nostre idee, riversate nei nostri progetti, e in base a questo patto politico, perché di questo si tratta, ci siamo sentiti vincolati ad un impegno reale su quel testo. Io credo che noi da oggi non abbiamo più questo vincolo, perché, colleghi, non è in gioco e in discussione la procedibilità di ciò che resta, non ci interessa; è in discussione il tradimento di un patto politico che comportava rinunce, che ha comportato lavoro e che ha comportato il venir meno alle proprie convinzioni pur di raggiungere punti di intesa comuni. Non è pensabile che oggi, sulla base di una sorta di trasformismo itinerante, si ricominci questo processo da capo, ognuno ritorna ai suoi convincimenti, se vince bene, se non vince pazienza. Questa non è materia, colleghi, che si può prestare a questi giochi; anzi, forse a conclusione di questa legislatura che volge oggettivamente al termine mi consentirete anche una considerazione, che non vuol essere offensiva nei confronti di nessuno, ma molto incidente nel realismo dell'esperienza che ho vissuto, mi sono convinto che in politica quando purtroppo non si ha dimora fissa si vive negli interstizi delle doppiezze e del camaleontismo. Questa purtroppo è l'ultima considerazione che possiamo fare in chiave politica di questa vicenda. Ed è per questo che noi non ci sentiamo più vincolati da quel patto, ed è per questa ragione politica che riteniamo improponibile procedere avanti sull'esame di questa proposta; chi si è assunto la responsabilità non dica "viviamo emendamento per emendamento" ma faccia proposte compiute, perché abbiamo il diritto di capire nella sua complessità il funzionamento di una regola che non è una regola per le nostre convenienze, ma doveva essere una regola di imparzialità di fronte alla comunità che noi amministriamo in questo momento. E a proposito di camaleontismo è bene che si sappia che chi presenta un soppressivo totale e un soppressivo parziale e contestualmente tre emendamenti che articolano l'oggetto del soppressivo parziale che è contenuto nel soppressivo totale e che si è battuto in Commissione perché il premio di maggioranza fosse interamente scaricato sul listino, totalmente scaricato sul listino, e l'ha più volte dichiarato agli atti e propone una soluzione, vota una soluzione di questo genere, chiamarla doppiezza mi sembra persino un eufemismo.
Io credo che questo non contrasti con la sfida sul terreno dell'accettazione o meno di una prospettiva di elezioni anticipate, nessuno di noi può portarci sull'angolo di una simile compromissione, sono due aspetti non confrontabili, i patti in politica anche sul piano istituzionale hanno una onorabilità che andrebbe rispettata, il fatto delle scelte politiche delle parti politiche che hanno una dialettica in questo Parlamento è altra cosa sulla quale nessun patto può declinare, può derogare. Io vorrei credere diversamente, ma credo che in quest'Aula sia morta giovedì scorso l'ultima possibile azione, atto, di un Consiglio per dimostrare un minimo di vocazione riformista del Consiglio regionale, perché altra non ce n'è stata. Era persino un'occasione, per gran parte della maggioranza che ha governicchiato in questa legislatura, di poter scappottare un fallimento generalizzato sul terreno delle riforme, concorrendo, non portando 400 emendamenti con una carica pesantissima di distruzione, non di composizione di proposta, ma solo di distruzione. Perché questo è il giudizio politico, cari colleghi, che va dato all'azione legittima, strumentale, degli emendamenti, la carica distruttiva e i partiti che maggiormente hanno la responsabilità di raccogliere la sfida che la legge costituzionale ci ha dato, eravamo certo anche noi, ma al primo posto c'erano i partiti che si assumono oggi una responsabilità di governo e proprio quelli non solo non hanno presentato nessun progetto di legge in Commissione, e si sono astenuti, ma hanno presentato invece questa mole considerevole di potenzialità distruttiva rispetto ad una idea che noi pensavamo, a dire il vero con molta prudenza, di poter portare avanti.
Non è l'eliminazione del listino regionale, cade una serie complessa di questioni che ha tenuto la Commissione per giornate e settimane nel dibattito per trovare le mediazioni, perché cade il listino regionale e cade il concetto di riparto del premio di maggioranza in un modo o in un altro, cade l'identificazione concettuale del Presidente come capolista di una lista di coalizione che identificava conseguentemente nel testo l'esigenza di diminuire l'esposizione personalistica di questo presidente a vantaggio della sua contestualizzazione nell'ambito di un'alleanza. Le volontà purtroppo sono espresse leggibili negli emendamenti e nessuno di noi può obiettare la legittimità di quest'uso. Io esprimo l'indisponibilità a procedere a questo tipo di pasticci per il semplice fatto che quest'Aula, dopo quello che ha fatto e dopo quello che ha dimostrato, non è a mio giudizio più in condizioni non solo di essere coerente con se stessa, perché chi non rispetta i patti politici non è in grado di essere coerente neanche con se stesso, ma incapace di dare garanzie persino al di fuori di quest'Aula e siccome questa è una materia che prima di tutto deve interessare l'equità e l'equilibro delle opportunità e degli interessi nella partecipazione democratica, io credo che sia cosa saggia che ciascuno di noi pensi una volta tanto al di fuori del proprio tornaconto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il testo unificato che è uscito dalla Commissione devo dire che è stato da noi condiviso anche perché bisogna riconoscere che la Commissione ha lavorato per tentare di presentare in Aula un testo il più adatto possibile alla realtà politica sarda; questo non significa che non ci fossero differenziazioni perché tutti sappiamo che ormai anche all'interno non solo della stessa coalizione, ma anche degli stessi partiti, ci sono delle differenziazioni, dovute a diverse cause e anche perché purtroppo bisogna dire che molti di noi stanno pensando ad una legge elettorale che guardi soprattutto a quello che succederà nel 2004, ma non si sta pensando sicuramente a quello che succederà nel prossimo futuro e credo che questo sia stato il limite principale di questa legge. Però noi siamo convinti anche che questo testo che è uscito dalla Commissione poteva essere ancora migliorato e noi abbiamo affrontato e affronteremo il prossimo impegno in Aula orientati su questa linea.
Devo dire anche che l'impianto della legge, sia quella nazionale, ma soprattutto quella che è uscita dalla Commissione, era basato su due principi fondamentali: uno che era basato appunto sul presidenzialismo, l'altro sul maggioritario. Devo dire che per quanto ci riguarda il presidenzialismo non è che ci appassioni più di tanto, noi abbiamo presentato come P.P.S. una proposta diversa, che era una proposta elettorale un po' diversa, però è chiaro che noi ci siamo tranquillamente adeguati anche alle altre proposte che sono state presentate e abbiamo cercato di integrare, di fare in modo che uscisse un testo di legge che in qualche modo facesse la sintesi massima possibile delle proposte che sono arrivate in Aula.
Il voto segreto dell'altro giorno ha praticamente cancellato il listino regionale, è inutile negarlo, effettivamente ha fatto e ha creato una modifica all'impianto stesso della legge. Però io credo che anche questo fatto non deve essere enfatizzato, il fatto che con un emendamento passato a voto segreto sia stato cancellato il listino regionale non significa che non si deve più discutere della legge elettorale, non significa che è stato perso tutto. Io non credo che questa sia da considerare una tragedia e credo che invece, anche partendo da questo voto, che è un voto che comunque quest'Aula ha espresso, una volontà da parte di quest'Aula, che il testo possa essere ancora migliorato e possa essere ancora completato. Fermo restando che anche per quanto riguarda il listino regionale la Commissione aveva fatto un importante passo avanti perché aveva introdotto le preferenze, per quanto riguarda l'elezione del listino, che secondo noi sono un fatto di assoluta importanza, anche perché - bisogna dirlo, anche se qui spesso si ha paura quasi di dirlo - c'era una certa diffidenza nei confronti del listino regionale perché praticamente veniva e viene considerata una sorta di riserva di seggi da parte dei partiti, qualcuno parla anche di poteri esterni.
Quindi su questo bisogna dire che i pareri non sono univoci, ma c'è molta differenza per quanto riguarda questo listino regionale, qualcuno ha parlato anche di difficoltà di concepire il listino così com'era stato previsto ed è previsto dalla legge nazionale proprio perché taglia il corpo elettorale da questa decisione. Allora io dico subito che anche dopo la soppressione del listino regionale, credo che l'impianto della legge basato sul presidenzialismo e sul maggioritario possa essere recuperato; io non sono d'accordo con chi dice che ormai, una volta che è caduto il listino, la legge è da buttare, non si debba più fare nulla. Io invece credo che ci siano le condizioni per poter continuare ad andare avanti, perché la legge sul presidenzialismo non viene sicuramente cancellata. E' sicuramente un'impostazione diversa, il Presidente viene eletto sulla base dei collegi provinciali, con liste collegate, quindi è un'elezione che credo che sia altamente e sufficientemente democratica, a parere nostro comunque deve essere sempre basata su un voto congiunto, però su questo una discussione può essere ancora avviata. Così come per quanto riguarda il maggioritario che è un altro elemento centrale dell'impianto originario della legge, dove tutti siamo fortissimamente preoccupati per quanto riguarda la governabilità nel senso che vorremmo tutti che uscisse da questa Assemblea una legge che poi garantisse la governabilità, quindi per chi vince le elezioni avere la garanzia, la possibilità di poter governare per tutta la legislatura, io credo che anche basandoci sui listini provinciali si può comunque fare quel maggioritario che noi abbiamo pensato di applicare invece all'elezione complessiva del listino del collegio provinciale.
Quindi partendo anche dai collegi provinciali, noi possiamo garantire alla lista vincente quel 55 per cento dei seggi che permettono la governabilità, eventualmente, per quanto riguarda il nuovo Consiglio regionale. Pertanto io credo che se c'è la volontà di quest'Aula con emendamenti mirati si può fare una legge che sicuramente è migliore di quella nazionale, quindi una legge che può avere caratteristiche vere in base alla realtà politica della Sardegna e però anch'io dico che questa discussione va consumata all'interno di quest'Aula, se ci sono dei problemi, delle differenziazioni ne possiamo anche discutere, però io sono sempre e ancora convinto che una legge regionale può essere fatta, una legge regionale anche che rispetti la volontà generale dell'intera Assemblea e soprattutto una legge che dia la possibilità al prossimo vincitore delle elezioni regionali di poter governare per tutta la legislatura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.- S.U.). Io vorrei partire con una considerazione, nessuno ha messo in dubbio sino a questo momento né la legittimità né l'opportunità che emendamenti, se serve anche numerosi, se utili anche dirompenti, possano essere presentati in Aula. In alcuni casi è utile, opportuno, diventano una necessità, diversamente non si concorrerebbe a nulla, si prenderebbe per buono tutto ciò che arriva. Però, ciò detto, gli emendamenti comportano dei fatti, gli emendamenti tracciano una scelta e al di là delle scelte e di ciò che negli emendamenti vi è scritto, tutti giustificati, dicevo, ciascuno di noi vive anche di sensazioni. Allora, onorevole Scano, così forse ha anche la bontà di ascoltare un attimino gli altri, senza che lei si senta né offeso né svilita la portata politica della sua scelta, però consenta a chi ha avuto questa sensazione di conservare ed esprimere in Aula l'opinione che quello, insieme ad altri emendamenti, tendeva a scardinare un testo di legge con un obiettivo precipuo, specifico, con una volontà determinata, quella di portare gli elettori della Sardegna a votare con la legge nazionale. Non si offenda, questo è il convincimento personale mio, ma so essere questo il convincimento personale di tanti consiglieri regionali che sono in quest'Aula.
FADDA (La Margherita-D.L.). Anche il suo.
BALIA (S.D.I.- S.U.). Poi può essere… Non so se suo, io penso di sì, perché diversamente non avanzerei che quell'emendamento sottendeva a una riserva e il perseguimento di un obiettivo, però obiettivamente e onestamente questo penso e sento il dovere di dire in quest'Aula che lei ha perseguito in maniera tenace e feroce un obiettivo, quello di votare con la legge nazionale dimenticandosi anche quelle battaglie che si diceva di voler condurre per la salvaguardia delle pari opportunità delle donne.
Perché badate che quell'emendamento ha comportato poi gli effetti anche in questa direzione e nella legge nazionale di tutele, né specifiche né molte né poche, non ve n'è alcuna. Sensazione giusta? Sensazione sbagliata? Non lo so, una cosa però so con assoluta certezza, che questo dispositivo legislativo ha visto presentare in Aula qualcosa come quattrocento emendamenti; ma davvero si riteneva che un gravame di questa portata non avesse poi l'obiettivo di scardinare in maniera certa e definitiva la legge nel suo insieme? Onestamente credo di no, per quanto ci riguarda noi abbiamo presentato un unico emendamento, discutibile, sul quale ci siamo dichiarati disponibili a trovare e a raccogliere accorgimenti e suggerimenti ed era quello che scardinava, sì, il principio della territorialità, ponendo un problema e dicendo: "Siamo disponibili a ritirarlo perché questo deve essere compenetrato con il principio della legittima rappresentatività democratica in base al voto espresso dall'elettore". Altri, sommati, sono diventati quattrocento; onestamente mi sembrano tanti.
Io lo dico sommessamente, ma lo dico per un fatto di onestà intellettuale, anche se naturalmente il dirlo pone preoccupazioni di tipo politico, tutte le scelte che qua si stanno facendo, anche relativamente alla legge elettorale, legge sì legge no, comportano - e sappiamo bene - anche delle conseguenze, in qualche maniera degli agganci rispetto anche ai possibili presidenti. Allora qualcuno dice che dentro quest'Aula aleggino anche ombre e nomi dei possibili futuri presidenti; non so se sia vero, teniamolo all'ordine del giorno. Ma può essere che non tutte le scelte siano assolutamente indipendenti ed ininfluenti rispetto a questo.
L'onorevole Cogodi parla di esercizio di discrezionalità, che se si vuole tutto è possibile e ci mancherebbe! Naturalmente sta parlando di quella discrezionalità consentita, cioè giuridicamente consentita e corretta, però le discrezionalità dei singoli, cioè le discrezionalità soggettive devono obiettivamente diventare discrezionalità collettive. C'è una maggioranza e c'è la volontà dentro quest'Aula consiliare di riuscire a compenetrare queste discrezionalità? A metterle insieme e a tirarne fuori un possibile testo capace davvero di reggere? Non è facile.
E' vero che il testo, pure con quell'emendamento che ne ha demolito la filosofia, può ancora tecnicamente essere oggetto di correzioni e di integrazioni e può avere una sua vita autonoma valida, e chi lo nega? Il problema è se le opportunità tecniche di correzione possono poi essere coniugate con le volontà politiche. Esistono queste volontà politiche dentro quest'Aula? Sinora, per esempio, del centrodestra io ho sentito l'intervento dell'onorevole Floris e dell'onorevole Ladu, mentre Forza Italia e A.N. continuano a stare nel più assoluto silenzio. Intendono portare un contributo e dichiarare una voce di disponibilità qua dentro o devono ancora riflettere e fare verifiche al proprio interno? A me pare che, seppure c'è questa opportunità tecnica, manchi di fatto la volontà politica di arrivare ad una correzione e ad un perfezionamento del testo con quell'emendamento che in qualche maniera lo ha minato, che possa avere un suo percorso di validità.
Io ho ascoltato con molta attenzione l'intervento dell'onorevole Sanna (tutti e tre, sono sempre tanti i Sanna dentro l'Aula, però stavolta mi sto riferendo all'intervento di Sanna Giacomo), caro Giacomo hai subito attacchi politici, alcuni quasi a livello di vilipendio, quando dicevi che avevi voluto dare un voto di fiducia tecnico in quest'Aula ad una Giunta che di fatto non aveva più alcun numero per continuare nell'azione di governo. Hai voluto dare un voto di fiducia tecnico con una motivazione forte e decisa, la motivazione era: "Questo Consiglio regionale ha il dovere politico di approntare la legge elettorale". Oggi hai riaffermato, e giustamente, che se ciò non fosse, e probabilmente così non sarà, presenterai la mozione di sfiducia per riportare ad un criterio politico la scelta allora compiuta. Sappi che, se così stanno le cose, io sono pronto ad avvallare e a firmare quella mozione di sfiducia che tu hai annunciato. Qualcuno ha l'esigenza di riflettere qualche giorno, visto che in quest'Aula non si riesce a sollecitare ulteriori espressioni? Se serve riflettiamo pure qualche giorno, io personalmente ho il convincimento che non serva più a gran che, e che l'indisponibilità sia stata di fatto in maniera certa verificata; c'è bisogno di certificarla? Attendiamo, ne vedremo la certificazione di qui a breve.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Il mio sarà veramente un brevissimo intervento che è sollecitato soprattutto da quella sorta di orazione funebre che, in religioso silenzio, abbiamo ascoltato dalle parole dell'onorevole Emanuele Sanna. Un'orazione che in sé evidentemente conteneva spunti di riflessione, ma soprattutto elementi di critica e mi consentirà anche se aggiungo di autocritica, perché se c'è stata una forza politica che, sin dai lavori della Commissione, ma soprattutto dopo che è stata esitata in Commissione la bozza portata all'attenzione dell'Aula, ha dichiarato da subito, alla luce del sole, senza alcun infingimento, senza alcuna ipocrisia di quelle istituzionali, cui abbiamo assistito anche in questi giorni, è stata proprio Forza Italia, che ha ritenuto non solo di non sostenere quel testo, ma di fronte ad un vasto schieramento, questo sì, che sosteneva quel testo noi, ricorderete, avevamo preannunciato una battaglia in Aula, una battaglia che ci avrebbe visti impegnati, come lo siamo stati nella fase della discussione generale, con la presentazione di tanti emendamenti, a significare la nostra contrarietà a quel testo. Allora non si discuta né delle prerogative consiliari né si discuta, questo lasciamolo stare agli elettori, sul significato dei comportamenti, sulle posizioni politiche assunte.
Vedete noi, a differenza di altri, in questa nebbiosa atmosfera abbiamo notato che, sì, trasformisti recitano la loro parte fingendo convinzioni che evidentemente non hanno, convinzioni sul presidenzialismo che forse neppure sanno bene cosa sia o se lo sanno non lo vogliono, allora qui è chiaro che se vi è una forza politica che fino in fondo è stata coerente con una impostazione, spetterà poi agli elettori decidere se abbiamo fatto bene o abbiamo fatto male, perché finora il solo modo inventato di governare e di rappresentare le assemblee fortunatamente in democrazia è rimesso al giudizio degli elettori; e allora con quanto stasera noi abbiamo sentito, che rappresenta una convergenza rispetto ad una nostra impostazione originaria, noi logicamente abbiamo cercato di scardinare l'impianto di quella legge esitata dalla Commissione perché, abbiamo detto, non ci piaceva. Non sto qui a ripetere le ragioni. Con altrettanta coerenza faremo una battaglia perché riteniamo che quella legge tutelasse le prerogative di pochi, tutelasse esigenze di palazzo e a nostro avviso non è la legge, almeno quella che, dal nostro punto di vista, potesse garantire al meglio la governabilità, la stabilità e la reale rappresentanza che è demandata agli elettori e non, appunto, ai giochi che spesso si fanno all'interno delle segrete stanze.
Quindi non ci spaventano le minacce, anzi davvero ci sorprende che una questione come questa sia stata sottoposta quasi a una condizione che mina gli equilibri di governo e di maggioranza, continueremo coerentemente, e la questione della legge elettorale per quanto ci riguarda è una questione dell'Assemblea, non abbiamo fatto trasversalismi con nessuno, non ne continueremo a fare, su questo punto siamo assolutamente chiari che in ogni caso le questioni sul futuro anche di questa legislatura mi pare non sia la legge elettorale, per quanto ci riguarda, a deciderle, saranno altre e ben serie questioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Mi pare che stasera stia andando in onda nel campo del centrosinistra la più feroce delle battaglie e se questa sarà la vostra capacità di governare quando, io spero, sono un cattolico non molto praticante, ma sicuramente credente e spero che non avvenga, cioè la vittoria di Soru, ne vedremo certamente delle belle perché voi state dando la dimostrazione questa sera di essere d'accordo su niente. Allora, collega Giacomo Sanna, io la inviterei ad ascoltare le parole dell'altro collega Sanna, di Gian Valerio, il quale dice (e non lo dice un esponente di un partito di secondo piano, lo dice uno degli esponenti più importanti de La Margherita, partito di rilievo): "È caduta una serie complessa di elementi, il riparto dei seggi", egli dice, politicamente sono parole pesantissime: "vi è la nostra indisponibilità a continuare su questa strada". Qualcun altro ha detto: "La legge è confusa", in sostanza la valutazione di quasi tutti i Gruppi, all'interno dei Gruppi dei singoli consiglieri, è quasi normalmente diversa. Quindi abbiamo sentito una serie diversissima di parole le une dalle altre.
Io vorrei ricordare sommessamente che a) ci siamo astenuti in Commissione su questa legge; b) che questa legge non è caduta per mano nostra, ma è caduta per un emendamento che noi non abbiamo presentato; c) dato ancora più importante, quando noi avevamo chiesto una sospensione il partito più importante dell'opposizione normalmente fa questo giochetto. Fanno parlare il presidente della Commissione autonomia il quale, se è di buon umore, recita a soggetto delle belle parole di ottimismo, se è di malumore come stasera esattamente all'opposto, poi parla il suo Capogruppo e non si capisce più quale direzione voi volete prendere.
Allora, collega Giacomo Sanna, lei può anche utilizzare delle minacce nei nostri confronti (e badi noi siamo abbastanza abituati a vivere sul filo del rasoio), ma apprezzo le parole del collega Pietro Pittalis, io sono convintissimo che questa mozione di sfiducia qualora venga presentata sarà anche respinta; però, tornando sempre alle valutazioni che fa il centrosinistra e con il massimo del rispetto delle vostre capacità, io, collega Sanna lei è un veterano e l'ascolto sempre con grande attenzione, non ho mai capito se lei veramente vuole andare avanti o se invece vogliamo stopparci dentro quest'Aula e fare delle altre valutazioni. Perché, collega Giacomo Sanna, cioè che ha detto Alleanza Nazionale è sempre stato chiarissimo. E cioè noi abbiamo sempre detto che la legge nazionale andava ritoccata quel tanto che bastava per essere funzionale ai nostri interessi. Siccome io questo non l'ho ancora capito con precisione, e siccome questo non è ancora emerso dal dibattito, la nostra posizione è conseguente,;cioè noi affronteremo il dibattito e se i suoi emendamenti, collega Sanna, ci piaceranno sarà forse anche utile votarli, se non ci piaceranno li discuteremo insieme a lei e insieme faremo delle valutazioni. Però lei ha sentito da questi banchi alcune parole molto semplici, quelle di Pittalis per Forza Italia e le mie in questo caso, che sono chiare e che disegnano un tipo di legge altrettanto chiara.
Allora la chiarezza ve la dovete fare voi in casa, perché acquisisco il dato politico, cioè la indisponibilità de La Margherita a continuare, ma per carità, io so bene collega Giacomo Sanna che lei è disponibile a fare ulteriori valutazioni, però non sollevi la temperatura dello scontro con delle minacce, perché quelle minacce non ci spaventano. Io vorrei capire dal partito più importante della Sinistra italiana, della Sinistra sarda, che cosa vuole fare. Quando io avrò intuito, ovviamente il nostro Gruppo, quando noi avremo intuito con precisione quale sarà il percorso probabilmente avremo finito di discutere della legge elettorale in Aula, durante la riunione dei Capigruppo e forse avremo la possibilità di essere un po' più chiari.
Per adesso, dato che permangono fortissime divisioni al loro interno, e poiché noi non capiamo bene se possiamo fidarci o meno, siamo in attesa di sviluppi. Credo però di aver fatto balenare quello che può essere un percorso, un percorso che non può essere determinato solamente da un partito. E se questo partito ha anche l'onere e l'onore di sostenere il Presidente della Giunta proprio anche in funzione del fatto che è del proprio partito non significa che vogliamo stare sotto ricatto e che vogliamo piegare la testa o percorrere una strada solo perché qualcuno ce lo impone con qualche minaccia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Non è facile fare un intervento in questa situazione perché tutto quello che comunque viene ulteriormente detto sembra che sia già stato in parte detto o anche totalmente detto. Abbiamo riunito la Commissione Prima venerdì scorso, dopo l'esito del risultato dell'Aula, abbiamo riunito i Capigruppo stamattina per le ulteriori valutazioni, li abbiamo riuniti venerdì alla fine della giornata di discussione in Commissione e sostanzialmente le posizioni che si sono sentite questa sera in quest'Aula sono le stesse che grosso modo sono riecheggiate nell'ambito dei ragionamenti già fatti. Io credo che a questo punto sia davvero importante che ciascun Gruppo ribadisca quelle che sono le sue posizioni rispetto alla legge elettorale. I Riformatori hanno sostanzialmente rispettato in modo coerente ciò che avevano già sostenuto durante i lavori in Commissione, noi non siamo stati sostenitori acritici della legge che è arrivata in discussione in Aula. In Commissione il nostro Gruppo si è astenuto sulla legge elettorale e abbiamo dato la nostra disponibilità ad andare alla discussione della legge in Aula, abbiamo votato a favore del passaggio agli articoli, siamo stati disponibili al ragionamento sul testo di legge che era stato esitato dalla Commissione, convinti che quel testo di legge dovesse essere migliorato in Aula. Noi abbiamo presentato qualche decina di emendamenti a questo testo di legge, emendamenti che in realtà rappresentano la ricaduta su tutti gli articoli della legge di alcuni elementi di filosofia fondamentale che, secondo noi, erano migliorativi della legge elettorale e che andavano nella direzione, l'abbiamo detto tante volte, del dettato dei referendum elettorali che si sono svolti sul sistema di votazione nel novembre del 1999, e che in maniera chiara avevano detto che i cittadini sardi avrebbero voluto votare con un sistema di tipo presidenzialista e con un sistema elettorale maggioritario. I nostri emendamenti, che forse sono numericamente molti e che ancora restano in piedi su questa legge, erano finalizzati a questi obiettivi ed avevano come obiettivo quello di trasformare la filosofia della legge affinché fosse, come è stato detto da più parti, adeguata meglio ai tempi, non perché siamo convinti che una legge elettorale possa essere la migliore per sempre, ma perché siamo convinti che in determinati periodi storici una legge elettorale funzioni meglio nel rappresentare le esigenze dei sardi di essere governati rispetto ad un'altra.
Ma, io credo che l'emendamento - senza voler essere minimalisti - che è stato approvato e che ricordo era il secondo della discussione generale della legge, abbia senz'altro dato la dimostrazione chiara di quella che era la situazione in Aula, dove non c'erano due schieramenti, uno apertamente contrario a questa legge perché favorevole a quella nazionale e l'altro favorevole a questa legge; ma c'erano diversi schieramenti, uno decisamente contrario, al quale non si può negare la chiarezza nell'avere espresso la sua posizione, Alleanza Nazionale e Forza Italia hanno ribadito più volte di preferire alla legge elettorale che è giunta in Aula quella nazionale, quindi, alla chiarezza dell'espressione del parere di Alleanza Nazionale e di Forza Italia non si può dire in nessun modo che qualcuno di noi potesse non avere capito. Il resto dello schieramento, cioè quello dei sessanta consiglieri o dei cinquanta consiglieri della prima votazione, che era favorevole all'approvazione di una legge elettorale sarda, ebbene ha dimostrato di non essere totalmente sintonizzato a quelli che erano i capi saldi della legge, quelli che erano i bastioni della legge e l'approvazione dell'emendamento soppressivo ha messo oggi il Consiglio regionale nella situazione in cui ci troviamo. Ecco, noi che abbiamo sostenuto sia venerdì in Commissione, sia in Capigruppo successivamente, sia nella stessa riunione dei Capigruppo d'oggi di essere intenzionati e disponibili ad andare avanti nella discussione della legge, dobbiamo però dire che la caduta del listino regionale sostanzialmente rende ancora più necessarie quelle modifiche alla legge elettorale che già noi proponevamo prima di iniziare questo ragionamento. Nel senso che, quando abbiamo iniziato a parlare di legge elettorale, noi abbiamo detto chiaramente che il riferimento che noi avevamo era quello della legge elettorale per l'elezione dei sindaci. C'è una legge elettorale, in cui le coalizioni trovassero nel Presidente indicato il loro massimo rappresentante, e il Presidente indicato non poteva essere il capolista all'interno di una coalizione, all'interno di una lista, ma doveva essere indicato al di fuori delle liste, doveva essere indicato dalle liste che nel Presidente si riconoscevano, possibilmente anche attraverso la capacità di un apparentamento per il secondo turno elettorale. Avevamo sostenuto che la visibilità del Presidente dovesse essere privilegiata rispetto alla coalizione delle liste ed avevamo indicato nel meccanismo del voto disgiunto che tanti in quest'Aula, di quelli che pure volevano o vogliono l'approvazione della nuova legge elettorale sarda, hanno contestato che il meccanismo del voto disgiunto fosse quello che meglio si attagliava alla necessità di dare al candidato Presidente la massima visibilità possibile.
Su questi emendamenti e sulla necessità di avere l'indicazione del Presidente della Regione, che sia la più chiara possibile e quindi sul ragionamento che noi abbiamo più volte svolto in quest'Aula e che abbiamo rinunciato ad inserire nella legge elettorale esclusivamente per problemi di tempi tecnici, e cioè il ragionamento sulla necessità che i candidati Presidenti vengano indicati attraverso le elezioni primarie, ragionamento sul quale noi siamo fermamente convinti ancor oggi e che riteniamo fondamentale per qualsiasi coalizione che voglia presentarsi in maniera credibile agli elettori sardi, sia essa di Destra o di Sinistra, ma anche il ragionamento sulle elezioni primarie va nella direzione della maggior visibilità possibile del candidato Presidente. Se noi oggi riteniamo di voler andare avanti, come noi Riformatori chiediamo, nella discussione ulteriore della legge elettorale, che comunque è ancora in carica in quest'Aula e quindi, anche se probabilmente in questo momento rischia di essere qualcosa di ingombrante per la coscienza di ciascun consigliere e di ciascun Gruppo politico, la legge elettorale è ancora all'attenzione di quest'Aula, noi riteniamo che non si possa andare avanti se non ricordandoci con chiarezza che la caduta del listino regionale - in questo ha ragione l'onorevole Emanuele Sanna - comporta in quell'impianto di legge una minor visibilità della candidatura alla Presidenza della Regione, per avere ugual visibilità, maggiore visibilità nella candidatura del Presidente della Regione devono essere introdotti all'interno di questa legge dei meccanismi correttivi, che sono i meccanismi che noi Riformatori abbiamo proposto sin dall'inizio della discussione di questa legge elettorale.
Quindi, se noi riteniamo ancora di avere la volontà di andare avanti in questa direzione, è evidente che in quest'Aula bisogna raccogliere le sensibilità che per una legge elettorale sarda ci sono, e nella direzione della discussione andare. Se questo non succede, è evidente che non c'è la volontà politica di farlo, ma allora su un discorso che è quello delle regole non possono valere ragionamenti di maggioranza politica, valgono soltanto ragionamenti che essendo sulle regole siano finalizzati a garantire ai sardi la migliore legge che consenta loro di eleggere il miglior Consiglio regionale!
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Sarò anch'io rapidissimo. Però, ho il dovere di evidenziare che l'interpretazione che io do del voto, dei 39 voti è molto semplice: c'è chi coerentemente ha sempre sostenuto in quest'Aula, anche stasera Forza Italia, che era contraria a questa legge regionale, e quindi non poteva in quella fase che votare come ha votato. C'è una posizione corretta di A.N. che ha chiesto una sospensiva per vedere se attraverso la legge nazionale corretta esistevano certe condizioni, e c'era chi invece avendo svolto un certo lavoro in Commissione ha ritenuto che si dovesse andare avanti. Anche un'interpretazione forse errata, la tempistica, eccetera, ha portato molti consiglieri a valutare con molto interesse personale il fatto che forse se gli spazi si allargavano avevano maggiore possibilità di essere eletti, perché una cosa è essere in una provincia in venti, una cosa è essere in 26, essere in 4, invece essere 6, e qui c'è stata una convergenza, non voglio entrare nel merito di chi, di come e del perché. Il nostro Gruppo ha votato rosso in coerenza con la posizione assunta in Commissione, pur essendo noi da sempre, l'ho dichiarato tutte le volte in quest'Aula, proporzionalisti puri assieme agli amici ovviamente Popolari e a tanti altri, per una tradizione che ha dato lustro praticamente alla Nazione e quindi anche all'Istituto autonomistico per le cose che ho detto l'ultima volta.
Però, vedete, è estremamente difficile in questo momento perché, di fatto, ci sono una serie di contraddizioni; e le contraddizioni sono da parte di tutti. E' chiaro che i rapporti si sono lacerati, l'ho detto anche stamattina, è vero che la situazione è complicata; è stato chiesto da una parte politica qual è il progetto di chi ha votato in un certo modo, progetto si è evidenziato stasera non ce n'è, si è detto che la legge regionale è un pasticcio e quindi si andrà praticamente a ruota libera, quindi diciamo emendamento per emendamento e questa non è una cosa corretta, non è una cosa seria nel senso che per andare emendamento per emendamento si prenda atto, noi per la parte che ci compete, abbiamo chiesto tre cose e sono venute meno, ne trarremo le conclusioni, sta di fatto che siamo quelli che eravamo prima, volevamo arrivare a certe soluzioni, volevamo una legge regionale, volevamo la preferenza all'interno, volevamo un listino con premio di maggioranza, volevamo praticamente presidenzialismo, queste condizioni con questo pastrocchio non ci sono più! E noi diciamo che emendamento per emendamento non ci stiamo. Per cui riteniamo, stante anche la limitatezza dei tempi, prendiamo atto che esiste una legge che è diversa. La legge che è diversa è una legge alla quale praticamente dobbiamo adattarci, volenti o nolenti, salvo che si modifichino le posizioni nell'arco di qualche giorno, e siccome abbiamo perso la serata di stasera, abbiamo perso la settimana scorsa, abbiamo perso stamattina, eccetera, io ritengo opportuno - se siamo convinti di questo - che probabilmente aggiornarci a martedì, fare una sana e vera riflessione, non ad andare a martedì per ritrovarci martedì e ricominciare da capo, valutare se esistono le condizioni per andare avanti sia una cosa seria; diversamente andremo a domani mattina, non otterremo alcun risultato, probabilmente tutti concorreremo a bocciare il comma 2 e di conseguenza il provvedimento stesso viene vanificato ed annullato. Senza possibilità però di poterlo riproporre in questo caso specifico. Mentre invece forse qualche giorno di riflessione, verificato che c'è il congresso de La Margherita, per cui ci chiediamo domani mattina di iniziare a di avere un lasso di tempo e verificato che alcune parti, le idee sono confuse, compreso il nostro Gruppo, probabilmente da qui a martedì, se c'è questa volontà, ci possono essere le condizioni per verificare concretamente, sulla base di questo testo, questo lavoro molto oculato fatto dagli uffici, se ci sono le condizioni che si possa andare avanti pur nello stravolgimento stesso della legge. Se queste condizioni non ci sono, tanto vale praticamente rinunciarci, e sapere che abbiamo soltanto una sponda; la sponda è soltanto quella della valutazione complessiva che è quella della legge nazionale, alla quale ci dovremo adattare anche se non ne siamo convinti. Tutti i tentativi, anche dei miei colleghi, degli amici che sono convinti "ci conviene questo", "potremo fare questo o l'altro", è aria fritta! Non serve perché poi alla prima occasione la bocciatura di qualche altro emendamento vanificherà ulteriormente questa legge facendo non un pastrocchio, ma facendo esplodere la legge in termini tali che non sarà una legge, ma sarà qualcosa di obbrobrioso!
PRESIDENTE. Sono terminati gli interventi, c'è la proposta di andare a martedì. Onorevole Cogodi vuole parlare di questo?
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io intervengo sulla proposta a norma di Regolamento testé avanzata dal collega Oppi, mi sarei riservato comunque di chiedere un minuto di attenzione del Consiglio e della Giunta per formulare anche un'altra proposta sull'ordine del giorno e sull'ordine dei lavori del Consiglio.
Mi pare evidente che in relazione all'argomento in discussione non vi sia nulla che possa compiersi utilmente né questo pomeriggio e né immagino domani mattina, per cui questa possibilità di conclusiva riflessione dei singoli e dei gruppi, e dell'eventuale relazione tra gruppi, penso anch'io che debba essere esplorata o lasciata esplorare nell'ambito di questo passaggio di fine settimana per aggiornare i lavori del Consiglio su questo argomento eventualmente a martedì prossimo.
Tuttavia mi permetto di richiamare l'attenzione della Giunta regionale e del Consiglio su un altro argomento; è annunciata da diversi giorni all'opinione pubblica e quindi anche a noi che viviamo e dovremmo vivere ed ascoltare ancor più gli annunci delle parti più in difficoltà della società sarda, comunque è annunciata per domani a Cagliari e presso il Consiglio regionale della Sardegna, la sede dell'autonomia, una manifestazione dei pastori,che si muovono da diverse parti della Regione e che vivono un dramma sociale, così come viene espresso e rappresentato, che è anche un dramma produttivo e che porta da diverse parti della Sardegna, come sappiamo, a guardare alla Regione, anche al Consiglio regionale come luogo e come soggetto politico primo verso il quale indirizzare una domanda, una domanda di intervento per il dramma dell'agricoltura, della pastorizia e soprattutto in relazione al riesplodere violento...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi però qui sta parlando dell'ordine dei lavori.
COGODI (R.C.). Sto avanzando una domanda, sto facendo una proposta.
PRESIDENTE. No, lei sta facendo una conferenza sulla pastorizia e così via, e sulle situazioni attuali della pastorizia! La prego di concludere.
COGODI (R.C.). Le chiedo scusa, sto avanzando una proposta di lavoro. La proposta è la seguente: conoscendo il Consiglio regionale che domani si svolge una manifestazione di questo tenore, di questa portata e di questo gran rilievo per la società, per l'economia ed anche quindi per la politica, che il Consiglio regionale, pur rimandando l'esame di questo argomento a martedì prossimo, tuttavia - questa è la domanda che formalizzo - domani sia riunito, e sia riunito per sentire dalla Giunta regionale le comunicazioni che diano il Presidente della Giunta e l'Assessore dell'agricoltura al Consiglio su questa emergenza, blue tongue e prezzo del latte, cioè l'emergenza che viene rappresentata di fronte all'opinione pubblica e al Consiglio regionale domani in questo modo. Quindi io sto avanzando formale istanza perché, in via del tutto eccezionale, straordinaria, com'è straordinaria la situazione, non accada che domani la manifestazione pastori si svolga venendo presso il Consiglio regionale e che il Consiglio regionale, mal capiti, non ci sia; che ci sia il Consiglio regionale e che affronti anche nei modi possibili l'argomento.
Quindi formalizzo ancora la richiesta che la Giunta regionale domani renda al Consiglio un'informazione sulla trattativa e sull'iniziativa, sul prezzo del latte e sulle altre calamità dell'agricoltura e della pastorizia. Questa è la proposta che sto avanzando perché venga presa nella dovuta considerazione.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, questa è la sede del Consiglio regionale. La Giunta nelle sue sedi fa le sue comunicazioni, poi le può mandare al Consiglio e può provvedere ad informarne i colleghi consiglieri, ma qui stiamo mettendo insieme il diavolo e l'acqua santa! Sono due indirizzi diversi, il Governo e il Consiglio regionale. Qui si tende da qualche tempo a confondere gli indirizzi: c'è l'indirizzo di via Roma 25 e c'è viale Trento, eccetera, eccetera, in alternativa la famosa Villa Devoto, a parere di qualcuno da nominare poco perché non porta molta fortuna! Quindi sono due indirizzi ben diversi dove si svolgono ruoli ben diversi. Qui si continua, si è iniziato già nella scorsa legislatura ad aprire l'utilizzo di questo palazzo, di questo Consiglio a mille usi, e vanno sempre più aumentando le cose, adesso siamo anche a una proposta che io comprendo e posso anche condividere personalmente, ma attiene a un tipo di funzione che direi è precipua ed è specifica di prerogative attinenti all'attività di governo. Per quanto poi attiene al problema qui di rappresentare il Consiglio, se hanno bisogno di conferire col Consiglio, già è avvenuto un incontro settimana scorsa, se le organizzazioni sindacali avessero la compiacenza di contattare per tempo l'istituzione si può anche organizzare di essere ricevuti dai Capigruppo o da chi vuol farsi rappresentare per ogni singolo Gruppo. Questo si è sempre fatto, ma che il Consiglio debba fermarsi perché informato da un collega che arriva, poi dai media, che poi sono certi o non sono certi, senza che queste rappresentanze peraltro sempre ben accette, hanno avuto sempre porte aperte in questo Consiglio, in questo palazzo e da tutti quanti i gruppi, a un certo punto debba bloccarsi l'attività perché insomma, come lei dice, domani manifestano, mi pare qualcosa di diverso da quello che lei vuole rappresentare.
Comunque, l'Aula é sovrana, io volevo solo puntualizzare, sono due aspetti, due indirizzi diversi, governo e …viale Trento e via Roma, non confondiamo le due cose, sono cose completamente diverse.
COGODI (R.C.). Io ho chiesto che la Giunta renda dichiarazioni al Consiglio a norma di Regolamento.
PRESIDENTE. La Giunta le renderà quando saprà qualcosa dell'atto, c'è l'Assessore, io chiederei all'Assessore se può rispondere qualcosa in merito.
CORONA (F.I.-Sardegna). Non c'entra niente l'Assessore!
PRESIDENTE. Vuol rispondere lei, onorevole Capelli? Un attimo prego. Prima di dare la parola alla Giunta, aveva chiesto di parlare l'onorevole Giacomo Sanna. Vi ricordo che c'è la proposta Oppi, uno parla a favore e uno parla contro, lei ha parlato contro perché vuole tenere aperto il Consiglio, l'onorevole Sanna parla contro o pro, o parla di altre cose? Sennò non può parlare.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Se mi lascia parlare capisce subito a chi sono a favore! Lei ha detto uno a favore e uno contro.
PRESIDENTE. Allora può parlare, prego.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io sono a favore del fatto che i lavori dell'Aula debbano necessariamente continuare sulla proposta di legge. Non possiamo interrompere facendo finta di niente, questo non può essere il simulacro di una Giunta o di una maggioranza inesistente, non si può pensare di aggiornare e allontanare il problema. Abbiamo interrotto il problema e la sua discussione solo per una volontà comune, che era quella sulla legge che riguardava la sanità.
Presidente Biggio, non è che qua si possa andare di martedì in martedì. Io le chiedo di poter continuare il mio...
PRESIDENTE. Grazie, sono due proposte contro.
SANNA GIACOMO (D.S.). No, no, mi faccia terminare, mi scusi. Ho qualcosa da aggiungere, non abbia fretta, io capisco che siano le 8 e 20 e che qualcuno abbia delle necessità.
PRESIDENTE. Io posso fare anche l'alba!
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per quello mi meraviglia questa sua interruzione.
Io ho colto a pieno anche gli interventi e il contenuto fatto dai Presidenti dei Gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale, e allora per vedere se il bluff o se la sincerità è presente, voi che avete presentato una marea di emendamenti soppressivi totali e volete discutere la legge come voi stessi avete dichiarato, iniziate a ritirare tutti gli emendamenti soppressivi totali come segnale di apertura.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per cortesia! Io interrompo i lavori, poi dobbiamo proseguire e faremo più tardi. Per cortesia, io non ho altri argomenti per convincere se non l'interruzione dei lavori. Colleghi purtroppo ho avuto due interventi contro anziché uno pro e uno contro, per motivazioni diverse, quindi sotto questo profilo cambiano le cose, ma sempre sono due interventi contro la proposta Oppi. Se c'è qualcuno che vuole intervenire a favore, dopodiché si vota, perché non c'è altro da discutere. Se qualcuno vuole intervenire a favore lo dica, si alzi, alzi la mano e intervenga. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà. Parliamo della proposta Oppi.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, qui veramente stiamo arrivando al punto di non comprendere più nulla, perché mi pareva che l'onorevole Giacomo Sanna avesse riaperto il dibattito e dunque le questioni che attengono alla dialettica sugli emendamenti, il ritiro, lasciamole al momento in cui discuteremo della legge. Vi sono due proposte in campo, e allora su questa proposta, che mi pare ispirata anche da un buon senso, auguriamo che porti buon consiglio a tutti, e quindi noi siamo anche per il rinvio a martedì dei lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, poiché è stata chiamata in causa anche la Giunta, devo dare la parola alla Giunta, all'onorevole Capelli, per definire alcuni aspetti. Prima di dare la parola all'onorevole Capelli per la Giunta, voglio ricordare che l'Assemblea qualora opti per la chiusura può essere presente nella rappresentanza delle sue istituzioni, non è che è chiuso il palazzo per ricevere, come è sempre avvenuto, altro è tenere aperto! Attiene all'Aula, lo deciderà l'Aula, possiamo garantire la presenza di una rappresentanza istituzionale, altro non possiamo fare. Prego, onorevole Capelli.
SECCI (La Margherita-D.L.). Su che cosa deve parlare? Sulla proposta di Oppi?
PRESIDENTE. E' stata fatta una richiesta. Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
CAPELLI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Per chiarire e così concludere questa intrusione della Giunta. La Giunta ha già riferito alla Commissione competente, ha riferito su richiesta del Presidente della Commissione agricoltura, ha riferito all'Assessore Contu, ho riferito io sulle problematiche sollevate dall'onorevole Cogodi. Riteniamo che non siano questi il modo e i tempi per riferire ulteriormente, anche perché ci sarebbe ben poco da aggiungere.
COGODI (R.C.). Sto chiedendo a norma dell'articolo 121 del Regolamento.
PRESIDENTE. Allora si vota. Metto in votazione la proposta del consigliere Oppi. Chi l'approva alzi la mano. Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
PRESIDENTE. I lavori s'interrompono qui.
COGODI (R.C.). Presidente, c'è un'altra proposta, ho chiesto a norma dell'articolo 121 del Regolamento che la Giunta domani riferisca al Consiglio.
PRESIDENTE. La Giunta ha detto di no. Noi non votiamo per la Giunta, noi non siamo la Giunta, si rivolga alla Giunta.
Onorevole Cogodi, prima di interrompere i lavori, lo ripeto per essere chiaro, l'istituzione Consiglio regionale è qui come sempre ed è disponibile, se veniamo informati, salvo che non sopraggiungano impegni, dalle organizzazioni che manifestano a ricevere le rappresentanze delle organizzazioni che manifestano.
COGODI (R.C.). Rimane il fatto che domani vengono i pastori e la Giunta se ne sta scappando. Io sto chiedendo che domani il Consiglio rimanga qua.
PRESIDENTE. La Giunta non è il Consiglio regionale, onorevole Cogodi. Lei ha fatto i suoi appelli, li ha fatti per motivi che io non conosco per carità, e il Consiglio non può essere trascinato in problemi che riguardano la Giunta. Non confondiamo i ruoli, sono indirizzi diversi, onorevole Cogodi. Siamo convocati per martedì prossimo alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 20 e 27.
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